# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0d153812-d30a-5abd-b2ce-95a64dbccd8f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-19
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 19.10.2015 9.2015.47
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2015-47_2015-10-19.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2015.47

  	
  Lugano

  19 ottobre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Dell'Oro

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  RE
  2 

  entrambi
  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda la privazione della custodia parentale e il collocamento
  della figlia PI 1 (2006) 

  

 

 

giudicando
sul reclamo presentato il 9 marzo 2015 da RE 1 e RE 2 contro la decisione
emessa il 6 febbraio 2015 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   Dal matrimonio fra RE
1 e RE 2 sono nati i figli __________ (1993), __________ (1996), __________
(1999) e __________ (2006). 

 

                                  B.   Le autorità di
protezione hanno iniziato ad occuparsi della situazione dei figli della coppia
sin dal 1997, su segnalazione delle autorità penali, che avevano rilevato una
situazione famigliare preoccupante e dei sospetti maltrattamenti del padre su __________,
di tre anni, e __________, di nemmeno un anno di vita.

 

                                  C.   Con decisione del 31
gennaio 1997 l’allora competente Delegazione Tutoria del Comune di __________
ha privato provvisoriamente i genitori della custodia parentale su __________ e
__________ ed ha istituito in loro favore una curatela ex art. 308 CC (poi
sostituita con una sorveglianza educativa ai sensi dell’art. 307 cpv. 3 CC da
parte del Servizio sociale di __________). La decisione è stata confermata nel
mese di ottobre seguente e i genitori sono stati privati della custodia sui
figli a tempo indeterminato. Negli anni essi hanno comunque mantenuto le
relazioni personali coi figli e sono anche stati autorizzati a trascorrere insieme
dei periodi di vacanza all’estero, in __________ e in __________.

 

                                  D.   RE 1 e RE 2 hanno
riottenuto la custodia della figlia __________ - collocata dapprima in una
famiglia affidataria e dal 1999 all’Istituto __________ - unicamente nel 2009,
a seguito di una rivalutazione della situazione famigliare (ris. n. 146 del 10
aprile 2009 dell’allora competente Commissione tutoria regionale __________). __________,
collocato presso una famiglia affidataria, è invece rientrato al domicilio dei
genitori volontariamente, raggiunta la maggior età.

 

                                  E.   Con decisione del 12
febbraio 2010 (ris. n. 80 del 12 febbraio 2010) la Commissione tutoria
regionale __________ ha incaricato il Servizio di accompagnamento educativo
(SAE) di sostenere i genitori nel ruolo parentale e di accompagnare i minori
nel loro sviluppo personale, presentando un resoconto dopo sei mesi dall’inizio
della collaborazione.

 

                                  F.   In favore della
terzogenita __________, nata nel 1999, nella prima infanzia non è mai emersa la
necessità di adottare provvedimenti analoghi. Solo nel 2013 è stata rilevata
una situazione di disagio in famiglia, che ha condotto – anche per questa
figlia – ad una decisione di privazione provvisoria della custodia parentale e
di collocamento (ris. n. 90 del 22 novembre 2013 dell’Autorità regionale di
protezione __________ – in seguito, Autorità di protezione – nel frattempo divenuta
competente a seguito del trasferimento di domicilio della famiglia). L’Autorità
di protezione ha inoltre designato l’Ufficio dell’aiuto e della protezione
(UAP) quale Ufficio di controllo e informazione giusta l’art. 307 cpv. 3 CC,
con il compito di effettuare colloqui regolari coi genitori e con __________,
visite a domicilio, e di raccogliere informazioni presso la scuola ed altri
enti e servizi che si occupano della minore, redigendo entro due mesi un primo
rapporto. L’Autorità di protezione ha poi conferito mandato al Servizio
medico-psicologico (SMP) di __________ di stilare una perizia sulle capacità genitoriali
dei coniugi RE 1RE 2. 

                                         La decisione di
privazione della custodia genitoriale è stata confermata dall’Autorità di
protezione il 28 febbraio 2014 (ris. n. 26) e la ragazza è da allora collocata
presso l’Istituto __________.

 

                                  G.   Sempre nel febbraio
2014, viste le peculiarità della situazione famigliare e su richiesta dell’UAP
stesso, l’Autorità ha designato tale servizio quale Ufficio di controllo e
informazione giusta l’art. 307 cpv. 3 CC anche nei confronti dell’ultimogenita __________,
nata nel 2006 (ris. n. 19 del 21 febbraio 2014). All’UAP è stato affidato il
compito di effettuare colloqui regolari con __________ e i suoi genitori,
visite a domicilio, e di raccogliere informazioni presso la scuola ed altri
enti e servizi che si occupano della minore, redigendo entro tre mesi un primo
rapporto all’attenzione dell’Autorità di protezione.

 

                                  H.   Con decisioni
separate del 21 febbraio 2014 l’Autorità di protezione ha conferito mandato
all’SMP di __________ di effettuare una perizia psichiatrica su entrambi i
coniugi RE 1RE 2, con proposte di un’eventuale presa a carico psichiatrica,
farmacologica e psicologica (ris. n. 18 e 20). All’__________ è stato inoltre
conferito un mandato di presa a carico di RE 2 per una valutazione sul suo
eventuale abuso di alcool e consumo di sostanze stupefacenti; a quest’ultimo è
stato fatto obbligo di sottoporsi a controlli regolari e sorvegliati una volta
alla settimana (ris. n. 21 del 21 febbraio 2014).

 

                                    I.   Il 2 aprile 2014
l’SMP di __________ ha presentato la relazione peritale concernente RE 2, il
23 maggio 2014 quella relativa ad RE 1. L’8 settembre 2014 l’SMP di __________
ha reso il suo referto sulle capacità genitoriali della coppia. 

 

                                  L.   Sulla scorta di tali
documenti, con decisione del 6 febbraio 2015 (ris. n. 23) l’Autorità di
protezione ha privato con effetto immediato i coniugi RE 1RE 2 della custodia
parentale sulla figlia __________, da collocarsi presso l’Istituto __________.
All’UAP, cui è stata affidata l’organizzazione del collocamento, è stato fatto
ordine di redigere rapporti trimestrali all’attenzione dell’Autorità di protezione.

                                         Ai genitori è stato
concesso un diritto di visita quindicinale, in forma sorvegliata, presso il
Punto d’Incontro di __________, oltre a due contatti telefonici alla settimana.
Ad un eventuale reclamo è stato negato l’effetto sospensivo.

 

                                  M.   Con reclamo del 9
marzo 2015, RE 1 e RE 2 sono insorti contro la decisione in questione, non
ritenendo dati i presupposti per una revoca della custodia parentale sulla
figlia __________. Inoltre, in considerazione della partenza di RE 1 per la __________,
avvenuta il 14 febbraio 2015, i reclamanti ritengono che il rischio di maltrattamenti
da parte del padre non sussista più. Essi postulano dunque l’annullamento della
decisione impugnata, oltre alla restituzione dell’effetto sospensivo al
gravame. Con istanza di pari data i reclamanti hanno postulato la concessione
del gratuito patrocinio e dell’assistenza giudiziaria.

 

                                  N.   Nelle sue
osservazioni datate 13 marzo 2015 l’Autorità di protezione ha rilevato che
effettivamente, RE 1 è partita per la __________ il 14 febbraio 2015 con la
figlia __________. Ritenendo che la madre non abbia più motivi di rientrare in
Svizzera, e considerando come la permanenza di madre e figlia all’estero abbia modificato
in maniera rilevante la situazione che ha portato alla decisione impugnata,
l’Autorità di protezione considera la decisione di collocamento della minore
ormai superata dagli eventi e si rimette al giudizio di questa Camera.
L’Autorità di protezione rileva comunque che, se le due rientrassero in
Svizzera, la situazione verrebbe monitorata e potrebbe dar luogo ad una
decisione analoga di ritiro della custodia parentale.

 

                                  O.   I reclamanti non
hanno replicato, ponendo dunque fine allo scambio di memorie scritte.

 

 

Considerato

 

in diritto

 

                                   1.   Le decisioni delle
Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono
impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di
appello, nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in relazione agli
art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto (LPMA); art.
48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già
regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla
Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le
azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa
(art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012
concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria,
alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   Nella decisione
impugnata, l’Autorità di protezione ha riferito che dalla perizia sulle
capacità genitoriali stilata dall’SMP viene indicata “l’opportunità di un
collocamento di __________ all’Istituto __________” (pag. 1-2).

 

                                         Nella sua risoluzione, l’Autorità
di protezione ha riassunto il contenuto dell’audizione della minore da parte
del membro permanente, avvenuta il 21 gennaio 2015. La minore ha riferito di “nutrire
fiducia nei confronti dei genitori, della direttrice della Scuola elementare e
del suo maestro”; di avere “difficoltà nell’esprimersi su aspetti della
sua sfera privata”, e di avere desiderio “di stare con la sorella __________
nell’Istituto __________” ma nel contempo “di non allontanarsi dalla
famiglia” (pag. 2).

 

                                         Ripercorrendo le
risultanze della perizia dell’SMP, l’Autorità di protezione ha rimarcato
l’esistenza di una relazione coniugale caratterizzata da una forte conflittualità
(sfociata spesso in violenza fisica da parte del marito sulla moglie), di un
atteggiamento di chiusura e di critica di RE 2 nei confronti della rete sociale
attivata negli anni a sostegno della famiglia, nonché di “maltrattamenti
fisici e importanti abusi psichici del padre sulla terzogenita __________”,
con “l’alta probabilità che anche l’ultimogenita possa subire maltrattamenti
da parte del padre, con il raggiungimento dell’età prepubere e poi
dell’adolescenza” (pag. 2). L’Autorità di protezione sottolinea inoltre che
dal referto dell’SMP di evince una “malcuranza, trascuratezza dell’ambiente
famigliare, scarsità di risorse economiche e mal gestione di tali ristrettezze,
con l’incapacità della famiglia di far fronte a siffatte inadeguatezze,
elementi che non permettono a __________ di vivere la sua età in modo adeguato”;
l’infanzia della minore sarebbe caratterizzata da responsabilità e angosce “che
non dovrebbero appartenerle” (decisione impugnata, pag. 2).

  

                                         Decretando il collocamento
della minore all’Istituto __________, l’Autorità di protezione ha infine
regolamentato i diritti di visita, non ritenendo idoneo un rientro settimanale
della minore al domicilio (contrariamente a quanto auspicato dall’SMP e
dall’UAP) ma accordando unicamente dei diritti di visita quindicinali e
sorvegliati presso il Punto d’Incontro (decisione impugnata, pag. 2).

 

                                   3.   Il provvedimento
adottato è contestato dai reclamanti. 

                                         Riprendendo le
risultanze concernenti le perizie psichiatriche su RE 1 e, nonché la perizia
sulle loro capacità genitoriali, nel reclamo si sottolinea come la madre sia in
possesso delle suddette capacità e si opponga fermamente al collocamento della
figlia, dicendosi piuttosto pronta a divorziare (reclamo, pag. 3). Secondo i
reclamanti, dalle perizie emerge che __________ vive serenamente in famiglia e
non ha mai subìto alcun maltrattamento da parte del padre, e che gli elementi
scatenanti i maltrattamenti paterni su __________ – obesità nella prepubertà e
adolescenza – non sono oggettivamente (ancora) presenti in __________ (reclamo,
pag. 3). Nel reclamo viene inoltre evidenziato il ruolo molto importante svolto
nella famiglia dall’educatrice del Servizio di accompagnamento educativo (SAE),
e la necessità per la madre di usufruire di aiuto e sostegno terapeutico,
mentre per il marito appare più utile una sorveglianza rispetto ad una terapia
(pag. 3). Secondo i reclamanti, sulla base di tali elementi la privazione della
custodia genitoriale non sarebbe dunque giustificata.

 

                                         Nel reclamo si aggiunge infine
che RE 1, prima ancora di venire a conoscenza della decisione contestata, ha
deciso di lasciare la Svizzera con la figlia __________ e di rientrare a __________,
presso i suoi genitori. RE 2 ha invece espresso l’intenzione di restare in
Ticino con gli altri figli. Secondo i reclamanti, a seguito di tali nuove
circostanze gli aspetti più critici della situazione familiare, fondamento della
decisione impugnata, sono ora da considerarsi superati (reclamo, pag. 4). 

                                         I reclamanti chiedono
pertanto l’annullamento della risoluzione contestata.

 

                                   4.   L'art. 310 cpv. 1 CC
prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo,
l'autorità tutoria deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi
presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente.

 

                                         Nell'accezione di
“pericolo” rientra tutto quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo
fisico, intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei genitori
(Breitschmid,
BSK ZGB I, 4ª ed. 2010, ad art. 310 CC n. 3; Hegnauer,
Grundriss des Kindesrechts, 5ª  ed. 1999, n. 27.36 pag.
214; Meier/Stettler, Droit de
filiation, 5ª ed. 2014, n. 1298 pag. 850; STF del 1° luglio 2002, inc. 5C.117/2002, consid. 3.1). Le cause della messa in pericolo sono ininfluenti (circostanze
oggettive, colpa del minore, dei genitori o dell’entourage familiare):
la misura non è una sanzione nei confronti dei genitori ma persegue quale unico
scopo la tutela del bene del minore (Breitschmid,
BSK ZGB I, ad art. 310 CC n. 3, Meier/Stettler,
Droit de filiation, n. 1296 pag. 850; STF del 21 giugno 2012, inc. 5A_335/2012, consid. 3.1; STF del 1°
luglio 2002, inc. 5C.117/2002, consid. 3.1; STF del 12 marzo 2012, inc. 5A_701/2011, consid. 4.2.1).

 

                                         Il diritto
di custodia (droit de garde, rechtliche Obhut) comprende infatti
il diritto di determinare il luogo di dimora e le modalità relative alla cura
del figlio e appartiene ai genitori (eventualmente al tutore del minore),
essendo una componente dell’autorità parentale (DTF 128 III 9 consid. 4a; Breitschmid, BSK ZGB I, ad art. 310 CC
n. 1; Meier, CR CC I, 2010,
ad art. 310 CC n. 1). Dall’entrata in vigore della
revisione del diritto sull’autorità parentale, il 1° luglio 2014,
tale nozione è stata sostituita dal termine, più preciso, di “diritto di determinare il luogo di dimora del figlio” (droit de
déterminer le lieu de résidence, Aufenthaltsbestimmungsrechts; cfr.
titolo marginale dell’art. 310 CC e Meier/Stettler,
Droit de filiation, n. 1291 pag. 847).

 

                                         La misura di privazione
della custodia parentale consiste dunque nel togliere ai genitori il diritto di
determinare il luogo di residenza e le modalità di cura del figlio, e a
collocare in modo adeguato il minorenne presso terzi o un istituto (Meier/Stettler, Droit de filiation, n.
1291-1292 pag. 847). Nel caso i genitori vengano privati di tale
diritto, la sua titolarità passa all’Autorità di protezione, che decidendone il
collocamento, determina quindi il luogo di dimora del minore (DTF 128 III 9,
consid. 4a; Breitschmid, BSK ZGB
I, ad art. 310 CC n. 6; Meier,
CR CC I, 2010, ad art. 310 n. 7; Sentenza ICCA del 30 dicembre 2008, inc.
11.2008.28, consid. 9d). Tale collocamento deve essere, secondo
la norma, “conveniente” (approprié; angemessen): esso deve
dunque corrispondente alla personalità e ai bisogni del minore (Hegnauer, Grundriss des
Kindesrechts, n. 27.41 pag. 215; Breitschmid, BSK ZGB I, ad art. 310 CC n. 9; Sentenza CDP del 30 luglio
2014, inc. 9.2014.76, consid. 5). Decidendo il collocamento del minore,
l’Autorità di protezione non trasferisce il diritto di custodia – di cui rimane
titolare – ma unicamente la custodia di fatto del minore (faktische
Obhut, garde de fait; cfr. DTF 128 III 9 consid. 4a e il
commento di Stettler, Garde de
fait et droit de garde, in ZVW 2002, pag. 236 e seg.; Vez, CR CC I, 2010, ad art. 300 n. 1). Tale nozione comprende la cura quotidiana del figlio e l’esercizio dei
diritti e dei doveri legati a tali cure e all’educazione quotidiana (per una
distinzione schematica fra i concetti e una comparazione della terminologia
prima e dopo il 1° luglio 2014, si rinvia alla tavola sinottica dell’Ufficio
federale di giustizia denominata “Autorità parentale, custodia e cura del
figlio”, cfr. https://www.bj.admin.ch/bj/it/home
/gesellschaft/gesetzgebung/archiv/elterlichesorge.html, consultato il 19 ottobre
2015).

 

                                   5.   Nella fattispecie,
occorre dunque valutare se l’Autorità di protezione abbia valutato
correttamente le circostanze e ne abbia a giusta ragione dedotto l’esistenza di
una situazione di pericolo per la minore.

 

                               5.1.   Nella perizia sulle
capacità genitoriali, RE 2 è stato ritenuto inconsapevole dei bisogni e delle
necessità dei suoi figli e “fortemente incapace di riconoscere ed adeguarsi
alle esigenze dei figli durante la loro crescita” (perizia, pag. 12). Gli
esperti hanno rilevato una “completa inettitudine a sintonizzarsi con la
sfera emotiva dell’altro”, ovvero “l’incapacità del periziando di
garantire le cure emotive appropriate ai figli rispetto alla loro età”
(perizia, pag. 12). Dal referto emerge come RE 2 manifesti aggressività nei
confronti dei figli (con maltrattamenti fisici, castighi e sgridate, anche per
questioni futili) derivante non solo da un’impostazione educativa severa ma da
“un sentimento d’intolleranza e di mancanza di empatia verso i figli che
raggiunge il suo apice al raggiungimento dell’età prepubere e adolescenziale di
questi ultimi” (perizia, pag. 13). 

                                         Tali manifestazioni
aggressive si sono ripetute negli anni nei confronti dei primi tre figli, tutti
tolti alla custodia dei genitori sebbene ad epoche diverse. Al momento della stesura
della perizia, vittima di tale aggressività risultava essere la terzogenita __________
la quale ha subìto, in particolare dal compimento dei suoi otto anni, “forti
violenze e ostilità” da parte del padre, che ha cominciato ad “essere
violento fisicamente e ad offenderla principalmente in riferimento al suo peso
e alla sua immagine corporea” (perizia, pag. 13). 

                                         Nei confronti di __________
non si riscontrano attualmente problemi analoghi: RE 2 la definisce “la
principessa di casa”, “dolce ed obbediente e che non ha mai dato e non
darà mai problemi” (perizia, pag. 13). Significativo, secondo i periti, il
fatto che RE 2 nel 2004 definisse in maniera analoga l’allora ultimogenita __________
(perizia, pag. 13; cfr. in proposito rapporto peritale del 20 maggio 2004, pag.
9). Ciò denota, secondo gli esperti, l’incapacità del padre “di comprendere
che ogni età evolutiva ha delle peculiari necessità e sfumature a cui il genitore
deve adattarsi, rimettendo costantemente in discussione le proprie risorse”
(perizia, pag. 13).

 

                                         Per quanto attiene alla
madre, gli esperti riferiscono delle lacune colmate da quest’ultima in materia
di accudimento (grazie alla rete messa in atto negli anni) e riferiscono della
sua capacità di garantire loro cure emotive adeguate alla loro età,
sintonizzandosi con la loro sfera emotiva e comprendendone gli stati d’animo
(perizia, pag. 16). Tuttavia, tali capacità genitoriali, definite “buone” dai
periti, sono pesantemente condizionate dai comportamenti paterni. RE 1 risulta
“non in grado di proteggere i figli di fronte alle numerose inadeguatezze
del marito” e “assume il ruolo di complice per una certa accondiscendenza
dovuta alla sua passività” (perizia, pag. 16). Nella coppia, RE 2 “si
dimostra assolutamente predominante”, mentre RE 1 appare “costantemente
in secondo piano e passiva fino ad essere succube delle prese di posizione del
marito” (perizia, pag. 14). La madre sembra aver acquisito una certa forza
negli anni, dichiarandosi ora “pronta al divorzio” pur di evitare il
collocamento dell’ultimogenita __________ (perizia, pag. 17), ma emerge comunque
come “entità eccessivamente succube di quest’ultimo e perciò non in grado di
proteggere i figli di fronte a certe inadeguatezze del coniuge” (perizia,
pag. 18).

 

                                         I periti concludono il
loro referto segnalando come, per __________, “la situazione attuale
beneficia di una certa serenità”; essi ritengono tuttavia che altri elementi
della vita famigliare (maltrattamenti subìti in passato da tutti gli altri
figli, trascuratezza dell’ambiente famigliare, ristrettezze e cattiva gestione
economica, incapacità della famiglia di far fronte a tali inadeguatezze) non
permettano a __________ di vivere la sua età in modo adeguato, la sua infanzia
essendo contraddistinta da “responsabilità e angosce” (perizia, pag.
19).

 

                               5.2.   L’esito della perizia
sulle capacità genitoriali di RE 2 e RE 1 non lascia grandi margini di
interpretazione e permette di riscontrare anche per __________ l’esistenza di una
situazione di pericolo ai sensi dell’art. 310 cpv. 1 CC. Sebbene la bambina non
sia stata oggetto di maltrattamenti fisici o psichici, occorre rilevare che quanto
già vissuto dai fratelli, la situazione famigliare e la personalità dei
genitori conducono a ritenere che la continuazione della comunione di vita con loro
sia suscettibile di pregiudicare il suo sviluppo fisico, intellettuale e
morale. 

                                         L’argomento dei
reclamanti, secondo cui __________ non presenta, a differenza di __________,
fattori di rischio di maltrattamento paterno (ovvero obesità nella prepubertà e
adolescenza) non risulta pertinente. Anzitutto, le vessazioni paterne su __________
non sono unicamente riconducibili a una questione di sovrappeso: si ricordi ad
esempio l’episodio delle minacce subite dal padre per essersi macchiata, in due
occasioni, con del sangue mestruale mentre era a scuola (ed aver di conseguenza
chiamato a casa per avere dei pantaloni puliti, cfr. perizia pag. 8). Inoltre, i
due primogeniti hanno subìto maltrattamenti da parte del padre sin dalla più
tenera età, e in assenza di problemi di peso.

                                         L’attitudine violenta del
padre, manifestatasi già sui tre figli maggiori e sulla moglie, l’assenza di
potenzialità di cambiamento riscontrate in lui dai periti (nonostante la sua
presa a carico da parte dei servizi e sette anni di terapia, cfr. perizia, pag.
15), così come la passività/complicità di RE 1, non possono che condurre al riconoscimento
dell’esistenza di una situazione di pericolo per lo sviluppo di __________, da
cui la minore deve essere preservata. La decisione adottata dall’Autorità di
protezione deve dunque essere difesa in questa sede. 

 

                               5.3.   Dato il
pieno potere di cognizione di questa Camera in materia di protezione dei
minori, e non vigendo alcun divieto di nova, occorre ancora valutare se la circostanza
della partenza di RE 1 e __________ dalla Svizzera – benché avvenuta
successivamente all’adozione della decisione impugnata – comporti una modifica
delle considerazioni già esposte.

 

                                         Il fatto che RE 1 abbia
deciso di lasciare la Svizzera con la figlia, pur di non perderne la custodia,
sembra deporre in favore di un suo affrancamento dalla figura del marito e di
una sua volontà – assente nella valutazione peritale di cui sopra – di far
prevalere il bene del figlio a discapito della relazione di coppia, rompendo
quel meccanismo di passività/complicità con RE 2 che negli anni ha posto i
figli in una situazione di pericolo. Va tuttavia considerato che a tale partenza
non sembra aver fatto seguito una richiesta di formale separazione o divorzio
della coppia, e che dagli accertamenti operati da questa Camera risulta che in
data 1° giugno 2015 anche RE 2 sia partito per la __________ con la figlia __________
(cfr. banca dati dei movimenti della popolazione MovPop, consultata il 19
ottobre 2015). Vi sono dunque fondati motivi di ritenere che la decisione di RE
1 di lasciare la Svizzera con la figlia sia stata dettata non tanto dal desiderio
di tutelare __________ dai comportamenti del padre – col quale verosimilmente
si è ricongiunta dopo qualche mese – quanto piuttosto dalla volontà di
sottrarsi all’esecuzione della decisione di levata di custodia.

                                         Neanche alla luce dei
nuovi avvenimenti può dunque essere esclusa una situazione di messa in pericolo
per lo sviluppo di __________. Il reclamo deve dunque essere respinto.

 

                                   6.   In conclusione,
appare opportuno precisare che questa Camera non condivide le conclusioni
espresse dall’Autorità di protezione nelle sue osservazioni del 13 marzo 2015,
secondo cui a distanza di neanche un mese della partenza dalla Svizzera di __________
(avvenuta il 14 febbraio precedente), il collocamento della minore avrebbe
dovuto essere considerato “superato” (pag. 2). Ritenuto che i genitori, al
momento del trasferimento della minore in __________, erano già stati privati
del diritto di determinare il suo luogo di dimora di __________ con decisione
immediatamente esecutiva dell’Autorità di protezione (intimata al loro patrocinatore
il 9 febbraio 2015 e qui confermata), tale trasferimento doveva essere considerato
illecito. L’Autorità di protezione, titolare del diritto di custodia, era
dunque legittimata a chiedere il rientro della minore in Svizzera secondo gli
strumenti della Convenzione dell’Aia sugli aspetti civili del rapimento
internazionale di minori del 25 ottobre 1980 (CArap; RS 0.211.230.02), cui la __________
è parte.

 

                                   7.   Si rileva infine di
transenna che, in base alla giurisprudenza, l’illiceità del trasferimento non
impedisce al minore di acquisire una nuova residenza abituale nello Stato in
cui è trasferito, se il titolare del diritto di custodia non si adopera per
farlo rientrare ai sensi della Convenzione (cfr. DTF 125 III 301, consid. 2b/cc
e sentenza CDP 9 dicembre 2013, inc. 9.2013.42, consid. 6). Nel caso in cui
l’Autorità di protezione intenda attivarsi solo in un prossimo futuro facendo
uso degli strumenti offerti dalla Convenzione, la medesima dovrà dunque
chinarsi in via preliminare sulla questione della residenza abituale di __________,
onde verificare se a quel momento, visto il tempo trascorso dal trasferimento della
minore, disporrà ancora di una competenza ad agire. 

                                         Indipendentemente
da ciò, considerato che due figli della coppia risiedono ancora in Svizzera,
l’Autorità di protezione dovrà comunque vegliare a un eventuale ritorno del
resto della famiglia sul suolo elvetico, alfine di mettere in atto a quel
momento le eventuali misure a tutela dei minori coinvolti.

 

                                   8.   Ai sensi dell’art. 117 CPC, applicabile su rinvio dell’art. 13 LAG,
ha diritto al gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari
(lett. a), la cui domanda non appaia priva di probabilità di successo (lett.
b). 

                                         Nel
caso concreto, dalla documentazione richiamata dai reclamanti emerge una
situazione patrimoniale e finanziaria che può sicuramente essere definita precaria.
Per il resto, nonostante la reiezione del gravame, esso non appariva totalmente
privo di probabilità di esito favorevole. L’istanza di ammissione al beneficio
dell’assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio può dunque essere accolta.

 

                                   9.   Gli oneri
processuali seguirebbero la soccombenza ma, in considerazione della
particolarità del caso concreto, si prescinde eccezionalmente al loro prelievo.
L'emanazione del presente giudizio rende inoltre priva di oggetto l'istanza di
restituzione dell’effetto sospensivo contenuta nel reclamo.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

                                   2.   L’istanza
di ammissione all’assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio è accolta.

 

                                   3.   Non
si riscuotono tasse e spese di giustizia e non si assegnano ripetibili
per la procedura in oggetto.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg.
LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.