# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ae98dbc7-b42c-5c4d-9264-a88ebec6fb31
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-08-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.08.2009 D-5318/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5318-2009_2009-08-28.pdf

## Full Text

Corte IV
D-5318/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 8  a g o s t o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice 
Nina Spälti Giannakitsas;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Georgia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 20 agosto 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-5318/2009

Visto:

la  domanda d'asilo  che l'interessato  ha inoltrato  il  15  luglio  2009 in 
Svizzera,

i  verbali  d'audizione  dell'interessato  del  24  luglio  2009  e 
12 agosto 2009,

la decisione dell'UFM del 20 agosto 2009, notificata all'interessato lo 
stesso  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto  dal 
ricorrente),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  il 
24 agosto 2009 (cfr. timbro del plico raccomandato) contro la precitata 
decisione dell'UFM,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito nei 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo appare inammissibile,

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che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
dell'art. 52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni  sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere cittadino georgiano, nato a B._______ e vissuto nel villaggio di 
C._______ dall'infanzia all'espatrio, 

che il ricorrente ha dichiarato di avere lasciato il suo villaggio nel (...) 
per l'D._______ a causa di minacce di morte da parte di creditori del 
padre, il quale non era in grado di ripagare i debiti sorti in legame alla 
sua attività commerciale a seguito della guerra,

che  l'interessato  ha  affermato  di  essere  espatriato  volando  da 
E._______ a F._______ (D._______), dove sarebbe rimasto per circa 
un mese prima di proseguire in TIR in direzione della Svizzera grazie 
ad un passatore,

che  il  ricorrente  ha  dichiarato  di  non  avere  mai  subito  controlli, 
nemmeno al valico svizzero; che egli non ha saputo fornire indicazioni 
precise né in merito alla compagnia aerea con cui avrebbe viaggiato, 
né  ai  paesi  da  cui  sarebbe  transitato  durante  il  viaggio  in  TIR  e 
neppure circa la data dell'entrata in D._______ e, poi, in Svizzera; che, 
per quel che riguarda i suoi documenti d'identità, egli ha affermato di 
averli avuti con sé durante il viaggio, ma di averli persi in D._______, 
rispettivamente  di  averli,  invece,  smarriti  quando  era  ancora  in 
Georgia, 

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che, nella decisione del 20 agosto 2009, l'UFM ha considerato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 

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materia  d'asilo  nessun documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai 
sensi dell'art. 1 lett. b e c (recte: art. 1a lett. b e c)  dell'ordinanza 1 
sull'asilo relativa a questioni pregiudiziali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 
RS  142.311],  e  dall'altro  lato,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna 
delle eccezioni previste  all'art. 32 al. 3 LAsi è realizzata nel caso di 
specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Georgia  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  contesta  che  nella  fattispecie  non 
sussistano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi; che 
egli  sottolinea  di  avere  tentato  di  contattare  la  sua  famiglia,  ma  – 
trovandosi  quest'ultima  attualmente  in  G._______  –   senza  esito 
positivo; che, comunque, gli sarebbe stato oggettivamente impossibile 
fare  alcunché  per  procurarsi  un  documento  entro  48  ore  dall'inoltro 
della domanda,

che, oltre all'obiezione di cui sopra, il ricorrente contesta che nel caso 
concreto non ricorrano i presupposti dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi circa 
la necessità di ulteriori  chiarimenti per l'accertamento della qualità di 
rifugiato  o  dell'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione 
dell'allontanamento:  in  particolare  egli  adduce  di  essere  fuggito  dal 
suo Paese perchè minacciato, insieme alla sua famiglia, a causa dei 
debiti  del padre e perchè gli  sarebbe stato impossibile ricevere aiuto 
dalle  autorità  statali;  che egli  ritiene di  avere addotto motivi  validi  e 
tutt'altro che inverosimili e che le contraddizioni sollevate dall'UFM non 
sarebbero tali da giustificare una decisione di non entrata nel merito; 
che, in aggiunta, la situazione in Georgia sarebbe sempre più difficile 
a  causa  della  situazione  in  seguito  alla  guerra  con  la  Russia;  che, 
trovandosi la sua famiglia in G._______, egli – in caso di rimpatrio – si 
troverebbe sprovvisto di tutto,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 
dell'ammissione  provvisoria;  che  egli  ha  altresì  presentato  una 

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domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali, 

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine degli studi (Decisioni del Tribunale amministrativo federale [DTAF] 
2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che il ricorrente ha dapprima dichiarato di avere smarrito passaporto e 
carta  d'identità  in  Georgia  ad  inizio  maggio  2009  (cfr.  verbale 
audizione del 24 luglio 2009 [in seguito: verbale audizione I] pag. 6), 
mentre in fase di seconda audizione lo smarrimento sarebbe invece, a 
sua  detta,  accaduto  nel  giugno  2009  quando  egli  si  trovava  già  in 
D._______  (cfr.  verbale  audizione  del  12  agosto  2009  [in  seguito: 
verbale audizione II] pag. 3/D7 e D12); che durante l'audizione sui fatti 
l'insorgente, interpellato sui  documenti  con cui  si  sarebbe imbarcato 
sull'aereo in  direzione dell'D._______, ha risposto di  avere viaggiato 
con  documenti  procuratigli  dal  padre,  di  cui  avrebbe  ignorato  la 
tipologia  (cfr.  verbale  audizione  I  pag.  10),  per  poi  –  in  fase  di 
audizione  sui  motivi  –  smentirsi  clamorosamente  indicando  in  tali 

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documenti il passaporto e la carta d'identità (cfr. verbale audizione II 
pag. 4/D20); che egli non è stato in grado di fornire dettagli di per sé 
facilmente percepibili circa le modalità del viaggio, quali il nome della 
compagnia aerea con cui avrebbe viaggiato, i luoghi di transito durante 
il viaggio in TIR, la nazionalità della targa di quest'ultimo ed il luogo e 
la  data  di  entrata  in  Svizzera;  che  egli  ha  indicato  di  aver  dovuto 
passare  quattro  fermate  in  treno  prima  di  arrivare  a  Chiasso  (cfr. 
verbale  audizione  I  pag.  11-12),  per  poi  contraddirsi  affermando  di 
essere  sceso  dopo  sole  due  fermate  (cfr. verbale  audizione  II  pag. 
4/D13); che, se in un primo momento egli non è stato grado di indicare 
il prezzo del viaggio intrapreso (cfr. verbale audizione I pag. 12: "Non 
so con esattezza".),  ha in seguito affermato – quando interrogato in 
merito per la seconda volta –, inspiegabilmente con certezza, di avere 
pagato duemila dollari (cfr. verbale audizione II pag. 5/D27), 

che  le  indicazioni  dell'insorgente  in  merito  ai  suoi  documenti,  al 
viaggio intrapreso ed alle sue modalità risultano contraddittorie, oltre 
che vaghe e non corroborate da elementi  descrittivi  concreti  che ne 
supporterebbero la verosimiglianza; che, inoltre, varcare il  confine di 
Schengen senza subire alcun controllo – come il ricorrente sostiene di 
avere  fatto  –  costituisce,  allo  stato  attuale,  un'impresa  pressoché 
impossibile;  che,  pertanto,  codesto  Tribunale  ritiene che il  ricorrente 
non può avere viaggiato nelle circostanze descritte,

che, interpellato sulla ragione per cui, prima di espatriare, egli non si 
sarebbe procurato nuovi documenti (essendo i vecchi andati persi), il 
ricorrente ha risposto in modo vago ed inconsistente di non avere fatto 
in  tempo,  rispettivamente  che  non  vi  era  più  tempo  per  farlo  (cfr. 
verbale audizione I pag. 6); che in sede di seconda audizione e quindi 
più di  due settimane dopo l'audizione sui  fatti  in  cui  egli  è venuto a 
conoscenza degli obblighi elencati nel promemoria di colore arancione 
consegnatoli  all'arrivo  al  Centro  di  registrazione  e  procedura  (cfr. 
verbale audizione I  pag. 7),  l'insorgente ha dichiarato di  non essere 
stato in grado di intraprendere nulla in quanto i genitori si troverebbero 
in  G._______  ed  egli  non  saprebbe  chi  contattare  (cfr.  verbale 
audizione II  pag. 3/D5); che tale  giustificazione mal  si  sposa con la 
soluzione proposta dal ricorrente stesso durante la prima audizione di 
telefonare ad un amico del padre (cfr. verbale audizione I pag. 7),

che, d'altronde, non soccorrono l'insorgente le stereotipate allegazioni 
ricorsuali  secondo  cui  gli  sarebbe  oggettivamente  impossibile  farsi 

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pervenire  il  passaporto  ed  altri  documenti  perchè  gli  sarebbe 
impossibile contattare i genitori in G._______; che egli ha avuto oltre 
due settimane di tempo per, per lo meno, adoperarsi maggiormente al 
fine  di  adempiere  al  suo  obbligo  di  collaborare,  ad  esempio 
contattando l'amico del padre menzionato durante la prima audizione; 
che, al contrario e come emerge dagli atti, egli si è limitato a constare 
l'esito  negativo  della  ricerca  del  recapito  dei  genitori,  rimanendo 
successivamente completamente inattivo, ragione per cui  non si  può 
logicamente  parlare,  come  egli  pretenderebbe  di  fare,  di  una 
situazione di "oggettiva impossibilità",

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti, 
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni 
della causa, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 

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persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di essere stato più volte 
coinvolto in risse con creditori  del padre, che l'avrebbero picchiato e 
minacciato di morte e, alla luce dell'impossibilità di saldarne i debiti, di 
avere deciso di espatriare,

che egli ha inoltre dichiarato di non avere avuto altra scelta che fuggire 
dal suo Paese, in quanto sarebbe stato impossibile ricevere aiuto dalle 
autorità statali (cfr. ricorso pag. 2), 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi), 

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che, a titolo d'esempio, il ricorrente si è contraddetto sui maltrattamenti 
subiti  –  e  quindi  sull'aspetto  centrale  della  vicenda  che  avrebbe 
provocato  la  sua  fuga  –,  dichiarando  dapprima  di  essere  stato 
picchiato e personalmente minacciato di morte (cfr. verbale audizione I 
pag.  9),  ed  affermando  poi  di  non  avere  invece  subito  niente 
personalmente,  bensì  unicamente  minacce  indirette  (cfr.  verbale 
audizione II pag. 11/D109),

che, pertanto e convenendo con l'autorità inferiore, le dichiarazioni del 
ricorrente a sostegno della sua domanda non meritano credibilità, 

che,  per  sovrabbondanza,  dei  problemi  tra  debitore  e  creditore 
rientrano  in  ambito  contenzioso  e  non  costituiscono,  di  per  sé,  un 
motivo d'asilo rilevante ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che, d'altronde, non soccorre l'insorgente l'allegazione contenuta nel 
memoriale di  ricorso secondo cui sarebbe stato impossibile ottenere 
aiuto dalle autorità georgiane: secondo le dichiarazioni rese in fase di 
audizione, infatti, egli non avrebbe mai sporto denuncia personalmente 
contro  gli  autori  delle  minacce a  lui  indirizzate,  ragione per  cui  tale 

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eventualità è rimasta una mera congettura di parte, non confortata da 
alcun elemento concreto;  che, in aggiunta, non v'è motivo di ritenere 
che egli non possa ottenere in Patria, se opportunamente sollecitata, 
un'appropriata protezione contro l'eventuale futuro agire illegittimo di 
terzi nei suoi confronti, 

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo, 

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente 
(art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi), 

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda d'asilo  ai  sensi  dell'art.  32  cpv. 2 
lett. a LAsi, 

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata, 

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere  possibile  (art. 83 cpv. 2 LStr),  ammissibile  (art. 83 cpv. 3 LStr) 
e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento del  ricorrente in  Georgia possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 

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Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951  (Conv., 
RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre il  ricorrente in patria al rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 
Paese d'origine è ammissibile,

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Georgia  –  che  non  è, 
notoriamente,  caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nell'integralità 
del territorio nazionale – non sembra ostare di per sé alla pronuncia 
dell'esecuzione dell'allontanamento verso detto Paese,

che, per quanto attiene alla situazione personale dell'insorgente, egli è 
giovane, ha frequentato le scuole per complessivi (...) anni e dispone 
di un'esperienza lavorativa raccolta presso (...) (cfr. verbale audizione I 
pag. 3-4); che egli, inoltre, può beneficiare in Patria di una rete socio-
familiare, potendo, come minimo, fare riferimento ad un cugino e ad un 
amico (cfr. ibidem pag. 7 e verbale audizione II pag. 6/D43),

che,  d'altronde,  il  ricorrente  non ha  fatto  valere  dei  problemi  medici 
suscettibili d'ostare alla pronuncia dell'esecuzione dell'allontanamento 
(v.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 24), senza che ad un esame 
d'ufficio  degli  atti  di  causa emerga la  necessità  di  una permanenza 
dell'insorgente in Svizzera per motivi medici,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che 
il  ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi  ogni 
documento indispensabile al rimpatrio; che l'esecuzione dell'allontana-
mento è dunque pure possibile, 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata, 

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che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),

(dispositivo alla pagina seguente)

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D-5318/2009

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...])
- H._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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