# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 81909935-be46-518e-b63a-0f9825ec1b2f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.10.2010 32.2010.105
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-105_2010-10-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto '

  32.2010.105

   

  TB/lb

  	
  Lugano

  4 ottobre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 aprile 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 marzo 2010 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                                  A.   RI
1, nata nel 1957, casalinga dal 1980, nell'ottobre 2009 ha presentato una domanda volta all'ottenimento di prestazioni AI per adulti, indicando di
essere affetta da due ernie del disco dal 20 aprile 2009 (doc. 4).

 

                                  B.   Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare un'inchiesta
economica per le persone che si occupano dell'economia domestica (doc. 17), con
decisione del 22 marzo 2010, preceduta da un progetto del 29 gennaio 2010 (doc.
18), l'Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni essendo il grado d'invalidità
dell'assicurata (34%) inferiore al 40%.

                                  C.   Contro
la succitata decisione l'assicurata, rappresentata dall'avv. RA 1, ha formulato
ricorso al TCA il 22 aprile 2010 (doc. I), postulando l'assegnazione di una
rendita d'invalidità e contestando in dettaglio le risultanze dell'inchiesta
economica per le persone che si occupano dell'economia domestica effettuata
dall'assistente sociale per conto dell'amministrazione.

 

                                  D.   Con
la risposta di causa (doc. VI) l'Ufficio AI ha proposto di respingere il
ricorso, confermando quanto esposto nella decisione contestata e rimandando
alle osservazioni formulate dall'assistente sociale che ha svolto la contestata
inchiesta (doc. VIbis).

 

                                  E.   Con
osservazioni del 12 luglio 2010 (doc. X) l'assicurata ha in sostanza ribadito
le censure ricorsuali, sollevando l'errata ed arbitraria valutazione dell'assistente
sociale riguardante soprattutto l'importanza da essa assegnata ad ogni attività
rispettivamente il grado d'impedimento stabilito per ciascuna di esse.

 

L'amministrazione ha tutelato
l'analisi circostanziata e motivata eseguita dall'assistente sociale relativa alle
singole mansioni che la ricorrente poteva o no svolgere; essa non è quindi
arbitraria, ma è conforme alle circostanze ed ai riscontri concreti (doc. XII).

 

L'insorgente non ha
prodotto ulteriori mezzi di prova (doc. XIII).

 

 

considerato                    in
diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF H 180/06
del 21 dicembre 2007, STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).

 

                                   2.   Con
il proprio ricorso l'assicurata
ha fatto valere, implicitamente, un diniego di giustizia formale per carenza di
motivazione della decisione impugnata. L'insorgente ha rimproverato in particolare all'amministrazione di non avere esposto i
motivi secondo cui non si giustificherebbe la modifica delle varie percentuali
di importanza e di impedimento nonostante le precise obiezioni sollevate con le
osservazioni al progetto di decisione.

L'insorgente ha ravvisato
quindi un motivo di annullamento della decisione, visto che "viola
arbitrariamente tutti i più fondamentali principi del diritto: non è assolutamente
motivata e viola crassamente il diritto di essere sentito della ricorrente, ragione
per la quale va annullata già solo per questo motivo. La ricorrente non può
nemmeno determinarsi sulle motivazioni della decisione in quanto inesistenti."
(doc. I punto 3 pag. 2 e 3).

 

Il diritto di essere
sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. comprende l'obbligo per l'autorità
di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre
la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a
fondamento e di poterlo impugnare con cognizione di causa e, dall'altro, di permettere
all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima.
Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed
esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole
circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF
del 24 gennaio 2007, U 397/05; DTF 129 I 232 consid. 3.2).

 

In concreto, nella decisione del 22
marzo 2010 l'UAI ha riportato per esteso la tabella redatta dall'assistente
sociale nel suo rapporto d'inchiesta domiciliare. Questa tabella indica sia il
grado d'impedimento che l'assicurata ha nello svolgere le mansioni specifiche di
casalinga, sia l'importanza che l'assistente sociale incaricata ha assegnato a
specifiche attività. Inoltre, prendendo posizione sulle osservazioni dell'interessata
formulate al progetto di decisione del 29 gennaio 2010, l'amministrazione, senza esaminare una per una le censure sollevate, ha comunque precisato che
l'assistente sociale si è nuovamente chinata sulla questione e che la tabella
di riparto si basa sulla Circolare sull'invalidità e la grande invalidità
(CIGI), che prevede molteplici contesti familiari ed abitativi con un'importanza
ben definita ed adattabile alle differenti casistiche.

Ora, quand'anche l'autorità
amministrativa non si sia espressa esplicitamente su ogni singola censura, l'insorgente
- che peraltro aveva pieno accesso agli atti - è comunque
stata in grado di capire i motivi per i quali l'Ufficio AI ha respinto la sua richiesta di una rendita d'invalidità (è stato infatti specificato che
il grado d'invalidità era
inferiore al 40%), ha potuto comprendere la portata della decisione,
impugnarla ad un'istanza che del resto dispone di pieno potere cognitivo, confrontarsi
con il suo contenuto e proporre le proprie censure. In questo
senso, la ricorrente non è stata ostacolata dallo stringato contenuto della
decisione dell'Ufficio AI.

L'amministrazione non ha pertanto
commesso un diniego di giustizia formale, né tanto meno ha violato il suo
diritto d'essere sentita comprendente l'obbligo di motivare le decisioni.

Il TCA deve dunque entrare nel merito
del ricorso.

 

 

nel merito

 

                                   3.   Oggetto
della lite è la questione a sapere se l'Ufficio AI ha correttamente negato all'assicurata
il diritto ad una rendita d'invalidità.

 

                                   4.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante
durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio.

Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

Giusta l'art. 28 cpv.
1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una
rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

 

Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido
con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la
residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nella DTF 107 V 21
consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità
non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di
una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dall'allora TFA [dal
1° gennaio 2007: TF] con sentenza del
14 luglio 2006, U 156/05, consid. 5).

La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

 

Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174 resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale
diritto alla rendita (e non quello della decisione).

 

                                   5.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile, poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

Per questo motivo l'art.
8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità,
SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid. 2b; DTF 104 V
136).

A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 prima frase OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell'economia domestica s'intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l'educazione dei figli nonché le attività artistiche
e di pubblica utilità.

Secondo la prassi
amministrativa, sono incluse anche l'amministrazione di patrimoni e le attività
benevole gratuite, ma non le attività di svago, del tempo libero (N. 3091 delle
Direttive concernenti l'invalidità e la grande invalidità (CIGI), edite dall'UFAS).

 

L'invalidità viene
così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un'inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c). Si paragonano quindi le attività svolte dall'assicurato
prima della sopravvenienza del danno alla salute con quelle che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, 1995, p. 458; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
1994, p. 145).

 

Di regola si presume
che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo
nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa
eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire
personalmente (RCC 1984 p. 139). L'importanza dell'attività della persona che
si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla
situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si
distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o
altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora
nell'impresa dell'altro.

 

                                   6.   Al
fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità,
si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente,
in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività
lavorativa.

Ad esempio se l'assicurato
esercitava o meno un'attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere
dell'invalidità e se l'assicurato che non esercita un'attività lucrativa ne
avrebbe esercitata una in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute.
Grande importanza deve essere attribuita all'attività che veniva svolta al
momento dell'intervento del danno alla salute invalidante, specie nel caso in
cui le altre circostanze non hanno subito modifiche rilevanti sino alla nascita
del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte le circostanze del caso
concreto, segnatamente le condizioni finanziarie, familiari, l'età dell'assicurato,
la sua situazione professionale, le affinità e la personalità dell'assicurato.
A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per
esempio nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del
mancato esercizio di un'attività lucrativa rispettivamente alla necessità
economica di una simile attività (Meyer-Blaser, Rechtssprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, BG über die IV, 2010, p. 288).

 

Va ancora rilevato che
il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti
accertare quale sarebbe stata l'attività esercitata dall'assicurato se non
fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V
150ss; Meyer-Blaser, op. cit., p. 288; Blanc, La procédure administrative
en assurance-invalidité, 1999, p. 190 seg).

 

Va osservato che in
materia di contributi AVS, un assicurato che da anni esercita un'attività
lucrativa il cui carattere lucrativo è dubbioso e la cui importanza economica è
di poco conto e da cui non trae alcun reddito, va considerato come persona
senza attività ex art. 10 LAVS (RCC 1987 consid. 4a p. 447/488). In sostanza,
quindi, generalmente un assicurato va considerato senza attività lucrativa se
si mantiene principalmente grazie alla sostanza di cui dispone o dai redditi
della stessa in quanto i redditi da attività lucrativa sono di poco conto o
inesistenti (in argomento, cfr. anche RCC 1986, p. 540 seg.).

 

                                   7.   Innanzitutto
occorre rilevare che l'UAI ha proceduto alla valutazione del grado d'invalidità
ritenendo la ricorrente, prima del danno alla salute, persona senza attività
lucrativa ed ha quindi applicato il metodo specifico di calcolo dell'invalidità
(cfr. consid. 5).

 

Viste le numerose
affermazioni dell'interessata che ha dichiarato di essere casalinga dal 1980
(cfr., per esempio, doc. 4-6, doc. 17), è a giusta ragione che l'amministrazione
l'ha ritenuta tale in misura completa (100%).

 

Accertato che RI 1, prima dell'insorgenza
del danno alla salute, non esercitava un'attività lucrativa, non è possibile
applicare nei suoi confronti il concetto dell'incapacità di guadagno poiché -
in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e propria
perdita di guadagno.

 

Pertanto, in applicazione del
cosiddetto metodo specifico, visto che l'invalidità delle
persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica
è stabilita confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora
accessibili al richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una persona
sana, l'invalidità dell'assicurata è da stabilire seguendo questo metodo
e secondo le regole stabilite dalla prassi amministrativa.

 

                                   8.   Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2004 disponibile in italiano (solo
le versioni in tedesco e francese sono state aggiornate al 1° gennaio 2008 ed
al 1° gennaio 2010) l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di
trattamento in tutta la Svizzera (cfr. N. 3097, corrispondente al N. 3088 della
versione francese e tedesca), ha previsto una nuova ripartizione delle singole
attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo - che nel caso
concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

 

Più specificatamente, il
N. 3095 (corrispondente al N. 3086 nella versione tedesca e francese) prevede:

 

"  Di regola, si ammette che i lavori di una persona sana
occupata nell'economia domestica costituiscono le seguenti percentuali della
sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo % 

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti,
  cucinare, apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
                

           10

  	
                

           50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione (spolverare,
  passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i
  letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta,
  assicurazioni, uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti
  (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le
  scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i
  malati, curare le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire
  abiti, lavori di volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del
tempo libero (N. 3090)."

 

Mentre ai NN. 3096,
3097 e 3098 (rispettivamente NN. 3087, 3088 e 3089 versione tedesca e francese)
si legge ancora:

 

"  Il totale delle attività dev'essere sempre del 100%
(Pratique VSI 1997 p. 298).

 

Di
norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e la valutazione dei singoli
compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di
trattamento a livello svizzero ed offrono un margine per una valutazione realistica
dei singoli casi. Un'altra valutazione può essere applicata soltanto in caso di
divergenze molto forti dallo schema (RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti
vanno sottoposti all'UFAS con una proposta.

In
virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una persona deve contribuire per quanto
ragionevolmente possibile a migliorare la propria capacità lavorativa (p. es.
metodo di lavoro confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici
adeguati N. 1048 e 3045 segg.). Essa deve ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere
all'aiuto dei membri della sua famiglia, nella misura abituale. Se non adotta
questi provvedimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto,
al momento della valutazione dell'invalidità, della diminuzione della capacità
di lavoro nell'ambito domestico.".

 

Con sentenza non
pubblicata 22 agosto 2000 (I 102/00), l'allora TFA (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale) ha avuto modo di confermare la legittimità di queste direttive,
siccome il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

 

Il TFA ha inoltre già
avuto modo di stabilire che la determinazione dell'invalidità di persone
occupate nell'economia domestica si deve basare su un'inchiesta effettuata sul
posto dai servizi sociali e ha sottolineato che - in linea di massima e senza
valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle
inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di
collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste
(AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235 consid. 2d; RCC 1984 p.
143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4). Un intervento da
parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata
dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente
erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 del 11 agosto 2003, consid. 2).

Se, tuttavia, non è
possibile determinare con sufficiente certezza che l'impedimento è
effettivamente dovuto all'invalidità, nella misura in cui l'incapacità di
lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta decisiva
(Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984 p. 144 consid.
5).

 

Nella
surrichiamata DTF 128 V 93 il TFA, a proposito del valore probatorio di un
rapporto d'inchiesta dell'Ufficio AI, ha rilevato:

 

" 
(…)

    4.- Die in Art. 69 Abs. 2 IVV vorgesehene Abklärung
an Ort und Stelle ist die geeignete Vorkehr für die Ermittlung des
Betreuungsaufwandes. Für den Beweiswert eines entsprechenden Berichtes sind -
analog zur Rechtsprechung zur Beweiskraft von Arztberichten gemäss BGE 125 V 352 Erw. 3a mit
Hinweis - verschiedene Faktoren zu berücksichtigen. Es ist wesentlich, dass als
Berichterstatterin eine qualifizierte Person wirkt, welche Kenntnis der
örtlichen und räumlichen Verhältnisse sowie der aus den seitens der Mediziner
gestellten Diagnosen sich ergebenden Beeinträchtigungen und Behinderungen der
pflegebedürftigen Person hat. Weiter sind die Angaben der die Pflege Leistenden
zu berücksichtigen, wobei divergierende Meinungen der Beteiligten im Bericht
aufzuzeigen sind. Der Berichtstext schliesslich muss plausibel, begründet und
detailliert bezüglich der einzelnen, konkret in Frage stehenden Massnahmen der
Behandlungs- und Grundpflege sein und in Übereinstimmung mit den an Ort und
Stelle erhobenen Angaben stehen. Trifft all dies zu, ist der Abklärungsbericht
voll beweiskräftig. Das Gericht greift, sofern der Bericht eine zuverlässige
Entscheidungsgrundlage im eben umschriebenen Sinne darstellt, in das Ermessen
der die Abklärung tätigenden Person nur ein, wenn klar feststellbare
Fehleinschätzungen vorliegen.

Das gebietet insbesondere der Umstand, dass die
fachlich kompetente Abklärungsperson näher am konkreten Sachverhalt ist als das
im Beschwerdefall zuständige Gericht. Obwohl von zentraler Bedeutung für die
Beurteilung des Anspruchs auf Beiträge an die Hauspflege und im Hinblick auf
die Beweiswürdigung regelmässig zumindest wünschenswert, besteht an sich keine
strikte Verpflichtung, die an Ort und Stelle erfassten Angaben der versicherten
Person (oder ihrem gesetzlichen Vertreter) zur Durchsicht und Bestätigung
vorzulegen. Nach Art. 73bis Abs. 1 IVV genügt es, wenn ihr im Rahmen des Anhörungsverfahrens
das volle Akteneinsichtsrecht gewährt und ihr Gelegenheit gegeben wird, sich zu
den Ergebnissen der Abklärung zu äussern (vgl.-generell- BGE 125 V 404 Erw. 3,
bei Abklärung der gesundheitlichen Behinderung der im Bereich der
Haushaltführung tätigen Personen nach Art. 27 IVV: Urteil S. vom 4. September 2001, I 175/01).".

 

Il TFA ha inoltre
precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima sull'ammissibilità
delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se le indicazioni
dell'assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli accertamenti medici
(AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa M. J.
V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una presa di posizione da
parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole mansioni accertate in
sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla valutazione di
impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica - è da considerarsi in ogni
caso necessaria quando si è in presenza di disturbi psichici (STFA I 681/02
dell'11 agosto 2003 e STFA I 685/02 del 28 febbraio 2003).

                                   9.   Nella
fattispecie l'Ufficio AI, appurata la necessità di procedere ad una valutazione
secondo il metodo specifico (doc. 15), il 17 dicembre 2009 (doc. 16) ha incaricato
l'assistente sociale di esperire un'inchiesta economica per le persone che si
occupano dell'economia domestica. La valutazione dell'incapacità dell'assicurata
in ambito domestico mediante la relativa inchiesta economica è sfociata nel
rapporto del 12 gennaio 2010 (doc. 17) il quale, sulla base degli accertamenti effettuati
e attentamente ponderati alla luce delle osservazioni del dr. med. __________ (doc.
12) e del medico SMR (doc. 15), dopo aver fissato gli impedimenti in ogni
singola mansione ha stabilito una limitazione complessiva del 34%.

In particolare, l'assistente
sociale ha accertato:

 

" 
(…)

5.   ATTIVITÀ - descrizione degli impedimenti dovuti all'invalidità

 

5.1 Conduzione dell'economia domestica

 

	
  pianificazione, organizzazione, ripartizione del
  lavoro, controllo

  	
  importanza assegnata

  	
   

  5%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  0%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  0%

  

 

L'assicurata non incontra impedimenti nell'organizzazione
delle attività quotidiane.

 

 

5.2 Alimentazione

 

	
  preparazione dei pasti, pulizia della cucina, riserve

  	
  importanza assegnata

  	
   

  40%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  20

  %

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  8%

  

 

Abitualmente, la signora RI 1 cucina unicamente per sé
stessa. Come già indicato, il figlio __________ rientra unicamente un week-end
al mese o durante le vacanze scolastiche. Afferma di non incontrare particolari
difficoltà nella preparazione dei pasti, per la quale non riceve alcun aiuto.
Evita di spostare oggetti pesanti, quali pirofile o pentole e, nel caso queste
presentino incrostazioni tenaci, attende l'arrivo dei figli per lavarle.

Carica e scarica la lavastoviglie e si dedica
regolarmente alle cure quotidiane, attenta anche a mantenere un'igiene costante
del locale cucina per non accumulare lavoro. Effettua sistematicamente le
pulizie del refrigerante, il forno è autopulente, mentre ha dovuto rinunciare
alle pulizie di scaffali alti a causa delle difficoltà nel sollevare le braccia
e l'impossibilità di trasportare pesi. A causa dei dolori che si accentuano al
minimo sforzo, deve alternare sovente le posizioni e intercalare il lavoro con
frequenti pause.

 

Dalle parole dell'assicurata emerge la volontà nel
limitare il più possibile la dipendenza da terzi, mantenendo in tal modo un'elevata
autonomia. L'impossibilità di sottoporsi a sforzi nel dedicarsi alle periodiche
pulizie degli armadi, permettono una valutazione medio annua degli impedimenti
del 20%.

 

 

5.3 Pulizia dell'appartamento

 

	
  rispolvero, pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare
  i letti, ecc. 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  20%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  50%

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  10  %

  

 

In questo ambito, gli aiuti da parte dei figli sono
inevitabilmente maggiori. Per quanto consentito, la signora RI 1 si impegna
quotidianamente nella cura dei locali, suddividendo e limitando i lavori,
attenta a non sottoporsi a sforzi controproducenti. I sintomi algici sono molto
variabili, anche in funzione delle condizioni climatiche, e nelle fasi più
sfavorevoli rimanda i lavori al giorno seguente. Si dedica al rispolvero dei
mobili evitando i ripiani alti, effettua autonomamente il cambio del letto ma
fatica a scuotere il piumone, passa l'aspirapolvere in un locale alla volta ma
ha rinunciato alla pulizia dei tappeti, mantiene la pulizia del locale bagno ma
non della vasca a causa della posizione inergonomica e delle sollecitazioni fisiche
richieste. Raramente si dedica alla pulizia dei vetri, non più di uno per
volta. Afferma di potersi accovacciare, senza comunque effettuare sforzi. Non è
più in grado di trasportare un sacco dei rifiuti da 35 l, per cui si è adattata usando quelli da 17 l. Ogni lavoro che comporta il sollevamento di pesi o
il coinvolgimento della muscolatura deve essere evitato. Sono i figli che si
incaricano dei compiti più impegnativi e assolvono le periodiche pulizie di
fino.

 

Il compito delle pulizie comporta numerose mansioni
particolarmente gravose, che l'assicurata non è più in grado di svolgere. Le
dichiarazioni ricevute, l'ampiezza della casa ma anche il nucleo famigliare
particolarmente ridotto permettono una valutazione degli impedimenti del 50%.

 

 

5.4 Spesa e acquisti diversi

 

	
  compresi pagamenti, trattative assicurazioni e
  rapporti ufficiali 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  10%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  20%

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  2    %

  

 

Nonostante dei comprensibili problemi nell'effettuare
le manovre, la signora RI 1 è ancora in grado di servirsi del veicolo privato.
Prima dell'insorgere del danno alla salute effettuava prevalentemente acquisti
settimanali, mentre ora si reca sovente nei negozi per evitare un sovraccarico.
In tal modo può provvedere autonomamente alle necessità quotidiane, mentre l'aiuto
da parte dei figli è indispensabile in presenza di merce ingombrante o pesante.

Autonoma nel controllo delle necessità come nell'assolvere
pratiche amministrative.

 

La necessità di aiuto nel trasporto di pesi, nonché il minor
rendimento, consentono una valutazione degli impedimenti del 20%.

 

5.5 Bucato, confezione e riparazioni di indumenti

 

	
  lavare, stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia,
  ecc. 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  10%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  20%

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  2    %

  

 

La signora RI 1 inserisce autonomamente il bucato nella
lavatrice, in posizione inginocchiata quando i dolori sono maggiormente acuti.
Con fatica stende la biancheria allo stenditoio, appoggiando la cesta su un
ripiano per evitare di flettere ripetitivamente il dorso ed infiammare la parte
lesa. Limita lo stiro allo stretto indispensabile, suddividendo il compito su
più giorni. Quando il lavoro è eccessivo riceve l'aiuto della figlia.

Incontra importanti difficoltà nel mantenere la
posizione richiesta nei lavori di cucito.

 

Considerando il contesto famigliare, le indicazioni
riportate permettono di esprimere una percentuale di impedimenti del 20%.

 

 

5.6. Cura dei bambini e di altri membri della famiglia

 

	
  Compresa educazione, attività comuni, compiti, ecc. 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  0  %

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  -   %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

  0  %

  

 

Ambedue i figli sono maggiorenni.

 

 

5.7 Diversi

 

	
  cura delle piante, giardinaggio, cura degli animali,
  attività di utilità pubblica, creazione artistica, impegno a favore di terzi,
  volontariato 

  	
  importanza assegnata

  	
   

  15%

  	
  percentuale degli impedimenti

  	
   

  80%

  	
  percentuale di invalidità

  	
   

  12 %

  

 

Prima dell'insorgere del danno alla salute, la signora RI
1 si è sempre incaricata dei lavori esterni all'abitazione. In inverno spalava
la neve liberando le scale nonché l'accesso all'abitazione e al garage, trasportando
inoltre sacchi di sale di 25 kg che spargeva al suolo.

Si occupava personalmente del giardino, che
complessivamente misura 2000 m2: tagliava l'erba, potava la siepe e i numerosi
cespugli, con i figli effettuava i lavori di pulizia e mantenimento della
piscina. Vangava autonomamente il terreno adibito ad orto, seminava, curava la
crescita delle verdure, estirpava,….

In minima parte si dedica ancora alla cura degli
arbusti, mentre ogni altro compito è garantito dai figli, coadiuvati da un
giardiniere.

 

 

	
   

  Valutazione dell'assistente sociale

   

  	
   

  totale delle attività

  	
   

  100%

  	
   

  percentuale di invalidità 

  	
   

  34%

  

 

Chi
esegue i lavori, che a causa della sua invalidità, l'assicurata non può
svolgere personalmente nell'economia domestica?

Indicare
il nome, l'indirizzo, il grado di parentela, genere dei lavori delegati, ore di
lavoro per settimana e salario orario versato

 

I figli.

Parte dei lavori di giardinaggio sono ora a carico di
un giardiniere.

(…)

 

Da quando il danno alla
salute ha avuto ripercussioni sulla capacità al lavoro?

Dal mese di aprile 2009.

(…)".

 

L'assistente sociale,
come accennato, ha dunque accertato un impedimento complessivo del 34%, ciò che
costituisce un'in-validità di pari grado.

 

                                10.   Nel
suo ricorso l'assicurata contesta le risultanze dell'inchiesta, evidenziando
che sarebbe stata valutata in maniera troppo ottimistica la percentuale degli
impedimenti nell'ambito dei singoli campi di attività.

Per i motivi che
seguono, questo Tribunale non può condividere le censure ricorsuali.

 

Innanzitutto va
rilevato che nell'inchiesta economica in questione è stata correttamente
stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei parametri
di cui alla cifra marginale 3095 CIGI, attribuendo un valore complessivo del
100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito dell'economia
domestica.

 

Va anche presa in
considerazione la ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall'obbligo
di reciproca assistenza e cooperazione che il bene della comunione richiede (art.
272 CC).

Ciò permette in concreto
di ritenere sicuramente adeguate le percentuali d'impedimento evidenziate con
riferimento alle mansioni comportanti un maggior impiego e sforzo fisico, le
quali tengono giustamente conto della parziale collaborazione fornita dal
figlio della ricorrente, specie nelle attività
domestiche nelle quali ella incontra maggiori difficoltà o nei momenti in cui
risulta impossibilitata.

A tal proposito va
nuovamente attirata l'attenzione dell'insorgente sull'obbligo per l'assicurato
di diminuire il danno che scaturisce da un principio generale delle assicurazioni
sociali (DTF 130 V 97, 123 V 233). In virtù di tale obbligo anche le persone
occupate nell'economia domestica devono contribuire, di loro propria iniziativa
e in misura ragionevolmente esigibile, al miglioramento della loro capacità al
lavoro, segnatamente ripartendo meglio le incombenze e in generale ricorrendo
all'aiuto dei famigliari nella misura usuale secondo le particolari circostanze
(RCC 1984 p. 143 consid. 5; precitate sentenze del TFA I 407/92 e I 35/00). Una
misura che peraltro deve essere ritenuta maggiore a quella che sarebbe profusa
nel caso in cui l'assicurato fosse in buona salute (DTF 130 V 97).

D'altra parte, bisogna
ricordare che l'inchiesta economica tiene conto di tutti quei fattori che,
concretamente, nella vita di tutti i giorni, influiscono sulla capacità lavorativa
dell'assicurato nei vari ambiti domestici.

Nella fattispecie,
esaminate singolarmente le valutazioni dell'assistente sociale circa gli
impedimenti dovuti all'invalidità, questo Tribunale ritiene che non siano
ravvisabili elementi che consentano di metterne in dubbio l'attendibilità. In
effetti esse non appaiono arbitrarie, anzi, risultano conformi non solo alle
risultanze mediche, ma anche alle circostanze ed ai riscontri concreti.

 

Del resto, questo
Tribunale deve rilevare che le conclusioni dell'assistente sociale sono state
tratte dopo attenta valutazione della situazione particolare e delle affermazioni
rese dall'as-sicurata stessa, nonché delle limitazioni indicate dal dr. med. __________
e dal medico SMR, avendo peraltro riconosciuto espressamente degli impedimenti
maggiori proprio nei lavori più gravosi, in particolare nella pulizia dell'appartamento
e nel giardinaggio.

 

Esse tengono altresì
conto, come detto, della collaborazione fornita dai figli e dal giardiniere e
non possono essere ritenute troppo ottimistiche, ma al contrario appaiono
rispettose delle limitazioni descritte dal medico specialista (doc. 12) che ha
peritato l'interessata e che tra l'altro è il suo medico curante.

 

Inoltre l'assistente
sociale ha, con pertinenza, osservato che in generale nella valutazione degli impedimenti in attività domestica si sia tenuto conto anche
degli strumenti e dei mezzi di cui l'assicurato deve, in virtù dell'obbligo di diminuire
il danno, dotarsi per migliorare la propria capacità lavorativa (cfr. in
proposito il citato N. 3096 CIGI) nel rispetto, appunto, dei limiti funzionali
descritti e riconosciuti medicalmente.

 

Infine, l'assistente
sociale ha pure considerato adeguatamente che lavori pesanti, che
comportano una riduzione funzionale, non vengono svolti tutti i giorni; ha tenuto
altresì conto del nucleo famigliare (il figlio, studente in Svizzera romanda,
rientra a casa per il week-end e per le vacanze universitarie, mentre la figlia,
che vive nel __________, l'aiuta all'occorrenza) e della ripartizione delle
varie funzioni dipendenti dallo stesso.

 

 

                                11.   Viste
le contestazioni della ricorrente riguardo ad ogni attività considerata dall'assistente
sociale, e meglio all'importanza assegnata da quest'ultima ad ogni attività tipicamente
domestica, occorre quindi analizzare ciascuna di esse.

 

Con riferimento alla "Conduzione
dell'economia domestica" (punto 5.1), l'insorgente contesta l'importanza
del 5% assegnata e sostiene, invece, che la stessa debba essere ridotta a 0% poiché,
non essendo dipendente da orari o impegni lavorativi, ella può cucinare,
stirare e fare altre attività quando ne ha voglia.

 

Al riguardo, come
giustamente ha rilevato l'Ufficio AI, le Direttive CIGI prevedono che vanno
applicate le ripartizioni dei lavori e le valutazioni dei singoli compiti
secondo i valori minimi e massimi stabiliti al N. 3095, atti a preservare la
parità di trattamento ed a permettere una valutazione realistica dei singoli
casi.

Di conseguenza, non è
possibile non adottare almeno un valore compreso tra quello minimo del 2% e
quello massimo del 5%.

 

La lamentela che l'assicurata,
siccome vive da sola, non ha bisogno di pianificare le sue giornate e le
attività da svolgere, non trova conferma nella realtà, fosse anche perché,
proprio per sua stessa ammissione, l'ampiezza della casa e del giardino, come
pure l'impossibilità di recarsi a fare la spesa una sola volta alla settimana a
causa delle difficoltà nel portare poi i pesi a casa, comportano comunque una
pianificazione, anche minima, delle sue giornate, nel senso che deve pensare a come
ripartire ogni giorno le diverse attività domestiche.

Prova ne sono gli
innumerevoli lavori necessari alla conduzione di un'economia domestica che l'interessata
stessa ha minuziosamente elencato nelle sue osservazioni (doc. X punto g pagg.
4 e 5), i quali giustificano qui ampiamente l'adozione del valore massimo del 5%.

Ritenuto che la
malattia non impedisce (0%) comunque l'assicurata nell'organizzazione delle
attività quotidiane, va confermata la percentuale di invalidità pari allo 0%
(5% x 0%).

 

 

Quanto alla gestione
dell' "Alimentazione" (punto 5.2), la ricorrente pretende una
percentuale di importanza molto inferiore (25%) a quella stimata al 40%, ritenendola
esagerata rispetto alla realtà dei fatti, visto che le altre mansioni occupano
molto più tempo ed energia date le dimensioni della casa e del giardino. Pertanto,
ritenuto un impedimento del 20%, il grado di invalidità assommerebbe al 5% (25%
x 20%).

 

Innanzitutto il TCA
osserva che l'assicurata non ha allegato elementi diversi da quelli già noti e
giustamente ritenuti dall'assistente sociale, la quale ha ponderato con attenzione
le dichiarazioni rese dall'interessata per trarre le proprie conclusioni.

Non va poi dimenticata
la vasta esperienza dell'assistente sociale a valutare casi analoghi, dove l'importanza
assegnata al capitolo dell'alimentazione è (spesso, come ha avuto modo il TCA di
osservare in altri casi esaminati) stabilita al 40%.

Inoltre, seppure
discontinua, va considerata la presenza del figlio almeno due giorni al mese e,
soprattutto, durante le lunghe vacanze semestrali universitarie.

Con pertinenza, nelle
sue osservazioni del 9 giugno 2010 l'assistente sociale ha osservato come "L'attività
culinaria è un compito al quale anche una persona che vive da sola si dedica
necessariamente ogni giorno" (doc. VIbis), fosse anche quando "pranza
ad esempio prelevando una fetta di formaggio dal frigorifero." (doc. X
punto b pag. 2).

La valutazione è stata
effettuata tenendo conto non solo dei limiti indicati medicalmente, ma anche
della fattiva capacità e possibilità dell'assicurata di dotarsi di strumenti e
modalità di lavoro che, compatibilmente con l'attività svolta, le consentano di
aumentare l'autonomia.

L'assistente sociale
ha anche osservato come l'attività culinaria e il disbrigo della cucina
relativi al contesto familiare dell'assicurata non comportino sforzi
particolari, dato che ella evita di spostare oggetti pesanti ed eliminare incrostazioni
tenaci, che affida ai figli. Nella conduzione dell'attività quotidiana l'interessata
ha comunque limitato il più possibile la dipendenza da terzi, volendo mantenere
un'elevata autonomia.

Vanno quindi
confermati l'importanza dell'attività fissata nel 40% e l'impedimento reale
stabilito nel 20%, che danno una percentuale di invalidità dell'8%.

 

 

Come già osservato per
il punto 5.1, le Direttive CIGI non permettono di distanziarsi dai valori
minimi e massimi elencati al N. 3095. Di conseguenza, per la posizione "Pulizia
dell'apparta-mento" (punto 5.3), rilevato altresì che la stima
degli impedimenti fatta dall'assistente sociale, il 50%, appare già generosa
considerato l'aiuto che forniscono i figli sia il fatto che comunque alcune attività di pulizia sono ancora esigibili nella misura in cui
non comportano sforzi particolari, posizioni particolari e sollevamento di pesi, per il resto l'importanza del 20% assegnata a questa attività
non può essere aumentata come richiesto dalla ricorrente, rappresentando già la
percentuale massima adottabile. La circostanza che l'abitazione raggiunge i 400
mq di superficie non giustifica una diversa ripartizione del tempo impiegato.

Va dunque ribadito il
grado d'invalidità del 10% (20% x 50%).

Con riferimento alla
contestazione relativa alla "Spesa e acquisti diversi" (punto
5.4), è vero che l'assicurata non può sollevare carichi eccessivi (sacchi della
spesa), ma, come detto in precedenza, la soluzione di recarsi sovente nei
negozi per evitare un sovraccarico di pesi da portare è la soluzione ideale. In
tal modo, però, aumentano le occasioni d'acquisto e conseguentemente maggiore è
anche l'occupazione del tempo durante il giorno, dovendo inoltre recarsi in automobile
a fare le commissioni.

Esigibile è anche da
ritenere il ricorso a terzi e comunque solo nel caso di pesi superiori a quelli
medicalmente indicati.

Alla luce di ciò, la
richiesta dell'insorgente di ridurre al 7,5% l'importanza assegnata all'attività
in questione non può essere condivisa. In questo senso, non merita censura
alcuna la valutazione dell'assistente sociale laddove ha stabilito per questo
specifico punto un'importanza del 10%, corrispondente peraltro al massimo
attribuibile in virtù del citato N. 3095 CIGI, ed una limitazione del 20%,
ottenendo così un'invalidità del 2% (10% x 20%).

 

 

Per la contestazione relativa
al "Bucato, confezione e riparazioni di indumenti" (punto
5.5), la ricorrente ha chiesto di ridurre la percentuale d'importanza assegnata
al 7,5, dato che ella si limita a lavare, stendere e stirare, ma non anche a
riparare abiti.

In occasione della
visita domiciliare, l'assicurata ha riferito all'assistente sociale di avere
importanti difficoltà nel mantenere la posizione richiesta nei lavori di
cucito, mentre nel ricorso ha negato di riparare abiti.

Nella sua presa di
posizione del 9 giugno 2010 (doc. VIbis) l'assistente sociale ha precisato che nel
10% di importanza assegnato al punto 5.5 i lavori a maglia non sono nemmeno
entrati in linea di conto nella sua valutazione, che invece si è basata sul
modesto impegno nell'ambito del lavare, stendere e stirare la biancheria. L'interessata
si è organizzata suddividendo quest'ultima attività su più giorni per evitare
di infiammare la parte lesa.

Considerato un minimo
del 5% ed un massimo del 20%, d'avviso del TCA l'importanza assegnata del 10%
è stata rettamente stabilita, tendo in particolare conto che si tratta di un
nucleo familiare composto da una sola persona per poco meno di metà dell'anno e
da due persone per i restanti mesi.

Il grado d'invalidità del 2% va dunque confermato
(10% x 20%).

 

 

                                        Né
infine quanto osservato ancora con riferimento alla posizione relativa ai "Diversi"
(punto 5.7) può inficiare il benfondato della valutazione dell'assistente
sociale, che ha su questo punto rettamente valutato all'80% la percentuale
degli impedimenti per delle attività che rappresentano il 15% di importanza.

Al
riguardo, l'insorgente ha preteso invece che sia assegnata a queste mansioni un'importanza
del 30%, visto che il massimo consentito è del 50% e che, a suo dire, la cura
del giardino, vasto ben 2'000 mq, comporta un notevole investimento di tempo e
di energie.

È
vero che le Direttive prevedono un'importanza massima del 50%, ma non va dimenticato
che, fra le altre attività, l'UFAS ha elencato una serie di mansioni che non
occupano invece la ricorrente, quali curare gli animali, svolgere attività di
utilità pubblica, eseguire creazioni artistiche, impegnarsi a favore di terzi, fare
volontariato. Il TCA evidenzia che l'insorgente ha postulato che il grado
attribuito dall'UAI le sia sì aumentato, ma in funzione della sola attività
legata al giardinaggio e simili. In questo senso, il tempo impiegato in questa
sola attività deve essere ridimensionato rispetto alla pretesa dell'insorgente.

Inoltre,
come ben ha rilevato l'esperta, l'impegno che l'assicurata dedica alla cura del
terreno circostante la sua abitazione non è sempre costante, ovvero ci sono dei
periodi dell'anno in cui occorre gettare il sale e spalare la neve, mentre in
altri tagliare l'erba e vangare l'orto ed in altri ancora pulire la piscina
che, tuttavia, già avveniva con l'aiuto dei figli anche prima dell'insorgenza
della malattia. In altri termini, non tutte le attività che la ricorrente ha scrupolosamente
elencato né sono né tanto meno devono essere svolte ogni giorno contemporaneamente.
Di conseguenza, la considerazione che l'impegno complessivo prestato sull'arco
di un anno venga riportato su ogni giorno nella misura del 15% non è affatto
arbitrario.

Il
TCA rileva, poi, che l'aiuto dei figli per ogni altro compito al di fuori della
cura degli arbusti, come pure il prezioso aiuto del giardiniere (doc. 17-6), riducono
sensibilmente l'impegno che l'interessata dovrebbe prestare in questo campo.

Non
va da ultimo tralasciato di osservare che le dimensioni della parte esterna
della proprietà dell'insorgente sono del tutto ragguardevoli e fuori dal comune
(basti citare i quattro garages, il vasto piazzale esterno, i 2'000 m di giardino), ciò che però non può comunque giustificare un aumento dell'importanza assegnata
a questa attività, che già si avvicina all'importanza attribuita alla pulizia
dell'appartamento di 400 mq.

Infine,
il Tribunale rileva che con STCA del 25 gennaio 2010 (32.2009.122) ha confermato
l'importanza assegnata del 15% ad un'assicurata che viveva in un'abitazione
circondata da un giardino di 2'000 mq e vi accudiva pure diversi animali.

Il
grado d'invalidità del 12% non è quindi arbitrario (15% x 80%).

                                12.   Stanti
le considerazioni esposte, esaminate singolarmente le valutazioni dell'assistente
sociale circa gli impedimenti dovuti all'invalidità, questo Tribunale ritiene
che non siano ravvisabili elementi che consentano di mettere in dubbio l'attendibilità
della valutazione operata dall'assistente sociale, la quale non appare arbitraria
e risulta conforme alle circostanze ed ai riscontri concreti ed in particolare
alle indicazioni fornite dall'assicurata medesima nell'ambito dell'inchiesta
domiciliare, le quali risultano infatti del tutto attendibili. Inoltre, è da
ritenere che le valutazioni degli impedimenti relativi alle singole mansioni
domestiche siano del tutto affidabili e compatibili con gli impedimenti
accertati in sede medica.

 

Le ulteriori
allegazioni ricorsuali non consentono di scostarsi dalla valutazione espressa
dall'assistente sociale, dato che, occorre ribadirlo, per la giurisprudenza un
intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona
incaricata dell'inchiesta, munita di formazione ed esperienza specifica, si
giustifica unicamente nei casi in cui essa appaia chiaramente erronea (DTF 128
V 93 consid. 4).

 

Ribadita dunque l'attendibilità riconosciuta dalla giurisprudenza per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate nell'economia
domestica e delle conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, siccome
essi dispongono di collaboratori specializzati il cui compito consiste nel
procedere a tali inchieste, l'assicurata non può pretendere che la valutazione
del suo grado di invalidità si basi unicamente sulle dimensioni della sua
abitazione e del suo giardino, dimensioni che, va riconosciuto, esulano da
quella che può essere definita un'abitazione di dimensioni standard di una
persona.

 

Sulla scorta delle considerazioni che precedono, osservato come le
correzioni apportate dalla ricorrente non risultano giustificate, tenuto conto
di tutte le circostante concrete, questo TCA non può quindi che ritenere
adeguati sia la percentuale di importanza assegnata alle diverse attività
domestiche, sia il grado d'incapacità lavorativa nello svolgimento delle stesse
mansioni casalinghe stabiliti dall'Ufficio AI sulla base dell'accertamento
domiciliare.

Di conseguenza, pure il tasso complessivo d'invalidità fissato al 34%
deve essere posto alla base del presente giudizio, non essendoci nessun motivo
(fattuale e medico) per mettere in discussione la scelta di basarsi su quanto
accertato in sede di inchiesta domiciliare da una persona esperta in materia.

Visto quanto precede, la decisione impugnata deve essere confermata
ed il ricorso respinto.

 

                                13.   Infine,
la ricorrente ha chiesto di esperire il sopralluogo dell'abitazione e del
terreno circostante, come pure eventualmente di far allestire una nuova perizia
specialistica "che tenga realmente conto di quanto precede e che dia le
giuste importanze alle varie mansioni svolte dall'assicurata." (doc.
I punto 10 pag. 9).

 

Conformemente alla
costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione
o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a
ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469
consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c
e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del
diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza
dall'art. 4 vCost. fed.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V
344 consid. 3c).

 

Questo Tribunale
ritiene che la documentazione agli atti sia chiara e sufficiente per l'evasione
della presente fattispecie, senza che si renda quindi necessario l'esperimento
di ulteriori accertamenti, segnatamente una nuova perizia da parte di un'(altra)
assistente sociale come pure il sopralluogo della sua proprietà.

In effetti, come già
osservato, la fattispecie risulta già adeguatamente accertata da un'esperta e,
come visto, decisivo ai fini della valutazione dei limiti funzionali e dell'importanza
assegnata per ogni attività domestica esercitata da parte delle persone occupate
nell'economia domestica, è l'accertamento effettuato dai servizi sociali. La
circostanza che la persona incaricata dall'UAI non abbia visitato internamente
l'abitazione ed esternamente il terreno circostante, non muta comunque le
considerazioni esposte in precedenza, dato che l'ampiezza della proprietà è già
stata debitamente ed opportunamente ritenuta nella valutazione finale dell'impegno
per ogni mansione che l'assicurata deve svolgere.

 

                                14.   Secondo
l'art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità
delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

Visto l'esito della
vertenza, le spese, cifrate in Fr. 200.-, vanno caricate alla ricorrente,
soccombente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per complessivi Fr. 200.-, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti