# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55bca3d2-f62d-53d4-a02d-c8b9b824966a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-05-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 02.05.2003 11.2002.118
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-118_2003-05-02.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.118

  	
  Lugano,

  2 maggio 2003/fb

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____._
(cancellazione di servitù) della Pretura della giurisdizione di Locarno
Campagna promossa con petizione (“istanza”) del 3 gennaio 1998 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ sopra __________

  __________
  __________, __________

  __________
  __________, __________

  __________
  __________, __________ (__________)

  (patrocinati
  dall'avv. __________ __________, __________) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ (__________)

  __________
  __________, __________

  __________
  __________, __________

  (ora patrocinati dall'avv. __________
  __________, __________);

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 14 ottobre 2002 presentato da __________ __________, __________
__________ e __________ __________ contro il decreto di stralcio emesso il 23
settembre 2002 dal Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 3 gennaio 1998 __________ __________, __________ __________,
__________ __________ ed __________ __________, comproprietari della particella

                                         n.
__________RFD di __________ -__________, hanno intentato causa davanti al Pretore
della giurisdizione di Locarno Campagna contro __________ __________,
__________ __________ e __________ __________, proprietari delle vicine particelle
n. __________, __________e __________, perché fossero cancellate dal loro fondo
n. __________due servitù, l'una di tubazione acqua e fognatura, l'altra di pas­so
pedonale e veicolare, di cui beneficiano i fondi dei convenuti. In subordine
essi hanno postulato un'indennità imprecisata a titolo di risarcimento danni
per l'uso accresciuto, rispettivamen­te per il minor valore della loro
proprietà. Con risposta del 16 marzo 1998 __________ __________, __________
__________ e __________ __________ hanno pro­posto di respingere l'azione in
ordine, subordinatamen­te nel merito.

 

                                  B.   All'udienza
preliminare del 20 maggio 1998 le parti si sono date atto che il valore
litigioso, “sicuramente superiore ai fr. 8000.–”, avrebbe potuto essere
stabilito solo dopo l'allestimento di una perizia. Tale mezzo di prova è stato
chiesto tanto dagli attori, che hanno sollecitato – tra l'altro – un
sopralluogo, quanto dai conve­nuti, che hanno instato – tra l'altro – per
un'ispezione del registro fondiario. Le parti sono state autorizzate seduta
stante dal Pretore a esperire da sé medesime l'ispezione del registro
fondiario. Il 5 luglio 2000 si è tenuto il sopralluogo e in tale occasione il
Pretore ha comunicato agli attori che, non appena eseguita l'ispezione del
registro fondiario, sarebbe stato loro impartito un termine per formulare le
domande peritali. 

 

                                  C.   Nulla
è più avvenuto dopo di allora, sicché il 20 settembre 2002 __________
__________, __________ __________ e __________ __________ hanno invitato il
Pretore a stralciare la causa dai ruoli per intervenuta perenzione processuale,
rivendicando “ripetibili congrue e adeguate a coper­tura degli importanti
dispendi avuti”.  Con decreto del 23 settembre 2002 il Pretore ha tolto la
causa dai ruoli, ponendo gli oneri processuali (non quantificati) a carico di
chi li aveva anticipati e con­dannando gli attori a rifondere ai convenuti fr.
500.– per ripetibili.

 

                                  D.   Contro
il decreto predetto sono insorti __________ __________, __________ __________ e
__________ __________ con un appello del 14 ottobre 2002 per ottenere che
l'indennità loro dovuta a titolo di ripetibili sia aumen­tata a fr. 3000.–. Gli
attori non hanno presentato osservazioni all'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Un decreto di stralcio per sopravvenuta carenza d'oggetto, mancanza
di interesse giuridico o perenzione processuale (art. 351 CPC) ha portata
meramente dichiarativa, nel senso che con tale atto il giudice si limita a
constatare la fine del processo. Ciò vale anche, nel Cantone Ticino, per i
decreti di stralcio do­vuti a transazione, ritiro dell'azione o acquiescenza
(art. 352 CPC). Un decreto di stralcio può quindi essere impugnato davanti alla
Camera civile di appello solo in materia di spese e ripetibili – la prassi meno
recente si limitava invero a questo unico punto (Rep. 1985 pag. 145 in fondo) –
o per quanto riguarda l'esistenza del motivo che ha posto ter­mine alla lite
(Rep. 1999 pag. 247 consid. 1). Non è possibile ridiscutere invece le ragioni
che hanno indotto una parte a desistere, ad acquiescere, a transigere o a
rimanere inat­tiva per due anni (da ultimo: I CCA, sentenza del 10 marzo 2003
in re F., con­sid. 1 con rinvii). Nella fattispecie i convenuti criticano
l'ammontare delle ripetibili in loro favore. Tem­pestivo, l'appello è pertanto
ricevibile.

 

                                   2.   Lo
stralcio di una causa in seguito a perenzione processuale comporta, per principio,
l'addebito delle spese e delle ripetibili alla parte che avrebbe avuto
interesse a proseguire la lite, ovvero – di regola – alla parte attrice (Rep.
1984 pag. 394 in fondo, 1983 pag. 332 consid. B). In concreto non si scorgono
elementi che giustificherebbero di scostarsi da tale principio: gli attori sapevano
che il termine per la presentazione delle domande peritali sarebbe stato loro
impartito non appena avessero eseguito l'ispezione all'Ufficio dei registri.
Non consta che nei due anni successivi al compimento del sopralluogo essi
abbiano interpellato i convenuti a tal fine. Devono quindi tacitare equamente
questi ultimi, che per difendersi hanno dovuto far capo al patrocinio di un legale.

 

                                   3.   Sono
ripetibili le spese indispensabili causate dal processo, com­presa un'adeguata
indennità per gli onorari di patrocinio (art. 150 prima frase CPC). Tale
indennità è fissata in base alla tariffa dell'Ordine degli avvocati, che
tuttavia è meramente indicativa e non vincola il giudice (Cocchi/Trezzini, CPC massimato e commentato,
Lugano 2000, n. 18 ad art. 150). Questa prevede, da parte sua, che in ogni
causa avente un valore determinato o determinabile, l'onorario dell'avvocato è
stabilito entro percentuali prefissate del valore litigioso (art. 9 cpv. 1
TOA). Tra l'aliquota minima e quella massima la retribuzione va stabilita poi
di caso in caso, secondo la complessità, l'importanza e l'estensione della
pratica, la competenza professionale e la responsabilità dell'avvocato, il
tempo e la diligenza impiegati, la situazione sociale e patrimoniale delle
parti, l'esito della causa e la sua prevedibilità (art. 8 TOA).

 

                                   4.   Il
calcolo dell'onorario secondo il valore litigioso non è senza eccezioni. Per
pratiche di esiguo valore che hanno richiesto un cospicuo dispendio di tempo e
per pratiche di valore elevato che hanno richiesto so­lo un impegno limitato,
come pure per pratiche di valore determinato quando le particolarità del caso e
gli interessi in gioco non giustifichino l'applicazione integrale della tariffa
secon­do il valore, l'onorario va fissato tenendo conto anche del dispen­dio
orario (art. 11 cpv. 1 TOA). Ciò vale altresì ove il patrocinio finisca
anzitempo, ad esempio per revoca del mandato da parte del clien­te, rinuncia
del patrocinatore, transazione, conciliazione, acquiescenza, desistenza,
sopravvenuta carenza d'og­getto, oppure perché la soluzione di una questione
pregiudiziale ha con­sen­tito di con­cludere la pratica prematuramente (art. 11
cpv. 2 TOA). In tali ipotesi l'onorario ad valorem si combina con l'onorario
ad horam mediante la formula:

                                         O
= 2 x Ov x Ot

                                                 
Ov + Ot

                                         dove
O è l'onorario da determinare, Ov l'onorario secondo il valore e Ot l'onorario
a tempo (giurisprudenza del Consiglio di moderazione pubblicata nel Bollettino
dell'Ordine degli avvocati, 

                                         n. 1,
pag. 15). La retribuzione a tempo è di almeno fr. 150.– l'ora (art. 10 cpv. 1
TOA per analogia).

 

                                   5.   Nelle
cause relative a diritti di vicinato il valore litigioso è quello che i diritti
controversi hanno per il fondo dominante, rispettivamente quello che
corrisponde alla svalutazione del fondo serviente, se essa è maggiore (art. 9
cpv. 3 CPC combinato con l'art. 9 cpv. 2 TOA; cfr. anche Poudret, Commentaire de la loi fédérale
d'organisation judiciaire, vol. I, Berna 1990, n. 9.5 ad art. 36, pag. 284).
Nella fattispecie le parti si sono date atto all'udienza preliminare che il
valore litigioso, “sicuramente superiore ai fr. 8000.–”, non poteva essere
stabilito prima di conoscere le risultanze della perizia. Quest'ultima però non
è stata allestita (la perenzione del processo è intervenuta – come detto –
ancor prima che gli attori formulassero i quesiti peritali), né il Pretore ha
proceduto a una stima del valore litigioso per apprezzamento, come gli
incombeva (art. 13 CPC). Nell'appello i convenuti sostengono ora che il valore
della sola servitù di passo era di almeno fr. 50 000.–, se appena si considera
che la strada “ta­glia in due” il fondo delle controparti, sottraendo loro “una
parte sostanziosa” del giardino e passando sotto la finestra di una casa d'abi­tazione
(appello, punto 6). Soggiungono nondimeno che, pur vo­lendosi attenere per
cautela a un valore di soli fr. 10 000.–, tan­to basta per giustificare
un'indennità di fr. 3000.– a titolo di ripetibili (appello, punto 7).

 

                                   6.   Le argomentazioni
degli appellanti sull'ammontare del valore litigioso non pos­sono essere
condivise. All'udienza preliminare del 20 maggio 1998 gli stessi convenuti
hanno riconosciuto che, pur superiore a fr. 8000.–, il valore litigioso non
poteva essere fissato senza una perizia. Mal si comprende quindi come possano
stimarlo ora in fr. 50 000.– o anche solo in fr. 10 000.–, tanto meno in
mancanza di qualsiasi dato sul valore venale dei fondi. Del resto apparirebbe
sproporzionato, già per questione di costi, far capo in appello all'opera di un
perito, solo in vista di quantificare le ripetibili (ciò che nemmeno gli
appellanti chiedono). Conviene pertanto fondarsi, con prudente criterio,
sull'unico elemen­to oggettivo ammesso da entrambe le parti, ovvero l'importo
di fr. 8000.–. Ora, per una causa avente un valore di fr. 8000.– l'art. 9 cpv.
1 TOA prevede un onorario massimo, per la conduzione dell'intero processo
(dall'introduzione degli allegati preliminari fino al dibattimento finale), di
fr. 1600.– (20%). Gli appellanti si valgono anche della maggiorazione prevista
dall'art. 12 lett. b TOA (dal 10 al 20%) applicabile nel caso in cui la pratica
coinvolga più parti, ma tale supplemento si giustifica solo qualora la presenza
di litisconsorti comporti una differenzia­ta impostazione della causa, o in
generale difficoltà aggiuntive, con conseguen­te maggior studio e impegno da
parte dell'avvocato (Rep. 1977 pag. 149 in fondo; v. anche Rep. 1986 pag. 237
consid. 4b, 1983 pag. 1 in fondo). Ciò non è manifestamente il caso in esame,
il legale avendo difeso i tre convenuti nello stesso modo e nel medesimo
ambito.

 

                                   7.   Ne
segue, ciò premesso, che tutto quanto un patrocinatore avrebbe potuto esporre
secondo tariffa a titolo di onorario per una causa come quella in rassegna
ammon­ta a fr. 1600.–, sempre che si giustifichi l'aliquota massima del 20% e
che il processo sia stato condotto dal principio alla fine. Il problema è che
in concreto tale mercede risulta già a prima vista insufficien­te, quantunque
la causa sia terminata in fase istruttoria, cioè anzitempo. Le 15 ore e 50
minuti che il legale indica di avere dedicato al patrocinio dei clienti
risultano in effetti verosimili e adeguate, tenuto conto dei colloqui necessari
per la difesa di tre litisconsorti che non necessariamente avevano interessi
identici. Se non che, una retribuzione di fr. 1600.– corrisponderebbe a un
compenso di fr. 101.– orari, improponibili per la retribuzione di un avvocato
foss'anche in pratiche meramente elementari. L'art. 9 cpv. 1 TOA portando a
risultati insostenibili, nella prospettiva di giungere a un risultato serio
occorre trattare il caso alla stregua di una pratica di esiguo valore che ha
richiesto un cospicuo dispendio di tempo giusta l'art. 11 cpv. 1 TOA. Ciò
impone di valutare anche l'onorario ad horam e di applicare la nota
formula (sopra, consid. 4). Formula cui per altro, nel caso specifico, si
dovrebbe fare ricorso in ogni modo, giacché la causa è terminata anzitempo
(art. 11 cpv. 2 TOA). La rimunerazione del legale va commisurata, pertanto, tenendo
calcolo anche del fattore orario.

 

                                   8.   Nell'appello
i convenuti prospettano una rimunerazione a tempo del loro avvocato consistente
in fr. 250.– l'ora (memoriale, pag. 5 in fondo). Si tratta di una cifra congrua,
adeguata alla relativa complessità della pratica (che riguardava il mancato riporto
di servitù sul foglio del fondo servien­te in seguito a frazionamento
dell'originario fondo dominante), ma anche al fatto che il manda­to risale al
1998. Quanto al dispendio orario, si è già detto che le 15 ore e 50 minuti
indicate nella specifica del legale appaiono ragionevoli. L'onorario del
patrocinatore ottenuto combinando la retribuzione ad valorem (fr.
1600.–, sempre che si giustifichi di applicare l'aliquota massima del 20%) e
quel­la ad horam (fr. 3958.–) risulterebbe dunque di:

                                         2
x 1600 x 3958 = fr. 2279.–.

                                           1600 +
3958

 

                                         Ciò
equivarrebbe, praticamente, a una retribuzione di fr. 144.– orari. L'esito è
meno urtante di quel­lo che deriverebbe, come si è visto poc'anzi, da un
compenso semplicemente ad valorem (fr. 101.– orari), ma non può ancora
dirsi con­forme al diritto federale per le ragioni in appresso.

 

                                   9.   Il
Tribunale federale ha già avuto modo di precisare a più riprese che, per
sfuggire alla censura di arbitrio, il compenso di un patro­cinatore d'uf­ficio
deve coprire almeno i costi generali dello studio (da ultimo: sen­tenza
__________.__________/__________del 18 ottobre 2002, consid. 2.3, pubblicata
in: JdT 2003 III __________). Purché rispetti tale condizione, il compenso di
un patrocinatore d'ufficio può anche essere inferiore all'onorario di un
avvocato di fiducia. Nel 1998 il Consiglio di moderazione riconosceva ai
patrocinatori d'ufficio, nelle pratiche retribuite a tem­po, un compenso di fr.
150.– orari (70% di fr. 215.–: art. 36 cpv. 1 vLTG), importo che si riteneva
coprire mediamente i costi generati da uno studio (CdM, sentenze del 18
febbraio 2002 in re avv. A., consid. 6, e in re avv. R., consid. 4 in fine). Un
avvocato di fiducia non può evidentemente essere retribuito al di sotto di tale
limite, salvo dover lavorare in perdita. Ciò posto, in difetto di norme
tariffarie conformi ai requisiti minimi del diritto federale che permettano di
fissare “un'adeguata indennità per gli onorari di patrocinio” (art. 150 prima
frase CPC), non rimane che prendere come riferimento – in concreto – la
rimunerazione oraria spettante ai difensori d'ufficio. Da un lato tale scel­ta
si scosta dalla tariffa cantonale il meno possibile (salvaguardando la sicurezza
giuridica, l'interesse pubblico e il precetto del­l'affidamento), dall'altro
essa garantisce ai legali non sufficientemente retribuiti dalla tariffa almeno
la copertura dei costi. Se ne conclude che nella fattispecie l'indennità per
ripetibili a favore dei convenuti va fissata in fr. 2375.– (fr. 150.– l'ora per
15 ore e 50 minuti).

 

                                10.   Nelle
“spese indispensabili causate dal processo” evocate dall'art. 150 prima frase
CPC rientrano non solo quelle sopportate dalle parti, ma anche quelle
anticipate dal legale (art. 3 TOA), che i clienti sono poi chiamati a
rimborsare. In concreto il patrocinatore dei convenuti espone spese per fr.
594.70 complessivi, che appaiono senz'altro verosimili. Aggiunte queste ultime
all'onorario, si ottiene un totale di fr. 2970.–, cui deve ancora cumularsi l'IVA,
che nel 1998 era del 6.5%. Se ne conclude che nel caso precipuo si giustificava
di riconoscere ai convenuti un'indennità per ripetibili di fr. 3163.–. La
richiesta di fr. 3000.– avanzata nell'appello si rivela in definitiva provvista
di buon diritto e il decreto di stralcio va modificato di conseguenza.

 

                                11.   Gli
oneri del giudizio odierno seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC).
In questa sede però gli attori si sono astenuti dal proporre la reiezione
dell'appello. Né essi constano avere indotto il primo giudice in errore: anzi,
essi nemmeno hanno reagito alla richiesta del 20 settembre 2000 con cui i
convenuti postulavano lo stralcio del processo. La fissazione delle ripetibili
a fr. 500.– si deve quindi a una decisione au­tono­ma (e affrettata) del
Pretore. Quanto allo Stato del Can­to­ne Ticino, esso non è parte (sulla
nozione di “parte” v. Poudret,
op. cit., vol. V, Berna 1992, nota 2 ad art. 156 e nota 1 ad art. 159) e non
può essere tenuto a versamenti. Ne deriva, in ultima analisi, che in appello
non vi è alcun “soccombente” a norma dell'art. 148 CPC che possa essere tenuto
al pagamento di spese o alla rifusione di ripetibili.

 

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello è accolto e il dispositivo n. 1 del decreto di
stralcio è riformato, nel suo lemma, come segue:

                                         Gli attori
rifonderanno ai convenuti fr. 3000.– complessivi per ripetibili.

 

                                   2.   Non
si riscuotono tasse o spese né si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  – avv. __________ __________, __________;

  – avv. __________ __________, __________. 

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                   Il
segretario