# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1adfabdc-3b94-5868-a3f0-8dc0404c9eee
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-06-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 16.06.1998 12.1998.20
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1998-20_1998-06-16.html

## Full Text

Incarto n.

  12.98.00020

  	
  Lugano

  16 giugno 1998/fb

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.94.289 della Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud
promossa con petizione 13 gennaio 1992 da

 

	
   

  	
  __________ rappr. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  __________

   

  

 

con cui
l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 13’548.55
oltre interessi a titolo di mercede dell’appaltatrice;

 

Domanda
avversata dal convenuto, che ha postulato la reiezione della petizione e che in
via riconvenzionale ha chiesto la condanna dell’attrice al pagamento di fr.
61’611.50 oltre interessi;

 

Il
Pretore con sentenza 10 novembre 1997 ha respinto l’azione principale e accolto
la riconvenzionale per fr. 31’450.45 oltre interessi;

 

Appellante
l’attrice, che con atto di appello del 20 gennaio 1998 chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di ammettere la petizione e respingere la riconvenzionale;

 

Mentre
il convenuto con osservazioni e appello adesivo del 17 febbraio 1998 postula la
reiezione del gravame avversario e l’accoglimento della propria impugnativa con
cui chiede che il giudizio di prima sede sia riformato nel senso
dell’accoglimento della riconvenzionale per fr. 50’611.50 oltre interessi;

 

Letti ed esaminati
gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

1.  - se
deve essere accolto l’appello

2.  - se
deve essere accolto l’appello adesivo

3.  - tassa
di giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                   A.   L’attrice
nel 1989 e 1990 ha edificato per il convenuto una casa d’abitazione sul fondo
579 di __________ contro una mercede forfetaria di fr. 429’711.60, importo
lievemente aumentato per effetto dell’esecuzione di qualche opera
supplementare.

                                          Ritenendo
che il convenuto abbia indebitamente trattenuto fr. 13’548.55 sull’importo
globale di sua spettanza, l’attrice procede nella presente causa.

 

 

                                   B.   Con
la risposta del 31 marzo 1992 il convenuto si è opposto alla petizione,
eccependo gravi inadempienze dell’attrice relative al deflusso dell’acqua
piovana, alla mancata esecuzione di numerosi lavori di finitura, alla presenza
di crepe, a difetti del camino e dell’impianto di riscaldamento e contestando
altresì la pretesa per opere supplementari.

                                          Nulla
sarebbe pertanto dovuto all’attrice, mentre il convenuto in via riconvenzionale
ha chiesto di essere autorizzato all’eliminazione dei difetti a spese
dell’attrice.

 

 

                                   C.   Con
le conclusioni il convenuto ha modificato la propria domanda riconvenzionale,
chiedendo la condanna dell’attrice in via principale al pagamento di fr.
61’611.50 oltre interessi, e in via subordinata di fr. 50’611.50 oltre
interessi.

                                         L’attrice
ha per contro mantenuto le proprie tesi e domande.

 

 

                                  D.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore, posta l’esistenza tra le parti di un
contratto di appalto, ha ritenuto che l’istruttoria avrebbe evidenziato vari
difetti dell’opera dell’attrice, tempestivamente notificati dal convenuto.

                                         L’appaltatrice
sarebbe in particolare responsabile per le crepe delle pareti interne della
casa e per parte delle rifiniture mancanti, il tutto per fr. 45’000.--, dal che
-dopo compensazione con il credito dell’attrice per il saldo della mercede- la
reiezione della petizione e l’accoglimento della riconvenzionale per fr.
31’450.45 oltre interessi. 

 

 

                                  E.   L’attrice
insorge con appello del 20 gennaio 1998, postulando la riforma della sentenza
pretorile nel senso di ammettere la petizione e di respingere la riconvenzionale.

                                         Al
riguardo dell’asserito difetto delle crepe, il convenuto con scritto del 14
maggio 1990 avrebbe optato per la riparazione gratuita da parte
dell’appaltatrice, che all’inizio del 1991 si sarebbe dichiarata disponibile
all’esecuzione delle riparazioni nella primavera del 1992. Sarebbe di
conseguenza ingiustificata la domanda riconvenzionale del convenuto su questo
punto, essendosi egli con ciò immotivatamente discostato dalla precedente,
irrevocabile scelta dell’eliminazione del difetto ad opera dell’appaltatrice.

                                         Nella
denegata ipotesi che fosse comunque dovuto il costo di riparazione, questo non
ammonterebbe a fr. 33’000.--, come erroneamente indicato dal perito,
evincendosi dal suo stesso referto l’effettivo costo unitario dell’intervento
di fr. 60.-- al mq per 273.275 mq, per un totale di soli fr. 16’396.50, somma
da ridurre di un ulteriore 15% per effetto della congiuntura ed in considerazione
del fatto che verrebbe eseguito il rifacimento dei tinteggi, opera che il
convenuto dovrebbe comunque sobbarcarsi dopo 7 anni di occupazione della casa.

                                         Il
Pretore avrebbe inoltre ammesso a torto l’esistenza di infiltrazioni di fumo
nel gabinetto, e di conseguenza avrebbe erroneamente aggiudicato a tal titolo
il comunque esagerato importo di fr. 6’000.--.

                                         Sempre
a torto, infine, sarebbero stati aggiudicati dal primo giudice ulteriori fr.
6’000.-- per vari lavori di finitura, trattandosi di difetti inesistenti o
comunque sanabili con importi decisamente inferiori a quelli stabiliti.

 

 

                                  F.   Il
convenuto con l’appello adesivo critica invece il riconoscimento del credito
dell’attrice, come pure il mancato accoglimento della sua pretesa di fr. 5’611.50,
spesi per sistemare la scarpata e la griglia in conseguenza della carente
evacuazione delle acque chiare.

 

 

                                  G.   Delle
rispettive osservazioni ai gravami avversari, dei quali è chiesta l’integrale
reiezione con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario,
nei successivi considerandi.

 

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   L’attrice
sostiene in primo luogo che la pretesa di fr. 33’000.-- del convenuto relativa
alle crepe delle pareti della casa sarebbe da respingere già solo per il motivo
che egli sarebbe vincolato all’opzione di riparazione gratuita del difetto da
lui scelta con lo scritto del 14 maggio 1990.

                                         La
tesi è ai limiti del temerario.

                                         E’
infatti manifesto che il verificarsi delle note crepe è costitutivo di
inadempienza da parte dell’attrice che difatti, come essa stessa ammette, ha
promesso l’eliminazione del difetto.

                                         E’
altrettanto chiaro che -a prescindere da eventuali differenti argomentazioni
addotte nella corrispondenza preprocessuale- il solo macroscopico difetto delle
pareti consentiva lecitamente al convenuto di invocare con successo l’art. 82
CO e di trattenere perciò la parte scoperta della mercede.

                                         A
fronte di questa situazione, non vi è chi non veda in buona fede che
l’introduzione della petizione da parte dell’attrice chiedente il pagamento di
detto inesigibile saldo, petizione facente oltretutto seguito a procedura
esecutiva, volutamente silente sulla questione delle crepe e in cui la
trattenuta di fr. 13’000.-- e rotti viene definita arbitraria (punto 4, pag. 3),
costituisce l’ultima e definitiva manifestazione di una evidente volontà, non
smentita da alcun indizio contrario, di non provvedere ad alcuna riparazione.

                                         Per
effetto di tale concludente rifiuto dell’appaltatore all’effettuazione della
riparazione si deve pertanto considerare ripristinato il diritto di scelta del
committente, che può perciò lecitamente postulare l’aggiudicazione dei costi di
riparazione.

 

                                   2.   L’attrice,
per la verificata ipotesi della reiezione della predetta censura, critica la
quantificazione in fr. 33’000.-- del costo per l’eliminazione delle crepe.

 

                                2.1   Il
perito (referto, pag. 5) ha dapprima espresso una valutazione di massima per i
costi di eliminazione delle crepe nel senso di indicare un costo globale di fr.
24’000.-- per la sistemazione delle pareti interne (pari a fr. 60.-- al mq x
400 mq), di fr. 5’000.-- per la sistemazione delle piastrelle del bagno,
anch’esse danneggiate dalle crepe (cfr. foto 36 e 37 annesse al referto), e di
fr. 4’000.-- per la sistemazione delle facciate esterne.

                                         Nel
complemento di perizia l’esperto ha ammesso che  “i 400 mq sono stati valutati
in modo indicativo e dovevano servire unicamente per dare un ordine di
grandezza dei costi di risanamento” (pag. 6) e che “il prezzo di fr. 60,00/mq
risulta da un prezziario allestito da una ditta specializzata in risanamenti e
rappresenta un costo medio al mq dei vari lavori da eseguirsi” (pag. 5), non
escludendo la possibilità di potere ottenere un prezzo più favorevole.

                                         Al
complemento di perizia il perito ha allegato un computo metrico delle aree
interne da risanare indicante 273,275 mq, nonché un preventivo della ditta
__________ che “prevede un tinteggio globale interno (soffitti compresi) e
indica un costo di ca. fr. 33’000.--, la nostra valutazione (fr. 24’000.--) si
limita ai costi relativi delle parti da risanare che riconfermiamo”
(complemento, pag. 5).

 

                                2.2   L’esame
di questi elementi consente di confermare su questo punto il giudizio
pretorile. 

                                         Nonostante
l’incongruenza relativa alla superficie interna della casa -peraltro non
rilevata dall’attrice nelle conclusioni (pag. 9 e 10) e irritualmente addotta
per la prima volta in questa sede- il perito ha chiaramente confermato
l’indicazione, dapprima fornita in via approssimativa, di un costo di risanamento
di complessivi fr. 33’000.--, di cui fr. 24’000.--  per i soli muri interni,
come indirettamente risulta del resto dal preventivo annesso al complemento di
perizia, che prevede un importo di fr. 33’000.-- per i soli muri interni, così
che l’errata indicazione relativa alla superficie risulta in definitiva
compensata dall’altrettanto errata indicazione iniziale di un costo di
risanamento di soli fr. 60.-- al mq.

                                         L’attrice,
del resto, a queste valutazioni peritali contrappone unicamente la propria personale
valutazione, fondata appunto sull’inattendibile costo unitario di fr. 60.-- al
mq, secondo cui il risanamento dovrebbe limitarsi ad interventi minimi, da
eseguire nelle sole zone in cui vi sono le fessure.

                                         Così
non è, non potendo essere imposta al committente l’esecuzione di interventi
palliativi o provvisori, ma dovendo questi piuttosto essere posto nella
condizione di ricevere un’opera completa esente da ogni difetto (cfr. in tal
senso, proprio con l’esempio di fessure in una facciata: Gauch, Der Werkvertrag,
4. edizione, n. 1724).

                                         Infondata
è pertanto l’obiezione relativa al ritinteggio dell’intera casa: contrariamente
all’opinione dell’attrice non si tratta di un provvedimento superfluo, che a
distanza di 7 anni pone il committente in una situazione migliore di quella che
si sarebbe normalmente verificata, ma costituisce invece la necessaria
eliminazione di un palese difetto estetico conseguente all’esecuzione dei
lavori di risanamento, laddove l’infondata obiezione di una pretesa miglioria per
effetto del tinteggio può essere confutata anche in base alla considerazione
che ciò può in ogni caso compensare il pregiudizio subito dal committente per
avere subito durante 7 anni l’inestetica presenza delle crepe, oppure che ciò
sarebbe forse stato evitato se solo l’appaltatrice avesse eseguito a suo tempo
la promessa riparazione gratuita.

                                         L’attrice
non può essere seguita nemmeno quando rivendica un ribasso del 15% sul costo
del risanamento (appello, pag. 9), avendo il perito indicato un grado di approssimazione
pari a    “+- 15%” (complemento, pag. 7), il che esclude evidentemente che
esista la sola possibilità di un minor costo, così che non si vede per quale
motivo l’indicazione dovrebbe necessariamente essere utilizzata ad esclusivo
beneficio dell’appaltatrice, potendo piuttosto in simili circostanze insorgere
con uguale buon diritto anche il committente per chiedere la correzione di
senso contrario, di modo che in assenza di migliori riscontri l’importo
indicato va senz’altro confermato.

 

 

                                   3.   L’appellante
insorge anche contro l’aggiudicazione al convenuto di fr. 6’000.-- per le
infiltrazioni di fumo nel locale WC.

                                         Essa
contesta avantutto l’esistenza medesima del difetto sulla scorta di
affermazioni del perito, che si sarebbe espresso in proposito in termini
dubitativi. L’obiezione è tuttavia ampiamente infondata, da una parte perché il
perito stesso ha successivamente constatato il sussistere del difetto (cfr.
complemento di perizia), e d’altra parte perché la stessa attrice ne aveva
precedentemente ammesso l’esistenza con la lettera 11 gennaio 1991 (doc. 32),
promettendone oltretutto la sollecita eliminazione, così che essa è ora assai malvenuta
nell’affermare la tesi contraria.

                                         In
secondo luogo l’attrice contesta che sia stata provata la necessità di
effettuare un intervento dell’importanza di quello proposto dal perito,
sostenendo che sarebbe sufficiente il rifacimento della sigillatura al costo di
soli fr. 300.--. Anche questa censura è priva di fondamento. Premesso che, come
si è già detto, il committente non è tenuto a contentarsi dell’esecuzione di
lavori palliativi -come è a prima vista il caso di una sigillatura che
impedisce al fumo di invadere un locale, senza che si risolva il problema della
perdita di fumo dal camino- che oltretutto nella specie sono già stati tentati
senza successo, è in concreto addirittura evidente che il problema in questione
è necessariamente dovuto ad un difetto del camino (perizia, risposta, 7, pag.
5), di modo che l’intervento prospettato -inserimento di una canna fumaria in
acciaio (complemento, pag. 6)- appare idoneo alla sua soluzione, e a prima
vista senz’altro più economico dello smontaggio e rimontaggio del camino per
cercare ed eliminare la perdita di fumo.

 

 

                                   4.   L’appaltatrice
contesta poi la posizione di fr. 5’000.-- attribuita dal Pretore per il
rifacimento del giunto elastico tra la casa e la scala posteriore, sostenendo
che il perito avrebbe riconosciuto la correttezza della soluzione tecnica
adottata dall’attrice e che i problemi di infiltrazione sarebbero invece stati
causati dall’assestamento del terreno e dal comportamento del convenuto, che
avrebbe rifiutato di fare posare il drenaggio supplementare necessario alla
corretta evacuazione dell’acqua meteorica. Sarebbe comunque anche in questo
caso iniqua l’imposizione all’appaltatrice di una soluzione tecnica comportante
una miglioria.

                                         Ancora
una volta l’attrice travisa le parole del perito allo scopo di sostituire la
propria opinione a quella dell’esperto.

                                         Dalla
lettura dei referti (perizia, risposta 4, pag. 4; complemento, risposte 2a, 2c,
3b, 3c, pag. 4 e 5) è infatti palese il rilievo della cattiva esecuzione del
giunto in questione, mentre nulla, se non le soggettive affermazioni
dell’attrice, depongono in favore dell’esistenza della possibilità di una
riparazione ad un costo inferiore di quello indicato dal perito senza che si
abbia a che fare, ancora una volta, con soluzioni palliative o riparazioni di
fortuna (cosid. “__________ ”, esplicito in tal senso: complemento di perizia,
pag. 7, come pure il rilievo fondato sulla comune esperienza, secondo cui non è
possibile eseguire per fr. 800.-- il medesimo tipo di lavoro che normalmente
costa fr. 5’000.--). Pure non provato (e infondato) è il rilievo secondo cui la
riparazione comporterebbe una miglioria, limitandosi essa a risolvere un
problema la cui soluzione era pacificamente oggetto del contratto di appalto,
ad un costo certamente non incompatibile con l’ammontare globale della mercede,
così da non poterlo definire esorbitante ai sensi dell’art. 368 cpv. 2 CO.

                                         Infondato
è infine anche l’addebito di responsabilità al convenuto in relazione al
deflusso dell’acqua meteorica, come meglio si vedrà al considerando 7.

 

                                   5.   L’attrice
insorge da ultimo anche contro le posizioni di fr. 1’500.-- per la sistemazione
del raccordo dell’impermeabilizzazione sotto la cucina e di fr. 350.-- per il
coperchio della fognatura. A torto.

 

                                5.1   Come
la stessa attrice ammette (pag. 13), la perizia ha evidenziato un errore nella
determinazione della quota dell’impermeabilizzazione in questione, errore che
il perito ha chiaramente posto a suo carico (complemento, risposta 8d bb, pag.
7), così da non potersi seguire in questa sede la contraria opinione secondo
cui la colpa sarebbe del giardiniere, verosimilmente estraneo alla costruzione
della casa.

                                         Ciò
premesso, e lo si ripete per l’ultima volta, all’attrice deve essere imposto il
costo della sistemazione ottimale del difetto, quantificato dal perito in fr.
1’500.--, e non quello di una soluzione palliativa, valutata dal perito in fr.
500.-- e dall’attrice in soli fr. 150.--.

 

                                5.2   Per
l’eliminazione dei difetti del giunto elastico, dell’impermeabilizzazione sotto
la cucina e del tombino della fognatura il Pretore, seguendo il perito, ha
accordato complessivi fr. 6’000.--, operando così un generoso arrotondamento in
favore dell’attrice, ritenuto che il costo al dettaglio dei 3 interventi
sarebbe stato di fr. 6’850.--, e quello dei primi due, confermati in questa
sede, di fr. 6’500.--.

                                         Stante
tale arrotondamento, diviene priva di oggetto la censura relativa ai fr. 350.--
del coperchio della fognatura, che l’attrice vorrebbe ridurre a fr. 80.--,
essendo anche in tal caso senz’altro dato il fondamento dei fr. 6’000.--
globalmente attribuiti dal Pretore per le tre posizioni.

 

 

                                   6.   Il
convenuto nell’appello adesivo critica la decisione del Pretore di riconoscere
all’attrice, nonostante i difetti dell’opera, il diritto all’intera mercede
contrattuale.

                                         L’obiezione
è manifestamente infondata.

                                         E’
infatti evidente che una volta posti a carico dell’appaltatrice i costi di
riparazione dei difetti dell’opera non vi è motivo alcuno per effettuare
deduzioni dalla di lei mercede: in altri termini, in virtù del principio
dell’equivalenza delle prestazioni contrattuali, alla corretta esecuzione del
contratto da parte dell’appaltatrice, ripristinata con il predetto
risarcimento, deve corrispondere la piena prestazione del committente,
corrispondente alla mercede pattuita (medesima soluzione, dopo riparazione dei
difetti, in: II CCA 3 gennaio 1996 in re D. SA/E. SA).

 

 

                                   7.   E’
per contro provvista di buon diritto la censura concernente la pretesa di fr.
5’611.50 spesi dal convenuto per la sistemazione della scarpata e della griglia
per porre rimedio all’afflusso dell’acqua meteorica e ai danni da essa causati.

                                         A
torto, infatti, il Pretore (consid. 6) ha dedotto dalla frase “le acque chiare
e i drenaggi disperdono sul terreno” di cui al contratto doc. A che le opere in
questione non riguardassero il contratto medesimo.

                                         Il
corretto deflusso delle acque meteoriche è al contrario un problema
implicitamente connesso alla progettazione e edificazione di una casa, e la
citata frase non significa il contrario, ma evidenzia piuttosto la scelta
progettuale in concreto adottata dalla ditta attrice (dispersione sul terreno),
scelta rivelatasi inadeguata per la situazione del terreno e per
l’insufficienza delle misure operative adottate per concretizzarla.

                                         Si
giustifica perciò di accollare all’attrice i costi di realizzazione di una
corretta soluzione e quelli di risarcimento del danno verificatosi, consistente
nella sostituzione del materiale di riempimento (doc. 23, 24 e 25), costi
ritenuti congrui dal perito.

 

                                         Ne
deve seguire, ai sensi dei considerandi, la reiezione del gravame principale e
il parziale accoglimento di quello adesivo nel senso dell’aumento di fr.
5’611.50 dell'importo complessivi dovuto al convenuto.

 

                                         Tassa
di giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza delle
parti (art. 148 CPC).

 

 

 

 

 

 

 

Per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello
20 gennaio 1998 di __________ è respinto.

 

                                   II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                              fr.         950.--

                                         b) 
spese                                                 fr.           50.--

                                         T
o t a l e                                                 fr.      1’000.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere al
convenuto fr. 1’500.-- per ripetibili di appello.

 

                                  III.   L’appello
adesivo 17 febbraio 1998 di __________ è parzialmente accolto.

 

                                         Di
conseguenza la sentenza 10 novembre 1997 della Pretura di Mendrisio-Sud è
riformata nel modo seguente:

 

                                         1.
e 2.     Invariati.

 

                                         2.1.    Di
conseguenza __________ è condannata a pagare a __________ la somma di fr.
37’061.95 oltre interessi al 5% dalla data della crescita in giudicato della
sentenza.

 

                                         3.1.    Invariato.

 

                                         3.2.    Per
la domanda riconvenzionale, tenuto conto del valore quantificato nelle
conclusioni 28 maggio 1996, la tassa di giustizia, fissata in fr. 2’400.--, e
le spese, comprese le spese peritali, da anticiparsi come di rito, sono poste a
carico dell’attore riconvenzionale per 2/5 e per 3/5 sono a carico della
convenuta riconvenzionale, che rifonderà a controparte la somma di fr. 1’250.--
per parte di ripetibili.

 

 

 

 

 

 

 

                                 IV.   Le
spese della procedura d’appello adesivo consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                                             fr.        
480.--

                                         b) 
spese                                                               fr.          
20.--

                                         T
o t a l e                                                               fr.        
500.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico per 2/3 e per 1/3 sono a
carico dell’attrice, alla quale il convenuto rifonderà fr. 350.-- per
ripetibili parziali di appello.

 

                                  V.   Intimazione:       -
__________; 

 

                                         Comunicazione
alla Pretura di Mendrisio-Sud.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario