# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 39ff8f8a-38a3-53ce-831d-22ceaeb3696b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.07.2017 11.2015.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2015-93_2017-07-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2015.93

  	
  Lugano,

  5 luglio 2017/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa CA.2015.34 (divorzio: modifica di provvedimenti cautelari) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord
promossa con istanza 21 luglio 2015 dall'

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 ora in 

  (ora
  patrocinata dall'avv. PA 2),

  

 

giudicando sull'appello
del 26 ottobre 2015 presentato da AP 1 contro il decreto emesso dal Pretore il
14 ottobre 2015;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 (1966) e AO 1 (1969)
si sono sposati a __________ il 25 settembre 1993. Dal matrimonio sono nati M__________,
il 12 agosto 1995, e Ma__________, il 23 agosto 1998. Il marito lavora come
ingegnere per l'impresa di costruzioni __________, __________, e siede nel
consiglio di amministrazione della ditta, di cui è azionista di minoranza. Egli
è membro inoltre dei consigli di amministrazione della L__________ e della C__________,
entrambe a __________. Impiegata di commercio, la moglie non ha più esercitato attività lucrativa dopo il 1996
per occuparsi del governo della casa e dell'educazione dei figli. I coniugi
vivono separati dal 15 aprile 2008, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione
coniugale per trasferirsi in un appartamento a __________.

 

                                  B.   Il 19 aprile 2010 AP
1 ha promosso azione di divorzio davanti al Pretore
della giurisdizione di Mendrisio Nord, che con decreto cautelare del 21
maggio 2013 lo ha obbligato – tra l'altro – a versare dal giugno del 2013 un
contributo alimentare per la moglie di fr. 4045.70 mensili (inc. CA.2013.6).
Un appello da lui presentato il 31 maggio 2013 contro tale decreto è stato
respinto da questa Camera con sentenza del 7 ottobre 2014 (inc. 11.2013.48).
Sull'azione di divorzio il Pretore ha poi giudicato il
6 maggio 2015, pronunciando lo scioglimento del matrimonio e ponendo a
carico del marito un contributo alimentare per la moglie di fr. 1790.–
mensili indicizzati fino al di lui pensionamento (inc. OA.2010.39). La sentenza
è stata impugnata da entrambe le parti, AO 1 chiedendo un aumento del
contributo alimentare a fr. 6500.– mensili indicizzati.
I due ricorsi tuttora pendenti (inc. 11.2015.43 e 11.2015.44).

 

                                  C.   IS 1 ha presentato il
2 luglio 2015 a questa Camera un'istanza di provvedimenti cau­telari per
ottenere la modifica del decreto emesso dal Pretore il 21 maggio 2013 e vedere
ridotto il contributo provvisionale per la moglie in pendenza di appello da fr.
4045.70 a fr. 1791.– mensili dal 1° luglio 2015. Con decisione del 15 luglio
2015 questa Camera ha dichiarato l'istanza irricevibile, la competenza funzionale
per emettere, modificare, sospendere o revocare provvedimenti cautelari in
materia di divorzio allorché la sentenza di merito sia oggetto di appello o di
reclamo spettando al Pretore (inc. 11.2015.54).

 

                                  D.   Il
21 luglio 2015 AP 1 si è rivolto quindi al Pretore, chiedendogli di ridurre il
contributo provvisionale per AO 1 a fr. 1791.– mensili dal 1° luglio 2015. All'udienza
del 18 agosto 2015, indetta per il contraddittorio, le parti hanno ribadito le
loro posizioni proponendo svariate prove. L'ordinanza sulle prove è stata
emanata seduta stante e l'istruttoria, cominciata immediatamente, è terminata
il 1° settembre 2015. Alle arringhe finali del 6 ottobre 2015 le parti hanno riaffermato
le rispettive domande.

 

                                  E.   Statuendo
con decreto cautelare del 14 ottobre 2015, il Pretore ha parzialmente accolto
l'istanza, nel senso che ha ridotto il contributo cautelare per AO 1 a fr.
2982.– mensili dal 1° novembre 2015. Le spese processuali di fr. 870.– sono state
poste a carico della parti in ragione di metà ciascuno, compensate le
ripetibili.

 

                                  F.   Contro
la decisione appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 26
ottobre 2015 volto a ottenere che il decreto cautelare sia riformato facendo
decorrere la riduzione del contributo alimentare sin dal 1° luglio 2015. Nelle
sue osservazioni del 4 dicembre 2015 AO 1 propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni in
materia di provvedimenti cautelari sono impugnabili con appello, trattandosi di
procedura sommaria (art. 276 CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art.
314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, tuttavia,
l'appello è ammissibile soltanto se il
valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10 000.–
“secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione”
impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato,
ove appena si consideri che davanti al primo giudice era in discussione la
riduzione del contributo provvisionale per la moglie da fr. 4045.70 a fr. 1791.– mensili dal 1° luglio 2015 fino al passaggio in
giudicato del dispositivo della sentenza di divorzio sul di lei mantenimento. Quanto
alla tempestività del rimedio giuridico, nella fattispecie il decreto cautelare
è stato notificato al patrocinatore dell'istante il 15 ottobre 2015, di modo
che il termine per ricorrere sarebbe scaduto domenica 25 ottobre 2015, salvo
protrarsi al lunedì successivo in virtù del­l'art. 142 cpv. 3 CPC. Presentato
il 26 ottobre 2015, ultimo giorno utile, l'appello in esame è di conseguenza ricevibile.

 

                                   2.   Litigioso è, in
appello, il momento da cui decorre il contributo cautelare per la convenuta che
il Pretore ha ridotto a fr. 2982.– mensili. La riduzio­ne in sé non è controversa.
Ora, il Pretore ha motivato la decorrenza del 1° novembre 2015 con l'argomentazione
che “conformemente al principio vigente (cfr. Insenring/
Kessler in: Basler Kommentar, ZGB I, 5ª edizione, n. 8 ad art. 179;
Chaix in: Commentaire romand, CC
I, n. 6 ad art. 179) la modifica può avvenire dal mese di novembre 2015 (compreso)”
(decreto impugnato, pag. 6 in basso), intendendo con ciò il mese successivo all'emanazione
del decreto cautelare. AP 1 chiede invece che la riduzione decorra sin dal 1°
luglio 2015, facendo valere che AO 1 non ha contestato la decorrenza del 1°
luglio 2015 da lui postulata nell'istanza del 21 luglio 2015. Adduce
inoltre che secondo la giurisprudenza più recente la modifica di un contributo
provvisionale esplica effetti – di regola – sin dall'introduzione dell'istanza,
a meno che appaia iniquo pretendere dai beneficiari del contributo la
restituzione di quanto essi hanno ricevuto in eccesso nel corso della
procedura. La convenuta obietta, nelle proprie osservazioni, di essersi opposta
integralmente alla modifica del contributo cautelare, decorrenza compresa. Anzi,
a suo avviso l'appello è finanche inam­missibile per difetto di motivazione. Essa
lamenta altresì che davanti al Pretore il marito abbia avviato “innumerevoli
procedure” nei suoi confronti, ricordando che per equità il giudice può far
decorrere la modifica di un contributo cautelare da una data successiva a
quella dell'istanza.

 

                                   3.   La carente
motivazione dell'appello censurata da AO 1 non trova riscontro. Certo, un
appello dev'essere “scritto e motivato” (art. 311 cpv. 1 CPC), nel senso che incombe
all'appellante spiegare perché la sentenza impugnata sia erronea nell'accertamento
dei fatti o nell'applicazione del diritto (DTF 138 III 375 consid. 4.3.1). L'appellante
tuttavia ha illustrato a sufficienza il suo punto di vista. D'altro lato il
Pretore ha giustificato la decisione di far decorrere la modifica del
contributo cautelare dall'emanazione del decreto – come detto – con due semplici
citazioni di dottrina. L'appellante invoca la più recente giurisprudenza di
questa Camera, in particolare la sentenza inc. 11.2012.26 del 29 luglio
2014 (RtiD I-2015 pag. 882 n. 13c). Non si vede perché tale motivazione non
dovrebbe consentire di comprendere i motivi sulla base dei quali l'appellante
chiede di riformare il giudizio impugnato. Al riguardo l'obiezione della
convenuta si rivela manifestamente priva di consistenza.

 

                                   4.   A torto l'appellante
sostiene invece, da parte sua, che davanti al Pretore la convenuta non ha
avversato la decorrenza della riduzione da lui pretesa. AO 1 non si è opposta alla
decorrenza della modifica in particolare, ma ha contestato la riduzione del
contributo cautelare come tale e nel suo intero, proponendo di confermare quello
di fr. 4045.70 mensili stabilito nel precedente decreto cautelare del 21 maggio
2013. Essa ha postulato ciò tanto al contraddittorio del 18 agosto 2015 quanto
alle arringhe finali del 6 ottobre 2015, senza
lasciare spazio ad alcuna concessione subordinata. Intravedere una qualsivoglia
acquiescenza della convenuta in proposito è semplicemente fuori luogo.

 

                                   5.   Per quanto riguarda
la modifica di contributi alimentari fissati in una procedura a tutela
dell'unione coniugale o cautelarmente in una causa di divorzio questa Camera ha
avuto di precisare, in giurisprudenza pubblicata, che una simile modifica
dispiega i suoi effetti – di regola – sin dall'introduzione dell'istanza, ma
che il giudice può far decorrere la modifica anche più tardi, per esem­pio dal­l'emanazione
del decreto cautelare, soprattutto ove appaia iniquo pretendere che i
beneficiari del contributo alimentare restituiscano quanto hanno ricevuto in
esubero nel corso della procedura. Per contro, una modifica retroattiva di
contributi cautelari, la cui decorrenza preceda l'inoltro dell'istanza, è
prospettabile solo in circostanze del tutto eccezionali (RtiD I-2015 pag. 882
n. 13c). Tale orientamento è stato richiamato da questa Camera ancora di
recente (sentenze inc. 11.2015.63 del 22 feb­braio 2017, consid. 8 e inc. 11.2014.23
del 30 giugno 2016, consid. 7c) ed è conforme alla più aggiornata prassi
del Tribunale federale (sentenze 5A_831/2016 del 21 marzo 2017, consid.  4.3.1
con rinvii; 5A_501/2015 del 12 gennaio 2016, consid. 4.2). Nemmeno la convenuta
discute, del resto, simile indirizzo di giurisprudenza.

 

                                   6.   Nel decreto
cautelare impugnato il Pretore menziona due opere di dottrina, secondo cui la modifica
di contributi alimentari fissati cautelarmente in una causa di divorzio decorre
per principio dal passaggio in giudicato del decreto. Come l'istante rileva
nell'appello, si tratta però di opinioni che riflettono la vecchia corrente di
pensiero cui si atteneva questa Camera (RtiD I-2005 pag. 757 n. 39c).
Secondo le concezioni attuali, se il motivo per cui è chie­sta la modifica cautelare
è già intervenuto al momento in cui è presentata l'istanza, in caso di
accoglimento della medesima la modifica decorre – per principio – dalla data
dell'istanza stessa, il coniuge convenuto dovendo tenere conto del rischio insito
nella modifica sin dal­l'inoltro della procedura. Ciò non impedisce al giudice di
far decorrere la modifica – secondo il suo apprezzamento – anche da un momento
successivo a quello dell'istanza, in particolare ove appaia iniquo pretendere dal
beneficiario la restituzione dei contributi cautelari percepiti nel corso della
procedura. L'iniquità presuppone tuttavia che, sulla base di indizi seri, il
beneficiario potesse fare assegnamento sulla conferma della disciplina
cautelare anteriore. Si tratta perciò di un'eccezione (sentenza del Tribunale
federale 5A_831/2016 del 21 marzo 2017, consid. 4.3.1 con rinvii). Ancor
più eccezionale è l'eventualità in cui il giudice ravvisi gli estremi per far
decorrere la modifica a titolo retroattivo, prima dell'inoltro dell'istanza
(sentenza del Tribunale federale 5A_894/2010 del 15 aprile 2011, consid. 6.2 in
fine con rimandi in: RSPC 2011 pag. 315).

 

                                   7.   Nella fattispecie il
motivo per cui l'appellante ha chie­sto la modifica cautelare del contributo di
mantenimento in favore della moglie si era già verificato il 21 luglio 2015.
Nell'istanza AP 1 invocava infatti l'intervenuta estinzione, il 26 giugno 2015,
del suo compenso come membro del consiglio di amministrazione della H__________
per raggiunto limite dei 12 anni di mandato previsto dagli statuti (decreto
impugnato, pag. 5 verso l'alto). La convenuta era quindi consapevole sin
dall'inizio della procedura che il contributo cautelare sarebbe potuto essere
ridotto. Essa denuncia l'estrema litigiosità del marito, ma simile argomento
non basta per far decorrere la modifica dal 1° novem­bre 2015, il mese
successivo all'emanazione del decreto cautelare. Né l'interessata può valersi
di seri indizi che potessero indurla a fare assegnamento sulla conferma della
disciplina cautelare risalente al 21 maggio 2013. Su questo punto la decisione
del Pretore non resiste alla critica e l'appello si rivela fondato. 

 

                                   8.   L'appellante chiede
che la modifica cautelare decorra non solo dalla data dell'introduzione
dell'istanza, il 21 luglio 2015, ma già dal 1° luglio 2015. Una decorrenza
retroattiva della modifica deve giustificarsi tuttavia – come si è visto (consid.
6 in fine) – alla luce di motivi particolarmente eccezionali. La giurisprudenza
annovera l'ipotesi in cui il coniuge istante sia gravemente malato, il coniuge
convenuto sia di ignota dimora o assente all'estero oppure tenga un comportamento contrario alla buona fede (DTF 111 II
107 consid. 4; sentenze del Tribunale federale 5A_745/2015 del 15 giugno 2016,
consid. 5.2.3 e 5A_501/2015 del 12 gennaio 2016, consid. 4.1 con riferimenti). L'appellante
non accenna estremi del genere. A ben vedere, egli nemmeno indica perché la
modifica dovrebbe decorrere non solo dalla presentazione dell'istanza, ma ancor
prima. In proposito l'appello è destinato pertanto all'insuccesso.

 

                                   9.   Non si disconosce
che secondo l'art. 63 cpv. 1 CPC qualora un atto processuale sia respinto per
incompetenza del giudice adito e sia riproposto entro un mese davanti al
giudice competente, “la causa si considera pendente dal giorno in cui l'atto fu
proposto la prima volta”. Di per sé il principio si applica anche ai casi di incompetenza
funzionale (Berger-Steiner in:
Berner Kommentar, ZPO, Vol I,  edizione 2012, n. 18 ad art. 63; Sutter-Somm/ Hedinger in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, Kommentar
zur Schweizerischen ZPO, 3ª edizione, n. 8 ad art. 63; Müller-Chen in: Brunner/Gas­ser/Schwander, Schweizerische
ZPO, Kommentar, 2ª edizione, n. 6 ad art. 63; Trezzini
in: Commentario al codice di diritto processuale svizzero, Lugano 2011, pag.
214 n. 1 ad art. 63). Nell'appello l'istante non rimprovera al Pretore tuttavia
di avere disatteso l'art. 63 cpv. 1 CPC. Sotto questo profilo non censura
quindi un'errata applicazione del diritto nel senso dell'art. 310 lett. a CPC.
Non giova perciò attardarsi al proposito.

 

                                10.   Se ne conclude che
l'appello merita accoglimento nella misura in cui tende a far decorrere la
modifica cautelare decretata dal Pretore il 21 luglio 2015 (e non solo il 1°
novembre 2015). Non può invece essere accolto nella misura in cui postula la
decorrenza della modifica sin dal 1° luglio 2015, prima dell'introduzione del­l'istanza.
Le spese del giudizio seguono così il grado di vicendevole soccombenza (art. 106
cpv. 2 CPC): l'appellante va tenuto a sopportare un sesto degli oneri, mentre
la rimanenza è a carico della convenuta, con obbligo di rifondere all'istante
un'indennità per ripetibili ridotte.

 

                                         L'esito
del giudizio odierno non incide invece sulle spese processuali e le ripetibili
di primo grado. L'appellante chiede ch'esse siano addebitate interamente alla
convenuta, partendo dall'ipotesi che il ricorso debba essere interamente
accolto (mentre 

                                         l'ipotesi
si verifica solo in parte). Se si considera poi che davanti al Pretore l'istante
chiedeva la riconduzione del contributo cautelare per la moglie da fr.
4045.70 a fr. 1791.– mensili e l'ha ottenuta in proporzione inferiore alla metà
(fr. 2982.– mensili), non v'è ragione per
intervenire sul dispositivo inerente alle spese giudiziarie del decreto
cautelare impugnato.

 

                                11.   Per
quanto riguarda i rimedi giuridici esperibili contro l'attuale sentenza sul
piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso di fr.
4614.80 (la differenza tra il contributo alimentare di fr. 4045.70 mensili
decretato dal Pretore il 21 maggio 2013 e quello di fr. 2982.– che l'istante
riconosce in appello dal 1° luglio al 31 ottobre 2015) non raggiunge la soglia
di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv.
1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi

 

decide:                     1.   L'appello è parzialmente accolto
e il dispositivo n. 1.1 del decreto impugnato è riformato come segue:

                                         Il decreto cautelare del 21 maggio 2013 è modificato nel
senso che il contributo alimentare dovuto da AP 1 a AO 1 durante la causa di
divorzio è ridotto dal 21 luglio 2015 a fr. 2982.– mensili.

 

                                   2.   Le
spese processuali di fr. 500.–, da anticipare dall'appellante, sono poste per
un sesto a carico dell'appellante medesimo e per il resto a carico di AO 1, che
rifonderà alla controparte fr. 700.– per ripetibili ridotte.

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv.;

  –
  avv..

  

                                         Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di
Mendrisio Nord.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione
di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile
il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale
federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti
concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2
LTF).