# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fab1a4b9-abe5-52ce-9c20-92a489cb94b0
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2006-06-06
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 06.06.2006 BH.2006.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BH-2006-11_2006-06-06.pdf

## Full Text

Sentenza del 6 giugno 2006 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presiden-
te, Andreas J. Keller e Tito Ponti  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A., attualmente in detenzione, rappresentato dall’avv. 
Daniele Timbal 

Reclamante 
 

   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE 
 

Controparte 
e 
 
UFFICIO DEI GIUDICI ISTRUTTORI FEDERALI 

                       
                      Istanza che ha reso la decisione impugnata 

  
 

   
Oggetto  Reclamo contro un rifiuto di scarcerazione (art. 52 PP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: BH.2006.11 

 

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Fatti: 

A. A. è stato arrestato il 4 maggio 2006 nell’ambito di un’istruzione preparato-
ria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di infrazione alla legge fede-
rale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), riciclaggio di denaro (art. 
305bis CP), partecipazione ad organizzazione criminale (art. 260ter CP), 
aggressione (art. 134 CP), coazione (art. 181 CP), infrazione alla legge fe-
derale sul materiale bellico (art. 33 e segg. LMB) e alla legge federale sulle 
armi (art. 33 e segg. LArm) e posto immediatamente in detenzione preven-
tiva. Con decisione del 5 maggio 2006, l’Ufficio dei giudici istruttori federali 
(in seguito: UGI), ritenuta l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza nonché 
dei pericoli di collusione e di fuga, ha confermato l’arresto.  

 
 

B. Dissentendo da questa decisione, l’8 maggio 2006 A. è insorto con un re-
clamo dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 
asserendo che la stessa non soddisferebbe le esigenze di legalità, 
d’interesse pubblico e di proporzionalità derivanti dal diritto alla libertà per-
sonale. Più precisamente, egli contesta l’esistenza sia dei gravi indizi di 
colpevolezza a suo carico che dei pericoli di collusione e di fuga.  

 
 

C. Con osservazioni del 16 maggio 2006, l’UGI propone la conferma della de-
cisione impugnata. Con scritto del medesimo giorno, il MPC postula la reie-
zione del reclamo nella misura della sua ammissibilità.  

 
Il reclamante, dal canto suo, con repliche del 22 maggio 2006, conferma le 
conclusioni espresse nel suo gravame. 

 
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, 
per quanto necessario, nei considerandi di diritto. 

 
 
 

Diritto: 

1.  
1.1 La Corte dei reclami penali esamina d’ufficio l’ammissibilità del rimedio e-

sperito senza essere vincolata, in tale ambito, dalla denominazione dell’atto 
o dall’autorità indicata come competente nello stesso (DTF 122 IV 188 
consid. 1 e giurisprudenza citata). 

 
1.1. Giusta l’art. 52 cpv. 1 PP, l’imputato può in ogni tempo domandare di esse-

re messo in libertà. Se il giudice istruttore o il procuratore respingono la 

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domanda, l’imputato ha diritto di reclamo alla Corte dei reclami penali (art. 
52 cpv. 2 PP); la procedura è retta dagli art. 214 a 219 PP. Il ricorso deve 
essere presentato entro cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente 
ha avuto conoscenza dell’atto o dell'omissione in questione (art. 217 PP). 
La decisione che rifiuta la scarcerazione è datata 5 maggio 2006. Essa è 
stata notificata al patrocinatore del reclamante il medesimo giorno; il recla-
mo, interposto il 9 maggio, è dunque tempestivo. La legittimazione a ricor-
rere dell’indagato è pacifica (v. art. 52 PP in combinazione con l’art. 214 
cpv. 2 PP). 

 
 
2. Secondo l’art. 44 PP, l’imputato può essere incarcerato solo quando esi-

stano gravi indizi di colpevolezza a suo carico. Occorre inoltre che si possa 
presumere la sua imminente fuga, ciò che si realizza quando all’imputato 
sia attribuito un reato punibile con la reclusione o quando egli non sia in 
grado di stabilire la propria identità o non abbia domicilio in Svizzera (cifra 
1), oppure se determinate circostanze fanno presumere che egli voglia far 
scomparire le tracce del reato o indurre testimoni o coimputati a fare false 
dichiarazioni o voglia compromettere in qualsiasi altro modo il risultato 
dell’istruttoria (cifra 2). Il tenore di questa norma corrisponde alle esigenze 
di legalità, dell’esistenza di ragioni d’interesse pubblico e di proporzionalità 
derivanti dal diritto alla libertà personale (art. 10 cpv. 2, 31 cpv. 1 e 36 cpv. 
1 Cost.) e dall’art. 5 CEDU. In concreto, a fondamento della sua decisione 
l’UGI ha ritenuto sia l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza in merito a di-
verse imputazioni, sia dei rischi di collusione e di fuga. Si tratta pertanto di 
analizzare se le condizioni cumulative sopra richiamate sono adempiute 
nella fattispecie. 

 
2.1. I requisiti posti per la valutazione dell’esistenza di gravi indizi di colpevolez-

za giustificanti la detenzione non sono identici nei diversi stadi dell’inchiesta 
penale. Sospetti ancora poco precisi, ma sorretti da imprecisioni o variazio-
ni nelle dichiarazioni dell’imputato, possono essere considerati sufficienti 
all’inizio delle indagini, ma, dopo il compimento di tutti gli atti istruttori che 
possono entrare in linea di conto, la prospettiva di una condanna deve ap-
parire vieppiù verosimile (DTF 116 Ia 143 consid. 3c; sentenza del Tribuna-
le federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 2.3). 

 
In concreto, il reclamante è detenuto dal 4 maggio 2006. Se l’inchiesta a-
perta nei suoi confronti e di numerosi altri indagati non è, pacificamente, ai 
suoi inizi, nemmeno può essere considerata prossima alla sua conclusione. 
Va qui rilevato che il procedimento in esame non è limitato al solo agire del 
reclamante, ma coinvolge molti soggetti inseriti o facenti capo ad un'unica 
struttura criminale di tipo mafioso a carattere internazionale, per cui occorre 
tener conto anche delle indagini in atto nei confronti di questi altri co-

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imputati. Nelle osservazioni al reclamo, l’UGI e il MPC ribadiscono 
l’esistenza di diversi atti d’indagine ancora da espletare su suolo elvetico 
nonché di commissioni rogatorie ancora da evadere finalizzate 
all’acquisizione di documentazione e all’esecuzione d’interrogatori e con-
fronti. L’inchiesta, come ritenuto anche dal Tribunale federale nell’ambito di 
un analogo ricorso riguardante un co-imputato (v. sentenza 1S.3/2006 del 2 
marzo 2006 consid. 2.2.3), si situa ancora in una fase intermedia, tuttavia 
più avanzata rispetto alle precedenti cause, di modo che, in questo stadio 
della procedura, se non sono sufficienti indizi vaghi, neppure può essere 
pretesa la produzione di prove definitive. Il celere avanzamento delle inda-
gini dovrà nondimeno concretare sempre più i gravi indizi nei confronti del 
reclamante. 
 

2.2. Nella fattispecie, il procedimento penale si inserisce nel quadro di una va-
sta inchiesta internazionale. Il reclamante è sospettato di far parte di 
un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP che ha operato a li-
vello transnazionale per parecchi anni. Al reclamante si rimprovera in parti-
colare, come si evince dalla decisione impugnata, d’aver intrattenuto strette 
relazioni con alcuni dei principali esponenti dell’organizzazione, tra cui B. e 
C., coinvolti in una compravendita di 1 kg di cocaina, a Uster, il 19 luglio 
2004. Stretti contatti sono pure stati rilevati con D., E. e F., quest’ultimo ca-
po della cosca “G.” e arrestato all’inizio del 2006 in Italia. Esponenti di spic-
co dell’organizzazione sono pure indagati nell’ambito di un’inchiesta con-
dotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sull’attività della cosid-
detta “H.”. A tal proposito, è importante rilevare che il Tribunale di Catanza-
ro, nelle sue sentenze di condanna del 12 e 23 maggio 2005 concernenti 
altri membri dell’organizzazione, ha evidenziato l’esistenza della “I.”, defini-
ta di “stampo mafioso” in quanto affiliata alla “ndrangata” calabrese, asso-
ciazione “in grado di operare anche in territorio svizzero, grazie alla pre-
senza, in quei luoghi, di affiliati pienamente inseriti nei circuiti criminali rela-
tivi al traffico di stupefacenti e di armi” (v. allegati UGI, doc. 5 e 7, pag. 3). 
Tali sentenze menzionano inoltre il ruolo di B. in seno all’organizzazione, 
ossia quello di referente del sodalizio in Svizzera, attivo nel traffico di droga 
e di armi tra la Calabria e la Svizzera (v. doc. 5 e 7, pag. 4). Diverse sen-
tenze emanate da questa Corte e dal Tribunale federale concernenti altri 
co-imputati hanno d’altronde confermato i forti sospetti relativi all’esistenza 
di un’organizzazione criminale attiva su suolo elvetico (v. sentenze TPF 
BH.2005.48, BH.2005.47, BH.2005.3; sentenze del Tribunale federale 
1S.3/2006 del 2 marzo 2006, 1S.19/2005 dell’11 ottobre 2005 e 
1S.14/2005 del 25 aprile 2005). Contrariamente a quanto affermato dal re-
clamante, i contatti da lui intrattenuti con diversi co-imputati – contatti moni-
torati dall’autorità inquirente (v. rapporti di polizia del 27 marzo e 25 aprile 
2006, allegati UGI, doc. 10 risp. 8, pag. 11 e segg. nonché annotazione di 
attività d’indagine del Comando provinciale dei carabinieri di Varese, doc. 

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4, pag. 16) e confermati dal reclamante stesso (v. verbali d’interrogatorio di 
A. del 4 maggio 2006, allegati UGI, doc. 4, pag. 47 e del 5 maggio 2006, 
doc. 4, pag. 2) – hanno una valenza molto significativa, tenuto anche conto 
delle modalità (vedi l’utilizzo sistematico di un linguaggio criptato) e della 
regolarità dei medesimi. Il Tribunale federale ha già avuto modo di afferma-
re che relazioni con membri di un’organizzazione criminale possono 
senz’altro costituire seri indizi di appartenenza e/o sostegno 
all’organizzazione in questione (sentenza 1S.3+4/2004 del 13 agosto 2004 
consid. 3.3). Ma i gravi indizi di colpevolezza trovano riscontro anche in una 
dichiarazione rilasciata nel 1997 da J. davanti alla polizia cantonale ticine-
se, il quale, oltre a descrivere il funzionamento dell’organizzazione e a cita-
re il nome di diversi co-indagati nell’attuale inchiesta, menziona chiaramen-
te l’imputato quale persona affiliata all’”n’drangheta” (v. verbale 
d’interrogatorio del 23 marzo 1997, allegati UGI, doc. 4, pag. 12). Di rilievo 
pure il contenuto della conversazione telefonica del 9 giugno 2004 tra C. e 
il reclamante, durante la quale quest’ultimo si irrita con il suo interlocutore 
per un mancato incontro che sarebbe dovuto servire ad effettuare 
un’”ambasciata”, intesa come una comunicazione importante non riferibile 
al telefono, legata molto verosimilmente all’attività dell’organizzazione cri-
minale (v. allegati UGI, doc. 8, pagg. 42-43). Significativa infine è 
l’affermazione effettuata da K. nella sua lettera del 15 luglio 2005 destinata 
all’imputato, ossia “io non sono infamo (recte: infame)”, la quale costituisce 
un ulteriore indizio dell’esistenza di un organizzazione criminale alla quale 
K. ed il reclamante appartengono, il secondo con un ruolo gerarchicamente 
superiore visto il tenore della lettera (v. allegati UGI, doc. 4, pag. 21). Il 
termine “infame” è infatti utilizzato nell’ambito della criminalità organizzata 
per definire colui che tradisce l’organizzazione di cui fa o ha fatto parte. 

 
Per quanto attiene specificatamente al sospetto relativo alla violazione qua-
lificata della legge federale sugli stupefacenti, questo è sostanziato dal rap-
porto di polizia del 27 marzo 2006, in particolare da due intercettazioni am-
bientali effettuate mediante microfoni installati su due autovetture. La prima 
– che ha avuto luogo il 22 luglio 2003 - ha coinvolto L. e M. (v. allegati UGI, 
doc. 10, pag. 4 e segg., pto 2.10.2). L., discutendo con il suo interlocutore, 
evidenzia il ruolo del reclamante quale finanziatore di alcuni traffici di stupe-
facenti messi in atto da D. (v. doc. 10, pag. 6). La seconda – del 24 no-
vembre 2003 – concerne una conversazione intercorsa tra D. ed N. Questa 
intercettazione evidenzia anch’essa il ruolo di finanziatore di traffici di stu-
pefacenti assunto dal reclamante (v. doc. 10, pag. 9; v. inoltre pag. 21, pto 
4.4.2.3.1 e pag. 23, pto 4.4.2.5.1). 

 
2.3. Sulla base della valutazione globale di questi elementi, si può ammettere 

che a carico del reclamante sussistono sufficienti indizi giustificanti il man-
tenimento della sua carcerazione riguardo ai reati di partecipazione e/o so-

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stegno a un’organizzazione criminale e di infrazione qualificata alla LStup 
giusta il suo art. 19 n. 1 e 2. Del resto, nel reclamo egli si limita a sostenere 
che – contrariamente a quanto appena rilevato – non sarebbero presentati 
gravi indizi oppure, laddove l’autorità muove nei suoi confronti delle circo-
stanziate contestazioni, ne tenta di sminuire la portata o il suo coinvolgi-
mento personale, senza tuttavia precisare perché i fatti fondanti i menzio-
nati indizi non potrebbero essere ritenuti. Egli misconosce inoltre che l’art. 
260ter CP è stato adottato anche per la frequente difficoltà di fornire la pro-
va della partecipazione del reo al singolo reato. Il problema della prova, os-
sia di sapere a chi spetti all’interno dell’organizzazione criminale la respon-
sabilità per un reato concreto, è d’altronde all’origine dell’art. 260ter CP e lo 
ha determinato: la norma implica la criminalizzazione già dell’appartenenza 
all’organizzazione, senza che sia necessaria la prova d’aver partecipato al-
la commissione dei reati addebitabili alla stessa (G. STRATENWERTH, 
Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil II: Straftaten gegen Gemeinin-
teressen, 5a ediz., Berna 2000, pag. 200 n° 25; M. FORSTER, Kollektive 
Kriminalität. Das Strafrecht vor der Herausforderung durch das organisierte 
Verbrechen, Basilea 1998, pag. 23; G. ARZT, in: N. SCHMID [editore], Kom-
mentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, vol. 1, 
Zurigo 1998, n° 53-56 ad art. 260ter CP). Lamentando l’asserita assenza di 
una contestazione concreta e di un caso specifico, egli disattende che, ri-
guardo al reato dell’art. 260ter CP, sulla base degli atti dell’incarto, egli è 
sospettato di aver partecipato e/o sostenuto un’organizzazione criminale 
che ha compiuto vari reati, e non tanto per averne commesso personal-
mente determinati, ciò che - perlomeno allo stadio attuale dell’inchiesta - è 
sufficiente dal profilo dell’art. 260ter CP per ammettere il possibile adempi-
mento della relativa fattispecie legale (v. sentenza del Tribunale federale 
1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 2.7). L’avanzamento dell’inchiesta e 
l’espletamento di altri atti istruttori dovrà nondimeno concretizzare ulterior-
mente i gravi indizi nei confronti del ricorrente. 

 
2.4. Più sfumati risultano essere gli indizi di colpevolezza emersi in relazione al-

le altre imputazioni contestate al reclamante, ossia quella di riciclaggio di 
denaro, di infrazione alle leggi federali sulle armi e sul materiale bellico, di 
aggressione e coazione giusta gli art. 134 e 181 CP. L’autorità inquirente fa 
infatti stato di indizi piuttosto labili in tal senso, senza veramente fornire e-
lementi concreti atti a suffragare la gravità prevista dall’art. 44 PP. La man-
canza di gravi e pertinenti indizi di colpevolezza riguardo a queste imputa-
zioni non modifica tuttavia l’essenza del menzionato giudizio complessivo.  

 
 

3. Il reclamante contesta la sussistenza di un rischio di collusione. 
 

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3.1. I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai 
bisogni dell’istruttoria. Da un lato, si tratta generalmente di evitare o preve-
nire accordi tra l’imputato e i testimoni, già sentiti o ancora da sentire, o i 
correi e i complici non arrestati, messi in atto per nascondere la verità; 
dall’altro, di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà provviso-
ria sui mezzi di prova non ancora acquisiti, allo scopo di distruggerli o alte-
rarli a suo vantaggio. Le possibilità di ostacolare in tal modo l’azione 
dell’autorità giudiziaria da parte del prevenuto devono essere valutate sulla 
base di elementi concreti, l’esistenza di questo rischio non potendo essere 
ammessa aprioristicamente ed in maniera astratta (DTF 123 I 31 consid. 
3c; 117 Ia 257 consid. 4c). L’autorità deve quindi indicare, per lo meno nel-
le grandi linee, pur con riserva per operazioni che devono rimanere segre-
te, quali atti istruttori devono ancora essere eseguiti e in che misura 
l’eventuale messa in libertà del detenuto ne pregiudicherebbe l’esecuzione 
(v. DTF 123 I 31 consid. 2b; 116 Ia 149 consid. 5). 

 
3.2. L’autorità inquirente si è pronunciata al riguardo, ribadendo un potenziale 

pericolo di collusione e di inquinamento delle prove. Dovesse essere libera-
to, il reclamante si metterebbe certamente in contatto con i suoi co-imputati 
per informarli sullo stato dell’inchiesta, con un evidente rischio di inquina-
mento delle prove. Tale rischio toccherebbe ugualmente le rogatorie pre-
sentate dalla Svizzera all’estero. La scarcerazione dell’imputato in questa 
fase delicata dell’inchiesta potrebbe comportare un serio pregiudizio 
all’inchiesta svizzera nonché a quelle estere avviate contro l’organizzazione 
criminale. 

 
La presente autorità ritiene esistano diversi elementi atti a confermare 
l’esistenza del pericolo di collusione. Innanzi tutto, la lettera del 15 luglio 
2005 inviata da K. al reclamante dal carcere in Italia è un elemento concre-
to attestante il bisogno delle persone sospettate di appartenere ad 
un’organizzazione criminale di uniformare e coordinare le versioni da rila-
sciare alle autorità inquirenti. K. informa il destinatario di quanto gli è acca-
duto e degli elementi in mano all’autorità inquirente. Egli invia ugualmente 
copia di una decisione del MPC relativa ad una domanda di assistenza 
giudiziaria inoltrata dall’autorità italiana concernente D. ed altri imputati, 
nonché il verbale del suo interrogatorio, affinché le informazioni trasmesse 
siano il più complete possibili. In caso di scarcerazione, un simile atteggia-
mento collusivo potrebbe essere assunto anche dal reclamante relativa-
mente agli elementi di cui egli è venuto a conoscenza dopo l’arresto, com-
portamento che potrebbe chiaramente nuocere agli atti istruttori ancora da 
eseguire. La collusione potrebbe essere ulteriormente facilitata dai viaggi 
tra la Svizzera e la Calabria effettuati dall’imputato, due volte alla settima-
na, mediante la sua ditta di trasporto di persone. Un concreto pericolo di 
collusione può inoltre ancora essere ravvisato nella necessità di non pre-

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giudicare l’espletamento di rogatorie, visto che altri indagati sono tuttora in 
libertà (v. sentenza del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 
consid. 3.1.3). Per il momento, la tesi dell’autorità inquirente sull’esistenza 
di questo pericolo può quindi essere condivisa. Per essere riconfermata in 
avvenire, essa dovrà tuttavia materializzarsi ulteriormente con altri elementi 
o avvenimenti concreti e recenti atti a suffragare la sussistenza di compor-
tamenti di tipo collusivo da parte dell'indagato (tentativi di contattare altre 
persone coinvolte nell'inchiesta in Svizzera e all'estero, condizionamento di 
testimoni, ecc.) 

 
 

4. Il reclamante sostiene l’inesistenza del pericolo di fuga. Incensurato, egli è 
giunto in Ticino in tenera età, ove ha il centro dei suoi interessi, ovvero la 
sua famiglia, le proprie attività commerciali nonché i suoi medici curanti, 
quest’ultimi per lui molto importanti visto il suo precario stato di salute che 
lo ha reso inabile al lavoro. Ad ogni modo, il pericolo di fuga potrebbe esse-
re scongiurato con provvedimenti meno restrittivi della detenzione preventi-
va (consegna del passaporto o altri mezzi di controllo). 

 
4.1. Secondo la giurisprudenza, il pericolo di fuga non può essere valutato uni-

camente fondandosi sulla gravità del reato, anche se, tenuto conto 
dell’insieme delle circostanze, la prospettiva di una pena privativa della li-
bertà personale di lunga durata consente spesso di presumerne l’esistenza 
(v. art. 44 n. 1 PP; v., sull’influsso della durata della pena presumibile, DTF 
128 I 149 consid. 2.2 e 126 I 172 consid. 5a). L’esistenza di questo pericolo 
deve essere esaminata tenendo conto di un insieme di criteri, quali il carat-
tere dell’interessato, la sua moralità, le sue risorse, i legami con lo Stato 
dove è perseguito, come pure i suoi contatti con l’estero (DTF 125 I 60 
consid. 3a e riferimenti; 123 I 31 consid. 3d). 

 
4.2. Nel caso concreto il riferimento ad un potenziale pericolo di fuga non trova 

un riscontro evidente negli atti dell’incarto. I reati contestati al reclamante 
sono indubbiamente gravi e punibili con la reclusione. Anche se per motivi 
soprattutto professionali, egli si è recato con grande regolarità ed assiduità 
in Calabria dove, oltre a possedere una casa di vacanza, intrattiene stretti 
contatti con parenti e amici. Volendo anche escludere l’Italia quale destina-
zione per un’eventuale ed ipotetica latitanza – questo a causa di inchieste 
giudiziarie parallele nei suoi confronti in quel paese -, rimarrebbe possibile 
una fuga verso un paese terzo quale la Spagna, dove altri co-imputati so-
spettati di appartenere all’organizzazione criminale hanno interessi concre-
ti. Tuttavia, i legami del reclamante con la Svizzera, sia a livello affettivo 
(compagna, figli nonché genitori vivono in Svizzera) che professionale 
(l’imputato è alla testa di una ditta di trasporti di persone), sembrano risulta-
re sufficientemente intensi da scongiurare un’eventuale fuga. In questo 

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senso andrebbe ugualmente interpretato il precario stato di salute 
dell’imputato, che necessita di cure mediche regolari difficilmente compati-
bili con un’eventuale latitanza all’estero (v. allegati UGI, doc. 12, pag. 1). A 
tal proposito, vi è da sottolineare che la detenzione non impedisce 
l’assistenza medica all’indagato, il quale, in caso di bisogno comprovato, 
potrà essere trasferito nuovamente in una cella dell’Ospedale regionale di 
Lugano per ricevere le cure necessarie. Pure a favore dell’imputato sareb-
be da interpretare il fatto di aver continuato a vivere in Ticino nonostante la 
lettera ricevuta da K. nel luglio del 2005 – e probabilmente nonostante altri 
segnali provenienti da altri amici co-indagati -, la quale avrebbe potuto 
spingere il reclamante a lasciare la Svizzera. In definitiva, la presenza di un 
pericolo di fuga può in concreto rimanere indecisa, ritenuto che la deten-
zione può essere confermata sulla base di quanto rilevato nei considerandi 
precedenti. 

 
 

5. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto. Confor-
memente all’art. 245 PP le spese processuali sono poste a carico della par-
te soccombente (art. 156 cpv. 1 OG); queste sono calcolate giusta l’art. 3 
del Regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 
173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1'500.-. 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 1'500.- è posta a carico del reclamante. 

 
Bellinzona, il 6 giugno 2006 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Daniele Timbal  
- Ufficio dei giudici istruttori federali 
- Ministero pubblico della Confederazione  

 
 
 
 
 
 
 
 

Informazione sui rimedi giuridici 
 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-dura 
penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 
Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di ri-
corso o il suo presidente lo ordini.