# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b91d9502-ed94-507b-a9dd-31a8ac2622eb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-08-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.08.2025 F-6353/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-6353-2025_2025-08-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-6353/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 7  a g o s t o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Claudia Cotting-Schalch;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (...), 

Tunisia, 

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Rifiuto della riapertura della procedura d’asilo (Asilo [non 

entrata nel merito] ed allontanamento [violazione dell’obbligo 

di collaborare]);  

decisione della SEM del 23 luglio 2025 / N (...). 

 

 

 

F-6353/2025 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il  

(…) luglio 2025, depositando agli atti una carta identificativa ed un 

permesso di soggiorno svedesi. 

A.b Dalle ricerche effettuate nella banca dati europea “Eurodac” è risultato 

che il richiedente aveva presentato una domanda d’asilo pregressa in  

Svezia il (…) ed inoltre, dalla banca dati “SIS”, che aveva ricevuto una 

decisione di allontanamento del (…) da parte delle autorità svedesi.  

A.c Sulla base di quanto precede, l’11 luglio 2025, la SEM ha formulato 

una domanda di ripresa in carico dell’interessato all’indirizzo dell’autorità 

svedese competente, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d del regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). La Svezia ha 

approvato tale richiesta, in applicazione della medesima norma precitata, 

in data 15 luglio 2025, informando inoltre che al richiedente era stato 

garantito un permesso di residenza temporaneo valido fino al (…) per 

motivi familiari, revocato assieme al respingimento della sua domanda 

d’asilo con la pronuncia di un ordine d’espulsione verso la Tunisia con 

decisione del (…) del (…). Tale decisione, che sarebbe stata impugnata 

dinanzi a tutte le istanze svedesi competenti, sarebbe entrata in forza di 

cosa giudicata il (…). 

A.d Con scritto (non datato) ricevuto dalla SEM il 15 luglio 2025, 

l’interessato ha chiesto all’autorità precitata, segnatamente di non essere 

rinviato in Svezia e che la sua domanda d’asilo venga trattata in Svizzera 

per motivi umanitari e di protezione rilevanti. 

A.e Malgrado la sua presenza al colloquio Dublino previsto per il  

(…) luglio 2025, l’interessato all’inizio dello stesso, si è rifiutato di parlare 

l’(…), sua madrelingua e lingua che era prevista per l’audizione con la 

presenza dell’interprete, adducendo di voler interloquire in (…). Il colloquio 

Dublino si è pertanto interrotto con l’informazione della funzionaria 

incaricata della SEM presente al colloquio, che il suo rifiuto di collaborare 

potrebbe avere delle conseguenze sulla decisione d’asilo in Svizzera, ed 

offrendo al richiedente la possibilità di essere sentito. 

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A.f La SEM, il 16 luglio 2025, ha pronunciato lo stralcio della domanda 

d’asilo dell’interessato in quanto priva d’oggetto in applicazione dell’art. 8 

cpv. 3bis LAsi (RS 142.31). Invero, malgrado la sua presenza al colloquio 

Dublino, la SEM ha ritenuto che con il suo rifiuto di svolgere il colloquio 

nella sua lingua madre, il richiedente avrebbe volontariamente impedito 

l’esecuzione di un atto procedurale concretamente previsto, violando il suo 

obbligo di collaborare, senza alcun valido motivo. 

A.g Il 17 luglio 2025, l’interessato ha lasciato il Centro federale d’asilo di 

B._______, accompagnato dalla polizia. Il giorno seguente la protezione 

giuridica incaricata della sua rappresentanza legale, ha cessato 

unilateralmente il suo mandato di rappresentanza. 

A.h Con decisione del 18 luglio 2025 – che secondo la nota all’incarto della 

SEM è stata notificata al richiedente il 21 luglio 2025, in quanto egli nel 

frattempo risultava essere scomparso – la SEM ha pronunciato, in 

applicazione dell’art. 64a cpv. 1 della legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), l’allontanamento 

dalla Svizzera verso la Svezia dell’interessato e ha ordinato l’esecuzione 

di tale misura. Dall’incarto dell’autorità inferiore risulta che tale decisione è 

entrata in forza di cosa giudicata il 29 luglio 2025.  

A.i Il 21 luglio 2025, l’autorità elvetica preposta ha chiesto alla sua 

omologa svedese l’estensione del trasferimento dell’interessato, in quanto 

egli risulterebbe scomparso. 

B.  

B.a Con scritto del 21 luglio 2025, l’interessato ha chiesto alla SEM la 

riapertura della sua procedura d’asilo, in quanto ha ritenuto lo stralcio del 

16 luglio 2025 come sproporzionato, fornendo in particolare le ragioni per 

le quali egli non avrebbe voluto parlare l’(…) durante il colloquio Dublino. 

B.b Tramite la decisione del 23 luglio 2025, la SEM ha rifiutato la richiesta 

di ripresa della procedura d’asilo, ritenendo lo stralcio della sua domanda 

d’asilo, pronunciato il 16 luglio 2025, come giustificato, e statuendo che sia 

il Cantone C._______ competente per regolare il suo soggiorno, 

rispettivamente disporre ed eseguire il suo allontanamento. In allegato, per 

conoscenza, l’autorità inferiore gli ha inoltre inviato la decisione emessa 

dalla SEM il 18 luglio 2025. 

C.  

Tramite il ricorso datato 14 agosto 2025, ma inoltrato al Tribunale 

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amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o TAF) soltanto il 

21 agosto 2025, il ricorrente ha impugnato la decisione della SEM del 

23 luglio 2025. 

D.  

Con misure supercautelari del 22 agosto 2025, il Tribunale ha sospeso 

provvisoriamente l’allontanamento del ricorrente. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Sulla base dell’art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le 

decisioni ai sensi dell’art. 5 PA, prese dalle autorità menzionate all’art. 33 

LTAF. 

1.2 In particolare, le decisioni rese dalla SEM in materia d’asilo possono 

essere contestate dinanzi al Tribunale (art. 33 lett. d LTAF, applicabile per 

rinvio dell’art. 105 LAsi [RS 142.31]), il quale statuisce allora 

definitivamente, salvo domanda d’estradizione presentata dallo Stato che 

il richiedente ha abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d  

cifra 1 LTF), eccezione non realizzata nel caso di specie. Poiché nel caso 

concreto, la causa si è svolta quale procedura Dublino, interrottasi d’un 

canto con la pronuncia della decisione di stralcio del 16 luglio 2025 della 

SEM (cfr. supra lett. A.f), e d’altro canto sfociata nella pronuncia da parte 

della SEM di una decisione d’allontanamento ai sensi dell’art. 64a  

cpv. 1 LStrI il 18 luglio 2025 (cfr. supra lett. A.h), pure fondata sulla 

normativa Dublino, nonché che il contendere della vertenza è una 

decisione dell’autorità inferiore di rifiuto della riapertura di una procedura 

d’asilo in fase d’istruzione (Dublino), la competenza rileva della Corte VI 

del Tribunale (cfr. art. 23 cpv. 6, art. 24 cpv. 1 e allegato artt. 4 e 5 del 

Regolamento del Tribunale amministrativo federale del 17 aprile 2008; 

RS 173.320.1).  

1.3 Una decisione della SEM, che respinge una domanda di riapertura di 

una procedura d’asilo, è una decisione ai sensi dell’art. 5 PA (per analogia 

cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 

in materia d’asilo [GICRA] 1997 n. 8 consid. 3b). 

1.4 La procedura è retta dalla PA, su riserva di disposizioni particolari della 

LTAF o della LAsi (art. 37 LTAF, rispettivamente art. 6 LAsi). 

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1.5 Il ricorrente ha la qualità per agire (art. 48 cpv. 1 PA) ed il ricorso è 

tempestivo (art. 108 cpv. 6 LAsi). Inoltre, sebbene il ricorso non contenga 

formalmente delle conclusioni, tuttavia si deduce implicitamente dalle 

motivazioni contenute nello stesso, che il ricorrente richiede l’annullamento 

della decisione avversata e la riapertura della procedura d’asilo da parte 

della SEM. Pertanto, il Tribunale rinuncia ad assegnare un termine 

suppletorio al ricorrente ai sensi dell’art. 52 cpv. 2 PA, perché rimedi alla 

mancanza di conclusioni nel suo gravame, ritenendo le stesse 

sufficientemente evincibili. L’atto di ricorso risulta quindi anche rispettoso 

della forma prescritta all’art. 52 cpv. 1 PA. Pertanto, nulla osta all’entrata 

nel merito dello stesso. 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi). Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo 

scambio di scritti. 

3.  

Nel caso concreto occorre quindi esaminare se la decisione della SEM del 

23 luglio 2025, con la quale rifiuta la richiesta di ripresa della procedura 

d’asilo del ricorrente, sia o meno fondata. 

4.  

4.1 Ai sensi dell’art. 8 cpv. 3bis LAsi, il richiedente che senza un valido 

motivo viola il suo obbligo di collaborare o non si tiene a disposizione delle 

autorità preposte all’asilo per più di 20 giorni rinuncia di fatto alla 

continuazione del procedimento. Lo stesso vale per il richiedente che 

senza un valido motivo non si tiene a disposizione delle autorità preposte 

all’asilo in un centro della Confederazione per più di cinque giorni. La 

domanda è stralciata in entrambi i casi senza formalità. Una nuova 

domanda può essere presentata al più presto dopo tre anni. È fatto salvo 

il rispetto della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(RS 0.142.30). 

In particolare, riguardo all’obbligo di collaborare, l’art. 8 cpv. 1 LAsi prevede 

che il richiedente l’asilo è tenuto a collaborare all’accertamento dei fatti; 

quest’ultimo dovendo in particolare indicare, in occasione dell’audizione, le 

ragioni della sua domanda d’asilo (art. 8 cpv. 1 lett. c LAsi). 

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Se un richiedente l’asilo viola in modo colposo e grave il proprio obbligo di 

collaborare, gli viene concesso il diritto di essere sentito (art. 36 cpv. 1 

lett. c LAsi). In questi casi non è necessario procedere all’audizione ai sensi 

dell’art. 29 LAsi (art. 36 cpv. 2 LAsi a contrario). Una violazione dell’obbligo 

di collaborare è da considerarsi grave se si riferisce all’impedimento di un 

determinato atto procedurale concretamente previsto (cfr. GICRA 2003 

n. 21 consid. 3d con ulteriori rif. cit.). Per violazione colposa dell’obbligo di 

collaborare, si intende – al contrario della terminologia penale – una 

violazione in cui la persona interessata contribuisce attivamente alla stessa 

o omette di agire nel modo in cui invece, nella situazione concreta, sarebbe 

ragionevolmente esigibile d’aspettarsi da lei (cfr. GICRA 2000 n. 8 

consid. 5a).  

4.2 Una domanda di riapertura della procedura d’asilo segue delle regole 

sui generis e non deve essere accolta che allorché la decisione di stralcio 

è intaccata da un vizio iniziale o, in altri termini, quando le condizioni prese 

in considerazione al momento della sua pronuncia lo sono state a torto (cfr. 

tra le altre le sentenze del TAF E-7636/2024 dell’8 gennaio 2025, pag. 5; 

E-5310/2024 del 12 settembre 2024 consid. 3.2). In caso d’annullamento 

della decisione di stralcio, la procedura è riaperta (cfr. ibidem). 

4.3 In analogia con le disposizioni che reggono il riesame (rispettivamente 

la revisione, se la procedura è stata stralciata dall’istanza di ricorso), come 

pure in applicazione del principio della buona fede e della sicurezza del 

diritto, il richiedente non può esigere a suo piacere ed in ogni momento la 

riapertura di una procedura dichiarata priva d’oggetto, in assenza di un 

interesse degno di protezione (cfr. GICRA 2003 n. 25 consid. 3b e 3c;  

2003 n. 6 consid. 3). Deriva da questo principio così come dall’obbligo di 

collaborare alla procedura da parte del ricorrente, che quest’ultimo deve 

esporre immediatamente ed in modo convincente i motivi fondanti una tale 

riapertura (cfr. sentenze del TAF E-7636/2024 succitata, pag. 5 con 

ulteriore rif. cit.; E-5310/2024 precitata consid. 3.3). 

5.  

5.1 Nella presente disamina, alla stessa stregua della SEM, anche il 

Tribunale ritiene che il ricorrente non abbia sollevato alcun motivo valido, 

ai sensi dell’art. 8 cpv. 3bis LAsi, suscettibile di giustificare il suo rifiuto di 

parlare la sua madrelingua durante l’audizione Dublino del (…) luglio 2025, 

con la conseguenza per l’autorità inferiore di non poter procedere come 

previsto a tale importante atto procedurale. 

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5.2 Innanzitutto, si osserva come la SEM, nell’ambito del colloquio Dublino, 

ha dato la possibilità al ricorrente di esprimersi riguardo al suo rifiuto di 

collaborare ed alle eventuali conseguenze che ciò avrebbe potuto 

comportare sulla sua procedura d’asilo (cfr. n. 21/2), rispettando quindi 

pienamente il diritto di essere sentito (art. 29 della Costituzione federale 

del 18 aprile 1999 [Cost., RS 101] e art. 29 PA; cfr. per il suo contenuto 

DTF 148 II 73 consid. 7.3.1; DTAF 2013/23 consid. 6.1.1) dello stesso. 

Inoltre, l’insorgente ha potuto esporre ampiamente le sue ragioni anche nel 

prosieguo. Nel merito, il ricorrente, all’inizio del colloquio Dublino, malgrado 

abbia affermato che l’(…) sarebbe la sua madrelingua e che lo capirebbe, 

ha allegato però di rifiutarsi di parlare tale lingua, volendo invece svolgere 

il colloquio in lingua (…) (cfr. n. 21/2). Informato poi dalla funzionaria 

incaricata dell’audizione delle eventuali conseguenze che tale suo rifiuto 

potesse avere sulla decisione d’asilo, il ricorrente ha unicamente rilevato: 

“Per me è indifferente. Io non voglio parlare in (…)” (cfr. n. 21/2). Egli non 

ha quindi offerto alcun motivo concreto ed intellegibile per spiegare tale suo 

rifiuto, di un idioma che risulta essere la sua madrelingua e che aveva 

indicato anche nel foglio di registrazione della sua domanda d’asilo come 

(prima) lingua possibile per l’audizione (cfr. n. 3/2). Anzi, con la sua risposta 

priva di ragioni apparenti per il suo rifiuto di parlare l’(…), e quindi di poter 

procedere oltre con l’audizione Dublino, ha palesato anche una non 

curanza delle eventuali conseguenze che ciò potesse avere sulla sua 

procedura d’asilo.  

5.3  

5.3.1 Anche le ragioni addotte successivamente dal ricorrente, non sono in 

grado di far giungere il Tribunale ad altra conclusione.  

5.3.2 Nel suo scritto del 21 luglio 2025, il ricorrente ha sottolineato 

dapprima come egli abbia indicato nel formulario di registrazione della sua 

domanda d’asilo effettivamente quale lingua l’(…), ma pure l’(…), per 

svolgere i colloqui. Quest’ultima lingua egli la parlerebbe difatti 

fluentemente, ciò che gli permetterebbe di svolgere ogni tipo di colloquio. 

Egli avrebbe indicato in precedenza ai suoi rappresentanti legali di voler 

svolgere i colloqui in (…), ma probabilmente, l’informazione non sarebbe 

giunta correttamente alla SEM, complice anche la velocità della procedura 

di 24 ore. Altresì, il fatto che egli non vorrebbe parlare l’(…), deriverebbe 

dalla circostanza che tale lingua sarebbe legata al (…), di cui egli non 

condividerebbe il messaggio e gli insegnamenti, ragioni che sarebbero 

legate alla sua domanda di protezione (cfr. n. 34/4).  

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Ora, tali predette motivazioni, non soltanto non sono state neppure 

accennate dal ricorrente nel corso del colloquio Dublino per cercare di 

spiegare il suo rifiuto di parlare l’(…), bensì non sono supportate da alcun 

elemento concreto e fondato, anzi a tratti risultanti incoerenti rispetto agli 

atti presenti all’inserto. Difatti, nel suo scritto ricevuto dalla SEM il 

15 luglio 2025 (cfr. n. 19/2) – quindi che precedeva di (…) la tenuta 

dell’audizione Dublino (cfr. n. 21/2) – egli non ha mai minimamente 

accennato alla sua volontà di voler svolgere il predetto colloquio in (…), né 

alcuna osservazione in proposito è stata formulata, nemmeno all’inizio del 

colloquio Dublino da parte del rappresentante legale dell’insorgente 

presente durante lo stesso. Altresì, la sua spiegazione di trovarsi in 

contrasto con il messaggio e gli insegnamenti del (…), risultano stridere 

con la circostanza che egli ha indicato di proprio pugno nel formulario di 

registrazione della sua domanda d’asilo di essere di fede (…) ([…]; cfr. 

n. 3/2). Tali predetti elementi, fanno seriamente dubitare della 

verosimiglianza delle sue motivazioni, addotte soltanto successivamente 

al colloquio Dublino, allorché peraltro non si vede alcuna ragione concreta 

e fondata, ne è spiegato dal ricorrente, del perché egli non avrebbe potuto 

già esprimere le stesse nell’ambito del colloquio previsto il (…) luglio 2025.  

5.3.3 Nel suo ricorso, l’insorgente propone poi un’altra versione del perché 

si sarebbe rifiutato di parlare l’(…). Invero, sarebbero state le prime parole 

dell’interprete – a suo dire un saluto religioso (…) – che lo avrebbero 

profondamente colpito, non potendo entrare con il medesimo in sintonia, in 

quanto rappresenterebbe per lui: “[…] l’arroganza e la crudeltà della 

burocrazia tunisina, della quale ho cercato di fuggire per la maggior parte 

della mia vita” (cfr. ricorso pag. 1 seg.). L’interprete sarebbe quindi stato 

visto da lui come il rappresentante della società (…), dalla quale egli 

avrebbe preso completamente le distanze.  

Si rileva in merito, come le motivazioni che riguarderebbero l’interprete, 

siano giunte soltanto con il ricorso, non avendo mai sollevato nulla in 

proposito precedentemente. Il ricorrente non offre nel suo gravame alcuna 

spiegazione del perché egli, se si fosse trovato a disagio con l’interprete 

presente, non abbia potuto rilevare lo stesso già nell’ambito del colloquio 

Dublino, invece di allegare indifferenza alle conseguenze del suo rifiuto di 

collaborare (cfr. n. 21/2), o quantomeno nel suo scritto del 21 luglio 2025 

(cfr. n. 34/4). Ora, tali ragioni apparse così tardivamente, ed 

incoerentemente a quanto allegato in precedenza e presente agli atti 

all’inserto, non fanno che supportare la conclusione d’inverosimiglianza di 

tali sue affermazioni ricorsuali.  

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5.4 Alla luce di quanto precede, il Tribunale ritiene che il suo rifiuto di 

discorrere in (…), sua madrelingua, nel corso del colloquio Dublino – 

audizione alla quale il ricorrente era stato preparato dal suo rappresentante 

legale anche riguardo ai suoi obblighi in tale contesto – fosse un pretesto, 

plausibilmente per protrarre la sua procedura d’asilo in Svizzera, per nulla 

scusabile. Con il suo comportamento, il ricorrente ha violato gravemente il 

suo obbligo di collaborare, impedendo alla SEM, senza alcuna valida 

ragione, di compiere una misura d’istruzione necessaria per lo stabilimento 

dei fatti essenziali per la sua procedura d’asilo.  

5.5 Tenuto conto di quanto precede, è quindi a ragione che l’autorità 

inferiore ha rifiutato la richiesta di riapertura della procedura d’asilo del 

ricorrente del 21 luglio 2025. 

6.  

A titolo del tutto abbondanziale, si constata che in data 18 luglio 2025, la 

SEM ha reso una decisione di allontanamento sulla base dell’art. 64a LStrI, 

pronunciando l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso la 

Svezia (cfr. n. 30/10). Nell’ambito di tale decisione, l’autorità inferiore ha 

ritenuto che non sussista alcun indizio all’incarto che permetta di 

concludere che il trasferimento dell’insorgente verso il predetto Stato 

potrebbe essere inammissibile. Ciò facendo, la SEM ha quindi tenuto conto 

delle esigenze poste all’art. 3 CEDU nell’ambito della pronuncia 

dell’allontanamento dell’insorgente. Risulta inoltre dagli atti all’inserto come 

tale decisione gli sia stata notificata al più tardi il 23 luglio 2025 (cfr. supra 

lett. B.b). 

7.  

Alla luce di quanto precede, il ricorso del 21 agosto 2025 deve essere 

respinto e la decisione della SEM del 23 luglio 2025 confermata. 

8.  

Con la presente sentenza, le misure supercautelari pronunciate dal 

Tribunale il 22 agosto 2025 sono revocate. 

9.  

Infine, visto l’esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, sono 

poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del 

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]).  

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Pagina 10 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: