# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e8f5309-f845-5aab-83ec-a8decd3e8668
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-02-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 03.02.2000 12.1999.166
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1999-166_2000-02-03.html

## Full Text

Incarto n.

  12.1999.00166

  	
  Lugano

  3 febbraio
  2000/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

   

  

 

 

sedente per statuire nella causa -inc. no. OA.97.00128
della Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord- promossa con petizione 22
dicembre 1997 da

 

	
   

  	
  ____________________ 

  entrambi rappr. dallo studio legale __________ 

  __________ 

  rappr. dallo studio legale __________ 

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  ____________________

  __________ 

  __________

  __________ 

  tutti rappr. dall'avv. __________ 

   

  

con cui
gli attori hanno chiesto la revocazione delle donazioni effettuate __________ senior relative a 498 azioni (aumentate in
sede conclusionale a 500) della __________ e a 250 azioni della
____________________ del __________ (quest'ultima richiesta abbandonata con le
conclusioni) e la condanna dei suoi figli __________ e __________ alla
restituzione delle stesse, come pure la revocazione della donazione, da lui
effettuata, concernente la part. __________RFD di __________ con la conseguente condanna dei suoi
abbiatici __________, __________ e __________ alla restituzione delle nuove
part. __________, __________e __________RFD di __________, nonché in via
subordinata e alternativa la condanna di tutti i predetti convenuti al
pagamento di fr. 7'106'289.45 quale controvalore per gli importi ricevuti a
titolo gratuito dal padre rispettivamente nonno, quale differenza della vendita
di due terreni pagati in nero da terzi, riversata ai figli, quale corrispettivo
della sua rinuncia all'usufrutto, quale eventuale diminuzione del valore delle
società anonime __________ e __________ del __________ rispetto al 15 febbraio 1990,
e infine quale controvalore della donazione agli abbiatici;

 

domande
avversate dai convenuti, che hanno postulato la reiezione della petizione, e
che il Pretore con sentenza 5 luglio 1999 ha integralmente respinto;

 

appellanti
gli attori con atto di appello 13 settembre 1999 con cui chiedono la riforma
del querelato giudizio nel senso che sia revocata la donazione delle 500 azioni
della __________ e che __________ e __________ siano condannati alla
restituzione delle stesse, nonché in via subordinata e alternativa che questi
ultimi siano condannati al pagamento di fr. 7'106'289.45 oltre interessi al 5%
dal 21 gennaio 1997 quale controvalore delle azioni ricevute a titolo gratuito
dal padre, rispettivamente quale eventuale diminuzione del valore della società
anonima __________ rispetto al 15 febbraio 1990, il tutto con protesta di spese
e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre i
convenuti __________ e __________ con osservazioni 15 ottobre 1999 hanno
postulato la reiezione del gravame, protestando spese e ripetibili;

 

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

                                  A.   Il 15 novembre 1995, all'età di 83 anni, __________ senior, padre
dei qui convenuti __________ e __________ nonché nonno dei convenuti
__________, __________ e __________, è deceduto nel suo domicilio di
__________. 

                                         Avendo
gli eredi legittimi rinunciato alla successione, con decreto 2 gennaio 1996 è
stata ordinata la liquidazione dell'eredità giacente tramite l'UEF di
Mendrisio. Nella graduatoria successivamente allestita dall'UEF, regolarmente
cresciuta in giudicato, sono stati tra l'altro ammessi i seguenti crediti nei
confronti dell'eredità giacente: fr. 276'972.20 a favore di __________, fr.
5'027'986.10 a favore di __________ e due crediti di fr. 497'183.35 rispettivamente
di fr. 1'581'120.- a favore di __________.

 

 

                                  B.   Con petizione 22 dicembre 1997 ____________________ e
____________________nella loro qualità di cessionari ex art. 260 LEF delle
pretese dell'eredità giacente fu __________ senior, hanno chiesto nell'ambito
di un'azione pauliana la revocazione di alcuni atti che a loro dire il de cuius
avrebbe compiuto a scapito dei debitori, segnatamente della donazione di una
proprietà fondiaria agli abbiatici __________, __________ e __________, della
donazione dei pacchetti azionari della __________ di __________ e della __________ del __________ ai figli
__________ e __________, mentre in via subordinata hanno chiesto che i predetti
abbiatici e figli fossero tenuti a rifondere loro un importo di complessivi fr.
7'106'289.45 (= fr. 5'027'986.10 + fr. 497'183.35 + fr. 1'581'120.-, mentre la
somma di fr. 276'972.20 vantata da __________ era già compresa nell'importo
richiesto da ____________________ pari al danno da loro subito, il tutto quale
contropartita per gli importi ricevuti a titolo gratuito dal padre
rispettivamente nonno, quale differenza della vendita di 2 terreni a __________ pagati in nero dai terzi e riversata ai
figli, quale corrispettivo della rinuncia da parte del de cuius all'usufrutto
sulle ville già di sua proprietà, quale eventuale diminuzione del valore delle
società anonime __________ e __________ del __________ rispetto al 15 febbraio
1990, asserita data della donazione ai figli, e infine quale controvalore della
donazione agli abbiatici.

 

 

                                  C.   Con la risposta di causa i convenuti si sono fermamente opposti alle
richieste petizionali, contestando in ordine la legittimazione attiva di
__________ e di __________ nonché la legittimazione passiva degli abbiatici;
nel merito essi hanno contestato la fondatezza dei crediti vantati dagli attori
e l'esistenza nella fattispecie delle premesse soggettive ed oggettive per
un'eventuale revocazione, eccependo inoltre la perenzione/prescrizione delle
pretese attoree.

 

 

                                  D.   Con
il giudizio qui impugnato il Pretore ha respinto la petizione.

                                         Il
giudice di prime cure ha in sostanza accertato che tutti gli atti dispositivi
di cui gli attori avevano chiesto la revocazione erano in realtà avvenuti più
di 5 anni prima dell'inoltro della causa giudiziaria qui in esame e che di
conseguenza in base all'art. 292 vLEF tutte le richieste attoree andavano
considerate perente. Analoghe considerazioni valevano per la pretesa formulata
in via alternativa e subordinata, per altro in buona parte nemmeno suffragata
dai necessari riscontri probatori.

                                  E.   Con
l'appello gli attori hanno rinunciato ad ogni pretesa nei confronti degli
abbiatici del de cuius, mantenendo unicamente le richieste contro i suoi figli
volte alla revocazione della donazione delle 500 azioni della __________ e in
via subordinata o alternativa alla condanna al pagamento di fr. 7'106'289.45
più interessi quale controvalore delle azioni ricevute, rispettivamente quale
eventuale diminuzione del valore della società anonima intervenuta nel
frattempo.

                                         Gli attori
contestano in sostanza che le loro pretese siano perente: a loro giudizio,
contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, il termine di cui all'art. 292
vLEF sarebbe in realtà un termine di prescrizione e lo stesso in concreto
sarebbe stato sospeso; esso in casu sarebbe comunque prolungato a 10 anni,
essendosi verificato un illecito penale; in realtà il termine di 5 anni nemmeno
dovrebbe essere ossequiato, atteso che l'art. 288 vLEF non menzionava alcun
limite d'ordine temporale; in ogni caso la controparte non potrebbe avvalersi
di un eventuale termine quinquennale, ostandovi l'abuso di diritto; infine, il
termine in questione non essendo trascorso, alla fattispecie si dovrebbero
applicare le nuove disposizioni in vigore dal 1° gennaio 1997, con la conseguenza
che l'azione non sarebbe affatto perenta.

 

 

                                  F.   Delle
osservazioni con cui i convenuti __________ e __________ hanno postulato la
reiezione del gravame si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

 

considerando

 

 

in diritto

 

                                   1.   A
questo stadio della lite gli attori chiedono la revocazione di un unico atto
dispositivo compiuto in vita da __________ senior e meglio della donazione di
500 azioni della __________ ai figli __________ e __________.

                                         Al
proposito occorre puntualizzare che, contrariamente a quanto asserito dagli
attori, l'atto dispositivo in questione non è avvenuto né il 15 febbraio 1990,
data corrispondente ad un'annotazione sulla dichiarazione fiscale 1991/92 del
de cuius (cfr. doc. G) verosimilmente apposta dal relativo tassatore allorché
la pratica è stata aperta nel supporto informatico dell'Ufficio imposte di
successione e donazione (doc. AA, prodotto dagli stessi attori), né tanto meno
il 25 rispettivamente 29 maggio 1990 (doc. AA), momento in cui i donatari hanno
provveduto al pagamento allo Stato delle relative tasse di donazione. Le
risultanze di causa hanno al contrario permesso di stabilire che la donazione
va in realtà fatta risalire ad un'epoca precedente e più precisamente al 4
rispettivamente 7 gennaio 1989, in occasione ed a ricordo del cinquantesimo di
matrimonio del de cuius (doc. 10, 11 e teste __________), tant'è che nel
prosieguo del loro esposto d'appello (p. 6) gli attori hanno infine
esplicitamente ammesso tale circostanza. 

 

 

                                   2.   Mentre
in base al diritto previgente erano revocabili, senza riguardo al tempo in cui
avvennero, tutti gli atti che il debitore aveva compiuto con l'intenzione,
riconoscibile dall'altra parte, di recare pregiudizio a' suoi creditori o di
favorirne alcuni a danno di altri (art. 288 vLEF), fermo restando che l'azione
revocatoria si prescriveva col decorso di cinque anni dall'atto revocabile
(art. 292 vLEF), con la novella legislativa del 16 dicembre 1994, entrata in
vigore il 1° gennaio 1997, la revocabilità per l'agire doloso del debitore è
stata limitata -fatto salvo quanto previsto dall'art. 288a LEF- alle
disposizioni da questi effettuate nei 5 anni precedenti il pignoramento o la
dichiarazione di fallimento (art. 288 LEF), ritenuta tuttavia la perenzione
dell'azione se la stessa non era avviata entro due anni dalla notificazione
dell'attestato di carenza beni dopo il pignoramento rispettivamente entro due
anni dalla dichiarazione di fallimento (art. 292 LEF).

                                         L'art. 2
delle disposizioni finali della modificazione del 16 dicembre 1994 stabilisce
che le disposizioni di procedura previste dalla nuova legge e le relative
disposizioni d'esecuzione si applicano a partire dalla loro entrata in vigore
ai procedimenti in corso, in quanto con essi compatibili (cpv. 1); per la
durata dei termini il cui decorso è cominciato prima dell'entrata in vigore
della nuova legge, vale tuttavia il diritto anteriore (cpv. 2).

 

                                         Nel caso
concreto, appurato che l'atto di cui si chiede la revocazione è avvenuto nel
1989, cioè sotto l'imperio della previgente LEF, è senz'altro a ragione che il
giudice di prime cure ha fatto capo al diritto previgente (Staehelin/Bauer/
Staehelin, SchKG III, Basilea 1998, N. 5 ad art. 2 disp. fin. LEF; Schüpbach,
Droit et action révocatoires, Basilea 1997, N. 24 ad art. 292 LEF), e meglio
all'art. 292 vLEF, per stabilire l'eventuale perenzione o prescrizione delle
pretese attoree. Altrettanto a ragione, preso atto che l'atto dispositivo in
contestazione (del 4/7 gennaio 1989) risalisse a più di 5 anni prima
dell'apertura dell'eredità giacente (decretata il 2 gennaio 1996), il Pretore
ha poi concluso per la loro perenzione.

 

 

                                2.1   Gli
attori sostengono innanzitutto che il termine di 5 anni di cui all'art. 292
vLEF non sarebbe in concreto da ossequiare in quanto essi avevano fondato la
loro petizione sull'art. 288 vLEF, che permette di revocare tutti gli atti che
il debitore ha compiuto con l'intenzione, riconoscibile dall'altra parte, di
recare pregiudizio a' suoi creditori o di favorirne alcuni a danno di altri,
senza riguardo al tempo in cui avvennero.

                                         Il
rilievo è ampiamente infondato, la dottrina avendo al contrario sempre
riconosciuto che l'art. 292 vLEF pone un chiaro limite temporale per l'inoltro
delle cause revocatorie di cui all'art. 285 e segg. vLEF, compresa quindi quella
di cui all'art. 288 vLEF (Schüpbach, op. cit., N. 42 ad art. 288 LEF e
N. 4 e 6 ad art. 292 LEF; Peter, L'action révocatoire dans les groupes
de sociétés, Basilea 1990, p. 107).

 

 

                                2.2   Correttamente il Pretore ha in seguito rilevato come in base alla
giurisprudenza del Tribunale federale il termine di cui all'art. 292 vLEF fosse
da considerare di perenzione fino alla notificazione dell'attestato di carenza
beni rispettivamente alla dichiarazione di fallimento, e di natura prescrittiva
in seguito (DTF 41 III 320, 99 III 83 e segg.).

                                         Nonostante
il contrario assunto degli attori, non vi è motivo per distanziarsi da questa
chiara e consolidata giurisprudenza.

 

 

                                2.3   Gli
appellanti ritengono inoltre che il termine in questione, di prescrizione o di
perenzione che esso sia, sarebbe stato in concreto sospeso dalle esecuzioni che
essi avevano inoltrato nel luglio 1989 nei confronti di __________ senior.

                                         Ora, se è
vero che nella già citata sentenza DTF 99 III 83 il Tribunale federale
ha ammesso la possibilità che il termine di prescrizione di cui all'art. 292
vLEF potesse essere sospeso, è però altrettanto vero che nulla è stato detto
per quanto riguarda il termine di perenzione di cui alla medesima normativa.
Sia come sia, nel caso di specie le procedure esecutive promosse dagli attori
(doc. 13) non erano idonee ad interrompere il termine, essendo state avviate
contro __________ senior e finalizzate all'accertamento dei loro rispettivi
crediti, mentre nulla è stato tempestivamente intrapreso nei confronti di __________ e di __________ -il PE di cui al doc. F,
spiccato nei loro confronti dall'attore __________, è a sua volta ininfluente,
siccome risalente ad un periodo successivo e meglio al 6 marzo 1996- per
ottenere la revocazione delle disposizioni di cui essi avevano beneficiato da
parte del padre. 

 

                                2.4   Contrariamente a quanto ritenuto dagli attori, neppure è
ipotizzabile un prolungamento a 10 anni del termine in questione per il fatto
che il de cuius, e con lui i suoi figli, avrebbero eventualmente commesso
l'illecito penale di cui agli art. 163 e 164 CPS.

                                         Il
legislatore federale, diversamente che in altri casi (ad es. art. 60 cpv. 2 CO,
art. 83 cpv. 1 2. frase LCStr.) non ha infatti ritenuto che la commissione di
un illecito penale permettesse di prolungare il termine di cui all'art. 292
vLEF.

 

 

                                2.5   Nel
fatto che i convenuti si siano richiamati al termine in questione non si
ravvisano infine gli estremi di un abuso di diritto: la scadenza di quel
termine non è in effetti imputabile ad un loro eventuale atteggiamento
ostruzionistico.

 

 

                                2.6   Quand'anche,
per ipotesi -ma non si vede proprio in base a quali argomenti giuridici- si
volesse applicare alla fattispecie il nuovo diritto, l'esito del giudizio non
sarebbe comunque diverso. 

                                         In tale
evenienza, giusta l'art. 288a cifra 3 LEF non si potrebbe in effetti computare
il periodo intercorso tra la morte del de cuius (15 novembre 1995) e la data
dell'apertura del fallimento dell'eredità (2 gennaio 1996): ciononostante, il
termine di 5 anni di cui all'art. 288 LEF risulterebbe scaduto, non potendosi
in casu computare la durata della procedura esecutiva promossa a suo tempo
contro il de cuius (doc. 13), nella misura in cui essa non è stata ovviamente
all'origine del fallimento dell'eredità (art. 288a cifra 4 LEF; Schüpbach,
op. cit., N. 99 e seg. ad art. 288a LEF; Staehelin/Bauer/Staehelin, op.
cit., N. 11 ad art. 288a LEF; Jäger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz
über Schuldbetreibung und Konkurs, Vol. II, Zurigo 1997/99, N. 4 e segg., in
particolare N. 7 ad art. 288a LEF).

 

 

                                   3.   La
domanda condannatoria formulata dagli attori in via subordinata e alternativa
non ha miglior esito.

                                         Tale
richiesta, per la quale si cercherebbe invano nell'appello una qualsiasi
motivazione in fatto e in diritto, è già per questo motivo irricevibile (art.
309 cpv. 2 lett. f e cpv. 5 CPC). Essa è inoltre ampiamente infondata, gli
attori non avendo minimamente provato in causa né il valore delle azioni
donate, né l'eventuale diminuzione di valore delle stesse intervenuto nel
frattempo. Per il resto si fa riferimento alle pertinenti considerazioni
esposte nella querelata sentenza.

 

                                   4.   Visto
l'esito del gravame, non torna conto esprimersi sulle premesse oggettive e
soggettive dell'azione revocatoria, né esaminare l'eccezione di carente legittimazione
attiva degli attori __________ e __________.

 

 

                                   5.   Ne
discende la reiezione dell'appello, del tutto infondato.

                                         La tassa
di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

                                    I.   L’appello 13 settembre 1999 __________, __________ e __________ è
respinto. 

 

                                   II.   Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.  17'400.-

                                         b) spese                                                      fr.      
100.-

                                         Totale                                                           fr.
 17'500.-

 

                                         da
anticiparsi dagli appellanti in solido, restano a loro carico con l’obbligo di
rifondere pure solidalmente agli appellati fr. 30'000.- per ripetibili
d'appello.

 

                                  III.   Intimazione a:      -   __________

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario