# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 574fc922-83db-5c4e-a152-0274ab756f75
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-10-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.10.2011 31.2011.6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2011-6_2011-10-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2011.6

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  11 ottobre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 maggio 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 28 aprile
  2011 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  in relazione alla

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

  FA 1 

  (cancellata da RC il __________)

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   La
FA 1r Sagl, iscritta a Registro di Commercio (RC) il 3 novembre 1992, con sede (dal
2007) a __________, aveva quale scopo sociale il commercio e la compravendita
di tessuti, la produzione, la vendita ed il commercio di capi e di prodotti di
abbigliamento. 

                                         Dalla
costituzione della società sino al suo fallimento (__________; data di pubblicazione
nel FUSC) RI 1 ha assunto la carica gerente, con diritto di firma individuale
(cfr. estratto RC informatizzato).

                                         

                               1.2.   La
FA 1 Sagl è stata affiliata alla Cassa CO 1(in seguito: Cassa), in
qualità di datrice di lavoro, dal 1° gennaio 2007 al 30 giugno 2009.

 

                                         La società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui
la Cassa ha dovuto diffidarla da aprile 2008 e precettarla da novembre 2008
(cfr. specchietto dell’evoluzione del pagamento degli oneri sociali 2007 – 2009 in doc. B-B3), ricevendo sette attestati di carenza beni rilasciati dall’UE di __________ e datati
20 novembre 2009 (doc. 1/C-C6).  

 

                                         Con
decreti 24 novembre 2009 e del 12 febbraio 2009 la Pretura del Distretto di __________
ha dichiarato l’apertura del fallimento della società, autorizzando
successivamente la relativa liquidazione mediante la procedura sommaria.

 

                                         La
Cassa ha insinuato all’UF di __________ il proprio credito di fr. 6’995,95 a
titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG e AF non versati per gli anni dal 2007
al 2009, di cui fr. 1'390.-- per contributi su rivendicazioni salariali, dopo
controllo del datore di lavoro (doc. 1/D-D4).  

                                         

                                         La
procedura di fallimento si è conclusa per la Cassa con il rilascio, in data 24
agosto 2010, un attestato di carenza beni (doc. 1/E).

 

                                         La
ragione sociale è stata cancellata da RC il __________. 

                                         

                               1.3.   Costatato di avere subito un danno, con decisione 17 dicembre
2010, confermata con decisione su opposizione 28 aprile 2011, la Cassa ha
chiesto a RI 1lli il risarcimento di fr. 6'995,95 per i contributi paritetici non soluti dalla FA 1 Sagl per gli anni 2007-2009 (doc. 1 e 3).

 

                               1.4.   Contro la succitata decisione su opposizione RI 1, per il tramite
del suo rappresentante, ha inoltrato il presente ricorso, chiedendone
l’annullamento. 

                                         Contestando
alcune posizioni del danno, in via subordinata egli chiede di limitare la sua responsabilità
solo ai contributi dovuti durante la gestione della FA 1 Sagl e non a quelli
risultanti da pretese salariali subentrate dopo il fallimento. 

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa la Cassa postula l'integrale reiezione del ricorso e la
conferma della querelata decisione impugnata. 

 

                               1.6.   In
data 5 luglio 2011 il ricorrente ha prodotto della documentazione e precisato
ulteriormente la richiesta di giudizio (VII).

 

                                         Su
richiesta del TCA, la Cassa ha preso posizione in merito alle succitate osservazioni
(XIX).

 

 

considerato
                   in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza
ivi citata).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   In
virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS – sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata a seguito
dell’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) – il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le
prescrizioni (dell’assicurazione). I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione
delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del
datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di
causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.

 

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti;
SVR 2001 AHV Nr. 6, p. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il
riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di una
società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V
125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la
cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo
nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo
contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.
In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni
definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer,
Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 p. 107;
Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in
RSA 1991, p. 163; RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una
società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato
assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114
V 214 e sentenze ivi citate).

                                         

                                         Il
TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha riesaminato il problema della responsabilità
sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a
proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente
all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V
11 = Pratique VSI 2003 pp. 79 segg.). 

                                         

                                         Nella
fattispecie concreta, a seguito del rilascio degli attestati  di carenza beni
nei confronti della FA 1 Sagl (cfr. consid. 1.2), la Cassa ha chiesto rettamente,
in via sussidiaria, a RI 1, organo formale della stessa, il risarcimento ex 52
LAVS per i contributi paritetici non versati dalla società.

 

                               2.3.   Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28
ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10
; Pratique VSI 1994 p. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01
del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995
pp. 369s. e in RDAT II 2002 pp. 519s.; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2 consid.
6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03
del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).                  

                                         Secondo
costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria
pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc… (RDAT II 1995 p. 396).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove
che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto
(RCC 1991 p. 133 consid. II/1b).

 

                                         Nel
caso in esame, oggetto del danno è il mancato pagamento dei contributi
AVS/AI/IPG/AD e AF dovuti dalla FA 1 Sagl negli anni 2007-2009 e determinati
sulla base delle relative distinte salari (cfr. doc. C4-6). 

                                         Altra
posizione del danno sono i contributi paritetici determinati sui salari rivendicati
(periodo 2007 - 2009) emersi a seguito dalla revisione eseguita dall’Ispettore
della Cassa dopo l’apertura del fallimento della società, per complessivi fr.
1'390.--, così come risulta dal conteggio 20 aprile 2010 (doc. C7). Tale
conteggio è contestato dal ricorrente, il quale sostiene di “ voler limitare
la responsabilità oggettiva e soggettiva solo ed unicamente alle somme effettivamente
conosciute e dovute in sede di gestione corrente e non relative alle posizioni
subentrate in data successive al fallimento”. Al riguardo occorre rilevare
che, conformemente alla giurisprudenza federale, la responsabilità dell'organo
societario ex art. 52 LAVS si estende anche alle pretese e ai versamenti
salariali accertati unicamente dopo la data del fallimento purché riferiti a un
periodo in cui l'interessato fungeva ancora quale organo (STFA H 180/03 dell'11
ottobre 2004 consid. 5.3; cfr. anche STF H 134/04 del 28 agosto 2007, STFA H
307/02, H308/02 e H 309/02 del 28 gennaio 2004 consid. 7.2.2. e riferimenti
giurisprudenziali ivi citati). Trattandosi nel caso in esame di rivendicazioni
salariali relative al periodo in cui l’insorgente era gerente della FA 1 Sagl,
rettamente la Cassa le ha computate nel danno.                                      

                                         L’insorgente
ha poi contestato alcune posizioni salariali di cui al citato conteggio 20
aprile 2010.

                                       
 Si tratta in particolare del salario per l’anno 2007 di fr. 14'700.--
rivendicato da __________ (sub doc. C7). Nelle osservazioni 5 luglio 2010 il
ricorrente ha evidenziato:

 

" 
(…)

In effetti la contabile, la signora __________, addetta
al servizio paghe incluse, ha avanzato pretese successive al fallimento
affermando che lei medesima era presente tutto il giorno e non come era stata
conteggiata – da lei stessa – in misura occupazionale pari al cinquanta
percento, durante tutto il giorno.  Nella misura in cui la società era in
fallimento l'amministrazione della procedura fallimentare non ritenne di dover
approfondire la problematica, premiando di fatto l'agire furbo della contabile."
(Doc. VII)

 

                                         Dagli
atti di causa si evince che, su istanza di __________ (patrocinata da un
sindacato), con decreto 24 novembre 2009 (doc. C3) la Pretura di __________ ha aperto
il fallimento della società senza preventiva esecuzione ai sensi dell’art. 190 cpv.
1 cifra 2 LEF. Si trattava verosimilmente della pretesa salariale della
succitata (come risulta dal verbale 4 dicembre 2009 relativo all’interrogatorio
dell’insorgente presso l’UF di __________, l’istanza di fallimento concerneva
stipendi reclamati: cfr. doc. 1/F p. 4) che, contrariamente a quanto asserito
nel ricorso, non è stata fatta valere successivamente al fallimento. Va poi
rilevato che la FA 1 Sagl non ha impugnato il decreto pretorile (in merito ai
rimedi di diritto in caso di fallimento senza preventiva esecuzione: cfr. BSK
SCHKG, Brunner/Boller, art. 194 n. 8ss, p. 1736). Inoltre, come si evince dalla
graduatoria di fallimento (p. 5, doc. 1/L),  il credito salariale insinuato da __________
è stato ammesso dall’amministrazione del fallimento non essendo stato contestato
dalla società fallita (cfr. art. 244 LEF: “Trascorso il termine per le insinuazioni,
l’amministrazione del fallimento esamina i crediti insinuati e fa le necessarie
verificazioni. Su ciascuna insinuazione chiede la dichiarazione del fallito”). Affermare che
l’amministrazione del fallimento non avrebbe “approfondito la problematica,
premiando di fatto l’agire furbo della contabile” appare fuorviante. 

 

                                         Parimenti
va confermata la posizione di fr. 3'000.-- di salari 2009 rivendicati da __________
(sub doc. 3), la cui insinuazione di credito è stata altrettanto riconosciuta
in sede di graduatoria di fallimento (p. 6, doc. 1/L). 

 

                               2.4.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con
riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2).

                                         Inoltre
- anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di
lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad
assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria
attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi
dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della
LAVS (RCC 1985 p. 608 consid. 5b).

 

                               2.5.   La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in
seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS,
relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli
periodicamente alla cassa, rispettivamente degli artt. 34 e ss. OAVS relativi
ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore
di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave
negligenza e quindi può procedere contro di lui. Incombe allora al datore di
lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa,
idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave
delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a
circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 p. 213). È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà
passeggere di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti
l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante
in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile
solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI
1996 pag 307; RCC 1992 p. 261 consid. 4b, 1985 p. 604 consid. 3a). L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b;
Frésard, op. cit., in RSA 1987 p. 7).

 

                               2.6.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella
stessa situazione.

                                         La
misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza
che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore
di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 p. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con
riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, p.
53). I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non
sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa. Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit., p. 52; Dieterle/Kieser, Das
Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, p.
658). La giurisprudenza ritiene che, di regola, la
mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura
una grave negligenza (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).

 

                               2.7.   Nella
fattispecie in esame, l’insorgente contesta in modo generico la sua responsabilità
ex art. 52 LAVS in relazione ai contributi non versati.  

 

                                         Conformemente
la giurisprudenza federale, i soci gerenti e i gerenti di una Sagl rispondono
dei danni causati dal non pagamento dei contributi sociali come gli organi di
una società anonima. Pertanto nell'ambito della responsabilità ex art. 52 LAVS,
il socio gerente (e il gerente) di una Sagl deve essere parificato ad un
amministratore di una società anonima (DTF 126 V 238 = Pratique VSI
2000, pp. 226-229; cfr. anche Pratique VSI 2002 pp. 177-178; STFA 21 giugno
2001 nella causa J. e V. [H 20/01]). Il suo comportamento nell’ambito della
gestione va quindi valutato secondo gli stessi criteri applicati agli
amministratori di questa società (STF 9C_788/2007 del 29 ottobre 2008; STFA H
95/04 del 8 marzo 2005, STFA H 337/01 del 23 gennaio 2003; STCA 31.02.10 del 10
giugno 2002 e STCA 31.01.38-39 del 14 ottobre 2002);

 

                                         Essendo
l’insorgente l’unico gerente della FA 1 Sagl, egli ben sapeva di non aver
liquidato integralmente gli oneri sociali.

 

                               2.8.   Occorre esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di
lavoro, rispettivamente il proprio organo esecutivo, a non versare i contributi
o potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V consid. 1b
e 193 consid. 2b).

 

                                         Costituisce motivo di giustificazione il caso in cui un
datore di lavoro, omettendo il pagamento dei contributi per fare fronte a una
mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in questo modo di salvare l'impresa
che versa in una delicata situazione finanziaria. Un simile comportamento
sfugge a una responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo
modo il datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei
lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al
tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno soluti
entro un termine ragionevole. La questione decisiva, in tale contesto, non è
tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva realmente che l'azienda potesse
essere salvata e che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro prossimo,
bensì piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora oggettivamente
sostenibile agli occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12
dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung
des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668s pp. 156ss;
vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts
zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pp. 25ss e 35s; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c
e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta
Corte ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la
sua esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e
immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H
336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito
che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in
cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a). Quindi l’illiquidità
della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se
non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza
(STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009). 

 

                                         Da
distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per
salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione,
vi è quello in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione
dell’attività può eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento
a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato,
dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro,
cadono in difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa
di fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi
della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre
mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696 ss pp. 163 ss; cfr. anche Meyer,
op. cit., p. 36). Va poi
ricordato che per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa
se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i
pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa M.).

                                         

                                         In
concreto, non sono stati invocati motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa nel senso della succitata giurisprudenza. 

 

                                         Non
va in ogni caso dimenticato che la Cassa ha iniziato a
diffidare la società dall’aprile 2008 ed a precettarla
da novembre 2008 (cfr. specchietto dell’evoluzione del pagamento degli oneri
sociali 2007 – 2009 in doc. B-B3), rimanendo scoperti, oltre a contributi di
poco conto per il 2007 e 2008, i contributi da marzo 2009 fino al fallimento. In
queste circostanze non risultano dati gli estremi, che l’insorgente, come accennato,
d’altronde nemmeno fa valere, per ammettere nella specie che il differimento
dei pagamenti fosse riconducibile ad una momentanea crisi finanziaria della
società o ad una passeggera situazione di illiquidità (in argomento DTF 123 V
244, 121 V 243, 108 V 188; STFA H 134/02 del 30 gennaio 2003, STFA H
297/03 del 4 novembre 2004, STFA H 277/01 del 29 agosto 2002; RCC 1992
p. 261). Come detto al considerando precedente, l’Alta Corte ha circoscritto a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo
dell'art. 52 LAVS, a condizione che il datore di lavoro
abbia regolarmente versato i precedenti contributi, circostanza che non
corrisponde al caso in esame.

 

                                         In
conclusione, non essendo ravvisabile alcun valido motivo di giustificazione, rispettivamente
di discolpa, il ricorrente deve risarcire alla Cassa gli oneri sociali non
versati dalla FA 1 Sagl per complessivi fr. 6'995,95. 

 

                               2.9.   Ai
sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, la procedura giudiziaria è gratuita.

 

                             2.10.   In
DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del ricorso
in materia di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità del
datore di lavoro per il danno risultante dalla violazione delle prescrizioni in
materia di AVS, il TF ha stabilito che il ricorso in materia di diritto
pubblico interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore di
lavoro ex art. 52 cpv. 1 LAVS è ammissibile solo qualora il valore litigioso
raggiunga il limite di fr. 30'000.-- o in presenza di una questione di diritto
di importanza fondamentale (circa l’interpretazione in un senso largo della
nozione di “responsabilità dello Stato” ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a
LTF vedi Moser-Szless, Le recours en matière de droit pubblic au Tribunal
fédéral dans le domaine des assurances sociales – aspects choisis, in HAVE 2010
p. 342; Fretz, La responsabilité selon l’art. 52 LAVS: une comparaison avec les
art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE 2009 p. 249; cfr. inoltre anche la DTF 135 V 98
nella quale il TF si è pronunciato circa l’ammissibilità del ricorso in un caso
concernente la responsabilità del titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti
della Confederazione per il danno derivante dal pagamento di prestazioni
indebite e la DTF 134 V 138 nella quale l’Alta Corte si è pronunciata circa
l’ammissibilità di un ricorso in tema di responsabilità dell’Ufficio AI per i
danni cagionati a un terzo evidenziando, in particolare, che l’eventuale presupposto
della “questione di diritto di importanza fondamentale” – presupposto
questo che, secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibilie il ricorso in
materia di diritto pubblico anche se il valore litigioso non raggiunge i fr.
30'000.-- – deve essere dimostrata dal ricorrente). 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso é respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati.

 

                                         Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

 

                                         In
materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo
della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.
30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i
fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF). 

 

                                         Qualora
non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113
LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata
e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per
il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                     Il
segretario

 

giudice
Raffaele Guffi   Fabio Zocchetti