# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7578bb2a-9e42-5661-a7d9-0bf75af84631
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-04-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.04.2016 31.2015.13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2015-13_2016-04-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  31.2015.13

   

  BS

  	
  Lugano

  7 aprile 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 novembre 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9 ottobre 2015 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

  
	
   

  	
   

  	 

	
   

   

  in relazione alla fallita:

   

   

  	
   

   

  FA 1 

   

   

   

  
	
   

  	
  1. Consutra
  Sagl in liquidazione, Via Milano 9, 6830 Chiasso 

  2. TERZ 1
   

   

  	 

				

 

ritenuto                           in
fatto 

 

                               1.1.   La
FA 1 è stata iscritta a Registro di commercio il 7 settembre 2011 e gestiva il __________
di __________. 

 

                                         RI
1 è stato socio e gerente della società dalla sua fondazione sino al fallimento
della stessa (cfr. estratto RC informatizzato).

 

                               1.2.   La
società è stata affiliata alla CO 1 (in seguito: Cassa) in qualità di datrice
di lavoro dal 1° dicembre 2011 al 31 dicembre 2013, data in cui è passata alla
Cassa __________.

 

                                         La
società è entrata in mora con il pagamento dei contributi paritetici,
per cui la Cassa ha proceduto all’invio di diffide e all’avvio di procedure
esecutive (cfr. lo specchietto relativo all’evoluzione dei pagamenti dei
contributi per il 2013 in doc. 7). 

                                         Le
procedure esecutive sono sfociate nel rilascio, in data 4 luglio 2014, di tre
attestati di carenza beni (sub doc. 9, 10, 11).

                                         Per
decreto 8 gennaio 2015 la Pretura di __________ ha dichiarato il fallimento
della società (cfr. estratto RC). 

                                      

                               1.3.   Costatato
di avere subito un danno, con decisione del 21 aprile 2015, confermata
con decisione su opposizione del 9 ottobre 2015, la Cassa ha stabilito la
responsabilità ex art. 52 LAVS di RI 1 per un importo di fr. 7'710,30, corrispondente
ai contributi non soluti per l’anno 2013 (doc. 3).__________ 

                               1.4.   Contro
la suddetta decisione RI 1 contesta una sua responsabilità ex art. 52 LAVS
sostenendo di non aver agito in modo da causare volontariamente un danno alla
Cassa. Rileva di aver preso appuntamento con un funzionario della Cassa per
risolvere la situazione, precisando che per motivi di lavoro non ha in seguito
potuto presenziare all’incontro concordato, ciò che è invece avvenuto a fine luglio
2015. 

                                         Chiede
che dall’importo di fr. 7'710,30 siano decurtate le spese procedurali,
limitando il rimborso solo agli oneri sociali e che il TCA decida un pagamento
rateale, al massimo di fr. 200.-- al mese, dell’importo restante. 

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa la Cassa postula l'integrale reiezione del ricorso, ribadendo
la responsabilità ex art. 52 LAVS del ricorrente. Conferma di aver organizzato,
su richiesta dell’ex socio gerente, un incontro previsto per il 13 luglio 2015 al
quale RI 1 non è comparso. Aggiunge che in data 27 luglio 2015 il ricorrente si
è presentato presso gli uffici della Cassa comunicando che entro il 15 agosto
dello stesso anno avrebbe deciso se ritirare l’opposizione o se chiedere un
piano di pagamento. 

                                         La
Cassa infine precisa che l’eventualità di una dilazione era già stata discussa
quel giorno, facendo anche presente di essere “ancora disponibile a
discutere su questa opportunità con il signor RI 1 che dovrà tuttavia versare
un congruo importo iniziale”.

 

                               1.6.
  Con scritto 1° dicembre 2015 RI 1 ribadisce in particolare la buona fede
nella gestione del __________, chiedendo che il Tribunale fissi pure l’entità
del “congruo importo iniziale”. 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; STF
8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   In
virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni
dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi
l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di
contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza
grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione
delle prescrizioni legali.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria,
i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001
AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il
riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di una società
ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito
in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di
compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso
in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la
cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi
organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito
del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa anche
il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates
nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de
la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la
responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163; RCC
1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR
2001 AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora
più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più
organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne
rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi
citate). Va rilevato che il nuovo capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in
vigore il 1° gennaio 2012, prevede che “se il
datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri
dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della
liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse
rispondono solidalmente per l’intero danno”.

 

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale, TF) ha riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli
organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52
LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1°
gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79
segg.).

 

                                         Nella
fattispecie in esame, a seguito del rilascio degli attestati di carenza beni e dell’apertura
della procedura di fallimento della FA 1 (cfr. consid. 1.2), la Cassa ha rettamente
chiesto in via sussidiaria al ricorrente, socio gerente della citata Sagl, il
risarcimento ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici non versati dalla società.

                                         Inoltre,
la Cassa ha intimato la decisione di risarcimento 21 aprile 2015, quindi entro due
anni dal rilascio degli attestati di carenza (4 luglio 2014), rispettando
quindi il termine biennale di prescrizione ai sensi dell’art. 52 cpv. 3 LAVS.

 

                               2.3.   Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28
ottobre 2002 consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10;
Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01
del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995
pag. 369 segg. e in RDAT II 2002 pag. 519 segg.; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2
consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H
142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).

                                         Secondo
costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria
pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’ob-bligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove
che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto
(RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).

                                         

                                         Nel
caso concreto, il danno di fr. 7'710,30 fatto valere nei confronti del ricorrente
è costituito dal mancato pagamento da parte della FA 1 dei contributi
AVS/AI/IPG/AD e AF concernenti il 2013, nonché dalle spese amministrative e
dalla tassazione d’ufficio che, come visto sopra, fanno parte del danno.

 

                               2.4.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique
VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52
LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue
disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di
pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art. 14 cpv.
1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti)
e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai
sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno
(Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186
consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).

                                         Inoltre
– anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di
lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti
della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS,
anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 pag.
608 consid. 5b).

 

                               2.5.   La
cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non
osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo
di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli artt. 34 e segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi
di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213). È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei
contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta,
ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità. Affinché un
simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che
il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi
di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole
(DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b, 1985
pag. 604 consid. 3a). L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi
responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza
decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di
discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Frésard, op. cit., RSA 1987 pag.
7).

 

                               2.6.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella
stessa situazione.

                                         La
misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza
che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore
di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti;
Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53). I
fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili
a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura
questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto
della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il
tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle
responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta
(DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus,
op. cit., pag. 52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG,
in Der Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658). La giurisprudenza ritiene
che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei
contributi configura una grave negligenza (DTF 108 V 186 segg. consid. 1b).

 

                               2.7.
  Nel caso in esame, il ricorrente sostiene che “non ha in nessun modo agito
in modo da causare un danno volontario né alla cassa cui la Sagl era affiliata,
né ai dipendenti (…). Purtroppo gli incassi del bar erano insufficienti a
garantire tutte le enormi spese, compresi gli oneri sociali reclamati da CO 1
che, indirettamente, ha quindi concorso al fallimento della Sagl”. Per
questi motivi non ritiene “ di dover essere accusato di mala gestione della
Sagl”. 

 

                                         Ora,
l’asserita circostanza che gli incassi erano insufficienti per coprire le spese,
oneri sociali compresi, non costituisce un valido motivo di giustificazione
rispettivamente di discolpa ai sensi della giurisprudenza qui sotto indicata. 

                                         Costituisce
motivo di giustificazione il caso in cui un datore di lavoro, omettendo
il pagamento dei contributi per fare fronte a una mancanza (passeggera) di
liquidità, tenti in questo modo di salvare l'impresa che versa in una delicata
situazione finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai
sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora
altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali
per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere
che i contributi dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La questione
decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro all'epoca
credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi
sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale atteggiamento
fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo responsabile
(STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in
dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art.
52 AHVG, 2008, n. 668 seg. pag. 156 segg.; vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung
des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi
scelti di diritto delle assicurazioni sociali, 2006, pag. 25 segg. e 35 segg.;
cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c e DTF 123
V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha precisato che la
ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri
delicati deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA H 170/01 del 23
luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H 336/95 del 7 maggio 1997 consid.
3d). La giurisprudenza federale ha ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto
che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto
2001 consid. 4a).

                                         Da
distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per salvare
l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione, vi è quello
in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione dell’attività può eventualmente
rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi
segnatamente con riferimento a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e
ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri
obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere
sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei
contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la
giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva
tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008
consid. 3.3 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696
segg. pag. 163 segg.; cfr. anche Meyer, op. cit., pag. 36). Va poi ricordato
che per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se
il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i
pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e
numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                                         In concreto, va evidenziato che, come sostenuto incontestatamente dalla
Cassa, sin dall’affiliazione la società è stata in mora con il pagamento dei
contributi, per cui la convenuta ha dovuto sistematicamente diffidarla e
precettarla, esecuzioni che, come visto, sono sfociate in attestati di carenza
beni. Sono rimasti scoperti i contributi concernenti gli ultimi due acconti
trimestrali del 2013 ed il conteggio finale (cfr. doc. 7). In queste
circostanze, non risulta che il differimento dei pagamenti fosse riconducibile
ad una momentanea crisi finanziaria della società o ad una passeggera
situazione di illiquidità (in argomento DTF 123 V 244, 121 V 243; STFA H
134/02 del 30 gennaio 2003, H 297/03 del 4 novembre 2004, H 277/01 del 29
agosto 2002; RCC 1992 pag. 261). Il ricorrente stesso ha sostanzialmente
ammesso un cronico stato d’illiquidità della società.

 

                                         Visto
inoltre che il mancato pagamento dei contributi non si riferisce ad un periodo
relativamente corto (due/tre mesi) e che precedentemente il datore di lavoro
non ha pagato regolarmente i contributi, conformemente alla succitata giurisprudenza,
un motivo di discolpa va escluso già per questa ragione.

                                      

                                         Non
è quindi affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza richiesto dalla
giurisprudenza, che la scelta di non versare integralmente i contributi paritetici
fosse, secondo una valutazione ragionevole, obiettivamente indispensabile per tentare,
di fronte comunque ad una cronica mancanza di liquidità, il salvataggio della
società; nemmeno è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente
presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo
ad ogni suo credito (STFA H 279/01 del 12 dicembre 2002 consid. 3.2; STFA H
103/01 dell'11 gennaio 2002 consid. 4c; DTF 123 V 244 consid. 4b; DTF 108 V
188). Viste le circostanze rilevate era pensabile il contrario.

                                         

                                         Ne
consegue che la responsabilità ex art. 52 LAVS è da confermare, motivo per cui il
ricorrente deve risarcire alla Cassa il danno derivante dal mancato pagamento
da parte della FA 1 degli oneri sociali relativi al 2013 per complessivi fr. 7'710,30.

 

                                         Infine,
in merito alla chiesta dilazione del pagamento del risarcimento, va evidenziato
che in primo luogo spetta alla Cassa (che ha dato la sua disponibilità)
fissare, possibilmente con l’accordo di controparte, l’ammontare delle rate mediante
emissione di una decisione soggetta a ricorso. Solo in caso di contestazione
questo TCA potrà esprimersi in merito (per la giurisprudenza infatti l'autorità
di ricorso può pronunciarsi su un determinato oggetto solo in presenza di una
decisione, se del caso su opposizione, emessa da un’autorità amministrativa;
fra le tante cfr. DTF 131 V 164 consid. 2.1; DTF 130 V 388). 

 

                                         Visto
quanto sopra, la decisione su opposizione va confermata, mentre il ricorso è da
respingere.

 

                                2.8   Il
TF, nella DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del
ricorso in materia di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità
del datore di lavoro per il danno risultante dalla violazione delle prescrizioni
in materia di AVS, ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico
interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore di lavoro nei confronti
di una cassa di compensazione fondata sull’art. 52 cpv. 1 LAVS è ammissibile
solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di fr. 30'000.-- o in
presenza di una questione di diritto di importanza fondamentale (circa
l’interpretazione in un senso largo della nozione di “responsabilità dello Stato”
ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a LTF vedi Margit Moser-Szless, Le recours
en matière de droit pubblic au Tribunal fédéral dans le domaine des assurances
sociales – aspects choisis, in HAVE 2010 pag. 342; Mélanie Fretz, La responsabilité
selon l’art. 52 LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE
2009 pag. 249; cfr. inoltre anche DTF 135 V 98 nella quale il TF si è
pronunciato circa l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la responsabilità
del titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione
per il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e DTF 134 V 138
nella quale l’Alta Corte si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso
in tema di responsabilità dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo
evidenziando, in particolare, che l’eventuale presupposto della “questione di
diritto di importanza fondamentale” –
presupposto questo che, secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibile il
ricorso in materia di diritto pubblico anche se il valore litigioso non
raggiunge i fr. 30'000.-- – deve
essere dimostrata dal ricorrente).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati.

 

                                         Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6,
6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

 

                                         In
materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo
della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.
30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i
fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF). 

                                         Qualora
non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113
LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione
impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti