# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4a030a0d-0899-528a-9644-331d5815723f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-11-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.11.2008 D-6817/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6817-2007_2008-11-07.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6817/2007
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  7  n o v e m b r e  2 0 0 8

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Regula Schenker Senn e Gérald Bovier,
cancelliera Chiara Piras.

A._______, Afghanistan,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 1° ottobre 2007 / N .

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6817/2007

Fatti:

A.
Il 20 agosto 2007, l'interessato ha presentato una domanda d'asilo in 
Svizzera. Ha dichiarato, nella sostanza e per quanto è qui di rilievo (cfr. 
verbali  d'audizione  dell'11  e  del  27  settembre  2007)  d'essere 
espatriato il [...] per timore d'essere ucciso dai Mullah afghani. Per [...] 
o [...] anni avrebbe lavorato come guardia del corpo del B._______ di 
Kunduz,  C._______,  fino  ad  un  venerdì  nel  [...]  o  [...].  Quel  giorno 
l'interessato era a casa con degli  amici  ed aveva bevuto delle bibite 
alcoliche,  prima  d'essere  chiamato  dal  B._______,  al  fine  di  farsi 
accompagnare  alla  Moschea  per  la  preghiera.  Prima  di  recarsi  alla 
Moschea, l'interessato avrebbe indossato un ciondolo a forma di croce 
-  ignaro  del  suo  significato  -  regalatogli  da  un  conoscente.  Nella 
Moschea,  gli  altri  credenti  avrebbero  notato  lo  stato  d'ebrietà 
dell'interessato  ed  il  ciondolo  che  portava  al  collo.  Il  Generale 
D._______  l'avrebbe  quindi  fatto  catturare  e  portare  alla  sede  del 
E._______.  Dopo  essere  stato  interrogato  per  cinque  o  sei  giorni, 
l'interessato  sarebbe  stato  condotto  al  carcere  F._______,  dove  lo 
avrebbero  torturato  per  conoscere  la  provenienza  del  ciondolo. 
Durante  la  detenzione  sarebbe  altresì stato  dichiarato  infedele  e 
condannato a morte da parte dei Mullah. Dopo [...] anni di detenzione, 
il  B._______  avrebbe  ordinato  la  sua  liberazione  per  poi  aiutarlo  a 
lasciare  il  paese.  Ha  dichiarato  di  non  avere  mai  posseduto  un 
passaporto e di aver lasciato la sua carta d'identità a casa, a Kunduz. 

B.
Il 1° ottobre 2007, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda 
d'asilo  ai  sensi  dell'art. 32 cpv. 2 lett. a  della  legge sull'asilo  del  26 
giugno  1998  (LAsi,  RS  142.31).  Detto  Ufficio  ha  anche  pronunciato 
l'allontanamento  dell'interessato  verso  l'Afghanistan  siccome  lecita, 
esigibile e possibile. 

C.
L'8 ottobre 2007, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  menzionata  decisione 
dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione 
impugnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per 
ulteriori  indagini  ed  una  nuova  decisione  nel  merito  della  domanda 
d'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione 
provvisoria.  Ha  altresì  presentato  una  domanda  d'esenzione  dal 

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versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali. 

D.
L'8  ottobre  2007,  il  ricorrente  ha esibito  l'originale  di  un documento 
presentato come la sua carta d'identità (agli atti; A12/1). 

E.
Il  20  febbraio  2008,  il  TAF ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di 
motivi  particolari  (art. 63 cpv. 4 della  legge federale sulla  procedura 
amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere al 
ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili 
spese  processuali.  Nel  contempo,  ha  invitato  l'autorità  inferiore  a 
presentare una risposta al ricorso. 

F.
Il 22 febbraio 2008, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame. 

G.
Il 18 marzo 2008, il ricorrente ha inoltrato l'atto di replica. 

Diritto:

1.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32], art. 105 
LAsi, e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 
2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 PA, nonché all'art. 
108 cpv. 2 LAsi.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv. 2  PA,  applicabile  per  rimando  dell'art.  37 
LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della 

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decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4.
Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato che l'insorgente non 
ha  addotto  motivi  che  possano  giustificare  la  mancata  tempestiva 
esibizione di documenti di viaggio o d'identità. In particolare, riguardo 
al suo viaggio, quest'ultimo non avrebbe saputo indicare alcuna città 
tra  G._______  e  H._______,  se  non  I._______ e  J._______,  e  non 
sarebbe  stato  in  grado  di  specificare  con  quale  compagnia  aerea 
avrebbe viaggiato da K._______ ad L._______. Detto Ufficio ha altresì 
qualificato  il  racconto  del  ricorrente  come  contrario  alla  realtà, 
generico,  stereotipato  e  privo  di  qualsiasi  elemento  in  grado  di 
avvalorare i suoi motivi d'asilo. Inoltre, l'insorgente avrebbe risposto in 
modo impreciso, lapidario ed incoerente a delle domande riguardanti 
punti essenziali del suo racconto. Infatti, egli sarebbe sì stato in grado 
di fornire le date precise del suo arresto e del suo rilascio, come anche 
la  data dell'espatrio,  tuttavia,  non avrebbe saputo determinare né la 
propria  età,  né  quella  dei  suoi  fratelli.  Inoltre,  l'insorgente  avrebbe 
dichiarato  con  insistenza  di  essere  analfabeta,  mentre,  durante  le 
audizioni,  avrebbe  corretto  le  annotazioni  dell'interprete.  L'UFM  ha 
peraltro  ritenuto  non  necessari  ulteriori  chiarimenti  ai  fini 
dell'accertamento  della  qualità  di  rifugiato  o  dell'esistenza  di  un 
impedimento all'esecuzione dell'allontanamento. 

5.
Nel  ricorso,  l'insorgente  fa  valere  di  avere  consegnato  il  27  o  28 
settembre  2007,  a  seconda  delle  versioni  rilasciate  dal  servizio  di 
sorveglianza  del  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  (CRP)  di 
Chiasso, due certificati originali, tra i quali si sarebbe trovata anche la 
sua  carta  d'identità.  Contesta  che  nel  caso  concreto  siano  dati  i 
presupposti  dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi per escludere la necessità 
d'ulteriori  chiarimenti,  al  fine  di  determinare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  ostacolo  all'esecuzione  dell'allontanamento.  In 
particolare,  conto  tenuto  della  situazione  di  sicurezza  decisamente 
peggiorata  negli  ultimi  mesi  nel  suo  Paese  d'origine  (richiamato  in 
proposito,  il  rapporto  pubblicato  dall'OSAR nel  dicembre 2006),  non 

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sarebbe  consentito  affermare  semplicemente  che  non  sussistono 
indizi  per ritenere che in caso di rimpatrio il  ricorrente possa essere 
esposto  a  trattamenti  vietati  dall'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 
novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101).  Peraltro,  la  cronaca  quotidiana 
darebbe  atto  dell'assenza  di  sicurezza  nell'interno  del  Paese,  come 
mostrano  degli  attentati  ai  danni  di  convogli  militari  statunitensi, 
proprio a Kabul. In sostanza, l'esecuzione dell'allontanamento verso il 
suo Paese d'origine sarebbe manifestamente contraria all'art. 3 CEDU. 

6.
Nella risposta al ricorso, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame 
ed  ha  rilevato,  in  particolare,  che  il  ricorrente  ha  prodotto 
tardivamente, in data 8 ottobre 2007,  il  documento presentato come 
l'originale  della  sua  carta  d'identità.  Inoltre,  l'autorità  inferiore  ha 
osservato  che  il  ricorso  dell'insorgente  non  fornisce  alcun  nuovo 
elemento atto a confutare le argomentazioni sviluppate nella decisione 
impugnata.

7.
Nella  replica,  il  ricorrente  ha  sottolineato  di  avere  contattato  lo  zio 
subito  dopo la  prima audizione,  pertanto,  avrebbe fatto  tutto  quanto 
era  nelle  sue  possibilità,  al  fine  di  far  giungere  la  carta  d'identità 
all'UFM.  Ha  osservato  infine  che  il  fatto  d'aver  dovuto  contattare  i 
parenti in patria giustificherebbe la mancata presentazione nel termine 
di 48 ore. 

8.

8.1 Giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,  non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della  domanda.  Giusta  l'art.  32  cpv. 3  LAsi,  il  cpv. 2  lett.  a  non  si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza di un impedimento all'esecuzione dell'allontanamento (lett. 
c). 

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8.2 Sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  d'asilo  (in 
particolare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative. Per contro, non 
sono documenti validi giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi quelli  emessi 
per altri  scopi, come la licenza di condurre, la carta professionale, il 
certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di fine degli studi 
(DTAF 2007/7 consid. 6).

8.3 Inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti.  La 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché  dalla  evidente  esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna 
dalle persecuzioni  statali  oppure di  un'appropriata protezione statale 
contro l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5).

9. Questo Tribunale osserva che il ricorrente, senza valide ragioni, non 
ha  tempestivamente  presentato  documenti  di  viaggio  o  d'identità  ai 
sensi di legge. In tal contesto giova rilevare, che l'insorgente era stato 
invitato  a  presentare  tali  documenti  già  l'11  settembre  2007. 
Nonostante  egli  abbia  sostenuto  di  avere  contattato  lo  zio  paterno 
qualche giorno prima dell'audizione federale (cfr. verbale d'audizione 
del 27 settembre 2007 pag. 2), dagli atti di causa risulta che l'originale 
della  carta  d'identità  è  giunto  al  CRP di  Chiasso soltanto  in  data  8 
ottobre 2007 (formulario agli atti; A12/1), ovvero ben quattro settimane 
dopo l'invito dell'UFM a produrre tali  documenti,  rispettivamente una 
settimana  dopo  l'emanazione  da  parte  dell'UFM  della  decisione 
oggetto  del  presente  ricorso.  Pertanto,  non  soccorre  la  generica 
affermazione ricorsuale, secondo la quale, in data 27 o 28 settembre 
2007,  il  ricorrente  avrebbe  consegnato  due  certificati  originali  tra  i 
quali  dovrebbe  essersi  trovata  anche  la  carta  d'identità  (v. gravame 
pag. 3), visto che dagli atti di causa risulta che, in data 28 settembre 
2007, sono state rimesse due fotocopie stampate da Internet, le quali 
notoriamente non costituiscono dei documenti di viaggio o d'identità ai 
sensi di legge. Questo Tribunale ha, infatti, già avuto modo di precisare 
che una semplice fotocopia di una carta d'identità non costituisce un 
valido documento ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi (v., fra le tante, 

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la sentenza del Tribunale amministrativo federale E-7458/2007 del 13 
novembre  2007  consid.  3.1).  In  virtù di  quanto  precedentemente 
esposto, non può essere condivisa l'opinione secondo cui l'insorgente 
si sarebbe impegnato, al fine di procurarsi in tempi brevi un documento 
di  viaggio  o  d'identità.  Per  di  più,  non  può  essere  rimproverato 
all'autorità  inferiore  di  non  avere  menzionato  la  carta  d'identità  nel 
provvedimento  litigioso,  né  di  avere  leso  alcuna  norma  di  diritto 
federale, né di avere accertato erroneamente o in maniera incompleta 
i fatti giuridicamente rilevanti. Non v'è, altresì, ragione di ritenere che 
se  l'insorgente  avesse  effettuato  dei  seri  e  concreti  sforzi  per 
procurarsi  tempestivamente  un  tale  documento,  detti  sforzi  non 
avrebbero  potuto  avere  esito  favorevole  in  tempi  ragionevoli.  Infine, 
questo  Tribunale  osserva  che,  se  un  richiedente  l'asilo  non  aveva 
ragioni  valide  per  giustificare  la  mancata  esibizione  di  documenti  di 
viaggio  o  d'identità  in  procedura  di  prima  istanza,  non  v'è  motivo 
d'annullare la decisione di non entrata nel merito quand'anche avesse 
a  presentare  un  siffatto  documento  in  sede  di  ricorso  (v. 
Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 
in materia d'asilo [GICRA] 1999 n. 16). 

10.
Il  TAF rileva, altresì,  che il  ricorrente non ha presentato, all'infuori  di 
generiche censure,  argomenti  o  prove suscettibili  di  giustificare  una 
diversa valutazione, rispetto a quella di cui all'impugnata decisione. Le 
allegazioni decisive in materia d'asilo da lui presentate s'esauriscono, 
infatti,  in  mere  affermazioni  di  parte  non  corroborate  da  alcun 
elemento della benché minima consistenza, in sostanza per le ragioni 
indicate nel provvedimento litigioso, cui può essere rimandato (art. 109 
cpv. 3 LTF in relazione all'art. 6 LAsi, all'art. 37 LTAF ed all'art. 4 PA). In 
particolare,  nel  corso  delle  audizioni,  il  ricorrente  ha  ripetutamente 
risposto in modo evasivo, vago e lacunoso alle domande postegli dai 
collaboratori  dell'autorità  inferiore. A titolo  d'esempio,  non ha saputo 
riferire  con  esattezza  il  numero  di  anni  trascorsi  come  guardia  del 
corpo  del  B._______  di  Kunduz,  affermando  nell'audizione  dell'11 
settembre 2007 di avere lavorato per [...] o [...] anni per il B._______, 
mentre  nell'audizione  su  motivi  d'asilo  non  era  più  in  grado  di 
rispondere a tale domanda (cfr. verbale d'audizione del 27 settembre 
2007 pag. 4). Inoltre, non ha fornito una versione completa e credibile 
della  propria  biografia,  non conoscendo l'età  dei  fratelli  (cfr. verbale 
d'audizione  del  27  settembre  2007  pag.  3),  i  dettagli  dei  presunti 
spostamenti  effettuati  dalla  propria  famiglia  verso  M._______, 

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N._______ ed il loro ritorno a Kunduz (cfr. ibidem) come pure l'anno 
approssimativo dell'invasione talebana di Kunduz. Non sembra, altresì, 
credibile il  fatto che l'insorgente, primogenito di un'insegnante ed un 
alto  funzionario  del  governo,  non  abbia  appreso  a  leggere  ed  a 
scrivere. Il  fatto che, durante l'audizione del 27 settembre 2007, egli 
abbia  sbirciato  gli  appunti  dell'interprete  e  corretto  le  date  esposte 
difficilmente  si  sposa  con  la  versione  fornita  dal  ricorrente  (pag.5). 
Infine, se l'insorgente fosse stato, come affermato, la guardia del corpo 
di  fiducia  del  B._______,  mal  si  comprende  come  quest'ultimo  non 
l'abbia aiutato più celermente, invece di permettere che scontasse [...] 
anni  di  detenzione,  prima di  farlo  rilasciare  ed  aiutarlo  a  lasciare  il 
Paese (cfr. verbale d'audizione del 27 settembre 2007 pag. 6).

11.
Ritenuta  la  manifesta  inconsistenza  delle  allegazioni  decisive 
presentate  (v. considerando  10  del  presente  giudizio),  non  risultano 
elementi  da  cui  dedurre  la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini 
della determinazione della qualità  di  rifugiato del   ricorrente (art. 32 
cpv. 3 lett. c LAsi).

12.

12.1 Per  gli  stessi  motivi,  non  emergono  dalle  carte  processuali 
neppure  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Afghanistan,  più precisamente 
nella  provincia  di  Kunduz,  possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della 
Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18  aprile 
1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei 
rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge  federale  del  16 
dicembre 2005 sugli stranieri  (LStr, RS 142.20) o esporre il ricorrente 
in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari all'art. 3 
CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 
tortura, RS 0.105). 

12.2 Per il resto, può essere lasciata indecisa la questione di sapere 
se per impedimenti all'esecuzione dell'allontanamento ai sensi dell'art. 
32  cpv.  3  lett.  c  LAsi  debbano  intendersi  anche  quelli  di  diritto 
nazionale  (riguardanti  l'esigibilità  e  la  possibilità  dell'esecuzione 
dell'allontanamento)  oltre  a  quelli  di  diritto  internazionale  pubblico 
(esaminati  al  precedente  considerando  12.1).  In  effetti,  anche  in 

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materia d'esigibilità e di possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento 
non  emerge  dalle  carte  processuali  alcun  elemento  suscettibile 
d'imporre degli ulteriori chiarimenti. 

12.3

12.3.1 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento riconducibili all'art. 83 cpv. 4 LStr, questo Tribunale 
osserva che per quanto attiene alla  situazione generale regnante in 
Afghanistan,  secondo la  recente  giurisprudenza (GICRA 2006 n. 9), 
l'esecuzione  dell'allontanamento  in  tale  Paese  è  ragionevolmente 
esigibile a Kabul e in tutte quelle province che non conoscono più, dal 
2004,  attività  militari  significative,  oppure  che  non  sono  esposte  ad 
un'instabilità permanente. Trattasi delle province di Kabul, di quelle site 
a nord della capitale (Parwan, Baghlan, Takhar, Badakhshan, Kunduz, 
Balkh,  Sari  Pul  e  le  regioni  del  Samangan  che  non  fanno  parte  di 
Hazarajat [v. GICRA 2003 n. 30, consid. 7a, pag. 193]), come pure di 
Herat nell'ovest del Paese. L'esecuzione dell'allontanamento è peraltro 
ragionevolmente esigibile unicamente per le persone originarie di tali 
regioni  che  adempiono  le  medesime  restrittive  condizioni  di  cui  a 
GICRA 2003 n. 10, vale a dire che dispongono in loco di una solida 
rete  familiare  o  sociale  in  grado  d'assicurare  loro  un  adeguato 
reinserimento  sociale  (alloggio,  minimo  vitale).  Potranno,  inoltre, 
essere  rimpatriate  solo  le  persone  giovani,  non  sposate  oppure  le 
coppie  senza  figli,  a  condizione  che  non  soffrano  di  alcun  grave 
problema medico. 

12.3.2 Nel caso di specie, il ricorrente ha dichiarato di essere cittadino 
afghano di etnia tagica e di avere vissuto sin dalla nascita a Kunduz 
Egli è giovane, celibe ed ha una certa esperienza professionale (per 
circa  quattro  o  cinque  anni  come  guardia  del  corpo;  cfr.  verbale 
d'audizione  dell'11  settembre  2007  pag.  2).  Secondo  le  sue 
dichiarazioni,  in  patria  risiedono  ancora  i  genitori,  sei  fratelli  e  tre 
sorelle  (cfr.  ibidem  pag.  3).  In  particolare,  prima  dell'espatrio  egli 
avrebbe vissuto con i suoi genitori a Kunduz. In caso di rinvio nel suo 
Paese, il ricorrente avrebbe quindi la possibilità di essere nuovamente 
ospitato dai genitori. Peraltro, egli potrebbe pure beneficiare degli aiuti 
offerti dai programmi di distribuzione di generi alimentari (DTAF 2008/5 
consid. 7.5,  in  particolare 7.5.4). L'insorgente non ha altresì  preteso 
nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano 
giustificare  un'ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica  GICRA 

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2003  n.  24),  senza  che  ad  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa 
emerga la  necessità  di  una  sua  permanenza  in  Svizzera  per  motivi 
medici.  In  siffatte  circostanze,  risultano  adempiti  i  presupposti  per 
formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive 
possibilità  per  il  ricorrente  di  un  adeguato  reinserimento  sociale  in 
Afghanistan. 

12.4 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Il 
ricorrente,  usando  della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio.  L'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

13.
Da quanto esposto, discende che in materia di non entrata nel merito il 
ricorso,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita 
tutela e la decisione impugnata va confermata. 

14.
Il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi e art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 
agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]). 

15.
L'esecuzione  dell'allontanamento  verso  l'Afghanistan,  più 
precisamente la  provincia  di  Kunduz,  è  ammissibile,  esigibile  e 
possibile  per  le  ragioni  indicate  al  considerando  12  del  presente 
giudizio.  Per  conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  ed 
esecuzione dell'allontanamento, il gravame va disatteso e la querelata 
decisione confermata. 

16.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 
nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente)

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D-6817/2007

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di fr. 600.--, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale entro un 
termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- rappresentante  del  ricorrente  (plico  raccomandato;  allegato: 
bollettino di versamento)

- autorità inferiore (in copia; n. di rif. N ; allegato: incarto UFM)
- O._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Chiara Piras

Data di spedizione: 

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