# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 13f9d68a-7eac-55d5-8613-f6099bd03a38
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-02-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.02.2022 B-721/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-721-2021_2022-02-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-721/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  f e b b r a i o  2 0 2 2  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Eva Schneeberger, Pascal Richard,  

cancelliera Maria Cristina Lolli. 
 

 
 

Parti 

 
X._______,  

[…],   

patrocinato dall'avv. Rocco Taminelli,  

studio legale e notarile,  

[…],  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato per la formazione,  

la ricerca e l'innovazione SEFRI,  

Cooperazione in materia di formazione,  

[…],    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Riconoscimento di una qualifica professionale. 

 

 

 

B-721/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a Il signor X._______ (in seguito: il ricorrente) ha ottenuto, in data […] 

2009, presso l'Università di Milano (IT), la "Laurea di Dottore Magistrale in 

scienze agrarie". Successivamente, il […] 2016, dopo aver sostenuto l'e-

same di stato, egli ha ottenuto l'abilitazione all'esercizio della professione 

di dottore agronomo e dottore forestale. 

A.b In data 30 gennaio 2020, il ricorrente ha inoltrato alla Segreteria di 

Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (in seguito: la SEFRI o 

l'autorità inferiore) una richiesta di riconoscimento della sua laurea in Sviz-

zera. 

A.c Per ragioni di competenza, la SEFRI ha inoltrato la suddetta procedura 

a swissuniversities (art. 70 della Legge federale del 30 settembre 2011 

sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero, 

[LPSU, RS 414.20]), la quale, con raccomandazione del 21 febbraio 2020, 

ha constatato che la laurea del ricorrente è formalmente paragonabile ad 

un master rilasciato da una scuola universitaria svizzera.  

A.d Su richiesta del ricorrente la procedura è stata ritornata da swissuni-

versities alla SEFRI. Quest'ultima ha informato il ricorrente che in Svizzera 

la professione di ingegnere agronomo può essere svolta senza previo rico-

noscimento del titolo conseguito all'estero. 

A.e Tramite e-mail del 30 novembre 2020, il ricorrente ha manifestato alla 

SEFRI il desiderio di ottenere il riconoscimento della sua qualifica profes-

sionale al fine di potersi iscrivere all'Albo cantonale degli ingegneri e degli 

architetti del Cantone Ticino. Tale riconoscimento risulterebbe necessario, 

in quanto, secondo l'Ordine ingegneri e architetti del Cantone Ticino OTIA, 

la raccomandazione rilasciata da swissuniversities non soddisferebbe le 

condizioni per l'iscrizione all'Albo OTIA. 

B.  

Con scritto del 19 gennaio 2021, l'autorità inferiore ha emanato una deci-

sione, decretante:  

I. La domanda di riconoscimento presentata dal signor X._______ è respinta 

per mancanza di competenza della SEFRI. 

II.  Non si prelevano spese. 

III.  Viene rifiutata qualsiasi altra conclusione. 

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IV. Contro la presente decisione può essere interposto ricorso, entro 30 giorni 

dalla sua notificazione, presso il Tribunale amministrativo federale, casella 

postale, 9023 San Gallo. Il ricorso deve essere presentato in duplice copia 

e deve specificare le conclusioni e i motivi; va inoltre corredato della deci-

sione impugnata. 

C.  

Nella sua decisione, la SEFRI definisce quale tipo di regolamentazione sia 

necessaria perché una professione possa essere qualificata quale "profes-

sione regolamentata" in Svizzera, ai sensi della direttiva del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005 relativa al riconoscimento 

delle qualifiche professionali 2005/36/CE (in seguito: direttiva 2005/36/CE). 

A tal proposito, la medesima osserva che la professione di ingegnere agro-

nomo non sarebbe regolamentata a livello federale. A livello cantonale, in-

vece, sarebbero rilevanti la Legge cantonale del 24 marzo 2004 sull’eser-

cizio delle professioni di ingegnere e di architetto (RL 705.400, LEPIA), il 

Regolamento del 5 luglio 2005 di applicazione della Legge cantonale 

sull’esercizio delle professioni di ingegnere e di architetto (RL 705.410, 

RLepia), la Legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (RL 705.100, LE) 

e la Legge sulle commesse pubbliche del 20 febbraio 2001 (RL 730.100, 

LCPPubb). 

L'autorità inferiore riporta quanto affermato dal Consiglio dell'OTIA, con let-

tera del 13 novembre 2019, circa il fatto che le professioni di ingegnere e 

di architetto sarebbero regolamentate "implicitamente" dalla LEPIA e dal 

RLepia, nonché "esplicitamente" sul sito dell'OTIA ed in una direttiva in-

terna. La LEPIA non prevedrebbe una "lista professioni regolamen-

tate/Gruppi professionali e relativi campi di attività OTIA", in quanto le pro-

fessioni, nonché le loro designazioni, varierebbero costantemente nel 

tempo, rendendo necessario un continuo aggiornamento della legge. Sulla 

base di ciò, il legislatore avrebbe delegato al Consiglio dell'OTIA la facoltà 

di definire le professioni regolamentate in direttive interne.  

Per di più, nella LEPIA non sarebbero specificati né i campi di attività dei 

singoli gruppi professionali e le attività ad essi riservate, né il livello e l'o-

rientamento della qualifica professionale richiesta. Di conseguenza, ciò 

non permetterebbe di capire quale titolo/corso di studi debba essere intra-

preso per poter ottenere l'autorizzazione all'esercizio dell'attività di agro-

nomo nel Cantone Ticino. Pertanto, l'autorità inferiore ritiene che il Cantone 

Ticino non regolamenterebbe la professione di ingegnere agronomo ai 

sensi della direttiva 2005/36/CE e che, dunque, non le competerebbe va-

lutare la domanda di riconoscimento presentata dal ricorrente. 

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D.  

In data 17 febbraio 2021, il ricorrente ha impugnato detta decisione con 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (in seguito: il Tribunale 

o TAF). Il ricorrente ha formulato le seguenti richieste di giudizio, con pro-

testa di tasse, spese e ripetibili: 

In ordine 

 Dichiarare ricevibile il presente ricorso. 

Nel merito 

1. Riformare la decisione del 19 gennaio 2021 della Segreteria di 

Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione, concernente la 

domanda di riconoscimento di una qualifica professionale come 

segue: 

1.1 La Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innova-

zione è competente per decidere in merito alla domanda di 

riconoscimento di una qualifica professionale, presentata dal 

sig. X._______. 

1.2 La Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innova-

zione riconosce l'equipollenza della qualifica professionale 

del sig. X._______ di laurea di Dottore Magistrale in scienze 

agrarie presso l'Università degli studi di Milano, con un ma-

ster in scienze agrarie. 

2. Condannare la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e 

l'innovazione a pagare tasse e spese della presente istanza ricor-

suale, e a pagare una congrua indennità per il titolo di ripetibili al 

ricorrente e meglio come dettagliata alla nota d'onorari e spese 

prodotta con il presente gravame (doc. E). 

Il ricorrente afferma di aver avviato, in data 30 gennaio 2020, una proce-

dura di riconoscimento del suo titolo di studi italiano, ritenuto che egli lavo-

rerebbe nel Cantone Ticino da diversi anni in qualità di direttore del Com-

postaggio […], e al fine di poter svolgere in Svizzera l'attività di ingegnere 

agronomo, segnatamente di poter redigere progetti nel settore agricolo da 

presentare a Comuni ed al Cantone per le domande di permesso di costru-

zione. 

Nel suo ricorso, il ricorrente censura un errore da parte della SEFRI nell'ap-

prezzamento dei fatti ed un'errata applicazione del diritto. 

In considerazione del fatto che il Cantone Ticino "ha indubbiamente rego-

lamentato l'esercizio della professione di ingegnere, segnatamente per il 

settore dell'acqua, dell'aria e del suolo […]", il ricorrente necessiterebbe, al 

fine di poter esercitare la professione di ingegnere agrario, di un'autorizza-

zione che viene rilasciata dall'OTIA. Per l'ottenimento di tale autorizzazione 

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sarebbe indispensabile il riconoscimento del suo titolo di studio da parte 

della SEFRI. 

Secondo il ricorrente, la SEFRI avrebbe dovuto procedere ad un esame e 

ad un confronto tra la laurea magistrale in scienze agrarie, ottenuto dal 

ricorrente presso l'Università di Milano, con il corrispondente diploma di 

una scuola universitaria svizzera. A titolo esemplificativo, il ricorrente cita 

la laurea magistrale in "Agrarwissenschaften" presso l'Università di Zurigo, 

affermando che il livello di formazione corrisponderebbe a quello da lui ef-

fettuato. 

E.  

Nella risposta del 7 maggio 2021, l'autorità inferiore ritiene che la domanda 

formulata dal ricorrente in sede di ricorso, di riconoscere l'equipollenza 

della qualifica professionale data dalla laurea di Dottore Magistrale in 

scienze agrarie presso l'Università degli studi di Milano, con un master in 

scienze agrarie, sarebbe da rigettare. 

La SEFRI sottolinea che, perché una professione sia considerata regola-

mentata ai sensi della direttiva 2005/36/CE, la base legale necessaria (a 

livello nazionale, cantonale o comunale) deve indicare in maniera esplicita 

il titolo di studio (qualifica professionale) richiesto. In tal senso, "il rinvio 

generale alla nomenclatura delle Università, dei Politecnici svizzeri, delle 

Scuole universitarie professionali, ecc. non soddisfa i requisiti fissati all'ar-

ticolo 3 capoverso 1 lettera a) della direttiva 2005/36/CE". Per di più, dalla 

base legale dovrebbe chiaramente risultare a quale livello del sistema di 

formazione si inserisce il titolo di studio richiesto. 

Alla SEFRI competerebbe confrontare un titolo estero con un corrispon-

dente diploma di una scuola universitaria svizzera unicamente se la richie-

sta fosse volta all'esercizio di una professione regolamentata. Solo i di-

plomi acquisiti in uno Stato membro dell'UE/AELS da cittadini di uno Stato 

dell'UE/AELS potrebbero essere riconosciuti in virtù della direttiva 

2005/36/CE. Invece, se una di queste condizioni non fosse adempiuta, la 

domanda di riconoscimento dovrebbe essere esaminata conformemente 

all'Ordinanza concernente la legge sulla promozione e sul coordinamento 

del settore universitario svizzero (O-LPSU; RS 414.201).  

Dunque, l'autorità di riconoscimento ai sensi della direttiva 2005/36/CE do-

vrebbe sapere esattamente quali qualifiche professionali danno accesso 

ad una professione regolamentata. Invece, il ricorrente non sarebbe in 

grado di indicare (sulla base della legislatura cantonale ticinese) a quale 

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titolo/diploma svizzero dovrebbe essere paragonata la sua qualifica pro-

fessionale italiana. Da un lato, egli sosterrebbe che il suo titolo debba es-

sere equiparato ad un titolo di una scuola universitaria professionale. 

Dall’altro lato, egli elencherebbe dei titoli di studio conseguibili presso il 

Politecnico federale. A tal proposito, l'autorità inferiore ribadisce che la le-

gislazione cantonale ticinese non soddisferebbe le condizioni fissate dalla 

direttiva 2005/36/CE e che, pertanto, la professione di agronomo non risul-

terebbe una professione regolamentata ai sensi di quest'ultima. 

Per il resto, la SEFRI rinvia integralmente agli argomenti fatti valere nella 

sua decisone, concludendo il rigetto del ricorso. 

F.  

Nella replica del 28 giugno 2021, il ricorrente rinvia essenzialmente agli 

argomenti già riportati nel ricorso del 17 febbraio 2021. Egli sostiene che 

l'autorità inferiore si limiterebbe ad affermare che la legislazione cantonale 

ticinese non soddisfa le condizioni fissate dall'art. 3 cpv. 1 lit. a) della diret-

tiva 2005/36/CE. La medesima non presenterebbe però nessuna argomen-

tazione e/o prova che corrobori la sua asserzione. 

Per di più, contrariamente a quanto affermato dalla SEFRI, il ricorrente in-

dicherebbe la laurea magistrale "Agrarwissenschaften" offerta all'Univer-

sità di Zurigo, quale formazione paragonabile a quella svolta a Milano. 

G.  

Con scritto del 12 agosto 2021, la SEFRI rinuncia ad una duplica e rinvia 

integralmente alla propria presa di posizione del 7 maggio 2021. 

H.  

Ulteriori fatti e gli argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi 

e/o riportati nei considerandi, qualora risultino decisivi per l'esito della ver-

tenza. 

  

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Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale esamina d'ufficio e liberamente la ricevibilità dei ricorsi che 

gli vengono sottoposti (DTAF 2007/6 consid. 1).  

1.2 Il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della 

Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, 

RS 172.021; art. 31 della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale ammini-

strativo federale [LTAF, RS 173.32]). Giusta l’art. 33 lett. d LTAF (in colle-

gamento con l'art. 37 LTAF e l'art. 44 PA) il ricorso è ammissibile contro le 

decisioni della Cancelleria federale, dei dipartimenti e dei servizi dell’Am-

ministrazione federale loro subordinati o aggregati amministrativamente. 

Nell'evenienza, non sussistono eccezioni a norma dell'art. 32 LTAF.  

1.3 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA).  

1.4 Inoltre, le disposizioni relative alla rappresentanza e patrocinio (art. 11 

PA), al termine di ricorso (art. 50 cpv. 1 PA), al contenuto e alla forma 

dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), all'anticipo delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 4 PA), nonché ai rimanenti presupposti processuali (art. 44 e 

segg. PA), sono rispettate. 

1.5 Pertanto, nulla osta alla ricevibilità del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invocati, 

giusta l'art. 49 PA in combinato disposto con l'art. 37 LTAF, la violazione del 

diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento 

(lett. a), l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (lett. b), nonché l'inadeguatezza (lett. c). 

2.1 Secondo la giurisprudenza e la dottrina, un'autorità abusa del suo po-

tere discrezionale (art. 49 lett. a PA), tra l'altro, adottando criteri inadeguati, 

non tenendo conto o non effettuando un esame completo delle circostanze 

pertinenti, nonché non utilizzando criteri oggettivi (cfr. DTF 135 III 179 con-

sid. 2.1 in fine e 130 III 176 consid. 1.2 con rinvii; sentenze del TAF 

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B-4380/2016 del 13 agosto 2018 consid. 6.1.2, B-628/2014 del 28 novem-

bre 2017 consid. 5.2.1, B-4243/2015 del 13 giugno 2017 consid. 4.1.1 e 

B-4920/2015 del 2 febbraio 2017 consid. 5.2). 

2.2 Per quanto riguarda l'accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 49 lett. b PA), secondo la giurisprudenza, esso risulta incompleto 

quando non tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per 

la decisione sono stati presi in considerazione dall'autorità inferiore. L'ac-

certamento è invece inesatto, allorquando segnatamente l'autorità ha 

omesso di amministrare la prova di un fatto rilevante, ha apprezzato in ma-

niera erronea il risultato dell'amministrazione di un mezzo di prova, o ha 

fondato la propria decisione su dei fatti erronei, in contraddizione con gli 

atti dell'incarto (cfr. sentenza del TAF B-4243/2015 del 13 giugno 2017 con-

sid. 4.1.1; BENOÎT BOVAY, Procédure administrative, 2a ed. 2015, pag. 566). 

Ai fini del presente giudizio vale la pena qui ricordare che la procedura 

amministrativa è retta dal principio dell'applicazione d'ufficio del diritto (iura 

novit curia), che impone all'autorità competente di esaminare liberamente 

la situazione giuridica, nonché applicare il diritto che considera determi-

nante e di darne l'interpretazione di cui è convinta (art. 62 cpv. 4 PA; DTF 

110 V 48 consid. 4a; THOMAS HÄBERLI, in: Waldmann/Weissenberger [ed.], 

Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, art. 62 marg. 42 e segg.). Nell'effet-

tuare tale applicazione, l'autorità competente non è vincolata dai motivi in-

vocati dalle parti, né dall'opinione espressa da precedenti istanze di giudi-

zio, bensì dal principio inquisitorio, in base al quale l'autorità amministrativa 

ha l'obbligo di accertare d'ufficio i fatti determinanti per la decisione 

(cfr. DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 

3a ed. 2011, n. 2.2.6.5, pag. 300). 

2.3 Per quanto concerne l'inadeguatezza (art. 49 lett. c PA), l'istanza di ri-

corso può limitare il proprio esame nella misura in cui la natura della con-

troversia non consente un esame completo della decisione impugnata. Ciò 

può essere ad esempio il caso, se l'applicazione della legge riguarda que-

stioni tecniche e l'autorità inferiore risulta, sulla base delle proprie cono-

scenze tecniche, più adatta a rispondere e valutare tali domande, oppure 

se sorgono questioni di interpretazione che l'autorità inferiore, sulla base 

della sua vicinanza locale, materiale o personale, può giudicare in modo 

più appropriato (DTF 139 II 145 consid. 5 e 131 II 680 consid. 2.3.2; DTAF 

2008/23 consid. 3.3 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren 

vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, marg. 2.154 con rinvii). 

Pertanto, quando si tratta di questioni tecniche o di interpretazione, se-

condo la dottrina e la giurisprudenza, il Tribunale stesso deve esercitare 

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una certa limitazione nell'esame dell'interpretazione, nonché dell'applica-

zione di termini giuridici indefiniti e concedere all'autorità inferiore un certo 

margine di apprezzamento, se quest'ultima è più vicina alle circostanze lo-

cali, tecniche o personali, nonché se si tratta di valutare questioni tecniche 

(cfr. sentenza del TAF B-6791/2009 dell'8 novembre 2010 consid. 3.1 con 

rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, 2a ed. 2013, marg. 2.155a con rinvii).  

3.  

Il ricorrente censura sostanzialmente un errore da parte della SEFRI 

nell'apprezzamento dei fatti ed un'errata applicazione del diritto. 

Tali rimproveri, in relazione segnatamente alla domanda se la SEFRI sia 

competente per giudicare la richiesta di riconoscimento di diploma del ri-

corrente, in collegamento con la questione se la professione di ingegnere 

agronomo costituisca una professione regolamentata ai sensi della diret-

tiva 2005/36/CE, rappresentano questioni formali. Pertanto, il Tribunale 

deve esaminarle con pieno potere di cognizione. 

4.   

4.1 Nell'ambito del riconoscimento di diplomi, è necessario fare la distin-

zione tra professione regolamentata e formazione regolamentata. Tali no-

zioni non devono essere confuse tra di loro.  

4.1.1 La professione regolamentata è definita nel diritto europeo come "at-

tività, o insieme di attività professionali, l'accesso alle quali e il cui esercizio, 

o una delle cui modalità di esercizio, sono subordinati direttamente o indi-

rettamente, in forza di norme legislative, regolamentari o amministrative, al 

possesso di determinate qualifiche professionali; in particolare costituisce 

una modalità di esercizio l'impiego di un titolo professionale riservato da 

disposizioni legislative, regolamentari o amministrative a chi possiede una 

specifica qualifica professionale. Quando non si applica la prima frase, è 

assimilata ad una professione regolamentata una professione di cui al pa-

ragrafo 2" (art. 3 cpv. 1 lett. a della direttiva 2005/36/CE). 

Le qualifiche professionali, invece, sono definite come le qualifiche atte-

state da un titolo di formazione, un attestato di competenza - di cui all'arti-

colo 11, lettera a), punto i) - e/o un'esperienza professionale (art. 3 cpv. 1 

lett. b della direttiva 2005/36/CE; cfr. sentenza del TAF B-6186/2020 del 

26 agosto 2021 consid. 2.3.1). 

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4.1.2 La formazione regolamentata è definita nel diritto europeo come 

qualsiasi formazione specificamente orientata all'esercizio di una profes-

sione determinata e consistente in un ciclo di studi completato, eventual-

mente, da una formazione professionale, un tirocinio professionale o una 

pratica professionale (art. 3 cpv. 1 lett. e della direttiva 2005/36/CE). Per-

tanto, la nozione di formazione regolamentata è definita essenzialmente 

da due aspetti: in primo luogo, è disciplinata da leggi, regolamenti o dispo-

sizioni amministrative che ne determinano, tra l'altro, il livello, la struttura e 

la durata. In secondo luogo, è destinata all'esercizio di una professione 

specifica. Deve quindi essere "professionalizzante" e non consistere, ad 

esempio, in un ciclo di formazione generale che, anche se regolato da di-

sposizioni legislative, regolamentari o amministrative, non prepara gli stu-

denti all'esercizio di una professione specifica. L'esempio classico po-

trebbe essere la maturità che non prepara all'esercizio di una determinata 

professione (cfr. FRÉDÉRIC BERTHOUD, Commentaire de l'ATF 134 II 341, 

Pratique juridique actuelle [PJA] 2009 pag. 515 e segg., [in seguito: BER-

THOUD, Commentaire]). La regolamentazione della formazione è indipen-

dente dalla regolamentazione dell'esercizio della professione. Infatti, è per-

fettamente possibile che l'esercizio di una professione non sia regolamen-

tato, ma che la formazione corrispondente sia, invece, regolamentata 

(cfr. sentenze del TAF B-3966/2017 dell'11 settembre 2019 consid. 2.3.1, 

B-5572/2013 del 14 luglio 2015 consid. 3.2 e B-2831/2010 del 2 novembre 

2010 consid. 2.3; BERTHOUD, Commentaire, pag. 517). 

4.2 Nel quadro del riconoscimento di titoli esteri, è necessario stabilire quali 

normative legali siano pertinenti e applicabili, esaminando se ed in che 

modo la professione in questione sia regolamentata nello Stato ospitante. 

Infatti, sono subordinate alla direttiva 2005/36/CE, solo professioni regola-

mentate nello Stato ospitante (art. 2 cpv. 1).  

È decisiva, dunque, la domanda se la professione in questione sia regola-

mentata in Svizzera, e sia, quindi, subordinata alla direttiva 2005/36/CE 

oppure no, permettendone l'accesso e l'esercizio sul territorio elvetico, 

senza alcun riconoscimento di diploma. 

4.2.1 La SEFRI, sul proprio sito web, ha pubblicato l'Elenco delle profes-

sioni / attività regolamentate in Svizzera (<https://www.sbfi.ad-

min.ch/sbfi/it/home/formazione/riconoscimento-dei-diplomi-esteri/proce-

dura-di-riconoscimento-in-caso-di-stabilimento/professioni-regolamen-

tate.html>, versione settembre 2021; consultato il 14 gennaio 2022; cfr. an-

che sentenze del TAF B-2701/2016 del 18 dicembre 2018 consid. 5.2 e 

B-2586/2014 del 13 ottobre 2014 consid. 2.2). 

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4.2.2 Nel caso concreto, l'esercizio della professione di ingegnere agro-

nomo non è contenuto nell'elenco di cui sopra, risultando, così, una pro-

fessione non regolamentata in Svizzera a livello federale, per la quale non 

sono necessari una formazione o un diploma particolari. Si tratta, quindi, di 

una professione il cui esercizio in Svizzera è di per sé libero.  

4.3 Tuttavia, restano riservate le disposizioni cantonali e comunali, le quali 

possono regolamentare determinate professioni. Secondo l'elenco di cui 

sopra, la professione di ingegnere civile, di cui l'ingegnere agronomo po-

trebbe far parte, è regolamentata in alcuni Cantoni, tra cui nel Cantone 

Ticino.  

4.3.1 Nel Cantone Ticino, la LEPIA si prefigge di promuovere la dignità e il 

corretto esercizio delle professioni di ingegnere e di architetto, stabilendo, 

in particolare, le condizioni per essere ammessi ad esercitare tali profes-

sioni nel Cantone (art. 1 LEPIA). Giusta i combinati art. 2 e 3 cpv. 1 LEPIA, 

in Ticino l'esercizio delle professioni di ingegnere e architetto soggiace, nei 

limiti dei campi di attività dei gruppi professionali e delle disposizioni previ-

ste da leggi speciali, all'ottenimento di un'autorizzazione, rilasciata dall'O-

TIA, e per esso dal Consiglio dell'ordine (art. 15 cpv. 3 lett. c LEPIA). Tale 

autorizzazione viene rilasciata se il richiedente è in possesso dei dovuti 

requisiti professionali e se adempie le condizioni personali stabilite dalla 

legge (art. 4 cpv. 1 LEPIA). 

Per quanto concerne in particolare i primi, l'art. 5 cpv. 1 LEPIA stabilisce 

che dispongono dei necessari requisiti professionali coloro che sono in 

possesso di un titolo di studio conferito da una scuola politecnica federale 

o da una scuola svizzera o estera equivalente (lett. a), coloro che sono in 

possesso di un titolo di studio conferito da una scuola universitaria profes-

sionale o da una scuola superiore svizzera o estera equivalente (lett. b), gli 

iscritti nel Registro A degli ingegneri e degli architetti (lett. c) e gli iscritti nel 

Registro B degli ingegneri e degli architetti (lett. d). Giusta l'art. 5 cpv. 2 

LEPIA, dispongono pure dei requisiti per il rilascio dell'autorizzazione all'e-

sercizio della professione le persone abilitate in base ad un diritto acquisito. 

Le persone in possesso dell’autorizzazione vengono iscritte nell’Albo can-

tonale degli ingegneri e degli architetti e hanno il diritto di qualificarsi come 

ingegnere o architetto OTIA (art. 3 cpv. 4 LEPIA). 

Giusta l'art. 7 cpv. 1 LEPIA, gli ingegneri e gli architetti provenienti da altri 

Cantoni o Stati che intendono esercitare la professione in Ticino, sotto-

stanno pure alle disposizioni della LEPIA. Riservati gli accordi internazio-

nali stipulati dalla Confederazione, per coloro che provengono da Stati 

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esteri, l'esercizio di queste professioni è subordinato alla garanzia della re-

ciprocità e della dimostrazione del possesso dei requisiti professionali e 

personali equivalenti a quelli stabiliti dalla LEPIA (cpv. 2). 

Circa la domanda di autorizzazione (art. 4 cpv. 2 LEPIA), all'art. 1 cpv. 1 

RLepia è stabilito che chi intende ottenere l’autorizzazione ad esercitare la 

professione di ingegnere o di architetto nel Cantone deve presentare do-

manda scritta al Consiglio dell’Ordine degli ingegneri e degli architetti 

(OTIA), corredata dai seguenti documenti:  

a) apposito formulario, debitamente compilato, dal quale risultino i dati per-

sonali e professionali di cui all’art. 9 cpv. 2 Lepia;  

b) eventuale estratto dal Registro di commercio (art. 3 cpv. 2 e 9 cpv. 2 

lett. c Lepia);  

c) copia dei titoli di studio (art. 5 cpv. 1 lett. a e b, art. 7 cpv. 2 Lepia) o dei 

certificati di iscrizione al REG (art. 5 cpv. 1 lett. c e d Lepia) o degli atti 

attestanti il diritto ad esercitare la professione in base ad un diritto acqui-

sito (art. 5 cpv. 2 Lepia);  

d) certificati in originale che attestino il possesso dei requisiti personali di 

cui all’art. 6 Lepia (estratto dal casellario giudiziale e attestazione dell’Uf-

ficio di esecuzione del domicilio o sede).  

Giusta l'art. 1 cpv. 2 RLepia, il Consiglio dell'OTIA può inoltre richiedere la 

presentazione di ogni ulteriore documento ritenuto utile per valutare 

l’adempimento dei requisiti professionali e personali, segnatamente ai fini 

della verifica dell’equivalenza dei requisiti di coloro che provengono da altri 

Cantoni o Stati (art. 7 LEPIA). 

I gruppi professionali di cui all'art. 3 cpv. 1 LEPIA, sono così definiti all'art. 4 

cpv. 1 RLepia: "architettura", "ingegneria civile", "tecnica e industria", "ac-

qua, aria e suolo". I campi d’attività sono definiti dal Consiglio dell’OTIA 

(cpv. 2). 

Sul sito dell'OTIA è possibile trovare una lista delle professioni per le quali 

è necessaria un'autorizzazione, ovvero dei gruppi professionali e i relativi 

campi di attività OTIA. Nel gruppo professionale di "acqua, aria e suolo" vi 

è, tra gli altri, l'agronomia. 

4.3.2 Dunque, nella fattispecie, a livello cantonale, l'esercizio della profes-

sione di ingegnere agronomo risulta regolamentato, nella misura in cui è 

necessaria un'autorizzazione da parte dell'OTIA, autorità competente per 

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Pagina 13 

la valutazione dell’adempimento dei requisiti professionali e personali, non-

ché della verifica dell’equivalenza dei requisiti di coloro che provengono da 

altri Cantoni o Stati. 

4.4 Tuttavia, una regolamentazione cantonale non corrisponde automati-

camente ad una regolamentazione ai sensi della direttiva 2005/36/CE.  

4.4.1 Per quanto concerne la questione se la professione di ingegnere 

agronomo rappresenti una professione regolamentata ai sensi della diret-

tiva 2005/36/CE, va qui ribadito che la nozione di professione regolamen-

tata è definita essenzialmente da due aspetti: in primo luogo, è disciplinata 

da leggi, regolamenti o disposizioni amministrative che determinano espli-

citamente la professione regolamentata. In secondo luogo, deve essere 

esplicitamente indicato quale qualifica professionale specifica è richiesta 

per poter esercitare detta professione. 

4.4.2 Nella fattispecie, la LEPIA non designa quale titolo di studi sia richie-

sto per poter ottenere l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di ingegnere 

agronomo neI Cantone Ticino, bensì, stabilisce esclusivamente il livello di 

formazione richiesto, in casu, il livello terziario (art. 5 cpv. 1 lett. a-b LEPIA).  

4.4.3 Pertanto, come correttamente concluso dall'autorità inferiore, la pro-

fessione di ingegnere agronomo non adempie le condizioni per poter es-

sere considerata una professione regolamentata ai sensi della direttiva 

2005/36/CE.  

4.4.4 La questione se l'autorizzazione, richiesta dalla LEPIA, per l'esercizio 

della professione di ingegnere agronomo sia conforme al diritto federale e 

alla Costituzione non è oggetto del presente litigio e può, pertanto, restare 

indecisa. 

5.  

Alla luce dei considerandi precedenti, lo scrivente Tribunale giunge alla 

conclusione che, nella misura in cui l'autorità inferiore ha rifiutato al ricor-

rente il riconoscimento del suo diploma, in quanto non competente, la me-

desima non ha violato il diritto federale, ma ha rispettato i limiti del proprio 

potere d'apprezzamento e del principio della proporzionalità (art. 49 lett. a), 

ha accertato in maniera esatta e completa i fatti qui rilevanti (art. 49 lett. b) 

ed ha rispettato il principio dell'adeguatezza (art. 49 lett. c). Pertanto, il ri-

corso è respinto e la decisione impugnata del 19 gennaio 2021 è confer-

mata. 

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Pagina 14 

6.  

Le spese processuali comprendono la tassa di giustizia e i disborsi a carico 

della parte soccombente; se quest'ultima soccombe solo in parte, le mede-

sime vengono ridotte (art. 63 cpv. 1 PA e art. 1 cpv. 1 del Regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). La tassa di giu-

stizia è calcolata in funzione dell'interesse pecuniario, dell'ampiezza e della 

difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della situazione 

finanziaria delle parti (art. 2 cpv. 1 e art. 4 TS-TAF). 

Nella fattispecie, viste le sorti del ricorso (cfr. consid. 5), le spese del pro-

cedimento davanti al Tribunale vengono fissate a fr. 1'500.– e sono poste 

a carico del ricorrente, totalmente soccombente. Tale cifra verrà compen-

sata, dopo la crescita in giudicato della presente sentenza, dall'anticipo di 

fr. 1'500.– già versato dal ricorrente, in data 23 febbraio 2021. 

7.  

La parte, totalmente o parzialmente, vincente ha diritto alle ripetibili per le 

spese necessarie derivanti dalla causa (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con 

l'art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Le ripetibili comprendono le spese di rappresen-

tanza o di patrocinio ed eventuali altri disborsi di parte (art. 8 TS-TAF).  

Nella fattispecie, al ricorrente, totalmente soccombente, non si assegna al-

cuna indennità. 

Quanto all'autorità inferiore, essa non ha diritto alle ripetibili (art. 7 cpv. 3 

TS-TAF). 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali vengono fissate a fr. 1'500.– e poste a carico del ri-

corrente, totalmente soccombente. Tale cifra verrà compensata, dopo la 

crescita in giudicato della presente sentenza, dall'anticipo di fr. 1'500.– già 

versato dal ricorrente, in data 23 febbraio 2021. 

3.  

Non vengono accordate indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario);  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; atto giudiziario); 

– Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca 

(atto giudiziario). 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Pietro Angeli-Busi Maria Cristina Lolli 

 

 

  

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: 15 febbraio 2022