# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 76a705ce-8fd3-5390-8029-947457f9b183
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-01-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 15.01.2019 52.2017.325
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2017-325_2019-01-15.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2017.325

   

  	
  Lugano

  15 gennaio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Reto
  Peterhans

  

 

 

statuendo
sul ricorso dell'8 giugno 2017 di

 

 

	
   

  	
   RI
  1   

  rappresentata
  da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione del 3 maggio 2017 (n. 2018) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa inoltrata dall'insorgente avverso la decisione del 13 ottobre 2015
  della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni in materia
  di rifiuto del rilascio di un'autorizzazione di domicilio UE/AELS e di revoca
  (recte: decadenza) di un permesso di dimora UE/AELS;

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

A.   La cittadina italiana RI
1 è giunta in Svizzera il 16 marzo 2003 per svolgere un'attività lucrativa, venendo
dapprima posta al beneficio di un permesso di dimora temporaneo "L"
CE/AELS e dal 17 febbraio 2006 di un permesso di dimora "B" CE/AELS
valido fino al 16 febbraio 2011 e rinnovato l'ultima volta fino al 16 febbraio
2016.

 

 

                                   B.  Il 24 febbraio 2015 RI 1 ha
presentato una domanda volta all'ottenimento di un'autorizzazione di domicilio
UE/AELS. Dopo avere sentito l'interessata il 26 marzo 2015 per il tramite della
Polizia cantonale, il 13 ottobre 2015 la Sezione della popolazione del
Dipartimento delle istituzioni ha respinto tale richiesta, revocandole nel
contempo il suo permesso di dimora. L'autorità di prime cure ha ritenuto che il
centro di vita e degli interessi di RI 1 non si trova in Svizzera, bensì
all'estero.

 

 

C.   Con giudizio del 3
maggio 2017 il Governo ha confermato la predetta risoluzione dipartimentale,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta dall'interessata. Il
Consiglio di Stato ha in sostanza confermato le motivazioni contenute nella
decisione querelata.

 

 

D.   Contro questa
pronunzia governativa, la soccombente si aggrava ora dinanzi al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando in via
principale il rilascio di un permesso di domicilio e in via subordinata di un
permesso di dimora. Domanda altresì che al suo gravame sia concesso l'effetto
sospensivo.

La ricorrente contesta che
il centro dei suoi interessi si trovi all'estero, precisando di risiedere in
Svizzera dal 2003 e di esservi perfettamente integrata.

 

 

E.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppongono sia il Dipartimento che il Consiglio di Stato,
senza formulare particolari osservazioni.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.    La competenza del Tribunale cantonale
amministrativo a statuire nel merito della presente vertenza è data
dall'art. 9 cpv. 2 della legge di applicazione alla legislazione federale in
materia di persone straniere dell'8 giugno
1998 (LALPS; RL 143.100).

Va comunque rilevato che il permesso di dimora UE/AELS di cui beneficiava l'insorgente, valido fino al 16
febbraio 2016, era già scaduto prima dell'emanazione della risoluzione
governativa impugnata. In siffatte circostanze, qualora il presente gravame fosse
volto ad ottenere in ultima battuta l'annullamento di una decisione concernente
un'autorizzazione di soggiorno ormai scaduta, esso apparirebbe privo di
oggetto. Sennonché, il giudizio impugnato si
riferisce implicitamente anche al rifiuto di prorogare a RI 1 il permesso
di dimora UE/AELS di cui era titolare sino alla suddetta data. Ne discende che
essa ha ancora un interesse pratico e attuale ad impugnare la decisione dell'autorità inferiore. Ne
deriva dunque che il gravame in
oggetto, tempestivo (art. 68 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa
del 24 settembre 2013; LPAmm; RL
165.100) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art.
65 cpv. 1 LPAmm), è ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1
LPAmm).

 

 

2.    2.1. L'accordo tra la
 Confederazione Svizzera e la Comunità
europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione
delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), applicabile
nella presente fattispecie in forza della cittadinanza italiana della
ricorrente che dispone di una carta d'identità valida, si rivolge ai cittadini
elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità (ora: Unione)
europea e disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere ad attività economiche e offrire la prestazione
di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme che, in linea
di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno. In relazione alla
decadenza del permesso di dimora UE/AELS, l'ALC prevede espressamente che le
interruzioni del soggiorno che non superino sei mesi consecutivi e le assenze
motivate dall'assolvimento di obblighi militari non infirmano la validità della
carta di soggiorno (cfr. art. 6 cpv. 5, nonché 12 cpv. 5 e 24 cpv. 6 allegato I
ALC).

 

2.2. Quanto previsto dal menzionato accordo è
peraltro equivalente a ciò che prescrive l'art. 61 cpv. 2 della legge federale
sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), che ha la stessa portata dell'art. 9 cpv. 3 lett. c dell'abrogata legge
federale sul domicilio e la dimora degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS; CS
1 117), ragione per la quale resta applicabile anche la giurisprudenza relativa
a quest'ultima disposizione (STF 2C_19/2012 del 26
settembre 2012 consid. 4 e 2C_853/2010 del 22 marzo 2011 consid. 5.1).

L'art. 61 cpv. 2 LStr dispone infatti - tra l'altro - che se
uno straniero lascia la Svizzera senza notificare la propria partenza, il
permesso di dimora o di domicilio decade dopo sei mesi. In questo caso non vi è
spazio per una ponderazione di interessi: determinante è soltanto la questione
di sapere se lo straniero abbia effettivamente dimorato all'estero per più di
sei mesi oppure oltre il periodo accordatogli con il permesso di assenza.

Secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale,
sviluppata quando ancora era in vigore la LDDS ed
oggi almeno in parte codificata nell'art. 79 cpv. 1 dell'ordinanza
sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA;
RS 142.201), la fattispecie della decadenza di un permesso
di dimora o di domicilio si realizza anche se lo straniero manca regolarmente
dalla Svizzera durante un certo lasso di tempo, ritornandovi ogni volta per
motivi di visita, turismo o affari prima del trascorrere dei sei mesi previsti
dalla legge. Al pari di un'assenza continuata, questi rientri non interrompono
infatti il periodo di assenza all'estero, neppure quando lo straniero dispone
di un alloggio in Svizzera ed è animato dal desiderio di mantenere intensi rapporti con il nostro Paese (DTF 120 Ib
369 consid. 2c; STF 2C_147/2010 del 22 giugno 2010 consid. 5.1). In tali
circostanze (ripetuti soggiorni all'estero durante un lasso di tempo di
svariati anni, interrotti da più o meno lunghi periodi di presenza in Svizzera),
la questione del decadimento di un permesso dipende allora da un altro aspetto,
ovvero dalla determinazione del luogo che costituisce per lo straniero il
centro dei propri interessi (STF 2C_408/2010 del 15 dicembre 2010 consid. 4.2
con rinvii; Andreas
Zünd/Ladina Arquint, Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fernhaltung,
in Ausländerrecht, II ed. Basilea 2009, n. 8.8 segg.).

 

 

3.    3.1. Come
accennato in narrativa, RI 1 è giunta in Svizzera il 16 marzo 2003, venendo
posta al beneficio di un permesso di dimora temporaneo di tipo "L" e,
dal 17 febbraio 2006, di tipo "B", per cittadini europei - più volte
rinnovato - onde esercitare un'attività lucrativa dipendente, poiché al
servizio dell'azienda __________ di __________, quale impiegata nella mensa dei
cantieri __________. Ella è stata dapprima attiva a __________, in seguito a __________
e, dall'8 aprile 2010, a __________. Nel corso degli anni il suo datore di
lavoro le ha sempre messo a disposizione un alloggio presso i citati cantieri.
Dal 1° novembre 2016 RI 1 è conduttrice di un appartamento situato a __________.
L'8 giugno 2017, ovvero al momento dell'inoltro del gravame, l'interessata si
trovava in disoccupazione parziale, sebbene - secondo quanto da essa riferito -
il datore di lavoro avrebbe avuto l'intenzione di riassumerla a partire dal
medesimo mese o da luglio 2017. Non è dato a sapere se ciò sia effettivamente
avvenuto.

 

3.2. Nella risoluzione qui
avversata il Governo ha ritenuto, facendo proprie le argomentazioni dell'autorità
di prime cure, che il centro degli interessi della ricorrente non si trova in Svizzera,
bensì in Italia, dove abita la sua famiglia e dove ha vissuto prima dell'arrivo
nel nostro Paese e dove continuerebbe a recarsi quando è libera da impegni
lavorativi. Il Consiglio di Stato ha considerato che il fatto di svolgere
un'attività lucrativa e di disporre di un alloggio in Svizzera non permette
ancora di sovvertire questa conclusione. A sostegno della propria decisione l'Esecutivo
si è riferito alle dichiarazioni rilasciate dall'insorgente in occasione
dell'interrogatorio dinanzi alla Polizia cantonale del 26 marzo 2015, durante
il quale ha affermato - tra l'altro - che nei giorni di libero viveva
nell'alloggio presso il cantiere dove lavorava oppure si recava in visita dal
fratello a __________ o dalla sorella a __________. Il Consiglio di Stato ha ritenuto
che il semplice fatto che essa avesse sottoscritto un contratto di locazione
per l'appartamento di __________ (in cui ella abita attualmente) per il 1° novembre
2016 - ovvero successivamente rispetto alla decisione dipartimentale - rappresenti
un indizio dell'assenza di legami con la Svizzera, dato che per oltre 10 anni
ha vissuto nella camera messale a disposizione dal datore di lavoro. Il Governo
ha inoltre ritenuto che agli atti non vi sia alcuna prova atta a dimostrare il
contrario e che il provvedimento adottato rispetti il principio di proporzionalità.

 

3.3. Queste
argomentazioni non possono assolutamente essere condivise.

Indipendentemente dalla
sua attuale situazione professionale, è un dato di fatto che la ricorrente abiti
ormai da molti anni in Ticino, dove è praticamente sempre stata attiva professionalmente.
Il semplice fatto che poche volte all'anno (verosimilmente durante le vacanze o
le lunghe festività) essa si rechi a __________ (provincia di __________,
Italia), dove vivono i suoi genitori e la sorella gemella, non permette affatto
di affermare che è in questa località che si trova il centro dei suoi
interessi. Occorre infatti tenere conto della notevole distanza che separa
questo luogo dal Ticino, la quale non è certo atta a permetterle di lavorare
nel nostro Paese e di fare nel contempo rientro presso i propri familiari con
una frequenza tale per cui si possa affermare che la sua residenza effettiva si
trovi in __________. Sostenere, come ha fatto il Consiglio di Stato, che RI 1
avrebbe la propria residenza effettiva a 1'300 km da luogo in cui lavora e che,
pertanto, la richiesta da parte sua di un permesso per frontalieri sarebbe
stata più appropriata alle circostanze, costituisce un ragionamento che rasenta
l'assurdo.

Il fatto poi che nei giorni in cui non lavora presso i cantieri __________ la
ricorrente si rechi talvolta in visita dalla sorella a __________ o dal
fratello a __________ non consente neppure di dedurre, come è stato fatto dalla
precedente istanza di giudizio, che la medesima non nutrirebbe alcun desiderio
di avere dei rapporti intensi nel nostro Paese. Si tratta infatti di brevi e
occasionali soggiorni dettati da motivi turistici e/o familiari che di certo
non dimostrano alcunché riguardo alle sue intenzioni di integrarsi o meno a
livello sociale in Ticino, dal momento che è in tutto e per tutto normale per
qualsiasi persona, svizzera o straniera che sia, cercare di coltivare i
rapporti con parenti o amici che vivono lontani. Anche su questo punto il
giudizio impugnato appare dunque privo di qualsiasi fondamento logico.

Per il resto l'autorità dipartimentale non è stata in grado di apportare la
benché minima prova a sostegno delle proprie tesi. Per contro, i documenti
prodotti da RI 1 dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, non fanno altro
che confermare in modo convincente che il centro dei suoi interessi si trova
nel nostro Cantone, dove da molti anni essa vive e lavora. L'insorgente ha
infatti allegato una serie di ricevute di acquisti effettuati prevalentemente in
negozi situati nei dintorni di __________ - Comune in cui risiede - nel periodo
compreso tra il 9 gennaio e il 27 maggio 2017, oltre a una tessera di fedeltà
di un noto grande magazzino presente in tutta la Svizzera, completata mediante
i bollini distribuiti tra il 13 marzo e il 29 luglio 2017 ad ogni acquisto. RI
1 ha altresì prodotto numerosi biglietti di trasporto della comunità tariffale "Arcobaleno"
valevoli nel periodo compreso tra il 4 gennaio e il 29 maggio 2017 nelle zone comprendenti
la __________ e l'agglomerato di __________ (nonché, in alcuni casi, quello di __________)
che attestano come la sua vita quotidiana si svolga prevalentemente sul nostro
territorio. Non permette di sovvertire questa conclusione il fatto che,
perlomeno sino a qualche anno fa, la ricorrente non fosse iscritta all'AIRE.
Quest'ultimo è infatti un semplice registro previsto dal diritto italiano per
fini meramente anagrafici. La sola circostanza secondo cui una persona risulti
iscritta o meno nell'AIRE non consente pertanto ancora alle autorità svizzere
in materia di polizia degli stranieri di dedurre alcunché di certo riguardo al suo
effettivo e preponderante luogo di residenza. 

3.4. Alla luce di tutto quanto sin qui esposto, si deve pertanto concludere che
la tesi delle precedenti istanze di giudizio, secondo cui il centro degli
interessi della ricorrente non si troverebbe nel nostro Cantone, non può essere
tutelata, in quanto frutto di una valutazione arbitraria e distorta dei fatti
determinanti: RI 1 possiede la propria residenza effettiva in Ticino, dove vive
per la maggior parte del suo tempo e lavora, e non presso i suddetti familiari
all'estero o nella Svizzera tedesca.

                                   4.   4.1. In esito a queste considerazioni,
il ricorso va accolto senza ulteriore disamina,
annullando la decisione dipartimentale impugnata e quella governativa
che la tutela. Non essendo adempiuti i requisiti per ritenere che il permesso
di dimora di cui beneficiava la ricorrente fosse decaduto prima del suo termine
di scadenza quinquennale e avendo quest'ultima postulato il rilascio di un'autorizzazione
di domicilio sulla quale il Dipartimento non si è pronunciato, si giustifica di
rinviare gli atti all'autorità di prime cure affinché esamini innanzitutto se
sono dati i presupposti per rilasciarle un permesso di domicilio UE/AELS e, qualora ciò non dovesse essere il caso, affinché si
esprima sul rinnovo del permesso di dimora UE/AELS in suo favore, tenendo conto
di quanto esposto nei considerandi che precedono. 

Con l'emanazione del
presente giudizio, la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo
all'impugnativa diviene priva di oggetto.

 

4.2. Visto l'esito del ricorso, si prescinde dal prelievo di
una tassa di giustizia e delle spese.

Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà all'insorgente, in
quanto assistita da un consulente giuridico, un'indennità a titolo di ripetibili
per entrambe le sedi (art. 49 cpv. 1 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

1.   Il ricorso è
parzialmente accolto.

§.   Di conseguenza
sono annullate:

1.1.   la risoluzione del 3 maggio 2017
(n. 2018) del Consiglio di Stato;

1.2.   la decisione del 13 ottobre 2015
(COM 410) della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

 

 

2.   Gli atti sono retrocessi al Dipartimento delle
istituzioni affinché si pronunci sulla richiesta di rilascio di un permesso di
domicilio UE/AELS e, subordinatamente, sul rinnovo del permesso di dimora
UE/AELS in favore della ricorrente.

3.   Non si
prelevano né tasse né spese di giustizia. Alla ricorrente va restituita la somma
di fr. 1'500.- versata a titolo di anticipo.

 

 

4.   Lo Stato del
Cantone Ticino rifonderà all'insorgente fr. 1'800.- a titolo di ripetibili.

 

 

5.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  6.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     Il vicecancelliere