# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0b5d2bd8-d6d4-5fea-abf7-99597a7b4283
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-10-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 12.10.1998 90.1998.38
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1998-38_1998-10-12.html

## Full Text

Incarto n.

  90.98.00038

  	
  Lugano

  12 ottobre 1998

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  Il
  segretario

  	
  Fiorenzo Gianinazzi

  

 

visto
il ricorso del 5 maggio 1997 di

 

	
   

  	
  1. __________, Sezione Svizzera Italiana,
  __________,  

  2. __________ __________ __________ __________,
  __________, __________,  

  1.,2. avv. __________.
  __________ __________, __________ __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione __________marzo 1997 del Consiglio di
  Stato che accoglie l'istanza di dissodamento presentata dal Patriziato
  Generale __________ il 19.12.1995 e
  respinge l’opposizione dei qui ricorrenti

  

 

 

 

                                         visto la risposta 25.07.1997 della Divisione dell'Ambiente;

 

                                         visto le
osservazioni presentate con atto comune pure del             25.7.1997
presentate con atto comune dal Patriziato Generale                                di
__________e dal Comune di __________, rappresentati                                 dall’avv. __________
__________;

 

                                         letti
ed esaminati gli atti;

 

                                         esperiti
i necessari accertamenti;

 

ri t e n u t o

 

in fatto

 

 

                                         a.

                                         Il
__________.__________.1995 è stata pubblicata sul FU la domanda per la                                          costruzione
fuori zona edificabile di una "teleferica per il   trasporto persone e
materiali a scopo agricolo" in località __________-                                Alpe
di __________, nel comune di __________,

                                         Poco
prima, il 17.11.1995, il comune di __________aveva          trasmesso al
Dipartimento del Territorio, per l'esame             preliminare, un progetto
di variante di PR istituente una zona                                          per
attrezzature di risalita meccanica. 

 

                                         b.

                                         Contro
la domanda di costruzione la sezione ticinese del __________  ha fatto
opposizione a nome proprio e per conto della __________                   Svizzera,
denunciando in particolare la carenza di base         pianificatoria e
chiedendo la sospensione della domanda            nell'attesa che venisse
elaborata una variante di PR. Qualora la                                      domanda
dovesse comunque essere decisa ai sensi dell'art. 24                                   LPT
il __________chiede che ne sia previamente ingiunto il                                          completamento.
In via subordinata chiede la reiezione della         domanda.

 

                                         c.

                                         Il
19.12.1995 viene presentata e il __________.__________.1996 pubblicata sul FU
la                               domanda di dissodamento per la posa dei
tralicci della filovia     (superficie interessata: mq 439). 

                                         Il
__________, interpone opposizione il 24.2.1996 negando
l'esistenza             di gravi motivi, prevalenti ai sensi dell'art. 5 cpv. 2
LFo,                               sull'interesse alla conservazione della
foresta. Chiede, come già                                   per la domanda di
costruzione,  il completamento della domanda                        e il
coordinamento tra la procedura pianificatoria e quella             forestale;
in caso di esame materiale, il rigetto della domanda.

 

                                         d.

                                         Il
Dipartimento del territorio trasmette al Municipio di _________            il
rapporto sull'esame preliminare, datato 12.4.1996, contenente                              una
serie di critiche alla variante che in particolare non avrebbe                                   analizzato
né valutato sufficientemente diversi aspetti                                          importanti,
segnatamente gli effetti sulla flora e la fauna. 

                                         "Spetta ora al comune
affinare la proposta inoltrata sulla quale il Dipartimento ha giudicato non
convincenti le motivazioni addotte e carenti gli approfondimenti a supporto
delle motivazioni. Alla luce di queste considerazioni lo scrivente Dipartimento
mantiene comunque ancora alcune riserve sul concetto urbanistico alla base
dell'attuale scelta", e invita il Municipio "a voler approfondire le
tematiche sollevate dal presente rapporto."

                                         Il rapporto di
pianificazione viene rivisto con tale sollecitudine che già il 26.4.96 il
Municipio può licenziare il messaggio all'attenzione dell'Assemblea comunale.
Il 10.5.96 questa adotta la variante.

                                         Il _________ la impugna
presso il Consiglio di Stato con ricorso del 5.7.1996.

 

                                         e.

                                         Il Consiglio di Stato
respinge l'opposizione alla domanda di dissodamento con decisione 17.3.1997.

                                         Il _________ interpone
ricorso di diritto amministrativo presso il Tribunale federale che,
dichiaratolo inammissibile in applicazione dell'art. 61a della Legge forestale
cantonale del 9 maggio 1912 - e peraltro dell'art. 98a OG -, ha inviato gli
atti a questo tribunale affinché si pronunci sulla vertenza.

                                         Il _________ chiede, col
ricorso, che la decisione sia annullata e la causa rinviata al Consiglio di
Stato, tasse, spese e ripetibili a carico dello Stato del Cantone Ticino.

                                         Fa valere
l'incompatibilità della funivia con la zona di protezione della natura prevista
dal PD, in violazione dell'art. 26 LALPT; la sottovalutazione degli effetti
pregiudizievoli sull'ambiente (traffico indotto) e sulla natura (eccessiva
pressione antropica); la mancata valutazione della sopportabilità economica
dell'operazione (alti costi a carico della collettività); la carenza di
coordinamento materiale e formale in contrasto coi precetti dell'art. 25a LPT.
Il _________ denuncia inoltre che l'obbligo del rimboschimento compensativo sia
sostituito, illecitamente, con il prelievo di una tassa di compensazione. 

 

                                         f.

                                         La Divisione dell'Ambiente
risponde il 25.7.97 contestando con ampia e circostanziata motivazione le tesi ricorsuali
e chiedendo il rigetto del gravame. A identiche conclusioni pervengono
attraverso non meno approfondita disanima, il Patriziato Generale di _________
e il Comune di _________, con atto comune, pure del  25.7.1997.

 

                                         g.

                                         Nelle osservazioni del 13
.10.1997 l'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio
esprime il dubbio che la ponderazione di tutti gli interessi in gioco sia
effettivamente e correttamente avvenuta, dagli atti non risultando il motivo
per cui la SPT abbia dato preavviso favorevole malgrado le conclusioni negative
dell'esame preliminare ("non si evince se sia stato o meno dato luogo a
una ponderazione degli interessi", che "non emerge nemmeno per quanto
riguarda la decisione di dissodamento"). 

                                         Il proposto ampliamento
della riserva forestale integrale dell'Arena non soddisfa peraltro le
condizioni dell'art. 7 LFo che esige la compensazione in natura del
dissodamento, tale non potendo essere considerato l'ampliamento della riserva
su una superficie boschiva già esistente. 

 

                                         h.

                                         Il Patriziato Generale
d'_________ e il Comune di _________ contestano nelle loro osservazioni del
27.11.1997 le allegazioni dell'ufficio federale, ritenendo senza fondamento i
dubbi sul coordinamento e sulla ponderazione degli interessi.

                                         Di pari data le osservazioni
della Divisione dell'ambiente che espone i motivi per cui può ritenersi che la
procedura seguìta ossequi il precetto del coordinamento formale. Ma v'è stato,
essa afferma, anche il coordinamento materiale. "Dal preavviso rilasciato
dalla SPU nell'ambito della procedura di dissodamento discende che essa ha
necessariamente già provveduto nell'ambito della procedura pianificatoria ad
una accurata ponderazione di tutti gli interessi in gioco: dal Doc. N … risulta
infatti come la relazione di pianificazione dell'aprile 1996 legata
all'approvazione del PR, abbia risolto i dubbi circa l'opportunità dell'opera
avendo la stessa approfondito i temi richiesti con l'esame preliminare
dipartimentale." Fa quindi notare che l'ampliamento della riserva non è stato
proposto a titolo di compensazione in natura dell'area dissodata, ma
costituisca bensì "un atto a favore della protezione della natura e del
paesaggio a compenso delle perdite naturalistiche-paesaggistiche cagionate
dalla funivia."

 

                                         i.

                                         Il Consiglio di Stato
sospende la propria decisione sul ricorso del _________ contro la variante di
PR nell'attesa che il TPT decida il presente ricorso contro la concessione del
dissodamento. Per gli stessi motivi è sospesa la domanda di costruzione.

 

                                         Questa in sintesi la
storia della presente vertenza.

                                         Degli argomenti sostenuti
dalle parti nei rispettivi allegati daremo all'occorrenza più ampio resoconto
nei seguenti considerandi.

 

 

c o n s i d e r a t o 

 

in diritto

 

 

 

 

 

                                   1.

                                         1.1 competenza

                                         La competenza del Tribunale
della pianificazione del territorio è data in forza dell'art. 61a Lforestale.

 

                                         1.2 potestà ricorsuale

                                         Il _________, associazione
d’importanza nazionale che esiste da oltre 10 anni e si occupa per statuto
della  protezione della natura e del paesaggio, è legittimato a ricorrere a
norma dell'art. 12 LPN. 

                                         La decisione impugnata è
infatti deferibile in ultima istanza al Tribunale federale, con ricorso di
diritto amministrativo e inoltre, condizione questa posta da una consolidata
giurisprudenza, è stata presa nell'adempimento di un compito della
Confederazione. Dedotta in giudizio è infatti la concessione di un permesso di
dissodamento che l'art. 2 lett. b) LPN annovera tra i compiti federali. 

                                         Non diversamente dispone
l'art. 46 LFo riconoscendo l'applicabilità dell'art. 12 LPN ai ricorsi contro
le decisioni di dissodamento. 

                                         Infine, interponendo
opposizione alla domanda di dissodamento la ricorrente ha soddisfatto la
condizione, ora posta dall'art. 12a cpv. 2 LPN, che le associazioni abbiano a
intervenire già nella procedura di opposizione ove il diritto federale o
cantonale la preveda. Ipotesi quest'ultima avverata in concreto.

 

 

                                  2.

                                         La legge federale
sulle foreste (LFo) pone il principio fondamentale che "l'area forestale
non va diminuita" (art. 3 LFo) e ne trae la conseguenza all'art. 5 cpv. 1 LFo
proclamando che "i dissodamenti sono vietati", per dissodamento
dovendosi intendere, giusta l'art. 4 LFo, "ogni cambiamento durevole o
temporaneo delle finalità del suolo boschivo". 

                                         Si tratta essenzialmente
delle funzioni protettive, sociali ed economiche che la foresta, "ambiente
naturale di vita" e come tale da proteggersi a norma dell'art. 1 cpv. 1
lett. b LFo, è chiamata ad assolvere giusta l'art. 1 cpv. 1 lett. c.

 

                                         2.1.Il principio della
conservazione non è però assoluto: secondo l'art. 5 LFo si può derogare al
divieto di dissodamento se il richiedente comprova l'esistenza di gravi motivi
prevalenti sull'interesse alla conservazione della foresta e se sono inoltre
adempiute le seguenti condizioni cumulative: l'opera è unicamente realizzabile
nel luogo previsto (requisito dell'ubicazione vincolata: art. 5 cpv. 2 lett.
a); l’opera soddisfa materialmente le condizioni della pianificazione del
territorio (lett. b); il dissodamento non comporta seri pericoli per l'ambiente
(lett. c) e si è tenuto conto della protezione della natura e del paesaggio
(art. 5 LFo cpv. 4).

                                         Per tagliar corto alle
possibili speculazioni l'art. 5 cpv. 3 precisa che "non sono gravi motivi
gli interessi finanziari, come un più redditizio sfruttamento del suolo o
l'acquisizione di terreno a buon mercato per scopi non forestali."

 

                                         2.2. L'art. 5 cpv. 2 lett.
b pone inoltre la condizione aggiuntiva che l'opera per la quale è chiesto il
dissodamento soddisfi le condizioni della pianificazione territoriale.

                                         Ritroviamo in nuce, in 
questo precetto,  il principio del coordinamento, ora consacrato dall'art. 25a
LPT e peraltro dall'art. 2 OPT, ma già sancito da una consolidata
giurisprudenza federale, inaugurata con la nota sentenza Chrüzlen (DTF 115 Ib
50) e successivamente sviluppata (cfr. in part. DTF 122 II 81 consid. 6 pag. 85
seg. ma pure 117 Ib 325 consid. 2b pag. 329/330).

 

                                         2.3 Dello stretto rapporto
intercorrente tra foresta e pianificazione del territorio tratta la Sezione 2
della LFo. Secondo l'art. 11 cpv. 1 LFo il permesso di dissodare non dispensa
dalla domanda di autorizzazione edilizia prevista dalla LPT. Se un progetto
edilizio richiede sia un permesso di dissodamento sia un'autorizzazione
eccezionale ex art. 24 LPT per costruzioni fuori zona edificabile,
l'autorizzazione eccezionale può essere rilasciata solo d'intesa con l'autorità
forestale competente (art. 11 cpv. 2 LFo).

                                         Se invece si vuole
conglobare un'area forestale in una zona di utilizzazione, l'inclusione è
subordinata a un permesso di dissodamento (art. 12 LFo). 

                                         La pianificazione del
territorio diviene, anche rispetto alla foresta, il quadro operativo per
antonomasia nel cui ambito i diversi interessi attinenti al territorio debbano
essere posti a raffronto e valutati, attraverso una ponderazione globale, in
funzione dell'importanza che rivestono singolarmente nel contesto generale. La
risposta dev'essere ispirata ai principi fondamentali della pianificazione del
territorio oltre ad essere, naturalmente, conforme al diritto, nell'ossequio in
particolare delle normative specifiche reggenti i singoli settori, quello
forestale compreso. 

                                         L'autorità pianificatoria
non può inserire un'area boschiva in una zona d'utilizzazione, né l'autorità
preposta al rilascio dell'autorizzazione eccezionale per costruzioni fuori zona
edificabile potrà rilasciarla, senza aver prima ottenuto l'intesa dell'autorità
forestale competente, nel secondo caso, e un preavviso positivo vincolante, nel
primo, cui dovrà far seguito il dissodamento vero e proprio. 

                                         Dal canto suo l'autorità
forestale competente a concedere il dissodamento, rispettivamente a esprimere
la propria intesa al rilascio dell'autorizzazione eccezionale ex art. 24 LPT,
deve sì decidere in base alla legislazione forestale, ma non senza aver
compiuto a sua volta una ponderazione in cui gli interessi alla conservazione
del bosco siano contrapposti agli altri in gioco, segnatamente a quelli
inerenti alla pianificazione del territorio, alla protezione della natura e del
paesaggio, dell'ambiente. 

                                         Con l'avvertenza,
tuttavia, che se l'inclusione dell'area forestale o la costruzione fuori zona
edificabile sono conformi ad una pianificazione d'ordine superiore (ad es. PD o
PUC) oppure rientrano in un concetto generale (ad es. piano generale dei
trasporti o delle discariche), il potere d'esame dell'autorità forestale ne
risulterà corrispondentemente limitato. Bisogna però, perché ciò avvenga, e ciò
è importante, che il piano o il progetto si fondino su un approfondito accertamento
della situazione fattuale e su una corretta valutazione di tutti gli interessi
in gioco, effettuata dalle autorità competenti. E inoltre l'autorità forestale
deve aver preso parte attiva alla procedura (cfr. per tutti DTF 119 Ib 397).

 

 

                                   3.

                                          Premessa procedurale

 

                                         3.1 

                                         L'intenzione primitiva dei
promotori di chiedere un'autorizzazione eccezionale per la costruzione fuori
zona edificabile della funivia urtò subito contro le obiezioni dei diversi
servizi statali e del _________ che li resero attenti della necessità di adire
le vie della pianificazione per un impianto di quell'impatto territoriale.

                                         Fu quindi promossa la
procedura di adozione di una variante di PR.

                                         Nondimeno, il 18.12.95,
poco dopo la sua trasmissione al Dipartimento per l'esame preliminare, venne
inoltrata una domanda di costruzione fuori zona edificabile, ai sensi dell'art.
24 LPT e, in funzione di quella fu presentata, il 19.12.95, la domanda di
dissodamento.

                                         Intanto la procedura pianificatoria
seguiva il suo corso, tanto che la variante venne adottata dal legislativo
comunale il 10.5.96.

                                         L'istanza di dissodamento,
rimasta immutata e quindi finalizzata come prima al rilascio di
un'autorizzazione eccezionale ex art. 24 LPT, fu accolta il 17.3.97 dal
Consiglio di Stato che, di fronte al ricorso del _________, sospese
l'approvazione della variante in attesa che il TPT decidesse l'impugnativa.

 

                                         3.2 Risulta da quanto
precede che la domanda di dissodamento non è stata aggiornata mettendola in
consonanza con la soluzione pianificatoria nel frattempo adottata: il
dissodamento è concesso in funzione di una domanda di costruzione fuori zona
edificabile e non della variante di PR istituente una zona di utilizzazione per
impianti di risalita.

                                         Questo lo scopo dichiarato
del dissodamento: "posa tralicci per la costruzione della funivia per il
trasporto di materiale e persone in Valle _________, località __________- Alpe
di _________."

                                         Il dissodamento è chiesto
per i tre piloni di sostegno della fune portante; la superficie da dissodare è
indicata in 192 mq.

                                         L'Ufficio forestale VIII
Circondario precisa nel doc. 15.11.96 che il dissodamento è richiesto "per
la posa di 3 cavalletti, di cui 2 su proprietà dello Stato (Demanio forestale
della Valle di _________). Inoltre interessa l'area forestale anche la stazione
di arrivo. L'area totale del dissodamento è di 439 mq (9 x 9 per ognuno dei tre
piloni, più 196 mq in relazione alla stazione di arrivo). Quale dissodamento è
infatti ritenuta anche l'area fra il 3° pilone e la stazione di arrivo."

                                         Per quanto anche in questo
rapporto si citi la procedura di pianificazione in atto non se ne trae le
conseguenze ai fini del dissodamento.

                                         Se, apparentemente con più
che buone ragioni, si è ritenuto necessario risolvere il problema della funivia
con gli strumenti della pianificazione del territorio e si è quindi reputato
improponibile un'autorizzazione eccezionale ai sensi dell'art. 24 LPT, si
sarebbe dovuto, coerentemente con questa scelta, istituire una zona di PR che
accogliesse l'impianto in questione, in modo che per la sua conformità con le
disposizioni di zona potesse ottenere il rilascio del permesso di costruzione
in base all'art. 22 e non 24 LPT. 

                                         Di questa opinione è
chiaramente il Patriziato che nelle sue osservazioni rileva: la procedura
edilizia è così divenuta subordinata a quella pianificatoria, tenuto contro che
una licenza non potrà più fondarsi sull'art. 24 LPT, bensì sull'art. 22
LPT." 

                                         Dal canto suo la procedura
pianificatoria è subordinata al permesso di dissodamento delle aree forestali
necessarie alla formazione della nuova zona.

                                         Trova dunque applicazione
l'art. 12 e non l'art. 11 LFo. 

                                         E' quanto ammette lo
stesso Patriziato laddove a proposito del ricorso contro il permesso di
dissodamento osserva: "La procedura pianificatoria resta pertanto sospesa,
tenuto contro del rapporto di subordinazione previsto dall'art. 12 LFo, che
prevede la necessità di una decisione di dissodamento."

 

                                         3.3 Non basta, nel
presente caso, rimediare all'errata impostazione commutando semplicemente in
domanda ex art. 12 LFo quella fondata sull'art. 11. La ragione è che la domanda
di dissodamento non è materialmente congruente con la variante di PR.

                                         La variante introduce
"una zona per attrezzature di risalita meccanica". La
rappresentazione grafica designa due minuscole aree, contrassegnate in verde,
in corrispondenza della partenza e dell'arrivo della teleferica. Tra le due è
tirata una linea a indicare il tracciato della fune. Il PR non delimitata una
fascia, lungo questo tracciato, che colleghi tra di loro le due aree. E neppure
sono marcate le basi dei piloni che troviamo invece designate nella domanda di
costruzione e, quel che qui più rileva, nella domanda di dissodamento. 

                                         La conclusione è che le
aree forestali così liberate non possono essere incluse nella nuova zona di PR
posto che in quel punto la zona non è stata creata. 

 

                                         3.4 Per colmare questa
lacuna la misura pianificatoria più evidente consisterebbe nell'includere nella
nuova zona una fascia che seguendo  il tracciato della fune colleghi tra di
loro le due stazioni e comprenda la base dei piloni.

                                         E' tuttavia eccessivo
occupare tutta quell'area: basta delimitare nel piano le due aree
corrispondenti alla base dei due piloni e attribuirle, assieme alle stazioni di
partenza e di arrivo, alla zona per impianti meccanici di risalita.

                                         Legate tra di loro dalla
comune finalità (realizzare il progetto della funivia) tali aree formano
assieme un'unità funzionale che consente di porle sotto il segno di un'unica
zona, malgrado la dislocazione nello spazio delle sue parti. 

                                         Va tenuto presente che la
zona di PR è creata per dare attuazione ad un progetto concreto che non
potrebbe essere autorizzato in via eccezionale fuori della zona edificabile. In
questo caso la via pianificatoria serve essenzialmente a conferire al progetto
la legittimazione democratica che l'autorizzazione eccezionale non potrebbe
assicurargli. Il resto non cambia sostanzialmente; la ponderazione degli
interessi non muta prospettiva, in particolare l'impianto deve rispondere qui
come nel caso dell'art. 24 al requisito dell'ubicazione vincolata.

 

                                         3.5 Non basta tuttavia
designare le due stazioni di partenza e di arrivo, rinunciando a delimitare le
basi dei piloni, quasi che l'indicazione del tracciato nella cui linea è inevitabile
ch'esse verranno a trovarsi basti a integrare la zona per impianti di risalita,
lasciando al progetto definitivo di stabilire esattamente ubicazione e
superficie. 

                                         Un tale grado di
indeterminatezza del PR non è ammissibile. Il coordinamento tra procedura pianificatoria,
forestale ed edilizia (permesso di costruzione) richiede che si crei una base
sufficientemente chiara già nella prima. 

                                         Se si vuole che l'area di
cui si chiede il dissodamento possa essere inclusa in una zona di PR bisogna
per cominciare che il PR preveda questa zona e vi includa quell'area.

 

                                         3.6 Sarebbe tuttavia
eccessivo annullare la decisione che concede il dissodamento e rinviare gli
atti:

                                         1.al Comune affinché
completi il PR includendovi le aree interessate dal dissodamento e 

                                         2.al Consiglio di Stato
perché, adempiuta quella condizione, (ri)conceda il dissodamento.

                                         Sotto il profilo meramente
procedurale il dissodamento può essere convalidato e convertito ex post in
dissodamento ex art. 12 LFo, ma la variante di PR deve essere rettificata
aggiungendo alla "zona per impianti meccanici di risalita" ivi
prevista le aree corrispondenti alle basi dei piloni. 

                                         Tale aggiunta potrà essere
effettuata d'ufficio dal Consiglio di Stato che non approverà la variante senza
questa modifica. 

                                         Naturalmente la premessa è
che la decisione sul dissodamento qui impugnata venga confermata dal tribunale
sugli altri punti, resistendo alle censure ricorsuali. 

                                         E' quanto verrà esaminato
nei seguenti considerandi. 

 

 

                                   4. 

                                         Abbiamo esposto in
precedenza quali sono le condizioni alle quali l'art. 5 LFo subordina la
concessione del permesso di dissodamento in deroga al principio basilare che la
foresta dev'essere conservata. Riteniamo utile riproporle all’attenzione
citando il testo legale. Il dissodamento potrà essere dato solo alle seguenti
condizioni:

                                         se il richiedente comprova
l'esistenza di gravi motivi prevalenti sull'interesse alla conservazione della
foresta; 

                                         se sono inoltre adempiute
le seguenti condizioni cumulative: 

                                         l'opera è unicamente
realizzabile nel luogo previsto (requisito dell'ubicazione vincolata: art. 5
cpv. 2 lett. a LFo);

                                         l’opera soddisfa
materialmente le condizioni della pianificazione del territorio (lett. b);

                                         il dissodamento non
comporta seri pericoli per l'ambiente (lett. c);

                                         si è tenuto conto della
protezione della natura e del paesaggio (art. 5 LFo cpv. 4).

 

                                         Basilare è il presupposto
che i motivi per concedere il dissodamento siano importanti e prevalenti
sull'interesse alla conservazione della foresta. L'ubicazione vincolata,
l'esclusione di seri pericoli per l'ambiente, la presa in considerazione della
protezione della natura e del paesaggio costituiscono esigenze particolari che
devono essere prese in conto nella ponderazione di tutti gli interessi in presenza,
resa necessaria dalla complessità della realtà su cui il dissodamento è
chiamato a incidere e cui non può essere data una risposta frammentaria,
parcellare. Occorre una visione globale che dia il giusto peso ai molteplici
fattori in gioco. Poiché molti di essi sono regolati da disposizioni legali
diverse e rientrano nel campo d'azione di diverse autorità la ponderazione
dev'essere doppiata dal coordinamento materiale e possibilmente formale delle
decisioni settoriali. 

                                         Se non è possibile raccogliere
tutte le prese di posizione e farne la sintesi attraverso un'unica procedura
bisogna ad ogni modo procedere in modo che il risultato finale equivalga
qualitativamente a quello ottenibile attraverso la concentrazione delle
procedure. 

                                         La piattaforma ideale a
questo scopo è la pianificazione del territorio, ma anche nei casi in cui il
dissodamento è chiesto in funzione di una domanda di costruzione e non nel
quadro di una misura pianificatoria bisognerà che l'opera "soddisfi le
condizioni della pianificazione territoriale". E quanto prescrive l'art.
5  cpv. 2 lett. b LFo.

 

                                         4.1 Nel caso presente
l'incidenza territoriale che la funivia può avere ha imposto la via della
pianificazione. 

                                         Il _________ nega che la
concessione del permesso di dissodamento sia avvenuta rispettando le esigenze
del coordinamento e della ponderazione; l'UFAFP esprime qualche dubbio in
proposito. Censura e dubbi respinti dal Patriziato e dal Consiglio di Stato. 

                                         Secondo l'UFAFP non
risulta chiaro il motivo per cui la SPU abbia dato parere favorevole al
dissodamento dopo che il Dipartimento del territorio, di cui la sezione fa
parte, aveva espresso parere negativo alla variante nel rapporto sull'esame
preliminare. E neppure si evince "se sia stato o meno dato luogo a una ponderazione
degli interessi." E non solo nella procedura pianificatoria, avverte
l'UFAFP, ma neppure nella decisione sul dissodamento. Il Consiglio di Stato
avrebbe "limitato le sue considerazioni allo scopo principale
(razionalizzare l'attività sugli alpeggi della regione in questione) e ai
motivi riguardanti l'impatto (impulso atto a garantire la continuità dell'alpicoltura;
promuovere un'attività di agriturismo controllato, garantire l'esistenza dei
posti di lavori attuali; promozione di altre occupazioni)." 

                                         Non sarebbero insomma
state valutate le ripercussioni sull'ambiente e sulla natura. 

                                         Ora, effettuata
correttamente, questa valutazione non può, secondo i _________, che portare
dritto dritto a rifiutare il dissodamento.

                                         Il Patriziato controbatte
che il coordinamento è invece avvenuto. Da procedura principale ha funto quella
pianificatoria cui la domanda di costruzione è stata subordinata. Nell'ambito
della prima sono stati esaminati tutti gli elementi determinanti e l'autorità
forestale vi ha potuto attingere per decidere il dissodamento. Essa ha quindi
potuto "esaminare l'opportunità di concedere il dissodamento, avendo a
monte le premesse positive delle altre procedure, senza però che queste possano
in alcun modo pregiudicare l'esame del dissodamento che viene esaminato ponendo
al centro dell'attenzione i criteri fissati dalla legge sulle foreste."

 

                                         4.2 E' asserito con ciò, e
l'assunto può essere condiviso, che vi è una procedura leader (quella pianificatoria)
che garantisce il coordinamento, senza che il suo carattere proceduralmente
dominante soffochi la libertà di giudizio dell'autorità competente per il
dissodamento. Questo è concesso solo se vi sono le premesse per adottare la
misura pianificatoria; d'altro canto questa viene adottata solo se il
dissodamento è assicurato.

                                         La procedura tipo
postulata dal TF prevede che a quello stadio (precedente l'approvazione del PR)
il dissodamento venga preavvisato, in modo vincolante, dalla competente
autorità forestale che se ne distanzierà, all'atto di decidere il dissodamento,
solo se le circostanze saranno nel frattempo mutate o se emergeranno nuovi
decisivi elementi di giudizio. Forte di questa assicurazione, se positiva, 
l'autorità pianificatoria approverà il PR. E' solo allora che l'autorità
forestale rilascerà il permesso (formale) di dissodamento. 

                                         Nel presente caso esso è
stato concesso, e non solo preavvisato favorevolmente, prima che la variante
fosse approvata. 

                                         Il _________ ritiene di
esserne pregiudicato nell'esercizio delle sue facoltà ricorsuali in quanto non
avrebbe potuto conoscere, prima di contestare il dissodamento, "tutte le
valutazioni giuridicamente rilevanti dell'autorità". Il ricorso sarebbe
inutile se l'approvazione della variante venisse alla fin fine negata. D'altra
parte l'aver già concesso il dissodamento pone il Consiglio di Stato nella
quasi impossibilità di negare l'approvazione della variante in funzione della
quale il dissodamento è stato concesso. 

                                         Le obiezioni del
_________, per quanto non del tutto prive di fondamento, non sono concludenti. 

                                         Ricordiamo che scopo del
dissodamento ex art. 12 LFo è di liberare dal vincolo forestale una determinata
area boscata così da poterla includere in una zona di utilizzazione. Come non
ha senso concedere la liberazione di quelle aree se poi non verranno incluse
nella zona prevista, così non ne ha approvare tale inclusione se il
dissodamento (che ne è uno dei presupposti) non verrà accordato. 

                                         Dissodamento e azzonamento
sono così strettamente imbricati che non possono esservi valide ragioni per
approvare quest'ultimo se non ci sono per concedere il primo e viceversa. Per
decidere il dissodamento si devono quindi conoscere i motivi giustificanti la
creazione della zona. Solo così si può giudicare se sono prevalenti
sull'interesse a conservare la foresta. 

                                         Ideale sarebbe poter unire
le due procedure, forestale e pianificatoria, ma la cosa non è possibile
neppure se, come in concreto, la superficie da dissodare non raggiunge i 5000
mq e di conseguenza il Consiglio di Stato è nello stesso tempo l'autorità
competente per concedere il dissodamento e per approvare la variante. 

                                         In quel caso è però
assurdo pretendere che l'autorità rilasci a sé stessa un preavviso vincolante,
dal quale non abbia a discostarsi all'atto di decidere il dissodamento. 

                                         Due sono le soluzioni
prospettabili. Nella prima il Consiglio di Stato approva la nuova zona di PR,
sentito il preavviso (ovviamente non vincolante) degli uffici competenti e fra
questi della Sezione forestale. Lo farà solo se vi sono nello stesso tempo
motivi sufficienti per giustificare il dissodamento e se sì rilascerà il
relativo permesso solo dopo che il PR sia passato in giudicato. Questa
soluzione procedurale corrisponde per quanto possibile a quella preconizzata
dal TF. 

                                         Ma ammissibile è pure la
seconda, seguita nel presente caso.  Anziché emettere un preavviso positivo
vincolante, che in questo caso non ha senso, il Consiglio di Stato concede
subito, formalmente, il dissodamento e se questo passa in giudicato approva la
variante di PR. 

                                         Entrambe le soluzioni
hanno la loro parte di inconvenienti e di vantaggi. Nessuna delle due può
arrogarsi il monopolio della confacenza. Nella prima il rischio è che dopo aver
concluso l'intero iter formativo del PR questo venga vanificato dal ricorso
contro la concessione del dissodamento. Nella seconda è il dissodamento a poter
essere vanificato dalla non approvazione del PR.

                                         Importante è in entrambe
che al momento di concedere il dissodamento le intenzioni pianificatorie siano
abbastanza chiare e definite da consentire una decisione in piena cognizione di
causa, in base a una ponderazione globale di tutti gli elementi determinanti.

                                         Se così è, il timore
espresso dal _________ che il Consiglio di Stato sia vincolato alla sua
decisione sul dissodamento quando deciderà l'approvazione del PR è reale ma
irrilevante. Se il ricorso contro il dissodamento è accolto, il PR non ha più
motivo di essere; se viene respinto è perché il tribunale ha ritenuto
sufficienti i motivi a favore del dissodamento. Ciò è però unicamente possibile
se la prevista inclusione delle aree dissodate nell'istituenda zona di PR
appare a sua volta giustificata. E dunque non vi sono alla fin fine motivi
perché il Consiglio di Stato non approvi questa zona. 

                                         D'altronde il rischio di
essere condizionati dalla precedente decisione si ha anche se viene prima
approvato il PR e solo dopo deciso il dissodamento.

                                         Nulla da eccepire quindi
sulla procedura seguita dal Consiglio di Stato. 

                                         Il coordinamento formale è
stato rispettato.

 

                                         4.3 Per stabilire se lo è
stato parimenti il coordinamento materiale occorre accertare per prima cosa se
e come il Consiglio di Stato ha raccolto e valutato i pareri, negativi e
positivi, dei suoi diversi servizi, così da poter procedere senza lacune alla ponderazione
globale degli interessi in causa.

                                         Proprio su questo punto
sono concentrati i dubbi dell'Ufficio federale, che non sa spiegarsi come di
fronte al preavviso decisamente negativo della SPU nel rapporto sull'esame
preliminare il Consiglio di Stato sia pervenuto ad una decisione positiva. La
nuova relazione di pianificazione presentata a brevissimo intervallo da quel
rapporto ha veramente chiarito tutti gli interrogativi, e di taglia, ivi
sollevati?

                                         Vediamo davvicino i
preavvisi più significativi. 

 

                                         4.3.1 Decisamente negativo
il giudizio della Sezione Agricoltura (SA) nel preavviso 23.01.1996, espresso
nel quadro dell'esame preliminare. Da un lato è ammesso che  "la funivia
permette di migliorare sensibilmente l'accessibilità del gruppo di alpi compreso
tra __________ e __________ (__________, _________, Pian __________, __________
e __________c), agevolando dunque una razionalizzazione dell'attività agricola
che vi si svolge."

                                         L'interesse viene però
subito ridimensionato. "Da un punto di vista agricolo, ad eccezione di
_________, ove è previsto l'arrivo della funivia, il miglioramento
dell'accessibilità agli alpi situati fra la Valle _________ e la Valle
_________ risulterà comunque modesto. La funivia permetterà infatti di superare
il dislivello fra il fondovalle (900 - 1000 m s.l.m.) e gli alpi (ca. 1.800 m
s.l.m.); per raggiungere questi ultimi rimarranno comunque da percorrere alcuni
chilometri a piedi. Caso estremo è __________, l'alpe più importante della
zona. Anche dopo la costruzione della funivia, il suo miglior accesso rimarrà
il sentiero che parte delle strada carrozzabile ubicata sul fondo della Valle
di _________. La distanza fra l'arrivo della funivia e gli alpi rende relativo
anche il contributo alla razionalizzazione dell'attività alpestre."

                                         Con la precisazione che
"per i trasporti di merce di una certa consistenza rimarrà comunque più
vantaggioso far capo all'elicottero. " E, infine, "da un punto di
vista agricolo sarebbe poi sufficiente la costruzione di una funivia per le sole
merci." 

                                         La conclusione suona:
"la funzione agricola della funivia non può giustificare in modo
preponderante la sua costruzione."

                                         La SA ha presentato il
23.10.1996, visto il rapporto di pianificazione aprile '96, un secondo parere
alla SPU. Dopo aver precisato il numero di capi caricato sui diversi alpi,
rileva: "E' quindi indubbio che la teleferica, una volta costruita, sarà
utile per la gestione dell'Alpe _________, assai più modesto sarà invece il suo
influsso sulla gestione degli altri alpi della zona. La sua costruzione
agevolerà la discesa degli alpigiani al piano, il rifornimento degli alpi con
generi alimentari freschi, permetterà lo smercio (e quindi la produzione) di
prodotti caseari, quali formaggini, formaggelle, burro, ricotta, che potranno
essere trasportati al piano o venduti ai turisti, che dovrebbero a loro volta
essere più numerosi, grazie alla possibilità di evitare gran parte del
dislivello che devono attualmente superare per percorrere i sentieri della zona
e pernottare nelle capanne degli alpi _________ ed __________."

                                         Malgrado questa puntuale,
esatta individuazione di punti eloquentemente a favore della funivia, la SA
ribadisce il precedente preavviso "queste funzioni non possono tuttavia
giustificare in modo preponderante la costruzione della funivia in questione,
anche perché potrebbero essere in gran parte assunte da una funivia per le sole
merci."

                                         La SA richiama il
principio che: "In comuni periferici come _________, è la regola che gli
investimenti possono essere giustificati unicamente se servono al conseguimento
di più scopi, segnatamente alla conservazione di un insediamento decentrato del
territorio, obiettivo comune alla politica agricola (art. 1, lett. c del
progetto di nuova Legge federale sul promuovimento dell'agricoltura) e a quella
della pianificazione del territorio (art. 1, cpv. 2, lett. c LPT). " Dal
che il parere conclude: "E' quindi solo da questo punto di vista che può
essere stabilito se la costruzione di una funivia che permette di far superare,
in circa 10 minuti, a 4 persone adulte o a 350 kg.. di merce, il dislivello che
separa la strada carrozzabile della Val _________ dall'Alpe _________, risponde
ad un interesse pubblico che giustifica l'approvazione della relativa variante
da parte del Consiglio di Stato." 

 

                                         4.3.2 Altro parere
negativo, quello espresso il 1.3.1996 dall'Ufficio protezione natura (UPN) in
sede di esame preliminare della variante, precisando che la stessa
"interessa un comparto contraddistinto da un elevato grado di naturalità;
ciò che ne ha determinato l'inserimento in una zona protetta dal PD (scheda
1.2.14)."  

                                         L'UPN mette in evidenza la
"fragilità nelle argomentazioni del rapporto pianificatorio: esse infatti
spaziano dal settore agricolo e forestale a quello turistico-ricreativo, senza
tuttavia mai fornire elementi concreti convincenti. Ad esempio l'affermazione
secondo la quale l'agricoltura di ben 6 alpi verrebbe sensibilmente migliorata
ci sembra esagerata; un eventuale influsso è a nostro giudizio da limitare alla
sola Alpe _________, punto di arrivo della filovia. Anche la relazione
ipotizzata tra l'impianto e la promozione del turismo è discutibile: il
principio di considerare la filovia come elemento importante per "la messa
in rete" (cfr. Cap. 3) delle capanne alpine e dei percorsi pedonali ci
sembra azzardato. Nel contesto della Val __________è a nostro giudizio
improprio subordinare il turismo pedestre alla necessità di infrastrutture
volte ad agevolare la salita." Osserva inoltre che il rapporto si limita a
rimandare ad altra procedura l'approfondimento degli aspetti relativo
all'impatto sulle componenti naturali, tattica che l'UPN stigmatizza, ritenendo
che "sia dovere del Comune fornire già in ambito pianificatorio gli
elementi generali necessari ad una valutazione di opportunità e fattibilità
della funivia. Tali elementi infatti non sono soltanto legati agli influssi
diretti dovuti alla costruzione (taglio del bosco, modifica del paesaggio), ma
anche alle conseguenze indirette dovute all'esercizio dell'impianto (in particolare,
per quanto ci riguarda, gli effetti sulla flora, sui funghi e sulla fauna). In
questo senso il rapporto pianificatorio consegnato è da considerare incompleto.
In conclusione il nostro ufficio ritiene che al momento non vi sia ancora
un'analisi della situazione tale da poter giustificare una modifica del piano
regolatore volta a permettere la costruzione della Funivia."

                                         Il 10.1.1997 l'UPN
rassegna un nuovo parere che tien conto del rapporto pianificatorio aprile '96.
Osserva abbondanzialmente che "ogni intervento atto a favorire l'accesso
ad una zona di montagna (funivie, strade, ...) è una aggressione al territorio,
sia da un punto estetico paesaggistico sia naturalistico. L'ambiente in
prossimità di una via d'accesso perde infatti qualità e valore ecologici ed è
pertanto con particolare attenzione che va valutata la richiesta oggetto del
presente preavviso."

                                         Circa l'indispensabilità
dell'impianto per la continuazione dell'attività agricola l'UPN ribadisce che
basterebbe allo scopo e sarebbe sensibilmente più economica una funivia per il
solo trasporto della merce. Questa soluzione è caldeggiata dagli autori citati
nel preavviso le cui conclusioni sono così sintetizzati: "in un'ottica di
uso parsimonioso di mezzi pubblici (_________ 40% sussidi, 50% crediti LIM e
bancari) e ritenuto la forte pressione sul paesaggio e sulle componenti
naturali del territorio va senz'altro preferita la variante della teleferica
merci." Ora, avverte l'ufficio, l'area interessata dal progetto è
paesaggisticamente interessante, è densa di contenuti naturali e lo stato delle
finanze cantonali non può essere definito florido." 

                                         E' poi messo in evidenza
l'impatto negativo che la funivia può avere sulla zona naturale protetta.
"Oltre agli impatti diretti provocati dalle infrastrutture (terreno
utilizzato, necessità di dissodamento, barriera ecologica, disturbi visivi e
fonici, ecc.) esistono impatti indiretti, dovuti alla facilità d'accesso, che
causano danni ben più gravi sia alla flora che alla fauna. Per quel che concerne
la fauna - ricordando che l'area interessata è una bandita totale di caccia, e
quindi una zona di protezione della selvaggina - basti osservare che la funivia
incrementerà il numero degli escursionisti presenti nella zona; gli stessi
potranno raggiungere le quote elevate già al mattino presto e le lasceranno
verosimilmente, più tardi la sera disturbando così, con il loro numero ed il
tempo di permanenza, gli animali proprio nei periodi della giornata durante il
quale gli stessi sono maggiormente attivi. … come si potrà impedire agli
escursionisti di abbandonare i sentieri alla ricerca di bacche, funghi o spazi
per il pic-nic o di lasciar vagare il proprio cane?" Come non bastasse
l'UPN evoca pure il pericolo che la zona venga invasa da rampichini o da parapendii
"mezzi che contribuiscono ad ampliare di diversi fattori il disturbo
arrecato alla fauna locale (cfr. Tourismus / Freizeitsport und Wildtier im Schweizer
Alpenraum, BUWAL, Schriftenreihe Umwelt n° 262, 1996). In pericolo potrebbe
pure essere messa la presenza del fagiano di monte. 

                                         L'ufficio rileva inoltre
che il versante Nord della valle di _________, dove sorgerebbe la stazione di
partenza è costellato da una fitta serie di zone di pericolo valangario.
Precisato che per decisione del DT "la funivia potrà essere attiva
unicamente durante il periodo della bella stagione", l'UPN si chiede se
non si renderà necessario costruire dei ripari valangari a protezione degli
impianti.

                                         L'ufficio lamenta infine
le carenze della documentazione che rinvia la trattazione degli aspetti
sedicenti "puntuali" dell'intervento "nel quadro della richiesta
di dissodamento allegata al progetto definitivo". "__________"
poi, a mente dell'Ufficio, l'affermazione che "la densità degli impianti
di risalita è debolissima in questa zona, per cui il potenziale del
comprensorio di assorbire un impatto modesto e ben localizzato è
assicurato."  L'Ufficio fa presente che il numero delle funivie per
trasporto di materiale in Svizzera è stimato tra 1.000 e 1.500 (di cui 100 in
Ticino) e che si contano 70.000.- km di strade agricole e forestali (contro i
1.850 km della rete nazionale).

                                         "Anche il turismo
pedestre effettuato da chi veramente ama la montagna ha il diritto di esistere
e l'inaccessibilità della zona dovuta all'assenza di mezzi di trasporto è la
base della sua sopravvivenza." 

                                         Inutile dire che la
conclusione del rapporto è negativa tanto in punto alla domanda di dissodamento
che alla variante di PR.  

 

                                         4.3.3 E' così giunto il
momento di esaminare il parere della sezione più direttamente interessata al
dissodamento, la Sezione forestale (SFo).

                                         Nel preavviso del 10.10.96
alla variante di PR leggiamo che "il versante destro della Valle di
_________ (di proprietà dello Stato e del Patriziato generale dell'_________) è
uno dei pochissimi complessi forestali di una certa entità del Ticino rimasto
finora intatto ossia non percorso da linee elettriche, strade o altre
infrastrutture, e costituito da un bosco d'alto fusto di abete bianco, peccia,
faggio e larice di grande pregio naturalistico e paesaggistico ma nel contempo
ancora suscettibile grazie alla sua favorevole posizione rispetto alla strada
del fondovalle di fornire in modo redditizio una produzione di pregio e
quantitativamente importante di legname d'opera." 

                                         La SFo definisce
"tracciato esteticamente squalificante" quello che verrebbe a segnare
il paesaggio, istituente "una servitù permanente sulla proprietà dello
Stato." La filovia non porterebbe praticamente nessun beneficio alla
gestione del bosco, "anzi la ostacolerebbe in maniera decisiva su una
porzione importante del Demanio cantonale." La sezione riconosce nondimeno
"un interesse certo legato alla gestione dell'Alpe _________ ed in minore
misura degli alpi vicini" e concorda col capitolo 4.2 "Effetti sulle
componenti agricole" del rapporto di pianificazione dell'aprile 1996. Gli
inconvenienti di non poco conto comportati dalla funivia dovranno essere almeno
parzialmente compensati.

                                         "La ponderazione di
tutti gli interessi in giuoco, conclude la SFo, ci porta pertanto su una
posizione di non opposizione alla variante di PR alle seguenti condizioni:

                                         impossibilità di prevedere
il posteggio delle automobili (parzialmente) lungo la strada della Valle di
proprietà dello Stato ed a carattere forestale.

                                         autorizzazione generale e
illimitata da parte del Consorzio bonifica Valle di _________ (rispettivamente
del Patriziato generale  d'_________) di scarico del legname su tutto il
fondovalle della Val _________, in corrispondenza del bosco demaniale.

                                         ingrandimento della riserva
forestale integrale dell'__________ su proprietà del PGO come alla cartina
1:25.000 allegata.

                                         Resta riservata la
fissazione dell'indennità per la servitù permanente che verrà costituita dalla
filovia sul bosco demaniale."

 

                                         4.3.4 Sul dissodamento
stesso la SFo prende posizione il 15.11.1996. Viene anzitutto puntualizzato
che, contrariamente ai precedenti timori, "la stazione di partenza ai
_________ non è minacciata dalle valanghe, come ha evidenziato una perizia
della Sezione forestale stessa, allestita dall'ing. __________
__________.". Importante è soprattutto il giudizio positivo sul
presupposto dell'ubicazione vincolata: " il tracciato scelto appare
effettivamente come il migliore. Una filovia __________ -_________ avrebbe ad
esempio attraversato trasversalmente il bosco (demaniale) con conseguenze
negative per la gestione forestale e la conservazione del bosco ben
maggiori." Quanto al tracciato __________ -_________ avrebbe
verosimilmente posto problemi tecnici di non poco conto, in particolare quanto
all'ubicazione della stazione di partenza.

                                         La sezione giudica
importante il ruolo degli alpi e in particolare dell'Alpe _________ "nel
contesto socio-economico della Valle" a tal punto "da giustificare il
dissodamento e soprattutto la creazione di un ostacolo alla gestione forestale
del bosco attraversato." La condizione è che venga facilitato
"l'utilizzo dei terreni lungo la strada della Valle di _________ per
l'esbosco del legname tramite la teleferica (compensazione degli svantaggi
forestali), come pure di ampliare la Riserva integrale dell'__________
(compensazione delle perdite naturalistico-paesaggistiche)."

                                         Benché la sezione torni ad
evidenziare la servitù permanente che la filovia fa gravare sulla proprietà
dello Stato, intaccando "un paesaggio di pregio, ancora libero da
infrastrutture quali linee elettriche, strade, ecc,", esprime preavviso
favorevole, alle condizioni esposte nella "lettera" del 10 ottobre
1996, con in più l'esigenza del "rispetto incondizionato dei periodi di
chiusura della strada forestale in accesso alla funivia, definiti dal Servizio
forestale."

                                         In merito all'opposizione
del _________ la sezione ricorda di aver sentito istanti e opponenti nel corso
di un sopralluogo. Le richieste di ordine formale sono a parer suo soddisfatte;
il coordinamento delle procedure di dissodamento e di revisione del PR è
avvenuto. Quanto alle esigenze materiali sono state sopra discusse e in
proposito  la SFo sottolinea l'accettazione da parte del Muncipio di _________
dell'idea di ampliare la riserva integrale dell'__________.

 

                                         4.3.5 L'altra sezione
direttamente implicata, la Sezione trasporti esprime il suo parere, chiaramente
positivo, sulla costruzione della piccola filovia da _________ a _________,
rispondendo il 26.2.1996 alle specifiche domande postegli dalla SPU. Tema:
l'escursionismo pedestre e i trasporti. Per la sua stringatezza e stringenza
riproduciamo integralmente il parere: 

                                         “la zona di _________ è
luogo di notevole bellezza, per morfologia, vegetazione e ampia vista. E' meta
di belle escursioni e si trova su un itinerario pedestre molto piacevole, di
portata e attrattività sicuramente sopraregionale. Il percorso __________ -
Alpe _________ - Alpe __________ - Passo __________ - __________ - Passo
__________ - __________ __________ collega zone di raro pregio già in parte
attrezzate, con potenziale sviluppo turistico. La funivia può dunque portare un
certo complemento turistico alle altre finalità perseguite (alpicoltura,
selvicoltura, conservazione del patrimonio). 

                                         La dimensione
dell'impianto (due cabine di 4 persone) ci sembra adeguata allo scopo e modesta
in giusta misura.

                                         La strada di accesso non
deve essere ampliata o modificata per fronteggiare il poco traffico indotto
dall'impianto.

Gli escursionisti prevedibilmente accederanno in maggioranza a piedi, con
trasporti pubblici o accompagnati. Un posteggio di 10 posti sembra perciò
sufficiente per iniziare. Sviluppi futuri, non tali da stravolgere le ipotesi
di partenza, potranno essere considerati in tempi successivi.

                                         L'infrastruttura può
contribuire allo sviluppo economico della zona in quanto facilita l'accesso di
escursionisti, anche poco esperti, a bei percorsi alpini poco noti.

Siccome il punto di partenza è discosto e le distanze tra punti di ricovero
sono abbastanza lunghe, la filovia permette di accorciare le tappe e di
accedere più facilmente alle capanne di _________ e di Alpe __________.

                                         Alleghiamo il parere -
favorevole - espresso il 28 febbraio 1995 dalla nostra Sezione, Ufficio
trasporti pubblici, la quale rilevava che ricorrevano le condizioni preliminari
(zona non servita da altri impianti e non raggiungibile con altri mezzi) per
concedere l'autorizzazione d'esercizio ad una funivia."

                                         Per la precisione, il
parere del '95 indicava che secondo il Concordato intercantonale per funivie e
sciovie (CITS) l'autorizzazione può essere ottenuta solo se sono adempiute le
seguenti condizioni:

                                         l'impianto previsto non
deve entrare in concorrenza con altri al beneficio di concessioni federali o
cantonali;

                                         l'impianto corrisponde ad
una necessità secondo l'art. 5 del Concordato 15 ottobre 1951/ 27 novembre
1972.

 

                                         4.3.6 Importa a questo
punto ricordare i punti salienti del rapporto di pianificazione aprile 1996.

                                         E' messa dapprima in
evidenza la concordanza con gli obiettivi pianificatori del Piano regolatore
generale della Valle _________ PRI.VO.

                                         "Dalle analisi
statistiche traspare come il futuro demografico dell'__________ Valle, il
mantenimento dei servizi essenziali e la capacità di garantire la cura e la
salvaguardia del territorio, evitare l'inselvatichimento, gestire il patrimonio
boschivo e naturalistico, si giocano sulla disponibilità di sbocchi
professionali nell'__________ Valle per 10/15 persone. Il PR deve dunque
garantire le condizioni quadro affinché possa essere incentivata l'attività in
campo agricolo turistico e dell'edilizia, agevolata la rotazione di attività
all'interno dei diversi settori economici." Tra le misure operative
previste: la pianificazione del sentierone escursionistico della Valle
_________; la tutela e la salvaguardia delle alpi, miglioramento delle vie di
traffico e individuazione di tracciati per la realizzazione di risalite
meccaniche al servizio dei residenti. In questo disegno rientra pure la
prevista funivia.

                                         Effetti sulle
componenti agricole: gli enti pubblici patriziali si sono impegnati in un
profondo e proficuo lavoro di ristrutturazione della struttura alpestre. In
particolare sono stati eseguiti importanti lavori di ammodernamento delle
stalle e dei caseifici (_________ ,ecc.), la parziale trasformazione di
fabbricati non più necessari per l'uso agricolo in capanne alpine (_________ e
Arena) ed il rifacimento degli acquedotti (_________, __________, __________ e
__________). Importante è pure la riorganizzazione produttiva che porta a
:collegare ed a specializzare l'attività nei diversi corti (in questo senso
_________ e Pescedo sono uniti un un'unica entità produttiva, alla quale è
integrata pure l'Alpe __________ quale stazione riservata per il carico di manzette
e capre): integrare maggiormente la lavorazione tra le differenti strutture
operative; creare degli sbocchi di mercato autonomi per i prodotti degli alpi
(ad es. formazione di uno spaccio al __________ di __________ e apertura,
durante la stagione estiva, della Locanda ai "_________" in Valle di
_________). Occorre però una maggiore mobilità a partire dal fondovalle.

                                         Effetti sulle
componenti turistiche.  Promozione di un turismo dolce (soft). A questo
fine è stata aperta nell'81 la capanna alpina dell'__________, dotata di 35
posti letto e nel '93 quella di _________ con 30 posti letto. Sul versante
italiano integrano l'offerta le capanne CAI ai __________ di __________ e il
rifugio __________ sul versante italiano del circolo glaciale della Valle _________.

                                         Il rapporto cita inoltre
la mescita di _________, i ristoranti in località _________ e __________
__________ __________ a _________, il ritrovo del __________ a __________ e un
bar e un ristorante a __________a, a __________ e a __________. 

                                         Vien poi evidenziata
l'importanza dei sentieri escursionistici: __________ - __________ - _________
- __________ - __________ - __________ - __________, sentierone dell'_________.

                                         Ed è evocato il progetto
di valorizzazione dei __________ di __________ che prevede di  valorizzare e
sistemare i tracciati pedonali esistenti ed in particolare collegare attraverso
un sentiero panoramico lungo il circolo glaciale dell'_________, la Valle
_________ con la Valle di _________ ecc.

                                         La funivia è definita
valido catalizzatore: "Essa offre infatti la possibilità di: garantire
l'accessibilità ad una delle porte di entrata/uscita del percorso della Valle
dei __________ superando un dislivello di ca. 800 m.; assicurare la
raggiungibilità dell'Alpe _________ (e delle sue strutture di ristoro e
vendita) anche a persone anziane (ad es. gli ospiti del CSO) o handicappate (ad
es. gli utenti della Casa Pro Juventute di _________); facilitare la conoscenza
del territorio _________se anche a famiglie con bambini piccoli; permettere l'organizzazione
di gite guidate all'area ricca di importanti componenti botaniche situata tra
_________ e l'Alpe __________ (a cura della Società escursionistica _________);
garantire interessanti effetti sinergici con le attività turistiche già
insediate in Valle.

                                         Effetti sulle
componenti boschive.  Il rapporto espone i motivi per cui con la
possibilità di accedere direttamente al bosco offerta dalla funivia, "le
condizioni di trasporto ottimale degli addetti alla cura del bosco e dei
macchinari leggeri attraverso la piattaforma per le merci" compensano
largamente "gli impatti dovuti al dissodamento per la posa dei piloni e la
perdita di produttività della striscia di bosco interessata dalla linea di
trasporto".

                                         Impatti ambientali

                                         "La limitata portata della
funivia e la relativa distanza dall'area urbana (ca. 30 km. di strade di
difficile percorrenza) rappresentano un valido deterrente contro un'eccessiva
pressione antropica sulla montagna e le aree circostanti.

                                         La gestione usuale della
teleferica prevede da 10 a 15 corse giornaliere. Calcolando un tasso di
utilizzazione dell'80% le persone trasportate dovrebbero risultare tra 65 e 95,
con un traffico generato di ca. 75 movimenti giorno sulla rete stradale
comunale (meno di 10 movimenti all'ora nell'arco di 8 ore diurne). Questo
impatto potrebbe essere comunque ulteriormente ridotto con la reintroduzione
delle corse PTT fino al Piano delle __________.

                                         Posteggi  automezzi
presenti contemporaneamente non più di 25 unità (65% dei veicoli complessivi
attratti in un giorno dall'impianto). La riserva di 10 posti appare adeguata.
"La limitata offerta di posteggi permette inoltre di filtrare il traffico
in entrata alla Valle già a partire dal villaggio e di convogliare una parte
delle richieste verso i mezzi pubblici di trasporto.

                                         Componenti naturali del
paesaggio 

                                         L'impatto complessivo
determinato dagli aspetti costruttivi e dalla pressione antropica indotta,
appare, alla luce delle dimensioni della Valle, ininfluente sulle dinamiche
naturalistiche generali del comprensorio. Restano comunque da approfondire gli
aspetti puntuali dell'intervento (piloni, stazioni, ecc.) e le eventuali misure
di compensazione. Visto la loro portata suggeriamo che questi oggetti vengano
trattati nel quadro della richiesta di dissodamento allegata al progetto
definitivo. In base a queste considerazioni e tenuto conto del grado di
antropizzazione della Valle di _________, si può affermare che la funivia
"_________-_________" provochi un carico ambientale molto contenuto."

                                         Considerazioni
conclusive

                                         La realizzazione della
funivia rappresenta un piccolo ma significativo contributo alla rinascita ed al
consolidamento economico dell'_________. Essa permette infatti di mobilitare
delle energie umane e di creare delle interessanti sinergie tra attività
agricole, turistiche e di servizio e tra Enti pubblici e settore privato.

                                         In una valle dalle
limitate dimensioni geografiche e dalle ancora più scarse risorse demografiche,
basta infatti la presenza di un numero limitato di persone giovani per
garantire possibilità di mantenimento di un tessuto sociale vitale
(salvaguardia di un sostegno sociale in favore degli anziani, di attività di
vendita, scolastiche, ecc.) e di una cura del territorio adeguata (al servizio
come retroterra di svago e come ambiente multifunzionale di una collettività
ben più vasta).

 

 

                                   5.

                                         Di fronte a queste
spiegazioni, in parte rimaste alquanto vaghe come sul tema appena sfiorato
della protezione della natura, può sorprendere il lapidario preavviso 9.1.97
della SPU sul dissodamento: "Alla luce dei nuovi documenti presentati per
l'approvazione della variante di PR non abbiamo nessuna osservazione al
dissodamento in oggetto." Che fine hanno fatto quelle appena prima
formulate?

                                         Comprendiamo la domanda in
proposito dell'Ufficio federale dei trasporti.

                                         Ciò non toglie che il
Consiglio di Stato aveva oramai a disposizione una messe di dati e di pareri
sufficiente per pronunciarsi. Spettava a lui, e ne aveva gli elementi, 
compiere la ponderazione degli interessi in gioco, evidenziati dai suoi
servizi, dai due rapporti di pianificazione, dal ricorso contro il dissodamento
ma anche contro la variante e infine dalle osservazioni del comune e dei
patriziati interessati.

                                         La decisione impugnata,
per quanto sintetica, mostra inequivocabilmente che i punti determinanti sono
stati presi in considerazione. 

                                         Se lo sono stati in modo
corretto riguarda la ponderazione degli interessi più che il coordinamento
materiale, non senza rilevare quanto coordinamento materiale e ponderazione
siano difficilmente scindibili (Schürmann-Hänni, Planungs, Bau - und besonderes
Umweltschutzrecht, III. ed., pag. 348).

 

 

                                   6. 

                                         Nel verificare se
concludendo a favore del dissodamento la qui impugnata decisione tiene
adeguatamente conto dei diversi valori in gioco e dà loro il giusto peso ci si
trova confrontati con due contrapposte visioni, nel cui contesto i singoli
punti assumono ruolo e importanza diversi. 

 

                                         6.1 Da un lato la
posizione del Patriziato generale dell'_________ e del Patriziato di __________
che puntano ad uno sviluppo e rafforzamento dell'attività alpigiana unito ad un
ben dosato agriturismo, con un ragionevole potenziamento del turismo
escursionistico, anche di giornata. Il tutto nel quadro di una revitalizzazione
dell'intera Valle, già portato innanzi con grandi sforzi e senso di iniziativa
(si pensi al Centro diurno, ecc.). Nell'ottica dei promotori l'intervento non è
che un tassello, ma indispensabile, per mantenere e consolidare i risultati
acquisiti e tra questi il ricupero e rimessa in funzione dei diversi alpi,
ottenuto a prezzo di ingenti investimenti e con generosa opera di volontariato
collettivo. 

                                         A parer loro, di fronte
agli obiettivi e alla loro importanza nell'economia generale il sacrificio
della modesta superficie forestale e i limitati inconvenienti inflitti alla
natura e all'ambiente (traffico indotto) passano in sottordine. 

 

                                         6.2 A questo modello di
intervento si contrappone la visione del _________, che si vuole ispirata al
concetto di rispetto della natura illustrato nel fascicolo 1/97 della rivista
__________ allegata al ricorso, dal titolo significativo: Natura vergine - Una
riconquista. Col motto "tralasciare è più di una rinuncia, è anche un atto
creativo" viene postulato l'attribuzione di grandi spazi incontaminati a
riserve naturali lasciate allo sviluppo spontaneo della natura, escluso o
drasticamente giugulato l'intervento dell'uomo.

                                         Sotto il titolo "La
natura, e ancor più l'uomo, hanno bisogno di paesaggi intatti", e 
ricordato come "Un equilibrio ecologico non è mai esistito. Tutto
scorre" (____________________, per dirla con __________) viene spiegato
che "costante in natura è solo il mutamento. Terreni spogli vengono
colonizzati da piante erbacee pioniere. Poi nasce la boscaglia che in seguito
viene a sua volta ricoperta dai primi alberi: successione si chiama questo
processo. Lo stadio finale, alle nostre latitudini, è un bosco quasi
dappertutto. Nella nostra natura soggiogata fin nelle riserve questa dinamica
non può aver luogo. Certamente anche lo sfruttamento e la cura portano elementi
dinamici nel territorio: cave di ghiaia, campi arati di fresco, aree boschive
da taglio, maggesi. Senza questi elementi, molte delle nostre specie pioniere
sarebbero estinte già da molto tempo. La successione naturale, tuttavia, viene
continuamente bloccata, messa sotto controllo, costretta nella direzione
desiderata. La natura rimane sotto custodia dell'uomo. Le manca lo spazio
necessario al proprio sviluppo spontaneo: i paesaggi allo stato naturale.
Paesaggio allo stato naturale è il terreno in cui si tralasciano
consapevolmente ogni sfruttamento e organizzazione, in cui processi naturali
possono aver luogo senza che l'uomo progetti e diriga, in cui trovano spazio il
non pianificato e l'imprevedibile. Vi sono seri motivi ecologici per estendere
tali spazi. Solo la natura allo stato naturale può indicarci come può essere
sfruttata in modo veramente efficace. Per questo sono necessari territori di
riferimento, che documentino le diverse tappe della successione naturale fuori
dal diretto influsso dell'uomo. "Non possiamo sapere che cosa facciamo,
finché non sappiamo che cosa farebbe la natura, se non facessimo niente",
afferma lo scrittore __________ __________."

 

                                         Non per niente l'esigenza
di simili spazi viene sempre più avvertita. Come rileva __________ __________
in "__________ __________ - __________ __________ __________ __________
__________ ", raccolto in __________ Report : Daten, Fakten, Probleme, Lösungsansätze
/ __________ -__________, __________,__________, __________: __________
__________ (1998), le Alpi sono sempre di più snobbate dai turisti tedeschi che
ne sfuggono il sovraffollamento per  eccesso di collegamenti. Soluzione: creare
vasti territori liberi da mezzi meccanici di risalita, da strade, eliporti e in
genere dai rumori di origine tecnica; in una parola delle "zone di
quiete", "Ruhegebiete". E' quanto è avvenuto in diverse regioni
alpine, pioniere in questo campo la Baviera che nel piano a tre stadi
"__________ Alpen" prevede ed ha anche di fatto istituito ampie zone
in cui sono ammesse solo strade per scopi agricoli o forestali e sentieri
pedonali (Wanderwege). Esempio paradigmatico il Tirolo, con 7 Ruhegebiete per
una superficie complessiva di 1.307 chilometri quadrati, corrispondenti al
10,3% della superficie dell'intero Tirolo. Allarmati dal calo di turisti gli
operatori locali hanno rimesso l'accento sui classici della montagna,
escursioni e scalate. Hanno così scoperto i Ruhegebiete come quintessenza della
"montagna da escursioni" (wanderbare Berge). Nel Tirolo del Sud i
parchi naturali sono il sito per antonomasia. Un'apposita legge prescrive che
circa un quinto della superficie del paese dev'essere tenuta libera da impianti
meccanici di risalita, da piste di sci, da strade veicolari e dallo sfruttamento
di risorse naturali. Il tutto da ottenersi facendo capo al più ampio consenso e
partecipazione della popolazione locale. 

 

                                         Ora la Convenzione delle
Alpi e precisamente la convenzione quadro entrata in vigore nel 1995 contiene
l'impegno di conciliare le attività turistiche e del tempo libero con le
esigenze ecologiche e sociali, segnatamente attraverso la creazione di zone di
quiete (Ruhezonen). Degno di nota il protocollo sulla Protezione della natura e
cura del paesaggio che, nell'intento di conciliare ogni utilizzazione del
territorio con le esigenze della protezione della natura, prevede che le parti
contraenti promuovano la creazione di zone di protezione e di quiete, che
garantiscano rango preferenziale alla fauna e alla flora selvatica rispetto
agli altri interessi. Essi provvedono affinché in queste zone sia assicurata la
tranquillità necessaria per uno svolgimento indisturbato dei processi ecologici
tipici delle diverse specie, riducendo o vietando ogni forma di utilizzazione
incompatibili con essi. Giustamente l'autore nota che "questo allargato
interesse a zone di quiete "significa stipulare un chiaro patto con il
futuro.

                                         Interessante l'esperimento
del Ruhegebiet Zillertale Hauptkamm, primo in Austria ad essere gestito
professionalmente sul posto. Poiché sono implicati sia la protezione della
natura che il turismo e la pianificazione del territorio, occorre uno strumento
integrale per lo sviluppo futuro della regione. Di rilievo per la nostra
vertenza la precisazione che i Ruhegebiete non escludono l'agricoltura di
montagna ma anzi la considerano necessaria per uno sviluppo sostenibile di
queste regioni particolarmente sensibili.

 

                                         Vediamo da questo excursus
come la necessità di salvaguardare la natura e il paesaggio da un'eccessiva pressione
antropica non corrisponda solo a un bisogno ecologico ma si sposi con un
interesse economico, almeno sui tempi lunghi. Richiede lungimiranza.
Essenziale, se non si istituiscono già subito simili comprensori, è vegliare
affinché non vi si creino strutture che impediscano il passaggio a queste forme
soft di sfruttamento della montagna. Senza pregiudicare le scelte che è
doveroso lasciare alle nuove generazioni.

 

                                         Giova riportare in questo
contesto le riflessioni del direttore del Museo cantonale di Storia naturale,
__________ __________, nel catalogo dell'esposizione "Uomo e natura tra
passato e futuro dal Ticino del 1798 al Ticino del 2198" in corso presso
la Galleria Gottardo: "proprio vivendo in un ambiente fortemente
condizionato dalla tecnologia e di fronte a un quadro naturale massicciamente e
intimamente trasformato dalla mano dell'uomo (p. es. ingegneria genetica,
clonazione), la natura autentica, originaria e primigenia diventerà un bene
sempre più raro, acquistando quindi un valore superiore a quello odierno.
Mantenere un prato un bosco o la riva di un fiume allo stato naturale potrebbe
quindi diventare più vantaggioso che trasformarli in un manufatto, mantenere un
paesaggio inalterato, più redditizio che progettarvi un complesso residenziale.
Del resto già oggi se pensiamo a quanto costa una camera di albergo con vista
sul lago rispetto a una con vista sui tetti delle palazzine retrostanti, ci
rendiamo subito conto del "valore aggiunto" prodotto dalla presenza o
meno di un ambiente naturale. E tale valore aumenterà di pari passo con le
nuove trasformazioni antropiche che saranno apportate al territorio naturale.
Questo aspetto solleva quindi anche questioni di tipo etico riguardo al valore
che noi attribuiamo agli oggetti naturali, non tanto per l'indotto pecuniario
che essi possono procurare, bensì per la loro essenza intrinseca di organismi
viventi o di paesaggi. 

                                         In un mondo in cui tutto
sembra avere un prezzo, quale è il valore delle cose che non hanno prezzo?
Quanto vale un paesaggio selvaggio e incontaminato, una maestosa quercia
secolare, il volo di aquila o il canto dei grilli? Si potrebbe rispondere ,
parafrasando un celebre aneddoto: "niente, come Mozart". Questa
risposta sottintende e sottolinea che gran parte degli oggetti naturali ha
essenzialmente un valore culturale, vale cioè per quello che rappresenta nella
nostra vita immateriale di essere pensanti. In quest'ottica , la natura è
necessaria come la musica e la poesia. …E' quindi possibile che tra altri
duecento anni, dopo avere soddisfatto tutte le esigenze di tipo materiale -
prima come sussistenza, poi come svago e distensione - anche nel
"Ticino" del 2198 il bisogno di natura si manifesterà in una forma
maggiormente spirituale, che privilegerà gli aspetti più emozionali e istintivi
in grado di farci scoprire il nostro legame con la terra. L'agriturismo,
l'avvento del prodotto bio, il boom del giardinaggio, l'ascesa delle medicine
naturali non potrebbero rappresentare già oggi  un primo sintomo - seppure
ancora embrionale e fortemente viziato da mode e consumi - di questa nuova
esigenza?"

 

 

                                   7. 

                                         Abbiamo scomodato perfino
Mozart, non perché si dice che la sua musica fa produrre più latte alle mucche,
ma perché il suo richiamo mostra come nella ponderazione degli interessi
rientrino fattori così disparati e soprattutto imponderabili da rendere
oltremodo difficile, e forse impossibile, risolvere l'equazione. Solo un sano
senso della misura che non sfoci in un paternalistico e adusato "buon
senso" può salvarci da soluzioni rinunciatarie o massimaliste. 

                                         Come conciliare le
considerazioni intrise di idealismo ma anche di calcolo a lunga gittata di
questa concezione, con le esigenze fatte valere dal Patriziato?

 

                                         7.1 A questo punto ci si
consenta un breve inciso, improntato a un disincantato realismo, che non
intacca la nostra convinzione della necessità di difendere strenuamente la
natura.

                                         Viviamo, è banale
ricordarlo, in una società dei consumi e Dio sa che non ci priviamo di niente;
inquiniamo nelle città, nelle fabbriche, nelle strade intasate dal traffico
privato, sottraiamo l'acqua ai fiumi per farne dell'elettricità che sperperiamo
poi allegramente. I nostri veleni riversati nell'atmosfera ricadono sotto forma
di piogge acide sulle stesse foreste che vogliamo proteggere; malgrado le
catastrofiche predizioni i nostri gas non cessano di bucare lo strato d'ozono. 

                                         Tutto ciò non ci impedisce
di lanciare i nostri più indignati anatemi contro il saccheggio delle foreste
dell'Amazzonia: i popoli sottosviluppati non devono mettere le mani sulla
natura, la devono difendere per noi.

                                         Quanto a noi, sensibili al
canto dei grilli e al volo dell'aquila, eccoci pronti, in nome della Natura, a
sacrificare aree impervie e improduttive delle nostre Alpi per crearvi
paradisiache riserve dove le specie si sentano al sicuro come nell'Arca di Noè.
E il "rustico __________" che ancora cura l'alpe sia premiato per la
sua fedeltà (gli verseremo dei sussidi), ma non pretenda una vita da persona
civilizzata. Fa parte della riserva pure lui. Come gli autoctoni dell'Amazonia.

                                         Sapere che altrove la
natura continua a vivere la sua vita autentica e incontaminata ci tranquillizza
la coscienza e ci consente di continuare a farle giornalmente offesa senza
troppi patemi d'animo. 

                                         E dunque la creazione di
riserve naturali può essere operazione oggettivamente giusta ma anche alibi,
manovra diversiva se non viene accompagnata da un cambiamento di comportamento
generale verso la natura e l'ambiente. 

                                         Una cosa è certa: è
necessario uscire da un chiuso antropocentrismo, capire che l'Umwelt è in
realtà Mitwelt, senza per questo perdere di vista l'uomo, le sue legittime
esigenze. 

 

                                   8.

                                         In questi estremi, va
subito detto, non cade il civile _________. Esso vorrebbe che il grande
comprensorio montano in cui l'Alpe _________ è inserito restasse immune, come
finora, dall'aggressione tecnologica: il delicato equilibrio instauratosi tra
natura e presenza dell'uomo va salvaguardato. Il timore è che la funivia
immetta in questo ambiente un chiassoso turismo alla giornata, incompatibile
con quello squisitamente escursionistico che conosce, ama e rispetta la natura
e fa capo alle capanne.

                                         Il _________ non si oppone
dunque ad un impianto per il solo trasporto di materiale, non osteggia
l'attività alpigiana. Acquisito questo punto, il problema sta in ciò che non è
possibile, secondo il Patriziato, continuare con la gestione degli alpi se
l'accesso non viene agevolato. Non si può pretendere ad esempio che il casaro
debba farsi tutta la strada a piedi per controllare le operazioni e
ridiscendere a valle. Ciò gli costa troppo tempo e gli impedisce di svolgere
altre attività, complementari. Oggi lavorano sull'alpe, vivendo sul posto, due
iugoslavi che vengono per la stagione e poi tornano a casa. Quanto tempo
durerà? Le spiegazioni che sono state fornite sulla necessità della teleferica
per le persone e non solo per il carico sono senz'altro convincenti. Che per
portare a valle i prodotti e a monte il necessario approvvigionamento occorra
un mezzo di trasporto che non siano le spalle dell'alpigiano o all'altro
estremo l'elicottero non è in discussione. Ora è stato chiaramente provato
dagli stessi forestali che un impianto per il solo trasporto di materiale
avrebbe comportato un sacrificio del bosco molto più importante che non la funivia
(tracciato molto più basso e per di più trasversale che obbliga a ritagliare
nel bosco un canale su tutta la lunghezza). Per i forestali l'ubicazione
vincolata è data: la soluzione prescelta è l'unica proponibile. 

                                         Non abbiamo motivo per
mettere in dubbio il loro autorevole parere, visto la modesta incidenza sul
bosco. Prendiamo peraltro atto che le condizioni poste al dissodamento sono
state accolte dal Patriziato. 

 

                                         Riteniamo pure appianata
la divergenza di opinione tra Patriziato e Ufficio federale dei trasporti circa
la compensazione degli svantaggi forestali a mezzo ampliamento della riserva
dell'__________, che appunto non a quel titolo è stata proposta dal Patriziato
ma spontaneamente, a dimostrazione della sua sensibilità ambientale. Sensibilità
che si appalesa peraltro nella tenuta della statistica, anno per anno, della
presenza a _________ del fagiano di monte, la cui scomparsa è paventata dal
_________ per effetto della funivia e che sarà invece il risultato, secondo il
Patriziato, della riappropriazione dei pascoli da parte del bosco se, per
mancanza di un adeguato accesso, l'alpe fosse dismesso.

 

                                         Circa il compenso
forestale sostitutivo riteniamo che nella sua risposta il Consiglio di Stato
abbia giustamente chiarito i termini del problema, con particolare riferimento
alla situazione del Canton Ticino, caratterizzata dalla difficoltà spesso
incontrata dal proprietario dell'area dissodata di reperire nella stessa zona
una superficie da destinare a bosco sostitutivo. Perciò la Sezione forestale
cantonale e la Direzione federale delle foreste hanno convenuto di affrontare
in una prospettiva globale il problema, elaborando alcuni progetti di
rimboschimento compensativo da sottoporre per esame alla direzione stessa e per
approvazione al Consiglio di Stato. In concreto ci si è indirizzati verso un
rimboschimento in altra regione, dopo che un'attenta valutazione ha escluso la
possibilità di provvedervi in loco. Il Consiglio di Stato precisa quindi che il
rimboschimento compensativo effettuato altrove non comporta alcun risparmio ai
sensi dell'art. 7 cpv. 2 LFo e pertanto non giustifica il prelievo di una tassa
di compensazione ai sensi di detta normativa. E il Consiglio di Stato a dedurne
che la tassa di compensazione in esame "rappresenta un contributo
forfetario ai sensi dell'art. 3 del Decreto esecutivo concernente i
dissodamenti di bosco del 3 dicembre 1976 da destinare ad un rimboschimento
compensativo il cui progetto sarà debitamente sottoposto per esame alla
DFF." Non crediamo che nell'attesa la decisione sul dissodamento dovesse,
e debba tuttora, essere sospesa, né peraltro questa sospensione ci viene
richiesta. La misura del dissodamento è peraltro così modesta da non potervi
essere dubbio sulla possibilità di risolvere il problema. 

 

 

                                   9. 

                                         Nessun serio motivo,
inoltre, di ritenere che il dissodamento abbia a mettere in grave pericolo
l'ambiente. Il taglio dei pochi alberi non può causare scoscendimenti, favorire
valanghe, aprire varchi ai turbini, ecc. 

                                         Se poi l'opera per la
quale è concesso può indurre manomissioni gravi dell'ambiente è un altro
discorso, ma così incisiva conseguenza può essere esclusa nel caso presente.
Rinviamo in proposito al capitolo 4.5 del rapporto di pianificazione aprile
'96. Circa l'impatto del traffico, che qui solo interessa, è rilevato che la
gestione usuale della teleferica prevede da 10 a 15 corse giornaliere. Con un
tasso di utilizzazione dell'80% (che ci sembra parecchio elevato) le persone
trasportate dovrebbero risultare tra 65 e 95 (in 60, abbiamo visto, le valuta
il Comune), con un traffico generato di ca. 75 movimenti giorno sulla rete
stradale comunale (meno di 10 movimenti all'ora nell'arco di 8 ore diurne). Se
poi si dovesse far capo ai mezzi pubblici, opzione certo da promuovere, il
traffico sarebbe anche più ridotto. L'ipotesi ci sembra attendibile, visto che
difficilmente l'utente sarà interessato a salire e scendere dalla stessa parte
del percorso e avrà quindi interesse a recarsi al punto di partenza con il
mezzo pubblico per essere ripreso da un altro mezzo pubblico all'altro capo (ad
es. _________ - __________, _________ - __________, ecc.). La Regione
rispettivamente l'Ente del Turismo hanno tutto l'interesse alla valorizzazione
dell'offerta di percorsi escursionistici vallerani e quindi a crearne le
premesse. E' importante per il turismo che l'offerta di simili escursioni venga
allargata, della ricchezza e varietà della paletta giovandosi l'intera zona.

                                         Che ne derivino un certo
inquinamento e difficoltà circolatorie sono il prezzo da pagare per un certo
sviluppo che in caso rimane con ogni evidenza sostenibile. 

 

                                10.   

                                         A questo punto rimane da
stabilire se il dissodamento e in particolare l'opera in funzione della quale è
stato concesso, tiene conto della protezione della natura e del paesaggio. 

                                         Il _________ lo nega:
l'opera è a dir suo incompatibile con la zona di protezione della natura
statuita dal PD. 

                                         Ricordiamo che nel
Rapporto esplicativo il PD prevede che la protezione delle componenti naturali
sia organizzata sulla base di una classificazione, ispirata da quella proposta
dal Consiglio d’Europa, articolata nelle seguenti tre gradazioni protettive: 

                                         

                                         1. le riserve naturali
orientate: aree di protezione integrale dove la natura deve avere libero corso.
L’accesso dell’uomo è ammesso solo per motivi di studio o di manutenzione. ...
(omissis).

 

                                         2. i parchi naturali: aree
dove la natura è integralmente protetta, ma nelle quali l’accesso dell’uomo,
benché disciplinato, è favorito per scopi didattici e di svago quando questi
sono parte integrante del concetto di tutela. Sono dunque previsti percorsi
obbligati con relativa segnaletica informativa. Sono ammessi gli interventi
necessari alla conservazione del parco ed al conseguimento dei suoi scopi come
pure le attività tradizionali compatibili con questi ultimi. (NB. questa
soluzione è in famiglia coi citati Ruhegebiete).

 

                                         3. le zone protette,
ovvero i territori con contenuti naturalistici particolari o particolarmente
importanti o rappresentativi che meritano e richiedono una protezione di
carattere generale (zone protette generali) o limitata a determinati aspetti
(zone protette specifiche). In queste zone si riconosce alla protezione delle
componenti naturali del paesaggio priorità su altre forme di utilizzazione. Le
attività umane di incidenza territoriale e in particolare gli interessi
generali della pianificazione, quelli agricoli, forestali e quelli legati allo
svago, benché restino riservati, devono risultare compatibili con le finalità
della protezione.

                                         E' precisamente tra le
zone protette che la scheda di coordinamento 1.2.23 classifica col numero
1.2.14 la Val _________. La scheda è di categoria "risultati
intermedi", Ciò significa che le componenti naturali del territorio sono
scientificamente accertate ma che la protezione pianificatoria non è ancora
coordinata (art. 5 cpv. 2 lett. b. OPT, art. 14 cpv.2 e 19 cpv. 1 e 2 LALPT).
Scopo del coordinamento: "proteggere le aree oggetto della presente scheda
e del relativo elenco allegato mediante l'attuazione di adeguate misure pianificatorie."
Quanto alle modalità: "Il Cantone, in collaborazione con la
Confederazione, le Regioni e i Comuni, porta a termine la valutazione degli
interessi contrapposti, relativi alle aree in oggetto rappresentate
graficamente nei piani del PD, onde definire l'entità della protezione dal
profilo tecnico e giuridico. La protezione di ogni singola area verrà
successivamente consolidata tramite un Piano d'utilizzazione cantonale (PUC) o
l'inclusione nel Piano Regolatore." (cfr. scheda 1.2.23)

                                         Ma lasciamo l'iter
coordinativo alla sua sorte. Quel che interessa presentemente è rilevare che le
attività umane non sono di per sé escluse, ma sottoposte sostanzialmente alle
stesse condizioni che sono previste dalla legge forestale. 

                                         Per l'attività alpigiana, cui
non si oppone il _________, vale quanto detto sopra. Sotto accusa è in questo
contesto la maggiore pressione antropica cui l'incremento del turismo
sottoporrà inevitabilmente la zona. Diciamo subito che i promotori hanno sempre
escluso di voler fare di questo aspetto l'elemento predominante
dell'operazione. Vero è però che per il solo trasporto del materiale e delle
persone occupate nell'attività agricola il costo di una funivia sarebbe
proibitivo. Ora, poiché un impianto per il solo trasporto di materiale non è
proponibile, altro non rimane che integrare la funzione agricola con quella
turistica. Il vantaggio non è solo quello di un migliore sfruttamento
dell'impianto, ma anche di dare avvio ad una piccola attività di agroturismo.
Il caseificio produce tutta una gamma di prodotti caseari che vanno dalla mascarpa
al formaggio a pasta dura passando attraverso i formaggini e la formaggella.
Diversi di questi prodotti ci guadagnano molto ad essere consumati freschi sul
posto e possono costituire un'ulteriore attrattiva. Il locale per offrire una
colazione o un pranzo a base di questi prodotti c'è. Avremmo quindi l'attività
produttiva e allato la gestione della capanna e una piccola ristorazione più lo
spaccio dei prodotti dell'alpe. Se pensiamo alla possibilità di fornire i
prodotti freschi di giornata pure nei ristoranti di _________ e di __________,
creati dallo stesso Patriziato, o in altri punti della Valle, è evidente che la
produzione può contare su uno sbocco interessante. Sempre più trovano consenso e
sono ricercati i prodotti di un'agricoltura strettamente locale. Possono
spuntare un prezzo che non è più strettamente condizionato da un mercato globalizzato.
Non sono grandi cose ma abbastanza interessanti per dare un po' di fiato a una
valle che solo per il grande impegno e intraprendenza di alcuni suoi abitanti è
uscita da una pesante depressione ed ha ripreso slancio. Questo sforzo merita
considerazione e appoggio. 

                                         Né sembra realistico
attenderci da questa forma blanda di turismo drammatiche conseguenze. Niente
cani trafelati a inseguire caprioli e daini, lattine di Coca-Cola disseminate
tra i rododendri, questi saccheggiati, calpestati i pascoli, quadrupedi e
pennuti stressati in fuga verso più vivibili habitat.

                                         A dir vero non è pensabile
un'affluenza di massa. Al massimo l'impianto può trasportare una sessantina di
persone al giorno (cfr. osservazioni Municipio di _________ 26.8.96 pag. 4), e
non è facile credere che si avrà spesso una simile frequenza.. La capienza
estremamente limitata esclude in partenza gruppi numerosi. Visto la distanza
dai centri abitati e la strada stretta e tortuosa verranno verosimilmente in
prevalenza amanti della montagna, con l'educazione di chi la frequenta e sa
come vi ci si deve comportare. Nulla vieta peraltro di creare dei sentieri
educativi con le istruzioni e raccomandazioni necessarie o assumere altri
provvedimenti. 

                                         Certo i veri amanti della
montagna hanno un'esigenza di silenzio, di naturalità intatta e indisturbata
che solo le zone di quiete sopra descritte (Ruhegebiete) possono pienamente
soddisfare. V'è per contro tutta una categoria di escursionisti che possono e
vogliono dedicare alla passeggiata solo una giornata, non cercano difficoltà
particolari ma nondimeno desiderano muoversi in un paesaggio ricco di spunti
panoramici. Questi troveranno il loro conto al _________ e dintorni e saranno
grati che la funivia risparmi loro (sennò non ci verrebbero) una salita poco
interessante che ruberebbe loro 2 ore di percorso ben più gratificante. Che una
categoria scacci l'altra non è evidente né probabile. 

                                         Il preavviso dell'Ufficio
del trasporto, improntato ad una visione più ottimistica e positiva, sembra
attendibile e ragionevole e merita di essere condiviso nelle sue conclusioni.

                                         Alla fin fine la scelta è
tra mantenere l'attuale assetto che vede i pascoli intercalare i loro verdi
spazi fioriti alle grandi estensioni di bosco o lasciare che il bosco invada
tutto. Ammettiamo che non è una tragedia se l'abbandono di questo delicato
equilibrio tra natura libera e natura addomesticata inneschi il processo di
"successione" descritto sopra (cfr. opuscolo __________ succitato).
Proprio della natura non è forse il mutamento ? Verissimo. Ma non sarebbe certo
a vantaggio della tanto invocata diversità delle specie (biodiversità), cui
l'habitat dei pascoli contribuisce sostanzialmente. E il paesaggio perderebbe
enormemente della sua ricchezza, e del suo valore quale testimonianza della
lotta che l'uomo da sempre ha dovuto impegnare contro la natura, dura
madre-matrigna, prima che, soddisfatte le sue più pressanti necessità, ha
scoperto che solo proteggendo la natura se ne potrà a lungo termine proteggere
e salvarsi dall'(auto)distruzione.

                                         Purtroppo per mantenere
questo rapporto e tenere libere le alpi dall'invadenza del bosco il passaggio
obbligato è di renderne sopportabilmente agibile l'accesso all'uomo che vi deve
accudire. Pretendere che vi viva da troglodita, segregato dal mondo civile per
mesi non è più possibile né auspicabile. Ci sono esigenze di comfort e di convivialità
che invadono anche le alpi; la mobilità ne fa parte. Abbiamo visto che nel caso
della filovia _________-_________ il pregiudizio alla natura è nondimeno
contenuto in termini sostenibili. 

                                         In una visione più ampia
che abbracci, come è giusto, anche tutto il comprensorio dei __________ di
__________ e risalitone il versante nord si affacci sulla Valle _________,
calzante oltre che suggestiva appare la definizione, datane dal rapporto di
pianificazione aprile '96, di porta di entrata alla vasta rete di sentieri che
irrora il circolo glaciale dell'_________ con asse portante il grande sentiero
panoramico che collega i due poli. Altra porta, la filovia che sale dalla Valle
_________. In questa estesa regione due simili mezzi meccanici di risalita si
perdono nella vastità del paesaggio e non ne mutano la connotazione. Importante
pianificare per tempo questa zona evitando operazioni che ne compromettano
l'assetto e in particolare la protezione degli alti valori naturalistici di cui
è portatrice. Che oggi possa sembrare utopico estendere così lontano lo sguardo
non deve esimerci dal pensarci per tempo.

                                         Quel che può essere
rimproverato all'operazione funivia _________-_________ non è finalmente la sua
incompatibilità con le esigenze di un'oculata protezione della natura quanto il
fatto che non sia il frutto di una pianificazione a lunga gittata di tutto il
comprensorio della valle e in particolare della parte che pure si è voluto
proteggere inserendola in una ZPN, ma senza predisporre il necessario ordinamento.
Istituire una zona di protezione senza stabilire chiaramente cosa vi si può
fare e cosa no e quali siano esattamente gli oggetti da proteggere è un petardo
che ha preso l’umido.

                                         Soprattutto quel che
colpisce negativamente è che il cantone ancora non si sia dotato di uno
strumento pianificatorio che faccia ordine nel settore degli impianti di
risalita evitandone l'indiscriminata proliferazione. Non è saggio lasciare che
se la sbrogli la semplice procedura di autorizzazione per quelli non soggetti
all'obbligo di concessione. 

                                         Fortuna vuole che
nell'evenienza concreta vi siano motivi sufficienti per ritenere che se tale
pianificazione ci fosse accoglierebbe verosimilmente la funivia che ne occupa. 

 

 

                                11. 

                                         Tutto sommato, visto e
valutato tutti gli elementi e interessi in gioco e fatta la debita ponderazione
non possiamo che convalidare la decisione impugnata. La censura di carente
coordinamento e ponderazione non può essere accolta né quella di disattenzione
degli interessi della natura. L'interesse a creare la funivia e per questo a
dissodare l'area forestale occorrente prevale sull'interesse a conservare la
foresta. La decisione impugnata merita conferma, con la condizione precisata ai
punti precedenti che nella variante di PR la "zona per impianti meccanici
di risalita" venga integrata aggiungendovi l'area destinata ad accogliere
le basi dei piloni. 

 

 

                                12.