# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8c382567-cbb9-562e-aec7-cadb77d6037a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-11-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.11.2022 D-5278/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5278-2022_2022-11-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5278/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  n o v e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Muriel Beck Kadima, Walter Lang, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias  

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Eritrea,   

rappresentato dal signor Ugo Di Nisio,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 10 novembre 2022 / N (…). 

 

 

 

D-5278/2022 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) giu-

gno 2022, asserendo di essere minorenne, nato il (…), dopo essere stato 

fermato dalle (…). Dalle investigazioni effettuate dalla SEM nell’unità cen-

trale del sistema europeo “Eurodac”, in data (…), è emerso che era stata 

registrata la sua entrata illegale in Italia il (…) e che gli erano state rilevate 

le impronte dattiloscopiche nel predetto Paese in medesima data. 

A.b Il (…) luglio 2022 l’interessato è stato sentito nell’ambito di una prima 

audizione per richiedenti minorenni non accompagnati (di seguito anche: 

verbale RMNA). In tale contesto, egli è stato in particolare questionato in 

merito all’età dichiarata, alle sue relazioni famigliari, al suo viaggio d’espa-

trio, al suo stato di salute, nonché circa i suoi motivi d’asilo e le eventuali 

circostanze che si opporrebbero ad un suo ritorno in Italia, nel qual caso 

quest’ultimo Stato fosse ritenuto competente per la trattazione della sua 

domanda d’asilo. Al termine dell’audizione, dopo avergli concesso il diritto 

di essere sentito anche riguardo alla data di nascita allegata, la SEM ha 

ritenuto la stessa inverosimile, a causa delle dichiarazioni laconiche, vaghe 

e succinte fornite dall’insorgente in merito. Conseguentemente, ha comu-

nicato all’interessato dell’intenzione della SEM di ritenerlo maggiorenne 

per il seguito della procedura e che la sua data di nascita verrà modificata 

d’ufficio al (…). A ciò è seguita la mutazione della data di nascita nel Si-

stema d’informazione centrale sulla migrazione (SIMIC), in data (…) lu-

glio 2022. 

A.c Sempre il (…) luglio 2022, l’autorità elvetica competente, ha presen-

tato alla sua omologa italiana, una domanda di presa in carico del richie-

dente, fondata sull’art. 13 par. 1 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri 

e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III). 

A.d Con scritto del 28 luglio 2022, il rappresentante legale dell’interessato, 

ha invitato la SEM ad effettuare una perizia medico-legale – già richiesta 

nel corso del verbale RMNA – per la determinazione dell’età del richie-

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dente, sia in considerazione delle allegazioni rese da quest’ultimo, sia ri-

guardo al principio “in dubio pro minor” ed alla giurisprudenza recente resa 

dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale).  

A.e Constatando che l’Italia non ha risposto entro i termini regolamentari, 

con comunicazione elettronica del 10 novembre 2022, la SEM ha indicato 

alle autorità italiane di ritenerla competente per l’esame della domanda 

d’asilo dell’interessato a partire dal 22 settembre 2022. 

A.f Agli atti sono presenti diversi fogli di trasmissione di informazioni medi-

che (cosiddetti “F2), circa lo stato di salute dell’insorgente, dei quali si dirà, 

per quanto necessario, nei considerandi. 

B.  

Con decisione del 10 novembre 2022, notificata il giorno successivo (cfr. 

atto SEM n. [{…}]-33/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della 

suddetta domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ed ha pronunciato il trasferimento dell’interes-

sato dalla Svizzera verso l’Italia, nonché l’esecuzione del medesimo prov-

vedimento, osservando inoltre come un eventuale ricorso contro la deci-

sione non ha effetto sospensivo. 

C.  

Il 17 novembre 2022 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con 

ricorso dinnanzi al Tribunale contro la precitata decisione dell’autorità infe-

riore, chiedendo, in limine, la sospensione dell’esecuzione della decisione 

impugnata in via supercautelare e la concessione dell’effetto sospensivo al 

ricorso. Nel merito, ed a titolo principale, egli ha concluso all’annullamento 

della decisione impugnata ed alla restituzione degli atti di causa alla SEM 

per l’esame nazionale della domanda d’asilo dell’interessato. A titolo su-

bordinato, ha invece chiesto la restituzione degli atti alla SEM per il com-

pletamento dell’istruttoria. Ha inoltre presentato istanza di concessione 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo.  

Al ricorso, ha annesso quale nuovo documento, degli estratti (pag. 3, 

pag. 16-18) del rapporto dell’(…) ([…]) del (…), intitolato: “(…)”. 

D.  

Il Tribunale, in data 18 novembre 2022, ha ordinato la sospensione 

dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente quale misura super-

cautelare. 

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Pagina 4 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

Il ricorrente, nel suo memoriale ricorsuale, ritiene dapprima che l’autorità 

inferiore lo abbia, a torto, considerato quale maggiorenne in corso di pro-

cedura, lamentando rispetto a tale punto posto in questione un accerta-

mento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della 

SEM (art. 6 LAsi; art. 12 PA; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Tuttavia, poi-

ché dal gravame si deduce come in realtà tale censura formale si confonda 

con gli aspetti materiali della stessa, ovvero ponendo in discussione in 

realtà l’apprezzamento che l’autorità inferiore ha effettuato rispetto alla 

questione, si esaminerà la medesima direttamente sotto tale profilo. 

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4.1 Ciò posto, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel 

merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno 

Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione 

della procedura di asilo e allontanamento. 

4.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato 

quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia 

la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in 

carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

4.3  

4.3.1 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato 

sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3 

LAsi) sia nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per 

l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 RD III). La valutazione operata 

dalla SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente 

nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito. Qualora 

la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e 

riprendere la procedura in circostanze idonee all’età del richiedente l’asilo 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3 con rif. cit.). 

4.3.2 Nel caso in oggetto, nella propria decisione, l’autorità inferiore ha re-

putato inverosimile l’asserita minore età dell’insorgente, sia viste le dichia-

razioni incoerenti e prive di sostanza da lui rilasciate nel corso del verbale 

RMNA, sia poiché non ha presentato alcun documento di viaggio o di legit-

timazione, ed infine vista la circostanza che in Italia egli è stato registrato 

quale maggiorenne, secondo un documento della (…) del (…). Sulla base 

dell’apprezzamento globale dei predetti elementi, la SEM ha ritenuto non 

vi fosse necessità di procedere ad ulteriori atti istruttori, in particolare 

all’esperimento di una perizia medica per accertare l’età dell’insorgente, 

come richiesto dall’interessato, ed ha ritenuto quest’ultimo maggiorenne 

per il prosieguo della procedura. 

Dal canto suo, nel suo ricorso, l’insorgente contesta la succitata valuta-

zione dell’autorità inferiore riguardo alla determinazione della sua età. A tal 

proposito, egli considera dapprima che il documento della (…) citato nella 

decisione dalla SEM e classificato come atto riservato ai sensi dell’art. 27 

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PA dall’autorità inferiore, avrebbe un valore probatorio esiguo. Non po-

trebbe quindi essere annoverato quale evidenza utile alla determinazione 

dell’età dell’insorgente, in quanto non sarebbe noto se quest’ultimo fosse 

stato assistito da un interprete e da un rappresentante legale al momento 

del fermo delle autorità e della rilevazione delle sue generalità. Inoltre, sa-

rebbe notorio come tali documenti siano spesso il frutto di procedure rapide 

ed approssimative, e sarebbe completamente difforme dalle allegazioni 

rese in Svizzera dal richiedente l’asilo. Inoltre, la valutazione della SEM 

sarebbe contraria al principio “in dubio pro minor” in ossequio anche 

all’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 

(RS 0.107; di seguito: CDF). Peraltro sia come si sarebbe espresso il ricor-

rente nel corso del verbale RMNA sia il suo aspetto, non sembrerebbero 

quelli propri di un adulto. Se poi si aggiungessero gli effetti del disturbo 

post-traumatico da stress di cui è affetto l’insorgente nella valutazione delle 

sue asserzioni, i dubbi circa la sua minore età si farebbero numerosi. Infine, 

la recente giurisprudenza del Tribunale – di cui cita alcune sentenze – 

avrebbe più volte accolto i ricorsi allorquando la SEM avrebbe ritenuto un 

richiedente quale maggiorenne senza espletare una perizia medico-legale. 

In conclusione, egli ritiene come l’autorità sindacata, avrebbe dovuto pro-

cedere ad ordinare una perizia onde appurare l’effettiva età dell’insorgente, 

come già richiesto dal rappresentante legale durante la procedura di prima 

istanza. 

4.3.3  

4.3.3.1 Si ricorda dapprima all’insorgente, che per quanto concerne la mi-

nore età, è al richiedente l’asilo che incombe l’onere della prova al riguardo. 

In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la valuta-

zione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’interessato 

la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le conse-

guenze, venendo pertanto considerato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.4 e rif. ivi citati). 

4.3.3.2 Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pre-

giudiziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo, 

l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così 

come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell’in-

teressato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-

lum scolastico. Se necessario, ordina una perizia medica volta alla deter-

minazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione all’art. 26 cpv. 2 LAsi; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 e rif. cit.). Una volta espe-

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rita l’istruttoria, la SEM procede ad un apprezzamento globale degli ele-

menti in presenza in ossequio ai principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.4 e rif. cit.). 

4.3.4 Tornando alla presente disamina, è a giusto titolo che l’autorità infe-

riore ha considerato maggiorenne l’insorgente non ritenendo opportuno 

istruire ulteriormente la questione in relazione alla sua età.  

4.3.4.1 In merito, occorre anzitutto evidenziare come dalle dichiarazioni 

rese dall’insorgente riguardo alla sua età, per la loro incoerenza e va-

ghezza, si possa giungere alla conclusione testé esposta. Inizialmente, egli 

ha infatti riportato di aver lasciato il suo luogo d’origine nell’anno (…), ma 

di non ricordare né il giorno né il mese, tuttavia di avere avuto (…) anni 

all’epoca, e di avere appena interrotto gli studi (cfr. n. 11/12, p.to 1.07, 

pag. 3); salvo poi invece riferire che avrebbe terminato i suoi studi alla fine 

dell’anno (…), ed in seguito di essersi occupato di portare le (…) per di-

verso tempo (cfr. n. 11/12, p.to 1.17.04, pag. 5). Confrontato in merito all’in-

coerenza nei suoi asserti, egli ha lapidariamente risposto di aver interrotto 

gli studi alla fine del (…) e di essere espatriato nell’anno (…), senza tuttavia 

riuscire nell’intento di esplicare le contraddizioni rilevate. Peraltro, se dap-

prima egli aveva riferito di avere avuto (…) anni al momento dell’espatrio 

(cfr. n. 11/12, p.to 1.07, pag. 3), interrogato poco più avanti sul medesimo 

soggetto, egli ha risposto “Non so” (cfr. n. 11/12, p.to 1.17.05, pag. 5); per 

poco dopo invece riferire nuovamente di avere lasciato il suo domicilio nel 

(…), ma di non ricordarne la data esatta (cfr. n. 11/12, p.to 2.01, pag. 5 

seg.) e di avere avuto all’epoca (…) anni (cfr. n. 11/12, p.to 5.01, pag. 7 

seg.). Peraltro, stupisce che egli sia riuscito d’un canto a riportare esatta-

mente la sua età rispetto alla data di nascita dichiarata, ovvero (…) anni e 

(…) mesi (cfr. n. 11/12, p.to 1.06, pag. 3), nonché di aver frequentato in 

Eritrea (…) anni di scuola (cfr. n. 11/12, p.to 1.17.04, pag. 5), quindi di sa-

pere effettuare dei calcoli elementari; ma d’altro canto di non sapere in che 

anno avrebbe iniziato a frequentare la scuola e quanti anni avesse 

all’epoca (cfr. n. 11/12, p.to 1.17.04, pag. 5), o ancora quanti anni avesse 

quando avrebbe smesso di lavorare (cfr. n. 11/12, p.to 1.17.05, pag. 5). 

Peraltro, se dapprima egli ha riferito di non aver mai richiesto né un passa-

porto né una carta d’identità, in quanto in Eritrea essendo minorenne non 

avrebbe potuto ottenere dei documenti (cfr. n. 11/12, p.to 4.02 seg., 

pag. 7); sorprendentemente poco dopo ha invece riferito come “tutte le 

carte che avevo” sarebbero andate bruciate nella loro casa (cfr. n. 11/12, 

p.to 4.04, pag. 7), lasciando quindi intendere che egli possedesse dei do-

cumenti attestanti la sua età. Altresì, al quesito teso a sapere quando sa-

rebbe arrivato in D._______ (cfr. n. 11/12, p.to 5.02, pag. 8), egli ha riferito 

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dapprima di non saperlo; allorché alla domanda successiva ha allegato di 

aver trascorso dal (…) fino al suo arrivo in Italia, in D._______ (cfr. n. 11/12, 

p.to 5.02, pag. 8). Inoltre, egli ha rilasciato delle allegazioni vaghe sia ri-

guardo all’età della madre e del padre quando sarebbe deceduto, sia 

quando sarebbe deceduto quest’ultimo e quanti anni egli (il ricorrente) 

avesse all’epoca (cfr. n. 11/12, p.to 1.16.04, pag. 4); o ancora quando sa-

rebbe bruciata la loro casa (cfr. n. 11/12, p.to 4.04, pag. 7), riportando di 

non ricordare rispettivamente di non saperlo (cfr. n. 11/12, p.to 1.16.04, 

pag. 4; p.to 4.04, pag. 7). Tuttavia, i suoi allegati vuoti di memoria e diffi-

coltà a ricordare, che sono stati addotti quali scusanti nel corso del verbale 

RMNA in più punti dall’insorgente, non risultano convincere, in quanto in 

altri momenti della medesima audizione, egli è riuscito ad essere piuttosto 

preciso (per esempio: riguardo al tempo che avrebbe trascorso in Italia di 

“circa […] giorni”; o ancora quale cifra sarebbe stata chiesta dai suoi car-

cerieri in D._______ per liberarlo; cfr. n. 11/12, p.to 5.02, pag. 8 seg.). Nep-

pure le ragioni addotte nel gravame dall’insorgente circa il suo aspetto ed 

il modo in cui si sarebbe espresso durante il verbale RMNA, o ancora la 

diagnosi di disturbo post-traumatico da stress, sono in grado di spiegare le 

molte incoerenze e vaghezze sopra considerate. 

4.3.4.2 A tali elementi si aggiunge pure l’evenienza che, secondo il docu-

mento trovato in suo possesso dall’(…) ([…]), stilato dalla (…), (…), il (…), 

egli risulti essere maggiorenne, nato il (…) (cfr. n. 25/17). In proposito, oc-

corre dapprima rimarcare come, a differenza di quanto sostenuto dall’in-

sorgente nel gravame, anche se il rapporto dell’(…) non gli è stato dato in 

consultazione; tuttavia gli sono stati esposti i contenuti dello stesso ri-

guardo alle evenienze che in seguito sono state utilizzate anche nella de-

cisione avversata, dandogli la possibilità di esprimersi in merito (cfr. 

n. 11/12, p.to 5.02, pag. 8 e p.to 5.03, pag. 9). Di conseguenza, non si vede 

come il fatto che il documento sopra citato sia stato ritenuto quale mezzo 

di prova da parte della SEM, possa avere pregiudicato l’insorgente, es-

sendo come risulti palese come la non trasmissione del sopra citato rap-

porto era finalizzato alla non divulgazione dei nominativi delle persone 

coinvolte e dei processi di polizia. Peraltro, il documento in questione era 

ben conosciuto dall’interessato, viste le allegazioni da lui rilasciate in merito 

(cfr. n. 11/12, p.to 5.02, pag. 8) e risulta – a differenza di quanto allegato 

dall’insorgente nel gravame – che egli abbia potuto prenderne debita vi-

sione, essendo contenuto il medesimo anche nella domanda di presa in 

carico dell’insorgente di cui all’atto n. 13/8, che risultava un atto libero per 

edizione (cfr. secondo l’indice degli atti, catalogato nella categoria “F”). 

Avendo per il resto l’autorità inferiore dato contezza all’insorgente del con-

tenuto essenziale sia del documento della (…) sia del rapporto dell’(…) 

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circa l’identità dichiarata in Italia ed in seguito in Svizzera – e ciò anche in 

presenza del suo rappresentante legale il quale ha avuto la possibilità an-

che in tale contesto di porre i suoi eventuali quesiti – tali mezzi di prova 

possono essere adoperati legittimamente contro l’insorgente (cfr. art. 28 

PA; a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale D-2835/2020 del 2 lu-

glio 2020 consid. 4). In proposito, non convincono in alcun modo le allega-

zioni dell’insorgente circa le ragioni per le quali la data di nascita che sa-

rebbe stata registrata sia dalle autorità italiane sia al suo momento dell’ar-

rivo in Svizzera, risulti quella del (…), e non invece quella dichiarata al mo-

mento del deposito della sua domanda d’asilo, ovvero il (…) (cfr. n. 2/2) e 

durante il verbale RMNA. Neppure nel suo ricorso, egli ha apportato degli 

elementi maggiormente concreti e sostanziati, che siano atti a rimettere in 

discussione le registrazioni della sua data di nascita avvenuta sia in Italia 

sia in Svizzera da parte delle (…). 

4.3.4.3 Da ultimo, agli elementi dissonanti e privi di sostanza sopra consi-

derati, si aggiunge che l’insorgente, dal canto suo, non ha depositato alcun 

documento di viaggio o di legittimazione ai sensi dell’art. 1a lett. b e lett. c 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311).  

4.3.4.4 Nel complesso, il Tribunale ritiene dunque fondata la valutazione di 

cui all’avversata decisione, e considera che non vi fosse in particolare al-

cuna necessità di ordinare una perizia medico-legale al fine di accertare la 

sua età anagrafica, così come proposto dal ricorrente sia nel suo scritto del 

28 luglio 2022 sia nel gravame, che con ogni probabilità non avrebbe co-

munque contribuito a chiarire ulteriormente i fatti giuridicamente rilevanti, 

essendo che l’insorgente, anche si fosse ritenuta verosimile la data di na-

scita da lui avanzata, si trova molto vicino al compimento del diciottesimo 

anno d’età. Pertanto, in presenza di una fattispecie sufficientemente accla-

rata, è al richiedente che va imputata l’assenza di prova – da intendersi al 

grado della verosimiglianza – quanto all’asserita minore età, come già so-

pra esposto (cfr. consid. 4.3.3.1). Il Tribunale non può quindi che sottoscri-

vere la conclusione alla quale l’autorità inferiore è giunta, nel senso che il 

ricorrente non ha reso credibile di essere minorenne al momento del suo 

arrivo in Svizzera, ciò che comporta che egli debba assumersene le con-

seguenze, ovvero che venga ritenuto maggiorenne in conformità con la 

giurisprudenza succitata (cfr. consid. 4.3.3.1). Invero, a differenza di 

quanto sostenuto nel gravame dall’insorgente, oltreché non essere riuscito 

a rendere verosimile la stessa, a fronte della ponderazione degli elementi 

succitati, il Tribunale giunge al convincimento per una verosimiglianza pre-

ponderante di maggiore età del ricorrente, senza ulteriori dubbi fondati che 

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ne incrinino la prima o che si debba ricorrere ad ulteriori atti istruttori per 

fugare i secondi. In tal senso, tale valutazione si discosta dalle fattispecie 

presenti nelle sentenze del Tribunale citate nel ricorso dall’insorgente, ed 

egli non può quindi prevalersi delle stesse a ragione. È quindi a giusto titolo 

che l’autorità inferiore ha ritenuto che il ricorrente fosse considerato al mo-

mento del suo arrivo in Svizzera e per il seguito della procedura quale mag-

giorenne, per il che le disposizioni normative inerenti ai minorenni non gli 

erano applicabili ed egli non se ne può a ragione avvalere. Ciò posto, viste 

le conclusioni sopra edotte, non risulta esservi spazio nella fattispecie per 

un’applicazione del principio “in dubio pro minor” a cui si riferisce il ricor-

rente nella sua impugnativa (cfr. nello stesso senso anche la sentenza del 

Tribunale D-4143/2021 del 29 settembre 2021 consid. 6.2 con ulteriore rif. 

cit.), e la SEM, non doveva quindi tenerne conto nella sua valutazione. 

4.3.4.5 Riassumendo, rispetto a tale questione, l’autorità inferiore non è 

dunque venuta meno al suo obbligo di procedere d’ufficio all’accertamento 

esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti, e la censura formulata 

in tal senso dall’insorgente nel gravame, deve quindi essere in toto re-

spinta. 

5.  

5.1 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Altresì, la determinazione dello Stato 

membro competente avviene sulla base della situazione esistente al mo-

mento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazio-

nale (art. 7 par. 2 RD III). Nel caso di una procedura di presa in carico (in-

glese: take charge) – come è il caso di specie – ogni criterio per la deter-

minazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è ap-

plicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 RD III, 

quello precedente previsto dal RD III non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri; cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con 

rif. cit.). 

5.2 Secondo l’art. 13 par. 1 RD III, quando è accertato, sulla base degli 

elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due elenchi men-

zionati all’art. 22 par. 3 del presente regolamento, inclusi i dati di cui al re-

golamento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha varcato illegalmente, per 

via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la fron-

tiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per 

l’esame della domanda di protezione. Altresì, ai sensi dell’art. 18 par. 1 

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Pagina 11 

lett. a RD III, lo Stato membro competente in forza del presente regola-

mento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli 

art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato una domanda in un altro 

Stato membro. 

5.3 Giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente. 

5.4 Tornando alla presente disamina, dagli atti risulta che l’insorgente è en-

trato illegalmente in Italia e gli sono state rilevate le impronte dattiloscopi-

che il (…) (cfr. n. 7/1 e 8/1). In tale Paese egli avrebbe soggiornato per 

circa (…) giorni, prima di giungere in Svizzera (cfr. n. 11/12, p.to 5.02, 

pag. 8). Il (…) luglio 2022 – quindi entro i termini fissati all’art. 21 par. 1 RD 

III – la SEM ha quindi richiesto, a ragione, alle autorità italiane competenti 

la presa in carico del richiedente sulla base dell’art. 13 par. 1 RD III (cfr. 

n. 13/8), non essendo realizzati in specie nessuno dei criteri di competenza 

previsti agli art. 8-12 RD III. Non avendo l’Italia risposto entro il termine di 

due mesi previsto dall’art. 22 par. 1 RD III, la stessa equivale ad un’accet-

tazione tacita della richiesta e comporta per l’Italia l’obbligo di prendere in 

carico il ricorrente, compreso l’obbligo di prendere disposizioni appropriate 

all’arrivo del medesimo (cfr. art. 22 par. 7 RD III). Di conseguenza, è a giu-

sto titolo che l’autorità inferiore ha ritenuto la competenza dell’Italia di prin-

cipio data.  

5.5  

5.5.1 L’insorgente, nel suo gravame, considera tuttavia che la situazione 

d’accoglienza in Italia, soprattutto per i richiedenti ritrasferiti nella vicina 

Penisola ai sensi del RD III, sia del tutto diversa e ben peggiore di quanto 

descritto dalla SEM nella decisione impugnata, citando a sostegno degli 

estratti del rapporto dell’(…) del (…). Le condizioni di assistenza descritte 

in tale rapporto, si sarebbero ulteriormente degradate, a mente dell’insor-

gente, dopo lo scoppio del conflitto bellico in E._______ e del massiccio 

incremento di sbarchi di migranti su suolo italiano. Egli conclude quindi che, 

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Pagina 12 

con tutta probabilità, e già psicologicamente provato, si ritroverebbe in Ita-

lia senza un’assistenza sanitaria adeguata, ciò che comporterebbe per la 

Svizzera la violazione dei suoi obblighi internazionali di cui all’art. 3 CEDU 

e all’art. 4 CartaUE, se lui venisse rinviato in Italia. 

5.5.2 Attinente l’accoglienza in Italia dei richiedenti l’asilo, il Tribunale si è 

già espresso recentemente sulla questione, ritenendo come malgrado la 

procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di assistenza sociale nel 

suddetto Paese siano in parte deficitarie, non vi siano fondati motivi per 

ritenere che sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2a frase RD III; le sentenze di riferimento del Tribunale 

D-4235/2022 del 19 aprile 2022 consid. 10.2 e F-6330/2020 del 18 otto-

bre 2021 consid. 9; cfr. anche nello stesso senso la sentenza D-4494/2022 

del 14 ottobre 2022 consid. 9.2 con rif. cit.). Peraltro, l’Italia è legata alla 

CartaUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicem-

bre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 

sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) oltre che del relativo 

Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a 

tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei 

richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria do-

manda secondo una procedura giusta ed equa ed una protezione conforme 

al diritto internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in que-

stione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della re-

voca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva proce-

dura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]). 

5.5.3 In proposito, non essendovi nel ricorso delle argomentazioni circo-

stanziate e sostanziate che possano condurre il Tribunale ad una modifica 

delle conclusioni sopra riportate, onde evitare inutili ridondanze, si rinvia 

senz’altro alla medesima giurisprudenza succitata. Inoltre, allo stato at-

tuale, né la situazione creata dal conflitto (…) né il numero di migranti che 

arrivano su suolo italiano, è in grado di ribaltare la valutazione del Tribunale 

espressa nella predetta giurisprudenza, circa il sistema d’accoglienza e di 

procedura d’asilo in Italia. In tale contesto, si rimarca inoltre come il ricor-

rente – il quale non ha addotto alcun motivo individuale e concreto che si 

opporrebbe al suo trasferimento in Italia (cfr. n. 11/12, p.to 8.01, pag. 11) – 

non avendo depositato una domanda d’asilo in tale Paese, non avrebbe in 

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Pagina 13 

alcun modo avuto accesso all’accoglienza (quindi anche all’alloggio ed alle 

cure mediche che vanno al di là di quelle strettamente urgenti) ed alla pro-

cedura a disposizione invece in Italia dei richiedenti l’asilo. Prestazioni ma-

teriali alle quali anche egli potrà avere accesso, non appena depositata una 

domanda d’asilo nella vicina Penisola. 

5.5.4 Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

6.  

Tuttavia, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in deroga 

ai criteri di competenza fissati nel RD III, ciascuno Stato membro può de-

cidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non 

gli compete. Come ritenuto dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata ad 

applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda 

d’asilo, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione con-

travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale. Può inoltre 

ammettere tale responsabilità per dei “motivi umanitari”, ai sensi 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in diritto interno 

svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III; cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8). 

6.1 Nella presente disamina, va in primo luogo osservato come il ricorrente, 

non avendo formalmente sollecitato l’asilo allorché soggiornava in Italia, 

spetterà innanzitutto a lui, al momento del suo ritorno nel predetto Paese, 

di presentare al più presto una domanda d’asilo alle autorità italiane com-

petenti e di rispettare le loro istruzioni, ciò che gli permetterà pure di bene-

ficiare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza (cfr. sentenza 

D-3135/2022 del 21 luglio 2022) e delle prestazioni presenti su suolo ita-

liano per i richiedenti l’asilo. L’insorgente non ha neppure apportato indizi 

seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione rifiute-

rebbe di prenderlo in carico e di esaminare la sua domanda di protezione 

internazionale, una volta che l’avrà depositata, o ancora che non rispette-

rebbe il divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi 

internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale 

o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere 

respinto in un tale Paese. Se tuttavia egli dovesse ritenere, una volta rien-

trato in Italia, che in quest’ultimo Paese i suoi diritti risultino in qualche 

modo lesi, apparterrà al ricorrente di rivolgersi alle autorità italiane prepo-

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Pagina 14 

ste per far valere i medesimi (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza; cfr. an-

che nello stesso senso la sentenza del Tribunale D-1061/2021 del 

18 marzo 2021 consid. 9.2). 

6.2 Proseguendo nell’analisi, dalla documentazione all’incarto non si evin-

cono neppure degli elementi tali da concludere che un suo trasferimento 

nello Stato in questione lo esporrebbe al rischio di essere privato del so-

stentamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in viola-

zione della direttiva accoglienza, essendo qui ancora una volta rammen-

tato come il ricorrente, dopo il deposito della domanda d’asilo in Italia, avrà 

in particolare accesso alle prestazioni materiali previste dal sistema di ac-

coglienza italiano (cfr. supra consid. 5.5.3 e infra consid. 6.3).  

6.3  

6.3.1 Per quanto poi riguarda lo stato di salute del ricorrente, si osserva 

dapprima come il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi 

medici, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circo-

stanze eccezionali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo 

[di seguito: CorteEDU] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1; Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-

bre 2016, 41738/10, §181 segg.). Sempre in questo contesto, nelle proce-

dure di presa in carico – a differenza invece delle procedure di ripresa in 

carico – non è necessario che le autorità svizzere chiedano a titolo preven-

tivo alle omologhe italiane delle garanzie scritte ed individuali di presa a 

carico immediata per i richiedenti l’asilo affetti da problematiche mediche 

(somatiche o psichiche) gravi. In un siffatto contesto, si deve infatti partire 

dall’assunto che i richiedenti l’asilo possano in linea di principio accedere 

alle prestazioni assistenziali, comprensive anche delle cure e dei tratta-

menti necessari ed urgenti, nonché ad un alloggio adatto alle loro condi-

zioni di vulnerabilità, sin dal loro arrivo in Italia (cfr. sentenza di riferimento 

del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.2-10.4.3.3).  

6.3.2 Dagli atti all’incarto risulta come all’insorgente sia stata posta la dia-

gnosi di disturbo post-traumatico da stress, e gli sia stata impostata una 

terapia farmacologica (cfr. n. 23/2 e 24/2). Inoltre egli è stato visitato in 

un’occasione in data 14 settembre 2022 per del dolore alla palpazione tra-

peziale destro e retroscapolare, e la difficoltà di mobilizzazione dell’arto 

superiore destro per algie, problematiche per le quali gli è stata pure pre-

scritta una terapia antalgica per sette giorni, ed un controllo se vi fosse la 

persistenza della sintomatologia (cfr. n. 22/2). Non essendo più state alle-

gate, neppure nel ricorso, delle problematiche riguardo a queste ultime dif-

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Pagina 15 

ficoltà, si ritiene come la sintomatologia descritta nel F2 del 14 settem-

bre 2022 (cfr. n. 22/2) non persista più. Alla luce di tali referti, pur non vo-

lendo in alcun modo sminuire lo stato valetudinario dell’insorgente, non 

sono evincibili degli elementi concreti e circostanziati, che inducano a rite-

nere come il suo stato di salute sia di una gravità tale da comportare una 

violazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza testé referenziata 

nel caso di un suo rinvio in Italia. In particolare, le sue diagnosi non risul-

tano essere, dalla documentazione all’inserto, ad uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale, da far apparire la morte quale prospettiva prossima 

in caso di trasferimento. In Italia risulta peraltro notorio che vi siano delle 

strutture mediche sufficienti e comparabili a quelle presenti su suolo sviz-

zero, e che dunque l’insorgente vi potrà ottenere – una volta depositata 

regolare domanda d’asilo – i trattamenti medici adeguati che ancora do-

vesse necessitare dal suo arrivo in Italia, tenuto anche conto del nuovo 

assetto del sistema di accoglienza d’asilo nel precitato Stato di destina-

zione (cfr. supra consid. 5.5). Le prestazioni di pronto soccorso, risultano 

inoltre garantite anche in tale Paese (cfr. sentenza di riferimento  

D-4235/2021 consid. 10.5) Le predette conclusioni non vengono scalfite in 

alcun modo dalle argomentazioni ricorsuali. 

6.4 Sulla scorta dei surriferiti presupposti, non si ravvisano indicatori per 

concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è 

quindi alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 

par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da parte 

della Svizzera, l’Italia è competente per la presa in carico dell’insorgente in 

ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

7.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-

mente all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’autorizzazione 

di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In conclusione, con il 

provvedimento impugnato l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale 

né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità in-

feriore confermata. 

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Pagina 16 

8.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda tendente 

alla restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso, sia quella relativa 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, risultano essere senza oggetto. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA). 

10.  

Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 18 novembre 2022 deca-

dono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in:  

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

11.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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