# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 16c00952-e7ed-5824-9542-c9fc9710aebb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.07.2020 D-2835/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2835-2020_2020-07-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2835/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gérald Bovier, Walter Lang,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…),  

Kenya,   

patrocinato dal Signor Massimiliano Minì,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 25 maggio 2020 / N (…). 

 

 

 

D-2835/2020 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadino keniota originario di D._______, ha depositato una 

domanda d'asilo in Svizzera il (…) dicembre 2019.  

B.  

Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati 

centrale europea sui visti «CS-VIS» le autorità italiane hanno rilasciato 

all'interessato un visto valido dal (…) al (…) per gli stati Schengen.  

C.  

Il (…) dicembre 2019 il richiedente è stato sentito nell'ambito di una prima 

audizione di rilevamento dei dati personali (cfr. atto […]-10/9), durante la 

quale è segnatamente stato questionato sulle sue generalità, in merito alla 

sua provenienza e circa il viaggio che lo ha condotto in Svizzera.  

D.  

Il (…) dicembre 2019 l'interessato è stato sentito nell'ambito del colloquio 

personale Dublino nel corso del quale egli è stato informato che non gli è 

stato concesso il diritto di essere sentito poiché la SEM ritiene necessario 

procedere con maggiori accertamenti in merito alla sua storia e che proba-

bilmente verrà pianificato un ulteriore colloquio di approfondimento sugli 

indizi di tratta di esseri umani (cfr. atto 13/2). Il medesimo giorno il richie-

dente ha trasmesso un foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2) 

del (…) dal quale risulta che egli è stato oggetto di un controllo medico per 

il depistaggio della tubercolosi (cfr. atto 15/3).  

E.  

Dal F2 del (…) e dalla valutazione pneumologica dell'(…) di E._______ del 

(…) (cfr. atti 16/2 e 17/1) si rileva che egli è risultato positivo al test quanti-

ferone, ma tuttavia a radiografia del torace non ha dato esiti tubercolari. Il 

medico ha concluso con molta probabilità che non si tratterebbe di una 

tuberocolosi attiva. Per estrema sicurezza il medico ha comunque provve-

duto a eseguito due culture dell'espettorato indotto. 

F.  

Il 21 gennaio 2020 il rappresentante legale ha trasmesso il rapporto del 

(…) di (…) del (…) secondo cui sarebbero emersi degli indizi di tratta di 

esseri umani (cfr. atto 18/5).  

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Pagina 3 

G.  

In data (…) gennaio 2020 il richiedente è stato sentito in un'audizione tratta 

di esseri umani (cfr. atto 19/13). Nel corso della stessa all'interessato è 

stato concesso il diritto di essere sentito in merito alla responsabilità dell'I-

talia per lo svolgimento della procedura di asilo e di allontanamento in virtù 

del regolamento Dublino così come per quanto riguarda la decisione di non 

entrata nel merito in virtù dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo 

(LAsi, RS 142.31). In tale sede la SEM ha pure constatato che le dichiara-

zioni dell'interessato conterrebbero alcuni indizi atti a dimostrare che egli 

potrebbe essere stato vittima di un reato connesso alla tratta di esseri 

umani in Italia. La Segreteria di Stato ha dunque concesso al richiedente 

un periodo di riflessione e di recupero di 30 giorni – dal (…) gennaio 2020 

al (…) febbraio 2020 – ai sensi dell'art. 13 della Convenzione del 16 mag-

gio 2005 sulla lotta contro la tratta di esseri umani (Conv. TEU, RS 

0.311.543; cfr. atto 20/3).  

H.  

In data (…) la SEM ha ottenuto le informazioni in merito alla richiesta di 

visto Schengen dell'interessato depositata presso l'(…) di D._______. 

I.  

Al termine del periodo di riflessione di 30 giorni, il (…), il richiedente ha 

trasmesso la dichiarazione di collaborazione, con la quale ha acconsentito 

ad essere contattato dalle autorità di perseguimento penale qualora do-

vesse risultare necessario (cfr. atto 24/2).  

J.  

Il medesimo giorno la SEM ha presentato alle competenti autorità italiane 

una richiesta di presa in carico dell'interessato fondata sull'art. 12 par. 4 

Regolamento Dublino III.  

K.  

Il (…) marzo 2020 il richiedente è stato sentito nell'ambito di un comple-

mento sull'audizione tratta di esseri umani nel corso della quale egli è stato 

in particolare confrontato alle informazioni ottenute dall'(…) in merito alla 

sua richiesta di visto Schengen (cfr. atto 29/6).  

L.  

In data (…) marzo 2020 la SEM ha segnalato l'interessato quale potenziale 

vittima di tratta di esseri umani all'(…) ([…]). Il successivo (…) marzo (…) 

ha confermato la ricezione della segnalazione. 

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Pagina 4 

M.  

Con scritto del 2 aprile 2020 il richiedente ha domandato alla SEM l'appli-

cazione della clausola di sovranità per motivi umanitari, data la sua parti-

colare vulnerabilità (cfr. atto 36/3).  

N.  

Con comunicazione di (…) del (…) (cfr. atto 45/7 ed analisi di laboratorio 

[…] [atto 46/]) la SEM è stata informata che i risultati batteriologici delle 

culture dell'espettorato indotto sono risultati negativi.  

O.  

Con decisione del 25 maggio 2020, notificata il 25 maggio 2020 (cfr. 

atto 49/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il trasferimento 

dell'interessato verso l'Italia. 

P.  

Con ricorso 2 giugno 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 3 giugno 2020), l'interessato è insorto dinanzi al Tribunale contro la 

summenzionata decisione ed ha anzitutto richiesto la sospensione in via 

supercautelare dell'esecuzione della decisione e la restituzione dell'effetto 

sospensivo al ricorso. In seguito, ha concluso all'annullamento del provve-

dimento impugnato, alla restituzione degli atti alla SEM per l'esame nazio-

nale della domanda d'asilo, in subordine per il completamento dell'istrutto-

ria. Altresì ha presentato una domanda di esenzione dal pagamento antici-

pato delle spese di giudizio con protestate tasse e spese. 

Q.  

Con misura supercautelare del 4 giugno 2020 il Tribunale ha provvisoria-

mente sospeso l'esecuzione dell'allontanamento.  

R.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per 

le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, 

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giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) 

e l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti. 

4.  

In primo luogo il ricorrente richiede la visione dell'atto A33/2, classificato 

come "risposta di (…) alla segnalazione SEM", così come di tutti gli atti 

connessi alla segnalazione. 

L'art. 26 cpv. 1 PA, che concretizza parte delle prerogative del diritto di 

essere sentito nell'ordinamento processuale (art. 29 Cost.), prevede la fa-

coltà della parte o del suo rappresentante di consultare, nella sua causa, 

le memorie delle parti e le osservazioni delle autorità, tutti gli atti adoperati 

come mezzi di prova e le copie delle decisioni notificate. In sede proces-

suale non rientrano nelle categorie di atti previsti all'art. 26 cpv. 1 PA non 

soggiacciono invece al diritto di compulsazione gli atti interni non utilizzati 

quali mezzi di prova nell'ambito della trattazione di un determinato caso. 

Sono considerati atti interni dell'amministrazione quei documenti che non 

hanno valore probatorio e che servono esclusivamente alla formazione di 

un'opinione a livello interno nella misura in cui sono destinati all'uso proprio 

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ed esclusivo dell'amministrazione, segnatamente richieste, bozze di deci-

sione, annotazioni dei collaboratori e scambi di e-mail (DTF 132 II 485 con-

sid. 3.4, 125 II 473 consid. 4a, 113 Ia 286 consid. 2d, Sentenze del TF 

2C_63/2011 del 20 ottobre 2011 consid. 3.2.4, sentenza del Tribunale A-

2675/2015 del 9 febbraio 2017 consid. 4; WALDMANN/OESCHGER in: Wald-

mann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 65 ad 

art. 26). La finalità di tale delimitazione è quella di evitare che sia reso pub-

blico ciò che è servito a formare l'opinione dell'amministrazione o di un'au-

torità giudiziaria, a patto che i documenti in questione non siano serviti di-

rettamente alla motivazione in causa, pur potendosi avverare utili per sup-

portare un eventuale decisione ulteriore (cfr. BENOÎT BOVAY, Procédure ad-

ministrative, 2e ed. 2015, pag. 289, DTF 113 Ia 1 consid. a). 

La classificazione fisica degli atti quali «documentazione interna» o «con-

fidenziale» non è decisiva quanto all'estensione del diritto di accesso, es-

sendo la valenza oggettiva per la definizione della fattispecie rilevante per 

il giudizio a dover essere oggetto di apprezzamento (cfr. DTF 115 V 297 

consid. 2g; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1). In tale contesto, giova comunque 

rilevare che l'autorità non è autorizzata a definire a piacere un atto quale 

"interno" al fine di escluderlo dal diritto di esame; che nell'esaminare se un 

diniego di consultazione sia avvenuto o meno a giusto titolo ciò che fa stato 

non è tanto la categorizzazione di un atto da parte dell'amministrazione 

quale atto interno, quanto l'oggettiva portata dell'atto nell'accertamento dei 

fatti rilevanti ai fini della decisione nel caso concreto (cfr. GICRA 1994 n. 1 

consid. 3a). 

Visto il carattere costituzionale del diritto di essere sentito (art. 29 Cost.) 

l'accesso agli atti di cui all'art. 26 cpv. 1 può essere negato solamente se 

un interesse pubblico o privato importante esiga l'osservanza del segreto 

(cfr. art. 27 PA), l'esistenza di un motivo di diniego essendo in ogni caso da 

valutare con il dovuto riserbo (cfr. WALDMANN/OESCHGER in: Wald-

mann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 17 ad 

art. 27) e la restrizione limitata a quanto strettamente necessario (cfr. DTF 

122 II 204). Una restrizione al diritto di consultazione è segnatamente giu-

stificata allorquando la messa a disposizione degli atti pregiudichi la sicu-

rezza interna o esterna della Confederazione a causa della divulgazione 

dei metodi di lavoro e delle fonti di informazione della polizia e dei servizi 

segreti (cfr. sentenza del Tribunale C-1118/2006 del 2 luglio 2010 consid. 

4, WALDMANN/OESCHGER in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskom-

mentar VwVG, 2a ed. 2016, 20 ad art. 27) o del grado di conoscenza delle 

autorità nell'ambito della criminalità organizzata (cfr. DTAF 2013/23 consid. 

6.4). In una pari eventualità gli atti di causa non concessi in compulsazione 

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possono essere adoperati contro la parte in causa soltanto qualora l'auto-

rità gliene abbia comunicato oralmente o per scritto il contenuto essenziale 

concedendogli la possibilità di pronunciarsi e di indicare prove contrarie 

(cfr. art. 28 PA), 

4.1 Nel caso in disamina, per quanto riguarda l'atto (…)-33/2, a prescindere 

dalla qualificazione effettuata dall'autorità inferiore, risulta trattarsi di una 

comunicazione e-mail tra la SEM e (…), la quale non ha funto da base per 

il processo decisionale. Di conseguenza, non avendo valore probatorio non 

sottostà al diritto di compulsazione. Ad ogni modo, anche qualora si do-

vesse considerare che il documento costituisca un mezzo probatorio, la 

SEM ne ha riportato fedelmente il contenuto nella decisione impugnata, 

pertanto la non trasmissione del suddetto documento non ha pregiudicato 

in alcun modo il ricorrente, ma era finalizzata alla non divulgazione dei no-

minativi delle persone coinvolte.  

4.2 Alla luce di quanto sopra, la richiesta di visione atti è respinta.  

5.  

5.1 In seguito, l'insorgente fa valere un'istruzione non completa della do-

manda d'asilo, non essendo state adottate tutte quelle cautele imposte 

dalla condizione del ricorrente quale vittima di tratta di esseri umani. Nel 

caso di specie, la SEM avrebbe segnalato alla (…) il caso, ma la stessa, 

avrebbe soltanto proceduto ad una richiesta di informazioni alle autorità 

italiane a cui non sembrerebbe ancora aver ricevuto risposta. Ai sensi 

dell'art. 32 Conv. TEU inoltre, le autorità nazionali dovrebbero cooperare al 

fine di condurre indagini o procedere penalmente per i reati previsti. A tal 

proposito, le circostanze di entrata in territorio italiano da parte del ricor-

rente apparirebbero strettamente connesse alla commissione del reato di 

tratta. Non sarebbe trascurabile che ciò sarebbe strettamente legato non 

solo agli aspetti relativi al perseguimento del reato di tratta tramite coope-

razione giudiziaria internazionale, ma al tempo stesso rappresenterebbe 

un profilo cruciale legato alla necessità di predisporre tutte le misure di pro-

tezione della vittima previste dalla Conv. TEU.  

5.2 Per quanto attiene la problematica della tratta di esseri umani, occorre 

rinviare a quanto già chiarito dal Tribunale nella DTAF 2016/27. In tale con-

testo il Tribunale ha dapprima rilevato che, in presenza di indizi concreti di 

tratta di esseri umani, la quale deve essere considerata come una viola-

zione dell'art. 4 CEDU, a prescindere da quale Paese d'origine l'interessato 

provenga, vi sono degli obblighi che si impongono alla Svizzera, e di con-

seguenza che la SEM deve prendere in considerazione (cfr. DTAF 2016/27 

D-2835/2020 

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consid. 5 e 6 con riferimenti menzionati). Tali obblighi derivano segnata-

mente dal Protocollo di Palermo e dalla Conv. TEU. Da questi ultimi stru-

menti di diritto internazionale ne deriva per gli Stati contraenti un obbligo di 

adottare le misure legislative necessarie che, non soltanto perseguano gli 

autori di tratta di esseri umani, ma che garantiscano pure una protezione 

effettiva alle vittime reali e o potenziali di tali atti. In tal senso, le vittime 

devono essere identificate, protette e sostenute. In particolare, la Svizzera, 

quale Stato firmatario, è obbligato ad adottare le misure necessarie atte ad 

identificare le vittime in collaborazione, se del caso, con le altre Parti e con 

le organizzazioni che svolgono un ruolo di sostegno (per la cooperazione 

tra Stati membri cfr. in particolare la sentenza della Corte europea dei diritti 

dell'uomo Güzleyurtlu e altri contro Cipro e Turchia del 29 gennaio 2019, 

n. 36925/07, par. 222 segg.). Inoltre nel caso in cui le autorità competenti 

hanno ragionevoli motivi per credere che una persona sia stata vittima della 

tratta di esseri umani, devono assicurarsi che essa non venga allontanata 

dal proprio territorio finché la procedura d'identificazione, che la vede vit-

tima di un reato previsto dall'articolo 18 Conv. TEU, sia stata completata 

dalle autorità competenti (art. 10 par. 2 Conv. TEU), risultando tale obbligo 

self-executing. Le autorità elvetiche preposte devono inoltre assicurarsi 

che la persona riceva l'assistenza di cui all'art. 12 par. 1 e 2 Conv. TEU 

(art. 10 par. 2 Conv. TEU), così come un periodo di recupero e di riflessione 

di almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Conv. TEU). Infine, quando una vittima è 

stata identificata, delle misure devono essere prese per proteggerla effica-

cemente se il rischio di un nuovo reclutamento o di rappresaglie è reso 

verosimile, così come per proteggere altre potenziali vittime. Gli obblighi 

precitati, si impongono a tutte le autorità che possono avere dei contatti 

con le persone implicate e quindi, segnatamente, alle autorità incaricate 

dell'esame di una procedura d'asilo, allorché le stesse si trovano confron-

tate con indizi concreti che tali persone potrebbero essere state vittime di 

tratta di esseri umani. In tal senso le autorità competenti in materia d'asilo 

sono obbligate, ad indagare in merito alle informazioni, le quali indicano 

che la persona potrebbe essere vittima di tratta di esseri umani, anche se 

quest'ultima non dichiara esplicitamente, di essere vittima di una tale tratta 

od anche se nelle sue allegazioni vi sono alcuni punti che appaiono essere 

inverosimili. Segnatamente nelle procedure Dublino, risulta maggiormente 

difficile il riconoscimento e l'identificazione di vittime di tratta di esseri umani 

(cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; sentenze del Tribunale E-4184/2019 del 

6 settembre 2019 consid. 9.2, D-3471/2019 del 23 luglio 2019, 

D-2803/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 6.2.1, E-6729/2016 del 10 ap-

rile 2017 consid. 7.4.1; cfr. anche: NULA FREI, Menschenhandel und Asyl: 

Die Umsetzung der völkerrechtlichen Verpflichtungen zum Opferschutz im 

D-2835/2020 

Pagina 9 

schweizerischen Asylverfahren, 2018, pag. 125-127, 161 segg., 176 

segg.). 

5.3 Nel caso in disamina, la SEM ha effettuato due audizioni al fine di in-

terrogare ed individuare se il richiedente fosse una potenziale vittima di 

tratta di esseri umani (cfr. atto 19/13 e 29/6). Al termine della prima audi-

zione l'interessato è stato identificato quale potenziale vittima e gli è stato 

concesso un termine di ripresa e riflessione di 30 giorni conformemente 

all'art. 13 Conv. TEU (cfr. atti 19/13 e 20/3). La SEM ha inoltre puntual-

mente informato (…), il quale ha a sua volta richiesto informazioni alle au-

torità italiane. Le stesse sono infatti competenti per un'eventuale apertura 

di un'indagine. Non essendo stato riscontrato un rischio per il ricorrente di 

essere nuovamente reclutato o di subire rappresaglie, non è stato neces-

sario adottare ulteriori misure di protezione nei suoi confronti. Invero, dal 

suo arrivo all'aeroporto di F._______, egli non ha avuto più alcun contatto 

con il suo reclutatore ed egli non ha fatto valere timori particolari nei suoi 

confronti, ma di non avere voglia di incontrarlo (cfr. atto 19/13 D, 76-D77 e 

D89).  

5.4 Alla luce di quanto sopra enucleato, il Tribunale ritiene che la SEM ab-

bia istruito correttamente la causa sul punto posto in questione ed abbia 

adempiuto agli obblighi di cui alla giurisprudenza citata. Ne consegue che 

la censura relativa alla violazione del principio inquisitorio e di accerta-

mento inesatto o incompleto dei fatti determinanti da parte dell'autorità in-

feriore non è destinata a esito favorevole. 

6.  

6.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1). 

D-2835/2020 

Pagina 10 

6.3 Giusta l'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione 

internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello indivi-

duato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso di una pro-

cedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determi-

nazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è appli-

cabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 Regola-

mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-

terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-

tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda 

di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III; 

DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, 

Vienna 2014, n. 4 ad art. 7).  

6.4 Ai sensi dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-

bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 CartaUE, lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-

sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in 

base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda 

è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-

minazione diventa lo Stato membro competente. 

6.5 Lo Stato membro competente è tenuto a in forza del presente regola-

mento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli 

art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro 

Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III). 

7.  

Nel caso in disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato 

che le autorità italiane avrebbero rilasciato all'interessato un visto valido 

dal (…) al (…) per gli stati Schengen. Su tali presupposti, la SEM ha pre-

sentato alle autorità italiane, nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regola-

mento Dublino III una richiesta di presa in carico fondata sull'art. 12 par. 4 

Regolamento Dublino III (cfr. atto 25/7). La stessa è rimasta senza riscon-

tro da parte delle sedi italiane preposte.  

D-2835/2020 

Pagina 11 

Di conseguenza, la competenza dell'Italia, risulta di principio essere data 

nella fattispecie. 

8.  

Il Tribunale rileva in seguito che l'Italia è legata alla CartaUE e firmataria, 

della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 

0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni.  

Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in partico-

lare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura 

giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed eu-

ropeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]). 

Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5;). 

La stessa va inoltre scartata d'ufficio nell'eventualità di violazioni sistema-

tiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea o di indizi seri di 

inosservanza del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sen-

tenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09). 

9.  

È ora innanzitutto d'uopo determinare se vi è luogo di ritenere l'esistenza 

di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III.  

9.1 La CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l'Italia, ha a più 

riprese ribadito che la situazione non risulta comparabile a quella ritenuta 

per la Grecia nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 

2011, 30696/09 ed ha finora sempre negato l'esistenza di carenze sistemi-

che in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Svizzera del 4 no-

vembre 2014, 29217/12;  A.S. contro Svizzera del 30 giugno 2015, 

39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015, 

D-2835/2020 

Pagina 12 

51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 

27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33; cfr. altresì sentenza del Tribunale  

E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6.1).  

9.2 Dopo la pronuncia di tali decisioni tuttavia, diversi cambiamenti – fat-

tuali e legislativi – sono intervenuti in Italia.  

9.2.1 Dal punto di vista fattuale, a partire dal 2018 si constata una forte 

diminuzione degli arrivi di nuovi richiedenti l'asilo. Questa diminuzione ha 

caratterizzato pure i primi mesi del 2019, mentre a partire da maggio 2019 

si è constatato un nuovo aumento. Il numero di domande d'asilo presentate 

in Italia nel 2018 e nel 2019 risultano pure sensibilmente diminuite. Tutta-

via, malgrado l'evoluzione dei flussi migratori e la diminuzione degli arrivi, 

il sistema d'asilo italiano permane sotto pressione, in particolare a causa 

dei numerosi dossier in attesa (cfr. più in dettaglio E-962/2019 con-

sid. 6.2.1). 

9.2.2 Dal punto di vista legislativo invece, si rileva in particolare l'adozione 

del decreto legislativo n. 113/2018 su sicurezza e immigrazione, anche 

chiamato "decreto Salvini" e della sua legge di applicazione (legge 1 di-

cembre 2018, n. 132 [legge n. 132/2018]). Il "decreto Salvini" e la sua 

legge di applicazione hanno introdotto diversi cambiamenti nel sistema d'a-

silo italiano.  

9.2.3 In una recente sentenza, il Tribunale ha analizzato dettagliatamente 

tali cambiamenti (cfr. E-962/2019 consid. 6.2.1 segg.) ed è giunto alla con-

clusione che il sistema d'asilo italiano presenta un certo numero di ostacoli 

suscettibili di impedire l'accesso immediato dei richiedenti alla procedura 

d'asilo ed al sistema di accoglienza. Altresì, malgrado la legislazione ita-

liana preveda degli standard minimi comuni per tutto il territorio italiano, 

tanto in materia d'accesso alla procedura d'asilo quanto in merito alle con-

dizioni di accoglienza, si è constatato che in pratica questi standard pos-

sono variare sensibilmente. Il Tribunale ha altresì rilevato che dopo l'ado-

zione del "decreto Salvini" vi è stato un deterioramento delle condizioni di 

accoglienza nei centri di alloggio, in particolare per quanto riguarda le per-

sone vulnerabili o necessitanti di un inquadramento psicologico specifico. 

Tuttavia, anche se la procedura d'asilo così come il dispositivo d'acco-

glienza e di assistenza sociale presentino alcune carenze, che variano a 

seconda delle regioni, con l'entrata in vigore del suddetto decreto non si 

potrebbe considerare che esistano in Italia delle carenze strutturali tali di 

un'ampiezza tale che vi sarebbe modo di concludere – a priori ed indipen-

dentemente dal caso di specie – che vi siano dei rischi sufficientemente 

D-2835/2020 

Pagina 13 

reali e concreti per i richiedenti di essere sistematicamente esposti a una 

situazione di precarietà e di bisogno materiale e psicologico al punto tale 

che il trasferimento in tale paese costituirebbe, in generale, un trattamento 

contrario all'art. 3 CEDU. Invero, l'accesso a una procedura d'asilo con-

forme al Regolamento Dublino e corretta è in principio garantito in Italia, 

malgrado sia in pratica spesso ritardato. Lo stesso vale anche per quanto 

riguarda l'accesso a condizioni di vita minime nel corso della procedura 

(cfr. nel dettaglio E-962/2019 consid. 6.3). Alla luce delle suesposte consi-

derazioni, il Tribunale è dunque giunto alla conclusione che non possono 

essere ritenute delle carenze sistemiche nella procedura d'asilo e nel si-

stema di accoglienza in Italia, malgrado le importanti modifiche introdotte 

dal "decreto Salvini" (cfr. ibidem).   

9.3 Pertanto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in particolare 

il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giu-

sta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed euro-

peo, rimane presunto da parte dell'Italia (cfr. E-962/2019 consid. 6.4).  

9.4 Conseguentemente, l'applicazione degli art. 3 par. 2 del Regolamento 

Dublino III è rettamente stata esclusa dall'autorità inferiore. 

10.  

Proseguendo nell'analisi, è ora necessario determinare se vi siano indizi 

seri e sufficienti che permettano di confutare la presunzione di sicurezza 

dei richiedenti l'asilo nel caso concreto.  

10.1  

10.1.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto che non vi sarebbero 

motivi che giustificherebbero l'applicazione della clausola di sovranità pre-

vista all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. L'autorità inferiore ha con-

statato che il richiedente non ha depositato domanda d'asilo in Italia, ciò 

spiegherebbe dunque il motivo per il quale egli in tale Paese non avrebbe 

beneficiato dei diritti riservati ai richiedenti l'asilo. Le critiche al sistema ita-

liano di accoglienza sarebbero dunque soltanto generiche. Per quanto ri-

guarda la sua condizione di potenziale vittima di tratta di esseri umani ed 

ai suoi timori nei confronti del signor G.______, la SEM ha sottolineato che 

l'Italia, quale Stato di diritto con un'autorità di polizia funzionante sarebbe 

disposta ed in grado di offrire la protezione adeguata. Non sussisterebbero 

indizi indicanti che le autorità italiane non offrirebbero la protezione ade-

guata contro le aggressioni da parte di terzi. Di conseguenza, il richiedente 

potrebbe rivolgersi all'autorità di polizia qualora dovesse essere esposto a 

D-2835/2020 

Pagina 14 

delle minacce concrete. Egli avrebbe addotto di non essersi rivolto alle au-

torità italiane per chiedere protezione giacché la cosa importante era scap-

pare, la fuga sarebbe già stata una sorta di protezione. Peraltro, l'Italia 

avrebbe ratificato la Conv. TEU e le autorità sarebbero state informate che 

egli sarebbe una potenziale vittima di tratta di esseri umani. Al momento 

del trasferimento le autorità verrebbero nuovamente informate. Inoltre, se-

condo il feedback del (…), il (…) ha informato la SEM di aver trasmesso 

alle competenti autorità italiane una richiesta al fine di ottenere maggiori 

informazioni relative alle persone che hanno organizzato il visto dell'inte-

ressato, sottolineando che non appena riceveranno la risposta le informa-

zioni verrebbero inviate alla Segreteria di Stato. Tuttavia, nel caso in que-

stione, spetterebbe alle forze dell'ordine italiane aprire un'indagine. Spet-

terà inoltre all'interessato riferire alle autorità italiane i fatti di cui sostiene 

di essere stato vittima in Italia e chiedere protezione. Egli avrebbe ugual-

mente la possibilità di rivolgersi a diverse organizzazioni di sostegno alle 

vittime sul territorio italiano. Secondo le informazioni ottenute dall'autorità 

inferiore dalla persona di contatto a H._______, le potenziali vittime di tratta 

di esseri umani avrebbero la possibilità di ottenere uno speciale permesso 

di soggiorno e ciò anche dopo l'entrata in vigore del decreto Salvini. In se-

guito, per quanto riguarda l'assenza di una rete sociale e famigliare in Italia, 

tale elemento non risulta essere determinante per l'applicazione del Rego-

lamento Dublino. D'altronde, dagli atti non risulterebbe che egli avrebbe 

una rete sociale in Svizzera. Infine, per quanto riguarda lo stato di salute 

del richiedente, egli è stato visitato per una possibile tubercolosi, tuttavia, 

gli esiti della coltura dell'espettorato hanno dato risultati negativi. Egli è 

inoltre stato visitato da un dentista ed è stato in trattamento per una grave 

gonatrosi mediale al ginocchio destro e sinistro. La situazione medica ri-

sulterebbe dunque chiara ed i suoi problemi non sarebbero così gravi da 

costituire un ostacolo al trasferimento in Italia. Per quanto riguarda infine 

l'attuale situazione in Italia dovuta al virus COVID-19, la SEM ha rilevato 

che un trasferimento verso tale Paese sarà effettuato quando sarà possi-

bile da un punto di vista tecnico.  

10.1.2 In sede ricorsuale, l'insorgente rileva in sostanza che la SEM, pur 

non mettendo in dubbio la condizione del ricorrente quale potenziale vittima 

di tratta, non sembrerebbe aver richiesto garanzie specifiche all'Italia sul 

luogo in cui il ricorrente verrà alloggiato e su come ne sarà assicurata la 

protezione dopo il trasferimento. L'autorità inferiore non avrebbe neppure 

esaminato in modo generale la realtà delle vittime di tratta in Italia, in par-

ticolare in relazione alla procedura d'asilo. In aggiunta, la competenza 

dell'Italia sarebbe stata accertata solo attraverso la mancata risposta alla 

D-2835/2020 

Pagina 15 

richiesta di ammissione della Svizzera, di conseguenza sarebbe impossi-

bile appurare se le autorità italiane hanno effettivamente compreso la vul-

nerabilità del ricorrente e se abbiano in effetti predisposto tutti gli accorgi-

menti necessari per la ricezione di un soggetto così vulnerabile. Nel caso 

di specie assumerebbe inoltre particolare rilevanza anche l'esame del ri-

schio di ri-vittimizzazione del ricorrente. Alla luce della scarna motivazione 

al riguardo, la SEM non avrebbe svolto l'esame in modo completo, non 

comprendendo appieno le difficoltà dovute a un così grande trauma vissuto 

dal ricorrente. Infine, il ricorrente ritiene che con il trasferimento in Italia, 

Paese in attuale grave emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di coro-

navirus, rischierebbe di non poter usufruire di cure mediche efficaci ed il 

suo quadro clinico già compromesso lo renderebbe esposto a complica-

zioni serie nel caso in cui contraesse il COVID-19.  

10.2 Per quanto riguarda il trasferimento di persone potenzialmente vittima 

di tratta di esseri umani in Italia, lo scrivente Tribunale rileva anzitutto che 

l'Italia ha ratificato la Convenzione sulla tratta degli esseri umani (Conv. 

TEU), la quale obbliga gli Stati firmatari ad assicurare alle vittime di tratta 

un'assistenza adeguata (art. 12 Conv. TEU). Inoltre, la legislazione italiana 

prevede delle garanzie procedurali speciali e delle specifiche garanzie di 

accoglienza per i richiedenti l'asilo riconosciuti quali vittime di tratta di es-

seri umani. Pertanto, quando durante la procedura d'asilo emergono seri 

motivi di ritenere che l'interessato sia vittima di tratta di esseri umani, la 

Commissione territoriale può sospendere la procedura e informare la Que-

stura competente, la Procura così come le ONG specializzate nel sostegno 

alle vittime della tratta. Inoltre, il decreto legislativo n. 24/2014, adottato nel 

marzo 2014 per recepire la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e 

del Consiglio, del 5 aprile 2011, sulla prevenzione della tratta di esseri 

umani, prevede l'istituzione di un meccanismo nazionale di protezione per 

coordinare i due sistemi di protezione istituiti per le vittime della tratta di 

esseri umani, ovvero il sistema di protezione per i richiedenti asilo e i be-

neficiari di protezione internazionale, coordinato a livello centrale, e il si-

stema di protezione per le vittime della tratta, istituito a livello territoriale. Il 

decreto legislativo n. 142/2015 del 18 agosto 2015 specifica che le per-

sone trafficate devono essere indirizzate ad un programma speciale di as-

sistenza sociale e di integrazione. Le persone trafficate possono essere 

accolte anche nel sistema di seconda accoglienza SIPROIMI; si tratta 

quindi di un'eccezione all'esclusione generale dei richiedenti asilo dal si-

stema di seconda accoglienza. Alla luce di queste specifiche garanzie, e 

nell'ipotesi che le autorità italiane siano state debitamente informate dalle 

autorità svizzere della situazione delle vittime della tratta di esseri umani, 

D-2835/2020 

Pagina 16 

si può in linea di principio ritenere che queste persone saranno adeguata-

mente e immediatamente assistite una volta trasferite in Italia. Ciò implica, 

tuttavia, che il SEM effettui un esame approfondito di ogni singolo caso, al 

fine di verificare, in particolare, se la persona non soffra di altre gravi vul-

nerabilità (come ad esempio gravi problemi psicologici che richiedono ga-

ranzie individuali preventive), e giustifichi correttamente la sua decisione, 

anche dal punto di vista delle ragioni umanitarie previste dall'art. 29a cpv. 3 

OAsi1. 

10.3 Nel caso in disamina, la SEM ha effettuato un esame approfondito 

della situazione individuale del ricorrente – verificando in particolare che 

l'insorgente non soffre di altre gravi vulnerabilità – ed ha motivato appro-

fonditamente la decisione. Segnatamente, come a giusto titolo ritenuto 

dall'autorità inferiore, egli non soffre di problemi medici gravi o di problemi 

di altro tipo. Il quadro clinico dell'insorgente appare infatti chiaro e non suf-

ficientemente grave – ovvero non peggiorerebbe seriamente in caso di in-

terruzione, anche breve, del trattamento – da rendere necessario l'otteni-

mento di garanzie scritte individuali e preliminari da parte delle autorità ita-

liane, in particolare per quanto concerne l'accesso immediato (al momento 

dell'arrivo in Italia) ad una presa in carico medica e ad un alloggio adatti 

(cfr. E-962/2019 consid. 7.4.2 e 7.4.3). Egli è risultato negativo alla tuber-

colosi e pur non minimizzando il problema dell'interessato, il quale soffre di 

una grave gonatrosi mediale alle due ginocchia, il trattamento per tale di-

sturbo è al momento concluso e non risultano necessarie ulteriori terapie. 

Altresì, le competenti autorità italiane sono state informate in merito al fatto 

che il ricorrente è una potenziale vittima di tratta degli esseri umani. In se-

guito, va pure aggiunto che non avendo l'insorgente ancora depositato una 

domanda d'asilo in Italia e non avendo lasciato un alloggio che gli era stato 

assegnato per la procedura d'asilo, egli non ha neppure perso il diritto all'al-

loggio né la revoca delle condizioni materiali di accoglienza (cfr. sentenza 

E-962/2019 consid. 6.2.8). Infine, anche per quel che riguarda il rischio di 

ri-vittimizzazione in Italia non vi è modo di ritenere che l'esame non sia 

stato completo da parte dell'autorità inferiore. Invero, l'insorgente è stato 

sentito in merito ai contatti con G._______ dopo la fuga dall'aeroporto e gli 

è stato pure chiesto che cosa teme attualmente nei confronti di questa per-

sona. Egli ha dichiarato di non aver più avuto alcun contatto e di non avere 

alcuna possibilità di contattarlo, altresì ha dichiarato di non avere voglia di 

incontrarlo (cfr. atto 19/13, D76-D79, D83, D89). Di conseguenza, è a giu-

sto titolo che la SEM nella fattispecie ha ritenuto non esserci un rischio di 

ri-vittimizzazione, ritenute anche gli obblighi di protezione da parte delle 

autorità italiane delle vittime di tratta di esseri umani (cfr. anche supra con-

sid. 5.3).  

D-2835/2020 

Pagina 17 

10.4 Infine, per quanto riguarda l'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 – 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovra-

nità – il Tribunale ritiene che non sia riscontrabile alcuna violazione del po-

tere di apprezzamento di cui dispone la SEM. Invero, dagli atti non ap-

paiono elementi per ritenere che l'autorità inferiore abbia esercitato in ma-

niera arbitraria il suo potere di apprezzamento e la decisione risulta ben 

motivata (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). 

10.5 Pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III. 

Di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte della 

Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a prenderlo in carico 

in ossequio in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regola-

mento Dublino III. 

11.  

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente all'art. 44 

LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di soggiorno in 

Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

11.1 In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2) 

11.2 Per quanto riguarda le problematiche legate alla pandemia di corona-

virus in specifico, il Tribunale rileva che la stessa non permette di giungere 

ad una diversa conclusione rispetto a quella di cui nell'impugnata deci-

sione; che la situazione attuale è solamente temporanea e di conseguenza 

il trasferimento ne risulta momentaneamente sospeso (cfr. decisione SEM 

pag. 10). Il Tribunale ha già tuttavia stabilito in diversi altri casi che nulla 

osta a che questo sia effettivamente posto in essere ulteriormente, in un 

momento più appropriato (cfr. sentenze del TAF E-1789/2020 del 

3 aprile 2020 pag. 10; F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e D-

1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.5). 

D-2835/2020 

Pagina 18 

12.  

Visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento impu-

gnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d'apprez-

zamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi).  

Di conseguenza, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM 

che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-

rimento dell'interessato dalla Svizzera verso l'Italia confermata. 

13.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell'effetto sospensivo è senza oggetto. 

14.  

Le misure supercautelari del 4 giugno 2020 sono annullate. 

15.  

Infine, visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-

clusioni ricorsuali al momento dell'inoltro del gravame sprovviste di possi-

bilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l'insorgente 

sia indigente, v'è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria 

nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 

cpv. 1 PA). 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-2835/2020 

Pagina 19 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: