# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ac961e2a-a57c-5701-b177-4e95411c5438
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-02-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.02.2024 D-5512/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5512-2022_2024-02-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5512/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  f e b b r a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Emilia Antonioni Luftensteiner (presidente del 

collegio), Gabriela Freihofer, Susanne Bolz-Reimann,  

cancelliere Simone Aldi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, 

Iraq, 

patrocinata dall'avv. Yasar Ravi, Avvocato,  

Studio legale avv. Yasar Ravi,…,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Revoca dell'asilo;  

decisione della SEM del 1° novembre 2022 / N (…). 

D-5512/2022 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a La signora A._______ ha depositato una domanda d’asilo in data  

12 ottobre 2015. 

A.b Con decisione del 14 giugno 2018, l’Ufficio federale dei rifugiati ha ac-

colto la domanda della richiedente, riconoscendola come rifugiato e ponen-

dola al beneficio dell’asilo in Svizzera. 

B.  

B.a In data 14 ottobre 2022, la Segreteria di Stato della migrazione (qui di 

seguito: SEM o autorità inferiore) ha informato la signora A._______ di es-

sere venuta a conoscenza del fatto che ella sarebbe ritornata nel suo 

paese d’origine. La SEM ha quindi prospettato all’interessata l’eventualità 

di procedere a una revoca dell’asilo e al disconoscimento della qualità di 

rifugiato sulla base degli art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) in relazione 

con l’art. 1 sez. C n. 1 della Convenzione relativa allo statuo dei rifugiati 

(CR, RS 0.142.30) e l’art. 63 cpv. 1bis LAsi. L’autorità inferiore ha quindi 

concesso alla signora A._______ il diritto di essere sentito. 

B.b Con scritto 21 ottobre 2022, inoltrato attraverso il servizio di Accompa-

gnamento sociale della Città di Lugano, la signora A._______ ha fatto per-

venire la sua presa di posizione. In tal occasione, ella ha indicato essersi 

recata in Turchia per effettuare un’operazione urgente allo stomaco. La si-

gnora A._______ sarebbe quindi atterrata in Iraq, per poi recarsi con un’au-

tomobile in Turchia ed essere operata il giorno successivo. In seguito all’in-

tervento, ella avrebbe poi preso un volo notturno con destinazione Milano 

e questo « in quanto aveva timore di essere fermata di giorno ». In tal 

senso, sebbene la signora A._______ sarebbe effettivamente atterrata in 

territorio iracheno, non vi avrebbe fatto sosta: in tale paese vigerebbe infatti 

ancora la situazione di persecuzione nei suoi confronti, così come ella non 

avrebbe, in tale Stato, alcun legame, né famigliare né di conoscenza. Con-

cludendo, la signora A._______ ha infine indicato che se non fosse stato 

per i suoi problemi di salute non si sarebbe mai recata all’estero: ella si 

troverebbe infatti bene in Svizzera, luogo dove vorrebbe dimorare con i 

suoi figli. 

B.c A sostegno della sua tesi, la signora A._______ ha poi allegato in data 

26 ottobre 2022 il rapporto medico dell’operazione eseguita in Turchia in 

data 3 settembre 2022 (cfr. atto nr. 1198395-7/3, Inc. SEM). 

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Pagina 3 

B.d Con scritto 1° novembre 2022, l’autorità inferiore ha ritirato la qualità 

di rifugiato alla signora A._______ e le ha revocato l’asilo. A dire della SEM, 

non vi sarebbero infatti indizi in merito al fatto che ella si sarebbe trovata 

costretta a recarsi nel suo paese d’origine, così come dagli atti emerge-

rebbe che – contrariamente a quanto dichiarato – ella sarebbe partita in 

volo dall’Italia fino all’aeroporto Sabiha Gökçen (Istanbul) e che solo in se-

guito si sarebbe recata a Erbil, nel Kurdistan iracheno. In tal senso e a dire 

della SEM, se lo scopo del suo viaggio era quello di recarsi a Istanbul in 

ospedale, la signora A._______ non avrebbe certamente avuto bisogno di 

passare dall’Iraq. Ora, tenuto conto di come in base alle rispettive disposi-

zioni si procede al disconoscimento della qualità di rifugiato nel momento 

in cui il rifugiato riconosciuto si pone volontariamente sotto la protezione 

dello Stato di cui possiede la cittadinanza (art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi in rela-

zione con art. 1° sez. C n. 1 CR e l’art. 63 cpv. 1bis LAsi), non sussisterebbe 

motivo alcuno per astenersi dal disconoscimento della qualità di rifugiato. 

La signora A._______ si sarebbe infatti posta – tornando nel suo paese di 

origine – volontariamente sotto la protezione dell’Iraq, sicché la decisione 

di revoca della qualità di rifugiato e dell’asilo si giustificherebbe.  

C.  

C.a Con scritto 16 novembre 2022, la signora A._______ ha comunicato 

aver conferito mandato allo Studio legale Ravi a tutela dei suoi interessi. 

Nella medesima occasione, ella ha anche richiesto l’accesso atti e più pre-

cisamente una copia integrale del suo incarto.  

C.b In data 17 novembre 2022, l’autorità inferiore ha concesso l’accesso 

atti alla signora A._______. 

C.c In data 30 novembre 2022, la signora A._______ (qui di seguito: ricor-

rente o insorgente) ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (qui di seguito: Tribunale). Protestando tasse, spese e ripetibili la 

ricorrente domanda l’accoglimento del suo ricorso e che di conseguenza 

la decisione 1° novembre 2022 della SEM venga annullata. A suo dire, ella 

avrebbe fatto un breve ritorno a Erbil (Iraq) unicamente per intraprendere 

il viaggio verso Istanbul, luogo dove sarebbe stata operata di urgenza il 

giorno successivo. Non sarebbero dunque adempiuti i presupposti di cui ai 

punti 1-5 della sezione C della CR e questo in quanto la ricorrente non 

avrebbe domandato protezione allo Stato d’origine, non avrebbe riacquisito 

la cittadinanza irachena né tantomeno sarebbero cessate le circostanze 

per le quali ella avrebbe richiesto protezione alla Svizzera, ovvero la per-

secuzione da parte della sua famiglia, dall’ex marito e da quella di quest’ul-

timo. Con particolare riferimento al punto 4 dell’art. 1 sez. C della CR, tale 

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disposizione prevederebbe due condizioni cumulative, ovvero (1) il ritorno 

volontario nel proprio paese d’origine e (2) la presa di domicilio nel paese 

che aveva lasciato o in cui non si era più recata per timore d’essere perse-

guitata. Ora, nel caso di specie, il primo presupposto sarebbe adempiuto, 

seppur il ritorno avrebbe avuto luogo per breve tempo, allora che il secondo 

no. Infatti, la ricorrente non si sarebbe mai domiciliata nel paese di origine 

né tantomeno avrebbe mai avuto la volontà di farlo: la ricorrente aveva 

infatti – a suo dire – un forte timore di tornare in Iraq e non avrebbe avuto 

motivo alcuno per farvi ritorno. La sua presenza sul suolo iracheno sarebbe 

unicamente da ricondurre all’esigenza di sottoporsi all’urgente operazione 

chirurgica in Turchia. In tal senso, non essendo tali presupposti adempiuti, 

l’art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi non sarebbe applicabile al suo caso, sicché la 

decisione di revoca dell’asilo e di disconoscimento della qualità di rifugiato 

sarebbe ingiustificata (cfr. ricorso del 30 novembre 2022, pag. n. 1-6).  

Per quanto concerne invece l’applicazione dell’art. 63 cpv. 1bis LAsi al caso 

di specie, a dire dell’insorgente, nemmeno le condizioni di tale disposizione 

sarebbero riunite. La ricorrente si sarebbe infatti recata nel paese di ori-

gine, ma senza mai avere l’intenzione di chiedere la protezione di tale 

paese, così come l’Iraq nemmeno le avrebbe mai effettivamente concesso 

tale protezione. Ella sottolinea innanzitutto come, un ritorno nel suo paese 

d’origine, la esporrebbe a serio pericolo, essendo ella – così come il suo 

attuale marito – oggetto di costanti minacce di morte della sua famiglia, 

dall’ex marito e da quella di quest’ultimo. Per quanto riguarda la situazione 

di urgenza medica, l’insorgente afferma che nel periodo intercorso tra ago-

sto e settembre 2022, ella avrebbe avuto seri problemi di ematemesi, si-

tuazione che l’avrebbe condotta a recarsi con urgenza in Turchia per effet-

tuare un’operazione allo stomaco. In data 1° settembre 2022, la ricorrente 

avrebbe dunque preso un aereo da Milano in direzione Erbil (con transito 

da Istanbul) dove, in data 3 settembre 2022, si sarebbe sottoposta a una 

delicata operazione chirurgica. La scelta del luogo non sarebbe poi ca-

suale, poiché la ricorrente sarebbe già stata operata – in data 9 luglio  

2021 – nella medesima città (cfr. Doc. C), aspetto che l’avrebbe condotta 

a recarsi presso il medesimo luogo in modo da poter essere seguita dagli 

stessi medici (cfr. ricorso del 30 novembre 2022, pag. n. 7-10).  

In merito alle dinamiche del viaggio (Milano-Istanbul-Erbil), la ricorrente di-

chiara aver acquistato il biglietto aereo unicamente la sera prima  

(cfr. Doc. D): ciò andrebbe a ulteriore dimostrazione della sua situazione di 

urgenza medica. In merito al fatto che l’insorgente sarebbe atterrata in ter-

ritorio iracheno – e non direttamente in Turchia – ella indica come nono-

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stante il suo tentativo, non avrebbe provveduto a ottenere un visto per en-

trare in territorio turco. In tal senso, l’unica possibilità di cui disponeva per 

recarsi a Istanbul era quella di volare in direzione dell’Iraq per poi rientrare 

in Turchia in automobile: così facendo « il rischio di essere respinta dalle 

autorità doganali turche era nettamente minore (considerato che i controlli 

alla frontiera sono saltuari) ». La ricorrente sarebbe quindi atterrata a Erbil 

in data 2 settembre 2022 alle ore 02:40 di mattina e avrebbe preso imme-

diatamente un’automobile in direzione di Istanbul dove, il giorno succes-

sivo, si sarebbe sottoposta al sopracitato intervento chirurgico. Tenuto 

conto dell’elevata distanza tra le due città – Erbil e Istanbul, circa 21 ore – 

sarebbe dunque evidente come la ricorrente non avrebbe potuto trascor-

rere tempo in Iraq, caso contrario non sarebbe giunta in tempo a Istanbul 

per l’operazione. Una volta concluso l’intervento, la ricorrente si sarebbe 

poi sottoposta – a suo dire – a un’ulteriore operazione in data 8 settembre 

2022 (cfr. Doc. E). Ella sarebbe poi rimasta sino in data 11 settembre 2022 

a Istanbul, per poi ripercorrere il tratto stradale Istanbul-Erbil e prendere 

l’aereo in direzione di Milano in data 14 settembre 2022 alle ore 02:40  

(cfr. Doc. F). Visto quanto detto, la ricorrente avrebbe – contrariamente a 

quanto sostenuto dalla SEM – reso verosimile che si sarebbe recata in Iraq 

unicamente per raggiungere « immediatamente ed urgentemente l’ospe-

dale dove avrebbe dovuto operarsi allo stomaco ». I criteri stabiliti dall’art. 

63 cpv. 1 e 1bis LAsi non sarebbero dunque adempiuti (cfr. ricorso del 30 

novembre 2022, pag. n. 7-10).  

C.d Con risposta del 23 dicembre 2022, l’autorità inferiore ha preso posi-

zione in merito a quanto indicato dalla ricorrente in sede di ricorso. Più 

precisamente, per la SEM se la ricorrente avesse effettivamente avuto una 

situazione di urgenza medica, avrebbe potuto rivolgersi a un ospedale in 

Svizzera – più precisamente a Lugano, luogo in cui vive – e questo senza 

intraprendere un lungo viaggio sino a Istanbul, passando per l’Iraq. Per 

quanto riguarda invece il fatto che la ricorrente non abbia provveduto a 

ottenere il visto, la SEM ha poi indicato che ella poteva entrare nei paesi 

dello Spazio Schengen senza essere munita di un visto: l’insorgente 

avrebbe quindi potuto passare dalla Grecia per poi raggiungere la Turchia 

in automobile, non dovendo così passare dall’Iraq. Infine, con particolare 

riferimento al rapporto medico del 3 settembre 2022 (cfr. atto nr. 1198395-

7/3, Inc. SEM), l’autorità inferiore ha indicato come lo stesso sia un rap-

porto radiologico, allora che l’intervento dell’8 settembre 2022 attesterebbe 

come la ricorrente si sarebbe sottoposta a un intervento di natura estetica, 

ovvero addominoplastica e liposuzione (cfr. Doc. E). 

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C.e Con replica del 6 febbraio 2023, la ricorrente si è riconfermata integral-

mente in quanto già esposto in sede di ricorso, precisandone alcuni aspetti 

da lei già indicati. Innanzitutto e contrariamente a quanto indicato dalla 

SEM, vi sarebbero diversi motivi alla base della sua scelta di intraprendere 

un viaggio verso la Turchia per sottoporsi ad un intervento chirurgico. In-

fatti, ella avrebbe scelto tale luogo in quanto in passato si era già sottoposta 

a un intervento chirurgico nella medesima città. Non di meno, vi sarebbe 

anche l’aspetto linguistico e quello economico, tenuto conto di come il figlio 

della qui ricorrente sarebbe affetto da una grave forma di equinismo e ne-

cessiterebbe di cure costanti (cfr. Doc. G), aspetto che causerebbe impor-

tanti spese economiche all’insorgente. Per quanto riguarda l’argomenta-

zione della SEM secondo la quale la ricorrente avrebbe potuto passare 

dallo Spazio Schengen (p.es. la Grecia) dato che non le richiedeva l’otte-

nimento del visto, essa sostiene come il passaggio della dogana per il tra-

mite dell’Iraq era a lei più confacente e questo tenuto conto di come cono-

sceva già tale dogana e sapeva quindi come e quando oltrepassarla una 

seconda volta. A suo dire infatti, « la probabilità di non essere fermata al 

confine era molto più bassa. Non avrebbe avuto alcun senso passare per 

altri Paesi dello spazio Schengen con il rischio di vedersi respinta al  

confine ».  

In merito alla questione sollevata dalla SEM circa il rapporto medico del  

3 settembre 2022 (cfr. atto nr. 1198395-7/3, Inc. SEM), la ricorrente so-

stiene poi come quanto affermato dall’autorità inferiore sarebbe corretto  

– ovvero che tale referto si riferisca all’ambito medico della radiologia – ma 

che ciò nulla toglierebbe al fatto che si trattava comunque di un esame 

clinico urgente e che tale tipo di esame sia prassi prima di una qualsivoglia 

operazione. Ella infatti non si sarebbe recata – contrariamente a quanto 

asserito dalla SEM – a Istanbul in ragione di un intervento di chirurgia este-

tica, ma una volta terminata la visita radiologica, la ricorrente si sarebbe 

sottoposta a un intervento chirurgico destinato all’asportazione di una 

ghiandola dallo stomaco. Tale intervento richiedeva una certa urgenza e 

così la ricorrente, su esplicito invito del suo medico di riferimento ad Istan-

bul, avrebbe immediatamente preso un aereo (da Milano) e si sarebbe re-

cata in Turchia. II rapporto medico dell’8 settembre 2022 (cfr. Doc. E) sa-

rebbe infatti stato prodotto unicamente a comprova delle tempistica del 

soggiorno/transito della ricorrente in Iraq, così come, a suo dire, « Poco 

importa che l'operazione dell’8 settembre fosse di natura estetica o  

meno ». 

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Pagina 7 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione 

per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 

LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle 

autorità menzionate all’art. 33 LTAF. 

La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costitui-

sce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

1.2 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA).  

Pertanto l’insorgente è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

1.3 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è vin-

colato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA) né dalle considerazioni giu-

ridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti  

(cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 3ª 

ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 

3.  

3.1 Giusta l’art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi, la SEM revoca l’asilo o disconosce la 

qualità di rifugiato per i motivi menzionati nell’art. 1 sez. C n. 1-6 della CR. 

Si tratta di motivi di revoca alternativi ed è sufficiente l’adempimento di uno 

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di questi per giustificare il disconoscimento (cfr. ANDREAS ZIMMERMANN, 

The 1951 Convention Relating to the Status of Refugees and its 1967 Pro-

tocol, New York 2011, pag. 485 e seg.). Ai sensi dell’art. 59 della Legge 

federale sugli stranieri (LStr, RS 142.20) e degli art. 3 e 12 cpv. 3 dell’Ordi-

nanza concernente il rilascio di documenti di viaggio per stranieri (ODV, RS 

143.5), i rifugiati riconosciuti hanno diritto a un titolo di viaggio che però non 

li autorizza a recarsi nello Stato di origine o di provenienza. Al rifugiato che 

intraprende – ciononostante – un simile viaggio, la SEM disconosce la qua-

lità di rifugiato se costui ha volontariamente ridomandato la protezione dello 

Stato di origine o di provenienza di cui è cittadino  

(cfr. art.1 sez. C n. 1 CR). Secondo la giurisprudenza di questo Tribunale, 

al fine del disconoscimento è necessario che tre condizioni cumulative 

siano soddisfatte, ovvero il rifugiato: (1) deve essersi recato volontaria-

mente nel Paese di origine o di provenienza, ossia senza essere stato co-

stretto; (2) deve aver avuto l’intenzione di chiedere la protezione di tale 

Paese; (3) deve aver effettivamente ottenuto la protezione di tale Paese 

(DTAF 2017 VI/11 considd. 4.1-4.3; 2010/17 consid. 5.1). 

Poiché per l’autorità inferiore è difficile provare la concomitanza di queste 

tre condizioni, il legislatore ha introdotto nel 2019 l’art. 63 cpv.1bis LAsi – il 

quale costituisce una lex specialis per rapporto all’art. 63 cpv. 1 let. b LAsi 

in relazione all’art. 1 sez. C n. 1 della CR – che introduce una presunzione 

secondo la quale il rifugiato che si reca nel Paese di origine o provenienza 

si è volontariamente posto sotto la protezione di tale Stato. Spetterà quindi 

al rifugiato inficiare la presunzione legale dimostrando di essere stato co-

stretto a recarsi nel Paese di origine o di provenienza, di non aver avuto 

l’intenzione di ridomandare la protezione di detto Stato o di non averla ot-

tenuta. Al rifugiato basta rendere verosimile (i. e. onere probatorio limitato 

alla verosimiglianza) una delle tre condizioni sopracitate per invalidare la 

presunzione legale e far sospendere la procedura di revoca della qualità di 

rifugiato (cfr. Messaggio del 2 marzo 2018 concernente la revisione della 

legge federale sugli stranieri, FF 2018 1381, p. 1405). 

4.  

4.1 Ora, nel caso di specie, l’autorità inferiore ha revocato l’asilo alla qui 

ricorrente e ha proceduto al disconoscimento della sua qualità di rifugiato 

in quanto ella si è recata nel suo paese d’origine. Per questo Tribunale, si 

tratta quindi – in sostanza – di esaminare se la qui insorgente ha reso ve-

rosimile l’inadempimento di una delle sopracitate condizioni, inficiando così 

la presunzione legale creata dall’applicazione dell’art. 63 cpv.1bis LAsi. 

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Pagina 9 

4.2 Con riferimento alla prima delle condizioni sopraesposte, ovvero quella 

in relazione al fatto che il rifugiato debba essere entrato volontariamente in 

contatto con il suo Paese di origine o di provenienza, la giurisprudenza 

richiede che tale presa di contatto avvenga senza coercizione esterna, né 

da parte delle autorità dello Stato che ha concesso l’asilo, né da parte delle 

autorità dello Stato di origine (DTAF 2017 VI/11 considd. 4.1-4.3; 2010/17 

consid. 5.1). Nel caso di specie, pacifico che la ricorrente si sia recata in 

territorio iracheno volontariamente, così come da ella più volte dichiarato 

in sede di ricorso e successiva replica (cfr. ricorso del 30 novembre 2022 

e replica del 6 febbraio 2023). 

Il primo requisito è dunque adempiuto. 

4.3  

4.3.1 Per quanto concerne invece la seconda delle condizioni, ovvero il 

fatto che il rifugiato debba aver avuto l’intenzione di sollecitare la prote-

zione del Paese di origine/provenienza, la giurisprudenza del Tribunale 

prevede che per soddisfare tale criterio è generalmente sufficiente che la 

persona interessata accetti la concessione della protezione da parte del 

Paese d'origine. Nel valutare se questo criterio è adempiuto, anche le mo-

tivazioni del viaggio giocano un ruolo importante: un semplice viaggio di 

piacere e/o di vacanza – diversamente da viaggi per motivi che, senza 

escludere la volontarietà dell’atto, esercitano comunque un certo grado di 

pressione psicologica sull’interessato – sono indizio del fatto che il richie-

dente abbia accettato tale protezione e che la situazione di persecuzione 

e/o timore in tale Stato sia cessata (cfr. ATAF 2017 VI/11 consid. 5.2.3; 

EMARK 1996 n. 12 E. 8b pag. 103). 

Ora, come già esposto nella parte in fatto del presente giudizio (cfr. fatti, 

sub. lett. C.c), la ricorrente afferma essersi recata nel suo Paese d’origine 

unicamente per transitare verso la Turchia, luogo dove sarebbe stata ope-

rata il giorno successivo. A sostegno della sua tesi, l’insorgente produce 

due referti medici (cfr. atto nr. 1198395-7/3, Inc. SEM e Doc. E) i quali di-

mostrerebbero come – a suo dire – ella sarebbe stata operata – o perlo-

meno si sarebbe sottoposta a controlli di natura medica – in data 3 e 8 

settembre 2022 a Istanbul. In tal senso, tenuto conto di come la ricorrente 

sarebbe atterrata a Erbil in data 2 settembre 2022 alle ore 02:40 e che la 

prima delle due operazioni (o visite) avrebbe avuto luogo il giorno succes-

sivo – ovvero il 3 settembre 2022 – sarebbe evidente come ella non 

avrebbe sostato in territorio iracheno, caso contrario non sarebbe giunta in 

tempo a Istanbul il giorno successivo. L’insorgente non avrebbe dunque 

mai domandato protezione all’Iraq, sicché sarebbe chiaro come ella 

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avrebbe dunque reso verosimile – nel suo caso – l’inadempimento di tale 

condizione. 

In merito a tale aspetto, lo scrivente Tribunale rileva quanto segue.  

4.3.2 Con riferimento al primo referto medico – ovvero quello datato 3 set-

tembre 2022 (cfr. atto nr. 1198395-7/3, Inc. SEM) – questo Tribunale con-

stata come, dopo una dettagliata analisi dello stesso, sorgano dubbi circa 

la natura di tale documento. Il referto, seppur redatto in lingua turca, è infatti 

facilmente traducibile con gli strumenti informatici di uso comune. Da un 

esame del suo contenuto, emerge chiaramente come lo stesso – seppur 

composta da una singola pagina – contenga numerosi elementi poco 

chiari/inspiegati e controversi che mettono in serio dubbio la sua autenti-

cità: questo menziona infatti, nel medesimo riquadro, ben due volte la data 

di nascita della ricorrente e due volte il suo sesso, così come presenta degli 

elementi visibilmente cancellati (i.e. censurati), quali il numero di telefono 

del medico, il suo numero di registrazione e il suo numero del diploma  

(« Doktor Tescil No.- Doktor Diploma No. »). A ciò si aggiunge che, tale 

documento, è stato redatto con caratteri di differente tipologia (i.e. font) e 

grandezza, così come a livello visivo appare evidente come lo stesso sia 

stato oggetto di alterazioni/modifiche strutturali. Tali aspetti, non possono 

certamente essere riconducibili a semplici errori di stesura, compilazione o 

battitura. L’insieme di tali elementi è piuttosto il chiaro indizio del fatto che 

– senza che sia necessario chiarire la questione di sapere se tale docu-

mento sia interamente inautentico o che lo stesso sia stato, solo in parte o 

nel suo insieme, alterato/modificato – tale referto non sia verosimilmente 

stato redatto da un medico in occasione di una presunta visita/operazione 

medica. Difficilmente saremmo, altrimenti, in presenza di tali elementi, quali 

doppioni, ripetizioni e alterazioni visibili della struttura del documento.  

A quanto finora detto – e come anche rettamente indicato dall’autorità in-

feriore in sede di risposta – si aggiunge anche il fatto che il referto si intitola 

« Radyoloji Raporu » ovvero, tradotto in italiano, « rapporto radiologico ». 

Ora, la qui ricorrente non è mai stata in grado di spiegare  

– concretamente – di quale patologia ella soffriva e per la quale vi era un’ur-

genza tale di essere visitata/operata in Turchia. Nemmeno eventuali tratta-

menti medici, che le sarebbero stati prescritti, sarebbero mai da ella stati 

indicati, così come, concretamente, nemmeno sarebbe chiaro a quale tipo 

di intervento la ricorrente si sarebbe dovuta sottoporre con urgenza a Istan-

bul. Al contrario, ella ha cambiato più volte cambiato versione. La ricorrente 

ha infatti inizialmente, sia nella sua presa di posizione dinanzi alla SEM 

che in sede di ricorso, indicato essersi recata in Turchia per essere operata 

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di urgenza in data 3 settembre 2022 (cfr. ricorso del 30 novembre 2022). 

Successivamente, solo a seguito della risposta dell’autorità inferiore – la 

quale le ha fatto notare come il referto medico da essa allegato (cfr. atto nr. 

1198395-7/3, Inc. SEM) non si riferiva a un intervento chirurgico ma bensì 

a un esame radiologico – ella ha cambiato la sua versione sostenendo 

come in data 3 settembre 2022 non si sarebbe operata ma che si sarebbe 

dovuta sottoporre a un esame medico necessario alla successiva opera-

zione chirurgica, ovvero quella dell’8 settembre 2022 (cfr. replica del 6 feb-

braio 2023). Infine, in sempre in sede di replica, la ricorrente ha poi affer-

mato che in ogni caso « Poco importa che l'operazione dell’8 settembre 

fosse di natura estetica o meno ».  

Mal si comprende tale variazione e tali contraddizioni nel racconto della 

ricorrente: non vi è infatti modo di confondere un esame medico con il fatto 

di dover raggiungere « immediatamente ed urgentemente l’ospedale dove 

avrebbe dovuto operarsi allo stomaco ». In tal senso, alla luce di quanto 

finora detto, il documento prodotto dalla ricorrente (cfr. atto nr. 1198395-

7/3, Inc. SEM), per i motivi sopra esposti, non può essere considerato at-

tendibile ai fini della presente vertenza. Non vi è dunque traccia alcuna, 

che tale presunta operazione – o esame – al quale la ricorrente afferma 

essersi sottoposta in data 3 settembre 2022, abbia mai avuto luogo. 

4.3.3 Con riferimento invece al successivo referto medico, ovvero quello 

datato 8 settembre 2022 (cfr. Doc. E), lo stesso è redatto in lingua inglese, 

sicché di facile comprensione anche per chi scrive. Anche tale referto pre-

senta un elemento centrale che lo rende di dubbia natura: riporta infatti il 

numero di passaporto/carta d’identità errato. Sul referto viene infatti indi-

cato ben due volte il numero (…) allora che i documenti di viaggio della qui 

ricorrente e versati agli atti (cfr. atto nr. 1198395-2/3, 

Inc. SEM), riportano i numeri (…) per il passaporto, rispettivamente (…) 

per la carta d’identità. Mal si comprende come il numero indicato sul re-

ferto, ben due volte, possa essere errato: non si può chiaramente trattare 

di un errore di trascrizione o di battitura, caso contrario saremmo in pre-

senza di una divergenza minima, quale un numero mancante o invertito.  

Anche tale referto, per questo Tribunale, non può dunque essere conside-

rato attendibile ai fini della presente vertenza. 

A ciò si aggiunge che, come già indicato nel considerando precedente, an-

che il nesso logico tra questo referto medico (Doc. E) e quello del 3 set-

tembre 2022 (atto nr. 1198395-7/3, Inc. SEM) mancherebbe. Come anche 

indicato dalla SEM in sede di risposta, dal referto si evince infatti come in 

D-5512/2022 

Pagina 12 

data 8 settembre 2022 la ricorrente sarebbe stata operata da un chirurgo 

estetico, più precisamente per addominoplastica e liposuzione, allora che 

il referto medico del 3 settembre 2022 riguarderebbe un esame radiologico: 

la ricorrente non ha mai illustrato quale sarebbe il nesso tra questi tratta-

menti medici. Al contrario, ella ha più volte cambiato versione nel corso dei 

suoi allegati (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio), creando così un’espo-

sizione poco lineare e difficilmente credibile. 

Per quanto concerne poi il motivo del suo viaggio, e in particolare il carat-

tere urgente di tali – presunti – interventi/esami medici, l’esposizione fat-

tuale della ricorrente nemmeno convince chi scrive. Se la ricorrente avesse 

realmente avuto un’urgenza di tale natura, nel senso stesso del termine, 

ovvero la necessità impellente di essere sottoposta a un’operazione, ella 

avrebbe potuto – ma soprattutto dovuto – rivolgersi a un ospedale prossimo 

al suo domicilio in Svizzera. La mancanza di spiegazioni circa l’organizza-

zione del viaggio in macchina tra l’aeroporto di Erbil in Iraq sino a Istanbul 

in Turchia, la distanza e la durata di più di 21 ore, così come lo svolgimento 

in condizioni di presunta urgenza medica di questo viaggio, fanno – a pre-

scindere da tutto quanto finora detto – venire meno l’ipotesi che si poteva 

realmente trattare di un’urgenza medica. Anche le motivazioni esposte poi 

dalla ricorrente in sede di replica (cfr. replica del 6 febbraio 2023, punti n. 

2-3), al fine di giustificare il fatto di essersi recata fino in Turchia per le 

operazioni/visite – e non essersi rivolta a un ospedale svizzero – collidono 

con la credibilità del racconto. Sia la differenza linguistica che il fattore eco-

nomico, sono entrambi aspetti che non giustificano in alcun modo il viaggio 

intrapreso dalla ricorrente ciò a maggior ragione tenuto conto di come ella 

per recarsi in Turchia sia passata dall’Iraq, luogo nel quale – a dire della 

ricorrente – sarebbe perseguitata e in pericolo di vita. 

Il tal senso, questo Tribunale – alla luce di quanto finora detto – considera 

come la versione esposta dalla ricorrente in sede di ricorso – e successiva 

replica – non sia verosimile. Per questo Tribunale la ricorrente non si è mai 

sottoposta alle sopracitate operazioni e – senza che sia necessario com-

prendere le motivazioni alla base di tale scelta – considera che la ricorrente 

abbia sostato per l’intera durata del soggiorno in territorio iracheno. Con-

formemente alla giurisprudenza di questo tribunale (cfr. consid. 3 del pre-

sente giudizio), la ricorrente si è quindi sottoposta volontariamente sotto la 

protezione dell’Iraq. 

Anche la seconda delle condizioni è dunque adempiuta. 

 

D-5512/2022 

Pagina 13 

4.4  

Infine, per quanto concerne la terza ed ultima delle condizioni relative alla 

revoca dell’asilo e al disconoscimento della qualità di rifugiato, lo Stato di 

origine deve aver effettivamente concesso tale protezione. Ai sensi della 

giurisprudenza, tale criterio è adempiuto se vi sono indicazioni oggettive 

che la persona interessata non è più a rischio (DTAF 2017 VI/11 considd. 

4.1-4.3; 2010/17 consid. 5.3).  

Nel caso di specie, la ricorrente ha domandato protezione alla Svizzera 

non in ragione di una persecuzione dalle autorità irachene, bensì in ragione 

delle costanti minacce da parte della sua famiglia, dall’ex marito e da quella 

di quest’ultimo. Ora, il fatto che la qui ricorrente abbia deciso di recarsi in 

Iraq e che ella vi abbia sostato durante la durata del suo soggiorno, testi-

monia come l’insorgente non sia più in una situazione di pericolo in tale 

Paese. 

Anche la terza ed ultima delle condizioni è dunque adempiuta.  

5.  

Pertanto, le condizioni per il disconoscimento della qualità di rifugiato e per 

la revoca dell’asilo sulla base dell’art. 63 cpv. 1 lett. b LAsi in relazione con 

l’art. 1 sez. C n. 1 CR e l’art. 63 cpv. 1bis LAsi sono in specie adempiute.  

Ne consegue che il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va 

confermata.  

6.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 (TS-

TAF, RS 173.320.2) e prelevate sull’anticipo spese versato il 21 dicembre 

2022. 

7.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con  

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

D-5512/2022 

Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Esse sono computate con l'anticipo spese di CHF 750.–. 

3.  

Non sono attribuite indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Emilia Antonioni Luftensteiner Simone Aldi 

 

 

 

Data di spedizione:  

  

D-5512/2022 

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Comunicazione a: 

– rappresentante della ricorrente (raccomandata)  

– SEM, per l'incarto N (…) (in copia) 

– autorità cantonale competente (in copia)