# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fbaf2c79-abb5-5527-808b-6831cd78db24
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-12-31
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 31.12.2011 PVG 2011 30
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2011-30_2011-12-31.pdf

## Full Text

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Misure di risanamento dei corsi d’acqua giusta l’art. 80 
LPAc.
– Portata dell’art. 80 cpv. 1 LPAc (cons. 2).
– L’approccio settoriale scelto non da adito a critiche 

(cons. 3).
– Scelta delle misure e compatibilità economica (cons. 4).
– Misure edilizie e dotazione (cons. 5).
– Determinazione delle misure economicamente sosteni- bili: 

riduzione dei ricavi di circa il 5 %, può rivelarsi come un 
adeguato parametro (cons. 6a – e, g – h), pondera- zione 
degli interessi (cons. 6f).

– Situazione dei deflussi minimi (cons. 7).
– Imposizione di misure di risanamento addizionali in 

base alle riserve contenute nei singoli contratti di con- 
cessione non ammessa (cons. 8).

– Le misure di risanamento non possono finanziarsi tra- 
mite un aumento del prezzo dell’energia (cons. 9).

– Entrata in vigore delle misure di risanamento (cons. 10).
– Nessuna necessità di precisare il dispositivo (cons. 11).
– Portata dell’art. 80 cpv. 2 LPAc (cons. 12).
– Analisi concreta della liceità della rinuncia a misure di 

risanamento giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc (cons. 13).
– Coordinamento con licenza di spurgo e altre misure non 

imperativo (cons. 14).

Fliessgewässersanierungsmassnahmen nach Art 80 GSchG.
– Tragweite von Art. 80 Abs. 1 GSchG (E. 2).
– Die gewählte sektorielle Betrachtungsweise ist nicht zu 

beanstanden (E. 3).
– Wahl der Massnahmen und wirtschaftliche Tragbarkeit (E. 

4).
– Bauliche Massnahmen und Dotierung (E. 5).
– Ermittlung der wirtschaftlich tragbaren Massnahmen; 

Tragbarkeit: Mindererlös von ca. 5 % kann einen geeig- 
neten Parameter darstellen (E. 6a – e, g – h), Interessen- 
abwägung (E. 6f).

– Situation der Restwassermenge (E. 7).
– Anordnung weiterer Sanierungsmassnahmen anhand von 

Vorbehalten in den einzelnen Konzessionsverträ- gen hier 
nicht zulässig (E. 8).

– Sanierungsmassnahmen können nicht durch die Er- 
höhung des Energiepreises finanziert werden (E. 9).

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– Inkrafttreten der Sanierungsmassnahmen (E. 10).
– Keine Notwendigkeit einer Präzisierung des Dispositivs (E. 

11).
– Tragweite von Art. 80 Abs. 2 GSchG (E. 12).
– Konkrete Analyse bezüglich der Zulässigkeit des Ver- 

zichtes auf weitere Sanierungsmassnahmen gemäss 
Art. 80 Abs. 2 GSchG (E.13).

– Koordination mit der Abflussbewilligung und mit ande- ren 
Massnahmen ist nicht zwingend (E. 14).

Considerandi:
2. a) Con l’entrata in vigore della LPAc del 24 gennaio 

1991, i prelievi di acqua venivano regolamentati nel senso di ga- 
rantire il mantenimento di adeguati deflussi residuali (art. 31 LPAc, 
DTF 126 II 289 cons. 3 e 120 Ib 240 cons. 5 – 6). Per corsi d’acqua 
già soggetti a captazione in virtù di una concessione stipulata an- 
teriormente alla nuova normativa, il legislatore prevedeva una 
disposizione transitoria, il cui scopo era quello di migliorare entro 
certi limiti la situazione dei deflussi residuali fino all’ordinaria sca- 
denza della concessione. Giusta la lettera della disposizione tran- 
sitoria di cui all’art. 80 cpv. 1 LPAc, entrata in vigore il 1. novembre 
1992, qualora un corso d’acqua sia sensibilmente influenzato da 
prelievi, il suo corso a valle deve essere risanato, conformemente 
alle prescrizioni dell’autorità, nella misura in cui non si arrechi ai 
diritti esistenti di sfruttamento delle acque un pregiudizio tale da 
giustificare il versamento di un’indennità. La disposizione si fonda 
sul presupposto che la costituzione di un diritto di sfruttamento 
sulle acque tramite concessione rappresenti un diritto acquisito e 
che una sua modifica o soppressione in virtù di disposizioni su- 
bentrate posteriormente possa avvenire solo per quanto le sue 
conseguenze non pregiudichino la sostanza stessa del diritto. La 
sostanza stessa del diritto non viene toccata se il pregiudizio arre- 
cato ai diritti del concessionario è finanziariamente sostenibile 
(DTF 107 Ib 150 cons. 6b). Le regole del diritto federale esigono 
dalla competente autorità cantonale incaricata di determinare 
l’entità e lo svolgimento del risanamento che essa effettui una 
ponderazione di interessi valutando l’interesse pubblico e privato 
a favore del mantenimento del prelievo di acqua (art. 33 cpv. 2 
LPAc che si applica mutatis mutandi ai prelievi di acqua esistenti 
al momento dell’entrata in vigore della nuova normativa e sog- 
getti a risanamento) e gli interessi pubblici che si oppongono, in 
particolare in materia di protezione del paesaggio, dei biotopi con

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la loro flora e fauna (cfr. art. 33 cpv. 3 LPAc, STF del 20 settembre 
2001 1A.320 / 2000 / 1P.786 / 2000 e Bernhard Frei, Die Sanierung 
nach Art. 80 ff. Gewässerschutzgesetz vom 24.1.1991 bei der Was- 
serkraftnutzung, rechtliche Probleme, BAFU, Schriftenreihe Um- 
welt Nr. 163).

b) Per le istanti, una ponderazione astratta degli interessi 
in causa sarebbe già intrinseca all’art. 80 cpv. 1 LPAc, per cui le mi- 
sure di risanamento ecologicamente indicate andrebbero decise 
senza alcuna valutazione di contrapposti interessi fino a quando il 
pregiudizio economico debba essere considerato di entità tale da 
giustificare l’assegnazione di un’indennità. Andrebbero poi esau- 
rite tutte le possibilità di risanamento, essendo questo lo scopo 
della norma, indipendentemente dal fatto di sapere se vengano o 
meno pregiudicati dei diritti acquisiti. In questo senso le ricorrenti 
considerano che le misure di risanamento contenute in una legge 
federale prevalgano sulla disposizione costituzionale di cui all’art. 
89 cpv. 5 e stando alla quale nella sua politica energetica la Con- 
federazione tiene conto di quanto intrapreso dai Cantoni e dai Co- 
muni nonché dall’economia e prende in considerazione le condi- 
zioni nelle singole parti del paese e la sostenibilità economica, 
non essendo dato procedere al controllo della costituzionalità di 
una legge federale. La tesi non merita protezione. Nell’ambito dei 
dibattiti parlamentari, la sostenibilità economica giusta il disposto 
costituzionale veniva definita come espressione del principio della 
proporzionalità (vedi sulla tematica M. Eckert, Rechtliche Aspekte 
der Sicherung angemessener Restwassermengen, Diss. Zurigo 
2002, pag. 153). Ne consegue che è certo possibile interpretare 
l’art. 80 cpv. 1 LPAc, per quanto riguarda la necessità che l’inter- 
vento di risanamento costituisca una misura proporzionale al fine 
perseguito, conformemente alla Costituzione, per cui la questione 
del controllo della costituzionalità non si pone neppure. Nell’acce- 
zione che le istanti fanno dell’art. 80 cpv. 1 LPAc, il potere cogni- 
tivo del Governo sarebbe alquanto limitato: se le misure decretate 
dal Governo cantonale fossero al di sotto della soglia massima 
pretendibile, queste sarebbero insufficienti. La diversa tesi so- 
stenuta dalle controparti farebbe riferimento ad un caso di appli- 
cazione delle disposizioni sulla pesca e non sulla protezione delle 
acque. Come già esposto nel considerando che precede (vedi STF 
già citata 1A.320/2000 / 1P.786/2000) la ponderazione degli inte- 
ressi (anche in base a quanto sancito all’art. 33 LPAc) deve avve- 
nire per il Tribunale federale anche nell’ambito delle misure di 
risanamento giusta l’art. 80 LPAc. La contraria teoria sostenuta da

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Enrico Riva (in Wohlerworbene Rechte – Eigentum – Vertrauen, 
Berna 2007, pag. 177), alla quale le istanti si riallacciano, è minori- 
taria in dottrina (vedi ad esempio M. Eckert, op. cit.; Dominik 
Strub, Wohlerworbene Rechte, Insbesondere im Bereich des Elek- 
trizitätsrechts, Diss. Friburgo 2001) e non trova finora riscontro 
nella giurisprudenza dell’alta Corte federale (BVR 1998 111). Per 
questo Giudice, non sussistono pertanto motivi validi per consi- 
derare che nella valutazione dell’intervento in oggetto non si 
possa operare una ponderazione degli interessi in gioco e giudi- 
care se la misura sia proporzionata al fine perseguito. Quanto 
all’interpretazione che le istanti fanno dell’art. 80 cpv. 1 LPAc, que- 
sta misconosce lo scopo principale della disposizione transitoria 
in oggetto, che è propriamente quello di salvaguardare i diritti ac- 
quisiti dei detentori di concessioni rilasciate in precedenza dalla 
nuda applicazione dei nuovi disposti, nel senso di proporre per la 
restante durata della concessione in corso un risanamento limi- 
tato (Enrico Riva, op. cit. pag. 136 ss.). Pretendendo che lo scopo 
dell’art. 80 cpv. 1 LPAc sia l’incondizionata applicazione di tutte le 
misure ecologicamente indicate, i ricorrenti vorrebbero vedere 
concretamente realizzate le richieste dell’iniziativa popolare «Per 
la salvaguardia delle nostre acque», ciò che non era manifesta- 
mente la volontà né del popolo svizzero né del legislatore fe- 
derale.

c) L’art. 80 cpv. 1 LPAc rappresenta un caso di retroattività 
in senso improprio, ovvero il nuovo diritto viene applicato a si- 
tuazioni che hanno avuto origine sotto la pregressa normativa, ma 
perdurano ancora dopo la modifica legislativa. Dal profilo costitu- 
zionale, questo tipo di retroattività è di massima ammissibile, se 
non va ad intaccare dei diritti acquisiti o contrasta con il principio 
della buona fede (DTF 133 II 97 cons. 4, 126 V 134 cons. 4a, 124 III 
271 cons. 4e e 122 II 113 cons. 3b/dd). Anche nella moderna con- 
cezione dei diritti acquisiti le concessioni conferiscono al conces- 
sionario determinati diritti (DTF 131 I 327 cons. 5.3; 127 II 69 cons. 
5b e 126 II 171 cons. 3b), uno dei quali è quello di captare una de- 
terminata quantità di acqua. Tali diritti non sono quindi intangibili, 
ma possono essere limitati o soppressi mediante provvedimenti 
fondati su una base legale, rispondenti a un interesse pubblico e 
conformi al principio di proporzionalità, dietro versamento di 
piena indennità (art. 26 CF in concomitanza con l’art. 36 CF; DTF 
131 I 327 ss.). Una deroga alla garanzia costituzionale della pro- 
prietà, nel senso di misure proprie a tangere questo diritto nella 
propria essenza, come preteso nel ricorso in merito alla moderna

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concezione dei diritti acquisiti, senza la corresponsione di una re- 
lativa indennità, non sono attualmente proponibili e in ogni caso 
l’art. 80 cpv. 1 PLAc non costituisce una base legale propria a rag- 
giungere tale scopo.

3. a) Le ricorrenti chiedono come primo approccio gene- 
rale un giudizio complessivo di tutti i bacini imbriferi soggetti a    
una o magari più concessioni e non una scelta di tipo segmentale, 
come quella adottata nell’evenienza, anche se nel caso concreto il 
metodo scelto potrebbe essere sostenibile. In principio, vi sono in- 
dubbiamente diversi metodi per definire come la questione del ri- 
sanamento di prelievi di acqua giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc possa 
essere affrontata e le soluzioni scelte nei diversi cantoni ne è la mi- 
glior prova (vedi lo studio condotto da Viviane Uhlmann e il Prof. 
Dr. Bernhard Wehrli, Wasserkraftnutzung und Restwasser, Stand- 
ortbestimmung zum Vollzug der Restwasservorschriften, Kastani- 
enbaum, Dezember 2006, reperibile sul sito internet http:// e-
collection.ethbib.ethz.ch/eserv/eth:29560/eth-29560-01.pdf, che 
conferma come alcuni cantoni abbiano scelto un approccio come 
quello perorato nel ricorso). Per questo Giudice, nei limiti posti 
all’art. 82 LPAc  che riguarda però unicamente la fase preliminare  
a quella qui in discussione, la scelta operata nel nostro cantone, 
che ha considerato la questione dal punto di vista delle conces- 
sioni riguardanti la M. e la X. e nell’ambito di queste ha reputato 
doveroso analizzare la possibilità di risanamento per solo tre delle 
dieci prese, reputandole ecologicamente le più interessanti, non  
dà adito a critiche e rientra indubbiamente nel margine di apprez- 
zamento  che  spetta  all’autorità  cantonale  in  questo  ambito.    
A prescindere dal fatto che questo modo di procedere è stato di- 
feso anche dall’UNA, l’UFAM nel rapporto no. 25/1997 concer- 
nente il risanamento dei corsi d’acqua giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc 
stabiliva che «il risanamento potrà essere riportato ad una data ul- 
teriore o abbandonato se, in cambio ciò permetterà di risanare 
meglio un altro corso d’acqua di un valore ecologico superiore 
nell’ambito delle perdite che un concessionario deve accettare 
senza indennizzo» o «se un diritto d’utilizzazione tocca più pre- 
lievi, può essere indicato di non risanare i corsi d’acqua di minor 
valore al profitto di quelli che hanno un’importanza superiore dal 
punto di vista ecologico». In questo senso il metodo d’intervento 
settoriale scelto non dà adito a critiche.

b) Del resto, le ricorrenti non pretendono che nell’evenien- 
za interagiscano sul tratto di prelievo in oggetto anche altri attori 
o che vi siano altri motivi concreti che deporrebbero contro il tipo

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di approccio operato – essendo disposte ad accettare la valuta- 
zione fatta per la sola concessionaria convenuta e il risanamento 
di tre delle dieci prese – ma ritengono che lo stesso criterio possa 
essere meno indicato in altri casi (ad esempio per le misure di ri- 
sanamento che dovranno essere decise in valle S.). Nell’ambito 
del presente procedimento, le istanti non detengono però alcuna 
legittimazione ad invocare una questione di carattere teorico rife- 
rita ad eventuali altre captazioni che non hanno alcun influsso sui 
corsi d’acqua oggetto della presente procedura. Su questo punto 
non è pertanto dato entrare nel merito del ricorso.

4. a) Come petito principale, le ricorrenti considerano indi- 
spensabile sanare tre delle dieci prese, poiché l’UNA avrebbe de- 
finito questi tre interventi le misure minime da prendere in consi- 
derazione dal profilo ecologico (vedi rapporto UNA sulle misure di 
risanamento giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc del 24 marzo 2003). In ef- 
fetti, giusta la relazione stesa dall’UNA, le prese di Q., I. e V. erano 
considerate le più interessanti dal profilo ecologico e il risana- 
mento proposto chiedeva una quantità di deflussi minimi per tali 
prese pari ai quantitativi stabiliti dagli art. 31 ss. LPAc. Occorre 
però a questo proposito distinguere tra le misure meglio indicate 
dal profilo ecologico e quelle oggettivamente esigibili dal conces- 
sionario nel rispetto dei parametri posti all’art. 80 cpv. 1 LPAc. 
Compito dell’UNA è essenzialmente quello di definire gli inter- 
venti indispensabili o necessari dal profilo ecologico e valutare 
eventualmente la compatibilità ecologica di misure meno incisive. 
Spetta invece all’esecutivo cantonale ordinare concretamente le 
misure ritenute esigibili nel caso concreto in base alla compatibi- 
lità economica delle stesse. In questo senso, il fatto che l’UNA ab- 
bia definito come intervento minimo il risanamento delle tre 
prese, non significa che solo l’imposizione in globo di questo tipo 
di misura potesse entrare in linea di conto. In effetti, un’interpre- 
tazione nel senso proposto dalle ricorrenti sarebbe pensabile qua- 
lora gli interventi proposti fossero da considerare effettuabili solo 
nel loro insieme e non singolarmente. Che però l’imposizione del 
risanamento di una sola presa e quindi per un solo tratto di corso 
d’acqua, fosse ecologicamente senza senso non viene preteso 
dall’autorità competente. Nella propria relazione aggiuntiva del  
7 maggio 2009, l’UNA veniva confrontato con la problematica del 
risanamento di una sola presa e reputava che anche solo questa 
misura fosse atta a migliorare sensibilmente la situazione attuale 
della M. a valle della presa Q. (vedi relazione UNA pag. 5), allora 
era però in discussione una portata di dotazione annua di 6,30

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mio. m3. In merito ad una riduzione della portata di dotazione an- 
nua da 6,30 mio. m3 a soli 4,734 mio. m3, l’UNA si esprimeva nel 
rapporto aggiuntivo del 3 agosto 2009 (pag. 5 s.). Pur ritenendo 
che con questa ulteriore riduzione il raggiungimento degli scopi di 
interesse ittico dovesse essere considerato seriamente pregiudi- 
cato, l’UNA e l’ufficio per la caccia e la pesca giudicavano comun- 
que le misure indicate e, per quanto efficaci, valide nell’ottica del 
risanamento. L’efficacia, per la salvaguardia degli aspetti ittici, 
avrebbe richiesto un monitoraggio per i primi cinque anni e l’al- 
lontanamento meccanico dei rilievi nell’alveo fluviale fra la presa 
di Q. e la sorgente di acqua freatica a A. Per l’UNA, qualora la mi- 
sura si fosse rivelata col tempo insufficiente per gli interessi ittici 
della tratta di fiume, sarebbe stato indispensabile orientare il ri- 
sanamento verso altri aspetti quali quelli paesaggistici e per la 
protezione della natura. Alla luce di tali dati, anche se il risana- 
mento ha subito un sensibile ridimensionamento, non è dato con- 
cludere che le misure inizialmente proposte fossero concepibili 
solo in globo e non singolarmente e neppure che un’entità della 
dotazione inferiore a quanto inizialmente previsto – anche in os- 
sequio agli art. 31 ss. LPAc – non potesse apportare alcun vantag- 
gio ecologico alla tratta toccata dal prelievo.

b) Le ricorrenti contestano poi la scelta della presa Q., ri- 
tenendo che non sarebbe stata la più interessante dal profilo eco- 
logico. In base alla valutazione fatta dall’UNA, delle tre prese in 
oggetto, il maggior potenziale ecologico dal punto di vista idrolo- 
gico era dato dal risanamento della presa Q. con 348 punti, ri- 
spetto ai 263 punti della presa di V. e dei 119 punti della presa I. 
(vedi tabella alla cifra 1 della fattispecie). Nella valutazione 
dell’UNA, garantendo alla presa Q. una dotazione di 170 l/s sa- 
rebbe stato possibile ottenere fra il punto di prelievo e G. un de- 
flusso d’acqua continuo atto a soddisfare anche gli aspetti ittici, 
compresa la libera migrazione di pesci. Poiché il punto più critico 
in termini di deflusso era considerata la zona prima della sorgente 
di acqua freatica a A., punto dove il fiume registra infiltrazioni a 
tratti considerevoli, l’UNA riteneva che se in detto punto il de- 
flusso avesse raggiunto 170 l/s lo stato del deflusso sarebbe stato 
rispettato lungo tutta la tratta. La possibilità di ricreare una fauna 
ittica, soprattutto con la trota, grazie all’idoneità di questo tratto di 
fiume per la fregola avevano fatto cadere la scelta sulla presa di Q. 
Contrariamente a quanto preteso nel ricorso, nella scelta di ri- 
sanare la presa Q. non vi è allora alcuna arbitrarietà, essendo la 
stessa la più interessante dal profilo ittico. Del resto gli interessi it-

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tici sono sempre stati ritenuti prioritari nelle scelte delle misure in 
base all’art. 80 cpv. 1 LPAc (rapporto UNA del 3 agosto 2009 pag. 
27). Nell’evenienza questo importante interesse ittico avrebbe 
pertanto inciso sulla decisione. Il fatto che in seguito, con la con- 
creta proposta di riduzione della portata di dotazione annua a 
4.734 mio. m3 per la presa Q., il vantaggio per questa variante a 
favore degli interessi ittici venisse stimato a 240 punti non muta 
nulla alla difendibilità della scelta operata. Le ricorrenti ritengono 
che a questo punto si sarebbe imposta una valutazione delle ri- 
percussioni delle concrete misure di risanamento anche sulle altre 
due prese, onde decidere con cognizione di causa quale delle tre 
meritasse di essere risanata. Per questo Giudice, poiché la que- 
stione del maggior potenziale ecologico era già stata valutata 
nella relazione del 24 marzo 2003 a favore della presa Q., il Go- 
verno poteva scegliere di seguire le concrete ripercussioni econo- 
miche delle misure di risanamento solo per detta presa senza in- 
correre in alcuna critica.

c) Dopo il ridimensionamento della portata di dotazione 
inizialmente prevista per motivi di inesigibilità economica e l’otti- 
mizzazione da parte dell’UNA di questa più ridotta portata, il 
nuovo regime, pur perseguendo gli stessi scopi, lasciava alcune 
incertezze sull’effetto delle misure dal profilo ittico. Per questo ve- 
niva deciso il monitoraggio durante cinque anni dello sviluppo 
della popolazione ittica e la rimozione dei rilievi nell’alveo del fi- 
ume tra la presa Q. e la sorgente di acqua freatica ad A.. La prima 
di queste misure permette di eventualmente modificare l’obiettivo 
di risanamento a favore di esigenze paesaggistiche e naturalisti- 
che qualora non sia possibile raggiungere lo scopo perseguito i- 
nizialmente, ovvero il miglioramento della fauna ittica. In que- 
st’ottica, anche con la riduzione della portata di dotazione 
l’obiettivo della misura restava principalmente la salvaguardia di 
interessi ittici (acque di riproduzione), per cui la scelta di sanare la 
presa Q. sfugge alle censure di ricorso. Mentre poi le ricorrenti si 
limitano a dubitare del maggior potenziale ecologico della presa 
di Q. rispetto alle altre, la concessionaria ha mostrato i grossi in- 
convenienti che deriverebbero da una dotazione a I.. Grazie al lago 
artificiale qui verrebbe, infatti, prodotta la pregiata energia di 
punta (per coprire il fabbisogno accresciuto in determinati mo- 
menti e quindi garantire la costanza nell’approvvigionamento) e 
non quella di banda (per garantire l’approvvigionamento di base), 
mentre dal profilo ecologico, paesaggistico e ittico la tratta I. – M.
S. non sarebbe di grande interesse. Anche gli interessi al risana-

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mento della presa V. non erano ittici, ma piuttosto paesaggistici. 
La rinuncia era poi legata anche alla mancata proporzione tra 
l’obiettivo ecologico e le misure richieste per conseguirlo (vedi 
quanto verrà esposto a questo proposito al considerando 13).

5. Non è contestato che nell’ambito delle misure di risana- 
mento giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc entrino in considerazione anche 
provvedimenti edilizi, nell’evenienza le misure per l’attenuazione 
dei rapporti piena/secca dopo la restituzione dell’acqua per scopi 
industriali alla M. presso C. Per ridurre le fluttuazioni del livello 
delle acque e mitigare le differenze di temperatura entravano in 
considerazione la costruzione di uno, due o tre bacini di ritenzione 
mediante i quali avrebbe potuto essere restituita alla M. una quan- 
tità di acqua di circa 130 000 m3 temporaneamente trasferita e at- 
tutita. In questo modo sarebbe stato possibile ridurre le oscilla- 
zioni dello stato dell’acqua dovute alla piena e alla secca di circa 4 
a 1. Dal profilo qualitativo, l’UNA riteneva che tali misure presen- 
tassero il maggior beneficio ecologico con 1210 punti (vedi tabella 
alla cifra 1 della fattispecie). Nel corso del procedimento, l’UFAM 
dichiarava esplicitamente che non avrebbe mai accettato la sola 
disposizione di misure edilizie quale risanamento, ma che rite- 
neva necessario agire sulle dotazioni di acqua. Le dotazioni di ac- 
qua, fermo restando la possibilità di comprovare il contrario, sono 
del resto le misure prioritarie nell’ambito del risanamento (M. 
Eckert, op. cit., pag. 151). In seguito emergeva pure che la costru- 
zione di tali bacini di ritenzione sarebbe entrata in conflitto con la 
tutela delle golene e delle acque freatiche, oltre a costituire un 
considerevole rischio finanziario. Infatti, i costi preventivati degli 
interventi edilizi si aggiravano tra i 12 e i 14 mio. di franchi. Dopo 
che anche l’UFAM sosteneva espressamente la rinuncia a questa 
misura, gli interventi per attenuare le ripercussioni della 
piena/secca venivano a giusto titolo abbandonati. Il mancato ap- 
poggio da parte dell’ufficio federale, la collisione con l’equilibrio 
ecologico della tratta toccata dal provvedimento e gli ingenti costi 
(vedi sull’inesigibilità economica di ulteriori misure il conside- 
rando 6 che segue) costituiscono a mente di questo Giudice dei 
validi motivi a fondamento della rinuncia a tale tipo di intervento. 
Del resto le istanti non contestano esplicitamente la rinuncia a tale 
misura di risanamento dopo la recente modifica della LPAc e della 
regolamentazione ivi adottata per prevenire o eliminare le varia- 
zioni repentine e artificiali del deflusso di un corso d’acqua.

6. a) Poiché le misure di risanamento in base all’art. 80 
cpv. 1 LPAc non possono pregiudicare i diritti acquisiti della con-

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cessionaria, si tratta di quantificare l’entità del risanamento pre- 
tendibile senza alcun indennizzo. La LPAc non contiene dati al ri- 
guardo. Nel messaggio sulla LPAc, il Consiglio federale rinviava a 
due precedenti per quantificare dal suo punto di vista l’entità del 
risanamento esigibile: in DTF 110 Ib 160 ss. una diminuzione della 
produzione del 3.5 % ovvero una riduzione del ricavo del 3.7 % ve- 
nivano giudicate ancora sopportabili, mentre nell’ambito di una 
iniziativa popolare riguardante il Cantone Ticino venivano repu- 
tate imponibili misure a salvaguardia di deflussi minimi che 
avrebbero potuto comportare una diminuzione della produzione 
per la concessionaria dell’1.5 % fino al 3 % (vedi sulla tematica 
Riva, op. cit., pag. 185 e riferimenti). Una percentuale teorica am- 
missibile non è però direttamente desumibile dalla prassi del Tri- 
bunale federale. Nella casistica proposta da Riva (vedi op. cit. pag. 
188 e 189 e riferimenti) le percentuali riguardanti essenzialmente 
la diminuzione della produzione variano a seconda dei diversi can- 
toni e degli autori dei rispettivi studi: mentre per il Canton Berna 
nel 1996 una diminuzione della produzione fino al 4 % non era ri- 
tenuta soggetta a indennizzo (contrariamente ad un precedente 
caso concreto d’applicazione dove la percentuale era del 6 %, con 
una diminuzione dei ricavi del 7.8 %), nel Canton Glarona il mar- 
gine di fluttuazione veniva stabilito tra il 3% e l’8% e ad Aarau tra 
il 2 % e il 6 % a determinate condizioni. Per alcuni autori poi la di- 
minuzione della produzione non potrebbe superare l’1 % mentre 
per altri potrebbe raggiungere il 10 %. Lo stesso Riva riteneva che 
una diminuzione dei ricavi dell’ordine del 5 % fosse da ritenere 
presumibilmente esigibile senza indennizzo, mentre una diminu- 
zione del 2 % fosse da considerare esigibile in ogni caso (Riva, op. 
cit., pag. 191).

b) Indipendentemente dalla percentuale di riduzione della 
produzione o dei ricavi, le ricorrenti, allacciandosi alla teoria so- 
stenuta da Riva, ritengono che le misure di risanamento debbano 
esaurire le capacità finanziarie della concessionaria fino al punto 
a partire dal quale l’esistenza economica dell’azienda verrebbe 
pregiudicata. Concretamente la concessionaria dovrebbe poter 
disporre della necessaria liquidità e produttività per continuare la 
propria attività, ma per un serio esame della produttività occorre- 
rebbe ricorrere al parere di specialisti del ramo, che dovrebbero 
operare in termini di prospettive di mercato future. Questa tesi 
non trova molti riscontri in dottrina. Per altri autori, l’ingerenza nei 
diritti acquisiti è ammissibile per quanto quantitativamente l’in- 
tervento sia abbastanza ridotto da non pregiudicare in modo rile-

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vante l’economicità dell’impianto (Eckert/Hunger, op. cit., pag. 267 
s.; Werner Dubach, Die wohlerworbenen Rechte im Wasserrecht, 
Rechtsgutachten, Berna 1979, pag. 122 s.). Anche le formulazioni 
utilizzate dal Tribunale federale al riguardo sono molto più caute 
nel senso che il diritto di utilizzazione di una determinata quantità 
di acqua può essere ridotto per quanto con questo non venga pre- 
giudicato in modo rilevante o attentato alla sostanza stessa di un 
diritto acquisito (DTF 110 Ib 164 cons. 5a, 107 Ib 149 cons. 6b e ZBl 
90/1989 pag. 83 cons. 4d). Alla luce di quanto esposto, non vi sono 
motivi per considerare che la sopportabilità economica della mi- 
sura debba estendersi fino al punto a partire dal quale l’esistenza 
economica della concessionaria potrebbe essere messa in discus- 
sione. Non può concretamente essere al riguardo fatta astrazione 
dell’esito di una ponderazione dei diversi interessi in gioco, degli 
obiettivi che la Confederazione persegue in materia di produzione 
di energia pulita, rispettivamente rinnovabile, e della proporzio- 
nalità della misura rispetto al fine perseguito.

c) Il ricorso ad una percentuale quale quella della diminu- 
zione della produzione o dei ricavi è indubbiamente un criterio 
idoneo a stabilire la sopportabilità economica di una misura, so- 
prattutto laddove il risanamento viene essenzialmente portato a 
termine tramite l’adozione di portate di dotazione senza interventi 
edilizi o comunque misure limitate nel tempo come nell’evenien- 
za. Del resto è soprattutto in base a questi criteri che sono stati de- 
cisi i precedenti giudiziari in materia, per cui questo Giudice non 
ritiene necessario far capo ad altre forme di indagine a questo pro- 
posito. La portata di dotazione è infatti reputata incidere in primo 
luogo sulla produzione della concessionaria e quindi sui suoi ri- 
cavi, per cui il criterio per valutare l’esigibilità economica della mi- 
sura sfugge alle critiche ricorsuali. La diminuzione dei ricavi per- 
mette poi un giudizio comparativo e di operare nel rispetto del 
principio della parità di trattamento pur considerando la concreta 
situazione della società idroelettrica.

d) Per le ricorrenti la diminuzione dei ricavi potrebbe varia- 
re dall’1 al 10 % in funzione della concreta sostenibilità economica 
della misura. Per il Tribunale amministrativo occorre in principio 
considerare che quanto più è ridotto lo scapito economico che la 
misura comporta tanto maggiore è la sua esigibilità. Ispirandosi 
alle percentuali conosciute dalla giurisprudenza e a quelle so- 
stenute da Riva (op. cit., pag. 191), una diminuzione dei ricavi in- 
feriore al 2 % va considerata in linea di principio sopportabile. A 
partire da tale ordine di grandezza invece e fino ad una percen-

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tuale del 5 % l’esigibilità della misura è da presumere, fermo re- 
stando la possibilità per la concessionaria di comprovare il con- 
trario nel caso concreto. Oltre una diminuzione dei ricavi del 5 %, 
la misura di risanamento va reputata incidere in modo molto rile- 
vante sull’esigibilità economica della concessionaria e la soppor- 
tabilità dell’intervento va comprovata sempre più dettagliata- 
mente. Sostanzialmente, come giustamente sostenuto anche nel 
caso concreto dal Governo retico, fino ad una percentuale vicina 
al 5 % le misure di risanamento dovrebbero poter arrivare. Con- 
cretamente lo scapito economico che nell’evenienza la concessio- 
naria è reputata subire dall’aumento della portata di dotazione 
della sola presa Q. corrisponde ad un calo della produzione del
3.17 % per una riduzione dei ricavi del 5.08 %. Resta a questo 
punto da stabilire se la situazione del caso concreto giustifichi mi- 
sure di risanamento più incisive e quindi delle ripercussioni eco- 
nomiche maggiori.

e) Secondo il loro petito principale, le ricorrenti chiedono 
praticamente dei deflussi calcolati in base all’art. 31 LPAc mal- 
grado si tratti di una concessione esistente e non di una nuova 
concessione per le tre prese di maggior interesse ecologico. In ter- 
mini economici, tale pretesa comporterebbe una riduzione della 
produzione del 4.23 % per Q., dell’1.9 % per V. e dell’1.5 % per I. per 
complessivi 7.63 %. Un simile calo della produzione corrisponde- 
rebbe ad una diminuzione dei ricavi dell’11 %. In termini econo- 
mici una simile pretesa si scosta enormemente dalle cifre di para- 
gone riportate dalla prassi e sostenute dalla dottrina dominante. 
Lo stesso Riva (op. cit., pag. 191 e 192), pur lasciando aperta la 
questione verso l’alto opera con delle percentuali varianti dal 2 % 
al 5 %, per cui la misura imposta nell’evenienza con un’incidenza 
del 5.08 % sfugge alle critiche di ricorso. In quest’ottica la richiesta 
giusta il petito principale si palesa a priori insostenibile dal profilo 
economico.

f) Ma anche nell’ottica degli interessi in gioco l’imposi- 
zione di misure di risanamento dell’ordine di quelle decise non 
danno adito a critiche. Agli indubbi interessi di carattere ittico e 
paesaggistico vanno infatti contrapposti non solo gli interessi pri- 
vati della concessionaria a poter continuare a beneficiare della 
captazione di acqua come in precedenza, bensì anche l’interesse 
pubblico ad approvvigionare la popolazione con energia suffi- 
ciente, alla salvaguardia di posti di lavoro in regioni periferiche, 
l’interesse economico di tutti quei piccoli comuni di montagna 
concedenti al mantenimento dei canoni d’acqua ed al gettito fi-

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scale (vedi al riguardo i paralleli ricorsi U 10 4 e 5 e le prese di po- 
sizione nell’ambito della procedura di consultazione anche di altri 
comuni concedenti) nonché l’orientamento della politica energe- 
tica della Confederazione volta ad incrementare la produzione di 
energia rinnovabile ed a ridurre le emissioni di CO2. Non va infatti 
dimenticato, che la captazione in parola avviene in una zona peri- 
ferica, con una scarsa affluenza turistica, poche disponibilità di po- 
sti di lavoro e di altre risorse naturali. In questo senso, il manteni- 
mento anche solo di alcuni posti di lavoro in più è per la regione 
di grande importanza. Molti poi dei piccoli comuni concedenti go- 
dono di una certa sicurezza finanziaria grazie ai canoni d’acqua e 
sono in grado di investire in progetti a protezione dell’ambiente 
anche grazie a tali introiti (vedi al riguardo le citate parallele pro- 
cedure di ricorso). Accanto a questi interessi regionali non va poi 
dimenticato, come ricordato anche dall’UFE, il ruolo essenziale 
che la Confederazione assegna alle energie rinnovabili per la glo- 
bale tutela del clima. In termini quantitativi, la nuova legge sul 
l’energia (LEne), prevede entro il 2030 un incremento della produ- 
zione di energia elettrica di almeno 2000 Gwh rispetto al livello del 
2000, comprese le perdite di produzione dovute all’applicazione 
delle disposizioni sui deflussi residuali. Anche la legge federale 
sulla riduzione delle emissioni di CO2 (LRCO2) si oppone ad una 
drastica riduzione delle energie rinnovabili. La normativa ha infatti 
lo scopo di ridurre in termini percentuali le emissioni di CO2 
derivanti dall’utilizzazione energetica di agenti energetici fossili 
(combustibili e carburanti) entro determinati lassi  di  tempo  
(art. 2 LRCO2) e tendere ad un maggior impiego delle energie rin- 
novabili (art. 1 LRCO2). Nella ponderazione degli interessi in gioco 
questi interessi rivestono grande importanza. Al momento attuale 
è certamente di indiscusso interesse pubblico poter disporre per 
quanto possibile della tanto pregiata energia delle centrali idro- 
elettriche. Per questo la richiesta volta in definitiva ad una dimi- 
nuzione della produzione di energia rinnovabile nei termini pre- 
tesi nel ricorso va decisamente respinta. Non da ultimo in 
considerazione dell’attuale situazione internazionale, non trovano 
alcuna giustificazione le pretese che vanno decisamente oltre 
quanto finora ritenuto consono dalla giurisprudenza e dottrina do- 
minante in termini di scapiti economici.

g) Per le ricorrenti la percentuale corrispondente allo sca- 
pito economico, sarebbe stata calcolata sulla base di dati forniti 
dall’interessata stessa e quindi particolarmente favorevoli ai pro- 
pri interessi finanziari. Per questo vengono al Tribunale richiesti

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nuovi accertamenti, atti a meglio determinare lo scapito econo- 
mico effettivamente subito dalla concessionaria. A conferma 
dell’inaffidabilità dei dati messi a disposizione basterebbe ricor- 
dare la diversità delle cifre reperibili sul sito internet o pubblicati 
sulla stampa locale e giusta i quali la produzione di energia della 
società convenuta sarebbe maggiore di quella ammessa. Come 
giustamente sostenuto dal Governo, l’UET dispone delle specifi- 
che conoscenze economico-energetiche per verificare la validità 
dei dati forniti dalla ditta produttrice O. Infatti, giusta quanto pre- 
visto dalla legge sui diritti d’acqua del Cantone dei Grigioni 
(LGDA), le O. devono mettere a disposizione del Cantone l’uno per 
cento della potenza e della produzione di energia contro il paga- 
mento di un relativo prezzo di costo annuo fissato giusta i para- 
metri contenuti nella relativa ordinanza (OGDA) e che includono le 
spese di amministrazione, esercizio, manutenzione, le prestazioni 
secondo la concessione, le imposte, il tasso d’interesse dei fondi, 
gli ammortamenti delle spese di approvvigionamento nonché le 
riserve e gli ammortamenti secondo i tassi determinanti di volta in 
volta per la fissazione dell’imposta cantonale ecc. Il prezzo di co- 
sto annuo è poi stabilito dalla G. SA secondo i principi e sotto la 
sorveglianza del regime vigente nel diritto delle società. Per que- 
sti motivi gli uffici cantonali sono reputati disporre di informazioni 
e di una documentazione che permettono loro di verificare la plau- 
sibilità dei dati messi loro a disposizione. Per il Tribunale ammini- 
strativo non vi sono in tali circostanze motivi per ordinare ulteriori 
accertamenti. Dal canto suo la concessionaria ammette di essere 
incorsa in una svista e di aver stabilito i valori sulla base della pro- 
duzione annua dal 1995/1996 al 2004/2005 anziché dal 1996/1997 
al 2005/2006. Tale errore tornerebbe a sfavore della tesi di ricorso, 
essendo la media dal 1996/1997 al 2005/2006 inferiore di ulteriori 
7 mio. kWh rispetto a quella inizialmente calcolata. Sarebbero 
però tali dati ad essere determinanti. In realtà, per questo Giudice 
non vi sono motivi per correggere la media annua adottata dal Go- 
verno cantonale sulla base dei dati forniti dalla concessionaria e 
corrispondenti ad una media di 238,695 mio. kWh. In primo luogo 
le O. non hanno interposto ricorso e quindi non possono preten- 
dere una modifica del provvedimento a loro favore. Inoltre, anche 
se la media fosse effettivamente stata calcolata tenendo in consi- 
derazione la produzione del 1995/1996, rispettivamente del 
2000/2001, anziché quella del 2005/2006, tale errore non può es- 
sere considerato fondamentale, trattandosi pur sempre di un va- 
lore medio riferito ad un periodo di tempo vicino e per il quale una

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variazione della produzione dovrebbe essere essenzialmente im- 
putata a delle condizioni atmosferiche e conseguentemente al 
puro caso. Per quanto riguarda le cifre pubblicate dalla conces- 
sionaria su internet (media di 330 mio. kWh), queste si riferiscono 
alla produzione media lorda (senza le perdite subite alla stazione 
di trasformazione, le necessità energetiche proprie, la compensa- 
zione reale alla H. SA) e non alla produzione netta che risulta 
nell’evenienza determinante. Anche la pretesa che gli impianti in 
oggetto siano già ammortizzati e quindi che il margine di guada- 
gno per la concessionaria sia ben più elevato di quello di una qual- 
siasi società idroelettrica di riferimento non può essere intera- 
mente condivisa. A tale constatazione si oppone quella contraria 
giusta la quale gli investimenti necessari per mantenere degli im- 
pianti già in funzione al passo coi tempi supererebbero di gran 
lunga i costi di un nuovo impianto (vedi lo studio citato dalle O. 
nella loro presa di posizione). Per il Tribunale amministrativo 
quindi, malgrado alcune piccole incongruenze che però sono ri- 
conducibili a comunicazioni ufficiose e non vincolanti, non vi sono 
validi motivi per dubitare dell’affidabilità dei dati presi a fonda- 
mento dall’istanza precedente e reperibili dai rispettivi risultati 
contabili annuali della società anonima. In questo senso la critica 
globale formulata dalle ricorrenti quanto ai pretesi eccessivi costi 
di gestione e di manutenzione non può essere sentita. In principio, 
non vi sono elementi concreti per dubitare del ben fondato della 
contabilità aziendale o comunque dei dati messi a disposizione e 
neppure per mettere in dubbio la corretta gestione della società.

h) Le ricorrenti contestano poi il calcolo della produzione 
media riferito ad un periodo di soli cinque anni (238 mio. kWh) 
chiedendo che lo stesso venga effettuato in base ai dati degli ul- 
timi dieci anni (288 mio. kWh). Le sensibili variazioni annue della 
produzione giustificherebbero un periodo di computo più lungo. 
Come si è già detto, la produzione di energia non è costante du- 
rante gli anni. A seconda delle favorevoli condizioni atmosferiche, 
la produzione può raggiungere un livello tanto alto quanto lo sono 
le capacità dell’impianto. In questo senso verso l’alto la produ- 
zione conosce dei limiti, mentre verso il basso, la produzione può 
nella peggiore delle ipotesi ridursi a zero. La differenza di produ- 
zione sull’arco di diversi anni è conseguentemente essenzial- 
mente dovuta a delle condizioni idrologiche casuali. Per il calcolo 
della sostenibilità economica di una misura di risanamento, la 
LPAc non contiene disposizioni specifiche né in termini metodolo- 
gici né temporali. Un’applicazione per analogia degli art. 29 ss.

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LPAc potrebbe avere una propria logica, ma non può considerasi 
imperativa. In questo senso, questo Giudice reputa valida la scelta 
operata dall’esecutivo cantonale anche se parimenti difendibile 
sarebbe stata la presa in considerazione di un periodo di computo 
più lungo. Poiché però i dati messi a disposizione permettono un 
giudizio conclusivo, alle ricorrenti non è consentito pretendere di 
sostituire il loro apprezzamento a quello del Governo. E’ vero che 
concretamente la produzione media sui cinque anni è inferiore a 
quella sui dieci anni. Le ricorrenti non pretendono però che le 
scarse precipitazioni degli ultimi anni siano un fatto isolato e di 
per sé del tutto eccezionale. In questo caso i dati potrebbero effet- 
tivamente apparire poco attendibili. Come tale, una semplice ten- 
denza ad un livello di precipitazioni minori non è propria a inficia- 
re la validità della media presa a fondamento nel caso concreto. 
Per questo anche detta censura non merita protezione. Basti poi ri- 
cordare che anche prendendo a fondamento del calcolo la produ- 
zione media degli ultimi dieci anni, un esito positivo del ricorso 
giusta la cifra 1a del petito di ricorso comporterebbe per le O. una 
diminuzione dei ricavi del 6,3 % e quindi comunque di gran lunga 
superiore al 5 %. Per le ricorrenti la durata delle concessioni in 
oggetto di 80 anni, rispetto agli usuali 60 anni, giustificherebbe 
una maggiore ingerenza del solo 5 %. Le istanti sembrano però 
ignorare che nell’evenienza lo scapito deciso si situa già entro il li- 
mite superiore ammissibile, per cui è dato ritenere che questo 
specifico aspetto sia già stato tenuto in considerazione.

7. Nell’ambito del progetto per la costruzione di una cen- 
trale ad accumulazione in zona F., poi mai realizzato, si era proce- 
duto alla determinazione dei deflussi minimi dei diversi corsi di 
acqua giusta l’art. 31 LPAc, era stata ispezionata la situazione delle 
golene e quella dei diversi tratti toccati dalla captazione e si erano 
verificate le condizioni ittiche tra la presa di Q. in località A.-P.S., 
tratta particolarmente idonea alla fregola e quindi scelta poi per il 
risanamento. Le ricorrenti contestano la validità dei dati contenuti 
nel decreto del Governo e che risalgono ad oltre 15 anni fa. Per 
quanto riguarda la situazione dei deflussi la censura è infondata. 
Tecnicamente è indubbiamente dato far capo allo studio di com- 
patibilità allora fatto allestire per stabilire gli effettivi deflussi dei 
diversi corsi d’acqua e la quantità d’acqua reperibile nei diversi 
oggetti inventariati. Non è perlomeno dato ritenere che i dati al- 
lora rilevati non siano più attendibili, semplici dubbi al riguardo 
non possono giustificare un diverso giudizio. Del resto anche 
l’UNA nelle proprie valutazioni, vedi soprattutto per quanto ri-

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guarda le misure di risanamento giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc (rap- 
porto 6 agosto 2009, pag. 16 e 17), ha ritenuto di poter in gran 
parte ricorrere ai dati allora raccolti per definire la situazione 
attuale pur dando prova del necessario senso critico nella valuta- 
zione dei singoli oggetti. Senza elementi concreti che deporreb- 
bero per l’erroneità dei dati raccolti nel precedente studio sull’im- 
patto ambientale quanto alla situazione attuale degli oggetti 
inventariati non vi sono impellenti motivi per disporre nuovi ac- 
certamenti. Del resto le ricorrenti pur contestando, da un lato, le 
risultanze dell’analisi sull’impatto ambientale riprendono, d’altro 
canto, i dati dello studio F. per quanto attiene ai deflussi minimi 
stabiliti in base agli art. 31 ss. LPAc, pretendendo implicitamente 
un corrispondente aumento delle portate di dotazione per le tre 
prese in discussione.

8. a) Per le istanti, le riserve contenute nei rispettivi con- 
tratti di concessione agli art. 10, 12, 14, 27 e 28 e nelle relative de- 
cisioni di ratifica dell’allora Piccolo Consiglio costituirebbero già 
delle sufficienti basi legali per un accollamento dei costi delle mi- 
sure di risanamento, indipendentemente dalla questione di sa- 
pere se vengano o meno pregiudicati dei diritti acquisiti. Delle di- 
sposizioni citate gli art. 27 e 28, contenute nei diversi contratti di 
concessione e che hanno esattamente lo stesso tenore, costitui- 
scono delle tipiche riserve formulate in modo del tutto generale a 
favore del diritto futuro. Per questo da tali disposti, privi di qual- 
siasi concreto riferimento, in quanto semplici richiami al diritto di 
volta in volta in vigore non è dato trarre alcuna conclusione a fa- 
vore della tesi di ricorso. Per il Tribunale federale sarebbe infatti 
assurdo che l’autorità che gode dei diritti sulle acque conceda tra- 
mite concessione dei diritti di utilizzazione, che generalmente 
vanno qualificati come diritti acquisiti, per poi con lo stesso atto 
attentare alla sostanza del diritto stesso (vedi DTF 126 II 180 cons. 
4b e 107 Ib 146 cons. 4). Anche una chiara riserva a favore dei de- 
flussi residuali era stata più tardi interpretata nello stesso senso 
(ZBl 1988 273 cons. 5). In principio pertanto, se la riserva è repu- 
tata tangere i diritti acquisiti, essa dovrebbe specificarlo (vedi Do- 
minik Strub, op. cit., pag. 194 s. e riferimenti), non essendo in 
buona fede possibile interpretare un contratto nel senso di una ri- 
nuncia a un elemento essenziale dello stesso (quantità di acqua 
captata), non da ultimo anche in considerazione degli ingenti in- 
vestimenti necessari per la realizzazione della produzione di ener- 
gia. Per questo Giudice anche i disposti di cui agli art. 10 cpv. 2 e 
14 dei rispettivi atti di concessione non possono costituire una

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base legale sufficiente per imporre i costi di un risanamento indi- 
pendentemente dal pregiudizio subito dalla concessionaria nei 
propri diritti acquisiti. La riserva di cui all’art. 10 cpv. 2 obbliga il 
concessionario a sempre mantenere ed a utilizzare tutte le istalla- 
zioni e gli impianti, che comprendono corsi d’acqua e bacini natu- 
rali e artificiali, come richiedono gli interessi pubblici, mentre l’art. 
14 si riferisce alla responsabilità della concessionaria per i danni 
che possono derivare dall’utilizzazione degli impianti per i pro- 
prietari delle zone in riva ai corsi d’acqua e per la sicurezza del 
corso d’acqua stesso. In questi casi, le rispettive misure decretate 
al riguardo dall’autorità vanno a carico della concessionaria. In 
base a quanto esposto in DTF 118 II 180 cons. 4, 107 Ib 145 cons.
4 e ZBl 1988 273 cons. 5, formulazioni come quelle in oggetto 
vanno interpretate come delle riserve che però non possono tan- 
gere, senza la corresponsione di un indennizzo, i diritti acquisiti 
della concessionaria.

b) Una riserva più concreta a favore della pesca è con- 
tenuta all’art. 12 dei rispettivi contratti di concessione. Mentre il 
primo capoverso si limita a sancire il principio stando al quale per 
quanto possibile va salvaguardato il patrimonio ittico, il secondo 
capoverso concerne l’eventuale obbligo di assumersi i costi di mi- 
sure a protezione della pesca (intesa come patrimonio acquatico) 
per quanto tali costi non siano sproporzionati al fine perseguito. Il 
terzo capoverso riguarda invece la cattura di pesci e la possibilità 
di sopperire agli inconvenienti che ne derivano tramite la corre- 
sponsione di contributi. In base alla delega contenuta al capo- 
verso 4 dello stesso disposto, il Piccolo Consiglio ha ripreso nei 
propri decreti di ratifica questi principi, precisando che all’autorità 
restava riservata la possibilità di imporre misure a carico della 
concessionaria a protezione della pesca anche dopo il termine dei 
lavori e la messa in funzione degli impianti. In base a queste di- 
sposizioni occorre concludere alla indubbia possibilità di accollare 
parte dei costi delle misure prese a salvaguardia del patrimonio it- 
tico alla concessionaria anche al momento attuale. La conces- 
sione prevede però che l’entità di tale partecipazione debba es- 
sere proporzionale al fine perseguito. Ne discende che quanto 
risulta sproporzionato al fine perseguito giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc 
non è neppure esigibile in base alle riserve contenute negli atti di 
concessione (vedi sull’impossibilità di interpretare una riserva nel 
senso proposto dalle istanti le considerazioni esposte nella deci- 
sione pubblicata in: ZBl 1988 273 cons. 5). L’accenno al principio 
della proporzionalità della misura lascia poi supporre che non era

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nell’intenzione delle parti ingerire nell’essenza stessa del diritto 
concesso. Ne consegue che anche questa specifica riserva non 
può essere reputata una base legale sufficiente per l’accollamento 
dei costi di misure di risanamento che verrebbero a tangere i di- 
ritti acquisiti della concessionaria.

9. Per le ricorrenti l’entità del risanamento avrebbe potuto 
essere maggiore qualora parte dei costi dell’intervento ecologico 
fossero stati compensati tramite l’aumento del prezzo dell’ener- 
gia. Questa richiesta poteva avere un fondamento all’epoca della 
monopolizzazione del mercato dell’energia. Allora era possibile 
far ricadere una parte dei costi delle misure di risanamento sui 
consumatori, essendo il prezzo dell’energia stabilito in base al 
principio della copertura dei costi (vedi sul tema M. Eckert, op. cit., 
pag. 162 ss.). Con la parziale liberalizzazione del mercato dell’en- 
ergia dal 2009, è in principio la domanda a determinare il prezzo 
del prodotto, mentre l’influsso sul prezzo della produttrice di e- 
nergia assume tendenzialmente sempre minor valore. Tale ten- 
denza diverrà ancora maggiore con la totale apertura del mercato 
dal 2014. Su di un mercato dell’energia che sottostà alle regole 
della libera concorrenza, e a un controllo limitato da parte della 
Confederazione, le misure di risanamento non possono più essere 
messe a carico del consumatore, ma incidono direttamente 
sull’andamento economico dell’impresa (M. Eckert, op. cit.,  
pag. 163). Un accollamento di parte dei costi degli interventi di ri- 
sanamento ai consumatori sarebbe poi escluso per i contratti già 
in corso e con validità a lungo termine. Inoltre, le moderne strut- 
ture che caratterizzano le società idroelettriche, unite tra loro eco- 
nomicamente o dal profilo aziendale, non permettono sempre una 
chiara determinazione dei costi di produzione delle singole azi- 
ende, rispettivamente di determinati impianti. Tenendo conto 
dall’attuale situazione di mercato, la scelta operata dal Governo 
cantonale di stabilire l’esigibilità economica della misura di ri- 
sanamento in base alla diminuzione dei ricavi anziché considerare 
anche la possibilità di un’attribuzione dei costi delle misure di ri- 
sanamento ai consumatori si rivela essere quella meglio con- 
forme all’attuale struttura del mercato dell’energia e quindi in 
sostanza la più appropriata.

10. In merito all’aspetto temporale della dotazione, le ri- 
correnti chiedono che le misure di risanamento vadano decretate 
immediatamente e non entro l’ultimo termine utile, che giusta 
l’art. 81 cpv. 2 LPAc è la fine del 2012. Le importanti misure di co- 
struzione stesse in seguito alle pendenti vertenze non sono ese-

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guibili in modo anticipato e definitivo, per cui la loro realizzazione 
non può essere imposta prima della conclusione dei procedimenti 
in corso. Inoltre, nel caso concreto, la pretesa si palesa pure priva 
di una vera portata pratica. Anche solo considerando la possibilità 
di un esaurimento dei rimedi giuridici, il tempo necessario per 
prendere i provvedimenti a garanzia della nuova portata di dota- 
zione e del monitoraggio decisi, nonché di rimuovere i detriti dal 
letto del fiume, non vi sono motivi per concludere ad un immoti- 
vato differimento degli obblighi imposti dal diritto federale, fermo 
restando che il lasso di tempo in parola è di poco più di un anno e 
mezzo a contare dal momento della comunicazione della presente 
sentenza. Anche la richiesta volta a voler accollare alla concessio- 
naria il preteso vantaggio che essa trarrebbe dal ritardo nell’ese- 
cuzione delle misure di risanamento non trova giustificazione, 
non essendo tale ritardo imputabile al di lei comportamento e non 
essendo la società convenuta in mora d’esecuzione, poiché la mi- 
sura ordinata è finora reputata rispettare il termine imposto dal le- 
gislatore federale all’art. 81 cpv. 2 LPAc.

11. Le ricorrenti chiedono una precisazione del petito della 
decisione impugnata, essendo la formulazione sulla dotazione 
contenuta nel dispositivo del decreto troppo vaga per escludere 
eventuali abusi come dichiarare come dotazione delle semplici ac- 
que di spurgo o sostenere di aver eseguito una dotazione dopo 
una piena naturale. In principio, il solo dubbio che una parte possa 
comportarsi in mala fede non giustifica l’adozione di condizioni e 
vincoli in una decisione, giacché la buona fede è presupposta (PTA 
1998 no. 48). Nell’evenienza, considerato poi che la dotazione sarà 
comunque seguita da un monitoraggio e che la stessa avverrà in 
contatto con le competenti autorità, le perplessità che attana- 
gliano le ricorrenti non possono essere condivise. La richiesta 
precisazione del dispositivo del decreto impugnato è pertanto 
respinta.

12. a) Come si è detto, la disposizione transitoria di cui 
all’art. 80 cpv. 1 LPAc si applica alle concessioni già rilasciate al- 
l’epoca dell’entrata in vigore della nuova normativa sui deflussi 
minimi di cui agli art. 31 ss. LPAc. Quest’ultimi disposti verranno 
applicati al momento dell’estinzione anche in caso di rinnovo 
delle concessioni in corso. Per i corsi d’acqua considerati special- 
mente degni di protezione e in presenza di particolari interessi 
pubblici, il legislatore federale ha previsto però la possibilità di un 
intervento di risanamento oltre i limiti imposti dal primo capo- 
verso dell’art. 80 LPAc, contro un debito indennizzo (vedi sulla

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questione Enrico Riva, op. cit., pag. 193 s.). Giusta l’art. 80 cpv. 2 
LPAc, l’autorità ordina misure di risanamento supplementari per i 
corsi d’acqua che attraversano paesaggi o biotopi inclusi in un in- 
ventario nazionale o cantonale, ovvero qualora altri interessi 
pubblici preponderanti lo esigano. La procedura di accertamento 
dell’obbligo di indennizzo e la determinazione dell’ammontare 
dell’indennizzo sono disciplinati dalla legge federale del 20 giugno 
1930 sull’espropriazione. Mentre per Riva (op. cit., pag. 194) l’en- 
tità di questi interventi di risanamento dovrebbe ristabilire o quasi 
una situazione corrispondente a quanto previsto agli art. 31 – 33 
LPAc, giusta l’idea del legislatore federale le misure di risana- 
mento non avrebbero dovuto andare oltre quanto fosse indi- 
spensabile per l’urgente e necessario miglioramento della situa- 
zione (BVR 1998, 127). Dello stesso parere è l’UFAM che, secondo 
la propria comunicazione sulla protezione delle acque no. 39, re- 
puta solo a titolo eccezionale proponibile un’applicazione degli 
art. 31 ss. LPAc nei casi di risanamento giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc. 
Come per l’art. 80 cpv. 1 LPAc, il principio della proporzionalità do- 
vrebbe trovare applicazione anche per l’adozione di questo tipo di 
misure (M. Eckert, op. cit., pag. 173).

b) Le ricorrenti censurano previamente la mancanza di 
una valutazione iniziale delle misure di risanamento che si sareb- 
bero imposte giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc. Infatti, il Governo canto- 
nale avrebbe ordinato un’analisi di tale problematica solo su 
esplicito invito delle associazioni ambientaliste. La censura anche 
se fondata, non riveste attualmente più alcuna attualità, avendo 
l’ANU condotto un tale esame e fondandosi la decisione deferita 
a questo Giudice sugli accertamenti eseguiti al riguardo. Per va- 
lutare la necessità di misure giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc, il Governo 
cantonale si è essenzialmente fondato sui dati tecnici del rapporto
F. e sugli accertamenti condotti dall’UNA. Quest’ultimo ha esami- 
nato, dal profilo della salvaguardia del paesaggio, nonché della 
protezione dei biotopi e delle golene, i tratti della M. e della H. in- 
fluenzati dalla captazione ovvero: l'area di protezione del paesag- 
gio L-1501 (presa V. compresa la presa R.V.) e L-1503 (presa V. fino 
a U.) di importanza regionale, le golene A-162 (zona golenale P.), 
A-164 (zona golenale C.) e A-166 (P.) inserite quali oggetti di pro- 
tezione della natura nell'inventario cantonale della salvaguardia 
della natura e del paesaggio, il biotopo per anfibi AM-251 (P.) di 
importanza nazionale, le golene A-2401, A-2502, A-2505, A-2506 di 
importanza regionale, nonché le golene A-2501 e A-2503 di im- 
portanza locale. Nella sua valutazione globale (vedi relazione del

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6 agosto 2009, pag. 20 e 21), l’ufficio cantonale postulava la ri- 
nuncia a qualsiasi ulteriore misura di risanamento. Per la situa- 
zione delle golene A. (A-2401), C. (A-164) e P. l’UNA si riteneva le- 
gato alle constatazioni fatte dal Governo sulla situazione in loco 
giusta quanto emerso dal rapporto F. Per ragioni di priorità, ri- 
guardo alla restante situazione della M., l’UNA riteneva di poter ri- 
nunciare a un ulteriore risanamento delle prese I. e Q. La priorità 
era relativizzata in considerazione dei limitati effetti nello spazio 
che una dotazione come quella proposta poteva avere e dalla sola 
importanza regionale dell’oggetto toccato dal provvedimento (A-
2401). Veniva poi previsto un eventuale ricollocamento della 
dotazione invernale proposta giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc, qualora 
con la dotazione invernale non si riuscisse a conseguire gli 
obiettivi di risanamento ittico. Per la H., l’UNA raccomandava di 
rinunciare ad un ulteriore risanamento della presa V., giacché per 
migliorare il bilancio idrologico nella zona golenale del P. occorre- 
rebbero quantitativi di dotazione da dieci a venti volte superiori a 
quanto necessario per conseguire gli obiettivi di risanamento 
ittico giusta la proposta in relazione all’art. 80 cpv. 1 LPAc. In prin- 
cipio, un risanamento di tale entità verrebbe preteso solo in caso 
di massima priorità, ovvero per territorio soggetto all’inventario 
federale dei paesaggi (IFP), oggetti di importanza nazionale o corsi 
d’acqua principali del Cantone. La presa V. non godrebbe in que- 
sto senso delle prerogative di priorità assoluta.

c) Le ricorrenti chiedono che tutti gli oggetti inventariati a 
livello federale cantonale e regionale: L1501, L-1503, Am 251, 
A-166 , A-157, A-158, A-160, A-161 siano sanati, senza che venga 
data la priorità ai soli oggetti contenuti nell’inventario federale. 
Come giustamente esposto dal Governo cantonale, le misure in 
oggetto devono limitarsi agli oggetti siti sulla tratta di sottrazione 
dell’acqua e inventariati prima della captazione. In merito al pre- 
teso risanamento di tutti gli oggetti inventariati è bene operare 
delle precisazioni. L’interpretazione letterale del testo dell’art. 80 
cpv. 2 LPAc non include gli «oggetti di importanza regionale e lo- 
cale» come previsto all’art. 4 LPN, bensì impone il risanamento «di 
paesaggi o biotopi inclusi in un inventario nazionale o cantonale». 
Non vi è pertanto motivo di interpretare due distinte nozioni del 
diritto federale analogamente, quando i rispettivi significati sono 
chiari: quanto non è contenuto in un inventario nazionale o canto- 
nale non è soggetto al risanamento giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc. 
Quanto alla precedenza che è stata data ai diversi interventi, oc- 
corre partire dal presupposto che il risanamento di alcuni specifici

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oggetti possa essere ecologicamente più interessante di altri. In 
questo senso il risanamento di oggetti inventariati a livello fe- 
derale non è prioritario già solo in virtù di questo fatto, ma l’in- 
ventario federale attesta l’importanza dell’oggetto a livello sviz- 
zero. Su tale questione il Tribunale ritiene però che non vi siano 
motivi per scostarsi dalla prassi dell’UNA che stabilisce i diversi 
gradi di priorità in base all’importanza del corso d’acqua per il 
Cantone, territorio IFP o l’inserimento dell’oggetto nell’inventario 
federale.

13. a) In termini di dotazione, le istanti chiedono una dota- 
zione per la presa di V. di 60 l/s o giusta quanto esposto al punto 
1c del petito. In questa zona vi sono due aree di protezione del pa- 
esaggio L-1501 (presa V. compresa la presa R.V.) e L-1503 (presa V. 
fino a U.) di importanza regionale. In base alle considerazioni fatte 
dal competente ufficio, che ha diviso le due zone di protezione in 
oggetto in tre segmenti, la tratta maggiormente colpita dalla cap- 
tazione risulta essere quella intermedia tra il Ponte S. e il Ponte L. 
Per l’UNA anche con una dotazione di 60 l/s per la presa di V. non 
verrebbe ridotto il pregiudizio in termini di protezione del paesag- 
gio (vedi relazione del 6 agosto 2009 pag. 14), per cui con la mi- 
sura non potrebbe comunque essere raggiunto l’obiettivo che il ri- 
sanamento è tenuto conseguire (M. Eckert, op. cit., pag. 172 e 
riferimenti). Una dotazione della presa V. giusta la cifra 1c del di- 
spositivo di ricorso comporterebbe, secondo il calcolo proposto 
dalla convenuta, un ulteriore discapito di produzione dell’ordine 
di circa il 3,2 % e non apporterebbe comunque alcun vantaggio 
alla zona golenale di importanza nazionale del P. Considerato il 
fatto che le zone di protezione del paesaggio sono di importanza 
cantonale e non nazionale, che solo lungo una limitata tratta dei 
due territori in questione si verifica un medio-grave pregiudizio 
del paesaggio della captazione e che la situazione del letto della H. 
viene altrimenti pure mitigata dall’afflusso di acqua dei ruscelli la- 
terali, questo Giudice considera che la valutazione fatta dall’UNA 
sfugga a qualsiasi critica e che la rinuncia ad ulteriori misure di ri- 
sanamento per questa zona sia giustificata, non rivestendo il ri- 
sanamento un grado di massima priorità.

b) Una misura di risanamento per il P. (golena A-166) 
richiederebbe una dotazione per la presa V. da dieci a venti volte 
superiore a quanto necessario per conseguire gli obiettivi di 
risanamento ittico giusta la proposta in relazione all’art. 80 cpv. 1 
LPAc. Anche se le istanti insistono sull’inapplicabilità del principio 
della proporzionalità, giustamente la misura è stata ritenuta in

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quest’ottica sproporzionata al fine perseguito, se si considera che 
si era già rinunciato ad una dotazione della presa V. giusta l’art. 80 
cpv. 1 LPAc per ragioni economiche e di proporzionalità e che in 
cifre, una simile dotazione per la presa V. avrebbe come conse- 
guenza un discapito di produzione tra il 15 e il 30 %. Non andrebbe 
poi dimenticato che per migliorare effettivamente la situazione di 
questa golena, l’UNA reputava necessaria tutta una serie di mi- 
sure non interamente imputabili alla captazione di acqua da parte 
della concessionaria (relazione del 6 agosto 2009, pag. 37) e quindi 
non imponibili in virtù dell’art. 80 cpv. 2 LPAc. Secondo le ricor- 
renti, le ripercussioni negative dal punto di vista ambientale an- 
cora presenti nella golena del P. sarebbero, dopo il pagamento al 
comune di U. di fr. 480 000.– per la rivitalizzazione della zona, per 
il restante interamente da ascrivere alla captazione di acqua da 
parte della concessionaria. L’asserzione va considerata solo in 
parte pertinente. Come giustamente addotto dalle O., sulla con- 
creta situazione della golena del P. influiscono verosimilmente an- 
che altri fattori come le opere stradali, le misure a protezione 
dell’agricoltura, l’estrazione d’inerti dal letto del fiume e l’artifi- 
ciale larghezza data al corso d’acqua. Che un aumento del livello 
delle acque possa ripercuotersi positivamente sulla zona golenale 
non è posto in discussione, ma le misure necessarie si palesano 
sproporzionate al fine perseguito, soprattutto in considerazione 
dell’enorme discapito nella produzione di energia rinnovabile e 
dei costi che tale ingente diminuzione comporterebbe (vedi per 
l’incidenza di una perdita di produzione del 4,23 % l’incidenza sulla 
riduzione dei ricavi di fr. 1,062 mio. giusta il calcolo proposto dal 
Governo nel decreto impugnato a pag. 22).

c) Riguardo alla presunta esistenza a livello cantonale di 
una lista delle priorità per gli oggetti inventariati, questa viene ca- 
tegoricamente negata dal Governo cantonale. In ogni caso tale 
questione non è stata oggetto della decisione impugnata per cui 
la richiesta di poter partecipare al processo di formazione di tale 
presunta lista esula dal contesto della presente vertenza. Su que- 
sto punto non è dato entrare nel merito del ricorso.

d) Anche le richieste di dotazioni per Q. e I. non meritano 
protezione. Per la prima presa le ricorrenti chiedono una dota- 
zione di 170 l/s durante il semestre estivo e di 230 l/s durante 
quello invernale. Giusta la relazione dell’UNA (pag. 19), i deficit 
ecologici che la tratta in oggetto accusa non sono che in parte ri- 
conducibili alle O. Per il resto hanno contribuito ad aggravare la 
situazione la rettifica e il voler inguainare il letto del fiume nonché

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la formazione di nuovo terreno coltivo. Poiché per gli altri oggetti 
inventariati situati più a valle (zona golenale P. e L.) la situazione 
attuale va considerata conforme ai dettami del diritto federale e 
comunque influenzata anche dai detriti portati a valle dai corsi 
d’acqua laterali, non è data alcuna necessità di risanamento. 
L’obiettivo di risanamento per A. è dall’UNA considerato raggi- 
unto già con le misure di risanamento decise giusta l’art. 80 cpv. 1 
LPAc. Per questo Giudice in simili condizioni la rinuncia decisa 
non presta fianco a critiche. Infine, anche le richieste relative alla 
presa di I. non possono essere accolte. Per la presa di I. viene po- 
stulata una dotazione di 160 l/s, senza però che lungo la tratta in 
oggetto siano reperibili oggetti inventariati (vedi tabella no. 3 pag.
15 del rapporto aggiornato del 3 agosto 2009 sulle misure di 
risanamento giusta l’art. 80 cpv. 1 LPAc).

e) Poiché vi sono fondati motivi per rinunciare a ulteriori 
misure di risanamento, anche la censura sulla mancanza di dati 
concreti in merito ai costi delle misure di risanamento e sulla con- 
seguente impossibilità di un giudizio sulla questione si palesa in- 
fondata. Per quanto traducibile in cifre, l’analisi proposta si fonda 
essenzialmente sugli obiettivi ecologici delle misure teoricamente 
proponibili e le ripercussioni di tali misure di risanamento in ter- 
mini di sottrazione di acqua e quindi di minor produzione di ener- 
gia rinnovabile e pulita. Poiché una sensibile ulteriore perdita di 
una tale pregiata energia è stata ritenuta già contraria all’interesse 
pubblico e al principio della proporzionalità in proporzione al li- 
mitato vantaggio ecologico che il risanamento apporterebbe, non 
sono ravvisabili motivi per definire in franchi l’ammontare di un 
eventuale indennizzo. Anche le restanti innumerevoli censure sol- 
levate dalle ricorrenti in merito all’art. 80 cpv. 2 LPAc non sono 
suscettibili di modificare le sorti del giudizio. Visto che la rinuncia 
a ulteriori misure di risanamento viene in questa sede confermata, 
va parimenti respinta la proposta di riconoscere le dotazioni pro- 
poste come petito principale a titolo di misura di risanamento gi- 
usta l’art. 80 cpv. 2 LPAc.

14. a) Per le ricorrenti le misure di risanamento andreb- 
bero coordinate con la licenza di spurgo, in quanto durante lo 
spurgo potrebbe venir pregiudicata anche la situazione delle go- 
lene. Inoltre un efficiente regime di spurgo potrebbe sostenere 
concretamente le misure di risanamento decretate. Per l’autorità 
cantonale un coordinamento non sarebbe nell’evenienza impera- 
tivo. In effetti, lo spurgo può provocare pregiudizio all’equilibrio 
ecologico di quella zona di terreno sita tra l'argine e il letto di ma-

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gra di un bacino imbrifero a seguito dell’aumento del livello 
dell’acqua e della sua forza nonché dell’accumulo di detriti o del 
loro trasporto a valle. La richiesta di un coordinamento segue per- 
tanto una certa logica. Per il Governo cantonale, con il monitorag- 
gio deciso dovrebbe essere possibile stabilire con maggior 
chiarezza le attuali deficienze legate all’economia dei detriti. In 
questo senso, sarebbe meglio aspettare il risultato del monitorag- 
gio per poi decidere di conseguenza le misure utili per un’ottimale 
gestione dei detriti e imporre tali misure alla concessionaria con il 
rilascio della licenza di spurgo. Del resto questo era anche il parere 
dell’ANU (vedi relazione del 6 agosto 2009 sulle misure di risa- 
namento giusta l’art. 80 cpv. 2 LPAc, pag. 17 e 18). Per il Tribunale 
amministrativo la giustificazione addotta dall’autorità inferiore 
per non coordinare le due procedure è convincente. A giudizio 
conosciuto sull’economia dei detriti grazie al monitoraggio, 
dovrebbe essere possibile il rilascio di una licenza di spurgo osse- 
quiosa dei risultati nel frattempo acquisiti. Inoltre, un monito- 
raggio dell’attuale situazione permetterà pure di evidenziare 
eventuali mancanze dell’attuale sistema e quindi correggere pun- 
tualmente l’operazione di spurgo a salvaguardia in particolare 
delle golene. Grazie poi al monitoraggio deciso, le operazioni di 
spurgo future verranno ancora meglio seguite e sorvegliate per 
cui lo scenario temuto dalle ricorrenti non dovrebbe in ogni caso 
prodursi.

b) In base a quanto previsto all’art. 8 dell’ordinanza con- 
cernente la protezione delle zone golenali d’importanza nazionale 
(OZGIN), i cantoni vigilano affinché i danni arrecati in particolare 
alla dinamica naturale del regime delle acque e dei detriti degli og- 
getti siano eliminati, per quanto possibile, non appena se ne pre- 
senti l’occasione. Per le istanti, l’eliminazione dei danni giusta 
l’OZGIN andrebbe coordinata con le misure di cui all’art. 80 LPAc. 
Nell’evenienza, non è nelle intenzioni del Governo decretare mi- 
sure giusta l’OZGIN, per cui la questione del coordinamento con 
questa misura non si pone nei termini pretesi dalle ricorrenti, che 
più che un coordinamento perorano l’applicazione della misura.

15. In seguito alle considerazioni che precedono, il ricorso 
è respinto per quanto è dato entrare nel merito dello stesso.
U 10 6 Sentenza del 12 novembre 2010

L’interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale fe- 
derale è ancora pendente.