# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 87990b64-e712-5415-a5b8-3029f30cd382
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-01-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.01.2015 D-7120/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7120-2014_2015-01-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-7120/2014 

 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  1 9  g e n n a i o  2 0 1 5  

 

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Fulvio Haefeli;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Nigeria,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione  

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore.  

 

 

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento; 

decisione dell'UFM del 21 novembre 2014 / N (…). 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera in data 31 ot-

tobre 2014; 

i verbali d'audizione del 5 novembre 2014 (di seguito: verbale 1) e del 

14 novembre 2014 (di seguito: verbale 2); 

la decisione dell'Ufficio federale della migrazione (UFM; ora Segreteria di 

Stato della migrazione, SEM) del 21 novembre 2014, notificata al richie-

dente il medesimo giorno (cfr. atto  A13/1); 

il ricorso del 5 dicembre 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 8 dicembre 2014); 

ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno ripresi 

nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-

33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 

48 cpv.1 lett. a-c e 52 PA; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che, con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del 

diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2); 

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che nel corso dell'audizione sulle generalità il richiedente ha dichiarato di 

essere cittadino nigeriano, nato e cresciuto a C._______ (River State) in 

Nigeria (cfr. verbale 1, pag. 4); 

che sarebbe espatriato poiché aggredito da una folla della sua comunità 

dopo che una sua parente l'avrebbe scoperto intrattenere una relazione 

omosessuale; che, in particolare, l'insorgente avrebbe subito delle 

percosse ma sarebbe poi riuscito a fuggire, mentre il suo compagno 

sarebbe stato catturato e ucciso dalla folla (cfr. verbale 1, pagg. 7-8; 

verbale 2, D24, pagg. 3-4 e D62-63, pag. 7); 

che nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato inverosimili le 

dichiarazioni dell'interessato circa i suoi motivi d'asilo; che, segnatamente, 

rilasciando unicamente dichiarazioni generalizzate, impersonali e a tratti 

nebulose, egli non avrebbe reso verosimile quanto accaduto il 

5 aprile 2014; che altresì sarebbe stato indefinito nel descrivere l'arrivo 

della folla, come pure le circostanze che gli avrebbero permesso di fuggire 

dall'aggressione; che neppure in merito alla sua relazione amorosa con il 

compagno D._______, avrebbe fornito delle dichiarazioni sufficientemente 

particolareggiate, limitandosi a risposte stereotipate e vaghe; che 

perseverare nell'incontrare il suo amante nella camera di casa sua, 

oltretutto senza chiudere la porta a chiave e questo nonostante il 

richiedente fosse a conoscenza delle convinzioni della sua comunità 

riguardo l'omosessualità, sarebbe incompatibile con la logica dell'agire; 

che altresì risulterebbe sorprendente e illogico come, una volta fuggito, egli 

si sarebbe completamente disinteressato alle conseguenze causate dagli 

eventi del 5 aprile 2014, evitando inoltre qualsiasi contatto con la sua 

famiglia; 

che, pertanto, l'UFM ha respinto la domanda d'asilo ed ha pronunciato l'al-

lontanamento dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dello stesso 

verso la Nigeria siccome lecita, esigibile e possibile; 

che, nel ricorso, l'insorgente ha contestato la decisione dell'UFM circa l'in-

verosimiglianza rilevata dei suoi motivi d'asilo; che, infatti, avendo egli ri-

sposto puntualmente alle numerose e ripetitive domande circa i fatti acca-

duti il 5 aprile 2014, non si potrebbe concludere all'inverosimiglianza di tali 

allegazioni; che inoltre, nonostante l'imbarazzo provato per la presenza di 

un'interprete donna alla prima audizione, egli avrebbe descritto in maniera 

non stereotipata la sua relazione amorosa, i sentimenti scaturiti da essa e 

la dolcezza dei momenti passati con il compagno; che, in particolare, l'in-

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sorgente contesta la domanda postagli dall'autorità inferiore circa la deci-

sione di avviare una relazione sentimentale con D._______, in quanto, a 

suo modo di vedere, l'avvio di una relazione non sarebbe il frutto di una 

decisione; che, in conclusione, le allegazioni a proposito della sua rela-

zione amorosa non potrebbero essere considerate né vaghe, né stereoti-

pate; 

che, per ciò che è delle difficoltà dell'insorgente nell'evocare con precisione 

il momento dell'arrivo della folla e la sua capacità di sfuggire al linciaggio, 

sarebbero riconducibili alla concitazione e allo stato di choc nel quale egli 

si sarebbe trovato durante quei momenti; che, infine, la scelta di 

intrattenere una relazione omosessuale, nonostante il contesto sociale 

ostile, sarebbe esclusivamente legata ai sentimenti e perciò 

profondamente personale; che altresì, dopo essere fuggito, egli non 

avrebbe mai contattato la sua famiglia poiché anch'essa figurerebbe tra gli 

artefici dell'aggressione; che, pertanto, la sua condotta non potrebbe 

definirsi illogica; 

che, inoltre l'esecuzione dell'allontanamento non sarebbe lecita, possibile 

e ragionevolmente esigibile in ragione della particolarità della situazione 

personale dell'insorgente; che infatti, in Nigeria, l'omosessualità sarebbe 

fortemente combattuta, passibile di pene detentive e socialmente non 

accettata, ragione per cui la rete famigliare del ricorrente non sarebbe 

pronta a sostenerlo, bensì a ucciderlo; che oltracciò, anche la situazione di 

violenza generale che regnerebbe nel Paese d'origine del ricorrente si 

opporrebbe ad un suo allontanamento verso lo stesso; 

che, in conclusione, il ricorrente ha chiesto, in via principale, l'annullamento 

della decisione dell'UFM del 21 novembre 2014 ed il riconoscimento della 

qualità di rifugiato nonché la concessione dell'asilo; che, in via subordinata, 

ha chiesto la trasmissione degli atti all'autorità inferiore per un nuovo 

giudizio, nonché la concessione dell'ammissione provvisoria; che ha altresì 

presentato una domanda di esenzione dal versamento di un anticipo a 

copertura delle presunte spese processuali con protestate spese e 

ripetibili; 

che, giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati; che l'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a per-

sone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che esso include 

il diritto di risiedere in Svizzera;  

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che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d'o-

rigine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-

sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi); 

che, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda l'asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che, in altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei 

summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un 

richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di 

convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla 

possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria; che le 

dichiarazioni devono essere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, 

precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione 

(altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra 

loro e nemmeno con altri dati o elementi certi; che, peraltro, il giudizio sulla 

verosimiglianza dev'essere il frutto d'una valutazione complessiva, e non 

esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da 

consentire di limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il 

pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di 

civiltà giuridica, semplici impressioni dell'autorità giudicante (cfr. DTAF 

2013/11 consid. 5.1 e riferimenti ivi citati); 

che preliminarmente, circa la presenza di una donna nel ruolo di traduttrice 

in occasione dell'audizione sulle generalità, l'audizione sui motivi d'asilo è 

stata condotta alla sola presenza di persone del medesimo sesso 

dell'insorgente, conformemente alle disposizioni legali relative a problemi 

legati alla persecuzione di natura sessuale (art. 6 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]); 

che pertanto, il Tribunale fonderà la sua decisione esclusivamente sulle 

dichiarazioni rilasciate dall'insorgente nell'ambito dell'audizione sui motivi 

d'asilo del 14 novembre 2014;  

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che, come rettamente ritenuto nella querelata decisione, questo Tribunale 

ritiene che le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura 

sono inverosimili, non corroborate da elementi consistenti, limitandosi, quo 

ai fatti evocati, ad esprimere delle congetture non fondate su alcun 

dettaglio concreto; 

che, in primo luogo, l'insorgente non è stato in grado di circostanziare 

quanto accaduto il 5 aprile 2014 dichiarando semplicemente che una 

parente l'avrebbe visto mentre si trovava insieme al compagno D._______ 

(cfr. verbale 2, D55, D57-58, pag. 6); che unicamente dopo essere stato 

sollecitato più volte a descrivere con precisione l'episodio che sarebbe la 

causa del suo timore fondato di subire persecuzioni, l'insorgente ha 

aggiunto qualche dettaglio alla sua versione dei fatti (cfr. verbale 2, D60, 

pag. 6); che altresì interrogato circa il sopraggiungere della folla, egli si è 

limitato a ripetere che la folla sarebbe arrivata e li avrebbe visti (cfr. verbale 

2, D67, D69-70, pag. 7), aggiungendo che non sarebbe in grado di 

rilasciare dichiarazioni più specifiche a riguardo poiché la pressione 

sarebbe stata molto alta quel giorno (cfr. verbale 2, D65-66, pag. 7); 

che neppure in merito alla sua fuga dall'assalto della folla egli non ha 

saputo evocare il benché minimo particolare, limitandosi a dichiarare che 

sarebbe riuscito a fuggire ma che non saprebbe come (cfr. verbale 2, D81-

82, pag. 8); che, sia come sia, anche tenendo conto dell'eventuale 

concitazione del momento, non si spiega come il racconto dell'insorgente 

risulti, nella sua totalità, impersonale e scarno; 

che, in secondo luogo, interrogato a proposito della sua relazione amorosa 

con D._______ il ricorrente si è limitato ad asserire, in maniera stereoti-

pata, che insieme condividevano tutto (cfr. verbale 2, D46, pag. 5), che per 

lui D._______ era tutto (cfr. verbale 2, D45, pag. 5) e che non aveva molto 

altro da aggiungere in merito (cfr. verbale 2, D47, pag. 5); che circa le atti-

vità svolte in compagnia dell'amante, egli dichiara in maniera generale e 

vaga che avrebbero passato molto tempo insieme, giocando, divertendosi 

e uscendo (cfr. verbale 2, D48, pag. 5); che tuttavia alla richiesta di descri-

vere un evento particolare vissuto insieme al compagno, il ricorrente non 

ha saputo rispondere; che, invero, inizialmente non ha capito la domanda 

(cfr. verbale 2, D49, pag. 5) e quando gli è stata ripetuta ha dichiarato sem-

plicemente che avrebbe "condiviso tutto con lui" (cfr. verbale 2, D51, pag. 

6); che, pertanto le sue dichiarazioni a tal proposito risultano lacunose e 

impersonali; 

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che a mente di questo Tribunale, le considerazioni dell'UFM circa la logica 

dell'agire non sono, in casu, decisive per la valutazione della verosimi-

glianza dei motivi d'asilo, avendo, oltretutto, il ricorrente fornito una spiega-

zione convincente in merito; 

che a prescindere da ciò, dalla sua narrazione non sono emersi elementi 

che giustifichino una diversa valutazione della fattispecie rispetto a quella 

di cui all'impugnata decisione; che, per il resto, onde evitare ulteriori ripeti-

zioni, si rimanda alle considerazioni della decisione dell'UFM; 

che in limine, nonostante l'omosessualità in Nigeria sia effettivamente con-

siderata un delitto punibile penalmente, in passato questo Tribunale ha già 

avuto modo di ritenere che, mantenendo un atteggiamento discreto ri-

guardo al loro orientamento sessuale, gli omosessuali possano condurre 

una vita relativamente libera in questo Stato, segnatamente nelle città si-

tuate a sud del Paese (cfr. in particolare sentenze del TAF  

E-5499/2013 del 18 ottobre 2013, pag. 7; E-832/2010 del 19 febbraio 2010, 

pag. 7), zona che peraltro coincide con il luogo di provenienza dell'insor-

gente; 

che, in considerazione di quanto esposto, il ricorso in materia di riconosci-

mento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo, destituito di fon-

damento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata; 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'UFM pronun-

cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi); 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 

consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1); 

che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-

lontanamento; 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr 

(RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione dell'allontanamento dev'essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-

volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); 

che nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione 

dell'UFM relativa alla domanda d'asilo dell'insorgente, quest'ultimo non può 

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prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), ge-

neralmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed 

espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei ri-

fugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30); 

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere esposto, in 

caso di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr in relazione all'art. 44 LAsi); 

che, inoltre, malgrado si verifichino occasionalmente degli scontri violenti, 

la situazione vigente in Nigeria non risulta caratterizzata da guerra, guerra 

civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione 

nell'integralità del territorio nazionale; che altresì, come già anticipato in 

precedenza, nel sud della Nigeria mantenendo un certo riserbo circa al 

proprio orientamento sessuale è possibile condurre una vita relativamente 

libera e perciò l'asserita omosessualità del ricorrente non risulta di per se 

un ostacolo all'allontanamento verso il suo Paese d'origine;  

che egli è giovane, ha frequentato la scuola elementare e secondaria e 

vanta di un'esperienza professionale come imbianchino/pittore (cfr. ver-

bale 1, pag. 4); che la sua famiglia risiede nel Paese d'origine e, nono-

stante il ricorrente supponga che questa provi dell'odio nei suoi confronti, 

non esistono prove concrete atte a corroborare tale ipotesi; che invero, 

dopo la sua fuga, egli ha evitato qualsiasi contatto con i suoi famigliari e 

non è quindi informato sulla loro effettiva posizione circa i fatti del 

5 aprile 2014 e circa la sua omosessualità; che perciò si può supporre che 

il ricorrente disponga di una rete famigliare sufficientemente buona in Pa-

tria; 

che, in aggiunta, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi 

problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 consid. 9.3.2); 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 

Paese d'origine è ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); 

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che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 

LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12); che l'esecuzione dell'allontanamento è 

dunque pure possibile; 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, ra-

gionevolmente esigibile e possibile; che, di conseguenza, anche in materia 

di allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e la que-

relata decisione dell'autorità inferiore confermata; 

che l’UFM con la decisione impugnata non ha pertanto violato il diritto fe-

derale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto; 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto; 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-

TAF, RS 173.320.2]); 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF); 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

 

Data di spedizione: