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**Case Identifier:** 88ab0b7f-5b01-599b-b963-85626474796d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-09-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.09.2009 D-6817/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6817-2006_2009-09-30.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6817/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3 0  s e t t e m b r e  2 0 0 9

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Muriel Beck Kadima e Walter Lang; 
cancelliera Chiara Piras.

A._______,
B._______,
C._______,
D._______, Cossovo,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 29 agosto 2003 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6817/2006

Fatti:

A.
A.a Il  4  aprile  2003,  gli  interessati  hanno  presentato  una  domanda 
d'asilo  in  Svizzera. L'interessato  (di  etnia  serba,  nato  e  cresciuto  a 
E._______,  provincia  di  F._______  in  Cossovo)  ha  dichiarato,  in 
sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali  d'audizione  del 
9 aprile  e  del  8 maggio  2003),  di  essere  espatriato  in  data  3  aprile 
2003.  Come geometra  sarebbe  stato  assunto  dall'UNMIK  (Missione 
delle  Nazioni  Unite  in  Cossovo)  presso  l'Ufficio  del  catasto  di 
F._______  ed  avrebbe  voluto  iniziare  il  proprio  lavoro  il  6  gennaio 
2003. Si sarebbe presentato in tal data, quando il capoufficio - di etnia 
albanese - gli avrebbe detto che non c'era lavoro per lui e di andare in 
Serbia  e  Montenegro  per  lavorare,  visto  che  i  posti  di  lavoro  in 
Cossovo  sarebbero  riservati  alle  persone  di  etnia  albanese,  i  quali 
avrebbero combattuto in guerra. L'interessato avrebbe avvisato l'ufficio 
dell'UNMIK, dove gli  sarebbe stato assicurato che la polizia avrebbe 
risolto  il  problema e  lo  avrebbero incoraggiato a tornare  al  posto di 
lavoro. Ciò sarebbe stato anche confermato dal cognato del ricorrente 
(poliziotto  presso  l'UNMIK).  Il  giorno  dopo,  l'interessato  si  sarebbe 
nuovamente recato al posto di lavoro, dove sarebbe stato insultato e 
rimproverato dal responsabile dell'ufficio per avere avvertito l'UNMIK. 
L'interessato  avrebbe  lasciato  l'edificio,  riferendo  nuovamente 
l'accaduto  a  detta  missione,  sottolineando  di  non  potersi  più 
presentare al posto di lavoro per timore delle conseguenze. In seguito, 
dopo alcuni giorni, egli sarebbe stato nuovamente minacciato, questa 
volta  telefonicamente,  da  un  uomo  a  lui  sconosciuto.  Il 
22 febbraio 2003,  mentre  l'interessato  si  trovava nel  negozio  di  suo 
cugino, qualcuno avrebbe sparato dei colpi d'arma da fuoco a raffica in 
direzione  del  negozio,  ferendo  una  persona  presente.  La  KFOR 
(Kosovo  Force)  e  la  Polizia  dell'UNMIK  avrebbero  interrogato 
l'interessato sul posto e l'avrebbero accompagnato a casa. In seguito, 
per evitare ulteriori  problemi, il ricorrente non avrebbe più lasciato la 
sua abitazione.

A.b L'interessata (cittadina della Bosnia e Erzegovina, di etnia serba, 
nata a G._______ e trasferitasi in Cossovo nel 1999 per gli studi) ha 
dichiarato  (cfr.  verbali  d'audizione  del  9  aprile  e  del  15  e  del 
21 luglio 2003) di essere espatriata per i problemi del marito.

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A.c Il 31 maggio 2003 ed il  12 agosto 2005 sono nati a H._______, 
rispettivamente a I._______, la figlia C._______ ed il figlio, D._______.

B.
Il 29 agosto 2003, l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR, attualmente e di 
seguito UFM) ha respinto la succitata domanda d'asilo. Nello stesso 
tempo, detto Ufficio ha pronunciato l'allontanamento dalla Svizzera dei 
ricorrenti  e  ritenuta  lecita,  esigibile  e  possibile  l'esecuzione del  loro 
allontanamento verso la Serbia (alternativa di rifugio). 

C.
Il 29 settembre 2003, gli interessati hanno inoltrato ricorso dinanzi alla 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  (CRA)  contro  la 
succitata  decisione  dell'UFM.  Hanno  chiesto,  in  via  principale,  la 
concessione  dell'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  pronuncia 
dell'ammissione  provvisoria  e  presentato  una  domanda  d'assistenza 
giudiziaria nel senso dell'esenzione dal pagamento a copertura delle 
presumibili spese processuali. 

D.
La CRA, con decisione incidentale del 17 ottobre 2003, ha rinunciato, 
ritenuta la sussistenza di motivi particolari  (art. 63 cpv. 4 della legge 
federale  sulla  procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968 
[PA, RS 172.021]), a chiedere ai ricorrenti il versamento di un anticipo 
delle presumibili spese processuali. Nel contempo, ha invitato l'autorità 
inferiore a presentare una risposta al ricorso. 

E.
Il  12 novembre 2003,  l'UFM, nell'ambito della  risposta al  ricorso, ha 
proposto la reiezione del gravame. 

F.
Il 21 gennaio 2004, i ricorrenti hanno inoltrato l'atto di replica. 

G.
Con decisione incidentale del 10 agosto 2009, il TAF ha invitato l'UFM 
ad esprimersi  sulla  cittadinanza dei  ricorrenti,  ritenuti  i  cambiamenti 
della  situazione  politica  nel  Paese  d'origine  di  quest'ultimi, 
segnatamente la proclamazione dell'indipendenza, il 18 febbraio 2008, 
della Repubblica del Cossovo. 

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H.
Nelle osservazioni del 14 agosto 2009, l'UFM ha nuovamente proposto 
la reiezione del gravame. 

I.
Con istanza del 9 settembre 2009, i ricorrenti hanno preso posizione in 
merito alle osservazioni dell'UFM del 14 agosto 2009.

Diritto:

1.
1.1 Il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,  RS  173.32], 
art. 105 della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 [LAsi, RS 142.31] e 
art. 83 lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del  17  giugno  2005 
[LTF, RS 173.110]).

1.2 Questo Tribunale osserva altresì che dal 1° gennaio 2007 giudica, 
in  quanto  sia  competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31  dicembre  2006 
presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi 
dei ricorsi dei dipartimenti. Il giudizio si svolge secondo il nuovo diritto 
processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF). 

1.3 Giusta  il  capoverso  1  delle  disposizioni  transitorie  della  LAsi 
riguardanti la modifica del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti 
al momento dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il 
nuovo diritto. 

1.4 Secondo l'art. 6 LAsi,  le  procedure in  materia  d'asilo  sono rette 
dalla  PA,  dalla  LTAF  e  dalla  LTF,  in  quanto  la  LAsi  non  preveda 
altrimenti.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48,  nonché  all'art.  50  cpv.  1  ed 
all'art. 52 PA.

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3.
3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impuganta è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza senza essere vincolato dai motivi  invocati  dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  del  provvedimento  litigioso 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.
Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  rilevato  il  principio  di 
sussidiarietà,  secondo il  quale non può avvalersi  della  protezione di 
uno  stato  terzo,  chi  ha  un'alternativa  di  fuga  all'interno  del  proprio 
Paese.  Ritenendo  che  i  ricorrenti,  cittadini  serbi  e  dunque  liberi  di 
risiedere  in  Serbia  e  Montenegro,  avrebbero  addotto  delle 
persecuzioni  a  livello  locale,  l'autorità  inferiore ha reputato possibile 
per  quest'ultimi  di  trasferirsi  altrove,  segnatamente  nella  regione  di 
J._______, dove risiederebbero i  suoceri  ed i  cognati  del  ricorrente. 
Inoltre,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  i  pregiudizi  da  parte  di  terzi  come 
persecuzioni  ai  fini  dell'asilo  solo  quando,  nonostante  l'obbligo  e  la 
capacità di dare la protezione necessaria, lo Stato non la garantisca. 
Nella  fattispecie,  l'UFM  ha  rilevato  che  le  minacce  evocate  dai 
ricorrenti  provengono  da  persone  terze  e  che  la  KFOR e  la  polizia 
dell'UNMIK  sono  in  grado  di  proteggere  le  minoranze  etniche  in 
Cossovo. Di conseguenza, i motivi adotti dai ricorrenti non sarebbero 
pertinenti  in  materia  d'asilo.  Per  di  più,  l'UFM  si è  astenuto 
dall'analizzare  la  verosimiglianza  dei  fatti  esposti  ed  ha  ritenuto 
l'esecuzione  dell'allontanamento  dei  ricorrenti  verso  la  Serbia  come 
ammissibile, esigibile e possibile. 

6.
Nel gravame, i ricorrenti hanno fatto valere la mancanza di sicurezza 
in  Cossovo e l'impossibilità  da parte della KFOR di  far  fronte a tale 
problematica, citando il rapporto dell'Organizzazione svizzera aiuto ai 
rifugiati  (OSAR)  del  2  aprile  2003,  secondo  il  quale  il  numero  e 

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l'intensità  dei  crimini  commessi  sarebbero  ancora  estremamente 
elevati e gli  atti  di violenza di natura politica si sarebbero moltiplicati 
dalla fine del 2002 al  gennaio 2003. Inoltre, tali  atti  di  violenza ed il 
sentimento di insicurezza sarebbero soprattutto reali  per chi, come il 
ricorrente,  dovrebbe  temere  per  la  sua  appartenenza  ad  una 
minoranza  etnica.  Di  conseguenza,  nel  caso  di  specie,  i  ricorrenti 
sarebbero  confrontati  con  persecuzioni  rilevanti  in  materia  d'asilo  in 
quanto, nonostante le minacce ed i  pregiudizi  provengano da terzi  e 
non dalle autorità statali, chi amministrerebbe la sicurezza in Cossovo 
non sarebbe in grado di garantirla. Il ricorrente avrebbe, infatti, chiesto 
protezione  senza  in  concreto  potere  contare  sull'efficace  intervento 
delle  forze  dell'ordine. Inoltre,  i  ricorrenti  non  sarebbero  in  grado  di 
recarsi a J._______ presso i suoceri e cognati dell'interessato, ritenuto 
che  gli  stessi  sarebbero  a  loro  volta  dei  rifugiati  provenienti  dalla 
Bosnia e Herzegovina. I ricorrenti hanno, altresì, censurato la mancata 
ponderazione  relativa  agli  interessi  contrapposti  in  relazione 
all'esecuzione  dell'allontanamento  e  ritenuto  l'esecuzione 
dell'allontanamento come ragionevolmente inesigibile.

7.
Nella  risposta  al  ricorso,  l'UFM  ha  sottolineato  che  l'Alto 
commissariato  delle  Nazioni  Unite  per  i  rifugiati  (ACNUR) 
continuerebbe  a  concedere  le  prestazioni  assistenziali  alle  persone 
registrate e non vi sarebbero indicazioni concrete che porterebbero a 
concludere  alla  soppressione  dell'aiuto  assistenziale  da  parte  dello 
Stato  serbo.  Peraltro,  il  governo  serbo  potrebbe  esercitare  delle 
pressioni affinché i rifugiati serbi e le persone espulse dal Cossovo vi 
ritornino. L'UFM ha inoltre sottolineato la libertà di residenza conferita 
dalla nazionalità del ricorrente. Gli insorgenti disporrebbero, altresì, di 
una buona formazione e potrebbero dunque trasferirsi nella zona dove 
risiedono i suoceri ed i cognati del ricorrente. 

8.
Nella replica, i ricorrenti hanno affermato che il problema non sarebbe 
tanto  l'assicurazione  di  prestazioni  assistenziali  o  le  pressioni 
esercitate dal governo affinché i rifugiati serbi e le persone espulse dal 
Cossovo vi  ritornino,  ma si  tratterebbe di  determinare se  i  ricorrenti 
debbano essere considerati rifugiati, in quanto non capaci di ottenere 
protezione  e  sicurezza  da  parte  dell'amministrazione  cossovara, 
ovvero  se  dev'essere  loro  concessa  l'ammissione  provvisoria  per 
l'inesigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento.  Egli  hanno,  inoltre, 

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sottolineato che la soluzione proposta dall'UFM, di  stabilirsi  presso i 
familiari in Serbia e Montenegro, non sarebbe rispettosa della dignità 
umana.

9.
Nelle  successive  osservazioni  del  14  agosto  2009  in  merito  alla 
situazione  politica  nel  Paese  d'origine  degli  interessati, l'UFM  ha 
allegato che quest'ultimi provengono da F._______, villaggio situato al 
Sud del Cossovo, dove la probabilità di un pericolo concreto a causa 
dell'appartenenza  etnica  non  potrebbe  essere  esclusa.  Esisterebbe, 
tuttavia,  un'alternativa  di  domicilio  nel  nord  del  Paese,  dove 
l'esecuzione dell'allontanamento sarebbe da ritenere ragionevolmente 
esigibile.  Per  di  più,  per  i  cittadini  serbi,  esisterebbe  anche 
un'alternativa di rifugio in Serbia, ritenuto che la Costituzione serba del 
2006 vede il Cossovo parte integrante della Serbia, ragione per cui i 
cittadini  residenti  in  Cossovo continuerebbero  ad  essere  considerati 
come cittadini  serbi,  anche dopo la  dichiarazione d'indipendenza da 
parte del Cossovo, avendo così la possibilità di ottenere dei documenti 
di viaggio serbi presso le rappresentanze diplomatiche della Serbia e 
recarsi in tale Paese. Inoltre, i familiari dell'interessata (genitori e due 
sorelle)  abiterebbero  a  J._______,  villaggio  in  Serbia,  da  molti  anni 
come  profughi.  I  genitori  del  ricorrente  abiterebbero,  invece,  a 
F._______, dove il padre avrebbe una farmacia. Per quanto riguarda le 
possibilità  d'integrazione  e  di  sostentamento,  l'UFM  ha  sottolineato 
che  entrambi  hanno  una  formazione  al  di  sopra  della  media,  il 
ricorrente  come  geometra,  la  ricorrente  come  infermiera.  Di 
conseguenza,  l'autorità  inferiore  ha  concluso  che  dalle  carte 
processuali  non emergerebbero ostacoli  dal  profilo dell'esigibilità del 
rinvio quanto alla situazione personale degli insorgenti.

10.
Nell'istanza  del  9  settembre  2009,  i  ricorrenti  hanno  ribadito 
l'inesigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  nord  del 
Cossovo,  regione  nella  quale  gli  insorgenti  non  disporrebbero  di 
alcuna rete familiare  e  sociale. Inoltre,  in  merito  ad un'alternativa di 
rifugio in Serbia, egli hanno sottolineato che i familiari della ricorrente 
risiederebbero a J._______ come profughi. Il  padre, oramai separato 
dalla moglie, vivrebbe con una modesta rendita di vecchiaia, mentre il 
fratello  e  la  sorella  risulterebbero  essere  disoccupati.  A  parte  la 
sorella,  sposata  con  un  cittadino  serbo,  vivrebbero  tutti  senza  un 
regolare permesso di soggiorno. Per di più, i ricorrenti hanno precisato 

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che il padre del ricorrente non sarebbe stato sindaco, ma direttore di 
un'azienda  fino  al  1995.  Dal  1997  avrebbe  un  impiego  presso  un 
ufficio  postale,  mentre  la  madre  non  svolgerebbe  alcuna  attività. 
Hanno,  altresì,  precisato  che  la  farmacia,  alla  quale  farebbe 
riferimento l'autorità inferiore sarebbe in verità uno spaccio di prodotti 
agricoli  di  vario  genere,  terminato  nel  marzo  del  2004.  Infine,  gli 
insorgenti  hanno  rilevato  il  proprio  grado  avanzato  di  integrazione 
sociale e professionale nel nostro Paese.

11.
Questo  Tribunale  osserva,  innanzitutto,  che  la  verosimiglianza  delle 
dichiarazioni decisive rese dai ricorrenti  in corso di procedura non è 
stata  contestata  dall'UFM,  segnatamente  l'appartenenza  alla 
minoranza  serba  del  Cossovo  e  le  minacce  nei  confronti 
dell'insorgente  al  momento  dell'espatrio.  Nella  decisione  impugnata, 
l'UFM  ha  poi  genericamente  rilevato  che  in  Cossovo  sussiste  una 
protezione  appropriata  contro  le  persecuzioni  di  terzi,  ma  ha  poi 
abbandonato  tale  tesi  nelle  osservazioni  al  ricorso  del 
12 novembre 2003.  In  seguito,  ha  affermato  che  sussisterebbe 
comunque  in  Serbia  un'alternativa  di  rifugio  interna  contro  le 
persecuzioni,  ma  contrariamente  alla  costante  giurisprudenza  in 
materia  (v.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1996 n. 1), ha omesso di 
motivare adeguatamente la sua decisione sull'esistenza nel luogo di 
rifugio di un'efficace protezione contro le persecuzioni statali dirette ed 
indirette,  rilevando  esclusivamente  che  le  persecuzioni  addotte 
sarebbero circostritte a livello locale o regionale, fermo restando che le 
condizioni  per  ritenere  effettivamente  ottenibile  una reale  protezione 
sono severe (ibidem consid. 5c). 

Peraltro, può ancora essere rilevato che secondo la prassi della CRA e 
dell'UFM  vigenti  al  momento  della  pronuncia  della  decisione 
impugnata,  l'esistenza  di  un'alternativa  di  soggiorno  (da  non 
confondere  con  l'alternativa  di  rifugio)  per  un  serbo  del  Cossovo in 
un'altra  regione  della  Serbia  poteva  essere  ammessa  solo  a 
determinate  condizioni  restrittive  ed  esclusivamente  per  i  serbi 
provenienti  dal  nord  del  Cossovo,  ma  non  per  quelli,  come  gli 
insorgenti, provenienti dal sud-est (nel caso di specie da E._______, 
cfr. sentenza  del  TAF del  30  giugno  2008  D-7103/2006  consid.  8). 
Nelle osservazioni del 14 agosto 2009 l'UFM ha, infine, riconosciuto il 
problema, ma genericamente asserito – senza che ciò possa costituire 

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una  valida  sanatoria  dell'assenza  di  motivazione  nella  decisione 
impugnata – che conto tenuto della formazione, della cittadinanza del 
ricorrente  e  della  presenza  dei  familiari  della  ricorrente  in  loco, 
un'esecuzione  dell'allontanamento  fuori  dal  Cossovo,  segnatamente 
nel  sud  della  Serbia,  era  ragionevolmente  esigibile  nonostante  gli 
insorgenti  non  vi  avessero  mai  vissuto. Codesto  Tribunale  ritiene  le 
affermazioni  dell'UFM  in  merito  alla  cittadinanza  del  ricorrente  e  la 
possibilità  di  risiedere  in  Serbia  come supposizioni,  espresse senza 
aver effettuato alcun accertamento in merito (cfr. la sentenza del TAF 
E-3307/2006 del 12 maggio 2009 consid. 6 pag. 15). In effetti,  non è 
chiaro  quali  siano le  ragioni  precise  e  le  fonti  su  cui  l'UFM fonda il 
proprio  apprezzamento.  Di  conseguenza,  il  TAF  non  è  in  grado 
d'esprimere  il  sindacato  di  legittimità  della  decisione  impugnata. 
Questo  Tribunale  osserva  infatti,  che,  stante  le  premesse,  sono 
necessari degli ulteriori chiarimenti per accertare la qualità di rifugiato 
dei  ricorrenti  o l'esistenza di  un impedimento all'esecuzione del  loro 
allontanamento.

In siffatte circostanze, il provvedimento litigioso – che si fonda su un 
accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti – 
incorre nell'annullamento. 

12.
Quando il  TAF annulla una decisione, esso può sostituirsi all'autorità 
inferiore e giudicare direttamente nel merito o rinviare la causa, con 
istruzioni  vincolanti,  all'autorità  inferiore  per  nuovo  giudizio 
(art. 61 cpv. 1  PA;  ULRICH HÄFELIN /  GEORG MÜLLER /  FELIX UHLMANN, 
Allgemeines Verwaltungsrecht, 5a ed., Zurigo 2006, n. 1977 pag. 418). 
Questo Tribunale si  sostituisce all'autorità  inferiore  segnatamente se 
gli atti sono completi e comunque sufficienti a statuire sull'applicazione 
del diritto federale (v. sentenza del TAF del 25 luglio 2007 D-6735/2006 
consid.  11  e  relativo  riferimento).  Tale  non  è  il  caso  nella  presente 
fattispecie. In effetti,  la situazione fattuale è, nel frattempo, mutata in 
modo decisivo. Il  17 febbraio 2008,  il  Cossovo ha autoproclamato la 
propria  indipendenza  e  alcune  componenti  rappresentative  della 
comunità  internazionale  –  fra  cui  la  Francia,  la  Germania,  la  Gran 
Bretagna,  l'Italia,  gli  Stati  Uniti  e,  per  ciò  che  qui  maggiormente 
interessa,  la  Svizzera  (quest'ultima  il  27 febbraio  2008)  –  hanno 
riconosciuto  il  nuovo Stato. Dal  profilo  dei  presupposti  giuridici,  uno 
Stato  può essere  riconosciuto come tale  soltanto  se ne presenta le 
caratteristiche  secondo  il  diritto  internazionale  pubblico.  Giusta  la 

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dottrina dominante, gli elementi costitutivi che occorrono a tale scopo 
sono tre: territorio, popolo e potestà pubblica. In altri  termini, occorre 
che un governo risulti  capace in fatto  d'esercitare in  via  esclusiva il 
potere d'imperio sulla comunità territoriale distaccatasi, nell'ambito di 
un ordinamento giuridico non derivato, cioè indipendente da altri Stati 
(con,  per  esempio, una Costituzione propria). Per l'attribuzione della 
qualifica di Stato sono determinanti unicamente le circostante effettive 
(principio  dell'effettività). Peraltro,  e  secondo  la  prassi  attuale,  il 
riconoscimento  di  uno  Stato  è  un  atto  meramente  politico,  dotato 
d'efficacia dichiarativa della personalità giuridica internazionale e non 
costitutiva (cfr. PATRICK DAILLIER / ALAIN PELLET, Droit International Public, 
7a  ed.,  Parigi  2002,  n. 365  a  367  pag. 557  e  segg.;  WALTER KÄLIN / 
ASTRID EPINEY, Völkerrecht, Bern 2003, pag. 118 e segg., cfr. sentenza 
del  TAF del  30 giugno 2008 D-7103/2006 consid. 9 pag. 7). Ad ogni 
buon  conto  e  visto  quanto  precede,  l'UFM  dovrà  esaminare  le 
conseguenze del riconoscimento del Cossovo da parte della Svizzera 
sull'esame del caso di specie, non potendo senz'altro argomentare un 
eventuale  allontanamento  facendo  un  generico  riferimento 
all'esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna,  di  un'appropriata 
protezione (in Cossovo, quale Stato autonomo, o in Serbia) o ancora di 
un'alternativa di soggiorno interna ad un Paese. Andrà pure accertata 
la  questione  della  cittadinanza  –  o  della  doppia  cittadinanza  –  del 
ricorrente  e  dovrà  essere  distinta  la  questione  del  possesso  della 
cittadinanza  (de  iure)  da  quella  dell'effettivo  godimento  dei  diritti 
derivanti da detta cittadinanza (sussistendo altrimenti, e per esempio, 
il rischio per un serbo del Cossovo d'essere certo de iure in possesso 
della cittadinanza serba, ma d'essere nondimeno costretto a rientrare 
in  Cossovo,  dove  se  del  caso  potrebbe  temere  delle  persecuzioni, 
perché in  Serbia non gli  sono garantiti  nei  fatti  tutti  i  diritti  derivanti 
dalla  citata  cittadinanza).  Gli  atti  di  causa  sono  pertanto  rinviati 
all'autorità inferiore affinché la stessa proceda, in termini  ragionevoli 
(art. 29 cpv. 1  Cost.),  a  completare  l'accertamento  dei  fatti 
determinanti  e  a  pronunciare  una  nuova  decisione  rispettosa  dei 
considerandi della presente sentenza di cassazione.

13.
Visto  l’esito  del  gravame,  non  si  riscuotono  spese  processuali 
(art. 63 cpv. 1 PA). La domanda di assistenza giudiziaria (art. 65 PA) è 
pertanto ritenuta priva d'oggetto. Considerato altresì che gli insorgenti 
sono  difesi  da  un  mandatario,  si  giustifica  altresì  l'attribuzione  di 
un'indennità a titolo di spese ripetibili  (art. 64 PA ed  art. 7 segg.  del 

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D-6817/2006

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 
Tribunale  amministrativo  federale  del  21  febbraio  2008  [TS-TAF, 
RS 173.320.2]). La stessa, in assenza di una nota dettagliata, è fissata 
d'ufficio in CHF 600.-, conto tenuto del lavoro effettivo ed utile, svolto 
dal rappresentante dei ricorrenti (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata.

2.
Gli atti  di causa sono rinviati  all'autorità inferiore affinché proceda al 
completamento  dell'istruttoria  ed  alla  pronuncia  di  una  nuova 
decisione ai sensi dei considerandi.

3.
Non si prelevano spese processuali. 

4.
L'UFM rifonderà ai ricorrenti CHF 600.- a titolo di spese processuali. 

5.
Comunicazione a: 

- rappresentante dei ricorrenti (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia, n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- K._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Chiara Piras

Data di spedizione: 

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