# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5876de10-b85a-5e33-b0e6-a811827c6ac2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-07-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.07.2021 A-2845/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-2845-2020_2021-07-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-2845/2020 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 9  l u g l i o  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Keita Mutombo, Annie Rochat Pauchard,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

rappresentata dalla Cortesi & Associati S.A.,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva. 

 

 

 

A-2845/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

La società anonima A._______, con sede attuale a X._______, è iscritta a 

Registro di commercio del Cantone Ticino dal [data] 2002. Fino al 

15 dicembre 2020, il suo scopo sociale era il seguente:  

« […] ».  

Durante i periodi fiscali 2010-2011, i membri del consiglio di amministra-

zione della società erano i signori B._______ (presidente), C._______, 

D._______, E._______, F._______ e G._______. L’ufficio di revisione era 

la H._______, con sede a Y._______. L’azionariato era invece composto 

(stato luglio 2011) dai signori B._______ (10'677 azioni), C._______ 

(10'677 azioni) e G._______ (2'000 azioni), nonché da diversi azionisti 

minori per un totale di 34'632 azioni. 

B.  

B.a Il 10 agosto 2011, la A._______ ha inoltrato all’Amministrazione 

federale delle contribuzioni (di seguito: AFC) il modulo 103 relativo alla 

distribuzione di un dividendo di 100'000 franchi in relazione all’esercizio 

contabile 2010. Il versamento di tale dividendo era stato deciso dall’assem-

blea generale degli azionisti del 25 luglio 2011, con scadenza al 24 agosto 

2011. 

Il 5 settembre 2011, la A._______ ha poi versato l’importo dovuto sulla 

distribuzione del predetto dividendo a titolo d’imposta preventiva pari a 

35'000 franchi (= 35% di 100'000 franchi). 

B.b Il 21 novembre 2011, la A._______ ha postulato dinanzi all’AFC il 

rimborso dell’imposta preventiva di 35'000 franchi, in quanto la relativa 

distribuzione di dividendo, dichiarata con modulo 103 del 10 agosto 2011, 

non avrebbe di fatto avuto luogo. 

B.c Dopo vari scambi di scritti tra le parti, con decisione 4 luglio 2014, 

l’AFC ha formalmente respinto la predetta domanda di restituzione 

dell’imposta preventiva, a motivo che la rinuncia alla distribuzione del 

dividendo è intervenuta dopo la sua scadenza. Essa ha poi ritenuto la 

sussistenza di un versamento suppletivo in rapporto alla rinuncia alla 

distribuzione del dividendo e imposto la A._______ al pagamento della 

tassa di bollo d’emissione dell’importo di 650 franchi, più un interesse di 

mora del 5% sull’ammontare di 650 franchi a calcolare dal 30 luglio 2012. 

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B.d Con reclamo 2 settembre 2014, la A._______ – per il tramite della sua 

rappresentante – ha impugnato detta decisione ribadendo la richiesta di 

rimborso dell’imposta preventiva di 35'000 franchi e i motivi che l’hanno 

condotta ad annullare la distribuzione del dividendo. Essa ha poi sotto-

lineato di essersi spontaneamente « denunciata » all’AFC il 21 novembre 

2011, sicché la rinuncia alla distribuzione del dividendo e la relativa 

necessaria correzione dei conti e dei bilanci – a suo avviso, qualificabile di 

« Bilanzberichtigung » – sarebbe intervenuta prima dell’apertura di un 

qualsiasi controllo ufficiale fiscale. Poiché il conto annuale 2010 corretto, 

approvato dall’assemblea generale degli azionisti in data 23 aprile 2012, 

sarebbe stato utilizzato ed ammesso quale base per la tassazione delle 

imposte dirette (utile e capitale) dell’esercizio 2010, lo stesso dovrebbe 

valere anche dal profilo dell’imposta preventiva. Le correzioni da essa 

operate giustificherebbero dunque il postulato rimborso dell’imposta 

preventiva. 

B.e Con decisione su reclamo del 9 novembre 2015, l’AFC ha respinto il 

suddetto reclamo e confermato la decisione 4 luglio 2014, ritenendo come 

non dati i presupposti per un rimborso dell’imposta preventiva. 

B.f Avverso detta decisione su reclamo, la A._______ – per il tramite della 

sua rappresentante – ha inoltrato ricorso 10 dicembre 2015 dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale, postulandone l’annullamento. Oltre alle 

censure già sollevate con reclamo, essa ha invocato la nullità della 

deliberazione dell’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011. 

B.g Con sentenza A-8035/2015 del 14 novembre 2017, il Tribunale ammi-

nistrativo federale ha annullato la decisione su reclamo del 9 novembre 

2015 dell’AFC rinviando eccezionalmente a quest’ultima la causa per 

nuovo giudizio, nell’ottica di preservare il diritto della società a una doppia 

istanza di giudizio. Nello specifico, il Tribunale ha chiesto all’AFC di 

analizzare se la deliberazione del 25 luglio 2011 dell’assemblea generale 

degli azionisti della A._______ di versare un dividendo di 100'000 franchi 

possa o meno reputarsi nulla.  

B.h In tale ottica, dovendo procedere ad un’analisi delle manovre contabili 

effettuate dalla società e non disponendo di tutti i documenti necessari per 

valutare la nullità o meno della deliberazione dell’assemblea generale degli 

azionisti del 25 luglio 2011, l’AFC ha proceduto a vari atti istruttori. In parti-

colare, essa ha effettuato varie verifiche fiscali presso la A._______ tra il 

17 e il 20 settembre 2018, nonché il 2 dicembre 2019. L’AFC ha altresì 

domandato alla A._______ la documentazione mancante e ulteriori 

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ragguagli, che quest’ultima gli ha fornito il 12 dicembre 2019 e il 10 gennaio 

2020. 

B.i Con decisione su reclamo del 29 aprile 2020, l’AFC in sostanza ha 

ritenuto come non dati i presupposti per considerare come nulla la deci-

sione dell’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011. Ritenendo 

come non dati i presupposti per un rimborso dell’imposta preventiva, essa 

ha nuovamente respinto il reclamo 2 settembre 2014 della A._______ e 

confermato la decisione 4 luglio 2014. 

C.  

C.a Avverso la predetta decisione su reclamo, la A._______ (di seguito: 

ricorrente o società ricorrente) – per il tramite della sua rappresentante – 

ha inoltrato ricorso 2 giugno 2020 dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale. Protestando tasse, spese e ripetibili, di prima e seconda istanza, di un 

importo pari almeno a 20'000 franchi, la ricorrente postula l’accoglimento 

del suo ricorso, con conseguente annullamento della decisione su reclamo 

del 29 aprile 2020 e della decisione 4 luglio 2014 dell’AFC, rispettivamente 

rimborso da parte dell’AFC dell’imposta preventiva di 35'000 franchi, 

incluso un interesse del 5% a decorrere dal 21 novembre 2011. In sostan-

za, considerando come dati i presupposti per ritenere nulla la deliberazione 

dell’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011, essa invoca nei 

confronti dell’AFC una violazione del diritto federale, un eccesso del potere 

di apprezzamento e un accertamento inesatto e incompleto dei fatti. 

C.b Con risposta 7 settembre 2020, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) si 

è riconfermata nella propria decisione su reclamo, postulando la reiezione 

del ricorso e prendendo posizione sulle censure della ricorrente. 

C.c Con replica spontanea del 16 settembre 2020, la società ricorrente – 

sempre per il tramite della sua rappresentante – ha preso posizione sulla 

risposta dell’autorità inferiore. 

D.  

Ulteriori fatti e argomenti verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del precedente giudizio. 

 
Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

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riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva – come in concreto – sono impugnabili dinanzi al 

Tribunale (cfr. art. 39 della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta 

preventiva [LIP, RS 642.21], in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). Il 

Tribunale è dunque competente per dirimere la presente vertenza. Fatta 

eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da 

eventuali normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio 

retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). Su riserva dell’art. 2 cpv. 1 

PA – che per inciso menziona dei principi comunque applicati per analogia 

dal Tribunale nell’ambito delle procedure in materia d’imposta preventiva – 

quanto precede vale altresì per la presente procedura di ricorso ([tra le 

tante] sentenza del TAF A-2164/2020 del 3 agosto 2020 consid. 1.1). 

1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla 

legge (art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione dell’AFC fondata sul 

diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che respinge la domanda di 

rimborso dell’imposta preventiva della ricorrente e la condanna al 

pagamento della tassa di bollo d’emissione. Poiché la decisione impugnata 

comporta un onere pecuniario per la ricorrente, quest’ultima risulta 

legittimata a ricorrere ex art. 48 cpv. 1 PA.  

1.3 Oltre all’annullamento della decisione su reclamo del 29 aprile 2020 

dell’autorità inferiore, la società ricorrente postula altresì l’annullamento 

della precedente decisione 4 luglio 2014. Sennonché, tenuto conto 

dell’effetto devolutivo della procedura di ricorso (cfr. DTF 134 II 142 

consid. 1.4; 129 II 438 consid. 1; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 1.3), soltanto la decisione su 

reclamo del 19 aprile 2020 dell’autorità inferiore risulta impugnabile dinanzi 

allo scrivente Tribunale. Le censure sollevate avverso la decisione 4 luglio 

2014 sono pertanto qui irricevibili.  

1.4 Visto quanto precede, il ricorso – su riserva di quanto precisato al 

consid. 1.3 che precede – è ricevibile in ordine e deve essere esaminato 

nel merito dallo scrivente Tribunale. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

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l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Allorquando l’autorità reputa come chiare le circostanze di fatto e che 

le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, 

essa emana la propria decisione. In tale ipotesi, se procedendo in modo 

non arbitrario ad un apprezzamento anticipato delle prove proposte, è con-

vinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione, 

essa può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3 

con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-2888/2016 del 16 giugno 2017 

consid. 3.2 con rinvii; A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.1 con 

rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). Tale modo di proce-

dere non è contrario al diritto di essere sentito garantito dall’art. 29 cpv. 2 

Cost. (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 consid. 3.3; sentenze del 

TAF A-5842/2020 del 31 marzo 2021 consid. 2.3; A-2176/2020 del 20 gen-

naio 2021 consid. 2.3 con rinvii). 

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Se al contrario, l’autorità di ricorso rimane nell’incertezza dopo aver 

provveduto alle investigazioni richieste dalle circostanze, essa applicherà 

le regole sulla ripartizione dell’onere probatorio. In tale contesto, e a difetto 

di disposizioni speciali in materia, il giudice s’ispirerà all’art. 8 CC, in virtù 

del quale chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui 

asserita, deve fornirne la prova. Detto in altre parole, incombe all’am-

ministrato il compito di stabilire i fatti che sono di natura a procurargli un 

vantaggio e all’amministrazione di dimostrare l’esistenza di quelli che as-

soggettano ad un obbligo in suo favore. L’assenza di prove va a scapito 

della parte che intendeva trarre un diritto da una circostanza di fatto non 

provata. Inoltre la sola allegazione non basta (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-5842/2020 del 31 marzo 2021 consid. 2.3). Il principio inquisitorio 

non ha alcuna influenza sulla ripartizione dell’onere probatorio, poiché 

interviene ad un stadio anteriore (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF  

A-5842/2020 del 31 marzo 2021 consid. 2.3; A-2888/2016 del 16 giugno 

2017 consid. 3.2; A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.2). 

Applicate al diritto fiscale, tali regole presuppongono che l’amministrazione 

fiscale sopporti l’onere della prova delle circostanze di fatto che determi-

nano l’imposizione o l’importo dell’imposta dovuto, ovvero i fatti che fonda-

no o aumentano l’imposizione, mentre l’assoggettato di quelle che diminui-

scono o azzerano l’imposizione, ovvero i fatti che l’esonerano o riducono 

l’importo d’imposta dovuto (cfr. DTF 146 II 6 consid. 4.2; 144 II 427 

consid. 8.3.1; 133 II 153 consid. 4.3; sentenza del TF 2C_814/2010 del 

23 settembre 2011 consid. 5.4; [tra le tante] sentenze del TAF A-2176/2020 

del 20 gennaio 2021 consid. 2.3; A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 con-

sid. 2.3.3). Se le prove raccolte dall’autorità forniscono sufficienti indizi 

dell’esistenza di elementi imponibili, spetta poi di nuovo al contribuente 

stabilire l’esattezza delle sue affermazioni e sostenere l’onere della prova 

del fatto che giustifica la sua esenzione (cfr. DTF 133 II 153 consid. 4.3; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2 

con rinvii). Tuttavia, ciò si applica solo se risulta impossibile, nell’ambito 

della massima inquisitoria e in applicazione del principio del libero 

apprezzamento delle prove, stabilire i fatti corrispondenti con un grado di 

verosimiglianza sufficiente alla realtà (cfr. DTF 139 V 176 consid. 5.2; [tra 

le tante] sentenze del TAF A-5842/2020 del 31 marzo 2021 consid. 2.3;  

A-2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii). 

3.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la domanda di rimborso dell’im-

posta preventiva di 35'000 franchi avanzata dalla società ricorrente dinanzi 

all’autorità inferiore in rapporto all’annullamento di una distribuzione di un 

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dividendo di 100'000 franchi. Più concretamente, il 25 luglio 2011 l’assem-

blea generale degli azionisti ha deliberato la distribuzione di un dividendo 

di 100'000 franchi, con scadenza al 24 agosto 2011. Il 22 dicembre 2011, 

l’assemblea straordinaria degli azionisti ha poi annullato la deliberazione 

del 25 luglio 2011 dell’assemblea generale degli azionisti relativa alla distri-

buzione di dividendo, considerandola di fatto nulla, non essendoci invero 

alcun utile di bilancio distribuibile in violazione dell’art. 675 cpv. 2 CO, come 

risulterebbe dai conti 2010 corretti successivamente alla scoperta, durante 

la revisione straordinaria dei conti 2010, di « gravi lacune ed errori nell’alle-

stimento della contabilità per l’anno 2010 ».  

Detta domanda di rimborso è stata respinta dall’autorità inferiore con 

decisione 4 luglio 2014, poi confermata da quest’ultima con decisione su 

reclamo del 9 novembre 2015. Con sentenza A-8035/2015 del 14 novem-

bre 2017, il Tribunale ha poi annullato la decisione su reclamo del 9 novem-

bre 2015 dell’autorità inferiore, rinviandogli la causa ex art. 61 cpv. 1 PA 

per nuovo giudizio ai sensi del consid. 3.6.3.3, invitandola in particolare ad 

esaminare se la deliberazione del 25 luglio 2011 dell’assemblea generale 

degli azionisti poteva essere considerata come nulla, tale evenienza non 

essendo stata da lei esaminata. Dando seguito al rinvio del Tribunale, 

l’autorità inferiore ha dunque esaminato tale questione ed emanato la 

nuova decisione su reclamo del 29 aprile 2020, ritenendo come non date 

le condizioni cumulative per l’annullamento dell’imposta preventiva – in 

particolare, la nullità della deliberazione del 25 luglio 2011 dell’assemblea 

generale sulla distribuzione del dividendo – e il suo conseguente rimborso. 

Di avviso contrario, la società ricorrente ha impugnato detta decisione 

dinanzi al Tribunale, postulandone in sostanza l’annullamento.  

In tale contesto, il Tribunale precisa già sin d’ora che, nella misura in cui la 

società ricorrente non ha promosso un’azione civile in annullamento della 

deliberazione del 25 luglio 2011 dell’assemblea generale degli azionisti nel 

termine di 2 mesi ai sensi dell’art. 706a cpv. 1 CO (cfr. a tal proposito, 

consid. 4.4.4.1 del presente giudizio) e che difetta un giudizio civile consta-

tante tale annullamento, in concreto si pone unicamente la questione a 

sapere se la predetta deliberazione possa o meno essere considerata nulla 

ai sensi dell’art. 706b CO (cfr. a tal proposito, consid. 4.4.4.2 del presente 

giudizio). L’esame del Tribunale si focalizzerà pertanto sulla questione 

della nullità della predetta deliberazione. 

A tal fine, prima di entrare nel merito del ricorso (cfr. consid. 5 del presente 

giudizio), qui di seguito verranno dapprima richiamati i principi applicabili 

alla presente fattispecie, con particolare riguardo alle condizioni per 

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ritenere nulla una deliberazione dell’assemblea generale degli azionisti 

circa la distribuzione di un dividendo (cfr. consid. 4 del presente giudizio). 

4.  

4.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei 

capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost. e art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta 

preventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata 

dell’imposta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i redditi 

di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limitata o 

cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi da una 

persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP).  

L’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 dicembre 1966 sull’imposta 

preventiva (OIPrev, RS 642.211) considera reddito imponibile di azioni, 

ogni prestazione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di 

diritti di partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il 

carattere di rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto 

della prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, 

buoni di partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017 consid. 3.1 

con rinvii).  

4.2  

4.2.1 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, 

il quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva 

(cfr. art. 10 cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Giusta l’art. 16 cpv. 1 

lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni dopo che è sorto il 

credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il credito fiscale sorge alla 

scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 cpv. 1 LIP). Un interesse 

di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, sugli importi di imposta non 

ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 fino al giorno del 

pagamento (cfr. art. 16 cpv. 2 LIP in combinato disposto con l’art. 1 

dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale delle 

finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preventiva 

[RS 642.212]; [tra le tante] sentenza del TAF A-8035/2015 del 14 novembre 

2017 consid. 3.2.1 con rinvii). 

4.2.2 La nozione di « scadenza » ai sensi dell’art. 12 cpv. 1 LIP per la de-

terminazione della nascita del credito fiscale è di principio quella del diritto 

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civile (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-8035/2015 del 14 novembre 

2017 consid. 3.2.2 con rinvii; MICHAEL BEUSCH, in: Zweifel/Beusch/Bauer-

Balmelli [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über die Verrechnungs-

steuer, 2a ed. 2012 [di seguito: VStG-Kommentar], n. 21 ad art. 12 LIP; 

WALTER ROBERT PFUND, Die eidgenössischen Steuern, Zölle und Abgaben, 

Verrechnungssteuer, Parte I, 1971, n. 2.2 ad art. 12 LIP). Nel caso in 

disamina, determinante è la scadenza di diritto civile dei dividendi, 

equivalente alla scadenza del credito di imposta preventiva. 

4.2.3 L’utile netto dell’esercizio annuale di una società per azioni viene di 

regola distribuito agli azionisti sotto forma di dividendo. Giusta l’art. 675 

cpv. 2 CO, il dividendo può essere prelevato solo sopra l’utile risultante dal 

bilancio e sulle riserve all’uopo costituite. Detto dividendo non scade tutta-

via con il decorrere dell’esercizio annuale, bensì prima, ossia non appena 

l’assemblea generale degli azionisti ha determinato l’utile d’esercizio ed 

emanato un’apposita decisione al riguardo. Giusta l’art. 698 cpv. 2 cifra 4 

CO, l’approvazione del conto annuale, come pure la deliberazione 

sull’impiego dell’utile risultante dal bilancio, in modo particolare la determi-

nazione del dividendo e della partecipazione agli utili sono poteri intrasmis-

sibili che spettano all’assemblea generale. Tali poteri intrasmissibili non 

possono essere esercitati dagli altri organi della società. Di norma, nel mo-

mento in cui l’assemblea generale delibera una distribuzione dei dividendi, 

la stessa fissa immediatamente una data precisa per il loro pagamento; in 

tal caso, i dividendi sono reputati come scaduti alla predetta data. In caso 

contrario, ossia quando non viene stabilita una data determinata, i dividendi 

sono invece reputati come immediatamente scaduti (cfr. sentenza del TF 

2C_730/2013 del 4 febbraio 2014 consid. 3.4; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017 consid. 3.2.3 con rinvii; BEUSCH, 

VStG-Kommentar, n. 33 ad art. 12 LIP). 

Conformemente alla scadenza di diritto civile, l’art. 21 cpv. 3 OIPrev, 

sancisce che se non è stabilita la data di scadenza del reddito, il termine di 

30 giorni decorre dal giorno in cui viene deliberata la distribuzione o, non 

dandosi una deliberazione, dal giorno della distribuzione del reddito. Ne 

discende che, sia secondo il diritto civile, che il diritto fiscale, il giorno della 

scadenza del dividendo – immediata o ad una determinata data – e della 

conseguente nascita del relativo credito d’imposta preventiva sulla base 

della decisione dell’assemblea generale, può di principio essere sempre 

determinato (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-8035/2015 del 

14 novembre 2017 consid. 3.2.3 con rinvii). 

A-2845/2020 

Pagina 11 

4.3 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale, il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-

sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto 

prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o 

compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38 

cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione 

esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei 

questionari (cfr. art. 39 cpv. 1 LIP) nonché nel procedere con il versamento 

dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-8035/2015 del 14 novembre 2017 consid. 3.3 con rinvii). 

In tale contesto, giusta l’art. 39 cpv. 1 LIP, il contribuente deve indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-

tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo 

dell’imposta; egli è tenuto in particolare a produrre, su richiesta, tutti i docu-

menti corredati dai giustificativi e da altra documentazione. In tal senso, al 

contribuente incombe un dovere di collaborazione, lo stesso essendo 

tenuto a fornire all’AFC tutte le informazioni necessarie all’accertamento 

dell’imposta preventiva (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-8035/2015 del 

14 novembre 2017 consid. 3.3 con rinvii). 

4.4  

4.4.1 Secondo la giurisprudenza e la prassi amministrativa, una volta sorto 

conformemente all’art. 12 LIP, un credito d’imposta preventiva continua a 

sussistere fino alla sua estinzione – segnatamente per effetto della prescri-

zione o del condono (cfr. artt. 17 e 18 LIP) – quand’anche le condizioni alla 

base della sua nascita vengano meno successivamente con effetto ex 

nunc. L’imposta preventiva avendo carattere formale, l’annullamento da 

parte dell’assoggettato di una prestazione imponibile non conduce in linea 

di principio alla soppressione pura e semplice di un credito fiscale nato ex 

lege. Eventuali accordi intervenuti successivamente tra le parti, di fatto non 

hanno pertanto alcuna influenza sul credito fiscale (cfr. sentenza del TAF 

A-1360/2006 del 1° marzo 2007 consid. 5.1 con rinvii, confermata dal TF 

con sentenza 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008; cfr. parimenti sentenza 

del TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017 consid. 3.4.1 con rinvii; 

BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 10 ad art. 12 LIP con rinvii). 

4.4.2 In presenza di negozi giuridici nulli o annullabili ai sensi del diritto 

civile, tale principio va tuttavia qui relativizzato.  

A-2845/2020 

Pagina 12 

Secondo la giurisprudenza, un negozio giuridico nullo o annullabile ai sensi 

del diritto civile, che per natura sarebbe di principio fiscalmente imponibile, 

non dà infatti origine all’imposta preventiva allorquando i seguenti 

presupposti sono adempiuti cumulativamente: (i) sussiste un negozio 

giuridico nullo o annullabile ai sensi del diritto civile; (ii) detto negozio 

giuridico nullo o annullabile viene retroattivamente annullato dai diretti 

interessati; (iii) i diretti interessati hanno agito in buona fede. A contrario, 

allorquando i diretti interessati accettano volontariamente le conseguenze 

di un negozio giuridico nullo o annullabile, rispettivamente hanno agito in 

mala fede, si reputa detto negozio giuridico come soggetto all’imposta 

preventiva (cfr. sentenza del TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017 

consid. 3.4.2.1 con rinvii; BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 12 e 13 ad art. 12 

LIP; PFUND, op. cit., n. 1.14 ad art. 12 LIP). 

4.4.3 Perché l’imposta preventiva venga annullata, un negozio giuridico 

dev’essere effettivamente invalidato ai sensi del diritto civile o del diritto 

pubblico. Ciò è segnatamente il caso in presenza di una decisione cresciu-

ta in giudicato della competente autorità, generalmente l’autorità civile. In 

tale evenienza, l’AFC è tenuta a rispettare la decisione civile che constata 

la nullità o annulla il negozio giuridico in maniera retroattiva. In tale 

contesto, qualora sia pendente dinanzi ad un’autorità civile una procedura 

mirata a constatare la nullità o l’annullamento di un negozio giuridico, l’AFC 

sarà tenuta ad attendere che la relativa decisione cresca in giudicato su 

questa questione preliminare, prima di potersi pronunciare circa la que-

stione principale dell’assoggettamento all’imposta preventiva (cfr. BEUSCH, 

VStG-Kommentar, n. 14 ad art. 12 LIP; PFUND, op. cit., n. 1.15 ad art. 12 

LIP). Qualora tuttavia detta autorità civile non si sia pronunciata sulla que-

stione preliminare, rispettivamente i diretti interessati non si siano rivolti a 

quest’ultima per fare constatare la nullità o pronunciare l’annullamento del 

negozio giuridico, l’AFC – quale autorità competente per la questione prin-

cipale – non è allora più legata al giudizio dell’autorità civile, sicché la stes-

sa può pronunciarsi anche sulla questione preliminare (cfr. sentenza del 

TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017 consid. 3.4.2.3; BEUSCH, VStG-

Kommentar, n. 15 ad art. 12 LIP; PFUND, op. cit., n. 1.15 ad art. 12 LIP). 

4.4.4 Per quanto concerne la società anonima, le cause di annullabilità 

delle deliberazioni dell’assemblea generale sono disciplinate agli artt. 706-

706a CO (cfr. consid. 4.4.4.1 del presente giudizio), mentre quelle di nullità 

all’art. 706b CO (cfr. consid. 4.4.4.2 del presente giudizio).  

Per costante giurisprudenza, conformemente al principio della sicurezza 

del diritto, l’annullabilità è la regola, mentre la nullità l’eccezione. La nullità 

A-2845/2020 

Pagina 13 

va ammessa con un certo riserbo, in presenza di gravi violazioni dei principi 

fondamentali, scritti o non scritti, del diritto societario (cfr. DTF 138 III 204 

consid. 4.1; 137 III 460 consid. 3.3.2; sentenza del TF 4A_516/2016 del 

28 agosto 2017 consid. 6 con rinvii). 

4.4.4.1 In virtù dell’art. 706 cpv. 1 CO, sono annullabili le deliberazioni 

dell’assemblea generale contrarie alla legge o allo statuto. I casi più 

importanti di annullamento sono elencati all’art. 706 cpv. 2 CO e riguardano 

essenzialmente le deliberazioni che violano le disposizioni a tutela degli 

azionisti, il principio della proporzionalità e, in particolare, il principio 

secondo cui un diritto dev’essere esercitato con riguardo (« Gebot der 

schonenden Rechtsausübung »), come l’adozione di disposizioni statutarie 

che limitano l’influenza degli azionisti minoritari, che non sono giustificate 

dallo scopo statutario o il cui scopo potrebbe essere raggiunto altrettanto 

bene con mezzi meno incisivi (cfr. DTF 143 III 120 consid. 4.3; sentenza 

del TF 4A_516/2016 del 28 agosto 2017 consid. 6). L’azione in annulla-

mento può essere promossa solo entro due mesi dalla data dell’assemblea 

generale (cfr. art. 706a cpv. 1 CO) e solo dal consiglio di amministrazione 

o da un azionista contro la società (cfr. art. 706 cpv. 1 CO; sentenza del TF 

4A_516/2016 del 28 agosto 2017 consid. 6). 

4.4.4.2 In virtù dell’art. 706b CO, le deliberazioni dell’assemblea generale 

intaccate di un grave vizio sono nulle. L’enumerazione delle cause di nullità 

di cui all’art. 706b CO non è esaustiva. In particolare, gravi ed evidenti vizi 

di forma nell’adozione delle deliberazioni possono portare alla loro nullità 

(cfr. DTF 137 III 460 consid. 3.3.2; 115 II 468 consid. 3b; sentenza del TF 

4A_516/2016 del 28 agosto 2017 consid. 6). Tuttavia, anche in questi casi, 

un vizio formale di procedura può portare alla nullità di una deliberazione, 

solo se il corretto svolgimento della procedura avrebbe portato ad una 

diversa deliberazione (cfr. sentenza del TF 4A_516/2016 del 28 agosto 

2017 consid. 6 con rinvio). L’azione di accertamento della nullità delle 

deliberazioni dell’assemblea generale ex art. 706b CO può essere 

promossa in ogni tempo contro la società e da ogni persona avente un 

interesse degno di protezione (cfr. DTF 115 II 468 consid. 3b; sentenza del 

TF 4A_516/2016 del 28 agosto 2017 consid. 6). 

Giusta l’art. 706b cifra 3 CO, è in particolare nulla la deliberazione dell’as-

semblea generale che viola le disposizioni sulla protezione del capitale. 

Tutte le deliberazioni dell’assemblea generale che violano le prescrizioni 

sul prelievo legale dell’utile sono pertanto nulle. Le disposizioni sulla prote-

zione del capitale comprendono tutta una serie di disposizioni imperative – 

segnatamente quelle sulla distribuzione dei dividendi (cfr. artt. 660 e 675 

A-2845/2020 

Pagina 14 

cpv. 2 CO) – volte a garantire che la società anonima mantenga sempre il 

patrimonio netto (ovvero, l’attivo meno il capitale preso in prestito) almeno 

nella misura del capitale sociale e delle riserve vincolate (cfr. DTF 140 III 

533 consid. 4.1 con rinvii; sentenza del TF 4A_248/2012 del 7 gennaio 

2013 consid. 3.2 con rinvii).  

In tale contesto, è segnatamente nulla la deliberazione sull’impiego 

dell’utile e la sua distribuzione agli azionisti sotto forma di dividendo 

(cfr. art. 660 CO), pronunciata senza che sussista il necessario capitale 

proprio liberamente disponibile, ossia senza che sussistano l’utile risultante 

dal bilancio e le riserve costituite a tale scopo, in violazione dell’art. 675 

cpv. 2 CO (cfr. PETER BÖCKLI, Schweizer Aktienrecht, 4a ed. 2009, 

pag. 1526 n. 547; CHENAUX/GACHET, in: Tercier/Amstutz/Trigo Trindade 

[ed.], Commentaire romand, Code des obligations II, 2a ed. 2017 [di 

seguito: CR CO II], n. 39 ad art. 675 CO; HANS-UELI VOGT, in: 

Honseln/Vogt/Watter [ed.], Basler Kommentar, Obligationenrecht II, 

5a ed. 2016 [di seguito: BSK OR II], n. 28 ad art. 675 CO). L’art. 660 cpv. 1 

CO e l’art. 675 cpv. 2 CO subordinano infatti il pagamento di un dividendo 

all’esistenza di un « utile di bilancio », che non corrisponde al risultato 

annuale, bensì alla somma positiva dell’utile annuale, rispettivamente della 

perdita annuale, e degli utili rispettivamente delle perdite riportati dai perio-

di d’esercizio precedenti (cfr. sentenza del TF 2C_993/2018 dell’11 luglio 

2019 consid. 6.4; CHENAUX/GACHET, CR CO II, n. 8 ad art. 675 CO; HANS 

CASPAR VON DER CRONE, Aktienrecht, 2014, pag. 607 n. 25 seg.). Un « utile 

di bilancio » e quindi la possibilità di distribuire un dividendo sussiste 

dunque anche in un periodo di esercizio in cui è stata generata una perdita, 

a condizione che la situazione di liquidità della società consenta la distribu-

zione di un dividendo e la perdita annuale non ecceda l’utile di bilancio 

distribuibile dell’anno precedente o le riserve liberamente disponibili 

(cfr. BAHAR/PEYER, in: Handschin/Jung [ed.], Zürcher Kommentar, 

Obligationenrecht, Art. 660-697m OR, 2a ed. 2021 [di seguito: ZK], n. 12 ad 

art. 660 CO e n. 20 seg. ad art. 675 CO; parimenti, VON DER CRONE, 

op. cit., pag. 607 n. 26). In questo ambito, l’ufficio di revisione riveste una 

funzione centrale: esso deve verificare la correttezza e la legalità del 

bilancio, come base per la distribuzione dell’utile e confermare agli organi 

responsabili, ovvero l’assemblea generale degli azionisti, che è disponibile 

un utile di bilancio che può essere legalmente distribuito come dividendo 

dell’importo previsto (cfr. art. 728a cpv. 1 cifra 2 CO; art. 729a cpv. 1 cifra 2 

CO). Le distribuzioni di dividendo non fondate su un bilancio annuale 

revisionato e approvato dall’ufficio di revisione sono illegali (cfr. sentenza 

del TF 4A_248/2012 del 7 gennaio 2013 consid. 3.2 con rinvii). 

A-2845/2020 

Pagina 15 

Tale è altresì il caso, allorquando la società libera semplicemente la parte 

bloccata delle riserve legali generali (art. 671 CO) al fine di costituire un 

utile risultante dal bilancio, che di fatto invero non esiste. In virtù 

dell’art. 731 cpv. 3 CO, la decisione sull’approvazione del conto annuale e 

del conto di gruppo e sull’impiego dell’utile risultante dal bilancio è inoltre 

nulla, allorquando quest’ultima non è suffragata dalla necessaria relazione 

di revisione dell’ufficio di revisione ai sensi dell’art. 731 cpv. 1 CO 

(cfr. BÖCKLI, op. cit., pag. 1526 n. 547; PETER/GENEQUAND/CAVADINI, CR 

CO II, n. 19-20 ad art. 731 CO; parimenti [altri esempi di nullità], 

DUBS/TRUFFER, BSK OR II, n. 16-16a ad art. 706b CO; PETER/CAVADINI, 

CR CO II, n. 12 ad art. 706b CO).  

Negli altri casi, ossia quando per il prelievo legale dell’utile vengono 

disattese delle mere formalità, la deliberazione dell’assemblea generale è 

invece solo annullabile ai sensi dell’art. 706 CO, purché essa venga 

contestata entro due mesi dalla data dell’assemblea generale ex art. 706a 

cpv. 1 CO (cfr. consid. 4.4.4.1 del presente giudizio; sentenze del TAF  

A-8035/2015 del 14 novembre 2017 consid. 3.4.2.4; A-570/2014 del 

19 settembre 2014 consid. 4.7; BÖCKLI, op. cit., pag. 1526 n. 547; 

BAHAR/PEYER, ZK, n. 13 ad art. 660 CO). 

4.4.5 Allorquando i presupposti cumulativi esposti al consid. 4.4.2 del 

presente giudizio non risultino adempiuti, la rinuncia ad una prestazione 

imponibile non comporta l’annullamento dell’assoggettamento all’imposta 

preventiva (cfr. BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 18 ad art. 12 LIP).  

In materia di dividendi, il Tribunale federale ha già avuto modo di sancire – 

sulla base della dottrina unanime (cfr. [in particolare] PFUND, op. cit., 

n. 1.11 ad art. 12 LIP; BAUER-BALMELLI/KÜPFER/HOCHREUTENER, Die 

Praxis der Bundessteuern, Stempelabgaben und Verrechnungssteuer, 

Parte II, Vol. II, 2008, n. 18 e 22 ad art. 12 LIP; BEUSCH, VStG-Kommentar, 

n. 18 ad art. 12 LIP) – che se il dividendo deciso da una società è scaduto, 

l’imposta preventiva è dovuta anche se i soci rinunciano ulteriormente al 

versamento o annullano la deliberazione relativa alla ripartizione del 

beneficio (cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 

consid. 4.1 con rinvii; cfr. parimenti sentenze del TF 2C_730/2013 del 

4 febbraio 2014 consid. 3.5; 2C_116/2010 del 21 giugno 2010 consid. 2.2 

[conferma giurisprudenza]). L’imposta preventiva è dovuta quand’anche la 

rinuncia intervenga prima della scadenza del credito d’imposta (cfr. art. 16 

cpv. 1 lett. c LIP; sentenza del TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017 

consid. 3.4.3.2). 

A-2845/2020 

Pagina 16 

In tale contesto, il Tribunale federale ha altresì precisato che la 

« Stornopraxis », sviluppata in rapporto alle prestazioni valutabili in denaro 

(cfr. per i dettagli, sentenza del TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017 

consid. 3.4.3), non trova applicazione in caso di rinuncia da parte degli 

azionisti alla distribuzione di dividendi scaduti (cfr. sentenza del TF 

2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1 con rinvii; BEUSCH, VStG-

Kommentar, n. 18 ad art. 12 LIP). Come visto (cfr. consid. 4.2.3 del 

presente giudizio), giusta l’art. 698 cpv. 2 cifra 4 CO, la deliberazione circa 

la distribuzione del dividendo e l’approvazione dei conti spettano all’assem-

blea generale degli azionisti. La legge non contiene regole sull’annulla-

mento di una deliberazione presa dall’assemblea generale. Tuttavia, consi-

derato il fatto che la deliberazione relativa alla distribuzione di un dividendo 

è una competenza inalienabile dell’assemblea generale e conformemente 

al principio del parallelismo delle forme, solamente quest’ultima può annul-

lare la deliberazione sulla distribuzione del dividendo. Un tale annullamen-

to implica, inoltre, di principio la modifica dei conti della società. Ora, 

l’approvazione dei conti è ugualmente una competenza inalienabile 

dell’assemblea generale. Una decisione d’annullamento, che risulta dal 

cambiamento di idea della maggioranza degli azionisti, ha solamente 

effetto ex nunc e non ex tunc (cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 

dell’11 febbraio 2008 consid. 4.2; sentenza del TAF A-8035/2015 del 

14 novembre 2017 consid. 3.4.3.2). 

5.  

In concreto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di determinare se nel 

caso della società ricorrente vi sono i presupposti per annullare l’imposta 

preventiva in oggetto in correlazione con la nullità della deliberazione el 

25 luglio 2011 dell’assemblea generale degli azionisti sulla distribuzione 

del dividendo di 100'000 franchi, decisa dall’assemblea straordinaria degli 

azionisti del 22 dicembre 2011. A tal fine, il Tribunale deve innanzitutto 

esaminare se la deliberazione dell’assemblea generale degli azionisti del 

25 luglio 2011, con cui è stata originariamente decisa la distribuzione del 

dividendo di 100'000 franchi, può essere considerata nulla ai sensi del 

diritto civile (cfr. consid. 4.4.2 del presente giudizio). Come visto (cfr. con-

sid. 4.4.4.2 del presente giudizio), ai sensi dell’art. 706b cifra 3 CO, è in 

particolare nulla la deliberazione dell’assemblea generale che viola le 

disposizioni sulla protezione del capitale, segnatamente le disposizioni 

sulla distribuzione dei dividendi: una deliberazione sulla distribuzione di 

dividendi è nulla, allorquando la stessa viene pronunciata senza che 

sussista il necessario capitale proprio liberamente disponibile – ovvero 

l’utile di bilancio e le riserve costituite a tale scopo – in violazione 

dell’art. 675 cpv. 2 CO. In tale contesto, il Tribunale deve dunque in 

A-2845/2020 

Pagina 17 

sostanza determinare se, tenuto conto dei vizi nei conti 2010 invocati dalla 

società ricorrente, è possibile ritenere che le disposizioni sulla protezione 

del capitale, in particolare quelle sulla distribuzione dei dividendi, sono 

state violate in maniera così grave da rendere nulla la deliberazione sulla 

distribuzione di dividendo.  

5.1  

5.1.1 Come visto (cfr. consid. 3 del presente giudizio), la società ricorrente 

sostiene che la deliberazione dell’assemblea generale degli azionisti del 

25 luglio 2011 relativa all’approvazione dei conti per l’esercizio 2010 e alla 

distribuzione di un dividendo di 100'000 franchi vada considerata come 

nulla. Più nel dettaglio, essa indica che il 22 dicembre 2011, l’assemblea 

generale degli azionisti ha annullato la predetta deliberazione e la distribu-

zione di dividendo, non essendoci invero alcun utile di bilancio distribuibile 

in violazione dell’art. 675 cpv. 2 CO. In occasione di una revisione 

straordinaria dei conti 2010 sarebbero infatti emersi « gravi lacune ed errori 

nell’allestimento della contabilità per l’anno 2010 », a fronte delle quali la 

società ricorrente ha « provveduto ad effettuare le correzioni contabili 

necessarie », da cui sarebbe risultata « una perdita d’esercizio per 

l’anno 2010 di CHF 67'077 che non permette di pagare alcun dividendo ». 

A tal proposito, la ricorrente precisa che le misure di correzione contabile – 

qualificabili come misure necessarie di « Bilanzberichtigung » – che avreb-

bero condotto al conto annuale 2010 approvato in data 23 aprile 2012 

avrebbero fatto parte di una serie di importanti ed eccezionali interventi 

interni alla società, a vari livelli e in diversi settori ed ambiti dell’azienda, in 

una situazione delicata tale da mettere a repentaglio la solidità finanziaria 

della società e la continuità aziendale. Nel periodo da fine estate 2011 e la 

primavera 2012 – da lei designati come periodo « di crisi » o « di emergen-

za » – il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto fronteggiare molte 

difficoltà straordinarie e prendere una serie di misure anche drastiche, quali 

l’allontanamento del responsabile della contabilità, il signor I._______, 

l’esclusione dal consiglio d’amministrazione e il declassamento dell’allora 

CEO, il signor G._______, dalle proprie funzioni e competenze, la disdetta 

di relazioni di servizio con i consulenti contabili esterni della J._______, la 

sostituzione dell’ufficio di revisione H._______, ecc. Tali misure si 

sarebbero rese inevitabili, dopo che iniziali riscontri puntuali su 

incongruenze contabili e finanziarie, a seguito delle quali il consiglio 

d’amministrazione avrebbe ordinato la verifica integrale della situazione 

contabile societaria tramite il signor K._______ della L._______, avrebbero 

fatto emergere gravi lacune e mancanze nella tenuta contabile e nell’allesti-

mento del conto annuale, in particolare dell’esercizio 2010. In tale 

contesto, la ricorrente ritiene, più che ogni singola registrazione correttiva 

A-2845/2020 

Pagina 18 

(circa 420) effettuata sul conto annuale 2010, sarebbe determinante il 

risultato finale di questo processo correttivo, ossia la versione approvata il 

23 aprile 2012 che evidenzierebbe una situazione economia e patrimoniale 

completamente diversa (perdita di bilancio cumulata di fr. 138'737) da cui 

non risulterebbero utili distribuibili. Già da ciò risulterebbe la nullità della 

distribuzione di dividendo deliberata il 25 luglio 2011 (cfr. ricorso 2 giugno 

2020, pagg. 3 e 7 seg.). 

5.1.2 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore – preso atto di quanto 

indicato dalla ricorrente – ha ritenuto che per poter valutare se la delibera-

zione del 25 luglio 2011 dell’assemblea generale degli azionisti poteva 

essere considerata come nulla in ragione di una violazione delle disposi-

zioni sulla protezione del capitale ex art. 706b cifra 3 CO in combinato 

disposto con l’art. 675 cpv. 2 CO, la stessa doveva analizzare se vi fossero 

gli estremi per procedere ad una rettifica del bilancio (« Bilanzberichti-

gung ») o se la prima versione della contabilità 2010 fosse già da conside-

rarsi valida dal profilo del diritto contabile, ragione per la quale le scritture 

di correzione eseguite sarebbero fiscalmente irrilevanti in quanto qualifica-

bili di una modifica del bilancio (« Bilanzänderung »). L’autorità inferiore ha 

sottolineato che « […] Secondo giurisprudenza e dottrina, gli elementi 

sostanziali di un bilancio approvato dagli organi sociali e prodotto con la 

dichiarazione d’imposta, vincolano la società conformemente ai principi 

della buona fede. Una successiva modificazione degli elementi contabili è 

consentita solo quando ricorrano gli estremi della “Bilanzberichtigung”, 

ovvero della rettifica del bilancio […] ». A suo avviso, soltanto in presenza 

di un caso di rettifica del bilancio, la suddetta deliberazione potrebbe 

essere considerata come nulla (cfr. decisione impugnata, consid. 5.4). Per 

stabilire ciò, l’autorità inferiore si è soffermata in particolare su tre correzioni 

principali apportate alle voci del bilancio 2010 denominate « 128080 Lavori 

in corso » (una correzione) e « 200080 Ratei e risconti passivi » (due 

correzioni), così come concordato con la ricorrente, giungendo alla 

conclusione che si trattava di semplici modifiche di bilancio e non di 

rettifiche comportanti la nullità della deliberazione dell’assemblea generale 

(cfr. decisione impugnata, considd. 5.6.2-5.6.8). 

5.2 Ora, prima di procedere ulteriormente nell’analisi il Tribunale osserva 

quanto segue. La questione qui litigiosa è quella della nullità eventuale 

della deliberazione dell’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 

2011 e non la questione a sapere se l’autorità fiscale è vincolata o meno ai 

conti 2010 depositati dalla società ricorrente. Di conseguenza, non è 

possibile applicare direttamente alla presente fattispecie la giurisprudenza 

e la dottrina concernenti le rettifiche di bilancio (« Bilanzberichtigungen ») 

A-2845/2020 

Pagina 19 

e le modifiche di bilancio (« Bilanzänderungen »), come neppure il principio 

della rilevanza del bilancio commerciale (« Massgeblichkeitsprinzip ») ai 

sensi dell’art. 58 cpv. 1 lett. a della legge federale del 14 dicembre 1990 

sull’imposta federale diretta (LIFD, RS 642.11; cfr. al tal proposito, DTF 143 

II 8 consid. 7.1; 141 II 83 considd. 3.1-3.4; sentenze del TF 2C_576/2020 

del 17 agosto 2020 considd. 2.1 seg.; 2C_911/2013 e 2C_912/2013 del 

26 agosto 2014 considd. 6.1.1 seg.; cfr. in tal senso, PFUND, op. cit., 

n. 1.20 ad art. 12 LIP). In effetti, dette regole sono state sviluppate per le 

imposte dirette e l’imposizione delle imprese, sicché possono essere 

applicate solo per analogia alla questione a sapere se i conti 2010 

approvati dall’assemblea generale degli azionisti, così come revisionati e 

avvallati dall’ufficio di revisione, sono erronei a tal punto da rendere nulla 

la deliberazione dell’assemblea generale degli azionisti sulla distribuzione 

di dividendo. Bisogna infatti ammettere in maniera ancora più restrittiva un 

errore implicante la nullità di una deliberazione dell’assemblea generale 

che un errore giustificante una rettifica di bilancio. 

Ciò precisato, il Tribunale è nondimeno di avviso che nel valutare se i 

conti 2010 approvati dall’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 

2011 erano intaccati di vizi talmente gravi da far ritenere le disposizioni 

sulla protezione del capitale come violate (in particolare, quelle sulla 

distribuzione di un dividendo di cui all’art. 675 cpv. 2 CO), si possa comun-

que prendere in considerazione l’analisi dell’autorità inferiore e esaminare 

in particolare quanto risultante dalla verifica delle tre correzioni apportate 

alle voci del bilancio « 128080 Lavori in corso » (una correzione) e 

« 200080 Ratei e risconti passivi » (due correzioni), ovvero « […] le poste 

di correzione principali che conducono la società a registrare una perdita 

anziché un utile di esercizio per l’anno contabile 2010 […] » (cfr. decisione 

impugnata, consid. 5.6.2). Ciò appare qui ancor più opportuno, se si 

considera che è la stessa ricorrente – come da lei sottolineato nel suo 

ricorso (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pagg. 6 e 9) – ad aver proposto 

all’autorità inferiore di concentrarsi su dette tre correzioni principali da lei 

apportate ai conti 2010: 

– 128080 Lavori in corso  

 Bilancio 31 dicembre 2010 approvato il 25 luglio 2011: fr. 154'000.00 

 Bilancio 31 dicembre 2010 approvato il 23 aprile 2012: fr.   20'000.00 

 Per una differenza di: fr. 134'000.00 

– 200080 Ratei e risconti passivi  

 Bilancio 31 dicembre 2010 approvato il 25 luglio 2011: fr. 136'123.00 

 Bilancio 31 dicembre 2010 approvato il 23 aprile 2012: fr. 211'250.00 

 Per una differenza di: fr.   75'127.00 

A-2845/2020 

Pagina 20 

 

Senza queste tre modifiche ai conti 2010 inizialmente approvati, la 

distribuzione di un dividendo di 100'000 franchi rimarrebbe contabilmente 

possibile, nonostante le altre modifiche. 

5.3 Voce contabile n. 128080 « Lavori in corso » (riduzione dell’importo dei 

lavori in corso per l’anno 2010 da fr. 154'000 a fr. 20'000). 

5.3.1  

5.3.1.1 Nella decisione impugnata, per la voce contabile n. 128080 

« Lavori in corso », l’autorità inferiore ha dapprima riassunto le spiegazioni 

fornite dalla società ricorrente a sostegno della riduzione da 154'000 fran-

chi a 20'000 franchi: in fase di revisione del bilancio, si sarebbe rilevato che 

la ricorrente non disponeva di alcuna calcolazione analitica e di dettaglio 

per tale voce. Non essendo stata rilevata documentazione a supporto 

dell’importo esposto a bilancio, la ricorrente avrebbe semplicemente 

ritenuto che tale posizione fosse ingiustificata e quindi non riattivabile. Per 

tale motivo, il revisore – il signor K._______ – ha dunque stornato dal 

bilancio l’importi di ben 134'000 franchi, mantenendo soli 20'000 franchi, 

quest’ultimi da lui stesso dichiarati una semplice stima, non suffraga da 

alcun giustificativo (cfr. processo verbale [di seguito: PV] K._______ del 

2 dicembre 2019, punto 3 [atto n. 26 dell’inc. AFC]).  

Al riguardo, l’autorità inferiore ha poi indicato che nella dichiarazione di 

completezza indirizzata alla H._______, l’allora ufficio di revisione, il signor 

B._______, rappresentando il consiglio di amministrazione ha confermato 

firmando che i « lavori in corso al 31 dicembre 2010 sono relativi a presta-

zioni effettuate nel corso del 2010 ed il valore iscritto a bilancio al 31 dicem-

bre 2010 per CHF 154'000 rappresenta effettivamente il ricavo di compe-

tenza dell’esercizio » (cfr. dichiarazione di completezza del 14 giugno 

2011, punto 17 [atto n. 40 dell’inc. AFC]). Attraverso le sue verifiche, 

l’autorità inferiore ha rilevato una bizzarra incongruenza nell’agire della 

società per tale posta contabile. Di fatto, il medesimo revisore che ha 

effettuato lo storno dell’importo di 134'000 franchi nel periodo contabile 

2010, per il periodo contabile successivo ha reso attenta la società « che 

considerata l’impossibilità di verifica dell’ammontare dei lavori in corso egli 

conferma che, qualora tale importo (n.d.r. CHF 140'000.00) non fosse corri-

spondente all’ammontare effettivo dei lavori incorso alla data del bilancio, 

bisognerebbe provvedere ad una diminuzione di tale importo con conse-

guente riduzione del risultato annuale presentato » (cfr. verbale dell’as-

semblea generale degli azionisti del 23 aprile 2012, punto 5 [atto n. 32 

dell’inc. AFC]). Ciò nonostante, per l’esercizio contabile 2011, la ricorrente 

A-2845/2020 

Pagina 21 

avrebbe deciso di ammettere e mantenere l’integralità della somma di 

140'000 franchi nella voce di bilancio « Lavori in corso ». Essa indica poi 

che la chiusura e l’approvazione dei conti annuali 2010 e 2011 sarebbe 

avvenuta lo stesso giorno, durante l’assemblea generale degli azionisti del 

23 aprile 2012. Ciò significherebbe che l’assenza di calcolazione analitica 

e di dettaglio per i « lavori in corso » fosse identica per i due periodi fiscali, 

ma che inspiegabilmente la ricorrente ha proceduto allo storno summen-

zionato di 134'000 franchi solo per il periodo contabile in esame. L’autorità 

inferiore ha poi indicato di non comprendere perché la motivazione dell’as-

senza di una contabilità analitica sia stata da lei usata solo per l’anno in cui 

ha richiesto la restituzione dell’imposta preventiva, ma non quello succes-

sivo. Essa ha dunque ritenuto che la ricorrente non sarebbe riuscita a 

provare né che la prima contabilizzazione dei lavori in corso fosse errata 

dal profilo del diritto contabile imperativo, né tantomeno che la scrittura di 

correzione fosse (più) corretta (cfr. decisione impugnata, consid. 5.6.4). 

5.3.1.2 Nel suo ricorso, la società ricorrente contesta le conclusioni dell’au-

torità inferiore. Essa sottolinea che, come rilevato dall’autorità inferiore, con 

la voce « lavori in corso » vengono valorizzate a bilancio prestazioni di 

servizi non ancora conteggiate o concluse, cui viene riconosciuto un rela-

tivo valore economico e che detta voce va valutata in maniera prudenziale. 

La ricorrente indica poi di aver già fornito all’autorità inferiore tutte le spie-

gazioni disponibili in merito alla necessità di procedere alla correzione della 

voce « lavori in corso » da 154'000 franchi a 20'000 franchi, ribadendo in 

sostanza che, come riportato in vari documenti societari dell’epoca, in sede 

della sua verifica contabile il signor K._______ avrebbe constatato che non 

esistevano nella società la documentazione e le informazioni necessarie 

per una corretta e prudente delimitazione dei lavori in corso, come neppure 

una contabilità industriale e analitica per progetto, come si evincerebbe 

dalle trattande n. 1 e 5 del verbale dell’assemblea del 23 aprile 2012, in 

quanto tale strumento sarebbe stato introdotto solo successivamente nel 

2012. In altre parole, con gli strumenti gestionali e contabili a sua disposi-

zione, la ricorrente non sarebbe stata in grado di determinare e quantificare 

correttamente l’entità dei lavori in corso al 31 dicembre 2010, sicché si 

sarebbe imposto un approccio prudenziale nella definizione della varia-

zione della voce contabile « lavori in corso », che è dunque stata integral-

mente stornata e considerata unicamente per progetti in corso di realizza-

zione per i quali la contabilizzazione si poteva giustificare in modo atten-

dibile. Al riguardo, essa sottolinea che durante l’ispezione complementare 

del 2 dicembre 2019 il signor K._______ – interrogato al riguardo 

dall’autorità inferiore – avrebbe indicato che la valutazione dei lavori in 

corso al 31 dicembre 2010 in 20'000 franchi sarebbe avvenuta in base alla 

A-2845/2020 

Pagina 22 

« pertinenza di lavori fatturati nel 2011 », mancando « una contabilità 

analitica che constatasse precisamente i lavori in corso » (cfr. PV 

K._______ del 2 dicembre 2019, punto 5). L’autorità inferiore non avrebbe 

però approfondito ulteriormente detta questione, né chiesto ulteriori 

ragguagli o richieste di complementi d’informazione per iscritto. La 

ricorrente precisa altresì che, la difficoltà nella validazione della predetta 

voce contabile sarebbe stata evidenziata anche con riferimento alla 

chiusura 2011 da parte del nuovo ufficio di revisione L._______. Essa 

ritiene poi che i motivi che hanno portato al mantenimento di tale posta a 

bilancio dell’esercizio 2011, nonostante la riserva espressa dal revisore, 

non andrebbero qui ulteriormente approfonditi. Né occorrerebbe indagare 

se l’attivazione di 140'000 franchi possa essere anch’essa in contrasto con 

le norme imperative del CO o meno. A suo avviso, non sarebbe inoltre 

possibile fondarsi sulla dichiarazione di completezza dell’esercizio 2010 

del signor B._______ all’attenzione dell’allora ufficio di revisione, 

H._______, né sul rapporto di revisione del 14 giugno 2011, per confer-

mare l’esattezza della registrazione contabile di 154'000 franchi contenuta 

nei conti 2010 approvati dall’assemblea generale il 25 luglio 2011. La 

ricorrente ritiene che l’ufficio di revisione avrebbe senz’altro gravemente 

mancato ai propri doveri di diligenza derivanti dal mandato di revisione, 

inducendo ingiustamente in errore gli azionisti circa la reale situazione 

patrimoniale della società (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pagg. 9-12). 

5.3.1.3 Nella sua risposta, l’autorità inferiore ha ribadito quanto indicato 

nella decisione impugnata, puntualizzando quanto segue. A suo avviso, 

contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, pure i 20'000 franchi 

sarebbero frutto di una stima effettuata dal revisore al momento della 

correzione per nulla giustificati « in modo attendibile » (cfr. PV K._______ 

del 2 dicembre 2019, punto 5). Non disponendo punto di prove, l’autorità 

inferiore ha dunque concluso che la sostituzione di una stima con un’altra 

stima non fosse sufficiente a provare l’illegalità della prima versione dei 

conti. Nella sua valutazione, essa ha considerato il trattamento dei lavori in 

corso per l’anno 2011 come indizio a sfavore della ricorrente, in quanto 

nemmeno nel 2011 essa avrebbe disposto di una « contabilità individuale 

e analitica per progetto » e nemmeno allora la voce « Lavori in corso » 

sarebbe stata suffragata da più prove di quelle presenti per l’anno 2010. 

Malgrado ciò, la stima di 140'000 franchi non è stata sostituita con una 

somma inferiore, come per l’anno 2010. Un altro indizio da lei preso in 

considerazione, è la dichiarazione di completezza del 14 giugno 2011, 

nella quale il preciso importo di 154'000 franchi per l’anno 2010 è stato 

confermato. Al riguardo, l’autorità inferiore precisa che, a prescindere della 

finalità di tale dichiarazione, con la stessa la H._______, la quale tra l’altro 

A-2845/2020 

Pagina 23 

aveva il mandato di revisione limitata, avrebbe portato efficacemente 

all’attenzione del Presidente del consiglio di amministrazione e azionista di 

peso della società ricorrente, il signor B._______, il preciso importo di 

154'000 franchi, il quale l’ha confermato. Essa indica poi di non ritenere 

suo compito quello di verificare se il membro del consiglio di ammi-

nistrazione – quale organo a cui spetta la supervisione ultima dell’organiz-

zazione contabile e finanziaria, pur sapendo che la società non disponeva 

di meccanismi di controllo per progetto – abbia o meno fatto gli approfon-

dimenti interni necessari prima di confermare tale importo. In assenza poi 

di prove circa l’eventuale causa promossa dalla società nei confronti dei 

revisori della H._______ contro la mala esecuzione del mandato di 

revisione, essa indica di essere convinta che l’ufficio di revisione abbia 

eseguito il suo lavoro nel rispetto della legge e del suo mandato di revisione 

limitata dei conti (cfr. risposta 7 settembre 2020, pag. 5 seg.). 

5.3.1.4 Nella sua replica, rimandando al suo ricorso, la società ricorrente 

indica di considerare come non condivisibile dal punto di vista dei principi 

contabili l’argomentazione dell’autorità inferiore secondo cui, stima per 

stima, tanto varrebbe ritenere valida quella della prima versione di bilancio 

(di importo quasi 8 volte più alto, per altro). Essa ribadisce di aver già illu-

strato nel suo ricorso il procedimento con cui la valutazione in 20'000 fran-

chi al 31 dicembre 2010 sarebbe stata giustificata. Detta posizione non 

avrebbe nulla a che vedere con i lavori in corso al 31 dicembre 2011. I 

lavori in corso dipenderebbero dall’andamento dei progetti e dai loro tempi 

di realizzazione, e potrebbero differenziare notevolmente di anno in anno: 

pur non avendo una contabilità di progetto in funzione, la ricorrente ritiene 

di aver potuto ricostruire in modo più preciso i singoli progetti in corso 

d’opera che giustificherebbero i lavori in corso d’importo più elevato al 

31 dicembre 2011. A suo avviso quella effettuata sui lavori in corso sarebbe 

dunque una misura correttiva contabile, operata in scienza, coscienza e 

competenza dalle persone responsabili e andrebbe dunque riconosciuta 

anche ai fini dell’imposta preventiva. Essa precisa poi che le motivazioni 

che hanno portato alle operazioni correttive all’epoca dei fatti non sareb-

bero state « guidate » dalla prospettiva di poter argomentare la nullità della 

deliberazione della distribuzione del dividendo per i fini dell’imposta pre-

ventiva (cfr. replica 16 settembre 2020, pag. 3). 

5.3.2  

5.3.2.1 Al riguardo, il Tribunale rileva come quanto constatato dall’autorità 

inferiore risulti qui convincente alla luce degli atti dell’incarto. Di fatto, le 

spiegazioni fornite dalla società ricorrente secondo cui la stessa avrebbe 

corretto la voce contabile « Lavori in corso » nei conti 2010, riducendo 

A-2845/2020 

Pagina 24 

l’importo di 154'000 franchi a 20'000 franchi, in considerazione di una valu-

tazione più prudente rispetto a quella effettuata originariamente in assenza 

di calcolazione analitica e di dettaglio per tale voce di bilancio, non risultano 

infatti sufficienti a ritenere che la prima registrazione di 154'000 franchi 

fosse talmente sbagliata da dover essere corretta, poiché costitutiva di una 

violazione delle disposizioni sulla protezione del capitale. 

5.3.2.2 Più nel dettaglio, come giustamente rilevato dall’autorità inferiore, 

sia nel caso dei 154'000 franchi che nel caso dei 20'000 franchi si è in pre-

senza di una stima, non suffragata da giustificativi, così come confermato 

dal signor K._______ (cfr. PV K._______ del 2 dicembre 2019, punto 5 

[atto n. 26 dell’inc. AFC]). Ora, il Tribunale è conscio che nel caso della 

voce contabile « Lavoro in corso » – trattandosi di una voce contabile 

« transitoria » relativa a delle prestazioni di servizi non ancora conteggiate 

ma già iniziate, cui viene comune comunque riconosciuto un valore 

economico sulla base del loro « costo di produzione » – si tratti per natura 

di un elemento di difficile valutazione, in quanto di principio non corredate 

da giustificativi inequivocabili, come giustamente sottolineato dalla 

ricorrente e dall’autorità inferiore. Nel sistema di contabilizzazione al 

momento della fatturazione, un problema particolare si pone infatti in 

relazione ai lavori o alle attività in corso, cioè ai servizi non ancora 

completati, soprattutto nei contratti che coprono un lungo periodo. In linea 

di principio, tali lavori in corso dovrebbero essere contabilizzati 

(cfr. sentenze del TF 2C_907/2012 del 22 maggio 2013 considd. 5.2.2-

5.2.4; 2C_157/2010 del 12 dicembre 2010 considd. 4.1 e 4.2; 2A.196/1988 

del 30 agosto 1989 consid. 3b; ROBERT DANON, in: Noël/Aubry Girardin 

[ed.], Commentaire Romand, Impôt fédéral direct, 2a ed. 2017 [di seguito: 

CR LIFD], n. 94 ad art. 58 LIFD; XAVIER OBERSON, Droit fiscal suisse, 

5a ed. 2021, §7, pag. 138 n. 786; PETER LOCHER, Kommentar zum DBG, 

I. Teil, 2a ed. 2019, n. 75 ad art. 18 LIFD; cfr. vecchio art. 666 cpv. 1 CO 

[RU 1992 733], abrogato con la revisione del 23 dicembre 2011 [RU 2012 

6679] e gli attuali art. 959a cpv. 1 lett. d e art. 958b CO). La difficoltà, 

tuttavia, sta nel modo in cui viene calcolato il reddito generato 

(cfr. sentenze del TF 2C_907/2012 del 22 maggio 2013 consid. 5.2.3; 

2C_157/2010 del 12 dicembre 2010 considd. 4.2 e 4.3; 2P.3/2002 del 

3 aprile 2002 consid. 2c). Secondo la giurisprudenza del Tribunale 

federale, le attività in corso devono essere valutate al loro valore di 

produzione (« costo di produzione ») e non al valore della loro fatturazione 

prevista, tranne nel caso di un ritardo artificiale nella fatturazione 

(cfr. sentenza del TF 2C_907/2012 del 22 maggio 2013 consid. 5.2.3). 

Tuttavia, il « costo di produzione » può essere definito più o meno 

precisamente. A livello cantonale, sono spesso utilizzate le valutazioni 

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Pagina 25 

forfettarie (cfr. per degli esempi, sentenza del TF 2C_157/2010 del 

12 dicembre 2010 consid. 4.3). 

Ciò precisato, poiché la società ricorrente sostiene che la prima valutazione 

di 154'000 franchi sarebbe sbagliata, la stessa non può però limitarsi a 

sostenere tale evenienza, senza suffragare minimamente detta correzione, 

l’onere probatorio incombendo a quest’ultima. Nella misura in cui è la ricor-

rente a richiedere la restituzione dell’imposta preventiva di 35'000 franchi 

da lei versata in correlazione alla distribuzione di dividendo di 100'000 fran-

chi deliberata dall’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011, 

invocandone la nullità, spetta infatti a lei provare la sussistenza di un caso 

di nullità e, se non dovesse riuscirci, sopportarne le conseguenze (cfr. con-

sid. 2.3 del presente giudizio). Concretamente, spetta alla ricorrente pro-

vare la sussistenza di vizi gravi nei conti 2010 – segnatamente producendo 

i relativi giustificativi contabili – tali da far ritenere che le disposizioni sulla 

protezione del capitale relative alla distribuzione dei dividendi sono state 

violate, sicché non era possibile deliberare il dividendo di 100'000 franchi. 

Ciò a maggior ragione, se – come in concreto (cfr. consid. 5.3.2.3 del pre-

sente giudizio) – l’ufficio di revisione ha formalmente confermato la confor-

mità dei conti 2010 alle disposizioni legali e statutarie, prima della delibera-

zione dell’assemblea generale degli azionisti relativa alla distribuzione di 

dividendo, qui litigiosa.  

In tale contesto, i rimproveri espressi nei confronti dell’autorità inferiore in 

merito all’asserita assenza di richiesta di giustificativi o spiegazioni ulteriori 

a seguito dell’ultima ispezione esperita nel 2019, non le sono di alcun aiuto, 

tanto più che non sono giustificati. Da un esame degli atti dell’incarto, 

risulta infatti che l’autorità inferiore ha chiesto a più riprese alla ricorrente 

di produrre i documenti giustificativi comprovanti tutte le modifiche da essa 

apportate ai conti 2010 (cfr. segnatamente scritti 16 luglio 2018 [doc. I della 

ricorrente], 1° novembre 2019 [atto n. 8 dell’inc. AFC], 25 novembre 2019 

[atto n. 6 dell’inc. AFC], ecc.). Risulta altresì che la ricorrente non è però 

stata in grado di dare seguito a tale richiesta, tant’è che è lei stessa ad aver 

indicato all’autorità inferiore nel suo scritto 14 novembre 2019 (cfr. atto n. 7 

dell’inc. AFC, pag. 2) di non essere in grado di produrre in maniera 

esaustiva tutti i giustificativi di tutte le correzioni apportate ai conti 2010:  

« [...] non siamo stati, né lo siamo oggi, in grado di fornirvi tutte le informazioni 

ed i dettagli richiesti per tutte le modifiche, anche perché la ricostruzione 

integrale, nonostante i notevoli sforzi profusi, non ci e stata possibile. Vogliamo 

sottolineare che alcune di queste registrazioni correttive non sono avvenute 

sulla base di elementi formali, ma sono risultate da un apprezzamento 

coscienzioso e prudenziale operato dai responsabili della società, in 

considerazione delle informazioni e delle conoscenze a loro note dell’attività 

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Pagina 26 

societaria, nell’esercizio della propria responsabilità e competenza in un 

contesto aziendale d’emergenza in cui si sono trovati a gestire e risolvere una 

situazione complessa e delicata, non solo a livello societario e finanziario, ma 

anche a livello personale ed umano […] ». 

5.3.2.3 Ciò sancito, il Tribunale rileva che l’esattezza dell’importo di 

154'000 franchi è stata confermata dal signor B._______ nella dichiarazio-

ne di completezza del 14 giugno 2011 indirizzata alla H._______, ovvero 

l’allora ufficio di revisione (cfr. citato atto, punto 17 [atto n. 40 dell’inc. AFC]; 

parimenti consid. 5.3.1.1 del presente giudizio). Il 14 giugno 2011, detto 

ufficio di revisione ha a sua volta approvato i conti 2010 (cfr. rapporto di 

revisione limitata del 14 giugno 2011, pag. 2 [atto n. 43 dell’inc. AFC]), 

precisando quanto segue: 

« […] Sulla base della nostra revisione non abbiamo rilevato fatti che ci 

possano fare ritenere che il conto annuale riscontrante un utile di bilancio di 

CHF 109'171, come pure la proposta d’impiego dell’utile di bilancio, non siano 

conformi alle disposizioni legali e statutarie […] ». 

Ora, se è vero che la dichiarazione di completezza non esime l’ufficio di 

revisione dall’effettuare le verifiche necessarie dei conti 2010, nulla agli atti 

permette tuttavia di ritenere che lo stesso non avrebbe ottemperato ai suoi 

compiti legali o che il signor B._______ avrebbe dato a quest’ultimo delle 

indicazioni non corrispondenti al vero. Non essendoci agli atti prova alcuna 

di una condanna penale o civile dell’ufficio di revisione attestante un suo 

agire non conforme alle disposizioni legali, rispettivamente di una causa 

penale o civile pendente nei suoi confronti per tali ragioni, il Tribunale non 

ha infatti motivo di dubitare della correttezza del suo operato.  

Se è vero poi che dal verbale dell’assemblea straordinaria degli azionisti 

del 22 dicembre 2011 (cfr. atto n. 36 dell’inc. AFC) si apprende che deter-

minate persone sono state allontanate dalla società ricorrente (segna-

tamente, il licenziamento del CFO, il signor I._______), ciò non prova 

tuttavia automaticamente che la registrazione di 154'000 franchi – così 

come tutte le altre registrazioni modificate dalla ricorrente nei conti 2010 – 

sia sbagliata o insostenibile, a tal punto da far ritenere la sussistenza di 

una violazione grave delle disposizioni sulla protezione del capitale. Può 

darsi che la nuova registrazione sia molto più prudente rispetto alla prima. 

Ciò non significa tuttavia ancora che la prima debba automaticamente 

essere considerata come sbagliata, tanto più che in entrambi i casi si tratta 

di una stima, non suffragata dalla necessaria documentazione. 

5.3.2.4 Un ulteriore elemento a sfavore della ricorrente è il fatto che la voce 

contabile « Lavoro in corso » è stata da lei ridotta prudenzialmente da 

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Pagina 27 

154'000 franchi a 20'000 franchi unicamente nei conti 2010, ma non nei 

conti 2011 ove è stato registrato un importo di 140'000 franchi (cfr. conto 

annuale 2011 [atto n. 41 dell’inc. AFC]), ciò malgrado le raccomandazioni 

del nuovo ufficio di revisione di procedere anche per l’anno 2011 ad una 

valutazione più prudente, così come risultante dal punto n. 5 del verbale 

dell’assemblea generale degli azionisti del 23 aprile 2012 (cfr. atto n.  32 

dell’inc. AFC; parimenti consid. 5.3.1.1 del presente giudizio). Ora però, in 

data 23 aprile 2012 l’assemblea generale degli azionisti ha confermato tale 

dato. In tale frangente, non si vede per quale motivo solo il dato 2010 sia 

stato corretto, ma non quello 2011. Contrariamente a quanto sostenuto 

dalla società ricorrente, il Tribunale ritiene che sia a giusto titolo che 

l’autorità inferiore abbia tenuto conto di quanto risultante dai conti 2011, per 

valutare la plausibilità della correzione apportata ai conti 2010.  

I lavori in corso sono naturalmente legati al fatturato di un’impresa, anche 

se questo legame non è matematico. Così, la prassi e la giurisprudenza 

(cfr. sentenza del TF 2C_810/2017 del 16 agosto 2018 consid. 6.5) 

ammettono di prendere in considerazione una frazione (per esempio 1/8) 

della cifra d’affari realizzata nell’esercizio per valutare i lavori in corso del 

periodo. Tuttavia, tra l’esercizio 2010 (anche dopo le modifiche al bilancio 

e al conto economico) e l’esercizio 2011, il fatturato è rimasto stabile a circa 

3,7 milioni di franchi. In questo contesto, è ancora più difficile capire la 

valutazione a posteriori dei lavori in corso per il 2010 a 20'000 franchi, 

allorquando per l’anno successivo, per un fatturato comparabile, i lavori in 

corso sarebbero di 120'000 franchi. 

5.3.2.5 In definitiva, nulla permette di considerare che la contabilizzazione 

nei conti 2010, sotto la voce contabile « Lavori in corso », di un importo di 

154'000 franchi piuttosto che di 20'000 franchi, costituisca nel caso 

concreto una violazione così grave delle regole contabili, sicché la 

deliberazione dell’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011, 

presa sulla base del rapporto di revisione del 14 giugno 2011 che approva 

i conti e la distribuzione, non può essere considerata nulla ab ovo.  

5.4 Voce contabile n. 200080 « Ratei e risconti passivi » (spostamento 

della registrazione contabile della fattura n. 201001250 della M._______ di 

fr. 54'000 dai conti 2010 ai conti 2011). 

5.4.1  

5.4.1.1 Nella decisione impugnata, nella nuova versione dei conti per il 

periodo contabile 2010, alla voce n. 200080 denominata « Ratei e risconti 

passivi », l’autorità inferiore ha constatato la registrazione della fattura 

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Pagina 28 

n. 201001250 emessa dalla società ricorrente in data 30 novembre 2010 

nei confronti della società M._______, per un importo di 54'000 franchi (al 

netto di IVA). Tale fattura risulterebbe essere stata spedita con condizione 

di pagamento di 30 giorni dalla sua data. Dinanzi all’autorità inferiore, la 

ricorrente ha dichiarato che il ricavo derivante da tale fattura sarebbe di 

competenza dell’esercizio contabile 2011 e non, come riportato sulla 

stessa, dell’esercizio contabile 2010, cosicché avrebbe proceduto allo 

spostamento nell’esercizio contabile 2011 di quest’ultima. La ricorrente si 

sarebbe però limitata ad affermare ciò senza comprovare tale evenienza. 

A suo avviso, l’annotazione a mano sulla fattura « lavori 2011 » sarebbe 

insufficiente a giustificare la decisione di spostare l’intero importo di 

54'400 franchi dall’anno contabile 2010 all’anno contabile 2011. In assenza 

di giustificativi, l’autorità inferiore ha dunque ritenuto detta correzione come 

non sufficientemente comprovata. A suo parere, parrebbe trattarsi di una 

correzione che ha sostituito una scrittura corretta con una di pertinenza di 

un altro periodo contabile (cfr. decisione impugnata, consid. 5.6.5.1). 

5.4.1.2 Nel suo ricorso, la società ricorrente indica che la questione 

puntuale della fattura M._______ non sarebbe sostanzialmente mai stata 

tema di discussione con l’autorità inferiore, in ogni caso non in modo 

espressamente dedicato o mediante la richiesta di informazioni e docu-

menti di prova integrativi, come invece sarebbe stato il caso per altre poste, 

non contestate nella decisione impugnata, per le quali essa ha dovuto 

fornire complementi informativi. Per tale motivo, la ricorrente aveva ritenuto 

di aver sufficientemente documentato e giustificato le correzioni contabili, 

avendola fra l’altro anche recepita nella distinta consegnata il 2 dicembre 

2019, allegando una copia della fattura e specificando quanto segue: 

 « […] Dall’analisi delle fatture emesse e dei contratti con i clienti e risultato che 

alla M._______ è stata mandata una fattura per prestazioni nell’anno 2010 ma 

la cui pertinenza era l'anno 2011. Trattandosi di un ricavo anticipato lo stesso 

è stato sospeso a risconto passivo e poi sciolto nell’anno 2011 quando sono 

state effettivamente fornite le prestazioni ed i prodotti […] ».  

Ciò premesso, in merito alla predetta fattura la ricorrente spiega quanto 

segue. Essa indica che la M._______ era una società anonima a cui era 

affidata la creazione, la messa in funzione e la gestione della banca dati 

ufficiale del turismo ticinese, quindi la piattaforma Internet dello stesso, 

nonché di curarne la distribuzione dei contenuti. Essa era detenuta da vari 

enti privati e pubblici del settore turistico, ed e stata assorbita nel 2019 nella 

N._______, mediante fusione. A mente della ricorrente l’emissione 

anticipata della fattura in questione nell’anno 2010 sarebbe stata 

espressamente richiesta da parte della M._______, verosimilmente per 

A-2845/2020 

Pagina 29 

« finalità di budget », ossia per giustificare le necessità di finanziamento 

corrente ai fini della pianificazione budgetaria degli anni seguenti. Essa 

precisa che non si tratterebbe di una prassi isolata e che non sarebbe stata 

la prima volta che la cliente esprimeva una simile esigenza e che ad ogni 

modo la società ricorrente tenderebbe quando possibile ad anticipare la 

fatturazione rispetto allo svolgimento delle prestazioni. lnoltre la 

M._______ sarebbe uno fra i principali clienti della ricorrente in quegli anni 

e sarebbe dunque stato normale che si cercasse di accontentare 

determinate esigenze. La ricorrente indica che le prestazioni inerenti a tale 

fattura sarebbero comunque state effettuate per l’appunto solo nel corso 

dell’anno 2011, ragion per cui si imponeva la corretta delimitazione 

temporale e materiale del relative ricavo, come imposto dal principio 

contabile enunciato all’art. 958b cpv. 1 CO. Prova ne sarebbe che anche il 

pagamento della fattura sarebbe avvenuto nell’anno di effettiva 

competenza, ossia in data 30 dicembre 2011, ossia 13 mesi dopo l’emis-

sione della fattura anticipata (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pagg. 12-13). 

5.4.1.3 Nella sua risposta, l’autorità inferiore indica di ritenere che nel suo 

ricorso la ricorrente avrebbe ammesso di avere emesso una fattura fasulla, 

ovvero di facciata attinente all’anno 2010, ma de facto pertinente a quello 

successivo. A suo avviso, questa contabilizzazione sarebbe avvenuta in 

piena coscienza e intenzione, volendo la società ricorrente cercare di 

« accontentare determinate esigenze » di un suo importante cliente. 

lnoltre, secondo quanto indicato dalla società ricorrente « non si trattava di 

una prassi isolata », e perciò tale comportamento sarebbe « normale ». 

Essa ha poi rilevato che la ricorrente non contesterebbe che la fattura in 

discussione, così come redatta, sarebbe di pertinenza del 2010. Essa 

sarebbe tuttavia da considerare predatata e in realtà attinente al periodo 

successivo. L’autorità inferiore sottolinea che, in base all’art. 958c cpv. 1 

cifra 3 CO, come qualsiasi terzo, essa avrebbe il diritto di affidarsi alla 

veridicità della contabilità redatta, revisionata e approvata di una società. 

Sarebbe dunque inaccettabile che una società emetta, per di più sistemati-

camente ed intenzionalmente, delle fatture predatate. A tal proposito, 

l’autorità inferiore ha precisato che non spetta a lei valutare se una fattura 

palesemente di pertinenza di un periodo fiscale, in realtà sia riferita a un 

altro e non è in qualsiasi caso tollerabile che la società possa trarre da 

questo comportamento un qualsiasi vantaggio legale. Per finire, essa ha 

indicato di ritenere sorprendente che il patrocinatore della ricorrente, dopo 

essersi lamentato delle reiterate (e a suo dire inutili) richieste dell’autorità 

inferiore di produrre tutta la documentazione atta a provare le correzioni 

dei conti, abbia prodotto dei nuovi documenti sostenendo che l’autorità 

inferiore avrebbe dovuto richiederli in maniera più puntuale. L’autorità 

A-2845/2020 

Pagina 30 

inferiore è infatti partita dal presupposto che dopo le ripetute richieste non 

ci fossero altri documenti disponibili. Tanto più ch’essa si è focalizzata 

segnatamente sulla voce « Ratei/Transitori passivi » proprio su proposta 

della ricorrente (cfr. risposta 7 settembre 2020, pag. 6). 

5.4.1.4 Nella sua replica, la ricorrente contesta recisamente le accuse 

dell’autorità inferiore sull’asserita natura « fasulla » della fattura alla 

M._______. Essa indica che, come spiegato nel ricorso, si tratterebbe di 

una modalità di fatturazione richiesta dalla committente (ente pubblico) e 

relativa a prestazioni già deliberate, programmate e poi effettivamente 

finalizzate da lei finalizzate l’anno seguente. Essa precisa che per lei 

sarebbe inoltre usuale fatturare il 30-50% del valore di progetto dopo la 

firma del contratto. Sarebbe dunque anche contabilmente ineccepibile la 

delimitazione temporale effettuata con l’addebito a conto economico della 

posta di transitorio (cfr. replica 16 settembre 2020, pag. 3). 

5.4.2 A tal proposito, il Tribunale rileva che pure per la predetta registra-

zione contabile, lo stesso è di medesimo avviso dell’autorità inferiore. Da 

un esame degli atti, risulta chiaramente che la fattura della M._______ 

(cfr. doc. T prodotto dalla ricorrente) per un importo totale di 54'000 franchi 

è datata 30 novembre 2010, pagabile entro 30 giorni dalla sua emissione. 

Ne consegue che il pagamento di detta fattura doveva avvenire formal-

mente nell’anno 2010 e non nell’anno 2011. Per tale motivo, è a giusto titolo 

che la predetta fattura è stata registrata sotto la voce contabile « Ratei e 

risconti passivi » nei conti 2010 e non nei conti 2011. In tale frangente, la 

semplice annotazione a mano sulla fattura « Lavori 2011 », apposta da una 

persona non meglio precisata, non è un elemento sufficiente tale da fare 

ritenere che la fattura debba essere attribuita all’anno 2011 e non all’anno 

2010. I motivi che hanno spinto la società ricorrente ad emettere detta 

fattura in data 30 novembre 2010 sono qui ininfluenti. Poco importa dunque 

sapere se si tratta di una fattura emessa « anticipatamente » rispetto 

all’effettiva erogazione dei servizi oppure di una fattura « fittizia » ai fini 

degli accordi presi o meno con la società M._______. Rimane il fatto che 

detta fattura, visto il suo contenuto, risulta formalmente di pertinenza dei 

conti 2010. In assenza di giustificativi o documenti comprovanti la prassi in 

essere tra la ricorrente e la M._______, rispettivamente gli accordi presi in 

merito ai servizi oggetto della fattura 30 novembre 2010, il Tribunale non 

intravvede alcun valido motivo per ritenere che detta registrazione sia stata 

fatta in violazione delle disposizioni sulla protezione del capitale.  

Ora, lo si ribadisce ancora, oggetto del litigio non è la questione a sapere 

come, secondo le regole del diritto contabile, questa fattura dovrebbe 

A-2845/2020 

Pagina 31 

essere contabilizzata, bensì unicamente la questione a sapere se l’omis-

sione della scrittura transitoria negli iniziali conti 2010 costituisce una tale 

violazione di queste regole da rendere conseguentemente nulla la delibe-

razione dell’assemblea generale degli azionisti del 25 luglio 2011. 

Anche in questo caso, le critiche mosse dalla ricorrente nei confronti 

dell’autorità inferiore, circa il fatto che non le avrebbe chiesto i documenti 

giustificativi od ulteriori ragguagli, non le sono qui di alcun aiuto. Come 

detto per la voce contabile « lavori in corso », a cui si rinviano le parti per i 

dettagli (cfr. consid. 5.3.2.2 del presente giudizio), spettava infatti alla 

ricorrente produrre i documenti destinati a provare la gravità del vizio nei 

conti 2010, dal momento che è lei a sostenere che la fattura è di rilevanza 

dell’anno 2011. Non essendo stata in grado di farlo, essa ne deve 

sopportare le conseguenze.  

5.5 Voce contabile « Ratei e risconti passivi » (aggiunta ai conti 2010 della 

nuova registrazione contabile « Accantonamento ferie » di fr. 61'400). 

5.5.1  

5.5.1.1 Nella decisione impugnata, sempre alla voce « Ratei e risconti 

passivi », l’autorità inferiore ha analizzato la nuova registrazione contabile 

denominata « Accantonamento ferie » (il cui conto di contropartita è 

nominato « altri costi del personale ») dell’ammontare di 61'400 franchi. A 

tal proposito, l’autorità inferiore indica che la società ricorrente non avrebbe 

fornito alcun dettaglio riguardo tale importo. Essa indica che la ricorrente 

le avrebbe indicato che la somma di 61'400 franchi sarebbe stata definita 

sulla base di una stima per rapporto ai periodi contabili successivi, in 

particolare a quello del 2012. Tuttavia, nella dichiarazione di completezza 

indirizzata alla H._______, l’allora ufficio di revisione, rappresentando il 

consiglio di amministrazione avrebbe confermato firmando che « il costo 

del personale al 31 dicembre 2010 per complessivi 2'244'738 franchi 

risulta completo » e che « il suo valore rappresenta effettivamente il costo 

di competenza d’esercizio ». Trattandosi di una semplice stima, basata su 

un periodo contabile futuro e in assenza di prove a sostegno di tale 

modifica, l’autorità inferiore ha dunque ritenuto detta correzione come non 

sufficientemente comprovata (cfr. decisione impugnata, consid. 5.6.5). 

5.5.1.2 Nel suo ricorso, la ricorrente lamenta che la predetta registrazione 

contabile non sarebbe stata approfondita in contradditorio in occasione 

delle ispezioni o nell’ambito delle richieste di complementi informativi scritti 

richiesti dall’autorità inferiore. Per tale motivo, essa aveva ritenuto di aver 

sufficientemente giustificato detta correzione, avendola peraltro recepita 

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Pagina 32 

pure nella distinta consegnata di cui al doc. P, in cui constatava nella rela-

tiva rubrica « nel bilancio H._______ non figurava alcun accantonamento 

per ferie accumulate e non consumate da parte dei dipendenti » e che 

« l’analisi delle ferie ha evidenziato come vi fosse un accumulo di ferie non 

usufruite / consumate da parte dei dipendenti. La valorizzazione delle 

ore/giorni ha portato alla quantificazione, e conseguente contabilizzazione, 

del debito accumulato per ferie non usufruite per un ammontare di 

CHF 61'400 ». La ricorrente precisa che nel caso della voce contabile 

« accantonamento ferie » si tratterebbe di una posta di transitorio passivo 

e, di fatto, di un effettivo debito della società alla chiusura d’esercizio. Il 

fatto che nella chiusura dell’esercizio contabile 2010 una tale registrazione 

non sia stata fatta, sarebbe sicuramente in contrasto con le norme che 

impongono di contabilizzare il costo relativo alle ferie non godute dal 

personale dipendente, che rappresenterebbero un costo di competenza 

dell’esercizio in cui sono maturate e non dell’esercizio in cui saranno 

liquidate o fruite. Sarebbe dunque a giusto titolo che tale registrazione 

contabile sarebbe stata inserita fra le operazioni correttive nella revisione 

straordinaria dei conti 2010. Ciò indicato, a sostegno della fondatezza e 

congruità della valutazione dell’importo contabilizzato per le ferie non 

godute in 61'400 franchi essa ha prodotto i docc. V1, V2 e V3 – non prodotti 

in precedenza dinanzi all’autorità inferiore, in quanto all’epoca quest’ultima 

non le avrebbe chiesto ulteriori chiarimenti al riguardo – e meglio: un’estra-

zione dagli archivi del sistema informativo Livelink relativa alle vacanze del 

personale impiegato in quel periodo e tabella completa ricostruita a 

« ritroso » sulla base dei dati reperiti che riporterebbe le modalità di calcolo 

adottate. Da tali distinte risulterebbe che per la valorizzazione contabile 

delle ferie non godute sarebbe stata utilizzata una tariffa di costo orario 

unitaria per tutti i dipendenti di 50 franchi all’ora, criterio che sarebbe stato 

poi applicato anche in seguito, come si evincerebbe dalla tabella relativa 

all’anno 2012. A suo avviso detti documenti permetterebbero di comprova-

re che al 31 dicembre 2010 vi fosse effettivamente un saldo per ferie non 

godute di dipendenti, quantificabile in oltre 150 giorni e che dunque una 

registrazione correttiva in tal senso andava fatta. Essa precisa poi che né 

nella documentazione societaria, né nelle carte di lavoro del revisore 

figurerebbero i dettagli delle calcolazioni effettuate a suo tempo, ragion per 

cui non sarebbe stato possibile ricostruire esattamente l’importo di 

61'400 franchi. Anche in tale contesto richiama quanto indicato per i lavori 

in corso in merito alla dichiarazione di completezza, sostenendo che detto 

documento non liberebbe l’ufficio di revisione dai propri obblighi di 

diligenza. Sarebbe dunque a giusto titolo che la registrazione correttiva è 

stata effettuata, le affermazioni nella dichiarazione di completezza non 

A-2845/2020 

Pagina 33 

implicando alcuna limitazione in tal senso (cfr. ricorso 2 giugno 2020, 

pagg. 13-15). 

5.5.1.3 Nella sua risposta, l’autorità inferiore indica che nemmeno dai nuovi 

documenti prodotti dalla ricorrente in sede ricorsuale emergerebbe l’am-

montare della correzione pari a 61'400 franchi. Anzi, una parte dei giorni di 

ferie risulterebbe tuttora stimata sulla base delle ferie non godute di due 

anni dopo. Non sarebbe nemmeno lecito sapere su cosa si basi il valore 

univoco e forfettario di 50 franchi al giorno. Infine, contesta la qualifica del 

transitorio per ferie non godute come un debito della società. Essa si 

baserebbe sulla finzione che tutti i dipendenti sciolgano il proprio contratto 

di lavoro per la fine dell’esercizio 2010. Questo ammontare non potrebbe 

certo essere contabilizzato nel capitale di terzi o come accantonamento, 

non per nulla lo stesso sarebbe stato considerato dalla ricorrente come un 

transitorio passivo (cfr. risposta 7 settembre 2020, pag. 6). 

5.5.1.4 Nella sua replica, la ricorrente conferma che si tratta effettivamente 

di una posta di transitorio passivo, fondata sul principio della corretta 

delimitazione temporale di ricavi e costi. A suo avviso, con le proprie presta-

zioni, svolte in eccesso dai dipendenti in luogo di godere delle vacanze, 

l’azienda realizzerebbe maggiori ricavi, che andrebbero dunque delimitati 

alla chiusura d’esercizio, in quanto economicamente di pertinenza di un 

esercizio successivo, in cui il dipendente lavorerà meno, in quanto godrà 

del recupero delle ferie. In applicazione di tale principio contabile, la 

commisurazione del « valore » delle ferie non godute avverrebbe secondo 

la finzione dell'interruzione dei rapporti di lavoro alla chiusura d’esercizio, 

ma sarebbe di principio solo una modalità di calcolo. Da un punto di vista 

più giuridico, tuttavia, si potrebbe anche ritenere un autentico debito della 

società nei confronti dei dipendenti. La ricorrente indica poi che nella prassi 

contabile una simile registrazione correttiva non sarebbe soltanto opportu-

na ma anche obbligatoria, e dovrebbe dunque essere effettuata: nella 

prima versione dei conti 2010 mancava invece del tutto. La determinazione 

di tale valore può magari essere opinabile o possono esservi parametri 

alternativi, ma i criteri da lei adottati sarebbero comunque ritenuti difendibili 

e non sarebbero mai stati oggetti di contestazione da parte dell’autorità 

fiscale cantonale (cfr. replica 16 settembre 2020, pag. 3). 

5.5.2  

5.5.2.1 A tal proposito, ancora una volta, il Tribunale rileva come quanto 

osservato dall’autorità inferiore sia qui condivisibile. Innanzitutto, come per 

le altre due voci contabili appena controllate, si constata che in correlazione 

ai costi del personale l’ufficio di revisione non ha rilevato alcun errore nei 

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Pagina 34 

conti 2010 (cfr. rapporto di revisione limitata del 14 giugno 2011 [atto n. 43 

dell’inc. AFC]). I costi del personale di complessivi 2'244'738 franchi – voce 

contabile « spese per il personale » nei conti 2010 (cfr. citati conti allegati 

all’atto n. 43 dell’inc. AFC) – sono stati peraltro confermati dal signor 

B._______ nella dichiarazione di completezza del 14 giugno 2011 (cfr. atto 

n. 40 dell’inc. AFC; parimenti consid. 5.5.1.1 del presente giudizio). Come 

già precisato in precedenza (cfr. consid. 5.3.2.3 del presente giudizio), si 

ribadisce che il Tribunale non ha motivo di dubitare dell’operato dell’ufficio 

di revisione, né di ritenere di principio che i costi del personale registrati 

siano talmente sbagliati da costituite una violazione delle disposizioni sulla 

protezione del capitale. In tale contesto, spetta alla società ricorrente pro-

vare che nei conti 2010 è stata dimenticata la voce contabile « accantona-

mento ferie » nonché il suo importo e soprattutto che il fatto di averla di-

menticata costituisce un errore talmente grave, da costituire una violazione 

delle disposizioni sulla protezione del capitale. In merito alle critiche mosse 

dalla ricorrente nei confronti dell’autorità inferiore circa la mancata richiesta 

di documenti giustificativi, vale quanto già indicato al consid. 5.3.2.2 del 

presente giudizio, a cui si rinviano le parti per i dettagli. Per quanto qui 

necessario, il Tribunale sottolinea che spetta alla società ricorrente 

produrre i documenti giustificativi a comprova delle sue allegazioni, a 

prescindere da un invito o meno a farlo da parte dell’autorità inferiore. Detta 

censura non le è pertanto di alcun aiuto. 

5.5.2.2 Ciò premesso, il Tribunale osserva che i documenti prodotti dalla 

società ricorrente in sede ricorsuale non permettono di ritenere in maniera 

inequivocabile che per l’esercizio 2010 è stata dimenticata la voce conta-

bile « accantonamento ferie » per un importo di 61'400 franchi, per i motivi 

seguenti. Il Tribunale prende atto che la ricorrente non è riuscita a reperire 

i documenti relativi al calcolo dell’importo di 61'400 franchi e che dunque 

mancano i giustificativi indicando che i documenti V1, V2 e V3 rendereb-

bero comunque plausibile detto importo. Di fatto, si deve dunque constata-

re che nel caso di detta voce contabile si è in presenza di una stima. Ora 

la stima effettuata dalla ricorrente si fonda non solo su dati riferiti al 2010 

ma in parte anche su dati riferiti al 2011 (cfr. doc. V2 del ricorrente, ove 

viene chiaramente precisato « Stima partendo dal saldo vacanze al 

31.12.2011 »). Non è poi chiaro su cosa si basi il valore univoco e forfettario 

di 50 franchi al giorno, preso in considerazione dalla ricorrente. Si tratta in 

ogni caso, di una stima basata sul futuro, che come tale non permette di 

ritenere che i conti 2010 erano sbagliati a tal punto da fondare una 

violazione delle disposizioni sulla protezione del capitale. 

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Pagina 35 

5.5.2.3 Che i parametri adottati dalla ricorrente nella valutazione della voce 

contabile siano o meno stati oggetto di contestazione da parte dell’autorità 

fiscale cantonale non è poi qui determinante. Nel caso concreto non si 

tratta di sapere se la ricorrente poteva o meno correggere detta voce 

contabile dal punto di vista delle imposte dirette quale caso di « Bilanzbe-

richtigung » (cfr. consid. 5.2 del presente giudizio). Lo si ricorda ancora, dal 

punto di vista dell’imposta preventiva, si tratta unicamente di sapere se tale 

registrazione era talmente sbagliata da far ritenere che le disposizioni sulla 

protezione del capitale sono state violate a tal punto da rendere nulla la 

deliberazione dell’assemblea generale. Ora, come visto, la ricorrente non 

è riuscita a provare che ciò fosse il caso.  

5.6 Visto quanto precede, il Tribunale giunge alla conclusione che le 

correzioni apportate dalla società ricorrente ai conti 2010 – in particolare le 

tre correzioni principali esaminate poc’anzi (cfr. considd. 5.3-5.5 del 

presente giudizio) – non rappresentano degli errori così gravi da far ritenere 

la sussistenza di una violazione delle disposizioni sulla protezione del 

capitale relative alla distribuzione di dividendi di cui all’art. 675 cpv. 2 CO e 

dunque come nulla ex art. 706b cifra 3 CO la deliberazione dell’assemblea 

generale degli azionisti del 25 luglio 2011 sulla distribuzione del dividendo 

(cfr. consid. 4.4.4.2 del presente giudizio) o qualsiasi altro vizio che porti 

alla nullità ab ovo della decisione aziendale. In tale contesto, non è determi-

nante sapere se gli errori contabili sono stati provati o meno dalla ricorren-

te, come neppure se gli stessi rientrano nella categoria delle rettifiche o 

delle modifiche di un bilancio. È sufficiente che tali errori, quand’anche 

esistano, non risultino così gravi da rendere la deliberazione dell’assem-

blea generale degli azionisti come nulla.  

A titolo abbondanziale, il Tribunale rileva che, quand’anche si fosse 

ipoteticamente tenuto conto unicamente di queste tre correzioni contabili 

nel calcolo del capitale proprio disponibile – così come riportato nel 

conteggio dell’autorità inferiore, effettuato a titolo puramente esempli-

ficativo e abbondanziale (cfr. decisione impugnata, consid. 5.6.6; risposta 

7 settembre 2020, pag. 6 seg.) –, sarebbe comunque risultato un utile di 

bilancio tale da permettere la distribuzione del dividendo di 100'000 franchi. 

Poco importa sapere se tale conteggio sia corretto o meno, come invece 

censurato dalla società ricorrente (cfr. ricorso 2 giugno 2020, pagg. 15-16), 

dal momento che la stessa non è comunque riuscita a dimostrare che nel 

caso delle tre correzioni si è in presenza di errori così gravi da far ritenere 

una violazione grave delle disposizioni sulla protezione del capitale, tali da 

rendere nulla la deliberazione sulla distribuzione di dividendo. 

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