# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cdd74e4f-d9a9-5df4-8749-9c133ca2dec4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-06-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 04.06.1998 11.1997.14
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-14_1998-06-04.html

## Full Text

Incarto n.

  11.97.00014

  	
  Lugano

  4 giugno 1998/lcg

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti,
  vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__._____ (Ord. ____) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud (azione di
divorzio) promossa con petizione 6 dicembre 1993 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________ 

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:      1. Se dev’essere accolta l’appellazione del 28 gennaio 1997
presentata da __________ __________ contro la sentenza emessa il 27 novembre
1996 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud;

 

                                         2.
  Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata con
l’appello;

 

                                         3.   Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ con le osservazioni all’ap-pello;

 

                                         4.
Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________
(1951) e __________ __________ (1951) si sono sposati a __________ __________
1976. Dalla loro unione sono nati i figli __________ (__________1980) e
__________ (__________1986). Il marito è correttore di bozze presso il
__________ __________ __________; la moglie, di formazione maestra di
scuola elementare, durante la vita in comune non ha esercitato attività
lucrativa e dal 1995 lavora al 50% come ausiliaria presso la __________
__________ __________ di __________. Il 29 aprile 1993 __________ __________ si
è rivolto al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud per il tentativo di
conciliazione, dichiarato fallito il 14 maggio. I coniugi vivono separati dal
mese di settembre 1994, il marito nell’abitazione di sua proprietà a __________
e la moglie a __________. Con decreto del 31 agosto 1993 il Pretore ha
omologato un accordo sull’assetto provvisionale sottoscritto dai coniugi.

 

                                  B.   Il 6 dicembre 1993
__________ __________ ha introdotto azione di divorzio, chiedendo
l’attribuzione dei figli (riservato un diritto di visita della madre), un
contributo alimentare mensile per la figlia __________ di fr. 845.– fino al 16°
anno di età e di fr. 1’015.– fino alla maggiore età, come pure uno per il
figlio __________ di fr. 795.– fino al 12° anno di età, rispettivamente di fr.
845.–, e fr. 1’015.–in seguito. Con risposta del 2 febbraio 1994 __________
__________ ha aderito alla domanda di divorzio, ma si è opposta alle altre
domande e in via riconvenzionale ha postulato l’affidamento dei figli
(riservato il diritto di vista del padre), un contributo alimentare per loro
nella stessa misura chiesta dall’attore, uno di fr. 1’500.– per sé fino al momento
in cui avrebbe trovato un lavoro con un reddito di fr. 2’000.– mensili e uno di
fr. 1’000.– dopo di allora, vita natural durante. L’attore si è opposto alla riconvenzionale.
Nei successivi atti scritti ogni parte ha ribadito le proprie domande di
giudizio.

 

                                  C.   Ultimata
l’istruttoria, nel suo memoriale conclusivo __________ __________ ha rinunciato
all’affidamento dei figli e ha offerto un contributo per loro di fr. 550.– mensili,
escluso ogni versamento per la moglie. __________ __________ ha ridotto la richiesta
di contributo alimentare per sé a fr. 700.– mensili (in via subordinata fr.
550.– mensili fino a quando il marito avrebbe versato il contributo per la
figlia __________ e fr. 700.– in seguito), così come il trasferimento in suo
favore della metà del capitale di previdenza professionale del marito. Essa ha
chiesto inoltre di essere ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria a
decorrere dal 13 aprile 1994. Il dibattimento finale ha avuto luogo il 23 novembre
1995.

 

                                  D.   Statuendo il 27
novembre 1996, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato i figli alla
madre (riservato il diritto di visita del padre), ha fissato in fr. 400.–
mensili indicizzati fino al mese di __________ 2002 il contributo per la moglie
e in fr. 700.– mensili indicizzati fino al 16° anno di età, in seguito fr.
800.–, il contributo per i figli. Le ulteriori pretese della moglie sono state
respinte, così come la sua domanda di assistenza giudiziaria. Le spese, con una
tassa di giustizia di fr. 1’000.–, sono state poste a carico delle parti in
ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. 

 

                                  E.   __________ __________
è insorta contro la sentenza del Pretore con un appello del 28 gennaio 1997 nel
quale chiede, previa concessione dell’assistenza giudiziaria, un contributo per
sé di fr. 800.– mensili vita natural durante, un contributo per i figli di fr.
800.– mensili fino al 16° anno di età e di fr. 900.– mensili in seguito, oltre
l’accoglimento della sua domanda di assistenza giudiziaria; in via subordinata
essa postula un contributo per sé di fr. 575.– mensili vita natural durante, un
contributo per i figli di fr. 750.– mensili fino al 16° anno di età e di fr.
850.– mensili in seguito. __________ ha proposto l’11 febbraio 1997 di
respingere l’appello e di confermare la sentenza del Pretore, sollecitando a
sua volta il beneficio dell’assistenza giudiziaria.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Lo scioglimento del
matrimonio pronunciato dal Pretore a norma dell’art. 142 cpv. 1 CC non è
litigioso ed è passato in giudicato. Contestate sono le conseguenze accessorie
del divorzio. Il Pretore ha accertato le entrate del marito in fr. 4’975.– mensili
e quelle della moglie in complessivi fr. 2’060.– (reddito del lavoro di fr.
1’660.– mensili e un reddito della sostanza di fr. 400.– mensili). Per quanto
concerne i fabbisogni minimi, egli ha determinato quello del marito in fr.
2’885.30 mensili, quello della moglie in fr. 2’232.50 e quello dei figli in fr.
910.– ciascuno fino al 16° anno di età, rispettivamente in fr. 1060.– in
seguito. Il primo giudice ha condannato quindi il marito a versare una rendita
di indigenza alla convenuta (art. 152 CC) di fr. 400.– mensili fino al
__________ 2002 (anno in cui il figlio __________ compirà 16 anni) e ha posto a
carico dello stesso un contributo di fr. 800.– mensili per ciascun figlio fino
al 16° anno di età e di fr. 900.– mensili in seguito.

 

                                   2.   L’appellante
sostiene che non le si può computare un reddito della sostanza poiché il
capitale di fr. 97’000.– affidatole dalla madre in gestione è stato restituito
nel 1994. Ora, non è contestato che l’appellante disponesse dal 1989 di un
capitale di 

                                         fr. 97’000.– versato dalla
di lei madre (doc. 14). Dall’istruttoria è emerso tuttavia che essa ha
restituito alla madre fr. 77’000.– (deposizione __________ __________ del 19
giugno 1995). Il fatto che, a differenza dei fratelli – i quali hanno ricevuto
un importo equivalente in donazione  (v. anche doc. 10 e 14) – l’appellante
debba restituire il capitale alla madre può destare perplessità, ma le
spiegazioni fornite delle interessate sono plausibili e le loro versioni non
sono contraddittorie. Del resto l’attore non pretende che la destinazione dei
fondi non sia quella indicata, né sostiene che la testimonianza della suocera
sia falsa. Ne discende che, al momento attuale, la moglie dispone di soli fr.
20’000.–, i quali un giorno andranno restituiti alla madre, mentre l’ipotesi
che l’appellante abbia perduto la somma in un investimento sbagliato è
asserita, ma non trova alcun conforto agli atti. Oltre i citati fr. 20’000.–
l’appellante dispone poi di ulteriori risparmi per complessivi fr. 16’975.–
(doc. 31 e 33), che nel complesso potrebbero fruttarle mediamente attorno ai
fr. 100.– mensili. Tale fonte d’entrata appare nondimeno trascurabile. Intanto
perché l’appellante rimane con un ammanco che non è coperto dalla pensione
d’indigenza. Inoltre perché, come si vedrà in seguito, il capitale predetto va
destinato in parte al pagamento delle spese giudiziarie e legali. Infine perché
al marito è computato un reddito inferiore di circa fr. 70.– mensili a quello
ammesso (infra, consid. 4c). Ai fini del giudizio, quindi, i due modesti
cespiti d’entrata si compensano.

 

                                         Tenuto conto che
il fabbisogno di fr. 2’456.– mensili non è contestato, l’appellante ha un
ammanco mensile di fr. 796.– che deve essere colmato, di principio, con un contributo
d’indigenza. Ciò nonostante, il contributo a carico del marito deve essere limitato
a fr. 700.–, come postulato nelle conclusioni del 17 novembre 1995,
un’estensione della domanda essendo esclusa in appello (Anastasi, Il sistema dei mezzi d’impugnazione del codice di
procedura civile ticinese, Zurigo 1981, pag. 85).

 

                                   3.   L’appellante
contesta la limitazione della rendita fino al mese di __________ 2002, ossia
quando il figlio __________ compirà il 16° anno di età. Essa sostiene che a
quel momento essa avrà 51 anni e non potrà trovare un’occupazione a tempo pieno
quale docente di scuola elementare, che per altro durante la vita in comune ha
esercitato solo sporadicamente.

 

                                   a)  Per
principio, la pensione alimentare dell’art. 152 CC è dovuta per tutta la vita
del beneficiario, riservata al debitore la possibilità di chiedere la
soppressione o la diminuzione in virtù dell’art. 153 cpv. 2 CC (DTF 66 II 3 in
fine). La giurisprudenza più recente ha esteso tuttavia all’art. 152 CC – anche
se con grande riserbo – i principi di limitazione della rendita accordata sulla
base dell’art. 151 cpv. 1 CC (DTF 114 II 9 consid. 7a con richiami; cfr. pure
115 II 432 consid. 5): al giudice spetta determinare se esistono elementi
concreti da cui si possa desumere che la beneficiaria sia in grado di ricrearsi
in un prossimo futuro una situazione suscettibile di metterla al riparo
dall’indigenza. La giurisprudenza ha inoltre precisato che oltre i 45 anni non
può essere preteso da una moglie la ricerca di una nuova attività lucrativa. Lo
stesso criterio trova applicazione se la madre deve occuparsi della cura di
figli in età inferiore ai 16 anni: in tale evenienza l’età limite dei 45 anni
per la ripresa di un’attività lucrativa si situa non più al momento del divorzio,
ma a quello in cui l’ultimo figlio raggiunge il 16° anno (Lüchinger/Geiser in: Kommentar zum Schweizerischen
Privatrecht, n. 11 all’art. 151 CC).

 

                                   b)  In
concreto, al momento del divorzio l’appellante aveva 45 anni e fino al 1994 non
aveva più lavorato, salvo qualche sporadica supplenza. Al 16° del sedicesimo
anno di età di __________ essa avrà 51 anni e avrà dunque superato la soglia di
età che dottrina e giurisprudenza pongono come ultimo limite per l’obbligo di
riprendere un’attività lavorativa. Ne segue che dall’appellante non si può
pretendere un’estensione della sua attività lucrativa, ancor meno in un settore
dal quale essa è rimasta lontana molti anni. Ciò rende superflua la valutazione
delle sue possibilità di reinserimento nel mercato del lavoro al momento
attuale, tanto più che il reddito del marito, come si vedrà in seguito, può
garantire il pagamento della rendita di indigenza senza particolari difficoltà
(DTF inedita del 14 luglio 1994 in re D., consid. 2). L’appello, su questo
punto, si rivela dunque provvisto di buon diritto, di modo che la rendita
d’indigenza deve essere riconosciuta vita natural durante. Dandosi gli estremi,
l’appellato potrà chiedere se mai la soppressione o la diminuzione della
medesima sulla base dell’art. 153 cpv. 2 CC.

 

                                   4.   L’appellante
sostiene che contrariamente a quanto stabilito dal Pretore il reddito del
marito non ammonta a fr. 5’335.–, ma a fr. 5’777.– mensili. Essa rileva che nel
1994 il coniuge ha rinunciato volontariamente a turni serali, giustificando
tale decisione con la necessità di avere maggiore disponibilità di tempo per
occuparsi dei figli in caso di affidamento. 

 

                                   a)  Per
la fissazione di una rendita d’indigenza ai sensi dell’art. 152 CC il giudice
può tenere conto di un reddito superiore a quello che l’obbligato alimentare consegue
effettivamente, nella misura in cui l’ottenimento di tale reddito potenziale
può ragionevolmente essere preteso (DTF 114 II 310 consid. 3a e 3d in fine; 119
II 314 consid. 4a). Dal fascicolo processuale risulta che nell’agosto del 1993
i coniugi, per regolare l’assetto provvisionale, hanno sottoscritto un accordo
nel quale il marito si impegnava a versare alla famiglia un contributo,
calcolato su un reddito di fr. 5’600.–, di fr. 2’000.– mensili (convenzione
allegata al decreto del 31 agosto 1993, inc. ___________/__________ spec.
richiamato). Dai conteggi di salario del 1993 (doc. H1–H4 inc.
__________/__________ spec., richiamato) si desume che egli ha percepito un
salario variante tra fr. 5’303.– e fr. 5’894.– mensili, a dipendenza dei turni
da lui effettuati. Nel corso della procedura il marito ha affermato di
conseguire un salario di fr. 5’700.– mensili (replica e risposta riconvenzionale,
pag. 2), salvo poi indicarlo in “poco più di fr. 5’000.– mensili (duplica riconvenzionale,
pag. 4), giustificando tale riduzione con l’ottenimento di turni più favorevoli
per occuparsi dei figli (duplica riconvenzionale, pag. 2) e aggiornandolo
infine a fr. 5’335.– mensili (verbale di discussione e udienza preliminare del
6 luglio 1994).

 

                                   b)  Nella
fattispecie è indubbio che il marito, giustificandone i motivi, ha rinunciato
volontariamente a percepire un reddito superiore. Sennonché, al termine
dell’istruttoria egli ha rinunciato all’affidamento dei figli, di modo che
nulla ostava alla ripresa dei turni di lavori regolarmente eseguiti da lungo tempo,
ciò che gli avrebbe consentito di ottenere il medesimo salario conseguito in
precedenza (Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, n. 148 ad art. 145
CC; RJN 1984 38/39). D’altronde egli non ha addotto altre ragioni che
impedirebbero tale possibilità, non bastando al riguardo un generico accenno al
fatto che il lavoro serale non comporterebbe più alcuna maggiorazione di
stipendio (osservazioni, pag. 3). Si aggiunga che nelle conclusioni del 23
novembre 1995 l’attore aveva ammesso di percepire uno stipendio finanche superiore
(fr. 5’850.–: memoriale pag. 12), di modo che appare ragionevole computargli un
reddito di fr. 5’777.– mensili (doc. Z), come postulato dall’appellante. 

 

                                   5.   L’appellante chiede
che il contributo alimentare per i figli sia aumentato da fr. 700.– a fr. 800.–
mensili fino al 16° anno di età e da fr. 800.– a fr. 900.– mensili in seguito.
Ora, per costante giurisprudenza di questa Camera il fabbisogno dei figli va
determinato sulla base delle raccomandazioni edite dall’Ufficio della gioventù
del Canton Zurigo, considerate un buon punto di riferimento da adattare alle
particolarità della singola fattispecie, segnatamente alla situazione economica
e logistica dei genitori (DTF 122 V 125; Rep. 1994 298 consid. 5; I CCA,
sentenza del 20 ottobre 1995 in re K. c. K.). Il Pretore si è fondato sul fabbisogno
medio previsto in denaro da tali raccomandazioni, fissando il fabbisogno in fr.
910.– mensili fino al 16° anno e in fr. 1’060.– in seguito. Tenuto conto del
fatto che la madre lavora al 50% e che non è in grado di colmare il suo ammanco
mensile, non è il caso di imporle contributi in denaro. Del resto, come si
vedrà in appresso, il padre è in grado di erogare il contributo per i figli,
ragione per cui si giustifica di aumentare il suo contributo nella misura
chiesta dall’appellante. A questi importi vanno aggiunti gli assegni per i
figli da lui percepiti.

 

                                   6.   Rimane da esaminare
se l’attore è in grado di versare i contributi per moglie e figli. Il coniuge
obbligato a versare una rendita giusta l’art. 152 CC non può, infatti, essere
ridotto a vivere nell’ indigenza, cioè con il solo minimo esistenziale del
diritto esecutivo (DTF 121 III 49 consid. 1c, 118 II 100 in alto; Hausheer/ Spycher, in: Handbuch des Unterhaltsrechts,
Berna 1997, n. 5.188). Nel caso concreto, con un reddito di fr. 5’777.– mensili
e un fabbisogno minimo di fr. 2’885.– (che non si giustifica di maggiorare del
20%, ove appena si pensi che il Pretore ha ammesso voci già comprese nel minimo
di base), all’appellato rimane un’eccedenza di fr. 2’892.–, che gli permette di
far fronte sia al pagamento del contributo per i figli di fr. 1’600.– sia a quello
per la moglie di fr. 700.–. Tale possibilità rimane intatta anche dopo
l’aumento del contributo dei figli.

 

                                   7.   L’appellante chiede
infine di accogliere la richiesta di assistenza giudiziaria da lei presentata
al Pretore. Presupposti per ottenere tale beneficio sono la condizione
d’indigenza e la probabilità di esito favorevole insita nella causa (art. 155 e
157 CPC). L’indigenza è data quando il richiedente non è in grado di sopperire
alle spese giudiziarie e di patrocinio con il proprio reddito o la propria
sostanza, sia al momento in cui postula l’assistenza (DTF 120 Ia 179) sia al
momento in cui il giudice statuisce sulla domanda (cfr. art. 152 OG; DTF 108 V
269 consid. 4; Cocchi/ Trezzini,
CPC annotato, Lugano 1993, n. 2 ad art. 155).

 

                                         In concreto, come si è
visto, l’appellante dispone di un capitale di almeno fr. 16’975.– (consid. 2),
di modo che in tali condizioni essa non può essere considerata indigente,
avendo mezzi per provvedere alle spese giudiziarie senza intaccare il proprio
mantenimento e quello della famiglia (DTF 120 Ia 180 consid. 3a). Certo, essa
sostiene di dover rifondere alla madre fr. 11’000.– per un investimento sbagliato,
ma a prescindere dal fatto che tale circostanza non risulta dimostrata,
l’appellante stessa ammette che, pur rimborsando tale importo, le rimarrebbero
ancora fr. 7’000.–. Nulla induce a supporre che tale importo non basti a
coprire i costi della causa, né l’appellante lo sostiene. Ciò posto, l’appello
su questo punto deve essere respinto.

 

                                   8.   Gli oneri
processuali seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC).
L’appellante ottiene causa vista sull’aumento del contributo alimentare per sé,
sulla durata del medesimo e sul contributo per i figli, ma non sul beneficio
dell’assistenza giudiziaria. Ne discende che si giustifica di porre a suo
carico un quinto di tali oneri e di addebitare il resto all’appellato, tenuto a
rifondere all’appellante un’indennità per ripetibili ridotte. Nelle medesime
proporzioni devono essere suddivisi gli oneri di prima sede e le ripetibili a
favore della convenuta.

 

                                         L’istanza di ammissione al
beneficio dell’assistenza giudiziaria presentata dall’appellato non può essere
accolta, difettando il requisito dell’indigenza (art. 155 CPC). L’interessato,
proprietario di un immobile a __________ che non pretende di non poter ulteriormente
gravare, pagati i contributi per moglie e figli dispone in ogni caso di
un’eccedenza di fr. 496.– mensili con i quali può far fronte alle spese giudiziarie
senza intaccare il proprio fabbisogno. La sua indigenza, nelle circostanze descritte,
non può ritenersi data.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L’appello è parzialmente
accolto nel senso che la sentenza impugnata è così riformata.

 

4.__________ __________ è tenuto a versare a
__________ __________: 

– un contributo di fr. 700.– mensili vita natural
durante;

– un contributo di fr. 800.– mensili per ogni figlio
fino al compimento del 16° anno di età, oltre gli assegni familiari;

– un contributo di fr. 900.– mensili per ogni figlio
fino al raggiungimento della maggiore età, rispettivamente fino al termine
della formazione scolastico-professionale, oltre gli assegni familiari.

                                       

6. La tassa di giustizia di fr. 2’000.– e le spese, da
anticipare da __________ __________, sono poste per quattro quinti a carico di
quest’ultimo e per la rimanenza a carico di __________ __________i. L’attore
verserà alla convenuta un’indennità di fr. 4’000.– per ripetibili  ridotte.

 

                                         Per il resto la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   II.   La richiesta di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                   III.   La richiesta di
assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                 IV.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 750.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
800.–

                                         sono
posti per un quinto a carico di __________ __________ e per il resto a carico
di __________ __________, che rifonderà alla controparte fr. 1’200.– per ripetibili
ridotte di appello.

 

                                  V.   Intimazione a:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         –
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria