# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8c15772a-2b18-5b1e-b78a-5a58dea9febc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-08-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 24.08.2017 16.2017.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2017-8_2017-08-24.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2017.8

  	
  Lugano

  24 agosto 2017/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Giani,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo del 30 marzo 2017 presentato da

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 1° marzo 2017 dal Giudice di pace del circolo di
  Lugano Ovest nella causa 80/B/16/CO (appalto) promossa con istanza 1° dicembre 2016 dalla

  	 

 

	
   

  	
  CO 1;

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:                          che il 26 marzo 2016 la ditta
CO 1, specializzata in impianti elettrici, ha trasmesso alla società RE 1, una
fattura di fr. 1126.95 (IVA inclusa), per lavori di elettricista svolti nel bar
__________ a __________;

 

                                         che la RE 1 ha contestato
l'ammontare della mercede, ritenuto eccessivo;

 

                                         che la CO 1 ha fatto
notificare il 20 ottobre 2016 alla RE 1 il precetto esecutivo n. __________ dell'Ufficio
esecuzione di Lugano per l'incasso di fr. 1237.25 oltre interessi al 7% dal 26
aprile 2016 indicando quale motivo del credito “fattura no. 20081716 datata
26.03.2016 per lavori Bar __________ in Via __________, smontaggio e
rimontaggio lampade + forniture lampade + vari + spese amministrative per
ricerche”, al quale l'escussa ha interposto opposizione;

 

                                         che il 1° dicembre 2016 la
CO 1 si è rivolta al Giu­dice di pace del circolo di Lugano Ovest chiedendo di
convocare la RE 1 a un tentativo di conciliazione e, in caso di man­cata intesa,
di pronunciare una decisione sulla base dell'art. 212 CPC volta a ottenere il
pagamento di complessivi fr. 1237.25 (mercede di fr. 1126.95 e spese esecutive di
fr. 110.30) più “interessi, spese esecutive e spese giudiziali”, così come il
rigetto in via definitiva dell'opposizione interposta al citato PE;

 

                                         che all'udienza del 25
gennaio 2017 l'istante, unica comparente, ha confermato le sue domande;

 

                                         che statuendo il 1° marzo
2017 il Giudice di pace in accoglimento dell'istanza, ha condannato la convenuta
a pagare all'istante complessivi fr. 1237.25 oltre interessi al 5% dal 21
giugno 2016, ha rigettato per tale importo in via definitiva l'opposizione interposta
al menzionato precetto esecutivo e ha posto le spese processuali di fr. 140.– a
carico della convenuta tenuta a rifondere all'istante fr. 150.– di indennità;

 

                                         che contro la decisione
appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con reclamo del 30 marzo 2017
in cui postula, previa concessione
dell'effetto sospensivo, di annullare la decisione impugnata e di rinviare gli
atti al primo giudice affinché indica una nuova udienza di conciliazione o rilasci
l'autorizzazione ad agire oppure di riformare la decisione impugnata nel senso
di respingere l'istanza; 

 

                                         che con decreto del 23 maggio
2017 il presidente della Camera ha respinto la richiesta di effetto sospensivo;

 

                                         che il reclamo non è stato
notificato alla controparte per osservazioni;

 

e considerando

 

in diritto:                       che le decisioni emanate
dai giudici di pace, come autorità di conciliazione ai sensi dell'art. 212 cpv.
1 CPC, sono impugnabili con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione
(art. 321 cpv. 1 CPC; sentenza inc. 16.2013.40 del 10 ottobre 2013 con rinvio a
Honegger in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [curatori], 3ª edizione, n. 10 ad art.
212);

 

                                         che il reclamo, introdotto
il 30 marzo 2017, è senz'altro tempestivo;

 

                                         che secondo l'art. 320 CPC
con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a)
e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b); 

 

                                         che il reclamo deve essere
motivato (art. 321 cpv. 1 CPC), nel senso che il reclamante non può limitarsi a
criticare la sentenza impugnata contrapponendo la propria opinione a quella del
primo giudice, ma deve dimostrare, attraverso un'argomentazione
chiara e dettagliata, che l'autorità inferiore ha emanato una decisione
manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in
urto palese con il senso di giustizia ed equità (DTF 138 III 380 consid. 6.1 con rinvii; Trezzini in: Commentario al Codice di
diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, art. 321 pag. 1411);

 

                                         che per Giudice di pace la
convenuta, ancorché avesse contestato la mercede richiesta perché la riteneva eccessiva,
non comparendo all'udienza, non ha confermato in causa questa contestazione,
ragion per cui ha accolto l'istanza per complessivi fr. 1237.25 più interessi al
5% dal 21 giugno 2016, data della prima messa in mora agli atti; 

 

                                         che la reclamante rimprovera
al primo giudice di non avere attribuito alle ammissioni dell'istante, ovvero che
lei aveva “reclamato per i lavori”, un corretto valore procedurale e probatorio
e di avere applicato in maniera errata l'art. 212 CPC, perché “a fronte della
[sua] contestazione ammessa dall'attrice”, l'autorità di conciliazione doveva
ritenere necessario “assumere le prove quo al buon fondamento della pretesa
dell'attrice” e “non poteva in alcun modo optare per la procedura decisionale
di cui all'art. 212 CPC, la quale appunto non consente di assumere le prove necessarie”;

 

                                         che così argomentando,
essa dimentica che per l'art. 222 cpv. 2 CPC, applicabile giusta l'art. 219 CPC
per analogia anche alla procedura orale dell'art. 212 CPC, la parte convenuta
deve muovere le proprie contestazioni con la risposta, ciò che esclude si
possano tenere in considerazione eventuali contestazioni risalenti alla fase
preprocessuale;

 

                                         che, pertanto, lo stato di
fatto determinante ai fini del giudizio è quello risultante dall'eventuale
scambio di scritti (art. 202 cpv. 4 CPC) e dalle allegazioni e contestazioni
delle parti verbalizzate nella procedura dell'art. 212 CPC;

 

                                         che in tale misura, la
convenuta, non comparendo all'udienza, non ha contestato i fatti allegati dall'istante
né ha sollevato obiezioni o eccezioni volte a inficiare la pretesa fatta valere
in giudizio;

 

                                         che secondo la reclamante,
l'autorità di conciliazione non poteva inoltre seguire la procedura decisionale
dell'art. 212 CPC, perché non ha preliminarmente disposto uno scambio di
scritti ai sensi dell'art. 202 cpv. 4 CPC;

 

                                         che giusta l'art. 202 cpv.
4 CPC l'autorità di conciliazione può ec­ce­zio­nalmente disporre uno scambio
di scritti qualora entri in li­nea di conto una proposta di giudizio (art. 210
CPC) o una sua decisione nel merito (art. 212 CPC);

 

                                         che per il citato
articolo, non è dunque una condizione di applicazione dell'art. 212 CPC ma
soltanto una possibilità concessa all'autorità di conciliazione, quella di
assegnare alla parte con­ve­nuta un termine per presentare per iscritto le proprie
osserva­zioni all'istanza;

 

                                         che la reclamante sostiene
infine di non essersi presentata all'udienza perché il 25 gennaio 2017 la
gerente era inabile al lavoro al 100%, così come attestato dal certificato medico
allegato al reclamo;

 

                                         che tale censura fonderebbe
piuttosto una richiesta di restituzione ai sensi dell'art. 148 cpv. 1 CPC, la
quale però andava proposta al Giudice di pace;

 

                                         che, comunque sia, per
tacere del fatto che un certificato medico non basta da sé solo per sorreggere
un'istanza di restituzione del termine l'istante dovendo pur sempre spiegare e
rendere verosimile il genere di malattia o la tipologia dell'infortunio, come
pure la relativa incidenza sull'impossibilità di agire per tempo (Dietschy-Martenet, La restitution de
délai dans le Code de procédure civile suisse, in: RDS 2015 I pag. 158 con
rinvii), l'impedimento della socia e gerente della società convenuta è cessato
il 26 gennaio 2017;

 

                                         che dalla cessazione dell'impedimento,
essa avrebbe dovuto chiedere al Giudice di pace di essere nuovamente citata a
un'udienza di conciliazione entro il termine di 10 giorni (art. 148 cpv. 2 CPC);

 

                                         che introdotta il 30 marzo
2017 l'istanza si rivela perciò di primo acchito tardiva sicché una sua
trasmissione al Giudice di pace non entra in linea di conto poiché
manifestamente irricevibile;

 

                                         che in definitiva il
reclamo, non avendo evidenziato nessuna errata applicazione del diritto né
manifesta errata valutazione delle risultanze istruttorie da parte del primo
giudice, deve essere respinto e può essere decisio in virtù dell'art. 48b lett.
b n. 3 LOG; 

 

                                         che le spese giudiziarie
seguono soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), mentre non si pone problema d'indennità
alla controparte, alla quale il reclamo non è stato notificato per
osservazioni.

 

Per
questi motivi, 

 

decide:                     1.   Il reclamo è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali di fr.
200.– sono a carico della reclamante.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –
  avv.;

  –.

   

  

                                         Comunicazione alla
Giudicatura di pace del circolo di Lugano Ovest.

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.