# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 247be266-8e88-541b-9e3c-7a180ea6b94a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-06-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.06.2010 A-6956/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-6956-2008_2010-06-03.pdf

## Full Text

Corte I
A-6956/2008
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3  g i u g n o  2 0 1 0

Giudici Markus Metz (presidente del collegio), 
Pascal Mollard, Daniel de Vries Reilingh, 
cancelliere Manuel Borla.

X._______ SA, …,
patrocinata da …,
ricorrente,

contro

Direzione generale delle dogane,
Divisione principale diritto e tributi, Monbijoustrasse 40, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Sdoganamento preferenziale, certificati d'origine delle 
merci, esazione posticipata dei contributi.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

A-6956/2008

Fatti:

A.
Su  incarico  della  X._______  SA,  la  ditta  Y._______  SA,  in  data  29 
marzo 2006, e la ditta Z._______ SA, in data 29 luglio 2006, hanno 
dichiarato presso gli ispettorati doganali di Chiasso-Strada e Chiasso-
Ferrovia,  all'aliquota  preferenziale nell'ambito  del  Sistema  generale 
delle  preferenze  a  favore  dei  Paesi  in  sviluppo,  apparecchi  per  la 
videoregistrazione provenienti dalla Cina.

B.
In data 25 e 26 ottobre 2006 la Direzione generale delle dogane (in 
seguito DGD) ha chiesto alla competente autorità doganale cinese di 
verificare  posticipatamente  l'autenticità  e  l'esattezza dei  certificati  di 
origine Form. A nos. ... del 28 marzo 2006 e … del 5 luglio 2006.

C.
Con scritti  del  8  maggio  2007  la  DGD ha  trasmesso  una  lettera  di 
sollecito alla autorità cinesi. Lo stesso giorno, la medesima autorità, ha 
provveduto a informare l'importatore (destinatario), X._______ SA, in 
merito al controllo a posteriori.

D.
Il 4 ottobre 2007, non avendo ricevuto alcuna risposta da parte delle 
autorità  cinesi,  la  DGD  ha  trasmesso  gli  incarti  alla  Direzione  di  
circondario  delle  dogane  di  Lugano  (in  seguito  DCD)  per  evasione 
della pratica.

E.
Con scritti del 24 gennaio 2008 la DCD ha informato la X._______ SA 
che le autorità cinesi non avevano comunicato il risultato del controllo 
posticipato.  L'autorità  doganale ha  inoltre  informato  che  la  merce 
aveva  beneficiato  a  torto  del  trattamento  preferenziale  all'atto  di 
sdoganamento,  di  voler  procedere  con  l'esazione  posticipata  nei 
confronti di X._______ SA per l'importo di fr. 1'678.40 e di fr. 1'555.45, 
e  di  assegnare  un  termine  di  10  giorni  per  prendere  posizione  in 
ossequio del diritto di essere sentito.

F.
Il 30 gennaio 2008 X._______ SA ha invitato la DCD a comunicare i  
motivi atti a far nascere il sospetto che le merci non erano di origine 

Pagina 2

A-6956/2008

preferenziale  come  pure  copia  della  documentazione  comprovante 
l'invio e la ricezione delle richieste di  informazione giunte all'autorità 
cinese.

G.
Con scritto del 4 aprile 2008 la DGD ha comunicato alla DCD che la 
ricerca  positiva  effettuata  da  LaPosta  non  concerneva  la  merce  in 
esame,  bensì  altri  prodotti  anch'essi  stati  oggetto  di  controllo  a 
posteriori.

H.
Il 7 maggio 2008, con riferimento ai quesiti posti dalla X._______ SA il 
30  gennaio  2008,  la  DCD  ha  indicato  che  LaPosta  per  prassi  non 
effettui ricerche di avvenuta consegna all'estero per raccomandate la 
cui spedizione è avvenuta oltre 6 mesi prima della richiesta.

I.
In data 13 maggio 2008 la X._______ SA, sottolineando come fosse 
impossibile stabilire se le richieste di controllo a posteriori siano giunte 
effettivamente  a  destinazione,  ha  richiesto  la  soppressione  della 
decisione di riscossione a posteriori.

J.
Il  20  giugno  2008  la  DCD  ha  emanato  la  decisione  di  esazione 
posticipata nei confronti della X._______ SA per l'importo complessivo 
di fr. 3'233.85.

K.
Con ricorso del 30 luglio 2008 la X._______ SA ha interposto ricorso 
alla   DGD  contro  la  decisione  della  DCD  relativa  all'importo  di  fr. 
3'233.85.

L.
Con  decisione  del  3  ottobre  2008  la  DGD  ha  statuito  sul  ricorso 
respingendolo.

M.
Con atto del 3 novembre 2008 la X._______ SA (in seguito ricorrente) 
ha  impugnato  detta  decisione  davanti  al  Tribunale  amministrativo 
federale chiedendone l'annullamento e protestando indennità di spese 
ripetibili.

Pagina 3

A-6956/2008

N.
Con  risposta  del  26  novembre  2008  la  DGD  ha  rinunciato  ad  una 
presa  di  posizione  e  rinviato  alle  considerazioni  espresse  nella 
decisione del 3 ottobre 2008.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente per statuire sul 
presente gravame in virtù degli artt. 1 e 31 segg. della Legge federale 
del  17  giugno  2005 sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF; RS 
173.32).
Fatta eccezione per  quanto  prescritto  direttamente dalla  LTAF come 
pure  da  normative  speciali,  la  procedura  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale è retta dalla Legge federale del 20 dicembre 
1968 sulla procedura amministrativa (PA; RS 172.021).

1.2 Il ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 
PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di contenuto previste dalla 
legge (art. 52 PA).

1.3 L'atto  impugnato  è  una  decisione  della  DGD,  che  condanna  la 
ricorrente  al  pagamento  a  posteriori  di  dazi  doganali. Dato  è  quindi 
anche l'interesse a ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA).
Per  quanto  precede,  il  ricorso  è  ricevibile  in  ordine  e  dev'essere 
esaminato nel merito.

1.4 Concernendo il  caso in  esame una procedura d'imposizione già 
pendente  al  momento  dell'entrata  in  vigore  il  1°  maggio  2007  della 
Legge federale del 18 marzo 2005 sulle dogane (LD; RS 631.0), giusta 
l'art.  132  cpv. 1  LD  l'esame  del  merito  della  presente  fattispecie  è 
ancora  sottoposto  alla  vecchia  Legge  federale  del  1°  ottobre  1925 
sulle  dogane  (vLD;  decisioni  del  Tribunale  federale  2C_366-367-
368/2007  del  3  aprile  2008  consid.  2;  decisione  del  Tribunale 
amministrativo federale A-4923/2007 del 28 luglio 2008 consid. 1.4).

2.
Con  ricorso  al  Tribunale  amministrativo  federale  possono  essere 
invocati  la  violazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o 
incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza  (art.  49 
PA). Da parte sua, il Tribunale amministrativo federale non è vincolato 
né  dai  motivi  adotti  (art.  62  cpv.  4  PA),  né  dalle  considerazioni 

Pagina 4

A-6956/2008

giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni  delle 
parti (DTAF 2007/41 consid. 2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 
2.  ed.,  Berna  2002,  no. 2.2.6.5,  pag. 264). I  principi  della  massima 
inquisitoria e dell'applicazione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati.

Nella  fattispecie  in  esame la  ricorrente  postula  l'annullamento  della 
decisione  della  DGD,  sostenendo  che  la  stessa  sia  incostituzionale 
perché  resa  in  violazione  del  diritto  di  essere  sentita  (art.  29  della 
Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 
1999 [Cost.;  RS 101]),  del  principio  della  buona fede (art.  9  Cost.), 
rispettivamente come la stessa sia stata resa in violazione dell'art. 38 
dell'Ordinanza del 16 marzo 2007 concernente le regole d'origine per 
la concessione di preferenze tariffali ai Paesi in sviluppo (OROPT; RS 
946.39).

3.
Nel  suo  gravame  la  ricorrente  ritiene  che  la  DGD,  non  spiegando 
minimamente quali siano i "dubbi fondati" ai sensi dell'art. 38 OROPT, 
che autorizzerebbero il controllo a posteriori, è caduta in una carenza 
di motivazione con conseguente violazione del diritto di essere sentito.

3.1 Il diritto di essere sentito è di natura formale. Ciò significa che una 
sua  violazione  ha  per  principio  come  conseguenza  l'annullamento 
della  decisione  impugnata,  indipendentemente  dalle  possibilità  di 
successo del ricorso nel  merito (DTF 127 V 431, consid. 3d/aa). Ne 
consegue  che  la  denuncia  della  sua  violazione  dev'essere  trattata 
prioritariamente (DTF 124 I 49 consid. 1).

3.2 Il  diritto di  essere sentito,  la  cui  garanzia è ancorata nell'art. 29 
cpv.  2  Cost. e,  per  quanto  concerne  la  procedura  amministrativa 
federale,  negli  art.  29  segg.  PA,  comprende  diverse  garanzie 
costituzionali di procedura (MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige 
Anspruch  auf  rechtliches  Gehör  im  Verwaltungsverfahren  des 
modernen Staates, Berna 2000, pag. 202 segg.; ANDREAS AUER/GIORGIO 
MALINVERNI/MICHEL HOTTELIER,  Droit  constitutionnel  suisse  Vol.  II.  Les 
droits fondamentaux, 2a ed., Berna 2006, pag. 606 segg.; BENOIT BOVAY, 
Procédure  administrative,  Berna  2000,  pag.  207  segg.;  ULRICH 
HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN,  Allgemeines Verwaltungsrecht,  5a 

ed.,  Zurigo/Basilea/Ginevra/San  Gallo  2006,  pag.  360  segg.;  ALFRED 
KÖLZ/ISABELLE HÄNER,  Verwaltungsverfahren  und  Verwaltungs-
rechtspflege  des  Bundes,  2a ed.,  Zurigo  1998,  pag.  46,  107  segg.; 

Pagina 5

A-6956/2008

MARKUS SCHEFER,  Grundrechte  in  der  Schweiz,  Berna 2005,  pag. 285 
segg.).  Esso ha  tra  l'altro  quale  conseguenza  l'obbligo  da  parte  di 
un'autorità  di  motivare,  almeno  in  modo  succinto,  le  decisioni  rese 
(DTF 130  II  530  consid.  4.3;  decisione  del  Tribunale  amministrativo 
federale A-1591/2006 del 10 settembre 2008 consid. 7.1). Tale obbligo 
non impone all'autorità di esporre e di discutere tutti i fatti, i mezzi di  
prova  e  le  censure  sollevate  (DTF  126  I  97  consid.  2b);  tuttavia  è 
necessario che l'autorità citi i motivi su cui fonda il suo ragionamento e 
che l'hanno condotta alla decisione presa. La motivazione addotta de-
ve infatti permettere all'interessato ed a un'eventuale autorità di ricorso 
di rendersi conto della portata e della correttezza della decisione che 
lo concerne (DTF 133 III 439 consid. 3.3; 130 II 530 consid. 4.3; 129 I 
232 consid. 3.2 segg.; 126 I 97 consid. 2b; decisioni del Tribunale am-
ministrativo federale A-1752/2006 del 22 novembre 2007, consid. 3.3; 
A-1591-2006  del  10  settembre  2008  consid.  7.1;  GIOVANNI BIAGGINI, 
Kommentar  BV,  Zurigo  2007,  ad  art.  29  no.  6  e  no.  25;  LORENZ 
KNEUBÜHLER, Die Begründungspflicht, Berna 1998, pag. 94 segg.).

3.3  Alla  luce  di  quanto  sopra  esposto la  decisione  della  DGD  di 
respingere  il  ricorso  presentato  dalla  ricorrente  e  mantenere  la 
decisione di  esazione posticipata è motivata e sviluppata in maniera 
più che esaustiva ai considerandi 5, 6, 7 e 8.
In  particolare  dopo  enunciazione  dei  requisiti  posti  dalla  legge 
applicabile,  segnatamente  gli  articoli  38  e  39  OROPT,  l'autorità 
inferiore ne ha sottolineato l'ottemperanza con riferimento alla duplice 
richiesta  di  informazioni  da  parte  delle  autorità  doganali  svizzere 
all'indirizzo dell'autorità cinese.
In questo contesto l'allegazione della ricorrente, relativa alla violazione 
del  diritto  di  essere  sentito  per  mancanza  di  motivazione  della 
decisione in esame, non può trovare conferma.

4.
Tenuto  conto  delle  censure  sollevate  occorre  ora  soffermarsi 
sull'asserita  violazione del  principio  della  buona fede da parte  della 
DCD.

4.1 Ancorato  all'art.  9  Cost.  e  valido  per  l'insieme  dell'attività  dello 
Stato, il principio della buona fede conferisce all'amministrato, a certe 
condizioni,  il  diritto  di  esigere  dalle  autorità  che  si  conformino  alle 
promesse o alle assicurazioni fattegli  e che non tradiscano la fiducia 
posta in esse (DTF 131 II 627 consid. 6.1, DTF 130 I 26 consid. 8.1, 

Pagina 6

A-6956/2008

DTF  129  I  161  consid.  4;  decisione  del  Tribunale  amministrativo 
federale A-344/2008 del 30 marzo 2010 consid. 5.1).
Il  principio  della  buona  fede  contraddistingue  pure  i  rapporti  tra  le 
autorità fiscali e il contribuente; il diritto fiscale è tuttavia dominato dal 
principio della legalità, di modo che il principio della buona fede risulta 
avere in questo ambito un'influenza più limitata, soprattutto nei casi vi 
entri  in  collisione  (art.  5  Cost.;  cfr.  inoltre  sempre  DTF  131  II  627 
consid. 6.1, DTF 118 Ib 312 consid. 3b;  JEAN-MARC RIVIER, Droit fiscal 
suisse,  2.  ed.,  Losanna  1998,  pag.  132;  ERNST BLUMENSTEIN/PETER 
LOCHER,  System  des  schweizerischen  Steuerrechts,  6.  ed.,  Zurigo 
2002, pag. 28).

Secondo la giurisprudenza, un'indicazione o una decisione dell'ammi-
nistrazione possono obbligare quest'ultima ad acconsentire ad un am-
ministrato di appellarvisi, quand'anche esse risultassero errate, a con-
dizione che (a) l'autorità sia intervenuta in una situazione concreta nei 
confronti di una persona determinata, (b) che abbia agito nei limiti del-
le  sue competenze o presunte  tali,  (c)  che l'amministrato non abbia 
potuto  rendersi  conto  immediatamente  dell'erroneità  dell'indicazione 
ricevuta, (d) che in base a tale indicazione quest'ultimo abbia preso 
disposizioni  concrete  alle  quali  egli  non  potrebbe  rinunciare  senza 
subire  un  pregiudizio,  infine  (e)  che  la  regolamentazione  in  materia 
non sia cambiata posteriormente al momento in cui l'autorità ha formu-
lato il suo avviso (fra le tante DTF 131 II 627 consid. 6.1 e le referenze 
ivi citate; decisione del Tribunale amministrativo federale A-1391/2006 
del 16 gennaio 2008 consid. 2.3;  BEATRICE WEBER-DÜRLER, Neuere Ent-
wicklungen des Vertrauensschutzes,  Schweizerisches Zentralblatt  für 
Staats-  und  Verwaltungsrecht  [ZBl]  103/2002,  pag.  281  segg.,  con 
ulteriori rimandi a dottrina e giurisprudenza).

4.2 Nel  caso  in  esame,  la  ricorrente  adduce  la  propria  buona  fede 
sostenendo di  essersi  fidata della documentazione ufficiale rilasciata 
dall'autorità cinese.

Sennonché,  alla  luce  della  giurisprudenza  sopra  menzionata,  le 
allegazioni della qui ricorrente non possono trovare conferma.
Infatti  dagli  atti  di  causa  non  si  evince  alcuna  promessa  o 
rassicurazione  operata  da  parte  dell'autorità  svizzera  sulla  quale  la 
ricorrente  potesse  fare  affidamento.  A  questo  proposito  si  ricorda 
inoltre come i documenti relativi alle merci importate, segnatamente i 

Pagina 7

A-6956/2008

certificati  di  origine,  cui  essa  fa  riferimento,  siano  stati  redatti  
dall'autorità cinese.

5.
La ricorrente si prevale inoltre di un'errata applicazione dell'art. 38 cpv. 
1  OROPT,  sottolineando  che  la  DGD  non  avrebbe  indicato 
minimamente quali erano i "dubbi fondati" che avrebbero autorizzato il  
controllo a posteriori.

5.1 Giusta  l'art.  38  cpv. 1  OROPT  il  controllo  a  posteriori  di  prove 
dell’origine  avviene  per  campionatura;  è  effettuato  inoltre  ogni  qual 
volta  le  autorità  doganali  svizzere  nutrono  dubbi  fondati  circa 
l’autenticità del documento o l’esattezza dei dati concernenti l’origine 
dei prodotti in questione.

5.2 Con  scritti  del  25  e  26  ottobre  2008  la  DGD,  nell'ambito 
dell'assistenza  amministrativa,  ha  trasmesso  i  certificati  di  origine 
Form.  A  nos.  ...  e  ...  alle  autorità  cinesi,  al  fine  di  controllarne 
l'autenticità e l'esattezza.

Per quanto attiene la  censura inerente la  mancanza dei  presupposti 
alla base dell'art. 38 OROPT ed in  particolare il  requisito dei "dubbi  
fondati" lo scrivente Tribunale non può condividere le adduzioni della 
ricorrente. Infatti il tenore dell'art. 38 cpv. 1 OROPT è chiaro ed indica 
che il controllo a posteriori presuppone quale condizione alternativa i 
"dubbi fondati" o il semplice controllo per campionatura.
Dalle emergenze di causa si evince che il  caso in esame contempla 
questa  seconda  fattispecie.  Infatti  da  corrispondenza  interna  delle 
autorità  doganali  (cfr.  Messaggio  di  posta  elettronica  del  30  aprile 
2008) si comprende che non vi era l'intenzione specifica di controllare 
una determinata fattispecie quanto piuttosto l'intenzione di procedere 
con un controllo per campionatura.

6.
La ricorrente adduce inoltre che la DGD, non avendo comprovato la 
ricezione  da  parte  delle  autorità  doganali  cinesi  delle  richieste  di 
verifica, abbia assunto un comportamento arbitrario.

6.1
6.1.1 Ai  sensi  dell'art.  9  Cost.  ognuno  ha  il  diritto  d'essere  trattato 
senza arbitrio e secondo il  principio della buona fede da parte degli 
organi dello Stato.

Pagina 8

A-6956/2008

Giusta l'art. 39 cpv. 1 OROPT se entro sei mesi o, qualora si tratti di 
certificati  d’origine sostitutivi,  otto  mesi  le  autorità  doganali  svizzere 
non hanno ricevuto alcuna risposta oppure se la risposta non permette 
di  decidere  circa  l’autenticità  del  documento  in  questione  o  circa 
l’origine  effettiva  dei  prodotti,  esse  inviano  una  seconda  lettera 
all’organo  governativo  competente  del  Paese  beneficiario, 
rispettivamente alle autorità doganali del Paese di transito.
Se  dopo  quattro  mesi  dall’invio  della  seconda  lettera  le  autorità 
doganali  svizzere  non  hanno  ricevuto  alcuna  risposta  oppure  se  la 
risposta non permette di decidere circa l’autenticità del documento in 
questione o sull’origine effettiva dei prodotti, le preferenze tariffali non 
sono concesse (art. 39 cpv. 2 OROPT).

6.1.2 Giusta i combinati disposti degli articoli 19 PA e 40 della Legge 
del  4  dicembre  1947  di  procedura  civile  (PC;  RS  273),  nel 
procedimento  davanti  al  Tribunale  amministrativo  federale  vale  il 
principio  del  libero  apprezzamento  delle  prove (ANDRÉ MOSER/MICHAEL 
BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER,  Prozessieren vor dem Bundesverwaltungs-
gericht, Basilea 2008, pag. 163 no. 3.140). Il sopracitato Tribunale non 
è  di  conseguenza  legato  a  rigide  e  determinate  regole,  che  gli 
impongono  come  analizzare  un  mezzo  di  prova  e  quale  valore 
probatorio  dare  ai  singoli  mezzi  di  prova  (ANDRÉ MOSER/MICHAEL 
BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 164 no. 3.140; DTF 130 II 482 
consid. 3.2).
La  prova  è  fornita  allorquando  il  tribunale,  a  seguito  della 
ponderazione  delle  prove  addotte,  raggiunge  il  convincimento  sulla 
scorta  di  elementi  oggettivi  che  una  determinata  fattispecie  si  è 
realizzata. Si rileva in particolare come la certezza assoluta non può 
essere pretesa. È sufficiente infatti che il tribunale non abbia seri dubbi 
sui  fatti  adotti  e  rilevanti  o  perlomeno  che  i  rimanenti  dubbi  si 
presentino  come  lievi  (DTF  130  III  321  consid.  3.2;  ANDRÉ 
MOSER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 164 no. 3.142).

6.1.3 Per costante giurisprudenza, una decisione non è arbitraria per 
il  solo motivo che un'altra soluzione sarebbe sostenibile o addirittura 
preferibile,  ma  essa  deve  risultare  manifestamente  insostenibile,  in 
aperto  contrasto  con  la  situazione  effettiva,  fondata  su  una  svista 
manifesta oppure in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità 
(DTF 133 III 585 consid. 4.1; 132 III  209 consid. 2.1 con rinvii). Non 
basta,  in  particolare,  che  il  ricorrente  affermi  l'arbitrarietà  della 

Pagina 9

A-6956/2008

decisione impugnata adducendo considerazioni generiche (DTF 133 III 
585  consid.  2;  125  I  492  consid. 1b).  Il  mancato  rispetto  di  queste 
esigenze  di  motivazione  conduce  all'inammissibilità  della  censura 
(DTF 133 III 585 consid. 2).

Per quanto concerne più in particolare l'apprezzamento delle prove e 
l'accertamento  dei  fatti,  si  incorre  nell'arbitrio  se  si  misconosce 
manifestamente  il  senso  e  la  portata  di  un  mezzo  di  prova,  se  si 
omette senza valida ragione di  tener  conto di  un elemento di  prova 
importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure se 
si ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di  
causa o interpretandoli in modo insostenibile (decisione del Tribunale 
federale 4A_228/2008 del 27 marzo 2009 consid. 3.1).
Incombe alla parte ricorrente il compito di allegare e dimostrare, con 
un'argomentazione dettagliata e precisa, che queste condizioni sono 
realizzate nella fattispecie che la concerne.

6.2 Nella  fattispecie  in  esame  l'accertamento  di  fatto  contestato 
nell'allegato ricorsuale è quello secondo il  quale le autorità  doganali 
cinesi  abbiano  effettivamente  ricevuto  la  richiesta  di  verifica  circa 
l'autenticità e l'esattezza dei certificati d'origine.

A  mente  della  ricorrente  questo  fatto  non  è  comprovato  dalla 
documentazione agli atti presa in considerazione dall'autorità di prima 
istanza, la quale sarebbe dunque giunta ad una conclusione errata.

Dagli atti di causa si evince che, dietro richiesta della DGD, LaPosta 
ha  effettuato  le  ricerche  delle  tracce  di  ricezione  inerenti  gli  invii 
eseguiti  all'indirizzo  delle  autorità  doganali  cinesi.  Tali  ricerche  non 
hanno  dato  esito  positivo,  fatta  eccezione  per  un'altra  richiesta  di 
verifica  di  certificati  di  origine  indirizzata  al  medesimo  recapito  di 
suddette autorità il 4 ottobre 2007, ma inerente i Form A nos. ... e ....
La DGD sulla scorta di questa constatazione, ovvero sia che l'indirizzo 
al quale gli  invii  sono stati  effettuati  era corretto, ha ritenuto pacifico 
considerare e desumere che anche tutte le altre missive ivi indirizzate 
siano giunte alla destinazione indicata, tra le quali  le richieste qui in 
esame per le quali però nessuna risposta è giunta. A questo proposito 
vedasi  in  particolare  le  affermazioni  della  DGD  "[n]ous  pouvons 
logiquement en dedéduire, que toutes nos lettres sont bien arrivées à 
destination"  e  ancora  "[e]n  conclusion,  il  n'y  a  pour  l'istant  pas  de 
problématique liée à la bonne réception de nos courriers [...]".

Pagina 10

A-6956/2008

Sennonché  il  presente  Tribunale,  in  considerazione  del  principio  del 
libero  apprezzamento  delle  prove,  non  può  condividere  quanto 
menzionato dall'autorità inferiore.
In particolare ammettere, come fa quest'ultima, che gli scritti trasmessi 
all'indirizzo  corretto  delle  autorità  doganali  cinesi  siano  neces-
sariamente da considerare giunti a destinazione, è un'interpretazione 
non sostenibile; infatti ammettere il contrario come ritenuto dall'autorità 
inferiore  equivale  a  rendere  priva  di  senso  ogni  ricerca  di  traccia 
postale.
Del resto dagli atti di causa, si evince che già la DCD, con scritto del 7 
marzo  2008  aveva  espresso  seri  dubbi  in  merito,  indicando 
segnatamente  "[q]ualora  non  dovessimo  essere  in  grado  di 
comprovare  che  le  nostre  lettere  sono  arrivate  a  destino  siamo 
dell'avviso che l'esazione posticipata non sia legalmente sostenibile". 
E ancora, "[l]a certezza che l'indirizzo al quale abbiamo trasmesso le  
nostre richieste è quello giusto, non è sufficiente".

Abbondanzialmente  lo  scrivente  Tribunale  rileva  che  l'invio  alla 
ricorrente,  in  data  8  maggio  2007,  di  due  lettere  informative  (non 
risultanti agli atti) segnalanti il controllo a posteriori non hanno alcuna 
valenza in merito.

Tenuto conto di quanto sopra esposto, il presente Tribunale rileva che 
la DGD non ha sostanziato in modo sufficiente la ricezione degli scritti  
del 25 e 26 ottobre 2006 e del 8 maggio 2007 inerenti le richieste di  
verifica  dei  certificati  di  origine  alle  autorità  doganali  cinesi  ed  ha 
dunque fondato la propria decisione su un fatto non provato.

Alla  luce  di  quanto  sopra  esposto  risulta  irrilevante  analizzare  la 
censura inerente l'arbitrio.

7. Riassumendo,  in  base  alla  dottrina  e  alla  giurisprudenza  citate 
nonché ai  documenti  di  causa presentati,  il  presente Tribunale,  sulla 
scorta  del  principio del  libero  apprezzamento  delle  prove,  considera 
che la ricezione delle richieste di verifica inerenti i certificati di origine 
non è comprovata. Ne consegue che la decisione dell'autorità inferiore 
del 3 ottobre 2008, è annullata e dunque la qui ricorrente non è tenuta 
al pagamento dell'importo di fr. 3'233.85.

Pagina 11

A-6956/2008

8.
In  considerazione dell'esito  della  lite,  giusta  l'art.  63  cpv. 2  PA, non 
vengono prelevate spese.

9.
Giusta l'art. 64 cpv. 1 PA, se ammette il  ricorso, l'autorità giudicante 
assegna al ricorrente un'indennità per le spese che ha sopportato. La 
ricorrente ha agito nella presente procedura facendosi assistere da un 
legale  iscritto  nel  registro  degli  avvocati  del  Cantone  Ticino.  Con 
riferimento all'art. 7 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle  
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (TS-TAF;  RS  173.320.2),  l'autorità  inferiore 
verserà alla ricorrente l'importo di fr. 1'500.- a titolo di ripetibili per la 
procedura di ricorso davanti al Tribunale amministrativo federale.

Pagina 12

A-6956/2008

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il  ricorso è accolto e la decisione del 3 ottobre 2008 della Direzione 
generale  delle  dogane  annullata.  Conseguentemente,  lo  scrivente 
Tribunale  constata  ai  sensi  dei  considerandi  che  l'importo  di  fr. 
3'233.85, posto a carico della ricorrente, non è da essa dovuto.

2.
Non si prelevano spese. Ad avvenuta crescita in giudicato del presente 
giudizio,  previa  indicazione  delle  sue  coordinate  bancarie  o  postali,  
l'anticipo  spese  di  complessivi  fr.  1'000.-  versato  dalla  ricorrente  le 
verrà restituito.

3.
Ad  avvenuta  crescita  in  giudicato  del  presente  giudizio,  l'autorità 
inferiore corrisponderà alla ricorrente l'importo di fr. 1'500.- a titolo di  
ripetibili.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (atto giudiziario)
- autorità inferiore (n. di rif. ... + ...; atto giudiziario)

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Markus Metz Manuel Borla

Pagina 13

A-6956/2008

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]). Gli atti  scritti  devono essere redatti  in una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come mezzi  di  prova devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

Pagina 14