# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 97850ff5-8947-516c-99d5-d7589ccc1990
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-04-20
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 20.04.2000 14.1999.00093
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-1999-00093_2000-04-20.html

## Full Text

Incarto n.

  14.1999.00093

  	
  Lugano

  20 aprile
  2000/CJ/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta,
  presidente 

  Pellegrini e Zali

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baur Martinelli,
  vicecancelliera

  

 

 

statuendo nella causa a procedura sommaria di cui agli inc.n.
__________ e __________ della Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, a
dipendenza dell’istanza di sequestro 19 ottobre 1998 di

 

                                         __________

 

                                         e
dell’opposizione 9 novembre 1998 formulata congiuntamente da

 

                                         __________

 

ai decreti di sequestro 20 ottobre 1998 emanati dalla Segretaria
assessore della Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, ed eseguiti
dall’Ufficio di esecuzione del Distretto di Lugano (sequestri n.__________,
n__________, n.__________);

 

 

 

sulla quale opposizione la Segretaria assessore della Pretura del
Distretto di Lugano, Sezione 4, con decisione 7 settembre 1999, ha così
statuito:

 

              “1.                      L’istanza/opposizione
9 novembre 1998 è respinta. 

 

    1.1.   I sequestri nr.__________ e __________ di cui ai decreti
20 ottobre 1998 di questa Pretura, ordinati nei confronti di __________ e
__________ sono riconfermati limitatamente all'importo di fr. 331'933.--.

 

     2.     La tassa di giustizia di fr. 400.-- e le spese di fr.
200.--, da anticipare dalle istanti in solido, restano a loro carico con
l'obbligo di rifondere alla convenuta, sempre con il vincolo della solidarietà,
fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili. 

 

               3.      omissis”.

 

 decisione
dedotta in appello __________ e da __________, che con atto unico di ricorso (recte:
appelli) 15 settembre 1999 chiedono venga giudicato:

                                      

              “1.                 Il
ricorso è interamente accolto.

              

              2.                  La sentenza dell’On. Segretario
Assessore del Distretto di Lugano, sezione 4, del 7 settembre 1999 (inc.
__________) è annullata e così riformata:

 

                                    “1.  L’istanza/opposizione 9
novembre 1998 è accolta.

                         1.1     Tutti i sequestri di cui ai decreti
20 ottobre 1998 di questa Pretura, tra cui quelli nr. __________ e __________,
sono revocati.

 

                                    È fatto ordine alla spettabile
__________, di procedere allo sblocco di ogni conto bancario o altro qualsiasi
bene di proprietà di __________ __________, nonché di __________, sequestrato a
seguito dell’ordine del Giudice del 20 ottobre 1998.

 

                        __________, e __________ sono in ogni caso
dimessi dalla lite per i motivi indicati nei considerandi.

 

                         2.        La tassa di giustizia di Frs.
_____ e le spese di Frs. _____ restano a carico della __________, con l’obbligo
per quest’ultima di rifondere Frs. _____ al signor __________, Frs. _______
alla spettabile __________ e Frs. ______ alla spettabile __________, a titolo
di ripetibili.

 

               3.                 Si protestano tasse, spese e
ripetibili in sede di ricorso per tutti gli opponenti/ricorrenti.

viste
le osservazioni 18 ottobre 1999 di __________ 

                                      

ritenuto

 

 

in fatto:                    A.   Con istanza 19 ottobre 1998, la
società appellata, __________ __________ ha richiesto nei confronti delle
società __________ __________ __________ nonché contro __________ __________,
domiciliato a __________ il sequestro ex art. 272 (recte 271) cpv.1 n. 4 LEF
presso le banche __________ e __________, entrambe a __________, di “qualsiasi
importo in contanti, valori, titoli, crediti e beni di qualsiasi altro genere
in conto corrente, depositi, cassette di sicurezza o in altro modo intestati
sia personalmente, sia sotto designazione convenzionale o numerica”, ai
debitori __________, __________.

 

                                         L'istante
allega di aver acquistato da __________, per la quale funge da intermediaria
__________, accessori di scarsa qualità totalmente differenti da quelli di
marca (____________________ordinati. Sostiene di aver pagato 3 cospicui acconti
all’__________ __________, nonché di aver aperto una lettera di credito sulla
__________ per Lire 180'000'000.— che i sequestrati avrebbero incassato
mediante la presentazione dei documenti richiesti dall’accordo documentario e
il cui importo sarebbe probabilmente stato girato alla __________ sui conti di
pertinenza dei convenuti. L’istante pretende quindi di essere titolare di un credito
in restituzione di quanto indebitamente pagato, in ragione dell’inadempimento
contrattuale delle venditrici, oltre al risarcimento del danno subito. Essa
stima l’importo complessivo dei tre acconti e della lettera di credito in fr.
359'420.--. Fonda il suo asserito credito nei confronti di __________ e di
__________ sul fatto che __________ sarebbe una società fittizia che agisce per
conto di __________ e che __________ sarebbe l’avente diritto economico delle
due società nonché il “deus ex machina” di tutta l’operazione. __________ cita
come legame sufficiente con la Svizzera il fatto che le lettere di credito sono
state aperte su banche svizzere, che gli incassi sono avvenuti a __________ e
che le parti “contemplavano” la Svizzera quale luogo dell’adempimento.

 

                                  B.   Il 20 ottobre 1998, la Segretaria assessore della Pretura del
Distretto di Lugano ha ordinato i tre sequestri come richiesto da __________ e
imposto a quest'ultima di prestare a favore di ogni sequestrato una garanzia
bancaria, o un altro titolo equivalente, di fr.  50'000.--, ciò che è stato
fatto per __________ e __________ in data 23 novembre 1998. Invece, __________
non ha prestato nel termine impartito la garanzia esatta a favore di
__________.

 

                                  C.   Con
atto comune 9 novembre 1998, __________, __________ e __________ hanno
formulato opposizione ai sequestri in causa, con protesta di tasse, spese e
indennità, chiedendo in particolare la dimissione dalla lite di __________ e di
__________, a motivo che essi non sarebbero controparti contrattuali di
__________, che avrebbe trattato unicamente con __________.

 

                                  D.   All’udienza
di discussione 20 gennaio 1999, i sequestrati hanno confermato la loro
opposizione al sequestro. 

 

                                         La
sequestrante ha, da parte sua, prodotto 24 nuovi documenti, un’istanza di
edizione di documenti rivolta all’__________ ed un memoriale scritto di 11
pagine, in cui, in particolare, solleva l’eccezione di carenza di
legittimazione del rappresentante nei confronti del patrocinatore di
__________.

 

                                         Le
parti sono state riconvocate per il 10 febbraio 1999, “non potendo la parte
istante/opponente replicare seduta stante”.

 

                                         Con
replica 28 gennaio 1999, __________ e __________ hanno prodotto diversi
documenti per confermare il potere di rappresentanza del loro patrocinatore e
contestato, a loro volta, la legittimazione del patrocinatore di controparte.

 

                                         Con
duplica 8 febbraio 1999, __________ ha mantenuto la sua eccezione circa la
legittimazione alla rappresentanza relativa a __________ e prodotto due
documenti per comprovare la legittimazione del proprio patrocinatore. 

 

                                         All’udienza
di discussione del 10 febbraio 1999, la Segretaria assessore ha ammesso il
richiamo dell’incarto __________ (opposizione da parte di __________,
__________ e __________ ai sequestri ordinati nei loro confronti su richiesta
della società __________ __________), come pure il richiamo dell’incarto n.
__________ della Pretura di Lugano, Sezione 1 (causa inoltrata da __________
contro __________), e respinto il richiamo dell’incarto dalla Camera dei ricorsi
penali poiché ininfluente ai fini del giudizio nonché l’edizione documenti da
terzi poiché incompatibile con la procedura di opposizione.

 

                                  E.   Con
decisione 7 settembre 1999, che menziona quali opponenti solo le ditte
__________ e __________, la Segretaria assessore della Pretura di Lugano ha
respinto (recte parzialmente) le opposizioni di queste due società e
riconfermato i sequestri diretti contro di esse limitatamente all’importo di
fr. 331'933.— (invece di fr. 359'420.--), caricando la tassa di giustizia e le
spese alle opponenti in solido e obbligandole a rifondere alla sequestrante,
sempre in solido, fr. 1'500.--.

                                         La
prima giudice ha innanzitutto accertato la legittimazione dei rappresentanti
delle parti in base ai documenti prodotti (A, U, V, Z e Z.1 per __________, A
in inc. SP 98.147, 24, 25 e 26 per __________).

                                         Per
quanto attiene al sequestro ordinato nei confronti di __________, ella lo ha,
nella motivazione, dichiarato decaduto, la creditrice non avendo prestato la
garanzia richiesta nel termine impartito, e ha considerato l’opposizione
formulata da __________ priva d’oggetto e lo stesso “automaticamente estromesso
dalla lite”.

                                         La
giudice di prime cure ha invece respinto la richiesta di dimissione dalla lite
di __________, considerando che la sequestrante aveva reso verosimile che
__________ e __________ costituirebbero un’unica entità economica in base ai
documenti 5, 6, 7, 8, 9 p. 14 ss.).

                                         Sulla
questione delle condizioni del sequestro, la giudice di prima istanza ha
ritenuto che __________ aveva reso sufficientemente verosimile (in base al
criterio della verosimiglianza prima facie o apparente, ossia con riferimento
al grado minimo di verosimiglianza) l’esistenza di un credito verso __________,
osservando che l’incasso della lettera di credito era verosimilmente avvenuto
alla sola presentazione di una fattura definitiva e dei documenti comprovanti
la spedizione della merce (airway bill, packing list) e che appariva plausibile
che la merce ricevuta non corrispondesse a quella ordinata, ciò che risultava
esser stato notificato a __________ con lo scritto 2 ottobre 1998 (doc. 2, 3) e
che sembrava inoltre attestato dai rapporti di ispezione di cui ai doc. 20 e
21. La dichiarazione giurata prodotta dalle sequestrate sub doc. Q, alla quale
è stata attribuita valenza di semplice documento di parte, non sarebbe peraltro
atta ad inficiare la prova della verosimiglianza fornita dalla sequestrante.
Per quanto attiene alla causa di sequestro, la Segretaria assessore ha ammesso
la verosimiglianza dell’esistenza di un legame sufficiente con la Svizzera in
considerazione del fatto che il pagamento della prestazione contrattuale
(tramite i tre acconti e la lettera di credito) era avvenuto a __________. In
punto ai beni sequestrati, la prima giudice ha ritenuto che __________ avesse
ammesso di esser titolare dei beni sequestrati presso l’__________, ciò che
varrebbe anche per __________ vista l’apparente unità economica di queste due
società. Invece, i sequestri presso la __________, secondo una comunicazione
della stessa all’ufficio esecuzione, si sono rivelati infruttuosi.

                                         Infine,
il giudizio sulle spese e le ripetibili è stato pronunciato senza prendere in
considerazione la parziale soccombenza della sequestrante a ragione della
riduzione della propria pretesa e della mancata prestazione della garanzia
ordinata a favore di __________.

 

                                  F.   Con
appelli 15 settembre 1999, __________, __________ e __________ postulano
l’annullamento del giudizio di prima istanza e la revoca dei sequestri, con
protesta di spese e ripetibili di prima e seconda istanza, chiedendo in
particolare la dimissione dalla lite di __________ e di __________. Gli
appellanti rimproverano innanzitutto alla giudice di prime cure di aver ammesso
la legittimazione del patrocinatore di controparte a rappresentarla in assenza
dei necessari documenti debitamente autenticati, apostillati e tradotti.
Criticano inoltre la non assegnazione di ripetibili a __________ e chiedono
nuovamente che __________ sia dimessa dalla lite, la sequestrante non avendo
secondo loro provato che la stessa costituisca un’unità economica con
__________ né che essa sia titolare di conti presso l’__________.

                                         Gli
appellanti ribadiscono poi l’assenza di un legame sufficiente con la Svizzera,
non esistendo a loro dire elementi di collegamento tra il territorio svizzero e
il contratto di base, ossia di fornitura delle merci. Sostengono inoltre che
tale legame deve essere provato nella sua completezza e con certezza, non
bastando la sola verosimiglianza.

                                         In
merito a quest’ultima nozione, essi criticano il concetto di verosimiglianza
prima facie usato dalla giudice di prime cure, ritenendo che la verosimiglianza
debba essere interpretata in senso stretto.

                                         Sul
merito, in sostanza, gli appellanti contestano che l’affermazione di
__________, secondo la quale la merce fornita non sarebbe quella ordinata, sia
stata resa verosimile, rilevando da una parte che i documenti prodotti
dall’appellata (segnatamente i rapporti di ispezione di cui ai doc. 20 e 21)
andrebbero tolti dall’incarto a causa di carenze formali, e fondandosi d’altra
parte su una dichiarazione giurata di un dipendente di __________ che si era
occupato di verificare, imballare ed accompagnare la merce oggetto della lite.
Gli appellanti contestano altresì che la pretesa difformità della merce
ricevuta sia stata comunicata loro tempestivamente.

 

                                  G.   Con osservazioni 18 ottobre 1999, __________ postula la
reiezione dei gravami di __________ e __________ e l’irricevibilità di quello
di __________, confermando quanto già espresso in prima sede, e chiede dagli
appellanti il versamento in solido di una cauzione di fr. 13'000.--.
Quest’ultima richiesta è stata dichiarata irricevibile con decisione 22
novembre 1999 di questa Camera.

                                         L’appellata
contesta in primo luogo la legittimazione di __________ ad appellarsi contro
una decisione che non lo contempla come parte. Ribadisce inoltre l’eccezione di
carenza di legittimazione del rappresentante di __________.

                                         Degli
argomenti di merito si dirà, se del caso, in seguito.

 

 

Considerando

 

in diritto:                     

 

                                   1.   Questioni
procedurali

                               1.1.   Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il
sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr.
art. 271 cpv. 1 n.1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr.
2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in
cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e
16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25
n.2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il
contraddittorio. 

 

                               1.2.   Prima
di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi
addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza
del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore
(art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per
valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni
appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro
fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del
creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e
della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di
convincersi ‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola
fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o
da suoi organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di
fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il
contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: Iynedjian/Rieben (éd.), La LP révisée,
Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite,
in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, §51 n.2, p. 414; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR
1996/I, p. 253, n. 32).

 

                               1.3.   Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare
opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto
conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure
sommaria retta dagli art. 20ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame,
dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv.2 LEF)
rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al
sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla
domanda di sequestro e verificare ‑ pur con il medesimo potere di
cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb,
op. cit., p.478; Gilliéron,
op. cit., p.135) ‑ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio
tutte le condizioni del sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑
risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse
è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua
concessione (cfr. Amonn/Gasser, op.
cit., §51 n.71, p. 420), atteso che resta onere del creditore sequestrante
fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278
LEF).

 

                               1.4.   La nuova decisione
(sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro
(cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45
ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni
davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑
nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio
dell’appello (art. 22 LALEF e art. 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in
caso di valore inferiore agli 8’000.-- franchi, la Camera di cassazione civile
con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF e art. 5, 13 e 22 lett. b LOG).
L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le
stesse si possono avvalere (art. 278 cpv.3 secondo periodo LEF) ‑ se nel
caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro
addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è
raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del
provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione
del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente
confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie
(cfr. Amonn/ Gasser, op. cit.,
§51 n. 74, p. 421; Reeb, op.
cit., p. 482).

 

                               1.5.   

                                  a)   Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 cifra 2, let. a LEF). Le norme
cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime
dispositiva ("Dispositionsmaxi-me"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"),
nonché le massime di celerità e di concentrazione (Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des
tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pp. 213 ss ed i
rif.). Vale a dire che il giudice non agisce d'ufficio, che egli esamina solo
ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle
parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono
essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränk-kung"), salvo
che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte
(Oscar Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts,
4a ed., Berna 1995, n. 24 ad cap. 6). 

                                         In
particolare, non vanno ammessi in procedura sommaria i richiami di incarti né
le richieste di edizione (in materia di rigetto dell'opposizione: CEF
__________). Rimane alle parti la possibilità di produrre fotocopie degli atti
che necessitano loro. In casu, la Segretaria assessore ha ammesso il richiamo
dell’incarto __________ (opposizione da parte di __________, __________ e
__________ ai sequestri ordinati nei loro confronti su richiesta della società
__________), come pure il richiamo dell’incarto n. __________ della Pretura di
Lugano, Sezione 1 (causa inoltrata da __________ contro l’__________). Non
essendo stati contestati, questi richiami devono essere ammessi anche in questa
sede.

                                         Va
anche detto che appaiono in quest’ottica irrituali la fissazione di una seconda
udienza di discussione (“non potendo la parte istante/opponente replicare
seduta stante”), nonché lo scambio di allegati di replica e di duplica. La
massima eventuale impone in effetti alle parti di essere pronte a rispondere a
qualsiasi argomento sollevato dalla controparte in udienza.

                                         In
procedura sommaria, il giudice può inoltre accontentarsi della semplice
verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschrän-kung") ed esaminare
sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella
misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures
rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron,
op. cit., p. 138, B; Piégai, op.
cit., p. 212). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

 

                                  b)   I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia
fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e
d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le
allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del
gravame.

                                         Le suddette massime impongono altresì che i documenti non redatti in
una delle lingue nazionali siano prodotti unitamente ad una traduzione
affidabile in una delle lingue nazionali, pena la mancata presa in
considerazione (art. 21 cpv. 3 LALEF).

 

                                  c)   Si
parla di verosimiglianza quando vi è una certa probabilità che i fatti allegati
corrispondano al vero (Piégai,
op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di
apprezzamenti divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/ Gasser, op. cit., §51 n. 40),
chi si limita ad una verosimiglianza semplice (Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Stoffel, op. cit., p. 281; Hohl,
op. cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del
sequestrante sia vera; pure in questo senso: Ottomann,
op. cit., n. 32 p. 253: "wahrscheinlicher" e Urs Engler, Basler Kommentar, Vol. I,
Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25: "lediglich als überwiegend
wahr halten") e chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che
sarebbe sempre data a meno che il preteso debitore non rechi una prova completa
dell'inesistenza della circostanza resa verosimile dal sequestrante (Piégai, op. cit., p. 174-175). Le tesi
estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere
provvisionale ed urgente della misura del sequestro, dall'altro, della
giurisprudenza del TF e del Messaggio del Consiglio federale relativo alla
revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n. 208.2, con rif.) che si riferiscono
alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio
dell'opposizione. Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro
legate alla necessità di agire velocemente, una probabilità del 33% (1/3) deve
essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il
sequestro. La giurisprudenza di questa Camera (CEF __________ __________), resa
peraltro sotto il vecchio diritto, che cita la prima giudice e relativa alla
nozione di verosimiglianza “prima facie” va dunque precisata nel senso appena
evocato.

                                         Per
garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal
sequestrante ‑ dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi
dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio
processuale raggiunto ‑ una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF
tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della
realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti del danno di cui il
sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato
e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un
presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet,
La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre
selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb,
op. cit., p. 467 s.).

 

                                  d)   Secondo
l'art. 166 cpv. 2, risp. 171 cpv. 2 CPC, i documenti prodotti con la petizione
vanno elencati con le lettere dell'alfabeto, quelli allegati alla risposta con
cifre arabiche. Si può avere qualche esitazioni sull'applicazione di queste
norme in materia di sequestro, tale procedura iniziando con un'istanza
unilaterale e diventando contraddittoria solo in sede di opposizione. La
soluzione più pratica e chiara (che evita ad esempio situazioni confuse come
nella presente causa in cui vi è una doppia numerazione, una per l’istanza di
sequestro che forma oggetto dell’inc. __________ e l’altro per l’”istanza” di
opposizione di cui all’inc. __________, essendo precisato che le due procedure
sono in realtà, materialmente, parti di una sola procedura, l’opposizione
costituendo solo un’istanza di revisione del decreto di sequestro) è quella di
riservare le lettere dell'alfabeto ai documenti del sequestrante (visto che è
lui per primo ad adire il giudice) e le cifre arabiche ai documenti
dell'opponente.

 

                               1.6.   Congiunzione
delle procedure

                                         L'art. 320 CPC dà al presidente la facoltà (non l'obbligo) di ordinare
la congiunzione di due o più cause connesse o di due o più impugnazioni nella
stessa causa in grado d'appello. La congiunzione delle opposizioni __________ e
__________ essendo stata attuata di fatto in sede pretorile e l’atto di appello
essendo unico, si giustifica di congiungere i tre appelli.

 

                                1.7   Eccezione
di carenza di legittimazione ad appellare di __________

                                         Basandosi
sull’”estromissione” di __________ dalla lite, l’appellata contesta la di lui
legittimazione ad appellarsi contro la sentenza pretorile che non lo menziona
nemmeno come parte.

                                         L’”estromissione”
o la “dimissione” dalla lite è un istituto che è previsto solo in caso di
intervento (art. 54 CPC) o di denuncia della lite (art. 62 e 63 CPC) a favore
della parte per la quale si interviene o che ha denunciato la lite ad un terzo.
Non è il caso per nessuno dei tre appellanti che sono tutti stati convenuti
personalmente nella lite. La giudice di prime cure avrebbe quindi dovuto far
figurare __________ come parte nella sua sentenza (o se del caso statuire
separatamente sull’opposizione di quest’ultimo, disgiungendo la relativa causa)
e, non solo nei motivi ma pure nel dispositivo della sentenza, stralciare
l’opposizione di __________ dai ruoli perché priva di oggetto dopo che il
sequestro era decaduto a causa della mancata prestazione della garanzia. La
Segretaria assessore avrebbe anche dovuto far figurare nel dispositivo della
sentenza la sua decisione sulle spese e ripetibili nei confronti di __________.
Quest’ultimo era dunque legittimato ad appellarsi contro la decisione per
quanto riguarda la sola questione delle ripetibili (cfr. II CCA 28.12.1973 G.
c/ G., Cocchi/Trezzini, CPC
commentato, Lugano 2000, n. 20 ad art. 307).

                                         Nel
merito dell’appello di __________, si osserva che la parte che omette di
prestare la garanzia richiesta dal giudice del sequestro, alla stregua della
parte che omette, per negligenza od intenzionalmente, di versare l’anticipo
delle spese giudiziarie (cfr. Cocchi/Trezzini,
op. cit., n. 39 ad art. 148), rende praticamente inutili le spese giudiziarie
dalla stessa provocate e quelle di patrocinio della controparte, alla quale
compete il diritto di chiedere di essere risarcita come se fosse interamente
vincente in lite (cfr. art. 148 cpv. 3 CPC).

 

                               1.8.   “Estromissione”
di __________

                                         Si è appena visto che non vi è spazio nella presente vertenza per
l’estromissione stricto sensu di una qualsiasi parte. La questione di sapere se
__________ risponde o meno del preteso inadempimento del contratto di vendita e
se sono stati sequestrati o meno dei beni di sua pertinenza sono questioni di
merito.

 

                               1.9.   Legittimazione
dei rappresentanti delle parti

                                         La questione della legittimazione dei rappresentanti delle parti va
esaminata d'ufficio dal giudice, se egli ha motivo di dubbio (art. 97 n. 4
CPC); non può accontentarsi di una semplice verosimiglianza a questo proposito
(cfr. Dominik Gasser, Das Abwehrdispositiv
der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, p. 596 e 607 s.).

                                         Quanto
all’eccezione sollevata dalla sequestrante contro il patrocinatore di
__________, va osservato che la prima, poiché afferma che __________ e
__________ formano in realtà una sola e medesima persona, le si può logicamente
opporre che la procura data a __________, rimasta incontestata, vale pure per
__________. Del resto, considerati l’insieme della documentazione prodotta in
causa dall’avv. __________ nonché i documenti 1, U e V in inc. __________ (i
doc. Z e Z1 non possono invece essere presi in considerazione, visto che sono
redatti in inglese, cfr. supra cons. 1.5 b i.f.), non si può seriamente mettere
in dubbio la legittimazione del suddetto patrocinatore, la sequestrante non
avendo peraltro addotto alcun indizio documentale concreto, serio e concludente
in senso contrario (cfr. sulla questione vicina della capacità di una parte di
stare in giudizio o sulla sua qualità di soggetto di diritto: DTF 105 III 111; Kurt Amonn/Dominik Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts,
6a ed., Berna 1997, n° 6 ad § 8; CEF 9.8.1988 Byte Club Ticino c. Keller). La
ratifica a posteriori di azioni di un rappresentante senza procura è ammessa
(cfr. decisioni citate in Cocchi/Trezzini,
op. cit., n. 6 e 7 ad art. 65).

                                         Lo
stesso dicasi dell’eccezione sollevata dagli appellanti nei confronti del
patrocinatore dell’appellata, visti i doc. A in inc. SP 98.147 e 24, 25 in inc.
__________ (facendo astrazione dai testi redatti in ideogrammi ed in inglese),
non essendovi spazio anche in questo caso per dubbi seri e concreti. Va del
resto aggiunto che gli appellanti hanno sollevato tale eccezione solo in sede
di replica, di modo che essa è da considerare tardiva (cfr. art. 78 cpv. 2
CPC).

 

                                   2.   Sull'esistenza
e l'esigibilità dell'asserito credito

                                         __________ pretende di avere un credito nei confronti di __________ e
__________ in restituzione del prezzo d’acquisto della merce fornita, che a suo
dire non è conforme a quella ordinata.

                                         Quest’ultima
affermazione non è stata sufficientemente sostanziata. I documenti 20 e 21
(inc. __________) prodotti dalla sequestrante non sono in effetti redatti in
una lingua nazionale, né sono stati tradotti; vanno pertanto ignorati (cfr. supra
cons. 1.5 b i.f.). La documentazione fotografica concerne merci di cui non si
sa se sono quelle spedite dalla controparte e non permette comunque di
procedere ad un confronto con la merce ordinata, in assenza di una
documentazione fotografica dettagliata relativa agli articoli ordinati (p. es.
prospetto della controparte, con riferimenti agli articoli atti ad individuare
nell'ordinazione come si presentano gli articoli richiesti dalla sequestrante).

                                         I
sequestri decretati contro __________ e __________ devono pertanto essere
annullati, senza che sia necessario esaminare le questioni del legame
sufficiente con la Svizzera e dell’appartenenza dei beni sequestrati.

 

                                   3.   Gli
appelli 15 settembre 1999 di __________, __________ e __________ vanno quindi
accolti.

                                         Tassa
di giustizia e indennità seguono il grado di soccombenza (art. 48, 61 cpv. 1 e
62 cpv. 1 OTLEF), tenendo conto della similitudine degli appelli.

                                   4.   Se richiesto dall'escusso, l'ufficio esecuzioni procederà al
dissequestro dei beni sequestrati unicamente dietro formale decisione
debitamente notificata all'escutente e dopo decorrenza del termine di ricorso
contro detta decisione, riservata la concessione dell'effetto sospensivo
nell'ambito di un eventuale ricorso ex art. 17 LEF o di un eventuale ricorso di
diritto pubblico contro la presente decisione. Tale modo di procedere,
quand'anche formalmente contrario all'art. 36 LEF, il quale, interpretato a
contrario, presuppone che il ricorso ex art. 17 LEF non ha effetto sospensivo,
è conforme alla giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 78 III 59, c. 1; 109
III 41, consid. 2), secondo la quale l'ufficiale, di regola, non è tenuto ad
eseguire immediatamente una sua decisione, ma deve differirne l'esecuzione fino
alla decadenza del termine di ricorso o, quando il ricorrente ha ricorso e
chiesto l'effetto sospensivo, fino alla decisione su questo punto.
Un'esecuzione immediata si impone solo in caso di immediato pericolo di danno
irreparabile. Nel caso di specie, trattandosi della decisione di dissequestro,
la probabilità che essa generi, se immediatamente eseguita, un danno
irreparabile è elevata, particolarmente quando l’escusso è domiciliato
all’estero. All’opposto, il rifiuto di dissequestrare i beni sequestrati fino a
decisione su un'eventuale richiesta di effetto sospensivo causa all'escusso, se
del caso, solo un danno molto limitato, spesso per altro coperto dalla garanzia
depositata dal sequestrante. Pertanto, una corretta applicazione del principio
della proporzionalità giustifica parimenti tale modo di fare.

 

 

Richiamati
gli art. 271 ss. LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,

 

pronuncia:           1.     Gli appelli 15 settembre 1999 di __________,
sono congiunti.

 

                                2.     Gli
appelli 15 settembre 1999 di __________ __________ sono accolti.

 

                                2.1   Di
conseguenza, la decisione 7 settembre 1999 della Segretaria assessore del
Distretto di Lugano è riformata come segue:

 

                                      “1.    L’opposizione 9 novembre
1998 di __________ è stralciata dai ruoli per carenza di gravamen.

 

                                       1.1  È confermata la
decadenza del sequestro n. __________ di cui al decreto di sequestro 20 ottobre
1998 della Pretura del Distretto di Lugano.

 

                                      1.2   __________ rifonderà a
__________ fr. 1’000.— a titolo di indennità.

 

                                      2.     L’opposizione 9
novembre 1998 di __________ è accolta.

 

                                       2.1  Di conseguenza, il
sequestro n. __________ di cui al decreto di sequestro 20 ottobre 1998 della
Pretura del Distretto di Lugano è annullato.

 

                                      2.2   __________ rifonderà a
__________ fr. 3’000.— a titolo di indennità.

 

                                      3.     L’opposizione 9
novembre 1998 di __________ è accolta.

 

                                       3.1  Di conseguenza, il
sequestro n. __________ di cui al decreto di sequestro 20 ottobre 1998 della
Pretura del Distretto di Lugano è annullato.

 

                                      3.2   __________ rifonderà a
__________ fr. 3’000.— a titolo di indennità.

 

                                      4.     La tassa di giustizia
di fr. 600.-- è posta a carico di __________ __________

 

                                3.     La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 900.--, già anticipata dagli
appellanti, è posta a carico di __________

 

                                3.1   __________
rifonderà a __________ fr. 2’000 a titolo di indennità.

 

                                3.2   __________
rifonderà a __________ fr. 2’000.— a titolo di indennità.

 

                                3.3   __________
rifonderà a __________ fr. 100.— a titolo di indennità.

 

 

 

 

                                4.     Intimazione
a:

                                         ____________

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                           La
segretaria