# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ba1895cc-0cb5-5bad-87e8-05cfe9e0619f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 04.12.2018 80.2018.176
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2018-176_2018-12-04.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2018.176

  80.2018.177

  	
  Lugano

  4 dicembre 2018

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Daniela
  Fossati, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
   RI 1  

   RI 2  

  entrambi rappr. dall’  RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 13 agosto 2018 contro la decisione del 18 luglio 2018 in materia di IC e IFD
  2016.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   __________ (nata __________)
e RI 1 si sono uniti in matrimonio il __________. Dalla loro unione è nata la
figlia __________ (il __________). 

                                         Con decisione del 5 aprile
2002, il Pretore della giurisdizione di __________ ha pronunciato il divorzio
tra i suddetti coniugi. Nella medesima sentenza, in merito alle conseguenze
accessorie del divorzio, il Pretore ha omologato l’accordo sottoscritto dalle
parti il 21 novembre 2001, da cui, riguardo ai contributi di mantenimento in
favore di __________, risultano le seguenti clausole:

                                         5.   A titolo di contributo alimentare a favore della
moglie, il marito verserà             l’importo mensile anticipato di
fr. 4'000.–, a far capo dal mese di     novembre 2001.

                                              5.1.  Il contributo
alimentare è indicizzato e verrà adeguato annualmente                  all’indice
nazionale dei prezzi al consumo (indice base quello del                                  mese
di novembre 2001), la prima volta il mese di gennaio 2003. 

                                              5.2.  Questo contributo
verrà a decadere al momento del percepimento                              dell’AVS
da parte della moglie. 

                                              5.3.  Il reddito netto
attuale dell’attività lavorativa della moglie ammonta a                     fr.
1'400.– mensili, mentre il suo fabbisogno
mensile ammonta a fr.                            4'100.–. 

                                              5.4.  Il reddito netto
attuale dell’attività lavorativa del marito ammonta a fr.               12'727.05
mensili, mentre il suo fabbisogno mensile ammonta a fr.                         12'354.50.

 

                                        Il 1° aprile 2016 gli ex
coniugi __________ e RI 1 hanno sottoscritto un accordo extragiudiziale di
modifica delle conseguenze accessorie del divorzio del 5 aprile 2002 della
Pretura della giurisdizione "a liquidazione del contributo spettante alla
moglie". Le parti hanno pattuito quanto segue:

                                         1.-

                                         In seguito all’intervenuto
prepensionamento del signor RI 1 e della sua impossibilità di corrispondere in
futuro il contributo di mantenimento di CHF 4'000.00 (quattromila) mensili, i
contraenti si accordano di sopprimere e modificare con effetti a partire dal
1.1.2016 il pagamento mensile e di liquidare le pretese alimentari future della
signora __________ come segue:

                                         1.1.   Pagamento di un importo
di CHF 100'000.00 (centomila) entro il         31.03.2016, di cui
CHF 48'000.00 a estinzione dei contributi
per l’anno            2016 e CHF 52'000.00 a valere quale liquidazione in
capitale.                 1.2.                              Pagamento di un importo di CHF 100'000.00
(centomila) entro il                                     31.01.2017, di cui CHF
48'000.00 a estinzione dei contributi per
l’anno                                     2017 e CHF 52'000.00 a valere quale
liquidazione in capitale.             1.3.                                  Pagamento di un importo di CHF 50'000.00
(cinquantamila) entro il       31.01.2018, di cui CHF 48'000.00 a estinzione dei contributi per l’anno         2018 e
CHF 2'000.00 a valere quale liquidazione in capitale a saldo     definitivo di
ogni prestazione.

                                         §.-

                                         Il pagamento di cui alla cifra
1.2. e 1.3. per complessivi CHF 150'000.00 saranno da garantire con una
garanzia bancaria di un istituto bancario svizzero.

                                         2.-

                                         Con l’avvenuto pagamento di quanto
pattuito con il presente accordo sono da considerare definitivamente liquidate
tutte le pretese presenti e future della signora __________ nei confronti di RI
1 per il titolo di contributo alimentare in base alla cifra 5. della
convenzione di divorzio 21.11.2001, ratificata dal Pretore con sentenza
5.4.2002, e ciò a tacitazione di ogni e qualsiasi reciproca pretesa.

                                         3.-

                                         In quanto necessario a
richiesta di autorità e servizi pubblici il presente accordo verrà sottoposto
ad approvazione giudiziaria, spese a carico del richiedente. Esso rimane
comunque vincolante tra i contraenti ed esplica i suoi effetti immediatamente.

                                         L’accordo
non è stato dunque sottoposto al Pretore per l’omologazione.

 

 

                                  B.   Nella dichiarazione
fiscale 2016, RI 1 e l’attuale moglie RI 2 tra le deduzioni hanno fatto valere l’importo
di fr. 48'000.– a titolo di alimenti versati all’ex coniuge __________. Con
decisione del 6 giugno 2018, l’RS 1 non ha ammesso detta deduzione. Nelle
motivazioni allegate, l’autorità fiscale ha esposto le seguenti considerazioni:

                                         Versamenti "una tantum" non
imponibili perché esenti dalla caratteristica di onere permanente (vedere
giurisprudenza Tribunale federale, 2C_746/2015 2C_748/2015).

 

 

                                  C.   Il 3 luglio 2018 RI 2
e RI 1, per il tramite della loro allora rappresentante, la __________, hanno
interposto reclamo contro la suddetta decisione, contestando la mancata
deduzione di fr. 48'000.– a titolo di alimenti versati al coniuge divorziato,
sia per l’IC sia per l’IFD. Hanno richiamato un’udienza tenutasi il 5 giugno
2018 e hanno sostenuto che, considerato come in passato RI 1 aveva versato
mensilmente l’importo di fr. 4'000.– a favore della ex coniuge, per un ammontare
complessivo annuo di fr. 48'000.–, l’autorità fiscale dovrebbe quindi ammettere
in deduzione tale somma anche per il periodo fiscale litigioso, nonostante sia
stata pagata mediante un unico versamento. 

                                         Con decisione su reclamo
del 18 luglio 2018, l’RS 1 ha respinto il gravame sia per l’IC, sia per l’IFD,
richiamando l’accordo stipulato tra le parti il 1° aprile 2016, da cui si
evince in particolare che si è in presenza di una liquidazione in capitale, che
dal 1° gennaio 2016 è stato soppresso il pagamento mensile dei contributi
alimentari e che la liquidazione di detti contributi prevedeva "un
versamento complessivo annuo e non periodico".

 

 

                                  D.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 2 e RI 1, per il
tramite del loro nuovo patrocinatore, avv. RA 1, chiedono – in accoglimento del
gravame – la modifica delle decisioni impugnate mediante il riconoscimento
della deduzione di fr. 48'000.– versati a titolo di contributo di mantenimento
per l’anno 2016 a favore della ex coniuge __________. Il rappresentante
evidenzia in particolare che RI 1 è stato collocato anticipatamente in pensione,
per la fine del 2015, dall’__________ di __________, in seno alla quale aveva
rivestito il ruolo di direttore. Beneficiando di una rendita mensile di fr.
2'650.– dal 2016, egli non sarebbe più stato in grado di pagare il contributo
alimentare mensile di fr. 4'000.– alla ex coniuge, "se non consumando il
proprio capitale". Afferma che l’accordo, concluso tra gli ex coniugi il
1° aprile 2016, sarebbe stato sottoposto al consulente fiscale dei ricorrenti e
al capoufficio dell’RS 1 prima della sua sottoscrizione. Quest’ultimo avrebbe
"confermato al fiduciario dei contribuenti che si poteva preventivamente
pattuire di scomporre la continuazione del contributo alimentare, ancora per
alcuni anni, dal pagamento a rate di una liquidazione rateale in capitale per
gli anni successivi fino alla cessazione del diritto al contributo (inizio età
AVS della beneficiaria)". Il rappresentante dei ricorrenti espone inoltre le
seguenti considerazioni:

                                         Dal testo letterale dell’accordo 1.4.2016 si evince in
maniera chiara ed indiscutibile, anche alla luce di un’interpretazione
oggettiva, che i contraenti hanno pattuito per tre anni (2016, 2017, 2018) la
continuazione del pagamento del contributo di mantenimento di CHF 4'000.00
corrisposto in precedenza per ben 15 anni. Unica modifica è stato l’accordo di
pagare i contributi in blocco all’inizio dell’anno per tutto l’anno (CHF
48'000.00). Implicitamente il debitore rinunciava a chiedere una riduzione del
contributo e contemporaneamente assumeva l’obbligo di garantire il pagamento
futuro, sia dei contributi per gli anni 2017/2018 (2 volte 48'000), sia il
pagamento della liquidazione in capitale in CHF 54'000.00 dilazionata nel
tempo. Vedasi cifra 1. § dell’accordo. 

                                         Secondo il principio
dell’affidamento, e ancor più secondo una corretta interpretazione soggettiva
riferita alla volontà dei contraenti al momento della conclusione dell’accordo,
non v’è ombra di dubbio che RI 1 per gli anni 2016, 2017 e 2018 si era
impegnato a continuare a pagare il contributo alimentare alla ex-moglie.
L’accordo alle cifre 1.1. - 1.2. - 1.3. non può essere inteso o interpretato
altrimenti. Oltre tutto questa formulazione è stata redatta attenendosi alle
conferme ricevute dal responsabile dell’RS 1, a sua volta consultato dal
fiduciario __________ di __________.

 

                                         L’avv. RA 1 ritiene che
l’autorità fiscale avrebbe interpretato, in maniera arbitraria, il suddetto
accordo, violando il principio della buona fede e "del reciproco affidamento
risultante dall’ignorare le assicurazioni date preventivamente su come
l’accordo poteva essere concluso". Le decisioni impugnate si fonderebbero inoltre
su una sentenza dell’Alta Corte che "non conferma una prassi giudiziaria
consolidata sussumibile alla fattispecie…". 

 

 

                                  E.   Con scritto del 4
ottobre 2018, l’RS 1 ha preso posizione in merito alle informazioni che avrebbe
fornito al contribuente prima della sottoscrizione dell’accordo con la ex
moglie. Del contenuto dello scritto in questione si dirà in seguito.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Giusta gli articoli 22
lett. f LT e 23 lett. f LIFD i contributi alimentari percepiti
dal contribuente in caso di divorzio sono imponibili come reddito. Secondo gli
articoli 32 cpv. 1 lett. c LT e 33 cpv. 1 lett. c LIFD sono
deducibili dai redditi gli alimenti versati al coniuge divorziato.

 

                                         1.2.

                                         Per costante
giurisprudenza, la nozione di alimenti va riferita unicamente ai versamenti
periodici con caratteristica quindi di onere permanente e non può essere invece
estesa ai versamenti effettuati a titolo di liquidazione una tantum
delle pretese per alimenti e altre (DTF 125 II 183 = ASA 68 p. 715 = StE 1999 B
27.2 n. 22; cfr. anche la decisione TF n. 2C_746/2015 e 2C_748/2015 del 31
maggio 2016 consid. 4.1., pubblicata in RDAT II-2016 15t). In effetti, alla
possibilità di dedurre dal reddito del debitore l’onere permanente
rappresentato dagli alimenti corrisponde un pari aumento dei fattori di reddito
imponibile del beneficiario degli stessi. La liquidazione in capitale
costituisce invece per colui che è gravato da tale onere una diminuzione della
propria sostanza, la quale corrisponde ad un aumento di quella del beneficiario
della prestazione.

Già prima che si
pronunciasse il Tribunale federale, questa Camera aveva precisato che la
nozione di alimenti così come intesa dall’art. 32 cpv. 1 lett. c LT è da
riferirsi unicamente ai versamenti periodici e non può essere invece estesa ai
versamenti effettuati a titolo di liquidazione una tantum delle pretese per
alimenti e altre (RTT 1982 p. 582 s.; CDT n. 280 del 29 agosto 1989 in re M.P.;
STF del 24 agosto 1987 in re E.M.; STF dell’8 marzo 1990).

Anche
l’Amministrazione federale delle contribuzioni, nella Circolare n. 30 del 21
dicembre 2010 sull’imposizione dei coniugi e della famiglia secondo la legge federale
sull’imposta federale diretta (par. 14.1.2), citando il Tribunale federale, afferma
che la deducibilità degli alimenti periodici non può essere estesa agli alimenti
versati sotto forma di prestazione in capitale.

Nella circolare
menzionata, l’Amministrazione federale delle contribuzioni ha anche rilevato
come di norma gli alimenti siano versati come prestazioni pecuniarie dirette
ricorrenti. Possono essere versati anche sotto forma di pagamenti indiretti, ad
esempio come presa a carico della pigione o degli interessi su debiti, oppure
consistere in vere e proprie prestazioni in natura.

 

                                         1.3.

                                         Anche il versamento a rate
di un importo prestabilito viene trattato alla stessa stregua del versamento
unico in capitale, perché tocca la sostanza e non il reddito (cfr. le sentenze
CDT n. 80.96.00228 del 31 luglio 1997 in re D.; CDT n. 80.95.00173 del 27
ottobre 1995 in re B.; CDT n. 49 del 19 aprile 1991 in re F.; la sentenza del
Tribunale amministrativo del Canton Svitto del 24 aprile 1998, in StE 1999 B
27.2 n. 21; inoltre Holtz, Steuerrechtliche
Folgen der Ehescheidung, Berna 1989, p. 169; Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 3a ediz., Zurigo 2016, n. 65 ad art. 23 LIFD,
p. 418; Jaques, in: Noël/Aubry
Girardin [a cura di], Commentaire de l’impôt fédéral direct, 2a ediz., Basilea
2017, n. 32 ad art. 33 LIFD, p. 728 s.).

 

                                         1.4.

                                        Va altresì rilevato che le
parti hanno la facoltà di scegliere tra rendita periodica e liquidazione una
tantum. Quando scelgono il pagamento in capitale invece di una pensione,
sono libere di fissarne l'importo tenendo conto delle conseguenze fiscali che
questa scelta comporta per l'uno e per l'altro ex coniuge, non diversamente da
quanto avviene in occasione della fissazione dell'importo della rendita (RDAF
46/1990 p. 467 ss., consid. 3c).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Tornando alla fattispecie
in esame, come visto, i ricorrenti postulano in deduzione il versamento
dell’importo di fr. 48'000.–, a titolo di contributo di mantenimento, per
l’anno 2016, da parte di RI 1 a favore dell’ex coniuge. Di diverso avviso l’RS
1 che, nelle decisioni qui impugnate, ha considerato detto versamento come
liquidazione in capitale non deducibile dal reddito. 

                                         Occorre dunque stabilire la
natura del versamento unico effettuato il 4 aprile 2016 da RI 1 a favore di __________
(cfr. doc. B allegato al presente ricorso), e ciò in base all’accordo sottoscritto
dalle parti il 1° aprile 2016, interpretandone il contenuto. 

 

                                         2.2.

                                         Come ha ricordato il
Tribunale federale, nella sentenza menzionata dalla stessa autorità di
tassazione nella sua decisione del 6 giugno 2018, quando una controversia verte
sull’interpretazione di clausole contrattuali, occorre in primo luogo ricercare
la vera e concorde volontà dei contraenti (art. 18 cpv. 1 CO; interpretazione
soggettiva). L’interpretazione soggettiva si riferisce alla volontà dei contraenti
al momento della conclusione del contratto. Il loro comportamento successivo
può essere preso in considerazione nella misura in cui permette delle deduzioni
in tal senso (sentenza 2C_746/2015 e 2C_748/2015 del 31 maggio 2016 consid. 4.2
e giurisprudenza citata).

                                         Se la reale volontà delle
parti non può essere constatata, occorre ricercare il senso che le stesse
potevano e dovevano ragionevolmente attribuire alle rispettive dichiarazioni
nella situazione concreta in cui si trovavano (interpretazione oggettiva o secondo
il principio dell’affidamento). Anche un’interpretazione oggettiva non si basa
unicamente sul testo del contratto, ma può risultare da altri elementi quali
gli obiettivi perseguiti, gli interessi delle parti oppure le circostanze; non
ci si scosterà tuttavia dal testo chiaro adottato dagli interessati quando non
c’è un serio motivo che induca a ritenere ch’esso non corrisponde alla loro
volontà (sentenza 2C_746/2015 e 2C_748/2015 del 31 maggio 2016 consid. 4.2 e
giurisprudenza citata).

 

                                         2.3.

                                         Mentre è chiaro che la
convenzione originaria del 2001 prevedesse il versamento di una rendita, è per
contro da accertare se il nuovo accordo del 2016 abbia sostituito la rendita
con una liquidazione in capitale, seppure versata ratealmente. 

                                         Secondo l’art. 126 CC, il
giudice stabilisce il contributo di mantenimento sotto forma di una rendita e
fissa l’inizio dell’obbligo di versamento (cpv. 1). Se lo giustificano
circostanze particolari, invece della rendita può ordinare una liquidazione
(cpv. 2).

                                         Lo scopo della
liquidazione è di disciplinare in modo definitivo i rapporti fra i coniugi e
ciò comporta che si tratti di una soluzione non più modificabile, anche se ciò
non sia stato espressamente pattuito dalle parti. Non trovano pertanto applicazione,
quando viene pattuita una liquidazione, né l’art. 129 CC, che prevede la
modifica della rendita in caso di mutamento rilevante e durevole della
situazione, né l’art. 130 CC, secondo cui l’obbligo di mantenimento si estingue
alla morte dell’avente diritto o dell’obbligato o se l’avente diritto passa a
nuove nozze (cfr. Schwenzer/Bücheler,
in: Schwenzer/Fankhauser [a cura di], Scheidung, FamKomm, 3a ediz.,
Berna 2017, n. 9 ad art. 126 CC, p. 318 s.; n. 7 ad art. 126 CC, p. 446; Freiburghaus, in: Breitschmid/Jungo [a
cura di], Personen- und Familienrecht - Partnerschaftsgesetz, 3a
ediz., Zurigo 2016).

                                         La liquidazione può anche
essere versata a rate (Freiburghaus,
op. cit., n. 6 ad art. 126 CC, p. 446). Il vantaggio, rispetto alla rendita,
risiede nella sua immodificabilità, e consente così ai coniugi di realizzare un
“clean break” (Schwenzer/Bücheler,
op. cit., n. 6 ad art. 126 CC, p. 318). Le singole rate, come il capitale, non
possono infatti essere modificate e sono trasmissibili per successione (cfr. anche
il Messaggio del Consiglio federale sulla revisione del Codice civile svizzero,
n. 95.079 del 15 novembre 1995, in FF I 1995 1, p. 129).

 

                                         2.4.

                                         La premessa dell’accordo
in discussione è già estremamente eloquente circa la volontà delle parti. L’accordo
extragiudiziale (non omologato dal Pretore) è stato concluso il 1° aprile 2016,
ma ha effetto retroattivo al 1° gennaio 2016, ed è “intervenuto… a liquidazione
del contributo alimentare spettante alla moglie”. Le parti affermano poi che “in
seguito all’intervenuto prepensionamento del signor RI 1 e della sua impossibilità
di corrispondere in futuro il contributo di mantenimento di CHF 4'000.00
(quattromila) mensili, i contraenti si accordano di sopprimere e modificare con
effetto a partire dal 1.1.2016 il pagamento mensile e di liquidare le pretese
alimentari future della signora __________ …”, con diversi versamenti dell’ammontare
di complessivi fr. 250'000.–, suddivisi fra gli anni 2016, 2017 e 2018. 

                                         Il chiaro riferimento alla
“liquidazione del contributo alimentare”, cioè della rendita pattuita con la
convenzione precedente, l’affermazione secondo cui il pagamento mensile viene
soppresso e modificato, con la liquidazione delle “pretese alimentari future”, e
il riferimento al prepensionamento del debitore, quale causa della
“impossibilità di corrispondere il futuro il contributo di mantenimento”, sono
tutti elementi che depongono a favore della tesi della sostituzione della
rendita con una liquidazione. Quest’ultimo termine, più volte ripetuto, è del
resto proprio quello impiegato all’art. 126 cpv. 2 CC. 

                                         Nello stesso senso si
devono leggere le considerazioni proposte al punto 2 dell’accordo, secondo cui:

                                         Con l’avvenuto pagamento di quanto pattuito con il
presente accordo sono da considerare definitivamente liquidate tutte le pretese
presenti e future della signora __________ nei confronti di RI 1 per il titolo
di contributo alimentare in base alla cifra 5. della convenzione di divorzio
21.11.2001, ratificata dal Pretore con sentenza 5.4.2002, e ciò a tacitazione
di ogni e qualsiasi reciproca pretesa.

                                         Anche questa clausola
conferma che l’intenzione delle parti era quella di metter fine al pagamento
della rendita e di liquidare “definitivamente” le pretese della ex moglie.

 

                                         2.5.

                                         È vero che, nel definire
le tre rate pattuite, che ammontano a 100'000 franchi per il 2016 e il 2017 e a
50'000 franchi per il 2018, le parti distinguono due componenti delle stesse.
Un importo di 48'000 franchi, ogni anno, deve infatti essere pagato dal
ricorrente “a estinzione dei contributi” per l’anno in questione, mentre la somma
eccedente vale “quale liquidazione in capitale”. 

                                         Nonostante questa
formulazione, il contesto in cui queste frasi sono collocate induce tuttavia a
concludere che gli importi interi costituiscono altrettante rate di un’unica
liquidazione in capitale di complessivi 250'000 franchi. Dal tenore dell’intero
accordo si evince infatti che la pretesa della ex moglie non è suscettibile di
modifica ed è trasmissibile per successione. In altri termini, si tratta di una
liquidazione e non di una rendita.

                                         Del resto, le rate annuali
sono state versate contestualmente, nonostante la diversa causale. Il 4 aprile
2016, in particolare,, RI 1 ha eseguito a favore dell’ex moglie due distinti
versamenti: il primo, dell’ammontare di fr. 48'000.– (__________ CONVENZIONE 1.4.16”, cfr. doc. B annesso al
presente ricorso), “a estinzione dei contributi per l’anno 2016” (fr. 4'000.–
per dodici mesi), ed il secondo, dell’ammontare di fr. 52'000.– (__________ CONVENZIONE 1.4.16”, cfr. doc. C annesso al
presente ricorso), “a valere quale liquidazione in capitale”, come previsto
dall’accordo in questione. 

                                         Se la volontà dei
contraenti non fosse stata di metter fine al pagamento della rendita alla fine
del 2015, non si vede perché avrebbero dovuto sopprimere la rendita a partire
da tale momento. Sarebbe infatti stato sufficiente prevederne la cessazione
alla fine del 2018 e concordare il pagamento di una liquidazione di 106'000
franchi (cioè la differenza fra l’importo complessivo pattuito e la pretesa componente
di “contributi” annualizzati). 

 

                                         2.6.

                                         Tenuto conto delle
precedenti considerazioni, l’importo di fr. 48'000.–, pagato nel corso del
periodo fiscale 2016, deve pertanto essere considerato estinzione rateale del
debito in capitale derivante dalla liquidazione in capitale delle pretese della
ex moglie. Esso non può di conseguenza essere dedotto dal reddito degli insorgenti.

 

                                   3.   3.1.

                                         Resta da accertare la
questione della buona fede, che secondo gli insorgenti sarebbe stata lesa
dall’autorità fiscale, che sarebbe stata interpellata prima della
sottoscrizione dell’accordo. 

 

                                         3.2.

                                         Il principio della buona
fede, che scaturisce direttamente dall’art. 9 Cost. e che vale per l’insieme
dell’attività dello Stato, tutela il cittadino nel legittimo affidamento indotto
dalle rassicurazioni ricevute dalle autorità, se ha conformato la sua condotta
a delle decisioni, delle dichiarazioni o un comportamento determinato
dell’amministrazione (cfr. p. es. DTF 131 II 627 consid. 6.1).

                                         Secondo la giurisprudenza,
un’informazione o una decisione errata dell’amministrazione può vincolare
quest’ultima, obbligandola a concedere all’amministrato un vantaggio in
contrasto con la normativa in vigore, alle seguenti condizioni:

·       
che l’autorità abbia fornito un’informazione senza riserva;

·       
che l’informazione si riferisca ad una situazione concreta, che
concerne persone determinate;

·       
che l’ufficio, che ha fornito l’informazione, fosse competente
per farlo o che il cittadino avesse fondati motivi per ritenere che lo fosse;

·       
che l’amministrato non abbia potuto rendersi conto immediatamente
dell’inesattezza dell’informazione ricevuta;

·       
che, confidando nelle informazioni ricevute, l’amministrato abbia
adottato disposizioni che non potrebbe revocare senza subire pregiudizio;

·       
che il diritto applicabile non sia cambiato dal momento in cui
l’informazione è stata rilasciata;

·       
che l’interesse alla corretta applicazione del diritto oggettivo
non oltrepassi quello alla tutela dell’affidamento

                                         (sentenza del TF
2C_486/2014 e 2C_487/2014 del 18.7.2016 consid. 2.2 e giurisprudenza citata).

                                         In considerazione del
rilievo che ha il principio di legalità nel diritto tributario, il principio
della buona fede ha tuttavia un’influenza limitata, soprattutto se entra in
conflitto con il principio di legalità (DTF 131 II 627 consid. 6.1 con
riferimenti).

 

                                         3.3.

                                         In
merito alla questione della portata dell’informazione che avrebbe rilasciato al
ricorrente, l’Ufficio di tassazione si è espresso nelle sue osservazioni del 4
ottobre 2018. Il capoufficio ha confermato di essere stato contattato dal
contribuente e dal suo allora rappresentante __________ “prima della stesura
dell’accordo del 01.04.2016”. L’incontro si sarebbe poi tenuto il 18 dicembre
2016. Questo il tenore della presa di posizione dell’autorità: 

                                         Il
tema era quello relativa alla rendita alimentare che il signor __________
versava alla ex moglie e più specificatamente a sapere in che misura una
prestazione in capitale sostitutiva di una rendita ricorrente poteva essere dedotta.

                                         Tutti
i presenti erano chiaramente a conoscenza del fatto che la giurisprudenza in
materia era chiara e cioè che una prestazione in capitale non poteva essere
dedotta.

                                         La
domanda posta era quindi quella a sapere se un versamento triennale di 48'000
al posto di 12 versamenti mensili di fr. 4000 per le rendite annuali dei
rispettivi anni mantesse il carattere periodico richiesto dalla giurisprudenza
per la sua imposizione, rispettivamente deduzione o no.

                                         La
risposta data durante l'incontro fugace e che non era basata su un approfondimento
della dottrina e della giurisprudenza in vigore e comunque vista la
particolarità del caso non costituiva certo una certezza o peggio ancora una
promessa, fu di natura pragmatica: nella misura in cui da parte delle due parti
vi fosse una corrispondenza nelle rispettive dichiarazioni d'imposta e fosse in
qualche modo prevista dal loro accordo avremmo ammesso la deduzione.

                                         Il
che significava che a quelle condizioni nell'ambito dell'accertamento l'ufficio
di tassazione si sarebbe limitato a verificare la corrispondenza delle due dichiarazioni
fiscali senza accertare che il versamento era mensile, quindi chiaramente
"periodico" o fatto in tre tranche annuali di 48000, il cui carattere
periodico era incerto.

                                         Se ricordo
bene la condizione avanzata a quel momento, e cioè che vi fosse un consenso sul
trattamento fiscale da parte delle due parti in causa non suscitò in loro
particolari reazioni. 

 

                                         3.4.

                                         È senz’altro poco agevole,
per un contribuente, invocare la tutela dell’affidamento senza potersi fondare
su una presa di posizione scritta dell’autorità. È vero che non è richiesta la
forma scritta, perché un’informazione vincoli l’autorità che l’ha fornita senza
riserve, ma la prova del suo contenuto è chiaramente più difficile da
apportare.

                                         Nella fattispecie, è assodato
che vi è stato un incontro fra l’autorità di tassazione, da una parte, e il
contribuente e il suo rappresentante, dall’altra. È pure accertato che lo scopo
del colloquio fosse di stabilire se, nonostante la sottoscrizione di un accordo
che modificava l’assetto del contributo alimentare convenuto fra gli ex
coniugi, fosse ancora possibile dedurre dal reddito del debitore parte della
liquidazione che si intendeva pattuire. L’Ufficio di tassazione afferma che, in
ogni caso, non avrebbe assicurato al contribuente di poter dedurre dal reddito
imponibile il “versamento triennale di 48'000 al posto di 12 versamenti mensili
di fr. 4000 per le rendite annuali dei rispettivi anni”, ma che si sarebbe
limitato a fornire una risposta “di natura pragmatica”, fondata sul presupposto
che vi fosse una corrispondenza fra le dichiarazioni d’imposta dei coniugi.

                                         Secondo la versione del
fisco, non contestata dall’insorgente, si sarebbe cioè rinunciato ad
approfondire la natura giuridica della prestazione di 48'000 franchi all’anno
per tre anni, a condizione che la creditrice dichiarasse come reddito gli
importi chiesti in deduzione dal contribuente.

 

                                         3.5.

                                         L’informazione, rilasciata
dall’Ufficio di tassazione al ricorrente, non è atta a far sorgere un
affidamento meritevole di tutela.

                                         L’autorità competente non
ha infatti fornito al contribuente e al suo rappresentante una promessa senza
riserva, in merito al trattamento fiscale dei versamenti litigiosi, come
richiesto dalla giurisprudenza del Tribunale federale. Si è per contro
impegnata unicamente a non approfondire la questione di principio, a condizione
che la prestazione fosse dichiarata quale reddito dalla creditrice della stessa.

                                         La risposta, che il fisco
definisce “pragmatica”, è peraltro coerente con il principio di congruenza o di
corrispondenza, che, secondo la giurisprudenza in materia di alimenti, esige
che tutte le prestazioni che vengono assoggettate all’imposta siano dedotte dal
reddito di colui che le effettua e che solo le prestazioni che vengono assoggettate
all’imposta presso chi le riceve siano dedotte dal reddito del debitore. Così,
l’ammontare delle prestazioni ammesse in deduzione presso il debitore deve
corrispondere a quello delle prestazioni assoggettate all’imposta presso il
creditore (cfr. la sentenza CDT n. 80.2017.247 del 16.5.2018 consid. 3.3, con
riferimento a: Locher, Kommentar
zum DBG, vol. I, Therwil/Basilea 2001, n. 58 ad art. 23, p. 596, e n. 39 ad
art. 33 LIFD, p. 828; inoltre, Hunziker/Mayer-Knobel,
in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, vol.
I/2a, 3a ediz., Basilea 2017, n. 18 ad art. 33 LIFD, p. 794; cfr.
anche CDT n. 80.2007.37 del 10 aprile 2008 consid. 2.4.).

                                         Alla luce della
circostanza che la ex moglie del ricorrente non ha dichiarato gli alimenti
ricevuti nel corso del 2016, l’Ufficio di tassazione ha correttamente ritenuto
di non essere tenuta a riconoscere la deduzione fatta valere dal contribuente.
Non dichiarando l’importo percepito, la creditrice dello stesso ha infatti
presentato una dichiarazione fondata sulla sua corretta qualifica di liquidazione,
anziché su quella di rendita.

                                         Anche da questo profilo,
il ricorso deve conseguentemente essere respinto. 

 

 

                                   4.   Visto l’esito del
ricorso, la tassa di giustizia e le spese sono poste a carico dei ricorrenti,
soccombenti.

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.    800.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr.    900.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti.

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: