# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 38bf2569-3b0c-557b-a96b-1ccb02f76a94
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-02-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.02.2021 38.2020.73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2020-73_2021-02-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  38.2020.73

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  22 febbraio 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 dicembre 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 novembre 2020 emanata
  da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Il 29 aprile 2020 la RI 1,
attiva nel settore __________, ha inoltrato un Preannuncio di lavoro ridotto al
100% per l’unico dipendente dal 16 marzo all’11 maggio 2020, precisando che l’azienda
ha dovuto chiudere causa Coronavirus (cfr. doc. 1)

 

                               1.2.   Il 4 maggio 2020 la Sezione
del lavoro ha sollevato opposizione parziale e ha riconosciuto il diritto ad
indennità per lavoro ridotto per il periodo dal 29 aprile al 28 ottobre 2020
(cfr. doc. 2).

 

                               1.3.   Contro questa decisione
l’azienda ha inoltrato, il 6 maggio 2020, una tempestiva opposizione nella
quale ha rilevato:

 

" (…) Come
avete potuto vedere dai nostri documenti che vi abbiamo mandato siamo stati obbligati
a chiudere il negozio dal 16 marzo all’11 maggio 2020. Desideriamo soltanto
ricevere i soldi x questi giorni. Sperando in un sollecito disbrigo della
pratica cordialmente salutiamo.” (Doc. 3)

 

                               1.4.   Il 1° luglio 2020 __________
ha inviato uno scritto di identico tenore alla Cassa di disoccupazione e alla
Sezione del lavoro, nel quale ha rilevato:

 

" (…) mi
permetto di scrivervi in quanto avendo richiesto l’aiuto per il lavoro ridotto
causa corona virus ed avendo ricevuto circa 3000.-- franchi di rimborso da
parte vostra, riteniamo che l’importo non sia corretto perché dai dati forniti
precedentemente avremmo dovuto ricevere dai 5'500.-- ai 6'000.-- franchi.

È anche verso che la nostra domanda è stata fatta un po’ tardiva
ma tutto ciò non toglie che per vostra decisione abbiamo dovuto chiudere il
negozio per circa 2 mesi (dal 16 marzo all’11 maggio).

Quindi vi chiediamo gentilmente di rivedere la vostra decisione in
merito e di ricontrollare la documentazione in vostro possesso.” (Doc. A3 e
Doc. A4)

 

                               1.5.   Con decisione su opposizione
del 13 novembre 2020 la Sezione del lavoro ha confermato il precedente
provvedimento e si è così espressa:

                                         

" (…) Per
quanto concerne l'ammissione dell'effetto retroattivo di un preannuncio di
lavoro ridotto si osserva quanto segue. 

 

In data 20 marzo 2020 è entrata in vigore l'Ordinanza COVID-19
assicurazione contro la disoccupazione, nella quale è stabilito che "in
deroga all'articolo 36 capoverso 1 LADI e all'articolo 58 capoversi 1-4
dell'ordinanza del 31 agosto 1983 sull'assicurazione contro la disoccupazione
(OADI), II datore di lavoro, se intende pretendere l'indennità di lavoro
ridotto per i suoi lavoratori, non è tenuto a rispettare il termine di
preannuncio prescritto." (cfr. art. 8b cpv. 1 Ordinanza COVID-19
assicurazione contro la disoccupazione). Tale articolo prevede quindi una
deroga al rispetto del termine di preannuncio di 10, rispettivamente di tre giorni,
previsto dagli artt. 36 cpv. 1 LADI e 58 cpv.1 OADI. Non è tuttavia prevista
una deroga all'obbligo di preannunciare l'introduzione del lavoro ridotto
all'autorità competente. In altre parole, con la summenzionata Ordinanza, è
stato soppresso il termine di preannuncio ma non il preannuncio stesso. Ciò
significa che il datore di lavoro rimane obbligato a preannunciare, vale a dire
a notificare prima dell'inizio, il lavoro ridotto al servizio cantonale,
avendo però - eccezionalmente - diritto alle indennità per lavoro ridotto dalla
data di inoltro di detto preannuncio. Essendo rimasto in vigore l'obbligo di
inoltrare per scritto all'autorità competente il preannuncio prima dell'inizio,
del lavoro ridotto, non può essere ammesso il diritto all'indennità con effetto
retroattivo (cfr. sentenza 25.06.2020 Cour de Justice Canton de Genève,
ATAS/510/2020, consid. 6). 

 

Tenuto conto di quanto sopra, non essendovi alcuna base legale per
ammettere l’effetto retroattivo, a far stato per stabilire l’inizio del diritto
conformemente all’Ordinanza COVID-19 precitata, è la data di inoltro del
preannuncio. Come emerge dal timbro postale, la RI 1 ha inoltrato il proprio
preannuncio, in data 29 marzo 2020, il diritto dell’indennità di lavoro ridotto
va quindi riconosciuto a partire da tale data (art. 39 cpv. 1 LPGA). (…)” (Doc.
A1 pto. 2)

 

                                         La Sezione del lavoro ha
poi precisato che il lavoro ridotto è autorizzato soltanto fino al 31 agosto
2020, per i seguenti motivi:

 

" (…) A
titolo meramente informativo si osserva che a norma dell'art. 8c Ordinanza
COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione "in deroga all'articolo
36 capoverso 1 LADI, il preannuncio dev'essere rinnovato se il lavoro ridotto
dura più di sei mesi". Tale articolo è tuttavia stato abrogato con
effetto dal 1° settembre 2020 (cfr. modifica 12.08.2020 dell'Ordinanza COVI
D-19 assicurazione contro la disoccupazione), pertanto - indipendentemente
dall'inoltro di un'eventuale opposizione - le decisioni il cui periodo di
diritto alle indennità in data 31.08.2020 durava da almeno 3 mesi sono state
decurtate al 31 agosto 2020.

Di conseguenza alla RI 1 il periodo di lavoro ridotto autorizzato
è stato automaticamente modificato dal 29 marzo 2020 al 31 agosto 2020.” (Doc.
A1 pto. 3)

 

                               1.6.   Contro questa decisione __________,
gerente della RI 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha
rilevato:

 

" Vi
scriviamo per contestare l’assurda decisione dell’Ufficio giuridico di non
accettare le nostre giustificate pretese (vedi tutta documentazione allegata).

Tenendo conto che il vostro obbligo a chiudere il negozio ci ha
procurato ulteriori danni che non abbiamo mai rivendicato (affitto di 12'600.--
che già pagato, perdita di guadagno, ecc...) la nostra era una pretesa giusta
come potrete vedere dai fogli allegati. Vi ricordiamo inoltre che noi
(contrariamente ad altre ditte che hanno palesemente approfittato del lavoro
ridotto) non abbiamo fatto spendere un solo centesimo allo Stato.

Visto anche questa premessa contiamo che ci venga riconosciuto il
dovuto. Contando su una vostra sollecita e positiva risposta, distintamente
salutiamo.” (Doc. I)

 

                               1.7.   Nella sua risposta di causa
del 7 gennaio 2021 la Sezione del lavoro propone di respingere il ricorso. 

                                         L’amministrazione sottolinea
innanzitutto di essere incorsa in una svista nella decisione su opposizione
impugnata:

 

" (…) Giusta
l'art. 69 cpv. 3 PA in combinato disposto con l'art. 55 cpv. 1 LPGA
"l'autorità di ricorso può correggere in ogni tempo gli errori di
scrittura o di calcolo o altri errori di svista, che non hanno alcun influsso
sul dispositivo né sul contenuto essenziale dei motivi". Nel caso in esame
il fatto di aver indicato nella decisione su opposizione quale data di inoltro
del preannuncio (data del timbro postale) il 29 marzo 2020, anziché il 29
aprile 2020, è da ritenere quale errore di svista. Infatti, con 1 decisione su
opposizione 13 novembre 2020, l'UG ha respinto l'opposizione della ricorrente e
ha confermato la prima decisione del 4 maggio 2020, con la quale era stato
riconosciuto - a giusta ragione - il diritto alle indennità per lavoro ridotto
a partire dal 29 aprile 2020. Confermando la decisione del 4 maggio 2020, l'UG
intendeva quindi chiaramente riconoscere il diritto alle indennità dal 29
aprile 2020, e non dal 29 marzo 2020. A fronte di quanto asserito nella
decisione 13 novembre 2020, in particolare che "a far stato per stabilire
l'inizio del diritto conformemente all'Ordinanza COVID-19 precitata, è la data
di inoltro del preannuncio", e sapendo la ricorrente di aver inoltrato il
proprio preannuncio in aprile e non in marzo, essa non poteva che intendere
tale indicazione come un errore di svista. (…)” (Doc. III pto. 2)

 

                                         La Sezione del lavoro ha
poi ribadito che non è possibile riconoscere il diritto retroattivamente
rispetto al momento del preannuncio:

 

" (…)

3.   Per quanto
concerne l'ammissione dell'effetto retroattivo, non avendo la ricorrente
sollevato nuovi argomenti, l'UG si riconferma in sostanza con quanto addotto
nella decisione 13 novembre 2020. 

 

Si ribadisce che in data 20 marzo 2020
è entrata in vigore l'Ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione
(in seguito 0-Covid-19), nella quale era stabilito che "in deroga
all'articolo 36 capoverso 1 LADI e all'articolo 58 capoversi 1-4 dell'ordinanza
del 31 agosto 1983 sull'assicurazione contro la disoccupazione (OADI), il
datore di lavoro, se intende pretendere l'indennità di lavoro ridotto per i
suoi lavoratori, non è tenuto a rispettare il termine di preannuncio
prescritto." (cfr. art. 8b cpv. 1 O-Covid-19). Tale articolo prevede
quindi una deroga al rispetto del termine di preannuncio di dieci,
rispettivamente di tre giorni, previsto dagli artt. 36 cpv. 1 LADI e 58 cpv.1
OADI. Non è tuttavia prevista una deroga all'obbligo di preannunciare l'introduzione
del lavoro ridotto all'autorità competente. In altre parole, con la
summenzionata Ordinanza, è stato soppresso il termine perentorio di preannuncio
ma non il preannuncio stesso. Ciò significa che il datore di lavoro rimane
obbligato a preannunciare, vale a dire a notificare prima dell'inizio, il
lavoro ridotto al servizio cantonale, avendo però - eccezionalmente - diritto
alle indennità per lavoro ridotto dalla data di inoltro di detto preannuncio.
Essendo rimasto in vigore l'obbligo di inoltrare per scritto all'autorità
competente il preannuncio prima dell'inizio del lavoro ridotto, non può essere
ammesso il diritto all'indennità con effetto retroattivo (cfr. sentenza
25.06.2020 della corte di giustizia di Ginevra, ATAS/510/2020, consid. 6). 

 

Tenuto conto di quanto sopra, si
conferma che non essendo i datori di lavoro tenuti a rispettare un termine di
preannuncio (Voranmeldefrist) e non essendovi alcuna base legale per ammettere
l'effetto retroattivo, a far stato per stabilire l'inizio del diritto
conformemente O-Covid-19, è la data di inoltro del preannuncio. Come emerge dal
timbro postale, la RI 1 ha inoltrato il proprio preannuncio in data 29 aprile
2020, il diritto all'indennità di lavoro ridotto può quindi essere riconosciuto
unicamente a partire da tale data (art. 39 cpv. 1 LPGA).” (Doc. III)

 

                               1.8.   L’8 gennaio 2021 il TCA ha
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri
mezzi di prova (cfr. doc. IV).

 

                                         La ricorrente, il 18
gennaio 2021, ha inviato uno scritto del seguente tenore:

 

" Ribadiamo
ancora un’altra volta che nonostante la nostra domanda tardiva inerente il
lavoro ridotto è inconfutabile che siamo stati costretti a chiudere dal 16
marzo 2020 all’11 maggio 2020, e non come dice l’ufficio giuridico Sezione del
lavoro, che dice dal 29 aprile solo perché per un nostro sbaglio, la nostra
domanda è giunta tardiva.

Parlando tra l’altro al telefono con un loro impiegato, ci aveva
detto di non preoccuparci che se anche la nostra richiesta era giunta tardiva,
visto l’evidenza dei fatti, avrebbe avuto valore retroattivo.

Non mi divulgo su altri discorsi perché tutte le prove sono già in
mano vostra.

Contando su un vostro sollecito (perché già quasi passato un anno)
e positivo disguido del caso distintamente salutiamo.” (Doc. V)

 

                                         Il 20 gennaio 2021 la
Sezione del lavoro ha fornito le seguenti precisazioni:

 

" (…) La
controparte sostiene che un impiegato dello scrivente Ufficio gli avrebbe
comunicato “di non preoccuparci che se anche la nostra richiesta era giunta
tardiva, visto l’evidenza dei fatti, avrebbe avuto valore retroattivo”. La
controparte non ha tuttavia prodotto alcunché e comprova di tale dichiarazione,
non indicando neppure con chi avrebbe parlato. Ad ogni modo quanto asserito
dalla ricorrente non appare verosimile non avendo l’UG instaurato una tale
prassi e non riconoscendo l’effetto retroattivo per motivi già esposti nella
risposta di causa.

Visto quanto precede, ribadiamo la proposta di reiezione del
ricorso in esame e la conferma della decisione impugnata.” (Doc. VII)

 

                                         Quest’ultimo scritto è
stato immediatamente trasmesso alla ricorrente per conoscenza (cfr. Doc. VIII).

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’art. 36 LADI (“Preannuncio
del lavoro ridotto e verifica dei presupposti”) al cpv. 1 prevede che:

 

" Un datore di lavoro, se intende pretendere l’indennità
di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, deve avvertire per scritto il servizio
cantonale, almeno dieci giorni prima dell’inizio del lavoro ridotto. Il
Consiglio federale può prevedere, in casi eccezio­nali, termini di preannuncio
più brevi. Il preannuncio dev’essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di
tre mesi.”

 

                                         L’art. 58 OADI (“Termine
di preannuncio”) stabilisce che:

 

" 1Il
termine di preannuncio per lavoro ridotto è eccezionalmente di tre giorni se il
datore di lavoro prova che il lavoro ridotto ha dovuto essere introdotto per
circo­stanze improvvise e imprevedibili.

2Il lavoro ridotto può essere preannunciato
immediatamente prima del suo inizio, se necessario per telefono, qualora in
un’azienda le possibilità di lavoro dipendano dall’entrata giornaliera delle
ordinazioni e non si possa lavorare per la costituzione di riserve. Il datore
di lavoro deve confermare il preannuncio telefonico senza indugio e per
iscritto.

3Il capoverso 2 si applica anche se il datore di lavoro
non ha potuto dare il preannuncio nel termine prescritto.

4Se il datore di lavoro non ha preannunciato il lavoro
ridotto nel termine prescritto senza valido motivo, la perdita di lavoro è
computabile soltanto a contare dal momento in cui scade il termine impartito
per il preannuncio.

5In caso di perdite di lavoro in seguito a perdite di
clientela dovute a condizioni meteorologiche si applica l’articolo 69 capoversi
1 e 2.”

 

                               2.2.   Il 20 marzo 2020 il Consiglio
federale, sulla base dell’art. 185 cpv. 3 Cost. fed. (“Fondandosi direttamente
sul presente articolo, può emanare ordinanze e decisioni per far fronte a gravi
turbamenti, esistenti o imminenti, dell’ordine pubblico o della sicurezza
interna o esterna. La validità di tali ordinanze dev’essere limitata nel
tempo”; cfr. sul tema la STF 4A_180/2020 del 6 luglio 2020, consid. 4.4.
pubblicata in DTF 146 III 194 seg.) ha adottato l’Ordinanza sulle misure nel
settore dell’assicurazione contro la disoccupazione riguardo al coronavirus
(COVID-19).

 

                                         Attraverso una modifica
del 25 marzo 2020, in vigore dal 26 marzo 2020 (cfr. RU 2020 1075), sono stati
introdotti gli art. 8b e 8c del seguente tenore:

 

" Art. 8b

1 In deroga all’articolo 36 capoverso 1 LADI e
all’articolo 58 capoversi 1–4 dell’ordinanza del 31 agosto 1983
sull’assicurazione contro la disoccupazione (OADI), il datore di lavoro, se
intende pretendere l’indennità di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, non è
tenuto a rispettare il termine di preannuncio prescritto. 

2 Il lavoro ridotto può essere preannunciato anche per
telefono. Il datore di lavoro deve confermare il preannuncio telefonico senza
indugio e per scritto. 

 

Art. 8c 

In deroga all’articolo 36 capoverso 1 LADI, il preannuncio
dev’essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di sei mesi.” (Doc. A5)

 

                                         L’art.
9 dell’Ordinanza del 20 marzo 2020 stabilisce che “la presente ordinanza
entra retroattivamente in vigore il 17 marzo 2020” (cpv.1) e che “fatto salvo
l’articolo 8, si applica per un periodo di sei mesi dalla data d’entrata in
vigore” (cpv. 2) (cfr. RU 2020 877-879).

 

                                         L’entrata in vigore è
successivamente stata anticipata al 1° marzo 2020 (modifica dell’Ordinanza
dell’8 aprile 2020 in vigore dal 9 aprile 2020, cfr. RU 2020 1201).

 

                                         L’art. 8b è stato abrogato
con effetto dal 1° giugno 2020 attraverso una modifica dell’Ordinanza del 20
maggio 2020 (cfr. RU 2020 1077-1078).

 

                                         Dal 1° giugno 2020 è
quindi stato ripristinato il termine di preavviso previsto all’art. 36 LADI e
58 OADI (cfr. consid. 2.1).

 

                               2.3.   Nella “Direttiva 2020/06:
aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»” del 9 aprile 2020,
la Segreteria di Stato dell’economia (in seguito: SECO) ha in particolare previsto
quanto segue:

 

" (…)

Preannuncio di lavoro ridotto

In deroga all’articolo 36 cpv. 1 LADI e
all’articolo 58 cpv. da 1 a 4 OADI, il datore di lavoro non è tenuto ad
attendere alcun termine di preannuncio se intende pretendere l’indennità per
lavoro ridotto per i propri lavoratori. Le presenti disposizioni si applicano
anche alle aziende che per il mese di marzo hanno già ricevuto autorizzazioni
con un termine di preannuncio di 3 giorni.

 

  Se la data di ricevimento/timbro postale non può più essere
determinata a causa di errori o informazioni ambigue da parte degli organi
esecutivi, il periodo previsto inizia a decorrere come annunciato dal datore di
lavoro, non prima del 17 marzo 2020, e funge da data di ricevimento. In caso di
richieste presentate tardivamente, la data di ricevimento del 17 marzo 2020 fa
fede se l’azienda ha dovuto chiudere a seguito dei provvedimenti delle autorità
e ha presentato la richiesta prima del 31 marzo 2020 (data di
ricevimento/timbro postale). (…)”

 

                               2.4.   Le direttive
amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il
giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019
consid. 6.1.1; STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2
pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).

 

                                         Quest’ultimo deve tenerne
conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili giustificata
nel caso di specie (cfr. DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; STF 8C_405/2018 del 22
gennaio 2019 consid. 6.1.1; DTF 142 V 442 consid. 5.2
pag. 445 seg.; DTF 140 V 314 consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 133 V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF
133 V 257 consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125
consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF 131 V
45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57
consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag.
379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid.
2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c,
pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

 

                                         Il giudice deve, invece,
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68
consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr.
86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA
1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300;
DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC
1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag.
91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c,
DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF
110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre
Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988
pag. 77 ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la
 Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II
pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,
Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

 

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         In una sentenza 2C_105/2009
del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive, ha ricordato
che:

 

" Simili
atti servono a favorire un'applicazione uniforme del diritto e a garantire la
parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e non fondano quindi
diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli amministrati, i tribunali o
la stessa amministrazione. Ciò non significa tuttavia che siano irrilevanti per
le istanze di ricorso. Queste ultime verificano in effetti se le direttive
riflettono il senso reale del testo di legge e ne tengono conto nella misura in
cui propongono un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più
specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da
un'ordinanza amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i
presupposti di legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una
determinata prestazione (DTF
133 II 305 consid. 8.1; 133
V 394 consid. 3.3; 130
V 163 consid. 4.3.1; 128
I 167 consid. 4.3)."

 

                               2.5.   In una sentenza 8C_695/2020
del 1° dicembre 2020 il Tribunale federale ha dichiarato irricevibile il
ricorso inoltrato da una Sagl che gestisce un ristorante nel Canton Ginevra la
quale il 7 aprile 2020 aveva inoltrato un preavviso di lavoro ridotto dal 16
marzo 2020.

 

                                         L’Ufficio cantonale del
lavoro ha stabilito e confermato in opposizione che l’azienda aveva diritto al
lavoro ridotto dal 7 aprile al 6 ottobre 2020.

                                         La decisione su
opposizione è stata confermata alla Camera delle assicurazioni sociali della
Corte di giustizia del Canton Ginevra con una sentenza ATAS/813/2020 del 28
settembre 2020.

 

                                         Il
Tribunale federale ha sottolineato quanto segue:

 

" (…)

2.   

En bref, les juges cantonaux ont retenu que le
restaurant géré par la recourante avait dû fermer le 16 mars 2020 en exécution
de l'art. 6 al. 2 let. b de l'Ordonnance du 13 mars 2020 sur les mesures
destinées à lutter contre le coronavirus (Ordonnance 2 COVID-19, abrogée le 22
juin 2020; RS 818.101.24). Le 20 mars 2020, le Conseil fédéral avait adopté
l'ordonnance sur les mesures dans le domaine de l'assurance-chômage en lien
avec le coronavirus (Ordonnance COVID-19 assurance-chômage; RS 837.033), entrée
en vigueur avec effet rétroactif le 17 mars 2020 (art. 9). Dès cette date et en
dérogation aux art. 32 al. 2 et 37 let. b LACI (RS 837.0), aucun
délai d'attente n'était déduit de la perte de travail à prendre en
considération (art. 3). L'ordonnance COVID-19 assurance-chômage a été modifiée
le 25 mars 2020 avec effet rétroactif au 17 mars 2020 également (art. 9), avec
notamment l'introduction d'un nouvel art. 8b (RO 2020 1075), qui prévoyait
qu'en dérogation aux art. 36 al. 1 LACI et 58 al. 1 à 4 OACI (RS
837.02), l'employeur n'était pas tenu de respecter un délai de préavis lorsqu'il
avait l'intention de requérir l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de
travail en faveur de ses travailleurs (al. 1). 

Selon la cour cantonale, il ressortait de l'art.
8b Ordonnance COVID-19 assurance-chômage que le délai de préavis avait été
supprimé mais pas le préavis lui-même, de sorte qu'une indemnisation en cas de
RHT devait toujours être annoncée à l'avance. Ainsi, entre le 17 mars et le 31
mai 2020 (date à laquelle l'art. 8b avait été abrogé; RO 2020 1777), lorsqu'il
avait l'intention de requérir des indemnités en faveur de ses travailleurs,
l'employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de dix jours avant
d'introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu, selon les juges cantonaux,
d'aviser l'autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question,
le droit aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis. Pendant
cette période particulière, la date du préavis correspondait au début de la RHT
et au début de l'indemnisation. La recourante ayant déposé un préavis de RHT le
7 avril 2020, elle avait droit aux indemnités en cas de RHT dès le jour de sa
demande au plus tôt, sans effet rétroactif. 

 

3.   

En l'occurrence, on peut déduire de l'écriture de
la recourante du 27 octobre 2020 qu'elle conclut à l'octroi d'indemnités en cas
de RHT dès le 17 mars 2020. A l'appui de son argumentation, la recourante fait
valoir pour l'essentiel qu'elle a dû fermer son établissement le 16 mars et que
de ce fait, les indemnités en cas de RHT devaient lui être accordées dès le
moment de la fermeture. Par ailleurs, elle soutient qu'elle n'avait pas
connaissance de l'existence d'un délai pour déposer sa demande d'indemnités.
Enfin, elle expose se trouver dans une situation délicate sur le plan
économique. 

Ce faisant, la recourante n'expose toutefois pas
en quoi les constatations des premiers juges seraient inexactes et n'énonce pas
les règles de droit qui auraient été violées, de sorte que l'on ne peut pas en
déduire en quoi l'acte attaqué serait contraire au droit. Partant, faute de
satisfaire aux exigences de motivation légales (art. 42 LTF), le recours doit
être déclaré irrecevable. (…)”

 

                                         Nella citata sentenza
della Corte di Giustizia del Canton Ginevra figurano in particolare le seguenti
considerazioni:

 

" 4. (…)

L’ordonnance COVID-19 assurance-chômage a ensuite
été modifiée le 26 mars 2020, avec effet rétroactif au 17 mars 2020 également
(art. 9), avec notamment l’introduction d’un nouvel art. 8b qui prévoit que
l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis, lorsqu’il a l’intention
de requérir l’indemnité en cas de RHT en faveur de ses travailleurs (al. 1). Le
préavis de RHT peut également être communiqué par téléphone et l’employeur est
tenu de confirmer immédiatement par écrit la communication téléphonique (al.
2). 

Dans la directive du 9 avril 2020, le SECO a
précisé que pour les demandes déposées en retard, le 17 mars 2020 est considéré
comme la date de réception, si l’entreprise a dû fermer en raison des mesures
prises par les autorités et qu’elle a déposé sa demande avant le 31 mars 2020
(date de réception / cachet de la poste). 

 

La chambre de céans a jugé dans un arrêt de
principe du 25 juin 2020 (ATAS/510/2020) qu’en admettant la rétroactivité des
demandes déposées avant le 31 mars 2020, le SECO avait adopté une pratique
contraire à l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage et à la
non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT au sens des art. 36 LACI et 58
OACI. Il ressortait de l’interprétation de l’art. 8b précité que le Conseil
fédéral avait supprimé le délai de préavis, mais pas le préavis lui-même. En
d’autres termes, une indemnisation pour RHT devait toujours être annoncée à
l’avance, même en application de l’art. 8b. Ainsi, entre le 17 mars et le 31
mai 2020, lorsqu’il avait l’intention de requérir une indemnité en faveur de
ses travailleurs, l’employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de
dix jours avant d’introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu d’aviser
l’autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit
aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis. Pendant cette
période particulière, la date du préavis correspondait ainsi au début de la RHT
et au début de l’indemnisation. 

5.    En l’espèce, la recourante gère un
restaurant qui a dû fermer le 16 mars 2020 en exécution de l’art. 6 de
l’ordonnance 2 COVID-19. Ce n’est toutefois que le 7 avril 2020 qu’elle a
déposé un préavis de RHT avec effet au 16 mars 2020. Comme cela ressort des
considérants précités, jusqu’au 31 mai 2020, seul le délai de préavis de dix
jours a été supprimé. Ainsi, la recourante avait droit à l’indemnité en cas de
RHT dès le jour de sa demande à l’intimé, sans effet rétroactif. Dès lors
qu’elle a communiqué son préavis de RHT par courriel du 2 avril 2020 à
l’intimé, c’est à juste titre que ce dernier lui a octroyé l’indemnité en cas
de RHT à compter de cette date seulement.”

 

                                         Nella
sentenza ATAS/510/2020 del 25 giugno 2020, la Corte di giustizia del Canton
Ginevra si era invece così espressa:

 

" (…)

5. La question qui se pose
dans ce contexte est celle de savoir si l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19
assurance-chômage a suspendu, tant que dure la pandémie, le principe de la
non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT tel que prévu par l’art. 36 LACI
(Boris RUBIN, op. cit. n° 11 ad art. 36 LACI, Bulletin LACI RT, G7 ad art. 36
LACI ; Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, Quelques implications du coronavirus
en droit suisse du travail, in Newsletter DroitduTravail.ch du 9 avril 2020 de
l’Université de Neuchâtel, let. e pp. 15 et 16).

(…).

 

6. a. Comme cela ressort de la jurisprudence
susmentionnée, il convient d’interpréter l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19
assurance-chômage conformément aux diverses méthodes d’interprétation
applicables en la matière.

C’est le lieu de rappeler que l’art. 8b de
l’ordonnance précitée est libellé de la manière suivante:

 

1En dérogation aux art. 36, al. 1, LACI et
58 al. 1 à 4, de l’ordonnance du 31 août 1983 sur l’assurance-chômage (OACI),
l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis lorsqu’il a
l’intention de requérir l’indemnité en cas de réduction de l’horaire de travail
en faveur de ses travailleurs.

2Le préavis de réduction de l’horaire de
travail peut également être communiqué par téléphone. L’employeur est tenu de
confirmer immédiatement par écrit la communication téléphonique.

 

Soit en allemand:

 

1In Abweichung von Artikel 36 Absatz 1 AVIG4
und Artikel 58 Absätze 1–4 der Arbeitslosenversicherungsverordnung vom 31.
August 1983 (AVIV) muss der Arbeitgeber keine Voranmeldefrist abwarten, wenn er
beabsichtigt, für seine Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer
Kurzarbeitsentschädigung geltend zu machen.

2Die Kurzarbeit kann auch telefonisch vorangemeldet
werden. Der Arbeitgeber muss die telefonische Voranmeldung unverzüglich
schriftlich bestätigen.

 

b. Force est de constater, en premier lieu, que
l’al. 1 de la disposition précitée prévoit que l’employeur n’est pas tenu de
respecter un délai de préavis. Cela signifie, qu’un préavis est toujours
requis, ce qui est au demeurant confirmé par l’al. 2 qui porte sur la
possibilité de communiquer son préavis par téléphone. Par conséquent,
l’interprétation littérale et systématique de la disposition précitée permet de
considérer que ce n’est que le délai - au sens de l’art. 36 al. 1 en lien avec l’art.
58 al. 1 à 4 OACI - qui a été supprimé entre le 17 mars et le 31 mai 2020, et
non l'exigence d’un préavis.

 

c. Reste à savoir si, compte tenu de la référence
à l’art. 58 al. 4 OACI et vu la suppression du délai, le préavis doit en
réalité être considéré comme un avis.

 

L’art. 58 OACI prévoit à son al. 5 une procédure
particulière, réglée par l’art. 69 al. 1 et 2 OACI, lorsque la perte de travail
est due à des pertes de clientèle imputables aux conditions météorologiques.
L’art. 69 en question, intitulé «Avis», stipule que l’employeur est tenu
d’aviser l’autorité cantonale, au moyen de la formule du SECO, de la perte de
travail due aux intempéries, au plus tard le cinquième jour du mois civil
suivant (al. 1). Lorsque l’employeur a communiqué avec retard, sans raison
valable, la perte de travail due aux intempéries, le début du droit à
l’indemnité est repoussé d’autant (al. 2).

 

Il ressort ainsi de cette disposition que lorsque
le Conseil fédéral entend admettre le versement rétroactif d’indemnités en cas
de RHT, il prévoit expressément une procédure d’avis comme c’est le cas à
l’art. 58 al. 5 OACI en lien avec l’art. 69 al. 1 et 2 OACI, l’avis devant être
communiqué dans un certain délai. Or, à l’art. 8a de l’ordonnance COVID-19
assurance-chômage, le Conseil fédéral n’a pas évoqué une procédure d’avis mais
bien une procédure de préavis.

 

d. Selon le dictionnaire de l’Académie française,
le préavis peut être défini comme un avis qu’un organisme, une institution
donne par avance, un avertissement préalable ou encore comme un avertissement
préalable qu’est tenue de donner une partie à une autre, selon les termes d’un
contrat, et qui correspond au délai légal entre une prise de décision ou le
choix d’une mesure et l’application de celle-ci.

Quant au terme «avis», il peut être défini comme
étant une notification verbale ou écrite. Au contraire de la notion d’«avis»,
le terme «préavis» sous-entend ainsi une mesure annoncée à l’avance.

Au demeurant, la version allemande de l’art. 8b
al. 2 de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage illustre bien cette notion. En
effet, cette disposition prévoit que la réduction du temps de travail peut
également être annoncée à l'avance par téléphone («Die Kurzarbeit kann auch
telefonisch vorangemeldet werden»).

 

e. Il ressort ainsi de ce qui précède que la
modification légale voulue par le Conseil fédéral a supprimé le délai de
préavis mais non le préavis lui-même. En d’autres termes, une RHT, pour
laquelle une indemnisation est demandée, doit toujours être annoncée à
l’avance, même en application de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19
assurance-chômage.

 

7. En résumé, en situation ordinaire,
conformément aux art. 32 al. 2 LACI et 50 al. 2 OACI, dans sa teneur en vigueur
temporairement suspendue jusqu’au 30 septembre 2020 en raison de la pandémie de
coronavirus (cf. consid. 4b supra), une RHT ne peut débuter que 10 jours après
réception, par l’autorité cantonale, du préavis et l’indemnisation ne peut
commencer qu’après un délai d’attente de deux ou trois jours selon les cas. En
d’autres termes, l’employeur doit attendre 12 ou 13 jours depuis la
communication de son préavis pour que l’indemnisation commence (voir ch. 2.1 de
la Newsletter n° 4 du 26 mars 2020 du service public de l’emploi SPE de l’État
de Fribourg).

 

Durant la crise liée au COVID-19, le Conseil
fédéral a tenté de simplifier la procédure et d’accélérer l’indemnisation:

 

-     entre le 17 mars et le 31 mai 2020, lorsqu’il avait
l’intention de requérir une indemnité en faveur de ses travailleurs,
l’employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de 10 jours avant
d’introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu d’aviser l’autorité cantonale,
par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit aux indemnités ne
pouvant naître rétroactivement à l'avis (Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, op.
cit., let. e pp. 15 et 16).

      Pendant cette période particulière, la date de réception du
préavis de RHT correspondait ainsi au début de la RHT et au début de
l’indemnisation (voir ch. 2.1 de la Newsletter n° 4 du 26 mars 2020 du service
public de l’emploi SPE de l’État de Fribourg).

 

-     dès le 1er juin 2020, vu la suppression de l’art. 8b de
l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, la RHT ne peut débuter que 10 jours
après réception, par l’autorité cantonale, du préavis. En revanche, le début de
la RHT correspond toujours au début de l’indemnisation, aucun délai d’attente
n’étant applicable durant la crise liée au COVID-19. Par conséquent, depuis le
1er juin 2020, un employeur devra attendre 10 jours depuis le dépôt du préavis
pour que l’indemnisation commence.

 

8. En l’espèce, la recourante gère une boutique,
laquelle a dû fermer avec effet au 17 mars 2020 en exécution de l’ordonnance 2
COVID-19. Ce n’est toutefois que le 14 avril 2020 qu’elle a informé l’intimé de
son intention d’appliquer une RHT dès le 17 mars 2020. L’intimé a partiellement
accepté la RHT, en ce sens qu’il l’a fait débuter au 14 avril 2020, invoquant
la directive 2020/06 du 9 avril 2020, selon laquelle pour les demandes déposées
en retard, le 17 mars 2020 est considéré comme la date de réception si
l’entreprise a dû fermer en raison des mesures prises par les autorités et
qu’elle a déposé sa demande avant le 31 mars 2020.

Comme cela ressort des considérants ci-dessus,
jusqu’au 31 mai 2020, seul le délai de préavis de 10 jours a été supprimé (cf.
art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage). Ainsi, pendant cette période,
un employeur pouvait appliquer une RHT dès réception, par l’intimé, du préavis,
et être indemnisé dès cette date.

Dans le cas de la recourante, le préavis a été
communiqué à l’intimé par courriel du 14 avril 2020. C’est donc à juste titre
que l’OCE a accepté la RHT à compter du 14 avril 2020 uniquement, et non pas
déjà depuis le 17 mars 2020.

 

9. Contestant la date du 14 avril 2020, la
recourante revendique également une égalité de traitement avec les employeurs
ayant pu bénéficier de la pratique instaurée par le SECO dans la directive
2020/06 du 9 avril 2020. Dans ce contexte, elle conteste la validité de la
directive qui admet le principe du versement rétroactif des indemnités RHT
uniquement lorsque la demande a été déposée avant le 31 mars 2020.

 

a. En tant qu'autorité de surveillance, le SECO a
adopté des directives à l'intention des organes d'exécution en matière
d’assurance-chômage.

 

Dans sa directive 2020/06 du 9 avril 2020, le
SECO a adopté une pratique selon laquelle toute demande transmise à l’autorité
avant le 31 mars 2020 était considérée comme ayant été déposée le 17 mars 2020
si l’entreprise concernée avait fermé ses portes en raison des mesures de
confinement prononcées dès cette date (directive précitée, p. 8).

 

Destinées à assurer l'application uniforme des
prescriptions légales, les directives de l'administration n'ont pas force de
loi et, par voie de conséquence, ne lient ni les administrés ni les tribunaux;
elles ne constituent pas des normes de droit fédéral au sens de l'art. 95 let.
a de la loi sur le Tribunal fédéral (LTF; RS 173.110) et n'ont pas à être
suivies par le juge. Elles servent tout au plus à créer une pratique
administrative uniforme et présentent à ce titre une certaine utilité; elles ne
peuvent en revanche sortir du cadre fixé par la norme supérieure qu'elles sont
censées concrétiser. En d'autres termes, à défaut de lacune, les directives ne
peuvent prévoir autre chose que ce qui découle de la législation ou de la
jurisprudence (ATF 132 V 121 consid. 4.4 et les références; ATF 131 V 42
consid. 2.3 et les références; arrêt du Tribunal fédéral 9C_283/2010 du 17
décembre 2010 consid. 4.1).

b. Le principe de l'égalité de traitement,
consacré à l'art. 8 al. 1 Cst., commande que le juge traite de la même manière
des situations semblables et de manière différente des situations dissemblables
(ATF 131 V 107 consid. 3.4.2 p. 114 et les arrêts cités). Toutefois selon la
jurisprudence, le principe de la légalité de l'activité administrative prévaut
sur celui de l'égalité de traitement. Par conséquent, le justiciable ne peut
généralement pas invoquer une inégalité devant la loi, lorsque celle-ci est
correctement appliquée à son cas, alors qu'elle l'aurait été faussement, voire
pas appliquée du tout, dans d'autres cas (ATF 134 V 34 consid. 9 p. 44 et les
références). Cela suppose cependant, de la part de l'autorité dont la décision
est attaquée, la volonté d'appliquer correctement à l'avenir les dispositions
légales en cause. Autrement dit, le justiciable ne peut prétendre à l'égalité
dans l'illégalité que s'il y a lieu de prévoir que l'administration persévérera
dans l'inobservation de la loi.

Encore faut-il que les situations à considérer
soient identiques ou du moins comparables (ATF 126 V 390 consid. 6a p. 392, 116
V 231 consid. 4b p. 238, 115 Ia 81 consid. 2 p. 82 s. et les références
citées).

 

c. Comme indiqué précédemment, les directives du
SECO ne peuvent pas sortir du cadre fixé par la norme supérieure qu'elles sont
censées concrétiser. En d'autres termes, elles ne peuvent pas, sauf lacunes,
prévoir autre chose que ce qui découle de la législation ou de la
jurisprudence.

Dans le cas d’espèce, il ressort des
considérations qui précèdent que la suppression, par le biais de l’art. 8b de
l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, du délai de préavis n’équivaut pas à
la suppression du principe du préavis. S’il a certes fait rétroagir la
suppression de ce délai au 17 mars 2020, le Conseil fédéral n’a pas prévu que
les indemnités en cas de RHT pouvaient désormais être payées rétroactivement,
en dérogation à l’art. 36 LACI (cf. dans le même sens Jean-Philippe DUNAND /
Rémy WYLER, op. cit., let. e pp. 15 et 16). Par conséquent, en admettant la
rétroactivité des demandes déposées avant le 31 mars 2020, le SECO a adopté une
pratique contraire à l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage et à
la non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT au sens des art. 36 LACI et
58 OACI.

 

Cela étant, pour pouvoir invoquer une inégalité
de traitement dans l’illégalité, il faut encore que la recourante rende
vraisemblable le fait que l’administration persévérera dans l’inobservation de
la loi et que les situations à considérer sont identiques ou du moins
comparables. Or, la pratique contestée par la recourante ne concerne que les
demandes déposées entre le 17 et le 31 mars 2020, pour lesquelles l’intimé
s’est selon toute vraisemblance déjà prononcé par décision. Il paraît ainsi peu
probable qu’il soit amené, à l’avenir, à se prononcer sur une demande déposée
en mars. Par conséquent, on ne peut pas prévoir que l’intimé persévérera dans
l’inobservation de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage. De
plus, la situation de la recourante n’est pas comparable à celles visées par la
pratique en vigueur. Certes, comme d’autres, la recourante a été contrainte de
fermer, le 17 mars 2020, la boutique qu’elle exploitait. Cependant,
contrairement aux situations prévues par la pratique du SECO, elle a attendu le
14 avril 2020 pour déposer sa demande, sortant par-là du champ d’application de
la pratique du SECO. 

On ne se retrouve dès lors pas dans le cas de
deux employeurs ayant déposé leurs demandes respectives avant le 31 mars 2020,
dont l’un aurait bénéficié de la pratique illégale du SECO alors que l’autre
non. (…)”

 

                                         Come giustamente sottolineato
dalla Sezione del lavoro (cfr. consid. 1.6), alla medesima conclusione è
peraltro arrivato il Tribunale amministrativo del Canton Berna, nella sentenza
200 20 551 ALV del 15 ottobre 2020, in particolare ai consid. 4.4 e 4.5,
relativa a un caso nel quale il preannuncio era stato effettuato il 10 aprile
2020:

 

" (…)

4.4 Demnach ergibt die sprachlich-grammatikalische,
entstehungsgeschichtliche, systematische und teleologische Auslegung, dass
gestützt auf Art. 8b Abs. 1 der Änderung vom 25. März 2020 der
COVID-19-Verordnung Arbeitslosenversicherung (AS 2020 1075) zwischen 1. März
und 31. Mai 2020 keine Voranmeldefrist mehr abgewartet werden musste und ein
Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung am Tag der Voranmeldung, nicht aber
rückwirkend entstand (zum Ganzen: Urteil des Verwaltungsgerichts des Kantons
Bern vom 7. Oktober 2020, ALV/2020/428; Beschluss des eABK vom 25. August
2020). 

 

4.5 Der einzelzeichnungsberechtigte Geschäftsführer der
Beschwerdeführerin meldete sich erstelltermassen am 10. April 2020 bei der AKB
zum Bezug von Corona Erwerbsersatzentschädigung an (act. III), was als
Anmeldedatum für den Bezug von Kurzarbeitsentschädigung zu gelten hat, da die
Anmeldung bei einer unzuständigen Stelle nicht schadet (Art. 29 Abs. 3 ATSG).
Den Akten sind hingegen keine Hinweise für eine frühere Anmeldung (vgl.
Beschwerde S. 1: „habe ich umgehend per E-Mail der Ausgleichskasse des Kantons
Bern zugestellt. Nach anfänglichen Schwierigkeiten mit der Lesbarkeit der
Anmeldung wurde mir der Empfang am 10. April 2020 bestätigt.”) zu entnehmen.
Eine solche ist demnach nicht ausgewiesen. 

 

Soweit die Beschwerdeführerin einen weitergehenden Anspruch
aufgrund behördlicher Fehlinformationen (Stellungnahme vom 7. September 2020)
und demnach gestützt auf den Grundsatz von Treu und Glauben (Art. 9 BV; vgl.
zur Bindung an falsche Auskünfte: BGE 143 V 341 E. 5.2.1 S. 346, 131 V 472 E. 5
S. 480) geltend macht, dringt sie nicht durch. Wie eben dargelegt, hat die
Beschwerdeführerin aufgrund der ins Feld geführten falschen Auskunft der
AHV-Zweigstelle, wonach die Anmeldung bei der AKB erfolgen müsse, keinen
Nachteil erlitten. 

 

Damit besteht – wie der Beschwerdegegner in der Beschwerdeantwort
zutreffend erkannte – Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung ab dem 10. April 2020, sofern die übrigen Anspruchsvoraussetzungen nach Art. 39
AVIG erfüllt sind. Bei dieser Ausgangslage erübrigen sich Weiterungen zu den
(nicht publizierten) Weisungen des Staatssekretariats für Wirtschaft SECO
(06/2020 vom 9. April 2020 [S. 7 Ziff. 2] bzw. 08/2020 vom 1. Juni 2020 [S. 9
f. Ziff. 2]), wonach bei verspätet eingereichten Anträgen das Eingangsdatum 17.
März 2020 gesetzt werde, wenn der Betrieb aufgrund der behördlichen Massnahmen
schliessen musste und der Antrag auf Kurzarbeitsentschädigung vor dem 31. März
2020 (Eingangsdatum/Poststempel) gestellt wurde. (…)”

 

                                         Anche questo Tribunale ha
sviluppato le medesime considerazioni in una sentenza 38.2020.66 del 1°
febbraio 2021 nella quale ha ricordato che:

 

" (…) Nella
presente fattispecie, la X._________ ha preannunciato il lavoro ridotto il 21
aprile 2020 rivendicando retroattivamente il diritto dal 16 marzo 2020.

Come visto (cfr. consid. 2.5) un versamento retroattivo non è
possibile. Il Consiglio federale con le disposizioni dell’Ordinanza ha infatti
derogato alle disposizioni della LADI (cfr. consid. 2.1) per quel che concerne
i termini di preavviso, ma non sul preannuncio stesso che è invece stato
mantenuto. Ora nel caso concreto il preannuncio è stato fatto il 21 aprile 2020
e solo da quel momento è sorto il diritto. (…)”

 

                               2.6.   Nel caso concreto il
“Preannuncio d’indennità per lavoro ridotto” tramite modulo online è datato 29
aprile 2020 (cfr. doc. 1).

 

                                         Soltanto da quel momento è
sorto il diritto ad indennità per lavoro ridotto (cfr. la giurisprudenza
riprodotta al consid. 2.5).

 

                                         Questa soluzione si
giustifica tanto più se si considera che la domanda è stata inoltrata dopo il
31 marzo 2020, data limite figurante nella direttiva della SECO (cfr. consid.
2.3) dichiarata contraria all’Ordinanza sulle misure nel settore
dell’assicurazione contro la disoccupazione riguardo al Coronavirus (COVID-19) dalla
Corte di giustizia del Canton Ginevra (cfr. consid. 2.5) e sulla quale questa
Corte non è dunque tenuta a pronunciarsi in questa occasione.

 

                               2.7.   L’art. 58 cpv. 4 OADI prevede
che se il preannuncio viene effettuato tardivamente senza “valido motivo” la
perdita di lavoro è computabile soltanto a contare dal momento in cui scade il
termine per il preannuncio (cfr. B. Rubin “Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage”,
Ed. Schulthess 2014, pag. 373 n. 11: “Il peut toutefois être
restitué en ca de raison valable c’est-à-dire aux conditions de l’art. 41 LPGA”).

 

                                         L’art. 41 LPGA
stabilisce che se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito,
senza sua colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito,
sempre che l'interessato lo domandi adducendone i motivi entro 30 giorni dalla
cessazione dell'impedimento e compia l’atto omesso.

 

                                         Per
"impedimento non colpevole" si intende, non soltanto l'impossibilità
oggettiva o la forza maggiore, bensì anche l'impossibilità soggettiva che
risulta da circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze
devono comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente non
deve potere essere rimproverata una negligenza.

 

                                         L’assenza
di colpa deve essere manifesta (cfr. STF 8C_666/2014 del 7 gennaio 2015 consid.
4.2.; STF 8C_898/2009 del 4 dicembre 2009 consid. 2; STFA I
393/01 del 21 novembre 2001; DTF 96 II 265 consid. 1a;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999,
pag. 170 segg.; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, Zurigo 1998, n. 151).

 

                                         Non costituiscono, per
contro, motivi scusabili il sovraccarico di lavoro, l'ignoranza del diritto,
rispettivamente l'insicurezza dovuta all'introduzione di una nuova norma legale
(cfr. STF 2C_448/2009 del 10 luglio 2009; STFA C 366/99 del 18 gennaio 2000;
DLA 2002 N. 15 pag. 113; DLA 2000 N. 6, consid. 2, pag. 31; DLA 1988 N. 17,
consid. 4a, pag. 128; DTF 110 V 339, consid. 3, pag. 343 e DTF 110 V 210,
consid. 4, pag. 216).

                                         Deve
infine essere sottolineato che l'istituto della restituzione in intero
costituisce un rimedio di carattere straordinario che incide profondamente
nella sicurezza del diritto, per cui occorre valutare l'adempimento dei
requisiti con rigore e seguire criteri restrittivi (cfr. STF K 34/03 del 2
luglio 2003).

 

                                         Nella
già citata sentenza 38.2020.66 del 1° febbraio 2021 il TCA ha negato che
esistevano validi motivi per accordare retroattivamente le prestazioni
rilevando che:

 

" (…) Nel
caso concreto le argomentazioni addotte dalla ricorrente (ignoranza di legge,
distanza tra X.___________ e la sede della ditta ad Y.____________ dove si
trovava la documentazione) non costituiscono un “valido motivo” ai sensi
dell’art. 58 cpv. 4 OADI per accordare retroattivamente le prestazioni dal 16
marzo 2020, anche in considerazione del fatto che il preannuncio poteva essere
effettuato in maniera estremamente semplificato, che i lavoratori colpiti dal
lavoro ridotto erano i soli tre dipendenti dell’azienda (cfr. doc. 1), che gli
spostamenti non erano proibiti (cfr. al riguardo anche le precisazioni della
Sezione del lavoro riprodotte al consid. 1.6) e che l’annuncio è stato
effettuato più di un mese dopo la forzata chiusura dell’azienda. (…)”

 

                               2.8.   Anche nel caso concreto il
TCA ritiene che non esistano validi motivi per accordare il diritto alle
prestazioni retroattivamente rispetto al momento del preannuncio e cioè sin dal
momento della chiusura avvenuta il 16 marzo 2020.

 

                                         A proposito
dell’affermazione della ricorrente secondo cui un collaboratore della Sezione
del lavoro gli avrebbe detto di non preoccuparsi in quanto “vista l’evidenza
dei fatti” la domanda tardiva “avrebbe avuto valore retroattivo”, il TCA
constata, da una parte, che tale affermazione non è stata minimamente
comprovata e, d’altra parte e soprattutto, che ciò appare inverosimile (cfr.
STCA 38.2014.16 del 23 marzo 2015) visto che per le domande pervenute dopo il
31 marzo 2020 la Sezione del lavoro non ha instaurato una prassi che permette
il versamento retroattivo (cfr. consid. 1.8), ma esattamente il contrario.

 

                                         La decisione su
opposizione del 13 novembre 2020 deve pertanto essere confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti