# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b614b43d-e47d-5207-a6ab-5830d73c05f9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1995-03-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 31.03.1995 53.1995.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_53-1995-9_1995-03-31.html

## Full Text

Incarto n.

  52.95.00110

  DP 315/93 Az. dir.

  leo

  	
  Lugano

  31 marzo 1995

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto
  dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, Raffaello Balerna e
  Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo
sulla petizione del 21 ottobre 1993 del

 

	
   

  	
  Comune
  di __________ 

  rappr.
  dal Municipio

  patr.
  da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr.
  da: avv. __________

  

 

 

chiedente:

 

 

1.     La petizione
è accolta ed il funzionario comunale __________ è condannato a versare al
Comune di __________ la somma di fr. 9'476.- oltre interessi al 5% dal 15 marzo
1993.

2.     Protestate spese e ripetibili.

 

 

vista la risposta 14 novembre 1993 del convenuto,
chiedente:

 

I.         In via principale:

1.        La petizione è respinta.

2.        Protestate spese e ripetibili.

II.        In via subordinata.

1.        La petizione è parzialmente
accolta e __________ è condannato a versare al Comune di __________ l'importo
di fr. 1'000.- oltre interessi al 5% dal 15 marzo 1993.

2.        Spese e ripetibili protestate.

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                          in fatto

A.        Il convenuto __________, classe __________, è stato alle
dipendenze del Comune di __________ dal 1955 al
1994.

Nel 1980 è diventato capo dell'Ufficio cassa e contribuzioni
della città, con il compito - tra l'altro - di esaminare le pratiche fiscali e
di evadere personalmente pendenze particolari (incassi, ecc.).

B.        Sul Foglio ufficiale no. __________ del __________
l'Ufficio esecuzioni e fallimenti di __________ ha pubblicato un avviso d'incanto
unico avente per oggetto la part. no. __________ RFD di __________ di proprietà
della __________. Il bando indicava il 5 agosto 1992 quale termine ultimo per
le insinuazioni di oneri fondiari (crediti ipotecari + interessi, servitù,
diritti reali).

Con scritto 15 luglio 1992 l'Amministrazione cantonale delle
contribuzioni, Ufficio esazione, ha avvertito l'Ufficio contribuzioni di
__________ della realizzazione forzata del fondo in oggetto, ricordandogli che
le imposte sul reddito e sulla sostanza immobiliare beneficiavano della
garanzia dell'ipoteca legale ai sensi degli art. 836 CCS e 183 LAC. A questa
comunicazione erano allegati i conteggi definitivi relativi alle pretese
d'imposta cantonale garantite da ipoteca legale per gli anni 1988, 1989 e 1990,
nonché i calcoli provvisori relativi all'imposta 1991 e 1992; quest'ultimi figuravano
a retro della copia di una lettera circolare datata 13 luglio 1992 con la quale
l'Ufficio cantonale di esazione richiedeva all'Ufficio di tassazione delle
persone giuridiche il calcolo provvisorio del credito garantito da pegno per
gli anni 1991/92.

Non avvedendosi dell'esistenza di questo particolare
conteggio, il convenuto ha omesso di insinuare all'UEF il credito relativo alle
imposte comunali per gli anni 1991 e 1992 ammontante a fr. 94'763.75.

Accortosi dell'errore in data 22 ottobre 1992, __________ ha
tempestivamente informato il Sindaco dell'accaduto e invitato la __________ di
__________ aggiudicataria dell'immobile a voler saldare le imposte comunali
rimaste scoperte. L'istituto di credito ha opposto un deciso rifiuto, così come
la __________ di __________ presso la quale il Comune di __________ detiene una
polizza RC.

Nel frattempo, segnatamente il 7 agosto 1992, la __________ è
caduta in fallimento e la relativa procedura chiusa il 17 dello stesso mese per
mancanza di attivi.

Alla richiesta dell'attore di rimborsare nella misura del 10%
il danno causato, il convenuto ha dichiarato la propria disponibilità ad
effettuare un versamento di fr. 5'000.- impregiudicata ogni ragione di merito.
Le successive trattative intavolate tra le parti nell'intento di comporre
bonalmente la controversia non hanno avuto esito positivo.

C.        Con petizione 21 ottobre 1993 il Municipio di __________
ha quindi convenuto in giudizio __________ davanti a questo Tribunale,
chiedendo di statuire come riprodotto in epigrafe.

Narrati minuziosamente i fatti, l'attore sottolinea in
particolare come la mancata notifica del credito fiscale nell'ambito della realizzazione
forzata del fondo abbia causato al Comune la perdita della garanzia ipotecaria
che gli avrebbe consentito di incassare le imposte scoperte del biennio 1991/92
ammontanti a fr. 94'763.75.

Avendo mancato per colpa grave ai propri doveri di servizio,
il convenuto deve essere chiamato a rispondere almeno in parte del danno
cagionato in virtù dell'art. 13 della Legge cantonale sulla responsabilità
degli enti pubblici e degli agenti pubblici del 24 ottobre 1988 (in seguito:
LResp). L'attore ritiene infatti che la colpa del proprio funzionario sia
grave, considerate tutte le circostanze del caso concreto. __________ era alla
testa capo dell'Ufficio comunale delle contribuzioni ed occupava quindi un posto
di prim'ordine. In una simile posizione di responsabilità non poteva trascurare
di verificare attentamente tutta la situazione fiscale della __________, tanto
più che l'avviso d'incanto del fondo era stato pubblicato nel FU e che
l'Amministrazione cantonale delle contribuzioni aveva reso attento il suo
ufficio circa l'esigenza di insinuare all'UEF ogni credito d'imposta connesso
con l'immobile per poter beneficiare dei privilegi dell'ipoteca legale. Secondo
l'attore, in siffatte evenienze il convenuto avrebbe dovuto indagare pure
sull'esistenza di eventuali scoperti riferiti agli anni 1991/92, periodo per il
quale anche l'Ufficio cantonale di esazione si era d'altronde premurato di
effettuare gli opportuni accertamenti dandone comunicazione all'Ufficio
contribuzioni di __________.

D.        All'accoglimento della petizione si oppone il convenuto,
che contesta partitamente le tesi sviluppate dall'attore.

Riguardo ai fatti, __________ precisa che una volta ricevuta
la comunicazione 15 luglio 1992 dell'Amministrazione cantonale delle
contribuzioni ha verificato tempestivamente se vi fossero imposte scoperte a
carico dell'__________. Al centro elettronico comunale erano registrati solo i
tributi relativi agli anni 1988, 1989 e 1990, tutti saldati. Ritenendo che gli
eventuali dati del biennio 1991/92 sarebbero pervenuti in seguito e non
avvedendosi dei conteggi provvisori riportati a tergo della lettera circolare
13 luglio 1992 dell'Ufficio cantonale di esazione, ha accantonato la pratica
con le ben note conseguenze.

Per quanto attiene ai presupposti dell'azione in
responsabilità avviata nei suoi confronti, il convenuto nega in sostanza che la
semplice svista nella quale è incorso possa integrare gli estremi della
mancanza ai doveri di servizio per colpa grave di cui all'art. 13 LResp. Il
concetto enunciato dalla citata norma di legge - argomenta - presuppone infatti
la crassa violazione di un obbligo elementare di prudenza di una gravità tale
da intaccare la fiducia che l'ente pubblico ripone nel proprio funzionario.

__________ censura inoltre l'ammontare del risarcimento richiesto,
che ritiene esagerato. Quantificando la pretesa il Comune avrebbe omesso di
tenere in debita considerazione le sue reali condizioni economiche, il rischio
professionale insito nei compiti assegnatigli ed il comportamento di
autodenuncia assunto dopo la scoperta dell'errore.

E.        Con scritto 8 luglio 1994 il patrocinatore dell'attore ha
sollecitato al Tribunale l'evasione della pratica.

Considerato,                 in diritto

1.         La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è
data dagli art. 22 cpv. 2 LResp e 71 lett. d LPamm.

La legittimazione attiva del Comune di __________ è pacifica;
la facoltà dell'ente pubblico di promuovere la presente procedura è già stata
d'altronde ammessa implicitamente nella sentenza che lo scrivente Tribunale ha
reso il 13 aprile 1993 (STA 13.4.1993 in re M.).

L'azione risulta tempestiva nella misura in cui la pretesa di
risarcimento vantata dall'attore non si è ancora prescritta (art. 27 LResp); lo
scritto 8 luglio 1994 che il patrocinatore del Comune ha indirizzato al
Tribunale è peraltro interruttivo di prescrizione ai sensi dell' art. 138 cpv.
1 CO (DTF 106 II 32).

La petizione è pertanto ricevibile in ordine e può essere
decisa sulla base degli atti, senza istruttoria. La copiosa documentazione
prodotta con gli allegati di causa consente di rinunciare all'assunzione delle
ulteriori prove notificate dalle parti, che non appaiono invero idonee a
procurare a questo Tribunale la conoscenza di altri fatti rilevanti per il
giudizio (art. 18 LPamm).

2.         In Ticino la responsabilità dei dipendenti comunali per
il danno cagionato all'ente pubblico è regolata dalla Legge cantonale sulla
responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici del 24
ottobre 1988 (cfr. art. 1 cpv. 1 lett. b, 3 lett. b e 13 LResp).

Giusta l'art. 13 LResp l'agente pubblico risponde verso
l'ente pubblico del danno che gli ha cagionato mancando con intenzione o per
colpa grave ai propri doveri di servizio.

Al pari del diritto federale (cfr. art. 8 LFResp), la norma
cantonale fa dipendere la responsabilità dell'agente pubblico dalla realizzazione
di condizioni oggettive e soggettive: il danno, la violazione intenzionale o
per grave negligenza di un dovere di servizio e il nesso di causalità adeguato
tra il danno e l'azione (cfr. DTF 102 Ib 107/108).

La vertenza ha per oggetto il quesito a sapere se __________
abbia cagionato il danno patito dal Comune di __________ mancando per colpa
grave ai propri doveri di servizio.

2.1. La violazione dei doveri di servizio presuppone
l'esistenza di una colpa del dipendente. La trasgressione rimproveratagli deve
essere riconducibile ad azioni od omissioni poste in essere con intenzione o
per negligenza (DTF 110 Ia 95, 98 Ib 305; ZBl 1977, 319; Imboden/Rhinow,
Schweiz. Verwaltungsrechtsprechung V ed. N. 54 B IV c; Rhinow/Krähenmann, id.
op., Erg. Bd., ibidem).

Intenzionale, secondo la definizione dell'art. 18 cpv. 2 CPS,
applicabile per analogia, è la violazione dei doveri di servizio commessa
consapevolmente e volontariamente. L'intenzione può manifestarsi sotto forma di
dolo diretto o sotto forma di accettazione consapevole dell'illiceità di un
determinato comportamento (dolo eventuale; cfr. Schulz, Einführung in den allg.
Teil des Strafrechts, § 14).

Riconducibile a negligenza, secondo l'art. 18 cpv. 3 CPS, è
invece la violazione dei doveri di servizio commessa da un dipendente che per
un'imprevidenza colpevole - ossia dovuta ad omissione delle precauzioni alle
quali era tenuto in base alle circostanze ed alle sue condizioni personali -
non ha scorto le conseguenze del suo comportamento (negligenza inconsapevole)
o, pur avendole scorte, non ne ha tenuto conto (negligenza consapevole) (STA 22
giugno 1993 in re D.B.).

Secondo la giurisprudenza resa dal Tribunale federale in tema
di responsabilità degli agenti pubblici, vi è negligenza grave allorquando il
funzionario viola una regola elementare di prudenza che, nelle medesime
circostanze, si sarebbe imposta a qualsiasi persona ragionevole. Per
determinare se vi è stata violazione di una regola elementare di prudenza
occorre tenere conto delle attitudini richieste ad un funzionario medio, avuto
riguardo alle circostanze del singolo caso (DTF 106 V 207, 105 V 123, 104 Ib 3,
102 Ib 108, 86 I 180).

La negligenza può essere considerata siccome grave anche se
l'ente pubblico rinuncia ad adottare sanzioni disciplinari; basta che
l'amministrazione abbia fondati motivi di dubitare che il dipendente meriti
ancora la fiducia che gli è stata accordata in funzione del posto e dei compiti
affidatigli (DTF 104 Ib 3 consid 3a, 102 Ib 108 consid 4). Quest'ultimo
concetto è stato ribadito chiaramente anche nel rapporto 9 settembre 1988 della
Commissione della legislazione sul messaggio 14 ottobre 1986 concernente la
Legge sulla responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici
(cfr. RVGC, sessione ordinaria primaverile 1988, vol. 4, pag. 1702).

2.2. Nell'evenienza concreta, il Municipio di __________
ritiene in sostanza che omettendo di verificare attentamente la situazione
fiscale complessiva della __________ il capo dell'Ufficio comunale delle
contribuzioni abbia mancato gravemente ai propri doveri di servizio; a mente
dell'attore, messo al corrente dell'imminente incanto e della necessità di
insinuare all'UEF i crediti fiscali del Comune, __________ avrebbe dovuto
indagare sull'esistenza di eventuali scoperti riferiti agli anni 1991/1992 e
non limitare i propri controlli ai soli dati registrati presso il centro
elettronico comunale.

La tesi merita di essere condivisa.

Tra i compiti assegnati al convenuto vi era quello di
esaminare le pratiche fiscali e di evadere personalmente le pendenze particolari,
segnatamente gli incassi.

La pratica __________, malgrado la sua particolarità,
rientrava certamente nel novero degli incassi dell'imposta comunale. In
effetti, nel luglio del 1992 il Comune di __________ vantava nei confronti
della società un credito di complessivi fr. 94'763.75 costituito dalle imposte
comunali del biennio 1991/92 e come tale assistito da ipoteca legale in virtù
degli art. 836 CCS e 183 LAC. Per ottenere il pagamento di quel credito
l'Ufficio contribuzioni della città avrebbe dovuto insinuare in tempo utile la
pretesa nell'ambito della procedura di realizzazione forzata dell'immobile
della __________, poiché la relativa garanzia ipotecaria non era iscritta a RF;
i crediti fiscali non notificati restano infatti esclusi da ogni partecipazione
alla somma ricavata dall'incanto se il diritto di pegno legale che li assicura
non risulta dai pubblici registri (art. 138 cpv. 2 cifra 3 LEF). Sta di fatto
che la mancata insinuazione della pretesa ha comportato come noto la decadenza
della garanzia ipotecaria e infine la perdita dell'intero credito.

Nel caso di specie, per adempiere il compito d'incasso delle
imposte affidatogli dal Comune il convenuto __________ avrebbe dovuto innanzi
tutto verificare compiutamente la sussistenza di eventuali scoperti fiscali a
carico dell'__________; se la ricerca avesse dato frutti, avrebbe poi dovuto
insinuare i crediti all'UEF, il quale a sua volta li avrebbe inseriti nelle
condizioni d'asta e posti a carico dell'aggiudicataria senza imputazione sul
prezzo di vendita (art. 49 cpv. 1 lett. a RFF), così come è avvenuto per le imposte
cantonali di cui la __________ si è assunta il pagamento.

__________, persona di provata esperienza e capo dell'Ufficio
contribuzioni della città, sapeva certamente che in un caso come quello in
esame l'attenta verifica della posizione contabile della società era di
primordiale importanza ai fini dell'incasso. Quand'anche avesse avuto dei dubbi
a proposito, l'avviso d'incanto del fondo pubblicato sul FU e soprattutto la
documentazione pervenutagli dall'Amministrazione cantonale delle contribuzioni
avrebbero dovuto indurlo ad indagare con cura circa l'esistenza di un qualsiasi
credito d'imposta.

Una volta ricevuta la comunicazione 15 luglio 1992 dell'Amministrazione
cantonale delle contribuzioni il convenuto ha controllato tempestivamente con
esito negativo se vi fossero imposte scoperte a carico dell'__________; al
centro elettronico comunale erano registrati in effetti soltanto i tributi
relativi agli anni 1988, 1989 e 1990, tutti saldati. Nelle circostanze
descritte il convenuto, al pari di ogni altra persona avveduta nelle sue stesse
condizioni, non poteva però limitarsi ad un'ispezione presso il solo centro
elettronico comunale. Né tanto meno, considerata la brevità del termine perentorio
d'insinuazione degli eventuali crediti, poteva archiviare l'incarto pensando
che i conteggi mancanti sarebbero pervenuti più tardi. Proprio l'assenza di
qualsiasi dato informatico recente e relativo al biennio 1991/92 avrebbe dovuto
insospettirlo e convincerlo della necessità di ulteriori investigazioni. Una semplice
telefonata all'Amministrazione cantonale delle contribuzioni avrebbe permesso
di svelare l'esistenza dei conteggi provvisori d'imposta degli anni 1991/1992
riportati a tergo della lettera circolare 13 luglio 1992 dell'Ufficio cantonale
d'esazione, documento in suo possesso e di cui non era venuto integralmente a
conoscenza per una banale svista.

Accantonando una pratica così delicata senza procedere ad ulteriori
approfondimenti che gli avrebbero consentito di scoprire le imposte pendenti,
di notificarle all'UEF e di incassare il dovuto, __________ ha violato i suoi
doveri di servizio in maniera talmente grave da impegnare la sua responsabilità
ai sensi dell'art. 13 LResp. La sua negligenza consiste non tanto nell'aver sbadatamente
dimenticato di girare la pagina di un documento, quanto piuttosto nell'aver
omesso di intraprendere le indagini che qualsiasi altro esperto funzionario
nella sua posizione e nelle medesime circostanze avrebbe ragionevolmente
predisposto per ossequiare un'elementare regola di prudenza e di comportamento.

A fronte di un simile agire il Comune avrebbe avuto
d'altronde fondati motivi per domandarsi se il proprio dipendente meritava
ancora la fiducia conferitagli in funzione del posto e del compito
assegnatigli. Sintomatico appare a questo proposito il fatto che __________ è
stato oggetto di un procedimento disciplinare, conclusosi peraltro senza
l'adozione di provvedimenti. Tale esito non deve tuttavia trarre in inganno:
l'attore ha verosimilmente rinunciato ad applicare sanzioni in considerazione
del lungo periodo di lavoro svolto dal funzionario e del suo imminente pensionamento.

3.         Accertato il diritto del Comune di __________ di
pretendere un risarcimento dal convenuto, resta da esaminare il quantum della
pretesa fatta valere in causa. __________ contesta infatti siccome esagerato
l'indennizzo di fr. 9'476.- richiesto dall'attore e corrispondente al 10% della
somma persa.

3.1. Ai sensi dell'art. 26 LResp l'ente pubblico decide
inappellabilmente se ed eventualmente in quale misura far valere la propria
pretesa, tenuto conto del grado di colpa dell'agente pubblico e della sua
situazione personale ed economica. La norma riprende sostanzialmente i criteri
di commisurazione dell'indennizzo praticati nel diritto civile (cfr. art. 43 e
44 CO).

Posto che l'entità del danno non è di assoluto rilievo, il
risarcimento va dunque fissato tenendo conto delle contingenze in cui sono stati
violati i doveri di servizio e si è avverato il danno, della colpa imputabile
al responsabile, nonché delle condizioni personali, sociali ed economiche nelle
quali versa l'agente pubblico. Una corretta applicazione di questi parametri
impone di far astrazione da schematizzazioni come quelle adottate dal
Dipartimento militare federale, che di regola invita l'autore di una colpa
grave ad assumersi un decimo del pregiudizio cagionato alla Confederazione
(cfr., a quest'ultimo proposito, Grisel, Traité de droit administratif, vol.
II, p. 806).

3.2. Le circostanze e la gravità della colpa sono già state
esaminate nel considerando precedente. Ai fini di un'equa fissazione del
risarcimento occorre ancora valutare la situazione personale del convenuto.

__________ è stato alle dipendenze del Comune di __________
per ben 39 anni, durante i quali non ha mai dato adito a lagnanze da parte del
suo datore di lavoro. Ha a carico una famiglia composta dalla moglie e da una
figlia minorenne ancora gli studi. All'epoca era alla soglia del pensionamento
e guadagnava fr. 6'257 .- al netto degli oneri sociali e dei contributi
ordinari alla cassa pensioni, adempiendo funzioni pubbliche comportanti
oggettivamente un accresciuto rischio professionale non coperto da assicurazione.
D'altra parte, non appena scoperto il proprio errore e le conseguenze del
medesimo ha subito avvertito il Municipio cercando di ricuperare il credito
fiscale andato perso; non riuscendovi, pro bona pacis ha invano offerto al
Comune un risarcimento di 5'000.-.

Ora, ben ponderando tutte le circostanze e particolarità del
caso concreto la pretesa vantata in causa dall'attore appare eccessiva. Un
risarcimento di fr. 6'200.-, corrispondente ad un mese di stipendio del
convenuto ed al 6.5% del pregiudizio cagionato, appare tutto sommato meglio
proporzionato alla fattispecie e più ossequioso dei criteri che informano la
quantificazione dell'indennizzo nell'ambito della LResp.

4.         L'accoglimento solo parziale della petizione impone di
ripartire tra le parti la tassa di giudizio e le ripetibili in funzione del
rispettivo grado di soccombenza (art. 28 e 31 LPamm).

Per questi
motivi;

visti gli art. 836 CCS; 138 LEF;
18 CPS; 8 LFResp; 183 LAC; 13, 16, 22, 27 LResp; 18, 28, 31, 71 e 74 LPamm,

dichiara e pronuncia:

1.         La petizione è parzialmente
accolta.

§.      Di conseguenza il convenuto __________ è
condannato a versare al Comune di __________ un risarcimento di fr. 6'200.- oltre
interessi al 5% dal 15 marzo 1993.

2.         La tassa di giudizio di fr.
750.- (settecentocinquanta) è posta per 2/3 a carico del convenuto e per il
resto a carico del Comune di __________. __________ verserà all'attore fr.
600.- (seicento) a titolo di ripetibili.

	
   

  	
  3.

  	
  Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  	
   

  	
   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo:

Il presidente:                                                            Il
segretario: