# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 076194ab-1837-5a47-a1fb-710869b69e1f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.05.2013 30.2013.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2013-7_2013-05-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2013.7

   

  cs

  	
  Lugano

  27 maggio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  	 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

							

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 febbraio 2013
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 gennaio
  2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di rendite AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 17
settembre 2008 RI 1, nata nel 1974, ha inoltrato una domanda tendente
all’ottenimento di una prestazione per superstiti in seguito al decesso, il 5
settembre 2008, del suo ex marito, __________, con il quale è stata sposata dal
__________ (doc. 110). L’interessata ha precisato di essersi risposata il __________
e di avere avuto due figlie dal precedente matrimonio, entrambe nate il __________
(doc. 111).

                                         

                               1.2.   L’8 dicembre
2008 RI 1 ha scritto alla CO 1 una lettera intitolata “Rentes d’orphelin de __________
et __________”, affermando:

 

" 
Vous avez recu le 13.10.08 par la caisse de
compensation de __________ le dossier concernant mes deux filles pour la rente
d’orphelin.

 

Puisque je n’ai pas de nouvelles de votre part et
que sa fait presque 2 mois que le dossier est en votre possession, je vous fixe
un délai pour le versement des rentes d’orphelin du, au 31.12.08 (…)

 

Ces rentes me sont du, et de plus j’en ai besoin
pour les besoins des filles. 3 mois sont passer depuis le décès de leur père,
vous aviez bien assez de temps pour prendre vos décision“ (doc. 107)

 

                               1.3.   Con
decisione del 29 gennaio 2009 CO 1 ha assegnato a RI 1 una rendita per vedova
dal 1° ottobre 2008 di fr. 1'414 al mese ed alle figlie __________ e __________
una rendita per orfane di fr. 707 al mese (doc. 91).

 

                               1.4.   Il 3 maggio 2012 la CO 1 ha
scritto all’Ufficio controllo abitanti di __________ per conoscere lo stato
civile di RI 1. Il Comune ha indicato che l’interessata è sposata dal __________
(doc. 75).

 

                               1.5.   Con decisione del 22 giugno
2012 la CO 1 ha chiesto ad RI 1 la restituzione di fr. 65'988 pari alla rendita
vedovile percepita dal 1° ottobre 2008, poiché “considerato che in data __________
ha contratto nuovamente matrimonio con __________ non sussiste alcun diritto
alla rendita per vedova a suo tempo concessa con decisione del 29 gennaio 2009” (doc. 72).

 

                               1.6.   Con decisione su opposizione
del 27 agosto 2012, cresciuta incontestata in giudicato, la CO 1 ha confermato
la richiesta di restituzione, precisando:

 

"  (…)

In concreto, l’indebito versamento è stato causato da un errore
della CO 1 __________; infatti dal questionario “Demande de rentes de
survivants”, depositata il 23 settembre 2008 presso la Cassa del __________ di __________
e trasmessa ai nostri uffici per competenza, si evince chiaramente (aggiunta
manuale) che l’assicurata ha nuovamente contratto il matrimonio il __________.
E’ quindi fuori di dubbio che l’interessata non adempisse ai requisiti previsti
per l’ottenimento della rendita di vedovanza e questo in contrapposizione con
la decisione del 29 gennaio 2009.

 

Quest’ultima decisione è quindi manifestamente errata e la sua
modifica riveste un’importanza fondamentale.” (doc. 54)

 

                               1.7.   Il 15 ottobre 2012 la
ricorrente ha inoltrato il foglio di calcolo per la verifica dell’onere troppo
grave nell’ambito della domanda di condono della somma chiesta in restituzione
(doc. 43).

 

                               1.8.   Con decisione del 14 novembre
2012 la Cassa ha respinto la richiesta di condono, affermando:

 

"  (…)

Nella fattispecie occorre innanzitutto rimarcare che è fuori di
dubbio che la sua patrocinata non assolve i requisiti per l’ottenimento di una
rendita di vedovanza. Infatti, come si evince dagli atti all’incarto il
deposito della “Demande de rentes de survivants” è avvenuto con lo scopo di
ottenere l’assegnazione delle sole rendite per orfani di padre a favore delle
figlie __________ e __________. Al formulario in questione l’assicurata ha poi
fatto seguire in data 8 dicembre 2008 uno scritto mediante il quale si
sollecitava alla Cassa l’emanazione della decisione a favore delle figlie non
rivendicando, per contro, in alcun modo l’assegnazione di eventuale rendita per
vedova a proprio favore.

 

Contrariamente a ciò, con decisione del 29 gennaio 2009, la
signora RI 1 si è vista attribuire anche una rendita per vedova. Ora,
osservando la diligenza ragionevolmente esigibile in tali circostanze avrebbe
dovuto, per lo meno, assicurarsi presso la Cassa che una simile prestazione
fosse effettivamente di sua spettanza. L’affermazione di avere immediatamente
contattato telefonicamente i nostri servizi a tale scopo non trova in alcun
modo conferma negli atti. In simili circostanze, l’assicurata deve quindi
assumersi le conseguenze derivanti da una propria grave negligenza tale da
escludere la buona fede.

 

Visto quanto precede, mancando la prima condizione cumulativa per
ottenere il condono, vale a dire la buona fede, non è necessario esaminare
quella della grave difficoltà.” (doc. 34-35)

 

                               1.9.   Con decisione su opposizione
del 15 gennaio 2013 l’amministrazione ha confermato la reiezione della domanda
di condono con motivazioni simili a quelle figuranti nella decisione formale:

 

"  (…)

Orbene in verità, benché l’assicurata si sia tuttavia, come detto,
vista attribuire, erroneamente in aggiunta alle rendite per orfani assegnate ai
figli, personalmente una rendita per superstiti, nulla ha intrapreso per
eliminare il chiaro sbaglio – e questo malgrado essa si fosse limitata a chiedere
unicamente e correttamente le rendite per orfani per i figli, ben cosciente di
non aver lei, essendosi, come indicato, risposata, diritto a una rendita per
vedova – e ha semplicemente accettato e continuato a percepire l’indebita
prestazione.

 

 

Ora, osservando la diligenza ragionevolmente esigibile in simili
circostanze, l’opponente avrebbe dovuto, senza dubbio, rilevare un simile fatto
tanto evidente, come appunto l’assegnazione di una rendita per vedova
nonostante un nuovo matrimonio, e, quindi, la necessità di renderne edotta
l’amministrazione, ciò che non è avvenuto. In un simile frangente è dunque
perlomeno ravvisabile da parte della signora RI 1 una negligenza grave, tale da
escludere la buona fede e non vedersi pertanto liberata dall’obbligo di restituzione.

 

L’assicurata afferma invero di aver immediatamente contattato
telefonicamente la Cassa e di essersi, addirittura, vista confermare il diritto
alla prestazione in parola. Il tutto non trova però in alcun modo conferma
negli atti – né l’opponente l’ha provato – ed è da considerarsi come rimasto
allo stadio dell’intenzione (ciò che conferma ulteriormente peraltro la piena
conoscenza nonché coscienza dell’interessata di percepire indebitamente la
prestazione).” (doc. 30)

 

                             1.10.   RI 1, rappresentata dall’avv. RA
1 di __________, è insorta contro la predetta decisione su opposizione al
Tribunale cantonale di __________ che, con sentenza del 25 febbraio 2013, ha dichiarato il ricorso irricevibile e lo ha trasmesso per competenza al TCA (doc. 24 e 25).

 

                             1.11.   Il 26 marzo 2013, in seguito al decreto di traduzione dell’11 marzo 2013 del giudice delegato del TCA (doc. IV),
l’insorgente, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato a questo
Tribunale il ricorso tradotto in italiano, chiedendo contestualmente il diritto
di poter replicare alla risposta della Cassa (doc. V).

                                         La ricorrente rammenta di
essersi risposata il __________ con __________, in regime di separazione dei
beni, di essere madre di tre figli piccoli, __________ e __________ nate nel __________
e ____________________ nato nel __________, e di essere casalinga. Il marito
lavora per l’esercito e percepisce uno stipendio netto di fr. __________, ma a
fronte di spese per fr. __________, risulta un ammanco mensile di circa fr. 5.
Inoltre il marito ha un debito di fr. __________.

                                         La ricorrente rammenta le
norme del diritto matrimoniale ed evidenzia che l’importo da restituire è un
suo debito proprio di sua sola pertinenza e che il marito non deve partecipare
in alcun modo, non avendo il debito alcun legame con l’unione coniugale e non
essendo sorto nell’ambito della rappresentazione coniugale. Non avendo alcuna
attività ed alcuna sostanza essa si trova nell’impossibilità di restituire
quanto chiesto.

                                         Circa la buona fede
l’insorgente evidenzia di aver sin da subito indicato di essersi risposata il __________
e che la stessa amministrazione ha ammesso di essere all’origine dell’errore
nel versamento della prestazione. L’interessata ribadisce di aver contattato
telefonicamente l’amministrazione al fine di assicurarsi di aver diritto alla
rendita contestata, “ciò che le è stato confermato a più riprese”. In
concreto, secondo la ricorrente, l’errore è stato commesso dalla Cassa, la
quale ha tutte le competenze che una persona come lei non può avere. Sarebbe
pertanto contrario alla buona fede imputarle un errore commesso
dall’amministrazione stessa e di cui non poteva rendersi conto.

                                         In conclusione l’insorgente
chiede l’annullamento sia della decisione impugnata che della decisione formale
di restituzione del 22 giugno 2012 (doc. I).

 

                             1.12.   Con risposta del 9 aprile 2013
la Cassa propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove
necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. VII).                        

 

                             1.13.   Il 15 aprile 2013 la
ricorrente ha preso posizione, ribadendo le sue censure ed affermando che
contesta “sia la decisione di restituzione del 27 agosto 2012, che quella
del 15 gennaio 2013, relativa alla domanda di condono” (doc. IX). Circa la restituzione
l’insorgente afferma che la medesima è perenta, poiché il termine di un anno è
iniziato a decorrere sin dall’inoltro della domanda di prestazioni dove
l’interessata aveva notificato il suo matrimonio.

 

                             1.14.   Il 22 aprile 2013
l’amministrazione ha evidenziato che la decisione su opposizione del 27 agosto
2012 tramite la quale è stata chiesta la restituzione dell’importo litigioso è
cresciuta in giudicato e che oggetto della decisione impugnata del 15 gennaio
2013 è unicamente la reiezione della domanda di condono (doc. XI).

 

                             1.15.   Dopo aver chiesto (doc. XIII)
ed ottenuto (doc. XIV), una proroga, l’insorgente ha affermato che la
perenzione delle pretese dell’amministrazione è rilevabile d’ufficio in ogni
momento e pertanto la censura di perenzione deve essere esaminata dal
Tribunale. In ogni caso per la ricorrente la decisione di restituzione e la
successiva decisione su opposizione sono palesemente errate perché misconoscono
la perenzione delle pretese. In via subordinata l’insorgente chiede la
revisione, rispettivamente il riesame della “decisione di restituzione e
della decisione su opposizione del 27 agosto 2012” (doc. XV).

 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   La
ricorrente contesta sia la decisione su opposizione del 27 agosto 2012 tramite
la quale la Cassa ha chiesto la restituzione dell’importo di fr. 65'988 (doc.
54), cresciuta in giudicato, e di cui chiede la revisione, rispettivamente il
riesame, sostenendo che la richiesta di restituzione è perenta e che la
perenzione va esaminata d’ufficio in ogni stadio della procedura, sia la
decisione su opposizione del 15 gennaio 2013, tramite la quale
l’amministrazione ha respinto la domanda di condono in assenza della buona fede
(doc. 28).

 

                               2.2.   Circa
la domanda di revisione, rispettivamente riesame della decisione su opposizione
del 27 agosto 2012, questo TCA rileva quanto segue.         

 

                                         Per
l’art. 53 cpv. 1 LPGA le decisioni e le decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se
l’assicurato o l’assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o
nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza.

                                         A norma dell’art. 53 cpv.
2 LPGA l’assicuratore può tornare sulle sue decisioni o sulle decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che erano
manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza.

                                         Secondo l’art. 53 cpv. 3
LPGA l’assicuratore può riconsiderare una decisione o una decisione su
opposizione, contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino all’invio del suo
preavviso all’autorità di ricorso.

 

                                         Competente
per l’esame dei presupposti della revisione di una decisione è l’istanza che ha
emesso la decisione di cui si chiede la revisione (Kieser, ATSG 2009, 2.a
edizione, pag. 675, n. 22 ad art. 53). In concreto, la CO 1.

 

                                         Il TCA
non è di conseguenza competente per decidere nel merito della domanda di
revisione ai sensi dell'art. 53 cpv. 1 LPGA presentata pendente causa.

 

                                         Questo
Tribunale non può neppure entrare nel merito della richiesta di riesame della
decisione su opposizione del 27 agosto 2012 ai sensi dell'art. 53 cpv. 3 LPGA,
poiché non può imporre all’amministrazione di procedere in tal senso ritenuto
che la riconsiderazione è una facoltà dell’amministrazione (Kieser, ATSG 2009,
2.a edizione, pag. 679, n. 35 ad art. 53). Il giudice non può modificare,
mediante l’istituto della riconsiderazione, la precedente decisione. Egli
violerebbe altrimenti il principio della riconsiderazione facoltativa,
derivante dal potere discrezionale dell’amministrazione, che il giudice non può
imporle (ZAK 1985 58 e ZAK 1986 597 citate da Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Recht-sprechung des Bundesgericht zum
Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 30/31 (Art. 17 ATSG), pag. 387 e da
Müller, Die materiellen Vorraussetzungen der Rentenrevisionen in der
Invalidenverischerung, Friborgo 2003, pag. 98, nota 361 con riferimenti di
giurisprudenza indicati, pag. 261).

 

                                         Nella
misura in cui l’insorgente chiede la revisione, rispettivamente il riesame
della decisione su opposizione del 27 agosto 2012 (e della decisione formale
del 22 giugno 2012), il ricorso è dunque irricevibile.

 

                                         Questo
Tribunale evidenzia inoltre che in una sentenza 8C_383/2007 del 15 luglio 2008,
nell’ambito di un condono chiesto per prestazioni derivanti dall’assicurazione
contro la disoccupazione, il TF, al consid. 6 ha esaminato il quesito circa la nullità o meno di una decisione di restituzione cresciuta in
giudicato emessa, fatto non contestato, dopo la scadenza del periodo di
perenzione.

                                         L’Alta
Corte ha rammentato che:

 

" 
Per prassi costante, una decisione
amministrativa viziata è, di regola, unicamente annullabile. Se, quindi, non
viene impugnata tempestivamente, essa diviene formalmente definitiva e non può
più venire contestata. Solo di rado una simile decisione è nulla, cioè non
esplica effetto alcuno (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii; Grisel,
Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984, volume I, pag. 421;
Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband,
Basilea/Francoforte 1990, n. 40 B I, pag. 118; Moor, Droit administratif, vol.
II, 2a ed., Berna 2002, pag. 310). Ciò è segnatamente il caso se il vizio è
particolarmente grave, è evidente o perlomeno facilmente riconoscibile e,
infine, l'accertamento della nullità non mette in serio pericolo la sicurezza
del diritto (sentenze 2A.18/2007 dell'8 agosto 2007, consid. 2.4 e 2.5, e
5P.178/2003 del 2 giugno 2003, consid. 3.2; DTF 116 Ia 215 consid. 2c pag. 219;
104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii). Di norma, vengono considerati vizi
particolarmente gravi taluni errori di procedura, quali l'incompetenza
dell'autorità giudicante. Gli errori riguardanti il contenuto invece causano
raramente la nullità dell'atto (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii),
e meglio solo se sono eccezionalmente gravi; ciò si verifica, ad esempio,
quando l'atto diviene, in pratica, privo di effetto e meglio impossibile da
eseguire, insensato, immorale (sentenza 5P.178/2003 succitata, consid. 3.2;
Rhinow/Krähenmann, op. cit., n. 40 B V e, pag. 121) oppure in contrasto con un
divieto assoluto posto dalla Costituzione (si veda in proposito Moor, op. cit.,
pag. 321), ad esempio nel caso in cui una decisione non abbia alcuna base
legale (Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., Basilea/Francoforte 1991,
n. 1219; si confronti anche sentenza 2A.18/2007 succitata, consid. 2.4 e 2.5).
Del resto se così non fosse e meglio se ogni illegalità riguardante il merito
provocasse la nullità della decisione, l'organo esecutivo si sostituirebbe di
fatto all'autorità decisionale (sentenza 5P.178/2003 succitata; Imboden, Der
nichtige Staatsakt, Zurigo 1944, pag. 137).

 

(…)

 

6.4 In concreto non è soltanto incontestato, ma addirittura
ammesso dalla Sezione del lavoro - la quale ha precisato che il provvedimento di
restituzione avrebbe dovuto essere emanato immediatamente dopo la decisione con
cui essa aveva decretato l'inidoneità al collocamento dell'interessata e non
solo dopo la sentenza con cui il Tribunale federale delle assicurazioni aveva
confermato definitivamente detta decisione - che la Cassa ha statuito
sull'esistenza di un diritto nel frattempo estinto, in seguito a perenzione.

 

La decisione è pertanto gravemente viziata nel merito (sentenza
del Tribunale federale 2P.171/1995 del 26 ottobre 1995 pubblicata in RDAT 1996
I n. 49 pag. 137), in quanto attesta l'esistenza di un diritto estinto; la
carenza inoltre, pur non essendo palese, è facilmente riconoscibile. Tuttavia,
la richiesta di restituzione era giustificata in quanto l'inidoneità al
collocamento dell'assicurata e quindi il fatto che abbia percepito a torto
indennità di disoccupazione sono stati confermati in ultima istanza (RDAT 1996
I n. 49 pag. 139 consid. 5b). Alla luce della suesposta giurisprudenza quindi,
malgrado l'intervenuta perenzione, la decisione è annullabile e quindi in
concreto definitiva. Una modifica potrebbe infatti intervenire solo tramite
riesame da parte dell'amministrazione (si confronti RCC 1988 pag. 261 consid.
3c.).”

 

                                         Alla luce
della citata giurisprudenza federale anche se nel caso di specie la domanda di
restituzione fosse perenta, questo Tribunale non potrebbe dichiarare nulla la
decisione su opposizione del 27 agosto 2012. 

 

                                         Del resto,
per i motivi che seguono, la richiesta di restituzione della Cassa non può comunque
essere considerata perenta per il solo motivo che nella richiesta di
prestazioni l’assicurata ha sin da subito segnalato di essersi risposata.

 

                                         Come
rammentato ancora recentemente dal TF con sentenza 9C_925/2012 del 19 marzo
2013, il termine annuo di perenzione, di cui all’art. 25 cpv. 2 LPGA, comincia
normalmente a decorrere nel momento in cui l'amministrazione, usando
l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle circostanze,
avrebbe dovuto rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (DTF 119
V 431 consid. 3a pag. 433; 110 V 304). Ciò si verifica quando l'amministrazione
dispone di tutti gli elementi decisivi nel caso concreto dalla cui conoscenza
risulti di principio e nel suo ammontare l'obbligo di restituzione di una determinata
persona (DTF 111 V 14 consid. 3 pag. 17). Il termine annuo di perenzione
comincia in ogni caso a decorrere non appena dagli atti emerge direttamente
l'irregolarità della corresponsione delle prestazioni (consid. 5.1 non
pubblicato in DTF 133 V 579, ma in SVR 2008 KV n. 4 pag. 11 [K 70/06]; cfr.
pure sentenza 9C_1057/2008 del 4 maggio 2009 consid. 4.1.1). 

 

                                         In caso
di errore dell'amministrazione (ad esempio nel calcolo di una prestazione) il
termine non decorre però dal momento in cui esso è stato commesso, bensì da
quello in cui l'amministrazione avrebbe dovuto in un secondo tempo (per esempio
in occasione di un controllo contabile oppure nel caso in cui venga a
conoscenza di fatti atti a far nascere dei dubbi sulla fondatezza della
pretesa) rendersi conto dello sbaglio commesso in base all'attenzione
ragionevolmente esigibile (DTF 124 V 380 consid. 1 e 2c pag. 383 e 385; RDAT
II-2003 n. 72 pag. 306 [C 317/01] consid. 2.1). Diversamente, se si facesse
risalire il momento della conoscenza del fatto determinante alla data del
versamento indebito, ciò renderebbe spesso illusoria la possibilità per
l'amministrazione di reclamare il rimborso di prestazioni versate a torto per
colpa propria (DTF 124 V 380 consid. 1 in fine pag. 383; DTA 2006 pag. 158 [C 80/05]). 

 

                                         Nel caso
di specie l’errore iniziale della Cassa che ha assegnato una rendita vedovile
alla ricorrente malgrado l’interessata avesse segnalato di essersi risposata,
non può pertanto far decorrere il termine annuale di perenzione. Il termine decorre
semmai da quando l’amministrazione ha saputo, o avrebbe potuto sapere in un
secondo tempo in base all’attenzione ragionevolmente esigibile, di aver versato
la prestazione erroneamente. Dagli atti emerge che ciò è avvenuto quando nel corso
del mese di maggio 2012 l’Ufficio controllo abitanti del Comune di __________
ha confermato all’amministrazione che l’interessata si è risposata il __________
(doc. 75-76). La decisione formale di restituzione del 22 giugno 2012 è
pertanto tempestiva.

 

                               2.3.   Va ora esaminato
se l’interessata può beneficiare del condono della prestazione di cui è chiesta
la restituzione.

 

                                         Secondo
l’art. 25 LPGA, applicabile in forza degli articoli 2 LPGA e 1 LAVS, le
prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione
non deve essere chiesta se l’interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi
in gravi difficoltà (cpv. 1; cfr. art. 4 OPGA). 

 

                                         Per
l’art. 4 OPGA:

 

"  1 Se il beneficiario era in buona fede e si
trova in gravi difficoltà, l’assicuratore rinuncia completamente o in parte
alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse.

2 Determinante per il
riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione di
restituzione passa in giudicato.

3 Le autorità cui sono state
versate prestazioni in virtù dell’articolo 20 LPGA o delle disposizioni delle
singole leggi non possono far valere una grave difficoltà.

4 Il condono è concesso su
domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei necessari giustificativi,
deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in cui la decisione è passata
in giudicato.

5 Sul condono è pronunciata
una decisione.”

 

                                         L’insorgente
sostiene di essere in buona fede, avendo segnalato nella richiesta di
prestazioni di essersi risposata per la seconda volta il __________. Per cui
non può esserle rimproverato una violazione del suo obbligo di informare. 

 

                                         Inoltre la
ricorrente evidenzia che la buona fede di un assicurato va tutelata, in
applicazione dell’art. 9 Cost. fed., anche quando l’amministrazione formula una
promessa o crea un’aspettativa in modo contrario alla legge. 

                                         In effetti, secondo la giurisprudenza, di regola un'informazione erronea fornita
da un’amministrazione è vincolante quando l'autorità, intervenendo in una
situazione concreta nei confronti di persone determinate, era competente a
rilasciarla, il cittadino non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che
l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo, fidente nell'informazione
ricevuta egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio
(DTF 131 II 636 consid. 6.1, 129 I 170 consid. 4.1, 126 II 387 consid. 3a, 122
II 123 consid. 3b/cc, 121 V 66 consid. 2a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223).

 

                               2.4.   In
ambito di condono, relativamente alla buona fede, la giurisprudenza distingue
la mancanza di coscienza dell’irregolarità commessa, dalla questione di sapere
se, nelle circostanze concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o
avrebbe dovuto, facendo prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere
l’errore di diritto commesso. La problematica relativa alla coscienza dell'irregolarità
commessa è una questione di fatto, per contro quella concernente l'attenzione
esigibile è di diritto (sentenza 8C_617/2009 del 5 novembre 2009, consid. 5.2; SVR 2007 IV Nr. 13 p.49, 2003 IV Nr. 4 p.10, 2002 EL Nr. 9 p.21;
Pratique VSI 1994 p.126; DTF 122 V 221 = Pratique VSI 1996 p.269). La buona fede non è infatti compatibile con un comportamento di grave
negligenza da parte dell'assicurato (Meyer-Blaser, Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen,
in: RSJB 1995, p.481). Compete al giudice, sulla base di un criterio oggettivo,
cioè indipendentemente dalle conoscenze e dalle attitudini particolari della
parte, determinare il grado dell’attenzione richiesta (DTF 79 II 59). La buona
fede deve essere quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato
l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare,
cfr. art. 31 LPGA) siano imputabili a comportamento doloso o a negligenza grave
dell'interessato. Viceversa, l'assicurato può prevalersene quando l'atto o
l'omissione colpevole siano costitutivi unicamente di una violazione lieve
dell'obbligo di annunciare o di informare (sentenza 8C_617/2009 del 5 novembre
2009, consid. 5.2 e SVR 2007 IV Nr. 13 p.49 entrambe con riferimenti) oppure se
non ha violato tale obbligo. Infatti, la buona fede presuppone che l'assicurato
ignori che una prestazione gli è versata indebitamente. Di detta ignoranza egli
non si può avvalere se la stessa è stata determinata da sua negligenza.

 

                               2.5.   Il requisito della grave difficoltà ex art. 25 cpv. 1 LPGA è legato
alla situazione economica della persona tenuta a restituire l'indebito e deve
essere valutato in base alle sue capacità finanziarie. Dovrà pertanto essere
stabilito concretamente, tenendo conto della particolare situazione
patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire (art. 4 cpv. 2 OPGA). Ai
sensi dell’art. 5 cpv. 1 OPGA la
grave difficoltà è data quando le spese riconosciute a norma della LPC e le
spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo
la LPC. 

 

                               2.6.   Nel caso di
specie l’insorgente è stata sposata con __________ con il quale ha avuto due
gemelle il __________, dal mese di __________. Il __________ si è sposata con
l’attuale marito, __________.

 

                                         Nella
richiesta del 17 settembre 2008 tendente ad ottenere prestazioni sociali in
seguito al decesso dell’ex-marito la ricorrente ha segnalato di essersi
risposata il __________ (doc. 110).

                                         L’8
dicembre 2008 l’interessata ha scritto alla Cassa di compensazione per
sollecitare l’emanazione di una decisione ed ha fissato un termine al 31
dicembre del medesimo anno “pour le versement des rentes d’orphelin”
(doc. 107).

 

                                         Con
decisione del 29 gennaio 2009, oltre alle rendite ordinarie semplici per orfane
(di padre), riconosciute alle figlie __________ e __________, la CO 1 ha
assegnato all’insorgente una rendita ordinaria per vedova (doc. 91).

 

                                         L’assicurata
afferma, senza tuttavia fornire alcuna prova, di aver subito contattato telefonicamente
l’amministrazione al fine di sincerarsi della correttezza della decisione per
quanto concerneva il versamento della rendita vedovile. In sede di ricorso
ribadisce il contatto telefonico con la Cassa “al fine di assicurarsi di
aver un diritto alla rendita contestata, ciò che le è stato confermato a più
riprese” (doc. I, pag. 16).

 

                                         L’insorgente,
tuttavia, rappresentata dapprima da un’assicurazione di protezione giuridica (__________)
ed in seguito da un avvocato, malgrado l’amministrazione sia in sede di
decisione formale, sia in sede di decisione su opposizione, abbia sottolineato
come non fossero state portate prove in merito a quanto sostenuto, neppure in
sede di ricorso ha fornito le date in cui avrebbe chiamato la Cassa e/o i nomi
dei funzionari con i quali avrebbe parlato, ma si è sempre limitata ad
affermare genericamente di essersi informata telefonicamente presso la Cassa
circa il diritto di ricevere la rendita vedovile. 

                                         

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

 

 

 

                                         In
concreto l’insorgente non ha fornito alcuna indicazione, neppure un indizio,
circa quanto da lei asserito. Questo Tribunale evidenzia che, proprio perché la
medesima insorgente afferma di aver avuto numerosi contatti (cfr. doc. I: “[…]
ciò che le è stato confermato a più riprese […]”), essa avrebbe potuto
chiedere una conferma scritta in tal senso o perlomeno chiedere il nome dei
funzionari che le avrebbero confermato la correttezza del versamento della
rendita.

 

                                         Non
avendo agito in tal senso, deve ora sopportarne le conseguenze. In assenza di
qualsiasi indizio circa le date in cui sarebbero avvenute queste telefonate ed
i nomi delle persone con cui l’interessata avrebbe parlato, questo TCA non può infatti
effettuare accertamenti tendenti a verificare se quanto affermato
dall’insorgente è realmente accaduto. Il lungo tempo trascorso, le numerose
telefonate cui l’amministrazione deve rispondere quotidianamente, l’assenza di
qualsiasi indicazione atta a ricostruire eventuali contatti con
l’amministrazione, l’assenza, nel dossier, di qualsiasi nota circa eventuali
contatti telefonici con la ricorrente ed infine la circostanza che la Cassa,
perlomeno implicitamente, nega di aver fornito telefonicamente qualsiasi
informazione errata, rendono impossibile effettuare accertamenti in tal senso.

 

                                         Ne segue
che il TCA deve concludere che l’insorgente non ha mai ottenuto alcuna
rassicurazione dall’amministrazione circa il suo diritto alla rendita vedovile.

 

                                         Con
sentenza pubblicata in DTF 138 V 218, il TF in un caso relativo ad un condono
dell’obbligo di restituire rendite per vedovo percepite indebitamente ha
affermato che “colui che si risposa non può in buona fede continuare a
percepire per anni una rendita per vedovo, senza mai essersi informato presso
la cassa di compensazione se l’annuncio del passaggio a nuove nozze sia
pervenuto e se l’ulteriore pagamento della rendita sia effettivamente corretto.
Ognuno comprende infatti che il nuovo stato civile sostituisce quello vecchio,
al quale l’ottenimento della rendita per vedovo, già solo a causa del nome, era
legato (consid. 10).”

                                         L’Alta Corte ha rilevato:

 

" 
(…)

Im Übrigen änderte sich an diesem Ergebnis selbst
dann nichts, wenn der Brief vom 7. Februar 2002 seine bestimmungsgemässe
Empfängerin gefunden haben sollte, d.h. wenn der Meldepflicht hinsichtlich der
Zivilstandsänderung seinerzeit nachgelebt worden wäre: Man kann als wiederum
Verheirateter nicht gutgläubig über Jahre hinweg weiterhin eine Witwerrente
beziehen, ohne bei der Ausgleichskasse je nachgefragt zu haben, ob die Anzeige
der neuerlichen Eheschliessung eingegangen und die Weiterausrichtung der Rente
tatsächlich rechtens sei. Für jedermann ist nämlich einsichtig, dass der neue
Zivilstand den alten ersetzt, an welchen der Bezug der Witwerrente, allein
schon dem Namen nach, gebunden war (vgl. RDAT 1999 I Nr. 70 S. 275, H 183/98 E.
4a). Es verhält sich nicht wesentlich anders als bei der auch nach dem Tod des
Ehemannes (und der damit verbundenen Erhöhung des AHV-Rentenanspruchs)
unverändert ausgerichteten Ergänzungsleistung (EL). In diesem Zusammenhang hat
die Rechtsprechung den guten Glauben der nunmehr verwitweten Ehefrau beim
unrechtmässigen Bezug der zu hohen EL-Betreffnisse ebenfalls verneint (Urteil
des Eidg. Versicherungsgerichts P 18/75 vom 30. August 1976 E. 3, nicht publ.
in: BGE 102 V 245)."

 

                                         Alla
luce della giurisprudenza federale, la buona fede della ricorrente non può
essere riconosciuta. 

                                         Anche se la fattispecie giudicata
dal TF è leggermente differente perché in concreto l’insorgente ha notificato
il suo matrimonio già nella richiesta di prestazioni (mentre nel caso giudicato
dall’Alta Corte l’assicurato si è risposato quando già beneficiava della
rendita vedovile e non ha comprovato l’invio di uno scritto tramite il quale
sosteneva di aver notificato il cambiamento di stato civile), d’altra parte,
come rileva il Tribunale federale, l’interessata avrebbe dovuto comprendere che
già solo per il fatto che si era risposata, non avrebbe avuto diritto alla
rendita per vedova. Del resto, come emerge dallo scritto di sollecito dell’8
dicembre 2008 (doc. 107), la medesima ricorrente aveva inoltrato la domanda di
prestazioni per ottenere la rendita per orfani in favore delle sue due figlie.

 

                                         In queste condizioni non
occorre esaminare la seconda condizione (cumulativa) dell’onere troppo grave.

 

                                         La
decisione su opposizione impugnata merita conferma mentre il ricorso va
respinto.

 

                               2.7.   L’insorgente, a pag. 3 del
suo ricorso, circa le prove da assumere scrive genericamente che “per tutti
i successivi punti: interrogatorio/audizione delle parti” (doc. V).

 

                                         Il TCA rileva che
l’audizione richiesta può essere rifiutata senza per questo ledere il diritto
d’essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e dall'art. 6 n. 1 CEDU.

                                         Infatti, secondo la
giurisprudenza federale, l’obbligo di organizzare un dibattimento pubblico ai
sensi dell’art. 6 n. 1 CEDU presuppone una richiesta chiara e inequivocabile di
una parte; semplici domande di assunzione di prove, come ad esempio istanze di
audizione personale o di interrogatorio di parti o di testimoni, oppure
richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (cfr.
sentenza 9C_903/2011 consid. 6.3 del 25 gennaio 2013 che ha
confermato questo principio [cfr. anche sentenza del 21 agosto 2007, I 472/06,
consid. 2], nonché DTF 122 V 47; cfr. pure DTF 124 V 90, consid. 6, pag.
94 e il rinvio alla DTF prima citata).

                                         In
concreto, non essendo stata presentata una “domanda espressa di procedere ad
un’udienza pubblica” (l’assicurata ha chiesto genericamente un
interrogatorio o un’audizione delle parti [cfr. doc. V]), questo TCA rinuncia
all’audizione della ricorrente poiché superflua ai fini dell’esito della
vertenza (cfr. sentenza del 21 agosto 2007, I 472/06, consid. 2; cfr. sentenza
9C_578/2008 del 29 maggio 2009 dove la generica richiesta di “vegliare alla
parità delle armi […] e all’applicazione dell’art. 6 CEDU” non è stata
giudicata sufficiente per far sorgere l’obbligo di organizzare un dibattimento
pubblico).

 

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no.
320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA
dell'11 gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid.
3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di
procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

 

                                         In queste
condizioni il TCA rinuncia all’assunzione di ulteriori prove ed a sentire la
ricorrente.

 

 

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso,
nella misura in cui è ricevibile, è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti