# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0cb48b92-e380-507e-b167-aa8f3d4b0ba9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-02-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.02.2023 D-713/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-713-2023_2023-02-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-713/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  f e b b r a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica,  

con l'approvazione del giudice Manuel Borla;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Georgia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (art. 40 in relazione all'art. 6a cpv. 2 

LAsi); decisione della SEM del 30 gennaio 2023 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d'asilo che A._______ ha presentato in data 16 luglio 2022 in 

Svizzera, 

la procura conferita dall'interessato il 22 luglio 2022 alla rappresentanza 

legale assegnatagli, 

il verbale di rilevamento dei dati personali del 25 luglio 2022, del colloquio 

Dublino del 29 luglio 2022 e dell'audizione del 19 gennaio 2023 giusta 

l'art. 29 della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), 

i mezzi di prova consegnati in corso di procedura dall'interessato, 

il parere dell'interessato del 27 gennaio 2023 sul progetto di decisione della 

Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) del 26 gen-

naio 2023,  

la decisione del 30 gennaio 2023, notificata il medesimo giorno, con la 

quale la SEM ha respinto la domanda d'asilo senza ulteriori chiarimenti 

(art. 40 LAsi in combinato disposto con l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi) ed ha 

pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l'ese-

cuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile,  

la cessazione del mandato di rappresentanza con la Protezione giuridica 

del 30 gennaio 2023, 

il ricorso del 6 febbraio 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato) per mezzo 

del quale l'interessato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale), postulando l'annullamento della decisione avver-

sata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo 

in Svizzera; in subordine, la concessione dell'ammissione provvisoria per 

inammissibilità e/o inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento, con 

contestuale richiesta di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso 

dell'esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo 

con protestate tasse e spese, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

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legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-

c e 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dalla giudice in qualità di giudice unica, con l'approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti,  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il richiedente, cittadino georgiano, questionato sui motivi d'asilo ha di-

chiarato che nel 2016, sarebbe stato picchiato da due agenti di polizia per 

obbligarlo a cancellare un video che egli avrebbe registrato quando lavo-

rava per una compagnia televisiva ed in cui si sarebbe visto il Ministro 

dell'interno che assisteva ad un pestaggio; che i poliziotti lo avrebbero an-

che ingiustamente accusato di essere contro il partito B._______; che egli 

si sarebbe dunque rifugiato con la sua famiglia per qualche tempo da una 

zia in montagna; che tornato in città avrebbe notato un'auto sempre appo-

stata nei dintorni di casa sua; che dopo una parentesi all'estero, dal 2020 

il richiedente avrebbe lavorato come operatore per un'altra compagnia te-

levisiva per la quale, il 5 giugno 2021, sarebbe stato incaricato di ripren-

dere una manifestazione LGBT+; che nel corso della stessa egli avrebbe 

filmato una scena in cui un manifestante – inizialmente scambiato per una 

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donna – veniva picchiato da tre uomini; che gli aggressori, una volta accor-

tisi di essere filmati, avrebbero aggredito il richiedente e rotto la sua tele-

camera; che il giorno seguente l'accaduto il suo superiore l'avrebbe obbli-

gato a dimettersi, mentre dopo tre settimane egli avrebbe nuovamente no-

tato un'auto occasionalmente appostata vicino a casa sua; che dopo alcuni 

mesi egli avrebbe interrogato gli occupanti dell'auto senza ricevere rispo-

sta; che la stessa sera l'interessato avrebbe sentito degli spari contro il 

muro del suo edificio e temendo per la propria incolumità avrebbe deciso 

di espatriare, 

che nella decisione impugnata la SEM ha anzitutto rammentato che la 

Georgia rientra tra gli Stati in cui non vi è la presunzione di assenza di 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi; che inoltre, nel presente 

caso non vi sarebbero indizi che permetterebbero di sovvertire tale presun-

zione; che segnatamente, dopo gli avvenimenti del 2016 e del 5 giu-

gno 2021, egli non avrebbe minimamente cercato di portare i suoi timori 

all'attenzione delle autorità né avrebbe richiesto protezione; che altresì, gli 

avvenimenti del 2016 non potrebbero essere considerati attuali in quanto 

non vi sarebbe più alcun nesso causale o temporale tra l'avvenimento e 

l'espatrio; che egli non sarebbe stato in grado di dimostrare un legame ine-

quivocabile fra quanto accaduto neI 2016 e quanto accaduto neI 2021 dato 

che sarebbe rimasto molto vago nell’identificare Ie persone coinvolte negli 

avvenimenti deI 2021; che le minacce e gli attacchi all'integrità fisica sa-

rebbero di principio reati punibili in Georgia e verrebbero perseguiti dalle 

autorità di polizia competenti nei limiti delle loro possibilità, che lo stato 

georgiano avrebbe sia la volontà sia la capacità di protezione; che infine, il 

parere sulla bozza di decisione non permetterebbe neppure di ritenere una 

diversa valutazione, 

che in sede di ricorso, l'insorgente non condivide la valutazione della SEM 

e ritiene invece che occorrerebbe riconoscere il rischio di conseguenze ri-

levanti; che l'autorità inferiore avrebbe dovuto verificare i suoi motivi consi-

derando il profilo di rischio e le sue caratteristiche personali per determi-

nare l'esistenza di un rischio attuale e concreto di subire delle persecuzioni, 

minacce o un incarceramento da parte della polizia; che vi sarebbero sva-

riati indizi che permetterebbero di confutare la presunzione che la Georgia 

sarebbe un Safe country; che oltracciò, il fatto che egli non stesse male 

economicamente ed avesse un lavoro renderebbero più credibile il fatto 

che fosse seriamente minacciato; che venire perseguitato ogni volta che 

gli sarebbe accaduto di scoprire atti illegali gli avrebbe fatto temere di spor-

gere denuncia, 

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che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel Paese 

di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi), 

che chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi),  

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi),  

che le persecuzioni che sono dovute a terzi e non ad organi governativi, 

non rivestono un carattere determinante per il riconoscimento della qualità 

di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in questione non accordi la pro-

tezione necessaria al richiedente; che infatti, secondo il principio della sus-

sidiarietà della protezione internazionale in rapporto alla protezione nazio-

nale, di cui all'art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 

1951 (Conv. Rifugiati, RS 0.142.30), si può esigere da un richiedente asilo 

che egli abbia dapprima esaurito nel suo Paese d'origine, le possibilità di 

protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali, prima di solleci-

tare la stessa da parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 

con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le tante altre anche 

sentenza del Tribunale D-76/2023 del 13 gennaio 2023 pag. 5),  

che in una pari eventualità, le autorità d'asilo sono di principio tenute a ve-

rificare unicamente l'effettività della protezione offerta da parte dello Stato 

d'origine (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3),  

che inoltre, nel caso in cui lo Stato d'origine sia stato designato come sicuro 

ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste una presunzione legale di pro-

tezione contro i pregiudizi da parte di terze entità (cfr. DTF 138 II 513 con-

sid. 7.3),  

che tale presunzione può essere sovvertita solo in presenza di indizi con-

creti (cfr. tra le tante anche la sentenza D-76/2023 del 13 gennaio 2023 

pag. 5), 

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che il Consiglio federale ha inserito la Georgia nel novero dei paesi esenti 

da persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. allegato 2 all'Or-

dinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 

[OAsi 1, RS 142.311]) e si è attenuto a questa valutazione nell'ambito delle 

periodiche verifiche giusta l'art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che vi è dunque una presunzione legale di protezione da parte delle auto-

rità georgiane,  

che secondo prassi, l'effettiva protezione nel Paese d'origine non è d'altro 

canto da intendersi quale garanzia di protezione individuale a lungo ter-

mine contro persecuzioni non-statali; che nessuno Stato ha la capacità di 

garantire ovunque e in qualunque momento l'assoluta sicurezza ai propri 

cittadini; che occorre al contrario che vi sia a disposizione una struttura di 

protezione funzionante ed efficiente che renda possibile un procedimento 

penale, segnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico ottempe-

ranti (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3, DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferi-

menti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. tra le altre anche la sentenza 

del Tribunale D-3015/2022 del 19 luglio 2022 consid. 8.2), 

che nel caso in esame, il ricorrente non è stato in grado di fornire elementi 

concreti a sostegno dell'asserita incapacità e/o non volontà di protezione 

da parte delle autorità del suo Paese d'origine, 

che invero, per quanto riguarda l'aggressione da parte di due poliziotti nel 

2016 – la quale non potrebbe che essere considerata un abuso di potere 

da parte di due singoli funzionari – l'insorgente non ha mai neppure tentato 

di rivolgersi alle autorità georgiane per denunciare le aggressioni e le mi-

nacce ricevute,  

che anche per quanto riguarda l'aggressione da parte di tre uomini, poten-

ziali nazionalisti, avvenuta il 5 giugno 2021, il ricorrente non si è rivolto alle 

autorità denunciando l'accaduto, 

che così stando le cose, in specie non vi sono gli estremi per dedurre un'im-

possibilità generalizzata di far capo alla protezione statale, 

che è dunque compito del ricorrente, in caso di necessità, rivolgersi alle 

autorità e denunciare le aggressioni, 

che a ciò si aggiunte inoltre il fatto che tra l'episodio del 2016 e l'espatrio 

sarebbero occorsi più di 6 anni, un lasso temporale molto lungo e neppure 

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giustificabile da motivi oggettivi; che segnatamente, il ricorrente non è riu-

scito a rendere verosimile che i poliziotti che l'avrebbero aggredito sareb-

bero poi stati gli stessi che erano appostati nei pressi della sua abitazione 

nel 2021; che di conseguenza, il nesso di causalità temporale tra i motivi e 

la fuga risulta essere manifestamente interrotto nel caso di specie,  

che alla luce di quanto sopra, le allegazioni del ricorrente non risultano ri-

levanti in materia d'asilo, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell'asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione, te-

nendo però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 

2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento,  

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 dalla legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) giusta il quale l'esecuzione dell'al-

lontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI),  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-

spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione dell'allon-

tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nel proprio gravame, l'insorgente ritiene che l'esecuzione dell'allonta-

namento non sarebbe ragionevolmente esigibile a causa del suo stato di 

salute e della sua situazione personale; che segnatamente, egli soffrirebbe 

di (…), (…) e sarebbe in trattamento con (…) per la dipendenza da (…), 

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che nonostante il programma di assistenza medica implementato nel 2013, 

vi sarebbero stati diversi problemi nella sua attuazione; che pertanto i pro-

blemi medici invocati dal ricorrente non sarebbero trattabili in Georgia e 

l'accesso alle cure adeguate non sarebbe garantito, 

che agli occhi del Tribunale, non vi sono elementi ostativi all'esecuzione 

dell'allontanamento del ricorrente verso la Georgia, 

che anzitutto l'insorgente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì, non vi 

sono indizi seri per ritenere un rischio personale, concreto e serio di essere 

esposto ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 della Convenzione 

per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 no-

vembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 di-

cembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che, inoltre, la situazione vigente in Georgia – ad eccezione delle regioni 

secessioniste dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud, dalle quali il ricorrente 

non proviene – non è caratterizzata da guerra, guerra civile o violenza ge-

neralizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nell'integralità del ter-

ritorio nazionale; che il Paese in parola è del resto stato inserito dal Consi-

glio federale nella lista dei Paesi verso i quali l'esecuzione dell'allontana-

mento è di principio ragionevolmente esigibile (cfr. art. 18 e Allegato 2 

dell'Ordinanza concernente l'esecuzione dell'allontanamento e dell'espul-

sione di stranieri [OEAE, RS 142.281] in relazione all'art. 83 cpv. 5 LStrI), 

che nemmeno la situazione personale dell'interessato giustifica una di-

versa valutazione del caso; che egli è giovane, prevalentemente in buona 

salute, dispone di una solida rete sociale in Patria ed ha ottenuto il diploma 

come dentista e come operatore cinematografico; che in questo ultimo 

campo, egli vanta inoltre diversi anni di esperienza professionale (cfr. atto 

SEM D21 segg.),   

che, infine, dal punto di vista medico, il ricorrente è da due anni in terapia 

sostitutiva con (…) per la sua dipendenza da (…) (cfr. atti SEM 9/2, 24/2), 

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che, per giurisprudenza costante, si considera che, in Georgia, il tratta-

mento della maggior parte delle problematiche fisiche e psichiche è ora 

possibile, anche se non corrisponde agli standard medici svizzeri (cfr. tra 

le altre anche la sentenza del Tribunale D-4670/2022 del 2 novembre 2022 

consid. 8.4); che il ricorrente non ha apportato alcuna prova atta a convin-

cere il Tribunale del contrario; che per quanto concerne il tema sollevato 

nel ricorso dei costi elevati della salute in Georgia, il Tribunale segnala che 

l'interessato ha dichiarato in sede di audizione che nel succitato Paese egli 

non stava male economicamente; che altresì egli, come dichiarato nel 

corso della prima visita medica, sarebbe in trattamento da oltre due anni, 

e lo era dunque già in Patria prima dell'espatrio; che egli non ha riferito di 

avere avuto alcun problema ad ottenere le cure mediche necessarie, 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ragionevolmente esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi), 

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi), 

che di conseguenza anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la 

querelata decisione va confermata, 

che pertanto, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto,  

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

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che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF), 

che la pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: