# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** afcaec64-4e22-5136-aaf1-7914d6b81f93
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-01-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.01.2006 52.2005.368
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2005-368_2006-01-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2005.368

   

  	
  Lugano

  9 gennaio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 7 novembre 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 18 ottobre 2005 (n. 4960) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 15 settembre del Dipartimento delle istituzioni, Sezione
  dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rilascio di un permesso di
  dimora (cambiamento di cantone) e dichiara irricevibile il ricorso contro uno
  scritto del 21 settembre 2005 della Sezione dei permessi e dell'immigrazione;

  

 

 

viste le risposte:

-     1° dicembre 2005 del
Dipartimento delle istituzioni;

-    13 dicembre 2005 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   La
cittadina ucraina RI 1 (1976) è entrata in Svizzera il 1° gennaio 2002 per
svolgere l'attività di artista in diversi locali notturni del Paese. Per questo
motivo, ella è stata posta al beneficio di successivi permessi di dimora temporanei
(L).

Il 1° agosto 2002 la ricorrente ha ottenuto nel
canton Friborgo un'autorizzazione di soggiorno di breve durata per motivi di studio
valida fino al 25 ottobre 2002.

L'8 novembre 2002, ella si è sposata a __________
con il cittadino elvetico R__________ (1954). Per vivere insieme al marito, le
autorità friborghesi le hanno rilasciato un permesso di dimora annuale, in
seguito rinnovato fino al 7 novembre 2004.

 

 

                                  B.   a) Il 1°
aprile 2004, RI 1 è giunta in Ticino, alloggiando a __________ presso gli amici
__________ e __________.

Il 1° novembre 2004, ella ha chiesto alla
Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni l'autorizzazione
a cambiare cantone per vivere in Ticino. Preso atto della domanda, il giorno
successivo l'Amt für Bevölkerung und Migration del canton Friborgo ha informato
il legale dell'interessata che, trasferendosi in Ticino, quest'ultima non sarebbe
più stata considerata dimorante sul territorio friborghese.

Con decreto d'accusa 13 dicembre 2004 il
Procuratore pubblico ha condannato la ricorrente a 60 giorni di detenzione,
sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e a una multa di
fr. 1'500.– per circolazione in stato di ebrietà (tasso di alcolemia min. 2.46
- max. 2.90 g ‰) e infrazione alle norme della
circolazione (fatti avvenuti il 20.10.2004).

Dall'agosto 2005 l'interessata abita a __________
presso __________. Il 9 dello stesso mese, ella richiesto nuovamente alle
autorità ticinesi il rilascio di un permesso di dimora, sollecitando una
decisione in tal senso.

Interrogata il 18 agosto 2005 dalla Polizia
cantonale in merito al suo soggiorno in Ticino e alla sua situazione
matrimoniale, RI 1 ha segnatamente dichiarato che suo marito aveva intenzione
di chiedere il divorzio nel canton Friborgo e che ella aveva inoltrato un'istanza
di misure protettrici dell'unione coniugale presso la Pretura del Distretto di
Lugano. Nel contempo ha prodotto uno scritto, nel quale ha sostenuto - tra
l'altro - che suo marito stava facendo di tutto per mandarla via dalla Svizzera
per poter sposare un'artista dell'Europa dell'Est.

 

b) Fondandosi sulle premesse emergenze, il
15 settembre 2005 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha risolto di non
rilasciare un permesso di dimora a RI 1 per vivere in Ticino e le ha fissato un
termine con scadenza il 31 ottobre 2005 per lasciare il territorio cantonale in
quanto ella viveva da tempo separata dal marito, escludendo una loro riconciliazione.

La decisione è stata resa sulla base degli
art. 4, 7, 8, 9, 12, 16 LDDS e 8 ODDS.

 

c) A seguito della condanna penale del 13
dicembre 2004, il 21 settembre 2005 il dipartimento ha inoltre diffidato l'interessata
a rispettare in futuro l'ordinamento elvetico al fine di evitare ulteriori
provvedimenti amministrativi nei suoi confronti, come l'ammonimento, il mancato
rinnovo o la revoca del permesso di dimora o l'espulsione dal territorio
elvetico.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 18 ottobre 2005, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale del 15 settembre 2005, respingendo l'impugnativa contro di essa
interposta da RI 1

Il Governo ha ritenuto che l'interessata si
richiamasse in modo manifestamente abusivo ad un matrimonio da tempo ormai
privo di ogni contenuto per i motivi addotti dalla Sezione dei permessi e
dell'immigrazione e che pertanto non poteva pretendere di ottenere un permesso
di dimora nel nostro cantone.

L'Esecutivo cantonale ha per contro dichiarato
irricevibile il ricorso contro la decisione dipartimentale del 21 settembre
2005, considerandola una semplice comunicazione che non imponeva alcun
provvedimento nei confronti dell'interessata.

Infine, ha respinto la domanda di assistenza
giudiziaria e di gratuito patrocinio.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativaRI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando inoltre il rilascio di
un permesso di dimora per vivere nel nostro cantone, la concessione
dell'effetto sospensivo al gravame e la concessione di un visto di ritorno per
poter, pendente causa, rendere visita a sua madre in Ucraina.

Contesta di avere contratto un matrimonio
fittizio, addebitando la disunione al marito che dopo averla buttata fuori casa
intende sposare una donna ucraina. L'autorizzazione a cambiare cantone,
soggiunge, sarebbe giustificata anche perché in Ticino vive sua sorella,
titolare di un permesso di domicilio. Adduce inoltre di essersi sempre
comportata bene durante il suo soggiorno e di non avere svolto nessuna attività
abusiva.

Chiede inoltre di accertare la nullità dello
scritto 21 settembre 2005 con cui il dipartimento l'aveva diffidata a
comportarsi bene, ritenendo che l'atto in parola non doveva esserle notificato
personalmente, bensì per il tramite del suo patrocinatore, come per la
decisione in materia di cambiamento di cantone.

Considerato che il suo ricorso non era
manifestamente infondato, il Governo doveva concederle l'assistenza giudiziaria
e il gratuito patrocinio.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate
con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10 lett. a
LALPS).

 

1.2. In ambito di polizia degli stranieri il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro
il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove
un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione
particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv.
1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).

 

1.3. La ricorrente intende trasferirsi in
Ticino proveniente dal canton Friborgo, dove era al beneficio di un permesso di
dimora ottenuto a seguito del suo matrimonio con un cittadino elvetico.

Ritenuto che il permesso di dimora vale
esclusivamente per il cantone che l'ha rilasciato (art. 8 cpv. 1 LDDS e 14 cpv.
2 ODDS), se lo straniero desidera cambiare cantone necessita pertanto di un
nuovo permesso, sul cui rilascio le autorità decidono liberamente (art. 4 LDDS
e 8 cpv. 1 e 3 LDDS; 14 cpv. 3 ODDS).

 

1.4. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase
LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e
alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta
norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale
giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c).

In concreto, la ricorrente risulta sempre
sposata con il cittadino elvetico R__________. Di conseguenza ella ha, in linea
di principio, diritto al rilascio di un permesso di dimora a seguito del
cambiamento di cantone.

Pertanto, potendo la decisione impugnata
essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto
amministrativo, si deve concludere che la competenza di questo tribunale a statuire
sull'impugnativa inoltrata da RI 1 è data.

Se il permesso sollecitato non possa esserle
rilasciato è una questione di merito, non di ammissibilità.

 

1.5. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1
PAmm) e presentato da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è
pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

Non risulta infatti necessario richiamare
dall'Amt für Bevölkerung und Migration friborghese e dalla Pretura del
Distretto di Lugano gli incarti concernenti la ricorrente, in quanto non
appaiono atti a procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti
rilevanti per il giudizio.

 

 

                                   2.   Bisogna in
primo luogo considerare che il Consiglio di Stato, nonostante abbia rilevato
alcuni indizi di matrimonio fittizio, come la mancanza di un permesso di soggiorno
per vivere stabilmente in Svizzera, la celerità nella celebrazione delle nozze
dopo una breve frequentazione e la grande differenza di età tra i coniugi (risoluzione
governativa ad F., pag. 6), ha poi argomentato che, invocando il vincolo
coniugale con il marito, la ricorrente commetteva un abuso manifesto del diritto.

Di conseguenza, cadono nel vuoto le censure
dell'insorgente volte a negare l'esistenza di un matrimonio di convenienza e
non è pertanto necessario chinarsi sulle stesse.

 

 

                                   3.   Come già
menzionato in precedenza, l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il
coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla
proroga del permesso di dimora. Questo diritto - soggiunge il cpv. 2 della
medesima norma - non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le
prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente
quelle sulla limitazione del loro effettivo.

Per costante giurisprudenza, vi è abuso di
diritto laddove un determinato istituto giuridico è invocato per realizzare
interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 121 I 367,
consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS, ciò è il caso allorquando il coniuge
straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste
solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un
permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli
tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II 145, consid. 2.2.). Va rilevato
che nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha volontariamente omesso di
far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero
all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione
matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi
siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano più intenzionati
a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale
soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e
rif.).

 

 

                                   4.   4.1 In
concreto, l'8 novembre 2002 la ricorrente è stata posta al beneficio di un permesso
di dimora per vivere nel canton Friborgo con il cittadino elvetico R__________.

Nell'aprile del 2004, senza il marito, ella
è giunta in Ticino dove ha poi chiesto un permesso di soggiorno (v. verbale
d'interrogatorio di polizia 18 aprile 2005, agli atti).

Dinnanzi al tribunale RI 1 ha confermato che
il suo matrimonio è in crisi, soggiungendo che all'epoca suo marito l'aveva
buttata fuori casa, perché era intenzionato a chiedere il divorzio per poter sposare
una donna ucraina (ricorso, pag. 2).

In siffatte circostanze, con l'unione
coniugale gravemente turbata ed esistente solo dal Iato formale, si può senz'altro
ritenere che ella si appelli a un matrimonio ormai privo di ogni scopo e contenuto
almeno dall'aprile 2004 al fine di poter ottenere l'autorizzazione a cambiare
cantone di residenza per dimorare in Ticino.

La posizione dell'insorgente non merita
pertanto alcuna tutela sul piano giuridico in quanto, come correttamente
rilevato dal Governo, manifestamente abusiva.

 

4.2. La ricorrente risiede nel nostro paese
da circa tre anni. Il suo soggiorno va quindi considerato di breve durata.
Inoltre ella ha i suoi principali legami famigliari, sociali e culturali in
Ucraina, dove è nata e cresciuta e risiedeva prima di giungere in Svizzera
all'età di 25 anni. Per questi motivi, il suo rientro in patria non le pone
alcun problema di riadattamento, qualora ella non fosse più autorizzata a risiedere
nel canton Friborgo.

Il fatto che ella non avrebbe mai dato adito
a lagnanze di rilievo durante il suo soggiorno, non permette quindi di
pervenire ad una conclusione a lei più favorevole.

L'insorgente
non potrebbe prevalersi di una vita familiare intatta e vissuta ai sensi
dell'art. 8 CEDU al fine di ottenere l'autorizzazione a cambiare cantone in
base a questo disposto, non essendovi più vita familiare con il marito. Ella
non potrebbe invocare tale disposto nemmeno per ottenere un permesso di
soggiorno nell'ambito del ricongiungimento familiare con sua sorella che vive
in Ticino al beneficio di un permesso di domicilio, ritenuto che non si trova
in un rapporto di dipendenza con la stessa e non risulta che necessiti delle
sue cure (DTF 120 Ib 261 consid. 1e).

Infine, non può essere vagliata in questa
sede la richiesta della ricorrente di rilasciarle un visto di ritorno per
permetterle di recarsi in Ucraina per visitare sua mamma e rientrare in seguito
in Svizzera, perché il Tribunale amministrativo non è competente a pronunciarsi
su tale genere di domande.

 

                                         4.3. Ne
consegue che la decisione resa dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione di
non rilasciare un permesso di soggiorno all'insorgente per vivere in Ticino,
sfugge alle critiche sollevate nel gravame.

 

 

                                   5.   Preso atto
che il 13 dicembre 2004 RI 1 era stata condannata penalmente, il 21 settembre
2005 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione l'ha diffidata a rispettare in
futuro l'ordinamento elvetico al fine di evitare ulteriori provvedimenti
amministrativi nei suoi confronti, come l'ammonimento, il mancato rinnovo o la
revoca del permesso di dimora o l'espulsione dal territorio elvetico.

Come dinnanzi al Consiglio di Stato, la ricorrente
ribadisce anche in questa sede che l'atto sarebbe irrito, e pertanto da annullare,
in quanto non doveva esserle notificato direttamente a lei ma tramite il suo
patrocinatore, come per la decisione sul permesso.

L'Esecutivo cantonale ha invece dichiarato
irricevibile il ricorso per difetto di atto impugnabile, ritenendo tale
determinazione una semplice comunicazione e non un atto d'imperio individuale,
mediante il quale si imponeva un provvedimento nei confronti dell'interessata.

Ora, sapere se la pronuncia dipartimentale
del 21 settembre 2005 vada considerata quale decisione e se la stessa doveva
essere notificata al patrocinatore, può rimanere indeciso.

Difatti lo scritto in parola non ha nessun
valore pratico ed è senz'altro frutto di un errore, ritenuto che nel nostro cantone
RI 1 non è mai stata titolare di un permesso di dimora e non poteva pertanto
essere oggetto di un avvertimento di tale portata.

 

 

                                   6.   Ritenuto
che il gravame presentato dinnanzi all'autorità inferiore si rivelava infondato
sin dall'inizio, è a giusta ragione che il Consiglio di Stato ha pure respinto
la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio, giusta l'art. 14
Lag.

 

 

                                   7.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va pertanto respinto.

Con l'emanazione del presente giudizio, la
domanda di concessione dell'effetto sospensivo diviene priva di oggetto (art.
47 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 4, 7, 8 LDDS; 14 ODDS; 100 cpv. 1 lett.
b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 14 Lag; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60 e 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi fr. 800.-, sono a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario