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**Case Identifier:** 7dbf4eb7-351e-5815-944e-74bd16561f9f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-04-05
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 05.04.2016 S 2015 122
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2015-122_2016-04-05.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 15 122

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici Moser, Meisser
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 5 aprile 2016

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,

ricorrente

contro 

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Cassa di 

compensazione AVS, 

convenuto

concernente prestazioni complementari (restituzione)

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1. A._____ faceva domanda di prestazioni complementari (PC) in data 4 

ottobre 2010. In detta richiesta la petente dichiarava un debito ipotecario 

di fr. 394'100.-- per il quale sosteneva di corrispondere interessi passivi 

per un ammontare annuo di fr. 10'143.45, sulla base del calcolo degli 

interessi dell'anno precedente. Dal 1. agosto 2010 A._____ era posta al 

beneficio di una PC mensile di fr. 1'393.--, in seguito costantemente 

indicizzata a norma di legge. 

2. Il 30 luglio 2014 veniva avviata una revisione periodica della PC. In base 

ai nuovi dati richiesti all'assicurata, risultava un debito sugli interessi 

ipotecari decisamente più contenuto di quanto ritenuto in precedenza. 

Con decisione 25 novembre 2014, l'Istituto delle assicurazioni sociali del 

Cantone dei Grigioni, Cassa di compensazione (qui di seguito 

semplicemente cassa di compensazione), calcolava allora il nuovo diritto 

alla PC dal 1. dicembre 2014, che si riduceva ad un importo mensile di 

fr. 600.--, escluso il premio per l'assicurazione malattie. Il 19 dicembre 

2014 veniva notificato all'interessata l'ammontare della PC dal 1. gennaio 

2015. Le interposte opposizioni contro la decisione del 25 novembre 2014 

e contro la comunicazione del 19 dicembre 2014 erano evase con 

decisione su opposizione del 18 marzo 2015. La decisione confermava la 

riduzione del diritto a prestazioni per il futuro dal dicembre 2014 e 

precisava che la procedura riguardante le PC percepite fino al 30 

novembre 2014 sarebbe stata in fase di accertamento. Per contro il 

provvedimento del 19 dicembre 2014 sarebbe stata una semplice 

comunicazione di routine riguardo all'ammontare della rendita per il 2015. 

La decisione su opposizione 18 marzo 2015 cresceva incontestata in 

giudicato. 

3. Poiché gli interessi ipotecari dovuti sul debito sarebbero stati già dal 2010 

decisamente inferiori a quanto documentato dalla petente e riferito 

all'anno 2009, il 2 aprile 2015 la cassa di compensazione calcolava 

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l'ammontare della prestazione percepita in troppo dalla data d'erogazione 

della PC nell'agosto 2010 fino al novembre 2014 e chiedeva la 

restituzione di fr. 23'495.--. Il 21 aprile 2015, A._____ si opponeva alla 

restituzione invocando la buona fede e la precarietà della sua situazione 

economica. Il 28 aprile successivo la cassa di compensazione invitava la 

beneficiaria di PC a voler precisare se fosse sua intenzione contestare il 

contenuto materiale della decisione 2 aprile 2015 o presentare una 

domanda di condono. Il 4 maggio successivo, A._____ confermava di 

aver interposto opposizione cautelativa in attesa di un incontro 

chiarificatore tra le parti, avvenuto poi il 2 giugno 2015. Il 31 agosto 2015, 

l'opposizione veniva respinta. In sostanza la cassa di compensazione 

confermava il calcolo dell'importo da restituire, il cui ammontare non 

sarebbe del resto oggetto di contestazione, e rendeva attenta l'opponente 

alla possibilità di chiedere un condono al crescere in giudicato della 

richiesta di restituzione.

4. Nel tempestivo ricorso interposto al Tribunale amministrativo dei Grigioni 

in data 29 settembre 2015 (data del timbro postale), A._____ si opponeva 

essenzialmente alla decisione di restituzione e chiedeva una verifica delle 

condizioni poste per un condono. A detta dell'istante, avendo essa 

sempre corrisposto alla banca un importo fisso mensile di fr. 800.--, non si 

sarebbe neppure accorta del cambiamento dei tassi ipotecari. In ogni 

caso, prestando l'attenzione necessaria la cassa di compensazione 

avrebbe dovuto accorgersi dell'errore già in precedenza. Sarebbe poi 

scorretto chiedere alla beneficiaria della PC la corresponsione di importi 

retroattivi versati a torto quando per le cure dentarie che l'istante avrebbe 

anticipato le verrebbe opposto di non averle fatte valere prima della loro 

effettiva esecuzione. 

5. Il 27 ottobre 2015, la cassa di compensazione postulava la reiezione del 

ricorso per i motivi già esposti nel provvedimento impugnato. 

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Considerando in diritto:

1. Il presente ricorso è stato sottoscritto dalla beneficiaria della PC e da suo 

figlio, il quale nell'ambito del procedimento davanti all'istanza precedente 

ha in data 20 maggio 2015 presentata una regolare procura che lo 

abilitava a rappresentare la madre. Davanti al Tribunale amministrativo 

l'istante non si è formalmente dichiarata rappresentata anche se il figlio, 

cofirmatario, l'avrebbe aiutata nella "redazione e comprensione del caso". 

La presente sentenza verrà pertanto intimata, a scanso di equivoci, ad 

ambedue i firmatari del ricorso. 

2. a) E' bene previamente chiarire la portata della presente controversia, 

giacché è chiaro che tra le parti non sussista ancora unanimità a questo 

riguardo. Il provvedimento impugnato riguarda la richiesta di restituzione 

di prestazioni indebitamente percepite per un ammontare di fr. 23'495.--, 

come confermato nella decisione su opposizione del 31 agosto 2015. Nel 

ricorso viene per contro espressamente riconosciuta l'accettazione della 

riduzione dell'ammontare della PC per il futuro, anche se la ricorrente 

pretende di impugnare espressamente anche la decisione del 18 marzo 

2015 mediante il presente ricorso. La riduzione della PC dal dicembre 

2014 in avanti era stato oggetto della decisione su opposizione del 18 

marzo 2015. Al trascorrere degli ordinari termini di ricorso di 30 giorni 

questa decisione su opposizione era pertanto passata in giudicato e la 

ricorrente non può più rimetterla in discussione nell'ambito del ricorso 

presentato il 29 settembre 2015 e quindi ad oltre sei mesi dall'intimazione 

della decisione. Per quanto rivolto contro il provvedimento 18 marzo 

2015, il ricorso è tardivo e non è pertanto dato entrare nel merito dello 

stesso.

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b) Giusta l'art. 4 dell'ordinanza sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali (OPGA; RS 830.11), se la beneficiaria era in buona 

fede e si trova in gravi difficoltà, l'assicuratore rinuncia completamente o 

in parte alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse (cpv. 

1). Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento 

in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (cpv. 2). Il condono è 

concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei 

necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento 

in cui la decisione è passata in giudicato (cpv. 4). Sul condono è 

pronunciata una decisione (cpv. 5).

c) Come giustamente addotto dalla convenuta in ricorso, una richiesta di 

condono è estranea al presente procedimento, essendo previamente 

indispensabile statuire sulla liceità della richiesta di restituzione come tale. 

Necessariamente, infatti, una richiesta di condono presuppone la validità 

della richiesta di restituzione e un eventuale esonero dal pagamento non 

può pertanto essere fatto valere prima della crescita in giudicato della 

conferma dell'obbligo di restituzione. Invocando la buona fede e le gravi 

difficoltà finanziarie che la restituzione comporterebbe, la ricorrente 

invoca propriamente le disposizioni sul condono. Prima di poter chiedere 

il condono occorre invece ancora decidere sulla questione di sapere se 

l'istante sia o meno tenuta al rimborso delle prestazioni eccedenti il suo 

diritto e percepite dal 1. agosto 2010 al 30 novembre 2014. Nel caso in 

cui il Tribunale amministrativo dovesse confermare tale obbligo di 

rimborso, l'istante potrà allora presentare, dopo la cresciuta in giudicato 

della sentenza, la relativa domanda di condono e far valere la sua buona 

fede e il grave rigore che il provvedimento le causerebbe. Qualora il 

condono dovesse esserle negato, essa avrà nuovamente la possibilità di 

presentare opposizione e poi ricorso contro la relativa decisione, 

analogamente a quanto ha potuto fare nell'ambito del presente 

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procedimento. Allo stadio attuale, sulla richiesta di condono non è 

pertanto dato entrare nel merito del ricorso. 

d) Anche la questione riguardante le spese medico-dentistiche esula 

manifestamente del presente contesto e non può essere oggetto d'esame 

nell'ambito di un ricorso rivolto contro la decisione su opposizione del 31 

agosto 2015. 

3. a) Giusta l'art. 25 cpv. 1 prima frase della legge sulla parte generale del 

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), le prestazioni 

indebitamente riscosse devono essere restituite. Il Tribunale federale 

nella sentenza 9C_744/2012 del 15 gennaio 2013 ha ricordato che 

l'obbligo di restituzione è di regola subordinato all'adempimento dei 

presupposti per la riconsiderazione (erroneità manifesta della decisione e 

importanza notevole della rettifica; art. 53 cpv. 2 LPGA) o per la revisione 

processuale della decisione (presenza di nuovi fatti o di nuovi mezzi di 

prova già preesistenti, art. 53 cpv. 1 LPGA) all'origine delle prestazioni in 

causa (DTF 130 V 318 cons. 5.2 e 129 V 110 cons. 1). La rettifica di una 

decisione precedente per via di riconsiderazione comporta pertanto 

l'obbligo di restituzione della prestazione assicurativa percepita a torto. In 

principio, il riconoscimento di una prestazione indebita costituisce un 

errore manifesto (DTF 126 V 401 e 125 V 389 cons. 3). Di regola, 

l'adattamento delle prestazioni assicurative sociali avviene con effetto 

retroattivo (ex tunc), con la conseguenza che l'obbligo di restituzione deve 

rispettare i limiti previsti dall'art. 25 cpv. 2 LPGA (sentenza del Tribunale 

federale 9C_678/2011 del 4 gennaio 2012 cons. 5.1.1). 

b) A norma di detto disposto, il diritto di esigere la restituzione si estingue 

dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto d'assicurazione ha 

avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il 

versamento della prestazione. Nell'evenienza sia la prescrizione relativa 

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che quella assoluta risultano ossequiate in virtù della richiesta di 

restituzione prolata il 2 aprile 2015, ovvero 9 mesi dopo l'apertura della 

procedura di revisione e 4 anni e 5 mesi dopo il versamento della prima 

illecita prestazione. 

c) Nel caso concreto la convenuta ha proceduto ad una correzione del 

computo degli interessi ipotecari ritenendo che il calcolo operato fin 

dall'inizio dell'erogazione della prestazione fosse errato. In effetti, dal 

2010 al 2014 erano stati considerati degli interessi ipotecari annui pari a 

fr. 10'144.--, mentre in realtà gli effettivi interessi ipotecari ammontavano 

dal 1. agosto al 31 dicembre 2010 a fr. 1'804.40 (somma desumibile dall' 

"Estratto conto al 31.12.2010" del 1. gennaio 2011), per il 2011 a fr. 

4'206.25.-- (attestato d'interessi e capitale del 16 gennaio 2012), per il 

2012 a fr. 3'827.50 (attestato d'interessi e capitale del 15 gennaio 2013), 

per il 2013 a fr. 3'633.25.-- (attestato d'interessi e capitale del 15 gennaio 

2014) e dal 1. gennaio al 30 novembre 2014 a fr. 3'620.15 (somma 

desumibile dall' "Estratto conto al 31.12.2014" del 1. gennaio 2015). Da 

questi dati - che l'istante quanto al loro ammontare non contesta - risulta 

evidente che la prestazione corrisposta dall'agosto 2010 era nettamente 

superiore al diritto della richiedente e quindi dovuta ad un errore 

manifesto. 

d) La ricorrente non contesta che gli interessi dovuti ammontino a tali cifre, 

ma ritiene che avendo sempre versato alla banca l'ammontare mensile di 

fr. 800.-- non si sarebbe neppure accorta delle variazioni del tasso e che 

comunque anche la convenuta avrebbe dovuto accorgersi dell'errore. 

Quanto alla prima di queste censure, essa ha tratto alla pretesa buona 

fede dell'assicurata di cui la stessa può avvalersi nell'ambito della 

domanda di condono, ma non per contestare la richiesta di restituzione. In 

altri termini, anche se l'assicurata avesse effettivamente agito in buona 

fede, nulla toglie al fatto che abbia ottenuto prestazioni che non le 

spettavano e per le quali va richiesta la restituzione. In ogni caso, anche 

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se l'assicurata avesse sempre corrisposte alla banca delle prestazioni 

mensili di fr. 800.--, le variazioni del tasso d'interesse dovevano esserle 

note in quanto 12 mensilità a fr. 800.-- (fr. 9'600.--) non danno in ogni 

caso un tasso d'interesse annuo di fr. 10'144.-- come ritenuto della cassa 

di compensazione in seguito alle dichiarazioni fatte nell'ottobre 2010. In 

effetti nel 2009, allorquando il tasso di interesse era più elevato, 

l'assicurata versava alla banca prestazioni mensili pari a fr. 1'280.--. Solo 

a partire dal 2010 la ricorrente corrispondeva per gli interessi passivi un 

importo mensile forfettario e volontariamente definito a fr. 800.--. Già da 

questo si potrebbe dedurre che la riduzione del tasso a partire dal 2010 le 

sarebbe stata in ogni caso nota. Inoltre, l'ammontare definitivo degli 

interessi dovuti era comunque stato debitamente notificato alla 

proprietaria dell'immobile dalla propria banca ad ogni inizio d'anno (vedi 

comunicazioni del 17 gennaio 2011 per gli interessi del 2010, 16 gennaio 

2012 per gli interessi del 2011, 15 gennaio 2013 per gli interessi del 2012, 

15 gennaio 2014 per gli interessi del 2013 e 15 gennaio 2015 per gli 

interessi del 2014). 

e) All'epoca della richiesta di PC nell'ottobre 2010, gli interessi ipotecari 

venivano dalla ricorrente indicati a fr. 10'143.45. A questo riguardo la 

cassa di compensazione chiedeva alla petente, in data 23 novembre 

2010, il certificato sul debito ipotecario al 1. gennaio 2010 con gli interessi 

ipotecari per il 2009. Giusta le due certificazioni bancarie prodotte e 

datate 17 settembre 2009 e 15 gennaio 2010, gli interessi per l'ipoteca 

sulla casa abitata dall'istante (fr. 394'100.--) erano dal 1. gennaio al 7 

settembre 2009 di fr. 9'095.-- e dall'8 settembre al 31 dicembre 2009 di 

fr. 1'048.45. Sulla base di tali dati, la cassa di compensazione riteneva 

determinante per il calcolo degli interessi ipotecari annui l'importo 

arrotondato di fr. 10'144.--. In realtà invece, sia già per l'anno 2010 come 

per gli anni successivi, l'interesse ipotecario diminuiva di oltre la metà. 

Tali diminuzioni erano del resto state debitamente e regolarmente 

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notificate all'assicurata dalla propria banca al più tardi il 17 gennaio 2011 

per gli interessi del 2010, 16 gennaio 2012 per gli interessi del 2011, 15 

gennaio 2013 per gli interessi del 2012, 15 gennaio 2014 per gli interessi 

del 2013 e 15 gennaio 2015 per gli interessi del 2014. Se la variazione di 

tali tassi di interesse fosse stata debitamente notifica dalla ricorrente alla 

cassa di compensazione (vedi art. 24 dell'ordinanza sulle prestazioni 

complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità 

[OPC-AVS/AI; RS 831.301]), la prestazione sarebbe stata puntualmente 

modificata di anno in anno in virtù di quanto previsto all'art. 25 cpv. 1 lett. 

c OPC-AVS/AI. In base a tali elementi è evidente che senza il concorso 

dell'istante la cassa di compensazione non avrebbe avuto alcuna 

possibilità di conoscere i cambiamenti del tasso di interesse ipotecario o 

di supporre che lo stesso si fosse col passare del tempo modificato, per 

cui alla stessa non può essere accollata alcuna negligenza. I tassi di 

interesse sulle ipoteche possono essere fissi o variabili, a seconda del 

tipo di contratto scelto. L'ipoteca a tasso fisso permette di stabilire 

anticipatamente il tasso di sconto e di mantenere quindi la stessa rata di 

pagamento per una determinata durata del finanziamento, che solitamene 

si protrae per anni. Quando invece il tasso è variabile, le rate variano a 

seconda del tasso di sconto di volta in volta applicabile. Per la cassa di 

compensazione non vi erano di conseguenza dei motivi oggettivi per 

chiedere ogni anno a quanto ammontasse il rispettivo interesse, tanto più 

che all'assicurata e anche ad una terza persona che si occupa della sue 

faccende spetta per legge l'obbligo di comunicare senza ritardo all'organo 

cantonale competente per le prestazioni complementari ogni mutamento 

delle condizioni personali ed ogni variazione importante della situazione 

materiale del beneficiario delle prestazioni giusta quanto sancito all'art. 24 

OPC-AVS/AI. Pertanto è escluso che la cassa di compensazione avesse 

motivo di dubitare della correttezza dell'ammontare dichiarato e che 

avrebbe di conseguenza dovuto richiedere successivamente la 

certificazione degli interessi ipotecari effettivamente dovuti dopo il calcolo 

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della prestazione operata nel 2010 sulla base dei dati del 2009. Solo la 

ricorrente riceveva gli estratti annuali degli interessi bancari dovuti ed era 

quindi a conoscenza dell'effettivo tasso da corrispondere per il relativo 

anno. Dal canto suo la cassa di compensazione non avrebbe neppure 

avuta la possibilità di assumere direttamente presso la banca un tale 

genere di informazioni. Pretendere poi che fosse l'autorità a dover 

ricercare l'effettivo tasso di interesse annuale della beneficiaria della PC, 

equivarrebbe a pretendere ogni annuo un nuovo computo della 

prestazione, mentre tale controllo avviene solitamente nell'ambito della 

revisione ordinaria della PC ogni quattro anni. Ne discende che le 

prestazioni indebitamente percepite dall'assicurata non possono essere 

ascritte ad una colpa o ad una negligenza della cassa di compensazione.  

4. a) Accanto ai tassi di interesse, l'assicurata avrebbe corrisposti alla banca 

dei pagamenti periodici più ingenti del dovuto a titolo di ammortamenti 

onde garantirsi, a suo dire, le necessarie disponibilità in caso di interventi 

di ristrutturazione all'abitazione. Come giustamente addotto dalla cassa di 

compensazione, per la manutenzione di fabbricati solo le spese 

legalmente riconosciute possono essere computate come tali nel calcolo 

della PC. Giusta l'art. 10 cpv. 3 lett. b della legge sulle prestazioni 

complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità 

(LPC; RS 831.30), quali spese riconosciute valgono le spese di 

manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari fino a concorrenza del 

ricavo lordo dell'immobile. Giusta la delega di cui all'art. 9 cpv. 5 lett. b 

LPC, il Consiglio federale disciplina la valutazione dei redditi computabili, 

delle spese riconosciute nonché della sostanza. Facendo uso di tale 

facoltà all'art. 16 cpv. 1 OPC-AVS/AI il Consiglio federale ha stabilito che 

le spese di manutenzione di fabbricati sono dedotte in base al tasso 

forfettario dell'imposta cantonale diretta fissato dal cantone di domicilio. Ai 

sensi dell'art. 16 delle disposizioni esecutive della legislazione sulle 

imposte (DELIG; CS 720.015), la deduzione forfettaria per le spese di 

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amministrazione ammonta al 10 % del reddito locativo lordo, 

rispettivamente del valore locativo proprio, se l'edificio risale al massimo a 

dieci anni prima oppure al 20 % del reddito locativo lordo, rispettivamente 

del valore locativo proprio, se l'edificio ha più di dieci anni. 

b) Nel caso concreto il valore locativo dell'immobile per il calcolo della PC a 

partire dal 1. dicembre 2014 era ad esempio di fr. 11'640.-- e il 20 % per i 

costi di manutenzione dell'edificio corrispondevano allora a fr. 2'328.--. 

Per le spese accessorie vale invece il forfait di cui all'art. 16a cpv. 1 e 3 

OPC-AVS/AI di fr. 1'680.--. Ne consegue che anche i costi di 

manutenzione e quelli per le spese accessorie così come calcolati 

periodicamente dalla cassa di compensazione non danno adito a critiche 

e non possono essere fatti dipendere da accantonamenti bancari, 

interventi progettati o semplicemente previsti della proprietaria.

5. In conclusione, nella misura in cui l'istante impugna il provvedimento 18 

marzo 2015 e sulla richiesta di condono non è dato entrare nel merito del 

ricorso, mentre la richiesta di restituzione delle prestazioni percepite a 

torto merita piena conferma e il ricorso deve su tale punto essere 

respinto. Giusta l'art. 61 LPGA la procedura è gratuita (lett. a) e la cassa 

di compensazione non ha diritto al rimborso delle ripetibili (lett. f e 

contrario). 

Il Tribunale decide:
 

1. Il ricorso è respinto nella misura in cui è dato entrare nel merito dello 

stesso. 

 

2. La procedura è gratuita. 

 

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3. Non vengono assegnate ripetibili. 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]