# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ddfad96a-ec2f-518c-82b0-24b04f0c959f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-08
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 08.10.2015 U 2015 71
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_U-2015-71_2015-10-08.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

U 15 71

3a Camera

Giudice unico Racioppi e attuaria Krättli-Keller

SENTENZA

dell'8 ottobre 2015

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____,

ricorrente

contro 

Comune di X._____,

convenuto

concernente assistenza sociale

- 2 -

1. A._____, 1963, è dal 1. gennaio 2014 al beneficio dell'assistenza sociale 

pubblica. A._____ è comproprietario con B._____ (in ragione della metà 

ciascuno) di una casa d'abitazione a Y._____ sul territorio del Comune di 

X._____. Fino al giugno 2015, nel calcolo del fabbisogno esistenziale del 

petente veniva computato anche il contributo pretendibile dalla partner 

B._____. 

2. Tramite il servizio sociale, A._____ faceva domanda di prestazioni 

assistenziali per il periodo dal 1. luglio al 31 dicembre 2015, per un 

ammanco mensile di fr. 966.35. Il formulario di richiesta di prestazioni 

veniva accompagnato da uno scritto dell'operatrice sociale incaricata. 

Giusta detta comunicazione, il comune veniva reso attento al fatto che 

qualora la convivenza con B._____ fosse effettivamente giunta a 

conclusione, nulla avrebbe più giustificato la partecipazione di questa al 

minimo esistenziale del petente per un ammontare mensile di fr. 256.90. 

Con corriere separato datato 18 giugno 2015, A._____ informava il 

municipio di X._____ in merito al deterioramento della sua relazione con 

la convivente e dell'intenzione di voler vivere separato dalla compagna al 

piano terra della loro abitazione. Questo alloggio sarebbe però senza 

acqua calda e privo di cucina e quindi per farsi la doccia e cucinare 

sarebbe costretto a recarsi nell'appartamento occupato in precedenza. 

Una separazione spaziale della coppia non sarebbe per ambedue le parti 

finanziabile.

3. Con decisione 6 luglio 2015, il Comune di X._____ riconosceva al petente 

il diritto ad una prestazione assistenziale mensile di fr. 966.35 dal 1. luglio 

al 31 dicembre 2015. 

4. Nel ricorso del 5 agosto 2015 (data del timbro postale), A._____ chiedeva 

che la sua prestazione assistenziale venisse aumentata dell'importo che 

- 3 -

non riceverebbe più dalla convivente dal mese di luglio 2015. Non 

essendo più una coppia, dal mese di luglio 2015 B._____ non gli 

verserebbe più come in precedenza la propria parte di contributo per il di 

lui sostentamento. 

5. Nella risposta di causa del 18 settembre 2015, il Comune di X._____ 

chiedeva la reiezione del ricorso. In primo luogo, la domanda di 

assistenza sarebbe stata accolta in ragione dell'ammontare di fr. 966.35, 

come richiesto dal servizio sociale sul modulo sottoscritto anche dal 

ricorrente. Inoltre, non sarebbero stati fatti accertamenti alcuni sulla reale 

situazione di A._____ e B._____, che comunque continuerebbero di fatto 

a condividere la stessa economia domestica, non essendo l'appartamento 

a piano terra abitabile e qualificabile come un'unità abitativa propria. 

Anche il fatto che la prestazione assistenziale venga ancora sempre 

versata sul conto della pretesa ex partner non deporrebbe certo per una 

reale separazione della coppia. 

Considerando in diritto:

1. La controversia verte sulla questione di sapere se il calcolo del contributo 

assistenziale sia stato fatto correttamente relativamente al computo - 

nelle entrate del ricorrente - di un importo di fr. 256.90, dovutogli a titolo di 

prestazione assistenziale da parte dalla persona con la quale l'istante 

convive. Giusta l'art. 43 cpv. 3 della legge sulla giustizia amministrativa 

(LGA; CS 370.100), il Tribunale amministrativo decide nella composizione 

di giudice unico, quando il valore litigioso non supera i fr. 5'000.-- e non è 

prescritta una composizione di cinque giudici. Non essendo dato sapere 

per quanto tempo ancora l'istante faccia valere pretese di assistenza 

sociale, il valore litigioso si definisce annualizzando la controversa 

- 4 -

prestazione (vedi sentenza del Tribunale amministrativo U 14 92). Poiché 

il valore litigioso così definito (fr. 256.90 x 12 = fr. 3'082.80) non supera la 

soglia di fr. 5'000.--, la presente controversia rientra nell'ambito di 

competenze che spettano al giudice unico.

2. a) Giusta l'art. 1 delle disposizioni esecutive della legge cantonale 

sull'assistenza (DELCAss; CS 546.270), per la valutazione dell'assistenza 

da parte del comune competente ai sensi dell'articolo 2 della legge sono 

determinanti i Concetti e indicazioni della Conferenza svizzera delle 

istituzioni dell'azione sociale per il calcolo dell'aiuto sociale (COSAS) 

dell'aprile 2005 incluso il capitolo "Guida pratica" con le concretizzazioni e 

limitazioni previste dalle DELCAss. In base a dette direttive, nel caso di 

un concubinato stabile, e se solo uno dei conviventi è beneficiario del 

sostegno sociale, il reddito e la sostanza del partner non beneficiario 

possono essere tenuti in debita considerazione. Questo computo è stato 

confermato sia dal Tribunale amministrativo sia dal Tribunale federale. 

Secondo la giurisprudenza federale in materia di assistenza sociale 

quando si è confrontati con un concubinato stabile è ammissibile e non 

arbitrario tenere conto nel calcolo della prestazione assistenziale del 

richiedente anche dei redditi e delle spese della persona convivente, 

benché non sussista un obbligo di mantenimento reciproco ex lege fra i 

due partner. A tal fine va, infatti, piuttosto considerata la disponibilità di 

fatto a sostenersi reciprocamente (cfr. sentenza del Tribunale federale 

8C_356/2011 del 17 agosto 2011 cons. 2.2 e per la prassi cantonale le 

sentenze del Tribunale amministrativo U 14 69 e U 11 31).

b) Nell'evenienza, le parti concordano su tale principio. L'istante fa però 

valere che dal mese di luglio 2015, dopo la rottura della loro relazione, la 

convivente non gli verserebbe più tale importo. Egli vivrebbe da allora 

nell'appartamento al piano terreno dell'abitazione anche se, essendo tale 

- 5 -

alloggio privo di acqua calda e cucina, farebbe ritorno all'appartamento al 

piano superiore per lavarsi e cucinare. Dal canto suo, il comune 

convenuto considera poco credibile che l'istante si sia trasferito al piano 

terreno dell'immobile, non potendo tali spazi essere definiti abitabili in 

assenza di acqua calda e cucina. In realtà, la casa in comproprietà non 

disporrebbe di due appartamenti, ma andrebbe considerata come 

un'unica unità abitativa. Del resto l'immobile sarebbe da sempre stato 

considerato nella sua globalità come una sola unità per cui disporrebbe di 

un unico allacciamento all'acqua potabile e alla canalizzazione e di un 

unico contatore per il consumo di energia. Pertanto il ricorrente vivrebbe 

di fatto ancora sempre nella stessa economica con la comproprietaria 

dell'immobile. 

c) La tesi sostenuta dal comune quanto all'esistenza di un'unica economia 

domestica è però irrilevante ai fini del giudizio. Decisiva è la questione di 

sapere se l'istante e la persona con cui divide l'economia domestica siano 

ancora unite da un vincolo che presupponga anche l'aiuto e l'appoggio 

reciproci o se invece i due coinquilini formino semplicemente una 

economia domestica in comune, come quella che potrebbero costituire 

due persone distinte che affittano congiuntamente un appartamento. 

Conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, ai fini della 

determinazione di una convivenza rispetto a una semplice economia 

domestica comune è irrilevante la forma della vita in comune. Infatti 

anche due coniugi possono vivere in appartamenti separati pur avendo 

dei chiari obblighi di assistenza reciproca (DTF 134 V 369 cons. 7.1 e 124 

III 52 cons. 2a/aa). Come quindi per l'obbligo di assistenza stabilito dalla 

legge, anche per quello vigente tra concubini è comunque necessario che 

i partner siano pronti a prestarsi assistenza e sostegno reciproci. In DTF 

137 V 82 cons. 5.5, situazione per molti versi analoga alla presente, il 

Tribunale federale non riteneva possibile paragonare ad una coppia 

- 6 -

sposata due persone divorziate che però continuano a vivere in 

comunione domestica per motivi finanziari (vedi anche DTF 134 V 369 

cons. 7.1). Pertanto, dal momento che la relazione viene rotta e che i due 

partner decidono di proseguire le loro esistenze separatamente, tale 

obbligo di assistenza reciproco viene a cadere, anche se le due persone 

dovessero continuare a coabitare (parzialmente) lo stesso appartamento. 

Nei casi in cui la convivenza perdura, per motivi economici come 

nell'evenienza, le parti passano da una comunione domestica ad una 

economia domestica comune.

d) Per chiarezza vada precisato che i vantaggi economici che le parti 

traggono dalla vita in comune - come dei semplici coinquilini o come una 

coppia - vengono già tenuti in considerazione nel calcolo dell'aiuto sociale 

in virtù di quanto previsto all'art. 3 DELCAss. Giusta detto disposto, il 

forfait per il mantenimento mensile varia a seconda della grandezza del 

nucleo familiare. Concretamente questo significa che l'istante, in quanto 

facente parte di un nucleo familiare di due persone, ha diritto ad un 

importo forfettario per il mantenimento di fr. 1'509 diviso due, ovvero di fr. 

755.--, come indicato sul foglio di calcolo. Il diritto di una persona che 

invece vive da sola è ben diverso e ammonta a fr. 986.--. Non è pertanto il 

vantaggio della vita in comune ad essere qui controverso, giacché tale 

vantaggio economico è comunque già stato debitamente considerato 

giusta la normativa legale applicabile. 

3. Nell'evenienza in oggetto, se quindi l'istante si fosse effettivamente 

separato dalla compagna, il di lei obbligo di mantenimento nei suoi 

confronti verrebbe effettivamente a cadere. Malgrado il comune 

convenuto sia stato reso attento sia dal servizio sociale che 

dall'interessato stesso alla problematica relativa alla eventuale 

separazione della coppia, nel provvedimento impugnato non viene fornita 

- 7 -

alcuna motivazione a giustificazione della decisione presa. Nella misura in 

cui nel proprio ricorso l'istante ribatte di aver scritto una lettera al comune 

e di non aver mai ricevuto risposta, è chiaro che vien fatta valere a giusta 

ragione una violazione del suo diritto di audizione. In base al 

provvedimento preso è, infatti, impossibile stabilire quali siano i motivi che 

abbiano spinto l'esecutivo il 6 luglio 2015 ad ignorare la richiesta fatta il 18 

giugno 2015 ed a decidere come è stato fatto. In quanto garanzia 

costituzionale di natura formale, la violazione del diritto di audizione 

implica l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente 

dalle possibilità di successo di fondo del ricorso (DTF 137 I 195 cons. 2.2, 

135 I 187 cons. 2.2 e rinvii nonché 121 I 330 cons. 2a). Questa prassi, 

pure consacrata a livello cantonale in PTA 1987 no. 84, veniva poi 

precisata (PTA 1996 no. 107 e 1997 no. 7) - in armonia alla prassi a 

livello federale - nel senso che il Tribunale amministrativo ha considerato 

necessario ponderare - nell'ambito di tale problematica - anche il principio 

dell'economia procedurale, il fatto di sapere se il ricorrente abbia avuta la 

possibilità di proporre i propri argomenti davanti ad un'istanza che gode di 

piena cognizione, se la lesione in questione vada qualificata come grave 

e se dal ritorno degli atti all'autorità inferiore sia dato attendersi altro che 

un semplice dispendio procedurale fine a se stesso. A determinate 

condizioni quindi, il vizio procedurale può essere sanabile in questa sede 

(DTF 137 I 195 cons. 2.3.2, 136 V 117 cons. 4.2.2.2, 133 I 201 cons. 2.2 

e sentenze del Tribunale amministrativo R 14 113 e 158). Nell'evenienza 

la questione di sapere se il vizio è sanabile in questa sede può restare 

aperta in quanto gli atti vanno comunque rinviati al comune convenuto per 

una nuova decisione di merito motivata.

4. a) Giusta la motivazione fornita in sede di ricorso, il comune dubita però 

dell'affermazione fatta dal ricorrente già perché - nella domanda di 

assistenza presentata e sottoscritta dall'interessato stesso - verrebbe 

- 8 -

omesso di decurtare il contributo della compagna dalle entrate del 

petente, lasciando tale importo invariato come in precedenza. In effetti, la 

richiesta presentata dal servizio sociale, ma firmata anche dal ricorrente 

in data 18 giugno 2015 chiedeva il riconoscimento di una prestazione di 

fr. 966.35, richiesta che il comune accoglieva completamente 

riconoscendo al petente esattamente l'importo preteso. E' quindi 

indubbiamente contradditorio l'atteggiamento assunto dall'istante, che 

ancora il 18 giugno 2015 chiedeva però al comune di decidere 

diversamente dalla richiesta presentata, avendo intenzione di separarsi 

dalla compagna. Anche il servizio sociale competente, nello scritto 

accompagnatorio alla richiesta di assistenza, si limita a scegliere la forma 

condizionale quanto all'eventuale separazione dell'istante. In questo 

senso è quindi vero che la pretesa dell'istante contraddice la richiesta 

presentata. D'altro canto va anche ammesso che nel giugno 2015 l'istante 

sembrava parlare dell'imminente separazione, mentre nell'agosto 2015 

sosteneva di essersi anche definitivamente separato dal mese di luglio 

precedente. Tale cronologia potrebbe in parte spiegare la richiesta fatta, 

giacché nel corso del mese di giugno la separazione sembrava 

imminente, ma non ancora portata a compimento. 

b) Per le richieste di assistenza precedenti alla seconda metà del 2015, i 

contributi erano stati versati sul conto dalla Banca cantonale grigione 

intestato alla compagna del ricorrente. Per il comune però, la richiesta 

fatta il 22 giugno 2015 - di versare la prestazione sociale come sempre 

fatto in precedenza sul conto della convivente - sconfesserebbe quanto il 

ricorrente afferma. In effetti, anche per questo Giudice tale indicazione si 

urta con la pretesa intenzione addotta dall'istante di condurre vite ed 

esistenze separate. Il fatto che il ricorrente voglia che il proprio contributo 

assistenziale venga versato sul conto della convivente testimonia una 

affinità, confidenza e dipendenza dall'altro partner che mal si concilia con 

- 9 -

la pretesa separazione. L'enorme dipendenza che una simile scelta 

comporta non depone propriamente per una completa indipendenza, 

soprattutto economica dall'altra partner, anche se solo questo elemento 

non permette ancora di concludere che la convivente dell'istante lo 

sostenga anche con i propri mezzi finanziari o si senta tenuta a farlo. Ne 

consegue che il motivo addotto dal comune per ignorare la pretesa 

separazione dei due concubini non permette di concludere nel senso 

preteso, anche se la deduzione che è stata tratta è per certi versi 

comprensibile. 

c) Per il resto il comune ritiene che neppure l'operatrice sociale abbia saputo 

accertare con sicurezza se la relazione tra istante e convivente era 

effettivamente stata rotta. Tale argomentazione non giova però alla tesi di 

ricorso. Nello scritto del 22 giugno 2015, il comune veniva reso attento 

alla problematica della separazione ed alla necessità, nel caso in cui tale 

separazione fosse stata effettiva, di operare un calcolo del contributo 

assistenziale senza il sostegno della convivente. In questo senso, da 

parte del servizio sociale era stato fatto quanto è pretendibile. La 

definitiva decisione in merito al contributo assistenziale spetta al comune 

ed è pertanto a questo che compete la definizione della fattispecie 

determinante oltre quanto è riferibile al semplice calcolo della prestazione 

fatto dall'operatrice sociale. Prima della presa del provvedimento 

impugnato, il comune sapeva che la situazione di convivenza dell'istante 

non era chiara. Anziché accertare la situazione determinante, la parte 

convenuta si è limitata a trarre deduzioni da fatti a lei noti, senza però 

avere dei chiari elementi di giudizio a sua disposizione. Infatti sia i termini 

della richiesta che il versamento sul conto della convivente non 

permettono dei giudizi conclusivi in merito alla continuazione della vita di 

coppia. 

- 10 -

d) Giustamente il comune avrebbe dovuto indagare la questione e decidere 

sul diritto all'assistenza per la seconda metà del 2015 in base alle 

risultanze degli accertamenti fatti. Evidentemente, qualora due persone 

continuino ad abitare (almeno parzialmente) gli stessi spazi risulta 

oltremodo difficile stabilire se si tratti di una semplice economia domestica 

comune o di una convivenza nel senso di una comunione domestica. Nel 

caso di specie, anche una verifica dell'abitabilità del secondo 

appartamento in base al consumo di acqua o di elettricità è esclusa, 

beneficiando tutto lo stabile di un solo allacciamento e dividendo 

comunque gli interessati degli spazi comuni. In ogni caso, onde chiarire la 

questione l'autorità avrebbe perlomeno potuto sentire la convivente o 

interrogarla sulla presunta cessazione del pagamento di fr. 256.90 a 

favore del ricorrente. In questo senso gli atti sono rinviati al comune 

convenuto affinché decida nuovamente sull'entità del contributo 

assistenziale di cui l'istante ha diritto dal 1. luglio al 31 dicembre 2015, 

dopo aver eseguito gli accertamenti necessari e sulla base di un 

provvedimento debitamente motivato. 

5. In conclusione, il ricorso è accolto e la decisione impugnata viene 

annullata. Gli atti vengono ritornati al comune convenuto per la presa di 

un nuovo provvedimento dopo aver esperito i necessari accertamenti. In 

principio, i costi occasionati dal presente procedimento dovrebbero 

seguire la soccombenza giusta quanto previsto all'art. 73 cpv. 1 della 

legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 370.100). Considerato però 

che il comune ha in primo luogo accolto la richiesta presentata e quindi 

dato seguito alla domanda dell'istante, si rinuncia in questa sede al 

prelievo di spese di procedura. 

Il Giudice unico decide:

- 11 -

1. Il ricorso è accolto nel senso dei considerandi e la decisione impugnata è 

annullata. Gli atti vengono rinviati al comune convenuto per la presa di 

una nuova decisione motivata dopo aver condotto i necessari 

accertamenti.

2. Non vengono prelevate spese di procedura. 

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]