# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 12cf1f8a-fad7-5ced-90e0-b17e5dbdcfd5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-10-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 23.10.2000 52.2000.202
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-202_2000-10-23.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00202

   

  	
  Lugano

  23 ottobre
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso  21 agosto 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patr. da: studio legale __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 27 giugno 2000, no. 2744, del Consiglio
  di Stato che ha respinto l'impugnativa della ricorrente avverso la
  risoluzione 6 aprile 2000, no. DIM 103, del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di autorizzazione
  d'entrata in Svizzera in favore della figlia __________ (ricongiungimento famigliare);

  

 

 

viste le risposte:

-    29 agosto 2000 del
Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi e dell'immigrazione;

-    5 settembre 2000 del
Consiglio di Stato;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 1.
dicembre 1992 la cittadina dominicana __________ è entrata per la prima volta
in Ticino per lavorare quale artista al beneficio di un visto turistico della
validità di un mese. Dopo un soggiorno illegale nel nostro paese, il 31 luglio
1993 la ricorrente si è unita in matrimonio con il cittadino svizzero
__________, ottenendo così un permesso di dimora annuale e, dall'agosto 1998,
un permesso di domicilio. 

L'insorgente è madre di __________, nata il
__________ e frutto di una precedente relazione con un cittadino dominicano,
che essa ha lasciato in patria in cura ai propri genitori. 

 

 

                                  B.   Il 15
gennaio 1999 l'insorgente ha inoltrato una domanda d'entrata in Svizzera in favore
della figlia a titolo di ricongiungimento famigliare, che è stata respinta con
decisione 17 marzo 1999 dalla Sezione degli stranieri in virtù degli art. 4 e
16 LDDS nonché dell'art. 8 ODDS. Dopo aver evidenziato che l'interessata non
aveva mai indicato di avere una figlia, ha osservato che non era stato
dimostrato che la madre aveva mantenuto durante la separazione un rapporto
stretto con la bambina. La risoluzione è stata impugnata dall'interessata,
sostenendo in particolare che la nonna non era più in grado di occuparsi della
nipote per motivi di salute. Con risoluzione 2 giugno 1999 il Consiglio di
Stato ha confermato la pronuncia dipartimentale. 

 

 

                                  C.   Dopo
vicissitudini che non occorre rievocare, il 3 marzo 2000 l'insorgente ha presentato,
per il tramite dell'ambasciata svizzera a Santo Domingo, una domanda d'entrata
in Svizzera per ricongiungersi con la figlia. Con decisione 6 aprile 2000 la
Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha respinto la domanda, facendo
proprie le conclusioni contenute nel giudizio 2 giugno 1999 e richiamate le
norme legali applicate nella precedente risoluzione. 

                                         Con
ricorso 3 maggio 2000 l'interessata ha chiesto al Consiglio di Stato di
annullare la decisione impugnata, sostenendo che entrambi i propri genitori non
erano più in grado di accudire __________ a causa del loro precario stato di
salute. D'intesa con la ricorrente, il Consiglio di Stato ha trattato il
ricorso quale domanda di riesame della propria precedente decisione. Il 27
giugno 2000 l'Esecutivo cantonale ha respinto l'istanza, ritenendo che dal 2
giugno 1999 le circostanze non si erano modificate a tal punto da giustificare
un riesame del caso. La documentazione prodotta dall'interessata comprovante lo
stato di salute dei propri genitori non è stata considerata sufficiente per
dimostrare la sussistenza di gravi impedimenti alla cura della nipote. 

 

 

                                  D.   __________
insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo ribadendo le
richieste formulate in precedenza. Afferma che la lunga separazione dalla
figlia è stata causata da circostanze a lei non imputabili. Recatasi nel
proprio paese d'origine all'inizio del 1994 per raccogliere la documentazione
necessaria per presentare la domanda d'entrata in Svizzera in favore della
figlia, le pratiche si sono arenate, in quanto il padre di __________,
detentore dell'autorità parentale, era nel frattempo emigrato negli Stati
Uniti, senza lasciare alcun recapito. Soltanto nel corso del 1998 egli è stato
rintracciato ed il 7 settembre seguente ha rilasciato il consenso previsto.
Ritiene di aver adeguatamente sostanziato il peggioramento dello stato di
salute dei propri genitori, che non sono più in grado di accudire la nipote.
Sottolinea infine di aver mantenuto rapporti intensi con la figlia e di aver
seguito la sua educazione, nel limite delle proprie possibilità. 

 

 

                                  E.   All'accoglimento
dell'impugnativa si è opposta la Sezione dei permessi e dell'immigrazione,
senza formulare particolari osservazioni. Ad identica conclusione è giunto il
Consiglio di Stato, portando delle argomentazioni di cui si dirà, per quanto
d'interesse, nel seguito. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo
al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di
permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.
L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti
delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione
del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto
all'ottenimento di un simile permesso, solo laddove tale pretesa si fonda su di
una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale
(DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii).

 

1.3. Non esiste tra la Confederazione
Svizzera e la Repubblica Dominicana alcun trattato che regoli in modo specifico
il soggiorno in Svizzera dei cittadini dominicani, dal quale potrebbe scaturire
un diritto al rilascio di un permesso a titolo di ricongiungimento famigliare.
Anche la convenzione 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo (RS 0.107) non
istituisce un diritto in tal senso (DTF 124 II 361, consid. 3b).

 

1.4. Giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS i figli
celibi d'età inferiore ai 18 anni hanno diritto di essere inclusi nel permesso
di domicilio dei genitori, a condizione che essi vivano con questi ultimi. 

In concreto la ricorrente può invocare tale
disposizione, in quanto essa è al beneficio di un permesso di domicilio e la
figlia aveva dodici anni quando è stata depositata la domanda d'entrata.
Pertanto se la censura di violazione dell'art. 17 cpv. 2 LDDS fosse sollevata
innanzi al Tribunale federale attraverso un ricorso di diritto amministrativo,
la Corte federale la dichiarerebbe ammissibile in applicazione dell'art. 100
cpv. 1 lett. b n. 3 OG. Il gravame è quindi ricevibile anche davanti al
Tribunale cantonale amministrativo. Sapere se, in concreto, la norma citata conduca
al rilascio del permesso postulato è una questione di merito e non di ammissibilità.

 

1.5. Lo straniero che ha uno stretto legame
di parentela con una persona che possiede un permesso di domicilio in Svizzera
può invocare, a protezione della propria vita familiare, l'art. 8 CEDU. In tal
caso, se il legame è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle
autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è
limitata e contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto
amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv.
1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93
consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di
cui all'art. 10 lett. a LALPS. La legittimazione a ricorrere compete in questi
casi sia allo straniero a cui è stato negato il permesso, sia al parente con il
quale egli intende ricongiungersi in Svizzera (DTF 119 Ib 84 consid. 1c). Nella
fattispecie, la ricorrente sostiene di aver mantenuto con la figlia un legame
intenso e vivo. Per la soluzione della vertenza non è ad ogni buon conto
necessario esaminare più a fondo la natura e l'intensità del legame familiare
che lega la madre alla figlia. In effetti, per le ragioni che seguono (cfr. consid.
5.3.), nella misura in cui la censura di violazione dell'art. 8 CEDU fosse
ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito.

 

1.6. La legittimazione della ricorrente è
certa (art. 43 PAmm; cfr. pure DTF 119 Ib 84 consid. 1c). Il ricorso, inoltrato
tenendo conto delle ferie pasquali (art. 13 cpv. 1 lett. a PAmm), è tempestivo
(art. 46 cpv. 1 PAmm). La LALPS non regolamenta l'istituto delle ferie
giudiziarie: le relative procedure di ricorso sono pertanto assoggettate alle
stesse giusta l'art. 13 PAmm (cfr. STA 5 settembre 2000 in re E. B-K.).

 

1.7. Il gravame è pertanto ricevibile in
ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18
PAmm). 

 

 

                                   2.   Va
innanzitutto ricordato che il 2 giugno 1999 il Consiglio di Stato ha
confermato, su ricorso, il rifiuto di autorizzare l'entrata in Svizzera di
__________ per ricongiungersi con la madre. La decisione è cresciuta in
giudicato. Va sottolineato che già in quella sede l'interessata aveva fatto
valere che i propri genitori non erano più in grado di occuparsi della nipote a
causa del loro precario stato di salute. 

Con la nuova domanda di entrata in Svizzera,
l'insorgente ha addotto un nuovo elemento, ossia l'impossibilità anche del proprio
padre di continuare a prendersi cura della nipote, sostanziando quanto asserito
con la produzione di un certificato medico e di una dichiarazione giurata.

 

 

                                   3.   Il
Tribunale federale ha già avuto modo di constatare che l'art. 17 cpv. 2 LDDS
non è stato pensato per regolare il ricongiungimento familiare nell'ambito delle
famiglie monoparentali. Del resto, il testo stesso della norma indica che il
citato diritto sussiste unicamente se i figli "vivono con i
genitori". Nondimeno, lo scopo del disposto impone di ammettere la sua
applicazione anche laddove non è richiesto il ricongiungimento dell'intera
famiglia in quanto i genitori sono separati o divorziati o comunque non vivono
assieme. In questo caso i figli hanno diritto di essere inclusi nel permesso
del genitore domiciliato in Svizzera, solo se è con quest'ultimo che essi hanno
le relazioni famigliari più intense. Nella valutazione di tale aspetto, si deve
tenere conto non soltanto delle circostanze passate, ma anche di eventuali
cambiamenti successivi e delle prospettive future (DTF 118 Ib 159 consid. 2b).
Va poi osservato che l'art. 17 cpv. 2 LDDS ha come scopo di concedere ai
genitori la possibilità di vivere in comunione con i propri figli. Esso può di
conseguenza essere invocato solo per favorire una tale convivenza; ciò non è il
caso se lo straniero domiciliato in Svizzera vive separato dai figli per anni e
poco prima che essi compiano i diciotto anni li fa venire nel nostro paese.
Un'eccezione può unicamente sussistere se validi motivi hanno impedito un
ricongiungimento più tempestivo (DTF 119 Ib 88 consid. 3a). Va osservato che
per giurisprudenza, anche qualora uno dei genitori viva in Svizzera e il figlio
sia restato al paese d'origine in cura ad una terza persona o presso un altro
famigliare che non sia né il padre né la madre, valgono per analogia i principi
testé menzionati (RDAT II-1998 N. 41 pag. 151). Una situazione di questo genere
denota di norma una profonda rottura del legami famigliari e dà adito a dubbi
circa l'intensità degli stessi (STF 3 dicembre 1997 inedita in re L. consid.
3b).

 

 

                                   4.   4.1. Nel dicembre
1992 __________ è entrata per la prima volta in Svizzera, lasciando __________
nel proprio paese d'origine in cura ai nonni materni. Malgrado a seguito della
celebrazione del matrimonio sia stata posta al beneficio di un permesso di
dimora fin dall'agosto 1993 e di un permesso di domicilio dall'agosto 1998,
essa ha atteso fino al gennaio 1999 prima d'inoltrare una domanda d'entrata per
la figlia. Va sottolineato che durante questo lungo lasso di tempo essa non ha
mai manifestato l'intenzione di farsi raggiungere dalla figlia anche solo per
un breve soggiorno a scopo turistico. Le argomentazioni addotte dalla ricorrente
per giustificare tale comportamento ed il ritardo nel postulare il
ricongiungimento non possono essere tutelate per i motivi seguenti.
Innanzitutto va evidenziato che l'interessata non ha provato che il padre era
partito senza lasciare alcun recapito. Inoltre, anche se così fosse stato,
appare quantomeno strano che essa non abbia cercato di risolvere altrimenti la
situazione, ad esempio attivandosi per farsi attribuire l'autorità parentale vista
l'impossibilità di reperirne il genitore titolare, che si era disinteressato
completamente del destino della figlia. Durante questi anni la bambina ha
perciò sempre vissuto nella Repubblica Dominicana in cura dai nonni materni,
dove ha pure frequentato le scuole. È quindi in quel paese che essa ha i legami
sociali e culturali più stretti. La ricorrente sostiene di aver mantenuto intensi
contatti con la figlia tramite lettere, telefonate ed occupandosi delle sua
educazione per quanto la lontananza lo permettesse. A prescindere dal fatto che
essa non ha dimostrato quanto sostenuto, appare comunque del tutto naturale che
madre e figlia mantengano dei rapporti durante gli anni di separazione. Ciò non
basta tuttavia a far apparire questa relazione prevalente su quelle esistenti
nel proprio paese d'origine, segnatamente con i nonni materni. Va pure tenuto
in considerazione l'atteggiamento assunto dall'insorgente verso le autorità di
polizia degli stranieri, alle quali ha sempre sottaciuto l'esistenza della figlia
(art. 3 cpv. 2 LDDS e 8 cpv. 4 ODDS). Questo modo di agire suscita ulteriori
dubbi circa l'intensità del legame. Non si vedono pertanto quali siano potuti essere
i fattori oggettivi che hanno impedito alla ricorrente, durante tutti questi
anni, di avviare le pratiche per ricongiungersi con la figlia se non,
presumibilmente, la volontà che quest'ultima trascorresse la sua infanzia nella
Repubblica Dominicana per poi venire in Svizzera al fine di assicurarsi una
formazione ed un avvenire professionale migliore rispetto al proprio paese
d'origine. 

 

4.2. La madre sostiene che a differenza
della precedente richiesta di autorizzazione di ricongiungimento familiare,
respinta in sede di ricorso dal Consiglio di Stato con decisione 2 giugno 1999
cresciuta in giudicato, sussisterebbero ora interessi familiari preponderanti
che esigono una modifica delle relazioni esistenti. A tal proposito fa valere
che i propri genitori sarebbero ora impossibilitati ad occuparsi di __________
a causa del loro compromesso stato di salute. Ciò sarebbe confermato dal certificato
medico 7 novembre 1999 concernente la madre dell'insorgente e dalla
dichiarazione giurata 5 settembre 1999 rilasciata dal padre. Il medico che ha
visitato la madre della ricorrente ha certificato che essa soffre di
ipertensione arteriale, aritmia cardiaca, ipertensione cardiovascolare e
diabete. Non vi sono tuttavia indicazioni in merito alla gravità di tale stato
clinico. Ritenuto che il medico si è limitato a raccomandare "riposo
fisico senza lavoro produttivo e senza responsabilità familiari",
astenendosi dal prescrivere una cura medicamentosa, vi è da ritenere che lo
stato di salute della madre dell'insorgente non è così grave da non potersi più
occupare della nipote. D'altra parte va rilevato che __________ ha ormai
raggiunto un'età che le consente una maggiore indipendenza e che necessita di
meno attenzioni, gravando dunque sempre meno sui nonni. Neppure la
dichiarazione giurata sottoscritta dal padre giova all'interessata. Egli ha
affermato che: "soffrendo di malattia grave il suo stato di salute è
molto precario, per cui non è più in grado di accudire la minorenne __________,
non potendola curare né offrirle la protezione che necessita la suddetta minorenne".
Considerata la vaghezza del contenuto di tale dichiarazione, questa non può
essere di rilievo nella fattispecie. Infatti non solo l'asserita precarietà
dello stato di salute del nonno di __________ non è stata accertata da un
medico, ma neppure è dato sapere di quale malattia egli soffra. In simili circostanze
la sua dichiarazione ha limitato valore probatorio. Va d'altra parte rilevato
che sebbene il procedimento amministrativo sia retto dal principio
inquisitorio, in base al quale l'autorità amministrativa ha l'obbligo di
accertare d'ufficio i fatti determinanti per la decisione (cfr. art. 18 PAmm),
alla parte che inoltra una domanda nel proprio interesse incombe un dovere di
collaborazione, che nella fattispecie la ricorrente non ha ossequiato. 

A giusta ragione dunque il Consiglio di
Stato ha ritenuto che la situazione di __________ non si è modificata in tale
modo, da giustificare il rilascio dell'autorizzazione richiesta.

 

 

                                   5.   Resta da
esaminare se la decisione impugnata viola l'art. 8 CEDU. 

 

5.1. Giusta l'art. 8 CEDU ogni persona ha
diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e
della sua corrispondenza (n. 1). Non può esservi ingerenza della pubblica autorità
nell'esercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista
dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica,
è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere
economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o
della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (n. 2).

 

5.2. Un'ingerenza nella vita familiare è
giustificata ai sensi dell'art. 8 n. 2 CEDU dalla politica restrittiva in
materia di soggiorno degli stranieri praticata dalla Svizzera, segnatamente per
garantire un rapporto equilibrato tra l'effettivo della popolazione svizzera e
quello della popolazione straniera residente, come anche per migliorare la
struttura del mercato di lavoro e assicurare così un equilibrio ottimale
dell'impiego (cfr. art. 16 LDDS e art. 1 OLS). Il Tribunale federale ha già
avuto modo di constatare che questi scopi sono conformi all'art. 8 n. 2 CEDU
(DTF 120 Ib 4 consid. 3b, 24 segg. consid. 4a con richiami).

L'art. 8 CEDU tutela, tra l'altro, la
relazione familiare tra genitori e figli. Non assicura tuttavia alla persona
residente in Svizzera un diritto assoluto di far venire nel nostro paese un suo
familiare, segnatamente quando essa stessa ha preso la decisione di vivere
separata da quest'ultimo per venire a risiedere in Svizzera. Tale principio vale,
a maggior ragione, laddove gli interessati dimostrano con il loro comportamento
che il permesso richiesto non è volto in primo luogo a permettere una vita
familiare comune, bensì al raggiungimento di altri obiettivi (DTF 122 II 392 consid.
4b con rinvii). Appare legittimo pertanto rifiutare un permesso di entrata e di
soggiorno sul nostro territorio al figlio di uno straniero, quando la
separazione della famiglia risulta dalla libera scelta o volontà del genitore
residente in Svizzera, non sussistono interessi familiari preponderanti che
impongono una modifica delle relazioni esistenti rispettivamente una modifica
si appalesa imperativa ed infine che la continuazione delle relazioni familiari
non siano ostacolate dall'autorità (ibidem). Va osservato inoltre che se i
genitori sono separati o divorziati, il diritto di farsi raggiungere dal figlio
presuppone che questi intrattenga con il genitore che vive in Svizzera una
relazione familiare preponderante (DTF 118 Ib 159 segg. consid. 2b/c ).

La questione se, nel caso concreto,
l'autorità di polizia degli stranieri sia tenuta a rilasciare un permesso di
dimora, conformemente alle esigenze poste dall'art. 8 CEDU, va dunque risolta
effettuando una ponderazione di tutti gli interessi pubblici e privati in gioco
(DTF 120 Ib 25 consid. 4a; 115 Ib 6 consid. 6).

 

5.3. Sulla scorta delle considerazioni sin
qui espresse è da escludere che nel caso concreto l'art. 8 CEDU imponga il
rilascio della controversa autorizzazione od anche solo appaia violato.

Come si è detto, __________ è partita
volontariamente dalla Repubblica Dominicana ed altrettanto volontariamente si è
separata dalla figlia di primo letto. Alla stessa non spetta quindi di
principio un diritto di rivendicare la presenza e residenza in Svizzera della
figlia in applicazione dell'art. 8 CEDU.

In ogni caso anche qualora si dovesse
ritenere la sussistenza di simile diritto, il controverso rifiuto di
autorizzazione di entrare in Svizzera che ha colpito sua figlia appare conforme
all'art. 8 n. 2 CEDU. __________ è infatti nata e cresciuta nella Repubblica
Dominicana, dove intrattiene i legami sociali e culturali più intensi. Ritenuto
che dall'età di tre anni e mezzo, ossia dalla partenza per la Svizzera della
madre, essa vive con i nonni materni, relazione che si è consolidata con il
tempo, questo rapporto può continuare a sussistere, senza dar adito a problemi
di sorta.

 

5.4. In simili circostanze, poiché
l'avversato diniego d'entrata trae indiscutibilmente origine dalla politica
restrittiva in materia di stranieri praticata dal nostro paese, esso deve
essere considerato giustificato alla luce delle predetta normativa convenzionale.
Questa soluzione s'impone a maggior ragione dal momento che sussistono fondati
motivi per dubitare che la sua venuta in Svizzera poggi in misura preponderante
sull'intenzione di riunire la famiglia e non risponda piuttosto semplicemente
al soddisfacimento di obiettivi volti a condizioni di vita e di formazione
migliori.

 

5.5. Va infine rilevato che il mantenimento
di relazioni personali con la figlia non è impedito. In effetti non risulta che
la madre abbia incontrato ostacoli nel richiedere dalla Svizzera un visto per
un permesso di soggiorno a scopo di visita per la propria figlia. Anche da
questo punto di vista, la decisione impugnata è compatibile con l'art. 8 CEDU.

 

 

                                   6.   Sulla
scorta di quanto precede il ricorso, nella misura in cui è ammissibile, deve essere
respinto. Quanto alla domanda di conferimento dell'effetto sospensivo, essa diviene
priva d'oggetto. La tassa di giudizio deve essere posta a carico delle
ricorrenti (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 3 cpv. 2, 4, 16 e 17 LDDS; 8
cpv. 4 ODDS; 1 OLS; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 1 segg.
PAmm; 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese di complessivi fr. 800.-- sono poste a carico dell'insorgente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
di Losanna nel termine di 30 giorni dalla notifica.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria