# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7e9dc003-d861-5861-8ba7-fe9de64a8de3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-04-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.04.2016 C-1626/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-1626-2014_2016-04-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte III 

C-1626/2014 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 7  a p r i l e  2 0 1 6  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Marianne Teuscher, Jenny de Coulon Scuntaro,  

cancelliere Reto Peterhans. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall'avv. Matteo Scotti,  

Studio Legale Prospero, Via Nassa 60,  

casella postale 6275, 6901 Lugano,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione (SEM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata. 

 

 

 

C-1626/2014 

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Fatti: 

A.  

A._______, apolide di etnia Rom, è nato a B._______ il (…), città in cui ha 

vissuto i primi anni della sua vita, per poi trasferirsi con la famiglia a 

C._______. Nel 2008 l'interessato si è unito in matrimonio, secondo le tra-

dizioni del suo popolo, a D._______, cittadina italiana anch'essa di etnia 

Rom, nata il (…), matrimonio che tuttavia non è mai stato riconosciuto dalle 

autorità italiane, vista soprattutto la giovane età degli sposi (cfr. art. 84 del 

Codice civile italiano, che stabilisce la condizione della maggiore età per 

contrarre il matrimonio, o per gravi motivi lo permette a partire dai sedici 

anni). Dal rapporto tra A._______ e D._______ sono nati due bambini: 

E._______ (2010) e F._______ (2011), entrambi cittadini italiani. 

B.  

Durante gli ultimi anni A._______ ha interessato a più riprese sia le autorità 

italiane che quelle elvetiche. Da un estratto del casellario giudiziale italiano 

risulta come egli sia stato condannato definitivamente nel 2009 per il reato, 

commesso nel 2007, di furto in abitazione in concorso (ossia con l'aggra-

vante della banda secondo il diritto svizzero) alla reclusione per otto mesi 

e ad una multa di EUR 240.–. Per il medesimo reato e quello di ricettazione 

in concorso commessi nel 2011 è stato condannato alla reclusione per un 

periodo di un anno e due mesi e ad una multa di EUR 700.–. In Svizzera 

A._______ il 29 novembre 2013 è stato condannato dalla Corte delle as-

sise correzionali di Lugano per i reati di ripetuto furto per mestiere ed in 

banda, ripetuto danneggiamento, ripetuta violazione di domicilio ed infra-

zione alla LStr (RS 142.20) ad una pena detentiva di quindici mesi da 

espiare. 

C.  

A seguito della condanna inflitta dalle autorità penali ticinesi, l'Ufficio fede-

rale della migrazione (UFM; attualmente: Segreteria di Stato della migra-

zione [SEM]) ha pronunciato, con decisione del 26 febbraio 2014, un di-

vieto d'entrata in Svizzera e nel Liechtenstein nei confronti di A._______ di 

durata indeterminata, per violazione e minaccia della sicurezza e dell'or-

dine pubblici (art. 67 LStr). L'autorità inferiore ha inoltre privato di effetto 

sospensivo un eventuale ricorso, nonché deciso per la pubblicazione della 

misura adottata nel sistema d'informazione Schengen SIS. 

D.  

L'interessato, agendo per il tramite del proprio patrocinatore ha interposto 

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ricorso contro la citata decisione il 27 marzo 2014 dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: Tribunale), postulandone l'annullamento e 

subordinatamente la riduzione a due anni del divieto d'entrata. A._______ 

ha altresì chiesto di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria, 

del gratuito patrocinio ed ha sollecitato il ripristino dell'effetto sospensivo 

tolto dall'autorità inferiore. 

E.  

A seguito di uno scambio di scritti, in data 25 luglio 2014 il Tribunale ha 

respinto la domanda di restituzione dell'effetto sospensivo, nonché quella 

di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio. 

F.  

Invitata dal Tribunale ad esprimersi in merito alla prassi modificata in ma-

teria di divieti d'entrata di durata indeterminata, in data 22 ottobre 2014 la 

SEM ha modificato la propria decisione, limitandone gli effetti al 25 feb-

braio 2029, ovvero per una durata totale di 15 anni. 

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il 

Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese 

dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF. 

1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera e 

nello spazio Schengen rese dalla SEM – la quale costituisce un'unità 

dell'amministrazione federale così come definita all'art. 33 lett. d LTAF – 

possono essere impugnate dinanzi al Tribunale, che nella presente fatti-

specie statuisce in via definitiva (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 

lett. c cifra 1 LTF). 

1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti 

a questo Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF) 

1.4 A._______ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed il suo ricorso, 

presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (art. 

50 e 52 PA). 

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2.  

Ai sensi dell'art. 49 PA, il ricorrente può invocare la violazione del diritto 

federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-

certamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti nonché 

l'inadeguatezza, nella misura in cui l'autorità cantonale non abbia giudica-

to come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale 

nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del 

ricorso (art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto 

e di diritto al momento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e riferimenti ivi 

citati). 

3.  

3.1 Giusta l'art. 1 cpv. 1 della convenzione sullo statuto degli apolidi del 

28 settembre 1954 (RS 0.142.40) il termine «apolide» indica una persona 

che nessuno Stato considera come suo cittadino nell’applicazione della 

sua legislazione. L'art. 31 cpv. 1 della medesima convenzione stabilisce 

che gli Stati contraenti possono espellere un apolide che risiede regolar-

mente sul loro territorio soltanto per motivi di sicurezza nazionale o d’ordine 

pubblico. 

3.2 Nel caso in esame emerge effettivamente che A._______ è apolide. 

Dagli atti di causa risulta infatti che egli, sebbene sia nato e cresciuto in 

Italia, non ha mai ottenuto la cittadinanza italiana ed è sempre stato consi-

derato come apolide. Si è visto in precedenza che l'insorgente si è unito in 

matrimonio secondo le tradizioni del suo popolo con una cittadina italiana 

ed è padre di due bambini, anch'essi italiani (cfr. lett. A supra); essendo i 

suoi familiari cittadini comunitari occorre dunque soffermarsi sulla que-

stione dell'applicabilità dell'ALC (RS 0.142.112.681) alla fattispecie. 

3.3 Ai termini dell'art. 2 cpv. 3 LStr ai cittadini degli Stati membri della Co-

munità europea e ai loro familiari si applica l'ALC; la LStr si applica sola-

mente qualora l'ALC non contenga disposizioni derogatorie o qualora la 

LStr non preveda disposizioni più favorevoli. 

3.4 Giusta l'art. 3 par. 1 e 2 dell'allegato I all'ALC i membri della famiglia di 

un cittadino di una parte contraente avente un diritto di soggiorno hanno 

diritto di stabilirsi con esso. Sono considerati membri della famiglia, qua-

lunque sia la loro cittadinanza, il coniuge e i loro discendenti minori di 21 

anni o a carico. Inoltre ai sensi dell'art. 1 par. 1 dell'allegato I all'ALC (in 

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relazione con l'art. 3 ALC) i cittadini comunitari ed i membri della loro fami-

glia sono ammessi nel territorio degli Stati membri dietro semplice presen-

tazione di una carta d'identità o di un passaporto validi. 

3.5 Nel caso concreto, A._______ potrebbe in principio prevalersi di un di-

ritto derivato ai sensi dell'ALC, essendo sua moglie, sebbene come si è 

visto il matrimonio non sia riconosciuto dalle autorità, ed i figli cittadini ita-

liani. Nondimeno, è opinione dello scrivente Tribunale che la questione 

dell'eventuale diritto derivato del ricorrente può rimanere aperta, in quanto 

dagli atti all'inserto non è possibile stabilire se ed in che misura i diritti ori-

ginari di D._______, di E._______ e F._______ siano esercitati, non figu-

rando agli atti informazioni al proposito. 

4.  

4.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr (RS 142.20), la SEM vieta l’en-

trata in Svizzera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’al-

lontanamento è eseguito immediatamente in virtù dell’art. 64d cpv. 2 

lett. a–c LStr (cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il 

termine impartitogli (cpv. 1 lett. b). La SEM può inoltre vietare l’entrata in 

Svizzera allo straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicu-

rezza pubblici in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato 

spese d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in 

vista di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d’entrata è pro-

nunciato per una durata massima di cinque anni. Può essere pronunciato 

per una durata più lunga se l’interessato costituisce un grave pericolo per 

l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine l’autorità a cui 

compete la decisione può, per motivi umanitari o altri motivi gravi, rinun-

ciare a pronunciare un divieto d’entrata oppure sospenderlo definitiva-

mente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr). 

4.2 Qualora una decisione di divieto d'entrata sia stata pronunciata giusta 

l'art. 67 LStr, come nel caso che qui ci occupa, nei confronti di un cittadino 

non avente la nazionalità di uno Stato membro dell'Unione Europea o di 

uno paese terzo che, ai sensi di accordi conclusi tra la Comunità e i suoi 

Stati membri, da un lato, e il paese in questione, dall'altro, gode di diritti in 

materia di libera circolazione equivalenti a quelli dei cittadini dell'Unione 

europea giusta l'art. 3 lett. d del regolamento (CE) n° 1987/2006 del Parla-

mento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2006 sull'istituzione, l'eser-

cizio e l'uso del sistema di informazione Schengen di seconda generazione 

(SIS II, GU L 381/4 del 28 dicembre 2006 pagg. 4 a 23), entrato in vigore il 

9 aprile 2013 e abrogante (cfr. decisione del Consiglio 2013/158/EU del 7 

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marzo 2013, GU L 87 pagg. 10 e 11 in relazione con l'art. 52 par. 1 regola-

mento SIS II) in particolare gli art. 94 cpv. 1 e 96 della Convenzione d'ap-

plicazione del 19 giugno 1990 dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 

1985 relativo all'eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni 

(Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen [CAS], GU L 239 

del 22 settembre 2000, pagg. 19 a 62), questa persona – conformemente 

da una parte al regolamento SIS II sopracitato e, dall'altra, l'art. 16 cpv. 2 e 

4 della legge federale sui sistemi d'informazione di polizia della Confede-

razione del 13 giugno 2008 (LSIP, RS 361) – è di principio iscritta nel SIS 

ai fini di non ammissione qualora un'autorità amministrativa o giudiziaria 

abbia emanato nei suoi confronti una decisione in quanto la sua presenza 

sul territorio di uno Stato membro può costituire una minaccia per l'ordine 

o la sicurezza pubblici, ciò è ad esempio il caso – come nella fattispecie – 

quando essa è stata condannata in uno Stato membro per un'infrazione 

punibile con una pena privativa della libertà superiore ad un anno (cfr. 

art. 24 par. 2 lett. a regolamento SIS II). Una segnalazione nel SIS com-

porta di conseguenza il divieto d'entrata in tutti gli Stati membri dello spazio 

Schengen (cfr. art. 13 cpv. 1 codice frontiere Schengen). Per motivi uma-

nitari o obblighi di diritto internazionale gli Stati membri possono tuttavia 

autorizzare l'accesso ad una persona iscritta nel SIS (art. 25 par. 1 CAS; e 

art. 13 cpv. 1 in relazione con l'art. 5 cpv. 4 lett. c codice frontiere Schen-

gen), rispettivamente concedere sulla scorta di tali motivi un visto a validità 

territoriale limitata (art. 25 par. 1 lett. a [ii] del regolamento [CE] 

n° 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009 che 

istituisce un codice comunitario dei visti [Codice dei visti, GU L 23 del 15 

settembre 2009]). 

4.3 In merito alle nozioni d'ordine e di sicurezza pubblici, occorre osservare 

che costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da proteggere nel con-

testo della polizia. Il primo termine comprende l'insieme delle nozioni di 

ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico costituisce una 

condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle persone; men-

tre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa l'inviolabilità dell'or-

dine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, salute, libertà, pro-

prietà, ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è violazione della sicu-

rezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono commesse infrazioni 

gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle autorità nonché 

in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pubblico o privato (Mes-

saggio del Consiglio federale dell'8 marzo 2002 concernente la LStr, FF 

2002 3327, pag. 3424 [di seguito: Messaggio LStr]). 

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Pagina 7 

4.4 In particolare l'art. 80 cpv. 1 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno 

e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201) sancisce che vi è violazione della 

sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di prescrizioni 

di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso di mancato adempi-

mento temerario di doveri di diritto pubblico o privato (lett. b) o se la per-

sona interessata approva o incoraggia pubblicamente un crimine contro la 

pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto terroristico 

oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione (lett. c). Vi è esposi-

zione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussistono indizi 

concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con 

notevole probabilità ad una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici 

(art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere emessa una pro-

gnosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto l'interessato ad 

agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici, non sussistano più (MARC 

SPESCHA ET AL., Migrationsrecht, 3a ed. 2012, ad art. 67 LStr, n. marg. 3, 

pag. 195). 

4.5 In virtù del messaggio LStr precitato (FF 2002 3327, pag. 3428) l'ema-

nazione di un divieto d'entrata non deve essere interpretato quale sanzione 

dal carattere penale, bensì quale misura di protezione a carattere preven-

tivo contro possibili turbative future dell'ordine e della sicurezza pubblici in 

Svizzera (o nello spazio Schengen). L'autorità competente esamina se-

condo il proprio libero apprezzamento se un divieto d'entrata deve essere 

pronunciato. In proposito essa deve procedere ad una ponderazione meti-

colosa di tutti gli interessi presenti, rispettare le garanzie derivanti dalla 

CEDU ed il principio di proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II 

493 consid. 3.3; 130 II 176 consid. 3.4.2 e giurisprudenza ivi citata; 

ZÜND/ARQUINT HILL, Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fern-

haltung, in Uebersax et al. [ed.], Ausländerrecht, 2a ed. 2009, n. marg. 8.80, 

pag. 356). 

5.  

5.1 Nella fattispecie in disanima, la SEM ha pronunciato nei confronti di 

A._______ un divieto d'entrata della durata di 15 anni, ossia fino al 25 feb-

braio 2029, ritenendo che, vista la gravità delle violazioni, la recidiva e l'e-

sposizione a pericolo dell'ordine e la sicurezza pubblici che i fatti di cui alla 

condanna a una pena detentiva di 15 mesi per furto aggravato (in banda e 

per mestiere), ripetuti danneggiamento e violazione di domicilio, nonché 

quelli inerenti alle precedenti condanne inflitte in Italia per reati simili, una 

tale misura di allontanamento sia giustificata anche in virtù del fatto che 

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«non si evincono interessi privati che prevalgano sull'interesse pubblico a 

controllare le future entrate». 

5.2 Ne discende che questi comportamenti, sanzionati da specifiche norme 

del diritto penale, possono portare all'emissione di un divieto d'entrata poi-

ché costituendo indubbiamente una violazione e mettendo in pericolo l'or-

dine e la sicurezza pubblici, adempiono ai requisiti dell'art. 67 cpv. 2 lett. a 

LStr. 

6.  

6.1 Come testé rilevato il divieto d'entrata in Svizzera è di regola pronun-

ciato per una durata massima di cinque anni. Giusta l'art. 67 cpv. 2 lett. a 

LStr è possibile emanare un divieto d'entrata della durata massima citata, 

nei confronti di un cittadino non proveniente da un paese firmatario 

dell'ALC, qualora quest'ultimo ha violato o esposto a pericolo l'ordine e la 

sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero. Ne discende che per le autorità 

elvetiche la pronuncia di un divieto d'entrata nei confronti di una persona 

non soggetta all'ALC per una durata massima di cinque anni sarà sottopo-

sta al solo diritto interno elvetico, ed in particolare alla LStr, contrariamente 

a quanto accade per i cittadini al beneficio dell'ALC, che pone esigenze più 

severe per una tale misura. 

6.2 Un divieto d'entrata di una durata maggiore di cinque anni ai sensi 

dell'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, può essere deciso a condizione che la per-

sona interessata costituisca una minaccia grave per la sicurezza e l'ordine 

pubblici. Questo sistema riprende l'art. 11 cpv. 2 della direttiva 2008/115/CE 

del Parlamento e del Consiglio europei del 16 dicembre 2008 relativa alle 

norme e procedure comuni applicabili agli Stati membri al rimpatrio di cit-

tadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (cfr. GU L 348/98 del 24 di-

cembre 2008; Messaggio concernente l’approvazione e la trasposizione 

dello scambio di note tra la Svizzera e la CE relativo al recepimento della 

direttiva della CE sul rimpatrio [Direttiva 2008/115/CE] [Sviluppo dell’acquis 

di Schengen] e concernente una modifica della LStr [Controllo di confine 

automatizzato, consulenti in materia di documenti, sistema d’informazione 

MIDES], FF 2009 7737, pag. 7751). Secondo la citata norma di diritto eu-

ropeo, il divieto d'entrata può essere adottato per una durata superiore a 

cinque anni qualora il cittadino di un paese terzo rappresenta una minaccia 

grave per l'ordine pubblico, la sicurezza pubblica o la sicurezza nazionale. 

Come detto questa regola ha ispirato l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, che non 

fa alcuna distinzione tra cittadini ALC o di paesi terzi. Inoltre, il fatto che lo 

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stesso ALC non fornisca indicazioni in merito ai divieti d'entrata, né a pro-

posito della loro durata, significa che il legislatore federale ha deciso di non 

fare alcuna distinzione tra comunitari e non in materia di divieti d'entrata di 

durata superiore a cinque anni (DTF 139 II 121 consid 6.2). 

6.3 Occorre dunque determinare le condizioni affinché sia possibile pro-

nunciare un divieto d'entrata di durata superiore a cinque anni. In altre pa-

role si tratta di fissare i criteri per riconoscere un «grave pericolo per l'ordine 

e la sicurezza pubblici» ai sensi dell'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, nozione 

che va oltre il concetto di «minaccia di una certa gravità» necessaria per 

poter emettere un divieto d'entrata anche nei confronti di un cittadino di uno 

Stato parte all'ALC (art. 5 allegato I ALC). Il concetto di «minaccia grave» 

ai sensi della LStr deve essere applicato eccezionalmente e presuppone 

un'analisi approfondita e la presa in considerazione di tutti gli elementi per-

tinenti di ogni fattispecie (MARC SPESCHA ET AL., op. cit., ad art. 67 LStr, n. 

marg. 5, pag. 196; ANDREA BINDER OSER, in Caroni/Gächter/Thurnherr, 

Bundesgesetz über die Ausländerinnen und Ausländer [AuG], 2010, ad 

art. 67 LStr, n. marg. 24, pag. 689). 

6.4 Giova sottolineare che in virtù del principio della separazione dei poteri 

ed a norma di una consolidata giurisprudenza, l'autorità amministrativa non 

è vincolata dalle considerazioni del giudice penale. Tenuto conto delle fina-

lità differenti perseguite dalla sanzione penale e dal divieto d'entrata, di 

principio indipendenti tra di loro, entrambe le misure possono coesistere 

ed applicarsi ad una medesima fattispecie. Un divieto d'entrata può in tal 

caso essere adottato anche in assenza di un giudizio penale, sia in ragione 

della mancata apertura di un procedimento penale, sia della pendenza 

dello stesso. È sufficiente che l'autorità, sulla base di un proprio apprezza-

mento dei mezzi di prova, giunga alla conclusione che lo straniero adempie 

ai presupposti per l'adozione di un divieto d'entrata. L'autorità amministra-

tiva valuta pertanto sulla base di criteri autonomi se l'allontanamento dalla 

Svizzera di uno straniero sia necessario ed opportuno e può quindi giun-

gere a conclusioni differenti da quelle ritenute dal giudice penale (DTF 140 

I 145 consid. 4.3; 137 II 233 consid. 5.2.2; 130 II 493 consid. 4.2; sentenze 

del TAF C-2463/2013 del 7 maggio 2015 consid. 8.4; C-3061/2014 del 16 

aprile 2015 consid. 7.2; C-6205/2014 del 30 ottobre 2014 consid. 4). Il di-

vieto d'entrata non ha carattere penale bensì mira a lottare contro le per-

turbazioni della sicurezza e dell'ordine pubblici; si tratta dunque di una mi-

sura di carattere preventivo e non repressivo (Messaggio LStr, FF 2002 

3327, pag. 3428). 

 

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Pagina 10 

7.  

7.1 Dato che l'autorità inferiore ha pronunciato un divieto d'entrata di durata 

superiore a 5 anni, va qui di seguito esaminato, prima di procedere ad una 

ponderazione degli interessi in gioco, se è soddisfatto il criterio della mi-

naccia grave giusta l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr. 

7.2 Come si è visto, i comportamenti penalmente reprensibili ascritti a 

A._______ riguardano principalmente reati contro il patrimonio. Dalla con-

danna pronunciata dalla Corte delle assise correzionali del 29 novembre 

2013 si evince infatti che il ricorrente nel periodo compreso tra il 12 ed il 19 

settembre 2013 ha commesso per mestiere ed in banda una serie di furti 

in abitazioni di diverse località del Cantone Ticino, racimolando un bottino 

complessivo di fr. 69'456.– e danneggiando beni altrui per un valore totale 

di fr. 20'999.90. Nelle medesime circostanze, l'interessato si è altresì ripe-

tutamente macchiato del reato di violazione di domicilio, nonché di entrata 

e soggiorno illegali (cfr. sentenza della Corte delle assise correzionali di 

Lugano del 29 novembre 2013, pagg. 1-11 dell'incarto Simic). 

7.3 In altre parole, in un periodo di pochi giorni, il ricorrente si è recato in 

Svizzera con il solo scopo di commettere ben 7 furti in abitazioni, con con-

seguente violazione di domicilio e danneggiamento, visti gli scassi al fine 

di penetrare senza diritto alcuno nei luoghi dei reati. Va altresì detto che i 

furti con scasso in abitazioni private possono essere particolarmente peri-

colosi in quanto altamente lesivi della sfera personale delle vittime, le cui 

reazioni potrebbero essere di difficile previsione, dunque anche violente, in 

caso di incontro tra le stesse e gli autori del furto (cfr. DTAF 2014/20 con-

sid. 5.3). Si è inoltre visto che il valore della refurtiva e dei danni cagionati 

alle vittime è stato notevole. Sebbene le infrazioni commesse da 

A._______ non implicassero certamente la messa in pericolo di beni giuri-

dici quali la vita o l'integrità delle persone, bensì del patrimonio (per quanto 

concerne il reato di furto aggravato giusta l'art. 139 cifre 2 e 3 CP, e di 

danneggiamento ex art. 144 cpv. 1 CP) nonché della libertà personale (per 

quanto attiene alla violazione di domicilio ai sensi dell'art. 186 CP), viste le 

finalità, ed in particolare l'avere agito con evidente scopo di lucro, nonché 

le modalità di esecuzione alquanto professionali (cfr. per i dettagli la sen-

tenza della Corte delle assise correzionali di Lugano del 29 novembre 

2013, pag. 10 dell'incarto Simic), in banda, per mestiere e con l'irruzione in 

abitazioni private, oltre al fatto di essersi macchiato di simili delitti anche in 

Italia, il Tribunale non può che giungere l'interessato costituisce un grave 

pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. Per questo motivo è giustificata 

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l'emanazione di un divieto d'entrata conformemente all'art. 67 cpv. 2 lett. a 

LStr per una durata superiore a 5 anni giusta l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr.  

8.  

8.1 A fronte di quanto esposto resta ora da stabilire se la durata della mi-

sura di allontanamento adottata sia conforme al principio di proporzionalità 

e, procedendo ad un apprezzamento degli interessi privati e pubblici in 

gioco, valutare se sia adeguata alle circostanze del caso di specie. 

8.2 Detto principio esige che le misure adottate dallo Stato siano idonee a 

raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scel-

gano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve 

sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi uti-

lizzati (DTF 140 I 168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 con-

sid. 5.2.2). 

8.3 Quo all'interesse pubblico all'allontanamento del ricorrente dal territorio 

elvetico, si è già detto ai considerandi precedenti. 

8.4 In merito agli interessi privati, il ricorrente si è richiamato principalmente 

all'art. 8 CEDU, il quale garantisce il diritto al rispetto della vita privata e 

familiare, sottolineando che la decisione dell'autorità inferiore comporte-

rebbe l'impossibilità di sviluppare il rapporto con la moglie, anche se a ben 

vedere il matrimonio per stessa ammissione di A._______ non è mai stato 

registrato dalle competenti autorità italiane (cfr. atto di ricorso del 

27 marzo 2014, pag. 3), ed i figli cittadini italiani ed ivi residenti. 

8.5 Come detto, l'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle per-

sone. Questa disposizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare in un 

determinato Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 140 I 145 con-

sid. 3.1; 139 I 330 consid. 2.1 e riferimenti ivi citati). Quanto all'art. 13 cpv. 1 

Cost., che garantisce il diritto alla vita privata e familiare, la protezione ac-

cordata corrisponde sostanzialmente a quella dell'art. 8 CEDU (cfr. DTF 

136 I 178 consid. 5.2). 

8.6 Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve in-

trattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della 

sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Que-

sto diritto non ha però valenza assoluta, poiché ai sensi dell'art. 8 cpv. 2 

CEDU un'ingerenza delle autorità rimane possibile (cfr. DTF 140 I 77 con-

sid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Protetti dalla suddetta disposizione sono in 

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particolare i rapporti tra i coniugi, nonché quelli tra genitori e figli minorenni 

che vivono in comunione. Eccezionalmente sono presi in considerazione 

anche i rapporti tra genitori e figli maggiorenni se vi è un particolare rap-

porto di dipendenza fra loro (DTF 129 II 11 consid. 2). La protezione della 

vita familiare comprende sia le situazioni in cui si pone la questione della 

regolamentazione di un diritto di presenza, rispettivamente di un diritto 

all'ottenimento di un'autorizzazione di soggiorno per i membri della fami-

glia, sia le situazioni che non hanno alcun rapporto con un diritto di pre-

senza propriamente detto (cfr. BERTSCHI/GÄCHTER, Der Anwesenhei-

tsanspruch aufgrund der Garantie des Privat- und Familienlebens, in: ZBl 

2003, pag. 241). La protezione della vita familiare si estende dunque a di-

versi aspetti della stessa. In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8 

CEDU nel diritto degli stranieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto 

di presenza o alla protezione contro una misura di allontanamento, ma può 

anche implicare la garanzia di un diritto d'entrata e di presenza temporaneo 

nello Stato membro (PHILIP GRANT, La protection de la vie familiale et de la 

vie privée en droit des étrangers, 2000, pagg. 293 e 321). 

8.7 La protezione del diritto al rispetto della vita privata e familiare conferita 

dalla norma convenzionale in oggetto non è assoluta. Infatti, conforme-

mente all'art. 8 cpv. 2 CEDU, può esservi ingerenza della pubblica autorità 

nell'esercizio di tale diritto quando è prevista dalla legge e in quanto costi-

tuisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la si-

curezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la 

prevenzione dei reati, la protezione della salute, della morale, o la prote-

zione dei diritti e delle libertà altrui. A questo titolo, incombe alle autorità 

procedere alla ponderazione dei differenti interessi in presenza, vale a dire, 

da una parte l'interesse dello Stato all'allontanamento dello straniero e, 

dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere le sue relazioni familiari. 

8.8 L'interessato si è prevalso del rapporto con la moglie ed i figli residenti 

in Italia. Come precedentemente osservato, e per quanto attiene al rap-

porto con D._______, il Tribunale costata come detto matrimonio sembra 

sia stato celebrato unicamente secondo la tradizione Rom, vista la giovane 

età della coppia, e non è mai stato riconosciuto dalle autorità italiane (cfr. 

lett. A. supra). In merito ai rapporti con i figli, il Tribunale costata che dalla 

documentazione versata agli atti si evince che A._______ è il padre di 

E._______ e F._______ (cfr. certificati di nascita di cui ai doc. D e E allegati 

al ricorso del 27 marzo 2014). Nondimeno, ad eccezione delle allegazioni 

dell'interessato secondo cui egli vive in comunione con la moglie ed i figli 

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(cfr. l'atto ricorsuale del 27 marzo 2014, pag. 3), agli atti non vi sono indi-

cazioni circa l'effettiva intensità dei rapporti tra A._______ ed i figli, sia da 

un punto di vista affettivo-relazionale che economico. 

8.9 A prescindere da tutto ciò il Tribunale considera che i rapporti familiari 

invocati ai sensi dell'art. 8 CEDU tra il ricorrente da una parte, e la moglie 

ed i figli dall'altra, non presentano alcun legame con la Svizzera, non tro-

vandosi né il primo, né i secondi in questo paese, e potendo detti rapporti 

essere intrattenuti in Italia, paese di cittadinanza e di residenza della moglie 

e dei figli. A difetto di qualsiasi connessione con il territorio elvetico l'insor-

gente non può fondare alcun diritto sulla base del diritto al rispetto della 

vita privata e familiare giusta la testé citata norma convenzionale. 

8.10 Nondimeno, alla luce dell'insieme delle circostanze del caso di specie, 

ed in particolare del fatto che non risulta che A._______ abbia commesso 

nuovi atti delittuosi in Svizzera e all'estero successivamente ai fatti di cui 

alla condanna del 29 novembre 2013 – ciò che è bene sottolineare, costi-

tuisce un presupposto indispensabile ai fini di una normale convivenza 

all'interno della società – il Tribunale ritiene che la durata del divieto d'en-

trata comminato dall'autorità inferiore debba essere ridotta a 8 anni, di con-

seguenza i suoi effetti devono essere limitati al 24 febbraio 2022. 

8.11 A._______ ha infine considerato che l'iscrizione del divieto d'entrata 

nel SIS gli impedirebbe di potere fare ritorno in Italia dalla moglie ed i figli. 

Detta censura non permette al Tribunale di giungere ad altra conclusione 

che l'interesse pubblico all'allontanamento dell'interessato dal territorio 

della Confederazione e dall'aera Schengen prevalga su quello privato a 

potervi entrare, fermo restando che, come precedentemente rilevato al 

consid. 4.2, il ricorrente ha la facoltà di chiedere alla competenti autorità 

italiane il rilascio di un titolo di soggiorno in Italia indipendentemente dall'i-

scrizione nel SIS del suo divieto d'entrata. L'iscrizione dell'interessato nel 

SIS è, a mente dello scrivente Tribunale, giustificata e proporzionale, visti 

i fatti ritenuti (cfr. art. 21 e art. 24 par. 2 regolamento SIS II). Nell'ambito 

dell'implementazione della legislazione Schengen la Svizzera è in effetti 

chiamata a preservare gli interessi di tutti gli Stati membri (cfr. DTAF 

2011/48 consid. 6.1). Fermo restando che ciò, come precedentemente ri-

levato, non impedisce agli altri Stati parte agli accordi di Schengen di au-

torizzare l'entrata dell'interessato sul loro territorio per motivi seri, o di ema-

nare nei suoi confronti un visto a validità territoriale limitata (cfr. consid. 4.2 

supra).  

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Di transenna si osserva che A._______ ha dichiarato che in data 7 ottobre 

2010 (recte: 7 ottobre 2013) era «previsto un appuntamento presso l'Ufficio 

Immigrazione di G._______, dove il ricorrente avrebbe ottenuto un titolo di 

legittimazione» in Italia, ma viste la condanna e la conseguente pena de-

tentiva in Svizzera, l'interessato non ha potuto presentarsi a detto appun-

tamento al fine di regolarizzare il proprio soggiorno in Italia (cfr. atto ricor-

suale del 27 marzo 2014, pag. 4). Il Tribunale rileva che la scarcerazione 

dell'interessato sembra essere avvenuta il 18 dicembre 2014 (cfr. decisione 

del Giudice dei provvedimenti coercitivi del 28 gennaio 2014, pagg. 14-15 

dell'incarto Simic; nonché scritto del ricorrente del 9 dicembre 2014, atto 17 

dell'incarto TAF), di conseguenza durante il lasso di tempo trascorso tra la 

liberazione e l'emanazione della presente sentenza A._______ ha verosi-

milmente potuto ottenere un permesso di legittimazione in Italia nel senso 

poc'anzi indicato, tuttavia a seguito della citata comunicazione del 9 dicem-

bre 2014, da parte dell'interessato non è giunta alcuna informazione circa 

eventuali sviluppi in merito all'eventuale diritto di risiedere in Italia. Per que-

ste ragioni quanto invocato dal ricorrente è ininfluente rispetto alla fonda-

tezza dell'iscrizione del divieto d'entrata in esame nel SIS. 

9.  

Da quanto esposto, discende che il ricorso, nella misura in cui ammissibile, 

deve essere parzialmente accolto, le spese giudiziarie e le ripetibili se-

guono la soccombenza, considerato tuttavia come ai sensi dell'art. 63 

cpv. 2 PA nessuna spesa processuale è messa a carico dell'autorità infe-

riore. 

10.  

Ritenuto che l'insorgente è rappresentato in questa sede da un avvocato, 

si giustifica l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili (art. 64 

PA in combinato disposto con gli art. 7 e segg. del regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). La stessa, in assenza 

di una nota dettagliata, è fissata d'ufficio in fr. 800.–, IVA esclusa (cfr. art. 1 

cpv. 2 in correlazione con gli art. 8 cpv. 1 e 18 cpv. 1 LIVA [RS 641.20]; 

sentenze del TAF C-3457/2011 del 10 maggio 2012 consid. 11.1; nonché 

C-1677/2011 del 13 gennaio 2012 consid. 5.3), tenuto conto del lavoro ef-

fettivo svolto dal patrocinatore del ricorrente. L'indennità per ripetibili è po-

sta a carico della SEM. 

11.  

Non essendo impugnabile con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi 

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al Tribunale federale, la presente pronuncia è quindi definitiva (art. 83 lett. c 

cifra 1 LTF). 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto. 

2.  

La durata del divieto d'entrata emanato dalla SEM mediante decisione del 

26 febbraio 2014 è ridotta a 8 anni, ovvero fino all'25 febbraio 2022. 

3.  

Le spese processuali a carico del ricorrente ammontano a fr. 600.– e sono 

prelevate sull'anticipo spese di fr. 1'200.– versato in data 9 settem-

bre 2014. Il saldo di fr. 600.– è restituito al ricorrente. 

4.  

L'autorità inferiore verserà al ricorrente un importo di fr. 800.– a titolo di 

spese ripetibili ridotte. 

5.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata; allegato: formulario «indirizzo per il 

pagamento»)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; incarto di ritorno) 

– Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Reto Peterhans 

 

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