# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 334f6aa3-5611-532e-ad7a-71cf481291ec
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 21.12.2010 52.2010.377
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2010-377_2010-12-21.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2010.377

   

  	
  Lugano

  21 dicembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Stefano Bernasconi, vicepresidente,

  Matteo Cassina, Damiano Bozzini

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 5 ottobre 2010 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. dal RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 15 settembre 2010 (n. 4614) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 22 aprile 2010 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione
  della popolazione, in materia di rifiuto di rinnovo di un permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    26 ottobre 2010 del
Consiglio di Stato,

-    28 ottobre 2010 della
Sezione della popolazione;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 25
luglio 2008, la cittadina serba RI 1 (1985) si è sposata nel proprio Paese d'origine
con il connazionale F__________ (1974), titolare di un permesso di domicilio in
Svizzera. A seguito del matrimonio, la ricorrente è stata autorizzata a entrare
nel nostro Paese il 21 gennaio 2009 e posta al beneficio di un permesso di
dimora annuale valido fino al 20 gennaio 2010.

 

 

                                  B.   a. Il 15
ottobre 2009, RI 1 ha lasciato l'abitazione coniugale a causa dei maltrattamenti
che le avrebbe inferto il marito. Il 23 dicembre successivo, essa ha inoltrato
alla Pretura del Distretto di __________ una petizione unilaterale di divorzio.
Il medesimo giorno, il Pretore ha autorizzato i coniugi __________ a vivere
separati e obbligato il marito a versare un contributo alimentare alla moglie. Anche
presso il Tribunale di __________ è pendente una domanda di divorzio,
presentata questa volta da F__________.

 

Interrogati dalla Polizia cantonale il 1° (F__________),
rispettivamente il 9 aprile 2010 (RI 1) in merito alla loro situazione coniugale,
i coniugi __________ hanno entrambi dichiarato che il loro matrimonio era stato
combinato dalle loro famiglie, di non avere più alcun contatto tra di loro dalla
metà di ottobre e di essere intenzionati a divorziare.

 

b. Il 22 aprile 2010, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora a RI 1,
fissandole un termine con scadenza il 31 maggio successivo per lasciare il
territorio svizzero. L'autorità ha rilevato che lo scopo per cui
l'autorizzazione di soggiorno le era stata concessa era venuto a mancare in
seguito alla cessazione della vita in comune con il marito. La decisione è
stata resa sulla base degli art. 3, 43, 50, 62, 66 cpv. 1 e 2, 96 della legge
federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), nonché 6 cpv.
2 e 77 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del
24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201).

 

c. Con decreto d'accusa 1° settembre 2010 (DA 3875/2010), il
Procuratore pubblico ha condannato F__________ a una multa di fr. 400.– per vie
di fatto nei confronti della moglie. A tale decreto, F__________ ha fatto
opposizione.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 15 settembre 2010 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Dopo avere lasciata aperta la questione di
sapere se il matrimonio dei coniugi __________ fosse di natura fittizia, il
Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per non rinnovare il permesso
all'interessata per i motivi addotti dal dipartimento. Ha inoltre considerato
la decisione impugnata conforme al principio della proporzionalità, ritenendo
esigibile il suo rientro nel Paese d'origine.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo
del suo permesso di dimora.

La ricorrente ritiene di adempiere i
requisiti per poter soggiornare in Svizzera per gravi motivi personali. Evidenzia
di essere stata oggetto di violenza durante il matrimonio, tanto da doversi rifugiare
presso la __________ a __________. Ritiene inoltre la sua reintegrazione in
Serbia compromessa in quanto, essendo una donna coniugata separata, non avrebbe
più l'appoggio della famiglia e il suo rientro nel Paese d'origine rischierebbe
di provocare una faida tra i suoi parenti e quelli del consorte.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato che il dipartimento con
argomenti di cui si dirà, se necessario, in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza di questo Tribunale è data dall'art. 10 lett. a legge di
applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8
giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta
l'art. 46 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative del 19
aprile 1966 (LPamm; RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro
legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può
essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 33 LStr, il permesso di dimora viene rilasciato per soggiorni
della durata di oltre un anno (cpv. 1) e per un determinato scopo di soggiorno,
ritenuto che può essere vincolato ad ulteriori condizioni (cpv. 2). Tale
autorizzazione è di durata limitata e può essere prorogata se non vi sono
motivi di revoca secondo l'art. 62 LStr (cpv. 3). L'art. 43 cpv. 1 LStr dispone
che i coniugi stranieri e i figli stranieri, non coniugati e minori di 18 anni,
di uno straniero titolare del permesso di domicilio hanno diritto al rilascio e
alla proroga del permesso di dimora se coabitano con lui.

 

2.2. Dopo lo scioglimento del matrimonio o
della comunità familiare, il diritto del coniuge al rilascio o alla proroga del
permesso di dimora in virtù dell'art. 43 LStr sussiste se l'unione coniugale è
durata almeno tre anni e l'integrazione è avvenuta con successo (art. 50 cpv. 1
lett. a LStr) oppure se gravi motivi personali rendono necessario il prosieguo
del soggiorno in Svizzera (art. 50 cpv. 1 lett. b LStr). Secondo l'art. 50 cpv.
2 LStr, sussistono gravi motivi personali, in particolare se il coniuge è stato
vittima di violenza durante il matrimonio e il suo reinserimento sociale nel paese
d'origine risulta fortemente compromesso.

In una recente sentenza, il Tribunale
federale ha sancito che se entrambe queste condizioni sono adempiute, lo
straniero ha diritto a conservare il suo permesso di soggiorno in Svizzera.
L'alta Corte federale ha inoltre precisato che, a
seconda delle circostanze e in considerazione della loro gravità, anche la violenza nel matrimonio, se di una
certa intensità, e la reintegrazione sociale nel Paese d'origine, se fortemente
compromessa, possono costituire, singolarmente, un grave motivo personale che
permette allo straniero di conservare il permesso di soggiorno (DTF 136 II 1 consid. 5.3.).

 

2.3. Laddove la legge conferisce alle
autorità amministrative un certo potere discrezionale, queste sono tenute ad
esercitarlo tenendo conto degli interessi pubblici, nonché della situazione personale
e del grado di integrazione dello straniero (art. 96 cpv. 1 LStr). Tale margine
di apprezzamento può essere censurato - perlomeno da parte di questo Tribunale
- soltanto quando il suo esercizio integra gli estremi dell'eccesso o
dell'abuso di potere e viola il principio della proporzionalità (art. 61 LPamm;
cfr. DTF 112 Ib 478).

 

 

                                   3.   Va preliminarmente
osservato che il Consiglio di Stato, pur rilevando diversi indizi (segnatamente
la mancanza di un permesso di soggiorno per risiedere stabilmente in Svizzera, la
breve frequentazione dei coniugi prima delle nozze, il fatto che entrambi abbiano
confermato che il loro matrimonio è stato combinato dai rispettivi genitori; la
breve convivenza di appena 9 mesi tra di loro dopo il connubio), ha lasciato
aperta la questione di sapere se il matrimonio celebrato dai coniugi __________
fosse di natura fittizia (ad E, pag. 4). Il quesito può rimanere indeciso anche
in questa sede, ritenuto che il gravame va respinto per i motivi esposti nel
prossimo considerando.

 

 

                                   4.   4.1. Come
accennato in narrativa, il 21 gennaio 2009 la ricorrente è giunta nel nostro
Paese per vivere con il marito F__________ e, a tale scopo, è stata posta al
beneficio di un permesso di dimora annuale valido fino al 20 gennaio 2010.

I coniugi __________
hanno cessato la convivenza il 15 ottobre 2009 ed hanno pendente la procedura
di divorzio. Non vivendo più in comunione domestica con il marito, RI 1 non può
pertanto dedurre un diritto al rinnovo del suo permesso di dimora sulla base
dell'art. 43 LStr. Ritenuto inoltre che la comunità familiare più non sussiste,
essa non potrebbe invocare nemmeno l'applicazione dell'art. 49 LStr, che
permette il mantenimento di residenze separate per motivi gravi.

 

4.2. L'insorgente non potrebbe inoltre
pretendere che l'autorità di prime cure prenda in considerazione una proroga
del suo soggiorno sulla base di quanto previsto dall'art. 50 LStr.

Innanzitutto perché, non avendo vissuto
ininterrottamente in comunione domestica con il marito durante almeno tre anni,
RI 1 non può invocare la lett. a di questa disposizione.

Inoltre non si intravvede la presenza di
gravi motivi personali che rendano necessario il prosieguo del suo soggiorno in
Svizzera giusta la lett. b della medesima norma. La ricorrente pone in evidenza
di essere stata costretta a cessare la comunione domestica e a rifugiarsi
presso la __________ a __________, dove si troverebbe tuttora, in quanto
vittima di violenza da parte del marito. In effetti, il 1° settembre 2010 F__________
è stato condannato dal Procuratore pubblico alla multa di fr. 400.– in quanto, nel
periodo gennaio-ottobre 2009, presso l'abitazione coniugale, aveva compiuto vie
di fatto nei confronti della moglie, colpendola reiteratamente con calci alle
gambe e schiaffi al volto (doc. E). La condanna non era tuttavia ancora
cresciuta in giudicato al momento dell'inoltro del presente ricorso, in quanto F__________
ha fatto opposizione a tale decreto presso la Pretura penale. A prescindere da
ciò, non è comunque dato di vedere come il reato in parola, qualificato
giuridicamente quale lesione personale che non cagiona un danno al corpo o alla salute e
sanzionato con una multa, sia di un'intensità tale da imporre il prosieguo del
soggiorno in Svizzera dell'insorgente per gravi motivi personali.

Agli atti non vi sono
nemmeno elementi che facciano ritenere che la reintegrazione sociale di RI 1 nel
suo Paese d'origine possa risultare fortemente compromessa. Essa è infatti nata
e cresciuta in Serbia, dove ha vissuto fino all'età di 23 anni, possiede i suoi
principali legami sociali e culturali e risiede la maggior parte dei suoi
familiari. Il suo trasferimento nel Paese di origine non le porrà quindi insormontabili
problemi di reinserimento. Bisogna anche considerare che l'insorgente abita in
Svizzera soltanto da circa due anni, ritenuto comunque che dal 22 aprile 2010 la
sua presenza non è più autorizzata, ma semplicemente tollerata in attesa di un
giudizio definitivo sulla sua domanda di rinnovo del permesso di dimora. Il suo
soggiorno va quindi considerato di durata molto breve. Inoltre essa non ha
alcuna relazione stretta con il nostro Paese e non si può nemmeno considerare
che vi sia integrata, ritenuto che non esercita alcuna attività lucrativa e non
risulta dagli atti che disponga della piena padronanza della lingua italiana. Non
è quindi dato di vedere come, in tali circostanze, essa possa richiedere di
poter continuare a soggiornare in Svizzera.

La ricorrente sostiene per contro che, essendo
una donna di etnia albanese, coniugata ma separata, secondo la tradizione in
uso non verrà più accolta in famiglia e rischierà pure di provocare una faida
tra i suoi parenti e quelli del consorte che vivono in due villaggi poco
distanti, come ha dichiarato il sindaco di __________
(doc. F). Sennonché, come ha pertinentemente indicato
il Consiglio di Stato nella decisione impugnata (ad G.2, pag. 6), la legge
serba sulla famiglia riconosce l'istituto del divorzio e gli art. 1 e 75 della
costituzione della Serbia garantisce alle donne gli stessi diritti riconosciuti
agli uomini. Inoltre l'insorgente è maggiorenne ed in grado di svolgere
un'attività lucrativa, motivo per cui può senz'altro trasferirsi in un altro
villaggio della zona. Per quanto riguarda l'asserito rischio di una faida
famigliare a seguito del suo rientro, va innanzitutto osservato che tale argomento,
privo di riscontri credibili, è stato sollevato per la prima volta solo dinnanzi
al Tribunale, motivo per cui appare dubbio che tale circostanza sia talmente
grave da impedirle di tornare nel suo villaggio. Ma anche se fosse il caso, al
fine di impedire episodi di violenza la ricorrente e la sua famiglia hanno
sempre la possibilità di chiedere aiuto alla polizia e alle autorità giudiziarie
serbe.

 

 

                                   5.   Va infine rilevato
che l'insorgente non può prevalersi di una vita familiare intatta e vissuta ai
sensi dell'art. 8 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101) al fine di
ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno in base a questo disposto, non
essendovi più alcuna vita familiare con il proprio coniuge.

 

 

                                   6.   Si deve
pertanto concludere che il provvedimento litigioso è stato comunque adottato in
esito ad una corretta applicazione delle disposizioni legali determinanti e non
procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento di cui dispone l'autorità.
Esso risulta inoltre senz'altro rispettoso del principio di proporzionalità.

 

 

                                   7.   Stante
tutto quanto precede, il ricorso dev'essere respinto.

La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza
(art. 28 LPamm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 33, 43, 50, 62, 96 LStr; 77 OASA; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61 LPamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   Tassa e
spese di giustizia, per complessivi fr. 500.–, sono a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua
notificazione (art. 113 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005;
LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente                                                      Il
segretario