# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 60cb58a4-810a-53a0-a312-850215e1e408
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-08-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 27.08.1997 52.1997.189
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1997-189_1997-08-27.html

## Full Text

Incarto n.

  52.97.00189

   

  	
  Lugano

  27 agosto 1997

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  24 luglio 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________

  __________

  __________

  __________

  patrocinati
  da: __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 18 febbraio 1997, n. 624, del Consiglio di Stato che respinge
  l'impugnativa presentata dagli insorgenti avverso la risoluzione 12 febbraio
  1996 con cui la Sezione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni
  nega loro il rilascio di un permesso di dimora assicurato a __________,
  __________, __________ e __________, alias gli stessi ricorrenti;

  

 

 

viste le risposte:

-     7 maggio 1997 del Consiglio di
Stato;

-    26 giugno 1997 dell'Ufficio
federale degli stranieri;

 

 

richiamata
la sentenza 24 luglio 1997 del Tribunale federale in re de qua;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 3 agosto 1989 il
ricorrente __________, cittadino turco, nato il __________, si è presentato al
posto di frontiera di __________ con l'intenzione di entrare in Svizzera benché
privo di visto d'entrata. Era in possesso del passaporto TR-C n. __________ intestato
a suo nome e valido sino al 29 novembre 1989. Il giorno stesso è stato respinto
ed allontanato verso l'Austria, previo prelievo delle impronte digitali.

 

 

                                  B.   Due settimane più tardi, il
17 agosto 1989 il ricorrente è penetrato clandestinamente in Svizzera, dove ha
presentato una domanda d'asilo, dichiarando - contrariamente al vero - di
chiamarsi __________, come alla carta d'identità in suo possesso.

Già il 19 ottobre 1989 l'Ufficio centrale svizzero di polizia
ha segnalato all'Ufficio federale dei rifugiati (UFDR) che il richiedente
l'asilo in questione era in realtà il ricorrente __________.

 

 

                                  C.   Il 12 luglio 1990 sono
entrate in Svizzera la moglie e la figlia del ricorrente, entrambe sprovviste
di documenti di legittimazione, che hanno dichiarato di chiamarsi __________,
rispettivamente __________, nomi falsi, sotto i quali hanno immediatamente
presentato domanda d'asilo.

 

 

                                  D.   Con decisione 21 dicembre
1993 l'UFDR ha respinto le domande d'asilo, ritenendo insoddisfatte le
condizioni richieste per l'ottenimento dello statuto di rifugiati. 

La decisione evidenziava fra l'altro i dubbi sull'effettiva
identità dei richiedenti l'asilo, tant'è che il cognome __________ era accompagnato
dal predicato alias __________.

Contro questa decisione __________ è insorto con i famigliari
davanti alla Commissione di ricorso in materia di asilo (CRA), ribadendo di
chiamarsi __________ e rimproverando all'autorità di prima istanza di avergli
negato il diritto di prendere visione degli atti che avrebbero comprovato l'uso
di false generalità.

 

 

                                  E.   Il 15 marzo 1995 la Sezione
degli stranieri (SS) del Dipartimento delle istituzioni ha comunicato alla CRA
che, riservata l'approvazione dell'autorità federale, dava parere favorevole
circa il rilascio alla famiglia __________, di un permesso di dimora ai sensi
dell'art. 13 lett. f dell'ordinanza che limita l'effettivo degli stranieri del
6 ottobre 1993 (OLS; RS 823.21). La decisione richiamava l’art. 17 della LF
sull’asilo (LA, RS 142.31), che abilita l'autorità cantonale a rilasciare
permessi di soggiorno di polizia a richiedenti l’asilo che hanno inoltrato la
domanda da più di quattro anni.

Il 25 luglio 1995 l'UFDS ha preavvisato favorevolmente il
rilascio di tale permesso. Preso atto che la SS era disposta a rilasciare un
permesso fondato sulle norme suddette, il 21 agosto 1995 la CRA ha dal canto
suo invitato il ricorrente ed i suoi congiunti a ritirare il ricorso inoltrato
contro la decisione negativa dell'UFR. Il 28 dello stesso mese i ricorrenti
hanno dato seguito all'invito. 

Sempre sotto le mentite spoglie di __________, il 13 novembre
1995 il ricorrente __________ ha inoltrato formale richiesta di rilascio del
permesso di dimora assicuratogli dalla SS. Il 1° dicembre seguente ha
ripresentato la richiesta, per sé, per la moglie, per la figlia e per il figlio
__________ nato nel frattempo (__________), allegando una fotocopia dei
passaporti ed uno scritto in cui rivelava per la prima volta la sua vera
identità.

 

 

                                  F.   Con decisione 12 febbraio
1996 la SS ha respinto la domanda di rilascio del permesso di dimora,
richiamandosi all'art. 9 cpv. 2 LDDS, che consente all'autorità di revocare un
permesso quando lo straniero l'abbia ottenuto dando indicazioni false o tacendo
scientemente fatti di importanza essenziale.

 

 

                                  G.   Con giudizio 10 febbraio
1997 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo
l'impugnativa contro di esso presentata da __________ e dai suoi familiari.

In sostanza, il Governo ha condiviso la tesi della SS,
ritenendo giustificato il rifiuto del permesso assicurato sulla base di indicazioni
inveritiere.

 

 

                                  H.   Contro il predetto giudizio
i soccombenti si sono aggravati davanti al Tribunale federale, chiedendone
l'annullamento e postulando il rilascio del permesso rifiutato a dispetto
dell'assicurazione data loro dall’autorità cantonale.

Rievocati i fatti salienti, gli insorgenti sottolineano come
la loro vera identità fosse nota alle autorità di polizia degli stranieri sin
dal lontano 1989. Osservano poi di non aver sollecitato il rilascio di un permesso
di dimora fondato sull'art. 13 lett. f OLS e di aver ritirato il ricorso
presentato alla CRA, confidando nell'assicurazione ricevuta. Ammettono di aver
fornito false indicazioni, ma reputano che nelle circostanze concrete
l'autorità sia comunque tenuta a rispettare la parola data.

 

 

                                    I.   All'accoglimento del
ricorso si è opposto il Consiglio di Stato, ponendo in evidenza la mala fede
dei ricorrenti.

Ad identica conclusione è pervenuto l'UFDS con argomenti che
verranno semmai ripresi più avanti.

 

 

                                  K.   Preso atto dell'entrata in
vigore dell'art. 1 della Legge transitoria d'applicazione dell'art. 98 a OG del
12 marzo 1997, che attribuisce al Tribunale cantonale amministrativo competenze
giurisdizionali in materia di stranieri, con sentenza 24 luglio 1997 il Tribunale
federale ha trasmesso l'impugnativa a questo tribunale per l'emanazione del
giudizio.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   In merito all'ammissibilità
del ricorso in esame si rinvia per brevità alle considerazioni sviluppate dal
Tribunale federale con la sentenza 24 luglio 1997.

Data la natura delle questioni poste a giudizio,
l'impugnativa può essere evasa sulla base degli atti, senza istruttoria (art.
18 PAmm).

 

 

                                   2.   Ai fini del giudizio,
occorre anzitutto considerare che con atto del 15 marzo 1995, reso di sua
iniziativa, la SS si è dichiarata disposta a rilasciare ai ricorrenti un permesso
di dimora annuale fondato sull'art. 13 lett. f OLS. Prevalendosi di questa assicurazione,
conseguita sotto mentite spoglie ed avallata dall'autorità federale, i ricorrenti
chiedono all'amministrazione di onorare l'impegno assunto. Quest'ultima si
rifiuta di darvi seguito, rimproverando ai ricorrenti di averle fornito false
generalità.

Ora, è pacifico che il rifiuto di concedere il permesso di
dimora malgrado l'assicurazione data equivale ad una revoca implicita
dell'impegno assunto dall'amministrazione.

Altrettanto pacifico ed incontestabile è che una simile
revoca si giustifica soltanto se sono dati i presupposti di legge per la revoca
del permesso stesso (DTF 102 I b 97). Si tratta quindi di verificare se nel
caso in esame siano dati tali presupposti.

 

 

                                   3.   Giusta l'art. 9 cpv. 2
lett. a LDDS (RS 142.20), il permesso di dimora può essere revocato quando lo
straniero l'abbia ottenuto dando indicazioni false o sottacendo scientemente
dei fatti d'importanza essenziale.

Affinché possano dar luogo a revoca, le indicazioni false o
la dissimulazione intenzionale di fatti d'importanza essenziale devono essere
costitutive d'inganno. Non ogni menzogna per commissione od omissione
giustifica la revoca. Costituiscono motivo di revoca soltanto le falsità che
direttamente od indirettamente inducono l'autorità a rilasciare il permesso.
Fra la menzogna ed il rilascio del permesso deve insomma sussistere un nesso di
causalità adeguato.

Essendo rimessa all'apprezzamento dell'autorità (DTF 112 I b
473 seg), la revoca del permesso conseguito mediante inganno deve inoltre
rispettare i principi fondamentali del diritto amministrativo: in particolare
quello di proporzionalità.

 

 

                                   4.   Nel caso concreto, il
ricorrente __________ ha tentato una prima volta di entrare legalmente in
Svizzera. Respinto perché sprovvisto del visto d'entrata, vi è penetrato
clandestinamente due settimane dopo munito di una carta d'identità falsa
intestata ad __________. Avvalendosi di questo documento ha presentato una
richiesta di asilo suffragata da motivazioni che non aveva addotto in occasione
del precedente tentativo d’immigrazione. Grazie a questo sotterfugio ha evitato
di essere nuovamente respinto ed ha ottenuto lo statuto di richiedente l'asilo.
Analogo è stato l'agire della moglie e della figlia, mentre il figlio
__________, nato in Svizzera, ha semplicemente beneficiato della situazione
creata in precedenza dai suoi genitori.

Ora è incontestabile che i ricorrenti abbiano tratto in
inganno le autorità preposte all'esame delle domande d'asilo fornendo loro
false indicazioni circa la loro identità. Altrettanto incontestabile è che
quest'inganno ha permesso ai ricorrenti di acquisire lo statuto di richiedenti l’asilo
e di risiedere in Svizzera sino ad oggi. Che l’inganno non fosse
particolarmente raffinato e che le autorità di polizia degli stranieri abbiano
avuto occasione di scoprirlo sin dal 1989 non è di decisivo rilievo. Le
conseguenze dell'inganno iniziale perdurano in effetti tuttora, permettendo ai
ricorrenti, sia pure a titolo precario, l'ulteriore soggiorno in Svizzera.

Le false indicazioni date dai ricorrenti circa la loro vera
identità non si sono tuttavia limitate a trarre in inganno le autorità preposte
all'esame delle domande d'asilo. Indirettamente hanno tratto in inganno anche
le autorità preposte al rilascio del permesso di dimora, inducendole a
rilasciare l'assicurazione di cui i ricorrenti ora si prevalgono per contestare
la decisione impugnata. Risulta in effetti chiaramente dagli atti che tale
assicurazione è stata rilasciata in considerazione dello statuto di richiedenti
l'asilo conseguito in modo fraudolento dai ricorrenti. Il preavviso favorevole
al rilascio del permesso richiama infatti espressamente l'art. 17 cpv. 2 LA,
che consente al Cantone di rilasciare un simile permesso ai richiedenti che
hanno inoltrato la domanda d'asilo da più di quattro anni.

In tali circostanze, ben si può quindi ammettere che le false
indicazioni fornite dai ricorrenti alle autorità preposte all'esame delle
domande d'asilo abbiano indirettamente ingannato anche le autorità di polizia
degli stranieri, inducendole a rilasciare la controversa assicurazione.

Irrilevante è il fatto che l'autorità abbia rilasciato tale
assicurazione di sua iniziativa, senza esserne sollecitata da parte dei ricorrenti.
E’ certo infatti che l'assicurazione è stata rilasciata in considerazione dello
statuto di richiedenti l’asilo conseguito dai ricorrenti con l'inganno.

Nè giova a quest'ultimi richiamarsi al fatto che l'autorità
di polizia fosse da tempo in possesso di informazioni atte a smascherare
l'inganno e che l'assicurazione non sarebbe stata rilasciata se l'autorità
avesse dato prova di maggior diligenza. Tali circostanze non permettono di
ignorare che l'autorità in questione versava in errore sulla situazione dei
richiedenti proprio a causa del raggiro che costoro avevano messo in atto
fornendole false indicazioni sulla loro identità.

Parimenti, non permette di giungere a conclusioni più
favorevoli ai ricorrenti il fatto che l'assicurazione in esame li abbia indotti
a ritirare l’impugnativa inoltrata contro la decisione di rigetto della domanda
d'asilo. A prescindere dalle inesistenti prospettive di successo di tale
ricorso (cfr. art. 16 cpv. 1 lett. b LA), la mala fede dei ricorrenti esclude
che possano rimproverare all'autorità di essere venuta meno ad un'assicurazione
rilasciata sulla base di una situazione che loro stessi avevano creato con
l'inganno.

 

 

                                   5.   Così stando le cose, la
decisione di rifiutare il permesso di dimora a dispetto dell’assicurazione data
va quindi confermata siccome immune da violazioni del diritto. Anche dal
profilo dell’adeguatezza essa appare infatti convenientemente ragguagliata
all’interesse pubblico volto ad evitare che l’inganno risulti pagante.

La tassa di giustizia segue la soccombenza.

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 16, 17 LA; 9 cpv. 2 lett. a LDDS; 13 OLS; 3, 18, 28, 60, 61 PAmm

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
600.-- è a carico dei ricorrenti in solido.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario