# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e66b0575-620a-5f1e-b7f4-f93cf6eb52d0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-02-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 04.02.2005 52.2004.373
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-373_2005-02-04.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.373

   

  	
  Lugano

  4 febbraio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 17 novembre 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. dal RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 26 ottobre 2004 (n. 4800) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 17 settembre 2004 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rifiuto di rilascio
  di un permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    1°dicembre 2004 del
Consiglio di Stato,

-    2 dicembre 2004 del
Dipartimento delle istituzioni;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
cittadino turco di etnia curda RI 1 (1968) è entrato la prima volta in Svizzera
il 3 maggio 1988, in maniera irregolare, richiedendo l'asilo.

La domanda è stata respinta il 31 gennaio
1990 dall'allora Delegato ai rifugiati e, in seconda istanza, il 3 agosto 1990 dal
Dipartimento federale di giustizia e polizia, che gli ha fissato un termine
fino al 15 novembre 1990 per lasciare il territorio elvetico.

 

 

                                  B.   a) Rientrato
illegalmente in Svizzera l'11 aprile 1991, il ricorrente si è sposato il giorno
successivo a Murten con la cittadina elvetica __________ (1952). A seguito del
matrimonio, egli ha ottenuto un permesso di dimora annuale, in seguito
regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino all'11 aprile 1995.

 

b) Nel 1994, l'insorgente ha lasciato il
territorio elvetico per trasferirsi nel paese d'origine e sostenere la causa
curda arruolandosi nel PKK.

Con sentenza 26 aprile 1995, confermata il
16 gennaio 1996 dalla Corte di cassazione e di revisione penale, il Presidente
della Corte delle assise correzionali di Lugano ha condannato - tra gli altri -
in contumacia RI 1 a 3 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente con un
periodo di prova di 2 anni, per coazione ai danni di un connazionale.

Il 4 settembre 1995 __________ ha informato
l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri di non avere più
notizie del marito, non sapendo nemmeno se egli risiedesse in Svizzera.

Preso atto di tale dichiarazione, l'autorità
ha ancora risolto di non rinnovare il permesso di dimora all'insorgente.

 

 

                                  C.   a) Nel 1999
__________ ha iniziato una relazione sentimentale con un altro uomo, V.R.

Dopo vicissitudini di cui si dirà se del
caso nell'ambito dei considerandi, l'11 luglio 2000 la Sezione dei permessi e
dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha respinto la domanda
presentata da __________, residente nel cantone dei Grigioni, volta a ottenere
un permesso di entrata a scopo di visita in favore del fratello qui ricorrente.

 

b) Il 17 ottobre 2000, __________ ha
depositato questa volta una domanda d'asilo in favore del fratello, adducendo
che quest'ultimo si trovava in Iran ed era in pericolo di vita. Nel gennaio
2001 __________, sempre legata sentimentalmente con un altro uomo, ha chiesto alla
medesima autorità che suo marito fosse autorizzato a rientrare in Svizzera
perché ella intendeva ricomporre la comunione domestica con lo stesso.

La domanda d'asilo è stata respinta il 31
gennaio 2001 dall'Ufficio federale dei rifugiati (UFR), in quanto non era
dimostrato che RI 1 avesse legami stretti né con il nostro Paese né con la moglie,
ritenuto oltretutto che un'eventuale richiesta di ricongiungimento famigliare
doveva essere inoltrata all'autorità cantonale competente in materia di polizia
degli stranieri.

Il ricorso contro la predetta decisione è
attualmente pendente presso la Commissione di ricorso in materia d'asilo.

 

c) Giunto in Germania il 15 agosto 2003 in
un campo profughi, RI 1 è poi entrato illegalmente il 22 agosto 2004 in Svizzera
per trasferirsi dapprima presso il fratello a Coira, successivamente dalla
moglie a __________.

Allo scopo di regolare la propria posizione,
il 1° settembre 2004 il ricorrente si è presentato insieme alla consorte presso
la Polizia cantonale. Egli ha dichiarato che non aver più avuto contatti con la
moglie durante 3 anni da quando aveva lasciato il domicilio coniugale, ma di
averli poi ripristinati tramite un paio di telefonate al mese. __________ ha confermato
la ripresa dei contatti telefonici con il marito e ha precisato che
nell'autunno del 2003 egli l'aveva informata di trovarsi in Germania. Ha inoltre
affermato che la sua relazione con V.R era terminata verso la metà del 2003.

 

 

                                  D.   Il 17
settembre 2004 il dipartimento ha respinto la domanda di RI 1 volta a ottenere
il rilascio di un nuovo permesso di dimora per riprendere a vivere insieme alla
moglie __________.

In primo luogo, gli ha rimproverato di
essere rientrato nel nostro Paese privo di passaporto e di visto senza rispettare
la procedura prevista per in materia di entrata in Svizzera per ottenere l’autorizzazione
richiesta.

In seguito, esso ha ritenuto che la domanda
di ricongiungimento familiare fosse in ogni caso da respingere in quanto volta
a eludere le prescrizioni in materia di polizia degli stranieri, considerato
che egli viveva separato dalla moglie da 9 anni e la ricomposizione della
comunione coniugale appariva escogitata per fini di causa.

La Sezione dei permessi e dell'immigrazione
ha posto pure in evidenza che il ricorrente, durante il suo precedente
soggiorno, aveva interessato le autorità giudiziarie penali del nostro Paese.

L'autorità ha quindi fissato all'interessato
un termine fino al 31 ottobre 2004 per lasciare il territorio cantonale, negando
l'effetto sospensivo in caso di ricorso. La decisione è stata resa sulla base
degli art. 4, 7, 10 e 16 LDDS, 8 e 16 ODDS, 1, 2, 3 e 10 cpv. 1 OEnS.

 

 

                                  E.   Con
giudizio 26 ottobre 2004 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Il Governo ha in sostanza ribadito i motivi
addotti dalla Sezione dei permessi e dell’immigrazione, ma in particolare che la
volontà di __________ e RI 1 di ricreare la comunione coniugale non appariva reale
e sincera.

 

 

                                  F.   Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio di un permesso
di dimora. In via del tutto subordinata, egli chiede che gli atti vengano
rinviati all'autorità inferiore per nuovo giudizio previa istruttoria.

Secondo il ricorrente, non vi sarebbero
prove che egli si richiami in modo manifestamente abusivo al matrimonio. Sostiene
di aver lasciato volontariamente la moglie nel 1994 unicamente per poter combattere
nel paese d'origine con il PKK e che la relazione della moglie con un altro
uomo sarebbe stata unicamente carnale. Se il suo matrimonio era in crisi, egli
soggiunge, avrebbe da tempo già divorziato dalla stessa.

Infine, chiede che sia concesso l'effetto
sospensivo al ricorso.

                                  G.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

1.2. In ambito di polizia degli stranieri il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro
il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove
un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione
particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv.
1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).

 

1.3. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase
LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e
alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta
norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale
giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c).

In concreto, RI 1 è sposato con una
cittadina elvetica. Di conseguenza egli ha, in linea di principio, diritto al
rilascio di un nuovo permesso di dimora.

Pertanto, potendo la decisione impugnata
essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto
amministrativo, si deve concludere che la competenza di questo Tribunale a
statuire sull'impugnativa inoltrata dall'insorgente è data. Se il permesso
sollecitato possa essergli rifiutato è una questione di merito.

 

1.4. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1
PAmm) e presentato da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è
pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   L'art. 7
cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino
svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo
diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il matrimonio
è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio
degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro effettivo.

Per costante giurisprudenza, vi è abuso di
diritto laddove un determinato istituto giuridico è invocato per realizzare
interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 121 I 367,
consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS, ciò è il caso allorquando il coniuge
straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste
solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un
permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli
tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II 145, consid. 2.2.). Va rilevato
che nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha volontariamente omesso di
far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero
all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione
matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi
siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano (più)
intenzionati a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale
soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e
rif.).

 

 

                                   3.   3.1. In
concreto, dopo una decina di anni di assenza dal nostro paese, il ricorrente è rientrato
illegalmente in Svizzera il 22 agosto 2004. Il 1°settembre 2004 egli si è
presentato insieme alla moglie presso la Polizia cantonale per regolarizzare la
propria posizione, chiedendo poi alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione il
rilascio di un nuovo permesso di dimora.

Come ha rilevato il Consiglio di Stato, la
volontà della coppia di ricreare la comunione coniugale dopo una decina di anni
di separazione non appare reale e sincera.

 

3.2. RI 1 si è sposato il 12 aprile 1991 con
__________.

Nell'autunno del 1994 il ricorrente ha
lasciato la Svizzera per trasferirsi nel proprio Paese d'origine, poi in Iraq,
Iran e Siria, per combattere per la causa curda (ricorso ad 3 e 5, pag. 2).
Prima di partire alla volta dell'estero, egli era stato letteralmente cacciato
di casa dalla moglie a causa dei maltrattamenti che le faceva subìre da quando,
nel 1992, aveva iniziato a consumare bevande alcoliche (sentenza penale 26
aprile 1995, consid. 1.4. pag. 18).

Nel 1995 il permesso dell'insorgente non è
stato rinnovato, dopo che la moglie aveva informato il dipartimento di non
avere più notizie del marito, non sapendo nemmeno se egli risiedeva in Svizzera.

Sarebbe soltanto nel 1998 che egli avrebbe
ripreso i contatti con la moglie, telefonandole un paio di volte al mese dal
nord dell'Iraq (v. verbale d'interrogatorio di Polizia cantonale 1° settembre
2004 di RI 1, pag. 4). È tuttavia
stato il fratello __________ residente nel cantone dei Grigioni ad attivarsi nel
1998 e 1999 per permettere al ricorrente di rientrare in Svizzera, chiedendo il
rilascio di un visto d'entrata in suo favore, domanda poi respinta dal
dipartimento l'11 luglio 2000.

Inoltre, nel 1999, __________ si è legata a
un altro uomo, V.R. Nel gennaio 2001 __________ ha inoltrato una richiesta di ricongiungimento
familiare in favore del marito, mentre continuava a intrattenere la relazione
sentimentale con V.R., con cui ha vissuto in comunione domestica fino al 2003.

Inoltre, malgrado il 15 agosto 2003 RI 1 fosse
giunto in un campo profughi a Lipsia in Germania e la moglie ne fosse al
corrente almeno a partire dall'autunno di quell'anno, nessuna domanda di
ricongiungimento familiare è stata chiesta fino al settembre 2004. Non risulta
neppure che, durante quel periodo, ella gli abbia reso visita, ritenuto pure
che la sua relazione sentimentale con l'allora concubino era cessata verso la
metà del 2003.

Questa situazione suscita pertanto ulteriori
dubbi sulla loro reale volontà di ripristinare la comunione coniugale.

3.3. Il ricorrente pone in evidenza il fatto
di aver ripreso a frequentare la moglie, sottolineando di essersi presentato il
1°settembre 2004 con la stessa presso la Polizia cantonale per regolarizzare la
propria posizione. Sennonché, è insufficiente invocare tale amor
superveniens dopo numerosi anni di separazione e senza, come visto in
precedenza, ulteriori riscontri oggettivi e plausibili al proposito.

Non è certo il fatto che durante questi anni
non sia stato chiesto il divorzio che permette di ritenere il contrario. Tanto
meno che la relazione della moglie con un altro uomo, dal 1999 al 2003, sarebbe
stata unicamente carnale.

In siffatte circostanze, questo Tribunale
ritiene che il matrimonio contratto da RI 1 e __________ è da tempo ormai privo
di ogni contenuto e scopo. A ragione quindi l'autorità inferiore ha deciso di
non rilasciare un nuovo permesso di dimora all'insorgente per aver invocato in
maniera manifestamente abusiva il suo matrimonio esistente da una decina di
anni solo sulla carta.

L'insorgente non può pertanto prevalersi nemmeno
di una vita familiare intatta e vissuta ai sensi dell'art. 8 CEDU al fine di
ottenere la concessione del permesso di soggiorno in base a questo disposto,
non essendovi (più) stata vita familiare.

 

 

                                   4.   Occorre
inoltre considerare che, durante il suo precedente soggiorno in Svizzera, il
ricorrente ha pure interessato le autorità giudiziarie penali, dimostrando una
certa incapacità ad adattarsi all'ordinamento elvetico (art. 10 cpv. 1 lett. b
LDDS).

Con sentenza 26 aprile 1995, confermata il
16 gennaio 1996 dalla Corte di cassazione e di revisione penale, il Presidente
della Corte delle assise correzionali di Lugano lo ha condannato in contumacia
a 3 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2
anni, per coazione ai danni di un connazionale.

Non va nemmeno sottovalutato il fatto che il
1° settembre 2004 egli è entrato in Svizzera senza passaporto e privo del
necessario visto.

 

 

 

                                   5.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va pertanto respinto.

Con l'emanazione del presente giudizio, la
domanda di concessione dell'effetto sospensivo al gravame diviene priva di
oggetto.

Tassa e spese di giustizia seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 4, 7, 10 LDDS; 100 cpv. 1 lett. b n. 3,
10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60 e 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi fr. 1'000.–, sono a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  ;

   

  

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario