# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6f80fca1-365d-53eb-9288-fcbfff3aad66
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-01-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.01.2024 D-490/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-490-2024_2024-01-31.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-490/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 1  g e n n a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Sebastian Kempe;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Pakistan,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 16 gennaio 2024. 

 

 

 

D-490/2024 

Pagina 2 

 

Visto 

la domanda di asilo che A._______, cittadino pakistano, ha presentato in 

Svizzera il 28 dicembre 2023 (cfr. atto SEM n. 1305657-1/1, 2/2, 3/2), 

le investigazioni effettuate dalla Segreteria di Stato della migrazione (di se-

guito: SEM), in particolare la consultazione del sistema EURODAC, dalla 

quale è risultato che l’interessato ha inoltrato delle domande d’asilo in Ger-

mania in data 13 agosto 2023, in Francia in data (…) e in Austria in data 

(…) (cfr. atto SEM n. 8/1), 

il verbale del colloquio personale svolto in virtù dell'art. 5. del Regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 (di seguito: RD III) (cfr. atto SEM n. 15/3),  

la richiesta di riammissione presentata dalla SEM alle competenti autorità 

tedesche l’11 gennaio 2024 in applicazione della Direttiva 2008/115/CE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 recante norme 

e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di 

paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24 dicembre 2008; 

di seguito: direttiva ritorno) e dell'Accordo bilaterale di riaccettazione tra la 

Germania e la Svizzera (Accordo tra il Consiglio federale svizzero e il Go-

verno della Repubblica federale di Germania concernente la riaccettazione 

di persone senza dimora autorizzata [RS 0.142.111.368]) (cfr. atto SEM n. 

17/5), 

l’accettazione della richiesta di riammissione del richiedente da parte delle 

autorità tedesche datata 12 gennaio 2024 (cfr. atto SEM n. 20/3),  

la decisione del 16 gennaio 2024, notificata il giorno successivo (cfr. atto 

SEM n. 27/1), per mezzo della quale l’autorità inferiore non è entrata nel 

merito della domanda d'asilo e ha pronunciato l'allontanamento del richie-

dente verso la Germania e ordinato l’esecuzione di quest’ultima misura (cfr. 

atto SEM n. 26/14), 

il ricorso manoscritto non datato, redatto in inglese e in un’altra lingua stra-

niera, consegnato alla posta svizzera il 23 gennaio 2024 (cfr. timbro del 

plico; data d’entrata: 24 gennaio 2024), per il tramite del quale l’interessato 

è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) concludendo al riconoscimento del suo diritto di restare in Svizzera 

D-490/2024 

Pagina 3 

(“Let me stay here. […]”) e, implicitamente, all'annullamento della decisione 

impugnata,  

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni rese dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF; che la SEM rientra tra dette autorità (cfr. art. 

105 LAsi) e l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 

PA,  

che il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l'autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 

48 cpv. 1 lett. a-c PA); che, pertanto, è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa; che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,  

che, benché il gravame non sia stato redatto in una lingua ufficiale svizzera 

(art. 33a PA), il Tribunale rinuncia a richiedere la sua regolarizzazione a 

fronte della natura procedurale della presente vertenza,  

che occorre dunque entrare nel merito del ricorso, 

che con il ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, 

la violazione del diritto federale (compreso l’eccesso o l’abuso del potere 

di apprezzamento) e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridica-

mente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che il Tribunale non è vincolato né dai 

motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2),  

che i ricorsi manifestamente infondati, come quello qui in esame, sono de-

cisi dal giudice istruttore in qualità di giudice unico con l'approvazione di un 

D-490/2024 

Pagina 4 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la sentenza è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che nella fattispecie si rinuncia inoltre allo scambio degli scritti (art. 111a 

cpv. 1 LAsi), 

che nella decisione impugnata la SEM rileva che la Germania avrebbe 

chiaramente accettato la ripresa a carico del ricorrente (in inglese: “take 

back”), ciò che dimostrerebbe la competenza di detto Paese a trattare la 

domanda d’asilo dell’interessato; che in Germania non sussisterebbero 

delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 RD III; che non sussiste-

rebbe inoltre alcuna violazione del divieto di respingimento e che, conside-

rate le motivazioni d’asilo addotte nonché le affezioni delle quali soffre l’in-

teressato, non sussisterebbe neppure il motivo per l’applicazione della 

clausola di sovranità di cui all’art. 17 cpv. 1 RD III cum art. 29a cpv. 3 

dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 

142.311), 

che, pertanto, l'autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda 

d'asilo e ha pronunciato l'allontanamento dell’interessato dalla Svizzera 

verso la Germania, 

che, in sede di ricorso, l’insorgente adduce sostanzialmente di essere 

giunto in Europa per ragioni fisiche e di salute; che da giovane sarebbe 

stato picchiato da un uomo, ciò che gli avrebbe causato dei problemi uditivi 

presenti ancora oggi; che, per questa ragione, avrebbe deciso di abbando-

nare le scuole; che non avrebbe mai avuto denaro sufficiente per trattare 

tale affezione fisica; che il suo lavoro in Pakistan non gli avrebbe inoltre 

permesso di guadagnare a sufficienza per mantenere la sua famiglia; che 

sarebbe quindi giunto in Svizzera al fine di ottenere dei trattamenti medici 

e proseguire il suo percorso di studi; che, giunto in Europa, avrebbe effet-

tivamente soggiornato in Francia e in Germania; che quest’ultimo Paese 

non gli avrebbe tuttavia offerto nulla, dovendo peraltro dormire per strada 

ed elemosinare del cibo; che per questo motivo non desidera ritornare in 

Germania; che, in esito, essendo l’unica persona capace di sostenere la 

propria famiglia, vorrebbe restare in Svizzera per curarsi e sostenere i pa-

renti,  

che le tesi ricorsuali non possono tuttavia essere seguite,  

D-490/2024 

Pagina 5 

che le motivazioni contenute nel gravame, oltremodo confuse, non sono 

infatti tali da rimettere in discussione l’accertamento dei fatti e l’applica-

zione del diritto svolta dall'autorità inferiore, 

che nella procedura Dublino la SEM, in virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

non entra nel merito del ricorso quando conclude, ai sensi dell’art. 3 par. 1 

RD III e dopo aver passato in rassegna gli artt. 7-15 RD III (criteri per de-

terminare lo Stato membro competente), che un altro Stato è competente 

per l’esecuzione della procedura d’asilo e l’allontanamento, previa accet-

tazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del richiedente l’asilo da parte 

dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), 

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (“take back”), di principio 

non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello stato membro 

competente secondo il capo III del regolamento in parola (cfr. DTAF 2017 

VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1) 

che lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è inol-

tre tenuto a riprendere in carico il richiedente conformemente alle condi-

zioni poste agli artt. 23, 24, 25 e 29 RD III,  

che nel corso del colloquio Dublino svolto l’11 gennaio 2024, l’insorgente 

ha sostanzialmente dichiarato di aver soggiornato in Austria, in Francia e 

in Germania; di non aver tuttavia sostenuto in detti Paesi dei colloqui simili 

a quello svolto in Svizzera; che in Germania sarebbe rimasto soltanto al-

cuni giorni; di non voler tuttavia tornare in tale Paese poiché non avrebbe 

ottenuto nulla e di aver avuto difficoltà a sopravvivere; che in Germania 

avrebbe effettivamente alloggiato in un centro di accoglienza; che la sua 

salute sarebbe generalmente buona, ma che soffrirebbe di depressione da 

due o tre anni (cfr. atto SEM n. 15/3),  

che, nel caso in esame, la Germania ha riconosciuto la propria competenza 

per la trattazione della domanda d’asilo del ricorrente e ha accettato la 

riammissione di quest’ultimo (cfr. atto SEM n. 20/3),  

che, pertanto, la competenza di detto Paese per la trattazione della do-

manda d’asilo dell’interessato è di principio data,  

che, visto quanto precede, le allegazioni addotte dall’interessato non risul-

tano d’acchito ostative al suo trasferimento verso la Germania,  

che, infatti, giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile tra-

sferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come 

D-490/2024 

Pagina 6 

competente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistano ca-

renze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza 

dei richiedenti in tale Stato, che implicano il rischio di un trattamento inu-

mano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione della compe-

tenza prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro 

Stato membro può essere considerato competente,  

che, anzitutto, la Germania è legata alla CartaUE e firmataria della Con-

venzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e 

delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 di-

cembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 

1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del 

relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne 

applica, a tale titolo, le disposizioni, 

che il Paese in parola è quindi presunto rispettare la sicurezza dei richie-

denti d’asilo, 

che, nella fattispecie, non vi sono inoltre fondati motivi per ritenere che in 

Germania, sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. 

tra le tante la sentenza del Tribunale nelle cause congiunte F-5368/2023, 

F-5369/2023 e F-5370/2023 del 16 ottobre 2023 consid. 8.1), ciò che pe-

raltro il ricorrente non sostiene, 

che la presunzione secondo cui la Germania agisca in linea con gli stan-

dard e le norme previsti dal diritto europeo e internazionale non è stata del 

resto rovesciata dal ricorrente, 

che, in deroga all’art. 3 par. 1 RD III, ciascuno Stato membro può inoltre 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un Paese terzo anche se tale esame non gli compete 

in base ai criteri stabiliti nel presente regolamento (art. 17 par. 1 RD III, 

cosiddetta clausola di sovranità); che tale disposizione è concretizzata in 

diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, il quale prevede che, se 

motivi umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora secondo il RD III un altro Stato sarebbe competente 

per il trattamento della domanda d’asilo; che nell’applicazione di tale 

norma, la SEM dispone di un potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 

consid. 7 seg.); che, al contrario, se il trasferimento del richiedente nel 

D-490/2024 

Pagina 7 

Paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto in-

ternazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata en-

trare nel merito della domanda d’asilo e il Tribunale dispone di pieno potere 

di esame al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),  

che secondo la giurisprudenza della CorteEDU, il respingimento forzato di 

persone che soffrono di problemi medici costituisce una violazione dell’art. 

3 CEDU unicamente in circostanze eccezionali (cfr. sentenze della Cor-

teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 

consid. 7.1), che ciò risulta essere segnatamente il caso laddove la malattia 

dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da 

lasciar presupporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia 

come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05); che la CorteEDU ha altresì 

precisato che una violazione dell’art. 3 CEDU può anche sussistere qualora 

vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido e irreversibile peggioramento delle condizioni di 

salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §180-193), 

che, nel caso concreto, non risulta tuttavia che lo stato valetudinario del 

ricorrente sia sufficiente per raggiungere la soglia elevata disposta dalla 

giurisprudenza succitata, 

che da un’attenta analisi dell’incarto dell’autorità inferiore non risultano in-

fatti ulteriori informazioni mediche pertinenti per la procedura d’asilo, oltre 

alla dichiarata affezione di depressione, per la quale l’interessato non si 

sarebbe mai sottoposto a trattamenti (cfr. atti SEM n. 15/3 pag. 2, 21/1),  

che non si evince pertanto la stretta necessità per il ricorrente di rimanere 

in Svizzera al fine di evitare un grave, rapido e irreversibile peggioramento 

delle sue condizioni di salute in Germania,  

che su questi presupposti, il Tribunale giudica che la fattispecie non rientra 

manifestamente nelle casistiche giurisprudenziali suindicate, tanto più che 

è notorio che lo Stato di destinazione disponga di infrastrutture mediche 

sufficienti, 

D-490/2024 

Pagina 8 

che dagli atti non emergono infine ulteriori elementi che portano il Tribunale 

ad ammettere una qualsivoglia e concreta esposizione personale a mal-

trattamenti in caso di trasferimento in Germania del ricorrente, 

che, in definitiva, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbe 

tale da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del suo trasferimento in Germania; che 

dagli atti di causa non emergono neppure validi e sufficienti elementi per 

applicare l’art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità) e per ammettere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il proprio potere di 

apprezzamento nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.),  

che, in siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che il ricorso va quindi respinto, poiché manifestamente infondato, e la de-

cisione avversata confermata, 

che, visto l’esito della vertenza, le spese processuali di CHF 750.– sono 

poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del re-

golamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF),  

che la pronuncia è quindi definitiva,  

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-490/2024 

Pagina 9 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali, di fr. 750.-, sono poste a carico del ricorrente. Il suc-

citato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un termine 

di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: