# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32c7f8a0-90da-5e1b-a8b0-4ca09740cabc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.06.2005 34.2004.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2004-5_2005-06-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  34.2004.5

   

  FC/td

  	
  Lugano

  13 giugno
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 29 gennaio
2004 di

 

	
   

  	
  AT 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

	
   

  	
   

  	 

	
   

  	
  1. Cassa pensioni CV 1

  2. CV 2 

   

  in materia di previdenza professionale

  	 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   AT 1, nato
nel __________, dal 1. agosto 1995 è stato assunto alle dipendenze del Comune
di __________ come operaio comunale. Ai fini dell'attuazione della previdenza
professionale dei propri dipendenti il datore di lavoro era affiliato alla
Cassa pensioni CV 1 (in seguito: Cassa pensioni), presso la quale AT 1 è stato
di conseguenza assicurato dal 1. agosto 1995. 

                                         Nel corso
del 1998 AT 1 ha manifestato problemi di natura psichica (depressione, ansia,
nervosismo) che sono poi sfociati in un tentativo di suicidio il 28 ottobre
1998 con conseguente ricovero ospedaliero protrattosi dapprima sino al 23
dicembre 1998 e in seguito, a causa di un nuovo tentamen con abuso di farmaci e
alcool, nuovamente dal 30 dicembre 1998 sino al 9 gennaio 1999. In seguito egli
ha continuato la psicoterapia, associata a terapia medicamentosa, nella forma
del “day ospital”, seguito dal dott. __________, specialista in psichiatria. A
seguito di un nuovo tentamen, l’interessato è stato nuovamente ospedalizzato
dal 4 all’11 febbraio 1999.  Dal 21 febbraio 1999 i medici curanti, che avevano
in precedenza certificato un’inabilità lavorativa a far tempo dal 28 ottobre
1998, hanno ritenuto il paziente nuovamente abile al lavoro. 

 

                               1.2.   Con effetto
dal 1. gennaio 1999 il Comune di __________, disdetto il contratto
d’affiliazione con la Cassa pensioni CV 1, ai fini dell’attuazione della
previdenza professionale dei suoi dipendenti si è affiliato alla CV 2. AT 1 è
stato ammesso nel nuovo istituto di previdenza con una riserva, valida sino al
1. gennaio 2004 e limitata alle prestazioni sovraobbligatorie, riferita “alla
causa dell’incapacità di lavoro esistente al 1. gennaio 1999” (doc. 4).     

 

                               1.3.   Tornato al
lavoro dal 21 febbraio 1999, AT 1 il 1. giugno 1999 ha avuto una ricaduta delle
patologie psichiatriche di cui era portatore venendo nuovamente ricoverato sino
al 18 giugno seguente e in seguito ancora dal 24 giugno al 10 luglio 1999. I
medici ne hanno certificato l’incapacità lavorativa totale sino al 30 luglio
1999, in seguito parziale (del 25%) sino alla fine di settembre 1999. Il 17
luglio 1999, a seguito di un nuovo episodio acuto, AT 1 è stato nuovamente
ospedalizzato sino al 20 luglio 1999. 

 

                                         Dalla
fine di settembre 1999 AT 1 ha ripreso l’attività  lavorativa pur continuando a
seguire una terapia ambulatoriale di sostegno presso la dott.ssa __________,
psichiatra a quel tempo attiva alle dipendenze dell’__________.   

 

                               1.4.   In data 27
giugno 2000 l’interessato ha subito una nuova ricaduta con ennesimo tentamen e
relativa incapacità lavorativa completa sino al 18 luglio 2000 e parziale (25%)
fino al 14 settembre 2000. In data 19 agosto 2000 AT 1 è stato nuovamente
protagonista di una ricaduta acuta con ricovero ospedaliero.

                                         Dal 14
settembre 2000 egli ha ripreso l’attività lavorativa alle dipendenze del Comune
di __________ sino al 21 ottobre 2000 quando è stato nuovamente ricoverato in
ospedale per un tentamen. L’incapacità lavorativa totale attestata sino al 10
dicembre 2000 è poi divenuta parziale (50%) dal 10 dicembre 2000 sino al 10
dicembre 2001. 

                                         A seguito
di un ulteriore peggioramento delle condizioni di AT 1, con effetto dal 29
luglio 2003 l’incapacità lavorativa è ridivenuta completa in modo duraturo e
l’interessato ha definitivamente interrotto l’attività lavorativa con effetto
dalla medesima data. Sino al mese di dicembre 2001 l’interessato ha beneficiato
delle indennità giornaliere dell’assicurazione malattia collettiva stipulata
dal Comune, nella misura della sua incapacità lavorativa. Dal 1. ottobre 2003
il Comune di __________ ha sospeso l’erogazione dello stipendio.

 

                               1.5.   In data 18
luglio 2001 AT 1 ha presentato istanza all'assicurazione invalidità tendente
all'assegnazione di prestazioni per adulti, in quanto affetto da
"depressione, ansia, nervosismo” indicando che il danno alla salute
esisteva dal 1998 (cfr. atti AI).                

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, con provvedimento del  24 aprile 2002 l'Ufficio AI
(UAI) ha accolto la domanda e accertato un grado d’inabilità lavorativa del 50%
a far tempo dal 1.ottobre 2000 e, di conseguenza, riconosciuto al richiedente
una mezza rendita a decorrere dal 1. ottobre 2001.

 

                               1.6.   AT 1 si è in
seguito rivolto all’istituto di previdenza presso il quale era affiliato a
dipendenza dell’attività lavorativa svolta per il Comune di __________. RA 1,
in rappresentanza della CV 2, ha negato la concessione della chiesta rendita
invitandolo a rivolgersi all’istituto previdenziale presso il quale era assicurato
nell’ottobre 1998, vale a dire nel momento in cui, secondo la decisione
dell’AI, aveva avuto inizio l’incapacità lavorativa all’origine dell’invalidità
(doc. A/2-4).

                                         Dal canto
suo, la Cassa pensioni CV 1 ha pure rifiutato l’erogazione delle prestazioni
ritenendo responsabile per la concessione delle stesse la RA 1 e invitando
l’assicurato a rivolgersi al TCA (doc. A/1). 

 

                               1.7.   In data 29
gennaio 2004 AT 1 ha presentato petizione al TCA nei confronti sia della Cassa
pensioni CV 1 sia della RA 1 tendente “all’ottenimento delle prestazioni della
previdenza professionale a seguito del passaggio al beneficio delle prestazioni
dell’Assicurazione invalidità” (I).

                                         A
motivazione della propria richiesta ha fatto valere:

 

" 
(...)

Fatti e diritto

 

1.   A contare dal l'agosto 1995 sono stato assunto
alle dipendenze del Comune di __________ in qualità d'operaio comunale.

2.   All'epoca, il
Comune di __________ era affiliato alla Cassa pensione CV 1, per
l'assicurazione delle prestazioni previdenziali a norma della LPP.

3.   Durante
l'autunno del 1998 il mio stato di saluto ha iniziato ad alterarsi. Il mio
sistema nervoso, in particolare, ha iniziato
a recarmi problemi tant'è che la mia capacità lavorativa ne ha risentito in modo progressivo.

4.   Con effetto al 1° gennaio 1999, il Municipio
di __________ ha deciso di stipulare un nuovo contratto, per le prestazioni LPP, con la società assicurativa RA
1, formulando disdetta del rapporto assicurativo con la Cassa pensioni CV 1.

5.   RA 1, al
momento della sottoscrizione del contratto, pretese da me la sottoscrizione dell'accettazione di una riserva d'assicurazione,
nel caso in cui la malattia, accentuandosi, fosse divenuta causa
d'invalidità.

6.   Firmato
l'atto, divenni assicurato della RA 1, alla quale pagai i contributi LPP fino
al momento della cessazione totale della
mia attività, il 30 settembre 2003.

7.   Ora, passato
al beneficio delle prestazioni dell'Assicurazione invalidità a contare dal 1. ottobre 2001, non ricevo prestazioni della
previdenza professionale dalla Cassa pensioni La RA 1, che sostiene che, avendo io firmato una riserva
d'assicurazione relativa alla mia malattia
sono rimasto assicurato della Cassa pensioni CV 1, e neppure da quest'ultima, che ritiene il mio caso di
chiara competenza della RA 1.

8.   Resta
il fatto che io, pur avendo pagato i contributi dovuti, attraverso il mio
datore di lavoro, ed avendo così
maturato il diritto alle prestazioni, non sono al beneficio d'alcuna prestazione, nonostante il mio indiscutibile
diritto a percepire.

 

Tutto ciò premesso, chiedo a
codesto lodevole Tribunale di giudicare circa la fattispecie, designando la Cassa pensioni competente a versarmi
la mia rendita d'invalido." (Doc. I)

 

                               1.8.   Con risposta
di causa del 20 febbraio 2004 la Cassa pensioni CV 1 ha proposto di respingere
la petizione nei suoi confronti ritenendo la RA 1 responsabile della rendita da
erogarsi all’attore e concludendo:

 

"  Conclusioni

 

6.
  Il Comitato ritiene che nel caso concreto si è in presenza di un
assicurato che dopo lo scioglimento del rapporto assicurativo con la Cassa
pensioni CV 1 (cfr. 31 dicembre 1998) in determinati periodi ha ricuperato un
importante capacità lavorativa. Infatti, dalla documentazione acquisita agli
atti si constata che questa considerazione è suffragata dalla decisione presa
in materia di Assicurazione federale per l'invalidità che con delibera del 19
dicembre 2001 dell'Ufficio Al ha riconosciuto all'assicurato il diritto ad una
mezza rendita a contare dal 1 ° ottobre 2001.

L'incapacità lavorativa importante è
iniziata al più presto al 1 ° ottobre 2000.

A nostro parere il nuovo Istituto di
previdenza (la RA 1) deve pertanto assumersi la copertura del rischio
invalidità, garantito dall'Assicurazione vita collettiva n. 53036 P - contratto
in vigore con il Comune di __________. Per queste motivazioni si chiede a
codesto lodevole Tribunale di voler giudicare:

 

      1.  II
signor AT 1, __________ __________ ha diritto ad una pensione invalidità al 50%
a contare dal 1 ° ottobre 2001.

      2.  La RA 1 deve assumersi il versamento delle 

prestazioni d'invalidità al 50% a
partire da questa data, in favore del signor AT 1, __________." (Doc. III)

 

                                         Nelle
sue motivazioni ha affermato, tra l’altro, quanto segue: 

 

" 
II.   In fatto ed in diritto

 

3.
  In base all'art. 4 cpv. 2 della Legge sulla Cassa pensioni CV 1 del 14
settembre 1976 il Comune di __________, in qualità di ente esterno, è stato
affiliato alla Cassa pensioni CV 1 sino al 31 dicembre 1998, per cui i
dipendenti beneficiavano della copertura previdenziale della Cassa pensioni. A
seguito della sua assunzione quale dipendente comunale, il signor AT 1 è stato
affiliato alla Cassa pensioni CV 1 a contare dal 1 ° agosto 1995.

In data 28 luglio
1998 il Municipio di __________ confermava la disdetta della convenzione 4
ottobre 1983 con la Cassa pensioni. Tale disdetta ha avuto effetto al 31
dicembre 1998. A partire dal 1 ° gennaio 1999 i dipendenti del Comune di __________
sono stati affiliati al nuovo Istituto di previdenza. Nel caso concreto la RA 1.

La Cassa pensioni CV
1 ha provveduto di conseguenza al trasferimento delle relative prestazioni di
libero passaggio.

 

Con delibera del 19
dicembre 2001 l'Ufficio AI del Cantone Ticino ha accertato l'esistenza di un
grado d'invalidità del 50%, riconoscendo al signor AT 1 una rendita AI a
contare dal 1° ottobre 2001.

 

Sulla base di questa
decisione, e verosimilmente perché al momento dell'affiliazione è stata posta
una riserva medica a carico dell'assicurato, la RA 1 in data 14 agosto 2002 ha
informato la Cassa pensioni CV 1, che il caso d'invalidità del signor AT 1
doveva essere a suo carico.

 

A sostegno di questa
decisione, la RA 1 ha addotto che l'incapacità lavorativa - che successivamente
ha portato al riconoscimento dell'invalidità parziale - è riconducibile ancora
al periodo in cui l'assicurato era affiliato alla Cassa pensioni CV 1.

 

5.
  Dagli atti acquisiti dall'incarto Al si rileva che il signor AT 1, dopo lo
scioglimento del rapporto assicurativo con la Cassa pensioni CV 1 (31 dicembre
1998), ha avuto la seguente capacità/incapacità lavorativa:

 

      12.11.98-21.02.99                100 giorni
di assenza per malattia

      22.02.99-31.05.99                  99
giorni di ripresa attività lavorativa

      01.06.99-11.07.99                  41
giorni di assenza per malattia

      12.07.99-26.09.99                  85
giorni = 25% malattia

                                                                   
= 75% attività lavorativa

      27.09.99-26.06.00                  26
giorni capacità lavorativa 

      27.06.00-18.07.00                  50
giorni malattia

      19.07.00-14.09.00                360 giorni
malattia 50% 

 

Complessivamente su
un totale di 1091 potenziali giorni di attività l'assicurato ha avuto in modo alternato
555 giorni di malattia e 536 giorni di attività lavorativa. In questi 536
giorni, per 141 giorni ha avuto un'incapacità lavorativa solo del 25%.

 

A nostro parere,
tenuto conto che per determinare le prestazioni d'invalidità, nell'ambito del
secondo pilastro si fa riferimento alle disposizioni dell'Assicurazione
federale per l'invalidità, per stabilire quale Istituto di previdenza deve
assumersi il rischio, determinante deve essere la decisione presa nell'ambito
del primo pilastro.

Infatti, nel prendere
la decisione l'Assicurazione federale per l'invalidità tiene conto, non solo
delle disposizioni dell'art. 29 LAI, ma considera anche quanto previsto
dall'art. 29 ter OAI.

 

Nella fattispecie,
l'Assicurazione federale per l'invalidità ha stabilito che l'inizio del diritto
alla mezza rendita d'invalidità in favore del signor AT 1 è il 1° ottobre 2001,
con un inizio di un'incapacità lavorativa permanente al più presto al 1°
ottobre 2000. Questa delimitazione temporale dell'inizio del diritto alla mezza
rendita d'invalidità, è intervenuta 21 mesi dopo lo scioglimento del rapporto
assicurativo con la Cassa pensioni CV 1.

Sulla base di questa
situazione si può ragionevolmente affermare che nel caso concreto vi è stata
una notevole interruzione dell'incapacità lavorativa dell'assicurato ai sensi
dell'art.

      9 ter OAI.

La Cassa pensioni CV
1 non può pertanto essere ritenuta, a posteriori, responsabile della copertura
assicurativa del rischio invalidità verificatosi successivamente. Riteniamo
quindi che la copertura del rischio d'invalidità in favore del signor AT 1 deve
essere assunta integralmente dalla RA 1." (Doc. III)

 

                                         

                               1.9.   Dal canto
suo, con risposta di causa del 31 marzo 2004 la RA 1, sollevata l’eccezione di
mancata legittimazione passiva, ha proposto di respingere la petizione nei suoi
confronti ritenendo responsabile delle prestazioni previdenziali a favore
dell’attore la Cassa pensioni CV 1 e chiedendo di giudicare:

 

" 
III Conclusioni

 

RA 1, conclude che

 

il Tribunale voglia

 

Principalmente

 

1.   Dire
che RA 1, non ha la legittimazione passiva;

 

2.   Respingere
qualsiasi altra o contraria conclusione del Sig. AT 1;

 

3.   Condannare
il sig. AT 1 a sostenere tutte le spese del processo.

 

Se malgrado tutto, il Tribunale dovesse
ammettere che RA 1 ha la legittimazione passiva

 

4.   Dire
che le riserve di sinistro devono essere trasferite dalla Cassa pensioni CV 1
alla fondazione CV 2.

 

5.
  Dire che i diritti del sig. AT 1 sono limitati ad una rendita minima LPP in
ragione del 50%, a partire dall'11.12.2001;

 

6.   Respingere
qualsiasi altra o contraria conclusione del sig. AT 1;

 

7.   Condannare
il sig. AT 1 a sostenere tutte le spese del processo." (Doc. VI)

 

                                         Nelle
motivazioni ha, tra l’altro, sostenuto:

 

"  2.
Diritti contro CV 2

 

Se, malgrado tutto, il Tribunale dovesse ammettere che un'azione è
validamente diretta contro RA 1, quest'ultima constata che i diritti del Sig. AT
1 contro CV 2 dovrebbero essere valutati nella maniera seguente:

 

Come indicato nell'art. 23 LPP, hanno diritto a delle prestazioni
di invalidità le persone che, nel senso dell'AI sono per almeno il 50% ed erano
assicurate al momento in cui é sorta l'incapacità di lavoro la cui causa ha
portato all'invalidità.

 

AI contrario, una cassa pensione non é tenuta a prestazioni in
virtù della LPP se l'incapacità di lavoro é pre-esistente all'entrata nella
cassa e che l'invalidità non ha preso fine durante il rapporto di previdenza
(STF del 30 novembre 1993 in SZS 1997, p. 66ss).

 

Con grande chiarezza, il Tribunale federale ha ugualmente
precisato che l'aggravamento di un'invalidità dopo il periodo di quattro anni
(e non unicamente di 3 mesi come dalla STF 118 V 35) impegna l'istituto di
previdenza presso il quale l'assicurato era affiliato all'inizio
dell'incapacità di lavoro (STF del 20 luglio 1994 in : SZS 1995, p 467-468).

 

Nel questionario che il Comune ha riempito all'intenzione dell'AI
il 24 agosto 2001 in qualità di datore di lavoro indicava «il signor AT 1
soffre di disturbi (depressioni) da tempo. Dall'ottobre 1998 il signor AT 1 ha
trascorso vari periodi di assenza a causa di ripetuti tentativi di suicidio. I
tentativi di reinserimento sono falliti ogni volta che l'occupazione é ripresa
al 100% con la conseguente intensificazione dei rapporti con l'utenza».
Fuoriesce, tra l'altro, dall'incarto medico dell'AI, che dal 1998 la terapia
non é mai stata interrotta. Inoltre il signor AT 1 non ha mai cessato il
trattamento per la stessa causa, quali che siano il numero e la durata dei
periodi durante i quali il signor AT 1 ha potuto tentare di riprendere il lavoro.

 

A tale proposito la data d'inizio del versamento della rendita d'invalidità
dell'AI non é determinante e non lega la nostra fondazione, non essendo inclusa
nella pratica di decisione dell'AI (STF 127 V 73 del 29 novembre 2002).
Possiamo effettivamente domandarci per quale ragione la rendita dell'AI non é
iniziata precedentemente.

 

RA 1 constata che l'inizio dell'incapacità lavorativa del signor AT
1, il 28 ottobre 1988, é ammesso dalla Cassa Pensioni CV 1. A tale data questa
cassa era l'assicuratore LPP del Comune di __________. E' dunque a questa Cassa
che dovrebbe incombere la presa a carico delle prestazioni di invalidità dovute al signor AT 1. 

Purtroppo, vista la riserva di salute, (allegato n° 4), CV 2
potrebbe ammettere che le prestazioni minime esigibili in virtù della legge
sulla previdenza professionale (LPP) del 25 giugno 1982 sono dovute, e le
stesse finanziate dalla Cassa pensioni CV 1 con il trasferimento, alla
fondazione CV 2, delle riserve di sinistro.

 

Tenendo conto del fatto che le prestazioni della Cassa malattia
sono terminate il 10 dicembre 2001, la rendita d'invalidità minima LPP è dovuta
in misura del 50 %, calcolata sulla base del certificato di previdenza del 29
marzo 2004, in applicazione dell' art. 18 cap. 2 del Regolamento di previdenza
del personale del Comune di __________." (Doc. VI)

 

                             1.10.   Con scritto
del 21 aprile 2004 la Cassa pensioni CV 1 ha preso posizione sulla risposta
della RA 1 argomentando: 

 

" 
Considerato il contenuto della risposta di causa
del 31 marzo 2004 della CV 2, il Comitato si limita a precisare che a suo
parere nella fattispecie non è possibile suddividere il rischio assicurativo
fra le due Istituzioni di previdenza; questo  rischio deve essere assunto da un
unico Istituto di previdenza.

 

Come sostenuto dalla nostra risposta di causa del
24 febbraio 2004, determinante nel giudizio deve essere la decisione presa
dall'Assicurazione federale per l'invalidità, che in buona sostanza  ha
confermato l'importante interruzione dell'incapacità lavorativa dell'assicurato.
Infatti l'Assicurazione federale dell'invalidità ha attestato che l'inizio
della nuova incapacità lavorativa del sig. AT 1 si è verificato 21 mesi
(ottobre 2000) dopo lo scioglimento del rapporto assicurativo con la Cassa
pensioni CV 1. La mezza rendita AI è stata riconosciuta a contare dal 1°
ottobre 2001.

Ribadiamo quindi, sulla base della decisione
dell'Assicurazione federale per l'invalidità - confortata ora anche dalla
richiesta formulata in via subordinata nella risposta di causa del 31 marzo
2004 dalla RA 1 stessa - che la copertura del rischio invalidità in favore del
sig. AT 1 deve essere assunta totalmente dalla RA 1, RA 1." (Doc. VIII)

 

                             1.11.   Pendente
causa il TCA ha richiamato agli atti l'incarto AI  dell'assicurato, comunicando
alle parti la possibilità di visionarne i documenti presso il TCA (XI, XIX). 

                                         Le parti
si sono espresse in merito con scritti del 23 luglio 2004, 17 settembre 2004 e
22 ottobre 2004 della RA 1 (XXIV, XXVIII, XXXIII) rispettivamente 31 agosto
2004, 8 e 28 ottobre 2004 della Cassa (XXVI, XXX, XLIII), ribadendosi
essenzialmente nelle rispettive posizioni. 

 

                                         Il TCA ha
effettuato ulteriori accertamenti, in particolare interpellando il Comune di __________
(XXXVI, LXVIII, LXXXV, LXXVI, LXXXI, LXXXIV) e i medici che avevano avuto in
cura AT 1 (XXXVII – XXXIX, LI, LXXIX, LXXX).

                                         

                                         Anche
l’UAI è stato interpellato (XL). Tale organo, con scritto del 24 novembre 2004,
ha risposto ai quesiti posti dalla vicecancelliera e ha altresì comunicato che
con provvedimento del 23 novembre 2004 ha riconosciuto all’assicurato un
aumento del grado di invalidità dal 50% all’80% con conseguente attribuzione di
una rendita d’invalidità intera dal 1. dicembre 2003 (LIV). 

 

                                         Le
relative risultanze, di cui si dirà, per quanto necessario, nelle motivazioni
del giudizio, sono state sottoposte per osservazioni alle parti (XLVI-L,  LIII,
LIV, LVII, LIV, LXXI, LXXXII, LXXXIII- LXXXVI).

 

                                         La Cassa
e la RA 1, con scritti del 3, 5 gennaio 2005, 2 e 14 febbraio 2005, 23 e 25
marzo 2005, 12 e  maggio 2005 si sono espresse sulle risultanze istruttorie
riconfermandosi essenzialmente nelle rispettive posizioni (LX, LXI, LXVI, LXIX,
LXXVII, LXXVIII, XCI, XCII). 

                                         AT
1 è rimasto silente.

 

                             1.12.   Con scritto
del 28 ottobre 2004 il Vicepresidente del TCA, rilevato come dagli atti
risultava essere eventuale debitrice delle pretese vantate da AT 1 non la RA 1,
ma la CV 2 quale istituto di previdenza, ha proposto alle parti una concorde
correzione della parte convenuta (XLI). Mentre AT 1 è rimasto silente, la Cassa
pensioni CV 1, con scritti del 8 e 30 novembre 2004 (XLV, LV), ha aderito alla
proposta del TCA. La RA 1 invece, con scritto del 10 dicembre 2004, ha
dichiarato di mantenere l’eccezione di mancata legittimazione passiva (LIX).  

 

 

                                         in
diritto

 

                                2.1.                                           Oggetto
del contendere è l’assegnazione a AT 1 di una mezza rendita d'invalidità
(intera dal dicembre 2003) da parte della Cassa pensioni CV 1 (in seguito
Cassa) rispettivamente della CV 2 (in seguito: CV 2) rispettivamente della RA 1.

 

                                         La
proposta del Vicepresidente del TCA di sostituire consensualmente una parte (la
RA 1), tramite la CV 2, non è stata accolta dalla RA 1.

 

                                         Nel
merito controversa è la questione di sapere presso quale istituto di previdenza
era assicurato l’attore nel momento in cui è sorta l'incapacità al lavoro che
ha condotto all'invalidità.

 

                                         A.
Eccezione di carenza di legittimazione passiva

                                      

                               2.2.   La RA 1 ha
sollevato l'eccezione materiale di carenza di legittimazione passiva, poiché
funge unicamente da assicuratrice della eventuale debitrice delle prestazioni
di previdenza, nel caso in esame della CV 2.  

 

                                         Al
proposito, si rileva che la legittimazione (attiva o passiva) si distingue
dalla capacità di essere parte. Nel primo caso, infatti, le parti possono
essere tali e nel processo lo sono veramente, tuttavia non sono la parte
giusta. La legittimazione non è pertanto una condizione dell’ammissibilità
processuale dell’azione (cosiddetto presupposto processuale), ma è la
motivazione sostanziale di un diritto che si afferma. In caso di carenza di
legittimazione (attiva o passiva) è pertanto necessario un giudizio di merito,
non è sufficiente un giudizio in ordine. È infatti legittimato attivamente o
passivamente il soggetto del diritto sostanziale che vien fatto valere.
L’attore ha la legittimazione attiva, quando egli, e non un altro, è titolare
della pretesa che fa valere; il convenuto possiede la legittimazione passiva
quando è contro il suo presunto diritto che l’azione è stata inoltrata e meglio
è il titolare dell’obbligo che gli si contesta (cfr. F. Ottaviani, Le parti nel
processo civile ticinese, Zurigo 1989, p. 17/18, e dottrina ivi citata).

 

                               2.3.   Nel caso di
specie va pertanto esaminato se la RA 1 è titolare dell’obbligo, la cui
legittimità è tema del contendere, di versare prestazioni d’invalidità a AT 1.

                                      

                                         Dalle
disposizioni della LPP emerge in particolare che l’Istituto assicurativo si
occupa dell'assunzione della copertura dei rischi assicurati nei confronti
dell’istituto di previdenza (art. 67; 68 LPP) sulla base di un contratto di
assicurazione collettiva concluso con la fondazione (cfr. Riemer, Das Recht der
beruflichen Vorsorge, Berna 1985, p. 105; Helbling, Personal vorsorge und BVG,
Berna, Stoccarda, Vienna 1995, p. 78,79). 

                                         Di
regola, quindi, tra lavoratore e società di assicurazione non vi è alcun
rapporto giuridico diretto (DTF 115 V 98; 101 Ib 238). Secondo il TFA infatti i
rapporti tra fondazione e assicurato da un lato e fondazione e assicurazione
dall’altro devono essere distinti (SZS 1982 p. 76 consid. 3a). Non vi è
pertanto né obbligo contributivo da parte dell’assicurato né pretesa di
versamento di prestazioni del beneficiario nei confronti dell’istituto di
assicurazione (SZS 1982 p. 76 consid. 3a; Helbling, op. cit., p. 80), eccezion
fatta per alcuni casi di prestazione di libero passaggio (art. 2 cpv. 2 lett. a
dell’Ordinanza sul mantenimento del libero passaggio), di conclusione di un
contratto di assicurazione malattia e infortuni (art. 87 LCA; DTF 112 II 249).

                                         Un
rapporto tra assicurazione e assicurato può inoltre sorgere tramite cessione,
da parte della fondazione, della pretesa nei confronti della società di
assicurazione nel caso in cui si realizzi un evento assicurato (art. 73 LCA);
la fondazione infine può indicare l’assicurato quale beneficiario nel caso in
cui si verifichi un evento previdenziale (art. 76 LCA; Riemer, op. cit., p.
106). A 

                                         tal
proposito va tuttavia evidenziato che il rapporto diretto continua a vigere tra
istituto assicurativo e fondazione (Riemer, op. cit., p. 106; cfr. STCA del 16
aprile 1997 nella causa B., 34.96.30).

 

                                         Quanto
sopra esposto vale inoltre anche nell’ambito della previdenza preobbligatoria e
sovraobbligatoria (Riemer, op. cit. pp. 101-103; DTF 115 V 99; S. Beros, op.
cit. p.43; J. Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz,
Berna 1989, 124). 

                                      

                                         Di
regola, quindi, l’assicurato non può far valere i suoi diritti previdenziali
nei confronti dell’assicuratore, bensì deve chiamare in causa la debitrice
della prestazione e meglio il fondo di previdenza (art. 23-24 LPP in caso di
rendita di invalidità).

 

                                         Il TFA
tuttavia, in una sentenza relativa ad un caso analogo in cui l’assicurato aveva
convenuto l’istituto assicurativo, ha dichiarato che l’assicurazione doveva
essere considerata passivamente legittimata. In proposito l’Alta Corte ha
infatti evidenziato che malgrado inizialmente non sia stato concluso alcun
rapporto giuridico, in concreto l’assicurazione 

 

"  aveva
emesso la polizza di libero passaggio e attraverso un nutrito scambio di
corrispondenza  con il ricorrente rispettivamente il suo patrocinatore, ha
assunto una parte diretta e determinante con l’assicurato, mentre d’altro canto
il fondo di previdenza, egualmente convenuto nella causa, ha lasciato che fosse
la compagnia assicuratrice a contestare le pretese e le argomentazioni
dell’attore." (STFA del 10 giugno 1996 in re L. M p. 5 consid. 1)

 

                                         Questa
giurisprudenza va applicata anche nel caso in esame. 

Secondo il TCA
infatti la RA 1 solleva abusivamente l’eccezione di carenza di legittimazione
passiva. 

Dagli atti
emerge infatti che nella corrispondenza intercorsa con l’assicurato, con la
Cassa pensioni CV 1 e con il Comune di __________ la CV 2 non ha mai preso
direttamente posizione sulle richieste dell’assicurato, sulle quali si è invece
sempre espressa la RA 1 direttamente o, talvolta, con la dicitura “Su mandato
della Fondazione CV 2” (cfr. doc. III/23, 26, 29; doc. A/3; cfr. anche lo
scritto all’AI del 23 aprile 2003 col quale la RA 1 ha chiesto di visionare
l’incarto AI definendosi espressamente “la nostra compagnia, quali assicuratori
LPP del datore di lavoro del signor AT 1…”). 

Del resto
anche “il questionario complementare vita collettiva” relativo allo stato di
salute sottoposto all’attore al momento dell’affiliazione del Comune di __________
e da lui compilato il 19 gennaio 1999 porta unicamente la dicitura della RA 1 e
anche il documento sottoscritto dalle parti interessate il 19 aprile 1999 che
prevede, quale parte integrante del contratto d’affilliazione con la CV 2,
l’introduzione di una riserva per ragioni di salute a carico di AT 1 è un
documento intestato esclusivamente alla RA 1 (doc. VI/3 e 4). Si rileva inoltre
che le lettere della RA 1 sono sempre state sottoscritte dalle medesime persone
sia quando sono state inviate direttamente a nome della RA 1 (cfr. tra le altre
III/23, 26, 29) sia quando lo sono state con l’aggiunta “ a nome della CV 2” (cfr.
III/17, 27, 31) e anche gli allegati e le prese di posizione intercorsi nella
presente causa portano gli stessi firmatari. 

In tal modo è
quindi apparso manifesto che tali persone erano validi rappresentanti sia della
RA 1 sia della CV 2. 

In corso di
causa questa identità si è persino palesata nel senso che in un unico atto al
TCA la RA 1 ha preso posizione direttamente per sé medesima e anche “su mandato
della CV 2” (cfr. XXIV). 

                                         In tali
circostanze si deve ammettere che, in buona fede, l’assicurato – il quale è
sprovvisto di conoscenze giuridiche e non è patrocinato - poteva ritenere
corretto presentare la petizione nei confronti della RA 1. La fondazione
collettiva infatti non ha mai preso posizione nei suoi confronti, né la RA 1
l’ha mai, prima della presente causa, invitato a rivolgersi alla fondazione. 

                                         In tali
circostanze quindi, come nel caso già deciso dal TFA, la legittimazione passiva
dell’assicurazione va ammessa (cfr. STCA del 16 aprile 1997 nella causa B.,
34.96.30 dove pure, in un caso analogo, è stata riconosciuta la legittimazione
passiva della RA 1; cfr. anche STCA del 23 marzo 1998 nella causa F.,
34.96.56).

Non ci si può
infine esimere dall’osservare che, in siffatte circostanze, a maggior ragione
abusivo s’appalesa il rifiuto, espresso in corso di causa dalla RA 1, ad
acconsentire ad una concorde correzione della parte convenuta nel senso di
intendere quale tale la fondazione CV 2, osservato come a quest’ultima sarebbe
comunque stato possibile prendere adeguatamente posizione sulle richieste attoree
(cfr. XLI e LIX). 

                                         

 

 

 

                                         B.
Diritto alla mezza rendita d'invalidità       

                                      

                               2.4.   Il 1.
gennaio 2005 è entrata in vigore la 1. revisione della LPP,  la quale ha
modificato numerose disposizioni.

                                         In proposito deve essere
precisato che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, dal profilo
temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio le relative
norme in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve
essere apprezzato giuridicamente oppure che ha delle conseguenze giuridiche (cfr.
DTF 130 V 329; DTF 129 V 1 consid. 1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V
315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.; STFA del 10 settembre
2003 nella causa C., B 28/01).

                                         Di conseguenza nel caso in
esame, posto come sia litigiosa l’attribuzione di una rendita di invalidità
della previdenza professionale dovuta all’attore a dipendenza di un’inabilità
lavorativa fissata dall’UAI a far tempo dal mese di ottobre 2000 (cfr. 1.5),
non tornano applicabili le disposizioni di diritto materiale della 1. revisione
della LPP del 3 ottobre 2003, in vigore dal 1° gennaio 2005, eventualmente pertinenti,
bensì quelle valide fino al 31 dicembre 2004 (cfr. STFA del 26 novembre 2003
nella causa J., U 158/03; STFA del 24 maggio 2004 nella causa M., C 205/03 consid.
1). Né del resto, per quanto concerne il presente litigio, può essere dedotto
altrimenti dalle disposizioni transitorie della modifica legislativa del 3
ottobre 2003.

 

                               2.5.   Tema del
contendere è, come detto, l'assegnazione all'attore di una mezza (in seguito
intera) rendita d'invalidità della previdenza professionale. Le parti convenute
non contestano né l’invalidità né il diritto ad una rendita della previdenza
professionale a favore di AT 1, ma negano di essere i debitori della
prestazione.

 

                                         La Cassa
pensioni respinge la pretesa sostenendo che al momento in cui è insorta
l’incapacità lavorativa che ha condotto all’invalidità, vale a dire, secondo le
conclusioni dell’UAI nell’ottobre 2000, l’attore non era più assicurato presso
di lei, i dipendenti del Comune di __________ essendo in effetti affiliati alla
CV 2 a far tempo dal 1. gennaio 1999. 

                                         La RA 1,
dal canto suo, rifiuta l’erogazione della prestazione ritenendo che la capacità
lavorativa che ha portato all’invalidità è subentrata in un momento anteriore
all’affiliazione dell’attore alla CV 2, e meglio nell’ottobre 1998. La stessa non
avrebbe subito in seguito delle interruzioni tali da rompere la connessione
materiale e temporale con la successiva invalidità.

 

                               2.6.   Con effetto
a decorrere dal 31 dicembre 1998 il Comune di __________ ha disdetto la
convenzione d’affiliazione conclusa con la Cassa pensioni CV 1 ai fini
dell’adempimento dell’obbligo previdenziale a favore dei propri dipendenti
(doc. III/9). La disdetta è stata accettata dalla Cassa (doc. III/9). Di
conseguenza tutti i dipendenti comunali sono usciti dalla Cassa il 31 dicembre
1998 per entrare a far parte della CV 2 con effetto dal 1. gennaio seguente. 

                                         Per
quanto concerne AT 1, la Cassa ha provveduto a rilasciare una polizza di libero
passaggio per un capitale di 

                                         fr.
14'341 attestandone l’entrata il 1. agosto 1995 e l’uscita il 31 dicembre 1998
(doc. III/ 11 e 12). Considerato come l’assicurato, nel formulario d’uscita
dalla Cassa pensioni sottoscritto il 19 gennaio 1999, avesse optato per il
trasferimento della sua prestazione di libero passaggio al nuovo istituto di
previdenza (doc. III/13), il 7 aprile 1999 la Cassa pensioni ha versato alla RA
1 fr. 14'534.20 a favore di AT 1 (doc. III/14, III/20). 

                                         Dal canto
suo la RA 1, considerato come nella “notifica d’assicurazione vita collettiva”
compilata il 16 dicembre 1998 dal Comune di __________ in relazione a AT 1
fosse indicato che il dipendente si trovava in totale incapacità lavorativa per
malattia (depressione) dal 29 ottobre 1998 (doc. VI/2), ha fatto riempire
dall’attore “il questionario complementare vita collettiva”. Nello stesso
l’interessato, il 19 gennaio 1999, ha indicato di essere ammalato dal 28
ottobre 1998 per depressione, di far uso di droghe e medicamenti e di essere in
cura presso il dott. __________ a seguito di un ricovero ospedaliero
nell’ottobre 1998 (doc. VI/3). Alla luce di tali riscontri, il 19 aprile 1999
il Comune di __________ e AT 1 hanno sottoscritto, su un modulo della RA 1, un
complemento alla Convenzione di adesione sottoscritta con la CV 2 prevedente
una riserva del seguente tenore:

 

" 
Se la causa dell’incapacità al lavoro esistente
al 1.1.1999 causa invalidità o il decesso dell’assicurato fino al 1.1.2004,
solo le prestazioni minime esigibili in virtù della legge sulla previdenza
professionale (LPP) del 25 giugno 1982 sono dovute." (doc. VI/4)

 

                                         Di
conseguenza, quanto al momento in cui è cessata la copertura assicurativa di AT
1 presso la Cassa pensioniCV 1, le parti sono concordi nell’affermare che
l’attore, unitamente a tutti i dipendenti del Comune di __________, sia stato
assicurato sino al 31 dicembre 1998 presso la Cassa pensioni e in seguito, dal
1. gennaio 1999, presso la CV 2. Tali affermazioni sono del resto confermate
dalla documentazione agli atti (cfr. anche per analogia l’art. 10 cpv. 3 v.
LPP).

L'attore va
pertanto considerato assicurato alla Cassa pensioni fino al 31 dicembre 1998
sia per quel che riguarda la previdenza obbligatoria che per quanto attiene
alla previdenza più estesa (cfr. anche l'art. 6 cpv. 3  della Legge sulla Cassa
pensioni CV 1 (Lcpd)), in seguito alla CV 2 pur con la riserva applicata per la
copertura sovraobbligatoria e le eventuali limitazioni scaturenti dalle
disposizioni regolamentari del nuovo istituto di previdenza.

 

Occorre ancora
rilevare che, in occasione del cambiamento di istituto di previdenza, tra il
Comune di __________ e la CV 2 rispettivamente tra quest’ultima e la Cassa
pensioni CV 1 non sono intercorse pattuizioni particolari circa il passaggio di
determinate categorie di dipendenti. La convenzione d’adesione n. 53’036/P del
16 dicembre 1998/ 9 gennaio 1999 non contiene alcuna disposizione particolare (doc,
VI/1). 

Il Regolamento
della CV 2 applicabile (doc. VI/7) stabilisce dal canto suo all’art. 3 (Cerchia
degli assicurati) che entrano a far parte della fondazione tutti i salariati
sottoposti all’obbligo previdenziale fatta eccezione per i salariati assunti
per meno di tre mesi, per quelli con attività accessoria e quelli invalidi ai
sensi dell’AI nella misura di almeno 2/3. 

L’art. 5
(copertura d’assicurazione) prevede a sua volta, tra l’altro, che:

    

" 
2.   La copertura d’assicurazione è definitiva
sempre che la persona 

da assicurare goda
della sua piena capacità lavorativa all’inizio dell’assicurazione e che le
prestazioni d’assicurazione non superino i limiti d’accettazione fissati dalla RA
1.

 

Negli altri casi la
copertura d’assicurazione è concessa, a titolo provvisorio, a partire dalla
stessa data.

 

È considerato come
persona che non gode della sua piena capacità lavorativa il salariato che
all’inizio dell’assicurazione:

 

-         
non ha l’intera capacità lavorativa per ragioni
di salute,

-         
riceve delle indennità giornaliere in seguito ad
una malattia o ad un infortunio,

-         
è stato annunciato ad un’assicurazione
invalidità statale,

-         
riceve una rendita a causa di un’invalidità
totale o parziale,

-         
non può più, per ragioni di salute, esercitare a
tempo pieno un’attività corrispondente alla sua formazione e alle sue
capacità.”

 

4.
  La fondazione, può, in relazione ai rischi di decesso e invalidità, emettere
delle riserve per ragioni di salute o esigere un sovrappremio per la parte
dell’assicurazione che supera le prestazioni minime ai sensi della LPP.
Un’eventuale riserva per ragioni di salute è limitata ad una durata massima di
5 anni.

 

5.
  Se un evento assicurato si verifica durante il periodo della copertura
provvisoria la RA 1 versa, in linea di massima, le prestazioni regolamentari
con riserva dell’art. 6. Tuttavia, se l’evento assicurato è dovuto ad una causa
(malattia, infortunio, infermità) anteriore alla data della copertura
provvisoria, solo le prestazioni minime esigibili ai sensi della LPP sono
versate. Resta riservato l’art. 6 per le persone in incapacità lavorativa al
momento dell’ammissione all’assicurazione.

 

6.
  La copertura provvisoria si estingue al momento in cui la RA 1 comunica le sue
condizioni d’accettazione, al più tardi tuttavia due mesi dopo essere stata
accordata.

 

7.
  In caso d’aumento delle prestazioni le disposizioni sopramenzionate si
applicano per analogia le prestazioni supplementari da assicurare. La copertura
diventa effettiva al più presto quando la RA 1 è a conoscenza dell’aumento
delle prestazioni."

                                                                                

L’art. 6 (“Incapacità
lavorativa al momento dell’ammissione all’assicurazione”) dispone a sua volta:

 

" 
Per i salariati che, al momento della loro
ammissione all’assicurazione, non godono della piena capacità lavorativa, solo
le prestazioni minime ai sensi della LPP, calcolate sulla base del salario
ottenuto in seguito alla capacità di guadagno residua, sono in linea di massima
assicurate. D’altronde, in virtù degli art. 18 e 23 LPP, le restrizioni
seguenti sono particolarmente applicabili:

 

-         
quando la causa dell’incapacità lavorativa al
momento dell’ammissione all’assicurazione comporta l’invalidità, l’aggravamento
dell’invalidità esistente o il decesso, l’assicurato non ha alcun diritto a
delle prestazioni;

 

-    se la persona era assicurata presso un altro
istituto di previdenza 

     all’inizio dell’incapacità lavorativa, i
diritti a delle eventuali 

     prestazioni devono essere esercitati presso quest’ultimo."

 

Ai fini del
riconoscimento delle prestazioni d’invalidità le prescrizioni regolamentari (in
particolare l’art. 6 cpv. 1 in relazione con l’art. 5 cpv. 2) richiamano quindi
l’applicabilità del principio assicurativo di cui all’art. 23 v. LPP (cfr. consid.
2.7) in virtù del quale in sostanza responsabile per le eventuali prestazioni
d’invalidità è l’istituto di previdenza presso il quale era assicurato il
dipendente al momento in cui è intervenuta l’incapacità lavorativa che ha poi
portato all’invalidità. 

Si deve pertanto
concludere che AT 1, pur essendo stato ammesso nella CV 2 a partire dal 1.
gennaio 1999 lo è stato con le riserve che si evincono dalle esposte norme
regolamentari disciplinanti i salariati non fruenti della piena capacità
lavorativa alla loro ammissione. Queste sanciscono in particolare la rigorosa
applicazione del principio assicurativo ex art. 23 v. LPP. 

 

                                         Nella
specie, si tratta dunque di stabilire se l'incapacità lavorativa la cui causa
ha portato all'invalidità è insorta precedentemente al 31 dicembre 1998, fatto
questo che, assolti anche gli ulteriori presupposti per la prestazione,
comporterebbe l'obbligo per la Cassa pensioni convenuta di erogare all’attore
la rendita d'invalidità (cfr. ancora in proposito il consid. 2.19).   

 

                                         A titolo completivo
occorre precisare che con riferimento al tema del cambiamento di istituto di
previdenza, in una sentenza del 22 dicembre 2003 (pubblicata in SVR 2004 BVG n.
18 pag. 57segg.), il TFA si è occupato della tematica della responsabilità di
più istituti di previdenza in caso di cambiamento dell’istituto di previdenza
da parte del datore di lavoro. Ha innanzitutto premesso che né la LPP né la
LFLP regolano gli effetti del cambiamento dell’istituto di previdenza da parte
del datore di lavoro e, in particolare, la questione di sapere se, al momento
della disdetta del contratto d’affiliazione, le persone che beneficiano di una
rendita, ossia l’ex lavoratore oppure il dipendente parzialmente invalido,
continuano a ricevere le prestazioni dal precedente istituto di previdenza
oppure passano a quello nuovo. Secondo il TFA in caso di disdetta e nuova
stipulazione di un contratto d’affiliazione presso un istituto di previdenza, è
ammissibile che l’intero collettivo d’assicurazione venga trasferito al nuovo
istituto con la messa a disposizione dei capitali di copertura necessari al
finanziamento delle rendite correnti. Presupposto è tuttavia l’esistenza di una
chiara regolamentazione. Nel caso in cui vi sia una tale regolamentazione, in
deroga del principio d’assicurazione sancito dall’art. 23 LPP, tutti quanti i
rischi assicurativi della vecchia cassa pensione passano alla nuova e dunque in
particolare anche quelle malattie che avevano causato un’incapacità lavorativa
sotto la precedente cassa pensione. Qualora invece difetti una tale
regolamentazione, i beneficiari di rendite interessati non vengono toccati dal
cambiamento e hanno diritto a prestazioni legali e regolamentari da parte del
precedente istituto previdenziale. A quest’ultimo devono quindi essere rivolte
eventuali richieste di prestazioni a dipendenza di  incapacità lavorative
manifestatesi sotto il precedente istituto di previdenza e da esaminare secondo
il principio dell’assicurazione che scaturisce dall’art. 23 LPP (cfr. anche DTF
125 V 427 consid. 6 e 127 V 383 consid. 5b; cfr. il consid. 26). 

 

                                         D’altra
parte in DTF 127 V 377 la massima Corte federale, chiamata ad esprimersi sulla
sorte dei beneficiari di rendite d’invalidità (o per superstiti) in occasione
di un cambio di istituto previdenziale a seguito della disdetta al precedente
contratto d’affiliazione data dal datore di lavoro, ha concluso che nel caso
esaminato anche i beneficiari di rendita passavano al nuovo istituto di
previdenza dal momento che la disdetta della convenzione d’affiliazione aveva
fatto venir meno anche il contratto d’assicurazione collettiva concluso
dall’istituto previdenziale precedente. 

                                         

Infine, non è
superfluo rammentare che dal 1. aprile 2004 è entrato in vigore il nuovo art.
53e LPP (“Scioglimento di contratti”) che recita, tra l’altro, quanto segue:

 

" 
1    In caso di scioglimento dei contratti d’affilliazione
tra gli istituti di 

assicurazione e gli
istituti di previdenza che soggiacciono alla LFLP vi è diritto alla riserva
matematica.

 

(….)

 

4
                                   Se il datore di lavoro scioglie il contratto
d’affilliazione con il suo istituto di previdenza, il vecchio e il nuovo
istituto di previdenza devono accordarsi sul mantenimento dei beneficiari di
rendite nell’attuale istituto di previdenza o sul loro trasferimento presso il
nuovo istituto di previdenza, per quanto il contratto d’afffilliazione non
preveda altrimenti. Se il contratto non prevede altrimenti o se non si giunge a
un accordo tra il vecchio e il nuovo istituto di previdenza, i beneficiari di
rendite rimangono affiliati all’istituto attuale. 

 

5    Se l’istituto di previdenza scioglie il
contratto d’affilliazione con il 

datore di lavoro, il
vecchio e il nuovo istituto di previdenza devono accordarsi sul mantenimento
dei beneficiari di rendite nell’attuale istituto di previdenza o sul loro
trasferimento presso il nuovo istituto di previdenza. Se non si giunge a un
accordo, i beneficiari di rendite rimangono affiliati all’istituto attuale.

 

6    Se i beneficiari di rendite rimangono
affiliati all’istituto attuale, il 

      contratto d’affilliazione che li concerne è
mantenuto. Questo vale 

anche nel caso in
cui l’invalidità sia sopraggiunta dopo lo scioglimento del contratto d’affilliazione,
ma l’incapacità al lavoro la cui causa ha portato all’invalidità sia
sopraggiunta prima dello scioglimento del contratto d’affilliazione.

 

(…)."

 

                                         La nuova
norma (che tuttavia non è applicabile alla fattispecie, cfr. in proposito il consid.
2.4) non ha quindi fatto altro che confermare e codificare la giurisprudenza
del TFA citata sopra (cfr. in particolare il tenore dei cpv. 4 e 6).

  

                               2.7.   Secondo
l’art. 23 v. LPP, che è una disposizione minima (art. 6 v. LPP), hanno diritto
alle prestazioni d’invalidità le persone che, nel senso dell’AI, sono invalide
per almeno il 50% ed erano assicurate al momento in cui è sorta l’incapacità di
lavoro la cui causa ha portato all’invalidità. Non è invece necessario che
l’interessato sia assicurato nell’istante della nascita dell’invalidità (SZS
1995 p. 464 consid. 3b; SVR 1998 BVG Nr. 19, SVR 1995
BVG Nr. 43 p. 128 consid. 2a; DTF 120 V 116 consid. 2b;
M. Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995, p. 403; DTF 118 V
898, 35; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea 1994, p. 209). 

                                         L'evento assicurato ai sensi dell'art. 23 v. LPP è infatti la
sopravvenienza di un'incapacità lavorativa di una certa importanza (ossia,
secondo la giurisprudenza, di almeno il 20%; cfr. VSI 1998 pag. 126; STFA non
pubblicate del 10 gennaio 2005 nella causa B., B 95/04; del 16 febbraio 2001 in
re V., B 100/00 e del 2 agosto 2000 in re B., B 78/99), non la nascita
dell'invalidità vera e propria (DTF 123 V 264 consid. 1b; SZS 1994 p. 469 consid.
5a; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re  consid. 2). 

                                         Se una
persona, malgrado l’esercizio di un’attività lavorativa e relativo pagamento
del salario, di fatto è incapace al lavoro in misura rilevante, se quindi è in
grado o meno di apportare il suo consueto rendimento oppure solo un rendimento
ridotto a causa dei problemi alla salute, deve essere esaminato dal giudice
d’ufficio con ogni cura (STFA del 29 giugno 2004 nella causa B., B 95/03 e del
9 novembre 2004 nella causa W., B 81/03). L’incapacità lavorativa rilevante
consiste in una perdita della capacità produttiva funzionale nella precedente
professione oppure nelle proprie funzioni rispettivamente in una produttività
ridotta rispetto al normale a causa dello stato di salute; in altre parole per
incapacità lavorativa rilevante s’intendono gli effetti del danno alla salute
che si ripercuotono sul rapporto di lavoro come ridotto rendimento, facile stancabilità,
irritabilità verso colleghi o altro (SZS 2003 p. 356 e 434; DTF 114 V 286 consid.
3c): di conseguenza ci si deve di principio fondare sulle circostanze che si
sono manifestate da un punto di vista del diritto del lavoro: una deroga è
ammissibile solo con cautela, per non stemperare la protezione assicurativa
(SZS 2003 p. 356 con riferimento al caso di un assicurato che aveva ripreso al
100% l’attività lavorativa ma aveva continuato a soffrire di forti dolori; il
TFA ha negato di conseguenza che ci fosse stato un recupero della capacità
lavorativa negando quindi l’obbligo di prestare del nuovo istituto
previdenziale). Nel caso di un disturbo depressivo recidivo la perdita di
prestazioni o di rendimento dell’assicurato deve manifestarsi ai sensi del
diritto al lavoro, segnatamente nella forma di una riduzione delle prestazioni
con conseguente constatazione o ammonimento da parte del datore di lavoro o in
quella di assenze per malattia rilevanti. Determinati sono le concrete
circostanze del caso concreto, segnatamente quelle che si sono manifestate a
livello lavorativo e in particolare gli eventuali accordi venuti in essere con
il datore di lavoro, il quale deve comunque aver notato la perdita di
prestazioni o di rendimento. Un’incapacità lavorativa medico-teorica che viene
constatata solamente anni dopo con effetto retroattivo non è invece sufficiente
(STFA del 29 giugno 2004 nella causa B., B 95/03; STFA del 5 febbraio 2003
nella causa B., B 13/01 citata in SZS 2003 pag. 434; STFA del 23 settembre 2004
nella causa C., B 49/03 ).

      

                                         Il
richiedente dev'essere quindi assicurato secondo la LPP al momento
dell'insorgenza dell'incapacità lavorativa che ha condotto all'invalidità, non
necessariamente quando insorge l'invalidità oppure il peggioramento della
stessa  (SZS 2002 pag. 155 seg.; DTF 123 V 264 consid. 1b; STFA non pubbl. del
6 marzo 1996 in re S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; SZS 1994 p. 469; STFA non
pubbl. del 20 luglio 1994 in re R consid. 2).

                                         Questa
soluzione è stata introdotta per evitare lacune assicurative nel caso in cui il
datore di lavoro disdice il contratto prima che sia trascorso l’anno di attesa
ai fini dell’erogazione della rendita AI e, quindi, della LPP (art. 29 cpv. 1
lett. b LAI; DTF 123 V 264 consid. 1b e 120 V 116 consid. 2b). 

 

                                         Di
conseguenza il fondo di previdenza presso cui era assicurato il dipendente al
momento dell’intervenuta incapacità lavorativa è obbligato a versare le
prestazioni di invalidità, anche se al momento del riconoscimento della stessa
il rapporto assicurativo era già stato sciolto (cfr. SVR 1998 LPP no. 14; SVR
1994 p. 38; DTF 118 V 98). D’altra parte, l’obbligo di un nuovo assicuratore di
pagare prestazioni sorge solo se l’incapacità lavorativa esistente già prima
dell’inizio del nuovo rapporto assicurativo risulta interrotta, cioè quando non
vi è più alcun nesso materiale e temporale (SZS 2003 p. 356).

                                         I
medesimi principi valgono in materia di previdenza più estesa, in assenza di
disposizioni statutarie divergenti (SVR 1994 p. 38 consid. 2b, DTF 117 V 332 consid.
3). Essi non sono per contro direttamente applicabili nel caso in cui
l’assicurato continua a lavorare per lo stesso datore di lavoro e questi cambia
istituto di previdenza: in questo caso bisogna infatti esaminare se, e
nell’affermativa in quale estensione e a quali condizioni,  il nuovo istituto
di previdenza ha ammesso l’assicurato secondo il proprio regolamento (cfr. sopra
consid. 2.6 e il citato SVR 2004 BVG 18 p. 57; cfr. SZS 2005 p. 243).              

                                      

                                          Qualora,
inoltre, esista il diritto ad una prestazione di invalidità, l'istituto di
previdenza è tenuto a versare prestazioni di invalidità anche se l'invalidità
si modifica, per i medesimi motivi, dopo la fine del rapporto previdenziale
(STFA del 6 marzo 1996 in re S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; DTF 118 V 45 consid.
5; cfr. Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995 p. 426 N 49;
STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R. p. 4 consid. 3a; STCA non pubbl.
del 15 marzo 2000 in re N., 34.1999.17).

 

                                         Va
altresì ulteriormente ricordato che in una sentenza emessa nel Canton Ginevra è
stato precisato che l'art. 23 v. LPP non presuppone che l'interessato fosse
assicurato all'inizio del decorrere del termine di carenza di cui all'art. 29
cpv. 1 LAI; è sufficiente invece che egli fosse affiliato all'istituto di
previdenza al momento in cui è insorta l'incapacità lavorativa che ha condotto
all'invalidità (cfr. SVR 1997 BVG N° 80).

 

                               2.8.   L’art. 26 v.
LPP stabilisce che, per la nascita del diritto alle prestazioni d’invalidità,
sono applicabili per analogia le pertinenti disposizioni della legge federale
sull’assicurazione invalidità (art. 29 LAI). L'istituto di previdenza può
inoltre stabilire nelle sue disposizioni regolamentari, che il diritto alle prestazioni
sia differito, fintanto che l'assicurato riscuote il salario pieno (SZS 1995 p.
464 consid. 3b).

                                         Per
l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI il diritto alla rendita nasce tra l'altro il più
presto nel momento in cui l'assicurato è stato per un anno e senza notevoli
interruzioni, incapace al lavoro almeno il 40% in media.

                                      

                               2.9.   L’art. 4 LAI
(dal 1. gennaio 2003, l'art. 4 LAI in relazione con l'art. 16 LPGA) prevede che
l’invalidità è l’incapacità al guadagno, presunta permanente o di rilevante
durata cagionata da un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio. Con incapacità di guadagno si
intende quell’incapacità di eseguire un’attività che si può esigere
dall’interessato in un mercato del lavoro equilibrato e quindi non solo quella
di effettuare il proprio lavoro (DTF 117 V 335 consid. 5c, DTF 109 V 28; SZS
1995 pag. 476, Maurer, op. cit., p. 140/141).

                                         In ambito
AI va pertanto valutato se l’assicurato dispone ancora di capacità di guadagno
nella sua professione e parimenti se vi è possibilità di guadagno in altre
professioni ammissibili in un mercato del lavoro equilibrato (DTF 109 V 28; DTF
111 V 21; Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, 1989 p.
488). Le attività considerate non si limitano quindi a quelle che coincidono
con l’ultima attività svolta o ad attività affini, ma anche ad attività
diverse.

                                         Per la
stretta relazione esistente tra la rendita d’invalidità dell’AI e quella del
secondo pilastro emerge che, il concetto d’invalidità nell’ambito della
previdenza obbligatoria e quello dell'assicurazione invalidità, è di principio
il medesimo (DTF 115 V 210; RDAT I 1995 consid. 2.2 p. 229). 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, nell'ambito della previdenza obbligatoria, gli istituti di previdenza
sono vincolati da quanto pronunciato dall’assicurazione invalidità non solo per
quel che riguarda il grado di invalidità (SZS 1996 p. 48 consid. 2b e 2d; SVR
1994 BVG Nr. 15 consid. 3c; DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215 consid. 4c), ma
ugualmente per quanto concerne la nascita del diritto alla rendita e, di
conseguenza, parimenti per la determinazione del momento a partire dal quale la
capacità al lavoro dell'assicurato si è deteriorata in maniera sensibile e
duratura (DTF 126 V 310 consid. 1; DTF 123 V 271 consid. 2a e riferimenti; DTF
120 V 108 consid. 3c; SZS 2002 pag. 155; SZS 1997 pag. 68; SVR 1995 BVG Nr. 22
p. 57 consid. 2a; SVR 1994 BVG Nr. 15 p. 42 consid. 3c;
DTF 118 V 39 consid. 2b/aa). In tal caso il concetto di invalidità è infatti il
medesimo (H. U. Stauffer, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1996, p. 24). Accertamenti  separati del grado
di invalidità potrebbero condurre a risultati differenti in contraddizione con
lo scopo della legge (DTF 115 V 218 consid. 4; DTF 115 V 210 consid. 2b; DTF
118 V 39 consid. 2b).

 

                                         L’istituto
di previdenza non è tuttavia vincolato in maniera assoluta alle conclusioni
dell’AI.

                                         L'Alta
Corte ha in effetti precisato che il vincolo alla pronuncia dell'AI può
estendersi solo a quegli accertamenti e a quelle valutazioni degli organi
dell'AI che nella procedura AI sono decisivi per la fissazione del diritto ad
una rendita d'invalidità (STFA non pubblicate del 26 gennaio 2001 in re H., B
79/99 e 4/00 e del 14 agosto 2000 in re M., B 50/99).

                                         Inoltre,
a titolo generale, l'istituto previdenziale può scostarsi dalle conclusioni
dell’assicurazione invalidità se queste appaiono di primo acchito insostenibili
(DTF 123 V 271 consid. 2a; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57 consid.
2a, DTF 115 V 208 consid. 2c, 212; 215 consid. 4c; SZS 1996 p. 47; DTF 115 V
218 consid. 4; STFA del 30 novembre 1993; B 38/92, in Plädoyer
1994 p. 66; DTF 109 V 24; Meyer/Blaser, op. cit., p. 21; cfr. anche DTF 126 V
308 dove si sottolinea che per la valutazione del quesito a sapere se la
valutazione dell'AI è manifestamente errata e per questo non vincolante per
l'istituto di previdenza sono primariamente determinanti gli atti esistenti al
momento in cui la decisione è stata presa).                                               

 

                                         Infine,
la giurisprudenza dell'Alta Corte ha stabilito che l'Ufficio dell'assicurazione
invalidità è tenuto a notificare una decisione di rendita agli istituti di
previdenza entranti in linea di conto, vale a dire che potrebbero essere
chiamati a fornire prestazioni nel caso specifico. Se non viene coinvolto nella
procedura pendente innanzi all'UAI, l'istituto LPP - che dispone di un diritto
di ricorso proprio nelle procedure rette dalla LAI - non è legato alla
valutazione dell'invalidità (nel suo principio, quanto al grado e all'inizio
del diritto così come anche con riferimento alla decisione sullo statuto di
persona invalida, vale a dire di persona ritenuta attiva, parzialmente attiva o
non attiva) effettuata dagli organi dell'AI (DTF 130 V 273 consid. 3.1; DTF 129
V 75 e 129 V 150; cfr. anche le sentenze non pubblicate del 21 gennaio 2005
nella causa B., B 32/03; del 21 settembre 2004 nella causa T., B 66/04; del 31
dicembre 2003 nella causa A., B 3/03; del 16 dicembre 2003 nella causa O., B
68/03; del 9 gennaio 2004 nella causa M., B 81/02; cfr. anche esplicitamente
l'art. 49 cpv. 4 LPGA e l'art. 76 cpv. 1 lett. i OAI in vigore dal 1. gennaio
2003).    

                                         Secondo
il TFA infine, considerato come lo scopo del vincolo alla pronuncia dell'AI sia
quello di sgravare gli istituti di previdenza da accertamenti dispendiosi,
bisogna ritenere che tale vincolo sia riferito unicamente a quegli accertamenti
e a quelle valutazioni degli organi dell’UAI che nell’ambito della procedura
(dell’AI) erano determinanti per l’esame della pretesa alla rendita
d’invalidità e sui quali andava effettivamente deciso; diversamente gli organi
della previdenza professionale devono esaminare i presupposti della pretesa
liberamente (cfr. STFA del 14 agosto 2000 nella causa M., B 50/99). Ne discende
che la fissazione della data d’inizio del diritto alla rendita da parte
dell’UAI non esclude che l’incapacità lavorativa motivante il diritto a
prestazioni d’invalidità della previdenza professionale sia subentrata, foss’anche
in misura ridotta, già precedentemente all’inizio dell’anno di carenza secondo
l’AI (SZS 2003 p. 45 e SZS 2005 p. 241; STFA dell’11 luglio 2000 nella causa
P., B 47/98 e del 9 novembre 2004 nella causa W., B 81/03).

 

                                         In virtù
dell’art. 6 v. LPP, inoltre, le fondazioni di previdenza, oltre alla possibilità
di introdurre la previdenza più estesa (art. 49 cpv. 2 LPP; cfr. SZS 1995 p.
465/466 consid. 4b/aa), sono libere di estendere il concetto di invalidità a
favore dell’assicurato oppure di concedere prestazioni anche quando il grado
d’invalidità è inferiore al 50%. Ciò non significa tuttavia che i fondi di
previdenza dispongono di un margine di apprezzamento illimitato (SZS 1995 p.
466 consid. 4b/aa; DTF 118 V 35). Se essi infatti fanno espresso riferimento al
concetto di invalidità previsto dall’AI, sono vincolati dalla valutazione
dell’invalidità fatta dall'assicurazione invalidità, a meno che la stessa
appaia di primo acchito insostenibile (SZS 2002 pag. 155; SZS 1996 p. 48 consid.
2b e 2d; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57 consid. 2a; SVR 1994 BVG Nr. 15 consid. 3c;
DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215 consid. 4c).

                                         

                                         Inoltre,
se il concetto di invalidità è più esteso, il fondo di previdenza non è
vincolato alle conclusioni dell’AI. In tal caso la fondazione può statuire
liberamente tenuto conto di regole proprie. In simili condizioni potrà
senz'altro fondarsi su elementi raccolti dall'UAI, ma non sarà vincolata da una
valutazione che si fonda su altri criteri (SZS 1997 p. 71; SZS 1996 p. 56; DTF
118 V 73 consid. 1; DTF 117 V 335 consid. 5c; DTF 115 V 220 seg).

                                         Secondo
la giurisprudenza la facoltà riservata agli istituti di previdenza in virtù
dell'art. 6 e 49 cpv. 2 LPP non implica un potere di apprezzamento illimitato.
Se essi adottano nei loro statuti o nei regolamenti un certo metodo di
valutazione, devono conformarsi, nell'applicazione dei criteri, ai concetti
delle assicurazioni sociali (per l'incapacità di esercitare la propria
professione abituale: DTF 111 V 239 consid. 1b) e ai principi generali (DTF 113
II 347 consid. 1a). In altri termini se dispongono di piena libertà nella
scelta della nozione, devono comunque assegnarle il significato usuale e
riconosciuto in ambito assicurativo (STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993
consid. 3).

 

                             2.10.   L’art. 15 Lcpd
prevede fra l'altro l’erogazione della pensione di invalidità. Secondo l’art.
16 cpv. 1 Lcpd tutte le pensioni decorrono dal mese per il quale lo stipendio o
una precedente pensione non sono più corrisposte.

                                         Ricalcando
essenzialmente l'art. 26 cpv. 1 LPP che prescrive il rinvio alle disposizioni
della LAI per l'esame della nascita del diritto a prestazioni d'invalidità,
l'art. 16a cpv. 1 Lcpd (in vigore dal 1. ottobre 2000; in precedenza cfr.
l'art. 16 cpv. 1 LCP) dispone che la pensione d’invalidità ed i relativi
supplementi decorrono dalla nascita del diritto alla rendita federale
d'invalidità (AI). 

                                         Per il
cpv. 2 dell'art. 16a Lcpd, il versamento delle prestazioni della Cassa inizia
il mese successivo alla delibera dell'Ufficio AI, ma al più presto dalla
scadenza del diritto allo stipendio pieno. Rimane riservato l'art. 29a della
legge (cpv. 3).

 

                                         A
proposito del concetto di invalidità l’art. 24 Lcpd prevede che

 

"  L’invalidità
è l’incapacità durevole dell’assicurato a esercitare, per danno della salute
fisica o psichica, la propria funzione o funzioni affini, con conseguente
perdita di guadagno. Essa è totale o parziale e viene espressa in
percentuale."

 

                                         Dal
tenore della norma emerge che il concetto di invalidità della Lcpd è più esteso
rispetto a quello della LPP e, quindi, della LAI in quanto comprende anche
l'invalidità professionale. L’assicurato è infatti considerato invalido già per
il solo fatto di non essere più in grado di svolgere la sua funzione (“Berufsunfähigkeit”;
SZS  1997 pag. 73 e 1995 pag. 102; cfr. STFA non pubbl. 17 dicembre 1991 in re
F p. 7 consid. 3a; DTF 117 V 335 consid. 5b; RDAT I 1995 p. 221) oppure
funzioni affini. In virtù della giurisprudenza suesposta, questo concetto di
invalidità non coincide con quello generale di incapacità al guadagno dell'AI e
della LPP in un mercato del lavoro equilibrato (cfr. Meyer/Blaser, SZS 1995 p.
102/103; DTF 117 V 335; STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993, B 19/92; S.
Beros, Die Stellung des Arbeitnehmers in BVG, Zurigo
1993, p. 149; STFA non pubbl. 17 dicembre 1991 in re F p. 7 consid. 3a).

                                         La
capacità di guadagno si riferisce infatti a quanto risulta esigibile per la
persona in questione: non è dunque "l'incapacità assoluta di
lavorare".

                                         In
proposito va rilevato che questo tipo di soluzione è di regola introdotta ai fini
di non declassare professionalmente gli assicurati divenuti invalidi, in
particolare i lavoratori specializzati (SZS 1997 p. 74 consid. 2a; DTF 115 V
211).

                                         Si rilevi
ancora che secondo la giurisprudenza in tale ipotesi la nozione di invalidità
prevista nel regolamento si applica sia alla previdenza obbligatoria che a
quella sovraobbligatoria (SZS 1995 pag. 476 consid. 4b; STFA non pubbl. del 25
marzo 1993 in re A consid. 4b e c, B 19/92; DTF 115 V 221 consid. 5).

 

                                         Considerato
come il concetto d'invalidità della Cassa pensioni sia più esteso rispetto a
quello della LPP, poiché l’assicurato è stato riconosciuto invalido ai sensi
dell’AI (cfr. consid. 1.3), e quindi della LPP, dev’esserlo anche ai sensi
delle disposizioni della Cassa pensioni.

 

Per quanto
invece concerne il regolamento della CV 2 applicabile al contratto concluso con
il Comune di __________ (doc. VI/7), esso contiene disposizioni simili
disponendo l’art. 18 (Rendita d’invalidità) quanto segue:

 

"  Art.
18 Rendita d'invalidità

 

(1)
 L'assicurato che subisce un'incapacità di guadagno ha diritto ad una
rendita d'invalidità a partire dalla scadenza del termine d'attesa, fino a
quando perdura l'incapacità di guadagno, ma al più tardi fino all'età del
pensionamento. Quando l'assicurato raggiunge l'età del pensionamento, la
rendita d'invalidità LPP è sostituita dalla rendita di vecchiaia di un importo
almeno pari alla rendita d'invalidità minima esigibile ai sensi della LPP.

 

(3)  Esiste
incapacità di guadagno quando un medico attesta, sulla base di osservazioni
obiettive, che l'assicurato è incapace, totalmente o parzialmente, di
esercitare la sua professione od ogni altra attività lucrativa compatibile con
la sua posizione sociale, le sue cognizioni e le sue attitudini, o quando è
invalido ai sensi dell'assicurazione federale invalidità (AI).

 

(4)  Se
l'assicurato è affetto da un'incapacità di guadagno parziale, la rendita
d'invalidità versata è proporzionale al grado di detta incapacità; un grado del
66 e 2/3 % o più dà diritto alla prestazione totale; mentre un grado inferiore
al 25 % non dà diritto a prestazioni. Il grado d'incapacità di guadagno
corrisponde almeno al grado d'invalidità fissato dall'AZ, a meno che la
decisione dell'AZ non appaia insostenibile. Una revisione periodica del grado d'invalidità
rimane riservata.

 

(6)  In caso
d'aumento del grado d'invalidità dovuto alla stessa causa dell'invalidità
parziale iniziale, le prestazioni d'invalidità già in corso sono adattate senza
indugio al nuovo grado.

 

(7)  In caso
d'aumento del grado d'invalidità dovuto ad un'altra causa, le prestazioni già
in corso continuano ad essere versate senza modifica. Un diritto a delle nuove
prestazioni, nella misura dell'aumento dell'invalidità, nasce alla scadenza del
termine d'attesa.

 

(8)  La rendita annua d'invalidità è pari al 50 % del salario
coordinato."

 

 

                             2.11.   Nel caso in
esame litigiosa è, come detto, l'assegnazione all'assicurato di una mezza
rendita d'invalidità della previdenza professionale. 

                                         

                                         Dall’incarto
AI emerge che l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) 

                                         ha
statuito che il diritto alla mezza rendita intera di invalidità dell'AI a
favore di AT 1 è sorto con effetto dal 1. ottobre 2001. Il relativo
provvedimento amministrativo del 24 aprile 2002 è cresciuto incontestato in
giudicato (atti AI). 

                                         Le
affezioni, di natura psichica, di cui è portatore AT 1 sono di natura
manifestamente labile; secondo l’art. 29 pv. 1 lett. b LAI in tale ipotesi il
diritto alla rendita secondo l’art. 28 LAI nasce al più presto nel momento in
cui l’assicurato è stato per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al
lavoro per almeno il 40% in media; l’UAI ha quindi fatto partire il periodo di
carenza il 1. ottobre 2000.        

                                         

                                         Per
questo motivo la Cassa convenuta, che non contesta l'invalidità dell'attore,
bensì il fatto di essere la debitrice della relativa prestazione, respinge la
richiesta di prestazioni. A suo avviso, il rapporto di previdenza con i
dipendenti del Comune di __________ – e, con essi, anche con AT 1 - essendosi
concluso già il 31 dicembre 1998, nell’ottobre 2000 l’attore non era più
assicurato presso la Cassa pensioni CV 1.

                                         La RA 1
sostiene, per contro, che l’incapacità al lavoro che ha portato all’invalidità
non è riconducibile al mese di ottobre 2000, ma si situa ad un momento precedente
e, comunque, in un'epoca in cui l’interessato ancora era assicurato presso la
Cassa. 

                                         

                                         Ora,
nella presente fattispecie va innanzitutto rilevato che la decisione dell'AI
del 24 aprile 2002 attribuente a AT 1 la prestazione d'invalidità non è stata
notificata dall'UAI né alla Cassa pensioni né alla CV 2 nè alla RA 1 né
precedentemente le convenute o la CV 2 sono state coinvolte nel procedimento
pendente di fronte all'UAI (cfr. atti AI). 

                                         Solo
successivamente, a seguito di una richiesta della Cassa pensioni del 6 dicembre
2002 e della RA 1 del 23 aprile 2003, l'UAI ha trasmesso loro gli atti il 12
dicembre 2002 rispettivamente il 2 maggio 2003 (atti AI). 

                                         Ne
discende che alla luce della recente giurisprudenza del TFA (cfr. consid. 2.6 e
DTF 130 V 273, 129 V 75 e 150) il diritto dell'attore alla rendita d'invalidità
della previdenza professionale va esaminato in questa sede in modo autonomo. 

                                         In
particolare, la data d'inizio dell'inabilità lavorativa fissata dall'AI per far
partire l'anno di carenza (art. 28 e 29 LAI) non è vincolante ai fini
previdenziali. 

                                         Questa
Corte deve pertanto stabilire liberamente se ancora durante il periodo in cui
l'attore era assicurato presso la Cassa convenuta, vale a dire entro il 31
dicembre 1998 (cfr. consid. 2.7), è subentrata un'incapacità lavorativa di
rilievo ai sensi dell'art. 23 LPP (e art. 24 Lpcd), vale a dire duratura e di
almeno il 20% e se la stessa non ha subito in seguito interruzioni rilevanti (cfr.
consid. 2.4 e 2.12; DTF 120 V 109 consid. 3c; STFA non pubblicata del 22
febbraio 2002 in re B., B 35/00; SVR 1997 BVG Nr. 80). Nell’affermativa sarebbe
la Cassa responsabile del pagamento della prestazione dovuta all’assicurato;
diversamente invece debitrice della prestazione sarebbe la CV 2, nella sua
qualità di istituto previdenziale di AT 1 a far tempo dal 1. gennaio 1999.

                                      

                             2.12.   Secondo la
giurisprudenza l’art. 23 v. LPP persegue anche lo scopo di delimitare la
responsabilità tra più istituti di previdenza. La questione si pone ad esempio
nel caso in cui il lavoratore, già colpito nella sua salute in una misura atta
a influenzare la sua capacita di lavoro, entra al servizio di un nuovo datore
di lavoro e viene in seguito posto al beneficio di una rendita di invalidità.
In tale ipotesi, a determinate condizioni, le prestazioni vanno  versate dal
precedente istituto di previdenza e non dall'attuale (cfr. DTF 123 V 264 consid.
1c; DTF 120 V 117 consid. 2c e 120 secondo cui
"l'art. 23 LPP vise quant à lui à prolonger la responsabilité de
l'institution de prévoyance au-delà de l'affiliation, lors de la survenance de
l'éventualité assurée"; cfr. anche SZS 2002 pag. 156 consid. 2b; STFA non pubblicata del 6 giugno 2001 in re B., B 64/99).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, affinché il precedente istituto di previdenza sia
tenuto a versare la prestazione d’invalidità, l’incapacità di lavoro deve
essersi manifestata in un’epoca in cui l’assicurato era affiliato presso quell’istituto
e deve inoltre sussistere fra detta incapacità e l’invalidità uno stretto nesso
materiale e temporale. 

                                         Vi è connessione
materiale se il danno alla salute all’origine dell’invalidità è
essenzialmente lo stesso che si è già manifestato durante l’affiliazione al
precedente istituto di previdenza e che ha causato un’incapacità di lavoro. 

                                         La connessione
temporale presuppone che l'assicurato, dopo l'insorgenza dell'inabilità
lavorativa, non sia ridivenuto abile al lavoro per lungo tempo. Tale
connessione è interrotta se, durante un certo periodo, l'assicurato è
nuovamente abile al lavoro, ritenuto comunque che un breve periodo di
remissione non basta per interrompere il rapporto di connessione temporale (cfr.
SZS 2002 pag. 156; DTF 123 V 264 consid. 1c e DTF 120 V 117 consid. 2c; già
citata STFA non pubblicata del 6 giugno 2001). In effetti secondo il TFA:

 

" 
l’ancienne institution de prévoyance ne saurait,
en effet, répondre de rechutes lointaines ou de nouvelles manifestations de la
maladie plusieurs années après que l’assuré a recouvré sa capacité de
travail." (DTF 120 V 117 consid. 2c)

 

                                         In tal
caso il vecchio istituto di previdenza è liberato da qualsiasi obbligo (DTF 120
V 117; M. Moser, Die zweite Säule und ihre Tragfähigkeit, Basilea 1993, p.
210). 

                                                                                                                         

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, nel caso di interruzione dell’incapacità di lavoro, non
si può procedere ad un’applicazione schematica, analogamente a quanto previsto
agli art. 29ter e 88a cpv. 1 OAI (DTF 123 V 264 e 120 V 118 consid. 2c/bb),
mitigando il tenore di una precedente sentenza, in cui aveva stabilito che il
nuovo istituto di previdenza è obbligato a versare la rendita solo se
l’assicurato ha lavorato per tre mesi interi, dopodiché si è ripresentata
un’incapacità di lavoro (cfr. sentenza del TFA non pubbl. del 30 novembre 1993
B 38/92 in Plädoyer 4/94 p. 66/67). 

                                         Per
risolvere tale questione si deve tener conto di tutte le particolarità del caso
concreto, e meglio della natura del danno alla salute, della prognosi del
medico e dei motivi che hanno indotto l’assicurato a riprendere il lavoro.
Inoltre sono determinanti le circostanze relative al mondo del lavoro, come un
guadagno intermedio ottenuto dall’assicurato o la sua capacità di collocamento 
(SZS 2003 p. 510, 2002 pag. 156 consid. 2b; SVR 2001 BVG no. 18 pag. 69segg.;
DTF 123 V 264 consid. 1c e 267 consid. 2c; cfr. anche DTF 120 V 118 consid.
2b). In questo senso nel caso di un assicurato invalido bisognerà negare il
riacquisto della capacità lavorativa anche nel caso del tentativo, di oltre tre
mesi, di ripresa dell’attività lavorativa, se la ripresa era motivata più da
ragioni sociali e una ripresa dell’attività lavorativa duratura era comunque da
ritenere improbabile (DTF 123 V 264 consid. 1c, DTF 120 V 117). Decisivo è
piuttosto il quesito di sapere se durante la ripresa dell’attività lavorativa l’assicurato
ha apportato o meno una prestazione lavorativa piena e se il riacquisto
duraturo della capacità lavorativa sembra probabile alla luce dei risultati del
tentativo di ripresa del lavoro (STFA del 30 ottobre 2002 nella causa P., B
4/02 e riferimenti a SZS 1997 p. 67). 

 

                                         Relativamente
al presupposto della connessione temporale va ancora detto che parte della
dottrina ritiene che la durata dell’esercizio dell’attività lavorativa, il cui
motivo può essere terapeutico, non ha rilevanza determinante né prevalente
nell’ambito della valutazione delle circostanze del caso concreto, bensì
configura solo un indizio. Di conseguenza, il fattore tempo deve passare in
secondo piano, rispetto ad altri aspetti della fattispecie, se si può ritenere
che, in un ambiente normale, cioè non protetto né particolarmente comprensivo,
il reinserimento sarebbe fallito (M. Moser, Eine Gesetzesnorm sorgt zur Verunsicherung:
weitere Fragen zu art. 23 BVG, SZS 1997, Sonderheft, p. 120ss, in particolare
124).   

 

                             2.13.   In concreto,
dagli atti emerge che l'assicurato ha iniziato a soffrire in modo rilevante di
problemi di natura psichica nel corso dell’autunno del 1998 a seguito di una
crisi nel rapporto affettivo con l’allora compagna e madre dei suoi due figli.
Il 28 ottobre 1998 AT 1 ha tentato di togliersi la vita ed è stato di
conseguenza ricoverato sino al 7 dicembre 1998 presso la Clinica __________, in
seguito nuovamente sino all’11 dicembre 1998 presso l’Ospedale di __________ e
successivamente di nuovo alla Clinica __________ sino al 23 dicembre 1998. Nel
rapporto d’uscita del 7 dicembre 1998  i sanitari della clinica (fra i quali il
dott. __________) hanno posto la diagnosi di 

 

" 
disturbo della personalità emotivamente
instabile e stato dopo diversi tentamen, ultimo il 28 ottobre 1998, abuso
etilico e nicotinico da anni; Petit mal in età scolastica." (atti AI)

 

                                         Nel
successivo certificato del 24 dicembre 1998 i medesimi sanitari hanno
confermato le medesime diagnosi e prescritto la continuazione della terapia
farmacologia e di quella semi-stazionaria con terapia quotidiana già iniziata
presso la clinica di Giorno “__________” di __________, sotto la direzione del
dott. __________, il quale nel suo certificato del 20 gennaio 1999 alla __________
riferiva di un “Disturbo depressivo nell’ambito di una personalità a struttura borderline”
sottolineando come l’evoluzione del paziente non apparisse positiva non
dovendosi escludere la necessità di ulteriori misure terapeutiche,
eventualmente anche stazionarie (atti AI).

 

Il 29 dicembre
1998 AT 1 è stato nuovamente protagonista di un tentamen con ricovero
all’Ospedale __________ con la diagnosi di “stato depressivo; tentato
suicidio”. (atti AI). I medici che l’hanno avuto in cura ne hanno certificato
la completa inabilità lavorativa a far tempo dal 29 ottobre 1998.

 

Dopo una nuova
degenza dal 30 dicembre 1998 al 9 gennaio 1999 presso la Clinica __________ con
la diagnosi di “Stato dopo tentamen medicamentoso, disturbo di personalità
emotivamente instabile” (certificato clinica del 17 febbraio 1999 agli atti
AI), l’interessato ha continuato la terapia presso il dott. __________, il
quale ne ha certificato l’inabilità lavorativa completa sino al 22 febbraio
1999 (certificato del 18 febbraio 1999 agli atti AI).  

Il 4 febbraio
1999 l’attore è stato ancora protagonista di un tentamen con ricovero dapprima
presso l’Ospedale di __________ e poi presso la Clinica __________ sino all’11
febbraio 1999 (rapporto d’uscita della clinica del 23 marzo 1999 agli atti
AI).  

 

Dal 21
febbraio 1999 AT 1 ha ripreso a lavorare pur continuando una psico-farmacoterapia
e i colloqui psicoterapeutici con frequenza quindicinale (certificato del dott.
__________ del 9 marzo 1999 alla __________ agli atti AI).

 

                                         A seguito
di un nuovo tentativo di suicidio (tentamen medicamentoso con ferite da taglio
all’avambraccio) avvenuto il 1. giugno 1999, AT 1 ha nuovamente interrotto
l’attività lavorativa subendo un ricovero a __________ dal 1° all’8 giugno 1999
e in seguito fino al 18 giugno 1999 e nuovamente dal 24 giugno al 10 luglio
1999 presso la Clinica __________ con un’inabilità lavorativa completa
certificata sino al 12 luglio 1999. In seguito l’inabilità lavorativa è scesa
al 75% e il paziente ha continuato ad assumere i medicamenti prescrittigli e la
psicoterapia (certificati Clinica __________ del 18 giugno 1999, 8 e 24 luglio
1999 agli atti AI). 

                                         A seguito
di un nuovo tentamen avvenuto il 27 luglio 1999 l’attore è nuovamente stato
ospedalizzato con conseguente incapacità lavorativa certificata in misura
totale sino al 30 luglio 1999 e parziale (25%) in seguito e sino al 24
settembre 1999 (certificati dell’__________  - del 20 agosto e 23 settembre
1999 agli atti AI). 

                                      Dal
27 settembre 1999 AT 1 è nuovamente stato giudicato abile al lavoro dalla dott.ssa
__________, psichiatra dell’__________, sotto la cura della quale ha continuato
la terapia medicamentosa (con neurolettici, ansiolitici e antidepressivi) con
prescrizione controllata e la psicoterapia con frequenza settimanale.

 

Il 27 giugno
2000 AT 1 ha avuto una ricaduta della medesima malattia psichica di cui era
sofferente interrompendo il lavoro. La dott.ssa __________ ne ha certificato
l’inabilità lavorativa totale sino al 18 luglio 2000 e in seguito e fino al 14
settembre 2000 del 25% (certificati del 14 luglio, 2 e 29 agosto 2000 per la __________
agli atti AI). Da rilevare che in data 19 agosto 2000 l’interessato è
nuovamente stato protagonista di un tentamen suicidale medicamentoso con
conseguente ospedalizzazione e incapacità lavorativa totale sino al 22 agosto
2000 (certificato del 9 ottobre 2000 dell’__________ agli atti AI). 

Dal 14
settembre 2000 AT 1 ha ricominciato a lavorare pur continuando la terapia
medicamentosa e i colloqui di sostegno presso la dott.ssa __________
(certificato del 10 ottobre 2000 dell’__________).

Dopo poco più
di un mese, dal 21 ottobre 2000, a seguito di un nuovo tentamen medicamentoso
(con ricovero in cure intense alla __________ sino al 27 ottobre 2000 e in
seguito presso la Clinica __________ fino al 25 novembre 2000) il cui fattore
scatenante era da ricondurre ad un problema all’interno del lavoro (cfr.
lettera d’uscita Ospedale __________ del 31 ottobre 2000 agli atti AI), AT 1 ha
nuovamente cessato l’attività lavorativa. La dott.ssa __________ ne ha
attestato l’inabilità lavorativa sino al 10 dicembre 2000 e del 50% in seguito
e a tempo indeterminato per le medesime diagnosi, ossia “Disturbo di
personalità tipo borderline, Abusi etilici episodici”  (certificati dell’__________
dell’8 novembre, 7 e 11 dicembre 2000 e 26 febbraio 2001 agli atti AI). Dopo
aver ripreso il lavoro a metà tempo dal 12 dicembre 2000, AT 1 ha continuato la
farmacoterapia e i colloqui di sostegno regolari presso la dott.ssa __________
(certificati dell’__________ del 6 aprile e 12 giugno 2001 agli atti AI).  

 

Il 18 luglio
2001 l'interessato ha inoltrato domanda di prestazioni all'AI indicando di
soffrire di “depressione, ansia, nervosismo” dal 1998 (cfr. atti AI). 

L’UAI ha
quindi proceduto ai necessari accertamenti.

Nel formulario
all’UAI compilato il 24 agosto 2001 dal datore di lavoro di AT 1, il Comune di __________
ha indicato che il dipendente era stato assunto quale operaio comunale generico
e che si trovava in malattia precisando:

 

" 
Il signor AT 1 soffre di disturbi (depressioni)
da tempo. Dall’ottobre 1998 il signor AT 1 ha trascorso vari periodi di assenza
a causa di ripetuti tentativi di suicidio. I tentativi di reinserimento sono
falliti ogni volta che l’occupazione è ripresa al 100% con la conseguente
intensificazione dei rapporti con l’utenza." (atti AI)

 

Nel suo
rapporto medico all’UAI del 27 agosto 2001 la dott.ssa __________ dell’__________,
indicata quale diagnosi “Sindrome borderline di personalità; abusi etilici
saltuari” con ripercussioni sulla capacità lavorativa dal novembre 1998
rispettivamente dal luglio 1999,  ha affermato:

 

" 
Anamnesi patologica remota: nel primo anno di vita gastroenterite
con ricovero ospedaliero. Dai sei ai quattordici anni piccolo male con
trattamento antiepilettico di Tegretol. Le crisi erano notturne senza perdita
di coscienza ma con perdita di voce e di movimenti che sono durati fino ai
dodici anni. Fobie sociali con difficoltà a presentarsi agli esami o se deve
parlare in pubblico. Anamnesi patologica prossima: dall'ottobre 1998, dopo la
separazione dall'ex compagna, Il paziente presenta crisi depressive con tentamen
medicamentosi ed alcool che lo hanno portato a ricoveri in Clinica __________
dal 30.10.1998 al 7.12.1998, dal 12.12.1998 al 23.12.1998, dal 30.12.1998 al
9.1.1999 e a due ricoveri in __________ dal 4.2.1999 al 11.2.1999, dal 1.8.1999
al 8.6.1999. Fino al luglio 1999 è stato seguito ambulatoriamente dal dr. __________
e poi dal __________ con colloqui di psicoterapia di sostegno e terapia
farmacologia con prescrizione controllata del medicamenti. Negli ultimi due
anni di terapia il paziente ha subito un ricovero in __________ dal 21.10.2000
al 27.10.2000 per tentamen medicamentoso con benzodiazepine e antidepressivi e
in Clinica __________ dal 27.10.2000 ai 25.11.2000. Periodi di inabilità
lavorativa: 25% dal 2.8.1999 al 24.9.1999, 100% dal 27.6.2000 al 18.7.2000, 25%
dal 19.7.2000 al 14.7.2000, 100% dal 21.10.2000 al 10.12.2000, 50%
dall'11.12.2000 a tuttora. In questi due anni di terapia vi sono state due
crisi depressive che hanno portato a periodi di inabilità lavorativa nel giugno
2000 e un tentamen al 21.10.2000 con un ricovero ospedaliero. Le prescrizioni farmacologiche
erano seguite dal paziente con decisione autonoma di sospendere ed accumulare
il farmaco in caso dl bisogno e poi assunzione massiccia in momenti di crisi.
La terapia con colloqui verteva allo sviluppo dell'iniziativa ed attivazione
delle risorse del paziente. In questo periodo è riuscito a produrre vetrate con
il padre e da solo senza che questa attività costituisca fonte di guadagno. Inoltre
la terapia verteva anche a ridurre il grosso senso di colpa e vergogna che il
paziente ha nei confronti del paese dopo la separazione dall'ex compagna.
Sembra che le crisi in questi due anni fossero in concomitanza con periodi
anche di sovraccarico lavorativo, in giugno, in aprile ed in ottobre 2000.
Secondo il nostro parere la sua capacità lavorativa è al 60% vista la facile intolleranza
agli stress e al sovraccarico lavorativo. Ad esempio l'ultimo tentamen è
avvenuto in un periodo di sovraccarico lavorativo e dopo un litigio con un
collega. 

 

Nella terapia tra Il 1999 e l'ottobre 2000 il paziente è apparso
con periodi di tono d'umore deflesso, ritmi circadiani con insonnia notturna,
abusi etilici e medicamentosi e con ansia libera durante il giorno ed abusi
medicamentosi che sono sfociati anche in un grave tentativo di suicidio Il
21.10.2000.

7. ProsecuzIone della terapia in corso antidepressiva e dei
colloqui di sostegno. Dall'ottobre 2000, dopo l'ultima crisi con grave tentamen
medicamentoso, il paziente appare in relativo equilibrio. La sua capacità
lavorativa a nostro parere è del 50% vista l'intolleranza allo stress e
l'ipersensibilità ai conflitti sul luogo di lavoro."

 

Nel
complemento di pari data ha ipotizzato una continuazione della precedente
attività lavorativa ma solo nella misura del 50% considerato come il disturbo
alla salute di cui era affetto l’assicurato provocava una facile intolleranza
allo stress e difficoltà di relazione con i colleghi (atti AI).

Alla luce
della documentazione acquisita agli atti e dei citati  referti, il medico
dell'AI, ritenuti superflui ulteriori accertamenti medici, il 14 novembre 2001
ha proposto il riconoscimento di una mezza rendita d’invalidità con la
motivazione seguente:

 

" 
Vista la patologia psichiatrica pesante dopo
diversi episodi di tentamen medicamentosi nel passato ed i diversi ricoveri si
giustifica una incapacità lavorativa del 50% per diminuito rendimento sul posto
di lavoro non migliorabile secondo gli atti in altri luoghi o cambiando tipo di
mestiere." (atti AI)

 

                                         L'UAI ha
quindi statuito sulla domanda di prestazioni emanando il provvedimento del 24
aprile 2002 con il quale ha attribuito a AT 1 una mezza rendita per un grado
d'invalidità del 50% dal 1. ottobre 2001 (atti AI). 

 

In seguito AT
1, dopo un periodo di totale incapacità lavorativa dal 21 ottobre 2000 al 10
dicembre 2000 per un nuovo tentamen con ospedalizzazione, e di parziale
inabilità (50%) dal 10 dicembre 2000 al 10 dicembre 2001, ha lavorato a metà
tempo alle dipendenze del Comune di __________ sino al 29 luglio 2003, momento
in cui gli è nuovamente stata diagnosticata una totale incapacità lavorativa
(perizia dott.ssa __________, psichiatra, del 24 ottobre 2003 all’attenzione
della __________ agli atti AI). In seguito AT 1 non ha più ripreso l’attività
lavorativa.     

Il 30 gennaio
2004 l’assicurato ha chiesto all’UAI di attribuirgli una rendita intera
ritenuto come egli fosse totalmente incapace al lavoro e non percepisse più il
salario dal 1. ottobre 2003 (atti AI).

 

                             2.14.   Ritenuto come
dalla documentazione versata agli atti dalle parti e da quella richiamata
d'ufficio in corso di causa, non fosse a priori possibile desumere riscontri
incontrovertibili ai fini del presente contendere, questa Corte ha ritenuto
opportuno effettuare alcuni accertamenti.

 

                                         Innanzitutto,
richiamati i certificati redatti in precedenza, il 27 ottobre 2004 la vicecancelliera
ha chiesto al dott. __________ di precisare in quali periodi aveva avuto in
cura AT 1 e di descrivere come fossero le sue condizioni e la sua capacità
lavorativa in tali periodi (XXXVII). 

Nella sua
risposta dell’8 novembre 2004 il dott. __________ ha, tra l’altro,  affermato
quanto segue:

 

" 
1)   Da quando a quando ha avuto in cura il sig. AT 1 e per quali 

      diagnosi;

 

Ho innanzitutto seguito il signor AT
1 durante la sua degenza presso la Clinica __________ dove era stato ricoverato
per un problema comportamentale legato all'abuso etilico (purtroppo non ho le
date esatte della sua degenza che potranno senz'altro essere richieste alla Clinica
__________).

 

In seguito ho seguito il paziente ambulatorialmente
dal 28.12.1998.

 

La diagnosi principale è da vedere in
un disturbo psico-affettivo-emozionale di personalità (disturbo borderline).

 

Dopo le sue dimissioni dalla Clinica __________
egli è stato "seguito" a livello semistazionario.

 

Abbiamo iniziato un trattamento il
26.01.1999 e si è interrotto in pratica il 04.03 dello stesso anno poiché il
paziente aveva effettuato un tentamen.

 

Da quel periodo il signor AT 1 ha
deciso per un cambiamento di medico e struttura terapeutica.

Il 18.08.2003 il signor AT 1 ha
voluto far rientro nella nostra struttura terapeutica ed è stato preso a carico
da uno psicologo che gli offriva dei colloqui regolari.

 

L'instabilità emotiva del signor AT 1
non gli ha permesso però una sufficiente continuità terapeutica per cui abbiamo
nuovamente proposto un intervento semistazionario con intervento pluri
disciplinare alla fine del 1999. Il risultato è stato fallimentare per la
discontinuità di presenza del paziente.

 

Egli ha continuato l'Ospedale di
Giorno come sopra descritto fino al 22.12.2002. Da parte nostra non ha più
seguito trattamenti specifici.

 

Il 27.01.2004 il paziente si è
nuovamente presentato ad una consultazione poiché risentiva delle difficoltà di
tipo ansioso e gli abbiamo nuovamente proposto delle terapie di rilassamento e
dei colloqui psicoterapeutici (data anche la nuova struttura famigliare e
considerato che la sua compagna era in cura semistazionaria presso l'Ospedale
di Giorno. Durante questo periodo il paziente ha seguito dei colloqui
psicoterapeutici, ha assunto una psicofarmacoterapia (in modo irregolare) e non
era in grado di esprimersi sulla sua patologia principale che è l'etilismo
cronico.

 

3)   Indichi la
percentuale di incapacità lavorativa da Lei rilevata nei vari periodi; in
particolare, nel suo certificato del 18 febbraio 1999 qui allegato ha attestato
una capacità lavorativa dal 22 settembre 1999; pure in quello, allegato, dei 9
marzo 1999 ha confermato la ripresa dell'attività lavorativa dal 21 febbraio
1999; invece in quello del 30 aprile 2003 (pure allegato) ha attestato
un'incapacità totale almeno sino al 6 aprile 1999 come devono essere
interpretate le divergenze?

 

Data la sua instabilità emotiva la sua
incapacità lavorativa è da considerare al 100% e questo perché egli non è in
grado di garantire una sufficiente continuità operativa in un'azienda. Il
problema di base risiede nella sua instabilità emotiva personologica.

 

Le divergenze osservate sono dovute
all'impossibilità di effettuare una diagnosi a medio lungo termine di tipo
psichiatrico anche di una personalità borderline.

 

4)   Ha seguito
il paziente durante la ripresa dell'attività lavorativa dal 21 febbraio 1999 al
1 giugno 1999? Come erano le condizioni dell'interessato (ultimo tentamen del 4
febbraio 1999) e come era da quantificare la sua capacità lavorativa in questo
periodo.

 

Sì il paziente ha seguito dei
trattamenti anche se in modo irregolare ma la sua patologia di base, gli hanno
impedito di svolgere un'attività lavorativa anche solo parziale.

 

Se manteniamo i
criteri in atto nel 1998 egli non è più in grado di reinserirsi
professionalmente. Ritengo però che il signor AT 1 abbia delle potenzialità
tali da poter operare in modo, forse anche temporaneo, in una struttura adatta
alla sua formazione e alle sue competenze operative." (Doc. XLVI)

 

                                         Nuovamente
interpellato il 31 marzo 2005 riguardo al periodo in cui aveva seguito l’attore
e alla capacità lavorativa dell'assicurato (LXXXII), l’11 aprile 2005 lo
specialista ha precisato:

 

"  A)   Ho
seguito il signor AT 1 dapprima alla Clinica __________ di 

__________, ma non so dare la data
esatta, poi ambulatoriamente dal 28.12.1998.

Prima il paziente era seguito dal suo
medico curante che doveva essere il signor __________ o il Dr. med. __________
risiedente nella zona d'origine. Il paziente ha poi cambiato diversi medici
curanti.

 

B)  Nel 1999 in
effetti il trattamento si è concluso in data 06.04.1999 egli ha optato per un
intervento psicoterapeutico. Rivedendo gli atti e conoscendo la personalità del
paziente emotivamente instabile posso correggere il termine di tentamen con
abuso medicamentoso e etilico. Non so da chi egli sia stato seguito
ulteriormente.

      E questo in pratica fino al 26.08.2003.

 

C)  Si è optato
effettivamente per un intervento pluridisciplinare all'inizio (e non alla fine
del 1999) trattamento che ha avuto luogo fra il 18.02 e il 04.03.1999 in data
04.02 ho nuovamente consultato il paziente presso l'Ospedale __________ per un
abuso medicamentoso ed etilico rivedendolo poi in data 04.03.1999 e un'ultima
volta in data 06.04.1999 dopo di che egli sentendosi ben sostenuto a livello
psicologico mi chiedeva unicamente delle psicofarmaco terapie telefonicamente.

I trattamenti semistazionari erano di
tipo ergo, socio terapeutico, terapie di rilassamento e colloquio
psicoterapeutici accompagnati da una psicofarmaco terapia.

Ritengo che il motivo del fallimento
del trattamento in corso è da attribuire alle difficoltà e agli attriti
relazionali creatisi con gli operatori che non sempre riuscivano a gestire in
modo ottimale i comportamenti discontinui del paziente e le inadempienze
terapeutiche dettate da un suo vissuto psico sociale mal espresso.

L'ulteriore consulto effettuato a
causa di un abuso medicamentoso ci ha indotto a chiudere il caso clinico con la
presa a carico semistazionaria consigliandogli delle alternative terapeutiche
più consone alle sue problematiche (per inciso va detto che non tutti i
pazienti sono in grado di ottemperare i principi terapeutici prescritti e questo
soprattutto sul piano relazionale. La nostra professione è basata su relazioni
su prescrizioni e ordinazioni non sempre ben accette dal paziente).