# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fa60fe79-ad25-5b9c-9408-2310becb61cc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-12-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.12.2008 32.2007.398
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-398_2008-12-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.398

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  9 dicembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 dicembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 novembre 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1948, di professione infermiera, è stata posta al beneficio di una mezza
rendita d’invalidità dal 1° agosto 2002 (doc. 16/1-4).

 

                               1.2.   A
conclusione della procedura di revisione del maggio 2006, dopo avere esperito
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
pluridisciplinare affidata al Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM), con progetto di decisione del 9 luglio 2007 (doc. 55), poi
confermato con decisione del 23 novembre 2007 (doc. 69/1-8), l'Ufficio AI,
riconosciuto un peggioramento dello stato di salute dell’interessata, ha aumentato
da mezza a tre quarti la rendita di invalidità spettante all’assicurata.

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata dall’RA 1, ha
presentato ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una rendita intera
di invalidità (I).

                                         Sostanzialmente
l’assicurata ha rilevato di non potere più svolgere alcuna attività lavorativa,
aggiungendo che “gli esiti degli accertamenti hanno portato a stabilire che
l’inabilità lavorativa dell’assicurata fosse del 70% nella propria funzione a
cui si aggiunge un 30% per diminuito rendimento globale”.

                                         Ella ha
inoltre contestato la perizia del SAM, che a suo avviso contiene diversi errori
e non può quindi essere ritenuta probante, chiedendo, se del caso, che venga
ordinata una perizia neutra. 

                                         L’assicurata
ha poi criticato il raffronto dei redditi effettuato dall’amministrazione, dato
che lo stesso Ufficio AI ha considerato altamente problematico per
l’interessata reperire una nuova professione, di modo che, a suo avviso, non
può essere ritenuto, quale reddito da invalido, quello risultante dalla Tabella
TA1.

                                         Ella ha
pure contestato il fatto che il reddito da invalido sia stato stabilito sulla
base di 41.6 ore settimanali, anziché di 40 ore settimanali, corrispondenti
alle ore lavorative settimanali della sua precedente attività di infermiera.

                                         A mente
della ricorrente, quindi, procedendo al corretto confronto dei redditi,
“applicando le riduzioni del 30% per l’incapacità medico teorica, l’8% già
ammesso dalla decisione più un’altra percentuale di almeno il 10% per le
condizioni oggettive di età e di impossibilità di accesso al mercato, il grado
di invalidità raggiunge il 70% con diritto alla rendita intera”.

                                         Infine,
l’assicurata ha pure contestato il mancato riconoscimento di provvedimenti di
ordine professionale, a causa dell’età avanzata e della mancanza di una
formazione superiore, asserendo che tale modo di agire dell’amministrazione è
contrario al principio della parità di diritti sancito dall’articolo 4 della
Costituzione federale. (I).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, dopo avere ribadito la correttezza della perizia del SAM e del
confronto dei redditi effettuato, che ha portato ad un grado di invalidità del
63%, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui
si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).

 

                               1.5.   In data 10
marzo 2008 il rappresentante dell’interessata ha osservato di rinunciare, per
economicità di diritto, ad apportare ulteriori prove, limitandosi ad affermare
che “la tematica riguardante la discriminazione tra assicurati, con riferimento
alle persone di una certa classe di età, meriti da parte del Tribunale una
puntuale risposta” (VI).

 

                                         Questo
scritto è stato trasmesso all’amministrazione (VII), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione l’Ufficio AI ha aumentato, in sede di
revisione, da mezza a tre quarti la rendita di invalidità di cui è al beneficio
l’interessata.

                                         L’assicurata,
per contro, ha postulato il riconoscimento del diritto ad una rendita intera di
invalidità. Ella ha pure contestato la mancata concessione di provvedimenti di
ordine professionale.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente minacciati
d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a
ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno. Per
stabilire tale diritto deve essere considerata tutta la durata di lavoro
prevedibile. Fra i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI
sono previsti pure i provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI),
che comprendono l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione
professionale (art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI) ed il
collocamento (art. 18 cpv. 1 LAI).

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che l’assicurato ha
diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige
la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa
essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale.

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI per riformazione professionale vanno intesi i
provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare sensibilmente la
capacità di guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo
l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa
dell’invalidità.

 

                                         Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in
particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a
procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente
equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti
atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno
(Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid.
2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid. 2a).

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b).

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico
dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di
conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza
invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti
completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di
guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai
provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella
causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998
pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori
estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le
attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF
107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione
è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a
esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia
eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore
raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile
modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato
stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti
che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della
grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o
d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura
rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine,
prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi
invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o
perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel
capoverso 3.

 

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener
conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso
perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994
nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che
le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una
modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.

 

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni
caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata,
sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a;
STFA 29 aprile 1991 in causa
G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita
a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 133 V 108, 125
V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30;
Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).

 

                                         Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita
d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2
lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione
della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto,
il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio
2007, I 384/06).

 

                               2.7.   Nel caso
concreto, dagli atti di causa risulta che, nell’ambito della richiesta di
prestazioni del 27 agosto 2002 (doc. 2/1-7), l’Ufficio AI, sulla base degli
atti medici all’incarto e della valutazione medico fiduciaria eseguita dal dr. __________
per conto dell’assicurazione malattia, aveva considerato l’assicurata “inabile
al lavoro al 50% in ogni tipo di attività, anche se leggera ed adeguata, per
diminuito rendimento e affaticabilità a seguito della patologia gastro-intestinale
oltre che psichiatrica” (doc. 13-1).

 

                                         Nell’ambito
della perizia del 23 gennaio 2002, il dr. __________, specialista FMH in
medicina interna, dopo aver posto le diagnosi di “cirrosi epatica (di probabile
origine etilo-tossica); disturbo depressivo cronico in trattamento;
ipertensione arteriosa in trattamento; asma bronchiale; stato dopo trauma alla
spalla destra in agosto 2001”,
ha considerato l’assicurata inabile al lavoro al 50% a partire dal 13 novembre
2001, allorquando ella ha potuto riprendere, al 50%, la sua abituale attività
di infermiera presso una casa per anziani, aggiungendo che “non è escluso che
l’incapacità lavorativa del 50% assuma carattere definitivo. Sarà compito dei
medici curanti valutare nel corso della primavera l’eventuale possibilità di un
aumento della capacità lavorativa, che in ogni caso non potrà raggiungere il
100%” (doc. 2-56 inc. cassa malati). 

 

Sulla base delle conclusioni del dr. __________
del SMR, con decisione del 1° settembre 2003 (doc. 16), l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurata il diritto ad una mezza rendita dal 1° agosto 2002.

 

                               2.8.   Al
considerando precedente sono state esposte le circostanze che giustificarono
l’assegnazione all’assicurata di una mezza rendita di invalidità.

                                         Si tratta
ora di esaminare la situazione esistente nel mese di novembre 2007 (momento in
cui è stata emanata la decisione impugnata) e di valutare se, nel frattempo, il
peggioramento delle condizioni di salute dell’assicurata, riconosciuto
dall’UAI, è tale da giustificare l’aumento della rendita da mezza a tre quarti,
come operato dall’amministrazione, o se, invece, si giustifica l’attribuzione
di una rendita intera, come preteso dall’assicurata.

 

                                         Al
riguardo, va infatti rilevato che, secondo la giurisprudenza (cfr. sentenza I
465/05 del 6 novembre 2006, pubblicata in DTF 133 V 108), il punto di
riferimento temporale per valutare se si è in presenza di una modifica
rilevante del grado di invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul
diritto alla prestazione è costituito, come nel caso di nuova domanda,
dall’ultima decisione cresciuta in giudicato che si fonda su un esame materiale
del diritto alla rendita.

                                         Nel caso
concreto si tratta quindi della decisione del 1° settembre 2003. 

                                         Questa
decisione è stata presa fondandosi, per quanto riguarda l’aspetto medico, sul
rapporto peritale del 23 gennaio 2002 del dr. __________ per conto
dell’assicuratore malattia.

                                         Si tratta
quindi di verificare se, da allora, è intervenuto un importante cambiamento.

 

                                         Nell’ambito
della revisione d’ufficio intrapresa nel mese di maggio 2006 (doc. 19-1),
l’assicurata ha indicato che il suo stato di salute è rimasto invariato.

                                         Il medico
curante, dr. __________, spec. FMH in medicina interna, nel suo rapporto medico
del 29 maggio 2006, posta la diagnosi di “sindrome lombovertebrale importante
esacerbata su gravi alterazioni degenerative in tutto il rachide lombare” da
marzo 2006, ha considerato
l’assicurata inabile al lavoro al 100% dall’8 marzo 2006 (doc. 21-1).

                                         Rispondendo
ad una esplicita richiesta di chiarimenti da parte del dr. __________ del SMR,
spec. FMH in medicina interna (sul diritto per gli
assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008
IV Nr. 13), in merito al decorso delle patologie
dell’interessata nei mesi precedenti e al grado di capacità lavorativa della
stessa sia nell’attività di infermiera, che in attività leggere adeguate alle
sue condizioni di salute (doc. 26-1), il dr. __________, con scritto del 21
settembre 2006, ha comunicato
che il decorso è stazionario e che non vi è alcuna possibilità di riprendere
l’attività di infermiera. Il dr. __________ ha poi indicato che, a suo modo di
vedere, il grado di capacità lavorativa dell’interessata in attività leggere
adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali, è al massimo del 25% (doc.
28-1).

 

                                         Sulla
base di queste risposte, il dr. __________ del SMR, nelle sue annotazioni del 5
ottobre 2006, ha ritenuto
necessario l’esperimento di una perizia pluridisciplinare (gastroenterologica,
reumatologica e psichiatrica), affidata al SAM (doc. 29-1)

 

                                         L’UAI ha
quindi affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. In
tale ambito, i medici del SAM hanno valutato la patologia reumatologica (dr. __________),
quella gastroenterologica (dr. __________), quella pneumologica (dr. __________)
e quella psichiatrica (dr.ssa __________).

 

L’aspetto reumatologico è stato vagliato dal dr. __________,
specialista FMH in reumatologia e riabilitazione, il quale, nel suo referto del
16 aprile 2007, ha posto le
diagnosi di “sindrome lombo-vertebrale cronica su alterazioni statiche della
colonna vertebrale, in particolar modo una scoliosi a forma di S
sinistro-convessa nella zona lombare, con alterazione scoliotica importante a
corto raggio; disturbo di assimilazione lombosacrale con sacralizzazione
simmetrica di L5; presenza di alterazioni degenerative a carattere
osteocondrosico diffuse a tutta la colonna lombare con in particolare
interessamento del segmento L3-L4 e L4-L5, con fenomeno di vacuum a livello
L3-L4 e iniziale spondilosi e importante spondilartrosi; rhizartrosi
bilaterale, nonché poliartrosi delle dita delle mani” (doc. 45-30).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha considerato l’assicurata, sulla base delle patologie evidenziate a livello
della colonna vertebrale e delle conseguenti limitazioni funzionali, inabile al
lavoro al 70% nella sua precedente professione di infermiera presso una casa di
riposo per anziani, che comporta soprattutto oneri gravosi (come occuparsi
dell’igiene personale dei pazienti, di vestirli e cambiarli, così come del
cambio dei letti) con un’attività di tipo prettamente infermieristico
sostanzialmente ridotta (doc. 45-31). 

Il dr. __________ ha per contro considerato
l’interessata abile al lavoro al 70% in un’attività leggera adeguata,
rispettosa dei suoi limiti funzionali, giustificando la riduzione del
rendimento con il fatto che “la paziente abbisogna di pause supplementari e,
nell’ambito del possibile, della possibilità di sdraiarsi per circa 30 minuti
all’inizio del pomeriggio. Vi è per questo motivo una limitazione della
redditività nella forma del 30%”. Il dr. __________ ha poi aggiunto che
“un’attività professionale quale infermiera addetta per esempio ad un reparto
di oftalmologia, di ORL, addetta all’informazione nell’ambito della prevenzione
oppure quale infermiera per gruppi diabetici o addetta prevalentemente a delle
attività di tipo tecnico come l’esecuzione di elettrocardiogrammi, prelievi del
sangue, attività nell’ambito dell’esecuzione di funzioni polmonari o altro,
sarebbe possibile ancora nella forma del 70%” (doc. 45-32).

 

L’aspetto gastroenterologico è invece stato
valutato dal dr. __________, specialista FMH in gastroenterologia, il quale,
nel suo referto del 10 aprile 2007, poste le diagnosi di “cirrosi epatica
post-etilica Child A (con 5 punti); colecistolitiasi asintomatica”, ha
considerato che, dal punto di vista strettamente gastroenterologico, l’interessata
presenta un’incapacità lavorativa del 30%, che non dovrebbe aumentare di molto
nel prossimo futuro (doc. 45-35).

 

L’aspetto pneumologico è stato approfondito dal dr.
__________, Capo-Servizio del Servizio di pneumologica dell’Ospedale regionale
di __________, il quale, nel suo referto peritale del 18 aprile 2007, poste le
diagnosi di “asma bronchiale allergica anamnestica; probabile BPCO su tabagismo
(40 py)”, ha considerato l’interessata, dal punto di vista pneumologico, abile
al lavoro al 100% nella sua precedente attività e in altre attività leggere o
medio-leggere, senza esposizione ad agenti irritativi delle vie respiratorie
(doc. 45-21+22).

 

Infine, l’aspetto psichico è stato vagliato dalla
dr.ssa __________, medico-chirurgo specialista in psichiatria, la quale, nel
suo referto del 24 marzo 2007, ha indicato che lo stile interpersonale e il funzionamento
dell’interessata sono adeguati, motivo per il quale non si rilevano elementi
sintomatici di interesse psichiatrico degni di nota (doc. 45-37). La dr.ssa __________
ha quindi considerato l’assicurata, dal profilo strettamente psichiatrico,
pienamente abile al lavoro sia nella sua attività di infermiera, sia in altre
attività, compatibili con il suo livello culturale, età, quadro fisico e
attitudini personali (doc. 45-38+39).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 15 maggio 2007, i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di “1. sindrome lombo-vertebrale cronica su
alterazioni statiche della colonna vertebrale, in particolar modo una scoliosi
a forma di S sinistro-convessa nella zona lombare, con alterazione scoliotica
importante a corto raggio; disturbo di assimilazione lombosacrale con
sacralizzazione simmetrica di L5; presenza di alterazioni degenerative a
carattere osteocondrosico diffuse a tutta la colonna lombare con in particolare
interessamento dei segmenti L3-L4 e L4-L5, con fenomeno di vacuum L3-L4,
iniziale spondilosi ed importante spondilartrosi; 2. cirrosi epatica
post-etilica Child A (con cinque punti)”, mentre quali diagnosi senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa hanno indicato quelle di “rizartrosi
bilaterale, nonché poliartrosi delle dita delle mani; sospetta osteoporosi (da
accertare); leggera polineuropatia di origine verosimilmente post-etilica; asma
bronchiale allergica anamnestica; probabile BPCO su tabagismo (40 py);
colecistolitiasi asintomatica” (doc. 45-13).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro al 30% nella sua precedente
attività di infermiera presso una casa per anziani (doc. 45-16), ma abile al
lavoro al 70% nell’attività di infermiera addetta ad esempio ad un reparto di
oftalmologia, di ORL, all’informazione nell’ambito della prevenzione oppure
quale infermiera per gruppi diabetici o addetta prevalentemente a delle
attività di tipo tecnico (esecuzione di ENG o di funzioni polmonari, preliei
del sangue, ecc.) (doc. 45-17). 

I medici del SAM hanno inoltre considerato l’assicurata
abile al lavoro al 70% in un’attività lavorativa ergonomicamente adatta alla
colonna vertebrale, che consenta all’interessata di alternare la posizione
seduta a quella in piedi ed alla deambulazione e che sia rispettosa delle sue
limitazioni funzionali (doc. 45-17).

 

Il dr. __________ del SMR, nelle sue annotazioni
dell’8 giugno 2007, ha
osservato:

 

" 
Infermiera.

 

Ho letto attentamente la valutazione clinica, gli
status specialistici con le limitazioni funzionali presenti e le conclusioni
sulle esigibilità residuali citate nel SAM 3 e 4.2007 (reumatologico,
psichiatrico, gastroenterologico e pneumologico) e personalmente ritengo
coerenti e ben redatte ed ottemperanti i criteri di qualità richiesti ad una
perizia neutrale pluridisciplinare quale un SAM.

 

Come da SAM, le patologie con influsso sulla
capacità lavorativa sono:

sindrome lombo-spondilogena cronica e

cirrosi epatica Child A

 

Si giustifica a livello medico:

nella sua attività IL 70% dal 3.2006 a carattere definitivo
prevalentemente per il problema locomotorio e gastrointestinale;

in attività adeguate (vedi punto 9 della perizia
SAM) IL 30% per diminuito rendimento globale sull’arco di tutta una giornata di
lavoro.

 

Per il futuro non sono da aspettarsi
miglioramenti tali da portare a miglioramento della capacità lavorativa
medico-teorica.

 

Revisione è indicata solo sul lungo periodo e
solo ai fini burocratici assicurativi.” (Doc. 47-1)

 

L’assicurata ha contestato il progetto di
decisione dell’UAI di aumentare a tre quarti la mezza rendita di cui
beneficiava, trasmettendo all’amministrazione un certificato medico del 10
luglio 2007 del dr. __________, spec. FMH in medicina interna e endocrinologia,
il quale ha attestato un’incapacità lavorativa del 100% dal 4 luglio 2007 al 4
agosto 2007 (doc. 56-1) e un ulteriore certificato del 6 agosto 2007, con il
quale ha certificato un’inabilità lavorativa del 100% dal 4 agosto 2007 al 4
settembre 2007 (doc. 57-1). L’assicurata ha pure trasmesso un certificato del 3
settembre 2007 del dr. __________, del seguente tenore:

 

" 
Diagnosi:

1) sindrome lombovertebrale cronica dolorosa su
grave degenerazione della colonna lombare e sacrale

2) cirrosi epatica Child A

3) asma bronchiale

 

Ad 1) la situazione permane stazionaria; la
paziente presenta costantemente uno stato di dolori invalidanti alla schiena
malgrado terapia medicamentosa e fisioterapeutica.

Considerato il quadro clinico non ritengo
assolutamente pensabile una reintegrazione nel mondo del lavoro. La paziente
non può effettuare alcun tipo di attività senza accusare dolori alla schiena.”
(Doc. 61-3)

 

Al riguardo, il dr. __________ del SMR, nelle sue
annotazioni del 28 settembre 2007, ha osservato:

 

" 
A mio giudizio le osservazioni di tipo medico
(non entro nel dettaglio delle osservazioni rispetto al calcolo economico) che
sono state inoltrate in fase di audizione alla decisione del 9 luglio 2007 sono
insufficienti e quindi anche essendo di parte non permettono di variare la
valutazione globale plurispecialistica neutrale del SAM che ha considerato il
decorso clinico, la visita medica dettagliata e una conclusione razionale sulle
esigibilità.” (Doc. 63-1)

 

                                         In sede
ricorsuale, l’assicurata ha contestato la decisione del 23 novembre 2007, con
la quale l’UAI le ha aumentato da mezza a tre quarti la rendita di invalidità a
cui ha diritto, senza tuttavia produrre nuovi referti medici a sostegno della
sua pretesa di poter beneficiare di una rendita intera di invalidità (I).

 

                               2.9.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352)
qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il
convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV
Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]),
on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou
le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou
plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va
différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.10.   Nella
fattispecie, viste le risultanze mediche sopra esposte (consid. 2.7. e 2.8.) e
richiamata la giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici
(consid. 2.9.), questo Tribunale deve concludere che, a ragione, l’Ufficio AI
ha ritenuto l’interessata, dal mese di marzo 2006, abile al 70% in attività
adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali, come stabilito dai medici del
SAM. Queste conclusioni sono peraltro state condivise anche dal dr. __________
del SMR.

 

                                         Nel caso
concreto, il TCA constata che, sulla base di quanto valutato dai medici del SAM
nella perizia del 15 maggio 2007, vi è stato, rispetto alla precedente
decisione del 1° settembre 2003 (con la quale l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurata il diritto a una mezza rendita (grado di invalidità del 50%) dal
1° agosto 2002, cfr. doc. 16/1-5), un peggioramento delle condizioni di salute
dell’interessata, che la rende inabile al lavoro al 70% nella sua precedente
attività di infermiera presso una casa per anziani, ma abile al lavoro al 70%
in altre attività leggere adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.

 

                                         Per i
motivi di seguito esposti, questo Tribunale non ha motivo di distanziarsi dalla
valutazione peritale pluridisciplinare dei medici del SAM.

 

                                         Quanto
alla patologia pneumologica di cui è affetta l’assicurata, alla perizia del dr.
__________ del 18 aprile 2007, completa e priva di contraddizioni, va riconosciuta
forza probatoria piena.

 

                                         Nel suo
referto peritale pneumologico del 18 aprile 2007, il dr. __________, poste le
diagnosi di “asma bronchiale allergica anamnestica e di probabile BPCO su
tabagismo (40 py)”, ha evidenziato che l’assicurata può presentare, dal profilo
medico-teorico pneumologico, un’incapacità lavorativa per lavori fisici pesanti
o medio-pesanti, mentre invece è da considerare pienamente abile al lavoro in
attività fisiche leggere o medio-leggere, come quella di infermiera in una casa
per anziani (doc. 45-21).

 

Queste conclusioni specialistiche, che del resto
non sono state contestate attraverso dei referti medico-specialistici
attestanti delle patologie pneumologiche con influsso sulla capacità lavorativa
residua, possono essere fatte proprie dal TCA.

                                         L’assicurata
si è limitata a produrre, in sede di osservazioni al progetto di decisione del
9 luglio 2007, un certificato del 3 settembre 2007 del dr. __________, il quale
ha considerato l’assicurata totalmente inabile al lavoro, a causa, tra l’altro,
dell’asma bronchiale di cui è affetta. 

                                         Il TCA
constata, a tal proposito, che la diagnosi di asma bronchiale è stata posta
anche dal dr. __________, il quale ha tuttavia considerato l’interessata
pienamente abile al lavoro in attività fisiche leggere o medio-leggere.

                                         Pertanto,
a mente di questo Tribunale, dal certificato del medico curante, peraltro non
specialista in materia, non emergono degli aspetti sufficientemente pertinenti
per poter mettere in dubbio le conclusioni dell'esperto (cfr. la giurisprudenza
esposta al consid. 2.9.).

 

                                         Per
quanto concerne la patologia reumatologica, nel suo consulto peritale del 16
aprile 2007 il dr. __________, poste le diagnosi di “sindrome lombo-vertebrale
cronica su alterazioni statiche della colonna vertebrale, in particolar modo
una scoliosi a forma di S sinistro-convessa nella zona lombare, con alterazione
scoliotica importante a corto raggio; disturbo di assimilazione lombosacrale
con sacralizzazione simmetrica di L5; presenza di alterazioni degenerative a
carattere osteocondrosico diffuse a tutta la colonna lombare con in particolare
interessamento del segmento L3/L4 e L4/L5, con fenomeno di vacuum a livello
L3/L4 e iniziale spondilosi e importante spondilartrosi; rizartrosi bilaterale,
nonché poliartrosi delle dita delle mani”, ha considerato l’assicurata inabile
al lavoro al 70% nella sua precedente attività di infermiera presso una casa
per anziani, ma abile al lavoro al 70% in un’attività leggera adeguata,
rispettosa dei suoi limiti funzionali (doc. 45-33).

 

                                         Il TCA non ha motivo per
distanziarsi nemmeno da queste conclusioni del perito reumatologo, che non sono
del resto state smentite da altri certificati medico-specialistici attestanti
delle patologie maggiormente invalidanti.

Va infatti sottolineato che il referto del 3 settembre 2007 del
dr. __________ non apporta nuovi elementi, non apprezzati in
sede peritale, in grado di influire sulla valutazione specialistica
approfondita e ben motivata del dr. __________. Il dr. __________ si è infatti
limitato a ribadire la diagnosi di “sindrome lombovertebrale cronica
dolorosa su grave degenerazione della colonna lombare e sacrale”, già posta
anche dal perito, giungendo tuttavia ad una diversa valutazione del grado di
capacità lavorativa residua - a suo avviso nulla – senza ulteriori
specificazioni.

 

Il TCA ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata,
dal profilo reumatologico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente
vagliato dal dr. __________.

 

                                         L’aspetto
gastroenterologico è stato invece valutato nel contesto della
perizia del SAM, tramite il consulto specialistico del dr. __________, il
quale, nel suo rapporto peritale del 10 aprile 2007, dopo avere riscontrato la
presenza di una cirrosi epatica post-etilica Child A e di una colecistolitiasi
asintomatica, ha considerato l’assicurata inabile al lavoro al 30% (doc.
45-35).

                                         Il dr. __________
ha rilevato che la prognosi per quanto concerne la situazione epatica è buona
fintanto che l’assicurata resta astinente (doc. 45-35).

 

                                         Questa
valutazione peritale non è stata smentita da certificati medico-specialistici
attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire ulteriormente
sulla capacità lavorativa residua dell’interessata, per cui può essere
approvata dal TCA.

                                         Tale non
può certo essere considerato lo scritto del 3 settembre 2007 del dr. __________,
il quale si è limitato a porre, tra le altre, la diagnosi di “cirrosi epatica
Child A”, ritenendo l’interessata totalmente inabile al lavoro, senza fornire
ulteriori spiegazioni. In assenza di ulteriori patologie invalidanti, questo
Tribunale ritiene che lo stato di salute dell’assicurata, dal profilo
gastroenterologico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato
dal dr. __________.

 

                                         Infine,
l’aspetto psichiatrico è stato valutato nel contesto della perizia del SAM,
tramite il consulto specialistico della dr.ssa __________, la quale, nel suo
rapporto peritale del 24 marzo 2007, ha ritenuto l’assicurata pienamente abile al lavoro, non ritenendo
presenti elementi sintomatici di interesse psichiatrico degni di nota (doc. 45-37).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi neanche da
questa valutazione peritale, che del resto non è stata smentita, in sede
ricorsuale, da altri certificati medici specialistici attestanti l’esistenza di
patologie psichiatriche invalidanti.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, poiché la perizia del SAM rispetta i criteri di affidabilità e
completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.9.), alla stessa può
essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
considerato il peggioramento dello stato di salute dal profilo reumatologico, richiamato
peraltro l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), questo Tribunale ritiene
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che,
a partire dal mese di marzo 2006, l’assicurata presenta una incapacità
lavorativa del 70% nella sua professione, ma una capacità lavorativa del 70% in
attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.

 

Da notare, al riguardo, che non si può
considerare, come preteso in sede ricorsuale, che l’interessata sia inabile
totalmente al lavoro, dato che “gli esiti degli accertamenti hanno portato a
stabilire che l’inabilità lavorativa dell’assicurata fosse del 70% nella
propria funzione a cui si aggiunge un 30% per diminuito rendimento globale”
(I).

Come sopra esposto, dalla perizia del SAM è
emerso che l’assicurata è inabile al 70% nella sua professione di infermiera
presso una casa per anziani, ma abile al lavoro al 70% in attività leggere adeguate.

La diminuzione del rendimento del 30% si
riferisce quindi allo svolgimento di attività adeguate, rispettose dei suoi
limiti funzionali e non può essere sommata alla percentuale di inabilità
lavorativa del 70% concernente la precedente attività.

 

                             2.11.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Dal
profilo medico, l’assicurata è stata ritenuta ancora abile al lavoro al 70% in
attività leggere adeguate e nella professione di infermiera, ma non presso una
casa di riposo, come in precedenza, bensì solo in determinati ambiti (in un
reparto di oftalmologia o ORL, come addetta all’informazione nell’ambito della
prevenzione, ecc., cfr. doc. 45-17).

                                         Al
riguardo, nel rapporto finale del 4 luglio 2007, il consulente IP ha osservato:

 

" 
(…)

Partendo dalle limitazioni medico-teoriche e
tenendo conto della configurazione della realtà economica del Cantone Ticino,
si può ritenere che (pur tenendo conto delle componenti riduttive), in
situazione di equilibrio, il mercato del lavoro accessibile sia ancora
apprezzabilmente esteso.

 

I limiti invalidanti espressi in sede medica
permettono di individuare una vasta gamma di attività sia nel settore
secondario (operaia generica nell’industria farmaceutica, alimentare, meccanica
con mansioni di assemblaggio, produzione, stampa, finitura,
controllo-sorveglianza del funzionamento e della qualità, … di piccoli elementi
e fuori dalla catena di montaggio), che nel settore terziario (aiuto ufficio,
ricezionista, …).

 

Possibilità di reperire un’attività nel campo
infermieristico più adeguate rispetto all’attuale:

le possibilità concrete nel Cantone Ticino di
reperire attività più idonee sono molto limitate.

L’assicurata dovrebbe evitare il contatto diretto
con pazienti degenti e quindi in reparti di degenza (con letti).

Potrebbe svolgere attività ambulatoriali (day
hospital) dove i pazienti vanno e vengono nello stesso giorno senza bisogno di
assistenza fisica (es. centri ambulatoriali oncologici e per pazienti di Alzheimer).

 

Purtroppo le possibilità d’accesso a tali
strutture, essendo di numero molto limitato, risultano improbabili. Inoltre, le
competenze professionali necessarie, molto specialistiche, vengono maturate
grazie ad esperienza nel settore specifico e con la frequenza di corsi
specialistici.

Quindi non si può tenere in considerazione un
reddito ipotetico da attività infermieristica più adeguata.” (Doc. 52-3)

 

Chiamato ora a pronunciarsi, questo Tribunale concorda
con la valutazione del consulente dell’UAI, il quale ha stabilito che i
problemi di salute di cui è affetta l’assicurata non le permettono più lo
svolgimento della propria attività professionale originaria, ma che occorra
prendere in considerazione altre attività da lei ragionevolmente esigibili.

 

                             2.12.   Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01,
del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24,
del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003
IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr.,
inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui
nel caso concreto sono determinanti i dati del 2006 (visto che il peggioramento
dello stato di salute risale al mese di marzo 2006).

 

                             2.13.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il cui importo non è del resto
stato contestato in sede di ricorso, l’UAI ha quantificato il reddito che
l’assicurata avrebbe potuto percepire da sana nel 2006 in fr. 87’366.- (cfr. doc. A),
conformemente a quanto indicato dal datore di lavoro, Fondazione __________ di __________
(doc. 23/3-5).

 

                             2.14.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

 

                                         Recentemente
con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in
Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in
quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         Alla luce
della giurisprudenza sopra citata, l’utilizzo dei dati statistici federali da
parte dell’UAI non può essere censurato dal TCA, contrariamente a quanto
preteso dal rappresentante legale dell’assicurata (cfr. doc. I).

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2006 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'019. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 11-2008, p. 90), esso ammonta a fr.
4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.60 per l'intero anno (fr. 4'189.80
x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98
del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

 

                                         L’assicurata,
quale infermiera presso la Casa per anziani __________ di __________, avrebbe
guadagnato nel 2006 fr. 87’366.--/anno per un’occupazione a tempo pieno. Tale
reddito si situa sopra la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente
(cioè fr. 55’507.--/ anno; cfr. Tabella TA1 2006 p.to 85 “Sanità e servizi
sociali”, livello di qualifica 4: fr. 4’437.-- X 12 mesi = 53’244.--,
riportato su 41.7 ore/settimana = fr. 55'506.87).

 

                                         Nel caso
in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008 sopra menzionata.

 

Per inciso, va rilevato che la contestazione ricorsuale relativa
all’importo del reddito da invalido - riportato dall’amministrazione, per il
2004, su 41.6 ore settimanali e non su 40, come preteso invece dal
rappresentante dell’interessata (I) - non può essere condivisa dal TCA. Dalla
tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique,
11-2008, p. 90, risulta infatti che la durata settimanale normale del lavoro
nelle imprese è stata, per il 2006 e per il 2007, di 41.7 ore settimanali.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza (cfr. consid. 2.10.), da un punto di vista medico, l’assicurata può
esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 70%, il
reddito statistico citato va ridotto del 30% e ammonta a fr. 35’194.32 (fr. 50'277.60 ridotti del 30%).

 

                             2.15.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                          La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der
Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau
4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl.
Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8),
auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch
dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,  la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che
in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui  la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui
è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà
legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in
cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,  la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                             2.16.   In concreto, l’UAI
ha applicato al reddito da invalido una riduzione percentuale dell’8% per
attività leggera (doc. 52-4).

 

                                         L’assicurata
ha contestato questa percentuale di riduzione, a suo avviso troppo bassa e alla
quale dovrebbe essere aggiunta un’ulteriore riduzione del 10% “per le
condizioni oggettive di età ed impossibilità di accesso al mercato” (I).

 

                                         Va qui
rilevato che, per costante giurisprudenza, il Giudice non può scostarsi dalla
valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid.
5b/dd e 6).

                                         Egli può
tuttavia farlo in presenza di validi motivi.

                                         Ad
esempio, in una sentenza 8C_675/2008 del 22 ottobre 2008, il Tribunale federale
ha confermato, visti i validi motivi addotti dall’istanza cantonale, l’aumento
della percentuale di riduzione del salario statistico decisa dal primo giudice
per tenere adeguatamente conto delle circostanze specifiche del caso concreto,
osservando:

 

" 
2.

2.1 Die Frage, ob die von der IV-Stelle
angenommene, bloss 50%ige Einschränkung der Arbeitsfähigkeit angesichts der
zahlreichen somatischen Befunde (beidseitige Knie- und Rückenbeschwerden,
dilatative Kardiomyopathie [Herzmuskelerkrankung], Amaurose links), deren
Berücksichtigung bei der Beurteilung der verbliebenen Arbeitsfähigkeit nur
teilweise gesichert ist, den konkreten Verhältnissen gerecht zu werden vermag,
liess das kantonale Gericht in seinem Entscheid vom 5. August 2008 trotz
erheblichen Zweifeln offen. Zur Zusprechung einer ganzen Invalidenrente und
damit zur Gutheissung des von ihm zu prüfenden Rechtsmittels gelangte es
bereits, weil es der Auffassung war, im Rahmen eines Einkommensvergleichs sei
bei der Bestimmung des Invalideneinkommens ein höherer als der von der
Verwaltung angenommene behinderungsbedingte Abzug von den in der LSE statistisch
ausgewiesenen Löhnen zuzubilligen. Dabei hat es in seinem Entscheid dargelegt,
die IV-Stelle habe einzig wegen dem unabdingbaren Erfordernis einer körperlich
leichten, wechselseitigen Tätigkeit einen Abzug von 15 % gewährt; wegen der
vielschichtigen Polymorbidität müsse aber mit einem weit
unterdurchschnittlichen Einkommen gerechnet werden, weshalb sich der nach der
Rechtsprechung maximal zulässige behinderungsbedingte Abzug von 25 % (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80) rechtfertige.

 

2.2 Die Vorinstanz hat damit entgegen der
Argumentation in der Beschwerdeschrift ihr Ermessen nicht missbraucht, sondern
sogar triftige Gründe für ihre von der Ansicht der Verwaltung abweichende
Ermessensausübung angeführt. Angesichts der dem Bundesgericht bezüglich der
Höhe eines behinderungsbedingten Abzuges zustehenden Überprüfungsbefugnis
besteht kein Anlass zu einer Korrektur des angefochtenen Entscheids.”

 

                                         Nel caso di specie, questo Tribunale ritiene che la riduzione dell’8%
stabilita dall’UAI non sia sufficiente, per i motivi che seguono.

 

                                         Innanzitutto,
nel suo rapporto del 4 luglio 2007, il consulente IP ha stabilito una riduzione
dell’8% per attività leggera, aggiungendo che “non si effettuano altre
riduzioni in quanto vengono tenute in considerazione dalla valutazione medico-teorica”
(doc. 52-4).

                                         Questo
Tribunale non condivide le motivazioni del consulente, laddove ha ritenuto che altre
riduzioni sono già state prese in considerazione nella valutazione medica
di una riduzione del rendimento del 30% stabilita dai medici del SAM.

                                         Qui si
tratta, al contrario, di valutare l’opportunità di apportare un’ulteriore
riduzione, per tenere conto delle circostanze specifiche del caso di specie.

                                         Sulla
base della giurisprudenza citata (consid. 2.15.), una riduzione percentuale del
salario statistico medio è stabilita dopo un esame delle circostanze specifiche
del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di
servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione).

 

                                         Il TCA
rileva poi che, nella presente fattispecie, a dipendenza del danno alla salute,
l'assicurata è stata sì giudicata in grado di esercitare un'attività
sostitutiva, ma soltanto nella misura del 70%.

                                         Ora,
secondo la giurisprudenza federale, non è possibile rinunciare a decurtare il
reddito statistico per il solo fatto che l’assicurato può svolgere un’attività
adeguata soltanto in misura parziale:

 

" 
In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde wird richtig
festgehalten, dass einer gesundheitlich bedingten Einschränkung der Leistungsfähigkeit
grundsätzlich nicht durch einen Abzug vom Tabellenlohn im Sinne der
Rechtsprechung gemäss BGE 126 V 75 Rechnung zu tragen ist. Vielmehr ist von
einer entsprechend eingeschränkten Arbeitsfähigkeit auszugehen. Es kann mit
anderen Worten keinen Unterschied machen, im Rahmen eines Vollzeitpensums
lediglich 75 % der ohne gesundheitliche Beeinträchtigung zu erwartenden
Leistung oder bei einem Arbeitspensum von 75 % die volle Leistung zu erbringen.
Der erwähnte Abzug vom Tabellenlohn will der Erfahrungstatsache Rechnung
tragen, dass die verbliebene Arbeitsfähigkeit aus bestimmten Gründen
(persönliche, berufliche und leidensspezifische Merkmale) nur mit
unterdurchschnittlichem erwerblichem Erfolg auf dem in Betracht fallenden
(ausgeglichenen) Arbeitsmarkt verwertet werden kann (BGE 126 V 80 oben). So
kann es beispielsweise aus betriebswirtschaftlicher Sicht durchaus eine Rolle
spielen, ob bei einem entsprechend reduzierten Arbeitspensum eine volle
Leistung möglich ist, oder ob dieselbe Leistung lediglich im Rahmen eines
Vollzeitpensums erbracht werden kann und auch bei reduziertem Arbeitspensum mit
einer gewissen Leistungseinbusse zu rechnen ist.

 

Im Weitern kann einer erschwerten Verwertbarkeit der
trotz des Gesundheitsschadens noch zumutbaren Arbeitsfähigkeit allenfalls
dadurch Rechnung getragen werden, dass bei der Ermittlung des
Invalideneinkommens auf der Grundlage der Lohnstrukturerhebungen des
Bundesamtes für Statistik auf einen anderen als auf den durchschnittlichen Lohn
in allen Wirtschaftszweigen des privaten Sektors («Total») abgestellt wird (BGE
129 V 483 Erw. 4.3.2; RKUV 2001 Nr. U 439 S. 347 [U 240/99]). Diese
Ausnahmeregelung kommt indessen nur zum Zuge, wenn der Verwertbarkeit der
verbliebenen Arbeitsfähigkeit derart enge Grenzen gesetzt sind, dass praktisch
alle Tätigkeiten eines bestimmten Wirtschaftszweiges ausser Betracht fallen
(RKUV 2001 Nr. U 439 S. 348 f. Erw. 3c/cc).“ (STFA del 15 marzo 2006
nella causa L., U 471/05)

 

                                         Inoltre,
occorre evidenziare che in una sentenza I 793/06 del 4 ottobre 2007, pubblicata
in plädoyer 1/08 pag. 69 e seg., l’Alta Corte ha ancora avuto modo di
confermare la necessità di procedere ad una riduzione del reddito da invalido -
nel caso di specie quantificata al 10% (contrariamente a quanto ritenuto dai primi
giudici, che avevano considerato corretta una riduzione del 9%) - nel caso in
cui l’assicurato sia in grado di svolgere un’attività adeguata unicamente a
tempo parziale. Tale riduzione deve essere stabilita in maniera precisa. 

 

                                         In conformità alla giurisprudenza
appena citata, potendo l’assicurata lavorare in attività adeguate solo al 70%,
a mente del TCA occorre applicare una riduzione del reddito statistico del 5%
per tener conto del fatto che lavorando a tempo parziale l’interessata può
percepire un salario inferiore rispetto ad una persona impiegata al 100%.

 

Per quel che riguarda la percentuale di riduzione per gli
impedimenti alla salute, in una sentenza 8C 604/2007 del 7 aprile 2008, il
Tribunale federale, contrariamente ai primi giudici, ha ritenuto corretta la
riduzione percentuale del 10% del reddito statistico stabilita
dall’amministrazione, per tener conto unicamente delle limitazioni funzionali
derivanti dal danno alla salute di un assicurato, che da un punto di vista
medico era risultato pienamente abile al lavoro in attività adatte al suo stato
di salute. L’Alta Corte ha sottolineato che nella fattispecie in esame,
l’attribuzione di una riduzione del 15%, stabilita dai primi giudici, senza
motivazione, anziché del 10%, come operato dall’amministrazione, non era
giustificata, dato che l’età, la nazionalità, gli anni di servizio presso il
precedente datore di lavoro e il tasso di occupazione esigibile (del 100%)
dall’assicurato non costituivano degli elementi capaci di influire sul reddito
da invalido dell’interessato sul mercato del lavoro.

 

                                         Anche
nella presente fattispecie, il TCA ritiene corretto applicare una riduzione del
10% per tenere conto degli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla
salute dell’interessata.

 

                                         Inoltre,
occorre tener conto dell’età dell’assicurata, nata nel 1948.

 

                                         Tutto ben
considerato, quindi, conformemente alla giurisprudenza citata in precedenza, il
TCA è dell’avviso che con una riduzione globale del 20% (10% per gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute, 5% per il fatto di
poter lavorare soltanto a tempo parziale e 5% per l’età) si tenga adeguatamente
conto delle specifiche circostanze del caso concreto.

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2006, partendo da un
salario da invalido di fr. 50'277.60 e ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 70%,
ammettendo la riduzione del 20%, il reddito ipotetico
dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 28'155.46 (fr. 35’194.32 - (fr. 35’194.32
x 20 : 100)).

                                         Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 87'366.--
(consid. 2.13.), emerge un tasso d’invalidità del 67.77%, arrotondato al 68% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che dà diritto a tre quarti di rendita di invalidità,
come stabilito dall'amministrazione.

 

                                         Alla
medesima conclusione si giunge anche aggiornando i redditi (da valido e da
invalido) al 2007 (dato che, come visto in precedenza, occorre valutare se vi è
stata una modifica di rilievo dei dati ipotetici
di riferimento sino al momento della decisione impugnata, cfr. consid.
2.4. in fine).

                                         Dal raffronto tra il
reddito da valido, aggiornato al 2007, di fr. 88'763.86 – ossia fr. 87’366 +1.6% per il 2007, cfr. tab. relativa all’evoluzione dei salari
nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali, 1990-2007, pubblicati sul
sito dell’Ufficio federale di statistica - e da invalido di fr.
28’574.84 – ossia fr. 50'277.60 (2006) aggiornati al 2007, per un importo di
fr. 51'026.50 (secondo
l’adeguamento all'indice dei salari nominali "Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R., cfr.
tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique, 6-2008, p. 91) cui apportare una riduzione del 30% per motivi medici e del
20% per altri motivi - emerge infatti un grado di invalidità del 67.80%,
arrotondato al 68%. Tale risultato dà diritto a tre quarti di
rendita di invalidità, come calcolato dall’amministrazione.

 

Pertanto, stante quanto sopra esposto, questo
Tribunale non può che ritenere corretto procedere ad un aumento delle
prestazioni, con l’attribuzione di tre quarti di rendita, per un grado di
invalidità del 68%, a partire dal 1° giugno 2006 (al riguardo va evidenziato
che l’attribuzione di tre quarti di rendita, per un grado di invalidità del 68%,
va fatto risalire al mese di giugno 2006, in quanto giusta l’art. 88a OAI se
la capacità al guadagno o la capacità di svolgere le mansioni consuete peggiora
oppure se la grande invalidità si aggrava o l’assistenza dovuta all’invalidità
aumenta, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole.
In concreto, i medici del SAM hanno dichiarato l’assicurata inabile al lavoro
al 70% nella sua professione, ma abile al lavoro al 70% in attività adeguate, a
partire dal mese di marzo 2006, cfr. doc. 45-18).

 

                             2.17.   A titolo
abbondanziale, va osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente
superiore al 20%, ella potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione
professionale.

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Nel caso
di specie, tuttavia, una riqualifica professionale non entra in considerazione,
ritenuto che il consulente ha escluso ulteriori provvedimenti integrativi di
natura professionale (cfr. doc. 52-4).

                                         Nel
rapporto del 4 luglio 2007, infatti, il consulente ha indicato che “pur avendo
un grado di invalidità superiore al 20%, considerando il grado di incapacità
lavorativa (30%), l’età dell’assicurata e l’iter scolastico-socio-professionale
dell’assicurata, non riteniamo sia opportuno mettere in atto provvedimenti di
ordine professionale” (doc. 52-4).

 

Questo Tribunale rileva comunque che il consulente
IP, nel rapporto del 4 luglio 2007, ha sottolineato che “se ella identificasse un datore di lavoro in
grado di garantirle l’assunzione dopo una formazione “ad hoc” massima di 3-6
mesi, resteremmo comunque a disposizione per un eventuale finanziamento di tale
formazione, a condizione che possa incrementare l’attuale capacità di guadagno.
Su richiesta scritta, restiamo a disposizione per valutare l’adozione di un
eventuale aiuto al collocamento” (doc. 52-4).

 

Spetta dunque all’assicurata attivarsi, facendone
richiesta, al fine di ottenere un aiuto al collocamento.

 

                             2.18.   L’assicurata
ha chiesto al TCA l’esecuzione di una perizia “neutra” (I).

 

                                         Al
proposito va ribadito che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                             2.19.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della
ricorrente.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti