# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 357b9e38-c845-5304-88cf-05b801e7cf86
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 19.09.2000 80.2000.111
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2000-111_2000-09-19.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2000.00111

  	
  Lugano

  19 settembre
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  presidente della Camera di diritto tributario 

  del Tribunale d'appello

  
	
  giudice Alessandro Soldini

  
	
   

  
	
  segretario:

  	
  Andrea Pedroli, vicecancelliere

  
						

 

statuendo sul ricorso del 21 giugno 2000

 

in materia di:                   revisione
assoggettamento imposta alla fonte

 

	
  presentato da:

  	
  __________ __________, __________ __________ __________ __________,  

   

  
	
   

  	
   

  	 

ritenuto 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

                                     -   che
__________ __________, residente in Svizzera in base ad un permesso di dimora,
è assoggettato all'imposta alla fonte;

 

                                     -   che,
in data 12 gennaio 2000, il contribuente indirizzava uno scritto all'Ufficio
imposte alla fonte (UIF), spiegando di convivere da diversi anni, pur non
potendo sposarsi a causa della propria condizione di apolide, e di essere padre
di tre figli, nati fra il 1994 e il 1997;

 

                                     -   che
egli chiedeva quindi all'autorità fiscale di poter beneficiare di una
tassazione ordinaria, come se fosse domiciliato, in modo tale da ridurre il
proprio debito d'imposta e di disporre di più denaro per mantenere la famiglia;

 

                                     -   che,
con decisione del 14 gennaio 2000, l'UIF gli concedeva il beneficio
dell'applicazione dell'aliquota B3, in considerazione dei figli a suo carico,
con effetto a partire dal 1° gennaio 2000, e si impegnava a eseguire d'ufficio
una tassazione correttiva per il 1999, precisando nel contempo di non poter più
rivedere le tassazioni degli anni precedenti, ormai passate in giudicato;

 

                                     -   che,
con scritto del 7 febbraio 2000, il contribuente chiedeva di essere esonerato
dall'imposta alla fonte, essendo assoggettato all'imposizione ordinaria a
partire dal 2000, e chiedeva la restituzione delle imposte pagate in eccesso
negli anni a partire dal 1994, essendogli stata applicata l'aliquota per
contribuenti senza figli a carico, nonostante la comunicazione al datore di
lavoro della nascita di tutti i suoi figli;

 

                                     -   che
l'UIF considerava quest'ultimo scritto come un reclamo contro la propria
precedente decisione e, con decisione del 10 febbraio 2000, lo respingeva,
argomentando che l'imposta trattenuta può essere contestata entro il 31 marzo
dell'anno che segue quello dell'assoggettamento;

 

                                     -   che,
il 13 marzo 2000, il contribuente inoltrava all'UIF un'istanza di revisione,
chiedendo la restituzione delle imposte pagate in eccesso e ribadendo di avere
sempre informato il proprio datore di lavoro della nascita dei propri figli e
di avere da lui appreso che la circostanza che non fosse sposato gli impediva
di beneficiare degli sgravi per figli a carico;

 

                                     -   che
l'UIF respingeva l'istanza con decisione del 21 aprile 2000, nella quale
adduceva che il contribuente avrebbe potuto far valere già nella procedura
ordinaria il motivo di revisione invocato, cosa che escludeva una revisione;

 

                                     -   che
un reclamo contro tale decisione veniva respinto dall'UIF in data 30 maggio
2000;

 

                                     -   che,
con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, __________ __________
ribadisce di non avere commesso alcun errore nell'informare il proprio datore
di lavoro sulla situazione familiare;

 

                                     -   che,
conformemente all’art. 26c cpv. 2 della legge organica giudiziaria civile e
penale del 24 novembre 1910, modificata il 14 maggio 1998, la Camera di diritto
tributario decide nella composizione di un Giudice unico la presente causa, che
non pone questioni di principio e non è di rilevante importanza;

 

                                     -   che
in caso di contestazione sulla ritenuta d’imposta, il contribuente o il
debitore della prestazione imponibile può esigere dall’autorità di tassazione,
fino alla fine del mese di marzo dell’anno che segue la scadenza della
prestazione, una decisione in merito all’esistenza e all’estensione
dell’assoggettamento (art. 210 cpv. 1 LT; art. 137 cpv. 1 LIFD);

 

                                     -   che,
nella fattispecie, l'istanza del 12 gennaio 2000 del ricorrente è stata
considerata dall'UIF come una contestazione della ritenuta d'imposta, con la
conseguenza che l'autorità di tassazione ha deciso di correggere la tassazione
del 1999;

 

                                     -   che,
come detto, il ricorrente contesta ora il rifiuto di concedergli la revisione
delle tassazioni degli anni precedenti ed il rimborso dell’importo trattenuto
per errore, applicando un’aliquota eccessiva;

 

                                     -   che,
come indicato nella decisione impugnata, il rimedio giuridico della revisione è
escluso se l'istante, ove avesse usato la diligenza che da lui poteva essere
ragionevolmente pretesa, avrebbe potuto far valere già nel corso della
procedura ordinaria il motivo di revisione invocato (art. 196 cpv. 2 LT 1976,
art. 232 cpv. 2 LT 1994, art. 147 cpv. 2 LIFD);

 

                                     -   che,
in considerazione della sua natura di rimedio giuridico straordinario,
I'istituto della revisione non è dato per addurre fatti che si sarebbero potuti
invocare già nella procedura di reclamo o di ricorso;

 

                                     -   che,
di conseguenza, la revisione è esclusa, per esempio, nel caso dell'errore di
dichiarazione, cioè quando, per trascuratezza del contribuente o del suo
rappresentante, si è omesso di far valere nella procedura di tassazione o con i
rimedi giuridici ordinari elementi di fatto essenziali, oppure nel caso in cui
il contribuente avrebbe potuto scoprire subito l’errore di fatto o di diritto
dell'autorità, controllando la tassazione notificatagli (Casanova,
Änderungen rechts-

                                         kräftiger
Verfügungen und Entscheide, in ASA 61 pp. 450-451 );

 

                                     -   che
non sono dunque chiaramente adempiuti i requisiti della revisione, essendo, a
detta del ricorrente, l'applicazione dell'aliquota più elevata causata da un
errore del datore di lavoro, il quale avrebbe a sua volta ricevuto informazioni
errate dall'autorità;

 

                                     -   che
questa Camera ha proprio avuto modo di decidere recentemente che non ha diritto
ad una revisione delle tassazioni di anni precedenti un contribuente,
assoggettato alla fonte, che, per un’errata informazione fornita al datore di
lavoro, circa la sopravvenuta cessazione dell’attività lucrativa del coniuge, è
stato tassato con un’aliquota superiore a quella che sarebbe stata giustificata
(CDT n. 80.97.00098 del 23 luglio 1997 in re M.S.);

 

                                     -   che
anche il Tribunale federale ha dovuto occuparsi di recente del caso di un
frontaliere soggetto all’imposta federale diretta ritenuta alla fonte, il quale
aveva omesso di interporre reclamo scritto e motivato per contestare
l’ammontare della ritenuta operata sul suo salario;

 

                                     -   che,
nonostante un grossolano errore del datore di lavoro, l’Alta Corte ha negato la
revisione della tassazione, argomentando, fra l’altro, che il fisco non è
tenuto a controllare le dichiarazioni dell’imposta alla fonte (RDAF
55/1999 p. 138, con nota critica di J.-M. Rivier a p. 146; cfr. anche CDT
n. __________.__________.__________ del 10 giugno 1999 in re T. AG);

 

                                     -   che
il caso in esame presenta notevoli affinità con quello che è oggetto della
sentenza appena citata: infatti il datore di lavoro ha trattenuto al ricorrente
l’imposta alla fonte senza tener conto, nella determinazione dell’aliquota, del
fatto che era padre di due figli, poiché non era sposato;

 

                                     -   che
nel corso dell’istruttoria il giudice ha effettuato indagini volte a chiarire
se, come affermato nel ricorso, il datore di lavoro fosse stato indotto in
errore dall’autorità di tassazione;

 

                                     -   che
gli accertamenti non hanno dato alcun esito in tal senso: la ditta __________
__________ ha infatti rinviato alla sua ex impiegata amministrativa __________
__________; quest’ultima, dal canto suo, ha affermato che, dato il forte
andirivieni di manodopera, non è in grado di ricordare e che comunque tutte le
pratiche inerenti i dipendenti, e le trattenute salariali sono sempre state
classate ordinatamente e che la relativa corrispondenza si trova presso la
ditta; 

 

                                     -   che
il ricorrente, invitato ad esprimersi al riguardo, produce una dichiarazione
della signora __________, dal dicembre 1997 al gennaio 1998 alle dipendenze
dell’ufficio fiduciario signor __________, che compilava le dichiarazioni
fiscali dei clienti dell’ufficio, tra cui quella della convivente del
ricorrente;

 

                                     -   che
__________ __________ ha dichiarato che, a seguito del dubbi manifestati dal
qui ricorrente, ha telefonato all’Ufficio imposte alla fonte e di aver ottenuto
come risposta che, trattandosi di un caso particolare, non erano in grado di
rilasciare (oralmente) un' informazione precisa;

 

                                     -   che
in simili condizioni non si può certo sostenere che l’ufficio abbia indotto in
errore il ricorrente;

 

                                     -   che
egli avrebbe semmai dovuto chiedere all’ufficio fiduciario o al datore di
lavoro di rivolgere una precisa domanda scritta all’UIF e di esigere
un’altrettanto precisa risposta dopo gli accertamenti e l’approfondimento del
caso;

 

                                     -   che,
in ultima analisi, se non soddisfatto della risposta, avrebbe ancora potuto e
dovuto contestare il conteggio relativo alla trattenuta, come ha fatto nel caso
del conteggio del 1999;

 

                                     -   che
il giudice ha comunque potuto accertare che, fino a quando ha lavorato, le
deduzioni per figli e l’aliquota A sono sempre state concesse alla convivente
del ricorrente, il cui reddito lordo risultava essere inferiore, anche se non
di molto, rispetto a quello del ricorrente su cui è stata operata la trattenuta
alla fonte;

 

                                     -   che,
infine, esulano dalla competenza di questa Camera eventuali questioni di
diritto civile che riguardano i rapporti tra il ricorrente e il proprio datore
di lavoro;

 

                                     -   che
pertanto il ricorso deve essere respinto;

 

                                     -   che
comunque, data la particolarità del caso, il giudice fa astrazione dal prelevare
spese e tassa di giustizia.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli
art. 144 LIFD e 231 LT 1994

 

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si prelevano né tassa di giustizia né spese.

 

                                   3.   Intimazione
alle parti.

 

                                   4.   Per
l'IC il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT 1994).

                                         Per
l'IFD è ammesso il ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna
(art. 146 LIFD).

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il presidente:                                                            Il
segretario: