# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7a3857e3-55d9-50eb-9e77-a31e8dcbbede
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 19.10.2015 17.2015.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2015-63_2015-10-19.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2015.63

  	
  Locarno

  19 ottobre 2015/mi 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sara Lavizzari, vicecancelliera 

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 23 marzo 2015 da 

 

	
   

  	
  AP 1

  rappr. dall' DI 1

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei
  suoi confronti il 18 marzo 2015 dalla Corte delle assise correzionali di Riviera
  (motivazione scritta intimata il 27 aprile 2015)

  

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 4 maggio 2015;

 

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che              -   con AA 93/2014 del 19
settembre 2014, art. 356 cpv. 1 CPP, il procuratore pubblico ha messo in stato
d’accusa dinanzi alla Corte delle assise correzionali di Riviera AP 1, siccome
ritenuto colpevole di 

 

                                         grave
infrazione alle norme della circolazione 

 

                                         per
avere, il 25 gennaio 2013 a __________, violato intenzionalmente le elementari
norme della circolazione stradale, correndo in tal modo il forte rischio di
causare un incidente della circolazione con feriti o morti, segnatamente
attraverso la grave inosservanza di un vigente limite di velocità,

                                         e
meglio per aver circolato alla guida del veicolo Audi TT RS targato __________,
alla velocità di 203 km/h (dedotto il margine di tolleranza) accertata dalla
polizia mediante apparecchio Multanova Radar 6F, malgrado il prescritto limite
di 120 km/h superando quindi di almeno 83 km/h la velocità massima consentita;

                                         fatti
avvenuti nelle indicate circostanze di tempo e di luogo

                                         reato
previsto: dall’art. 90 cpv. 3 e 4 lett. d LCStr in rel. con gli art. 27 cpv. 1,
32 cpv. 2 LCStr, 4a cpv. 1 lett. b ONC e art. 22 cpv. 1 OSStr;

                                         

                                         Con
sentenza 18 marzo 2015 la Corte delle assise correzionali di Riviera, statuente
a giudice unico, ha integralmente confermato l’accusa ed ha condannato AP 1
alla pena di 16 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di
prova di tre anni. 

 

 

preso atto che         -   contro la sentenza della Corte
delle assise correzionali, il condannato ha tempestivamente annunciato di voler
interporre appello. 

Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione
di appello 4 maggio 2015, egli ha dichiarato di impugnare l’intera decisione di
condanna, chiedendone l’annullamento, con conseguente suo proscioglimento da
ogni accusa, con protesta di tasse, spese e ripedibili d’appello;

 

                                     -   con ordinanza del 26
maggio 2015, la presidente di questa Corte ha assegnato alle parti un termine
di 10 giorni per presentare istanze probatorie. Scaduto infruttuosamente lo
stesso, con scritto 9 giugno 2015, è stato loro fissato un nuovo termine per
comunicare l’eventuale consenso allo svolgimento del procedimento con procedura
scritta. Tutte le parti hanno tempesticamente comunicato il loro assenso a tale
forma di evasione dell’appello;

 

                                     -   così richiesto, il
prevenuto ha introdotto la propria motivazione scritta di data 7 agosto 2015;

 

                                     -   a sua volta, il 25 agosto
2015, il procuratore pubblico ha prodotto un allegato scritto con le proprie
osservazioni. Per contro il Tribunale penale cantonale non ha ritenuto
necessario esprimersi;

                                         

 

ritenuto

Principi applicabili all’accertamento
dei fatti

 

                                   1.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza (Bernasconi e al., Commentario CPP,
Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 10, n. 24, pag. 49; ad art. 139, n. 1, pag. 297;
Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2,
pag. 603; Schmid, Schweizerische Straprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San
Gallo 2009, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler Kommentar, StPO, Basilea
2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e seg.) che, in applicazione dell’art. 10
cpv. 2 CPP, valuta liberamente, secondo il convincimento che trae dall’intero
procedimento (Bernasconi e al., op. cit., ad art. 10, n. 15, 16 e 23, pag. 48 e
49; Schmid, op. cit., ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23;
Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41,
pag. 70-72; Piquerez/Macaluso, Procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea
2011, n. 944, pag. 328; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches
Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 54, n. 3, pag. 245; Hofer, op. cit., ad art.
10, n. 58, pag. 173; DTF 133 I 33, consid. 2.1; 129 I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28
consid. 1b; 117 Ia 401 consid. 1c/bb; STF 6B_936/2010 del 28 giugno 2011;
6B_10/2010 del 10 maggio 2010; 6B_1028/2009 del 23 aprile 2010; 6P.218/2006 del
30 marzo 2007). 

 

                                   2.   In mancanza di prove
dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi (STF
6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003
consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag. 253; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con richiami; Rep. 1980 pag. 405 consid.
4b). 

L’indizio, per consolidata dottrina e giurisprudenza, è una circostanza
di fatto certa dalla quale si può trarre, dopo un processo
di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base
di una loro valutazione d’insieme, una conclusione
circa la sussistenza o non del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann,
Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 59, n. 12 a 15 con richiami, pag. 277; Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo,
1956, pag. 416 e segg.; Rep. 1980 pag. 192 consid. 3; Rep. 1980 pag. 147
consid. 4).

In assenza di prove tranquillanti e sicure, si può, dunque, emanare un
giudizio di condanna soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che,
correlati logicamente nel loro insieme, consentano deduzioni precise e rigorose
così da far concludere che l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa
non può essere ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans Walder, Der
Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit., in part., in
STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2 ed in 6P.37/2003 del 7 maggio
2003 consid. 2.2; cfr. anche STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9;
cfr. pure sentenze CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011 consid. 11; 17.2011.42
del 2 settembre 2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8 aprile 2011 consid. 2.5;
17.2010.69 dell’8 aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza CCRP 17.2009.59 del 9
giugno 2010 consid. 4.3.b, confermata dal TF). 

 

                                   3.   Il principio della
presunzione d’innocenza - garantito dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e
14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare
l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la
valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto
di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione
del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le
altre, STF 6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.20/2002 19 aprile
2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31
consid. 4b). In questi casi - così come ricordato dall’art. 10 cpv. 3 CPP - il
giudice deve fondarsi sulla situazione più favorevole all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove conduca
ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici - sempre
possibili poiché ogni fatto collegato a vicende umane lascia inevitabilmente
spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad imporre l’applicazione del
principio in dubio pro reo. 

Il principio in dubio pro reo è così disatteso soltanto quando
il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva
delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato
(DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF
6B_369/2011 del 29 luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009
consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9 ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del 13
giugno 2008 consid. 2.2; 6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1;
1P.121/2007 del 5 marzo 2008 consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid.
3.8.1; 1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del
1. settembre 2011 consid. 10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid.
3.3; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch, §
13, n. 233-235, pag. 90-91; Tophinke, Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n.
82-83, pag. 182; Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad
art. 10, n. 11-13, pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2014, ad art.
10, n. 9, pag. 106; Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag.
66 e n. 47, pag. 73). 

 

L’accusato

 

                                   4.   AP 1, cittadino portoghese,
è nato il __________ a __________ ed abita attualmente con la sua compagna __________
a __________, in via __________. Ha un fratello più giovane, __________, nato
nel __________.

 

                                         Egli ha vissuto a __________
sino alla fine della prima classe di scuola elementare. In seguito, con la
famiglia, si è trasferito in Portogallo, ove ha concluso il ciclo delle scuole
dell’obbligo e, nel 2006/2007, ha conseguito il diploma di tecnico elettronico.
Il padre ha comunque sia continuato a vivere e lavorare in Ticino, così che nel
2008 il prevenuto ha deciso di raggiungerlo. Appena arrivato nel nostro Paese
ha trovato un impiego come tecnico manutentore di stabili, professione che
svolge tutt’ora, sempre per lo stesso datore di lavoro (MP AP 1 4 settembre
2014, AI 18, pag. 3). Inizialmente e sino all’ottenimento di quello di
domicilio, ha beneficiato di un permesso B.

                                         Almeno
sino al 10 febbraio marzo 2015 il suo salario mensile era di fr. 4'900.- lordi
(VI dib. primo grado 10 febbraio 2015, pag. 1). Per la cassa malati spendeva
fr. 230.- al mese, mentre l’affitto del suo appartamento ammontava a mensili
fr. 1'200.-.

                                         La
fidanzata non lavora.

 

                                         4
anni prima dei fatti, AP 1 ha acquistato l’Audi TT, nuova, a fr. 80'000.-,
accendendo un piccolo credito di fr. 20'000.- (poi estinto), compensando in
parte il resto con la cessione del veicolo che aveva in precedenza (MP AP 1 4
settembre 2014, AI 18, pag. 3). 

 

                                         L’imputato
paga regolarmente le imposte e non ha debiti. E’ incensurato.

 

 

 

                                         I
fatti

 

                                   5.   I fatti sono ben presto
esposti. Il 25 gennaio 2013, la polizia cantonale ha predisposto un controllo
della velocità sull’autostrada A2, corsia B nord-sud, al km 65.600 in
territorio di __________, per mezzo di un apparecchio Radar Multanova 6F
(numero METAS 11653-0), dotato di antenna a misurazione cinometrica in
avvicinamento e con unica foto frontale.

                                         Alle
12:30 l’apparecchio ha intercettato un veicolo, risultato poi essere un’Audi TT
RS di colore grigio, circolante alla velocità rilevata di 210 km/h.

                                         Essendo
la targa dell’automezzo montata in maniera anomala sul lato sinistro della
parte anteriore (invece che come prescritto, al centro), sotto i fari, essa si
è trovata fuori campo nella foto scattata dall’apparecchio. Nel contempo, i due
agenti sul posto, anche a causa dell’alta velocità, non sono riusciti a leggere
la targa posteriore. Le uniche cose che hanno potuto notare erano i colori
rosso e blu dello stemma del cantone e il fatto che il numero era piuttosto
breve.

                                         Per
contro, dalla foto sono risultati essere sufficientemente visibili i due
occupanti dell’auto, un giovane uomo, alla guida, ed una giovane donna.

 

                                         Sulla
scorta di questi pochi dati sono state avviate le indagini per risalire
all’autore del reato. La fortuna (o sfortuna, per l’appellante) ha voluto che
il modello di auto in questione fosse poco diffuso, sicché la cerchia dei
possibili rei è risultata essere molto limitata, essendo solo 9 le Audi TT RS
immatricolate nel nostro Cantone.

                                         Tutti
e 9 i proprietari sono quindi stati convocati presso il posto di Polizia
Cantonale per consentire agli inquirenti di visionare il loro veicolo.

                                         L’8
febbraio 2013 anche AP 1 è quindi giunto alla centrale di Lugano. In
quell’occasione, tuttavia, gli agenti presenti, dopo aver esaminato la sua
automobile, targata __________, hanno concluso che, vista la difformità di due
o tre accessori, non corrispondeva esattamente a quella fotografata il 25
gennaio 2013, ma hanno nel contempo rilevato come invece l’imputato fosse
compatibile con il conducente risultante dalla fotografia:

 

“  (…) Il suo veicolo si differenzia da
quello della fotografia in tre particolari:

1. i cerchi in
lega sono diversi

2. il suo veicolo
monta la targa di controllo sotto il simbolo audi sulla griglia anteriore

3. manca la
placchetta evidenziata nella foto”.

Nonostante il
veicolo presenti delle marcate differenze il AP 1 assomiglia al conducente
ritratto nella foto, pertanto le invio i suoi dati.” (AI 12, allegato 12). 

                                         

Non avendo quindi potuto identificare con assoluta certezza in
nessuno dei veicoli esaminati quello con il quale è stato commesso il reato,
l’inchiesta si è de facto arenata per quasi un anno, sino a quando, il 5
gennaio 2014, l’accusato, a bordo della sua Audi TT RS, è incappato in un
controllo di polizia, in esito al quale sono state riscontrate delle anomalie
al veicolo, e meglio l’uso di componenti non autorizzate, l’eliminazione del
silenziatore centrale e la manomissione della valvola di scarico del
silenziatore finale (AI 12, allegato 13). In quell’occasione sono pure state
scattate delle fotografie che, una volta trasmesse agli inquirenti, hanno loro
consentito di prendere atto del fatto che l’automobile in questione era
praticamente identica a quella dei fatti del 25 gennaio 2013 (AI 12, allegati14
– 17). In particolare, i cerchioni in lega erano identici, così come la targa
si trovava esattamente nella stessa posizione di quel giorno. Egli è così stato
convocato in polizia per una nuova ispezione il 31 gennaio 2014 e, dopo aver
preso atto delle caratteristiche del veicolo e della somiglianza della sua
persona con il conducente di allora, egli è stato interrogato in qualità di
imputato. Confrontato con l’accusa, egli ha negato di essere la persona
ritratta nella fotografia e ha negato che il veicolo in questione sia il suo,
sostenendo che la ricerca non avrebbe dovuto essere limitata alle auto
immatricolate in Ticino ma avrebbe dovuto essere estesa a tutta la Svizzera (PG
31 gennaio 2014, AI 12, pag. 2 seg.). Nel contempo ha ammesso di aver
riposizionato la targa al centro in vista dell’ispezione. Su esplicita domanda,
ha dichiarato di non ricordare dove si trovava quel giorno a quell’ora.

 

Sentito il 4 aprile 2014, AP 1 ha dichiarato che il 25 gennaio
2013, come emerge dai piani di lavoro prodotti dal suo principiale __________,
aveva preso una giornata di libero, a suo dire per arredare il suo appartamento
(PG 4 febbraio 2013, AI 12, pag. 2). Messo a confronto con la documentazione
fotografica relativa ad un altro superamento dei limiti di velocità da lui
commesso con il furgone della ditta sull’autostrada a Rivera il 13 giugno 2013,
l’imputato si è riconosciuto nelle immagini mostrategli a computer, anche
perché in esse la targa è chiaramente leggibile. Per contro, in relazione ai
fatti qui in discussione, negando di essersi potuto trovare in zona __________
alle 12:30 del 25 gennaio 2013, non ha saputo dire dove era quel giorno a
quell’ora. In conclusione di verbale, con un’aggiunta manoscritta, il prevenuto
ha informato gli interroganti del fatto che suo fratello è molto simile a lui e
che persino gli agenti, il giorno della prima ispezione, lo avevano scambiato
per lui.

 

                                         Verbalizzato
nuovamente il 23 maggio 2014, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

Gli inquirenti hanno sentito pure la compagna di AP 1, __________,
che ha dichiarato di non riconoscere l’auto ripresa nella foto del 25 gennaio
2013 e di non vedere alcuna somiglianza tra i due occupanti del mezzo e lei o
il compagno (PG 14 marzo 2013, AI 12).

 

                                         Infine,
dando seguito allo spunto del prevenuto, è stato deciso di interrogare anche il
fratello di questi, AP 1, che si è avvalso del diritto di non rispondere (PG 17
aprile 2014, AI 12). Qualche giorno dopo questa audizione, il datore di lavoro
di AP 1 (la società __________ di __________ lo stesso dell’accusato) ha trasmesso
l’orario di lavoro della settimana dal 21 al 25 gennaio 2013, dal quale risulta
che anche lui il 25 gennaio 2013 era assente dal lavoro, al mattino per una
visita medica ed al pomeriggio perché aveva preso libero (AI 12, allegato a
scritto della __________ del 22 aprile 2013).

                                                                                

                                   6.   Ritenute le prove
agli atti sufficienti, con atto d’accusa del 19 settembre 2014, il procuratore
pubblico ha promosso l’accusa di fronte alla corte delle assise correzionali di
Riviera nei confronti dell’appellante per grave infrazione alle norme della
circolazione.

                                         I
primi giudici hanno condiviso integralmente la posizione dell’accusa,
dichiarando AP 1 autore colpevole del reato in questione e condannandolo alla
pena di sedici mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di
prova di tre anni.

 

                                         In
occasione del dibattimento, il prevenuto ha avuto modo di ribadire di non
essere lui la persona ripresa nella foto dell’apparecchio Multavision il 25
gennaio 2013 alle ore 12:30, così come la donna non è la sua compagna e l’auto
non è quella a lui intestata. Egli ha precisato che i cerchioni montati il
giorno del controllo del gennaio 2014 erano stati da lui acquistati un paio di
settimane prima della loro omologazione, avvenuta il 15 maggio 2013 (VI
dibattimento di primo grado del 10 febbraio 2015, pag. 2 e documento allegato
al doc. dib.TPC 1). Inoltre, a domanda diretta del presidente della Corte, egli
ha risposto che il giorno dei fatti è sempre stato nel luganese, a Grancia a
comperare dei mobili e a casa a montarli, senza essere tuttavia in grado di
dimostrarlo, nemmeno con uno scontrino dell’acquisto. AP 1 ha poi aggiunto che,
essendo il controllo radar stato effettuato sul mezzogiorno, egli, tra quell’ora
e la una del pomeriggio, era sicuramente a casa dei suoi genitori a pranzare.

                                         

                                         L’appello

 

                                   7.   Con l’impugnativa,
l’appellante chiede di essere prosciolto integralmente da ogni accusa, in
quanto non vi sono prove della sua colpevolezza.

                                         

                                         In
primo luogo, a suo dire, non si può ritenere prova sufficiente la dichiarazione
scritta sul rapporto di polizia dal cpl. __________ in base alla quale la
bandiera del Cantone che egli ha visto è quella ticinese e il numero di targa
era composto da poche cifre. In effetti un rapporto scritto di polizia non è un
mezzo di prova. L’unico modo per sanare questa lacuna sarebbe stato quello di
interrogare l’agente che ha effettuato la costatazione. In assenza della sua
deposizione, fondandosi solo su quanto da questi riportato nel rapporto, il
giudice avrebbe violato le norme applicabili in materia di amministrazione
delle prove. 

                                         Non
è dunque dimostrato che l’auto che ha commesso l’infrazione era immatricolata
in Ticino.

 

                                         In
seconda battuta, l’appellante afferma come non sia nemmeno dimostrato che
l’auto in questione sia realmente un’Audi TT RS, poiché dalla foto potrebbe
benissimo trattarsi di una semplice audi TT, modificata in modo da assomigliare
alla RS. 

 

                                         Oltre
a ciò, non è neppure corretto sostenere, come invece fatto dai primi giudici,
che la targa del veicolo ripreso dall’apparecchio Multavision fosse posizionata
sulla sinistra, non essendo visibile né al centro né a destra. La stessa
avrebbe anche potuto essere posizionata all’interno dell’abitacolo, in modo da
essere visibile dal parabrezza, oppure è parimenti ipotizzabile che l’auto in
questione non disponesse di alcuna targa anteriore. La foto in atti è, su
questo punto, insufficiente a chiarire il fatto. 

                                         E’
invece assodato che né gli apparecchi elettronici, né l’occhio umano hanno
potuto leggere la targa dell’Audi in questione. 

 

 

 

                                         Neppure
provato è che il prevenuto procedesse a modificare il veicolo ogni qualvolta
doveva presentarsi in polizia, per poi rimetterlo nello stato a lui più
congeniale una volta conclusi i controlli.

                                         Dalla
foto in atti non si può desumere che il guidatore fosse AP 1. Il parere di
parte di un esperto in materia, prodotto, attesta infatti come l’immagine non
sia sufficientemente nitida per permettere di giungere ad una simile
conclusione.

 

                                         Infine,
allegando al memoriale scritto di motivazione una dichiarazione del padre del
prevenuto che lo confermerebbe, quest’ultimo sostiene che al momento in cui è
stata riscontrata l’infrazione egli si trovava a pranzo dai genitori.

                                         

                                         In
base a questi elementi, i dubbi circa la colpevolezza del ricorrente sono
troppo forti, sicché se ne impone il proscioglimento in virtù del principio in
dubio pro reo.

                                         

                                   8.   Il primo giudice,
nonostante l’impossibilità iniziale di stabilire l’identità del detentore del
veicolo con il quale è stata commessa l’infrazione, ha ritenuto che vi siano
sufficienti elementi in atti che consentono, nel loro insieme, di concludere
che l’Audi immortalata nell’immagine dell’apparecchio radar il 25 gennaio 2013
sia proprio quella del prevenuto. 

 

                                         Nel
formulare il suo ragionamento, egli è innanzitutto partito dall’accertamento
che il veicolo in questione è immatricolato in Ticino, fondato su quanto visto
dagli agenti presenti sul luogo quel giorno. A suo dire in effetti, i colori
dello stemma, sui quali i poliziotti sono stati apodittici, sono difficilmente
confondibili con quelli degli altri cantoni elvetici. 

                                         A
questo si aggiunge l’accertamento, pure affidabile, che il numero di targa
intravvisto dai pubblici ufficiali era composto da meno cifre rispetto alla
maggioranza di quelle cantonali (a sei cifre).

                                         

                                         In
secondo luogo, la Corte delle assise correzionali ha considerato pure
dimostrato che il modello di Audi ripreso nella fotografia è TT RS e non, come
sostenuto dalla difesa, una semplice TT modificata. In effetti, nonostante le
immagini prodotte da quest’ultima di un esemplare di TT modificato, la tesi
difensiva è meramente astratta:

 

“  Se è vero che, facendo comunque prova di un certo
sforzo d'osservazione, si possono intravvedere alcune somiglianze tra il
modello TT RS ed un più semplice TT pesantemente modificato, è anche vero che
quello ripreso dalla foto del radar, ed
identificato da due diversi agenti della polizia stradale, è chiaramente un modello di Audi TT RS, niente di più e niente di meno. Ammettere in astratto la possibilità
che questo potrebbe invece anche
essere un modello più semplice, in seguito
interamente stravolto con tanto di apposizione abusiva dello stemmino distintivo "TT RS", non
è, in assenza di chiari e concludenti
elementi fattuali evincibili nella concreta fattispecie, ammissibile, e
minerebbe irrimediabilmente la sicurezza di ogni accertamento così
effettuato, dato che, potenzialmente, ogni modello di automobile si presta a
subire importanti modifiche estetiche fino ad arrivare a poter essere scambiato
per un altro. Ciò che è, evidentemente, improponibile.” (sentenza impugnata,
consid. 3 pag. 22).

                                         

Nemmeno seguito è stato l’imputato laddove ha sostenuto, presentando
agli atti delle fotografie di veicoli transitanti nel punto ove è stato fatto
quel giorno il controllo, che i due agenti non avrebbero potuto, a occhio nudo,
vedere il colore dello stemma della targa. La contestazione e il valore
probatorio delle immagini sono state ritenute nulle e non in grado di inficiare
gli elementi in atti.

 

                                         Alla
stessa stregua non è stata considerata sufficientemente concreta l’eccezione
per la quale la targa avrebbe anche potuto essere stata posizionata sul cruscotto
dell’automobile. Pure in questo caso le immagini prodotte non sono state
considerate utili, anche perché, come per tutte le altre trasmesse al tribunale,
non si sa nulla di esse, della data e degli estremi del loro scatto.

 

                                         Alcuno
spazio ha poi trovato l’argomentazione secondo la quale i cerchioni che erano
montati nel gennaio del 2014 erano stati comprati a inizio maggio 2013, come
sarebbe a detta dell’imputato attestato dal certificato di omologazione del 15
maggio 2013 (allegato al verbale del dibattimento di primo grado). Per il
tribunale di prima istanza, la data dell’omologazione non proverebbe nulla,
avendo AP 1 averli potuto montare già in precedenza. Tanto più che non sarebbe
stata la prima volta che egli montava su un suo veicolo accessori senza
sottoporli alla competente autorità per la necessaria preventiva
autorizzazione, per poi circolare normalmente su strada. In effetti, ad
esempio, il 5 gennaio 2014, in occasione di un controllo di polizia non
annunciato, sono stati trovati un airbox e un catalizzatore non omologati. 

                                         Inoltre
il prevenuto, contrariamente a quanto a suo tempo promesso, non ha mai prodotto
le fatture d’acquisto dei cerchi, rispettivamente un documento attestante il
loro montaggio.

 

 

                                         Alla
stessa stregua, non è stata ritenuta determinante la consulenza di parte
sull’identificabilità dell’imputato nella foto presa il 25 gennaio 2015,
poiché, oltre a non essere vincolante, non è neppure risolutiva. 

 

                                         Da
ultimo, il primo giudice non ha potuto mancare di osservare come l’accusato abbia
dapprima dichiarato che quel giorno è sempre stato nel Luganese, a Grancia, a
comprare qualche mobile, che poi ha montato, e poi, non essendo in alcun modo riuscito
a sostanziare tali affermazioni con delle fatture o estratti bancari, abbia per
la prima volta sostenuto di essere stato, tra le 12:00 e le 13:00, a pranzo dai
suoi genitori. Preso atto di tale atteggiamento e del fatto che neppure in
questo caso le affermazioni si sono spinte oltre le mere allegazioni, AP 1 non
è stato considerato credibile.

 

                                   9.   Qualora
un’infrazione alla LCStr sia stata debitamente accertata, ma il suo autore non
sia stato identificato, l’autorità penale non può limitarsi a presumere che il
veicolo fosse guidato dal suo detentore e lasciare a questi l’onere di provare
che il veicolo era guidato da un terzo. Un tale approccio violerebbe il
principio secondo cui l’onere della prova grava interamente sull’accusa (STF
6B_748/2009 del 2 novembre 2009, consid. 2.2; DTF 106 IV 142 consid. 3, 105 1b
114 consid. 1a).

Il Tribunale federale ha tuttavia già avuto modo di spiegare che, in questi
casi, la qualità di detentore può essere ritenuta un indizio di colpevolezza
(STF 1P.641/2000 del 24 aprile 2001, consid. 4 che rinvia alla STF del 12
novembre 1993 in re S; STF 1P.641/2003 dell’8 aprile 2004, consid. 4.6.1, Jeanneret, Les dispositions pénales de la Loi sur la circulation
routière, Berna 2007, in capitolo “Définitions”, n. 41). L’Alta Corte ha
parimenti stabilito che se il detentore - invitato dall’autorità ad indicare
chi si trovava alla guida del veicolo al momento dell’infrazione - rifiuta
senza un valido motivo di collaborare o fornisce una versione che appare
inverosimile, il giudice potrà, attraverso un ragionamento di buon senso
nell’ambito dell’apprezzamento delle prove, giungere alla conclusione che il
detentore è colpevole dell’infrazione imputatagli (STF 6B.695/2012 del 9 aprile
2013, consid. 2.2.1; 6B_748/2009 del 2 novembre 2009, consid. 2.1 che rinvia a
STF 6A.82/2006 del 27 dicembre 2006, consid. 2.2.1; Jeanneret, op. cit., in
capitolo “Définitions”, n. 41).

 

 

 

                                10.   Sostanzialmente,
questa Corte ritiene di poter condividere le argomentazioni ed il risultato cui
è giunto il primo giudice. 

                                         

                                         In
primo luogo, il cpl. __________ ha dichiarato nel rapporto di polizia 23 giugno
2014 (AI 12, pag. 3) di aver avuto la possibilità di notare come il numero di
targa fosse composto da poche cifre e che lo stemma era rosso e blu.
Evidentemente, non essendo stato interrogato l’agente, si tratta di un mero
indizio, ma non si può dimenticare che l’imputato non ha mai chiesto la sua
audizione testimoniale, sicché la critica avanzata ora circa la valenza di tale
dichiarazione è meramente strumentale e costituisce un abuso di diritto.

 

                                         Circa
il modello di veicolo ripreso nella fotografia, si può dare per dimostrato - e
nemmeno è contestato dal prevenuto - che si tratta di un Audi TT con tutte le
caratteristiche di una RS. Tra i vari segni distintivi si può notare la
placchetta posta sulla griglia del radiatore anteriore, a destra, e l’alettone
posteriore.

                                         Non
mette in dubbio questa conclusione l’argomentazione della difesa per la quale potrebbe
trattarsi benissimo anche di un modello di semplice Audi TT modificato
esteriormente per assomigliare ad una RS. In effetti, la documentazione
fotografica prodotta al processo di primo grado, più che sostenere tale tesi,
la sconfessa, poiché il veicolo modificato ripreso diverge dal modello RS in
maniera evidente già solo per non avere proprio l’alettone posteriore e neppure
la placchetta anteriore con l’indicazione “TT RS”.

                                         Inoltre,
anche i cerchioni montati a quel momento, che sono uguali a quelli che l’auto
del prevenuto aveva nel gennaio 2014, sono proprio del tipo “Audi TT RS 8J”
(come emerge dall’allegato alla licenza di circolazione consegnato al
dibattimento di prime cure), quindi delle ruote appositamente progettate per
quel genere di veicolo. 

                                         E’
dunque legittimo dare per accertato che l’auto con cui è stata commessa
l’infrazione era un’Audi TT RS. 

 

                                         Non
contestato è che al momento del reato vi fossero 9 Audi TT RS immatricolate in
Ticino e che, tra queste, l’unica con le caratteristiche di quella ripresa in
foto sia stata quella del prevenuto.

                                         

                                         Pure
provato è che l’auto dell’imputato, il 5 gennaio 2014, era praticamente
identica a quella con la quale è stato commesso l’eccesso di velocità qui in
discussione. Il fatto che per contro, il veicolo sottoposto all’ispezione
dell’8 febbraio 2014 presentasse delle piccole differenze, nulla significa,
poiché egli ha avuto tempo a sufficienza per sistemarlo, rendendolo conforme
alle disposizioni di legge e, nel contempo, diverso da quello che stavano
cercando gli inquirenti per due particolari di rilievo come le ruote e la
posizione della targa. Spostare quest’ultima è un gioco da ragazzi, così come
non ci vuole molto tempo per cambiare i cerchioni. 

                                         A
proposito di quest’ultimi, è più che legittimo concludere che fossero già stati
montati al momento dell’infrazione, nonostante la loro omologazione ufficiale
sia stata ottenuta solo nel maggio 2014. Confrontato con questa contestazione,
di rilievo, l’accusato si è limitato a respingerla genericamente, ma non ha
prodotto alcuna prova circa la data del loro acquisto, nonostante sarebbe stato
molto semplice farlo e nonostante, nel primo verbale, abbia dichiarato di
poterla presentare a breve (PG 31 gennaio 2014, AI 12, pag. 3).

 

                                         L’obiezione
che la targa dell’Audi ripresa nella foto dell’apparecchio Multagraph non
doveva per forza essere stata collocata sotto i fari anteriori della parte
sinistra, ma avrebbe potuto anche essere assente, può essere accolta senza
difficoltà. In effetti, dalle immagini, è da ritenersi provato solo che essa
non era nella posizione centrale normale, né spostata un po’ più a destra, né
sul cruscotto anteriore. Quindi o non c’era del tutto (fatto anomalo, illegale
e decisamente raro per un’auto circolante in autostrada), o era stata
posizionata proprio dove era quella dell’auto del prevenuto il 5 gennaio 2014.
In ogni caso, quindi, l’assenza della targa anteriore nella parte di veicolo
ritratta nella foto scattata il giorno dell’infrazione e il fatto che quella
dell’Audi del prevenuto fosse piazzata sulla sinistra, costituisce un ulteriore
indizio a favore della tesi accusatoria.

 

                                         In
linea con la costatazione degli agenti di polizia presenti sul posto in
occasione del controllo della velocità nel quale è incappato l’imputato, il numero
di targa della sua automobile è di 5 cifre, quindi più breve della maggioranza
di quelli immatricolati nel nostro Cantone.

 

                                         Da
tutto quanto precede, si può dare per provato che il veicolo con cui è stato
commesso il reato è proprio l’Audi TT RS intestato a AP 1, quindi targato __________.

 

                                11.   Sulla persona del
conducente ritratto nella fotografia scattata il 25 gennaio 2013 alle 12:30,
nonostante le considerazioni contenute della consulenza del dott. __________,
questa Corte ritiene di poter concludere con sufficiente certezza trattarsi
dell’appellante.

                                         Quantunque
non sia nitida, in effetti, l’immagine consente di rilevare alcuni tratti
morfologici del viso del guidatore uguali a quelli del viso di AP 1: la stessa
forma ovale del volto, la stessa fronte, il taglio e l’attaccatura dei capelli,
le sopracciglia folte, i baffi leggermente pronunciati (come se fosse per
mancata rasatura), la forma del naso, la forma delle orecchie e la loro
posizione.

                                         Questa
conclusione è rafforzata dal confronto con la foto scattata in occasione
dell’infrazione del 13 giugno 2013, nella quale lo stesso prevenuto si è
riconosciuto (AI 12, allegato n. 10).

                                         D’altronde il consulente
di parte non ha escluso che la persona immortalata sia proprio il suo mandante,
limitandosi a lamentare la scarsa qualità della fotografia e a sottolineare
come le caratteristiche morfologiche del suo volto siano molto comuni. Così
argomentando, l’esperto non è riuscito a scalfire in alcun modo la convinzione
del primo giudice, né, tanto meno, quella della scrivente Corte.

                                         

                                12.   In un primo tempo,
l’appellante, assistito dal precedente legale, non ha negato perentoriamente di
essere stato alla guida del veicolo incappato nel controllo radar del gennaio
2013:

 

“  D: Ammette di essere stato alla guida
del citato veicolo?

R: Non posso
sapere devo effettuare delle verifiche, non ricordo dove mi trovavo in quelle
circostanze.” (PG 31 gennaio 2014, AI 12, pag. 4).

 

                                         Il 4 aprile 2014, in
presenza del nuovo difensore, egli ha poi dichiarato di non poter essere lui la
persona che ha commesso il reato prospettato, poiché aveva preso una giornata
di libero per arredare il suo appartamento a Lugano. Inoltre, dopo aver negato
che il veicolo della foto fosse il suo, ha, come detto, ventilato la
possibilità che alla guida vi fosse il fratello (PG 4 aprile 2014, AI 12).
Contraddicendo così, tra l’altro, la sua tesi sull’identità dell’automezzo.

 

                                         In
occasione dell’interrogatorio del 17 aprile 2014, __________ (il fratello) si è
avvalso della facoltà di non rispondere, così come ha fatto l’imputato in
precedenza, il 4 aprile 2013.

 

                                         Il
4 settembre 2014, poi, sentito dal procuratore pubblico, il prevenuto si è
limitato a confermare quanto detto in precedenza (AI 18).

                                         

                                         Al
processo di primo grado, egli ha sostenuto di esser sempre stato nel Luganese
il 25 gennaio 2014, prima a Grancia all’Ikea, e poi a casa a montare i mobili.
In un secondo tempo ha pure ipotizzato di trovarsi, alle 12:30, dai propri
genitori a mangiare, senza brigarsi di sostanziare alcunché.

 

                                         Solo
in appello, ribadendo di aver pranzato dai genitori, dopo aver preso atto delle
considerazioni del primo giudice, ha prodotto una dichiarazione scritta del
padre che dovrebbe andare in questa direzione:

 

“  (…) il sottoscritto dichiara che
durante il periodo compreso tra l’estate del 2012 e la primavera del 2013,
penso che anche il 25 gennaio 2013, mio figlio AP 1 si recava nella mia
abitazione ogni giorno per pranzare e che durante il mese di gennaio 2013 si
era occupato di arredare il suo appartamento.” (doc. CARP XIII).

 

                                         Nessuna
ricevuta e nessun estratto bancario relativo all’acquisto dei mobili è mai
stato presentato.

 

                                         A
fronte di un simile atteggiamento processuale, con il quale  ha timidamente
cercato di sostanziare la sua tesi asserendo di essersi trovato altrove nel
momento dell’infrazione, senza mai dimostrarlo e aggiungendo ogni volta
elementi che avrebbero dovuti essergli noti sin dall’inizio (addirittura sin
dal primo contatto, nel 2013, con la polizia), l’appellante non si può
considerare credibile. Un alibi del genere, vista la gravità dell’accusa, se
reale, avrebbe dovuto e potuto essere facilmente dimostrabile e, soprattutto,
avrebbe dovuto essere esposto nella sua integrità sin dall’inizio, oltretutto senza
utilizzare la forma ipotetica.

                                         La
controprova della vacuità dell’eccezione è data proprio dalla formulazione
utilizzata dal padre nella sua dichiarazione (già di per sé priva di valore
probatorio, non essendo stata richiesta nella forma della testimonianza):
generica e abilmente volta a non prendere una posizione decisa su quanto
avvenuto il giorno dei fatti. 

 

                                         Ne
consegue che si può dare per accertato, senza dubbio alcuno, che l’autore
dell’infrazione sia proprio AP 1. 

 

                                         Abbondanzialmente,
va rilevato che a tale conclusione si giunge senza la necessità di dover
verificare se la donna ritratta accanto al conducente sia la compagna
dell’accusato. Un semplice esame superficiale consente comunque sia di
affermare che la corporatura è analoga. Costatazione che aggiunge un ulteriore
tassello, seppur molto piccolo, alla fondatezza delle accuse. 

 

                                13.   Ciò posto, considerato
che sull’accertamento dell’infrazione in quanto tale non vi sono contestazioni,
l’appello deve essere integralmente respinto.

 

                                         La pena

 

                                14.   Giusta l’art. 90 cpv.
3 deve essere punito con una pena detentiva da uno a quattro anni chi, violando
intenzionalmente norme elementari della circolazione, corre il forte rischio di
causare un incidente della circolazione con feriti gravi o morti, segnatamente
attraverso la grave inosservanza di un limite di velocità, l’effettuazione di
sorpassi temerari o la partecipazione a gare non autorizzate con veicoli a
motore.

                                         Per il cpv. 4 della stessa
norma, il cpv. 3 è in ogni caso applicabile se la velocità massima consentita è
superata:

                                         -     di
almeno 40 km/h su tratte dove la velocità massima consentita è di 30 km/h;

                                         -     di
almeno 50 km/h su tratte dove la velocità massima consentita è di 50 km/h;

                                         -     di
almeno 60 km/h su tratte dove la velocità massima consentita è di 80 km/h;

                                         -     di
almeno 80 km/h su tratte dove la velocità massima consentita è più di 80 km/h.

 

                                15.   La commisurazione
della pena non è stata fatta oggetto di specifica contestazione da parte del
condannato. 

                                         Essendo le
considerazioni e le conclusioni del primo giudice sulla questione
condivisibili, questa Corte si limita a confermarle integralmente ed a rinviare
ad esse (sentenza impugnata, consid. 4, pag. 25 segg.) in virtù dell’art. 82
cpv. 4 CPP. 

                                         In
effetti la pena inflitta è ossequiosa degli elementi di valutazione prescritti
dagli art. 47 e 106 cpv. 3 CP e, in particolare, appare adeguata alla gravità
dell’infrazione commessa dal ricorrente.

                                         Da
confermare è pure la sospensione condizionale della pena detentiva per un
periodo di prova di tre anni.

 

                                         In
virtù del divieto della reformatio in peius non si entra in merito sull’ipotesi
di una confisca del veicolo con cui è stata commessa l’infrazione ai sensi
dell’art. 90a LCStr. Vale tuttavia la pena ricordare all’imputato, affinché ciò
funga da ulteriore deterrente nei suoi confronti, che sussiste anche questa
possibilità che, in caso di recidiva,
verrà presa in considerazione. 

 

Tassa di giustizia e spese

 

                                16.   Visto l’esito
dell’appello, gli oneri processuali di primo grado, per complessivi fr.
1'079.75 sono posti a carico dell’appellante. 

                                         Gli oneri
processuali d’appello, per complessivi fr. 1'200.-, sono pure posti a carico di
AP 1 (art. 428 cpv. 1 CPP). 

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      9, 10, 77, 80, 81, 84, 139, 348
e segg., 379 e segg. e 398 e segg. CPP; 

                                         27 cpv. 1, 32, 90
cpv. 3 e 4, 90a LCStr;

                                         4, 4a ONC, 22
OSStr;

42 e segg., 47 segg. CP;

nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG,

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   L’appello è respinto.

 

Di conseguenza, 

 

                               1.1.   AP 1 è dichiarato
autore colpevole di:

 

                                         grave
infrazione alle norme della circolazione 

 

                                         per avere,

                                         il 25 gennaio 2013 a __________,
sull’autostrada A2 carr. B, circolato alla guida del veicolo Audi TT RS targato
__________, alla velocità di 203 km/h (dedotto il margine di tolleranza)
accertata dalla polizia mediante apparecchio Multanova Radar 6F, malgrado il
prescritto limite di 120 km/h superando quindi di almeno 83 km/h la velocità
massima consentita.

 

                               1.2.   AP 1 è condannato

 

                            1.2.1.   alla pena detentiva di
16 (sedici) mesi.

 

                            1.2.2.   al pagamento della
tassa di giustizia di fr. 800.- e delle spese di fr. 279.75 per il procedimento
di primo grado, per complessivi fr. 1’079.75.

 

                            1.2.3.   L’esecuzione della pena
detentiva è sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 (tre) anni.

 

                                   2.   Gli oneri processuali
d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.     1’000.00           

-  altri disborsi                            fr.        200.00           

                                                     fr.     1'200.00

 

sono posti a carico di AP 1.

 

                                   3.   Intimazione a:

	
   

  	
   

  

                                         

                                   4.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -   Corte
  delle assise correzionali, 6901 Lugano

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Sezione della
  circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino

  -   Sezione della popolazione, Ufficio della
  migrazione, 

      6501 Bellinzona

   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.