# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 53e8cb85-6998-54b1-a524-ae583e625ce3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-02-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.02.2013 32.2012.178
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2012-178_2013-02-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2012.178

   

  cr

  	
  Lugano

  21 febbraio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 giugno 2012 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 24 maggio 2012 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1963, da ultimo attivo in qualità di impiegato nel montaggio di sistemi di
ventilazione, in data 20 ottobre 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (doc. 2/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con comunicazione dell’11
gennaio 2010, l’Ufficio AI, nell’ambito dei provvedimenti di intervento
tempestivo, ha assunto i costi di un corso di formazione (doc. 27).

 

                                         A seguito
tuttavia della comunicazione del 4 giugno 2010 di inattuabilità dei
provvedimenti integrativi (doc. 34) - dato che, come indicato dal consulente
incaricato, l’assicurato “allo stato attuale, causa problemi di salute dovuti a
questioni motorie, cervicali, cisti che sono state operate e malessere generale
(vede dei puntini neri), non se la sente di iniziare un’attività lavorativa”
(cfr. doc. 32) – e dopo avere sottoposto il caso al Servizio Medico Regionale
(SMR), l’Ufficio AI, con progetto di decisione del 13 ottobre 2010 (doc.
41/1-3), poi confermato con decisione del 3 dicembre 2010, ha negato il diritto alla rendita, non presentando l’interessato alcun grado di invalidità
(doc. B).

 

                                         Con
sentenza 32.2011.22 del 20 luglio 2011, cresciuta incontestata in giudicato, il
TCA ha annullato la decisione impugnata, rinviando l'incarto
all'amministrazione al fine di predisporre una perizia specialistica atta a
stabilire quali fossero le patologie dell’assicurato e l’influsso delle stesse
sulla sua capacità lavorativa residua (doc. 56/1-15).

 

                               1.2.   Esperiti,
conformemente a quanto stabilito nella sentenza del TCA, gli accertamenti medici
ed economici del caso e in particolare una perizia pluridisciplinare a cura del
Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM) (doc. 69), con
progetto di decisione del 29 marzo 2012 (doc. 71/1-3), poi confermato con
decisione del 24 maggio 2012 (doc. A), l’Ufficio AI ha negato il diritto a
prestazioni, non presentando l’assicurato alcuna incapacità lucrativa.

                                      

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
presentato ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata
e l’attribuzione di una rendita di invalidità del 100% (doc. I).

                                         L’avv. RA
1 ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).

 

                                         Sostanzialmente
il patrocinatore dell’assicurato ha contestato la decisione dell’amministrazione,
rilevando che, contrariamente a quanto  ritenuto dall’Ufficio AI, l’interessato
non può essere considerato in grado di svolgere, nella misura del 100%,
un’attività leggera adeguata, dato che egli “dal 1997, quindi da oltre 15 anni,
ha sempre svolto un’attività che ha comportato sollevamento di pesi e presenza
su vari cantieri edili, per cui non è oggettivamente corretto sostenere che
egli sia ritenuto abile in altre attività più leggere, quando oggettivamente
per queste attività egli non ha la formazione, né l’esperienza professionale
per concretamente poter trovare un posto di lavoro in un mercato equilibrato”.

                                         Il
patrocinatore ha ritenuto inverosimile che l’assicurato possa ancora
esercitare, come vorrebbero i medici del SAM, delle attività adeguate, quali
quelle di ricezionista e venditore, da lui svolte saltuariamente negli anni
ottanta, dato che “è notorio che queste professioni hanno avuto un’evoluzione
per la quale si pretendono diplomi qualificati in vendita e marketing, dei
quali il ricorrente non dispone”. Tanto più che l’amministrazione non ha
ipotizzato di porre l’assicurato al beneficio di provvedimenti di riqualifica
professionale.

                                         Visto che
l’attività “svolta regolarmente e in maniera importante dall’assicurato è
quella di aiuto montatore di impianti sanitari”, a mente del patrocinatore “è
in tale contesto che si deve valutare la sua incapacità al guadagno”. 

                                         Così
facendo, alla luce dei limiti funzionali evidenziati dai medici del SAM, “è
giocoforza dedurre che egli abbia una incapacità al guadagno totale e, di
riflesso, deve essergli riconosciuta una rendita di invalidità del 100%”.

                                         Infine,
il legale ha rilevato che l’interessato è stato ospedalizzato dal 18 giugno
2012 presso la Clinica __________, per essere operato all’anca destra,
chiedendo che vengano prodotti gli atti medici relativi a tale intervento
chirurgico (doc. I).

 

                               1.4.   In data 6
luglio 2012, il patrocinatore dell'assicurato ha trasmesso al TCA il
certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la
relativa documentazione (doc. V).

 

                               1.5.   L’UAI, in
risposta - dopo avere sottolineato la correttezza della valutazione peritale dei
medici del SAM, che non è stata smentita, fino al momento di emanazione della
decisione impugnata, da certificati medici comprovanti un peggioramento
duraturo delle condizioni di salute dell’interessato - ha postulato
un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VI + bis). 

 

                                         Queste
considerazioni dell’amministrazione sono state trasmesse all’assicurato (doc.
VII), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008;
STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

                                      

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la
richiesta di prestazioni dell’assicurato. 

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

 

                                         Nel
confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325;
DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Secondo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V
222).

 

                               2.3.   Per poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice
in caso di ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V
210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 

                                         Nr. 18 p.
 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid.
3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid.
4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Al riguardo la giurisprudenza federale sottolinea
costantemente che occorre tenere conto della differenza, a livello probatorio,
tra mandato di cura e mandato peritale (cfr. STF 9C_457/2012 del 28 agosto
2012, consid. 6.2).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.4.   Un danno
alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da
non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).

                                      

Affinché un rapporto medico
in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse
condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in
particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

 

                                         Innanzitutto
la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme
Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).

                                         Il medico
deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. 

                                         Tale prognosi deve tener
conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il rifiuto del carattere
invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.5.   Nel caso
concreto, dagli atti di causa risulta che l’UAI, conformemente a quanto
stabilito dal TCA nella sentenza di rinvio 32.2011.22 del 20 luglio 2011, con
lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurato,
ha affidato il compito di esperire una perizia pluridisciplinare ai medici del
SAM, i quali hanno valutato la patologia reumatologica (dr. __________),
dermatologica (dr. __________) e psichiatrica (dr. __________).

                                         

Nel referto peritale del 9 marzo 2012, i medici
del SAM hanno posto la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di
“coxartrosi bilaterale” e, quali diagnosi senza influenza sulla capacità
lavorativa, quelle di “sindrome lombovertebrale su leggere alterazioni
statiche, stato dopo morbo di Scheuermann toracolombare e alterazioni
degenerative plurisegmentali; cervicalgie; gonalgie bilaterali a sin. in stato
dopo plastica al legamento crociato anteriore nel 1997 con leggera
insufficienza legamentare; stato dopo asportazione in età infantile di un neo
congenito nella zona tra l’inguine sin. e la parte mediale distale della coscia
sin.: all’età di 5 anni circa asportazione della parte distale del neo; all’età
di 7 anni circa asportazione della parte addominale/inguinale/genitale e della
parte interna prossimale della coscia in ricostruzione; sviluppo di una
cicatrice ancora oggi ben visibile; cisti ateromatose recidivanti, alcune delle
quali incise o infette e stato dopo asportazione di un probabile dermoide
sacrale negli anni ’80; tratti schivi di personalità” (doc. 69-14).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno considerato l’assicurato totalmente inabile al lavoro nella sua
precedente attività di aiuto-montatore di sistemi di ventilazione (doc. 69-18),
ma ancora abile al lavoro al 100% in un’attività leggera e adeguata, rispettosa
dei suoi limiti funzionali (doc. 69-19). 

A quest’ultimo riguardo, essi hanno precisato che
sarebbe “da prediligere un’attività lavorativa leggera, che gli permetta di
alternare le varie posizioni, da quella seduta a quella in piedi, non
particolarmente impegnativa per quanto riguarda la colonna vertebrale, onde
evitare un peggioramento dei disturbi lombari. Si consiglia di evitare
professioni che impongano il contatto intenso e ripetuto con ambienti molto
umidi e caldi, per la tendenza alla formazione delle summenzionate cisti
ateromatose” (doc. 69-19).

 

Infine, i medici del SAM hanno rilevato di poter
“riconoscere l’incapacità lavorativa del 100% sul periodo dal 28 giugno al 31
dicembre 2007 per qualsiasi attività lavorativa, come attestato dal medico
curante dr. __________ e riconosciuto dall’Assicurazione IPG __________” (doc.
69-20).

 

                                         Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, viste le risultanze mediche appena esposte e richiamata la
giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici (cfr. consid.
2.3.), non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale eseguita dai
medici del SAM, da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante
i parametri giurisprudenziali sopra ricordati. 

                                         

                                         Le
conclusioni alle quali sono giunti i medici del SAM, del resto, non sono state smentite
da altre certificazioni medico-specialistiche attestanti delle patologie
maggiormente invalidanti.

                                         

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

Il dovere processuale di
collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare –
ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo
alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V
264 consid. 3b con riferimenti).

                                      

L’assicurato si è limitato a trasmettere al TCA,
unitamente al ricorso, il referto d’uscita dall’Ospedale regionale di __________
- dove è stato ricoverato dal 23 maggio 2012 al 25 maggio 2012 per “cura di
ernia ombelicale con ventral patch”, con esito positivo (doc. D) – e
l’appuntamento per un ricovero, in data 18 giugno 2012, presso la Clinica __________
(doc. E).

 

Nelle annotazioni mediche del 27 giugno 2012, il
dr. __________ del SMR, spec. FMH in medicina generale, ha osservato:

 

" 
L’intercorrente operazione per ernia ombelicale
ha portato una IL intercorrente di 3 settimane dal 23 maggio 2012 al 5 giugno 2012. In seguito, recupero della CL come da perizia SAM per presentare nuovamente una IL del 100% dal
18 giugno 2012 per l’intervento all’anca con conseguente IL di circa 3 mesi per
qualsiasi attività. Non è escluso che l’assicurato sarà pure sottoposto ad un
intervento all’anca sinistra. Terminata la relativa riabilitazione, la CL
dell’assicurato dovrebbe essere uguale se non maggiore a quella stabilita dal
SAM.” (Doc. VI/bis).

 

Il TCA concorda con queste considerazioni del medico del SMR.

                                         

                                         Va qui
ricordato che, per costante giurisprudenza, il giudice
delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione deferitagli
sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne
emanata – in concreto il 24 maggio 2012
– quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali
elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla
decisione resa (SVR 2003 IV n. 25 consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid.
1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).

In concreto, il possibile peggioramento dello stato di salute
dell’interessato conseguente all’intervento chirurgico citato è, in ogni caso,
come indicato dall’amministrazione, successivo alla decisione impugnata e non
può quindi essere preso in considerazione (doc. VI).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4): spetterà quindi all’assicurato, se del caso, inoltrare
un’ulteriore domanda di rendita ed allegare la pertinente nonché completa
documentazione relativa ad eventuali nuovi o maggiori disturbi che potrebbero influire
sul suo grado di inabilità.

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia dei medici del SAM i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.3.), alla
stessa può essere fatto riferimento. 

Inoltre, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi
citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999,
pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag.
61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato, secondo
il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel 

settore delle
assicurazioni sociali, che l’assicurato è inabile al
lavoro nella misura del 100% nella sua precedente attività di aiuto-montatore
di sistemi di ventilazione, mentre presenta una capacità lavorativa residua del
100% nello svolgimento di attività adatte, rispettose delle sue limitazioni
funzionali. 

                                      

                               2.6.   Sul mercato
generale del lavoro esistono delle attività, che l’interessato, malgrado il
danno alla salute, sarebbe in grado di esercitare al 100%.

 

                                         Nonostante
le critiche del patrocinatore del ricorrente – il quale ha genericamente
indicato che l’interessato non potrebbe svolgere delle attività leggere
adeguate, dato che egli ha sempre svolto delle attività lavorative fisicamente
pesanti” e non possiede quindi né la formazione, né l’esperienza professionale
per svolgere altre attività - il TCA ritiene che, come indicato
dall’amministrazione, all’assicurato può essere ragionevolmente chiesto di
sfruttare la sua residua capacità lavorativa in quei settori d’attività accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e
ripetitive, che non richiedono una preparazione professionale specifica ma
possono essere esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed
un breve periodo di rodaggio.

 

A prescindere dalla questione dell’esigibilità o
meno delle professioni indicate a titolo esemplificativo dai medici del SAM quali
attività adatte (ossia quella di ricezionista e venditore presso un garage,
quella di impiegato di commercio e, in misura ridotta, quella di gerente di un
bar, cfr. doc. 69-20) – esigibilità contestata dal patrocinatore
dell’assicurato – resta il fatto che, sul mercato generale del lavoro, esistono
delle attività non qualificate, con mansioni semplici e ripetitive e che non
richiedono una preparazione professionale specifica, che l’interessato,
malgrado il danno alla salute, sarebbe in grado di esercitare al 100%.

 

Va qui rilevato che specialmente nell’ambito industriale, ma anche
nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività
di mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono
particolari attitudini intellettuali e che possono essere
svolte sia in posizione seduta che in piedi (per es. attività d’incasso,
d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità
anche di variare frequentemente la postura.

 

Quanto alla mancanza di formazione invocata dal
patrocinatore dell’assicurato quale impedimento al poter reperire una attività
leggera adeguata, il TCA sottolinea di avere già più volte stabilito che anche
degli assicurati analfabeti e privi di formazione, costretti ad abbandonare la
loro originaria professione, di tipo manuale, a causa del danno alla salute, possono
reperire sul mercato generale del lavoro un’attività fisicamente leggera
e che non presupponga particolari attitudini intellettuali. 

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005 - cresciuta in giudicato
dopo che il ricorso al TFA era stato ritirato a fronte della possibilità di
incorrere in una reformatio in pejus (cfr. STFA U 218/05 del 13 giugno
2006) - questo Tribunale ha considerato realistica la possibilità di mettere a
frutto la restante capacità lavorativa in attività cosiddette sostitutive
trattandosi di un assicurato, di professione ferraiolo, vittima di un
infortunio all’arto superiore sinistro che ne aveva limitato la capacità
lavorativa ad attività leggere, non comportanti il sollevamento/trasporto di
pesi rilevanti e l’ingaggio del braccio in questione in lavori da eseguire
sopra l’orizzontale:

 

" 
Con la propria impugnativa, ___ ha inoltre fatto
valere che il suo stato di analfabetismo gli precluderebbe, citiamo: “la
possibilità di svolgere qualsivoglia attività non identica a quella da lui
svolta nell’arco della propria vita e sino alla data dell’infortunio, e a
maggior ragione le attività prese in considerazione dalla ___ per il calcolo
dell’incapacità lucrativa, …” (I, p. 6). 

 

Il fatto che l’assicurato sia analfabeta e privo
di ogni formazione, merita effettivamente qualche riflessione.

 

Secondo la dottrina e la giurisprudenza, da un
assicurato costretto ad abbandonare la sua originaria professione, si può
pretendere soltanto l’esercizio di quelle attività lucrative che - tenuto conto
della sua formazione professionale così come delle sue attitudini fisiche ed
intellettuali - gli sono effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione per lui (cfr. A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 130 e giurisprudenza ivi menzionata;
P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo
1995, p. 205s., secondo cui: “Bei einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die
Invalidentätigkeit, der Eigenart des Versicherten angepasst sein und hat den
körperlichen und geistigen Fähigkeiten sowie den Behinderungen des Versicherten
zu entsprechen”; A.-C. Doudin, La rente d’invalidité dans l’assurance-accidents
selon la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990,
p 255s.).

In questo ordine d’idee, il TFA ha stabilito che
- trattandosi di lavoratori non qualificati esercitanti, prima di divenire
invalidi, un’attività manuale - entrano generalmente in linea di conto soltanto
dei lavori di manovalanza oppure altre attività fisiche (P. Omlin, op. cit., p.
206; RCC 1989, p. 331 consid. 4a). 

 

L’Alta Corte ha, tuttavia, anche precisato che il
mercato del lavoro accessibile a questi assicurati non è limitato a tali
attività. 

Nell'industria e nell'artigianato le attività
fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite macchinari,
motivo per cui aumentano le attività di controllo e sorveglianza (cfr. SVR 2002
UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid. 3b, STFA del 20 aprile 2004
nella causa K., U 871/02, consid. 3). 

Anche in questo ambito, vi sono aperte delle
opportunità di lavoro per lavoratori ausiliari, così come é il caso per il
settore delle prestazioni di servizio.

 

In sintesi, se è vero che, da un lato,
l'assicurato é tenuto a compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue
capacità di guadagno, dall’altro, non bisogna perdere d’occhio il concetto di esigibilità,
nel senso poc’anzi evocato.

 

Nella concreta evenienza, il fatto che ___ non
sappia né leggere né scrivere e sia, inoltre, privo di formazione, rappresenta
un handicap, che si traduce in un ulteriore restringimento del ventaglio delle
attività lucrative da lui ragionevolmente esigibili, e ciò pur ponendosi dal
punto di vista di un mercato del lavoro equilibrato.

Nondimeno, questa Corte ritiene che
dall’assicurato si possa esigere che valorizzi la sua restante capacità
lavorativa, avuto riguardo al mercato generale del lavoro che entra per lui in
linea di conto. Specialmente nell’ambito industriale, vi sono, in effetti,
delle attività di mera sorveglianza - fisicamente assai leggere - che non
presuppongono particolari attitudini intellettuali. Tali attività potrebbero
senz’altro venire svolte anche da una persona analfabeta, nella misura in cui
richiedono prevalentemente il compimento di gesti ripetitivi: assimilato l’automatismo,
non vi possono più essere ostacoli ad un loro esercizio (cfr., in questo senso,
la STCA del 7 maggio 1999 nella causa D., inc. 35.1998.102, consid. 2.6.,
cresciuta in giudicato). 

Occorre infine rilevare che, secondo la
giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di
fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato
che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel
settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio,
compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del
25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).”

                                         (STCA
succitata, consid. 2.6.)

 

                                         Alle
medesime conclusioni è giunto il TCA anche nella sentenza 32.2007.321 dell’8
ottobre 2008, cresciuta incontestata in giudicato, concernente un’assicurata
straniera, nata nel 1955, priva di formazione, che in passato, prima del danno
alla salute (consistente essenzialmente in problemi al rachide, specialmente
agli arti superiori), aveva sempre svolto l’attività di operaia agricola. 

 

 

                                         L’Alta
Corte è peraltro pervenuta a questa stessa conclusione nelle sentenze U 191/99
del 24 gennaio 2001 e I 532/05 del 13 luglio 2006, concernenti degli assicurati
stranieri, analfabeti e privi di formazione - attivi prima del danno alla
salute in attività manuali pesanti - che presentavano degli impedimenti
funzionali sostanzialmente di natura reumatologica-ortopedica.

                                      

                                         Quanto
all’ulteriore critica del patrocinatore dell’interessato in merito al fatto che
“appare poco credibile che si possa ragionevolmente ritenere esigibile che il
ricorrente possa svolgere altre attività leggere in condizioni normali del
mercato, tenuto conto della sua formazione, della sua esperienza professionale
e della circostanza che è “fuori” dal mercato da ben 5 anni (da giugno 2007),
che al giorno d’oggi è un’eternità” (cfr. doc. I), il TCA non ignora evidentemente
le difficoltà esistenti sul mercato del lavoro svizzero. Tuttavia, ciò
rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e
giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al
massimo le sue capacità di guadagno (STFA inedita del 10 settembre 1998 nella
causa S.; DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 p. 96; SVR 1995 UV 35 p. 106
consid. 5b e riferimenti). 

                                         Se, malgrado tale
impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in
concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale,
considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né assicurazione
contro gli infortuni né quella per l'invalidità sono tenute a rispondere (DTF
110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 p. 332 consid. 3b, P. Omlin, op. cit., p. 83). 

In tale ipotesi deve semmai intervenire
l'assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità
di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno
poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347;
VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

                                         Il
Tribunale federale ha nuovamente avuto occasione di richiamare la sua
giurisprudenza nella STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, con la quale ha
confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno 2007, osservando:

 

" 
8.2 Come rettamente rilevato dal Presidente del
Tribunale cantonale, tuttavia, la questione se la capacità lavorativa in
posizione prevalentemente eretta risulta effettivamente ridotta non va risolta
in questa sede. In effetti in considerazione dell'ampio ventaglio di attività
semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi
(cfr. ISS, livello di esigenze 4, tabella TA1) - un numero significativo di
queste attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la
posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute presentato
dall'assicurato (v. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b) - la Corte ha già
ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali analoghe, che esiste
un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità
lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza
DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c).
Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non qualificato
o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente
offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir
eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi
fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag.
482 consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni
U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”

 

                                         Il
Tribunale federale ha ribadito la propria giurisprudenza in una STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012, nella quale, confermando la sentenza 32.2012.41 del 24
luglio 2012 di questa Corte, ha ritenuto esigibili da parte dell’assicurata le
attività leggere e prevalentemente sedentarie considerate dall’amministrazione
(quali, ad esempio, quella di
impiegata in un call center o quella di operaia generica, ad esempio presso una
ditta farmaceutica), sottolineando che “le
professioni (leggere e ripetitive, poco qualificate) indicate sono esercitabili
senza necessariamente mettere in atto particolari misure di reintegrazione
professionale (cfr. per analogia sentenze 9C_673/2009 del 14 aprile 2010
consid. 6.2, 9C_753/2008 del 26 ottobre 2009 consid. 3.5 e U 463/00 del 28
ottobre 2003 consid. 3.3)”.

 

In un’altra sentenza 8C_563/2012 del 23 agosto
2012,

confermando la pronuncia di questo Tribunale
35.2012.17 del 18 giugno 2012, l’Alta Corte ha ribadito che, nel caso di un’assicurata,
affetta da disturbi a livello del rachide lombo-sacrale e ritenuta, dal profilo
medico, ancora abile al lavoro al 100% in attività adeguate, esistesse un
mercato del lavoro sufficientemente ampio in cui realizzare la sua capacità lavorativa
residua, esercitando attività leggere, con possibilità di alternare la postura.

Il Tribunale federale ha infatti osservato che:

 

" 
In considerazione dell'ampio ventaglio di
attività semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei
servizi (cfr. ISS, livello di esigenze 4), un numero significativo di queste
attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la posizione e
sono pertanto adatte al danno alla salute presentato dall'assicurata.
Contrariamente a quanto da lei sostenuto e come ripetutamente statuito da
questa Corte in casi con limitazioni funzionali analoghe, esiste un mercato del
lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua. Si
tratta segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale non
qualificato o semi qualificato, in cui vi è una sufficiente offerta di
occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir eseguite
mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici, che
consentono il cambiamento frequente di posizione e che non richiedono
necessariamente la messa in atto di particolari misure di reintegrazione
professionale (cfr., tra le altre, sentenza 9C_10/2007 del 26 marzo 2008
consid. 4.6.3).”

 

                               2.7.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa
del 100% in attività adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto, come correttamente ritenuto dall’UAI, sono
determinanti i dati del 2008.

 

                               2.8.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il consulente in integrazione
incaricato ha tenuto conto di un salario (2008) di fr. 50’151 (doc. 40-1),
conformemente a quanto indicato dal precedente datore di lavoro (cfr. doc. 5-3
incarto disoccupazione).

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi dall’importo citato, che, del resto, non è stato
contestato dall’assicurato.

                                                                                 

                               2.9.   Per quanto
riguarda il reddito da invalido, pure incontestato, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base
della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126
V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

                                         

                                         In
una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, pubblicata in DTF 135 V 297, ha ricordato che:

 

" 
3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: cfr. DTF
135 V 297), il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha
stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno
il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore
economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media
nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri
presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid.
6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla
parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3).
Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei
all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non
possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della
deduzione per circostanze personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'806.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 7/8-2009, p. 90), esso ammonta a fr.
4'998.24 mensili oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

 

                                         Ritenuto che, come visto in precedenza da un
punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività adeguata alle
sue condizioni di salute al 100%, il reddito statistico citato non va ridotto.

 

                             2.10.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%).

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15%. 

 

                                         In una
sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito
alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la
riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie),
ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

                                      

                             2.11.   In concreto,
nella decisione impugnata, l’amministrazione ha applicato una riduzione del  “5%
per attività leggere” (cfr. doc. 40/1-3).

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la
questione del potere d'esame del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle
assicurazioni qualora si tratti di verificare, in materia di assicurazione per
l'invalidità, l'estensione della riduzione operata sul reddito da invalido
accertato sulla base dei dati statistici conformemente alla DTF 126 V 75.

                                         L'Alta
Corte al consid. 5.2 si è così espressa:

 

" 
Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal
fédéral, celui de l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche
pas limité dans ce contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou
l'abus du pouvoir d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la
décision administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui
concerne l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de
savoir si une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a
adoptée dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les
principes généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son
résultat. A cet égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif
pertinent, substituer sa propre appréciation à celle de l'administration; il
doit s'appuyer sur des circonstances de nature à faire apparaître sa propre
appréciation comme la mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid. 6 p. 81).»

 

                                         Nel caso
di specie, questo Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione
percentuale del 5% applicata dall’amministrazione, rimasta peraltro incontestata.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante
giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 137 V 71; DTF 126 V 80
consid. 5b/dd e 6).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2008, partendo da un
salario da invalido di fr. 59'978, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 100% e ammettendo
la riduzione del 5%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a
fr. 56'979.-- (fr. 59'978 - (fr. 59'978 x 5 : 100)).

                                         Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 50’151.--
(consid. 2.8.), non emerge alcun tasso d’invalidità, come correttamente
stabilito dall’amministrazione nella decisione impugnata.

 

                                         Allo stesso risultato si
giungerebbe anche procedendo al raffronto dei redditi per gli anni successivi
al 2008.

 

                                         La
decisione del 24 maggio 2012 con la quale l’UAI ha rifiutato il riconoscimento
di una rendita d'invalidità merita quindi conferma. 

 

                             2.12.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'assicurato.

 

                             2.13.   L’assicurato
ha chiesto l'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura
ricorsuale (cfr. doc. I).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

 

A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge
sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in
vigore dal 1° gennaio 2011, l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione
dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali;
all’ammissione al gratuito patrocinio.

 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid.
5b e riferimenti).

                                         

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la
giurisprudenza federale, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al
di sopra del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR
1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c).

 

                                         Al minimo
esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA
del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04).

 

                                         Il
ricorrente, nato il 27 gennaio 1963, divorziato, senza attività lucrativa, si
trova nel bisogno. Egli ha infatti dichiarato di essere al beneficio
dell’assistenza sociale, percependo fr. 2’012 mensili dall’Ufficio del sostegno
sociale (cfr. doc. E allegato al doc. V). 

                                         Egli non
ha inoltre dichiarato di possedere della sostanza (cfr. certificato municipale,
doc. V).

 

                                         L’assicurato
non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento
di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva
essere privo di fondamento.

 

                                         Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la
concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito
patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,
qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse in futuro migliorare
(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;
cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti
al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.
5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

                                         Ne
consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese
processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

                                         

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza
tendente alla concessione del gratuito patrocinio è accolta.

 

                                   3.   Le spese,
per fr. 500.--, sono a carico dell’assicurato. A seguito della concessione dell’esonero
dal pagamento delle spese di giustizia, esse sono per il momento assunte dallo
Stato.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti