# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 906fe0ab-3fce-5a99-8a42-cf35997ab653
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-01-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.01.2005 35.2004.94
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-94_2005-01-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.94

   

  mm/ss

  	
  Lugano

  25 gennaio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 novembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 agosto 2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 22
novembre 2001, RI 1 – dipendente della ditta __________ di __________ in
qualità di operaio e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso
l’CO 1 – è rimasto vittima di un trauma da schiacciamento al dito indice della
mano sinistra con ferita lacero-contusa.

 

                                         Il caso è
stato assunto dall’assicuratore LAINF, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

 

 

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l’assicuratore infortuni, con
decisione formale del 3 marzo 2004, ha negato la propria responsabilità a
decorrere dal 1° febbraio 2004, facendo difetto, da tale data, una relazione di
causalità naturale con il sinistro del novembre 2001.

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta personalmente dall’assicurato (cfr. doc. 43), l’CO
1, in data 2 agosto 2004, ha parzialmente modificato la sua prima decisione,
nel senso che ha indennizzato l’incapacità lavorativa consecutiva
all’intervento operatorio del 30 gennaio 2004 ed ha assunto, a titolo di spese
di delucidazione, il costo dell’esame ENG del 6 maggio 2004 (cfr. doc. 62).

 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 4 novembre 2004, RI 1 ha chiesto che l’assicuratore
convenuto venga condannato a riaprire il suo caso "… per permettere di
effettuare ulteriori accertamenti e trovare una terapia che porti ad un decorso
regolare, fino al completo recupero della funzionalità del dito e della
mano", argomentando:

 

" 
Dal giorno dell'infortunio (22.11.2001) non ci
sono stati miglioramenti. Ancora oggi il mio dito è scarno, dolente al tatto,
non si piega. A volte si gonfia provocando dolori continui.

 

Il dr. med. __________, dal quale sono in cura
per un disturbo depressivo grave, esclude che vi sia una correlazione tra le
due patologie. A detta dello stesso l'incidente al dito potrebbe essere una
concausa del peggioramento del mio stato psicofisico." 

                                         (I)

 

 

                               1.4.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di cui
si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. IV).

 

                               1.5.   In replica,
l’assicurato ha puntualizzato alcune delle affermazioni contenute nell’allegato
responsivo presentato dall’assicuratore LAINF ed ha versato agli atti una
certificazione, datata 1° dicembre 2004 dello psichiatra dott. __________ (VI +
allegato).

 

                               1.6.   In data 14
dicembre 2004, l’assicuratore si è riconfermato nelle proprie allegazioni e
conclusioni (cfr. VIII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal profilo
temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio le norme
di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che
esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF
127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 10 settembre 2003 nella
causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA del 20 gennaio 2003 nella causa V.
e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda di
regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: il 2 agosto 2004). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto del contendere è il diritto
alle prestazioni a contare da una data posteriore al 31 dicembre 2002, sono
applicabili le disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1°
gennaio 2003.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante
e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per
menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino
dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

 

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents
obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi
psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri oggettivi
(DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid. 4-6). Il
TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della dinamica,
nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi
gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.6.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.6.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.6.3.   Sono considerati
infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere classificati
nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.6.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss.

                                         consid.
4a). 

 

                               2.7.   In
data 22 novembre 2001, RI 1 ha riportato un trauma da
schiacciamento, con ferita lacero-contusa, al dito indice della mano sinistra.

                                         La ferita è stata suturata
il giorno stesso presso l’Ospedale di __________.

 

                                         In ragione della
persistenza della sintomatologia algica, il 30 novembre 2001, l’assicurato è
stato sottoposto ad una revisione della ferita da parte del dott. __________,
spec. in chirurgia della mano presso l’Ospedale regionale di __________. 

                                         Dal relativo rapporto
operatorio emerge che il sanitario non ha constatato nessun segno d’infezione,
né una neuropatia (cfr. doc. 3).

 

                                         In occasione della
consultazione del 28 gennaio 2002, il dott. __________, di fronte
all’impossibilità di piegare e flettere l’articolazione interfalangea distale e
prossimale del dito infortunato, ha rimarcato l’atteggiamento dimostrativo
dell’assicurato, sospettando una situazione di simulazione (cfr. doc. 11).

 

                                         In data 11 febbraio 2002
ha avuto luogo una visita fiduciaria di controllo da parte del dott. __________,
spec. FMH in medicina generale, il quale ha sottolineato l’assenza di
correlazione fra i disturbi denunciati dall’insorgente e la situazione
oggettivabile a livello del dito indice sinistro (cfr. doc. 13:
"L’accurato esame clinico odierno, non evidenzia nessuna tumefazione o
limitazione funzionale a carico dell’articolazione a carico del D2 della mano sinistra.
È stata esclusa anche una sottostante lesione neurologica in quanto la
sensibilità tattile e propriocettiva appare conservata e senza alcuna
iperestesia. In conclusione, alla visita odierna non evidenziamo alcun reliquato
riferibile all’evento del 22.11.2001. La tendenza del paziente a non usare
il D2 della mano sinistra non è supportata da nessuna limitazione funzionale obiettivabile"
– la sottolineatura è del redattore). 

                                         Tenuto conto appunto della
situazione oggettiva, RI 1 è stato dichiarato totalmente abile al lavoro a far
tempo dal 18 febbraio 2002.

 

                                         Dalla certificazione 14
giugno 2002 del dott. __________ risulta che l’assicurato è stato in grado di
riprendere l’attività lavorativa a tempo pieno dal 18 febbraio 2002, pur
persistendo alcuni disturbi (gonfiore e dolori) verso la fine della giornata
(doc. 18). 

                                         Lo stesso medico curante,
nel mese di settembre 2002, ha invitato il fiduciario dell’CO 1 a predisporre
una visita di controllo, precisando come anche l’ergoterapista, citiamo:

                                         "… non ha una
spiegazione dei disturbi lamentati (il paziente fatica a piegare attivamente ed
in maniera adeguata l’indice sinistro, dichiara di avere paura di ferirsi il
dito sul lavoro, dice che sarebbe stato meglio se si fosse amputato il dito
direttamente!!). Io ho potuto documentare fotograficamente un minimo gonfiore
dell’articolazione interfalangea prossimale dopo un giorno di lavoro …"
(doc. 20).

 

                                         In data 22 novembre 2002,
il ricorrente è stato visitato, su ordine dell’assicuratore LAINF, dal dott. __________.

                                         Il chirurgo della mano ha
ribadito di non essere in grado di giustificare la sintomatologia lamentata
dall’assicurato (doc. 24: "La causa dei disturbi e della mancata flessione
del D2 della mano sx, rimane oscura, da notare che durante la revisione del
30.11.2002 sia il nervo digito palmare N3 ma in particolar modo i due tendini
flessori superficiali e profondi del dito in questione erano integri. Non mi so
spiegare questo stato di cose"). 

                                         Egli ha quindi suggerito
una valutazione neurologica.

 

                                         Il consulto neurologico ha
avuto luogo il 28 maggio 2003 presso il dott. __________, Capo-Servizio di
neurologia presso l’Ospedale regionale di __________.

                                         Dal relativo rapporto
(doc. 32), datato 3 giugno 2003, si evince che __________ RI 1, oltre a
lamentare i noti disturbi all’estremità superiore sinistra, presenta, citiamo:
"un’enigmatica sintomatologia costituita principalmente da una sensazione
di fatica insorta in tempi recenti senza triggers tangibili e da una flessione timica
di tipo (ansioso)-depressivo. In questo contesto vengono ad inserirsi delle
cadute recidivanti (sistematicamente senza ferimento) che si producono spesso
al cospetto d’osservatori (il paziente cade mollemente su se stesso senza
offuscamento della coscienza e, dopo una certa latenza, può rialzarsi
spontaneamente".

                                         Il dott. __________ ha
inoltre riferito che questi disturbi - compresi quelli localizzati al dito
indice - non hanno trovato, citiamo: "spiegazioni evidenti sul piano
somatico (e anche neurologico) malgrado la realizzazione di diversi esami
complementari in occasione di un ricovero presso il Servizio di medicina
interna dell’__________ nel marzo scorso …". 

                                         Queste le considerazioni
finali espresse dal neurologo a proposito delle condizioni di salute dell’insorgente:

 

"  Come
ho indicato al signor RI 1 e alla moglie la sintomatologia "generale"
della quale soffre rimane d'eziologia indeterminata sebbene esista un fascio
d'argomenti consistenti in direzione di uno "stato di fatica"
agganciato a delle manifestazioni somatoformi (nell'ambito di uno stato
depressivo a sua volta collegato ad un disturbo della personalità?).

Si tratta ovviamente di una visione speculativa che richiederebbe
una conferma più solida dell'esclusione di determinate entità nosologiche
(somatiche) seppur improbabili (e rare). Mi riferisco in particolare
all'ipotesi di certe malattie metaboliche (o degenerative) o genetiche;
anamnesi familiare negativa.

 

Per questa ragione mi sono permesso di prendere contatto con il
Dr. __________, al quale invio una copia di questo rapporto e che ringrazio
molto per l'attenzione, per valutare se gli è possibile convocare il paziente
per un corto soggiorno presso il Servizio di Neurologia (ricordando che in
concomitanza con il ricovero di marzo '03 l'aveva già esaminato sul piano
clinico), ricovero che avrebbe lo scopo di valutare con più chiarezza (rispetto
ad indagini ambulatoriali) lo stato del paziente, includendo in quest'analisi
la nozione di questo discreto focolaio anteriore sinistro (che non trova a mio
modo di vedere una relazione diretta con la sintomatologia).

 

Per quel che riguarda il dito indice, prima di pianificare un
reintervento esplorativo (già discusso con il Dr. __________ il quale,
comprensibilmente, non ha ritenuto una patologia locale ben definita), tenterei
(se possibile sempre nell'ambito della stessa valutazione) d'indagare
ulteriormente questo dettaglio.

A questo proposito non ho potuto purtroppo effettuare direttamente
oggi un ENMG che però non credo possa finire molti elementi utili e chiarificanti
questo particolare disturbo (che potrebbe corrispondere più che altro ad
un'espressione somatoforme?)." 

                                         (doc. 32)

 

                                         La degenza presso il __________
è avvenuta durante il periodo 3-8 luglio 2003. 

                                         Per quanto qui di
interesse, i sanitari, per quanto concerne il dito indice della mano sinistra,
hanno concluso che i relativi disturbi hanno, citiamo: "probabilmente una componente
psicogena. Non vi è all’esame clinico un deficit di forza dei flessori, una
monografia particolare non mostra delle lesioni tendinee" (cfr. doc. 34 –
la sottolineatura è del redattore). 

                                         RI 1 ha nuovamente
consultato il dott. __________ il 20 gennaio 2004, il quale ha disposto un
intervento di revisione dei tendini flessori a scopo diagnostico (doc. 39:
"La causa dei disturbi del paziente in particolar modo della mancata
flessione del D2 della mano sx risulta non chiara, ho previsto ancora un ultimo
intervento di revisione dei tendini flessori al D2 della mano sx alla sua base ambulatorialmente
in blocco endovenoso per il venerdì 30.01.2004. Se i due tendini flessori
risulteranno intatti a questo punto non saprei più cosa fare per aiutare il
paziente. Caso tutto molto strano"). 

                                         L’operazione non ha
consentito di oggettivare alcunché di patologico (cfr. doc. 41). 

 

                                         Dalle tavole processuali
risulta inoltre che l’assicurato ha privatamente consultato, nell’ordine, il
dott. __________, spec. FMH in chirurgia della mano, ed il PD dott. __________,
Primario di chirurgia della mano presso la Clinica universitaria __________ di __________.

                                         Il dott. __________, che
ha visitato il ricorrente il 4 marzo 2004, ha concluso sussistere una, citiamo:
"sovrapposizione delle patologie al dito e delle patologie più centrali
con una isolazione involontaria dell’indice, una atrofia da non uso e un
disturbo della sensibilità da essere messo in considerazione con questo
fattore. Purtroppo una terapia sia conservativa che chirurgica non la posso
proporre poiché non la vedo" (doc. 46). 

                                         Da parte sua, il dott. __________
– il quale ha espresso il proprio apprezzamento senza avere a disposizione la
pregressa documentazione clinica e radiologica, circostanza che ha lui stesso
rimarcato - ha ritenuto verosimile che i disturbi denunciati da RI 1 derivino
da una lesione da schiacciamento dei nervi digitali, suggerendo, al riguardo,
l’esecuzione di un’elettroneurografia fino alla punta del dito oppure di un
"Ninhydrin" o "Wrinkle" Test (cfr. doc. 51). 

 

                                         In data 6 maggio 2004,
l’assicurato si è sottoposto ad un’ENG, effettuata dal dott. __________, spec.
FMH in neurologia, esame che ha fornito il seguente esito: "rallentamento
della conduzione distale sensitiva antidromica del n. mediano sinistro, a
partire dal palmo più che nel canale carpale. Latenza motoria leggermente
aumentata (non così raro in manovali). La latenza per il II dito rispetto al
III dito è pressoché sovrapponibile, migliore per il ramo proprio dell’indice
radiale che l’ulnare, differenza tuttavia non importante, potenziali d’ampiezza
e morfologia sovrapponibili per le 2 dita ed i differenti rami propri. Disturbi
legati piuttosto ad un’algodistrofia secondaria, una partecipazione dei rami
nervosi non è esclusa, possibili dolori di tipo causalgico residuali"
(doc. 55). 

 

                                         Il 14 giugno 2004 il
ricorrente è stato visitato dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, medico di circondario dell’assicuratore infortuni convenuto, il
quale ha dichiarato estinto il nesso di causalità naturale con il sinistro del
28 novembre 2001 a decorrere dal 1° febbraio 2004:

 

"  Dal
punto di vista assicurativo non vi sono spiegazioni per questa patologia
all'indice sinistro. Tutti gli esami effettuati, anche l'elettromiografia,
risultano praticamente essere normali. L'indice sinistro viene tenuto a riposo,
sviando l'attenzione dell'assicurato comunque vi è un certo movimento senza che
vengano lamentati dolori (vedi test del Pinch).

È anche strano che non vi sia più sensibilità ma che con qualsiasi
movimento vengano lamentati dolori.

A questo punto possiamo asserire che non vi è più un rapporto di
casualità fra l'incidente del 28.11.2001 e lo stato attuale.

Non si trattava nemmeno di un grave incidente che avrebbe potuto
causare un trauma psichico in seguito dal responsabile per la tale evoluzione.

Confermo l'estinzione della casualità dall'1.2.2004." 

                                         (doc. 60)

 

 

                               2.8.   Nel caso di
specie, la documentazione esposta in precedenza dimostra che gli specialisti
che hanno avuto modo di interessarsi al caso di RI 1 non sono riusciti a sufficientemente oggettivare un reperto
organico, in ogni caso, di natura traumatica,
suscettibile di correlare con i disturbi da lui soggettivamente lamentati. 

                                         Il PD
dott. __________ ha sì sostenuto che i disturbi derivano verosimilmente da una
lesione da schiacciamento dei nervi digitali, tuttavia egli ha pure ammesso che
la visita del ricorrente ha avuto luogo senza aver potuto consultare la
pregressa documentazione (cfr. doc. 51). 

                                         A questo
proposito, il TCA rileva che l’intervento operatorio del 30 novembre
2001 aveva consentito al dott. __________, anch’egli chirurgo
della mano, di escludere appunto la presenza di una lesione neurogena
(cfr. doc. 3: "Rappresentazione del nervo digitale palmo-radiale N3 da
prossimale verso distale, quest’ultimo non mostra segni di lesione,
anche se la ferita arriva proprio fino al livello della struttura nervosa"
– la sottolineatura è del redattore). 

                                         D’altro canto, neppure
l’ENG del 6 maggio 2004 (predisposto proprio su suggerimento del dott. __________)
ha evidenziato - stando a quanto indicato dal medico curante stesso (cfr. doc.
57, p. 2) - dei reperti patologici significativi (doc. 55).

 

                                         Questa
Corte si trova, pertanto, confrontata ad un caso in cui i disturbi avvertiti
dal ricorrente non hanno potuto trovare una sufficiente correlazione sul piano
oggettivo. 

                                         In casi
del genere (un'eccezione a questa regola è prevista in materia di traumi
d'accelerazione alla colonna cervicale ed in materia di traumi
cranio-cerebrali), la decisione non può che essere sfavorevole all’interessato,
nella misura in cui, non essendo stata individuata, dal profilo
medico-scientifico, l’origine dei disturbi, il giudice delle assicurazioni
sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l’esistenza di una relazione
di causalità naturale con l’evento traumatico assicurato (cfr., in questo
senso, la STCA del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90,
confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre
2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13
marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e
del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr., inoltre, U.
Meyer-Blaser, art. cit., p. 105s.: "Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche
Beweis für das Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen
Beschwerden und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt
des organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall,
trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen,
enfällt insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres").

 

 

                                         Va
inoltre segnalato che, in una sentenza del 18 settembre 2002 nella causa H., U
60/02, consid. 2.1., il TFA ha precisato che l’assicuratore infortuni non è
tenuto a dimostrare l’esistenza di una causa extra-infortunistica che spieghi i
disturbi ancora accusati dall’interessato. Decisivo è unicamente sapere se le
cause traumatiche abbiano perso il loro significato causale, ovvero se esse
siano estinte.

 

                                         In
conclusione, lo scrivente Tribunale ritiene dimostrato, perlomeno secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che l'insorgente,
al più tardi a far tempo dalla data di chiusura del caso da parte dell’CO 1
(febbraio 2004), non presentava più alcun postumo
organico oggettivabile dell'infortunio del 22
novembre 2001.

 

                                         Con la
propria impugnativa, RI 1 ha chiesto che l’assicuratore LAINF convenuto sia
tenuto ad esperire degli ulteriori accertamenti (cfr. I). 

 

                                         Da parte
sua, il TCA ritiene che l'assicuratore infortuni, rinunciando a predisporre
nuovi provvedimenti diagnostici, non ha violato l'art. 43 cpv. 1 LPGA (cfr. 47
cpv. 1 vLAINF).

                                         Ponendo
mente alla quantità ed alla qualità degli esami clinici e paraclinici ai quali
l'assicurato è già stato sottoposto in questi ultimi anni, ulteriori
accertamenti costituirebbero un vero e proprio "accanimento
diagnostico", per il quale l'assicuratore LAINF non può certo essere
chiamato a prestare. Esso deve sì accertare d'ufficio le circostanze
dell'infortunio, ma è pure tenuto al rispetto del principio di
un'amministrazione razionale (cfr. A. Maurer, op. cit., p. 247s.). 

                                         Del
resto, va rammentato che, con riferimento al principio inquisitorio ancorato
nella legge, all'assicuratore contro gli infortuni va riconosciuto un ampio
potere discrezionale nel decidere se e quali prove assumere per delucidare una
determinata fattispecie (A. Maurer, op. cit., p. 248). Quindi, trattandosi di
misure probatorie, l'intervento del giudice si giustifica soltanto qualora
l'autorità amministrativa abbia manifestamente superato il proprio
potere discrezionale (cfr. STFA del 3 luglio 1992 nella causa K., U 18/92,
consid. 5b).

 

                               2.9.   RI 1
presenta certamente dei problemi a livello psichico.

 

                                         Al
riguardo, fra gli atti di causa figurano diverse certificazioni del suo
psichiatra curante, dott. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia
nonché Primario presso la Clinica "__________" di __________.

 

                                         Nel
certificato del 28 giugno 2004, il dott. __________ ha indicato che
l’assicurato soffre di un disturbo depressivo ansioso grave e che la lesione al
dito indice della mano sinistra non si trova in relazione con la problematica
psichiatrica (cfr. allegato al doc. 59). 

                                         In data 3
novembre 2004, egli ha confermato la diagnosi di disturbo depressivo grave ed
ha affermato che il sinistro del novembre 2001 ha, citiamo: "rappresentato
con il suo decorso lento, difficile, incerto, l’evento scatenante di un grave
scompenso iniziato nell’inverno 2001-2002 e che ad intervalli regolari di
qualche mese, si è ripetuto fino ad oggi" (doc. A2).

                                         Infine,
il 1° dicembre 2004 - a fronte di quanto sostenuto dall’CO 1 in sede di
risposta di causa (cfr. IV, p. 5: "I dottori __________ e __________, psichiatri
del ricorrente, hanno sostenuto, nel loro certificato del 3 novembre 2004, che
l’incidente 22 novembre 2001 avrebbe costituito l’elemento scatenante di un
grave scompenso iniziato nell’inverno 2001-2002. Tale affermazione appare però
in contrasto con quanto sostenuto in precedenza dallo stesso psichiatra __________
che, in data 28 giugno 2004, ha certificato che la lesione al dito indice della
mano sinistra" … "non è in relazione con il citato disturbo
psichico" …) - ha precisato quanto segue:

 

" 
(…).

"elemento scatenante" non significa che
ci debba essere una relazione causale (relativa di causa-effetto) a partire da
un evento unico.

L’elemento scatenante è da considerare una
circostanza, esterna dalla vera causa, che mette in crisi un sistema, un meccanismo
già perturbato strutturalmente. 

Nello specifico, nel certificato del 28.06.2004
si dichiara che non vi è relazione fra la lesione del dito indice e il disturbo
psichico.

Nel certificato del 03.11.2004 si specifica
invece che il decorso lento, difficile, incerto della lesione in oggetto
è stato l’elemento scatenante lo scompenso psichico.

I due certificati non sono quindi in
contraddizione fra loro, ma semplicemente si completano." 

                                         (VI bis)

 

                                         Questo Tribunale ritiene
di potersi esimere dall’esaminare più da vicino se l’affezione psichiatrica di
cui soffre il ricorrente costituisce o meno una naturale conseguenza
dell’evento infortunistico del 22 novembre 2001, poiché - così come verrà meglio
dimostrato qui di seguito - fa comunque difetto l’adeguatezza del nesso di
causalità, questione di natura giuridica che va risolta alla luce dei criteri
sviluppati nella DTF 115 V 133ss..

 

                             2.10.   A proposito dell’adeguatezza
del legame causale va rilevato quanto segue.

 

                                         Occorre, avantutto,
procedere alla classificazione dell’infortunio occorso all’insorgente.

 

                                         La dinamica del sinistro
del novembre 2001 si evince dalle tavole processuali: RI 1 ha ricevuto una
stanga di ferro del peso dichiarato di circa 90/100 kg sul secondo dito della
mano sinistra e si è in tal modo procurato una ferita lacero-contusa, suturata ambulatorialmente
presso l’Ospedale di __________ (cfr. doc. 13 e doc. 51).

 

                                         Alla luce
della dinamica dell'evento e delle lesioni riportate - ricordato che si deve
fare astrazione da come l'assicurato ha risentito lo choc traumatico (cfr. RAMI
1999 U 335, p. 209 consid. 3b/bb) - l'evento occorso all’insorgente va
classificato fra gli infortuni di media gravità al limite della categoria degli
infortuni leggeri o insignificanti. 

 

                                         A mero
titolo di raffronto, si osserva che il TFA, in una sentenza del 13 giugno 1996
nella causa M., U 233/95, citata in RAMI 2002 U 449, p. 54s. consid. 4b, ha
classificato fra gli infortuni di grado medio, al limite della categoria degli
infortuni gravi, il caso di un fabbro la cui mano destra era rimasta
imprigionata in un macchinario, riportando in tal modo l'amputazione totale del
pollice, dell'indice, del medio e del mignolo, nonché la parziale amputazione
dell'anulare. 

                                         La Corte
federale ha qualificato allo stesso modo il caso di un manovale che,
nell'utilizzare una fresatrice, aveva subito delle amputazioni al mignolo,
all'anulare ed all'indice della mano sinistra (cfr. RAMI 1999 U 346, p. 428s.).

 

                                         D’altro
canto, il TFA ha classificato fra gli infortuni di media gravità all'interno
della categoria media, il caso riguardante un operaio la cui mano sinistra era
stata presa nella catena di una macchina, evento a seguito del quale egli aveva
presentato l'amputazione del mignolo, un anulare doloroso e perciò inutilizzabile,
nonché un'atrofia delle altre tre dita (cfr. STFA del 14 novembre 1996 nella
causa K., U 5/94, citata in RAMI 2002 U 449, p. 55 consid. 4b), quello di
un’assicurata che si è vista la mano destra imprigionata in un macchinario ed
ha riportato la parziale amputazione della falange distale del dito indice e
del dito medio (cfr. STFA del 12 gennaio 2004 nella causa T., U 134/03) oppure
ancora quello in cui l’interessata si è procurata una subamputazione della
falange distale del mignolo destro con una sminuzzatrice per cipolle (cfr. STFA
del 22 luglio 2004 nella causa S., U 126/03). 

 

                                         Tutte
queste fattispeci - considerata l'importanza delle lesioni riportate - vanno
ritenute più gravi rispetto a quella che ora occupa il TCA.

 

                                         Il
giudice é quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.6.3.. Per
ammettere l'adeguatezza sarebbe, pertanto, necessaria, alternativamente, o la
presenza particolarmente incisiva di un fattore (ad esempio, durata
particolarmente lunga dell'incapacità lavorativa per l'intervento di
complicazioni durante la cura) o l'intervento di più fattori.

 

                                         Occorre
preliminarmente ricordare che nell'apprezzamento dell'adeguatezza del nesso di
causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i postumi
di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341, p. 409 e RAMI 1993 U 166, p. 94
consid. 2c e riferimenti).

 

                                         Alla luce
delle indicazioni risultanti dalla giurisprudenza federale, il TCA ritiene che
dalla descrizione dell'evento in discussione non traspaiano né una particolare
spettacolarità dell’infortunio, né circostanze concomitanti particolarmente
drammatiche.

                                         D'altronde,
il TFA non ha ammesso la realizzazione di tale criterio, ad esempio, in una
pronunzia del 22 aprile 2002 nella causa M., U 82/00, riguardante un assicurato
la cui mano sinistra era rimasta imprigionata fra gli ingranaggi di un doppio
rullo, ingranaggi che stavano per stritolargli l'intero braccio, se con l'altra
mano egli non fosse riuscito ad arrestare per tempo la macchina.

 

                                         Per
quanto riguarda il criterio della gravità o della particolare natura delle
lesioni fisiche - tenuto segnatamente conto del fatto che esso sono idonee,
secondo l'esperienza, a determinare dei disturbi psichici - il TCA osserva che,
posteriormente alla già citata sentenza del 13 giugno 1996 nella causa M., la
Corte federale ha precisato la propria giurisprudenza in materia.

                                         In
particolare, in una sentenza del 22 novembre 2001 nella causa A., U 25/99,
parzialmente pubblicata in RAMI 2002 U 449, p. 53ss., la Prima Camera del TFA -
confrontata ad una prassi piuttosto eterogenea - ha stabilito quanto segue,
citiamo:

 

" 
(…)

Ainsi que cela ressort de ces arrêts, l'application
de ce critère dépend pour une bonne part aussi des circonstances du cas, si bien
que l'on ne saurait, de manière générale et définitive, en admettre ou au contraire
en exclure l'application dans le cas des accidents de la main. Il n'en demeure pas
moins que pour être retenu, ce critère postule d'abord l'existence de lésions physiques
graves ou, s'agissant de la nature particulière des lésions physiques, d'atteintes
à des organes auxquels l'homme attache normalement une importance subjective particulière
(cf. dans ce sens Murer/Kind/Binder: Kriterien zur Beurteilung des adäquaten Kausalzusammenhanges
bei erlebnisreaktives (psychogenen) Störungen nach Unfällen, in SZS 1993, p.
142). En outre, l'appel à l'expérience a pour but de distinguer la simple
relation de causalité naturelle entre ces lésions physiques et les suites psychiques
éventuelles de la relation de causalité adéquate, seules les conséquences qualifiées
pouvant être retenues à ce titre (sur le but visé par la causalité adéquate, cf.
ATF 123 V 102, consid. 3b)."
(STFA succitata, consid. 4b) 

 

                                         Nella
pronunzia del 22 aprile 2002 nella causa M., U 82/00, menzionata in precedenza
- concernente un assicurato che aveva messo la sua mano sinistra in un doppio
rullo, riportando un "degloving" del pollice sinistro, ferite lacero-contuse
alle dita II, IV e V, nonché uno strappo ed una lesione da distorsione di tutta
l'estremità superiore sinistra - il TFA, nel valutare la realizzazione del
summenzionato criterio, ha ritenuto di rilievo il fatto che l'infortunio aveva
interessato la mano adominante nonché il risultato delle terapie poste in atto:

 

" 
Es fragt sich weiter, ob das Kriterium der
besonderen Art der erlittenen Verletzung, namentlich ihre erfahrungsgemässe
Eignung, psychische Fehlentwicklungen auszulösen, gegeben ist. Dazu ist
einerseits festzuhalten, dass für manuell tätige Versicherte schwere
Handverletzungen erfahrungsgemäss oft besonders traumatisierend wirken (RKUV
1999 Nr. U 346 S. 428 mit Hinweis). Andererseits ist gemäss Urteil L. vom 22.
November 2001, U 25/99, auch bei Handwerkern für die Beurteilung der besonderen
Art der Verletzung auf die gesamten Umstände des Einzelfalles abzustellen. So
ist hier wesentlich, dass der Versicherte Rechtshänder ist und die Verletzung
an seiner linken adominanten Hand erlitten hat. Zudem ist das
Behandlungsresultat zu berücksichtigen. Dieses ist hier, wie ärztlicherseits
eingestanden wird, objektiv insofern ungünstig, als sich der Daumen hässlich,
plump, einem normalen Daumen unähnlich präsentiert. Nicht ausser Acht zu lassen
ist indes, dass der Daumen resensibilisiert werden konnte und auch die
Funktionsfähigkeit erhalten wurde. Es kann deshalb nicht nur auf das ästhetisch
unschöne Behandlungsresultat abgestellt werden. Zudem wären weitere operative
Eingriffe zur Verbesserung des Resultats angezeigt und auch ohne besondere
Risiken möglich gewesen, wie sie die rekonstruktive Chirurgie zur ästhetischen
Korrektur erlaubt; diese wurden jedoch seitens des Beschwerdeführers abgelehnt.
Die erlittenen Verletzungen sind vergleichbar mit denjenigen im unveröffentlichten
Urteil K. vom 17. Dezember 1996, U 185/96, in welchem die besondere Art und
Schwere der Verletzung ebenfalls verneint worden war. Unter Berücksichtigung
aller Umstände muss deshalb das Adäquanzkriterium der Schwere oder besonderen
Art der Verletzung verneint werden." 

                                         (STFA
succitata, consid. 3.2.2)

 

                                         Nella
concreta evenienza - considerato che l'evento del novembre 2001 ha interessato
la mano sinistra in un assicurato destrimane e che il risultato terapeutico, da
un punto di vista oggettivo, va giudicato positivamente - questa Corte non
ritiene soddisfatto il criterio della gravità o della particolare
caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità a
generare dei disturbi psichici. 

                                         D’altronde,
la natura stessa della lesione riportata non è tale che, secondo l'esperienza,
il criterio in questione possa essere considerato realizzato.

                                         Infatti,
l'Alta Corte ha deciso in questo senso nella già evocata sentenza del 14
novembre 1996 nella causa K., riguardante un assicurato che aveva riportato
l'amputazione del mignolo, un anulare doloroso e perciò inutilizzabile, nonché
un'atrofia delle altre tre dita, in quella del 17 dicembre 1996 nella causa K.,
U 185/96, concernente un operaio vittima di un'amputazione delle falangi distali
di due dita della mano destra e di tre dita della mano sinistra, così come in
quella del 7 maggio 2001 nella causa K., U 38/99, riguardante un assicurato che
si è visto parzialmente amputate quattro dita della mano dominante. 

 

                                         Per il
resto, nessuno dei rimanenti criteri di rilievo appare adempiuto. 

                                         Al
riguardo, basti osservare che, già nel periodo immediatamente successivo
all’intervento di revisione del 17 dicembre 2001, il dott. __________ aveva
constatato, a livello del dito infortunato, che il quadro clinico oggettivabile
non giustificava affatto la sintomatologia denunciata dall’assicurato, tanto da
sospettare persino la presenza di una simulazione da parte di quest’ultimo
(cfr. doc. 5 e 11). 

                                         L’impossibilità
di oggettivare i disturbi soggettivamente lamentati dal ricorrente hanno
portato, d’altra parte, il medico di circondario dott. __________, in occasione
della visita di controllo dell’11 febbraio 2002, a dichiarare RI 1 non più
bisognoso di cure mediche (terminato il ciclo di ergoterapia all’epoca in
corso) e totalmente abile al lavoro a far tempo dal 18 febbraio 2002 (cfr. doc.
13). 

                                         Se la
chiusura definitiva del caso ha avuto luogo ben oltre quest’ultima data, è
soltanto poiché l’CO 1 ha predisposto ulteriori provvedimenti diagnostici (o ne
ha comunque assunto i relativi costi), destinati a chiarire l’origine della
problematica interessante il dito indice della mano sinistra (consulto presso
il dott. __________ del 22 novembre 2002 [doc. 22 e 24], consulto presso il
dott. __________ del 28 maggio 2003 [doc. 31 e 32], intervento di revisione dei
tendini del 30 gennaio 2004 [doc. 41] e, infine, ENG del 6 maggio 2004 [doc. 53
e 55]). 

                                         In
realtà, così come già rimarcato al considerando 2.8., tutte queste misure non
hanno consentito di mettere in luce un danno strutturale, men che meno di
natura traumatica, suscettibile di correlare con i disturbi lamentati
dall’insorgente. 

 

                                         Se ne
deduce che l’infortunio del 22 novembre 2001 non ha avuto, secondo il corso
ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per
l’instaurazione dei disturbi psichici di cui RI 1 attualmente soffre:
l’adeguatezza del nesso di causalità non può, quindi, venire ammessa. 

 

                                         In esito
ai considerandi che precedono, il fatto che l’assicuratore LAINF convenuto
abbia dichiarato estinta la propria responsabilità, non presta il fianco ad
alcuna censura. 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti