# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d5dd972f-6b9b-5bb0-b359-009d505f5a78
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 24.01.2014 14.2013.162
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2013-162_2014-01-24.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2013.162

  	
  Lugano

  24 gennaio 2014

  B/ww/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente della Camera di esecuzione e
  fallimenti del Tribunale d’appello

  	 

	
   

  
							

sedente quale giudice unico (art. 48b LOG) per
statuire sul reclamo presentato il 25 settembre 2013 da

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patrocinato
  dall’ PA 1 

   

  
	
   

  	
  nella
  causa a procedura sommaria in materia di esecuzione e fallimenti dipendente
  dall’istanza del 10 giugno 2013 presentata nei confronti di

  	 

 

	
   

  	
  CO
  1 

  patrocinato
  dall’ PA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

tendente
ad ottenere il rigetto provvisorio dell’opposizione interposta dalla parte
convenuta al precetto esecutivo n. __________ del 18 settembre 2012
dell’Ufficio esecuzione e fallimenti di Mendrisio per il pagamento di fr.
200'000.-- oltre interessi e spese;

 

sulla quale istanza il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5,
con sentenza del 

13 settembre 2013 (inc. n. SO.2013.2467) ha così deciso:

 

“1. L’istanza è respinta.

 

 2. La tassa di giustizia in fr. 400.--, da anticipare dalla
parte istante, è posta a suo 

     carico, con l’obbligo di rifondere a controparte fr.
3'500.-- a titolo di ripetibili.” 

 

Decisione tempestivamente impugnata da RE 1 che con reclamo 

del 25 settembre 2013 postula l’accoglimento dell’istanza;

 

 

viste le osservazioni 16 ottobre 2013, la replica del 25 ottobre 2013
e la duplica del 6 

novembre 2013;

 

 

ritenuto

 

in fatto:

A.    Con precetto
esecutivo n. __________ del 18 settembre dell’Ufficio esecuzione e fallimenti
di __________ RE 1 ha escusso CO 1 per l’incasso di fr. 200'000.-- oltre
interessi al 5% dal 27 luglio 2012, indicando quale titolo di credito:
“Attestato di ricevuta del 21 giugno 2011”.

Interpostavi tempestiva
opposizione dall’escusso, il procedente ne ha chiesto il rigetto provvisorio al
Pretore.

 

B.    L’istante
fonda la sua pretesa su una dichiarazione del 21 giugno 2011, denominata “Attestato di ricevuta”, sottoscritta da CO 1 del seguente tenore (doc. A):

 

                                  “Io sottoscritto, CO 1, nato a M__________
il 3 gennaio 1967 riconosco con la presente di aver ricevuto dal signor RE 1,
nato a __________ (DE) il 20 settembre 1989 la somma di:

 

                                  200'000.-- (duecentomila franchi
svizzeri)

 

                                         Questo
importo è da utilizzare per la domanda di costruzione sulle particelle __________,
__________, __________,__________, __________ di __________ di proprietà del
sig.RE 1 Mi obbligo incondizionatamente a restituire la stessa somma entro
dieci giorni a prima richiesta del signor RE 1

 

                                  Per
accettazione:

 

                                         CO
1 (firma)”

 

                                  Con scritto del 20 luglio 2012 il procedente ha chiesto all’escusso la restituzione dell’importo di fr.
200'000.-- entro il 27 luglio 2012 (doc. B).

 

                            C.  All’udienza di discussione
il convenuto si è opposto all’istanza, rilevando che RE 1 il 18 luglio 2012 aveva sporto denuncia penale al Ministero pubblico nei suoi confronti in
relazione alla dichiarazione in oggetto, tra l’altro, per corruzione passiva (doc.
1) - reato la cui sussistenza egli aveva contestato – con la conseguenza che
anche RE 1 era indagato, ma per corruzione attiva (doc. 3). CO 1 ha asserito
che l’attestato di ricevuta doc. A era stato ritenuto un documento fondamentale
nell’ambito del procedimento penale e che la sua natura non era per nulla
chiara. Il citato documento era stato determinante per la conferma dell’ordine
della sua carcerazione (doc. 2). Se la contestata tesi dell’istante fosse stata
confermata al termine del procedimento penale, lo scritto doc. A avrebbe dovuto
essere dichiarato nullo ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 CO, essendo il risultato
di un reato di corruzione.

 

                                  Con la replica l’istante ha
contestato le allegazioni del convenuto, asserendo che la dichiarazione doc. A
costituisce un riconoscimento di debito chiaro ed esplicito, con il quale il
convenuto si è obbligato senza riserva alcuna a restituire l’importo posto in
esecuzione. Secondo il procedente si tratta di un riconoscimento di debito
astratto ai sensi dell’art. 17 CO, per cui non occorreva far riferimento alla
causale sottostante e nemmeno giustificare la tempistica della richiesta (doc.
F, G e H).

                                  

                                  Con la duplica il convenuto ha puntualizzato
che l’istante non aveva contestato di essere indagato per corruzione attiva in
relazione all’importo di fr. 200'000.--, di cui  chiedeva la restituzione.

 

                            D.  Con decisione del 13 settembre 2013 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, ha respinto l’istanza avendo ritenuto sufficientemente verosimile l’eccezione di nullità del doc.
A ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 CO sollevata dall’escusso, ciò essendo pendenti
procedimenti penali sia a carico di CO 1 a titolo, tra l’altro, di corruzione
passiva, sia a carico di RE 1 per conseguimento fraudolento di una falsa
attestazione e corruzione attiva.

 

                            E.  Con il reclamo in oggetto RE
1 sostiene che il primo giudice ha omesso di considerare che l’escusso non
aveva sollevato alcuna eccezione di nullità, essendosi limitato a segnalare al
Pretore, in modo strumentalmente errato, di essere stato denunciato per
corruzione passiva con riferimento alla dazione di fr. 200'000.--risalente al 21 giugno 2011. Il reclamante rileva che il convenuto aveva subito contestato la
sussistenza di un reato, sicché il negozio giuridico in esame non può essere considerato
nullo ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 CO.

 

                             F.  Delle osservazioni di
controparte si dirà, se del caso, in seguito.

 

 

Considerando

 

in
diritto:

                             1.  Secondo
l'art. 319 lett. a CPC sono impugnabili mediante reclamo,  tra l'altro, le
decisioni inappellabili di prima istanza finali. Tale è il caso per le
decisioni nelle pratiche a tenore della LEF, segnatamente in tema di rigetto
dell’opposizione ex art. 80-84 LEF (art. 309 lett. b n. 3 CPC). 

                             2.  Giusta
l'art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l'errata applicazione
del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.

 

                             3.  Per
l’art. 326 cpv. 1 CPC in sede di reclamo non sono ammesse né nuove
conclusioni, né l’allegazione di nuovi fatti o la produzione di nuovi mezzi di
prova. I doc. da 5 a 8 prodotti dal convenuto con le sue osservazioni al
reclamo così come eventuali nuove allegazioni vanno di conseguenza estromessi
dall’incarto.

 

                             4.  In
virtù dell’art. 82 cpv. 1 LEF se il credito si fonda su un riconoscimento di
debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata, il creditore può
chiedere il rigetto provvisorio dell’opposizione. 

 

                          4.1.  La
nozione di riconoscimento di debito constatato mediante scrittura privata ex
art. 82 cpv. 1 LEF, che non è definita dalla legge, implica necessariamente il
riconoscimento da parte dell'escusso o del suo rappresentante di
un'obbligazione in relazione ad una somma di denaro determinata o facilmente
determinabile. Il riconoscimento di debito può essere dedotto anche da un
insieme di documenti a condizione che da essi risultino gli elementi necessari
(DTF 136 III 627 consid. 2 pag. 629, 132 III 480 consid. 4.1 pag. 481). Condizione
essenziale è che la somma di denaro riconosciuta sia facilmente determinabile
secondo criteri oggettivi stabiliti in precedenza e sottratti a possibilità di
modifica unilaterale dipendente dalla volontà delle parti (cfr. Cometta, Il rigetto provvisorio
dell'opposizione nella prassi giudiziaria ticinese, in Rep 1989, p. 338 con riferimenti).

 

                          4.2.  Il
giudice del rigetto accerta d'ufficio ed in ogni stadio di causa (quindi anche
in sede di reclamo) se la documentazione prodotta costituisce valido riconoscimento
di debito e se vi è identità tra il creditore, il debitore ed il credito indicati
nel precetto esecutivo e nell’istanza con il creditore, il debitore ed il
credito di cui ai documenti prodotti (cfr. Cometta,
op. cit., pag. 331; Staehelin, Basler
Kommentar zum SchKG I, 2a ed., Basilea 2010, n. 50 ad art. 84; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. II,
Losanna 2000, n. 73 ad art. 82 e n. 68 ad art. 84; Stücheli, Die Rechtsöffnung, tesi Zurigo 2000, pag. 112 ad
c).

 

                          4.3.  La
dichiarazione di riconoscimento di debito è una dichiarazione di volontà con la
quale il debitore si obbliga a pagare una certa somma di denaro, deve essere
chiara, esplicita, non equivoca, non discutibile o soggetta a interpretazione
(cfr. Panchaud/Caprez, Die Rechtsöffnung,
Zurigo 1980, § 1 n. 7 pag. 3; anche DTF 132 III 480 consid. 4 pag. 481).

                                

                          4.4.  L’attestato di ricevuta del 21 giugno 2011, di cui al doc. A, con cui 

                                  il convenuto si è
obbligato a restituire incondizionatamente al reclamante la somma di fr.  200'000.--
entro 10 giorni dalla prima richiesta costituisce, in via di principio, valido
riconoscimento di debito ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 LEF.

 

                             5.  Per l’art. 82
cpv. 2 LEF il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione a meno
che il debitore sollevi e giustifichi immediatamente delle eccezioni tali da
infirmare il riconoscimento di debito; all’escusso incombe l’onere di rendere
verosimili le eccezioni che deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1
con rinvii). Secondo la giurisprudenza le eccezioni non solo devono essere
esposte in modo convincente, ma devono anche essere sostanziate in modo
perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci
riscontri oggettivi (cfr. DTF 104 Ia 413, consid. 4; Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz
über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 4a ed., Zurigo 1997, n.
28 ad art. 82; Gilliéron, op.
cit., n. 82 ad art. 82; Stücheli,
op. cit., pag. 350; Staehelin, op.
cit., n. 87 s. ad art. 82).

 

                                  Dai
documenti prodotti dal convenuto emerge che RE 1 il 18 luglio 2012 ha presentato al Ministero pubblico una denuncia penale nei confronti del convenuto,
tra l’altro per corruzione passiva (doc. 1). Dal verbale di audizione e di
decisione del 4 ottobre 2012, con cui è stata ordinata la carcerazione
preventiva di CO 1 (doc. 2 pag. 4), si evince che in relazione al versamento di
fr. 200'000.-- a favore di quest’ultimo da parte di RE 1 (nell’imminenza della
firma dell’atto di compravendita del 21 giugno 2012 delle particelle __________ RFD di __________), l’autorità giudiziaria ha ritenuto che in base alle
dichiarazioni rese a verbale dallo stesso RE 1 (che appariva credibile poiché
così agendo si era dichiarato coinvolto nei fatti, tanto da essere pure
imputato per corruzione attiva, cfr. doc. 3), alle affermazioni dello stesso CO
1, alla facoltà di chiedere la restituzione a prima richiesta e al contenuto
dell’attestato di ricevuta chiaramente riferito alla domanda di costruzione
sulle particelle compravendute, tenuto conto anche delle modalità di versamento
in contanti, vi sono forti indizi del reato di corruzione passiva. Orbene il
fatto che le parti e in particolare il convenuto contestino i reati a loro
imputati è nella fattispecie irrilevante. Determinante è che il procedimento penale
è incontestatamente ancora in corso e che l’attestato di ricevuta doc. A in
esame costituisce uno dei documenti principali della vertenza, sul cui
significato il procedimento penale è chiamato a far chiarezza. Ciò porta a
concludere che il convenuto ha reso sufficientemente verosimile, sulla base di
riscontri oggettivi, che l’obbligo di restituzione dell’importo di fr.
200'000.-- contenuto nell’attestato di ricevuta doc. A non costituisce un
riconoscimento di debito astratto, estraneo al procedimento penale in corso,
bensì un documento fondato su un atto giuridico che, se oggetto di reato,
potrebbe risultare nullo ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 CO, che sancisce con la
nullità un contratto avente per oggetto una cosa contraria alle leggi. A
ragione il primo giudice ha quindi respinto l’istanza. 

 

                                  Ne
consegue la reiezione del reclamo.

                                  Tassa
di giustizia e ripetibili seguono la soccombenza (art. 48, 61 cpv. 1 OTLEF e
106 cpv. 1 CPC).

 

Per questi motivi,

richiamato l’art. 82 LEF

 

pronuncia:

1.     Il
reclamo è respinto.

 

                             2.  La
tassa di giustizia di fr. 800.-- è posta a carico di RE 1, il quale rifonderà a
CO 1 fr. 2'500.-- per ripetibili.

                                

                             3.  Notificazione
a:

	
   

  	
  -
  

   -. 

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 5.

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il
vicepresidente                                                  La vicecancelliera

 

 

Rimedi giuridici

Giacché il valore litigioso
della vertenza è di fr. 200'000.--, contro la presente decisione è possibile
presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
entro 30 giorni dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF).