# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c74e3f89-4bca-55dc-8a27-319a091ff838
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-10-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.10.2009 D-5302/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5302-2006_2009-10-05.pdf

## Full Text

Corte IV
D-5302/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  5  o t t o b r e  2 0 0 9

Giudici Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice François Badoud; 
cancelliere Carlo Monti.

A._______,
B._______ e
C._______, Mongolia,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Esecuzione dell'allontanamento; 
decisione dell'UFM del 4 maggio 2006 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-5302/2006

Fatti:

A.
Il 5 marzo 2004, A._______ e le sue figlie d'etnia khalkhi, originarie di 
D._______,  hanno  presentato  una  domanda  d'asilo  in  Svizzera.  Le 
interessate avrebbero vissuto fino a giugno 2003 a D._______ ed in 
seguito  si  sarebbero  recate  ad  E._______  fino  a  febbraio  2004, 
quando si sarebbero recate ad Ulaanbaatar in vista dell'espatrio. Dopo 
la  morte  del  padre  nel  1985,  la  madre  di  A._______  si  sarebbe 
risposata  con  un  poliziotto,  il  quale  l'avrebbe  picchiata  e  violentata 
ripetutamente. Nel 1993 si sarebbe sposata, ma avrebbe continuato ad 
abitare nella stessa casa,  in quanto suo marito non avrebbe avuto i 
mezzi per comprare una casa altrove. Per il  timore di subire ulteriori 
violenze fisiche e sessuali da parte del patrigno nonché per l'ansia che 
lo stesso avrebbe potuto abusare anche delle sue figlie, la richiedente 
è espatriata con quest'ultime il 24 febbraio 2004.

B.
Con  decisione  del  4  maggio  2006,  notificata  alle  interessate  il 
6 maggio 2006 (cfr. avviso di ricevimento agli atti), l'UFM ha respinto la 
domanda  d'asilo. Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento 
delle  richiedenti  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento 
verso  il  loro  Paese  d'origine,  ossia  la  Mongolia,  siccome  lecita, 
esigibile e possibile.

C.
Il  6 giugno 2006, l'interessata e le sue figlie,  hanno inoltrato ricorso 
dinanzi alla Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA) 
contro la menzionata decisione dell'UFM limitatamente all'esecuzione 
dell'allontanamento.  Hanno  chiesto,  l'annullamento  della  decisione 
impugnata  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione 
provvisoria.  Hanno  altresì  presentato  una  domanda  d'assistenza 
giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese 
processuali e del relativo anticipo.

D.
Il  20  giugno  2006,  il  CRA  ha  considerato,  nella  sua  decisione 
incidentale, il  gravame siccome privo di  probabilità d'esito favorevole 
ed  ha  respinto  la  summenzionata  domanda d'assistenza  giudiziaria. 
Ha  quindi  invitato  le  ricorrenti  a  versare,  entro  il  5  luglio  2006,  un 
anticipo di CHF 600.- a copertura delle presumibili spese processuali, 

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con  comminatoria  d'inammissibilità  del  ricorso,  in  caso  di  mancato 
versamento di detto anticipo.

E.
Il 6 luglio 2006, le autrici del gravame hanno tempestivamente versato 
l'anticipo richiesto.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art. 31 e art. 33 lett. d della legge 
sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
[LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del  26 giugno 1998 
[LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Il TAF osserva, altresì, che dal 1° gennaio 2007 giudica, in quanto 
sia competente, i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2006 presso le com-
missioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi dei 
dipartimenti. Il  giudizio si svolge secondo il  nuovo diritto processuale 
(art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni  transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità  di  cui  all'art. 48 cpv. 1 nonché all'art. 50 e all'art. 52 
della  legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del 
20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021).

3.
3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

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3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.
Giusta  l'art. 111a cpv. 1  LAsi,  il  TAF può rinunciare  allo  scambio  di 
scritti.

6.
6.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  siccome 
divergenti su punti essenziali, inverosimili ed incompatibili con la logica 
dell'agire le allegazioni  delle richiedenti concernenti  la loro domanda 
d'asilo. In particolare, A._______ ha dichiarato di aver venduto la sua 
casa  nel  gennaio  2004  e  di  aver  vissuto  da  quel  momento  dove 
poteva,  anche  in  stalle  di  animali,  per  poi  affermare  che,  da 
giugno 2003,  non  avrebbe  più visto  suo  patrigno,  in  quanto  già  da 
quella  data  lei  non  avrebbe  più vissuto  a  casa  sua,  ma  a  casa  di 
un'anziana  signora  che  avrebbe  tenuto  anche  sua  figlia.  Inoltre, 
avrebbe dichiarato di aver denunciato suo patrigno nell'agosto 2003 e 
di  essere  stata  avvertita  dallo  stesso  che  la  denuncia  non  sarebbe 
servita a niente. Per contro, visto che a partire da giugno 2003 lei non 
avrebbe più vissuto a casa sua, ma presso un'anziana signora e dei 
vicini, non sarebbe chiaro come il patrigno sia riuscito a trovarla ed a 
parlarle, giacché, a parte suo marito ed i parenti dell'anziana signora, 
nessuno  avrebbe  saputo  dove  si  trovava.  Peraltro,  essendo  lei  la 
proprietaria della casa, non sarebbe chiaro perché ella non si sarebbe 
avvalsa  del  diritto  di  interdire  al  patrigno  l'accesso  in  casa  sua.  In 
aggiunta,  sarebbe  illogica  la  dichiarazione  secondo  cui  A._______ 
avrebbe visto per l'ultima volta suo marito nel settembre 2003, il quale 
non avrebbe mai visto l'ultima figlia, siccome, se così fosse, sarebbe 
da  chiedersi  come  allora  sia  possibile  che  egli  abbia  riconosciuto 
come figlia la bambina nata nel  novembre del 2003. Per di  più, ella 
avrebbe affermato di aver lasciato a casa sua la carta d'identità, cosa 
che  non sarebbe possibile,  visto  che  avrebbe  venduto  la  sua  casa. 
Inoltre, in merito alle violenze sessuali subite dal suo patrigno, l'UFM 

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ha rilevato  che la  richiedente  avrebbe dovuto  rivolgersi  alle  autorità 
superiori e ricorrere eventualmente anche all'aiuto di un avvocato per 
sporgere denuncia  al  fine di  evitare la  sottrazione delle  denunce da 
parte  del  patrigno.  Peraltro,  la  richiedente  potrebbe  domandare  la 
protezione  alle  autorità,  qualora  quest'ultimo  importunasse  le  figlie. 
Inoltre,  l'UFM  ha  concluso  che  le  allegazioni  presentate  non 
soddisfano le condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi. Per 
conseguenza, non potrebbe essere riconosciuta la qualità di rifugiato 
nella  fattispecie.  Infine,  in  relazione  all'ammissibilità  dell'esecuzione 
dell'allontanamento l'UFM, data l'impossibilità di riconoscere la qualità 
di  rifugiato,  ha  considerato  inapplicabile  il  principio  del  divieto  di 
respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e costatato l'assenza di 
indizi  d'esposizione  concreta  ad  una  pena  o  un  trattamento  vietati 
dall'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e 
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101).

6.2 Nel gravame, le insorgenti sostengono che il loro rientro in Patria 
non  sarebbe  ammissibile,  in  quanto  troverebbe  applicazione 
l'art. 3 CEDU. Infatti,  A._______ sarebbe stata sottoposta in Mongolia 
a trattamenti inumani e degradanti da parte del patrigno che avrebbe 
abusato  sessualmente  della  stessa  fin  da  piccola.  Inoltre, 
sembrerebbe  che  le  autorità  in  loco  non  sarebbero  in  grado  di 
garantire una protezione efficace contro questo genere di trattamento. 
Peraltro,  sarebbe  aggravata  la  situazione  in  casu  dal  fatto  che  il 
patrigno avrebbe lavorato per la polizia e, vista la società patriarcale 
mongola,  sarebbe  in  grado  di  far  insabbiare  ogni  inchiesta  diretta 
contro di lui. Per di più, la stessa si troverebbe senza una rete familiare 
e sociale  di  riferimento  in  caso di  rinvio  nel  suo Paese d'origine,  in 
quanto figlia unica ed orfana. Infine, l'insorgente non convivrebbe più 
con suo marito e quindi dovrebbe reinserirsi e crescere due figlie da 
sola. Per conseguenza,  l'allontanamento delle ricorrenti  non sarebbe 
ammissibile  e  dovrebbero  essere  ammesse  provvisoriamente  in 
Svizzera.

7.
Per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dell'art. 7 LAsi, delle 
dichiarazioni determinanti rese da un richiedente l'asilo, occorre che le 
stesse abbiano insito un grado di convinzione logica tale da prevalere 
in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 

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n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri 
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  vero-simiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili 
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudi-
cante (GICRA 1995 n. 23).

8.
8.1 Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
l'art. 83 della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri 
(LStr, RS  142.20) prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile  (cpv.  3), 
esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento di 
una  di  queste  condizioni,  l'Ufficio  federale  dispone  l'ammissione 
provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStr).

8.2 L'esecuzione dell'allontanamento delle insorgenti in Mongolia è da 
considerarsi  ammissibile  se  non  emergono  dalle  carte  processuali 
elementi  da  cui  desumere  che  la  medesima  possa  violare 
l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione  federale  della  Confederazione 
Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 
(LStr, RS 142.20).

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  "non-refoulement".  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L'applica-
zione  di  tali  disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e 
concrete ragioni  per  ritenere che lo  straniero possa essere esposto, 
nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a 
detti  articoli; spetta  all'interessato di  rendere plausibile  l'esistenza di 
siffatte serie e concrete ragioni.

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Le  dichiarazioni  decisive  rese  dalle  ricorrenti  in  corso  di  procedura 
s'esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non 
corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria  consistenza. 
Occorre,  in  particolare,  convenire  con l'UFM che le  stesse risultano 
divergenti  su  diverse  circostanze  essenziali.  Giova  altresì  osservare 
che le insorgenti si limitano a mere congetture, non fondate su alcun 
indizio  oggettivo,  con  riferimento  alle  presunte  violenze  sessuali 
sofferte. Infatti, non solo non convince il fatto che la ricorrente non sia 
andata ad abitare altrove, lontano dal patrigno al più tardi dopo essersi 
sposata nel 1993, ma è pure palesemente incompatibile con la logica 
dell'agire,  soprattutto  se  le  denunce  sporte  fossero  realmente  state 
ignorate.  In  tale  ambito,  non  la  soccorre  neppure  l'affermazione 
secondo  cui  suo  marito  non  avrebbe  avuto  i  mezzi  finanziari  per 
acquistare un'altra casa, in quanto avrebbe potuto andare ad abitare in 
affitto,  oppure,  avrebbe  potuto  vendere  la  sua  casa,  dopo  averla 
ereditata  da  sua  madre  nel  2000,  e  comprarne  una  nuova  altrove 
(cfr. audizione del  18  marzo 2004 pag. 2). Inoltre,  non può neppure 
essere ritenuta la generica affermazione secondo cui in Mongolia non 
si  chiuderebbero  le  porte  in  campagna,  ragione  per  la  quale  suo 
patrigno, nonostante se ne fosse andato di casa dopo la morte di sua 
madre, sarebbe passato regolarmente ad abusare sessualmente di lei 
(cfr. audizione del 18 marzo 2004 pagg. 2 e 3) giacché niente impediva 
alla  ricorrente  di  chiudersi  in  casa  per  la  sua  sicurezza  personale. 
Pertanto,  sono  da  considerare  inverosimili  le  violenze  subite 
dall'autrice  del  gravame come anche  le  altre  allegazioni  presentate, 
essendo  proprio  la  storia  dello  stupro  alla  base  del  suo  racconto. 
Infine,  non  vi  è  motivo  di  ritenere  che  le  insorgenti  non  possano 
ottenere  dalle  autorità  in  Mongolia,  se  opportunamente  sollecitate, 
un'appropriata protezione contro l'eventuale futuro agire illegittimo di 
terzi nei loro confronti.

Di conseguenza, nel caso concreto non è dato rilevare alcun elemento 
secondo cui le ricorrenti possano essere esposte in caso di rimpatrio 
al  rischio  reale  ed  immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte 
disposizioni.

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme  del  diritto 
pubblico internazionale nonché della LAsi.

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8.3
8.3.1 Giusta  l'art.  83  cpv.  4  LStr,  l'esecuzione  non  può  essere 
ragionevolmente  esigibile  qualora,  nello  Stato  d'origine  o  di 
provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo 
in  seguito  a  situazioni  quali  guerra,  guerra  civile,  violenza 
generalizzata  o  emergenza  medica.  Qualora  venga  constatato  un 
pericolo  concreto  deve  essere  concessa  l'ammissione  provvisoria, 
salvi  i  casi  di  cui  l'art. 83 cpv. 7  LStr  (cfr. Foglio  Federale  n. 20  del 
20 maggio 2002 pag. 3433 [FF 2002 3433]).

Il TAF osserva nondimeno che in Mongolia non vige attualmente una 
situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale.

8.3.2 Quanto alla situazione personale delle insorgenti,  A._______ è 
ancora  giovane  ed  ha  una  certa  esperienza  professionale  quale 
contadina. Inoltre, non vi è ragione di escludere che disponga di una 
rete  sociale  in  patria,  in  particolare  che  abbia  ancora  un  rapporto 
migliore  di  quanto  allegato  con suo marito  al  quale  potrà  altresì, in 
caso di necessità, chiedere il pagamento di alimenti perlomeno per le 
sue figlie. Peraltro,  potrà  anche contare  sul  sostegno della  vicina  di 
casa e della sua famiglia. Per di  più, le ricorrenti  non hanno, altresì, 
preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano 
giustificare un'ammissione provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza che 
da un esame d'ufficio degli  atti  di  causa emerga la necessità di una 
permanenza delle autrici del gravame in Svizzera per motivi medici. In 
siffatte circostanze, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto siccome 
adempiti  i  presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con 
riferimento  alle  effettive  possibilità  per  le  stesse  di  un  adeguato 
reinserimento sociale nel loro Paese d'origine.

In aggiunta, i cinque anni e mezzo di soggiorno nel nostro Paese non 
costituiscono una ragione ostativa  all'esecuzione dell'allontanamento 
delle  insorgenti.  Infatti,  B._______  ha  trascorso  i  primi  nove  anni 
dell'infanzia in Mongolia ed è ancora caratterizzata dalla cultura ed il 
modo di vivere di sua madre come pure la quasi seienne C._______ 
(v. sentenza del TAF D-3284/2006 del 5 dicembre 2008 consid. 5.3). 
Per di più, le insorgenti non hanno famigliari in Svizzera. Pertanto, non 
v'è  motivo  di  ritenere  che  le  autrici  del  gravame,  in  caso  di 
allontanamento  dal  nostro  Paese,  subiranno  uno  sradicamento 

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culturale  importante,  ritenuto  altresì  il  loro  grado  d'integrazione  dal 
profilo  socioculturale  è  maggiore  in  Mongolia  che  in  Svizzera.  Per 
conseguenza,  non  sussiste  neanche  una  violazione  dell'art.  3  della 
Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF, RS 0.107). Infine, nonostante 
le ricorrenti abbiano presentato una domanda d'asilo più di cinque anni 
fa,  non  si  giustifica  di  esaminare  se  le  medesime si  trovino  in  una 
grave situazione personale  ai  sensi  dell'art.  14a  cpv. 4bis  della,  nel 
frattempo  abrogata  (RU 2007  5488),  legge  federale  concernente  la 
dimora e il domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS) e degli 
abrogati art. 44 cpv. 3-5 LAsi (RU 2006 4745-4767) come pure l'art. 33 
OAsi 1,  ritenuto  che un tale  esame non è  di  competenza di  questo 
Tribunale.  Infatti,  secondo  l'art.  14  cpv.  2  LAsi,  spetta  al  Cantone 
rilasciare  un  eventuale  permesso  di  dimora  ad  una  persona 
soggiornante in Svizzera da almeno cinque anni dalla presentazione 
della domanda d'asilo, di cui è sempre stato noto alle autorità il luogo 
di  soggiorno e che ha dimostrato un certo grado d'integrazione. Per 
conseguenza, l'eventuale concessione di tale permesso alle insorgenti 
esula dall'ambito procedurale del caso di specie.

8.3.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione  dell'allonta-
namento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie.

8.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  le 
ricorrenti,  usando  della  dovuta  diligenza  potranno  procurarsi  ogni 
documento necessario al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è 
dunque pure possibile.

9.
In  considerazione  di  quanto  precede,  il  gravame  va  disatteso  e  la 
querelata decisione confermata.

10.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura semplifi-
cata (art. 111a cpv. 2 LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un 
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

11.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza,  sono  poste  a  carico  delle  ricorrenti  (art.  63  cpv. 1  e 
cpv. 5  PA nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle 
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

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del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).  Esse sono computate 
con  l'anticipo  spese,  di  CHF  600.-,  versato  dalle  ricorrenti  il 
6 luglio 2006.

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali,  di CHF  600.-, sono poste a carico delle ricor-
renti. L'anticipo, di CHF 600.-, versato il 6 luglio 2006, è computato con 
le spese processuali.

3.
Comunicazione a:

- rappresentante delle ricorrenti (plico raccomandato)
- UFM, Divisione Soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- F._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

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