# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 033d3627-b593-5513-81d6-3c16d58e5edf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-04-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.04.2008 35.2008.12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2008-12_2008-04-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2008.12

   

  rs

  	
  Lugano

  17 aprile
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 febbraio 2008
di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 11
  gennaio 2008 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   L’11 gennaio
2007, il datore di lavoro di RI 1 - l’__________ di __________ - ha comunicato
ad CO 1 che, il 5 gennaio 2007, l’assicurata “tornando dalle vacanze,
davanti a casa, le cadeva la valigia e cercando di prenderla si strappava la
spalla destra” (cfr. doc. 1)

 

                                         RI 1, il
6 febbraio 2007, in occasione di un colloquio con l’ispettore sinistri
dell’Istituto assicuratore resistente, __________, ha dichiarato che:

 

" 
Il 5.01.07 verso le ore 20.00 al rientro dalle
vacanze, giunti al domicilio, ho aperto il portellone posteriore dell’auto (monovolume)
per scaricare il bagaglio. Al momento dell’apertura del portellone una valigia
di grosse dimensioni e peso (una Samsonite che misura circa 80-90x40-45x30-35
cm) è caduta verso di me. Per evitare che cadesse a terra (temevo che si
rompessero le bottiglie in essa contenute) l’ho trattenuta istintivamente col
braccio destro eseguendo uno sforzo muscolare fuori dalla norma ed inoltre ho
eseguito un movimento “strano” col braccio (non sono in grado di descriverlo
con precisione)” (doc. 2)

 

Con
scritto del 14 febbraio 2007 inviato all’CO 1 l’assicurata ha, poi, indicato
quanto segue:

 

" 
(…) reputo però necessario precisare ciò che è
effettivamente accaduto il giorno 5.1.2007. In particolare, non si è trattato
di una semplice reazione da ”trattenuta” di un peso. (…) La corretta
descrizione dei fatti è la seguente: “il 5.1.07 verso le ore 20.00 al rientro
dalle vacanze, giunti al domicilio, ho aperto il portellone posteriore
dell’auto (monovolume) per scaricare il bagaglio. Al momento dell’apertura del
portellone una valigia di grosse dimensioni  e peso è caduta verso di me. Ho
alzato le braccia per trattenerla, ma il peso della medesima ha – in modo
repentino – spostato tutto il mio corpo all’indietro provocandomi una caduta a
terra e, complessivamente, un movimento non usuale. Il dolore è stato avvertito
alla spalla destra, sottoposta verosimilmente in modo maggiore al peso della
valigia”(Doc. 3)

 

L’11
aprile 2007 ha avuto luogo un ulteriore colloquio con l’ispettore __________.
Dal relativo protocollo firmato dall’assicurata emerge, da una parte, che quest’ultima
ha confermato la descrizione dell’avvenimento fornita nel suo scritto del 14
febbraio 2007. Dall’altra, che alla domanda “Come mai nelle versioni
precedentemente date (…) non ha mai accennato di essere caduta?” essa ha
risposto: “Mi è sfuggito”, senza nulla giungere (cfr. doc. 5).

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi del caso, l’assicuratore LAINF,
con decisione formale del 26 settembre 2007, ha rifiutato il proprio obbligo
prestativo relativamente al danno localizzato alla spalla destra, in quanto
difetta una relazione di causa tra i disturbi lamentati e l’avvenimento del 5
gennaio 2007 (cfr. doc. 23).

 

                                         A seguito
delle opposizioni interposte dall’RA 1, per conto dell’assicurata,
rispettivamente dalla cassa malati __________ (cfr. doc. 24, 25, 26), la CO 1,
l’11 gennaio 2008, ha confermato il contenuto del suo primo provvedimento.

                                         L’Istituto
assicuratore resistente ha, segnatamente, rilevato che la fattispecie deve
essere valutata esclusivamente sulla base della dichiarazione di cui alla
notifica d’infortunio dell’11 gennaio 2007 essendo le altre specifiche inattendibili
e che, a prescindere dalla descrizione dell’accaduto - da cui non traspare la
concretizzazione di un fattore esterno straordinario e dunque la presenza di un
infortunio in senso giuridico -, dai referti medici risulta che non vi sia un
nesso di casualità tra i disturbi accusati dall’insorgente e l’avvenimento del
gennaio 2007 (cfr. doc. A).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso RI 1, sempre rappresentata dall’RA 1, ha chiesto che CO 1
venga condannata a corrisponderle le prestazioni LAINF per l’evento infortunistico
del 5 gennaio 2007.

                                         A
sostegno della propria pretesa, l’insorgente ha addotto che la descrizione
della dinamica dell’evento resa con scritto del 14 febbraio 2007 non può essere
assolutamente assimilata a una sua versione contraddittoria. Il 14 febbraio
2007 essa si è limitata a fornire una descrizione fedele, più ampia e precisa
di ciò che è realmente avvenuto il 5 gennaio 2007. L’assicurata, al riguardo, ha
osservato di transenna che nelle dichiarazioni della prima ora (fatte al datore
di lavoro per la notifica di infortunio e al medico di prime cure) gli
assicurati danno quasi sempre una versione poco articolata dell’evento
infortunistico e questo non per mancanza di “destrezza
giuridico-amministrativa”.

                                         L’insorgente
ha, inoltre, rilevato che in buona sostanza lo stesso evento infortunistico è
stato semplicemente decritto in maniera più articolata, ma per nulla
contraddittoria. Essa ha puntualizzato che del resto non poteva disporre,
nemmeno dopo un mese dall’evento infortunistico, di raffinate conoscenze legali
in ambito LAINF, tali da “correggere il tiro” per un mero interesse
assicurativo. Infine l’assicurata ha affermato che il danno alla salute
(rottura del labbro ventro-craniale spalla destra + impingement ventrale
persistente a livello della spalla destra, dopo un trauma) e l’evento
assicurativo descritto vi è un nesso di casualità adeguato, naturale e
preponderante (cfr. doc. I).

 

                               1.4.   L’assicuratore
infortuni convenuto, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione
dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’Istituto assicuratore resistente era legittimato oppure
no a rifiutare il proprio obbligo prestativo in relazione al danno alla spalla
destra oggetto della ”Notifica di infortunio LAINF” del gennaio 2007.

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono con­cesse in caso d'infortunio professionale,
d'infortunio non professionale e di malattie professionali.

 

                               2.4.   L'art. 4
LPGA così definisce l'infortunio:

 

" 
È considerato infortunio qualsiasi influsso
dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore
esterno straordinario che comprometta la salute fisica o psichica o che
provochi la morte".

 

                                         Questa
definizione riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1
vOAINF - disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli
infortuni dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003
-, di modo che la relativa giurisprudenza continua ad essere applicabile. 

 

                                         Cinque
sono dunque gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" 
- l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o
psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale
fattore"

                                         (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo della definizione è di tracciare un chiaro confine tra
infortunio e malattia.

 

                               2.5.   Si evince
dalla nozione stessa di infortunio che il carattere straordinario non concerne
gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RAMI 2000 U 374, p. 176).

                                         Pertanto,
é irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni
gravi o inabituali.

                                         Il
fattore esterno é considerato come straordinario quando eccede, nel caso
concreto, il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono,
obiettivamente, definire quotidiane o abituali (DTF 122 V 233 consid. 1, 121 V
38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss,
consid. 2a).

 

                                         Vi è
infortunio unicamente se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento deve accadere nel mondo esterno. 

                                         Quando il
processo lesivo si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di
agenti esterni, l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in
caso di sforzo eccessivo o di movimenti scoordinati. 

                                         La
giurisprudenza esige, perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi
eccessivi, che essi superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima
è normalmente esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o
addestramento, essa è abitualmente in grado di resistere. 

                                         Da un
altro lato, per poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da
movimenti scombinati o incongrui. Gli stessi devono essersi prodotti in
circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma.
Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la
conseguenza che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate
(DTF 122 V 232 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid.
2, 116 V 138 consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid.
3b). 

 

                               2.6.   Conformemente
alla giurisprudenza, tocca all'assicurato rendere verosimile l'esistenza, in
concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio.

                                         Quando
l'istruttoria non permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado
della verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta - tali
elementi, il giudice constata l'assenza di prove o di indizi e, quindi,
l'inesistenza giuridica dell'infortunio (cfr. DTF 114 V 305ss. consid. 5b, 116 V 136ss. consid. 4b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86,
p. 50; A. Bühler, Der Unfallbegriff, in A. Koller (Hrsg.), Haftpflicht-
und Versicherungsrechtstagung 1995, S. Gallo 1995, p. 267).

                                         Gli stessi principi sono, ovviamente, applicabili alla prova
dell'esistenza di una lesione parificata ad infortunio (DTF 114 V 306 consid.
5b; 116 V 141 consid. 4b).

 

                               2.7.   Presupposto
essenziale per l’erogazione di prestazioni da parte dell’assicurazione contro
gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque
provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a
dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno
sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                               2.8.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR], n. 39).

 

                               2.9.   Dalle
carte processuali, come già evidenziato nei fatti, si evince che l’assicurata,
in un primo tempo, ha unicamente indicato all’assicuratore LAINF resistente di aver
trattenuto, quando ha aperto il portellone posteriore dell’auto - monovolume - il
5 gennaio 2007 al rientro dalle vacanze, una valigia di grosse dimensioni per
evitare che cadesse a terra (cfr. doc. 1, 2).

                                         Solo in un secondo tempo,
il 14 febbraio 2007, dopo aver riletto il protocollo afferente al colloquio con
l’ispettore sinistri __________ del 6 febbraio 2007, ha aggiunto che, siccome
la valigia dal bagagliaio è caduta verso di lei, ha alzato le braccia per
trattenerla, ma il peso della stessa ha spostato tutto il suo peso all’indietro
provocandole una caduta a terra (cfr. doc. 3).

                                         A seguito di un’espressa
domanda al riguardo da parte dell’ispettore, l’11 aprile 2007 essa ha poi
affermato di non aver accennato, prima del 14 febbraio 2007, di essere caduta
poiché le era sfuggito, senza null’altro specificare (cfr. doc. 5).

 

                                         L’CO 1, con la decisione
su opposizione, ha osservato, da un lato, che la fattispecie deve essere
valutata sulla base delle dichiarazioni di cui alla Notifica d’infortunio
dell’11 gennaio 2007, in quanto le ulteriori precisazioni risultano
inattendibili. Dall’altro, che secondo tale descrizione difetta la concretizzazione
di un fattore esterno straordinario (cfr. doc. A).

 

                                         La ricorrente, dal canto
suo, contesta tale modo di procedere, asserendo che il 14 febbraio 2007 è stato
descritto lo stesso evento del 6 febbraio 2007, ma semplicemente in maniera più
articolata, per nulla contraddittoria. Essa sostiene, quindi, che il caso in
esame deve essere giudicato tenendo conto della caduta indietro a seguito del
tentativo di trattenere la valigia (cfr. doc. I).

 

                             2.10.   Questa Corte, chiamata ora a
pronunciarsi in merito alla fattispecie, rileva dapprima che secondo la giurisprudenza, in presenza di due versioni differenti, la
preferenza deve essere accordata alle dichiarazioni che l’assicurato ha dato
nella prima ora, quando ne ignorava le conseguenze giuridiche. Le spiegazioni
fornite in un secondo tempo non possono integrare le prime constatazioni
dettagliate, soprattutto se esse le contraddicono (cfr. RAMI 2004 U 524, p.
546; DTF 121 V 47 consid. 2a, 115 V 143 consid. 3c; RAMI 1988 U 55, p. 363
consid. 3b/aa; STFA del 27 agosto 1992 nella causa M., non pubbl.; RDAT II-1994
p. 189). 

 

                                         Il TCA
constata che effettivamente le indicazioni fornite dall’insorgente a proposito
delle modalità secondo le quali si è prodotto l’evento in questione, possono
apparire non propriamente coerenti, nella misura in cui, in sede di annuncio
d’infortunio del 11 gennaio 2007 e di colloquio con l’ispettore sinistri del 6
febbraio 2007 (doc. 1, 2), essa ha dichiarato di aver avvertito una “scossa”
alla spalla destra, allorché, per evitare che una grossa valigia cadesse
dall’automobile, l’ha trattenuta istintivamente col braccio destro, mentre con
scritto del 14 febbraio 2007, ha aggiunto di essere caduta a terra a causa del
peso della valigia caduta verso di lei che ha spostato tutto il suo corpo
all’indietro (doc. 3). 

                                         Tuttavia
l’Alta Corte federale ha già avuto modo di precisare che il principio delle
“dichiarazioni della prima ora” non è applicabile se dall'istruttoria della
causa siano da attendersi nuovi elementi cognitivi (cfr. RAMI 2004 U 524, p.
546 consid. 3.3.4; STFA del 3 gennaio 2000 nella causa S., U 236/98 e del 18
luglio 2001 nella causa C., U 430/00). Nulla impedisce pertanto di attenersi a
una mutata versione dei fatti se essa risulta maggiormente convincente e
corroborata da altri elementi probatori che il richiedente è riuscito a
dimostrare con l'alto grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza
(DTF 121 V 47 consid. 2a, 208 consid. 6b).

 

                                         Inoltre, in
una sentenza U 45/07 del 2 maggio 2007, l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"  (…)

3.2 Les premiers juges considèrent, sur la base des
indications données successivement par l'assuré que, le jour en question,
celui-ci s'est « redressé machinalement d'un bond». Ce mouvement du corps
correspond, selon eux, à celui d'un brusque redressement depuis la position
accroupie, de sorte qu'il faut admettre l'existence d'une lésion corporelle
assimilée à un accident. En conséquence, la Vaudoise est tenue de prendre en
charge les frais liés à l'événement du 10 janvier 2006.

 

La recourante objecte que l'assuré a eu l'occasion à
trois reprises de s'exprimer sur les circonstances de l'événement en question,
Les deux premières fois, il n'a pas fait état d'un mouvement brusque. Aussi
bien doit-on s'en tenir aux premières déclarations de l'assuré. La version
donne en procédure cantonale par celui-ci, bien que plus étoffée, ne constitue
pas une précision, mais bien une nouvelle version, qu'il convient d'écarter. En
se référant aux déclarations de l'assuré des 23 janvier et 1er février
2006, on doit retenir, toujours selon la recourante, que l'assuré s'est relevé
d'une position accroupie, en se tournant sur la droite. Il s'agit d'un geste de
la vie courante qui n'est pas de nature à provoquer un risque de lésion accru.

 

3.3 Il n'y a pas de raison de mettre en cause la
version des faits retenue par les premiers juges. Il peut arriver que les
déclarations successives d'un assuré soient contradictoires entre elles. En
pareilles circonstances, il convient, selon la jurisprudence, de retenir la
première affirmation, qui correspond généralement à celle que l'intéressé a
faite alors qu'il n'était pas encore conscient des conséquences juridiques qu'elle
aurait, les nouvelles explications pouvant être, consciemment ou non, le
produit de réflexions ultérieures (ATF 121 V 45 consid. 2a p. 47 et les
références; RAMA 2004 no U 515 p. 420 consid. 1.2; VSI 2000 p. 201 consid. 2d).
En l'espèce, on peut toutefois retenir, à l'instar des premiers juges, que
l'intéressé n'a pas donné de versions à proprement parler contradictoires de
l'événement mais plutôt qu'il en a explicité les circonstances dans sa lettre
du 23 novembre 2006. Par ailleurs, l'intéressé n'a pas manifesté un intérêt
évident au procès. Il ne s'est pas lui-même impliqué dans la procédure (il n'a
pas recouru contre la décision de la Vaudoise et son seul souci paraît être que
l'une ou l'autre des assurances prenne en charge le cas). Cette absence d'implication
directe dans la procédure augmente la crédibilité des explications qu'il a
fournies devant le Tribunal des assurances.(La sottolineatura è del
redattore)

 

                                         In
casu è vero che l’assicurata ha aggiunto la circostanza della caduta prima che
l’assicuratore LAINF si pronunciasse in merito all’assunzione o meno del caso.

                                         E’ altrettanto vero, però,
che la motivazione che ha fornito per non avere indicato prima del 14 febbraio
2007 la caduta (“Mi è sfuggito”; doc. 5) non risulta molto convincente, ritenuto
che tale elemento si rivela influente e non costituisce semplicemente un
dettaglio. Ciò vale a maggiore ragione nel caso in esame, visto che la
ricorrente, già nella descrizione fornita all’ispettore il 6 febbraio 2007, si
era concentrata proprio sulla dinamica dell’evento (a contrario cfr. STCA
35.2007.9 del 25 giugno 2007 in cui nella prima deposizione l’assicurato aveva
invece posto l’accento su quello che gli era capitato rispetto alla dinamica
dell’accaduto).

 

                                         Del resto anche dalle
“Indicazioni del paziente” fornite immediatamente dopo l’evento in questione,
ossia l’8 gennaio 2007, allorché ha avuto luogo la visita presso il proprio
medico curante Dr. med. __________, spec. in medicina interna, risulta soltanto
che “mentre scaricava una valigia dal baule dell’automobile che le cade
improvvisamente, nel trattenerla avverte un dolore acuto alla spalla destra “
(cfr. doc. 10)

 

                                         In ogni caso, in concreto,
la questione di sapere quale versione sia più attendibile non merita di
maggiori approfondimenti.

 

                                         In effetti, anche volendo
considerare, come sostenuto dall’assicurata, che la stessa nel tentativo di trattenere
la valigia che stava cadendo fuori dal bagagliaio dell’autovettura è caduta a
terra e, quindi, ritenere adempiuti, senza particolari disquisizioni, i
presupposti per riconoscere all’evento occorso all’insorgente nel gennaio 2007
il carattere infortunistico ex art. 4 LPGA, la responsabilità dell’CO 1, in
relazione a tale accadimento, deve comunque essere negata per i motivi che verranno
esposti nei considerandi seguenti. 

 

                             2.11.   Dalla documentazione agli atti
emerge che già il 14 dicembre 2005 l’assicurata è stata visitata dal Dr. med. __________,
spec. in chirurgia ortopedica e ortopedia, su invito del medico curante, in
quanto da sei mesi accusava dolori alla spalla destra e due mesi prima -
settembre 2005 - ha sollevato, durante la sua attività di infermiera, un
paziente di 160 kg (cfr. doc. 6).

 

                                         Dal referto dell’artro-RM
alla spalla destra del 19 dicembre 2005 risulta:

 

"  Non
lesioni dei tendini della cuffia rotatoria, sospetto distacco parziale del
labbro glenoidale anteriore tra le ore 1.00 e 3.00 e sospetta rottura parziale
dl legamento gleno-omerale medio” (Doc. 6)

 

                                         Il Dr. med. __________ ha
così proposto, come primo passo, una fisioterapia di stabilizzazione muscolare
con un buon programma di esercizi da eseguire a casa. In caso di disturbi
persistenti, egli ha consigliato l’artroscopia e la stabilizzazione anteriore
artroscopicamente (cfr. doc. 7).

 

                                         Nonostante il Dr. med. __________,
nel mese di marzo 2006, abbia affermato che la situazione era molto migliorata
(cfr. doc. 8), l’assicurata ha dichiarato di avere comunque lamentato
saltuariamente dei dolori irradianti dalla spalla al braccio destro, cedimento
del braccio nel trasportare pesi (per es. la cesta dei panni), limitazioni nel
compiere movimenti con rotazioni (per es. pulire i vetri, girarsi per fare
retromarcia con l’auto) e che al bisogno assumeva degli antidolorifici (cfr.
doc. 2).

 

                                         Il 18 giugno 2007 è stata
effettuata un’ulteriore artro-RM della spalla destra, la quale ha posto in
luce: 

 

"  Segni
di tendinopatia del sovraspinoso con irregolarità del tendine nelle porzioni
subacromiali, senza comunque rotture transmurali o segni per una importante
tendinopatia. I reperti sono verosimilmente secondari a un attrito
subacromiale, con discreta irregolarità della superficie inferiore dell’acromio
e netto assottigliamento dello spazio subacromiale. Non evidenti lesioni
post-traumatiche di significato attuale o alterazioni significative del labbro
glenoideo. Non evidenti lesioni in particolare del tendine del capo lungo del
bicipite o del sotto scapolare.” (Doc. 15).

 

                                         L'assicurata, il 16 luglio
2007, si è sottoposta a un intervento di artroscopia della spalla destra.

                                         Il Dr. med. __________,
che ha eseguito l’operazione, ha indicato quale diagnosi post-artroscopica la
rottura del labbro ventro-craniale della spalla destra. Egli ha, in particolare,
precisato che:

 

"  (…)

Stato intra-articolare: glena e testa
omerale con una buona cartilagine, labbro posteriore e caudale intatto,
distacco del labbro ventro-craniale. Capolungo del bicipite intatto,
sovraspinato, infraspinato e sottoscapolare intatti. Affrescamento della
lesione e stabilizzazione anteriore con Suretac.”(Doc. 16)

 

                                         Il Dr. med. __________,
spec. FMH in ortopedia e chirurgia ortopedica, che aveva già visitato la
ricorrente nel maggio 2007 su indicazione dell’assicuratore LAINF resistente
(cfr. doc. 14) e nel luglio 2007 aveva indicato come possibile un nesso di
causalità tra i disturbi alla spalla destra e l’evento del 2007 (cfr. doc. 18),
dopo aver preso visione del referto operatorio attinente all’artroscopia, il 13
settembre 2007 ha affermato che la problematica alla spalla destra non è in
relazione di causalità nemmeno possibile con l’evento del gennaio 2007.

                                         Egli ha, per contro,
qualificato come probabile il nesso causale tra i disturbi alla spalla destra e
l’evento del settembre 2005 (cfr. doc. 19, 20).

 

                             2.12.   Nella presente fattispecie questo Tribunale ritiene che la
valutazione espressa dal Dr. med. __________ nel settembre 2007, ossia che
difetti un nesso causale tra i disturbi accusati dall’assicurata alla spalla
destra e l’evento del gennaio 2007 (cfr. doc. 19, 20), possa validamente
costituire da supporto probatorio al giudizio che ora lo occupa, senza che si
riveli necessario procedere a ulteriori atti istruttori.

 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Occorre,
inoltre, considerare che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003,
consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         D'altra
parte, in una sentenza dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, l'Alta
Corte ha deciso che il fatto che un medico venga interpellato con regolarità da
un istituto assicuratore per esprimere valutazioni specialistiche non è di per
sé sufficiente per dubitare della sua obiettività e imparzialità.

                                         Il TFA ha
infine deciso che la circostanza che il medico di fiducia si sia pronunciato
dopo che l'affare è divenuto contenzioso, non è, di per sé, sufficiente a
suscitare dei dubbi circa la sua imparzialità (cfr. STFA dell'8 settembre 2000
nella causa C., U 291/99). 

 

                                         Infine,
l’Alta Corte ha precisato che i pareri redatti dai medici dell'amministrazione
hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente in
base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA U
143/98 del 10 settembre 1998 e STFA U 49/95 del 2 luglio 1996).

 

                             2.13.   Le conclusioni del Dr. med. __________
circa l’assenza di un rapporto di causalità tra la problematica alla spalla
destra dell’insorgente e l’evento del gennaio 2007 trovano conferma nei referti
delle artro-RM eseguite nel dicembre 2005 e nel giugno 2007 (cfr. doc. 6, 15).

                                         Infatti nell’esito
dell’esame del 2007 non è riscontrabile alcuna modifica rilevante rispetto a
quello del 2005. In particolare dall’artro-RM del giugno 2007 è risultata
l’assenza di lesioni post-traumatiche di significato attuale (cfr. doc. 15).

                                         Addirittura non sono più state
poste in luce alterazioni del labbro glenoideo, invece poi nuovamente
riscontrate in occasione dell’intervento di artroscopia del luglio 2007 (cfr.
doc. 16).

 

                                         Agli atti non risulta, peraltro,
documentazione medica in senso contrario atta a porre in serio dubbio
l’apprezzamento del Dr. med. __________.

                                      

                                         Il Dr. med. __________,
che ha operato la ricorrente, ha unicamente indicato che “senza l’evento del
5 gennaio 2007 o quello del settembre 2005 sicuramente non sarebbe stato
necessario sottoporre l’assicurata a un’operazione” (doc. 21; la
sottolineatura è del redattore).

                                         Lo specialista, dunque, è
rimasto vago circa l’eziologia dei disturbi lamentati dall’insorgente alla
spalla destra. Inoltre la sua asserzione non contraddice certo la valutazione
del Dr. med. __________, nella misura in cui quest’ultimo ha comunque ritenuto
esistere un nesso causale con l’evento del settembre 2005.

 

                                         Il TCA non ignora che il
Dr. med. __________, FMH in medicina interna e medico fiduciario dell’assicuratore
LAINF resistente, che ha visitato la ricorrente il 1° marzo 2007, ha indicato
che i disturbi alla spalla destra erano in relazione di causa probabile con
l’evento del 5 gennaio 2007 (cfr. doc. 12).

                                         Tuttavia tale
apprezzamento non è suscettibile di sovvertire la conclusione a cui è giunto il
Dr. med. __________.

                                         Il Dr. med. __________, da
un lato, ha espresso il proprio parere prima che fosse esperita la seconda
artro-RM del giugno 2007. Dall’altro, quale medico internista, nemmeno è da ritenere
particolarmente qualificato a pronunciarsi sulla problematica che qui
interessa.

 

                                         In simili condizioni,
posto come non si sia potuto accertare, perlomeno con il grado di
verosimiglianza richiesta dalla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.7.), un
legame causale tra i disturbi alla spalla destra notificati ad CO 1 nel mese di
gennaio 2007 e l’evento del 5 gennaio 2007, neppure può essere riconosciuta la
responsabilità dell’assicuratore LAINF resistente relativamente a tale
problematica.

 

                                         La decisione su
opposizione impugnata deve, di conseguenza, essere confermata.

 

 

                             2.14.   Questa Corte rileva, tuttavia,
come già evidenziato in precedenza, che il Dr. med. __________ ha indicato come
probabile il nesso causale tra i disturbi alla spalla destra e l’evento del
settembre 2005 (cfr. doc. 19, 20).

 

                                         Per quanto attiene
all’evento del settembre 2005, l’assicurata ha affermato che:

 

"  (…)

Nel settembre 2005 (non ricordo con
precisione la data), mentre stavo eseguendo il turno di notte, ho aiutato una
paziente di 144 kg ad alzarsi dal letto per metterla sulla “comoda” (non era
possibile l’utilizzo della padella a causa del suo elevato peso corporeo). Per
fare alzare la signora le ho messo il braccio dietro la schiena e ho spinto
verso l’alto per metterla seduta. Nel compiere tale sforzo ho avvertito un
dolore a livello della spalla destra, che è andato aumentando progressivamente
nel corso dei giorni successivi” (Doc. 2)

 

                                         Dal rapporto del 17
gennaio 2007 del Dr. med. __________ emerge, invece, che:

 

"  (…)
Nel settembre 2005 aveva già subito un trauma alla spalla destra quando aveva
dovuto trattenere improvvisamente un paziente che stava cadendo del peso di
circa 160 kg e per questo era già stata in consultazione da me dal 25.10.2005 e
quindi vista dal Dr. med. __________ nel dicembre 2005 con la diagnosi di
instabilità anteriore spalla destra con lesione del labbro ventrale.” (Doc. 10)

 

 

                             2.15.   In una
sentenza U 166/04 del 18 aprile 2005, massimata in RtiD II-2005 N. 56 pag. 265,
il TFA ha ammesso il carattere infortunistico nel caso di un'assicurata di 35
anni e del peso di 57 kg, attiva come fisioterapista presso una casa per
anziani, che si è procurata un danno alla salute nel tentativo di sostenere un
paziente, del peso di 84 kg, che stava improvvisamente per cadere.

                                         L'Alta
Corte, al proposito, ha sviluppato le seguenti considerazioni, illustrando in
particolare la più recente giurisprudenza federale relativa alla nozione di
"sforzo eccessivo":

 

" 
(...)

4.

4.1Sulla scorta delle dichiarazioni in atti
appare pacifico che nel caso di specie si sia registrato l'intervento di un
fattore esterno (in concreto: l'interazione tra il corpo in caduta di
J.________ e quello della ricorrente; cfr. ad es. anche la sentenza del 15
gennaio 2003 in re S., U 421/01, consid. 3).

 

4.2 Quanto alla straordinarietà del fattore
esterno, unico elemento

controverso nella presente vertenza, la casistica
sviluppata da questa Corte in vicende paragonabili a quella qui in esame
permette di effettuare un esame comparativo.

 

4.2.1 In una sentenza pubblicata in DTF 116 V
136, il Tribunale federale delle assicurazioni ebbe modo di negare
l'esistenza di uno sforzo eccessivo in relazione alle dorsalgie immediatamente
lamentate da un assicurato - infermiere 36enne di buona costituzione fisica - dopo
che lo stesso aveva, da solo, trasferito, da un tavolo operatorio a un letto,
un paziente del peso di 100-120 kg. Il Tribunale respinse la richiesta
dell'interessato soprattutto in considerazione del fatto che l'azione
incriminata rientrava nelle mansioni quotidiane della sua professione e che
comunque il paziente non era stato propriamente sollevato (DTF 116 V 139
consid. 3c). Allo stesso modo è stato giudicato il caso di un'assicurata,
anch'essa infermiera (53enne all'epoca dei fatti), la quale, intenta a
sistemare una degente del peso di circa 80 kg che giaceva a letto in posizione
anomala, accusò un blocco lombare in quanto la collega, impegnata con lei
nell'operazione, non coordinò l'azione e fece gravare su di lei tutto il peso
della paziente. Anche in quell'occasione, il Tribunale federale delle
assicurazioni, oltre a evidenziare che in realtà non si trattava di dovere
sollevare l'ammalata, ma solo di farla scivolare nel letto, osservò che lo
spostamento di una persona ricoverata in un letto

d'ospedale fa parte del lavoro quotidiano di un
aiuto infermiere (sentenza inedita del 17 dicembre 1993 in re M., U 123/93).

 

4.2.2 In una successiva vertenza, pubblicata in
RAMI 1994 no. U 185 pag. 79, questa Corte ammise per contro l'esistenza di un
fattore esterno straordinario nel caso di un'altra infermiera 32enne, la quale,
impegnata a trasferire dal letto alla sedia a rotelle un degente molto pesante,
si procurò un trauma da sollevamento ("Verhebetrauma") nel tentativo
- riuscito grazie a uno sforzo eccessivo e repentino - di evitare l'improvvisa
caduta del paziente che si era inaspettatamente afflosciato. In
quell'occasione, il Tribunale federale delle assicurazioni rilevò che con
l'imminente e inaspettato pericolo di caduta del pesante paziente si era manifestamente
verificato un evento esternamente percettibile che aveva costretto l'assicurata
a uno sforzo fulmineo ed eccessivo (RAMI 1994 no. U 185 pag. 80 consid. 2b). In
una sentenza pubblicata in RAMI 1994 no. U 180 pag. 37, il

Tribunale federale delle assicurazioni ebbe
quindi modo di precisare che, per accertare se si è in presenza di un
infortunio conseguente a uno sforzo straordinario, occorre tenere conto di
tutti gli aspetti del processo lavorativo concreto sicché anche il sollevamento
di un peso, rientrante, in quanto tale, nell'attività abituale dell'assicurato,
può risultare straordinario se lo stesso peso si rivela essere inaspettatamente
superiore al solito e se il lavoro dev'essere ad es. eseguito in posizione
piegata e affrettata.

 

4.2.3 Nella sentenza pubblicata in SJ 2000 II
pag. 439 - alla quale si è tra l'altro richiamata anche l'autorità giudiziaria
di prime cure per motivare il proprio giudizio - il Tribunale federale delle
assicurazioni ha quindi dovuto statuire sul caso di un infermiere 40enne, in
buona forma fisica e con un'esperienza professionale ventennale, il quale, nel
tentativo di applicare una manovra di Heimlich per ottenere l'espulsione di un
pezzo di pesca sciroppata andato di traverso a una pensionata in fase di
soffocamento e in perdita di conoscenza, accusò una fitta dorsale irradiante
fino alla spalla destra poiché, in questa operazione, ebbe a sopportare il peso
(55-60 kg) della paziente su di lui. In tale occasione, questa Corte rilevò che
nessun

fattore straordinario aveva caratterizzato
quell'incidente, non eccedente il quadro degli avvenimenti e delle situazioni
oggettivamente quotidiane o comunque usuali per un infermiere sperimentato e
attivo in una clinica di psichiatria geriatrica.

 

4.2.4 In un'ulteriore vertenza, anch'essa
menzionata dalla pronuncia

cantonale, l'esistenza di un fattore
straordinario è ugualmente stata negata in relazione al danno alla salute
accusato sempre da un'infermiera (39enne) intenta, insieme a una collega, a
trasferire una paziente dal letto alla poltroncina. In quell'occasione, la
collega avendo perso la presa sulla degente, l'assicurata si ritrovò a doverne
sostenere tutto il peso da sola onde evitarne la caduta. In considerazione
dell'abitudine professionale come pure del rapporto di peso tra l'assicurata
(62 kg) e la paziente (66 kg), il Tribunale federale delle assicurazioni ha
escluso l'esistenza di uno sforzo

straordinario (sentenza citata del 15 gennaio
2003 in re S.).

 

4.2.5 Infine, in un caso analogo a quest'ultimo
appena esposto, questa Corte ha per contro recentemente ammesso il carattere
straordinario di uno sforzo compiuto da un'infermiera (49enne) che, occupata a
spostare insieme a una collega una pensionata andicappata dal letto a una
sedia, si era ritrovata, come nel caso appena esposto al consid. 4.2.4, a
doverne improvvisamente

sostenere il peso in quanto la collega aveva
mancato la presa. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha osservato in
quest'ultima vicenda che per evitare una caduta della paziente, l'assicurata
non aveva avuto altra scelta se non quella di intervenire con uno sforzo
violento e repentino (sentenza del 15 ottobre 2004 in re R., U 9/04). Inoltre,
la stessa autorità ha precisato che pur configurando lo spostamento di una
paziente da un letto a una sedia un'azione quotidiana nella professione di
aiuto infermiera, questa operazione veniva sempre effettuata da due persone in
considerazione dello

stato invalidante della persona ricoverata
sicché, a seguito della defezione da parte della collega, l'interessata si era
ritrovata a dovere fare fronte in maniera relativamente repentina a un peso
inatteso (sentenza citata, consid. 5).

 

4.2.6 L'evento in esame costituisce un caso
limite. La ricorrente, all'epoca dei fatti 35enne, apparentemente in buona
costituzione fisica e con alle spalle una formazione riconosciuta dalla Croce
Rossa Svizzera, stava svolgendo da circa quattro mesi l'attività di stagista
fisioterapista allorquando l'episodio del 21 ottobre 2002 si verificò. Ora,
alla luce dei principi giurisprudenziali suesposti, questa Corte ritiene di
potere riconoscere all'evento in esame la qualifica di infortunio ai sensi di
legge.

 

È vero che nei compiti quotidiani di una stagista
fisioterapista all'interno di una casa per anziani rientra, fra gli altri, anche
il controllo e la vigilanza su pazienti che non sono più in grado, per motivi
di età e per ragioni di salute, di "garantire" l'equilibrio e la
stabilità che per contro ci si potrebbe attendere da pazienti più giovani. È
quindi pure altrettanto vero che l'interessata, al momento del fatto, non stava
sollevando il paziente, bensì lo ha "unicamente" trattenuto da una
caduta. Ciò non toglie tuttavia che l'insorgente, di sesso femminile e
trovantesi ad agire da sola come nel caso sottoposto a questa Corte in RAMI
1994 no. U 185 pag. 80 consid. 2b, al pari di quanto valutato nella più recente
sentenza del 15 ottobre 2004 in re R., per evitare la caduta improvvisa di
J.________ (cfr. la comunicazione 27 novembre 2002 alla Generali Assicurazioni,
resa certamente in epoca non sospetta: "nel sostenere un paziente che
stava eseguendo esercizi si è lasciato completamente andare ..."), non
aveva altra scelta se non quella di intervenire con uno sforzo violento e
repentino. A ciò si aggiunge che - a differenza di quanto verificatosi nei casi
esaminati in SJ 2000 II pag. 439 e nella sentenza del 15 gennaio 2003 in re S.
- il peso del degente in questione, attestato dalla Casa per anziani in 84 kg -
indicazione riconosciuta dall'istituto assicuratore come pure dal primo giudice
-, anche se di per sé non necessariamente straordinario, eccedeva di gran lunga
quello dell'interessata. Infine, nemmeno può passare inosservato il fatto che
un tale peso, comunque di entità non indifferente, associato alla componente di
accelerazione naturalmente innescata dalla perdita di equilibrio dell'ospite
che "si è lasciato completamente andare", ha sicuramente richiesto
uno sforzo superiore rispetto a quello che avrebbe determinato la sua massa non
in movimento. L'insieme di questi elementi permette di aderire alle conclusioni
ricorsuali e di considerare lo sforzo profuso da S.________il 21 ottobre 2002
come eccedente il quadro abituale della sua attività. (...)" (Le
sottolineature sono del redattore)

 

                                         In una
sentenza 35.2005.98 dell'8 marzo 2006, riassunta in RtiD II-2006 pag. 181 ha
stabilito che "Nella fattispecie relativa a un'assicurata di 56 anni,
altra 160 cm, che mentre stava asciugando da sola un paziente molto anziano,
alto circa 170 cm e pesante tra gli 80 e 85 kg, l'ha dovuto trattenere sotto le
ascelle, con uno sforzo violento, poiché stava scivolando e ha accusato un
forte dolore alla schiena (esami medici hanno riscontrato uno frattura del
corpo vertebrale di L5) va ammessa la straordinarietà dell'evento e quindi
l'esistenza di un infortunio.

                                         Tra
l'evento traumatico e la lesione patita dall'assicurata sussiste, inoltre, una
relazione di causalità naturale e adeguata.

                                         La grave
forma di osteoporosi di cui soffre la medesima non è atta a interrompere il
nesso causale. In effetti, per quanto concerne la causalità naturale, è
sufficiente che l'infortunio sia una delle cause del danno alla salute, mentre
il nesso di causalità adeguato non gioca nessun ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi a un sinistro.

 

                                         L'assicuratore
LAINF è di conseguenza tenuto a versare all'assicurata le prestazioni
assicurative".

 

 

                             2.16.   Alla luce della giurisprudenza
appena citata, occorre trasmettere gli atti ad CO 1, perché appuri se l’evento
del 2005 costituisce un infortunio oppure no ed emetta, in seguito, una
decisione riguardo all’eventuale diritto dell’assicurata a prestazioni LAINF.

 

                                         In particolare, viste le
rilevanti divergenze fra quanto dichiarato dall’assicurata e la versione del Dr.
med. __________ circa la dinamica dell’evento del 2005 (cfr. consid. 2.14.),
l’assicuratore LAINF verificherà, se del caso facendo anche capo alle cartelle
cliniche dell’assicurata redatte dai Dr. med. __________, __________ e dal
fisioterapista presso il quale è stata in cura fino al marzo 2006 (cfr. doc. 2),
se mentre la ricorrente stava svolgendo la sua attività professionale abituale
è o meno accaduto qualcosa di particolare, tale da fare considerare la presente
fattispecie quale caso limite e assumere conseguentemente il caso,
eventualmente come ricaduta.

 

 

                                      

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Gli atti
vanno trasmessi a CO 1 perché proceda come indicato al consid. 2.16.

 

                                   3.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti