# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 57609013-9a07-5fad-af47-5186267d3657
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 16.09.2008 17.2007.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2007-28_2008-09-16.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2007.28

  17.2007.29

  	
  Lugano

  16 settembre
  2008/lw

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di cassazione e di revisione
  penale                                 del Tribunale d'appello

  
						

 

 

 

 

 

 

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Lardelli e Pellegrini

  

 

	
  segretario:

  	
  Isotta, cancelliere

  

 

sedente per statuire sui ricorsi per cassazione
presentati 

 

 

	
   

  	
  – il 23 maggio 2007 (inc. 17.2007.28) da

  RI 1

  di , attinente di , nato a  il 27 settembre 1961,
  domiciliato a , celibe, esercente

  (patrocinato dall’  PA 1 )

   

  e

   

  – il 16 maggio 2007 (inc. 17.2007.29) dal

  sostituto procuratore pubblico del Cantone Ticino

  
	
   

  	
   

  contro la sentenza emanata il 19 aprile
  2007 dal presidente della Pretura penale; 

  	 

esaminati
gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:      1. Se dev’essere accolto il
ricorso per cassazione di RI 1

                                               .

                                    2.
Se dev’essere accolto il ricorso per cassazione del sostituto procuratore pubblico.

                                          3.
Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   RI
1, titolare della patente di esercente da 25 anni, ha gestito in proprio un albergo
a __________ dal 1987 e per una decina d’anni. In seguito, ha lavorato come
cuoco in diversi esercizi pubblici. Dal 2003 sino a marzo 2004 ha lavorato quale responsabile della mensa del centro __________. In seguito ha lavorato come
sostituto del gerente del ristorante __________. 

                                         Nel
giugno 2005 ha assunto – pur continuando l’attività presso il ristorante Coop –
la gerenza del motel __________                                  Secondo quanto
accertato dal giudice della Pretura penale, egli svolgeva quest’ultima attività
recandosi ogni due o tre giorni nell’esercizio pubblico dove rimaneva per un
paio d’ore ogni volta, parlando con il personale e verificando che tutto fosse
in ordine (sentenza, pag. 3 consid. 1).

 

                                         Il 31
agosto 2006, nel corso di un controllo, la polizia ha accertato la presenza di
16 donne straniere che, senza permesso di lavoro, esercitavano nell’esercizio
pubblico la prostituzione. Agli atti, vi sono gli incarti relativi a 4 di
queste donne. Si tratta di __________ (cittadina brasiliana), __________
(cittadina lettone), __________ (cittadina cubana) e __________ (cittadina brasiliana).

 

                                         Con
decreti d’accusa 1 settembre 2006, __________ sono state condannate a 50 giorni
di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni per
esercizio illecito della prostituzione e per infrazione alla LF sulla dimora e
il domicilio degli stranieri per avere soggiornato illegalmente in Svizzera e
svolto attività lucrativa abusiva, in particolare al __________.

                                         __________,
sempre con DA 1 settembre 2006, è stata condannata a 90 giorni di detenzione
sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni per esercizio illecito
della prostituzione e per infrazione alla LF sulla dimora e il domicilio degli
stranieri per avere soggiornato illegalmente in Svizzera e svolto attività
lucrativa abusiva, in particolare al __________.

                                         Infine,
sempre con DA 1 settembre 2006, __________ è stata condannata a 30 giorni di
detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni per
esercizio illecito della prostituzione e per infrazione alla LF sulla dimora e
il domicilio degli stranieri per avere soggiornato illegalmente in Svizzera e
svolto attività lucrativa abusiva al __________.

 

                                  B.   Con
DA 30 ottobre 2006, il sostituto procuratore pubblico ha dichiarato RI 1 autore
colpevole di infrazione alla LF sulla dimora e il domicilio degli stranieri per
avere favorito il soggiorno di almeno 16 cittadine straniere mettendo a loro
disposizione come alloggio le camere del __________ (art. 23 cpv. 1 LDDS) e di
contravvenzione alla citata legge federale per avere, sempre nella sua qualità
di gerente, impiegato un numero imprecisato di cittadine straniere – tra cui le
donne succitate – non autorizzate a lavorare in Svizzera mettendo a loro disposizione
un alloggio (art. 24 cpv. 4 LDDS).

 

                                         In
applicazione della pena, il sostituto procuratore pubblico ha proposto la
condanna di RI 1 a 90 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo
di prova di 2 anni e alla multa di fr. 3 000.–.

 

                                  C.   Statuendo
sull’opposizione, con sentenza del 19 aprile 2007, il presidente della Pretura
penale ha assolto RI 1 dall’imputazione di infrazione alla LDDS mentre lo ha dichiarato
autore colpevole di contravvenzione a tale legge e condannato alla multa di fr.
3 000.–.

 

                                  D.   Con
ricorso 9 luglio 2007 RI 1 ha chiesto di essere prosciolto dal reato di contravvenzione
alla LDDS con protesta di tasse, spese e ripetibili.

 

                                         Dal canto suo, il sostituto procuratore pubblico ha chiesto che, in riforma della sentenza
pretorile, RI 1 venga dichiarato autore colpevole anche di aiuto al soggiorno illegale
e che venga condannato, oltre che alla multa di fr. 3 000.–, a 90 aliquote giornaliere di fr. 90.– cadauna sospese condizionalmente per un periodo di 2 anni.

 

Considerando

 

in diritto:

 

                                   1.   Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288 

                                         lett. a e
b CPP). L’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono censurabili
unicamente per arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non
significa tuttavia manchevole, discutibile o finanche inesatto, bensì
manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in
aperto contrasto con gli atti (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13
consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, 129 I 173 consid. 3.1 pag.
178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di
tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia consid. 3 pag. 371). Per
motivare una censura di arbitrio non basta dunque criticare la sentenza
impugnata, né contrapporle una propria versione dell’accaduto, per quanto preferibile
essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o
una determinata valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato.
Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev’essere
arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 133 I 149 consid.
3.1 pag. 153, 132 I 13 consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, 129
I 8 consid. 2.1 pag. 9, 173 consid. 3.1 pag. 178).

 

 

                                         I. Sul
ricorso di RI 1

 

                                   2.   Il
ricorrente lamenta l’errata applicazione dell’art. 23 cpv. 4 LDDS. In
particolare, egli sostiene di non avere impiegato persone straniere non
autorizzate a lavorare nel nostro paese non avendo mai avuto relazioni né
personali (“dirette”) né contrattuali con le donne che esercitavano la
prostituzione. Egli precisa, peraltro, di non avere mai redatto un regolamento
dell’EP (“ordine della casa”), di non avere mai fissato le tariffe di
pernottamento, di non essere mai andato a cercare le persone per i pernottamenti
e che il salario corrispostogli dalla sua datrice di lavoro era indipendente
dal numero dei pernottamenti.

                                         Il
ricorrente conclude affermando che la nozione di lavoro e impiego ai sensi
della LDDS presuppone una relazione contrattuale fra le due parti e, perciò,
non essendovi fra lui e le donne straniere presenti nel motel alcuna relazione
contrattuale, nessun servizio e nessun altro legame, la sua condanna per
contravvenzione all’art. 23 cpv. 4 LDDS viola il diritto federale.

 

                                  a)   Nella
sua sentenza, il presidente della Pretura penale ha accertato che RI 1 sapeva
che, all’interno dell’EP di cui lui era gerente, donne straniere senza permesso
di lavoro esercitavano la prostituzione.

                                         Secondo
il pretore, affittando le camere a queste donne, RI 1 ha dato loro la possibilità di esercitare illecitamente un’attività lavorativa e, quindi, si è reso
autore colpevole di impiego di persone straniere non autorizzate a lavorare nel
nostro paese ai sensi dell’art. 23 cpv. 4 LDDS.

 

                                  b)   L’art.
23 cpv. 4 della vecchia legge federale concernente la dimora e il domicilio degli
stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS; RS 142.20), nella formulazione in vigore dal
31 marzo 1949 (RU 1949 I 225 232) fino 1° gennaio 2008, disponeva che chiunque,
intenzionalmente, impiegava stranieri non autorizzati a lavorare in Svizzera
era punito, per ogni straniero impiegato illegalmente, con la multa fino a
cinquemila franchi, cumulata se del caso con la pena prevista nel capoverso 1
(1a frase). Se l’autore aveva agito per negligenza, la multa non poteva
eccedere i tremila franchi (2a frase). Nei casi di minima gravità, il giudice
poteva prescindere da ogni pena (3a frase), non essendo, per contro, vincolato
da questi massimi nel caso in cui l’autore avesse agito per fine di lucro.

                                         Il 1°
gennaio 2008 la legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri
del 26 marzo 1931 è stata sostituita dalla legge federale sugli stranieri del
16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20).

                                         L’art. 23
cpv. 4 LDDS (ora non più in vigore ma, comunque, ancora applicabile ritenuto
che l’art. 117 cpv. 1 LStr che l’ha sostituito prevede una pena più grave; cfr.
art. 2 cpv. 2 CP) punisce l’impiego di uno straniero non autorizzato a lavorare
in Svizzera.

                                         Il reato
può essere commesso intenzionalmente o per negligenza.

 

                                         Questa
norma – adottata per lottare contro il lavoro nero (TF non pubblicata 20.7.2005
[6S.232/2005]; TF non pubblicata 16.11.2007 [6B_176/2007]) – deve essere
interpretata estensivamente, in modo conforme al suo scopo ed alla sua lettera.
È così che il TF ha già avuto modo di precisare che “impiegare” ai sensi di
questo disposto significa “jemanden eine Erwerbstätigkeit ausüben zu
lassen“ (DTF
128 IV 170 consid 4 p. 175 e dottrina citata), “faire exercer une activité
lucrative à quelqu’un” (TF non pubblicata
16.11.2007 [6B_176/2007]), indipendentemente dalla natura giuridica del
rapporto tra l’autore e la persona occupata.

                                         Nella
sentenza 16.11.2007 succitata, il TF ha precisato che, perché l’art. 23 cpv. 4
LDDS sia applicabile, non è sufficiente una semplice tolleranza o un semplice
permesso. È necessario, perché questo disposto sia applicabile, che una persona
tenuta a svolgere alcune mansioni nell’ambito di un’economia domestica, di
un’impresa o di un servizio pubblico (per esempio, la manutenzione dei cimiteri
e dei giardini pubblici di un comune DTF 99 IV 110 consid 1-3) affidi
attivamente l’esecuzione remunerata di questi compiti a stranieri non
autorizzati a lavorare nel nostro paese (TF non pubblicata 16.11.2007
[6B_176/2007], consid 3.2).

                                         Non è
necessario, perché ci sia impiego ai sensi dell’art. 23 cpv. 4 LDDS, che
l’autore possa dare istruzioni ai lavoratori stranieri. È sufficiente che
rientri fra le sue competenze decidere chi può o non può partecipare
all’esecuzione del compito e che, perciò, la sua decisione condizioni
l’attività lucrativa degli stranieri (DTF 128 IV 170, consid 4.2. p. 76).

 

                                  c)   In
concreto, il pretore ha accertato unicamente che RI 1 affittava le camere a
donne straniere sapendo che esse esercitavano la prostituzione e sapendo, o
comunque, dovendo presumere che lo facevano senza essere autorizzate a lavorare
in Svizzera.

 

                                         In
sentenza, non c’è nessun altro accertamento di fatto. In particolare, non è
stato accertato in nessun modo se RI 1 avesse o meno la facoltà di decidere e
scegliere a quali donne straniere, fra quelle che si presentavano, affittare o
meno una camera nel __________  .

 

                                         In queste
condizioni, RI 1 deve essere assolto dall’imputazione di contravvenzione
all’art. 23 cpv. 4 LDDS, ritenuto che il semplice locare la camera ad una donna
straniera sapendo che questa vi eserciterà la prostituzione senza le necessarie
autorizzazioni ex LDDS, può, tutt’al più, essere considerata una tolleranza
che, secondo quanto stabilito dal TF, non equivale a “impiegare” ai sensi del
citato disposto (TF non pubblicata 16.11.2007 [6B_176/2007], consid 3.3 in cui il TF ha assolto da tale imputazione la gerente di un bar specializzato, frequentato
principalmente da “amateurs de prostituées”. Pur rilevando che il bar in
questione doveva il suo successo commerciale alla presenza delle prostitute, il
TF ha ritenuto inapplicabile alla gerente l’art. 23 cpv. 4 LDDS poiché “les
professionnelles qui veulent exercer dans ce bar n’ont pas besoin de l’agrément
préalable de la recourante. Certes, la recourante
pose et fait respecter des conditions relatives au comportement et à la tenue
des filles. Mais toute cliente, prostitute ou non, qui respecte ces conditions
est admise dans l’établissement. Il n’existe, ainsi, entre les prostituées et
la société du mari de la recourante, qu’un contrat de restauration. Dans ces
conditions et quel que soit l’impact de la présence des prostituées sur la
chiffre d’affaire du bar, on ne saurait retenir que la recourante ait confié un
travail, au sein de son entreprise, aux prostituées en situation irrégulière
trouvées dans son établissement”).

 

                                         Su questo punto, la sentenza impugnata va, dunque, annullata e il
ricorrente va assolto.

 

 

                                         II. Sul
ricorso del sostituto procuratore pubblico

 

                                   3.   Nella
sua sentenza, il presidente della Pretura penale ha assolto RI 1
dall’imputazione di infrazione all’art. 23 cpv. 1 LDDS affermando che, ritenuto
che la presenza delle ospiti straniere al motel veniva notificata alla polizia,
“non si celava nulla“ e “le autorità avevano la possibilità di
effettuare, come è poi successo, tutti i controlli che ritenevano necessari”
e quindi, “non si può dire che l’accusato abbia favorito nel senso richiesto
dalla giurisprudenza (…) il soggiorno illegale delle persone alle quali
affittava la camera” (sentenza, pag. 7).

 

                                   4.   Il sostituto
procuratore pubblico chiede l’annullamento della decisione di proscioglimento
di RI 1 dall’infrazione all’art. 23 cpv. 1 LDDS sostenendo che, a torto, il primo
giudice ha ritenuto che RI 1 non ha celato la presenza delle donne straniere
avendole egli notificate come ospiti del motel e rilevando come a lui, gerente
dell’EP, incombessero tutti gli obblighi derivanti dalla legge cantonale sugli esercizi pubblici che lo rendono garante del rispetto delle leggi da parte,
anche, di chi frequenta l’EP che egli gestisce. Non avendo annunciato l’esercizio
dell’attività lucrativa delle sue ospiti alla polizia degli stranieri, egli ha
disatteso tali obblighi e, pertanto, si è reso autore colpevole, almeno per
dolo eventuale, di infrazione alla LDDS.

 

                                   5.   Nelle
sue osservazioni, RI 1 ha chiesto la reiezione del ricorso del sostituto procuratore
pubbllico rilevando, dapprima, come egli fosse dipendente della società gestrice
dell’EP e, quindi, tenuto a rispettarne le direttive e come, comunque, la notifica
della presenza delle straniere quali ospiti del motel fosse sufficiente a
permettere alle autorità competenti di decidere se e come fare gli accertamenti
necessari.

                                         Nelle sue
osservazioni, poi, RI 1 si diffonde ad argomentare come non rientrasse fra i
suoi obblighi quello di notificare alla polizia degli stranieri l’esercizio
dell’attività lucrativa delle donne straniere ospiti del motel nella misura in
cui l’art. 2 cpv. 1 LDDS impone questo obbligo soltanto allo straniero.
Condannarlo per questo motivo equivarrebbe a violare il principio nulla poena
sine lege  “in quanto si renderebbe colpevole l’alloggiatore per una mancanza del dovere di notifica alla polizia degli stranieri imposto allo straniero (art. 2 cpv. 1
LDDS)” visto che il suo dovere quale gerente del motel si esauriva nella
notifica alla polizia locale della presenza delle ospiti straniere (ricorso,
pag. 5).

 

                                   6.   L’art.
23 cpv. 1 quinta frase della legge federale concernente la dimora e il
domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS; RS 142.20) – nella
formulazione in vigore dal 31 marzo 1949 (RU 1949 I 225 232) fino al 1° gennaio
2008 – disponeva che chiunque, in Svizzera o all’estero, facilitava od aiutava
a preparare l’entrata o l’uscita illegale o un soggiorno illegale, fosse punito
con la detenzione fino a sei mesi. A questa pena poteva essere aggiunta la
multa fino a diecimila franchi; nei casi poco gravi potendosi infliggere solo
una multa.

                                         Come
visto sopra, il 1° gennaio 2008 la legge federale concernente la dimora e il
domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 è stata sostituita dalla legge
federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20) che, all’art.
116 cpv. 1 lett. a, dispone che è autore colpevole di incitazione al soggiorno
illegale, ed è punito con una pena detentiva sino a
un anno o con una pena pecuniaria chiunque, in Svizzera o all’estero,
facilita od aiuta a preparare l’entrata, l’uscita o il soggiorno illegali di uno straniero. Nei casi di lieve entità può essere
pronunciata la sola multa (art. 116 cpv. 2 LStr).

                                         L’attuale
normativa è identica a quella precedente, tranne per quanto riguarda il limite
massimo della pena detentiva, che può raggiungere ormai un anno e non più solo
sei mesi. 

                                         Per l’esame
della presente fattispecie verrà quindi fatto capo alla LDDS ormai abrogata (lex
mitior: art. 2 cpv. 2 CP)

 

                                         L’art. 23
cpv. 1 quinta frase LDDS puniva l’aiuto o il favorire un’entrata, un’uscita o
un soggiorno illegale nel o dal nostro paese.

                                         Dal
profilo soggettivo, l’infrazione di cui all’art. 23 cpv.1 quinta frase LDDS
presuppone, come le altre fattispecie del medesimo capoverso, l’intenzione,
ossia la consapevolezza e la volontà di commettere il reato, ritenuto che il
reato può essere commesso per dolo eventuale (Roschacher, Die
Strafbestimmungen des Bundesgesetzes über Aufenthalt und Niederlassung der
Ausländer, ANAG, tesi, Zurigo/Coira, 1991, pag. 91 e seg).

 

                                         Il TF ha
già avuto modo di precisare che, per realizzare l’infrazione di cui all’art 23
cpv 1 LDDS, il comportamento dell’autore deve rendere più difficile la presa di
una decisione di espulsione o l’esecuzione di una tale decisione, per esempio
rendendo più difficile l’arresto dello straniero. Il comportamento dell’autore
deve dunque contribuire a sottrarre lo straniero in situazione irregolare dal
potere d’intervento delle autorità (DTF 130 IV 77 consid 2.3.3 pag. 81). 

                                         L’infrazione
è realizzata, ad esempio, quando l’autore alloggia uno straniero in situazione
irregolare all’insaputa delle autorità (DTF 130 IV 77 consid 2.3.2 pag 80 e sentenze
citate; TF non pubblicata 18 agosto 2000 [6S.615/1998], pag. 3-4; TF non pubblicata
8 marzo 2004 [6S.459/2003], pag. 2-4; Nguyen, Droit public des étrangers, Berna
2003, p. 679; Roschacher, Die Strafbestimmungen des Bundesgesetzes über Aufenthalt und Niederlassung
del Ausländer, Diss Zurigo 1991, pag 87-89). Non lo è, invece, quando si limita
a occupare questo straniero ai sensi dell’art. 23 cpv. 4 LDDS senza fornirgli
altre prestazioni (DTF 128 IV 170 consid 4.1. pag. 174, 118 IV 262 consid 3-4
pag. 364).

 

                                   7.   Emerge
dagli atti che la pubblica accusa ritiene che RI 1 si sia reso autore colpevole
dell’infrazione di cui all’art. 23 cpv. 1 LDDS per avere, non tanto (o non
solo) alloggiato nel motel le donne straniere dedite alla prostituzione, ma per
averle alloggiate sapendo o dovendo presumere che esse esercitavano un’attività
lucrativa senza notificare tale situazione alla competente polizia degli
stranieri.

 

                                         Non è
rilevante il fatto che nel DA la descrizione di quanto imputato a RI 1 non sia
precisa (nel DA la descrizione dell’atto ritenuto costitutivo del reato si
limita all’avere dato alloggio) nella misura in cui risulta dagli atti che la difesa
ha dall’inizio ben compreso che cosa veniva imputato al suo assistito (TF non
pubblicata 11.10.2007 [6B.334/2007], consid. 3.3; TF non pubblicata 18.7.2006
[6P.99/2006], consid. 3.2.4.; Rep. 1999, pag. 360; Rep 1998 pag. 370).

 

                                         In
sostanza, dunque, la pubblica accusa imputa a RI 1 un reato per omissione (unechtes
Unterlassungsdelikt) .

                                         Ritenuto
che ci si può rendere autore colpevole di un reato per omissione soltanto se si
è in una posizione di garante, occorre esaminare se, in concreto, RI 1 poteva
essere ritenuto un garante.

 

                                         Secondo la giurisprudenza – ripresa nella sua sostanza nell’art 11
CP in vigore dal 1.1.2007 - è garante
chi, per obbligo legale o contrattuale, deve impedire il compiersi di una fattispecie penale o sopprimerne gli effetti. La responsabilità penale richiede,
inoltre, la consapevole lesione di doveri derivanti dalla posizione di garante,
ciò che è dato, nel caso di reato intenzionale, quando il garante riconosce o prevede
la commissione di un reato da parte di terzi, e ciò nonostante rimane passivo
(DTF 105 IV 173 consid. 4a e 4b pag. 175).

 

                                         RI 1 era
gerente del __________  .

                                         Giusta
l’art. 53 cpv. 1 e 3 Les Pubb (Legge sugli esercizi pubblici), in quanto gerente,
egli era responsabile dell’igiene, dell’ordine, della quiete e della tutela del
buon costume nell’esercizio pubblico e nelle immediate vicinanze (cpv. 1) nonché
delle notifiche degli ospiti alla polizia (cpv. 3).

                                         L’art. 89
del RLes Pubb – che esplicita gli obblighi posti dall’art 53 Les Pubb – precisa
che il gerente ha l’obbligo di prendere tutti i provvedimenti atti alla tutela
del buon costume e al mantenimento dell’ordine e della quiete (cpv. 1) e che
egli è tenuto, inoltre, a dare immediato avviso alla polizia comunale e cantonale di tutti quei fatti che, verificatisi nell’esercizio, presentino un aspetto grave o
comunque d’interesse per la polizia (disordini, risse, contravvenzioni, ecc).

 

                                         È
indubbio che queste norme pongono il gerente, nei confronti delle autorità, in
una posizione di garante ai sensi di quanto sopra (cfr., in particolare, RDAT
N. 51/I -2000; cfr, pure, Garbani, Commentario alla legge sugli esercizi pubblici, pag 191).

 

                                         RI 1 era,
quindi, tenuto, nella sua qualità di gerente, a notificare alle autorità tutte
quelle situazioni per lui riconoscibili come in contrasto con la legge che si
realizzavano nel __________  . Fra queste, vi è, evidentemente, il fatto che
persone straniere – che lui sapeva o doveva presumere essere sprovviste della
necessaria autorizzazione – vi esercitavano un’attività lucrativa
(sull’illiceità del soggiorno nel caso di chi inizia a svolgere un'attività
lucrativa non notificata rispettivamente autorizzata, dopo essere entrato in
Svizzera con l'intenzione di esercitare tale attività lucrativa, disponendo
solo di un visto turistico, cfr. DTF 131 IV 178)

 

                                         Sia il
pretore nella sua sentenza che RI 1 nelle sue osservazioni al ricorso del sostituto
procuratore pubblico, hanno sostenuto che egli ha ossequiato ai propri doveri
annunciando la presenza nel motel delle donne straniere. Data questa notifica,
egli avrebbe fornito alle autorità tutte le informazioni loro necessarie, in
ogni caso non avrebbe reso in alcun modo più difficile l’attività delle autorità.

                                         Questa
opinione non può essere condivisa.

                                         In
realtà, l’imputato ha notificato la presenza nel motel di turiste straniere. Sapendo
– o, comunque, dovendo presumere – che quelle donne non soggiornavano quali turiste
bensì erano nel nostro paese per esercitarvi un’attività lucrativa, RI 1 ha dato alle autorità (e, meglio, alla polizia) un’indicazione sbagliata. In effetti, la notifica
di semplici soggiorni turistici, presuppone, ai sensi dell’art. 2 cpv. 2
seconda frase LDDS, che lo straniero soggiorni legalmente in Svizzera (CCRP 19
dicembre 2006 in re K.W., consid. 4). Ciò che, in concreto, non era il caso
(DTF 131 IV 178).

                                         Del
resto, il TF ha già avuto modo di stabilire che avere segnalato alla polizia le
ospiti con il formulario di notifica d’albergo è ininfluente relativamente alla
realizzazione dell’art. 23 cpv. 1 LDDS nella misura in cui l’annuncio destinato
alla regolarizzazione di un’ attività lucrativa soggiace a ben altre condizioni
(DTF 131 IV 178; CCRP 19.12.2006 in re E.D.L.).

                                         La
trasmissione alla polizia locale (così come previsto dall’art. 2 cpv. 2 LDDS, e
non alle autorità di polizia degli stranieri)
di semplici notifiche di soggiorni turistici non fornisce alcuna indicazione
utile per l’accertamento di un’attività lavorativa abusiva. Né agevola la pronuncia
o l’esecuzione di una decisione da parte di un’autorità nei confronti di uno
straniero in posizione irregolare. Al contrario. L’estensore di semplici
notifiche di soggiorni turistici, che sa o deve presumere che il soggiorno
dello straniero da lui notificato è illegale a motivo dell’attività lavorativa
esercitata da quest’ultimo senza permesso, altro non fa che protrarre l’inganno
– già messo in atto dallo straniero ai danni dell’amministrazione al momento
dell’ottenimento del visto per turisti – nei confronti della polizia locale
sulle ragioni e quindi sulla natura stessa del soggiorno (cfr. mutatis
mutandis DTF 128 IV 136 consid. 9h).

 

                                         È vero
che il dovere che incombe alla persona che alloggia uno straniero di annunciare
la sua presenza non la mette in una posizione di garante rispetto al reato sanzionato
all’art. 23 cpv. 1 5a frase LDDS (DTF 127 IV 27). Da quanto sopra, risulta,
però, altrettanto evidente che effettuare tale annuncio non esclude, di per sé,
la realizzazione della fattispecie contemplata all’art. 23 cpv. 1 frase 5 LDDS.

                                         E, in
concreto, la posizione di garante deriva a RI 1 – non dalla LDDS – ma, come
visto, dalla Les pubb.

 

                                         Da quanto
precede discende che:

                                         – il
ricorso di RI 1 è accolto nel senso che, annullato il relativo dispositivo
della sentenza impugnata (non numerato), egli è prosciolto dall’imputazione di
contravvenzione all’art. 23 cpv. 4 LDDS; 

                                         – il
ricorso del sostituto procuratore pubblico è accolto nel senso che, annullato
il relativo dispositivo (non numerato) della sentenza pretorile, RI 1 è
dichiarato autore colpevole di infrazione all’art 23 cpv 1 LDDS.

 

                                         Gli atti
sono rinviati alla Pretura penale per un nuovo giudizio sulla commisurazione
della pena e per nuova decisione sugli oneri processuali di prima sede. 

 

                                         III. Sulle
spese e sulle ripetibili 

 

                                   8.   In
esito all'attuale sentenza si giustifica di caricare gli oneri processuali allo
Stato (art. 15 cpv. 2 CPP), che verserà a RI 1 fr. 1 000.– per le ripetibili relative al ricorso da lui presentato (art. 9
cpv. 6 CPP). Sugli oneri di prima sede giudicherà nuovamente, come visto, la Pretura penale in sede di rinvio.

 

 

Per questi motivi,

 

visto sulle spese anche l’art. 39 lett. d LTG,

 

 

pronuncia:                 1.   Il ricorso
di RI 1 è accolto nel senso che, annullato il relativo dispositivo della sentenza
impugnata (non numerato), egli è prosciolto dall’imputazione di contravvenzione
all’art. 23 cpv. 4 LDDS. 

 

 

                                   2.   Il
ricorso del sostituto procuratore pubblico è accolto nel senso che, annullato
il relativo dispositivo (non numerato) della sentenza pretorile, RI 1 è
dichiarato autore colpevole di infrazione all’art. 23 cpv. 1 LDDS.

 

 

                                   3.   Gli
atti sono rinviati alla Pretura penale per un nuovo giudizio sulla
commisurazione della pena e sulle spese di prima sede.

 

 

                                   4.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia      fr.               900.–

                                         b) spese                         fr.               100.–

                                                                                fr.            1 000.–

 

                                         sono
posti a carico dello Stato che rifonderà a RI 1   fr. 1 000.– per ripetibili.

 

 

                                   5.   Intimazione:

–       
                                                                           –     .

 

 

 

 

Per la Corte di cassazione e di revisione
penale

La
presidente                                               Il segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93
LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (Art. 100 cpv, 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art.
78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove
non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’ art.115 LTF.