# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea280f94-3f58-5f61-86e4-07af0b98a940
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-04-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.04.2017 32.2016.80
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-80_2017-04-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.80

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  6 aprile 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 settembre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 4 luglio 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1961,
precedentemente attivo quale macchinista edile, nel mese di settembre 2007 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti indicando, quale danno alla salute, una
fibromialgia generalizzata ed una depressione (doc. AI 5).

 

                                         Dopo aver eseguito
accertamenti medici (dal punto di vista psichiatrico, con rapporto 26 settembre
2008 il SMR ha posto la diagnosi di sindrome somatoforme; doc. AI 45) e economici,
con decisioni 12 novembre 2009 (preavvisate l’8 luglio 2009), l’Ufficio AI ha
riconosciuto all’assicurato il diritto ad una rendita intera dal 1° maggio
2008, ridotta a metà (grado d’invalidità del 57%) dal 1° gennaio 2009 in avanti (doc. AI 74 e 75). Con sentenza 7 maggio 2010 questo TCA, confermando in sostanza sia
la valutazione medica che quella economica, ha accolto il ricorso nel senso di
riconoscere all’insorgente il diritto alla rendita per il figlio __________ con
effetto dal 1° maggio 2008 (inc. 32.2009.215). 

 

                               1.2.   Avviata nel luglio 2011 una
revisione d’ufficio e nel marzo 2012 una revisione sulla base delle
disposizioni finali relative alla 6a revisione della LAI, entrata in vigore al
1° gennaio 2012, l’Ufficio AI ha ordinato l’esecuzione di una perizia psichiatrica
(a cura della dr.ssa __________ per conto del CPAS) e reumatologica (dr. __________).
Sulla base di tali valutazioni, nonché del progetto di reinserimento accertato,
con decisione 15 luglio 2013 l’amministrazione ha soppresso la rendita con
effetto al 31 agosto 2013, togliendo l’effetto sospensivo ad un eventuale
ricorso. Con un’altra decisione dello stesso giorno, è stato confermato
l’ulteriore versamento della mezza rendita dal 1° settembre 2013 per un periodo
massimo di due anni di esecuzione di provvedimenti professionali (doc. AI 166,
167).

 

                                         Adito dall’assicurato, con
sentenza 22 maggio 2014 questa Corte, in accoglimento del ricorso, ha annullato
la decisione 15 luglio 2013 e rinviato gli atti all’Ufficio AI affinché, tenuto
conto della documentazione prodotta, emettesse un progetto di decisione ex art.
57a cpv. 1 LAI garantendo all’assicurato il diritto di essere sentito. In
merito all’inabilità lavorativa per motivi psichiatrici certificata dalla
psichiatra curante, dr.ssa __________, il TCA aveva rilevato:     

 

" E ciò
anche se da un sommario esame degli atti emerge che la diagnosi di “stato
psicotico cronico” posta dalla dr.ssa __________ non si fonda su un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente, come d’altronde lei stessa ha ammesso
di non utilizzare (“Purtroppo, io non ho la classificazione internazionale…”;
cfr. scritto 6 novembre 2013, doc. F). A proposito va ricordato come l’Alta
Corte ha costantemente ribadito che il riconoscimento di un danno alla salute
psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (DTF 136 V 282 consid. 3.2.1 con riferimento a DTF 130 V 399
ss.; STF I 384/06 del 4 luglio 2007).” (inc. 32.2013.162).

 

                               1.3.   Ritornati gli atti, esaminati
nuovamente gli atti medici e ritenuto come l’assicurato sia da considerare
pienamente abile in attività adeguate, dopo aver proceduto al consueto
raffronto dei redditi dai quali è risultato un discapito economico del 17%, con
progetto di decisione dell’11 settembre 2014 l’Ufficio AI ha soppresso la
rendita (doc. AI 212).

 

                                         Con osservazioni 7 ottobre
2014 al succitato progetto di decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA
1, ha fra l’altro prodotto un nuovo rapporto della psichiatra curante in cui è
stato diagnosticato uno stato psicotico-depressivo cronico grave (ICD 10.
F.32,3) causante un’inabilità lavorativa del 100% in qualsiasi attività (doc.
AI 217). Di conseguenza, con annotazioni 20 ottobre 2014 il SMR ha ritenuto
necessario esperire una perizia multidisciplinare (doc. AI 219).

 

                                         Ricevuti i rapporti dal
nuovo psichiatra curante, dr. __________ (doc. AI 230), e dal medico curante,
dr. __________ (doc. AI 234), il 15 luglio 2015 l’Ufficio AI ha comunicato
all’assicurato che doveva sottoporsi ad un perizia multidisciplinare a cura del
SAM (doc. AI 233).

 

                                         Con rapporto del 27 novembre
2015, completato il 10 marzo 2016 e 17 maggio 2016 (doc. AI 243 e 249), i
periti SAM, fondandosi anche sui consulti esterni d’ordine reumatologico,
neurologico e psichiatrico, hanno valutato un’inabilità lavorativa del 50% (per
motivi psichiatrici) in qualsiasi attività, confermando in sostanza uno stato
di salute rimasto invariato rispetto all’ultima perizia multidisciplinare (doc.
AI 239).

 

                                         Le conclusioni peritali
sono state confermate dal SMR con rapporti 11 aprile e 20 maggio 2016 (doc. AI 244
e 250). 

 

                                         Di conseguenza, con
decisione 4 giugno 2016 – preavvisata il 24 maggio 2016 ed in sostituzione del
precedente progetto di decisione dell’11 settembre 2014 – l’Ufficio AI, presso
atto come la situazione valetudinaria sia rimasta invariata (contrariamente a
quanto ritenuto in occasione del progetto di decisione dell’11 settembre 2014)
ha ripristinato il diritto alla mezza rendita (doc. AI 251).

 

                               1.4.   Contro la succitata decisione
l’assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha interposto ricorso, postulando
in via principale il riconoscimento di una rendita intera e subordinatamente il
rinvio degli atti all’Ufficio AI per nuovo esame medico. In sostanza contesta
la valutazione medico-teorica operata dal SAM, in particolare quella psichiatrica
eseguita dal dr. __________. A quest’ultimo l’insorgente rimprovera di non
essersi confrontato con il rapporto 12 novembre 2015 dell’Ospedale __________ di
__________ in cui segnatamente è stata ritenuta una totale inabilità
lavorativa. In allegato l’assicurato ha prodotto un rapporto del psichiatra
curante, dr. __________, critico nei confronti del perito SAM.

 

                               1.5.   Con la risposta di causa l’Ufficio
AI ha chiesto la reiezione del ricorso e la conferma della decisione
contestata, ritenendo la valutazione psichiatrica corretta. A tal proposito ha
trasmesso una presa di posizione del SAM e del dr. __________ su quanto
asserito dallo psichiatra curante (VI).

 

                               1.6.   Il 31 ottobre 2016
l’assicurato ha prodotto un ulteriore scritto del dr. __________ in risposta al
perito psichiatrico (VIII), seguita dalle osservazioni 23 dicembre 2016
dell’amministrazione accompagnate dagli scritti 6 dicembre 2016 del SAM e 28
novembre 2016 del dr. __________ (XVI). Infine, il 10 gennaio 2017 il
ricorrente ha trasmesso la presa di posizione finale del suo psichiatra curante
(XVII). 

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se all’assicurato va confermata o meno la mezza rendita. 

                                         

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente
a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.3.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA).

                                         Qualsiasi cambiamento
importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e,
quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17
LPGA.

                                         La rendita
può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile
dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla
capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una semplice
valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per
stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto
di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento
della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V
262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010,
p. 379).           

 

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 p. 137).

 

                                         Circa gli
effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un
assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la
riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è
messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

                                         L’art. 88bis
cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in
cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo
ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77
OAI.

 

                               2.4.   Nella presente fattispecie, l’Ufficio
AI ha ordinato una perizia multidisciplinare al SAM per valutare il grado
d’incapacità lavorativa dell’assicurato sia nell’originaria che in altre
attività lucrative. 

                                         

                                         Dal referto datato 27 novembre
2015 (doc. AI 239) risulta che i periti hanno fatto capo a tre consultazioni
specialistiche esterne, di natura reumatologica (dr. __________), neurologica
(dr. __________) e psichiatrica (dr. __________). Sulla base delle risultanze
dei singoli consulti e degli accertamenti eseguiti presso il citato centro
d’accertamento, i periti hanno concluso per un’inabilità lavorativa del 50% nella
propria professione ed in attività adeguate.

                                         Dal punto di vista
reumatologico, il dr. __________ ha concluso 

                                         “che la situazione è
invariata rispetto alla perizia del Dr. __________ del 9.7.2012. La mia
valutazione coincide con la perizia del dr. __________ “ (pag. 836 dossier
AI), vale a dire che l’assicurato può svolgere a tempo pieno un lavoro leggero
a mediamente pesante, al 50% in attività pesanti (pag. 835 dossier AI). 

                                         Anche neurologicamente
parlando, il dr. __________ ha ritenuto l’assicurato abile al 100% (pag. 840
dossier AI).

                                         L’aspetto extra – somatico
è stato valutato, come detto, dal dr. __________. Nel rapporto 12 novembre 2015
lo specialista in psichiatria e psicoterapia, diagnosticate una sindrome depressiva
ricorrente episodio attuale di media intensità (ICD 10 – F33.1) ed una sindrome
somatoforme da dolore persistente (ICD 10-F45.4) ha concluso per un’inabilità
lavorativa al 50%. 

                                         Globalmente i periti del
SAM hanno valutato un’inabilità lavorativa del 50% sia nella propria
professione ed in attività adeguate, dovuta a motivi psichiatrici.

                                         Ritenendo lo stato di
salute dell’assicurato invariato, con la decisione impugnata l’Ufficio AI ha
confermato la mezza rendita.

 

                                         Contestata è la
valutazione psichiatrica operata dal dr. __________ per conto del SAM.

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza
(cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanita-rie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Nella DTF 137 V 210 il TF
ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici
curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010
del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

 

                                         Va poi rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294).

                                         In quest’ultima sentenza
l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare,
secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische]
Gutachten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi
sulla gravità dell'affezione.

                                         Il perito deve anche
valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte
dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il
carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita
27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V
352). 

 

                               2.6.   Nell’evenienza concreta,
richiamata la giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici
di cui al considerando precedente, questo Tribunale non intravede ragioni che
gli impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM,
i quali hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui
l’assicurato è portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di
contraddizioni che stabilisce una capacità lavorativa del 50% sia nella sua
attività abituale che in attività rispettose dei limiti funzionali. 

 

                            2.6.1.   In particolare, non vi sono
motivi per mettere in dubbio la contestata perizia del dr. __________. Nel suo
rapporto12 novembre 2015 lo specialista in psichiatria e psicoterapia,
diagnosticate una sindrome depressiva ricorrente episodio attuale di media
intensità (ICD 10 – F33.1), con influsso sulla capacità lavorativa, ed una
sindrome somatoforme da dolore persistente non invalidante (ICD 10-F45.4;
quest’ultima erroneamente indicata con influsso sulla capacità lavorativa; cfr.
scritto 10 marzo 2016 del SAM al dr. __________ del SMR; doc. AI 243), ha
concluso per un’inabilità lavorativa al 50%. In particolare, in merito all’evoluzione
riscontrata dal 2012, anno della perizia della dr.ssa __________, eseguita per
conto del CPAS (cfr. consid. 1.2), il perito ha sostenuto che “… Dal 2012 ad
oggi lo stato di salute dell’A. è rimasto pressoché invariato, le constatazioni
cliniche effettuate durante la presente valutazione ricalcano per la maggior
parte quelle poste in evidenza nella valutazione specialistica peritale
eseguita tre anni or sono dalla collega psichiatra Dr.ssa __________ per conto
del CPAS di __________. Appare evidente come l’A. nell’ambito del decorso
cronico della sua malattia sia comunque giunto a creare una situazione di
comunque discreto equilibrio che avvalendosi di un buon sostegno da parte
dell’entourage famigliare gli ha consentito almeno di rimanere indenne da scompensi
psicopatologici di maggiore gravità (…)” (pag. 846  dossier AI).

 

                                         Quali limitazioni funzionali
il dr. __________ ha riscontrato:

 

" (…)

La sintomatologia dolorosa percepita come un fatto quotidiano con
il quale fare giornalmente i conti rende l’A. più lento nelle mansioni e
facilmente esauribile oltre che meno caricabile e resistente nell’arco della
giornata. (…)” (pag. 847 dossier AI)

 

                                         Infine, il dr. __________
ha esaminato i criteri di Foerster, ritenendo non data una tendenza
all’isolamento né un ritiro sociale dell’assicurato (pag. 848 dossier AI). 

 

                                         Riguardo alla succitata perizia,
con scritto 1° settembre 2016 l’attuale psichiatria curante, dr. __________,
rileva:

 

" … confermo
che il signor RI 1 è in mia cura dal 19.01.2015 a tutt’oggi segnalatomi dalla
dott.ssa __________ che in quel periodo stava chiudendo il suo studio.

Non ritorno sull’anamnesi del paziente rimandando alla voluminosa
documentazione agli atti.

Sostanzialmente si tratta di un paziente con una lunga storia di
contenzioso con l’AI che nel corso degli anni ha a singhiozzo riconosciuto e
negato prestazioni assicurative.

In virtù di questa valutazione ed in previsione di ulteriori
contenziosi con l’Ai avevo richiesto un ricovero stazionario presso la Clinica __________
di __________ fin dall’inizio del trattamento presso di me. L’obiettivo era
particolarmente quello di chiarire la diagnosi clinica del paziente, che fino a
quel momento aveva ricevuto numerose terapie farmacologiche non del tutto
comprensibili.

Il ricovero presso questo istituto è poi avvenuto dal 16.02.2015
al 26.03.2015 dove venivano confermate le seguenti diagnosi:

Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di gravità media
ICD 10.F33.1.

Sindrome somatoforme di dolore persistente ICD 10 45.4.

Queste diagnosi erano state già ipotizzate dal sottoscritto nella
mia richiesta di ricovero alla direzione medica di detta clinica.

Ho preso visione della valutazione effettuata dal collega Dr.med. __________,
ultimo psichiatra che ha visitato il paziente per conto dell’amministrazione
che confermando le diagnosi del sottoscritto e di Castelrotto, e non smentendo
le valutazioni psichiatriche precedenti, errate, effettuate sempre per conto
dell’amministrazione, non tiene minimamente conto nè della mia valutazione nè
tanto meno di quella effettuata dai colleghi della Clinica di __________
Dr.med. __________, Dott.ssa __________, Dr. __________, esplicita sulla
valutazione della capacità al guadagno del paziente.

Vedi a questo proposito ultime righe del rapporto di dimissione
della Clinica di __________ dove cito “Per quanto riguarda l’aspetto relativo
l’inabilità lavorativa, riteniamo il paziente totalmente inabile all’attività
lavorativa (di qualsiasi tipo) sotto il profilo psichiatrico; la prognosi a
lungo medio termine è verosimilmente negativa, in quanto i sintomi
psichiatrici, seppur discretamente migliorati durante il ricovero, appaiono
rendenti alla cronicizzazione”.

Tra l’altro il collega non ha sentito la necessità di contattare
per uno scambio di opinioni nè il sottoscritto nè i colleghi della Clinica di __________,
contrariamente a quelli che sarebbero gli auspici previsti nel regolamento
fede-facente per questo tipo di valutazioni.

Per questo motivo ritengo la valutazione effettuata
dall’amministrazione dell’assicurazione invalidità non attendibile e
riconfermando pertanto quanto già da me certificato.” (doc. B)

 

                                         Con scritto 26 settembre
2016 il SAM ha allegato la presa di posizione 16 settembre 2016 del dr. __________
in merito a quanto sostenuto sopra dal dr. __________. Evidenziando come non vi
siano divergenze tra le diagnosi esposte nella sua perizia e quelle riportate
dallo psichiatra curante e dagli specialisti della Clinica __________, evidenzia:

 

" (…)

L’unico elemento discrepante rimane pertanto quello relativo alla
quantificazione della incapacità lavorativa da mettere in relazione con il
danno alla salute in questione. A questo proposito tengo a mettere in evidenza
come nel rapporto citato venga riportata una semplice opinione in merito
all’incapacità lavorativa dell’A. e che questa venga dichiarata in maniera
lapidaria senza portare elementi clinici tali da suffragarla con considerazioni
circa le ripercussioni sul piano funzionale in modo particolarmente chiaro ed
esaustivo. Tenendo conto di ciò propendo per una conferma integrale di quanto
da me riportato nella valutazione effettuata nell’ambito della perizia SAM.”
(doc. VI/1)

 

                                         Con annotazioni 5 ottobre
2016 il dr. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia al SMR,
confermando la risposta del SAM ha precisato:

 

" (…)

Concordo con il collega che lo scritto del Dr. __________
rappresenta un diverso apprezzamento, per altro privo di dati oggettivi, dello
stesso status psichico osservato dal perito psichiatrico SAM.

Non vi sono pertanto elementi nuovi rispettivamente modificazioni
significative di fatti noti che permettano di modificare la precedente presa di
posizione SMR.” (doc. VI/3)

 

                                         Il 28 ottobre 2016 lo
psichiatra curante, facendo rifermento alla succitata presa di posizione del
SMR, ha sostenuto:

 

" … che
semmai è la loro valutazione un diverso apprezzamento dello stesso stato
psichico osservato dal medico curante.

A questo proposito ribadisco l’osservazione effettuata e le
conclusioni sulla capacità lavorativa, in accordo con quanto certificato dai
colleghi di __________ che non mi risultano lapidarie, riconfermando
integralmente la mia posizione.

Ribadisco la mancata presa di contatto da parte del medico
dell’Assicurazione con i medici curanti elemento questo, a mio modo di vedere,
poco collegiale.” (doc. C2)

                                       

                                         Orbene, come visto, il
perito psichiatrico incaricato dal SAM, lo psichiatra curante e gli specialisti
della Clinica __________ hanno posto le medesime diagnosi. 

                                         Inoltre, lo status
psichico risultante dal rapporto 15 giugno 2015 della citata clinica
corrisponde sostanzialmente a quello esposto dal dr. __________ (cfr. esame
psichico). Vi è invece una diversa valutazione della stessa situazione psichica,
in particolare per quel che concerne le ripercussioni sulla capacità lavorativa.

                                         Il dr. __________ ha
attentamente valutato l’assicurato, concludendo per un’inabilità lavorativa del
50%, come la dr.ssa __________ nella perizia del 4 maggio 2012. Quest’ultima valutazione
è stata fra l’altro oggetto del ricorso contro la decisione 15 luglio 2013 sul
cui valore probatorio questo TCA non ha statuito, dovendo infatti annullare la
pronunzia per costatata violazione del diritto di essere sentito (cfr. consid.
1.2). Alla dettagliata ed esaustiva perizia del 4 maggio 2012 va tuttavia prestata
adesione, valutazione che, come visto, è stata confermata dal dr. __________.
Del resto, come indicato nella STCA 22 maggio 2014 i referti dell’allora
psichiatra curante non riportavano alcuna classificazione delle patologie
riscontrate, determinanti per il riconoscimento di un danno alla salute
psichico.

                                         

                                         Certo, il perito del SAM,
pur menzionando nell’elenco degli atti, non si è espressamente confrontato con
la differente valutazione della capacità lavorativa espressa dagli psichiatri
della Clinica __________, come pure del dr. __________, ciò che ha invece fatto
– su richiesta dell’Ufficio AI – in sede giudiziaria (cfr. consid. 1.5 e 1.6).
Ciò nulla toglie all’affidabilità della valutazione peritale. Difatti questo
TCA ritiene, sulla scorta di quanto sostenuto dal dr. __________ nelle
osservazioni 26 settembre 2016, che non sono indicati elementi clinici (la
paventata cronicizzazione dei sintomi psichiatrici rilevati nel rapporto di
dimissioni della citata clinica, che fra l’altro perdura da anni in misura
stabile, è stata parimenti rilevata dal perito) che permettono di suffragare una
maggiore incapacità lavorativa rispetto a quanto considerato dal perito
incaricato dal SAM. Il dr. __________ ha individuato, nonostante la patologia
psichiatrica, le “risorse” dell’assicurato  (“Appare evidente come l’A.
nell’ambito del decorso cronico della sua malattia sia comunque giunto a creare
una situazione di comunque discreto equilibrio che avvalendosi di un buon
sostegno da parte dell’entourage famigliare gli ha consentito almeno di
rimanere indenne da scompensi psicopatologici di maggiore gravità”), descrivendo
anche le limitazioni funzionali.

 

                                         In merito all’appunto
sollevato dal dr. __________ circa la scarsa collegialità legata alla mancata
presa di contatto con i medici curanti, con scritto il 28 novembre 2016
(allegato allo scritto del SAM del 6 dicembre 2016) il dr. __________ ha
risposto:

 

" (…)

Per quanto riguarda all’accenno finale fornito dal collega Dr. __________
nel suo certificato datato 28.10.2016 in merito ad una scarsa collegialità
legata alla mancata presa di contatto con i medici curanti da parte del
sottoscritto rispondo dicendo che non ho ritenuto di procedere in tal senso
disponendo di sufficienti informazioni provenienti dagli atti a disposizione
dai quali ho potuto trarre gli elementi che mi hanno portato a formulare un
giudizio a mio avviso esaustivo in merito sia all’inquadramento diagnostico sia
alla valutazione dello stato valetudinario dell’A. 

Sulla base di ciò confermo integramente quanto da me riportato
nella valutazione effettuata nell’ambito della perizia SAM.” (doc. XIV/1).

 

                            2.6.2.   All’assicurato è stato diagnosticata
una sindrome somatoforme da dolore persistente. A tal riguardo va ricordato che
un disturbo somatoforme da dolore persistente non è di regola atto, in quanto
tale, a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa
suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A
determinate condizioni tale disturbo può causare un’incapacità lavorativa e
spetta comunque allo specialista psichiatrico nell'ambito di una
classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla gravità dell'affezione,
rispettivamente sull’esigibilità della ripresa lavorativa da parte
dell’assicurato.

                                         L’Alta Corte ha precisato
che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una
morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la
presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza
di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso
patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione
duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita,
(3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano
terapeutico, indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione dal
processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla
malattia; "primärer Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso
di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché
di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (DTF 136 V 279 consid. 3.21; 132 V 65 consid. 4.2; 131 V 49; 130 V
354 consid. 2.2.3; SVR 2008 IV nr. 62; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser
/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag.
76 segg. e 80 segg.).

                                         Con sentenza pubblicata in
DTF 141 V 281 il TF ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle
affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr.
comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di lavoro
deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti
in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e
senza risultati predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi
disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà
ragionevolmente esigibile è stata abbandonata. Al consid. 8, il
TF ha rammentato che, come già spiegato in DTF 137 V 210, le perizie raccolte
secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore
probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo
caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate
nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova
disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto
federale.

                                         Ritornando alla
fattispecie concreta, non vi sono motivi per discostarsi dalla valutazione del
dr. __________. Il perito, come detto, ha ritenuto la sindrome somatoforme senza
influsso sulla capacità lavorativa non rilevando nell’assicurato la tendenza
all’isolamento, rispettivamente una perdita d’integrazione, senza quindi esser
partito dalla presunzione dello sforzo di volontà ragionevolmente esigibile. Del
resto, dal più volte citato rapporto della Clinica di __________ si desume che
il danno alla salute extra-somatico derivi piuttosto dalla sintomatologia
depressiva.

                                         

                                         Alla luce di
quanto sopra esposto, il TCA può conferire alla valutazione peritale del dr. __________
valore probatorio pieno.

 

                            2.6.3.   Pertanto, sulla base delle
affidabili e concludenti risultanze della perizia SAM, alla quale va conferito
probatorio (cfr. consid. 2.5), richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278
consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp.. 57, 551 e 572), il TCA ritiene
dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito
delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i
riferimenti ivi citati), che il ricorrente è abile al 50% nella propria
ed in attività adeguate rispettanti le limitazioni fisiche.              

                                         Infine, questo Tribunale
ritiene altresì che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e
sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurato sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti in via subordinata
dal ricorrente.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10
pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                               2.7.   Dal lato economico, rimasto incontestato, nella decisione oggetto
del presente ricorso l’amministrazione ha precisato che “… si ritiene che la
capacità al guadagno non sia incrementabile svolgendo altre professioni,
pertanto, l’incapacità lavorativa del 50% nella professione abituale equivale
al grado d’invalidità” 

                                         In altre parole, al posto
del consueto raffronto dei redditi, l’Ufficio AI ha applicato il cosiddetto
raffronto percentuale (DTF 137 V 337 consid. 3.1.1 con riferimento a DTF 114 V
313 consid. 3a e riferimenti; STF 9C_856/2010 del 27 giugno 2011,  I 759/2005 del 21 agosto 2006; cfr. anche
STCA 32.2012.28 del 5 novembre 2012, 32.2011.21 dell’11 luglio 2011,
32.2010.209 del 13 gennaio 2011, 32.2010.69 del 9 dicembre 2010).

                                         In effetti, per la
giurisprudenza se il danno alla salute non è tale – come in casu in base alle
perizie - da imporre un cambiamento di professione, di regola il giudizio
sull’incapacità al guadagno non esprimerà valori superiori all’incapacità
lavorativa indicata dal medico. Questo perché si suppone che esplicando tutto
l’impegno professionale che la restante capacità lavorativa medico-teorica
ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprima una capacità di guadagno
della medesima proporzione (RAMI 1993 U 168, p. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b;
STCA del 21 marzo 1995 nella causa S. F., del 31 maggio 1995 nella causa E. D.,
del 7 giugno 1995 nella causa M. Z. e del 26 febbraio 1996 nella causa G).

                                         Pertanto, il reddito da
invalido che l’assicurato potrebbe conseguire mettendo a frutto la sua capacità
lavorativa residua corrisponde al 50% del reddito realizzabile senza il danno
alla salute, ciò che giustifica una mezza rendita.  

 

                                         Visto quanto sopra, la
decisione contestata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.

 

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del
ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese di procedura per
fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti