# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2da9fbd7-e269-55a9-beec-adc133d8b3c9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2003.99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-99_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.99

   

  	
  Lugano

  18 settembre 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 17 marzo 2003 della

 

 

	
   

  	
  _RICO0 

  patrocinata da: avv. 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 25 febbraio 2003 del Consiglio di Stato
  (n. 893), che ha accolto l'impugnativa inoltrata da __________ contro la
  risoluzione 4 novembre 2002, con cui il municipio di __________ ha rilasciato
  alla __________ la licenza edilizia per la realizzazione di un impianto per
  la telefonia mobile sul tetto dell'edificio sito al mapp. n. __________ RF di
  __________;

  

 

 

viste le risposte:

-      1° aprile 2003 del
Consiglio di Stato;

-    18 aprile 2003 di
__________;

-    25 aprile 2003 del
municipio di __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 22
febbraio 2002 la __________ (__________), qui ricorrente, ha chiesto al municipio
di __________ il permesso di installare una stazione di telefonia mobile sul
tetto dell’edificio sito al mapp. n. __________ RF di __________ (zona R7).
L’impianto si compone essenzialmente di un cassone tecnico di m 3.90 x 1.50 x
1.80 e di un palo alto m 8.00, al quale sono fissate tre antenne e otto
parabole per la diffusione di segnali radio della nuova tecnologia UMTS.

                                         Alla
domanda di costruzione si è tempestivamente opposto il vicino __________,
lamentando l’irregolarità della pubblicazione e contestando la conformità del
progetto con le normative edilizie ed ambientali in vigore.

 

 

                                  B.   Raccolto il
preavviso favorevole del Dipartimento del territorio, il 4 novembre 2002 il
municipio ha rilasciato la licenza edilizia, respingendo nel contempo
l’opposizione del vicino.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 25 febbraio 2003, il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento,
accogliendo l’impugnativa inoltrata contro di esso dall'opponente.

                                         Il
Governo ha ritenuto che l'intervento, sebbene conforme alla destinazione della
zona e alle prescrizioni vigenti in materia di radioprotezione, non rispetti le
normative comunali sulle altezze delle costruzioni. L’armadio tecnico, non
assimilabile ad un corpo tecnico dell’edificio e di dimensioni estremamente
ragguardevoli, andrebbe infatti computato sull’altezza dell’immobile, che
risulterebbe così in contrasto con le norme di PR.

 

 

                                  D.   Contro il
predetto giudizio governativo, la soccombente si aggrava ora dinanzi al
Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo il ripristino della licenza annullata.

                                         L'insorgente
nega in sostanza che l’armadio tecnico costituisca un ingombro tale da esigere
che sia computato sull'altezza dello stabile. S tratterebbe di una presenza
trascurabile che non ingenera effetti negativi sui fondi vicini. I locali dell’edificio,
soggiunge, sarebbero peraltro inadatti ad ospitare l’installazione in disamina.
La decisione del Governo sarebbe priva di base legale. Esso avrebbe inoltre
sostituito il proprio potere di apprezzamento a quello del municipio violando
in tal modo l’autonomia comunale.

 

 

                                  E.   All’accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni. Ad
identica conclusione perviene il resistente contestando succintamente le tesi
dell'insorgente. Il municipio si rimette invece al giudizio del Tribunale
cantonale amministrativo.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall’art. 21 LE. La legittimazione
attiva dell’insorgente è certa (art. 43 PAmm). Il ricorso, tempestivo (art. 46
PAmm), è dunque ricevibile in ordine e il giudizio può essere reso sulla base degli
atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Il
limite d'altezza delle costruzioni è un parametro edilizio di primaria
importanza. Esso definisce in particolare gli ingombri delle costruzioni, in
modo da assicurare, in concorso con le norme sulle distanze, la salubrità degli
insediamenti, dal profilo dell'illuminazione e dell'aerazione naturali.
Indirettamente, esso determina inoltre la morfologia degli insediamenti, contenendone
l'impatto sul quadro del paesaggio.

                                         Secondo
l'art. 40 cpv. 1 LE, l'altezza di un edificio si misura a partire dal terreno sistemato
al punto più alto del filo superiore del cornicione di gronda o del parapetto.
Riservato il caso in cui l'ordinamento edilizio concretamente applicabile
stabilisca anche un'altezza massima dei colmi, dalla definizione di questo
criterio di misurazione si evince che, per principio, gli spioventi dei tetti a
falde non vengono presi in considerazione ai fini della determinazione delle
altezze. Salvo diversa, esplicita disposizione, sfuggono inoltre al computo
dell'altezza i corpi tecnici, ovvero quegli elementi costruttivi, di ridotte
dimensioni, quali torrini degli ascensori, comignoli ed antenne, che sporgono
oltre il tetto e servono in maniera inscindibile alla funzionalità degli
edifici (RDAT 2000 I n. 60, RDAT 1991 I n. 85 consid. 2; Scolari, Commentario,
II. ed., ad art. 40 LE, n. 1235). Sono invece computati gli attici (art. 43
RLE), siccome determinanti ingombri superiori a quelli di un semplice corpo tecnico.

                                         Il fatto
che l'art. 40 LE si riferisca agli edifici non significa che le altre
costruzioni non soggiacciano a limiti d'altezza e che il criterio di
misurazione sancito da questa norma non sia applicabile per analogia ad altre
opere di sovrastruttura. Determinante, ai fini dell'applicazione dei limiti
d'altezza ad altre costruzioni, rimane comunque la presenza di un ingombro
effettivo, suscettibile di ingenerare sui fondi circostanti e sul quadro del
paesaggio ripercussioni analoghe a quelle prodotte da un edificio. In quest'ordine
di idee la giurisprudenza ha ritenuto che le prescrizioni sull'altezza non si
applicassero a pali della luce ed antenne (BVR 1980, 4; Scolari, op. cit., n.
1243). 

 

                                         2.2. Nel
caso concreto, l'art. 21 cifra 1 NAPR fissa in 22.70 m l’altezza massima delle
costruzioni della zona R7. 

                                         A
differenza di altri ordinamenti comunali, le NAPR di __________ si limitano a
rinviare - per quanto riguarda le definizioni dell’altezza degli edifici e del
modo di misurarli - alle norme della LE e del RLE (art. 5 NAPR). L'art. 28 cpv.
3 RE del 16 dicembre 1963, che, oltre all'altezza prevista per le singole zone,
concedeva unicamente una semplice torretta dell'altezza massima di m 1.50
per carrucole di sospensione, è diventato inapplicabile in seguito
all'entrata in vigore dell'attuale PR. 

                                         Ne
consegue che a __________, per l’edificazione dei corpi tecnici fa stato la regola,
elaborata dalla giurisprudenza cantonale,
secondo la quale queste opere di sovrastruttura non soggiacciono a limiti di
altezza fintanto che non determinano un ingombro rilevante dal profilo delle
finalità perseguite dalle disposizioni relativa a questo parametro edilizio.
Questa conclusione è indirettamente confermata dall'art. 83 cpv. 4 RE, citato
dal Consiglio di Stato, a norma del quale le antenne per apparecchi radio e
televisione dovranno possibilmente essere collocate in modo da non nuocere
all'estetica o al vicinato. 

 

                                         2.3.
Scostandosi dalle conclusioni dell’autorità
comunale, il Consiglio di Stato ha ritenuto che l’armadio annesso all'antenna
fosse di dimensioni estremamente ragguardevoli, tali da determinare,
assieme al vicino corpo tecnico dell'immobile, un impatto che imporrebbe
di computarlo sull'altezza dell'edificio sottostante. Esclusa la possibilità di
configurarlo come un corpo tecnico, il Governo ne ha quindi dedotto che fosse
contrario alle normative comunali in materia di altezza delle costruzioni. 

                                         La
tesi appare palesemente insostenibile. 

                                         Un
semplice, sommario esame dei piani permette di escludere che si possa ragionevolmente
considerare l'impianto in contestazione di dimensioni estremamente
ragguardevoli. Tanto meno si può affermare che il suo ingombro produca sui
fondi circostanti effetti tali da esigere che sia computato sull'altezza
dell'immobile. 

                                         L'armadio
in oggetto è infatti lungo poco meno di 4.00, largo m 1.50 ed alto m 1.80. È
posato su un tetto lungo quasi 30 m e largo oltre 13. Tanto in valori assoluti,
quanto in termini relativi alle dimensioni del tetto, l'ingombro è semmai
estremamente ridotto. Essendo collocato quasi al centro del tetto, in posizione
arretrata rispetto al filo delle facciate, ad un'altezza di m 22.50 da terra,
il suo impatto sui fondi circostanti sarà del tutto insignificante. Basti al
riguardo considerare che qualora l'immobile venisse coperto da un tetto a
falde, che per sua natura non sarebbe computabile sull'altezza dell'edificio,
l'armadio vi verrebbe interamente conglobato. 

                                         La
conclusione non muta nemmeno se si considera l'ingombro rappresentato dall'armadio
assieme a quello costituito dal vicino corpo scale dell'edificio, che sporge
dal tetto per un'altezza di m 1.40, occupando una superficie di circa 7 m x 4. 

                                         Visto
di lato, ossia da est o da ovest, l'armadio, largo appena m 1.50, è infatti
coperto dal retrostante manufatto. Non modifica dunque la percezione degli
ingombri. Visto da nord o da sud, la sua lunghezza (m 3.90), pur sommandosi
alla larghezza del corpo tecnico (m 4.00), modifica tale percezione, ma non la
sovverte al punto da esigere che gli ingombri verticali di questi due corpi
siano computati sull'altezza della costruzione sottostante. Nemmeno da questo
profilo sussistono valide ragioni per considerare eccessive le ripercussioni
che le volumetrie di queste due sovrastrutture ingenerano sui fondi circostanti.

                                         È
ben vero che l'armadio in contestazione, non servendo direttamente
all'utilizzazione della costruzione sulla quale verrebbe ad insistere, non può
essere considerato un corpo tecnico nel senso che comunemente viene attribuito
a questo termine. In assenza di disposizioni specifiche del diritto comunale,
volte a disciplinare i corpi tecnici degli edifici, limitandone le dimensioni,
questa circostanza non permette tuttavia di accreditare le tesi dell'istanza
inferiore. Non è invero dato di capire per qual motivo, il fatto che non si
tratti di un corpo tecnico in senso stretto, dovrebbe permettere di concludere
che l'impianto in esame si pone in contrasto con le normative comunali in
materia di altezza delle costruzioni. 

 

 

                                   3.   In
esito alle considerazioni che precedono, avendo il resistente rinunciato a
riproporre in questa sede le eccezioni, che aveva sollevato senza successo
davanti al Consiglio di Stato, il ricorso può essere senz'altro accolto,
annullando il giudizio governativo impugnato, siccome lesivo del diritto, e
ripristinando la licenza edilizia rilasciata dal municipio all'insorgente. 

                                         La tassa
di giustizia e le ripetibili sono poste a carico del resistente secondo soccombenza.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21, 40 LE; 43 RLE; 5, 21 NAPR di
__________; 1, 3, 18, 28, 31, 43, 46, 60, 61 PAmm; 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto. 

§   Di conseguenza: 

1.1.   la decisione 25 febbraio 2003 del Consiglio
di Stato (n. 893) è annullata. 

1.2.   la licenza edilizia 4 novembre 2002,
rilasciata dal municipio di __________ alla __________ per l'installazione di
un impianto per la telefonia mobile sul tetto dell’edificio sito al mapp. n.
__________ RF è confermata. 

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese per complessivi fr. 1'000.-- sono poste a carico del
resistente, il quale rifonderà alla ricorrente 

                                         fr.
1'500.- a titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario