# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8caf0af5-61a0-5266-8dda-4dea8748c33f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-10-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 27.10.1998 11.1997.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-60_1998-10-27.html

## Full Text

Incarto n.

  11.97.00060

  	
  Lugano

  27 ottobre 1998/rgc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__._____ (____)
della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna (privilegio
dell’artigiano e dell’imprenditore) promossa con petizione del 6 settembre 1991 da

 

	
   

  	
  __________ __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________ -__________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________ __________ __________, __________

  cui
  è subentrata

  __________ __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________);  

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:      1. Se dev’essere accolta l’appellazione del 14 marzo 1997
presentata da __________ __________ __________ __________ (ora __________
__________) contro la sentenza emessa il 21 febbraio 1997 dal Pretore della
giurisdizione di Locarno-Campagna;

 

                                         2.
  Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Nel 1983 __________
__________ è stata incaricata da __________ __________ di eseguire opere di
elettricista in uno stabile da edificare sulla particella n. __________RFD di
__________. I lavori sono stati ultimati alla fine del 1984. Dedotti gli
acconti, a favore di __________ __________ è rimasto uno scoperto di fr.
147’022.25. Nel frattempo, il 2 maggio 1993, il fondo è stato sottoposto al
regime della proprietà per piani. In seguito, il 27 aprile 1984, __________
__________ ha venduto a __________ __________ la proprietà per piani n.
__________ per fr. 450’000.–, acquisto finanziato per fr. 330’000.– da un mutuo
concesso dalla __________ __________ __________ __________. Il 7 maggio 1984 le
parti hanno precisato oggetto della compravendita era in realtà la particella
n. __________di 107/1000. Il 5 ottobre 1984,
contestualmente al trapasso di proprietà, sono state iscritte a registro
fondiario due cartelle ipotecarie: l’una di fr. 330’000.– al portatore in primo
grado e l’altra di fr. 40’000.– sempre al portatore, iscritta in secondo rango.
Il primo titolo è stato consegnato alla __________ __________ __________
__________ di __________, il secondo alla __________ __________.

 

                                  B.   Il 16 ottobre 1984
__________ __________ ha chiesto al Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna
che sulla proprietà per piani n. __________fosse iscritta provvisoriamente a
suo favore un’ipoteca legale degli artigiani e imprenditori per la somma di fr.
8’920.–. Annotata il 17 ottobre 1984 in via provvisoria, l’ipoteca è stata
iscritta in via definitiva il 4 luglio 1989. A seguito del fallimento di __________
__________, la proprietà per piani n. __________è stata realizzata, il 13
agosto 1991, ai pubblici incanti e aggiudicata per fr. 283’000.–. Con lo stato
di riparto l’Ufficio esecuzione e fallimenti di Locarno ha attribuito fr.
7’869.80 al Comune di __________, fr. 9’116.70 allo Stato del cantone Ticino e
fr. 265’641.– alla __________ __________ __________ __________a. Il credito
vantato da __________ __________ è rimasto scoperto.

 

                                  C.   Il 6 settembre 1991
__________ __________ ha convenuto la __________ __________ __________
__________, succursale di __________, davanti al Pretore della giurisdizione di
Locarno-Campagna, chiedendo di accertare il suo diritto di essere pagata sul
ricavo assegnato alla banca nell’ambito della vendita all’asta della citata
proprietà per piani, di condannare la banca a versarle l’importo di fr.
11’596.– e di modificare conseguentemente lo stato di riparto. Nella sua
risposta del 31 ottobre 1991 la __________ __________ __________ __________ si
è opposta alla petizione, contestando in via preliminare la sua qualità di
parte e la sua legittimazione passiva. Nei successivi atti scritti le parti si
sono riconfermate nelle rispettive domande. Con decreto del 10 novembre 1992 il
Pretore ha accertato che convenuta nella causa era __________ __________
__________ __________ con sede a __________, respingendo le eccezioni. Un
appello presentato dalla banca contro tale decreto è stato respinto il 21
luglio 1993 dalla seconda Camera civile del Tribunale di appello. Esperita
l’istruttoria di merito, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale,
rimettendosi al contenuto delle comparse scritte, nelle quali hanno riaffermato
le loro domande di giudizio.

 

                                  D.   Statuendo il 21
febbraio 1997, il Pretore ha accolto la petizione e ha ordinato all’Ufficio di
esecuzione e fallimenti di Locarno di modificare lo stato di riparto relativo
alla vendita all’asta della proprietà per piani n. __________, pari a 107/1000
del fondo base n. __________RFD di __________, nel senso di riconoscere a
__________ __________ il diritto di ricevere la somma di fr. 11’596.– oltre
interessi dal 13 agosto 1991, deducendo tale importo da quello assegnato alla
__________ __________ __________ __________. Le spese, con una tassa di
giustizia di fr. 1’200.–, sono state poste a carico della convenuta, tenuta a
rifondere alla controparte fr. 1’600.– per ripetibili.

 

                                  E.   Insorta con un
appello del 14 marzo 1997 contro la sentenza del Pretore, la __________
__________ __________ __________ propone che il giudizio impugnato sia riformato
nel senso di respingere la petizione. In via subordinata essa chiede una riduzione
della tassa di giustizia a fr. 700.– e delle ripetibili a fr. 1’050.–. Nelle
sue osservazioni del 28 aprile 1997 __________ __________ propone di respingere
il gravame di confermare la sentenza impugnata.

 

                                  G.   A seguito della
fusione tra __________ __________ __________ __________ e __________ __________
__________ __________, il __________ 1998 __________ __________ ha dichiarato
di subentrare nel processo.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore, dopo avere
accertato che nella realizzazione della nota proprietà per piani i diritti di
pegno avevano assicurato alla convenuta un provento superiore al valore del
suolo, ha ritenuto in estrema sintesi che, quand’anche avesse concesso un mutuo
all’acquirente dell’appartamento anziché al committente dell’opera, la banca avrebbe
dovuto sapere – informandosi debitamente – che nel maggio del 1984 lo stabile
non era ancora stato ristrutturato interamente e che artigiani o imprenditori
potevano anche non essere stati tacitati. Egli ha pertanto giudicato adempiuti
i requisiti dell’art. 841 CC e ha assegnato all’attrice l’importo di fr.
11’596.–.

 

                                   2.   Per l’art. 841 CC se
nella realizzazione del pegno i crediti degli artigiani o imprenditori
subiscono una perdita, la differenza dovrà essere risarcita sulla quota del
ricavo assegnata ai creditori pignoratizi anteriori, dedotto il valore del
suolo, in quanto questi potevano riconoscere che la costituzione dei loro
diritti di pegno tornava di pregiudizio agli artigiani o imprenditori.                   Come
correttamente rileva il primo giudice, il privilegio degli artigiani va riconosciuto
se si verificano due condizioni oggettive e una soggettiva (Pfister-Ineichen, Das Vorrecht nach art.
841 ZGB und die Haftung der Bank als Vorgangsgläubigerin, Friburgo 1991, pag.
77 seg.; Steinauer, Les droits réels,
vol. III, 2a edizione, n. 2906 seg.; Schmid, Sachenrecht, Zurigo 1997, pag. 379 seg.). E in
concreto non è contestato che l’attrice ha subito una perdita nella
realizzazione della proprietà per piani in rassegna.

 

                                   3.   L’appellante
sostiene anzitutto che il valore del suolo non ammonta a fr. 223’290.– , ma a
fr. 235’424.–, il Pretore avendo trascurato di considerare il valore delle
costruzioni preesistenti. Di per sé fondata, la censura non ha però incidenza
sull’esito del ricorso. Il perito giudiziario ha stimato il valore del suolo
nel 1991, momento decisivo per la stima (Steinauer,
op. cit., pag. 232 n. 2906c), in fr. 1’745’320.– (perizia, pag. 10). Aggiungendo
il valore delle costruzioni preesistenti (fr. 100’000.– non contestato) e
quello degli interessi del 13.4% (non contestato) per fr. 247’273.–, la quota
relativa alla proprietà per piani oggetto della realizzazione di 107/1000
ammonta in definitiva a fr. 223’907.–. La differenza tra il valore
ricevuto dall’appellante con lo stato di riparto (fr. 265’641.–) e quello del
suolo è pertanto di fr. 41’734.–, ragione per cui – come che sia – nella
realizzazione i diritti di pegno hanno assicurato al creditore pignoratizio
anteriore (l’istituto di credito) un importo superiore al valore del suolo.

 

                                   4.   L’appellante ritiene
che nella fattispecie l’art. 841 CC non sia applicabile poiché il credito da
lei concesso è stato utilizzato per finanziare l’acquisto dell’appartamento e
non per un credito di costruzione, di modo che non era suo compito versare alcunché
ad artigiani o imprenditori. L’opinione non può essere condivisa. Intanto il
credito di costruzione è solo uno dei modi per finanziare lavori edili, nulla impedendo
altre forme di finanziamento (v. anche Pfister-Ineichen,
op. cit., pag. 153 e segg.; Schmid,
op. cit., pag. 380 in alto). Inoltre il privilegio dell’artigiano vale nei
confronti di tutti i pegni immobiliari (Pfister-Ineichen,
op. cit., pag. 100). Per di più, dall’atto di compravendita 27 aprile 2984 del
notaio __________ __________ (richiami IV) risulta che la venditrice si
impegnava a concludere i lavori nell’appartamento da lei venduto, come pure a
ultimare le parti comuni e gli accessori in conformità ai piani, al prospetto
di vendita e all’accordo sui materiali di finitura (punto 3). È vero che la
proprietà per piani era libera da pegni immobiliari, ma l’acquirente prendeva
atto che il fondo base era gravato da ipoteche per fr. 1’250’000.– e che tali
ipoteche sarebbero state svincolate alla consegna dell’appartamento (punto 4).

 

                                         Tenuto conto che
l’acquirente ha versato al promotore immobiliare l’importo di fr. 300’000.–
alla firma del rogito e che a quel momento la proprietà per piani non era ancora
ultimata, tant’è che il saldo (fr. 150’000.–) sarebbe stato versato solo alla
consegna dell’appartamento dopo il collaudo, non poteva sfuggire alla banca che
il credito in questione sarebbe servito a pagare artigiani e imprenditori.
Sotto questo profilo tra la costituzione del pegno da parte dell’appellante e
la perdita subita dall’artigiano sussiste un rapporto di causalità adeguata che
giustifica l’applicazione dell’art. 841 CC (DTF 86 II 145). Del resto,
l’appellante stessa ammette che il credito stanziato a __________ __________ è
servito in definitiva a tacitare “i creditori della costruzione” (appello, pag.
7). Ciò non essendo avvenuto, l’importo versato dalla convenuta è stato usato
in modo pregiudizievole per gli artigiani e imprenditori che hanno lavorato
nell’appartamento (Steinauer, op.
cit., pag. 233 n. 2906f), al punto da causare loro una perdita.

 

                                   5.   La condizione
soggettiva dell’art. 841 CC è adempiuta se il creditore pignoratizio anteriore
poteva riconoscere che la costituzione del suo diritto di pegno tornava di
pregiudizio agli artigiani o imprenditori (cpv. 1 in fine). Il creditore può
invocare la sua buona fede solo nella misura in cui essa è compatibile con
l’attenzione che gli imponevano le circostanze del caso. Questa va esaminata
sia al momento della costituzione del pegno sia al momento dell’utilizzazione
del credito garantito dal pegno (Steinauer,
op. cit., pag. 234 n. 2907).  

 

                                   a)  Al
momento di costituire il pegno il creditore deve determinare se il pegno è superiore
al valore del fondo. Dandosi il caso, egli deve assicurarsi che il credito sia
destinato al pagamento di coloro che contribuiscono ad aumentare il valore
dell’immobile. Tale valore, a differenza di quello preso in considerazione per
l’esame della condizione oggettiva, deve essere determinato al momento della
costituzione del pegno (Pfister-Ineichen,
op. cit., pag. 152; Steinauer,
op. cit., pag. 234 n. 2908a). Dal fascicolo processuale risulta il perito ha
stimato il valore della particella n. __________RFD di __________ prima della
nuova edificazione in fr. 846’950.– (perizia, pag. 6). Tenuto calcolo che la
proprietà per piani in questione è pari a 107/1000 si può
ragionevolmente supporre che il valore del suolo relativo a questa parte, se il
sedime non fosse stato costruito, sarebbe ammontato a fr. 90’625.–. Concedendo
un prestito di fr. 300’000.– la convenuta avrebbe dovuto evitare di creare
pregiudizio agli artigiani, assicurandosi che l’importo messo a disposizione
sarebbe servito all’effettivo finanziamento dei lavori che comportavano un
aumento di valore dell’immobile. Il dovere di diligenza di chi concede prestiti
ipotecari su un terreno fabbricabile deve essere apprezzato con rigore,
specialmente quando il creditore è una banca (DTF 100 II 318; Steinauer, op. cit., pag. 234 n.
2907a). Il fatto che l’istituto bancario si sia riferito al prezzo di
compravendita non è determinante, poiché il valore del suolo è quello
risultante da una stima oggettiva prima della costruzione, che un creditore
diligente fa stimare da un perito di sua fiducia (Pfister-Ineichen, op. cit., pag. 109; Steinauer, op. cit., n. 2908a pag. 234).

 

                                   b)  Si
aggiunga che, comunque sia, nel caso specifico la banca ha dato prova di
negligenza anche nell’elargizione del credito. Essa non poteva ignorare infatti
che l’immobile era ancora in costruzione. Non solo ciò risultava – come si è
visto – dall’atto di compravendita (consid. 4), ma si evinceva anche
dall’estratto del registro fondiario, su cui figurava che la proprietà per
piani era stata costituita prima della costruzione (richiamo IV). Certo,
l’acquirente doveva versare l’importo di fr. 300’000.– al promotore
immobiliare, di modo che per l’istituto di credito risultava assai complesso
ossequiare il principio della parità di trattamento fra artigiani. Ma ciò non
significa che esso non potesse subordinare il pagamento, per esempio, a
determinate condizioni (v. Pfister-Ineichen,
op. cit., pag. 157). Trattandosi di un creditore sperimentato, la cautela dell’art.
841 CC deve essere applicata con rigore per evitare di renderla inefficace (DTF
100 II 318). Non consta, né è stato preteso, che la banca abbia deliberatamente
favorito uno o più artigiani a scapito di altri, ma con un minimo di attenzione
essa avrebbe potuto evitare che l’attrice subisse una perdita.

 

                                   6.   L’appellante
rimprovera infine al Pretore di avere assegnato all’attrice l’intera somma
scoperta e di non avere suddiviso l’importo suscettibile di privilegio proporzionalmente
alle rispettive quote di partecipazione al costo complessivo delle opere. Ora,
secondo giurisprudenza l’artigiano o imprenditore ha diritto al risarcimento
sulla quota del ricavo assegnata al creditore pignoratizio anteriore soltanto
fino a concorrenza del rapporto esistente tra il suo credito e l’ammontare
complessivo delle spese di costruzione (DTF 115 II 136 consid. 7b, 86 II 145 consid.
4; Pfister-Ineichen, op. cit.,
pag. 186 segg.; Steinauer, op.
cit., pag. 238 seg. n. 2919). Non vi è ragione per derogare a tale giurisprudenza,
le critiche rivolte da una parte della dottrina al citato metodo di calcolo
essendo già state vagliate dal Tribunale federale (DTF 115 II 136 consid. 7c).
Nella fattispecie si evince dalla perizia che il valore delle opere eseguite
dall’attrice corrisponde al 56‰ del costo complessivo degli edifici (perizia,
pag. 15), di modo che, limitatamente alla proprietà per piani in esame, il valore
dell’impianto risulta di fr. 18’878.–. Ciò posto, non si giustifica di
scostarsi dall’importo di fr. 11’596.– rivendicato dall’attrice e riconosciuto
dal Pretore. L’argomentazione dell’appellante, ancorché non priva di buon
diritto, si rivela quindi ininfluente per l’esito del giudizio.

 

                                   7.   L’appellante
contesta in subordine l’entità delle spese e delle ripetibili, che ritiene
sproporzionate rispetto all’oggetto della causa, alla complessità della lite e
al suo grado di soccombenza. In concreto è vero che per fissare la tassa di
giustizia e le ripetibili il Pretore ha applicato il massimo previsto dalla
legge sulla tariffa giudiziaria, rispettivamente dalla tariffa dell’Ordine
degli avvocati. Se non che, come ha già ripetuto questa Camera, in tale ambito
il primo giudice fruisce di ampio potere di apprezzamento, censurabile solo per
eccesso o per abuso (I CCA, sentenza del 18 aprile 1985 in re GMS, consid. 8; del
1° febbraio 1996 in re A., consid. 3, pubblicata nel Bollettino dell’Ordine
degli avvocati, n. __________pag. __________). A parte il fatto che
l’appellante non dimostra estremi del genere, nella fattispecie –contrariamente
a quanto si afferma nell’appello – la causa era senz’altro complessa (art. 3
cpv. 1 LTG), tant’è che la convenuta medesima rivendicava, in caso di accoglimento
del ricorso, un’indennità per ripetibili corrispondente a quasi il massimo
della tariffa. L’importo di fr. 1’600.– stabilito dal Pretore, poi, non
remunera neppure un giorno pieno di lavoro. Considerate le prestazioni della
patrocinatrice dell’attrice (tre allegati e formulazione dei quesiti peritali),
tale indennità rientra senza dubbio nella latitudine di apprezzamento del primo
giudice. Anche al proposito l’appello manca così di ogni consistenza.

 

                                   8.   Gli oneri
processuali sono posti a carico dell’appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), che
rifonderà alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr.  600.–

                                         b) spese                         fr.   
50.–

                                                                                fr. 
650.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte l’importo di fr.
800.– per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione a:

                                         –
avv. __________ __________, __________;

                                         – avv. __________
__________ -__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria