# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5df99a9b-cf07-59cb-a2c8-d7c5d963e169
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-09-28
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 28.09.2016 15.2016.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2016-83_2016-09-28.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2016.83

  	
  Lugano

  28 settembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) sul ricorso 28 giugno 2016 di

 

	
   

  	
   RI 1 

  (patrocinato dall’__________ PA 1, )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di
esecuzione di Mendrisio, o meglio contro i sequestri n. __________ e __________ eseguiti nei confronti del
ricorrente a richiesta rispettivamente di

 

	
   

  	
  PI 1, , e

  PI 2,
  

  (entrambi rappresentati dall’RA 1, )

   

  

ritenuto
in fatto e considerato in diritto:

 

                                         che a domanda dello PI 2, con decreto del 27 maggio 2016 il Pretore
della Giurisdizione di Mendrisio-Sud ha ordinato nei confronti di RI 1 il
sequestro del credito vantato da quest’ultimo verso la banca __________ in relazione
agli averi che vi aveva depositato, fino a concorrenza di complessivi fr. 39'150.15
oltre ad accessori;

 

                                         che
su istanza della PI 1, altrettanto ha fatto il Giudice di pace del circolo di
Balerna il 3 giugno 2016, ordinando il sequestro del medesimo credito sino a
concorrenza di complessivi fr. 2'386.55 oltre ad accessori;

 

                                         che
il 27 maggio e il 6 giugno 2016 l’Ufficio di esecuzione (UE) di Mendrisio ha
proceduto all’esecuzione dei predetti sequestri;

 

                                         che
venutone a conoscenza, con e-mail del 22 giugno 2016 e poi con scritto del 28
giugno 2016 RI 1 ha chiesto all’Ufficio di liberare “i modesti averi colpiti da queste misure” e, in caso contrario, di voler considerare la sua lettera come un ricorso
giusta l’art. 17 LEF;

 

                                         ch’egli
sostiene in sostanza che i sequestri sono nulli, poiché gli averi colpiti non
raggiungono il minimo di sussistenza stabilito in fr. 1'200.– al mese;

 

                                         che
con scritto del 30 giugno 2016, inviato per e-mail, l’UE ha fissato al debitore
sequestrato un termine di dieci giorni giusta l’art. 7 cpv. 5 della Legge cantonale sulla procedura di ricorso in materia di esecuzione e
fallimento (LPR, RL 3.5.1.2) per rimediare alle carenze
formali del ricorso, rilevando che è stato inoltrato in una sola copia, senza
il provvedimento impugnato e privo di indicazione dell’indirizzo di domicilio;

 

                                         che
l’Ufficio ha pure osservato che la somma di fr. 1'200.– menzionata da RI 1
“riguarda il minimo vitale
mensile, da tenere in considerazione in caso di pignoramento di un salario, ciò
che non è il caso nella presente fattispecie”;

 

                                         che
l’11 luglio 2016 l’avv. PA 1, dichiarando di essere stato consultato dal
debitore sequestrato, ha chiesto all’UE di trasmettergli copia dei verbali di
sequestro, comunicando che RI 1 non li ha mai ricevuti e che intende inoltrare
ricorso;

 

                                         che
in risposta allo scritto appena menzionato, mediante e-mail del 14 luglio 2016
l’Ufficio ha trasmesso all’avv. PA 1 i verbali richiesti;

 

                                         che
con osservazioni del 20 settembre 2016 l’Ufficio ha postulato a questa Camera
di dichiarare irricevibile il ricorso, comunicando che né RI 1 né il suo
patrocinatore hanno rimediato alle carenze formali dello stesso entro il
termine impartito;

 

                                         che
giusta l’art. 7 cpv. 1 LPR, l’atto di
ricorso deve essere presentato in forma scritta all’organo di esecuzione e
fallimento che ha preso il provvedimento impugnato, in tante copie quante sono le
parti interessate più due (per l’organo e per l’autorità di vigilanza);

 

                                         che
se mancano la firma di una parte, di un patrocinatore legittimato o la relativa
procura oppure le allegazioni e gli allegati prescritti o se gli atti sono
carenti nella documentazione o non redatti in lingua italiana, è fissato un termine
perentorio, non superiore a quello di ricorso, per rimediarvi, con la
comminatoria che altrimenti l’atto non sarà preso in considerazione e il
ricorso sarà dichiarato irricevibile (art. 7 cpv. 5 LPR);

 

                                         che
nel caso in rassegna, il ricorrente ha effettivamente prodotto una sola copia
del ricorso, senza nemmeno aver allegato i provvedimenti impugnati (cfr. art.
7 cpv. 4 LPR);

 

                                         ch’egli
non ha rimediato alle carenze formali nel termine perentorio di 10 giorni
fissato dall’UE, né ha fornito qualsivoglia spiegazione al riguardo;

 

                                         che
tantomeno il patrocinatore dell’insorgente ha posto rimedio ai vizi formali in
questione o presentato un eventuale nuovo atto di ricorso, come preavvisato nel
suo scritto dell’11 luglio 2016, sicché il gravame si rivela dunque
irricevibile;

 

                                         che,
ad ogni modo, il ricorso appare infondato anche sotto il profilo della nullità,
siccome non emerge dagli atti che l’Ufficio abbia manifestamente leso il minimo
d’esistenza del debitore sequestrato e/o della sua famiglia, ponendoli in una
situazione insopportabile (cfr. DTF 110 III 30 consid. 2; Vonder Mühll in:
Basler Kommentar zum SchKG, 2010, n. 66 ad art. 93 LEF), come pare sostenere il
ricorrente;

 

                                         che
nel caso di specie l’UE non ha invero proceduto al sequestro dei redditi di RI
1, bensì degli averi depositati su un conto bancario intestato a quest’ultimo, i
quali al momento del sequestro ammontavano, secondo le dichiarazioni dell’insorgen­­te
stesso, a fr. 100.49;

 

                                         che
a tal riguardo il ricorrente non specifica né comprova in che modo l’organo
esecutivo avrebbe manifestamente arrecato pregiudizio al minimo d’esistenza suo
e/o della sua famiglia;

 

                                         che
difatti egli non ha discusso né contestato le argomentazioni che l’Ufficio ha evocato
nello scritto del 30 giugno 2016;

 

                                         che
peraltro neppure si evince dagli atti che i provvedimenti impugnati violano
prescrizioni emanate nell’interesse pubblico o nell’interesse di persone che
non sono parte nel procedimento (art. 22 cpv. 1 LEF);

 

                                         che
per legge non si preleva la tassa di giustizia e non si
assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è irricevibile.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –    ;

  –, , ;

   

  

                                         Comunicazione all’Ufficio di esecuzione, Mendrisio.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.