# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a05b93d7-f679-58c2-9ec8-08f7cd240db9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera dei ricorsi penali 09.03.2010 (publiziert) 60.2003.105
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CRP_001_60-2003-105_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2003.105

   

  	
  Lugano

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretaria:

  	
  Alessandra Mondada,
  vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sull’istanza
di promozione dell’accusa 31.3/1.4.2003 presentata da

 

 

	
   

  	
  IS 1, ,

  IS 2, ,

   entrambi patr.
  da: PA 1, ,

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  il decreto di non luogo a
  procedere 17.3.2003 emanato dal procuratore pubblico Antonio Perugini
  nell’ambito del procedimento penale dipendente da denuncia 15/16.10.2001 nei
  confronti di ignoti, poi identificati in __________ PI 1, __________,
  e __________ PI 2, __________, per titolo di lesioni colpose gravi ed omissione
  di soccorso;

  

 

 

richiamate le osservazioni
9/10.4.2003 del magistrato inquirente, concludenti per la reiezione del
gravame;

 

 

rilevato che __________ PI 1 e __________
PI 2 non hanno presentato osservazioni;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

considerato

 

 

in fatto

 

                                   a.   Con
esposto 15/16.10.2001 __________ IS 1 ha inoltrato denuncia penale nei
confronti di ignoti, poi identificati in __________ PI 1 e __________ PI 2, per
titolo di lesioni colpose gravi ed omissione di soccorso in relazione
all’intervento – presso il suo domicilio di __________, la notte del
14/15.7.2001 – del __________, rispettivamente del __________ (__________) –
garantito nell’occasione dal __________ ed in particolare da __________ PI 1 e __________
PI 2 –, interpellati per assistere la moglie __________ che – in considerazione
di asseriti ritardi nei soccorsi – ha sofferto gravi danni cerebrali.

 

 

                                   b.   Con
decisione 17.3.2003 il procuratore pubblico ha decretato il non luogo a
procedere in ordine alla denuncia penale, ritenuto che – con riferimento al
reato di cui all’art. 125 cpv. 2 CP – “dagli accertamenti esperiti, emerge
chiaramente che non sussistono nel caso in esame concreti elementi per ritenere
che i denunciati abbiano violato i doveri della prudenza, sotto il profilo
oggettivo, o commesso negligenza, sotto il profilo soggettivo. Gli orari
accertati sia per le richieste d’aiuto sia per gli interventi non fanno
certamente trasparire un ritardo penalmente sanzionabile della pattuglia del __________.
Esso rientra infatti nei termini temporali previsti per questo tipo di
operazioni di soccorso. Indizi nel senso di una colpevole negligenza non emergono
neppure dal certificato medico 7 gennaio 2002 dell’__________ agli atti” e
che – con riferimento al reato di cui all’art. 128 CP – “nella presente
fattispecie non sono dati i presupposti per ritenere che, sotto il profilo
soggettivo, i denunciati abbiano avuto l’intenzione (vale a dire coscienza e
volontà) di astenersi dal prestare soccorso ad una persona in imminente
pericolo di morte. Al contrario, l’autista PI 2 __________ è partito
immediatamente da __________ (tre minuti dopo l’allarme dato dal __________)
per raggiungere PI 1 __________ a __________. I denunciati sono poi giunti
all’abitazione dei coniugi IS 1, ubicata in __________ (recte: __________) a
__________, impiegando solo qualche minuto per trovare il luogo esatto. Bisogna
inoltre ricordare che, durante questo lasso di tempo, __________ IS 2 è sempre
stata assistita dai soccorritori del __________, fino all’arrivo della pattuglia
del __________” (decreto di non luogo a procedere 17.3.2003, p. 3).

 

 

                                   c.   Con
tempestiva istanza __________ IS 1 – anche a nome della moglie __________ –
chiede di promuovere l’accusa nei confronti di __________ PI 1 e __________ PI
2 per titolo di lesioni colpose gravi ed omissione di soccorso, rispettivamente
di ordinare la completazione delle informazioni preliminari, in particolare “(…)
in merito alla posizione della signora __________ __________ – intervenuta
con il __________ – e di altri responsabili ancora ignoti (…)” (istanza
di promozione dell’accusa 31.3/1.4.2003, p. 23), affermando al proposito – esposti
i fatti di cui alla denuncia penale e rimproverato al magistrato inquirente di
non aver approfondito la fattispecie (segnatamente procedendo agli accertamenti
postulati) – che vi sarebbero “(…) testimonianze univoche, specie dei
soccorritori, che confermano che il ritardo era eccessivo ed in presenza di
molti indizi che confermano l’esistenza di un nesso causale tra il
comportamento dei soccorritori e le lesioni personali (…)” (istanza di
promozione dell’accusa 31.3/1.4.2003, p. 19).

 

Delle
ulteriori motivazioni e delle osservazioni del procuratore pubblico si dirà, se
necessario, in diritto.

 

 

in diritto

 

                                   1.   1.1.

                                         In
presenza di un non luogo a procedere, l'art. 186 cpv. 1 CPP concede alla parte
lesa, che si costituisce parte civile, la facoltà di presentare alla Camera dei
ricorsi penali, entro dieci giorni, un'istanza motivata di promozione
dell'accusa nei confronti del denunciato o querelato. 

 

                                         Il
primo presupposto per l'accoglimento di un'istanza di promozione dell'accusa,
risultante da consolidata giurisprudenza (REP. 1994 n. 115, 1989 p. 598 e 1987
p. 262), è l'esistenza di seri indizi di colpevolezza emergenti dagli atti. Per
principio, infatti, l'azione penale è essenzialmente pubblica e, come tale,
esercitata dal procuratore pubblico (art. 2 CPP) per cui la sua promozione,
attraverso il preventivo esame dell'accusa contro una determinata persona (art.
189 CPP), non può essere lasciata all'arbitrio o al sentimento soggettivo della
parte lesa, ma deve fondarsi su oggettivi e concreti elementi indizianti. 

                                         In
questo senso non è sufficiente una diversa interpretazione delle risultanze da
parte dell'istante, ma occorre la dimostrazione della verosimiglianza di alto
grado circa altra conclusione che merita approfondimento istruttorio.

 

                                         Seconda
condizione di ammissibilità (una volta data la prima) è la disponibilità di
nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondimento di
prove già acquisite, tale da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla
certezza, come alle competenze del giudice di merito.

 

 

                                         1.2.

                                         Giusta
l'art. 186 cpv. 4 CPP quando per il chiarimento della decisione sulla
promozione dell'accusa occorrono altre prove, questa Camera ordina al
procuratore pubblico la completazione delle informazioni preliminari.

 

                                         La
completazione delle informazioni preliminari si rende necessaria quando il
decreto di non luogo a procedere è stato erroneamente pronunciato per carenza
dei presupposti processuali o di punibilità (ad esempio: intervenuta
prescrizione, incompetenza territoriale, tardività della querela, azione
ritenuta non punibile), oppure quando il procuratore pubblico ha ritenuto
erroneamente che un fatto, quand'anche venisse accertato, non costituirebbe
reato o quando ha apprezzato erroneamente una circostanza di fatto che, se
accertata correttamente, fonderebbe l'esistenza di seri indizi di colpevolezza,
oppure quando le informazioni preliminari sono carenti nell'accertamento dei
fatti, così da non permettere di stabilire la fondatezza dell'istanza di
promozione dell'accusa o del decreto di non luogo a procedere (REP. 1998 n.
110).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Come
detto, __________ IS 1 ha inoltrato il gravame per sé e per la moglie __________,
presunta vittima dei reati ipotizzati.

 

                                         2.2.

                                         Giusta
l’art. 186 cpv. 1 CPP la legittimazione a presentare istanza di promozione
dell'accusa compete unicamente alla parte civile, cioè alla persona fisica o
giuridica personalmente, direttamente ed attualmente lesa nel suo bene
giuridico (art. 69 cpv. 1 CPP; L. MARAZZI, Il Giar, L'arbitro nel processo
penale, Lugano 2001, p. 37 ss.; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, Commento del
Codice di procedura penale ticinese, Lugano 1997, n. 1 ss. ad art. 69 CPP; N.
SCHMID, Strafprozessrecht, 4. ed., Zurigo 2004, n. 502 ss.; R. HAUSER / E.
SCHWERI, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5. ed., Basilea 2002, § 38 n. 1 ss.;
G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 1310 ss.); ogni vittima
ai sensi della legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV)
ha nondimeno i requisiti per essere considerata parte lesa, rispettivamente parte
civile (M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 2 ad art. 84 ss. CPP),
ritenuto che vittima giusta questa legge è non solo la persona direttamente
lesa da un reato nella sua integrità fisica, sessuale o psichica (art. 2 cpv. 1
LAV), ma anche il coniuge, i figli e i genitori, nonché le persone a lei unite
da stretti legami (art. 2 cpv. 2 LAV; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit.,
n. 3 s. ad art. 84 ss. CPP; N. SCHMID, op. cit., n. 506).

 

                                         Per
quanto riguarda la costituzione di parte civile, non è necessaria una forma
specifica oltre quella scritta, in particolare non occorre che la parte lesa
dichiari formalmente di costituirsi parte civile: basta che tale volontà emerga
con chiarezza, ad esempio attraverso un'istanza di promozione dell'accusa, una
richiesta di risarcimento del danno, una presa di posizione sulla colpevolezza
dell'accusato (decisione 2.6.1997 di questa Camera in re R. SA, inc.
60.1996.29, pubblicata in REP. 1997 n. 96; L. MARAZZI, op. cit., p. 40; M.
RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 3 ad art. 70 CPP).

 

                                         2.3.

                                         __________
IS 1, coniuge dell’asserita vittima dei reati di lesioni colpose gravi ed omissione
di soccorso, è quindi – in applicazione dell’art. 2 cpv. 2 LAV – legittimato a
presentare l’istanza; può quindi restare irrisolta la questione a sapere se
possa inoltrare il gravame anche a nome di __________ IS 2 (cfr. nondimeno B.
COCCHI / F. TREZZINI, Codice di procedura civile ticinese massimato e
commentato, Lugano 2000, n. 16 ad art. 64 CPC).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Con
esposto 15/16.10.2001 __________ IS 1 ha introdotto denuncia penale nei
confronti di ignoti per titolo di lesioni colpose gravi [secondo cui è punito
chiunque per negligenza cagiona un grave danno al corpo o alla salute d’una
persona (BSK StGB II – A. ROTH, Basilea 2003, n. 4 ss. ad art. 125 CP)] e di omissione
di soccorso [secondo cui è punito chiunque omette di prestare soccorso ad una
persona da lui ferita o in imminente pericolo di morte, ancorché, secondo le
circostanze, lo si potesse da lui ragionevolmente esigere oppure chiunque
impedisce ad un terzo di prestare soccorso o lo ostacola nell’adempimento di
tale dovere (BSK StGB II – P. AEBERSOLD, op. cit., n. 7 ss. ad art. 128 CP)] in
relazione a presunti ritardi nei soccorsi alla moglie __________, in
particolare con riferimento all’intervento del __________.

 

                                         3.2.

                                         Dagli
atti (cfr. rapporto di intervento 15.7.2001 e rapporto aggiuntivo 15.7.2001,
allegati allo scritto 12/13.12.2001 dell’avv. __________ PA 1, AI 3) risulta che
__________ IS 1 alle ore 02.07 del 15.7.2001 – tramite il 144 – ha richiesto
l’intervento dei sanitari per un malore della moglie __________; l’equipaggio
del __________ – composto da __________ __________, __________ __________ e __________
__________ –, partito alle ore 02.11, è arrivato sul posto alle ore 02.14, allertando
immediatamente il __________ – assicurato quella notte dal __________ ed in
particolare da __________ PI 2, autista, e da __________ PI 1, infermiere di
cure intense-soccorritore specialista –, pervenuto al domicilio di __________ IS
2 alle ore 02.42, ossia 28 minuti dopo l’allarme [“Dalla centrale 144 ho ricevuto
l’allarme via radio per un intervento urgente da farsi a __________. Ciò avveniva
intorno alle 02.15, perlomeno credo. (…) Dovevo quindi recarmi a __________ per
prelevare il soccorritore specialista __________. Partivo da __________,
percorrendo poi la strada che da __________ da verso il lungolago. Raggiungevo
nel minor tempo possibile __________, ove preventivamente avevo informato il
già citato __________. Lo stesso si è fatto trovare in strada pronto per
intervenire. Abbiamo immediatamente raggiunto il luogo ordinato perdendo pochissimo
tempo per localizzare il punto esatto ove bisognava intervenire. Mi spiego
meglio: quel poco tempo che abbiamo perso è stato impiegato per verificare se
trovavamo gente o persone in strada che ci indirizzassero meglio oppure se vedevamo
la presenza dell’ambulanza. Così non è stato. Difatti, quando eravamo fermi davanti
al __________ di __________ siamo stati raggiunti dal sig. __________. __________
assieme al __________ raggiungevano immediatamente l’abitazione di quest’ultimo,
mentre io provvedevo a posteggiare il mezzo meccanico” (verbale di interrogatorio
3.12.2001 di __________ PI 2, p. 1 s., cfr. anche verbale di interrogatorio
3.12.2001 di __________ __________, entrambi allegati al rapporto di inchiesta
di polizia giudiziaria 7.12.2001, AI 2)]. La paziente è quindi stata evacuata
alle ore 02.45 ed è giunta all’__________ – posto come l’ambulanza avesse
lasciato __________ alle ore 02.56 – alle ore 02.58.

 

                                         3.3.

                                         3.3.1.

                                         Come
detto, il procuratore pubblico – con riferimento al reato di cui all’art. 125
cpv. 2 CP, che presuppone, dal punto di vista oggettivo, una lesione corporale a’
sensi dell'art. 122 CP, una violazione dei doveri di prudenza e un rapporto di
causalità naturale ed adeguata tra il comportamento dell'autore e la lesione
corporale e, dal punto di vista soggettivo, una negligenza (decisione TF
6S.287/2004 del 24.9.2004; BSK StGB II – A. ROTH, op. cit., n. 1 ss. ad art.
125 CP; B. CORBOZ, Les infractions en droit suisse, volume 1, Berna 2002, n. 1
ss. ad art. 125 CP) – ha ritenuto che “gli orari accertati sia per le
richieste d’aiuto sia per gli interventi non fanno certamente trasparire un
ritardo penalmente sanzionabile della pattuglia del __________. Esso rientra
infatti nei termini temporali previsti per questo tipo di operazioni di
soccorso” (decreto di non luogo a procedere 17.3.2003, p. 3). 

 

                                         A
torto. Tale argomento presuppone infatti l’esame della fattispecie alla luce –
segnatamente – dei doveri di prudenza imposti dalle circostanze [da dedurre da
norme di comportamento fissate dalla legge, da analoghi regolamenti emanati da
associazioni private o semiprivate o da principi generali di prudenza (cfr., al
proposito, decisioni TF 6S.358/2004 del 10.11.2004 e 6S.287/2004 del 24.9.2004;
DTF 129 IV 119; BSK StGB I – G. JENNY, Basilea 2003, n. 88 ad art. 18 CP; B.
CORBOZ, op. cit., n. 4 ad art. 125 CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch,
Kurzkommentar, 2. ed., Zurigo 1997, n. 29 ad art. 18 CP)]: ora, il magistrato inquirente
– pur adducendo che il ritardo rilevato nell’intervento del __________
rientrerebbe nei termini temporali usuali – non pare aver accertato detti
doveri di prudenza (evincibili segnatamente da eventuali direttive inerenti i servizi
di soccorso), per cui la conclusione al proposito appare prematura. __________ __________,
soccorritrice professionale intervenuta con il __________, ha peraltro affermato
– nel suo rapporto aggiuntivo 15.7.2001 (allegato allo scritto 12/13.12.2001
dell’avv. __________ PA 1, AI 3) – che “a più riprese mi sono chiesta come
mai il __________ tardava tanto”, circostanza che avrebbe dovuto indurre ad
approfondire la fattispecie. L’asserzione che “indizi nel senso di una
colpevole negligenza non emergono neppure dal certificato medico 7 gennaio 2002
dell’Ospedale Regionale di Locarno agli atti” (decreto di non luogo a
procedere 17.3.2003, p. 3) appare inoltre incomprensibile, il dr. med. __________
__________ – con scritto 7/9.1.2002 (AI 5) – avendo riferito che “(…) non
sono in grado di precisare se ci sono stati ritardi e/o omissioni da parte dei
soccorritori”.

 

                                         3.3.2.

                                         Si
impone pertanto di ordinare la completazione delle informazioni preliminari per
determinare – dapprima – i doveri di prudenza imposti ad un servizio di
soccorso (in relazione ad esigenze di personale/logistiche, ai tempi corretti
e/o ai margini ritenuti ancora ammissibili, ecc.), rispettivamente per
esaminare – di seguito – se i militi [che avevano posizione di garante (cfr.,
al proposito, J. REHBERG / A. DONATSCH, Strafrecht I, 7. ed., Zurigo 2001, p.
256 ss.)] del __________ (e del __________, ritenuto che si pone la questione a
sapere se essi – non giungendo i sanitari del __________ – avessero dovuto, per
esempio, procedere al trasporto della paziente all’__________, a due minuti di
tragitto), rispettivamente i responsabili di detti servizi hanno violato i
doveri di prudenza esatti in concreto [e ciò alla luce dell’art. 18 cpv. 3 CP
(secondo cui commette un crimine o un delitto per negligenza colui che, per
un’imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze della sua azione e non
ne ha tenuto conto. L’imprevidenza è colpevole se l’agente non ha usato le
precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni
personali cfr., al proposito, decisione TF 6S.287/2004 del 24.9.2004; DTF 129
IV 119; BSK StGB I – G. JENNY, op. cit., n. 63 ss. ad art. 18 CP; B. CORBOZ,
op. cit., n. 8 ad art. 125 CP; S. TRECHSEL, op. cit., n. 23 ss. ad art. 18
CP)]. Il procuratore pubblico analizzerà poi – se del caso – gli ulteriori
presupposti del reato in questione, in particolare l’esistenza di un nesso di
causalità naturale ed adeguata tra il comportamento degli autori e la lesione [“grave
danno cerebrale (encefalopatia postanossica) dopo arresto cardiocircolatorio su
edema polmonare ipertensivo” (scritto 7/9.1.2002 del dr. med. __________,
AI 5; cfr., al proposito, BSK StGB II – A. ROTH, op. cit., n. 4 ad art. 125 CP
e n. 1 ss. ad art. 122 CP)] sofferta da __________ IS 2 – segnatamente con
l’interrogatorio del dr. med. __________ [che avrebbe riferito all’istante che
“(…) la gravità dello stato di salute della moglie era da ricondurre al
secondo ictus e che questo avrebbe potuto essere evitato qualora la moglie
fosse stata soccorsa in tempo (…)”, istanza di promozione dell’accusa
31.3/1.4.2003, p. 11)] e del dr. med. __________, presente al momento del
ricovero –, rispettivamente l’esistenza di un motivo di interruzione del nesso [considerato
che nel rapporto aggiuntivo 15.7.2001 (p. 2 e 4, allegato allo scritto
12/13.12.2001 dell’avv. __________ PA 1, AI 3) __________ __________ ha
indicato che “il marito ci informa che dalle ore 21.00 ca. del 14 luglio
2001, sua moglie – già in cura dal dr. med. __________ “(…) da anni per
problemi al cuore” (istanza di promozione dell’accusa 31.3/1.4.2003, p. 11)
– ha iniziato a lamentare problemi respiratori (dispnea), e con il passare
delle ore peggioravano. Alle ore 02.07 ca. la situazione era divenuta così
acuta ed ingestibile a domicilio per cui ha chiesto soccorso al 144”, ritenendo
che “(…) se la paziente avesse richiesto l’intervento sanitario con un
minimo anticipo o al momento dell’insorgere della difficoltà respiratoria,
l’esito sarebbe stato sicuramente meno drammatico”; cfr., in merito al
nesso di causalità adeguato, decisione TF 6S.287/2004 del 24.9.2004; DTF 129 IV
119; BSK StGB I – G. JENNY, op. cit., n. 71 ss. ad art. 18 CP; B. CORBOZ, op. cit.,
n. 7 ad art. 125 CP].

 

                                         3.4.

                                         3.4.1.

                                         Il
magistrato inquirente – con riferimento al reato di cui all’art. 128 CP, che
presuppone, dal profilo soggettivo, che l’autore ometta intenzionalmente di
prestare soccorso (BSK StGB II – P. AEBERSOLD, op. cit., n. 34 ad art. 128 CP;
J. REHBERG / N. SCHMID / A. DONATSCH, Strafrecht III, 8. ed., Zurigo 2003, p.
53; B. CORBOZ, op. cit., n. 48 ss. ad art. 128 CP) – ha reputato che “nella
presente fattispecie non sono dati i presupposti per ritenere che, sotto il
profilo soggettivo, i denunciati abbiano avuto l’intenzione (vale a dire
coscienza e volontà) di astenersi dal prestare soccorso ad una persona in imminente
pericolo di morte” (decreto di non luogo a procedere 17.3.2003, p. 3). 

 

                                         A
ragione. Dagli atti non emergono infatti seri indizi per concludere che __________
PI 2 e __________ PI 1, rispettivamente i sanitari del __________ o eventuali
terzi – coscienti del pericolo di morte imminente di __________ IS 2 [“La
paziente ha subito un arresto cardiocircolatorio, è quindi stata evidentemente
in imminente pericolo di morte” (scritto 7/9.1.2002 del dr. med. __________
__________, AI 5)] e del fatto di poter prestare soccorso – abbiano deciso di
non procedere con l’intervento; __________ IS 1 si confronta peraltro solo con
gli ulteriori presupposti della disposizione in questione, sembrando quindi
riconoscere – implicitamente – l’assenza di indizi al proposito (cfr. istanza
di promozione dell’accusa 31.3/1.4.2003, p. 20 ss.). 

 

                                         Non
si impone pertanto di approfondire tale reato, punibile solo se commesso
intenzionalmente (art. 18 cpv. 1 CP).

 

                                         3.4.2.

                                         Non
essendo data la prima condizione di ammissibilità dell'istanza, è inoltre
superfluo esaminare la disponibilità di nuove prove da assumere,
rispettivamente la possibilità di approfondimento di prove già acquisite, tale
da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla certezza, come alle
competenze del giudice di merito. Il procuratore pubblico non è del resto
obbligato ad assumere tutte le prove, essendo ammesso un apprezzamento anticipato
(decisione TF 6P.139/2004 del 28.10.2004; R. HAUSER / E. SCHWERI, op. cit., §
54 n. 1 e § 55 n. 8 ss.), segnatamente quando la prova è manifestamente
irrilevante, inutile o inidonea a dimostrare fatti pertinenti o a modificare la
convinzione del giudice (M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 25 ad
art. 58 CPP e n. 4 ad art. 79 CPP), come nella fattispecie. 

                                         

 

                                   4.   Il
gravame è parzialmente accolto. Non si prelevano tassa di giustizia e spese;
non si assegnano ripetibili.

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 184 ss. CPP,
125 e 128 CP, 1 ss. e 39 lit. f LTG ed ogni altra norma applicabile,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   L’istanza
è parzialmente accolta.

 

                                    §   Il
decreto di non luogo a procedere 17.3.2003 (NLP __________) è parzialmente
annullato ai sensi dei considerandi. 

                                  §§   Il
procuratore pubblico completerà le informazioni preliminari e si pronuncerà sul
seguito dell’azione penale.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese; non si assegnano ripetibili.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Il
presente giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione al
Tribunale federale. Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale
federale entro trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 272
PPF). La legittimazione e le modalità di ricorso sono rette dagli art. 268 ss.
PPF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

                                      

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  1. PI 1 

  2. PI 2 

   

  

Per la Camera dei ricorsi penali

 

Il presidente                                                             La
segretaria