# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 99fef279-c287-5c37-a01d-033268522fdf
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-03-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.03.2014 A-6508/2012
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-6508-2012_2014-03-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte I 

A-6508/2012 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 2  m a r z o  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del 

collegio), Christoph Bandli e Jérôme Candrian,  

cancelliera Sara Friedli. 

 

 
 

Parti 

 
Comune di Bioggio,  

6934 Bioggio,   

rappresentato dal Municipio di Bioggio,  

Via Cademario 10, Casella postale 166, 6934 Bioggio e  

patrocinato dall'avv. Claudio Cereghetti,  

Via Besso 37, casella postale 678, 6903 Lugano, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
LUGANO AIRPORT SA,  

Via della Posta 8, 6900 Lugano,   

patrocinata dall'avv. Luca Beretta Piccoli, Studio legale e 

notarile Respini Jelmini Beretta Piccoli & Fornara, 

Via Ferruccio Pelli 2, 6901 Lugano, 

controparte,  

 

Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, 

dell'energia e delle comunicazioni DATEC, 

Palazzo federale nord, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Approvazione dei piani per l'allungamento della pista 

dell'aeroporto Lugano-Agno. 

A-6508/2012 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Con richiesta del 20 gennaio 2012 indirizzata all'Ufficio federale 

dell'aviazione civile (UFAC), la LUGANO AIRPORT SA, in Lugano, ha 

inoltrato, per approvazione dei relativi piani, un progetto di prolungamento 

di 70 metri a nord della pista dello scalo di Lugano-Agno.  

Il progetto è stato sottoposto all'esposizione pubblica dal Dipartimento del 

territorio ticinese presso i Comuni di Agno, Bioggio, Muzzano e Lugano 

dal 20 aprile al 21 maggio 2012. Entro detto termine, il Comune di 

Bioggio ha inoltrato opposizione, presentando varie richieste circa il 

posizionamento delle soglie pista, l'uso dell'installazione, la posa di una 

parete antirumore, esigendo il trattamento delle acque superficiali della 

pista ed chiedendo infine provvedimenti severi per la fase di cantiere.  

B.  

Con decisione 14 novembre 2012, il Dipartimento federale dell'ambiente, 

dei trasporti, dell'energia e della comunicazione (DATEC) ha approvato i 

piani esecutivi del progetto, respingendo, per quanto ammissibile, 

l'opposizione del Comune di Bioggio. 

C.  

Con atto del 14 dicembre 2012, il Comune di Bioggio (qui di seguito: 

ricorrente) – per il tramite del suo patrocinatore – ha inoltrato ricorso 

contro predetta decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale, 

postulandone l'annullamento e protestando tasse, spese e ripetibili. Esso 

censura anzitutto, e dal profilo formale, una doppia violazione del suo 

diritto di essere sentito, in quanto non gli sarebbe stato possibile 

consultare la totalità dell'incarto del DATEC (qui di seguito: autorità 

inferiore) e la motivazione della decisione impugnata sarebbe insuffi-

ciente, segnatamente per quanto riguarda il rispetto delle esigenze legali 

contro l'inquinamento fonico. Egli sostiene pure che la decisione 

impugnata violi la legge, poiché l'autorità adita non avrebbe esaminato il 

pieno e completo rispetto della legislazione nel corso della procedura in 

disamina, rimandando – con gli oneri fissati nella decisione – ad ulteriori 

fasi l'esame di questioni essenziali dal suo punto di vista. Viene pure 

censurata la violazione del Piano settoriale dell'infrastruttura aereonautica 

(PSIA) in quanto il prolungamento prospettato della pista non vi è ancora 

iscritto, nonché il fatto che gli atti di pubblicazione sarebbero 

contraddittori e impedirebbero di capire quale sarebbe la reale lunghezza 

del prolungamento del quale si richiede l'approvazione. Esso lamenta poi 

A-6508/2012 

Pagina 3 

delle violazioni della legislazione contro l'inquinamento fonico: a suo 

avviso, la decisione impugnata riprenderebbe acriticamente i dati del rap-

porto sull'impatto ambientale (RIA) circa il rumore, che peraltro sarebbe 

incompleto ed insufficiente, in mancanza di un catasto del rumore. Oltre a 

ciò, esso ritiene pure che il progetto di prolungamento in questione 

costituisca una modifica sostanziale dell'impianto per la quale sarebbe 

necessaria la costruzione di una parete antirumore. Infine, detto progetto 

sorgerebbe in una zona di pericolo alluvione, circostanza che l'autorità di 

prima istanza non avrebbe debitamente preso in considerazione. 

D.  

Con scritto 26 febbraio 2013, l'autorità inferiore ha preso posizione sul 

ricorso, postulandone il rigetto integrale. Quest'ultima contesta ogni 

violazione del diritto di essere sentito in quanto le prese di posizione delle 

autorità specializzate coinvolte nella procedura non dovevano essere 

trasmesse al ricorrente, così come la censura che il progetto sia stato 

poco chiaro o incomprensibile, non conforme al PSIA o alla concessione 

quadro del 1996. Spiega inoltre in cosa consistono gli oneri imposti e in 

che misura essi potevano essere imposti. Il DATEC considera poi che il 

RIA – specialmente per quanto riguarda il rumore – era sufficiente. 

E.  

Con atto del 27 febbraio 2013, la LUGANO AIRPORT SA (qui di seguito: 

la controparte) – per il tramite del suo patrocinatore – ha inoltrato la 

propria risposta al ricorso, concludendo per il suo rigetto e chiedendo 

inoltre la revoca dell'effetto sospensivo. In sostanza, l'argomentazione 

della controparte ricalca quella assunta dall'autorità di prima istanza, 

completata da spiegazioni sull'istoriato della modifica qui contestata e la 

necessità – tra l'altro giustificata dalle regole vigenti ed emanate 

dall'ICAO (International Civil Aviation Organization) – del prolungamento 

per motivi di sicurezza.  

F.  

Trasmessa la totalità degli atti di prima istanza al ricorrente nonché 

raccolte le prese di posizione dell'autorità inferiore e del ricorrente sulla 

richiesta di revoca dell'effetto sospensivo, con decisione incidentale 

5 aprile 2013, lo scrivente Tribunale ha respinto la richiesta di revoca 

dell'effetto sospensivo inoltrata dalla controparte. 

 

A-6508/2012 

Pagina 4 

G.  

Con atto del 3 giugno 2013, dopo varie proroghe del termine ed altre 

comunicazioni circa una reiterata trasmissione dell'incarto, il ricorrente ha 

prodotto le proprie osservazioni finali, mantenendo il proprio ricorso. 

H.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresti, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Conformemente all'art. 31 della Legge federale del 17 giugno 2005 

sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), il Tribunale 

amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 

amministrativa (PA, RS 172.021). L'atto qui impugnato è una decisione ai 

sensi del succitato art. 5 PA e più precisamente una decisione d'approva-

zione dei piani concernenti un aeroporto ai sensi degli artt. 37 e segg. 

della Legge federale del 21 dicembre 1948 sulla navigazione aerea (LNA, 

RS 748.0). Il DATEC, quale dipartimento federale, è un'autorità di cui le 

decisioni possono essere impugnate dinanzi allo scrivente Tribunale ai 

sensi dell'art. 33 lett. d LTAF. Lo scrivente Tribunale è dunque competente 

per statuire nella presente vertenza. 

1.2 Giusta l'art. 48 cpv. 1 PA, ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al 

procedimento dinanzi all'autorità inferiore o è stato privato della possibilità 

di farlo (lett. a), è particolarmente toccato dalla decisione impugnata 

(lett. b) ed ha un interesse degno di protezione all'annullamento o alla 

modificazione della stessa (lett. c). Secondo l'art. 48 cpv. 2 PA, ha inoltre 

diritto di ricorrere ogni persona, organizzazione o autorità cui un'altra 

legge federale riconosce tale diritto. 

Secondo l'art. 37f cpv. 3 LNA, i Comuni salvaguardano i loro interessi 

mediante opposizione. 

Una collettività pubblica può prevalersi dell'art. 48 PA quando agisce in 

qualità di detentrice della sovranità pubblica e dispone di un interesse 

proprio degno di protezione all'annullamento o alla modifica dell'atto 

impugnato (cfr. DTF 135 II 156 consid. 3.1). Tale è il caso quando il 

Comune, che rappresenta gli interessi dei suoi abitanti, si oppone ad un 

A-6508/2012 

Pagina 5 

progetto che provoca immissioni importanti sul territorio comunale che 

toccano l'insieme o gran parte degli abitanti (cfr. DTF 131 II 753 

consid. 4.3.3). Il livello delle immissioni considerate nell'ambito dell'art. 48 

PA non si riferisce ai valori d'esposizione definiti dalla legislazione; è 

sufficiente che dette immissioni possano essere percepite (cfr. DTF 124 II 

293 consid. 3c). Nella misura in cui le immissioni dell'aeroporto, peraltro 

anche situato in parte sul territorio di Bioggio, possono sicuramente 

essere percepite da almeno una parte degli abitanti del Comune, il 

ricorrente è legittimato a ricorrere ai sensi dell'art. 48 PA (cfr. pure 

sentenza del Tribunale amministrativo federale A-194/2008 del 14 dicem-

bre 2011 consid. 2.2). 

1.3 Il ricorso è poi stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di forma e – su riserva di quanto 

indicato ai considd. 5.3.1 e 6.6 – di contenuto previste dalla legge (art. 52 

PA). Esso è dunque ricevibile in ordine. 

2.  

2.1 Secondo l'art. 49 PA, il Tribunale amministrativo federale dispone del 

pieno potere d'esame: si pronuncia sulla violazione del diritto federale, ivi 

compreso l'eccesso o l'abuso del potere d'apprezzamento (lett. a), 

sull'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti 

(lett. b), nonché sull'inadeguatezza, a condizione tuttavia che la decisione 

impugnata non sia stata emanata da un'autorità cantonale in veste di 

autorità di ricorso (lett. c). 

Nell'ambito di procedure d'approvazione di piani, il potere d'apprez-

zamento dell'autorità di prima istanza è ampio, segnatamente per quanto 

riguarda questioni tecniche per le quali dispone delle necessarie 

conoscenze (cfr. DTF 135 II 296 consid. 4.4.3; sentenza del Tribunale 

amministrativo federale A-523/2010 del 19 ottobre 2010 consid. 4; 

BENJAMIN SCHINDLER in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum 

Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, Zurigo/San Gallo 2008 [di 

seguito: Kommentar VwVG], n. 9 ad art. 49 PA). In tali circostanze, lo 

scrivente Tribunale non sostituisce senza necessità il proprio potere 

d'apprezzamento a quello dell'autorità inferiore, per quanto attiene alle 

questioni tecniche (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale A-

3713/2008 del 15 giugno 2011 consid. 4). 

Analogo discorso vale altresì per quanto attiene al potere d'apprezza-

mento delle autorità specializzate intervenute nell'ambito della procedura 

d'approvazione dei piani in oggetto. Il pieno potere d'esame non implica, 

A-6508/2012 

Pagina 6 

quindi, che lo scrivente Tribunale sostituisca il proprio apprezzamento a 

quello delle autorità specializzate di prima istanza allorquando – come in 

casu – si tratta d'apprezzare questioni che richiedono specifiche cono-

scenze (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale A-194/2008 

del 14 dicembre 2011 consid. 3 con rinvii). Va inoltre considerato che, 

quale autorità giudiziaria, lo scrivente Tribunale non è un'autorità di 

pianificazione (cfr. DTF 129 II 331 consid. 3.2) né tantomeno autorità di 

vigilanza in materia ambientale. Ne discende che complementi di prova, 

quali perizie, devono essere ordinati o valutati solo eccezionalmente, 

quando tali mezzi di prova sono veramente necessari ad una corretta 

applicazione della legge (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo 

federale A-194/2008 del 14 dicembre 2011 consid. 3 con rinvii). 

2.2 Considerato quanto precede e conformemente all'art. 62 PA, lo 

scrivente Tribunale non è legato né alle conclusioni né alle argomenta-

zioni delle parti o dell'autorità di prima istanza, secondo il principio iura 

novit curia. L'atto impugnato viene tuttavia esaminato soltanto nel quadro 

dei gravami adotti e l'esame del diritto non viene esteso nella misura in 

cui i motivi avanzati o l'incarto non contengano indizi propri ad incitare il 

Tribunale statuente a procedere in questo senso (cfr. DTF 122 V 157 

consid. 1a; DTAF 2007/27 consid. 3.3; sentenza del Tribunale ammini-

strativo federale A-1851/2006 del 18 ottobre 2010 consid. 1.3; PIERRE 

MOOR/ETIENNE POLTIER, Droit administratif, vol. II, Les actes administratifs 

et leur contrôle, 3
a
 ed., Berna 2011, pag. 300 e segg.). 

3.  

Con l'atto impugnato è stato approvato il prolungamento della pista 

dell'aeroporto di Lugano-Agno. Scopo dell'intervento è quello di migliorare 

la sicurezza dell'aviazione civile in particolare per quanto riguarda aerei 

dell'aviazione commerciale. Il prolungamento – anche se dette cifre sono 

contestate dal ricorrente, gravame che verrà esaminato qui di seguito 

(cfr. consid. 7.1 del presente giudizio) – comporta 70 metri, ivi compreso 

la creazione di un piazzale di manovra denominato "turn pad" e consente 

agli aerei arrivanti da Sud di eseguire una rotazione a 180° per 

posizionarsi nell'asse della pista. Il turn pad è quindi più largo della pista 

stessa, la quale comporta 30 metri di larghezza. Per quanto riguarda 

l'entità esatta dello spostamento del punto d'emissione del rumore 

nonché del ravvicinamento esatto dell'estremo bordo del "turn pad", si 

rimanda inoltre ai considd. 7.1.3 e 8.2.3 qui di seguito. 

L'approvazione dei piani qui in oggetto è disciplinata dagli artt. 37 e segg. 

LNA; l'art. 37 cpv. 1 LNA sancisce che per la costruzione e la modifica di 

A-6508/2012 

Pagina 7 

edifici e impianti che servono totalmente o in modo preponderante 

all'esercizio di un aerodromo (impianti aeroportuali) occorre un'approva-

zione dei piani. Sono considerati impianti aeroportuali anche le strutture 

di raccordo e i cantieri connessi con gli impianti e l'esercizio. L'autorità 

competente per rilasciare tale approvazione è il DATEC quando si tratta 

di piani concernenti un aeroporto (cfr. art. 37 cpv. 2 lett. a LNA). 

L'impianto di Lugano-Agno – che in virtù della concessione d'esercizio 

rilasciata dal DATEC, costituisce un aerodromo aperto alla navigazione 

aerea pubblica (cfr. DTF 125 II 643 consid. 5a) – è un aeroporto ai sensi 

di predetta disposizione. 

In quanto tale, una decisione d'approvazione dei piani approva, nel suo 

dispositivo, i piani che raffigurano il progetto oggetto della decisione e che 

dapprima sono stati sottoposti all'esposizione pubblica, accompagnati dei 

documenti che devono consentire il controllo dei vari punti elencati 

all'art. 27e dell'Ordinanza del 23 novembre 1994 sull'infrastruttura aero-

nautica (OSIA, RS 748.131.1; cfr. pure artt. 37b e 37d cpv. 2 LNA). 

4.  

Il ricorrente invoca varie violazioni della legge, tra cui una doppia 

violazione del suo diritto di essere sentito (consid. 5 che segue), il fatto 

che la decisione sarebbe incompleta, in quanto la stessa imporrebbe 

degli oneri che avrebbero dovuto essere verificati anteriormente 

(consid. 6 che segue), un accertamento incompleto dei fatti, in quanto 

non si saprebbe quali sarebbero le dimensioni esatte del prolungamento, 

delle violazioni del PSIA nonché della concessione quadro del DATEC del 

16 settembre 1996 per l'ampliamento dell'aeroporto di Lugano – Agno, la 

quale è stata confermata con sentenza del Tribunale federale 15 novem-

bre 1999 (pubblicata parzialmente con DTF 125 II 643; consid. 7 che 

segue). Esso sostiene altresì che il progetto contravverrebbe alla 

legislazione in materia di protezione dell'ambiente, segnatamente alla 

regolamentazione concernente il rumore (consid. 8 che segue). Infine, 

egli accenna ad un pericolo d'alluvionamento che l'autorità inferiore non 

avrebbe considerato (consid. 9 che segue). 

5.  

Il ricorrente invoca innanzitutto una doppia violazione del proprio diritto di 

essere sentito, riguardo al mancato accesso a tutti gli atti dell'incarto 

nonché alla motivazione lacunosa della decisione impugnata. 

5.1 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui 

violazione implica, di principio, l'annullamento della decisione resa 

A-6508/2012 

Pagina 8 

dall'autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso 

nel merito (cfr. DTF 132 V 387 consid. 5.1 con rinvii; DTAF 2009/36 

consid. 7). Tale doglianza deve quindi essere esaminata prioritariamente 

dall'autorità di ricorso (cfr. DTF 127 V 431 consid. 3d/aa e DTF 124 I 49 

consid. 1). 

5.1.1 Detto diritto, sancito dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale 

della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) è 

concretizzato in procedura amministrativa federale dagli artt. 18, 26 – 33 

e 35 cpv. 1 PA. Lo stesso garantisce all'interessato il diritto di esprimersi 

prima che sia resa una decisione sfavorevole nei suoi confronti, il diritto di 

prendere visione dell'incarto, la facoltà di offrire mezzi di prova su fatti 

suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l'assunzione, di partecipare 

alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle relative risultanze, nella 

misura in cui esse possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 

consid. 5.1 con rinvii; sentenze del Tribunale federale 4A_35/2010 del 

19 maggio 2010 consid. 6 e 8C_321/2009 del 9 settembre 2009 

consid. 2.3; sentenza del Tribunale amministrativo federale A-7094/2010 

del 21 gennaio 2011 consid. 3.2 con rinvii). Tale garanzia non serve solo 

a chiarire i fatti, bensì rappresenta anche un diritto individuale di 

partecipare alla pronuncia di una decisione mirata sulla persona in quanto 

tale. Il diritto di essere sentito è quindi da un lato, il mezzo d'istruzione 

della causa, dall'altro un diritto della parte di partecipare all'emanazione 

della decisione che concerne la sua situazione giuridica. Garantisce 

l'equità del procedimento (cfr. ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, 

Parte generale, Cadenazzo 2002, n. 483 seg. con rinvii; ULRICH 

HÄFELIN/WALTER HALLER/HELEN KELLER, Schweizerisches Bundesstaats-

recht, 7
a
 ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, n. 835). 

5.1.2 Posto quanto precede è comunque necessario sottolineare che la 

regola dell'annullamento della decisione impugnata in caso di violazione 

del diritto di essere sentito comporta un'eccezione: tale vizio può essere 

sanato quando l'autorità di ricorso dispone dello stesso potere d'esame 

dell'autorità precedente e che la parte può quindi esercitare i suoi diritti 

nella medesima misura (cfr. DTF 133 I 201 consid. 2, DTF 129 I 129 

consid. 2.2.3 e DTF 126 I 68 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 

1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; PIERMARCO ZEN-RUFFINEN, 

Droit administratif, Partie générale et éléments de procédure, 2
a
 ed., 

Basilea/Neuchâtel 2013, n. 358). La riparazione della decisione viziata 

dovrebbe tuttavia costituire un'eccezione e in linea di massima dovrebbe 

essere esclusa quando, nella fattispecie, la violazione dei diritti di parte è 

stata particolarmente grave (cfr. DTF 126 I 68 consid. 2; sentenze del 

A-6508/2012 

Pagina 9 

Tribunale federale 1C_452/2009 del 19 marzo 2010 consid. 2.2 e 

1C_265/2009 del 7 ottobre 2009 consid. 2.3). Infine, però, l'autorità di 

ricorso può sanare il vizio quando il rinvio della causa all'autorità 

precedente costituirebbe una vana formalità e allungherebbe inutilmente 

la procedura (cfr. DTF 133 I 201 consid. 2.2; sentenza del Tribunale 

federale 1C_265/2009 del 7 ottobre 2009 consid. 2.3). 

Come già considerato sopra (cfr. consid. 2.1 del presente giudizio), lo 

scrivente Tribunale, in virtù dell'art. 49 PA, dispone dello stesso potere di 

cognizione dell'autorità di prima istanza ed una riparazione della 

violazione del diritto di essere sentito non è pertanto esclusa. 

5.2 In primo luogo, il ricorrente invoca una violazione del suo diritto di 

essere sentito in quanto non gli sarebbero stati sottoposti vari pareri e 

prese di posizione raccolti dall'autorità di prima istanza nel corso della 

procedura d'approvazione dei piani. Si tratta segnatamente dei documenti 

seguenti: i pareri dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM; cfr. doc. 39 

dell'incarto di prima istanza), dell'UFAC (cfr. docc. 13 e 31 dell'incarto di 

prima istanza) e del Dipartimento del Territorio del Cantone Ticino 

(cfr. docc. 33a e 33b dell'incarto di prima istanza), nonché ulteriori 

documenti tecnici e il parere della Divisione Sicurezza delle infrastrutture 

del UFAC (di seguito: Divisione SI dell'UFAC; cfr. segnatamente docc. 8, 

35b e 51b dell'incarto di prima istanza; allegato 1 alla decisione 

impugnata). Il ricorrente sottolinea inoltre di essere convinto che molti altri 

documenti non gli sarebbero stati trasmessi; fa riferimento senza 

particolari precisazioni, ad un "carteggio" sull'obbligo di allestire uno 

studio d'impatto ambientale.  

5.2.1 Come già considerato (cfr. consid. 5.1.2 del presente giudizio), 

secondo l'art. 26 PA, il diritto di essere sentito garantisce quello di 

consultare l'incarto, come pure di esprimersi sugli atti (artt. 29 e 30 PA). 

La parte ha quindi il diritto di consultare gli atti essenziali di una 

procedura prima che venga emanata la decisione, per potere fare 

amministrare le prove pertinenti, partecipare all'amministrazione delle 

prove e fare valere la sua argomentazione in modo efficace e pertinente 

(cfr. DTF 129 I 85 consid. 4.1 e DTF 126 I 7 consid. 2b; cfr. parimenti, per 

più ampi dettagli, sentenza del Tribunale amministrativo federale A-

1876/2013 del 6 gennaio 2014 consid. 3.4 con rinvii). 

5.2.2 Anzitutto, però, si deduce dai disposti legali e dalla giurisprudenza 

summenzionata che il diritto di consultare gli atti presuppone una 

richiesta da parte dell'amministrato. Nella fattispecie, lo scrivente 

A-6508/2012 

Pagina 10 

Tribunale deve constatare che l'autorità inferiore non ha, in effetti, 

trasmesso i documenti elencati dal ricorrente, il quale tuttavia – anche se 

rappresentato da avvocati – non li ha mai chiesti, nemmeno per mezzo di 

una richiesta di consultazione della totalità dell'incarto prima che venisse 

emanata la decisione impugnata.  

5.2.3 Per quanto attiene più precisamente ai documenti citati dal 

ricorrente (cfr. consid. 5.2 del presente giudizio), detti documenti, di cui 

egli lamenta la mancata trasmissione, sono pareri e prese di posizione 

raccolte in applicazione dell'art. 62a della Legge federale del 21 marzo 

1997 sull'organizzazione del Governo e dell'Amministrazione (LOGA, RS 

172.010). Detti pareri e prese di posizione sono stati introdotti nell'anno 

2000 con l'entrata in vigore della Legge federale del 18 giugno 1999 sul 

coordinamento e la semplificazione delle procedure d'approvazione dei 

piani (LCoord; RU 1999 3071 segg.), legge che ha fondamentalmente 

modificato le procedure d'approvazione dei piani, non solo nell'ambito 

delle infrastrutture aeroportuali, ma anche in quello delle infrastrutture 

ferroviarie, stradali, elettriche, ecc. (cfr. Messaggio del Consiglio federale 

del 25 febbraio 1998 concernente la LCoord, in: FF 1998 2029 segg., 

spec. 2037 seg. e 2051 seg.). Conseguenza di detta introduzione è stata 

quella di conferire ad un'unica autorità la facoltà di decidere dell'approva-

zione di piani, in un unico atto. Qualora si pongono problematiche, per le 

quali in passato la legge prevedeva che fossero risolte tramite decisioni di 

altre autorità (federali o cantonali), le stesse vengono ora trattate esclusi-

vamente dall'autorità decisionale la quale deve raccogliere i preavvisi 

necessari. Questi preavvisi hanno per scopo di consentire all'autorità 

decisionale di controllare il pieno rispetto della legislazione in tutti gli 

aspetti toccati da un progetto. In questo compete all'autorità di decisione 

di vegliare al rispetto della legislazione e non ad altre entità che si 

esprimono quindi mediante pareri. In caso di disaccordo tra le varie 

autorità coinvolte, l'art. 62b LOGA prevede che l'autorità di decisione tenti 

un coordinamento – chiamato eliminazione delle divergenze – tra dette 

autorità; alla fine, comunque ed anche se un accordo non è trovato tra le 

varie entità, l'autorità decisionale decide con piena sovranità. La 

procedura d'eliminazione delle divergenze non è aperta ai terzi, alla 

stregua della procedura di consultazione che mira la raccolta dei vari 

pareri (cfr. FF 1998 2029, 2037 seg. e 2051 seg.; sentenza del Tribunale 

amministrativo federale A-1251/2012 del 15 gennaio 2014 consid. 5.3 a 

contrario).  

Nell'ambito di queste modifiche legislative è inoltre stato previsto che i 

Comuni si esprimono mediante opposizione sul progetto come pubblicato 

A-6508/2012 

Pagina 11 

e quindi in base ai soli atti di pubblicazione (cfr. art. 36d cpv. 5 LNA). 

Questo significa che il dovere di fare rispettare la legge pesa innanzitutto 

sull'autorità decisionale e quelle consultate, non più ed in nessun modo 

su delle entità come i Comuni che si trovano nella stessa posizione di 

qualsiasi privato che può inoltrare un'opposizione nel termine del deposito 

del progetto. Se per quanto concerne la legittimazione al ricorso si 

ammette che i Comuni possano anche difendere interessi più generali 

che riguardano l'integralità della popolazione e non interressi molto più 

egoistici (cfr. consid. 1.2 del presente giudizio), questo non gli conferisce 

comunque un diritto di consultazione dei pareri e preavvisi più esteso, 

nella misura in cui il rispetto della legge in generale è compito dell'autorità 

decisionale e delle varie entità consultate. Di conseguenza, non v'è 

nessun obbligo, da parte dell'autorità decisionale di trasmettere i pareri e 

preavvisi federali e cantonali nel decorso della procedura di prima 

istanza, né tantomeno di dargli la facoltà di esprimersi al riguardo. Già per 

questo motivo, quindi, il gravame di violazione degli artt. 26, 29 e 30 PA, 

rispettivamente dell'art. 29 cpv. 2 Cost., è respinto. 

5.2.4 Inoltre, anche se fosse necessario constatare una violazione della 

PA per quanto concerne il fatto di non avere trasmesso quegli atti al qui 

ricorrente, si constata che quest'ultimo ha avuto a disposizione – anche 

prima di esprimersi nell'ambito della presente procedura di ricorso – due 

volte l'incarto completo della procedura di prima istanza sicché, come 

considerato qui sopra (cfr. consid. 5.1.2 del presente giudizio), il vizio 

dovrebbe essere considerato come sanato. 

5.2.5 Per quanto riguarda la mancanza di un cosiddetto "carteggio" 

relativo all'obbligo di allestire un rapporto sull'impatto ambientale, lo 

scrivente Tribunale constata che l'incarto pubblicato contiene un'indagine 

preliminare (cfr. RIA stato marzo 2012 di cui al doc. 17b dell'incarto di 

prima istanza) a sensi dell'art. 8a cpv. 1 dell'Ordinanza del 19 ottobre 

1988 concernente l'esame dell'impatto sull'ambiente (OEIA, RS 814.011). 

Di conseguenza si deve considerare che i documenti concernenti lo 

studio d'impatto ambientale c'erano. Che il ricorrente non concordi con il 

fatto che basta un'indagine preliminare ex art. 8a cpv. 1 OEIA, non 

significa che vi siano riscontrabili lacune nell'entità dell'incarto sottoposto 

alla pubblicazione. Questo gravame è quindi respinto in quanto concerne 

un'asserita violazione del diritto di essere sentito; la questione a sapere 

se era necessario uno studio d'impatto ambientale è altra e verrà tratta 

nei considerandi che seguono (cfr. consid. 8.1 del presente giudizio). 

A-6508/2012 

Pagina 12 

5.3 Il ricorrente conclude poi per l'annullamento della decisione impu-

gnata, in quanto la stessa non adempirebbe i requisiti di motivazione ex 

art. 35 PA. Il ricorrente invoca questo gravame in relazione alla questione 

dell'inquinamento fonico e alla richiesta di costruzione di una parete 

antirumore, formulata in sede d'opposizione.  

5.3.1 Innanzitutto lo scrivente Tribunale constata che la motivazione del 

ricorso, su questo punto, si limita a porre parzialmente interrogativi e ad 

emettere dubbi sulle ragioni esposte dall'autorità adita. Siffatta motiva-

zione non risponde ai requisiti dell'art. 52 PA circa la motivazione del 

ricorso in quanto non viene per niente dimostrato in ché la motivazione 

dell'atto impugnato sia carente e ci si può quindi chiedere in che misura lo 

scrivente Tribunale debba esaminare questo gravame (cfr. in merito ai 

requisiti dell'art. 52 PA, sentenza del Tribunale amministrativo federale A-

1876/2013 del 6 gennaio 2014 consid. 1.3.1).  

5.3.2 Il diritto di essere sentito comporta l'obbligo da parte di un'autorità di 

motivare, almeno in modo succinto, le decisioni rese (cfr. DTF 130 II 530 

consid. 4.3; decisione del Tribunale amministrativo federale A-1591/2006 

del 10 settembre 2008 consid. 7.1). Tale obbligo non impone all'autorità di 

esporre e di discutere tutti i fatti, i mezzi di prova e le censure sollevate 

(cfr. DTF 126 I 97 consid. 2b); tuttavia è necessario che l'autorità citi i 

motivi su cui fonda il suo ragionamento e che l'hanno condotta alla 

decisione presa. La motivazione addotta deve infatti permettere 

all'interessato ed a un'eventuale autorità di ricorso di rendersi conto della 

portata e della correttezza della decisione che lo concerne (cfr. DTF 133 

III 439 consid. 3.3, DTF 130 II 530 consid. 4.3, DTF 129 I 232 consid. 3.2 

segg. e DTF 126 I 97 consid. 2b; cfr. parimenti, per più ampi dettagli, 

sentenza del Tribunale amministrativo federale A-1876/2013 del 6 gen-

naio 2014 consid. 3.3 con rinvii). 

5.3.3 Nella presente causa, si deve constatare che il ricorrente aveva 

inoltrato opposizione chiedendo che il piazzale turn pad fosse a disposi-

zione dei soli aerei di linea e che venisse allestita una parete antirumore 

in corrispondenza della Via Mulini di Bioggio. In questo contesto, il 

ricorrente aveva inoltre contestato l'impostazione del punto d'emissione 

del rumore usato nei calcoli del carico fonico e richiesto che venisse 

proceduto ad una "maggiore verifica e severa presa di posizione su tutti 

gli aspetti ambientali problematici evidenziata dalla Relazione tecnica 

dello studio Ecocontrol (…)". 

A-6508/2012 

Pagina 13 

5.3.4 L'autorità inferiore ha respinto l'opposizione spiegando in breve che 

il punto di calcolo del rumore è posizionato correttamente, tenendo conto 

del fatto che gli aerei emettono rumore quando decollano, cosa che può 

essere realizzata soltanto a partire dalla linea di partenza, la quale non è 

posizionata all'estremità della superficie da costruire, vista la presenza 

del turn pad a fine pista. Il DATEC ha pure spiegato, in rapporto al rumore 

generato dagli aerei quando girano a 180° per mettersi nell'allineamento 

della pista, che gli stessi possono operare questa manovra a basso 

regime grazie precisamente alla creazione di un turn pad più ampio, 

miglioramento quello che, oltre a favoreggiare la sicurezza, diminuisce 

conseguentemente anche il rumore. Infine, per quanto concerne la 

richiesta di costruzione di una parete antirumore, l'atto impugnato 

considera che tale costruzione, oltre a porre problemi dal punto di vista 

della protezione del paesaggio, non è utile visto l'impatto fonico molto 

ridotto del prolungamento della pista e risulta altresì problematica dal 

punto di vista della sicurezza degli aerei che manovrano in prossimità. 

5.3.5 La motivazione qui sopra riassunta è più che sufficiente dal punto di 

vista dei requisiti legali dell'art. 35 PA (cfr. consid. 5.3.2 del presente 

giudizio). Viene risposto in maniera chiara e comprensibile ai gravami 

menzionati nell'opposizione e quindi vengono anche sviluppati gli 

argomenti che hanno condotto il DATEC a respingere l'opposizione. Detta 

motivazione consente senz'altro al ricorrente – il quale per altro fa 

abbondantemente uso di questa sua facoltà – di sviluppare la propria 

argomentazione contro l'atto impugnato, contestandone i vari punti. Di 

conseguenza, il gravame di violazione dell'art. 35 PA, rispettivamente 

dell'art. 29 cpv. 2 Cost., è respinto. 

6.  

Il ricorrente invoca poi una violazione della legge quo al tenore della 

decisione in quanto rimanderebbe ad ulteriori fasi delle verifiche che 

dovevano tutt'ora – a suo avviso – già essere eseguite. Con riferimenti 

alla giurisprudenza cantonale, esso critica in questa sede i vari oneri 

disposti dall'autorità di prima istanza nell'atto impugnato. In breve, il 

ricorrente ritiene che la decisione – che raffigura un permesso – sarebbe 

stata scorporata del suo contenuto e che delle "varianti successive" 

sarebbero riservate nell'atto impugnato, rendendo cosi il procedimento 

illegale. Cita poi una serie di punti contenuti nell'atto impugnato sui quali 

si tornerà brevemente qui di seguito. 

 

A-6508/2012 

Pagina 14 

6.1  

6.1.1 Giusta l'art. 37 LNA, con l'approvazione dei piani sono rilasciate 

tutte le autorizzazioni necessarie secondo il diritto federale e non è 

necessaria alcuna autorizzazione o piano del diritto cantonale; di 

quest'ultimo va tenuto conto soltanto nella misura in cui non limiti in modo 

sproporzionato la costruzione e l'esercizio dell'aerodromo (cpv. 3 e 4). 

Secondo l'art. 27e OSIA, l'autorità incaricata di approvare i piani valuta i 

pareri dei Cantoni e servizi specializzati e decide in merito alle 

opposizioni. La decisione d'approvazione dei piani contiene inoltre il 

permesso di eseguire un progetto di costruzione conformemente ai piani 

approvati (lett. a), le condizioni e gli oneri in materia di esigenze legate 

alla pianificazione del territorio ed alla protezione dell'ambiente, della 

natura e del paesaggio nonché quelle specifiche alla navigazione aerea 

(lett. b), gli altri oneri derivanti dal diritto federale (lett. c), gli oneri fondati 

sul diritto cantonale (lett. d), gli oneri legati all'esercizio (lett. e) ed infine 

gli oneri relativi all'inizio dei lavori, al controllo dell'esecuzione e alla 

messa in servizio degli impianti (lett. f). 

Dai disposti legali qui sopra richiamati risulta dunque che in effetti 

l'approvazione dei piani, quale l'atto qui impugnato, è un permesso 

edilizio che comporta il controllo di un progetto nella sua integralità e in 

tutti i suoi aspetti, per cui non sarebbe lecito rimandare a fase successiva 

l'esame e la decisione su degli aspetti che potrebbero condizionare 

l'approvazione dell'opera  al punto che detta opera non avrebbe più 

niente a che vedere – sotto l'aspetto dei vari controlli che devono essere 

eseguiti secondo le norme di cui sopra – con quella originaria. 

Sennonché, già dalla lettura dell'art. 27e OSIA risulta chiaramente che 

degli oneri non solo sono leciti, ma addirittura necessari affinché 

l'approvazione dei piani sia reputata completa. 

6.1.2 Un onere, peraltro e sotto l'angolo dei principi giuridici generali, 

costituisce una clausola accessoria comportando un obbligo imposto 

all'amministrato (nella fattispecie la controparte) accessoriamente al 

diritto o all'obbligo oggetto principale della decisione stessa (nella 

fattispecie il permesso di prolungare la pista dell'aeroporto). Anche se 

considerata come clausola accessoria, l'onere deve in tutti i casi 

rispettare le stesse condizioni dell'atto stesso, ossia la legalità, l'interesse 

pubblico e la proporzionalità. In questo senso, gli oneri servono a 

garantire che la decisione rispetti ancora più completamente la legge o 

addirittura consente all'autorità di premunirsi contro eventuali ulteriori 

trasgressioni dell'atto da parte del suo destinatario; in questi ultimi casi, 

tra l'altro, l'onere può garantire l'esecuzione o le modalità d'esecuzione 

A-6508/2012 

Pagina 15 

della decisione, ruolo, quello, che è anch'esso conforme al principio della 

legalità e che le autorità, nelle loro vesti generali di autorità di vigilanza, 

devono comunque anche garantire. La violazione di un onere può avere 

quale conseguenza la revoca della decisione e quindi, se del caso, il ritiro 

del diritto concesso all'amministrato (cfr. sentenza del Tribunale ammini-

strativo federale A-3713/2008 del 15 giugno 2011 consid. 12 e segg., 

pubblicata in DTAF 2012/23, pure sentenza del Tribunale federale 

1C_343/2011 del 15 marzo 2012 considd. 3.2 – 3.5, sentenza emanata 

proprio a proposito della citata sentenza di codesto Tribunale; 

cfr. MOOR/POLTIER, op. cit., pag. 90 e segg.; ZEN-RUFFINEN, op. cit., 

n. 550 e segg.). Infine, l'autorità non potrà respingere una richiesta 

quando basterebbe un onere a renderla lecita; detto onere dovrà invece 

essere parte integrante dell'atto stesso e l'esame di detto onere non può 

essere rimandato ad ulteriore procedura (cfr. la succitata sentenza, ibid.; 

PIERMARCO ZEN-RUFFINEN/CHRISTINE GUY-ECABERT, Aménagement du 

territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 938 e segg.). 

Di conseguenza risulta già dei principi generali che un onere è un 

elemento che è parte integrante della decisione, che una sua violazione 

può comportare sanzioni che vanno fino alla revoca dell'atto stesso e che 

il suo contenuto può concernere molti aspetti legati all'oggetto principale 

della decisione. In siffatto contesto, l'art. 27e OSIA costituisce la 

precisazione del contenuto della decisione d'approvazione ai sensi 

dell'art. 37 LNA, segnatamente per quanto concerne gli oneri. Risulta dal 

testo di detto disposto legale che il contenuto degli oneri nell'ambito di 

una procedura d'approvazione dei piani può essere molto variegato. 

Risulta inoltre da quanto precede che un onere deve essere iscritto nel 

dispositivo della decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

6.2 Il ricorrente elenca vari oneri e "rinvii" che a suo dire renderebbero la 

decisione impugnata nel suo "complesso manifestamente illegale" 

(cfr. ricorso, punti 9 a 11). Innanzitutto, lo scrivente Tribunale deve 

constatare che il ricorrente non dimostra per niente, con la sua 

argomentazione, in ché gli oneri menzionati sarebbero essenziali dal 

punto di vista dell'entità del progetto e ancora meno in ché ogni singolo 

onere non poteva essere deciso – con riferimento alla legge stessa – 

precisamente sotto questa forma. Dall'atto di ricorso si desume che 

sarebbero stati rimandati a fase ulteriore delle questioni importanti di 

sicurezza ed altre relative al cantiere: l'autorità non avrebbe controllato se 

la sicurezza delle manovre dei velivoli sarà garantita né verificato dove 

sarebbe situato il deposito di materiale di scavo o ancora come sarà 

A-6508/2012 

Pagina 16 

smaltito l'asfalto di demolizione ed il materiale inquinato (di cui non viene 

precisata comunque la natura). 

6.3 Gli oneri imposti nell'atto impugnato sono numerosi e non tutti citati 

dal ricorrente. Certi sono stati imposti direttamente dal DATEC (oneri 

n. 2.1.1 – 2.1.4 del dispositivo della decisione impugnata), certi, sempre 

imposti dal DATEC provengono dall'elenco delle misure integrate previste 

dalla documentazione relativa alla protezione dell'ambiente (oneri 

n. 2.3.1 – 2.3.7 del dispositivo della decisione impugnata ed estratto del 

RIA di cui all'allegato 2 annesso alla decisione impugnata) ed infine altri 

oneri sono stati imposti dal DATEC per motivi di sicurezza; tra quelli, gli 

oneri n. 2.2.2 – 2.2.4 del dispositivo della decisione impugnata, sono 

generali, mentre altri – che risultano essere parte integrante della decisio-

ne per il rinvio della cifra 2.2.1 del dispositivo – provengono dal parere 

della Divisione SI dell'UFAC, documento intitolato "Esame aeronautico 

della Divisione SI" (cfr. allegato 1 annesso alla decisione impugnata).  

Una lettura attenta degli oneri in questione non consente per niente, 

specialmente quando ci si riferisce alla scarsa motivazione del ricorrente, 

d'intravedere in ché il loro contenuto renderebbe la decisione illegale nel 

suo complesso.  

6.4 Circa la sicurezza delle manovre dei velivoli che non sarebbe 

garantita, lo scrivente Tribunale constata che gli oneri menzionati sotto le 

cifre 2.2.2 – 2.2.4 ed il parere della Divisione SI dell'UFAC vertono 

precisamente ad assicurare detta sicurezza, sia durante i lavori che dopo. 

Trattandosi di un'approvazione dei piani che deve poi consentire l'uso 

dell'installazione ai velivoli che operano a Lugano, non si capisce come 

l'autorità potrebbe meglio garantire la sicurezza che esaminando i piani 

ed il rapporto tecnico (tra altri documenti consultati da detta autorità 

specializzata) circa lo svolgimento dei lavori ed imporre certi oneri dopo 

avere confrontato questi documenti con le esigenze e le particolarità della 

circolazione e delle manovre dei velivoli. In altri termini, l'installazione non 

essendo realizzata, l'unico modo per garantire la sicurezza è di prevedere 

– in base alla documentazione esistente – dove e quali siano eventuali 

rischi e emanare delle raccomandazioni ed esigenze, le quali sono state 

imposte nella fattispecie mediante oneri. La decisione impugnata prevede 

inoltre che i lavori potranno cominciare soltanto quando l'UFAC avrà 

rilasciato il suo "nullaosta", permesso che verrà attribuito soltanto – 

perché è compito dell'UFAC nelle sue vesti di autorità di vigilanza 

(cfr. art. 3 LNA) – quando sarà sicuro che i lavori si svolgeranno in 

condizioni atte a garantire precisamente la sicurezza aerea durante 

A-6508/2012 

Pagina 17 

quella fase di cantiere. Orbene, certi oneri imposti con il parere 

summenzionato mirano precisamente questo scopo (cfr. ad esempio 

oneri n. 26 – 39 del citato allegato 1).  

Per quanto riguarda la fase operativa, vale lo stesso ragionamento di cui 

sopra: l'autorità specializzata competente ha esaminato tutti quegli aspetti 

tenendo conto delle particolarità e delle regole della navigazione aerea, 

formulando poi delle esigenze e raccomandazioni che sono state inte-

grate quali oneri nella decisione impugnata (ad esempio oneri n. 1 – 23 e 

oneri n. 40 segg. del citato allegato 1). Per quanto riguarda detti oneri, 

ancora una volta, l'UFAC, quale autorità di vigilanza, dovrà precisamente 

vegliare alla loro attuazione, mediante un nullaosta da darsi soltanto 

quando il collaudo sarà stato eseguito. 

Gli oneri in questione, che di certo concernano aspetti costruttivi al senso 

lato sono destinati ad assicurare la parte operativa dell'installazione e 

specialmente la sicurezza delle operazioni aeree.  

Questo gravame, che poggia su di un affermazione neanche dimostrata 

deve quindi essere respinto. 

6.5 Seconda critica del ricorrente circa l'atto impugnato, non si capirebbe 

dove avverrà il deposito del materiale di scavo o quello di materiale 

inquinato. Lo scrivente Tribunale constata che esiste nell'incarto un piano 

del 10 ottobre 2012, intitolato "prolungamento pista a Nord, concetto area 

di cantiere" (cfr. piano n. 6982/507/048 di cui al doc. 53g dell'incarto di 

prima istanza). Detto documento consente senz'altro di capire dove sia 

situata l'area di cantiere – ossia a nord della pista addossata alla recin-

zione dell'aeroporto – come l'area per il deposito di materiale di scavo, 

ossia sempre a nord della pista addossata, come l'altra, alla recinzione 

dell'aeroporto. Il piano in questione è pure completato dal RIA, che valuta 

gli aspetti del cantiere in particolare anche dei depositi di materiale, sia 

sotto l'aspetto della protezione delle acque (cfr. RIA di cui al doc. 17b 

dell'incarto di prima istanza, pagg. 23 e 26 seg.), sia sotto l'aspetto della 

protezione dei suoli o della prevenzione contro sostanze pericolose per 

l'ambiente (cfr. citato RIA pagg. 35, 39 – 43) o ancora sotto l'aspetto della 

protezione della natura (flora e fauna; cfr. citato RIA pag. 48).  

6.6 Per quanto riguarda le critiche mosse dal ricorrente con riferimento al 

cantiere e le risposte agli interrogativi ch'egli muove – e ci si può 

comunque anche chiedere se tale motivazione risponda veramente alle 

esigenze dell'art. 52 PA, in quanto non compete allo scrivente Tribunale 

A-6508/2012 

Pagina 18 

spiegare l'incarto al ricorrente – si deve constatare che il modo di smaltire 

i materiali di scavo e i vari rifiuti di cantiere sono descritti nel RIA e sono 

oggetto di varie misure integrate al progetto e che, come tali, sono quindi 

state approvate e da eseguire. L'atto impugnato contiene comunque 

ancora un onere supplementare proveniente dalle esigenze cantonali 

(cfr. onere n. 2.3.7 lett. b del dispositivo della decisione impugnata) circa 

la permeabilità del terreno dove verranno depositati vari materiali, 

esigendo poi che l'ubicazione del predetto deposito venga comunicato 

all'Ufficio cantonale industrie, sicurezza e protezione del suolo (UISPS) 

una settimana prima di depositarvi il materiale. Detta esigenza non 

significa in nessuna maniera che l'autorità d'approvazione non sapeva 

dove devono essere situati il cantiere e l'area di deposito, bensì che il 

luogo dovrà essere comunicato a detta autorità cantonale a modo che 

quest'ultima possa verificare il rispetto dell'esigenza formulata circa la 

permeabilità. Un onere come quello, quindi, garantisce precisamente una 

buona esecuzione dei lavori nel rispetto delle condizioni fissate (circa il 

ruolo di varie entità ed autorità nella fase d'esecuzione dei lavori, cfr. la 

già citata sentenza A-3713/2008 consid. 12 e segg.). 

Visto quanto precede, il gravame d'illiceità degli oneri – e quindi della 

decisione impugnata – è respinto. 

7.  

Il ricorrente invoca poi varie doglianze in rapporto al progetto stesso, 

segnatamente per quanto concerne la sua entità e la sua conformità al 

PSIA, alla concessione quadro, a quanto sarebbe stato deciso dal legisla-

tivo del Comune di Lugano e al principio di coordinamento. 

7.1 Ciò premesso, il ricorrente invoca innanzitutto che – a seguire la sua 

argomentazione – l'atto impugnato non definirebbe con chiarezza l'entità 

del progetto e segnatamente che il prolungamento in questione sarebbe 

più importante che i 70 metri lineari con sistemazione di un piazzale di 

manovra (turn pad). 

7.1.1 Come già precisato (cfr. consid. 3 in fine del presente giudizio), una 

decisione d'approvazione dei piani, approva – precisamente – dei piani i 

quali sono, con l'esame delle eventuali conseguenze del progetto sotto 

l'angolo della conformità alla legislazione pertinente, l'unico oggetto della 

decisione e quindi anche del ricorso. Visto l'obbligo di esaminare tutte le 

conseguenze di un progetto sotto vari aspetti (cfr. tra tanti, art. 27e OSIA), 

il controllo della conformità alla legislazione è già esteso, tenuto conto dei 

numerosi disposti legali che possono entrare in considerazione per 

A-6508/2012 

Pagina 19 

qualsiasi progetto. Nella fattispecie, si tratta quindi d'approvare – appro-

vazione che conferisce pure la licenza edilizia – dei piani anteriormente 

sottoposti all'inchiesta pubblica e di controllare se tutti i requisiti legali 

legati all'installazione in questione, anche sotto l'aspetto delle sue 

conseguenze sull'ambiente o la pianificazione territoriale, sono adempiuti. 

7.1.2 Di conseguenza, il primo gravame consistente nell'affermare che 

non si sa che cosa sia stato approvato non può essere accolto; i piani 

approvati sono nell'incarto e si capisce perfettamente – anche senza 

essere al beneficio di conoscenze specializzate – quale sia la modifica 

prevista: si tratta di prolungare la pista dell'aeroporto di Lugano demo-

lendo il piccolo piazzale esistente (turn pad attuale) al lato nord (e quindi 

lato Bioggio) per farne uno più largo e più lungo che consenta agli aerei di 

girare più facilmente e pure di prolungare la distanza d'atterraggio degli 

aerei che provengono dal sud, la quale, notoriamente, è corta (cfr. piano 

n. 6982/507/022c di cui al doc. 53b dell'incarto di prima istanza). Il turn 

pad è integrato nella nozione di pista e non è un'installazione che 

verrebbe aggiunta a fine pista. 

7.1.3 Precisato questo, e a leggere il piano in questione, la lunghezza 

totale della superficie sottoposta ai lavori è effettivamente di 70 metri, 

piazzale compreso; circa la larghezza della superficie, il piazzale esisten-

te, largo circa 35 metri, viene sostituito – come menzionato – con uno 

nuovo, largo all'incirca 45 metri. Risulta pure dal piano che la lunghezza 

totale di 70 metri presenta una parte "nuova" ossia che eccede la fine del 

piazzale attuale; detta parte "nuova" si protrae su 45 metri lineari, 

considerato che il piazzale attuale ha già una lunghezza di 25 metri. 

Il progetto comprende pertanto effettivamente delle modifiche su di una 

distanza di 70 metri (nuovo turn pad compreso) a fine pista in direzione di 

Bioggio; visto quanto precede, l'estremo bordo della pista (e più preci-

samente del turn pad) è ravvicinato di 45 metri verso il territorio comunale 

e non di 70 metri. Il ravvicinamento suesposto – da capirsi in questa sede 

sotto l'angolo puramente geometrico dello spostamento dell'estremo 

bordo della struttura esistente rispetto allo spostamento della futura 

struttura – rappresenta meno della lunghezza di una piscina olimpica. 

Si desume invece dai piani che la pista – di cui la fine viene integrata nel 

nuovo turn pad – verrà effettivamente prolungata di 70 metri in quanto, 

con la demolizione del vecchio piazzale, il rivestimento verrà fatto nello 

stesso materiale della pista, la quale presenterà inoltre le lievi declività 

A-6508/2012 

Pagina 20 

caratteristiche di una pista, e questo fino al limite del turn pad (cfr. piano 

summenzionato di cui al doc. 53b dell'incarto di prima istanza). 

7.2 Posto questo, il ricorrente contesta pure – se pur in modo un po' 

confuso – la constatazione dei fatti circa il punto d'emissione preso in 

considerazione per il calcolo del rumore, in particolar modo la valutazione 

delle distanze, sostenendo che il progetto implicherebbe un ravvicina-

mento ben superiore a 16 metri verso il territorio comunale e che la 

modifica della pista implicherebbe l'aumento di 70 metri della distanza 

utile per le operazioni di decollo e d'atterraggio. In effetti, nell'ambito della 

valutazione dell'opposizione e più particolarmente della necessità di 

posare una parete antirumore richiesta dal ricorrente, l'autorità di prima 

istanza, basandosi sul RIA allestito, avrebbe considerato, a torto, che il 

prolungamento in oggetto provocava un ravvicinamento del punto 

d'emissione del rumore di 16 metri (verso Bioggio; cfr. pure RIA pag. 18, 

sia nella versione del mese di ottobre 2011 che nella versione di marzo 

2012, di cui ai docc. 1r e 17b dell'incarto di prima istanza). A suo parere, 

vista l'ampiezza del prolungamento – 70 metri verso Bioggio – non 

sarebbe possibile che il punto d'emissione del rumore sia ravvicinato di 

soltanto 16 metri; di conseguenza, le conclusioni tratte dall'autorità di 

prima istanza circa la necessità di allestire un RIA, la conformità alla 

legislazione in materia di protezione contro il rumore ed il rifiuto di 

provvedimenti tale la parete antirumore, sono errate e violano quindi la 

legge (gravami, quelli, che verranno esaminati qui di seguito, consid. 8 

del presente giudizio). 

Lo scrivente Tribunale non condivide questo punto di vista. In effetti, a 

guardare bene i piani, ed in particolare già quello succitato (cfr. con-

sid. 7.1.2 del presente giudizio), ma sopratutto quelli che rappresentano 

meglio le manovre degli aerei sul turn pad (cfr. doc. 14b dell'incarto di 

prima istanza), si constata che le manovre di giro dei velivoli prendono 

una buona parte del piazzale. Nella situazione attuale, gli aerei girano sul 

piazzale lungo di 25 metri e vengono a posizionarsi proprio all'inizio della 

pista esistente per iniziare le manovre di decollo. Nel futuro, invece, e 

viste le modifiche del rivestimento della pista fino al limite del turn pad, 

l'aereo potrà posizionarsi su di una linea che verrà fissata leggermente 

oltre l'attuale in direzione di Bioggio. Il piano succitato che riporta un 

aereo Saab 2000 in manovra di giro mostra con chiarezza che l'aereo 

non andrà a posizionarsi alla fine del turn pad, bensì dopo avere percorso 

quasi tre quarti della lunghezza del turn pad, ossia circa 43 metri, in 

direzione sud. Nella misura in cui il punto d'emissione di un aereo è 

forzatamente situato dove si trovano i motori (che sia a eliche o a turbina) 

A-6508/2012 

Pagina 21 

e tenendo conto del fatto che detti motori sono situati alla metà della 

lunghezza dell'aereo, la distanza di 16 metri per la determinazione del 

punto d'emissione del rumore appare corretta. Questo gravame deve 

quindi essere respinto. 

7.3 Il ricorrente produce poi vari documenti provenienti dal Comune di 

Lugano (proprietario della società LUGANO AIRPORT SA che gestisce 

l'installazione) degli anni 2008 e 2009 riguardanti lo stanziamento di 

crediti da parte del suo legislativo, da dove si dovrebbe desumere che la 

controparte avrebbe in realtà l'intenzione di prolungare la pista in maniera 

molto più importante, addirittura fino a raggiungere una lunghezza di 

1'600 metri lineari al posto dei 1'350 metri attuali. Il progetto attuale 

costituirebbe quindi una "prima tappa" di un progetto molto più ampio e la 

legge sarebbe stata violata perché si tratterebbe di una realizzazione a 

tappe non conforme al PSIA, che non consentirebbe un "coordinamento e 

impedirebbe una valutazione globale dell'intervento". Egli ritiene inoltre 

che i principi di coordinamento sarebbero stati violati: l'intervento in 

oggetto – essendo parte dell'ampliamento complessivo di circa 

1600 metri lineari previsto nel PSIA – richiedeva infatti il coordinamento. A 

suo avviso, infine, nella misura in cui il legislativo del Comune di Lugano 

avrebbe votato dei crediti per interventi di maggiore importanza e qualora 

lo scrivente Tribunale verrebbe a confermare che l'entità del progetto è 

inferiore a quanto prospettato da quest'ultimo – visti i crediti votati – allora 

quest'ultimo dovrebbe chiedersi se non sia necessario annullare le 

decisioni comunali sui crediti.  

7.3.1 Al riguardo, si ribadisce nuovamente che, oggetto della decisione 

sono precisamente i piani presentati ed esposti pubblicamente; solo 

questi devono essere esaminati, anche se detto esame comporta, come 

pure già ricordato, l'esame di tutte le conseguenze possibili del progetto 

(cfr. consid. 3 del presente giudizio).  

7.3.2 I piani – ed il ricorrente non lo pretende – non raffigurano in 

nessuna maniera un prolungamento a 1'600 metri, bensì interventi su di 

una distanza di 70 metri all'estremità nord della pista esistente, la quale 

ha attualmente una lunghezza totale di 1'350 metri. A suo avviso, per 

altro, il prolungamento a 1'600 metri implicherebbe delle modifiche molto 

più importanti dell'impianto, modifiche che dovrebbero avvenire all'estre-

mità sud della pista e che richiederebbero tra l'altro l'interramento di una 

strada cantonale. Come lo ricorda giustamente lo stesso ricorrente, il 

PSIA fa riferimento allo scopo dell'esercente di prolungare la pista sia 

verso nord che verso sud fino da raggiungere la lunghezza di 1'600 metri; 

A-6508/2012 

Pagina 22 

nel PSIA viene pure menzionato che detto intervento non è ancora stato 

coordinato. 

Il ricorrente, invece sottace che il PSIA menziona che all'estremità nord, 

una "piccola parte dell'ampliamento può essere realizzata all'interno del 

perimetro esistente". Il perimetro esistente dell'aeroporto, com'è stato 

definito nella decisione della concessione quadro del 16 settembre 1996, 

lui, invece, è stato oggetto di una coordinazione (cfr. PSIA, stato 

18 agosto 2004, parte IIIC/ 3
a
 serie delle "Schede di coordinamento", 

pag. 2 [allegato 4 prodotto dal DATEC]). Orbene, lo stesso PSIA precisa 

che "prima che si possa allungare la pista al di fuori del perimetro, il 

progetto deve essere coordinato e la scheda di coordinamento deve 

essere adattata di conseguenza" (cfr. citato PSIA, pag. 5); a contrario, ciò 

che rientra nel perimetro non esige pertanto tale coordinamento. 

7.3.3 Stando ai soli fatti, quindi, risulta – come sottolineato dal ricorrente 

stesso – che un prolungamento della pista fino ai 1'600 metri non sarebbe 

possibile all'ora attuale, anche se ci si dovrebbe in ogni caso riservare 

un'eventuale procedura di coordinamento che potrebbe essere condotta 

contemporaneamente all'eventuale procedura d'approvazione dei piani di 

tale prolungamento (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale A-

2081/2006 del 17 dicembre 2007 consid. 6.2 e segg., confermata con 

sentenza del Tribunale federale 1C_52/2008 del 2 giugno 2008). Nella 

fattispecie, però, il prolungamento a 1'600 metri non è oggetto della 

presente procedura. La documentazione fornita dal ricorrente non cambia 

assolutamente nulla a questo dato di fatto. Che il Comune di Lugano 

abbia votato un credito volto ad un ampliamento più ampio di quello in 

oggetto e allo scopo di permettere l'aumento del traffico e una modifica 

del parco velivoli che potrà fare capo allo scalo – non essendo oggetto 

della presente procedura – non è pertanto qui rilevante. In concreto, 

all'ora attuale un tale aumento del traffico non entra in linea di conto, 

tant'è che il progetto non ne parla. 

7.3.4 Per quanto concerne il quesito del ricorrente, ossia se lo scrivente 

Tribunale non dovrebbe – per rispetto della democrazia – annullare le 

decisioni del Comune di Lugano riguardanti i crediti stanziati nell'ipotesi 

fosse confermato che il progetto qui in oggetto non è un prolungamento a 

1'600 metri, la risposta è chiaramente negativa. Il ricorrente, che è 

rappresentato da un avvocato, non può ignorare che lo scrivente 

Tribunale non dispone della competenza circa decisioni comunali 

riguardanti crediti votati in vista di ulteriori progetti, che, nonostante 

quanto da lui invocato, non decidono precisamente niente per quanto 

A-6508/2012 

Pagina 23 

attiene alla realizzazione di simili progetti, quali sono dell'unica 

competenza federale. Non si vede dunque per quale motivo il DATEC, 

l'UFAC o l'UFAM – e conseguentemente, anche lo scrivente Tribunale – 

avrebbero dovuto basarsi sui documenti del Comune, che di fatto non 

dispone della competenza decisionale per quanto attiene all'approvazione 

dei piani di un aerodromo regionale, non essendo un'autorità federale, 

per sancire se l'intervento in oggetto andava approvato o meno. 

7.3.5 Stando al PSIA, invece, anche se detto PSIA non "decide" dei 

progetti (cfr. sentenza 1C_52/2008 succitata consid. 4.1 con rinvii), esso 

è comunque vincolante per le autorità, tra le quali lo scrivente Tribunale. 

In questo ambito, e stando al prolungamento qui litigioso, si deve 

constatare – come già accennato poc'anzi (consid. 7.3.2 del presente 

giudizio) – che lo stesso rimane contenuto nel perimetro dell'aeroporto, 

perimetro che è stato oggetto di una coordinazione. Il presente progetto, 

quindi è perfettamente conforme al PSIA. In tal senso, non si intravvede 

alcuna violazione né del PSIA, né della concessione quadro del 1996. 

7.3.6 Per quanto riguarda infine, il gravame, comunque poco sostanziato 

– se si fa astrazione dell'argomentazione sull'adozione di crediti dal 

Comune di Lugano, che comunque non è l'autorità decisionale ai sensi di 

legge per quanto riguarda la legislazione qui applicabile (LPAmb, LNA, 

OSIA, ecc.) – secondo il quale il progetto qui in oggetto violerebbe, quale 

premessa al famoso prolungamento ai 1'600 metri, l'obbligo di coordina-

zione delle procedure, lo scrivente Tribunale non può fare a meno di 

constatare come tale censura sia infondata. Se è vero che un eventuale 

prolungamento di 1'600 metri della pista necessiterà di un coordinamento, 

quello in oggetto – inserendosi nel perimetro già esistente e già 

coordinato – non lo richiede. Orbene, né la concessione quadro, né lo 

stesso PSIA comandano che l'ampliamento auspicato di 1'600 metri 

intervenga in una sola volta. Che quello in oggetto, si ricorda di soli 

70 metri e implicante delle modifiche minime, intervenga prima di un 

ulteriore ampliamento sostanziale – lui implicante il coordinamento – non 

risulta per nulla contrario al PSIA o qualsiasi voglia legge. Le censure del 

ricorrente sono pertanto infondate. 

8.  

In seguito, il ricorrente invoca tutta una serie di violazioni della legisla-

zione applicabile in materia di protezione dell'ambiente, segnatamente in 

materia di inquinamento fonico in rapporto alla necessità di allestire un 

esame di impatto ambientale e di prendere le misure necessarie per far 

fronte alle immissioni foniche.  

A-6508/2012 

Pagina 24 

8.1 Il ricorrente ritiene innanzitutto che il progetto in oggetto avrà delle 

forti ripercussioni per quanto concerne le immissioni foniche e atmosfe-

riche. A suo avviso, la presente procedura sarebbe sottoposta all'esame 

d'impatto ambientale, trattandosi di una modifica sostanziale ai sensi 

dell'art. 2 cpv. 1 OEIA, motivo per cui era richiesto un RIA, che in 

concreto difetta. A suo avviso, è dunque a torto che sarebbe stata 

effettuata un'indagine preliminare ai sensi dell'art. 8a OEIA, anziché un 

RIA, e per di più su dei falsi presupposti, difettando la valutazione degli 

aspetti ambientali della modifica (immissioni foniche, inquinamento 

atmosferico e vibrazioni). Il ricorrente critica in particolare il mancato 

esame delle immissioni foniche, in quanto il RIA – che si baserebbe su un 

accertamento inesatto e errato dei fatti – non esporrebbe un solo dato, 

come neppure i calcoli, comprovanti che la modifica sarebbe ininfluente 

così come sostenuto nella decisione impugnata.  

8.1.1 Giusta l'art. 10a LPAmb, prima di prendere decisioni in materia di 

pianificazione, costruzione o trasformazione di impianti, l'autorità ne 

esamina il più presto possibile la compatibilità con le esigenze ecologiche 

(cpv. 1). Sottostanno all'esame dell'impatto ambientale gli impianti che 

possono gravare notevolmente sull'ambiente al punto di rendere 

presumibilmente necessaria l'adozione di misure specifiche al progetto o 

all'ubicazione al fine di garantire l'osservanza delle prescrizioni sulla 

protezione dell'ambiente (cpv. 2). In applicazione dell'art. 10a cpv. 3 

LPAmb, il Consiglio federale ha sancito all'art. 2 OEIA che la modifi-

cazione di un impianto esistente che figura nell'allegato è sottoposta 

all'esame dell'impatto ambientale se (lett. a) la stessa concerne 

trasformazioni, ingrandimenti o cambiamenti d'esercizio sostanziali e 

(lett. b) occorre decidere sulla modificazione in una procedura che 

sarebbe decisiva per l'esame di un nuovo impianto (art. 5 OEIA). 

Secondo costante giurisprudenza, determinante per qualificare una 

modifica come sostanziale ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 lett. a OEIA, è sapere 

se la stessa può comportare un notevole cambiamento dell'impatto 

sull'ambiente. Ciò è il caso allorquando la modifica implica un aumento 

consistente delle ripercussioni ambientali già esistenti o la creazione di 

nuove, rispettivamente supplementari, consistenti ripercussioni ambientali 

(cfr. DTF 133 II 181 consid. 6.2; ALAIN GRIFFEL/HERIBERT RAUSCH, 

Kommentar zum Umweltschutzgesetz, Ergänzungsband zur 2. Auflage, 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2011, n. 32 ad art. 10a LPAmb con rinvii). 

8.1.2 In concreto, l'aeroporto regionale di Agno-Lugano figura tra gli 

impianti dell'allegato 1 dell'OEIA, per i quali è richiesto un esame 

dell'impatto sull'ambiente allorquando le condizioni dell'art. 2 cpv. 1 OEIA 

A-6508/2012 

Pagina 25 

risultano adempiute. Lo stesso è peraltro un impianto fisso ai sensi 

dell'art. 8 dell'Ordinanza del 15 dicembre 1986 contro l'inquinamento 

fonico (OIF, RS 814.41). Nel caso in esame, la modifica del predetto 

impianto implica un allungamento di 70 m della pista, con creazione di un 

turn pad per agevolare le manovre dei velivoli, utilizzando una parte del 

piazzale esistente all'interno del perimetro ben definito dal PSIA. Non 

avendo alcuna ripercussione sull'esercizio di volo, essa non necessita di 

una modifica dell'attuale regolamento di esercizio. Da un esame degli atti 

dell'incarto – in particolar modo del RIA (cfr. doc. 17b dell'incarto di prima 

istanza) – le conseguenze di tale modifica appaiono assai contenute, 

tant'è che lo scrivente Tribunale non intravvede quali possano essere le 

ripercussioni ambientali consistenti invocate dal ricorrente (rumore, 

vibrazioni, inquinamento atmosferico, ecc.), peraltro neppure sostanziate. 

Di fatto, tale modifica non può essere qualificata di sostanziale: un esame 

dell'impatto sull'ambiente non era pertanto, di principio, richiesto. Tale 

evenienza è stata giustamente rilevata a più riprese dall'UFAC 

(cfr. docc. 13 e 19 dell'incarto di prima istanza), dall'UFAM (cfr. doc. 4 

dell'incarto di prima istanza) e dal DATEC (cfr. decisione impugnata, 

pag. 4). Peraltro, contrariamente a quanto indica il ricorrente, un RIA non 

serve alle parti per capire la portata dei piani del progetto – per quello 

basta consultare i relativi piani – bensì all'autorità d'approvazione per 

valutare se il progetto stesso è conforme alle esigenze ambientali e se lo 

stesso necessita dei provvedimenti e quali. 

8.1.3 A prescindere da quanto precede, va qui rilevato che in concreto è 

comunque stato allestito un RIA nella forma prevista dall'art. 8a OEIA, il 

quale adempie i requisiti ivi elencati. In effetti, come prescritto dall'art. 8a 

OEIA, gli effetti del progetto sull'ambiente e le misure di protezione 

ambientale sono stati accertati nella misura necessaria ed esposti in 

modo completo, motivo per cui l'indagine preliminare è risultata sufficiente 

e tale da essere equiparata ad un rapporto. Non si vede peraltro per 

quale motivo l'art. 8a OEIA non dovrebbe trovare qui applicazione, non 

trattandosi – come visto – di una modifica sostanziale di un impianto 

esistente e neppure di un progetto a tal punto complicato, da dover 

richiedere degli ulteriori accertamenti, e ciò, anche dal punto di vista 

dell'inquinamento fonico. Al riguardo, si noti ancora come l'UFAM – quale 

autorità specializzata – non abbia minimamente contestato né la validità, 

né la completezza di tale RIA (cfr. doc. 39 dell'incarto di prima istanza). 

Che poi agli atti figuri una prima versione del RIA ove erano stati rilevate 

delle ripercussioni sull'inquinamento fonico, poi modificata su indicazione 

dell'UFAC nella versione definitiva del marzo 2012, non significa che "la 

decisione sia di carattere politico", come sembra far intendere il ricorren-

A-6508/2012 

Pagina 26 

te. Semplicemente, l'UFAC – quale autorità specializzata e di controllo – 

ha rilevato la presenza di errori di valutazione nella prima versione, ciò 

che ha implicato la sua rielaborazione da parte della società EcoControl 

SA. L'UFAC e l'UFAM, essendo due autorità specializzate situate sullo 

stello livello in senno al DATEC, non si vede poi in ché l'una avrebbe 

potuto sottacere all'altra dei documenti rilevanti, portandola a considerare 

erroneamente le circostanze. Tale censura è priva di fondamento. 

8.1.4 Orbene, non va dimenticato che la valutazione di un RIA è una 

questione che implica degli aspetti tecnici per i quali sono richieste le 

necessarie conoscenze specifiche. In tale ambito, lo scrivente Tribunale 

deve esercitare il proprio potere di apprezzamento con un certo riserbo. 

Di conseguenza, interviene soltanto laddove gli apprezzamenti forniti 

dall'autorità specializzata si fondano su delle constatazioni di fatto 

manifestamente inesatte o comportano degli elementi manifestamente 

erronei (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3713/2008 

del 15 giugno 2011 consid. 17.3.1). Non essendo qui il caso, lo scrivente 

Tribunale non si scosta da quanto constatato nel RIA (versione marzo 

2012) e avvallato dalle autorità specializzate (UFAM e UFAC). 

8.2 Il ricorrente critica poi il mancato esame delle immissioni foniche, in 

quanto il RIA – che si baserebbe su un accertamento inesatto e errato dei 

fatti – non esporrebbe un solo dato, come neppure i calcoli, comprovanti 

che la modifica sarebbe ininfluente così come sostenuto nella decisione 

impugnata. Essendo praticamente certo che le immissioni foniche 

saranno percettibilmente più elevate, almeno nel comprensorio edificabile 

vicino all'estremità nord della pista prolungata le immissioni aumenteran-

no verosimilmente di almeno 1dB(A) e saranno quindi percettibili, egli 

ritiene che vada applicato l'art. 8 cpv. 2 OIF, completamente ignorato 

dall'autorità inferiore. Secondo il principio di prevenzione prescritto 

dall'art. 11 LPAmb e ripreso dall'art. 8 cpv. 1 OIF, le immissioni foniche 

dell'intero impianto andrebbero almeno limitate in modo tale da non 

superare i valori limite di emissione. Come risulterebbe dal RIA, sarebbe 

infatti necessario realizzare una parete fonica di dimensioni di 20 m x 

3 m, ubicata in corrispondenza dell'accesso sul lato di Bioggio, di cui 

postula nuovamente la realizzazione. 

8.2.1 Giusta l'art. 11 LPAmb, gli inquinamenti atmosferici, il rumore, le 

vibrazioni e le radiazioni sono limitati da misure applicate alla fonte 

(limitazione delle emissioni; cpv. 1). Indipendentemente dal carico 

inquinante esistente, le emissioni, nell'ambito della prevenzione, devono 

essere limitate nella misura massima consentita dal progresso tecnico, 

A-6508/2012 

Pagina 27 

dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità economiche (cpv. 2). Le 

limitazioni delle emissioni sono inasprite se è certo o probabile che gli 

effetti, tenuto conto del carico inquinante esistente, divengano dannosi o 

molesti (cpv. 3). Per quanto concerne l'inquinamento fonico, l'art. 8 OIF 

prevede che se un impianto fisso già esistente viene modificato, le 

emissioni foniche delle parti d'impianto nuove o modificate devono essere 

limitate secondo le disposizioni dell'autorità esecutiva nella maggior 

misura possibile dal punto di vista tecnico e dell'esercizio e sopportabile 

sotto il profilo economico (cpv. 1). Se un impianto è modificato 

sostanzialmente, le emissioni foniche dell'intero impianto devono essere 

almeno limitate in modo tale da non superare i valori limite d'immissione 

(cpv. 2). Le trasformazioni, gli ingrandimenti e i cambiamenti dell'esercizio 

causati dal titolare dell'impianto sono considerati come modificazione 

sostanziale di un impianto fisso, se c'è da aspettarsi che l'impianto stesso 

o la maggiore sollecitazione degli impianti per il traffico esistenti provochi 

immissioni foniche percettibilmente più elevate (cpv. 3). 

8.2.2 Ciò precisato, da un esame di detto RIA, nella sua versione di 

marzo 2012, emerge chiaramente che l'allungamento della pista non avrà 

alcun influsso sul volume e sulla tipologia del traffico aereo in 

circolazione, come neppure sul traffico veicolare. Data l'esigua distanza 

supplementare da percorrere ed i fattori di emissione nettamente inferiori 

della fase di spostamento e manovra sulla pista rispetto a quelli di decol-

lo, l'incremento delle emissioni atmosferiche legate al progetto in fase di 

esercizio è stato considerato contenuto (cfr. doc. 17b dell'incarto di prima 

istanza, pag. 17). Tale accertamento, peraltro confermato dall'UFAM 

(cfr. doc. 39 dell'incarto di prima istanza), pare corretto, tant'è che il 

ricorrente non apporta degli elementi tali da mettere in dubbio lo stesso. 

8.2.3 Per quanto attiene in particolare all'inquinamento fonico, va rilevato 

che la modifica in esame non costituisce neppure una modifica 

sostanziale ai sensi dell'art. 8 cpv. 2 e 3 OEIA, non essendo intravvedibile 

in che maniera l'impianto stesso potrebbe provocare delle immissioni 

foniche percettibilmente più elevate di quelle attuali, tant'è che il progetto 

non prevede alcun maggior sfruttamento dello stesso, dovendosi confor-

mare alle condizioni della concessione quadro rilasciata nel 1996. Nel 

predetto RIA viene infatti precisato che "(…) l'allungamento della pista di 

70 metri non incide sulla modifica dei circuiti di volo, che restano in effetti 

invariati, pertanto anche le curve di rumore prodotte dal movimento dei 

velivoli sui circuiti non vengono modificate e restano valide quelle in 

vigore attualmente. Parimenti anche lo spostamento del punto di 

emissione acustica (fase di rullaggio e partenza dei velivoli) di ca. 16 m a 

A-6508/2012 

Pagina 28 

nord rispetto alla situazione iniziale lungo l'asse della pista a livello del 

suolo (…) può essere considerato ininfluente per quanto attiene le 

immissioni foniche. Anche considerato l'allegato 5 OIF in vigore ed il 

numero massimo di movimenti permessi dalla Concessione federale 

(38'000/anno) lo spostamento di 16 metri rappresenta una conseguenza 

oggettivamente trascurabile sulle immissioni foniche e relativo corsetto 

del rumore (…)" (cfr. il citato doc. 17b, pag. 17). Tali conclusioni risultano 

peraltro dalle prese di posizione dell'UFAC (cfr. docc. 30 e 31 dell'incarto 

di prima istanza). Quanto precede, non fa che rafforzare la convinzione 

dello scrivente Tribunale in merito alla mancanza della necessità di 

approfondire ulteriormente la questione dell'impatto sull'ambiente, 

segnatamente per quanto concerne l'impatto fonico, così come sancito 

dalle autorità specialistiche. 

8.2.4 In particolare, le supposizioni del ricorrente in merito ad un aumento 

delle immissioni foniche di almeno 1dB non trovano riscontro negli atti 

dell'incarto, tant'è che lo stesso RIA neppure accenna ad un siffatto 

aumento. Al contrario il RIA, come visto (cfr. consid. 8.2.3 che precede), 

esclude che vi sia un aumento significativo delle immissioni foniche, tant'è 

che si è omesso di effettuare una valutazione dell'impatto fonico in fase di 

esercizio (cfr. citato doc. 17b, pag. 17 segg. e pag. 22).  

8.2.5 Circa la parete fonica citata a pag. 50 del RIA, così come spiegato 

dal DATEC, si tratta di un errore di redazione da parte della EcoControl 

SA presente nella prima versione del RIA (cfr. doc. 1r dell'incarto di prima 

istanza), che per una svista è sfuggito alla revisione e appare, a torto, 

nell'ultima versione del mese di marzo 2012 (cfr. docc. 17b, 24a e 24b 

dell'incarto di prima istanza). Invero, alcuna misura viene auspicata nel 

RIA per quanto attiene alle immissioni foniche. Le motivazioni dell'autorità 

inferiore, escludenti la costruzione di una parete fonica, appaiono 

corrette, specialmente se si considera che di fatto non vi è alcuna 

modifica rilevante dell'impatto fonico. A titolo abbondanziale, si noti come 

l'Alta Corte abbia già avuto modo di precisare come la creazione di 

ostacoli sulla rotta di propagazione del rumore non entri in linea di conto 

per quanto attiene agli aerodromi, dal momento che "(…) il solo modo, 

per l'esercente di un aerodromo pubblico, di limitare efficacemente alla 

fonte il rumore del traffico aereo è di applicare prescrizioni sulle proce-

dure di avvicinamento e di decollo, sugli orari d'esercizio, sulle condizioni 

alle quali certi aeromobili particolarmente rumorosi sono autorizzati a 

servirsi dell'aeroporto, ecc. (…)" (cfr. DTF 125 II 643 consid. 15b). La 

richiesta del ricorrente e le sue generiche contestazioni, non essendo 

rilevanti, vanno qui entrambe respinte. 

A-6508/2012 

Pagina 29 

8.3 Il ricorrente ritiene poi che la decisione impugnata farebbe astrazione 

del fatto che il carico inquinante attuale non sembrerebbe essere ben 

conosciuto, tant'è che la predetta decisione imporrebbe l'onere di fornire 

all'UFAC entro tre mesi i dati ai sensi dell'art. 37 cpv. 2 OIF (catasto dei 

rumori).  

8.3.1 Il catasto dei rumori è uno strumento di pianificazione istituito 

dall'OIF (cfr. DTAF 2011/19 consid. 55.3), destinato alle autorità di 

pianificazione e non già ai singoli privati. L'art. 37 cpv. 1 OIF, per quanto 

attiene agli aerodromi, impone all'autorità esecutiva di registrare in un 

catasto (catasto dei rumori) le immissioni foniche determinate secondo 

l'art. 36 OIF. A tenore dell'art. 37 cpv. 2 OIF, il catasto dei rumori indica il 

carico fonico determinato, i metodi di calcolo utilizzati, i dati iniziali per il 

calcolo del rumore, l'utilizzazione delle zone esposte al rumore secondo il 

relativo piano d'utilizzazione, i gradi di sensibilità assegnati, gli impianti e i 

loro proprietari, il numero delle persone esposte ad immissioni foniche 

superiori ai valori limite d'esposizione al rumore. Lo stesso va considerato 

come un inventario, di cui le autorità di pianificazione devono tenere 

conto, ma non comporta alcun effetto giuridico determinante per i 

proprietari fondiari (cfr. DTF 130 II 394 consid. 7.4 con rinvii; DTAF 

2011/19 consid. 55.3 con rinvii). In altre parole, il catasto del rumore serve 

innanzitutto alle autorità di pianificazione – segnatamente locali – per 

determinare ad esempio se sia possibile definire nuove zone edificabili o 

meno; il catasto del rumore, invece, non serve in nessun caso a valutare 

l'impatto futuro di una costruzione o modifica di un impianto esistente. Per 

valutare la conformità alla legge di questo tipo d'intervento, si deve 

procedere, come nel caso in oggetto (cfr. prec. considd. 8.1 e 8.2), a 

valutazioni basate sulle risultanze di studi d'impatto ambientale o studi 

preliminari e non su di un catasto che non fa che constatare quanto già 

esiste. 

8.3.2 Ciò precisato, se è vero che la decisione impugnata impone 

effettivamente l'onere di fornire i dati necessari all'allestimento del nuovo 

catasto dei rumori, ciò non significa ancora che il carico fonico attuale sia 

sconosciuto. Non va infatti dimenticato che all'ora attuale si dispone già 

del catasto di esposizione al rumore del settembre 1995 (previsione 

2005), approvato con la concessione quadro del 1996, sulla base del 

quale sono state calcolare le curve di esposizione al rumore. Peraltro, lo 

stesso RIA ha valutato l'entità del nuovo potenziale carico fonico, 

giungendo alla conclusione che la modifica in oggetto non comporterà un 

aumento considerevole delle immissioni foniche attuali, tant'è che la 

stessa non implica alcuna modifica del regolamento d'esercizio dell'aero-

A-6508/2012 

Pagina 30 

porto. L'autorità inferiore si è del resto sincerata in merito al carico fonico, 

basandosi non solo sul predetto RIA, ma anche su quanto indicatole sia 

dall'UFAC che dall'UFAM.  

Constatando che il catasto del rumore vigente è "vetusto" – risalendo al 

1995 – con decisione impugnata, l'autorità di prima istanza ha imposto 

che venga aggiornato questo strumento. Detta esigenza appare conforme 

alla legge, segnatamente all'art. 37 OIF. Ma vista la natura dello stru-

mento in questione (cfr. prec. consid. 8.3.1), l'esigenza summenzionata 

non mette in nessuna maniera in discussione la legalità del progetto qui 

querelato. Le censure relative al catasto del rumore vanno quindi 

respinte. 

8.4 Il ricorrente ritiene poi che, trattandosi di un impianto bisognoso di 

risanamento, come stabilito dal Tribunale federale, una sua modifica 

presupporrebbe il suo contemporaneo risanamento. Tornerebbe quindi 

applicabile l'art. 18 cpv. 1 LPAmb. Al riguardo, lo scrivente Tribunale rileva 

che, se è vero che giusta l'art. 18 cpv. 1 LPAmb, un impianto bisognoso di 

risanamento può essere trasformato o ampliato soltanto se viene 

contemporaneamente risanato, tale disposizione non implica tuttavia il 

risanamento simultaneo dell'impianto ogni qualvolta lo stessa venga 

modificato. Il risanamento simultaneo è infatti richiesto soltanto nella 

misura in cui si è in presenza di una modifica sostanziale (cfr. decisione 

del Dipartimento federale dei trasporti, delle comunicazioni e delle 

energie [DFTCE] dell'8 febbraio 1993, in: Giurisprudenza delle autorità 

amministrative della Confederazione [GAAC] 59.13 consid. 2 con rinvii; 

ANDRÉ SCHRADE/HEIDI WIESTNER, in: Kommentar zum Umweltschutz-

gesetz, marzo 2001, n. 18 ad art. 18 LPAmb). Ciò è segnatamente il caso 

allorquando la modifica implica un aumento sensibile delle immissioni 

foniche ai sensi dell'art. 8 cpv. 3 OIF (cfr. la citata decisione del DFTCE, 

consid. 2). Sennonché, come visto (cfr. considd. 8.1.2 e 8.2.3 del 

presente giudizio), in casu siamo in presenza di una modifica che non 

può essere qualificata di sostanziale ai sensi dell'art. 10a LPAmb o 

dell'art. 8 cpv. 2 OIF, e partendo dunque, neppure sotto l'ottica dell'art. 18 

cpv. 1 LPAmb, di modo che un tale risanamento congiunto non entra qui 

in linea di conto. È dunque a giusta ragione che l'autorità inferiore non ha 

imposto alla controparte un obbligo di risanamento simultaneo dell'aero-

porto in oggetto. Tale censura va dunque respinta. 

9.  

Il ricorrente invoca poi che secondo il Piano Direttore Cantonale del 2010, 

l'area del previsto allungamento (così come il perimetro aeroportuale) 

A-6508/2012 

Pagina 31 

sarebbe inserita in una zona di alluvionamento. Il RIA menzionerebbe 

questa circostanza, senza fornire maggiori informazioni. A suo avviso 

l'autorità inferiore sosterebbe che il problema non si pone, rispettivamente 

ne negherebbe i presupposti, con una motivazione incomprensibile. Per 

questi motivi, l'autorità inferiore avrebbe dovuto chinarsi sul problema e 

chiarirne le implicazioni. A tal proposito, non si può che constatare come 

si tratti di una semplice allegazione, neppure minimamente circostanziata, 

ragione per cui lo scrivente Tribunale non si attarderà ulteriormente al 

riguardo (cfr. consid. 2.2 del presente giudizio). Peraltro, da un'attenta 

rilettura sia del RIA che della decisione impugnata non si intravvede 

alcunché in merito all'asserito pericolo di alluvionamento, motivo per cui si 

deve desumere che in casu il problema non si pone dal punto di vista 

dell'impatto ambientale, così come del resto indicato dalla stessa autorità 

inferiore nella propria risposta. Tale censura va pertanto respinta. 

10.  

Da ultimo, il ricorrente, lamentando la mancata assunzione da parte dello 

scrivente Tribunale dei mezzi probatori da lui richiesti (perizia sulle immis-

sioni dell'impianto, sopralluogo, ecc.) e respinti con ordinanza 3 maggio 

2013, reputa tale decisione come lesiva dei suoi diritti procedurali, in 

quanto gli impedirebbe una valutazione corretta e completa della 

fattispecie. Al riguardo, lo scrivente Tribunale ricorda che lo stesso, 

procedendo ad un apprezzamento anticipato delle ulteriori prove 

richieste, può mettere fine all'istruttoria se è convinto che le stesse non 

potrebbero condurlo a modificare la sua opinione (cfr. sentenza del 

Tribunale amministrativo federale A-3440/2012 del 21 gennaio 2014 

consid. 4.1 con rinvii). In concreto, ove vi sono più autorità specializzate 

che hanno già provveduto a tutti gli accertamenti richiesti dalle circo-

stanze, lo scrivente Tribunale – che, si ricorda, deve esercitare il proprio 

potere d'apprezzamento con un certo riserbo (cfr. consid. 2.1 del presente 

giudizio) – ritiene l'incarto come sufficientemente completo, motivo per cui 

non è richiesto alcun complemento istruttorio (cfr. art. 12 PA a contrario e 

32 PA). La predetta censura è dunque priva di fondamento. 

11.  

Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto. In considerazione 

dell'esito della lite, giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese processuali 

andrebbero poste a carico del ricorrente (art. 1 segg. del Regolamento 

del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF; RS 173.320.2]). Tuttavia, 

nella misura in cui il ricorrente è un Comune, secondo l'art. 63 cpv. 2 PA 

che prevede che nessuna spesa processuale viene messa a carico di 

A-6508/2012 

Pagina 32 

autorità o enti autonomi quando la causa non concerne interessi 

pecuniari, nel caso concreto tali spese processuali non vengono qui pre-

levate. Al ricorrente non vengono neppure assegnate indennità di ripetibili 

(cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 3 TS-TAF). 

Ciò indicato, alla controparte – patrocinata da degli avvocati e parte 

vincente – si giustifica l'assegnazione di una indennità di ripetibili 

dell'importo di 2'000 franchi (cfr. art. 7 cpv. 1 TS-TAF). Tale importo è 

messo a carico del ricorrente.  

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Per quanto ricevibile, il ricorso è respinto. 

2.  

Non vengono prelevate spese processuali. 

3.  

Ad avvenuta crescita in giudicato del presente giudizio, il ricorrente 

verserà alla controparte l'importo di 2'000 franchi, a titolo di indennità di 

ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– controparte (atto giudiziario) 

– autorità inferiore (n. di rif. 31-06-7390; atto giudiziario) 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Sara Friedli 

 

A-6508/2012 

Pagina 33 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine 

di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 della 

legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. 

La decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i docu-

menti indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: