# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3db68188-19e7-5fbf-a289-96ad16147a60
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-07-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 10.07.1996 90.1995.48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1995-48_1996-07-10.html

## Full Text

Incarto n.

  90.95.00048

  	
  Lugano

  10 luglio 1996

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliera

  	
  Daniela Regazzi

  

 

visto
il ricorso del 21 aprile 1995 della ditta

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________,  

  rappr. da: avv. __________
  __________, ____________________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione no. __________del __________marzo 1995
  del Consiglio di Stato di approvazione definitiva del PR di __________;

   

  viste le osservazioni del __________ giugno 1995 del
  Comune di __________ e la risposta no. __________del __________ giugno 1995
  del Consiglio di Stato;

   

  letti ed esaminati gli atti;

   

  esperiti i necessari accertamenti;

  

 

 

r
i t e n u t o,

 

in
fatto

 

                                   a.   La ditta __________
__________ è proprietaria del mappale no. __________sito in località
“__________ __________ __________ ”-__________ del Comune di __________.

 

 

                                  b.   Con messaggio 13
marzo 1985 e 7 dicembre 1987 il Municipio di __________ ha sottoposto il
progetto di PR al Consiglio Comunale che ne ha deciso l’adozione il 22 febbraio
1988.

Tale piano prevedeva l’inserimento del fondo della ricorrente in zona delle
cave, sorgendo su di esso uno stabilimento adibito alla lavorazione del
granito.

 

 

                                   c.   Il 24 febbraio 1989
il Municipio di __________ ha presentato al Consiglio di Stato formale domanda
d’approvazione del PR.

Con decisione no. __________del __________marzo 1992 il Governo ha quindi
approvato il PR all’esame. Nell’ambito di quest’approvazione il Consiglio di
Stato ha però rilevato che la creazione di una zona cave in località
“__________ __________ __________ ”-__________ era incompatibile con i principi
pianificatori vigenti, trattandosi di un’area comprendente un’unica particella,
per di più isolata dal resto del comprensorio destinato agli insediamenti e
inoltre inserita in un vasto comprensorio idoneo allo sfruttamento agricolo
(zona SAC). Il Governo non ha quindi approvato questo azzonamento ritenendo più
corretta un’assegnazione di questo fondo alla zona agricola. Esso ha comunque
ordinato al Municipio di procedere alla pubblicazione dei suoi intenti per un
periodo di 30 giorni per dare così facoltà agli interessati di inoltrare
eventuali osservazioni in merito a salvaguardia del diritto di essere sentiti
prima dell’emanazione della decisione finale (cfr. decisione governativa pag.
70 punto 7).

 

 

                                  d.   In data 19 giugno
1992 la ditta __________ __________ ha quindi inoltrato le proprie osservazioni
al riguardo rilevando che l’attività artigianale svolta sul mappale interessato
è di vitale importanza per il Comune in quanto occupa otto dipendenti e due
titolari, ciò che giustifica una sua assegnazione alla zona delle cave.

 

 

                                   e.   Con decisione no.
__________del __________marzo 1995 il Consiglio di Stato ha definitivamente
risolto di non approvare la zona cave (Ca) prevista sul particellare no.
__________ (e meglio come indicato nell’allegato no. 5 della risoluzione) e ha
quindi attribuito il fondo alla zona agricola circostante. In sostanza in
questa risoluzione governativa sono state riprese le medesime argomentazioni
già espresse nella precedente decisione del 24 marzo 1992 di approvazione del
PR.

 

 

                                    f.   Contro questa
decisione la ditta __________ è insorta davanti a questo Tribunale, con
impugnativa del 21 aprile 1995.

In particolare essa evidenzia come una limitazione delle possibilità di
sfruttamento edilizio del proprio fondo dovuta appunto all’assegnazione del
mappale alla zona agricola, metta in seria difficoltà la continuazione
dell’attività su di esso svolta venendo meno la possibilità d’ampliamento e di
modernizzazione dell’esercizio. Essa rileva come le cave di granito siano una
realtà importante per la località e quindi chiede che la sua particella venga
reinserita in zona delle cave.

 

                                  g.   Con osservazioni del
21 giugno 1995 al ricorso il Comune di __________ ha dichiarato di condividere
le censure sollevate dai ricorrenti, riconfermandosi nella propria impugnativa
al Consiglio di Stato. Dal canto suo il Governo, con risposta del 14 giugno
1995 chiede la reiezione del ricorso in sostanza per i medesimi motivi già
svolti nella risoluzione impugnata.

 

 

                                  h.   In data 3 ottobre
1995 è stato esperito un sopralluogo nell’ambito del quale le parti si sono
riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande.

 

 

c
o n s i d e r a t o,

 

in
diritto

 

 

                                   1.   A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al TPT entro 30
giorni dalla notificazione.

                                         L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett.
c, modificata dal 15.3.1995).

                                         Il disposto va
interpretato alla luce dell’art. 33 cpv. 3 lett. a LPT che impone al diritto
cantonale di garantire la legittimazione a ricorrere almeno nella stessa misura
di quella prevista per il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale. 

                                         Ciò premesso, il ricorso,
intimato nel termine di 30 giorni di cui all’art. 38 LALPT, é tempestivo. La
legittimazione ricorsuale è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. c LALPT.

 

                                   2.   Il comune gode di
autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola
esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del
comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il
comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del
territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti).

                                         L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò significa
controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle scelte pianificatorie
comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo con l’autonomia 
riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2 cpv. 3 LPT: “Le
autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle autorità
loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i loro
compiti”. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente sostituire il
proprio apprezzamento a quello  del comune, ma deve rispettarne il diritto di
scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna. Il
Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la
soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente
insostenibile. Nella sua veste di autorità superiore di vigilanza esso veglia
affinché la pianificazione comunale rispetti il diritto e segnatamente i
principi pianificatori fondamentali enunciati dalla LPT, si conformi alla
pianificazione cantonale, in particolare al Piano direttore (art. 6 LPT) e si
armonizzi convenientemente con quella dei comuni vicini e regionale. Se il PR
presentatogli per approvazione non risponde a questi requisiti o appare per
altri versi insostenibile il Consiglio di Stato o lo rinvia sui punti difformi
ordinando al Comune di procedere alle necessarie varianti oppure modifica il
piano d'ufficio (art. 37 LALPT). 

                                         Di norma l'autonomia
comunale vuole che si segua la prima via. L'approvazione del PR da parte del
Consiglio di Stato quale autorità superiore di vigilanza non muta, malgrado
l'effetto costitutivo di cui è munita, la natura del piano che è e rimane di
diritto comunale. L'autorità di approvazione non può attraverso una modifica
d'ufficio del PR sostituirsi al comune nell'ambito delle sue competenze,
statuendo in suo luogo e vece contro la sua volontà, eludendo il processo di
formazione democratica della volontà comunale: "nell'ambito della
procedura approvativa il governo è unicamente autorizzato a decidere ev.
modifiche del PR se il loro contenuto è chiaramente definibile e la modifica
serve a emendare carenze o errori pianificatori evidenti " (DTF 111 Ia
69-70, consid. 3d, rilievo nostro). Così quando la soluzione può essere una
sola, senza possibili alternative (A. Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie
in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep. 1991, pag. 45 seg.,
in part. pag. 55).

                                         Quanto al Tribunale della
pianificazione del territorio non dispone, contrariamente al Consiglio di Stato,
del sindacato d’opportunità (tranne, come nella fattispecie, in applicazione dell’art.
33 cpv. 3 lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una modifica d’ufficio del
PR). Il ricorso è infatti proponibile solo contro la violazione del diritto (in
particolare contro l'errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla
legge o risultante implicitamente da essa, l'apprezzamento giuridico erroneo di
un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere, la violazione di una norma essenziale
di procedura) e contro l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti
per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3 LALPT). 

 

                                   3.   Scopo
essenziale della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione
del suolo e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).

                                         La LPT riprende e sviluppa
tale postulato. Secondo l’art. 1 LPT il suolo dev’essere utilizzato con misura,
l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo
scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni
della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,
come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio. Deve garantire la
difesa nazionale. Giusta l’art. 3 LPT il paesaggio va tutelato sia mantenendo sufficienti
superfici coltive per l’agricoltura, sia integrando in esso gli insediamenti,
conservando i siti naturali e gli spazi ricreativi, permettendo al bosco di
adempiere le sue funzioni. Gli insediamenti vanno strutturati secondo i bisogni
della popolazione e limitati nella loro estensione. Si dovrà aver cura di
preservare l’abitato da immissioni nocive e moleste, di inserire molti spazi
verdi e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. Si tratta di esigenze
spesse volte contrastanti, di una realtà troppo complessa per poter essere
gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche. In realtà, solo
un’attenta ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco
consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni
del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo
sviluppo armonioso, che rispetti la natura e più specificamente l’ambiente,
rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della
popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461 consid.
5a).

 

                                   4.   Nel caso in esame la
contestazione verte sull’attribuzione alla zona agricola del mappale della
ricorrente, la quale vi si oppone chiedendone l’inserimento in zona delle cave
(Ca) per i motivi di cui si è detto in precedenza.

A mente di questo Tribunale la censura ricorsuale volta all’annullamento della
modifica d’ufficio deve essere respinta.

L’esame degli atti processuali e il sopralluogo hanno in effetti evidenziato
che l’attribuzione del fondo no. __________ alla zona delle cave non
s’inserisce in un disegno pianificatoriamente coerente e razionale. Infatti
benché sul mappale è presente un capannone nel quale viene svolta la
lavorazione del granito, il fondo medesimo risulta inserito in un vasto
comprensorio di notevole pregio agricolo che il Piano Direttore ha assegnato
alle superfici per l’avvicendamento colturale (SAC).

Ora giusta la Legge cantonale sulla conservazione del territorio agricolo (LTAgr),
creata con il preciso intento di salvaguardare il più possibile le aree
agricole che negli ultimi decenni in Ticino hanno registrato una drastica
diminuzione, i Comuni sono tenuti ad assegnare alla zona agricola dei loro PR
il territorio agricolo cantonale rappresentato graficamente nel PD (art. 4 cpv.
1), del quale fanno pure parte, come precisato nell’art. 5 lett. a della
medesima legge, le superfici SAC. Ne risulta che un diverso azzonamento di
questi comparti è possibile solo per motivi di ordine pianificatorio
particolarmente importanti, ovvero per reali bisogni che non permettono un
diverso azzonamento.

Ciò non risulta essere il caso nella fattispecie concreta.

La medesima attività che viene svolta su questo particellare può in effetti
essere esercitata anche all’interno della zona industriale prevista a PR, nella
quale sussiste senz’altro ancora spazio per nuovi insediamenti. Non esiste del
resto nel Comune la necessità di creare nuovi spazi industriali-artigianali,
specialmente se concernono singoli particellari sparsi qua e là. Inoltre l’istituzione
di una zona cave in questo comparto imporrebbe al Comune la realizzazione di
determinate infrastrutture che provocherebbe dei costi non giustificabili dalle
circostanze, ritenuto che l’intero comparto circostante è adibito alla zona
agricola. 

Va pertanto concluso che l’interesse pubblico volto da un lato ad un uso
parsimonioso del suolo, rispettivamente alla concentrazione delle attività sul
territorio e dall’altro alla tutela del paesaggio attraverso il mantenimento di
sufficienti superfici coltive idonee all’agricoltura, è in concreto sicuramente
preminente rispetto all’interesse privato della ricorrente volto esclusivamente
alla possibilità di poter potenziare la loro attività. Interesse quest’ultimo
peraltro soddisfatto, ritenuto che recentemente la ricorrente ha ottenuto una
licenza edilizia per un ampliamento del suo capannone sul mapple no. __________
, come confermatoci dal patrocinatore con scritto del 5 giugno 1996.

Per tutti questi motivi, l’impugnativa dell’insorgente viene respinta e percontro
confermata la modifica d’ufficio operata dal Consiglio di Stato.

Tasse e spese di giudizio seguono la soccombenza.

Visti gli articoli di legge applicabili alla fattispecie,

 

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

                                   2.   Ia ricorrente è condannata
al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese per complessivi fr. 700.--.

                                   3.   Intimazione:                  -
Avv. __________ __________, __________ 

                                       - Municipio di _________

                                       - Consiglio di Stato, _________

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             _____________

 

Tribunale
della pianificazione del territorio

Il
presidente                                                           Il
segretario