# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 92e19cfa-71cb-5423-a52c-d3dd503976f1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-08-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.08.2009 D-6477/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6477-2006_2009-08-12.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6477/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 2  a g o s t o  2 0 0 9

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Martin Zoller e Robert Galliker, 
cancelliera Chiara Piras.

A._______ ed i suoi figli B._______ e C._______, Iran,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento;
decisione dell'UFM del 20 maggio 2003 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6477/2006

Fatti:

A.
Il  5  marzo  2001,  il  ricorrente,  B._______,  si  è  presentato, 
accompagnato  dalla  nonna  (D._______,  N  [...]),  la  quale  fingeva  di 
essere la madre, al  Centro di  registrazione e di  procedura (CRP) di 
E._______  ed ha depositato  una domanda d'asilo. In  seguito,  i  due 
richiedenti l'asilo sono stati trasferiti al CRP di F._______. Dagli atti di 
causa risulta che durante il soggiorno a F._______ i funzionari federali 
e  gli  operatori  del  sevizio  di  assistenza  hanno  notato  numerosi 
maltrattamenti di B._______ da parte della nonna. Con decisione del 
(...),  la  Commissione  tutoria  regionale,  sede  di  G._______,  ha 
collocato  B._______  presso  il  Centro  di  Pronta  Accoglienza  e 
Osservazione  a  G._______  e  dato  mandato  all'organizzazione 
sociopsichiatrica  di  H._______  di  fornirgli  consulenza  ed  aiuto  (agli 
atti). Con decisione del  (...),  la  summenzionata Commissione tutoria 
ha collocato B._______ provvisoriamente presso la famiglia I._______ 
di  J._______ ed istituito una curatela ai  sensi dell'art. 392 cpv. 3 del 
codice civile  svizzero  del  10 dicembre 1907 (CC, RS 210). All'arrivo 
dell'interessata, A._______, in Svizzera B._______ è stato affidato a 
quest'ultima. 

B.
Il  10  dicembre  2001,  l'interessata  –  cittadina  iraniana,  originaria  di 
K._______  (Iran),  di  etnia  curda,  convertita  alla  fede  cristiana  ed 
incinta al quinto mese – ha inoltrato una domanda d'asilo in Svizzera. 
Ha  dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr. verbali 
d'audizione  del  13  dicembre  2001  e  del  1°  febbraio  2002)  che  suo 
padre era stato ucciso durante la rivoluzione, quando lei  era ancora 
bambina (tre anni). All'età di 13 o 14 anni, sarebbe stata obbligata a 
sposare  L._______,  padre  dei  figli  B._______  e  M._______  –  o 
N._______,  a  seconda  delle  versioni  –  il  quale  sarebbe  ancora  in 
patria  (a  O._______)  presso  suo  suocero  o  sua  cognata.  Nell'anno 
1995, si sarebbe separata dal marito, tossicomane, ed avrebbe deciso 
di  lasciare  il  proprio  Paese  d'origine,  recandosi  ad  P._______ 
(Turchia),  dove  avrebbe  trascorso  illegalmente  tre  anni  e  mezzo. 
Dopodiché, avrebbe proseguito per Q._______ (Grecia), dove sarebbe 
rimasta con la madre, la sorella, il fratello ed il figlio B._______ come 
clandestina.  Nel  corso  del  suo  soggiorno  in  Grecia,  l'interessata 
avrebbe convissuto con un connazionale,  dal  quale sarebbe rimasta 
incinta. Appena riuscita  a  mettere  insieme i  soldi  per  il  viaggio,  il  7 

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dicembre  2001,  ella  avrebbe  lasciato  la  Grecia  in  Tir,  arrivando  a 
R._______  (Italia)  e  proseguendo  per  la  Svizzera  in  auto  e  senza 
subire controlli. 

C.
Il  22  febbraio  2002,  è  nata  a  G._______  (Svizzera)  la  figlia 
dell'interessata, C._______.

D.
Il  20  maggio  2003,  l'allora  Ufficio  federale  dei  rifugiati  (UFR, 
attualmente  e di  seguito UFM) ha respinto  la  domanda d'asilo  degli 
interessati.  Nello  stesso  tempo,  ha  pronunciato  l'allontanamento  di 
quest'ultimi  dalla  Svizzera  e  ritenuto  lecita,  esigibile  e  possibile 
l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Iran. 

E.
Il  24  giugno  2003,  gli  interessati  hanno  inoltrato  ricorso  (con  sei 
allegati; agli atti) dinanzi alla Commissione svizzera in materia d'asilo 
(CRA)  contro  la  citata  decisione  dell'UFM.  Hanno  chiesto,  in  via 
principale,  l'annullamento  del  provvedimento  impugnato  e  la 
concessione dell'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  l'ammissione provvisoria. 
Hanno  altresì  presentato  una  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel 
senso  dell'esenzione  dal  pagamento  a  copertura  delle  spese 
processuali e del relativo anticipo. 

F.
Il 7 luglio 2003, la CRA ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di motivi 
particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  sulla  procedura 
amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere ai 
ricorrenti  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili 
spese  processuali.  Nel  contempo,  ha  invitato  l'autorità  inferiore  a 
presentare una risposta al ricorso. 

G.
Il 7 agosto 2003, i ricorrenti hanno inoltrato un complemento al ricorso, 
presentando  uno  scritto  del  5  agosto  2003  della  Organizzazione 
svizzera  aiuto  ai  rifugiati  (OSAR),  nel  quale  si  evince  che  in  Iran 
l'adulterio  e  la  nascita  di  un  figlio  illegittimo  può  condurre  ad  una 
discriminazione sociale e nei casi  peggiori  a sanzioni  da parte delle 
istituzioni statali fino alla pena di morte. 

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H.
Il  2  settembre  2003,  l'UFM,  nell'ambito  della  risposta  al  ricorso,  ha 
proposto la reiezione del gravame. 

I.
Il  15  ottobre  2003,  gli  insorgenti  hanno  presentato  l'atto  di  replica, 
sottolineando,  da  un  lato,  la  verosimiglianza  del  racconto  della 
ricorrente in merito alla separazione dal coniuge, siccome circoscritto 
e dettagliato e le precarie condizioni mediche del ricorrente B._______ 
e, dall'altro lato, l'inidoneità al fine di provare la paternità di C._______ 
dell'atto  di  nascita  rilasciato  dall'Ufficio  di  stato  civile  di  G._______, 
vista la presunzione legale di paternità dell'ex marito della ricorrente. 

J.
Il  30  agosto  2005,  la  CRA  ha  invitato  l'UFM  ad  inoltrare  una 
determinazione nell'ambito della  procedura  relativa al  caso di  rigore 
personale grave ai  sensi  dei  capoversi  3 a 5 dell'art. 44  della  legge 
sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), nel frattempo abrogati.

K.
Il 19 settembre 2005, l'UFM ha presentato il suo preavviso in merito, 
concludendo  –  al  contrario  di  quanto  proposto  dalla  Sezione  dei 
permessi e dell'immigrazione del cantone S._______ – l'assenza delle 
condizioni necessarie per un caso di rigore personale grave. 

L.
Con scritto del 13 luglio 2009, i ricorrenti hanno sollecitato l'evasione 
del ricorso inoltrato il 24 giugno 2003.

Diritto:

1.

1.1 Il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,  RS  173.32], 
art. 105 LAsi  e  art.  83  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Questo Tribunale osserva altresì che dal 1° gennaio 2007 giudica, 
in  quanto  sia  competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31  dicembre  2006 

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presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi 
dei ricorsi dei dipartimenti. Il giudizio si svolge secondo il nuovo diritto 
processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta  il  capoverso  1  delle  disposizioni  transitorie  della  LAsi 
riguardanti la modifica del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti 
al momento dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il 
nuovo diritto.

1.4 Secondo l'art. 6 LAsi,  le  procedure in  materia  d'asilo  sono rette 
dalla  PA,  dalla  LTAF  e  dalla  LTF,  in  quanto  la  LAsi  non  preveda 
altrimenti.

2.
V'è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
di  ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  nonché  all'art.  50  e 
all'art. 52 PA.

3.

3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano. 

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  del  provvedimento  litigioso 
(v. Sentenza del Tribunale Federale [DTF] 126 I 207).

5.
Nella  decisione  impugnata,  l'autorità  inferiore  ha  sottolineato  la 
mancanza di un legame temporale causale, da un lato, tra l'uccisione 
del padre della ricorrente nel 1980 e, dall'altro lato, tra i presunti fermi 
avvenuti  nel  1989 oppure  1990 ai  danni  della  ricorrente  e  l'espatrio 
della medesima nel 1996. Inoltre, l'UFM ha rilevato l'assenza di indizi 
fondati  per  l'asserito  timore  dell'insorgente  di  incontrare  in  caso  di 

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rientro in patria dei problemi a causa del passato del padre, tanto più 
che la ricorrente ha dichiarato di non avere mai avuto dei problemi con 
le  autorità  in  Iran.  Tali  motivi  non  sarebbero,  dunque,  rilevanti  in 
materia d'asilo. In merito alla apostasia, detto Ufficio ha constatato che 
in  Iran  una  conversione  al  cristianesimo  non  comporta 
automaticamente una persecuzione, ritenuto che le persone convertite 
non sarebbero, a priori, esposte ad un pericolo. Ciò, in particolare, se 
la  pratica  della  nuova  religione  avviene  in  una  sfera  privata  e  la 
persona convertita non era già conosciuta presso le autorità statali a 
causa di una marcata opposizione al regime presente nel Paese. Nella 
fattispecie,  non  emergerebbe  che  la  ricorrente  sarebbe  nota  alle 
autorità  iraniane  per  una  decisa  opposizione  al  governo.  Di 
conseguenza, la sua conversione al cristianesimo non costituirebbe un 
motivo oggettivo per ritenere che ella  venga esposta  a persecuzioni 
rilevanti in materia d'asilo in caso di rientro in Patria. Per di più, i mezzi 
di  prova  presentati  nel  corso  della  procedura  non  concernerebbero 
elementi rilevanti in materia d'asilo, e sarebbero, dunque, da ritenere 
non adeguati. Infine, nella fattispecie, né la situazione politica in Iran, 
né altri motivi, si opporrebbero ragionevolmente al ritorno dei ricorrenti 
in  tale  Paese,  ritenuto,  tra  l'altro,  che  la  ricorrente  ha  affermato  di 
possedere ancora una rete familiare nel suo Paese d'origine. 

6.

6.1 Nel  gravame,  gli  insorgenti  hanno  rilevato  che  la  ricorrente, 
sebbene separata legalmente dal marito, ha avuto una relazione con 
un  connazionale  in  Grecia,  dalla  quale  avrebbe  avuto  la  bambina 
C._______.  In  caso  di  rientro  in  Patria,  sarebbe,  dunque, 
manifestamente  perseguitata  per  adulterio,  ritenuto  che la  ricorrente 
avrebbe lasciato l'Iran nel 1996 e la figlia sarebbe nata ben sei anni 
dopo,  nel  2002,  nonché  per  la  conversione  al  cristianesimo 
(presentate  a  tale  proposito  due  foto,  le  quali  ritrarrebbero  la 
ricorrente,  una  con  il  sacerdote  che  l'avrebbe  battezzata  e  l'altra 
durante  la  ceremonia  di  battesimo). Di  conseguenza,  i  ricorrenti 
dovrebbero  essere  riconosciuti  come  rifugiati  per  motivi  soggettivi 
insorti  dopo  la  fuga,  segnatamente  la  conversione,  l'adulterio  e  la 
nascita  della  figlia  illegittima.  Inoltre,  la  situazione  dell'insorgente 
sarebbe aggravata dal fatto di avere lasciato il suo Paese illegalmente. 
Per  di  più,  in  caso  di  rientro  in  Patria,  i  ricorrenti  rischierebbero  di 
essere vittime di trattamenti contrari all'art. 3 della  Convenzione per la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 

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novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101),  segnatamente  persecuzioni, 
maltrattamenti e uccisione sia da parte delle autorità iraniane, sia del 
marito  e  della  sua  famiglia  in  seguito  alla  relazione  adultera. 
L'esecuzione  dell'allontanamento  non  sarebbe,  dunque, 
manifestamente esigibile, ritenuta, anche, la situazione politica vigente 
in Iran,  la quale non sarebbe né stabile,  né adatta per permettere il 
rientro  di  una  madre  con  due  bambini  piccoli.  I  ricorrenti  non 
potrebbero, infatti, contare su una rete sociale, visto che la madre, la 
sorella  ed  il  fratello  della  ricorrente  sarebbero  espatriati  con 
quest'ultima.  Ella  rischierebbe,  dunque,  di  essere  emarginata,  in 
quanto separata, cristiana, adultera, analfabeta e senza possibilità di 
trovare  un  occupazione.  Infine,  il  figlio  della  ricorrente,  B._______, 
giunto  in  Svizzera  con la  nonna il  5  marzo 2001,  ha  frequentato  la 
scuola elementare in Svizzera con successo, inserendosi bene nella 
sua  classe.  Dal  rapporto  medico  del  servizio  medico  psicologico 
cantonale del 23 giugno 2003, si evincerebbe, inoltre, che il bambino 
sarebbe ripetutamente stato maltrattato ed avrebbe subito deprivazioni 
nel  corso  del  viaggio.  La  terapia  psicomotoria  con  frequenza 
settimanale  e  le  consultazioni  pedopsichiatriche  che  starebbe 
seguendo,  sarebbero  necessarie  per  alcuni  anni.  Un  nuovo 
spostamento  comporterebbe  un  importante  rischio  di  regressione 
psichica a causa dei traumi subiti. 

6.2 Nel  complemento  al  ricorso,  i  ricorrenti  hanno  presentato  uno 
scritto del 5 agosto 2003 dell'OSAR, dal quale si  dedurrebbe che in 
Iran l'adulterio e la nascita di un figlio illegittimo può condurre ad una 
discriminazione sociale e, nei casi peggiori, a sanzioni da parte delle 
istituzioni  statali  fino  alla  pena  di  morte.  Inoltre,  sussisterebbe  il 
pericolo  di  punizione  per  al  conversione  con  la  pena  di  morte,  in 
particolare  se  la  persona  in  questione  riveste  una  posizione 
importante  nella  società. Tuttavia,  anche  se  ciò  non  è  il  caso  della 
ricorrente, bisognerebbe  contare con pene gravi e sproporzionate da 
parte delle autorità. 

7.
Nell'ambito della risposta al ricorso, l'UFM ha ritenuto che la ricorrente 
non ha depositato  alcun documento  rilevante,  in  particolare  l'atto  di 
nascita,  sul  quale  verrebbe  registrato  sia  il  matrimonio  che  un 
eventuale  divorzio.  Inoltre,  ella  avrebbe  affermato  che  un  giudice 
avrebbe  pronunciato  la  separazione  dal  marito  nel  1995,  ma  non 
avrebbe presentato né un documento attestante la separazione, né un 

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eventuale  atto  di  divorzio. L'UFM non disporrebbe,  dunque, di  alcun 
documento  che  attesti  la  separazione  o  il  divorzio  della  ricorrente. 
Sull'atto  di  nascita  della  figlia  C._______  –  unico  documento 
depositato  e  redatto  dall'Ufficio  civile  di  G._______ sulla  base delle 
dichiarazioni fornite dalla ricorrente stessa – figurerebbe come padre 
della  bambina  il  marito  della  ricorrente.  Di  conseguenza,  non  vi 
sarebbe  alcun  elemento  concreto  che  possa  permettere  all'UFM  di 
concludere  che la  ricorrente abbia commesso adulterio  e che abbia 
avuto una figlia  al  di  fuori  del  matrimonio. La questione in merito  ai 
rischi incorsi in Iran da una donna che ha commesso adulterio con la 
successiva  nascita  di  un  bambino  illegittimo  potrebbe,  dunque, 
rimanere  irrisolta.  Infine,  in  merito  ai  problemi  del  ricorrente 
B._______,  l'UFM  ha  rilevato  che  l'Iran  dispone  delle  infrastrutture 
mediche  necessarie  al  proseguimento  delle  cure  che  egli  starebbe 
ricevendo in Svizzera. I medici che lo avrebbero in cura al momento, 
potrebbero, altresì, prepararlo al meglio al suo rientro in patria, dove la 
famiglia  del  padre  –  secondo  quanto  dichiarato  dalla  ricorrente  – 
finanziariamente  benestante,  potrebbe certamente  finanziare le  cure 
mediche necessarie. In caso contrario, il figlio della ricorrente potrebbe 
beneficiare di un aiuto al ritorno individuale per questioni mediche. 

8.
Nella  replica  la  ricorrente  ha  confermato  di  non  avere  consegnato 
documenti atti a dimostrare la separazione dal marito. Tuttavia, ritenuta 
la  verosimiglianza  del  racconto  circoscritto  e  dettagliato  fornito  da 
quest'ultima,  tale  separazione  deve  essere  ritenuta  come 
verosimilmente avvenuta. Per di più, non può essere considerata prova 
della  paternità  della  piccola  C._______  l'atto  di  nascita  rilasciato 
dall'Ufficio  di  stato  civile  di  G._______,  in  quanto  fondato 
sull'impossibilità  di  dimostrare  tale  separazione  e  rilasciato  in 
applicazione  del  principio  della  presunzione  di  paternità  del  marito 
previsto  dal  diritto  svizzero. Infine,  gli  insorgenti  hanno  nuovamente 
sottolineato  l'inesigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  di 
B._______,  ritenuti  i  suoi  problemi  di  salute,  il  trauma  subito  ed  il 
rischio di un nuovo sradicamento sociale al quale sarebbe esposto in 
caso di rientro in Iran. 

9.

9.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 

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religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

9.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima risulti secondaria (v. Giurisprudenza ed informazioni della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
1993 n. 21). In altri  termini, le dichiarazioni devono essere attendibili, 
cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri 
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili 
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (v. GICRA 1995 n. 23).

10.
Questo Tribunale osserva che i ricorrenti hanno fatto valere dei motivi 
d'asilo  anteriori  all'espatrio  della  ricorrente  (uccisione  del  padre  di 
quest'ultima  durante  la  rivoluzione)  come  anche  motivi  posteriori 
(nascita della figlia C._______ ed apostasia). 

11.
In  merito  ai  motivi  d'asilo  anteriori  all'espatrio,  il  TAF osserva  che, 
come  rettamente  rilevato  dall'autorità  inferiore  nella  decisione 
impugnata,  le  dichiarazioni  determinanti  in  materia  d'asilo  rese dalla 
ricorrente in merito ai motivi d'asilo anteriori al suo espatrio – e quindi 
l'uccisione  del  padre  durante  la  rivoluzione  e  due  o  tre  fermi  subiti 
durante gli  anni 1989 o 1990 – s'esauriscono in mere, generiche ed 

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imprecise  affermazioni  di  parte,  non corroborate dal  benché minimo 
elemento di seria consistenza, in sostanza per le ragioni indicate nel 
provvedimento litigioso. 

Occorre, in particolare, convenire con l'UFM sul fatto che l'insorgente 
non è riuscita ad attestare in modo credibile un nesso causale tra la 
morte  del  padre  durante  la  rivoluzione,  avvenuta  quando  ella  era 
ancora piccola (cfr. verbali d'audizione del 13 dicembre 2001 pag. 5 e 
del 1° febbraio 2002 pag. 5), ed il proprio espatrio nel 1995. 

Inoltre, in relazione al secondo motivo di espatrio, ovvero i timori legati 
alle sue amicizie con delle persone di fede cristiana ed i conseguenti 
fermi,  la  ricorrente  si  è  espressa  in  modo  vago,  stereotipato  e 
manifestamente  contraddittorio,  affermando,  a  titolo  d'esempio, 
nell'ambito dell'audizione del 13 dicembre 2001, di avere frequentato 
degli  amici cristiani all'età di 12 anni (pag. 5). Quest'ultimi sarebbero 
stati  arrestati  con  l'accusa  di  tentare  di  convincerla  a  cambiare 
religione. La stessa sarebbe stata fermata e detenuta due volte all'età 
di 13 anni dalle “T._______” e minacciata di morte in caso di un terzo 
fermo (ibidem). Nella prima occasione sarebbe stata trattenuta per due 
notti, mentre il secondo fermo sarebbe durato alcune ore (pag. 6). Nel 
corso  dell'audizione  del  1°  febbraio  2002,  l'insorgente  ha  però 
affermato di avere iniziato a frequentare una famiglia cristiana all'età di 
13  anni  (pag.  5)  e  di  essere  stata  arrestata  ben  tre  volte  dalle 
“U._______”.  La  prima  volta  sarebbe  stata  trattenuta  una  notte,  la 
seconda volta due notti e la terza ed ultima volta l'avrebbero fermata 
una settimana (pag. 8). 

A  prescindere  da  tali  palesi  contraddizioni,  rimane  incomprensibile 
come la ricorrente – secondo le proprie affermazioni – abbia deciso di 
vivere in Turchia per tre anni e mezzo e successivamente in Grecia per 
altri  tre  anni  come clandestina (verbale d'audizione del  13 dicembre 
2001 pag. 1 e 2), senza depositare una domanda d'asilo e rischiando 
così costatamente di essere allontanata dalle autorità verso l'Iran. Tale 
comportamento  dimostra  l'assenza  di  seri  timori  d'esposizione  a 
persecuzioni  nel  suo  Paese  d'origine  e  non  è  tipico  di  chi  cerca 
veramente di fuggire da oppressioni e pregiudizi nella propria patria. 

In  considerazione  di  quanto  precede,  questo  Tribunale  ritiene 
inverosimili i fatti  narrati  dalla  ricorrente  relativi  ai  motivi  d'asilo 
anteriori al suo espatrio. 

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12.
Colui che fa valere una situazione di pericolo creatasi nel suo Paese 
d'origine o di  provvenienza in seguito ad un comportamento addotto 
dopo  l'espatrio,  fa  valere  dei  motivi  soggettivi  insorti  dopo  la  fuga 
(art. 54  LAsi).  Quest'ultimi,  a  prescindere  dal  fatto  di  essere  stati 
generati  abusivamente  o  meno,  conducono  all'esclusione  dall'asilo, 
nella  misura  in  cui  siano  determinanti  per  il  riconoscimento  della 
qualità di rifugiato. La conseguenza che il legislatore ha previsto per la 
sopravvenienza  di  motivi  posteriori  alla  fuga,  ovvero  l'esclusione 
dell'asilo,  vieta  una  combinazione  di  quest'ultimi  con  dei  motivi 
anteriori  alla  fuga,  rispettivamente  con dei  motivi  oggettivi  posteriori 
alla fuga medesima, che ad essi soli non siano sufficienti a legittimare 
il riconoscimento della qualità di rifugiato (v. GICRA 2006 n. 1 consid. 
6.1 e GICRA 1995 n. 7 consid. 7b e 8). Una persona, la quale fa valere 
dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga, ha oggettivamente motivo di 
temere  delle  future  persecuzioni  da  parte  delle  autorità  del  proprio 
Paese (GICRA 2000 n. 16 consid. 5a).

12.1 Per quanto  attiene  alla  problematica  dell'apostasia  in  Iran,  qui 
intesa come abbandono della religione islamica in  favore di  un altro 
credo, tale pratica non è ammessa dal diritto islamico e - teoricamente 
-  potrebbe  essere  punita  con  la  pena  di  morte  (v.  Sentenza  del 
Tribunale  amministrativo  federale  del  9  luglio  2009  D-3357/2006 
consid.  7.3.4  pag.  33ss,  pubblicazione  prevista  in  Decisioni  del 
Tribunale amministrativo federale [DTAF]). È tuttavia noto che in Iran 
negli ultimi anni l'apostasia è stata raramente punita e che il governo 
non svolge indagini  in  modo sistematico  per  scoprire tutti  i  possibili 
convertiti  (Iran Country Report, Home Office, aprile 2009, n. 19.26 e 
segg. e relative fonti; OSAR, Iran, mise à jour, 2 agosto 2006, pag. 3; 
OSAR, Les chrétiens d'Iran, 18 ottobre 2005 pag. 17 e seg.). Certo, la 
libertà di religione è limitata, ma in Iran è possibile, di regola, vivere 
praticando la propria fede, persino, ed entro certi  limiti,  ai  convertiti. 
Per conseguenza, non si può parlare di una sistematica persecuzione 
degli  apostati,  anche  nel  caso  in  cui  le  autorità  iraniane  siano 
informate  dell'avvenuta  conversione (Iran  Country  Report,  op. cit.  n. 
19.27 e n. 19.28; Sentenza del Tribunale amministrativo federale del 9 
luglio 2009 D-3357/2006 consid. 7.3.2 e 7.3.3 pag. 29ss). Per quanto 
attiene  alla  genuinità  delle conversioni,  molti  iraniani  si  convertono, 
coscienti  che,  invocando  persecuzioni  di  natura  religiosa,  le 
opportunità d'ottenere asilo in occidente sono maggiori (Iran Country 
Report,  op.  cit.  n.  19.26  e  Sentenza  del  Tribunale  amministrativo 

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federale del 9 luglio 2009 D-3357/2006 consid. 7.3.5 pag. 35). Tuttavia, 
l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) rileva 
che s'impone una distinzione tra chi si è convertito prima dell'espatrio 
e  chi  si  è  convertito  solo  una  volta  giunto  nel  Paese  ospite.  A 
dipendenza  della  credibilità  del  singolo  caso,  a  coloro  che  si  sono 
sinceramente convertiti in Iran dovrebbe essere riconosciuto lo statuto 
di  rifugiato,  in  quanto  il  rischio  da  loro  assunto  sarebbe  grande  e 
dimostrerebbe  la  genuinità  dell'allegata  conversione 
(ACNUR/ACCORD:  7th  European  Country  of  Origin  Information 
Seminar  Berlin,  11-12 giugno  2001 -  Final  Report,  pag. 98  e  seg.). 
Peraltro,  di  regola  hanno  un  fondato  timore  d'essere  esposti  a  seri 
pregiudizi  rilevanti  in  materia  d'asilo  le  personalità  pubbliche  che 
diffondono opinioni ritenute contrapposte all'Islam ufficiale, le persone 
che si dedicano al proselitismo e i convertiti  denunciati  da familiari o 
minacciati  da  terzi  (v.,  tra  le  tante,  sentenze  del  Tribunale 
amministrativo federale dell'8 gennaio 2009 D-6779/2008 consid. 5.3 e 
del  9  luglio  2009  D-6477/2006  consid.  7.3.4  pag.  34  e,  in  questo 
senso, OSAR, Iran, mise à jour, pag. 2 e seg.). Al contrario, semplici 
cittadini che si sono convertiti all'estero e che praticano discretamente 
la propria fede non sono esposti, di principio, a persecuzioni rilevanti 
in materia d'asilo (cfr. Iran Country Report, op. cit. n. 19.26). 

Nel caso di specie, questo Tribunale considera inverosimile, nel senso 
della  probabilità  preponderante,  la  conversione  dell'insorgente  al 
cristianesimo posteriore all'espatrio. La ricorrente non è stata, infatti, in 
grado di  rispondere a semplici  domande sulla  fede cristiana postele 
dal  collaboratore  dell'UFM  nell'ambito  dell'audizione  del 
13 dicembre 2001, rispondendo in modo vago, evasivo e palesemente 
errato  (cfr.  pag.  6)  ed  asserendo  di  “non  ricordare”  e  di  avere 
“dimenticato  tutto”  (cfr.  ibidem).  Inoltre,  non  è  riuscita  a  presentare 
alcun documento originale  – attestazione di  battesimo e/o cresima – 
atto a provare una tale conversione. La fotocopia di  un certificato di 
battesimo e le foto presentate in corso di procedura (agli atti; B11/1), 
le  quali  attesterebbero  il  battesimo  avvenuto  in  Grecia  il 
13 maggio 2001,  non  apportano  degli  elementi  decisivi  per  essere 
ritenuti rilevanti ai sensi di una protezione in materia d'asilo. 

Di  conseguenza,  questo  motivo  soggettivo  posteriore  alla  fuga  è 
inverosimile. 

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12.2 Per  quanto  attiene  al  timore  della  ricorrente  di  subire 
persecuzioni  in  patria  a  causa  della  sua  relazione  adultera  con  un 
connazionale in Grecia, dalla quale sarebbe nata la figlia C._______ 
(cfr. sulla  situazione in  generale dei diritti  umani in  Iran la  Sentenza 
del  Tribunale  amministrativo  federale  del  9  luglio  2009 D-3357/2006 
consid.  7.3.1  pag.  27ss),  questo  Tribunale  constata,  che  giusta 
l'art. 255 cpv. 1 CC, il marito è presunto essere il padre del figlio nato 
durante  il  matrimonio.  Nella  fattispecie,  la  ricorrente  non  è  stata  in 
grado di presentare – a distanza di sette anni dalla nascita della figlia 
– alcun mezzo di prova atto a confermare la paternità dell'amante ed 
escludere  la  presunzione  legale  di  paternità  del  marito.  Ella  ha 
dichiarato  di  essersi  presentata  nel  1995  con  il  marito  al  Tribunale 
della Rivoluzione di O._______, dove un giudice avrebbe pronunciato 
la separazione (cfr. verbale d'audizione del 13 dicembre 2001 pag. 2) e 
di essere espatriata lo stesso anno. A distanza di quattordici anni, la 
ricorrente non è però stata in grado di  presentare né il  certificato di 
separazione, né un attestato di un conseguente divorzio. Dagli atti di 
causa  nulla  esclude,  altresì,  la  possibilità  di  paternità  del  marito,  il 
quale avrebbe benissimo potuto seguire o accompagnare la ricorrente 
all'estero. La censura di presunto adulterio della ricorrente è dunque 
da  ritenersi  inverosimile  e  non  può,  così,  costituire  un  motivo  di 
persecuzione ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

Di conseguenza, anche questo motivo soggettivo posteriore alla fuga 
è da ritenere inverosimile, come, del resto, lo è tutto il  resto del suo 
racconto. 

13.
Da quanto esposto, consegue che sui punti di questione della qualità 
di  rifugiato  e  dell'asilo  il  ricorso,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo 
fondamento,  non  merita  tutela  e  la  decisione  impugnata  va 
confermata.

14.
I  ricorrenti  non  adempiono  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  LAsi,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

15.
Giusta  l'art.  44  cpv.  2  LAsi,  se  l'esecuzione  dell'allontanamento  è 

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impossibile,  inammissibile  o  non  ragionevolmente  esigibile,  l'Ufficio 
federale  disciplina  le  condizioni  di  soggiorno  conformemente  alle 
disposizioni relative all'ammissione provvisoria della legge federale del 
16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20).

15.1 Le summenzionate tre condizioni per una rinuncia all'esecuzione 
dell'allontanamento  –  impossibilità,  inammissibilità  ed  inesigibilità  – 
sono  di  natura  alternativa:  non  appena  una  di  queste  condizioni  è 
adempita,  non  può  più  essere  pronunciata  l'esecuzione 
dell'allontanamento e vanno disciplinate le condizioni del soggiorno in 
Svizzera dell'interessato secondo le regole sull'ammissione provvisoria 
(v. GICRA 2006 n. 6 consid. 4.2. pag. 54 e seg.).

15.2 Il  fatto  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  non  sia 
ragionevolmente esigibile costituisce uno dei motivi che giustificano la 
pronuncia  della  misura  sostitutiva  dell'ammissione  provvisoria 
(art. 44 cpv. 2  LAsi  e  83  cpv. 1  LStr). Secondo l'art.  83  cpv. 4  LStr, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  non  è  ragionevolmente  esigibile  in 
particolare  se  implica  per  lo  straniero  un'esposizione  concreta  a 
pericolo. Le  persone  che  possono  prevalersi  di  questa  disposizione 
non sono rifugiati  ai  sensi  della legge sull'asilo o della Convenzione 
sullo statuto dei rifugiati e non beneficiano, pertanto, di una protezione 
di  diritto  internazionale pubblico contro il  respingimento, ma sono in 
particolare quelle che in patria non potrebbero beneficiare – a causa 
della loro etnia, della loro formazione professionale, della loro salute o 
dell'inesistenza dei mezzi necessari al sostentamento rispettivamente 
di  una  sufficiente  rete  sociale  –  delle  condizioni  di  un  adeguato 
reinserimento  (v.  DTAF  2007/10  e  relativi  riferimenti).  L'autorità 
giudicante deve dunque ponderare i  contrapposti  interessi  pubblici  e 
privati in gioco.

Infine,  va  precisato  che,  l'allontanamento  rimane,  su  riserva  di 
un'accurata valutazione di caso in caso, di principio inesigibile per un 
richiedente accompagnato da un bambino in tenera età (specialmente 
un bambino di meno di sei anni), oppure da numerosi bambini – come 
nella fattispecie –, per gli anziani, per le persone malate, oppure per le 
donne non accompagnate e sprovviste di una rete sociale o famigliare 
(v.,  fra  le  tante,  Sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale 
D-6656/2006 del 25 aprile 2008 e GICRA 2003 n. 33 consid. 8.3 pag. 
237).

15.3

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15.3.1 Quanto alla situazione personale dei ricorrenti, il TAF constata 
che  la  ricorrente  (donna  sola  di  trentadue  anni  con  a  seguito  due 
bambini) e suo figlio B._______ vivono in Svizzera dal 2001, mentre la 
figlia C._______ è nata nel nostro Paese nel 2002. Dagli atti di causa 
emerge  che  la  ricorrente  non  ha  una  formazione  (cfr.  verbale 
d'audizione  del  1° febbraio  2002  pag.  3/4)  e  non  ha  mai  svolto 
un'attività in Patria (cfr. verbale d'audizione del 12 dicembre 2001 pag. 
2). Durante il suo soggiorno in Grecia ha lavorato come venditrice di 
biancheria intima al  mercato (cfr. verbale d'audizione del 1° febbraio 
2002  pag.  4).  Dal  suo  arrivo  in  Svizzera  ella  non  ha  tuttavia  mai 
lavorato,  bensì  frequentato  dei  corsi  di  alfabetizzazione e  di  italiano 
per persone di lingua straniera organizzati dalla Croce Rossa Svizzera 
e  dal  Comune  di  F._______  (attesti  agli  atti).  In  Iran,  la  ricorrente 
appare avere degli zii, parenti lontani ed un figlio a O._______ presso 
suo suocero (cfr. verbali d'audizione del 1° febbraio 2002 pag. 3 e del 
13  dicembre  2001  pag. 3).  Il  padre  sarebbe  deceduto  quando  la 
ricorrente  era  ancora  una  bambina  (cfr.  verbale  d'audizione  del  13 
dicembre 2001 pag. 3),  la madre è scomparsa nell'aprile 2004 dopo 
avere chiesto asilo in Svizzera (N [...]), mentre un suo fratello ed una 
sua sorella si  troverebbero in Olanda (cfr. verbale d'audizione del 1° 
febbraio  2002  pag.  3).  Non  si  può,  dunque,  presumere  che  ella 
disponga  di  una  rete  di  contatti  sociali  sufficiente  per  un  adeguato 
reinserimento in patria. 

Per di più, in caso di rientro in Iran, la ricorrente – donna e madre sola 
– correrebbe il rischio di essere stigmatizzata dalla società. Infatti, in 
Iran  per  una  donna  sola,  persino  se  in  possesso  di  una  qualifica 
professionale,  è  molto  difficile  trovare  un  lavoro  per  guadagnare  i 
mezzi  necessari  al  sostentamento  e  –  anche  se  sostenuta  dalla 
propria famiglia – è quasi impossibile trovare un alloggio a causa dei 
disprezzi morali da parte dei proprietari nei suoi riguardi (v. Sentenza 
del Tribunale amministrativo federale del 13 maggio 2009 E-3488/2006 
consid. 9.5). 

15.3.2 Questo  Tribunale  rileva,  che  nell'esame  dell'esigibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  anche  l'interesse  superiore  del 
fanciullo è un elemento da prendere in considerazione. Ciò conduce 
ad  una  interpretazione  dell'art.  83  cpv.  4  LStr.  conforme  al  diritto 
internazionale pubblico ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 della Convenzione del 
20 novembre 1989 sui  diritti  del  fanciullo  (RS 0.107). Sotto l'aspetto 
dell'interesse  superiore  del  fanciullo  devono  essere  inclusi  e 

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considerati  tutti  gli  aspetti  essenziali  riguardo  ad  un  possibile 
allontanamento  verso  il  Paese  d'origine.  Nell'ambito  di  un  esame 
approfondito  possono  essere  di  rilevanza  i  seguenti  criteri:  l'età,  la 
maturità,  la  dipendenza,  il  genere  dei  contatti  sociali  (prossimità, 
intensità,  rilievo),  caratteristiche  della  sua  persona  di  riferimento  (in 
particolare  la  possibilità  e  la  disponibilità  di  sostenere  il  fanciullo), 
grado  e  prognosi  dello  sviluppo  e  della  formazione  e  il  grado  di 
integrazione in caso in un lungo soggiorno in Svizzera. In particolare 
quest'ultimo  criterio,  la  durata  della  permanenza  in  Svizzera,  deve 
essere tenuto conto in merito ad un esame delle possibilità ed ostacoli 
di  un'integrazione  nel  Paese  d'origine  del  fanciullo,  ritenuto  che  un 
bambino  non  dovrebbe  essere  sradicato  senza  motivo  da  un  suo 
ambiente  familiare. Dal  punto  di  vista  dello  sviluppo  psicologico  del 
bambino non deve essere tenuto conto solo della sua immediata sfera 
sociale  (il  nucleo  familiare),  ma  anche  il  suo  ulteriore  inserimento 
sociale. Infatti, secondo la giurisprudenza (v. GICRA 2005 n. 6), delle 
difficoltà  di  reinserimento  nel  Paese  d'origine,  causate  da 
un'integrazione  avanzata  del  fanciullo  in  Svizzera,  possono 
comportare l'inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento dell'intera 
famiglia  (v.  sentenze  del  Tribunale  amministrativo  federale 
E-4465/2006 del 16 dicembre 2008 e D-3357/2006 del 9 luglio 2009). 

Nella fattispecie, la figlia C._______ è nata in Svizzera nel 2002 e non 
ha  mai  lasciato  il  nostro  Paese,  mentre  il  ricorrente  B._______,  è 
arrivato in Svizzera con la nonna il 5 marzo 2001, all'età di sei anni. 
Egli soffriva di enuresi, di encopresi e di una sindrome posttraumatica 
in  seguito  a  maltrattamenti  subiti  nel  corso  del  suo  viaggio, 
presentando altresì dei problemi psicomotori (cfr. rapporto medico del 
23  giugno  2003;  agli  atti).  Da  allora,  ha  frequentato  le  scuole 
elementari e le scuole medie in Svizzera (cfr. attestati agli atti). Sia per 
B._______ che per C._______ (oramai in età della scuola dell'obbligo) 
si  può  partire  dal  presupposto  che  abbiano  raggiunto  un  avanzato 
grado  di  integrazione  sociale  e  scolastico  nel  nostro  Paese  che  gli 
causerebbe  uno  sradicamento  sociale  e  delle  eccessive  difficoltà  di 
reinserimento in caso di un rinvio nel loro Paese d'origine (v. sentenze 
del Tribunale amministrativo federale del 13 maggio 2009 E-3488/2006 
consid. 9.5 pag. 14 e D-3357/2006 del 9 luglio 2009 consid. 9.3.4 pag. 
44). Non vi è dunque possibilità di formulare una prognosi favorevole 
con riferimento alle effettive possibilità di  un adeguato reinserimento 
sociale in Iran, dal punto di vista dell'interesse superiore del fanciullo. 

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15.4 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento dei ricorrenti non è ragionevolmente esigibile. 

16.
Per  conseguenza,  la  decisione  impugnata  è  annullata  sul  punto  di 
questione  dell’esecuzione  allontanamento  (n.  4  e  5  del  dispositivo 
della  decisione  impugnata)  a  causa  dell'attuale  inesigibilità  del 
rimpatrio dei ricorrenti in Iran. 

17.

17.1 Quando  il  TAF  annulla  una  decisione,  esso  può  sostituirsi 
all'autorità  inferiore  e  giudicare  direttamente  nel  merito  o  rinviare  la 
causa, con istruzioni vincolanti, all'autorità inferiore per nuovo giudizio 
(art.  61  cpv.  1  PA;  ULRICH HÄFELIN /  GEORG MÜLLER /  FELIX UHLMANN, 
Allgemeines Verwaltungsrecht, 5a ed., Zurigo 2006, n. 1977 pag. 418). 
In particolare, esso può sostituirsi all'autorità inferiore se gli atti sono 
completi  e comunque sufficienti a statuire sull'applicazione del diritto 
federale (GICRA 1996 n. 7 consid. 12 pag. 65). 

17.2 Conto  tenuto  di  quanto  precede  (v.  consid.  15  del  presente 
giudizio), discende che allo stato attuale delle cose, non è opportuna 
una semplice cassazione della decisione impugnata,  ma si  giustifica 
da  parte  dell'UFM  la  pronuncia  a  favore  degli  insorgenti 
dell'ammissione provvisoria in Svizzera.

18.
Per  eccezione,  nonostante  l’esito  solo  parzialmente  positivo  del 
gravame, non si prelevano spese processuali (art. 63 PA). La domanda 
d’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle 
spese processuali è, pertanto, divenuta senza oggetto.

19.
Peraltro,  ritenuto  che  i  ricorrenti  sono  difesi  da  un  mandatario,  si 
giustifica altresì l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili 
(art. 64 PA e art. 7 segg. del  regolamento sulle tasse e sulle  spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 
21 febbraio  2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). La  stessa,  in  assenza di 
una nota dettagliata, è fissata d'ufficio in CHF 300.-, conto tenuto del 
lavoro  effettivo  ed  utile,  svolto  dal  rappresentante  dei  ricorrenti 
(art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

Pagina 17

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto, in materia d’esecuzione dell’allontanamento; per il 
resto, è respinto.

2.
I punti 4 e 5 della decisione impugnata sono annullati. 

3.
L'UFM accorderà ai ricorrenti l'ammissione provvisoria in Svizzera.

4.
Non si riscuotono spese processuali.

5.
La  domanda  d’assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, è divenuta senza oggetto.

6.
L'UFM rifonderà  ai  ricorrenti  CHF 300.-  a  titolo  di  spese ripetibili  di 
questa sede.

7.
Comunicazione a: 

- rappresentante dei ricorrenti (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- V._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Chiara Piras

Data di spedizione: 

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