# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 80e4999f-32c7-5af4-bd52-0d2bba20e257
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-02-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 14.02.2014 52.2012.259
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2012-259_2014-02-14.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2012.259

   

  	
  Lugano

  14 febbraio
  2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Giovan
  Maria Tattarletti, Lorenzo Anastasi, supplente

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sarah Socchi, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 28 giugno 2012 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 e RI 2, 

  patrocinati da: PA 1, , 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 13 giugno 2012 del
  Consiglio di Stato (n. 3159) che respinge l'impugnativa presentata dai ricorrenti avverso la decisione
  19 gennaio 2012 con cui il municipio di
  Capriasca ha rilasciato a CO 1 la licenza edilizia per demolire una stalla e
  costruire una casa d'abitazione plurifamiliare nel nucleo di Almatro
  (part. __________ sezione Cagiallo);

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.     a. CO 1, qui resistente, è proprietario di un terreno (part. __________,
sezione Cagiallo; 417 mq), a forma semi-circolare, situato a Capriasca, all'estremità sud-est del nucleo di Almatro.
Sul fondo c'è una vecchia stalla, strutturata su due livelli (sub. A; 57 mq) e
circondata da prati terrazzati, che dista una decina di metri dalla casa (part.
__________) situata più a ovest, di proprietà di RI 1 e RI 2, qui ricorrenti,
che costituisce il primo tassello di un
insieme di edifici contigui, affacciati sulla sottostante strada
comunale (via Al Matro). 

A valle della stalla c'è un ulteriore manufatto (sub. B; 32 mq) adibito a posteggio coperto, contiguo - verso ovest
- ad altre due autorimesse (part. __________). 

b. Il 1° luglio 2011, CO 1 ha chiesto al municipio il permesso di demolire la
suddetta stalla (sub. A) e di costruire una nuova casa d'abitazione di tre
appartamenti. 

L'edificio progettato (m 16.00 x 8.00),
strutturato su tre piani, è costituito da un corpo principale e da una sorta di
castello, applicato davanti alla facciata sud, formato da tre terrazze sovrapposte
e da un vano verticale, aperto sui lati, alto quanto l'edificio. Le falde del
tetto collimano con il perimetro della parte abitabile dell'edificio, insistendo su un cornicione di gronda orizzontale,
che sporge dal filo delle facciate sottostanti per circa 60 cm su tre lati (nord, est ed ovest). L'elemento a castello, formato dalle tre terrazze e dal vano verticale di cui si è appena detto, è invece
coperto da un tetto piano largo m 1.71. Le terrazze, munite di parapetti
metallici leggeri, sono accessibili dal soggiorno degli appartamenti attraverso
ampie finestre, contigue a quelle che contrassegnano l'angolo sudest della
facciata est. 

Schema

 

	
		

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

c. Nel termine di pubblicazione, alla
domanda si sono opposti tra gli altri RI 1 e RI 2, qui ricorrenti, proprietari della casa d'abitazione sopra citata
(part. __________ sub. A) situata più a ovest. 

d. Raccolto l'avviso favorevole dei Servizi
generali del Dipartimento del territorio (n. 76218), con decisione 19
gennaio 2012 il municipio ha rilasciato al
resistente il permesso richiesto, respingendo l'opposizione dei vicini
qui ricorrenti, ad eccezione dei due citati posteggi esterni, che non ha
autorizzato. 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 13 giugno 2012, il Consiglio di Stato ha disatteso il ricorso
inoltrato dai vicini opponenti avverso la predetta licenza, che ha confermato. 

Il Governo ha anzitutto ritenuto che il progetto fosse conforme alle norme d'attuazione
del piano regolatore (NAPR) di Capriasca, sezione
Cagiallo vigenti, che ammette demolizioni e nuove costruzioni. Il nuovo
stabile si integrerebbe nell'aspetto tradizionale del nucleo, ponendosi in
sintonia con gli edifici circostanti - per lo più di 4 piani e già trasformati -
dai quali è comunque staccato. Le dimensioni non
sarebbero eccessive ed il terreno adiacente continuerebbe a disporre di
spazi liberi (verdi) da costruzioni. Conformi alle NAPR sarebbero pure le sue
aperture. 

Il progetto rispetterebbe infine il decreto
legislativo sulla protezione delle
bellezze naturali e del paesaggio del 16 gennaio 1940 (DLBN; BU 1940, 82), non alterando il nucleo
in questione, classificato quale sito pittoresco. 

 

 

                                  C.   Avverso quest'ultimo
giudizio, RI 1 e RI 2 si aggravano ora dinnanzi
al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato
assieme all'autorizzazione a costruire. In
via subordinata, chiedono un rinvio degli atti al municipio, affinché statuisca
la sospensione della domanda di costruzione per un periodo di due anni. 

Lo stabile progettato - con un volume tre volte superiore alla stalla esistente
- contrasterebbe con l'art. 29 NAPR (foggia del tetto, aperture, posteggi) e con le norme del piano regolatore in revisione, già
adottate dal consiglio comunale, ma non ancora approvate dal Governo. La
domanda avrebbe perlomeno dovuto essere sospesa. 

                                  D.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari
osservazioni. 

Ad identica conclusione pervengono il municipio nonché il beneficiario della
licenza edilizia, con argomentazioni di cui si dirà all'occorrenza in appresso.

L'Ufficio delle domande di costruzione è rimasto silente.

 

 

E.     Con la replica e le dupliche, gli insorgenti rispettivamente il municipio e il resistente, sviluppano
ulteriormente le loro tesi, riconfermandosi sostanzialmente nelle rispettive
conclusioni e domande di giudizio. In via subordinata, i ricorrenti -
rettificano - chiedono il rinvio degli atti al municipio affinché ordini il
blocco edilizio fino all'approvazione del nuovo PR. 

 

F.     Delle risultanze del sopralluogo esperito e delle conclusioni dei
ricorrenti si dirà per quanto necessario nei seguenti considerandi. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è
data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE;
RL 7.1.2.1). Certa è la legittimazione attiva dei vicini qui insorgenti,
personalmente e direttamente toccati dal provvedimento impugnato e già
opponenti (art. 21 cpv. 2 LE, art. 43 legge
di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; RL
3.3.1.1). Il ricorso, tempestivo (art. 46 cpv. 1 LPamm), è dunque ricevibile in
ordine. 

1.2. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, integrati dalle
risultanze dell'istruttoria esperita (art. 18 cpv. 1 LPamm).  

                                   2.   Conformità
con l'art. 29 NAPR

2.1. La zona del nucleo tradizionale di Almatro è disciplinata dall'art. 29
NAPR, che ammette le nuove costruzioni, le ricostruzioni, i riattamenti
e le trasformazioni. Questi interventi devono adattarsi
all'aspetto tradizionale del nucleo. 

In particolare, stabilisce la norma, valgono le seguenti regole: 

-  tetto a falde con colmo e coperture in: coppi tipo vecchio
color rosso-bruno per i nuclei di Cagiallo e
Sarone; tegole rosse o coppi per gli altri nuclei; 

-  è vietata la formazione di squarci nelle falde del tetto (..);

-  la pendenza del tetto dovrà adeguarsi a quella dei tetti circostanti;

-  aperture di tipo tradizionale (prevalenza dell'altezza sulla
larghezza e prevalenza del pieno sul vuoto);

-  le aperture possono essere munite di ante in legno (gelosie);
non sono permesse chiusure con rolladen o simili; 

-  balconi, logge e porticati con dimensioni, carattere e
materiali tradizionali; 

-  i parapetti dei balconi e loggiati
devono essere eseguiti con materiali
tradizionali (..); 

-  l'altezza degli edifici deve
tener conto di quella dei fabbricati circostanti
e dell'andamento generale dei tetti del nucleo, alfine di salvaguardare il ritmo delle volumetrie e delle
coperture esistenti; 

-  (omissis);                                     

-  possono essere imposte condizioni particolari circa l'impiego
di materiali, tinteggi e la formazione di tetti (..). 

Dovranno essere salvaguardati piccoli spazi liberi
ancora esistenti quali corti, orticelli, ecc.

-  (omissis); 

-  è vietata la formazione di
posteggi privati. Nel caso di costruzioni, ricostruzioni, trasformazioni e
riattamenti sostanziali, il municipio dovrà
imporre ai proprietari il versamento di un contributo (..). 

                                      

L'art. 29 NAPR distingue le aperture dalle logge e dai porticati.
Per apertura, secondo questa
disposizione, è da intendere un varco (porta o finestra) praticato nelle
facciate degli edifici. La nozione persegue finalità estetiche. Lo si deduce
dalla prescrizione che permette di munirle di ante in legno (gelosie),
vietando chiusure con rolladen e simili. Non
coincide dunque con quella utilizzata dalla LAC per definire le
distanze. 

Logge e porticati, stando alla norma in esame, sono invece vani che si aprono verso l'interno
delle facciate. Sono elementi architettonici diversi dalle aperture, per i
quali l'art. 29 NAPR prevede una regolamentazione particolare. 

Determinante, tanto per le aperture, quanto
per le logge ed i porticati, è il loro aspetto, che in entrambi i casi deve
rispondere alla tradizione. Per le aperture,
la tradizione è definita dal principio della prevalenza dell'altezza
sulla larghezza e del pieno sul vuoto. Per le logge e i porticati la tradizione
è invece lasciata aperta. 

 

2.2. Nel caso concreto, le finestre delle
facciate ovest e nord [m 0.75 (L) x m 0.80
(H)] rispondono ai criteri imposti dall'art. 29 NAPR: le aperture sono
infatti più alte che larghe e sono inoltre subordinate alle parti piene delle
facciate. 

Diversa
conclusione si impone invece per la facciata est, limitatamente alle tre finestre
sovrapposte situate in prossimità dell'angolo con la facciata sud. La larghezza
(m 2.54) di queste aperture prevale infatti sull'altezza
(m 2.35). Non rispetta dunque il canone dettato dall'art. 29 NAPR. Ancor più
marcata è la disattenzione di questo precetto che può essere riscontrata nelle
aperture che collegano le terrazze ai locali
soggiorno: la larghezza (m 4.61) è infatti quasi doppia dell'altezza (m 2.50
ca.). La parte piena della facciata sud è inoltre la metà di quella
vuota (aperta), sia che la si rapporti alla parte retrostante del corpo
principale dell'edificio, sia che la si metta in relazione alla parete esterna
del castello formato dalle terrazze. 

Già per questo motivo, il permesso non può
essere confermato. 

 

2.3. Immune da violazioni del diritto appare
di per sé la decisione del municipio di attribuire la qualifica di logge alle
singole "terrazze" che formano il castello antistante alla facciata
sud dello stabile. Considerate singolarmente,
non appare in effetti fuori luogo ravvisarvi dei vani che si aprono
verso l'interno della facciata. Tenuto conto della latitudine di giudizio e del
margine d'apprezzamento che devono essere riconosciuti
all'autorità comunale nell'interpretazione e nell'applicazione delle
norme del diritto comunale autonomo, la conclusione a cui è giunto il municipio
non integra gli estremi di una violazione di diritto, segnatamente sotto il
profilo dell'abuso di potere (art. 61 LPamm). La qualifica appare tutto sommato
sostenibile. 

Insostenibile appare invece il giudizio di
conformità espresso dal municipio sul castello formato dalle terrazze sovrapposte
e dal vano verticale aperto sui lati est e ovest, che verrebbe eretto davanti
alla facciata sud davanti al corpo principale dello stabile. Il triplice ordine
di logge, che contrassegna il prospetto sud dell'edificio, non può infatti
essere considerato un elemento costruttivo riconducibile
alle caratteristiche morfologiche degli edifici del nucleo. Ancor meno
riconducibile, per dimensioni e carattere, alla tradizione
architettonica del comparto appare il vano, alto tre piani, che si apre sul
lato ovest della costruzione. Non si può di conseguenza
ragionevolmente sostenere che si adatta all'aspetto
tradizionale del nucleo. 

Lesiva dell'obbligo di tetti a falde,
sancito dall'art. 29 NAPR, è inoltre la copertura di questo manufatto con un
tetto piano. Anche da questo risvolto, la licenza non può pertanto essere
confermata. 

 

2.4. Parimenti opinabile appare il
cornicione di gronda orizzontale, largo 60 cm, che definisce verso l'alto le altre tre facciate. Si tratta in effetti di un elemento costruttivo che non trova
riscontri negli altri edifici del nucleo,
tutti caratterizzati da cornicioni di gronda sporgenti oltre le facciate
sul prolungamento delle falde. È ben vero che le forme architettoniche delle
nuove costruzioni non devono necessariamente replicare le preesistenze, ma possono,
e finanche devono, reinterpretare in chiave moderna modelli e schemi costruttivi
d'altri tempi, per non incorrere nel rimprovero di falso architettonico,
creando opere posticce. Il cornicione di gronda orizzontale proposto dal
progetto qui in discussione va tuttavia ben
oltre la semplice attualizzazione di forme e modelli riscontrabili negli
altri edifici presenti nel nucleo. Anche sotto questo aspetto la licenza non va
esente da critiche. 

 

 

                                   3.   PR in
revisione 

3.1. Secondo l'art. 62 cpv. 1 della legge sullo sviluppo territoriale del 21
giugno 2011 (Lst; RL 7.1.1.1), il municipio o il Dipartimento sospendono per due anni al massimo le proprie decisioni se,
in assenza di una zona di pianificazione, la domanda di costruzione
appare in contrasto con uno studio pianificatorio in atto. Una domanda di
costruzione è in contrasto con uno studio pianificatorio in atto, quando l'esecuzione
dell'opera intralcerebbe o comprometterebbe la realizzazione degli obiettivi
dello stesso, segnatamente nel caso di uno sfruttamento del suolo incompatibile
con la destinazione prevista oppure di superamento sostanziale dell'indice di sfruttamento (cfr. art. 84 cpv. 2
lett. b regolamento della legge sullo
sviluppo territoriale del 20 dicembre 2011; RLst; RL 7.1.1.1.1).
Differenze nelle altezze, nelle distanze e nell'indice di occupazione non giustificano,
di regola, la sospensiva, tranne nel caso di grave contrasto con il contenuto
del progetto di piano o d'imminenza della pubblicazione dello stesso. 

 

3.2. Nel caso concreto, il ricorrente
afferma che il progetto si porrebbe in contrasto con le norme di attuazione del
piano regolatore in revisione, adottato dal consiglio comunale il 13 marzo 2012
e pubblicato dall'8 ottobre al 6 novembre 2012. Gli insorgenti eccepiscono
segnatamente un contrasto con l'art. 26 cpv. 3 lett. b, terzo paragrafo, giusta il quale nel nucleo di Almatro sono ammessi:

-  riattamenti e trasformazioni degli edifici esistenti; 

-  ampliamenti, sopraelevazioni, ricostruzioni di edifici
esistenti, non altrimenti vincolati e nuove costruzioni; 

-  in ogni caso, gli ampliamenti e le aggiunte devono essere limitati
ad un completamento armonico degli edifici e dei gruppi di edifici esistenti;
non devono occludere facciate principali, occupare spazi di relazione, quali
accessi e corti e non devono alterare il rapporto tra gli edifici esistenti e i
loro orti e giardini.

A torto, poiché
quest'ultima disposizione (terzo paragrafo), contrariamente a quanto pretendono
i ricorrenti, non si applica all'edificio in oggetto, che non è né un ampliamento,
né un'aggiunta ad un edificio esistente, bensì una nuova costruzione.
Da questo profilo - già solo per questo motivo - l'intervento, esplicitamente
ammesso dallo stesso art. 26 cpv. 3 lett. b (secondo paragrafo), non si pone
dunque in contrasto con tale norma, assimilabile ad uno studio pianificatorio
in atto. Né contravviene ad altre prescrizioni del citato art. 26 che, per
buona parte, riprende essenzialmente il quadro normativo attualmente vigente. 

Stante quanto precede, a giusta ragione le
precedenti istanze non hanno decretato la sospensione della domanda di costruzione
ai sensi dell'art. 62 Lst. Tanto meno dovevano ritenere applicabile il blocco
edilizio previsto dall'art. 63 Lst, che subentra peraltro solo quando il piano regolatore adottato dal consiglio
comunale viene pubblicato; ciò che, nel momento in cui ha statuito il Governo,
non era ancora avvenuto. 

 

 

4.Principio dell'inserimento
ordinato e armonioso nel paesaggio

4.1. Fino al 1° gennaio 2012, la legislazione del nostro
Cantone, segnatamente il DLBN e il relativo regolamento, prevedevano due clausole estetiche generali negative. Per i
paesaggi e i panorami pittoreschi vigeva il divieto di deturpazione (art. 2
cpv. 2 DLBN e 3 cpv. 2 lett. d regolamento d'applicazione del decreto legislativo 16 gennaio 1940
sulla protezione delle bellezze naturali e del paesaggio del 22 gennaio 1974 (RBN; BU 1974, 83), in base al quale erano vietate le modificazioni dello stato dei fondi tali da compromettere la bellezza
e gli altri valori del paesaggio. In particolare, erano vietate le costruzioni,
ricostruzioni, o ogni altro intervento stravagante, indecoroso, di mole sproporzionata
o in contrasto con il carattere, l'armonia e i valori dell'ambiente circostante
in genere (cfr. art. 3 cpv. 2 lett. d RBN). Nei siti dichiarati pittoreschi
vigeva invece il divieto di alterazione (art. 3 cpv. 2 lett. c RBN), che
imponeva ad ogni intervento di integrarsi convenientemente in un sito, vietando ogni pregiudizio o anche
solo la modifica apprezzabile del carattere e dell'armonia dell'ambiente naturale o antropico (cfr.
Lorenzo Anastsi/Davide Socchi, La
protezione del patrimonio costruito, con particolare riferimento all'inventario
ISOS, in RtiD I-2013, pag. 355 segg. con rinvii). 

La legge sullo sviluppo
territoriale, entrata in vigore il 1° gennaio 2012 (cfr. BU 2011, pag. 525 segg. e pag. 621
segg.), ha abrogato e sostituito il DLBN. All'art. 94 cpv. 2, ha in particolare introdotto un principio operativo, che costituisce una clausola estetica
positiva, il luogo delle suddette clausole negative. Tale principio, di natura
positiva, esige che gli interventi si inseriscano nel paesaggio in maniera
ordinata e armoniosa. L'art. 100 del regolamento della legge sullo sviluppo
territoriale del 20 dicembre 2011 (RLst; RL 7.1.1.1.1) precisa che l'inserimento
ordinato e armonioso si verifica quando l'intervento si integra nello spazio
circostante, ponendosi in una relazione di qualità con le preesistenze e le
caratteristiche dei luoghi.

4.2. Nel caso concreto, il Governo ha ritenuto che il progetto in discussione
fosse conforme al DLBN, segnatamente al divieto di alterazione di un sito
pittoresco, conformemente a quanto ritenuto dall'autorità dipartimentale. Dal
profilo del diritto applicabile,
il giudizio non può essere tutelato poiché il Consiglio di Stato - che per principio applica il
diritto in vigore al momento in cui emana la sua decisione (cfr. RDAT II-1994
n. 22 consid. 3; cfr. STA 52.2012.172 del 11 dicembre 2012, consid. 5) - avrebbe
dovuto pronunciarsi (dopo aver interpellato l'Ufficio della natura e del paesaggio, UNP) sulla conformità
del progetto con l'art. 94
cpv. 2 Lst e non con il DLBN, a quel momento già abrogato. La disposizione di
cui all'art. 107 Lst, secondo cui le procedure in corso prima dell'entrata in vigore di questa legge sono concluse secondo
il diritto anteriore, concerne infatti unicamente le procedure in corso, ovvero quelle
pianificatorie avviate secondo l'or abrogata legge cantonale di applicazione
della legge federale sulla pianificazione del territorio del 23 maggio 1990
(LALPT; BU 1990, 365). Diversamente da quanto concluso
dal Governo, né dal suo testo né dai materiali legislativi (cfr. citato
messaggio 9 dicembre 2009 n. 6309) risulta che tale disposizione concerna anche l'applicazione del DLBN, in sede
di rilascio del permesso (cfr. STA 52.2012.172 citata, consid. 5). 

All'omissione è stato comunque posto rimedio in questa sede. L'UNP ha infatti
ribadito la valutazione espressa davanti al Consiglio di Stato, ove aveva fra l'altro
rilevato che in relazione alla tipologia e alle scelte architettoniche relative
ai diversi fronti,
pur rilevando che l'affaccio sud propone un'importante superficie vetrata, abbiamo
ritenuto che nel complesso le quattro facciate propongono un rapporto pieni-vuoti
relativamente corretto. 

La deduzione non può tuttavia essere
confermata, poiché il rapporto pieni-vuoti tra aperture e facciate, che l'art.
29 NAPR prescrive al precipuo scopo di indirizzare il corretto inserimento delle
costruzioni nel contesto del nucleo, risulta palesemente disatteso. Altrettanto
disatteso è l'orientamento delle dimensioni delle aperture, parimenti imposto
dalla norma succitata al medesimo scopo. È
ben vero che, di principio, l'autorità cantonale non applica il diritto
comunale, ma se le norme del diritto comunale prescrivono determinati canoni
estetici al fine di assicurare un ordinato ed armonioso inserimento delle
costruzioni nel quadro paesaggistico l'UNP non può farne astrazione. Nell'ambito
della verifica del rispetto del principio
sancito dall'art. 94 cpv. 2 Lst deve tenerne adeguatamente conto. Qualora le regole, come nel caso
concreto, limitatamente al dimensionamento delle aperture (prevalenza
pieni-vuoti, rispettivamente altezza su larghezza), non lascino spazio all'apprezzamento,
all'autorità cantonale non può essere riconosciuto un margine discrezionale suscettibile
di portare a conclusioni in contrasto con i criteri di giudizio definiti dal
diritto comunale che la stessa autorità cantonale ha peraltro avallato in sede
di pianificazione. 

Nella misura in
cui ha per oggetto le aperture, anche il giudizio estetico dell'UNP viola
dunque il diritto siccome procedente da un esercizio scorretto del potere d'apprezzamento
che gli può essere riconosciuto (art. 61 LPamm). 

 

 

5.In esito alle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque accolto,
annullando la licenza edilizia ed il giudizio governativo che la conferma. 

La tassa di
giustizia (art. 28 LPamm) è posta a carico del resistente, il quale rifonderà
inoltre ai ricorrenti, assistiti da un legale in questa sede, un'adeguata
indennità a titolo di ripetibili (art. 31 LPamm). 

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

§.  Di conseguenza, sono annullate:

1.1.   la decisione 13 giugno 2012 del Consiglio
di Stato (n. 3159) 

1.2.   la decisione 19 gennaio 2012 del municipio di
Capriasca. 

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr. 1'500.- è a
carico del resistente, che rifonderà fr. 1'500.- ai ricorrenti a titolo
di ripetibili di questa istanza. 

 

 

                                   3.   Contro la presente decisione è dato ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di
30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul Tribunale
federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria