# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c2f8316-2482-5949-ad9b-6a8d613753d4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.12.2010 32.2010.189
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-189_2010-12-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.189

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  16 dicembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1 luglio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 giugno 2010 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1970, da ultimo attiva quale artista/pittrice indipendente, in data 23
aprile 2007 ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti (rendita)
indicando che “causa punzione dell’epidurale durante il parto (…) ha
contratto la meningite batterica fulminante con tre giorni di coma” (doc.
AI 2-1/5).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia bidisciplinare
presso il __________ di __________ (doc. AI 35-1), l’UAI con decisione del 2
giugno 2010 (doc. AI 49-1), preavvisata con progetto del 26 febbraio 2010 (doc.
AI 45-1) ha respinto la richiesta di prestazioni AI dell’assicurata.

 

                               1.3.   Contro questa
decisione l’assicurata, rappresentata dal RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e
l’erogazione di una rendita intera d’invalidità (doc. I).

 

                                         La
ricorrente ha contestato la valutazione medica svolta dall’amministrazione
sulla base del referto del 16 marzo 2010 della Dr.ssa __________ (doc. A3).

                                         A suo
dire la decisione dell’UAI sarebbe lesiva dell’obbligo di motivazione sancito
da dottrina e giurisprudenza, in quanto l’amministrazione avrebbe fatto
riferimento alle conclusioni della perizia __________ senza ulteriori
precisazioni (doc. I).

 

                               1.4.   In risposta
l’UAI ha contestato la critica della ricorrente relativa alla mancata
motivazione della decisione ed ha ribadito di aver adeguatamente considerato le
conclusioni peritali agli atti, nonché la valutazione medica, prima di adottare
il provvedimento qui impugnato. L’UAI ha quindi postulato la conferma della
decisione del 2 giugno 2010 e la reiezione integrale del gravame (doc. IV)

 

                               1.5.   Il 23 agosto
2010 il rappresentante dell’assicurata si è riconfermato nelle proprie
argomentazioni ed ha richiesto “l’allestimento di una perizia medica
specialistica intesa ad accertare le reali condizioni fisiche della ricorrente
ed a stabilire il grado di invalidità” (doc. VI).

 

                                         Il
doc. VI è stato inviato all’UAI per conoscenza (doc. VII).

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare
all’assicurata il diritto a prestazioni dell’assicurazione invalidità oppure
no.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata
da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al
proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.4.   Con lo scopo
di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata,
l’Ufficio AI ha affidato al __________ di __________ il mandato di esperire una
valutazione bidisciplinare (neurologica-psichiatrica) (doc. AI 32-1).

 

                                         Nel referto del 15 dicembre
2008 il Dr. __________, spec. FMH in neurologia, e il Dr. __________, spec. FMH
in psichiatria e psicoterapia, dopo aver esposto i dati personali e
amministrativi della paziente, l’analisi del dossier, i dati soggettivi, quelli
personali, familiari, socioprofessionali e oggettivi, sono giunti alle seguenti
conclusioni:

 

" 
(…)

Synthèse et conclusions :

 

Mme RI 1 formule actuellement des plaintes peu
spécifiques comportant des maux de tête, une fatigue et une fatigabilité, une
lourdeur des membres supérieurs et inférieurs, des crampes distales des membres
supérieurs occasionnelles et une sensation de tension cervicale.

 

L'examen neurologique révèle des troubles sensitivo‑moteurs
hémicorporels droits dont le caractère, en l'absence d'autres symptômes et
signes d'atteinte du système nerveux central fait penser qu'il s'agit là de plaintes
subjectives ne traduisant pas l'existence d'une atteinte structurelle du
système nerveux central.

 

A l'examen neuropsychologique, on observe au
premier plan un ralentissement et une fatigabilité auxquels s'associent une
atteinte de la mémoire à court terme et de travail ainsi qu'un déficit des
capacités de récupération d'une information verbale apprise et une faiblesse de
l'attention. A cela s'ajoutent une performance subnormale dans un test évaluant
la mémoire épisodique visuelle réalisé en fin de séance alors que l'expertisée
est manifestement fatiguée.

 

La fatigabilité et le ralentissement psychomoteur
décrits par Mme RI 1 semblent ainsi objectivés à l'examen clinique et aux
tests.

 

Dans l'histoire médicale, on ne trouve sur le
plan somatique que deux événements significatifs, soit la méningite bactérienne
et le cancer du col utérin. Le second est trop à distance de la survenue des
symptômes, par ailleurs il a été traité simplement sans aucune complication. Il
peut donc être exclu comme cause des symptômes allégués, même si Mme RI 1 pense
que son cancer explique ses malaises antérieurs. 

 

Le problème da la méningite est différent, la
littérature spécialisée fait état de possibles troubles cognitifs durables chez
une partie des survivants de méningite bactérienne, sous la forme

généralement d'un ralentissement cognitif, mais
également de troubles mnésiques, exécutifs et attentionnels. Les difficultés
constatées sont cependant d'intensité trop marquée pour être mises sur le seul
compte de la maladie somatique, des causes concomitantes doivent donc être
recherchées ailleurs.

 

Les causes concomitantes sont le plus souvent
d'ordre psychique, mais il n'y a pas sur ce plan de troubles significatifs, que
ce soit de l’humeur, ou de la sphère psychotique. Hors le diagnostic de
dysthymie, ce qui prédomine le plus chez Mme RI 1, est une attitude faite de
retrait, de passivité et d'adhésion massive à des concepts médicaux
alternatifs. L'assurée se réfère ainsi aux théories du médecin allemand Ryke
Geerd Hamer, dites médecine nouvelle. Ce médecin a mis en pratique des idées
en partie personnelles, bien qu'un certain nombre de fondements avait déjà été
abordés par d'autres chercheurs, soit la question de l'influence du stress et
du psychisme sur l’apparition de cancers.

 

Dans le cas de Hamer, ce qui pose
fondamentalement problème, est le postulat d'abandon de la médecine traditionnelle
et le recours exclusif à la résolution des conflits qui seraient à l'origine de
la maladie.

 

A noter que ce médecin a été jugé et condamné à
la prison pour escroquerie et complicité d'exercice illégal de la médecine.

 

Que Mme RI 1 adhère à ces théories est son droit,
qu'elle considère que des facteurs psychiques puissent intervenir dans le
déclanchement de maladies est cohérent, qu'elle s'enferme dans un système de
pensée unique, sans remise en cause, comme cela a été vérifié lors de
l'entretien d'octobre, est une autre chose.

 

Nous n'avons pas d'explication raisonnable au
comportement de Mme RI 1, on constate un avant, ouvert et tourné vers l'art et
la société, un après fait de retrait et d'attitude passive. Il y a eu quelques
événements lourds et affectivement difficiles dans l'intermède, comme la mort
d'un ami proche et le divorce, on peut penser qu’il y a une attitude de dépit,
de désillusion, de sentiments d'abandon, mais cela ne représente pas une
maladie et ne justifie pas d'une incapacité de travail en l'absence de troubles
psychiques avérés et incapacitants.

 

Nous sommes ainsi convaincus que si Mme RI 1
sortait de sa vision unique de la maladie et faisait l'effort de retrouver une
certaine activité physique et mentale, elle pourrait à terme dépasser son
problème de fatigue et fatigabilité, qui même s'il est parfaitement séquellaire
à la méningite, est également autoentretenu.

 

En conclusion, les seuls éléments objectifs et
objectivables sont les troubles mis en évidence lors de l'examen
neuropsychologique et qui peuvent être mis en relation probable avec des
séquelles de la méningite. Ces troubles peuvent affecter durablement le rendement
dans toute activité, qu'elle soit privée ou professionnelle. Les troubles sont
cependant trop marqués pour être entièrement dû à la méningite, des causes non
médicales doivent donc être tenus en compte en l’absence de toute constatation
objective.

 

Nous estimons à 25% la diminution de rendement liée
à la fatigue, la fatigabilité et les quelques troubles neuropsychologiques
objectivés à l'examen neuropsychologique, auxquels nous rajoutons les maux de
tête qui peuvent aussi être des séquelles de la méningite. 

 

 

7.      Réponses aux questions de l'Assurance
Invalidité

 

A.     Questions cliniques

 

1.      Anamnèse

 

         Anamnèse professionneIIe et sociale

         Èvolution de la maladie et résultats
des thérapies

         Données anamnestiques sans relation
directe avec l'affection             actuelle

 

         Cf ci‑dessus.

 

2.      Plaintes et données subjectives de
l'assuré(e)

 

         Cf. ci‑dessus,

 

3.      Status clinique

 

         Status physique et psychique (en cas
de troubles         somatoformes, prière d'établir une analyse

         précise des symptômes et
respectivement des douleurs)

         Résultats des tests avec la méthode
utilisée

 

         Cf. ci‑dessus.

 

4.      Diagnostics (si possible selon
classification ICD‑ 10)

 

4.1    Diagnostics ayant une répercussion sur
la capacité de travail

         Depuis quand sont‑ils présents
?

 

           ○
Fatique, fatigabilité, céphalées et troubles     neuropsychologiques
modérés séquellaires aux

           conséquences somatiques d'une méningite
bactérienne        survenue en avril 2003.

 

4.2    Diagnostics sans répercussion sur la
capacité de travail

         Depuis quand sont‑ils présents
?

 

           ○ Dysthymie

 

5.      Appréciafion du cas et pronostic

 

         Cf. ci‑dessus.

 

 

B.     Influences sur la capacité de
travail

 

1.      Limitations (qualitatives et
quantitatives) en relation avec les    troubles constatés

 

         Sur le plan physique

         Mme RI 1 présente encore actuellement
des maux      de tête, une fatigue et une fatigabilité et des troubles                                      neuropsychologiques
modérés entraînant une perte de                                         rendement
dans I'activité exercée préalablement.

 

         Sur le plan psychique et mental

         Aucune objectivement.

 

         Sur le plan social 

         Aucune.

 

 

2.      Influence des troubles su l'activité
exercée jusqu'ici

 

2.1    Comment agissent ces troubles sur
l'activité exercée jusqu'ici ?

 

         On peut estimer que les troubles
présentés actuellement par   Mme RI 1 induisent une perte de rendement de                                   25%
dans toute activité.

 

2.2.   Description précise de la capacité
résiduelle de travail

 

         Capacité complète avec une diminution de
rendement.

 

2.3.   L'activité exercée jusqu’ici est‑elle
encare exigible ? Si oui, dans         quelle mesure (heures par jour) ?

 

         100%

 

2.4.   Y a‑t‑il
une diminution du rendement ? Si oui dans quelle          mesure ?

 

         25%.

 

2.5    Depuis quand, au point de vue médical,
y a‑t‑il une incapacité             de travail de 20% au moins ?

 

         Depuis avril 2003.

 

2.6    Comment le degré d’incapacité de
travail a‑t‑il évolué depuis   lors ?

 

         L'incapacité de travail a été vraisemblablement
compIète         pendant une période d'un an, puis a progressivement diminué             pour
arriver à 0% après quelques mois, avec une                       diminution de
rendement résiduel de 25%.

 

2.      En raison de ses troubles psychiques,
l'assurée est‑il (elle)     capable de s’adapter à son environnement
professionnel ?

 

         Oui, pas de trouble psychique.

 

 

 

C.     Influences sur la réadaptation
professionelle

 

1.      Des mesures de réadaptation
professionnelle sont‑effes          envisageables ?

 

         Si oui, prière d'indiquer un plan de
réadaptation qui tienne         compte des critères suivants

         - la possibilité de s’habituer à un
rythme de travail

         - l'aptitude à s'intégrer dans le
tissu social

         - la mobilisation des ressources
existantes

         Si non, pour quelles raisons ?

 

         Pas nécessaires.

 

 

2.      Peut-on améliorer la capacité de
travail au poste occupé jusquà          présent?

 

         Non, pas nécessaire.

 

2.1    Si oui par quelles mesures ? (par ex.
mesures médicales,       moyens auxiliaires, adaptation du poste de travail)

 

2.2.   À votre avis, quelle sera l'influence
de ces mesures sur la       capacité de travail ? 

 

3.      D'autres activités sont‑elles
exigibles de la part da l'assuré(e) ?

 

         Oui, mais ne changent rien à la capacité
de travail et au           rendement.

 

3.1    Si oui, à quels critères médicaux le lieu
de travail doit‑il            satisfaire, et de quoi faut‑il tenir compte
dans le cadre d'une                autre activité ?

 

3.2    Dans quelle mesure l'activité adaptée à
l'invalidité peut‑elle être          exercée (par ex. heures par jour) ?

 

3.3    Y a‑t‑il une diminution du
rendement ? Si oui, dans quelle         mesure ?

 

3.4    Si plus aucune autre activité n'est
possible, quelles en sont les           raisons ? " (doc. AI 38-16+17+18+19+20)

 

                               2.5.   Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante
è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte
und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.6.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal __________, da considerare dettagliata, approfondita e
quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         L’assicurata
è stata sottoposta ad un accurato esame neuro psichiatrico nell’ambito della
perizia __________, grazie al consulto specialistico del Dr. __________,
spec. FMH in neurologia, e il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia che hanno posto la diagnosi con ripercussione sulla capacità
lavorativa di fatica, affaticabilità, cefalee e disturbi neuropsicologici
moderati per le conseguenze somatiche di meningite batterica (aprile 2003),
mentre quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quella di
distimia (doc. AI 38-1).

 

                                         A mente
dei periti l’assicurata presenta una piena capacità in ogni attività lavorativa
con una riduzione del rendimento del 25% (doc. AI 38-19).

 

                                         Nel
rapporto del 18 dicembre 2008 il medico del SMR, Dr. __________, ha ripreso la
diagnosi dei periti del __________ e la valutazione della capacità lavorativa
(doc. AI 39-1).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Tale non
può essere il referto del 16 marzo 2010 della Dr.ssa __________, spec. FMH in
medicina interna, dunque non specialista in neurologia, né in psichiatria o
psicoterapia, la quale ha manifestato il proprio dissenso in merito alla
decisione impugnata senza tuttavia porre una diagnosi differente delle
patologie della paziente. Nello scritto del medico curante si riprendono
infatti sia la meningite batterica del 2003, che la patologia tumorale con una
valutazione della capacità lavorativa divergente. A mente della Dr.ssa __________
l’assicurata è inabile totalmente al lavoro (doc. AI 46-5).

 

                                         La
valutazione del medico curante, seppur divergente unicamente per quanto
riguarda la valutazione della capacità lavorativa dell’insorgente, non apporta
nuovi elementi oggettivi ignorati dai medici del __________ e va quindi intesa
nel senso di una diversa valutazione delle conseguenze che le patologie
dell’interessata hanno sulla sua capacità di lavoro.

 

                                         Su tale
refertazione ha poi preso posizione il medico del SMR, Dr. __________, nelle
annotazioni dell’11 maggio 2010, laddove indica che non vi sono nuovi elementi
clinici apportati nella disamina della Dr.ssa __________ (doc. AI 48-1).

 

                                         Giova
inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata, dal profilo
neurologico e psichiatrico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente
vagliato dai periti del __________ di __________ e successivamente dal Servizio
medico regionale (SMR) dell’assicurazione invalidità.

                                         La
critica ricorsuale secondo cui il provvedimento adottato dall’amministrazione
non sarebbe stato sufficientemente motivato non merita dunque accoglimento in
questa sede.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del __________ i criteri di affidabilità
e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.5.), alla stessa può
essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurata è inabile al 100% in qualsiasi attività dal 25 aprile 2003 al 30
aprile 2004, abile al 50% dal 1° maggio  2004 e 31 agosto 2004 e al 75% dal 1°
settembre 2004.

                                         La
consulente in integrazione professionale nel proprio rapporto del 18 gennaio
2010, per quanto riguarda le attività esigibili ha indicato che l’assicurata
potrebbe essere integrata in attività leggere, poco qualificate e confacenti
con il danno alla salute presenti nel settore dell’industria con mansioni di
sorveglianza e controllo, addetto/a alla vendita di carburanti e altri prodotti
in stazioni combinate del tipo servisol, con compiti essenzialmente d’incasso;
operaio/a ausiliario/a in lavori leggeri non qualificati (addetti al controllo,
imballaggio, etichettatura, spedizioni, ausiliari) nella cinque categorie
presenti nel campo dell’abbigliamento, della confezione, della maglieria e
simili; operaio/a generico/a nell’industria cioccolatiera; operaio/a
nell’industria farmaceutica (controlli, condizionamento); impacchettatore/trice,
imballatore/trice e simili” (doc. AI 42-2)

 

                               2.7.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dall’assicurata dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr.,
inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui
nel caso concreto il TCA, tenuto conto del disposto di cui all’art. 29 cpv. 1
lett. b LAI, ritiene determinanti i dati del 2004. L’amministrazione ha
effettuato il confronto dei redditi con riferimento al 2004, 2005, 2006, 2007 e
2008.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, l’Alta
Corte ha precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

                                         

                                         Si
procederà dunque al raffronto dei redditi con riferimento anche al momento
dell’emanazione della decisione, ovvero il 2010.

 

                               2.8.   Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la
stessa, nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza
preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con
riferimento). Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente
possibile. 

                                         Di regola
ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima
del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all’evoluzione reale dei
salari (cfr. STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008; STF 9C_181/2008 del 23
ottobre 2008, DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224), o comunque sul salario
che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa
azienda o in un’azienda simile.

                                         Nel caso
in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito
ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà
riferimento ai dati empirici o statistici (STF 8C_334/2008 del 26 novembre
2008; VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del
principio secondo cui – in assenza di indizi concreti che impongano una diversa
valutazione – la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente
all’esperienza generale, continuato l’attività precedentemente svolta senza
invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). 

 

                                         Nel caso
di specie, l’assicurata dopo le scuole dell’obbligo ha conseguito la maturità
artistica presso il Liceo di __________, per poi frequentare per tre anni la
scuola di belle arti a __________. Dal 1990 al 2002 ha lavorato quale artista/pittrice indipendente con un proprio negozio di antiquariato a __________
dal mese di ottobre 1998 al febbraio 2003 (doc. AI 42-2).

 

                                         Come rettamente considerato dall’Ufficio AI avendo l’assicurata nei
primi anni di lavoro percepito redditi molto bassi (la stessa ricorrente lo
asserisce, tramite il proprio rappresentate, nello scritto del 28 settembre
2007, doc. AI 13-1) e fatto capo per il proprio sostentamento ai contributi alimentari
del precedente marito, a mente di questa Corte non è possibile quantificare in
maniera attendibile il reddito ipotetico che l’assicurata avrebbe potuto
conseguire senza invalidità.

                                         

                                         In
considerazione di ciò, il reddito da valido va determinato sulla base di dati
statistici come fatto dall’amministrazione. Applicando i dati statistici
nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2004, categoria 4, attività
semplici e ripetitive p.to 52 “Commercio al dettaglio e riparazioni” si
ottiene un importo mensile di fr. 3'792.-- e di fr. 45’504.-- annui che
riportato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie
économique, 10-2010, p. 94), ammonta a fr. 3'943.68 mensili oppure a fr. 47'324.16
per l'intero anno (fr. 3'943.68 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5
consid. 3a).

                                          

                                         Applicando
invece i dati statistici nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2008,
categoria 4, attività semplici e ripetitive p.to 52 “Commercio al dettaglio
e riparazioni” si ottiene un importo mensile di fr. 4’031.-- e di fr. 48’372.--
annui che riportato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La
Vie économique, 10-2010, p. 94), ammonta a fr. 4'192.24 mensili oppure a fr. 50'306.88
per l'intero anno (fr. 4'192.24 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5
consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2010 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie
économique, 10-2010, p. 95 e tabella evoluzione dei salari – stima trimestrale
dell’Ufficio federale di statistica), un reddito mensile di fr. 4'318.79 oppure
di fr. 51'825.59 per l'intero anno (fr. 4'318.79 x 12).

 

                               2.9.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi
sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

 

                                         Nel caso concreto, applicando i dati forniti dalla succitata tabella
TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, l’assicurata, svolgendo nel
2004 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato
svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore
privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe
potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 3'893.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique, 10-2010, p. 94), esso ammonta a fr. 4'048.72 mensili oppure a fr. 48'584.64
per l'intero anno (fr. 4'048.72. x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5
consid. 3a). 

 

                                         Applicando
invece i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata dall'Ufficio
federale di statistica, l’assicurata, svolgendo nel 2008 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439,
p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un
salario mensile lordo pari a fr. 4'116.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique, 10-2010, p. 94), esso ammonta a fr. 4'280.64 mensili oppure a fr. 51'367.68
per l'intero anno (fr. 4'280.64. x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5
consid. 3a). 

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2010 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie
économique, 10-2010, p. 95 e tabella evoluzione dei salari – stima trimestrale
dell’Ufficio federale di statistica), un reddito mensile di fr. 4'409.86 oppure
di fr. 52'918.42 per l'intero anno (fr. 4'409.86 x 12).

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                             2.10.   In concreto,
nel rapporto del 18 gennaio 2010, la consulente IP ha applicato unicamente una
riduzione del 5% per attività leggere (doc. AI 42-1).

 

                                         La
percentuale del 5% stabilita dalla consulente può essere confermata dal TCA.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).

 

                          2.10.1.   Per quanto
riguarda il periodo dal mese di maggio 2004 al mese di agosto 2004 l’assicurata
è stata ritenuta abile al lavoro al 50%. In precedenza la ricorrente era stata
totalmente inabile al lavoro dal 25 aprile 2003 (cfr. consid. 2.6.). 

 

                                         In
considerazione di un reddito da invalido di fr. 48'584.64, ritenuta un’esigibilità dal profilo
medico del 50% e ammettendo la riduzione del 5%, il reddito ipotetico
dell’insorgente ammonta a fr. 23'077.70 confrontando ora questo dato con
l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 47'324.16 (consid.
2.8.) emerge un tasso d’invalidità del 51,2% arrotondato al 51% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41).

 

                                         L'assicurata
non può comunque essere posta al beneficio di una rendita di invalidità
temporanea per i seguenti motivi.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 29 cpv. 1 vLAI:

 

" 
il diritto alla rendita secondo l'articolo 28
nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato:

a.    presenta un'incapacità permanente di guadagno pari almeno al 40 per
cento, oppure

b.    è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al
lavoro per almeno il 40 per cento in media."

 

                                         Dal 1°
gennaio 2003, l’art. 29 cpv. 1 lett. a fa riferimento, in relazione
all’incapacità permanente di guadagno di cui alla lett. a, all’art. 7 LPGA e,
per quanto concerne l’incapacità al lavoro di cui alla lett. b, all’art. 6
LPGA.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 48 cpv. 1 LAI il diritto al pagamento di prestazioni non riscosse è
disciplinato conformemente all’articolo 24 capoverso 1 LPGA.

 

                                         L’art. 24
cpv. 1 LPGA enuncia che il diritto a prestazioni o contributi arretrati si
estingue cinque anni dopo la fine del mese per cui era dovuta la prestazione e
cinque anni dopo lo scadere dell’anno civile per cui il contributo doveva
essere pagato.

                                         L'art. 48
cpv. 2 LAI precisa, poi, che:

 

" 
se l'assicurato si annuncia più di dodici mesi
dopo l'inizio del diritto, le prestazioni sono assegnate soltanto per i dodici
mesi precedenti la richiesta, in deroga all’articolo 24 capoverso 1 LPGA. Esse
sono assegnate per un tempo anteriore, se l'assicurato non poteva conoscere i fatti
motivanti il diritto e presenta la richiesta entro dodici mesi da quando ne ha
avuto conoscenza."

 

Stante quanto sopra, considerato, da una parte,
che l’assicurata è stata inabile al lavoro al 50% dal mese di maggio 2004 al
mese di agosto 2004 ma, d’altro canto, tenendo conto del fatto che la richiesta
di prestazioni è stata presentata solo nel mese di aprile 2007 e quindi più di
dodici mesi dopo l’inizio del diritto, a norma dell’art. 48 cpv. 2 LAI
l’assicurata avrebbe diritto ad una rendita unicamente a partire dal 1° aprile
2006 (ossia dodici mesi prima della richiesta di prestazioni). Ora, a quel
momento (come vedremo ai consid. 2.10.2 e 2.10.3) il suo grado d’invalidità era
inferiore ai limiti per ottenere una rendita.

 

                          2.10.2.   Per quanto
riguarda il periodo successivo al settembre 2004 il grado di capacità
lavorativa dell’assicurata è del 75% (cfr. consid. 2.6.).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, partendo da un salario da invalido di fr. 48'584.64, ritenuto che, come visto in precedenza (cfr.
consid. 2.6.), da un punto di vista medico, l’assicurata può esercitare
un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 75% (fr. 36'438.48) e ammettendo la riduzione del 5%, il reddito
ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 34'616.55 confrontando ora
questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 47'324.16
(consid. 2.8.) emerge un tasso d’invalidità del 26,8% arrotondato al 27% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto ad una rendita d’invalidità.

 

                           2.10.3   Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2010, partendo da un
salario da invalido di fr. 52'918.42, ritenuto che da
un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività adeguata alle
sue condizioni di salute al 75% (fr. 39'688.81) e
ammettendo la riduzione del 5%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta,
quindi, a fr. 37'704.37 confrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito
da valido nel medesimo anno di fr. 51'825.59 (consid. 2.8.) emerge un tasso
d’invalidità del 27,2% arrotondato al 27% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR
2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non dà diritto
comunque ad una rendita d’invalidità.

 

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita d’invalidità
la sua decisione formale del 2 giugno 2010 merita quindi conferma.

 

                             2.11.   A titolo
abbondanziale, va osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente
superiore al 20%, l’assicurata potrebbe teoricamente avere diritto ad una
riformazione professionale.

 

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità
del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale,
una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Nel caso
di specie, tuttavia, una riqualifica professionale non entra in considerazione,
in quanto la consulente nel rapporto del 18 gennaio 2010 non ha ritenuto che la
residua capacità di guadagno possa essere apprezzabilmente migliorata mediante
provvedimenti reintegrativi di ordine professionale (doc. AI 42-4).

 

                             2.12.   L’assicurata
in sede ricorsuale ha chiesto l’esecuzione di una perizia medica specialistica
(doc. VI).

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata
fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-       sono poste a
carico della ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti