# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a8404f1c-818c-558f-b208-a1774b80bcf2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-07-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.07.2014 36.2014.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2014-21_2014-07-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  36.2014.21

   

  cs

  	
  Lugano

  18 luglio 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 marzo 2014 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 3 febbraio 2014 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione sociale contro le malattie

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                                  A.   Con
decisione formale del 28 giugno 2013 CO 1 (di seguito: CO 1) ha chiesto a RI 1,
coniugata dal 22 settembre 2003 con __________, deceduto tra il 14 ed il 16
giugno 2012 (doc. 1), il pagamento di un importo complessivo di fr. 39'133.20,
composto di fr. 28'437 per premi e partecipazioni ai costi non pagati dal
defunto marito dal mese di gennaio 2006 al mese di luglio 2012, fr. 6'353.90
pari agli interessi dovuti dal 3 aprile 2009 al 28 giugno 2013, fr. 1'730 di
spese amministrative e fr. 2'611.95 di spese esecutive.

 

                                  B.   In
seguito alle censure sollevate dall’interessata (doc. 44), il 27 settembre 2013
l’assicuratore ha inoltrato una domanda di esecuzione per un importo di fr.
28'437.35, oltre a fr. 1'730 di spese amministrative (doc. 45). Il 24 ottobre
2013 l’UEF di __________ ha spiccato il precetto esecutivo n__________, cui RI
1 ha inoltrato opposizione (doc. 46).

                                         Con
decisione su opposizione del 3 febbraio 2014 CO 1 ha confermato la condanna
dell’assicurata al pagamento di un importo complessivo di fr. 39'133.20 ed ha
tolto l’opposizione al precetto esecutivo n. __________ “notificato in data
25 ottobre 2013” (doc. 47).

 

                                  C.   RI
1, rappresentata da RA 1, è insorta al TCA contro la predetta decisione su
opposizione (doc. I).

                                         La
ricorrente evidenzia in primo luogo che il suo coniuge ha lasciato debiti
scoperti nei confronti della CO 1 a sua totale insaputa. Nel corso della vita
comune ogni coniuge ha badato a sé stesso per le proprie spese, tant’è che
l’interessata ha sempre puntualmente pagato i suoi premi LAMal personali. L’insorgente
sostiene che in ogni caso la vita in comune dei coniugi è cessata nel corso del
2008, vivendo da quel momento in poi in stato di separazione di fatto. Il
defunto marito era ritornato ad abitare, per un certo periodo, presso sua madre,
gravemente malata.

                                         L’interessata
rileva che tra il 7 giugno 2013 ed il 12 giugno 2013 l’assicuratore si è
rivolto a lei chiedendo il pagamento degli arretrati non pagati dal defunto
marito. In precedenza, quando il coniuge era vivente, l’assicuratore non le
aveva mai chiesto alcunché. L’insorgente, che ha rinunciato alla successione,
afferma di non poter essere chiamata a pagare i debiti del defunto marito. Con
la cessazione della vita, secondo la ricorrente, cessa anche la solidarietà.

                                        In
via abbondanziale l’interessata evidenzia che il ricorso deve comunque essere
accolto poiché le pretese dell’assicuratore si estendono oltre i premi LAMal.                           

 

                                  D.   Con
risposta del 21 marzo 2014 l’assicuratore propone la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. III).

 

                                  E.   Con
scritto del 1° aprile 2014 il TCA ha chiesto all’insorgente di comprovare, segnatamente
tramite la produzione di un’attestazione dell’ufficio controllo abitanti o
altra documentazione, l’asserita sospensione della vita coniugale nel corso del
2008 (doc. V).

 

                                  F.   Con
osservazioni del 1° aprile 2014 (doc. VI) e del 10 aprile 2014 (doc. VII), la
ricorrente ha ribadito la sua posizione, trasmesso altra documentazione e
domandato l’assunzione di ulteriori prove, tra cui il richiamo del rapporto di
polizia allestito al momento del ritrovamento del corpo del defunto marito e
l’audizione, come testi, di alcune persone che conoscevano i coniugi RI 1. La
ricorrente evidenzia che il defunto marito era andato ad abitare in via __________,
dalla madre, gravemente malata e deceduta il 28 febbraio 2011, per assisterla.
Egli, anche in seguito alla dipartita della madre, ha continuato a vivere in
quell’appartamento, cui l’assicuratore malattie ha inviato le polizze ed ogni
altra corrispondenza e pagando la pigione per evitare lo sfratto e
verosimilmente senza neppure avvisare il cambiamento del destinatario delle polizze.
La morte del coniuge è avvenuta proprio nell’appartamento della defunta madre,
come attestato dal rapporto di Polizia. Nel frattempo lo stabile citato ha
subito un cambiamento di proprietà che ha impedito il reperimento di tutti i
documenti utili per la fattispecie.

 

                                  G.   L’11
aprile 2014 il Giudice delegato del TCA ha richiamato il rapporto di Polizia
inerente il caso in esame (doc. VIII), che è pervenuto al TCA il 18 aprile 2014
(doc. IX). Il 24 aprile 2014 il TCA ha chiesto alla società __________,
precedente proprietario dello stabile in cui __________ ha vissuto con la
madre, se era ancora in possesso dei contratti di locazione relativi al periodo
in esame o a chi sono stati trasferiti (doc. X). Il 28 aprile 2014 __________
ha affermato di aver amministrato lo stabile dal gennaio 2009 al 30 settembre
2012 e di non essere in possesso dei contratti di locazione, trasferiti
all’attuale proprietario (doc. XI). Interpellato in merito (doc. XII), il nuovo
proprietario ha trasmesso al TCA il contratto di locazione sottoscritto da __________,
madre di __________, rilevando che da quando si è occupato dello stabile in
questione, il citato appartamento era già vuoto e che non vi è traccia di un
contratto intestato a __________ e neppure di un suo subentro (doc. XIII).

                                      

                                  H.   Il
5 giugno 2014 le parti sono state sentite nel corso di un’udienza, nell’ambito
della quale il Giudice delegato del TCA ha riassunto gli accertamenti
effettuati dal Tribunale, ha letto alcuni stralci del rapporto della Polizia
cantonale relativo al ritrovamento del corpo di __________ ed alle affermazioni
rilasciate il 16 giugno 2012 dalla ricorrente e da un conoscente, quando sono
stati interrogati dalla Polizia, ed ha messo a loro disposizione la
documentazione per una eventuale visione senza possibilità di estrarre
fotocopie (doc. XV). 

                                         Il
Giudice delegato del TCA ha in particolare riportato un passaggio di quanto
affermato da un conoscente di __________, il 16 giugno 2012, il quale ha tra
l’altro affermato che: “preciso che __________ viveva separato dalla moglie
ma presso lo Stato Civile risulta ancora coniugato. __________ e RI 1
effettuavano una separazione in comune accordo, senza ufficializzare la cosa”.
In seguito è stato letto quanto dichiarato dalla ricorrente, ossia che “un paio
di anni prima, quando: “sua madre ha iniziato ad avere parecchi problemi di
salute lui ha deciso di andare a stare con lei così che la potesse curare
meglio. Quando la madre è deceduta lui mi ha detto che sarebbe rimasto lì a
vivere mentre io sono rimasta presso il mio attuale domicilio … Siamo rimasti
in rapporti di amicizia e ci sentivamo regolarmente… Non abbiamo mai avviato
procedura di separazione di divorzio.”

                                         Interpellato
circa la data esatta della separazione, il rappresentante della ricorrente ha
affermato che non può essere ricostruita con certezza ma la stessa corrisponde
sostanzialmente ai 2 anni precedenti la morte della mamma di __________,
avvenuta nel corso del mese di febbraio 2011, “si dovrebbe quindi trattare
della seconda metà del 2008” ed ha osservato che i conteggi, premi, solleciti e
diffide sono sempre state trasmesse all’indirizzo di __________, ossia dove
abitava la madre. 

                                         “Il
giudice fa osservare che dai documenti agli atti emerge come i verbali di
pignoramento dei documenti: 14 (__________ del 5.12.2007); 16 (__________ del
23.5.2007); 17 (__________5 del 9.8.2007); 18 (__________ del 19.10.2007); 19 (__________0
del 5.2.2008); 20 (__________ del 18.4.2008); sono tutti stati trasmessi ed
eseguiti verosimilmente presso l'indirizzo di __________ a __________, mentre
il verbale di pignoramento doc. 21 (__________ del 25.11.2008); 22 (__________
del 25.11.2008); 23 (__________ del 27.3.2009); sono stati invece notificati in
via __________ mentre che dal 23.6.2009 ricominciano ad essere notificati __________,
che si tratta quindi dei doc. 24, 25. Solo il verbale di pignoramento del
24.2.2012 riporta ancora l'indirizzo di ____________________ (doc. 31).”

                                         Infine,
all’assicuratore è stato assegnato un termine di 10 giorni per precisare, i motivi
per i quali gli interessi vengono chiesti a partire dal 3.4.2009, di
specificare il motivo per cui tutte le fatturazioni sono sempre state trasmesse
al domicilio della mamma di __________ e non del debitore stesso, coniugato con
RI 1, abitante in __________, di volere precisare se effettivamente i premi
reclamati sono quelli indicati nella decisione  su opposizione, ossia maturati
dal 3.12.2005 (premio gennaio 2006) così come descritto in quella sede. 

 

                                    I.   Con
osservazioni del 18 giugno 2014 l’assicuratore ha preso posizione (doc. XVI).

                                         In
particolare CO 1 ha evidenziato che “solo a seguito dell’udienza 5 giugno
2014 CO 1 ha avuto conoscenza di elementi che mai erano stati comunicati con la
dovuta precisione in precedenza. In particolare l’estratto del verbale di
audizione del signor (omissis) , nonché quello della signora RI 1 propongono
ulteriori indizi che lasciano dedurre il sopraggiungere del termine della vita
coniugale dei coniugi __________. Pertanto, sulla base di quanto solo ora noto
e ricordato il persistere di una certa insicurezza circa l’effettivo termine
della vita comune è legittimo e prudenziale affermare che verosimilmente la
separazione della coppia abbia avuto luogo al più presto verso la fine del
2008. Pertanto, pacifico che i premi assicurativi maturati durante la
convivenza sono dovuti; altrettanto pacifico che detti premi fanno oggetto di
una serie di attestati di carenza beni (dunque la pretesa di CO 1 non è
prescritta); pure pacifico che si possa far risalire il termine della
convivenza verosimilmente al mese di dicembre 2008, parte convenuta reclama il
pagamento dei premi assicurativi per il periodo gennaio  2006 - dicembre 2008
(…). La richiesta è assolutamente motivata dalla circostanza che il signor __________
non ha mai comunicato ad CO 1 di essersi coniugato (pure quest’aspetto non
sorprende particolarmente…) sicché CO 1 ha avuto conoscenza dell’esistenza
della moglie cioè della signora RI 1, solo dopo il decesso del signor __________,
poiché solo a questo stadio CO 1 ha proceduto ad una ricerca di eventuali eredi
(…). Contestualmente al ridimensionamento della richiesta ” l’assicuratore
“osserva che detta riduzione non possa certo essere ritenuta alla stregua di
un’acquiescenza parziale ma è da intendersi, solo ed esclusivamente, quale
adattamento della pretesa alla luce di elementi, in precedenza, non
sufficientemente noti” (doc. XVI).

 

                                   L.   Il
4 luglio 2014 l’insorgente ha preso posizione, ribadendo che la separazione di
fatto è avvenuta prima della fine del 2008. L’interessata sostiene infine che
le pretese sono prescritte, essendole state notificate per la prima volta il 7
giugno 2013 e che contengono pure le spese amministrative riportate anche nel
PE n. __________ (doc. XVIII).

 

                                         in diritto

 

                                         in
ordine

 

1.La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
giudiziaria (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00
del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4
febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre
2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre
2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

nel merito

 

                                   2.   Oggetto
del contendere è la questione di sapere se l’assicuratore può chiedere alla
ricorrente il pagamento dei premi e delle partecipazioni ai costi lasciate
insolute dal defunto marito (cfr. decisione su opposizione, doc. B: “il
credito premio rivendicato da CO 1 ammonta a CHF 28'437.35 e risulta così
composto: Fattura dei premi e prestazioni contro __________, fu […]”) per
il periodo dal gennaio 2006 al luglio 2012, per complessivi fr. 28'437.35,
oltre interessi al 5% dal 3 aprile 2009, spese amministrative per fr. 1'730 e
spese esecutive per fr. 2'611.95.

 

                                   3.   Per
l'art. 64 cpv. 1 LAMal, gli assicurati partecipano ai costi delle prestazioni
ottenute. La partecipazione ai costi comprende un importo fisso per anno
(franchigia) e il 10 per cento dei costi eccedenti la franchigia (aliquota
percentuale) (cpv. 2).

Giusta l'art. 64 cpv. 3 LAMal, il
Consiglio federale stabilisce la franchigia e l'importo annuo massimo dell'aliquota
percentuale.

 

A norma dell'art. 64a cpv. 1 LAMal nel
tenore in vigore fino al 31 dicembre 2011, se l'assicurato non
paga premi o partecipazioni ai costi entro la scadenza prevista, l'assicuratore
deve diffidarlo per scritto, assegnargli un termine supplementare di 30 giorni
e indicargli le conseguenze della mora (cpv. 2).

L'art. 90 OAMal prevede che i premi
devono essere pagati in anticipo e di regola mensilmente.

 

A norma dell'art. 105a OAMal, il tasso degli interessi di mora sui premi scaduti secondo l'articolo
26 capoverso 1 LPGA è del 5 per cento all'anno.

 

Per l'art. 105b cpv. 1
OAMal, anch'esso nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2011, i premi e
le partecipazioni ai costi dell'assicurazione obbligatoria delle cure
medico-sanitarie scaduti e non pagati devono essere oggetto, nei tre mesi che
seguono la loro esigibilità, di una diffida scritta preceduta da almeno un
richiamo e distinta da quelle vertenti su altri eventuali pagamenti arretrati.
Con la diffida, l'assicuratore deve impartire all'assicurato un termine di 30
giorni al fine di permettergli di adempiere il suo obbligo e attirare la sua
attenzione sulle conseguenze in cui incorre se non paga.

L'art. 105b cpv. 2 OAMal
prevede che se l'assicurato non paga entro il termine impartito, l'assicuratore
deve avviare una procedura esecutiva relativa al debito nei quattro mesi
successivi, in modo distinto da altri eventuali pagamenti arretrati.

Per l'art. 105b cpv. 3
OAMal se l'assicurato cagiona per propria colpa spese che avrebbero potuto
essere evitate con un pagamento tempestivo, l'assicuratore può riscuotere, in
misura appropriata, spese amministrative, se una misura siffatta è prevista
dalle disposizioni generali sui diritti e sugli obblighi dell'assicurato.

 

Come rammenta l'art. 105d
cpv. 1 OAMal sul cambiamento di assicuratore in caso di mora, l'assicurato è in mora ai sensi dell'articolo 64a cpv. 4 LAMal a decorrere dalla notifica della diffida scritta di cui
all'art. 105b capoverso 1.

Per l'art. 105d cpv. 2
OAMal, se l'assicurato in mora disdice il rapporto assicurativo, l'assicuratore
deve informarlo che la disdetta non ha alcun effetto se i premi, le
partecipazioni ai costi e gli interessi di mora oggetto di una diffida fino a
un mese prima della scadenza del termine di disdetta o le spese d'esecuzione
accumulate fino a tale momento non sono integralmente pagate prima della scadenza
di detto termine.

Giusta l'art. 105d cpv. 3
OAMal, se le somme in arretrato conformemente al capoverso 2 non sono pervenute
all'assicuratore entro la scadenza del termine di disdetta, quest'ultimo deve informare
l'assicurato che egli continua ad essere assicurato presso di lui e che può
cambiare assicuratore soltanto al successivo termine previsto nell'articolo 7
capoversi 1 e 2 della legge.

 

                                         Le
norme in vigore dal 1° gennaio 2012 prevedono quanto segue.

 

                                         Per
l'art. 64a cpv. 1 LAMal se l'assicurato non paga premi o
partecipazioni ai costi entro la scadenza prevista, l'assicuratore, dopo almeno
un sollecito scritto, deve diffidarlo assegnandogli un termine supplementare di
30 giorni e indicandogli le conseguenze della mora (cpv. 2). Se,
nonostante la diffida, l'assicurato non paga i premi, le partecipazioni ai
costi e gli interessi di mora entro il termine assegnato, l'assicuratore deve
richiedere l'esecuzione. Il Cantone può esigere che l'assicuratore comunichi
all'autorità cantonale competente il nome dei debitori escussi (art. 64a cpv. 2
LAMal).

 

                                         Per
l'art. 105b cpv. 1 OAMal, in caso di mancato pagamento dei premi e delle
partecipazioni ai costi, l'assicuratore invia la diffida al più tardi entro tre
mesi dall'esigibilità degli stessi. Egli la presenta separatamente da eventuali
altri pagamenti in arretrato.

                                         A
norma dell’art. 105b cpv. 2 OAMal se l'assicurato causa per propria colpa spese
che avrebbero potuto essere evitate con un pagamento tempestivo, l'assicuratore
può riscuotere adeguate spese amministrative, se una misura siffatta è prevista
dalle disposizioni generali sui diritti e sugli obblighi dell'assicurato

 

                                   4.   Il
diritto delle assicurazioni sociali non disciplina la responsabilità
sussidiaria di un coniuge nei confronti dell'altro. La soluzione giuridica del
tema in discussione va quindi ricercata nel diritto privato, nella misura in
cui tale normativa sia compatibile con quella del diritto delle assicurazioni
sociali, nel caso di specie con la LAMal (DTF 119 V 19 consid. 2c-d; RAMI 1993
pag. 85 consid. 2b).

 

Per l'art. 163 CC, relativo al
mantenimento della famiglia,

 

"
1 I coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle
sue forze, al debito mantenimento della famiglia.

2 Essi s'intendono sul loro
contributo rispettivo, segnatamente circa le prestazioni pecuniarie, il governo
della casa, la cura della prole o l'assistenza nella professione o nell'impresa
dell'altro.

3 In tale ambito, tengono conto dei bisogni dell'unione coniugale e della loro situazione personale."

 

Secondo l'art. 166 CC,

 

"
1 Durante la vita comune, ciascun coniuge rappresenta
l'unione coniugale per i bisogni correnti della famiglia.

2 Per gli altri bisogni, un
coniuge rappresenta l'unione coniugale soltanto se:

1. è stato autorizzato dall'altro o dal
giudice;

2. l'affare
non consente una dilazione e l'altro coniuge è impossibilitato a dare il proprio
consenso per malattia, assenza o analoghi motivi.

3 Con i propri atti, ciascun
coniuge obbliga se stesso e, in quanto non ecceda il potere di rappresentanza
in modo riconoscibile dai terzi, solidalmente anche l'altro."

 

A questo proposito, va osservato che il
TF (dal 1° gennaio 2007) ed il TFA (fino al 31 dicembre 2006) hanno già avuto
modo di sancire che il pagamento dei premi alle assicurazioni sociali fa parte
del "debito mantenimento della famiglia" secondo l'art. 163
cpv. 1 CC (DTF 125 V 430 consid. 3b e dottrina citata; RAMI 2000 pag. 79, cfr.
anche DTF 119 V 25 consid. 6a; DTF 112 II 404 consid. 6; Eugster,
Krankenversicherung, in Meyer-Blaser, Soziale Sicherheit, Basilea 1998, pag.
182 n. 337). Sia la conclusione di un'assicurazione malattia obbligatoria
che il cambiamento di assicuratore sono stati inoltre considerati come facenti
parte dei bisogni correnti della famiglia ai sensi dell'art. 166 cpv. 1 CC (Eugster, op. cit., pag. 182 e
giurisprudenza federale citata alla nota 815). Di conseguenza, alla luce
dell'art. 166 cpv. 3 CC, i coniugi rispondono solidalmente tra di loro per i
premi rimasti impagati, indipendentemente dal regime matrimoniale scelto (DTF
119 V 21 consid. 4e), fintanto che vivono insieme (RAMI 1993 n. 914 pag. 83).

 

L’allora TFA, con sentenza del 18
ottobre 2002 (K 60/00) pubblicata in DTF 129 V 90, ha precisato la sua giurisprudenza. In sostanza, i coniugi che sono nella necessità
di instaurare relazioni con terze persone nell'interesse della coppia o della
famiglia – compresa la necessità di un'assicurazione di base per la copertura delle malattie - rappresentano
l'unione coniugale nella misura in cui gestiscono i bisogni correnti della
coppia stessa o della famiglia. Affinché ciò possa avvenire, e quindi affinché
un coniuge possa essere legalmente rappresentato dall'altro, e quindi affinché
nasca una responsabilità solidale per i debiti contratti da uno dei coniugi per
i bisogni correnti dell'unione coniugale, occorre che le obbligazioni contratte
servano ai bisogni correnti della famiglia.

Nella sentenza federale citata, la
nostra Massima Istanza ha modificato la propria giurisprudenza precisando che
con l'entrata in vigore dell'assicurazione malattia obbligatoria, in virtù
dell'art. 166 CC un coniuge risponde solidalmente per i debiti contributivi
dell'altro coniuge indipendentemente dal fatto che il rapporto di assicurazione
a fondamento del credito contributivo sia stato costituito durante la vita
comune oppure per soddisfare dei bisogni correnti della famiglia.

 

Con sentenza del 22 luglio 2005 (K
114/03), pubblicata in RAMI 2005 pag. 358, l’allora TFA ha confermato, al
considerando 5.1, che "sia la stipulazione di un contratto d'assicurazione
malattia obbligatoria sia il cambiamento dell'assicuratore fanno parte della categoria
dei bisogni correnti della famiglia ai sensi dell'art. 166 cpv. 1 CC, atteso
altresì che i coniugi rispondono solidalmente per il pagamento dei premi
assicurativi indipendentemente dal tipo di regime matrimoniale scelto (DTF 129
V 90 consid. 2, con riferimenti di giurisprudenza e dottrina; cfr. pure Hasenböhler, Kommentar zum
schweizerischen Privatrecht, Zivilgesetzbuch l, n. 7 all'art. 166)".

 

In quell'occasione, l'Alta Corte ha
inoltre stabilito che "con la cessazione della vita comune termina
anche la comunanza di intenti ("Nutzungsgemeinschaft") vigente in
regime di comunione domestica, che costituisce il presupposto necessario per la
responsabilità solidale. Il potere di rappresentanza giusta l'art. 166 CC
rimane in stato di latenza finché la vita comune è sospesa (DTF 119 V 21
consid. 4a-b; Hasenböhler,
op. cit., n. 22 all'art. 166). Detto altrimenti, con l'assenza di vita comune
dei coniugi viene a mancare, per ciascuna componente, il potere di rappresentanza
dell'unione coniugale e, di conseguenza, non può dar luogo a solidarietà. Il
potere di rappresentanza dell'unione coniugale, con il corollario della
responsabilità solidale del coniuge ex art. 166 cpv. 3 CC, è pertanto
pienamente operante solo se le parti vivono in unione domestica e non anche durante
un periodo di separazione, anche solo di fatto, come nel caso di specie. Determinante
ai fini della responsabilità solidale del coniuge è infatti che gli interessati
abbiano una vita comune (RAMI 2004 KV 278 pag. 149)".

 

L'allora Tribunale federale delle
assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha ricordato nella
sentenza K 63/05 del 26 giugno 2006, al considerando 9, che secondo l'art. 166
cpv. 3 CC, ogni coniuge si obbliga personalmente con i suoi atti ed obbliga
solidalmente il suo coniuge fintanto che non eccede i suoi poteri in modo
riconoscibile per i terzi. Lo scopo di questa disposizione è proprio quello di
semplificare la procedura dell'esecuzione forzata, dispensando il creditore da
difficili manovre per il recupero. Inoltre, la rappresentanza dell'unione
coniugale non si esercita soltanto durante la formazione degli atti giuridici,
ma essa si estende anche al loro sviluppo. Così, per esempio, la prescrizione
interrotta contro uno dei coniugi solidali lo è ugualmente contro l'altro (art.
136 cpv. 1 CO), e ciò pure all'insaputa di quest'ultimo. Pertanto, la diffida
notificata all'assicurato in applicazione dell'art. 90 cpv. 3 OAMal è
opponibile a sua moglie.

 

Le medesime considerazioni sono state
ribadite ancora nella sentenza 9C_14/2012 del 29 ottobre 2012, al consid. 4 ("(…) Les charges d'entretien, au sens de l'art. 163 al. 1 CC, comprennent notamment l'assurance-maladie et accidents
obligatoire, le cas échéant aussi les assurances qui vont au-delà du seuil
légal minimal (DESCHENAUX / STEINAUER / BADDELEY, Les effets du mariage, 2e
ed., Berne 2009, n. 420; HAUSHEER / BRUNNER, Familienunterhalt, in Handbuch des
Unterhaltsrechts, 2e éd., Berne 2010, n. 03.89 et sv.). Par ailleurs, en vertu
de l'art. 166 al. 1 et 3 CC, un époux répond solidairement des dettes de cotisations
de son conjoint, que le rapport d'assurance, dont découle la créance de
cotisations, ait été créé pendant la vie commune ou pour satisfaire des besoins
courants de la famille (ATF 129 V 90 consid. 2 et 3.1; arrêt K 114/03 du 22 juillet 2005, in SVR 2006 KV n° 11 p. 32). Le but de l'art. 166 al. 3 CC, à teneur duquel chaque époux
s'oblige personnellement par ses actes et oblige solidairement son conjoint en
tant qu'il n'excède pas ses pouvoirs d'une manière reconnaissable pour les
tiers, est notamment de simplifier la procédure d'exécution forcée, en
dispensant le créancier de pénibles démarches de recouvrement (voir
HASENBÖHLER, Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, Schweizerisches
Zivilgesetzbuch I, n° 64 ad art. 166 p. 295; arrêt K 63/05 du 26 juin 2006
consid. 9). On précisera que l'art. 166 CC ne concerne que les rapports des
époux avec les tiers et est indépendant du régime matrimonial des époux; il ne
désigne pas celui des époux qui, dans les rapports internes, supporte la dette
(DESCHENAUX / STEINAUER / BADDELEY, op. cit., n. 376). (…)").

 

                                         Infine,
per quanto concerne la prescrizione, rammentato che quando è interrotta
contro uno dei coniugi solidali lo è ugualmente contro l'altro (art. 136 cpv. 1
CO), e ciò pure all'insaputa di quest'ultimo (sentenza K 63/05 del 26 giugno
2006), va rilevato che nella già citata sentenza K 114/03 del 22
luglio 2005 l’allora TFA ha affermato al consid. 4:

 

“(…)

 

L'assicurata invoca in
primo luogo la perenzione dei premi dovuti personalmente e per il marito da
gennaio a luglio 1997, ritenuto che l'assicurazione malattia si conclude
mensilmente e non annualmente e che pure i premi vanno versati mensilmente.

La Corte cantonale, dal
canto suo, in applicazione analogica dell'art. 16 LAVS, in assenza di
disposizioni regolamentari della Cassa malati, ha stabilito che i premi non
sarebbero perenti in quanto fatti valere entro il termine di cinque anni dalla
fine dell'anno per il quale erano dovuti.

4.1 Correttamente il
Tribunale di prime cure ha evidenziato che, vigente la LAMI, non contenendo la
medesima legge disposizioni disciplinanti la prescrizione dei crediti relativi
ai premi assicurativi, questa Corte applicava l'art. 16 LAVS per analogia, se
neppure gli statuti prevedevano alcunché (DTF 122 V 333 consid. 3a), e non
l'art. 128 CO, come sostenuto dall'assicurata. Pure giustamente la Corte
cantonale ha ritenuto applicabile questa giurisprudenza anche alla LAMal (si
veda pure RAMI 2005 no. KV 320 pag. 85 consid. 2.1;
Eugster, Krankenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR], Soziale Sicherheit, pag. 185 cifra marg. 340).

 

Ora, l'art. 16 cpv. 1
prima frase LAVS prevede in particolare che i contributi il cui importo non è
stato fissato in una decisione notificata entro un termine di cinque anni dalla
fine dell'anno civile per il quale sono dovuti non possono più essere né
pretesi né pagati. Contrariamente al testo letterale della norma si tratta di
un termine di perenzione e non di prescrizione (DTF 117 V 208).

 

Nella sentenza del 17
giugno 2003 in re V. (K 82/02) questa Corte ha precisato che l'art. 16 LAVS va
applicato per analogia - non direttamente - alla LAMI e che quindi si deve
senz'altro tener conto delle peculiarità di questa legge e delle differenze rilevanti
rispetto alla LAVS, segnatamente del fatto che nell'ambito dell'assicurazione
vecchiaia e superstiti è necessaria l'emanazione di decisioni formali ai fini
di statuire su diritti e obblighi di cassa e assicurati, non invece nel settore
dell'assicurazione malattia (cfr. art. 30 LAMI e art. 80 LAMal), concludendo
non essere pertanto necessario emanare una decisione formale per salvaguardare
il termine di perenzione (consid. 5.2 e 5.3).

4.2 Constatato che gli
statuti e le condizioni generali della Concordia, applicabili nel 1997, non
contenevano disposizioni sulla perenzione dei premi, la Corte cantonale ha - a
ragione - dichiarato non essere perenti i crediti relativi ai premi dovuti da
gennaio a luglio 1997, in quanto il provvedimento formale con cui l'assicuratore
malattia ne aveva chiesto il pagamento risaliva al 16 agosto 2002. La richiesta
di pagamento era pertanto stata presentata entro cinque anni dalla fine
dell'anno civile per il quale erano dovuti.

4.3 A proposito della richiesta dell'assicurata
di tener conto di una perenzione mensile e non annuale va rilevato che il testo
dell'art. 16 LAVS è chiaro, esprimendosi in termini di "cinque anni dalla
fine dell'anno civile per il quale sono dovuti", e quindi non necessita di
essere interpretato.

 

Inoltre, contrariamente a
quanto affermato da questa Corte in relazione alla necessità o meno di far
valere la richiesta di premi tramite una decisione formale per salvaguardare il
termine di perenzione, per quel che concerne il loro pagamento non si ravvisano
differenze particolari o sostanziali tra assicurazione vecchiaia e superstiti e
assicurazione malattia tali da giustificare l'applicazione di una perenzione
mensile e non annua. Pure i contributi AVS vengono infatti di regola pagati
mensilmente oppure trimestralmente, in quanto dedotti dal salario (cfr. art. 34
OAVS).

 

La durata
dell'assicurazione malattia poi non è mensile né annuale ma dipende di
principio dall'esistenza o meno di alcune condizioni, quali il domicilio,
l'esercizio di un'attività o la dimora abituale in Svizzera (art. 3 cpv. 1 e
cpv. 3 lett. a LAMal) oppure l'esercizio di un'attività lavorativa all'estero
per conto di un datore di lavoro con sede in Svizzera (art. 3 cpv. 3 lett. b
LAMal; a proposito della possibilità di disdire il contratto, v. art. 7 LAMal).
Inoltre, l'ammontare dei premi LAMal è, come quello dei contributi AVS, fissato
annualmente (DTF 124 V 338 consid. 2c; art. 22 e 28 OAVS).

 

A sostegno della tesi
esposta è utile confrontare anche il tenore dell'art. 24 cpv. 1 LPGA, secondo
cui il diritto a prestazioni o contributi arretrati si estingue cinque anni
dopo la fine del mese per cui era dovuta la prestazione e cinque anni dopo lo
scadere dell'anno civile per cui il contributo doveva essere pagato. Anche
giusta la nuova legge quindi la perenzione è annuale per i contributi (cfr.
Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, n. 18-20 e 25 all'art. 24;
Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, 3a ed., Berna 2003, pag. 27 n.
24).

 

4.4 In ogni caso la questione posta dalla
ricorrente può restare irrisolta poiché, anche seguendo la sua tesi, i premi
non risultano perenti. Dagli atti risulta infatti che la richiesta degli
stessi era già avvenuta nel corso del mese di novembre 2000.” (sottolineatura
del redattore)

 

                                   5.   Nel
caso di specie, alla luce della giurisprudenza sopra riportata, l’insorgente,
di principio, indipendentemente dal regime matrimoniale scelto e dal momento in
cui è sorto il rapporto assicurativo LAMal, è tenuta a solvere i debiti del defunto
marito derivanti dai premi e dalle partecipazioni ai costi dell’assicurazione obbligatoria
delle cure medico-sanitarie rimasti impagati, essendone debitrice solidale (DTF
129 V 90). 

 

                                         Per
questo motivo, pur avendo rinunciato alla successione (allegato al doc. 39),
può essere chiamata dall’assicuratore a solvere il debito rimasto scoperto dal
de cuius essendo debitrice solidale dei premi e delle partecipazioni ai costi
rimasti impagati sin dal sorgere del debito, ossia già quando il defunto marito
era ancora in vita. Infatti la solidarietà implica la possibilità per il
creditore di procedere nei confronti di ciascuno per l’intero importo (art. 163
e 166 CC e 143 e seguenti CO; cfr. anche DTF 105 V 74).

 

                                         La
ricorrente non può neppure far valere la perenzione del debito, poiché è stata
validamente interrotta nei confronti del defunto marito con la richiesta di
pagamento dei premi inoltrata nel termine di 5 anni di cui all’art. 24 LPGA (segnatamente,
sulla base degli atti prodotti, con i verbali di pignoramento e con gli
attestati di carenza beni [cfr. in particolare per gli anni dal 2006 al 2008,
di cui si dirà in seguito, i doc. da 14 a 24], cfr. anche sentenza K 114/03 del 22 luglio 2005, consid. 4.3 e 4.4 e sentenza K 82/02 del 17 giugno 2003),
ciò che implica l’interruzione anche nei suoi confronti, pur essendo all’oscuro
di quanto accaduto (sentenza K 63/05 del 26 giugno 2006, considerando 9
ed art. 136 cpv. 1 CO per il quale l’interruzione rispetto ad un debitore
solidale o ad un condebitore di una prestazione indivisibile vale anche in
confronto degli altri condebitori). 

 

                                         In
concreto resta unicamente da esaminare se la solidarietà è (perlomeno in parte)
venuta meno a causa della separazione di fatto dei coniugi, che la ricorrente
sostiene essere avvenuta nel corso del 2008 (cfr. doc. I, pag. 3 punto 4).

 

                                         Sulla
base degli accertamenti effettuati dal TCA e della documentazione prodotta
dalle parti, questo Tribunale deve far proprie le conclusioni dell’assicuratore
che in data 18 giugno 2014 ha in sostanza ritenuto comprovato, secondo il
principio della verosimiglianza preponderante, valido nelle
assicurazioni sociali, che la coppia si è separata al più preso
verso la fine del 2008 ed ha ridotto le sue pretese nei confronti della
ricorrente ai premi dovuti nel periodo da gennaio 2006 a dicembre 2008 (doc. XVI).

                                         Ciò
emerge sia dalle dichiarazioni rilasciate il 16 giugno 2012, ossia ben prima
che iniziasse la vertenza in esame, alla Polizia cantonale da un conoscente del
defunto __________ (“Preciso che __________ viveva separato dalla moglie ma
presso lo stato civile risulta ancora coniugato. __________ e RI 1 effettuavano
una separazione in comune accordo, senza ufficializzare la cosa”) e dalla
ricorrente (“un paio di anni fa, quando sua madre ha iniziato ad avere
parecchi problemi di salute lui ha deciso di andare a stare da lei così che la
potesse curare meglio”), sia da quanto affermato dal rappresentante
dell’insorgente in sede di audizione il 5 giugno 2014 (“la data precisa di
quella separazione non è ricostruibile ma la stessa sostanzialmente corrisponde
i 2 anni precedenti la morte della mamma di __________ avvenuta il febbraio 2011”). 

                                         Del
resto non vi sono altre prove circa una separazione precedente la fine del
2008. 

                                         In
particolare non può essere d’aiuto la circostanza che i pignoramenti sono
inizialmente avvenuti all’indirizzo della madre di __________, poiché alcuni di
essi sono stati effettuati nel 2007, ossia in un periodo nel quale la stessa
ricorrente non sostiene di aver vissuto separata dal defunto marito. Essa ha infatti
sostenuto di essersi separata nel corso del 2008 (cfr. doc. I, pag. 3 punto 4).

 

                                         Va
a questo proposito ricordato che se, da una parte, la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare
l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile –
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Sulla
base delle emergenze istruttorie, conformemente a quanto ritenuto
dall’assicuratore in data 18 giugno 2014 (doc. XVI), questo Tribunale può far
risalire l’avvenuta separazione al massimo con effetto dal mese di gennaio
2009. Infatti, da una parte la ricorrente afferma che la separazione sarebbe
avvenuta nel corso del 2008 senza apportare alcuna prova, dall’altra, e
soprattutto, in sede di udienza, il 5 giugno 2014 ha comunque affermato, per il tramite del rappresentante, che la stessa è avvenuta circa due
anni prima della morte della madre nel febbraio 2011.

                                         Ne
segue che non occorre dar seguito alla richiesta dell’interessata di ascoltare
ulteriori testi (doc. VI) o di assumere altre prove.

 

                                         Va
qui rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora
l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450,
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H
103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid.
2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce
una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2
Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         Ne
segue che i premi rimasti impagati dal defunto marito nel periodo da gennaio 2006 a dicembre 2008, sono a carico della ricorrente, per un importo complessivo di fr. 12'698.40
({343.30 X 12 [premi 2006, doc. 7]} + {354.10 X 12 [premi 2007, doc. 7]} +
{360.80 X 12 [premi 2008, doc. 8]}).

 

                                   6.   Per
quanto concerne gli accessori, e meglio gli interessi di mora, le spese
amministrative e le “spese esecutive precedenti” (cfr. doc. 47), questo
TCA evidenzia che la moglie, rispettivamente il marito, è solidalmente
responsabile unicamente per il pagamento dei premi dell'altro coniuge, ma non
delle altre spese causate dal consorte. Per cui l'assicuratore non può
chiedere al debitore solidale il pagamento delle spese di diffida, d'apertura
dell'incarto, del precetto esecutivo, di prima notifica, di procedura esecutiva
e gli interessi moratori generati dall'assenza di pagamento dei premi LAMal da
parte del coniuge (sentenza 36.2012.82 del 27 febbraio 2013; 36.2008.102 del 7
gennaio 2009; 36.2008.98 dell'8 settembre 2008; 36.2007.162 del 13 marzo 2008; 36.2007.23
del 2 ottobre 2007; 36.2007.62 del 5 luglio 2007; 36.2006.22 del 20 luglio 2006).

 

Al riguardo, nella (prima) sentenza
36.2006.22 del 20 luglio 2006 questo Tribunale ha evidenziato, al consid. 13,
quanto segue:

 

Come visto, la nostra
Massima Istanza ha avuto modo di precisare che con l'entrata in vigore
dell'assicurazione malattia obbligatoria un coniuge risponde solidalmente,
ex art. 166 CC, per i debiti contributivi dell'altro coniuge, indipendentemente
dal fatto che il rapporto di assicurazione a fondamento del credito
contributivo sia stato costituito durante la vita comune oppure per soddisfare
dei bisogni correnti della famiglia (cfr. STFA del 22 luglio 2005, K 114/03).

Per l'art. 146 CO salvo
disposizione contraria, un debitore solidale non può col suo fatto personale
aggravare la posizione degli altri.

Ad esempio la mora di uno
dei debitori solidali concerne unicamente l'interessato. In altre parole solo
lui deve gli interessi moratori. Allo stesso modo in caso di colpevole
impedimento di un debitore, solo questi deve pagarne le conseguenze (cfr.
Engel, Traité des obligations en droit suisse, 2a. edizione, Berna 1997, pag.
840; cfr. anche Schnyder, Basler Kommentar 2a ed., n. 1 e segg. ad art. 147,
pag. 758 e seg.).

Ciò significa che la
moglie, rispettivamente il marito, è solidalmente responsabile unicamente per
il pagamento dei premi dell'altro coniuge, ma non delle altre spese causate dal
consorte.

Per cui l'assicuratore non può chiedere
all'insorgente il pagamento delle spese di diffida, d'apertura dell'incarto,
del precetto esecutivo, di prima notifica, di procedura esecutiva e gli
interessi moratori generati dall'assenza di pagamento dei premi LAMal da parte
del marito."

 

                                         Ne
segue che in concreto gli interessi di mora, le spese amministrative per fr.
1'730 e le spese esecutive per fr. 2'611.95 non possono essere chieste alla
ricorrente.

 

                                         Diverso
è invece il discorso per le spese che l’agire del coniuge, chiamato a pagare in
via solidale il debito, causa con il suo comportamento (cfr. sentenza
36.2012.82 del 27 febbraio 2013; 36.2008.102 del 7 gennaio 2009; 36.2008.98
dell'8 settembre 2008; 36.2007.162 del 13 marzo 2008; 36.2007.23 del 2 ottobre
2007; 36.2007.62 del 5 luglio 2007; 36.2006.22 del 20 luglio 2006). 

 

                                         Nella
DTF 125 V 276, l'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha ricordato che pure
sotto l'imperio della nuova LAMal un assicuratore contro le malattie può
esigere il pagamento in adeguata misura delle spese di diffida così come di
spese supplementari cagionate da mora dell'assicurato al momento del versamento
dei premi e della partecipazione ai costi, in quanto tali spese (alle quali si
sarebbe ovviato in caso di versamento tempestivo) siano addebitabili a colpa dell'interessato
e le disposizioni generali sui diritti e gli obblighi degli assicurati
contemplino una regolamentazione al riguardo.

 

                                         Questo
principio è stato inserito nell'art. 105b cpv. 3 OAMal nella
versione in vigore fino al 31 dicembre 2011 (in precedenza, fino al 31 luglio
2007 figurava nell'art. 90 cpv. 5 OAMal) e nell’art. 105b cpv. 2 OAMal dal 1°
gennaio 2012, secondo il quale se l'assicurato causa per propria colpa
spese che avrebbero potuto essere evitate con un pagamento tempestivo,
l'assicuratore può riscuotere adeguate spese amministrative, se una misura
siffatta è prevista dalle disposizioni generali sui diritti e sugli obblighi
dell'assicurato

 

In concreto, l'art. 5.5 delle
condizioni d’assicurazione prevedono che le spese, quali ad esempio le spese di
sollecito e di riscossione, derivanti da premi e partecipazioni ai costi in
arretrato vanno a carico della persona assicurata.

 

                                         Nel
caso di specie, per quanto concerne le richieste di pagamento inviate alla
ricorrente dopo la morte del marito per premi rimasti impagati dal de cuius,
agli atti vi è una richiesta del 7 giugno 2013 per premi del 2012 (doc. 37; con
il sollecito del 12 luglio 2013; doc. 42), non dovuti dalla moglie alla luce
della separazione intervenuta ad inizio 2009 e una richiesta di pagamento del
12 giugno 2013 relativa ad un precetto esecutivo del 9 agosto 2007 n. __________
per premi di gennaio - marzo 2007 dovuti da defunto marito (doc. 17 e 38) oltre
al sollecito del 17 luglio 2013 (doc. 43), dove è chiesto un importo di fr. 70
per le spese.

 

                                         Solo
le spese di questa richiesta possono essere accollate alla ricorrente. I doc.
da 34 a 36, e meglio gli attestati di carenza beni del febbraio e marzo 2009
rilasciati nei confronti della ricorrente, per premi LAMal da settembre a
dicembre 2007 non possono infatti concernere premi del defunto marito e dunque
non sono oggetto della presente procedura, poiché la medesima cassa ha
affermato che __________ “non ha mai comunicato ad CO 1 di essersi coniugato”,
aggiungendo che l’assicuratore “ha avuto conoscenza della moglie cioè della
signora RI 1, solo dopo il decesso” del marito poiché solo in quel momento
“ha proceduto alla ricerca di eventuali eredi” (doc. XVI).

 

Le spese di fr. 70, dovute per colpa
dell'assicurata medesima (che non ha pagato quanto richiesto nei termini) e che
trovano il loro fondamento nell'art. 105b cpv. 2 OAMal e nell'art. 5.5 delle
condizioni d’assicurazione vanno pertanto confermate.

 

                                   7.   Infine,
l’assicuratore ha rigettato l’opposizione al precetto esecutivo n. __________
del 24 ottobre 2013 dell’UEF di __________ e chiede al TCA la conferma di
questo provvedimento.

 

                                         Alla
richiesta dell’assicuratore, che non ha seguito la procedura prevista dalla
LPGA, non può essere dato seguito.

 

                                         Per
l’art. 49 LPGA:

 

1Nei casi di ragguardevole entità o quando vi è disaccordo con
l’interessato l’assicuratore deve emanare per scritto le decisioni in materia
di prestazioni, crediti e ingiunzioni.

2
Una domanda relativa a una decisione d’accertamento deve
essere soddisfatta se il richiedente fa valere un interesse degno di
protezione.

3
Le decisioni sono accompagnate da un avvertimento relativo
ai rimedi giuridici.

Devono essere motivate se
non corrispondono interamente alle richieste delle parti.

La notificazione
irregolare di una decisione non deve provocare pregiudizi per l’interessato.

 

                                         A
norma dell’art. 52 LPGA:

 

1
Le decisioni possono essere impugnate entro trenta giorni
facendo opposizione presso il servizio che le ha notificate; fanno eccezione le
decisioni processuali e pregiudiziali.

2
Le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro un
termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai rimedi
giuridici.

3
La procedura d’opposizione è gratuita. Di regola non sono
accordate ripetibili.

 

                                         Nella
già citata sentenza K 63/05 del 26 giugno 2006 il TF, al consid. 7, ha rammentato la procedura che deve seguire l’assicuratore se vuole continuare la procedura
esecutiva:

 

« 7.

L'exécution forcée ayant
pour objet une somme d'argent ou des sûretés à fournir s'opère par la poursuite
pour dettes et commence par la notification du commandement de payer (art. 38
al. 1 et 2 LP).

 

7.1 En cas d'opposition,
le créancier peut requérir du juge l'annulation de l'opposition si la créance
est fondée sur un jugement exécutoire (art. 80 al. 1er LP). Sont assimilées à
des jugements exécutoires, notamment les décisions des autorités administratives
de la Confédération ordonnant le paiement d'une somme d'argent ou la
constitution de sûretés (art. 80 al. 2 ch. 2 LP). Par conséquent, un
assureur-maladie au bénéfice d'un jugement, d'une décision ou d'une décision
sur opposition portant condamnation à payer des arriérés de primes ou de
participations aux coûts pourra requérir du juge la mainlevée définitive de
l'opposition à son commandement de payer. Dans ce cas, le juge n'a ni à revoir,
ni à interpréter le titre à la mainlevée définitive qui lui est produit. Le
prononcé de mainlevée définitive écarte d'une façon absolue l'opposition formée
par le débiteur. Sur simple réquisition, l'office des poursuites devra
continuer la poursuite comme s'il n'y avait pas eu opposition. Le débiteur dont
l'opposition a été levée définitivement et qui veut néanmoins échapper à
l'exécution forcée n'a plus que deux voies de droit : l'annulation ou la
suspension de la poursuite (art. 85 LP) ou le paiement de la dette.

7.2 Lorsque le créancier
requiert une poursuite sans titre à la mainlevée préalable, il doit, en cas
d'opposition au commandement de payer, agir par la voie de la procédure
ordinaire ou administrative pour faire reconnaître son droit conformément à
l'art. 79 al. 1 LP. Lorsque la poursuite porte sur une créance de droit public,
le bien-fondé de celle-ci doit faire l'objet d'une décision formelle de
l'autorité administrative compétente, soit, en matière d'assurance-maladie
sociale, des assureurs. Ceux-ci peuvent donc introduire une poursuite pour
leurs créances pécuniaires même sans titre à la mainlevée entré en force,
rendre après coup, en cas d'opposition, une décision formelle portant
condamnation à payer les arriérés de primes ou participations aux coûts et,
après l'entrée en force de cette dernière, requérir la continuation de la
poursuite. Si le dispositif de la décision administrative se réfère avec
précision à la poursuite en cours et lève expressément l'opposition à celle-ci,
ils pourront requérir la continuation de la poursuite sans passer par la procédure
de mainlevée de l'art. 80 LP. Dans sa décision, l'autorité administrative
prononcera non seulement une décision au fond selon le droit des assurances
sociales sur l'obligation pécuniaire de l'assuré, mais elle statuera
simultanément sur l'annulation de l'opposition comme autorité de mainlevée (ATF
119 V 329 consid. 2 et les références). »

 

                                         Nel
caso di specie, l’assicuratore ha sovrapposto le due procedure descritte dal TF
ai consid. 7.1 e 7.2 ed ha in sostanza mutato la natura della procedura. 

                                         Infatti
dapprima, il 28 giugno 2013, ha emanato una decisione formale condannatoria, chiedendo all’interessata il pagamento di un importo di fr.
39'133.20 (doc. 40; cfr. consid. 7.1 della citata sentenza). In seguito all’opposizione
presentata dall’insorgente, ha fatto spiccare, il 27 settembre 2013, un
precetto esecutivo (doc. 45 e 46) ed il 3 febbraio 2014 ha emesso direttamente una decisione su opposizione tramite la quale ha tolto
l’opposizione al citato PE (doc. 47, cfr. consid. 7.2 della citata sentenza). 

 

                                         Questa
soluzione ibrida non può venir tutelata in questa sede poiché contraria
alle norme procedurali della LPGA (in particolare art. 49 e 52 LPGA), che
prevedono dapprima l’emissione di una decisione formale ed in seguito, in caso
di contestazione, di una decisione su opposizione portante sul medesimo oggetto
e sulla medesima azione. 

                                         Ciò
vale a maggior ragione nell’ambito della procedura esecutiva, laddove
l’assicuratore stesso può rigettare l’opposizione al PE e le garanzie
procedurali devono, come sempre, essere garantite.

 

                                         Va
qui rammentato che a norma l'art. 54 cpv. 2 LPGA le decisioni e le decisioni su
opposizione esecutive che condannano al pagamento di una somma in contanti o a
fornire una cauzione sono parificate alle sentenze esecutive giusta l'art. 80
della legge federale dell'11 aprile 1889 sulla esecuzione e sul fallimento.

                                         Ciò
significa che, sulla base di una tale decisione, l'opposizione interposta
contro un precetto esecutivo può, contestualmente al credito fissato nella
decisione, essere tolta da un ordine di rigetto definitivo pronunciato dal
giudice.

                                         Tuttavia
il rigetto dell'opposizione da parte del giudice non è necessario per il proseguimento
dell'esecuzione quando il credito oggetto di esecuzione è stato fissato da una
decisione cresciuta in giudicato, resa dopo che il debitore ha fatto
opposizione (DTF 119 V 331 consid. 2b con riferimenti).

                                         Il
TF ha posto questo principio, già invalso da alcuni decenni in ambito civile
(DTF 64 III 78, DTF 53 III 202, DTF 36 I 452, DTF 34 I 612), nella sentenza
pubblicata in DTF 75 III 44, assimilando alle sentenze civili le decisioni e le
sentenze amministrative delle autorità federali e delle autorità del Cantone
dove è in atto l'esecuzione (DTF 107 III 63, RCC 1978, pag. 310).

                                         In
definitiva, la Cassa che avvia una procedura d'esecuzione, contro la quale la
persona soggetta all'obbligo contributivo solleva opposizione, senza avere
prima fissato i contributi o i premi dovuti, deve in seguito notificare una
decisione formale.

                                         La
decisione deve tuttavia chiaramente riferirsi all'esecuzione in atto e togliere
l'opposizione, totalmente o limitatamente ad un determinato importo (DTF 109 V
46; DTF 107 III 60, RCC 1982 pag. 344).

 

                                         In
concreto la Cassa avrebbe dovuto o emettere solo una decisione
condannatoria sia in sede di decisione formale e su opposizione (e chiedere poi
al giudice ordinario, alla crescita in giudicato della decisione su
opposizione, di rigettare l’opposizione al PE [consid. 7.1 della sentenza K
63/05 del 26 giugno 2006]) oppure, dopo aver fatto spiccare il precetto
esecutivo, in caso di opposizione, emanare dapprima una decisione formale
tramite la quale l’assicuratore avrebbe potuto togliere l’opposizione al PE e,
in caso di contestazione, una decisione su opposizione ribadendo il rigetto
dell’opposizione al PE (cfr. consid. 7.2 della sentenza K 63/05 del 26 giugno
2006).

 

                                         In
concreto, avendo in sostanza mischiato le due procedure ed avendo rigettato
l’opposizione al PE, spiccato dopo l’emissione della decisione formale, solo in
sede di decisione su opposizione, l’opposizione al PE n. __________ del 24
ottobre 2013 dell’UEF di __________ non può essere rigettata.

 

                                   8.   La
ricorrente, parzialmente vincente in causa e rappresentata da una persona
cognita in materia, ha diritto a ripetibili (cfr. art. 61 lett. g LPGA). 

                                         

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

1.Il
ricorso è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §
La decisione impugnata è modificata nel senso che RI 1 è tenuta a versare ad CO
1 l’importo complessivo di fr.  12'698.40, oltre fr. 70 di spese amministrative.

                                         §§
L’opposizione  al precetto esecutivo n. __________ dell’UEF di __________
del 24 ottobre 2013 è mantenuta.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato. L’assicuratore verserà alla ricorrente fr. 1'500 (IVA inclusa) a titolo
di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il giudice delegato                                                Il
segretario

 

Ivano Ranzanici                                                   Fabio
Zocchetti