# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 17ae18ac-4137-5394-9b7c-9792d02f90c4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-07-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.07.2017 D-3687/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3687-2016_2017-07-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3687/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 5  l u g l i o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Thomas Wespi, Contessina Theis,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…), alias 

C._______, nata il (…), con le figlie 

D._______, nata il (…), alias 

E._______, nata il (…), e 

F._______, nata il (…), alis 

G._______, nata il (…), 

Eritrea,   

tutte patrocinate dal Sig. Rosario Mastrosimone,  

SOS Antenna Profughi,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 13 maggio 2016 / N (…). 

 

D-3687/2016 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadina eritrea con ultimo domicilio ad Adi Sheka nella zoba 

di Anseba è giunta in Svizzera nell’autunno del 2014 con le figlie minori 

F._______ e D._______, depositando la propria domanda d’asilo (cfr. atto 

A6).  

Sentita sui motivi, ella ha dichiarato, per quanto qui di rilievo, di aver la-

sciato il paese con il marito, poi tornato in Sudan, a causa del fatto che 

quest’ultimo, incorporato nell’esercito, non avrebbe ricevuto alcun congedo 

nonostante la figlia D._______ risultasse affetta da una grave malattia. Per 

questo motivo, il marito avrebbe disertato non facendo più ritorno alla sua 

divisione. A seguito di ciò egli sarebbe stato ricercato in due occasioni dai 

militari, i quali avrebbero anche perquisito la loro abitazione di Tesseney in 

sua assenza. In tale frangente i militari avrebbero dapprima intimidito l’in-

teressata per poi mettere a soqquadro la casa. La richiedente si sarebbe 

quindi trasferita ad Adi Sheka dai genitori. Il marito si sarebbe invece na-

scosto in vari luoghi. A seguito di tali vicissitudini nel maggio del 2014 i due 

avrebbero quindi deciso di lasciare assieme il paese, espatriando illegal-

mente il mese seguente (cfr. atto A15, pag. 3). 

B.  

Con decisione del 13 maggio 2016, notificata il 17 maggio 2016 (cfr. 

atto A20), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), ha re-

spinto la succitata domanda d’asilo ed ha pronunciato nel contempo l’al-

lontanamento delle interessate, salvo ammetterle provvisoriamente in 

Svizzera per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. 

Nella propria decisione, l’autorità di prime cure ha dapprima esaminato le 

circostanze dell’espatrio illegale, concludendo alla sua inverosimiglianza. 

Susseguentemente, la SEM ha rilevato che le difficoltà a gestire sola la 

famiglia alla luce delle condizioni di salute della figlia D._______ allegate 

dalla ricorrente nonché la sua decisione di seguire il marito nonostante 

avesse sposato quest’ultimo nell’ambito di un matrimonio forzato non sa-

rebbero rilevanti in materia d’asilo. A tal proposito, l’autorità di prima istanza 

ha sottolineato come la ricorrente avrebbe ammesso di non aver mai avuto 

problemi con le autorità del suo paese, benché i militari avessero cercato 

il marito a casa e sebbene lei non avesse svolto il servizio militare, fermo 

considerato che sposandosi non sarebbe più stata obbligata a farlo. 

C. 

In data 13 giugno 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 

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14 giugno 2016), le richiedenti sono insorte contro detta decisione con ri-

corso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

postulando l’annullamento della decisione impugnata e la restituzione degli 

atti all’autorità inferiore per la pronuncia di una nuova decisione in merito 

al riconoscimento della qualità di rifugiato e, in subordine, alla sussistenza 

di motivi oggettivi insorti dopo la fuga. Esse hanno altresì presentato una 

domanda di esenzione dal pagamento anticipato delle presunte spese pro-

cessuali. 

Le insorgenti – richiamati i fatti esposti in corso di procedura – ritengono 

che l’autorità non avrebbe effettuato alcuna analisi circa la concretezza 

delle allegazioni relative ai motivi d’asilo antecedenti alla fuga, limitandosi 

invece a trattare la verosimiglianza del resoconto relativo all’espatrio ed a 

ricondurre tali avvenimenti alla difficolta nel gestire la famiglia ed al desi-

derio di cure migliori per la figlia. Tale valutazione risulterebbe però troppo 

semplicistica alla luce delle allegazioni della ricorrente che avrebbe indi-

cato come il marito si fosse ritrovato costretto a disertare per riuscire a 

starle accanto nella sua seconda gravidanza, in particolare prendendosi 

cura della primogenita paraplegica. La ricorrente avrebbe anche allegato 

di aver in precedenza ricevuto una convocazione e di non essere mai stata 

esonerata dal servizio militare. In ragione dello status di disertore del ma-

rito, la ricorrente avrebbe dichiarato di essere stata interrogata e intimidita 

dai militari spiegando inoltre che gli stessi si sarebbero ripresentati una se-

conda volta a casa loro, senza trovare né lei né il coniuge. Benché le au-

torità avessero preso di mira primariamente il marito, anche la ricorrente 

potrebbe pertanto trovarsi esposta al rischio di persecuzioni, riflesse, a 

causa della diserzione di quest’ultimo. Sarebbe del resto notorio come 

spesso, in Eritrea, i familiari dei disertori subiscano pressioni e incarcera-

zioni quali forme di ritorsione e pressione nei confronti dei fuggitivi. Orbene, 

considerato che, prima della diserzione, la ricorrente avrebbe inviato per-

sonalmente una lettera per sostenere la richiesta di congedo del marito, 

sarebbe susseguentemente possibile che le autorità riconducano le ragioni 

della diserzione del congiunto alla moglie, ponendo in essere ritorsioni con-

tro l’interessata. Secondo le ricorrenti, in un siffatto contesto, la conclusione 

secondo la quale le allegazioni della ricorrente non sarebbero rilevanti in 

materia d’asilo non sembrerebbe poter essere suffragate dalla motivazione 

contenuta nella decisione. A loro dire, le stesse sembrerebbero inoltre es-

sere rilevanti sotto l’aspetto dell’art. 3 LAsi. Considerato che l’autorità non 

si sarebbe espressa sulla verosimiglianza delle allegazioni della ricorrente 

relative al periodo antecedente l’espatrio, le ricorrenti propongono dunque 

che la decisione sia annullata e gli atti restituiti all’autorità di prime cure 

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affinché quest’ultima possa procedere a tale valutazione. Qualora le alle-

gazioni per iI periodo antecedente l’espatrio dovessero reputarsi verosimili, 

alla ricorrente dovrebbe essere riconosciuta la qualità di rifugiata e accor-

dato asilo in Svizzera. 

Per quanto concerne l’espatrio illegale, le ricorrenti ritengono che ritenuta 

la sostanziale plausibilità delle allegazioni sul viaggio e l’esistenza di og-

gettive difficoltà che giustificherebbero l’impossibilità di fornire ulteriori det-

tagli descrittivi dei paesaggi incontrati nel corso del viaggio, non vi sarebbe 

motivo per dubitare dell’attraversamento illegale del confine. Conseguen-

temente, esse ritengono che la decisione impugnata meriti di essere an-

nullata anche su questo punto.  

D. 

Con decisione incidentale del 16 dicembre 2016, il Tribunale ha esentato 

le ricorrenti dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese 

processuali, trasmettendo nel contempo un esemplare del ricorso e dei re-

lativi allegati alla SEM. 

E. 

Con osservazioni del 23 dicembre 2016, la SEM ha anzitutto rilevato che 

l’atto ricorsale non conterrebbe fatti o mezzi di prova nuovi che potrebbero 

giustificare una modifica della decisione impugnata. L’autorità inferiore ha 

in seguito colto l’occasione per osservare che il rimprovero del mandatario 

in merito all’incoerenza strutturale dell’argomentazione della decisione del 

13 maggio 2016 non dimostrerebbe una qualsiasi inadempienza formale 

da parte della SEM. Oltremodo, contrariamente a quanto contenuto nel ri-

corso, tutti i fatti salienti determinanti la fuga della richiedente e delle sue 

figlie sarebbero stati soppesati nel corso della fase istruttoria. In particolare 

– a prescindere dalla verosimiglianza delle dichiarazioni della ricorrente – 

non si sarebbero delineati elementi tali da ritenere che la richiedente fosse 

vittima riflessa di persecuzione a causa della diserzione del marito. Tale 

timore non sarebbe mai stato realmente espresso dalla richiedente durante 

la fase istruttoria. Innanzitutto, la richiedente avrebbe affermato nella prima 

audizione di non aver mai avuto problemi con le autorità del suo Paese. 

Dipoi, dalla seconda audizione, si evincerebbe che la richiedente non 

avrebbe subito alcunché durante l’unica visita dei militari in cui lei era pre-

sente: i militari si sarebbero limitati a chiederle dove fosse il congiunto per-

quisendo casa, senza però avanzare alcuna minaccia velata o esplicita nei 

suoi confronti, sebbene lei avesse usato il termine intimidire. A favore di 

questo giudizio, vi sarebbe da inventariare pure il comportamento adottato 

dalla stessa ricorrente. In effetti, ella avrebbe dichiarato di aver continuato 

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a vivere altri due mesi nella casa famigliare dove era stato cercato il marito 

e ciò nonostante la visita dei militari. Solo in seguito alla seconda perquisi-

zione dell’abitazione, lei si sarebbe trasferita, assieme alle due figlie, di cui 

una gravemente malata, a casa dei suoi genitori, luogo nel quale era ad 

ogni modo facilmente rintracciabile dalle autorità semmai l’avessero effet-

tivamente voluta trovare. Perciò, se la richiedente avesse nutrito un qual-

siasi timore, si sarebbe comportata diversamente. Ebbene, l’interessata 

stessa avrebbe confermato che in seguito alla prima visita dei militari non 

ci sarebbero state delle conseguenze nei suoi confronti, tant’è che avrebbe 

anche dichiarato di aver appreso dai suoi suoceri successivamente 

all’espatrio che i militari avevano cercato nuovamente solo suo marito. 

F. 

Chiamate a prendere posizione in merito, le ricorrenti hanno rinviato a 

quanto esposto in sede ricorsuale. Tale scritto è stato trasmesso all’autorità 

di prime cure per conoscenza. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. L’UFM rientra tra dette au-

torità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-

riore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano 

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimate ad aggra-

varsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

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2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). I principi della massima inquisitoria e dell’applica-

zione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede 

difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti 

di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 

senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 121 V 204 consid. 6c; DTAF 

2007/27 consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure 

("Rügeprinzip") l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure 

che non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla consta-

tazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate 

(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, 2a ed., 2013, n. m. 1.55). Il principio inquisitorio non è quindi 

assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di colla-

borare all’istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 139 consid. 2b). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo state le ricorrenti poste 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con decisione del 13 maggio 2016 e non avendo le 

ricorrenti censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in 

questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguar-

dante il rifiuto della loro domanda d’asilo. 

 

4.  

4.1. Secondo il senso delle argomentazioni ricorsuali, occorre anzitutto de-

terminare se l’autorità di prima istanza sia incorsa in una violazione dell’ob-

bligo di motivazione della propria decisione, segnatamente in quanto non 

avrebbe trattato sufficientemente nel dettaglio le allegazioni della ricorrente 

a riguardo di quanto avvenuto in patria precedentemente all’espatrio. 

4.2. L’obbligo di motivazione discende dal diritto di essere sentito e dalla 

garanzia di un processo equo (art. 29 Cost. e art. 6 CEDU) e costituisce un 

presupposto essenziale per la verifica della fondatezza della decisione sia 

per le parti che per l’autorità di ricorso. Decisioni sommariamente motivate 

sono ammesse da dottrina e giurisprudenza, in particolare in materia inci-

dentale, a condizione tuttavia che si esprimano sugli elementi essenziali 

per il controllo della legalità. In ogni caso, per adempire a tali esigenze, è 

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sufficiente che l’autorità menzioni, quantomeno brevemente, le proprie ri-

flessioni sugli elementi di fatto e di diritto essenziali. In altri termini, si ne-

cessita che l’autorità riporti i motivi che l’hanno guidata e sui quali essa ha 

fondato la propria decisione di modo che l’interessato possa rendersi conto 

della portata della stessa ed impugnarla in piena conoscenza di causa. Il 

diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui violazione 

implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a prescin-

dere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323 consid. 3.2; 

126 I 15 consid. 2a; GICRA 2006 n°4 consid. 5). 

4.3. Ora, nel caso in disamina l’autorità di prime cure ha effettivamente 

omesso di esprimersi sulla verosimiglianza delle allegazioni della ricorrente 

relative al periodo antecedente l’espatrio. Essa ha tuttavia, seppur succin-

tamente ed in parte indirettamente, trattato la questione denegandone la 

rilevanza in materia d’asilo. V’è pertanto da ammettere che trattandosi di 

condizioni cumulative per il riconoscimento della qualità di rifugiato, 

agendo in tal modo la SEM non è venuta meno all’onere di menzionare i 

motivi che l’hanno guidata a disconoscere la qualità di rifugiato alle ricor-

renti tanto che le interessate si sono effettivamente rese conto di suddetta 

motivazione ed hanno potuto impugnare la decisione litigiosa in piena co-

noscenza di causa. Si può dunque a giusto titolo concludere che la SEM 

non ha violato il diritto di essere sentito delle ricorrenti.  

5.  

5.1. La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi).  

5.2. Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà ricono-

sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili 

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da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e DTAF 2010/57 consid. 2.5). Sul 

piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecendenti dell’interes-

sato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della 

sua appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, 

che lo espongono maggiormente a un fondato timore di future persecu-

zioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi og-

gettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di 

colui che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e 

relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su 

indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e 

secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 

LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecu-

zioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

5.3. Vi è luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione riflessa 

quando dei famigliari di una persona perseguitata sono esposti a delle rap-

presaglie, siano esse finalizzate all’ottenimento di informazioni, espletate 

in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con l’obbiettivo di imporre una 

cessazione delle attività svolte dalla persona presa di mira. In tale ambito 

si necessita di apprezzare l’intensità del rischio di esposizione a persecu-

zioni in funzione delle circostanze del caso in esame. Vi è altresì luogo di 

prendere in considerazione la situazione nel paese d’origine sotto l’aspetto 

dei diritti umani, dei modelli di persecuzione “usualmente” applicati così 

come del comportamento generale degli organi statali nei confronti di de-

terminate persone o gruppi di persone la cui situazione è comparabile a 

quella del richiedente (cfr. DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 e sentenza del Tri-

bunale D-4120/2014 del 31 maggio 2016 consid. 5.3.1).  

6.  

Nell’evenienza concreta si può concludere che, alla luce degli atti di causa 

e delle fonti citate, quanto addotto dalle ricorrenti non configuri elementi 

giustificanti il riconoscimento della qualità di rifugiato. 

6.1. Anzitutto va rilevato che la ricorrente ha espressamente dichiarato di 

non aver avuto alcun problema con le autorità militari a seguito dell’unione 

matrimoniale tanto da potersi spostare liberamente presentando se del 

caso il certificato di matrimonio (cfr. atto A15 pag. 5). Alla luce di ciò e con-

siderata anche la successiva nascita della prima figlia avvenuta in patria, 

vi è luogo di concludere che la ricorrente non era perseguitata dalle autorità 

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eritree per motivi personali ed in particolare a causa di diserzione o reni-

tenza.  

6.2. Per quanto riguarda invece il rischio di esposizione a pregiudizi deri-

vanti dalla diserzione del marito, occorre invece ammette che sebbene la 

ricorrente sia effettivamente stata interpellata dalle autorità al proposito, un 

tale contatto non configura, segnatamente sotto l’aspetto dell’intensità, una 

persecuzione rilevante in materia d’asilo. Su tali presupposti si può dunque 

parimenti escludere che la ricorrente abbia a temere di essere esposta, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione ai sensi 

dell’art. 3 LAsi per tali motivi. Ella non può quindi avvalersi di un timore 

fondato di essere oggetto di una persecuzione riflessa a seguito della di-

serzione del marito. 

6.3. Il discorso non cambia quanto al fatto che la ricorrente si sia stata coar-

tata a sposarsi dai famigliari onde sottrarsi al servizio militare. Anzitutto ella 

ha espresso la volontà di proseguire l’unione coniugale durante la quale 

sono venute alla luce anche le sue due figlie (cfr. atto A15, pag. 6). Già solo 

per questo motivo è palese ch’ella non tema alcunché da tale rapporto e 

che conseguentemente la continuazione dello stesso sia ininfluente per il 

riconoscimento della qualità di rifugiato. Oltracciò, per quanto riguarda la 

circostanza stessa del matrimonio va rilevato come quest’ultima risalga 

all’ormai lontano 2009 (cfr. atto A6, pag. 3), ovvero a ben 5 anni prima 

dell’espatrio (peraltro svoltosi con il marito). Alla luce di ciò, tale accadi-

mento difetta del necessario nesso causale con la fuga ed è pertanto a sua 

volta irrilevante ai fini della concessione dell’asilo (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 3.1.2.1 e riferimenti ivi citati). 

6.4. Quo all’espatrio illegale, di cui la SEM ha messo in dubbio la verosimi-

glianza, il Tribunale ha avuto modo di pronunciarsi in una recente sentenza   

di riferimento (D-7898/2015 del 30 gennaio 2017). In tale decisione, dopo 

approfondita analisi delle attuali informazioni sul Paese (cfr. D-7898/2015 

consid. 4.6-4.11), il Tribunale ha esaminato la questione della rilevanza in 

materia d’asilo dell’espatrio illegale dall’Eritrea e stabilito che quest’ultimo, 

da solo, non è sufficiente per ritenere, con una probabilità preponderante, 

un rischio di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo. Dall’ana-

lisi è infatti risultato che molte persone che sono espatriate illegalmente  

dall’Eritrea hanno potuto farvi ritorno senza particolari problemi per sog-

giorni di corta durata. Pertanto non si può più presumere con una probabi-

lità preponderante che i cittadini eritrei siano esposti in Patria a sanzioni 

che per la loro intensità e per le ragioni politiche dello Stato equivalgano 

seri pregiudizi ai sensi della legge sull’asilo e ciò unicamente a causa 

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dell’espatrio illegale. Un rischio accresciuto di subire una sanzione, può 

essere riconosciuto unicamente in presenza di elementi supplementari che 

lascino presupporre che la persona sia malvista dalle autorità eritree (cfr. 

D-7898/2015 consid. 5.1). Ora, fermo considerato che nel caso in disamina 

la ricorrente non rientra in suddetta categoria di persone, v’è luogo di con-

cludere anche a tal proposito ch’ella non ha a temere trattamenti configu-

ranti un persecuzione ai sensi dei disposti citati in caso di ritorno in patria. 

7.  

È dunque a giusto titolo che l’autorità di prime cure ha negato l’asilo alle 

interessate. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

8.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

9.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagine seguente) 

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Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.– sono poste a carico delle ricorrenti.  

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: