# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea4264f2-5b64-5621-9bc3-ffb569f01db8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-10-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 30.10.1997 12.1997.108
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1997-108_1997-10-30.html

## Full Text

Incarto n.

  12.97.00108

  	
  Lugano

  30 ottobre 1997/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.96.313 della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna
promossa con petizione 30 gennaio 1992 da

 

	
   

  	
  __________ rappr. dall'avv__________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________

   

  

 

con cui
l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 102’218.10
in conseguenza della responsabilità dell’amministratore della società anonima; 

 

Domanda
avversata dal convenuto, che ha postulato la reiezione della petizione, e che
il Pretore con sentenza 20 marzo 1997 ha respinto;

 

Appellante
l’attrice, che con atto di appello del 10 aprile 1997 chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di ammettere la petizione;

 

Mentre
il convenuto con osservazioni 21 maggio 1997 postula la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili;

Letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

 

1.  - se deve essere accolto
l’appello 

2.  - tassa di giustizia e
ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   Il
6 settembre 1988 il convenuto è stato designato amministratore unico di
__________                                                          Già il 22
agosto 1990, sulla scorta del rapporto di revisione, egli ha comunicato
all’assemblea generale degli azionisti il deposito del bilancio ex art. 725 CO
in conseguenza di forti perdite dell’esercizio 1989.

                                         Nel
susseguente fallimento di __________ l’attrice ha insinuato un credito di fr.
102’588.--, rimasto impagato ad eccezione di un dividendo dello 0,33%.

 

 

                                  B.   A
mente dell’attrice, fin dall’inizio la fallita sarebbe stata confrontata con
problemi finanziari, circostanza nota al convenuto che vi aveva svolto il ruolo
di revisore.

                                         Divenuto
amministratore unico, egli avrebbe dovuto agire con speciale diligenza, ed
invece egli si è comportato in maniera negligente, omettendo di controllare
l’operato del direttore __________, le cifre dei bilanci e i crediti accordati
a terzi, mentre le vendite diminuivano. Sarebbe inoltre stato tardivo il
deposito del bilancio, che si sarebbe giustificato già nel 1989.

                                         Ne
conseguirebbe il suo obbligo di risarcire all’attrice, cessionaria della
pretesa per averla acquisita dalla massa del fallimento, la somma di fr.
102’218.10.

 

 

                                  C.   Nella
risposta del 6 maggio 1992 il convenuto si è opposto alla petizione,
contestando qualsivoglia addebito nei suoi confronti, e rilevando che il
fallimento della __________, che in precedenza aveva conseguito ottimi
risultati, sarebbe stato determinato dal brusco calo delle vendite di sale
minerale dovuto alle avverse condizioni meteorologiche e alla concorrenza di
altre ditte presenti sul mercato.

                                         L’attrice,
il cui credito sarebbe contestato, avrebbe effettuato le ultime forniture in
piena consapevolezza delle difficoltà economiche di __________ di modo che essa
sarebbe malvenuta nel pretenderne il risarcimento.

 

 

                                  D.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore, posta l’applicabilità degli art. 754 e segg.
CO in vigore sino al 30 giugno 1992, si è chinato sull’andamento economico
della società nei poco più di 3 anni della sua esistenza, rilevando che gli
affari erano in pratica seguiti dal direttore __________, al quale erano
destinate buona parte delle uscite per stipendi e spese di viaggio e
rappresentanza. Gli esercizi fino al 31 dicembre 1988 si sarebbero conclusi in
attivo, mentre quello del 1989 sarebbe stato passivo a seguito del calo delle
vendite di sale dovuto alle condizioni del tempo e al boicottaggio da parte di
altre ditte.

                                         Non
per questo si potrebbe concludere per una violazione dei propri doveri da parte
del convenuto, al quale nemmeno potrebbero essere opposti i rimproveri addotti
dall’attrice in ordine a stipendi, spese e utili distribuiti eccessivi, avendo
il perito giudiziario rilevato la sostanziale correttezza della gestione
societaria.

                                         Il
fallimento sarebbe invece stato causato dal drastico calo delle entrate, che
non sarebbe tuttavia ascrivibile a colpa dell’amministratore.

                                         Dal
che la reiezione della petizione.

 

 

                                  E.   Con
l’appello in rassegna l’attrice postula la riforma della sentenza pretorile nel
senso di ammettere la petizione, riproponendo la tesi secondo cui al convenuto
potrebbero essere rimproverati la mancata diligenza nell’istruzione e nella
sorveglianza del direttore __________ l’illegale distribuzione di dividenti al
30 luglio 1989, la concessione di crediti a rischio, l’erogazione di salari
esagerati e il ritardato deposito del bilancio.

 

 

                                  F.   Delle
osservazioni 21 maggio 1997 del convenuto, che chiede la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei
successivi considerandi.

 

 

 

 

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   Le
parti e il Pretore, a giusta ragione (art. 1 Titolo finale CCS), sono concordi
nel ritenere che la controversia circa la pretesa dedotta in causa sia da
risolvere mediante l’applicazione degli art. 754 e segg. v.CO (II CCA 12
ottobre 1995 in re B./D.A. e V.).

 

                                1.1   Secondo
l’art. 755 v.CO deve essere risarcito il danno subito dal creditore della
società, definito in tal caso come danno indiretto (Rep. 1987, pag.
222), quando il suo credito resta insoddisfatto a seguito della diminuzione o
scomparsa del patrimonio sociale riconducibili a violazione degli obblighi di
diligenza degli amministratori. 

                                         Siffatto
pregiudizio è in primo luogo arrecato alla società stessa, e solo di riflesso
al creditore insoddisfatto. Di conseguenza, nel caso di fallimento della
società (in concreto verificatosi) l’esercizio dell’azione spetta in prima
linea all’amministrazione del fallimento (art. 756 cpv. 1 v.CO), la quale ha
ceduto il proprio diritto all’attrice (art. 756 cpv. 2 v.CO), che è perciò in
ogni caso legittimata a procedere a tal titolo.

                                         Premesse
per l’azione di responsabilità sono in questo caso l’esistenza di un danno, la
violazione di un dovere, intenzionalità o negligenza, e il sussistere di un
nesso di causalità adeguato tra il comportamento dell’amministratore e il danno
(DTF 110 II 394; Rep. 1984, pag. 364; II CCA 12 ottobre
1995 citata, 29 luglio 1993 in re R./D, 11 marzo 1991 in re I. SA/G.; Forstmoser,
Die aktienrechtliche Verantwortlichkeit, 2. edizione, Zurigo, 1987, n. 249 e
segg.).

 

                                1.2   Il
danno patito dal creditore è invece diretto allorché, indipendentemente
dall’eventuale pregiudizio sofferto dalla società, esso viene provocato a lui
individualmente dall’amministrazione mediante la violazione di norme destinate
alla tutela dei creditori, ed in tal caso al creditore leso spetta l’azione di
cui all’art. 754 v. CO (II CCA 10 settembre 1997 in re S./B. e llcc.).

 

 

                                   2.   L’attrice
elenca al punto 12 del proprio gravame (pag. 5) le mancanze dell’amministratore
convenuto che il Pretore avrebbe erroneamente omesso di rilevare. 

                                         In
quel contesto essa solleva anche un generico rimprovero concernente la
“mancanza di diligenza nell’istruzione e nella sorveglianza del direttore”,
specificando poi, sempre al punto 12, che la violazione dei doveri di
amministratore risiederebbe peraltro in quattro ben distinte fattispecie,
contrassegnate con le lettere A-D e sviluppate negli successivi punti
dell’appello mentre non viene più approfondito, se non con un accenno al punto
28, il tema specifico dell’istruzione e della sorveglianza del direttore.

                                         Da
siffatta impostazione del gravame questa Camera deduce che non sussista, o se
sussiste non è dovutamente motivato in fatto ed in diritto, una censura al
giudizio pretorile (consid. 4) di non ritenere a carico del convenuto una
violazione al suddetto generico obbligo di istruire e sorvegliare il direttore
__________, di modo che il presente giudizio si limiterà a prendere
direttamente posizione sulle censure dell’attrice relative alle quattro pretese
violazioni dell’amministratore menzionate al punto 12 dell’appello e sviluppate
nei successivi punti 13-23.

 

 

                                   3.   Il
primo rimprovero concerne l’asserita distribuzione illegale di un dividendo e
di un superdividendo in data 30 luglio 1989, laddove la violazione del
convenuto ai propri doveri risiederebbe nel non essersi opposto alla decisione
dell’assemblea generale di distribuire agli azionisti complessivi fr.
393’254.-- (punto 14, pag. 6).

 

 

                                3.1   La
doglianza dell’attrice si fonda su una versione dei fatti, segnatamente su una
personale interpretazione dell’andamento economico di __________, che non trova
riscontro negli atti di causa e nel giudizio impugnato, e proprio per questo
motivo la ricorrente, invocando gli art. 88 lit. a e 322 lit. a CPC, formula la
richiesta dell’effettuazione di “una superperizia ... che esamini l’utile della
__________ al 31 dicembre 1988” (punto 15, pag. 10), sostenendo che il perito
incaricato dal Pretore non avrebbe risposto alla domanda relativa “all’utile
reale della __________ in base al conto economico e al bilancio del 31 dicembre
1988”, dimostrandosi tutt’altro che indipendente (punto 15, pag. 11).

                                         Si
tratta di una richiesta che non può essere accolta.

                                         Stante
infatti, quale principio, il divieto di nova in sede di appello (art. 321 cpv.
1 lit. b CPC), l’erezione di una nuova perizia può avere luogo secondo la
giurisprudenza alle cumulative condizioni che la parte che la richiede già nel
primo processo abbia instato per la designazione di nuovi periti in conseguenza
della manifesta insufficienza delle loro risposte (Cocchi/Trezzini, CPC,
ad art. 322, n. 2), e (ovviamente) che le risposte del perito siano realmente
insufficienti (art. 252 cpv. 5 CPC), il che è il caso unicamente qualora si
possa affermare che la perizia offende la logica o lede principi universalmente
riconosciuti dalla scienza o dall’arte in questione (II CCA 12 luglio
1993 in re S./P. e llcc.).

                                         Nel
caso di specie non risulta affatto che l’attrice abbia tempestivamente chiesto,
ancora nel corso della procedura avanti il Pretore, l’allestimento di una nuova
perizia. Al contrario, pur esprimendo “sommo stupore” in relazione alla
risposta circa l’utile del 1988 (pag. 5), l’attrice nelle proprie conclusioni
non ha formulato particolari critiche, ma al contrario si è essa stessa
ripetutamente appoggiata alle risultanze peritali (punto 7, pag. 7; punto 9,
pag. 8; punto 13, pag. 9) per dimostrare il fondamento delle proprie tesi, ma
comunque mai nel corso della prima procedura ha esplicitamente chiesto
l’allestimento di una nuova perizia, con il che, come si è detto, non vi è
spazio per poterlo chiedere in questa sede.

 

                                3.2   Risolta
la questione dell’eventuale allestimento di una nuova perizia, il punto di
partenza per la disamina della censura concernente il versamento dei dividendi
deve necessariamente essere l’accertamento peritale, fatto proprio dal Pretore,
secondo cui si è trattato di una decisione legittima da parte della società
(perizia, risposta 5, pag. 8), ancorché, a posteriori, non particolarmente
prudente o oculata (pag. 9 e 12; complemento di perizia, pag. 4).

                                         A
fronte di questo accertamento, l’attrice propone una propria versione dei fatti
fondata su cifre che non figurano nella perizia, e che deve di conseguenza
essere considerata alla stregua di una personale opinione, che non può essere
contrapposta con successo agli accertamenti peritali, così che, in definitiva,
il rimprovero dell’attrice al convenuto finisce per cadere nel vuoto già solo
per questo motivo.

 

                                3.3   E’
perciò a titolo meramente abbondanziale che si rileva che a ben vedere l’intera
questione della destinazione dell’utile era di competenza dell’assemblea degli
azionisti (art. 698 cpv. 2 cifra 3 v.CO) e non dell’amministratore.

                                         Ne
consegue da una parte che il convenuto poteva così adagiarsi, senza violare i
propri doveri, ad una decisione di quest’organo che egli poteva ritenere
conforme alla legge, ancorché non particolarmente oculata, e d’altra parte che
un’eventuale opposizione da parte sua non avrebbe portato a risultato alcuno,
potendosi ritenere il desiderio dell’azionariato (ovvero del direttore
__________ medesimo) di farsi erogare i consistenti utili.

                                         In
definitiva si deve concludere che il convenuto in questo frangente non risulta
aver violato i propri obblighi, ma quand’anche lo avesse fatto ciò non sarebbe
causale ai fini dell’avvenuto pagamento dei dividendi, e pertanto non sarebbe
neppure in relazione di causalità adeguata con il fallimento della società.

 

 

                                   4.   Il
secondo rimprovero dell’attrice al convenuto verte sull’avvenuta concessione di
“crediti rischiosi e dubbi” a due persone giuridiche, e più precisamente
concerne  “il non avere intrapreso alcunché” per impedire la concessione di un
mutuo di DM 95’000.-- all’inesistente __________ e la partecipazione di DM
249’186.90 nella __________ (punto 19, pag. 12 e 13).

 

                                4.1   L’art.
717 cpv. 2 v.CO prevedeva il principio secondo cui la gestione degli affari, o
di parte di essi, e la rappresentanza della società potevano essere delegati a
una o più persone, membri dell’amministrazione o terzi, ancorché non azionisti.

                                         In
tale eventualità il delegato assumeva di principio anche la responsabilità per
la diligente esecuzione delle competenze trasmessegli, mentre l’amministratore
rimaneva responsabile unicamente per la scelta, l’istruzione e la sorveglianza
del delegato (DTF 122 III 195; Forstmoser, opera citata, n. 321).

 

                                4.2   Nel
caso che ci occupa è indubbio che la gestione degli affari sia stata delegata a
persona capace di condurli, capacità di cui essa ha dato prova fin dall’inizio
dell’attività conseguendo utili molto elevati in relazione al capitale sociale,
così che, in linea generale, nulla appare rimproverabile al convenuto dal punto
di vista della scelta e dell’istruzione del direttore delegato.

 

                                4.3   Quo
all’obbligo di sorveglianza, sul quale l’attrice sembra del resto concentrare
la propria tesi giuridica -il rimprovero all’amministratore riguarda infatti un’asserita
omissione-, va rilevato che esso, contrariamente all’opinione dell’attrice, non
può per sua natura avere una funzione preventiva, ma è al contrario riferito
alla verifica critica a posteriori di quanto viene fatto dal delegato (Forstmoser,
opera citata, nota 601 a pag. 115 e riferimenti).

                                         Di
conseguenza risulta concettualmente improponibile il rimprovero di negligenza
“in custodiendo” riferita al non avere impedito che venisse eseguita una
determinata operazione facente parte del campo di attività delegato,
equivalendo ciò, all’atto pratico, all’ammissione della responsabilità
generalizzata dell’amministratore per ogni atto compiuto dal delegato, non
potendosi questi in tal caso in alcun modo sottrarre al rimprovero di non avere
impedito la sua esecuzione.

                                         Se
ne deve concludere che così come formulato, ed impregiudicata qualsiasi
considerazione sulla natura dei “crediti” in questione e sulla causalità
adeguata della questione con il danno subito, la censura di violazione dei
doveri dell’amministratore il relazione all’esistenza dei detti crediti si
rivela infondata.

                                         Parimenti
infondato appare del resto anche il generico rimprovero di non avere esercitato
un certo controllo sull’andamento della società, risultando dall’interrogatorio
formale del convenuto un buon grado di conoscenza da parte sua sull’andamento
degli affari societari e un proficuo e sincero scambio di informazioni tra il
direttore __________ e l’amministratore (cfr. la diversa fattispecie in DTF
122 citata, in cui l’amministratore nemmeno conosceva lo scopo della società).

 

 

                                   5.   L’attrice
lamenta inoltre il fatto che __________ avrebbe erogato stipendi troppo
elevati, senza avvedersi che la determinazione degli stipendi è indubbiamente
avvenuta prima dell’entrata in carica del convenuto quale amministratore della
società.

                                         Egli
si è perciò visto confrontato con contratti di lavoro preesistenti, che egli
ovviamente non poteva modificare unilateralmente in favore della società. Vero
è semmai che il convenuto, in teoria, avrebbe potuto risolvere i contratti per
i quali riteneva venisse versato uno stipendio troppo elevato, il che avrebbe
tuttavia privato la società della collaborazione del signor __________ e ben
difficilmente avrebbe permesso la continuazione dell’attività, e perciò,  in
ultima analisi, ben si può ammettere che il convenuto era in realtà privo di
una reale possibilità di intervenire sui salari versati.

 

 

                                   6.   L’attrice
lamenta infine il ritardato deposito del bilancio ex art. 725 CO adducendo che
esso avrebbe dovuto essere depositato già con la distribuzione dei dividendi,
ovvero il 30 luglio 1989.

                                         Si
tratta però di una tesi di fatto che l’attrice ha omesso di fare verificare dal
perito, al quale non è in effetti stato chiesto di indicare, sulla base
dell’andamento societario negli ultimi tempi, quando con esattezza si è
manifestata la necessità di depositare il bilancio e quando il convenuto
avrebbe ragionevolmente dovuto rendersene conto.

                                         In
assenza di migliori elementi di giudizio, ci si deve pertanto limitare alla
constatazione del fatto che il convenuto ha prontamente reagito alla
sollecitazione dell’ufficio di revisione del 6 agosto 1990 (doc. L), convocando
l’assemblea generale già per il 22 agosto.

 

 

                                   7.   Non
risultando addebiti a carico del convenuto diviene superflua la questione del
nesso causale adeguato di eventuali sue mancanze con il danno patito dall’attrice.

 

                                         Ne
consegue la reiezione del gravame.

 

                                         Tassa
di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza dell’appellante (art.
148 CPC).

 

 

Per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello
10 aprile 1997 di __________ è respinto.

                                      

                                   II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                          fr.         2’450.--

                                         b) 
spese                                            fr.              50.--

                                         T
o t a l e                                            fr.         2’500.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere al
convenuto fr. 4’000.-- per ripetibili d’appello.

                                      

 

 

 

 

 

                                  III.   Intimazione:    -
__________ 

 

                                         Comunicazione
alla Pretura di Locarno-Campagna.

 

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il segretario