# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 627210f3-fd0f-56d0-bfd5-338d1a50c524
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2005-11-24
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 24.11.2005 BH.2005.36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BH-2005-36_2005-11-24.pdf

## Full Text

Sentenza del 24 novembre 2005   
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Andreas J. Keller e Tito Ponti,  
Cancelliere Luca Fantini  

   
 
Parti 

  
A., rappresentato dall’avv. Deborah Solcà  

Reclamante 
 

 contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE 

Controparte 
 

 
Istanza precedente  UFFICIO DEI GIUDICI ISTRUTTORI FEDERALI 

 
Oggetto  Reclamo contro conferma dell'arresto 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BH.2005.36 
 
 
 

 

 

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 Fatti: 

A. A. è stato arrestato il 19 ottobre 2005 nell’ambito di un’inchiesta di polizia giu-
diziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di partecipazione a orga-
nizzazione criminale (art. 260ter CP) e infrazione alla legge federale sugli stu-
pefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup). Il 21 ottobre 2005, il Giudice istruttore fede-
rale, ritenuti i gravi indizi di colpevolezza gravanti a carico dell’indagato e la 
sussistenza dei pericoli di collusione e di fuga, ha confermato il suo arresto 
(act. 4.3). 

B. Il 26 ottobre 2005, A. è insorto contro l’ordinanza di conferma dell’arresto con 
un reclamo dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 
lamentando l’assenza di gravi indizi di colpevolezza a suo carico come pure 
dei pericoli di collusione e di fuga. 

C. Con osservazioni del 31 ottobre e, rispettivamente, del 3 novembre 2005, l'Uf-
ficio dei giudici istruttori federali (UGIF) e il Ministero pubblico della Confede-
razione (MPC) postulano la reiezione del reclamo, il secondo nella misura del-
la sua ammissibilità. Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle autori-
tà inquirenti saranno riprese, per quanto necessario, nei considerandi seguen-
ti. 

D. Nella sua replica dell’8 novembre 2005, il reclamante contesta le osservazioni 
di cui sopra e ribadisce, in sostanza, le argomentazioni esposte in sede di re-
clamo. Non è stata richiesta una duplica. 

 Diritto: 

1.  
1.1. La Corte dei reclami penali esamina d’ufficio l’ammissibilità del rimedio esperi-

to senza essere vincolata, in tale ambito, dalla denominazione dell’atto o 
dall’autorità indicata come competente nello stesso (DTF 122 IV 188 consid. 1 
e giurisprudenza citata).  

1.2. Secondo l'art. 214 cpv. 1 PP, contro le operazioni e le omissioni del giudice 
istruttore può essere presentato reclamo alla Corte dei reclami penali del Tri-
bunale penale federale; l'ordinanza emessa dal giudice istruttore in materia di 

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conferma dell'arresto (art. 47 cpv. 2 e 4 PP) fa parte delle operazioni soggette 
a reclamo ai sensi della norma precitata (v. sentenza del Tribunale penale fe-
derale BH.2005.28 del 14 ottobre 2005, consid. 1.2). Il ricorso deve essere 
presentato entro cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ha avuto 
conoscenza dell’atto o dell'omissione in questione (art. 217 PP). L'ordinanza di 
conferma dell'arresto è stata notificata all’imputato il 21 ottobre 2005; il recla-
mo, interposto il 26 ottobre, è dunque tempestivo. La legittimazione a ricorrere 
dell’indagato è pacifica (v. art. 214 cpv. 2 PP). 

2. Secondo l’art. 44 PP, l’imputato può essere incarcerato solo quando esistano 
gravi indizi di colpevolezza a suo carico. Occorre inoltre che si possa presu-
mere la sua imminente fuga, ciò che si realizza quando all’imputato sia attri-
buito un reato punibile con la reclusione o quando egli non sia in grado di sta-
bilire la propria identità o non abbia domicilio in Svizzera (cifra 1), oppure se 
determinate circostanze fanno presumere che egli voglia far scomparire le 
tracce del reato o indurre testimoni o coimputati a fare false dichiarazioni o 
voglia compromettere in qualsiasi altro modo il risultato dell’istruttoria (cifra 2). 
Il tenore di questa norma corrisponde alle esigenze di legalità, dell’esistenza 
di ragioni d’interesse pubblico e di proporzionalità derivanti dal diritto alla liber-
tà personale (art. 10 cpv. 2, 31 cpv. 1 e 36 cpv. 1 Cost.) e dall’art. 5 CEDU. In 
concreto, a fondamento della sua decisione il MPC ha ritenuto sia l’esistenza 
di gravi indizi di colpevolezza in merito a due imputazioni, sia dei rischi di col-
lusione e di fuga. Si tratta pertanto di analizzare se le condizioni cumulative 
sopra richiamate sono adempiute nella fattispecie.  

2.1. I requisiti posti per la valutazione dell’esistenza di gravi indizi di colpevolezza 
giustificanti la detenzione non sono identici nei diversi stadi dell’inchiesta pe-
nale. Sospetti ancora poco precisi, ma sorretti da imprecisioni o variazioni nel-
le dichiarazioni dell’imputato, possono essere considerati sufficienti all’inizio 
delle indagini, ma, dopo il compimento di tutti gli atti istruttori che possono en-
trare in linea di conto, la prospettiva di una condanna deve apparire vieppiù 
verosimile (DTF 116 Ia 143 consid. 3c; sentenza del Tribunale federale 
1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 2.3). 

 In concreto, il reclamante è detenuto dal 19 ottobre 2005. Se l’inchiesta aperta 
nei suoi confronti e di altri due indagati (oltre che di ignoti) non è - pacifica-
mente - ai suoi inizi, essendo stata avviata il 19 gennaio 2005, nemmeno può 
essere considerata prossima alla sua conclusione; essa si situa in una fase in-
termedia, di modo che, in questo stadio della procedura, se non sono suffi-
cienti indizi vaghi, neppure può essere pretesa la produzione di prove definiti-
ve (v. sentenza del Tribunale federale 1S.14/2005 del 25 aprile 2005 consid. 
3.1). 

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2.2. Il procedimento penale in esame si inserisce nel quadro di un'inchiesta con-
dotta dagli inquirenti svizzeri in collaborazione con quelli esteri relativa ad un 
traffico internazionale di stupefacenti tra la Spagna, l'Italia e la Svizzera; il re-
clamante è sospettato di collaborare, al pari di altre persone, con un'organiz-
zazione criminale formata da latitanti calabresi dedita al traffico di sostanze 
stupefacenti. A tale scopo egli avrebbe organizzato con due co-imputati il no-
leggio di alcuni veicoli al fine di scortare due persone all’organizzazione in Z. 
incaricate di far esplodere un'imbarcazione - la “B.” - ormeggiata nel porto di 
Y.. Pare che questa imbarcazione, appartenente ad un cittadino svizzero, era 
stata predisposta per trasportare ingenti quantità di cocaina via mare verso la 
Calabria; tale imbarcazione è in seguito effettivamente andata completamente 
distrutta in un incendio che le autorità iberiche sospettano sia di origine dolosa 
(v. Rapporto di segnalazione della FedPol del 27.05.2005, act. 4.1.4). Il re-
clamante ha riconosciuto di essere intervenuto attivamente nella preparazione 
dell’atto criminale che ha portato alla distruzione della “B.” e di avere per que-
sto ricevuto un compenso in denaro (v. verbale di interrogatorio del 4 ottobre 
2005, pag. 4-6, act. 4.1.14). Dagli atti in causa e dalle intercettazioni telefoni-
che ordinate sui collegamenti utilizzati dagli indagati, risulta inoltre come egli 
sia rimasto in costante contatto con alcuni referenti dell’organizzazione su 
suolo italiano anche dopo i fatti di Y., e segnatamente con un certo C., che è 
sospettato di aver introdotto e venduto al dettaglio sostanza stupefacente (co-
caina in particolare) nel Canton Ticino e che è stato indicato dal reclamante 
quale esecutore materiale dell’esplosione dell’imbarcazione in Spagna (v. ver-
bale di interrogatorio del 4 ottobre 2005, pag. 4, act. 4.1.14) . Il reclamante ha 
riconosciuto di avere incontrato più volte C. e di avere regolarmente svolto il 
ruolo di intermediario fra questi ed il co-imputato D. (v. verbale di interrogatorio 
del 20 ottobre 2005, pag. 2-4, act. 4.1.17). Durante uno di questi incontri, C. 
avrebbe anche domandato a A. e a D. se fossero stati in grado di procurargli 
delle armi che sarebbero poi dovute servire all’eliminazione di una non meglio 
identificata persona all’interno di un carcere (v. verbale di interrogatorio del 4 
ottobre 2005, pag. 6, act. 4.1.14). 

Per quanto attiene specificatamente al titolo di infrazione alla legge federale 
sugli stupefacenti, il reclamante ha ammesso di avere in più occasioni consa-
pevolmente accompagnato D. in Italia e a Zurigo, quando quest’ultimo doveva 
incontrarsi con altri membri dell’organizzazione - fra i quali C. - al fine di tratta-
re dell’acquisto di ingenti quantitativi di droga (v. verbale di interrogatorio del 
19 ottobre 2005, pag. 6-8, act. 4.1.16 e verbale di interrogatorio del 31 ottobre 
2005, pag. 2-4, act. 4.4). 

2.3. Sulla base della valutazione globale di questi elementi, si può ammettere che 
a carico del reclamante sussistono sufficienti indizi giustificanti il mantenimen-

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to della sua carcerazione riguardo ai reati di partecipazione e/o sostegno a 
un’organizzazione criminale e di infrazione alla legge federale sugli stupefa-
centi. Del resto, nel reclamo egli si limita a sostenere che – contrariamente a 
quanto appena rilevato – non sarebbero presentati gravi indizi oppure, laddo-
ve l’autorità muove nei suoi confronti delle circostanziate contestazioni, ne 
tenta di sminuire la portata o il suo coinvolgimento personale, senza tuttavia 
precisare perché i fatti fondanti i menzionati indizi non potrebbero essere rite-
nuti. Insistendo sul ruolo assolutamente subalterno da lui assunto e ponendosi 
quale vittima inconsapevole di un’improbabile manipolazione da parte di terzi, 
egli contraddice non solo quanto affermato da un co-imputato (v. verbale di in-
terrogatorio del 31 ottobre 2005, pag. 5-6, act. 4.4), ma anche quanto da lui 
stesso dichiarato nel corso delle indagini che, col passar del tempo, tendono a 
dimostrare inconfutabilmente un coinvolgimento sempre più importante del re-
clamante nell’intera faccenda. Egli misconosce inoltre che l’art. 260ter CP è 
stato adottato anche per la frequente difficoltà di fornire la prova della parteci-
pazione del reo al singolo reato. Il problema della prova, ossia di sapere a chi 
spetti all’interno dell’organizzazione criminale la responsabilità per un reato 
concreto, è d’altronde all’origine dell’art. 260ter CP e lo ha determinato: la 
norma implica la criminalizzazione già dell’appartenenza all’organizzazione, 
senza che sia necessaria la prova d’aver partecipato alla commissione dei re-
ati addebitabili alla stessa (GÜNTHER STRATENWERTH, Schweizerisches Stra-
frecht, Besonderer Teil II: Straftaten gegen Gemeininteressen, 5a ediz., Berna 
2000, pag. 200 n° 25; MARC FORSTER, Kollektive Kriminalität. Das Strafrecht 
vor der Herausforderung durch das organisierte Verbrechen, Basilea 1998, 
pag. 23; GUNTHER ARZT, in: N. SCHMID [editore], Kommentar Einziehung, or-
ganisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 1998, n° 53-56 ad 
art. 260ter CP). Lamentando l’asserita assenza di una contestazione concreta 
e di un caso specifico, l’insorgente disattende che, riguardo al reato dell’art. 
260ter CP, sulla base delle dichiarazioni dei suoi co-imputati e dell’assodato 
suo importante coinvolgimento in un atto criminale perpetrato verosimilmente 
da esponenti della malavita organizzata calabrese, egli è sospettato di aver 
partecipato e/o sostenuto un’organizzazione criminale che ha compiuto vari 
reati, e non tanto per averne commesso personalmente determinati, ciò che - 
perlomeno allo stadio attuale dell’inchiesta - è sufficiente dal profilo dell’art. 
260ter CP per ammettere il possibile adempimento della relativa fattispecie le-
gale (v. sentenza del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 
2.7). L’avanzamento dell’inchiesta e l’espletamento di altri atti istruttori dovrà 
nondimeno concretizzare ulteriormente i gravi indizi nei confronti dell'insorgen-
te. 

3. Il reclamante contesta la sussistenza di un rischio di collusione. 

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3.1. I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai 
bisogni dell’istruttoria. Da un lato, si tratta generalmente di evitare o prevenire 
accordi tra l’imputato e i testimoni, già sentiti o ancora da sentire, o i correi e i 
complici non arrestati, messi in atto per nascondere la verità; dall’altro, di im-
pedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà provvisoria sui mezzi di 
prova non ancora acquisiti, allo scopo di distruggerli o alterarli a suo vantaggio 
(DTF 128 I 149 consid. 2.1). Le possibilità di ostacolare in tal modo l’azione 
dell’autorità giudiziaria da parte del prevenuto devono essere valutate sulla 
base di elementi concreti, l’esistenza di questo rischio non potendo essere 
ammessa aprioristicamente ed in maniera astratta (DTF 123 I 31 consid. 3c; 
117 Ia 257 consid. 4c). L’autorità deve quindi indicare, per lo meno nelle gran-
di linee, pur con riserva per operazioni che devono rimanere segrete, quali atti 
istruttori devono ancora essere eseguiti e in che misura l’eventuale messa in 
libertà del detenuto ne pregiudicherebbe l’esecuzione (v. DTF 123 I 31 consid. 
2b; 116 Ia 149 consid. 5). 

3.2. Considerato l’atteggiamento avuto del reclamante nel periodo fra il giorno del 
suo primo interrogatorio e quello del suo arresto, l’esistenza di un concreto ri-
schio di collusione appare nella fattispecie manifesto. È infatti stato accertato 
che egli – nonostante fosse stato esplicitamente diffidato dal farlo dalle autori-
tà inquirenti – ha potuto, durante questo breve lasso di tempo, contattare nu-
merose persone al fine di discutere con loro dei fatti oggetto dell’inchiesta in 
corso. Tra le persone avvicinate dal reclamante vi è anche l’attuale compagna 
di un co-imputato che le autorità hanno ascoltato in qualità di persona informa-
ta sui fatti solo il 19 ottobre 2005, quando ormai era stata messa ampiamente 
al corrente da A. dei dettagli dell’inchiesta (v. verbale di interrogatorio del 19 
ottobre 2005, pag. 2-3, act. 4.1.16). Dalle intercettazioni telefoniche risulta poi 
che il reclamante ha potuto anche contattare ed incontrare diverse altre per-
sone, risiedenti sul suolo italiano e, molto verosimilmente, coinvolte a vario ti-
tolo nell’inchiesta penale (v. verbali di intercettazione delle conversazioni tele-
foniche, act. 4.1.8). Non è dunque da escludere che se rimesso in libertà, 
l’imputato possa nuovamente tentare di ostacolare l’attività delle autorità inqui-
renti, comunicando informazioni utili per altri soggetti implicati nell’inchiesta e 
tuttora oggetto di atti ed accertamenti investigativi, oppure accordarsi con loro 
su di una versione dei fatti tanto falsa quanto convergente. 

4. Il reclamante sostiene infine l’inesistenza del pericolo di fuga.  

4.1. Secondo la giurisprudenza, il pericolo di fuga non può essere valutato unica-
mente fondandosi sulla gravità del reato, anche se, tenuto conto dell’insieme 
delle circostanze, la prospettiva di una pena privativa della libertà personale di 
lunga durata consente spesso di presumerne l’esistenza (v. art. 44 n. 1 PP; v., 

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sull’influsso della durata della pena presumibile, DTF 128 I 149 consid. 2.2 e 
126 I 172 consid. 5a). L’esistenza di questo pericolo deve essere esaminata 
tenendo conto di un insieme di criteri, quali il carattere dell’interessato, la sua 
moralità, le sue risorse, i legami con lo Stato dove è perseguito, come pure i 
suoi contatti con l’estero (DTF 125 I 60 consid. 3a e riferimenti; 123 I 31 con-
sid. 3d). 

4.2. Nel caso concreto, il potenziale pericolo di fuga è chiaramente elevato. I le-
gami che il reclamante intrattiene con la Svizzera sono piuttosto deboli, o co-
munque assai meno importanti di quanto non lo possano essere quelli da lui 
intrattenuti con l’Italia, paese in cui vive con la famiglia, di cui è cittadino e nel 
quale ha trascorso la gran parte della sua esistenza. Inoltre egli è attivo pro-
fessionalmente in Svizzera solo dal settembre 2005 e la società della quale 
egli è procuratore non ha ancora potuto cominciare una vera e propria attività 
commerciale (v. verbale di interrogatorio del 3 ottobre 2005, pag. 3-4, act. 
4.1.13). Non è quindi da escludere che il reclamante, con l'aggravamento della 
sua posizione processuale manifestatasi in seguito all'arresto, possa a questo 
punto essere indotto a rifugiarsi in Italia, paese dal quale l'estradizione verso 
la Svizzera non sarebbe tra l’altro più possibile, essendo egli di nazionalità ita-
liana. Si nota poi che, di massima, la scarcerazione non entra in linea di conto 
finché sussiste, come nella fattispecie, un concreto pericolo di collusione (v. 
sentenza del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005, consid. 3.2.3). 
Giova infine rilevare che quando all'imputato è attribuito un reato punibile con 
la reclusione, come è il caso in concreto per il reato di organizzazione crimina-
le (art. 260ter CP), il pericolo di fuga è presunto per legge (v. art. 44 n. 1 PP). 

4.3. Questo insieme di circostanze, unitamente alla prospettiva di dover scontare 
un'importante pena detentiva in seguito al procedimento in corso, permette di 
affermare che in concreto il pericolo di fuga paventato dalle autorità inquirenti 
rimane d’attualità, e che nemmeno l’adozione di misure sostitutive meno coer-
citive permetterebbe oggi di eliminare il rischio appena descritto. 

5. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto. Conforme-
mente all’art. 245 PP le spese processuali sono poste a carico della parte 
soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); queste sono calcolate giusta l’art. 3 del 
Regolamento sulle tasse di giustizia del tribunale penale federale (RS 
173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1'500.--. 

 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico del reclamante. 

 

 

Bellinzona, il 24 novembre 2005 

 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 

Il Presidente: Il Cancelliere: 

 

 

 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Deborah Solcà 
- Ufficio dei giudici istruttori federali 
- Ministero pubblico della Confederazione 

 

 
Informazione sui rimedi giuridici 

 
Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante ricorso 

al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La procedura è retta 

dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla procedura penale applicabile 

per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di ricorso o 

il suo presidente lo ordini.