# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c7b92d24-f405-5737-b192-ffebf016080e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.09.2011 32.2011.91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-91_2011-09-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.91

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  28 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 marzo 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 14 febbraio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1966, in precedenza attiva in qualità di operaia di fabbrica, in data 10
maggio 2007 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI
per adulti, a seguito di “lesione C1 e C2 seguite da operazione di
stabilizzazione; distorsione gin. dx con sospetta lesione meniscale” (doc.
2/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare
a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM)
(doc. 22), con progetto di decisione dell’8 settembre 2009 (doc. 30/1-3), poi
confermato con decisione del 5 novembre 2009, l’Ufficio AI ha assegnato
all’assicurata una rendita intera di invalidità (grado AI del 100%) dal 1°
ottobre 2007 al 31 marzo 2008 e una mezza rendita di invalidità (grado AI del
53%) a partire dal 1° aprile 2008 (doc. 42/1-3 e 43/1-3).

                                         Questa
decisione dell’amministrazione è cresciuta, incontestata, in giudicato.

 

                               1.2.   In data 13
agosto 2010 il curante dell’assicurata, dr. __________, spec. FMH in medicina
interna, ha inviato ai medici del SAM uno scritto con il quale, alla luce della
decisione di inidoneità al collocamento dell’interessata emessa dalla Sezione
del lavoro, ha chiesto “di rivalutare la situazione della paziente che a
tuttora è posta al beneficio di una rendita di invalidità del 50% che è
chiaramente, a mio avviso, sottostimata rispetto alle reali necessità della
paziente”.

                                         Il dr. __________
ha rilevato che ella “presenta dei deficit di memoria importanti che rendono
praticamente impossibile l’apprendimento e il mantenimento delle informazioni
necessarie per essere reintrodotta in un posto di lavoro”.

                                         Alla luce
di queste considerazioni, il dr. __________ ha concluso invitando i medici del
SAM a “prendere contatto con il dr. __________ o eventualmente sottoporre la
paziente a una nuova rivalutazione psichiatrica comprendente dei test
psicometrici per valutare l’effettivo stato dal lato psicorganico. È a mio
avviso infatti questa limitazione decisiva per l’inidoneità al collocamento”
(doc. 49-1).

 

                                         Dopo
avere sottoposto lo scritto del dr. __________ al vaglio del SMR (doc. 51-1), con
progetto di decisione del 30 dicembre 2010 (doc. 52/1-2), poi confermato con
decisione del 14 febbraio 2011, l’Ufficio AI ha stabilito la non entrata in
materia sulla richiesta di revisione, ritenendo che l’assicurata “con la sua
nuova richiesta non ha credibilmente dimostrato che dopo l’emissione della
precedente decisione le circostanze oggettive abbiano subito una modifica
rilevante. Nella procedura di revisione non possiamo pertanto entrare nel
merito della sua nuova richiesta” (doc. A).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata e il
riconoscimento di una rendita intera di invalidità (doc. I). 

                                         L’avv. RA
1 ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
per la procedura ricorsuale (doc. I).

                                         Il legale
dell’assicurata ha sostanzialmente contestato che l’interessata possa lavorare
in misura del 50% in attività medio-leggere - come stabilito
dall’amministrazione nella precedente decisione del 31 maggio 2010 –
sottolineando come ella abbia “tentato di iniziare delle attività, ma la stessa
non è in grado di sostenere un lavoro, per i dolori e per le sue limitate
capacità di movimento. In queste condizioni la stessa non è in grado di
conseguire nessun reddito” (doc. I).

 

                               1.4.   In data 17
marzo 2011 il patrocinatore dell'assicurata ha trasmesso al TCA il certificato
municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria (doc. V + bis).

 

                               1.5.   L’UAI, in
risposta - dopo avere rilevato che “unico punto di giudizio è quello di sapere
se l’UAI ha rifiutato a buon diritto di esaminare il merito della domanda di
revisione” - ne ha chiesto la reiezione, sottolineando come il SMR ha potuto
constatare che il contenuto del nuovo certificato medico del dr. __________ non
rende verosimile una notevole modifica nelle condizioni di salute
dell’assicurata (doc. VIII).

 

                               1.6.   In data 19
aprile 2011 il patrocinatore dell’assicurata ha rilevato che lo stato di salute
dell’interessata “è molto precario e che la stessa non è nemmeno collocabile,
come risulta dalla decisione del 6 luglio 2010 della Sezione del lavoro” (doc.
X + C).

 

                                         Questo
scritto dell’assicurata è stato trasmesso all’amministrazione (doc. XI), con la
facoltà di presentare osservazioni scritte.

 

 

                                         in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio
2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se a ragione oppure no l’Ufficio AI non è
entrato nel merito della richiesta di prestazioni del 26 agosto 2010 con la
quale l’assicurata, tramite il dr. __________, ha chiesto un aumento della
mezza rendita di invalidità della quale è beneficiaria.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni
normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che
egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da
valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA). 

                                         La
revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modifica
importante del grado d’invalidità o di grande invalidità o dell’assistenza
dovuta all’invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione
della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti
o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modifica del
grado d’invalidità della grande invalidità o dell’assistenza dovuta
all’invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). 

                                         Se è
fatta domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado
d’invalidità o di grande invalidità o il volume dell’assistenza dovuta
all’invalidità è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 3 OAI). Per quanto riguarda i requisiti formali, in caso di revisione
su domanda dell'assicurato, quest'ultimo deve rendere verosimile che il grado
d'invalidità ha subito una modifica rilevante (art. 87 cpv. 3 OAI). Se tale
condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della
domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile
una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita
l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (STF 9C_708/2007
dell’11 settembre 2008; DTF 130 V 64 consid. 3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF
109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung,
Universitätsverlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86; Valterio, Droit et
pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270). 

                                         

                                         Come nel caso di nuova
domanda (DTF 130 V 71), anche nell'ambito di una revisione della rendita (su
richiesta o d'ufficio), il punto di partenza per la valutazione di una modifica
(e, quindi, di conseguenza anche per l'esame di verosimiglianza) del grado di
invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è
dato, dal profilo temporale, dall'ultima decisione cresciuta in giudicato che è
stata oggetto di un esame materiale del diritto alla rendita dopo contestuale
accertamento pertinente dei fatti, apprezzamento delle prove e confronto dei
redditi (DTF 133 V 108). 

                                         

                                         Nella sentenza,
pubblicata in DTF 130 V 64, il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal
1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha precisato che nel caso in cui
l’assicurato non ha reso verosimile un rilevante cambiamento, il principio
inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, non risulta essere applicabile. Solo se nella nuova domanda di rendita
(rispettivamente domanda di revisione) l’assicurato non rende verosimile la
rilevante mutazione, facendo tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente
rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere dall’amministrazione,
quest’ultima deve impartire all’interessato un termine per produrre il mezzo di
prova in questione con l’avvertenza che in caso contrario non entrerà nel
merito della domanda (DTF 130 V 69 consid. 5.2.5). 

                                         

In tale contesto va rilevato che il grado
della prova richiesto dall'art. 87 cpv. 3 OAI è attenuato in quanto non è
necessario che l'amministrazione raggiunga il convincimento, nel senso di una
prova piena, che rispetto all'ultima decisione cresciuta in giudicato sia
effettivamente subentrata una modifica rilevante. Basta piuttosto che
sussistano almeno certi indizi a favore della circostanza invocata, ferma
restando comunque la possibilità che la modifica invocata venga poi smentita da
un più attento esame (v. sentenza 9C_68/2007 del 19 ottobre 2007, consid. 4.4
con riferimenti; cfr. pure SVR 2003 IV no. 25 pag. 76, consid. 2.2 [I 238/02]).

 

La condizione di verosimiglianza posta dall'art. 87 cpv. 3 OAI
deve permettere all'amministrazione, che ha precedentemente rifiutato una
prestazione o comunque una sua revisione con provvedimento cresciuto in
giudicato, di scartare senza ulteriori esami nuove domande con le quali
l'assicurato si limita a ripetere gli stessi argomenti, senza allegare una
modifica dei fatti determinanti (DTF 125 V 410
consid. 2b pag. 412; 117 V 198 consid. 4b pag.
200 con riferimenti). Adita con una nuova domanda, l'amministrazione deve così
cominciare con l'esaminare se le allegazioni dell'assicurato sono, in maniera
generale, plausibili. Se ciò non è il caso, può liquidare l'istanza senza
ulteriori indagini con un rifiuto di entrata in materia. A tal proposito
occorre precisare che quanto più breve è il lasso di tempo trascorso dalla
decisione precedente, tanto più rigorosamente l'amministrazione apprezzerà la
plausibilità delle allegazioni dell'assicurato. Su questo aspetto, essa dispone
di un certo potere di apprezzamento che il giudice è di principio tenuto a
rispettare (DTF 109 V 108 consid. 2b pag. 114;
cfr. pure SVR 2003 IV no. 25 pag. 76, consid. 2.2). Giudice che per il resto
deve limitarsi ad esaminare la situazione secondo lo stato di fatto che si
presentava al momento in cui l'amministrazione ha statuito (sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 52/03 del 16 gennaio 2004, consid.
2.2).

 

                                         Se infine
l'assicurato interpone ricorso alla decisione di non entrata in materia, il
giudice esamina solo se l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia a
buon diritto. Se invece essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il
giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina
materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato
è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid. 1b; DTF 116 V 265
consid. 2a; RCC 1991 pag. 269 consid. 1a).

 

                                         La giurisprudenza sopra
menzionata va applicata anche dopo l’entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio
2003 e il nuovo tenore dell’art. 87 OAI valido dal 1° marzo 2004 (STFA dell’8
marzo 2006 nella causa J. [I 734/05]).

 

                               2.4.   Nel caso in esame, avendo
l’UAI emanato una decisione di non entrata in materia, il TCA
è unicamente chiamato a stabilire se l’amministrazione ha correttamente oppure
no rifiutato di esaminare il merito della richiesta.

 

                                         In
occasione del riconoscimento del diritto ad una mezza rendita d'invalidità,
l'assicurata era stata sottoposta a una perizia pluridisciplinare a cura del
Servizio medico dell'AI (SAM), i cui responsabili, con referto del 24 giugno
2008, dopo avere eseguito dei consulti in ambito reumatologico (dr. __________),
neurologico (dr. __________) e psichiatrico (dr. __________), avevano posto le diagnosi
con influsso sulla capacità lavorativa di “1. stato dopo grave politrauma il
31.10.2006 con trauma cranio cerebrale con GCS iniziale 8-9, emorragia
confusionale del corpo calloso ds e frontale sin, iniziale shearing injuries
con lieve emisintomatologia facio-brachio-crurale sin residuale, lievi deficit
di concentrazione residuali; lesione parziale del plesso brachiale sin con
lieve deficit sensitivo residuale con recupero completo motorio; instabilità
postraumatica C1-C2, sindrome cervicovertebrale in stato dopo spondilodesi con
stabilizzazione intervertebrale C1-C2 il 27.02.2007, nonché presenza di
alterazioni degenerative osteocondrotiche C2-C3 e spondilosiche C4-C5 e C5-C6,
nonché iniziale uncartrosi; lussazione della spalla sin riposta in data
1.11.2006; lesione aperta del ginocchio sin con successiva infezione; stato
dopo artroscopia, nonché ricostruzione del ligamento crociato anteriore e
meniscectomia parziale esterna del ginocchio ds per rottura del ligamento
crociato anteriore e lesione a manico di cestello del menisco esterno, in data
5.06.2007; 2. sindrome somatoforme da dolore persistente; 3. disturbo distimico
a seguito di danno cerebrale; 4. distimia con aspetti conversivi” mentre quale
diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quella di “stato dopo
asportazione di cisti ovariche per via laparoscopica nel 1992 e nel 2003”.

                                         Alla luce
di queste patologie, i medici del SAM avevano considerato l’assicurata abile al
lavoro al 20% in attività pesanti, ma abile al lavoro al 50% in attività
medio-leggere, per tenere conto dei suoi limiti funzionali e della riduzione
del tempo di lavoro a seguito della necessità di pause e della diminuita
redditività.

                                         In
attività molto leggere, i medici del SAM avevano infine attestato una abilità lavorativa
del 70% (rendimento ridotto per necessità di pause, maggior lentezza,
affaticabilità e imprecisione).

 

                                         Nella
decisione del 5 novembre 2009, cresciuta incontestata in giudicato, l’UAI -
tenuto conto del parere del consulente IP del 24 marzo 2009, il quale riteneva
che “non è possibile reperire attività compatibili con le attività esigibili al
70%. Le competenze scolastiche-socio-professionali dell’assicurata le
permettono però di accedere ad attività medio-leggere compatibili con la
valutazione medico teorica (esigibilità al 50%), quali ad esempio operaia
generica in ambito industriale, in attività ad esempio di assemblaggio di
piccoli elementi” (doc. 28-2) - ha attribuito all’assicurata una rendita intera
di invalidità dal 1° ottobre 2007 al 31 marzo 2008 ed una mezza rendita di
invalidità, per un grado AI del 53%, a partire dal 1° aprile 2008 (doc.
38/1-3).

 

                               2.5.   Nell’ambito
della domanda di revisione per presunto peggioramento delle condizioni di
salute dell’interessata, il dr. __________, spec. FMH in medicina interna, ha
inviato ai medici del SAM uno scritto, datato 13 agosto 2010, del seguente
tenore:

 

" 
Vi invio in copia la decisione relativa
all’idoneità al collocamento presa dalla Sezione del lavoro, ufficio giuridico,
Bellinzona, dove si decide che l’assicurata è inidonea al collocamento dal
1.07.2010 in quanto a causa delle sue patologie non si riesce a trovare un
lavoro conforme alle residue possibilità della paziente. Faccio notare che ella
è tuttora in cura dal dr__________ (il quale ci legge in copia), che presenta
dei deficit di memoria importanti che rendono praticamente impossibile
l’apprendimento e il mantenimento delle informazioni necessarie per essere
reintrodotta in un nuovo posto di lavoro. Ritengo quindi adeguata la decisione
della Sezione del lavoro del 06.07.2010 e chiedo quindi ai vostri servizi di
rivalutare la situazione della paziente che a tuttora è posta a beneficio di
una rendita di invalidità del 50% che è chiaramente, a mio avviso, sottostimata
rispetto alle reali necessità della paziente. Ella è stata messa a beneficio di
un aiuto domiciliare di tipo domestico per aiutarla nell’esecuzione delle
faccende domestiche più semplici che purtroppo fa fatica ad espletare sia per
motivi fisici sia per motivi psichiatrici. Vi prego quindi di prendere contatto
con il dr. __________ o eventualmente sottoporre la paziente a una nuova
rivalutazione psichiatrica comprendente dei test psicometrici per valutare
l’effettivo stato dal lato psicoorganico. È a mio avviso infatti questa
limitazione decisiva per l’idoneità al collocamento. La paziente si trova ora
in una situazione di stallo, non avendo più diritto a percepire la disoccupazione
e nemmeno il diritto ad una rendita consona alle sue capacità. Questa
situazione va risolta, a mio avviso, con un aumento della rendita attuale.”
(Doc. 49-1)

 

Nelle annotazioni del 16 novembre 2010, il dr. __________
del SMR, medico generico (sul diritto per gli assicurati di conoscere la
specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:

 

" 
Il dr. __________, curante dell’A., scrive al
SAM perché rivaluti lo stato di salute, ma soprattutto valetudinario. Allega la
dichiarazione di “non idoneità al collocamento” della Sezione del lavoro.

 

Il 17.09.09 il dr. __________ sosteneva l’idea
dell’aiuto al collocamento.

Il 03.11.09 l’A. comunica telefonicamente di non
essere in grado di lavorare e di averne discusso con il curante (soluzione
migliore). Doc. ritornato firmato dall’A. il 10.11.09.

 

Con raccomandata del 16.02.10 si comunica all’A.
che è idonea al collocamento (si fa riferimento anche al dato soggettivo, che
si sente di lavorare per qualche ora al giorno).

 

L’allegato alla domanda di rivalutazione del dr. __________
(vedi sopra) menziona un certificato del dr. __________ attestante un’IL del
100% dal 03.02.10 a data da definire (certificato a noi non noto).

 

La valutazione di oggi non mostra elementi
clinici nuovi a conferma di sospetto di variazione dello stato di salute.

La certificazione del dr. __________ mostra
piuttosto l’esigenza di risolvere un “problema” sociale. 

Non siamo in grado di dare un giudizio in merito
all’idoneità al collocamento come da “Sezione del lavoro”.” (Doc. 51-1)

 

                                         A fronte
della decisione dell’Ufficio AI del 14 febbraio 2011 di non entrata in materia
sulla richiesta di revisione dell’assicurata, il dr. __________ ha inviato
all’amministrazione uno scritto, datato 21 febbraio 2011, del seguente tenore:

 

" 
Vi scrivo su espresso desiderio della paziente
che desidera fare ricorso rispetto alla vostra decisione in materia.

Personalmente ritengo giustificata la decisione
in quanto non vi è un cambiamento del quadro clinico tale da giustificare un
cambiamento di atteggiamento.

Segnalo però che la paziente è stata in cura dal
dr. __________ fino ad ora avendo attualmente la paziente interrotto le
consultazioni presso il collega ritenendo di essere stata trattata con troppi
medicamenti.

Allego copia del consiglio del 24.11.2010 alla
Clinica __________ che indica un consolidamento sicuro della spondilodesi C1-C2
e una fusione spontanea tra la C2 e la C3.

Si aggiungono a ciò delle leggere alterazioni
degenerative al resto della colonna cervicale compatibili con l’età della
paziente. Dal lato internistico non ho nulla di nuovo da aggiungere, tutt’al
più si può eventualmente obiettare che la paziente effettivamente dall’ultima
assegnazione di rendita non è più riuscita a conseguire un reddito e che anche
l’ufficio disoccupazione della città del __________ non riesce a trovare un
lavoro adatto alle limitazioni della paziente. Ritengo però queste
considerazioni non di pertinenza medica bensì piuttosto di ambito sociale.”
(Doc. 54-1)

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF
136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura
giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in
materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte
le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa. 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il Tribunale federale ha
preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore
probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis
cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,
formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr.
iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della  loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione :

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto
segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie
die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen
Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im
Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und
Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein
Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem
Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach
den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat. Nach
dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im
prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an
die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und
Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das
heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen
des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher
nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der
gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des
Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über
sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des
Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt
eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz
vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist
aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt,
wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich
verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im
gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in
öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert
werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden)
nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer
(formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die
Verfassung oder die EMRK verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen
durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall
weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung
gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage
zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.
3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass gutachtliche
und andere medizinische Erkenntnisse aus dem Administrativverfahren die
wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage für die gerichtliche
Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption, wonach ein Gericht auf
die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise abstellen und auf ein
eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt grundsätzlich vereinbar mit
Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (…)

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore
del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Alla luce
della documentazione medica contenuta nell’incarto, questo Tribunale ritiene
che, a ragione, l’UAI non è entrato nel merito della nuova domanda di prestazioni
inoltrata dall’assicurata.

 

Nell’ambito della prima richiesta di prestazioni,
l’assicurata è stata valutata tramite approfondite consultazioni in ambito
reumatologico, neurologico e psichiatrico (doc. 22).

                                      

                                         Dalla
documentazione medica prodotta in sede di osservazioni al progetto di decisione
non emerge alcun elemento oggettivo che permetta a questa Corte una diversa
valutazione della fattispecie.

 

                                         Dal
profilo psichiatrico, l’assicurata non ha infatti prodotto alcun nuovo referto
medico specialistico, limitandosi a trasmettere un referto del curante
internista, dr. __________, attestante la presenza di non meglio specificati
“deficit di memoria importanti che rendono praticamente impossibile
l’apprendimento e il mantenimento delle informazioni necessarie per essere
reintrodotta in un nuovo posto di lavoro”, chiedendo di “eventualmente
sottoporre la paziente ad una nuova rivalutazione psichiatrica comprendente dei
test psicometrici per valutare l’effettivo stato dal lato psicoorganico” (doc.
49-1). 

 

                                         Tale
certificato medico, per di più redatto da un medico non specialista in materia,
non è sufficiente, a mente di questa Corte, per rendere plausibile, ai sensi
della giurisprudenza sopra esposta (cfr. consid. 2.3.), un peggioramento delle
condizioni di salute dell’interessata dal profilo psichiatrico.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più che, con un successivo referto del 21
febbraio 2011, lo stesso dr. __________ ha espressamente ritenuto che non vi
sia stato un cambiamento dello stato clinico della paziente rispetto alla
precedente decisione di attribuzione di una mezza rendita di invalidità a
decorrere dal 1° aprile 2008 (doc. 54-1).

 

                                         Quanto
invece alle patologie somatiche, l’assicurata si è limitata a produrre due
referti del suo internista curante, dr. __________, l’uno del 13 agosto 2010,
attestante la presenza di generici motivi fisici e psichiatrici che hanno reso
necessario l’intervento di un “aiuto domiciliare di tipo domestico per aiutare
l’interessata nell’esecuzione delle faccende domestiche più semplici che
purtroppo fa fatica ad espletare” (doc. 49-1), l’altro del 21 febbraio 2011,
nel quale il curante, come peraltro correttamente indicato dall’amministrazione
nella risposta di causa (cfr. doc. VIII), ha espressamente rilevato di ritenere
personalmente “giustificata la decisione dell’amministrazione in quanto non vi
è un cambiamento del quadro clinico tale da giustificare un cambiamento di
atteggiamento”, aggiungendo che “dal lato internistico non ho nulla di nuovo da
aggiungere” (doc. 54-1) .

 

                                         Queste
considerazioni del medico curante dell’assicurata non fanno quindi che
avvalorare quanto già sostenuto dal dr. __________ del SMR nelle annotazioni
del 16 novembre 2010, nelle quali ha rilevato che “la valutazione di oggi non
mostra elementi clinici nuovi a conferma di sospetto di variazione dello stato
di salute”, concludendo che “la certificazione del dr. __________ mostra
piuttosto l’esigenza di risolvere un “problema” sociale” (doc. 51-1).

 

                                         Giova
ricordare inoltre un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le
cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause
les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée
dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Non
essendo stata resa verosimile una notevole modifica nelle condizioni di salute
e/o economiche dell’assicurata, secondo questo Tribunale, giustamente l’Ufficio
AI non è entrato nel merito della richiesta di aumento del diritto a prestazioni.

 

                               2.8.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- andrebbero poste a
carico dell'assicurata la quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria
(cfr. consid. 2.9.).

 

                                         Al
riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della
legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione
della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:

 

" 
(...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito
patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere
gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati
interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in
considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le
persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito
delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni
e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso
AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio
in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le
controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti
di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di
politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore
litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di
spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione
totale dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento
espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.
(...)"

 

                               2.9.   La
ricorrente ha infine postulato di essere posta al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. I).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

 

A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge
sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in
vigore dal 1° gennaio 2011, l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione
dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali;
all’ammissione al gratuito patrocinio.

                                         

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid.
5b e riferimenti).

                                         

                                         Dalle
carte processuali risulta che la ricorrente – divorziata
senza figli conviventi nella sua economica domestica –
si trova nel bisogno, disponendo, quali entrate, oltre a una rendita
d’invalidità, di una prestazione complementare, per un totale di fr. 2’505.--
mensili (cfr. doc. V/bis). 

                                         

                                         Nella
presente fattispecie la vertenza era palesemente priva di esito favorevole, in
quanto la situazione valetudinaria dell’interessata - come espressamente
indicato dallo stesso medico curante, dr. __________ - non aveva subito delle
modifiche rispetto al passato, in grado di giustificare una revisione del diritto
a prestazioni (cfr. doc. 54-1 riprodotto al consid. 2.5., nel quale il curante
ha espressamente indicato che, citiamo: “personalmente ritengo giustificata la
decisione in quanto non vi è un cambiamento del quadro clinico tale da
giustificare un cambiamento di atteggiamento”). 

 

                                         In simili
condizioni, non essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti
cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve quindi essere respinta.

                                         

 

                                      

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   L’istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio
è respinta.

                                      

                                   3.   Le spese
per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

                                      

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti