# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dc4318e3-5228-54cf-bd7c-9fc968b128ec
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-02-27
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 27.02.2010 12.2008.181
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2008-181_2010-02-27.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2008.181

  	
  Lugano

  27 febbraio
  2010/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Lardelli

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.1999.517
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3 - promossa con petizione 6
luglio 1999 da

 

	
   

  	
  AP 1  

  rappr. da  RA 2 
  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1  

  rappr. da  RA 1 
  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui
l’attrice ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 516'798.15
oltre interessi al 7.5% dal 12 agosto 1998; 

 

domanda
avversata dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione, e che
il Pretore con sentenza 5 agosto 2008 ha integralmente respinto;

 

appellante
l'attrice con atto di appello 3 settembre 2008, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre la
convenuta con osservazioni 13 ottobre 2008 postula la reiezione del gravame
pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   Il
12 febbraio 1998 la società __________ AP 1, in veste di fornitrice, e la
società __________ AO 1, in veste di acquirente, hanno sottoscritto il
contratto n. 5__________ (doc. A), avente per oggetto la compravendita di due
lotti di lamiere d’acciaio laminate a caldo e rifilate di qualità ST44.2
rispettivamente ST52.3, il primo di 3'300 tonnellate (+5/-10%) ad un prezzo definito
secondo la clausola Incoterms 1990 CIF free out di US$ 358.- alla tonnellata, il
secondo di 1’800 tonnellate (+5/-10%) ad un prezzo definito in base a quelle
medesime condizioni di US$ 380.- alla tonnellata, il tutto per complessivi US$
1'865'400.-. Il contratto, retto dal diritto svizzero, prevedeva tra l’altro che
la merce, da trasportarsi via mare da __________ (__________) al porto di __________
(__________), doveva essere caricata tra aprile ed il 15 maggio 1998, ritenuto
che il pagamento sarebbe poi avvenuto mediante lettera di credito irrevocabile
e confermata, utilizzabile per la negoziazione e per il pagamento a 90 giorni
dalla data della polizza di carico. In base a una clausola contrattuale contenuta
nelle condizioni di spedizione di cui all’appendice n. 1, la fornitrice si
impegnava tra l’altro a comunicare all’acquirente il nome della nave, tutti i
dettagli e l’ora prevista di arrivo al porto di scarico.

                                         Il 7 aprile
1998 (doc. D) l’acquirente, visto l’andamento del mercato e il continuo ribasso
del prezzo delle lamiere, ha comunicato alla controparte l’impossibilità di
confermare il contratto. Il 23 aprile 1998 (doc. E) la fornitrice, tramite il
suo legale avv. C__________ __________, ha eccepito l’illegittimità e
l’abusività di quell’iniziativa, preannunciando che, qualora tale inadempienza
fosse stata confermata, avrebbe senz’altro preteso il risarcimento dei danni,
costituiti in particolare dalle spese di deposito e di stoccaggio, come pure
dell’eventuale vendita “in danno” della merce a terzi.

 

 

                                  B.   Le
parti si sono in seguito adoperate per risolvere la situazione di empasse
venutasi a creare, giungendo infine ad una soluzione. Esse si sono dapprima
accordate per una riduzione dei quantitativi compravenduti, ora limitati a
2'700 tonnellate di lamiere di qualità ST44.2 e a 600 tonnellate di lamiere di
qualità ST52.3, e per una riduzione del prezzo, ora pattuito in US$ 355.- per
tonnellata per entrambi i lotti, il tutto per complessivi US$ 1'171’500.-. Più
laborioso è stato l’accordo in merito ai termini di pagamento, l’acquirente non
avendo accettato né la prima proposta di pagamento a 90 giorni dalla data della
polizza di carico (doc. G, H1), né la seconda proposta che prevedeva il pagamento
a 90 giorni nel caso in cui la nave fosse arrivata entro il 15 giugno 1998, a
120 giorni nel caso di arrivo tra il 16 e il 30 giugno 1998 e a 150 giorni in
caso di arrivo tra il 1° e il 15 luglio 1998 (doc. H2). Essa, controfirmando
per accettazione lo scritto 11 maggio 1998 della fornitrice (doc. 2), ha infine
dato il suo accordo alla terza proposta (cfr. doc. H3, B p. 1 e B p. 2), che
prevedeva il pagamento a 120 giorni nel caso in cui la nave fosse arrivata
entro il 30 giugno 1998 e a 150 giorni in caso di arrivo entro e non oltre il
15 luglio 1998: in tal senso è stato allestito un contratto, recante il n. 5__________A,
debitamente modificato con il previsto pagamento a 120 giorni (doc. B p. 3),
ritenuto che per il pagamento a 150 giorni in caso di arrivo della nave entro e
non oltre il 15 luglio 1998 faceva stato la lettera di cui al doc. 2.

 

 

                                  C.   Informato
il 7 luglio 1998 dalla fornitrice (doc. K) che l’acquirente, eccependo la
discrepanza in un documento prodotto (ritardo di un giorno della dichiarazione
del beneficiario attestante che i certificati di fabbrica e la distinta di
spedizione sarebbero stati trasmessi direttamente all’acquirente mediante
corriere rapido entro 20 giorni dalla data della polizza di carico) non aveva
dato disposizione alla banca di effettuare il pagamento a fronte dei documenti
inviati a quest’ultima, il suo legale, tre giorni dopo (doc. L), preso atto che
la controparte sembrava pure voler rifiutare l’esecuzione del contratto per il
presunto ritardo della nave, che sarebbe giunta in porto il 19 luglio 1998, le
ha intimato, ritenendola in malafede, di voler immediatamente adempiere
ritirando i documenti presso la banca entro il 14 luglio e l’ha preavvertita
che, in difetto di ciò, la fornitrice avrebbe considerato risolto l’accordo
transattivo, con conseguente rinascita del precedente contratto che vedeva la
controparte inadempiente, e con le conseguenze prospettate nello scritto del
precedente 23 aprile. Non avendo ottenuto riscontro a quella missiva, il 16
luglio 1998 (doc. M) egli ha quindi comunicato l’avvenuta risoluzione della
transazione. A tale iniziativa ha prontamente risposto il legale
dell’acquirente, il quale, con scritto 21 luglio 1998 (doc. C), oltre ad aver
ribadito che il documento era pervenuto in ritardo, ha osservato che la nave
non era ancora arrivata, per cui, essendo trascorso il termine essenziale del
15 luglio 1998, il contratto di cui al doc. B p. 3, l’unico in essere, era da
considerarsi risolto. 

 

 

                                  D.   Di
fatto la nave “A__________” con la merce (9'067.278 tonnellate, di cui
3'306.157 relative al contratto di cui al doc. B p. 3) è poi giunta in porto il
21 luglio 1998. Non avendo l’acquirente, sia pure richiesta in tal senso (doc.
N), provveduto al ritiro della merce, possibile per altro solo a partire dal 26
luglio siccome la stessa era stata frammischiata (doc. O) e aveva dovuto essere
separata “a piazzale”, la fornitrice, con scritto 4 agosto 1998 (doc. P), le ha
comunicato l’avvenuta vendita “in danno” di parte delle lamiere (810 tonnellate
di lamiere di qualità ST44.2 al prezzo di US$ 300.- alla tonnellata, 810
tonnellate di lamiere di qualità ST44.2 al prezzo di US$ 320.- alla tonnellata
e 200 tonnellate di lamiere di qualità ST52.3 al prezzo di US$ 300.- alla
tonnellata) oggetto del contratto di cui al doc. A. Con lettera 21 ottobre 1998
(doc. W) le ha quindi chiesto il pagamento di US$ 316'659.- a titolo di risarcimento
del danno.

 

 

                                  E.   Con la
petizione in rassegna AP 1, ribadendo che l’inadempienza di AO 1 nell’accordo
transattivo di cui al doc. B p. 3 avrebbe fatto rinascere il contratto di cui
al doc. A, nel quale la controparte era pure inadempiente, ne ha in definitiva chiesto
la condanna al pagamento di fr. 516'798.15 (pari al controvalore in franchi di
US$ 270'155.65 [recte: US$ 270'155.55] e Lit. 110'329'118 alla data della petizione) oltre interessi al
7.5% dal 12 agosto 1998. Essa ha innanzitutto osservato che la vendita “in
danno” di tutta la merce oggetto del contratto di cui al doc. A le aveva
causato una perdita di US$ 241'854.-. Ha rilevato che gli interessi passivi al
7.5%, usuali tra commercianti e derivanti dal mancato incasso al 12 ottobre
1998 così come pattuito, erano computabili per US$ 28'301.55. Ed ha infine evidenziato
di essersi dovuta assumere le spese di sbarco di Lit. 52'898'512, di
sdoganamento di Lit. 1'050'000, di separazione di Lit. 37'854'706 e di sosta di
Lit. 18'525'900.

 

 

                                  F.   La
convenuta si è opposta alla petizione rilevando che il contratto di cui al doc.
A si sarebbe estinto con la disdetta del 7 aprile 1998, da lei significata per
il ritardo nel carico della merce imputabile alla controparte. L’unico
contratto vincolante sarebbe perciò quello di cui al doc. B p. 3, stipulato con
effetto novatorio, che prevedeva una data d’arrivo della nave entro il 15
luglio 1998, termine che, non essendo stato rispettato, la legittimava senz’altro
a rescindere il contratto. Essa ha poi contestato le modalità della vendita “in
danno” della merce, le singole vendite e il fatto che le stesse si riferissero
alla merce oggetto del contratto, il tasso d’interesse del 7.5%, il calcolo e
l’ammontare della perdita d’interessi nonché il fatto di essere tenuta a
risarcire i costi di sbarco e di separazione della merce.

 

 

                                  G.   Il
Pretore, con la sentenza qui impugnata, ha innanzitutto ritenuto che il
contratto di cui al doc. A si era estinto a seguito della disdetta di cui al
doc. D, inizialmente contestata ma poi di fatto accettata dall’attrice, tanto
più che non era stato provato - ed anzi era vero il contrario - che il
contratto di cui al doc. B p. 3 non avesse comunque estinto per novazione
quello precedente. Quanto alla clausola che prevedeva il pagamento a 150 giorni
dalla data della polizza di carico nel caso in cui la nave fosse arrivata entro
e non oltre il 15 luglio 1998, la stessa, in base al principio
dell’affidamento, applicabile in assenza di accertamenti di fatto sulla reale e
concorde volontà delle parti, doveva effettivamente essere intesa, come preteso
dalla convenuta, quale fissazione di un termine ultimo di arrivo della nave.
Ritenuto che l’attrice non aveva rispettato quel termine, il giudice di prime
cure ha dunque concluso per la reiezione della petizione, con accollo
all’attrice della tassa di giustizia di fr. 10'000.- e delle spese, comprese
quelle peritali, e l’obbligo per lei di rifondere alla convenuta fr. 30'000.-
per ripetibili.

 

 

                                  H.   Con
l’appello che qui ci occupa l’attrice chiede di riformare il querelato giudizio
nel senso di accogliere la petizione. Essa ribadisce innanzitutto di non aver
mai accettato la disdetta del contratto di cui al doc. A ingiustificatamente
significata dalla controparte, contratto che nemmeno era poi stato estinto per
novazione. Per venire incontro alla convenuta, essa avrebbe invece accettato di
sostituirlo con il contratto di cui al doc. B p. 3, contenente quantitativi e
prezzi inferiori nonché condizioni di pagamento a lei più favorevoli, a
condizione però che quest’ultima lo avesse effettivamente adempiuto, ritenuto
che in caso contrario il precedente accordo sarebbe stato ripristinato. La
clausola che prevedeva il pagamento a 150 giorni dalla data della polizza di
carico nel caso in cui la nave fosse arrivata entro e non oltre il 15 luglio
1998 andava così intesa quale semplice clausola regolante le condizioni di
pagamento, ritenuto che in caso di arrivo della nave dopo quella data il termine
di pagamento sarebbe stato procrastinato di altri 30 giorni o comunque avrebbe
dovuto essere ridefinito tra le parti.

 

 

                                    I.   Delle
osservazioni con cui la convenuta postula la reiezione del gravame si dirà, per
quanto necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

considerando

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   L’attrice
ha senz’altro ragione ad affermare l’illegittimità dell’iniziativa posta in
atto dalla convenuta il 7 aprile 1998, con cui quest’ultima, “visto l’andamento
del mercato e il continuo ribasso del prezzo delle lamiere” (doc. D), le aveva
comunicato l’impossibilità di confermare il contratto di cui al doc. A. In
effetti con quella dichiarazione, che contrariamente all’assunto del Pretore
non costituisce una disdetta - di per sé nemmeno possibile in un contratto di
compravendita -, la convenuta non evocava un’impossibilità oggettiva di
adempimento del contratto, ma si limitava più che altro ad esprimere la sua
intenzione, motivata da ragioni soggettive non tutelabili, di non rispettare un
accordo da lei non più ritenuto economicamente interessante alla luce delle
circostanze ivi indicate. Non è invece vero che quell’iniziativa si fosse
imposta (anche) per inadempienze imputabili all’attrice, per altro nemmeno evocate
nel doc. D, e meglio per il fatto che la merce non sarebbe stata caricata per
tempo, siccome la stessa sarebbe presumibilmente giunta in ritardo, o ancora perché
la convenuta sarebbe stata informata dai suoi corrispondenti che a quel momento
nessuna nave, tanto meno la “L__________” allora indicata dall’attrice come già
partita con il carico, era in realtà salpata. In merito alla prima circostanza,
si osserva che il contratto di cui al doc. A prevedeva quale ultimo termine
utile di carico il 15 maggio 1998, per cui l’attrice il 7 aprile 1998 non era
inadempiente, come del resto non lo è poi stata in seguito, la merce essendo
stata caricata proprio il 15 maggio 1998 (doc. KK). Non essendo previsto nel
contratto alcun termine di arrivo della merce, era poi escluso che la seconda
ragione indicata potesse essere rilevante. Quanto alla terza, la stessa,
comunque non tale da giustificare una rescissione del contratto da parte della
convenuta in quanto il rimprovero mosso alla controparte si riferiva solo a un impegno
accessorio dell’attrice ed era con ciò pretestuoso, è stata evocata per la
prima volta e pertanto irritualmente solo in sede conclusionale (art. 78 CPC) e
non può dunque essere presa in considerazione. 

                                   2.   Ammesso
con ciò che la convenuta aveva ingiustificatamente dichiarato di non volersi
attenere al contratto di cui al doc. A, l’attrice, che contrariamente
all’assunto del Pretore ha sempre contestato tale iniziativa (doc. E, cfr. pure
doc. F1 e F2), avrebbe legittimamente potuto adempiere il contratto e
pretendere dalla stessa, che aveva preannunciato la sua futura inadempienza, il
pieno risarcimento del danno che gliene sarebbe derivato. Essa, che ovviamente
si era già approvvigionata sul mercato in vista dell’esecuzione del contratto, per
venire incontro alla convenuta (testi Li__________ __________ verbale p. 2 seg.
e B__________ __________ verbale p. 5) con la quale intendeva proseguire i
rapporti commerciali in avvenire, le ha invece correttamente proposto di
trovare una soluzione transattiva alla situazione che si era venuta a creare, dichiarando
dapprima la sua disponibilità a ridiscutere i termini contrattuali ed
accettando poi un chiaro peggioramento della sua posizione contrattuale
(riduzione dei quantitativi compravenduti e del prezzo, prolungamento dei
termini di pagamento, cfr. doc. 2 e doc. B p. 3), concretizzato in un accordo
che, emblematicamente, riportava lo stesso numero 5__________, sia pure con
l’aggiunta di una A. In tali circostanze è addirittura sorprendente che la
convenuta non riconosca a questo nuovo accordo, da lei ritenuto semplicemente
un “nuovo contratto”, uno scopo transattivo. Ora, anche se l’esistenza di una
novazione, che giusta l’art. 116 cpv. 1 CO non si presume, sia frequente in
caso di sottoscrizione di un accordo transattivo (DTF 135 V 124 consid. 4.2, 105
II 273 consid. 3a), la convenuta, gravata dell’onere della prova (DTF 135 V 124
consid. 4.2, 107 II 479 consid. 3; TF 27 maggio 2009 5A_190/2009 consid. 3.3), già
alla luce di quanto precede, ovvero della sua chiara inadempienza nel contratto
di cui al doc. A e delle condizioni di estremo favore da lei spuntate con l’accordo
transattivo senza alcun apparente vantaggio o contropartita per l’attrice (con
anzi, per lei, una perdita secca di US$ 23'100.- sui quantitativi ora venduti,
un peggioramento dei termini di pagamento e soprattutto problemi di rivendita
delle rimanenti 1'800 tonnellate), avrebbe dovuto essere cosciente che quell’accordo
non aveva carattere novatorio e che dunque in caso di nuovo inadempimento da
parte sua il contratto di cui al doc. A sarebbe stato ripristinato, tanto più
che quelle condizioni, dichiarate quali parti integranti dell’accordo, erano
state indicate anche nelle precedenti missive del legale dell’attrice (doc. H1,
H2 e H3; cfr. pure teste avv. C__________ __________ verbale p. 9). È vero che
la convenuta, richiesta di ritornare firmata una copia di quelle lettere e in
particolare del doc. H3 in segno di accettazione (cfr. pure il sollecito di cui
al doc. J), non vi aveva poi dato seguito ed aveva in definitiva ritornato con
la sua firma solo lo scritto 11 maggio 1998 dell’attrice (doc. 2), che, inviato
con il doc. B p. 3 in allegato, prevedeva il pagamento a 120 giorni nel caso in
cui la nave fosse arrivata entro il 30 giugno 1998 e a 150 giorni in caso di
arrivo entro e non oltre il 15 luglio 1998. È però altrettanto vero che il
principio della buona fede, a maggior ragione proprio nelle circostanze particolari
di cui si è detto, avrebbe imposto che essa, se non intendeva accettare quelle
condizioni, le uniche per altro imposte dalla controparte, glielo avesse
specificato esplicitamente, se non altro per permettere all’attrice di
eventualmente modificarle o di valutare l’opportunità del mantenimento
dell’offerta transattiva. Oltretutto il tenore della lettera da lei firmata,
che esordiva con le parole “a seguito di precedenti corrispondenza e accordi” (doc.
2), lasciava intendere che lo scritto in questione si inseriva nello scambio di
corrispondenza intervenuto in precedenza tra le parti, ove per l’appunto
l’attrice, tramite il suo legale, aveva subordinato la conclusione dell’accordo
transattivo proprio all’assenza di un suo effetto novatorio, senza che la controparte
avesse avuto da ridire. Del resto, a parte i doc. H1, H2, H3 nonché il B p. 2
(che corrisponde al doc. 2 tranne che per la data), il doc. B p. 1 (che è una
copia del fax con cui è stato trasmesso il doc. B p. 2 e p. 3) e il doc. G (fax
relativo alla prima proposta, cfr. doc. H1), non vi è agli atti altra
corrispondenza tra le parti. Si aggiunga che, nonostante l’invito effettuato
alla convenuta nel doc. 2 (cfr. pure il sollecito di cui al doc. J), nemmeno il
contratto di cui al doc. B p. 3 era poi stato da lei ritornato firmato in segno
d’accordo e di accettazione. Eppure, in quel caso essa ha pacificamente ammesso
che lo stesso era stato ratificato per atti concludenti. Non si vede pertanto
per quale motivo la soluzione dovrebbe essere diversa per le condizioni poste
nel doc. H3, pure non firmate, ma che costituivano le premesse ed anzi una
parte integrante (cfr. pure doc. H2) di quell’accordo. Stando così le cose, la
convenuta non ha provato in modo non equivoco, come invece avrebbe dovuto, che
la transazione avesse effettivamente carattere novatorio. 

 

 

                                   3.   Prima
di stabilire il significato e la portata della clausola che prevedeva il
pagamento a 150 giorni dalla data della polizza di carico qualora la nave fosse
arrivata entro e non oltre il 15 luglio 1998, occorre esaminare se, come
preteso dalla convenuta nelle sue osservazioni, l’accordo di cui al doc. B p. 3
non sia comunque decaduto per altre ragioni oppure ancora se l’attrice non
fosse a sua volta inadempiente nello stesso. Non è così. 

                                         È vero
che la convenuta ha rimproverato in causa all’attrice di averle a suo tempo
fornito informazioni inesatte circa il nome della nave e la data della sua partenza.
Nella misura in cui essa non si è prevalsa di questo errore o dell’eventuale
dolo della controparte per chiedere l’annullamento dell’accordo transattivo,
tanto meno entro un anno dacché è venuta a conoscenza di quella circostanza (art.
31 CO), il fatto rimane però privo di rilevanza pratica. Nella misura in cui
essa si é invece prevalsa di questo episodio per affermare che l’attrice era a
sua volta inadempiente o in malafede nell’accordo transattivo, si osserva -
come già accennato in precedenza (consid. 1) - che questa violazione
contrattuale, pacifica (cfr. doc. E, G, H1, H2, H3), non è tale da giustificare
una tale conseguenza in quanto il rimprovero mosso alla controparte si riferiva
solo a un impegno accessorio, non le aveva causato inconvenienti particolari o
danni ed era con ciò pretestuoso. Sempre con riferimento all’eventuale inadempienza
imputabile all’attrice, si osserva che nemmeno il fatto che essa abbia presentato
con un ritardo di un giorno la dichiarazione attestante che i certificati di
fabbrica e la distinta di spedizione sarebbero stati trasmessi direttamente
all’acquirente mediante corriere rapido entro 20 giorni dalla data della
polizza di carico può esserle di nocumento, quel ritardo avendo sì comportato
l’impossibilità per lei di ottenere il pagamento del prezzo tramite la banca,
ma non avendo comunque comportato la decadenza del suo diritto al pagamento
della merce, che essa doveva però ora chiedere alla convenuta secondo altre
modalità. 

 

                                          

                                   4.   Ciò
posto, si tratta ora di esaminare se la clausola che prevedeva il pagamento a
150 giorni dalla data della polizza di carico nel caso in cui la nave fosse
arrivata entro e non oltre il 15 luglio 1998 doveva essere intesa - come
preteso dalla convenuta - quale fissazione di un termine ultimo di arrivo della
nave stabilito per l’appunto al 15 luglio 1998, con la conseguenza che
l’attrice era risultata inadempiente, oppure invece - come preteso dall’attrice
- doveva essere intesa quale semplice clausola regolante le condizioni di
pagamento ritenuto che in caso di arrivo della nave dopo quella data il termine
di pagamento sarebbe stato procrastinato di altri 30 giorni o comunque avrebbe
dovuto essere ridefinito tra le parti, con la conseguenza che ad essere
inadempiente era invece la convenuta.

 

 

                                4.1   Per
l’art. 1 CO un contratto non è perfetto se non quando i contraenti abbiano
concordemente manifestato, in modo espresso oppure tacito, la loro reciproca
volontà e, secondo l’art. 18 cpv. 1 CO, esso va interpretato, sia per la forma
che per il contenuto, indagando sulla vera e concorde volontà dei contraenti.
In base a questi principi, il giudice è innanzitutto tenuto ad esaminare se
l’istruttoria abbia permesso di accertare l’esistenza di una concorde e comune
volontà dei contraenti e in tal caso ad indicarne il contenuto. Solo quando non
vi sono accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti
o se la volontà intima delle parti è divergente, il giudice deve interpretare
le dichiarazioni e i comportamenti delle parti secondo il principio
dell’affidamento, ossia secondo il senso che ogni parte poteva ragionevolmente
attribuire alle dichiarazioni di volontà dell’altra nella situazione concreta (DTF
132 III 268 consid. 2.3.2, 131 III 606 consid. 4.1), fermo restando che l’onere
della prova a favore di un senso divergente da quello oggettivo incombe alla
parte che se ne prevale (Wiegand, Basler Kommentar, 3ª ed., n. 49 ad art. 18 CO; DTF 121 III 123). 

 

 

                                4.2   Nel
caso di specie l’istruttoria non ha permesso di stabilire quale sia stata la
concorde e comune volontà delle parti. In effetti i testimoni, nella misura in
cui erano attendibili e riferivano fatti vissuti in prima persona, non hanno
reso deposizioni univoche. La teste O__________ __________ ha riferito che la
clausola andava intesa nel senso della pattuizione di un termine ultimo oltre
il quale la merce non poteva arrivare (verbale p. 2), sennonché la sua deposizione
desta non poche perplessità per il fatto che essa, oltre che essere impiegata
della convenuta, era la moglie di uno dei due soci al 50% della convenuta
(verbale p. 1) ed è con ciò stata sentita senza delazione di giuramento, e
siccome la stessa aveva ammesso di aver partecipato solo parzialmente alle
discussioni precedenti l’accordo (verbale p. 2). Apparentemente meno legato
alle parti e dunque più attendibile sembrerebbe invece essere il teste B__________
__________, il quale ha dichiarato di escludere che la data del 15 luglio 1998
fosse da intendere come ultimo termine di arrivo della nave e che quel termine
era stato inserito perché ciò era necessario con riferimento ai termini di
pagamento della merce rispettivamente per le operazioni bancarie di
finanziamento del pagamento (verbale p. 6), sennonché anche la sua deposizione appare
almeno in parte discutibile, sia per il fatto che egli ha dichiarato di aver sì
partecipato alle discussioni in merito ai quantitativi, al prezzo e ai termini
di pagamento ma non alla redazione vera e propria degli accordi (verbale p. 6
segg.), sia per il fatto che non è comunque chiaro quali fossero le esigenze
bancarie poste, tanto più che egli, più che riferire fatti a lui noti, sembra nell’occasione
riportare una propria opinione personale (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, m. 2 ad art. 237). In tali circostanze, nella migliore - per la
convenuta - delle ipotesi, si può ritenere che le due deposizioni testimoniali,
divergenti, debbano elidersi vicendevolmente (Cocchi/Trezzini, op.
cit., m. 43 ad art. 90). Quanto alle altre testimonianze, le stesse non sono di
per sé idonee a chiarire quale sia stata la concorde volontà delle parti: la
teste I__________ __________ ha in effetti riferito di non essere al corrente
dei termini contrattuali precisi tra le parti, aggiungendo di sapere, non per
averlo vissuto personalmente ma perché gliel’aveva detto O__________ __________
- ciò che rende priva di valenza, su questo punto, la sua deposizione (Cocchi/Trezzini, op. cit., m. 1 e n. 738 ad art. 237) - che per la convenuta era
importante che la merce arrivasse prima del 15 luglio, data di chiusura del
mercato (verbale p. 5); il teste Li__________ __________, da parte sua, ha
ammesso di non essersi occupato delle trattative volte alla stipulazione
dell’accordo transattivo (verbale p. 2); e pure quanto riferito dal teste avv.
C__________ __________ è sostanzialmente privo di rilevanza, egli avendo
dichiarato di non aver condotto le trattative riguardanti l’accordo transattivo
(verbale p. 9) che si era limitato a formalizzare (verbale p. 11), aggiungendo
poi di aver ritenuto, per quanto ne sapeva e perché ciò gli era stato riferito
dall’attrice - ciò che rende priva di forza probatoria, su questo punto, la sua
deposizione (Cocchi/Trezzini, op. cit., ibidem) - che la data del 15 luglio non era da
intendersi come termine ultimo di arrivo della nave ed era stata inserita per
non meglio precisati problemi di accettazione della lettera di credito da parte
della banca, fermo restando però che anche in questo caso gli accordi prevedevano
30 giorni di dilazione nel pagamento per ogni 15 giorni di eventuale ritardo di
arrivo della nave (verbale p. 9 e 11).

 

 

                                4.3   L’interpretazione
in base al principio dell’affidamento, che in tal caso s’impone, non permette
di concludere che la clausola possa essere intesa nel senso proposto dalla convenuta
e fatto proprio dal giudice di prime cure. Innanzitutto va rammentato che
l’onere della prova circa il fatto che la data del 15 luglio 1998 costituiva un
termine ultimo di arrivo della nave e non invece un termine trascorso il quale
sarebbero mutate le condizioni di pagamento incombe alla convenuta. È in
effetti incontestabile che la clausola in questione aveva per oggetto le
condizioni di pagamento, per cui l’inserimento nella stessa di un eventuale termine
di arrivo ultimo della merce risulterebbe anomalo. Ciò premesso, è vero che l’istruttoria
ha permesso di dimostrare che il termine di arrivo della merce rivestiva per la
convenuta una notevole importanza (testi O__________ __________ verbale p. 2 seg.
e I__________ __________ verbale p. 5), che era nota anche alla controparte
(teste B__________ __________ verbale p. 7). Ed è altrettanto vero che nella
clausola litigiosa, diversamente dal tenore della seconda proposta che
prevedeva un pagamento a 150 giorni in caso di arrivo “tra il 1° ed il 15
luglio” (doc. H2), era indicato che il pagamento a 150 giorni si sarebbe
imposto in caso di arrivo “entro e non oltre il 15 luglio”, formulazione questa
che parla a favore di un termine categorico. A parte questo, nulla permette
però di ritenere che la data del 15 luglio 1998 costituisse l’ultimo termine
utile per l’arrivo della merce e non invece un termine oltre il quale le
condizioni di pagamento a 150 giorni sarebbero state modificate (aggiunta di
un’ulteriore proroga di 30 giorni o necessità di trovare un nuovo accordo tra
le parti, cfr. testi B__________ __________ verbale p. 5 segg. e avv. C__________
__________ verbale p. 9 e 11). Non va innanzitutto dimenticato quanto si è già
detto in precedenza, ovvero che la clausola in questione mirava a disciplinare
le condizioni di pagamento. Ora, né il contratto di cui al doc. A né le prime
due proposte di cui ai doc. H1 e H2 menzionavano termini di arrivo della merce,
e non risulta, i testi sentiti (O__________ __________ e B__________ __________,
quest’ultimo invero maggiormente attendibile) avendo - come detto - reso
versioni divergenti, che una tale discussione sia stata fatta in vista della
proposta di cui al doc. H3, il che è già un importante indizio a sfavore
dell’interpretazione pretesa dalla convenuta. Non è poi scontato che l’accoglimento
da parte di quest’ultima della proposta di cui al doc. H3 invece di quella
contenuta nel doc. H2 fosse poi dovuto alla modifica redazionale di cui si è
detto, e non invece (solo) al fatto che in quella proposta veniva abbandonato
il pagamento a 90 giorni in caso di arrivo della nave entro il 30 giugno 1998. Inoltre,
nonostante le parti si siano pacificamente accordate per quella clausola, nel
contratto di cui al doc. B p. 3 esse, emblematicamente, non hanno ritenuto di specificare
che il 15 luglio 1998 sarebbe stata l’ultima data utile per l’arrivo della
merce, ciò che avrebbe costituito un elemento contrattuale nuovo e essenziale -
ben più della semplice modifica dei termini di pagamento da 120 a 150 giorni -
e che come tale avrebbe dovuto trovare un importante spazio nel testo del contratto.
A sfavore dell’eventuale esistenza di un termine ultimo per la consegna della
merce, vi è pure il fatto che tale aspetto nemmeno è stato comunicato alla
banca incaricata dell’emissione della lettera di credito (cfr. plico doc. I°
rich.), che non menzionava perciò tale essenziale condizione (doc. 3), senza
che nessuna parte abbia avuto da ridire. Il fatto poi che il contratto di cui
al doc. B p. 3, come del resto quello originario di cui al doc. A, prevedesse
un prezzo definito secondo la clausola Incoterms 1990 CIF free out (franco
spese di scarico) faceva inoltre sì che il venditore aveva solo l’obbligo
contrattuale di consegnare la merce a bordo della nave nel porto di imbarco
convenuto alla data o nel periodo concordato (clausola A4, cfr. perizia p. 7),
concretamente in __________ entro il 15 maggio 1998, sicché l’attrice, che già
aveva fatto amplissime concessioni alla controparte, non aveva motivo di
spingersi oltre la concessione di una nuova ulteriore facilitazione di
pagamento e di assumersi un nuovo rischio, che addirittura avrebbe potuto farla
rimanere a mani vuote. Il perito giudiziario ha del resto rilevato che in
contratti del genere la pattuizione di un termine vincolante d’arrivo era
inusuale e raro, a maggior ragione nel caso, come quello in esame, di un trasporto
volandiero (cioè non da parte di navi di linea, cfr. perizia p. 2), aggiungendo
che nessuna persona esperta nel ramo del trasporto marittimo o in quello delle
vendite marittime si sarebbe mai assunto il rischio di indicare un termine di
arrivo ultimo della merce (perizia p. 6 segg., 11 e 15 seg.; in tal senso,
pure, i testi Li__________ __________ verbale p. 3, B__________ __________
verbale p. 6, avv. C__________ __________ verbale p. 9). Oltretutto
l’interpretazione proposta dall’attrice va preferita rispetto a quella
postulata dalla convenuta per il fatto che, diversamente da quest’ultima, era
indirizzata a una soluzione favor negotii, che era poi alla base
dell’accordo transattivo. In tali circostanze non si può ritenere che la convenuta
abbia provato che la clausola aveva il senso da lei preteso, per cui non si può
condividere la conclusione del perito giudiziario secondo cui la data del 15
luglio 1998 costituirebbe l’ultimo termine utile di arrivo della merce, da lui
formulata per le seguenti circostanze: (i) la previsione di una proroga di 30
giorni della data di pagamento in caso di arrivo della nave entro il 15 luglio
1998 e l’assenza di una menzione di quella che avrebbe dovuto essere la data di
pagamento in caso di ritardo ulteriore; (ii) l’anomalia di tale omissione,
tenuto conto che se per un ritardo di 15 giorni era concessa una proroga di 30
giorni, ovviamente nel caso di un ulteriore ritardo sarebbe stato logico
prevedere una proroga addizionale, anche maggiore; (iii) la formulazione del
fax e della lettera, che ambedue usano le parole “arrivo della nave dopo il 1°
luglio 1998 ma entro il 15 luglio 1998” che conferisce carattere perentorio al
termine del 15 luglio; (iv) il principio secondo cui una clausola deve
possibilmente essere interpretata in modo da attribuire ad ogni sua parte un
significato; e, infine, (v) il principio dell’interpretazione contra proferentem
(perizia p. 11 segg.). Appare in effetti chiaro che nell’occasione il perito,
esperto __________ di diritto marittimo ma non certo esperto del diritto
contrattuale svizzero, ha sconfinato dal suo campo di sapere specifico, sicché
il suo parere non è più di scienza peritale, bensì rappresenta l’opinione di un
laico qualsiasi (Cocchi/Trezzini, op. cit., m. 2 ad art. 253). Oltretutto egli, basandosi più che
altro su un’interpretazione letterale affrettata e senza tener conto di tutte le
prove agli atti, non ha considerato il carattere anomalo di una tale
pattuizione e soprattutto la particolare situazione in cui la clausola era
venuta in essere, evidenziate in precedenza, ciò che pure giustifica di
distanziarsi dalle sue conclusioni (cfr. Cocchi/Trezzini, op.
cit., m. 1 ad art. 253).

 

 

                                   5.   Ammessa
con ciò l’ingiustificata inadempienza contrattuale della convenuta nell’accordo
transattivo (consid. 3 e 4) e, non avendo quest’ultimo effetto novatorio
(consid. 2), la conseguente rinascita dell’accordo originario nell’ambito del
quale essa aveva già preannunciato la sua intenzione di non adempiere (doc. D),
per altro poi messa in pratica (consid. 1), si tratta ora di esaminare quale
sia il danno da risarcire all’attrice, ritenuto che, in diritto, qualora l’acquirente
sia in mora con l’accettazione della cosa acquistata - ciò che in base alla
giurisprudenza implica la sua mora anche nel pagamento del prezzo (Koller,
Basler Kommentar, 3ª ed., n. 13 ad art. 211 CO) - il venditore può procedere nei suoi confronti in applicazione
degli art. 107 segg. CO e dunque rinunciare alla prestazione dell’acquirente e
pretendere il risarcimento dell’interesse contrattuale positivo e negativo (Koller, op.
cit., n. 11 ad art. 211 CO).

 

 

                                5.1   Per l’art. 84 CO, i debiti pecuniari devono essere pagati con
mezzi legali di pagamento della moneta in cui è stato contratto il debito.
Questo diposto di legge si applica anche ai debiti derivanti da atti illeciti (Weber,
Berner Kommentar, n. 318 seg. ad art. 84 CO; Schraner, Zürcher Kommentra
n. 182 seg. ad art. 84 CO; Leu, Basler Kommentar, 4 ed., n. 7 ad art. 84 CO). In applicazione dell’art.
84 CO, se il debito è stato contratto in valuta estera, il tribunale ha
unicamente la facoltà di condannare al pagamento di quella valuta (DTF 134 III
151). La domanda condannatoria deve invece essere formulata in valuta estera,
perché una condanna in franchi svizzeri violerebbe il diritto federale
(sentenza del Tribunale federale del 27 marzo 2009, 4A_230/2008). In
considerazione del fatto che nessuna delle parti aveva sollevato la questione,
con ordinanza 12 gennaio 2010 il vice presidente di
questa Camera, rilevato che in concreto si poneva il problema dell'applicazione
dell'art. 84 CO perché il litigio verte su un contratto di compravendita di lamiere
il cui prezzo era stabilito in US$ e l'attrice ha postulato la condanna della
convenuta al pagamento in  Franchi svizzeri, ha assegnato alle parti un termine
di 30 giorni per prendere posizione sull'applicazione dell'art 84 CO alla
questione litigiosa. Parte attrice, con osservazioni 17 febbraio 2010, ha
sostenuto l'inapplicabilità della norma alla concreta fattispecie, mentre la
parte convenuta, con osservazioni 8 febbraio 2010, pur rilevando l'esistenza
del problema, ha dichiarato di rinunciare a prevalersi della norma in
questione. In siffatta situazione la questione non merita ulteriore
approfondimento.

 

 

                                5.2   Sorprendentemente,
l’attrice nel suo lunghissimo appello non spende di fatto alcuna parola sulle
posizioni di danno di cui chiede il risarcimento, come se le stesse dovessero
automaticamente essere ammesse una volta confermata l’inadempienza della
convenuta. Non è così. Anche in questo caso è in effetti necessario che le sue pretese,
se contestate, siano provate. In assenza di allegazioni nel gravame, si deve
nondimeno ritenere che l’attrice, sulla particolare questione, ha
implicitamente riproposto le considerazioni da lei formulate negli allegati
preliminari. Quanto alle contestazioni dalla convenuta, fanno a sua volta stato
quelle da lei esposte negli allegati preliminari, non esplicitamente
abbandonate né con le conclusioni né in questa sede.  

 

 

                             5.2.1   L’attrice
ha innanzitutto osservato che la vendita “in danno” di tutta la merce oggetto
del contratto di cui al doc. A (contratto __________: 95.376 tonnellate a US$
345.- invece di US$ 358.-; contratto __________: 501.544 tonnellate a US$ 340.-
invece di US$ 358.- e 1’203.432 tonnellate a US$ 355.- invece di US$ 380.-;
contratto __________: 826.632 tonnellate a US$ 305.- invece di US$ 358.- e 133.050
tonnellate a US$ 320.- invece di US$ 380.-; contratto __________: 245.223
tonnellate a US$ 290.- invece di US$ 358.- e 179.575 tonnellate a US$ 315.-
invece di US$ 380.-; contratto __________: 510.940 tonnellate a US$ 290.-
invece di US$ 358.- e 104.744 tonnellate a US$ 300.- invece di US$ 380.-;
contratto __________: 814.288 tonnellate a US$ 300.- invece di US$ 358.- e 57.942
tonnellate a US$ 320.- invece di US$ 380.-; contratto __________: 313.580
tonnellate a US$ 301.- invece di US$ 358.- e 63.800 tonnellate a US$ 316.-
invece di US$ 380.-; previsione di vendita: 36.378 tonnellate a US$ 240.-
invece di US$ 358.-) le avrebbe causato una perdita di US$ 241'854.- a titolo
di mancato utile. A sostegno della sua richiesta, essa ha prodotto 7 contratti
conclusi con altrettanti acquirenti aventi a suo dire per oggetto la merce di
cui al doc. A (doc. X-DD; cfr. pure plico doc. II° rich. contenente anche alcune
fatture e altra documentazione accessoria) e un riepilogo dei ricavi così
ottenuti (doc. EE) da cui risultava per l’appunto una tale perdita di guadagno.
Da parte sua, la convenuta ha contestato le modalità della vendita “in danno”
della merce, le singole vendite e il fatto che le stesse si riferissero alla
merce oggetto del contratto. Ora, mentre le obiezioni circa le modalità della vendita
“in danno” e in merito al fatto che la merce venduta con quei contratti (doc.
X-DD) fosse effettivamente quella oggetto dell’accordo di cui al doc. A non
danno adito a particolari problemi, la vendita “in danno” essendo senz’altro avvenuta
conformemente alla legge (cfr. art. 215 cpv. 1 CO) e l’identità della merce
venduta essendo stata comprovata dall’istruttoria (testi Li__________ __________
verbale p. 3 e B__________ __________ verbale p. 6), diversa è la questione per
l’ultima obiezione, quella con cui la convenuta ha contestato le singole
vendite operate dall’attrice e soprattutto il riepilogo dei ricavi di cui al
doc. EE. Per altro, a fronte della dichiarazione dello stesso attore secondo
cui “le cifre che verranno indicate qui di seguito [ndR
quelle poi oggetto delle sue pretese] non corrispondono
a quanto figura sui contratti allegati (doc. X-DD). La merce ... è infatti
stata aggiunta alle diverse forniture stipulate con i menzionati contratti”
(petizione p. 27), le perplessità della convenuta in merito ai quantitativi
venduti ed ai prezzi applicati erano condivisibili. Ora, nessun testimone ha
confermato i quantitativi venduti ai singoli acquirenti e il prezzo ad essi
applicato, l’unico teste che si è espresso sulla questione (teste B__________ __________
verbale p. 6), essendosi limitato ad affermare che la merce era stata pagata. Ciò
non significa però che la pretesa attorea debba essere respinta. Nel plico doc.
II° rich. (doc. 12, 14, 15, 16, 18) sono in effetti state rinvenute le fatture
relative ai contratti __________, __________ e __________, che confermano che
gli stessi erano effettivamente stati perfezionati alle condizioni indicate
dall’attrice. Sempre da quella documentazione è stato poi possibile accertare
quali erano stati i quantitativi consegnati nell’ambito dei contratti __________
e __________ (cfr. ad es. doc. 24, 36 e 38), di modo che, tenuto conto da una
parte che le altre condizioni di vendita (prezzi e termini di pagamento)
risultavano dai doc. Z e DD e dall’altra che il teste B__________ __________
aveva confermato il pagamento dei prezzi fatturati, si può ritenere che quei
contratti siano pure stati perfezionati alle condizioni indicate dall’attrice.
Ben diverso è invece il discorso per i contratti __________ e __________.
Nonostante agli atti siano stati versati i relativi contratti (doc. X e Y),
nulla permette in effetti di ritenere che l’attrice abbia venduto agli
acquirenti i quantitativi da lei indicati, sicché, in assenza di migliori
prove, la perdita di guadagno esposta con riferimento a quegli accordi (US$
1'239.88 rispettivamente US$ 39'113.59) non può essere ammessa. E infine
neppure può essere riconosciuta all’attrice la perdita di guadagno esposta con
riferimento alla merce (36.378 tonnellate), per la quale essa aveva affermato
di non aver ancora trovato un acquirente e che essa aveva previsto di vendere ad
un prezzo di US$ 240.-, nulla agli atti permettendo di confermare quella sua
previsione. La pretesa dell’attrice per la “vendita in danno” può così essere
ammessa limitatamente all’importo di US$ 197'207.95 (contratto __________ US$
51'794.49, contratto __________ US$ 28'347.53, contratto __________ US$
43'123.44, contratto __________ US$ 50'705.22 e contratto __________ US$ 23'237.26,
cfr. doc. EE).

 

 

                             5.2.2   L’attrice
ha in seguito esposto una pretesa di US$ 28'301.55 per i maggiori interessi
passivi al 7.5%, a suo dire usuali tra commercianti, che le erano derivati dal
fatto di aver incassato con ritardo, non entro i 90 giorni dalla data della
polizza di carico previsti dal contratto, cioè entro il 12 agosto 1998, ma in media
solo il successivo 12 ottobre, le somme contrattualmente previste. A sostegno
della sua richiesta ha prodotto il conteggio di cui al doc. FF, che è però stato
contestato dalla convenuta per due ragioni, da un lato per il fatto che
riportava dati non provati, e dall’altro per il fatto che si fondava su un
tasso di interesse tra commercianti del 7.5% pure non comprovato. Le obiezioni
della convenuta sono solo in parte fondate. Di principio i dati esposti nel
conteggio sono in effetti esatti, riportando da una parte le perdite risultanti
dalle “vendite in danno”, la cui correttezza è stata confermata al considerando
precedente, e dall’altra essendo stati allestiti sulla base delle condizioni di
pagamento previste nei contratti (doc. X-DD). Gli unici correttivi che si
impongono sono dunque quelli relativi alle perdite conseguite con i contratti __________
e __________, come detto, non provate nel loro ammontare, che impongono di
ridurre da US$ 28'301.55 a US$ 24’907.35 gli interessi maturati. Quanto all’obiezione
relativa al tasso d’interesse del 7.5% preteso dall’attrice, la stessa è senz’altro
fondata. Non avendo l’attrice provato se ed eventualmente in quale misura il
tasso di interesse tra commercianti era superiore a quello legale (art. 104
cpv. 3 CO), è in effetti solo quest’ultimo, pari al 5% (art. 104 cpv. 1 CO),
che può esserle attribuito (II CCA 19 dicembre 1994 inc. n. 2349, 22 dicembre
1993 inc. n. 88/93). La pretesa attorea può così essere riconosciuta in ragione
di US$ 16'604.90. 

 

 

                             5.2.3   L’attrice
ha infine evidenziato di essersi dovuta assumere le spese di sbarco di Lit.
52'898'512, di sdoganamento di Lit. 1'050'000, di separazione di Lit. 37'854'706
e di sosta di Lit. 18'525'900. Alla luce dell’inadempienza della convenuta, è
evidente che le spese di sbarco e di sdoganamento della merce, che in base alle
condizioni di spedizione contenute nel contratto di cui al doc. A (CIF free
out) dovevano essere a suo carico (cfr. http://www.sistemamodaitalia.com/Public/Doc/1%20Usi%20di%20vendita%20dei%20cotoni%20sodi%20e%20dei%20cascami%20di%20cotone.pdf
ad art. 19) e sono invece state assunte dall’attrice, incontestate nel loro
ammontare e debitamente provate (doc. GG), debbano esserle risarcite. Più
complesso è il discorso per le spese di separazione della merce e le relative
tasse di sosta, che la convenuta non ritiene di doversi assumere, almeno per
quanto riguarda la prima fattura, quella di Lit. 51'685'987 (doc. HH). A
ragione. L’istruttoria ha in effetti provato che la merce era stata
frammischiata sulla nave (doc. O) e aveva dovuto essere separata “a piazzale” dopo
il suo scarico con questi maggiori costi. Contrariamente all’assunto
dell’attrice, non è però vero che il disordine riscontrato fosse stato causato
dall’originaria inadempienza della convenuta, che aveva poi portato alla
sottoscrizione dell’accordo transattivo in virtù del quale si sarebbero dovute
ridurre da 5'100 a 3'300 le tonnellate caricate. In realtà al momento della
stipulazione dell’accordo transattivo, l’8 maggio 1998, la merce non era ancora
stata caricata, il carico essendo avvenuto una settimana dopo (doc. KK), sicché
la modifica degli accordi non era causale per l’inconveniente poi riscontrato,
tanto più che la merce frammischiata era di circa 9'200 tonnellate (teste I__________
__________ verbale p. 7), ben maggiore cioè di quella oggetto dei due
contratti. L’attrice ha invece ragione a chiedere il pagamento della seconda
fattura, di Lit. 27'278'306 (doc. II), le spese in questione concernendo i
lavori di separazione e le relative tasse di sosta che si erano resi necessari
per poter rivendere a terzi la merce che non era stata a suo tempo accettata
dalla convenuta (cfr. doc. 15 plico doc. IV° rich.).

 

 

                                5.3   In
definitiva, l’attrice ha pertanto diritto al risarcimento di US$ 213'812.85
(US$ 197'207.95 + US$ 16'604.90) e di Lit. 81'226’818 (Lit. 52'898'512 + Lit.
1'050'000 + Lit. 27'278'306), che, in base al tasso di cambio medio di fr. 1.574
per US$ 1.- e di fr. 0.083 per Lit. 100 valido alla data della petizione (cfr.
doc. JJ), non contestato dalla convenuta, corrisponde a fr. 403'959.70. A tale
somma vanno aggiunti gli interessi di mora a far tempo dal 12 agosto 1998 che,
come si è visto, devono però essere ridotti dal 7.5% al 5%, l’attrice non
avendo provato se ed eventualmente in che misura il tasso di interesse tra
commercianti fosse superiore a quello legale (cfr. consid. 5.2.2).

 

 

                                   6.   Ne
discende il parziale accoglimento dell’appello e della petizione ai sensi dei
considerandi che precedono.

                                         La tassa
di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi, calcolate su un valore
litigioso di fr. 516'798.15, seguono la rispettiva soccombenza delle parti
(art. 148 CPC).

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati l’art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello
3 settembre 2008 di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la
sentenza 5 agosto 2008 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, è così
riformata:

 

                                         1.     La petizione è
parzialmente accolta.

                                         §      Di
conseguenza AO 1, __________ è condannata a pagare a AP 1__________, fr. 403'959.70 oltre interessi al 5% dal 12 agosto 1998.

                                         2.     La
tassa di giustizia di fr. 10'000.- e le spese, ivi comprese quelle peritali, da
anticipare dall’attrice, restano a suo carico per 1/4 e per 3/4 sono a carico
della convenuta, la quale rifonderà all’attrice fr. 15’000.- a titolo di
ripetibili.

                                      

                                      

                                   II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.    5’450.-

                                         b) spese                                                      fr.        
50.-

                                         Totale                                                           fr.   
5’500.-

 

                                         da
anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico per 1/4 e per 3/4 sono poste
a carico dell’appellata, la quale rifonderà alla controparte fr. 7'500.- a
titolo di ripetibili di appello.

 

 

                                  III.   Intimazione:

	
   

  	
  -      

  -      

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore
litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF).