# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b7f13496-66b1-5e9b-a185-607c89c5faf5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-04-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.04.2007 32.2006.141
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-141_2007-04-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.141

   

  FS/td

  	
  Lugano

  16 aprile
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 settembre 2006
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22 agosto
  2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, da ultimo attiva quale venditrice fino al 30 aprile 1998
(doc. AI 7/1-3), nell’aprile 1998 ha presentato una domanda di prestazioni AI
per adulti (doc. AI 4/1-7).

 

                                         L’assicurata
è stata posta al beneficio di una riformazione professionale dal 1° settembre
1999 al 30 giugno 2000 e dal 1° settembre 2000 al 30 giugno 2001 (doc. AI 22/1
e 31/1, comunicazioni 5 agosto 1999 e 14 agosto 2000 l’Ufficio AI) conseguendo
l’Attestato di capacità federale quale creatrice di tessili e superando l’esame
di maturità professionale artistica presso il Centro __________ (doc. AI 29/4-5
e 38/2-3).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici del caso, tra cui due perizie reumatologiche (a cura
del dr. __________ rispettivamente del dr. __________), con decisione 16
gennaio 2004 l’Ufficio AI ha negato il diritto ad una rendita essendo il grado
d’invalidità inferiore al 40% (doc. AI 108/1-2).

 

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione dell’assicurata, rappresentata dallo Studio legale RA
1 – con la quale ha chiesto il versamento di una rendita per un grado
d’invalidità superiore al 50% e di essere posta al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. AI 113/1-4) – con decisione su opposizione
22 agosto 2006 (doc. AI 150/1-10), dopo aver ordinato una perizia psichiatrica
a cura del dr. __________ (doc. AI 135/1-21), l’Ufficio AI ha stabilito che:

 

                                                      "1.   L’opposizione
del 12 febbraio 2004 è accolta e conseguentemente la decisione impugnata del 16
gennaio 2004 è annullata.

                                                       2.   All’assicurata
viene riconosciuto il diritto al quarto di rendita d’invalidità dal 1° febbraio
2003 al 30 aprile 2003 ed il diritto alla mezza rendita d’invalidità dal 1°
maggio 2003 in avanti.

                                                       3.   L’istanza
dell’opponente tendente ad ottenere la concessione dell’assistenza giudiziaria
e del gratuito patrocinio è respinta.

                                                       4.   La
procedura è gratuita." (doc. AI 150/9)

 

                               1.3.   Contro
la succitata decisione l’assicurata, sempre rappresentata dallo Studio legale RA
1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha postulato il riconoscimento
di una rendita intera. Ella ha inoltre contestato il rifiuto dell’assistenza
giudiziaria per la procedura amministrativa e chiesto la concessione
dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale.

                                         Sostanzialmente
l’insorgente contesta il reddito da valido in quanto già a quell’epoca era
parzialmente incapace di affrontare gli impegni lavorativi (non comprende
pertanto come mai di tale situazione non si sia tenuto conto nella commisurazione
della rendita arretrata) e sostiene che, con la correzione apportata (sette
mesi dopo la visita e quattro mesi dopo la perizia), il perito psichiatrico si
è contraddetto.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha confermato la propria decisione e chiesto
la reiezione del ricorso.

 

                               1.5.   Il
20 marzo 2007 il rappresentante dell’assicurata ha scritto una lettera al TCA
delle cui argomentazioni si dirà, se necessario, nei considerandi successivi.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito 

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è la valutazione medico-teorica e economica operata dall’Ufficio
AI che, non ritenendo cumulabili i gradi di incapacità lavorativa riconducibili
alle patologie psichica e reumatologica, ha concluso per una capacità residua
del 40%, riconoscendo il diritto al quarto di rendita dal 1° febbraio 2003 al
30 aprile 2003 ed alla mezza rendita dal 1° maggio 2003 in avanti. L’assicurata
sostiene che il suo reddito da valida sarebbe maggiore, non comprende perché la
sua situazione valetudinaria non sia stata considerata nella commisurazione
della rendita arretrata e contesta la perizia psichiatrica.

 

                               2.3.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI – sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con
gli artt. 7 e 8 cpv. 1 LPGA – con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli
assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%,
a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2
vLAI) il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un’attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss). Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136;
Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola
- non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti
in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base
di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF
114 V 313).

 

                               2.4.   Ai
sensi dell'art. 29 cpv. 1 vLAI:

 

" 
il diritto alla rendita
secondo l'articolo 28 nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato:

a.  presenta un'incapacità permanente di
guadagno pari almeno al 40 per cento, oppure

b.  è stato, per un anno e senza notevoli
interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in media."

 

                                         Dal
1° gennaio 2003, l’art. 29 cpv. 1 lett. a fa riferimento, in relazione
all’incapacità permanente di guadagno di cui alla lett. a, all’art. 7 LPGA e,
per quanto concerne l’incapacità al lavoro di cui alla lett. b, all’art. 6
LPGA.

 

                                         Per
quanto attiene all’art. 29 cpv. 1 lett. a LAI, i presupposti per un’incapacità
al guadagno permanente si ritengono adempiuti allorché si può presumere che né
un miglioramento né un peggioramento dello stato di salute dell’assicurato non
debba – secondo un’analisi prognostica e non retrospettiva – intervenire in
futuro (art. 29 OAI). La lett. a dell’art. 29 cpv. 1 LAI si applica di
conseguenza allorché il danno alla salute dell’assicurato si è largamente
stabilizzato ed è essenzialmente irreversibile e suscettibile di pregiudicare
la capacità di guadagno probabilmente in modo permanente. Il carattere
permanente è in particolare dato se non sono da attendersi miglioramenti né da
provvedimenti di cura né da provvedimenti d’integrazione (cfr. STFA del 25
novembre 2005 nella causa G., I 566/05; STFA del 18 luglio 2005 nella causa N.,
I 154/05).

 

                                         Secondo
l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla rendita secondo l'art. 28 LAI
nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato è stato, per un anno e
senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in
media.

                                         La
lett. b si applica per contro alle malattie evolutive, vale a dire agli stati
patologici labili, suscettibili di evolvere verso un miglioramento o un
peggioramento (cfr. STFA del 25 novembre 2005 nella causa G., I 566/05; STFA
del 18 luglio 2005 nella causa N., I 154/05).

                                         Di
regola il periodo di carenza incomincia non appena l'assicurato subisce una
diminuzione sensibile del suo rendimento nella professione esercitata sino a
quel momento ed il termine può cominciare a decorrere anche quando l'assicurato
non subisce alcuna perdita di guadagno o non esercita alcuna attività lucrativa
(DTF 105 V 159; RCC 1979 p. 281, 1970 p. 402). Una diminuzione della capacità
di lavoro del 20% soddisfa già la nozione legale (Pratique VSI 1998 p. 126).

 

                                         Dall’art.
29 cpv. 1 lett. b LAI la giurisprudenza ha dedotto che, in caso di stato patologico
labile, esiste un’interazione tra, da una parte, la nascita del diritto alla
rendita e, d’altra parte, la sua entità e le basi di calcolo, benché sono
applicabili delle condizioni differenti.

                                         Pertanto,
un’incapacità lucrativa del 40% almeno imputabile a un’affezione labile non
fonda alcun diritto, qualora non vi sia stata preliminarmente un’inabilità lavorativa
perlomeno equivalente durante il precedente anno di carenza.

                                         Al
contrario, un’incapacità lavorativa del 40% almeno nel corso di un anno non è
di per sé sufficiente a fare nascere un diritto; essa deve essere perciò
seguita da un’incapacità di guadagno perlomeno equivalente.

                                         Tutto
ciò vale per tutti i tipi di rendita definiti dalla legge (art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         Il
tasso medio d’inabilità lavorativa durante un anno e l’incapacità lucrativa presente
alla scadenza del periodo di carenza, devono essere cumulati e raggiungere il
grado minimo legale necessario per far nascere il diritto alla rendita (DTF 121
V 274 consid. 6b/cc; STFA del 25 ottobre 2006 nella causa B., I 632/05, consid.
4.1 e del 17 agosto 2006 nella causa C., I 531/05 e I 543/05). 

 

                                         Se
l'assicurato esercita un'attività a tempo pieno durante almeno 30 giorni consecutivi,
il termine di 360 giorni viene interrotto (art. 29ter OAI).

                                         Vi
è interruzione notevole del termine di 360 giorni ai sensi dell'art. 29 cpv. 1
LAI allorché l'assicurato è interamente abile e presenta, durante almeno 30
giorni consecutivi, una capacità al lavoro economicamente utilizzabile, senza
riguardo alla sua rimunerazione (RCC 1969 p. 571). Il periodo di 360 giorni non
è per contro interrotto se il tentativo di ripresa del lavoro – essendo
provatamente al di sopra delle forze dell'assicurato – è fallito, anche se esso
è durato più di 30 giorni (RCC 1964 p. 168).

 

                               2.5.   Affinché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni
dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA del 26 agosto 2004 nella
causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U
329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF
122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01],
consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V
176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del
28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.;
SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

                                         Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.6.   Nella
fattispecie, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici (consid. 2.5), questo Tribunale, fatta salva la
conclusione dell’Ufficio AI che – sulla sola indicazione del medico SMR (doc.
AI 107/1 e 146/1) – ha escluso un cumulo tra la patologia reumatica e quella
psichiatrica, non intravede ragioni che gli impediscano di fare proprie le
conclusioni cui sono giunti i periti, dr. __________, FMH in reumatologia, e
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, i quali, nelle rispettive
perizie 3 giugno 2002 e 13 dicembre 2005 (doc. AI 55/1-10 e 135/1-21), sono
giunti ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla
capacità lavorativa dell’assicurata in un’attività adeguata.

 

                            2.6.1.   Il
dr. __________, nella perizia 3 giugno 2002 (doc. AI 55/1-10), posta la diagnosi
con influenza sulla capacità di lavoro di:

 

 

 

 

" 
Sindrome
lombospondilogena cronica

      -    osteocondrosi L3/L4,
osteocondrosi L4/L5 con modica protrusione discale a base larga senza neurocompressione,
importante osteocondrosi L5/S1 con modico edema sottocondrale, modica protrusione
discale a base larga senza neurocompressione

      -    minimo atteggiamento scoliotico
dorsolombare

 

 

Dolori cronici di tipo meccanico dito I dei
2 piedi

      -    recidiva di alluce valgo
bilaterale con incipiente artrosi della MTP I

      -    diminuzione della mobilità delle
MTP I ddp

      -    stato dopo osteotomia valgizzante
del I° metatarso e osteosintesi con viti il 15.7.1997. Asportazione del
materiale di osteosintesi il 7.10.1997

 

Cervicalgie croniche

      -    discopatia C5/C6

 

Iperlassità

      -    9/9 criteri secondo
Beighton." (doc. AI 55/6)

 

                                         si
è così espresso circa le conseguenze sulla capacità di lavoro e d’integrazione:

 

" 
(…)

B.    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI LAVORO

 

1.     MENOMAZIONI (QUALITATIVE E QUANTITATIVE)
DOVUTE AI DISTURBI CONSTATATI

A livello psicologico e mentale va segnalata la
depressione, verosimilmente reattiva, diagnosticata ca. 21/2
anni fa dal Dr. __________ di __________ e curata con Dogmatil. Da non
specialista ritengo che, al momento della mia visita, l'assicurata non mostri
sintomi o segni per una rilevante depressione. Poiché la paziente è già stata
valutata a livello psichiatrico, potrebbe però essere utile richiedere
l'opinione del Dr. __________ a riguardo. Non è inoltre escluso che, in futuro,
visti i crescenti problemi fisici e sociali con cui la paziente è confrontata,
possa evolvere negativamente e divenire rilevante per la valutazione della capacità
di lavoro.

 

Le menomazioni a livello fisico sono state descritte in
dettaglio in precedenza.

 

Nell'ambito sociale vi sono attualmente evidenti
problemi descritti in dettaglio in precedenza. 

 

2.     CONSEGUENZE DEI DISTURBI SULL'ATTIVITÀ ATTUALE

 

2.1  COME SI RIPERCUOTONO I DISTURBI
SULL'ATTIVITÀ ATTUALE DELL'ASSICURATO?

La problematica ai piedi, descritta in dettaglio in
precedenza, limita la paziente in attività che richiedano lunghi spostamenti o
di dover rimanere in piedi oltre 1 ora consecutivamente senza pausa oppure
oltre 6-7 ore al giorno.

 

La problematica della colonna lombare, descritta in
dettaglio in precedenza, limita la paziente in modo molto importante per ogni
attività pesante a mediamente pesante e per ogni attività che richieda
movimenti ripetuti di flessione-estensione o rotazione del tronco. Limita la
paziente in misura minore per lavori che richiedano posizioni statiche
mantenute fino a 45 minuti-1 ora e permettano in seguito una pausa di ca. 10-15
minuti per riposare e cambiare posizione. Il fatto di doversi chinare anche
frequentemente sul banco per assistere gli allievi di disegno non rappresenta a
mio avviso una limitazione importante. Questa mia opinione non è però condivisa
dalla paziente.

 

La signora __________ è inoltre preoccupata a causa dei
"bloccaggi" mensili che ritiene determinino una completa incapacità
di lavoro per ca. 10 giorni. Ritiene che nessun datore di lavoro la assumerebbe
a queste condizioni. Vi sarebbero inoltre problemi assicurativi.

 

La mia opinione è che non sia possibile stabilire in
anticipo e a priori che un paziente con una sindrome lombospondilogena su
alterazioni degenerative lombari, pur importanti, avrà in futuro esacerbazioni
mensili di lunga durata. Questa evoluzione non corrisponde all'esperienza
clinica in pazienti con problemi analoghi. Generalmente le fasi dolorose sono
intercalate da lunghi intervalli in cui il paziente, se non del tutto asintomatico,
è in grado di avere una vita privata e lavorativa normale. Evoluzioni diverse
si vedono in pazienti in cui intervengono fenomeni di cronificazione che non
possono però, a mio avviso, essere automaticamente assimilati a una maggiore
incapacità lavorativa.

 

La valutazione della capacità lavorativa che segue
tiene conto della probabilità che l'assicurata possa essere, di tanto in tanto,
totalmente inabile al lavoro per alcuni giorni, anche in una attività adatta.

 

2.2  ESATTA DESCRIZIONE DELLE FUNZIONI
INTATTE E DELLA CAPACITA DI CARICO

Vedi allegato capacità funzionale residua.

 

2.3  L'ATTIVITÀ ATTUALE È ANCORA
PRATICABILE?

Le attività a cui l'assicurata ha teoricamente accesso
con la maturità professionale artistica (docente presso scuole pubbliche o
private o in laboratori protetti o nell'ambito di corsi per adulti, decoratrice
di vetrine, pittrice di ceramiche, creatrice di stoffe, animatrice dei tempo
libero presso istituti o attività in proprio) sono praticabili almeno nella
misura del 75-85%. La paziente può assumere queste attività durante 6-7 ore
effettive al giorno con la possibilità di pause delle durata di ca. 10-15
minuti all'incirca ogni 45-60 minuti per riposare, sgranchirsi e cambiare
posizione. In caso di lavoro a tempo pieno (8 ore consecutive) può essere presente
una diminuzione del rendimento del 15-25 %, giustificata dalla necessità di
tali pause e da probabili assenze periodiche per alcuni giorni.

 

2.7  DA QUANDO ESISTE UNA LIMITAZIONE DELLA
CAPACITÀ DI LAVORO DAL LATO MEDICO DI ALMENO IL 20 %?

Dal 1997.

 

2.8  QUAL È STATO IN SEGUITO LO SVILUPPO
DELLA LIMITAZIONE DELLA CAPACITÀ DI LAVORO?

Per quanto riguarda i piedi la situazione è
soggettivamente e oggettivamente stazionaria.

 

Per quanto riguarda la colonna lombare vi è
soggettivamente un lento e progressivo peggioramento dei dolori soprattutto
nell'ultimo anno, che non corrisponde però a mio avviso a un peggioramento
parallelo della capacità di lavoro. Ritengo che la capacità di lavoro sia da
ritenere relativamente stazionaria o minimamente diminuita, rispetto a quanto è
possibile dedurre dall'esame clinico e dallo studio degli atti. L'assicurata
soffre di lombalgie resistenti alle misure terapeutiche almeno
dal 1997 e, nonostante questo, ha beneficiato di una riqualifica professionale
con il conseguimento della maturità professionale artistica. Ha quindi potuto
affrontare tutte le prestazioni richieste in questo ambito (posizioni statiche
prolungate) ottenendo ottimi risultati fino alla maturità professionale nel
2001. La paziente afferma vi sia stato un netto peggioramento nell'ultimo anno.
Oggettivamente però non ho evidenza per nuove rilevanti lesioni che siano
intervenute in questo lasso di tempo.

 

C.    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

1.     È POSSIBILE EFFETTUARE PROVVEDIMENTI
D'INTEGRAZIONE? VE NE SONO IN CORSO? NE SONO PREVISTI?

Sì, penso potrebbe entrare in linea di conto un aiuto
al collocamento.

2.     È POSSIBILE MIGLIORARE LA CAPACITÀ DI
LAVORO SUL POSTO DI LAVORO ATTUALE?

A seconda del lavoro che la paziente dovesse svolgere
sono molto importanti, soprattutto a scopo preventivo, misure ergonomiche come,
nel caso del disegno, un tavolo di lavoro regolabile in altezza e altri
accorgimenti che permettano di lavorare in parte in posizione in piedi e in
parte in posizione seduta. In un'aula di disegno potrebbe trovare posto uno
sgabello a rotelle che permetta alla docente di assistere gli allievi da
seduta, senza doversi flettere restando in piedi. Anche in una situazione ergonomicamente
ottimale persisterebbe però un'incapacità di lavoro residua del 15-25%.

 

3.     L'ASSICURATO È IN GRADO DI SVOLGERE
ALTRE ATTIVITÀ?

Sì. L'assicurata è in grado di svolgere qualunque
attività leggera e adatta nella misura del 75-85 %. Un'attività leggera e
adatta è un'attività che non richieda spostamenti superiori a 4 km al giorno,
che eviti movimenti ripetuti di flessione-estensione o rotazione del tronco (il
doversi chinare al tavolo dove disegnano gli allievi non rientra a mio avviso
in questo ambito), eviti posizioni statiche eccessivamente prolungate (oltre 45
minuti-1 ora senza pausa) e permetta il rispetto delle regole di ergonomia
della schiena. In attività pesanti a mediamente pesanti e come cameriera
l'assicurata è invece definitivamente totalmente inabile al lavoro.

(…)." (doc. AI 55/7-9)

 

                                         Ritenuto
che con scritto 14 aprile 2003 il dr. __________, FMH in medicina interna e
reumatologia, ha attestato un peggioramento dello stato di salute e ha chiesto
una rivalutazione (doc. AI 79/1), l’Ufficio AI ha ordinato una nuova valutazione
(doc. AI 84/1 e 88/1-2).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in reumatologia e riabilitazione, nella perizia 20 agosto
2003 (doc. AI 96/1-5), posta la diagnosi di “sindrome lombovertebrale con componente
spondilogena a sinistra più che a destra su discopatia pluri-segmentale, soprattutto
a livello L4/L5 e L5/S1, con importanti osteocondrosi, nonché spondilosi
anteriore. Discopatie di minor entità a livello L3/L4 – metatarsalgie, in particolar
modo del metatarso I bilateralmente su piede piano, transverso, nonché stato
dopo intervento nel 1997 per alluce valgo bilateralmente” (doc. AI 96/4), si è
così espresso circa il “grado di capacità in % nell’esercizio dell’attività
lucrativa o dell’attività abituale svolta antecedentemente al danno alla
salute”:

 

" 
(…)

La paziente presenta quale reperto principale una
sindrome lombovertebrale con componente spondilogena a sinistra più che a
destra. Attualmente non vi sono segni clinici per una compressione di tipo
radicolare. La paziente presenta una mobilità della colonna vertebrale ancora
normale, con dei dolori in particolar modo alla flessione in avanti, sia in
posizione eretta che in posizione a quattro gambe. Questo fatto non permette di
oggettivare clinicamente la presenza di un'eventuale instabilità lombosacrale
per altro non è evidente nemmeno in modo indiretto alle radiografie
convenzionali da me eseguite in data 16.07.2003. D'altro canto si apprezza su
queste radiografie una discopatia plurisegmentale che interessa i segmenti da L
3 fino a S1, con particolare riduzione dello spazio intervertebrale a livello
del segmento L5/S1 ed in minor misura a livello del segmento L4/L5, su delle
osteocondrosi assai pronunciate. II reperto radiologico attuale dimostra una
progressione di questi reperti se confrontati con le radiografie antecedentemente
eseguite nell'anno 2000 dal dr. __________. In particolar modo si apprezza un
peggioramento dell'osteocondrosi sia a livello dei segmento L5/S1 che a livello
del segmento L4/L5.

La RM eseguita nell'anno 2002 non permetteva di
evidenziare delle compressioni di tipo radicolare, fatto questo che correla
ancora attualmente con i reperti clinici e soggettivi. Per quanto riguarda la valutazione
clinica fatta dal Dr. __________ nell'anno 2002, vi era a quel momento una
maggiore limitazione della mobilità della colonna lombare, anche se per quanto
riguarda la misurazione dello Schober, i reperti sono praticamente identici, con uno Schober lombare
misurato dal Dr. __________ di 15-20 cm, misurato da me di 10-14,5 cm. Anche il
dr. __________ come il sottoscritto non evidenzia reperti neurologici all'esame
clinico.

La paziente presenta inoltre dolori a livello
dell'avampiede bilateralmente, su delle alterazioni di tipo statico con piede
piano transverso bilaterale, nonché stato dopo intervento nel 1997 di alluce
valgo bilaterale. Le indagini radiologiche a livello del piede eseguite in data
14.05.2002, sono state già ampiamente descritte nella perizia del Dr. __________.
Vista praticamente l'assenza di modifiche sostanziali dal punto di vista
clinico, non ho eseguito delle ulteriori radiografie di controllo a livello dei
piedi. Non ho riscontrato a livello dei piedi segni per sinoviti o per
alterazioni degenerative rilevanti. Sono presenti delle chiare metatarsalgie su
delle alterazioni statiche. Durante la mia valutazione, non ho riscontrato per
altro patologie di rilievo a livello della colonna cervicale e non ho
riscontrato nemmeno dei disturbi ed una clinica relazionabili ad un reumatismo
delle parti molli. In considerazione di quanto sopraindicato, possiamo ritenere
quindi che per quanto riguarda la colonna lombare, vi sia una progressione dei
reperti radiologici, senza un chiaro peggioramento dal punto di vista clinico.
In particolar modo non sono subentrati nel decorso segni sicuri per un'instabilità
lombosacrale o dei disturbi a carattere radicolare.

 

Tenendo in considerazione quindi questi aspetti,
ritengo che la paziente presenti un'incapacità lavorativa nella forma completa
per quanto riguarda l'attività professionale di cameriera e di venditrice di
articoli di confezione. Ritengo che nella professione in cui la paziente è
stata riqualificata, in particolar modo in quella di docente presso le scuole
pubbliche o private o laboratori protetti di educazione visiva di lavoro
manuale e disegno, nonché in altre attività simili ed in particolar modo in
attività inerenti alle sue capacità di disegnatrice e creatrice di tessili, vi
è ancora una capacità residuale tra il 50% ed il 60%. Questo a dipendenza dell'attività
professionale e del posto di lavoro. Da evitare in ogni caso la posizione statica
tenuta per lungo tempo in particolar modo se con la parte superiore del corpo
leggermente piegata in avanti. Da evitare anche che la paziente rimanga seduta
per più di 45 minuti di seguito. Dovrebbe poter quindi alternare questa posizione
seduta con la deambulazione e con il cambiamento di appoggio. Da evitare il
dover alzare dei pesi ripetutamente superiori ai 5 kg e di dovere camminare in
salita o in discesa.

(…)." (doc. AI 96/4-5)

 

                                         Il
dr. __________, medico SMR, con lettera 30 ottobre 2003 – osservato che “(…)
nella discussione afferma che la situazione clinica a livello lombare e a livello
dei piedi sia in pratica rimasta invariata rispetto alla perizia del Dr. __________
nel 2002 ma nelle conclusioni attesta una capacità lavorativa solamente del
50-60% in attività adeguata rispetto [al] 75-85% del Dr. __________ (…)” – ha
chiesto al dr. __________ di specificare se “(…) si tratta di una diversa
valutazione di un stesso danno alla salute o vi sono delle altre ragioni che hanno
portato a questa conclusione ? (…)” (doc. AI 101/1).

 

                                         Con
scritto 7 gennaio 2004 il dr. __________ ha risposto che “(…) la mia valutazione
si basa essenzialmente sulle mie constatazioni cliniche, nonché sulla mia
valutazione della documentazione radiologica. Per quanto riguarda l’incapacità
lavorativa essa si discosta da quella posta dal dr. __________. Si tratta
quindi di una diversa valutazione da parte mia rispetto alla valutazione posta
dal dr. __________. Non vi sono altre ragioni che hanno portato a questa conclusione
(…)” (doc. AI 105/1).

 

                                         Viste
le risultanze mediche sopra riprodotte, considerato che – conformemente alla
giurisprudenza federale in merito alla valutazione probatoria di atti medici
(consid. 2.5) – alla perizia 3 giugno 2002 del dr. __________ va riconosciuta
forza di prova piena e ritenuto che il dr. __________ – posta una situazione
clinica a livello lombare e a livello dei piedi invariata rispetto alla perizia
del dr. __________ “(…) vista praticamente l’assenza di modifiche sostanziali
dal punto di vista clinico, non ho eseguito ulteriori radiografie di controllo
a livello dei piedi. […] In considerazione di quanto sopra possiamo ritenere
quindi che per quanto riguarda la colonna lombare, vi sia una progressione dei
reperti radiologici, senza un chiaro peggioramento dal punto di vista clinico.
In particolar modo non sono subentrati nel decorso segni sicuri per
un’instabilità lombosacrale o dei disturbi a carattere radicolare (…)” (doc. AI
96/5) – ha espresso una diversa valutazione di una situazione sovrapponibile, a
giusta ragione l’Ufficio AI ha concluso per un’abilità lavorativa del 75%
nell’attività in cui l’assicurata è stata riformata.

 

                                         In
questo senso ha concluso il dr. __________, medico SMR, nella proposta 14
gennaio 2004: “(…) in conclusione la situazione reumatologica (stato di salute
reumatologico) è rimasta invariata confrontata con la perizia Dr. __________
che la valutava abile in misura superiore del 75% in attività adatta. La
valutazione precedente del Dr. __________ viene quindi confermata (…)” (doc. AI
107/1).

 

                            2.6.2.   Il
dr. __________, nella perizia 13 dicembre 2005 (doc. AI 135/1-21), posta la
diagnosi, esistente dal 2000, di “episodio depressivo prolungato tra medio e
grave, senza sintomi psicotici, con solo appena velate tendenze suicidali
(ICD-10 F 32.2). Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F 45.4)”
(doc. AI 135/18), in merito alla valutazione psichiatrica complessiva –
riferendosi al paventato possibile peggioramento dal punto di vista
psichiatrico segnalato dal dr. __________ – ha osservato che:

 

" 
(…)

Purtroppo la peritanda attualmente è arrivata a questo
punto. Il coincidere dell'evoluzione dei dolori fisici, la delusione
professionale, il rischio di perdere il suo unico motivo di vita, e cioè le
proprie figlie, ma anche il fatto che il padre malato e ultrasettantenne
rischia anche di morire presto, hanno portato a una depressione collegata in
parte come causa, in parte come conseguenza alla sindrome dolorosa, e ci fa
trovare davanti a una situazione per cui il perito ritiene che la peritanda sia
da ritenere inabile al lavoro al 60% per ragioni psichiche. Se si tiene in
considerazione la menomazione somatica, non resta nient'altro, con questa donna
relativamente giovane, a cedere al fatto che un ritorno al mondo del lavoro sia
con grande probabilità impossibile.

(…)." (doc. AI 135/17)

 

                                         Ai
seguenti quesiti peritali il dr. __________ ha così risposto:

 

" 
(…)

2.7. Da quando esiste una limitazione della
capacità al lavoro dal lato medico di almeno il 20%?

 

Dal 2002.

 

2.8. Qual è stato in seguito lo sviluppo
della limitazione della capacità al lavoro?

 

Peggiorato fino ad un’inabilità complessiva del 100%.

(…)." (doc. AI 135/20)

 

                                         Con
lettera 21 dicembre 2005 il dr. __________, medico SMR, ha scritto al dr. __________
quanto segue:

 

" 
(…)

Nel cap. A 6. (p 17), l'inabilità lavorativa è quantificata con
60% per ragioni psichiche. Nel cap. B 2.8 è indicata un'inabilità lavorativa complessiva
del 100%. Per poter valutare la capacità lavorativa residuale (=40% dal punto
di vista psichiatrico), La prego di indicare in dettaglio i limiti funzionali
dell'assicurata, dovuti al danno di salute psichica.

Fino al gennaio 2004, l'assicurata era considerata
abile al lavoro per un'attività nell'abito della riqualificazione professionale
portata a termine. Dall'aprile 2004 è indicata un'inabilità lavorativa totale
da parte del Dr. __________. La prego di concretizzare l'evoluzione della
capacità lavorativa, nel cap. A 4.1 è indicato che le diagnosi con ripercussioni
sulla capacità lavorativa sono esistenti dal 2000, nel cap. B 2.7 esiste
una limitazione della capacità di lavoro dal lato medico di almeno 20% dal
2002.

 

Attendo con interesse le Sue informazioni complementari
e La ringrazio d'anticipo per la Sua disponibilità.

(…)." (doc. AI 136/1)

 

                                         Con
scritto 31 marzo 2006 il dr. __________ ha precisato:

 

" 
(…)

Inabilità lavorativa:

 

Dal punto di vista psichiatrico, ritengo inabile al
lavoro al 60% la peritata, mentre nel capitolo B2 punto 8 dei quesiti ho
semplicemente descritto l'andamento reale di un peggioramento fino
all'inabilità totale della signora. Mi scuso per questa imprecisione, visto che
dal punto di vista prettamente psichiatrico posso solo esprimermi sul 60% di inabilità
ritenuti provocati da problemi psichici.

 

Inizio della sintomatica psichiatrica e evoluzione
della capacità lavorativa:

 

Sulla base dei documenti e del colloquio ritengo
visibili nel 2000 i primi segni di un disturbo psichico che oggi sono motivo
dell'inabilità lavorativa al 60% (inizio della cura psichiatrica presso il dr. __________),
come dichiarato nel capitolo A4.1 dei suoi quesiti. Sull'inabilità lavorativa effettiva
dovuta a motivi psichici invece mi sento di prendere posizione solo a partire
dal 2002 (dopo che la peritata ha ottenuto la maturità professionale artistica
e con l'inizio del circolo vizioso della ricerca di posti di stage per la
realizzazione dei suoi obiettivi professionali). E' vero che il non trovare un
posto di stage in sé non è un fatto invalidizzante, ma è pure vero che il
veloce circolo vizioso, in combinazione con altri "life events", ha
presto ottenuto un valore patologico. Il fatto che il dr. __________ abbia dichiarato
inabile la signora dal mese di aprile 2004, corrisponde all'usanza che un
medico curante di solito attesta un'inabilità solo a partire dal momento in cui
prende a carico un paziente. Questa data quindi non deve corrispondere a quanto,
sulla base di documenti e colloqui, il perito ritiene come inizio di un grado
della depressione che crea un'inabilità minima del 20%.

(…)." (doc. AI 141/1-2)

 

                                         Viste
le risultanze mediche sopra riprodotte, considerato che - conformemente alla
giurisprudenza federale in merito alla valutazione probatoria di atti medici
(consid. 2.5) - alla perizia 13 dicembre 2005 del dr. __________ va
riconosciuta forza di prova piena - in particolare la perizia non può essere ritenuta
     “inaccettabile”, come sostenuto dall’assicurata, per il solo fatto che tra
la visita e la sua stesura siano passati tre mesi e che solo dopo altri tre
mesi il perito ha [peraltro giustificando il ritardo] fornito le precisazioni
richieste - e ritenuto che il perito non si è contraddetto bensì, con scritto
31 marzo 2006, ha solo precisato di essere incorso in un’imprecisione
allorquando si è pronunciato in modo globale e non solo prettamente dal punto
di vista psichiatrico, a giusta ragione l’Ufficio AI ha concluso per un’inabilità
lavorativa del 60% in ogni attività sotto questo aspetto.

 

                                         In
questo senso il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 4 aprile 2006 ha
osservato che “(…) in conclusione, l’incapacità lavorativa dal punto di vista
psichiatrico è [del] 60% per ogni attività a partire dal mese di settembre 2002
(vedi rapporto Dr. __________ del 20 giugno 2003) (…)” (doc. AI 142/1).

 

                            2.6.3.   Il
dr. __________, medico SMR, nella proposta 14 gennaio 2004 (dopo aver
confermato la valutazione del dr. __________ nella perizia 3 giugno 2002), ha
osservato che “(…) dal punto di vista psichiatrico l’attività per la quale
l’assicurata è stata riformata risulta proponibile in larga misura (l’eventuale
limitazione psichiatrica è già largamente compresa nella limitazione dovuta
alla problematica reumatologica) (…)” (doc. AI 107/1, sottolineatura del
redattore).

 

                                         In
una annotazione (del funzionario AI) 21 luglio 2006 si legge inoltre che “(…)
in merito alla concomitanza della patologia psichiatrica (IL 60%) e della
patologia reumatologica (riduzione del rendimento del 25%) ho interpellato il
servizio medico regionale nella figura del Dr. __________. Egli mi conferma
che la condizione non è cumulativa e determina di conseguenza un’incapacità
massima del 60% che tiene conto dei due aspetti psichico e somatico (…)”
(doc. AI 146/1, sottolineatura del redattore).

 

                                         Al
riguardo va rilevato che secondo l’Alta Corte, per determinare il grado di inabilità
lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono
semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio
globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti
interessati.

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio
il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001 nella
causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha
inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità
lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare.
In quell’evenienza, anche se gli specialisti intervenuti avevano confermato al
giudice delegato che i gradi di inabilità lavorativi relativi alle due
affezioni non andavano cumulati, il TFA ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" 
(…)

5.4 Un attento esame degli atti induce questa Corte a
concludere che la documentazione medica su cui si è fondato il giudice di prime
cure difetta della necessaria forza probante e non può pertanto essere posta
alla base di un giudizio definitivo senza che prima si proceda ad un
complemento istruttorio.

 

5.4.1 Le due principali patologie (l'una fisica,
l'altra di natura psichica) all'origine, nel caso concreto, dell'inabilità
lavorativa del ricorrente differiscono sostanzialmente tra loro. Non appare
pertanto per nulla scontata l'affermazione secondo cui i rispettivi gradi di
inabilità lavorativa non sarebbero, almeno parzialmente, addizionabili. Di
primo acchito appare al contrario ben più probabile la conclusione opposta,
atteso che le conseguenze inabilitanti concernono due aspetti differenti tra
loro. Così, si osserva da un lato che la patologia fisica è stata ritenuta
inabilitante in quanto limiterebbe la possibilità di sollevare pesi e
imporrebbe la possibilità di cambiare posizione. Dall'altro, invece,
l'affezione psichica inciderebbe sulla concentrazione e la memoria nonché sul
tono dell'umore. In simili condizioni, la malattia psichica sarebbe tale da
limitare la capacità organizzativa e amministrativa dell'interessato, mentre la
malattia fisica inciderebbe sulle facoltà manuali (quali il trasporto di casse,
il servizio a tavola, i lavori di pulizia, ecc.).

 

5.4.2 Orbene, le (opposte) conclusioni del medico
dell'UAI e dei dott. M.________ e A.________ non sono (sufficientemente)
motivate e non spiegano il perché della mancata cumulabilità, almeno parziale,
delle due inabilità lavorative accertate. In particolare, non supplisce a tale
mancanza l'affermazione del dott. A.________ secondo cui nella valutazione del
grado di incapacità lavorativa psichiatrica egli avrebbe preso in
considerazione «l'influsso che i fattori stressanti, tra i quali anche la presenza
dell'affezione reumatologica, hanno avuto sullo sviluppo del disturbo psicopatologico»
(dichiarazione del 20 maggio 2003 all'indirizzo del giudice delegato
cantonale). Tale asserzione sta ad indicare che il perito ha considerato anche
l'affezione reumatologica quale causa dell'insorgere dell'affezione
psichiatrica, ma non tuttavia che ha tenuto conto delle conseguenze sulla
capacità lavorativa della malattia reumatologica. Giudizio, quest'ultimo, che
peraltro nemmeno sarebbe stato di sua competenza.

(…)” (STFA del 19 agosto 2005 nella causa D. I 606/03)

 

                                         Nel
caso concreto, ritenute le diverse patologie di cui soffre l’assicurata (reumatologica
e psichiatrica con le relative limitazioni e conseguenze), visto che i periti
non si sono espressi sull’eventuale cumulabilità di dette affezioni e
considerato che il medico SMR non ha per nulla motivato per quali motivi
l’incapacità lavorativa del 60% tenga conto dei due aspetti psichico e
somatico, conformemente alla giurisprudenza federale appena enunciata si
giustifica l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti
all’Ufficio AI affinché con l’ausilio di un perito, sulla base delle perizie 3
giugno 2002 del dr. __________ e 13 dicembre 2005 del dr. __________, chiarisca
la questione circa la cumulabilità o meno dei gradi di inabilità lavorativa in
ambito psichiatrico e reumatologico e si pronunci nuovamente sul diritto a
prestazioni dell’assicurata.

 

                                         Questo
vale a maggiore ragione se si pone mente al fatto che il dr. __________ non
sembrerebbe escludere un cumulo visto che nello scritto 31 marzo 2006 ha
precisato che “(…) dal punto di vista psichiatrico, ritengo inabile al lavoro
al 60% la peritata, mentre nel capitolo B2 punto 8 dei quesiti [ndr.: dove alla
domanda circa lo sviluppo della limitazione della capacità al lavoro ha
risposto: “(…) peggiorato fino ad un’inabilità complessiva del 100% (…)”
(doc. AI 135/20, sottolineatura del redattore)] ho semplicemente descritto
l’andamento reale del peggioramento fino all’inabilità totale della signora. Mi
scuso per questa imprecisione, visto che dal punto di vista prettamente
psichiatrico posso solo esprimermi sul 60% di inabilità ritenuti provocati da
problemi psichici (…)” (doc. AI 141/1).

 

                            2.6.4.   Con
il ricorso l’assicurata – producendo una lettera 2 febbraio 2006 del dr. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, al suo rappresentante (doc. A5) – ha chiesto
“(…) un accertamento medico d’ufficio completo e definitivo, finalmente attendibile,
privo di contraddizioni (…)” (doc. I, pag. 4).

                                         Anche
nella lettera 20 marzo 2007 l’assicurata ha chiesto “(…) se sono previsti degli
atti istruttori ed in particolare se verrà ordinata una perizia medica che accerti,
alla luce della sindrome patologica complessiva di cui è affetta l’assicurata,
quale sia (anche temporalmente) il grado di incapacità lavorativa
medico-teorica ed eventualmente una perizia che accerti, (anche
temporalmente), il grado di incapacità al guadagno per motivi di salute
(…)” (doc. V, pag. 5).

 

                                         A
tal proposito va rilevato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

 

                                         Nel
caso in esame il TCA ha concluso che alle perizie 3 giugno 2002 del dr. __________
e 13 dicembre 2005 del dr. __________ va riconosciuta forza probatoria piena
(consid. 2.6.1 e 2.6.2).

                                         Inoltre,
nello scritto 3 febbraio 2006, il dr. __________ non ha evidenziato delle
patologie su cui i suddetti periti non si siano già espressi e ha solo
sostenuto, in modo del tutto generico, che “(…) ritengo dal mio punto di vista
come ampiamente discusso che la paziente abbia esaurito da tempo qualsiasi capacità
lavorativa residua a causa delle sue condizioni compromesse (…)” (doc. A5).

                                         Non
è pertanto necessario procedere ad una perizia giudiziaria nel senso richiesto
dall’insorgente.

 

                                         Per quanto attiene invece all’aspetto temporale – nella decisione
impugnata l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto a un quarto di
rendita d’invalidità dal 1° febbraio 2003 al 30 aprile 2003 ed alla mezza
rendita dal 1° maggio 2003 – il TCA rileva quanto segue.

 

                                         Il
dr. __________, nella perizia 3 giugno 2002, ha concluso che l’assicurata è in
grado di svolgere qualunque attività leggera e adatta nella misura del 75-85% e
che una limitazione della capacità di lavoro dal lato medico di almeno il 20%
sussiste dal 1997 (doc. AI 55/8-9).

                                         In
base alla perizia 13 dicembre 2005 del dr. __________ e alle sue precisazioni
31 marzo 2006 nonché al rapporto medico 20 giugno 2003 del dr. __________, FMH
in psichiatria e psicoterapia (doc. AI 95/1-2) – in detto rapporto il dr.
__________ aveva attestato che “(…) l’evoluzione del quadro clinico della
persona succitata, dal mio ultimo scritto a tutt’oggi è stata purtroppo negativa.
Poco dopo il mio rapporto del mese di agosto 2002 la paziente mi ha ricontattato
per l’aumento del tenore d’angoscia, ansia, risvegli notturni e difficoltà di
controllo degli impulsi. Ho notato che è molto irritabile ed aggressiva, e lei
stessa si rende conto che il suo comportamento sia inaccettabile. […] Purtroppo
ora siamo di fronte ad un episodio depressivo d’entità considerevole, incompatibile
con un’attività qualsiasi. La prognosi è incerta e nonostante la buona
compliance della paziente, la risposta alla terapia è ancora deficitaria (…)”
(doc. AI 95/1-2) – il dr. __________, medico SMR, ha concluso che dal punto di vista
psichiatrico l’assicurata è inabile al lavoro per ogni attività al 60% dal mese
di settembre 2002 (doc. AI 142/1).

 

                  Alla luce di
quanto appena esposto, se effettivamente, ai fini della valutazione
dell'incapacità lavorativa, le patologie di cui soffre l’assicurata
(reumatologica e psichiatrica) non vanno cumulate, allora, in ossequio all’art.
29 cpv. 1 lett. b LAI (cfr. consid. 2.4), è a giusto titolo che l’Ufficio AI –
ritenuto che nel mese di febbraio 2003 l’assicurata ha raggiunto i 360 giorni
d’incapacità media al lavoro in misura almeno del 40% (6 mesi al 25% da marzo a
agosto 2002 e 6 mesi al 60% da settembre 2002 a febbraio 2003, pari a una media
retrospettiva del 42.5% [510 : 12 = 42.5%]) – le ha riconosciuto il
diritto al quarto di rendita dal 1° febbraio 2003 (dopo l’anno di carenza) e
alla mezza rendita dal 1° maggio 2003 (conformemente a quanto disposto
dall’art. 88a cpv. 2 OAI). Diversamente, meglio, se dagli accertamenti da
effettuare (vedi consid. 2.6.3) dovesse risultare che le patologie vanno invece
cumulate, allora l’Ufficio AI dovrà procedere ad un nuovo calcolo della media
retrospettiva e pronunciarsi nuovamente anche sugli aspetti temporali del
diritto a prestazioni.

 

                               2.7.   L’assicurata
ha contestato il reddito da valido considerato dall’Ufficio AI adducendo che
nel 1998 era già parzialmente incapace di affrontare gli impegni lavorativi e
che pertanto, se non avesse avuto quegli impedimenti di salute, essa avrebbe
potuto sicuramente raggiungere un reddito molto più elevato.

 

                                         Al
riguardo, nel rapporto finale 27 giugno 2006, la consulente in integrazione professionale
ha considerato che “(…) come venditrice presso il negozio __________ di __________
nel 1998 l’A. percepiva un salario annuo di Fr. 36'673.--. Aggiornando questo
dato al 2004 tramite l’indice d’aumento dei salari nominali editi da La Vie
Economique (tabella B. 10.2) risulta un reddito di Fr. 39'644.-- (…)”
(doc. AI 147/2).

 

                                         Dal
questionario per il datore di lavoro (doc. AI 7/1-3) risulta che l’assicurata è
stata impiegata dal 1° maggio 1996 al 30 aprile 1998 presso la __________. Ella
ha lavorato a tempo pieno fino al 31 gennaio 1998 e in seguito al 50%. Il suo
ultimo reddito annuo ammontava a fr. 2'821.-- per 13 mensilità. Durante il
periodo in cui è stata impiegata l’assicurata è stata inabile al lavoro al 100%
dal 13 al 23 marzo 1997 e dal 14 luglio 1997 al 31 gennaio 1998, al 50% dal 1°
febbraio al 30 aprile 1998. L’ex datore di lavoro ha indicato che “(…) il rapporto
di lavoro con la Signora RI 1 non corrisponde alle nostre aspettative e non è per
noi soddisfacente (…)” precisando che “(…) il licenziamento non ha nessun
legame con l’attuale stato di salute (…)” (doc. AI 7/1-2).

 

                                         L’assicurata
ha subito un intervento all’alluce valgo a destra il 15 luglio e a quello a
sinistra il 7 ottobre 1997 (vedi i referti operatori sub doc. A3).

                                         Il
dr. __________, FMH in chirurgia e medicina generale, nella lettera 10 marzo
1998 indirizzata al dr. __________, non si è espresso sulla capacità lavorativa
dell’assicurata e ha solo osservato di aver “(…) visto per la prima volta la
paziente il 17.11.1997 perché accusa dolori alla deambulazione e presentava
impossibilità a sollevare l’alluce (…)” e che “(…) ha rivisto la paziente il 4
marzo 1998, i dolori ai piedi sono sempre presenti, la deambulazione avviene
zoppicando con conseguenti problemi alla schiena. Nonostante abbia ripreso
l’attività lavorativa al 50% il 1.2.98 è stata licenziata (…)” (doc. A2).

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna, nel rapporto medico 9 aprile 1998
(doc. AI 12/1-3), non si è espresso sulla capacità lavorativa dell’assicurata osservando
che: “(…) non rispondo perché non mi sembra giustificata una richiesta di
invalidità dopo intervento di alluce valgo a sx e a dx. Non ho elementi per
poter giudicare e rispondere alle vostre domande (…)” (doc. AI 12/3).

                                         Il
dr. __________, FMH in chirurgia ortopedica, nel rapporto medico 9 marzo 1999
(doc. AI 16/1-3), ha rilevato che “(…) la paziente è stata valutata anche da
due colleghi ortopedici Prof. __________ a __________ e dal Dr. __________
spec. a __________ a causa dei disturbi dopo operazione bilaterale di alluce
valgo eseguita nel 97 in altra sede. Tenendo conto dei disturbi attuali la
paziente è inabile nella misura del 50% per un lavoro da svolgersi parzialmente
in piedi e parzialmente camminando. E’ abile al 100% in un’attività da
svolgersi in posizione seduta (…)” (doc. AI 16/1).

 

                                         Viste
le risultanze appena esposte – abilità totale nella sua attività svolta a tempo
pieno fino all’operazione bilaterale all’alluce valgo nel luglio e ottobre 1997
e insorgenza di disturbi giustificanti un’inabilità al 50% per un lavoro da svolgersi
parzialmente in piedi e parzialmente camminando solo dopo l’operazione – questo
Tribunale deve concludere che a ragione la consulente in integrazione professionale
ha ritenuto quale reddito da valido aggiornato al 2004 l’importo di fr. 39'644.--
(reddito annuo nel 1998 di fr. 36'673 [fr. 2'821.-- x 13] aggiornato al 2004,
doc. AI 145/1).

                                         Va
qui confermato anche il reddito da invalido, rimasto incontestato, pari a fr.
19'292.-- (cfr. doc. 147/3).

 

                               2.8.   Con
la decisione impugnata l’Ufficio AI ha respinto
l’istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio inoltrata
dall’as-sicurata contestualmente all’opposizione 12 febbraio 2004 (doc. AI
150/1-10 e 113/1-4).

 

                             2.8.1   L'art. 37 cpv. 1 LPGA, prevede che la parte può farsi rappresentare,
se non deve agire personalmente (cfr. ad esempio a: sottoporsi ad una perizia
medica, DTF 132 V 443), o farsi patrocinare nella misura in cui l'urgenza di
un'inchiesta non lo escluda.

                                         Il
capoverso 4 recita che, se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare
di patrocinio gratuito (cfr. DTF 132 V 200).

 

                                         Già
prima dell'entrata in vigore della LPGA, la giurisprudenza (vedi per l’assicurazione
invalidità DTF 114 V 228, per l'assicurazione contro gli infortuni DTF 117 V
408 precisata con la DTF 125 V 32) aveva riconosciuto, senza imporre alcun
limite temporale, il diritto al gratuito patrocinio nell'ambito della procedura
amministrativa in materia di assicurazioni sociali, a condizione che fossero
rispettati gli stessi presupposti applicabili nella procedura giudiziaria,
ovvero il richiedente deve trovarsi nel bisogno, il patrocinio deve essere
necessario o perlomeno indicato e le sue conclusioni non sembrano dover avere
esito sfavorevole (cfr. DTF 125 V 202 consid. 4a e 372 consid. 5b, ambedue con
riferimenti).

                                         Il
TFA aveva peraltro sottolineato che le condizioni per la concessione del gratuito
patrocinio dovevano essere valutate con rigore (cfr. SVR 2000 KV Nr. 2, consid.
4c, pag 6, in fine).

 

                                         Secondo
la dottrina, il fatto che, rispetto all'art. 61 lett. f LPGA, l'art. 37 cpv. 4
LPGA utilizzi la formulazione "se le circostanze lo esigono",
anziché quella "se le circostanze lo giustificano", significa
che il legislatore ha inteso riprendere la giurisprudenza secondo la quale,
quando il gratuito patrocinio viene richiesto nella procedura amministrativa,
le relative condizioni devono essere esaminate in maniera rigorosa (Kieser, op.
cit., ad art. 37, n. 20, pag. 400; cfr., d'altronde, FF 1999 3965).

                                         Per
il resto, quali presupposti del gratuito patrocinio valgono l'indigenza del richiedente,
la necessità del patrocinio e la probabilità di esito favorevole (cfr. FF 1999
3965).

                                         La
concretizzazione delle singole condizioni ha luogo in analogia con i corrispondenti
criteri applicabili nella procedura giudiziaria (cfr. Kieser, op. cit., ad art.
37, n. 21, pag. 400-401).

 

                                         In
una sentenza del 4 dicembre 2006 nella causa F. (I 928/05), in una vertenza
relativa all’assicurazione invalidità, il TFA ha osservato che la necessità
dell’assistenza di un avvocato durante la procedura amministrativa va riconosciuta
solo in casi eccezionali e dipende dal tipo di problematiche che vengono trattate
nella decisione impugnata. In quell’oc-casione l’Alta Corte ha negato la necessità
dell'assistenza di un avvocato durante la procedura di opposizione sviluppando
le seguenti considerazioni:

 

"  (…)

5.1 Was die von Vorinstanz und Verwaltung verweigerte
unentgeltliche Verbeiständung im Einspracheverfahren anbelangt, so hat das
kantonale Gericht zutreffend erwogen, dass der Gesuch stellenden Person ein
unentgeltlicher Rechtsbeistand im Verwaltungsverfahren gemäss Art. 37 Abs. 4
ATSG nur bewilligt wird, wo die Verhältnisse es erfordern, im kantonalen
Prozess dagegen bereits, wo die Verhältnisse es rechtfertigen (Art. 61 lit. f
Satz 2 ATSG). Richtig ist auch, dass die Offizialmaxime rechtfertigt, an die Voraussetzungen,
unter denen eine anwaltliche Verbeiständung sachlich geboten ist, einen
strengen Massstab anzulegen (BGE 125 V 36 Erw. 4b, 114 V 235 Erw. 5b); die
anwaltliche Vertretung im Verwaltungsverfahren drängt sich nur in
Ausnahmefällen auf (BGE 132 V 201 Erw. 4.1, 117 V 408 f. Erw. 5a, 114 V 238
Erw. 6). Verlangt werden qualifizierende, besondere Umstände. Dagegen kann
nicht bereits aus dem Umstand, dass eine Recht suchende Person während des
Verwaltungsverfahrens von einer Fürsorgebehörde betreut wurde, auf die fehlende
Notwendigkeit einer anwaltlichen Vertretung im Einspracheverfahren geschlossen
werden. Insoweit greift die Begründung der Vorinstanz zum ablehnenden Entscheid
zu kurz.

 

5.2 Umgekehrt kann aber auch nicht bereits aufgrund der
Tatsache, dass eine Rente - mithin eine finanzielle Leistung von in der Regel erheblicher
Bedeutung - zur Diskussion steht, automatisch von einer notwendigen Verbeiständung
ausgegangen werden. Wollte man bereits in diesem Umstand einen besonders
schweren Eingriff in die Rechtsstellung des Versicherten erblicken, der regelmässig
eine unentgeltliche Verbeiständung zur Folge hat, würde dies darauf hinauslaufen,
dass eine solche in praktisch allen oder den meisten IV-Fällen zu gewähren
wäre, was der gesetzlichen Regelung widerspräche (Urteil R. vom 8. November
2006, I 746/06).
Es sind vielmehr die konkreten Umstände zu beurteilen.

 

5.3 Vorliegend hat die IV-Stelle ihre
Leistungsverweigerung in einer ersten Verfügung vom 9. Januar 2004 zunächst
damit begründet, dass die im Arztbericht von Frau Dr. med. L.________ vom 30.
Dezember 2003 gestellte Diagnose weiterhin eine körperlich nicht belastende
Tätigkeit ganztägig ermögliche, was nach wie vor ein rentenausschliessendes
Einkommen zulasse. Auf anwaltliche Einsprache hin holte sie den zum
Abklärungsbericht der Institution X.________ vom 23. Juni 2003 abgefassten
Zusatzbericht von Frau Dr. med. L.________ vom 28. April 2004 ein, worin eine
psychiatrische Begutachtung empfohlen wurde, und hob die Verfügung deswegen auf
(Einspracheentscheid vom 21. Juli 2004). Nach Eingang des psychiatrischen Berichtes
von Dr. med. H.________ vom 28. Januar 2005, worin auf das Fehlen eines
psychischen oder psychosomatischen Gesundheitsschadens geschlossen wurde,
erneuerte die Verwaltung ihre ablehnende Haltung mit Verfügung vom 7. Februar
2005. Aus medizinischer Sicht wies der Fall demnach weder nach Erlass der
ersten noch der zweiten Verfügung besondere Schwierigkeiten auf. Auch sonst
sind keine qualifizierten Umstände auszumachen. Es galt lediglich, die offenkundige
Diskrepanz zwischen den medizinischen Berichten und jenem der Institution
X.________ zu erkennen und aufzugreifen, wozu die den Beschwerdeführer während
des Verwaltungsverfahrens begleitende Fürsorgebehörde ohne weiteres in der Lage
gewesen wäre. Der vorinstanzliche Entscheid, mit welchem die Notwendigkeit
einer anwaltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren verneint wurde, ist
somit im Ergebnis zu bestätigen.

(…)“ (STFA del 4 dicembre 2006 nella causa F., I
928/05, consid. 5.1 e 5.2)

 

                                         Nella
citata STFA dell’8 novembre 2006 nella causa R. (I 746/06) il TFA ha indicato i
seguenti casi di applicazione della propria giurisprudenza:

 

"  (…)

3.2 Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat die
Notwendigkeit einer unentgeltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren etwa
bejaht in Fällen, wo sich die versicherte Person mit mehreren Arztberichten und
Gutachten und einem Abklärungsbericht Haushalt auseinanderzusetzen und zu dem
im Rahmen der gemischten Methode vorgenommenen Einkommensvergleich Stellung zu
nehmen hatte (Urteil O. vom 27. April 2005 Erw. 7.3, I 507/04), oder wo die Einschätzung
der Arbeitsfähigkeit sehr umstritten, die Einkommensberechnung in der Verfügung
nicht nachvollziehbar und zudem weitere Einkommensbestandteile umstritten waren
(erwähntes Urteil I 75/04 Erw. 3.3), oder in einem Fall, in welchem sich der
Versicherte während Jahren wiederholt und erfolglos an die Verwaltung gewandt
hatte, ohne dass für die ausserordentlich lange Verzögerung fallbezogene Gründe
ersichtlich waren (Urteil W. vom 12. Oktober
2004 Erw. 4.2, I 386/04). Verlangt werden somit qualifizierende, besondere
Umstände.

(…)“ (STFA dell’8 novembre 2006 nella causa R., I
746/06, consid. 3.2)

 

                                         Per
un caso in cui, sempre in materia di assicurazione per l’invalidità, il TFA ha
invece ammesso la necessità dell’assi-stenza di un avvocato per la procedura di
opposizione visto che si trattava di applicare la giurisprudenza relativa alla
sindrome da dolore somatoforme, vedi la STFA del 14 agosto 2006 nella causa B.
(I 319/05).

 

                            2.8.2.   Nella
presente fattispecie l’Ufficio AI – lasciata aperta la questione a sapere se si
trovasse nel bisogno e se la vertenza non fosse di primo acchito votata all’insuccesso
– ha negato all’assicurata il diritto all’assistenza giudiziaria in sede amministrativa
in quanto ha ritenuto – rientrando il caso nella casistica più consueta delle
pratiche AI – non necessario o perlomeno non indicato l’intervento di un
avvocato e perché – non essendo sollevati problemi di natura eccezionale o quesiti
giuridici di notevole difficoltà – l’insorgente poteva difendersi senza ricorrere
ad un legale.

                                         Secondo
questo Tribunale tali argomentazioni non sono in concreto sufficienti per
escludere il diritto al gratuito patrocinio.

                                         Chiamata
a pronunciarsi sui presupposti necessari per riconoscere il diritto
all’assistenza giudiziaria in sede amministrativa, in particolare sulla
necessità dell’assistenza di un avvocato “sachliche Gebotenheit des Beizugs
eines Anwalts”, l’Alta Corte, in una sentenza del 2 febbraio 2007 nella causa
G. (I 911/06), si è confermata nella propria giurisprudenza e ha sviluppato le
seguenti considerazioni:

 

"  (…)

Hinsichtlich der sachlichen Gebotenheit der
unentgeltlichen anwaltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren sind die
Umstände des Einzelfalls, die Eigenheiten der anwendbaren Verfahrensvorschriften
sowie die Besonderheiten des jeweiligen Verfahrens zu berücksichtigen. Dabei
fallen neben der Komplexität der Rechtsfragen und der Unübersichtlichkeit des
Sachverhalts auch in der Person des Betroffenen liegende Gründe in Betracht,
wie etwa seine Fähigkeit, sich im Verfahren zurechtzufinden (Schwander,
Anmerkung zu BGE 122 I 8, in: AJP 1996 S. 495). Falls ein besonders
starker Eingriff in die Rechtsstellung des Bedürftigen droht, ist die
Verbeiständung grundsätzlich geboten, andernfalls bloss, wenn zur relativen
Schwere des Falls besondere tatsächliche oder rechtliche Schwierigkeiten
hinzukommen, denen der Gesuchsteller auf sich alleine gestellt nicht gewachsen
ist (BGE 130 I 182 Erw. 2.2 mit Hinweisen), und wenn auch eine
Verbeiständung durch Verbands-vertreter, Fürsorger oder andere Fach- und
Vertrauensleute sozialer Institutionen nicht in Betracht fällt (BGE 125 V 34 Erw. 2, 114 V 236 Erw. 5b; AHI 2000 S. 163
f. Erw. 2a und b). Die sachliche Notwendigkeit wird nicht allein dadurch
ausgeschlossen, dass das in Frage stehende Verfahren von der Offizialmaxime
oder dem Untersuchungsgrundsatz beherrscht wird, die Behörde also gehalten ist,
an der Ermittlung des rechtserheblichen Sachverhaltes mitzuwirken (BGE 130 I 183 f. Erw. 3.2 und 3.3 mit Hinweisen). Die
Offizialmaxime rechtfertigt es jedoch, an die Voraussetzungen, unter denen eine
anwaltliche Verbeiständung sachlich geboten ist, einen strengen Massstab
anzulegen (BGE 125 V 35 f. Erw. 4b; Anwaltsrevue 2005/3 S. 123; Urteil
H. vom 10. März 2006 Erw. 7.1,
I 692/05).

(…)” (STFA del 2 febbraio 2007 nella causa G., I
911/06)

 

                                         La
necessità o meno dell’assistenza di un avvocato durante la procedura di opposizione
dipende dunque esclusivamente dal tipo di problematiche che vengono trattate
nella decisione impugnata (per dei casi di applicazione cfr. consid. 2.8.1).

 

                                         Ora,
nel caso concreto, in cui si trattava di valutare il diritto ad una rendita AI
dopo che l’assicurata ha beneficiato di una riformazione professionale conclusa
nel giugno 2001, per stabilire il suo danno alla salute l’Ufficio AI ha dovuto
ricorrere a due perizie reumatologiche (reperti 3 giugno 2002 del dr. __________
e 20 agosto 2003 del dr. __________, doc. AI 55/1-10 e 96/1-5) e, dopo
l’opposizione 12 febbraio 2004 (su ripetuta richiesta del suo legale, doc. AI
119/1-2, 121/1-2) a una perizia psichiatrica (reperto 13 dicembre 2005 del dr. __________,
doc. AI 135/1-21). Sia la perizia del dr. __________ che quella del dr. __________
hanno richiesto delle ulteriori precisazioni (doc. AI 101/1, 105/1, 136/1 e
141/1-2). Prima della perizia psichiatrica la situazione dell’assicurata sotto
questo aspetto aveva già dovuto essere a più riprese aggiornata e la stessa non
appariva per nulla fluida (doc. AI 57/1, 61/1, 89/1, 95/1-2, 102/1 e 103/1). Si
trattava poi di stabilire – visti i diversi gradi d’incapacità lavorativi
riconducibili alle diverse patologie e attestati dagli esperti – quale fosse la
capacità lavorativa globale dell’assicurata, ovvero (ciò che non ha fatto
l’Ufficio AI e per questa ragione la decisione impugnata va annullata e gli
atti rinviati per ulteriori accertamenti) grazie all’aiuto di un perito
bisognava stabilire se le inabilità lavorative per motivi reumatologici e
psichiatrici andavano o meno cumulati e, se sì, in quale misura. A tutto ciò va
aggiunto che l’insuccesso nella ricerca di un posto di lavoro, dopo che aveva
terminato bene la sua riformazione professionale, aveva sensibilmente
peggiorato la situazione valetudinaria dell’assicurata: “(…) l’evoluzione del
quadro clinico della persona succitata, dal mio ultimo scritto a tutt’oggi è
stata purtroppo negativa. Poco dopo il mio rapporto del mese d’agosto 2002 la paziente mi ha ricontattato per l’aumento del tenore d’angoscia,
ansia, risvegli notturni e difficoltà di controllo degli impulsi. Ho notato che
è molto irritabile ed aggressiva, e lei stessa si rende conto che il suo
comportamento sia inaccettabile. Questa situazione è insorta quando la paziente
ha capito che non riuscirà a trovare un posto di lavoro, nonostante la
riqualifica e tutti gli investimenti a scuola con ottimi risultati finali. Le
numerose ricerche nelle aree più svariate sono rimaste senza risposta. […] La
situazione è rimasta gestibile fino all’inizio della primavere 2003 quando si
sono accumulate tante ricerche infruttuose del posto di lavoro, rafforzando
così l’ideazione negativa, perdita d’autostima, la perdita d’energie e una
crescente aggressività ed irritabilità. […] Purtroppo ora siamo di fronte ad un
episodio depressivo d’entità considerevole, incompatibile con un’attività
qualsiasi. La prognosi è incerta e nonostante la buona compliance della
paziente, la risposta alla terapia è ancora deficitaria (…)” (doc. AI 95/1-2, risposta
20 giugno 2003 del dr. __________ al dr. __________).

 

                                         Alla
luce di quanto appena esposto è a torto che l’Ufficio AI ha ritenuto non necessario o perlomeno non indicato l’intervento di un avvocato
e concluso che l’insorgente poteva difendersi senza ricorrere ad un legale.

 

                                         Per
quanto riguarda gli altri presupposti – lasciati aperti dall’Ufficio AI –
cumulativamente necessari per riconoscerle il diritto all’assistenza
giudiziaria in sede amministrativa, il TCA rileva quanto segue.

                                         Le
conclusioni dell’opposizione interposta dall’assicurata non erano prive di possibilità
di esito favorevole visto che con la decisione qui impugnata l’Ufficio AI l’ha
accolta (doc. AI 150/1-10).

                                         L’assicurata
è infine chiaramente indigente visti i certificati per l’ammissione all’assistenza
giudiziaria e la documentazione prodotti sia in sede di opposizione che in sede
ricorsuale (doc. AI 113/7-9 e doc. A1).

                                         Gli
atti vanno quindi rinviati all’Ufficio AI affinché si pronunci correttamente
sull’importo spettante all’assicurata (cfr. DTF 131 V 153).

 

                               2.9.   Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da un legale, ha diritto ad un’indennità
per ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

                                         La
sua domanda intesa ad essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria
gratuita per la procedura ricorsuale diventa pertanto priva di oggetto (DTF 124
V 309, consid. 6; STFA del 2 febbraio 2007 nella causa G., I 911/06; STFA del
14 agosto 2006 nella causa B., I 319/05; STFA
del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03; STFA del 9
aprile 2003 nella causa C., U 164/02 e STFA del 18 agosto 1999 nella causa T., U 59/99).

 

                             2.10.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         § La decisione impugnata è
annullata e gli atti rinviati all’Ufficio affinché proceda come indicato ai
considerandi 2.6.3, 2.6.4 e 2.8.2.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà all’assicurata fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa),
ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza giudiziaria.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti