# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e4dbcb68-b24b-5972-8076-94789ba034b5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-02-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.02.2012 D-754/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-754-2010_2012-02-10.pdf

## Full Text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t

T r i buna l   adm in i s t r a t i f   f édé ra l

T r i buna l e   ammin i s t r a t i vo   f ede ra l e

T r i buna l   adm in i s t r a t i v   f ede ra l

   

Corte IV
D­754/2010

Sen t e n z a   d e l   1 0   f e bb r a i o   2 0 1 2

Composizione Giudice Pietro Angeli­Busi, giudice unico,
con l'approvazione del giudice Martin Zoller;
cancelliere Andrea Pedrazzini.

Parti A._______, nato il (…),
Costa d'Avorio,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,   
autorità inferiore. 

Oggetto Asilo e allontanamento;
decisione dell'UFM del 5 gennaio 2010 / N […].

D­754/2010

Pagina 2

Fatti:

A. 
Il (…), il ricorrente ­ originario di B._______ ­ ha presentato una domanda 
di asilo in Svizzera. Ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di rilievo 
(cfr. verbali di audizione dell'8 aprile 2008  [di seguito: verbale 1] e del 9 
agosto  2008  [di  seguito:  verbale  2])  di  essere  espatriato  perché  la 
pressione e le minacce dei vicini, che rimproveravano a lui ed ad un'altra 
persona la loro appartenenza ai ribelli, si sarebbero fatte insopportabili.

B. 
Con  decisione  del  5  gennaio  2010,  notificata  al  ricorrente 
l'8 gennaio 2010 (cfr. atto A19/2), l'UFM ha respinto la succitata domanda 
di asilo. Detto Ufficio ha pure pronunciato  l'allontanamento del ricorrente 
dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  suo  Paese  di 
origine siccome lecita, esigibile e possibile.

C. 
L'8  febbraio  2010,  il  ricorrente  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  menzionata 
decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  della 
decisione  impugnata  nonché  la  concessione  dell'asilo  e,  in  via 
subordinata,  il  rinvio  degli  atti  all'autorità  inferiore  per  nuovo  esame, 
oppure la concessione dell'ammissione provvisoria. Ha presentato altresì 
una  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo.

D. 
Il 15 febbraio 2010, con decisione incidentale, il Tribunale ha considerato 
il  gravame  privo  di  probabilità  di  esito  favorevole  ed  ha  respinto  la 
summenzionata  domanda  di  assistenza  giudiziaria.  Ha  quindi  invitato  il 
ricorrente  a  versare  un  siffatto  anticipo  di  CHF 600.­  a  copertura  delle 
presumibili  spese  processuali,  con  comminatoria  di  inammissibilità  del 
ricorso, in caso di mancato versamento di detto anticipo.

E. 
Il  19  febbraio  2010,  il  ricorrente  ha  tempestivamente  versato  l'anticipo 
richiesto.

D­754/2010

Pagina 3

Diritto:

1. 

1.1. Le procedure  in materia di asilo sono  rette dalla  legge  federale del 
20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla 
legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF, 
RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, 
RS 173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998  sull'asilo  [LAsi, 
RS 142.31] non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).

1.2.  Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di 
estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in 
cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e art. 83 lett. d 
cpv. 1 LTF). 

2. 
V'è motivo di entrare nel merito del  ricorso che adempie  le condizioni di 
ammissibilità di cui agli art. 48 e 52 PA, nonché 108 cpv. 1 LAsi.

3. 

3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF, 
nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione 
impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può 
svolgersi in tale lingua.

3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed 
il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua,  di  modo  che  la  presente 
sentenza va redatta in italiano.

4. 
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere  vincolato  dai 
motivi  invocati  dalle  parti  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della 
decisione impugnata (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit 
administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5).

5. 

5.1. Nella decisione  impugnata,  l'UFM ha considerato che  le allegazioni 
presentate  dal  richiedente  non  soddisferebbero  le  condizioni  di 

D­754/2010

Pagina 4

verosimiglianza  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  di  modo  che  ci  si  potrebbe 
esimere  dall'esaminare  la  rilevanza  dei  fatti  addotti  in  materia  di  asilo. 
Segnatamente, nel quadro della seconda audizione, egli non avrebbe più 
menzionato  la  sua  detenzione.  Inoltre,  egli  si  sarebbe  contraddetto 
adducendo  dapprima  che  i  campi  militari  nel  villaggio  di  C._______ 
sarebbero stati  20 e,  in  seguito, avrebbe addotto  che  "non ve ne erano 
molti".  In  aggiunta,  il  racconto  dell'interessato  sarebbe  relativamente 
sommario, ad esempio riguardo agli ultimi problemi riscontrati poco prima 
di  espatriare  ed  in  merito  alla  sua  esperienza  al  campo  militare  di 
C._______. Non da ultimo,  l'UFM ha ritenuto contrario a qualsiasi  logica 
che l'interessato, nel (…) 2002, abbia lasciato B._______ per avvicinarsi 
a zone di guerra, allorché la maggior parte dei cittadini ivoriani tentavano 
di  raggiungere  il  sud  del  Paese.  In  conclusione,  l'UFM  ha  negato  la 
qualità  di  rifugiato  all'interessato.  Di  conseguenza,  non  gli  sarebbe 
applicabile  il  principio  del  divieto  di  respingimento  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento  sarebbe  ammissibile,  ritenuto  che  non  vi  sarebbero 
indizi  circa  il  rischio  di  esposizione  a  trattamenti  contrari  all'art.  3  della 
convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo 
e delle  libertà  fondamentali  (CEDU, RS 0.101). Detto Ufficio ha,  altresì, 
considerato  che  né  la  situazione  politica  del  Paese  di  origine,  né  altri 
motivi  relativi  al  richiedente  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico,  si 
opporrebbero  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  medesimo  in  detto 
Paese.

5.2.  Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti  in  corso  di  procedura,  il 
ricorrente  contesta  la  decisione  dell'UFM.  Innanzitutto,  egli  nega  di  non 
aver menzionato la sua detenzione nella seconda audizione, in quanto vi 
avrebbe  fatto  un  breve  riferimento,  dichiarando:  "ils m'ont mis  dedans", 
intendendo che sarebbe stato  incarcerato. L'interessato afferma,  inoltre, 
che,  riguardo ai  campi militari presenti a C._______, avrebbe dichiarato 
anche nella prima audizione che "non ve ne erano molti" e che "forse vi è 
stato un errore". Egli, in aggiunta, contesta che le sue dichiarazioni siano 
vaghe e poco circostanziate,  adducendo di  aver  cercato di  fornire  tutti  i 
dettagli  in  merito  alla  sua  vicenda  e  fa  valere  che  il  giudizio  circa  la 
verosimiglianza  delle  sue  dichiarazioni  dovrebbe  essere  il  frutto  di  una 
valutazione  di  insieme  e  non,  come  fatto  dall'UFM,  il  risultato 
dell'estrapolazione  di  qualche  dichiarazione  generica.  Inoltre,  circa  la 
logica del suo comportamento, l'insorgente rammenta che, a quell'epoca, 
egli  era  solo  un  bambino  di  dieci  anni  che  raggiungeva  la  madre.  In 
aggiunta, egli sostiene che l'esecuzione dell'allontanamento non sarebbe 
ammissibile,  in  quanto  rischierebbe  di  essere  sottoposto  a  trattamenti 
inumani e degradanti proibiti dall'art. 3 CEDU. Infine, bisognerebbe tenere 

D­754/2010

Pagina 5

in  considerazione  la  sua  età  e  il  fatto  che,  contrariamente  a  quanto 
sostenuto dall'UFM, non avrebbe più famigliari in Patria.

6. 

6.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  di  origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 
per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere 
esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 
a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure 
che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile.  Occorre  altresì 
tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 
LAsi).

6.2.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7 LAsi,  delle dichiarazioni  determinanti 
rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un 
grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante 
sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria 
(cfr. Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 
ricorso  in  materia  di  asilo  [GICRA]  1993  n.  21).  In  altri  termini,  le 
dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni, 
precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione 
(altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra 
loro  e  nemmeno  con altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla 
verosimiglianza dev'essere il frutto di una valutazione complessiva, e non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da 
consentire  di  limitare  al minimo  il  rischio  dell'approssimazione,  ovvero  il 
pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di 
civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GICRA 
1995 n. 23).

7. 

7.1. Le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente  in corso di procedura si 
esauriscono in mere ed imprecise affermazioni di parte, non corroborate 
dal  benché  minimo  elemento  di  seria  consistenza.  In  particolare,  le 
asserzioni del ricorrente in merito al suo arresto, alla morte della madre, 
alla  sua  detenzione,  al  suo  addestramento,  alla  sua  vita  nel  campo dei 
"ribelli" a C._______, alle circostanze  in cui avrebbe conosciuto  il  ribelle 

D­754/2010

Pagina 6

A. T.  e,  non da ultimo,  riguardo alle a minacce  ricevute ad   D._______ 
(B._______) – che l'avrebbero spinto all'espatrio – sono oltremodo vaghe, 
stereotipate  e  contraddittorie,  al  punto  da  dovere  essere  ritenute 
inverosimili.  Segnatamente,  l'insorgente  non  ha  saputo  indicare  senza 
contraddirsi la data in cui sarebbe stato catturato dai ribelli, adducendo in 
un  primo  tempo  che  sarebbe  accaduto  due mesi  dopo  la morte  di  sua 
madre (cfr. verbale 1, pag. 6),  in un secondo tempo due settimane dopo 
(cfr.  verbale  2,  pag.  9, Q113),  per  poi  ritornare alla  prima  versione  (cfr. 
verbale 2, pag. 14, Q197). Confrontato a tale contraddizione, il ricorrente 
ha addotto di non  ricordare bene, affermando poi,  in modo  inspiegabile, 
che era due settimane o due mesi dopo  (cfr. verbale 2, pag. 16, Q236). 
Per  giunta,  il  ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  situare  il  periodo  in  cui 
sarebbe  deceduta  sua madre,  limitandosi  a  dire  che  era  nel  2005  (cfr. 
verbale  1,  pag.  2  e  verbale  2,  pag.  9 Q110)  e  che  non  ricorderebbe  la 
data  (cfr.  verbale  1,  pag.  6),  né  il mese,  né  la  stagione  (cfr.  verbale  2, 
pag.  9,  Q111­112).  Circa  l'asserita  detenzione,  le  allegazioni  del 
ricorrente  sono  stereotipate,  nonché  molto  vaghe.  Egli  ha,  infatti, 
affermato  di  essere  stato  trattenuto  in  prigione  "alcune  settimane"  o 
"qualche  settimana"  (cfr.  verbale  1,  pag.  6),  rispettivamente  "due mesi" 
(cfr.  verbale 2,  pag. 12, Q177),  senza  fornire alcun dettaglio,  nemmeno 
quando  gli  è  stato  esplicitamente  chiesto  di  raccontare  la  sua  prigionia 
(cfr.  ibidem).  Anche  riguardo  alla  permanenza  nel  campo  militare  di 
C._______,  il  racconto  dell'insorgente  è  manifestamente  vago  e 
stereotipato  (cfr.  verbale  2,  pag.  11,  Q152  a  Q155,  Q160).  Inoltre, 
malgrado il  ruolo  importante che il  ricorrente attribuisce ad A. T. nel suo 
espatrio,  egli  ha  affermato  di  non  ricordare  come  l'avrebbe  conosciuto 
(cfr. verbale  2,  pag. 8  Q103).  Infine,  riguardo  all'evento  scatenante 
l'espatrio,  egli  ha  affermato  nella  prima  audizione  che,  quando  avrebbe 
alloggiato da A. T.,  la gente  che viveva nel  quartiere avrebbe  iniziato a 
minacciarli ed a dire che, se non se ne fossero andati, li avrebbero uccisi, 
avrebbero  chiamato  i  militari  per  prenderli  e  che  questi  ultimi 
conoscevano  tutti  i  nomi  dei  ribelli.  Ha  aggiunto  che  le  autorità  non 
avrebbero causato loro problemi e non li avrebbero cercati (cfr. verbale 1, 
pag. 6). Invece, nella seconda audizione egli ha contraddetto la sua prima 
versione  adducendo  che  dei  militari,  rispettivamente  i  giovani  del 
quartiere (cfr. verbale 2, pag. 8, Q96), si sarebbero presentati a casa di A. 
T.  e  gli  avrebbero  detto  che,  se  li  avessero  ritrovati,  li  avrebbero  uccisi 
(cfr. verbale 2, pag. 7, Q81, Q87 e pag. 8, Q96). Peraltro, l'insorgente non 
ha saputo circostanziare tale evento (cfr. verbale 2, pag. 7, Q88 e Q95 a 
Q101).  Visto  tutto  quanto  precede,  senza  che  sia  necessario  rilevare 
ulteriori elementi di  inverosimiglianza, questo Tribunale ritiene che l'UFM 
ha rettamente considerato inverosimili le dichiarazioni del ricorrente.

D­754/2010

Pagina 7

7.2. Pertanto,  il  ricorso  sul  punto  di  questione  del  riconoscimento  della 
qualità  di  rifugiato  e  della  concessione  dell'asilo,  destituito  di  ogni  e 
benché minimo  fondamento,  non merita  tutela  e  la  decisone  impugnata 
va confermata.

8. 
Il  ricorrente non adempie  le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM avrebbe 
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2 
ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a 
questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. DTAF 
2009/50, consid. 9, p. 733).

9. 

9.1.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della 
legge  federale  sugli  stranieri  del  16  dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20). 
Giusta tale norma l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile 
(art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente 
esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

9.2. 

9.2.1. Per gli stessi motivi citati al considerando 7 del presente giudizio, 
non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui  desumere  che 
l'esecuzione  dell'allontanamento  dal  ricorrente  nel  suo  Paese  di  origine 
possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost, RS 101), l'art. 33 della 
convenzione  del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv., 
RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 
3 LStr. 

La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce, altresì, nella massima 
del  divieto  di  respingimento. Anche altri  impegni  di  diritto  internazionale 
della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione  del  rimpatrio,  in 
particolare  l'art.  3  CEDU  o  l'art.  3  della  convenzione  del 
10 dicembre 1984  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli, 
inumai  o  degradanti  (Conv.  tortura,  RS  0.105).  L'applicazione  di  tali 
disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete  ragioni 
per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  Paese  verso  il 
quale sarà allontanato, a dei  trattamenti contrari a detti articoli; spetta al 
ricorrente  di  rendere  plausibile  l'esistenza  di  siffatte  serie  e  concrete 
ragioni.

D­754/2010

Pagina 8

9.2.2. Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio  indizio secondo 
cui il ricorrente possa essere esposto, in caso di rimpatrio, al rischio reale 
ed  immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni.  In  altri 
termini,  quest'ultimo  non  ha  saputo  fornire  un  insieme  di  indizi,  oppure 
presunzioni  non  contraddette,  sufficientemente  gravi,  precisi  e 
concordanti quo ad un pericolo di esposizione personale ad atti o fatti che 
si  ritengono  contrari  alle  disposizioni  sopraccitate,  in  caso  di  ritorno  nel 
suo Paese di origine, in particolare nella regione di B._______.  

9.2.3.  Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme  del 
diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

9.3. 

9.3.1.  La  Costa  d'Avorio,  durante  i  mesi  successivi  alle  elezioni 
presidenziali di ottobre­novembre 2010, ha vissuto seri disordini, segnati 
durante qualche settimana da gravi violenze. Tuttavia,  la situazione si è 
progressivamente  normalizzata  nella  maggior  parte  del  Paese  ed  in 
particolar  modo  ad  B._______.  Ciononostante,  sussiste  ancora 
un'importante criminalità (ad esempio estorsioni di fondi a posti di blocco 
stradali,  atti  di  racket,  svaligiamenti,  furti  di  auto  ecc.),  in  particolare  da 
parte  di militari  delle  nuove  forze  armate  ivoriane  (tra  cui membri  della 
Forza  repubblicana  della  Costa  d'Avorio,  riluttanti  a  ritornare  nella  loro 
regione di origine colpita dalla povertà), così come da parte di miliziani e 
privati a loro vicini. In seguito agli sforzi effettuati dal presidente ivoriano e 
dal suo governo, dei progressi lenti, ma incoraggianti, sono percettibili  in 
questo campo. Attualmente, la Costa d'Avorio non si trova dunque in una 
situazione di guerra, guerra civile o di violenza generalizzata sull'insieme 
del suo  territorio che permetta di presumere che sussista une messa  in 
pericolo concreta per  tutti  i  richiedenti  l'asilo provenienti da detto Paese, 
indipendentemente  dall'analisi  delle  circostanze  di  ogni  singolo  caso  di 
specie  (cfr.  sentenza del Tribunale E­4492/2009 del  30  settembre 2011 
cons. 8.1 e 8.2 nonché le relative citazioni). 

9.3.2. Quanto  alla  situazione  personale  del  ricorrente,  egli  è  giovane,  è 
nato  ad B._______,  dove  ha  peraltro  avuto  il  suo  ultimo  domicilio  negli 
ultimi  (…)  anni  antecedenti  l'espatrio,  e  dispone  di  un'importante  rete 
sociale in Patria, ritenuto che vi vivono suo padre, nonché (…) fratellastri 

D­754/2010

Pagina 9

(…)  ed  un  fratellastro  (…),  quest'ultimi  residenti  ad  B._______,  oltre  a 
decine  di  cugini  (cfr.  verbale  1,  pag.  3  e  verbale  2,  pag.  3, Q7  a Q25) 
come  pure  una  zia  ed  i  nonni  (…)  (cfr.  verbale  2,  pag.  4,  Q31).  Non 
soccorre l'insorgente l'allegazione ricorsuale secondo cui non avrebbe più 
famiglia  in Patria,  in quanto palesemente  inverosimile come  risulta dagli 
atti di causa precitati.  Infine,  il  ricorrente non ha preteso nel gravame di 
soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione 
provvisoria  (cfr.  GICRA  2003  n.  24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio 
degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  sua  permanenza  in 
Svizzera per motivi medici.

In siffatte circostanze, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto adempiti i 
presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle 
effettive possibilità per il medesimo di un adeguato reinserimento sociale 
nel  suo Paese di origine,  tanto più che  il  ricorrente potrà se necessario 
richiedere un adeguato aiuto al  ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1  lett. d. 
LAsi. 

9.3.3.  In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ragionevolmente  esigibile  nella  fattispecie  (art.  83 
cpv. 4 LStr).

9.4.  Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr;  cfr.  DTAF 
2008/34  consid.  513­515).  Infatti,  il  ricorrente,  usando  della  dovuto 
diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento  necessario  al  rimpatrio. 
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.

10. 
In considerazione di quanto precede, anche in materia di allontanamento 
e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata.

11. 
Il  ricorso, manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura  semplificata 
(art.  111a  LAsi)  dal  giudice  unico,  con  l'approvazione  di  un  secondo 
giudice (art. 111 lett. e LAsi).

12. 
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.­,  che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 
1  e  cpv. 5  PA  nonché  art.  3  lett.  a  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle 

D­754/2010

Pagina 10

spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale 
del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). Esse sono computate con 
l'anticipo spese, di CHF 600.­, versato il 19 febbraio 2011.

(dispositivo alla pagina seguente)

D­754/2010

Pagina 11

Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale 
pronuncia:

1. 
Il ricorso è respinto.

2. 
Le  spese  processuali  di  CHF 600.­  sono  poste  a  carico  del  ricorrente. 
Esse sono computate con l'anticipo spese versato il 19 febbraio 2011.

3. 
Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità 
cantonale competente. 

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli­Busi Andrea Pedrazzini

Data di spedizione: