# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec13d10a-30e5-55e5-9c7d-c02167f4c7f7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.03.2025 D-4593/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4593-2024_2025-03-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4593/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  m a r z o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,   

con l’approvazione del giudice Markus König; 

cancelliere Miroslav Vuckovic. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), 

Turchia,  

c/o (…) 

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 18 luglio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-4593/2024 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a I richiedenti hanno presentato domanda d’asilo in Svizzera il 19 aprile 

2024. Il 12 e 13 luglio seguenti, la Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM) ha svolto con loro un’approfondita audizione individuale sui 

motivi d’asilo ai sensi dell’art. 29 LAsi. Il richiedente – cittadino turco di etnia 

curda – ha riferito di aver lasciato la Turchia il (…) 2024 con la moglie a 

causa di un evento occorso il mattino del (…) precedente. In tale data i due 

coniugi sarebbero stati vittime di un’irruzione nella loro abitazione da parte 

di agenti di polizia in borghese. Quest’ultimi avrebbero minacciato il marito 

di un’incarcerazione imminente, qualora avesse continuato a condividere 

sui social media contenuti offensivi nei confronti del Presidente turco. L’in-

teressato ha inoltre dichiarato che – in passato – sarebbe già stato fermato 

dalla polizia per diversi controlli della carta d’identità e molti anni prima sa-

rebbe stato processato per il reato di “propaganda” per poi essere assolto 

per mancanza di prove. Per quanto concerne l’orientamento politico, il ri-

chiedente si identificherebbe quale sostenitore del partito filocurdo “Partito 

Democratico dei Popoli” (in turco Halkların Demokratik Partisi o HDP) ed 

oppositore di quello attualmente al governo. Tenendo al proprio diritto di 

espressione, egli avrebbe manifestato le proprie posizioni principalmente 

tramite i social media (in particolare “Twitter”, ora conosciuto come “X”), 

creando e condividendo post. Secondo quanto sostenuto dall’interessato, 

in Turchia vi sarebbe in corso un’inchiesta penale nei suoi confronti per il 

reato di insulto al Presidente. Per questo motivo, il richiedente teme un 

arresto al suo rientro. 

 

A.b La richiedente ha sostanzialmente indicato di essere partita al seguito 

del marito unicamente a causa della suddetta irruzione e temendo l’even-

tuale incarcerazione a lui prospettata dagli agenti. Ella non sarebbe politi-

camente attiva, ma sosterrebbe il partito d’opposizione “Partito Popolare 

Repubblicano” (in turco Cumhuriyet Halk Partisi o CHP). 

 

A.c A sostegno della propria domanda, i richiedenti hanno versato agli atti 

(in copia) dei mezzi di prova tra cui, gli screenshot delle condivisioni prima 

e dopo l’espatrio, l’estratto Uyap, la denuncia e il rapporto d’indagine (cfr. 

mezzi di prova SEM [di seguito: mdp SEM] n. 1-7). 

 

 

D-4593/2024 

Pagina 3 

A.d Con scritto del 17 luglio 2024, la rappresentanza legale si è infine 

espressa in merito al progetto di decisione negativa della SEM. 

 

B.  

Con decisione del 18 luglio 2024, notificata lo stesso giorno, la SEM ha 

negato ai richiedenti la qualità di rifugiati, ha respinto la loro domanda 

d’asilo ed ha pronunciato il loro allontanamento dalla Svizzera, incaricando 

il Cantone di C._______ dell’esecuzione di quest’ultima misura e revo-

cando l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso. 

C. 

Con ricorso del 19 luglio 2024, gli interessati insorgono dinnanzi al Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: Tribunale o TAF) postulando prin-

cipalmente l’annullamento della decisione succitata, il riconoscimento della 

qualità di rifugiati, la concessione dell’asilo e – sussidiariamente – l’ammis-

sione provvisoria in Svizzera. Sul piano procedurale, essi chiedono venga 

loro concessa l’assistenza giudiziaria, ovvero l’esenzione dal pagamento 

delle spese di giudizio e del relativo anticipo. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 1 LAsi) e ricevibile sotto il profilo 

degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA.  

 

1.3 I ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di un secondo giudice e la relativa 

sentenza è motivata soltanto sommariamente (cfr. artt. 111 lett. e cum 111a 

cpv. 2 LAsi). Nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli 

scritti in virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi.  

2.  

In materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammis-

sibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. anche DTAF 2014/26 

consid. 5; 2014/1 consid. 2). Il Tribunale non è inoltre vincolato dai motivi e 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata (cfr. DTAF 

2014/26 consid. 5), né dalle argomentazioni delle parti (art. 62 cpv. 4 PA; 

cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

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Pagina 4 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata, la SEM ritiene l’episodio narrato irrilevante 

ai fini della concessione dell’asilo. Il fatto che il richiedente, nonostante il 

presunto stato di panico scaturito dall’asserita irruzione, abbia perseverato 

nell’attività di condivisione sui social media dimostrerebbe che nemmeno 

lui ha mai realmente ritenuto di essere in pericolo, rispettivamente non di-

mostrerebbe l’esistenza di alcun timore a fondamento dell’espatrio. La 

mera appartenenza dell'insorgente alla minoranza curda non costituirebbe 

poi un valido motivo per il riconoscimento della qualità di rifugiato. Inoltre, 

la documentazione fornita a supporto dell’avvio di un’inchiesta penale a 

suo carico, non conterrebbe alcun indizio suscettibile di dimostrare che sia 

stato emesso un mandato d’arresto, quest’ultimo mai versato agli atti no-

nostante l’insorgente abbia dichiarato di poter accedere al portale turco e-

Devlet. Di conseguenza, il rischio di essere arrestato al rientro in Turchia 

sarebbe basso. Allo stato attuale, non sarebbe inoltre possibile stabilire se 

l’insorgente sarà incriminato, portato davanti ad un tribunale o successiva-

mente condannato per un motivo determinante in materia d’asilo. Per 

quanto riguarda la ricorrente, la SEM ritiene che ella non abbia nulla da 

temere in caso di rimpatrio, poiché sarebbe espatriata unicamente per ac-

compagnare il proprio coniuge. Inoltre, l’autorità inferiore sostiene che sia 

stato molto verosimilmente lo stesso interessato a compiere consapevol-

mente determinati atti conseguentemente ai quali le autorità hanno avviato 

una procedura penale; e ciò allo scopo di ottenere protezione in Svizzera 

(cfr. decisione avversata, pag. 7). Da ultimo, l’esecuzione dell’allontana-

mento dei ricorrenti sarebbe possibile, ammissibile e ragionevolmente esi-

gibile, posto segnatamente che il loro stato di salute, l’attuale situazione in 

materia di diritti dell’uomo e la situazione politica vigente in Turchia non 

risulterebbero ostativi al rimpatrio. 

 

3.2 Nel proprio allegato ricorsuale, i coniugi – censurando la violazione del 

diritto federale (art. 3 LAsi) – rinnovano le considerazioni già espresse di-

nanzi alla SEM in relazione all’etnia curda del ricorrente ed alle persecu-

zioni da lui asseritamente subite, sostenendo che queste potrebbero por-

tare finanche ad un grave rischio per la vita, l’integrità fisica e la libertà dello 

stesso. Essendo curdo, egli avrebbe subìto discriminazioni nell’accesso 

all’istruzione, all’occupazione ed ai servizi sanitari, oltre alle già note discri-

minazioni in ambito giudiziario ed istituzionale. Questa situazione gli 

avrebbe causato gravi conseguenze sulla salute mentale e sul benessere 

psicologico. Le prove addotte sarebbero sufficienti acché vengano am-

messi al beneficio dell’asilo; mentre un’eventuale esecuzione dell’allonta-

namento non sarebbe ragionevolmente esigibile. 

 

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3.3 

3.3.1 Ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiate le persone che, nel 

Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-

nato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato 

timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono ritenuti seri pregiudizi l’espo-

sizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 

2 LAsi). Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi og-

gettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (ele-

mento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro 

prossimo, ad una persecuzione (per i dettagli, cfr. DTAF 2011/51 consid. 

6.2; 2010/57 consid. 2.5).  

3.3.2 Nella sua recente sentenza di riferimento E-4103/2024 dell’8 novem-

bre 2024, il Tribunale ha trattato la rilevanza delle procedure penali turche 

avviate per i reati di insulto al presidente (art. 299 del codice penale turco 

[Türk Ceza Kanunu, di seguito: TCK]) e di propaganda a favore di un’orga-

nizzazione terroristica secondo l’art. 7 cpv. 2 della legge antiterrorismo 

turca (legge n. 3713, di seguito: Legge antiterrorismo). Anzitutto, esso ha 

stabilito che il semplice fatto che siano pendenti delle inchieste penali 

presso il ministero pubblico turco per i reati succitati – anche in combina-

zione tra loro – non costituisce un fondato timore di subire, con probabilità 

preponderante, delle persecuzioni in un prossimo futuro ai sensi dell’art. 3 

LAsi (cfr. sentenza del TAF E-4103/2024 dell’8 novembre 2024 consid. 8.8 

[sentenza di riferimento]). Il Tribunale ha poi ritenuto che tali procedure pe-

nali assumono una rilevanza per l’asilo soltanto se ricorrono cumulativa-

mente le seguenti condizioni: il tribunale turco competente apre una proce-

dura giudiziaria reputando fondato l’atto d’accusa pronunciato dal ministero 

pubblico, vi è una preponderante probabilità di una condanna in un futuro 

prossimo, la condanna si fonda su un motivo di persecuzione ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 LAsi e la pena inflitta ha un’intensità rilevante per la qualità 

di rifugiato sotto il profilo dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. consid. 8.2). Per deter-

minare se le azioni o le dichiarazioni del richiedente (in particolare sui so-

cial media) sono suscettibili di comportare una persecuzione illegittima per 

uno Stato di diritto e, nel contempo, rilevante per la qualità di rifugiato, oc-

corre procedere ad un esame individuale tenendo conto di tutte le specifi-

che circostanze del caso concreto (cfr. consid. 8.5). Infine, non sussistono 

valide ragioni per ammettere che, in maniera generale, le persone oggetto 

di tali procedure penali debbano temere un politmalus in senso assoluto o 

relativo, nel senso di una pena sproporzionatamente severa oppure com-

portante la tortura o trattamenti disumani e degradanti (sulla rilevanza di 

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un procedimento penale per la qualità di rifugiato, cfr. fra le tante DTAF 

2020 VI/4 consid. 6.2 con riferimenti). Per definire l’esistenza di un politma-

lus o di motivi comprovanti il rischio di una pena detentiva più lunga, oc-

corre quindi procedere ad un esame del caso concreto considerando, in 

particolare, la presenza di fattori di rischio come i precedenti penali della 

persona interessata e il suo eventuale profilo politico di rilievo. Nel caso di 

reati commessi sui social media, anche le circostanze in cui vengono effet-

tuate le corrispondenti pubblicazioni possono fornire indicazioni rilevanti in 

questo senso (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7). 

 

3.4  

3.4.1 Nel caso in esame, non vi è né un mandato d’arresto né un atto d’ac-

cusa agli atti. Pertanto, va di principio esclusa l’esistenza di una procedura 

penale rilevante per l’asilo ai sensi della giurisprudenza succitata (cfr. con-

sid. 3.3.2 supra). Ad ogni buon conto, quanto allegato dal ricorrente non 

giustifica l’esistenza di un timore fondato di eventuali arresti o incarcera-

zioni una volta rientrato nel Paese d’origine. Infatti, si può ragionevolmente 

escludere che l’interessato sarà esposto al rischio di trattamenti contrari ai 

diritti fondamentali dell’uomo. Egli non ha precedenti penali e l’unico pre-

cedente di natura penale da lui menzionato è terminato con un’assolu-

zione. È dunque improbabile che verrà condannato ad una pena detentiva 

pluriennale senza condizionale in quanto, secondo la prassi dei tribunali 

turchi in relazione al reato di insulto al Presidente, viene di norma pronun-

ciata una pena condizionale (cfr. art. 51 TCK), rispettivamente il rinvio della 

procedura penale in virtù dell’art. 231 cpv. 5 del Codice di procedura penale 

turco (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7.1); il rischio di essere posto in 

carcerazione preventiva è altresì improbabile (cfr. ex pluris sentenze del 

TAF D-1524/2024 del 7 febbraio 2025 consid. 6.5.4.3). 

 

3.4.2 Inoltre, l’interessato non è da considerarsi figura politica di rilievo (cfr. 

sentenza E-4103/2024 consid. 8.7). A tale riguardo, si rileva che la sua 

sporadica attività di condivisione – senz’altro presente anche in passato – 

è notevolmente aumentata soprattutto dopo la sua partenza dalla Turchia 

(cfr. mdp SEM n. 1 e 6). Egli non sembrerebbe poi avere un particolare 

seguito sui social media dato che i suoi post non hanno – nella quasi totalità 

dei casi – nemmeno un commento, repost o like (cfr. mdp SEM, n. 1). Di 

conseguenza, non si ravvisano fattori di rischio che siano inerenti alla sua 

figura politica. In ogni caso, va riconosciuto che la natura delle pubblica-

zioni è tale da giustificare l’apertura di un’indagine penale in Turchia, rispet-

tivamente un rinvio a giudizio, posto che il ricorrente ha qualificato il presi-

dente turco come “assassino”, “fascista” e “terrorista”. Non si può infatti 

escludere che tali affermazioni costituiscano un legittimo motivo di 

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persecuzione penale in base alle regole di uno Stato di diritto. Del resto, 

dichiarazioni potenzialmente lesive dell’onore di figure politiche potrebbero 

essere perseguite anche in Svizzera (cfr. artt. 173, 174 e 177 del Codice 

penale svizzero [CP, RS 311.0]; cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.6.2). 

Qualora l’inchiesta penale in parola dovesse sfociare nell’emissione di un 

atto d’accusa prima e di un giudizio di colpevolezza poi, non è però ravvi-

sabile un perseguimento penale illegittimo o un politmalus. 

 

3.4.3 Neppure le pretese discriminazioni in ragione dell’etnia curda risul-

tano dirimenti per il giudizio. Per invalsa giurisprudenza, infatti, la mera ap-

partenenza a tale etnia non giustifica il riconoscimento di fondati timori di 

esposizione a persecuzioni rilevanti per il riconoscimento della qualità di 

rifugiato (cfr. sentenze del TAF E-4103/2024 consid. 7.1). Inoltre, il ricor-

rente ha dichiarato di aver subìto discriminazioni etniche, ma senza fornire 

esempi concreti, limitandosi ad affermare nel proprio ricorso che queste 

avrebbero riguardato l’accesso all’istruzione, all’occupazione e ai servizi 

sanitari. Ciò posto, tali allegazioni non consentono di riconoscere l'esi-

stenza di una pressione personale di un'intensità superiore a quella affron-

tata dalla maggior parte della popolazione curda in Turchia. Inoltre, mal si 

comprende come una persona laureata in (…), già impiegata di un’azienda 

della finanza internazionale e attiva in (…), possa ritenere di essere discri-

minata nell’accesso all’istruzione, all’occupazione e ai servizi sanitari. 

 

3.4.4 In queste circostanze, il timore di persecuzione espresso dal ricor-

rente si rivela quindi infondato sotto il profilo dell’art. 3 LAsi. 

 

3.5 Da ultimo, va confermato che l’esecuzione dell’allontanamento pronun-

ciato dalla SEM conformemente all’art. 44 LAsi si rivela possibile, ammis-

sibile e ragionevolmente esigibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 2-4 della legge 

sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 

142.20), posto segnatamente che i ricorrenti sono sani, godono di una fitta 

rete familiare in patria (il marito ha quattro sorelle e cinque fratelli e la mo-

glie ha contatti con la madre e il fratello) e dispongono di un’ottima istru-

zione nonché di una valida esperienza professionale (cfr. decisione avver-

sata, pag. 9-10; cfr. atti SEM n. 30/14 e 32/8). È quindi verosimile che essi 

non riscontreranno difficoltà eccessive nell’ambito della loro reintegrazione 

lavorativa e sociale. Inoltre, l'attuale situazione dei diritti umani in Turchia 

non risulta ostativa all'esecuzione dell’allontanamento sotto il profilo 

dell’ammissibilità di cui all’art. 83 cpv. 3 LStrI (cfr. sentenza D-4103/2024 

consid. 12.4). Per i motivi già evidenziati, va poi escluso un rischio perso-

nale, concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito in rela-

zione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

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Pagina 8 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105). 

3.6 Per il resto, si rinvia ai corretti accertamenti ed alle motivazioni conte-

nute nella decisione impugnata, alla quale può essere prestata adesione 

(art. 109 cpv. 3 LTF cum art. 4 PA). 

4.  

In esito, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto federale e nep-

pure in un accertamento errato o incompleto dei fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Pertanto, il ricorso va respinto e la decisione 

avversata confermata.  

 

5.  

Poiché le richieste di giudizio erano sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria (art. 65 cpv. 1 PA) va respinta. 

 

6.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– vanno po-

ste a carico dei ricorrenti soccombenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; art. 3 lett. b 

del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]).  

 

7.  

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata mediante ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d 

cifra 1 LTF). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

D-4593/2024 

Pagina 9 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Miroslav Vuckovic 

 

 

Data di spedizione: