# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5b0a9dfe-19bc-5751-b8b7-b1b0a299788c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-05-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.05.2004 31.2003.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2003-15_2004-05-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2003.15-17

   

  ZA/tf

  	
  Lugano

  7 maggio 2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 15 settembre 2003
di

 

	
   

  	
  1. __________ 

  2. __________ 

  3. __________ 

  tutti rappr.
  da: __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 18 luglio 2003 e 12
  agosto 2003 emanate da

  
	
   

  	
  __________
  

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

  

 

In relazione alla
fallita      __________

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La
ditta __________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di
Commercio di __________ il __________ (estratto RC informatizzato; FUSC del
__________).

                                         Lo scopo
sociale consisteva nell'esecuzione di impianti sanitari e di riscaldamento
centrale, la pulizia e la revisione di impianti di riscaldamento, di camini e
di serbatoi per il combustibile liquido, ecc.

 

                                         __________
ha assunto la carica di presidente del CdA, con diritto di firma
individuale, dal 22 aprile 1985 al 10 marzo 2000. Dal 10 marzo 2000 ha
ricoperto la carica di amministratore unico (estratto RC informatizzato).

                                         __________ ha ricoperto la
carica di membro del CdA e segretaria, con diritto di firma individuale, dal 22
aprile 1985 al 25 gennaio 2000, data delle dimissioni (estratto RC
informatizzato; allegato _ Inc. 31.03.16).

                                         __________
ha ricoperto la carica di membro del CdA, con diritto di firma
individuale, dal 14 agosto 1997 al 25 gennaio 2000, data delle dimissioni
(estratto RC informatizzato; allegato _ Inc. 31.03.16).

 

                                         La ditta __________ è
stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS (in seguito la Cassa)
in qualità di datrice di lavoro dal 1° aprile 1985 al 30 aprile 2002.

 

                                         La società entrò in mora
con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette - come risulta dagli
atti - sistematicamente diffidarla dal mese di novembre 1996 e precettarla a
partire dal mese di giugno 1998 (allegati _ doc. _, doc. _ e
allegati, Inc. 31.03.15). 

                                         In data 3 maggio 2002 e 15
maggio 2002, il Pretore di __________ ha dichiarato l'apertura del fallimento
della __________, rispettivamente la sospensione della procedura ai sensi
dell'art. 230 LEF (FUSC del ___________). 

                                         La Cassa ha in seguito
insinuato il proprio credito di fr. 30'419.30 all'__________ di __________
relativo ai contributi AVS/AI/IPG/AD/AF non versati dal 1998 al 2001.

                                         

                               1.2.   Per questo motivo, costatato
di aver subito un danno, il 6 maggio 2003 la Cassa ha emesso nei confronti di
__________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 30'419.30
per contributi impagati dal 1998 al 2001, in via solidale con __________ e
__________ limitatamente all'importo di fr. 1'245.90 (allegati doc. _, Inc.
31.03.15).

                                         

                               1.3.   Con opposizione 16 maggio
2003, __________, __________ e __________ hanno respinto l'addebito di
intenzionalità e grave negligenza, in quanto il fallimento della società
sarebbe stato causato prevalentemente dall'incapacità di gestire la società,
causa malattia, da parte di __________ (cfr. allegato _ doc. _, inc. 31.03.15).

 

                               1.4.   Nelle decisioni su
opposizione 18 luglio 2003 e 12 agosto 2003 la Cassa, respingendo le
argomentazioni fatte valere dagli opponenti, ha precisato:

 

"  (…)

Nella fattispecie, il signor __________ giustifica il mancato
pagamento dei contributi per gli anni dal 1998 al 2001 con motivi di salute che
avrebbero portato la società al fallimento. L'opponente rileva inoltre di
essere stato posto al beneficio di prestazioni dell'assicurazione federale per
l'invalidità.

 

Il diritto a tali prestazioni, segnatamente ad una mezza rendita,
è stato riconosciuto al signor __________ dall'Ufficio dell'assicurazione
federale per l'invalidità a decorrere dal 1° luglio 1998 con decisione del 2
febbraio 2000.

Malgrado l'incapacità lavorativa dovuta a malattia, il signor
__________ ha continuato sia a rivestire la funzione di amministratore unico
della ditta sia a lavorare alle dipendenze della società, percependo salari dal
1998 al 2001, periodo in cui la __________ non ha versato i contributi oggetto
del presente procedimento (doc. _).

Ne consegue che la Cassa non può ritenere, quale valido motivo di
giustificazione, la malattia di cui soffre il signor __________, non avendo
questa impedito all'opponente di esercitare mansioni operative in seno alla
società negli anni dal 1998 al 2001 (…)" (allegato _ doc. _ Inc. 31.03.15)

 

                               1.5.   Con ricorso e domanda di
assistenza giudiziaria 15 settembre 2003, __________, rappresentato dall'avv.
__________, chiede l'annullamento della decisione 12 agosto 2003,
riconfermandosi nella propria opposizione e precisando:

 

"  Per
una miglior comprensione della fattispecie, va detto che la "__________",
datrice di lavoro ai sensi dell'art 52 LAVS, è stata creata e gestita
esclusivamente dal ricorrente, il quale, oltre alla conduzione degli affari e
all'esecuzione dei lavori, eseguiva personalmente anche il pagamento degli
oneri correnti.

 

Per più di 10 anni la ditta in questione, che oltre al ricorrente
ed alla moglie __________, contava un paio di operai, non ha mai conosciuto
difficoltà finanziarie rilevanti. Tuttavia, stante i gravi problemi di
salute del ricorrente – al quale è stata riconosciuta una mezza rendita di
invalidità a decorrere dal 1. luglio 1998 (ciò significa che la malattia ha
avuto inizio, nella migliore delle ipotesi, il 1. luglio 1997) – la ditta ha
subito un progressivo declino, culminato in una procedura fallimentare sospesa
per mancanza di attivo con decreto 15 maggio 2002 del Pretore di __________. Da
rilevare che il fallimento è stato chiesto dal ricorrente medesimo.

 

Come risulterà dall'incarto AI del ricorrente richiamato, la mezza
rendita gli è stata concessa per problemi psichiatrici.

Giusta l'art. 52 cpv. 1 LAVS, "il datore di lavoro deve
risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni dell'assicurazione".

 

Gli organi di una persona giuridica sono responsabili ex art. 52
LAVS unicamente in via sussidiaria, nell'ipotesi in cui la società debitrice
dei contributi è divenuta insolvente (DTF 113 V 256).

 

La giurisprudenza dei Tribunali competenti ha tuttavia ammesso la
possibilità di invocare, a certe condizioni, determinati motivi di giustificazione
e discolpa. In particolare, il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha avuto
occasione di considerare giustificato il mancato pagamento dei contributi, se
esso è dovuto a grave malattia del presidente del Consiglio di
amministrazione che ha praticamente condotto alla rovina la ditta, perché gli
altri amministratori non erano in grado di continuare gli affari viste le
particolari conoscenze richieste per gestire la società medesima (STCA
inedita del 8 luglio 1991 in re L.B. e D.T.; STCA inedita del 7 novembre 1990
in re V.P., L.R., E.G., O.R.).

 

Allo stesso modo, il motivo di giustificazione e discolpa è
dato allorquando un amministratore, a causa di seri motivi di salute, non è più
in grado di seguire la gestione della società (STCA inedita del 1. ottobre
2001 in re P.P.; STCA inedita del 13 giugno 1995 in re F.P.; STCA inedita del 2
agosto 1993 in re L.B.).

 

Nella fattispecie concreta, come detto, il ricorrente, con
decisione 2 febbraio 2000 dell'Ufficio federale dell'assicurazione federale per
l'invalidità, è stato messo a beneficio di una rendita parziale di invalidità
con effetto retroattivo a far tempo dal 1. luglio 1998, per malattia alla
psiche almeno a far tempo dal 1. luglio 1997.

 

Come emerge al consid. 2.2. della decisione querelata, le
procedure esecutive avviate dalla Cassa per la riscossione dei contributi
paritetici arretrati hanno avuto inizio "dal mese di giugno 1998",
un anno dopo l'insorgere dei problemi di salute del ricorrente. Alla base
dell'invalidità e del conseguente declino della ditta vi è stata una grave
malattia psichica.

 

Quest'ultimo non era manifestamente più in grado di curarsi e
portare avanti la ditta in modo soddisfacente, ossequiando a tutti gli impegni
lavorativi. Prova ne sia che la massa salariale è diminuita in maniera costante
e sensibile: da fr. 96'927.40 nel 1999, a fr. 31'500.- nel 2001.

 

È pure di meridiana evidenza che gli altri amministratori, ossia
le Signore __________ e __________, moglie e figlia del ricorrente, le quali
non hanno mai preso parte attivamente alla gestione della ditta, non erano
materialmente in grado di poter condurre gli affari della ditta. La conseguenza
è stata l'inevitabile procedura fallimentare sospesa per mancanza di attivo.

 

Alla luce di quanto precede, non v'è chi non veda come la malattia
sia in un rapporto di causalità diretta con il declino della ditta.

 

Il fatto che il ricorrente abbia continuato a rivestire la
funzione di amministratore unico della ditta e a lavorare alle dipendenze della
società, non può essere interpretato in modo tale da escludere il motivo di
giustificazione e discolpa. In effetti, data l'età e le condizioni di salute
del ricorrente, che era pure in attesa di una decisione sull'invalidità,
l'unica possibilità per sbarcare il lunario era quella di effettuare qualche
lavoretto per la ditta da lui creata.

 

Di conseguenza, occorre concludere all'esistenza di un motivo di
giustificazione e discolpa che esclude ogni responsabilità del ricorrente. Il
ricorso va dunque accolto.

 

In via subordinata, qualora questo Tribunale non aderisse alla
tesi secondo la quale la grave malattia del ricorrente esclude ogni sua
responsabilità in merito al mancato pagamento dei contributi paritetici, si
precisa quanto segue.

 

Secondo giurisprudenza costante, si è in presenza di un motivo di
giustificazione e discolpa, se il mancato pagamento dei contributi aveva
carattere puramente temporaneo ed avrebbe permesso il versamento dei contributi
entro un termine ragionevole (DTF 114 V78; DTF 108V 183). In tal senso, è
necessario che sia appurato con un alto grado di verosimiglianza che, al
momento in cui il datore di lavoro ha preso la sua decisione, il mancato
pagamento dei contributi era oggettivamente indispensabile all'esistenza
medesima dell'impresa ed avrebbe permesso di versare i contributi sociali (DTF
108V 189).

 

Nella fattispecie concreta, complice lo squilibrio psichico legato
alla malattia, il ricorrente era pienamente convinto, almeno in un primo tempo,
di poter continuare ad occuparsi della ditta come in passato, superando i
problemi finanziari che stava attraversando. Ovviamente, la malattia del
ricorrente era seria al punto tale che, come visto, non era ragionevolmente in
grado di condurre gli affari della ditta, per cui non vi erano possibilità
concrete di salvarla.

Nonostante ciò, ripetesi, il ricorrente era convinto che la
situazione fosse temporanea (come era già capitato in precedenza) e che sarebbe
stato presto in grado di saldare il dovuto. Ciò che purtroppo non è avvenuto.

 

Di conseguenza, sulla base di quanto precede, si chiede che
l'importo che il convenuto è tenuto a rifondere venga sensibilmente ridotto.

 

In ogni caso, tenuto conto dei problemi psichici del ricorrente,
occorre concludere che la sua responsabilità è da considerare lieve, ciò che,
anche per questo motivo, esclude l'applicazione dell'art. 52 LAVS.

 

Il ricorrente, come risulterà dal certificato municipale che verrà
prodotto (doc. _), non è manifestamente in grado di far fronte alle spese della
presente procedura, per cui si chiede che venga ammesso al beneficio
dell'assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell'avv. __________.

 

Si propongono le seguenti prove:

 

-   richiamo dalla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG/AD 

    dell'incarto relativo alla ditta "__________;

-   richiamo dall'Ufficio AI dell'incarto relativo a __________;

-   richiamo
dall'Ufficio esecuzione e fallimenti di __________ dell'intero incarto relativo
alla fallita "__________";

-   edizione
dall'Ufficio fiduciario e contabile di __________, , delle chiusure del bilancio
e conto economico dell'esercizio 1999.

-   eventualmente
testi (qualora questo Tribunale ritenesse che l'incarto AI non fosse completo
ed esauriente):

    ○   Dr. med. FMH __________, c/o
__________;

    ○   Dr.
med. __________." (Doc. _, Inc. 31.03.15)

 

                               1.6.   Con ricorso e domanda di
assistenza giudiziaria 15 settembre 2003, __________, rappresentata dall'avv.
__________, chiede l'annullamento della decisione 18 luglio 2003
riconfermandosi nella propria opposizione e precisando:

 

"  (…)

 

Nella fattispecie concreta, come detto, la ricorrente ha
dimissionato a tutti gli effetti dal CdA durante l'Assemblea straordinaria del
25 gennaio 2000, mentre la conseguente radiazione dal Registro di commercio è
stata pubblicata sul FUSC il __________.

 

In sostanza, a partire dal 25 gennaio 2000, la Signora __________
non ha più avuto alcun tipo di controllo sulla ditta; in particolare, ella non
ha avuto modo di pronunciarsi sul conto d'esercizio del 1999, né tanto meno sul
bilancio della ditta del 1999, la cui chiusura è avvenuta solamente parecchi
mesi dopo le dimissioni dal CdA.

 

Infatti, la chiusura del conto d'esercizio e del bilancio deve
avvenire entro il termine imposto dal regolare andamento dell'azienda (art. 958
cpv. 2 CO), ossia nel caso di una società anonima, entro 6 mesi dalla
chiusura dell'esercizio annuale (art. 699 cpv. 2 CO). Posto come
l'esercizio annuale della ditta in questione, secondo gli statuti,
corrispondesse a un anno civile, il conto d'esercizio ed il bilancio
dovevano essere chiusi al più tardi entro il 31 giugno 2000.

 

Di conseguenza, considerato che al momento dell'uscita dal CdA,
ossia il 25 gennaio 2000, il conto d'esercizio ed il bilancio per il 1999 non
erano ancora stati chiusi, la ricorrente non era e non poteva essere a
conoscenza di un eventuale scoperto nel pagamento degli acconti sui
contributi paritetici relativi al IV trimestre del 1999 (ottobre-dicembre
1999). Né tanto meno poteva influenzare il pagamento di detti contributi.

 

Ne segue che la responsabilità della ricorrente non è impegnata.
Già per questo motivo, il ricorso deve essere accolto.

 

Di più. Nessuna bolletta relativa ad acconti sui contributi
paritetici per il IV trimestre 1999 è stata notificata alla fallita, prima che
la ricorrente uscisse dal CdA.

 

Per cui, anche per questo motivo, la ricorrente non può essere
chiamata a rispondere del mancato pagamento degli acconti sui contributi ed il
ricorso deve essere accolto." (Doc. _, Inc. 31.03.16)

 

(…)

 

Nel
caso in esame, la ricorrente, pur godendo di un diritto di firma
individuale, non aveva alcun potere decisionale in seno alla ditta, né le è mai
stato possibile, durante la sua permanenza nel CdA, influire sulla conduzione e
sulla sorte della ditta con iniziative proprie.

 

Infatti, la società, sin dalla fondazione avvenuta nel 1985, è
stata gestita esclusivamente dal padre della ricorrente e factotum, il
quale si è sempre occupato personalmente, tra le altre mansioni, dei pagamenti
della società. In sostanza, complice anche l'evidente inesperienza, alla
ricorrente è sempre stata negata l'opportunità di partecipare attivamente alla
formazione della volontà della ditta.

 

Aggiungasi che, per motivi di orgoglio, e meglio a causa della sua
grave invalidità, il Signor __________ ha sottaciuto agli altri amministratori,
e quindi anche alla figlia, i gravi problemi finanziari della società da lui
creata.

 

In effetti, egli non ha mai detto nulla alla figlia e
quest'ultima, come visto, non ha oggettivamente avuto accesso all'ultimo
trimestre del 1999 e non poteva rendersi conto degli acconti emessi per quel
periodo (l'emissione della bolletta prima dell'uscita dal CdA è contestata). In
ogni caso, anche nella denegata e contestata ipotesi in cui la bolletta
relativa agli acconti del IV trimestre 1999 fosse pervenuta alla fallita,
__________ non ha mai detto nulla in proposito alla ricorrente. Comunque sia,
anche se glielo avesse comunicato – ciò che pure si contesta – prima
dell'uscita dal CdA della ricorrente la bolletta non era pagabile.

Di conseguenza, quest'ultima, non può essere tenuta responsabile
per il mancato pagamento dei contributi paritetici da parte della ditta
"_____________".

 

Infine, anche qualora questo Tribunale non aderisse a quanto sopra,
la responsabilità della ricorrente, in via subordinata, è semmai da considerare
lieve. Anche per questo motivo, il ricorso è da considerare fondato.

 

Da ultimo, va rilevato che secondo la giurisprudenza del Tribunale
federale delle assicurazioni, un amministratore deve sollecitare ripetutamente
gli amministratori di fatto riguardo al pagamento dei contributi paritetici e
rassegnare le dimissioni se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi
restano impagati (sentenza non pubblicata del TFA del 15 dicembre 1993 in re
L.N. e sentenza non pubblicata del TFA del 21 dicembre 1993 in re M.T.S.).

 

In casu, la ricorrente ha rassegnato le sue dimissioni ancor prima
che la fallita ricevesse la richiesta di acconto e quindi prima che potesse
rendersi conto che l'ultimo trimestre del 1999 era rimasto insoluto.

 

Non solo, ma la Signora __________ non era, né di fatto lo è mai
stata, in grado di influire sulla gestione della ditta da parte del padre:
l'unica iniziativa che ha potuto prendere è stata quella di dimissionare dal
CdA non appena ha intuito che la ditta non andava bene (per motivi estranei
all'AVS).

 

Di conseguenza, occorre ammettere che la ricorrente ha assolto il
proprio dovere di amministratrice in maniera diligente e, se del caso, la sua
responsabilità va considerata lieve; ciò che esclude l'applicazione dell'art.
52 LAVS.

La ricorrente, come risulterà dal certificato municipale che verrà
prodotto (doc. _), non è manifestamente in grado di far fronte alle spese della
presente procedura, per cui si chiede che venga ammessa al beneficio
dell'assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell'avv. __________
(…)" (Doc. _, Inc. 31.03.16).

 

                                         ____________,
anch'essa rappresentata dall'avv. __________, con ricorso e domanda di
assistenza giudiziaria 15 settembre 2003 ha addotto le stesse
motivazioni di ____________ (cfr. doc. _, Inc. 31.03.17)

 

                               1.7.   Per quanto concerne __________,
la Cassa, in risposta,  postula l'integrale reiezione del gravame, precisando:

 

"  Ad
2-3 Contestato

 

La Cassa conferma quanto esposto nella propria decisione su
opposizione del 12 agosto 2003, in particolare, ai punti 2.1. e 2.2. a cui
rinvia (doc. _).

La Cassa contesta l'applicazione della giurisprudenza menzionata
dal ricorrente al caso di specie.

Infatti, agli atti non vi sono elementi che consentono di
ipotizzare che, a causa del suo stato di salute, il signor _________ non sia
stato in grado di gestire gli affari della società segnatamente di provvedere,
anche tramite delega a terze persone, al pagamento dei contributi. Del resto,
il grado di invalidità accertata dall'Ufficio dell'assicurazione invalidità è
del 50%.

 

Come si evince dai doc. _, il ricorrente, malgrado l'incapacità
lavorativa dovuta a malattia, oltre a rivestire la funzione di amministratore
unico della ditta, ha lavorato alle dipendenze della società, percependo salari
dal 1998 al 2001.

 

La Cassa evidenzia inoltre che, come peraltro già rilevato nella
decisione su opposizione del 12 agosto 2003 (doc. _), nei confronti della
____________ essa ha dovuto sistematicamente notificare diffide dal mese di
ottobre 1996 e procedure esecutive dal mese di giugno 1998.

La Cassa ribadisce anche in questa sede che la malattia non può
essere ritenuta quale valido motivo di discolpa: il ricorrente deve pertanto
essere reso responsabile del mancato pagamento dei contributi scoperti.

 

Prove:  documenti in specie doc. _; testi;
interrogatorio formale; 

             richiamo dall'Ufficio dell'assicurazione
invalidità, _________, 

             dell'intero incarto relativo al signor ___________

 

Contestato

Contrariamente a quanto sostiene la controparte, che la Cassa
contesta, per la _____________ non si trattava palesemente di una crisi
temporanea atta a giustificare il mancato versamento dei contributi: nel caso
di specie, infatti, come suesposto, la società era in mora con il pagamento dei
contributi da 4 anni, quindi da ben oltre il periodo di sei mesi ammesso dalla
giurisprudenza quale motivo di discolpa.

Per il resto, si rinvia ai punti che precedono, ribadendo che, nel
concreto caso, la responsabilità del ricorrente è data per negligenza grave.

 

Prove:  c.s.

 

Contestato

La Cassa non ritiene necessario procedere all'assunzione di altre
prove.

Essa non si oppone comunque al richiamo dall'Ufficio
dell'assicurazione invalidità dell'intero incarto relativo al signor
___________." (Doc. _, Inc. 31.03.15)

 

                               1.8.   Anche per quanto concerne  ____________
la Cassa, in risposta, postula l'integrale reiezione del gravame, precisando:

 

" 
(…)

 

Ad 1 Contestato 

La Cassa conferma quanto esposto
in sede di decisione del 6 maggio 2003 e di decisione su opposizione del 18
luglio 2003, a cui rinvia (doc. _), e precisa quanto segue.

La ricorrente ha fatto parte del
Consiglio di amministrazione (in seguito: CdA) della _____________ quale membro
dal 14 agosto 1997 al 25 gennaio 2000, data in cui ella ha rassegnato le
dimissioni da tale carica, per un periodo quindi che non può palesemente
definirsi breve, contrariamente a quanto sostiene la signora ___________.

Pertanto, conformemente alla
giurisprudenza, alla ricorrente, nella veste di membro del CdA, competevano le
attribuzioni inalienabili previste all'art. 716a cpv. 1 cifra 5b CO e quindi
l'alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare, per
quanto concerne l'osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e
delle istruzioni, tanto più se, stando alla signora ___________, della ditta si
occupava unicamente il padre, signor ___________, afflitto da malattia.

La Cassa ribadisce che la
responsabilità giusta l'art. 52 LAVS non è da mettere in relazione né alla
gestione della società per se stessa né a eventuali cause di fallimento.

 

Prove: documenti, in specie doc. _ e doc. _; testi;
interrogatorio 

            formale

 

Agli atti

 

Contestati

 

Come già esposto nella decisione
su opposizione del 18 luglio 2003, in particolare al punto 4. (doc. _ e doc.
_), la signora __________ deve essere resa responsabile del pagamento
dell'acconto contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF pari a CHF 1'245.90 non
versati per il IV. trimestre del 1999, contrariamente a quanto da lei asserito.

Infatti, il pagamento
dell'acconto relativo al IV. trimestre del 1999 è dovuto siccome la relativa
fattura è stata emessa ed inviata dalla Cassa il 9 dicembre 1999, così come
risulta chiaramente dal documento informatico concernente le fatture inviate
(doc. _) e dal dettaglio evoluzione incasso per l'anno 1999 (doc _),
contrariamente a quanto sostiene – a torto – la ricorrente.

Ai sensi dell'art. 34 cpv. 3
OAVS, il termine per versare l'acconto scade il 10 gennaio dell'anno successivo
che nel caso concreto, è il 10 gennaio 2000, data quindi precedente al giorno
in cui la signor __________ ha rassegnato le dimissioni dalla carica di membro
del CdA.

La Cassa rileva che la mancata
chiusura del conto di esercizio e del bilancio non ha alcuna rilevanza per la
responsabilità ex art. 52 LAVS (…)" (Doc. _, Inc. 31.03.16)

 

                               1.9.   Con decreti 28 ottobre 2003
il Giudice delegato ha congiunto le cause (cfr. doc. _, Inc. 31.03.15).

 

                             1.10.   Su richiesta del TCA, in data
1° dicembre 2003, il legale dei ricorrenti ha trasmesso il certificato
municipale per l'ammissione all'assistenza giudiziaria per ___________ e
___________. ___________ ha per contro rinunciato all'assistenza giudiziaria
(cfr. doc. _ e allegati, Inc. 31.03.15).

 

                             1.11.   In data 5
dicembre 2003, la Cassa ha trasmesso copia delle decisioni formali e delle
opposizioni (cfr. doc. _, Inc. 31.03.15).

 

                             1.12.   Su richiesta
del TCA, in data 2 marzo 2004, l'UAI ha trasmesso l'incarto AI relativo a
___________ (cfr. doc. _ e allegati, Inc. 31.03 15). 

                                         Previa
autorizzazione dell'UAI, alle parti è stata data la possibilità di visionare
l'incarto AI presso il TCA (cfr. doc. _, Inc. 31.03.15).

 

                             1.13.   Su richiesta
del TCA, in data 5 marzo 2004, la Cassa ha trasmesso copia delle diffide di
pagamento inviate alla società dal 1996, il conteggio di chiusura 1996 e le
diffide di pagamento relative al 1997 (cfr. doc. _ e allegati, Inc. 31.03.15)

 

                             1.14.   In data 2
aprile 2004, i ricorrenti hanno osservato:

 

" 
Come emerge dall'incarto AI, segnatamente dai
molteplici rapporti medici del Dr. __________, psichiatra e psicoterapeuta, e
del Dr. __________, medico generico, che hanno avuto – e che hanno tutt'ora in
cura – il signor ___________, la salute di quest'ultimo, già precaria da
parecchi anni, ha subito un peggioramento sensibile a partire da luglio 1997,
nella misura in cui oltre a disturbi ortopedici e dolori particolarmente
esacerbanti al ginocchio e alla spalla (rapporto medico 10.03.2004 Dr.
___________), si è associata una grave forma di depressione, caratterizzata
da uno stato di ansia, sconforto generale, pianto facile, insonnia,
distrazione, mancanza di concentrazione, tensione, irrequietezza e problemi di
socializzazione (rapporti medici 14.12.1998 Dr. __________; cfr. inoltre
referti medici di cui all'incarto della ____________, Dr.essa ___________, Dr.
___________, Dr. __________).

 

Nemmeno le cure a base di psicofarmaci e i
regolari controlli psichiatrici, hanno consentito di ottenere miglioramenti
sostanziali, tant'è che, come appare dal rapporto medico 17.11.1999 del Dr.
__________, la situazione è peggiorata, in quanto il signor __________ è
pure divenuto apatico e indifferente, quindi inoperativo (Allegato 1 al
rapporto medico 14.12.1998 del Dr. __________).

 

Come risulta dallo scritto 14 settembre 1998 del
Dr. __________ al Dr. __________, detti disturbi soggettivamente e
oggettivamente importanti, non hanno consentito al ricorrente di "offrire
né una sufficiente continuità, né una sufficiente concentrazione nelle mansioni
di responsabile di una ditta di impianti sanitari".

 

Inoltre, emerge dal rapporto medico 17.11.1999
del Dr. _________ che, con riferimento alla situazione ormai deteriorata della
ditta, il Signor ___________ "sembra non essere in grado di prendere
dei provvedimenti costruttivi a causa della sua persistente apatia ed
abulia".

 

Da quanto sopra, emerge che a causa dei gravi
problemi di salute il Signor __________ non è più stato in grado di seguire la
gestione della sua società, ciò che ha condotto all'inesorabile declino e,
infine, al fallimento della stessa.

 

Tali condizioni psicofisiche sono quindi alla
base del motivo di discolpa invocato dal Signor ___________, che merita di
essere accolto, come pure il ricorso presentato da quest'ultimo, dalla figlia e
dalla moglie, le quali, evidentemente, non sono state in grado di continuare
gli affari della ditta, viste le particolari conoscenze richieste per gestire
la medesima e che da sempre, degli affari della ditta, si è occupato
esclusivamente il Signor __________.

 

La comprova che il signor __________ avesse
gravissimi problemi di salute e che quindi non c'era più con la testa, è data
dal fatto che quest'ultimo, come risulta dall'allegato 1 di cui al rapporto
medico 14.12.1998 del Dr. __________, pensava di riuscire a risollevare una
ditta che era sovraindebitata." (doc. _, Inc. 31.03.15)

 

                                         Questo
scritto è stato trasmesso alla Cassa per conoscenza con facoltà di formulare
eventuali osservazioni nel merito (cfr. doc. _, Inc. 31.03.15).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                               2.2.   Con il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse
disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la
responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione
degli artt. 81 e 82 OAVS.

 

                                         Mentre,
per quanto riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono
di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali,
ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati
fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa
contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b,
121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo
2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa
A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U
347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01,
consid. 2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni
transitorie, trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76
consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser,
ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).

 

                               2.3.   Ai sensi
dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA possono
essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza che le ha
notificate.

                                         In via di
principio, come visto (cfr. consid. 2.1), questa norma di procedura entra in
vigore immediatamente. Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1°
gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i
campi delle assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale.

 

                                         L'art. 52
cpv. 2 LPGA stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro
un termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai
rimedi giuridici.

 

                                         Inoltre,
secondo l'art. 52 cpv. 3 LPGA, la procedura d'opposizione è gratuita e di
regola non sono accordate ripetibili.

 

                                         Per quel
che concerne l'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, l'art. 1 LAVS,
nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, stabilisce che le disposizioni
della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) sono applicabili all'assicurazione vecchiaia e
superstiti disciplinata in questa prima parte, sempre che la presente legge non
preveda espressamente una deroga alla LPGA.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.4.   In virtù
dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve
risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996
pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral
des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52
LAVS, in RSA 1991, pag. 163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di
Kunz, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur
1989, pag. 63).

 

                                         Il TFA ha
recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli
organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52
LAVS deve essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse
indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi
interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.

 

                               2.5.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in AJP 1996 pag. 1076; DTF
123 V 15, 16, consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre
2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella
causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i
contributi della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H
346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli
assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in:
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle
assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni
ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del
datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa
T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe
inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid.
5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).

 

                                       Nell'evenienza concreta,
dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (cfr.
allegati _ doc. _, Inc. 31.03.15), dalle dichiarazione dei salari (cfr.
allegati _ doc. _, Inc. 31.03.15), risulta chiaramente l'importo dei contributi
non saldati. Il danno ammonta dunque a fr. 30'419.30
(cfr. consid. 1.4.). 

 

                                         Del resto
i ricorrenti non hanno contestato l'importo del danno come tale.

 

                               2.6.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.7.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere
contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà
passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.8.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, op.
cit., pag. 53). 

                                         I fatti
di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a
tutti gli organi della stessa. 

                                         Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; Dieterle/Kieser, op. cit. pag.
658).

                                         Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto
severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF
108 V 203 con riferimenti).

                                         La giurisprudenza
ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla
Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid.
1b).

                                         Occorre
però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244
consid. 4b, 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)

 

                               2.9.   Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. 

 

                            2.9.1.   __________
ha assunto la carica di presidente del CdA, con diritto di firma
individuale, dal 22 aprile 1985 al 10 marzo 2000. Dal 10 marzo 2000 ha
ricoperto la carica di amministratore unico (estratto RC informatizzato).

 

                         2.9.1.1.   __________
sostiene sostanzialmente che il fallimento della società è da imputare al suo
precario stato di salute. Sin dal 1997 soffrirebbe di turbe psichiche che lo
avrebbero portato in seguito a chiedere delle prestazioni AI. 

                                         Dal 1°
luglio 1998 __________ è al beneficio di una mezza rendita d'invalidità (cfr.
incarto AI, Doc. _, Inc. 31.03.15).

 

                                         In
passato il TCA ha già avuto occasione di considerare giustificato il mancato
pagamento dei contributi, se è dovuto a grave malattia del presidente del CdA,
che aveva praticamene condotto alla rovina la ditta, poiché gli altri
amministratori non erano in grado di continuare gli affari, viste le
particolari conoscenze richieste (STCA 7 novembre 1990 in causa V.P., L.R.,
E.G., O.R.; STCA 8 luglio 1991 in causa L.B. e D.T.).

                                         Inoltre,
non è stato ritenuto responsabile l'amministratore, che a seguito di
invalidità, non era più in grado di seguire gli affari della società, per il
danno insorto dopo l'evento invalidante (STCA 26 novembre 1991 in causa M.C.;
STCA 9 marzo 1993 in causa J.E., J.E., K.O., F.G., L.F., V.R. e V.A., consid.
2.6).

                                         Infine il
TCA ha ribadito che la persona totalmente invalida per motivi psichici che
viene indotta da terze persone ad assumere la carica di amministratore unico di
una società che egli non è in grado di gestire a cagione del suo stato di
salute non può essere reso responsabile del mancato pagamento dei contributi
(STCA del 4 maggio 1995 in causa P.P.).

                                         A
proposito di un amministratore unico con problemi di salute, in una sentenza
del TFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O.G., H 193/96 Ws, l'Alta
Corte ha negato quale motivo di discolpa lo stato di salute del convenuto,
motivando:

 

" 
(…)

c) Il ricorrente giustifica inoltre il mancato pagamento dei
contributi con motivi di salute, riferiti al periodo tra il 1989 e il 1993. A
sostegno del suo assunto, produce un certificato medico 31 luglio 1996 del
dott. G. di Lugano, dal quale si evince che ha subito una operazione di by‑pass
nel giugno 1990 e che era affetto da diabete di difficile controllo.

Questi motivi non possono essere fatti valere quale esimente ex
art. 52 LAVS. L'amministratore unico di una società deve infatti preoccuparsi
di affidarla, in sua assenza, ad una persona competente nella gestione e non
può limitarsi ad assumere un atteggiamento passivo. Si noti poi che nel 1990 O.
G. ha incassato da diverse assicurazioni un importo fatto successivamente
affluire alla società, che nel 1991 ha acceso un prestito ipotecario presso la
Banca R. di R. e che nel 1993 ha pure versato un'ulteriore somma alla A. G. SA.
Trattasi di atti concludenti che dimostrano come l'interessato, malgrado avesse
qualche problema di salute, si sia sempre attivamente occupato della società,
ricordato comunque che ‑ ove fosse stato realmente incapace di
determinarsi come si richiede a un amministratore unico - sarebbe stato suo
preciso dovere dimettersi dalla carica.

Il ricorrente ha quindi mancato al dovere di diligenza che si deve
esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria
di quella a cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e
riferimenti), peraltro molto addentro nell'ambito delle imprese di costruzione,
ritenuto che operava nella società già dal 1971 e che avrebbe dovuto sapere,
perché fatto notorio, che in tempi di grave crisi nel settore immobiliare
possono insorgere complicanze al momento dell'incasso dei crediti. Nemmeno la
circostanza che O. G. abbia profuso mezzi liquidi nella ditta ‑ in misura
comunque inferiore alle sue capacità, come dimostra la donazione ai figli di un
bene immobile del valore di fr. 180 000.‑ ‑ è sufficiente a sanare
la grave negligenza. Infatti non è accertato che la scelta di differire il
pagamento dei contributi paritetici fosse obiettivamente indispensabile per la
sopravvivenza della società. Neppure è assodato che il datore di lavoro potesse
oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa riguardo a
ogni suo credito (DTF 108 V 188), visto che già dal 1990 sapeva che vi
sarebbero stati problemi d'incasso riferiti alla S. SA, già G.C.T. SA.
L'organo, secondo la giurisprudenza, deve prestare particolare attenzione nel
caso in cui sia a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria. In questo contesto il solo fatto che egli abbia investito
nell'impresa, a fondo perso, ingenti somme provenienti dal suo patrimonio
privato, nulla cambia, allorquando la sua responsabilità secondo l'art. 52 LAVS
sia stata appurata (sentenza inedita 19 febbraio 1992 in re V., J., W. e T., H
62/91).

Va ancora ricordato al ricorrente che il dovere di diligenza
risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico, ritenuto che
quest'ultimo deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta
gestione degli affari sociali e che non' è sufficiente l'ossequio della
"diligentia quam in suis" (DTF 122 111 198 e riferimenti). Al riguardo
il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di affermare che
gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore unico sono da
connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b), tanto più quando, in
mancanza di delega durante un periodo di malattia, lo stesso amministratore se
ne è occupato in prima persona.

Ne consegue che O. G. dovrà pertanto risarcire il danno subito
dalla Cassa."

 

                                         Il TFA in
una sentenza del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 +
239/02, consid. 7.4:

 

" 
D'autre part, contrairement à l'opinion des
premiers juges, on ne saurait en principe exiger d'un directeur de société qui
tombe malade de prendre de son propre chef les mesures nécessaires pour que la
société anonyme continue à fonctionner. La fixation de l'organisation de la
société anonyme et la nomination des personnes chargées de la gestion et de la
représentation font partie des compétences intransmissibles et inaliénables du
conseil d'administration (art. 716a al. 1 ch. 2 et 4 CO selon le droit révisé
de la société anonyme, en vigueur depuis le 1er juillet 1992 [sur
l'applicabilité dans le temps du nouveau droit, Böckli, op. cit., p.1119 no
2049 et p. 1121 no 2054]). Cela vaut, à tout le moins, quand il s'agit de
personnes qui sont directement subordonnées au conseil d'administration (Adrian
Kammerer, Die unübertragbaren und unentziehbaren Kompetenzen des Verwaltungsrates,
thèse Zurich 1997, p. 180 sv.). Au demeurant, même pour un administrateur,
l'impossibilité momentanée d'exercer ses fonctions pour cause de maladie peut
constituer un motif d'exculpation (Forstmoser, Die aktienrechtliche Verantwortlichkeit,
Zurich 1987, p. 111, ch. 309). 

 

Quoi qu'il en soit, même si l'on admet que la
maladie de P.________ a duré un mois seulement (février 1993), il y a lieu de
considérer que ses fonctions de directeur ont pris fin avec effet immédiat le
29 mars 1993. A partir de ce moment là en tout cas, il n'avait plus la
possibilité d'influer d'une quelconque manière sur la marche de la société anonyme.
Peu importe que ses pouvoirs n'aient pas été immédiatement radiés au registe du
commerce (ATF 123 V 173 consid. 3a, 112 V 4 consid. 3c;
Nussbaumer, loc. cit., p. 1081). Il est donc douteux qu'il
eût été à même de prendre les mesures nécessaires pour payer les cotisations
arriérées qui résultaient du décompte complémentaire daté du 26 mars 1993. De
même, il ne saurait a priori être responsable pour les cotisations qui
n'étaient pas encore échues et exigibles au moment où les rapports de travail
ont été résiliés (art. 34 al. 3 aRAVS; Nussbaumer, loc. cit., p. 1082; cf.
aussi VSI 2002 p. 56 consid. c/bb). 

 

Dans ces conditions les faits pertinents n'ont pas
été établis de manière complète pour que l'on puisse se prononcer sur le
principe et, le cas échéant, sur l'étendue de la responsabilité de P.________.
Il convient en conséquence de renvoyer la cause au Tribunal cantonal pour qu'il
détermine si, et dans l'affirmative, pour quelle durée, P.________ a été en
mesure d'exercer effectivement une influence sur la marche des affaires de la
société, en particulier la possibilité qu'il avait de décider du paiement des
cotisations d'assurances sociales et d'éviter ainsi la survenance du dommage.
Si la juridiction cantonale parvient à la conclusion que la responsabilité de
principe de l'intéressé doit être admise, elle devra encore fixer le montant du
dommage à sa charge en tenant compte du moment auquel ont pris fin ses
fonctions"

 

                                         Anche il TCA ha recentemente respinto la petizione nei confronti di
un convenuto tossicodipendente che, a detta dei medici, sin dall'inizio del
proprio mandato e per tutto il periodo in cui è stato iscritto a RC quale
membro del CdA, non era grado di comprendere e svolgere le mansioni che
competono ad un amministratore (STCA del 1°dicembre 2003 nella causa R. W., K.
W-B., R. W. e S. B., inc. 31.02.31-34, consid. 2.10.3.2).

 

                                         Dall'incarto
AI richiamato agli atti, come vedremo, non emergono elementi che fanno pensare
ad una totale incapacità a gestire la società. 

 

                                         Dall'inchiesta
economica per gli indipendenti del 15 ottobre 1999 emerge che lo stesso
assicurato ha dichiarato di essere stato occupato all'interno della ditta nella
misura del 70% in lavori manuali, mentre per il restante 30% in mansioni
dirigenziali e amministrative (cfr. inchiesta economica per gli indipendenti
del 15 ottobre 1999, incarto AI, doc. _ e allegati). Dal luglio 1997, tuttavia,
dichiara di aver ridotto la propria attività lavorativa a 2-3 ore al giorno. 

                                         Le
attività che a seguito dell'insorgenza del danno alla salute hanno subito
importanti limitazioni concernono lavori prettamente manovali. Per quanto
riguarda invece la direzione dell'azienda e i lavori amministrativi, la
diminuzione è risultata minima (cfr. inchiesta economica per gli indipendenti
del 15 ottobre 1999, incarto AI, doc. _ e allegati). 

 

                                         Ora,
questo TCA non intravede motivi per scostarsi da quanto è stato accertato in
ambito AI. L'incapacità lavorativa si è attestata al 55% con una pressoché
intatta capacità a livello direzionale e gestionale, per cui non è concepibile,
vista anche la ripartizione del lavoro che __________ svolgeva prima e dopo la
patologia invalidante, sostenere che per oltre 4 anni ___________ ha continuato
ad amministrare e gestire la società solo per "orgoglio" (cfr.
doc. _, Inc. 31.03.16). Vero è invece che la residua capacità
lavorativa gli ha permesso comunque di svolgere quelle che sono le mansioni
prettamente gestionali ed amministrative, come del resto i referti medici
presenti nell'incarto AI non hanno a priori escluso.

 

                                         Dall'incarto
e dalle dichiarazione delle altre due ricorrenti, emerge peraltro anche che
__________, decideva l'assunzione del personale e le strategie aziendali, che
era quindi in grado di impartire ordini sul pagamento dei contributi anche se
costretto per malattia a lavorare a tempo parziale (cfr. doc. _, allegati 1-4
doc. _, incarto AI [in particolare cfr. inchiesta economica per gli
indipendenti 19 ottobre 1999], doc. _, Inc. 31.03.15; doc. _, inc.
31.03.16; doc. _, inc. 31.03.17). Il ricorrente, malgrado avesse qualche
problema di salute, si é sempre attivamente occupato della società, ricordato
comunque che ‑ ove fosse stato realmente incapace di determinarsi come si
richiede ad una presidente del CdA ed ad un amministratore unico - sarebbe
stato suo preciso dovere dimettersi dalla carica, o eventualmente affidare la
gestione ad un sostituto competente. Al riguardo il Tribunale federale delle
assicurazioni ha già avuto modo di affermare che gli obblighi di vigilanza e di
diligenza di un amministratore sono da connotare con particolare rigore (DTF
112 V 3 consid. 2b), tanto più quando, in mancanza di delega durante un periodo
di malattia, lo stesso amministratore se ne è occupato in prima persona (STFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O.G., H 193/96 Ws,
consid. 4c).

 

                                         Si
presume quindi che i compiti essenziali siano stati ancora svolti dal
ricorrente.

                                         Agli atti
non vi sono del resto elementi che consentano di ipotizzare che a causa del suo
stato di salute egli non sia stato in grado di gestire gli affari della società
ed in particolare di provvedere, anche tramite delega a terze persone, al
pagamento dei contributi.

 

                                         Questo
TCA, apprezzando le prove secondo l'abituale criterio della probabilità
preponderante (STFA non pubblicata del 15 gennaio 2001 nella causa C. P., C
49/00, consid. 2c; STFA del 23 dicembre 1999 in re A.F., C 341/98 Ws, consid.
3, pag., 6; STFA 6 aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC
1986 pag. 202 consid. 2c, 1984 pag. 468 consid. 3b, 1983 pag. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pagg.
31-32; Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, pag. 63), ritiene ____________ responsabile per
l'intero importo fatto valere dalla Cassa.

 

                         2.9.1.2.   ___________
sostiene in subordine che, qualora questo Tribunale non dovesse avallare la
tesi ricorsuale secondo la quale lo stato di salute del ricorrente non gli
avrebbe permesso di amministrare la società, la sospensione del pagamento dei
contributi doveva essere, nelle previsioni del presidente del CdA, provvisoria
e di corta durata. Egli contava infatti, come successo in passato, di pagare
l'arretrato contributivo entro breve tempo.

 

                                         In
concreto va analizzato se i motivi invocati dal ricorrente sono idonei ad
escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni
conformemente a quanto stabilito dalla giurisprudenza federale (cfr. consid.
2.7). 

 

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la ditta che attraversa
una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere
delle misure drastiche e immediate (STFA del 23 luglio 2002 nella causa
U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 4.6. e riferimenti; STFA
del 7 maggio 1997 nella causa V., H 336/95, consid. 3d).

                                         In
un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto
che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 31 agosto 2001
nella causa B., H 446/00, consid. 4a; STFA del 16 aprile 1998 nella causa G.,
p. 6 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Va al
riguardo ricordato che il TFA ha considerato cronico il mancato pagamento dei
contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G; cfr.
anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., in cui il mancato pagamento è
durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto
giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia
precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (DTF 121 V 243;
STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA
del 20 agosto 2002 nella causa A. e B., H 295/01, consid. 5; STFA del 29 aprile
2002 nella causa H., M. e S., H 209/01, consid. 4b).

Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27
giugno 1994 in re M.). 

                                         Il TFA,
in una sentenza del 16 maggio 2002 nella causa A. e B., H 61/01, consid. 3b,
parzialmente pubblicata in SVR 2002 AHV Nr. 18, ha sentenziato che se, per
diversi anni, non sono stati fatti versamenti, decade la possibilità di
discolparsi:

 

" 
(…)

b) Die Sozialversicherungsbeiträge wurden unbestrittenermassen
während Jahren zum weit überwiegenden Teil nicht bezahlt, und dies bei ununterbrochen
fortgesetzter Unternehmenstätigkeit. Aus der Einstellungsverfügung der Bezirksanwaltschaft
vom 21. Mai 1996 geht klar hervor, dass die Beschwerdeführenden die Nichtbezahlung
der Sozialversicherungsbeiträge bewusst in Kauf nahmen. Bei jahrelangen Beitragsausständen,
wie sie hier vorliegen, kommen Rechtfertigungs- und Exkulpationsgründe von vornherein
nicht in Betracht, weil die Zurückhaltung von Sozialversicherungs- beiträgen nur
dann gerechtfertigt werden kann, wenn sie dazu dient, einen kurzfristigen Liquiditätsengpass
zu überwinden (ZAK 1992 S. 248 Erw. 4b mit Hinweisen). Abgesehen
davon lassen sich aus dem Sanierungskonzept der Treuhand Y.________ AG vom 25. Oktober
1995 keineswegs Umstände erkennen, welche die Beschwerdeführenden zur Annahme berechtigt
hätten, es würde ihnen durch die Zurückbehaltung der Sozialversicherungsbeiträge
gelingen, das Überleben der Firma zu sichern (BGE 108 V 187 Erw. 2). Die Zukunft
der Garage X.________ AG hing von ganz anderen Faktoren ab als dem Zurückbehalten
der Sozialversicherungsbeiträge, nämlich insbesondere vom unabdingbaren Einschiessen
beträchtlicher zusätzlicher Mittel in der Grössenordnung von mehreren Hunderttausend
Franken. Im Zeitpunkt der Erstattung des Sanierungskonzeptes wie auch in der Zeit
danach blieb je- doch völlig unbestimmt, ob sich überhaupt ein Interessent oder
Investor finden würde, welcher der tief in finanziellen Schwierigkeiten steckenden
Firma das Überleben ermöglicht hätte (…)"

 

                                         Inoltre, secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società
giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati
i chiari criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA del 4
maggio 1995 nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).

                                         Nell'evenienza
concreta, risulta che sin dal 1996 la società è stata in mora col pagamento dei
contributi (fatto questo non contestato dal ricorrente), ciò che ha costretto
la Cassa a diffidarla dal mese di ottobre 1996 (cfr. doc. _ e allegati,
Inc. 31.03.15) ed a precettarla a partire dal mese di giugno
1998 (cfr. allegati _ doc. _, Inc. 31.03.15). 

                                         I
contributi non versati sono relativi al periodo 1998-2001.

                                         A mente
del convenuto, la crisi del settore, oltre ad altri fattori specifici (tra cui
la sua malattia), avrebbe seriamente inciso sulla liquidità della ditta e sulla
sua situazione finanziaria.

                                         Il TCA
constata che l'eluso versamento non può dirsi dovuto a difficoltà momentanee
(STCA del 28 maggio 2002 nella causa B., Inc. 31.01.36, consid. 2.8.1). Infatti
la Cassa ha dovuto inviare diffide alla società e anche intraprendere procedure
esecutive per l'incasso dei contributi sin dal 1996 (cfr. per un caso simile
SVR 2002 AHV Nr. 9 consid.3). Finché, alla fine, vi è stato lo scoperto già
indicato, risultato irrecuperabile. 

                                         Non siamo
dunque in presenza di un valido motivo di giustificazione previsto
eccezionalmente dalla giurisprudenza del TFA (DTF 121 V 243, principi ancora
confermati recentemente in STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H
134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e
M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.4.3).

                                         D'altra
parte nella citata DTF 121 V 243 la ditta, oltre a non versare i contributi per
soli tre mesi, aveva cessato immediatamente la propria attività senza tentare
la via del concordato, dando prova della volontà di limitare al massimo i danni
causati alla Cassa. 

 

                                         Gli
sforzi del convenuto e della società non modificano dunque la situazione
secondo cui la ditta era in difficoltà da ormai troppo tempo per ammettere un
qualsiasi motivo di discolpa (cfr. consid. 2.7.). 

                                         In una
sentenza dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c, il TFA si è
espresso in questi termini:

 

" 
(…) I dati dimostrano con palmare evidenza che i
problemi finanziari dell'A. F. SA erano tutt'altro che temporanei, la stessa
attraversando da anni una grave crisi di liquidità. 

L'aver, a queste
condizioni, deliberatamente procrastinato il pagamento dei contributi per più
anni - quando invece un differimento è tollerabile in via eccezionale solo per
un periodo di breve durata - nella vana speranza di un risanamento aziendale
che doveva apparire ragionevolmente improbabile, tanto più a persona cognita per
professione e formazione, esclude che possa darsi esimente di qualsivoglia
natura a favore dell'interessato (…)"

 

                                         Lo stesso
concetto è stato ribadito nella sentenza del 23 luglio 2002 nella causa
U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 4.4.:

 

 

 

" 
(…)

4.4 Gli argomenti addotti dai ricorrenti per il
mancato pagamento dei contributi sociali non sono sufficienti quale motivo di
giustificazione e di discolpa nel senso della giurisprudenza. Dalla
documentazione agli atti risulta che la Cassa a partire dal 1992/1993 ha sempre
dovuto richiamare al pagamento la E.________SA, adire le vie esecutive e
rammentare agli amministratori le responsabilità gravanti su di loro in qualità
di organi della società. Dagli atti si evince pure che la E.________ SA al 31
dicembre 1997 aveva accumulato un debito per oneri sociali di fr. 750'573.70
nei confronti della Cassa e che - malgrado le promesse fatte - non aveva
prestato la dovuta collaborazione alla Commissione di vigilanza LEPIC in vista
di una soluzione del problema, obbligando così quest'ultima a decretare la
radiazione della società dall'albo delle imprese di costruzione. È vero che i
ricorrenti affermano di aver "finanziato in prima persona l'operazione di
risanamento della società, accollandosi personalmente un debito di fr.
1'200'000.- contratto dalla E. ________ SA con la Banca X.________". Va
però ricordato che dal profilo processuale non basta sostenere un fatto
rilevante, se esso non viene anche comprovato. Ora, a sostegno della loro tesi
liberatoria i ricorrenti non indicano qualsivoglia documento tra quelli
prodotti e nemmeno risultano espressamente richiamati specifici mezzi di prova
atti a dimostrare che l'importo sopra indicato sia stato concesso ed utilizzato
nell'interesse della ditta. L'asserzione dei ricorrenti è rimasta allo stadio
di puro parlato senza supporto probatorio alcuno. Dovendosi ritenere secondo la
comune esperienza della vita che documenti bancari rilevanti vengano custoditi
e comunque richiesti tempestivamente, l'ipotesi del finanziamento di fr.
1'200'000.-, in quanto circostanza non provata e non direttamente desumibile,
non può essere considerata. Medesimo discorso vale per l'affermazione secondo
cui il differimento del pagamento dei contributi sarebbe servito per pagare le
ditte fornitrici - tra cui: F.________ SA, G.________ SA, H.________ SA,
I..________ SA e L..________ SA -, per consentire di "portare a termine i
lavori assunti" e di conseguenza poter saldare i debiti nei confronti
della Cassa. Anche in merito a tale questione, che avrebbe potuto essere di
pregio, gli insorgenti non indicano i documenti a sostegno della loro tesi e
nemmeno citano testi in grado di provare i pagamenti intervenuti e i lavori
realmente conclusi. Per quanto precede, non risulta comprovato che la scelta di
differire il pagamento dei contributi paritetici - sull'arco di un periodo
peraltro molto lungo, da maggio 1996 a maggio 1998 - fosse obiettivamente
indispensabile per la sopravvivenza della società e ad ogni modo appare poco
verosimile che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di
soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi e non di anni, come
nel caso di specie - la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108 V 188; RCC
1992 pag. 261 consid. 4b), considerato che già a partire dal settembre 1992 la
società aveva non indifferenti problemi di liquidità, acuitisi negli anni
1995-1997, per poi dare luogo nel 1998 a una moratoria concordataria non
sfociata in un decreto di omologazione. L'eluso versamento dei contributi non
può quindi essere riconducibile a una situazione di momentanea illiquidità
(…)"

 

                                         In una
STFA del 29 agosto 2002 nella causa A., B., C., D., E., H 277/01, consid. 3.3.,
l'Alta Corte ha sancito che:

 

 

" 
(…)

Le critère déterminant pour qualifier le
comportement des recourants, au sens de l'art. 52 LAVS, réside dans le fait que
les retards dans le paiement des cotisations sociales se sont étendus de
l'année 1992 jusqu'à l'ouverture de la faillite en 1997. En effet, en pareilles
circonstances, les recourants ne peuvent être considérés comme ayant eu des
raisons sérieuses et objectives de penser que le retard dans le règlement des
cotisations aux assurances sociales n'était que passager, au sens de la
jurisprudence rappelée ci-dessus au consid. 2 in fine (a contrario, voir aussi
ATF 121 V 243). Ils n'étaient donc pas autorisés, aux conditions posées par la
jurisprudence et sur une aussi longue période, à différer le paiement des
cotisations qu'ils avaient retenues sur les salaires payés, sous peine de
commettre une négligence grave sanctionnée par l'art. 52
LAVS (…)"

 

                                         Il TFA in
una sentenza del 12 dicembre 2002 nella causa B., H 279/01,consid. 3.2., ha
ribadito inoltre che non è ammissibile sospendere il pagamento dei contributi
per un lungo lasso di tempo. Ciò per contro è possibile, a determinate
condizioni, per un breve periodo (pochi mesi):

 

"  3.2 Nel caso di specie va rilevato che
la L. SA ha operato quale

datrice di lavoro dal 1. aprile 1993 al 31 dicembre 1998. Già a
partire dall'aprile 1994 la società ha evidenziato seri problemi di liquidità,
obbligando la Cassa, alfine di ottenere il pagamento dei contributi sociali, ad
adire le vie esecutive sino al rilascio, nell'aprile e nell'agosto 1999, di
diversi attestati di carenza di beni. II modo di operare del ricorrente
dimostra chiaramente come egli abbia disatteso il dovere di diligenza
impostogli dalla giurisprudenza suesposta.

 

Neppure la circostanza, asserita ma non provata, che M. B. abbia
cercato di trovare soluzioni per ripristinare la situazione finanziaria della
società, non è sufficiente a sanare la grave negligenza da lui commessa. Non è
infatti accertato che la scelta di differire il pagamento dei contributi
paritetici fosse obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della ditta
e neppure è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere
di soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi (vedi anche DTF 123
V 244 consid. 4b) e non di anni - la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108
V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b), ritenuto che il ritardo della L. SA nel
pagamento dei contributi è da ricondurre già al 1994 - pur dando atto che essi,
anche se a fatica e di regola a seguito di procedure esecutive, sono stati
pagati fino al terzo trimestre del 1996 compreso - e perdurato poi dal 1996 in
avanti e quindi da considerare cronico. Poiché il mancato pagamento dei
contributi non può essere riconducibile ad una situazione momentanea di
illiquidità, si deve concludere che l'amministratore ha violato il dovere di
diligenza che si deve esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro
della stessa categoria a cui appartiene (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi
citate). In proposito non va infatti dimenticato che egli avrebbe dovuto
sapere, perché fatto notorio e comunque noto al ricorrente, che negli anni
novanta - caratterizzati da una grave crisi nel settore immobiliare e quindi
anche delle imprese di costruzione - potevano insorgere difficoltà sia per
quanto riguarda l'incasso dei crediti sia nel reperire nuovi mandati. Ciò è
ancor più vero nel caso concreto se si considera la struttura aziendale ridotta
della società, che disponeva di soli due/tre dipendenti."

 

                                         Nella
citata sentenza del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1.
e 3.2., il TFA ha ancora chiaramente riaffermato il concetto secondo cui è
possibile imputare agli amministratori solo una negligenza lieve se il buco
contributivo è corto (pochi mesi), se precedentemente la ditta ha sempre pagato
regolarmente i contributi e se la società non ha l'abitudine di sospendere il
pagamento dei contributi sociali per pagare altri debiti più pressanti,
finanziando in questo modo illecitamente la propria impresa:

 

" 
(…)

Tout manquement de l'employeur aux obligations qui
lui incombent en matière d'AVS ne doit pas nécessairement être assimilé à une
faute qualifiée au sens de l'art. 52 LAVS. C'est ainsi que l'inobservation de
prescriptions peut ne pas constituer un cas de négligence grave, notamment,
lorsque la durée pendant laquelle les cotisations sont restées en souffrance
est relativement courte (cf. ATF 121 V 244 consid. 4b; arrêt T. du 20 août
2002, H 295/01, consid. 5; arrêt H. du 29 avril 2002, H 209/01, consid. 4b). Un autre élément dont il faut tenir compte
pour apprécier la responsabilité de l'employeur réside dans l'habitude qu'il
pourrait avoir prise de laisser en souffrance les créances de la caisse de
compensation tout en s'acquittant d'autres dettes plus pressantes, afin de
bénéficier d'un financement illicite de son entreprise par les deniers publics
(cf. ATF 108 V 196 consid. 4). 

 

3.2 En l'occurrence, il ne ressort pas des faits que
la société S.________ SA, constituée en 1980, aurait à un moment ou à un autre
de son existence connu des retards significatifs dans le versement des
cotisations paritaires prélevées sur les salaires. En particulier, il n'est pas
établi que durant les deux derniers mois de l'année 1990, les administrateurs
auraient laissé en souffrance les créances de la caisse de compensation tout en
s'acquittant d'autres dettes plus pressantes dans le but de continuer leur
activité. On ne peut donc faire grief aux recourants d'avoir fait supporter
durablement à l'assurance sociale le risque inhérent au financement de
l'entreprise (ATF 108 V 196 consid. 4), car les cotisations perdues ne sont
afférentes qu'aux salaires payés durant la réalisation du film «N.________», en
novembre et en décembre 1990. Dans le cas d'espèce, et contrairement à
l'opinion des premiers juges, il faut considérer que la société faillie ne
disposait pas de moyens pour payer les cotisations sociales au moment où
celles-ci lui ont été notifiées (ce qui ne constitue en principe pas un motif
suffisant pour disculper l'employeur ou justifier son comportement : cf. RCC
1985 p. 646). Il en va de même ultérieurement et jusqu'à sa faillite, dès lors
que les deux versements provenant des recettes et droits du film avaient
précisément fait l'objet de cession par la convention du 5 juin 1991. En
réalité, avant de céder les droits dans la perspective d'un crédit
supplémentaire, S.________ SA n'a pas encaissé de recettes pour le film qu'elle
avait produit, si bien qu'elle n'a jamais été en mesure de payer ses dettes. En
tablant sur les recettes hypothétiques du film pour être en mesure de
désintéresser les créanciers de la société, au rang desquels figurait l'AVS,
les recourant ont manqué à leur devoir de saine gestion des cotisations
paritaires prélevées sur les salaires, dans l'attente de leur versement à la
caisse de compensation. S'il constitue assurément un cas de négligence, leur
comportement ne se situe toutefois qu'à la limite du degré de gravité
sanctionné par l'art. 52 LAVS, compte tenu notamment du bref laps de temps
pendant lequel la négligence a été commise et du fait qu'ils n'ont pas
privilégié certains créanciers au détriment de l'AVS. Comme les conditions
permettant de retenir une responsabilité à raison d'une négligence grave des
administrateurs ne sont en l'espèce pas réunies, la demande en réparation du 21
octobre 1993 était mal fondée. Il s'ensuit que le jugement du 17 janvier 2002
doit être annulé (…)".

 

                                         Nel caso di specie non si può parlare di crisi temporanea di
liquidità. La ditta ha iniziato a differire il pagamento dei contributi sin
dall'ottobre 1996 (cfr. doc. _ e allegati, Inc. 31.03.15), quindi prima
dell'insorgere della malattia, che verosimilmente ha iniziato a mostrare i
primi sintomi verso la seconda metà del 1997 (cfr. incarto AI,
doc. _ e allegati, in particolare certificati 23 luglio 1997 e 7 agosto 1997
del Dr. ___________).

                                         Nemmeno
può essere condiviso l'assunto secondo cui nonostante la crisi aziendale, "l'età
e le condizioni di salute del ricorrente, che era pure in attesa di una
decisione sull'invalidità, l'unica possibilità per sbarcare il lunario era
quella di effettuare qualche lavoretto per la ditta da lui creata" (cfr. doc. _, Inc. 31.03.15). Così agendo il convenuto ha
finanziato illecitamente la società, a spese della Cassa e dei contribuenti. Di
situazioni come quella che ci occupa oggi se ne presentano molte, soprattutto
in periodi di crisi finanziaria; tuttavia, la ratio legis delle norme che
regolano il pagamento dei contributi sociali - che servono a finanziare i
settori delle assicurazioni sociali - e di riflesso la norma di cui all'art. 52
LAVS per il risarcimento dei danni, non è quella di permettere a società in
difficoltà economiche di sospendere il versamento dei contributi, che per metà
inoltre sono già stati dedotti dallo stipendio del lavoratore, e finanziare in
questo modo la "crisi di liquidità della società". Certo, la giurisprudenza
(cfr. consid. 2.7 e 2.9.1.2) permette di non punire la società o
l'amministratore che ha sospeso per un corto periodo il pagamento dei
contributi. Tuttavia, tale eventualità è permessa solo a condizioni molto
restrittive (corto periodo di buco contributivo, cessazione immediata
dell'attività se la società non riesce a riprendersi immediatamente, in
precedenza la ditta deve aver sempre onorato regolarmente il pagamento dei
contributi, ecc., cfr. sentenze sopracitate, in particolare DTF 121 V 243).

 

                                         Ora,
l'avere procrastinato costantemente il pagamento dei contributi paritetici e
averlo irrimediabilmente differito a partire dal 1998, è segno di una
negligenza non indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità
dell'amministratore, cui incombeva per legge la massima vigilanza nella
conduzione e nel controllo della società. Questa omissione costituisce una
grave violazione del suo dovere di diligenza (RCC 1992, pag. 269) doveri che risultano accresciuti quando si
tratti, come in concreto, di un presidente del consiglio di
amministrazione (STFA non pubblicata dell'8 novembre 1999 nella causa G.
H., H 74/99, consid 6b; DTF 122 III 198, consid. 3a) e dal 10 marzo 2000 di un amministratore unico (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V.,
H 5/02, consid. 5.3; STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 279/01, consid.
3.2; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; STFA non pubblicata del 5
aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). 

                                         Il
mancato pagamento dei premi era dunque da considerare cronico. 

                                         In
concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il pagamento dei
contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole,
obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è
assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare
entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito
(STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; DTF 123 V 244 consid. 4b,
108 V 188).

                                         Viste le
circostanze rilevate era pensabile il contrario.

Quindi, visto quanto sopra, ____________ è responsabile del danno causato alla
Cassa.

 

                            2.9.2.   __________
ha ricoperto la carica di membro del CdA e segretaria, con diritto di firma
individuale, dal 22 aprile 1985 al 25 gennaio 2000, data delle dimissioni
(estratto RC informatizzato; allegato _, Inc. 31.03.16).

                                         __________
ha ricoperto la carica di membro del CdA, con diritto di firma
individuale, dal 14 agosto 1997 al 25 gennaio 2000, data delle dimissioni
(estratto RC informatizzato; allegato _, Inc. 31.03.16).

 

                         2.9.2.1.   Entrambe le
ricorrenti sostengono che la società era gestita esclusivamente da
____________. Esse non avrebbero in nessun modo potuto influire sulla gestione.
Anch'esse sostengono che la causa principale del fallimento aziendale è stata
la malattia di _____________.

 

                                         Per
quanto riguarda la malattia di ____________ si rimanda a quanto detto al
consid. 2.9.1.1.

 

                                         Accettando
il mandato di membri del CdA della ____________, __________ e ___________ hanno
assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STFA dell'11 novembre
2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa
V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 28 aprile 2003 nella
causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella
causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A.
P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G.,
H 153/00, consid. 8b).

                                         La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo a ____________, bensì anche alle membri del CdA __________ e
____________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a
cpv. 1 cifra 5 CO (STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid.
5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13
novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si
finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia"
(STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27
aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001
nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C.,
consid. 3b, H 294/94). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre
1999 nella causa P.S.J (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che "scopo
della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale
consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura,
ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."

                                         Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dalle ricorrenti non sono
sufficienti per liberarle della responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         D'altronde
___________ e ____________ non hanno minimamente provato di essere state
impedite di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi
sociali né hanno indicato come e quando hanno verificato che i contributi
sociali venissero regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la
Cassa). Le ricorrenti si sono limitate a dire che era __________ ad occuparsi della
conduzione e la gestione della società. Gli argomenti addotti, in particolare
il fatto che la loro era solo una carica meramente formale, di copertura e
svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della
____________, visto che sarebbe stato ___________ ad avere in mani le redini
della società ed a deciderne l'andamento, non concretizzano qualsivoglia motivo
di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA del 31
gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2, STCA del 24 marzo 2003 nella
causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Un amministratore non può liberarsi
dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla
gestione della società, di aver partecipato alla fondazione della stessa solo a
titolo fiduciario, di non aver mai percepito un salario, pretendendo quindi di
aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso
di negligenza grave         (STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03,
consid. 3.1).

 

                                         Le
ricorrenti, in violazione degli obblighi che loro derivano dalla carica di
membri di una società anonima, non hanno svolto nessun tipo di controllo. 

                                         Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219,
consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella
causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è
suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente
versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità
all'art. 51 LAVS (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid.
3.3; STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA
dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 28 aprile
2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; DTF 108 V 202
consid. 3a; Frésard, op. cit., RSA 1991, pag. 165). Esse erano tenute all'esame
e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta
della contabilità aziendale (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02,
consid. 3.3). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (STFA del
27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra
Massima istanza, i membri del CdA devono rassegnare le proprie dimissioni se,
nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (STFA
del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21
dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Il ruolo
di "factotum" di ___________, non giustifica comunque la passività di
___________ e ___________. Le ricorrenti non potevano, nella veste di membri
del CdA di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo
nella società. Il fatto di non informarsi regolarmente sulla conduzione della
società e - vista l'importanza in questo ambito - sulla sorte dei contributi
sociali costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (SVR 2003 AHV N°5,
pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02
+ 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Le ricorrenti avrebbero dovuto verificare
puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero
effettivamente versati alla Cassa (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H
171/02, consid. 3.3; STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid.
3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid.
7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H
169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01,
consid. 4b). Esse avrebbero anche potuto interpellare l'ufficio di revisione
attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H
5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbero facilmente potuto dedurre che vi erano
oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della
società (STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01,
consid. 2.4).

                                         Essersi
fidate senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza dei membri del CdA. I controlli avrebbero
permesso loro di appurare la precaria situazione finanziaria della società
(STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4; STFA dell'11
settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28
maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e
B., H 38/01, consid. 4b; STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F.
F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso
tempo, costringendo, come visto, la Cassa a diffidarla sin dal 1996 e
precettarla dal 1998 (STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02,
consid. 4.4). 

                                         Diverso
sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di
contributi alle assicurazioni sociali, le ricorrenti avessero inoltrato
immediatamente le loro dimissioni (STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z,
L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9). 

                                         La lunga
permanenza nella società, fa pensare che le ricorrenti hanno lasciato correre
le cose, senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (STFA del
16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.2.;
STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 13
maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5). 

                                         Se
avessero subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo,
avrebbero certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (STFA del 23
agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).

                                         Neppure
l'asserita inesperienza sono idonee a giustificare nei confronti della Cassa il
comportamento di totale inattività delle ricorrenti (STFA del 31 gennaio 2003
nella causa V., H 5/02, consid. 5.3; STCA del 24 marzo 2003 nella causa G.,
Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1).

                                         Se è vero
che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
pur anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate
siano effettivamente svolte (STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01,
consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid.
4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa
A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il
compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente
sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni
contributive (SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003 nella
causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile liberarsi da ogni
responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio
dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più
competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV
Nr. 9 consid 3a).

 

                                         Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di ___________, si ricorda in
questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della
responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del
risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile
(Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa
S., consid. 4b, H 238/98).

                                         Il TFA ha
infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):

 

" 
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet  au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022
ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).

Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."

 

                                         Le ricorrenti hanno omesso di compiere quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze
riconducibili alla funzione di membro del CdA di una società anonima (STFA
dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.5; STFA del 5 giugno
2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 20
marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11 settembre 2002
nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Esse hanno omesso di verificare se i
contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una grave
violazione del loro dovere di diligenza (RCC 1992, pag. 269).

                                         Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività delle ricorrenti è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13
maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella
causa A e B., H 38/01, consid. 4b).

 

                                         E' pur
vero che generalmente all’interno di una parentela stretta, come nel caso che
ci occupa, vige un rapporto di fiducia privilegiato, ma è altrettanto vero che
se si volesse relativizzare gli obblighi di vigilanza all’interno di una
"SA famigliare”, si finirebbe per legittimare la posizione "dell’uomo
di paglia” a scapito segnatamente dell’amministrazione AVS/AI (STFA non
pubblicata del 31 dicembre 1993 nella causa M.S. consid. 4; STCA del 16 aprile
2003 nella causa T., Inc. 31.02.21, consid. 2.6.2; cfr. sopra consid. 2.9.2.1).
Per questo motivo, l'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO è applicabile nel caso in
esame.

Del resto il TFA ha riconosciuto responsabile la moglie di un amministratore,
anch’essa membro del CdA, che non disponeva di una particolare formazione e che
si fidava delle parole “rassicuranti” del marito, senza comunque verificarne la
veridicità (STFA inedita dell’8 gennaio 1990 in re B. menzionata da Frésard,
op.cit., RSA 1991 pag. 165 punto 8). D'altra parte, secondo la giurisprudenza
federale, la moglie che entra in un CdA con il marito deve esercitare
correttamente il suo compito (RCC 1992, pag. 263). Ancora recentemente il TFA
ha riconosciuto responsabili i fratelli del presidente del CdA, i quali si
fidavano delle rassicurazioni del fratello senza verificarne la veridicità
(STFA del 11 settembre 2002 nella causa C.C e M.C. , H 349/01, consid. 2.4).

                                         

                         2.9.2.2.   Le ricorrenti
sostengono di non poter essere rese responsabili del IV trimestre del 1999, in
quanto dimissionarie il 25 gennaio 2000.

 

                                         Nel caso
di specie, _________ e ____________ hanno dimissionato dalla carica di membro
del CdA della ____________ in data 25 gennaio 2000 (estratto RC
informatizzato; allegato B, Inc. 31.03.16). La radiazione per entrambe le ricorrenti
è avvenuta il 10 marzo 2000 (FUSC del ___________).

                                         Visto che
__________ e