# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0af20576-8f0a-550b-adcd-09c652ebfe6c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-09-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.09.2019 42.2019.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2019-18_2019-09-02.html

## Full Text

________________________________________Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  42.2019.18

   

  rs

  	
  Lugano

  2 settembre 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 aprile 2019 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 12 marzo 2019 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, 6501
  Bellinzona 

   

   

  in materia di assistenza sociale

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su reclamo del 12
marzo 2019 l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (in seguito: USSI)
ha confermato una precedente decisione del 13 novembre 2018 (cfr. doc. 29) con
la quale aveva negato a RI 1 (nato il __________ 1978), che nel settembre 2018
ha iniziato un tirocinio quale __________ (cfr. doc. 88-91), il diritto a
prestazioni assistenziali.

 

                                         A
motivazione del proprio rifiuto l’USSI ha innanzitutto osservato che la
formazione di cui dispone RI 1 (diploma per le professioni socio-sanitarie e
diploma di maturità tecnico commerciale con indirizzo attività sociali) gli
permette di conseguire un reddito sufficiente per il suo mantenimento. 

                                         L’amministrazione ha
inoltre sottolineato che:

 

" (…) La
decisione della nuova formazione nel caso concreto è in sostanza una sua
scelta, senza coerenza con il percorso di formazione precedente, che riporta
l’interessato allo stadio di un apprendistato dopo aver conseguito una maturità,
un’interruzione degli studi di cinque anni e alcuni anni universitari. Non si
può ritenere che la nuova formazione aumenti notevolmente le possibilità di impiego.
Inoltre non è di breve durata. (…)” (Doc. II1) 

 

                               1.2.   Contro
la decisione su reclamo RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, facendo
valere di essere confrontato da mesi con una situazione economica precaria che
gli impedisce di provvedere ai bisogni vitali con conseguente indebitamento
tramite prestiti urgenti e onerosi.

                                         L’insorgente ha poi rilevato
che né il certificato di Scuola __________ rilasciato nel 1998 dall’allora
Scuola __________ né il Certificato di studi superiori (indirizzo attività
speciali) conseguito presso l’Istituto __________ di __________ sono
riconosciuti quali titoli professionali, per cui non gli consentono di guadagnare
sufficientemente per far fronte al proprio mantenimento. L’ottenimento di tali
diplomi sarebbe il frutto di scelte operate per intraprendere studi superiori
ed essere ammesso all’università, non conclusa per motivi essenzialmente
economici e famigliari, come genitore di due figli ora separato.

                                         Il ricorrente ha, inoltre,
precisato che il tirocinio quale operatore di palcoscenico della durata di
quattro anni è stato introdotto in Ticino per la prima volta nell’anno
scolastico 2018-2019 e che di conseguenza egli figura tra i pochi apprendisti
impegnati in questo particolare e promettente settore con buone prospettive di
inserimento lavorativo e di formazione continua quale formatore di apprendisti,
tecnico del __________ e tecnico __________.

                                         Il medesimo ritiene,
quindi, che l’apprendistato in questione aumenti in modo concreto le sue
possibilità di impiego.

                                         Il ricorrente ha poi
affermato che non si tratta di una scelta individuale basata unicamente su
criteri soggettivi e interessi personali, bensì di un progetto elaborato con un
Orientatore professionale attivo presso la sede regionale dell’Ufficio dell’Orientamento
scolastico e professionale di __________.

                                         Per quanto concerne la
durata della formazione, l’insorgente ha specificato di aver proposto al datore
di lavoro (__________), senza successo, una riduzione della stessa. Nemmeno è
stata accettata la sua richiesta di poter beneficiare del salario d’apprendista
al quarto anno, come accordato in casi analoghi quando l’apprendista ha la
maggiore età, dispone di una discreta esperienza, esegue lavori straordinari e
non soggiace alle restrizioni di lavoro notturno e festivo imposte agli
apprendisti minorenni. Al riguardo egli ha puntualizzato che in ogni caso il
suo salario mensile di fr. 500 raggiunge i fr. 700 grazie alle ore
straordinarie e ai giorni festivi dedicati al lavoro, e sarà di fr. 900 da
settembre 2019. Secondo il ricorrente tali importi, anche se esigui, sono
indicativi della sua volontà di ottenere, terminata la formazione, una propria
e duratura indipendenza economica (cfr. doc. I).

 

                               1.3.   Con
risposta del 21 maggio 2019 l’USSI ha proposto di respingere il ricorso, rilevando
segnatamente che in definitiva l’insorgente, con la sua formazione, può già
accedere al mercato del lavoro e quindi non può esigere l’assistenza sociale
(cfr. doc. VI).

 

                               1.4.   Il 31 maggio 2019 il
ricorrente ha osservato che a partire dal 2017, dopo la separazione dalla
moglie, ha iniziato a lavorare come agente di __________ presso __________ –
lavoro comunque precario, stagionale e dipendente dalle condizioni
metereologiche, dalle richieste dei clienti, dalla presenza o meno di cantieri
stradali ecc. – e ha concluso dei contratti a tempo determinato (da fine
novembre 2017) con __________ al 50%. Egli ha precisato di avere chiesto a
questa cooperativa svariate volte di essere assunto al 100% ma senza esito.

                                         L’insorgente ha pure
indicato, da un lato, che la domanda di prestazioni assistenziali è volta
all’ottenimento della differenza tra il suo salario di apprendista percepito
dal __________ e l’importo determinante per provvedere al suo fabbisogno.
Dall’altro, che la sua richiesta di aiuto allo studio per l’anno scolastico
2018/2019 è stata rifiutata dall’autorità competente con decisione dell’8
aprile 2019 (cfr. doc. VIII).

 

                               1.5.   L’amministrazione
ha preso posizione al riguardo con scritto del 12 giugno 2019 (cfr. doc. X), evidenziando
in particolare che l’insorgente ha svolto un’estesa formazione, più
precisamente:

 

"
-   la Scuola __________ 

    (__________) con Diploma per le professioni __________ (1998);

-   poi il Diploma
di maturità (tecnico __________, 2000);

-   infine sei anni di Università (2005-2007
e 2012-2016) (doc. 113).”

 

                                         e che con la sua
formazione egli ha potuto concretamente lavorare:

 

" -   tre
anni come impiegato di vendita (2006-2009 __________);

-   tre anni come
desk operator supporto informatico (2008-2011 __________);

-   due anni per un’agenzia __________ e

-   venditore
(2017-2018) (doc. 112), quest’ultima attività alle dipendenze della __________,
dove egli ha dato disdetta (doc. 94)” (Doc. X)

 

                               1.6.   Il ricorrente, al quale il
TCA ha dato la possibilità di formulare osservazioni (cfr.doc. XI), è rimasto
silente.

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se correttamente o meno l’USSI ha respinto la domanda del
29 ottobre 2018 interposta da RI 1 tendente alla concessione di una prestazione
assistenziale.

 

                                         L’intervento della pubblica assistenza è regolato nel Cantone Ticino
dalla Legge sull’assistenza sociale dell’8 marzo 1971 (Las).

 

                                         Tale normativa è stata oggetto
di modifiche che sono state adottate dal Gran Consiglio il 3 dicembre 2002
(cfr. FU 99/2002 del 10 dicembre 2002 pag. 8289 segg.) e
sono entrate in vigore il 1° febbraio 2003.

 

                                         Questi cambiamenti sono stati
resi necessari dalla Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle
prestazioni sociali (Laps), adottata dal Parlamento il 26 giugno 2002 (cfr. FU
53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) ed entrata in vigore anch’essa il 1°
febbraio 2003 (cfr. BU 3/2003 del 31 gennaio 2003).

                                         

                                         Il 1°
ottobre 2006 sono entrate in vigore alcune ulteriori modifiche della Las e
della Laps (cfr. BU 44/2006 del 29 settembre 2006 pag. 385-386; BU 40/2006 del
8 settembre 2006 pag. 313-317).

 

                                         Il
1° giugno 2015 è entrata in vigore la Legge sugli aiuti allo studio, la quale
ha portato ad altre modifiche della Laps (cfr. BU 18/2015 del 21 aprile 2015 pag.184-195).

 

                               2.2.   L'art.
1 Las stabilisce che lo Stato provvede, nel rispetto della dignità e dei
diritti della persona, all'attribuzione delle prestazioni sociali stabilite
dalla legislazione federale o cantonale e, in particolare, all'assistenza di
quanti stanno per cadere o siano caduti nel bisogno (cpv. 1).

 

                                         Le
prestazioni sociali hanno lo scopo di favorire l'inserimento sociale e
professionale dei beneficiari (cpv. 2).

 

                                         L'art.
2 della Legge fissa il principio della sussidiarietà dell'assistenza e prevede
al cpv. 1 che "le prestazioni assistenziali secondo questa legge sono
complementari o suppletorie a quelle della previdenza, delle assicurazioni
sociali e delle misure contro la disoccupazione previste da altre leggi
cantonali". 

 

                                         Il
cpv. 2 precisa che "in particolare le prestazioni assistenziali
propriamente dette di tipo finanziario vengono concesse solo una volta esaurite
le altre prestazioni sociali previste dalla Legge sull'armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (art. 13 Laps)".

 

                                         L’art.
13 Laps, afferente all’ordine delle prestazioni, enuncia peraltro che 

 

"
Le prestazioni sociali di
complemento armonizzate vengono concesse nell’ordine in cui figurano all’art. 2
cpv. 1, ritenuto che:

a) prima dell’erogazione delle
prestazioni sociali di complemento armonizzate vanno erogate le riduzioni dei premi previste nell’assicurazione obbligatoria delle cure
medico-sanitarie (art. 11 cpv. 1 lett. b) e le prestazioni d’aiuto allo studio
(art. 11 cpv. 1 lett. c) a cui i membri
dell’unità di riferimento hanno diritto;

b) ogni prestazione va erogata sino al
massimo dell’importo previsto dalla legge speciale prima di concedere una
prestazione che segue nell’ordine;

c) nel calcolo di ogni prestazione
vengono computate quelle che la precedono nell’ordine, anche se il titolare del
diritto o un’altra persona dell’unità di riferimento vi ha rinunciato."

 

                                         Inoltre giusta
l’art. 2 cpv. 1 Laps:

 

"
Sono prestazioni sociali ai sensi
della legge:

a) le riduzioni dei premi previste
nell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie secondo la Legge
federale sull’assicurazione malattia (LAMal) del 18 marzo 1994 e dalla relativa
legge cantonale di applicazione;

b) l’aiuto sociale speciale e l’assegno
per sportivi d’élite o talenti artistici previsti dalla Legge sugli aiuti allo
studio (LASt) del 23 febbraio 2015;

c) la borsa di studio e l’assegno di
tirocinio previsti dalla Legge sugli aiuti allo studio del 23 febbraio 2015;

d) l’assegno di riqualificazione
professionale previsto dalla Legge sugli aiuti allo studio del 23 febbraio
2015;

e) l’indennità straordinaria ai
disoccupati prevista dalla Legge sul rilancio dell’occupazione e sul sostegno
ai disoccupati del 13 ottobre 1997;

f) l’assegno
integrativo previsto dalla Legge sugli assegni di famiglia del 18 dicembre
2008;

g) l’assegno di prima infanzia previsto
dalla Legge sugli assegni di famiglia del 18 dicembre 2008;

h) le prestazioni assistenziali previste
dalla Legge sull’assistenza sociale dell’8 marzo 1971."

 

                                         Anche
dal Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova
legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali, p.to 8,
si evince che la priorità di intervento spetta alla partecipazione dei premi
dell’assicurazione contro le malattie, poiché questa è “obbligatoria per tutti
i residenti del Cantone” (pag. 11). 

                                         In
seguito intervengono i sussidi per il perfezionamento e la riqualifica
professionale, le indennità straordinarie di disoccupazione durante il periodo
previsto per questi contributi, gli assegni integrativi per i figli e gli
assegni di prima infanzia. Le prestazioni assistenziali costituiscono l’ultimo
intervento sociale.

 

                                         Infine
anche il Messaggio n. 6955 del 25 giugno 2014 relativo all’introduzione della
Legge sugli aiuti allo studio dichiara al pt. 3.2 che nella pratica di tutti i
giorni il principio degli interventi a cascata è stato rispettato. Nel caso di
uno studente con figli a carico, l’attuale assegno di studio è stato
considerato prioritario rispetto agli assegni familiari, di prima infanzia e
integrativi. Anche nel caso di un richiedente che accede ad un eventuale
intervento assistenziale, prioritaria rimane la concessione dell’assegno di
studio (pag. 8).

 

                               2.3.   Nell’evenienza concreta
l’USSI ha negato a RI 1 il diritto a una prestazione assistenziale richiesta
nel mese di ottobre 2018, in quanto, avendo conseguito il diploma per le
professioni __________ nel 1998 e il diploma di maturità __________ nel 2000,
il medesimo è in grado di conseguire un reddito da attività lavorativa
sufficiente per il proprio mantenimento.

                                         L’amministrazione
ha, inoltre, osservato, da un lato, che non si può ritenere che l’ulteriore
formazione quale operatore di palcoscenico che il ricorrente sta intraprendendo
aumenti notevolmente le sue possibilità di impiego. Dall’altro, che la stessa -
della durata di quattro anni - non è di breve durata (cfr. doc. 29; II1; VI;
consid. 1.1.).

 

                                         Secondo
il ricorrente, invece, i titoli di studio conseguiti in Ticino e a __________
non gli permettono di trovare un impiego. Egli, al riguardo, ha precisato che
l’ottenimento di tali diplomi è il frutto di scelte operate per intraprendere
studi superiori ed essere ammesso all’università, non conclusa per motivi
essenzialmente economici e famigliari.

                                         L’insorgente ha, pure,
fatto valere di essere tra i pochi apprendisti impegnati nel tirocinio quale
operatore di __________ introdotto in Ticino nell’anno scolastico 2018-2019 e
che di conseguenza vi sono buone prospettive di inserimento lavorativo.

                                         Il medesimo sostiene che
non si tratti di una scelta individuale, visto che il relativo progetto è stato
elaborato con un Orientatore professionale (cfr. doc. I; consid. 1.2.).

 

                               2.4.   Dalle
carte processuali emerge che RI 1, nato nel 1978, dopo aver frequentato le
scuole elementari a __________ e le scuole medie a __________ e a __________, nel
1998 ha ottenuto il diploma per le professioni socio sanitarie rilasciato dall’a; doc. A1; 113).

 

                                         Nel 2000 egli ha inoltre superato
l’esame di Stato degli studi secondari superiori con indirizzo attività sociali
(__________) presso l’Istituto __________ di __________ (cfr. doc. B; 113; A1).

 

                                         Dal 2003 al 2006 RI 1 ha
lavorato quale aiuto montatore di elettrodomestici presso la __________ di __________.

 

                                         Nel frattempo, e meglio nel
2005, egli si è iscritto alla Facoltà di __________ __________ (USI) frequentata
fino al 2007.

 

                                         Dal 2006 al 2009 è stato
alle dipendenze di __________ a __________ quale impiegato di vendita (cfr.doc.
113; A1) e dal 2008 al 2011 pure di __________ quale __________ (cfr. doc. 113;
A1).

 

                                         L’insorgente, dal 2012 al
2016, era poi iscritto presso la Facoltà __________ dell’__________ (cfr. doc.
A1; 113).

 

                                         Dal 2014 a tutt’oggi il
ricorrente svolge “piccoli lavori accessori in privato” (cfr. doc. A1). Dal
settembre 2017 al 30 giugno 2018 è, inoltre, stato attivo quale agente di
sicurezza presso __________ (cfr. doc. 112; 104).

                                         Egli ha pure lavorato al
50% presso __________ dal novembre 2017. Il rapporto di lavoro è terminato a
fine agosto 2018 a seguito della disdetta inoltrata dal medesimo (cfr. doc.
112; 94; VIII). 

 

                                         Nel settembre 2018
l’insorgente ha iniziato un apprendistato quale Operatore __________
frequentando, per quanto attiene alle materie d’insegnamento, il Centro
professionale __________ e lavorando, per quanto concerne la formazione
professionale di base, presso __________ alle dipendenze del __________ (cfr.
doc. C; 88; 89; 90). 

 

                                         Egli, nel mese di ottobre 2018,
ha interposto domanda di prestazioni assistenziali che l’USSI gli ha rifiutato
con decisione del 13 novembre 2018, confermata dalla decisione su reclamo del
12 marzo 2019 (cfr. doc. 29; II1).

 

                                         Con decisione dell’8
aprile 2019 al ricorrente è stato negato il diritto a un aiuto allo studio per
l’anno scolastico 2018-2019, in quanto “la durata minima degli studi
(o della formazione) è già stata superata”.

                                         L’Ufficio degli aiuti allo
studio ha altresì indicato:

 

(…) Nel suo caso rileviamo che nel corso
degli anni scolastici 2012 - 2015 lei ha frequentato l’__________ (grado
terziario universitario). Ora presenta una domanda per la frequenza della __________
(grado secondario due). Lei frequenta quindi uno studio di grado inferiore
rispetto a quello universitario. (…)” (Doc. 115)

 

                               2.5.   Chiamata
a pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte ritiene utile dapprima
evidenziare che nell’ambito dell’assistenza sociale, come esposto sopra (cfr.
consid. 2.2.), vige il principio della sussidiarietà di cui agli art. 2 Las e
13 Laps.

                                         Da
tale principio risulta che l’erogazione di prestazioni assistenziali viene
riconosciuta soltanto qualora un richiedente non sia in grado di provvedere
alle proprie necessità tramite sforzo personale oppure prestazioni a cui sono
tenuti dei terzi o, ancora, mediante prestazioni volontarie da parte di terzi
(cfr. STF 8C_708/2018 del 26 marzo 2019 consid. 4.2.; STF 8C_100/2017 del 14
giugno 2017 consid. 8.1.; STFA K 22/04 del 22 ottobre 2004 consid. 2.3.1.,
pubblicata in RAMI 2005 pag. 30, DTF 137 V 143 consid. 3.7.1.;
Disposizioni COSAS del 2005, aggiornate nel dicembre 2015, p.to A.4; C. Hänzi,
Die Richtlinien der schweizerischen Konferenz für Sozialhilfe", Ed. Helbing
Lichtenhahn, Basilea 2011 pag. 171-172; 114-115).

 

                                         Con
sentenza STF 8C_787/2011 del 28 febbraio 2012 consid. 4.2. l’Alta Corte ha
rilevato, in particolare, che in virtù del principio di sussidiarietà è
possibile pretendere prestazioni assistenziali solo nel caso in cui una persona
non sia nella condizione di impedire la situazione di bisogno economico tramite
un proprio ragionevole comportamento immediato e tempestivo, primariamente
assumendo un’attività retribuita e non soltanto nel proprio settore
professionale.

 

                                         Con
sentenza STF 8C_56/2012 dell’11 dicembre 2012 consid. 3.1. l’Alta Corte ha,
poi, stabilito che non esiste un diritto di opzione tra le fonti di aiuto
prioritario. In particolare l’aiuto sociale è sussidiario in rapporto alle
prestazioni legali di terzi come pure in rapporto alle prestazioni volontarie
da parte di terzi.

 

                                         Con
sentenza STF 8C_930/2015 del 15 aprile 2016 consid. 4.1. l’Alta Corte ha osservato
che in virtù del principio di sussidiarietà colui che effettivamente e
giuridicamente è in grado di procurarsi da solo i mezzi necessari per
sopravvivere, in particolare assumendo un’attività lucrativa ragionevolmente
esigibile, non può esigere l’assistenza sociale o l’aiuto in situazione di
bisogno ai sensi dell’art. 12 Cost. fed. (cfr. STF 8C_455/2015 del 8 marzo 2016
consid. 7.2.2; STF 8C_787/2011 del 28 febbraio 2012 consid. 3.2.1).

 

                                         Al
consid. 4.4 dello stesso giudizio la nostra Massima Istanza ha esposto che
solitamente non sussiste nessun diritto al sostentamento necessario della vita
durante la frequentazione di una formazione. In primo luogo le persone in
formazione vanno sostenute attraverso appositi strumenti dedicati alla
formazione e perciò di regola l’assistenza sociale non è competente. Contributi
alla formazione sono in particolare le borse di studio e i prestiti. L’aiuto
sociale può, altresì, essere chiesto solamente in via complementare, ad esempio
come aiuto per il superamento della situazione in quanto altri mezzi non sono
ancora disponibili (cfr. STF 8C_930/2015 del 15 aprile 2016 consid. 4.4.).

 

                                         Le disposizioni della
Conferenza svizzera dell’azione sociale – COSAS al punto A.4 ("Principi
del sostegno sociale"), dopo aver ribadito che la sussidiarietà
costituisce uno dei principi fondamentali sui quali si basa il sostegno
sociale, sottolineano del resto che:

 

 

 

 

"
(...)

- Sussidiarietà

Il sostegno sociale interviene quando la persona
bisognosa non è in grado di aiutarsi da sola e quando le altre fonti d’aiuto
disponibili sono state esaurite. Il sostegno sociale deve intervenire quando
non possono essere ottenuti altri aiuti, in tempo utile o in maniera adeguata.
Il sostegno sociale viene elargito dall’ente cantonale preposto ed è
sussidiario:

 

·        
allo sforzo personale: la persona che si trova nel bisogno deve sforzarsi
di intraprendere tutto ciò che è in suo potere per uscire dalla situazione
critica. Occorre quindi utilizzare in primo luogo i proventi del lavoro, il
patrimonio esistente o altre entrate disponibili

·        
agli obblighi da parte di terzi: prima di elargire una prestazione, le autorità
devono vagliare attentamente tutte le possibilità d’intervento degli altri enti
pubblici o privati. Ci si riferisce a prestazioni d’assicurazioni sociale, a
contributi di mantenimento inerenti il diritto di famiglia, a pendenze da
contratto, indennizzi, borse di studio, ecc.

·        
alle prestazioni volontarie da
parte di terzi: le prestazioni
d’aiuto sociale volontarie sono equiparate alle prestazioni pubbliche, anche
nel caso in cui non avessero base giuridica e rivestissero un carattere
benevolo. Esse son prese in considerazione nella determinazione dell’intervento
pubblico. 

(…)”

 

                                         Riguardo alla funzione delle
disposizioni COSAS e al principio di sussidiarietà cfr., in dottrina, C. Hänzi,
Die Richtlinien der schweizerischen Konferenz für Sozialhilfe". Ed.
Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011, pag. 171-172 e 114-115. 

 

                               2.6.   Le direttive COSAS al punto H.6 "Formazione, formazione continua e perfezionamento
professionale" indicano, inoltre, che:

 

"
(…)

H.6 Formazione,
formazione continua e perfezionamento professionale

Gli uffici del sostegno sociale accordano contributi
alla prima formazione, alla formazione continua e al perfezionamento
professionale, solo se questi non possono essere finanziati da altre fonti
(borse di studio, contributi dei genitori, prestazioni dell’assicurazione
disoccupazione e dell’assicurazione invalidità, mezzi provenienti da altri
fondi e fondazioni, ecc.).

(…)

 

·   Seconda formazione e riqualifica professionale 

Possono essere versati contributi per una seconda
formazione o per una riqualifica professionale, se la prima formazione non
permette di conseguire un reddito che assicuri il mantenimento e se è probabile
che una seconda formazione o una riqualifica professionale permetteranno di
raggiungere questo obiettivo. Peraltro, una seconda formazione o una
riqualifica devono essere favorite, se migliorano le possibilità di colloca­mento
della persona interessata. Sono prese in considerazione solo le formazioni e i
corsi di riqualifica riconosciuti.

Per le relative verifiche, si dovrà fare riferimento
ai servizi competenti (orientamento professionale, uffici regionali di
collocamento, ecc.). Le preferenze personali non rappresentano un motivo
sufficiente per pro­muovere una seconda formazione o una riqualifica
professionale. (…)” 

 

                               2.7.   Questo
Tribunale, in una sentenza di principio 42.2011.4 del 25 agosto 2011, cresciuta
in giudicato incontestata e pubblicata in RtiD I-2012 N. 9 pag. 28, ha
esaminato la questione concernente l’eventuale assunzione dei costi di una
seconda formazione da parte dell’assistenza sociale.

 

                                         Il
TCA ha analizzato la prassi dell'amministrazione e le considerazioni della
dottrina in merito. Da tale esame è emerso che solo eccezionalmente una seconda
formazione viene assunta dalla pubblica assistenza. Più precisamente soltanto
qualora la prima formazione non permetta di conseguire un reddito che assicuri
il mantenimento e l’ulteriore formazione/specializzazione sia di breve durata,
nonché migliori notevolmente la collocabilità sul mercato del lavoro.

 

                                         In
quell’occasione questa Corte ha, quindi, stabilito che il titolare di un Master
(Bacellierato) in teologia, in virtù del principio della sussidiarietà vigente
in ambito di assistenza sociale, non aveva diritto a prestazioni assistenziali
per il periodo in cui svolgeva una specializzazione in diritto comparato delle
religioni e diritto canonico, benché presenti una lacuna di reddito. In effetti
il Master in teologia, che viene attribuito dopo cinque anni di studi
universitari, permette l’accesso a una serie di professioni atte a conseguire
un reddito sufficiente per vivere. 

                                         In
concreto decisiva è stata comunque la circostanza che i presupposti per
riconoscere la copertura di una seconda formazione da parte dell’assistenza
sociale non erano adempiuti. La specializzazione in diritto comparato delle
religioni, svolgendosi su due anni, non risultava di breve durata e il richiedente
l’assistenza sociale non aveva dimostrato che tale specializzazione migliorasse
notevolmente la sua collocabilità sul mercato del lavoro, non avendo elencato
in modo concreto le attività professionali che avrebbe potuto effettivamente
esercitare una volta ultimata la seconda formazione. L’ulteriore percorso
formativo intrapreso avrebbe potuto, del resto, essere teoricamente finanziato
con un prestito di studio o facendo ricorso all’assicurazione contro la
disoccupazione.

 

                                         In
una successiva sentenza 42.2011.7 del 22 settembre 2011 questa Corte si è
chinata sul caso di un ricorrente, assistente di cura, che aveva intrapreso
un’ulteriore formazione quale infermiere.

                                         Il
TCA ha deciso, da un lato, che sulla base della documentazione medica,
contrariamente al parere dell’amministrazione, l’attività di assistente di cura
non era più conforme alle sue condizioni di salute.

                                         Dall’altro,
che malgrado ciò, il rifiuto delle prestazioni assistenziali postulate
nell’agosto 2010 doveva comunque essere confermato, visto il carattere
sussidiario dell’intervento dell’assistenza sociale.

                                         Al
riguardo il TCA ha indicato, in primo luogo, che il nuovo percorso formativo
non era di breve durata, estendendosi la formazione quale infermiere diplomato
SSS su tre anni.

                                         In
secondo luogo, che prima di rivolgersi all’assistenza sociale entravano in
considerazione gli assegni di studio. 

                                         Questo
Tribunale ha evidenziato che in effetti il ricorrente è stato posto al
beneficio di un assegno per la riqualificazione con decisione del 30 maggio
2011.

 

                                         Con
giudizio 42.2011.3 del 17 ottobre 2011 il TCA, richiamato il principio della
sussidiarietà, ha confermato il diniego del diritto alle prestazioni assistenziali
deciso dall’USSI nel caso di una persona - nata nel 1981 - che aveva conseguito
il certificato di capacità nel settore della vendita e che in un secondo tempo
aveva iniziato un Bachelor in conservazione e restauro.

                                         Questo
Tribunale ha, in effetti, ritenuto che la prima formazione della ricorrente
permettesse l’accesso a molteplici occupazioni atte a conseguire un reddito
sufficiente per vivere.

                                         Inoltre
nemmeno erano adempiuti gli ulteriori presupposti per riconoscere, in
applicazione delle disposizioni COSAS sulla seconda formazione, la copertura di
una seconda formazione da parte dell’assistenza sociale.

                                         In
primo luogo, il nuovo percorso formativo intrapreso dall’insorgente,
svolgendosi su tre anni, non era di breve durata.

                                         In
secondo luogo, non è stato dimostrato che il conseguimento del Bachelor in
questione migliorasse notevolmente la sua collocabilità sul mercato del lavoro.

                                         È
stato, poi, rilevato che la ricorrente beneficiava di un assegno di studio.

                                         Il
TCA, al riguardo, ha precisato, da una parte, che i criteri per determinarne
l’importo sono differenti da quelli per stabilire l’ammontare della prestazione
assistenziale.

                                         Dall’altra,
che non è pertanto escluso che, nonostante la concessione di un assegno di
studio, dal conteggio della prestazione assistenziale risulti una lacuna di
reddito.

                                         Questa
Corte ha, tuttavia, evidenziato che quando, come in quel caso concreto, non
sono adempiuti i presupposti perché l’assistenza sociale finanzi una seconda
formazione, non sussiste il diritto a una prestazione assistenziale
complementare per coprire tale lacuna.

 

                                         Con
sentenza 42.2010.36 del 21 novembre 2011 questo Tribunale ha respinto il
ricorso contro il diniego di assunzione dei costi di una seconda formazione
presso la Scuola superiore Alberghiera e del Turismo richiesta da un’impiegata
di commercio con attestato federale di capacità. In quel caso questa Corte ha
considerato che, anche volendo considerare, per ipotesi, ogni attività che la
ricorrente poteva svolgere grazie alla sua prima formazione come non più
conforme al suo stato di salute, il rifiuto di prestazioni assistenziali era
giustificato poiché la nuova formazione, svolgendosi su quattro semestri di
scuola e due semestri di “stage” non era di breve durata. Inoltre l’insorgente
già nel primo anno scolastico presso la Scuola alberghiera era stata posta al
beneficio di una borsa di studio sotto forma di assegno di studio, nonché di un
prestito di studio.

 

                                         Con giudizio 42.2013.11
dell’11 dicembre 2013 il TCA ha ritenuto che, anche qualora la formazione quale
attore non avesse consentito al ricorrente di conseguire un reddito sufficiente
per far fronte al proprio mantenimento, il rifiuto delle prestazioni
assistenziali andava comunque confermato, siccome, in primo luogo, il nuovo
percorso formativo quale sceneggiatore intrapreso dallo stesso, svolgendosi su
due anni a tempo pieno, non era di breve durata.

                                         In
secondo luogo, il ricorrente non aveva dimostrato che la specializzazione in
sceneggiatura migliorasse notevolmente la sua collocabilità sul mercato del
lavoro. 

 

                                         Con
sentenza 42.2013.22 del 13 marzo 2014, pubblicata in RtiD II-2014 Nr. 11 pag.
65 segg., questa Corte ha, poi, stabilito che a una persona già in possesso di
un Bachelor in diritto conseguito all’estero, nonché di un Master in diritto
ottenuto in Svizzera e che ha successivamente seguito i corsi relativi al
Bachelor in diritto anche in Svizzera non spettava alcuna prestazione
assistenziale durante la pratica legale per accedere agli esami di avvocato.

                                         In
effetti la formazione completa in diritto (Bachelor + Master) - della durata di
quattro anni e mezzo / cinque - le permetteva l’accesso a una serie di
professioni atte a conseguire un reddito sufficiente per vivere, per cui lo
svolgimento della pratica legale non risultava necessario a tal fine.

                                         Pertanto,
in virtù del principio di sussidiarietà, la ricorrente avrebbe dovuto tentare
di trovare un’attività lavorativa che le permettesse di mettere a frutto le
conoscenze acquisite con i suoi studi universitari in diritto.

                                         Il
TCA ha, inoltre, deciso che, anche volendo considerare, per ipotesi - alquanto
improbabile -, che le attività lavorative che l’insorgente avrebbe potuto
svolgere grazie ai suoi studi universitari in diritto non erano atte a
permetterle di conseguire un reddito sufficiente, il rifiuto delle prestazioni
assistenziali avrebbe dovuto comunque essere confermato. Non risultavano,
infatti, adempiuti gli ulteriori presupposti per riconoscere la copertura di
una seconda formazione da parte dell’assistenza sociale. La pratica legale (due
anni) non è di breve durata, come per contro richiesto dalle disposizioni COSAS
sulla seconda formazione.

 

                                         Con
sentenza 42.2014.9 dell’8 ottobre 2014 (il successivo ricorso è stato
dichiarato inammissibile dal Tribunale federale nella sentenza 8C_803/2014 del
14 gennaio 2015) questa Corte ha confermato l’operato dell’USSI che aveva
negato il finanziamento (tasse semestrali, materiale scolastico, mezzi di
trasporto, doppia economia domestica) di una formazione “Master in
International Tourism” presso un’università svizzera a una persona che
disponeva già di una formazione universitaria conseguita all’estero e di vasta
esperienza professionale.

                                         In
effetti in quel caso di specie non erano date le condizioni per riconoscere la
copertura di una seconda formazione. Il Master non era di breve durata, avendo
una durata di 4 semestri a tempo pieno. Inoltre il ricorrente non aveva
dimostrato che il Master in questione migliorasse notevolmente la sua
collocabilità sul mercato del lavoro. 

                                         Egli
non aveva elencato in modo concreto le attività professionali che avrebbe
potuto effettivamente esercitare una volta ultimata la seconda formazione.

 

                                         Con
sentenza 42.2014.18 del 15 gennaio 2015 il TCA ha confermato la decisione su
reclamo dell’USSI con la quale aveva negato l’assunzione di una successiva
formazione (Bachelor in Lingua presso un’università svizzera) a un ricorrente,
già in possesso di un attestato federale di capacità quale impiegato di
commercio al dettaglio.

                                         Il
TCA ha rilevato che il ricorrente non aveva dimostrato che tale Bachelor
migliorasse notevolmente la sua collocabilità sul mercato del lavoro, indicando
che egli non aveva elencato in modo concreto le attività professionali
che avrebbe potuto effettivamente esercitare una volta ultimata la seconda
formazione. Elemento decisivo per il diniego dell’assunzione del Bachelor è
stato però il fatto che esso si svolgeva su tre anni a tempo pieno e pertanto
il percorso intrapreso non era evidentemente di breve durata.

 

                                         Con
giudizio 42.2017.1 del 29 marzo 2017 questa Corte ha tutelato la decisione su
reclamo con la quale l’USSI ha negato a una persona in possesso di un AFC quale
specialista in fotografia e della maturità artistica il diritto a prestazioni
assistenziali durante una seconda formazione con indirizzo Design industriale
presso una scuola specializzata.

                                         Il
TCA ha in particolare rilevato che l’insorgente non ha allegato prove
sufficienti concernenti le difficoltà riscontrate nella ricerca di un posto di
lavoro e che la medesima avrebbe dovuto tentare di trovare un’attività
lucrativa che le permettesse di far fronte alla sua situazione di bisogno
economico, cercando e accettando anche un’attività al di fuori del proprio
settore professionale. In ogni caso decisiva è stata la circostanza che la
seconda formazione, svolgendosi su due anni a tempo pieno e concludendosi con
uno stage di fine formazione della durata minima di tre mesi, non era di breve
durata.

                                         Questo
Tribunale ha, inoltre, osservato che le preferenze personali non rappresentano
un motivo sufficiente per promuovere una seconda formazione o una riqualifica
professionale come si evince dalle disposizioni COSAS al punto H6.

 

                                         In
una sentenza 42.2017.24 del 24 maggio 2017 il TCA ha confermato il diniego da
parte dell’USSI di erogare prestazioni assistenziali ordinarie a una persona, che
disponeva di un AFC quale impiegata di commercio, iscrittasi al primo anno del
corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche presso la facoltà di
psicologia di un’Università telematica.

                                         In
quell’occasione questa Corte ha rilevato che l’attestato di capacità quale
impiegata di commercio apre una vasta gamma di possibilità di impiego atte a
conseguire un reddito sufficiente per vivere. Determinante si è comunque rivelato
il fatto che il percorso formativo intrapreso di tre anni non era di breve
durata.

 

                                         Con
giudizio 42.2017.34 del 10 agosto 2017 questo Tribunale ha confermato la
decisione su reclamo con cui l’amministrazione aveva negato l’assistenza
sociale a un ricorrente, già in possesso di un AFC come fotografo, del diploma
di formatore con attestato professionale federale, nonché del diploma in Organo
e composizione organistica, che si era iscritto a un Master of Arts (doppio
titolo) in Pedagogia musicale con specializzazione in Educazione musicale
elementare e in Insegnamento dell’educazione musicale per il livello secondario
I della durata di tre anni. Il TCA, in proposito, ha evidenziato che
l’attestato di capacità quale fotografo apre una vasta gamma di possibilità di lavoro
permettenti di ottenere un guadagno sufficiente per far fronte al proprio
sostentamento. Decisiva è stata in ogni caso la circostanza che la nuova
formazione non era di breve durata.

 

                                         Infine con sentenza
42.2019.8 del 17 aprile 2019 questa Corte ha tutelato il modo di procedere
dell’USSI che aveva respinto la richiesta di un beneficiario di prestazioni
assistenziali al relativo rinnovo, in quanto lo svolgimento di una seconda
formazione (corso di pratica assistita di un anno per poter accedere al
Bachelor in ingegneria elettronica della durata di tre anni) – a fronte del
possesso di un AFC nella professione di cuoco e della maturità professionale – non
risultava necessario per conseguire un reddito sufficiente per vivere. Nemmeno
era adempiuto del resto il presupposto del raggiungimento della propria
autonomia in tempi utili.

 

                                         Il ricorso dell’insorgente
al Tribunale federale contro il giudizio 42.2019.8 è stato ritenuto
inammissibile con sentenza 8C_350/2019 del 6 giugno 2019, in quanto non
soddisfaceva le esigenze di motivazione. L’Alta Corte ha in ogni caso osservato
che:

 

" (…) il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha
spiegato diffusamente (giudizio cantonale, consid. 2.7-2.9) fra l'altro come il
ricorrente non potesse beneficiare di una seconda formazione a carico della
pubblica assistenza sia per i titoli di studio e l'esperienza conseguiti sia
per la durata della formazione di ingegneria elettronica, non di breve durata
come invece richiesto dalle disposizioni COSAS sulla seconda formazione, (…)”

 

                               2.8.   Da quanto esposto ai
considerandi precedenti, e meglio sia dalle direttive COSAS (cfr. consid. 2.6.),
sia dalla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.7.), emerge che solo
eccezionalmente una seconda formazione viene assunta dalla pubblica assistenza.
Più precisamente soltanto qualora la prima formazione non permetta di
conseguire un reddito che assicuri il mantenimento e l’ulteriore
formazione/specializzazione sia di breve durata, nonché migliori notevolmente
la collocabilità sul mercato del lavoro.

 

                                         Nella presente
fattispecie il ricorrente, come visto (cfr. consid. 2.4.), ha conseguito nel
1998 il diploma per __________ rilasciato dall’allora Scuola __________, ora __________,
__________ e nel 2000 il diploma con indirizzo __________ (__________) presso
l’Istituto __________.

 

                                         L’USSI sostiene che i
titoli di studio già ottenuti, unitamente alle esperienze professionali quale
impiegato di vendita presso __________ dal 2006 al 2009, desk operator supporto
informatico dal 2008 al 2011, nonché agente di sicurezza e venditore presso __________
nel 2017 e 2018 (cfr. doc. X; consid. 1.5.; 2.4.), consentano all’insorgente di
realizzare un reddito che gli permetta di far fronte al proprio sostentamento
(cfr. doc. II1; VI; X).

 

                                         RI 1, per contro, è del
parere che i diplomi conseguiti nel 1998 e nel 2000 non implichino la
possibilità di esercitare una professione e che per i lavori svolti, peraltro
non qualificati e precari, non veniva considerata la sua formazione (cfr. doc.
I; VIII).

 

                                         Al
riguardo questa Corte ritiene che in concreto si possa
prescindere dall’effettuare ulteriori accertamenti relativi alla possibilità o
meno per l’insorgente di realizzare un reddito sufficiente grazie ai titoli di
studio di cui già dispone, segnatamente concernenti le ricerche di lavoro
intraprese dallo stesso in passato e al loro esito.

 

                                         Infatti, anche volendo
ritenere, per pura ipotesi di lavoro, che effettivamente la formazione del
ricorrente non gli consenta di ottenere un guadagno che gli permetta di
provvedere al proprio mantenimento e pur considerando che l’Ufficio degli aiuti
allo studio, nell’aprile 2019, gli ha negato un aiuto allo studio per l’anno
scolastico 2018-19 (cfr. doc. 115; consid. 2.4.), il rifiuto delle prestazioni
assistenziali dovrebbe comunque essere confermato, non essendo adempiuti gli
ulteriori presupposti per riconoscere la copertura di una seconda formazione da
parte dell’assistenza sociale (cfr. STCA 42.2013.11 dell’11 dicembre 2013
consid. 2.8.).

 

                                         È comunque utile
evidenziare che la giurisprudenza federale prevede che, in virtù del principio
di sussidiarietà, una persona debba impedire una situazione di bisogno assumendo
attività anche al di fuori del proprio settore professionale (cfr. consid.
2.5.; STF 8C_787/2011 del 28 febbraio 2012 consid. 4.2.; STCA 42.2013.22 del 13
marzo 2014 consid. 2.8.; STCA 42.2019.8 del 17 aprile 2019 consid. 2.7., il cui
ricorso al TF è stato ritenuto inammissibile con giudizio 8C_350/2019 del 6
giugno 2019 menzionato al consid. 2.7.).

 

                                         Inoltre, per quanto
concerne la censura secondo cui il.

 

                                         In
primo luogo, il nuovo percorso formativo che l’insorgente ha intrapreso quale Operatore
__________, svolgendosi su quattro anni a tempo pieno (cfr. doc. 88; 91; C),
non è evidentemente di breve durata (cfr. consid. 2.6.; STCA 42.2011.4 del 25
agosto 2011 consid. 2.8., pubblicata in RtiD I-2012 N. 9 pag. 28; STCA
42.2010.36 del 21 novembre 2011; STCA 42.2013.11 dell’11 dicembre 2013).

                                         Del resto il
ricorrente ha asserito che il datore di lavoro, ossia il __________, ha risposto
negativamente alla sua richiesta di abbreviare la durata del tirocinio (cfr.
doc. I pag. 3; consid. 1.2.).

                                        Al riguardo
giova in ogni caso rilevare che nemmeno formazioni della durata di due anni a
tempo pieno sono considerate di breve durata (cfr. STCA 42.2011.4 del 25
agosto 2011 consid. 2.8., pubblicata in RtiD I-2012 N. 9 pag. 28; STCA
42.2013.11 dell’11 dicembre 2013; STCA 42.2014.9 dell’8 ottobre 2014; STCA
42.2017.1 del 29 marzo 2017).

 

                                         In secondo luogo, il
ricorrente non ha dimostrato che la formazione quale Operatore __________
migliori notevolmente la sua collocabilità sul mercato del lavoro. 

                                         Egli
non ha elencato in modo concreto le attività professionali che potrebbe
effettivamente esercitare una volta ultimata tale apprendistato.

                                         È vero che la formazione
come Operatore __________ in Ticino ha preso avvio soltanto nell’anno scolastico
2018-19 (cfr. doc. I).

                                         È altrettanto vero,
tuttavia, che riguarda un ambito professionale di nicchia.

                                         Il __________ stesso, nel
suo scritto del 6 settembre 2018 in cui comunicava al ricorrente la sua assunzione
quale apprendista operatore di palcoscenico presso __________, ha precisato che
“l’apprendistato presso di noi non comporta necessariamente la
continuazione, del rapporto di lavoro a esami finali superati” (cfr. doc.
89).

 

                                         In esito alle suesposte
considerazioni, la decisione su reclamo del 12 marzo 2019 deve essere
confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti