# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eb92b544-51fb-5cb6-93d8-ff50f1d8308d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-07-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 29.07.2002 11.2001.87
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2001-87_2002-07-29.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2001.00087

  	
  Lugano,

  29 luglio 2002/rgc)

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Bottinelli Raveglia, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa
__________.__________.__________ (divisione ereditaria) della Pretura della
giurisdizione di Mendrisio Nord promossa con petizione del 15 febbraio 2000 da

 

	
   

  	
  __________ __________ -__________, __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 6 luglio 2001 presentato da __________ __________ contro la
sentenza emessa il 25 giugno 2001 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio
Nord;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ (1920), domiciliato a __________, è deceduto a
__________ il ____________________ 1992, lasciando quali eredi la moglie
__________ (1924) con le figlie __________ __________ -__________ (1949),
__________ __________ (1952) e __________ __________ (1954). Davanti al Pretore
della giurisdizione di Mendrisio Nord è stato pubblicato il 25 giugno 1992 un suo
testamento olografo del 17 novembre 1989 nel quale figura, tra l'altro, quanto
segue:

                                         2.  Nomino
eredi generali di tutta la mia sostanza (…) le mie figlie __________
__________, __________ __________ e __________ __________, riservato quanto
disposto ai punti che seguono.

                                         3.  A
mia moglie __________ lascio l'usufrutto generale su tutta la mia sostanza
relitta, sua vita natural durante, ai sensi dell'art. 473 CC.

                                         4.  Dispongo,
quale irrevocabile regola di divisione, che a mia figlia __________ __________
vada lo chalet di __________ (…) e tutto quanto in esso contenuto, con la
relativa assunzione già dal 1° marzo 1977 degli oneri ipotecari. Dispongo
inoltre che tale attribuzione in proprietà dovrà avvenire per un valore massimo
di fr. 60 000.–.

 

                                  B.   Il
13 luglio 1992 __________ __________ -__________ ha chiesto al Pretore della
giurisdizione di Mendrisio Nord che fosse ordinato un inventario assicurativo
dell'eredità. Con decisione del 17 luglio 1992 il Pretore ha affidato il
compito al notaio __________ __________ di __________, che ha confezionato
l'atto l'11 novembre 1992. __________ __________ -__________ ha poi instato il
18 febbraio 1993 per la divisione dell'eredità. Statuendo il 18 giugno 1993, il
Pretore ha accolto la richiesta e ha designato l'avv. __________ __________ in
qualità di notaio divisore. Sulla base dell'inventario assicurativo questi ha
eretto – dopo ripetuti incontri con le eredi – l'inventario della successione,
chiuso l'11 luglio 1995, tranne in relazione al valore dell'arredamento che si
trovava nell'ultimo domicilio di __________ e nello chalet di __________, non
stimato (brevetto n. __________, foglio 3). All'inventario __________
__________ e __________ __________ hanno sollevato contestazioni. Il notaio ha
trasmesso così gli atti al Pre­to­re, che con decreto del 26 luglio 1995 ha
assegnato alle due interessate un termine di 20 giorni per far riconoscere in
giudizio le loro pretese con la procedura accelerata.

 

                                  C.   __________
__________ ha promosso causa il 28 luglio 1995 contro __________ __________
-__________ e __________ __________o, chiedendo che fosse accertato un suo
credito di fr. 62 724.70 con accessori per gli oneri ipotecari (interessi e
ammortamenti) da lei pagati in luogo e vece del padre fra il 10 maggio 1977 e
il 27 dicembre 1991 sulla proprietà di __________, con obbligo per la comunione
ereditaria di rifonderle tale somma. Entrambe le convenute hanno proposto di respingere
la domanda. Con sentenza del 17 aprile 1997 il Pretore ha accolto la petizione,
nel senso che ha invitato il notaio divisore a iscrivere nell'inventario
dell'eredità un passivo in favore dell'attrice di fr. 62 724.70 con interessi
al 5% dall'11 novembre 1992 (inc. __________.__________.__________).

 

                                  D.   A
sua volta __________ __________ ha convenuto in giudizio il 19 settembre 1995
__________ __________ -__________ e __________ __________, chiedendo che alle
particelle n. __________e __________RFD di Genestrerio fosse attribuito un
valore complessivo di fr. 360 000.–, rispettivamente un valore di fr. 324 000.–
alla particella n. __________RFP di __________, che fosse inserito fra gli
attivi dell'inventario un credito dell'eredità di fr. 97 000.– nei confronti
della madre __________ __________, che fosse allesti­ta una perizia sull'entità
degli importi appena citati, che alla madre e alla sorella __________
__________ fosse ingiunto di produrre tutte le fatture in loro possesso
relative a lavori edili e a spese funerarie, che al notaio divisore fosse
ordinato di produrre “l'intero incarto in suo possesso”, che si procedesse allo
“stral­cio del punto 4 del testamento in base all'art. 469 cpv. 1 e 3 CC” e che
fosse rimborsata alla comunione ereditaria la somma di 

                                         fr. 107
000.– “abusiva­mente prelevata da vari conti”. __________ __________
-__________ ha aderito alla petizione, mentre __________ __________ ha proposto
di respingerla. Con sentenza del 29 gennaio 1999 il Pretore ha parzialmente accolto
la petizione e ha invitato il notaio divisore a iscrivere nell'inventario i
seguenti valori venali: fr. 340 000.– per la particella n. __________RFD di
__________, fr. 6000.– per la particella n. __________dello stesso Comune e fr.
290 000.– per la particella n. __________RFP di __________. Tutte le altre
doman­de sono state respinte (inc. __________.__________.__________).

 

                                  E.   Il
notaio divisore, riprese le operazioni, ha rettificato l'inventario il 21 gen­naio
2000 secondo le indicazioni del Pretore. Inoltre ha menzionato nell'atto che
__________ __________ rivendicava dall'eredità fr. 125 196.70 in liquidazione
del regime matrimoniale (pretesa contestata da __________ __________
-__________ e __________ __________), mentre __________ __________ -__________
e __________ __________ chiedevano a __________ __________ il rimborso di fr.
95 611.30 per gli oneri ipotecari pagati dal padre sul fondo di __________ dopo
il 1° marzo 1977 (pretesa contestata da __________ __________ ed __________
__________). Quanto al modo di divisione, il notaio ha preso atto che
__________ __________ -__________ e __________ __________ sollecitavano la
divisione dell'eredità in parti uguali fra le sorelle, allorché __________
__________ esigeva “una quota superiore ad un terzo, e meglio la quota eccedente
la legittima”, come pure la casa di __________ “ad un valore massimo di fr. 60
000.–” (brevetto n. __________, foglio 9). Ciò posto, il notaio ha trasmesso il
25 gennaio 2000 l'inventario al Pretore, che con decreto del 27 gennaio 2000 ha
assegnato alle tre interessate un nuovo termine di 20 giorni “per proporre con
petizione dell'art. 390 CPC ed in procedura accelerata” l'accertamento
giudiziale delle loro domande.

 

                                  F.   Il
15 febbraio 2000 __________ __________ ha convenuto __________ __________
-__________ e __________ __________, chiedendo quanto segue:

                                         La petizione
è accolta:

                                         le modalità
di divisione della sostanza relitta dal defunto __________ __________ sono le
seguenti:

                                         – scioglimento
del regime matrimoniale con il versamento di una quota di     fr. 125 196.70 a
favore della vedova __________ __________;

                                         – attribuzione
dello chalet di __________ (…) alla figlia __________ __________;

                                         – valore
di attribuzione dello chalet (…) fr. 60 000.– oltre assunzione degli oneri
ipotecari a far tempo dal 1° marzo 1997. 

                                         Con
risposta del 1° marzo 2000 __________ __________ ha postulato il rigetto della
petizione o quanto meno, in subordine, l'accertamento che l'attribuzio­ne della
particella n. __________RFP di __________ al valore di fr. 60 000.– aumentato
del debito ipotecario dal 1° marzo 1977 lede la porzione legittima di __________
__________ e __________ __________ -__________, onde la necessità di ordinare
al notaio divisore “di ridurre alla giusta misura tale disposizione eccedente
la porzione disponibile”. Nella sua risposta del 28 febbraio 2000 __________
__________i-__________ ha proposto anch'essa di respingere la petizione. Con
sentenza del 25 giugno 2001 il Pretore ha parzialmente accolto l'azione e ha
attribuito la particella di __________ a __________ __________, fissandone il
valore in fr. 236 115.10, già dedot­to l'ammontare dell'ipoteca (fr. 29 600.–)
e il saldo di quanto __________ __________ avrebbe dovuto versare alla
comunione ereditaria per gli oneri passivi maturati sul fondo dal 1° marzo 1977
fino alla morte del padre (fr. 93 819.60 in totale, meno fr. 62 724.70 già
corrisposti a suo tempo: sopra, lett. C), ossia fr. 31 094.90 (inc.
__________.__________.__________).

 

                                  G.   Nel
frattempo, il 17 febbraio 2000, __________ __________ ha
intentato causa a sua volta contro __________ __________ e __________ __________
-__________ perché nell'inventario della successione fossero inseriti “i valori
dei beni mobili contenuti negli immobili part. __________RFD di __________ e
__________e __________RFD di __________ per il valore complessivo di fr. …”.
Essa ha chiesto altresì di prescrivere al notaio divisore che il compendio
ereditario fosse diviso in tre parti uguali, con assegnazione a __________
__________ della particella __________RFP di __________ o, in via subordinata,
di accertare che l'attribuzione di tale fondo per fr. 60 000.– a __________
__________ lede la propria porzione legittima, oltre a quella di __________
__________ -__________, onde la necessità di ordinare al notaio di “ridurre
alla giusta misura tale disposizione eccedente la porzione disponibile”. __________
__________ -__________ ha aderito alla petizione, __________ __________ vi si è
opposta. Statuendo il 25 giugno 2001, il Pretore ha parzialmente accolto la
petizione, ha stabilito in fr. 4500.– il valore del mobilio a __________ e in
fr. 6810.– quello del mobilio a __________, ha ribadito in 

                                         fr. 236
115.10 il valore di attribuzione a __________ __________ del fondo a __________
(già fissato nell'altro giudizio del giorno stesso: sopra, lett. F) e ha respinto
le altre domande (inc. __________.__________.__________). 

 

                                  H.   Parallelamente
__________ __________i-__________ ha promosso causa il 

                                         15
febbraio 2000 contro __________ __________ e __________ __________ per ottenere
che fosse ingiunto alla madre __________ __________ di “pre­sentare l'elenco
dei beni da lei acquisiti durante il matrimonio alfine di permettere le operazioni
di scioglimento del regime matri­moniale”, che fosse stabilito in fr. 20 000.–
il valore del mobilio in ognuna delle abitazioni a __________ e a __________,
che __________ __________ fosse tenuta a versare alla comunione ereditaria la
somma di fr. 95 611.30 per gli oneri ipotecari assunti dal padre relativamente
alla casa di __________, che il compendio ereditario fosse diviso in tre parti
uguali e che a __________ __________ fosse assegnata la casa di __________ al
valore di fr. 290 000.– con il mobilio al valore di fr. 20 000.–. __________
__________ ha aderito alla petizione, __________ __________ ha proposto di
respingerla. Il 19 settembre 2000, in pendenza di causa, è deceduta la vedova
__________ __________.

 

                                    I.   Esperita
l'istruttoria, nell'ambito della causa appena citata l'attrice ha formulato il
13 giugno 2001 le seguenti conclusioni:

                                         1.  Il
valore dello scioglimento del regime matrimoniale viene stabilito in franchi …

                                         2.
 Il valore del contenuto dell'immobile di __________ viene stabilito in franchi
…

                                         3.  Il
valore del contenuto dell'immobile di __________ viene stabilito in fran-chi … 

                                         4.  Il
valore della massa ereditaria deve essere suddiviso in tre parti uguali come da
testamento. Lo chalet di __________ deve essere assegnato a __________
__________ al valore (…) di fr. 305 495.– (…) con l'aggiunta del valore del
contenuto dell'immobile di franchi … Si stabilisce il versamento di un
conguaglio alle sorelle nel caso in cui il valore superi la quota parte di un
terzo ai sensi dell'art. 608 cpv. 2 CC.

                                         5.  Viene
riconosciuta la cifra di fr. 95 611.30 (+ interessi scalari dal 1977 ad oggi)
corrispondente agli oneri ipotecari del 1977 al 1992 a carico di __________
__________ come da testamento e viene dunque iscritta negli attivi della
successione. A carico della signora __________ devono pure essere computati gli
oneri ipotecari dal 1992 a tutt'oggi, pure con interessi scalari del 5% e pure
da iscrivere negli attivi della successione. 

                                         Nelle
sue conclusioni del 13 giugno 2001 __________ __________ ha aderito alle
richieste dell'attrice. Quanto a __________ __________, essa ha formulato il 12
giugno 2001 le conclusioni in appresso: 

                                         La
petizione è accolta: 

                                         le modalità
di divisione della sostanza relitta dal defunto __________ __________ sono le
seguenti:

                                         –   scioglimento
del regime matrimoniale con il versamento di una quota di   fr. 125 196.70 a
favore della vedova __________ __________;

                                         –   attribuzione
dello chalet di __________ (…) alla figlia __________ __________;

                                         –   valore
di attribuzione dello chalet di __________ fr. 60 000.– oltre assunzione degli
oneri ipotecari a far tempo dal 1° marzo 1997. 

                                         In
subordine essa ha chiesto che le modalità di divisione fossero le seguenti: “la
quota disponibile, da calcolare dal notaio divisore, è assegnata alla figlia
__________ __________ ”. 

 

                                  L.   Con
sentenza del 25 giugno 2001 il Pretore ha parzialmente accolto la
petizione, ha invitato il notaio divisore a inserire negli attivi
dell'inventario valori di fr. 4500.– per il mobilio di __________ e di fr.
6810.– per quello di __________ (confermando quanto già deciso nella sentenza
parallela del giorno stesso: sopra, lett. G), oltre a fr. 93 819.60 per il
credito della comunione ereditaria nei confronti di __________ __________
relativamente agli oneri ipotecari maturati sul fondo di __________ dal 1°
marzo 1977 al 14 maggio 1992 (dispositivo n. 1 §), e ha ribadito una volta ancora
(sopra, lett. F e G) in fr. 236 115.10 il valore di attribuzione di
quest'ultima particella a __________ __________ (dispositivo n. 1 §§). Le altre
doman­de sono state respinte. La tassa di giustizia e le spese di complessivi
fr. 1500.– sono state poste a carico delle parti in ragione di un terzo
ciascuno, compensate le ripetibili (inc. __________.__________.__________).

 

                                  M.   Contro
quest'ultima sentenza __________ __________ è insorta con un appello del 6
luglio 2001 nel quale chiede che, confermato il valore di fr. 236 115.10 per
l'attribuzione del fondo di __________ a sé medesima, “tutte le altre pretese
di __________ __________ ed in particolare il credito di fr. 95 611.30 (più
interessi scalari del 5%) a tutt'og­gi” siano respinte. Nelle sue osservazioni
del 31 luglio 2001 __________ __________ propone di rigettare l'appello.
Identica conclusione formula __________ __________ -__________ nel suo esposto
del 2 agosto 2001.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   __________ __________ -__________ reputa opportuno, nel proprio esposto, essere
sentita personalmente da questa Camera (memoriale, pag. 3 nel mezzo). La
procedura di divisione ereditaria, tuttavia, non è retta dal principio
inquisitorio, né il diritto federale garantisce alle parti il diritto di
esprimersi oralmente davanti all'autorità (DTF 117 II 136 consid. 3b), né
osservazioni all'appello possono essere integrate dopo la decorrenza del termine
previsto dall'art. 314 CPC. D'altro lato non appare necessario che questa
Camera disponga d'ufficio un dibattimento orale (art. 324 cpv. 1 CPC), la
situazione di fatto risultando sufficien­temen­te chiara. Da questo profilo
nulla osta pertanto all'esame dell'appello.

 

                                   2.   Nelle
sue richieste di giudizio l'appellante chiede, come detto, che siano respinte
“tutte le altre pretese di __________ ed in particolare il credito di fr. 95
611.30 (più interessi scalari del 5%) a tutt'oggi”. Sui valori di fr. 4500.–
riconosciuti dal Pretore per il mobilio nell'ultimo domicilio di __________ e
di fr. 6810.– per quello nello chalet di __________ (formanti le “altre
pretese” del dispositivo n. 1 §) essa non spende però una parola. Al riguardo
l'appello si rivela dunque irrice­vibile per difetto di motivazione (art. 309
cpv. 2 lett. f combina­to con il cpv. 5 CPC).

 

                                   3.   Ciò premesso, litigiosa rimane l'iscrizione fra gli attivi inven­tariati
del credito di fr. 93 819.60 riconosciuto dal Pretore alla comunione
ereditaria, pari al totale degli oneri ipotecari maturati sul fondo di
__________ dal 1° marzo 1977 al 14 maggio 1992. Il testamen­to olografo del 17
novembre 1989 destinando quel fondo (mobilio compreso) all'appel­lante “con la
relativa assunzione già dal 1° marzo 1977 degli oneri ipotecari”, il Pretore ha
invitato il notaio divisore a iscrivere l'importo di fr. 93 819.60 negli attivi
dell'inven­tario. Senza interessi, giacché il testamento non li prevedeva. Tale
somma – ha continuato il Pretore – andrà compensata con la spettanza riconosciuta
all'appellan­te nella sentenza del 17 aprile 1997 (sopra, lett. C) per gli
oneri ipotecari da essa già pagati in luogo e vece del padre (fr. 62 724.70),
ciò che per finire diminuirà il credito della comunione a fr. 31 094.90. Né –
secondo il Pretore – “nel­l'opera­re tale compensazione possono essere
considerati gli interessi sul credito di fr. 62 724.70 di __________ __________,
dato che la volon­tà del defun­to padre delle
parti era unicamen­te quella di far assumere a __________ __________ tutti gli
oneri ipotecari gravanti il fondo di __________ dal 1° marzo 1977, senza
rivendicare interessi e senza che __________ __________ potesse chiedere a sua
volta interessi su quanto da essa già versato” (sentenza impugnata, consid. 3).

 

                                   4.   Nell'appello
la convenuta non discute la legittimità o l'ammontare del credito vantato dalla
comunione ereditaria (fr. 93 819.60), ma ne avversa l'iscrizione
nell'inventario, sostenendo che la pretesa è stata insinuata tardivamente.
Sottolinea che l'inventario è stato chiu­so l'11 lu­glio 1995 (sopra, lett. B),
mentre l'attrice ha proceduto alla notifica il 21 gennaio 2000, quando il
notaio era ormai passato alla fase successiva della divisione ereditaria (quel­la
del riparto effettivo), “fatte salve le valutazioni del mobilio delle case di
__________ e __________e, lasciate in sospeso”. Per di più – soggiunge –
“quando si riferisce al credito di fr. 62 724.70 da egli stesso riconosciuto
con decisione regolarmente cresciuta in giudicato, di data 17 aprile 1997, il
Pretore sembra voler riconsiderare tale decisione non ammettendo più a favore
di __________ __________ gli stessi interessi al saggio del 5% dall'11 novembre
1972 [recte: 1992]. Se così fosse, il Pretore avrebbe ecceduto nelle proprie
competenze, poiché tale richiesta non fa parte delle domande di causa e questi
interessi sono riconosciuti in una sentenza divenuta esecutiva” (appello, pag.
4).

 

                                   5.   Nel
Cantone Ticino la procedura di divisione ereditaria si scinde in tre fasi
essenziali:

                                         a)  l'accertamento
del diritto alla divisione e la nomina del notaio divisore (art. 475 e 476
CPC);

                                         b)  la
determinazione dei beni appartenenti all'eredità (“fase dell'inventario”: art.
477 a 479 CPC);

                                         c)   la
“divisione effettiva” (art. 480 segg. CPC), ovvero la distribu­zione delle
quote, previa

–  definizione del modo della divisione (costituendo lotti oppure
realizzando i beni sotto forma di denaro contante: art. 481 CPC),

–  formazione delle singole quote con i relativi conguagli (art. 482
CPC) e 

–  possibilità di contestare le quote (art. 482 CPC).

                                         Le
prime due fasi hanno carattere preliminare: l'una è intesa a verificare che il
richiedente abbia la qualità di erede e che non vi siano impedimenti alla
divisione (norme legali o disposizioni per causa di morte), l'altra è volta a
chiarire che cosa suddividere. Al termine della seconda fase dev'essere
definito tutto quan­to si riferisce all'iscrizione nell'inventario, comprese le
stime. A tale riguardo il Pretore statuisce con sentenza unica, decidendo simultaneamente
tutto quanto attiene alla consistenza e all'entità dell'asse successorio (Rep.
1929 pag. 255). L'ultima fase, che riguarda come ripartire gli attivi,
ha per effetto di attribuire agli eredi la corrispon­dente quota della
successione (Rep. 1962 pag. 170, citata anche in Rep. 1971 pag. 252 consid. B;
I CCA, sentenze del 1° luglio 1994 in re O., consid. 3, e del 16 aprile 1997 in
re B., consid. 1b; del 19 gennaio 2001 in re B., consid. 1).

 

                                   6.   La
procedura seguita nella fattispecie non manca di destare perplessità. Intanto
il notaio divisore ha chiuso l'inventario l'11 luglio 1995 senza che fosse
stata accertata la spettanza di __________ __________ in esito allo
scioglimento del regime matrimoniale (brevetto n. 299, foglio 5: doc. B
nell'inc. __________.__________.__________). Ora, non si vede come potessero
definirsi gli attivi che sarebbero entrati a far parte del compendio ereditario
senza liquidazione previa del­la partecipazione agli acquisti (non per caso
l'art. 194 n. 1 vCC – ora sostituito dall'art. 18 cpv. 1 LForo – disponeva
esplicitamente un foro a tal fine). Inoltre nell'inventario non era stato
determina­to né il va­lore del mobilio che si trovava a __________ né quello
che si trovava a __________ (brevetto citato, foglio 3). In condizioni del
genere il Pretore avrebbe dovuto, anziché fissare termini giusta l'art. 479
cpv. 1 CPC, ritornare gli atti al notaio perché presentasse un inventario completo
ed epurato da pretese fondate sulla liquidazio­ne del regime matrimoniale.
Quanto alle sentenze emanate dal primo giudice il 25 giugno 2001 (fra cui
quella impugnata), i loro dispositivi finanche si sovrappongono, il Pretore
avendo formalmente statuito più volte sul medesimo oggetto (tre volte sul
valore di attribuzione relativo alla particella di __________, due sul valore
del mobilio contenuto negli stabili), creando insidie al principio di forza
giudicata. Su quest'ultimo tema si tornerà ancora oltre (consid. 12).

 

                                   7.   L'attribuzione
di un oggetto (mobile o immobile) della successione a un erede vale come norma
divisionale e non come legato, eccetto che una diversa intenzione non risulti
dalla disposizione di ultima volontà (art. 608 cpv. 3 CC). Se il disponente
fissa per tale bene un valore di attribuzione inferiore a quello venale, la
presunzione in favore della norma divisionale sussiste, ma la dif­ferenza tra
il valore venale e quello di assegnazione dev'essere considerata alla stregua
di un legato (Schaufelberger in:
Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 15 in fine
ad art. 608; DTF 100 II 444 consid. 5, confermato in JdT 124/1976 pag. 160
consid. 2 e DTF 103 II 92 con-sid. 3b; contra: Paul Piotet in: in: JdT 123/1975 pag. 553
segg. e 126/1978 pag. 45 segg.). Dandosi legato a favore di un erede legittimo
o istituito, come in concreto, si tratta anzi – terminologicamente – di “prele­ga­to”
(Huwiler in: Kommentar zum Schwei­zerischen
Privatrecht, op. cit., n. 21 in principio ad art. 486 CC). Sia come sia, legati
e prelegati devono rispettare la porzione dei legittimari (art. 486 cpv. 1 CC),
i quali possono sempre opporre in via di eccezione il loro diritto alla
riduzione (art. 533 cpv. 3 CC), anche nell'ambito di un'azione di divisione
(DTF 103 II 93 consid. 3c). A giusto titolo il Pretore è intervenuto pertanto,
nel caso specifico, sul valore di attribuzione della particella n.
__________RFP di __________ fissato dal testatore, in modo da garantire la porzione
legittima a __________ __________ -__________ e __________ __________.

 

                                   8.   Per
quanto riguarda la porzione legittima delle due coeredi appena citate, il
Pretore si è dipartito dal valore netto della successione (fr. 478 356.10) e,
considerata la presenza di tre discendenti, ha determinato la porzione
legittima di ogni sorella in un quarto (1/3 x 3/4: art.
471 n. 1 CC), pari a fr. 119 589.–. La vedova avendo ricevuto l'usufrutto
sull'intera sostanza in virtù dell'art. 473 CC (esplicitamente richiamato nel testamento),
tale beneficio teneva luogo della legittima. Circa la spettanza di lei in esito
alla liquidazione del regime matrimoniale, il Pretore ha ritenuto che simile
pretesa andasse disconosciuta poiché solo __________ __________ avrebbe potuto
farla valere, non __________ __________. Comunque fosse, la vedova era deceduta
in pendenza di causa senza lasciare disposizioni di ultima volontà, sicché la
pretesa era passata alle figlie (art. 560 cpv. 2 CC), estinguendosi per
confusione (art. 118 CO; sentenza nell'inc. __________.__________.__________,
consid. 1). Quest'ultimo ragionamento, ancorché corretto, è di scarso ausilio,
giacché la sola circostanza che la pretesa della madre sia passata alle figlie
ancora non significa che il disponente potesse disporne per testamento. Sta di
fatto che, sia come sia, dal 14 maggio 1992 (apertura della successione) al
giorno della sua morte (19 settembre 2000), __________ __________ non ha fatto
accertare giudizialmente la sua pretesa (contestata da __________ __________
-__________ e __________ __________: sopra, lett. E). A ragione quindi il
Pretore non ne ha tenuto conto.

 

                                   9.   Più
delicato è il problema legato all'iscrizione, fra gli attivi inven­ta­riati,
del credito di fr. 93 819.60 riconosciuto dal Pretore alla comunione ereditaria
per gli oneri ipotecari maturati sul fondo di __________ dal 1° marzo 1977 al
14 maggio 1992. A prescindere dal momento – litigioso – in cui siffatta pretesa
andasse insinuata, già a prima vista non appare verosimile che la comunione
eredi­taria sia mai stata titolare, in concreto, di un credito verso l'appel­lante
per gli oneri ipotecari maturati sul fondo di __________. Certo, il disponente
ha condizionato il valore di attribuzione “massimo” di fr. 60 000.–
all'assunzione, da parte della figlia, di tali aggravi. Si intravedesse però in
tale vincolo un “onere” testamentario nel senso dell'art. 482 cpv. 1 CC,
giuridicamente esso non costituirebbe un credito (Staehelin in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, op.
cit., n. 17 e 28 ad art. 482). Si trattasse di una mera norma divisionale,
nulla muterebbe, giacché la disposizione di ultima volontà determinerebbe solo
il valore di attribuzione dell'immobile, ma non fonderebbe un credito della
comunione ereditaria. La figlia acquisisce unicamen­te, in altri termini, il diritto
di vedersi assegnare il fondo al valore di fr. 60 000.– (riservata la porzione
legittima delle sorelle), più l'equivalente degli oneri ipotecari maturati sul
fondo stesso dal 1° marzo 1977 alla morte del testatore. Ma ciò non significa
che la comunione ereditaria possa esigere la rifusione degli oneri ipotecari
pagati dal defunto. Già per questo motivo la sentenza impugnata, che fa obbligo
al notaio divisore di iscrivere nell'inventario il credito conteso, non è
sostenibile dal profilo giuridico.

 

                                10.   L'invito
al notaio non trova miglior fondamento nemmeno ove si esamini il modo in cui il
primo giudice ha calcolato il valore di attribuzione di fr. 236 115.10 nella
sen­tenza coeva (consid. 2.3) dell'inc. __________.__________.__________, cui
rinvia il giudizio appellato. A tale risultato infatti il Pretore è giunto
sottraendo al valore venale del fondo (fr. 296 810.–, arredamento com­preso)
quello dell'ipoteca 

                                         (fr. 29
600.–) e gli oneri ipotecari che l'interessata si era direttamente assunta dal
marzo del 1977 in poi (fr. 31 094.90). In tale computo il primo giudice ha già
incluso, quindi, il conguaglio degli oneri ipotecari cui l'appellante non ha
personalmente provveduto (fr. 31 094.90). Ne segue che – da un lato – la comunione
ereditaria non ha più null'altro da pretendere dall'appellante e che –
dall'altro – l'appel­lante non ha più null'altro da rivendicare dal­la
comunione ereditaria. Non per caso, del resto, l'inventario riportato a pag. 6
della sentenza nell'inc. __________.__________.__________ (preso dal Pretore
come base di calcolo) più non contempla il credito di 

                                         fr. 62
724.70 dell'appellante verso la comunione ereditaria (accertato con sentenza
del 17 aprile 1997: sopra, lett. C), proprio perché conguagliato con
l'ammontare di fr. 93 __________.60 fissato per testamento. Iscrivere
ulteriormente quest'ultima cifra nell'inventario non avrebbe senso.

 

                                11.   È
vero che il metodo di calcolo attraverso il quale il Pretore è giunto al
risultato di fr. 236 115.10 riesce a dir poco oscuro. In realtà il primo
giudice avrebbe dovuto dipartirsi dalla considerazione che la differenza tra il
valore venale del fondo (complessivi fr. 296 810.–, meno l'ipoteca di fr. 29
600.–) e quello di attribuzio­ne stabilito dal testatore (fr. 60 000.–, più fr.
93 819.60 equivalenti agli oneri ipotecari maturati dal 1° marzo 1977 al 14
maggio 1992), cioè fr. 113 390.40, costituivano un prelegato in favore
dell'appellante. Egli avrebbe dovuto verificare dipoi se il prelegato non eccedesse
la quota disponibile del testatore (un quarto della successione, cioè fr. 119
589.–) e, accertato che ciò non era il caso, avrebbe dovuto esaminare se il
residuo della quota disponibile insieme con la legittima spettante alla figlia
bastassero a coprire il valore di attribuzione fissato per testamento (fr. 153
819.60), senza dimenticare che __________ __________ aveva già versato al padre
fr. 62 724.70. Sta di fatto che, come si è visto, il valore di fr. 236 115.10
ribadito dal Pretore in tre sentenze non è stato impugnato nemmeno
dall'appellante (la quale ne chiede anzi esplicita conferma). Il suo ammontare
non può quindi essere rimesso in causa d'ufficio da questa Camera.

 

                                12.   L'appellante
si duole che nella citata sentenza del 17 aprile 1997 il Pretore abbia accertato
il suo credito di fr. 62 724.70 con interessi al 5% dall'11 novembre 1992,
salvo poi negare qualsiasi saggio d'interesse nella sentenza impugnata, ove
egli è giunto al va­lore di fr. 236 115.10 compensando tale cifra (senza
interessi) con l'onere ipotecario totale di fr. 93 819.60 (onde il saldo, appunto,
di fr. 31 094.90). La censura in sé è fondata. Su questo punto il con­sid. 3
della sentenza impugnata contraddice manifestamente quanto il Pretore stesso
aveva stabilito con la ricordata sentenza del 17 aprile 1997, in offesa al
principio di forza giudicata. Se non che, avesse inteso affermare che il suo
credito verso la comunione ereditaria non si limitava a fr. 62 724.70 (doven­dosi
aggiungere a tale somma gli interessi al 5% dal­l'11 no­vem­bre 1992),
l'interessata avrebbe dovuto trarre le debite conseguenze: appellare il dispositivo
n. 1 §§ della sentenza impugnata, contestare il valore di attribuzione del
fondo, formulare un proprio calcolo e indicare di quanto si sarebbe dovuto
ridurre l'importo di fr. 236 115.10. La semplice richiesta secondo cui “tale
circostanza va chiarita” (memoriale, pag. 4) è irricevibile, tanto più che in
caso di contestazioni patrimoniali l'appellante deve precisare nu­merica­mente
le sue conclusioni (Rep. 1993 pag. 228 consid. b; identico principio vige sul
piano federale: Messmer/Imboden, Die eidgenössischen Rechtsmittel in Zivil-

                                         sachen, Zurigo 1992, pag. 151 nota 9).

 

                                13.   Ne
discende, in ultima analisi, che l'appello merita accoglimento nella misura in
cui tende a far annullare l'ordine al notaio divisore di iscrivere
nell'inventario il credito di fr. 93 819.60 avanzato da __________ __________
-__________ nei confronti dell'appellante. Per il resto il ricorso è
irricevibile (sopra, consid. 2 e 12). Ciò non toglie che, considerata l'entità
dei valori in causa, l'interessata esca vittoriosa nella proporzione di nove
decimi. Si giustifica dunque di ad­de­bitare gli oneri di appello in base a
tale chiave di riparto, con obbligo per __________ __________ -__________ e __________
__________ in solido di rifondere all'appellante un'indennità ridotta per
ripetibili (art. 148 cpv. 2 CPC). Non si giustifica invece di modificare il
dispositivo sulla tassa di giustizia e le spese di primo grado, che il Pretore
ha posto a carico delle parti in ragione di un terzo ciascuno, compen­sate le
ripetibili. Venendo meno l'iscrizione del noto credito nell'inventario,
espressamente postulata da __________ __________ -__________, il grado di
soccombenza di quest'ultima in prima sede risul­tereb­be per vero attorno ai
due terzi. __________ __________, nondimeno, è stata chiamata dal Pretore a
sopportare un solo terzo della tassa di giustizia. Non può quindi dolersi al
riguardo. Quanto alle ripetibili, incombeva all'appellante cifrare l'indennità
postulata in riforma del dispositivo pretorile. La richiesta di condannare
__________ __________ -__________ a rifondere “fr. … di ripetibili” non è ammissibile
(Cocchi/Trezzini, CPC massimato e
commentato, Lugano 2000, n. 11 ad art. 309).

 

Per
questi motivi,

 

vista
sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è accolto e il
dispositivo n. 1 primo paragrafo della sentenza impugnata è così riformato:

                                         La petizione è parzialmente accolta, nel
senso che il notaio divisore __________ __________ è invitato a inserire
nell'inventario della successione fu __________ __________ il valore di fr.
4500.– per il mobilio di __________ e di fr. 6810.– per il mobilio di
__________.

                                         Il
dispositivo n. 1 secondo paragrafo della sentenza impugnata rimane invariato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) 
tassa di giustizia     fr. 750.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
800.–

                                         sono
posti per un decimo a carico dell'appellante e per il resto a carico di
__________ __________ ____________________ e di __________ __________ in
solido, che rifonderanno all'appellante, sempre con vincolo di solidarietà, fr.
1500.– per ripetibili ridotte.

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         –
__________ __________ -__________, __________; 

                                         – avv.
__________ __________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

La presidente                                                        La
segretaria