# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d92cac73-1a3f-53f8-881c-eb965cafc779
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-04-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 07.04.2017 80.2016.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2016-16_2017-04-07.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2016.16

  80.2016.17

  80.2016.18

  	
  Lugano

  7 aprile 2017

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini e Flavio Amado, giudice supplente

  

 

	
  segretaria

  	
  Mara
  Regazzoni

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

  RI 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 22 gennaio 2016 contro la decisione del 23 dicembre 2015 in materia di IC
  e IFD 2010 e di rimborso dell’imposta preventiva 2010.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   In data 4 giugno 2015
l’RS 1RI 1 ed alla coniuge RI 2, entrambi domiciliati a __________ (__________),
le decisioni di tassazione d’ufficio IC/IFD 2010. Con le stesse l’Autorità
fiscale ha accertato redditi da sostanza divergenti da quanto dichiarato dai contribuenti.
In particolare è stato aggiunto ai redditi da sostanza mobiliare il dividendo
di CHF 15'000.--, ripreso al 60%, riconosciuto ai contribuenti dalla società __________
SA, __________, di cui detengono 67 azioni su 200, e scaduto il 20 dicembre
2010. L’UT ha inoltre aggiunto quali altri redditi CHF 25'000.--, stabiliti
prudenzialmente in base ai calcoli del dispendio prospettati ai contribuenti in
data 24 marzo 2015 e 22 aprile 2015.

                                         I contribuenti hanno
interposto reclamo in data 1° dicembre 2015 contro le decisioni di tassazione
d’ufficio IC/IFD 2010, che negano il rimborso dell’imposta preventiva. Essi non
hanno contestato la ripresa del dividendo, ma hanno postulato in particolare il
rimborso dell’imposta preventiva, e lo stralcio della ripresa di CHF 25'000.--
basata sul calcolo del dispendio.

 

 

                                  B.   L’Ufficio
circondariale di tassazione di Lugano-Campagna, con successiva decisione 23
dicembre 2015, ha ridotto la ripresa per insufficienza di disponibilità finanziaria
a CHF 2'500.--, ed ha negato il rimborso dell’imposta preventiva relativa al
dividendo riconosciuto da __________ SA il 20 dicembre 2010 per intervenuta prescrizione
ex art. 23 LIP.

 

 

                                  C.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1 e RI 2 si aggravano
ora contro la predetta decisione. Non contestano di avere omesso nella
dichiarazione d’imposta 2010 il dividendo in scadenza il 20 dicembre 2010 riconosciuto
loro da __________ SA, ma contestano qualsiasi intenzionalità a riguardo. A
mente dei ricorrenti essi hanno “erroneamente” dichiarato il dividendo nella
dichiarazione dei redditi 2011 facendo riferimento al principio contabile di
cassa (ricorso, pag. 1). Inoltre, per quanto attiene al calcolo del dispendio,
il fabbisogno della coppia andrebbe ridotto della metà in base alla DTF 130 III
765 ss., ciò che comporterebbe un’eccedenza sufficiente per il sostentamento
della coppia. La decisione impugnata andrebbe quindi in sostanza riformata, con
conseguente concessione del diritto al rimborso dell’imposta preventiva, e lo
stralcio della ripresa per insufficienza di disponibilità finanziaria di CHF
2'500.--.

 

 

                                  D.   L’Ufficio
circondariale di tassazione di Lugano-Campagna con osservazioni 3 febbraio 2016
ribadisce la correttezza del proprio operato, e conferma la perdita del diritto
al rimborso del dividendo accordato da __________ SA stante la sua mancata
esposizione nella dichiarazione dei redditi 2010. In base alla giurisprudenza
del Tribunale federale, e segnatamente la sentenza 2C_949/2014 del 24 aprile
2015, l’UT ritiene che il diritto al rimborso sia perento. Il calcolo del dispendio
sarebbe inoltre corretto in quanto si basa sul fabbisogno minimo per il sostentamento
di una coppia pari a CHF 20'400.-- annui, esposto nella Tabella per il calcolo
del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo predisposta dalla
Camera di esecuzioni e fallimenti del Tribunale d’Appello.

 

 

                                  E.   L’Amministrazione
federale delle contribuzioni e la Divisione delle Contribuzioni Ufficio
Giuridico non hanno formulato osservazioni.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   I ricorrenti si
aggravano contro le decisioni 23 dicembre 2015 con le quali viene loro negata
la restituzione dell’imposta preventiva prelevata sul dividendo riconosciuto da
__________ SA e scaduto il 20 dicembre 2010. Essi contestano inoltre la ripresa
di CHF 2'500.-- per insufficienza di disponibilità finanziaria.

 

 

                                   2.   2.1

                                         In merito al diniego della
restituzione dell’imposta preventiva, i ricorrenti non contestano la ripresa,
nella decisione di tassazione 2010, del dividendo scaduto il 20 dicembre 2010
pari a CHF 15’000.--. Essi chiedono la riforma della decisione impugnata che
nega loro la restituzione ex art. 23 LIP, postulando il rimborso
dell’imposta preventiva assolta. 

                                         Su questa censura
ricorsuale occorre quindi determinare se si giustifica la perdita del diritto
al rimborso ex art 23 LIP.

 

                                         2.2.

                                         Secondo l’art. 23 LIP,
chiunque, contrariamente alle prescrizioni di legge, non dichiara alle Autorità
fiscali competenti un reddito colpito dall’imposta preventiva, o la sostanza da
cui esso proviene, perde il diritto al rimborso dell'imposta preventiva dedotta
da tale reddito.

                                         Secondo il Tribunale
federale le prescrizioni legali di cui l’art. 23 LIP sanziona la violazione
sono, in particolare, gli articoli 124 cpv. 2 e 125 cpv. 1 LIFD, norme che
impongono al contribuente di dichiarare egli stesso i suoi elementi imponibili
(“Pflicht zur Selbstdeklaration”; cfr. Zweifel,
in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht,
vol. I/2b, 2a ediz., Basilea 2008, n. 18 ad art. 124 LIFD), coerentemente con
la procedura di tassazione mista applicabile in materia di imposta sul
reddito e sulla sostanza (cfr. Zwahlen,
in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen
Steuerrecht, vol. II/2, 2a ediz., Basilea 2012, n. 3 ad art. 23 LIP,
secondo cui l’art. 23 LIP si fonda sul principio dell’autodichiarazione [“Grundsatz
der Selbstdeklaration”] proprio del sistema delle imposte dirette).

                                         Ne consegue che il
contribuente che voglia salvaguardare il diritto al rimborso dell’imposta
preventiva, deve dichiarare egli stesso gli elementi di reddito e di sostanza
(cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale 2C_538/2016 dell’8 dicembre
2016 consid. 4.3.3). In generale, quest’obbligo è adempiuto menzionando gli
elementi in questione nell’elenco dei titoli allegato alla dichiarazione
d’imposta (sentenza 2C_1083/2014 del 20 novembre 2015 consid. 2.2.1; sentenza
2C_949/2014 del 24 aprile 2015 consid. 5 e 7.3; sentenza dell’11 ottobre 2011
n. 2C_95/2011, in ASA 81 p. 71 = RF 66/2011 p. 963 = RDAF 2012 II p. 72,
consid. 3; cfr. decisione CDT dell’ 8 settembre 2014, consid. 2.2, inc.
80.2014.90; decisione CDT del 29 dicembre 2015, consid. 2.2, inc.
80.2014.76/77). 

 

                                         2.3.

                                         Il contribuente deve
inoltre dichiarare spontaneamente i redditi sottoposti all'imposta
preventiva. 

                                         Come già ricordato in
precedenti decisioni della Camera, poco importa – ad esempio - che le Autorità
fiscali possano rendersi conto del carattere incompleto della dichiarazione e
avere accesso alle informazioni mancanti, domandandole o effettuando un
paragone con incarti fiscali di terzi. Di principio, il fisco deve in effetti
poter presupporre che il contribuente abbia compilato la sua dichiarazione in
maniera esatta e completa, in conformità agli obblighi che gli incombono, segnatamente
giusta l'art. 124 cpv. 2 LIFD e l’art. 42 cpv. 1 della Legge federale del 14
dicembre 1990 sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni
(LAID; RS 642.14). Un dovere di indagine ulteriore da parte del fisco è dato di
regola solo se la dichiarazione fiscale contiene degli errori evidenti
(sentenza 2C_1083/2014 del 20 novembre 2015 consid. 2.2.1; sentenza 2C_949/2014
del 24 aprile 2015 consid. 3.2, con riferimento alla sentenza 2C_95/2011
dell'11 ottobre 2011 consid. 2.1 e ulteriori rinvii).

 

                                         2.4.

                                         In seguito all’evoluzione
della giurisprudenza del Tribunale federale, ed in particolar modo a due
sentenze (2C_95/2011 dell’11 ottobre 2011 e 2C_80/2012 del 16 gennaio 2013),
che avevano negato la conformità di due circolari dell’ AFC con l’art. 23 LIP,
l’AFC ha adottato la nuova Circolare n. 40 dell’11 marzo 2014 (“Perdita del
diritto delle persone fisiche al rimborso dell’imposta preventiva secondo
l’art. 23 LIP”). La stessa non ha forza di legge e non vincola né i contribuenti
né i Tribunali, ma nella misura in cui riflette il testo reale del testo di
legge e ne propone un’interpretazione corretta ed adeguata al caso di specie,
anche le istanze di ricorso ne possono tenere conto. L’Alta Corte ha peraltro
già ritenuto conforme ad una corretta interpretazione dell’art. 23 LIP la
circolare in parola (sentenza 2C_949/2014 del 24 aprile 2015 consid. 4.2 ed
ulteriori riferimenti; decisione CDT del 29 dicembre 2015, consid. 2.3, inc.
80.2015.76/77). 

                                         Al paragrafo 3.1, la
Circolare n. 40 dell’AFC considera dichiarata correttamente, ex art. 23
LIP, l’esposizione, nella prima dichiarazione d’imposta, dei redditi
colpiti dall’imposta preventiva o la sostanza da cui essi provengono. Inoltre,
i redditi dichiarati successivamente dal contribuente, ma prima
della crescita in giudicato della decisione di tassazione ordinaria, possono
essere ancora considerati dichiarati spontaneamente ai sensi della predetta
norma, a condizione che il contribuente non abbia omesso l’esposizione dei
redditi o della sostanza intenzionalmente o con l’intento di commettere una
sottrazione d’imposta, e questo comportamento è stato scoperto dalle Autorità
fiscali. 

                                         Al fine di evitare la
perenzione del diritto al rimborso, ex art. 23 LIP, non è comunque
sufficiente la sola dichiarazione della sostanza da cui il reddito proviene
(cfr. Fischer/Ramp, Kreisschreiben
40 der ESTV – Verwirkung der Verrechnungssteuer-Rückerstattung – Trend zu
Formalisierung und zur Bürokratisierung?, in ST 2014 p. 503 ss., in particolare
510-511).

 

                                         2.5.

                                         Nella fattispecie, è
pacifico che la dichiarazione d’imposta 2010 presentata dai contribuenti il 30
giugno 2011 non espone il dividendo scaduto il 20 dicembre 2010.

                                         Pure risulta pacifico che
l’aggiunta ai redditi dei contribuenti del dividendo percepito da __________ SA
è stata operata, in sede di tassazione 2010, in seguito a puntuali richieste
dell’Autorità fiscale in merito ai redditi in parola. Nello specifico l’Ufficio
circondariale di tassazione di Lugano-Campagna, dopo ricezione della
dichiarazione d’imposta 2010, aveva dovuto invitare i contribuenti in data 22
aprile 2015 a produrre documentazione inerente al dividendo loro erogato da __________
SA e scaduto il 20 dicembre 2010 pari a CHF 15'000.--. I ricorrenti non hanno
dato seguito a tale richiesta che in occasione dell’udienza esperita il 12
ottobre 2015. In sede ricorsuale, essi tuttavia sostengono di non avere voluto
omettere il dividendo, tant’è che lo stesso era già stato dichiarato in
precedenza, seppur “erroneamente” in applicazione del principio contabile di
cassa, nella dichiarazione dei redditi 2011 presentata il 21 marzo 2012. Essi
quindi considerano che il dividendo in parola, in buona fede, è stato
dichiarato, anche se solo successivamente, nell’anno fiscale in cui è stato
effettivamente versato (ricorso, pag. 1).

 

                                         2.6.

                                         2.6.1.

                                         Come ricordato (consid.
2.4), i redditi dichiarati successivamente dal contribuente, ma prima
della crescita in giudicato della decisione di tassazione ordinaria, possono
essere ancora considerati dichiarati spontaneamente ex art. 23
LIP, a condizione che il contribuente non abbia omesso l’esposizione dei
redditi intenzionalmente o per commettere una sottrazione d’imposta, e questo
comportamento sia stato scoperto dalle Autorità fiscali. 

                                         Nella fattispecie, i
ricorrenti hanno in effetti esposto il dividendo di CHF 15’000.-- riconosciuto
loro da __________ SA nel 2010, nell’elenco titoli allegato alla dichiarazione
d’imposta 2011 (modulo 2). Quest’ultima è stata presentata dai contribuenti il
21 marzo 2012. In tale data né era ancora cresciuta in giudicato la decisione
di tassazione ordinaria 2010, né l’Autorità fiscale aveva ancora avviato
accertamenti relativi al dividendo riconosciuto da __________ SA nel 2010. Solo
successivamente, su controllo incrociato CST, l’Ufficio circondariale di tassazione
di Lugano-Campagna, con scritto 22 aprile 2015, ha chiesto ai contribuenti di
fornire documenti inerenti a tale dividendo. Con più di tre anni di anticipo i
ricorrenti avevano tuttavia già dichiarato all’Autorità fiscale il dividendo in
parola, prima quindi che l’Autorità fiscale avviasse, o stesse per avviare,
accertamenti a riguardo. 

 

                                         2.6.2.

                                         Ora, secondo la
giurisprudenza, fintantoché la tassazione del periodo fiscale litigioso non è
passata in giudicato, il contribuente può portare a conoscenza delle autorità
fiscali i redditi assoggettati all’imposta preventiva, per salvaguardare la pretesa
al rimborso di quest’ultima. In questo contesto, la dichiarazione del reddito
può, come nella fattispecie, avvenire anche nella dichiarazione dei redditi del
periodo successivo, se le ulteriori condizioni per ammetterne la spontaneità
sono date. Rappresenterebbe comunque un formalismo eccessivo esigere che la dichiarazione
venga intrapresa con la dichiarazione d’imposta del periodo fiscale
corrispondente (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale amministrativo del Canton
Glarona del 10 febbraio 2010, n. VG.2008.00166, consid. 6a, citata in: Bauer-Balmelli/Küpfer [a cura di], Die Praxis der Bundessteuern, II. Teil: Stempelabgaben und
Verrechnungssteuer, Band 2, n. 84 ad art. 23 LIP).

 

 

                                         2.6.3.

                                         Ne
discende che, se le ulteriori condizioni per ammettere una dichiarazione
spontanea sono date (decisione di tassazione ordinaria non ancora cresciuta in
giudicato, assenza di intenzionalità nell’omettere la dichiarazione del reddito
ed omissione non ancora scoperta dall’Autorità fiscale), la successiva
dichiarazione del reddito può avvenire, come nella fattispecie, anche tramite
indicazione del reddito nella dichiarazione d’imposta del periodo successivo. 

 

                                         2.7.

                                         Per quanto su esposto, non
si ritengono integrate le condizioni per ammettere la perenzione del diritto al
rimborso.

                                         Ne consegue che la
decisione dell’Ufficio di tassazione, che nega il rimborso per intervenuta
perenzione, deve essere riformata.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Un’ulteriore censura dei
ricorrenti concerne l’imposizione degli “altri redditi”, aggiunti dall’Ufficio
di tassazione a quelli dichiarati, in base ad un calcolo delle entrate e delle
uscite, da cui risulta una disponibilità annua di soli fr. 17’856.--. Siccome
tale importo è inferiore al minimo vitale previsto dal diritto esecutivo per
due coniugi, l’autorità ha presunto l’esistenza di altri redditi nella misura
della differenza, cioè di fr. 2'544.-- (arrotondati a fr. 2'500.-). Nel
ricorso, i contribuenti sostengono che si dovrebbe considerare, nel calcolo del
dispendio, solo la metà dei minimi di esistenza ex art. 93 LEF previsti
per coniugati.

 

                                         3.2.

                                         A tale riguardo, si rileva
innanzitutto che i minimi fissati per coniugati (oltre che per coppie
registrate e coppie con figli) dalla Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’Appello, ammontano per il 2010, con indice 2009, a fr. 1700.-- al
mese. Trattasi dei valori utilizzati dall’UT per il calcolo del dispendio,
calcolo per il rimanente non censurato dai ricorrenti. Anzi, da un calcolo che
essi stessi allegano al ricorso, emerge una disponibilità annua addirittura
inferiore, pari cioè a fr. 12'147.90.

                                         Gli insorgenti basano la
loro censura esclusivamente sulla sentenza DTF 130 III 765 ss., sentenza che
stabilisce che gli Uffici di esecuzione possono fissare, per un debitore che
vive in concubinato, un importo base corrispondente alla metà di quello
previsto per coniugi. 

                                         Questa giurisprudenza, che
per inciso non si riferisce alla determinazione del minimo vitale LEF per
coniugati bensì per concubini, ricorda semmai che le strutture dei costi delle
economie domestiche di persone che vivono in concubinato possono essere
analoghe a quelle di persone coniugate, e che di questo occorre tenere conto,
se del caso considerando come minimo vitale del(la) singolo(a)
concubino(a) la metà dell’importo calcolato per una coppia di persone coniugate
(DTF 130 III 765, consid. 2.3. e 2.4). Tale sentenza tuttavia non implica, come
pretenderebbero i ricorrenti, che si debba dimezzare, nel calcolo dei minimi
vitali del diritto esecutivo per una coppia coniugata, il minimo vitale
calcolato in base alle direttive delle Autorità di sorveglianza LEF competenti.

                                         Da questo profilo la
censura dei ricorrenti si rileva pertanto infondata.

 

                                         3.3.

                                         Come questa Camera ha già
avuto modo di precisare, l’applicazione dei minimi vitali del diritto esecutivo
ai fini fiscali deve essere valutata alla luce delle circostanze concrete di
ogni singolo caso (CDT n. 80.2006.66 del 26 giugno 2007).

                                         Alla luce del calcolo
proposto dai ricorrenti, da cui emerge una disponibilità mensile di poco
superiore ai mille franchi, la ripresa stabilita dall’autorità fiscale, basata
sul minimo vitale secondo la LEF, appare ancora prudenziale e merita pertanto
conferma. 

 

 

                                   4.   Per quanto precede,
si deve concludere che il ricorso è accolto per quanto attiene al rimborso
dell’imposta preventiva sul dividendo riconosciuto da __________ SA nel 2010,
mentre è respinto per quanto attiene all’imposizione di altri redditi per fr. 2'500.--.

                                         Tassa di giustizia e spese
sono a carico dei ricorrenti, in proporzione alla soccombenza.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese
l’art. 1 del Regolamento cantonale di applicazione concernente la Legge
federale sull’imposta preventiva, il computo globale d’imposta e la trattenuta
supplementare USA (del 18 ottobre 1994), nonché gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

1.1.1.    In
merito alla domanda di rimborso dell’imposta preventiva assolta sul dividendo
riconosciuto ai ricorrenti da __________ SA nel 2010, il ricorso è accolto.

                                                 §     Di
conseguenza, ai ricorrenti è riconosciuto il rimborso dell’imposta preventiva
trattenuta da __________ SA sul dividendo di CHF 15'000.– lordi, versato loro
dalla società il 20 dicembre 2010.

 

                                         1.2.  In
merito al calcolo dell’imposta sul reddito (IC e IFD 2010), il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.  1’100.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr. 1’200.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti nella misura di un terzo (fr. 400.–).

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (146 LIFD; art. 73 LAID; art. 56 LIP; art. 82 ss. LTF). 

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
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                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: