# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a3f57bf3-fd53-5dec-ae61-21fc9be02e71
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.12.2004 52.2004.355
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-355_2004-12-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.355

   

  	
  Lugano

  9 dicembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 2 novembre 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato dall’ PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 12 ottobre 2004 (n. 4577) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 1° settembre 2004 del Dipartimento finanze ed economia,
  Ufficio della manodopera estera, in materia di rilascio di un permesso di
  dimora a scopo di lavoro;

  

 

 

viste le risposte:

-    16 novembre 2004 del Consiglio
di Stato,

-    18 novembre 2004 del Dipartimento
finanze e economia, Ufficio della manodopera estera;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

che il cittadino serbomontenegrino RI 1
(1957) è entrato la prima volta in Svizzera nel 1987 come stagionale, dove nel
1997 ha poi ottenuto un permesso di domicilio;

 

che nel nostro cantone vivono la moglie __________,
dalla quale il ricorrente vive separato, e la figlia __________ entrambe al
beneficio di un permesso di domicilio;

 

che il 30 luglio 2001 l’insorgente ha
notificato alla Sezione dei permessi e dell’immigrazione del Dipartimento delle
istituzioni la propria partenza alla volta del suo paese d’origine, dove si è
trasferito il 10 agosto successivo;

 

che con decisione 1° settembre 2004 l’Ufficio
della manodopera estera (UMOE) ha respinto la domanda inoltrata il 7 giugno precedente
dalla __________ di Lugano volta a ottenere il rilascio di un permesso di dimora
in favore di RI 1 per impiegarlo come manovale (art. 7, 8, 9, 14, 42 e 49 OLS,
9 LALPS e 7, 21, 24 e 40 del relativo regolamento);

 

che l’autorità ha rilevato che RI 1 non è
cittadino comunitario o dell’AELS e ha ritenuto che non fossero date le
premesse per una deroga, il lavoratore in parola non essendo sufficientemente
qualificato e il datore di lavoro non avendo dimostrato l’impossibilità di
impiegare manodopera indigena o proveniente dalla CE o dall'AELS;

 

che contro la predetta risoluzione
dipartimentale RI 1 è insorto davanti al Consiglio di Stato, postulando il
ripristino del proprio permesso di domicilio e, in via del tutto subordinata,
il rilascio di un permesso di dimora;

 

che il ricorrente ha sostenuto di aver
vissuto all’estero meno di sei mesi e che il suo permesso di domicilio non
sarebbe pertanto decaduto, di aver diritto in ogni caso a un’autorizzazione di
soggiorno giusta l’art. 17 cpv. 2 LDDS perché nel nostro cantone vivono sua moglie
e sua figlia titolari di un permesso C, e di essersi comportato bene durante il
suo precedente soggiorno in Svizzera;

 

che con giudizio 12 ottobre 2004, il
Consiglio di Stato ha confermato la decisione dell’UMOE, respingendo il gravame
contro di essa inoltrata da RI 1 e dichiarando la propria risoluzione definitiva;

 

che dopo aver ribadito i motivi addotti
dall’UMOE, il Governo ha soggiunto che da tempo il ricorrente non è più
titolare di un permesso di domicilio per aver notificato nell’estate del 2001 la
propria partenza per l’estero e che non può invocare il ricongiungimento
famigliare con la moglie per ottenere un permesso di dimora in Svizzera in
quanto non vive in comunione domestica con la stessa, il 22 settembre 2003 il Pretore
del Distretto di Lugano avendo autorizzato i coniugi __________ a vivere separati;

 

che l’Esecutivo cantonale ha considerato irricevibile,
in quanto nuova domanda, la richiesta di ripristino del permesso di domicilio
formulata per la prima volta dall'insorgente in sede ricorsuale e lo ha invitato
a presentarla alla Sezione dei permessi e dell’immigrazione, autorità
competente a deciderla in prima istanza;

 

che contro la predetta pronunzia governativa
RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone
l’annullamento e postulando, in via principale il ripristino del permesso di
domicilio e, in via del tutto subordinata, il rilascio di un permesso di
dimora;

 

che, in sostanza, l'insorgente ribadisce e
sviluppa gli argomenti esposti dinnanzi all’Esecutivo cantonale;

 

che all'accoglimento del ricorso si oppone
l'UMOE, senza formulare particolari osservazioni, mentre il Consiglio di Stato
propone di dichiarare irricevibile il gravame;

 

 

 

 

considerato,                   in
diritto

 

che in materia di diritto degli stranieri la
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai
gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto
nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS);

 

che giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo
al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi
al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto;

 

che le autorità cantonali di polizia degli
stranieri sono competenti per il rilascio e la proroga dei permessi; esse
possono rilasciare permessi a stranieri che esercitano un'attività lucrativa
unicamente dopo aver avuto la decisione di massima o il preavviso dell'autorità
preposta al mercato del lavoro; è salva l'approvazione dell’Ufficio federale dell'immigrazione,
dell’integrazione e dell’emigrazione, IMES (art. 51 OLS);

 

che, quindi, prima che le autorità cantonali
di polizia degli stranieri rilascino a uno straniero il permesso di esercitare
un'attività lucrativa, l'autorità preposta al mercato del lavoro esamina se
sono adempiute le condizioni per l'esercizio della stessa (decisione di
massima: art. 42 cpv. 1 primo periodo e 49 cpv. 1 lett. d OLS);

 

che questo si giustifica in quanto
un'autorizzazione di soggiorno per motivi di lavoro non comprende solo il
diritto di risiedere, ma anche di esercitare un'attività lucrativa (DTF 114 Ia
307, consid. 2b);

 

che se l'autorità preposta al mercato del
lavoro ritiene che non vi siano i presupposti per autorizzare un cittadino
straniero a lavorare, la decisione può essere impugnata giusta l'art. 53 OLS (art. 53 cpv. 1 e 4 OLS; Spescha, Handbuch zum Ausländerrecht,
Berna 1999, pag. 52);

 

che, nel caso concreto, il ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale non è proponibile, in quanto le
misure di limitazione dell'effettivo degli stranieri contenute nell'OLS non
conferiscono allo straniero il diritto all'ottenimento di un permesso di dimora
(RDAT I-1994 n. 56 pag. 136 segg.);

 

che una conclusione diversa non sarebbe
conciliabile con l'art. 4 LDDS, il quale concede alle autorità cantonali libero
apprezzamento nel vagliare se un'autorizzazione possa essere rilasciata;

 

che, pertanto, la decisione volta a negare un’autorizzazione
di soggiorno per motivi di lavoro all’insorgente era impugnabile solo fino al
Consiglio di Stato che a ragione l'ha dichiarata definitiva, la competenza del
Tribunale cantonale amministrativo non essendo data;

 

che non vi sono altre particolari
disposizioni di diritto internazionale o federale da cui potrebbe scaturire per
il ricorrente un diritto all’ottenimento di un permesso di soggiorno in Svizzera;

 

che invano egli invoca l’applicazione
dell'art. 17 cpv. 2 LDDS, secondo cui il coniuge di uno straniero titolare di
un permesso di domicilio ha diritto al rilascio di permesso di dimora fintanto
che i coniugi vivono insieme: in primo luogo dinnanzi all’autorità di prime
cure egli non ha chiesto la concessione di un permesso per risiedere in Svizzera
a titolo di ricongiungimento familiare ma per potervi lavorare, in secondo
luogo egli non contesta di vivere separato dalla moglie (ricorso ad 3, pag. 5),
motivo per cui detta disposizione non risulta applicabile alla fattispecie in
esame;

 

che, infine, nella misura in cui l’insorgente
postula il ripristino del permesso di domicilio al quale aveva rinunciato
diversi anni fa, a ragione il Consiglio di Stato l’ha considerata quale nuova domanda
ai sensi dell’art. 57 cpv. 2 PAmm e lo ha invitato a inoltrare la relativa
istanza direttamente dinnanzi all’autorità di prime cure, in quanto la presente
procedura ricorsuale verte unicamente sul rifiuto di rilasciargli un permesso
di dimora;

 

che sulla scorta di quanto precede il
ricorso dev'essere pertanto dichiarato irricevibile per incompetenza del
Tribunale adìto, senza che occorra esaminarne la tempestività;

 

che tassa e spese di giustizia seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 1, 4 LDDS;
l'OLS; 10 LALPS e il relativo regolamento; 3, 28, 43, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è irricevibile.

 

 

                                   2.   Tassa e
spese di giustizia, per complessivi fr. 800.–, sono a carico del ricorrente.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  ;

  per conoscenza:

  .

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

  3. CO 3 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario