# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e1e2f6a8-a08b-5c48-9cfc-ee122d252085
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 14.09.2000 17.2000.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2000-16_2000-09-14.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2000.00016

  17.2000.00017

  	
  Lugano

  14 settembre
  2000/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte
  di cassazione e di revisione penale 

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente, 

  Cometta e Cocchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Isotta, cancelliere

  

 

 

sedente
per statuire sui ricorsi per cassazione del 17 aprile 2000 presentati da

 

	
   

  	
  __________

  (patrocinata dall'avv. __________)

   

  e da

   

  __________

  (patrocinato dall'avv. __________)

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  la sentenza la sentenza emanata il 24 marzo 2000 dal Pretore del Distretto
  di Lugano, sezione 5, nei loro confronti;

  

 

esaminati
gli atti,

 

posti
i seguenti

 

 

punti di questione:

1.
Se deve essere accolto il ricorso per cassazione di __________;

2.
Se deve essere accolto il ricorso per cassazione di __________;

3.
Il giudizio sulle spese.

 

 

Ritenuto:

 

in fatto:                 A.      Con
decreto di accusa del 20 febbraio 1995 il Procuratore pubblico ha ritenuto
__________ colpevole di complicità in ricettazione, "per avere
nell'agosto–settembre 1993, aiutato __________ custodendo presso lo scantinato
di __________ obbligazioni americane indicanti un valore di 

                                          US$
100'000'000.– che sospettava rubate e senza valore, mostrandole ad acquirenti
intenzionati ad acquistarle per US$ 300'000.–". Ne ha pertanto proposto la
sua condanna alla pena di 30 giorni di arresto, sospesa condizionalmente per il
periodo di prova di due anni. Ha inoltre disposto la confisca dei titoli sequestrati.
Al decreto di accusa __________ ha interposto opposizione il 5 settembre 1995,
dopo che la Camera dei ricorsi penali aveva respinto un suo ricorso (act. 1).

 

                                          Sempre
con decreto di accusa del 20 febbraio 1995, il Procuratore pubblico ha ritenuto
__________ colpevole di tentata ricettazione "per avere
nell'agosto–settembre 1993 a __________ tentato di prendere in consegna in uno
scantinato in __________, obbligazioni americane per un valore nominale di US$
100'00'000.–, che sospettava di illecita provenienza, al prezzo di US$
500'000.–. Ne ha perciò proposto la condanna alla pena di 15 giorni di
detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni e
all'espulsione effettiva dal territorio svizzero per un periodo di tre anni. Ha
inoltre disposto la confisca di una banconota falsa di US$ 100.– sequestrata.
Al decreto di accusa __________ ha pure interposto opposizione.

 

                                C.      Statuendo
sulle singole opposizioni, con sentenza del 24 marzo 2000 il Pretore del
Distretto di Lugano, sezione 5, ha confermato sia le singole imputazioni, sia
le singole proposte di pena, sia i singoli provvedimenti conservativi di cui ai
decreti di accusa, eccezion fatta per l'espulsione dal territorio svizzero
pronunciata nei confronti di __________.

 

                                D.      Contro
la sentenza pretorile __________ e __________ hanno inoltrato tempestiva
dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nei
rispettivi gravami, presentati il 17 aprile 2000, essi chiedono il
proscioglimento dalla rispettive imputazioni. __________ chiede pure la revoca
della confisca dei titoli sequestrati. Dal canto suo __________ chiede anche il
dissequestro di una banconota falsa di US$ 100.–.

 

                                E.      Con
scritto del 25 aprile 2000 il Procuratore pubblico ha comunicato alla Corte di
cassazione e di revisione penale la rinuncia a presentare osservazioni sul
ricorsi. Dal canto suo, con scritto del 10 maggio 2000 la parte civile
__________ SA ha chiesto la conferma della sentenza impugnata.

 

 

Considerando

 

in diritto:               1.      I
decreti di accusa sono stati emanati nel corso del mese di febbraio del 1995.
Il relativo procedimento è quindi retto dalla legge di procedura per i reati di
competenza del Pretore e per le contravvenzioni del 29 maggio 1941–27 giugno
1960, oggetto in seguito di parziali modifiche (PrContr), rispettivamente del
codice di procedura penale previgente (vCPP) in vigore fino al 31 dicembre 1995
in virtù del rinvio previsto dall'art. 351 cpv. 1 CPP. il Pretore ha però
erroneamente applicato le norme del codice di procedura penale entrate in
vigore con il 1° gennaio 1996. Non rilevando l'errore, il presidente della
Corte di cassazione e di revisione penale ha assegnato al Procuratore pubblico
e alla parte civile il termine di 20 giorni previsto dall'art. 291 cpv. 3 CPP
per la presentazione delle osservazioni sui ricorsi. Le differenze tra diritto processuale
attuale e diritto processuale previgente non sono di poco conto. Secondo l'art.
12 cpv. 2 PrContr la sentenza del Pretore deve essere emanata entro 10 giorni
dalla comunicazione dei dispositivi, pena la nullità; secondo l'art. 276 cpv. 3
CPP tale termine è per contro di 20 giorni. Secondo l'art. 14 cpv. 2 PrContr il
termine per inoltrare ricorso per cassazione contro la sentenza pretorile è di
10 giorni dalla comunicazione dei motivi scritti, mentre che secondo il diritto
attuale esso è di 20 giorni, previa presentazione della dichiarazione di
ricorso entro 5 giorni dalla comunicazione dei dispositivi da parte del giudice
al termine del dibattimento (art. 276 cpv. 2 e 3 CPP). Anche il termine per la
presentazione delle osservazioni sul ricorso è diverso (10 giorni secondo il
diritto previgente, 20 giorni secondo il diritto attuale).

 

                                2.      Nella
fattispecie l'errata applicazione della procedura non ha influito, comunque
sia, sulla validità dell'intimazione. Le motivazioni scritte sono infatti state
notificate alle parti il 24 marzo 2000, ovvero due giorni dopo la comunicazione
dei dispositivi. Il termine di 10 giorni previsto dalla PrContr è di
conseguenza stato rispettato. Differente si presenta la questione per quanto
riguarda la tempestività dei ricorsi. A norma di legge essi andavano infatti
inoltrati entro 10 giorni dalla notifica della sentenza scritta (art. 14 cpv. 2
Pr Contr). I gravami sono per contro stati presentati soltanto il 17 aprile
2000, ossia al ventesimo giorno. Il ritardo è verosimilmente da attribuire all'errata
indicazione dei termini di ricorso da parte del Pretore che, come visto, ha ritenuto
applicabile il codice di procedura penale entrato in vigore il 1° gennaio 1996.
Egli ha richiamato le parti sul diritto di ricorrere contro le sentenze,
presentando dichiarazione di ricorso entro 5 giorni dalla comunicazione dei
dispositivi, rispettivamente ricorso motivato entro 20 giorni dalla motivazione
del giudizio motivato. L'errata premessa ha a sua volta spinto il presidente
della Corte di cassazione e di revisione penale a trattare il ricorso sempre in
base al codice di procedura penale attuale; alle parti ha assegnato il termine
di 20 giorni per presentare le rispettive osservazioni. A questo punto due sono
le soluzioni ipotizzabili: dichiarare inammissibile i ricorsi per cassazione
per intempestività (art. 14 cpv. 2 Pr Contr), rilevando che l'errore del
Pretora avrebbe dovuto essere notato dai ricorrenti, patrocinati da un avvocato,
oppure dare prevalenza alla buone fede delle parti convinte della bontà della
comunicazione del Pretore e considerare perciò i ricorsi tempestivi. 

 

                                3.      Il
principio delle buona fede deriva dagli art. 5 cpv. 3 e 9 Cost, che hanno
sostituito dal 1° gennaio 200 la norma di riferimento dell'art. 4 vCost. Un caso
che rientra in questo contesto è quello secondo cui dall'indicazione errata di
rimedi di diritto non deve derivare danni ai destinatari. Un'indicazione errata
può se del caso anche determinare il prolungamento di un termine legale di
ricorso, a condizione che l'errore non fosse riconoscibile nemmeno prestando
l'attenzione richiesta dalle circostanze (DTF 112 Ia 422 consid. 2a; Auer/Malinverni/Hottelier, Droit consitutionnel
suisse, vol. II, Berna 2000, n. 1125, p. 544). Solo gravi errori di una parte o
del suo rappresentante possono compensare un'erronea indicazione dei termini di
ricorso. Il Tribunale federale ha così  ammesso un grave errore nel caso in cui
una parte o il suo avvocato si sarebbero potuti accorgere dell'errore semplicemente
consultando il testo di legge (DTF 117 Ia 422 consid. 2a); per contro l'errore
della parte o del suo patrocinatore non è stato ritenuto grave se, oltre al
testo di legge, fosse stato necessario il ricorso ai lumi di giurisprudenza e
dottrina (DTF 112 Ia 310 consid., 3 e in particolare DTF 106 Ia 166 ss. consid.
3,richiamati in DTF 117 Ia 422 consid. 2a). Nella sentenza inedita 6S 149/2000
del 24 marzo 1000, pubblicata in SJZ 2000, p. 329 n. 6, la Corte di cassazione
penale del Tribunale federale ha persino caricato spese all'avvocato
patrocinatore che, fidandosi delle indicazioni de rimedi di diritto contenute
nella sentenza cantonale impugnata, ha presentato ricorso per cassazione che in
quel caso non era proponibile. Da un avocato si esige infatti, secondo il Tribunale
federale, che abbia conoscenze elementari sulla soglia del valore litigioso per
adire il Tribunale federale, peraltro facilmente ottenibili anche solo dando
un'occhiata alle corrispondenti disposizioni di procedura. Ora, nella
fattispecie, i patrocinatori dei due ricorrenti, che conoscevano peraltro bene
le fattispecie e in particolare l'iter che ha portato ai decreti di accusa del
febbraio del 1995, si sarebbero dovuto rendere conto della norma applicabile
consultando il codice di procedura penale, segnatamente l'art. 351 CPP – unica
norma transitoria, peraltro di facile lettura – che al cpv. 1 stabilisce che ai
procedimenti penali in corso alla data di entrata in vigore (1° gennaio 1996) è
applicabile la legge anteriore solo quando sia già stato emanato l'atto di
accusa. Pacifico che anche il decreto di accusa soggiace al medesimo principio,
come ripetutamente ribadito dalla Corte di cassazione e di revisione penale
(CCRP, sentenza del 14 febbraio 1996 in re D., consid. 1; CCRP sentenza 4 marzo
1996 in re M. consid. 1; CCRP, sentenza 19 aprile 1996 in re W. consid. 1, CCRP
sentenza 19 aprile 1996 in re M, consid. 1; v. anche CCRP, sentenza del 4
giugno 1996 in re M. consid. 1; CCRP, sentenza dell'11 settembre 1996 in re M,
consid. 1; CCRP, sentenza dell'11 settembre 1996 in re B. consid. 1; CCRP, sentenza
del 9 ottobre 1996 in re W. consid. 1; CCRP, sentenza del 9 ottobre 1996 in re
A. consid. 1; CCRP, sentenza del 24 febbraio 1997 in re R. consid. 1). Ne segue
che il termine di 20 giorni previsto dagli art. 276, 278 e 289 CPP non è applicabile.
Il termine di ricorso di soli 10 giorni ex art. 14 cpv. 2 PrContr determina
pertanto l'irrimediabile inammissibilità per tardività di entrambi i gravami
presentati il ventesimo giorno. Poco importa che per inavvertenza alle parti
sia stato assegnato un termine più lungo per presentare osservazioni al
ricorso, ritenuto comunque che ciò non ha influito sulla procedura, considerato
che il Procuratore pubblico – peraltro entro il termine di 10 giorni previsto
dall'art. 14 ProContr – ha dichiarato di rinunciare a presentarle, mentre che
la parte civile ha anche essa finito per proporre unicamente le reiezione del
gravame senza ulteriori commenti. 

 

                                4.      Discende
pertanto che i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili per tardività.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 240 cpv. 2 vCPP).

 

 

Per
questi motivi,

richiamata
la LTG

 

pronuncia:           1.      Il ricorso
di __________ è inammissibile.

 

                                2.      Il
ricorso di __________ è inammissibile.

 

                                3.      Gli
oneri del presente giudizio, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr.     400.–

                                          b)
spese                         fr.     100.–

                                                                                 fr.     500.–

                                          sono
posti a carico delle parti in ragioni di metà ciascuno.

 

                                4.      Intimazione
a:

                                          –      __________;

                                          –      avv.
__________;

                                          –               __________,
c/o avv. __________;

                                          –      avv.
__________;

                                          –      Procuratore
pubblico avv. __________;

                                          –      Pretura
di Lugano, Sezione 5, 6900 Lugano;

                                          –      Dipartimento
delle Istituzioni, Casellario, 6501 Bellinzona.

 

 

 

Per la Corte di cassazione e di revisione penale

Il
presidente                                                            Il
segretario