# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1969d4cb-30c9-5fa5-bb57-1eb9a53ff200
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-02-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.02.2016 35.2015.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2015-96_2016-02-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2015.96

   

  cr

  	
  Lugano

  23 febbraio 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Matteo Cassina (in
  sostituzione di Ivano Ranzanici, astenuto)

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 settembre 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 agosto 2015 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 1° marzo 2011 RI 1,
nata nel 1982, ha iniziato a lavorare quale collaboratrice di produzione presso
la ditta __________ di __________.

                                         Ella ha sospeso la propria
attività lavorativa a partire dal 10 maggio 2013, in quanto affetta, come
attestato dal dr. __________, da dermatite pomfoide (doc. 4).

                                         

                                         Il 19 agosto 2013, il
datore di lavoro ha annunciato il caso all’CO 1 e anche all’assicuratore
malattia __________ (doc. 1).

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, l’assicuratore LAINF, con decisione formale del
4 marzo 2015, ha negato che l’assicurata sia portatrice di una malattia
professionale ai sensi di legge (doc. 63).

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc. 67 e 77),
l’amministrazione, in data 13 agosto 2015, ha ribadito il contenuto della sua
prima decisione (doc. A).

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 14
settembre 2015, RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RA 1, ha chiesto che l’CO 1
venga condannato a riconoscere l’affezione di cui soffre quale malattia
professionale.

                                         Il rappresentante legale
dell’assicurata ha inoltre postulato la concessione dall’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).

 

                                         A sostegno delle proprie
pretese ricorsuali, l’insorgente ha fatto valere che a seguito del mancato
funzionamento, per un determinato periodo, dell’impianto di ventilazione nel
reparto nel quale lavorava, ella ha respirato delle sostanze tossiche, che le
hanno provocato l’insorgere di erezioni cutanee, prurito e gravi lesioni al
fegato.

                                         A comprova dell’origine
delle affezioni da ella presentate, da ricondurre a malattia professionale, la
ricorrente ha indicato i nominativi di altri tre dipendenti della ditta i quali
hanno lamentato, nello stesso periodo “incriminato”, dei problemi di salute
analoghi ai propri, chiedendo che il datore di lavoro “venga invitato a
produrre il dossier di questi tre lavoratori anche perché purtroppo la
ricorrente non ha il loro recapito esatto e che essi vengano sentiti quali
testimoni per riferire dei problemi di salute riscontrati”.

                                         Il patrocinatore
dell’assicurata ha, infine, evidenziato che “il dott. __________ sta
provvedendo a sottoporre la ricorrente ad ulteriori analisi che saranno
sottoposte all’attenzione della Corte giudicante appena saranno pronte” (doc.
I).

 

                               1.4.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV).

 

                               1.5.   In data 6 ottobre 2015, il
patrocinatore della ricorrente ha trasmesso al TCA una versione aggiornata
della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà e la documentazione
attestante lo stato di indigenza della propria assistita (doc. VI).

 

                               1.6.   Con scritto del 26 ottobre
2015, il patrocinatore della ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione,
in particolare una presa di posizione da parte del dr. __________ (doc. IX + L).

 

                               1.7.   In data 2 dicembre 2015 l’amministrazione,
tenuto conto della presa di posizione fornita dalla dr.ssa __________, ha
ribadito la correttezza della propria decisione su opposizione (doc. XIV + 1). 

 

                               1.8.   Con scritto del 20 gennaio
2016, il patrocinatore della ricorrente ha osservato di non avere ulteriori
argomentazioni da sollevare, ritenuto che l’CO 1 “ribadisce la propria
posizione senza addurre alla vertenza nuovi elementi” (doc. XVII).

 

                                         Questo scritto
dell’assicurata è stato trasmesso all’assicuratore infortuni (doc. XVIII), per
conoscenza.

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’assicuratore LAINF convenuto era legittimato a negare il proprio obbligo a
prestazioni in relazione ai disturbi presentati dall’assicurata, oppure no. 

                                         Più concretamente, occorre
decidere se la dermatite atopica di cui soffre RI 1 costituisce una malattia
professionale secondo l’art. 9 LAINF oppure no.

 

                                         Giusta
l'art. 9 cpv. 1 LAINF, sono malattie professionali quelle causate
esclusivamente o prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori
nell'esercizio dell'attività professionale.

                                         Fondandosi
sulla delega di competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14
OAINF, il Consiglio federale ha allestito, nell'allegato I all'OAINF, l'elenco
esaustivo delle sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da
determinati lavori dall'altro.

 

                                         Il
rapporto di causalità fra l'attività professionale e la malattia, oltre ad
essere adeguato, deve essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore
professionale deve essere più importante degli eventuali altri elementi che
hanno concorso a causare l'affezione.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, l'esigenza di un nesso preponderante è data quando la
malattia è determinata per oltre il 50% dall'azione di una sostanza nociva
menzionata nel primo elenco oppure, qualora figuri tra le affezioni annoverate
nel secondo, essa sia stata causata in ragione di più del 50% dai lavori
indicati in tale sede (DTF 119 V 200 consid. 2a; RAMI 2000 U
398, p. 333ss. consid. 3, RAMI 1988 p. 447ss. consid. 1b; Ghélew, Ramelet,
Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p.
67ss.).

 

                               2.2.   Il cpv. 2 dell'art. 9
LAINF recita che le altre malattie di cui è provato siano state causate
esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività
professionale sono, pure, considerate malattie professionali.

 

                                         La
legge prevede, dunque, che, affinché nasca l'obbligo dell'assicuratore LAINF a
prestazioni, fra le altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale
vi sia un rapporto esclusivo o almeno nettamente preponderante: la
giurisprudenza ritiene soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata
causata dall'attività professionale almeno nella misura del 75% (DTF 126 V 186
consid. 2b, DTF 119 V 201 consid. 2b, DTF 117 V 355 consid.
2a, DTF 114 V 109 consid. 3; RAMI 1991 p. 318ss., consid. 5a; Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).

                                         Il
TFA ha, poi, ancora stabilito che ciò presume che, epidemiologicamente, la
frequenza dell'affezione in questione sia almeno 4 volte più alta per una
categoria professionale determinata che per la popolazione in generale (DTF 126
V 183 consid. 4c e riferimenti ivi menzionati, DTF 116 V 136, consid. 5c; RAMI
2000 U 408, p. 407, RAMI 1999 U 326, p. 109 consid. 3 RAMI 1997 U 273, p. 179
consid. 3a; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).

 

                                         La
nostra Massima Istanza, nella sentenza di cui alla DTF 126 V 183ss., ha,
inoltre, precisato quanto segue:

 

"
(…). Sofern der
Nachweis eines qualifizierten (zumindest stark überwiegenden [Anteil von
mindestens 75%]) Kausalzusammenhanges nach der medizinischen Empirie allgemein
nicht geleistet werden kann (z.B. wegen der weiten Verbreitung einer Krankheit
in der Bevölkerung, welche es ausschliesst, dass eine bestimmte versicherte
Berufstätigkeit ausübende Person zumindest vier Mal häufiger von einem Leiden
betroffen ist als die Bevölkerung im Durchschnitt), scheidet die Anerkennung im
Einzelfall aus (BGE 116 V 143 Erw. 5c in fine; RKUV 1999 Nr. U 326 S. 109 Erw.
3 in fine; im gleichen Sinne bezüglich der Frage nach dem für die Anerkennung
als Berufskrankheit erforderlichen vorwiegenden [Anteil von mindestens 50%;
RKUV 1988 Nr. U61 S. 447] Zusammenhang von aufgetretenem Leiden und beruflich
bedingter Exposition zu in Ziff. 1 des Anhanges I zur UVV aufgeführten
schädigenden Stoffen das nicht veröffentlichte Urteil S. vom 11. Mai 2000,
worin auf Grund epidemiologischer Untersuchungsergebnisse das relative Risiko
für Leukämie oder ein myelodysplastisches Syndrom bei einer länger andauernden
Benzol-Exposition von 1 ppm als nur wenig über dem Risiko der Gesamtbevölkerung
liegend bezeichnet wurde). Sind anderseits die allgemeinen medizinischen
Erkenntnisse mit dem gesetzlichen Erfordernis einer stark überwiegenden (bis
ausschliesslichen) Verursachung des Leidens durch eine (bestimmte) berufliche
Tätigkeit vereinbar, besteht Raum für nähere Abklärungen zwecks Nachweises des
qualifizierten Kausalzusammenhanges im Einzelfall (vgl. BGE 116 V 144 Erw. 5d;
RKUV 1997 nr. U 273 S. 178 Erw. 3)."

 

                                         In una sentenza U
35/02 del 26 febbraio 2004, l'Alta Corte ha ribadito i medesimi concetti
rilevando in particolare:

 

"
2.1 Die Voraussetzung
des ausschliesslichen oder stark überwiegenden Zusammenhanges gemäss Art. 9
Abs. 2 UVG ist nach ständiger Rechtsprechung erfüllt, wenn die Berufskrankheit
mindestens zu 75 % durch die berufliche Tätigkeit verursacht worden ist. Die
Anerkennung von Beschwerden im Rahmen dieser von der Gerichtspraxis als
Generalklausel bezeichneten Anspruchsgrundlage (vgl. dazu BGE 114 V 111 Erw.
3c) ist an relativ strenge Beweisanforderungen gebunden. 

 

2.2 Im Rahmen von Art. 9 Abs. 2 UVG ist
grundsätzlich in jedem Einzelfall darüber Beweis zu führen, ob die geforderte
stark überwiegende (mehr als 75 %ige) bis ausschliessliche berufliche
Verursachung vorliegt (BGE 126 V 189 Erw. 4b am Ende). Angesichts des
empirischen Charakters der medizinischen Wissenschaft (BGE 126 V 189 Erw. 4c am
Anfang) spielt es für den Beweis im Einzelfall eine entscheidende Rolle, ob und
inwieweit die Medizin, je nach ihrem Wissensstand in der fraglichen Disziplin,
über die Genese einer Krankheit im Allgemeinen Auskunft zu geben oder (noch) nicht
zu geben vermag. Wenn auf Grund medizinischer Forschungsergebnisse ein
Erfahrungswert dafür besteht, dass eine berufsbedingte Entstehung eines
bestimmten Leidens von seiner Natur her nicht nachgewiesen werden kann, dann
schliesst dies den (positiven) Beweis auf qualifizierte Ursächlichkeit im
Einzelfall aus." 

 

                               2.3.   Analogamente a quanto
stabilito dalla giurisprudenza relativa alla nozione di infortunio, colui che
chiede il riconoscimento di prestazioni dell'assicurazione contro gli infortuni
deve rendere plausibile la sussistenza dei singoli elementi costitutivi della
definizione della malattia professionale. Qualora non adempia questi requisiti,
l'assicurazione non è tenuta ad assumere il caso. Se vi è controversia, spetta
al giudice decidere se i presupposti della malattia professionale sono dati. Il
giudice stabilisce d'ufficio i fatti di causa; a tal fine può richiedere la
collaborazione delle parti. Se la procedura non consente di concludere almeno
per la verosimiglianza dell'esistenza di una malattia professionale - la
semplice possibilità non essendo sufficiente - il giudice constaterà l'assenza
di prove o di indizi pertinenti e, pertanto, l'inesistenza del diritto a
prestazioni ai sensi della LAINF (DTF 116 V 140 consid. 4b e 142 consid. 5a, 114
V 305 consid. 5b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86, p. 50).

 

                               2.4.   Dalle tavole processuali emerge che la decisione dell’assicuratore
convenuto di negare all’affezione di cui soffre l’assicurata il
carattere di malattia professionale ai sensi di legge, è stata presa
sulla base del rapporto del 17 febbraio 2015 redatto dalla dr.ssa __________,
spec. FMH in medicina interna e del lavoro, attiva presso il __________ dell’CO
1, la quale, a sua volta, ha fatto capo alle risultanze del sopralluogo da lei
esperito presso la ditta __________ di __________.

 

                                         Come
suggerito in data 17 marzo 2014 dal dr. __________, spec. FMH in medicina
interna generale e in medicina del lavoro, medico aziendale della ditta __________
(cfr. doc. 36) – la quale era stata interpellata dall’assicuratore LAINF al
fine di accertare con quali sostanze e materiali era entrata in contatto
l’assicurata nello svolgimento della propria attività lavorativa (cfr. doc. 27)
- in data 11 settembre 2014 la dr.ssa __________ si è recata personalmente,
accompagnata dal chimico dr. __________, presso lo stabilimento della ditta __________.

                                         In
quell’occasione, l’assicurata ha dichiarato che i disturbi cutanei sono apparsi
in coincidenza con il mancato funzionamento, per un determinato periodo, dell’impianto
di ventilazione nel locale dove svolgeva la propria attività, con conseguente
presenza di “molta polvere”. Tale circostanza è stata smentita dai
rappresentanti della ditta.

                                         

                                         Dal
sopralluogo è emerso che l’attività di confezionamento dei prodotti
farmaceutici svolta dall’assicurata all’interno della ditta avveniva su 3
linee, regolarmente pulite, ad ogni cambio di prodotti da lavorare, in parte
nel reparto di confezionamento e in parte nella lavanderia.

                                         Nel
periodo di interesse - che a detta dell’assicurata andava dal 10 aprile al 10
maggio 2013 – la Direttrice di produzione della ditta ha spiegato che l’impiego
dell’interessata è stato svolto sicuramente sulla linea 3 nel “primario”, ossia
all’interno di un locale “in sovrapressione” dove si trova la macchina
blisteratrice, e consisteva nel confezionare farmaci generici e meglio nel
caricare capsule e compresse all’interno di una tremoggia di circa 30 litri di
capienza, dalla quale scivolavano poi attraverso una serie di canaline su di un
sottostante nastro continuo contenente i diversi blister da riempire. Al
momento del sopralluogo non è stata visibile alcuna emissione di polvere nel
locale.

                                         Quanto
ai prodotti confezionati, la Direttrice di produzione “rinvia a un dépliant e
al sito internet (vedi allegato)”, aggiungendo che, dato che l’assicurata
ricorda di avere lavorato, prima dell’insorgere del danno alla salute, sulla
linea 3 nel “primario” e visto che sulla linea 3 venivano confezionati blister
di alluminio/alluminio, “da ciò deduce che i prodotti erano __________, __________
e __________ (in ragione di circa 95%, 2% e 3% rispettivamente)”, mentre in
altri periodi venivano confezionati anche __________ e un prodotto combinato __________
/__________. Per maggiore chiarezza, visto anche che l’assicurata ha sostenuto
di aver lavorato, al momento determinante, anche su altre linee, la Direttrice
di produzione ha aggiunto che “la ditta controllerà nell’archivio la
documentazione e comunicherà quali prodotti sono stati confezionati su quale linea”.

                                         Quanto
alle misure di sicurezza, dal rapporto del sopralluogo emerge che sia nel
locale “primario” dove c’è la macchina blisteratrice, sia nello svolgimento
dell’operazione di deblisterare, “si indossano, a seconda del prodotto da
confezionare, dispositivi di protezione individuale” (DPI), consistenti
“per il __________ in tuta completa di protezione e casco di ventilazione assistita
classe TH2P con filtri antiparticelle; per la __________ semimaschere filtranti
FFP3; per altri prodotti solo guanti e occhiali (oltre naturalmente agli
indumenti per la protezione del prodotto secondo GMP e tuta o camice di
cotone)”.

                                         A
proposito dell’impianto di ventilazione, dal rapporto risulta che “la
sovrapressione nei locali è mantenuta dall’impianto centrale di ventilazione e
controllata per ogni singolo locale”, i cui indicatori, montati a parete,
vengono letti ogni giorno dal meccanico del reparto di confezionamento e
indipendentemente da un operatore della manutenzione, i quali provvedono a
sistematicamente documentare tali controlli, in quanto rilevanti per le regole
GMP. Le affermazioni dell’assicurata, secondo la quale “nel periodo di
interesse la ventilazione per qualche tempo era fuori esercizio”, non sono
state confermate dai rappresentanti della ditta, i quali hanno osservato che “la
ditta ricontrollerà in archivio la documentazione della produzione nel periodo
di interesse e comunicherà se sono annotati guasti o eventi particolari
riguardo alla ventilazione (tutto è documentato secondo __________” (doc.
60 pag. 2, sottolineature della redattrice).

                                         Infine,
dal rapporto emerge che i lavoratori del reparto confezionamento “sono talvolta
impiegati anche nella lavanderia, quando nel confezionamento non c’è lavoro”,
sottolineando come “per il lavaggio sono prescritti gli stessi DPI (ossia
dispositivi di protezione individuale, n.d.r.), specifici a seconda del
prodotto, come nel confezionamento”. 

                                         Al
riguardo, la signora __________ ha affermato di avere lavorato anche nella
lavanderia, asserendo “che le è capitato di lavare pezzi senza sapere per quale
prodotto erano stati utilizzati e che a volte si abbia lavato materiale
utilizzato per il __________ senza indossare i DPI prescritti” (doc. 60
pag. 3, sottolineatura della redattrice).

                                          

                                         Tenuto
conto di quanto dichiarato dall’assicurata, così come delle informazioni
fornite dal datore di lavoro a proposito dell’organizzazione del lavoro e dei
materiali utilizzati, il rapporto della visita dell’11 settembre 2014 si
conclude con le seguenti osservazioni:

 

" (…)

3. Valutazione

Durante l’esercizio normale il
contatto diretto con il principio attivo del prodotto è minimo, per le capsule
e le compresse filmate praticamente nullo. Il locale primario è ventilato e la
ventilazione è sorvegliata; non c’è ricircolo di aria proveniente da
aspirazioni locali sulle macchine o comunque di aria contaminata in modo
particolare, ma solo di una parte dell’aria del locale. I DPI messi a
disposizione e prescritti sono scelti in base alle proprietà pericolose del
prodotto da lavorare. In esercizio normale non è da presumere un’esposizione
significativa ai prodotti farmaceutici trattati.

 

L’asserzione dell’assicurata, secondo
cui in un certo periodo la ventilazione dei locali non funzionava e per questo
motivo nel locale dove lavorava c’era molta polvere rimane controversa
anche dopo il colloquio. Riteniamo molto improbabile che per giorni siano stati
confezionati prodotti in condizioni irregolari. Comunque, il processo di
lavorazione causa solo emissioni di polvere molto ridotte; anche in caso di
guasto alla ventilazione, la protezione con i soli DPI è molto
probabilmente sufficiente.

 

4. Ulteriore procedere

Una valutazione quantitativa non è possibile. Una valutazione qualitativa
della presunta esposizione sarà possibile solo dopo che la ditta avrà
fornito le informazioni citate sopra riguardo ai prodotti lavorati e a
eventuali guasti alla ventilazione. Attendiamo pertanto che vengano fornite le
informazioni necessarie.” 

(Doc. 60 pag. 3, sottolineature della redattrice).

 

                                         Con
apprezzamento del 17 febbraio 2015, la dr.ssa __________, dopo avere ripercorso
l’intera vicenda, avere riassunto il contenuto del rapporto relativo alla
visita dell’11 settembre 2014 e avere esaminato i prodotti confezionati presso
la ditta farmaceutica indicati al momento del sopralluogo con i quali
l’assicurata è venuta in contatto nel periodo d’interesse, ha concluso che un
nesso causale tra le affezioni dermatologiche presentate da RI 1 e l’attività
lavorativa è, tutt’al più, possibile.

                                         La
dr.ssa __________ ha, infatti, indicato:

 

" (…)

Zusammenfassend bleibt somit ein Kausalzusammenhang zwischen der
uns gemeldeten Akne als höchstens möglich anzunehmen. Es ist als sehr
ungewöhnlich anzunehmen, dass während einer

ganzen Produktionswoche in einem pharmazeutischen Betrieb
anhaltend die beschriebenen arbeitshygienischen

Verhältnisse geherrscht hätten. In Betrieb gibt es weiter eine
Vorschrift über die jeweils zu verwendende persönliche Schutzausrüstung. Das Fortbestehen der Akne über Monate hinweg

ohne weitere Exposition ist ungewöhnlich. Die in
Frage kommenden Wirkstoffe __________ und __________ kumulieren nicht im Korper
wie Dioxine Bisher wurden uns keine weiteren Falle aus

dìesem Betrieb gemeldet.” (Doc. 61)                    

 

A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto
dell’assicurata, in data 1° luglio 2015 l’amministrazione ha nuovamente interpellato
la dr.ssa __________, chiedendole di precisare:

 

" La prego
di prendere conoscenza dell’evoluzione dopo il suo apprezzamento del 17.02.2015
e, in particolar modo, di quanto riferito dal curante al legale (pag. 5 del
complemento all’opposizione del 12.6.2015).

 

Le sarei grata se volesse prendere
posizione in merito alle critiche mosse al suo operato dal dott. Sassi e, in
particolar modo, in merito all’asserita esposizione alla diossina.

 

Inoltre a tutt’oggi la ditta non ci ha
trasmesso i quantitativi dei prodotti utilizzati. La prego di precisare se
ai fini della procedura di opposizione tali dati sono o meno necessari e, in
caso di risposta negativa, per quali motivi. In caso di risposta positiva
voglia confermarci se dobbiamo limitarci a chiedere alla ditta di comunicarci
per il periodo incriminato i quantitativi di __________ e di __________ in
quanto gli altri medicamenti non comportano alcun rischio di sviluppare un’acne
o delle fistole pruriginose.”

(Doc. 78, sottolineatura della redattrice)

 

Tramite una dettagliata presa di posizione del 5 agosto 2015 - consistente
in nove pagine attraverso le quali ha ripercorso l’intera vicenda
dell’interessata, riassumendo tutte le risultanze mediche e le constatazioni fatte
in occasione del sopralluogo svolto presso la ditta datrice di lavoro
dell’interessata - la dr.ssa __________ ha ribadito la propria precedente
valutazione, ritenendo che i problemi dermatologici dell’assicurata non possano
essere assunti dall’assicurazione contro gli infortuni quale malattia
professionale.

La specialista ha evidenziato di non avere considerato impossibile
che esista un nesso causale tra i disturbi e l’attività lavorativa, ma di avere
indicato che ciò è, tutt’al più, possibile. 

La dr.ssa __________ ha ribadito che l’attività della ditta in
questione deve rispettare determinate norme di sicurezza internazionali e che
nello svolgimento della propria mansione l’assicurata era tenuta a portare un
abbigliamento protettivo, come peraltro da ella stessa riconosciuto; inoltre,
le due sostanze potenzialmente in grado di far sviluppare una reazione cutanea
(__________e __________) sono state prodotte durante il periodo in discussione
in piccole quantità; ancora, la presenza di eruzioni cutanee ancora nel mese di
dicembre 2013, oltretutto con un andamento irregolare nella loro apparizione, è
per lo meno inconsueto dal punto di vista della medicina del lavoro, ritenuto
che le sostanze nocive in discussione non possono essere accumulate nel corpo
tanto a lungo da comportare dei disturbi ancora a distanza di molti mesi
dall’ultimo potenziale “contatto” .

Ella ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"
(...)

Zusammenfassend erachte ich einen Kausalzusammenhang zwischen der
uns gemeldeten Akne und der beruflichen Exposition als höchstens möglich. Ich
bezweifle auch nicht die Diagnose einer Akne. 

Ich betone als höchstens möglich, denn ich habe nicht geschrieben,
ich halte es für unmöglich. Die Patientin ist nicht in der Herstellung von
Pharmazeutika zum Einsatz gekommen sondern lediglich bei der Konfektionierung
der fertigen, pharmazeutischen Wirkstoffe für den therapeutischen Gebrauch am
Patienten. Die Nebenwirkungen sind daher bekannt. Im Betrieb wird nach
internationaIen GMP-Regeln gearbeitet und in diesem Rahmen ist auch eine
Tragpflicht der persönlichen Schutzausrüstung vorgeschrieben. Die Patientin
bestätigte die letztere auch an den Produktionslinien getragen zu haben. Zwar
könnten zwei Wirkstoffe zu einer Akne (__________) und __________ zu einem
pustulösen Hautausschlag führen, doch wurden diese Produkte explizit in
geringen Mengen zum besagten Zeitraum gemäss Angaben des Betriebes hergestellt.
Und die Versicherte bestätigte an den Konfektionierungslinien die
vorgeschrieben Schutzausrüstung getragen zu haben.

Zu 95 % wurde das Medikament __________ hergestellt.

 

Am 09.08., als sie nach den Ferien an die Arbeit zurückgekommen
ist, war sie nur in der Konfektionierung der fertig hergestellten und bereits
in Blister verpackten Medikamente zum Einsatz gekommen. Die
Patientin kam also nicht am ursprünglichen Arbeitsplatz zum Einsatz. Es ist
aufgrund des Betriebsbesuches kaum anzunehmen, dass sie zum damaligen Zeitpunkt
Kontakt zu pharmazeutischen Wirkstoffen gehabt hätte. Als letztes mögliches
Expositionsdatum ist daher der 10.5.2013 anzunehmen.

 

Das Anhalten dieser Hautausschläge bis ca.
Dezember 2013 und der von der Patientin selbst beschriebene undulierende
Verlauf, das heisst das Kommen und Gehen der Ausschläge ist aus
arbeitsmedizinischer Sicht ungewöhnlich, da diese Stoffe im Körper nicht über
einen so langen Zeitraum kumulieren können, sodass sie monatelang Beschwerden
auslösen könnten.

 

Hätte die Patientin die vorgeschriebene
Schutzausrüstung nicht getragen, wäre die Situation mögIicherweise anders zu
bewerten. Zumindest könnten möglicherweise
Hautausschläge in den erste ca. 1-10 Wochen erklärt werden, kaum aber solche,
die bis Dezember 2013 vorgelegen haben.

Zudem finden sich in den Akten auch andere
plausible Ursachen für die aufgetretenen HautprobIeme Ich verweise dazu auf den
Bericht von Herrn Dr. __________ vom 28.8.2013 und meinen darunter aufgeführten
Hinweis auf die Befunde des Ospedale di __________ vom 10.5.13 auf Seite 3.

Wie ich in meinem Betriebsbesuch festgehalten
habe, war uns lediglich eine qualitative Einschätzung möglich, da eine
quantitative Abschätzung der Exposition mangels Fehlen der Daten des Betriebes
möglich war.” (Doc. 79, sottolineature della
redattrice)

 

                               2.5.   In corso di causa, il
patrocinatore della ricorrente ha trasmesso al TCA il seguente messaggio di
posta elettronica, datato 25 ottobre 2015, indirizzatogli dal dr. __________,
medico chirurgo, curante dell’assicurata, il quale si è così espresso a
proposito della decisione su opposizione del 13 agosto
2015 qui impugnata: 

 

" In data 17 agosto 2015 ho ricevuto da Lei in allegato la decisione su
opposizione di CO 1.

 

Vi ho trovato ripetute le motivazioni già addotte il
4 marzo 2015 che vorrò trattare su due ordini di argomentazioni. La prima di
ordine clinico, la seconda di ordine ambientale.

 

Comincio dalla prima:

 

al capoverso B si produce referto di visita del dr. __________,
consulente di __________, del 28.08.2013.

 

A tale data nelle mie certificazioni avevo ancora
solo fatto diagnosi di “orticaria gigante” poi evoluta in “dermatite pomfoide”
e solo a partire dal 02.09.2015 constato e scrivo “dermatite
pomfoide-pustolosa”. Correttamente il dott. __________, visitando l’assicurata,
rilevava la presenza di un piercing in sede di una lesione non diversa dalle
altre diffuse in varie regioni del corpo.

Lo rimuoveva lui stesso e preparava un vetrino
dell’essudato che consegnava nelle mani della signora RI 1 invitandola a
portarlo all’Ospedale di circolo di __________ ad un anatomopatologo di Sua
conoscenza. Rilasciai io ricetta del S.S.N. italiano affinché l’esame
istologico non fosse a carico della paziente. Il risultato fu di “infiltrato di
lesione suppurativa aspecifica”.

 

Ineccepibile quanto praticato dal dott. __________ in
rapporto a quanto era a tale data lo stato clinico e diagnostico.

 

Eccepibilissimo invece che, sulla base di tali
ipotesi diagnostiche, la Signora __________ si arrogasse subito il successivo
giorno 29 il diritto di dichiarare il caso non competente CO 1 assicurazioni
infortuni sul lavoro.

 

Al capoverso F, a motivazione della ricusazione si
citano visite successive del dott. __________ e della dott. __________.

Il dott. __________ ricevendo la RI 1 non la visitò in senso
medico e specialistico, non la fece spogliare, quindi potè vedere solo il viso
e le mani e neppure le gambe, dal momento che RI 1 mi assicura che portava i
pantaloni come sempre.

Prese atto della relazione del dott. __________ e pose diagnosi di
“follicolite acneiforme” da probabile sensibilizzazione di tipo tardo al
nichelio, citando anche lui fuori tempo il piercing ormai rimosso da alcun
tempo, ma non si espresse circa gli eventi patogenici della stessa. Non entrò
neppure nel merito di una anamnesi patologica prossima e quindi non confutò un
bel niente della mia diagnosi, anzi confermò trattarsi di “acne pustolosa”.

Citarlo dunque a motivazione della ricusazione non può
corrispondere ad una onesta interpretazione del Suo referto.

 

La dott. __________, anch’Ella non fa altro che prendere visione
delle precedenti relazioni del dott. __________ e del dott. __________ e reitera
la abusata ipotesi di ipotetiche allergie.

 

Sparando nel mucchio non si poteva non colpire qualche bersaglio.

 

Infatti (e qui espongo le ragioni della mia lungaggine nel
rispondere) infatti ho fatto esperire alla RI 1 gli accertamenti
clinico-allergologici più ampi, su indicazione di allergologo di fiducia.

 

La risposta è stata che RI 1 presenta una reazione positiva (++)
al nichel.

 

Potrebbe sembrare la prova regina atta e sufficiente a provare che
la dermatite di RI 1 non sia stata provocata dalla esposizione a
microinquinanti sul lavoro.

 

E invece no.

 

Innanzitutto la signora RI 1, che è mia assistita da quando è nata
e ho regolarmente seguito per la nota nefropatia congenita, non ha mai
manifestato sintomi riferibili ad allergie, né cutanee, né pneumologiche, né
oculo-rinitiche, né gastroenteriche prima del mese di maggio 2013, anche se
contatti con oggetti di gioielleria “povera” non sono certamente mancati (anelli,
orecchini, collanine, cerniere lampo, ecc.).

Ma soprattutto il “piercing”, ancora conservato come le è stato
consegnato dal dott. __________, non contiene nichelio.

È un “microderma” in materiale chirurgico applicato presso un
laboratorio autorizzato di Varese che interpellato assicura in tal senso.

Il laboratorio si è offerto di far esperire perizia metallurgica
certificata. Ciò comporterebbe, però, non la irrepetibilità dell’analisi ma la
manomissione dell’oggetto.

È, quindi, per il momento, prudenziale conservarlo
intatto e confidare nelle dichiarazioni del laboratorio stesso; essendo
comunque sempre possibile la verifica.

 

E comunque solo queste ipotesi ha saputo produrre CO
1 per confutare dal punto di vista clinico la mia diagnosi ben argomentata in
senso etio-patogenetico e con nessi di causa-effetto temporali e spaziali ben
denunciati?

Io mi sentirei in malafede se accettassi la ipotesi
del nichel come dirimente solo perché prima di me è stata introdotta da altri
medici.

 

E infatti veniamo al secondo ordine di
argomentazioni.

 

Dopo avere ricevuto segnalazione (pur controvoglia
delle parti per non implicare terzi nel contenzioso) che altri dipendenti della
Ditta avevano a suo tempo manifestato gli stessi sintomi in concomitanza con
gli eventi detti (io stesso presi visione di messaggi con annesse fotografie
postate sul portatile della RI 1 da una collega di lavoro, nonché un referto di
pronto soccorso per reazioni cutanee e rino-oculari concernenti un altro
collega), quindi del coinvolgimento plurimo di addetti alle lavorazioni in
quella Ditta nel maggio 2013;

 

dopo aver saputo, perché riferito dalla RI 1 alla
dott. __________ e da me messo per iscritto nella mia precedente contorelazione,
che presso quel laboratorio farmaceutico venivano effettuate anche lavorazioni
test da documentare ai fini di una progettata espansione negli __________, ed
infatti il titolare alla fine di una telefonata minacciosa che mi fece sbottò
in un “tanto io sbarco in America”,

 

CO 1 Assicurazioni avrà ancora l’ardire di
presentare come elemento di confutazione la ispezione fatta eseguire alla dott.
__________ e al chimico dott. __________ l’11 settembre 2014,
ossia 16 mesi dopo i fatti, bevendosi come buone le informazioni prodotte dalla
Ditta stessa?

 

Meglio farebbe a non parlarne più di quella
ispezione altrimenti a qualcuno potrebbe venire la voglia di chiedersi il
perché di tale ritardo.

 

(omissis) (parte censurata dall’avv. RA 1, n.d.r.)

 

E comunque, come diceva uno Statista italiano
ripreso poi da un noto magistrato: “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci
si azzecca”.

 

Concludo, avvocato, ripetendo quanto Le ho già detto
di persona: da buon italiano ho fiuto per sapere  quando una cosa deve essere
insabbiata.

 

Non otterrà nulla né in sede assicurativa, né presso
altri organi giudiziari.

 

Da parte mia, ho già messo in atto il “Piano B”. Lo
pretende la mia personale conformazione etica e la mia onestà intellettuale.

 

Potrà fare di questa mia risposta ogni uso che
riterrà utile, anche modificandola o censurandola nelle parti che riterrà
opportuno.”

(Doc. L)

 

Invitata dall’amministrazione a prendere posizione
riguardo alle critiche sollevate dal dr. __________, la dr.ssa __________,
con apprezzamento medico del 2 dicembre 2015, dopo avere indicato che il
rapporto del medico curante dell’assicurata non ha messo in luce nuovi aspetti
medici riconducibili alla malattia professionale sui quali occorra prendere
posizione, ha fornito alcune puntualizzazioni in merito alla maniera con la
quale, nel caso di specie, sono stati messi in atto gli accertamenti necessari:

 

" (…)

Fachlich ergeben sich daraus keine neuen Aspekte in Bezug auf die
Abklärung der Berufskrankheit, die ich nicht bereits in meiner letzten
Stellungnahme vom September festgehalten hätte.

 

In Bezug auf das administrative halte ich fest,
dass der Fall uns am 27.12.2013 erstmals vorgelegt wurde und bereits per
03.01.2014 Frau Dr. __________ weitere notwendige Abklärungsschritte einleiten

liess. Am 17.07.2014 wurde der Fall erneut uns
vorgelegt und ich habe umgehend für den 23.07.2014 einen Betriebsbesuch
zusammen mit Herrn Dr. __________ vorgeschlagen. Leider wurde aber die
Realisierung erst viel später möglich. Eine vorläufige Stellungnahme habe ich
per 28.07.2014 gemacht und dann den Betriebsbesuch für den 11.09.2014
bestätigt. Der Grund weshalb der Betriebsbesuch nicht früher erfolgen konnte,
waren Ferienabwesenheiten seitens des Anwalts am 23.07. und später war auch ich
selbst ferienhalber abwesend. Ich verweise bezüglich der Terminplanung auf die
Aktenstücke über die Organisation des Betriebsbesuches im Dossier zwischen Juli
und August 2014.” (Doc. XIV/1)

 

                               2.6.   Chiamata a pronunciarsi, questa
Corte, tutto ben considerato, ritiene che senza che prima vengano messi in atto
ulteriori accertamenti volti a chiarire alcuni aspetti che rivestono
un’importanza fondamentale al fine di una corretta valutazione del caso, non si
possa attribuire pieno valore probatorio alle conclusioni alle quali è giunta la
dr.ssa __________. 

                                         Quest’ultima,
infatti, ha ritenuto solo possibile l’esistenza di un nesso causale tra le
affezioni dermatologiche dell’assicurata e l’esercizio della sua attività
professionale, basando questa sua seppure dettagliata e motivata valutazione su
alcuni elementi - dati per scontati ed acquisiti - che avrebbero dovuto,
invece, come concordato in occasione del sopralluogo dell’11 settembre 2014
effettuato presso la ditta datrice di lavoro, essere oggetto di debita verifica
da parte della __________. 

                                         Così
non è stato.

                                         Si
trattava, specificatamente, di accertare con quale tipo di prodotti
farmaceutici l’interessata fosse venuta a contatto nello svolgimento della
propria attività, così come del corretto funzionamento, nel periodo
determinante, dell’impianto di ventilazione della ditta.

                                         La
verifica di entrambe queste questioni, tutt’altro che secondarie, avrebbe
dovuto essere pretesa da parte della Divisione medica dell’assicuratore LAINF
e, in ogni caso, dall’assicuratore infortuni, prima di potere valutare con
piena cognizione di causa il caso dell’assicurata.

 

                                         Come
diffusamente indicato al precedente considerando (cfr. consid. 2.5.), al
momento del citato sopralluogo presso la __________ – visita alla quale
l’amministrazione ha attribuito, come visto, un ruolo fondamentale - la
Direttrice della produzione - chiamata a precisare quali fossero i prodotti
confezionati nel periodo determinante, compreso fra il 10 aprile 2013 e il 10
maggio 2013, fatto valere dall’assicurata - aveva fornito una risposta
meramente ipotetica (“secondo la signora __________ la linea 3 confezionava
blister di alluminio/alluminio, da ciò deduce che i prodotti erano ….”),
che avrebbe poi dovuto essere oggetto di verifica attraverso la consultazione
della documentazione in archivio (cfr. doc. 60 pag. 2, nel quale è stato
espressamente indicato che “la ditta controllerà nell’archivio la
documentazione e comunicherà quali prodotti sono stati confezionati su quale
linea”).

                                         Nonostante tale
annotazione, dagli atti risulta che la ditta non abbia mai comunicato
dettagliatamente il nome dei prodotti lavorati dall’interessata (cfr. doc. 78 e
79).

                                         

                                         Tale verifica, di semplice
attuazione, appariva e appare tanto più necessaria, ritenuto che le conclusioni
della dr.ssa __________ si fondano tutte sul presupposto che, nel periodo
determinante, l’assicurata si sia occupata essenzialmente del confezionamento
di __________ (nella percentuale del 95%), mentre altri prodotti potenzialmente
in grado di suscitare reazioni allergiche quali quelle che hanno colpito
l’interessata, come __________ e __________, erano trattati in percentuali minime
(cfr. doc. 79).

                                         Verificare se ciò
corrisponde al vero risulta, quindi, imprescindibile.

                                         

                                         Analoghe
considerazioni riguardano un altro aspetto controverso, relativo al
funzionamento dell’impianto di ventilazione, il quale, a detta dell’assicurata,
era rimasto fuori uso durante un determinato periodo, circostanza tuttavia non
confermata dai rappresentanti della ditta presenti al sopralluogo. Anche in
merito a tale argomento, la ditta si era impegnata a controllare la
documentazione in archivio e a comunicare “se sono annotati guasti o eventi
particolari riguardo alla ventilazione (tutto è documentato secondo GMP)” (doc.
60 pag. 2).

                                         Anche questo genere di
controllo è rimasto, tuttavia, inevaso.

 

                                         Ora,
ritenuto che l’assicurata ha sempre sostenuto che i suoi disturbi siano insorti
dopo che, a causa di problemi all’impianto di ventilazione, con conseguente
innalzamento della temperatura nel locale di lavoro, ella ha dovuto svolgere la
propria attività in condizioni non sicure e senza indossare, proprio a causa
dell’alta temperatura, adeguati dispositivi di protezione individuale (in
particolare la tuta completa di protezione, sostituita dall’utilizzo di una
semplice mascherina, cfr.  doc. 42), volti ad impedirle di inalare le polveri
della lavorazione, a mente del TCA appare indispensabile, prima di potere
statuire, sapere se nel periodo controverso la ditta __________ abbia
effettivamente riscontrato dei problemi con il proprio impianto di ventilazione
oppure no.

                                         

                                         Si
tratta, oltretutto, di un accertamento di facile attuazione vista l’esistenza,
per stessa indicazione dei rappresentanti della ditta, di specifica documentazione
al riguardo negli archivi della ditta.

                                         

                                         Un
simile controllo appare tanto più necessario, alla luce del fatto che, agli
atti, vi è una “comunicazione interna”, datata 13 maggio 2014, nella quale il
signor __________, Ch. Eng. ETH, Engineering and Safety Manager della __________,
ha spiegato di avere “revisionato la documentazione di funzionamento/manutenzione
dell’impianto in offetto nel periodo maggio 2013 e su tali basi posso
sicuramente confermare il regolare buon funzionamento dello stesso”,
aggiungendo che “l’analisi della documentazione citata e il monitoraggio
dell’attività è parte integrante delle responsabilità del Reparto Manutanzione
e Sicurezza e confermo che tale attività viene costantemente eseguita e
controllata. È altrattanto parte integrante delle responsabilità di Reparto l’attuazione
delle procedure aziendali appositamente predisposte in caso di situazioni
anomale. La documentazione in parola è evidentemente disponibile per qualsiasi
necessità presso l’archivio del Reparto Manutenzione Generale” (doc. 36).

                                         

                                         Questa
verifica concernente il “funzionamento impianto condizionamento reparto
confezionamento 3.P/B (sistema HVAC63 – maggio 2013” non può essere considerato
conclusivo da parte di questo Tribunale, posto che, come già ricordato in
precedenza, il periodo determinante fatto valere dall’assicurata e sul quale né
il datore di lavoro, né l’amministrazione hanno addotto obiezioni, va dal 10
aprile 2013 al 10 maggio 2013.

 

                                         Ancora,
la necessità di disporre di certezze riguardo al corretto funzionamento
dell’impianto di ventilazione deriva anche dalla precisazione, riportata dalla dr.ssa
__________ nell’apprezzamento medico del 5 agosto 2015, che diversa sarebbe
stata la sua valutazione nel caso in cui l’assicurata non avesse indossato i
dispositivi di protezione personale prescritti (cfr. doc. 79).

                                         Ciò
è, tuttavia, proprio quanto sostenuto dall’assicurata (cfr. doc. 42, dal quale
emerge che “i disturbi dermatologici sarebbero stati scatenati da un periodo di
dieci giorni durante i quali il sistema di aerazione del locale non ha
funzionato in modo corretto, provocando un forte innalzamento della
temperatura, che ha obbligato a lavorare senza scafandro ma solo con una
mascherina semplice di protezione”).

                                         Da
qui l’impossibilità di potere attribuire pieno valore probante alla valutazione
della dr.ssa __________, senza prima chiarire se quanto fatto valere da RI 1
corrisponda, o meno, al vero.

 

L’assicurata, a comprova di quanto addotto con riferimento, in
particolar modo, al cattivo funzionamento dell’impianto di aerazione della
ditta, ha pure citato il nome di altri colleghi, i quali avrebbero sofferto nello
stesso periodo di problemi del tutto analoghi ai propri (cfr. doc. I).

Anche questo aspetto, importante al fine di una corretta
valutazione del caso di specie, non è stato minimamente preso in considerazione
né dalla dr. ssa __________, né dall’amministrazione, e questo nonostante fosse
già stato comunicato dall’interessata in occasione della visita presso il dr. __________
del 18 febbraio 2014, quindi ben prima del ricorso (cfr. doc. 42).

Il TCA ritiene che visto il decorso atipico, dal profilo della
medicina del lavoro, della patologia dell’interessata, così come rilevato dalla
stessa dr.ssa __________, tale questione avrebbe meritato di essere
approfondita da parte dell’amministrazione.

 

Infine, questo Tribunale evidenzia che la conclusione alla quale è
giunto, ossia che l’assicuratore LAINF avrebbe dovuto provvedere, prima
dell’emissione della decisione su opposizione qui impugnata, ad approfondire
gli aspetti poco chiari qui sopra elencati, si giustifica tanto più, ritenuto
che già nel rapporto dell’8 luglio 2014 il dr. __________, spec. FMH in
dermatologia e venerologia, incaricato dall’amministrazione di effettuare una
visita specialistica, aveva messo in evidenza di non avere “mai ricevuto le
informazioni per completare dapprima una valutazione generale e poi i relativi
test allergologici”, non potendo quindi esprimere un parere specialistico
definitivo (doc. 42).

                                         In
particolare, il dr. __________ aveva elencato, nel dettaglio, quali fossero
tutti gli aspetti problematici, sui quali era necessario fare chiarezza prima
di poter valutare se sussistesse o meno un nesso causale tra disturbi
dermatologici presentati e attività lavorativa esercitata dall’interessata.

                                         Lo specialista in
dermatologia aveva, infatti, molto opportunamente fatto notare quanto segue:

 

" (…)

1. I'inizio dei disturbi corrisponde alla fase in cui il sistema
di areazione del locale di lavoro della paziente era fuori uso. Proprio in
questo periodo, quindi con una maggiore esposizione alla polvere dei prodotti
farmaceutici destinati a essere imballati in blisters, la

paziente ha lavorato senza “scafandro protettivo". A detta
della signora RI 1 a causa della contaminazione dell’aria gli Úffici amministrativi
in prossimità del detto locale sarebbero stati chiusi in quel periodo. Non
mi è stato possibile avere migliori informazioni

in merito;

 

2. apparentemente la signora RI 1 non è stata l'unica impiegata
della __________ che in questo periodo ha lamentato alterazioni cutanee. Mi ha
riferito che alcuni altri impiegati, attivi nello stesso ramo, hanno pure
sofferto per alterazioni cutanee simili. Non mi è stato possibile accertare
se ciò corrisponde alla realtà; 

 

3. Non mi è stato possibile accertare quali siano state le
sostanze / medicamenti con cui la paziente è entrata in contatto durante la
fase del difetto del sistema di areazione. Sarebbe stato importante saperlo
per poter eseguire dei test allergologici mirati, cosa che non ho ancora potuto
fare; 

 

4. non mi è chiara quale sia la diagnosi dermatologica della
patologia acuta lamentata dalla paziente nel periodo del mese di maggio /
giugno / luglio 2013. Il medico curante parla inizialmente di una dermatite
ponfoide, termine che non ha particolare significato dermatologico L'esame
istologico eseguito presso il Policlinico dermatologico a __________ parla
invece di una follicolite ascessuale, quindi di tipo acneiforme, potenzialmente
compatibile con una reazione medicamentosa di questo tipo;

 

5. il medico curante parla di una cloracne da diossina, avendo
avuto esperienza diretta quarant'anni fa al momento della intossicazione nella
zona di Seveso.

Non mi è stato possibile sapere se la __________ abbia avuto in
concomitanza del difetto di aerazione una fuga di diossina. L’esame
istologico non è specifico per un’alterazione di questo tipo. Il medico
curante, Dr. __________, ha “preannunciato in suo rapporto l’intenzione di
contattare il Prof. __________, specialista mondiale per questo tipo di
alterazioni, che ha pubblicato diversi articoli specifici soprattutto in
seguito all’intossicazione con diossina di un noto politico dell’Europa
dell’est. Non ho potuto accertare se il Prof. __________ di __________ abbia
preso posizione su questo caso.

                                                                               

In definitiva non posso completare la mia valutazione per assenza
di informazioni. Qui sopra ho riassunto quelle mancanti. Vi sarei grato se
poteste raccoglierle Voi o mi date mandato di farlo. La paziente non ha dato
seguito alle mie domande.” 

(Doc. 42, sottolineature della redattrice)

 

                                         Pertanto, il TCA ritiene
indispensabile, prima di potersi esprimere con cognizione di causa sul tema,
che l’amministrazione, alla quale gli atti vengono retrocessi per ulteriori
accertamenti, appuri, con riferimento al periodo determinante, quali siano
effettivamente stati i prodotti farmaceutici con i quali è venuta in contatto
l’assicurata nello svolgimento della propria attività; se si siano realmente verificate
all’impianto di ventilazione della ditta delle eventuali anomalie o
disfunzioni, tali da impedire, come sostenuto dalla ricorrente, di lavorare in
piena sicurezza utilizzando correttamente gli opportuni dispositivi di
protezione personale; se, in concomitanza con i problemi all’impianto di
ventilazione, la __________ abbia avuto una fuga di diossina; se, infine,
corrisponde al vero che, come sostenuto dall’assicurata, anche altri dipendenti
hanno sofferto di disturbi del tutto analoghi ai suoi.

                                         

                                         La decisione impugnata va
pertanto annullata e gli atti rinviati all’amministrazione affinché, una volta
completata l’istruttoria attraverso la messa in atto degli approfondimenti di
cui sopra, sui quali dovrà garantire all’assicurata il diritto di essere
sentita, si esprima nuovamente riguardo alla questione a sapere se la dermatite
atopica di cui soffre RI 1 costituisce una malattia professionale secondo
l’art. 9 LAINF oppure no.

 

                               2.7.   Visto l'esito favorevole del ricorso,
l'assicurata, patrocinata da un legale, ha diritto al versamento da parte
dell’assicuratore LAINF di fr. 2’000.-- a titolo di ripetibili.

 

                                         La domanda di assistenza
giudiziaria per la procedura ricorsuale diventa pertanto priva di oggetto (DTF
124 V 309, consid. 6 e, tra le tante, STF 9C_335/2011 del 14 marzo 2012 consid.
5, STF 9C_206/2011 del 16 agosto 2011 consid. 5, STF 9C_352/2010 del 30 agosto
2010 consid. 3).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto
ai sensi dei considerandi.

                                          §    La
decisione su opposizione del 13 agosto 2015 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.6..

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                        L’CO 1 verserà
all’assicurata l’importo di fr. 2’000 (IVA inclusa) a titolo d’indennità per ripetibili,
ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza giudiziaria del 14
settembre 2015.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti