# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a2b5ddb0-0bbf-557b-9538-283016be0f3c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-04-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.04.2025 52.2023.80
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2023-80_2025-04-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2023.80

   

  	
  Lugano

  9
  aprile 2025           

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Giovan Maria Tattarletti, vicepresidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Barbara Maspoli

  

 

 

statuendo sul ricorso del 28 febbraio
2023 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1   

  patrocinato
  da:   PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 25 gennaio 2023 (n. 269) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la risoluzione del 21 giugno 2022 con cui il Municipio di Coldrerio
  gli ha negato la licenza edilizia per la posa di una voliera esterna (part. __________);

  

 

 

ritenuto,                         in
fatto

 

A.   RI 1 è proprietario di
un terreno (part. __________) con una casa d'abitazione situata a Coldrerio, in
zona residenziale estensiva (R2).

 

 

B.   a. Con notifica di
costruzione del 29 settembre 2021, RI 1 ha chiesto al Municipio la licenza
edilizia a posteriori per la posa di una voliera esterna destinata a 40
pappagallini (agapornis, comunemente noti come inseparabili). La
gabbia, avente una superficie di più o meno 3 m2 e un'altezza di un
paio di metri, è posizionata sul lato est del fondo, verso via __________, e
ancorata all'edificio tramite dei travetti. 

ESTRATTO PLANIMETRIA                                                   

Alla domanda è stata allegata una perizia sul rumore generato dalla voliera,
che considera un riparo fonico (lungo 15 m e alto 2 m, formato da pannelli)
collocato dal proprietario verso il confine est e prospetta altri interventi
per ridurre ulteriormente il rumore (posa di un sistema oscurante e di un rivestimento
fonoassorbente dell'intradosso del tetto della gabbia).

 

b. Nel termine di
pubblicazione, l'istanza ha suscitato l'opposizione di CO 1, proprietario del
fondo (part. __________) dirimpettaio, situato sull'altro lato di via __________.

c. Nonostante il
preavviso favorevole della Sezione della protezione dell'aria, dell'acqua e del
suolo (SPAAS), Ufficio per la prevenzione dei rumori (UPR; che ha però chiesto
l'adozione degli ulteriori interventi prospettati dalla perizia), il 21 giugno
2022 il Municipio ha negato la licenza edilizia postulata. In particolare, dopo
aver richiamato l'art. 48 delle norme di attuazione del piano regolatore di
Coldrerio (NAPR), che in zona R2 permette solo attività economiche e commerciali
compatibili con la residenza, e l'art. 31 NAPR, che vieta la costruzione di
nuove stalle, pollai, porcili, canili, conigliere, concimaie e simili
nell'interno dell'abitato o nell'immediata vicinanza di case d'abitazione o di
uso collettivo, ha ritenuto che la voliera per la tenuta di 40 pappagallini
fosse riconducibile a un simile impianto vietato. 

C.   Il 25 gennaio 2023 il
Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato da RI 1 avverso la
predetta decisione.

In breve, dopo aver negato
una violazione del diritto di essere sentito (per carenza di motivazione) e ammesso
la legittimazione del vicino a opporsi, il Governo si è chinato sulla
conformità di zona. Dopo aver illustrato il quadro normativo, ha essenzialmente
osservato come tale requisito andrebbe valutato in base alle caratteristiche di
una voliera (dimensioni, specie e numero di animali custoditi) e ammesso solo
se l'impianto ha una funzione subalterna e accessoria a quella abitativa e non
provoca immissioni incompatibili con la residenza. Ricordata anche la
giurisprudenza e la tipologia di rumore, ha poi rilevato come, in concreto, la
voliera con 40 uccelli della specie agapornis non fosse riconducibile a
una piccola gabbia da giardino, ma piuttosto a un pollaio, vietato dall'art. 31
NAPR. Ha quindi a sua volta concluso che la stessa fosse incompatibile con tale
norma e più in generale con la destinazione della zona residenziale R2 (art. 48
NAPR). Infine, ha rigettato in quanto inammissibili e premature le censure
riferite a eventuali misure esecutive. 

 

 

D.   Contro tale giudizio, RI
1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendo che
sia annullato e che gli atti vengano rinviati al Municipio per nuova decisione.

In buona sostanza, l'insorgente eccepisce un errato accertamento dei fatti
rilevanti e la violazione del diritto. In particolare contesta che la voliera,
per dimensioni e tipologia di animali, sia assimilabile a un pollaio, negando
qualsiasi analogia con il caso giurisprudenziale (STA 52.2004.261 del 28
settembre 2004) evocato dalla precedente istanza e richiamando una direttiva
concernente la protezione degli animali relativa alle galline. Rimprovera poi
al Governo di non essersi confrontato con le immissioni concretamente indotte
dalla voliera (inferiori ai limiti prescritti per la zona di situazione),
sorvolando anche altri punti (quali le critiche riferite alla registrazione
prodotta dal vicino, che andrebbe espunta dall'incarto). In ogni caso, segnala
di aver nel frattempo diminuito il numero di uccelli e implementato altre
misure atte a contenerne il cinguettio (posa di un telo oscurante e di un
rivestimento fonoassorbente sulla parte superiore della voliera); chiede quindi
di tener conto di tali aspetti e che il permesso sia semmai subordinato alla
tenuta di un numero massimo di esemplari. 

 

E.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari
osservazioni.

L'Ufficio delle
domande di costruzione (UDC) si limita a richiamare le sue precedenti prese di
posizione. Il Municipio chiede che il ricorso sia respinto; così pure CO 1, con
argomenti di cui si dirà, nella misura del necessario, in appresso. 

 

 

F.    Con la replica e
le dupliche, il ricorrente rispettivamente l'UDC e il vicino resistente si sono
essenzialmente riconfermati nelle loro conclusioni e domande di giudizio, sviluppando
in parte i rispettivi argomenti.

 

 

Considerato,                in
diritto

 

1.    1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1
della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la
legittimazione attiva del ricorrente, proprietario e istante in licenza,
personalmente e direttamente toccato dal giudizio impugnato, di cui è
destinatario (art. 21 cpv. 2 LE e 65 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa
del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv.
1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine.

 

1.2. Il giudizio può
essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). La
situazione dei luoghi e dell'oggetto della contestazione emerge con sufficiente
chiarezza dai piani e dalle fotografie agli atti. A una valutazione anticipata
(cfr. DTF 141 I 60 consid. 3.3 e rimandi), il sopralluogo sollecitato dalle
parti, al pari delle altre prove genericamente richieste dal ricorrente (edizione
e richiamo documenti, perizia, testi e ogni altra ammessa) non
appaiono idonee a portare ulteriori elementi rilevanti ai fini della pronuncia.

 

 

2.    2.1. Giusta
l'art. 22 cpv. 2 lett. a della legge federale sulla pianificazione del
territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), ripreso dall'art. 65 cpv. 2 lett.
b della legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (LST; RL 701.100),
l'autorizzazione a costruire è rilasciata solo se gli edifici e gli impianti
sono conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione. Ciò
significa che nelle singole zone possono essere autorizzati soltanto
insediamenti la cui destinazione si integra convenientemente nella funzione
assegnata alla zona di situazione. Non basta che non si pongano in contrasto
con la funzione di zona, ossia che non ostacolino l'utilizzazione conforme alle
finalità pianificatorie perseguite dalla zona. Per essere autorizzate, le nuove
costruzioni devono apparire collegate da un nesso adeguato alla funzione della
zona in cui si collocano (cfr. STA 52.2019.524 del 12 ottobre 2021 consid. 2.1
in RtiD I-2022 n. 42 consid. 2.1 e rinvii; Alexander Ruch,
in: Aemisegger/Moor/Ruch/Tschannen,
Praxiskommentar RPG: Baubewilligung, Rechtsschutz und Verfahren, Zurigo 2020,
n. 78 ad art. 22; Adelio Scolari,
Commentario, II ed., Cadenazzo 1996, n. 472 ad art. 67 LALPT).

 

2.2. La zona residenziale è per
principio destinata all'abitazione e all'insediamento di quelle attività che
sono strettamente connesse con questa specifica finalità. Per giurisprudenza,
la vocazione di tali zone non esclude a priori la possibilità di tenere degli
animali più o meno domestici. La detenzione a titolo ricreativo di alcuni
animali da compagnia può essere considerata quale parte integrante dell'abitare.
Essa è in particolare conforme alla funzione residenziale quando configura
un'attività collaterale, subalterna alla destinazione abitativa. Non deve avere
implicazioni di natura commerciale, né essere fonte di immissioni moleste,
inconciliabili con la destinazione abitativa della zona. Nelle zone
residenziali possono quindi essere ammessi manufatti destinati alla detenzione
di un limitato numero di animali. Determinanti ai fini del giudizio sulla
conformità non sono tanto le dimensioni dei fabbricati, quanto piuttosto il
numero e il genere di animali che vi vengono alloggiati, rispettivamente le
caratteristiche specifiche della zona interessata (cfr. STF 1C_538/2011 del 25
giugno 2012 consid. 2.3 e 5; STA 52.2019.392 del 16 giugno 2021 consid. 2.4 in
RtiD I-2022 n. 43, 52.2010.86 del 28 luglio 2010 consid. 2.2, 52.2004.261 citata
consid. 2.1, 52.1994.124 del 21 luglio 1994 consid. 2.2 in RDAT I-1995 n. 33). 

2.3. In base all'art. 48 NAPR, nella zona residenziale estensiva (R2),
oltre all'uso abitativo, sono permesse anche attività economiche e commerciali
compatibili con la vocazione residenziale. Non si tratta quindi di una zona esclusivamente
abitativa, ma mista. La norma non specifica il concetto di attività economiche
e commerciali compatibili con la vocazione residenziale. Coerentemente
con le definizioni dell'art. 10 NAPR, v'è da ritenere che sono essenzialmente
da considerare tali quelle non moleste, ovvero che per la loro natura si
inseriscono nell'abitato e non hanno ripercussioni sostanzialmente diverse da
quelle che derivano dall'abitare (non invece quelle solo poco moleste,
che l'art. 10 NAPR circoscrive all'ambito delle attività artigianali, 

non ammesse in zona R2). Interpretazione, questa, che si concilia
peraltro anche con l'assegnazione del grado di sensibilità al rumore (GdS II) attribuito
all'area in questione (cfr. art. 43 cpv. 1 lett. b dell'ordinanza contro
l'inquinamento fonico del 15 dicembre 1986; OIF; RS 814.41). 

 

2.4. L'art. 31 NAPR, rientrante nelle norme
edificatorie generali, vieta dal canto suo la costruzione di nuove stalle,
pollai, porcili, canili, conigliere, concimaie e simili nell'interno
dell'abitato o nell'immediata vicinanza di case d'abitazione o di uso
collettivo.

Questa prescrizione, introdotta nell'ambito della variante di PR
(approvata con ris. gov. n. 4627 del 1° ottobre 2002) che ha integrato nelle
NAPR le disposizioni già contenute nel vecchio regolamento edilizio comunale
del 1977 (cfr. messaggio municipale del 7 maggio 2001 relativo alle varianti),
è stata verosimilmente mutuata dalla vecchia legge sanitaria del 18 novembre
1954 (BU 1955, 9), che all'art. 104 conteneva un divieto pressoché identico. La
norma persegue finalità d'ordine essenzialmente igienico sanitario. Essa vieta
segnatamente le nuove strutture destinate alla stabulazione di animali (quali
stalle, pollai, ecc.), che da questo profilo possono risultare conflittuali con
le abitazioni. Non vieta per contro la tenuta a titolo ricreativo di qualsiasi
animale domestico, che può generalmente essere considerata quale parte
integrante dell'abitare e compatibile con la zona residenziale. 

 

3.    3.1. In concreto, come visto in narrativa, qui
controversa è la voliera per la detenzione di 40 agapornidi, che il
ricorrente ha posato nel suo giardino, sul lato est del fondo. Il Municipio ha
negato il permesso a posteriori richiamando gli art. 31 e 48 NAPR, e ritenendo
in particolare che la controversa voliera, per analogia, caratteristiche ed
emissioni prodotte, fosse paragonabile a un impianto simile a quelli
vietati dall'art. 31 NAPR. Ad analoga conclusione è essenzialmente pervenuto il
Governo, considerando segnatamente che la voliera con i 40 pappagallini
inseparabili non fosse riconducibile a una piccola gabbia da giardino, ma
piuttosto a un pollaio (considerando anche, a titolo di paragone, che la
struttura posata per caratteristiche e dimensioni permetterebbe di allevare
almeno 6 unità di pollame domestico). Ha quindi a sua volta dedotto che la stessa
fosse incompatibile con l'art. 31 NAPR e più in generale con la destinazione
della zona residenziale R2 (art. 48 NAPR). 

3.2. Ora, contrariamente a quanto pretende il ricorrente, non appare
effettivamente insostenibile considerare che la tenuta di un numero così
elevato di esemplari di agapornis in una voliera esterna non sia
conforme alla zona residenziale di situazione e non rientri nei limiti della
funzione abitativa ammessa dall'art. 48 NAPR. Un simile insediamento trascende
in effetti chiaramente la semplice detenzione di qualche animali a titolo
ricreativo, che può generalmente ancora essere ritenuta compatibile in un
quartiere residenziale, in quanto volta a soddisfare i bisogni degli abitanti.
Non può del resto essere ignorato che il cinguettio di questi uccelli diurni
(di modeste dimensioni, ca. 13-18 cm) può notoriamente diventare rumoroso (cfr.
Ufficio
federale della sicurezza alimentare e di veterinaria [USAV], Vögel Tiergerecht
halten - passende Gehege und die richtige Einrichtung, 2017, pag.
9; Schweizer Tierschutz STS, STS-Merkblatt Agaporniden, 2018, pag. 1 e 2; Basler
Tierschutzverein, Merkblatt Agaporniden, 2022, pag. 1 e 3). Peraltro, anche
secondo la perizia fonica prodotta dal ricorrente, il carico fonico generato
dai 40 volatili (pari a un livello sonoro medio LAeq di 72.4 dBA, misurato a
una distanza di 2 m), valutato secondo la direttiva dell'Ufficio federale dell'ambiente
(UFAM, Aiuto all'esecuzione per la valutazione dei rumori quotidiani, 2014), è
stato ritenuto - senza l'adozione di ulteriori misure per la riduzione delle
emissioni - come notevolmente molesto. A prescindere dalla registrazione
evocata dal ricorrente, dal profilo delle ripercussioni che ne scaturiscono, soprattutto
in termini di rumori molesti (valutati nel quadro delle norme pianificatorie,
cfr. STA 52.2019.392 citata consid. 2.2 e rinvii), la tenuta di un numero così
elevato di pappagallini non si concilia oggettivamente con la zona di
situazione (che non ammette neppure attività economiche moleste, incompatibili
con la residenza, supra consid. 2.3). Al di là del divieto dell'art. 31
NAPR e del paragone effettuato dal Governo con le unità di pollame domestico
che potrebbero essere allevate nella gabbia, la conclusione a cui è pervenuto
il Municipio sulla non conformità di zona della voliera con 40 pappagallini (in
applicazione del diritto comunale autonomo, cfr. DTF 145 I 52 consid. 3.6; STF
1C_616/2020 del 2 agosto 2021 consid. 4.1; STA 52.2020.390/391 del 16 agosto
2023 consid. 3.6 e rinvii) merita pertanto conferma. 

Non porta evidentemente ad altra conclusione la generica affermazione dell'insorgente
secondo cui nella zona R2 sorgerebbero allevamenti di galline, voliere di
dimensioni ben maggiori e canili. Una simile affermazione, del tutto
vaga e priva di qualsiasi riscontro oggettivo, non è evidentemente idonea a
fondare un diritto alla parità di trattamento (cfr. DTF 148 I 271 consid. 2.2),
tanto meno nell'illegalità (cfr. DTF 139 II 49 consid. 7.1). 

3.3. Resta da verificare se la licenza edilizia non possa invece essere
rilasciata per un numero minore di esemplari, così come in sostanza chiede l'insorgente
a titolo sussidiario. 

Come visto, la detenzione a titolo ricreativo di alcuni animali da compagnia (e
quindi anche di volatili) può normalmente essere ritenuta conforme alla zona abitativa
(cfr. pure STA 52.2004.261 citata consid. 2.3, che menziona piccole gabbie di
uccelli). Inoltre, nemmeno dall'art. 31 NAPR può essere dedotto un divieto tassativo
alla custodia di qualche pennuto di piccola taglia in un quartiere residenziale
(cfr. supra consid. 2.4). Ciò detto, considerato che gli inseparabili
devono necessariamente essere tenuti in coppia e preferibilmente in un gruppo
(con un numero di esemplari pari), e che una voliera con una superficie di
almeno 2 m2 e un'altezza di 2 m rientra tra quelle raccomandate per
una detenzione rispettosa degli animali di 2-6 agapornidi (non ristretta alla
sola osservanza dei requisiti minimi della legislazione sulla protezione degli
animali, cfr. USAV, op. cit., pag. 9; Schweizer Tierschutz STS, op. cit., pag.
3 seg.), in concreto v'è da ritenere che nulla osti al rilascio del permesso a
posteriori per la voliera in oggetto, in quanto destinata a non più di 6 esemplari
di questa specie. Dal profilo pianificatorio, anche le ripercussioni (rumori
molesti, esalazioni) che possono derivare da un gruppo così limitato di
inseparabili, non può ragionevolmente essere considerata inconciliabile con la
vocazione residenziale della zona. Né risulta peraltro contraria alla
legislazione federale sulla protezione ambientale evocata dal resistente, come
si vedrà qui seguito. 

 

 

4.    4.1.
Secondo l'art. 11 della legge federale sulla protezione dell'ambiente del 7
ottobre 1983 (LPAmb; RS 814.01), gli inquinamenti atmosferici, il rumore, le
vibrazioni e le radiazioni sono limitati da misure applicate alla fonte
(limitazione delle emissioni; cpv. 1). Indipendentemente dal carico inquinante
esistente, le emissioni, nell'ambito della prevenzione, devono essere limitate
nella misura massima consentita dal progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio
e dalle possibilità economiche (cpv. 2). Le limitazioni delle emissioni,
conclude la norma (cpv. 3), sono inasprite se è certo o probabile che gli
effetti, tenuto conto del carico inquinante esistente, divengano dannosi o
molesti.

Secondo l'art. 25 cpv. 1 LPAmb, la costruzione di impianti fissi è autorizzata
solo se le immissioni foniche da essi prodotte non superano da sole i valori di
pianificazione nelle vicinanze (cfr. pure art. 7 cpv. 1 OIF). Questa norma vale
anche per quegli impianti - come quelli che generano il cd. rumore quotidiano o
del tempo libero (Alltagslärm), tra cui rientra una voliera - per i
quali gli allegati dell'OIF non hanno fissato dei valori limite d'esposizione
al rumore. In questi casi, l'autorità esecutiva valuta le immissioni foniche
direttamente in base ai criteri stabiliti dalla LPAmb in base ai criteri
stabiliti dall'art. 15, unitamente agli art. 19 e 23 LPAmb (cfr. art. 40 cpv. 3
OIF). Secondo l'art. 15 LPAmb, i valori limite delle immissioni per il rumore
sono stabiliti in modo che, secondo la scienza o l'esperienza, le immissioni
non molestino considerevolmente la popolazione. Ai sensi dell'art. 23 LPAmb, i
valori di pianificazione per nuovi impianti fissi devono invece essere
inferiori ai valori limite delle immissioni; ciò significa, per giurisprudenza,
che il rumore proveniente dall'impianto può generare al massimo un disturbo di
poca importanza (höchstens geringfügige Störungen; cfr. DTF 137 II 30
consid. 3.4, 130 II 32 consid. 2.2). Nella valutazione caso per caso si tiene
essenzialmente conto della natura e intensità del rumore, degli orari e della
frequenza con cui si manifesta, nonché della sensibilità e dell'esposizione
della zona interessata. Al riguardo non bisogna fondarsi sul modo di sentire
soggettivo di singole persone, ma procedere a una valutazione oggettiva,
tenendo conto anche degli effetti delle immissioni su categorie di persone
particolarmente sensibili (cfr. art. 13 cpv. 2 OIF; cfr. DTF 133
II 292 consid. 3.3, 123 II 325 consid. 4d/bb; STA 52.2010.86 citata consid.
3.2). Elementi utili per il giudizio possono essere dedotti da direttive delle
autorità specializzate della Confederazione, dei Cantoni o private fondate su
sufficienti conoscenze specialistiche, quali la citata direttiva dell'UFAM del
2014 sulla valutazione dei rumori quotidiani (cfr. STF 1C_386/2016 del 13
dicembre 2017 consid. 4.2). 

4.2. In concreto, come già accennato, la perizia fonica prodotta dal ricorrente
ha analizzato il disturbo generato dalla voliera con 40 pappagallini in base
alla predetta direttiva, giudicandolo come notevolmente molesto. Per ridurre le
emissioni, ha quindi considerato l'effetto schermante della barriera fonica
(formata da pannelli fonoassorbenti) collocata verso il confine est del fondo,
rilevando come tale intervento (che diminuisce di 7.1 dB(A) il livello sonoro
medio LAeq misurato presso il ricettore più vicino sull'edificio
del resistente [40.4 dB(A)], a 19.5 m di distanza) mitigasse la percettibilità
del rumore e le alte frequenze emesse dagli animali, pur restando notevolmente
molesto in base alla direttiva, a causa della sua permanenza nella fascia
notturna. Quali ulteriori misure, lo studio ha quindi prospettato la posa
di un sistema oscurante (volto a impedire agli uccelli di vedere la luce dopo
le 21.00 e prima delle 7.00, in modo da tardare l'inizio del loro cinguettio,
soprattutto d'estate) e di un rivestimento fonoassorbente dell'intradosso del tetto
della voliera (- 1 dB(A) ca.). Misure, queste, che anche l'UPR ha imposto a
titolo di condizione (supra consid. Ac) e che il ricorrente ha frattanto
apparentemente attuato (diminuendo pure il numero di pennuti, cfr. ricorso pag.
11). 

In queste circostanze, non v'è ragione di dubitare che limitando il numero di
inseparabili a non più di 6 unità - ovvero a meno di ¼ di quelli considerati
nello studio fonico - il disturbo derivante dalla voliera potrà essere tutt'al
più esiguo e contenuto nella misura massima possibile (cfr. art. 11 cpv. 2 e 25
cpv. 1 LPAmb, art. 7 cpv. 1 OIF). Ogni dimezzamento dell'energia sonora
corrisponde in effetti a un'ulteriore riduzione di 3dB(A) (cfr. pure studio
fonico pag. 25). 

 

 

5.    5.1. Sulla base delle
considerazioni che precedono, il ricorso è parzialmente accolto. Il giudizio
impugnato è di conseguenza annullato, unitamente al diniego del permesso e gli
atti sono rinviati al Municipio affinché rilasci al ricorrente la licenza
edilizia a posteriori per la voliera, da destinare a un numero massimo di 6 agapornis.
Il permesso dovrà essere subordinato all'adozione di tutte le misure di
riduzione delle emissioni già imposte dall'autorità dipartimentale (cfr.
scritto del 3 febbraio 2022). 

5.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm) è suddivisa tra
le parti, proporzionalmente al rispettivo grado di soccombenza. Nella misura in
cui non sono compensate, il ricorrente verserà inoltre al resistente, assistito
da un legale, un'adeguata indennità a titolo di ripetibili (art. 49 cpv. 1
LPAmm), a valere per entrambe le sedi di giudizio. Il Comune ne va esente
essendo comparso in lite per esigenze di funzione (art. 47 cpv. 6 LPAmm)
rispettivamente non quale unico antagonista (cfr. Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura
amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 2b ad art. 31).

Per questi motivi,

 

 

decide:

 

1.    Il ricorso è
parzialmente accolto.

Di conseguenza:

1.1.       la
decisione del 25 gennaio 2023 (n. 269) del Consiglio di Stato e la risoluzione
del 21 giugno 2022 del Municipio di Coldrerio sono annullate;

1.2.       gli
atti sono rinviati al Municipio di Coldrerio affinché rilasci a RI 1 la licenza
edilizia a posteriori per la voliera, nei limiti indicati al consid. 5.1. 

 

 

2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'800.- è suddivisa tra RI 1 (fr. 1'350.-) e CO 1 (fr. 450.-).
Il ricorrente verserà inoltre a quest'ultimo fr. 1'000.- a titolo di ripetibili
per entrambe le sedi di giudizio. All'insorgente va retrocesso l'importo
versato in eccesso a titolo di anticipo. 

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     La
cancelliera