# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c544cdab-3fd6-594c-862e-01ff05ed4e77
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.03.2010 39.2009.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2009-16_2010-03-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  39.2009.16

   

  CI

  	
  Lugano

  8 marzo 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Carlo Iazeolla, vicecancelliere

  	 

						

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 dicembre 2009
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 16
  novembre 2009 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su reclamo del 16 novembre 2009 la Cassa cantonale assegni familiari
(di seguito: Cassa) ha confermato la precedente decisione del 23 aprile 2009 con
la quale aveva respinto la richiesta di condono di RI 1. L’amministrazione ha
motivato il proprio diniego, rilevando che non poteva essere riconosciuta la
buona fede degli assicurati avendo il marito, il 25 settembre 2006 (cfr. doc. 13b)
e l’8 luglio 2007 (cfr. doc. 10), sottoscritto una dichiarazione con cui si è
impegnato a restituire quella parte di prestazioni alla quale non avrebbe avuto
diritto computando il reddito da attività indipendente stabilito dall’Ufficio
tassazione per il periodo in questione (cfr. doc. B).

 

 

                               1.2.   Con ricorso
del 16 dicembre 2009 gli assicurati, tramite il loro rappresentante, hanno
impugnato la decisione su reclamo dinanzi al TCA.

                                         A
sostegno della loro pretesa ricorsuale essi hanno fatto valere di aver fornito allo
sportello Laps tutta la documentazione richiesta per la valutazione
dell’erogazione di assegni integrativi; dal momento che la Cassa aveva accolto
la loro domanda, essi hanno ritenuto in completa trasparenza ed assoluta buona
fede che i presupposti per l’ottenimento degli assegni integrativi fossero
adempiuti. Buona fede ulteriormente avvalorata dalla conferma dell’erogazione
di assegni integrativi anche per tutto il 2008 e fino al mese di luglio 2009.

A mente dei ricorrenti, se la negazione della loro buona fede si dovesse basare
sulla firma delle dichiarazioni di impegno a restituire assegni integrativi a
cui gli assicurati non avrebbero avuto diritto a seguito della fissazione
definitiva del reddito da attività indipendente, la buona fede non potrebbe mai
essere ammessa. La buona fede degli insorgenti andrebbe invece valutata alla
luce degli atti forniti e del grado di attendibilità della domanda e della
collaborazione che i richiedenti hanno avuto con la Cassa nel fornire la
documentazione richiesta (cfr. doc. I).

 

                               1.3.   In risposta
la Cassa si è riconfermata nella propria decisione su reclamo del 16 novembre
2009 ed ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa (cfr. doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2009 è entrata in vigore la Legge federale sugli assegni di famiglia
(LAFam) del 24 marzo 2006 e la relativa Ordinanza (OAFam; cfr. RU 2008 pag. 131 segg.).

                                         Nel
diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento legale in
vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie giuridicamente
rilevante (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr.
3;SVR 2003 IV Nr. 25; STFA del 23 gennaio 2002 nella causa L., H 114/01; STFA
20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01; DTF 122 V 35 consid. 1; DTF
118 V 110 consid. 3; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321 consid. 2).

                                         Nel caso
in esame la lite verte sul condono o meno della restituzione di assegni
integrativi percepiti dai ricorrenti nel lasso di tempo novembre 2006 -
dicembre 2007.

                                         Di
conseguenza i nuovi disposti della LAFam non sono applicabili in concreto.

 

                               2.3.   L’assegno
integrativo è regolato dagli art. 24 segg. LAF.

                                         L'art. 24
LAF stabilisce come segue le condizioni per poter beneficiare dell'assegno
integrativo:

 

" 
Il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto
all’assegno, per il figlio, se cumulativamente: 

a)   coabita, anche soltanto in forma parziale,
con il figlio; 

b)   ha il domicilio nel Cantone da almeno tre
anni; 

c)   soddisfa
i requisiti della Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle
prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps). (cpv. 1)

Se entrambi i genitori coabitano con il figlio,
ha diritto all’assegno la madre o il padre. (cpv. 2)

... (cpv. 3)."

 

                                         L'art. 27
LAF prevede altresì che

 

" 
Richiamati gli articoli 10 e 11 Laps, l’importo
massimo dell’assegno corrisponde ai limiti minimi di reddito del o dei figli,
definito dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, per i
quali l’assegno è riconosciuto. (cpv. 1)

In ogni caso, dall’importo erogabile vanno
dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)."

 

 

                               2.4.   Gli art. 31
e 32 LAF fissano le condizioni per poter beneficiare dell’assegno di prima
infanzia.

 

                                         L’art. 32
LAF, che si riferisce alla famiglia biparentale, stabilisce quanto segue:

 

" 
I genitori hanno diritto all’assegno, per il
figlio, se cumulativamente: 

a)   sono domiciliati nel Cantone al momento
della richiesta; 

b)   coabitano costantemente
con il figlio; (cpv. 1)

c)   il padre o la madre ha il domicilio nel
Cantone da almeno 3 anni; 

d)
  il reddito disponibile dei genitori, inclusi gli eventuali assegni di cui il
nucleo familiare beneficia in virtù della legge, è inferiore ai limiti posti
dall’art. 24 cpv. 1 lett. c). 

Al genitore che non esercita un’attività
lucrativa o ne esercita una solo a tempo parziale, senza giustificati motivi, è
computabile un reddito ipotetico, pari al guadagno di un’attività a tempo
pieno, da lui esigibile. (cpv. 2)

 

Il reddito ipotetico minimo è pari al doppio del
limite minimo per persona sola secondo la legislazione sulle prestazioni
complementari all’AVS/AI. (cpv. 3)"

 

                                         L’art. 35
LAF enuncia inoltre che:

 

" 
Richiamati gli articoli 4, 10 e 11 Laps,
l’importo massimo dell’assegno è pari alla differenza fra il reddito
disponibile residuale ai sensi della Laps e il limite minimo di reddito
previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI,
cumulativamente, per il genitore o i genitori, i figli di età superiore ai tre
anni e i figli per i quali sussiste il diritto all’assegno di età inferiore ai
tre anni. (cpv. 1)

2Dall’importo
erogabile vanno dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)" 

 

                                         Dal
tenore di queste norme legali, risulta che la LAF, per quanto attiene al
calcolo degli assegni integrativi e di prima infanzia, rinvia alla Laps.

 

                               2.5.   Giusta
l'art. 27 Laps, relativo alla revisione,

 

" 
Il diritto alle prestazioni sociali è soggetto a
revisione su iniziativa dell’organo amministrativo competente o su domanda
dell’utente. (cpv. 1)

L’organo amministrativo competente effettua: 

a) revisioni periodiche delle prestazioni sociali ricorrenti di durata
superiore ad un anno e 

b) revisioni straordinarie in caso di segnalazione di cambiamenti
rilevanti ai sensi dell’art. 30 e di prestazioni indebitamente percepite. (cpv.
2)

L’utente può sempre chiedere una revisione
straordinaria. (cpv. 3)

Ogni revisione periodica o nuova domanda che
aggiorna il reddito disponibile residuale o l’importo di una prestazione
sociale di complemento armonizzata o della partecipazione al premio
dell’assicurazione malattia comporta, per principio, l’adeguamento delle prestazioni
sociali già assegnate. (cpv. 4) 

L’adeguamento delle prestazioni interviene: 

a) dal primo giorno del mese successivo alla
revisione periodica; 

b) dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è
verificato l’evento all’origine della revisione in caso di revisione
straordinaria ad opera dell’organo amministrativo competente; 

c) dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata
depositata la domanda in caso di revisione chiesta dall’utente. (cpv. 5)."

 

                               2.6.   Secondo
l'art. 41 cpv. 2 LAF, concernente l'obbligo di informare

 

"Per l'assegno integrativo e di prima
infanzia si applica altresì l'art. 30 Laps."

 

                                         L'art. 30
cpv. 1 Laps prevede che

 

"Le persone che compongono l'unità di
riferimento sono tenute a informare tempestivamente gli organi amministrativi
competenti per l'applicazione della legge e delle leggi speciali qualsiasi
cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per
l’erogazione di una prestazione."

 

                                         In
proposito l'art. 10 Reg. Laps precisa che

 

" 
E' considerato cambiamento rilevante:

      a)                               un
cambiamento pari ad un importo di almeno fr. 1200.-- annui del

                                        reddito
disponibile residuale dell'unità di riferimento rispetto a quello determinante
per la decisione più recente;

      b)                               una
variazione della composizione dell'unità di riferimento."

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda l'obbligo di restituzione e il condono, l'art. 44 cpv. 4 LAF prevede
che

 

" 
Resta riservato l'art. 26 Laps per quanto
concerne l'assegno integrativo e di prima infanzia."

 

                                         L'art. 26
Laps sancisce:

 

" 
La prestazione sociale indebitamente percepita
deve essere restituita. (cpv. 1)

Il diritto di esigere la restituzione è perento
dopo un anno dal momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto
conoscenza dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)

La restituzione è condonata, in tutto od in
parte, se il titolare del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona
fede e se, tenuto conto delle condizioni economiche dell’unità di riferimento al
momento della restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo
grave. (cpv. 3)

I coniugati e i conviventi sono solidalmente
tenuti alla restituzione. (cpv. 4) "

 

                                         Il
Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998 prevede che, per
quanto attiene all’art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni
percepite indebitamente e il relativo condono, è applicabile la consolidata
giurisprudenza del TCA e del TFA in materia di prestazioni complementari (cfr.
Messaggio N. 4773, p.to 12 ad art. 26).

 

                                         Secondo
l'art. 21 cpv. 4 Reg.Laps

 

"L'organo designato dalla legge speciale è
inoltre competente per le revisioni e per le decisioni di restituzione delle prestazioni
indebitamente percepite."

 

                                         Ai sensi
dell'art. 54 LAF competente in merito al calcolo e al pagamento degli assegni
integrativi e di prima infanzia è la Cassa cantonale per gli assegni familiari.

 

                               2.8.   Secondo la
giurisprudenza in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile
alla LPC e quindi, secondo il tenore del Messaggio del 1° luglio 1998
menzionato sopra (cfr. consid. 2.6.), anche alla Laps, la richiesta di rimborso
è subordinata ai presupposti della revisione processuale o del riesame. In
effetti l’amministrazione può riesaminare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è
senza dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante oppure deve procedervi
se si manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre ad una
conclusione giuridica differente. Solo in tali casi può richiedere una
restituzione (cfr. STFA del 20 ottobre 2000 nella causa C., C 25/00; DTF 122 V
21; RCC 1989 p. 547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo
1994, ad art. 3 p. 68).

                                         Per quel
che concerne l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare
limite generalmente valido. È infatti determinante l’insieme delle circostanze
del singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         È tenuto
alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla
quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è
quindi stata erogata in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante
sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto
l'indebita prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer,
Die Rückerstattung unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea 1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528,
edizione francese; STFA del 20 ottobre 2000 nella causa C., C 25/00).

                                         Il
principio della restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 LAVS, analogo alle
regole del diritto civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr.
art. 62ss CO), ha beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS
e delle leggi ad essa correlate (art. 49 LAI e art. 27 LPC), nel senso che, se
il principio della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la
persona tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura
distinta, il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la
restituzione costituirebbe un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1, 2a frase LAVS
e art. 79 OAVS; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse
et survivants, pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo
concetto è stato pure ripreso dall'art. 26 cpv. 3 Laps

(cfr. consid. 2.7.).

 

                               2.9.   Per quanto
riguarda i presupposti del condono, va innanzitutto ricordato che la
giurisprudenza, relativamente al concetto di buona fede, distingue la mancanza
di coscienza dell’irregolarità commessa dalla questione a sapere se, nelle
circostanze concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe
dovuto, facendo prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere l’errore di
diritto commesso. Il TFA ha stabilito che la problematica relativa alla coscienza
dell'irregolarità commessa è una questione di fatto, per contro quella
concernente l'attenzione esigibile è di diritto (cfr. STFA del 15 marzo 2004
nella causa P.-B., C 292/02, consid. 2.3.; SVR 2003 IV Nr.
4 pag. 10; SVR 2002 EL Nr. 9 pag. 21-22; Pratique VSI 1994 p. 126; DTF 122 V
221 = Pratique VSI 1996 pag. 269).

                                         La buona fede non è compatibile con un comportamento di grave
negligenza da parte dell'assicurato (U. Meyer-Blaser,

Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in RSJB 1995, pag. 481).

 

                                         Secondo
l'art. 3 cpv. 2 CC, che è applicabile analogicamente, 

 

"  nessuno
può invocare la propria buona fede quando questa non sia compatibile con
l'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui." 

 

                                         Compete
al Giudice inoltre, sulla base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente
dalle conoscenze e dalle attitudini particolari della parte, determinare il
grado dell’attenzione richiesta (DTF 79 II 59).

 

                                         La buona
fede deve essere quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato
l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare)
siano imputabili a comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato.

                                         Viceversa,
l'assicurato può prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi unicamente di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare

(cfr. STFA del 20 giugno 2005 nella causa C., P. 42/04,

consid. 2.2.; STFA del 15 marzo 2004 nella causa P.-B., C 292/02, consid. 2.3.;
SVR 2003 IV Nr. 4 pag. 10; Pratique VSI 1994, pag. 125ss; DTF 118 V 218, 112 V
105, 110 V 180 consid. 3 c, 102 V 245 consid. a) oppure se non ha violato tale
obbligo

(U. Meyer-Blaser, op. cit., 481/482). 

                                         Infatti,
la buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è
versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa
è stata determinata da sua negligenza (STFA non pubbl. del 31 agosto 1993 in re
I. R p. 3).

 

                             2.10.   Il requisito
dell'onere gravoso è intimamente legato alla situazione economica della persona
tenuta a restituire l'indebito e deve essere valutato in base alle sue capacità
finanziarie.

                                         Dovrà
pertanto essere stabilito concretamente, tenendo conto della particolare
situazione patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire.

 

                             2.11.   Nell’evenienza
concreta la Cassa ha negato la buona fede degli assicurati, poiché
sottoscrivendo le dichiarazioni del 25 settembre 2006 e dell’8 luglio 2007 essi
si sono impegnati a trasmettere le decisioni di tassazione rilevanti e a
restituire quella parte di assegno accordata loro e alla quale non avrebbero
avuto diritto computando il reddito da attività indipendente stabilito in modo
definitivo dall’ufficio di tassazione (cfr. doc. 32).

 

                                         Gli
insorgenti, per contro, sostengono, in buona sostanza, di adempiere i requisiti
della buona fede e dell’onere gravoso. Più precisamente essi hanno indicato di
non avere mai avuto intenzione di non mettere a disposizione della Cassa le
tassazioni per gli anni 2006 e 2007; quanto al presupposto dell’onere gravoso,
esso andrebbe valutato dalla Cassa dopo l’accoglimento del presente ricorso (cfr.
doc. I).

 

                                         La Cassa,
in proposito, ha tuttavia affermato che i coniugi RI 1 non le hanno inviato le
decisioni di tassazione 2006 e 2007, le quali sono state reperite direttamente
dalla parte resistente, in occasione di un controllo (cfr. doc. B).

 

                                         Questa
Corte constata che, in effetti, dalle tavole processuali non emerge che i
ricorrenti abbiano inoltrato senza indugio all’amministrazione le decisioni di
tassazione emesse il 26 settembre 2007 (per il 2006) ed il 3 dicembre 2008 (per
il 2007).

 

                                         La
tassazione determinante in concreto si riferisce agli anni 2006 e 2007. Essa è,
dunque, in relazione agli assegni percepiti prima di tale periodo. Di
conseguenza, anche una comunicazione tempestiva dell’emissione della medesima
nel settembre 2007, rispettivamente nel dicembre 2008 non avrebbe permesso alla
Cassa di evitare di versare delle prestazioni non dovute, in quanto tali
prestazioni erano già state da tempo versate.

 

                                         Nel caso
in esame, pertanto, l’adempimento del presupposto della buona fede non deve
essere esaminato facendo riferimento all’obbligo di annunciare ogni cambiamento
rilevante (cfr. art. 41 cpv. 2 LAF e 30 Laps; consid. 2.6.), bensì in relazione
alle dichiarazioni firmate da RI 1 il 25 settembre 2006 e da RI 1 l’8 luglio
2007 con cui si sono impegnati a restituire gli assegni a cui non avrebbero
avuto diritto se, fin dall’inizio dell’assegnazione di tali prestazioni, fosse
stato computato il reddito da attività indipendente definitivo (cfr. doc. 7, 8,
1; STCA 39.2006.8 del 15 febbraio 2007 consid. 2.12.).

 

                             2.12.   Con la
sottoscrizione delle due attestazioni, gli insorgenti hanno accettato che gli
assegni integrativi e di prima infanzia, ritenuta l’attività indipendente del
marito, venissero erogati di un determinato importo a titolo provvisorio, fino
a che non venisse accertato in modo definitivo il reddito effettivamente
conseguito (cfr. doc. 13b, 10).

 

                                         Visto che
l’assicurato ha continuato a svolgere un’attività indipendente anche nel 2007 e
nel 2008 e che, dunque, era impossibile determinare all’inizio di ciascuno dei
due anni il suo guadagno complessivo, ai ricorrenti, già dal mese di novembre
2006, doveva e poteva essere chiaro che gli assegni integrativi sarebbero stati
sempre versati provvisoriamente in attesa dell’emanazione delle decisioni di
tassazione per il 2006 e per il 2007.

 

                                         L'erogazione
degli assegni di famiglia è stata, pertanto, sottoposta, a condizione
risolutiva, la quale implica che la cessazione di un effetto giuridico è
subordinata alla realizzazione di una determinata condizione (cfr. art. 154
cpv. 1 CO; Gauch/Schluep/Tercier, Partie générale du droit
des obligations, Vol. II, Zurigo 1982, n. 2641).

 

                                         Di regola
tale condizione non ha effetto retroattivo (cfr. art. 154 cpv. 2 CO), ma può
essere convenuto il contrario (cfr. Gauch/ Schluep/Tercier, op. cit., n. 2677).

 

                                         Se dopo
aver fissato la condizione, si ha la certezza che essa non possa mai
realizzarsi, l'atto diventa non condizionale.

                                         Fino
all'attuazione della condizione o alla sicurezza che essa non possa
verificarsi, l'atto subordinato a condizione risolutiva è in sospeso. Tuttavia,
essendo immediatamente valido, esso produce, durante questo lasso di tempo, gli
stessi effetti di un atto non condizionale (cfr. Gauch/Schluep/Tercier, op.
cit., n. 2678-2680).

 

                                         Per
quanto concerne il versamento di prestazioni delle assicurazioni sociali sotto
condizione risolutiva, giova rilevare che il condono dell'obbligo di
restituire è escluso, poiché il debitore, dovendo aspettarsi di essere
tenuto a rimborsare le prestazioni, non può invocare la sua buona fede (cfr.
DTF 126 V 42 consid. 2; RCC 1988 pag. 550).

 

                                         In
particolare in una sentenza C 328/99 del 27 marzo 2000, pubblicata in DTF 126 V
42, relativa a un caso di restituzione da parte del datore di lavoro di assegni
per il periodo di introduzione, il TFA ha osservato:

 

" 
(…)

2.- a) Dans ses décisions des 30 décembre 1997 et 13
mars 1998, l'office régional de placement a réservé l'éventualité d'une
restitution des prestations si le contrat de travail était résilié, en dehors
du temps d'essai et sans justes motifs, pendant la période d'initiation ou dans
les trois mois suivant celle-ci. Une telle réserve doit être comprise en ce
sens que le versement des allocations a lieu sous condition résolutoire,
appelée aussi réserve de révocation (cf. ATF 111 V 223 consid. 1; Grisel,
Traité de droit administratif, vol. I p. 408). Elle est tout à fait admissible
au regard du but de la mesure, qui est de favoriser l'engagement durable de
personnes au chômage dont le placement est fortement entravé; il s'agit
également d'éviter une sous-enchère sur les salaires, ainsi qu'un
subventionnement des employeurs par l'assurance-chômage (ATF 112 V 251 sv. consid.
3b; Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in:
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch. 583; Daniele Cattaneo, Les mesures préventives et de réadaptation
de l'assurance-chômage, thèse Genève 1992, n° 780 ss, p. 467 ss). 

 

L'autorité cantonale peut même exiger que la
condition légale d'un engagement aux conditions usuelles dans la branche et la
région, après la période d'initiation (art. 65 let. c LACI), fasse l'objet d'un
contrat écrit (art. 90 al. 3 OACI). L'employeur peut ainsi être tenu à
restituer les allocations perçues si les rapports de travail sont résiliés sans
justes motifs avant l'échéance du délai indiqué par l'administration dans sa
décision; cette restitution s'opère conformément à l'art. 95 al. 1 LACI (Gerhards, Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. II, note 30 ad art. 65-67). Quant à la notion de justes motifs, elle est, dans le présent contexte,
la même que celle définie à l'art. 337 CO (Dieter
Freiburghaus, Präventivmassnahmen gegen die Arbeitslosigkeit in der Schweiz,
Berne 1987, p. 51). La restitution ne peut toutefois pas
être exigée quand le contrat de travail est résilié pendant le temps d'essai,
attendu que celui-ci a notamment pour but de permettre aux parties de réfléchir
avant de s'engager pour une plus longue période (ATF 124 V 246). 

 

b) Selon l'art. 95 al. 1 LACI, la caisse est tenue
d'exiger du bénéficiaire la restitution des prestations de l'assurance
auxquelles il n'avait pas droit (première phrase). Si le bénéficiaire des
prestations était de bonne foi en les acceptant et si leur restitution devait
entraîner des rigueurs particulières, on y renoncera, sur demande, en tout ou
partie (art. 95 al. 2 LACI). En matière d'assurances sociales, la restitution
de prestations suppose, en règle ordinaire, que soient remplies les conditions
d'une reconsidération ou d'une révision procédurale de la décision par laquelle
les prestations en cause ont été allouées (ATF 122 V 21 consid. 3a, 368 consid.
3, et la jurisprudence citée). L'administration peut reconsidérer une décision
formellement passée en force de chose jugée et sur laquelle une autorité
judiciaire ne s'est pas prononcée quant au fond, à condition qu'elle soit sans
nul doute erronée et que sa rectification revête une importance notable (ATF
122 V 21 consid. 3a, 173 consid. 4a, 271 consid. 2, 368 consid. 3 et les arrêts
cités). En outre, par analogie avec la révision des décisions rendues par les
autorités judiciaires, l'administration est tenue de procéder à la révision
d'une décision entrée en force formelle lorsque sont découverts des faits
nouveaux ou de nouveaux moyens de preuve, susceptibles de conduire à une
appréciation juridique différente (ATF 122 V 21 consid. 3a, 138 consid. 2c, 173
consid. 4a, 272 consid. 2). Cependant, quand le versement de prestations a eu
lieu, comme en l'espèce, sous condition résolutoire, l'administration peut en
demander la restitution sans être liée par les conditions susmentionnées
relatives à la révocation des décisions (ATF 117 V 139 consid. 4b; Moor, Droit
administratif, vol. II, p. 48). En outre, une remise de l'obligation de
restituer selon l'art. 95 al. 2 LACI est exclue, car le débiteur doit
s'attendre à devoir rembourser les prestations en cas de non-respect des
conditions fixées, ce qui ne lui permet pas d'invoquer sa bonne foi (RCC 1988
p. 550). (…)" 

(DTF 126 V 42 consid. 2 e 3)

 

                                         E'
inoltre utile segnalare che l'Alta Corte, pronunciandosi in merito a una
vertenza in cui un assicurato aveva impugnato la decisione di togliere
l'effetto sospensivo a un'eventuale opposizione contro un provvedimento di
riduzione delle indennità giornaliere dell'assicurazione contro gli infortuni,
ha in particolare rilevato:

 

" 
(…)

4.1 Wie das kantonale Gericht zutreffend erwogen
hat, würde der Beschwerdeführer bei Wiederherstellung der aufschiebenden
Wirkung bis zum Abschluss des Hauptverfahrens weiterhin ein volles Taggeld
beziehen und müsste im Unterliegensfall materiell zu Unrecht bezogene
Leistungen zurückerstatten, wobei er sich nicht mit dem Hinweis auf den guten Glauben
gegen die Rückforderung wehren könnte (BGE 105 V 269 Erw. 3). (…)" 

(STFA U 75/04 del 16 aprile 2004, consid. 4.1.,
pubblicata in RAMI 2004 U 521 pag. 447 segg.)

 

 

                                         Secondo l'Alta
Corte per negare la buona fede è, dunque, decisivo il fatto che fin dall'inizio
della procedura un assicurato doveva contare su una possibile restituzione.

 

                                         Alla luce
della giurisprudenza appena esposta, anche nel caso di specie, i ricorrenti,
avendo i coniugi RI 1 sottoscritto il 25 settembre 2006 e l’8 luglio 2007 le due
dichiarazioni sottoposte loro dalla Cassa e avendo RI 1 sia nel 2007 che nel
2008 esercitato un’attività a titolo indipendente, essi hanno accettato che gli
assegni di famiglia relativi al 2006 e al 2007 fossero loro versati sotto
condizione risolutiva (cfr. doc. 13b, 10). 

                              Per
il periodo novembre 2006 - dicembre 2007 essi, firmando le due dichiarazioni
appena citate, hanno in effetti espressamente accettato l’obbligo di rimborsare
quanto ricevuto indebitamente a seguito della determinazione definitiva del
reddito conseguito nel 2006 e nel 2007.

                                         Pertanto
i coniugi RI 1, già dal novembre 2006, dovevano attendersi un'eventuale
decisione di restituzione.

                                         La loro
buona fede non può, perciò, essere ammessa per il lasso di tempo dal mese di novembre
2006 al mese di dicembre 2007 (per alcuni casi analoghi cfr. STCA 39.2007.8 del
21 febbraio 2008; STCA 39.2006.8 del 15 febbraio 2007; STCA 39.2005.3-4 del 18
luglio 2005).

 

                             2.13.   Alla luce di
quanto sopra esposto, il TCA, non potendo riconoscere la buona fede dei
ricorrenti (cfr. consid. 2.12.), primo presupposto per ottenere un eventuale
condono (cfr. consid. 2.7.; 2.9.), deve negare il condono dell'obbligo di
restituzione degli assegni integrativi e di prima infanzia percepiti a torto
dalla famiglia RI 1 dal 1° novembre 2006 al 31 dicembre 2007.

 

                                         La
decisione su reclamo del 16 novembre 2009 emanata dalla Cassa cantonale per gli
assegni familiari va, pertanto, confermata.

 

                                         A titolo
abbondanziale va segnalato che nella decisione su reclamo la Cassa ha ribadito
l’impregiudicata possibilità di rimborso rateale con la massima rateizzazione
possibile (cfr. doc. B).

 

                                         Al
riguardo giova ribadire che un'eventuale soluzione confacente alle esigenze dei
ricorrenti deve essere concordata con la Cassa. Questo tema non è comunque
oggetto della presente vertenza e pertanto il TCA non è tenuto ad occuparsene
(cfr. DTF 123 V 230 consid. 3e; STCA 39.2005.10 del 22 marzo 2006 consid.
2.21.).

 

 

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti