# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 77fd93a5-ed7d-54f2-9b38-30a561e55b9c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-12-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.12.2017 D-6879/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6879-2017_2017-12-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6879/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ' 11  d i c e m b r e  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Mia Fuchs;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…), alias 

C._______, nata il (…), 

con il figlio 

D._______, nato il (…), alias 

E._______, nato il (…), 

Eritrea,   

entrambi rappresentati dal lic. iur. Mario Amato,  

Soccorso operaio svizzero SOS Ticino,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 9 novembre 2017 / N (…). 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ed il figlio D._______ hanno presentato 

in Svizzera il 17 agosto 2017, 

il verbale di audizione del 28 agosto 2017 con contestuale diritto di essere 

sentiti in merito all'eventuale responsabilità dell'Italia per la trattazione della 

loro domanda d'asilo (di seguito: verbale),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 9 novembre 2017, notificata il 28 novembre 2017 (cfr. risultanze pro-

cessuali), mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento degli interessati verso l'Italia, 

il ricorso del 5 dicembre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 6 dicembre 2017) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM 

con il quale i ricorrenti hanno concluso all'annullamento della decisione ed 

al rinvio degli atti di causa per l'ottenimento da parte dell'Italia di garanzie 

concrete ed individuali che i ricorrenti verranno ospitati in strutture ade-

guate; in subordine hanno concluso all'applicazione della clausola di so-

vranità da parte della SEM; altresì, essi hanno presentato una domanda di 

sospensione dell'esecuzione dell'allontanamento quale misura cautelare 

urgente ai sensi dell'art. 56 PA, di concessione dell'effetto sospensivo al 

ricorso e di esenzione dal pagamento anticipato delle presumibili spese 

processuali con protestate tasse, spese e ripetibili,   

i certificati medici del 4 dicembre 2017 e del 5 dicembre 2017 allegati al 

ricorso, 

il provvedimento supercautelare del 6 dicembre 2017 con il quale il Tribu-

nale ha sospeso provvisoriamente l'esecuzione dell'allontanamento, 

la ricezione dell'incarto originale della SEM da parte del Tribunale in data 

7 dicembre 2017, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico del ri-

chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2015/41 con-

sid. 3.1), 

che ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

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che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, 

Vienna 2014, n. 4 ad art. 7), 

che contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2012/4 

consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),  

che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione della banca dati centrale d'informazione visti (CS-

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VIS) che le autorità italiane hanno rilasciato agli interessati un visto valido 

dal 7 aprile 2017 al 20 luglio 2017, 

che ciò è pure stato confermato dalla richiedente stessa, la quale ha di-

chiarato che l'Ambasciata italiana ad Asmara le aveva rilasciato un visto 

per fare curare suo figlio D._______ (cfr. verbale, pag. 6), 

che il 7 settembre 2017, la SEM ha presentato alle autorità italiane compe-

tenti, nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III, una richie-

sta di presa in carico fondata sull'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III,  

che l'Italia, non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il 

termine previsto all'art. 22 par. 1 e 6 Regolamento Dublino III, ha tacita-

mente riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda 

di asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),  

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia, peraltro non contestata dai 

ricorrenti, è di principio data, 

che non vi sono inoltre fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Du-

blino III), 

che il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che inoltre, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Gre-

cia, ad oggi non risulta che la legislazione in materia d'asilo in Italia non 

venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze 

strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate 

seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di ri-

corso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i 

paesi d'origine (cfr. sentenze della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011, 30696/09; Mohammed Hussein contro Paesi Bassi e 

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Italia del 2 aprile 2013, 27725/10; Tarakhel contro Svizzera del 4 novem-

bre 2014, 29217/12, §114; decisione della CorteEDU Jihana Ali e altri con-

tro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 30474/14, §33) 

che ad ogni buon conto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-

cedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che nella fattispecie i ricorrenti contestano anzitutto la questione delle ga-

ranzie delle autorità italiane, a loro dire, non sufficientemente concrete,  

che invero, esse non rispetterebbero appieno le esigenze poste dalla sen-

tenza Tarakhel contro Svizzera, in quanto costituirebbero più un'enuncia-

zione di principio che non una garanzia concreta che la ricorrente ed il figlio 

verranno ospitati in strutture adeguate in Italia,  

che nulla sarebbe dato sapere circa la struttura precisa di destinazione dei 

ricorrenti in Italia, sulle condizioni materiali di accoglienza e sul rispetto 

dell'unità familiare,  

che pertanto la decisione impugnata dovrebbe essere annullata e gli atti 

restituiti all'autorità di prime cure affinché acquisisca dall'Italia la garanzia 

che essi verranno ospitati in strutture adeguate, 

che in particolare, le autorità italiane dovranno indicare esattamente la 

struttura precisa di destinazione, le condizioni materiali di accoglienza e 

garantire concretamente che l'unità familiare verrà rispettata, 

che con tale argomento i ricorrenti si riferiscono implicitamente alla clau-

sola di sovranità di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III rispettiva-

mente all'art. 29a cpv. 3 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni pro-

cedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione che con-

cretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, 

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che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda, 

che qualora invece il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravvenga all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

Conv. tortura, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di so-

vranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 

consid. 8.2.1), 

che sulla questione delle garanzie in vista del trasferimento di famiglie in 

Italia questo Tribunale si è pronunciato con sentenza di principio 

DTAF 2015/4 riprendendo quanto stabilito dalla CorteEDU nella sopracci-

tata sentenza Tarakhel contro Svizzera, §122, secondo cui la Svizzera non 

può procedere al trasferimento di famiglie qualora non ottenga garanzie 

individuali dall'Italia circa la presa in carico adeguata e conforme all'età dei 

fanciulli ed alla preservazione dell'unità della famiglia; che in assenza di tali 

garanzie individuali da parte dell'Italia vi sarebbe un rischio di violazione 

dell'art. 3 CEDU, 

che nella sentenza DTAF 2016/2, il Tribunale ha constatato che le garanzie 

fornite dalle autorità italiane laddove i richiedenti l'asilo vengono indicati 

con nome, età e come comunità familiare («nucleo familiare») e viene fatto 

riferimento (anche implicito) alle garanzie generali rilasciate dall'Italia ri-

guardo a una sistemazione conforme alle esigenze della famiglia – in par-

ticolare alle circolari del 2 febbraio 2015, dell'8 giugno 2015 e del 15 feb-

braio 2016 – sono da considerarsi sufficientemente individualizzate e con-

crete e ciò malgrado sia indicato unicamente l'aeroporto di destinazione e 

non l'alloggio (cfr. DTAF 2016/2 consid. 5), 

che tale giurisprudenza è pure stata confermata dalla CorteEDU con deci-

sione Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 

30474/14, §34-35, 

che nella fattispecie, il Tribunale constata che i ricorrenti, seppur 

unicamente in seguito all'accettazione tacita, sono stati riconosciuti dalle 

autorità italiane come «nucleo familiare» (cfr. comunicazione di riammis-

sione delle autorità italiane del 9 novembre 2017, atto A21/1); che inoltre, 

in tale comunicazione, le autorità hanno riportato le generalità precise degli 

stessi come pure il grado di parentela e le loro date di nascita (cfr. ibidem); 

che tale comunicazione menziona pure esplicitamente che la famiglia sarà 

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alloggiata conformemente alla circolare dell'8 giugno 2015 e che i ricorrenti 

dovranno recarsi all'aeroporto di F._______ e presentarsi all'«Ufficio di Po-

lizia di Frontiera» (cfr. ibidem), 

che ai sensi della giurisprudenza sopracitata, tali garanzie risultano dunque 

sufficientemente concrete ed individualizzate, 

che ciò posto, va ritenuto che l'Italia ha fornito sufficienti garanzie concrete 

ed individuali – di assicurare un alloggio adeguato all'età del bambino ed 

alla preservazione dell'unità della famiglia conformemente alla sentenza 

Tarakhel contro Svizzera – così da poter escludere una violazione 

dell'art. 3 CEDU, 

che proseguendo nell'analisi, va rilevato che i ricorrenti non hanno dimo-

strato che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderli in carico 

ed a portare a termine la procedura relativa alla loro domanda di protezione 

in violazione della direttiva procedura, 

che inoltre, essi non hanno apportato qualsivoglia indizio serio e concreto 

suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, riviandoli in un paese dove la loro vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbero di essere respinti in un tale paese, 

che il Tribunale rileva in seguito che, come peraltro non censurato in sede 

ricorsuale dagli insorgenti, lo stato di salute di D._______ non costituisce 

neppure un ostacolo al loro trasferimento in Italia, 

che il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici co-

stituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in casi eccezionali,  

che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia dell'interes-

sato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar pre-

supporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia come una 

prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferimenti), 

che in una recente sentenza la CorteEDU ha a tal proposito precisato che 

una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano 

dei seri motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti medici 

adeguati nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio 

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di un grave, rapido e ed irreversibile peggioramento delle condizioni di sa-

lute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §180-193), 

che ciò non risulta essere il caso nella fattispecie, 

che invero, il bambino soffre di una malattia cronica che porta alla forma-

zione di importanti depositi di calcio sottocutanei e intramuscolari i quali 

aumentano di volume e drenano materiale calcifico a livello cutaneo por-

tando a delle ulcerazioni della cute e sovrainfezione (cfr. certificato medico 

della Dr.ssa med. G._______ del 5 dicembre 2017), 

che la Dr.ssa med. G._______ ritiene importante che D._______ possa 

rimanere in Svizzera almeno il tempo necessario da poter porre una dia-

gnosi definitiva ed instaurare una terapia efficace che lo porti ad una stabi-

lità clinica (cfr. ibidem),  

che pertanto, una volta posta la diagnosi definitiva ed instaurata una tera-

pia efficace, non vi sono ulteriori ostacoli al trasferimento del ricorrente in 

Italia, 

che in tale Paese egli potrà continuare la terapia prescritta,   

che è infatti notorio che lo Stato di destinazione dispone di infrastrutture 

mediche sufficienti, 

che l'Italia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve inol-

tre provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sa-

nitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-

cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-

sistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza), 

che del resto non vi è motivo di dubitare che l'autorità preposta comunichi 

allo Stato in questione la situazione medica del ricorrente (cfr. art. 31 e 32 

Regolamento Dublino III), 

che a titolo abbondanziale va osservato che neppure il termine di trasferi-

mento di sei mesi previsto dall'art. 29 par. 1 Regolamento Dublino III ha 

iniziato a correre l'8 novembre 2017, momento nel quale è avvenuta l'ac-

cettazione tacita da parte delle autorità italiane della richiesta di prendere 

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in carico gli interessati (cfr. atto A22/1), costituisce un ostacolo a che il tra-

sferimento avvenga dopo la diagnosi e l'instaurazione della terapia, 

che in altre parole, i ricorrenti non hanno fornito indizi seri suscettibili di 

comprovare che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale sa-

rebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o 

all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che ad ogni modo, appartiene agli interessati sollevare l'eventuale viola-

zione dei loro diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto di-

nanzi alle autorità dello Stato in questione, 

che infine, gli insorgenti, chiedono che la SEM, considerate le condizioni di 

salute di D._______, applichi in un'ottica umanitaria la clausola di sovranità 

di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III,  

che l'autorità di prime cure, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (di-

sposizione che come già rilevato concretizza in diritto interno svizzero la 

clausola di sovranità) dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.); che la modifica dell'art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto 

il potere d'esame del Tribunale; che pertanto il Tribunale può e deve unica-

mente controllare che l'autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d'ap-

prezzamento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere e se l'ha fatto 

secondo criteri oggettivi e trasparenti; che in questi casi il Tribunale non 

può sostituire il suo apprezzamento a quello della SEM,  

che nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che l'au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento, 

che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo dei 

ricorrenti ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a prenderli in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento 

Dublino III, 

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo dei richiedenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente 

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all'art. 44 LAsi, posto che essi non possiedono un'autorizzazione di sog-

giorno in Svizzera (art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-

sid. 5.2), 

che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che con la presente sentenza le misure supercautelari pronunciate il 6 di-

cembre 2017 sono revocate, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è divenuta senza oggetto, 

che in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali 

tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione 

degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-6879/2017 

Pagina 12 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 6 dicembre 2017 sono revocate. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: