# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 71dec550-21cb-548a-9255-514d47dc7665
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-05-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 31.05.2006 52.2005.414
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2005-414_2006-05-31.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2005.414

   

  	
  Lugano

  31 maggio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 12 dicembre 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1, , 

  patrocinata da: avv. PA 1, , 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 29 novembre 2005 del Consiglio di Stato
  (n. 5709) che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
  decisione 6 ottobre 2005 con cui il Dipartimento della sanità e della socialità,
  Ufficio del veterinario cantonale, ha ordinato la confisca di 17 gatti di
  proprietà dell'insorgente;

  

 

 

viste le risposte:

-    10 gennaio 2006 del
Consiglio di Stato; 

-    31 gennaio 2006 del DSS;

 

esperita un'udienza, 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   La
ricorrente RI 1 è proprietaria di 17 gatti, maschi e femmine, 11 dei quali
adulti e 6 cuccioli. Risiede formalmente a Como in un appartamento di 115 mq,
situato in via Zezio 45 ed è titolare di un permesso per confinanti (G). 

Il 3 ottobre 2005, RI 1 stava rientrando in
taxi al proprio domicilio, proveniente da Francoforte, dove aveva soggiornato
per qualche tempo. Nell'auto trasportava i suoi 17 gatti, rinchiusi in 3
appositi contenitori a due posti ed in 2 contenitori a quattro posti. Giunta a
Giubiasco, verso le 9 del mattino si è presentata all'ambulatorio della dr.
med. vet. Donata Ghiringhelli, presso la quale si era già recata quattro
settimane prima, allo scopo di far visitare e di sottoporre alle cure
necessarie gli animali, che soffrivano di parassitosi e di congiuntivite. La
dr. Ghiringhelli, reputando che le precarie condizioni di salute dei gatti
fossero da attribuire al modo con cui la ricorrente li teneva, ha interpellato
il veterinario cantonale, che, intervenuto per il tramite del suo aggiunto dr.
med. vet. Luca Bacciarini nel pomeriggio di quello stesso giorno, ha ordinato
verbalmente il sequestro degli animali. 

Al provvedimento è seguita una decisione del
6 ottobre 2005, fondata sull'art. 25 LPDA, mediante la quale l'Ufficio del
veterinario cantonale (UVC) ha ordinato la confisca dei gatti ed il loro affidamento
a terzi dopo le cure del caso, riservandosi di pronunciare un divieto di tenuta
di animali per tempo indeterminato (art. 24 LPDA), se in futuro le inadempienze
di carattere gestionale rilevate in precedenza si fossero ripetute. 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 29 novembre 2005 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta decisione,
respingendo il ricorso contro di essa inoltrato da RI 1. 

Fondandosi anche su altri fatti risultanti
dagli atti, il Governo ha in sostanza ritenuto che la ricorrente fosse
effettivamente incapace di tenere e curare adeguatamente gli animali e che le
cattive condizioni di salute in cui versavano fossero imputabili alle modalità
di detenzione. Tanto il sequestro cautelativo, quanto la successiva confisca
con affidamento a terzi costituirebbero dunque provvedimenti adeguati e
giustificati. 

                                  C.   Contro il
predetto giudizio governativo la soccombente si aggrava davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando la restituzione,
in via principale di tutti i gatti, in via subordinata almeno di quelli adulti.

Rievocati i fatti salienti, la ricorrente
eccepisce anzitutto un inesatto accertamento dei fatti. A Como, obietta,
dispone di una comoda abitazione, che le consentirebbe di tenerli con cura. I
veterinari che si sono occupati in passato degli animali non hanno mai trovato
nulla da ridire sulla sua gestione. Gli altri fatti addebitati alla ricorrente
non sarebbero comprovati e non le sarebbero stati opposti in modo da
permetterle di difendersi. Gli accertamenti esperiti al momento del sequestro
sarebbero carenti, poiché riguardano soltanto i cuccioli. Nulla dicono a
proposito dei gatti adulti. 

La decisione impugnata, prosegue
l'insorgente, applicherebbe inoltre il diritto in modo erroneo. L’art. 25 LPDA
non sarebbe applicabile agli stranieri in transito sul territorio svizzero. La
confisca non sarebbe inoltre sorretta da un'adeguata base legale. Essa sarebbe
inoltre contraria al principio di proporzionalità. 

Il sequestro, conclude, sarebbe infine stato
decretato in violazione di norme essenziali di procedura. 

 

 

                                  D.   All'accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, che non formula osservazioni. 

Ad identica conclusione perviene l'UVC, che
chiede la conferma del giudizio impugnato, contestando in dettaglio le tesi
dell'insorgente con argomenti che saranno discussi nei seguenti considerandi. 

 

 

                                  E.   Il 21 febbraio
2006 si è tenuta davanti al giudice delegato un'udienza, in esito alla quale è
stato assegnato alla ricorrente un termine per prendere posizione
sull’ulteriore documentazione prodotta dall’UVC con la risposta al ricorso. 

Delle osservazioni presentate al riguardo
dall'insorgente si dirà per quanto necessario qui appresso. 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 8 cpv. 2
LCPDA. La legittimazione attiva dell'insorgente, direttamente e personalmente
toccata dal giudizio impugnato, è certa (art. 43 PAmm). Il ricorso, tempestivo
(art. 46 PAmm), è dunque ricevibile in ordine. 

 

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla
base degli atti senza assumere ulteriori prove (art. 18 PAmm), alle quali la
ricorrente ha peraltro rinunciato. Ad eventuali carenze istruttorie potrà
semmai essere posto rimedio annullando il giudizio censurato e rinviando gli
atti all'autorità inferiore affinché, assunte prove mancanti, si pronunci
nuovamente (art. 65 cpv. 2 PAmm). 

 

 

2.2.1. L’art. 2 cpv. 1 LPDA esige che agli animali venga riservato un
trattamento che tiene conto nel miglior modo possibile delle loro necessità.
Chiunque si occupa di animali, soggiunge la norma (cpv. 2), deve, nella misura
consentita dalle circostanze, aver cura del loro benessere. Chiunque tiene un
animale o lo custodisce, precisa l’art. 3 cpv. 1 LPDA, deve in particolare
nutrirlo, prenderne cura e, ove occorra, dargli ricovero. La libertà di movimento
necessaria all’animale non deve essere durevolmente o inutilmente limitata, se
ciò comporta dolori, sofferenze o lesioni per l’animale (art. 3 cpv. 2 LPDA). 

Gli animali, dispone ulteriormente l’art. 1
OPAn, devono essere tenuti in un modo che non turbi le loro funzioni corporee e
il loro comportamento e che non superi le loro possibilità d’adattamen-to (cpv.
1). La nutrizione, la cura e il ricovero sono adeguati se corrispondono,
secondo il livello dell’esperienza e le conoscenze fisiologiche, etologiche e
igieniche, ai bisogni dell’animale (cpv. 2). Gli animali devono essere
approvvigionati regolarmente e sufficientemente con foraggio adeguato e, se necessario,
con acqua (art. 2 cpv. 1 OPAn). La cura deve evitare malattie e ferimenti
dovuti alle condizioni di tenuta e sostituire il comportamento proprio della
specie, nella misura in cui esso è limitato dalla tenuta e necessario per la
salute (art. 3 cpv. 1 OPAn). 

 

2.2. Al fine di proteggere gli animali in
modo efficace, l’art. 25 cpv. 1 LPDA obbliga l’autorità ad intervenire
immediatamente se è accertato che sono gravemente trascurati o del tutto
maltenuti. A tale scopo, le conferisce il diritto di sequestrarli a titolo
cautelare e di ricoverarli adeguatamente a spese del detentore. In caso di
necessità, l’autorità viene inoltre abilitata a venderli o ad abbatterli,
riversando al proprietario il ricavo della realizzazione, dedotte le spese
della procedura (cpv. 2).

L'autorità non deve comunque intervenire
soltanto quando è accertata una grave trascuratezza. L'intervento si impone già
quando esistono fondati sospetti di maltrattamento (DTF 2A. 618/2002 del
12.6.03 consid. 2.1; BVR 1993, pag. 125 consid. 2 a; Antoine F. Goetschel,
Kommentar zum eidgenössischen Tierschutzgesetz, Berna 1986, ad art. 25 LPDA n.
2 seg.). 

Il sequestro previsto dall'art. 25 cpv. 1 LPDA si configura
come un provvedimento di natura essenzialmente cautelare, volta ad assicurare
una protezione provvisoria degli animali, fintanto che non viene stabilito,
mediante ulteriore decisione, quali misure devono essere adottate per ripristinare
una situazione conforme al diritto (cfr. direttiva 800.103.02 Einschreiten bei
stark vernach-lässigten Tieren del 20.4.1988 dell'UFVet; Goetschel, loc. cit.,
n. 5). Quali ulteriori provvedimenti entrano in considerazione la riduzione del
numero di animali, misure costruttive, prescrizioni di gestione, igieniche o
sanitarie, rispettivamente un divieto temporaneo o a tempo indeterminato di
tenere animali (art. 24 LPDA). 

L’art. 25 cpv. 1 LPDA non si limita comunque a conferire
all'autorità il diritto di sequestrare a titolo di misura cautelare gli animali
maltrattati. Permettendole di venderli o di sopprimerli, ove ciò risulti
necessario, la norma in esame attribuisce all’autorità anche il diritto di
disporne, sottraendoli definitivamente al loro detentore. All'autorità viene
dunque conferito un potere di disposizione che travalica i limiti del semplice
sequestro cautelare per assumere le connotazioni di un provvedimento
assimilabile ad una confisca. 

Tanto i provvedimenti cautelari, quanto quelli volti a
ristabilire l’ordine giuridico perturbato da trattamenti non conformi alle regole
della LPDA e dell’OPAn devono rispettare il principio di proporzionalità. Essi
devono quindi essere idonei a conseguire il risultato auspicato, risultare
necessari al ristabilimento di una situazione conforme al diritto e limitare
nella misura minima possibile i diritti dei detentori degli animali. Spetta di
conseguenza all’autorità anche in caso di sequestro finalizzato alla vendita o
all’abbattimento degli animali dimostrare che sussiste una situazione di
necessità tale da escludere d’adozione di misure meno incisive (Goetschel, loc.
cit., n. 7). 

 

 

                                   3.   3.1. Con
la decisione 6 ottobre 2005, qui in esame, l'UVC ha ordinato la confisca dei
gatti della ricorrente e ne ha disposto l'affidamento a terzi, riservandosi di
pronunciare un divieto di tenere animali a tempo indeterminato, se le
inadempienze di carattere gestionale e strutturale si fossero ripetute nonostante
i provvedimenti presi. La decisione non si limita a disporre il sequestro
degli animali a titolo di misura cautelare, finalizzata al loro ricovero in una
struttura adeguata a spese del detentore, ma ne sancisce espressamente la
confisca. Essa non inibisce soltanto transitoriamente il diritto della
ricorrente di disporre dei suoi gatti, ma lo sopprime in via definitiva,
decretando l'affidamento degli animali a terzi. Sottraendoli in modo irreversibile
alla loro proprietaria, essa definisce pertanto anche il provvedimento che
secondo l’UVC si renderebbe necessario al fine di ripristinare una situazione
conforme al diritto. Sebbene disponga l’affidamento dei gatti e non la loro
vendita, la decisione si riallaccia dunque in ultima analisi alla facoltà
concessa all'autorità dall’art. 25 cpv. 1 LPDA, di decretare, in caso di
necessità, l’alienazione degli animali sequestrati. 

 

3.2. Per giustificare un simile incisivo ed
irreversibile provvedimento, l'UVC si è riferito: 

–       
ad un non meglio precisato rapporto d'ispezione;

–       
ad una decisione di confisca del 22
giugno 2005 del Veterinario dei cantoni di Uri, Svitto, Nidwaldo e Obwaldo; 

–       
ad una ripetuta incuria nei confronti degli
animali e ad un'asserita incapacità della signora RI 1 di garantire una
tenuta conforme dei gatti; 

–       
alle contrastanti versioni fornite dalla
ricorrente il 3 ottobre 2005 per quanto riguarda l'origine e la tenuta degli
animali; 

–       
a ripetute violazioni delle disposizioni
dell'ordinanza sull'importazione ed esportazione di animali da compagnia
(OITE); 

–       
al parere del veterinario, dr. Donata
Ghiringhelli. 

I motivi addotti dall'UVC a
sostegno della decisione in oggetto non erano di per sé atti a giustificare una
confisca. Semmai bastavano per legittimare un sequestro cautelare volto a
ricoverare i gatti in una struttura adeguata a spese della detentrice in attesa
che fossero definiti i provvedimenti necessari per assicurare loro un
trattamento conforme alle prescrizioni della LPDA e dell’OPAn. 

Al riguardo, va anzitutto osservato che, al momento della decisione
qui impugnata, emanata tre giorni dopo l’intervento, non esisteva alcun
rapporto d'ispezione. Se per rapporto d’ispezione si intende il “protocollo
d’intervento”, di cui si dirà più avanti, non si può fare a meno di constatare
che tale documento è stato allestito soltanto l’11 ottobre 2005. In occasione
dell’intervento dell’autorità cantonale, svoltosi in circostanze piuttosto
caotiche anche a seguito delle intemperanze dell’insorgente, non è stato
redatto alcun verbale in contraddittorio. Non si vede dunque come si possa
giustificare una confisca con un rapporto che ancora non esiste. 

Per quel che concerne la decisione 22 giugno 2005 del Veterinario
dei cantoni primitivi, richiamata dalla decisione censurata, va invece tenuto
presente che essa si limitava a conferire al Tierschutzverein
del canton Uri il diritto di sequestrare i gatti della ricorrente qualora fosse
stata vista ulteriormente circolare con una carrozzella per bambini piena di
gatti. Non ne disponeva affatto la confisca. Il provvedimento, esplicitamente
configurato come un sequestro cautelare fondato sull’art. 25 cpv. 1 LPDA era soltanto
destinato a permettere ulteriori accertamenti qualora la ricorrente si fosse
comportata nel modo che vi veniva prefigurato. Anche da questo profilo, la
confisca non appariva giustificata.  

Parimenti insuscettibili di legittimare un
provvedimento incisivo come una confisca, ovvero una disposizione che sopprime
definitivamente qualsiasi diritto del detentore di disporre dei suoi animali,
erano i generici rimproveri d'incuria e di incapacità di tenere gatti rivolti alla
ricorrente. Analogamente, nemmeno le versioni contrastanti, che la ricorrente
avrebbe dato in occasione dell’intervento dell’autorità, circa la provenienza e
la gestione degli animali, permettevano di trarre conclusioni certe ed affidabili
circa la sua incapacità di tenere e curare gatti. 

Manifestamente inidonee a suffragare una
confisca erano infine le irregolarità doganali. 

 

3.3. In sede di ricorso al Consiglio di
Stato, la ricorrente ha prodotto diversi certificati medico-veterinari: 

-     un primo certificato, datato 14 ottobre 2005 della prof. Paola
Scarpa dell'Università degli studi di Milano, pur non pronunciandosi né sullo
stato di salute dei gatti, né sulla capacità dell’insorgente di gestirli
adeguatamente, attesta comunque che la ricorrente ha una particolare
sensibilità verso gli animali, quantomeno nel sottoporli a controlli e a visite
mediche; 

-     un secondo certificato del 13 ottobre 2005, rilasciato dal dr.
med. vet. Giovanni Raffaele Seneca di Como, indica che alcuni gatti
della ricorrente sono stati visitati nell'arco degli ultimi 18 mesi e sono
stati trovati ben nutriti, puliti, sani e curati. Un ulteriore
certificato del 16 dicembre 2005 dello stesso veterinario attesta inoltre che
la ricorrente è particolarmente attaccata ai suoi gatti; 

-     un analogo certificato del 10 ottobre 2005 della Kleintier Klinik
di Francoforte, riguardante una visita medica alla quale sono stati sottoposti
tre dei gatti sequestrati (Chiuli, Bea e Timie) il 23 settembre 2005, conferma
che gli animali erano in buono stato salvo una leggera presenza di parassiti
alle orecchie e di raffreddore. 

 

Né l’UVC, né il Consiglio di Stato si sono
confrontati con questi certificati, valutandone il significato e la portata. 

Con la risposta al ricorso inoltrato da RI 1
in prima istanza, l'UVC si è limitato a produrre un rapporto, denominato
"protocollo d'intervento", datato 11 ottobre 2005 ed inviato alla
stessa ricorrente a Como, dal quale risulta quanto segue: 

 

3 ottobre, ore 09.00

Il nostro ufficio è stato contattato in data
3.10.05 dalla dottoressa Ghirìnghelli. La signora RI 1 si è presentata presso il suo studio in via
Bellinzona 3a, Giubiasco con 17 gatti, 11 adulti e 6 giovani animali di 6 mesi.
La signora era arrivata direttamente da
Francoforte la mattina del 3 ottobre con un taxi. I gatti si presentavano in
cattivo stato nutrizionale, con verminosi, 3 delle 7 femmine gravide,
parte degli animali con congiuntivite e
parassiti cutanei. In data 3.10.05 la signora RI 1 ha richiesto unicamente la cura della parassitosi del padiglione
auricolare e della congiuntivite.

Il nostro ufficio (UVC) ha
immediatamente contattato la polizia comunale di Giubiasco per eseguire un
controllo. Scopo primario era accertarsi sulla provenienza dei gatti e sulle intenzioni
della signora RI 1 circa la destinazione degli stessi. In base alle dichiarazioni rilasciate dalla signora RI 1
risulta che: 

-  I gatti sono stati importati il 3.10.05 attraverso la dogana Basilea-autostrada;

-  I
gatti sono provvisti di microchip e di passaporto per animali da compagnia;

-  La signora RI 1 ha un permesso di
soggiorno, sostiene di avere un appartamento
a Göschenen (Gotthardstrasse) e di essere intenzionata a ripartire il giorno stesso per Göschenen; 

 

Dal controllo dei passaporti per
animali da compagnia risulta che nessun animale è vaccinato contro la rabbia.

La signora RI 1 ha
affermato di essere stata controllata alla Dogana, passaporti dei gatti
inclusi: in base all'art. 30 dell'Ordinanza del 20 aprile 1988 concernente
l'importazione, il transito e l'esportazione di animali e prodotti animali
(OITE) i cani e i gatti possono entrare in
Svizzera unicamente se vaccinati contro la rabbia. Inoltre le Condizioni per
l'importazione di cani e gatti del 10 giugno 2003 (riv. 1.7.2005) prevedono una
visita veterinaria di confine obbligatoria per l'importare più di 3 animali
contemporaneamente. 

L'UVC (dott.
Bacciarini) ha contattato in seguito telefonicamente la signora RI 1 che ha rilasciato
le seguenti informazioni:

Nelle ultime 3 settimane ha abitato a Francoforte in Herzogstrasse
con 17 gatti, è partita da Francoforte per problemi non ben precisati. È
intenzionata a trovare un appartamento in Ticino per sé e i propri gatti avendo
inoltrato in marzo la candidatura per un
impiego imprecisato nel Mendrisiotto.

La signora RI
1 si contraddice alcuni minuti dopo affermando prima di avere un impiego in
Svizzera interna a partire dal 1 ° novembre 2005, poi di avere un impiego in Romandia e infine di
essere intenzionata a recarsi a Como dove avrebbe un appartamento
in via Zezio.

Afferma di non essere
a conoscenza dell'obbligo della vaccinazione antirabbica per entrare in
Svizzera o per circolare in un paese dell'Unione Europea. Si contraddice poi
asserendo di essere stata respinta ad un valico italo-francese nel mese di
febbraio perché priva dei documenti che attestavano la vaccinazione antirabbica
per i suoi gatti.

Ribadisce l'intenzione
di riportare i gatti nell'appartamento di Göschenen.

L'UVC (dott.
Bacciarini) ha contattato in seguito le autorità municipali di Göschenen. La signora
RI 1 ha effettivamente abitato in Gotthardstrasse per alcuni mesi la primavera
scorsa. Non risulta più registrata a Göschenen e non ha più l'appartamento in
Gotthardstrasse. Ex-locatore è il signor Paul Walker-Meyer di Göschenen.

L'UVC (dott. Bacciarini)
ha contattato il dott. Odermatt dell'Ufficio del veterinario cantonale del Canton Uri (Veterinäramt
Urkantone). La signora RI 1 è stata più volte segnalata per maltrattamenti su
animali. La signora lavorava a Mendrisio e abitava a Göschenen. Ogni mattina
caricava le gabbie con 13 gatti nell'auto per recarsi a Mendrisio e ritornava
la sera lasciando poi verosimilmente i gatti liberi nell'appartamento. Questo ha
portato ad un tentativo di confisca infruttuoso perché la signora RI 1 è
partita senza lasciare recapito. Per questo motivo il Veterinäramt Urkantone ha autorizzato con
decisione del 22.6.05 il Tierschutzverein di Uri a confiscare i gatti
qualora la signora RI 1 fosse stata di nuovo reperibile sul territorio
cantonale.

 

3 ottobre ore
12.40

Intervento del dott.
Bacciarini a Giubiasco. Constatazione della situazione, dello stato di salute
degli animali (Allegato 3, rapporto dr. Ghiringhelli) e delle modalità di
tenuta dei gatti da parte della signora RI 1. 

Dal colloquio con la
signora RI 1 risulta che la stessa è senza fissa dimora e non può quindi
assicurare una tenuta corretta dei 17 gatti. Inoltre lo stato precario degli
stessi e le informazioni acquisite presso la dr. Ghiringhelli, il Veterinäramt Urkantone e la signora RI 1
stessa dimostrano che la signora RI 1 non presta le dovute cure ai suoi animali.

 

3 ottobre ore 14.30

Conformemente all'art. 25 della Legge
federale sulla protezione degli animali del 9 marzo 1978, I'UVC ha intimato la
confisca degli animali e l'affidamento previe cure veterinarie a nuovi
detentori. Non potendo prevedere la reazione della signora RI 1, il dott. Bacciarini
chiede un sostegno medico (tel. 144) prima di comunicare la decisione alla
signora RI 1. È inoltre richiesta la collaborazione della Società protezione animali
di Bellinzona unicamente per l'intervento di confisca. La decisione é
comunicata oralmente alla signora RI 1 in presenza degli agenti della polizia comunale di Giubiasco. 

 

A tale rapporto, erano annesse: 

–    una copia della decisione 22 giugno 2005 del Veterinario dai
Cantoni primitivi di cui si è detto sopra; 

–       
un resoconto, datato 10 ottobre 2005, inviato
dalla dr. Ghiringhelli all'UVC del seguente tenore: 

 

La signora RI 1 si è presentata presso il
mio studio circa 4 settimane or sono con 17 gatti stipati in alcune gabbiette in un'auto con targhe olandesi.
Un trasporto conteneva ammucchiati
sei gattini di circa 3 mesi e la loro madre già
di nuovo gravida. Tutti i 7 animali mostravano segni clinici di raffreddore virale con scolo nasale e congiuntivite.
Gli animali erano tutti
impillaccherati poiché, non
essendoci una casetta
igienica avevano defecato
e urinato imbrattandosi con i propri
escrementi. La signora ha
chiesto di poter utilizzare i servizi per lavare
parte dei gatti.

Ho informato la signora che necessitavano di terapie e dopo la guarigione occorreva vaccinare gli animali per evitare altre patologie
simili. La RI 1 mi ha risposto che
desiderava unicamente l'impianto
del microchip, perché per la terapia non
aveva soldi e visto che si
trovava sempre in viaggio
non era in grado di somministrare correttamente i medicamenti
necessari (usava
mischiare gli antibiotici
all'alimento per tutti i gatti non
curandosi di quanto assumessero i singoli animali). Ha inoltre affermato di
non avere una dimora fissa perché
a causa dei gatti veniva
sfrattata da tutti gli
appartamenti o camere
che prendeva in affitto. Ho cercato di convincere
la  signora RI 1 di trovare una sistemazione per parte dei gatti. Mi
ha risposto che non era d'accordo
e non voleva che ai suoi
gatti venisse dato del
cibo in scatola. Le ho fatto notare
che i gatti apparivano denutriti e affamati. Mi
ha detto che al momento era
senza cibo per i gatti e gli animali non
mangiavano da due giorni
(probabilmente non avevano
nemmeno ricevuto dell'acqua).
Mi ha chiesto dei campioncini gratuiti per poterli sfamare.

Gran parte dei gatti non erano castrati ,
una
seconda
femmina
era
gravida
e una terza in calore. Ho fatto
quindi notare alla signora che
senza dei cambiamenti decisivi nella gestione dei gatti si sarebbe trovata
quanto prima con un numero
considerevole di gatti senza avere la possibilità di prestare
loro le cure necessarie. Mi ha risposto di
essere intenzionata a partire per l'Inghilterra dove avrebbe acquistato una casa
per lei e per i gatti. Vista
l'impossibilità di comunicare
in modo razionale con
la signora RI 1 ho applicato i
microchip e ho consegnato un prodotto
contro gli acari per i sei gattini. Le ho fatto notare
che il trattamento era efficace solo se ripetuto regolarmente.
Mi ha risposto che non aveva
i soldi e che perciò o guarivano così
o si tenevano gli acari.
Mi ha comunicato di
voler partire il giorno
stesso per la Germania dove
contava di trovare un'occupazione. Prima di partire mi
ha chiesto di tenerle in
pensione tutti i gatti per
un periodo indeterminato di tempo. Non ho accettato
anche perché non ho una struttura adeguata.
Mi ha risposto che avrei
potuto lasciarli nelle gabbiette
visto che erano abituati.

Alcuni giorni dopo sono stata contattata telefonicamente dalla signora RI
1. L'autista olandese aveva scaricato lei e i suoi 17 gatti costringendola a
pernottare all'ippodromo di Francoforte.
Mi ha richiesto una ricetta per i medicamenti da somministrare ai gatti con il
raffreddore. Le ho inviato via fax la ricetta sperando che prendesse un po' più a cuore la salute degli
animali.

Lunedì 3
ottobre si é presentata presso il mio studio con i 17 gatti in un taxi con
targhe germaniche. I gatti erano nuovamente stipati nelle solite gabbiette,
con raffreddore, congiuntivite e acari. Una delle gatte, magra e
sottosviluppata presentava le mammelle gonfie e piene di latte. Ho
chiesto dove fossero i gattini e la signora RI 1 mi ha risposto che era solita
mangiarseli (suppongo abbia partorito più volte). La gatta con i
sei gattini era a fine gravidanza e poteva partorire da un momento all'altro.
La signora RI 1 mi ha chiesto di indurre il parto e di separare i gattini dalla
madre
per non contagiarli con il raffreddore. Operazione del tutto inefficace
visto la natura dei virus coinvolti e il tipo di tenuta. I sei gattini erano
magri e sottosviluppati. La signora RI 1 mi ha inoltre informata che la gatta
in calore era stata montata da tre maschi non castrati. Si é lamentata di
essere stata sfrattata dopo due giorni da un appartamento a Francoforte dopo
che i proprietari avevano scoperto i 17 gatti, anche se lei aveva pagato l'affitto
per una settimana. Ha inoltre aggiunto di aver trovato una camera in un albergo
di Giubiasco e di aver dichiarato di possedere solo 7 gatti, gli altri 10 sarebbero stati portati in camera all'insaputa
dei gestori

Ho contattato
immediatamente il vostro ufficio pregandovi di intervenire.

Spero di aver
documentato in modo esauriente quanto da me constatato o raccolto come
informazioni dalla signora RI 1 stessa. 

 

Con la stessa risposta al ricorso inoltrato
da RI 1 al Governo, l'UVC ha inoltre prodotto il rapporto 7 giugno 2005 del
presidente della Società Protezione Animali Bellinzona (SPAB), dal quale emerge
che: 

 

Allarmato dalla Polizia cantonale Grigioni di Roveredo per constatazione del fatto. 

Una signorina con una vecchia carrozzella
trasportava tre gabbie da
trasporto per gatti, contenenti 13 gatti di età diversa. La signorina, in estremo stato di agitazione in quanto fermata dalla polizia che ha chiesto lumi,
è stata estremamente offensiva verso tutti i presenti. Da parte della SPAB, come alle fotografie allegate,
si può riscontrare una violazione
della Legge federale sulla protezione
degli animali in quanto lo spazio delle gabbiette di trasporto poteva bastare
per tre gatti al massimo. Gli animali erano ammucchiati e la giornata calda non
favoriva certo la loro situazione. 

La Polizia grigionese ha ripreso i dati della
signorina.

I gatti erano
tutti vaccinati e ben nutriti.

 

Orbene, dall'insieme degli atti summenzionati
emerge che la ricorrente intratteneva con i suoi gatti un rapporto quantomeno
bizzarro. Portare a spasso 13 gatti stipati in tre piccole gabbie con una
carrozzella per bambini, in una calda giornata di giugno, è invero indizio di
un'evidente anomalia comportamentale. Ulteriori indizi di una gestione inusuale
degli animali emergono dalle informazioni fornite dal Veterinario dei Cantoni
primitivi, che confermano come anche durante il suo soggiorno nel canton Uri la
ricorrente rinchiudesse i gatti in gabbie per portarli a passeggio in una carrozzella
per bambini. Il particolare comportamento della ricorrente nei confronti dei
suoi gatti è confermato da altre, frammentarie notizie riguardanti i suoi
luoghi di residenza e di lavoro (Como, Mendrisio, Göschenen, Francoforte,
ecc.). 

Sebbene frammentarie, queste informazioni
descrivono un quadro di instabilità esistenziale, che non costituisce di certo
la premessa più adeguata per uno sviluppo armonico ed equilibrato degli
animali. È infatti risaputo che il gatto è un animale territoriale e non
occorre essere etologi per sapere che non ama rimanere rinchiuso in gabbia per
lunghi periodi. Tanto meno in compagnia coatta di suoi simili. 

Resta comunque il fatto che i certificati
prodotti dalla ricorrente in prima istanza e persino il rapporto del presidente
della SPAB attestano che i gatti, nei mesi precedenti l’intervento dell’UVC, erano
in buona salute. Nemmeno in sede di giudizio del Consiglio di Stato potevano
dunque essere ritenute date le premesse per l’adozione di un provvedimento più
incisivo di un sequestro cautelare con pedissequo ricovero in una struttura
appropriata al fine di verificare l'attitudine della ricorrente a gestire i
suoi gatti; misura, questa, che era del resto già stata prospettata dal Veterinario
intercantonale di Uri, Svitto, Nidwaldo ed Obwaldo nella decisione del 22
giugno 2005, di cui si detto sopra.  

 

3.4. Con il ricorso a questo tribunale, RI 1
ha prodotto un’ampia documentazione fotografica della sua abitazione di Como ed
una dichiarazione del 16 dicembre 2005 di Paul Walcker, proprietario
dell’appartamento che aveva locato a Göschenen, che attesta come i gatti
fossero ben trattati e si trovassero in buona salute. Pochi giorni dopo la
stessa ricorrente ha inoltre trasmesso a questo tribunale una dichiarazione di
Susanna Fröhlich, presso la quale aveva lavorato, che conferma il suo attaccamento
ai gatti e le assidue cure che presta loro. In corso di procedura ha infine inoltrato
una copia del contratto che avrebbe nel frattempo concluso per locare una casa
di 8 locali e con 2'325 mq di terreno a Wittmund Potthuse in Germania, nella
quale può ospitare sino a 40 gatti. 

Alla risposta al ricorso, l’UVC ha dal canto
suo allegato un rapporto complementare del 26 gennaio 2006 della dr. Ghiringhelli,
dal quale sono desumibili le seguenti ulteriori informazioni riguardanti la
salute dei gatti confiscati: 

 

come discusso la scorsa
settimana le invio ulteriori informazioni riguardo i gatti confiscati il 3 ottobre
scorso alla signora RI 1. Le elenco di seguito alcune patologie e comportamenti riscontrati
in singoli gatti al momento della confisca e nelle successive settimane.

 

1.      Gatto femmina, gravida
"Bimba" 

 

Gatta di colore nero, il
3.10 in stato di gravidanza avanzata. Affetta da coriza, congiuntivite cronica
(herpes) e infestata da acari. Madre di 5 gattini neri di circa 5 mesi. Al momento
della confisca si trovava in un trasportino con i 5 gattini, un sesto gattino
di circa 4 mesi e una gatta adulta bianca e nera.

La gatta il 3.10 era
molto sottopeso (peso dopo il parto di 1.6kg!), sviluppo fisico normale. Come
si può notare dalle fotografie (foto la-b-c.) effettuate 2 settimane dopo il
parto, l'animale sebbene fosse nel frattempo aumentato di 400g, era
ancora molto magro.

La gatta ha partorito la
sera del 3 ottobre 6 gattini (3 maschi e 3 femmine), sottopeso ma normalmente
sviluppati. Alcuni gattini hanno mostrato da subito sintomi neurologici, due
sono morti nella prima settimana di vita e un'altro gattino è stato eutanasiato
a circa 1 mese, gli altri gattini si sono sviluppati più o meno normalmente e
sono attualmente detenuti da persone responsabili. La gatta non aveva latte a
sufficienza e quindi i gattini hanno ricevuto un allattamento misto a partire
dalla 2° settimana. Mi urge qui ricordare che in assenza della confisca la
gatta avrebbe partorito nel trasportino con altri sette gatti in un taxi o da
qualche altra parte. 

 

2.      Sei Gattini
neri (5 figli di "Bimba" nati inizio maggio 2005 e un
gattino superstite di un'altra cucciolata) 

 

Sviluppo fisico
fortemente ritardato, sottopeso, infestati da acari, con corizza, congiuntivite
cronica, ascaridi. Come si può osservare dalle fotografie (foto 2-4) scattate
un (1) mese dopo il sequestro, il gattino nero maschio (6 mesi, cambio dei
denti completo, identificato come B nelle foto) pesa come giovane adulto solo
1.5 kg ed é sensibilmente più piccolo e meno sviluppato della gattina femmina
tigrata (2.5 mesi d'età, 1.65 kg di peso!, identificata come A nelle fo­to).
Tengo a precisare che non si può parlare di sottosviluppo genetico in quanto la
madre del gattino nero è di corporatura medio-grande. 

 

3.      Gatta adulta,
bianca e nera, non sterilizzata 

 

Sviluppo fisico scarso,
1.6 kg di peso, con coriza e congiuntivite cronica. La gatta mostra inoltre una
montata lattea e una mastite cronica ed è alla seconda settimana circa di
gravidanza. 

La signora RI 1 ha
dichiarato in presenza delle mie colleghe prima del sequestro e per ben 2 volte
che la gatta era solita mangiarsi i gattini dopo aver partorito. Aggiungendo
inoltre che data questa sua abitudine non esisteva nessun problema se la gatta
avesse partorito di nuovo "tanto se li mangia".  

 

4.      Gatta tricolore
gravida a termine 

 

La gatta ha partorito 3
giorni dopo la confisca 4 gattini sottopeso. Tutti e 4 mostravano dalla nascita
gravi sintomi neurologici. Due animali sono deceduti poco dopo la nascita. Gli
altri due hanno sviluppato sintomi neurologici severi compatibili con una
diagnosi di atassia cerebellare: disturbi della motorica, della coordinazione e
dell'equilibrio, incapacità di svolgere movimenti intenzionali (il solo bere da
una ciotola risultava impossibile senza l'aiuto di una persona che tenesse
ferma la testa del gattino). Questi gatti sono stati visitati anche da altri
veterinari. Appare oltremodo evidente che la concomitanza di gattini con
problemi neurologici in 2 cucciolate non possa essere dovuto al caso. La causa
può essere infettiva (ad esempio virus) o iatrogena (medicamenti durante la
gravidanza). Visto che gli animali non erano vaccinati contro la panleucopenia
e le altre malattie virali dei gatti (infezione virale dovuta a parvovirus
facilmente prevenibile con le normali vaccinazioni di routine), un'infezione da
parvovirus durante la gravidanza può aver causato un'ipoplasia cerebellare nei
gattini (vedi letteratura acclusa). D'altra parte, le cure con antibiotici
prestate a queste gatte nei mesi antecedenti possono aver causato lesioni al
cervelletto. Per sua stessa ammissione la signora RI 1 era impossibilitata a
somministrare singolarmente e regolarmente gli antibiotici ai suoi gatti
durante i suoi vari spostamenti. Il medicamento era integrato al cibo
somministrato poi collettivamente. Risulta evidente che in base al quantitativo
di cibo assunto un gatto poteva riceverne troppo o troppo poco.

 

5.      Gatta smoke e bianca, ca. 6 mesi, non
sterilizzata, ca. 2° settimana di gravidanza alla confisca 

 

La signora RI 1 ha
affermato che la gatta era stata "coperta da tutti e tre i maschi
(evidentemente non castrati) ed era sicuramente gravida". L'animale presentava
gli stessi sintomi descritti per le altre gatte. Presentava inoltre un problema
di postura con la testa tenuta abbassata su di un lato (Kopfschiefhaltung) e
leggeri problemi di deambulazione ed equilibrio.

 

6.      3 gatti maschi
non castrati 

 

Tutti e tre gli animali
se lasciati liberi in appartamento non utilizzavano la cassetta per defecare e
marcare (urinare). Questo comportamento dimostra chiaramente che gli ani­mali
non erano da una parte abituati ad essere tenuti liberi in appartamento ma che
probabilmente passavano molto del loro tempo negli stessi trasportini che la
signora RI 1 utilizzava per i suoi spostamenti. Dopo la confisca e la castrazione,
questi animali sono stati abituati con fatica all'uso della cassetta. D'altra
parte si può ben capire come la signora RI 1 avesse evidenti problemi di trovare
una dimora stabile con i suoi gatti se questi urinavano e defecavano in modo
incontrollato nei locali da essa affittati.

 

7.      Gatta tricolore
sottopeso 

 

Questo animale mostrava,
oltre alla coriza e alle parassitosi, una anisocoria (differenza di
allargamento di pupillatra un occhio e l'altro), delle difficoltà di
coordinazione e d'equilibrio. Attualmente il quadro clinico è migliorato ma si
riscontrano ancora difficoltà di deambulazione ed equilibrio (cammina lungo i
muri, vi sbatte contro, ecc.). 

 

In generale sono state
riscontrate delle differenze di sviluppo fisico e di peso tra i gatti più
anziani (stato leggermente migliore) se confrontati con i giovani animali e le
femmine gravide.

 

Questo rapporto complementare rafforza il
sospetto che il trattamento riservato dalla ricorrente ai suoi gatti possa
anche aver inciso negativamente sulla loro salute. I sintomi di malnutrizione
non permettono in effetti di escludere che le precarie condizioni di salute riscontrate
nei gatti al momento dell'intervento dell'UVC non fossero soltanto contingenti
e correlate ai disagi del viaggio in taxi da Francoforte, ma fossero da
ricondurre alle inadeguate modalità di gestione. Le malattie, riscontrate sia
dalla dr. Ghiringhelli in occasione della prima visita, sia dai medici della
Kleintier Klinik di Francoforte il 23 settembre 2005, avvalorano ulteriormente
il sospetto che la ricorrente non fosse in grado di prestare loro le cure di
cui necessitano. Non certo per cattiva volontà, poiché il profondo e per
diversi aspetti anomalo attaccamento della ricorrente ai suoi felini è un dato
certo, ma a causa di uno stile di vita inconciliabile con un'adeguata gestione
di un numero così rilevante di animali. 

Nemmeno queste informazioni supplementari
appaiono tuttavia tali da legittimare una confisca con susseguente affidamento
a terzi, ovvero una sottrazione definitiva ed irreversibile, di tutti
gli animali alla loro detentrice. Le ulteriori notizie disponibili sullo stato
di salute dei gatti e sulle capacità della ricorrente di tenerli, sebbene
frammentarie ed in parte contraddittorie, permettono anzi di ritenere che altri
provvedimenti, meno incisivi della confisca, quali un'eventuale riduzione del
numero di gatti, abbinata alla loro sterilizzazione, rispettivamente
castrazione, il reperimento di un alloggio stabile ed adeguatamente
dimensionato, nonché l’imposizione di determinate regole gestionali,
nutrizionali, igieniche e sanitarie, possano essere altrettanto idonee ad
assicurare agli animali un trattamento conforme agli art. 3 cpv. 2 LPDA ed 1
OPAn. La fattoria che la ricorrente ha nel frattempo locato in Germania,
qualora dovesse risultare adeguata al ricovero di gatti, permette addirittura
di ritenere che, a determinate condizioni, tutti gli animali possano essere
restituiti alla ricorrente. 

La confisca di tutti i gatti e della
relativa prole con conseguente immediata alienazione a terzi, nelle circostanze
concrete, si palesa pertanto come un provvedimento eccessivo, adottato in modo
precipitoso, fondato su un'insufficiente accertamento dei fatti. Non può dunque
essere confermato. 

Ad avvalorare questa conclusione sta
anzitutto il fatto che lo stesso UVC in sede di risposta al ricorso inoltrato
da RI 1 al Consiglio di Stato, affermando di non essere stato in grado di reperire
un ricovero adeguato per gli animali malati, ha implicitamente ammesso che i
gatti sono stati confiscati anziché semplicemente sequestrati allo scopo di
creare i presupposti per affidarli a privati, altrimenti poco propensi a
custodirli soltanto temporaneamente. L'inadeguatezza del provvedimento
censurato è inoltre dimostrata dal fatto che l'UVC, a dispetto delle critiche rivolte
all'insorgente in merito al trattamento riservato ai suoi gatti, ha rinunciato
a decretare un divieto di tenere animali, riservandosi soltanto la facoltà di
pronunciarlo. Lasciando la ricorrente sostanzialmente libera di procurarsi  e
tenere altri gatti, l'UVC ha tuttavia omesso di spiegare per qual motivo non
possa recuperare, a determinate condizioni, quelli che le appartenevano. 

 

 

                                   4.   Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, non potendosi esigere da questo
tribunale che ponga rimedio alle carenze istruttorie poste in essere dalle
precedenti istanze, il ricorso va parzialmente accolto, annullando la confisca
e la decisione del Consiglio di Stato qui impugnata siccome fondate su un accertamento
incompleto dei fatti e comunque lesive del principio di proporzionalità. Gli
atti vanno rinviati all’UVC, affinché, raccolte le informazioni mancanti,
stabilisca con la dovuta sollecitudine quanti gatti ed a quali condizioni
possono essere restituiti alla ricorrente. Gli animali (prole compresa) rimangono
nel frattempo sequestrati a titolo cautelare giusta l’art. 25 cpv. 1 LPDA. 

Dato l’esito, si prescinde dal prelievo di
una tassa di giustizia. Le ripetibili, commisurate al parziale accoglimento
dell’impugnativa, sono a carico dello Stato. 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 2, 3 LPDA; 1, 2 OPAn; 8 LCPDA; 3, 18,
28, 31, 60, 61, 65 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

§.  Di conseguenza: 

1.1.          
la decisione 29 novembre 2005 del Consiglio di
Stato (n. 5709) è annullata; 

1.2.          
la decisione 6 ottobre 2005 del Dipartimento
della sanità e della socialità (DSS), Ufficio del veterinario cantonale è
confermata unicamente quale sequestro cautelare giusta l’art. 25 cpv. 1 LPDA
sino all'adozione dei provvedimenti di merito; 

1.3.          
gli atti sono rinviati all’UVC, affinché,
raccolte le necessarie informazioni, stabilisca quanti gatti ed a quali
condizioni possono essere restituiti alla ricorrente. 

 

 

                                   2.   Non si
preleva tassa di giustizia. Lo Stato rifonderà alla ricorrente fr. 1'500.- a
titolo di ripetibili. 

	
   

   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. Dipartimento
  sanità e socialità Ufficio del veterinario cantonale, 6500 Bellinzona, 

  2. Consiglio
  di Stato, 6500 Bellinzona, 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario