# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dbe4cabd-a8c5-53f9-8f66-60dd280269be
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-07-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.07.2005 35.2004.57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-57_2005-07-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  35.2004.57

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  11 luglio 2005

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  
	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 giugno 2004 di

 

	
   

   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 aprile 2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 16
agosto 2003, RI 1 - dipendente della ditta __________ in qualità di autista e,
perciò, assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso l'CO 1 - è scivolato
mentre camminava su un sentiero di montagna. 

                                         Passato
qualche giorno dalla data del sinistro, l'assicurato si è recato dal dott. __________,
il quale, sospettando l'esistenza di una lesione meniscale, ha disposto una
risonanza magnetica. 

                                         Questo
esame, eseguito il 3 settembre 2003 presso l'__________ di __________, ha
permesso di escludere una lesione meniscale oltre che legamentare (cfr. doc.
3).

 

In seguito, in data 7 novembre 2003 l'assicurato
ha consultato il dott. __________, il quale ha diagnosticato un trauma distorsivo
con stiramento del legamento collaterale mediale, attestando un'inabilità
lavorativa dall'8 novembre 2003 al 21 dicembre 2003 e prescrivendo al paziente
della fisioterapia (cfr. doc. 12).

 

In data 10 novembre 2003 il datore di lavoro
dell’assicurato ha compilato l’Annuncio di infortunio LAINF, in seguito
all’infortunio occorso il 16 agosto 2003, vista l’inabilità lavorativa
dell’assicurato a partire dall’8 novembre 2003 (cfr. doc. 1).

 

                               1.2.   Sentito il
parere del __________, l'assicuratore LAINF, con decisione formale del 30
gennaio 2004 (cfr. doc. 15), ha negato il proprio obbligo contributivo, rilevando
che dalla documentazione medico-amministrativa e dagli accertamenti disposti
non è stato possibile provare un nesso causale adeguato fra i disturbi accusati
dall'assicurato in novembre e dicembre 2003 e l'evento traumatico dell'agosto
2003.

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'assicurato, rappresentato dal RA 1 di __________
(cfr. doc. 18), l'CO 1, in data 13 aprile 2004, ha ribadito il contenuto della
sua prima decisione (cfr. doc. 26). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 23 giugno 2004, l'assicurato, sempre rappresentato dal RA
1, ha chiesto che l'CO 1 venga condannato a riconoscere il proprio obbligo prestativo
in relazione alle conseguenze dell'infortunio del 16 agosto 2003 (cfr. doc. I).

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della
propria pretesa ricorsuale:

 

" 
In fatto e in diritto

 

A)   Il
16 agosto 2003 RI 1, effettuando una gita in montagna, ha messo un piede in
fallo, cadendo e torcendo la gamba sinistra. Ha sentito una fitta al ginocchio
alla quale non ha prestato inizialmente molta attenzione. Persistendo però i
dolori, il 21 agosto si è rivolto al dr. __________ in quale ha sospettato una
lesione al menisco, disponendo una risonanza magnetica che è poi stata eseguita
il 3 settembre 2003 all'__________ di __________. In seguito, RI 1 è stato
inviato per un esame specialistico al dr. __________, effettuato il 7.11.2003,
in seguito al quale lo specialista ha emesso la diagnosi di "trauma distorsivo
con stiramento del legamento collaterale mediale (…)" e ha prescritto a RI
1 un periodo di riposo e un trattamento fisioterapico. In un rapporto
intermedio alla CO 1 del 27 novembre 2003, il dr. __________ ribadiva la
diagnosi di "trauma distorsivo ginocchio sinistro e di lesione del
legamento collaterale mediale". RI 1 poteva poi riprendere il lavoro
normalmente il 22 dicembre 2003.

 

B)  Il
30 gennaio 2004, la CO 1 emetteva una decisione formale di rifiuto
dell'erogazione di prestazioni assicurative, motivata come segue: "Dalla
documentazione medica - amministrativa in nostro possesso e dagli accertamenti
disposti non è stato possibile provare un nesso causale adeguato. Non si è in
presenza né di conseguenze di un infortunio assicurato, né di una lesione
corporale parificabile a un infortunio ai sensi dell'articolo 9 dell'ordinanza
sull'assicurazione contro gli infortuni".

 

C)  Contro
tale decisione RI 1, assistito dal nostro segretariato, ha inoltrato regolare e
tempestiva opposizione, motivandola con i seguenti argomenti:

      1.  RI 1 non ha mai sofferto di disturbi precedenti al
ginocchio e ha sempre potuto svolgere regolarmente il proprio lavoro, come ha
del resto dichiarato alla CO 1 nel suo colloquio del 20.1.04.

      2.  I disturbi sono insorti unicamente in seguito
all'incidente occorsogli il 16.8.2004, la cui descrizione corrisponde
esattamente alla definizione di evento assicurato secondo l'art. 9.1 OAINF.

      3.  Nel rapporto della visita specialistica effettuata dal dr.
__________ il 7.11.2003 viene descritta una situazione di gonalgia di lunga
durata i cui disturbi hanno avuto inizio dopo l'incidente del 16 .8.2003 e
indica chiaramente la causa di un "trauma distorsivo con stiramento del
legamento collaterale mediale".

      4.  Nel suo rapporto intermedio del 5.12.2003, il dr. __________
conferma queste indicazioni, esprimendo la diagnosi di: "trauma distorsivo
ginocchio sx" e di "lesione del legamento collaterale mediale".

      5.  Nel medesimo rapporto, il dottor __________ nega la
presenza di fattori extra-traumatici per l'insorgere dei disturbi.

      6.  Per valutare correttamente questi rapporti medici, che
risultano in contrasto con le constatazioni riportate dal referto della RM del
dr. __________ del 3.9.2003 occorre considerare il fatto che il radiologo si
esprime unicamente sulla base delle indicazioni dell'esame specifico, mentre la
definizione del quadro clinico globale compete indubbiamente al medico
specialista che visita il paziente. Quest'ultima premessa risulta infatti
fondamentale per un inquadramento corretto e un'adeguata ponderazione di tutti
i fattori.

 

D)  Il
13 aprile 2004, la CO 1 ha respinto la nostra opposizione con la decisione
oggetto del presente ricorso (allegata). I motivi di questa decisione sono
illustrati dal considerando numero 2. In esso, la CO 1 reputa ininfluente il
fatto che RI 1 non abbia mai lamentato alcun disturbo al ginocchio (in tutta la
decisione su opposizione si parla del ginocchio destro, mentre la lesione in
questione è avvenuta al ginocchio sinistro). Esso riporta per contro
l'apprezzamento del __________ dr. __________ del 30.3.2004, secondo il quale
determinante ai fini della determinazione della causalità non sarebbe l'esame
clinico, bensì le lastre della risonanza magnetica. Tale parere sarebbe
confermato anche dal dr. __________ della __________ della CO 1 di __________,
secondo il quale una relazione causale fra i disturbi fatti valere e
l'infortunio sarebbe inverosimile.

 

E)  Tale
conclusione appare a nostro avviso per lo meno discutibile. Non si comprende
infatti più l'esigenza e nemmeno l'utilità di ricorrere a esami clinici, se poi
la situazione può essere inquadrata correttamente unicamente sulla base di un
unico esame. Il 26 aprile 2004 ci siamo pertanto rivolti di nuovo allo
specialista dr. __________, manifestando le nostre perplessità e
sottoponendogli concretamente i seguenti quesiti:

 

 1.  Può confermare la diagnosi emessa il 7.11.2003? ("trauma distorsivo
con stiramento del legamento collaterale mediale").

      2.  Detto trauma distorsivo può non lasciare traccia
riscontrabile in una RM?

      3.  Vi potrebbero essere altri aspetti legati all'incidente
del 16 agosto 2003 suscettibili di essere all'origine dei disturbi patiti da RI
1, ma che non sono stati considerati dalla RM?

      4.  Può
fornirci ulteriori considerazioni?

 

F)   A
tali quesiti, il dr. __________ ha risposto il 4 maggio 2004 con la lettera che
ci permettiamo di allegare. Da essa, oltre alla conferma della diagnosi, ci
permettiamo di riprendere alcuni passi che reputiamo di importanza particolare:
"senz'altro che un trauma distorsivo non lascia traccia riscontrabile in
una risonanza magnetica. Ammettendo che si tratta di una lesione parziale con
forte stiramento del legamento collaterale (…) sulla risonanza magnetica del 3
settembre (…) non è possibile riscontrare segni che parlino per una lesione di
questo legamento. Infatti non vi è stata una lesione legamentare ma un forte
stiramento e conseguente dolore sul legamento collaterale mediale". Il
tutto ha fatto sì che il paziente fino alla visita di novembre ha camminato
mantenendo in leggera flessione il ginocchio, evitando l'iper estensione e la
flessione oltre i 110° (…) come dimostrava l'ipertrofia del quadricipite,
specialmente del muscolo vasto mediale. Inoltre, il dr. __________ mette in
relazione i disturbi derivanti dalla condropatia della rotula, che
precedentemente non aveva creato problemi, proprio con il fatto che RI 1 sia
stato costretto a camminare con il ginocchio leggermente piegato, mettendo
quindi sotto pressione l'articolazione patello-femorale.

 

G)  Infine,
al punto 4 della sua lettera, il dr. __________ si esprime sull'opportunità di
basarsi unicamente sulla risonanza magnetica, illustrando i margini di errore
di questo genere di esame e concludendo come la diagnosi di una distorsione al
ginocchio debba basarsi su una buona anamnesi e una buona visita clinica. In
questa sede precisiamo come RI 1 non sia mai stato visitato dal dr. __________
o da un altro medico della CO 1.

 

H)  Le
considerazioni del dr. __________ illustrano a nostro parere in modo molto
chiaro l'esistenza di un nesso causale diretto ed adeguato tra i disturbi al
ginocchio sinistro di RI 1 e il suo incidente del 16 agosto 2003." (Doc.
I)

 

                               1.4.   L’assicuratore
LAINF convenuto, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione
dell'impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi
di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.5.   In data 20
luglio 2004 l'assicurato, per il tramite del RA 1, ha osservato:

 

" 
(…)

Quale ulteriore mezzo di prova, ci permettiamo di
produrre la lettera del medico curante, dr. med. __________, inviataci lo
scorso 26 giugno. Come si può rilevare, il dr. __________ conferma la sua
diagnosi del 7.11.2003, ribadendo come si trattasse "sicuramente di una
lesione di tipo traumatico …".

 

Inoltre, il dr. __________ concorda con quanto
già affermato dal dr. __________ nella presa di posizione prodotta in sede di
ricorso, affermando che "la risonanza magnetica (…) non può mettere in
evidenza piccoli microtraumi legamentari (…)". Esso aggiunge pure che i
sintomi e le lamentele del paziente sono stati tali da prendere in
considerazione seriamente una possibile lesione.

 

Dal canto suo, il dottor __________ aveva
affermato che "senz'altro un trauma distorsivo non lascia traccia
riscontrabile in una risonanza magnetica", illustrando poi al punto due
della sua lettera citata il suo punto di vista.

 

Il dr. __________, __________ della CO 1, quindi
chiaramente di parte, contesta invece questa affermazione, sostenendo che una
lesione parziale del legamento collaterale suscettibile di creare i disturbi di
cui ha sofferto il nostro assistito risulta ben visibile all'esame di risonanza
magnetica. Egli non menziona però testi scientifici, né fornisce altre prove a
sostegno di questa sua affermazione. Ciononostante, la CO 1 reputa l'assenza di
un riscontro della lesione sulla RMI sufficiente per negare le prestazioni
assicurative.

 

Da parte nostra, confortati dal parere unanime
espresso dai due medici curanti il signor RI 1, restiamo del parere che in sede
di visita clinica e con una buona anamnesi sia possibile giungere ad altre
conclusioni comunque probanti. Nella fattispecie, che il signor RI 1 sia
incorso in un infortunio che gli ha procurato una lesione, le cui conseguenze
sono state molto ben descritte dal dr. __________ al punto 2 della sua lettera
del 04.5.2004. Per questo motivo, ribadiamo le richieste espresse in sede di
ricorso, ossia:

 

           I.      Il ricorso è accolto.

 

           II.     La
decisione su opposizione della CO 1 del 13.4.2004 è annullata.

 

           III.    La
CO 1 erogherà le prestazioni assicurative per le conseguenze dell'infortunio
del 16 agosto 2003.

 

           IV.   Protestate spese e ripetibili.

 

Anche se non ci opporremmo all'erezione di una
perizia in causa per dirimere la controversia tra i due pareri medici." (Doc.
V)

 

                               1.6.   Il doc. V è
stato trasmesso all'assicuratore convenuto, con facoltà di presentare eventuali
osservazioni scritte (cfr. doc. VI).

 

                               1.7.   Pendente
causa il TCA ha posto alcuni quesiti al dott. __________ (cfr. doc. VII), il
quale ha risposto in data 11 febbraio 2005 (cfr. doc. VIII).

 

                               1.8.   Alle parti è
stata concessa la facoltà di esprimersi in merito ai chiarimenti forniti dal
medico (cfr. doc. IX).

 

                                         Con
scritto del 28 febbraio 2005, fatto riferimento alle conclusioni del 25
febbraio 2005 del dott. __________ e richiamato il fatto che in assenza di
prove la decisione è sfavorevole alla parte che cerca di fare derivare un
diritto da una circostanza rimasta indimostrata, l’assicuratore LAINF si è riconfermato
nelle proprie impugnative (cfr. doc. X).

 

                                         Il
ricorrente, per contro, è rimasto silente.

 

                                         Il doc. X
è stato trasmesso all’assicurato (cfr. doc. XI), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio
le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003
ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 10
settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA del 20
gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: 13 aprile 2004).

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della presente vertenza è il
diritto o meno dell'assicurato di ricevere le prestazioni assicurative in
relazione all’evento, tornano applicabili le disposizioni di diritto materiale
della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è la questione a sapere se l'assicuratore LAINF deve o meno
riconoscere il proprio obbligo a prestazioni per i disturbi patiti
dall'assicurato a partire dal mese di novembre 2003.

 

                            2.2.1.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento
e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische
Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei
medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                            2.2.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid.
3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents
obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.3.   L’art. 9 cpv. 2 OAINF, nella versione introdotta con la modifica del
15 dicembre 1997, prevede che se non attribuibili indubbiamente a una malattia
o a fenomeni degenerativi, le seguenti lesioni corporali, il cui elenco é
esaustivo, sono equiparate all’infortunio, anche se non dovute a un fattore
esterno straordinario:

 

                                         a.   fratture;

                                         b.   lussazioni
di articolazioni;

                                         c.   lacerazioni
del menisco;

                                         d.   lacerazioni
muscolari;

                                         e.   stiramenti
muscolari

                                         f.    lacerazioni
dei tendini;

                                         g.   lesioni
dei legamenti;

                                         h. 
lesioni del timpano. 

 

                                         Le
lesioni corporali di cui all'art. 9 cpv. 2 OAINF sono paragonate ad infortunio
solo se presentano tutti gli elementi caratteristici dell'infortunio, eccezion
fatta per la straordinarietà del fattore esterno (cfr. DTF 116 V 148 consid.
2b; RAMI 1988 U 57, p. 372). Il fattore scatenante può quindi essere quotidiano
e discreto. Basta un gesto brusco: non è necessario che esso sia stato
scomposto o anomalo (cfr. E. Beretta, Il requisito
della repentinità in materia di lesioni parificabili ad infortunio e temi
connessi, in RDAT II-1991, p. 477ss.).

 

                                         A
proposito dell'esigenza di un fattore esterno, il TFA, nella DTF 129 V 466, ha
precisato quest'ultimo concetto, definibile quale evento assimilabile ad
infortunio, oggettivamente constatabile e percettibile, che prende origine
esternamente al corpo.

                                         Così,
dopo avere fatto notare che l'esistenza di un evento assimilabile ad infortunio
non può essere ritenuta in tutti quei casi in cui la persona assicurata riesce
solo ad indicare in termini temporali la (prima) comparsa dei dolori oppure
laddove la (prima) comparsa di dolori si accompagna semplicemente al compimento
di un atto ordinario della vita che la persona assicurata è peraltro in grado
di descrivere (DTF 129 V 46s. consid. 4.2.1 e 4.2.2), la Corte federale ha
subordinato, in via di principio, il riconoscimento di un fattore esterno
suscettibile di agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza
di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi
alla presenza di un'attività intrapresa nell'ambito di una tale situazione
oppure di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione
del corpo che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e
psicologicamente controllabile (DTF 129 V 470 consid. 2.2.2). Per il resto,
conformemente a quanto già statuito in precedenza, ha rammentato che
l'intervento di un fattore esterno può anche essere ammesso in caso di
cambiamenti di posizione che, secondo l'esperienza medico-infortunistica, sono
sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppanti all'interno del corpo
("körpereigene Trauma", come ad es. il rialzarsi improvvisamente da
posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il
cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V
470, consid. 4.2.3). 

                                         Il TFA ha
pure specificato che gli eventi che si verificano durante lo svolgimento di
un'attività professionale abituale non danno luogo a delle lesioni corporali
parificabili ai postumi di un infortunio, i processi motori consueti
nell'ambito dell'attività professionale essendo da considerare degli atti
ordinari ai quali fa di principio difetto l'elemento costitutivo della situazione
di pericolo accresciuto (cfr. DTF 129 V 471 consid. 4.3; cfr., pure, STFA del
15 aprile 2004 nella causa F., U 76/03). 

                                         Necessario
è inoltre che si sia trattato di un evento improvviso (cfr. RAMI 2000 U 385, p.
268). Il presupposto della repentinità non va però inteso nel senso che
l'azione sul corpo umano debba avere luogo fulmineamente, ossia nell'arco di
secondi o, addirittura, di una frazione di secondo. A questo requisito va
piuttosto attribuito un significato relativo, nel senso che deve trattarsi di
un singolo avvenimento. Pertanto, deve essere escluso dall'assicurazione contro
gli infortuni quel danno alla salute che dipende da azioni ripetute o continue.
Decisiva non è dunque la durata di un'azione lesiva, ma piuttosto la sua
unicità (cfr. A. Bühler, Die unfallähnliche Körperschädigung, in SZS
1996, p. 88 e dello stesso autore, Meniskusläsionen und soziale Unfallversicherung,
in Bollettino dei medici svizzeri, 2001; 84: n. 44, p. 2341). 

 

                               2.4.   Nella
presente fattispecie, dalle tavole processuali emerge che, il 16 agosto
2003, il ricorrente, mentre stava camminando su un sentiero di montagna, è
scivolato ed è caduto a terra, battendo la gamba sinistra (cfr. doc. 2 e doc.
13).

                                         Dopo
alcuni giorni, visto il persistere dei dolori, l'assicurato si è recato dal
dott. __________, medico chirurgo, il quale, sospettando l'esistenza di una
lesione meniscale, ha predisposto l'esecuzione di una risonanza magnetica,
eseguita in data 3 settembre 2003 presso l'__________ di __________ (cfr. doc.
3). Tale esame ha permesso di escludere la presenza di lesioni legamentari o meniscali,
mettendo in evidenza la presenza di una piccola plica femoro-patellare mediana
(cfr. doc. 3). Nel referto citato si legge infatti:

 

" 
Regolare intensità di segnale del midollo osseo
dei capi articolari.

Facce articolari congruenti.

I legamenti collaterali e crociati risultano
intatti.

Integri i menischi.

Vi è una piccola plica adiposa femoro-patellare
mediana che si interpone nell’articolazione.

 

 

CONCLUSIONI:

 

-         
Piccola plica femoro-patellare mediana.

-         
RM
del ginocchio sx senza lesioni legamentari o meniscali."

(Doc. 3)

 

                                         Il 3
novembre 2003 il dott. __________, dopo aver riassunto le circostanze nelle
quali si è verificato l’infortunio e gli accertamenti medici che sono seguiti
(ispezione clinica del 21 agosto 2003; RM del ginocchio sinistro in data 3
settembre 2003; infiltrazione di xilocaina e Depot Medrol l'11 settembre 2003),
ha informato l'assicuratore LAINF che l'assicurato sarebbe stato visitato dal
dott. __________ presso l'__________ di __________ in data 7 novembre 2003 (cfr.
doc. 4).

                                         In
occasione di questa visita il dott. __________, specialista in chirurgia
ortopedica, ha certificato l'esistenza di un trauma distorsivo con stiramento
del legamento collaterale mediale, ritenendo inoltre che l'assicurato soffra di
una condropatia rotulea e reputando indicato lo svolgimento di fisioterapia. Egli
ha inoltre rilevato che la RM a sua disposizione mostrava una plica patello-femorale
mediale modicamente ipertrofica, senza segni di lesioni meniscali o legamentari
(cfr. doc. 5a).

                                         Con
rapporto intermedio del 5 dicembre 2003 il dott. __________, posta la diagnosi
di trauma distorsivo del ginocchio sinistro e lesione del legamento collaterale
mediale, ha prescritto all'assicurato il proseguimento della fisioterapia,
osservando che la ripresa lavorativa sarebbe stata fissata in occasione della
successiva visita medica (cfr. doc. 7).

In data 21 dicembre 2003 lo specialista dell'__________
ha attestato una piena capacità lavorativa dell'assicurato a partire dal 22
dicembre 2003 (cfr. doc. 12).

 

Il 20 gennaio 2004 il ricorrente è stato
ascoltato presso l'Ufficio dell'assicuratore LAINF. In tale occasione è stato
redatto il seguente verbale di audizione:

 

" 
(…)

II fatto mi è capitato 16.8.2003 sul sentiero per recarmi a __________.
Si trat­ta di un sentiero di montagna che parte da __________ e porta alla
chiesa di __________. Quel giorno c'era una festa e mi stavo recando alla
stessa.

Ad un certo momento ho messo un piede in fallo sul sentiero
acciottolato, ho perso l'equilibrio e sono caduto a terra, battendo e torcendo
la gamba sini­stra. Ho sentito una fitta al ginocchio, lato interno e sul
davanti sotto la ro­tula.

A botta calda non ho dato troppo peso all'accaduto, cosa peraltro
che ho fatto anche nelle settimane successive.

Pensavo e speravo in una remissione spontanea dei disturbi. Invece
non è stato il caso, malgrado mi sia curato empiricamente con pomate e impacchi
di ghiaccio.

Il 21 agosto 2003 ho consultato il dr. __________ il quale sospettava
una lesio­ne meniscale.

Disponeva l'esecuzione di una risonanza magnetica, eseguita il
3.9.2003 all'__________ di __________.

Sulla base del risultato di questo esame, il dr. __________ mi
mandava per__________.

Nel frattempo i dolori al ginocchio erano sempre presenti ma ho
sempre te­nuto duro e non ho smesso il lavoro di autista di bus per l'__________.

Il dr. __________ mi visitava per la prima volta il 7.11.2003 e mi
ordinava della fisioterapia e riposo.

Ho eseguito s.e. 18 sedute presso lo studio __________ di __________,
terapie che portavano ad un apprezzabile miglioramento dello stato del
ginocchio.

In definitiva sono stato inabile al lavoro dall'8.11.2003 fino al
21.12.2003.

Dal 22.12.2003 lavoro in misura normale, sono guarito.

 

Prima del fatto del 16.8.2003 non ho mai avuto nessun problema al
ginoc­chio sinistro. Ho sempre potuto svolgere il mio lavoro senza nessun proble­ma.

I miei infortuni sono tutti noti alla CO 1. Nessuna malattia
grave, mai stato operato.

 

Perdita di salario in caso di malattia garantita dal datore di
lavoro. 

Privatamente sono affiliato alla __________ di __________." (Doc.
13)

 

                                         Con
decisione formale del 30 gennaio 2004, l'assicuratore LAINF ha indicato di non
potere erogare le prestazioni assicurative, ritenuto che dalla documentazione medico-amministrativa
e dagli accertamenti disposti non è stato possibile provare l'esistenza di un
nesso causale adeguato: non si è in presenza infatti né delle conseguenze di un
infortunio assicurato, né di una lesione corporale parificabile a infortunio ai
sensi dell'art. 9 OAINF (cfr. doc. 15). 

Questa decisione si basa in particolare su un
rapporto del 27 gennaio 2004 del dott. __________, spec. FMH in chirurgia e __________
dell'CO 1, il quale ha rilevato che l'assicurato non presenta nessuna lesione
organica documentata e che dunque non vi è nesso di causalità fra l'inabilità
dell'assicurato e l'infortunio del 16 agosto 2003 (cfr. doc. 14). 

 

Vista l'opposizione interposta dall'assicurato,
al fine di chiarire la fattispecie, l'assicuratore convenuto ha chiesto al
dott. __________ di redigere un apprezzamento medico (cfr. doc. 22).

In data 30 marzo 2004 il __________ dell'CO 1 si
è così espresso:

 

"  Nella
sua opposizione del 17.2.2004, il __________ signor __________ del RA 1, con 5
degli argomenti addotti, si basa unicamente sul principio del "post hoc,
ergo propter hoc" facendo valere che l'assicurato non abbia accusato dei
disturbi prima dell'infortunio, massima non applicabile nell'ambito
della scienza medica.

 

L'ultimo argomento (punto 6), invece non ha niente a che vedere
con l'operato del radiologo, risp. l'indicazione dell'esame.

 

In altre parole, pertinente per un giudizio definitivo, nel
momento in cui si presume la presenza di una rottura/lesione legamentare, è
unicamente la documentazione stessa (le lastre), che va valutata dal medico,
indipendentemente dall'interpretazione fornita dal radiologo.

 

Nel caso concreto è oltremodo chiaro che si può escludere
una lesione traumatica del legamento collaterale mediale, pure una rottura
parziale, poiché in tale evenienza ben visibile in base a criteri morfologici,
soprattutto nell'acquisizione T2.

 

In parole povere, nel caso specifico è proprio l'esame di
risonanza magnetica che ci permette un giu­dizio definitivo in merito alla presenza
o meno di una lesione strutturale, e non una visita del pazien­te.

 

Alla luce di questi dati, la decisione del 30.1.2004 deve essere
integralmente confermata, in assenza di nuovi fattori medici oggettivi." (Doc.
23)

 

                                         L'assicuratore
LAINF ha inoltre sottoposto il caso alla __________ di __________, che, con
rapporto medico datato 7 aprile 2004 redatto dal dott. __________, specialista
FMH in chirurgia, ha rilevato quanto segue:

 

" 
Nach Studium von Akten und Röntgenbildern (MRI Knie
links 03.09.2003) können wir die kreis­ärztlichen Beurteilungen vom 27.01.2004
und 30.03.2004 bestätigen. Es sind keine Verletzungen objektivierbar, weder an
Bändern noch an Menisken. Die kleine "Plica femoro-patellare" ist
eine Normvariante ohne Krankheitswert. Ein Kausalzusammenhang zwischen dem
Bagatellunfall vom 16.08.2003 und den unspezifischen Knie-Beschwerden (ohne
Substrat), die erst ab 08.11.2003 zu einer Arbeitsunfähigkeit geführt haben,
ist also medizinisch unwahrscheinlich. Auch der Ortho­päde Dr. __________ konnte keine fundierte Diagnose
stellen." (Doc. 25)

 

L'assicurato, in disaccordo con quanto deciso
dall'assicuratore LAINF, ha posto al dott. __________ le seguenti domande:

 

" 
(…)

1.   Può confermare la diagnosi emessa il 7.11.2003? ("trauma distorsivo
con stiramento del legamento collaterale mediale"). 

2.   Detto trauma distorsivo può non lasciare traccia riscontrabile
in una RM?

3.   Vi potrebbero essere altri aspetti legati all'incidente del 16
agosto 2003 suscettibili di essere all'origine dei disturbi patiti da RI 1, ma
che non sono stati considerati dalla RM?

4.   Può fornirci ulteriori considerazioni?" (Doc. I)

 

Con scritto datato 4 maggio 2004 lo specialista
ha fornito le seguenti risposte:

 

" 
(…)

1.                                                                            Confermo
la diagnosi emessa il 7 novembre 2003 e precisamente quella di trauma distorsivo
del ginocchio sinistro con stiramento del legamento collaterale mediale.

 

2.   Senz'altro
che un trauma distorsivo non lascia traccia riscontrabile in una risonanza
magnetica. Ammettendo che si tratta di una lesione parziale con forte
stiramento del legamento collaterale mediale che clinicamente al momento della
visita era molto sensibile nella sua inserzione femorale, sulla risonanza
magnetica del 3 settembre e precisamente fatta due settimane dopo il trauma distorsivo,
non è possibile riscontra­re segni che parlino per una lesione di questo
legamento. Infatti non vi è stata una le­sione legamentare ma un forte
stiramento e conseguente dolore sul legamento colla­terale mediale. Il tutto ha
fatto sì che il paziente fino alla visita di novembre, ha camminato mantenendo
in leggera flessione il ginocchio evitando l'iper estensione e la flessione
oltre i 110°. Passivamente si riusciva però ad estendere e flettere il gi­nocchio
sebbene negli ultimi gradi di estensione e nei gradi oltre i 110° di flessione,
accusava sempre dolore sull'inserzione del legamento collaterale mediale a
livello dell'epicondilo femorale mediale. Il fatto di aver camminato per quasi
3 mesi con il ginocchio leggermente piegato lo dimostrava anche l'ipotrofia del
quadricipite spe­cialmente del muscolo vasto mediale.

 

3.   Non vi sono
altri aspetti legati all'incidente del 16 agosto 2003 suscettibili di essere
all'origine dei disturbi e che non sono stati considerati dalla risonanza
magnetica. Si può solo segnalare che il paziente è sofferente di una condropatia
di I° della rotula che però nel passato non gli aveva dato fastidio ma che è
venuta alla luce con il fatto che il paziente camminava con il ginocchio
leggermente piegato e quindi metteva sotto pressione l'articolazione patello-femorale.

 

4.   Mi sembra
strano che la CO 1 abbia rifiutato il caso solo sulla base della risonanza
magnetica. Non sono a conoscenza se il __________ Dr. __________, abbia mai
visitato il paziente. Leggendo il capoverso no. 2 degli atti della CO 1 che ho
in visione dove scrive che il Dr. __________ "ha ribadito che determinante
ai fini della causalità non è l'esame clinico, bensì la risonanza
magnetica" mi sorge il dubbio che non abbia mai visto il paziente ma si
sia basato solo sul risultato della RM. Vorrei ricor­dare al Dr. __________ che
la risonanza magnetica non dà sempre delle certezze e cioè vi sono dei falsi
positivi e falsi negativi. Sono in percentuali piccole però esistono e sono da
tenere in considerazione. Dal canto mio come ortopedico ho fatto parecchie
volte delle diagnosi di rottura legamentare al ginocchio senza ricorrere alla
risonanza magnetica. Devo anche dire che ho avuto delle risonanze magnetiche
con evidenti rotture del legamento crociato anteriore che però dal lato clinico
i pazienti non pre­sentavano delle instabilità così manifeste da dover
ricorrere ad un intervento chirur­gico sebbene la risonanza magnetica parlava
per una rottura completa, pertanto l'e­same clinico ha prevalso su quello
diagnostico per immagini.

 

Vorrei concludere ricordando che per la diagnosi di una
distorsione del ginocchio non vanno sempre effettuate la risonanza magnetica o
altre indagini sofisticate ma il tutto si basa su una buona anamnesi e una
buona visita clinica." (Doc. A2)

 

In data 26 giugno 2004 il dott. __________,
rispondendo alle domande del rappresentante dell'assicurato, ha osservato:

 

" 
(…)

Ad 1)  Confermo
la mia diagnosi clinica emessa il 07.11.2003. Trattavasi sicuramente di una
lesione di tipo traumatico dovuta a scivolamento con lesione delle parti molli
ed eventualmente lesione meniscale che poi non è stata confermata dalla
Risonanza Magnetica.

Il meccanismo e il luogo e la persona
sono tali che dovevo per forza pensare a questa possibilità.

 

Ad 2)  La
Risonanza Magnetica mette in evidenza lesioni più o meno vaste più o meno
importanti ma non può mettere in evidenza piccoli microtraumi legamentari come
diciamo meccanismo doloroso a livello biochimico. I sintomi e le lamentele del
paziente sono stati tali da prendere in considerazione seriamente una possibile
lesione.

 

Ad 3)  Come
detto sopra una lesione iniziale condropatica cartillagenosa delle superficie
articolari è difficilmente visibile alla Risonanza Magnetica come pure una
lesione discreta del legamento collaterale mediano probabilmente esistente.

 

Ad 4)  Il
paziente è stato reale nella sua esposizione dei fatti, il trauma è avvenuto,
la quantificazione di questo trauma è molto soggettiva come pure è soggettiva
la tolleranza al dolore di modo che pur avendo un reperto RM molto povero il
paziente può aver avuto dolori piuttosto importanti e degni di essere
curati." (Doc. Vbis)

 

Con scritto del 6 luglio 2004 il dott. __________
ha fornito il seguente apprezzamento medico:

 

"  Contrariamente
a quanto sostenuto dal dott. __________, anche una lesione parziale del
legamento collaterale mediale di un ginocchio, soprattutto di natura
invalidante e causante un'inabilità lavora­tiva addirittura del 100%, ancora
3 mesi dopo l'infortunio, risulta ben visibile mediante esame di
risonanza magnetica, soprattutto nell'acquisizione T2, anche per delle
settimane, dopo l'evento traumatico.

Fino a che punto la condropatia rotulea o un ev. impingement della
plica patellare siano all'origine dei disturbi accusati dal signor RI 1, non
deve essere chiarito dal lato infortunistico.

 

Siamo d'accordo con il dott. __________ che tante volte basta
l'esame clinico per diagnosticare una le­sione del legamento collaterale
mediale.

Ma tante volte, l'esame clinico non è sufficiente per una
diagnosi precisa.

In questo contesto vanno solo ricordati tutti quei casi, dove
clinicamente si sospetta una lesione me­niscale, mentre l'indagine spineco-tomografica
evidenzia una lesione del legamento collaterale me­diale (o viceversa)!

 

In sintesi, anche con la nuova missiva del 4.5.2004, il dott. __________
non presenta dei nuovi fattori o argomenti medico-scientifici, tali da
invalidare il contenuto della decisione del 30.1.2004." (Doc. IIIbis)

 

                                         Al fine
di chiarire la fattispecie e di appurare in particolare se uno stiramento legamentare
possa o meno essere oggettivabile tramite gli attuali mezzi diagnostici, il TCA
ha interpellato il dott. __________ e gli ha posto i seguenti quesiti:

 

"1. Uno stiramento legamentare è o meno oggettivabile mediante
gli attuali mezzi diagnostici? 

 

2. Nella negativa, voglia indicare con precisione
i motivi.

 

3. Per quali motivi escluderebbe che i disturbi lamentati
dall'assicurato al ginocchio sinistro siano imputabili ad un'infiammazione legamentare?"
(Doc. VII)

 

                                         Con
scritto dell’11 febbraio 2005 lo specialista ha risposto:

 

" 
(...)

1.   Uno
stiramento legamentare se non vi sono interruzioni della continuità legamentare,
può essere eventualmente oggettivabile con un'ecografia fatta immediatamente
dopo il trauma se vi è la presenza di un edema perilegamentare, altrimenti se
non vi sono rotture legamentari, la risonanza magnetica non può evidenziare uno
stiramento legamentare.

 

2.   Vedi sopra.

 

3.   I
disturbi lamentati dall'assicurato non sono imputabili ad un'infiammazione legamentare
per il fatto che una persona giovane non può avere un'infiammazione legamentare
ma tutte le affezioni a livello dei legamenti collaterali di un ginocchio sono
dovute a traumi, di solito distorsivi. Nel caso concreto il paziente causa
questo dolore, ha deambulato a lungo mantenendo in leggera flessione il
ginocchio evitando l'iperestensione e quindi al momento di cercare di estendere
il ginocchio, il legamento collaterale interno che per qualche tempo era
rimasto rilassato in posizione flessa del ginocchio, veniva messo sotto
tensione e quindi gli provocava un aumento di dolore cosa che produceva un
circolo vizioso chiuso e costringeva il paziente a mantenere nuovamente piegato
il ginocchio." (Doc. VIII)

 

Il dott. __________, presa visione degli
accertamenti effettuati dal TCA, ha osservato:

 

" 
Bagatellunfall vom 16.08.2003

 

Im Schreiben vom 11.02.2005 hat der Orthopädische
Dr. __________ auf die Fragen des Gerichts vom 01.01.2005 geantwortet.

 

Er bestätigt, dass eine Bänderzerrung durch die
aktuellen diagnostischen Mittel nicht objektivierbar ist, insbesondere nicht
durch das MRI vom 03.09.2003 (also bereits 18 Tage nach Unfall).

 

Er bestätigt auch das Fehlen einer Entzündung des
medialen Seitenbandes am linken Knie.

 

Versicherungsmedizinische Stellungnahme

 

Die nachträgliche Hypothese einer Zerrung des
medialen Seitenbandes beruht einzig auf der Patientenangabe einer Druckdolenz im
Bereiche der femoralen Insertion dieses Bandes. Objektiv war das Kniegelenk am
07.11.2003 ohne Erguss und frei beweglich. Auf welche Fakten Herr Dr. __________
dies Annahme stützt, dass der Patient seit dem Unfall das Knie leicht flektiert
gehalten habe, können wir nicht nachvollziehen. Im übrigen verweisen wir auf
die kreisärztliche Beurteilung vom 06.07.2004.

 

Der Fall ist längst abgeschlossen (volle Arbeitsfähigkeit
seit 22.12.2003). Bei Beschwerdefreiheit würde eine heutige körperliche
Untersuchung keine Rückschlüsse mehr erlauben. Einzig ein konventionelles
Röntgenbild ab könnte als Spätfolge einer Seitenband-Zerrung jetzt evtl. eine
lokale Verkalkung zeigen (sogenannter Stieda-Pellegrini-Schatten)." (Doc.
X1)

 

                               2.5.   In concreto,
il dott. __________ ha diagnosticato un “trauma distorsivo del ginocchio
sinistro con stiramento del legamento collaterale mediale”.

 

                                         Il TFA ha
già avuto modo di stabilire cosa debba intendersi per “lesione dei legamenti”
ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 lett. g OAINF.

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1990 no. U 112 pag. 373 l’Alta Corte ha indicato
che sono considerate “lesioni dei legamenti” ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 lett.
g OAINF non solo la rottura dei legamenti, ma anche lo stiramento e la
dilatazione degli stessi.

                                         In
un’altra sentenza del 6 agosto 2003 nella causa B., U 235/02, il TFA ha ancora
rilevato che, contrariamente a quanto disposto in relazione alle “lacerazioni
dei tendini” di cui all’art. 9 cpv. 2 lett. f OAINF e che comprendono solo le
lacerazioni o le rotture totali dei tendini, nel concetto di “lesioni dei
legamenti” utilizzato dal legislatore all’art. 9 cpv. 2 lett. g OAINF rientrano
anche i fenomeni di lacerazioni, di stiramento e di dilatazione dei legamenti.

 

                                         La
definizione di legamento è “formazione di tessuto connettivo fibroso che
ha la funzione di tenere fra loro unite due o più strutture anatomiche o di
mantenere nella posizione che gli è propria un organo, ovvero di concorrere a
delimitare aperture o cavità nelle quali si trovano altre formazioni
anatomiche” (cfr. Enciclopedia della medicina De Agostini, Ed. Istituto
Geografico De Agostini SpA, Novara, 1993, pag. 529).

 

Per distorsione s’intende la sollecitazione di
un’articolazione oltre il limite della normale articolarità, tale da provocare
un eccessivo stiramento delle componenti capsulo-legamentose, con conseguente
danno parziale o totale di capsula, legamenti, tendini o menischi intraarticolari.
Le distorsioni sono stiramenti e in alcuni casi lacerazioni dei legamenti, che avvengono
a causa di un eccessivo esercizio fisico, di un brusco cambiamento di velocità
o di direzione durante un movimento intensivo, o a seguito di un impatto o di
una caduta. Lo stiramento è in genere causato da una brusca e violenta
contrazione muscolare, come quando avviene di scivolare, sollevare un oggetto
pesante, saltare. La distorsione causa un immediato e acuto dolore, seguito da
gonfiore. I sintomi sono tanto più accentuati quanto più la distorsione è
grave. La differenza fra uno strappo muscolare e uno stiramento è la seguente:
lo strappo altro non è che la rottura della continuità delle fibre muscolari,
mentre lo stiramento è solo un eccessivo allungamento delle fibre stesse. La
differenza diagnostica si gioca nell’imaging, ossia nell’ecografia o al massimo
nella risonanza magnetica. (cfr. www.orthopedie.com).

 

La diagnosi della distorsione è sintomatica,
tuttavia in caso di lesioni legamentose del ginocchio importantissimo strumento
di diagnosi è la risonanza magnetica nucleare. Bisogna infatti considerare che
nel caso di lesione totale del legamento crociato anteriore del ginocchio la
diagnosi si basa sull’esame clinico eseguito dallo specialista, tenendo conto
dell’anamnesi, ossia delle informazioni fornite dal paziente. L’esame
radiografico è indispensabile per depistare eventuali lesioni ossee. Per
valutare per contro le lesioni legamentose, meniscali o cartilaginee, l’esame
di scelta è la risonanza magnetica nucleare.

 

Le distorsioni si dividono in distorsioni di
primo grado, nelle quali vi è uno stiramento delle strutture capsulo-legamentose
senza lacerazioni o rotture; distorsioni di secondo grado, nelle quali si ha
uno stiramento e la parziale rottura delle strutture capsulo-legamentose e le
distorsioni di terzo grado, nelle quali si assiste alla lacerazione sub-totale
o rottura delle strutture capsulo-legamentose, con instabilità articolare. I
sintomi possono essere di diversa entità: lievi, se i legamenti sono stati
stirati troppo o sono leggermente lacerati, la zona non è molto gonfia e può
sostenere il carico; moderati, se i legamenti sono lacerati ma non
completamente, l’articolazione è dolente e sensibile al tatto e può essere
mossa a fatica; gravi, se vi è la lacerazione di uno o più legamenti, l’area è
molto gonfia, dolente ed è impossibile caricare l’articolazione (cfr. Gruppo di
lavoro ortopedia basato sulle prove di efficacia (G.L.O.B.E.), Il Pensiero
Scientifico Editore, 2003).

                               2.6.   Nel caso di
specie, l’assicuratore infortuni ha negato il proprio obbligo contributivo
sulla base del parere espresso dai suoi medici fiduciari, a mente dei quali
l’esame di risonanza magnetica ha permesso di escludere la presenza di lesioni
ai legamenti del ginocchio dell’assicurato.

                                         Il
dott. __________ ha infatti categoricamente escluso quanto sostenuto dal dott. __________
(ovvero che un trauma distorsivo non lascia traccia riscontrabile in una
risonanza magnetica), con i suoi apprezzamenti del 30 marzo 2004 (cfr. doc. 23;
consid. 2.4.) e del 6 luglio 2004 (cfr. doc. III bis; consid. 2.4.).

                                         Parimenti, il dott. __________,
della __________ di __________, ha rilevato che una relazione causale fra i
disturbi fatti valere dall’assicurato e l’infortunio dell’agosto 2003 sarebbe
inverosimile, dato che dall’esame di risonanza magnetica non vi erano delle
lesioni oggettivabili, mentre la piccola plica femoro-patellare mediana
evidenziata dalla RM non sarebbe altro che una “Normvariante ohne Krankheitswert”
(cfr. doc. 25; consid. 2.4.).

 

                                         Le valutazioni espresse
dai fiduciari dell’CO 1 sono state smentite dal dott. __________, il quale ha
esaurientemente e convincentemente spiegato i motivi per i quali una risonanza
magnetica non può mostrare un semplice stiramento del legamento del ginocchio,
senza che vi sia stata una rottura legamentare. Egli ha
infatti chiarito che la risonanza magnetica nucleare costituisce lo strumento
atto ad escludere la presenza di lesioni legamentose, meniscali o cartilaginee.

 

                                         Il dott. __________
ha spiegato che la risonanza magnetica del 3 settembre 2003 non poteva mostrare
una lesione del legamento del ginocchio (come vorrebbe il dottor __________)
dato che non vi era stata una lesione legamentare, ma solo un forte stiramento,
con conseguente dolore sul legamento collaterale mediale (cfr. doc. A2). Egli
ha poi precisato che, se non vi sono rotture legamentari (come nel caso di
specie), uno stiramento legamentare non può essere evidenziato da una risonanza
magnetica (cfr. doc. VIII).

Lo specialista interpellato dal TCA ha pure
rilevato che i disturbi lamentati fin da subito dal paziente, nato nel __________,
non potevano essere imputabili ad un’infiammazione legamentare, dato che una
persona giovane non può avere una simile infiammazione. Egli ha evidenziato che
in una persona giovane tutte le affezioni a livello dei legamenti collaterali
del ginocchio sono dovute a traumi, di solito distorsivi (cfr. doc. VIII).

Lo specialista ha spiegato che l’assicurato, a
causa del dolore risentito, ha deambulato a lungo mantenendo in leggera
flessione il ginocchio, evitando l’iperestensione, con la conseguenza che nel
momento in cui cercava di estendere il ginocchio veniva messo sotto tensione il
legamento collaterale interno, che per qualche tempo era rimasto rilassato in
posizione flessa, provocando un aumento del dolore che costringeva nuovamente
l’assicurato a tenere il ginocchio piegato (cfr. doc. VIII).

 

                                         Sulla
scorta di quanto sopra, questo Tribunale non può quindi aderire alla
valutazione espressa dal fiduciario dell’CO 1, dott. __________ (cfr. doc. 23 e
III bis), a mente del quale i disturbi soggettivamente risentiti
dall’assicurato al ginocchio sinistro non hanno trovato una sufficiente
correlazione sul piano oggettivo, visto che l’esame di risonanza magnetica del 3
settembre 2003 ha escluso l’esistenza di lesioni legamentari o meniscali (che
sarebbero state, a suo modo di vedere, ben visibili in base a criteri
morfologici, soprattutto nell’acquisizione T2), evidenziando unicamente la
presenza di una piccola plica femoro-patellare mediana (cfr. doc. 3). Il TCA fa
propria la valutazione espressa in maniera chiara, precisa e dettagliata dal
dott. __________, a mente del quale i dolori risentiti dall’assicurato al
ginocchio sinistro subito dopo la caduta del 16 agosto 2003 e che si sono poi
sviluppati in maniera costante nei mesi seguenti sono stati causati dallo
stiramento del legamento del ginocchio cagionato da tale caduta.

 

                                         Visto
quanto precede, lo scrivente TCA considera provato,
perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza preponderante,
caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid.
2, 121 V 6 consid. 3b,
47 consid. 2a, 208 consid. 6b; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit.,
p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 338), che l'evento
del 16 agosto 2003 ha provocato il diagnosticato stiramento del legamento del
ginocchio, perlomeno quale fattore scatenante. 

                                         È
così dato l'evento esterno.

 

                                         Ritenuto
che anche gli altri elementi costitutivi di una lesione corporale parificata ai
postumi d'infortunio (ossia la repentinità nonché l'azione involontaria e
lesiva che colpisce il corpo umano) sono, in casu, senz'altro
soddisfatti, va ammesso l'obbligo contributivo di principio dell’CO 1.

                                         L'incarto
va quindi retrocesso all'assicuratore LAINF convenuto, affinché proceda a
definire il diritto alle prestazioni dal profilo materiale e temporale (cfr.
dispositivo di cui alla STFA del 27 giugno 2001 nella causa S., U 158/00).

 

                                         In
queste condizioni, non appare necessario procedere agli atti istruttori ipotizzati
dal ricorrente (perizia medica giudiziaria, cfr. doc. V), posto che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da effettuare
d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle
prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA dell'11 dicembre 2003
nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA
del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 p. 1; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26
novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa
P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid.
2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re
O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella
causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p.
117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito
sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid.
1d e sentenza ivi citata).

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è accolto.

                                         §      È
annullata l'impugnata decisione su opposizione dell'CO 1.

                                         §§    È
accertato che l'assicurato ha lamentato una lesione parificata ad infortunio
giusta l'art. 9 cpv. 2 lett. g OAINF e, pertanto, che esiste un obbligo
contributivo di principio a carico dell'CO 1. 

                                         §§§ L'incarto
è retrocesso all'CO 1 affinché decida in merito alle prestazioni di cui
l'assicurato ha diritto. 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         L'CO 1
verserà all'assicurato l'importo di fr. 800.-- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa).

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il    presente giudizio con ricorso
di diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti