# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8ffade8f-20c2-5033-934e-371c612fdcd7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-09-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 18.09.2001 INC.2000.56502
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-56502_2001-09-18.html

## Full Text

N. 565.2000.2                                                            Lugano,
18 settembre 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Edy Meli

 

Sedente per statuire sul reclamo 22/27 dicembre presentato
da

 

 

__________(rappr. dall'avv. __________)

 

 

contro le decisioni 15 dicembre
2000 e 19 dicembre 2000 in materia di assunzione di prove, emanate dal
Procuratore Pubblico Emanuele Stauffer, nell'ambito del procedimento penale di
cui all'inc. MP __________;

 

 

viste le osservazioni (28/29
dicembre 2000) del magistrato inquirente;

 

 

visti gli atti del procedimento;

 

 

ritenuto

 

 

 

in fatto:

 

 

A.

A seguito di una segnalazione da
parte del __________ (5/6 settembre 2000), il Ministero pubblico di Lugano ha
avviato un procedimento penale nei confronti di __________ e, il 14 settembre
2000, è stato emanato un ordine d'arresto per le ipotesi di reato di
appropriazione indebita, truffa e falsità in documenti "in relazione
alla gestione di alcuni conti di clienti aperti presso il __________ di __________,
istituto presso il quale era funzionario" (cfr. ODA __________).

 

 

 

 

 

 

L'arresto è stato eseguito il 15
settembre (e confermato dal GIAR il 16 settembre 2000).

In sede di richiesta di conferma
d'arresto vi è stata estensione dell'accusa all'ipotesi di riciclaggio di
denaro.

 

 

B.

Sostanzialmente __________ è
accusato di avere coinvolto (in parte a loro insaputa - cfr. segnalazione
5.09.2000) alcuni clienti del __________ di __________, in un investimento
relativo al finanziamento di un progetto per l'ingegnerizzazione di un brevetto
(denominato "progetto cassetta postale a timbratura automatizzata").
La segnalazione parla di dodici clienti coinvolti.

Lo sviluppo dell'inchiesta si
desume (per quanto qui necessario) dall'elenco atti dell'incarto e dai vari
interrogatori effettuati dal magistrato inquirente (atti istruttori doc. da A/1
ad A/20).

 

 

C.

Con scritto di data 29 settembre
2000, il difensore di __________ ha chiesto, al magistrato inquirente, di poter
partecipare agli interrogatori dei clienti __________ (con particolare riferimento
a quelli che non avrebbero mai autorizzato l'agire di __________ oggetto della
segnalazione), che i testi siano (da subito) messi a confronto con __________ e
di poter ricevere copia dei verbali di quelli già sentiti.

Con decisione del 2 ottobre 2000
il Procuratore ha respinto le richieste, ritenute estemporanee. La decisione
non è stata impugnata.

 

 

D.

Il 16 ottobre 2000 __________ è
stato scarcerato.

Con istanza del 14 dicembre 2000
la difesa di __________ ha chiesto al Procuratore pubblico di:

 

-        
acquisire dati sugli eventuali risarcimenti operati dalla banca;

-        
acquisire i formulari "risk disclosure" per quei
clienti che l'hanno sottoscritto;

-        
acquisire gli estratti conto dettagliati relativi agli ultimi 3
anni per quei clienti (e ne vengono indicati 5) che affermano di aver sempre
effettuato/richiesto una gestione tranquilla.

 

Con decisione del 15 dicembre
2000 il magistrato inquirente, dopo aver precisato che le accuse si riferiscono
agli averi patrimoniali di tre clienti (__________, __________, __________), ha
accolto alcune delle richieste presentate e respinto quella di acquisire gli
estratti conto degli ultimi tre anni "in quanto ininfluente ai fini
dell'investimento alternativo nella cassetta postale".

 

 

 

 

 

 

Ancora, il 18 dicembre 2000, la
difesa di __________ ha ribadito la richiesta di acquisire gli estratti conto e
formulato ulteriore istanza di assunzione di prova, segnatamente la citazione
della signora __________ (in quanto persona che ha investito la somma più
importante nel progetto "cassetta postale") per un
contraddittorio con l'accusato.

Con scritto del 19 dicembre 2001,
il magistrato inquirente ha confermato la decisione del 15 dicembre, per ciò
che concerne la documentazione, e rifiutato di nuovamente citare la teste (e
parte lesa). A suo dire, non vi sono sostanziali divergenze tra le affermazione
della teste e quelle dell'accusato.

 

 

E.

Mediante il reclamo qui in esame,
__________ chiede che le decisioni 15 e 19 dicembre 2000 vengano annullate, che
venga ordinata, al __________, la produzione della documentazione richiesta e,
al Procuratore pubblico, la citazione della signora __________ per un
contraddittorio.

Dopo aver brevemente ripercorso
le tappe del procedimento, il reclamante afferma che le accuse di riciclaggio,
truffa, falsità in documenti e appropriazione indebita sono state abbandonate
dal Procuratore pubblico. A suo dire, al momento attuale, l'unica accusa ancora
"pendente" è quella di amministrazione infedele nei confronti di tre
clienti del __________. Conseguentemente, e nell'ottica di una decisione in
relazione all'ipotesi di reato menzionata, é rilevante verificare, sulla base
della documentazione indicata, la tipologia del mandato conferito dai clienti
in questione ad __________.

Il contraddittorio con la signora
__________, sempre a dire del reclamante personaggio chiave del procedimento,
si giustifica alla luce delle divergenze, tra il verbale 15.09.2000
dell'accusato ed il verbale 27.09.2000 della teste, circa le informazioni date
(risp. ricevute) in relazione al progetto "cassetta postale".

Da ultimo, e ad ulteriore
sostegno della richiesta di citare la teste, il reclamante sottolinea il fatto
di non aver, finora, potuto partecipare agli interrogatori dei testimoni.

 

 

F.

Con le sue osservazioni il
magistrato inquirente chiede che il reclamo venga respinto.

A giudizio del procuratore
pubblico, il carattere d'investimento alternativo (cioé al di fuori degli
investimenti bancari - cfr. oss. 28 dicembre 2000, p.1) del progetto "cassetta
postale", rende inutile il paragone con la gestione degli ultimi tre
anni. Inoltre, sempre secondo il magistrato, l'accusato ha agito all'insaputa
dei clienti, perlomeno per quanto concerne il "valore di mercato
dell'investimento".

In merito ad un nuovo
interrogatorio della signora __________ il magistrato ribadisce, con
riferimento al verbale __________ del 6.10.2000, che le versioni non sono
discordanti.

 

 

 

 

 

Delle eventuali ulteriori argomentazioni del reclamante e
del Procuratore pubblico, si dirà se del caso in seguito.

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

1.

Il reclamo, presentato da persona
legittimata, è tempestivo in relazione ad entrambe le decisioni: risulta essere
stato consegnato alla posta il 22 dicembre 2000.

Il fatto che contraddittori e
confronti con i testi fossero già stati richiesti in precedenza, e che il
rifiuto non sia stato impugnato, non rende improponibile la (ora limitata)
richiesta, già per il fatto che le motivazioni (sia della richiesta che del
rifiuto) sono diverse. In settembre, la difesa invocava il diritto al contraddittorio
(in generale quale principio procedurale sancito dal CPP) ed il Procuratore
opponeva necessità istruttorie (segnatamente il principio dell'immediatezza);
attualmente, la difesa invoca divergenze tra le versioni fornite ed il
magistrato le nega.

Abbondanzialmente, si segnala che
la situazione è diversa per la richiesta al Procuratore di rivedere la
decisione negativa del 15 dicembre. In questo caso l'assenza di elementi nuovi
(semplice perorazione), non permette decorrenza di nuovo termine in caso di
conferma della precedente decisione.

Tuttavia, come detto più sopra,
il reclamo è tempestivo anche per rapporto alla decisione del 15 dicembre.

 

 

2.

Le prove in discussione sono
state proposte con riferimento implicito all'art. 60 cpv. 1 CPP, che consacra
la facoltà per la difesa di proporne in ogni tempo nel corso delle indagini di
pertinenza del magistrato inquirente. Di massima, il Procuratore pubblico è
tenuto a pronunciarsi in merito solo a conclusione dell’istruzione formale nel
contesto di quanto disposto dall’art. 196 CPP (v. Messaggio aggiuntivo
concernente la revisione totale del Codice di procedura penale del 20 marzo
1991, pag. 81, ad art. 58 ter risp. 61 bis del disegno di legge, per il rinvio
del commento all’art. 58 quinquies risp. 61 quater del disegno di legge e
all’art. 63 ter risp. 69 del disegno di legge: cfr. decisione 9 giugno 1995 in
re F.M., GIAR 1093.93.10, e riferimenti), ma in presenza di anticipata
decisione del magistrato inquirente è dato reclamo nelle vie ordinarie stabilite
dagli art. 280 ss. CPP, ritenuto tuttavia che non potranno poi più trovare
udienza in sede di deposito degli atti a norma del citato art. 196 cpv. 1 CPP
complementi di prova in precedenza decisi e definitivamente respinti, per
quanto concerneva necessità e contenuti dell’inchiesta (cfr. sentenze 15 luglio

 

 

 

1991 in re F.B., CRP 144/91, e 7
ottobre 1991 in re F.M., CRP 210/91; decisione 3 novembre 1993 in re G.G., GIAR
862.93.1), fatte beninteso salve nuove emergenze (v. decisione 17 agosto 1994
in re A.A., GIAR 209.94.12).

 

I principi sulla base dei quali
si deve determinare se la prova debba essere assunta, sono identici sia che la
decisione avvenga in corso d'istruttoria o alla conclusione della stessa (e nel
termine del deposito degli atti).

 

"Per
meritare di essere assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al
deposito atti (art. 196 CPP), o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60
cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP), devono rispettare tre concorrenti ordini di
considerazione: esse devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto
ed al loro scopo in diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali
mezzi di prova devono avere i requisiti della novità, della rilevanza e della
pertinenza alle successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico,
dapprima per decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al
procedimento e poi (dopo conclusione dell’istruzione formale) se decretare
messa in stato d'accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del giudice di
merito; per quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di difficile
produzione al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP,
inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v.
sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re
L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14
giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5). Se, in particolare per
l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è espressione del diritto di
essere sentito ai sensi dell’art. 4 Cost. fed. (ora, art. 8 cpv. 1 della nuova
Cost. fed.; v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306,
consid. 1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v.
Frowein/Peukert, EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota
99 ad art. 6 CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è
tenuto, in applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert, loc. cit.
p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il magistrato può
rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende Antwort bzw. Aussage nach
seiner freien Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung nicht für
beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc. cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con
rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid (Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich
1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321) “wenn sie
den rechtlich relevanten Sachverhalt als genügend geklärt erachten”. Di
conseguenza, non è data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito
rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v.
Frowein/Peukert, loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso
Vidal; come qui, v. decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1
consid. 1).Non va, inoltre, dimenticato che la fase in cui si colloca la
presente discussione del complemento probatorio in questione è quella
dell’istruttoria 

 

 

 

predibattimentale,
finalizzata in primo luogo a permettere alla pubblica accusa 

di determinarsi sulle questioni se promuovere l’accusa o meno, indi se deferire
l’accusato alla Corte competente oppure se pronunciare l’abbandono del
procedimento (art. 184 cpv. 1 CPP, rispettivamente artt. 196 cpv. 1 e 198 cpv.
1 CPP combinati). Per costante dottrina e giurisprudenza, invece, l’eventuale
utilità o opportunità della prova proposta nell’ottica del giudice del merito è
elemento a favore della sua assunzione già nella fase predibattimentale
unicamente qualora l’amministrazione di tale prova in sede dibattimentale sia
impossibile, o vi sia concreto rischio che lo diventi." (GIAR 21 giugno
2001 in re C.)

 

 

3.

Prima di determinare se, nel caso
concreto, le prove proposte dal reclamante rispondano ai requisiti menzionati
occorre constatare quanto segue.

 

Il reclamante afferma,
praticamente a titolo preliminare, che "A seguito dell'istruttoria il
Procuratore ha abbandonato le accuse di riciclaggio, truffa, falsità in
documenti, appropriazione indebita, ritenendo invece che per tre clienti sia
stato consumato il reato di amministrazione infedele" (cfr. reclamo
punto 4).

Questa affermazione non
corrisponde a quanto emerge dall'incarto penale.

 

Nei confronti di __________ è
stata promossa l'accusa per truffa, falsità in documenti, appropriazione
indebita e riciclaggio di denaro. Queste accuse non sono state oggetto di una
decisione di abbandono e, quindi, sono tutt'ora in essere (perlomeno
formalmente).

Di contro, non risulta una
formale promozione d'accusa per l'ipotesi di reato di amministrazione infedele.

Al termine del verbale reso da __________
in data 27 novembre 2000 davanti al segretario giudiziario del Ministero
Pubblico, l'ipotesi di amministrazione infedele è stata formulata (da
quest'ultimo) con riferimento all'art. 207a CPP. Questo riferimento, vista
l'assenza di formale promozione d'accusa (che peraltro non rientra nelle
competenze del segretario giudiziario - cfr. artt. 2 cpv. 2, 178 e 194 CPP),
non può che essere ricondotto al cpv. 1 lettera a) del citato articolo.

Ne consegue che, per l'ipotesi
d'amministrazione infedele, il procedimento nei confronti di __________ è
(ancora) allo stadio delle informazioni preliminari.

 

Quest'ufficio ha già avuto modo
di precisare che la distinzione tra ruolo e diritti dell'accusato (persona
oggetto di un'istruttoria formale) e dell'indiziato (persona oggetto
d'informazioni preliminari) deve essere relativizzata già per il solo fatto che
non è possibile (ma neppure opportuno, a volte nello stesso interesse
dell'indagato) limitare in modo preciso nel tempo l'assunzione di informazioni
preliminari, il cui scopo è (e rimane anche con la modifica legislativa che ha
introdotto l'art. 207a) quello di "decidere se sia il caso di promuovere
l'accusa" (cfr. art. 178 CPP; REP 1995 no.92). Questa relativizzazione
discende dal fatto che se non sempre è opportuno aprire immediatamente
l'istruttoria, occorre 

 

 

 

 

comunque che il perdurare delle
informazioni preliminari non costituisca, di fatto, annullamento dei diritti
del potenziale accusato (sul problema si veda M. Postizzi, Il difensore
ticinese durante l'istruzione formale, in REP 1994, p. 84 ss., in particolare
p.108).

Quando le informazioni
preliminari assumono le caratteristiche di fatto di un'istruttoria formale,
anche all'indagato debbono essere riconosciuti i diritti conferiti
all'accusato.

Anche la CRP ha già avuto modo di
affermare che:

 

"In via
giurisprudenziale, viene considerata "accusata" ogni persona
sospettata di aver commesso un reato, oggetto di indagini, con importanti
ripercussioni sulla sua situazione o sulla sua sfera personale. In tal caso il
diritto di difesa, segnatamente quello di farsi rappresentare o assistere da un
difensore, viene riconosciuto, in via anticipata, già nel corso delle
informazioni preliminari." (REP 1999 p.349).

 

Nella presente fattispecie, non è
necessario esprimersi sugli effetti della riforma parziale del CPP, che ha
introdotto l'art. 207a (cfr. messaggio CdS no 4764 del 10 giugno 1998, Legge
8.10.1998 con effetto all'1.01.1999, BU 98, 424), ed in particolare se la
stessa abbia un qualche effetto (ed eventualmente quale) sui principi sopra
esposti in merito all'assunzione di prove nell'ambito d'informazioni
preliminari (e relative richieste). 

Da un lato il procedimento contro
__________ ha tutte le caratteristiche dell'istruttoria formale, dall'altro (e
soprattutto) il magistrato inquirente è entrato nel merito delle richieste
presentate con gli scritti di data 14 e18 dicembre 2000.

 

Occorre pertanto vagliare
l'utilità delle prove richieste in virtù dei principi espressi al punto 2 della
presente, pur senza dimenticare che le decisioni che il magistrato inquirente
dovrà assumere sono formalmente diverse a dipendenza dell'ipotesi di reato
considerata.

 

 

4.

 

4.1.

La richiesta d'acquisizione degli
estratti bancari dettagliati relativi ai clienti del __________ __________, __________
e __________ è motivata, dal reclamante, con la necessità di determinare il
"tipo di mandato di amministrazione conferito al signor __________".
Per fare ciò, sarebbe necessario "confrontare nel passato con quale
genere d'investimenti queste persone si confrontavano". Questo in
quanto, sempre secondo il reclamante, la violazione degli obblighi derivanti
dal mandato è uno degli elementi costitutivi del reato di amministrazione
infedele (cfr. reclamo punto 7; si veda anche, per maggiore chiarezza, il
considerando 3 della presente decisione).

 

 

 

 

 

Insomma, la determinazione di una
violazione degli obblighi che derivano dal mandato non può prescindere, a mente
del reclamante, dalla determinazione del contenuto del mandato stesso.

 

Nella segnalazione del __________,
__________ è definito quale "consulente", quindi non dovrebbe
avere (né è stato affermato che egli abbia), per rapporto alle relazioni dei
clienti, alcun mandato formale di gestione. Tuttavia, è fatto notorio che
alcuni clienti di istituti di credito conferiscono al consulente un mandato sui
generis (denominato, nell'ambiente bancario, fai da te) per la gestione dei
loro averi, accordandosi, per esempio, a che questi dia ordini per determinate
operazioni utilizzando la sottoscrizione del formulario relativo agli ordini
telefonici, ratificando a posteriori decisioni del consulente o, anche,
firmando ordini in bianco (si veda inoltre: verbale __________ 6 ottobre 2000,
p.2).

 

Correttamente, il reclamante
precisa che l'esistenza di un mandato di gestione (senza dimenticare la
gestione d'affari senza mandato- cfr. 158 cifra 1 cpv. 2) e la violazione degli
obblighi che ne derivano, sono elementi costitutivi del reato di
amministrazione infedele (DTF 120 IV 190; DTF 118 IV 244; DTF 81 IV 276).

Pertanto, la determinazione del
contenuto (e/o estensione) del mandato di gestione è certamente rilevante, non
solo ai fini dell'eventuale decisione del giudice del merito ma anche per
quelle che sono le decisioni di competenza del procuratore pubblico ai sensi
degli artt. 184 cpv.1, 184 cpv.2 o 198 in relazione con 207a cpv.1 CPP.

Nel caso specifico non si vede
come si possa determinare l'esistenza di un mandato di gestione, e relativo
contenuto, se non empiricamente sulla base della effettiva gestione (e concrete
modalità) precedente la (o le) operazione oggetto di indagine, quindi mediante
gli estratti completi delle relazioni, per un certo periodo di tempo.
Manifestamente, le sole dichiarazioni delle parti coinvolte non sono
sufficienti.

 

Il Procuratore pubblico sostiene
ininfluenza della documentazione richiesta, causa il carattere alternativo, non
usuale ed a rischio, dell'investimento nel progetto "cassetta
postale". A prima vista queste affermazioni possono anche apparire
condivisibili (lo stesso __________ aveva degli interessi "personali"
per rapporto all'investimento in questione - cfr. verbale 15 settembre 2000
p.1).

Tuttavia, un investimento può
essere definito alternativo, o non usuale, solo per rapporto ad un altro (o,
meglio, ad altri). Nella concreta fattispecie, gli investimenti usuali dei tre
clienti menzionati non emergono in modo oggettivo dall'incarto. Anche per il
concetto di investimento a rischio si deve giungere alla stessa conclusione.

 

La richiesta di acquisire gli
estratti completi delle relazioni __________, __________ e __________, è
pertanto giustificata nell'ottica di una promozione d'accusa, o di un decreto,
per il reato d'amministrazione infedele.

 

 

 

 

 

 

Il magistrato inquirente dovrà,
quindi, provvedere (nelle modalità che riterrà opportune) all'acquisizione
della documentazione richiesta, ma unicamente qualora intenda estendere
l'accusa al reato di cui all'art. 158 CP o emanare un decreto d'accusa per quel
titolo di reato.

Per chiarire le altre ipotesi di
reato, quelle oggetto di formale promozione d'accusa, la documentazione in
questione (quantomeno nelle dimensioni della richiesta) non appare (prima
facie) determinante. Soprattutto, l'istanza al Procuratore, ed il reclamo, sono
privi di motivazione in relazione alle accuse in questione che, a torto, il
reclamante ha considerato abbandonate.

 

E' implicito in questa
conclusione che non è compito del GIAR occuparsi direttamente dell'acquisizione
delle prove come chiede il reclamante al punto 2 del petitum.

 

4.2.

Diversa è la conclusione per
quanto concerne la richiesta di ulteriore citazione della teste __________, in
contraddittorio con l'accusato.

 

Se è vero che il contraddittorio
è un diritto (dell'accusato) la cui violazione può condurre
all'inutilizzabilità di determinate prove, è altrettanto vero che tale diritto
non deve, necessariamente, essere garantito durante la fase delle indagini
preliminari o dell'istruttoria predibattimentale. E' sufficiente che il
contraddittorio avvenga prima del giudizio di merito (DTF 116 Ia 289; DTF I
127).

Nel caso in esame l'accusato non ha
impugnato, a suo tempo, la decisione che gli impediva di partecipare
all'escussione dei testi. Inoltre, gli resta aperta la possibilità di chiedere
che il contraddittorio sia garantito all'eventuale dibattimento.

Nel caso specifico non è tanto il
diritto al contraddittorio, in quanto tale, ad essere determinante per la
decisione, bensì l'utilità della prova proposta per le successive decisioni di
competenza del Procuratore pubblico.

 

Per il reclamante vi sarebbe una
rilevante divergenza tra le dichiarazioni dell'accusato e quelle della teste,
per ciò che concerne le informazioni relative all'investimento "cassetta
postale" (cfr. reclamo punto 8). __________, nel verbale del 15
settembre 2000 avrebbe affermato di aver informato la signora __________,
mentre la teste negherebbe questa circostanza.

Il magistrato inquirente, invece,
evidenzia che le dichiarazioni della teste __________ e quelle dell'accusato,
se ci si riferisce al verbale di quest'ultimo del 6 ottobre 2000, non sono
contrastanti come pretende il reclamante.

 

Dal verbale del 15 settembre 2000
emerge semplicemente una dichiarazione di carattere generale. Alla domanda
volta a sapere se tutti i clienti erano al corrente dell'investimento nelle
"cassette", l'accusato risponde: "ne avevo 

accennato ai clienti da me gestiti e che ne erano
interessati. Si trattava di otto/nove clienti".

 

 

 

 

 

Nel verbale del 6 ottobre 2000,
dopo aver detto che la signora __________ "sapeva del progetto",
a specifica domanda risponde che " non sapeva (la signora __________:
n.d.r.) che l'importo suddetto era stato investito nel progetto".

Pertanto la divergenza, sembra
ridursi al fatto di averne parlato genericamente, come afferma __________,
oppure neppure quello, come afferma la teste (verbale __________ 27 settembre
2000 p.2).

Questa divergenza non appare
rilevante per le conclusioni del Procuratore pubblico per l'ipotesi di reato di
cui all'art. 158 CP (anche la richiesta di contraddittorio è motivata
unicamente in relazione a questa ipotesi di reato).

Importante è l'esistenza e la
determinazione del mandato. Non tanto il fatto di aver parlato, genericamente,
di un certo tipo d'investimento poi effettuato senza accordo esplicito (e
preventivo) da parte della cliente.

Nello stesso verbale, poco dopo
aver riconosciuto quanto riportato più sopra (ciò che, come già indicato,
corrisponde nella sostanza a quanto detto dalla teste), il qui reclamante
contesta "quanto dichiarato dalla signora __________ nel verbale del 27
settembre 2000" (cfr. verbale __________ 6.10.2000 p. 4, capoverso 5).
Tuttavia, appare ovvio che la contestazione non può che riferirsi ad altri
fatti menzionati dalla teste, quali il volere "investimenti sicuri"
e il non aver mai avuto cenno in merito all'esistenza (quindi anche alla
possibilità) d'investimenti in "cassette postali". Ora, la
prima "divergenza" potrà essere chiarita grazie all'acquisizione
della documentazione di cui al punto 4.1 della presente decisione, la seconda
non é, in sé, rilevante per le decisioni del Procuratore pubblico: il
reclamante non ne fa menzione nelle sue osservazioni.

 

Ritenuto che anche la richiesta
di assumere questa prova é motivata unicamente per l'ipotesi di reato
d'amministrazione infedele, non è necessario interrogarsi circa l'utilità di
una sua acquisizione in sede predibattimentale in relazione alle accuse
formalmente promosse (cfr. per analogia considerando 4.1, in fine). 

 

 

5.

In conclusione il reclamo deve
essere (parzialmente) accolto per ciò che concerne la richiesta d'acquisizione
(da effettuarsi da parte del Procuratore pubblico) degli estratti completi
delle relazioni presso il __________ riconducibili ai clienti __________, __________
e __________, ma unicamente nell'eventualità che si estenda l'accusa, o si
emani decreto d'accusa senza preventiva formale promozione, per l'ipotesi di
reato d’amministrazione infedele. Per quanto concerne la richiesta di
contraddittorio tra l'accusato e la teste __________, il reclamo è respinto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P.Q.M.

 

 

Viste le norme applicabili ed in particolare gli artt. 158
CPS, 57, 60, 62, 173, 178, 189, 207a, 280, 284 CPP, 32 CF, 6 cifra 3 lett. d)
CEDU;

 

 

 

decide:

 

 

 

1.      Il reclamo è parzialmente accolto, ai sensi
dei considerandi.

 

 

2.      La
tassa di giustizia fissata in FR. 400.--, è a carico del reclamante nella
misura di FR. 200.--, compensate le ripetibili.

 

 

3.      La presente decisione è definitiva.

 

 

4.            
Intimazione:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                     giudice
Edy Meli