# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 14688bdb-8ac6-556f-8c4a-2fc620f2d24d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.12.2017 35.2017.48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-48_2017-12-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2017.48

   

  mm

  	
  Lugano

  7 dicembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Sarah Socchi (in
  sostituzione di Ivano Ranzanici, astenuto)

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 maggio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24 aprile 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 11 giugno 2015, ,la __________ di __________ ha annunciato all’CO 1
la perdita del senso dell’olfatto da parte del proprio dipendente RI 1, “… dopo
anni di contatto con materiale pericoloso” (cfr. doc. 2). 

 

                                         Da parte sua, il dott. __________
ha attestato che l’assicurato soffre di una anosmia permanente (cfr. doc. 1). 

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 16 febbraio 2017,
l’amministrazione ha negato l’adempimento dei presupposti per ammettere
l’esistenza di una malattia professionale ai sensi dell’art. 9 LAINF (doc. 23).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 24 e 29), in
data 24 aprile 2017, l’assicuratore ha in sostanza confermato il contenuto
della sua prima decisione (cfr. doc. 30). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 10
maggio 2017, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto che,
annullata la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 venga condannato a
riconoscergli una rendita d’invalidità d’entità indefinita, argomentando in
particolare quanto segue:

 

" (…) ci si
trova di fronte a un’apparente situazione di equivalenza di mancate prove
decisive. Da una parte la CO 1 non ha provato oggettivamente che il disturbo di
cui soffre il ricorrente non sia riconducibile alla protratta attività quale
benzinaio, limitandosi a elencare accademicamente le cause possibili
dell’insorgere dell’anosmia, e dall’altra parte il parere di verosimiglianza
del dr. __________ è più che favorevole al signor RI 1 (doc. B).

In effetti, dopo aver constatato l’inconveniente di salute
peraltro non messo in discussione dalla CO 1, passa a fornire una verosimile e
probabile spiegazione sulle cause dell’insorgere della malattia, il protrarsi
durante tanti anni (oltre venti) dell’attività di benzinaio.

Ora è noto che due decenni orsono le esalazioni di vapore di
benzina non erano trattenuti da speciali filtri come lo sono oggigiorno.

Il quadro che emerge dall’esame degli atti sarebbe già sufficinte
per ottenere una parziale rendita d’invalidità. Ma la CO 1 non si scosta per
nessuna ragione dalla sua posizione negazionista, senza né approfondire né
agevolare la ricerca obbiettiva della realtà.” (doc. I, p. 3)

 

                               1.4.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III). 

 

                               1.5.   In data 9 giugno 2017, il
patrocinatore ha chiesto che il TCA ordini una perizia specialistica (cfr. doc.
V). 

 

                               1.6.   L’11 agosto 2017, questa
Corte ha interpellato la dott.ssa __________, spec. FMH in ORL (doc. VII).

 

                                         La risposta della dott.ssa
__________ è pervenuta in data 17 agosto 2017 (doc. VIII).

 

                                         Il rappresentante
dell’assicurato ha formulato le proprie osservazioni al riguardo il 28 agosto
2017 (doc. X), mentre l’amministrazione lo ha fatto il 6 ottobre 2017 (doc.
XIII). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a negare
l’assunzione a titolo di malattia professionale dell’anosmia di cui soffre
l’assicurato, oppure no. 

 

                               2.2.   Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAINF,
sono malattie professionali quelle causate esclusivamente o prevalentemente da
sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività
professionale.

                                         Fondandosi sulla delega di
competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14 OAINF, il Consiglio
federale ha allestito, nell'allegato 1 all'OAINF, l'elenco esaustivo delle
sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da determinati
lavori dall'altro.

                                         Il rapporto di causalità
fra l'attività professionale e la malattia, oltre a essere adeguato, deve
essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore professionale deve
essere più importante degli eventuali altri elementi che hanno concorso a
causare l'affezione.

                                         Secondo la giurisprudenza,
l'esigenza di un nesso preponderante è data quando la malattia è determinata
per oltre il 50% dall'azione di una sostanza nociva menzionata nel primo elenco
oppure, qualora figura tra le affezioni annoverate nel secondo, essa sia stata
causata in ragione di più del 50% dai lavori indicati in tale sede (DTF 119 V
200 consid. 2a; RAMI 2000 U 398, p. 333 ss. consid. 3, RAMI
1988 p. 447ss. consid. 1b; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 67ss.).

 

                               2.3.   Il
cpv. 2 dell'art. 9 LAINF recita che sono, pure, considerate malattie
professionali le altre malattie di cui è provato siano state causate
esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività
professionale.

 

                                         La legge prevede, dunque,
che, affinché nasca l'obbligo dell'assicuratore LAINF a prestazioni, fra le
altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale vi sia un rapporto
esclusivo o almeno nettamente preponderante: la giurisprudenza ritiene
soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata causata dall'attività
professionale almeno nella misura del 75% (DTF 126 V 186 consid. 2b, DTF 119 V 201 consid. 2b, DTF 117 V 355 consid. 2a, DTF 114 V
109 consid. 3; RAMI 1991 p. 318ss., consid. 5a; Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 68).

                                         Il TFA ha, poi, ancora
stabilito che ciò presume che, epidemiologicamente, la frequenza dell'affezione
in questione sia almeno 4 volte più alta per una categoria professionale
determinata che per la popolazione in generale (DTF 126 V 183 consid. 4c e riferimenti
ivi menzionati, DTF 116 V 136, consid. 5c; RAMI 2000 U 408, p. 407, RAMI 1999 U
326, p. 109 consid. 3 RAMI 1997 U 273, p. 179 consid. 3a; Ghélew, Ramelet,
Ritter, op. cit., p. 68).

                                         Nella sentenza di cui alla
DTF 126 V 183, l’Alta Corte ha inoltre precisato che sapere se un'affezione
configura una malattia professionale ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 LAINF è in primo
luogo una questione di prove in un caso concreto. Tuttavia, qualora in base ai
dati forniti dalla scienza medica emerga, a dipendenza della particolare natura
di una determinata affezione, che non può essere provato che essa sia
riconducibile all'esercizio di un'attività professionale, non è consentito
fornire la prova di una causalità qualificata in un'evenienza concreta giusta l'art. 9 cpv. 2 LAINF.

 

                                         L’Alta
Corte ha ancora ribadito questi principi in una sentenza 8C_73/2017 del 6
luglio 2017 consid. 2.2, rilevando in particolare quanto segue:

 

" (…) Im Rahmen von Art. 9 Abs. 2 UVG ist grundsätzlich in
jedem Einzelfall darüber Beweis zu führen, ob die geforderte stark überwiegende
(mehr als 75%ige) bis ausschliessliche berufliche Verursachung vorliegt (BGE
126 V 183 E. 4b S. 189). Angesichts des empirischen Charakters der
medizinischen Wissenschaft (BGE
126 V 183 E. 4c S. 189) spielt es indessen für den Beweis im Einzelfall
eine entscheidende Rolle, ob und inwieweit die Medizin, je nach ihrem
Wissensstand in der fraglichen Disziplin, über die Genese einer Krankheit im
Allgemeinen Auskunft zu geben oder (noch) nicht zu geben vermag. Wenn aufgrund
medizinischer Forschungsergebnisse ein Erfahrungswert dafür besteht, dass eine
berufsbedingte Entstehung eines bestimmten Leidens von seiner Natur her nicht
nachgewiesen werden kann, dann schliesst dies den (positiven) Beweis auf
qualifizierte Ursächlichkeit im Einzelfall aus. Oder mit anderen Worten: Sofern
der Nachweis eines qualifizierten (zumindest stark überwiegenden [Anteil von
mindestens 75 %]) Kausalzusammenhanges nach der medizinischen Empirie allgemein
nicht geleistet werden kann (z.B. wegen der weiten Verbreitung einer Krankheit
in der Gesamtbevölkerung, welche es ausschliesst, dass die eine bestimmte
versicherte Berufstätigkeit ausübende Person zumindest vier Mal häufiger von
einem Leiden betroffen ist als die Bevölkerung im Durchschnitt), scheidet die
Anerkennung im Einzelfall aus. Sind anderseits die allgemeinen medizinischen
Erkenntnisse mit dem gesetzlichen Erfordernis einer stark überwiegenden (bis
ausschliesslichen) Verursachung des Leidens durch eine (bestimmte) berufliche
Tätigkeit vereinbar, besteht Raum für nähere Abklärungen zwecks Nachweises des
qualifizierten Kausalzusammenhanges im Einzelfall (BGE
126 V 183 E. 4c S. 189 f.; Urteil 8C_507/2015 vom 6. Januar 2016 E. 2.2).“

 

                               2.4.   Dalla decisione su
opposizione impugnata si evince che l’istituto assicuratore resistente per
negare la propria responsabilità a proposito della patologia denunciata
dall’assicurato, ha fatto capo al parere della dott.ssa __________, spec. in
ORL e in medicina del lavoro presso la __________ di __________ (cfr. doc. 30,
p. 6). 

 

                                         In effetti, fondandosi sui
dati anamnestici raccolti in occasione dell’audizione dell’insorgente del 25
febbraio 2016, con apprezzamento del 15 aprile 2016, il medico fiduciario
appena citato ha dichiarato che la perdita dell’olfatto (anosmia) può insorgere
dopo infortuni con traumi cranio-cerebrali o con fratture del cranio, dopo
poliposi nasali con cronica pansinusite e spostamento dell’osso etmoide causato
da tumore oppure in presenza di patologie fronto basali, rispettivamente del
centro olfattivo intracerebrale. Nel caso di specie, simili patologie non sono
date. 

                                         Sempre secondo la dott.ssa
__________, l’esposizione a polveri di ardesia e a vapori di benzina, non è
atta a provocare una anosmia, come non lo è l’utilizzo di speciali prodotti per
la cura delle automobili, e non è neppure noto che i benzinai si ammalino
frequentemente di anosmia. In caso di utilizzo di una pompa di benzina vengono
certo prodotte delle emissioni di benzina sotto forma di gas oppure di vapori,
tuttavia queste ultime rimangono normalmente sotto il valore di concentrazione
massima sul posto di lavoro, anche nel caso di un’attività a tempo pieno. 

                                         L’otorinolaringoiatra di
fiducia ha quindi sostenuto che, a suo avviso, l’anosmia è piuttosto
riconducibile a un infetto virale delle vie respiratorie superiori, che può
anche essersi consumato inavvertitamente. È noto che le infezioni derivanti da
determinati tipi di virus, possono danneggiare l’olfatto. 

                                         In particolare, in
considerazione dell’assenza di altri sintomi quali una patologia delle vie
respiratorie inferiori, rispettivamente un’asma bronchiale, una BPCO e/o
un’alveolite tossica, la dott.ssa __________ ha consigliato all’amministrazione
di rifiutare l’assunzione dell’anosmia a titolo di malattia professionale
(influssi chimici/polveri/fumi), siccome i sintomi non sono, con
verosimiglianza preponderante, riconducibili a un’esposizione professionale
(cfr. doc. 14). 

 

                                         Agli atti di causa figura
pure un rapporto, datato 13 luglio 2016, del dott. __________, spec. FMH in
ORL, dal quale si apprende come egli, alla rinoscopia, abbia riscontrato “… dei
voluminosi processi unciformi e a destra una bulla piuttosto edematosa, senza
però secrezioni purulente o politi dei meati.”. Lo specialista privatamente
consultato dal ricorrente ha quindi dichiarato che “tenuto conto di questo
edema delle strutture del meato medio, a ormai un anno di distanza ho previsto
di effettuare almeno una nuova TAC dei seni paranasali, ricercando possibile
rino-sinupatia cronica. Molto probabilmente però la causa è da ricercare su
questa irritazione della mucosa nasale su inalazioni di vapori di benzina e
altri prodotti irritanti per così tanti anni.” (doc. 17). 

 

                                         Invitata
dall’amministrazione a prendere posizione sulle considerazioni enunciate dal
dott. __________, la dott. __________ ha indicato di partire dal presupposto
che la prospettata TAC non abbia evidenziato nuovi elementi di valutazione
rispetto ai pregressi accertamenti (TAC del 31 luglio 2015 e RMN del 27 agosto
2015). Un eventuale reperto patologico a livello dei seni paranasali non
comporterebbe comunque il riconoscimento di una malattia professionale, poiché,
da una parte, si tratterebbe di un’infiammazione aspecifica dei seni
paranasali e, dall’altra, mancherebbe un’esposizione sufficiente a influssi
chimici/polveri/fumi siccome le emissioni presso le pompe di benzina in Svizzera
sono normalmente inferiori alla concentrazione massima sul posto di lavoro. Del
resto, una tomografia computerizzata è aspecifica e inutilizzabile in relazione
alla questione di sapere se un disturbo ha un’eziologia professionale. Per
concludere, la dott.ssa __________ ha dichiarato che il referto in questione
del medico curante specialista non contiene nuove informazioni e la deduzione
di un’eventuale causalità è meramente speculativa (cfr. doc. 20). 

 

                                         In corso di causa, il TCA
ha chiesto alla dott.ssa __________ di spiegare “… le ragioni per le quali (…)
non ha valutato la fattispecie dal profilo del capoverso 1 dell’art. 9 LAINF,
considerato che le benzine fanno parte dell’elenco delle sostanze nocive di cui
all’Allegato 1 OAINF.” (doc. VII).

 

                                         In data 17 agosto 2017, il
medico di fiducia dell’CO 1 ha risposto che, nel caso di specie, si è trattato
di esaminare se differenti sostanze professionali, anche quelle che non fanno
parte dell’elenco ai sensi dell’art. 9 cpv. 1 LAINF, potessero essere causa dell’anosmia.
Per negare l’esistenza di una malattia professionale, ella ha classificato
l’anosmia secondo il cpv. 2 dell’art. 9, siccome, oltre alla benzina (prevista
nell’elenco), anche altre possibili cause d’esposizione dovevano essere prese in
considerazione per valutare la causalità (doc. VIII). 

 

                               2.5.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.6.   Chiamato a
pronunciarsi nella concreta evenienza, tutto ben
considerato, il TCA ritiene di poter condividere la conclusione alla quale è
pervenuto il medico fiduciario dell’amministrazione, specialista proprio nella
materia che qui interessa, secondo cui l’attività professionale
esercitata da RI 1, segnatamente quella di benzinaio, non può entrare in linea
di conto quale causa - né preponderante né, tantomeno, nettamente preponderante
o esclusiva - della nota anosmia. 

 

                                         Il parere della dott.ssa __________
trova del resto piena conferma in una sentenza del 12 luglio 1989 del Tribunale
sociale (“Sozialgericht”) dell’Assia (DE) - consultabile sul sito www.openjur.de
-, riguardante un assicurato che, dal 1966 al 1980, aveva gestito una pompa di
benzina. Negli ultimi anni di attività, egli aveva dispensato circa 100'000
litri di carburante/mese in circa 100-120 autovetture/giorno. Nel 1980,
l’assicurato aveva annunciato all’assicuratore che dal 1976 egli lamentava
disturbi della deglutizione, bruciori alla gola e alla faringe, nonché una
perdita della capacità olfattiva e gustativa, il tutto imputabile ai gas
inalati durante i rifornimenti (benzina e benzolo). 

                                         L’interrogativo a cui la Corte
ha dovuto rispondere è stato quello di sapere se l’assicurato avesse contratto
la patologia in questione a causa della sua attività professionale di gerente
di una pompa di benzina. Il tribunale è finalmente pervenuto alla conclusione
che i disturbi non erano riconducibili con la verosimiglianza richiesta dalla
legge al contatto professionale con la benzina.

 

                                         È d’interesse rilevare che
i giudici tedeschi sono pervenuti a questa conclusione, facendo capo alle
perizie di due professori universitari, l’uno specialista in ORL, l’altro in
medicina del lavoro e sociale. 

 

                                         Quest’ultimo esperto ha
indicato che, trattandosi degli effetti della benzina sull’uomo, occorre distinguere
tra un effetto immediato aspecifico e un effetto organico duraturo.
L’effetto immediato aspecifico consiste in un’irritazione di pelle e mucose e
in un’irritazione o paralisi del sistema nervoso. Irritazioni della mucosa
vengono osservate soprattutto in caso d’ingestione di benzina. Gli effetti
immediati aspecifici si trovano in nesso temporale immediato con l’influsso
della benzina, diminuiscono tuttavia con la progressiva eliminazione della
noxa, sono perciò reversibili e non lasciano danni durevoli. Un danno cronico
della mucosa in caso d’esposizione di lunga durata alla benzina è di principio
possibile, ma non è stato mai osservato nonostante l’utilizzo universale di
questa sostanza. Per contro, danni organici durevoli interessano nella stragrande
maggioranza dei casi il sistema nervoso centrale e periferico, ciò che non era
il caso presso il ricorrente. 

                                         Il perito ha inoltre
rilevato che stati irritativi recidivanti della pelle, delle mucose e del
sistema nervoso sono stati osservati in caso di esposizioni elevate alla
benzina, di disgrazie oppure di avvelenamenti dovuti a suicidio. In caso
di basse emissioni di benzina tali effetti sono invece inverosimili.
Rifacendosi all’esperienza generale riguardante i distributori di benzina e ai
dati contenuti in un rapporto dell’istituto per la sicurezza sul lavoro
dell’ottobre 1982, l’esperto in questione ha dichiarato che, nel caso concreto,
l’esposizione alla noxa era stata bassa, pari a un decimo del valore di
concentrazione massima sul posto di lavoro (“MAK-Wert”) allora in vigore e solo
eccezionalmente, per pochi secondi, essa aveva raggiunto punte più elevate.

 

                                         Da parte sua, lo
specialista in ORL ha affermato che, nel caso di specie, l’anamnesi e la
circostanza che l’anosmia fosse insorta progressivamente potevano certamente
parlare a favore dell’esistenza di un nesso di causalità con la professione.
Tuttavia, contro tale relazione parlava il succitato rapporto dell’istituto per
la sicurezza sul lavoro, nel quale era stato accertato che le misurazioni
dell’aria effettuate presso i distributori di benzina avevano fornito
concentrazioni di agenti inquinanti inferiori ai valori di concentrazione
massima sul posto di lavoro. Inoltre, sempre secondo lo specialista
consultato dal tribunale, occorreva considerare che i disturbi erano
circoscritti al tratto aerodigestivo superiore e che non erano state
oggettivate delle alterazioni del quadro ematico tipiche di un’intossicazione
cronica da benzene.

                                         Pertanto, i disturbi
lamentati dal ricorrente potevano essere valutati soltanto quali alterazioni
infiammatorie-irritative interessanti direttamente il punto di entrata delle
sostanze inalate. Tali alterazioni vanno tuttavia considerate reversibili. Il
fatto che l’insorgente soffrisse ancora di disturbi, doveva quindi far pensare
a fattori diversi da quelli di origine professionale. 

 

                                         Questa Corte ritiene che
la pronunzia del tribunale tedesco appena citata possa trovare applicazione
anche nella concreta evenienza, perlomeno per quanto concerne gli aspetti medico-scientifici
che sono stati trattati. In questo ordine di idee, il TCA osserva in
particolare che i periti giudiziari - così come del resto la dott.ssa __________
(cfr. doc. 20: “… bei fehlender und unzureichender Exposition zu “chemischen
Einwirkungen, Stäuben und Räuchen”, da die Emissionen üblicherweise an den
in der Schweiz befindlichen Tankstellen unterhalb der maximalen
Arbeitsplatzkonzentration liegen.” – il corsivo è del redattore) -, hanno
spiegato che l’attività di benzinaio espone la persona interessata a livelli di
noxa inferiori ai valori di concentrazione massima sul posto di lavoro,
insufficienti a causare dei danni organici durevoli (ad esempio, un’anosmia).
Da notare che, in base a quanto l’assicurato ha dichiarato a margine della sua
audizione (cfr. doc. 9, p. 3), a quell’epoca (si tratta infatti del periodo
1966 – 1980), le pompe di benzina non erano ancora dotate dei sistemi di
recupero dei vapori, ragione per la quale le emissioni erano addirittura più
elevate rispetto a quelle relative al periodo successivo alla loro
introduzione. 

 

                                         Alla luce di quanto
precede, secondo questo Tribunale, il (peraltro immotivato) parere espresso dal
dott. __________ nel suo rapporto del 13 luglio 2016 – anosmia imputabile a
un’irritazione della mucosa nasale provocata da un’esposizione pluridecennale
alla noxa –, non è atto a generare dei dubbi – neppure lievi – circa la
fondatezza dell’apprezzamento espresso dalla specialista interpellata
dall’istituto assicuratore resistente. 

 

                                         In conclusione, in esito
alle considerazioni che precedono, non si ritiene dimostrato, secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure,
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che l'insorgente è affetto da una
malattia professionale ai sensi dell’art. 9 LAINF.

 

                                         Questa Corte può dunque esimersi
dal disporre ulteriori misure istruttorie, in particolare la richiesta perizia
medica, ritenendo che le circostanze giuridicamente rilevanti siano già state
adeguatamente accertate. In proposito, va ricordato che, per costante giurisprudenza,
quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF
9C_632/2012 del 10 gennaio 2013; STF 9C_231/2012 del 24 agosto 2012), senza che
ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29
cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti