# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed261a95-df6a-5fdb-9042-110ad6f1f2bd
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-10-17
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 17.10.2017 S 2017 36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2017-36_2017-10-17.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 17 36

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici Moser, Meisser
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 17 ottobre 2017

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,

rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Andrea Toschini,

ricorrente

contro 

SUVA, Divisione assicurazione militare,

convenuta

concernente prestazioni assicurative LAM

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1. In base all'annuncio di malattia del 29 agosto 2012, all'attenzione 

dell'assicurazione militare (AM), durante la scuola reclute che si svolgeva 

dal 7 luglio al 2 novembre 2012, A._____, iniziava ad avere disturbi al 

ginocchio dal 18 agosto 2012. Al termine della scuola reclute i dolori 

persistevano per cui l'assicurato si recava dal proprio medico curante, il 

quale a dicembre 2012 lo indirizzava da uno specialista. Il 6 marzo 2013 

A._____ veniva convocato dall'AM per visita medica, in esito alla quale 

l'AM prendeva a carico i costi delle gonalgie al ginocchio destro fino al 21 

marzo 2013, ritenendo l'assicurato da tale data abile completamente al 

lavoro. In seguito da parte dell'AM venivano corrisposte anche le 

prestazioni per ulteriori cicli di fisioterapia. Dal 31 luglio 2013 il medico di 

circondario AM considerava raggiunto lo stato di salute che sarebbe 

intervento anche senza l'affezione assicurata e il 16 agosto 2013, 

l'assicurato veniva informato della chiusura del caso.

2. A._____ continuava però ad accusare disturbi al ginocchio destro, per cui 

seguivano ulteriori esami specialistici. Dopo aver visionato questi nuovi 

reperti medici, con scritto del 13 agosto 2014, l'AM declinava la propria 

responsabilità per la patologia ancora lamentata dal paziente, non 

giudicandola ascrivibile agli influssi della scuola reclute del 2012. Il 28 

aprile 2015 A._____ subiva un intervento per pulizia e revisione 

dell'articolazione tibio-fibulare destra dopo che al ginocchio era stata in 

data 4 marzo 2015 diagnosticata un'artrosi post-traumatica. 

3. Con decisione 28 gennaio 2016, l'AM rifiutava la propria responsabilità 

per l'affezione al ginocchio destro diagnosticata il 4 marzo 2015. Tale 

diniego veniva poi confermato anche in sede di opposizione 18 gennaio 

2017, avendo l'istante già lamentato disturbi prima dell'entrata in servizio, 

mostrando il ginocchio un corpo metallico estraneo e non essendo la 

sintomatologia nella sua complessità riconducibile ai fatti avvenuti durante 

il servizio militare. 

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4. Nel ricorso interposto al Tribunale amministrativo in data 17 febbraio 

2017, A._____ chiedeva la presa a carico da parte dell'AM del danno al 

ginocchio destro ed in particolare delle conseguenze dell'artrosi post-

traumatica prossimale alla tibio-fibulare ed in via eventuale che da parte 

del Tribunale venisse ordinata una perizia medica specialistica volta a 

chiarire la causalità tra i disturbi ancora lamentati dall'assicurato nel 2015 

e l'infortunio avvenuto durante la scuola reclute. In base alla copiosa 

documentazione medica agli atti, l'istante ritiene comprovata una 

responsabilità dell'AM per i disturbi di cui sarebbe ancora stato portatore 

anche dopo il luglio 2013. In ogni caso in base ai pareri medici all'incarto 

non sarebbe possibile concludere nel senso operato della convenuta, per 

cui sulla questione sarebbe eventualmente tenuto a determinarsi un 

esperto neutrale. La pretesa che i disturbi sarebbero già insorti prima di 

prestare servizio militare sarebbe inveritiera e frutto di un malinteso con il 

medico curante. Irrilevante per la questione litigiosa sarebbe invece 

l'artefatto metallico situato nel ginocchio destro, ma posizionato altrove 

rispetto alla patologia lamentata. 

5. Nella risposta del 13 marzo 2017, la SUVA, divisone assicurazione 

militare (qui di seguito per semplicità AM), postulava la reiezione del 

ricorso, richiamandosi in larga misura alle motivazioni addotte in sede di 

decisione su opposizione, quanto allo stato preesistente, alla patologia 

sofferta, al miglioramento intervenuto alla chiusura del caso da parte 

dell'AM, all'assenza di un evento infortunistico ed alla mancata comprova 

clinica di disturbi ancora riconducibili al sovraccarico del ginocchio patito 

in sede di scuola reclute. 

6. Replicando e duplicando le parti si riconfermavano essenzialmente nelle 

loro precedenti allegazioni e proposte, che per quanto utile ai fini del 

giudizio verranno riprese nelle considerazioni che fanno seguito. 

Formalmente, il ricorrente pretendeva la chiamata in causa della X._____, 

assicuratore presso il quale il datore di lavoro sarebbe assicurato per la 

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perdita di guadagno, mentre per l'AM tale chiamata in causa sarebbe 

esclusa operando la X._____ sotto l'egida della legge sul contratto 

d'assicurazione e non in base alla normativa sull'AM o malattie.

Considerando in diritto:

1. La controversia verte sulla legittimità del rifiuto opposto da parte dell'AM 

all'istante di assumere le prestazioni derivanti dall'artrosi post-traumatica 

prossimale fibio-tibulare destra. 

2. a) Formalmente in sede di replica, l'istante chiede che venga convocata 

nell'ambito del presente procedimento anche la X._____, assicuratore 

presso il quale il datore di lavoro dell'assicurato potrebbe vantare il diritto 

a prestazioni per perdita di guadagno. Giusta l'art. 49 cpv. 4 della legge 

sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 

830.1), se prende una decisione che concerne l’obbligo di un altro 

assicuratore di fornire prestazioni, l’assicuratore deve comunicare anche 

a lui la decisione. Quest’ultimo dispone dei medesimi rimedi giuridici 

dell’assicurato. Come l'istante neppure contesta, la X._____ opera sulla 

base della legge sul contratto di assicurazione (LCA, RS 221,229.1) e non 

giusta la normativa retta dalla LPGA. L'art. 44 cpv. 4 LPGA è una regola 

di coordinamento e la notifica della decisione sottostà per gli assicuratori 

alla reciproca impugnabilità (vedi anche art. 34 LPGA) dei provvedimenti 

presi (vedi sul tema UELI KIESER, ATSG-Kommentar, Zurigo-Basilea-

Ginevra 2015, art. 49 nota 63). Non essendo in concreto la X._____ 

un'assicurazione sociale giusta la LPGA (vedi la decisione del Tribunale 

federale 4A_723/2012 del 3 aprile 2013 cons. 3.1) e non avendo essa 

finora versato alcuna prestazione a titolo di indennità giornaliera, essa 

non è autorizzata ad agire in via decisionale e quindi non può esserci 

reciprocità ai sensi dell'art. 44 cpv. 4 LPGA tra detta assicurazione e 

quella militare. 

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b) L'assicuratore malattie che ha finora corrisposte le legali prestazioni per la 

cura medico-sanitaria, anche relativamente all'intervento operatorio del 28 

aprile 2015, è la B._____. Tale assicuratore non ha mai contestato il 

proprio obbligo di fornire prestazioni e neppure pretesa l'assunzione dei 

costi della cura da parte dell'AM. Anche senza che vi siano contestazioni, 

all'assicurazione obbligatoria per le cure medico-sanitarie viene però 

trasmessa copia della presente vertenza a titolo informativo.

3. a) Giusta la legge federale sull'assicurazione militare (LAM; RS 833.1), l’AM 

copre qualsiasi affezione che si manifesta ed è annunciata o viene 

altrimenti accertata durante il servizio (art. 5 cpv. 1 LAM). L'AM non è 

responsabile qualora fornisca la prova: che l'affezione è certamente 

anteriore al servizio o che non ha potuto certamente essere stata 

provocata durante il servizio stesso (art. 5 cpv. 2 lett. a LAM) e che detta 

affezione non è certamente stata né aggravata né accelerata nel suo 

decorso durante il servizio (art. 5 cpv. 2 lett. b LAM). L’AM, se fornisce la 

prova prevista al capoverso 2 lettera a ma non quella menzionata al 

capoverso 2 lettera b, risponde dell’aggravamento dell’affezione. La prova 

prevista al capoverso 2 lettera b vale anche per il calcolo dell’affezione 

assicurata (art. 5 cpv. 3 LAM). Nelle situazioni di fatto contemplate 

dall’art. 5 LAM, la responsabilità dell’AM si fonda sul cosiddetto principio 

della contemporaneità (DTF 111 V 372 cons. 1a). La predetta 

disposizione legale trae infatti - dalla contemporaneità della 

manifestazione (e dell’annuncio o dell’accertamento) di un’affezione con il 

servizio militare - la conclusione della responsabilità dell’assicurazione. 

Senza tener conto di una relazione causale, la responsabilità è, quindi, 

data soltanto in virtù di un mero criterio temporale (JÜRG MÄSCHI, 

Kommentar zum Bundesgesetz über di Militärversicherung (MVG), Berna 

2000, ad art. 5, nota 13). Nelle eventualità previste dall’art. 5 LAM, il 

nesso di causalità adeguata fra l’affezione e le influenze subite durante il 

servizio militare è, secondo la giurisprudenza, presunto (DTF 123 V 138, 

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111 V 373; GUSTAVO SCARTAZZINI, Les rapports de causalité dans le droit 

suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pag. 284). La 

presunzione dell’esistenza del succitato rapporto di causalità adeguata 

può tuttavia venir rovesciata fornendo la prova certa dell’assenza di un 

tale nesso (CHRISTOFEL STEGER-BRUHIN, Die Haftungsgrundsätze der 

Militärversicherung, Zurigo 1996, pag. 71). Secondo il Tribunale federale, 

la nozione di certezza non va compresa in un senso teorico e scientifico, 

bensì nella sua accezione empirica. La prova della certezza si considera 

pertanto raggiunta se è stabilito che, secondo l’esperienza medica, 

l’influenza di fattori legati al servizio militare è praticamente esclusa (DTF 

123 V 138 cons. 3a, 111 V 146 cons. 4, 105 V 230 cons. 4a; SCARTAZZINI, 

op. cit., pag. 286). Ne deriva che, nella suindicata ipotesi di cui all'art. 5 

cpv. 2 lett. b LAM, la responsabilità dell'AM perdura soltanto fintanto che 

l'aggravamento dell'affezione preesistente non è certamente eliminato, 

presupposto che è adempiuto qualora l'assicurato raggiunga lo "status 

quo ante" (ossia lo stato di salute paragonabile a quello esistente 

immediatamente prima dell'evento assicurato) oppure lo "status quo sine" 

(ossia lo stato di salute che, prima o poi, secondo l'evoluzione ordinaria, 

sarebbe sopraggiunto anche senza l'evento assicurato stesso; cfr. DTF 

123 V 138 cons. 3, 111 V 146 cons. 4, 105 V 230 cons. 4a e sentenze ivi 

citate).

b) L’art. 6 LAM statuisce che se l'affezione è accertata solo dopo il servizio 

da un medico, un dentista o un chiropratico e annunciata in seguito 

all'AM, oppure se sono invocati postumi tardivi o una ricaduta, l'AM 

risponde soltanto se, con probabilità preponderante, l'affezione è stata 

causata o aggravata durante il servizio oppure soltanto se è stabilito con 

probabilità preponderante che si tratti di postumi tardivi o della ricaduta di 

una affezione assicurata. Al riguardo va fatto presente che, 

conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, si parla di 

ricaduta quando una malattia, apparentemente guarita, riappare in modo 

tale da richiedere cure mediche e da provocare, eventualmente, 

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un’incapacità lavorativa. Si tratta di postumo tardivo allorquando 

un’affezione, dopo un lungo periodo, porta ad un quadro clinico o ad 

un’affezione completamente diversa. Affinché un'affezione annunciata 

come ricaduta o come postumi tardivi di un danno assicurato sia assunta 

dall’AM dev'essere accertato con probabilità preponderante che i disturbi 

si trovino in relazione causale con l'evento assicurato (DTF 123 V 138 

cons. 3a 111 V 374 cons. 2b; MÄSCHI op. cit., ad art. 6, N. 17 pag. 96). 

Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa 

ammettere che, senza l'evento assicurato, il danno alla salute non si 

sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. 

Non occorre, invece, che l'evento in causa sia stato la sola o immediata 

causa del danno alla salute; è sufficiente che il fatto, se del caso 

unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno 

all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento 

appaia come una condizione sine qua non del danno. Ne discende che 

ove l'esistenza di un nesso di causalità tra evento assicurato e danno sia 

possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni 

dev'essere negato (DTF 117 V 360 cons. 4a e sentenze ivi citate).

c) Per l'istante la responsabilità dell'AM sarebbe data in virtù di quanto 

stabilito all'art. 5 LAM, mentre per l'AM i disturbi fatti valere dall'assicurato 

al termine della cura medica e dopo la ripresa della piena abilità lavorativa 

dal 31 luglio 2013 sarebbero dei postumi tardivi per cui l'assunzione del 

costi per l'affezione diagnosticata il 4 marzo 2015 cadrebbe sotto la 

normativa di cui all'art. 6 LAM. In effetti, per l'affezione diagnosticata 

durante il servizio, ma preesistente (vedi quanto esposto al considerando 

5 che segue), l'AM ha assunto le spese necessarie fino al 31 luglio 2013 

sulla base di quanto accertato dal medico di circondario dell'AM. Detto 

medico, passando alla chiusura del caso, confermava in data 29 luglio 

2013 che per la "gonalgia destra di origine non chiara" assunta dall'AM a 

seguito dell'aggravamento durante la scuola reclute 2012 può essere 

considerato raggiunto lo "status quo sine" dal termine dell'ultimo ciclo di 

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fisioterapia", che il medico presumeva concludersi il 31 luglio 2013. 

L'assicurato veniva informato della chiusura del caso con lettera del 16 

agosto 2013. Tecnicamente quindi il caso veniva assunto giusta l'art. 5 

LAM, trattandosi di una patologia preesistente e temporaneamente 

aggravata durante il servizio. Le dichiarazioni fatte dal dott. med. C._____ 

in calce alla relazione del 6 marzo 2013 vanno intese propriamente nel 

senso che, pur essendo l'affezione preesistente al servizio militare e pur 

essendo l'inabilità lavorativa insorta al termine della scuola reclute, non 

era possibile un esonero della responsabilità dell'AM giusta quanto 

previsto all'art. 5 cpv. 2 LAM per l'aggravamento in corso. Tale parentesi 

clinica veniva chiusa dopo il recupero della piena abilità e al termine della 

fisioterapia, allorquando era considerato ripristinato lo stato che sarebbe 

comunque intervento anche senza l'aggravamento. In seguito i costi del 

trattamento andavano a carico dell'assicurazione malattie, senza che tale 

assicuratore dubitasse del proprio obbligo di versare prestazioni. In 

seguito, la questione della responsabilità riacquistava attualità dopo che il 

4 marzo 2015 veniva diagnosticata un'artrosi post-traumatica che il dott. 

med. D._____ metteva in relazione con un (preteso) infortunio durante il 

servizio militare. A questo punto, il curante dott. med. E._____ 

annunciava il caso all'AM. 

d) La patologia notificata all'AM nel 2015 veniva conseguentemente da detto 

assicuratore trattata alla stregua di una ricaduta o una conseguenza 

tardiva. L'istante contesta tale conclusione e pretende l'applicazione 

dell'art. 5 cpv. 1 LAM adducendo il persistere dei disturbi al ginocchio 

destro anche dopo il 31 luglio 2013, come attesterebbero le indagini 

mediche riprese già a partire dall'ottobre dello stesso anno. Questa tesi va 

disattesa. Per l'aggravamento dei dolori subentrato durante la scuola 

reclute, l'istante è stato dichiarato completamente inabile al lavoro. Dopo il 

ripristino della completa abilità lavorativa dal 21 marzo 2013 e la chiusura 

della cura medica per il 31 luglio 2013, è pertanto indubbio che la 

situazione del ginocchio fosse alquanto migliorata e che il caso fosse 

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stato di conseguenza chiuso mediante provvedimento formale il 16 

agosto 2013. Partendo dal presupposto che i dolori al ginocchio si fossero 

manifestati già due mesi prima dell'inizio della scuola reclute, il fatto che 

l'assicurato continuasse ad avere dei dolori che comunque gli avevano 

permesso un pieno recupero dell'abilità lucrativa e senza la necessità di 

cure di rilievo almeno fino al 2015 non contrasta con il ripristino dello 

status quo sine. Ne consegue che la questione della responsabilità 

dell'AM va giustamente esaminata giusta i dettami di cui all'art. 6 LAM. 

4. a) Le parti non concordano già su quanto sia effettivamente avvenuto 

durante il servizio militare e abbia scatenato la patologia al ginocchio 

destro. In principio, che durante il servizio militare l'assicurato sia stato 

vittima di un infortunio o che i dolori vadano imputati a malattia, non ha 

giuridicamente rilevanza, coprendo l'AM qualsiasi danno alla salute 

intervento durante il servizio giusta quanto sancito all'art. 5 cpv. 2 LAM. 

La questione è invece comunque nell'evenienza rilevante poiché sia i 

medici che l'istante, partendo dal presupposto che vi sia stato infortunio 

nel senso di caduta, distorsione o salto seguito da fitte al ginocchio, 

concludono automaticamente alla responsabilità dell'AM già dal momento 

che la diagnosi concerne "un'artrosi post-traumatica". Dall'annuncio del 28 

agosto 2012, risulta che l'istante soffriva di progredenti dolori al ginocchio 

destro dal 18 di agosto precedente con limitazione dei movimenti, dolori 

alla prova del cassetto e alla flessione e in prossimità della rima 

articolare. Nella successiva dichiarazione del 19 dicembre 2012, 

l'assicurato alla domanda "in quale occasione ha subito l'infortunio" 

rispondeva che aveva iniziato ad avere dolori alla gamba destra dopo 

aver fatto il parco di combattimento. Alla specifica domanda come si 

erano svolti i fatti o a chi fosse da imputare l'infortunio, l'assicurato non 

dava alcuna risposta. In seguito sia il dott. med. F._____ che il curante 

dott. med. E._____ definivano i disturbi di "origine non chiara". Il 27 

dicembre 2012 il dott. med. F._____ riprendeva i fatti narratigli dall'istante 

in questo modo: l'assicurato "ha cominciato ad accusare dolori al 

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ginocchio destro al mese di agosto durante il servizio militare. I dolori 

sono comparsi in seguito a degli esercizi militari sul percorso di 

combattimento senza che tuttavia A._____ si ricordi di un trauma subito al 

ginocchio." Fino al dicembre 2012 tutti concordavano pertanto nel ritenere 

che i dolori fossero insorti (non si sa esattamente quando) dopo un 

percorso di guerra, ma senza che vi fosse stato alcun trauma. Fermo 

restando che giusta l'art. 4 dalla legge federale sulla parte generale del 

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1) è considerato 

infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato 

al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la 

salute fisica, mentale o psichica, fino al dicembre 2012 la fattispecie in 

esame non era ascrivibile ad un infortunio. 

b) Il 17 gennaio 2013, l'esposizione dei fatti cambia e solo tre settimane 

dopo l'ultima visita del 27 dicembre 2012 il dott. med. F._____ certificava 

che il suo paziente avesse subito un trauma al ginocchio. Nella versione 

dell'accaduto fornita l'8 febbraio 2013, l'assicurato affermava di non aver 

accusato problemi particolari al ginocchio destro durante le marce di 5 e 

10 km, ma che "probabilmente l'evento al ginocchio destro è successo 

verso il 10 agosto 2012 facendo il percorso di guerra (ostacoli, muri, fosse 

ecc.). Nello svolgimento dell'esercizio sono saltato da un muro dall'altezza 

di circa 2 metri in una fossa. Sul momento a caldo non ho sentito niente di 

particolare al ginocchio. Tuttavia la sera a riposo ho accusato l'insorgenza 

dei dolori al ginocchio destro nella parte posteriore esterna". In seguito, il 

dott. med. G._____, della Ars Ortopedica, poneva la diagnosi di dolori 

residui esterni al ginocchio destro con sospetta lesione cicatriziale 

gastrocnemio laterale e peronei dx, dopo distorsione, partendo dal 

presupposto che il paziente avesse subito un trauma distorsivo a seguito 

di una caduta da circa 2 metri di altezza e che i dolori sarebbero "apparsi 

gradualmente nelle due settimane dopo il trauma" (vedi relazione del 2 

ottobre 2013). Dalla relazione del 27 marzo 2014 della Clinica Balgrist si 

evince che i medici partivano dal presupposto che durante la scuola 

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reclute l'istante avesse riportata a seguito di un salto da un'altezza di circa 

due metri la distorsione del ginocchio destro. Tutti i medici che visitavano 

in seguito il paziente e che si esprimevano sull'eventuale questione della 

causalità si attenevano alla successiva ricostruzione dei fatti. In 

particolare il dott. med. D._____ partiva dal presupposto che i dolori 

fossero sorti per la prima volta durante un'esercitazione militare 

nell'ambito della quale l'assicurato avrebbe fatto un salto con il sacco da 

un'altezza di due metri e sottoposto il ginocchio ad una probabile 

flessione forzata dell'articolazione con fitte dolorose laterali (rapporto del 4 

marzo 2015).

c) Ai fini della propria valutazione, il giudice si fonda sull'esposizione dei fatti 

che, tra tutte quelle entranti in linea di conto, ritiene la più verosimile (DTF 

121 V 47 cons. 2a, 6b e riferimenti). L'esperienza comune insegna a tal 

proposito che le dichiarazioni spontanee rese durante la "prima ora" si 

dimostrano maggiormente oggettive e attendibili rispetto alle esposizioni 

che dovessero esser fatte in fase successiva, le quali, consapevolmente 

oppure inconsapevolmente, possono essere dettate da considerazioni di 

natura assicurativa (RAMI 2004 no. U 524 pag. 548). La giurisprudenza si 

è così spesso richiamata a questo tipo di constatazione e a più riprese ha 

avuto modo di affermare che, in presenza di versioni contraddittorie, deve 

essere accordata la preferenza alle affermazioni fatte subito dopo 

l'evento, quando ancora l'interessato ne ignorava le conseguenze 

giuridiche (DTF 121 V 47 cons. 2a con riferimenti e sentenza del 

Tribunale federale 8C_134/2016 15 giugno 2016 cons. 2.3), secondo 

appunto il principio della priorità della dichiarazione della prima ora.

d) Conformemente alla giurisprudenza, colui che chiede il riconoscimento di 

prestazioni deve rendere plausibile la sussistenza dei singoli elementi 

costitutivi dell'infortunio. Dal canto suo l'assicuratore stabilisce d'ufficio i 

fatti di causa; a tal fine può richiedere la collaborazione delle parti. Se la 

procedura non consente di accertare, secondo il grado della 

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verosimiglianza preponderante - un giudizio di mera possibilità non 

essendo per contro sufficiente (DTF 126 V 360 cons. 5b con riferimenti) - 

l'esistenza di tutti gli elementi costitutivi d' infortunio, quest'ultimo deve 

considerarsi non dimostrato (DTF 116 V 140 cons. 4b, 114 V 305 cons. 

5b). Si giustifica pertanto parlare di onere della prova solo nella misura in 

cui, in assenza di prove, la decisione risulta sfavorevole a quella parte - 

ovvero l'assicurato - che intendeva dedurre un suo diritto da una 

circostanza di fatto che è rimasta non provata. 

e) Nell'evenienza è dalla documentazione agli atti appurato che l'istante non 

è stato vittima di alcuna caduta e/o distorsione al ginocchio destro durante 

il servizio militare. L'ipotesi formulata dal ricorrente e stando alla quale i 

disturbi al ginocchio destro sarebbero da ricondurre al salto da un muro 

durante le esercitazioni militari è una semplice supposizione formulata a 

posteriori (5 mesi dopo) per giustificare l'accaduto, ma contrasta 

palesemente con quanto esposto dallo stesso assicurato fino alla fine di 

dicembre 2012. Dalla documentazione agli atti, il percorso di guerra è 

avvenuto il 10 agosto 2012 mentre giusta l'annuncio fatto all'AM il dolori 

sarebbero insorti dal 18 di agosto 2012, anche se in seguito le versioni 

riguardanti l'insorgenza dei disturbi sono innumerevoli e diverse. Dalle 

considerazioni che precedono non è allora dato concludere al verificarsi di 

un infortunio durante il servizio militare e neppure a qualcosa di molto 

simile ad un infortunio durante il percorso di guerra, essendo i dolori 

intervenuti sicuramente non sul momento e in ogni caso dopo 

l'esercitazione. Ne consegue che non è nell'evenienza dato parlare di un 

danno alla salute a seguito d'infortunio durante il servizio militare nel 

senso che pretende l'istante. Si tratta pertanto di un danno che può 

essere ricondotto ad un sovraccarico dell'articolazione, ma non ad una 

caduta e/o distorsione o comunque ad un avvenimento tipicamente 

infortunistico durante il servizio militare. 

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5. a) Pure controversa è la preesistenza dei disturbi al ginocchio. Per l'istante i 

dolori sarebbero insorti durante la scuola reclute, mentre per l'AM già due 

mesi prima dell'inizio del servizio militare l'assicurato avrebbe accusato 

disturbi al ginocchio. L'assicuratore convenuto trae le proprie conclusioni 

da quanto affermato dal curante dott. med. E._____ il 29 novembre 2012 

all'attenzione del dott. med. F._____. In detto scritto il medico curante 

evocava la prima consultazione del 21 settembre 2012 in occasione di un 

congedo durante la scuola reclute. Allora l'assicurato gli aveva riferito che 

da circa otto settimane i medici dell'AM "stavano indagando dei dolori alla 

loggia muscolare latero-tibiale destra senza trovare una causa. I dolori 

sarebbero iniziati circa due mesi prima della scuola reclute" e "come il 

dolore sia effettivamente iniziato il paziente non lo ricorda bene". Su 

richiesta dell'AM, in data 28 febbraio 2013 il dott. med. E._____ 

confermava che quanto riportato sulla lettera all'attenzione del dott. med. 

F._____ corrispondesse a quanto riferitogli dal paziente, annotato in 

cartella sul decorso manoscritto il 21 settembre 2012. L'istante pretende 

che l'affermazione sia semplicemente il frutto di un malinteso. La tesi non 

può essere condivisa. In primo luogo l'istante si è recato dal proprio 

curante durante un congedo nel settembre 2012 per informarlo dei dolori 

al ginocchio, malgrado fosse all'epoca seguito dall'AM. Se il danno 

preesistente fosse effettivamente stato frutto di un malinteso tra le parti 

poi, non si spiega perché il paziente non avesse detto al medico che i 

dolori erano insorti durante il servizio militare anziché affermare di 

neppure ricordare come i dolori fossero iniziati. 

b) Il ricorrente pretende di poter concludere all'inesistenza di una patologia 

preesistente essendo stato dichiarato abile al servizio ed avendo eseguite 

le marce di 5 e 10 km. La pretesa non merita protezione. La visita medica 

per l'ammissione alla scuola reclute è avvenuta l'11 novembre 2009 e il 

13 ottobre 2010, quindi ben prima dei due mesi precedenti l'entrata in 

servizio. Per il resto, l'assicurato è una persona sportiva che pratica lo sci 

e ha giocato a calcio e ha esercitata la box tailandese. Le due marce in 

- 14 -

parola, anche se fatte sotto il peso dell'equipaggiamento militare, non 

sono come tali proprie a comprovare l'inesistenza di precedenti dolori al 

ginocchio per una persona giovane e allenata. Relativamente a questi 

due percorsi l'istante adduceva poi, in modo magari un poco 

approssimativo l'8 febbraio successivo di "non aver accusato problemi 

particolari al ginocchio destro." L'entità dei disturbi ha del resto anche in 

seguito permesso al ricorrente di portare a termine la scuola reclute con 

alcune dispense. In questo senso, per questo Giudice, dagli atti all'incarto 

è lecito concludere che la patologia sofferta dall'istante fosse preesistente 

al servizio militare, anche se durante il servizio ha certamente subito un 

temporaneo aggravamento. 

6. a) Ai sensi dell'art. 6 LAM, la responsabilità dell'AM è data se è stabilito con 

probabilità preponderante che si tratti di postumi tardivi o della ricaduta di 

un'affezione assicurata. Tale questione è di carattere prettamente medico. 

Per l'istante, sarebbero innumerevoli le attestazioni mediche che 

confermerebbero la responsabilità dell'AM. In effetti, almeno uno dei 

pareri agli atti depone a favore della tesi dell'istante, mentre altri 

esprimono il sospetto che possa trattarsi di una patologia di carattere 

infortunistico. Come verrà comunque meglio esposto dettagliatamente, la 

documentazione clinica è attendibile solo in parte, giacché molti degli 

apprezzamenti medici espressi partono da uno stato di fatto non fedele 

alla realtà e quindi il giudizio che gli esperti traggono sulla controversa 

questione è viziato sin dall'inizio. In altri termini, che il quadro clinico si 

concili con una caduta e con una distorsione del ginocchio, senza che 

venga neppure preso in considerazione uno stato preesistente 

caratterizzato con grande probabilità da un infortunio, non giova alla 

causa dell'istante, non essendo con il determinante criterio della 

probabilità preponderante propriamente intervenuto un simile fatto 

durante la scuola reclute. Per contro, la presenza di corpi metallici 

nell'articolazione è per i medici spiegabile solo con un precedente 

infortunio. Senza quindi pretendere che i dolori siano una conseguenza 

- 15 -

degli artefatti metallici presenti nell'articolazione, tali frammenti 

testimoniano di fatto la sopravvenienza di un infortunio. Che l'assicurato 

non si ricordi esattamente quando ciò possa essere successo non è 

decisivo, fermo restando che tale ingerenza esterna si è certamente 

verificata, nessuno lo contesta, al di fuori del servizio militare. In questo 

senso, il fatto di aver evocato tali corpi estranei a livello dell'articolazione 

del ginocchio, va inteso come una comprova di un precedente infortunio 

al ginocchio. In riferimento al caso in oggetto, è allora bene stabilire quali 

siano state le conseguenze diagnostiche del sovraffaticamento subito 

dall'assicurato durante il servizio militare.

b) Quanto alla valenza probatoria di un rapporto medico, determinante, 

secondo la giurisprudenza, è che i punti litigiosi importanti siano stati 

oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami 

completi, che consideri parimenti le censure espresse, che sia stato 

approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la 

descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito 

siano ben motivate. Decisivo quindi per stabilire se un rapporto medico 

abbia valore di prova non è tanto la sua origine o la sua denominazione, 

ad esempio, quale perizia o rapporto (DTF 125 V 351 cons. 3a, 122 V 157 

cons. 1c). La giurisprudenza ha comunque reputato conciliarsi con il 

principio del libero apprezzamento delle prove lo sviluppo di alcune 

direttive in relazione a ben determinate forme di attestazioni mediche 

(DTF 125 V 351 cons. 3b e 118 V 286 cons. 1b). Così alle perizie 

specialistiche esterne assunte durante la procedura amministrativa e 

improntate su di una approfondita indagine e analisi della situazione 

clinica, stese dopo aver preso visione di tutta la documentazione medica 

e che giungono a risultati concludenti, va riconosciuto pieno valore 

probatorio se non vi sono indizi concreti che depongano avverso 

l'attendibilità della valutazione operata (DTF 137 V 210 cons. 1.3.4). A 

proposito delle attestazioni del medico curante, la Corte federale ha già 

ripetutamente stabilito che il giudice può ritenere, secondo la generale 

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esperienza della vita, che, nel dubbio, alla luce del rapporto di fiducia 

esistente con la paziente, egli tenda ad esprimersi a favore del suo cliente 

(DTF 135 V 465 cons. 4.5, 125 V 351 cons. 3b/cc, 124 I 170 cons. 4 e 

VSI 2001 pag. 109 cons. 3b/cc [I 128/98]). Nella sentenza 8C_216/2009 

del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha 

precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria 

sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze 

dell'amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, 

nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni 

contenute in tali rapporti. Se infine vi sono dei rapporti medici 

contraddittori, il giudice non può evadere la vertenza senza valutare 

l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto 

piuttosto che su un altro (sentenza del Tribunale federale delle 

assicurazioni I 673/00 dell'8 ottobre 2002 cons. 3.3).

c) L'esame di risonanza magnetica (RM) del 30 agosto 2012, rivelava la 

presenza di un corpo metallico estraneo a livello della patella mediale 

riconducibile ad un eventuale trauma, un edema osseo da sovraccarico 

del condilo femorale laterale, della testa della tibia e della fibula, diagnosi 

differenziali (DD) di origine traumatica, dopo sovraccarico nonché la 

rottura del legamento crociato anteriore, DD rottura parziale. Le due 

radiografie (RX) eseguite il 6 settembre 2012 invece, a parte i corpi 

metallici, non evidenziavano alcunché di patologico. Già in data 29 

novembre 2012 il dott. med. E._____ riteneva che "il commento riguardo 

la RM del ginocchio e le RX del ginocchio non mi è chiaro" motivo per cui 

inviava l'assicurato dallo specialista dott. med. F._____. 

d) Nel proprio rapporto del 27 dicembre 2012 dott. med. F._____, specialista 

in chirurgia ortopedica e traumatologia, rilevava che le visite presso il 

medico di truppa non avevano evidenziate lesioni di rilievo e che la RM 

del ginocchio e della colonna si erano rivelate nella norma. La RM del 30 

agosto 2012 rivelava l'integrità dei menischi, della cartilagine, presenza di 

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un edema a livello del piatto tibiale laterale così come a livello della testa 

della fibula. Mentre il crociato anteriore non risultava ben visibile sulla 

risonanza. Il 7 gennaio 2013 veniva eseguita una seconda RM in base 

alla quale tutti gli altri reperti erano normali eccetto un circoscritto e 

sfumato edema midollare osseo in prossimità dell'articolazione tibio-

peroneale prossimale, al momento aspecifico. In detto reperto si 

evidenziava come le strutture articolari presentassero una normale 

morfologia, con regolare rivestimenti cartilagineo e come la corticale 

ossea risultasse integra. Partendo dal presupposto che l'istante avesse 

subito un trauma al ginocchio, per il dott. med. F._____ tale RM rivelava 

ancora un edema osseo a livello del piatto tibiale dove era forse presente 

una microfrattura (relazione del 17 gennaio 2013) per cui poneva 

successivamente la diagnosi di "sospetta frattura del piatto tibiale del 

ginocchio destro (relazione del 18 febbraio 2013). Senza che nel 

frattempo fossero state eseguite altre indagini, dieci giorni dopo, lo 

specialista diagnosticava "esiti di frattura del piatto tibiale del ginocchio 

destro dell'agosto 2012" (relazione del 28 febbraio 2013) ed in seguito 

riprendeva detta diagnosi (relazioni dell'11 aprile, 13 maggio, 19 agosto 

2013). In termini di prove dunque, da un giudizio di semplice supposizione 

(forse), irrilevante ai fini probatori giusta quanto esposto al cons. 4d che 

precede, il dott. med. F._____ passava a fare di tale supposizione la 

propria diagnosi principale senza apportare alcun elemento di giudizio 

oggettivo a sostegno di tale cambiamento di parere. La frattura del piatto 

tibiale veniva poi esclusa dagli esami in seguito eseguiti.  

e) Al nuovo esame di RM del 20 marzo 2014 il dott. med. H._____ rilevava 

nuovamente l'edema osseo all'articolazione tibio-fibulare, senza però 

alcuna linea di frattura delimitabile. Il legamento crociato anteriore e 

quello posteriore erano intatti. La diagnosi conseguentemente posta dal 

dott. med. I._____, primario in ortopedia alla clinica universitaria Balgrist, 

era pertanto di dolori alla testa della fibula di origine non chiara. Pur 

partendo dalla (non comprovata) supposizione che il ginocchio fosse stato 

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traumatizzato da un salto con distorsione, lo specialista riteneva 

comunque dubbio un legame causale tra la bone bruise e la caduta. 

Anche clinicamente, la problematica non era riconducibile in modo chiaro 

all'articolazione tibio-fibulare (vedi relazione del 27 marzo 2014). Dopo 

l'esclusione di una compromissione del peroneo, i medici del Balgrist 

confermavano l'origine poco chiara dei disturbi ed i loro precedenti giudizi 

(vedi relazioni del 26 giugno e 30 luglio 2014). Il 1. ottobre 2013 il dott. 

med. G._____ diagnosticava una sospetta lesione cicatriziale 

gastrocnemio (muscolo situato nella parte posteriore della gamba) dopo 

una distorsione del ginocchio. 

f) Da quanto si evince quindi la situazione del ginocchio dell'istante 

presentava un quadro diagnostico non del tutto chiaro, soprattutto in 

merito a un edema osseo, ma era possibile escludere una frattura 

dell'articolazione tibio-fibulare o di un legamento. Infatti gli eventuali 

sospetti formulati dai medici in un primo momento non trovavano una 

debita conferma nelle indagini radiologiche successive.

7. a) Il 4 marzo 2015, il dott. med. D._____ diagnosticava un'artrosi prossimale 

post-traumatica dall'articolazione tibio-fibulare a destra. In sede 

dell'articolazione tibio-fibualre sarebbe subentrata una progressione delle 

escrescenze di osteofiti. Nella RX era visibile il contatto diretto del piatto 

tibiale con la testa della fibula. Lo specialista in chirurgia ortopedica 

partiva dal presupposto che i dolori fossero sorti per la prima volta 

durante un'esercitazione militare nell'ambito della quale l'assicurato 

avrebbe fatto un salto con il sacco da un'altezza di due metri e sottoposto 

il ginocchio ad una probabile flessione forzata dell'articolazione con fitte 

dolorose laterali e da allora dolori pressoché costanti e in aumento 

all'articolazione. Per tali motivi il dott. med. D._____ manifestava il "forte 

sospetto" che si trattasse di una traumatizzazione dell'articolazione tibio-

fibulare con il conseguente sviluppo di un'artrosi. 

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b) Chiamato a determinarsi sulla questione, in data 23 aprile 2015 il medico 

di circondario dell'AM dott. med. C._____ rilevava "sotto l'aspetto 

puramente medico-assicurativo in relazione alla gonalgia dx, di non chiara 

origine, come viene descritta l'affezione dal dr. med. F._____ in occasione 

della sua visita del 27.12.2013 (quindi dopo la fine della SR), si tratta di 

un'affezione chiaramente preesistente al servizio e aggravatasi durante il 

servizio temporaneamente, senza un trauma al ginocchio destro, ma a 

seguito della normale attività della recluta A._____ durante appunto la 

SR. Lo stesso medico chiude il caso il 21 marzo 2013 certificando 

un'incapacità lavorativa = 0 % da quel giorno in avanti e scrivendo che la 

prognosi era favorevole e che il paziente non necessita di altri controlli. 

Tale aggravamento è da me stato valutato terminato alla fine di luglio 

2013, ovvero dopo la conclusione dell'ultimo ciclo di fisioterapia prescritto 

dal dott. med. E._____ e quindi ripristinato lo "status quo sine" per quella 

data (31.07.2013), come scritto nella mia nota per gli atti del 29.07.2013". 

Specificatamente in merito a quanto accertato dal dott. med. D._____, il 

dott. med. C._____ riteneva che non vi fossero agli atti prove per una 

traumatizzazione del ginocchio destro, mentre sarebbe comprovato che 

qualcosa al ginocchio sarebbe successo prima della scuola reclute, in 

considerazione della presenza dell'artefatto metallico in prossimità della 

patella mediale. Il medico riteneva pertanto di poter affermare "che la 

nuova diagnosi di artrosi post-traumatica prossimale tibio-fibulare dx non 

è in prevalentemente probabile relazione con il servizio non 

rappresentandone né una ricaduta/recidiva né un postumo tardivo ai 

sensi dell'art. 6 LAM" (vedi relazione del 23 aprile 2015).

c) Per questo Giudice, le conclusioni a cui giunge medico di circondario 

dell'AM sono convincenti. Oltre al fatto che il dott. med. D._____ esprima 

solo il forte sospetto e non la probabilità preponderante che l'affezione 

potesse essere fatta risalire al salto da due metri durante la scuola 

reclute, anche tale fattispecie non è corretta. Infatti, durante il preteso 

salto non sarebbero immediatamente insorte fitte laterali e tantomeno 

- 20 -

sarebbe dato parlare di dolori praticamente persistenti da allora e in 

aumento. In occasione della visita presso il curante dott. med. E._____ il 

21 settembre 2012, l'assicurato accusava dolori più precisamente in sede 

del polpaccio, all'aggravamento subentrato durante il servizio militare 

seguiva una netta regressione dei disturbi giacché al periodo di completa 

inabilità seguiva il recupero completo dell'abilità lavorativa. A prescindere 

quindi dal fatto che in termini di prove il dott. med. D._____ non possa 

essere reputato aver comprovato quanto preteso dall'istante, la 

valutazione che l'esperto fa è frutto di una errata esposizione della 

fattispecie determinate. Ma anche il quadro dei disturbi che il dott. med. 

D._____ rilevava il 4 marzo 2015 non si conciliava con quanto accertato 

in precedenza. Egli evidenziava infatti una proliferazione degli osteofiti 

nell'articolazione, mentre nelle indagini RM del 30 agosto 2012, 7 gennaio 

2013 e 20 marzo 2014 l'articolazione in oggetto e la cartilagine risultavano 

intatte, con tessuti molli regolari. Relativamente alle RM del 2012 e del 

2014 il 13 settembre 2015, lo specialista in radiologia diagnostica dott. 

med. K._____ afferma che "l'artrosi, per definizione, comporta un danno 

cartilagineo e/o segni quali osteofiti, sclerosi ossea subcondrale, 

pseudocisti sub condrali, che nel caso in questione mancano".

d) Per il dott. med. C._____ anche il rapporto operatorio del 28 aprile 2015 

non conteneva alcun nuovo elemento di giudizio sulla controversa 

questione della causalità tra i disturbi presentati dall'istante nel 2015 e il 

servizio militare, in quanto il reperto si limitava ad evocare 

l'allontanamento in prossimità della testa dalla fibula di tessuto cicatriziale 

non meglio specificato e per il resto riferiva solo della ripulitura 

dell'articolazione dagli osteofiti. Nel proprio giudizio del 12 maggio 2015 il 

medico di circondario dell'AM riprendeva pure la diagnosi posta dal dott. 

med. G._____ in data 1. ottobre 2013 quanto alla sospetta pregressa 

bone bruise a carico del plateau tibiale del ginocchio per precisare che, a 

mente degli esperti, una simile patologia guarirebbe nella maggior parte 

dei casi dopo un anno dalla sua insorgenza Questa conclusione era del 

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resto indirettamente confermata anche dal dott. med. K._____ (vedi 

considerando che segue). Nella misura in cui l'AM ha corrisposte 

prestazioni all'istante fino al 31 luglio 2013 occorre quindi concludere che 

per il normale aggravamento di un edema osseo per la durata di un anno 

le legali prestazioni sono anche state debitamente corrisposte. 

8. a) Su richiesta del dott. L._____, incaricato dalla X._____ di chiarire 

l'eventuale responsabilità dell'AM, il dott. med. K._____, esperto in 

radiologia diagnostica analizzava più nel dettaglio i reperti radiologici 

dell'istante ed in particolare le RM al ginocchio destro del 30 agosto 2012 

e del 20 marzo 2014. Relativamente al reperto del 2012, dopo aver 

accertato che non vi fosse rottura di menischi o legamenti, il radiologo 

evidenziava l'edema osseo a livello dell'estremità prossimale della fibula e 

della zona adiacente alla tibia, compatibile con un incipiente frattura da 

stress o focolai di contusione ossea. La RM del 2014 metteva 

nuovamente in evidenza tale edema osseo. Per il radiologo "il significato 

clinico di tale edema osseo non è chiaro". D'abitudine le contusioni ossee, 

rispettivamente le fratture da stress, regrediscono nell'arco di mesi, salvo 

poi recidivare successivamente. A questo proposito sarebbe interessante 

sapere se il paziente ha subito un nuovo trauma o se ha avuto occasioni 

di nuovo sovraccarico/stress" (vedi rapporto del 13 settembre 2015). 

b) Purtroppo, per la sua valutazione il radiologo non aveva a disposizione la 

RM del 7 gennaio 2013 in base alla quale tutti gli altri reperti erano 

normali eccetto un circoscritto e sfumato edema midollare osseo in 

prossimità dell'articolazione tibio-peroneale prossimale, al momento 

aspecifico. Quanto alla diagnosi compatibile con un incipiente frattura da 

stress o focolai di contusione ossea, vada ricordato che nel commento 

alla RM del 20 marzo 2014, il dott. med. H._____ giudicava che in 

prossimità dell'edema osseo non era possibile risalire ad "alcuna linea di 

frattura delimitabile". Questo è probabilmente il motivo per cui sulla base 

della RM del 2014 anche il dott. med. K._____ concludeva che "il 

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significato clinico di tale edema osseo non è chiaro". Dalla valutazione del 

radiologo è quindi ammissibile una compromissione traumatica del 

ginocchio giusta la RM del 2012, per la quale l'AM ha anche corrisposte le 

legali prestazioni per un anno, ma non una persistenza della causalità 

anche in base ai reperti RM del 2014. Già nel 2014 il dott. med. K._____ 

non imputava più i disturbi al "trauma" subito durante la scuola reclute. 

Quanto all'artrosi diagnosticata nel 2015 il giudizio del medico è 

apodittico: "l'artrosi, per definizione, comporta un danno cartilagineo e/o 

segni quali osteofiti, sclerosi ossea subcondrale, pseudocisti sub condrali, 

che nel caso in questione mancano". Nel suo insieme quindi, il giudizio 

espresso dallo specialista in radiologia diagnostica conferma l'operato 

dell'AM.

c) Nella relazione del 6 ottobre 2015 il dott. med. L._____, specialista in 

chirurgia FMH, concludeva che l'AM "ha rifiutato il caso avvalendosi dei 

rapporti sottoscritti dal dott. C._____ senza aver preso bene conoscenza 

della sequenza dei fatti, delle diagnosi sia della risonanza magnetica che 

fin dall'agosto 2012 documentava chiaramente i reperti, senza aver 

visionato il libretto di servizio del paziente dove sicuramente si possono 

reperire indicazioni circa quanto eseguito dal paziente fino ad agosto 

2012 elementi che provano che, durante il servizio di scuola reclute, sia 

accaduto qualche cosa di estraneo al ginocchio. Il lungo iter è stato dato 

dalla mancanza di una diagnosi corretta ancorché il radiologo che refertò 

la risonanza magnetica dell'agosto 2012 menzionò subito l'edema osseo 

presente a livello articolazione tibio-fibulare prossimale destra. Il caso 

deve essere a tutti gli effetti di pertinenza dell'Assicurazione Militare". 

d) Vada in primo luogo ribadito che il dott. med. L._____ non ha avuto a 

disposizione tutta al documentazione medica agli atti. Nel proprio giudizio 

il medico fa quindi interamente astrazione di tutti gli accertamenti e le 

indagini mediche che sono stati condotti dopo l'ottobre 2012 e fino alla 

RM marzo 2014. Per questo le conclusioni mediche risultano in contrasto 

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con l'anamnesi medica agli atti. Basti ricordare che la questione della 

bone bruise o dell'edema osseo era stata discussa dai dott. med. 

F._____, G._____ e poi dai medici della Balgrist. Del resto era a seguito 

di tale diagnosi che il ricorrente veniva dichiarato inabile al lavoro prima 

completamene e poi al 50 % dall'autunno 2012 fino al 21 marzo 2013. 

Alla RM del 7 gennaio 2013 poi l'edema osseo appariva asintomatico. 

Che pertanto l'iter clinico sia stato caratterizzato da un'assenza di 

diagnosi certa è in contrasto con i referti medici all'incarto. Basti però 

ricordare che anche il radiologo chiamato in causa dal dott. med. L._____ 

non si esprime a favore di un'origine traumatica dell'edema ancora 

riscontrato sulla RM del 2014, bensì attribuisce allo stesso un significato 

clinico non chiaro. Per il resto, il dott. med. L._____ ignora 

completamente che il ginocchio in oggetto sia stato traumatizzato in 

precedenza considerati gli artefatti metallici in sede, ma fonda le sue 

conclusione sul dato decisamente non di pertinenza medica che "durante 

il servizio di scuola reclute, sia accaduto qualche cosa di estraneo al 

ginocchio". Nella relazione del 13 settembre 2015 non vi è alcuna 

motivazione medica oggettiva che permetta di giustificare il partito preso 

dal chirurgo. Per questo giudice allora tale apprezzamento, lacunoso, 

contrario agli atti e non motivato, non è convincente e non merita di 

essere preso in considerazione. 

9. L'istante chiede che la responsabilità dell'AM venga chiarita mediante 

perizia giudiziaria. Per costante giurisprudenza quando l'istruttoria da 

effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un 

apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che altri 

provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato (valutazione 

anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (DTF 131 I 

157 cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b; STA S 09 123 ). Nell'evenienza, 

numerosi specialisti si sono espressi sulla situazione clinica dell'istante e 

sull'origine poco chiara dei disturbi. Non è però solo la questione 

dell'origine traumatica o meno dell'affezione ad essere principalmente 

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controversa. Non vi è infatti alcuna comprova di un traumatismo durante il 

servizio, ma è alquanto verosimile che il ginocchio abbia subito un 

infortunio prima dell'inizio del servizio militare. Pertanto anche 

dall'espletamento di ulteriori accertamenti medici non è dato attendersi 

alcuna modifica del giudizio, per cui la richiesta va respinta.

10. In conclusione, il ricorso va respinto. La procedura è gratuita giusta 

quanto sancito all'art. 61 lett. a LPGA. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. La procedura è gratuita.

3. Non vengono assegnate ripetibili.

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]