# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f852b5dd-2f00-56ab-9bad-473776334d54
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.05.2021 D-2002/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2002-2021_2021-05-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2002/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Simon Thurnheer;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Italia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 26 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2002/2021 

Pagina 2 

Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il (…) 2021 

(cfr. atto […]-3/2),  

il verbale concernente il rilevamento dei dati personali (cfr. atto 18/7) e 

quello concernente l’audizione sui motivi d’asilo (cfr. atto 33/20),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 26 aprile 2021, notificata in medesima data (cfr. atto 52/10), con la 

quale tale autorità non ha riconosciuto alla richiedente la qualità di rifugiato 

e ne ha respinto la domanda d’asilo; rilascio di un permesso di dimora o ad 

un’eventuale allontanamento fosse di competenza delle autorità cantonali 

di polizia degli stranieri, 

la rinuncia al mandato da parte della rappresentanza legale (cfr. risultanze 

processuali),  

il ricorso del 27 aprile 2021, recte 29 aprile 2021 (cfr. data sul plico 

raccomandato), per mezzo del quale A._______ è insorto dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) concludendo 

all’annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità 

di rifugiato ed alla concessione dell’asilo in Svizzera; inoltre, secondo il 

senso, ha postulato in subordine la concessione dell’ammissione 

provvisoria; contestualmente, ha presentato una domanda di concessione 

dell’assistenza giudiziaria – nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo – e della nomina di un 

patrocinatore d’ufficio; le ulteriori conclusioni ricorsuali con le quali la 

ricorrente ha domandato, a titolo eventuale, il ripristino dell’effetto 

sospensivo e che la sua impugnativa fosse unificata a quella della 

compagna B._______,  

la copiosa documentazione acclusa al gravame, composta perlopiù da 

articoli di testate giornalistiche, estratti di siti internet e fatturazioni varie,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

 

 

D-2002/2021 

Pagina 3 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che l’insorgente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi) alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che tema di litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore 

possono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata 

(KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrech-

tspflege des Bundes, 3a ed. 2013, pag. 298), 

che avendo la SEM omesso di pronunciare l’allontanamento 

dell’insorgente, che in quanto cittadino italiano può avvalersi dei diritti 

derivanti dall’accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la 

Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione 

delle persone (ALC; RS 0.142.112.681), oggetto della presente procedura 

ricorsuale risulta essere esclusivamente la questione della concessione 

dell’asilo e del riconoscimento dello statuto di rifugiato (cfr. sentenza del 

Tribunale E-626/2020 del 6 febbraio 2020 consid. 6), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

D-2002/2021 

Pagina 4 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che in sostanza e per quanto qui di rilievo, il richiedente l’asilo, cittadino 

italiano, ha ricondotto il suo espatrio alle misure adottate dallo Stato italiano 

sullo sfondo della corrente pandemia di coronavirus (Covid-19); che in 

particolare le misure di confinamento predisposte a partire dal mese di 

marzo del 2020 dal governo italiano – la cui autorità sarebbe a suo dire 

illegittima – sarebbero anticostituzionali; che a titolo esemplificativo, tali 

provvedimenti lo avrebbero privato della scelta alimentare essendo egli 

autorizzato a recarsi unicamente presso il più vicino negozio di alimentari, 

sprovvisto, a mente dell’insorgente, dei beni di prima necessità (cfr. atto 

33/20, pag. 5, D19); che in assenza di acqua corrente potabile nel Comune 

di residenza, egli sarebbe stato inoltre costretto a comprare acqua 

imbottigliata, contenente fluoruri; ch’egli ha altresì riferito di avversare 

l’obbligo di indossare la mascherina al di fuori del proprio domicilio, vincolo 

che, sempre secondo l’insorgente, sarebbe imponibile unicamente qualora 

affetti da malattia (cfr. atto 33/20, pag. 5, D19), 

che non avendo il sindaco dato seguito alle sue lamentele, l’interessato 

avrebbe deciso di sporgere denuncia nei suoi confronti per vilipendio e per 

alcune problematiche di vicinato; che nondimeno, egli avrebbe desistito su 

consiglio delle autorità di polizia, che gli avrebbero piuttosto proposto un 

colloquio con una psicologa; che a seguito di tale episodio egli si sarebbe 

quindi recato sul territorio elvetico onde provvedere alla sua salute fisica e 

mentale (cfr. atto 33/20, pag. 7-8, D27); che dopo un breve ritorno in Italia, 

egli si sarebbe nuovamente diretto verso la Svizzera, salvo essere fermato 

dalle forze dell’ordine italiane presso la dogana di C._______; che 

quest’ultime, in virtù delle summenzionate restrizioni, ne avrebbero vietato 

l’ingresso in Svizzera; che allo stesso tempo, le autorità italiane avrebbero 

sporto denuncia contro l’interessato e la compagna, poiché sprovvisti di 

autocertificazione; che i due sarebbero però comunque riusciti ad aggirare 

il divieto ed entrare in Svizzera usufruendo di un valico doganale 

secondario,  

D-2002/2021 

Pagina 5 

che in conclusione, egli ha riferito di temere una violazione dei suoi diritti 

fondamentali per il caso in cui facesse nuovamente ritorno in Italia (cfr. atto 

33/20, pag. 18, D93),  

che nella querelata decisione, la SEM ha considerato irrilevanti i motivi 

d’asilo addotti dal richiedente; che l’autorità in parola ha anzitutto 

constatato che l’Italia figurerebbe fra il novero degli Stati sicuri ex art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi, ragion per cui vi sussisterebbe una presunzione legale 

di assenza di persecuzioni statali rilevanti in materia d’asilo e protezione in 

caso di persecuzioni non statali; che nondimeno, le evenienze allegate 

dall’interessato non permetterebbero di sovvertire tale presunzione; che in 

proposito, nulla consentirebbe di ritenere ch’egli abbia subito pregiudizi per 

uno dei motivi di cui all’art. 3 LAsi; che invero, le privazioni lamentate dal 

richiedente, sarebbero state dettate dalla straordinarietà della pandemia di 

coronavirus e sarebbero le stesse con cui ogni cittadino italiano sarebbe 

stato confrontato,  

che vieppiù,  l’insorgente non sarebbe stato in grado di comprovare che 

l’agire delle autorità italiane nei suoi confronti sia stato ingiusto, 

pregiudizievole o mosso da interesse personale; che analogamente, egli 

non avrebbe fornito altro che supposizioni soggettive a sostegno della tesi 

secondo la quale le autorità colluderebbero per colpirlo illecitamente; che 

invero, egli stesso avrebbe ammesso di aver ignorato ed infranto 

ripetutamente alcune delle norme predisposte dallo Stato italiano onde 

fronteggiare la menzionata pandemia, rendendosi quindi responsabile 

delle conseguenze intercorse; ch’egli non avrebbe infine esaurito i gradi di 

giudizio in Italia, 

che con il suo gravame, l’insorgente avversa le valutazioni della SEM,  

che in primo luogo, egli parrebbe rimproverare alla SEM un trattamento 

superficiale della sua domanda d’asilo; che in particolare, dal verbale sui 

motivi d’asilo, sarebbero state rimosse delle parole, e che sul medesimo 

sarebbe erroneamente riportato che il rappresentante legale non fosse 

presente durante l’audizione; che oltretutto, l’autorità inferiore avrebbe 

esaminato separatamente la domanda d’asilo presentata da lui e dalla 

compagna, ciò che avrebbe permesso un controllo incrociato delle loro 

dichiarazioni; che del resto, alla luce di quanto allegato, l’autorità in parola 

avrebbe dovuto esperire maggiori indagini,  

che nel prosieguo della sua impugnativa, il ricorrente ha osservato che 

l’Italia non sarebbe un “Safe country”, ritenuto che nel corso del mese di 

D-2002/2021 

Pagina 6 

marzo 2020 sarebbe stato decretato lo stato di guerra; che per il resto, egli 

ha ribadito in buona sostanza le allegazioni esposte in sede d’audizione e 

riassunte sopra,  

che da ultimo, egli ha chiesto quantomeno il riconoscimento di un 

permesso di dimora e aiuto sociale in Svizzera,  

che preliminarmente, vista la conclusione ricorsuale in tal senso, il 

Tribunale ritiene doveroso rilevare che di principio ogni decisione 

dell'autorità di prime cure è indipendentemente impugnabile; che tuttavia, 

qualora le decisioni avversate concernono fatti di uguale o simile natura e 

pongono gli stessi o simili termini di diritto, si giustifica la congiunzione delle 

cause e la pronuncia di una sola sentenza per un motivo di economia 

processuale (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 3.17), 

che nel caso in rassegna, pur concernendo fatti di simile natura e benché 

l’interessato e la supposta compagna B._______ abbiano inoltrato le 

proprie impugnative con un unico invio raccomandato, non si giustifica la 

congiunzione delle cause,  

che in effetti, da un lato gli interessati hanno ancorato la propria domanda 

d’asilo ad episodi parzialmente diversi e, dall’altro, hanno articolato 

argomentazioni ricorsuali difformi in due distinti memoriali ricorsuali, 

che su tali presupposti, la richiesta di congiunzione delle cause è respinta,  

che per il resto, le argomentazioni ricorsuali non possono essere seguite,  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

D-2002/2021 

Pagina 7 

che l’Italia rientra negli Stati d’origine liberi da persecuzioni (art. 6a cpv. 2 

lett. a LAsi; Allegato 2 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni 

procedurali [RS 142.311]); che in un tale contesto vi è una presunzione 

generale che non vi sia alcuna persecuzione statale significativa e che le 

autorità garantiscano la protezione da persecuzioni ad opera di terzi; che 

detta presunzione può essere sovvertita solo in presenza di indizi concreti 

e comprovati (cfr. sentenza del Tribunale E-626/2020 del 6 febbraio 2020 

consid. 5.2), 

che in concreto – come rettamente osservato dall’autorità inferiore, alla cui 

disamina si può rinviare onde evitare inutili ripetizioni − l’insorgente si è 

limitato ad addurre opinioni di natura puramente soggettiva, le quali, in 

assenza di elementi concreti che permettano di constatare l’esistenza di 

una situazione di persecuzione ingenerata da un motivo rilevante in 

materia d’asilo, non giustificano il riconoscimento della qualità di rifugiato; 

che in altri termini, dagli atti non si evince in che modo egli possa essere 

esposto ad atti pregiudizievoli diretti contro di lui a causa della sua razza, 

religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o 

opinioni politiche, 

che d’altro canto, nel rammentare il principio della sussidiarietà della 

protezione internazionale in rapporto alla protezione nazionale, non si può 

che sottolineare come l’Italia sia notoriamente uno Stato di diritto con un 

sistema giudiziario funzionante, al quale il richiedente avrebbe potuto far 

capo per tutelari i propri diritti dalle supposte violazioni,  

che sul punto, un vago tanto quanto generico richiamo ad episodi di 

violenza perpetrati dalla criminalità organizzata nei confronti di magistrati 

italiani nel corso degli anni ’90, non può palesemente condurre a diversa 

ponderazione, 

che oltretutto, né i mezzi di prova acclusi al gravame, così come neppure 

le allegazioni circa supposte carenze del verbale di audizione – peraltro 

riletto e sottoscritto dal ricorrente −  permettono diversa valutazione rispetto 

a quella di cui decisione querelata,  

che in ultimo, alla luce di quanto già evidenziato (cfr. supra), l’eventuale 

rilascio di un permesso di dimora non è oggetto del corrente procedimento 

e sarà se del caso valutato dalle autorità competenti qualora adite nelle 

buone e dovute forme,  

D-2002/2021 

Pagina 8 

che in definitiva l’autorità di prima istanza ha a giusto titolo negato il 

riconoscimento della qualità di rifugiato all’insorgente e respinto la sua 

domanda d’asilo sulla base dell’art. 40 in combinato disposto con l’art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi, 

che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non 

è inadeguata (art. 49 PA), 

che il ricorso va pertanto respinto,  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta priva di oggetto,  

che per lo stesso motivo anche la domanda di ripristino dell’effetto 

sospensivo, peraltro concesso ex lege nel caso in rassegna (cfr. art. 55 

cpv. 1 PA), è priva di oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda tendente all’assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal pagamento delle spese processuali (cfr. art. 65 cpv. 1 PA), 

come pure l’istanza volta alla concessione del gratuito patrocinio, sono 

respinte, 

che di conseguenza, le spese processuali di CHF 750.– che seguono la 

soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2002/2021 

Pagina 9 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le istanze di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, e di gratuito patrocinio, sono respinte.  

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: