# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 71d82542-15d2-53e3-b254-21718fc1a3bf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-08-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 04.08.2003 INC.2003.23703
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-23703_2003-08-04.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.23703

  	
  Lugano

  4 agosto 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 17/18
  luglio 2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________

  attualmente detenuto c/o PCT

  rappr. dall'avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 4 luglio 2003 del Procuratore pubblico
  __________ che mette a disposizione del perito copia degli atti processuali.

  

 

 

Viste le osservazioni della parte
civile __________ (28/29 luglio 2003) e del magistrato inquirente (29 luglio
2003);

 

 

visto, per quanto necessario,
l'inc. MP __________/2003;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

 

che:

 

 

 

-       
nei confronti di __________ è pendente un'istruttoria formale per
le ipotesi di reato di appropriazione indebita qualificata, subordinatamente
semplice, amministrazione infedele qualificata, subordinatamente semplice,
mancato assassinio, subordinatamente mancato omicidio (doc. _ inc. GIAR
__________);

 

-       
in tale ambito, e con decisione del 21 maggio 2003, il magistrato
inquirente ha ordinato l'erezione di una perizia psichiatrica volta a
determinare "qual'è lo stato di salute dell'accusato oggi e qual era al
momento dei fatti" (AI __________);

 

-       
con scritto del 4 luglio 2003, indirizzato alla difesa, è stata
disposta la messa a disposizione del perito degli atti processuali "che
egli ritiene necessari per l'esecuzione del suo incarico" (AI
__________);

 

-       
avverso tale decisione insorge il reclamante chiedendo, sia in
via principale che in via subordinata, che la decisione in questione venga
annullata e che al magistrato inquirente venga ordinata l'emanazione di nuova
decisione "ai sensi dei considerandi" (Reclamo 17 luglio 2003,
p. 6, doc. _ inc. GIAR __________; per completezza si dirà che l'effetto
sospensivo al reclamo è stato concesso con ordinanza del 21 luglio 2003; doc. _
inc. GIAR __________);

 

-       
a mente del reclamante (e appoggiandosi ad una citazione
dottrinale - P. Maier / A. Möller, Das gerichtspsychiatrische Gutachten gamäss
art. 13 StGB, Zurigo, 1999) la concessione al perito di un accesso totale agli
atti (di cui peraltro l'indagato ancora non fruisce), lasciando a quest'ultimo
la scelta di quelli utili per il suo lavoro, corrisponde ad un trasferimento di
competenze (relative alla conduzione del procedimento) dal magistrato al
perito, attribuendo al secondo un potere d'indagine che non rientra nelle sue
facoltà; inoltre, la visione di tutti gli atti da parte del perito, quindi
anche di quelli poi ritenuti non utili alla perizia, potrebbe condurre alla
formazione di un'opinione personale (e non professionale) fuorviante; in
sostanza, la scelta degli atti cui il perito può accedere deve essere fatta dal
magistrato e, in casu, limitata ai soli verbali dell'accusato (da cui dovrebbe
emergere la sua personalità senza mediazioni/deformazioni possibili),
subordinatamente, se si ritiene che solo il perito possa determinarsi sugli
atti utili al suo lavoro, la determinazione deve avvenire sulla base
dell'elenco atti con successiva trasmissione di quelli indicati (dal perito)
come utili/necessari;

 

-       
la parte civile __________, nelle sue osservazioni del 28 luglio
2003, segnala di aver poco da dire in merito allo specifico reclamo dato che i
suoi dubbi concernono opportunità, rilevanza, attendibilità nonché adeguatezza
economica di una perizia psichiatrica effettuata sulle sole carte processuali;

 

-       
il magistrato inquirente, nelle sue osservazioni, sostiene che
non spetta a lui decidere a quali atti il perito debba avere accesso in quanto,
sostanzialmente, già la scelta degli atti utili allo scopo peritale necessita
di conoscenze specialistiche: una limitazione degli atti accessibili al perito
non sarebbe né facoltà né diritto del magistrato inquirente, a maggior ragione
quando il perito ritiene di poter rassegnare un rapporto sulla base dei soli
atti; quanto alla dottrina citata dal reclamante, il magistrato inquirente
contesta che se ne possano trarre le conclusioni che questi pretende;

 

-       
il reclamo, contro la concessione dell'accesso agli atti al
perito nominato, emana da persona legittimata ed è tempestivo;

 

-       
ammissibilità (nel senso di apparente utilità e pertinenza in
connessione con la fattispecie inquisita) della prova, rispettivamente
rilevanza e attendibilità della stessa, non sono oggetto del reclamo, quindi
neppure della presente decisione; lo stesso dicasi per i quesiti peritali,
anch'essi non oggetto d'impugnativa; solo è qui in discussione la possibilità
per il perito di accedere a tutti gli atti del procedimento;

 

-       
di principio, il fatto che il perito giudiziario possa accedere
agli atti istruttori acquisiti sino al momento del suo intervento, non può
essere messo in discussione (art. 146 cpv. 3 CPP; GIAR 7.10.1998 in re P., inc.
926.95.5; N. Schmid, Strafprozessrecht, 1997, n. 668; G. Piquerez, Procédure
pénale suisse, 2000, n. 2228);

 

-       
limitazioni sono certo possibili, ad esempio per motivi di
opportunità/economicità vista la loro inutilità per il perito (in casu
psichiatrico; si veda il chiaro esempio contenuto nella dottrina citata dal
reclamante - Reclamo 5.07.2003 p. 5) o a dipendenza della delimitazione del
campo d'intervento del perito fissato dal magistrato inquirente a cui compete
la direzione dell'istruttoria formale, quindi anche la decisione sulla
necessità di una prova e sulle modalità di sua assunzione (art. 193 CPP; GIAR
14.08.1998 in re M., inc. 352.1998.5, cons. 4 b.); 

 

-       
riconosciuta tale competenza del magistrato inquirente, occorre
prudenza prima di censurare la scelta di accertamenti (GIAR 10.11.1997 in re
J., inc. 789.96.2, cons. 2 e citazioni), rispettivamente (e come detto sopra)
non è nell'ambito di questo reclamo che si possono mettere in discussione
pertinenza e rilevanza della prova già decisa;

 

-       
l'assenza di limitazioni all'accesso agli atti, non costituisce,
nel caso in esame, una "spoliazione dell'inquirente delle sue
competenze"; queste vengono esercitate principalmente in sede di
formulazione dei quesiti e molto meno (per non escludere categoricamente la
possibilità di qualche connessione) in relazione al metodo d'indagine del
perito o al materiale cui può far capo (ritenuto che al perito è pure data
facoltà di chiede "altri chiarimenti ed anche l'audizione di testimoni
e dell'accusato" (art. 146 cpv. 3 CPP); 

 

-       
considerato anche il tipo di perizia (o meglio il fatto da accertare:
la responsabilità), dopo consulto con il perito (invero un po' generico perché
si sarebbe potuto chiedere quale tipo di atti gli fosse necessario), il
magistrato inquirente ha ritenuto, con la decisione impugnata (quindi
esercitando la sua competenza), di mettere a disposizione l'intero incarto; 

 

-       
i rischi paventati dal reclamante (formazione di una visione
fuorviante a seguito della visione di ogni atto) non possono certo essere elusi
in anticipo, già per il solo fatto che ciò presupporrebbe una determinazione di
valenza ai fini peritali (quindi ai fini dell'accertamento tecnico scientifico
della responsabilità che -questo no- il magistrato non è in grado di fare) dei
singoli atti; è in sede di delucidazione o complemento che, semmai, andrà
chiarito (se non emerge già dal referto stesso) la metodologia utilizzata, la
valutazione data ai singoli elementi ed il fondamento delle conclusioni; 

 

-       
vi sono certamente atti (che anche il profano può giudicare) di
poca utilità per il perito (non si vede, infatti, cosa il perito possa dedurre
per esempio dall'ordine di traduzione forzata o dalla corrispondenza del
magistrato inquirente) e per i quali si potrebbe evitare la trasmissione/messa
a disposizione senza tema di incompletezza delle possibilità di accertamento;
tuttavia una limitazione in tal senso è solo questione di opportunità (o di
buon senso); infatti anche la dottrina citata dal reclamante, dopo la frase
riportata nel reclamo (e relativa, a giudizio dello scrivente, unicamente
all'utilità di determinati atti per il perito), prosegue asserendo che "In
der Praxis werden dem Gutachter häufig sämtliche Akten zur Verfügun gestellt"
(Maier/Möller, p. 127);

 

-       
l'unica vera limitazione imposta al magistrato inquirente è, in
realtà, quella di non mettere a disposizione del perito atti che non
appartengono formalmente all'incarto:

 

"Dabei
ist darauf zu achten, dass keine Unterlagen mitgeben werden, die nicht zu den
Akten gehören, weil sonst die Verteidigunsrechte des Angeklagten verletzt
würden" 

           (ibidem)

 

-       
è in sede di valutazione del referto peritale (se del caso anche
tramite delucidazioni e complemento) che l'interessato dovrà/potrà verificare
gli atti utilizzati (e non) dal perito, la valenza loro attribuita e la
correttezza/affidabilità delle conclusioni tratte (DTF 101 IV 129; e per
analogia DTF 129 I 49); ovviamente, a quel momento, l'accusato dovrà aver
accesso al materiale messo a disposizione del perito;

 

-       
in conclusione il reclamo deve essere respinto con la presente
decisione, non impugnabile davanti alla CRP (art. 284 CPP), con conseguente
carico di tasse e spese;

 

 

P.Q.M.

 

 

viste le norme applicabili ed in
particolare gli artt. 140, 158, 112, 111 CP, 142 ss, 146, 148, 280. 281, 284
CPP,

 

 

decide

 

 

1.     
Il reclamo è respinto.

 

2.     
La tassa di giustizia, fissata in FRS 200.-, e le spese, FRS 50.-, sono
a carico del reclamante.

 

3.     
La presente decisione è definitiva.

 

4.     
Intimazione:

-       
avv. __________, per sé e per il reclamante;

-       
avv. __________, per sé e per la parte civile __________;

-       
PP __________.

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
__________