# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8abed6f1-eb5a-5603-9bd4-d1ea9fc94d99
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 24.09.2010 52.2010.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2010-21_2010-09-24.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2010.21

  52.2010.29

   

  	
  Lugano

  24 settembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Damiano
  Bozzini, Lorenzo Anastasi, supplente

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sarah Socchi, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sui ricorsi

 

	
  a.

   

   

   

  b.

  	
  13 gennaio 2010 del 

  RI 1, , 

  patrocinato da:, 

   

  18
  gennaio 2010 di

  CO
  1, , 

   

  patrocinati
  da: PA 2, ,

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

				

 

	
   

  	
  la decisione 15 dicembre 2009 del Consiglio di Stato
  (n. 6561) che respinge le impugnative presentate dai ricorrenti CO 1 e CO 2 avverso: 

  -        
  il dispositivo n. 2 della
  decisione 16 giugno 2009 con cui il municipio di Bioggio ha respinto la domanda di licenza
  preliminare per la formazione di un’area destinata al deposito ed allo stoccaggio
  di veicoli su un terreno (part. 682-1) situato nella zona industriale/artigianale
  IN1; 

  -        
  la decisione 17
  settembre 2009 con cui il municipio di Bioggio ha negato la licenza edilizia
  per la realizzazione dell’area suddetta;

  

viste le risposte:

-    27 gennaio 2010 del
Consiglio di Stato; 

-     1. febbraio 2010 della CO
1 e di CO 2; 

-      8 marzo 2010 di CO 3; 

al ricorso sub a; 

 

-    27 gennaio 2010 del
Consiglio di Stato; 

-     11 febbraio 2010 del
comune di Bioggio; 

-      8 marzo 2010 di CO 3; 

al ricorso sub b; 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. Il 20
ottobre 2008, la CO 1 e l’arch. CO 2 hanno inoltrato al municipio di Bioggio
una domanda di licenza preliminare per costruire su due fondi (part. 884-1 e
682-1), di proprietà di CO 3, situati nella zona industriale IN1 e separati da
una strada di servizio: 

-  un edificio strutturato su tre piani fuori terra ed uno
interrato, destinato all’insediamento delle attività lavorative di una ditta
concessionaria di una marca d’automobili (locali d’esposizione, autofficina,
uffici), nonché di alcune, piccole, non meglio precisate, attività industriali
(part. 884-1); 

-  un’area attrezzata con piccole pensiline, destinata allo stoccaggio
ed al deposito di un centinaio di veicoli (part. 682-1). 

La domanda, assoggettata alla procedura
ordinaria, non ha suscitato opposizioni. 

 

b. Preso atto dell’avviso favorevole dei
Servizi generali del Dipartimento del territorio, il 16 giugno 2009 il
municipio ha accolto la domanda preliminare in quanto riferita all’edificio
previsto sulla part. 884-1. L’ha invece respinta nella misura in cui aveva per
oggetto l’area di deposito e stoccaggio dei veicoli. L’area in questione è
stata ritenuta contraria alla funzione di zona definita dall’art. 55 delle
norme di attuazione del piano regolatore (NAPR), che nella zona
industriale/artigianale IN1 ammette

superfici di vendita soltanto fino ad un massimo del 15% della superficie occupata
dallo stabile (superficie edificata) ed a condizione che siano legate
all’attività principale dell’insediamento. 

Il municipio ha altresì rilevato che la
domanda si sarebbe posta in contrasto con la zona di pianificazione che stava
per essere pubblicata. 

 

c. Contro la decisione di diniego della
licenza preliminare sono insorti davanti al Consiglio di Stato la CO 1 e
l’arch. CO 2, chiedendone l’annullamento. 

 

 

                                  B.   Nelle more
del procedimento di ricorso, la CO 1 ha inoltrato al municipio due distinte
domande chiedenti il permesso di costruire: (a) l’edificio progettato sulla
part. 884-1; rispettivamente (b) l’area di deposito e stoccaggio di veicoli,
prevista sulla part. 682-1. 

Nemmeno queste due domande hanno suscitato
opposizioni. 

Raccolto l’avviso cantonale, con distinte
decisioni del 17 settembre 2009 il municipio ha rilasciato la licenza per
costruire l’edificio e respinto la domanda relativa all’area di deposito, ritenendola
contraria all’art. 55 NAPR, oltre che inconciliabile con la zona di
pianificazione di imminente pubblicazione. 

La CO 1 ha impugnato anche questo provvedimento di diniego davanti al Consiglio di Stato. 

 

 

                                  C.   Con
giudizio 15 dicembre 2009, il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto i ricorsi,
annullando le decisioni impugnate e rinviando gli atti al municipio, affinché
si pronunci in punto agli aspetti legati alla vertenza (NAPR) con una nuova
decisione perfettamente impugnabile. 

Dopo aver rilevato che la zona di
pianificazione non era opponibile alle domande di costruzione in oggetto,
poiché non era ancora stata pubblicata, il Governo ha ritenuto che il semplice
deposito di auto a fini di stoccaggio non rientra nel concetto di area
commerciale nel senso giuridico del termine (...). Ritenuto dunque come il
semplice stoccaggio a fini di deposito delle auto rientri manifestamente nelle
attività collaterali legate all’attività svolta sul mapp. 884-1, ammessa dal
municipio medesimo quale conforme all’art. 55 NAPR e sulla cui latitudine di
giudizio lo scrivente Consiglio non è chiamato a statuire visto come
l’interpretazio-ne data non possa essere considerata quale arbitraria, giocoforza
occorre concludere che la licenza preliminare per tale impianto non poteva
essere negata. 

Non potendo, a suo dire, procedere ad un
rilascio diretto della licenza edilizia, mancando un’analisi completa della
rispondenza del progetto con tutte le altre norme di competenza comunale, l’Esecutivo
cantonale ha rinviato gli atti al municipio per nuova decisione (perfettamente
impugnabile). 

 

 

                                  D.   Contro il
predetto giudizio, sono insorti davanti al Tribunale cantonale amministrativo
tanto il comune di Bioggio, quanto la CO 1 e l’arch. CO 2. Con ricorso 13
gennaio 2010, il comune chiede l’annullamento del giudizio governativo
censurato, con conseguente conferma delle decisioni di rigetto delle domande di
costruzione riguardanti l’area di deposito e stoccaggio di veicoli. La CO 1 e
l’arch. CO 2 sollecitano a loro volta l’annullamento del giudizio di rinvio,
con conseguente rilascio delle licenze edilizie per realizzare l’area in questione.

 

a. Il comune ribadisce in sostanza che
l’area di deposito si pone in contrasto con la funzione della zona di
utilizzazione IN1. Si tratterebbe di una superficie di vendita che anche per la
sua estensione non si concilia con le attività ammesse nella zona industriale-artigianale.
La decisione di diniego non si fonderebbe sulla zona di pianificazione in via
di adozione, che è stata evocata soltanto di passata. 

 

b. Ribadita la conformità di zona della
controversa area di deposito e stoccaggio dei veicoli, gli insorgenti
contestano invece il rinvio degli atti al municipio, obiettando che le domande
di costruzione sarebbero già state compiutamente esaminate dall’autorità comunale.

 

 

                                  E.   Il
Consiglio di Stato si oppone all’accoglimento di entrambi i ricorsi senza
formulare osservazioni. 

Il comune da una parte e gli altri due
ricorrenti dall’altra si avversano vicendevolmente, riconfermandosi nelle tesi
sostenute con i rispettivi ricorsi. 

Il primo rileva che le domande di
costruzione sarebbero comunque da respingere, poiché contrarie alla zona di
pianificazione nel frattempo pubblicata ed entrata in vigore, nella quale non sono
ammesse nuove costruzioni. I secondi eccepiscono tra l’altro la legittimazione
attiva del comune, non toccato più di altri dal giudizio impugnato. Delle loro
argomentazioni si dirà, per quanto necessario, nei seguenti considerandi.

CO 3, proprietari dei terreni dedotti in
edificazione, condividono l’impugnativa dell’istante in licenza e del
progettista, chiedendone l’accoglimento. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire su entrambi i
ricorsi, è data dagli art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13
marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). 

 

1.2. La qualità per agire in giudizio del
comune di Bioggio è data dall’art. 21 cpv. 2 LE, che abilita espressamente i
comuni ad impugnare in seconda istanza le decisioni del Consiglio di Stato,
indipendentemente dall’esistenza di un interesse legittimo. Infondate sono le
contestazioni sollevate in proposito dagli insorgenti CO 1 e arch. CO 2. 

Altrettanto certa è la legittimazione attiva
della CO 1, istante in licenza sia con la domanda preliminare, sia con la
domanda definitiva. Il progettista, arch. CO 2, è comparso come istante soltanto
con la domanda di licenza preliminare. La domanda di licenza definitiva è
invece stata inoltrata soltanto dalla CO 1. La qualità per agire in giudizio
gli può dunque essere riconosciuta unicamente nella misura in cui l’arch. CO 2,
amministratore unico della CO 1, contesta il giudizio governativo in quanto
statuente sul ricorso proposto contro il diniego di tale licenza. 

 

1.3. I ricorsi sono entrambi tempestivi (art.
46 cpv. 1 legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966;
LPamm; RL 3.3.1.1). 

1.4. Avendo il medesimo oggetto, le impugnative possono essere
evase con un unico giudizio (art. 51 LPamm). 

 

1.5. Resta da verificare se i ricorsi, in quanto rivolti
contro un giudizio di rinvio, siano ammissibili. 

 

1.5.1. Giusta l'art. 59 cpv. 1 LPamm, se il
Consiglio di Stato annulla la decisione impugnata, esso decide nel merito o
rinvia gli atti all'istanza inferiore per nuova decisione. Le decisioni con cui
l'autorità di ricorso rinvia la causa all'istanza inferiore per nuovo giudizio
sono di natura incidentale o definitiva a seconda del loro contenuto concreto. 

Sono incidentali quando lasciano all'istanza
inferiore perlomeno una certa libertà d'azione o di apprezzamento e non
esplicano effetti di cosa giudicata. Sono invece definitive se statuiscono in
modo vincolante su determinate questioni, soprattutto di merito (STA 52.2010.89
del 3 settembre 2010 consid. 2; 52.2005.82/ 83/84 del 29 aprile 2005 e
rimandi). Se sono definitive, sono normalmente impugnabili. Se sono
incidentali, sono invece impugnabili solo se provocano al ricorrente un danno
non altrimenti riparabile (art. 44 LPamm). 

Un pregiudizio è irreparabile ai sensi
dell'art. 44 LPamm, quando il ricorrente ha un interesse degno di protezione
all'immediata modifica o all'annullamento della decisione impugnata. Il danno
può anche consistere in un pregiudizio di mero fatto. Non basta comunque che il
ricorrente intenda semplicemente evitare un rincaro o uno svantaggio, da un
punto di vista economico, legato al prolungarsi della procedura (STA
52.2009.441 del 20 aprile 2010 consid. 2.1.; cfr. Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura
amministrativa, Lugano 1997, ad art. 44 LPamm, n. 2d e 3; per la nozione di
pregiudizio di fatto cfr. anche Felix
Uhlmann/Simone Wälle-Bär, in Praxiskommentar zum Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren, Zurigo 2009, ad art. 46, n. 7 segg.; Thomas Merkli/Arthur Aeschlimann/ Ruth Herzog,
Kommentar zum Gesetz über die Verwaltungsrechtspflege im Kanton Bern, Berna
1997, ad art. 61 n. 5).

 

1.5.2. Con il giudizio impugnato, il
Consiglio di Stato ha stabilito che la controversa area di deposito e
stoccaggio di veicoli non è contraria alla funzione della zona IN1 definita
dall’art. 55 NAPR. La deduzione è vincolante. Il comune, al quale la causa è
stata rinviata per nuova decisione, deve attenervisi. Sulla questione della conformità
di zona dell’insediamento, il Consiglio di Stato ha statuito in modo
definitivo. Da questo limitato profilo, il ricorso del comune è dunque
ricevibile in ordine. Esulano invece dai limiti del presente giudizio le
questioni relative all’asserito contrasto con la zona di pianificazione entrata
in vigore nelle more del procedimento di ricorso. Anzitutto perché lo stesso
comune ha affermato che le decisioni di diniego delle licenze non si fondano su
questa misura di salvaguardia della pianificazione. In secondo luogo, perché il
Consiglio di Stato si è limitato a rilevare che la zona non era ancora entrata
in vigore. 

Ricevibile è pure il ricorso della CO 1 e
dell’arch. CO 2 contro la decisione del Consiglio di Stato di rinviare gli atti
al municipio affinché si pronunci nuovamente sulle domande di costruzione.
Nella misura in cui reputa che la domanda di costruzione non sia stata
compiutamente esaminata dal municipio, la decisione di rinvio è di natura
incidentale. Non statuisce in modo definitivo su altre questioni. Può dunque essere
contestata da altri punti di vista soltanto se arreca agli insorgenti un danno
non altrimenti riparabile. I ricorrenti CO 1 e CO 2 contestano il rinvio in
quanto tale, negando che sussista un’esigenza effettiva di esaminare in modo
più approfondito le domande di costruzione (preliminare e ordinaria) per l’area
di deposito. Rimproverano in sostanza al Consiglio di Stato di non essersi
pronunciato immediatamente sulla legittimità dell’intervento pur avendo a
disposizione tutti gli elementi per farlo. Il ritardo nell’evasione delle
domande in oggetto, che la decisione di rinvio procura a questi insorgenti, non
costituisce di per sé un pregiudizio irreparabile suscettibile di renderla
impugnabile. Il rinvio arreca invece ai ricorrenti un danno non altrimenti riparabile,
atto a giustificarne l’impugnabilità, nella misura in cui rende applicabile
alle domande pendenti il blocco totale di nuove costruzioni, decretato dalla
zona di pianificazione istituita nel frattempo sul comparto al quale appartiene
il fondo (part. 682-1) dedotto in edificazione. 

 

1.6. Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti dei
due procedimenti di ricorso (art. 18 cpv. 1 LPamm), senza assumere le prove
chieste dai ricorrenti CO 1 e CO 2. La situazione dei luoghi, oltre ad essere
nota a questo Tribunale per conoscenza diretta, emerge chiaramente dalle tavole
processuali. La visita in luogo, l’assunzione di non meglio precisati testi e
l’ispezione del registro fondiario, sollecitate da entrambe le parti in causa,
non appaiono in grado di procurare la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti
per il giudizio. 

 

 

                                   2.   2.1.
Secondo l’art. 22 cpv. 2 lett. a della legge sulla pianificazione del
territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), l'autorizzazione a costruire è
rilasciata solo se gli edifici e gli impianti sono conformi alla funzione
prevista per la zona di utilizzazione. Ciò significa che nelle singole zone
possono essere autorizzate soltanto opere edilizie la cui destinazione si
integra convenientemente nella funzione assegnata alla zona di situazione. Non
basta che non la contraddicano, ossia che non ostacolino l'utilizzazione
conforme alle finalità perseguite dal piano regolatore per la zona di riferimento.
Per conseguire l’autorizzazione le nuove costruzioni devono apparire collegate
da un nesso adeguato alla funzione del comparto territoriale in cui si
collocano (DTF 127 I 103 consid. 6; RDAT II-1994 n. 56; STA 52.2008.75 del 16
aprile 2010 consid. 2.1.; Alexander Ruch,
Kommentar zum Raumplanungsgesetz, Zurigo 1999, ad art. 22, n. 70 seg.; Bernhard Waldmann/Peter Hänni, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, ad art. 22 n. 20 seg.;  Adelio Scolari, Commentario, II. ed.,
Cadenazzo 1996, ad art. 67 LALPT n. 472). 

Eccezioni al principio della conformità di zona, all'interno
delle zone edificabili, sono disciplinate dal diritto cantonale (art. 23 LPT).
Fuori dal perimetro edificabile fa invece stato l'ordinamento sancito dagli
art. 24 segg. LPT. 

 

2.2. Il piano delle zone di utilizzazione del piano
regolatore di Bioggio prevede di confinare le attività produttive in una
vasta porzione di territorio, che si estende ad est dell’abitato in direzione
del fiume Vedeggio. Questo comprensorio è suddiviso in tre zone distinte (zona
per industrie leggere e artigianali J1; zona industriale/artigianale IN1 e zona
industriale/artigianale IN2), accomunate dalla funzione industriale/artigianale
e disciplinate da tre diverse disposizioni (J1: art. 55 NAPR; IN1: art. 55
NAPR, IN2: art. 55 bis NAPR), di analogo contenuto. 

Secondo l’art. 55 NAPR, nella zona
industriale/artigianale IN1 è permessa l’edificazione di costruzioni
destinate ad attività artigianali ed industriali a carattere poco molesto. 

Nella zona, soggiunge la norma, sono
nel contempo consentite superfici di vendita fino ad un massimo del 15%
della superficie occupata dallo stabile (superficie edificata) ed a condizione
che siano legate all’attività principale dell’insediamento. 

Al pari delle zone limitrofe (J1 e IN2), la
zona IN1 qui in esame è essenzialmente riservata all’insediamento di attività
produttive, su vasta scala mediante impianti fissi permanenti (attività industriali)
o su scala ridotta con un limitato impiego di mezzi tecnici e di manodopera (attività
artigianali; cfr. RDAT II-1994 n. 56; STA 52.2008.75 del 23 aprile 2010
consid. 2.2; Scolari, op. cit., ad
art. 67 LALPT, n. 484). Accanto a queste attività, sono inoltre ammesse
superfici di vendita fino ad un massimo del 15% della superficie occupata dallo
stabile a condizione che siano connessa all’attività principale
dell’insediamento. Eccezione, questa, che si ritrova anche nell’art. 55 bis
NAPR, che ammette servizi amministrativi e piccole superfici di vendita
legate all’attività principale dello stabilimento. 

Depositi di materie prime, di merci o di prodotti
di vario genere sono ammessi soltanto nella misura in cui risultano connessi ad
un processo produttivo di tipo artigianale o industriale presente sul luogo,
sia che si tratti di beni destinati ad essere lavorati o trasformati, sia che
si tratti di beni risultanti da tale processo e destinati alla
commercializzazione. Non sono invece ammessi depositi di beni prodotti altrove,
che non vengono né trasformati, né lavorati sul posto nell’ambito di un
processo industriale o artigianale, ma che utilizzano il terreno soltanto quale
luogo di stazionamento temporaneo per prodotti finiti, inseriti in un ciclo economico
di natura esclusivamente commerciale. 

 

2.3. Nel caso concreto, le domande di
costruzione in esame prevedono di formare sulla part. 682-1 un’ampia area
destinata al deposito ed allo stoccaggio di 102 veicoli. La relazione tecnica
annessa alla domanda di costruzione ordinaria, che ricalca sostanzialmente
quella già annessa all’istanza preliminare, specifica che il progetto
consiste nella realizzazione di uno spazio per stoccaggio e deposito auto
riferito alla costruzione di un concessionario auto monomarca sul mappale 884
(..). Sul terreno viene proposta una semplice sistemazione in cui il
disegno delle zone dure e del verde segue un movimento curvilineo. Particolare
attenzione sarà dedicata al disegno del verde, e all’immagine che si avrà dalla
strada principale. La metà dei ca. 100 posti auto per deposito e stoccaggio
sarà coperto tramite pensiline leggere con tensostrutture (..). 

La domanda di costruzione non indica concretamente
in che modo tale spazio sia riferito all’attività della concessionaria monomarca,
che già dispone di uffici e spazi espositivi, unitamente ad un’autofficina nel
vicino stabile (part. 884-1; cfr. relazione tecnica annessa alla domanda di
costruzione preliminare). Dagli atti non emerge alcuna connessione con le non
meglio specificate attività produttive ivi insediate (autofficina, piccole
industrie). 

Il municipio ha negato il permesso ritenendo
che il deposito di veicoli, sistemato in modo curato, fosse in realtà
finalizzato interamente a superficie di vendita e come tale si ponesse in contrasto
con la funzione industriale/artigianale assegnata al comparto dall’art. 55 cpv.
2 NAPR. A conclusione opposta è invece giunto il Governo, evidenziando come il semplice stoccaggio a fini di deposito delle auto rientri
manifestamente nelle attività collaterali legate all’attività svolta sul mapp.
884-1 e che il deposito fosse pertanto conforme
alla zona di situazione. Tale conclusione non può essere condivisa. 

Il deposito non risulta in effetti integrato
in alcun processo produttivo di tipo artigianale o industriale che si
svolgerebbe sul posto. Non è dato di sapere se vi
verranno depositati veicoli nuovi o d’occasione. Certo è che non si tratterebbe
di beni prodotti o trasformati nello stabilimento principale, al quale
quest’area risulterebbe inscindibilmente collegata. La cura che il progetto dedica
all’immagine del deposito che si avrà dalla strada, induce piuttosto
a ritenere che serva allo stazionamento temporaneo di veicoli trattati
nell’ambito di un ciclo economico di natura commerciale. Nulla permette di
considerare l’area di deposito alla stregua di un impianto connesso ad
un’attività industriale o artigianale, ovvero di un insediamento legato ad
un’attività produttiva, che verrebbe formato per stoccarvi beni destinati ad
essere trasformati nello stabilimento autorizzato sul fondo vicino. Parimenti,
non sono nemmeno ravvisabili elementi che permettano di concludere che si
tratti di un impianto destinato a depositarvi beni risultanti da un processo
produttivo di tipo artigianale o industriale installato in quest’ultimo. Poco
importa che sull’area in questione vengano stoccati veicoli nuovi da consegnare
ai rivenditori del concessionario della marca d’automobili che si insedierebbe
nello stabile principale oppure veicoli nuovi o d’occasione da vendere direttamente
al pubblico. Le modalità di svolgimento dell’attività esercitata dal deposito
non sono di rilievo. Decisivo è unicamente il fatto che i ricorrenti CO 1 e CO
2 non hanno addotto alcun argomento in grado di dimostrare che il deposito in
contestazione è legato ad un’attività industriale o artigianale esercitata nel
vicino stabilimento. Né hanno dimostrato che può essere ricondotto ad una
superficie di vendita contenuta nel limite del 15% della superficie occupata
dallo stabile vicino, legata all’attività principale (industriale o
artigianale) che vi verrà insediata. 

Contrariamente a quanto sembra assumere il
Consiglio di Stato, l’ammissibilità del deposito non può essere semplicemente dedotta
dal fatto che si tratta di un’attività collaterale legata a quella svolta nello
stabile principale. Attività mercantili nella zona IN1 sono ammesse soltanto
alla duplice condizione, che siano riconducibili a superfici di vendita
rientranti nel limite del 15% della superficie occupata dallo stabile e che
risultino legate all’attività principale (industriale o artigianale) dell’insediamento.
La semplice connessione con l’attività svolta nello stabilimento principale non
basta. Occorre anche che si tratti di una superficie di vendita contenuta nel
limite suindicato. Condizione, questa, che non risulta comunque soddisfatta,
sia che si consideri l’area in questione come una superficie espositiva, direttamente
destinata all’esercizio di attività di vendita al pubblico, sia che la si consideri
integrata in un ciclo economico di tipo commerciale estraneo a quello svolto nello
stabilimento principale siccome volta ad ospitare veicoli
non legati all’attività svolta dalla concessionaria che sorgerà sul terreno
limitrofo, in quanto destinati agli altri punti di vendita della marca nel
Cantone (cfr. ricorso 18.1.2010 pag. 5 e risposta
1.2.2010 pag. 6, di CO 1 e CO 2). 

 

 

                                   3.   3.1. Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso del comune va dunque
accolto, annullando il giudizio governativo impugnato e ripristinando le
decisioni di diniego della licenza preliminare e di rigetto della domanda di
costruzione definitiva. 

Il ricorso della CO 1 e dell’arch. CO 2 in quanto ricevibile va invece respinto. 

 

3.2. La tassa di giustizia (art. 28 LPamm) e
le ripetibili (art. 31 LPamm) di entrambe le istanze, commisurate al lavoro
occasionato dalle impugnative e dalla resistenza al ricorso del comune, sono
poste a carico dei ricorrenti CO 1 e CO 2 nonché di CO 3, secondo soccombenza. 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21 LE; 22 LPT; 55 NAPR di Bioggio; 3,
18, 28, 31, 44, 51, 59, 60, 61, 65 LPamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                           1.   1.1.  Nella
misura in cui è ricevibile, il ricorso della CO 1 e di CO
2 (b) è respinto.

 

                                 1.2.
Il ricorso del comune di Bioggio (a) è accolto. 

§. Di
conseguenza:

1.2.1.  la
decisione 15 dicembre 2009 (n. 6561) del Consiglio di Stato è annullata; 

1.2.2.  le
decisioni 16 giugno 2009 e 17 settembre 2009 del municipio di Bioggio sono
confermate. 

 

 

2.La tassa di giustizia di fr. 2'000.- è a carico dei ricorrenti CO 1 e CO 2 nella misura di fr. 1'500.- e di CO 3 per la differenza (fr.
500.-).

 

 

3.Le ripetibili di fr. 3'000.- al comune di Bioggio sono poste a
carico della CO 1 e di CO 2 nella misura di fr. 2'500.- e CO 2. 

 

                                   4.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     5.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria