# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0ee15e5e-6512-5001-b677-81d4e03b450b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 30.01.2003 15.2003.13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2003-13_2003-01-30.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2003.13

  	
  Lugano

  30 gennaio
  2003 /CJ/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente,

  Pellegrini e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques,
  vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 23 gennaio 2003 di

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dal proprio servizio giuridico, Lugano

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione e fallimenti di Bellinzona,
e meglio contro la decisione 17 gennaio 2003 di blocco del conto n. __________
CHF __________ aperto presso la ricorrente, emanata nell’ambito dell’esecuzione
del sequestro n. __________ decretato il 15 gennaio 2003 dal Pretore del
distretto di Bellinzona __________ ad istanza di

 

	
   

  	
  __________

  

 

contro

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dall’avv. __________

  

 

viste le osservazioni 24 gennaio 2003 dell’UEF di Bellinzona;

 

 

esaminati
atti e documenti;

 

 

ritenuto in fatto e considerando in diritto:

 

                                          che per l’art. 9 cpv. 2 LPR l’autorità cantonale di vigilanza,
ricevuto un ricorso, può determinarsi sullo stesso senza ulteriori atti
istruttori se il gravame è infondato o temerario, atteso che nel caso di
reiezione del gravame non può darsi pregiudizio alcuno a carico di chi non è
stato sentito (cfr. Flavio Cometta, Commentario alla LPR, CFPG n. 3,
Lugano 1998, n. 2.2.2 ad art. 9; CEF 5 settembre 2001 __________);

 

                                          che
la ricorrente si aggrava contro il fatto che l’UEF di Bellinzona, in conformità
del decreto di sequestro, abbia sequestrato un conto intestato ad una società
“operativa” – __________ –, che non si identifica con il debitore sequestrato –
__________

 

                                          che
per principio, l’ufficio di esecuzione deve eseguire il decreto di
sequestro senza avere la facoltà di esaminare né la fondatezza del decreto né
la verosimiglianza delle condizioni del sequestro ai sensi dell’art. 272 LEF
(cfr. DTF 107 III 36, cons. 4; DTF 105 III 141);

 

                                          che
soltanto quando il decreto (o parte di esso) si rivela incontestabilmente nullo
l’ufficio può rifiutarne l’esecuzione, la quale, in ogni caso, sarebbe pure da
considerare nulla ai sensi dell’art. 22 LEF (Amonn/Gasser, op. cit., n. 49 ad § 51 con rif.; Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998,
vol. III, n. 13 ad art. 275);

 

                                          che
secondo la giurisprudenza del Tribunale federale anteriore alla revisione della
LEF, era segnatamente nullo il decreto di sequestro relativo ad un bene
inesistente o che incontestabilmente appartiene ad un terzo, oppure che designa
insufficientemente il bene da sequestrare (Amonn/Gasser, op. cit., n. 50 ad § 51, con rif.);

 

                                          che
con l’introduzione dell’opposizione al sequestro (art. 278 LEF), il potere di
cognizione dell’ufficio di esecuzione si è maggiormente ridotto (cfr. Pierre–Robert
Gilliéron, Le séquestre dans
la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 140, lett. B; Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum
SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. III, n. 28 ad art. 274; Yvonne Artho von Gunten, Die
Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 156 s.; apparentemente di opinione
contraria, ma senza motivazione: Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans
la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 487 s.);

                                          che
infatti, potendo la questione (materiale) dell’appartenenza dei beni da
sequestrare essere riesaminata dal giudice del sequestro (cfr. art. 278 cpv. 1
LEF) e sottoposta al Tribunale di appello, a dipendenza del valore litigioso,
con ricorso per cassazione o appello (art. 278 cpv. 3 LEF e 22 LALEF), essa non
deve (più) essere esaminata dall’ufficio di esecuzione (cfr. CEF 22 novembre 2001 __________; 6 marzo 2001 __________, cons.
2.1; 3 agosto 1999 __________, cons. 2.4 e 3; Stoffel, op.
cit., n. 49 ad art. 271 e n. 29 ad art. 274; Reiser, op. cit., n. 16 ad art. 275; contra, ma non
convincente: Jaeger/Walder/ Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung
und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1997/99, n. 4 ad art. 275), riservati casi eccezionali di
manifesto abuso di diritto;

 

                                          che
l’ufficio non può nemmeno prendere spunto dal fatto che il decreto di sequestro
designi un terzo quale titolare o proprietario dei beni da sequestrare per
rifiutarne l’esecuzione;

 

                                          che
il sequestro di beni di terzi è in effetti possibile a determinate condizioni
(cfr. FF 1991 III 119; Stoffel,
op. cit., n. 26–27 ad art. 272; già citata CEF 3 agosto 1999 __________,
cons. 3), la cui verifica spetta unicamente al giudice del sequestro e non
all’ufficio;

 

                                          che
quest’ultimo non è di regola nemmeno in grado di controllare se la questione è
stata esaminata o meno dal giudice, visto che in linea di massima non gli sono
comunicate né l’istanza di sequestro né la motivazione del decreto di
sequestro;

 

                                          che,
comunque, nel caso di specie risulta chiaramente dallo stesso decreto che il
giudice del sequestro si sia posto il problema e l’abbia risolto, poiché ha
precisato che il conto sequestrato era intestato a __________;

 

                                          che
l’operato dell’UEF di Bellinzona è quindi corretto, la ricorrente essendo
rinviata a far valere le sue censure nell’apposita procedura di opposizione al
sequestro (art. 278 LEF);

 

                                          che
pertanto il ricorso è da respingere, la domanda di concessione dell’effetto
sospensivo diventando priva di oggetto;

 

                                          che
occorre ricordare che – benché la gratuità della procedura sia contraria al
sistema di diritto amministrativo in cui si muove il ricorso secondo l'art. 17
LEF (Jean–François Poudret/Suzette
Sandoz–Monod, Commentaire de
la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, n. 2.10
all'art. 81, p. 804) – siffatto principio è stato codificato per espressa
volontà del legislatore (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF e 61 cpv. 2 lett. a
OTLEF; DTF 125 III 383 cons. 2a);

 

                                          che
per lo stesso motivo non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF).

 

 

Richiamati
gli art. 17, 275, 278 LEF; 9 cpv. 2 LPR; 61 e 62 OTLEF;

 

 

pronuncia:               

 

                                1.      Il
ricorso 23 gennaio 2003 __________ è respinto.

 

 

                                2.      Non
si prelevano spese, né si assegnano indennità.

 

 

                                3.      Contro
queste decisioni è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni
e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della
scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in
conformità dell’art. 19 LEF.

 

 

                                4.      Intimazione
a:

                                          –    __________

                                          Comunicazione all’UEF di
Bellinzona.

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale autorità di vigilanza

Il
presidente                                                                              Il
segretario