# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 63474589-f8df-576c-b03d-84a0da775124
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-07-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.07.2002 11.2001.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2001-95_2002-07-11.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.2001.00095

  	
  Lugano

  11 luglio
  2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa
__________.__________.__________ (protezione dell'unione coniugale) della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con istanza del 17 gennaio
2001 da

 

	
   

  	
  __________ __________, nata
  __________, ora in __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  

e
nelle cause __________. __________.__________e __________.__________.__________
(protezione dell'unione coniugale) della medesima Pretura promosse con istanza
del 26 gennaio 2001 da __________ __________ nei confronti di __________
__________;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 13 agosto 2001 presentato da __________ __________ contro il
giudizio unico (decreto cautelare e sentenza) emesso il 31 luglio 2001 dal
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ (____________________1954) e __________ __________
(____________________1954) si sono sposati a __________ (Zurigo) il
____________________ 1981. Dal matrimonio sono nati __________ __________
(____________________1982) e __________ (____________________ 1984). Il marito,
ingegnere meccanico, è direttore tecnico della __________ __________ __________
di __________, la moglie non esercita attività lucrativa. Quest'ultima si è
rivolta il 17 gennaio 2001 al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, con
un'istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere l'autorizzazione a
sospendere la comunione domestica, l'attribuzione dell'abitazione coniugale
(appartenente ai coniugi in ragione di un mezzo ciascuno) e delle
suppellettili, l'affidamento della figlia __________ e un contributo per sé e
per i figli di complessivi fr. 15 226.10 mensili. In via provvisionale essa
ha formulato le medesime richieste. 

 

                                  B.   Con
ordinanza del 13 febbraio 2001, il Pretore ha incaricato l'operatrice sociale
__________ __________, del centro d'ascolto “__________ ” di __________, di
sentire i figli. __________ __________ ha instato a sua volta il 26 gennaio
2001 per ottenere, già in via cautelare, l'attribuzione dell'abitazione
coniugale (compreso il mobilio) e l'affidamento di __________ a sé medesimo,
riservato il diritto di visita della madre. Egli ha postulato inoltre la
separazione dei beni, ha sollecitato l'edizione di documenti attestanti la
situazione finanziaria della moglie, ha offerto un contributo per quest'ultima
di fr. 2400.– mensili, oltre alla “metà dell'introito netto dalla locazione a
terzi dell'appartamento sito nella casa familiare”, e ha dichiarato di assumere
direttamente i costi legati all'abitazione coniugale, gli arretrati fiscali,
così come il mantenimento dei figli.

 

                                  C.   All'udienza
del 27 febbraio 2001, indetta per la discussione, le parti hanno confermato le
rispettive domande e si sono opposte a quelle avversarie, il marito riducendo
tuttavia il contributo offerto alla moglie da fr. 2400.– a fr. 2100.– mensili.
Ultimata l'istruttoria, al dibattimento finale del 24 luglio 2001 i coniugi hanno
ribadito il loro punto di vista sulla scorta del rispettivo memoriale conclusivo,
__________ __________
rivalutando nondimeno il contributo offerto alla moglie a fr. 2400.– mensili.

 

                                  D.   Statuendo
il 31 luglio 2001 con giudizio unico sulle domande cautelari e di protezione
dell'unione coniugale, il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati,
ha attribuito al marito l'abitazione coniugale, il mobilio e le suppellettili
(“salvo quelle che non sono di primaria necessità e possono essere attribuite
alla moglie per l'arredo del suo nuovo appartamento”), ha ingiunto alla moglie
di lasciare l'alloggio coniugale entro il 31 ottobre 2001, ha pronunciato la
separazione dei beni dal 1° novembre 2001, ha affidato __________ al padre con
l'esercizio dell'autorità parentale, ha disciplinato il diritto di visita della
madre, ha dichiarato senza oggetto la domanda d'informazione del marito e ha
imposto a quest'ultimo un contributo per la moglie di fr. 4081.– mensili dal 1°
novembre 2001, oltre alla “metà dell'introito netto della locazione a terzi
dell'appartamento sito nella casa familiare” e al “pa­gamento diretto di tutte
le spese legate alla casa di __________ ”, così come “di tutti i costi legati
al mantenimento dei figli __________ e __________ ”. La tassa di giustizia e le
spese di complessivi fr. 600.– sono state poste per un terzo a carico di lui e
per il resto a carico della moglie, tenuta a rifondere al marito fr. 3500.– per
ripetibili ridotte.

 

                                  E.   Contro
il predetto giudizio __________ __________ è insorto con un appello del 13
agosto 2001 nel quale chiede che, previa assunzione di nuove prove, il
pronunciato in questione sia riformato nel senso di ridurre il contributo
alimentare in favore della moglie da fr. 4081.– a fr. 3120.– mensili.
Nelle sue osservazioni del 10 settembre 2001 __________ __________ propone di respingere
l'appello e di confermare il giudizio del Pretore. I coniugi si sono poi
separati di fatto nell'ottobre 2001, quando la moglie ha lasciato l'abitazione
coniugale per trasferirsi a __________.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le misure a protezione dell'unione coniugale (art. 172 segg. CC)
sono emanate con procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 4 n. 5 e
art. 5 LAC), nella quale il Pretore statuisce con “sen­tenza” (art. 368 cpv. 2
CPC). Nella fattispecie il primo giudice ha sindacato simultaneamente le domande
cautelari e quelle a protezione dell'unione coniugale. L'atto impugnato è
pertanto un “decreto” (art. 290 lett. b seconda frase CPC) in quanto comporta
una decisione sulle richieste di misure provvisionali; è invece una “sentenza”
in quanto pone fine al contenzioso sulle domande stesse a protezione
dell'unione coniugale. All'atto pratico, la sentenza si sostituisce immediatamente
al decreto, poiché la decisione finale fa decadere l'assetto cautelare. In ogni
modo, sia le sentenze a norma dell'art. 368 CPC sia i decreti cautelari giusta
l'art. 371 CPC (purché emessi “previo contraddittorio” nel senso dell'art. 382
cpv. 1 CPC, come in concreto) sono appellabili entro dieci giorni (art. 370
cpv. 1 e 2; art. 308 cpv. 1 CPC). Tempestivo, sotto questo profilo l'appello in
esame risulta dunque ricevibile.

 

                                   2.   L'appellante
produce un conteggio dei redditi imponibili e delle imposte a carico dei
coniugi dopo la separazione, allestito l'8 agosto 2001 dalla fiscalista
__________ __________, come pure un dischetto contenente i files delle
tabelle riportate nell'appello. Ora, l'art. 138 cpv. 1 CC (ripreso dall'art.
423b cpv. 2 CPC) prevede che “fatti e mezzi di prova nuovi possono
essere invocati davanti all'istanza cantonale superiore”. Tale facoltà, tuttavia,
si riferisce solo alle cause di divorzio o di separazione, non alle misure
provvisionali (I CCA, sentenza del 28 giugno 2000 nella causa K.P.
pubblicata in: FamPra.ch 2001 pag. 127 n. 12) o alla protezione dell'unione
coniugale (I CCA, sentenza del 19 novembre 2001 in re B., consid. 4). Per
queste ultime procedure continua a valere – in assenza di contestazioni
riguardanti i figli minorenni (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio) – il
divieto dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC. Nella fattispecie litigioso in
appello è unicamente il contributo per la moglie, non disciplinato dal principio
inquisitorio, ragion per cui le nuove prove esibite in appello si rivelano
d'acchito irricevibili. Si aggiunga che i dati contenuti nel conteggio fiscale
e nel dischetto figurano anche nel memoriale d'appello, di modo che i nuovi
elementi probatori risultano finanche superflui.

 

                                   3.   I
figli minorenni, prima che siano prese disposizioni al loro riguar­do, sono
sentiti personalmente e appropriatamente dal giudice o da un terzo incaricato,
a meno che la loro età o altri motivi gravi vi si oppongano (art. 144 cpv. 2
CC). Il principio vale, pen­den­­te una causa di separazione o di divorzio,
anche in sede provvisionale (DTF 126 III 497). Non v'è motivo quindi perché se
ne prescinda nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale (cfr.
art. 315b cpv. 1 n. 3 CC; Sutter/Freiburg­haus,
Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 6 ad art. 144 CC; Hausheer/Reusser/Geiser in: Berner
Kommentar, 2a edizione, n. 54 ad art. 176 CC). Nel caso specifico la figlia
__________, non ancora diciottenne al momento del giudizio impugnato, è stata
ascoltata in prima sede dall'operatrice sociale __________ __________ nel marzo
del 2001 (relazione del 27 marzo 2001, pag. 1, nel fascicolo “audizione figli”)
e dal Pretore il 6 giugno 2001 (lettera del 7 giugno 2001 alle parti, nel
fascicolo citato). Il precetto dell'art. 144 cpv. 2 CC è dunque stato ossequiato.
Non v'è d'altro canto ragione perché questa Camera disponga una nuova audizione
dell'interessata, ove appena si consideri che essa è divenuta maggiorenne il 5
luglio 2002 e che, in appello, è litigioso solo il contributo alimentare per la
moglie. Ciò posto, nulla osta all'emanazione della sentenza.

 

                                   4.   L'art.
176 CC prevede che, ove sia giustificata la sospensione della comunione domestica,
a istanza di uno dei coniugi il giudice stabilisce i contributi pecuniari dell'uno
in favore dell'altro (cpv. 1 n. 1), prende le misure riguardanti l'abitazione e
le suppellettili domestiche (cpv. 1 n. 2) e adotta i provvedimenti necessari
per i figli minorenni secondo le disposizioni sugli effetti della filiazione
(cpv. 3). Il criterio per la definizione dei “contributi pecuniari” fra coniugi
è disciplinato dal diritto federale e riprende quello provvisionale dell'art.
137 cpv. 2 CC nell'ambito delle cause di stato. L'ammontare dei contributi si
calcola quindi in base al riparto dell'eccedenza – di regola a me­tà – una
volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli (DTF
121 II 302 consid. 5b, 123 III 1; Hausheer/Reusser/Geiser,
op. cit., n. 26 ad art. 176 CC; Schwander in:
Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I,
Basilea 1996, n. 4 ad art. 176 CC). Il fabbisogno dei coniugi è determinato in
base al minimo esistenziale del diritto esecutivo, cui vanno aggiunte le spese
correnti della famiglia, in particolare i premi della cassa malati e delle assicurazioni
domestiche, come pure gli one­ri fiscali. Il fabbisogno dei figli minorenni è
stabilito, per pras­si costante di questa Camera, in base alle raccomandazioni
pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del
Can­ton Zurigo (tabella dell'edizione 2000 in: Rep. 1999 pag. 372), adattate al
singolo caso in virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il
diritto di filiazione (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvii). Nel Cantone
Ticino le misure sono adottate con procedura sommaria contenziosa di camera di
consiglio (art. 361 segg. CPC), nel cui ambito l'esame dei fatti è limitato
alla verosimiglianza (Rep. 1991 pag. 431).

 

                                   5.   Litigioso
in appello rimane soltanto, come detto, il contributo alimentare per la moglie.
Il Pretore ha accertato al riguardo un reddito netto del marito di fr.
18 037.– mensili (fr. 17 092.– da attività lucrativa, oltre a fr.
945.– derivanti dalla locazione di un apparta­mento in proprietà dei coniugi un
mezzo ciascuno) e un reddito della moglie di fr. 945.– mensili (che
corrispondono all'altra metà dei proventi della locazione del medesimo
appartamento). Ciò posto, il primo giudice ha calcolato il fabbisogno minimo
del marito in fr. 10 522.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo
fr. 1100.–, costo dell'abitazione coniugale fr. 5965.–, premio della cassa
malati fr. 236.–, assicurazioni domestiche fr. 451.–, spese professionali fr.
470.–, debiti fiscali arretrati fr. 1000.–, onere fiscale stimato fr. 1300.–),
quello della moglie in fr. 3943.– mensili (minimo esistenziale del diritto
esecutivo fr. 1100.–, canone di locazione stimato fr. 1600.–, premio della
cassa malati 

                                         fr.
243.–, onere fiscale stimato fr. 1000.–) e quello in denaro di ciascun figlio
in fr. 1175.– mensili. Sulla base di tali dati il Pretore ha posto a carico del
marito un contributo per la moglie, dopo la separazione, di fr. 4081.– mensili,
oltre alla metà del canone di locazione del noto appartamento (fr. 945.–
mensili), obbligando inoltre l'interessato ad assumere il costo dell'abitazione
coniugale e il mantenimento dei figli.

 

                                   6.   L'appellante
si duole anzitutto che il Pretore abbia inserito nel suo fabbisogno un minimo
esistenziale del diritto esecutivo di 

                                         fr.
1100.– mensili anziché di 1250.– mensili, come prevede la tabella dei minimi di
esistenza agli effetti del diritto esecutivo nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2001 per genitori “mono­paren­tali con obblighi di mantenimento” (FU
__________/__________del ____________________ __________, pag. __________nel
mezzo). A ragione. Questa Camera ha già avuto modo di stabilire, infatti, che
un genitore cui sono affidati figli minorenni ha diritto a vedersi riconoscere
un importo di fr. 1250.– mensili (da ultimo: I CCA, sentenza del 27 marzo 2002
in re D.C., consid. 8). Né vi sono ragioni che giustifichino in concreto di
derogare a tale prassi, tanto meno se si pensa che le entrate del marito sono
ampiamente sufficienti a coprire il fabbisogno familiare. Nel fabbisogno
dell'appellante dev'essere inserito perciò un minimo esistenziale di fr. 1250.–
mensili. Su questo punto l'appello merita dunque accoglimento.

 

                                   7.   L'interessato
lamenta dipoi che il primo giudice abbia ridotto di 

                                         fr. 235.–
mensili il costo dell'abitazione coniugale, stralciando dal fabbisogno di lui
le spese una tantum risultanti dai giustificativi allegati al conteggio
prodotto come doc. 11b. A suo parere, tali costi rientrano negli oneri comuni
dei coniugi, comproprietari dello stabile. Nella misura in cui gli sono
addebitati – egli soggiunge – i costi straordinari non possono quindi essere
coperti con la sola eccedenza di lui, ma devono essere computati nel suo
fabbisogno. L'appellante disconosce tuttavia che le spese straordinarie per
l'alloggio non rientrano nel fabbisogno della famiglia. In esso vanno inseriti
soltanto – oltre agli interessi e agli ammortamenti ipotecari – i costi di amministrazione
e di manutenzione ordinaria (Hausheer/Spycher in: Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 79 n. 2.33; I CCA, sentenza del 18 luglio 2001 in
re L., consid. 3f). Né giova all'appellante censurare il fatto che il Pretore
abbia posto a suo carico tutti gli oneri legati all'abitazione coniugale
(dispositivo n. 6), ove appena si consideri che quest'ultima è stata attribuita
proprio a lui. Potendo egli beneficiare dell'alloggio familiare, appare
senz'altro giusto che egli ne sopporti anche i costi, riconosciuti dal primo
giudice nella misura di fr. 5965.– mensili (giudizio impugnato, consid. 17). A
un esame di verosimiglianza come quello che presiede all'emanazione di misure a
protezione dell'unione coniugale, il giudizio del Pretore resiste pertanto alla
critica. 

 

                                         Come si
dirà in seguito, la figlia __________– che vive con il padre – si vede riconoscere
a suo turno una partecipazione alle spese d'alloggio di fr. 600.– mensili fino
al raggiungimento dell'indipendenza economica (consid. 11). Siccome tale onere
va inserito nel fabbisogno del figlio, non in quello del genitore affidatario
(Rep. 1998 pag. 176 con richiami di dottrina e giurisprudenza), si deve ridurre
nella stessa misura la quota a carico dell'appellante. Ne risulta un onere
d'alloggio per l'interessato di fr. 5365.– mensili fino al 30 giugno 2004,
aumentato a fr. 5965.– dal 1° luglio 2004.

 

                                   8.   L'appellante
chiede inoltre che l'onere fiscale a suo carico sia aumentato da fr. 1300.– a
fr. 1620.– mensili e quello a carico della moglie sia ridotto da fr. 1000.– a
fr. 835.– mensili. Egli si limita tuttavia a esporre una tabella dei redditi
coniugali imponibili, riprendendo i dati da un conteggio allestito l'8 agosto
2001 dalla fiscalista __________ __________, alla quale egli avrebbe sottoposto
le valutazioni del primo giudice per un “controllo di plausibilità” (appello,
pag. 4 nel mezzo). A prescindere dall'inammissibilità di tale documento,
esibito per la prima volta in appello (sopra, consid. 2), su questo punto
però l'appellante non si confronta con il giudizio impugnato, ma si limita a
contrapporre propri dati a quelli considerati dal Pretore per la stima degli
oneri fiscali. Né egli spiega perché gli importi indicati dal Pretore, valutati
secondo prudente criterio in assenza di una tassazione intermedia, sarebbero
inattendibili o errati. Al riguardo l'appello, carente di motivazione, si dimostra
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5). Dovesse la
valutazione del primo giudice scostarsi apprezzabilmente dalla realtà, del
resto, le parti potranno sempre postulare una modifica del contributo alimentare.

 

                                   9.   Da
quanto precede discende che il fabbisogno minimo del marito dev'essere fissato,
dal 1° novembre 2001 al 30 giugno 2004, in fr. 10 072.– mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1250.–, costo dell'abitazione coniugale
fr. 5365.–, premio della cassa malati fr. 236.–, assicurazioni domestiche fr.
451.–, spese professionali fr. 470.–, arretrati fiscali fr. 1000.–, onere
d'imposta corrente fr. 1300.– stimati). Dal 1° luglio 2004 esso aumenta poi a
fr. 10 672.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo 

                                         fr.
1250.–, costo dell'abitazione coniugale fr. 5965.–, premio della cassa malati
fr. 236.–, assicurazioni domestiche fr. 451.–, spese professionali fr. 470.–,
arretrati fiscali fr. 1000.–, onere d'imposta corrente fr. 1300.– stimati).

 

                                10.   Quanto
al costo dell'alloggio per la moglie, tenuta ad abbandonare l'abitazione coniugale
entro il 31 ottobre 2001, il Pretore ha inserito nel fabbisogno di lei un
canone di locazione (stimato) di fr. 1600.– mensili dal 1° novembre 2001.
L'appellante dichiara di non contestare tale valutazione, ma si riserva di
chiedere un adeguamento del contributo “a dipendenza di quelle che saranno le
spese di abitazione effettive della moglie” (appello, pag. 4 verso l'alto). È
appena il caso di ricordare, tuttavia, che nel fabbisogno dell'interessata non
deve necessariamente essere inserito il costo effettivo dell'alloggio, bensì
quello presumibile di un'abitazione confacente alle sue esigenze, tenuto conto
– fra l'altro – del livello di vita avuto durante la comunione domestica. I
coniugi hanno inoltre diritto, per principio, a un trattamento paritario anche
sotto il profilo logistico (Hausheer/Spycher,
op. cit., pag. 79 n. 02.34). Gli oneri a carico della moglie non sono ad ogni modo oggetto di
contestazione, di modo che – a un giudizio di verosimiglianza – il fabbisogno
minimo dell'interessata, stimato dal Pretore in fr. 3943.– mensili, può
rimanere tale.

 

                                11.   Per
quel che riguarda il fabbisogno in denaro dei figli __________ (minorenne fino
al __________ __________ 2002) e __________ __________ (divenuto maggiorenne il
__________ __________ 2000), entrambi agli studi, il primo giudice lo ha
stabilito in fr. 1175.– ciascuno. L'appellante non contesta di per sé che il
mantenimento dei figli vada inserito nel fabbisogno familiare, né critica i
criteri di valutazione adottati dal Pretore. Ritiene nondimeno che il primo
giudice abbia omesso a torto di inserire nel fabbisogno dei figli un onere
mensile di fr. 315.– ciascuno per la cura e l'educazione, che egli non può prestare
in natura poiché lavora a tempo pieno. La censura è in parte fondata. 

 

                                         a)  Il
fabbisogno in denaro della figlia __________ fino al 18° anno d'età va
stabilito – come si è accennato (consid. 4) – in base alle raccomandazioni
pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del
Canton Zurigo, adattandole alla singola fattispecie, segnatamente alla situazione
logistica ed economica dei genitori (Rep. 1998 pag. 175, 1994 pag. 298 consid.
5). Nella versione più recente, del gennaio 2000, tali raccomandazioni
prevedono – per un figlio in età compresa fra i 12 e i 18 anni (che vive
insieme con un fratello o una sorella nella medesima economia domestica) – un
fabbisogno medio in denaro di fr. 1700.– mensili. Come fa notare l'appellante,
non è il caso di dedurre da tale importo le spese per la cura e l'educazione
(fr. 240.– mensili, anziché fr. 315.– come indicato nell'appello), giacché il
padre lavora a tempo pieno (Rep. 1996 pag. 119 consid. 5). L'appellata rileva
bensì che un adolescente non richiede la presenza continua del ge­nitore
affidatario (osservazioni, pag. 4 in basso), ma di ciò le note raccomandazioni
tengono conto proprio riducendo gradualmente il relativo aggravio in funzione
dell'età del figlio. Si aggiunga che le cifre figuranti nell'edizione 2000 si
riferiscono a ceti medio-bassi (Empfehlungen zur Bemessung
von Unter­halts­beiträgen für Kinder, Zurigo 2000, pag.
11 in alto), non a famiglie le cui entrate complessive sono poco lontane dai
fr. 20 000.– netti mensili. Quanto alle spese d'alloggio, appare equo
inserire nel fabbisogno di __________ un onere di fr. 600.– mensili (anziché di
fr. 285.–, come prevedono le raccomanda­zioni) per tenere conto del costo
effettivo dell'abitazione coniugale, superiore alla media (fr. 5965.– mensili).
Ne segue che, adattando le raccomandazioni citate al caso specifico, il
fabbisogno in denaro di __________ fino alla maggiore età dev'es­sere
rivalutato d'ufficio a fr. 2015.– mensili (fr. 1700.– meno fr. 285.– più
fr. 600.–).

 

                                         b)  Il
giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale è abilitato a occuparsi
della prole solo se i coniugi hanno figli minorenni (art. 176 cpv. 3 CC).
Tutt'al più egli può estendere la durata del contributo oltre la maggiore età
(art. 133 cpv. 1 seconda frase CC), ma al momen­to dell'istanza il figlio deve
avere meno di 18 anni (I CCA, sentenza del 22 gennaio 2002 in re M., consid.
5). Ciò vale per __________, non ancora diciottenne al momento in cui è stata
introdotta la prima domanda a protezione dell'unione coniugale, il 17 gennaio
2001 (inc. __________.__________.__________), ma non per __________ __________,
il quale è diventato maggiorenne il 4 settembre 2000. Certo, questa Camera ha
avuto mo­do di rilevare che, se ai genitori sta bene, il contributo per figli
maggiorenni comuni può essere inserito nel fabbisogno della famiglia (I CCA,
sentenza del 29 aprile 1999 in re D.A., consid. 10). Il Tribunale federale, in
un caso analogo, non ha censurato simile orientamento (sentenza del 22 novembre
2001 in re F., 5P.312/2001, consid. 2g). Ciò presuppone tut­tavia un accordo
chiaro sul principio e sull'entità del contribu­to (I CCA, sentenza del 22
gennaio 2002 in re M., loc. cit.). In mancanza di una chiara intesa, spetta al
figlio maggiorenne far valere personalmente e in proprio nome le sue pretese a
norma dell'art. 277 cpv. 2 CC nei confronti del genitore tenuto al mantenimento.

 

                                              In
concreto l'appellante si è bensì dichiarato disposto ad assumere il mantenimento
di __________ __________. Le parti divergono tuttavia sull'ammontare del
fabbisogno di lui, il padre cifrandolo a fr. 1415.– mensili (appello, pag. 3 in
basso) e la madre a soli fr. 1100.– mensili (osservazioni, pag. 4 in basso). In
realtà entrambi gli importi appaiono notevolmente inferiori al fabbisogno
effettivo dell'interessato, ove appena si consideri che – come si dirà in
appresso – il fabbisogno in denaro della sorella __________ dopo la maggiore
età, in condizioni analoghe, supera i fr. 2000.– mensili. Comunque sia, in
assenza di un accordo fra le parti sull'entità degli oneri di mantenimento di
__________ __________, non sussistevano le premesse perché il Pretore statuisse
– come giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale – sul fabbisogno
del figlio maggiorenne. Ne segue che il dispositivo n. 6 del giudizio
impugnato, nella misura in cui pone a carico dell'appellante il mantenimento di
__________ __________, va dichiarato nullo d'ufficio poiché emanato da un'au­torità
incompetente per materia (cfr. anche I CCA, sentenza del 22 gennaio 2002
in re. M., consid. 5).

 

                                         c)  Per
quel che attiene al mantenimento di __________ dopo il 18° anno d'età (il 5
luglio 2002), dal fascicolo processuale risulta che essa ha cominciato a frequentare
il liceo cantonale di __________ __________ nel 2000 (doc. AA). Tenuto conto di
un ciclo normale di studi, si può ragionevolmente prevedere che essa conseguirà
la maturità nel 2004. Non risulta invece che __________ abbia già formulato
previsioni sull'eventuale prosecuzione degli studi dopo il liceo (cfr. anche
audizione dell'interessata da parte dell'operatrice sociale __________
__________, pag. 1 verso il basso, nel fascicolo “audizione figli”). Ciò posto,
nel fabbisogno familiare occorre tener conto del mantenimento della figlia fino
al 30 giugno 2004. Ora, il fabbisogno di un figlio maggiorenne agli studi va
determinato – come per tutti i maggiorenni in genere – sulla base dei criteri
per il calcolo dei minimi esistenziali ai fini del diritto esecutivo (Rep. 1995
pag. 153). In concreto il fabbisogno di __________ dopo la maggiore età può
essere ragionevolmente valutato, a un esame di verosimiglianza, in fr. 2040.–
mensili (arrotondati), così composti: minimo esistenziale del diritto esecutivo
fr. 1100.–, quota stimata del costo per l'alloggio fr. 600.– (sopra, consid.
11a), premio della cassa malati fr. 96.80 (doc. H), spese di traspor­to fr.
43.– (pari al costo di un abbonamento “arcobaleno” per due zone, che copre il
tragitto dal domicilio di __________ al liceo di __________ __________), spese
stimate per l'acquisto di materiale scolastico e pasti fuori casa fr. 200.–.

 

                                12.   Il
Pretore ha ripartito l'eccedenza del bilancio familiare fra i coniugi in
ragione di metà ciascuno. L'appellante reputa invece che le disponibilità
debbano essere suddivise fra tutti i membri della famiglia e non solo fra
marito e moglie. Già si è spiegato però che i contributi alimentari vanno
calcolati in base al riparto dell'eccedenza – di regola a me­tà – una volta
dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli (sopra,
consid. 4). A tale principio si può derogare solo ove sia reso verosimile che i
coniugi non destinavano, durante la vita in comune, la totalità dei loro red­diti
al mantenimento della famiglia (DTF 119 II 317 consid. 4b). Il Tribunale
federale ha precisato invero che un'ulteriore eccezione si impone qualora uno
dei coniugi debba provvedere a figli minorenni, se il fabbisogno di questi
ultimi non è stato calcolato indipendentemente e separatamente da quello del
genitore affidatario (DTF 126 III 8; DTF inedita del 26 marzo 2001, 5P.69/2001,
consid. 4b). Nel Cantone Ticino la consolidata prassi è quella di calcolare il
fabbisogno dei figli separatamente da quello del genitore affidatario, sulla
base delle citate raccomandazioni (sopra, consid. 4). La sola presenza di figli
non è quindi un motivo per scostarsi dal riparto a metà del­l'eccedenza, mentre
altri criteri non hanno rilievo giuridico. In caso contrario il con­tributo
alimentare per la moglie compor­terebbe una sorta di liquidazione anticipata
del regime dei beni, rispettivamente conferirebbe alla moglie, durante la separazione,
un tenore di vita superiore a quello che essa aveva durante la comunione domestica.

 

                                13.   Il quadro delle entrate e delle uscite familiari si presenta, in
ultima analisi, come segue:

 

                                         Periodo dal 1° novembre 2001
al 5 luglio 2002 (18 anni
di __________)

                                         reddito del marito                                                           fr.
18 037.—

                                         reddito
della moglie (locazione)                                       fr.     
945.—

                                                                                                                            fr.
18 982.— mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                                          fr. 10 072.—

                                         fabbisogno
minimo della moglie                                       fr.   3 943.—

                                         fabbisogno
in denaro della figlia __________                    fr.   2 015.—

                                                                                                                            fr.
16 030.— mensili

                                         eccedenza                                                                    fr.  
2 952.— mensili

                                         metà
eccedenza                                                            fr.   1
476.— mensili

                                         Il marito può
conservare per sé:

                                         fr.
10 072.– + fr. 1476.– =                                               fr. 11
548.— mensili,

                                         e dovrebbe
versare alla moglie:

                                         fr.
3943.– + fr. 1476.– ./. fr. 945.– =                                 fr.   4
474.— mensili.

 

                                         Periodo
dal 6 luglio 2002 al 30 giugno 2004 (maturità di __________)

                                         reddito del
marito                                                           fr. 18 037.—

                                         reddito
della moglie (locazione)                                       fr.     
945.—

                                                                                                                            fr.
18 982.— mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                                          fr. 10 072.—

                                         fabbisogno
minimo della moglie                                       fr.   3 943.—

                                         fabbisogno
in denaro della figlia __________                    fr.   2 040.—

                                                                                                                            fr.
16 055.— mensili

                                         eccedenza                                                                    fr.  
2 927.— mensili

                                         metà
eccedenza                                                            fr.   1
463.50 mensili

                                         Il marito può
conservare per sé:

                                         fr.
10 072.– + fr. 1463.50 =                                             fr. 11
535.50 mensili,

                                         e dovrebbe
versare alla moglie:

                                         fr.
3943.– + fr. 1463.50 ./. fr. 945.– =                               fr.   4
461.50 mensili.

 

                                         Periodo dal 1° luglio 2004 in poi

                                         reddito del
marito                                                           fr. 18 037.—

                                         reddito
della moglie (locazione)                                       fr.     
945.—

                                                                                                                            fr.
18 982.— mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                                          fr. 10 672.—

                                         fabbisogno
minimo della moglie                                       fr.   3 943.—

                                                                                                                            fr.
14 615.— mensili

                                         eccedenza                                                                    fr.  
4 367.— mensili

                                         metà
eccedenza                                                            fr.   2
183.50 mensili

                                         Il marito può
conservare per sé:

                                         fr.
10 672.– + fr. 2183.50 =                                             fr. 12
855.50 mensili,

                                         e dovrebbe
versare alla moglie:

                                         fr.
3943.– + fr. 2183.50 ./. fr. 945.– =                               fr.   5
181.50 mensili.

 

                                         In
definitiva, secondo il calcolo teorico della ripartizione a metà
dell'eccedenza, l'appellante dovrebbe versare alla moglie (oltre ai fr. 945.–
mensili derivanti dalla locazione del noto appartamento in comproprietà) un
contributo alimentare di fr. 4474.– mensili dal 1° novembre 2001 al 5 luglio
2002, di fr. 4461.50 mensili dal 6 luglio 2002 al 30 giugno 2004 e di fr.
5181.50 mensili dal 1° luglio 2004 in poi. Da parte sua il Pretore ha riconosciuto
all'interessata, in aggiunta alla metà del predetto canone di locazione, un
contributo alimentare di fr. 4081.– mensili, che risulta finanche favorevole
all'appellante. L'interessata non è insorta contro il giudizio di primo grado.
E siccome le pretese pecuniarie fra i coniugi sono rette dalla massima
dispositiva e dal principio attitatorio (Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 419b e n. 1
ad art. 419c), applicabili anche nell'ambito delle misure a protezione
dell'unione coniugale (Hausheer/Reusser/Geiser,
op. cit., n. 8 ad art. 176
CC; I CCA, sentenza dell'8 febbraio 2001 in re M., consid. 2), nel risultato su
questo punto la decisione impugnata merita con­fer­ma.

 

                                14.   L'appellante
afferma da ultimo che il proprio reddito è stato calcolato tenendo conto di un bonus
di fr. 29 000.– per l'anno 2000, che non è parte del salario e sarà prevedibilmente
ridotto in futuro, data la flessione subita dalla vendita dei prodotti della
ditta. Egli sottolinea inoltre che tale bonus è erogato solo alla fine
dell'anno, dopo le scadenze delle mensilità dovute alla moglie, ciò che lo
costringerebbe a “prefinanziare questa parte degli alimenti alla moglie, con
conseguente necessità di ricorrere ad ulteriori crediti privati” (appello, pag.
5 in fine). L'appellante non contesta tuttavia, di per sé, l'ammontare dello
stipendio calcolato dal Pretore (fr. 17 092.– mensili), che corrisponde
per altro al reddito da egli indicato in prima sede (istanza del 26 gennaio
2001, pag. 8 in fondo; complemento allegato al verbale del 27 febbraio 2001,
pag. 1 in fondo). Il marito non chiede neppure di inserire nel suo fabbisogno
un onere pari al prospettato finanziamento, ma si limita a riservare una
domanda di adeguamento del contributo alimentare alle prospettate modifiche
della sua situazione finanziaria. Al riguardo, il giudizio del Pretore può
dunque rimanere invariato.

 

                                15.   La
sentenza odierna impone una chiosa d'ordine giuridico sul metodo per il calcolo
dei contributi alimentari adottato dal Pretore, che si rifà non all'eccedenza
mensile familiare, bensì a quella di ogni singolo coniuge. Questa Camera ha già
avuto modo di ricordare a più riprese, tuttavia, che fondarsi su “ecce­denze” determinate
separatamente in base al reddito di ogni singolo coniuge non è più – da anni –
un criterio conforme al diritto federale (sentenze del 17 ot­tobre 1995 in re
C., consid. 8, e del 30 ottobre 1997 in re C., con­sid. 9; da ultimo: sentenza
del 22 gennaio 2002 in re M., consid. 12 in fine). Se il metodo corretto, ricordato
al consid. 4 di questa sentenza, conduce a risultati eccessivi (nel senso che
il coniuge beneficiario del contributo alimentare fruirebbe di un tenore di
vita più alto di quello avuto durante la vita in comune: sopra, consid. 12),
l'esito va emendato prescindendo dal riparto a metà dell'eccedenza (comune). Ma
ciò non giustifica una manipolazione del sistema, giacché parametri soggettivi
ledono la parità di trattamento e la sicurezza giuridica.

 

                                16.   Gli
oneri dell'attuale giudizio, adeguati all'entità pecuniaria della posta in
gioco, seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Nel risultato,
l'appellante non ottiene alcuna riduzione del contributo alimentare per la
moglie. Il parziale accoglimento dell'appello, con l'annullamento della parte
di dispositivo relativa al figlio __________ __________, è dovuto alla verifica
d'ufficio dell'incompetenza del Pretore e non ha ripercussioni sulla posizione
della controparte, la quale non può essere considerata soccombente. In simili
circostanze l'interessato deve sopportare tutti gli oneri processuali di
appello e rifondere alla controparte un'equa indennità per ripetibili. Nel
complesso il giudizio odierno non influisce apprezzabilmente, invece, sugli
oneri processuali di prima sede, che possono rimanere invariati.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è parzialmente
accolto, nel senso che il dispositivo n. 6 del giudizio impugnato è così riformato:

                                         Il padre si
assume direttamente, oltre a ciò:

                                         –  il
pagamento diretto di tutte le spese legate alla casa di __________ e di tutti i
costi legati al mantenimento della figlia __________ fino al 30 giugno 2004;

                                         –  (invariato)

 

                                         Per il
resto l'appello è respinto e il giudizio impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 450.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
500.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1200.– per
ripetibili.

                                      

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario