# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ce8014c8-3b4c-58bf-b3b0-15f2f74648c9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 17.01.2003 90.2001.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2001-96_2003-01-17.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2001.96

  	
  Lugano

  17 gennaio
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo
  Anastasi, Werner Walser

  

 

	
  segretario 

  	
  _________ Furger, vicecancelliere

  

 

statuendo sul ricorso 19 novembre 2001 di

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ __________ 

  rappr. da: avv. __________ __________, __________
  __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione __________ ottobre 2001 (n.
  __________) del Consiglio di Stato di approvazione del piano regolatore di
  __________;

  

 

 

viste le risposte:

 

- 27 marzo 2002 del
municipio di __________;

- 15 aprile 2002 della divisione della pianificazione territoriale
del dipartimento del  

   territorio;

 

 letti ed esaminati gli
atti;

 

 

ritenuto,

 

 

 

                                         in
fatto:

 

 

                                  A.   _________
_________ è proprietario dei mapp. _________ e _________ di _________. Il mapp.
_________, edificato ed ubicato in località _________, si affaccia lungo via
_________ _________. Il mapp. _________, pure edificato e posto in località
_________, è sito all'intersezione tra viale _________ _________ e via dei
_________. Nella seduta del 6 luglio 1999 il consiglio comunale di _________ ha
adottato la revisione generale del piano regolatore. In quella sede il mapp.
_________ è stato assegnato alla zona residenziale semi-intensiva (zona C).
Inoltre l'area immediatamente adiacente a via _________ _________ è stata
gravata da un vincolo di arredo ai sensi dell'art. 10 cifra 2 NAPR per una
larghezza di circa 6 m. Il mapp. _________ è invece stato attribuito alla zona
residenziale intensiva (zona B). La superficie di quest'ultimo fondo rivolta
verso via dei _________  ha pure costituito l'oggetto di una restrizione di
arredo giusta l'art. 10 cifra 2 NAPR per una profondità di circa 4 m.

 

 

                                  B.   Con
ricorso 9 novembre 1999 _________ _________ si è aggravato contro la menzionata
deliberazione dinanzi al Consiglio di Stato, sollevando svariate censure. Per
quanto interessa ancora a questo stadio della lite, l'insorgente ha contestato,
in primo luogo, il piano viario nella misura in cui prevedeva il declassamento
di viale _________ _________ a strada di servizio per il tratto compreso tra
l'incrocio con via dei _________ e quello con via _________ e la chiusura dello
sbocco di via _________ _________ su viale _________ _________ attraverso la
realizzazione di un parco pubblico (parco _________, indicato sul piano delle
attrezzature pubbliche con il numero _________). Egli ha inoltre censurato il
vincolo di arredo gravante le sue proprietà e del conseguente obbligo di
arretramento che questo comportava. Il ricorrente ha indi chiesto di attribuire
il mapp. _________ alla zona B ed ha contestato l'imposizione di un'altezza
minima delle costruzioni per quest'ultima zona. Da ultimo ha censurato l'art. 5
cifra 11 lett. c NAPR, giusta cui le discoteche sono annoverate tra le aziende
moleste.

 

 

                                  C.   Con
risoluzione 16 ottobre 2001 (n. 4836) il Consiglio di Stato ha approvato il
piano regolatore. Esso ha tuttavia negato l'approvazione dell'art. 39 cpv. 1
NAPR, inteso a regolamentare l'edificazione lungo gli assi a forte traffico, e
degli azzonamenti interessati dagli effetti di tale norma. Tra di essi quelli
dei mapp. _________ e _________. Il ricorso è pertanto stato dichiarato privo
di oggetto in merito alla richiesta del ricorrente di assegnare anche il mapp.
_________ alla zona B. La domanda di togliere l'imposizione di un'altezza
minima per le costruzioni in quest'ultima zona è invece stata respinta. Le
censure mosse contro il piano viario, il vincolo d'arredo e la classificazione
delle discoteche tra le aziende moleste sono parimenti state rigettate (cfr.
risoluzione impugnata, pag. 132 segg.).

 

 

                                  D.   Con
impugnativa 19 novembre 2001 _________ _________ insorge innanzi a questo
Tribunale avverso la menzionata risoluzione governativa, ribadendo le domande e
gli argomenti già sottoposti al giudizio
dell'autorità inferiore. Censura altresì la limitazione del numero dei posteggi
che possono rispettivamente devono essere eseguiti nella zona B in relazione
alle funzioni non residenziali (art. 53 cifra 3.3.3 NAPR).

 

 

                                  E.   Il
municipio chiede la reiezione del gravame; si rimette tuttavia al giudizio del
Tribunale per quanto concerne la contestazione della limitazione del numero dei
posteggi per le funzioni non residenziali nella zona B. La divisione della
pianificazione territoriale postula invece il rigetto integrale
dell'impugnativa.

 

 

                                  F.   Il
18 settembre 2002 si è tenuta l'udienza. In quest'occasione i rappresentanti
del comune hanno versato agli atti alcune fotografie raffiguranti i fondi del
ricorrente. Le parti hanno indi confermato le rispettive allegazioni e domande,
rinunciando al sopralluogo in contraddittorio.

 

 

 

 

considerato,                   in
diritto:

 

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT)
e la legittimazione dell'insorgente certa (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT). Il
gravame è dunque ricevibile.

 

 

                                   2.   In
campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è,
però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno
un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato
(art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno
potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma
anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità
incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità
loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro
compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad
intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro
sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il
potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT cit.,
ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art.
33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano
regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   3.1.
L'insorgente contesta, in primo luogo, il piano viario nella misura in cui
prevede il declassamento di viale _________ _________ a strada di servizio per
il tratto compreso tra l'incrocio con via dei _________ e quello con via
_________ e la chiusura dello sbocco di via _________ _________ su viale
_________ _________ attraverso la realizzazione di un parco pubblico (parco
_________, indicato sul piano delle attrezzature pubbliche con il numero
_________). In corrispondenza di via _________ _________ l'asse stradale
_________-_________-_________ raccoglie il traffico proveniente dalla sponda
destra del fiume Ticino, al quale si aggiungerà in futuro ancora quello in
provenienza dal semisvincolo autostradale. Il ricorrente afferma l'importanza,
quale arteria alternativa di sfogo per quest'ultimo traffico la tratta, parallela
all'asse principale, che dipartendosi da via _________ raggiunge direttamente
la rotonda del Portone, passando attraverso via dei _________ e via _________.
Donde la necessità di mantenere il collegamento tra i due assi di traffico
attraverso viale _________ _________. La domanda del ricorrente non può
tuttavia essere ascoltata.

 

                                         3.2.
L'attuale sistema della mobilità nella regione del _________ mostra l'esistenza
di conflitti e lacune nelle varie componenti della gestione dei collegamenti
interni ed esterni al sistema urbano _________, come la presenza di alcuni nodi
problematici, l'offerta di servizi di trasporto insufficiente, una rete dei
percorsi pedonali e ciclabili carente, una scarsa pianificazione della
disposizione dei posteggi. Questa situazione pregiudica l'accessibilità di
_________ ed ha delle conseguenze negative sulla qualità di vita e
sull'attrattività economica dell'intero comprensorio, dove si riscontrano una
mancanza di fluidità del traffico, ritardi nel traffico pubblico, traffico parassitario
dovuto alla ricerca di posteggi o di percorsi alternativi, mancanza di
sicurezza per il traffico lento e un elevato livello di inquinamento
atmosferico. L'evoluzione dei flussi di traffico, determinato prevalentemente
dai fenomeni di suburbanizzazione della residenza sull'insieme del territorio
cantonale e di polarizzazione dell'attività in pochi centri, tende peraltro ad
acuire i problemi di capacità nei punti critici e gli effetti negativi che ne
conseguono (traffico parassitario, pregiudizio dell'efficienza dei mezzi
pubblici, conflitti con il traffico lento), conducendo l'intero sistema viario
verso seri problemi di funzionalità. Nella prima metà degli anni '90 l'autorità
cantonale ha pertanto promosso la realizzazione del piano regionale dei trasporti
del _________ (PTB), coinvolgendo i comuni interessati, con l'obiettivo di
riorientare la politica dei trasporti verso un approccio integrato che persegua
un maggior equilibrio tra i diversi modi di trasporto. Il PTB persegue
l'ottimizzazione del sistema regionale dei trasporti, ed in particolare il
miglioramento delle condizioni di mobilità nella regione e verso l'esterno, il
potenziamento del trasporto pubblico, la riduzione delle immissioni foniche ed
atmosferiche attraverso un miglioramento della ripartizione modale e la
concentrazione del traffico su arterie al di fuori dei quartieri residenziali,
la concentrazione del traffico proveniente da sud dalle strade locali
sull'autostrada tramite la realizzazione di un semisvincolo centrale agganciato
a via _________ e connesso ad un posteggio di stazionamento di lunga durata
(ampliamento del posteggio presso la scuola __________ e __________), il
miglioramento delle infrastrutture per il traffico ciclabile e pedonale in modo
da sfruttare la morfologia favorevole del comprensorio, il promovimento di una
politica selettiva dei posteggi, riducendo i posti auto di lunga durata nel
centro cittadino, trasferendoli nelle immediate vicinanze delle arterie
principali.

 

                                         Gli
aspetti di ordine pianificatorio e urbanistico del PTB sono stati integrati nel
piano direttore cantonale attraverso la scheda di coordinamento 12.22, adottata
dal Consiglio di Stato il 26 gennaio 1999. Questa obbliga i comuni ad adeguare
i piani regolatori alle indicazioni del PTB e ad intraprendere tempestivamente
i passi necessari per la realizzazione degli interventi, dallo stesso previsti,
che ricadono nelle loro competenze. Per quanto concerne le infrastrutture
stradali, la scheda settoriale __________.__________.__________prevede la realizzazione
del menzionato semisvincolo sud con allacciamento all'altezza di via _________
_________ allo scopo di concentrare in un primo tempo il traffico privato su un
numero limitato di arterie, rendendo nel contempo i flussi più omogenei,
ridurre in seguito sostanzialmente il traffico lungo gli assi principali e
nelle aree sensibili della città, ridurre infine il traffico di transito negli
insediamenti principali dell'agglomerato attraversati dagli assi di
penetrazione della città. La realizzazione del semisvincolo è affiancata dal
prolungamento di via dei _________ fino a via _________ _________, allo scopo
di riorganizzare l'accesso all'area strategica compresa tra quest'ultima
arteria e via _________ _________ (provvedimento pianificatorio __________.__________.__________
__________di dato acquisito e priorità 2, ovvero misura da adottare a breve
termine; inoltre la risposta della divisione della pianificazione territoriale
15 aprile 2002, pag. 3), permettendo nel contempo di assicurare il transito dei
trasporti pubblici regionali verso il centro della città attraverso viale
_________ _________ (cfr. risoluzione impugnata, pag. 40 seg.). Il
prolungamento è accompagnato dall'adozione delle necessarie misure volte ad
evitare il traffico parassitario di attraversamento. Tra i provvedimenti che
ricadono direttamente nelle competenze dei comuni nel quadro del prolungamento
di via dei _________ la scheda __________.__________.__________menziona
espressamente la chiusura al traffico di transito di via _________ _________ e
viale _________ _________.

 

                                         La
classificazione di viale _________ _________ quale strada di servizio giusta
l'art. 6 cpv. 5 Lstr e la prevista chiusura dello sbocco sulla stessa di via
_________ _________ disposte dal piano viario di _________ si inseriscono
dunque nel quadro dei provvedimenti pianificatori, coordinati a livello di
piano direttore, che devono essere adottati in vista della realizzazione del
semisvincolo sud agganciato con via _________ _________. Queste misure,
preparatorie, pongono le basi per preservare, se necessario attraverso
l'adozione di ulteriori misure di costruzione (parco pubblico), di moderazione
e di polizia, un quartiere (_________) che, dopo la creazione del semisvincolo
e del prolungamento di via dei _________ sino a via _________ _________,
sarebbe particolarmente esposto, per la sua posizione, al traffico parassitario
di attraversamento. Il ricorrente non dimostra invece in alcun modo per quali
motivi gli avversati provvedimenti, senz'altro provvidi, violino il diritto e
possano di conseguenza essere censurati da parte del Tribunale (art. 61 PAmm).
Egli si limita a fornire una sua ipotesi di viabilità per il centro cittadino,
che tuttavia collide con l'obiettivo ancorato nel PTB di concentrare il
traffico privato su un numero limitato di arterie al di fuori dei quartieri
residenziali, con lo scopo - tra l'altro - di proteggere questi ultimi dagli
effetti nocivi del traffico parassitario dovuto alla ricerca di percorsi
alternativi.

 

                                         3.3.
Su questo punto il gravame dev'essere respinto.

 

 

                                   4.   4.1.
Il ricorrente ribadisce in seguito la contestazione dell'imposizione di
un'altezza minima delle costruzioni per la zona B sancita all'art. 44 NAPR.
Censura altresì la limitazione del numero dei posteggi che possono rispettivamente
devono essere eseguiti in questa zona in relazione alle funzioni non
residenziali (art. 53 cifra 3.3.3 NAPR). Ritiene i provvedimenti non
giustificati e sproporzionati.

 

                                         4.2.
Com'è già stato spiegato, il Consiglio di Stato ha negato l'approvazione
dell'art. 39 cpv. 1 NAPR, inteso a regolamentare l'edificazione lungo gli assi
a forte traffico, e degli azzonamenti interessati dagli effetti di tale norma.
Tra di essi l'assegnazione del mapp. _________ alla zona residenziale intensiva
(zona B) e del mapp. _________ alla zona residenziale semi-intensiva (zona C).
Per tali fondi le autorità comunali dovranno proporre una nuova pianificazione.
Il ricorso di _________ _________ è pertanto stato dichiarato privo di oggetto
in merito alla richiesta del ricorrente di assegnare anche il mapp. _________
alla zona B. La domanda di togliere l'imposizione di un'altezza minima per le
costruzioni in quest'ultima zona è invece stata respinta da parte del Consiglio
di Stato. L'insorgente ripropone, in questa sede, quest'ultima contestazione.
Ora, tuttavia, nessuno dei suoi fondi è per il momento assegnato alla zona B,
poiché questi non risultano assegnati ad alcuna zona di utilizzazione.
Difettando di una nuova situazione pianificatoria, manca quindi, per quanto li concerne,
l'oggetto del contendere e il ricorso deve essere giudicato irricevibile su
questo punto. L'insorgente può invero, ciò malgrado, pretendere l'esame di
questa censura in veste di cittadino attivo di _________ (art. 35 cpv. 2 lett.
a LALPT). La verifica dell'impugnata prescrizione può tuttavia essere
effettuata solo a livello generale, senza uno specifico riferimento alle
proprietà del ricorrente.

 

                                         4.3.
Ogni restrizione di diritto pubblico è, di regola, compatibile con la garanzia
della proprietà, ancorata all'art. 26 Cost. (che riprende sostanzialmente
l'art. 22ter vCost.), soltanto se si fonda su di una base legale sufficiente,
se è giustificata da un interesse pubblico preponderante e se è conforme al
principio della proporzionalità (art. 36 Cost.).

 

                                         4.4.
La zona B è stata destinata, in prevalenza, alla residenza, cui devono essere
obbligatoriamente riservati i 4/5, ovvero l'80%, della SUL. Essa non esclude,
tuttavia, la presenza, minoritaria (1/5 della SUL complessivamente), di
contenuti - non molesti - commerciali, artigianali, amministrativi e di
carattere alberghiero. L'indice di sfruttamento è pari a 1. L'art. 44 NAPR, che
regolamenta l'edificazione nella zona in oggetto, prescrive un'altezza minima
delle costruzioni di m 13.50 e fissa quella massima a m 16.50.

 

                                         Il
Governo ha ritenuto che il vincolo di un'altezza minima delle costruzioni è
utilizzato, da tempo, soprattutto in ambito cittadino. Il rapporto di
pianificazione - ha rilevato il Consiglio di Stato - mette in evidenza i
problemi di strutturazione urbanistica in diversi quartieri di recente
edificazione, soprattutto per quanto riguarda il disegno urbano e la qualità
degli spazi pubblici e privati, ed esprime la volontà di evitare il
sottoutilizzo del territorio e di migliorare il tessuto costruito. La norma
proposta intende dunque favorire un tessuto insediativo coerente, che prevenga
le tipologie più disparate nei quartieri interessati, caratterizzati
dall'accostamento tra costruzioni di piccola taglia ed edifici di mole rilevante.
Per questi motivi, secondo il Consiglio di Stato l'imposizione di un'altezza
minima costituisce una misura pianificatoriamente corretta e sostenibile.

 

                                         4.5.
Il Tribunale non può che far sue, su questo punto, le considerazioni addotte
dal Consiglio di Stato. Queste non sono minimamente scalfite dalle
contestazioni, generiche, dell'insorgente. La censurata prescrizione, che si
fonda su di una base legale, è sorretta - per i testé menzionati motivi - da un
interesse pubblico ed appare altresì, di principio, proporzionata. Se il
vincolo in oggetto pregiudichi concretamente l'edificabilità dei fondi
dell'insorgente - ciò che non è peraltro nemmeno affermato da quest'ultimo - è
quesito che non può essere esaminato a questo stadio della pianificazione, dal
momento che - com'è stato spiegato - questi non sono assegnati, per il momento,
alla zona B.

 

                                         4.6.
A prescindere dalla legittimazione dell'insorgente, la contestazione della
limitazione del numero di posteggi che, secondo l'art. 53 cifra 3.3.3 NAPR,
possono rispettivamente devono essere eseguiti nella zona B appare d'acchito
irricevibile. Non essendo stata sollevata dinanzi all'istanza precedente essa
si configura come una domanda nuova e, pertanto, inammissibile (art. 63 cpv. 2
PAmm e, implicitamente, art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT).

 

                                         4.7.
Su questi oggetti il gravame, in quanto ricevibile, dev'essere respinto.

 

 

                                   5.   5.1.
L'insorgente censura indi il vincolo di arredo gravante le sue proprietà e il
conseguente obbligo di arretramento che questo comporta. Sostiene, in
particolare, che questo difetta di un sufficiente interesse pubblico. Questa
contestazione può senz'altro essere esaminata, dal momento che si può
legittimamente ritenere che essa prescinda dall'attribuzione dei fondi
interessati ad una precisa zona di utilizzazione.

 

                                         5.2.
Giusta l'art. 10 cifra 2 NAPR le aree private soggette a vincolo di arredo sono
indicate nel piano viario e devono essere sistemate in conformità al piano
d'arredo unitario allestito dal municipio per i diversi settori della città
(art. 10 cifra 2 NAPR). Le spese di manutenzione possono essere assunte dal
comune (art. 10 cifra 4 NAPR). Per i fondi già edificati il municipio valuterà
l'applicazione di queste prescrizioni caso per caso e in funzione
dell'intervento edilizio proposto (art. 10 cifra 5 NAPR).

                                         In
concreto il piano viario assoggetta svariate proprietà private a vincolo di
arredo. Tra di esse figurano quelle che si affacciano sul tratto di via
_________ compreso tra gli incroci con via _________ _________ e via _________
_________, per una lunghezza di circa 250 m e una profondità, su ciascun lato,
di circa 8/9 m. ll mapp. _________ figura tra questi fondi ed è colpito dalla
testé menzionata restrizione per una profondità di circa 6 m. Anche l'intera
via dei _________ è interessata dal vincolo di arredo. Il mapp. _________ ne è
toccato per una profondità di circa 4 m. In entrambi i casi il limite interno
del vincolo di arredo coincide con la linea di costruzione imposta sul fondo.

 

                                         Gli
atti pianificatori comunali non giustificano particolarmente il controverso
vincolo di arredo. Nella risoluzione impugnata il giudizio governativo accenna
al fatto che questo viene imposto sulla parte dei fondi rivolta verso la
strada, che è dunque importante per la relazione che svolge con lo spazio
pubblico. Trattasi inoltre di una porzione di terreno inedificabile, poiché
compresa tra il confine (recte: il ciglio della strada) e la linea di
edificazione. La risoluzione rinvia infine al piano d'arredo unitario, che
dev'essere allestito dal municipio, il compito di disciplinare le
caratteristiche dell'arredo in modo che la parte interessata dal relativo
vincolo possa inserirsi in modo unitario nel disegno delle superfici viarie.

 

                                         Le
considerazioni e gli argomenti svolti dal Consiglio di Stato non possono essere
seguite, per lo meno sotto l'aspetto giuridico.

 

                                         5.3.
Il controverso vincolo di arredo costituisce indubitabilmente una restrizione
del diritto di proprietà. In che cosa consista non è invero dato di sapere per
il momento. Di certo si sa solo che esiste, ma non se ne conoscono tuttavia i
contenuti e - soprattutto - gli effetti. Il piano regolatore demanda difatti al
municipio l'incarico di allestire il relativo piano d'arredo per i diversi
settori della città interessati. Nel diritto ticinese, tuttavia, l'adozione
degli strumenti della pianificazione del territorio spetta al legislativo
comunale (art. 34 cpv. 1 LALPT, 55 cpv. 1 LALPT) che non può delegare questa
competenza al municipio (art. 9 cpv. 2 LOC; RDAT I-1995 n. 28 consid. 2a e
relativi rinvii; inoltre Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, 2.a
edizione, Cadenazzo 2002, n. 349). Il piano di arredo riguardante i fondi
colpiti dal vincolo in oggetto avrebbe pertanto dovuto essere adottato dal
consiglio comunale, di modo che, da un lato, i proprietari colpiti avrebbero
potuto impugnarlo seguendo la procedura prevista per la contestazione del piano
regolatore, dall'altro, tale piano - se convalidato - avrebbe potuto entrare in
vigore insieme al piano regolatore e trovare immediata applicazione verso le
proprietà interessate, specialmodo nell'ipotesi di esecuzione di interventi
edili. Non è peraltro dato di sapere quale istituto giuridico di ordine
pianificatorio avrebbe in concreto potuto essere utilizzato dall'Esecutivo comunale
allo scopo di rendere vincolanti tali piani nei confronti dei proprietari e
permettere agli stessi di contestarli efficacemente.

 

                                         5.4.
Il vincolo di arredo gravante le proprietà del ricorrente dev'essere, di
conseguenza, annullato già per il fatto che non poggia su di una base legale
rispettivamente, nella misura in cui questa sussiste effettivamente (art. 10
cifra 2 NAPR e delimitazione delle superfici vincolate sul piano viario), è
manifestamente insufficiente per individuare il contenuto e gli effetti del
vincolo.

 

 

                                   6.   6.1.
L'insorgente censura, da ultimo, l'art. 5 cifra 11 lett. c NAPR, che annovera
le discoteche tra le aziende moleste. Sostiene che trattasi di una
generalizzazione sproporzionata. A suo giudizio bisogna effettuare una valutazione
più differenziata, in funzione del numero di avventori o dell'ubicazione
all'interno dello stabile. La censura non può tuttavia essere ascoltata.

 

                                         6.2.
L'art. 5 cifra 11 NAPR, definisce il concetto di molestia. Esso suddivide le
aziende in non moleste, poco moleste e moleste. Le aziende non moleste sono
quelle che non hanno ripercussioni diverse da quelle che derivano dall'abitare
(lett. a). Le aziende poco moleste sono quelle le cui attività rientrano
nell'ambito delle aziende ove il lavoro si svolge solo di giorno ed eventuali
emissioni hanno frequenza discontinua e limitata nel tempo (lett. b). Aziende
con ripercussioni più marcate sono considerate moleste (lett. c). Fanno parte
di questa categoria - soggiunge la norma - anche i cosiddetti impianti a grande
affluenza, cioè suscettibili di provocare immissioni non armonizzate con le
caratteristiche della relativa zona tramite una grande affluenza di pubblico,
il richiamo di traffico veicolare, gli schiamazzi notturni (in particolare i
grandi magazzini, le stazioni di servizio, le sale giochi, le discoteche ecc.).

 

                                         In
sede di approvazione del piano regolatore, il Consiglio di Stato ha proceduto -
d'ufficio - ad una modifica della terminologia impiegata da "aziende
poco moleste" in "aziende mediamente moleste" e da "aziende
moleste" in "aziende fortemente moleste", allo scopo
di armonizzarla con quella impiegata all'art. 43 OIF, relativo all'attribuzione
dei gradi di sensibilità al rumore. Le definizioni sono invece state confermate
(cfr. risoluzione impugnata, cifra 4.7, pag. 45). Tale modifica terminologica
imposta dal Governo non è stata impugnata. Il Tribunale non può pertanto
procedere alla verifica circa la sua legittimità; né peraltro l'esito di
quest'ultima potrebbe condurre, in concreto, a mutare quello del giudizio.

 

                                         6.3.
La funzione assegnata dai piani regolatori alle singole zone (residenziale,
commerciale, artigianale, industriale, mista ecc.) è, di regola, precisata da
ulteriori normative d'attuazione volte a definire più in dettaglio le caratteristiche
degli insediamenti ammissibili. Poiché la destinazione attribuita alle singole zone di utilizzazione dev'essere
stabilita anche in funzione dell'esigenza di assicurare una protezione generale
e preventiva contro le immissioni (cfr. art. 1 cpv. 2 lett. b, 3 cpv. 3 lett. b
LPT), spesso queste disposizioni limitano la tipologia degli insediamenti
ammissibili facendo riferimento all'entità della molestia derivante per il
vicinato dalle attività esercitate. Pur implicando un esame delle ripercussioni
provocate sulle adiacenze da un determinato genere di insediamento, la
determinazione del grado di molestia effettuata in questo contesto, essendo
volta a meglio definire il carattere e la funzione di una certa zona di
utilizzazione, rientra negli obiettivi particolari della pianificazione del
territorio e non si pone pertanto in contrasto con la legislazione ambientale
federale (RDAT II-2000 n. 77 consid. 1b e 3a). In pratica essa ha luogo
valutando, in modo astratto e secondo criteri oggettivi, le ripercussioni
ambientali usualmente ingenerate da un certo tipo di insediamento (cfr. RDAT
II-1994 n. 56 e relativi rinvii; inoltre Scolari, Commentario, Cadenazzo 1996,
ad art. 28 LALPT n. 250).

 

                                         6.4.
Il concetto di molestia ancorato all'art. 5 cifra 11 NAPR concorre pertanto a
definire più in dettaglio la tipologia delle attività ammissibili in una
determinata zona di utilizzazione in funzione delle immissioni prodotte. In
questo ambito, rettamente, le discoteche sono annoverate - a titolo
esemplificativo - tra le attività moleste (fortemente moleste secondo la nuova
terminologia imposta dal Governo). Da un lato, le ripercussioni ingenerate da
questo genere di attività sono sostanzialmente differenti da quelle derivanti
dalla residenza. D'altro canto si tratta di attività che non vengono svolte di
giorno; anzi è una loro peculiarità di operare di notte (cfr. art. 39 LEP).
Poco importa, infine, nel contesto della determinazione del grado di molestia
in ambito pianificatorio, quali siano le loro dimensioni od ubicazione: una
discoteca dev'essere considerata un'azienda molesta - e pertanto inammissibile
in una zona che non ammette simili attività - per piccola o poco rumorosa che
possa essere (cfr. consid. 6.3 e RDAT cit., ibidem).

 

                                         6.5.
Su questo punto il ricorso dev'essere respinto.

 

 

                                   7.   La
tassa di giudizio e le spese devono essere poste carico del ricorrente
proporzionalmente al grado di soccombenza (art. 28 PAmm). Le ripetibili sono
commisurate al successo dell'impugnativa (art. 31 PAmm).

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso, per quanto ricevibile, è parzialmente accolto.

                                   §
   La risoluzione __________ottobre 2001 (n. __________) con cui il Consiglio
di Stato ha approvato il piano regolatore di _________ è annullata nella misura
in cui approva il vincolo di arredo a carico dei mapp. _________ e _________;

 

2.Il ricorrente è condannato al pagamento
delle tasse di giudizio e spese per complessivi fr.1'500.-- (millecinquecento). Il comune di _________ è condannato a versare alla ricorrente fr.
500.-- per ripetibili.

	
                                      3.   Intimazione
  a:

  	
  -        
  _________
  _________, ___________________
  

        rappr. da avv. __________
  __________, __________ __________ 

        __________, ___________________ 

  	 

	
   

  	
  -        
  Municipio di
  _________, __________
  __________, __________ _________ 

  -        
  Divisione della
  pianificazione territoriale,
  Viale S. Franscini17, 6501 Bellinzona

  -        
  Consiglio di Stato, Residenza governativa, 6501 Bellinzona

  

 

 

Tribunale della pianificazione del territorio                                                 

Il presidente                                                                                                    Il
segretario