# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 48ed2535-c2f7-5c16-89e1-b80d80736cba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-07-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.07.2013 11.2009.179
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2009-179_2013-07-17.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2009.179

  	
  Lugano

  17 luglio
  2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  Billia, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2006.77 (divorzio
su richiesta unilaterale, poi su richiesta comune con accordo parziale) della
Pretura del Distretto di Bellinzona promossa con petizione del 19 aprile 2006
da

 

	
   

  	
   AO 1  

  (ora patrocinato dall'avv. dott.  PA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinata dall'avv.  PA 1 );

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
(“ricorso”) del 12 ottobre 2009 presentato da AP 1 contro il decreto cautelare
emesso il 30 settembre 2009 dal Pretore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolto il contestuale appello (“ricorso”) contro la sentenza di merito emessa dal Pretore quello
stesso giorno; 

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO 1 (1951) e AP 1 (1953) si sono spo­sati a __________ il 10 ottobre
1975. Dal matrimonio non sono nati figli. AO 1 lavora per la __________ a __________.
Durante la comunione domestica AP 1, senza particolare formazione, si è
dedicata unicamente al governo della casa. I coniugi vivono separati dal maggio
del 2000, quando il marito è andato ad abitare per conto suo in un appartamento
a __________. La moglie è rimasta nell'abitazione coniugale di __________ (particella
n. 1703 RFD, comproprietà dei coniugi). Dal dicembre del 2000 AO 1 vive con K__________,
dalla quale il 25 marzo 2009 ha avuto una figlia, M__________.

 

                                  B.   Nell'ambito
di una procedura di protezione dell'unione coniugale promossa da AP 1 il
Pretore del Distretto di Bellinzona ha attribuito il 16 luglio 2001 l'abitazione
coniugale alla moglie e ha stabilito in favore di lei un contributo alimentare
di fr. 2800.– mensili dal 1° giugno 2000 (inc. SP. 2001.22). Un appello
presentato da AP 1 contro tale sentenza è stato parzialmente accolto da questa
Camera, che con decisione del 12 agosto 2002 ha aumentato il contributo
alimentare a fr. 3468.– mensili (inc. 11.2001.92).

 

                                  C.   Il
19 aprile 2006 AO 1 ha promosso azione di divorzio, offrendo alla moglie un contributo
alimentare di fr. 2800.– mensili fino al pensionamento di lui e postulando
lo scioglimento della comproprietà sulla particella n. 1703 RFD di __________
mediante vendita a terzi con riparto a metà del ricavo netto, come pure l'obbligo
per la moglie di lasciare l'abitazione entro 30 giorni dalla vendita, la
consegna degli effetti personali di lui entro dieci giorni dal passaggio in
giudicato della sentenza di divorzio e la suddivisione a metà delle prestazioni
d'uscita accumulate dai coniugi durante il matrimonio presso il rispettivo
istituto di previdenza professionale. Egli ha formulato la richiesta inerente
al contributo alimentare per la moglie già in via cautelare.

 

                                  D.   Nella
sua risposta del 29 settembre 2006 AP 1 ha aderito al principio del divorzio,
ha chiesto il versamento di fr. 32 307.85 con interessi del
5% dal 23 maggio 2000 e la metà “degli attuali risparmi la cui quantificazione
è rinviata alle risultanze di causa” in liquidazione del regime matrimoniale,
ha sollecitato lo scioglimento della comproprietà e l'assegnazione in proprietà
esclusiva (senza conguaglio in favore del marito) della particella n. 1703
con assunzione dell'onere ipotecario, ha preteso un contributo alimentare in
suo favore di fr. 3562.– mensili indicizzati e ha proposto la ripartizione
a metà degli averi pensionistici, instando per il versamento di una provvigione
ad litem di fr. 10 000.– o, in subordine, per il beneficio dell'assistenza giudiziaria.
Il Pretore ha trattato la causa come azione di divorzio su richiesta comune con
accordo parziale e il 10 novembre 2006 ha preso atto della volontà di divorziare dei coniugi. Avendo costoro confermato tale volontà e avendogli demandato
il giudizio sugli effetti del divorzio controversi, egli li ha invitati il
15 gennaio 2007 a esprimersi sulle conseguenze rimaste litigiose. Con
decreto di quello stesso giorno egli ha poi respinto l'i­stanza cautelare.

 

                                  E.   Nel suo memoriale del 29 gennaio 2007 AO 1 ha ribadito le sue domande,
salvo aumentare il contributo di mantenimento in favore della moglie a
fr. 2841.35 mensili (fino alla di lui età pensionabile) e pretendere il
versamento di un importo di fr. 8792.02 da parte di quest'ultima in
“liquidazione dei risparmi accumulati dai coniugi in costanza di matrimonio”.
Nel suo allegato di quel medesimo giorno AP 1 ha aumentato la sua pretesa di
contributo alimentare a fr. 4000.– men­sili indicizzati, rivendicando in
liquidazione del regime dei beni il versamento di fr. 32 207.85 con interessi
del 5% dal 23 maggio 2000 e la proprietà esclusiva dell'abitazione coniugale.
In subordine essa ha chiesto che, previo accertamento il valore della
particella n. 1703 in meno di fr. 550 000.–, il marito fosse
tenuto a versarle “l'importo corrispondente alla parte di debito di cui è stato
sollevato eccedente la metà del valore”, concedendogli di ritirare determinati
effetti personali e sollecitando il versamento di una provvigione ad litem di
fr. 15 000.– o, subordinatamente, il beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

                                  F.   L'udienza
preliminare si è tenuta il 13 marzo 2007. Con istanza cautelare del 30 aprile
2009 AO 1 ha proposto di ridurre il contributo alimentare per la moglie a
fr. 2700.– mensili, dovendo egli provvedere alla figlia M__________. All'udienza
del 16 giugno 2009, indetta per la discussione dell'istanza, il Pretore ha decretato
inaudita parte la riduzione del contributo alimentare provvisionale a fr. 2700.–
mensili dal 1° maggio 2009. Il 10 luglio successivo il Pretore ha respinto un'istanza
di modifica del contributo alimentare provvisionale con cui AP 1 chiedeva l'aumento
del contributo medesimo a fr. 3100.– mensili.

 

                                  G.   L'istruttoria
(cautelare e di merito) è terminata il 16 luglio 2009. Al dibattimento finale
le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nelle proprie,
del 2 settembre 2009, AO 1 ha consentito all'attribuzione dell'abitazione
coniugale alla moglie dietro corresponsione di fr. 78 550.– e la sua
liberazione dagli oneri ipotecari, ha sollecitato il versamento di fr. 14 882.– in liquidazione
dei risparmi accantonati, ha proposto un contributo alimentare (cautelare e di
merito) per la convenuta non superiore a fr. 2200.– mensili “fino all'età
pensionabile” e ha confermato il riparto degli averi previdenziali in ragione
di metà ciascuno. Nel suo allegato di quel medesimo giorno AP 1 ha proposto di
respingere l'istanza cautelare e nel merito ha preteso un contributo alimentare
di fr. 4000.– mensili indicizzati fino al suo pensionamento, ridotto in
seguito a fr. 1700.– mensili indicizzati, il versamento di fr. 32 207.85 con interessi
in liquidazione del regime dei beni, oltre a fr. 2599.15 con interessi per
“metà degli attuali risparmi”, ha offerto al marito un conguaglio di
fr. 67 339.90 per l'assegnazione in proprietà esclusiva della casa, ha
proposto anch'essa la suddivisione a metà delle prestazioni d'uscita, ha rivendicato
la metà del saldo di un “conto risparmio previdenza” per fr. 13 144.15 e ha sollecitato
nuovamente il versamento di fr. 15 000.– a titolo di
provvigione ad litem o di ripetibili.

 

                                  H.   Statuendo
il 30 settembre 2009 con giudizio unico, il Pretore ha obbligato in via cautelare
AO 1 a versare alla moglie un contributo alimentare di fr. 2200.– mensili “dall'emanazione
dell'odierno giudizio” fino al pensionamento ordinario di lui. Nel merito egli
ha pronunciato il divorzio, ha attribuito l'abitazione coniugale in proprietà
esclusiva alla moglie dietro versamento al marito di fr. 33 960.05, ha
ricono­sciuto alla medesima la metà della prestazione d'uscita accumulata dal
marito durante il matrimonio, ha obbligato AO 1 a versarle un contributo
alimentare di fr. 2200.– mensili fino al di lui pensionamento ordinario e
ha respinto ogni altra pretesa. La tassa di giustizia di fr. 1000.– e le spese di fr. 1450.– sono state poste a
carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le
ripetibili. La richiesta di assistenza giudiziaria presentata dalla moglie è
stata respinta il giorno stesso con decisione apposita, passata in giudicato.

 

                                    I.   Contro
il decreto cautelare appena citato AP 1 (ora __________) è insorta a questa
Camera con un ricorso (recte: appello) del 12 ottobre 2009,
chiedendo che si continui ad applicare, fino al passaggio in giudicato degli
effetti del divorzio, il contributo alimentare fissato dal Pretore con il decreto
cautelare del 15 gennaio 2007. Contestualmente essa ha impugnato anche la
sentenza di divorzio per ottenere la riduzione dell'importo da corrispondere al
marito a fr. 28 960.05, la condanna di quest'ultimo a versarle un contributo
alimentare di fr. 4000.– mensili indicizzati (ridotto a fr. 1700.–
mensili dopo il pensionamento ordinario di lei) e l'addebito all'attore delle
spese e delle ripetibili di primo grado.

 

                                  L.   Il
28 ottobre 2009 AP 1 si è rivolta al Pretore con una richiesta di provvigione ad
litem di fr. 5000.– per la procedura d'appello, instando
parallelamente davanti a questa Camera per l'assistenza giudiziaria. La domanda
è stata respinta dal Pretore con decreto del 25 novembre 2009. Mediante
decisione del 23 marzo 2011 questa Camera ha respinto la richiesta di assistenza
giudiziaria, chiamando l'istante a depositare un anticipo in garanzia delle
spese giudiziarie presunte. Nelle sue osservazioni del 5 luglio 2011 AO 1
propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La
causa di merito è stata trattata dal Pretore con la procedura degli art. 420 segg. CPC ticinese, cui soggiacevano tutte le
sentenze di divorzio su richiesta comune comunicate prima del 31 dicembre
2010 (art. 405 cpv. 1 CPC). Introdotto nel termine di 20 giorni dalla notifica
della sentenza impugnata, avvenuta il 1° ottobre 2009 (data del timbro
postale sulla busta d'invio), l'appello contro il giudizio di merito è
tempestivo (art. 423b cpv. 1 CPC ticinese). Ricevibili sono anche le
osserva­zioni di merito inoltrate da AO 1 il 5 luglio 2011, venti giorni dopo
la notifica dell'appello, avvenuta il 15 giugno 2011.

 

                                         Quanto
alle misure provvisionali nelle cause di divorzio (art. 137 cpv. 2 vCC), esse
erano trattate fino al 31 dicembre 2010 con la procedura sommaria dell'art. 376 cpv. 2 lett. d CPC ticinese (art. 419c
cpv. 1 CPC ticinese). Introdotto
nel termine di dieci giorni, l'appello contro il decreto cautelare è pertanto
tempestivo (art. 419c cpv. 3 CPC ticinese). Le osservazioni di AO 1 sono invece
tardive, essendo state consegnate alla posta solo il 5 luglio 2011, oltre dieci
giorni dopo la notifica dell'appello, risalente al 15 giugno 2011.

 

                                    I.   Sull'appello
contro il decreto cautelare

 

                                   2.   Il
Pretore ha obbligato AO 1 a versare alla moglie un contributo alimentare provvisionale
di fr. 2200.– mensili sin dall'emanazione del giudizio, ritenendo
giustificato – senza ulteriori spiegazioni – “anticipare già in via cautelare l'assetto
poc'anzi evocato” (sentenza impugnata, consid. 10). Nell'appello AP 1 chiede di
respingere l'istanza del marito e di continuare ad applicare il decreto
cautelare del 15 gennaio 2007 fino al passaggio in giudicato degli effetti
del divorzio, facendo valere che il decreto in questione “appare anzitutto
privo di motivazione” o almeno “manca di valida motivazione quanto all'evasione
della procedura cautelare” (appello, pag. 6 n. 10).

 

                                         È vero
che la motivazione del decreto in rassegna si pone ai limiti inferiori di
quanto l'art. 285 cpv. 2 lett. e CPC ticinese imponeva dal profilo formale. Non
è il caso tuttavia di rinviare l'atto al Pretore, questa Camera potendone
sindacarne essa medesima la fondatezza. Ora, contrariamente a quanto il decreto
potrebbe lasciar credere, l'assetto cautelare fra coniugi durante una causa di
divorzio è disciplinato per analogia dalle disposizioni a tutela dell'unione
coniugale (art. 137 cpv. 2 seconda frase vCC) e non dall'art. 125 CC, che
disciplina il mantenimento dopo il divorzio. I contributi pecuniari dovuti da
un coniuge all'altro sono re­golati così
dall'art. 176 cpv. 1 n. 1 CC. L'art. 163 cpv. 1 CC non precisa quale
metodo si applichi per determinare i contributi pecuniari dovuti dall'uno all'altro,
limitandosi a disporre che “i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella
misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia”. Il sistema
costantemente applicato da questa Camera – definito usuale a livello svizzero dal
Tribunale federale (DTF 134 III 146 consid. 4) – consiste nel dedurre dal
reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni,
suddividendo l'eccedenza a metà (RtiD II-2010 pag. 624 consid. 10a, II-2010
pag. 639). Il metodo in questione continua ad applicarsi fino al passaggio in
giudicato del divorzio; anzi, fino al passaggio in giudicato dei relativi
effetti (RtiD I-2005 pag. 760 consid. 6).

 

                                         Ciò
posto, l'appellante chiede di respingere l'istanza del 30 aprile 2009 con cui
il marito chiedeva di ridurre il contributo provvisionale per lei a
fr. 2700.– mensili (poi ulteriormente diminuiti a fr. 2200.– nelle
conclusioni scritte) in seguito alla nascita di M__________. Ritiene infatti di
avere diritto a un contributo provvisionale di fr. 3535.– mensili,
finanche superiore a quello di fr. 3468.– stabilito dal Pretore con il decreto
cautelare del 15 gennaio 2007 (con riferimento alla sentenza 12 agosto 2002 di
questa Camera, consid. B e D). Secondo l'appellante la somma di fr. 3535.–
mensili, che a suo dire non copre nemmeno il suo fabbisogno mini­mo
(fr. 4039.75) corrisponde alla quota del reddito del marito
(fr. 7720.–) che eccede il fabbisogno minimo di lui (fr. 3075.–) e il
contributo alimentare da lui dovuto alla figlia M__________ (fr. 1050.–:
appello, pag. 10 n. 12.1 e pag. 11 n. 13).

 

                                   3.   Per
quel che concerne il proprio fabbisogno minimo nel 2009, calcolato dal Pretore
in fr. 2905.35 mensili, l'appellante chiede di considerare il costo
effettivo dell'alloggio di fr. 1383.95 mensili anziché l'indennità di
fr. 1000.– inserita dal Pretore, di sostituire la posta di fr. 60.–
per l'abbonamento “arcobaleno” con una di fr. 232.95 per spese d'automobile
(fr. 82.95 e fr. 150.– mensili per il carburante), di aggiungere
fr. 71.– mensili per l'assicurazione dello stabile, di aumentare le spese
mediche da fr. 20.– a fr. 237.– mensili, le imposte da
fr. 213.60 a fr. 232.50 mensili e il premio della cassa malati da fr. 421.20 a fr. 691.80
mensili, per complessivi fr. 4039.75 mensili.

 

                                         a)   Relativamente
al costo dell'alloggio, l'appellante fa valere che offende la parità di
trattamento riconoscerle fr. 1000.– mensili anziché le spese effettive di
fr. 1327.– mensili (indicate in fr. 1383.95 nel conteggio
riassuntivo) quando il marito espone fr. 1100.– mensili, pari a un mezzo
della pigione dell'appartamento che divide con la convivente. Che dopo la fine
della comunione domestica ogni coniuge debba poter fruire, secondo
giurisprudenza, di condizioni abitative equivalenti è fuori dubbio (Rep. 1994
pag. 300 consid. 4, 1995 pag. 142 n. 21; I CCA, sentenza inc. 11.2006.51
del 9 settembre 2011, consid. 6 con rinvio). L'uguaglianza fra coniugi non si
rispetta necessariamente però riconoscendo a entrambi lo stesso costo dell'alloggio,
bensì riconoscendo a entrambi abitazioni per quanto possibile comparabili dal
profilo qualitativo (I CCA, sentenza inc. 11.2007.24 del 2 dicembre 2008,
consid. 9a con richiamo). Ove occorra, anche per un costo inferiore a quello
effettivo se si può ragionevolmente esigere da un coniuge che riduca le sue
uscite (sentenza del Tribunale federale 5A_751/2011 del 22 dicembre 2011,
consid. 5.3.1 riassunta in FamPra.ch 2012 pag. 430 n. 27; in sede cautelare:
DTF 138 III 98 consid. 2.2).

 

                                               Determinante
è, di conseguenza, il costo che l'interessata può legittimamente vedersi
includere nel proprio fabbisogno minimo per beneficiare di un'abitazione
conforme al suo tenore di vita nel maggio del 2000. Alloggio che non deve necessariamente
consistere in una casa monofamiliare o nell'ex abitazione coniugale (salvo che
il reddito dei coniugi sia sufficiente per continuare a sostenere i relativi
costi: sentenza del Tribunale federale 5C.43/2006 dell'8 giugno 2006, consid.
2.2.2). In concreto la spesa di fr. 1000.– mensili stimata dal Pretore
sulla base della sentenza del 12 agosto 2002 di questa Camera (inc. 11.2001.92,
consid. 6c) appare sostanzialmente adeguata per un appartamento adatto a una
persona sola nella zona di __________. Si impone di portarla nondimeno a
fr. 1100.– per tenere conto del rincaro intervenuto dal 2000. L'appellante
vedendosi riconoscere un appartamento, a ragione il Pretore ha tralasciato dal
fabbisogno minimo di lei il premio di fr. 71.– mensili per l'assicu­razione
dello stabile. Né occorre concedere all'interessata un termine per ridurre il
costo dell'alloggio, tale esigenza essendole nota almeno dal 2002, allorché
questa Camera ha confermato l'importo di fr. 1000.– stabilito dal Pretore
nella procedura a tutela del­l'unione coniugale.

 

                                         b)   In
merito ai costi d'automobile, effettivamente il coniuge che durante la vita in
comune poteva adoperare un'automobile ha diritto di vedersi inserire nel fabbisogno
minimo i costi per 

                                               l'uso di un veicolo, sempre che il bilancio familiare consenta di
finanziarli (RtiD I-2010 pag. 699 n. 20c). In situazioni di ristrettezze, per
contro, i costi d'automobile vanno tralasciati. Se il coniuge deve nondimeno
affrontare trasferte per scopi professionali, per motivi di salute o per
esercitare diritti di visita si include nel suo fabbisogno minimo il costo di
un abbonamento ai mezzi pubblici (loc. cit.). Nel caso specifico, visto il
bilancio familiare (sotto, consid. 7), non possono essere prese in considerazione
spese d'automobile. L'appellante dovendo ricevere cure
mediche a __________ e nel __________, si giustifica di riconoscerle tuttavia
il costo di un abbonamento “arcobaleno” per
cinque zone, di fr. 1512.– annui (www.ti.ch/trasporti), pari a
fr. 126.– mensili.

 

                                         c)   L'appellante
si duole che il Pretore non abbia tenuto conto di tutte le sue spese mediche
(complessivi fr. 237.– mensili), ma solo di quelle relative a un farmaco
per l'intestino, benché si tratti “di cure (...) indispensabili a fronte di
malattie quali macchie solari e macchie sulla pelle che provocano gravi e
continui inconvenienti (irritazione, prurito ecc.)”. Se non che, nel fabbisogno
minimo di un coniuge rientrano soltanto i costi per cure mediche
indispensabili, ricorrenti ed effettivamente sopportate, sempre che non si
tratti di spese di automedicazione già contemplate nel minimo esistenziale del
diritto esecutivo (cfr. DTF 129 III 245 consid. 4.2 e 4.3; RtiD II-2004 pag. 589 consid. 8c). Sia come sia, nella fattispecie l'interessata non ha reso
verosimile il carattere ricorrente del trattamento, né il
certificato medico da lei prodotto (doc.
49) contiene indicazioni sulla durata della cura. Al riguardo l'appello manca
perciò di consistenza.

 

                                         d)   Relativamente
all'onere fiscale, il Pretore ha detratto “quanto computato a titolo di imposta
sulla sostanza (…) in ragione del fatto che non può essere posta a (...)
discapito [dell'attore] la decisione della moglie di tenere la casa coniugale,
abitazione sovradimensionata per le esigenze di una persona sola”. Ora, in
linea di principio le imposte correnti rientrano nel fabbisogno minimo,
comprese quelle sull'abitazione coniugale (sentenza del
Tribunale federale 5C.43/2006 dell'8 giugno 2006, consid. 2.2.1), purché il reddito delle parti sia sufficiente
per pagarle (sentenza del Tribunale federale 5A_383/2007 del 9 novembre 2007, consid. 2.2; DTF 127 III 292 consid.
2a/bb). Nel caso specifico la situazione finanziaria della famiglia non
permetteva alla moglie di continuare a occupare l'abitazione coniugale. Le
imposte correlate all'immobile non possono quindi essere incluse nel fabbisogno
minimo di lei. Quanto alle altre imposte, esse ne vanno 

                                               espunte a loro volta per i motivi in
appresso (consid. 3f).

 

                                         e)   Per
quanto attiene al premio della cassa malati il Pretore ha considerato una spesa identica a quella
riconosciuta nel fabbisogno minimo del marito (fr. 421.20 mensili:
doc. EE), aggiungendo fr. 83.35 mensili per la franchigia e l'aliquota di
base (doc. QQ). L'appellante fa valere una spesa effettiva di fr. 691.80
mensili. La rivendicazione è fondata. Dagli atti risulta in effetti un premio per la cassa malati secondo la LAMal di fr. 401.– mensili (doc.
50.1) e uno per l'assicurazione complementare secondo la LCA di fr. 290.80
mensili (doc. 50.2). Questa Camera ha già avuto modo di spiegare che la
rinuncia alla copertura complementare si giustifica solo in condizioni
finanziarie difficili, e sempre che non sussistano problemi di salute (RDAT
I-1999 pag. 207 n. 59 consid. 3; I CCA, sentenza inc. 11.2005.37 del 10 aprile
2006, consid. 7a). In concreto lo stato di salute dell'appellante fa apparire poco
ragionevole una disdetta dell'assicurazione complementare. Il premio della
cassa malati va riconosciuto dunque in complessivi fr. 691.80 mensili.

 

                                         f)    Infine va adeguato d'ufficio
nel fabbisogno dell'appellante il minimo esistenziale del diritto esecutivo per
persone sole in fr. 1200.– mensili (dal 1° gennaio 2009: FU 68/2009 pag.
6292 cifra I n. 2) e tolto l'onere fiscale (di fr. 213.60) perché – come
si vedrà ancora (consid. 7) – i mezzi finanziari dei coniugi sono insufficienti
per coprirli (DTF 127 III 70 consid. 2b). Il fabbisogno minimo arrotondato
della moglie risulta così di fr. 3229.– (minimo esistenziale del diritto
esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio
fr. 1100.–, premio della cassa malati fr. 691.80, partecipazioni e franchigia della cassa malati fr. 83.35, spese mediche fr. 20.–, abbonamento “arcobaleno” di
cinque zone fr. 126.–, premio dell'assicurazione contro la responsabilità
civile fr. 7.20).

 

                                   4.   L'appellante contesta il reddito virtuale
imputatole dal Pretore (fr. 705.35 mensili),
ricordando di avere compiuto ormai 56 anni, di non poter vantare alcuna
formazione professionale, di essersi sempre dedicata al governo della casa
durante la vita in comune, di trovarsi in una situazione di grave infermità, di
accusare in specie uno stato ansioso-depressivo indipendentemente dal diritto a
rendite AI e di non disporre di alcuna liquidità.

 

                                         a)   Quando
la ripresa della vita comune non può più essere seriamente presa in
considerazione il giudice esamina se un coniuge sgravato dal governo della casa
in seguito alla separazione possa impiegare la sua capacità lavorativa in un settore
lucrativo (DTF 137 III 385 consid. 3.1; sentenza del Tribunale federale
5A_528/2011 del 26 gennaio 2012, consid. 3.1). I criteri perché possa esigersi
una simile ripresa o 

                                               un'estensione dell'attività lucrativa sono – per analogia – quelli applicabili
alla determinazione del contributo alimentare dopo il divorzio (art. 125 CC).

 

                                         b)   Sullo stato di salute dell'appellante figurano agli atti vari certificati
medici (doc, 1, 27 e 28), ma non v'è traccia né di un referto sulla capacità
lucrativa né di una valutazione circa il grado d'invalidità. L'accertamento di
patologie che comportino un'inabilità lucrativa permanente presuppone nondimeno,
per principio, un esame specialistico
(I CCA, sentenza inc. 11.2007.193 dell'8 febbraio 2010, consid. 10
con richiamo), in difetto di che non è ragionevolmente possibile formulare con
qualche attendibilità una prognosi seria, tanto meno a medio termine (Gloor/Spycher in: Basler Kommentar, ZGB I,
3ª edizione, n. 22 ad art. 125 CC). Sia come sia, indipendentemente dallo stato
di salute in cui l'appellante versa, un coniuge che durante la vita in comune
si è limitato a gestire l'economia domestica non si presume poter riprendere o
estendere un'attività lucrativa se al momento della separazione – intendendosi
con ciò l'avvio della causa di divorzio, se non addirittura il momento della
separazione di fatto (I CCA, sentenza inc. 11.2010.56 del 6 maggio 2013,
consid. 5e con rinvio a DTF 137 III 110 consid. 4.2.2.4 in fine) –aveva
già 45 anni. Il limite dei 45 anni trova solo parziale applicazione qualora si
tratti non di intraprendere, ma semplicemente di estendere un'attività professionale
(DTF 137 III 108 consid. 4.2.2.2). La presunzione dei 45 anni è inoltre refragabile
e tende a essere portata a 50 anni, ma va – comun­que sia – sovvertita dall'altro
coniuge.

 

                                         c)   In
concreto l'appellante aveva, allorché il marito ha promosso la causa di
divorzio (19 aprile 2006), 52 anni. Non si poteva pretendere dunque che
cominciasse a quel momento un'attività rimunerata, tanto meno dopo trent'anni
di assenza dal mondo del lavoro e senza alcuna formazione professionale. Già
alla separazione di fatto, per altro, essa ave­va 46 anni compiuti. Spettava
nelle circostanze descritte a AO 1 rendere verosimile in che modo la moglie
potesse inserirsi nel mercato dell'impiego, fosse pure dopo un periodo di
aggiornamento o di riqualificazione professionale. In realtà egli non ha addotto
alcun elemento concreto, né davanti al Pretore né in questa sede. Nemmeno il
primo giudice ha prospettato, del resto, quale attività l'interessata avrebbe
potuto iniziare a quell'età, limitandosi a rilevare – apoditticamente – che “o
la convenuta è invalida e pertanto va posta al beneficio di una rendita AI
oppure la convenuta è in grado di lavorare, po­tendo così provvedere alla
copertura del disavanzo pari a fr. 705.35 (fabbisogno mensile di fr.
2905.35, dedotto il contributo alimentare del marito di fr. 2200.–)”. Un
reddito ipotetico tuttavia non va determinato in astratto. Dipende appunto dall'età,
dalla formazione professionale e dallo stato di salute del soggetto, oltre che
dalla situazione in cui versa il mercato del lavoro in generale (DTF 128 III 6
consid. 4c/cc). Non risultando concretamente con quale lavoro l'appellante potrebbe
guadagnare fr. 705.35 mensili, il reddito potenziale stimato dal Pretore non
resiste alla critica. Al proposito l'appello si rivela provvisto di buon
diritto.

 

                                   5.   Il Pretore ha accertato il reddito netto del marito in
fr. 7400.– mensili, considerando lo stipendio medio dei primi sei mesi del
2009, tredicesima inclusa. L'appellante sostiene che il guadagno di lui ammonta
a fr. 7720.– mensili netti. La censura è parzialmente fondata. Dandosi un
lavoratore dipendente, il reddito determinante è quello netto percepito al momento
del giudizio (RtiD I-2008 pag. 1026 n. 25c, I-2004 pag. 595 n. 78c), cui si
aggiungono la quota di tredicesima, le eventuali gratifiche, le inden­nità per
lavori straordinari e gli abbuoni, se costituiscono un'entrata regolare (FamPra.ch 2011 pag. 485 consid. 2.3; RtiD I-2004 pag. 596 n. 80c; Schwenzer
in: FamKommentar Scheidung, Berna 2005, n. 14 e 17 ad art. 125 CC). Nella fattispecie occorre pertanto aggiungere allo stipendio mensile
dell'interessato, di fr. 8174.25 mensili lordi (doc. NN: giugno del 2009),
l'indennità che egli percepisce per turni di guardia, lavoro festivo e
notturno, risultante in media sull'arco di sei mesi di fr. 142.– mensili
(doc. NN). Che egli sia in grado di conseguire fr. 270.– mensili a tale
titolo, come asserisce l'appellante, non consta. Il reddito lordo del marito ammonta
così a fr. 8316.25 mensili, cui occorre addizionare la quota di
tredicesima, calcolata senza deduzione del
contributo per la cassa pensione in fr. 648.15 mensili
(fr. 7777.85 diviso 12). Togliendo dal totale di fr. 8964.40 mensili
(tredicesima inclusa) gli oneri sociali di fr. 1382.– mensili, ma non le
trattenute per l'imposta cantonale e comunale di cui si tiene già conto nel calcolo
del fabbisogno minimo (sotto, consid. 6d), il reddito netto si aggira attorno
ai fr. 7580.– mensili.

 

                                   6.   Circa
il fabbisogno minimo di AO 1 , il primo giudice si è limitato a rilevare che dalla
somma di fr. 5183.05 mensili indicata dall'interessato nel memoriale
conclusivo (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1250.–, locazione
fr. 1100.–, premio della cassa malati fr. 421.20, franchigia e
partecipazioni fr. 83.35, assicurazione dell'automobile fr. 55.55,
premio dell'assicurazione economia domestica fr. 36.04, premio dell'assicurazione
RC privata fr. 15.20, leasing dell'auto fr. 327.90, posteggio
fr. 30.–, trasferte professionali
fr. 470.–, contributo alimentare per la figlia fr. 1050.–, imposte
fr. 343.80) andrebbero tolti fr. 150.– in riduzione del minimo
esistenziale LEF e andrebbero dimezzate le spese per l'economia domestica, come
pure per l'assicurazione contro la responsabilità civile (sentenza impugnata,
pag. 14 a metà). Secondo l'appellante invece il fabbisogno minimo del marito non
eccede fr. 4125.– mensili (fr. 3075.– più fr. 1050.– mensili per
la figlia), poiché tutte le spese d'automobile andrebbero sostituite con un'indennità
di fr. 60.– mensili per un abbonamento ai mezzi pubblici. Litigiosi
rimangono, in definitiva, il leasing dell'automobile, il premio per l'assicurazione
del veicolo, i costi per le trasferte professionali e le spese per il posteggio.

 

                                         a)   L'appellante chiede di considerare nel fabbisogno minimo
del marito, che vive con K__________, solo la metà delle spese comuni. In
realtà secondo la giurisprudenza di questa Camera il fabbisogno
minimo di un coniuge separato è quello di una persona sola (fr. 1200.–
mensili dal 1° gennaio 2009: sopra consid. 3f), indipendentemente dal fatto che
questi viva insieme con terzi (RtiD I-2006 pag. 667 consid. 6a con rinvii), a
meno che – ma l'ipotesi è estranea al caso in rassegna – il minimo esistenziale
del coniuge debitore non sia garantito (cfr. DTF 130 III 765; I CCA, sentenza
inc. 11.2009.6 del 17 maggio 2013, consid. 10a).

 

                                         b)   Per quel che attiene al leasing dell'automobile, il relativo contratto
è scaduto l'11 aprile 2012 (doc. II). La voce di spesa va tolta perciò dal fabbisogno
minimo. Quanto ai costi d'automobile, essi vanno riconosciuti se il coniuge
fruiva già di un veicolo durante la vita in comune e se il bilancio familiare
consente di finanziarli oppure se, dopo la fine della vita in comune, l'uso di
un veicolo sia necessario per scopi professionali, per motivi di salute o per
esercitare il diritto di visita (sopra, consid. 3b). In concreto AO 1 disponeva
di un'automobile già durante la vita in comune e ne abbisogna tuttora per scopi
professionali, dovendo assicurare anche turni di guardia e lavoro festivo. Egli
chiede che gli sia riconosciuta un'indennità di fr. 470.– mensili
(fr. –.65/km x 38 km/giorno x 19 giorni/mese: conclusioni del 2
settembre 2009, pag. 3). La richiesta è legittima, corrispondendo a quanto ammettevano
le autorità fiscali in casi del genere. Tale indennità tuttavia comprende il
premio di fr. 55.55 mensili per l'assicurazione del veicolo (doc. FF), che
non può essere riconosciuto in aggiunta. La spesa per il posteggio sul posto di
lavoro, di fr. 30.– mensili (doc. LL), è invece giustificata, dedotta l'indennità
di fr. 18.– mensili che AO 1 percepisce dal datore di lavoro (doc. NN). Le
spese complessive di trasferte risultano così di fr. 482.– mensili.

 

                                               In
via subordinata l'appellante chiede di tenere conto del fatto che il marito
lavora nello stesso luogo di K__________, con cui condivide l'uso dell'automobile. AO 1 ha effettivamente
ammesso di recarsi al lavoro con la compagna tre volte su quattro (interrogatorio formale: verbale 3 giugno 2008, pag. 6
risposta n. 4). Nel fabbisogno minimo di lui vanno computati pertanto cinque
ottavi di fr. 482.– mensili, ovvero fr. 300.–
(arrotondati).

 

                                         c)   In
sintesi il fabbisogno minimo del marito, da cui va tolto – come per la moglie
(sopra, consid. 3f) – l'onere fiscale di fr. 343.80, risulta di fr. 3130.–
mensili arrotondati (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–,
locazione fr. 1100.–, premio della cassa malati fr. 421.20,
franchigia e partecipazioni fr. 83.35, premio dell'assicurazione economia
domestica fr. 18.–, premio dell'assicurazione contro la responsabilità
civile fr. 7.60, trasferte fr. 300.–).

 

                                         d)   AO
1 deve inoltre versare alla figlia M__________ un contributo alimentare di
fr. 1050.– mensili (doc. BB). I costi per un figlio nato fuori dal
matrimonio non rientrano però nel fabbisogno coniugale, ma vanno coperti
anzitutto dal genitore con la propria quota di metà eccedenza (Rep. 1999 pag.
152; I CCA, sentenza inc. 11.2006.41 del 28 dicembre 2013, consid. 12). Nel
caso in cui tale quota sia insufficiente il coniuge del debitore alimentare è
chiamato ad assistere quest'ultimo nell'adempimento dei propri obblighi
contributivi (art. 159 cpv. 3 CC; DTF 127 III 72 consid. 3 con rinvii; da
ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2007.38 del 29 dicembre 2010, consid. 5c).
Dandosene le premesse egli può finanche essere tenuto a estendere o a riprendere
un'attività lucrativa (DTF 127 III 72 consid. 3 con rinvii; RtiD II-2006 pag.
693 n. 42c consid. 4) o ad accontentarsi di un tenore di vita meno elevato (DTF
79 II 141 in alto; cfr. in ambito esecutivo: DTF 115 III 106 consid. 3b con
rimandi). Se dovesse persistere ammanco, la situazione è quella illustrata in
DTF 137 III 59.

 

                                   7.   Da
quanto precede emerge, in ultima analisi, il seguente quadro delle entrate e
delle uscite coniugali:

                                         reddito del marito (consid. 5)                                        fr.  7580.–

                                         reddito
della moglie (consid. 4)                                     fr.        –.–                                       fr.                                        7580.–
mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito (consid. 6d)                     fr.  3130.–

                                         fabbisogno
minimo della moglie (consid. 3g)                  fr.  3229.– 

                                                                                                                          fr.  6359.–
mensili

                                         eccedenza                                                                  fr.  1221.–
mensili

                                         metà
eccedenza                                                          fr.    610.–
mensili

 

                                         Con la propria mezza eccedenza (fr. 610.– mensili) il marito non è in grado di far fronte al contributo alimentare
per M__________ (fr. 1050.– mensili), che rimane scoperto per fr. 440.–
mensili. L'appellante deve far capo così alla sua mezza eccedenza per assistere
il marito nell'adempimento dei propri obblighi di mantenimento verso la figlia
nata fuori dal matrimonio. Ne risulta la situazione seguente:

                                         Il marito può
conservare per sé:                                    fr. 3130.– mensili 

                                         deve versare
alla moglie:

                                         fr.
3229.– + fr. 610.–./. fr. 440.– =                                 fr.  3400.–
mensili

                                         e contribuire
al mantenimento di M__________ con        fr. 1050.– mensili.

 

                                         L'appello va accolto quindi entro tali limiti.

 

                                   II.   Sull'appello
contro la sentenza di merito

 

                                   8.   Litigiosi
rimangono la liquidazione del regime dei beni e il contributo alimentare per la
moglie dopo il divorzio. Lo scioglimento del matrimonio è passato in giudicato
e ha assunto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC; RtiD II-2004 pag. 576
consid. 1). Le controversie legate allo scioglimento del regime dei beni e
quelle relative al riparto delle prestazioni d'uscita in materia di “secondo
pilastro” vanno esaminate prima delle questioni inerenti ai contributi alimentari
(RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in RtiD 

                                         I-2005 pag. 778 n. 57c).

 

                                   9.   Per
quel che concerne la liquidazione della partecipazione agli acquisti, il
Pretore ha condannato la moglie a versare al marito un conguaglio di fr. 33 960.05 per l'assegnazione
in proprietà 

                                         esclusiva dell'abitazione coniugale (con assunzione dell'intero debito
ipotecario). A tale cifra egli è giunto deducendo dalla som­ma di fr. 67 339.90 offerta
dalla convenuta per ritirare la casa l'importo di fr. 33 379.85 (recte:
fr. 33 779.85), corrispondenti alla metà di una somma depositata dall'attore
presso la __________ (fr. 27 207.85) e alla metà del risparmio previdenziale da lui accumulato
(fr. 6572.–). Contrariamente a quanto l'appellante afferma, invece, il Pretore
non ha tolto dalla somma appena citata la metà di fr. 10 000.–
prelevati il 23 maggio 2000 da AO 1 da un conto presso __________ (doc. 12),
ritenendo inverosimile che al momento decisivo per lo scioglimento del regime
dei beni quella posta esistesse ancora e non potendosi nemmeno escludere che l'importo
fosse stato “per intero destinato al pagamento di spese familiari correnti”.

 

                                         a)   L'appellante
obietta che la citata somma di fr. 10 000.– è stata prelevata
dall'attore al momento di lasciare l'abitazione coniugale per sostenere spese
proprie e non di famiglia. A mente sua quanto ha accertato il Pretore non è
stato provato, ragion per cui di tale importo, qualificabile come sostanza
coniugale, occorre riconoscere a lei la metà, come è stato fatto per la somma
di fr. 54 4415.75 depositata sul medesimo conto ban­cario e prelevata anch'essa
dal marito il 6 settembre 2000. Tra i due importi – essa epiloga –
“sostanzialmente non vi è differenza alcuna”.

 

                                         b)   Da
quest'ultima argomentazione va subito sgombrato il campo. Il capitale di
fr. 54 415.75 è stato suddiviso a metà poiché così hanno voluto le parti e
non perché alla convenuta ne spettasse un mezzo per legge. Per quanto riguarda
l'altro importo, il Pretore ha considerato che al momento dell'introdu­zione
della causa di divorzio, il 19 aprile 2006, esso non esisteva più, essendo stato
prelevato il 23 maggio 2000. Con tale argomentazione l'interessata non si
confronta. Insufficientemente moti­vato,
su questo punto l'appello si rivela finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2
lett. f e cpv. 5 CPC ticinese). Si aggiunga, ad ogni modo, che lo
scioglimento del regime dei beni si ha per avvenuto quando è introdotta l'azione
di divorzio (art. 204 cpv. 2 CC), ciò che nella fattispecie risale al
19 aprile 2006. E gli atti sono del tutto silenti sull'esisten­za, a quel
momento, dell'attivo di fr. 10 000.– nel patrimonio del marito. Che il 23
maggio 2000 l'attore abbia prelevato tale somma dal citato conto presso la __________
(doc. 12) dimostra unicamente – come ha constatato il Pretore – che il 19
aprile 2006 l'importo non esisteva più. L'appellante non ha d'altronde
dimostrato – come le incombeva (DTF 125 III 2 consid. 3) – che quella somma
fosse rintracciabile, in altra forma, al momento della litispendenza. Tutt'al
più la convenuta avrebbe potuto postulare la reintegra di quel capitale nella
massa degli acquisti (art. 208 CC), ma non ha dimostrato né che il marito abbia
elargito liberalità senza il suo consenso nei cinque anni precedenti lo
scioglimento del regime (art. 208 cpv. 1 n. 1 CC) né che ciò sia avvenuto
con l'intenzione di sminuire la sua partecipazione agli acquisti (art. 208 cpv.
1 n. 2 CC). Su questo punto la sentenza del Pretore resiste dunque alla critica.

 

                                10.   In
merito al contributo di mantenimento per la moglie dopo il divorzio (art. 125
CC) il Pretore ha ravvisato nella fattispecie un matrimonio di lunga durata,
che conferisce alle parti il diritto di conservare – per principio – il tenore
di vita raggiunto durante la vita in comune. Ciò premesso, egli ha calcolato il
fabbisogno minimo della moglie in fr. 2905.35 mensili (minimo esistenziale
del diritto esecutivo fr. 1100.–, pigione fr. 1000.–, premio della
cassa malati fr. 421.20, aliquota obbligatoria e franchigia della cassa
malati fr. 83.35, spese mediche fr. 20.–, abbonamento “arcobaleno”
fr. 60.–, premio dell'assicurazione contro la responsabilità civile
fr. 7.20, imposte fr. 213.60), valutando la capacità lucrativa di lei
– come detto (sopra, consid. 4c) – in fr. 705.35 mensili. In considerazione
del fatto che il matrimonio non è da intendere come un'assicurazione vitalizia,
che il 25 marzo 2009 l'attore è diventato padre di una bambina e che la
convenuta godrà di una rendita di complessivi fr. 2300.– mensili dopo il
pensionamento, il primo giudice ha posto a carico di AO 1 un contributo
alimentare per la convenuta di fr. 2200.– mensili (non indicizzati) fino
al pensionamento di lui.

 

                                         a)   I
criteri che presiedono allo stanziamento di un contributo ali­mentare dopo il divorzio
(art. 125 cpv. 1 CC) e i parametri che ne disciplinano l'ammontare (art. 125
cpv. 2 CC) sono già stati evocati dal Pretore e diffusamente illustrati da questa
Camera (RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferi­menti). Ai fini dell'attuale
giudizio basti ricordare che ove un matrimonio sia
durato oltre dieci anni, come in concreto, entrambi hanno diritto – per
principio – di conservare anche dopo il divorzio il tenore di vita sostenuto
durante la comunione domestica (DTF 135 III 61 consid. 4.2; RtiD II-2005 pag. 702 consid. 3, II-2004
pag. 581 consid. 4c con richiami). L'art. 125 CC non
conferisce automaticamente, tuttavia, un diritto al mantenimento: il principio
dell'autonomia prevale sul diritto al contributo. Un coniuge può pretendere un
contributo alimentare, di conseguenza, solo qualora non sia in grado di
provvedere da sé al proprio debito mantenimento e l'altro coniuge non abbia una
capacità contributiva sufficiente (DTF 137 III 105 consid. 4.1.2, 135 III 61
consid. 4.1 con rinvii).

 

                                               Per
definire il contributo alimentare dovuto a un coniuge in caso di matrimonio con figli comuni si procede così
in tre tappe (DTF 137 III 106 consid. 4.2 con rinvii). In primo luogo si
determina il livello di vita raggiunto dai coniugi durante la comunione
domestica, livello che entrambi hanno diritto di conservare per quanto
possibile anche in seguito, a meno che il divorzio sia pronunciato dopo una
lunga separazione (oltre dieci anni), facendo stato allora il tenore di vita
condotto durante la separazione. In secondo luogo si esamina in che
misura ogni coniuge possa sopperire da sé al proprio mantenimento fissato come
si è appena descritto. In terzo luogo, ove risulti in esito alla seconda
tappa che il coniuge richiedente non riesca a finanziare da sé il proprio
mantenimento oppure ciò non possa essere ragionevolmente preteso da lui, si
valuta equamente la capacità contributiva dell'altro coniuge e si fissa il
contributo in base al principio della so­lidarietà (da ultimo: I CCA,
sentenza inc. 11.2012.41 del 22 marzo 2013, consid. 5, destinato a
pubblicazione).

 

                                         b)   Nel
caso specifico la vita in comune è durata oltre vent'anni (dal 10 ottobre 1975 al
maggio 2000), sicché il matrimonio può senz'altro
definirsi di lunga durata. Il Pretore avrebbe dovuto quindi, anzitutto,
determinare il livello di vita raggiunto dai coniugi al momento della
separazione. Seguendo il metodo proposto dalla moglie con il memoriale
conclusivo, egli ha calcolato invece il fabbisogno
minimo di lei al momento del divorzio (fr. 2905.35) fondandosi su
documenti relativi per lo più agli anni 2008 e 2009, per poi concludere che a
lei non spettava un contributo più alto di quello offerto dal marito
(fr. 2200.– mensili), potendole essere computato un reddito ipotetico pari
al suo disavanzo di fr. 705.35 mensili (sentenza impugnata, consid. 8).
Giovi pertanto riprendere la questione e applicare coerentemente la
giurisprudenza.

 

                                         c)   Per
quel che riguarda il livello di vita raggiunto dai coniugi prima della separazione,
la convenuta definisce “pacifico che i coniugi grazie all'attività lavorativa
del marito ed alla cura domestica della moglie hanno convissuto senza
difficoltà 

                                               economiche per 25 anni, hanno potuto acquistare una casa di
abitazione in proprietà, senza pregiudicarsi la possibilità di accantonare
risparmi”. Di conseguenza essa chiede un contributo alimentare di
fr. 4000.– mensili o, in via subordinata, uno di almeno fr. 3400.–
mensili per finanziare il tenore di vita sostenuto in precedenza. Il mero fatto
però che i coniugi abbiano potuto acquistare una casa e accumulare risparmi
ancora non dimostra – e da lungi – quale fosse concretamente il tenore di vita
della coppia nel 2000. In mancanza di qualsiasi indicazione giovi far capo così
agli accertamenti esperiti nella procedura a tutela dell'unione coniugale, i
quali costituiscono pur sempre – seppure limitati a un giudizio di
verosimiglianza – un riferimento oggettivo (da ultimo: I CCA, sentenza inc.
11.2009.88 del 31 luglio 2012, consid. 4f destinato a pubblicazione). E in tale procedura questa Camera aveva obbligato AO 1, con sentenza del 12 agosto
 2002, a versare un contributo alimentare per la moglie di fr. 3468.–
mensili dal 1° giugno 2000, accertando un reddito coniugale di fr. 6900.–
mensili (inc. 11.2001.92).

 

                                                Con
la debita cautela (incombeva alla moglie recare dati più precisi) il fabbisogno
familiare durante la vita in comune può essere così ricostruito: minimo esistenziale
del diritto esecutivo per coppia fr. 1550.– (FU 2/2001 pag. 74 cifra I n.
3), costo dell'abitazione coniugale a __________ fr. 2337.30 (per
ammissione della moglie, cui spettava l'onere della prova), assicurazione del
mobilio fr. 41.10, premio della cassa malati 

                                               del
marito fr. 431.40, premio della cassa malati della moglie fr. 471.40,
spese mediche della moglie fr. 60.–, assicurazione dell'automobile del
marito fr. 112.85, imposta di circolazione fr. 37.40, onere fiscale
fr. 550.–. Il fabbisogno complessivo della famiglia prima della
separazione si aggirava così attorno ai fr. 5590.– mensili. Dandosi
entrate per fr. 6900.– mensili, di conseguenza, dopo avere sopperito al loro
fabbisogno minimo i coniugi disponevano ancora di circa fr. 650.– mensili
a testa, margine di cui l'appellante dovrebbe continuare a beneficiare oltre il
proprio fabbisogno minimo per continuare a fruire del tenore di vita raggiunto
a suo tempo.

 

                                         d)   Per
quel che concerne il fabbisogno minimo dell'appellante, calcolato dal Pretore
in fr. 2905.35 mensili, le censure dell'interessata sono già state
trattate nel quadro dell'appello diretto contro il decreto cautelare (sopra,
consid. 3). Anche riesaminate con pieno potere cognitivo alla luce delle osservazioni
formulate da AO 1 (il quale si limita per altro a postulare la conferma della
decisione pretorile), tali critiche non inducono ad altre conclusioni nella
causa di divorzio, nemmeno per quanto riguarda l'onere fiscale dei coniugi (DTF
137 III 106 consid. 4.2.1.1). Il fabbisogno minimo dell'appel­lante va accertato
di conseguenza in fr. 3229.– mensili e il
suo “debito mantenimento” in fr. 4093.– mensili (fr. 3229.– + imposte
fr. 213.60 + margine disponibile fr. 650.–).

 

                                11.   Accertato
(per quanto possibile) il tenore di vita raggiunto dalle parti durante la comunione
domestica, si pone la questione di sapere in che misura la moglie possa far
fronte da sé al proprio “debito mantenimento” nel senso dell'art. 125 cpv. 1
CC. Come si è visto, tuttavia, costei è sprovvista di capacità lucrativa (sopra,
consid. 4). Nelle osservazioni all'appello AO 1 sottolinea che, pur elencando
una “serie di gravi patologie di cui sarebbe affetta da almeno nove anni”, l'appellante
non ha mai chiesto di essere ammessa al beneficio di una rendita AI. L'obiezione
tuttavia cade nel vuoto, l'appellante essendo senza potenzialità di reddito per
ragioni di età e di mancata formazione professionale, non per motivi di salute.

 

                                         Né la
situazione della convenuta si presenta più favorevole dopo il pensionamento.
Come ha accertato il Pretore, in effetti, a quel momento l'appellante riceverà,
tra AVS e “secondo pilastro”, non più di fr. 2300.– mensili AO 1 non contesta
tale accertamento. Eccepisce che per far fronte al suo “debito mantenimento” essa
potrebbe attingere a beni propri (fr. 72 728.–) e ad averi bancari
per fr. 84 179.65. Se non che, gli estratti dei conti citati da Pretore (doc.
U, V e X) risalgono al 1999 e al 2000. Nulla dimostra che quegli averi
esistessero ancora al momento dell'avvio della causa di divorzio (aprile del
2006). Dagli estratti conto del 2008 e dalla tassazione 2007 risulta del resto
che l'appellante non ha sostanza propria (doc. 24, 25, 26 e 39). Tenuto calcolo
di ciò, dopo il pensionamento, essa riuscirà a finanziare il proprio fabbisogno
minimo solo in parte, rimanendole uno scoperto di fr. 929.– mensili
(fr. 3229.– meno fr. 2300.–).

 

                                12.   Rimane da verificare se AO 1 abbia modo di finanziare il “debito
mantenimento” della moglie salvaguardando il proprio. Ora, come si è visto il
reddito netto di lui ammonta a fr. 7580.– mensili (consid. 5) e il
fabbisogno minimo (senza imposte) a fr. 3130.– mensili (consid. 6d). Certo,
nelle osservazioni all'appello egli evoca problemi di salute, ma la questione
non è di rilievo, ai fini del giudizio non essendogli stato computato alcun
reddito ipotetico. Anche dopo il divorzio, in definitiva, i redditi di lui
saranno insufficienti a far fronte al fabbisogno minimo delle parti e al contributo
alimentare per M__________. Il contributo alimentare per la moglie dopo il
divorzio risulta in definitiva di fr. 3400.– mensili (sopra, consid. 7).
Il “debito mantenimento” della convenuta
(fr. 4093.– men­sili: consid. 10d) rimane però ampiamente scoperto, sicché
alla moglie va riservata la possibilità di chiedere entro cinque anni dal passaggio
in giudicato dell'attuale sentenza un aumento del contributo sino a fr. 4000.–
mensili (quanto da lei richiesto) ove la situazione finanziaria dell'ex marito
dovesse migliorare (art. 129 cpv. 3 CC e art. 143 n. 3 vCC). L'appello va
parzialmente accolto in tal senso.

 

                                         La situazione finanziaria dell'attore dopo il pensionamento (ottobre
del 2016) non è stata accertata dal Pretore, il quale ha ritenuto la moglie
versare in condizioni finanche migliori dopo l'età pensionabile. Sta di fatto
che a quel momento AO 1 potrà verosimilmente contare su una rendita AVS
completa per lui e per la figlia, sulla rendita di cassa pensione (presumibilmente
di fr. 48 575.– annui nel giugno del 2009: doc. QQ) e su una propria
assicurazione privata (di fr. 13 144.15 alla fine del 2005: doc. T).
Formulare prognosi più precise non è possibile, né l'interessato si è curato di
esporre alcunché. Tenuto conto del dimezzamento del capitale pensionistico (dispositivo
n. 3 della sentenza impugnata) e della relativa prossimità del pensionamento,
ciò che verosimilmente non permetterà di ricostituire appieno l'avere di vecchiaia,
si può presumere che dopo il pensionamento i redditi dell'interessato diminuiranno
di un 30% rispetto agli attuali, mentre dal suo fabbisogno minimo andranno
tolte le spese di trasferta (fr. 300.–). Con tutte le riserve del caso, la
sua disponibilità si aggirerà pertanto attorno ai fr. 2500.– mensili. E
siccome egli dovrà continuare a versare il contributo alimentare per la figlia,
a quel momento di fr. 1200.– mensili
(doc. BB), in definitiva il contributo alimentare di fr. 2200.–
mensili fissato dal Pretore – che il marito non contesta – merita conferma.

 

                                         Dopo il proprio
pensionamento (ottobre del 2017) l'appellante chiede un contributo alimentare
vitalizio di fr. 1700.– mensili. Tenuto conto di quanto essa percepirà a
quel momento (fr. 2300.– mensili), la quota scoperta del suo fabbisogno
minimo diminuirà a fr. 930.– mensili (fr. 3229.– meno
fr. 2300.–). Le va riconosciuto così, dall'ott­o­bre del 2017, un
contributo alimentare vitalizio di fr. 930.– mensili. Dandosene gli
estremi, ad ogni buon conto, l'attore potrà sempre chiedere una riduzione del
contributo alimentare (art. 129 cpv. 1 CC). Viceversa, l'appellante potrà chiedere entro cinque anni dal passaggio in
giudicato dell'attuale sentenza un aumento fino a fr. 1700.– mensili (fr. 4000.– meno fr. 2300.–) dei contributi maturati dopo il pensionamento qualora la situazione
finanziaria dell'ex marito dovesse migliorare (art. 129 cpv. 3 CC e 143 n. 3
vCC).

 

                                13.   L'appellante
chiede che il contributo alimentare sia adeguato al rincaro. La legge non
prevede un'indicizzazione automatica (art. 128 e 286 cpv. 1 CC), ma le clausole
d'indicizzazione sono un uso consolidato (FF 1996 I 129 in fondo). Si
giustifica così di salvaguardare il potere d'acquisto dei contributi
ancorandoli all'indice nazionale dei prezzi al consumo del gennaio 2013, da adeguare
il 1° gennaio di ogni anno sulla base dell'indice del gennaio precedente, la
prima volta nel gennaio 2014 (art. 143 n. 4 CC). Il debitore potrà liberarsi di
tale obbligo nella misura in cui documenterà che il suo reddito non avrà
beneficiato – o avrà beneficiato solo parzialmente – del carovita (DTF 127 III
294).

 

                                  III.   Sugli
oneri processuali e le ripetibili

 

                                14.   Gli
oneri dell'appello contro il decreto cautelare seguono la reciproca soccombenza
(art. 148 cpv. 2 CPC ticinese). L'appellante chiedeva di annullare la riduzione
del contributo cautelare da fr. 3468.– a fr. 2200.– mensili e in
ultima analisi si vede riconoscere fr. 3400.– mensili. Si giustifica
pertanto di porre gli oneri processuali per un decimo a carico di lei e per il
resto a carico della controparte, con obbligo di rifondere a quest'ultima un'adeguata
indennità per ripetibili ridotte.

 

                                15.   Gli oneri dell'appello contro il giudizio di merito seguono a loro volta la vicendevole soccombenza
(art. 148 cpv. 2 CPC ticinese). L'appellante ottiene un aumento del contributo alimentare dopo il divorzio da fr. 2200.– a fr. 3400.– mensili (fino al settembre del 2016), seppure
inferiore all'importo richiesto (fr. 4000.– mensili), oltre a un
contributo alimentare di fr. 930.– mensili dopo il di lei pensionamento
ordinario. Esce sconfitta invece sul conguaglio in liquidazione del regime dei
beni. Si giustifica così, equitativamente, che sopporti un quarto degli oneri
processuali, con diritto a un'indennità per ripetibili ridotte.

 

                                16.   L'esito
del pronunciato odierno impone una modifica del dispositivo pretorile sugli
oneri processuali (suddivisi a metà) e le ripetibili (compensate), nel senso
che la tassa di giustizia e le spese vanno addebitate per un terzo alla
convenuta e il resto dell'attore, tenuto a rifondere alla convenuta ripetibili
ridotte.

 

                                 IV.   Sui
rimedi giuridici a livello federale

 

                                17.   Quanto
ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro 

                                         l'odierna
sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso di entrambi gli
appelli supera ampiamente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   Nella misura in cui è diretto contro il decreto cautelare, l'appello
è parzialmente accolto e il decreto impugnato è così riformato:

                                         AO 1 è tenuto
a versare a AP 1 un contributo alimentare provvisionale di fr. 3400.– mensili
dal 30 settembre 2009 fino al passaggio in giudicato degli effetti del
divorzio.

 

                                   II.   Gli oneri di tale appello, consistenti
in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 450.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
500.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti per un decimo a carico di quest'ultima e
per il resto a carico di AO 1, che rifonderà all'appellante fr. 1000.– per
ripetibili ridotte.

 

                                   III.   Nella
misura in cui è diretto contro la sentenza di merito, l'appello è parzialmente
accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:

                                         4.  AO 1 è tenuto a versare a AP 1 i
seguenti contributi di mantenimento dopo il divorzio:

                                             fr.
3400.– mensili fino all'età di pensionamento ordinario del debitore,

                                             fr.
2200.– mensili da allora fino all'età di pensionamento ordinario della beneficiaria
e

                                             fr.
930.– mensili dopo di allora, vita natural durante.

                                             Le
somme indicate sono ancorate all'indice nazionale svizzero dei prezzi al
consumo del gennaio 2013 e saranno adeguate il 1° gennaio di ogni anno in base
all'indice del dicembre precedente, la prima volta nel gennaio del 2014.

                                             Entro
cinque anni dal passaggio in giudicato dell'attuale sentenza l'appellante è
abilitata a chiedere un aumento sino a fr. 4000.– mensili del contributo
alimentare a lei dovuto fino al settembre del 2017 e sino a fr. 1700.–
mensili in seguito nel caso in cui migliorasse la situazione economica del
debitore.

                                         6.  La
tassa di giustizia di fr. 1000.– e le spese di fr. 1450.– sono poste per un
terzo a carico della convenuta e per il resto a carico dell'attore, che rifonderà
alla convenuta fr. 4000.– per ripetibili ridotte.

 

                                         Per il
resto l'appello è respinto.

 

                                 IV.   Gli oneri
di tale appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 1950.–

                                         b)
spese                         fr.     50.–

                                                                                fr.
2000.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti per un quarto a carico di quest'ultima e
per il resto a carico di AO 1, che rifonderà all'appellante fr. 2500.– per
ripetibili ridotte. 

 

                                  V.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –   
  ;

  –    
  .

  

                                         

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90
a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla
notificazione della decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario
il ricorso in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la
controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art.
74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale per 

i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il
termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie,
ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).