# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0829ec8d-91a4-53e5-8789-8c9290cb4787
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-11-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 26.11.2001 52.2001.257
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2001-257_2001-11-26.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2001.00257

   

  	
  Lugano

  26 novembre
  2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso  9 luglio 2001 di

 

 

	
   

  	
  __________ rappr. da __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 19 giugno 2001 (n. 2945) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 30 marzo 2001 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rinnovo di un permesso
  di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    25 luglio 2001 del
Dipartimento delle istituzioni,

-    22 agosto 2001 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   L'11 aprile
1996 il cittadino iugoslavo __________ (1975) si è sposato nel suo Paese
d'origine con la connazionale __________, domiciliata in Svizzera dal 1993. Il
15 maggio successivo, il ricorrente è stato autorizzato ad entrare nel nostro
Paese per vivere insieme alla moglie, ottenendo un permesso di dimora annuale,
in seguito regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 14 maggio 2001. Dalla
loro unione sono nate __________ (2 agosto 1998) e __________ (8 febbraio
2001).

Durante il suo soggiorno in Svizzera,
__________ ha cambiato 9 posti di lavoro, rimanendo a volte disoccupato. Egli
ha inoltre interessato a più riprese le autorità amministrative e giudiziarie.
Il 17 gennaio e il 14 febbraio 1997, il ricorrente è stato multato con fr.
500.– rispettivamente con fr. 120.– dall'autorità competente in materia di
circolazione stradale per infrazione alla LCStr; dal 26 febbraio al 10 aprile
1997 gli è stata revocata la licenza di condurre. Con decreto d'accusa 1° marzo
1999, il Procuratore pubblico ha inflitto ad __________ una multa di fr. 300.–
per danneggiamento, mentre il 26 aprile 1999 lo ha condannato a 15 giorni di
detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e a una
multa di fr. 300.– per rissa, lesioni semplici e circolazione in stato di
ebrietà. Per questo motivo, il 21 giugno 1999 l'interessato è stato ammonito
dall'autorità competente in materia di stranieri, con l’avvertenza che in caso
di recidiva o di comportamento scorretto sarebbe stata presa in esame la
possibilità di adottare adeguate misure amministrative. Il 10 agosto 1999 il
Dipartimento delle finanze ha commutato in 20 giorni di arresto le multe di fr.
500.– e fr. 120.– inflitte all'insorgente nel 1997. Con decreto d'accusa 20
novembre 2000, il Procuratore pubblico generale ha condannato __________ a 90
giorni di detenzione e all'espulsione dal territorio elvetico durante 3 anni,
pene entrambe sospese condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per
complicità in falsità di documenti. Nel contempo, ha revocato la sospensione
condizionale della pena del 26 aprile 1999.

 

 

 

                                  B.   Il 30 marzo
2001 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle
istituzioni ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora a __________ alla
sua scadenza, segnatamente a causa della sua condanna penale del 20 novembre
2000. L'autorità ha rilevato che l'interessato era già stato ammonito il 21
giugno 1999. La risoluzione è stata resa sulla base degli art. 4, 9, 10, 12, 16
e 17 LDDS; 8 e 10 ODDS.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 19 giugno 2001, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________. Considerate
tutte le circostanze del caso, il Governo ha ritenuto che il provvedimento adottato
dall'autorità di prime cure fosse conforme al principio della proporzionalità.
Secondo l'Esecutivo cantonale, l'interesse pubblico a non rinnovare il permesso
di dimora al ricorrente era prevalente su quello dello stesso di vivere con la
sua famiglia in Svizzera. Il Governo ha inoltre ritenuto esigibile il rientro
del ricorrente nel suo Paese d'origine e ha rilevato che il provvedimento
adottato gli permetteva di rientrare in Svizzera nell'ambito di soggiorni turistici
per rendere visita a sua moglie e alle sue due figlie, nel caso in cui esse non
volevano accompagnarlo in Iugoslavia.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo del suo
permesso di dimora, se del caso sotto condizione. Sostiene che il provvedimento
adottato dal dipartimento nei suoi confronti non è una decisione, ma una
semplice comunicazione priva di valore giuridico. Nel merito, non contesta di
aver violato l'ordine pubblico e si scusa, chiedendo di tener conto che egli ha
commesso i reati quando era giovane adulto. Ritiene in ogni caso che la
decisione impugnata sia sproporzionata. In particolare, sostiene che sua moglie
non può trasferirsi in Iugoslavia in quanto risiede in Svizzera dal 1991,
quando è giunta nell'ambito del ricongiungimento famigliare; inoltre essa è
domiciliata nel nostro Paese, dove ha frequentato la scuola media e si è ben
integrata. Il ricorrente informa di aver trovato un nuovo lavoro.

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr.
art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. Nell'evenienza concreta, la pronunzia
dipartimentale 30 marzo 2001 non va considerata alla stregua di una decisione
di revoca del permesso di dimora. In effetti, benché la citata pronuncia sia stata
emanata un mese e mezzo prima della scadenza, prevista il 14 maggio 2001, del
titolo autorizzativo, lo stesso ha conservato piena validità fino a tale
termine (cfr. STF inedita 24 settembre 1996 in re S.; STA 15 aprile 1998 in re
B.-P.). Come ha recentemente avuto modo di considerare questo Tribunale (STA 26
ottobre 2001 in re S.B.), la risoluzione impugnata costituisce, piuttosto, un
anticipato rifiuto di rinnovare all'insorgente il permesso di dimora di cui era
titolare. Alla stessa deve essere riconosciuto valore di decisione impugnabile,
contrariamente, invero, a quanto statuito da questa Corte in un precedente
giudizio, emesso con motivazione sommaria (cfr. STA inedita 26 novembre 1997 in
re P.). Nella fattispecie, tale conclusione risulta, peraltro, anche
nell'interesse dell'insorgente, che non ha inoltrato formale istanza di rinnovo
alla scadenza dell'autorizzazione di soggiorno. Con tutta probabilità, esso ha
ritenuto che l'esito di una siffatta richiesta fosse già stato preventivamente
sancito dalla contestata pronuncia del dipartimento. In conclusione, accertata
la natura di decisione di non rinnovo del permesso dell'atto impugnato, occorre
valutare se il ricorso di diritto amministrativo sia ricevibile da questo profilo.

 

1.3. In materia di polizia degli stranieri,
il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile
contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione
federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità
competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei
trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di
domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile
permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare
del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 123 II 145 consid.
1b).

 

1.4. Non esiste tra la Confederazione
Svizzera e la Repubblica federativa di Iugoslavia alcun trattato che regoli in
modo specifico il soggiorno in Svizzera dei cittadini iugoslavi, accordo dal
quale potrebbe scaturire un diritto al rilascio di un permesso di dimora.

 

1.5. Giusta l'art. 17 cpv. 2 prima frase
LDDS, lo straniero sposato con una persona in possesso del permesso di domicilio
ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora, fintanto che i
coniugi vivono insieme. In linea di principio, __________ ha diritto al
permesso postulato. Difatti egli è sposato dal 1996 con __________, domiciliata
nel nostro Paese, ed è incontestato che i coniugi vivono in comunione
domestica. Assodato che per le ragioni dianzi esposte la fattispecie potrebbe
essere dedotta in giudizio innanzi al Tribunale federale mediante un ricorso di
diritto amministrativo, la competenza di questo Tribunale è quindi data.

 

1.6. Lo straniero che ha uno stretto legame
di parentela con una persona che possiede un permesso di domicilio in Svizzera
può invocare a protezione della propria vita familiare l'art. 8 CEDU. In tal
caso, se il legame di parentela è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà
delle autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno è limitata e
contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto
amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv.
1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93
consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui
all'art. 10 lett. a LALPS. Per la soluzione della vertenza non è ad ogni buon conto
necessario esaminare più a fondo l'intensità del vincolo familiare che lega
l'insorgente alla moglie e alle sue due figlie, dal momento che il gravame è
ricevibile giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS.

 

1.7. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1
PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43
PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli
atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 17 cpv. 2 ultimo periodo LDDS, il diritto dello straniero al
rilascio del permesso si estingue se questi viola l'ordine pubblico. Detto
rifiuto deve rispettare il principio della proporzionalità. I motivi di
estinzione di questo diritto sono tuttavia meno severi di quanto richiesto
dall'art. 7 cpv. 1 in fine LDDS, il quale stabilisce che deve sussistere un
motivo di espulsione per negare al coniuge straniero di un cittadino svizzero
il rilascio o la proroga del permesso sollecitato. Difatti, una violazione
dell'ordine pubblico può risultare dalla commissione di un'infrazione oppure,
in una maniera più generale, da un comportamento reprensibile (Wurzburger, La
jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers,
in: RDAF 53/1997 320). Considerato che una violazione minore dell'ordine
pubblico è una ragione sufficiente per rifiutare la concessione del permesso,
l'interesse privato dello straniero e della sua famiglia a rimanere in Svizzera
ha, nell'ambito della ponderazione degli interessi pubblici e privati in
presenza, meno importanza che se si fosse trattato di un'espulsione (DTF 120 Ib
130 consid. 4a).

 

2.2. Il diritto al rispetto della vita
privata e famigliare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza
nell'esercizio di tale diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU "in
quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una
misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale,
l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati,
la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle
libertà altrui". In questo contesto, va effettuata una ponderazione di
tutti gli interessi pubblici e privati in gioco. In particolare, va esaminato
se si può esigere dai famigliari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che
lascino il nostro paese per seguire lo straniero al quale è stato rifiutato un
permesso di dimora. La facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno
straniero dev'essere ammessa tanto più facilmente quando la presenza in
Svizzera di costui, a causa del suo comportamento, risulta indesiderabile. Va
nondimeno precisato che il solo fatto che non si possa pretendere dai membri
della famiglia che lascino la Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente
per accogliere il ricorso (DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid. 4a). La
protezione dell'art. 8 cpv. 1 CEDU non può in ogni caso essere invocata, se si
può esigere dal coniuge avente il diritto di risiedere in Svizzera che si
trasferisca nel Paese d'origine del consorte (DTF 111 Ib 5 consid. 2b con
rinvii).

 

 

                                   3.   In
concreto, il 17 gennaio e il 14 febbraio 1997, __________ è stato multato con
fr. 500.– rispettivamente con fr. 120.– dall'autorità competente in materia di
circolazione stradale per infrazione alla LCStr; dal 26 febbraio al 10 aprile
1997 gli è stata revocata la licenza di condurre. Con decreto d'accusa 1° marzo
1999, il Procuratore pubblico ha inflitto al ricorrente una multa di fr. 300.–
per danneggiamento (fatto avvenuto il 22 marzo 1997), mentre il 26 aprile 1999
lo ha condannato a 15 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un
periodo di prova di 3 anni, e a una multa di fr. 300.– per rissa, lesioni
semplici e circolazione in stato di ebrietà (fatti avvenuti il 28 febbraio 1998).
A seguito di tale condanne, il 21 giugno 1999 l'interessato è stato ammonito
dall'autorità competente in materia di stranieri, con l’avvertenza che in caso
di recidiva o di comportamento scorretto sarebbe stata presa in esame la
possibilità di adottare adeguate misure amministrative. Il 10 agosto 1999 il
Dipartimento delle finanze ha commutato in 20 giorni di arresto le multe di fr.
500.– e fr. 120.– inflitte all'insorgente nel 1997. Come se non bastasse, con decreto
d'accusa 20 novembre 2000 il Procuratore pubblico generale ha condannato
__________ a 90 giorni di detenzione e all'espulsione dal territorio elvetico
durante 3 anni, pene entrambe sospese condizionalmente con un periodo di prova
di 2 anni, per complicità in falsità di documenti (fatti avvenuti nel maggio
2000). Nel contempo, ha revocato la sospensione condizionale della pena
inflitta al ricorrente il 26 aprile 1999. __________ ha quindi dimostrato senza
ombra di dubbio una scarsa considerazione per l'ordine giuridico del Paese che
lo ospita e di aver difficoltà di adattamento. In particolare, il reato per cui
egli è stato condannato il 20 novembre 2000 è, come ha pertinentemente rilevato
il Consiglio di Stato (consid. E.1., pag. 9), di una certa gravità in materia
di polizia degli stranieri. Egli aveva:

"intenzionalmente
aiutato un non meglio __________ nell'utilizzo a scopo di inganno, per
l'ottenimento di visti per i Paesi adiacenti all'accordo di __________, al fine
di migliorare la situazione altrui, di falsi permessi di lavoro e di domicilio
o dimora, ed in particolare:

·        
ritirando a inizio
maggio 2000 presso il Consolato __________ a __________ e consegnandoli a
__________ 2 passaporti per i quali era stato ottenuto con le modalità
descritte, il visto, ricevendo un compenso di fr. 200.–;

·        
ritirando il 30
maggio 2000 6 passaporti per i quali era stato richiesto il visto e
consegnandoli a __________ dietro promesso compenso di fr. 600.–, non pagato;

·        
custodito per conto
di __________ 3 passaporti con richiesta di visto e falsi certificati idonei ad
ottenerlo, in vista di una successiva prestazione".

(v. Decreto d'accusa 20 novembre 2000 del
Procuratore generale).

 

Una recidiva dell'insorgente non può del
resto essere esclusa, ritenuto che egli non ha smesso di delinquere da quando è
entrato in Svizzera commettendo reati sempre più gravi, gli ultimi dei quali
durante il periodo di prova di 3 anni di cui egli aveva beneficiato nell'ambito
della precedente condanna del 26 aprile 1999. Il fatto che egli abbia commesso
tali reati quando era giovane adulto non permette di giungere a diversa
conclusione. Non va poi sottovalutato che nel 1999 l'interessato era già stato
minacciato di espulsione dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione e che
ha cambiato ben 9 posti di lavoro in poco meno di 5 anni, rimanendo pure
disoccupato complessivamente per 2 anni e mezzo. Egli ha pure contratto diversi
debiti per circa fr. 10'000.– ed ha ancora aperte diverse procedure esecutive
(v. verbale d'interrogatorio di Polizia cantonale 30 maggio 2000, pag. 2). Per
di più, egli parla e capisce a malapena l'italiano (v. verbale d'interrogatorio
30 maggio 2000, pag. 1).

 

Di conseguenza, sono date le premesse per
ritenere che il ricorrente ha violato l'ordine pubblico ai sensi dell'art. 17
cpv. 2 LDDS, ciò che fa di lui un persona indesiderata in Svizzera. Il fatto
che egli abbia trovato un nuovo lavoro non permette quindi di giungere a
diversa conclusione.

 

 

                                   4.   Occorre
ora verificare se la decisione impugnata rispetta il principio della proporzionalità.
__________ è entrato in Svizzera all'età di 21 anni e vi soggiorna da 5 anni.
Un suo rientro in Iugoslavia non pregiudica quindi in maniera eccessiva la sua
risocializzazione. Del resto, egli stesso ammette che il suo rientro nel suo
Paese è esigibile (ricorso ad 9, pag. 8). Inoltre egli non sottovaluta che i
reati penali rimproveratigli dalle autorità inferiori siano di una gravità tale
da giustificare la misura adottata (ricorso ad 8a, pag. 7). Più delicato appare
in realtà il pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero con il mancato
rinnovo del suo permesso di dimora. La moglie __________ è entrata in Svizzera
nel 1991 all'età di poco meno di 14 anni nell'ambito del ricongiungimento
famigliare e vi è domiciliata dal 1993. Nel nostro Paese, dove vivono i suo
genitori e le sue sorelle, ha frequentato la terza e quarta media e ha in
seguito svolto l'apprendistato di venditrice; attualmente lavora presso un'impresa
di pulizie a __________. D'altra parte anche lei è nata in Iugoslavia, come il
marito a __________. Nel suo Paese d'origine ha inoltre trascorso tutta la sua
infanzia e si è pure sposata; ne conosce quindi lingua e gli usi e costumi. Si
può dunque ritenere che essa, nonostante qualche difficoltà iniziale di
reinserimento, possa continuare la sua vita coniugale in __________. Per quanto
riguarda le figlie __________ (3 anni) e __________ (poco meno di un anno),
esse sono ancora piccole e dipendenti dai genitori, per cui il problema di un
loro eventuale sradicamento dalla realtà elvetica non si pone. D'altro canto,
la misura adottata permette comunque al ricorrente di rientrare in Svizzera
nell'ambito delle normative per i turisti; in tal modo le relazioni con sua
moglie e le sue due figlie residenti in Ticino rimangono in ogni caso salvaguardate,
qualora la moglie __________ non volesse trasferirsi nel suo Paese d'origine.
In conclusione, un'attenta ponderazione di tutti gli interessi in gioco
permette di ritenere proporzionato il provvedimento adottato dall'autorità
inferiore.

Infine, tenuto conto che il rifiuto di
rinnovare il permesso di dimora al ricorrente scaturisce da una corretta
ponderazione tra l'interesse dello straniero a che egli possa continuare a
risiedere in Svizzera e l'interesse pubblico contrario, ne consegue che, anche
qualora egli fosse legittimato ad invocare l'art. 8 CEDU, la censura andrebbe
respinta.

 

 

                                   5.   Sulla
scorta di quanto precede il ricorso dev'essere pertanto respinto. La tassa di
giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 4, 11, 17 LDDS; 8, 16 ODDS; 8 CEDU;
100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61 PAmm

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza __________ (22 marzo 1975),
cittadino iugoslavo, è tenuto a lasciare il territorio del Cantone Ticino entro
il 31 gennaio 2002 notificando la propria partenza al competente ufficio
regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 800.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

 

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario