# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c3fd9b0-352d-5b56-8bfe-941339cfd11e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-08-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.08.2019 A-5367/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-5367-2018_2019-08-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-5367/2018 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 0  a g o s t o  2 0 1 9  

Composizione 

 
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),  

Annie Rochat Pauchard, Marianne Ryter,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall’avv. Giovanni Molo  

e dalla MLaw Alessandra Borella,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Direzione generale delle dogane (DGD),  

Divisione principale Procedure ed esercizio, 

Monbijoustrasse 40, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
IVA sull’importazione (importazione di due orologi di lusso). 

 

 

 

A-5367/2018 

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Fatti: 

A.  

Nel quadro di un’inchiesta di assistenza amministrativa, l’Amministrazione 

federale delle dogane (AFD) è stata informata dalle autorità doganali 

italiane che il 12 settembre 2012, presso l’ufficio di W._______, esse hanno 

controllato all’entrata in Italia il signor A._______. Esso è stato trovato in 

possesso di due fatture all’esportazione/tax-free (un modulo Refund 

Cheque e una fattura) per due orologi di lusso acquistati in Italia: il primo 

di marca Patek Philippe acquistato il 27 luglio 2012 presso il negozio 

B._______ a X._______, il secondo di marca Rolex acquistato il 6 agosto 

2012 presso la C._______ a Y._______. Detti documenti sono stati stesi a 

nome del signor D._______, domiciliato in Svizzera. I timbri doganali 

apposti a X._______ sulle fatture, attestanti l’uscita dall’Italia dei due 

orologi in data 9 agosto 2012, sono stati da loro considerati sospetti. Sui 

documenti non vi era alcun timbro dell’AFD attestante la dichiarazione dei 

beni all’entrata in Svizzera. Il signor A._______ è inoltre stato trovato in 

possesso di liquidità per un valore superiore a quello legalmente 

autorizzato per l’entrata in Italia. Nella vettura con lui viaggiava il signor 

E._______. 

B.  

Dal controllo delle due imposizioni all’entrata in Svizzera dopo la data di 

acquisto, l’AFD – e meglio, la Direzione del circondario delle dogane di 

Lugano, Sezione antifrode doganale di Lugano (di seguito: SA Lugano) – 

ha appurato che non vi è effettivamente stata alcuna dichiarazione relativa 

ai due orologi, con pagamento dell’IVA sull’importazione svizzera, né sono 

state sbrigate altre formalità doganali provvisorie. Il 29 ottobre 2013 e il 

12 dicembre 2016 la SA Lugano ha pertanto avviato nei confronti dei 

signori D._______ e A._______ un’inchiesta per sospetto d’infrazione ai 

sensi della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l’imposta sul 

valore aggiunto (LIVA, RS 641.20) e della legge federale del 22 marzo 

1974 sul diritto penale amministrativo (DPA, RS 313.0). 

C.  

Al termine dell’inchiesta, il 22 dicembre 2017, la SA Lugano ha steso, a 

carico dei signori D._______ e A._______, due processi verbali finali nei 

quali veniva loro rimproverato di essersi resi colpevoli di infrazione alla 

LIVA. A suo avviso, il 9 agosto 2012, in occasione dell’entrata in Svizzera 

attraverso l’Ufficio doganale (di seguito: UD) aeroportuale di Z._______ e 

A._______ in provenienza da X._______ e A._______, essi avrebbero 

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infatti introdotto o fatto introdurre nel territorio elvetico, in omissione delle 

formalità doganali due orologi di lusso:  

 un orologio di marca Patek Philippe, numero di serie (…), del valore 

imponibile di 80'300.40 franchi/79'830 euro, acquistato presso la 

B._______ di X._______ (Italia); 

 un orologio di marca Rolex, numero di serie (…), del valore imponibile di 

21'626.70 franchi/21'500 euro, acquistato presso la C._______ di 

Y._______ (Italia). 

D.  

Con decisione sull’obbligo di pagamento del 22 dicembre 2017, sulla base 

delle risultanze dell’inchiesta penale amministrativa, la SA Lugano ha 

altresì imposto il signor A._______, ritenuto essere il vero acquirente degli 

orologi in questione, nonché colui che li avrebbe importati o fatti importare 

in Svizzera, al pagamento dell’IVA all’importazione di 8'154.10 franchi (oltre 

interessi di fr. 1'752.25), sulla base dell’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA, in combinato 

disposto con l’art. 70 della legge del 18 marzo 2005 sulle dogane (LD, 

RS 631.0) nonché con l’art. 51 LIVA. 

Nei confronti del signor D._______, la SA Lugano non ha invece emesso 

alcuna decisione analoga, non essendo emersi elementi permettenti di 

considerarlo come assoggettato all’obbligo di pagamento in questione. 

E.  

Avverso la predetta decisione, il signor A._______ – per il tramite dei suoi 

patrocinatori – ha presentato ricorso 1° febbraio 2018 dinanzi alla Direzio-

ne generale delle dogane (DGD), postulandone l’annullamento. In via prin-

cipale, esso ha in sostanza contestato il suo assoggettamento al pagamen-

to dell’IVA all’importazione, sollevando la sua estraneità ai fatti imputatogli, 

nella misura in cui il vero proprietario degli orologi in questione sarebbe il 

signor D._______, unica persona responsabile per la loro omessa dichia-

razione doganale e il conseguente pagamento dell’IVA all’importazione, ex 

art. 12 cpv. 2 DPA, in combinato disposto con l’art. 70 LD e l’art. 51 LIVA. 

In via subordinata, egli ha chiesto che il signor D._______ venga ricono-

sciuto debitore solidale sulla base dell’art. 12 cpv. 3 DPA. 

F.  

Con decisione su ricorso del 14 agosto 2018, la DGD ha respinto il 

suddetto ricorso 1° febbraio 2018 e confermato la decisione sull’obbligo di 

pagamento del 22 dicembre 2017 della SA Lugano. 

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G.  

In parallelo, nell’ambito della procedura penale amministrativa, con decreto 

penale del 14 agosto 2018 ai sensi dell’art. 62 cpv. 1 DPA, la DGD ha 

altresì condannato il signor A._______ ad una multa di 4'000 franchi, oltre 

spese processuali, per essersi reso colpevole di sottrazione d’imposta ai 

sensi della LIVA. Nei confronti del signor D._______, con scritto 14 agosto 

2018, la DGD ha invece pronunciato l’abbandono della procedura penale 

amministrativa ai sensi dell’art. 62 cpv. 2 DPA, non avendo constatato 

elementi permettenti di ritenerlo colpevole insieme al signor A._______. 

H.  

Con ricorso 19 settembre 2018, il signor A._______ (di seguito: ricorrente) 

– sempre per il tramite dei suoi patrocinatori – ha impugnato la decisione 

su ricorso del 14 agosto 2018 della DGD (di seguito: autorità inferiore) 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale, postulandone l’annullamento. 

Protestando tasse, spese e ripetibili, il ricorrente ha in sostanza ribadito gli 

stessi argomenti avanzati dinanzi all’autorità inferiore, postulando che il 

signor D._______ venga riconosciuto in via principale quale unico debitore 

solidale ex art. 12 cpv. 2 DPA, in combinato disposto con l’art. 70 LD e 

l’art. 51 LIVA, rispettivamente in via subordinata perlomeno quale debitore 

solidale ex art. 70 cpv. 3 LD. Egli lamenta inoltre una violazione del suo 

diritto di essere sentito, invocando una carente motivazione della decisione 

impugnata. 

I.  

In parallelo, nell’ambito della procedura penale amministrativa, con opposi-

zione 20 ottobre 2018, il ricorrente ha altresì impugnato dinanzi all’autorità 

inferiore il decreto penale del 14 agosto 2018 pronunciato da quest’ultima 

nei suoi confronti. 

Con decisione penale del 26 ottobre 2018, la DGD ha respinto detta 

opposizione, confermando il decreto penale del 14 agosto 2018. 

Il 21 novembre 2018, vista la richiesta di giudizio da parte di un Tribunale 

avanzata dal ricorrente l’8 novembre 2018, l’autorità inferiore ha poi sospe-

so la procedura penale amministrativa in attesa dell’esito definitivo della 

procedura di ricorso pendente dinanzi allo scrivente Tribunale. 

J.  

Con risposta 28 novembre 2018, l’autorità inferiore ha postulato il rigetto 

del ricorso 19 settembre 2018 dinanzi allo scrivente Tribunale, riconfer-

mandosi nella propria decisione. 

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Pagina 5 

K.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

su ricorso pronunciate dalla DGD in materia di riscossione posticipata 

possono essere impugnate dinanzi al Tribunale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; 

art. 116 cpv. 1bis LD). Il Tribunale è dunque competente per dirimere la 

presente vertenza. Fatta eccezione per quanto prescritto direttamente 

dalla LTAF come pure da eventuali normative speciali, la procedura dinanzi 

al Tribunale è di principio retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). 

Su riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA – che per inciso menziona dei principi 

comunque applicati per analogia dal Tribunale nell’ambito delle procedure 

in materia doganale – quanto precede vale altresì per le procedure di 

ricorso in materia doganale, compresa quella in oggetto, benché la proce-

dura di imposizione doganale non sia di per sé retta dalla PA (cfr. art. 3 

lett. e PA; [tra le tante] sentenze del TAF A-2482/2017 del 16 luglio 2018 

considd. 1.2 e 3; A-340/2015 del 28 novembre 2016 consid. 1.2). 

1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla 

legge (art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione su ricorso della DGD 

fondata sul diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che assoggetta il 

ricorrente al pagamento posticipato dell’IVA all’importazione in rapporto alla 

mancata dichiarazione all’importazione di due orologi di lusso. Il ricorrente 

ha chiaramente un interesse a che la stessa venga annullata ed è pertanto 

legittimato a ricorrere ai sensi dell’art. 48 PA. Il suo ricorso è dunque rice-

vibile in ordine e dev’essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

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In particolare, ai sensi dell’art. 49 lett. b PA, l’accertamento dei fatti è 

incompleto allorquando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova 

determinanti per la decisione non sono stati presi in considerazione dall’au-

torità inferiore. L’accertamento è invece inesatto allorquando l’autorità ha 

omesso d’amministrare la prova di un fatto rilevante, ha apprezzato in 

maniera erronea il risultato dell’amministrazione di un mezzo di prova, o ha 

fondato la propria decisione su dei fatti erronei, in contraddizione con gli 

atti dell’incarto, ecc. (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-8035/2015 del 

14 novembre 2017 consid. 2.1; A-3440/2012 del 21 gennaio 2014 con-

sid. 2.1.2 con rinvii). 

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

Nel suo gravame, il ricorrente solleva dapprima una violazione del suo 

diritto di essere sentito, indicando che la motivazione della decisione 

impugnata sarebbe carente, in quanto il modus operandi descritto dalle 

autorità doganali ed imputatogli per ritenerlo quale unico debitore doganale 

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non emergerebbe in modo chiaro e completo dagli atti dell’incarto. A suo 

avviso, risulterebbe piuttosto che il vero ed unico debitore doganale sareb-

be il signor D._______ (cfr. ricorso 19 settembre 2018, punti 6 e 7).  

Ciò premesso, poiché il diritto di essere sentito è una garanzia di natura 

formale, la cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisio-

ne resa dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del 

ricorso nel merito (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 

132 V 387 consid. 5.1; DTAF 2009/36 consid. 7), tale doglianza verrà 

esaminata prioritariamente dal Tribunale qui di seguito. 

3.1  

3.1.1 Il diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., garantisce 

all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia resa una decisione sfa-

vorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il diritto di prendere visione 

dell’incarto (cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire mezzi di prova su fatti 

suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l’assunzione, di partecipare 

alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle relative risultanze, nella 

misura in cui esse possano influire sulla decisione (cfr. art. 18 PA applica-

bile in ogni caso per analogia dinanzi al Tribunale, malgrado la riserva 

dell’art. 2 cpv. 1 PA [cfr. {tra le tante} sentenza del TAF A-5446/2016 del 

23 maggio 2018 consid. 2.2 con rinvii]; art. 29 PA), nonché di ottenere una 

decisione motivata (cfr. art. 35 PA; DTF 144 I 11 consid. 5.3; 135 II 286 

consid. 5.1; sentenze del TF 4A_35/2010 del 19 maggio 2010; 

8C_321/2009 del 9 settembre 2009; sentenza del TAF A-7094/2010 del 

21 gennaio 2011 consid. 3.2 con rinvii; THIERRY TANQUEREL, Manuel de 

droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1528 segg.).  

3.1.2 In particolare, il diritto di essere sentito sancisce per l’autorità il dove-

re di motivare le proprie decisioni. A livello procedurale, tale garanzia è 

ancorata all’art. 35 PA. Scopo di ottenere una decisione motivata è che il 

destinatario possa comprendere le ragioni della medesima e, se del caso, 

impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di ricorso possa 

esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 I 83 con-

sid. 4.1; 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b). È quindi sufficiente che 

l’autorità si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un 

modo o nell’altro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a 

prendere posizione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal 

ricorrente, ma può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la 

decisione (cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; 130 II 

530 consid. 4.3; 129 II 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b). Peraltro, la 

motivazione non deve necessariamente trovarsi nella decisione stessa; 

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essa può anche trovarsi in un documento separato che sia stato portato a 

conoscenza dell’interessato o può discendere dal rinvio a una presa di 

posizione di un’altra autorità sempre portata a conoscenza dell’interessato 

(cfr. DTF 123 I 31 consid. 2c; 113 II 204 consid. 2; DTAF 2013/46 con-

sid. 6.2.5); basta che il destinatario sia in grado di procurarsi i documenti 

ai quali la decisione rimanda. L’ampiezza della motivazione non può 

tuttavia essere stabilita in modo uniforme. Essa va determinata tenendo 

conto dell’insieme delle circostanze della fattispecie e degli interessi della 

persona toccata nonché applicando i principi sviluppati dalla giurispru-

denza del Tribunale federale. La motivazione può anche essere sommaria, 

ma vi si devono perlomeno dedurre gli elementi essenziali sui quali l’auto-

rità si è fondata per rendere il proprio giudizio (cfr. [tra le tante] sentenza 

del TAF A-6362/2015 del 16 gennaio 2017 consid. 3.1.2; ADELIO SCOLARI, 

Diritto amministrativo, Parte generale, 2002, n. 531 e 535 con rinvii).  

3.1.3 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 133 I 201 consid. 2.2; 

sentenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-1876/2013 del 6 gennaio 2015 consid. 3.5 con rinvii). 

3.2 In proposito, il Tribunale rileva quanto segue. Nella decisione impugna-

ta, l’autorità inferiore ha dapprima esposto i fatti, le norme e i principi appli-

cabili alla fattispecie (cfr. decisione impugnata, considd. 2 e 3). Essa ha poi 

indicato in dettaglio i motivi per i quali ha considerato il ricorrente quale 

persona tenuta al pagamento dell’IVA all’importazione in oggetto ai sensi 

dell’art. 12 cpv. 2 DPA. Essa ha infatti esposto in maniera trasparente e 

chiara le risultanze dell’inchiesta penale amministrativa, segnatamente 

quanto emerso dagli interrogatori del signor D._______ e dello stesso 

ricorrente, dalla documentazione di I._______ del signor D._______, dalle 

due fatture all’esportazione (modulo Refund Cheque e fattura) relative ai 

due orologi di lusso, dalla ricevuta di pagamento di un acconto per 

l’acquisto di un orologio, dal documento relativo ad un prestito su pegno 

mediante deposito di uno dei due orologi, ecc. L’autorità inferiore si è inoltre 

confrontata con le argomentazioni del ricorrente, prendendo posizione al 

riguardo e spiegando perché lo ha ritenuto quale debitore doganale dell’IVA 

all’importazione in oggetto (cfr. decisione impugnata, considd. 4 e 5). In 

tale frangente, il Tribunale non intravvede alcun valido motivo per ritenere 

la motivazione della decisione impugnata come insufficiente. Il fatto che il 

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ricorrente non si trovi d’accordo con l’apprezzamento dei fatti, delle prove 

e con le conseguenti conclusioni dell’autorità inferiore, poiché ritiene che 

dagli elementi dell’incarto risulterebbe invero che sarebbe il signor 

D._______ a dover essere considerato quale debitore doganale, non signi-

fica ancora che la motivazione della decisione impugnata sia insufficiente. 

Ora, dall’esame della censura del ricorrente, risulta piuttosto ch’esso – più 

che una violazione del suo diritto di essere sentito – invoca invero nei con-

fronti dell’autorità inferiore un apprezzamento errato delle prove, rispetti-

vamente un accertamento inesatto dei fatti ai sensi dell’art. 49 lett. b PA 

(cfr. consid. 2.1 del presente giudizio). Anche ad avere ancora dubbi circa 

la censura della violazione del diritto di essere sentito – come visto, qui non 

data – la stessa va comunque considerata come sanata dinanzi al Tribu-

nale, nella misura in cui quest’ultimo avrà modo di esaminare in dettaglio 

la validità degli elementi di prova ritenuti dall’autorità inferiore, alla luce 

anche degli argomenti sollevati dal ricorrente (cfr. considd. 3.1.3 e 5 del 

presente giudizio). 

4.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la riscossione posticipata dell’IVA 

all’importazione ex art. 12 cpv. 2 DPA, in combinato disposto con l’art. 70 

cpv. 2 LD e l’art. 51 LIVA, pronunciata dalle autorità doganali svizzere – 

ovvero, dalla SA Lugano e confermata dall’autorità inferiore – nei confronti 

del ricorrente, considerato quale reale acquirente ed importatore di due 

orologi di lusso acquistati in Italia (un orologio di marca Patek Philippe 

n. (…) e un orologio di marca Rolex n. (…)), introdotti in Svizzera il 9 ago-

sto 2012 in omissione delle formalità doganali attraverso l’UD aeroportuale 

di Z._______ in provenienza da X._______. Detta riscossione posticipata 

è recisamente contestata dal ricorrente, il quale solleva in via principale la 

sua estraneità ai fatti imputatogli, in quanto il vero proprietario dei due pre-

detti orologi non sarebbe lui, bensì il signor D._______, unico debitore 

doganale dell’IVA all’importazione ex art. 12 cpv. 2 DPA, in combinato 

disposto con l’art. 70 cpv. 2 LD e l’art. 51 LIVA. In via subordinata, egli 

ritiene che il signor D._______ andrebbe perlomeno riconosciuto quale 

debitore solidale ex art. 70 cpv. 3 LD (cfr. ricorso 19 settembre 2018, 

punti 8 e 9). 

In tale contesto, prima di determinarsi in dettaglio al riguardo (cfr. consid. 5 

del presente giudizio), il Tribunale richiamerà i principi applicabili alla 

presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudizio). 

4.1 Giusta la legislazione doganale (cfr. art. 7 LD), le merci introdotte nel 

territorio doganale o asportate da esso sono soggette all’obbligo doganale 

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e devono essere tassate secondo la LD, nonché la legge federale del 

9 ottobre 1986 sulla tariffa delle dogane (LTD, RS 632.10). Di principio, 

dette merci soggiacciono altresì all’IVA all’importazione, alla quale è 

applicabile la legislazione doganale, su riserva di disposizioni contrarie 

della LIVA (cfr. art. 50 segg. LIVA). Rimangono salve le deroghe previste in 

trattati, in disposizioni speciali di legge o in ordinanze emanate dal Consi-

glio federale che si fondano sulla LTD (cfr. art. 1 cpv. 2 LTD; art. 2 cpv. 1 

LD e art. 8 segg. LD; art. 53 LIVA).  

4.2  

4.2.1 Giusta l’art. 21 cpv. 1 LD, chiunque introduce o fa introdurre merci nel 

territorio doganale o le prende successivamente in consegna deve presen-

tarle o farle presentare senza indugio e intatte all’ufficio doganale più 

vicino. Detta norma definisce il cerchio delle cosiddette persone soggette 

all’obbligo di presentazione, nelle quali rientrano segnatamente – così 

come precisato dall’art. 75 dell’ordinanza del 1° novembre 2006 sulle 

dogane (OD, RS 631.01) – i trasportatori di merci, la persona incaricata 

della presentazione, l’importatore, il destinatario, il mittente, il mandante. 

Accanto alle persone soggette all’obbligo di presentazione, anche le perso-

ne incaricate di allestire la dichiarazione doganale sono soggette all’obbli-

go di dichiarazione (cfr. art. 26 lett. a e b LD). In quest’ultimo caso, si tratta 

primordialmente dello speditore o del dichiarante doganale che allestisco-

no la dichiarazione doganale (DTAF 2015/35 consid. 3.3.2). Le persone 

soggette all’obbligo di presentare la merce e all’obbligo di dichiarazione 

rientrano nel cerchio dei debitori doganali ai sensi dell’art. 70 LD e rispon-

dono, di principio, solidalmente dell’obbligazione doganale (cfr. art. 70 

cpv. 3 LD; [tra le tante] sentenze del TAF A-5996/2017 del 5 settembre 

2018 consid. 2.3; A-1941/2015 del 25 agosto 2015 consid. 2.3). Ora, dal 

momento che tutte le persone assoggettate all’obbligazione doganale 

rispondono solidalmente dei tributi doganali, le autorità doganali possono 

infatti rivolgersi ad ognuna di loro, rispettivamente a qualsiasi debitore 

doganale. Spetta semmai alla persona assoggettata al pagamento, il 

compito di far valere il proprio diritto di regresso contro gli altri assoggettati, 

secondo quando prescritto dal diritto civile (cfr. art. 70 cpv. 3 LD; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1234/2017 del 17 aprile 2019 consid. 6.4.1 con 

rinvii; A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 5.3; A-3798/2009 del 

27 marzo 2012 consid. 5.1.4 con rinvii).  

4.2.2 A tenore dell’art. 51 cpv. 1 LIVA, è assoggettato all’IVA all’importa-

zione chi è debitore doganale secondo l’art. 70 cpv. 2 e 3 LD. Le condizioni 

che reggono l’assoggettamento a tale obbligo secondo gli artt. 26 e 70 LD 

sono parimenti pertinenti in tale occorrenza (cfr. [tra le tante] sentenze del 

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Pagina 11 

TAF A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 5.5; A-3798/2009 del 

27 marzo 2012 consid. 5.1.5 con rinvii). 

4.3 La base dell’imposizione doganale è la dichiarazione doganale 

(cfr. art. 18 cpv. 1 LD in combinato disposto con l’art. 25 LD). Il regime 

doganale è fondato sul principio dell’autodichiarazione. In virtù di detto prin-

cipio, la persona soggetta all’obbligo di dichiarazione deve presentare le 

merci alla dogana e dichiararla sommariamente, presentando altresì i do-

cumenti di scorta (cfr. art. 25 cpv. 1 LD). Tra i documenti di scorta – ovvero 

i documenti importanti per l’imposizione doganale – rientrano segnata-

mente le prove d’origine (cfr. art. 80 cpv. 1 OD). Detto in altri termini, la 

legislazione doganale impone alle persone soggette all’obbligo di dichiara-

zione di prendere tutte le disposizioni necessarie, secondo la legge e i 

regolamenti, per l’esecuzione del controllo doganale stesso e la determi-

nazione dell’obbligazione doganale. Le persone soggette all’obbligo di di-

chiarazione hanno la piena responsabilità per la presentazione nonché la 

completa, corretta e tempestiva dichiarazione della merce. A loro vengono 

pertanto poste delle esigenze severe in rapporto al loro dovere di diligenza 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-2911/2017 del 3 aprile 2019 con-

sid. 4.1.3 con rinvii; A-714/2018 del 23 gennaio 2019 consid. 8.2 con rinvii).  

4.4 L’importazione di merci soggetta a dazio e all’IVA, omettendo di dichia-

rarle totalmente o parzialmente, costituisce un’infrazione alla legislazione 

fiscale applicabile (cfr. art. 118 LD, art. 96 segg. LIVA). Giusta i rinvii 

dell’art. 128 cpv. 1 LD nonché dell’art. 103 segg. LIVA, l’art. 12 DPA è 

applicabile alle infrazioni doganali (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-

5997/2017 del 5 settembre 2018 consid. 2.3.3; A-7392/2014 dell’8 agosto 

2016 consid. 4.2.1). 

4.4.1 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla 

legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa, 

essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò indi-

pendentemente dalla punibilità di una determinata persona. Giusta l’art. 12 

cpv. 2 DPA, obbligata al pagamento è la persona che ha fruito dell’indebito 

profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della tassa. In mate-

ria doganale, si tratta in particolare della persona assoggetta al pagamento 

ai sensi degli artt. 26 e 70 cpv. 2 LD. Per prassi costante, detta persona è 

infatti ipso facto considerata aver fruito dell’illecito profitto di cui all’art. 12 

cpv. 2 DPA (cfr. DTF 107 Ib 198 consid. 6c; sentenza del TF 2A.82/2005 

del 23 agosto 2005 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1107/2018 

del 17 settembre 2018 consid. 2.6.2; A-5996/2017 del 5 settembre 2018 

consid. 2.5.4). Essa risponde anche quando non era al corrente della falsa 

A-5367/2018 

Pagina 12 

dichiarazione doganale e anche quando non ha fruito di un illecito profitto. 

Una colpa e, soprattutto, un’azione penale non costituiscono pertanto una 

premessa per l’obbligo di pagamento secondo l’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA. È 

invece sufficiente che l’indebito profitto, a seguito del mancato pagamento 

della tassa (o del tributo), scaturisca da una violazione oggettiva della legi-

slazione amministrativa federale (cfr. DTF 129 II 160 consid. 3.2; 107 Ib 

198 consid. 6c/d; 106 Ib 218 consid. 2c; sentenze del TF 2C_414/2013 del 

2 febbraio 2014 consid. 3.2; 2C_456/2010 del 7 marzo 2011 consid. 5.2; 

[tra le tante] sentenze del TAF A-1107/2018 del 17 settembre 2018 con-

sid. 2.6.3 con rinvii; A-5996/2017 del 5 settembre 2018 consid. 2.5.3).  

4.4.2 Giusta l’art. 12 cpv. 3 DPA, la persona che, intenzionalmente, ha 

commesso l’infrazione o vi ha partecipato risponde poi in solido, con le 

persone obbligate al pagamento secondo l’art. 12 cpv. 2 DPA, della somma 

da pagare o da restituire (cfr. al riguardo, [tra le tante] sentenza del TAF A-

3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 5.6.5 con rinvii). 

5.  

5.1 In concreto, il Tribunale rileva preliminarmente come sia qui inconte-

stato che il 9 agosto 2012 il signor D._______ e il ricorrente hanno lasciato 

insieme X._______ (Italia) con un volo a destinazione di Z._______ 

(Svizzera). È altresì indiscusso che in detta occasione i due seguenti 

orologi di lusso sono stati importati in Svizzera, in omissione delle formalità 

doganali: 

 orologio di marca Patek Philippe, numero di serie (…), del valore imponibile di 

80'300.40 franchi/79'830 euro, acquistato presso la B._______ di X._______ 

(Italia); 

 orologio di marca Rolex, numero di serie (…), del valore imponibile di 

21'626.70 franchi/21'500 euro, acquistato presso la C._______ di Y._______ 

(Italia). 

È poi appurato che per questi due orologi di lusso è stato richiesto ed 

ottenuto il rimborso dell’IVA italiana, mediante due fatture all’esportazio-

ne/tax-free (un modulo Refund Cheque e una fattura) stese a nome del 

signor D._______ e timbrate il 9 agosto 2012 dall’autorità doganale italiana 

di X._______ (cfr. atto n. 2 dell’incarto n. *** prodotto dalla DGD [di seguito: 

inc. DGD]). È inoltre pacifico che queste fatture sono però state rinvenute 

in possesso del ricorrente durante il controllo doganale in entrata in Italia 

esperito il 12 settembre 2012 dall’autorità doganale italiana di W._______ 

(cfr. atti n. 1 e 3 dell’inc. DGD). È altresì appurato che detti orologi, vista 

l’omessa dichiarazione all’entrata nel territorio doganale elvetico, non sono 

A-5367/2018 

Pagina 13 

però stati imposti all’IVA all’importazione svizzera. Orbene, tale fattispecie 

– a prescindere dalla questione a sapere chi l’abbia provocata o meno – 

configura una sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 96 cpv. 4 lett. a LIVA, 

sicché una riscossione posticipata dell’IVA all’importazione giusta l’art. 12 

cpv. 1 lett. a DPA risulta in ogni caso qui giustificata (cfr. consid. 4.4.1 del 

presente giudizio). 

Ciò posto, litigiosa è unicamente la questione a sapere se è a giusto titolo 

che le due autorità doganali svizzere – la SA Lugano e l’autorità inferiore – 

hanno qualificato il ricorrente di reale proprietario dei due suddetti orologi 

di lusso, rispettivamente d’importatore o persona che gli ha fatti importare 

in Svizzera, in omissione delle formalità doganali, ritenendolo pertanto 

quale unico debitore doganale tenuto al pagamento posticipato dell’IVA 

all’importazione in oggetto ex art. 12 cpv. 2 DPA, in combinato disposto con 

l’art. 70 cpv. 2 LD e l’art. 51 cpv. 1 LIVA. In tale contesto, si tratta altresì di 

verificare se è a giusto titolo che il signor D._______ non è invece stato 

considerato dalle autorità doganali svizzere quale debitore doganale tenuto 

al pagamento posticipato dell’IVA all’importazione in oggetto ex art. 12 

cpv. 2 DPA, in combinato disposto con l’art. 70 cpv. 2 LD e l’art. 51 cpv. 1 

LIVA, rispettivamente quale debitore solidale ex art. 70 cpv. 3 LD.  

5.2  

5.2.1 Con tale premessa, il Tribunale osserva come nella decisione impu-

gnata l’autorità inferiore abbia innanzitutto esposto quanto emerso dalle 

dichiarazioni rilasciate dal signor D._______ (cfr. consid. 5.2.1.1 del 

presente giudizio) e dal ricorrente (cfr. consid. 5.2.1.2 del presente 

giudizio) durante gli interrogatori tenutosi dinanzi alla SA Lugano 

(cfr. decisione impugnata, considd. 4.1 e 4.2). 

5.2.1.1 In occasione dell’interrogatorio del 29 ottobre 2013, il signor 

D._______ ha dichiarato quanto segue in merito all’acquisto dei due orologi 

di marca (cfr. processo verbale d’interrogatorio del 29 ottobre 2013 di cui 

all’atto n. 6 dell’inc. DGD, pag. 4): 

« […] Il Sig. A._______ mi aveva chiesto di seguirlo per un viaggio d’affari a 

X._______. Una volta giù, nel tempo libero, mi chiese d’acquistargli per lui i due 

orologi in oggetto. Pertanto ci siamo recati assieme presso il negoziante di 

X._______ e lui a scelto la merce, lui a pagato la merce, tuttavia non so dirvi le 

modalità di pagamento. Io avevo consegnato il passaporto a A._______, il 

quale lo ha consegnato al mento dell’allestimento della documentazione tax 

free. Per l’altro orologio (acquistato a Y._______) io non ero presente, 

l’acquisto era stato fatto precedentemente dal sig. A._______ il quale aveva 

utilizzato il mieto dati analogamente a quanto successo a X._______. 

Quest’ultimo orologio ci è stato recapitato per posta all’albergo di X._______ 

durante il nostro soggiorno. Preciso che io avevo personalmente autorizzato il 

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Pagina 14 

A._______ ad utilizzare i miei dati. Dunque i due orologi non mi sono mai 

appartenuti e sono sempre stati di proprietà del sig. A._______. Preciso che 

sono stato io personalmente a far apporre presso l’aeroporto di X._______ il 

timbro dell’Autorità doganale italiana […] ». 

In merito all’omessa dichiarazione dei due orologi all’entrata in Svizzera 

egli ha poi precisato quanto segue (cfr. atto n. 6 dell’inc. DGD, pag. 4 seg.): 

« […] La merce era nel bagaglio a mano del Sig. A._______, in quanto di sua 

proprietà. Sbarcati a Z._______ A._______ aveva la sua valigia con gli orologi, 

io viaggiavo senza alcuna merce ed ho pertanto improntato la via verde. lo ho 

anticipato A._______ alla dogana, in quanto sapevo che lui non aveva 

intenzione di dichiararli e non volevo essere presente al momento di un 

eventuale controllo se le cose fossero andate storte, e le autorità doganali 

avrebbero proceduto in tal senso. Quindi, dopo il mio passaggio ho attesa 

A._______ nella Hall dell’aeroporto e quando ci siamo ritrovati mi ha 

comunicato che nessuno l’aveva controllato. [...] Entrambi gli orologi sono 

entrati in Svizzera presso l’aeroporto di Z._______ e poi sono stati trasferiti a 

V._______ via treno […] ». 

In tale occasione, per quanto riguarda le modalità di rimborso dell’IVA 

italiana, il signor D._______ ha affermato (cfr. atto n. 6 dell’inc. DGD, 

pag. 5): 

« […] Per i due orologi, l’IVA è stata rimborsata su un conto postale a mio nome 

che poi è stato chiuso. In seguito ho prelevato l’IVA in contante e l’ho conse-

gnata a A._______ personalmente durante un incontro avvenuto qualche mese 

dopo l’acquisto. Non so cosa abbia fatto A._______ dell'importo consegnato. 

Da tutto ciò non ho tratto un guadagno diretto a livello di denaro, volevo 

assicurarmi la fedeltà del cliente al momento che mi ero spostato dalla 

F._______ alla G._______, fatto che non ha funzionato. Attualmente non ho 

più grossi contatti con A._______, se non sporadicamente […] ».  

Egli ha poi dichiarato che il ricorrente non gli avrebbe nascosto la sua 

intenzione di non dichiarare la merce all’entrata in Svizzera (cfr. atto n. 6 

dell’inc. DGD, pag. 6): 

« […] Mi è stata comunicata questa sua intenzione all’aeroporto di X._______ 

poco dopo aver ottenuto i documenti timbrati dal finanziere italiano. Ormai era 

fatta e lui mi ha comunicato di voler risparmiare anche l’8% d’IVA svizzera, non 

ho potuto fare altro che assecondare il suo gioco. […] Come prima reazione ho 

gli ha detto che non era corretto farlo. Visto che non voleva cambiare la sua 

idea, gli ho detto che se voleva farlo sarebbe stato lui a trasportare la merce 

fisicamente attraverso il confine […] ». 

Dette dichiarazioni sono poi state confermate dal signor D._______ in 

occasione della continuazione dell’interrogatorio del 4 ottobre 2018 

(cfr. continuazione interrogatorio del 4 ottobre 2018 di cui all’atto n. 6 

dell’inc. DGD). 

A-5367/2018 

Pagina 15 

5.2.1.2 Da parte sua, durante l’interrogatorio del 12 dicembre 2016, il 

ricorrente ha invece dichiarato che i due orologi di lusso in questione 

apparterebbero invero al signor D._______. Sarebbe infatti stato lui a 

sceglierli, pagarli ed acquistarli, nonché ad occuparsi delle relative forma-

lità all’esportazione, richiedendo ed ottenendo gli appositi timbri all’autorità 

doganale italiana. Egli ha negato che il signor D._______ gli avrebbe 

consegnato il passaporto per effettuare l’acquisto e far allestire dalle due 

gioiellerie le due fatture all’esportazione alla base del rimborso dell’IVA 

italiana. Detti orologi sarebbero sempre stati custoditi dal signor 

D._______, che gli avrebbe importati in Svizzera (cfr. processo verbale 

d’interrogatorio del 12 dicembre 2016 di cui all’atto n. 16 dell’inc. DGD, 

pag. 3 seg.). Egli non sa dire se il signor D._______ li abbia dichiarati alla 

dogana svizzera. I due sarebbero legati da una forte amicizia e non da una 

relazione professionale (cfr. atto n. 16 dell’inc. DGD, pag. 5). Il ricorrente 

ha poi recisamente negato di aver ricevuto da D._______ il rimborso 

dell’IVA italiana. Circa le due fatture all’esportazione rinvenute in suo 

possesso dalle autorità doganali italiane, il ricorrente ha dichiarato di averle 

con sé in quanto avrebbe dovuto consegnarle per conto del signor 

D._______ alle due gioiellerie, unicamente per fare un piacere a 

quest’ultimo (cfr. atto n. 16 dell’inc. DGD, pag. 6). 

5.2.2 L’autorità inferiore ha poi esaminato quanto emerso durante 

l’interrogatorio in contradditorio del signor D._______ e del ricorrente 

tenutosi il 9 febbraio 2017 dinanzi alla SA Lugano (cfr. processo verbale 

d’interrogatorio / confronto tra le parti del 9 febbraio 2017 di cui all’atto n. 19 

dell’inc. DGD) e dai vari documenti discussi in tale occasione, e meglio dal 

contratto di polizza n. 21174 del 9 luglio 2013 relativo ad un prestito su 

pegno presso l’H._______ di V._______ e i documenti correlati 

(cfr. consid. 5.2.2.1 del presente giudizio), dalla ricevuta di pagamento del 

30 luglio 2012 rilasciata dalla C._______ di Y._______ (cfr. consid. 5.2.2.2 

del presente giudizio), dagli estratti del conto privato postale n. (…) 

intestato al signor D._______ e dal relativo questionario del 6 agosto 2012 

di I._______ (cfr. consid. 5.2.2.3 del presente giudizio; cfr. decisione 

impugnata, consid. 4.3). 

5.2.2.1 Più nel dettaglio, dall’esame del contratto di polizza n. 21174 

relativo ad un prestito su pegno presso l’H.________ di V._______, 

l’autorità inferiore – come la SA Lugano che l’ha preceduta – ha constatato 

che il 9 luglio 2013 il ricorrente ha dato in pegno l’orologio di marca 

denominato « 1 OROLOGIO PATEK PHILIPPE CASSA PLATINO CINT 

PELLE N° (…) REF (…) » a garanzia di un prestito di 14'800 franchi 

(cfr. contratto allegato all’atto n. 19 dell’inc. DGD). Ivi apponendo la sua 

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Pagina 16 

firma, il ricorrente ha di fatto riconosciuto di essere il proprietario del 

predetto orologio:  

« […] Il debitore dichiara che gli oggetti di cui sopra sono di sua piena legale 

proprietà e disponibilità e non sono provento di reato […] ». 

Il contratto riporta inoltre i dati personali del ricorrente. Ora, da un confronto 

con il modulo Refund Cheque rilasciato al signor D._______ e scoperto il 

12 settembre 2012 in possesso del ricorrente, le due precedenti autorità 

doganali svizzere hanno ritenuto che di fatto si tratterebbe dello stesso 

orologio di marca indicato nel suddetto modulo e acquistato presso 

B._______ di X._______, i dati combaciando tra di loro: « OROLOGIO DA 

POLSO MARCA PATEK PHILIPPE IN PLATINO E PELLE REF. (…) 

N. (…) » (cfr. atto n. 2 dell’inc. DGD). Detto orologio è poi stato ritirato il 

9 aprile 2014 dallo stesso ricorrente. Come la SA Lugano, l’autorità infe-

riore ha poi rilevato che per questo pegno il ricorrente aveva sottoscritto 

una procura a favore del signor D._______ per saldare il prestito e ritirare 

il pegno (cfr. allegato all’atto n. 19 dell’inc. DGD). Al riguardo, il ricorrente 

non ha preso posizione, indicando solamente che si tratterebbe di un fatto 

avvenuto più di un anno dopo e non attinente alla fattispecie in oggetto 

(cfr. atto n. 19 dell’inc. DGD, pag. 9 seg.). Da parte sua, il signor 

D._______ ha invece dichiarato quanto segue (cfr. atto n. 19 dell’inc. DGD, 

pag. 10): 

« […] In merito alla delega vorrei precisare che essendo io a V._______, 

essendoci un termine per saldare il prestito ed essendo il signor A._______ 

spesso fuori nazione per lavoro, semplicemente onde evitare di superare il 

termine e quindi perdere tale orologio, egli mi ha concesso la delega […] ». 

5.2.2.2 Dall’esame della ricevuta di pagamento rilasciata dalla C._______ 

di Y._______ al ricorrente stesso, l’autorità inferiore – alla stregua della SA 

Lugano – ha constatato ch’esso il 30 luglio 2012 avrebbe versato un 

acconto di 900 euro per l’acquisto di un orologio di marca con l’indicazione 

« ref. (…) […] » (cfr. ricevuta allegata all’atto n. 19 dell’inc. DGD). Ora, da 

un confronto con la fattura n. 29 del 6 agosto 2012 della C._______ di 

Y._______ rilasciata al signor D._______, scoperta il 12 settembre 2012 in 

possesso del ricorrente, entrambe le autorità doganali hanno ritenuto che 

doveva trattarsi di un acconto versato per l’acquisto del Rolex qui litigioso, 

i due numeri di riferimento combaciando tra di loro: « OROLOGIO ROLEX 

(…) » (cfr. atto n. 2 dell’inc. DGD). Al riguardo, il ricorrente ha dichiarato 

quanto segue, indicando di non sentirsi di fare nessuna ipotesi circa il 

motivo per cui vi figuri il suo nome (cfr. atto n. 19 dell’inc. DGD, pag. 11): 

« […] È la prima volta che vedo questo documento in quanto non c’è la mia 

firma. Questo documento non dimostra che ho comprato io l’orologio. Non 

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Pagina 17 

riporta nessun timbro di nessun negoziante, nessuna numerazione di serie 

progressiva, requisito essenziale in base alle normative vigenti italiane e non 

riporta nessuna firma e timbro […] ». 

5.2.2.3 Per finire, l’autorità inferiore – sempre alla stregua della SA Lugano 

– ha poi appurato l’esistenza di un conto privato in euro n. (…) aperto il 

20 luglio 2012 presso I._______ e chiuso l’11 ottobre 2012 (cfr. estratto 

conto allegato all’atto n. 19 dell’inc. DGD). Benché intestato al signor 

D._______, il conto sarebbe invero stato gestito da quest’ultimo per conto 

del ricorrente, all’epoca verosimilmente suo cliente e avente diritto 

economico degli averi ivi depositati in vista dell’acquisto dei due orologi di 

lusso in Italia. Ciò emergerebbe dal questionario relativo alle transazioni 

eseguite del 6 agosto 2012 richiesto da I._______ e compilato dal signor 

D._______ il 21 agosto 2012, ovvero prima dell’avvio dell’inchiesta nei suoi 

confronti, dunque in un momento in cui egli non avrebbe avuto alcun motivo 

di inventare un’implicazione del ricorrente nell’acquisto degli orologi al fine 

di celare il fatto ch’egli ne fosse il proprietario (cfr. questionario allegato 

all’atto n. 19 dell’inc. DGD). Dall’esame dell’estratto del conto postale per 

il periodo dal 1° gennaio 2012 all’11 ottobre 2012 e dei dettagli riportati per 

ogni transazione, entrambe le autorità doganali hanno potuto appurare che 

lo stesso sarebbe stato verosimilmente aperto unicamente allo scopo di 

semplificare le operazioni di acquisto dei due orologi di lusso e il relativo 

rimborso dell’IVA italiana, viste le connessioni tra gli accrediti e gli addebiti 

registrati (cfr. estratto conto allegato all’atto n. 19 dell’inc. DGD):  

Data Accredito Addebito Osservazioni 

24.07.2012 EUR 30'000.00 

EUR 50'000.00 

 Versamenti tramite polizza 

27.07.2012  EUR 79'848.73 Pagamento orologio Patek 

Philippe 

02.08.2012 EUR 21'500.00  Versamento allo sportello 

03.08.2012  EUR 21'518.72 Pagamento orologio Rolex 

24.09.2012 EUR   3'731.40  Rimborso IVA estera Rolex 

26.09.2012 EUR 13'854.79  Rimborso IVA estera Patek 

Philippe 

11.10.2012  EUR 17'720.01 Chiusura conto 

 

Quanto precede corrisponde peraltro a quanto dichiarato dal signor 

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Pagina 18 

D._______ in occasione della continuazione dell’interrogatorio del 

4 ottobre 2018 (cfr. atto n. 6 dell’inc. DGD, pag. 2 e pag. 4 seg.). 

5.2.3 Ciò posto, il Tribunale osserva come alla luce di tutti questi elementi, 

l’autorità inferiore – così come la SA Lugano – abbia poi ritenuto come 

credibili e coerenti le dichiarazioni del signor D._______ in occasione degli 

interrogatori del 29 ottobre 2013, del 9 febbraio 2017 e del 4 ottobre 2018 

che spiegherebbero l’esistenza dei documenti redatti a nome del ricor-

rente. Essa ha poi rilevato che il ricorrente, confrontato il 9 febbraio 2017 

con questi i documenti, non avrebbe invece voluto esprimersi in merito e/o 

non ha fornito alcuna risposta convincente. Conformemente a quanto 

affermato dal signor D._______ e sulla base degli indizi in tal senso – in 

particolare, visto che il ricorrente era in possesso dei documenti di rimborso 

dell’IVA italiana il 12 settembre 2012, ch’egli era l’avente diritto economico 

del conto privato postale in questione e, soprattutto, ch’egli stesso ha 

depositato, a suo nome, l’orologio di marca Patek Philippe come pegno 

presso l’H._______ – l’autorità inferiore ha dunque ritenuto che sarebbe 

stato il ricorrente a trasportare gli orologi non dichiarati in data 9 agosto 

2012, rispettivamente che sarebbe stato lui a farli trasportare, in qualità 

mandante dell’importazione, detti orologi essendo giunti in Svizzera su sua 

richiesta (e nel suo interesse), soprattutto affinché egli beneficiasse del 

rimborso dell’IVA italiana. Essa ha pertanto ritenuto il ricorrente quale 

debitore doganale soggetto all’obbligo di pagamento posticipato dell’IVA 

all’importazione elusa al momento dell’importazione dei due orologi in 

questione, ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA in combinato disposto con 

l’art. 70 cpv. 2 LD e l’art. 51 LIVA, indipendentemente da una qualsiasi sua 

colpa (cfr. decisione impugnata, considd. 5.1-5.3). 

5.3 Ora, per quanto concerne la qualità di debitore doganale del ricorrente 

ex art. 12 cpv. 2 DPA, lo scrivente Tribunale osserva quanto segue. 

5.3.1 Da un’analisi oggettiva di tutti gli elementi che precedono, il Tribunale 

non può che giungere alla stessa conclusione dell’autorità inferiore e della 

SA Lugano e ritenere che è a giusta ragione che le stesse hanno imposto 

il ricorrente al pagamento posticipato dell’IVA all’importazione in oggetto ai 

sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA, in combinato disposto con l’art. 70 cpv. 2 LD 

e art. 51 cpv. 1 LIVA. Le censure sollevate dal ricorrente nel suo ricorso 

19 settembre 2018 non sono infatti tali da rimettere in discussione quanto 

esposto dall’autorità inferiore nel proprio giudizio o da far ritenere al Tribu-

nale ch’essa avrebbe accertato in maniera inesatta la fattispecie e le prove 

alla sua base ai sensi dell’art. 49 lett. b PA (cfr. consid. 2.1 del presente 

giudizio), dette censure non permettendo di ritenere che invero sarebbe il 

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signor D._______ il proprietario dei due orologi in questione o perlomeno 

colui che gli avrebbe trasportati o fatti trasportare in Svizzera dopo il loro 

acquisto in Italia. Del resto, in questa sede il ricorrente non ha prodotto 

alcun nuovo elemento comprovante la sua tesi o inficiante le conclusioni 

dell’autorità inferiore. Di fatto, egli si è limitato a ribadire gli stessi argomenti 

sollevati dinanzi alle due precedenti autorità doganali, senza fornire 

spiegazioni circa gli elementi imputatogli. 

5.3.2 Più nel dettaglio, il Tribunale non vede ad esempio per quale motivo 

il ricorrente abbia posto in pegno uno dei due orologi (l’orologio Patek 

Philippe) a garanzia di un prestito, dichiarando apertamente di esserne il 

legittimo proprietario, per poi non fornire alcuna spiegazione al riguardo 

dinanzi alle autorità doganali (cfr. consid. 5.2.2.1 del presente giudizio). Se 

il signor D._______ fosse stato davvero il proprietario dell’orologio in 

questione, allora l’unica possibile spiegazione sarebbe stata quella che il 

ricorrente l’abbia acquisito da quest’ultimo in un secondo tempo, rispettiva-

mente ch’egli abbia dichiarato il falso dinanzi all’H._______ per ottenere il 

prestito in questione. Ora però una spiegazione in tale senso difetta com-

pletamente agli atti. In concreto, l’unica spiegazione plausibile è dunque 

che il ricorrente ne fosse il proprietario. Allo stesso modo, il Tribunale non 

si spiega poi per quale motivo il ricorrente avrebbe versato alla C._______ 

un acconto a suo nome per l’acquisto dell’altro orologio (Rolex), senza 

fornire spiegazioni al riguardo dinanzi alle autorità doganali, se davvero – 

come sostiene lui – si tratta dell’orologio di proprietà del signor D._______ 

o di un altro orologio non connesso con quelli in oggetto (cfr. consid. 5.2.2.2 

del presente giudizio).  

Ma vi è di più. Non va dimenticato che il 12 settembre 2012 il ricorrente è 

stato ritrovato dalle autorità doganali italiane in entrata in Italia in possesso 

delle due fatture all’esportazione utilizzate per la richiesta di rimborso 

dell’IVA italiana (cfr. consid. 5.1 del presente giudizio). Dal questionario di 

I._______ del 6 agosto 2012 relativo al conto privato postale n. (…) – si 

ricorda, compilato dal signor D._______ il 21 agosto 2012, ovvero 

precedentemente all’apertura dell’inchiesta penale amministrativa – risulta 

poi che il suo avente diritto economico è il ricorrente, proprietario degli averi 

ivi depositati in contanti, per i quali il signor D._______ ha indicato trattarsi 

di « risparmi da attività del sig. A._______ » (cfr. questionario allegato 

all’atto n. 19 dell’inc. DGD, punti 4 e 5). Detto conto privato è stato aperto 

il 20 luglio 2012 e chiuso l’11 ottobre 2012 dal signor D._______. Da un 

esame delle transazioni effettuate sul predetto conto privato, risulta poi che 

lo stesso è stato effettivamente utilizzato unicamente per facilitare le ope-

razioni di acquisto/pagamento dei due orologi di lusso in questione, nonché 

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il relativo rimborso dell’IVA italiana. Su questo conto non vi è infatti alcuna 

traccia di un’altra transazione che non sia in correlazione con l’acquisto dei 

due orologi (cfr. estratto conto allegato all’atto n. 19 dell’inc. DGD; con-

sid. 5.2.2.3 del presente giudizio).  

Ora, come giustamente indicato dal ricorrente, vero è che le due fatture 

all’esportazione alla base del rimborso dell’IVA italiana sono di fatto state 

allestite a nome del signor D._______. Vero è anche che il titolare del conto 

privato in questione è il signor D._______. Tali circostanze sono state del 

resto confermate dallo stesso signor D._______ (cfr. continuazione 

interrogatorio del 4 ottobre 2018, di cui all’atto n. 6 dell’inc. DGD, pag. 4 

seg.). Tuttavia questi due elementi, a loro soli, tenuto conto delle rimanenti 

risultante degli atti appena citati, non sono tali da far ritenere al Tribunale 

che di fatto il vero proprietario dei due orologi di lusso in questione sarebbe 

il signor D._______. Più plausibile, è infatti la tesi ritenuta dalle autorità 

doganali secondo cui il signor D._______ ha unicamente fornito i suoi dati 

alle due gioiellerie per la compilazione delle due fatture all’esportazione al 

fine di facilitare le successive operazioni di rimborso dell’IVA italiana, 

rispettivamente la tesi secondo cui il vero avente diritto economico del 

citato conto privato postale è il ricorrente, proprietario dei due orologi di 

lusso in questione. 

5.3.3 Ciò sancito, poco importa qui determinare se il ricorrente abbia agito 

o meno in buona fede, s’egli abbia effettivamente trasportato gli orologi in 

Svizzera il 9 agosto 2012 e/o ottenuto il rimborso dell’IVA italiana, dal 

momento che dall’incarto risultano elementi sufficienti permettenti alle 

autorità doganali di ritenere ch’egli è il proprietario dei due orologi di lusso 

in questione o perlomeno la persona che gli ha fatti trasportare in Svizzera 

(mandante) ai sensi dell’art. 70 cpv. 2 LD, in combinato disposto con 

l’art. 75 OD (cfr. considd. 4.2.1 e 5.2 del presente giudizio). Quale mandan-

te egli è tenuto al pagamento posticipato dell’IVA all’importazione in oggetto 

ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA, in combinato disposto con l’art. 70 cpv. 2 

LD e l’art. 51 cpv. 1 LIVA, indipendentemente dalla questione a sapere se 

allo stesso possa o meno essere ascritta una qualsiasi colpa per la man-

cata dichiarazione dei due orologi all’entrata in Svizzera. Perché il ricor-

rente sia chiamato al pagamento posticipato, è infatti sufficiente che sia 

stata commessa un’infrazione alla legislazione doganale (cfr. consid. 4.4 

del presente giudizio). Ora, come visto, la sussistenza di una sottrazione 

d’imposta a seguito della mancata dichiarazione dei due orologi di lusso è 

qui pacifica (cfr. consid. 5.1 del presente giudizio). Su questo punto, il 

ricorso non può pertanto che essere respinto. 

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5.4 In merito alla censura relativa alla qualità di debitore doganale del 

signor D._______ ex art. 12 cpv. 2 DPA, il Tribunale osserva come lo 

stesso non sia stato considerato in quanto tale dalle autorità doganali, 

poiché nessun elemento dell’incarto ha permesso loro di ritenere ch’egli 

abbia trasportato o fatto trasportare i due predetti orologi in Svizzera 

(cfr. decisione impugnata, consid. 5.3; scritto 9 marzo 2018 della Lugano 

SA accluso all’atto n. 46 dell’inc. DGD). Tale elemento avrebbe infatti 

permesso loro di considerarlo debitore doganale ai sensi dell’art. 70 cpv. 2 

LD (cfr. considd. 4.2.1 e 4.4.1 del presente giudizio). Come visto 

(cfr. consid. 5.3 del presente giudizio), tutti gli elementi dell’incarto hanno 

però condotto le autorità doganali a ritenere il ricorrente – e non il signor 

D._______ – quale proprietario dei due orologi di lusso in questione ed 

unico debitore doganale ex art. 70 cpv. 2 LD. In tale contesto, 

contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, l’autorità inferiore e la SA 

Lugano erano legittimate a non considerare il signor D._______ quale 

debitore doganale dell’IVA all’importazione in oggetto ai sensi dell’art. 70 

cpv. 2 LD, dell’art. 51 cpv. 1 LIVA e dell’art. 12 cpv. 2 DPA. Anche su questo 

punto, il ricorso va dunque respinto. 

5.5 Circa la richiesta del ricorrente di perlomeno estendere la responsabi-

lità solidale anche al signor D._______, il Tribunale osserva invece quanto 

segue. Giusta l’art. 70 cpv. 3 LD, tutti i debitori doganali rispondono solidal-

mente dell’obbligazione doganale. Tale evenienza presuppone però che si 

sia in presenza di più debitori doganali ai sensi dell’art. 70 cpv. 2 LD, ciò 

che – come visto (cfr. considd. 5.2 e 5.3 del presente giudizio) – non è però 

qui il caso. In tale contesto, non va poi dimenticato che per le autorità 

doganali non vi è in ogni caso alcun obbligo di ricercare e imporre tutti i 

debitori doganali al pagamento posticipato ex art. 12 cpv. 2 DPA, le stesse 

essendo libere di rivolgersi al debitore doganale di loro scelta (cfr. con-

sid. 4.2.1 del presente giudizio). Quand’anche il signor D._______ fosse 

stato anch’esso ritenuto quale debitore doganale ex art. 70 cpv. 2 LD, nulla 

avrebbe dunque obbligato le autorità doganali a rivolgersi anche a lui per il 

pagamento posticipato dell’IVA all’importazione in oggetto ex art. 12 cpv. 2 

DPA. Ora, non va dimenticato che il debitore doganale che si è fatto carico 

del pagamento dell’IVA all’importazione dispone di un diritto di regresso ai 

sensi dell’art. 70 cpv. 3 LD nei confronti degli altri debitori doganali, discipli-

nato dal diritto civile (cfr. consid. 4.2.1 del presente giudizio). Spetterà 

semmai al ricorrente adire la competente autorità civile e fare valere nei 

confronti del signor D._______ – ammesso e concesso che ve ne siano i 

presupposti – il suo diritto di regresso. Anche detta censura va pertanto 

respinta. 

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Ciò sancito, a titolo puramente abbondanziale, si precisa ancora che la 

responsabilità solidale ex art. 12 cpv. 2 DPA a cui si appella il ricorrente 

non va confusa con la responsabilità solidale ex art. 12 cpv. 3 DPA, la cui 

pronuncia presuppone il riconoscimento di una colpa a carico del debitore 

solidale da parte della competente autorità penale o giudiziaria incaricata 

della procedura penale amministrativa parallela a quella in oggetto e il cui 

esame sfugge pertanto allo scrivente Tribunale (cfr. consid. 4.4.2 del 

presente giudizio; [tra le tante], sentenza del TAF A-3056/2015 del 

22 dicembre 2016 consid. 5.6.5 con rinvii).  

5.6 Visto tutto quanto suesposto, nella misura in cui il ricorrente non 

contesta il calcolo dell’IVA all’importazione e che lo stesso non risulta 

manifestamente errato, non vi è poi luogo di attardarsi ulteriormente al 

riguardo (cfr. consid. 2.2 del presente giudizio). In definitiva, la ripresa 

fiscale in oggetto pronunciata dalla SA Lugano e poi confermata dall’auto-

rità inferiore nei confronti del ricorrente – ritenuto qui persona soggetta 

all’obbligo di pagamento posticipato dell’IVA all’importazione relativa ai due 

orologi di lusso in questione ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA in combinato 

disposto con l’art. 70 cpv. 2 LD e l’art. 51 cpv. 1 LIVA – va pertanto 

integralmente confermata dal Tribunale. Di conseguenza, la decisione 

impugnata va anch’essa confermata e il ricorso va respinto. 

6.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico del ricorrente qui parte integralmente 

soccombente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 

1'900 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente 

dall’anticipo spese di 1'900 franchi da lui versato a suo tempo. Non vi sono 

poi i presupposti per l’assegnazione al ricorrente di indennità a titolo di 

spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 

TS-TAF a contrario). 

(il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

  

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Pagina 23 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è integralmente respinto. 

2.  

Le spese processuali pari a 1'900 franchi sono poste a carico del ricorrente. 

Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà 

interamente dedotto dall’anticipo spese di 1'900 franchi da lui versato a suo 

tempo. 

3.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

Michael Beusch Sara Pifferi 

  

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

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