# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 35724cc4-0c59-5cf7-9f3c-c41f4a367abe
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.04.2021 D-1623/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1623-2021_2021-04-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1623/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gregor Chatton, Gérard Scherrer, 

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Costa d’Avorio,   

patrocinato dall’avv. Fabio Taborelli,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 30 marzo 2021 / N (…). 

 

 

 

D-1623/2021 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 28 dicem-

bre 2020 (cfr. atto SEM 2/2), 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica “CS-VIS” (cfr. atto SEM 10/4), 

il verbale relativo al colloquio personale del 13 gennaio 2021 (cfr. atto SEM 

16/3), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 14/2, 15/7, 23/2, 24/12, 

32/2, 34/3, 34/3, 35/1, 37/2, 38/18), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 30 marzo 2021, notificata il 6 aprile 2021 (cfr. atto SEM 43/1), mediante 

la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il tra-

sferimento dell’interessato verso la Francia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) l’8 aprile 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha postu-

lato in limine la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito e con prote-

state tasse, spese e ripetibili, l’annullamento della precitata decisione e la 

restituzione degli atti alla SEM per la trattazione della domanda nel merito, 

i fatti del caso di specie che, se necessario, verranno ripresi nei conside-

randi che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

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che in applicazione dell’art. 111a LAsi si rinuncia allo scambio di scritti,  

che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’espressa ammissione di competenza da parte della Francia, ha escluso 

che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi 

dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-

mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di 

violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella 

propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’ap-

plicazione della clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III; che le problematiche mediche di cui soffrirebbe l’interessato, 

completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti, non ri-

sulterebbero ostative al trasferimento; che le pretese minacce di cui l’insor-

gente ed il suo datore di lavoro sarebbero stati vittima in Francia, come 

pure l’allegata aggressione patita da un’ulteriore sostenitore di quest’ul-

timo, non giustificherebbero l’applicazione della clausola di sovranità, po-

sto che l’interessato avrebbe la possibilità di rivolgersi alle autorità di tale 

Paese onde ottenere protezione, 

che nel memoriale ricorsuale l’insorgente si duole di una violazione del suo 

diritto di essere sentito nella forma di una carente motivazione del provve-

dimento avversato; che in corso di procedura egli avrebbe invero espresso 

timori per la propria vita e per la propria integrità personale in relazione ad 

un suo eventuale rientro in Francia alla luce delle posizioni espresse dal 

Presidente della Repubblica Macron nei confronti del suo datore di lavoro, 

B._______ Soro, già (…); che a ciò si aggiungerebbe la preoccupazione 

per iI clima di violenza ed intimidazione fomentato dai sostenitori dell’anta-

gonista politico del predetto attivi nel Paese di destinazione; che la SEM, 

tralasciando di approfondire tale aspetto, avrebbe commesso una viola-

zione dell’obbligo di motivazione, 

che l’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione – corollario del diritto 

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di essere sentito – è finalizzato a permettere ai destinatari e a tutte le per-

sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo 

da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-

nientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 

2.2; sentenze del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 6.2 e F-

5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1); che è necessario che l’autorità 

menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua deci-

sione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la portata im-

pugnandola in piena conoscenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 

V 351; 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del 

Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2), 

che nel caso de quo, l’autorità resistente ha illustrato in maniera compren-

sibile e sufficientemente differenziata le considerazioni da cui è stata gui-

data e i motivi che hanno condotto alla non entrata nel merito; che la SEM 

neppure ha tralasciato di vagliare la questione inerente ai timori ingenerati 

dal suo rapporto professionale con l’ex primo ministro, determinandone la 

non incisività nel contesto dell’applicazione della clausola di sovranità, solo 

aspetto che poteva entrare in linea di conto nell’ambito di una procedura 

Dublino, come peraltro esplicitamente ammesso dal ricorrente stesso nel 

gravame, 

che con ciò, non si ravvisa alcun vulnus di tale garanzia costituzionale,  

che per i medesimi motivi di cui sopra, l’insorgente intravede anche una 

lesione del principio inquisitorio ad opera dell’autorità di prima istanza, 

che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto 

e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA); che in 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo; che il principio inquisitorio non dispensa co-

munque le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in 

modo particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto 

l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi 

propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1); che inoltre, la 

determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono aspetti di-

sgiunti; significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza D-291/2021 consid. 7.2.1; 

KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Pra-

xiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA), 

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che nel caso in esame, tutti gli elementi fattuali necessari a giudicare 

dell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 erano riuniti; che le questioni 

sollevate dal ricorrente nella propria memoria ricorsuale non sono inerenti 

ad aspetti decisivi per l’applicazione della clausola di sovranità, vista in 

particolare la possibilità di far capo alle autorità francesi (cfr. infra); che non 

risulta d’altro canto che la SEM abbia tralasciato di accertare tali elementi, 

conto tenuto che in corso di procedura ha raccolto la testimonianza del 

richiedente l’asilo al soggetto e, come detto, vi si è confrontata anche nel 

provvedimento avversato (cfr. atto SEM 16/3), 

che pertanto, anche quest’ultima doglianza va respinta, 

che sotto il profilo materiale il ricorrente, pur ammettendo espressamente 

la competenza francese, ritiene che la SEM non abbia dato seguito al suo 

“obbligo di comunicare allo Stato richiesto ogni fattualità importante, deIla 

quale è a conoscenza, affinché questi possa opporre, se del caso, la ces-

sazione delle competenze”; che detta autorità avrebbe invero omesso di 

indicare agli omologhi francesi del rapporto in essere con B._______ così 

come di rappresentare il rischio alla vita e all’integrità personale del ricor-

rente a causa del clima di violenza ed intimidazione esistente a Parigi; che 

nel prosieguo della sua impugnativa, l’insorgente adduce argomenti e rife-

rimenti giornalistici a sostegno della tesi secondo la quale in Francia sus-

sisterebbero  carenze sistemiche implicanti il rischio di un trattamento inu-

mano o degradante in caso di rinvio; che la Corte EDU avrebbe già con-

dannato tale Stato per violazione dell’art. 3 CEDU nei confronti di richie-

denti l’asilo; che nonostante la presunzione giurisprudenziale al riguardo, 

iI semplice fatto che siano stati ratificati degli accordi, non vorrebbe ancora 

dire che essi vengano rispettati; che quo alla clausola di sovranità, non 

sarebbe certo che le autorità francesi, al fine di evitare una possibile crisi 

internazionale con l’ex colonia ivoriana, siano effettivamente intenzionate 

prendere in carico ed a portare a termine la procedura inerente alla do-

manda di protezione del ricorrente; che per le stesse ragioni non vi sarebbe 

alcuna garanzia che, una volta saputo della vicinanza tra il ricorrente e 

B._______, le autorità francesi decidano di rinviarlo in Costa d’Avorio; che 

da ultimo, vi sarebbe il rischio che iI trasferimento in Francia esponga il 

ricorrente ad essere privato del sostentamento minimo subendo delle con-

dizioni di vita indegne,  

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III), 

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che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente è tenuto a prendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha pre-

sentato la domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a Regola-

mento Dublino III), 

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che, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato che il ricorrente è titolare di un visto Schengen valido dal 29 novembre 

2019 al 28 novembre 2021 e rilasciato dalla Francia, 

che nel corso del colloquio personale Dublino del 13 gennaio 2021, l’inte-

ressato ha confermato tale riscontro, 

che avendo le autorità francesi accettato, l’8 febbraio 2021, il trasferimento 

del ricorrente, in applicazione dell’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III e 

previa richiesta di presa a carico presentata nei termini fissati  

all’art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III, la competenza di detto paese è 

di principio data, 

che nella domanda di ammissione precitata non sono peraltro state 

omesse fattualità importanti a soggetto dell’eventuale cessazione delle 

competenze ai sensi dell’art. 19 Regolamento Dublino III (cfr. sentenza del 

Tribunale D-4198/2016 dell’11 luglio 2016; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-

Verordnung, Das Europäische Asylzuständigkeitsystem, Vienna 2014, 

punto 10 ad art. 19, pag. 179 e 180), 

che le questioni sollevate a tal soggetto dall’insorgente non sono invero in 

alcuno modo riconducibili a tale aspetto, 

che non da ultimo, è doveroso rammentare che sebbene ai sensi degli 

art. 31 e 32 del Regolamento Dublino III spetti alle autorità incaricate per 

l’esecuzione del trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità stra-

niere competenti le informazioni che consentono un’adeguata assistenza 

medica alla persona trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un prere-

quisito per l’accettazione, da parte di quest’ultime autorità, del trasferi-

mento dell’interessato nel loro territorio (cfr. sentenza del Tribunale 

D-2641/2017 dell’11 maggio 2017), 

che negli stessi termini nemmeno vi sono fondati motivi di ritenere che in 

Francia sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle con-

dizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 

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par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

che il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispettereb-

bero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5); che la 

stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistematiche 

delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di viola-

zioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della 

CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09, 

R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sentenza della 

CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande Sezione]),  

che orbene, gli elementi addotti nel caso in narrativa, in assenza di una 

pratica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie 

minime in materia, non sono tali da rimettere in questione la precitata pre-

sunzione (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale D-5996/2019 del 21 no-

vembre 2019 e D-6652/2020 dell’11 febbraio 2020 consid. 6), 

che conseguentemente, alla luce di quanto precede, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie, 

che proseguendo nell’analisi, è ora necessario determinare se vi siano in-

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dizi seri e sufficienti che permettano di confutare la presunzione di sicu-

rezza del richiedente l’asilo nel caso concreto, 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, se “motivi umanitari” lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda, 

che la SEM nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che la modifica 

dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere d’esame del Tribunale; che in 

tal senso il Tribunale può e deve unicamente controllare che l’autorità infe-

riore abbia esercitato il suo potere d’apprezzamento ovvero se la SEM ha 

fatto uso di tale potere e l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti; 

che in questi casi il Tribunale non può sostituire il suo apprezzamento a 

quello della SEM,  

che al contrario, l’applicazione della clausola di sovranità è obbligatoria 

qualora il trasferimento violi la CEDU o altre norme di diritto internazionale 

alle quali la Svizzera è legata ed il Tribunale gode al riguardo di piena co-

gnizione (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8), 

che preliminarmente, è d’uopo osservare che l’insorgente non ha reso ve-

rosimile che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in 

carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua domanda di pro-

tezione in violazione della direttiva procedura, né è stato in misura di desu-

mere − al di là di generiche allegazioni − indizi oggettivi atti a dimostrare 

che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di re-

spingimento e, dunque, verrebbe meno nell’ossequio dei suoi obblighi in-

ternazionali, rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o 

libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere 

respinto in un tale Paese, 

che del resto, nulla osta a che l’interessato adisca le autorità francesi qua-

lora ritenesse che la procedura d’asilo ivi avviata sia gravata da carenze, 

che infine, quo allo stato di salute dell’insorgente, v’è da osservare che il 

respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche valetudi-

narie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi ecce-

zionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia 

dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da 

lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte appaia 

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come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),  

che in specie dalla documentazione medica agli atti si evince che l’insor-

gente soffre in particolare di dislipidemia trattata mediante dieta, lieve otite 

esterna, ipertensione ed emorroidi, 

che dette patologie manifestamente non rientrano nella restrittiva giurispru-

denza convenzionale, 

che inoltre la Francia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, 

deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-

cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-

sistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),  

che è d’altronde notorio che tale Paese disponga di strutture mediche effi-

cienti (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale F-4716/2019 del 19 settem-

bre 2019 e E-1275/2019 del 22 marzo 2019),  

che lo stato di salute dell’insorgente non rappresenta quindi un ostacolo ad 

un trasferimento verso la Francia, 

che d’altro canto, detto punto di questione nemmeno è stato sollevato da 

codesto patrocinatore, 

che in maniera del tutto generale, l’insorgente non è dipoi stato in misura 

di desumere indizi oggettivi, concreti e seri quanto al rischio di essere du-

revolmente privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni 

di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che così, egli non ha dimostrato, né reso perlomeno verosimile, che le sue 

condizioni esistenziali in Francia rivestirebbero un tale grado di disagio e 

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di gravità che sarebbero costitutive di un trattamento contrario all’art. 3 

CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, 

che in conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono elementi per ri-

tenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria 

il suo potere discrezionale, 

che non vi è dunque motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,  

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Francia rimane competente per la ripresa in carico del 

ricorrente in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento 

Dublino III, 

che in definitiva, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo del richiedente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conforme-

mente all’art. 44 LAsi, posto che egli non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1),  

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 

142.20), dal momento che essi sono indissociabili dal giudizio di non en-

trata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2),  

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Francia, confermata,  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la decisione è definitiva (art. 83 lett. d cifra 1 LTF).  

D-1623/2021 

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: