# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** da79a4f1-6838-52e4-9dd8-74edcdae9a9e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-07-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 29.07.1999 11.1998.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-27_1999-07-29.html

## Full Text

Incarto n.

  11.98.00027

  	
  Lugano

  29 luglio 1999/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Bottinelli
  Raveglia, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. _/____ B (azione di divisione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4,
promossa con istanza del 31 gennaio 1994 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ -__________, e

  __________
  __________, già in __________
  -__________,

    
  al quale sono subentrati gli eredi

    
  __________ __________,
  __________ -__________

    
  __________ __________,
  __________, e

    
  __________ __________,
  __________e-__________

  (già
  patrocinati dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  (__________) __________, __________ -__________, e

  __________
  __________, __________ -__________

  (patrocinate
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:     1.   Se dev’essere accolto l’appello
del 9 febbraio 1998 presentato da __________, __________ __________, __________
__________ e __________ __________ contro la sentenza emanata il 27 gennaio
1998 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4;

                                      

                                         2. Il giudizio sulle spese e
le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il __________ 1976 è
deceduto a __________, suo ultimo domicilio, __________ __________, lasciando
quali unici eredi la moglie __________ (__________-__________) con i figli
__________, __________ e __________ __________. Su richiesta di __________
__________, con decreto del 13 febbraio 1987 il Pretore del Distretto di Lugano
ha ordinato la divisione dell’eredità, nominando notaio divisore l’avv.
__________ __________. Le contestazioni sorte sull’inventario sono state decise
dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, con sentenze del 18 maggio 1990
(inc. __________/__________) e del 3 settembre 1992 (inc. __________/__________
frattempo, il __________ 1994, __________ __________ è deceduto e nella lite
gli sono subentrati la moglie Ines con i figli __________ e __________.

                                      

                                  C.   Statuendo il 27 gennaio
1998, il Pretore ha respinto l’istanza, ha confermato la vendita agli incanti
pubblici della particella n. __________RFD e ha ordinato al notaio divisore di
preparare il relativo capitolato in base a un piede d’asta di fr. 382’560.–, aggiornando
le pretese fra i coeredi in esito al valore di aggiudicazione del fondo. Le
spese, con una tassa di giustizia di fr. 1’200.–, sono state poste a carico
degli istanti in solido, con obbligo di rifondere a ogni convenuta fr. 1’400.–
per ripetibili.

 

                                  D.   Contro la sentenza
appena citata __________, __________ __________, __________ __________ e
__________ __________ sono insorti con un appello del 9 febbraio 1998 nel quale
chiedono che, conferito al ricorso effetto sospensivo, la particella n.
__________ RFD sia licitata fra soli eredi. La presidente di questa Camera ha
accolto la domanda di effetto sospensivo il 16 febbraio 1998. Nelle loro
osservazioni del 3 marzo 1998 __________ __________ e __________ __________
propongono di respingere l’appello e di confermare il giudizio impugnato.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore, ponderati i
contrapposti interessi, ha rilevato che pur non potendosi negare un legame
affettivo degli istanti per l’immobile nel quale abitano, già casa paterna, dal
profilo economico costoro non dimostravano di poter garantire alle convenute un
adeguato ricavo in caso di licitazione tra i soli eredi, ragione per cui si
giustificava la vendita ai pubblici incanti, cui gli istanti avrebbero comunque
potuto partecipare. Da parte loro, gli appellanti rimproverano al primo giudice
di non avere tenuto conto di tutte le circostanze del caso. Essi sottolineano
in particolare che il fondo in questione si trova in una zona rumorosa, poco
attrattiva, e che lo stabile è in uno stato di conservazione precario, ciò che
esclude la possibilità di un ricavo superiore al piede d’asta. 

                                         

                                   2.   Per l’art. 607 cpv. 2
CC, salvo disposizione contraria, gli eredi possono liberamente accordarsi
circa il modo di divisione. Nella misura del possibile i beni della successione
devono essere divisi in natura fra gli eredi, mediante la costituzione di tanti
lotti quanti sono gli eredi stessi o le loro stirpi (art. 611 cpv. 1 CC). Gli
oggetti sulla cui divisione o attribuzione gli eredi non raggiungono un accordo
devono essere venduti per dividerne il prezzo (art. 612 cpv. 2 CC); ciascun
erede può chiedere che la vendita abbia luogo agli incanti, nel qual caso – in
difetto di accordo – l’autorità decide se l’incanto debba essere pubblico o tra
soli eredi (cpv. 3).

                                      

                                   3.   La legge non ha
privilegia alcun modo di divisione (Tuor/
Picenoni in: Berner Kommentar, n. 24 ad art. 612 CC), ma la scelta tra
un modo e l’altro deve risultare da una ponderazione di tutte le circostanze
del caso (Piotet in: Traité de droit
privé suisse, Vol. IV, § 111 pag. 799; Seeberger,
Die richterliche Erbteilung, Friburgo 1992, pag. 172). Essa dovrà tenere conto
sia dei legami familiari, sia dei desideri delle parti, sia degli aspetti
economici. Di regola un’asta pubblica consente di ottenere ricavi più elevati,
ma in presenza di legami affettivi è opportuno che il bene rimanga in famiglia,
ciò che induce a preferire una licitazione fra eredi (Tuor/Picenoni, op. cit., n. 24, ad art. 612 CC; Seeberger, op. cit.,  pag. 171). La
licitazione, tuttavia, può essere ordinata solo se più eredi siano
finanziariamente in grado di affrontare un rilancio dell’offerta, poiché in
caso contrario essa rischia di pregiudicare gli interessi degli eredi
economicamente più deboli (Götte,
Die Teilung von nichtlandwirtschaftlichen Liegenschaften im Erbgang, Zurigo,
1977, pag. 42; Piotet, op. cit.,
pag. 799; Seeberger, op. cit., 
pag. 171). Per converso, la licitazione va ordinata se ogni erede è in
condizione di concorrere all’asta interna (LGVE 1991 III n. 5 pag. 343).

                                         

                                   4.   Tenuto conto del
legame familiare con la proprietà in oggetto, nella fattispecie l’incanto fra
eredi sembrerebbe auspicabile. Il fatto è ch’esso rischia di ledere gli interessi
di taluni eredi. Certo, dagli atti si evince l’intenzione degli appellanti di
ritirare la casa paterna facendo capo a un finanziamento di fr. 260’000.– stanziato
da un istituto bancario (doc. E e F), ciò che dovrebbe permettere di tacitare
le altre coeredi (doc. H). Dal supplemento peritale del 2 dicembre 1996 risulta
però che il valore commerciale del fondo è stato stimato dall’arch. __________
__________ in fr. 382’560.–. E tale cifra, contrariamente a quanto asseriscono
gli appellanti, considera già sia l’ubicazione del fondo e le sue
caratteristiche (perizia del 12 ottobre 1989 nell’inc. __________/__________,
confermata nel supplemento del 2 dicembre 1996), sia i necessari interventi di
ristrutturazione, in particolare per quanto riguarda l’impianto elettrico
(complemento del 2 dicembre 1996).

 

                                   5.   Si aggiunga, come ha
rilevato il Pretore (senza che gli appellanti abbiano sollevato contestazioni
su questo punto nel gravame), che la possibilità degli attori di ottenere un
serio finanziamento non è stata corroborata da elementi concreti. Per di più
gli appellanti hanno calcolato l’importo che sarebbe loro necessario per
ritirare l’immobile non in base al valore indicato nella perizia giudiziaria,
definito eccessivo (doc. E), bensì fondandosi su una perizia di parte in cui il
valore del fondo è stato stimato in fr. 310’470.–, da cui dedurre ancora i
necessari interventi di risanamento, stimati in fr. 118’500.– (doc. I). In tali
circostanze, non sembrando le convenute interessate a rilevare l’immobile, una
licitazione tra i soli appellanti – per altro già d’accordo e quindi senza
competizione – non permette di prevedere con un minimo di attendibilità che
l’aggiudicazione avverrà a un prezzo adeguato o di poco inferiore a quanto
sarebbe possibile ottenere con un incanto pubblico (ZBGR 40/1959, n. 10, pag.
76 segg.; v. anche Seeberger, op.
cit.,  pag. 171 in fine).

 

                                   6.   Nelle condizioni
descritte la vendita dell’immobile ai pubblici incanti, cui evidentemente gli
appellanti potranno partecipare, si rivela la soluzione che meglio permette di
rispettare il principio di uguaglianza tra eredi (art. 610 cpv. 1 CC). Tale
modo di divisione tiene conto infatti sia della volontà delle convenute di conseguire
quanto più possibile dalla vendita dell’immobile (verbale 30 giugno 1994), sia
del desiderio degli appellanti di conservare la casa paterna. È vero che l’asta
pubblica non consentirà necessariamente un ricavo più elevato rispetto a una
licitazione tra gli appellanti. Tenuto conto della scarsa – se non nulla –
competizione tra eredi, il rischio di ottenere un risultato inferiore al valore
commerciale risulta essere superiore però in caso di asta privata. Ne segue che
l’appello, destituito di buon fondamento, deve essere respinto.

 

                                   7.   Gli oneri processuali
seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono posti a carico degli
appellanti, che rifonderanno alle controparti un’adeguata indennità per
ripetibili di appello.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di giustizia      fr.
600.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
650.–

                                         sono posti in solido a
carico degli appellanti, i quali rifonderanno a ogni controparte, sempre con
vincolo di solidarietà, fr. 1’000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione a:

                                         – __________ __________,
__________ -__________;

                                         – __________ __________,
__________ -__________;                                    

                                         – __________ __________,
__________;

                                         – __________ __________,
__________ -__________;

                                         – avv. __________
__________, __________.

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 4.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria