# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 64f99c8b-8978-5a85-a66d-dd42e2f2a617
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 00.00.0000 PVG 2010 9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2010-9_0000-00-00.pdf

## Full Text

5/9 Sozialversicherung PVG 2010

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Prestazioni complementari. Pensione alimentare dovuta alla 
moglie.
– Presupposti per il diritto a PC (cons. 2a).
– Scopo delle PC (cons. 2b).
– Quando l’assicurato versa pensioni alimentari del diritto di 

famiglia manifestamente troppo elevate in rapporto alle 
sue possibilità finanziarie e le prospettive di suc- cesso in 
una procedura di modifica di diritto civile so- no assodate, 
le condizioni di rinuncia ai sensi dell’art. 11 cpv. 1 lett. g LPC 
sono adempite se il pretendente, dopo la scadenza del 
termine fissatogli con indicazione delle conseguenze nel 
caso d’omissione, desiste dal promuo- vere un’azione 
legale che gli era possibile (cons. 2c).

– Le condizioni di rinuncia sono date anche se l’assicurato 
intenta un’azione in riduzione della prestazione alimen- tare 
per un ammontare manifestamente superiore alle sue 
possibilità (cons. 3a, b).

– Il contributo alimentare a favore della moglie non può 
andare a scapito delle PC (cons. 3c).

Ergänzungsleistungen. Alimente für die Ehefrau.
– Voraussetzungen des Anspruches auf EL (E.2a).
– Ziel der EL (E.2b).
– Leistet der Versicherte im Vergleich zu seinen finanziel- len 

Möglichkeiten offensichtlich zu hohe familienrechtli- che 
Unterhaltsbeiträge und sind die Gewinnaussichten für ein 
zivilrechtliches Abänderungsverfahren klar aus- gewiesen, 
ist der Verzichtstatbestand im Sinne von Art. 11 Abs. 1 lit. g 
ELG erfüllt, wenn der Ansprecher nach Ab- lauf der ihm 
unter Hinweis auf die Folgen im Unterlas- sungsfall 
angesetzten Frist von der Anhebung eines zu- mutbaren 
Prozesses absieht ( E.2c).

– Die Voraussetzungen des Verzichtes sind ebenfalls er- füllt, 
wenn der Versicherte eine gerichtliche Abänderung der 
Alimente verlangt, deren Betrag aber immer noch zu hoch 
für seine finanziellen Mittel ist (E.3a, b).

– Die Alimente zugunsten der Ehefrau können nicht zu- 
lasten der EL ausbezahlt werden (E.3c).

Considerandi:
2. a) In virtù delle nuove disposizioni della LPC in vigore

dal 1º gennaio 2008, hanno diritto a prestazioni complementari le

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persone domiciliate e dimoranti abitualmente in Svizzera se rice- 
vono una rendita d’invalidità (art. 4 cpv. 1 lett. a LPC). L’importo 
della prestazione complementare annua è pari alla quota delle 
spese riconosciute che eccede i redditi computabili (art. 9 cpv. 1 
LPC). L’art. 111 cpv. 1 LPC enumera esaustivamente i redditi com- 
putabili, fra i quali vi sono i proventi e i beni a cui l’assicurato ha 
rinunciato (lett. g).

In principio, per il calcolo della prestazione complemen- 
tare vengono presi in considerazione solo quegli attivi che l’assi- 
curato ha effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza re- 
strizioni (AHI Praxis 1995 pag. 166 cons. 2a; RDAT I 1992 pag. 154; 
RCC 1984 pag. 189). Di conseguenza, è rilevante la circostanza che 
l’interessato non dispone dei mezzi necessari per fare fronte ai 
suoi bisogni esistenziali, non il motivo che ha condotto a questa si- 
tuazione (DTF 111 5 V 355). Tale principio è tuttavia sottoposto a dei 
limiti. Segnatamente, non è applicabile nell’ipotesi in cui l’assicu- 
rato ha rinunciato in tutto o in parte a dei beni (a dei redditi o a 
parti di sostanza) senza esserne giuridicamente obbligato e senza 
controprestazione adeguata, oppure quando dispone di un diritto 
a determinate entrate o a una determinata sostanza, ma non ne fa 
tuttavia uso o non fa valere le sue pretese (DTF 123 V 37 cons. 1, 
121 V 205 cons. 4a, 111 7 V 289; DAS 2007 PC no. 6, 2003 PC no. 4
cons. 2 e 2003 PC no. 1 cons. 1a e 2001 PC no. 5 cons. 1b). L’attuale 
art. 111 cpv. 1 lett. g LPC riprende testualmente il concetto espresso 
sotto il vecchio diritto all’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC, per cui la relativa 
prassi è applicabile anche alla nuova norma.

b) Lo scopo principale delle prestazioni complementari è 
quello di garantire un’adeguata copertura del fabbisogno vitale. In- 
fatti, fondandosi sull’art. 111 2 cpv. 2 lett. b CF, l’Assemblea federa- 
le ha adottato il nuovo art. 111 2a CF specifico per le prestazioni com- 
plementari. Giusta l’art. 111 2a CF, la Confederazione ed i Cantoni ver- 
sano prestazioni complementari a persone il cui fabbisogno vitale 
non è coperto dall’assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità 
(cpv. 1) e la legge stabilisce l’entità delle prestazioni complemen- 
tari nonché i compiti e le competenze di Confederazione e Cantoni 
(cpv. 2). In effetti, la LPC persegue lo scopo di garantire un «reddito 
minimo» per far fronte ai «fabbisogni vitali» (RCC 1992, pag. 346). 
Questa nozione è più ampia rispetto al «minimo vitale» discipli- 
nato dal diritto esecutivo (art. 93 LEF). La LPC contiene dunque la 
garanzia di un reddito minimo per le persone anziane e invalide 
(DTF 111 3 V 285, RCC 1991 pag. 145, 1989 pag. 606, 1986 pag. 143; 
RDAT 1991 – II pagg. 447 ss., nota 12 e pag. 460 nota 83 ).

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c) Per quanto riguarda la specifica problematica del caso 
in oggetto, la questione è già stata decisa dall’allora Tribunale fe- 
derale delle assicurazioni (RCC 1991, pag. 143) e dallo stesso Tri- 
bunale amministrativo (STA S 05 138). Se l’assicurato versa pen- 
sioni alimentari del diritto di famiglia manifestamente troppo 
elevate in rapporto alle sue possibilità finanziarie e le prospettive 
di successo in una procedura di modifica di diritto civile sono 
assodate, le condizioni di rinuncia ai sensi dell’art. 111 cpv. 1 lett. g 
LPC sono adempite se il pretendente, dopo la scadenza del ter- 
mine fissatogli con indicazioni delle conseguenze nel caso d’o- 
missione, desiste dal promuovere un’azione legale che gli era pos- 
sibile. Lo stesso principio vale per le spese riconosciute di cui 
fanno parte le pensioni alimentari versate in virtù del diritto di fa- 
miglia di cui all’art. 10 cpv. 3 lett. c LPC. Anche qui non possono 
essere dedotte delle spese di mantenimento – benché stabilite in 
sede giudiziaria – il cui ammontare può essere corrisposto solo 
grazie al fatto che il debitore sia beneficiario di una prestazione 
complementare ( vedi sulla questione U. Müller, Rechtsprechung 
zu den EL, ELG, note 289 ss. e 513 ss.).

3. a) Nell’evenienza, l’assicurato disponeva nel 2009 di 
entrate dalla rendita d’invalidità e dalla previdenza professionale 
per un ammontare di fr. 17 617.– annui a cui vanno aggiunte le in- 
dennità giornaliere della cassa di disoccupazione per fr. 111 486.–. 
L’ammontare complessivo mensile è pertanto di fr. 2425.–. È in 
queste condizioni evidente che il marito non era in grado di far 
fronte ad un contributo di mantenimento di fr. 3000.– a favore 
della moglie. Per questo il 7 aprile 2009 l’istante veniva sollecitato 
ad intraprendere un’azione legale in riduzione del contributo, con 
la comminatoria di una soppressione o riduzione delle prestazione 
dal 31 luglio 2009 in caso d’inattività. A seguito di tale sollecito, ve- 
niva elaborata una convenzione tra le parti che inizialmente pre- 
vedeva una riduzione del contributo a fr. 2120.– . Poiché la cassa di 
compensazione decideva allora  di  stabilire  la  prestazione  a 
fr. 316.– e ne informava l’avente diritto agli inizi di settembre 2009, 
il 17 settembre 2009 il tribunale distrettuale competente omolo- 
gava una convenzione che prevedeva la riduzione della pensione 
alimentare per la moglie dell’assicurato a fr. 1900.–. Per la cassa 
convenuta la riduzione non terrebbe però conto delle possibilità 
finanziarie del debitore e le parti sarebbero con il loro modo di 
agire contravvenute al loro obbligo di collaborare. In effetti, che un 
contributo di fr. 1900.– sia sempre ancora eccessivo per le possibi- 
lità economiche del ricorrente è evidente, giacché egli avrebbe in

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tale evenienza ancora a disposizione fr. 525.– mensili per il proprio 
fabbisogno, ciò che non coprirebbe neppure il minimo vitale. All’e- 
poca della richiesta di riduzione della prestazione alimentare, e al 
più tardi dopo la decisione dell’8 settembre 2009, l’assicurato era 
al corrente che da parte della cassa di compensazione veniva ri- 
tenuto adeguato alle sue possibilità economiche un contributo di 
fr. 316.–. Avendo richiesta una riduzione del contributo per un am- 
montare a cui non è assolutamente in grado di far fronte, l’istante 
è chiaramente contravvenuto ai propri obblighi di collaborazione.

b) La pretesa stando alla quale l’azione sarebbe stata in- 
tentata con successo in considerazione della riduzione della pen- 
sione alimentare del 36 % non può essere udita. Per far fronte ai 
propri obblighi di collaborazione l’istante era tenuto a richiedere 
una riduzione che tenesse conto delle sue effettive possibilità eco- 
nomiche, ciò che non ha manifestamente fatto, indipendente- 
mente dal fatto di sapere di quale entità sia in realtà la riduzione. 
Come si evince anche dal verbale d’udienza del 10 settembre 2009, 
la prestazione era stata essenzialmente calcolata in base ai fabbi- 
sogni della moglie e non era stata presa in alcuna considerazione 
la capacità finanziaria del debitore della prestazione. Nella sua 
richiesta di riduzione, l’istante avrebbe in effetti perorato un risul- 
tato ben diverso da quanto il suo obbligo di collaborare richiedeva 
e da quello che era stato il motivo essenziale che aveva spinto la 
cassa di compensazione a pretendere la riduzione del contributo. 
Per questo l’azione in riduzione intentata è ai fini del giudizio irri- 
levante. Rinunciando a perorare quanto era suo diritto l’istante 
deve lasciarsi opporre il calcolo di una prestazione alimentare 
giusta i parametri applicati dalla convenuta e per un ammontare 
mensile di fr. 316.– a favore della moglie.

c) Del resto il calcolo della prestazione come proposto 
dalla convenuta permette chiaramente di stabilire che, grazie ad 
un esito favorevole del ricorso, il contributo di mantenimento che 
l’istante sarebbe tenuto a versare alla moglie avverrebbe pratica- 
mente interamente a scapito delle prestazioni complementari, in- 
dipendentemente dal fabbisogno effettivo della diretta interes- 
sata, ciò che non può manifestamente corrispondere alla volontà 
del legislatore giusta quanto esposto in precedenza al consideran- 
do 2b sugli scopi di un tale tipo di prestazione. Infatti, giusta la tesi 
di ricorso, l’istante deterrebbe un diritto ad una prestazione com- 
plementare dal settembre 2009 di fr. 1889.–, rispetto agli attuali 
fr. 305.– . Sommando tale importo al diritto della moglie, che in 
caso di reiezione del ricorso sarebbe quantificabile a fr. 284.–, ne

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deriva un diritto complessivo dei due coniugi a prestazioni com- 
plementari per un importo di fr. 589.–, anziché i perorati fr. 1889.–. 
S 09 184 Sentenza del 23 marzo 2010