# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 39db88c8-0da9-5e9b-8033-d976a5e20490
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.06.2008 32.2007.199
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-199_2008-06-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.199

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  25 giugno
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 giugno 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 maggio 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel __________, in precedenza attiva in qualità di ausiliaria di pulizie, in
data 9 marzo 2006 ha presentato
una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (doc. 2/1-8).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica eseguita
dal dr. __________, con decisione del 10 maggio 2007 l’Ufficio AI ha respinto
la richiesta di prestazioni, non presentando l’assicurata alcuna inabilità
lavorativa (doc. A1).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA, contestando la decisione dell’amministrazione, che
non ha adeguatamente tenuto delle patologie che  la affliggono. Ella ha in particolare criticato la
perizia del dr. __________, il quale, sulla base di un unico colloquio, ha
ritenuto che l’assicurata non presenti alcuna diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa. Questa opinione è in netto contrasto con quella della
psichiatra curante, dr.ssa __________, che ben conosce l’interessata e che la
considera totalmente inabile al lavoro.

                                         Infine,
il patrocinatore ha preannunciato la trasmissione di una perizia psichiatrica,
a dimostrazione della gravità della patologia dell’interessata, come attestato
dalla dr.ssa __________ (I). 

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, ha confermato la bontà della perizia del dr. __________, postulando
un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).

 

                               1.5.   Con scritto
dell’11 settembre 2007 il patrocinatore dell’interessata ha comunicato al TCA
che “è in corso l’allestimento di una perizia alla quale la mia cliente si è
sottoposta, come già preannunciato in sede di ricorso” (VI).

 

                                         In data
30 ottobre 2007 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA il referto specialistico della
dr.ssa __________, la quale, dopo aver esaminato l’assicurata, ha confermato la
valutazione della psichiatra curante, ritenendo l’interessata inabile al lavoro
al 100%.

                                         Il
patrocinatore ha inoltre chiesto al TCA di procedere all’audizione testimoniale
sia della dr.ssa __________, sia della dr.ssa __________ (VII + bis).

 

                               1.6.   Con
osservazioni del 13 novembre 2007 l’UAI ha ribadito la correttezza della
valutazione peritale del dr. __________, evidenziando che il Servizio medico
regionale (SMR), al quale è stato sottoposto il referto della dr.ssa __________
prodotto dall’insorgente, ha evidenziato che quest’ultima specialista ha
espressamente indicato che lo stato psichiatrico dell’interessata è invariato
rispetto a quanto apprezzato dal dr. __________ (IX + bis).

 

                                         Tali
osservazioni sono state trasmesse all’assicurata (X), per conoscenza.

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                                2.2.   Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU
2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata oppure no a negare
all’assicurata il diritto a una rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata
sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella causa N. (I 404/03), nella quale
il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid.
4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con
riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004 il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito
che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.5.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al dr. __________, spec. FMH in psichiatria
e psicoterapia, il mandato di esperire una perizia psichiatrica. 

                                         Nel suo
referto del 25 gennaio 2007, il dr. __________ non ha posto alcuna diagnosi con
ripercussioni sulla capacità lavorativa, mentre quali diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa ha indicato quelle di “sindrome ansioso-depressiva
(ICD10-F41.2) con sintomatologia algica in personalità con tratti istrionici;
elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche (ICD10-F68.0)” (doc.
30-5).

 

                                         Il dr. __________
ha spiegato che, malgrado risieda in Ticino da molti anni, l’assicurata si è di
fatto poco integrata nel tessuto sociale, esercitando lavori poco qualificati,
per 15 anni. L’evento traumatico del 2004 (tamponamento automobilistico) ha
canalizzato il disagio derivante dalle sue scarse capacità di adattamento ad un
ambiente socio-lavorativo che probabilmente ha sempre accettato per motivi
economici, costruendosi un ruolo di malata, con tendenza ad accentuare le sue
esperienze negative allo scopo di attirare l’attenzione sul disagio sociale che
vive. Il dr. __________ ha quindi posto l’accento sulla tendenza
dell’interessata all’aggravamento dei propri sintomi, riscontrando evidenti
tratti istrionici e dimostrativi con tendenze rivendicative da beneficio secondario.

                                         Il dr. __________
ha rilevato di non avere riscontrato alcuna patologia psichiatrica maggiore,
una sintomatologia depressiva effettivamente grave o un disturbo di personalità
clinicamente significativo e tale da compromettere la capacità lavorativa
dell’assicurata, la quale va considerata pienamente abile al lavoro sia nella
sua precedente attività di ausiliaria di pulizie, sia qualsiasi altra attività,
la cui ripresa è auspicabile anche da un punto di vista terapeutico (doc.
30-6+7).

 

                                         L’assicurata
ha contestato tale valutazione, in contrasto con quanto apprezzato dalla
psichiatra curante, dr.ssa __________ spec. FMH in psichiatria e psicoterapia.

                                         Nel suo
scritto del 2 aprile 2007, indirizzato al patrocinatore dell’interessata, la
dr.ssa __________ si è così espressa:

 

" 
(...)

In primo luogo sottolineo il peggioramento dello
stato psichico della signora in relazione alla notizia, da parte dell'ufficio
Al, del non diritto ad una rendita. 

Questo per lei equivale ad un non riconoscimento
della sua sofferenza con importante senso di ingiustizia ed impotenza.

Il tono dell'umore ha subito un'ulteriore
deflessione e sono comparsi pensieri di morte, in assenza però, al momento, di
idee suicidali.

Forte è la tensione interna, il nervosismo e la
suscettibilità allo stress.

Ciò influisce anche a livello famigliare, ed in
questo ambito sono aumentati i litigi con la figlia ed il marito che sono
presumibilmente al limite della sopportazione.

 

La paziente passa più spesso all'atto gettando
oggetti come espressione probabilmente della sua disperazione.

Il sonno è gravemente disturbato malgrado la
terapia farmacologia.

Un antidepressivo, di recente introduzione, non
ha portato ad evidenti cambiamenti. 

L'aspetto della signora è sempre più provato a
volte anche trascurato, spesso dispnoica, appare molto ansiosa e a volte
confusa.

Mostra evidenti difficoltà a gestire il suo
quotidiano, in particolare tralascia spesso le faccende domestiche trascorrendo
la maggior parte del suo tempo sdraiata sul divano. 

Esce di casa solo raramente e se spinta dalla
figlia.

L'istinto vitale è chiaramente diminuito.

L'alimentazione è molto sregolata, il più delle
volte la paziente non mangia per inappetenza ma anche per nausea e vomito
spesso presenti.

Nelle ultime settimane sarebbe diminuita otto
chili.

Sono presenti tutti i tipici sintomi biologici
della sindrome depressiva (secondo manuale ICD10) come la perdita di interesse
o di piacere nelle attività che normalmente sono fonte di piacere, la mancata
reattività emotiva nei confronti delle circostanze e degli eventi normalmente
piacevoli, il disturbo del sonno, il peggioramento della depressione al
mattino, evidenza di una chiara agitazione psicomotoria, la perdita
dell'appetito e di peso e la marcata riduzione della libido.

La notevole angoscia, la perdita dell'autostima
ed i sentimenti di inutilità pronunciati con rischio di sviluppare anche idee
suicidali unitamente ai sintomi biologici summenzionati, permettono al momento
di parlare di stato depressivo grave senza sintomi psicotici nell'ambito di una
sindrome ansioso- depressiva cronica.

 

Ritengo infine molto importante riferire di
alcuni elementi emersi dal test di Rorschach e TAT somministrati di recente
alla paziente.

"                                     A livello strutturale il
protocollo Rorschach è coartato, non si evidenziano risorse mentali mature e la
reattività verso il mondo esterno appare gravemente deficitaria ... il discorso
della paziente è confuso, approssimativo, con riferimenti percettivi esili e
quasi inesistenti. Le numerose stereotipie testimoniano una predominanza del
diniego della realtà come meccanismo di difesa, ...l'immagine di sé appare poco
coesa e differenziata, a tratti confusa e mutevole. Le relazioni oggettuali
sono assenti.

L'utilizzo dei
processi riallacciabili all'elusione del conflitto e, soprattutto all'accento
portato all'individuo (e non sulla relazione) evidenziano la ferita
narcisistica e mostrano come il somatico si sostituisca all'investimento del
mondo esterno. Questo investimento sembra tendere a completare la mancanza di elaborazione
mentale e ad evitare il conflitto pulsionale.

Per lottare contro
un'angoscia diffusa e poco rappresentabile, la paziente mette in atto pochi
meccanismi difensivi che si limitano all'inibizione, al diniego della realtà e
all'isolamento degli affetti. L'insieme dei procedimenti messi in atto al TAT
conferma la mancanza di elaborazione mentale ed evidenzia una fissazione sul
quotidiano e sul fattuale e un investimento narcisistico che ha lo scopo di
confortare la carenza di mentalizzazione.

... Gli elementi
emersi evidenziano una personalità povera che, sprovvista di capacità di
mentalizzazione, tende a mettere in atto dei controinvestimenti somatici che
permettono la scarica della tensione psichica.

Da segnalare
l'esame di realtà deficitario e la fragilità delle frontiere identitarie.

In assenza di
oggetti interni, la paziente si appoggia agli oggetti esterni che permettono di
evitare un'angoscia depressiva impossibile da elaborare."

 

Concludo dicendo, che dal mio punto di vista
specialistico, per quanto concerne la capacità lavorativa, la paziente è, al
momento attuale inabile al lavoro al 100% in qualsiasi attività lavorativa.

È difficile, sulla base di quanto descritto
sopra, ipotizzare un miglioramento, neanche a lungo termine.

Un riconoscimento da parte dell'AI, anche solo
parziale, potrebbe servire alla paziente per sentirsi accettata nella sua
malattia, un segno di riconoscimento comunque che purtroppo a mio parere non
rappresenterebbe in ogni caso uno stimolo per poter migliorare lo stato psichico
che è ormai cronicizzato." (Doc. 39-6+7+8)

 

 

                                         Al
riguardo, nelle sue annotazioni del 18 aprile 2007, il dr. __________ del SMR,
spec. FMH in medicina generale (sul diritto per gli assicurati di conoscere la
specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:

 

" 
Vedi nota SMR del 15.2.2007 basata su perizia
dr. __________ 1.2007.

 

In fase di audizione viene inviato un nuovo
rapporto della dr.ssa __________ che in pratica conferma la valutazione già
espressa precedentemente alla perizia dr. __________. Viene indicato un
peggioramento in seguito al rifiuto di rendita.

 

Valutazione: l'attuale rapporto non porta nuovi
elementi clinici di rilievo, permangono valide le conclusioni peritali del dr. __________."
(Doc. 44-1)

 

 

                                         In data
18 aprile 2007 la dr.ssa __________ ha inviato al patrocinatore dell’assicurata
un aggiornamento circa la farmacoterapia assunta dalla paziente (doc. 46-2). 

 

                                         Il dr. __________,
nelle annotazioni del 27 aprile 2007, ha indicato:

 

" 
Attualmente viene trasmessa la distinta del
trattamento in atto.

Rispetto alla perizia è stato cambiato
l'antidepressivo: invece di 200 mg di Trittico l'assicurata assume attualmente
60 mg di Cymbalta. Si tratta qui di un relativamente nuovo antidepressivo che
dovrebbe aver un effetto benefico in caso di dolori somatoformi / fibromialgia.
La potenza antidepressiva è in pratica sovrapponibile a quella del Trittico.

L'attuale trattamento è ben compatibile con
un'attività lavorativa regolare." (Doc. 49-1)

 

 

                               2.6.   In corso di
causa, l’assicurata ha contestato la decisione dell’amministrazione di rifiuto
delle prestazioni, inviando al TCA una nuova valutazione psichiatrica,
effettuata dalla dr.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia.

                                         Nel suo
referto del 23 ottobre 2007 la specialista ha confermato le diagnosi e il grado
di inabilità lavorativa del 100% poste dalla curante, osservando:

 

" 
(...)

Non ritorno sull'anamnesi che le è ben nota e
riassunta in particolar modo nella perizia psichiatrica effettuata dal Dottor __________
per l'Ufficio di Invalidità.

 

All'esame clinico ho potuto constatare quanto
segue:

al colloquio la signora si presenta puntuale,
pare leggermente trascurata nell'abbigliamento e nella persona. È orientata nei
tre domini, l'atteggiamento è inizialmente poco collaborante e denota una certa
diffidenza. L'eloquio deve essere stimolato, sembra reticente nell'esprimersi.
Appare visibilmente tesa e sofferente. Il tono dell'umore è marcatamente
deflesso verso il polo negativo. Il pensiero è corretto nella forma, i
contenuti identici caratterizzati da pensieri negativi e incentrati sulla
propria sofferenza. Gli istinti vitali sono ridotti, esprime disinteresse e
disgusto per quanto la circonda. Presenta un marcato stato d'ansia che
sfocerebbe a casa in impulsi distruttivi (in particolare lancio di oggetti).

L'attenzione e la concentrazione appaiono ridotte
a causa dello stato psichico.

 

Riassumendo, ci si trova di fronte ad una persona
che dopo un incidente automobilistico di entità non grave ha iniziato a
presentare a livello fisico una sintomatologia algica diffusa e a livello
psichico un'ingravescente stato ansio-depressivo che ha portato fino ad ora ad
una totale inabilità lavorativa.

La terapia farmacologica, la psicoterapia di
sostegno è anche terapie in ambito stazionario, sia psichiatrico che
riabilitativo, non hanno portato finora ad un miglioramento significativo.

Dagli atti messi a mia disposizione osservo che
questi disturbi vengono evidenziati sia dalla psichiatra curante dr.ssa __________
che dal perito AI dr. med. __________.

 

La prima ne certifica quindi la totale incapacità
lavorativa mentre il perito dell'Assicurazione Invalidità, interpretandoli come
"tendenza ad accentuare le proprie esperienze negative allo scopo di
attirare l'attenzione sulla situazione di disagio" e "evidenti tratti
istrionici e dimostrativi con tendenze rivendicative da beneficio
secondario".

 

Personalmente non ho potuto riscontrare tratti
istrionici nella paziente ed anche il presunto beneficio secondario dei
disturbi mi sembra al quanto discutibile. Prima dell'incidente infatti la
paziente era ben integrata nel tessuto sociale. In Svizzera da 20 anni ha una
buona padronanza della lingua e svolgeva un'attività professionale con piena
soddisfazione da parte dei datori di lavoro e buoni rapporti con le colleghe.
Anche la situazione familiare era serena, vi era un buon rapporto sia con il
marito che con la figlia.

Attualmente ottiene in parte attenzione ed aiuto
in quanto non in grado di svolgere nemmeno le mansioni casalinghe, ma i rapporti
con i familiari sono tesi e difficili, i contatti al di fuori dei familiari
sono praticamente assenti, vi è un marcato ritiro sociale.

Nello stato attuale si denota quindi una
situazione di perdita sia finanziaria che di relazione, autostima e integrazione
sociale. Posso quindi pienamente confermare la diagnosi della Psichiatra
curante e l'attuale inabilità lavorativa al 100% per qualsiasi attività.

Rimango a disposizione per ulteriori informazioni
e colgo l'occasione per porgere distinti saluti." (Doc. VII/bis)

 

                                         Al
riguardo, nelle sue annotazioni del 12 novembre 2007, il dr. __________ ha
rilevato:

 

" 
Attualmente viene presentato un rapporto di
visita della dr.ssa __________, psichiatra, del 23.10.2007 (basato su visita
del 19.9.2007):

da questo rapporto risulta in particolare:

    -    stato
psichiatrico espressamente invariato rispetto alla perizia dr. __________.

 

In questo senso non posso che confermare la
valutazione peritale del dr. __________.

Provare disgusto per quanto la circonda ed il
lancio di oggetti sono caratteristiche difficilmente compatibili con uno stato
ansioso-depressivo ma rientrano in un disturbo di personalità.

Da notare che a parte lo stato ansioso-depressivo
non viene formulata un'altra diagnosi psichiatrica tipo depressione maggiore
ecc." (Doc. IX/bis)

 

                               2.7.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato,
sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della
situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V
160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993
nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p.
189). In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa,
nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere
in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354). 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Il TFA,
in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 si è espresso sul valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell’ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e
il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du
SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul
motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard
du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du
contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)" (consid. 3.2)

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). 

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non può confermare l’operato dell’amministrazione, in
quanto la problematica psichica non è stata sufficientemente chiarita.

 

                                         Nell’incarto
figurano infatti, da un canto, la perizia amministrativa dello specialista dr. __________
- fatta propria dai medici del SMR, dr. __________ e dr. __________ - il quale
ritiene l’assicurata pienamente abile al lavoro sia nella sua professione, sia
in qualsiasi altra e, d’altro canto, le certificazioni della dr.ssa __________
- medico che, in qualità di specialista, ha avuto (ed ha) in sua cura
l’assicurata - e della dr.ssa __________ – specialista in materia, consultata
dall’assicurata in corso di causa – le quali ritengono l’interessata totalmente
inabile al lavoro.

 

                                         Nel
suo consulto del 25 gennaio 2007, il dr. __________ ha escluso la presenza di
diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa, mentre quali diagnosi senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa ha indicato quelle di “sindrome ansioso-depressiva
(ICD10-F41.2) con sintomatologia algica in personalità con tratti istrionici;
elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche (ICD10-F68.0),
esistenti da aprile 2004” (doc. 30-5).

In particolare il dr. __________ ha indicato che l’assicurata,
nonostante viva in Svizzera da molti anni, si sia di fatto poco integrata nel
tessuto sociale, esercitando lavori poco qualificati poiché sprovvista di una
formazione professionale specifica; l’incidente della circolazione di cui è
rimasta vittima ha, secondo il perito, catalizzato il disagio derivante dalle
scarse capacità di adattamento ad un ambiente socio-lavorativo accettato solo
per motivi economici, portandola a costruirsi un ruolo di ammalata, con
tendenza ad accentuare le proprie esperienze negative allo scopo di attirare
l’attenzione sul disagio sociale che vive, la cui manifestazione caratteristica
è la tendenza ad aggravare i disturbi lamentati. Ciò in conformità con quanto
valutato dalla dr.ssa __________ per conto dell’assicuratore malattia
nell’agosto 2006 e con il dubbio della psichiatra curante circa una mancata
assunzione regolare della farmacoterapia antidepressiva prescritta.

In mancanza di una patologia psichiatrica maggiore, di una
sintomatologia depressiva grave o di un disturbo di personalità clinicamente
significativo, il dr. __________ ha considerato l’assicurata pienamente abile
al lavoro nella sua precedente attività e in qualsiasi altra, la cui ripresa è
auspicabile anche da un punto di vista terapeutico (doc. 30-6+7).

 

Di parere opposto la psichiatra curante, dr.ssa __________, la
quale, nel suo referto del 1° marzo 2006 all’attenzione della Cassa malati e
del 10 ottobre 2006 indirizzato all’UAI, ha per contro diagnosticato la
presenza di una sindrome da disadattamento con reazione mista
ansioso-depressiva (ICD10-F43.21), di una sindrome da dolore persistente
(ICD10-F45.4) e di un disturbo della personalità immaturo e dipendente
(ICD10-F60.7), che rendono l’interessata totalmente inabile al lavoro (doc. 1-16
inc. cassa malati e doc. 23/1-4).

 

La dr.ssa __________ ha poi ribadito la totale incapacità
lavorativa dell’interessata nel suo certificato del 2 aprile 2007, nel quale ha
segnalato un peggioramento dello stato psichico dell’assicurata a seguito della
decisione negativa dell’UAI. La curante ha diagnosticato la presenza di uno
stato depressivo grave, senza sintomi psicotici, nell’ambito di una sindrome
ansioso-depressiva cronica (doc. 39-7).

 

Tali diagnosi sono poi state confermate dalla dr.ssa __________,
specialista in materia consultata dall’interessata pendente causa, la quale ha
espressamente confermato le diagnosi poste dalla curante, ritenendo
l’assicurata inabile al lavoro al 100% in qualsiasi attività. La specialista ha
criticato le conclusioni alle quali è giunto il perito dell’amministrazione,
dr. __________ – il quale ha interpretato i disturbi dell’assicurata come
tendenza ad accentuare le proprie esperienze negative allo scopo di attirare
l’attenzione sulla sua situazione di disagio, riscontrando evidenti tratti
istrionici e dimostrativi con tendenze rivendicative da beneficio secondario –
rilevando di non avere riscontrato tratti istrionici nella paziente e mettendo
in discussione anche il presunto beneficio secondario dei disturbi. La dr.ssa __________
ha infatti indicato che, prima dell’incidente, l’assicurata era ben integrata
nel tessuto sociale: in Svizzera da vent’anni, ella ha una buona padronanza
della lingua e svolgeva un’attività professionale con piena soddisfazione dei
datori di lavoro e buoni rapporti con i colleghi; ella inoltre aveva una
situazione familiare serena, con un buon rapporto sia con il marito, sia con la figlia. La dr.ssa __________ ha aggiunto che, al contrario, al momento attuale l’assicurata
ottiene aiuto in quanto non più in grado di occuparsi nemmeno delle faccende
domestiche, ma ha rapporti tesi e difficili con i familiari, non ha contatti
con il mondo esterno e vi è un marcato ritiro sociale (doc. VII/bis).

 

                                         Per consolidata
giurisprudenza il giudice delle
assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla
situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga
che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di
accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa
(DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93
consid. 3, 99 V 102).

                                         In
concreto, i referti della dr.ssa __________ del 2 aprile 2007 (doc. 39/6-8) e
del 18 aprile 2007 (doc. 47) sono antecedenti alla decisione impugnata e
possono quindi essere presi in considerazione. Il referto della dr.ssa __________
del 23 ottobre 2007 (doc. VII/bis), pur essendo posteriore alla decisione
impugnata (del 10 maggio 2007), conferma tuttavia le diagnosi già poste della
curante prima della decisione impugnata. Pertanto, potendo tale referto della
dr.ssa __________ permettere di accertare lo stato di salute dell’assicurata
antecedente al provvedimento contestato, tale rapporto è rilevante ai fini del
presente giudizio, in quanto suscettibile di mettere in evidenza elementi di
accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione del 10
maggio 2007 (cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).

 

                                          La nostra Massima Istanza ha ripetutamente stabilito
che le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U
202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto,
ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF
125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R.
Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en
l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale
ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait remettre en cause une expertise
ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles
investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une
opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants
font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise
et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans le cas d'espèce,
c'est à juste titre que les premiers juges se sont fondés, sans violer le droit
fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé la décision
attaquée. (...)"

 

Nella presente fattispecie, il TCA rileva che le diagnosi poste
dalla psichiatra curante, dr.ssa __________ – ossia “sindrome da disadattamento
con reazione ansioso-depressiva (ICD10-F43.21), sindrome somatoforme da dolore
persistente (ICD10-F45.4), disturbo di personalità immaturo, dipendente
(ICD10-F60.7)” - non coincidono con quelle poste dal dr. __________ – vale a
dire “sindrome ansioso-depressiva (ICD10-F41.2) con sintomatologia algica in
personalità con tratti istrionici; elaborazione di sintomi fisici per ragioni
psicologiche (ICD10-F68.0), esistenti da aprile 2004”.

Le diagnosi della dr.ssa __________, tuttavia, sono le stesse che
sono state riscontrate anche da altre specialiste in psichiatria e psicoterapia,
che hanno avuto modo di visitare l’assicurata.

 

La dr.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel
suo referto del 22 luglio 2005 redatto per conto dell’assicuratore infortuni,
dopo avere visitato l’assicurata in data 6 giugno 2005 e 23 giugno 2005, ha posto le diagnosi di sindrome da disadattamento con reazione ansioso-depressiva
(ICD10-F43.21), sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4),
disturbo di personalità immaturo, dipendente (ICD10-F60.7).

La dr.ssa __________ ha indicato che l’assicurata presenta una
tendenza all’abuso di farmaci, ciò che costituisce una tipica reazione
nevrotica, con attaccamento ai sintomi per giustificare il suo stato di
malattia, ricavandone un importante beneficio secondario. Inoltre, ella
presenta una fragilità dovuta allo sradicamento sociale e culturale e
l’incidente le permette di esprimere il proprio disagio psicoemotivo.

La dr.ssa __________, nel corso delle due visite dell’assicurata,
ha potuto riscontrare una tendenza alla cronicizzazione, che non può che
portare ad un progressivo peggioramento dello stato di salute, giudicando
l’assicurata inabile al lavoro al 100% (doc. 1-42 inc. LAINF).

 

Anche la dr.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, nel suo referto peritale del 23 agosto 2006, esperito su incarico
dell’assicuratore malattia, poste le diagnosi di sindrome da disadattamento con
reazione ansioso-depressiva (ICD10-F43.21), sindrome somatoforme da dolore
persistente (ICD10-F45.4), disturbo di personalità immaturo, dipendente
(ICD10-F60.7), netta tendenza all’elaborazione di sintomi fisici per ragioni
psicologiche (ICD10-F68.0), ha ritenuto l’assicurata abile al lavoro al 50%. La
dr.ssa __________ ha sottolineato che vista la cristallizzazione dell’ideazione
dell’interessata, ella si opporrà ad una ripresa parziale dell’attività
lavorativa, con eventuale accentuazione della sintomatologia attuale, ma
secondo la specialista una ripresa lavorativa, oltre ad essere esigibile, è
pure terapeuticamente indicata (doc. 1-8+9 inc. cassa malati).

 

Stante quanto sopra, vista la divergenza tra
le diagnosi poste dal perito e quelle della specialista curante, il cui parere è
poi stato confermato dalla dr.ssa __________, questo Tribunale ritiene che il
presente caso non possa essere deciso fondandosi esclusivamente sulla perizia
del dottor __________.

Vista la discrepanza fra le posizioni della specialista curante,
rafforzata dalla dr.ssa __________ e quella del perito dell’UAI, il TCA ritiene
necessario procedere ad un ulteriore approfondimento peritale di natura
psichiatrica, al fine di determinare con precisione le patologie che affliggono
l’assicurata e il loro influsso sulla sua capacità lavorativa.

 

È vero che i medici del SMR hanno ripetutamente
confermato la validità della valutazione peritale esperita dal dr. __________,
ritenendo che la documentazione della psichiatra curante, dr.ssa __________ e
quella della dr.ssa __________ non apportino nuovi elementi clinici rilevanti,
in grado di influire sulla valutazione dello stato di salute e della capacità
lavorativa.

Nelle sue annotazioni del 18 aprile 2007 il dr. __________
ha affermato infatti che “in fase di audizione viene inviato un nuovo
rapporto della dr.ssa __________ che in pratica conferma la valutazione già
espressa precedentemente alla perizia del dr. __________. Viene indicato un
peggioramento in seguito al rifiuto di rendita. Valutazione: l’attuale rapporto
non porta nuovi elementi clinici di rilievo, permangono valide le conclusioni
peritali del dr. __________” (doc. 44-1).

Il dr. __________ ha poi ribadito il suo parere
nelle annotazioni del 27 aprile 2007, nelle quali ha osservato che il
trattamento antidepressivo in atto, mutato dopo la perizia del dr. __________,
è sovrapponibile a quello precedente ed “è ben compatibile con un’attività
lavorativa regolare” (doc. 49-1).

Infine, nelle sue annotazioni del 12 novembre
2007, il dr. __________ ha nuovamente confermato la correttezza della
valutazione peritale del dr. __________, osservando che dall’apprezzamento del
23 ottobre 2007 della dr.ssa __________ emerge “uno stato psichiatrico
espressamente invariato rispetto alla perizia del dr. __________”,
aggiungendo che “provare disgusto per quanto la circonda ed il lancio di
oggetti sono caratteristiche difficilmente compatibili con uno stato
ansioso-depressivo, ma rientrano in un disturbo di personalità” (doc.
IX/bis).

Al riguardo, il TCA rileva tuttavia che non
essendo specialista in psichiatria e psicoterapia, l’apprezzamento della
rilevanza o meno dei certificati specialistici della psichiatra curante e della
dr.ssa __________ a fronte della valutazione peritale del dr. __________ non
era di competenza del dr. __________ (cfr. sul tema della specializzazione dei
medici del SMR: STF I 142/07 del 20 novembre 2007 e STF I 65/07 del 31 agosto
2007).

 

                                         Alla luce
di quanto qui sopra esposto, secondo questo Tribunale, vista la discordanza
esistente tra le valutazioni specialistiche del dr. __________ e quelle della
dr.ssa __________, non è possibile, senza procedere ad ulteriori accertamenti,
concludere con sufficiente tranquillità che lo stato valetudinario
dell’assicurata, dal punto di vista psichiatrico, giustifichi una capacità
lavorativa del 100%. 

                                         

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,
p. 196s., la nostra Corte
federale ha ricordato - facendo riferimento ad una sua pronunzia apparsa in
RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente
giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che,
in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati. 

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso. 

                                         La
decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI,
affinché faccia allestire al più presto una perizia psichiatrica dal Centro
peritale per le assicurazioni sociali, al fine di chiarire sia l'aspetto
diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa della
ricorrente.

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà
nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurata.

 

Da notare, inoltre, che la presenza di una
sindrome da dolore persistente, diagnosticata dalla psichiatra curante, ma non
dal perito, è confermata dal fatto che, come comunicato dalla dr.ssa __________
nel suo scritto del 18 aprile 2007, l’assicurata assume un nuovo antidepressivo
(Cymbalta). Al riguardo, il dr. __________, nelle sue annotazioni del 27 aprile
2007, ha rilevato che questo
nuovo antidepressivo assunto dall’interessata “dovrebbe avere un effetto
benefico in casi di dolori somatoformi/fibromialgia” (cfr. doc. 49-1).

Ora, se è vero che la sindrome da dolore
somatoforme normalmente non è invalidante (cfr. consid. 2.4.), va tuttavia
evidenziato che il perito non ha riscontrato l’esistenza di una tale patologia,
che è invece stata diagnosticata sia dalla dr.ssa __________, sia dalla dr.ssa __________,
sia dalla dr.ssa __________.

La nuova perizia psichiatrica dovrà accertare
quindi la presenza o meno di tale patologia e, nell’affermativa, valutare se,
eccezionalmente, la sindrome somatoforme da dolore persistente possa essere
ritenuta invalidante.

 

                                         La
richiesta dell’assicurata di procedere all’audizione testimoniale sia della
dr.ssa __________, sia della dr.ssa __________ (doc. VII) è quindi superata dal
rinvio degli atti all’Ufficio AI per un complemento istruttorio.

 

                               2.9.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          § 
 La decisione del 10 maggio 2007 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.8..

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI. 

                                         L’Ufficio
AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili
(IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Gianluca
Menghetti