# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9969f2d7-df9c-5a0e-a46e-850f12cdaa07
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-04-17
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 17.04.2012 S 2011 100
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2011-100_2012-04-17.pdf

## Full Text

S 11 100

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 29 novembre 2011

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita d’invalidità (nuova richiesta)

1. …, 1951, dopo la scuola d’obbligo non seguiva alcuna formazione 

professionale specifica, ma lavorava in Valle … quale contadino durante la 

bella stagione e in qualità di controllore per gli impianti di risalita del … durante 

l’inverno. Quest’ultima attività comprendeva pure lo spalare neve secondo le 

necessità e la manutenzione degli impianti. Nel 2008, … si sottoponeva ad un 

intervento di decompressione dei segmenti vertebrali L4/5 e L5/S1. In seguito 

lungo il segmento TH12/L1 veniva a formarsi un’ernia. Nel novembre del 

2009, l’assicurato faceva domanda di prestazioni da parte dell’assicurazione 

per l’invalidità. Infatti, a causa della patologia alla schiena, durante l’inverno 

2009/2010 non era per il dipendente più possibile svolgere lavori pesanti, per 

cui la sua attività si limitava al controllo del buon funzionamento degli impianti 

di risalita. Per la stagione invernale 2010/2011 egli non veniva più assunto dal 

precedente datore di lavoro. 

2. Con decisione 7 dicembre 2010, l’Assicurazione federale per la vecchiaia, i 

superstiti e l’invalidità, tramite l’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone 

dei Grigioni, Ufficio AI (qui di seguito semplicemente ufficio AI) rifiutava al 

petente il diritto a prestazioni sotto forma di rendita in quanto il grado 

d’invalidità accertato era dello 0%. In base agli accertamenti medici agli atti, 

l’assicurato veniva reputato abile solo al 50% nella precedente attività di 

controllore e manutentore, mentre come semplice controllore degli impianti di 

risalita o in generale in attività leggere era da ritenere abile in misura completa. 

Paragonando, dopo aver proceduto alla parallelizzazione dei redditi, il reddito 

conseguibile senza invalidità con quanto conseguibile in attività leggera di tipo 

semplice e ripetitivo mettendo a frutto una completa abilità non ne sarebbe 

risultato alcun grado d’invalidità. Questa decisione cresceva incontestata in 

giudicato, dopo che l’istante aveva formalmente dichiarato di rinunciare ai 

mezzi d’impugnazione a sua disposizione.   

3. Tre mesi dopo, ovvero il 4 marzo 2011, … faceva nuovamente domanda di 

prestazioni di rendita, allegando la certificazione 12 febbraio 2011 del dott. 

med. …, stando alla quale la sintomatologia non sarebbe migliorata, ma 

perdurerebbe una completa inabilità al lavoro dal 28 ottobre 2010 per la 

precedente attività e anche in attività leggere persisterebbe un’incapacità 

lucrativa del 60%, a cui andrebbe aggiunta la limitazione per poter rimanere 

seduto un’ora al massimo. Il 7 aprile successivo, il medico curante certificava 

un’abilità lucrativa del 40% in attività leggere a partire dal 12 febbraio 2011. 

4. Con decisione 23 giugno 2011, l’ufficio AI non entrava nel merito della 

domanda. Con la presentazione della nuova richiesta di prestazioni, il petente 

non avrebbe credibilmente dimostrato una modifica rilevante delle circostanze 

oggettive suscettibili d’influire sul diritto a rendita. Per l’ufficio AI, anche se 

valutata diversamente, la situazione medica dell’istante sarebbe rimasta 

immutata. 

5. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 23 agosto 

2011, … chiedeva l’annullamento del provvedimento impugnato e l’entrata nel 

merito sulla sua richiesta di prestazioni. In sostanza, egli ritiene di aver 

debitamente comprovato un sensibile peggioramento dell’abilità lucrativa 

residua rispetto al dicembre 2010, come attestato dal dott. med. … e poi 

confermato anche nel maggio successivo dal dott. med. …, medico di fiducia 

della cassa malati. Del resto a fondamento della decisione di rifiuto non 

sarebbe mai stata eseguita un’accurata indagine medica, ma 

l’amministrazione si sarebbe limitata a riprendere la diagnosi posta dai medici 

curanti, senza però ritenere determinante il grado d’inabilità da questi 

accertato, né operare con dei redditi che avrebbero richiesta una ben più 

incisiva parallelizzazione o applicando una confacente ulteriore deduzione per 

la mancanza di formazione, l’età e la situazione personale del petente. 

Procedendo ad una giusta quantificazione dei due redditi da paragonare nel 

senso proposto nel ricorso, ne risulterebbe un grado d’invalidità del 66%. 

6. Nella propria presa di posizione l’ufficio AI chiedeva la reiezione del ricorso. A 

solo tre mesi dalla decisione di rifiuto di prestazioni d’invalidità l’istante non 

sarebbe riuscito a rendere credibile una modifica essenziale delle condizioni 

di rendita. L’attestazione fornita dal curante sulla residua abilità lucrativa non 

sarebbe sostenuta da alcun dato oggettivo e quanto accertato dal dott. med. 

… sarebbe una chiara diversa valutazione della precedente situazione, senza 

però che sia nel frattempo subentrato un effettivo cambiamento. Poiché il 

rifiuto sarebbe stato decretato in assenza di un qualsivoglia grado d’invalidità, 

la modifica delle circostanze suscettibile di giustificare una revisione dovrebbe 

conseguentemente essere propria ad incidere in ragione del 40% (minimo 

legale) sul grado d’invalidità, fatto che nell’evenienza non sarebbe 

decisamente reso credibile. Per decidere in merito alla legalità della mancata 

entrata nel merito della richiesta non sarebbe inoltre dato fondarsi sulle 

successive valutazioni mediche prodotte e posteriori alla richiesta presentata 

nel marzo 2011. 

7. Nella replica, il ricorrente si appellava alla valutazione 5 settembre 2011 della 

residua abilità operata dal dott. med. …, il quale accertava, in assonanza con 

quanto stabilito anche dal dott. med. … il 27 maggio 2011, una diminuzione 

dell’abilità lucrativa del 20% anche in attività di carattere leggero. Alla 

patologia a livello della schiena verrebbe poi ad aggiungersi una probabile 

sindrome del tunnel carpale. Per il resto l’istante si riconfermava 

essenzialmente nelle proprie precedenti allegazioni e proposte. 

8. Duplicando, l’ufficio AI ribadiva l’irrilevanza delle successive valutazioni 

mediche prodotte in prosecuzione di causa per definire la controversa 

questione della corretta non entrata nel merito sulla nuova richiesta di 

prestazioni.

Considerando in diritto:

1. E’ controversa la decisione di non entrata in materia sulla nuova richiesta di 

prestazioni presentata in data 4 marzo 2011. Nell’ambito del presente ricorso 

il Giudice delle assicurazioni esamina solo se l'amministrazione ha rifiutato di 

entrare in materia a buon diritto.

2. a) Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di 

invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, 

una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile 

che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle 

prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 dell’ordinanza sull’assicurazione per l’invalidità, 

OAI). Scopo di questo requisito è quello di impedire che l'amministrazione 

debba costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate, quando 

la prestazione in causa è già stata rifiutata da una precedente decisione 

cresciuta in giudicato (DTF 130 V 68 cons. 5.2.3, 117 V 198 cons. 4b con 

riferimenti). Nell’ambito dell’art. 87 OAI è sufficiente rendere verosimile il 

cambiamento preteso e non è richiesta la prova della verosimiglianza 

preponderante valida altrimenti nell’ambito delle assicurazioni sociali (DTF 

125 V 195 cons. 2, 121 V 47 cons. 2a e 119 V 9 cons. 3c/aa; STF 

9C_688/2007 del 22 gennaio 2008 e I 55/07 del 26 novembre 2007). Se 

l'assicurato non rende attendibile che la sua invalidità si è modificata in modo 

tale da influire sul diritto alla rendita, la nuova domanda è dichiarata 

irricevibile, nel senso che l'ufficio AI emana una decisione di non entrata in 

materia. Se per contro è resa credibile una rilevante modifica suscettibile di 

influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel 

merito della richiesta (DTF 109 V 114 cons. 2b e DAS 2002 AI no. 26). Va poi 

evidenziato che più la precedente decisione è distante nel tempo, meno 

esigenze sono poste alla verosimiglianza giusta l’art. 87 cpv. 3 e 4 OAI del 

rilevante cambiamento (STFA I 619/06 cons. 3 del 10 febbraio 2005). In DTF 

130 V 64, il TFA ha precisato che nel caso in cui l’assicurato non ha reso 

credibile un rilevante cambiamento, il principio inquisitorio, secondo cui i fatti 

rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, non risulta 

essere applicabile. Solo se nella nuova domanda di rendita (rispettivamente 

domanda di revisione) l’assicurato non rende verosimile la rilevante 

mutazione, facendo tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente 

rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere dall’amministrazione, 

quest’ultima deve impartire all'interessato un termine per produrre il mezzo di 

prova in questione con l’avvertenza che in caso contrario non entrerà nel 

merito della domanda (DTF 130 V 69 cons. 5.2.5).

b) Per esaminare materialmente una domanda di revisione di rendita AI è 

dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato 

abbiano subito una notevole modificazione, tale da influire in modo diverso 

sulla perdita di guadagno rispetto a quanto accertato nell’ultima decisione di 

rendita cresciuta in giudicato e fondata sui principi giurisprudenziali stabiliti 

per determinare il grado d’invalidità quali l’accertamento dello stato di fatto 

determinante, l’apprezzamento coscienzioso delle prove e il paragone dei 

redditi (DTF 130 V 71). D'altra parte la modifica deve essere notevole, non 

tanto vista in astratto, ma piuttosto in rapporto all'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni 

caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla 

pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente 

mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente 

invariata, sia giudicata in modo diverso (STF U 403/06 del 9 ottobre 2007 

cons. 7 e RCC 1987 pag. 38, cons. 1a). 

3. a) Non è contestato che l’assicurato non esplichi più attualmente un’attività 

lucrativa. Ne consegue che la modifica delle condizioni che potrebbero dare 

diritto ad una rendita non può riguardare le condizioni economiche, ma deve 

necessariamente trovare il proprio fondamento nella modifica dell’aspetto 

clinico presentato dal petente. All’epoca della decisione sul rifiuto di 

prestazioni di rendita, l’istante era stato reputato abile completamente in 

attività leggere. La precedente attività di contadino/taglialegna e le funzioni di 

manutenzione nell’attività svolta durante l’inverno non erano più state 

considerate esigibili. La valutazione della residua abilità era avvenuta sulla 

base di quanto accertato il 10 dicembre 2009 dal dott. med. …, che attestava 

una diminuzione del rendimento a causa dei disturbi alla schiena, pur 

considerando possibile una completa ripresa dell’attività a partire del 2 

dicembre 2009 (vedi anche allegato 17-3/3 dell’ufficio AI), del parere espresso 

il 15 luglio 2010 da parte dell’osteopata dott. …, il quale reputava il paziente 

abile da 6 a 8 ore giornaliere in attività che non richiedevano sforzi fisici 

nonché della valutazione operata dalla dott. med. … il 17 agosto e il 23 

novembre 2010, che riteneva non giustificato l’apprezzamento della completa 

inabilità nella precedente attività accertata dal dott. med. ... Per la dott. med. 

… era infatti evidente che il paziente non era più in grado di svolgere lavori 

pesanti come lo spalare neve, lavori di manutenzione e salire sui piloni, 

mentre il semplice controllo degli impianti di risalita era da reputare esigibile. 

In questo senso nella precedente attività veniva attestata una residua abilità 

del 50%. Per contro in attività leggere, detto medico si riallacciava alla 

valutazione dell’osteopata e reputava il paziente abile in misura completa. Dal 

punto di vista dermatologico, cardiaco e oftalmologico, era possibile escludere 

qualsiasi impedimento suscettibile di ripercuotersi sulla residua abilità 

lucrativa. Ne discende che la valutazione della residua abilità operata dagli 

organi AI nel dicembre 2010 non era già allora del tutto in assonanza con 

quanto accertato dal dott. med. ... Tale provvedimento cresceva però 

incontestato in giudicato. 

b) La nuova domanda di prestazioni era stata presentata il 4 marzo 2011 sulla 

base della certificazione fornita dal dott. med. … il 12 febbraio 2011. Giusta 

questo certificato, il paziente si era presentato per discutere l’ulteriore 

procedere. Rispetto alle precedenti consultazioni, la situazione dei disturbi 

residuali a livello lombare non era migliorata. Persisteva parimenti 

l’impossibilità di eseguire lavori fisicamente impegnativi in quanto già dei 

piccoli sforzi producevano forti dolori. Dal 28 ottobre 2010 in poi, la capacità 

lucrativa era nulla per lavori pesanti e ridotta al 40% per lavori leggeri, con 

una limitazione dovuta all’impossibilità di rimanere seduto per oltre un’ora. 

Questa valutazione medica è praticamente identica a quella già rilasciata dallo 

stesso medico il 28 ottobre 2010. In detto reperto, il dott. med. … attestava 

che non era più possibile per il paziente compiere degli sforzi e che anche la 

più piccola attività fisica provocava degli acuti dolori residuali che si 

protraevano nel tempo. Per questi motivi il medico accertava una completa 

inabilità nell’ambito dell’attività esercitata in precedenza di controllore e 

montatore di impianti di risalita. In considerazione dell’esaurimento del diritto 

alle indennità giornaliere e in assenza di ulteriori coperture assicurative, detto 

medico consigliava agli organi AI l’erogazione al paziente di una rendita intera 

fino al pensionamento (vedi reperto del 28 ottobre 2010 in fine). 

c) Analizzando le due certificazioni redatte dallo stesso medico a distanza di 

poco più di tre mesi non è evidentemente dato concludere ad una modifica 

dello stato di salute dell’istante. Nel febbraio 2011, non veniva constatato 

“alcun miglioramento” rispetto alla situazione precedente, ciò che non 

permette però di ritenere che la situazione sia peggiorata. Di diverso tra questi 

due referti è unicamente la valutazione della residua abilità anche in attività 

leggere che nella certificazione del febbraio 2011 il medico ritiene esigibili solo 

al 40%, mentre in precedenza mancava una chiara definizione del grado 

d’inabilità in attività leggera, anche se veniva consigliata l’erogazione di una 

rendita intera d’invalidità. Nel proprio certificato del febbraio 2011 poi, la 

residua capacità del 40% veniva pretesa sussistere già dall’ottobre 2010, 

ovvero da prima dell’emanazione della decisione di rifiuto, ciò che non 

permette di concludere ad una modifica delle condizioni di salute 

dell’assicurato da allora (ottobre 2010) e fino al momento della presentazione 

della domanda di nuove prestazioni (marzo 2011). Anche la valutazione 

operata dal dott. med. … in data 7 aprile 2011, giusta la quale veniva attestata 

un’abilità del 40% in attività leggera a partire dal 12 febbraio 2011, non muta 

le sorti del giudizio. L’attestazione del medico curante si limita a tale 

affermazione senza essere però corroborata da un qualsivoglia reperto 

oggettivo e non permette di trarre alcuna conclusione in merito ad una 

modifica delle condizioni danti diritto a rendita. Sia la certificazione del 12 

febbraio che quella del 7 aprile 2011 non adducono alcun motivo che renda 

perlomeno credibile una modifica della situazione di salute del paziente 

rispetto a quanto accertato al momento del rifiuto di prestazioni nel dicembre 

2010. I due medici si sono semplicemente limitati a valutare in parte 

diversamente una situazione clinica rimasta immutata, ciò che per i motivi 

esposti in precedenza non costituisce un motivo di revisione. 

d) Nell’ambito del diritto delle assicurazioni sociali, il giudice valuta la legalità 

della decisione impugnata in base alla situazione di fatto e di diritto esistente 

al momento in cui essa è stata resa (DTF 130 V 140 e 121 V 366 cons. 1b). 

Sulla base dei due certificati medici prodotti agli organi AI il 7 marzo e l’11 

aprile 2011, forza è di constatare che al momento determinante della resa del 

provvedimento impugnato del 23 giugno 2011 una modifica sostanziale delle 

condizioni di salute del ricorrente suscettibile di ripercuotersi sulla residua 

abilità lucrativa rispetto alla situazione del dicembre 2010 non era stata resa 

credibile. Anche nella presa di posizione del 6 giugno 2011 sul decreto 

provvisorio del 25 maggio 2011, l’assicurato non accennava neppure 

all’eventuale complemento medico a seguito della imminente visita presso il 

medico di fiducia della cassa malati. L’ufficio convenuto era del resto venuto 

in possesso della valutazione del dott. med. … del 27 maggio 2011 solo dopo 

la resa della decisione impugnata. Per decidere della legalità della non entrata 

nel merito della richiesta del marzo 2011 non è conseguentemente dato 

considerare tale referto come non è neppure consentito fondarsi 

sull’accertamento eseguito il 5 settembre 2011 da parte del dott. med. … in 

quanto posteriore alla decisione deferita a giudizio. Per questo anche il 

subentrare di un possibile successivo peggioramento o di un’eventuale 

sindrome del tunnel carpale, patologia a cui vien fatto riferimento per la prima 

volta nel settembre del 2011, non potevano essere presi in considerazione 

nell’ambito del presente procedimento. Come giustamente ricordato anche 

dall’ufficio convenuto, se effettivamente la situazione di salute dell’istante 

dovesse essersi modificata, resta impregiudicata la possibilità di un nuovo 

annuncio alle condizioni sopra ricordate. Ne consegue che la decisione di non 

entrare nel merito della richiesta di nuove prestazioni merita nell’evenienza 

protezione. 

4. Anche senza operare un paragone diretto tra la situazione del dicembre 2010, 

in quanto allora il diritto a rendita era stato rifiutato, la richiesta di nuove 

prestazioni sfugge comunque alle censure di ricorso, in quanto le due 

certificazioni presentate non sarebbero neppure come tali atte a rendere 

credibile il diritto ad una rendita d’invalidità mancando completamente di una 

valutazione oggettivabile sulla residua abilità. In una frase il curante accertava 

una capacità lucrativa del 40% senza aggiungere a questo giudizio alcuna 

spiegazione non solo sulla patologia, che potrebbe essere ritenuta notoria agli 

organi AI, bensì sulla ripercussione concreta dei disturbi lamentati sulla 

residua abilità. Ma anche il dott. med. … ometteva qualsiasi concreta 

definizione sul grado degli impedimenti e le attività ancora esigibili, limitandosi 

a certificare un presunto grado d’inabilità anche in lavori leggeri del 40%. Lo 

stesso medico aveva poi già il 28 ottobre 2010 perorato il riconoscimento di 

una rendita intera d’invalidità per motivi non prettamente o non 

esclusivamente medici. Considerata l’assenza di indicazioni oggettive a 

fondamento delle attestazioni mediche citate e tenuto conto della generale 

esperienza della vita, in base alla quale nella valutazione dei rapporti dei 

medici curanti il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto 

di fiducia esistente tra medico e paziente, nelle situazioni di dubbio, detti 

medici tendono ad attestare in favore del proprio cliente (DTF 125 V 353 cons. 

3b/cc e 124 I 175 cons. 4 nonché STF 8C_548/2009 del 3 settembre 2009), 

la documentazione prodotta era stata giustamente ritenuta non sufficiente per 

rendere credibile un diritto a rendita. Del resto, giusta la giurisprudenza, il 

riconoscimento di prestazioni sulla base della sola attestazione fornita dal 

medico curante non entra solitamente neppure in considerazione (DTF 135 V 

470 cons. 4.5).

5. Nel proprio ricorso, l’assicurato contesta la determinazione del precedente 

grado d’invalidità senza un accurato accertamento medico, sulla base di una 

parallelizzazione dei redditi manifestamente insufficiente e in applicazione di 

un’assolutamente inadeguata percentuale di decurtazione, rispetto alla 

ristretta esigibilità ancora presente anche in attività leggera, sulla scorta degli 

innumerevoli impedimenti presentati e tenuto conto della particolare 

situazione personale del richiedente. Tutte queste censure, anche se in parte 

comprensibili, dovevano però essere giustamente rivolte al provvedimento del 

7 dicembre 2010 e non possono essere fatte valere in questa sede, altrimenti 

verrebbe in tal modo accordata all’istante un’inammissibile restituzione dei 

termini d’impugnazione (DTF 130 IV 72 cons. 2.2, 127 I 138 cons. 6 in fine e 

125 IV 302 cons. 2b in fine). Nulla avrebbe in casu impedito l’istante 

d’impugnare la decisione di rifiuto, adducendo quanto allegato in questa sede 

(vedi al riguardo DTF 131 I 153 cons. 3 e 130 II 425 cons. 2.1). La revisione 

non persegue lo scopo di rimettere continuamente in discussione un giudizio 

cresciuto in giudicato, di eludere le norme legali sui termini di ricorso o quelle 

sulla loro restituzione o di addurre fatti non presentati a tempo debito. 

6. In conclusione, rispetto alla situazione come si presentava al momento del 

rifiuto di prestazioni di rendita e sulla scorta della documentazione allegata 

alla nuova domanda di prestazioni, l’assicurato non ha saputo rendere 

credibile una modifica rilevante del grado di invalidità al momento della 

presentazione della propria richiesta. Ne consegue che la decisione di non 

entrare nel merito della nuova domanda di prestazioni viene in questa sede 

confermata e il ricorso respinto. In deroga all’art. 61 lett. a LPGA, la procedura 

di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di 

prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a 

spese. L’entità delle spese è determinata tra fr. 200.-- e fr. 1000.-- in funzione 

delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (art. 69 cpv. 1bis 

LAI) ed i cantoni non godono di alcun margine di apprezzamento a questo 

riguardo (STF 9C_715/2007 del 17 giugno 2008). Per questo al ricorrente 

vengono accollati fr. 300.-- di spese. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 300.--, il cui importo sarà versato da … entro 

trenta giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle 

finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

L’interposto ricorso al Tribunale federale è stato respinto in data 27 gennaio 2012 

(8C_947/2011).