# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a2477341-4609-55a7-bbe0-be6e7e618f28
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-10-14
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 14.10.2009 SK.2008.26
**Docket/Reference:** SK.2008.26
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2008-26_2009-10-14

## Full Text

Organizzazione criminale (art. 260ter CP). Ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, aggravata (art. 19 LStup). Ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19a LStup);;Organizzazione criminale (art. 260ter CP). Ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, aggravata (art. 19 LStup). Ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19a LStup);;Organizzazione criminale (art. 260ter CP). Ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, aggravata (art. 19 LStup). Ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19a LStup);;Organizzazione criminale (art. 260ter CP). Ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, aggravata (art. 19 LStup). Ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19a LStup)

Sentenza del 14 ottobre 2009 
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Giorgio Bomio, Presidente, 
Peter Popp, Alex Staub, Roy Garré  
e Jean-Luc Bacher,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

Parti  
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE, rappresentato dal Procuratore federale Sergio 
Mastroianni,    

 

 contro 

 
 1. A., detenuto presso il Kantonale Strafanstalt 

Zug, difeso dall'avv. Silvia Torricelli, 

  

2. B., detenuto presso il Carcere La Stampa, 
difeso dall'avv. Lorenzo Fornara, 

  

3. C., detenuta presso il Carcere aperto di Torri-
cella, difesa dall'avv. Carlo Borradori,  

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  SK.2008.26 
 

 

 

- 2 - 

4. D., difesa dall'avv. Alain Susin. 

  
 

Oggetto 
 

Organizzazione criminale (art. 260ter CP) 
Ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefa-
centi, aggravata (art. 19 LStup) 
Ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli 
stupefacenti (art. 19a LStup) 

 

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Fatti: 

A. Mediante informazione spontanea dell’11 maggio 2006 la Procura della Repub-
blica presso il Tribunale Ordinario di Milano ha comunicato al Ministero pubblico 
della confederazione (in appresso: MPC) l’esistenza di un procedimento penale 
in corso in Italia a carico di E. (cittadino italiano nato il 9 ottobre 1947), A. (citta-
dino italo-argentino nato il 21 agosto 1953) ed altri indagati in quanto ritenuti i 
vertici ed i promotori di un’organizzazione criminale di matrice ‘ndranghetista 
dedita all’importazione di cocaina in Italia (cl. 1 p. 4.000.3). L’autorità italiana 
segnalava in particolare che A., B. (cittadino italo-argentino) e D. (cittadina sviz-
zera), residenti in Svizzera, apparivano coinvolti in importanti traffici internazio-
nali di stupefacenti. Da sorveglianze tecniche e visive, e da intercettazioni tele-
foniche disposte nell’inchiesta italiana, segnatamente tra il 20 aprile e il 
10 maggio 2006, emergeva che i predetti si stavano adoperando per importare 
ingenti quantitativi di stupefacenti dal Sudamerica all’Italia, probabilmente se-
guendo una rotta che prevedeva l’attraversamento del territorio elvetico. Alla lu-
ce dell’imminenza dell’importazione, l’autorità italiana chiedeva al MPC di valu-
tare l’opportunità di avviare un’inchiesta in Svizzera e disporre misure di osser-
vazione e di pedinamento nei confronti di A., B. al fine di individuarne eventuali 
complici in territorio svizzero e meglio comprendere le modalità dell’im-
portazione. A questo scopo, l’autorità estera comunicava le utenze telefoniche 
di A. (no tel. 1) e di B. (no tel. 2 e 3). Dato il carattere transnazionale della fatti-
specie, l’autorità italiana segnalava al MPC la disponibilità, in caso di avvio di 
un’inchiesta in Svizzera, alla costituzione di un gruppo di indagini comune. 

B. In data 13 maggio 2006 le autorità inquirenti italiane e svizzere hanno sottoscrit-
to in virtù dell’art. XXI dell’Accordo addizionale del 10 settembre 1998 che com-
pleta la Convenzione europea di assistenza giudiziaria (in appresso: CEAG) e 
ne agevola l’applicazione (RS 0.351.945.41), una squadra comune di inchiesta 
finalizzata segnatamente all’adozione di numerose misure investigative comuni 
destinate a monitorare in tempo reale gli spostamenti degli indagati nonché alla 
messa in atto degli interrogatori degli imputati sul suolo italiano e su quello elve-
tico alla presenza delle rispettive autorità investigative nazionali abilitate a par-
tecipare all’inchiesta comune. 

C. Con decisione del 19 maggio 2006 il MPC ha aperto una procedura d'indagini 
preliminari di polizia giudiziaria nei confronti di A. e B. ed ignoti per titolo di or-
ganizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP e infrazione alla legge federa-
le sugli stupefacenti (LStup) ai sensi dell’art. 19 n. 1 e 2 (cl. 1 p. 1.000.1). 

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D. Tramite successive decisioni del 22 giugno 2006 (cl. 1 p. 1.000.3) e 5 febbraio 
2007 (cl. 1 p. 1.000.4-5), il MPC ha esteso l’indagine di polizia giudiziaria rispet-
tivamente nei confronti di C., nata il 29 gennaio 1963 a Baden, cittadina svizze-
ra, e D., nata il 6 luglio 1957 a Mendrisio, cittadina svizzera, per titolo di orga-
nizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP e infrazione all’art. 19 n. 1 e 2 
LStup. A seguito delle risultanze dell’inchiesta, mediante decisione del 30 luglio 
2008 il MPC ha esteso le indagini preliminari nei confronti di C. per titolo di ripe-
tuta contravvenzione all’art. 19a LStup e le ha sospese nei confronti della stes-
sa e di D. per titolo di organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP. Nel 
contempo, il MPC ha sospeso l’indagine nei confronti di ignoti per titolo di orga-
nizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP e infrazione all’art. 19 n. 1 e 2 
LStup (cl. 1 p. 1.000.6-8). 

E. Le inchieste italiane, confermate da sentenze passate in giudicato acquisite agli 
atti mediante l’assistenza internazionale, hanno messo in evidenza l’esistenza 
già a partire dal 2003 di una diramazione autonoma di stampo 'ndranghetistico 
dell’organizzazione criminale F. di Africo (Calabria/I) operante in particolare a 
Milano (cl. 61 p. 18.8.3433). In tale contesto investigativo le autorità italiane 
hanno appurato l’importante ruolo svolto da E. grazie al quale l’organizzazione 
e in particolare G. e i suoi referenti H. e I. è riuscita ad aprire un canale per 
l’approvvigionamento di stupefacenti. Stando alle risultanze delle inchieste ita-
liane e svizzere, E. si sarebbe avvalso nella perpetrazione dell’attività criminosa 
svolta dall’organizzazione criminale di A. che, a sua volta, avrebbe introdotto 
nella condotta criminale anche B., C. e D.  

F. Il 23 gennaio 2007 le autorità spagnole hanno sequestrato presso il porto di 
Castellón (Spagna) 206 chilogrammi lordi di cocaina con grado di purezza me-
dia pari a circa 73% (cl. 62 p. 18.9.85-164). La sostanza stupefacente era rac-
colta in 23 scatole di alluminio sigillate occultate all’interno di una parete diviso-
ria predisposta tra il bagno e le cuccette di un camper Mercedes Benz Sprinter 
(n. di telaio 4) con targa no. 5 intestato a C. Il 13 febbraio 2007 la polizia giudi-
ziaria federale ha sequestrato un furgone Mercedes Benz, modello Sprinter di 
colore bianco parcheggiato nella località di Visletto (comune di Cevio/TI) privo 
di targhe (cl. 14 p. 8.8.10; cl. 1 p. 10.0.14 e segg.). L’inchiesta ha appurato che 
il furgone con n. di matricola 6 era stato targato no. 7 fino all’8 gennaio 2007 ed 
intestato a D. Nell’interno del furgone sono state rinvenute tracce di cocaina in 
particolare in un doppiofondo nel lato sinistro del frigorifero. L’indagine avrebbe 
avvalorato l’ipotesi secondo la quale gli accusati A. e D. avrebbero anteriormen-
te al traffico sfociato nel sequestro spagnolo di cui sopra già organizzato, acqui-
stato e trasportato imprecisate quantità di stupefacente di tipo cocaina nel 2004. 

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G. C., A. e B. sono stati arrestati il 24 gennaio 2007 (cl. 6 p. 6.1.3, 6.2.1 e 6.3.1). A 
richiesta degli imputati, il MPC nei confronti di C., mediante decisione del 17 ot-
tobre 2007 con effetto a partire dal 5 novembre 2007, nei confronti di A., me-
diante decisione del 26 marzo 2008 con effetto a partire dal 31 marzo 2008 e 
nei confronti di B., mediante decisione del 21 aprile 2008 con effetto a partire 
dal 21 aprile 2008, ha modificato lo statuto di carcerazione preventiva in espia-
zione anticipata della pena. D. è stata arrestata il 10 aprile 2007 (cl. 6 p. 6.4.23 
e segg.) e scarcerata preventivamente il 24 agosto 2007 (cl. 6 p. 6.4.87) e sot-
toposta a misure sostitutive (cl. 6 p. 6.4.89 e segg.). 

H. Mediante rapporto del 29 agosto 2008 (cl. 1 p. 2.000.5 e segg.) trasmesso 
all’Ufficio dei Giudici istruttori federali (UGI), il MPC ha comunicato a 
quest’ultima autorità federale che l’inchiesta di polizia giudiziaria ha permesso 
di chiarire i fatti in modo sufficiente per permettere al MPC di decidere il rinvio a 
giudizio degli imputati (cl. 1 p. 2.000.5 e segg.). Mediante ordinanza del 9 set-
tembre 2008 (cl. 1 pag. 2.000.3 e segg.), l’UGI ordinava l’apertura dell’istruzio-
ne preparatoria nei confronti di A. e B. per titolo di organizzazione criminale ai 
sensi dell’art. 260ter CP, infrazione alla legge federale sugli stupefacenti ai sensi 
dell’art. 19 n. 1 e 2 in relazione all’art. 19 n. 4 LStup, nei confronti di C. e D. per 
titolo di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti ai sensi dell’art. 19 
n. 1 e 2 in relazione all’art. 19 n. 4 LStup. Nella stessa ordinanza, in virtù  
dell’art. 119 PP, l’UGI assegnava un termine alle parti sino al 30 settembre 
2008 per richiedere eventuali complementi di istruzione, esprimersi sulla proce-
dura e comunicare se rinunciavano alla stesura del rapporto finale di cui  
all’art. 119 cpv. 3 PP. 

I. Con scritto del 30 maggio 2008 il legale di C. ha comunicato all'UGI di rinuncia-
re ad eventuali complementi di istruzione in considerazione del fatto che 
l’inchiesta svolta del MPC nonché il relativo rapporto finale erano atti a conside-
rare in sede di dibattimento gli elementi fattuali importanti della procedura 
(cl. 37 p. 16.1.148). Mediante scritto del 30 settembre 2008 il legale di A. ha 
inoltrato formale istanza al fine di acquisire agli atti le richieste di rinvio a giudi-
zio formulate dalle autorità italiane nei confronti di E., J., H., G., I., K., L., M., N. 
e eventuali altri coimputati. Nello stesso scritto, il legale di A. comunicava inoltre 
all’UGI di non avere osservazioni in merito al rapporto finale del MPC e di ri-
nunciare alla stesura di un ulteriore rapporto finale (cl. 37 p. 16.2.150). Tramite 
corriere del 30 settembre 2008 il legale di B. ha comunicato all’UGI di non avere 
osservazioni in merito al rapporto del MPC e di rinunciare alla stesura di un ul-
teriore rapporto finale chiedendo tuttavia l’acquisizione agli atti delle eventuali 
sentenze o rinvii a giudizio pronunciati dalle autorità italiane nei confronti di E., 

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J., H., G., I., K., L., M., N. (cl. 37 p. 16.3.73). Tramite scritto del 25 settembre 
2008 il patrocinatore di D. informava l’UGI di rinunciare ad ulteriori atti istruttori 
ed all’allestimento del rapporto finale giusta l’art. 119 cpv. 3 PP (cl. 37 p. 
16.4.68). 

J. Con atto d'accusa inoltrato al Tribunale penale federale (TPF) il 23 dicembre 
2008, il MPC chiede che A. e B. siano riconosciuti colpevoli di partecipazione 
risp. sostegno ad un'organizzazione criminale. Egli chiede inoltre che A., B., C. 
e D. siano riconosciuti colpevoli di infrazione alla legge federale sugli stupefa-
centi, aggravata. L'autorità requirente chiede infine che C. sia riconosciuta col-
pevole di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. 

K. Il dibattimento ha avuto luogo dal 5 all'8 ottobre 2009. Tutti gli accusati si sono 
regolarmente presentati in aula. 

L. Dopo la lettura dell'atto d'accusa da parte del Cancelliere, il Presidente, visto il 
contenuto dell'art. 170 PP, ha comunicato che per quanto concerne la ripetuta 
violazione aggravata della legge sugli stupefacenti rimproverata agli accusati A. 
e B. la Corte avrebbe valutato anche l'ipotesi della banda costituitasi per eserci-
tare il traffico illecito di stupefacenti ai sensi dell'art. 19 n. 2 lett. b LStup. 

M. Le parti hanno presentato le seguenti conclusioni: 

M.1 Il MPC chiede al TPF di dichiarare: 

I.  
1. colpevole l’accusato A. per organizzazione criminale e infrazione aggravata 
alla legge federale sugli stupefacenti, reati realizzati fra il 2003 e il 24 gennaio 
2007, e di condannare A. a una pena detentiva di 12 anni, dedotto il carcere 
preventivo e il regime di espiazione pena sofferto; 
2. colpevole l’accusato B. per organizzazione criminale e infrazione aggravata 
alla legge federale sugli stupefacenti, reati realizzati fra il 2005 e il 24 gennaio 
2007, e di condannare B. a una pena detentiva di 9 anni, dedotto il carcere pre-
ventivo e il regime di espiazione pena sofferto; 
3. colpevole l’accusata C. per infrazione aggravata alla legge federale sugli stu-
pefacenti e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, reati realiz-
zati fra il 2005 e il 24 gennaio 2007 e di condannare C. a una pena detentiva di 
7 anni, dedotto il carcere preventivo e il regime di espiazione pena sofferto; 

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4. colpevole l’accusata D. per infrazione aggravata alla legge federale sugli stu-
pefacenti, e complicità in infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefa-
centi, reati realizzati fra il 2003 e il 24 gennaio 2007, e di condannare D. a una 
pena detentiva di 3 anni, di cui 6 mesi da espiare, con la sospensione condizio-
nale parziale per 2,5 anni con un periodo di prova di 3 anni, dedotto il carcere 
preventivo sofferto. 

II.  
Chiede inoltre la confisca 
1. dei valori patrimoniali di pertinenza degli accusati e attualmente sotto seque-
stro penale in Svizzera, fatto salvo l’importo di CHF 7'927.90 depositato sul con-
to O. intestato alla signora C.; 
2. del furgone camper Mercedes Benz di colore bianco, n. matricola 6, intestato 
a D.  

III.  
Postula la presa a carico delle spese del procedimento da parte degli accusati, 
il cui importo sarà stabilito dal Tribunale secondo il principio della responsabilità 
solidale per la totalità delle spese del procedimento. 

IV.  
Eventualmente emanare d’ufficio altre decisioni necessarie. 

M.2 D. chiede: 
- di essere prosciolta dal primo capo d'accusa; 
- di essere prosciolta dal secondo capo d'accusa per quanto concerne l'aggra-
vante della banda; 
- che la pena richiesta dal Procuratore pubblico venga ulteriormente compressa 
e ridotta a 12 mesi sospesi condizionalmente;  
- che i documenti d'identità, il furgone marca Mercedes e tutte le carte bancarie, 
agende, ecc. vengano dissequestrati. 

M.3 C. chiede: 
- di essere condannata ad una pena massima di 4 anni e 6 mesi (dedotto il car-
cere finora sofferto); 
- che si proceda al dissequestro del conto corrente postale a lei intestato non-
ché della sua carta d'identità e passaporto. 

M.4 A. chiede: 
- di essere prosciolto dai capi d'imputazione n. 1 e 2.1 (organizzazione criminale 
e traffico con D.); 
- che gli venga riconosciuta l'attenuante specifica della scemata imputabilità, ciò 
perlomeno di grado lieve, così come il riconoscimento di tutte le ulteriori circo-

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stanze attenuanti generiche (incensuratezza, effetto che la pena avrà sulla vita 
residua dell'accusato, lunga detenzione preventiva in regime carcerario di iso-
lamento e prognosi favorevole); 
- che la pena, il cui calcolo viene lasciato alla Corte, venga ridotta tenuto conto 
di quanto sopra. 

M.5 B. chiede: 
- che la pena da infliggergli sia contenuta in 5 anni di detenzione; 
- che gli averi di sua spettanza siano dissequestrati. 

N. Il dispositivo della presente sentenza è stato letto in udienza pubblica il 14 otto-
bre 2009. 

O. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate in quanto necessarie nei 
considerandi che seguono. 

 

 

 

La Corte considera in diritto: 

Sulle questioni pregiudiziali ed incidentali 

1. Le parti non hanno sollevato nessuna questione pregiudiziale né evocato ecce-
zioni che ostacolerebbero il giudizio nel merito della causa. Ciononostante la 
Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza giurisdizionale (TPF 2005 
142 consid. 2; 2007 165 consid. 1). 

1.1 Giusta l’art. 26 lett. a LTPF e 337 cpv. 1 lett. a CP, la Corte penale è competen-
te per statuire sull’infrazione contemplata all’art 260ter CP, se gli atti punibili so-
no stati commessi prevalentemente all’estero; oppure siano stati commessi in 
più Cantoni e non abbiano riferimento prevalente in uno di essi. 

1.2 Secondo l’atto d’accusa (A.1, 1.1-1.3) gli atti di partecipazione a un’organizza-
zione criminale ascritti ad A. sarebbero stati commessi in varie località in Sviz-
zera e nei seguenti Paesi: Germania, Francia, Lussemburgo Belgio, Argentina, 
Cile, Bolivia, Senegal, Spagna e Italia. Nella fattispecie gli atti rimproverati ad A. 

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consistono in sostanza nell’avere partecipato ad un’organizzazione criminale 
concertandosi e intrattenendo numerosi contatti fisici e telefonici, prevalente-
mente all’estero, con i vertici di un’organizzazione criminale insediata in Italia al 
fine di organizzare per conto dell’organizzazione criminale, tra il 2003 e il  
24 gennaio 2007, l’approvvigionamento dal Sud America verso l’Europa di in-
genti quantità di cocaina. Nell’ambito di tale attività il predetto avrebbe agito es-
senzialmente all’estero. Risulta altresì dall’atto d’accusa che A., sempre parte-
cipando all’organizzazione, avrebbe compiuto atti e impartito istruzioni ai coac-
cusati in più Cantoni (Ticino, Zurigo e Vaud). Per quanto concerne B., secondo 
l’atto d’accusa (B.1, 1.1-1.4), gli atti da lui perpetrati a sostegno all’orga-
nizzazione precitata sarebbero stati commessi dall’aprile 2005 fino al 24 gen-
naio 2007 prevalentemente all’estero, ossia negli Stati sopraccitati. In sostanza 
egli avrebbe assunto il ruolo di persona di collegamento e di interlocutore tra i 
membri dell’organizzazione criminale ed A. incontrando prevalentemente in Ita-
lia esponenti di tale organizzazione. Egli avrebbe inoltre compiuto essenzial-
mente all’estero (Argentina, Senegal e Italia) atti di sostegno all’organizzazione 
eseguendo ordini impartitigli segnatamente da A. 

1.3 Alla luce di quanto precede, la giurisdizione penale federale è pacificamente 
data sull’infrazione di cui all’art 260ter CP essendo realizzate entrambe le condi-
zioni poste all’articolo 337 cpv. 1 CP.  

1.4 Per quanto riguarda gli altri crimini in ambito di legge sugli stupefacenti rimpro-
verati a tutti gli accusati, dato che secondo l’accusa essi sarebbero stati com-
messi nel contesto di un’organizzazione criminale oltre che prevalentemente 
all’estero, la competenza federale si estende anche a tali reati in virtù dello 
stesso art. 337 cpv. 1 CP (v. PETER ALBRECHT, Die Strafbestimmungen des Be-
täubungsmittelgesetes, 2a ediz., Berna 2007, n. 5 ad art. 28 LStup). In merito 
infine alla contravvenzione alla legge sugli stupefacenti rimproverata a C., pur in 
assenza di un’esplicita delega da parte dell’autorità cantonale di per sé compe-
tente, i principi dell’efficienza e della celerità della procedura penale impedisco-
no alla Corte penale del Tribunale penale federale di declinare la propria com-
petenza, eccezion fatta per il caso in cui sussistessero motivi particolarmente 
validi (besonders triftige Gründe, motifs particulièrement impérieux; DTF 133 IV 
235 consid. 7.1), comunque non ravvisabili nella fattispecie, né sollevati dalla 
difesa.  

1.5 La Corte entra quindi nel merito di tutte le accuse. 

 

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Sull'organizzazione criminale 

2. Gli accusati A. e B. sono anzitutto accusati di organizzazione criminale.  

2.1 Si rende colpevole del reato di partecipazione ad un’organizzazione criminale, 
ai sensi dell’art. 260ter n. 1 cpv. 1 CP, chiunque partecipa a un'organizzazione 
che tiene segreti la struttura e i suoi componenti e che ha lo scopo di commette-
re atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali. Commette il reato 
nella forma del sostegno, giusta l’art. 260ter n. 1 cpv. 2 CP, chiunque sostiene 
una tale organizzazione nella sua attività criminale. Riservato l’art. 3 cpv. 2 CP, 
è punibile anche chi commette il reato all’estero, se l’organizzazione esercita o 
intende esercitare l’attività criminale in tutto o in parte in Svizzera (art. 260ter n. 3 
CP).   

2.2 Nell’ipotesi accusatoria importanti atti dell’organizzazione sarebbero stati com-
messi in Svizzera, segnatamente in relazione ai traffici rimproverati agli accusa-
ti. In questo senso l’organizzazione, per mezzo delle persone a vario titolo coin-
volte nei suoi traffici, sarebbe stata attiva non soltanto in Italia, in numerosi altri 
Paesi europei e sudamericani, nonché in Senegal, ma anche in Svizzera. Ne 
consegue che, in virtù dell’art. 260ter n. 3 CP, qualsiasi attività svolta in/per que-
sta organizzazione è punibile secondo la predetta disposizione.   

2.3 L’infrazione si riferisce ad associazioni criminali che presentano un carattere 
particolarmente pericoloso. La nozione d’organizzazione criminale è più restrit-
tiva rispetto a quella di associazione illecita giusta l’art. 275ter CP oppure di 
banda, sia in ambito di furti o rapine (art. 139 n. 3 e 140 n. 3 CP) che di traffico 
illecito di stupefacenti (art. 19 n. 2 lett. b LStup). Essa presuppone un gruppo 
strutturato di almeno tre persone, in genere però di più, concepito per durare 
indipendentemente da una modifica della composizione dei suoi effettivi e ca-
ratterizzato dalla sottomissione a determinate regole, da una sistematica riparti-
zione dei compiti, da un approccio professionale a tutti gli stadi della sua attività 
criminale e dall’opacità verso l’esterno. La mancanza di trasparenza verso 
l’esterno si manifesta altresì mediante la segretezza delle strutture e degli effet-
tivi; non basta tuttavia la discrezione generalmente associata a qualsiasi com-
portamento delittuoso: occorre una dissimulazione qualificata e sistematica 
(DTF 132 IV 132 consid. 4.1.1). L’organizzazione deve inoltre perseguire lo 
scopo di commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali. 
L’arricchimento con mezzi criminali presuppone la volontà dell’organizzazione 
di ottenere vantaggi patrimoniali illegali mediante attività sussumibili sotto la no-
zione di crimine ai sensi dell’art. 10 cpv. 2 CP (risp. art. 9 cpv. 1 vCP), come ad 
esempio reati qualificati come crimini contro il patrimonio o come crimini giusta 
l’art. 19 n. 2 LStup (ATF 129 IV 271 consid. 2.3.1 pag. 274). Non è tuttavia ne-

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cessario che l’attività dell’organizzazione si esaurisca nella commissione di cri-
mini, a condizione che quest’ultimi costituiscano perlomeno una parte essenzia-
le dell’intera attività (sentenza del Tribunale federale 6P.166/2006 del 
23 ottobre 2006, consid. 5.1; TPF 2008 80 consid. 4.2.1). Riassumendo un’or-
ganizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP è caratterizzata da quattro 
elementi: il numero di partecipanti, la struttura organizzativa, la legge 
dell’omertà e lo scopo criminale (BERNARD CORBOZ, Les infractions en droit 
suisse, vol. II, Berna 2002, n. 1 ad art. 260ter CP). 

 Secondo giurisprudenza e dottrina corrispondono in particolare alla nozione di 
organizzazione criminale sia le associazioni di stampo mafioso che quelle fina-
lizzate al terrorismo (DTF 132 IV 132 consid. 4.1.2; TPF 2008 80 consid. 4.2.1 
pag. 82; HANS VEST, Delikte gegen den öffentlichen Frieden [Art. 258 – 263 
StGB], Commentario, Berna 2007, n. 15 ad art. 260ter CP). Anche un gruppo di 
trafficanti di droga dedito a smerciare importanti quantitativi di stupefacenti può 
corrispondere a tale definizione (ATF 129 IV 271 consid. 2.3.1 e 2.3.2; sentenza 
6S.463/1996 del 27 agosto 1996, consid. 4, pubblicato in SJ 1997 pag. 1 e 
segg. e riassunto in RStrS/BJP 2000 n. 799). 

2.4 La variante della partecipazione ai sensi dell’art. 260ter n. 1 cpv. 1 CP si applica 
a tutte le persone funzionalmente integrate nell’organizzazione e concretamen-
te attive nel perseguimento degli scopi criminali della stessa. Le attività concre-
te svolte per l’organizzazione non devono necessariamente integrare in sé e 
per sé fattispecie penali, ma possono costituire operazioni di vario tipo (ad e-
sempio logistico, pianificatorio, organizzativo, finanziario ecc.), comunque stret-
tamente legate alle finalità criminali dell’organizzazione (DTF 132 IV 132 con-
sid. 4.1.3). La partecipazione può essere anche di natura informale e non pre-
suppone l’esercizio di una funzione di quadro o comunque di particolare rilievo 
all’interno dell’organizzazione (DTF 131 II 235 consid. 2.12.1; 128 II 355 con-
sid. 2.3).  

2.5 La variante del sostegno ai sensi dell’art. 260ter n. 1 cpv. 2 CP si applica per 
contro nel caso di persone che, nonostante non facciano parte integrante 
dell’organizzazione, dall’esterno apportano un consapevole contributo a soste-
gno delle attività criminali dell’organizzazione. Il reato di sostegno ad un’orga-
nizzazione criminale presuppone che gli atti o le omissioni imputate al reo pos-
sano essere considerati un sostegno all’attività criminale in quanto tale dell’or-
ganizzazione e non come un mero appoggio ad un membro di quest’ultima 
(CORBOZ, op. cit., n. 8 ad art. 260ter CP e dottrina citata). Il sostegno si distingue 
dalla partecipazione esclusivamente alla luce della posizione del reo per rap-
porto all’organizzazione: non è suo membro ma sostiene dall’esterno la sua  
azione contribuendo alla realizzazione del suo scopo (TPF 2005 127 consid. 

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3.1; STEFAN TRECHSEL/HANS VEST, Schweizerisches Strafgesetzbuch. Praxi-
skommentar, Zurigo/San Gallo 2008, n. 10 ad art. 260ter CP). Il sostegno ad 
un’organizzazione criminale è qualificato come crimine nel Codice penale, in 
questo senso il legislatore lo considera un’infrazione di particolare gravità. Il re-
ato è commesso soltanto se l’autore ha l’intenzione di fornire un fattivo contribu-
to al perseguimento degli scopi criminali dell’organizzazione (DTF 128 II 355 
consid. 2.4 pag. 361). Il dolo eventuale è sufficiente per adempiere la fattispecie 
soggettiva del reato: è dunque necessario che la persona sappia o perlomeno 
preveda e accetti la possibilità che il suo contributo possa servire al persegui-
mento delle finalità criminali dell’organizzazione (DTF 133 IV 58 consid. 5.3.1; 
132 IV 132 consid. 4.1.4). 

2.6 Laddove, come nel caso concreto, l’accusa di organizzazione criminale si ac-
compagna ad accuse relative ad altri reati concreti che sarebbero stati com-
messi nel contesto della stessa organizzazione (cosiddetti reati-scopo o reati-
fine), l’art. 260ter CP, in virtù del principio di sussidiarietà sancito dalla giurispru-
denza (DTF 132 IV 132 consid. 4.2 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 
6S.229/2005 del 20 luglio 2005, consid. 1.2.2 e 1.3, pubblicati in: SJ 2006 I 
pag. 125, pag. 129 a 131 nonché sentenza 6S.528/2006 dell’11 giugno 2007, 
consid. 4.3) è applicabile solo se il contributo del reo al reato associativo non si 
esaurisce nell’adempimento di uno specifico reato-scopo, nel caso di specie i 
reati in ambito di legge sugli stupefacenti rimproverati agli accusati. L’esame 
della posizione degli accusati avverrà quindi in due fasi. Dapprima verrà valuta-
ta la loro posizione oggettiva e soggettiva a prescindere dai reati-scopo concor-
renti. Soltanto in una seconda fase verrà invece esaminata, se del caso, 
l’applicabilità alla luce del principio della sussidiarietà, anticipando in questo ne-
cessariamente gli esiti dell’esame delle accuse in ambito di legge sugli stupefa-
centi. 

3. A. è accusato di aver partecipato ad un’organizzazione criminale che teneva 
segreti la struttura e i suoi componenti e che aveva lo scopo di commettere atti 
di violenza criminale o di arricchirsi con mezzi criminali, la cui struttura era pro-
fessionale, gerarchica, compartimentata e segreta al fine di durare nel tempo, i 
cui vertici, i capi ed i membri erano intercambiabili, la cui azione si avvaleva del-
la forza d’intimidazione, del vincolo associativo, della condizione d’assog-
gettamento, della violenza e dell’omertà per salvaguardare i propri interessi e la 
propria esistenza, il cui scopo principale era la realizzazione di attività di natura 
criminale fra le quali il traffico internazionale, dal Sud America verso l’Europa, di 
importanti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, commettendo 
in specie atti criminali di ripetuta infrazione aggravata alla legge federale sugli 
stupefacenti, in diverse località della Svizzera, della Germania, della Francia, 

- 13 - 

del Lussemburgo, del Belgio, dell’Argentina, del Cile, della Bolivia, del Senegal, 
della Spagna e dell’Italia, a partire almeno dal 2003 e fino al giorno del suo ar-
resto avvenuto in data 24 gennaio 2007, nella consapevolezza di contribuire 
all’esistenza dell’organizzazione criminale e di agire quale membro nel contesto 
della stessa (capo di accusa A.1).  

 Giusta il punto A.1.1 dell’atto d’accusa egli è in particolare accusato di avere 
partecipato all’organizzazione criminale di tipo ‘ndranghentistico facente capo a 
H., G., I., E., P. ed altre persone, organizzazione costituitasi quale diramazione 
autonoma della cosca F. di Africo/I, avente base operativa e centro direzionale 
a Milano ed Hinterland e attiva anche in Lombardia, in Liguria e in Calabria. 

3.1 Per quanto riguarda il requisito oggettivo dell’esistenza di un’organizzazione 
criminale ai sensi dell’art. 260ter CP e della sopraccitata giurisprudenza (v. con-
sid. 2.3), va rilevato che il funzionamento di questa diramazione autonoma della 
cosca F. è ampiamente descritto nella sentenza dell’Ufficio del Giudice per le 
indagini preliminari del Tribunale di Milano del 1° agosto 2008 (cl. 61 p. 
18.8.3412-562; confermata in appello ma non ancora cresciuta in giudicato, cl. 
81 p. 910.84), nella sentenza cresciuta in giudicato dell’Ottava sezione penale 
del Tribunale Ordinario di Roma del 13 aprile 2001 (cl. 60 p. 18.8.2813-3411), 
nonché nella sentenza cresciuta in giudicato della Prima sezione penale del 
Tribunale civile e penale di Milano del 15 dicembre 1997 (cl. 59 p. 18.8.2532-
2812). Dalle sentenze in questione, che sono il risultato di numerose indagini 
condotte dalle Procure della Lombardia, emerge come nel nord dell’Italia, in 
particolare nella Regione lombarda con epicentro Milano, siano radicati gruppi 
di calabresi che operano nei più disparati ambiti criminali a favore e con gli 
stessi metodi e concezioni criminali delle organizzazioni originarie presenti in 
Calabria (v. del resto anche la relazione della Commissione Parlamentare An-
timafia approvata all’unanimità il 19 febbraio 2008 e pubblicata a cura di FRAN-
CESCO FORGIONE, Milano 2009, nonché l’intervista al Procuratore nazionale an-
timafia PIETRO GRASSO, a cura di Alberto La Volpe, Milano 2009, pag. 163 e 
segg.). Fra questi metodi vi è l’interscambiabilità delle funzioni e dei ruoli dei 
singoli membri o sostenitori, a dipendenza delle contingenze concrete e con 
bacino di raccolta anche nella zona di Africo. Questa interscambiabilità non è 
solo scelta operativa autonoma ma viene spesso imposta proprio dall’intervento 
dell’autorità penale che con le proprie indagini impone di fatto il blocco di alcune 
reti criminali. Già a partire dalla fine del  2003 le forze di Polizia giudiziaria ita-
liane individuavano un vincolo associativo fra H., P., G. e E. L’attività investiga-
tiva italiana mostrava inoltre l’importante ruolo di E. grazie al quale 
l’organizzazione, e in particolare G. e i suoi referenti H. e I., riusciva ad aprire 
un canale per l’approvvigionamento di droga (cl. 81 p. 910.82). Nella ricostru-
zione temporale relativa alle condotte criminali dell’organizzazione le forze di 

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Polizia giudiziaria italiane rilevavano un momento di stallo costituito dall’arresto 
di Q. e dall’ulteriore sequestro di complessivi 18 kg di cocaina. Un importante 
canale di approvvigionamento della cocaina veniva di fatto e momentaneamen-
te annullato a favore del già collaudato canale E. (cl. 81 p. 910.84). 
L’importanza del quantitativo di sostanza stupefacente trafficato imponeva co-
munque all’organizzazione italiana di fare capo a soggetti interni alla propria 
struttura, legati attraverso al vincolo duraturo della paura e dell’indissolubilità 
del legame (cl. 81 p. 910.85 e seg.). In punto al reato associativo italiano e ai 
ruoli in esso svolti dagli indagati in Italia, la Giudice dr. R. ha sintetizzato gli  
elementi probatori emersi nel corso dell’indagine della sua decisione del  
30 aprile 2007 (cl. 53 p. 18.8.891 e seg.) evidenziando come sussistesse un 
vincolo associativo, duraturo e indissolubile, fra i membri e sostenitori 
dell’organizzazione e ulteriori elementi quali la struttura stabile fondata sulla ge-
rarchia con carattere di rigidità, sul controllo, ubbidienza e interscambiabilità dei 
membri, sull’autorità e sulla ripartizione dei compiti seguendo determinate rego-
le, la segretezza riguardo a tale struttura e ai suoi componenti sia verso 
l’esterno che all’interno della stessa, così come lo scopo criminale. Più concre-
tamente in relazione ai traffici di stupefacenti oggetto del presente procedimen-
to, nella successiva sentenza del Giudice per l’indagini preliminari del Tribunale 
di Milano del 1° agosto 2008, è stata sottolineata l’esistenza nel caso di specie 
di un accordo stabile continuativo per la perpetrazione di una seria indetermina-
ta di reati attinenti il traffico di stupefacente. L’inchiesta italiana ha portato alla 
luce gli incontri assai frequenti fra gli imputati, i viaggi compiuti da taluni di essi 
in Italia e all’estero, le telefonate fra i medesimi svoltesi in un lungo lasso di 
tempo, i vari episodi accertati di traffico di stupefacente in grossi quantitativi, la 
circostanza che venissero utilizzate le società operanti all’Ortomercato e facenti 
capo a S., che disponevano di locali per incontri per gli associati, di autovetture 
per gli spostamenti, di utenze telefoniche per comunicazioni sempre riguardanti 
traffici illeciti e che erano destinatarie di fatture emesse da società inesistenti ri-
guardanti operazioni inesistenti, allo scopo di coprire esborsi di denaro neces-
sari per scopi attinenti il traffico di droga, dimostrando l’esistenza di un legame 
stabile e duraturo fra gli stessi imputati e anche l’esistenza di una struttura piut-
tosto sofisticata finalizzata a porre in essere reati in ambito di traffico di stupefa-
centi (cl. 61 p. 18.8.3522). Secondo le autorità giudiziarie italiane, la particolare 
forza e la grande capacità operativa di tale struttura è dimostrata anche dal fatto 
che la sua attività non si fermava dopo l’arresto di Q. (che forniva quantità di 
droga al sodalizio), ma continuava con la ricerca di nuovi canali di approvvigio-
namento e ancor più dalla circostanza che anche dopo l’arresto di H. non ces-
sava affatto l’attività criminale del gruppo, tanto è vero che la lunga e comples-
sa vicenda della fornitura e trasporto dal Sud America in Italia di un assai gros-
so quantitativo di cocaina si svolge e si conclude mentre H. era in carcere  
(cl. 61 p. 18.8.3523). Concludendo il Giudice per l’indagini preliminari ha affer-

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mato l’esistenza di una struttura molto attiva, forte, composta da membri assai 
scaltri e sagaci con capacità di superare ogni genere di difficoltà con alto grado 
di duttilità, in grado di operare nonostante l’arresto del suo capo, finalizzata a 
porre in essere una serie di reati attinenti di traffico internazionale di stupefa-
centi e a procurarsi grandi partite di stupefacenti (cl. 61 p. 18.8.3523).  

 Sotto il profilo oggettivo l’organizzazione in questione corrisponde alla nozione 
di organizzazione criminale così come essa è stata sviluppata dalla giurispru-
denza e dottrina sopraccitate (v. supra consid. 2.3). Le obiezioni in merito solle-
vate dalla difesa di A. non riguardano gli esiti investigativi in quanto tali degli in-
quirenti italiani, basati su intercettazioni telefoniche e ambientali, osservazioni 
dirette, pedinamenti, controlli, ampiamente e dettagliatamente illustrati dagli in-
vestigatori durante l’interrogatorio dibattimentale, ma concernono in sostanza 
l’equipollenza fra l’art. 260ter del Codice penale svizzero e l’art. 74 del Testo  
unico sugli stupefacenti (Legge 26 giugno 1990, n. 162, articoli 14, comma 1, e 
38, comma 2, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti 
o psicotrope) applicato nel troncone italiano della procedura. Orbene a questo 
proposito è sufficiente rilevare che secondo la dottrina italiana, per quanto ri-
guarda il pactum sceleris caratteristico del predetto reato associativo, esso è 
costituito dall’impegno permanente e continuativo degli affiliati e dalla disponibi-
lità a contribuire alla realizzazione del programma associativo anche dopo la 
commissione di taluno dei reati-scopo (SIMONE ZANCANI, Il delitto di associazio-
ne finalizzata al traffico illecito, in Commento pratico sistematico al Testo unico 
sugli stupefacenti, a cura di Silvio Riondato, Padova 2006, pag. 172; GIANGIULIO 
AMBROSINI, Stupefacenti, in Digesto delle discipline penalistiche, 4a ediz., Tori-
no 1999, vol. XIV, pag. 43, n. 30). Per quanto riguarda la struttura organizzativa 
è certo vero che dottrina e giurisprudenza non sono concordi nell’affermare 
l’importanza di questo elemento per distinguere la condotta associativa rispetto 
al mero concorso di persone in una pluralità di reati-scopo (sulla questione v. 
ZANCANI, ibidem, pag. 174 e segg. con riferimenti), sennonché le incontestate 
emergenze investigative italiane hanno messo in luce ben di più di un limitato 
accordo volto alla realizzazione di un determinato numero di traffici: al contrario 
è emerso un sodalizio criminale duraturo e stabilmente strutturato, con una 
marcata corposità sociale fondata su una gerarchia rigida, sul controllo, 
l’ubbidienza e l’interscambiabilità dei membri, nonché sull’autorità e sulla riparti-
zione dei compiti seguendo determinate regole di segretezza riguardo alla strut-
tura e ai membri; il tutto allo scopo di porre in essere una serie indeterminata di 
consistenti traffici di stupefacente fra il Sud America e l’Europa. In questo senso 
non vi è dubbio che il sodalizio in parola integri gli elementi oggettivi di una or-
ganizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP. Il fatto che non sia stata rite-
nuta in Italia la fattispecie di associazione di tipo mafioso (art. 416bis CP italiano; 
v. a questo proposito GIOVANNANGELO DE FRANCESCO, Associazione per delin-

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quere e associazione di tipo mafioso, in Digesto delle discipline penalistiche, 4a 
ediz, Torino 1987, vol. I, pag. 309 e segg.), per le ragioni esposte dagli inquiren-
ti italiani nell’interrogatorio dibattimentale (v. cl. 81 p. 910.93), contrariamente a 
quanto ritenuto dalla difesa di A., non esclude l’applicabilità dell’art. 260ter CP, 
visto che come già evidenziato sopra, la giurisprudenza svizzera comprende 
esplicitamente nella categoria di organizzazione criminale anche i sodalizi dediti 
ad importanti traffici di stupefacenti (v. supra consid. 2.3; sul rapporto fra asso-
ciazione di stampo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti 
alla luce dell’art. 15 del CP italiano v. ZANCANI, op. cit., pag. 174; AMBROSINI, i-
bidem; GIUSEPPE SPAGNOLO, L’associazione di tipo mafioso, 3a  
ediz., Padova 1990, pag. 170 e segg.). 

3.2 Ciò posto si pone il quesito di sapere se A. abbia obiettivamente e soggettiva-
mente partecipato a detta organizzazione. Sia l’inchiesta italiana che quella 
svizzera hanno evidenziato l’esistenza di forti legami fra A. e importanti membri 
della suddetta organizzazione fra cui E., M., N. e altri. Venivano monitorati di-
versi incontri con esponenti di spicco dell’organizzazione calabrese nella Re-
gione Lombardia e nella Regione Calabria, nonché la diretta partecipazione a 
viaggi intrapresi in Sud America per concludere l’acquisto dello stupefacente 
v. cl. 3 p. 5.1.27 e segg.; cl. 81 p. 910.84). Questi contatti erano anzitutto fun-
zionali al traffico di stupefacente di cui al punto 2.2 del capo d’accusa e non so-
no di per sé contestati dalla difesa. Anticipando necessariamente le conclusioni 
di questo Tribunale in ambito di infrazione alla legge sugli stupefacenti e quindi 
rinviando per questo ai considerandi che seguiranno (v. infra consid. 5.7), va 
preso in considerazione il fatto che A. verrà qui ritenuto colpevole di aver parte-
cipato con un ruolo dirigenziale importante alla pianificazione, organizzazione 
ed esecuzione di un traffico di cocaina per più di due quintali effettuato per con-
to e nell’interesse della suddetta organizzazione. Se è indubbio che il fatto di 
partecipare con un simile ruolo ad un traffico di cocaina di questa portata costi-
tuisce obiettivamente un contributo importante alla realizzazione del programma 
criminale dell’organizzazione, visto che è proprio per questo genere di scopo 
che l'organizzazione è stata messa in piedi, più complesso è sapere se l’attività 
di A. si esaurisca o meno nella realizzazione di detto traffico. Come evidenziato 
sopra, in base alla giurisprudenza l’art. 260ter CP è infatti da considerare sussi-
diario per rapporto ad altre eventuali disposizioni penali violate dagli stessi par-
tecipanti o sostenitori dell’organizzazione criminale (v. supra consid. 2.6). In ba-
se a detta concezione, il reo può essere punito per partecipazione o sostegno a 
un’organizzazione criminale soltanto se il suo comportamento penalmente rile-
vante non è già sanzionato, in tutti i suoi aspetti, da un’altra disposizione del di-
ritto penale. Occorre dunque domandarsi se gli atti di partecipazione a 
un’organizzazione criminale rimproverati all’accusato non siano già interamente 
contemplati da un’altra disposizione del Codice penale o da un’altra legge. Se-

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condo l’accusa, A., oltre ad aver partecipato all’organizzazione criminale sopra 
descritta ai sensi del capo d’accusa 1.1, avrebbe svolto in tale contesto crimina-
le il compito organizzativo ed esecutivo di approvvigionamento in Sud America, 
in particolare in Bolivia, della sostanza stupefacente del tipo cocaina e del tra-
sporto della stessa in Europa, avendo realizzato lo stesso in almeno due occa-
sioni, con le medesime modalità esecutive e in esecuzione di un medesimo di-
segno criminoso, in autonomia operativa, concertandosi con E. ed altri membri 
dell’organizzazione criminale, in ordine alla scelta delle persone, alla scelta e 
all’acquisto dei mezzi di trasporto da utilizzare, alla scelta degli itinerari, avendo, 
inoltre, a disposizione il denaro necessario a lui consegnato in contanti da 
membri della stessa organizzazione criminale in particolare su disposizione di 
E., ricevendo la promessa di un compenso finale indicato in almeno 150'000 
dollari per la sua partecipazione al traffico internazionale di stupefacenti di cui al 
capo d’accusa 2.2, impartendo precisi ordini a B., C. e D., mantenendo contatti 
diretti e indiretti con i vertici della organizzazione attraverso un comportamento 
molto accorto, in specie, per quanto atteneva all’esigenza di riservatezza e di 
chiusura nei confronti di terzi a tutela dell’attività criminosa dello stesso sodali-
zio criminale (capo d’accusa 1.2). 

3.2.1 Orbene a tal proposito occorre nuovamente anticipare in questo luogo l’esito 
delle considerazioni sui due traffici concreti imputati all’accusato. Questa Corte 
ritiene provato solo il traffico del 2005/2007 mentre per il primo traffico ipotizza-
to dall’autorità requirente gli accusati coinvolti vengono prosciolti (v. infra con-
sid. 5.11). Per quanto riguarda il traffico assodato, A. fungeva da interlocutore, 
assieme a B., di E. ed altri membri dell’organizzazione sopraccitata, ed imparti-
va precisi ordini allo stesso B., a C. e D., nell’organizzazione di detto traffico  
(v. infra consid 5.7). Egli era inoltre in parte spesato, come in misura minore le 
altre persone coinvolte nel traffico in questione, dall’organizzazione durante 
l’esecuzione dello stesso (cl. 81 p. 910.32), e ha ricevuto la promessa di un 
compenso finale di almeno 150'000 dollari per la partecipazione al traffico. Se 
non risulta un’affiliazione formale alla diramazione in narrativa della cosca F. è 
comunque certo che A. godeva di grande fiducia all’interno della stessa, altri-
menti non gli sarebbe stato mai affidato un simile incarico e non sarebbe mai 
stato ammesso con tale frequenza a Bova Marina in casa del padre di uno dei 
quadri dirigenziali di detta diramazione autonoma della cosca. Certo, al di là del 
ruolo senz’altro dirigenziale svolto nell’organizzazione del traffico in questione, 
non risulta che l’accusato fosse un alto quadro dell’organizzazione stessa. Del 
resto è noto che la ’ndrangheta ha una prassi restrittiva e rigidamente familistica 
nell’ammissione di nuovi membri (vedasi la già citata relazione della Commis-
sione parlamentare Antimafia, nonché GAETANO NANULA, La lotta alla mafia. 
Strumenti giuridici, strutture di coordinamento, legislazione vigente, 5a ediz., Mi-
lano 2009, pag. 445 e segg.; PINO ARLACCHI, La mafia imprenditrice, Milano 

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2007, pag. 27 e segg. e AA.VV., Secondo rapporto sulle priorità nazionali: la cri-
minalità organizzata, Milano 1995, pag. 93 e seg.). Ciò nondimeno il concetto di 
partecipazione a un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter del CP non 
deve ridursi ad un irragionevole formalismo nel senso di ritenere partecipanti a 
organizzazioni criminali di questo tipo, con una lunga tradizione sul territorio e 
determinati rituali e procedure di affiliazione, all’accettazione formale da parte 
dei membri dell’organizzazione stessa. Questo significherebbe praticamente 
privilegiare senza motivo chi è attivo solo funzionalmente per organizzazioni 
criminali tradizionali come la ‘ndrangheta, la camorra o la mafia siciliana, rispet-
to a colui che è attivo in altre forme di criminalità organizzata, che non prevedo-
no analoghe forme rituali di affiliazione. La nozione di partecipante deve essere 
intesa nella sua effettiva concretezza, e quindi interpretata in termini normativo-
funzionali (v. DTF 132 IV 132 consid. 4.1.3; HANS VEST, Commento all’art. 
260ter CP, n. 38, in Delikte gegen den öffentlichen Frieden (art. 258-263 StGB), 
a cura di Martin Schubarth, Berna 2007; NICOLAS ROULET, Das kriminalpoliti-
sche Gesamtkonzept im Kampf gegen das organisierte Verbrechen, Berna 
1997, pag. 147; v. da un punto di vista comparativo ANTONIO CAVALIERE, Il con-
corso eventuale nel reato associativo, Napoli 2003, pag. 253 e segg.). Parteci-
pante non è solo colui che ha percorso determinati rituali di iniziazione e in 
quanto tale viene accolto a pieno titolo dall’organizzazione stessa nel suo seno, 
ma anche colui che pur non avendo alle proprie spalle un percorso di iniziazio-
ne di questo tipo svolge funzionalmente ed effettivamente un ruolo importante 
all’interno dell’associazione stessa. Certo a livello di cornice edittale la questio-
ne resta puramente accademica, in quanto in teoria anche l’extraneus sosteni-
tore soggiace alla stessa comminatoria di pena, ciò nondimeno a livello di 
commisurazione della pena giusta l’art. 47 CP occorre essere il più precisi pos-
sibile nella descrizione del contributo oggettivo del reo, per cui, a seconda delle 
circostanze può emergere una minore o maggiore energia criminale, la quale, 
tendenzialmente ma non necessariamente, potrà essere considerata maggiore 
nel partecipante che nel sostenitore. In questo senso chi come l’accusato par-
tecipa, seppur da quadro con compiti tattici più che strategici, ad attività essen-
ziali dell’organizzazione criminale come il traffico di stupefacenti in questione in-
tegra oggettivamente la fattispecie. Soggettivamente inoltre l’accusato non po-
teva ignorare che facendo traffici di stupefacente tra il Sud America e l’Europa 
con personaggi altamente sospetti provenienti da regioni notoriamente ad alta 
intensità mafiosa, accettava di dare un fattivo contributo alle attività delle co-
sche coinvolte. È risaputo infatti che in ambito di traffico di cocaina le cosche 
della ‘ndrangheta hanno un ruolo oggi come oggi sempre più importante  
(v. cl. 81 p. 910.83; ELIO VELTRI/ANTONIO LAUDATI, Mafia pulita, Milano 2009, 
pag. 148 e segg.; OLIVER STOLPE, Strategien gegen das Organisierte Verbre-
chen, Colonia/Berlino/Monaco 2004, pag. 33). In questo senso, la Corte non re-
puta credibile la tesi dell’accusato secondo la quale egli non sapeva o non po-

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teva presumere che aveva a che fare con un organizzazione criminale dedita al 
traffico di stupefacenti. Numerosi indizi mostrano il contrario. L’accusato non so-
lo conosceva l’attività dell’organizzazione, ma ne condivideva anche le finalità 
ed i metodi (contatti discreti, linguaggio in codice, uso di atteggiamenti intimida-
tori nei confronti di C.; v. cl. 81 p. 910.84 e segg.; 910.51 e segg.) a tal punto da 
poterlo considerare organico all’organizzazione stessa. Secondo le dichiarazio-
ni di A., la relazione di amicizia con E. risale nel tempo (cl. 81 p. 910.26). Ciò è 
confermato anche dal fatto che nel gennaio del 2005, di rientro dal viaggio effet-
tuato con D., egli si reca in Calabria da E. dal quale è ospitato (cl. 81 p. 910.26; 
910.84). A. sarà inoltre ancora ospitato al domicilio milanese di E. (cl. 81 p. 
910.85). Pur non essendo possibile determinare la data e le modalità esatte 
dell’adesione di A. all’organizzazione, è comunque apparso certo alla Corte che 
la sua posizione all’interno dell’organizzazione si è sempre più rafforzata so-
prattutto dopo la visita del gennaio 2005 ad E. L’esperienza fatta da A. durante 
il suo viaggio in camper con D. nel 2004, pur non essendoci prove sufficienti 
che si sia concretizzata in un traffico (v. infra consid. 5.11), è senz’altro stata 
recepita con interesse dall’organizzazione. A. è quindi apparso come una per-
sona capace di concepire nuovi metodi frutto di proprie esplorazioni sul terreno 
(se “a secco”, con stupefacente per uso personale o con maggiori quantitativi 
poco importa) e di metterli a disposizione dell’organizzazione. Secondo la Corte 
non è plausibile, come vuol far credere l’accusato, che E. e l’organizzazione 
abbia improvvisamente deciso di affidargli l’attuazione di un traffico così impor-
tante se A. non fosse stato, perlomeno funzionalmente, un membro 
dell’organizzazione. In questo senso, in capo ad una soggettività come quella di 
A., va condivisa la valutazione degli inquirenti italiani, secondo cui “determinati 
soggetti, se ritenuti affidabili e sicuri, vengono riutilizzati nel tempo” da organiz-
zazioni criminali come quella qui in parola: non sono soggetti da utilizzare in 
maniera casuale o saltuaria, sono invece "persone comprovate ed affidabili" (cl. 
81 p. 910.87). La Corte è giunta a tale certezza anche in seguito al fatto che 
l’organizzazione si sia messa a disposizione di A. per permettergli di recuperare 
il prestito che aveva concesso a T. e ad AA. fornendogli un avvocato e facendo 
intervenire anche due altri membri dell’organizzazione per motivare, con la loro 
inquietante presenza, i creditori a onorare il loro debito (cl. 81 p. 910.86 e 105; 
cl. 3 p. 5.1.134). Va da sé che simili interventi da parte dell’organizzazione non 
sono offerti a chiunque. Le altre spiegazioni fornite da A. in merito all’episodio 
non sono credibili (v. cl. 81 p. 910.25), visto che non si vede perché i due espo-
nenti in questione avrebbero dovuto “per caso” accompagnarlo in casa dei due 
debitori, i quali, sempre “per caso”, proprio qualche tempo dopo questa visita 
hanno restituito un prestito risalente al 2001 e fino a quel momento mai restitui-
to nemmeno ratealmente. Va inoltre rilevato che la conoscenza di altri traffici ef-
fettuati dall’organizzazione, traffici di cui A. parla in codice nelle intercettazioni  
(v. intercettazioni riascoltate in aula cl. 81 p. 910.88 e segg. con riferimenti), di-

- 20 - 

mostrano che A. era a conoscenza delle precedenti attività dell’organizzazione: 
conoscenze possibili solo a persone ben integrate nella stessa. Le giustificazio-
ni addotte in aula in merito al contenuto di una di queste intercettazioni non so-
no credibili né l'attenta analisi grammaticale svolta con l'aiuto dell'interprete 
permette altre conclusioni (cl. 81. p. 910.29). In questo senso va condivisa 
l’interpretazione dell’autorità giudiziaria italiana secondo cui gli interlocutori par-
lano effettivamente di quantitativi di stupefacente di precedenti operazioni 
dell’organizzazione (v. cl. 81 p. 910.91; cl. 3 p. 5.1.118 e seg.; cl. 61 p. 
18.8.3482). Nelle intercettazioni A. appare come una persona ferrata in materia, 
sicura di sé (v. ad es. intercettazione del 1° dicembre 2005, riascoltata durante 
il dibattimento cl. 81 p. 910.89; cl. 61 p. 18.8.3451-3452), in grado di procurare 
importanti quantitativi di stupefacente (in un’intercettazione ambientale del  
18 ottobre 2005 parla addirittura di 1000 kg, v. cl. 3 p. 5.1.32 e riferimenti). 
Questa è anche l’immagine che ha dato a C., B. e K., dicendo loro che sapeva 
come si fanno questi traffici (cl. 81 p. 910.28; 910.50; 910.41 cl. 54 
p. 18.8.1204). Non da ultimo l’insistenza con cui già nel 2004 cominciò a parlare 
alla D. di un possibile traffico (cl. 81 p. 910.73), dimostra che, contrariamente a 
quanto ha cercato ancora di sostenere in aula, egli sapeva di cosa parlava e 
aveva già i contatti giusti nell’ambiente criminale per porre in essere simili traffi-
ci. A. si muoveva inoltre con la tipica accortezza delle persone ben integrate in 
simili associazioni criminali, restando il più possibile evanescente, evitando di 
telefonare direttamente, utilizzando i subalterni per i suoi scopi (cl. 81 p. 910.51; 
910.74), arrivando e partendo in maniera inaspettata (v. cl. 81 p. 910.84), crip-
tando le annotazioni (cl. 81 p. 910.33; cl. 3 p. 5.1.71). Concludendo, vi sono 
numerosi e univoci indizi che A. fosse integrato nell’organizzazione e che la sua 
partecipazione non si esaurisse nella messa in opera del traffico del 2005-2007 
ma che comprendesse uno scambio continuo di informazioni, di opinioni, di 
consigli e di favori al fine di garantire il duraturo funzionamento dell’organiz-
zazione con il suo generico programma criminoso, ciò che spiega anche la pre-
occupazione di un importante membro dell’organizzazione come N. al momento 
dell’arresto di A., evidenziata in un’intercettazione telefonica, da porre in rela-
zione oltre che con il rischio di perdere i soldi promessi per il traffico in questio-
ne, più in generale con il fatto che venisse neutralizzato un membro operativo 
dell’organizzazione, bloccando altresì il canale di approvvigionamento che que-
sti era stato in grado di aprire (v. cl. 81 p. 910.87). Si tratta di una serie di con-
dotte che senza ancora agglutinarsi in specifici atti preparatori ai sensi  
dell’art. 19 n. 1 cpv. 6 LStup rappresentano tuttavia un essenziale contributo al 
funzionamento dell’organizzazione e alla perpetuazione del suo generico pro-
gramma criminale. Un contributo che data la stretta e assidua contiguità tra 
l’accusato ed importanti membri della cosca integra i tratti caratteristici della 
partecipazione e non del mero concorso esterno. In questo senso, in capo ad 
A., sussiste quel classico quid pluris, sia rispetto alla semplice perpetrazione o 

- 21 - 

preparazione di singoli atti criminali che rispetto al sostegno esterno, che è ca-
ratteristico del partecipante e che regge anche alla luce della sopraccitata teoria 
della sussidiarietà (v. supra consid. 2.6). Egli va quindi riconosciuto colpevole di 
partecipazione ad un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP. 

3.2.2 Da parte dell’autorità requirente, l’accusa di partecipazione ad un’organizza-
zione criminale viene anche fondata, giusta il punto 1.3 dell’atto d’accusa, sul 
fatto di aver provveduto allo scopo di vanificare l’accertamento dell’origine non-
ché il ritrovamento e la confisca di fondi provento d’attività criminale 
dell’organizzazione criminale, alla restituzione all’estero, in particolare in Italia, 
in denaro contante a favore del sodalizio di importo di origine criminosa indicato 
in 58'000.- EUR a lui concesso a titolo di prestito nel periodo 2005-2006 da 
membri dell’organizzazione criminale, utilizzando parte del denaro a lui restituito 
a Napoli in contanti nell’ottobre/novembre 2006 dai conviventi AA. e T. in ragio-
ne di un prestito pari a circa 180'000.- EUR concesso loro a Napoli nel 2001, 
usufruendo a Napoli, nel corso del 2005, del sostegno dell’intervento personale 
di membri dell’organizzazione criminale in particolare di E. e M., per ottenere in 
restituzione il suddetto importo pari a 180'000.- EUR. È vero che, secondo la 
giurisprudenza, attività volte a vanificare l’accertamento e l’origine nonché il ri-
trovamento e la confisca di fondi provento di attività criminale di un’organizza-
zione criminale possono costituire una forma di partecipazione o sostegno 
all’organizzazione criminale stessa (v. sentenza del Tribunale penale federale 
SK.2007.24 del 10 ottobre 2008, consid. 2.4). Nella fattispecie occorre tuttavia 
costatare che così come è descritto nell’atto d’accusa il comportamento in que-
stione integra fedelmente la fattispecie dell’art. 305bis CP per cui è principalmen-
te secondo tale norma che avrebbe in linea di massima potuto essere persegui-
to l’accusato (v. del resto il rapporto di polizia del 26 giugno 2008 a pag. 22,  
cl. 3 p. 5.1.22, nonché le dichiarazioni in aula della stessa polizia svizzera,  
cl. 81 p. 910.105). Norma tuttavia non applicabile territorialmente in quanto 
l’atto di riciclaggio sarebbe stato commesso esclusivamente in Italia (vedi art. 3 
cpv. 1 CP). Il fatto di eludere questo problema di competenza territoriale attra-
verso l’art. 260ter del CP è problematico (v. anche TPF 2005 127 consid. 3.2 sul 
concorso tra art. 260ter e 305bis n. 2 lett. a CP). Ciò resta tuttavia possibile a 
condizioni restrittive, ovvero laddove appare chiaramente che l’attività di rici-
claggio sia parte di un contributo fattivo per il funzionamento dell’organizzazione 
stessa, permettendo per esempio ai suoi membri di meglio proteggere i propri 
averi dalla giustizia e di disporne più facilmente (v. sentenza del Tribunale pe-
nale federale SK.2007.24 del 10 ottobre 2008, consid. 2.4.2). Si tratta di ele-
menti qualificanti la condotta che non emergono esplicitamente dall’atto di ac-
cusa e che del resto non trovano conferma nelle risultanze processuali. Quello 
che appare tuttavia certo è che nell’episodio si manifesta la convergenza di in-
teressi fra organizzazione ed A., per cui pur non ritenendo provata l’ipotesi in-

- 22 - 

terpretativa dell’episodio proposta dall’accusa, si tratta, come si è visto (v. supra 
consid. 3.3.1), di un importante indizio dell’appartenenza dell’accusato 
all’organizzazione, per cui, dato che il reato associativo nella forma della parte-
cipazione si manifesta in uno status concreto (ovvero la qualità di associato 
all’organizzazione; v. supra consid. 2.4; a livello comparativo v. anche GAETANO 
INSOLERA, L’associazione per delinquere, Padova 1983, pag. 202 e segg.; VIN-
CENZO PATALANO, L’associazione per delinquere, Napoli 1971, pag. 221 e 
segg.), il fatto che l’ipotesi accusatoria di cui al capo di accusa 1.3, come del 
resto quella di cui al capo 1.2, non si realizzi nei precisi termini evocati 
dall’accusa, non costituisce un motivo di proscioglimento per questi singoli capi 
di accusa. Il pieno riconoscimento di colpevolezza va quindi confermato nono-
stante la divergenza interpretativa del significato di determinati fatti tipici tra 
questa Corte e l’autorità requirente.  

4. B. è accusato in base al capo d’accusa B.1 di avere sostenuto l’organizzazione 
criminale descritta sopra al consid. 3.1. Trattandosi di un’accusa di sostegno e 
non di partecipazione ogni singolo atto descritto nell’atto di accusa va indivi-
dualmente valutato, nella misura in cui non è accusato di uno status particolare 
(l’appartenenza in quanto tale all’organizzazione) come è il caso di A., ma di 
una serie di atti i quali vanno esaminati in maniera indipendente l’uno dall’altro 
(v. supra consid. 2.5). Il suo ruolo viene più in particolare descritto nei sottopunti 
B.1.1-1.4 dell'atto d'accusa.  

4.1 Per quanto riguarda in particolare il punto 1.1 viene specificato che l’organizza-
zione criminale in questione faceva capo a H., G., I., E., P. ed altre persone. Si 
tratta di un capo d’accusa che va considerato in relazione alle più specifiche 
condotte descritte ai capi d’accusa 1.2, 1.3 e 1.4. Come tale esso costituisce la 
premessa a tali punti come del resto anche il punto 1 dell’atto d’accusa. Per 
quanto riguarda il punto 1.4 viene imputato all’accusato il fatto di avere svolto 
compiti esecutivi volti all’approvvigionamento in Sud America della sostanza 
stupefacente del tipo cocaina, del trasporto della stessa in Europa, e meglio 
come indicato al punto B.2, con la promessa di un compenso finale indicato in 
almeno 100'000.- dollari per la sua partecipazione al traffico internazionale di 
stupefacenti di cui al punto B.2. Alla luce della teoria della sussidiarietà non 
emerge alcun elemento di fattispecie che vada al di là dell’infrazione alla legge 
federale sugli stupefacenti, aggravata, già descritta al punto B.2 dell’atto 
d’accusa. Lasciano invece spazio ad un sostegno ad organizzazione criminale 
che vada al di là delle fattispecie di infrazione alla legge federale sugli stupefa-
centi le condotte descritte ai punti 1.2 e 1.3 dell’atto d’accusa. In base al capo 
d’accusa 1.2 l’accusato avrebbe svolto, il ruolo di persona di collegamento, di 
interlocutore fra i membri dell’organizzazione criminale, in particolare facilitando 

- 23 - 

le comunicazioni tra E. ed A., attraverso contatti telefonici personali e anche per 
il tramite di M., mantenendo un comportamento molto accorto, in specie per 
quanto atteneva alle esigenze di riservatezza e di chiusura nei confronti di terzi 
a tutela dell’attività criminosa e dello stesso sodalizio criminale. Orbene è paci-
fico e indiscusso che l’accusato ha avuto contatti telefonici e personali con dette 
persone (v. cl. 35 p. 13.6.6 e segg.). Ed è anche pacifico che il fatto di facilitare 
le comunicazioni fra i membri di un’organizzazione criminale possa oggettiva-
mente integrare sostegno a detta organizzazione, a condizione ovviamente che 
la facilitazione in questione raggiunga quantitativamente e qualitativamente una 
sufficiente soglia. Secondo questa Corte B. non poteva ignorare che i finanzia-
tori e i pianificatori del traffico provenissero dal crimine organizzato. Ha avuto 
numerosi contatti con M. e con E. (cl. 81 p. 910.42 e seg.). Egli sapeva del re-
sto che ci volevano degli importanti mezzi finanziari e logistici per portare a ter-
mine un simile traffico (cl. 81 p. 910.43). Ha inoltre avuto modo di rendersi con-
to, viste le precauzioni utilizzate per mantenere la discrezione nei contatti (spo-
stamenti fisici, telefoni pubblici, comunicazioni per interposta persona, ecc.), 
che i suoi interlocutori si muovevano in un contesto associativo accuratamente 
organizzato. Egli ha inoltre avuto modo di rilevare che i suoi referenti italiani non 
esitavano a far uso di metodi intimidatori, condotte proprie alle associazioni ma-
fiose. Va da ultimo osservato che le sue conoscenze dell’ambiente del traffico di 
cocaina (vista la sua precedente condanna in Canada per traffico di cocaina) gli 
hanno senz’altro, sin dall’inizio, permesso di capire che dietro al traffico di una 
simile quantità di stupefacente v’era una solida struttura associativa. Conscio di 
tutto ciò, da soldato disciplinato e interessato unicamente al compenso finale, 
ha preferito non porre troppe domande. B. sapeva, o comunque ha accettato il 
rischio, che la sua attività potesse sostenere l’organizzazione criminale. Tutta-
via, la Corte rileva che gli atti commessi da B. si esauriscono nel compimento 
del traffico di stupefacenti del 2005-2007 (v. infra consid. 5.7). Altri elementi non 
emergono dagli atti. In virtù del già citato principio della sussidiarietà (v. supra 
consid. 2.6) non v’è quindi spazio per una condanna di B. per sostegno ad 
un’organizzazione criminale nemmeno in virtù del capo di accusa 1.2.  

4.2 Per quanto riguarda il capo d’accusa 1.3 va osservato quanto segue. Secondo 
detto capo d’accusa, B. avrebbe sostenuto l’organizzazione in parola per il fatto 
di aver ricevuto, tramite A. o tramite altri membri dell’organizzazione criminale, 
in particolare da E., somme di denaro in contanti con le quali la stessa organiz-
zazione gli assicurava il sostentamento per oltre un anno, permettendo di rinun-
ciare alla propria attività lavorativa dedicandosi esclusivamente alle attività cri-
minose dell’organizzazione. Orbene la condotta qui rimproverata a B. presenta 
le caratteristiche della partecipazione ad un’organizzazione criminale più che 
quelle del sostegno. Il fatto di essere stipendiato da un’organizzazione è infatti 
in genere un elemento tipico della partecipazione. Non si vede del resto come si 

- 24 - 

possa sostenere concretamente un’organizzazione per il solo fatto di ricevere 
da essa dei soldi. Sennonché l’atto d’accusa contempla solo la variante del so-
stegno e non quella della partecipazione, per cui già alla luce del principio ac-
cusatorio sarebbe problematico entrare nel merito di una simile ipotesi. Dagli at-
ti non risulta del resto che B. abbia ricevuto somme di denaro in contanti dalla 
stessa organizzazione per ulteriori scopi se non quelli di eseguire il traffico di 
stupefacenti a lui rimproverato, né le cifre in questione (3000.- EUR all’inizio del 
viaggio; 2500.- EUR alla fine) permettono ragionevolmente di concludere che B. 
fosse “stipendiato” dall’organizzazione per altre attività (v. cl. 35 p. 13.6.9). Il 
compenso promesso di 100'000.- USD era inoltre chiaramente finalizzato alla 
sola operazione del 2006 (v. cl. 35 p. 13.6.10). In questo senso alla luce della 
sopraccitata giurisprudenza sulla teoria della sussidiarietà (v. consid. 2.6) anche 
questo capo d’accusa non avrebbe comunque potuto essere applicato nemme-
no considerando i fatti come forma di partecipazione. 

4.3 Ne discende che l’accusato va prosciolto dall’accusa di sostegno ad 
un’organizzazione criminale. 

Sulla LStup 

5. 

5.1 Per l’art. 19 LStup, chiunque intenzionalmente e senza essere autorizzato, tra 
l’altro, acquista, trasporta, importa, esporta, deposita, detiene, distribuisce, pro-
cura, negozia per terzi o vende stupefacenti, fa preparativi a questi scopi, finan-
zia un traffico illecito di stupefacenti o serve da intermediario per il suo finan-
ziamento è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecu-
niaria. La fattispecie dell’art. 19 LStup costituisce un reato di messa in pericolo 
astratto, in tal senso la disposizione reprime gli atti che in generale creano un 
rischio accresciuto di lesione del bene giuridicamente protetto (salute pubblica) 
indipendentemente dalla realizzazione concreta di un pericolo. La perpetrazione 
dell’atto è sufficiente senza che occorra provare che il pericolo si sia realizzato 
o che fosse voluto dall’autore (DTF 118 IV 200 consid. 3f). L’autore è punibile 
qualora abbia commesso uno degli atti considerati come pericolosi e repressi 
dalla legge, senza che sia necessario dimostrare che l’atto abbia contribuito al 
consumo di stupefacenti o abbia causato la tossicodipendenza di persone.  

5.2 L’art. 19 n. 1 cpv. 6 LStup punisce chiunque fa preparativi per commettere uno 
degli atti descritti all'art. 19 n. 1 cpv. 1-5 LStup. La fattispecie del reato consi-
stente nel far preparativi in vista di un traffico illecito di stupefacenti comprende 
sia il tentativo che determinati atti preparatori specifici relativi agli atti enumerati 
all'art. 19 n. 1 cpv. 1-5 LStup; essi sono considerati delitti indipendenti, sanzio-

- 25 - 

nati allo stesso modo degli altri reati previsti dall'art. 19 LStup (DTF 130 IV 131 
consid. 2.1, con giurisprudenza e dottrina ivi citate). Ai sensi dell’art. 19 n. 1 
cpv. 6, può fare preparativi solo colui che progetta di compiere lui stesso uno 
degli atti elencati ai cpv. 1-5 in qualità di reo o, con altre persone, di correo 
(DTF 115 IV 61 consid. 3; CORBOZ, op. cit., n. 47 ad art. 19 LStup). Per costitui-
re un'infrazione ai sensi dell'art. 19 n. 1 LStup l'atto preparatorio deve essere 
caratterizzato (cfr. DTF 121 IV 198 consid. 2a); esso deve rappresentare la 
forma esteriormente riconoscibile e inequivocabile dell'intenzione delittuosa 
(ALBRECHT, op. cit., n. 121 ad art. 19 LStup); deve essere destinato in modo 
chiaro alla commissione di uno degli atti elencati all’art. 19 n. 1 cpv. 1-5 LStup 
(DTF 112 IV 47 consid. 4). L’art. 19 n. 1 cpv. 7 reprime il finanziamento di un 
traffico illecito di stupefacenti; per traffico va intesa ognuna delle attività enume-
rate nei cpv. 1-5, come pure i relativi preparativi conformemente al cpv. 6. Si 
rende colpevole di finanziamento di un traffico illecito di stupefacenti chi finanzia 
una delle attività contemplate nelle menzionate disposizioni di legge, o prepara-
tivi destinati a tali attività, oppure chi serve da intermediario per siffatto finan-
ziamento. Non sono invece punibili semplici preparativi diretti al finanziamento o 
all’intermediazione del finanziamento. La formulazione “a questi scopi” contenu-
ta nel cpv. 6 si riferisce esclusivamente ai precedenti cpv. 1-5, e non anche al 
successivo cpv. 7. La nozione di finanziamento va interpretata in senso ampio 
(DTF 115 IV 263 consid. 6f; ALBRECHT, op. cit., n. 88 e 89 ad art. 19 LStup; 
CORBOZ, op. cit., n. 59 ad art. 19 LStup). Consuma il reato segnatamente colui 
che fornisce i mezzi finanziari necessari alla produzione, all’acquisto, al traspor-
to o alla vendita di stupefacenti (DTF 121 IV 293 consid. 2a; 111 IV 28 con-
sid. 4a). 

5.3 L’infrazione all’art. 19 della LStup è un reato intenzionale; l’intenzione deve rap-
portarsi a tutti gli elementi costitutivi dell’infrazione. L’autore deve adottare in-
tenzionalmente il comportamento proibito; egli deve sapere che ha a che fare 
con delle sostanze stupefacenti e che non gode di autorizzazioni previste dalla 
legge. Il dolo eventuale è sufficiente alla realizzazione dell’infrazione (DTF 126 
IV 201 consid. 2). Le infrazioni all’art. 19 n. 1 LStup commesse per negligenza 
sono passibili di una pena detentiva sino a un anno o una pena pecuniaria 
(art. 19 cpv. 3 LStup).  

5.4 Nei casi gravi di cui all’art. 19 n. 2 LStup, la sanzione è la pena detentiva non 
inferiore a un anno alla quale può essere cumulata una pena pecuniaria. La 
sanzione massima comminabile è quindi di 20 anni di pena detentiva (art. 40 
CP; art. 35 vCP). 

5.4.1 Secondo l’art. 19 n. 2 lett. a LStup, un caso è grave se l’autore sa o deve pre-
sumere che l’infrazione si riferisce a una quantità di stupefacenti che può mette-

- 26 - 

re in pericolo la salute di parecchie persone. Tale formulazione comprende una 
condizione oggettiva e una condizione soggettiva (DTF 122 IV 362 consid. 2). 
Occorre dapprima che l’infrazione verta oggettivamente su una quantità di stu-
pefacenti che può mettere in pericolo la salute di parecchie persone. Occorre 
inoltre soggettivamente che l’autore sappia o accetti tale evenienza. Il dolo  
eventuale è sufficiente. La giurisprudenza ha precisato che si è in presenza di 
una quantità di stupefacenti che può mettere in pericolo la salute di “parecchie 
persone” qualora la salute di 20 persone può essere messa a repentaglio 
(DTF 121 IV 334 consid. 2a). Per determinare la quantità a partire dalla quale la 
salute di parecchie persone può essere messa in pericolo va presa in conside-
razione la natura della sostanza stupefacente (DTF 108 IV 65 consid. 2a). Se-
condo la giurisprudenza del Tribunale federale ciò è il caso segnatamente per 
le seguenti quantità: 12 grammi di eroina, 18 grammi di cocaina, 4 chilogrammi 
di hascisc (DTF 109 IV 145 consid. 3b). 

5.4.2 Giusta l’art. 19 n. 2 lett. b LStup, l’aggravante è adempiuta se l'autore agisce 
come membro di una banda costituitasi per esercitare il traffico illecito di stupe-
facenti. Secondo la giurisprudenza, la nozione di banda corrisponde a quella 
degli art. 139 e 140 CP (DTF 106 IV 233 consid. 7a). Occorre quindi che due o 
più persone si associno con la volontà, espressa o tacita, di commettere più  
azioni criminose indipendenti, anche in assenza di un piano ancora ben definito 
o che delle infrazioni future non siano ancora determinate (DTF 132 IV 132 con-
sid. 5.2; sentenze del Tribunale federale 6B_693/2008 del 28 maggio 2009, 
consid 2 e 6B_1047/2008 del 20 marzo 2009, consid. 4.1). L’affiliazione ad una 
banda persegue lo scopo di confortare psichicamente e fisicamente ciascuno 
dei membri rendendoli particolarmente pericolosi in modo da poter presupporre 
la commissione di altre infrazioni dello stesso tipo (DTF 124 IV 286 consid. 2). 
Per ritenere adempiuta l’aggravante della banda è determinante il grado di or-
ganizzazione e l’intensità della collaborazione degli autori piuttosto che il mero 
numero dei partecipanti (DTF 124 IV 86 consid. 2). Soggettivamente 
l’affiliazione alla banda deve rivestire la forma del dolo o del dolo eventuale 
(CORBOZ, op. cit., n. 99 ad art. 19 LStup). In materia di stupefacenti, 
l’associazione ad una banda deve perseguire lo scopo di commettere in modo 
ripetuto il traffico illecito di stupefacenti. Nella pratica, in generale, l’accusato 
non rivela le sue intenzioni e l’esistenza della banda non può essere costatata 
che sulla base di fatti già avvenuti. In tal senso la pluralità delle infrazioni com-
messe conduce di regola a costatare la gravità della fattispecie in quanto riferita 
a una quantità di stupefacenti che può mettere in pericolo la salute di parecchie 
persone. In simile evenienza ci si può dispensare dall’esaminare se le condi-
zioni dell’art. 19 n. 2 lett. b sono adempiute (DTF 122 IV 265 consid. 2c; 
120 IV 330 consid. 1c/aa). 

- 27 - 

5.4.3 Ai sensi dell’art 19 n. 2 lett. c LStup, si rende responsabile di un caso grave chi, 
trafficando per mestiere, realizza una grossa cifra d'affari o un guadagno consi-
derevole. L’autore agisce per mestiere se risulta dal tempo e dai mezzi che de-
dica all’attività criminale, dalla frequenza degli atti durante un periodo determi-
nato nonché dal reddito auspicato od ottenuto che esercita l’attività illecita come 
una professione anche se accessoria (DTF 129 IV 253 consid 2.1). L’autore de-
ve aspirare ad ottenere dei redditi regolari che costituiscono un apporto notevo-
le al finanziamento del suo treno di vita e che si sia adagiato nella delinquenza 
(DTF 123 IV 113 consid. 2c). La quantità di stupefacenti trafficata non è deter-
minante per stabilire se l’autore si sia reso colpevole dell’aggravante. Confor-
memente al testo della legge, devono essere considerati, da un lato, il reddito 
lordo proveniente dal traffico e, dall’altro, il guadagno netto conseguito. Secon-
do la giurisprudenza si è in presenza di una grossa cifra d’affari a partire da un 
ammontare di 100'000.- franchi e di un guadagno considerevole a partire da un 
ammontare di 10'000.- franchi (DTF 129 IV 253 consid. 2.2). L’aggravante del 
mestiere è ammessa unicamente se la cifra d’affari o il guadagno sono effetti-
vamente conseguiti sia sotto forma di somme di danaro o in natura (ALBRECHT, 
op. cit., n. 193 ad art. 19 LStup; CORBOZ, op. cit., n. 105 ad art. 19 LStup). Nella 
pratica le condizioni dell’art. 19 n. 2 lett. a (quantità di stupefacenti che può met-
tere in pericolo la salute di parecchie persone) sono generalmente adempiute 
nel caso del mestiere. In tale circostanza ci si può dispensare dall’esaminare se 
le condizioni dell’art. 19 n. 2 lett. c sono adempiute (DTF 120 IV 330 con-
sid. 1 c/aa).  

5.4.4 Il presenza di una condizione aggravante di cui all’art 19 n. 2 LStup la pena 
massima comminabile è fissata dall’art 19 n. 1 ultima frase. La presenza di più 
motivi qualificanti non consente di superare il limite superiore della pena editta-
le, ma può essere considerata nel contesto della commisurazione della pena 
giusta l'art. 47 CP (sentenza del Tribunale federale 6S.52/2007 del 23 marzo 
2007, consid. 2).  

5.5 Secondo costante giurisprudenza, è correo di un'infrazione chi collabora con 
altri compartecipi intenzionalmente e in modo determinante alla decisione, pia-
nificazione ed esecuzione di un reato, così da apparire come uno dei protagoni-
sti (DTF 120 IV 17 consid. 2d; 118 IV 397 consid. 2b). Affinché sussista correità 
non occorre tuttavia che il reato sia eseguito materialmente da tutti i correi; ba-
sta invece che il singolo correo abbia prestato il proprio concorso alla decisione 
e alla pianificazione, in occasione della quale erano stati accettati consapevol-
mente e volontariamente, perlomeno nel senso del dolo eventuale, anche gli  
elementi risultanti dagli ulteriori atti commessi (DTF 120 IV 17 consid. 2d; 
115 IV 161; sentenza del Tribunale federale 6B_890/2008 del 6 aprile 2009, 
consid. 3.1).  

- 28 - 

5.6 È complice colui che aiuta intenzionalmente altri a commettere un crimine o un 
delitto (art. 25 CP il cui tenore non ha subito modifiche di rilievo rispetto al diritto 
in vigore sino al 31 dicembre 2006). Sotto il profilo oggettivo, il complice deve 
fornire all'autore principale un contributo causale alla realizzazione dell'infrazio-
ne, di modo che senza il suo contributo gli eventi non si sarebbero svolti nello 
stesso modo. Il contributo del complice tuttavia non deve necessariamente co-
stituire una condizione sine qua non alla realizzazione del reato, ma è sufficien-
te che aumenti la probabilità di riuscita dell'atto principale (DTF 119 IV 289 con-
sid. 2c). Sotto il profilo soggettivo, è necessario che il complice sappia o si ren-
da conto che apporta il suo concorso a un atto delittuoso determinato e che lo 
voglia o quanto meno lo accetti; a questo riguardo, è sufficiente che conosca a 
grandi linee l'attività delittuosa dell'autore che deve aver preso la decisione del-
l'atto (DTF 121 IV 109 consid. 3a; 117 IV 186 consid. 3). Il dolo eventuale è suf-
ficiente (DTF 132 IV 49 consid. 1.1; 128 IV 53 consid. 5f/cc pag. 69; 121 IV 109 
consid. 3a; 118 IV 309 consid. 1a). Occorre tuttavia rilevare che l’art. 19 n. 1 
LStup reprime come infrazione indipendente quasi tutti gli atti di sostegno an-
che se questi ultimi, qualora commessi per la perpetrazione di altre infrazioni, 
sarebbero considerati come degli atti di partecipazione accessoria. In tal senso, 
ognuno di questi atti configura un’infrazione indipendente e colui che adempie 
le condizioni oggettive e soggettive dell’infrazione è punibile con la pena previ-
sta all’art. 19 n. 1 LStup in qualità di reo e non di complice (DTF 119 IV 266 
consid. 3a). 

5.7 Traffico di stupefacenti del 2005-2007 

5.7.1 In sostanza A., B., C. e D. sono accusati a diverso titolo, svolgendo attività co-
mune e coordinata secondo ruoli predefiniti e complementari, di avere nel pe-
riodo tra il mese di aprile 2005 e il 24 gennaio 2007, senza essere autorizzati, 
compiuto in diverse località della Svizzera, della Germania, della Francia, del 
Lussemburgo, del Belgio, dell’Argentina, del Cile, della Bolivia, del Senegal, 
della Spagna e dell’Italia atti, tra cui l’organizzazione, il finanziamento, 
l’acquisto, il trasporto, l’esportazione, l’importazione, il transito di chilogrammi 
206 lordi di cocaina con grado di purezza pari al 73%. Tale sostanza, destinata 
all’organizzazione criminale di cui al consid. 3.1 per essere lavorata e immessa 
in particolare sul mercato del Nord e del Sud Italia, è stata sequestrata presso il 
porto di Castellón (Spagna) il 23 gennaio 2007 (v. punti A.2.2, B.2, C.1 e D.2 
dell’atto d’accusa). A. e C. sono segnatamente accusati di aver acquistato a 
Losanna nel settembre 2005 un furgone di marca Mercedes Sprinter, numero di 
telaio 4, furgone in seguito immatricolato nel Canton Ticino a nome di C. con il 
numero di targhe 5. Gli stessi sono inoltre accusati di aver fatto trasferire il fur-
gone dalla Svizzera al porto di Anversa (Belgio) per imbarcarlo a destinazione 

- 29 - 

di Buenos Aires (v. punto A.2.2.3 dell’atto di accusa). In questa località B., A. e 
C. hanno, in seguito, fatto modificare dalla ditta “BB.”, tra il 10 novembre e il  
14 dicembre 2005, il furgone in camper e allestire scaffali dissimulati della pare-
te divisoria tra il bagno e le cuccette del veicolo (v. punto A.2.2.1 dell’atto 
d’accusa). I predetti sono altresì accusati di essersi recati con il furgone in Boli-
via dove hanno acquistato, presso trafficanti di droga precedentemente contat-
tati da A., la sostanza stupefacente che hanno caricato e nascosto nell’auto-
mezzo. I predetti sono accusati di essersi poi recati alla guida del furgone a 
Buenos Aires in data 16 dicembre 2006 (v. punto A.2.2, B.2.1, C.1.1 dell’atto 
d’accusa). C. e B., eseguendo l’ordine di A., hanno fatto trasferire il 21 dicem-
bre 2006 il camper carico di cocaina da Buenos Aires a Dakar (Senegal), via 
nave, mediante la compagnia CC. A., B. e C. sono inoltre accusati di aver rag-
giunto Dakar in aereo partendo da Milano il 6 gennaio 2007 rimanendovi sino al 
19 gennaio 2007, periodo necessario per eseguire le pratiche doganali neces-
sarie al reimbarco del camper tramite la compagnia navale DD. per l’Italia con 
destinazione Genova (v. punto A.2.2.1, B.2.1 e C.1.1 dell’atto d’accusa). A. e B. 
sono accusati di aver effettuato in data 23 gennaio 2007 un sopralluogo in zona 
Verbania (Italia) per localizzare un campeggio destinato ad un primo staziona-
mento del camper carico di cocaina, dopo il suo rientro previsto a Genova in da-
ta 25 gennaio 2007 (v. punto A.2.2.2 e B.2.2 dell’atto d’accusa). Nella fase or-
ganizzativa del traffico, A. è accusato di aver incontrato E., membro dell’or-
ganizzazione criminale di cui al consid. 3.1 in data 28 settembre 2005 a Como 
(Italia) per ricevere il denaro in contanti per acquistare il veicolo Mercedes 
Sprinter, numero di telaio 4 (v. punto A.2.2.4 dell’atto d’accusa) e di aver man-
tenuto numerosi contatti fisici o telefonici con membri dell’organizzazione crimi-
nale italiana tendenti alla pianificazione ed alla realizzazione del traffico. Se-
condo l’atto d’accusa, la somma di EUR 40'000.- necessaria al finanziamento 
del traffico è stata consegnata alla stazione ferroviaria di Mendrisio da EE. e K., 
membri dell’organizzazione criminale di cui al consid. 3.1, a D., importo succes-
sivamente consegnato in contanti ad A. (v. punto D.2.1 dell’atto d’accusa). 

 Precedentemente all’acquisto del furgone Mercedes Sprinter, numero di telaio 
4, A. e C. sono accusati di aver acquistato ad inizio maggio 2005 a Zurigo un 
primo furgone di marca Mercedes Sprinter 311 CDI numero di telaio 8 recando-
si in questa località con l’autovettura Jaguar con targhe italiane intestata alla 
società FF. di K. ma in uso ad E. (A.2.2.3). C. è accusata di aver, dapprima, 
dietro ordine di A., immatricolato il furgone a suo nome tra il 17 e il 31 maggio 
2005 e, sempre dietro ordine dello stesso, di averlo poi venduto il 10 agosto 
2005 al Garage GG. di Gordola per la somma di fr. 22'500.-. Tale somma è sta-
ta in seguito consegnata a D. e successivamente a A. (v. punto A.2.2.4, C.1.4). 

- 30 - 

5.7.2  Risulta quindi dall’atto d’accusa che le infrazioni rimproverate agli accusati sono 
state commesse sia in Svizzera che all’estero. Per quanto concerne la compe-
tenza territoriale, l’art. 19 n. 4 LStup prevede che l’autore di un reato commesso 
all’estero, arrestato in Svizzera e non estradato, è parimenti punito secondo le 
disposizioni dei numeri 1 e 2 LStup, se l’atto è punibile nel Paese in cui è stato 
commesso. L’art. 19 n. 4 LStup è una lex specialis rispetto alle disposizioni del-
la parte generale del Codice penale applicabile alle infrazioni commesse 
all’estero (DTF 116 IV 244 consid. 2; ALBRECHT, op.cit., n. 281 ad art. 19 LStup 
e riferimenti citati). L’espressione “arrestato in Svizzera” si riferisce al solo fatto 
che l’interessato si trova in Svizzera, indipendentemente dalla causa della sua 
presenza (DTF 116 IV 244 consid. 5b e 5c). L’espressione “non estradato” deve 
essere compresa come riferita al solo fatto che l’autore non è estradato. Tale 
fatto deve essere considerato indipendentemente dai suoi motivi, può per  
esempio risultare dal silenzio dello Stato estero non al corrente che delle infra-
zioni sono state commesse sul suo territorio (DTF 116 IV 244 consid. 4a). Se-
condo la giurisprudenza, il giudice svizzero è, di regola, competente a decidere 
su reati in materia di stupefacenti commessi da stranieri all’estero, solo se è 
convinto che lo Stato in cui il reato è stato commesso non chiederà 
l’estradizione qualora questa sia possibile per tale infrazione. Soltanto ove non 
sia possibile conoscere entro un termine ragionevole il punto di vista dello Stato 
estero, il giudice svizzero può e deve, eccezionalmente, dichiararsi competente 
senza assumere informazioni previe su tale questione (sentenza del Tribunale 
federale 1A.171/2004 del 6 ottobre 2004, consid. 2.2; DTF 118 IV 416). 

 Nella fattispecie, gli accusati A. e C. avrebbero compiuto innumerevoli atti sia di 
natura pianificatoria che di natura preparatoria in Svizzera finalizzati al traffico 
internazionale di stupefacenti. Essi hanno segnatamente acquistato il furgone 
Mercedes Sprinter numero di telaio 4 a Losanna, l’hanno immatricolato in Sviz-
zera e l’hanno trasferito all’estero. Lo stesso dicasi per il furgone di marca Mer-
cedes Sprinter 311 CDI numero di telaio 8 acquistato a Zurigo e immatricolato 
in Svizzera. B. e D. avrebbero anch’essi preso parte, in Svizzera ai vari atti pre-
paratori al traffico internazionale di stupefacenti. Gli atti preparatori commessi 
dagli accusati si inseriscono in un unico complesso di fatti (Handlungskomplex) 
essenzialmente predisposto in Svizzera ed in Italia finalizzato all’acquisto di 
stupefacenti in Bolivia per la successiva importazione della sostanza in Italia. 
Alla luce della giurisprudenza precitata e tenuto conto della vicinanza geografi-
ca dell’Italia quale destinazione ultima dello stupefacente e Paese ove gli accu-
sati avrebbero peraltro compiuto parte degli atti organizzativi del traffico, v’è da 
chiedersi, se nella fattispecie l’esercizio della competenza giurisdizionale sviz-
zera non dipenda dalla rinuncia delle autorità giudiziarie italiane a richiedere 
l’estradizione degli accusati (art. 19 n. 4 LStup). Sebbene gli atti della causa 
non constino di una formale rinuncia da parte delle autorità italiane a inoltrare 

- 31 - 

richiesta di estradizione degli accusati, vanno rilevati diversi elementi procedu-
rali propri a convincere il giudice svizzero, che le autorità italiane non sono in-
tenzionate a chiedere l’estradizione di A. e di B., la cui posizione va sin d’ora di-
stinta da quella delle accusate C. e D. in quanto, contrariamente ai primi due 
accusati, la loro cittadinanza svizzera ne impedirebbe comunque l’estradizione 
(art. 7 cpv. 1 AIMP) per cui la giurisdizione svizzera sarebbe in ogni caso data 
in virtù del principio della personalità attiva (v. art. 7 CP, risp. 6 vCP). Dapprima 
va osservato, come già rilevato (cf. lett. A e B), che le autorità giudiziarie elveti-
che ed italiane hanno entrambe avviato due procedimenti penali nazionali es-
senzialmente per gli stessi fatti. In tale contesto le autorità giudiziarie dei due 
Paesi, al fine di coordinare le loro attività investigative hanno costituito una 
squadra comune d’inchiesta in applicazione dell’art. XXI dell’Accordo completi-
vo del 10 settembre 1998 (RS 0.351.945.41). Nell’ambito di tale gruppo 
d’indagine, le autorità italiane hanno potuto partecipare agli atti d’inchiesta sul 
suolo svizzero e, in tal modo, constatare che l’inchiesta svizzera coinvolgeva A. 
e B. per l’insieme delle loro attività illecite. Risulta inoltre che prima di procedere 
all’arresto in Svizzera degli accusati, le autorità svizzere hanno informato 
l’autorità giudiziaria italiana dell’imminente arresto (cl. 3 p. 5.1.88) senza che 
quest’ultime autorità abbiano mai, nemmeno in seguito, manifestato l’intenzione 
di chiedere l’estradizione degli accusati nel procedimento elvetico. Occorre da 
ultimo rilevare che, sempre nell’evidente intento, sia pur tacito ma concludente 
di cedere la competenza alle autorità elvetiche per i fatti ascrivibili agli accusati 
oggetto del procedimento svizzero, le autorità giudiziarie italiane hanno separa-
to la posizione processuale di quest’ultimi da quella degli accusati giudicati in 
Italia (vedasi in tal senso la sentenza del Tribunale di Milano del 1° agosto 
2008, cl. 61 p. 18.8.3423 e segg.). La competenza per i fatti commessi in Italia 
è quindi data in virtù dell’art. 19 n. 4 LStup. 

 In merito agli altri stati esteri nei quali gli accusati avrebbero agito (Belgio, Ar-
gentina, Brasile, Bolivia, Cile, Senegal e Spagna), per ragioni di celerità atteso 
che la giurisdizione svizzera sui fatti di causa è comunque data per le ragioni 
sopraesposte è superfluo chiedere se essi siano o no interessati alla loro estra-
dizione, considerato non da ultimo il fatto gli atti in questione sono comunque 
punibili anche negli Stati precitati (cl. 76 p. 14.1.1 e segg., 14.2.1 e segg., 
14.3.1 e segg., 14.4.1 e segg., 14.5.1 e segg., 14.6.1 e segg., 14.7.1 e segg.).  

 Visto quanto precede, la competenza giurisdizionale svizzera, peraltro non con-
testata, è data ed il diritto penale svizzero risulta applicabile a tutti i crimini rim-
proverati agli accusati (sulla questione dell’infrazione all’art. 19a LStup v. infra 
consid. 5.12). 

- 32 - 

5.7.3 

5.7.3.1 Per quanto concerne i fatti rimproverati ad A. al capo di accusa (A.2.2.4) è ap-
purato che il 15 febbraio 2005, A. ha incontrato in Italia (Milano o Saronno), in-
sieme a E., G. (cl. 52 p 18.8.442; cl. 3 p. 5.1.28). A. ha inoltre incontrato E. nel 
corso del mese di maggio 2005, incontro a seguito del quale l’accusato ha rice-
vuto in prestito la vettura Jaguar con targhe italiane intestata alla società FF. di 
K., vettura normalmente in uso ad E. Auto che rimarrà a disposizione di A. dal  
10 al 13 maggio 2005 con la quale si è recato a Zurigo, assieme a C., per ac-
quistare un primo furgone di marca Mercedes Sprinter 311 CDI (numero di te-
laio 8) (cl. 3.5.1.28-29; cl. 52 p. 18.08.461; cl 31 p. 13.2.45; cl. 30 p. 13.1.506 e 
507) con il denaro che gli era stato consegnato in contante in Svizzera da una 
persona che aveva incontrato in precedenza a Milano, probabilmente EE. (cl. 3 
p. 5.1.28; cl. 31 p. 13.2.45). È stabilito che A. ha dapprima ordinato a C. e a D. 
di trasportare in Ticino il furgone dopo l’acquisto (cl. 30 p. 13.1.507) e in seguito 
ordinato a C. di immatricolarlo a suo nome, ciò che in effetti è stato fatto da C. 
in quanto il veicolo risulta essere stato immatricolato a suo nome dal 17 al  
31 maggio 2005 con il numero di targa 9 (cl. 3 p. 5.1.221 e 29). È pure stabilito 
che a seguito di un controllo di identità effettuato dalla Questura di Milano il  
13 maggio 2005 su A. quando a bordo della Jaguar tornava da Zurigo in Italia 
(cl. 35 p. 13.5.7), dopo aver informato E. dell’accaduto ed aver ricevuto istruzio-
ni in tal senso (cl. 35 p. 13.5.7; cl. 81 p. 910.031), A. ha ordinato a C. di vendere 
il furgone (cl. 29 p. 13.1.45; cl. 35 p.13.5.7). L’organizzazione di E. non poteva 
correre il rischio che, tramite i dati della Jaguar, le autorità potessero risalire a 
K. o a E.. In effetti, la vendita è avvenuta il 10 agosto 2005 al Garage GG. di 
Gordola per il prezzo di fr. 22'500.-, somma consegnata da C. a D. (cl. 29 p. 
13.1.201) e da quest’ultima ad A. (cl. 33 p. 13.4.276). È stato rilevato che in da-
ta 7 settembre 2005 A., accompagnato da D., ha incontrato E. e M. a Bova Ma-
rina (cl. 52 p. 18.8.465-467) e che in data 28 settembre 2005 ha di nuovo incon-
trato E. a Como (Italia) per ricevere il denaro in contanti necessario all’acquisto 
a Losanna di un secondo furgone di marca Mercedes Sprinter con numero di 
telaio 4 (cl. 52 p. 18.8.470-473; cl. 31 p. 13.2.32), automezzo poi effettivamente 
utilizzato per il traffico illecito, e per coprire le spese di trasporto dello stesso 
dalla Svizzera in Sud America. A. ha, in seguito, ordinato a C. di acquistare nel 
corso del mese di settembre 2005 il furgone precitato (cl. 29 p. 13.1.45-46;  
cl. 32 p. 13.5.8). È inoltre appurato che A. ha reperito, a Milano tra la fine di set-
tembre e l’inizio d’ottobre 2005, presso i membri dell’organizzazione, in partico-
lare E., il denaro necessario alle trasformazioni da effettuare sul furgone in vista 
del traffico (cl. 31 p. 13.2.54). Tra il mese di ottobre 2005 e il mese di marzo 
2006 sono stati stabiliti ulteriori incontri in Italia e a Buenos Aires tra A. da un la-
to, E., K. e M., dall’altro. Risulta da intercettazioni telefoniche effettuate in Italia 

- 33 - 

all’inizio dell’ottobre 2005 sull’utenza in uso ad E. che A. ha sollecitato più volte 
un incontro con E. (cl. 52 p. 18.8.471 e segg.). L’incontro doveva risolvere que-
stioni urgenti in quanto A. comunica ad E. “che sta per partire” (cl. 52 p. 
18.8.474). Risulta dagli atti d’indagine esperiti dalla polizia italiana, segnata-
mente da pedinamenti e da intercettazioni ambientali effettuate nello studio di 
via Thaon de Revel a Milano (cl. 52 p. 18.8.478), studio in uso a K. ma utilizzato 
anche come luogo di incontro da E., A. ed altri membri dell’organizzazione cri-
minale (cl. 36 p 13.15.3), che A. ha incontrato E. il 18 ottobre 2005. In tale cir-
costanza gli interlocutori parlano esplicitamente di traffici. A. dice che “mi stan-
no aspettando per mandare”, ed E. comunica ad A. che ha organizzato di fargli 
dare EUR 300'000.-. A. comunica inoltre ad E. di essere in grado di trovargli 
“1000 chili” (cl. 52 p. 18.8.477-478). Il 1° dicembre 2005, sempre nello studio di 
via Thaon de Revel a Milano, A. incontra K. ed E. (cl. 52 p. 18.8.480-482; cl. 36 
p. 13.15.4). In attesa dell’arrivo di E., A. propone a K. di chiedere ad E. di farlo 
entrare nel “business” (cl. 52 p. 18.8.481). K. spiega ad A. che “bisogna stare 
attenti” perché erano stati arrestati degli amici di E. perché “hanno trovato delle 
macchine con i doppifondi” (cl. 52 p. 18.8.481). A ciò A., facendo implicitamente 
riferimento all’operazione in corso di pianificazione, ha spiegato a K. che 
l’utilizzo di un camper per il trasporto di stupefacenti era più sicuro soprattutto 
se trasformato a camper. In effetti un tale veicolo, contrariamente ad 
un’autovettura, non desta particolari sospetti in quanto soggetto alle più diverse 
possibilità di trasformazione e a variazioni di peso dovute segnatamente alla ri-
serva d’acqua. Ciò che avrebbe permesso di sostituire l’acqua con lo stupefa-
cente senza che il peso dell’automezzo avesse, in caso di controllo, destato i 
sospetti delle autorità. In tal senso A. dimostra così di avere conoscenze appro-
fondite in tema di traffico di stupefacenti. È accertato che A. ha incontrato il 2 e 
il 9 dicembre 2005, in Calabria (Bova Marina) M. ed E. (cl. 52 p. 18.8.485 e 
494-5); il 10 dicembre 2005 ha poi incontrato E. nella sua abitazione di Milano 
(cl. 52 p. 18.8.486). È inoltre appurato l’incontro tra A. e M. a Buenos Aires nel 
marzo 2006 (cl. 52 p. 18. 8.496; cl. 31 p. 13.2.56; cl. 36 p. 13.11.2). È pure sta-
to assodato che A. ha ordinato a B. di contattare M. dapprima per sollecitargli di 
viaggiare in Sud America, ordine eseguito da B. tra il 24 aprile e il 10 maggio 
2006 (cl. 32 p. 13.3.35; cl. 52 p. 18.8.507), e, in un secondo ordine a B., di con-
tattare M. per annunciargli l’arrivo di A. in Italia, ordine eseguito il 7 giugno 2006 
(cl. 32 p. 13.3.35; cl. 52 p. 18.8.515). Il 23 giugno 2006 A. si è recato a Milano 
per incontrare J., fratello di E., e comunicargli un numero di telefono pubblico 
(cabina telefonica ad Avegno/TI, n. di tel. 10), ritenuto più sicuro, da comunicare 
ad E. in vista di un appuntamento telefonico (cl. 52 p. 18.8.520; cl. 3 p. 5.1.42). 
È inoltre stabilito che, nel luglio 2006, A. ha incontrato presso la propria abita-
zione sull’isola di Morro de São Paulo (Brasile) M. (cl. 36 p. 13.11.2; cl. 52 p. 
18.8.555-8; cl. 31 p. 13.2.56) e ha incontrato, accompagnato da M., N. e i traffi-
canti di droga peruviani a La Paz in Bolivia (cl. 36 p. 13.14.05; cl. 31 

- 34 - 

p. 13.2.102). M. si è recato in America del Sud su istruzione di E. segnatamente 
per trasportare il danaro necessario all’acquisto dello stupefacente (cl. 31 p. 
13.2.101). È appurato che A. ha ordinato a B. di contattare M. affinché questi 
comunicasse a N. che egli non era riuscito a contattare i fornitori in Bolivia e 
quindi chiedere a N. di prendere contatto con gli stessi (cl. 35 p. 18.8.565 e 
segg.). È altresì appurato che A. ha ordinato prima del 23 dicembre 2006 a D. 
di incontrare presso la stazione ferroviaria di Mendrisio EE. e K. per ricevere 
EUR 40'000.- destinati ad A. per far fronte alle spese relative al traffico in fase 
di organizzazione (cl. 33 p. 13.4.179-80; cl. 36 p. 13.15.3; cl. 35 p. 13.7.11; cl. 
81 p. 910.74). Egli ha inoltre ordinato a D. il 26 ottobre 2006 di inviare a C. in 
Messico circa EUR 1'000.- tramite la società HH. di Locarno, per far fronte alle 
sue spese di viaggio in Sud America (cl. 33 p. 13.4.28; cl. 69 p. 7.153.90-92; cl. 
29 p 13.1.285; cl. 81 p. 910.79). A. ha mantenuto, tra il 23-24 novembre e il  
10 dicembre 2006, le relazioni con N. (membro dell’organizzazione di E.) e i 
trafficanti di droga in Bolivia affinché questi ultimi gli mettessero a disposizione 
la cocaina da trasportare in Europa (cl. 31 p. 13.2.102) ed ha indicato loro le 
misure necessarie per eseguire le ulteriori modifiche del camper al fine di na-
scondere la cocaina contenuta in scatole di alluminio (cl. 31 p. 13.2.191). È pu-
re appurato che l’accusato ha condotto, sia in Europa che in Sud America alter-
nandosi alla guida con B., il camper destinato al trasporto della cocaina (cl. 31 
p. 13.2.47; cl. 35 p. 13.5.19). È stabilito che A. ha ordinato a C. e a B. di trasfe-
rire, il 21 dicembre 2006, il camper carico di cocaina da Buenos Aires a Dakar 
attraverso la compagnia CC. (cl. 29 p. 13.1.68; cl. 32 p. 13.3.8-9). È inoltre as-
sodato che l’accusato, in diverse occasioni, ha consegnato denaro in contante a 
C. e a B. per il loro sostentamento in Svizzera e provveduto al pagamento delle 
spese necessarie per i loro viaggi e soggiorni in Sud America (cl. 29 p. 
13.1.459; cl. 35 p. 13.6.9) promettendo USD 100'000.- a B. (cl. 32 p. 13.3.34), 
USD 50'000.- a C. (cl. 35 p. 13.5.6) e a D. compensi in denaro (cl. 81 p. 910.74) 
e altre prestazioni per la partecipazione al traffico internazionale di stupefacenti. 
È da ultimo provato che A. avrebbe dovuto ricevere un compenso di USD 
150'000.- per la sua partecipazione al traffico (cl. 81 p. 910.27). 

5.7.3.2 Non v’è dubbio che i numerosi fatti provati anzidescritti commessi da A. e non 
contestati dallo stesso (cl. 81 p. 910.3), segnatamente i frequenti spostamenti di 
A. in Italia ed in America del Sud tendenti ad incontrare i membri dell’organiz-
zazione (E., M., EE., K. e N.) per discutere le modalità organizzative e di finan-
ziamento per l’acquisto ed il trasporto di stupefacenti, l’acquisto di furgoni in 
Svizzera per farli immatricolare da una cittadina svizzera in modo che una tale 
immatricolazione non destasse sospetti durante l’attraversamento delle frontiere 
in America del Sud, l’emissione di ordini precisi dati ai B. e a C. tendenti rispet-
tivamente a trasmettere messaggi e al disbrigo di mansioni amministrative ine-
renti alla preparazione del traffico di stupefacenti, il fatto di guidare il furgone in 

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Europa per farlo imbarcare per l’America Latina e guidarlo sino alla destinazio-
ne prefissa per il carico dello stupefacente, nonché il fatto di stabilire dei contatti 
con i trafficanti di cocaina peruviani per farsi consegnare la cocaina, sono og-
gettivamente costitutivi di preparativi (art. 19 n. 1 cpv. 6 LStup) tendenti 
all’acquisto (art. 19 n. 1 cpv. 5 LStup), alla spedizione, al trasporto, all’esp