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**Case Identifier:** 5053579e-b276-5d3b-92cc-9c7778ff9e5a
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-12-14
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 14.12.2020 RR.2020.221
**Docket/Reference:** RR.2020.221
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2020-221_2020-12-14

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Città del Vaticano. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Città del Vaticano. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Città del Vaticano. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Città del Vaticano. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).

Sentenza del 14 dicembre 2020 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 
Roy Garré, Presidente, 
Patrick Robert-Nicoud e Stephan Blättler, 
Cancelliere Giampiero Vacalli 

   
 

Parti  A. LIMITED,  

B.,  

entrambi rappresentati dall'avv. Rocco Taminelli,  
 

Ricorrenti 
   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Città del Vaticano 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 
 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2020.221-222 
 

 

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Fatti: 

A. Il 19 dicembre 2019, il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della 
Città del Vaticano ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giu-
diziaria nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., 
E. e altri per titolo di abuso d’autorità (art. 175 CP/VA), peculato (art. 168 
CP/VA), corruzione (art. 171-174 CP/VA), riciclaggio di denaro, autoriciclaggio 
e impiego di proventi di attività criminose (art. 421, 421 bis e 421 ter CP/VA) e 
associazione a delinquere (art. 248 CP/VA). Le indagini vaticane hanno quale 
oggetto un’operazione di investimento immobiliare a Londra, effettuata con fi-
nalità speculative e finanziato, in parte, anche con denaro nella disponibilità 
della Segreteria di Stato e da questa possedute con vincolo di scopo per il so-
stegno delle attività con fini religiosi e caritatevoli del Santo Padre (cosiddetto 
Obolo di San Pietro). Con la sua domanda di assistenza, l’autorità rogante ha 
chiesto, tra l’altro, l’acquisizione della documentazione concernente le relazioni 
bancarie di B. e delle società a lui riconducibili, nonché il sequestro dei valori ivi 
depositati (v. act. 11.1, pag. 10 e seg.). 

 
 
B. Con decisione del 24 gennaio 2020, il Ministero pubblico della Confederazione 

(in seguito: MPC), cui l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato 
l'esecuzione della domanda, è entrato nel merito della stessa (v. act. 1.2, 
pag. 5). 
 
 

C. Con decisione incidentale del medesimo giorno, il MPC ha ordinato l’edizione 
della documentazione bancaria concernente la relazione n. 1 presso la banca 
F., intestata a A. Limited (v. ibidem). 

 
 
D. Con decisione di chiusura del 4 agosto 2020, il MPC ha ordinato la trasmissione 

alle autorità vaticane di svariata documentazione bancaria concernente la rela-
zione di cui sopra (v. act. 1.2). 
 
 

E. Il 9 settembre 2020, A. Limited e B. hanno interposto ricorso avverso la suddetta 
decisione di chiusura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale 
federale postulandone l’annullamento, con conseguente reiezione della rogato-
ria vaticana (v. act. 1). 
 
 

F. Con scritto del 24 settembre 2020, B. ha ritirato il proprio ricorso (v. act. 5). 
 
 

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G. Con scritto del 7 ottobre 2020, l’UFG ha comunicato di rinunciare a presentare 
una risposta al gravame, rimettendosi al giudizio di questo Tribunale (v. act. 10). 
Con risposta del 16 ottobre 2020, il MPC chiede che il ricorso sia respinto, nella 
misura della sua ammissibilità (v. act. 11). 
 
 

H. Con replica del 30 novembre 2020, trasmessa all’UFG e al MPC per cono-
scenza (v. act. 18), A. Ltd ha confermato le proprie conclusioni ricorsuali (v. 
act. 17). 

 
 

Le ulteriori argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del neces-
sario, nei successivi considerandi in diritto. 
 
 
 
Diritto: 

1.  
1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 
cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; 
RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale 
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; 
RS 173.71] del 19 marzo 2010). 

 
1.2 In assenza di trattati internazionali, ai rapporti di assistenza giudiziaria interna-

zionale in materia penale tra la Città del Vaticano e la Svizzera si applica la 
legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 
1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; 
v. art. 1 cpv. 1 AIMP). 

 
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-
les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-
derando.  
 

1.4 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-
corso del 9 settembre 2020 è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e 
cpv. 1 e 80k AIMP. Intestataria della relazione oggetto della decisione impu-
gnata, A. Ltd è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a 

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OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 
consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).  
 
Per quanto riguarda B., questa Corte prende atto del ritiro del suo gravame. La 
causa RR.2020.222 va pertanto stralciata dal ruolo. 
 

 
2. La ricorrente contesta l’esposto dei fatti contenuto nella rogatoria, affermando 

che questa non indicherebbe nessun reato penale a suo carico, ciò che non 
permetterebbe di verificare il rispetto del principio della doppia punibilità. 

 
2.1 
2.1.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, l’art. 28 AIMP esige in sostanza 

che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui emana e all'occorrenza l'autorità 
competente per il procedimento penale, il suo oggetto, il motivo, la qualifica-
zione giuridica del reato, i dati, il più possibile precisi e completi, della persona 
contro cui è diretto il procedimento penale, presentando altresì un breve espo-
sto dei fatti essenziali, al fine di permettere allo Stato rogato di verificare che 
non sussistano condizioni ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 
Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c; TPF 2015 110 
consid. 5.2.1). Ciò non implica per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la 
commissione del reato, ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circo-
stanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di 
escludere la sussistenza di un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove 
(v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 
consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.92 del 18 luglio 
2017 consid. 2.2). L'autorità rogata non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto 
nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed 
immediatamente rilevati (DTF 142 IV 250 consid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 
IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; 
TPF 2011 194 consid. 2.1.). 

 
2.1.2 In concreto, dalla rogatoria risulta che “tra novembre 2018 e maggio 2019 la 

Segreteria di Stato Vaticana ha effettuato le seguenti operazioni finanziarie: 
1. Disinvestimento dal Fondo G., comparto della Fund H. riferibile al finanziere 
B. 2. Acquisto dell’intera proprietà dell’immobile sito a Londra, di cui era pro-
prietaria solo al 45%, per mezzo della società I. SA di C. 3. Estromissione di C. 
dall’investimento mediante un pagamento di 15 milioni di Euro e passaggio di 
proprietà dell’immobile alla società J. SA, newco interamente posseduta dalla 
Segreteria di Stato. Tali operazioni, effettuate con la consulenza del gestore 
patrimoniale di fiducia della Segreteria di Stato, E., hanno visto l’impiego di 
somme a destinazione vincolata e con il ricorso a schemi di investimento non 
trasparenti né coerenti con le normali prassi che regolano gli investimenti im-
mobiliari (da qui l’ipotesi di peculato per distrazione) generato ingenti danni al 

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patrimonio della Santa Sede. L’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato 
che ha seguito i fatti, e che allo stato delle indagini è gravemente indiziato dei 
reati sopra ipotizzati, era composto da: K. (Capo Ufficio), D. (funzionario) e L. 
(funzionario). Si evidenzia come l’investimento nel fondo G. origina da due fi-
nanziamenti erogati dalle banche M. e N., entrambi gestiti da E., per un totale 
di 200,5 milioni di USD. Alla data del 30-9-2019 tali finanziamenti risultavano 
ancora in essere per un importo pari a 172 milioni di Euro presso la banca M., 
garantiti dal pegno generale sulle disponibilità rivenienti dalle offerte dei fedeli 
per il c.d. Obolo di San Pietro e da altri fondi aventi vincolo di scopo. Il ricorso a 
questa struttura finanziaria, realizzata attraverso la costituzione in pegno dei 
fondi vincolati anziché attraverso l’impiego diretto delle disponibilità liquide (cd. 
Credito Lombard), a parere di questo Ufficio, rappresenta la forte evidenza in-
diziaria del fatto che essa abbia rappresentato un escamotage per non rendere 
visibile – come del resto avvenuto per moltissimi anni – la distrazione compiuta. 
Appare inspiegabile il fatto che, a fronte di liquidità disponibili presso la banca 
M. per oltre 450 milioni di Euro e concesse in pegno alla banca, la Segreteria di 
Stato abbia fatto ricorso ad un finanziamento” (act. 11.1, pag. 2 e seg.). Dopo 
aver fornito i dettagli delle tre fasi sopraelencate (v. 11.1, pag. 2 e segg.), l’au-
torità rogante afferma che “allo stato delle indagini i danni arrecati al patrimonio 
della Segreteria di Stato per effetto delle condotte distrattive sopra descritte, 
risultano di importo ingente (attualmente quantificabili in non meno di 300 milioni 
di euro)” (act. 11.1, pag. 5). L’esposto dei fatti contenuto nella rogatoria, con-
forme all'art. 28 AIMP, risulta sufficiente per comprendere i fatti oggetto d'inda-
gine e i reati contestati agli indagati (v. anche infra consid. 4.2), per cui le cen-
sure in questo ambito vanno disattese.  

 
2.2 
2.2.1 Nel diritto interno, il principio della doppia punibilità è espresso all'art. 64 cpv. 1 

AIMP. Il giudice dell'assistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non 
devono procedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella 
domanda di assistenza e verificare la loro corrispondenza con le norme del di-
ritto svizzero, ma semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, 
se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – 
sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità 
secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari 
forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 con-
sid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 
112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente 
essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualifica-
zione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). Diversamente dall'am-
bito estradizionale, le misure di cooperazione sono già ammesse se la condi-
zione della doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fattispecie 
(sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007 consid. 2.3 e 
rinvii). La doppia punibilità deve essere esaminata secondo il diritto in vigore 

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nello Stato richiesto nel momento in cui la decisione sulla cooperazione è presa, 
e non secondo il diritto in vigore al momento della conclusione di un trattato, 
della commissione di un'eventuale infrazione o della presentazione della do-
manda di assistenza (v. sentenza del Tribunale federale 1A.205/2006 del 7 di-
cembre 2006 consid. 3.2 e sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.36 
del 7 maggio 2007 consid. 1 con rinvii). 

 
2.2.2 In concreto, i fatti contestati agli indagati (v. supra Fatti lett. A e consid. 2.1.2) 

possono perlomeno essere sussunti ai reati di amministrazione infedele 
(art. 158 CP) risp. di infedeltà nella gestione pubblica (art. 314 CP) e riciclaggio 
di denaro (art. 305bis CP), per cui la condizione della doppia punibilità è osse-
quiata già solo per tali motivi. 

 
 
3. L’insorgente afferma che la trasmissione della documentazione litigiosa viole-

rebbe il principio della proporzionalità, data l’estraneità della stessa a qualsivo-
glia fattispecie penale nonché all’operazione finanziaria immobiliare descritta 
nella rogatoria, anche perché la maggior parte degli accrediti e addebiti indicati 
nella decisione impugnata sarebbero antecedenti all’operazione londinese, e in 
ogni caso concernerebbero persone giuridiche o fisiche che nulla avrebbero a 
che vedere con la fattispecie in questione. La presente procedura costituirebbe 
in realtà una fishing expedition. 

 
3.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 
136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 
367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se 
le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-
sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'ap-
prezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sentenza del 
Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2.1). Lo 
Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di 
assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità 
estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta 
di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio-
nalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 pag. 424; 120 
Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 
dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le in-
formazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini 
(DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 
e rinvii). 
 

http://links.weblaw.ch/1A.205/2006
http://links.weblaw.ch/BSTGER-RR.2007.36

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Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni 
per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di 
regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire 
quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del 
Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 
del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 
sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-
sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di 
tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. Si tratta di quei conti, 
come nel caso in esame, suscettibili di un utilizzo con finalità criminali. L’autorità 
richiedente ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che 
possa far parte del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto 
inchiesta (decisione del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 
consid. 2.2.2). Naturalmente è anche possibile che i conti contestati non siano 
stati utilizzati per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti o 
riciclare fondi, ma l’autorità richiedente ha comunque interesse a poterlo verifi-
care essa stessa, sulla base di una documentazione completa, tenendo pre-
sente che l’assistenza reciproca è finalizzata non solo alla raccolta di prove in-
criminanti ma anche a discarico (sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 
del 22 giugno 2006 consid. 5.3; decisione del Tribunale penale federale 
RR.2007.29 del 30 maggio 2007 consid. 4.2). La trasmissione dell'intera docu-
mentazione potrà evitare altresì che le autorità debbano inoltrare eventuali do-
mande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sen-
tenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; 
sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 con-
sid. 4.2), con evidente intralcio alle esigenze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 
AIMP). In base alla giurisprudenza, l'esame da parte delle autorità di esecu-
zione e del giudice dell'assistenza va orientato alla cosiddetta utilità potenziale, 
secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi 
di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero 
(DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 
241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale 
gioca un ruolo cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo 
di tale cooperazione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni 
e mezzi di prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure 
l'esistenza. Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti 
evidenziati dall'inchiesta, ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per 
l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione 
di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente idonei alle indagini estere, 
al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi sotto la lente degli 
inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 ot-
tobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010 consid. 4.1; 
ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 

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5a ediz. 2019, n. 722, pag. 798 e seg.). Vietata in particolare è la cosiddetta 
fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale 
ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che esi-
stano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 137 I 218 con-
sid. 2.3.2; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii; TPF 2007 57 consid. 6.1). 
Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a 
casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c; sentenza del 
Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1). 

 
3.2 In concreto, l'utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente data, 

già solo per il fatto che B., avente diritto economico della relazione in questione, 
è indagato nel procedimento estero per reati patrimoniali. L’autorità rogante ha 
affermato ch’egli è la persona che, attraverso le sue diverse società, ha tratto il 
maggior vantaggio dall’operazione di Londra (v. act. 11.1, pag. 5). Infatti, “a 
fronte di un esborso pari a 250 milioni di Euro, la Segreteria di Stato si trova 
oggi proprietaria di un immobile che sulla carta varrebbe 260 milioni di Euro, ma 
per assicurarsi la piena proprietà del quale, avrà sostenuto alla fine – tra quanto 
già esborsato e quanto dovrà ancora pagare – un costo (al netto degli interessi 
dei vari mutui in essere) pari a oltre 360 milioni di Euro. A tale importo bisogna 
aggiungere le ulteriori somme che la Segreteria di Stato ha corrisposto a B. per 
mezzo delle sue società”, ossia “commissioni di gestione relative al Fondo G. 
(2013-2018): 16 milioni di Euro pari al 2% annuo, incassati da O. Sarl; commis-
sioni per il contratto di Advisory Investment relative al mutuo P. incassate dalla 
società Q. Limited; c.a. 2 milioni di Euro come Investment Advisor richiesto dal 
finanziatore P. per l’erogazione del prestito di 128 mln/GBP; morosità per ca-
noni di locazione non pagati nell’immobile a Londra; c.a. 243 mila Euro non 
pagati da società della moglie di B., R. (ditta S.) dal 2016 al 2018 e ditta T. dal 
2018 al 2022)”. L’autorità rogante ricorda inoltre che “B. ha investito somme 
della Segreteria di Stato in strumenti finanziari di società a sé stesso riferibili 
(ditta AA.) nelle quali aveva degli interessi personali (banca BB., Banca CC., 
DD.) o comunque in strumenti finanziari speculativi ed illiquidi (EE. Srl, FF. Srl, 
Sorgente GG.-Fondo HH.), generando ingenti perdite alla Sante Sede”. Se-
condo le autorità vaticane, “le indagini in corso hanno consentito di verificare 
che l’operazione di B. è stata effettuata in complicità con funzionari della Segre-
teria di Stato, che venivano informati dallo stesso sulla gestione del Fondo e sui 
relativi risultati economici, nonché con altri soggetti” (act. 11.1, pag. 6). Data la 
natura dei reati contestati a B., tutta la documentazione bancaria litigiosa deve 
essere messa a disposizione dell'autorità rogante, affinché questa abbia una 
visione completa dei flussi di denaro intervenuti sul conto oggetto del sequestro, 
anche in relazione a operazioni intervenute prima dell’operazione immobiliare 
londinese. L'autorità d'esecuzione ha del resto elencato tutta una serie di adde-
biti e accrediti di somme importanti intervenuti sulla relazione della ricorrente 

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che devono essere analizzati e approfonditi dalle autorità vaticane, per verifi-
care l'eventuale esistenza di altre operazioni sospette (v. act. 1.2, pag. 10 e 
segg.).  

 
Spetterà comunque al giudice estero del merito chinarsi sulle contestazioni dei 
fatti e/o reati formulate dalla ricorrente nonché valutare se dalla documenta-
zione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i 
fatti oggetto della procedura penale nella Città del Vaticano e detta documen-
tazione. Alla luce della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione 
litigiosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione 
rispetta il principio della proporzionalità e non costituisce una fishing expedition. 

 
 
4. Nella misura in cui non si vede come l’acquisizione degli incarti RR.2019.327 e 

RR.2020.44-45 possa modificare le predette conclusioni, la relativa richiesta va 
respinta. Inoltre, essendo la procedura dinanzi a questa Corte di principio scritta 
e avendo la ricorrente potuto esprimersi sufficientemente nell’ambito della pre-
sente procedura, pure da disattendere è la domanda di audizione per via roga-
toriale o videoconferenza formulata in sede di replica, dato che non si vede quali 
elementi probatori di rilievo potrebbero essere in tal modo apportati. 

 
 
5. In definitiva, la decisione impugnata va confermata e il gravame integralmente 

respinto. 
 

 
6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA), precisato che B., 

avendo ritirato il proprio gravame, va anche considerato soccombente (v. sen-
tenze del Tribunale penale federale RR.2012.161 del 3 agosto 2012 e 
RR.2012.152 del 10 luglio 2012 con rinvii; BOVAY, Procédure administrative, 2a 
ediz. 2015, pag. 644 e seg.; GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ediz. 
1983, pag. 327). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 
63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle 
spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 
(RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.–, a carico 
dei ricorrenti in solido; essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 

- 10 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Preso atto del ritiro del ricorso da parte di B., la causa RR.2020.222 viene 
stralciata dal ruolo. 

2. Il ricorso nella causa RR.2020.221 è respinto. 

3. La tassa di giustizia di fr. 2'000.– è messa a carico dei ricorrenti in solido. Essa 
è coperta dall’anticipo delle spese già versato.  

 
 
Bellinzona, 15 dicembre 2020 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Rocco Taminelli 
- Ministero pubblico della Confederazione 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 
Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).