# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dc6b8958-cbae-51ab-8e8e-036be12b8cc0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-02-26
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 26.02.2013 60.2012.474
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2012-474_2013-02-26.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2012.474

   

  	
  Lugano

  26 febbraio
  2013/dr

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

   

   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Daniela Fossati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 6/10.12.2012 presentato da

 

 

	
   

  	
  RE 1 

  patr. da: PR 1 

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 27.11.2012 emanata dal presidente della
  Pretura penale Marco Kraushaar con cui ha concesso all’Ufficio di sanità
  l’autorizzazione a visionare gli atti dell’incarto penale __________ pendente
  presso la citata Pretura e ad estrarre le copie necessarie;

  

 

 

richiamati gli scritti 11/12.12.2012 del
procuratore pubblico Antonio Perugini e 11/13.12.2012 del presidente della
Pretura penale, mediante le quali comunicano di non avere osservazioni da
formulare, rimettendosi al prudente giudizio di questa Corte;

 

richiamato inoltre lo scritto 7/11.02.2013
dell’Ufficio di sanità, di cui si dirà in corso di motivazione;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

 

in fatto

 

                                   a.   A seguito di varie denunce/querele e in
base alle informazioni raccolte, il 27.05.2011 il Ministero pubblico ha decretato
l’apertura dell’istruzione penale nei confronti di RE 1, che in quel periodo
esercitava la sua attività lavorativa in qualità di infermiera presso
l’Ospedale Regionale di __________, in relazione all’invio di numerosi scritti
anonimi trasmessi a diverse persone e a rappresentanti di enti pubblici, per
ripetuta diffamazione (art. 173 CP), ripetuta ingiuria (art. 177 CP), ripetuta
minaccia (art. 180 CP) e ripetute molestie sessuali (art. 198 CP) (inc. MP __________).

 

                                         Il
procedimento penale è dapprima sfociato nel decreto di accusa 12.09.2011 (DA __________)
(AI 18) avverso il quale il 23/26.09.2011 l’imputata e due accusatori privati
hanno inoltrato opposizione (AI 19, AI 20 e AI 21).

 

 

                                  b.   Il 5.10.2011 l’Ufficio di sanità del Dipartimento
della sanità e della socialità (di seguito Ufficio di sanità), richiamando gli
art. 23, 53, 59 LSan e 101 cpv. 2 CPP, ha chiesto al Ministero pubblico di
poter accedere all’intero incarto penale riguardante RE 1 (AI 22).

 

                                         Con
scritto 7.10.2011 il procuratore pubblico Antonio Perugini ha autorizzato il predetto
ufficio a consultare gli atti dell’incarto penale DA __________, con la facoltà
di estrarne le fotocopie, precisando nondimeno che "(…) è pendente l’opposizione interposta dall’imputata per il tramite
del suo difensore che ci legge in copia (avv. PR 1) e che attendo nei prossimi giorni dei
documenti supplementari. Valuti lei se è il caso o meno di attendere che
l’incarto sia stato ulteriormente completato"
(AI 23).

 

                                         Il 28.10.2011 il patrocinatore di RE 1 ha comunicato al procuratore pubblico che la sua assistita rinuncia all’interrogatorio del 10.11.2011
per il quale è stata citata, poiché "(…) accetterà tutti i suoi decreti" (AI 26 e AI 27). Ha inoltre allegato uno
scritto datato 19.10.2011 da cui emerge che l’Ospedale Regionale di __________
ha in particolare confermato che il rapporto di lavoro con RE 1 terminerà il
31.10.2011, chiedendo parimenti di revocare l’autorizzazione ai funzionari
dell’Ufficio di sanità di consultare l’incarto penale poiché sprovvisti di
legittimazione (AI 27).

 

 

                                   c.   Il 4.11.2011, preso atto delle opposizioni
interposte il 23/26.09.2011 dall’imputata e da due accusatori privati e richiamando
l’art. 355 cpv. 3 lit. c CPP, il procuratore pubblico ha annullato il decreto
di accusa DA __________ ed ha posto in stato di accusa dinanzi alla Pretura
penale RE 1 siccome ritenuta colpevole di ripetuta diffamazione, ripetuta
ingiuria, ripetuta minaccia e ripetute molestie sessuali (DA __________) (AI
28). 

 

                                         Avverso
il predetto decreto l’11/13.11.2011 è stata inoltrata opposizione da due accusatori
privati (AI 31 e AI 32). 

 

                                         L’incarto penale è quindi stato trasmesso
alla Pretura penale presso la quale è ancora pendente in attesa di giudizio
(inc. __________).

 

 

                                  d.   Con scritto 30/31.10.2012 l’Ufficio di
sanità, per il tramite del suo capoufficio, ha informato la Pretura penale che
il 7.10.2011 il magistrato inquirente le aveva concesso l’accesso agli atti
all’incarto penale riguardante RE 1 e di aver preso atto che al decreto di
accusa è stata interposta opposizione. Richiamando gli art. 23, 53, 59 LSan e
101 cpv. 2 CPP, ha domandato di poter accedere all’intero incarto penale allo
scopo di valutare compiutamente la fattispecie (doc. 4.a annesso alle osservazioni
11/13.12.2012 della Pretura penale).

 

 

                                   e.   Il 27.11.2012 il presidente della Pretura
penale ha accolto ai sensi dei considerandi l’istanza 30/31.10.2012 dell’Ufficio
di sanità, considerato in particolare che "(…) i fatti imputati a RE 1 sarebbero stati commessi mediante l’invio
di innumerevoli scritti anonimi inviati a più persone e a rappresentanti di
enti pubblici approfittando in gran parte dei dati personali e del recapito
privato di pazienti all’__________, dati ai quali aveva accesso nella sua veste
di infermiera – appare pacifico il nesso fra i fatti a fondamento del
surriferito procedimento penale e la richiesta dell’autorità istante. È quindi
dato un interesse giuridico legittimo e non vi si oppongono interessi pubblici
o privati preponderanti" (decreto 27.11.2012, p. 2, inc. __________).

 

 

                                    f.   Con
il presente reclamo RE 1 chiede di annullare la surriferita decisione e di
respingere conseguentemente la richiesta dell’Ufficio di sanità di esaminare
gli atti del procedimento penale a suo carico. 

 

                                         La reclamante sostiene anzitutto che la
decisione impugnata sarebbe in contrasto con quanto deciso dal procuratore
pubblico al momento dell’emanazione del decreto di accusa, affermando che egli aveva
respinto la richiesta di accedere agli atti poiché lei non eserciterebbe più la
professione di infermiera. Pertanto non sussisteva più alcun interesse nella
divulgazione degli atti in questione. Evidenzia inoltre di aver rescisso da
oltre un anno e di comune accordo il contratto di lavoro concluso trent’anni fa
con l’ente ospedaliero. Non esisterebbe dunque più alcun interesse per l’Ufficio
di sanità di esaminare l’incarto penale che la riguarda personalmente. Afferma
infine che "(…) Questo mancato interesse è persino
abusivo se si pensa che le ipotesi di accusa saranno contestate. Per ragioni di
autorità la reclamante non ha fatto opposizione, vista la pena tutto sommato
lieve, al decreto d’accusa. L’opposizione di due parti civili (recte: accusatori privati) le permette
tuttavia di contestare in toto la sua responsabilità" (reclamo 6/10.12.2012, p. 2).

 

 

                                  g.   Come esposto in entrata, il presidente
della Pretura penale e il procuratore pubblico si rimettono al prudente
giudizio di questa Corte. 

 

 

                                  h.   Con scritto 28.01.2013 questa Corte ha informato l’Ufficio
di sanità che il 6/10.12.2012 RE 1 (per il tramite del suo patrocinatore avv. __________)
ha inoltrato reclamo presso questa Corte contro il decreto emanato il
27.11.2012 dal presidente della Pretura penale (mediante il quale, come visto,
è stata accolta, ai sensi dei considerandi, la richiesta del predetto ufficio
di poter esaminare gli atti dell’incarto penale riguardante la qui reclamante
in applicazione dell’art. 101 cpv. 2 CPP, inc. __________), chiedendo nel
dettaglio i motivi che stanno alla base della sua richiesta, considerato come RE
1 non risulta più essere iscritta all’albo degli operatori sanitari (__________).

 

 

                                    i.   Con
scritto 7/11.02.2013 l’Ufficio di sanità ha in particolare informato questa
Corte che RE 1 "(…), ora sospesa dal suo incarico a causa
del procedimento penale in corso, è stata assunta e ha lavorato come infermiera
alle dipendenze dell’Ospedale __________ di __________. Secondo il decreto
d’accusa (…), che per altro l’imputata non ha impugnato, essa si è resa responsabile
di reiterati reati contro l’onore, di ripetuta minaccia e di ripetute molestie
sessuali. La gran parte dei reati ascritti alla ricorrente sono stati commessi
a danno di persone, enti pubblici e pazienti registrati nella banca dati
dell’Ospedale __________. Si tratta di dati sensibili a cui la stessa aveva
accesso nella sua veste di infermiera e dunque nello svolgimento della sua
professione" (scritto 7/11.02.2013, p. 1, doc. 6).

                                         Evidenzia poi che giusta l’art. 54 lit.
b LSan gli infermieri sono considerati operatori sanitari senza formazione
universitaria, che il Dipartimento è l’autorità competente a concedere
l’autorizzazione all’esercizio dipendente/indipendente delle professioni
previste dall’art. 54 LSan e che "(…) È tuttavia riservato il cpv. 2 il quale
specifica che per l’esercizio dipendente delle professioni previste dalla lett.
b dell’art. 54 LSan sono applicabili le disposizioni dell’art. 58 LSan. L’art.
58 cpv. 1 e 2 LSan stabilisce che l’autorizzazione all’esercizio di una
professione sanitaria prevista dalla lett. b dell’art. 54 è presunta quando la
direzione di un servizio o una struttura sanitaria, prima di assumere  un operatore
in forma dipendente, ha proceduto alla verifica delle condizioni e dei
requisiti conformemente alle disposizioni dell’art. 56 cpv. 1 e 4 e dell’art.
59. Ciò significa che l’autorizzazione viene delegata al datore di lavoro per
gli operatori sanitari con il libero esercizio e senza formazione universitaria
se questi decidono di esercitare un’attività lucrativa in qualità di dipendenti
(…)" (scritto 7/11.02.2013, p. 1 e 2, doc. 6).

                                         Ritiene dunque che RE 1 sia un operatore
sanitario ai sensi della LSan. Avendo quest’ultima violato i suoi obblighi
professionali e le regole deontologiche, il DSS quale autorità di vigilanza, ha
dunque pieno diritto e dovere di accedere a ogni informazione necessaria per
intraprendere gli eventuali e necessari provvedimenti in merito.

 

 

in diritto

 

                                   1.   1.1.

                                         Giusta l’art. 393 cpv. 1 lit. b CPP il
reclamo può essere interposto contro i decreti e le ordinanze, nonché gli atti
procedurali dei tribunali di primo grado; sono eccettuate le decisioni
ordinatorie. 

 

                                         1.2.

                                         Secondo SCHMID è possibile presentare
reclamo giusta gli art. 393 ss. CPP contro decisioni emanate da chi dirige il
procedimento nell’ambito di una richiesta di esame degli atti, perlomeno contro
quelle emanate dal pubblico ministero. 

                                         Per
quanto concerne, per contro, le decisioni emanate da un tribunale di primo grado
a sua mente occorre considerare l’art. 65 CPP, in particolare il suo cpv. 2 (secondo
cui le disposizioni ordinatorie prese prima del dibattimento da chi dirige il
procedimento in un’autorità giudicante collegiale possono, d’ufficio o su domanda,
essere modificate o annullate dal collegio), così come l’art. 393 cpv. 1 lit. b
CPP, disposizioni che sembrano escludere un reclamo indipendente (N. SCHMID,
StPO Praxiskommentar, art. 102 CPP n. 5; N. SCHMID, Handbuch des
schweizerischen Strafprozessrechts, nota a piè di pagina 509). 

 

                                         A giudizio di SCHMUTZ,
GOLDSCHMID, MAURER e SOLLBERGER la decisione riguardante una richiesta di esame degli atti è, di principio, impugnabile
mediante reclamo ai sensi degli art. 393 ss. CPP nella misura in cui la decisione
non è stata presa da chi dirige il procedimento di una giurisdizione di ricorso
oppure dall’Ufficio dei provvedimenti coercitivi. 

                                         Nel
caso in cui la decisione sia stata emanata da un tribunale di primo grado si è
alla presenza di una decisione ordinatoria (verfahrensleitender Entscheid)
non impugnabile ai sensi dell’art. 393 cpv. 1 lit. b CPP laddove concerne una parte
oppure altri partecipanti al procedimento. 

                                         Per
contro, se terzi dovessero domandare di ispezionare gli atti in
applicazione dell’art. 101 cpv. 3 CPP la decisione è impugnabile, non essendo alla
presenza di una decisione ordinatoria, bensì – nell’ottica del terzo – di una
decisione che conclude il procedimento (verfahrenserledigender Entscheid)
[cfr. BSK StPO – M. SCHMUTZ, art. 102 CPP n. 6; P. GOLDSCHMID / T. MAURER / J.
SOLLBERGER, Kommentierte Textausgabe zur StPO, art. 102 CPP, p. 79].

                                         I
citati autori non si esprimono sulla richiesta di ispezione degli atti da parte
di altre autorità – in casu l’Ufficio di sanità – giusta l’art. 101 cpv.
2 CPP. 

 

                                          1.3.

                                         Nella fattispecie in esame la Pretura
penale del Canton Ticino quale tribunale di primo grado ha emanato una
decisione inerente ad una richiesta indipendente di consultazione degli atti da
parte dell’Ufficio di sanità di un incarto penale pendente riguardante un
operatore sanitario (infermiera). La predetta autorità non partecipa al
procedimento penale in questione ma – come si vedrà di seguito – è un’altra
autorità ai sensi dell’art. 101 cpv. 2 CPP. Per questi motivi, a giudizio
di questa Corte la decisione qui impugnata inerente ad una siffatta richiesta
di ispezione degli atti non costituisce una decisione ordinatoria presa prima
del dibattimento da chi dirige il procedimento, impugnabile con la decisione finale
(art. 65 CPP), bensì un decreto impugnabile.

 

                                         1.4.

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP),
con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         La
prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla
giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere indipendentemente
dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, applicando il
diritto penale, che deve imporsi d’ufficio (Commentario CPP – M. MINI, art. 391
CPP n. 2).

 

                                         1.5.

                                         Il gravame inoltrato il 6/10.12.2012 contro
la decisione 27.11.2012 con cui il presidente della Pretura penale ha concesso
all’Ufficio di sanità l’autorizzazione a visionare gli atti dell’incarto __________
pendente presso la stessa Pretura e ad estrarre le copie necessarie, è tempestivo
e proponibile.

 

                                         RE
1, quale destinataria della decisione, è pacificamente legittimata a reclamare
giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente protetto
all’annullamento o alla modifica della decisione.

 

                                         Le esigenze di forma e di motivazione sono
rispettate.

 

                                         Esso è, di conseguenza, ricevibile in
ordine.

 

 

2.2.1.

Il diritto spettante alle
parti al procedimento di esaminare gli atti fa parte del loro diritto di essere
sentite. Tale diritto viene sancito in generale dall’art. 29 cpv. 2 Cost., e
nello specifico ambito penale dall’art. 32 cpv. 2 Cost.. 

 

Esso rappresenta un aspetto
della garanzia fondamentale dell’equo processo secondo gli art. 29 cpv. 1 Cost.
e 6 n. 1 CEDU (sentenza TF 1B_427/2010 del 21.01.2011, considerando 3.3.).

 

                                         2.2.

                                         Ai
sensi dell’art. 101 cpv. 1 CPP le parti possono esaminare gli atti del
procedimento penale pendente al più tardi dopo il primo interrogatorio
dell’imputato e dopo l’assunzione delle altre prove principali da parte del
pubblico ministero; è fatto salvo l’art. 108 CPP (BSK StPO – M. SCHMUTZ, art.
101 CPP n. 5 ss.; ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER, art. 101 CPP n. 2 ss.; N. SCHMID,
StPO Praxiskommentar, art. 101 CPP n. 2 ss.).

 

Il cpv. 2 della medesima
disposizione prevede che altre autorità possono esaminare gli atti se
necessario per la trattazione di procedimenti civili, penali o amministrativi
pendenti e se non vi si oppongono interessi pubblici o privati preponderanti
(BSK StPO – M. SCHMUTZ, art. 101 CPP n. 22; ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER, art. 101
CPP n. 10; N. SCHMID, StPO Pra-xiskommentar, art. 101 CPP n. 14 ss.).

 

I terzi possono esaminare gli
atti se fanno valere un interesse scientifico o un altro interesse degno di
protezione e se non vi si oppongono interessi pubblici o privati preponderanti
(art. 101 cpv. 3 CPP; cfr. BSK StPO – M. SCHMUTZ, art. 101 CPP n. 23 ss.; ZK
StPO – D. BRÜSCHWEILER, art. 101 CPP n. 11; N. SCHMID, StPO Praxiskommentar,
art. 101 CPP n. 19).

 

2.3.

Giusta l’art. 101 cpv. 2 CPP
e l’art. 194 cpv. 1 e 2 CPP tra il pubblico ministero e i tribunali da un lato
e le altre autorità nei procedimenti penali, civili e amministrativi dall’altro
lato, sussiste un diritto all’esame degli atti generale e reciproco se
l’autorità istante necessita degli atti per l’evasione del suo procedimento e
se interessi pubblici o privati preponderanti non siano d’ostacolo (BSK StPO –
M. SCHMUTZ, art. 101 CPP n. 22; ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER, art. 101 CPP n. 10;
N. SCHMID, StPO Praxiskommentar, art. 101 CPP n. 14 e 17). L’autorizzazione
conferita ad altre autorità di esaminare gli atti presuppone dunque una
ponderazione degli interessi. 

 

Occorre in particolare tenere
conto dell’interesse pubblico ad uno svolgimento rapido del procedimento e
privo di interruzioni [Messaggio
concernente l’unificazione del diritto processuale penale del 21.12.2005 (di
seguito Messaggio), p. 1069].
Il buon esisto del procedimento penale, specialmente nelle sue fasi iniziali,
potrebbe bloccare l’autorizzazione all’accesso agli atti ad altre autorità in
considerazione del rischio di una dispersione di notizie (Commentario CPP – M.
GALLIANI / M. MARCELLINI, art. 101 CPP n. 11).

 

Per quanto concerne gli
interessi privati è necessario vagliare la protezione della personalità e la
tutela del segreto (BSK StPO – M. SCHMUTZ, art. 101 CPP n. 22; Commentario CPP
– M. GALLIANI / M. MARCELLINI, art. 101 CPP n. 11).

La ponderazione degli
interessi in gioco presuppone dipoi che le altre autorità possano visionare gli
atti di un procedimento penale pendente (solo) qualora necessitino di tali
documenti per l’evasione di procedimenti civili, penali e amministrativi (ZK
StPO – D. BRÜSCHWEILER, art. 101 CPP n. 10). Non si deve dunque tralasciare la
natura e la rilevanza del procedimento condotto dall’autorità istante
(Commentario CPP – M. GALLIANI / M. MARCELLINI, art. 101 CPP n. 11). Un’istanza
di consultare gli atti del procedimento da parte di altre autorità implica
quindi che le stesse giustifichino e dimostrino un interesse a tal fine. Delle
istanze volte a delle ricerche generali sono evidentemente vietate (CR CPP – J.
CHAPUIS, art. 101 CPP n. 6).

 

                                         Il
rifiuto di autorizzare l’accesso agli atti per interessi privati o pubblici
preponderanti deve essere inteso quale ultima ratio. Si deve in ogni caso
esaminare se questi interessi non possono essere tutelati mediante
provvedimenti meno drastici (come ad esempio mediante la cancellazione di nomi
e di determinati passaggi oppure trattenendo solo determinati atti) (BSK StPO –
M. SCHMUTZ, art. 101 CPP n. 22; Messaggio, p. 1118).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         In
data 5.10.2011 l’Ufficio di sanità, richiamando gli art. 23, 53, 59 LSan e 101
cpv. 2 CPP, ha chiesto al Ministero pubblico di poter accedere all’intero
incarto penale riguardante RE 1 (AI 22).

 

                                         Con
scritto 7.10.2011 il procuratore pubblico ha autorizzato il predetto ufficio a
consultare gli atti dell’incarto penale DA __________, con la facoltà di
estrarne le fotocopie, precisando nondimeno che "(…) è pendente l’opposizione interposta dall’imputata per il tramite
del suo difensore che ci legge in copia (avv. PR 1) e che attendo nei prossimi giorni dei
documenti supplementari. Valuti lei se è il caso o meno di attendere che
l’incarto sia stato ulteriormente completato"
(AI 23).

 

                                         Il 28.10.2011 l’avv. PR 1 ha comunicato al procuratore pubblico che la sua assistita rinunciava all’interrogatorio del
10.11.2011 per il quale era stata citata e che quindi accetterà il decreto (AI
26 e AI 27). Ha inoltre allegato uno scritto datato 19.10.2011 da cui emerge
che l’Ospedale regionale di __________ ha in particolare confermato che il
rapporto di lavoro con RE 1 terminerà il 31.10.2011, chiedendo parimenti di
revocare l’autorizzazione ai funzionari dell’Ufficio di sanità di consultare
l’incarto penale poiché sprovvisti di legittimazione (AI 27).

                                         

                                         Giova
anzitutto evidenziare che non corrisponde al vero l’asserzione della reclamante
secondo la quale il magistrato inquirente aveva respinto la richiesta di
ispezione degli atti da parte dell’Ufficio di sanità "(…) per il semplice motivo che, essendo la
reclamante uscita dalle professioni infermieristiche non c’era più nessun
interesse alla divulgazione degli atti di inchiesta ad autorità terze"
(reclamo 6/10.12.2012, p. 1, doc. 1). Al contrario, il procuratore pubblico ha
autorizzato il predetto ufficio ad accedervi. A prescindere da ciò, RE 1 avrebbe potuto impugnare la decisione
presa dal magistrato inquirente mediante reclamo a questa Corte giusta l’art.
393 cpv. 1 lit. a CPP (cfr., al proposito, N. SCHMID, StPO Praxiskommentar,
art. 102 CPP n. 5; N. SCHMID, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts,
nota a piè di pagina 509; BSK StPO – M. SCHMUTZ, art. 102 CPP n. 6; P.
GOLDSCHMID / T. MAURER / J. SOLLBERGER, Kommentierte Textausgabe zur StPO, art.
102 CPP, p. 79; ZK StPO – A. J. KELLER, art. 393 CPP n. 16). Rimedio di diritto
di cui la reclamante però non ha fatto uso. 

 

                                         3.2.

                                         Il
27.11.2012 la Pretura penale ha
accolto l’istanza 30/31.10.2012 presentata dall’Ufficio di sanità [mediante la
quale ha informato la Pretura
penale che il 7.10.2011 il magistrato inquirente le aveva concesso l’accesso
agli atti all’incarto penale riguardante RE 1, di aver preso atto che al
decreto di accusa è stata interposta opposizione, e richiamando gli art. 23,
53, 59 LSan e 101 cpv. 2 CPP, ha domandato di poter accedere all’intero incarto
penale allo scopo di valutare compiutamente la fattispecie (doc. 4.a annesso
alle osservazioni 11/13.12.2012 della Pretura penale)], concedendo l’autorizzazione a visionare gli atti
dell’incarto __________ pendente presso la predetta Pretura e ad estrarre le
copie necessarie (decreto 27.11.2012, inc. __________ – __________).

 

                                         3.3.

                                         Ora,
al Consiglio di Stato (art. 22 LSan), al Dipartimento della sanità e della
socialità (DSS) (art. 23 LSan), alla Commissione di vigilanza (art. 24 LSan) o
ai servizi e uffici legittimati ad agire in loro vece, sulla base delle
pertinenti disposizioni della legge sanitaria (LSan), incombono specifici
doveri di vigilanza sull'esercizio delle attività sanitarie.

 

                                         L’esercizio
nel Cantone di un’attività sanitaria è sottoposto a vigilanza (art. 53 cpv. 1 LSan).
È pacifico e incontestato che l’infermiere è un operatore sanitario giusta
l’art. 54 cpv. 1 lit. b LSan: il suo esercizio è subordinato ad autorizzazione
(art. 54 cpv. 2 LSan).

 

                                         Il DSS è l’autorità competente a concedere
l’autorizzazione all’esercizio indipendente o dipendente delle professioni previste
dall’art. 54 LSan (art. 55 cpv. 1 LSan), riservato il cpv. 2 (secondo cui per
l’esercizio delle professioni previste dall’art. 54 lit. b LSan (tra cui figura
anche l’infermiere) sono applicabili le disposizioni dell’art. 58 LSan). La
predetta norma sancisce che l’autorizzazione all’esercizio dipendente di una
professione di cui all’art. 54 lit. b LSan è presunta se sono in particolare ossequiate
le seguenti disposizioni: (cpv. 2) l’operatore sanitario titolare oppure la direzione
di un servizio o struttura sanitari, prima di assumere un operatore in forma dipendente,
deve procedere alla verifica delle condizioni e dei requisititi conformemente
alle disposizioni dell’art. 56 cpv. 1 e 4 e 59 LSan; (cpv. 3) per la verifica
dei requisiti possono avvalersi della collaborazione del Dipartimento; (cpv. 5)
il titolare o la direzione sono tenuti ad informare immediatamente il
Dipartimento se l’assunzione è stata rifiutata o se il contratto è stato
revocato per motivi previsti dall’art. 59 cpv. 1 e 2 LSan; (…); (cpv. 7) il
Dipartimento può, ove le circostanze lo richiedono, sottoporre
all’autorizzazione prevista dall’art. 55 cpv. 1 LSan anche operatori sanitari
dipendenti.

 

                                         L'art.
56 LSan subordina l'autorizzazione al libero esercizio delle professioni sanitarie
al possesso di determinati titoli di studio (cpv. 1 lit. a), al godimento di
buona reputazione (cpv. 1 lit. b), documentata dall'estratto del casellario
giudiziale (cpv. 4 lit. b) ed al possesso dei necessari requisiti psichici e
fisici (cpv. 1 lit. c), comprovati da un certificato di idoneità (cpv. 4 lit.
c). Se queste condizioni non sono soddisfatte, l'autorizzazione è rifiutata
(art. 59 cpv. 1 LSan). Se le stesse vengono meno, è invece revocata per tempo
determinato o indeterminato (art. 59 cpv. 2 lit. a LSan).

 

                                         L'autorizzazione
può inoltre essere revocata in caso di grave negligenza, di azioni immorali o
di rilascio di certificati falsi, di comportamenti lesivi dell’etica professionale,
di ripetuta inosservanza delle regole dell’arte e di gravi violazioni delle
disposizioni di legge, nonché in caso di violazione delle norme deontologiche
(art. 59 cpv. 2 lit. b LSan).

 

                                         La
revoca dell’autorizzazione per tempo determinato o indeterminato può avere soltanto
valore di semplice misura amministrativa, mediante la quale l’autorità constata
la decadenza dei presupposti che ne avevano giustificato il rilascio; essa può
tuttavia anche presentare le connotazioni di provvedimento afflittivo, ovvero
di sanzione disciplinare (sentenza 3.03.2005, consid. 2.1., inc. TRAM
52.2005.9);

 

                                         Nel
caso di reati commessi dall'operatore sanitario nell’esercizio della
professione o comunque contrari alla dignità della professione, la revoca
dell'autorizzazione per decadenza del presupposto della buona condotta (art. 56
cpv. 1 lit. b LSan) può in particolare sovrapporsi alla revoca disposta per uno
dei motivi indicati dall’art. 59 cpv. 2 lit. b LSan. A differenza della revoca
per grave negligenza, per azioni immorali, per rilascio di certificati falsi,
per comportamenti lesivi dell'etica professionale o per ripetuta inosservanza
delle regole dell'arte, che può essere pronunciata dell'autorità amministrativa
indipendentemente da qualsiasi giudizio penale, la revoca per decadenza del
requisito della buona condotta presuppone una condanna penale iscritta a casellario
giudiziale per un reato inconciliabile con il profilo di dirittura morale
richiesto all'operatore sanitario (sentenza 3.03.2005, consid. 2.1., inc. TRAM
52.2005.9).

 

                                         L’autorizzazione è valida fino al
compimento del settantesimo anno di età e può essere rinnovata ogni due anni,
previo accertamento dell’idoneità psicofisica all’esercizio della professione
da parte del Medico cantonale (art. 60 cpv. 1 LSan).

 

                                         Ciò posto e considerato che in casu
l’Ufficio di sanità, quale autorità di vigilanza, ha postulato alla Pretura
penale di poter accedere all’incarto penale pendente riguardante RE 1, già
infermiera presso l’Ospedale Regionale di __________, la stessa è pacificamente
qualificabile come altra autorità ai sensi dell’art. 101 cpv. 2 CPP, dovendo
valutare eventuali misure amministrative/sanzioni disciplinari a suo carico, in
particolare revocare l’autorizzazione al libero esercizio
dipendente/indipendente di infermiera.

 

                                         3.4.

                                         Occorre dunque esaminare se l’Ufficio di
sanità necessiti effettivamente di questi atti per l’evasione delle sue
incombenze in qualità di autorità di vigilanza e ponderare gli interessi delle
parti in gioco.

 

                                         Visti
in particolare il rapporto d’inchiesta di polizia 26.08.2011 (AI 16, p. 1 ss.),
in cui sono contenute le dichiarazioni rilasciate il 18.08.2011 da RE 1 dinanzi
alla polizia ove quest’ultima ha ammesso le sue responsabilità riguardo alle accuse
mosse nei suoi confronti (doc. 6 annesso all’AI 16), lo scritto 28.10.2011
dell’avv. PR 1 mediante il quale ha comunicato al magistrato inquirente di
rinunciare all’interrogatorio e che la sua assistita "(…) accetterà tutti i suoi decreti (…)", considerati inoltre la rescissione del rapporto di lavoro tra la qui
reclamante e l’ente ospedaliero avvenuta il 31.10.2011 (AI 27), il contenuto
del DA __________ del 4.11.2011 (AI 28) e – ci sia concesso – il comportamento
riprovevole assunto da RE 1, agli atti vi sono inconfutabilmente elementi utili
all’Ufficio di sanità per vagliare la posizione della qui reclamante (alla
quale era a suo tempo stata concessa l’autorizzazione ad esercitare la
professione di infermiera ai sensi della LSan) e per evadere il relativo procedimento
amministrativo.

 

                                         Questa
Corte ritiene inoltre che l’interesse giuridico legittimo dell’Ufficio di
sanità prevale sugli interessi privati (protezione della personalità e tutela
del segreto) di RE 1. 

                                         

                                         Si
evidenzia anzitutto che con la decisione qui impugnata il presidente della
Pretura penale ha autorizzato unicamente un rappresentante dell’Ufficio di
sanità, peraltro tenuto al segreto professionale/d’ufficio, ad accedere agli
atti istruttori dell’incarto penale in questione. Non vi è dunque alcun rischio
di diffusione di documenti ad altre persone estranee alla procedura amministrativa.

 

                                         Non
va inoltre dimenticato che se da un lato è vero che il procedimento penale in
questione è ancora pendente presso la Pretura penale in attesa di giudizio, è
altrettanto vero che lo stesso non si trova più allo stadio iniziale.

 

                                         A
ciò aggiungasi che non si ravvisano nemmeno interessi pubblici che ostano
all’accesso degli atti né con riferimento al buon esito del procedimento (non
essendoci alcun rischio di una dispersione di notizie essendo, come detto, l’Ufficio
di sanità legato al segreto professionale/d’ufficio) né riguardo allo
svolgimento del procedimento penale che è a buon punto e non viene in tal modo
interrotto od ostacolato.

 

                                         Per
quanto attiene infine alla censura sollevata dalla reclamante secondo cui non
esisterebbe più alcun interesse da parte dell’Ufficio di sanità a compulsare
l’incarto penale che la concerne personalmente, si ricorda che l’autorizzazione
che le era stata concessa per esercitare la professione di infermiera è valida
fino al compimento del settantesimo anno di età (art. 60 cvp. 1 LSan) e che la
stessa può essere revocata per tempo determinato/indeterminato (art. 59 cpv. 2 LSan).

 

                                         L’Ufficio
di sanità dovrà evidentemente tenere conto dello stadio (non finale) del procedimento.

 

                                         3.5.

                                         Alla
luce di quanto sopra esposto il decreto 27.11.2012 emanato dal presidente della
Pretura penale (inc. __________ – __________) qui impugnato è conforme ai
dettami di legge ed è dunque meritevole di tutela.

 

 

                                  4.   Il
gravame è respinto. Tassa di giustizia e spese sono poste a carico della reclamante,
soccombente.

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 3, 101, 107, 385, 390 e
393 ss. CPP, la LSan ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di CHF 900.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF
950.-- (novecentocinquanta), sono poste a carico di RE 1, __________.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

                                   4.   Intimazione:

                                      

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                           La
cancelliera