# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 49fa1ba1-2b7e-52de-bdc5-c770a24b52ea
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-12-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.12.2012 35.2012.52
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2012-52_2012-12-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2012.52

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  13 dicembre
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 luglio 2012 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 14 giugno
  2012 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 3 aprile
2010 RI 1 - nato nel 1963, allora alle dipendenze della ditta __________ in
qualità di manovale e perciò assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO
1 – mentre stava aiutando un vicino di casa a caricare delle traversine della
ferrovia su un furgone, nel sollevarne da solo una ha perso la presa,
ritrovandosi tutto il peso della stessa sulla mano destra e risentendo un forte
dolore al gomito destro (cfr. doc. 1, 13). 

 

                                         Egli ha riportato una
epicondilite radiale al gomito destro, con una lesione parziale del tendine
estensore comune (cfr. doc. 7, 25).

 

                                     In
data 24 novembre 2010, l’assicurato è stato sottoposto ad intervento di
denervazione del gomito a destra secondo Willhelm da parte del dr. __________,
spec. FMH in chirurgia della mano (cfr. doc. 64).

 

                                         L’assicuratore LAINF ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 30
aprile 2012, l’assicuratore infortuni ha posto l’assicurato al beneficio di una
rendita di invalidità del 15% ma gli ha per contro negato il diritto ad
un’indennità per menomazione all’integrità, essendo il danno alla salute
inferiore al 5% (cfr. doc. 198). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 200), in
data 14 giugno 2012, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione
(cfr. doc. 204). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 14 luglio 2012, RI 1, sempre rappresentato dall’RA 1, ha
contestato la decisione con la quale l’assicuratore LAINF lo ha ritenuto
totalmente abile al lavoro in attività adeguate, rilevando di non essere in
grado di svolgere alcun tipo di attività, come attestato dal dr. __________. 

                                         Il
rappresentante dell’assicurato ha inoltre criticato il mancato riconoscimento
da parte dell’Istituto assicuratore di un’IMI, facendo presente che
l’interessato “ha un braccio inutilizzabile che non gli permette di svolgere
nessun tipo di attività” (doc. I). 

 

                               1.4.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.5.   In data 12
settembre 2012, il ricorrente ha evidenziato di soffrire “anche di depressione,
motivo per cui chiederemo alla CO 1 di riaprire il caso causa ricaduta” (cfr.
doc. V + B1-3). 

 

                                         L’assicuratore
resistente ha preso posizione al riguardo in data 4 ottobre 2012, rilevando che
“la controparte ha scritto che annuncerà una ricaduta alla CO 1: in
quell’ambito potranno quindi essere esaminati gli allegati che l’assicurato
vorrà di nuovo produrre allegandoli all’eventuale notifica” (doc. VII).

                                         

                               1.6.   In data 19
ottobre 2012 l’assicurato ha versato agli atti un referto medico redatto dalla
dr.ssa __________ (doc. IX).

 

                                         Tale
scritto è stato trasmesso all’assicuratore infortuni (doc. X), per conoscenza.

                                         

                               1.7.   In data 29
novembre 2012 è pervenuto al TCA uno scritto, redatto di proprio pugno
dall’assicurato, nel quale il signor RI 1 ha ribadito di non essere riuscito a
trovare, nonostante gli sforzi intrapresi, una soluzione lavorativa in un
ambito più leggero, circostanza che gli ha provocato l’insorgere di ulteriori
patologie (ansia depressiva e grave ipertensione) (doc. XI).

 

                                         Tale
scritto dell’assicurato è stato trasmesso sia al rappresentante legale, sia all’amministrazione,
per conoscenza (doc. XII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008;
STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è l’entità della rendita di invalidità spettante all’assicurato e il
suo diritto ad un’indennità per menomazione dell’integrità a seguito
dell’infortunio dell’aprile 2010 e, nell’affermativa, di quale entità.

 

 

                               2.3.   Entità
della rendita di invalidità

 

                            2.3.1.   Secondo
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per
cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in
RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente
all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente
art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che
non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del
22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non
ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto
dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso
che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità
lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua
validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). 

                                         Nell'assi­cura­zione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                            2.3.2.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I
162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate
circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali
formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in
quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In
tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da
porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid.
5a, b).

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra
il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno
ipotetico, conseguibile da invalido.

 

                            2.3.3.   Nella
concreta evenienza, con la decisione impugnata, l’assicuratore LAINF ha attribuito
all’assicurato una rendita di invalidità del 15%. Esso ha in effetti sostenuto che,
svolgendo un’attività lavorativa adeguata al suo stato di salute, il ricorrente
potrebbe conseguire un reddito di fr. 49'943, che raffrontato al reddito da lui
percepito da valido presso la ditta __________, di fr. 58'927.70, porta ad un
grado di invalidità del 15%.

 

                                         Il TCA
osserva che, nella fattispecie, l’esigibilità lavorativa, dal profilo medico, è
stata valutata dal dr. __________, specialista FMH in chirurgia generale e
della mano.

 

                                         In
occasione della visita medica __________ del 21 novembre 2011, lo specialista
in questione, poste le diagnosi di “infortunio professionale del 3.4.2010 con
epicondilite omero radiale gomito destro con lesione parziale del tendine
estensore comune delle dita accompagnato da una sindrome del supinatore. In
data 24.11.2010 intervento chirurgico di denervazione epicondilo omero radiale
gomito destro secondo Wilhelm e Hohman, operatore dr. __________, specialista
chirurgia della mano FMH”, si è così espresso in merito alla capacità,
rispettivamente all’esigibilità lavorativa:

 

"  (…)

Come evidenziato anche durante la degenza alla
Clinica di __________ dal 14.09.2011 al 12.10.2011, l’attività di manovale e
muratore non è più fattibile ed esigibile.

È stata espressa nell’ambito della degenza
l’esigibilità lavorativa, l’assicurato può lavorare in un lavoro leggero e
medio lungo tutto l’arco della giornata e in misura completa.

L’esigibilità lavorativa concernente gli esiti
post-traumatici del gomito destro viene sotto espressa. Capacità lavorativa
nella misura massima possibile dal 1.12.2011.

 

Esigibilità lavorativa:

l’assicurato può sollevare e portare pesi molto
leggeri fino a 5 kg fino all’altezza dei fianchi, fra i 5 e i 10 kg fino all’altezza dei fianchi senza limitazione, pesi medi fra i 10 e i 25 kg fino all’altezza dei fianchi spesso, pesi fra i 25 kg e i 45 kg fino all’altezza dei fianchi mai, pesi molto pesanti oltre 45 kg fino all’altezza dei fianchi mai.

Con le limitazioni sovraesposte può sollevare
pesi oltre l’altezza del petto fino e oltre i 5 kg.

Maneggio di attrezzi leggeri e di precisione medi
senza limitazione, lavoro pesante e manuale rozzo di raro, molto pesante mai,
nessun problema di rotazione della mano, non esecuzione di movimenti ripetitivi
di estensione e flessione o prono supinazione all’avambraccio, gomito destro.

Posizione e mobilità: lavori sopra la testa, di
rotazione del tronco, di posizione seduta e inclinata in avanti e in piedi e
inclinata in avanti possibile senza limitazione, senza limitazione pure la
posizione inginocchiata e di flessione delle ginocchia.

Posizione di lunga durata seduta e in piedi o a
libera scelta possibile senza limitazioni.

Non problemi nello spostamento.

Uso delle due mani con le limitazioni
sovraesposte, nessun problema di equilibrio o stare in equilibrio.

Lo stato clinico attuale del gomito destro
dominante non dà diritto ad una IMI.”

                                         (doc. 149,
p. 7s.)

 

                                         Agli atti
figura pure la valutazione del 18 ottobre 2011 eseguita dal __________, medico
assistente e dalla dr.ssa __________, spec. FMH in chirurgia della __________, dove
l’assicurato è rimasto degente dal 14 settembre 2011 fino al 12 ottobre 2011, attestante
una totale incapacità lavorativa dell’interessato nella sua precedente
attività, pesante, di manovale, ma una piena capacità lavorativa in attività
adeguate rispettose dei suoi limiti funzionali (cfr. doc. 138 pag. 4).

 

                            2.3.4.   In sede di
ricorso, l’assicurato ha sostenuto che, contrariamente al parere dell’Istituto
assicuratore, egli non sarebbe in grado di svolgere un’attività lavorativa
adatta nella misura del 100%, alla luce del referto del dr. __________,
specialista in medicina legale e delle assicurazioni di __________, il quale,
nel referto del 4 aprile 2012, ha rilevato che “il quadro anatomo disfunzionale
oggi in atto a livello dell’arto superiore destro configura un tasso di
invalidità dell’ordine del 50%, quindi determinante il riconoscimento della
relativa rendita” (cfr. doc. A3). 

 

                                         In sede
di risposta di causa, l’assicuratore infortuni, dopo avere rilevato che “non
incombe affatto al medico bensì all’amministrazione di determinare il tasso di
rendita, trattandosi di un concetto economico”, ha aggiunto che il dr. __________
non ha spiegato per quali motivi egli ritenga che “i postumi infortunistici non
permetterebbero all’assicurato di svolgere un’attività idonea in misura
completa, fermo restando che l’interessato è stato riconosciuto abile al lavoro
sull’arco dell’intera giornata anche dai medici della __________ al termine di
un soggiorno stazionario” (doc. III).

                                         Il TCA
condivide queste considerazioni dell’Istituto assicuratore.

                                         

                                         A mente
del TCA, infatti, la valutazione, per quanto concerne l’esigibilità lavorativa,
sul mercato generale del lavoro, fornita dal dr. __________ - per il quale
l’assicurato sarebbe in grado di svolgere un’attività lavorativa che gli
consenta, in particolare, di risparmiare il braccio destro dominante (cfr. doc.
149, p. 7) - può validamente costituire da base al giudizio che è ora chiamato
a rendere. Questa conclusione si giustifica tanto più se si considera che la stessa,
come visto in precedenza (cfr. consid. 2.3.3.), trova conferma anche
nell’apprezzamento fornito dai medici di __________, i quali, al termine di un
soggiorno stazionario, hanno considerato l’assicurato pienamente abile al
lavoro in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 138).

                                         

                                         Al
proposito, va rilevato che quanto sostenuto dal medico di fiducia
dell’amministrazione trova, del resto, conforto nei precedenti
giurisprudenziali riportati qui di seguito.

 

                                         In una
sentenza inedita del 12 novembre 1996 nella causa I., il TFA ha, ad esempio,
ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità
lavorativa in attività cosiddette sostitutive, trattandosi di un assicurato
cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici interessanti, in
particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare pesi superiori ai 10 kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di 2/3, certi movimenti non erano più
possibili, come ad esempio, il sollevamento del braccio oltre i 60°, di modo
che il braccio destro poteva unicamente servire come aiuto per il braccio
adominante. 

 

                                         In una
sentenza 35.1997.23 dell'11 settembre 2000 - integralmente confermata dal TFA
con sentenza U 449/00 dell'8 maggio 2002 - questo Tribunale ha riconosciuto
come reintegrabile nel mondo del lavoro un'assicurata che, secondo l'avviso dei
medici, presentava una mano sinistra infortunata praticamente inutilizzabile,
fatta eccezione per delle prese a tre dita senza forza.

 

                                         Il TFA è
pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza U 240/99 del 7 agosto 2001,
parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss., concernente un
assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali all'estremità
superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori manuali molto
leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano destra, e il
sollevamento di pesi superiori ai 2 kg (e pertanto ritenuto praticamente monco
di una mano):

 

" 
(…).

Aufgrund der Beschwerden und Funktionsdefizite in
der ganzen rechten oberen Extremität ist der Beschwerdeführer faktisch als
Einhänder einzustufen, der seine rechte Hand bei der Arbeit - wenn überhaupt -
nur noch in ganz untergeordnetem Masse als Hilfshand einsetzen kann. Es kann
ihm daher nicht mehr zugemutet werden, bei einer manuellen Arbeit seinen
rechten Arm und seine rechte Hand dauernd einzusetzen und damit Gewichte bis zu
 2 kg zu heben. Überdies fallen häufigere Schreibarbeiten wegen der dabei
auftretenden schmerzhaften Verkrampfungen ausser Betracht. Die im
Einspracheentscheid vom 11. April 1996 genannten Verweisungstätigkeiten, u.a.
Überwachungsarbeiten an automatischen und halbautomatischen
Produktionseinheiten, Qualitätskontrolle, Arbeiten im Auskunftsdienst oder als
Portier, können auch bei vorwiegendem Gebrauch der linken Hand ausgeführt
werden und sind daher vom (unfall-) medizinischen Standpunkt aus grundsätzlich
vollzeitlich zumutbar. Hingegen fällt die Tätigkeit als Transportdisponent
ausser Betracht, nachdem der Beschwerdeführer die gemäss Unfallversicherer
hiefür erforderliche Umschulung (zweijährige Handelsschulausbildung) nicht
erfolgreich beendet hat. 

Bei den angeführten noch zumutbaren erwerblichen
Tätigkeiten handelt es sich um solche, die auf dem allgemeinen ausgeglichenen
Arbeitsmarkt durchaus zu finden sind. Zudem werden in Industrie und Gewerbe
Arbeiten, welche physische Kraft erfordern, in zunehmendem Mass durch Maschinen
verrichtet, während den körperlich weniger belastenden Bedienungs- und
Überwachungsfunktionen eine stetig wachsende Bedeutung zukommt (ZAK 1991 S. 321
Erw. 3b am Ende)." 

                                         (STFA
succitata, consid. 3b)

 

                                         In una
sentenza 35.2002.88 del 14 aprile 2003, questa Corte ha giudicato completamente
abile in attività leggere dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in
prevalenza dei compiti di sorveglianza, un assicurato che, a causa di un,
citiamo: "importante deficit funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto
scapolare destro. Flessione attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito
flesso, rotazione interna solo fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità
nella regione del deltoide in corrispondenza del territorio di innervazione del
nervo ascellare", il medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto,
citiamo: "… limitato nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio
dell'arto superiore destro al di sopra della vita, scostato dal tronco, così
come nei movimenti di rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente,
macchinari vibranti e contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il
braccio pendente, sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della
vita, tenendo l'arto superiore destro accostato al tronco." (cfr. STCA
succitata consid. 2.6.).

 

                                         Infine,
con un giudizio I 27/06 e U 18/06 del 24 agosto 2006 consid. 5.2.3, il TFA ha
considerato in grado di svolgere a tempo pieno semplici mansioni di
sorveglianza, rispettivamente, di controllo, così come lavori in un chiosco
nonché attività ausiliarie nel campo della gastronomia o in un magazzino, un
assicurato, nato nel 1948, che soffriva di dolori cronici alla spalla destra
con irradiazione al braccio destro, di un’importante rottura della cuffia dei
rotatori a destra (con rottura completa del tendine dei muscoli sovra- e
infraspinato, rottura parziale del tendine sottoscapolare e lussazione del
tendine del bicipite), di un’artrosi dell’articolazione acromio-claveare e di
una persistente pseudoparalisi del braccio destro (diagnosi differenziale:
spalla congelata post-traumatica).

 

                                         Alla luce
di quanto precede, è dunque lecito concludere che il ricorrente - dal
profilo medico - sarebbe in grado di svolgere, a tempo pieno e con un
rendimento completo, un’attività lavorativa leggera e media, nel cui esercizio
l’arto superiore destro non debba essere sottoposto a particolari carichi.

 

                                         È
peraltro utile aggiungere che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno
indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al
giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito, va rilevato che il Tribunale federale ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio
2003, consid. 4.7).

 

                                         Inoltre,
secondo questo Tribunale, le limitazioni funzionali derivanti dal danno alla
salute infortunistico non rendono irrealistica la possibilità di reperire, sul
mercato generale del lavoro, delle opportunità di impiego.

                                         In una sentenza 8C_94/2012
del 29 marzo 2012 consid. 3.2, il Tribunale federale ha infatti confermato che
anche per gli assicurati che possono utilizzare un solo braccio, il
mercato del lavoro offre un ventaglio di attività sufficientemente ampio:

 

" 
Die Gerichtspraxis geht
davon aus, dass der ausgeglichene Arbeitsmarkt für Personen, welche funktionell
als Einarmige zu betrachten sind und überdies nur noch leichte Arbeiten
verrichten können, genügend realistische Betätigungsmöglichkeiten bietet.
Zu denken ist etwa an einfache Überwachungs-, Prüf- und Kontrolltätigkeiten
sowie an die Bedienung und Überwachung von (halb-) automatischen Maschinen oder
Produktionseinheiten, die nicht den Einsatz beider Arme und beider Hände
voraussetzen (vgl. Urteile 8C_207/2009 vom 8. September 2009 E. 3.2 und
8C_635/2007 vom 27. August 2008 E. 4.2 mit Hinweisen). Solche Arbeitsstellen
bestehen auch in produktionsnahen Betrieben, weshalb sich eine Einschränkung
des in Betracht zu ziehenden Arbeitsmarktes auf den Dienstleistungssektor nicht
aufdrängt." 

                                         (il
corsivo è della redattrice)

 

Infine, a proposito dei referti della dr.ssa __________ (doc. B1)
e della dr.ssa __________ (doc. C), prodotti in corso di causa e attestanti
l’insorgenza di un disagio a livello psicologico, il TCA rileva che, come del
resto indicato dallo stesso rappresentante dell’interessato (cfr. doc. V) e
ribadito dall’Istituto assicuratore (cfr. doc. VII), gli stessi andranno
analizzati nell’ambito dell’annuncio di ricaduta preannunciato nello scritto
del 12 settembre 2012.

 

                            2.3.5.   Si
tratta ora di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute
infortunistico.

 

                                         Quanto al
reddito da valido, secondo l’assicuratore infortuni
resistente, senza il danno alla salute, RI 1, nel 2012, lavorando per la __________, avrebbe realizzato un guadagno annuo lordo pari a fr. 58'927.70 (fr.
4’532.90 x 13 mensilità, cfr. doc. 193).

 

                                         Questo
dato, non contestato e desunto dalle informazioni fornite direttamente dal
datore di lavoro (cfr. doc. 191), può senz’altro essere fatto proprio dal TCA. 

 

                            2.3.6.   Per quanto
riguarda il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si
fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in
DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.

 

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha in particolare fissato i criteri da
adempiere affinché il reddito da invalido possa essere validamente determinato
sulla base dei salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

                                         

                            2.3.7.   Nel caso in
esame, per determinare il reddito ancora esigibile dall'insorgente, l'assicuratore
LAINF resistente ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso
cinque aziende ticinesi. L’CO 1 ha indicato che dai medesimi risulta che nelle
attività leggere che il ricorrente sarebbe in grado di esercitare tenuto conto
dei postumi infortunistici residuali - e meglio l’operaio di magazzino presso
la __________ di __________, l’aiuto stampatore presso la __________, l’addetto
alla sorveglianza presso la __________, il raffilatore presso la __________, il
preparatore di cioccolata presso la __________ - i dipendenti di tali ditte
percepivano in media, nel 2012, un reddito annuo pari a fr. 49'943.00
(cfr. doc. 193).

 

                                         D’altro
canto, sempre in conformità alla giurisprudenza evocata sopra, l'assicuratore infortuni ha fornito informazioni sul numero globale
dei posti di lavoro che entrano in linea di conto alla luce degli impedimenti
presentati dall'assicurato, sul salario massimo e minimo, così come sul salario
medio.

                                         In
effetti, dalla tabella prodotta in allegato al doc. 193 si evince che sono 112
i posti di lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e massimo
ammontano, rispettivamente, a fr. 33’7997.-- e a fr. 69’290.--, e infine che
quello medio è di fr. 49’059.--.

 

                                         Il TCA constata che il valore considerato dall’assicuratore LAINF
convenuto (fr. 49'943) è superiore dell’1.8% rispetto alla media dei salari
medi (fr. 49’059).

                                         In base
alla giurisprudenza federale, ciò non è però sufficiente per dubitare della
rappresentatività del reddito da invalido stabilito in base alle DPL. 

                                         In
effetti, in una sentenza U 594/06 del 26 aprile 2007, l’Alta Corte è pervenuta
a questa stessa conclusione trattandosi di una differenza dell’8% circa (cfr.,
pure, la STCA 35.2005.90 del 22 maggio 2006 consid. 2.9., in cui questo Tribunale
ha deciso di fare propria la prassi dell’CO 1 secondo la quale sono di
principio tollerati scostamenti sino al 10%).

 

                                         In
conclusione - assodato che i cinque posti di lavoro segnalati
dall’amministrazione rispettano le limitazioni funzionali descritte nella
documentazione medica agli atti - il reddito da invalido è stato validamente
determinato in base alle DPL.

                                         Esso
ammonta a fr. 49'943.

                                         Decurtazioni
sul reddito da invalido stabilito in applicazione delle DPL non possono entrare
in linea di conto, considerato il sistema stesso su cui si fonda questa
modalità di fissazione del reddito (cfr. DTF 129 V 472, consid. 4.2.3).

 

                                         Il grado
di invalidità del ricorrente - stabilito confrontando i fr. 49'943 al
reddito che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto
l’infortunio, e cioè fr. 58'927.70 (cfr. consid. 2.3.5.) - è del 15.25%,
arrotondato al 15% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121, consid.
3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV Nr. 12 p. 44 in cui il TFA ha stabilito che la giurisprudenza appena menzionata, secondo la quale il risultato
aritmeticamente esatto del grado di invalidità va arrotondato per eccesso o per
difetto alla prossima cifra espressa in percentuale intera secondo le regole
applicabili in matematica, è applicabile immediatamente, nel senso che essa si
estende a decisioni contestate che, dal punto di vista temporale, sono state
emanate prima della pubblicazione della sentenza in questione).

 

                                         Visto
che, con la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha riconosciuto a RI 1 una
rendita di invalidità proprio del 15%, il suo ricorso deve essere respinto.

                                        

                               2.4.   Diritto
all’indennità per menomazione all’integrità

 

                            2.4.1.   Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.4.2.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se
verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed
importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).

 

                            2.4.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute
nell'Allegato 3 dell'OAINF. 

                                         Una
tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a;
RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

 

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per 

                                         menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                            2.4.4.   L’INSAI ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377
consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p.
221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                            2.4.5.   Nel
caso di specie l’assicuratore LAINF resistente, sulla base della valutazione
del 21 novembre 2011 del dr. __________, ha negato all’assicurato il diritto a
un’IMI, in quanto egli non presenta un danno all’integrità del 5% almeno (cfr.
allegato a doc. I).

 

                                         L’insorgente ha chiesto,
dal canto suo, il riconoscimento di un’IMI (cfr. doc. I) 

 

                                         In sede di opposizione, il
dr. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato
locomotore, ha rilevato che:

 

" 
(…)

Dal signor RI 1, durante l’ultima visita,
sono stati constatati:

-         
un lieve deficit dell’estensione del dito III della mano destra, in
miglioramento;

-         
un perimetro massimo dell’avambraccio destro di un centimetro inferiore
al contro laterale;

-         
un deficit di flessione attiva di 22° del gomito destro rispetto al
contro laterale;

-         
uno stato doloroso, diffuso e fluttuante;

-         
dei disturbi non sistematizzati della sensibilità, senza sostrato
neurologico evidenziato.

 

Anche sommati, i disturbi presentati
attualmente dall’assicurato al gomito destro, in esiti d’intervento di cura
d’epicondilite tramite denervazione secondo Wilhelm, non raggiungono la soglia
indennizzabile del 5% (vedi All. 3 OLAINF).

 

Prima di spiegare il perché raggiungo
questa conclusione, ricorderò che non sono stati naturalmente presi in
considerazione i disturbi alla spalla di destra e al polso destro, perché gli
stessi non sono stati ritenuti in rapporto di causalità probabile con il
sinistro dichiarato, nell’assenza di lesioni traumatiche evidenziate.

 

Dal signor RI 1, il lieve deficit di
estensione constatato al terzo dito appare come una chiara conseguenza
dell’intervento svolto, con allungamento magari eccessivo dell’estensore comune
delle dita. Tuttavia, questo lieve deficit di estensione non dà diritto ad
un’IMI. In paragone, ad un’amputazione delle due falangi distali del dito medio
corrisponde un’IMI del 5%. Invece, nel caso di artrosi – anche grave – delle
dita o in stato dopo artrodesi nelle dita, il tasso di IMI previsto nelle
tabelle SUVA (tabella 5 delle artrosi) è dello 0%.

 

Per il deficit di flessione del gomito
destro constatato durante l’ultima visita (perdita di flessione che corrisponde
ad un 15% della mobilità contro laterale), non considero neanche il diritto ad
un’IMI, anche inferiore al 5%, per il semplice motivo che questo deficit di
flessione constatato non esisteva all’esame di entrata a __________ e che esso
non si spiega dal punto di vista anatomico, in stato dopo epicondilite e
intervento di denervazione.

 

Rispetto all’amiotrofia constatata, essa
corrisponde ad una perdita del 3% nel perimetro rispetto al lato
controlaterale. Espressa rispetto alla sezione (e considerando l’avambraccio
come una struttura circolare), la differenza fra i due lati è del 6%.
Considerando già una un’anatomia un po’ modificata dopo l’intervento eseguito e
anche il margine di errore di tali misure, la differenza tra i due lati appare
non significativa e sicuramente non sufficiente a far considerare un’IMI, anche
di tasso inferiore alla soglia indennizzabile.

 

Finalmente, nell’assenza di un sostrato
anatomico per i disturbi lievi della sensibilità e in presenza di una
sintomatologia dolorosa fluttuante e anche non completamente spiegata dallo
stato lesivo evidenziato, non ritengo neppure il diritto ad un’IMI.” (Doc. 203)

 

L’assicurato ha contestato la valutazione del medico di __________,
producendo il seguente referto del 4 luglio 2012 del dr. __________:

 

"  (…)

Il dettagliato apprezzamento formulato dal Collega dr. __________
in data 11 giugno 2012 riporta:

-         
un lieve deficit dell’estensione del dito III della mano destra, in
miglioramento;

-         
un perimetro massimo dell’avambraccio destro di un centimetro inferiore
al contro laterale;

-         
un deficit di flessione attiva di 22° del gomito destro rispetto al
contro laterale;

-         
uno stato doloroso, diffuso e fluttuante;

-         
dei disturbi non sistematizzati della sensibilità, senza sostrato
neurologico evidenziato.

 

Si tratta di rilievi del tutto condivisibili, dovendosi peraltro
rimarcare che l’assicurato, al momento della mia visita del 4 aprile 2012,
oltre a quanto avanti richiamato, palesava anche:

“discreta ipomiotrofia dell’emicingolo scapolo-omerale, con
difetto perimetrico di 1,5 cm al terzo medio di bicipite.

Alla faccia dorsale del gomito cicatrice chirurgica, lineare, di 15 cm.

Elevazione abduzione di spalla che non arrivano a 90°, con un
guadagno sino a 100° alla manovra passiva; proiezione dorsale -20%,
postergazione con mano poco oltre la cintura, extrarotazione appena accennata,
intrarotazione completa.

Evidente impaccio nel posizionare il palmo della mano oltre il
piano spalla.

Netta ipovalidità in abduzione contro resistenza, tanto che con
estrema difficoltà riesce a sollevare un volume del peso di circa 1 kg, mantenendo il gomito in estensione, riferendo inoltre che già gli risulta difficoltoso lo
spostamento di una bottiglia piena.

Pugno efficiente.

Riferita ipoestesia tattile e termica sul versante esterno
dell’arto in toto.

Carente nei gradi estremi la flesso-estensione del gomito, venendo
accusata vivamente dolente la prosupinazione.

Discreto impaccio nelle manovre di vestizione e svestizione,
quando deve attuare l’inserimento dell’arto superiore destro nella manica
dell’indumento”.

Il quadro effettivamente in atto è costituito, oltre che dai
reliquati a carico del gomito, quali inquadrati nella relazione CO 1, anche – e
soprattutto – da importanti sequele a carico della spalla e da una importante
ipovalidità nelle manovre contro resistenza dell’arto in toto (si tratta del
destro in destrimane), richiamate nel paragrafo precedente.

Il tutto condiziona evidenti impacci anche nel disbrigo di
attività elementari quotidiane – oltre che in ambito lavorativo – e proprio in
considerazione delle limitazioni funzionali dell’arto superiore destro nel suo
complesso, avevo formulato l’inquadramento a suo tempo prospettato, che sono in
questa sede a ribadire.” (Doc. A2)

 

                                         Questa
Corte, chiamata a pronunciarsi su una questione di carattere medico,
attentamente vagliata la documentazione presente all’inserto, ritiene di non
avere valide ragioni per scostarsi dall’apprezzamento del medico di __________.

 

                                         Il dr. __________ ha
esposto dettagliatamente e in modo convincente i motivi per cui, nel caso
concreto, il grado di menomazione durevole non raggiunge almeno il 5%.

                                         In
particolare va considerato che nella Tabella delle menomazioni dell'integrità
che figura all'Allegato 3 dell'OAINF la perdita di almeno due falangi di un
dito o di una falange del pollice dà diritto ad un'IMI del 5%.

                                         Inoltre
la Tabella 3 allestita dall'CO 1 per la perdita semplice o combinata di dita,
mani o braccia relativamente all’amputazione di una falange del V dito non
prevede alcuna IMI, mentre un tasso del 5% viene riconosciuto in caso di
amputazione sia di due falangi di tale dito, che di tutto il dito.

 

Quanto alle osservazioni formulate dal dr. __________ - il quale
ha indicato che, oltre ai disturbi al gomito correttamente constatati dal dr. __________,
l’assicurato presenta soprattutto “importanti sequele a carico della spalla” (doc.
A2) - questo Tribunale sottolinea che il dr. __________ ha espressamente
indicato che “non sono stati naturalmente presi in considerazione i disturbi
alla spalla di destra e al polso destro, perché gli stessi non sono stati
ritenuti in rapporto di causalità probabile con il sinistro dichiarato,
nell’assenza di lesioni traumatiche evidenziate” (doc. 203).

Il TCA condivide queste considerazioni del medico __________ __________
dell’assicuratore infortuni.

In occasione del soggiorno presso la Clinica di __________,
difatti, i medici hanno diagnosticato, come ben riassunto dal dr. __________, oltre
al “trauma distrattivo dell’inserzione prossimale della muscolatura estensoria
al gomito destro”, anche “una sindrome della cuffia dei rotatori, in assenza di
lesioni transmurali a livello tendineo” e “una sindrome dolorosa al polso
destro, in assenza di lesioni post-traumatiche evidenziate e in presenza di
lievi disturbi degenerativi (cisti sottocondrali a livello dello scafoide)”
(cfr. doc. 138 e doc. 203 pag. 2).

 

                                         Secondo
questo Tribunale a ragione, dunque, l'CO 1 con la decisione su opposizione
impugnata ha negato all'assicurato il diritto a beneficiare di un'IMI (cfr.
RAMI 2004 U 514 pag. 415 segg.; STFA U 14/02 del 28 giugno 2002).

 

 

 

                                   

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti