# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2f9ccc2b-799a-5f85-acf7-33fcded90b6a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-08-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.08.2009 D-4065/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4065-2009_2009-08-27.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4065/2009/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 7  a g o s t o  2 0 0 9

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Blaise Pagan, Fulvio Haefeli, 
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Cossovo,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 17 giugno 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4065/2009

Fatti:

A.
Il (...), l'interessato, d'etnia ashkali, originario di B._______ (Cossovo) 
ha  presentato  una  domanda  d'asilo  in  Svizzera.  Ha  dichiarato,  in 
sostanza e per quanto è qui di rilievo (cfr. verbali d'audizione [1] e [2] 
del  4  giugno  2009)  d'essere  espatriato  il  (...)  a  causa  delle 
discriminazioni che avrebbero subito lui e i suoi familiari da parte degli 
albanesi, in ragione della loro etnia ashkali. Infatti, il (...), l'interessato 
sarebbe stato picchiato da degli sconosciuti, così come in precedenza 
sarebbe successo a suo cugino nel 2004, nonché a suo fratello due 
volte,  una  nel  2004  e  una  nel  2008.  Nel  (...)  2008,  l'interessato  - 
assieme  a  suo  fratello  -  sarebbe  invece  riuscito  a  scampare  ad 
un'aggressione  da  parte  di  quattro  sconosciuti  mascherati,  che 
avrebbero  invece  preso  e  aggredito  i  loro  cugini.  A  causa  di  tali 
aggressioni  e  delle  discriminazioni  nei  loro  confronti,  l'interessato  - 
unitamente  ai  suoi  familiari  -  temerebbe  di  uscire  di  casa, 
rispettivamente non potrebbe andare dal medico o cercare un lavoro. 
Prima di espatriare, l'interessato, nel suo Paese, si sarebbe mantenuto 
con  l'attività  di  contadino  che  avrebbe  svolto  sui  terreni  di  famiglia 
dopo  che,  nel  2006,  avrebbe  perso  il  lavoro  come  operaio  edile, 
perché non vi sarebbe stato più lavoro e, da allora, non sarebbe più 
riuscito a trovare un altro impiego. 

B.
Il 17 giugno 2009, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda 
ai  sensi  dell'art.  34  cpv. 1  della  legge  sull'asilo  del  26 giugno 1998 
(LAsi, RS 142.31). Detto Ufficio ha pure pronunciato l'allontanamento 
dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento verso 
il Cossovo siccome lecita, esigibile e possibile. 

C.
Il 24 giugno 2009, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  menzionata  decisione 
dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione 
impugnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per 
una nuova decisione nel  merito  della  sua domanda d'asilo  e,  in  via 
sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria.  Ha  altresì 
presentato una domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a 
copertura delle presumibili spese processuali. 

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D.
Il  29  giugno  2009,  con  decisione  incidentale,  il  TAF ha  rinunciato, 
ritenuta la sussistenza di motivi particolari, a chiedere al ricorrente il 
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali. Nel contempo, ha invitato l'autorità inferiore a presentare 
una risposta al ricorso. 

E.
Il 10 luglio 2009, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame. 

F.
Il  14  luglio  2009,  il  TAF  ha  concesso  al  ricorrente  la  facoltà  di 
introdurre l'atto di replica.

G.
Il 30 luglio 2009, l'insorgente ha presentato l'atto di replica. 

Diritto:

1.
Le procedure in materia  d'asilo  sono rette dalla  legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF,  RS  173.110),  in  quanto  la  LAsi  non  preveda 
altrimenti (art. 6 LAsi). 

2.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art. 31 e art. 33  lett. d  LTAF, art. 105 LAsi  e art. 83 
lett. d LTF).

3.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 PA, nonché all'art. 
108 cpv. 2 LAsi.

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4.

4.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

4.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

5.
Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  constatato,  da  un  lato,  che  il 
Consiglio federale ha inserito il Cossovo nel novero dei Paesi sicuri e, 
dall'altro,  che  le  allegazioni  in  materia  d'asilo  presentate  dal 
richiedente  sono  vaghe,  stereotipate  e  incongruenti.  In  particolare, 
riguardo al fatto o meno di aver denunciato le aggressioni subite alle 
autorità  statali  del  suo  Paese  d'origine  e  in  merito  all'intervento  di 
quest'ultime,  a  cui  il  richiedente  -  secondo  l'UFM  -  avrebbe  dovuto 
chiedere protezione prima di espatriare. Inoltre, il Cossovo è uno Stato 
sicuro,  dove  -  come  lo  stesso  richiedente  avrebbe  allegato  -  sono 
presenti organizzazioni per la sicurezza delle minoranze. Detto Ufficio 
ha,  in  seguito,  rilevato  -  in  cosiderazione  dell'asserzione  del 
richiedente  secondo  cui  non  riuscirebbe  a  trovare  lavoro  -  che  la 
discoccupazione  non  è  un  motivo  rilevante  ai  sensi  della  legge 
sull'asilo.  Non  emergerebbero  quindi  dalle  carte  processuali  degli 
indizi d'esposizione dell'interessato a persecuzioni, in caso di rientro in 
Patria, che potrebbero capovolgere la presunzione confutabile dell'art. 
6a cpv. 2 lett. a LAsi. Infine, l'UFM ha considerato che né la situazione 
politica  del  Paese  d'origine,  né  altri  motivi  relativi  alla  situazione 
personale  del  ricorrente  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico  si 
opporrebbero all'esecuzione dell'allontanamento del richiedente.

6.
Nel  gravame,  il  ricorrente  ha  contestato  di  aver  reso  dichiarazioni 
vaghe,  stereotipate  e  incongruenti.  In  particolare  ha  ribadito  di  non 
aver  mai  personalmente  inoltrato  delle  denunce  alla  Polizia, 
specificando  che,  quando  avrebbe  dichiarato  di  essere  stufo  di 
denunciare  inutilmente  tali  episodi,  si  sarebbe  riferito  alla  sola 
circostanza in cui lui, il fratello e altri membri della famiglia sarebbero 
stati  aggrediti  e  i  colpevoli  condannati  (cfr.  doc.  A7  pag.  9).  Egli 
sostiene  che  il  fatto  di  non  aver  denunciato  l'aggressione  del  (...) 

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sarebbe  del  tutto  logico,  così  come  sarebbe  plausibile  e 
corrisponderebbe  all'esperienza  generale  di  vita  il  fatto  di  essere 
fuggito  dopo tale  avvenimento,  senza chiedere  protezione  in  Patria, 
ritenuto  che  l'associazione  dei  popoli  minacciati  non  farebbe 
nient'altro, oltre a proclami in televisione, per aiutare le minoranze (cfr. 
doc. A7 pag. 12) e, considerato che, nonostante le denunce sporte in 
passato  dai  membri  della  sua  famiglia  e  una  condanna  contro 
l'aggressore, le minacce, agressioni fisiche e verbali - che egli avrebbe 
vissuto sulla propria pelle - non sarebbero cessate. Una denuncia e la 
condanna degli autori delle violenze, non cambierebbero comunque la 
situazione  per  quanto  riguarda  la  sicurezza  e  la  protezione  delle 
minoranze.  Inoltre,  il  ricorrente  ha  sottolineato  che  le  difficoltà  di 
trovare  lavoro  non si  riferiscono  al  problema della  disoccupazione - 
come sostiene  l'UFM -  bensì  alle  discriminazioni  nei  confronti  degli 
ashkali,  in quanto minoranza etnica (cfr. doc. A7 pag. 7). A suo dire, 
pertanto  esisterebbero  indizi  di  persecuzione  consistenti  che 
avrebbero dovuto condurre ad una decisione materiale. Infine, quanto 
all'esecuzione del suo allontanamento, l'insorgente ha fatto valere che 
sarebbe  inammissimile,  in  quanto  in  Cossovo,  egli  rischierebbe  di 
essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti, in applicazione 
dell'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e 
delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101). 
Inoltre,  l'esecuzione  dell'allontanamento  non  sarebbe  nemmeno 
ragionevolmente esigibile, ritenuto che l'UFM non avrebbe eseguito le 
indagini  dettate  dalla  giurisprudenza  (v.  Decisioni  del  Tribunale 
amministrativo  federale  svizzero  [DTAF]  2007/10)  per  appurare  le 
garanzie di un suo adeguato reinserimento in Cossovo, appartenendo 
incontestatamente alla minoranza etnica ashkali. 

7.
Nella risposta al ricorso, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame, 
in  sostanza per i  motivi  indicati  nel  provvedimento litigioso. Tuttavia, 
l'autorità  inferiore  ha  rilevato,  in  particolare,  che  il  comportamento 
dell'insorgente - che ha preferito espatriare senza sporgere denuncia, 
nonostante  le  autorità  del  suo  Paese  avrebbero  fatto  tutto  per 
arrestare  e  condannare  i  suoi  aggressori  -  non  è  palusibile  e 
contraddice  il  fatto  che  il  Cossovo  è  uno  Stato  sicuro.  Per  quanto 
attiene  l'allontanamento  del  medesimo,  l'UFM  ha  ritenuto  che  le 
condizioni previste per il suo reinserimento in Cossovo sarebbero già 
state accertate dai verbali  d'audizione, tramite le informazioni - sulla 

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cui attendibilità non vi sarebbe motivo di dubitare - che il ricorrente ha 
fornito spontaneamente.

8.
Nella replica, l'insorgente ha rinviato alle considerazioni e conclusioni 
già  esposte  con  l'atto  di  ricorso,  ribadendo  tuttavia  che  il  suo 
comportamento sarebbe logico e conforme all'esperienza generale di 
vita, non avendo denunciato i fatti del (...), vista l'esperienza passata 
in  cui  -  nonostante le  denunce -  lui  e  i  suoi  familiari  non avrebbero 
potuto  beneficiare  della  protezione  delle  autorità  cossovare  e 
internazionali. Anche, secondo una presa di posizione del 10 ottobre 
2008  dell'Organizzazione  svizzera  di  aiuto  ai  rifugiati  (OSAR),  le 
persone  di  etnia  rom,  ashkali  e  "egiziani"  non  troverebbero 
un'adeguata protezione né da parte delle autorità locali, né dalle forze 
internazionali. 

9.

9.1 Giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione.

9.2 Da un lato, giova rilevare che allorquando il Consiglio federale ha 
inserito un Paese nel novero dei Paesi sicuri, sussiste di massima una 
presunzione  d’assenza  di  persecuzioni  in  detto  Paese.  Incombe  al 
richiedente l’asilo d’invalidare siffatta presunzione per quanto attiene 
alla sua situazione personale.

9.3 Dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18).

9.4 Per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247). 

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10.

10.1 Questo Tribunale osserva che, siccome il  Consiglio federale ha 
effettivamente inserito, in data 6 marzo 2009, il Cossovo nel novero dei 
Paesi  esenti  da  persecuzioni,  sussiste  di  massima una presunzione 
d'assenza di persecuzioni in detto Paese.

10.2 Nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  riuscito  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli atti di causa non emergono indizi di persecuzione. In particolare, 
l'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione. Le allegazioni decisive 
in materia di asilo si esauriscono, difatti, in mere affermazioni di parte 
non corroborate da alcun elemento della benché minima consistenza, 
in sostanza per le ragioni indicate nel provvedimento litigioso, cui può 
essere  rimandato  (art. 109 cpv. 3 LTF  in  relazione  all'art. 6 LAsi, 
all'art. 37 LTAF ed all'art. 4 PA). 

In particolare, occorre rilevare che le minacce e le aggressioni,  e in 
generale le  discriminazioni,  di  cui  il  ricorrente  -  unitamente  alla  sua 
famiglia - pretende essere oggetto, a partire dal 2004 addirittura, non 
sono credibili. Infatti, a titolo d'esempio, si evidenzia che egli ha riferito 
in  particolare  soltanto  di  due episodi  in  cui  sarebbe stato  aggredito 
direttamente e di due casi in cui sarebbero stati aggrediti suo fratello e 
i  suoi  cugini,  limitandosi  per  il  resto  a  semplici  allegazioni  e  mere 
congetture circa l'esistenza di  problemi a causa della sua etnia (cfr. 
verbale d'audizione [2] del 4 giugno 2009 D8-9 pagg. 3-4). D'altronde, 
di  tali  episodi,  sia  di  quelli  che  egli  avrebbe  vissuto  direttamente  o 
meno, egli non ha saputo indicare per tutti  la data precisa, riferendo 
soltanto quella del (...) (cfr. verbale d'audizione [2] del 4 giugno 2009 
D53 pag. 7, D69 pag. 9 e D83 pag. 10). Per di più, non convincono le 
allegazioni del  ricorrente quanto all'asserito timore di  uscire di  casa, 
addirittura dal  2004,  nonché a seguito degli  addotti  avvenimenti  (cfr. 
ibidem D10-11 pag. 4),  allorquando egli  ha  affermato  di  aver  svolto 
l'attività di operaio edile, tra il 2005 e il 2006 e di aver lavorato come 
contadino  sia  prima  che  successivamente  tale  periodo  (cfr.  verbale 
d'audizione [1] del 4 giugno 2009 pag. 2 e [2] D45-46 pag. 7), uscendo 
quindi  di  casa,  senza  il  benché  minimo  accenno  a  qualsivoglia 
precauzione,  se  effettivamente  si  fosse  sentito  in  pericolo.  Ad  ogni 
modo,  anche  nella  denegatasi  ipotesi  in  cui  le  allegazioni 

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dell'insorgente  circa  l'esistenza  di  persecuzioni  nei  suoi  confronti  e 
della  sua  famiglia  fossero  veritierie,  tali  persecuzioni  sarebbero 
imputabili  a  terze  persone.  Secondo  la  teoria  della  protezione 
(Schutztheorie),  una  persecuzione,  di  cui  gli  autori  non  sono  né  lo 
Stato,  né  uno  dei  suoi  organi,  né  un'entità  quasi  statale,  è 
determinante  per  il  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato,  se  la 
vittima  non  può  ottenere  una  protezione  adeguata  dal  suo  Paese 
d'origine (principio della sussidiarietà della protezione internazionale, 
v.  sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  E-4192/2009  del 
3 luglio 2009).  Lo  Stato  non  è  tenuto  a  garantire  una  protezione 
assoluta e durevole a tutti i cittadini in ogni luogo (GICRA 1996 n. 18). 
Tuttavia,  tale  protezione  deve  assumere  un  carattere  effettivo  e 
ragionevole. Lo Stato non può prevenire ogni tipo di attacchi, ma può 
proibirli  e  sanzionarli.  Se  i  comportamenti  illegittimi  di  terzi  sono 
oggetto  di  inchieste  e  sanzioni  sistematiche,  lo  Stato  adempie  in 
generale al suo obbligo di protezione. Inoltre, un richiedente l'asilo può 
essere obbligato a chiedere la protezione del suo Paese d'origine, se 
essa  è  appropriata,  ossia  se  è  suscettibile  d'essere  ottenuta  da 
strutture  di  protezione  interne  funzionanti  ed  efficienti 
(GICRA 2006 n. 18).  Nella  fattispecie,  non  soccorre  l'insorgente 
l'allegazione,  secondo  la  quale,  non  avrebbe  chiesto  protezione  in 
Patria,  in  quanto  -  in  ragione  della  sua  appartenenza  ad  una 
minoranza  etnica  -  non  avrebbe  potuto  ricevere  un'adeguata 
protezione da parte  delle  autorità  statali  o  internazionali,  ritenute  le 
passate esperienza con la Polizia di lui e dei suoi familiari (cfr. ricorso 
pag. 4 e atto  di  replica). Infatti,  dagli  atti  di  causa,  ed in particolare 
dalle  dichiarazioni  del  ricorrente  stesso,  risulta  che  la  Polizia,  su 
chiamata  del  medesimo  o  rispettivamente  dei  suoi  familiari,  sia 
intervenuta ad accertare i fatti e raccogliere le informazioni necessarie 
per  poter  individuare  i  responsabili  delle  asserite  aggressioni  (cfr. 
verbale d'audizione [2] del 4 giugno 2009 D8 pag. 3-4 e D88 pag. 10), 
così come è emerso che essi si sarebbero rivolti alla Polizia "[..] ogni 
volta  che  avrebbero  avuto  problemi  [...]"  (cfr.  ibidem  D65  pag.  8). 
Inoltre, non corrisponde al vero che tali appelli alla Polizia sarebbero 
stati  inutili  -  come asserisce  il  ricorrente  –  ritenuto  che  il  colpevole 
dell'aggressione al fratello sarebbe stato arrestato e condannato (cfr. 
ibidem D74-78 pag. 9). In aggiunta, l'insorgente stesso ritiene che tale 
sarebbe  potuto  essere  l'esito  anche  in  relazione  alla  sua  asserita 
aggressione  del  (...)  (cfr.  ibidem  D100-101  e  104  pag.  12).  Non 
denunciando dunque tale episodio, egli  ha impedito così di fatto alle 
autorità statali di proteggerlo. Per di più, in Cossovo, a sostegno delle 

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autorità statali, è stata messa in atto una Missione delle Nazioni Unite 
(UNIMIK)  che  ha  dato  luogo  alla  presenza  in  tale  Paese  di  forze 
internazionali  di sicurezza, tra cui le Forze per il  Cossovo (KFOR) le 
quali hanno la volontà e le infrastrutture appropriate per proteggere le 
persone appartenenti  ad una minoranza etnica  verso cui  non esiste 
alcuna  persecuzione  sistematica  (v.  sentenza  del  Tribunale 
amministrativo federale D-5425/2008 del 13 luglio 2009 consid. 3.3 e i 
relativi  riferimenti).  Di  tali  forze,  il  ricorrente  ha  riconosciuto  la 
presenza, affermando altresì di essersi rivolto a loro, quando avrebbe 
avuto  dei  problemi,  riferendo  inoltre  del  tentativo  di  quest'ultime  di 
trovare i colpevoli (cfr. verbale d'audizione [2] del 4 giugno 2009 D5 e 
D21-26 pag. 5). Non vi  è  dunque ragione di  ritenere che le  autorità 
statali  e  internazionali,  se  opportunamente  sollecitate,  non 
accorderebbero  al  ricorrente  un'appropriata  protezione  contro 
l'eventuale futuro agire illegittimo di terzi nei suoi confronti.

10.3 Di  conseguenza,  in  considerazione  di  quanto  suesposto,  non 
sussistono indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 3 LAsi.

10.4 Inoltre, non emergono dalle carte processuali neppure elementi 
da cui desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente 
in  Cossovo  possa  violare  l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione  federale 
della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 
33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre il  ricorrente in Patria al  rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  CEDU  o  all'art.  3  della 
Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli, 
inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). 
A  tal  proposito,  non  soccorre  l'insorgente  la  semplice  e  generica 
allegazione ricorsuale, secondo cui egli rischierebbe di essere esposto 
a  trattamenti  inumani  e  degradanti  in  applicazione del  succitato  art. 
3 CEDU (cfr. ricorso pag. 4).

10.5 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento riconducibili  all'art. 83 cpv. 4 LStr, il  TAF osserva 
che in Cossovo non vige attualmente una situazione di guerra, guerra 
civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga  l'insieme  della 
popolazione nella totalità del territorio nazionale.

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10.6 Pertanto,  nel  caso  di  specie,  non  risultano  manifestamente 
esservi indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi. 

11.
Di  conseguenza,  l'UFM  rettamente  non  è  entrato  nel  merito  della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e  benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

12.

12.1 Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]). 

12.2 In  relazione  agli  ostacoli  dal  profilo  dell'esigibilità 
dell'allontanamento  avuto  riguardo  della  situazione  personale 
dell'insorgente (83 cpv. 4 LStr; GICRA 2003 n. 24  consid. 5),  il  TAF 
osserva  che  secondo  la  giurisprudenza  di  codesto  Tribunale, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  dei  Rom,  Ashkali  e  "Egiziani"  di 
lingua albanese è di regola ragionevolmente esigibile,  nella misura in 
cui  sia  stato  stabilito  sulla  base di  un  accertamento  individuale  -  in 
particolare mediante informazioni raccolte sul luogo tramite l'Ufficio di 
collegamento  in  Cossovo  (ora  tramite  l'Ambasciata  di  Svizzera  a 
Pristina) -  che le condizioni  per un adeguato reinserimento, come la 
formazione professionale, lo stato di salute, l'età, i mezzi necessari al 
sostentamento  e  la  rete  di  contatti  sociali,  siano  soddisfatte. In 
assenza di un tale accertamento, il carattere ragionevolmente esigibile 
o  meno  dell'allontanamento  dei  Rom,  Ashkali  e  "Egiziani"  non  può 
essere assicurato con sufficiente certezza, ragion per cui in tal caso la 
pronuncia  dell'esecuzione  dell'allontanamento  in  prima  istanza 
dovrebbe essere annullata e la causa rinviata all'autorità inferiore per il 
completamento degli  atti  d'istruzione, a meno che l'interessato abbia 
intrattenuto  delle  relazioni  particolari  con  la  maggioranza  albanese 
(DTAF 2007 n. 10 consid. 5.3 e 5.4 e i relativi riferimenti; v. sentenza 
del Tribunale amministrativo federale E-2063/2009 del 24 aprile 2009 
consid. 4.2). 

12.2.1 Nel  caso  di  specie,  l'esecuzione  dell'allontanamento  del 
ricorrente in Cossovo risulta ragionevolmente esigibile,  senza alcuna 

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riserva. Infatti,  l'insorgente ha vissuto sin dalla  nascita  a C._______ 
nel  distretto  di  B._______  (cfr.  verbale  d'audizione  [1]  del 
4 giugno 2009  pagg.1-2),  dove  -  secondo  le  sue  dichiarazioni  -  ha 
potuto  ottenere  il  rilascio  del  passaporto  rispettivamente  della  carta 
d'identità,  a  seconda  delle  versioni  (cfr.  verbale  d'audizione  [2]  del 
4 giugno 2009 D5 pag. 3), ciò che presuppone che egli è regolarmente 
registrato in tale Paese (cfr. verbale d'audizione [1] del 4 giugno 2009 
pagg. 4-5). Il ricorrente è giovane e, sebbene appare aver frequentato 
solo due anni di scuola ed essere senza professione, ha un'esperienza 
professionale, avendo lavorato come operaio edile e come contadino 
(cfr.  ibidem  pagg.  2-3).  Inoltre,  egli  dispone  di  un'importante  rete 
sociale nel suo Paese d'origine, dove ha lasciato sua figlia alla cura 
dei suoi genitori - anch'essi della stessa etnia e che dispongono di una 
pensione di vecchiaia, di una casa di proprietà in cui il  ricorrente ha 
vissuto  nonché  di  terreni  sui  quali  egli  ha  lavorato  come  contadino 
prima  del  suo  espatrio  (cfr.  ibidem  pagg.  2-4).  In  Patria,  risiedono 
altresì alcuni dei suoi fratelli e sorelle, nonché zii paterni e materni con 
le rispettive famiglie (cfr. ibidem pagg. 2-4). Pertanto, l'insorgente, al 
suo  rientro,  potrà  beneficiare  dell'aiuto  dei  suoi  familiari  per  il  suo 
sostentamento e per riprendere l'attività che svolgeva. Infine, dagli atti 
risulta che la figlia del ricorrente è nata all'Ospedale di D._______ (cfr. 
ibidem pag. 3) e il di lui fratello è stato visitato dal medico per dolori 
all'addome e curato per l'asserita mano rotta, che gli è stata ingessata 
e per cui avrebbe dovuto fare fisioterapia (cfr. verbale d'audizione [2] 
del 4 giugno 2009 D74 pag. 9 e D94 pag. 11). D'altronde, l'insorgente 
ha affermato di essere in buona salute (cfr. ibidem D8 pag. 4) e non ha 
preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano 
giustificare  un'ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica 
GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa 
emerga  la  necessità  di  una  permanenza  dell'insorgente  in  Svizzera 
per motivi medici. 

12.2.2 A  fronte  degli  elementi  sopraevocati  risultanti  dagli  atti  di 
causa,  è  d'uopo constatare  che il  ricorrente ha descritto  in  maniera 
esaustiva  e  dettagliata  la  sua  situazione  personale  e  familiare  -  da 
considerarsi altresì attuale, essendo egli espatriato recentemente - di 
modo  che  codesto  Tribunale  ritiene  che,  come lo  ha  fatto  l'UFM,  le 
informazioni a disposizione circa il carattere ragionevolmente esigibile 
o meno dell'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Cossovo 
siano  sufficienti.  Di  conseguenza,  si  giustifica  nella  fattispecie  di 
rinunciare a misure d'istruzione complementari  da effettuare in loco, 

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come stabilito in maniera generale dalla giurisprudenza sopraevocata 
(cfr. considerando 12.2), per determinare il carattere esigibile, ai sensi 
dell'art.  83  cpv.  4  LStr,  dell'esecuzione  dell'allontanamento  di  una 
persona,  proveniente  dal  Cossovo,  appartenente  ad  una  delle  tre 
minoranze.  In  siffatte  circostanze,  ne  discende  pertanto  che  il 
reinserimento del ricorrente, nel suo Paese d'origine, è da considerarsi 
attuabile, senza eccessive difficoltà o riserva alcuna. 

12.3 Per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento.

12.4 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 83 cpv. 2 LStr). 
L'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art. 8 cpv. 4 LAsi). 
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.

13.
Di  conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata.

14.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1  e  cpv. 5 PA nonché  art. 3 lett. a  del  regolamento  sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- patrocinatore del ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino 
di versamento)

- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 
UFM) 

- E._______ (in copia) 

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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