# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3f91141b-bf6d-5a8e-aad6-ac81ef06dbd1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-05-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 09.05.2005 10.1995.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_10-1995-98_2005-05-09.html

## Full Text

Incarto n.

  10.1995.98

   

  	
  Lugano

  9 maggio 2005/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
   Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente quale istanza unica cantonale competente a
decidere i ricorsi per nullità e le domande di revisione di lodi arbitrali in
virtù degli art. 3 lett. f, 36 e 41 CIA, nonché dell’art. 2 del DL concernente
l’adesione del Cantone Ticino al concordato stesso, 

 

chiamata a statuire sulla domanda di revisione di lodo
(già inc. n. 36/91, 8/92 e 12.95.42) presentata il 26 febbraio 1991 da

 

 

	
   

  	
    IS 1  (MC)

    IS 2  (MC)
  

  entrambi rappr.
  daRA 1  

   

  
	
   

  	
  nei confronti del lodo pronunciato il 25
  giugno 1987 da  e, per essa, da TE 1 (presidente), TE 2 e __________ (membri),
  che ha interessato quale controparte

   

  	 

	
   

  	
    CO 1  (MC) e per esso, ora defunto, i suoi eredi:

   CO 1 

   CO 1  (MC)

  tutti rappr. d studio
  legale RA 2  

   

  	 

 

volta ad
ottenere l’annullamento del lodo e il conseguente rinvio del caso al tribunale
arbitrale per un nuovo giudizio con protesta di spese e ripetibili, domanda
avversata dalla controparte, con osservazioni 4 maggio 1992, con cui si chiede
la reiezione della domanda di revisione, pure con protesta di spese e
ripetibili;

vista la
replica 12 giugno 1992 e la duplica 1° settembre 1992;

 

esperita
l’istruttoria di causa;

 

citate le
parti per il dibattimento finale, indetto per l’11 settembre 2002;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   Con
compromesso arbitrale 2 settembre 1986 (doc. H) IS 2 e IS 1 da una parte e l’CO
1 dall’altra hanno incaricato la __________ di fungere da perito e in tal veste
di determinare in modo vincolante il prezzo che quest’ultimo era tenuto a
versare ai primi per la cessione di tutta una serie di partecipazioni da essi
detenute in società del cosiddetto __________ nonché di una serie di crediti
per avvenuti finanziamenti. La valutazione dei patrimoni netti delle varie società
del gruppo avrebbe dovuto essere fatta al loro valore effettivo al 30 giugno
1986, tenendo conto dei valori di mercato dei vari cespiti patrimoniali attivi
e passivi, materiali e immateriali, avviamento incluso, ancorché non risultanti
dai bilanci, ma senza correzioni di maggioranza o minoranza e indipendentemente
da ogni e qualsiasi rischio valutario, segnatamente in Italia.

 

 

                                   2.   In
data 25 giugno 1987 TE 1, TE 2 e __________, membri designati
dalla direzione della __________ per assolvere a suo nome
l’incarico conferito, hanno rassegnato il loro referto (doc. B), stabilendo in fr.
61'908'000.- il prezzo della cessione, che si è poi perfezionata in quei
termini. Per quanto qui interessa, essi, nell’ambito della valutazione di uno
dei 4 sottogruppi del __________, denominato __________, hanno in particolare ritenuto
che la società __________ disponesse di un patrimonio netto di fr. 30'555'000.-
e di plusvalenze per fr. 73'457'000.- (all. I/1), tra cui era compreso un
importo di fr. 13'800'000.- a titolo di avviamento o “goodwill” (p. 32, 44
seg. e all. G e I/1).

 

 

                                   3.   Con
la domanda di revisione che qui ci occupa, IS 2 e IS 1 chiedono di annullare la
decisione degli arbitri e di rinviare il caso al tribunale arbitrale per un
nuovo giudizio. Essi, preso atto che nell’estate 1989 l’intero pacchetto
azionario della società __________, compresa la quota da essi ceduta, era stato
venduto al gruppo francese __________ e soprattutto che nel bilancio 1989 della
__________, nata sulle ceneri di quest’ultima, risultava una voce denominata
“brevetti e marchio __________” allibrata con un ingentissimo valore di Lit.
384'492'906'038 (doc. D p. 22 seg.), che -a loro dire- doveva essere esistente,
con valori analoghi, anche 3 anni prima, pretendono in sostanza, evocando con
ciò il motivo di revisione previsto dall’art. 41 lett. b CIA, che nell’ambito
delle loro valutazioni gli arbitri avrebbero ampiamente sottovalutato il valore
del marchio __________ o l’ammontare delle riserve occulte rispettivamente
delle plusvalenze del gruppo, che la controparte avrebbe occultato agli arbitri
gli elementi per operare tale valutazione e che infine il collegio arbitrale
avrebbe addirittura omesso di considerare questi valori nel prezzo di vendita. Se
quel valore fosse stato considerato in modo corretto, il prezzo di vendita
sarebbe stato, a loro dire, di ca. fr. 177'222'000.- superiore a quello
accertato nel giudizio arbitrale.

 

 

                                   4.   Con
le sue osservazioni l’CO 1 si è integralmente opposto alla domanda di
revisione, rilevando da un lato che l’asserita, ma contestata esistenza di una
riserva occulta o di eventuali plusvalenze nei bilanci della __________ o __________,
dovuta semmai a soli fini fiscali, non costituiva un fatto nuovo ai sensi
dell’art. 41 lett. b CIA, bensì una semplice censura del valore accertato a suo
tempo dagli arbitri, e dall’altro che, nella misura in cui la controparte affermava
che l’accertamento del valore reale era stato da lui compromesso, si trattava
di una contestazione ai sensi dell’art. 41 lett. a CIA, di per sé improponibile
in assenza di un procedimento o di una sentenza penale intesi a sanzionare tale
comportamento. Del tutto infondata era poi la tesi secondo cui gli arbitri non
avrebbero preso in considerazione quei valori al momento di determinare il prezzo
di vendita, tanto più che agli stessi istanti andava rimproverata una grave
negligenza, avendo essi rinunciato a far esperire a tempo debito ulteriori
indagini in tal senso. 

 

 

                                   5.   Nei
successivi allegati scritti ed in sede conclusionale le parti si sono
sostanzialmente riconfermate nelle loro precedenti tesi ed eccezioni,
contestando l’assunto della parte avversa.

 

 

                                   6.   A
seguito del decesso del convenuto, avvenuto il 29 settembre 2002, dopo
l’effettuazione del dibattimento finale, è pure divenuta litigiosa la questione
a sapere chi ne fossero i successori in diritto, gli istanti avendo messo in
dubbio, contestando in particolare la validità delle dichiarazioni di rinuncia
alla successione rilasciate il 12 marzo 2003 dai figli del convenuto __________
e __________ nonché dai nipoti __________ e __________ rispettivamente il 12
settembre 2003 dai nipoti __________ e __________, che i suoi unici eredi
fossero la moglie __________ ed il nipote __________. La tesi degli istanti,
basata sul fatto che non era stato chiarito dove il de cuius fosse
domiciliato al momento della morte, dev’essere disattesa, considerato come dal suo
certificato di morte si evince il suo domicilio a __________ ed il perito
giudiziario PE 2 ha confermato, in virtù delle disposizioni legali così
applicabili, la validità delle dichiarazioni di rinuncia versate agli atti
(perizia p. 4). Al convenuto subentrano dunque in qualità di eredi la moglie __________
ed il nipote __________. Ritenuto che le parti in causa, con scritti 22
dicembre 2004 e 11 gennaio 2005, non hanno preteso di essere citate ad una
nuova udienza di dibattimento finale a seguito dell’esito della contestazione
in parola, ma si sono limitate a chiedere che la sentenza fosse emanata e
intimata agli eredi del convenuto, con la diversa connotazione che entrambi
davano a quel termine, il presente giudizio di merito può senz’altro essere prolato
senza che si rendano necessarie ulteriori formalità. 

 

 

                                   7.   Gli
art. 41 e segg. CIA definiscono esaustivamente a quali condizioni possa essere
chiesta la revisione nell'ambito di un procedimento arbitrale. Oggetto della
domanda di revisione dev’essere innanzitutto un lodo, ritenuto che un semplice
referto di arbitratore non può essere oggetto di quel rimedio giuridico. Atteso
che con il giudizio di rinvio del 26 novembre 2001 (inc. n. 4P.65/1991,
pubblicato in DTF 117 Ia 365) la Prima Corte Civile del Tribunale
federale, annullando con ciò la diversa conclusione cui era giunta la scrivente
Camera con sentenza 6 marzo 2001, ha ritenuto che la decisione 25 giugno 1987
degli arbitri costituisse un vero e proprio lodo, è indubbio che la domanda degli
istanti, almeno da questo punto di vista, sia ricevibile.

                                   8.   Il
Concordato intercantonale sull'arbitrato -qui applicabile perchè così voluto dalle
parti nel compromesso arbitrale e siccome al momento della decisione arbitrale
non erano ancora in vigore le disposizioni del capitolo 12 della LDIP (cfr. il consid.
3, non pubblicato, della già citata DTF 117 Ia 365)- conosce due motivi
di revisione, che ricalcano in sostanza quanto stabilito dagli art. 136 segg.
OG (Lalive/Poudret/Reymond, Le droit de l'arbitrage interne et international
en Suisse, Losanna 1989, p. 234 e 238; Poudret, Arbitrage concordataire,
in FJS 464c p. 11; Rüede/Hadenfeldt, Schweizerisches Schiedsgerichtsrecht,
2. ed., Zurigo 1993, p. 359; Panchaud, Concordat suisse sur l'arbitrage du
27 mars / 27 aôut 1969, édition quadrilingue et annotée, Losanna 1974, p. 27 e
52; Bratschi/Briner, Bemerkungen zum Konkordat über die Schiedsgerichtsbarkeit,
in SJZ 1976 p. 106). Per la comprensione dell'art. 41 CIA si può
pertanto far capo alla dottrina e alla giurisprudenza sviluppata a margine
dell'art. 137 OG (Dutoit/Knoepfler/Lalive/Mercier, Répertoire de droit international
privé suisse, Vol. 1, Berna 1982, n. 542 e seg.; Lalive/Poudret/Reymond,
op. cit., p. 235; Rüede/Hadenfeldt, op. cit., p. 360; Forni, Il
Concordato intercantonale sull'arbitrato nella giurisprudenza del Tribunale
d'appello del cantone Ticino, in Rep. 1984 p. 13; I CCA 10 maggio
1976 in re C. e C./H., parzialmente pubblicata in Rep. 1977 p. 195; II
CCA 15 settembre 1994 inc. n. 8/92, 12 luglio 1996 inc. n. 12.96.74, 30
maggio 2003 inc. n. 12.2002.109).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 41 lett. a CIA la revisione può innanzitutto essere chiesta quando
risulta che atti dichiarati punibili dal diritto svizzero hanno influito sulla
decisione arbitrale, ritenuto che tali atti devono essere constatati in una
sentenza penale, a meno che nel procedimento penale non si possa giungere alla
sentenza per motivi diversi dalla mancanza di prove.

                                         Giusta
l'art. 41 lett. b CIA è invece possibile chiedere la revisione di un lodo
quando lo stesso è stato pronunciato ignorando fatti rilevanti accaduti prima
del giudizio o mezzi di prova destinati ad accertare fatti essenziali senza che
all'istante sia stato possibile addurre tali fatti e prove nel corso del
procedimento. In altre parole, per potersi ammettere una domanda di revisione
in base a quest’ultima disposizione, é necessario che siano adempiute tre condizioni,
oltre al requisito della tempestività della richiesta (la relativa istanza dev'essere
presentata entro 60 giorni dalla scoperta del motivo di revisione, ma al più
tardi entro 5 anni dall'intimazione del lodo, cfr. art. 42 CIA): in primo luogo
deve trattarsi di fatti e di prove preesistenti al lodo, ma scoperti solo dopo
il giudizio arbitrale; i fatti e le prove in questione devono inoltre
permettere un diverso esito della causa; infine la loro adduzione non doveva
essere possibile in precedenza, senza che all'istante potesse essere ascritta colpa
alcuna (Rüede/Hadenfeldt, op. cit., p. 360 e seg.; Poudret, Commentaire
de la loi fédérale d'organisation judiciaire, Vol. V, Berna 1992, n. 2.2.2 -
2.3.5 ad art. 137 OG; II CCA 30 maggio 2003 inc. n. 12.2002.109).

 

 

                                   9.   Nel
caso di specie, come già accennato, gli istanti si richiamano esplicitamente al
solo motivo di revisione di cui all’art. 41 lett. b CIA, per cui, essendo nel
frattempo già stata accertata la tempestività della domanda di revisione (cfr. il
decreto 15 settembre 1994), in questa sede si tratterà unicamente di esaminare
se sono o meno adempiute le altre tre condizioni esatte dalla legge, ovvero se
i fatti o le prove addotti, oltre ad essere preesistenti al lodo, erano stati
scoperti solo dopo il giudizio arbitrale, se i fatti o le prove in questione erano
tali da influire sull’esito della lite, e infine se la loro mancata adduzione
non era dovuta a negligenza della parte richiedente.

 

 

                                9.1   Gli
istanti rimproverano innanzitutto alla controparte il fatto di aver a suo tempo
occultato o comunque di non aver volutamente messo a disposizione degli arbitri
tutta la documentazione necessaria per determinare correttamente il valore
d’avviamento della __________ e in particolare del marchio __________.

                                         La
censura in questione, volta in realtà a far sanzionare la malafede e il dolo
processuale della controparte, non può in concreto giustificare una revisione
del lodo già per il fatto che gli istanti, pur essendosi nell’occasione richiamati
implicitamente al motivo di revisione dell’art. 41 lett. a CIA, non hanno addotto
né dimostrato l’esistenza, a carico del convenuto, di atti punibili dal diritto
svizzero e soprattutto neppure sono stati in grado di versare agli atti una
sentenza che li avesse eventualmente constatati (II CCA 30 maggio 2003
inc. n. 12.2002.109). L’istruttoria di causa non ha in ogni caso permesso di accertare
che la parte convenuta avesse agito nel modo preteso dagli istanti. L’unico teste
(__________, nella sua audizione del 24 ottobre 1995), che sembrava confermare il
fatto che il __________, commercialista del convenuto, avesse il compito di
esaminare e filtrare preventivamente la messa a disposizione di documentazione
agli arbitri e non invece, come preteso da altri (testi TE 4 e TE 5), di
occuparsi della questione da un punto di vista organizzativo senza che fossero
previste limitazioni di sorta, ha in effetti dichiarato che tale circostanza
non era stata da lui verificata personalmente, ma gli era stata riferita da
terzi, sicché la sua testimonianza, su questo aspetto, è priva di qualsiasi
forza probatoria (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000, m. 1 ad art.
237). Per il resto, gli istanti non sono stati in grado di provare un eventuale
comportamento illecito o contrario alla buona fede da parte del convenuto, gli
indizi da essi evocati in proposito essendosi rivelati privi di fondamento: il
fatto che gli arbitri non abbiano espressamente menzionato né nel lodo né in
sede testimoniale la nuova linea __________ non significa che essi non
l’avessero considerata laddove avevano parlato dei nuovi prodotti; nemmeno si
può poi ritenere che al momento della consegna della documentazione di cui al
doc. 19 il convenuto si sia dimostrato parzialmente reticente per non aver
suddiviso per anno e per prodotto le statistiche di vendita degli anni 1985 e
1986 rispettivamente le previsioni di vendita per il 1987; del tutto
irrilevante per una corretta valutazione dei vari cespiti -così si erano del
resto espressi gli stessi istanti nella replica (p. 29)- è infine la
circostanza che il convenuto abbia sottaciuto l’esistenza di precedenti trattative
di cessione alla società __________ delle sue partecipazioni. Dagli atti è in
ogni caso risultato che la documentazione richiesta è sempre stata puntualmente
consegnata (testi __________, TE 4, TE 5, TE 3 e TE 7), tanto è vero che gli stessi
arbitri, oltre ad aver confermato la circostanza, non hanno mai avuto nulla da
ridire ed hanno anzi pacificamente dato atto di aver potuto disporre di tutta
la documentazione necessaria per le loro valutazioni (testi TE 1 e TE 2).

 

 

                                9.2   Contrariamente
a quanto preteso dagli istanti, nemmeno risulta il fatto che gli arbitri avrebbero
mancato di considerare nel loro giudizio il valore del marchio __________,
perfettamente noto a loro e alle parti. Nel lodo gli arbitri, dopo aver in
particolare sottolineato la notorietà e la diffusione di quel marchio (p. 17),
hanno in effetti specificato che il suo valore, oltre a quello degli altri beni
immateriali, sarebbe stato calcolato globalmente nell’ambito dell’avviamento
(p. 25), tant’è che in occasione della valutazione di quest’ultima voce, e
meglio per stabilire la sua estensione temporale, essi hanno nuovamente fatto
accenno all’importanza rivestita dai marchi (p. 31). Sentiti in sede
testimoniale, gli arbitri hanno per altro confermato che il marchio __________ era
stato senz’altro valutato e in particolare lo era stato in modo indiretto
-soluzione cui gli istanti si erano infine adagiati (cfr. doc. 21 p. 4) e che,
quand’anche fosse stata errata, non può evidentemente essere rimessa in
discussione in questa sede, come invece essi sembrerebbero voler fare (cfr. infra
consid. 9.3.2.2)- cioè in funzione dei risultati conseguiti dalle singole
associate del __________, dal momento che un marchio aveva valore solo se la
ditta che lo commercializzava produceva degli utili (testi TE 1 e TE 2). Essi
hanno pure confermato di aver tenuto conto nelle loro valutazioni della
formazione e dello scioglimento di eventuali riserve occulte (testi TE 1 e TE 2).

 

 

                                9.3   Gli
istanti ritengono infine che il fatto, comprovato, che la __________ era stata
venduta nell’estate 1989 ad un prezzo ingentissimo rispettivamente il fatto, pure
comprovato, che il marchio __________ fosse stato allibrato nel bilancio 1989
della __________ con un valore enorme, stavano senz’altro a significare che un
valore analogo doveva forzatamente sussistere anche 3 anni prima e che dunque gli
arbitri avevano ampiamente sottovalutato l’ammontare delle riserve occulte o
delle plusvalenze del gruppo.

                                         

 

                             9.3.1   È vero
che la __________ era stata venduta il 15 giugno 1989 al gruppo __________, in
parte ad esso direttamente e in parte a società da questi detenute, per un
prezzo complessivo di FF 2'964'441’294.- (il teste __________ indica in
particolare un prezzo di FF 2'484'243'851 per la quota dell’83% detenuta dal
convenuto e di FF 480'197'443 per quella, del 17%, detenuta dai suoi figli __________
e __________ tramite la società __________; cfr. pure, sull’importo
dell’acquisizione, i testi __________ e __________), pari a ca. fr.
590'000'000.-, a fronte di un valore di quella società (al 100%) stabilito dagli
arbitri, per il 30 giugno 1986, in fr. 104'012'000.-. Ed è altrettanto vero che
a seguito dell’incorporazione per fusione delle società __________ e __________
nella __________, detenuta dal gruppo __________, avvenuta il 29 settembre 1989
(cfr. doc. 31), la posizione “brevetti e marchio __________” era stata rivalutata
-sulla base di una perizia fatta allestire dalla __________, non agli atti- a
Lit. 384'492'906'038 (doc. D p. 22 seg.; nel bilancio al 31 dicembre 1989 la
voce contabile è allibrata con un valore di Lit. 374'268'697’023, cfr. doc. D
p. 36), pari a ca. fr. 440'000'000.-, mentre nel lodo il valore dell’intero
avviamento della __________, comprensivo del marchio __________, era stato
valutato in fr. 13'800'000.-. Il fatto che i valori emersi a quel momento siano
superiori a quelli indicati a suo tempo dagli arbitri non può tuttavia
giustificare -e gli istanti ne sono coscienti (cfr. domanda di revisione p. 11,
con riferimento alla questione della rivalutazione del marchio __________)- la
revisione del lodo, non trattandosi di una circostanza preesistente al giudizio
arbitrale.

 

 

                             9.3.2   Determinante
per l’esito della lite è in definitiva sapere se gli istanti sono stati in
grado di provare che gli ingentissimi valori emersi nel 1989 fossero esistenti
anche il 30 giugno 1986. 

 

 

                          9.3.2.1   Occorre
innanzitutto premettere che il fatto che il prezzo di vendita della __________ si
sia rivelato superiore alla valutazione di quella società da parte degli
arbitri 3 anni prima non significa di per sé che quest’ultima fosse errata,
anche perché il prezzo stabilito nel corso di una transazione non corrisponde necessariamente
al valore del bene così ceduto, ma viene determinato liberamente dai
contrattanti sulla base dei loro interessi ed esigenze, mentre, in base al
compromesso arbitrale, la valutazione dei patrimoni netti delle varie società
del gruppo andava fatta tenendo conto dei valori di mercato e, per quanto qui
interessa, senza correzioni di maggioranza o minoranza. 

                                         Nel caso
concreto è indiscutibile che il diverso valore attribuito alla __________ si
lasciava innanzitutto ricondurre al fatto che la quota ceduta dagli istanti al
convenuto costituiva una semplice partecipazione minoritaria, mentre quella
ceduta da quest’ultimo e dai suoi figli al gruppo francese __________ rappresentava
l’intero pacchetto azionario, con le conseguenze che ciò comportava. Il gruppo
francese, oltre ad acquisire, non solo una semplice partecipazione o il
controllo, ma l’intera proprietà dell’importante società italiana, ciò che gli
consentiva tra l’altro di dar vita ad importanti sinergie, eliminava nel
contempo uno dei suoi più agguerriti concorrenti, così da diventare sicuramente
il numero uno europeo e fors’anche mondiale del settore della bassa tensione
(teste TE 4), il che gli avrebbe tra l’altro permesso di avere una politica dei
prezzi quasi monopolistica (teste TE 3). Oltretutto il fatto che l’operazione
di acquisizione, effettuata secondo le complesse modalità evidenziate dalla
perizia giudiziaria -a cui si può senz’altro rinviare (cfr. perizia del PE 1 p.
99 segg.)- permetteva al gruppo un importantissimo risparmio fiscale (testi TE
4, TE 7, __________ e __________; cfr. perizia del PE 1 p. 102 seg. e 110 seg.,
risparmio dato in sostanza dalla possibilità di ammortizzare negli anni
successivi il valore rivalutato dei marchi, in particolare del marchio __________),
poteva sicuramente averlo indotto, se non a largheggiare, quanto meno a non
“tirare” sul prezzo (perizia del PE 1 p. 123 seg.).

                                         Ma a
giustificare ulteriormente la diversa valutazione vi è soprattutto il fatto che
tra il giugno 1986 ed il giugno 1989 la situazione economica e finanziaria
della società ceduta si era modificata sensibilmente. Al momento determinante
per il lodo gli arbitri si trovavano dinnanzi ad una società che, dopo aver
vissuto anni difficili, anche a seguito della forte concorrenza e della
sostanziale debolezza dello specifico settore del mercato, con prospettive di
crescita in generale modeste, si trovava in una fase di profonda ristrutturazione,
con tutte le incognite per il futuro che ciò comportava (cfr. doc. B p. 16-19 e
22-23): i primi anni Ottanta si erano in effetti rivelati assai problematici
per la società, che aveva attraversato un grave periodo di crisi (cfr. doc. B
p. 22 seg., testi __________, TE 4, TE 3 e TE 7), con risultati tutto sommato deludenti
o modesti (testi TE 4, TE 5, TE 7, __________ e __________), se si pensa che i
bilanci, invero considerati solo in parte attendibili dagli arbitri -tant’è che
i loro dati sono stati in seguito rettificati in modo più o meno importante
(doc. B p. 23 e 30), senza per altro che sia stato chiarito quali siano stati i
dati da essi infine presi in considerazione- evidenziavano utili al 31.12.1983
di Lit. 0.7 mia, al 31.12.1984 di Lit. 0.9 mia, al 31.12.1985 di Lit. 1 mia e
al 31.12.1986 di Lit. 2.1 mia (cfr. doc. 27 nonché doc. 23 p. 26, doc. 24 p.
28, doc. 25 p. 36 e doc. 26 p. 44); la necessaria ristrutturazione, iniziata
nel corso del 1984 e conclusasi nel 1986/1987, aveva tra l’altro comportato il
cambiamento del management, una drastica riduzione delle maestranze, un
aumento degli investimenti, nuove collaborazioni con aziende del settore, la
sostituzione di buona parte dei prodotti commercializzati e la ristrutturazione
della rete di vendita e di produzione (cfr. testi __________, TE 4, TE 5 e TE 7),
ciò che però era ancora lungi dal garantire il successo dell’operazione. Assai
diversa era invece la situazione al momento della sua cessione al gruppo __________:
l’acquirente si trovava di fronte ad una società che aveva ormai terminato la
sua ristrutturazione e che soprattutto, a far tempo dal 1986/1987 (teste TE 5)
rispettivamente dal 1987/1988 (testi TE 4 e TE 7), grazie al grandissimo
successo registrato dai nuovi prodotti lanciati sul mercato, aveva iniziato a
conseguire utili di qualità (doc. 27: utile 1987 Lit. 6.8 mia, utile 31.12.1988
18.5 mia, utile 31.12.1989 21.8 mia, utile 31.12.1990 di Lit. 4.4 mia, utile
31.12.1991 14.1 mia, ritenuto per altro che nei bilanci successivi all’estate
1989 l’utile era in realtà ancora maggiore, a seguito dalla già menzionata possibilità,
grazie alla rivalutazione del marchio __________, di ammortizzarne l’ingente
valore nei successivi 9 esercizi; cfr. doc. 36 p. 46, doc. 35 p. 48, doc. D p.
21, doc. 42 e doc. 43; cfr. pure testi __________ e __________) e presentava,
anche alla luce delle importanti sinergie che l’acquisizione avrebbe permesso
di dar vita, interessanti prospettive di sviluppo futuro.

 

 

                          9.3.2.2   Analoghe
considerazioni permettono di giustificare la differente valutazione del marchio
__________ tra il 30 giugno 1986 ed il 29 settembre 1989, pur dovendosi a prima
vista dare atto che l’inserimento di quell’ingentissimo importo in un bilancio,
per le gravi sanzioni comminate in caso di indicazione di dati falsi, sembra
dare una connotazione maggiormente oggettiva (senza però che ciò escluda in
modo assoluto che la rivalutazione così effettuata potesse in realtà costituire
una frode fiscale; cfr. perizia del PE 1 p. 110 segg. ed in particolare 118 e
126) rispetto alla semplice indicazione di un prezzo: anche in questo caso si
deve infatti ritenere che la situazione si era profondamente modificata in quei
3 anni e 3 mesi. Come già accennato in precedenza, il valore del marchio in
questione, come quello degli altri beni immateriali, era stato calcolato dagli
arbitri in modo indiretto, senza tenere conto dei valori allibrati a bilancio (che
in tal modo venivano azzerati, cfr. testi TE 1 e TE 2), ovvero in funzione dei
risultati che erano stati e sarebbero stati conseguiti in futuro, per cui non
vi è chi non veda come al 30 giugno 1986, di fronte a una società, la __________,
che otteneva risultati decisamente modesti, che era in fase di ristrutturazione
e con prospettive assai incerte, il suo valore, esposto nella posizione “avviamento”,
non poteva che essere relativamente contenuto. Decisamente migliore era invece
la situazione al momento della sua rivalutazione nel corso del 1989, visto e
considerato che la società, nel frattempo divenuta __________, grazie al
grandissimo successo registrato dai nuovi prodotti, aveva iniziato a conseguire
utili di qualità e, a seguito della ristrutturazione già eseguita in
precedenza, del riordino societario e degli investimenti operati dal gruppo __________,
ma soprattutto alla luce delle importanti sinergie che l’acquisizione da parte
di quel gruppo aveva permesso di creare, presentava ben altre prospettive di
sviluppo e ciò anche se la società, di fatto, manteneva la sua identità ed
autonomia (testi __________, TE 4, __________ e __________). Non va d’altro
canto dimenticato che a quel momento il valore del marchio non era stato calcolato
-come invece avevano fatto gli arbitri- in modo indiretto, ovvero prescindendo
da quanto allibrato nei bilanci a quella voce (teste TE 1 e TE 2), ma apparentemente
in modo diretto, riprendendo cioè pari pari l’importo indicato nel bilancio,
senza per altro che questa Camera, che non ha potuto visionare la perizia, con
cui la __________ lo aveva determinato, abbia così potuto accertare quali
fossero gli elementi, diretti o indiretti, rispettivamente gli accertamenti di
fatto che avevano portato a quella valutazione e in particolare se gli stessi
fossero corretti.

 

 

                          9.3.2.3   Alla
luce di quanto precede, si può senz’altro affermare che gli istanti non sono
stati in grado di provare che i valori emersi nel corso del 1989 fossero
esistenti, in forma latente o occulta, già nel giugno 1986 rispettivamente, quand’anche
lo fossero stati, quale ne fosse l’effettivo valore, il solo fatto che le
differenze riscontrate fossero enormi, di quasi 6 volte per il valore della __________
e di oltre 30 volte per il valore del marchio __________, non essendo ancora
sufficiente a dimostrare la loro tesi. Oltretutto nemmeno è stato chiarito se
l’eventuale differenza di valutazione fosse effettivamente dovuta all’ignoranza
da parte degli arbitri di dati patrimoniali determinanti, circostanza per altro
rimasta allo stadio di puro parlato (cfr. consid. 9.2), e non piuttosto ad un semplice
errore di apprezzamento o di giudizio da parte loro -che di per sé non può
essere oggetto di una domanda di revisione (DTF 110 V 138 consid. 2, 108
V 170 consid. 1)- ipotesi quest’ultima tutt’altro che peregrina se si pensa che
il commercialista degli istanti, nel settembre 1986, aveva allestito un
documento di lavoro in cui la voce “marchi, brevetti, know-how” era
stata stimata in Lit. 16’321'000’000, l’avviamento in almeno Lit.
100'000'000’000 e la __________ in Lit. 350'785'000'000, somma cui andava
aggiunta la rivalutazione monetaria del primo semestre 1986 e l’utile di tale
periodo (doc. R1).

                                         In
definitiva non è pertanto possibile stabilire se il nuovo fatto da essi addotto,
sempre che costituisse effettivamente un “fatto” e risultasse comprovato, fosse
eventualmente rilevante ai sensi dell’art. 41 lett. b CIA.

 

 

                                9.4   Infondata
-ma la questione, a dipendenza di quanto precede, avrebbe anche potuto rimanere
indecisa- è infine la tesi difensiva del convenuto, evocata negli allegati
preliminari ma non più seriamente riproposta in sede conclusionale, secondo cui
gli istanti non potrebbero prevalersi dell’eventuale esistenza di riserve
latenti o di plusvalenze, avendo in ogni caso rinunciato nella procedura
arbitrale a far esperire i prospettati accertamenti sul valore dei beni
immateriali (cfr. doc. 18). Il legale di allora del convenuto ha in effetti
dichiarato che a quel momento gli istanti non avevano rinunciato a quelle
prove, ma che si erano espressi in tal senso perché quei medesimi accertamenti
erano stati pure chiesti, con altri termini e con altre indicazioni, dagli
arbitri, richiesta che in seguito venne puntualmente esaudita con la produzione
del doc. 19 (teste TE 3).

 

 

                                10.   Ne
discende la reiezione della domanda di revisione.

                                         La tassa
di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC). In
considerazione dell’elevatissimo valore di causa, queste ultime sono state calcolate
mediando l’onorario ad valorem con quello ad horam secondo la
nota formula sviluppata dal Consiglio di moderazione (Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 36 ad art. 150). Ciò posto, la scrivente Camera ritiene di poter
confermare l’indicazione già espressa a suo tempo nel decreto di aumento di
cauzione 2 aprile 1999 -alle cui considerazioni, tuttora valide, si può senz’altro
rinviare- che le aveva stimate in fr. 305'000.-, fermo restando però che a tale
somma, visto l’imprevisto incidente processuale conseguente al decesso del
convenuto, appare opportuno aggiungere un ulteriore importo di fr. 20'000.-.
L’attribuzione alla parte convenuta di un’indennità per ripetibili maggiore è per
contro esclusa, avendo essa rinunciato in questa sede alla richiesta, formulata
in duplica (p. 38), di far dichiarare temeraria la lite.

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

 

                                    I.   La domanda di revisione di lodo 26 febbraio 1991 di IS 1 e IS 2 è
respinta. 

 

 

 

 

                                   II.   Le spese della presente procedura consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.   20’000. --

                                         b)
testimoni                                                 fr.        300. --

                                         c)
perizie                                                      fr. 143’743.83

                                         d) spese                                                      fr.   
    286.17

                                         Totale                                                           fr.
164'330. --

 

                                         già
anticipati dagli istanti nella misura di fr. 96’230.- e dai convenuti nella
misura di fr. 68’100.-, sono poste a carico degli istanti in solido, cui è pure
fatto obbligo di rifondere alla controparte, sempre in solido, fr. 325’000.-
per ripetibili.

 

 

                                  III.   Intimazione:

	
   

  	
  -    

     

  

  

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario