# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b77e281-f33e-57fe-a5db-7e9a0e735562
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-10-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.10.2025 D-5223/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5223-2025_2025-10-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5223/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  o t t o b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Walter Lang, Contessina Theis,  

cancelliera Sara Miljanovic. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Haiti,   

B._______, nata (…), 

Haiti,   

entrambi patrocinati dall'avv. Valentina Imelli, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione (…) - Caritas Svizzera, 

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (paese 

terzo sicuro – art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi);  

decisione della SEM dell’8 luglio 2025 / N (…) 

 

 

 

D-5223/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a In data (…) aprile 2025 A._______ e B._______, coniugi ed entrambi 

cittadini haitiani, hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera.  

A.b Dai riscontri dattiloscopici nell'unità centrale del sistema europeo "EU-

RODAC" dell’8 aprile 2025 è risultato che i ricorrenti avevano già deposi-

tato delle domande d’asilo in Grecia in data (…) ottobre 2023, e che in data 

(…) maggio 2024 avevano ricevuto protezione. 

A.c In data 10 aprile 2025 gli interessati hanno conferito procura alla rap-

presentanza legale della Protezione giuridica Regione (…).  

A.d In data (…) aprile 2025, gli insorgenti hanno sostenuto un colloquio in 

merito al rinvio verso uno Stato terzo. 

A.e In data 17 aprile 2025, la SEM ha presentato alle competenti autorità 

greche una richiesta di ripresa a carico dei richiedenti in applicazione della 

Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati 

membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare 

(GU L 348/98 del 24 dicembre 2008) e dell'Accordo bilaterale di 

riammissione tra la Grecia e la Svizzera per le persone a beneficio di una 

protezione internazionale (Accordo del 28 agosto 2006 tra il Consiglio 

federale svizzero e il Governo della Repubblica ellenica concernente la 

riammissione di persone in situazione irregolare [RS 0.142.113.729]). 

A.f In data 7 giugno 2025 le competenti autorità elleniche hanno accettato 

la riammissione degli interessati, poiché è stato concesso loro lo statuto di 

rifugiato in data (…) maggio 2024 ed hanno ottenuto un permesso di sog-

giorno valido dal (…) maggio 2024 al (…) maggio 2027. 

A.g Il 7 luglio 2025 i richiedenti, per il tramite della loro rappresentanza 

legale, hanno inoltrato il loro parere circa la bozza di decisione della SEM 

del 4 luglio 2025.  

A.h In corso di procedura gli interessati sono stati sottoposti a diverse vi-

site mediche.  

 

 

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Pagina 3 

B.  

Con decisione datata 8 luglio 2025, notificata lo stesso giorno (cfr. atto della 

SEM n. [{…}]-49/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo 

ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 

(LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato l'allontanamento degli interessati 

verso la Grecia, incaricando il Cantone C._______ con l’esecuzione della 

misura.  

C.  

Con ricorso del 15 luglio 2025 (data d’entrata: 16 luglio 2025; cfr. risultanze 

processuali), gli interessati sono insorti dinanzi il Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale o TAF) contro la summenzionata decisione 

della SEM ed hanno concluso, in via principale, all’annullamento della de-

cisione impugnata e dalla concessione dell’ammissione provvisoria in Sviz-

zera; ed in via subordinata, che gli atti siano restituiti all’autorità inferiore 

per il completamento dell’istruzione. Altresì, hanno richiesto la concessione 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento delle 

spese di giudizio e del relativo anticipo.  

D.  

Per il tramite dello scritto datato 4 agosto 2025, i ricorrenti hanno inoltrato 

un foglio di informazioni mediche (di seguito: F2) del (…) luglio 2025, rela-

tivo a una visita medica effettuata dalla ricorrente (cfr. atto TAF n. 3). 

E.  

Con scritto del 29 agosto 2025, i ricorrenti hanno fornito ulteriore 

documentazione medica, consistente in una fotografia di un test di 

gravidanza positivo con il relativo foglio di conferma del Servizio Medic 

Help datato (…) agosto 2025, il referto della consultazione presso 

l’Ospedale regionale di D._______ del (…) agosto 2025, nonché un F2 del 

(…) agosto 2025, inerente a una visita medica effettuata dall’interessato 

(cfr. atto TAF n. 4, allegati 1-3). 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

 

 

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Pagina 4 

Diritto: 

1.  

1.1  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla proce-

dura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 

(LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art.  5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

 

2.  

2.1 I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di 

essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre per-

tanto entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Inoltre si osserva come il Tribunale, 

adito con un ricorso contro una decisione di non entrata nel merito di una 

domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di una tale decisione 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici 

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Pagina 5 

(art. 21 cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in 

questi casi, il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella 

fattispecie. 

5.  

Preliminarmente, il Tribunale osserva che gli insorgenti – affiancati da un 

rappresentante legale – pur avendo concluso formalmente 

all'annullamento della decisione impugnata, secondo il senso e i motivi del 

ricorso, hanno contestato unicamente la questione dell'esecuzione 

dell'allontanamento e dunque i punti 3 e 4 del dispositivo della decisione 

dell’8 luglio 2025. Oggetto del litigio in questa sede risulta dunque essere 

esclusivamente l'esecuzione dell'allontanamento dalla Svizzera. 

6.  

6.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore rileva innanzitutto che, in 

virtù della loro qualità di rifugiati, i ricorrenti hanno ottenuto in Grecia un 

valido titolo di soggiorno e che detto Paese ha altresì accettato la domanda 

di riammissione sul proprio territorio. Inoltre, il Consiglio federale ha desi-

gnato la Grecia come Stato terzo sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 

lett. b LAsi. In virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, tali circostanze le impor-

rebbero quindi di non entrare nel merito della domanda d’asilo in oggetto.  

Mentre per quanto riguarda l’esecuzione dell’allontanamento la SEM l’ha 

ritenuta ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

In particolare, per quanto concerne l’ammissibilità dell’allontanamento, 

l’autorità ha rilevato che, nel caso in esame, non emergerebbero elementi 

sufficienti per ritenere che un rinvio in Grecia esporrebbe i ricorrenti a un 

rischio reale e imminente di privazioni tali da rientrare nell’ambito 

dell’art. 3 CEDU o di altre disposizioni di diritto internazionali. Per l’autorità 

inferiore, i ricorrenti non si sarebbero attivati in misura adeguata a ottenere 

assistenza dallo Stato greco e non risulterebbe che gli stessi abbiano vis-

suto in condizioni di estrema indigenza. Invece, per quanto riguarda lo stato 

di salute, la loro situazione medica non rientrerebbe nei casi più gravi con-

templati dalla giurisprudenza dell’art. 3 CEDU, ciò considerato anche l’ade-

guata infrastruttura sanitaria greca. L’autorità inferiore ritiene che non sia 

stato dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che i ricorrenti siano stati 

privati dell’accesso a servizi fondamentali dopo aver ottenuto lo status di 

rifugiati. Di conseguenza, non risulterebbero motivi gravi per ritenere che, 

con il rinvio, essi potrebbero correre un rischio concreto di subire tratta-

menti contrari al diritto internazionale. Infine, l’autorità inferire ha rilevato 

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che in caso di violazione di diritti sanciti dalla CEDU, gli interessati potranno 

adire i tribunali greci, ed in ultima istanza la Corte EDU (art. 34 CEDU).  

In merito all’esigibilità, l’autorità inferiore ha rilevato che, sulla base della 

documentazione medica agli atti, non emergerebbero elementi tali da qua-

lificare i disturbi dei ricorrenti come gravi ai sensi della giurisprudenza con-

venzionale in materia. Non vi sarebbero infatti indizi che le condizioni dei 

ricorrenti comporterebbero un rischio reale di peggioramento rapido ed ir-

reversibile dello stato di salute comportante delle intense sofferenze o una 

significativa riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento, rispet-

tivamente che i trattamenti medici non possano essere proseguiti che in 

Svizzera. In assenza di prove concrete, oltre alle dichiarazioni di parte, non 

si potrebbe pertanto presumere che in Grecia verrebbero a loro negati i 

trattamenti medici adeguati. Non avendo figli né patologie gravi accertate, 

i ricorrenti non rientrerebbero nella categoria delle persone vulnerabili se-

condo la giurisprudenza. Non vi sarebbero quindi motivi oggettivi per rite-

nere che un eventuale ritorno in Grecia li condurrebbe a uno stato di ab-

bandono o a un degrado serio della salute. Pur potendo incontrare alcune 

difficoltà al rientro, queste non sembrerebbero insormontabili, qualora si 

adoperassero in modo adeguato.  

6.2 In sede ricorsuale, gli insorgenti contestano la decisione dell’autorità 

inferiore, sostenendo innanzitutto che l’allontanamento verso la Grecia 

comprometterebbe in modo grave e irreversibile il loro progetto di vita fa-

miliare, configurando una violazione dell’art. 8 CEDU. La ricorrente, infatti, 

avrebbe subito, mentre si trovava in Grecia, (…) aborti spontanei. Sebbene 

per (…) la stessa non si sia rivolta, per motivi economici, a una struttura 

sanitaria, per (…), pur avendo chiesto aiuto, le sarebbe stato negato l’ac-

cesso alle cure a causa del blocco del codice AMKA; circostanza quest’ul-

tima riconducibile alla mancanza di un contratto di lavoro. Per i ricorrenti, il 

loro allontanamento in Grecia, e dunque l’impossibilità di accedere a servizi 

medici, implicherebbe la compromissione della possibilità di diventare ge-

nitori e, di conseguenza, la violazione del loro diritto ad una vita privata e 

famigliare. 

L’esecuzione dell’allontanamento comporterebbe, a loro dire, anche un ri-

schio di violazione dell’art. 3 CEDU, in quanto verrebbero privati del minimo 

sostentamento e di condizioni di vita dignitose. Dopo aver lasciato il centro 

d’accoglienza, avrebbero difatti vissuto per (…) mesi senza alcun sostegno 

istituzionale, lavorando in un (…) in condizioni che, a loro avviso, potreb-

bero configurare tratta degli esseri umani. A tale riguardo, i ricorrenti riten-

gono inoltre che l’autorità inferiore abbia omesso di indagare su tale 

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eventualità, incorrendo così in un difetto di motivazione, con conseguente 

violazione del diritto di essere sentito. Ma indipendentemente da ciò, i ri-

correnti riferirebbero di aver vissuto in un alloggio condiviso privo di condi-

zioni igienico-abitative adeguate, senza poter accedere ad alcun tipo di 

aiuto nonostante ripetuti solleciti agli uffici competenti. Contrariamente a 

quanto affermato nella decisione impugnata, sostengono di aver compiuto 

sforzi per raggiungere l’autonomia economica, lavorando e cercando di ot-

tenere assistenza da parte dello Stato e di associazioni. Il rinvio li espor-

rebbe, dunque, a un trattamento inumano e degradante, in contrasto con 

gli obblighi previsti dall’art. 3 CEDU.  

Infine, quanto all’inesigibilità dell’esecuzione, i ricorrenti riferirebbero di-

verse vulnerabilità personali, incompatibili con il loro allontanamento; la ri-

corrente sarebbe stata vittima infatti di violenze sessuali nel Paese d’ori-

gine e presenterebbe una condizione medica fragile, mentre il ricorrente 

soffrirebbe anch’egli di problemi di salute. In caso di allontanamento, te-

mono di essere costretti a lavorare nuovamente in modo irregolare, per-

dendo così, in assenza del codice AMKA, la possibilità di accedere ai ser-

vizi sanitari.  

7.  

7.1 Innanzitutto, nel caso in narrativa i ricorrenti propongono nel loro ri-

corso, quale conclusione subordinata, la restituzione degli atti alla SEM per 

il completamento dell’istruzione. In tal senso, essi ritengono come l’autorità 

inferiore avrebbe dovuto considerare, ai fini di un accertamento completo 

ed esatto dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi; e 

per il suo contenuto cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), le condizioni lavorative 

a cui erano sottoposti, e in particolare lo sfruttamento lavorativo subito in 

Grecia, ciò di cui la detta autorità non avrebbe invece tenuto conto per am-

mettere o escludere che questi siano stati vittime di tratta degli esseri 

umani, con conseguente carenza di motivazione e violazione del loro diritto 

di essere sentiti.  

7.2 Ora, al contrario di quanto motivato dagli insorgenti nel loro gravame 

(cfr. ricorso, pag. 8), il Tribunale non ravvisa nel provvedimento impugnato 

alcun elemento giuridicamente rilevante che non sarebbe stato considerato 

dall’autorità inferiore. I ricorrenti sono stati infatti sentiti, con i rispettivi col-

loqui in merito al rinvio verso uno Stato terzo, il (…) aprile 2025. In merito 

alla loro situazione lavorativa, si evidenzia che sono stati gli stessi ricorrenti 

a fornire le relative informazioni sulle condizioni di lavoro, senza mai solle-

vare alcuna problematica che potesse indicare o far presumere di essere 

stati vittime di alcun sfruttamento da parte del datore di lavoro. Sono stati 

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Pagina 8 

infatti i ricorrenti stessi a riferire di aver lavorato in un grande (…), il cui 

proprietario metteva a disposizione una spaziosa abitazione dove pote-

vano alloggiare (cfr. atto della SEM n. 29/6, D21 pag. 3). Per il loro lavoro, 

ricevevano una retribuzione che veniva utilizzata per acquistare il cibo 

(cfr. atto della SEM n. 29/6, D21 pag. 3). Grazie a tale impiego riuscivano 

a guadagnare dai 30 ai 50 euro al giorno (cfr. atto della SEM n. 29/6, D22 

pag. 3) e per la quale non vi era orario di lavoro fisso e si poteva scegliere 

liberamente quante ore lavorare (cfr. atto della SEM n. 30/7, D24 pag. 3). 

Considerato, inoltre, che l’abbandono della Grecia non sarebbe legato a 

tale circostanza, quanto piuttosto esclusivamente a motivi medici “ho la-

sciato la Grecia perché voglio essere curata e vorrei che anche mio marito 

ricevesse le cure per il suo mal di testa e per i problemi agli occhi” (cfr. atto 

della SEM n. 30/7, D44 pag. 5) ed economici “La Svizzera è il Paese in cui 

tutti sognano di vivere. Qui posso lavorare e mantenere la mia famiglia” 

(cfr. atto della SEM n. 29/6, D35 pag. 5), mal si comprende la censura, del 

tutto pretestuosa, sollevata oltretutto unicamente con il presente gravame. 

Ne consegue che, contrariamente a quanto asserito dai ricorrenti, la SEM 

non aveva necessità di svolgere ulteriori accertamenti in merito, non es-

sendovi elementi concreti tale da far propendere per tale circostanza.  

7.3 Ne consegue che, la censura formale mossa dai ricorrenti nei confronti 

del provvedimento avversato deve quindi essere integralmente respinta. 

Non esiste di conseguenza alcun motivo per annullare la decisione avver-

sata e restituire gli atti alla SEM. 

8.  

8.1 Occorre ora verificare se la SEM sia incorsa in una violazione del diritto 

federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti, nella misura 

in cui ha ritenuto adempiuti i presupposti per l’esecuzione dell’allontana-

mento dei ricorrenti dalla Svizzera (verso la Grecia).  

8.2 L’esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-

tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20). Giusta la precitata 

norma, l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile 

(art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento d'una di queste 

condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 

7 LStrI). 

8.3 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli 

ostacoli all'allontanamento, vale, di regola, lo stesso apprezzamento della 

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Pagina 9 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-

rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta-

colo all'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferi-

mento). 

9.  

9.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrl l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando il ritorno della persona straniera nel Paese d’origine o 

nello Stato terzo comporta una violazione degli impegni di diritto interna-

zionale pubblico della Svizzera (in particolare degli art. 5 cpv. 1 LAsi, 

art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 [Conv. 

rifugiati, RS 0.142.30], art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

[Conv. tortura, RS 0.105], art. 3 CEDU).  

9.2 Giusta l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, i ricorrenti sono rinviati in uno Stato 

terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia uno 

Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto in-

ternazionale pubblico, compreso il principio di non-respingimento.  

9.3 Con particolare riferimento alla situazione generale dei beneficiari di 

protezione internazionale in Grecia, il Tribunale nella sentenza di riferi-

mento E-3427/2021, E-3431/2021 del 28 marzo 2022 ha rilevato che si 

deve ammettere l’esistenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento 

dal profilo dell’ammissibilità unicamente in casi particolari, e meglio in pre-

senza di indizi concreti circa il rischio di violazione di disposizioni di diritto 

internazionale obbligatorie. Nonostante sia stato rilevato un certo numero 

di carenze nel sistema di accoglienza greco (cfr. sentenza di riferimento 

succitata consid. 9), il Tribunale ha ritenuto che non vi è un rischio per ogni 

beneficiario di protezione internazionale (indipendentemente dalla situa-

zione concreta) di trovarsi confrontato all'indifferenza delle autorità ed in 

una situazione di privazione o mancanza a tal punto grave che sarebbe 

incompatibile con la dignità umana o confrontato ad una pratica di discri-

minazione sistematica (cfr. sentenza di riferimento succitata consid. 11.2). 

9.4  

9.4.1 Nella fattispecie, i ricorrenti hanno ottenuto il (…) maggio 2024 lo sta-

tuto di rifugiati in Grecia e sono stati posti al beneficio di un permesso di 

soggiorno valido dal (…) maggio 2024 al (…) maggio 2027 (cfr. atto della 

SEM n. 36/2), ciò che permette loro, quali beneficiari della protezione in-

ternazionale, di rivolgersi alle competenti autorità per far valere i propri di-

ritti. 

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Pagina 10 

9.4.2 Al riguardo, occorre anzitutto evidenziare come gli interessati, quali 

beneficiari della protezione internazionale, possano contare sulle garanzie 

derivanti dalla direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 

13 dicembre 2011 recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi 

o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno 

status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare 

della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione ricono-

sciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20 dicembre 2011 [di seguito: direttiva 

qualificazione]). Infine, in caso di violazione di diritti sanciti dalla CEDU, la 

persona interessata potrà adire i tribunali greci, ed in ultima istanza la Corte 

EDU (art. 34 CEDU). 

9.4.3 Per il resto, dalle tavole processuali non si evincono elementi che 

permettano di ritenere che in caso di rinvio degli insorgenti in Grecia le lo-

ro prospettive future, considerate dal punto di vista materiale, fisico o psi-

cologico, denotino un rischio sufficientemente reale e imminente di priva-

zioni di gravità tale da rientrare nell'ambito di applicazione dell'art. 3 CEDU 

o ad altre disposizioni del diritto internazionale. Invero, come giustamente 

ritenuto dall’autorità inferiore, anche a mente del Tribunale i ricorrenti non 

si sono sforzati a sufficienza e nella misura del possibile per ottenere assi-

stenza dallo Stato greco. Dagli atti emerge difatti che, una volta usciti dal 

centro d’accoglienza, i ricorrenti hanno prontamente trovato un’occupa-

zione presso un grande (…) (cfr. atto della SEM n. 29/6, D21 pag. 3), grazie 

alla quale sono riusciti a sostenersi in modo dignitoso come, oltretutto, con-

fermato dai ricorrenti con il loro gravame (cfr. ricorso, pag. 9). È pur vero 

che, alla domanda se avessero cercato sostegno presso le autorità locali, 

i ricorrenti hanno riferito di essersi rivolti all’Ufficio E._______ per tre o quat-

tro volte senza ottenere risultati (cfr. atto della SEM n. 29/6, D25 pag. 4). 

Tuttavia, è altrettanto vero che gli stessi hanno anche ammesso di non 

essersi rivolti ad alcuna ONG, chiese o altri enti per ottenere supporto (cfr. 

atto della SEM n. 29/6, D27 pag. 4). Risulta dunque evidente che, sulla 

base delle loro stesse dichiarazioni, i ricorrenti non si sono attivamente in-

formati in merito agli altri strumenti di sostegno potenzialmente a loro di-

sposizione. Ciò che è confermato, tra l’altro, dalla stessa ricorrente, “cono-

scevo solo due associazioni” (cfr. atto della SEM n. 30/7, D29 pag. 4). 

Quanto invece l’asserita impossibilità dei ricorrenti di accedere alle cure 

mediche, si osserva che questi si sono limitati a ribadire di non aver potuto 

ricevere le cure necessarie a causa del blocco del loro codice AMKA. I ri-

correnti attribuiscono il blocco del codice AMKA al fatto di non svolgere 

un’attività lavorativa regolare. Tuttavia, non hanno fornito alcuna prova, né 

reso verosimile, di aver compiuto sforzi concreti per migliorare la propria 

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Pagina 11 

situazione sotto questo profilo. I ricorrenti non hanno infatti dimostrato di 

aver cercato un impiego che avrebbe potuto consentire loro di regolariz-

zare la propria posizione e, di conseguenza, accedere alle cure mediche. 

È pertanto con piena ragione che l’autorità inferiore ha ritenuto che i ricor-

renti non abbiano dimostrato che, in Grecia, verrebbero effettivamente pri-

vati dell’accesso a trattamenti medici adeguati e necessari. A rafforzare tale 

conclusione, si aggiunge il fatto che, alla domanda se avesse tentato di 

recarsi in ospedale per ricevere le cure di cui affermava di aver bisogno, il 

ricorrente ha risposto “no, non ci sono andato” (cfr. atto della SEM n. 29/6, 

D31 pag. 4). Risulta pertanto difficilmente comprensibile come si possa so-

stenere di non aver avuto accesso alle cure mediche, se egli stesso non 

ha nemmeno provato ad ottenerle. Infine, contrariamente a quanto soste-

nuto con il gravame (cfr. ricorso, pag. 9), non è possibile concludere che i 

ricorrenti vivessero in Grecia in uno stato totale d’indigenza e abbandono 

totale, ai sensi delle norme succitate. Non appare dunque che gli insor-

genti, nel caso di un loro ritorno in Grecia, saranno confrontati con una 

situazione di emergenza di carattere esistenziale o a dei trattamenti vietati 

dalle norme di diritto internazionale. 

9.5  

9.5.1 L’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento va confermata 

anche in considerazione dell’art. 8 CEDU.  

9.5.2 I ricorrenti censurano inoltre, che l’esecuzione del loro allontana-

mento comprometterebbe in modo grave e irreversibile la possibilità di rea-

lizzare il proprio progetto di vita familiare, con conseguente violazione del 

diritto ad una vita privata e famigliare secondo l’art. 8 CEDU.  

9.5.3 Tuttavia, il Tribunale rileva che per poter invocare il diritto al rispetto 

della vita famigliare ex art. 8 CEDU, lo straniero non soltanto deve provare 

la presenza di una relazione stretta ed effettiva con una persona della sua 

famiglia, ma pure che quest'ultima abbia un diritto di presenza assicurato 

o duraturo in Svizzera (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza 

ivi citata), nonché che all'interessato non è possibile, rispettivamente non 

sarebbe ragionevolmente possibile, proseguire la sua vita famigliare al-

trove (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1 seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferi-

menti). Secondo la giurisprudenza, le relazioni famigliari protette 

dall'art. 8 par. 1 CEDU, sono anzitutto i rapporti tra coniugi e tra genitori e 

figli minori che coabitano. In una tale evenienza una relazione stretta ed 

effettiva è presunta (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). 

Ne consegue che, in concreto, i ricorrenti non possono prevalersi 

dell’art. 8 CEDU, in quanto non sono date le condizioni per la sua 

D-5223/2025 

Pagina 12 

applicazione. Il desiderio di diventare genitori non rientra infatti nell’ambito 

di tutela di suddetta norma.  

A titolo abbondanziale, il Tribunale osserva che tale desiderio – tenuto 

conto in particolare delle condizioni di salute della ricorrente (cfr. infra 

consid. 11.5.2) e del sistema sanitario greco – non appare, allo stato, 

precluso neppure nell’eventualità che il progetto venga perseguito in 

Grecia. Le allegazioni dei ricorrenti secondo cui ciò non sarebbe possibile 

nel contesto greco si configurano come mere dichiarazioni di parte, non 

supportate da alcun riscontro agli atti e, pertanto, integralmente da 

respingere. 

9.6 Da ultimo, né dal gravame né dagli atti risultano validi elementi per 

ritenere che lo stato di salute degli insorgenti, di cui si dirà in seguito 

(cfr. infra consid. 11.5.2), risulti ostativo all’ammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento (cfr. sentenze della Corte EDU, Paposhvili contro 

Belgio del 13 dicembre 2016, Grande Camera, 41738/10, §§ 180-193, 

confermata nella sentenza Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, 

Grande Camera, 57467/15, §§ 121 segg.; DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2). 

9.7 In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento in Grecia è ammissi-

bile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi 

(art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

10.  

10.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

10.2 Ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI in combinato disposto con l’allegato 2 

dell’art. 18 dell’ordinanza concernente l’esecuzione dell’allontanamento e 

dell’espulsione di stranieri dell’11 agosto 1999 (OEAE; RS 142.281), l’ese-

cuzione dell'allontanamento verso i paesi dell'Unione europea (UE) e 

dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) è da ritenersi di prin-

cipio esigibile.  

10.3 Per quanto riguarda la Grecia, con sentenza di riferimento del 

28 marzo 2022, il Tribunale ha inoltre ritenuto di principio esigibile l'esecu-

zione dell'allontanamento di persone vulnerabili, come donne incinte o per-

sone con problemi di salute non ritenuti gravi (cfr. sentenza di riferimento 

D-5223/2025 

Pagina 13 

del Tribunale E-3427/2021, E-3431/2021 consid. 11.5.1). Al contrario, il Tri-

bunale ha ritenuto che l'esecuzione dell'allontanamento di persone partico-

larmente vulnerabili, come ad esempio i minori non accompagnati o le per-

sone la cui salute mentale o fisica è compromessa in modo particolarmente 

grave, è di principio inesigibile a meno che non vi siano circostanze parti-

colarmente favorevoli sulla base delle quali si possa eccezionalmente pre-

sumere che l'esecuzione dell'allontanamento sia ragionevolmente esigibile 

(cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-3427/2021, E-3431/2021 con-

sid. 11.5.3). 

10.4 Nel caso in disamina, con riferimento alla giurisprudenza sopra men-

zionata, vi è modo di rilevare che le difficili condizioni esistenziali presenti 

in Grecia (anche) per le persone beneficiarie di protezione internazionale 

non sono sufficienti per ritenere inesigibile l'esecuzione dell'allontana-

mento. In questo contesto è bene evidenziare che la Grecia è vincolata 

dalla direttiva qualificazione; è quindi responsabilità degli insorgenti riven-

dicare i diritti che spettano loro direttamente presso le autorità di detto 

Paese. Quali rifugiati riconosciuti essi hanno infatti diritto ad essere trattati 

in modo equivalente ai cittadini greci in relazione all'accesso alla giustizia, 

all'occupazione, all'assistenza ed alla sicurezza sociale. Poiché i ricorrenti 

dispongono di un permesso di soggiorno valido, anche il mercato del lavoro 

greco risulterebbe loro accessibile. Nella fattispecie gli insorgenti non 

hanno reso verosimile il rischio concreto di un’emergenza esistenziale in 

caso di rinvio in tale Paese. Ci si può attendere senz’altro che essi com-

piano (maggiori) sforzi d’integrazione, anche tramite corsi di lingua e rivol-

gendosi alle autorità competenti. Anche per quanto riguarda l’argomenta-

zione dei ricorrenti secondo cui essi si troverebbero, nel caso di ritorno in 

Grecia, nell’impossibilità di trovare un impego regolare e sarebbero nuova-

mente costretti a lavorare illegalmente, in condizioni di sfruttamento, per-

dendo ogni possibilità di accesso ai servizi sanitari a causa della mancanza 

del relativo codice AMKA (cfr. ricorso, pag. 10), si deve ritenere, alla luce 

di quanto esposto in precedenza, che tale allegazione si configura come 

una mera allegazione di parte, non suscettibile di accoglimento.  

10.5  

10.5.1 Per quanto concerne lo stato di salute degli insorgenti, si deve rile-

vare che per quanto attiene alle persone in trattamento medico in Svizzera, 

l'esecuzione dell'allontanamento diviene inesigibile se queste ultime po-

trebbero essere private delle cure mediche essenziali. Sono considerate 

come essenziali le cure di medicina generale ed acuta assolutamente ne-

cessarie ad un'esistenza conforme alla dignità umana. Se le cure neces-

sarie possono essere assicurate nel Paese d'origine o di destinazione del 

D-5223/2025 

Pagina 14 

richiedente, all'occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in 

Svizzera, l'esecuzione dell'allontanamento sarà ragionevolmente esigibile 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3; 2009/2 consid. 9.3.2). 

10.5.2 In merito alle patologie di cui soffrono gli insorgenti, dai più recenti 

certificati medici versati agli atti risulta che, a seguito al consulto speciali-

stico del (…) aprile 2025, all’interessato è stata diagnosticata un’emicrania 

cronica senz’aura (cfr. atto della SEM n. 33/3). Tale problematica è stata 

oggetto di ulteriore visita del (…) giugno 2025, durante la quale è stato 

osservato un decorso migliorativo dell’emicrania, con una significativa ri-

duzione della frequenza mensile. È stato inoltre programmato un nuovo 

controllo tra (…) mesi. Per l’emicrania è stato somministrato, quale terapia 

farmacologica, il (…) e (…) (cfr. atto della SEM n. 38/2). Al ricorrente è stato 

inoltre diagnosticata una sindrome da stress post traumatica (PTSD) in 

esito a consulto psichiatrico del (…) maggio 2025 (cfr. atto della SEM 

n. 34/4). In occasione di una successiva visita, effettuata il (…) maggio 

2025, il ricorrente ha tuttavia dichiarato di non necessitare, allo stato at-

tuale, di un supporto psicologico continuativo (cfr. atto della SEM n. 35/4). 

In occasione della visita specialistica del (…) agosto 2025, è stato rilevato 

un peggioramento dell’emicrania, per cui è stato aumentato il dosaggio del 

(…). Dall’esame clinico l’interessato è risultato neurologicamente indenne. 

Sono stati richiesti ulteriori accertamenti, tra cui un elettroencefalogramma 

(EEG) e una visita oftalmologica (cfr. atto TAF n. 4, allegato 3). 

Per quanto attiene allo stato di salute della ricorrente, dagli atti risulta che, 

con visita ginecologica del (…) aprile 2025, è stata confermata la presenza 

di una cisti ovarica (…), con indicazione di un controllo a distanza di (…) 

mesi (cfr. atto della SEM n. 23/2). In una successiva visita del (…) giugno 

2025, la cisti precedentemente rilevata risultava riassorbita (cfr. atto della 

SEM n. 39/3). Alla ricorrente è stata diagnosticata la vaginosi e una 

probabile sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) (cfr. atto della SEM 

n. 39/3). La ricorrente ha inoltre richiesto una presa a carico psicologica, in 

quanto desidererebbe parlare con uno psicologo per elaborare eventi 

passati, riferendo di soffrire di insonnia. Riferisce di non voler assumere 

alcun farmaco al momento (cfr. atto della SEM n. 42/4). Infine, in merito 

all’ecografia mammaria (…) eseguita il (…) luglio 2025, non sono state 

rinvenute lesioni sospette (cfr. atto della SEM n. 44/1). In data 

(…) agosto 2025 l’interessata ha eseguito un test di gravidanza risultato 

positivo (cfr. atto TAF n. 4, allegato 1). Successivamente, durante la visita 

del (…) agosto 2025, è stata confermata una gravidanza iniziale. Inoltre, è 

stata diagnosticata una sospetta vaginosi da candida, per la quale è stata 

D-5223/2025 

Pagina 15 

prescritta una terapia farmacologica con (…), (…), (…) e (…) (cfr. atto TAF 

n. 4, allegato 2).  

10.5.3 Alla luce delle diagnosi poste e degli atti medici agli atti, senza voler 

sminuire i problemi di salute rilevati, il Tribunale constata che gli interessati 

non sono, al momento della presente sentenza, da considerarsi persone 

particolarmente vulnerabili la cui salute è compromessa in modo partico-

larmente grave ai sensi della giurisprudenza menzionata. Dalla documen-

tazione più recente agli atti emerge uno stato di salute complessivamente 

stabile dei ricorrenti, senza rilevare peggioramenti significativi ai fini del 

presente procedimento. Ciò posto, i ricorrenti potranno – contrariamente a 

quanto sostenuto nel gravame – proseguire le cure mediche necessarie in 

Grecia. Infatti, tale Paese dispone delle infrastrutture mediche sufficienti, 

anche in campo psichiatrico, che possono dispensare le cure ed i tratta-

menti necessari al loro stato di salute, essendo ancora una volta rammen-

tato che gli interessati hanno di principio accesso alle cure di salute alle 

stesse condizioni che i cittadini greci (art. 2 lett. b e g e art. 30 par. 1 della 

direttiva qualificazione). In particolare, si evidenzia che la gravidanza, at-

tualmente in stato iniziale, non costituisce in linea di principio un ostacolo 

all’esecuzione dell’allontanamento, richiamando la giurisprudenza sopra 

indicata (cfr. supra consid. 10.3). Pertanto, il trattamento di eventuali pro-

blemi di salute dei ricorrenti, così come l’assistenza legata alla gravidanza, 

potranno essere continuati in Grecia. 

10.5.4 Infine, qualora necessario, prima dell’esecuzione del trasferimento, 

sarà premura delle autorità svizzere competenti informare in maniera pre-

cisa e completa le autorità greche dell’arrivo e degli eventuali problemi di 

salute degli insorgenti. Altresì, eventualmente, potranno loro ovviare a pos-

sibili complicazioni nell’ottenimento dei farmaci che gli sono stati prescritti 

venendo trasferiti con una riserva sufficiente.  

10.6 L’esecuzione dell’allontanamento risulta pertanto essere pure ragio-

nevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi). 

11.  

Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI) 

ritenuto che le autorità elleniche hanno espressamente accettato la 

riammissione dei ricorrenti, i quali dispongono di un permesso di soggiorno 

valido in Grecia. 

D-5223/2025 

Pagina 16 

12.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento e non ha accerta-to 

in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti; altresì, per 

quanto censurabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), per il che il 

ricorso va respinto. 

13.  

13.1 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo delle spese processuali è divenuta 

senza oggetto. 

13.2 Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soc-

combenza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). 

Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali al momento dell’inoltro 

del gravame d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e consi-

derato che sulla base delle circostanze del caso di specie si può conclu-

dere allo stato d’indigenza senza ulteriori accertamenti, v’è luogo di acco-

gliere l’istanza di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal paga-

mento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).  

14. Infine, la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impu-

gnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente)  

  

D-5223/2025 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. Non si prelevano spese proces-

suali.  

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sara Miljanovic 

 

 

Data di spedizione:  

  

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Pagina 18 

Comunicazione a: 

– rappresentante dei ricorrenti (raccomandata)  

– SEM, per l'incarto N (…) (in copia) 

– Autorità cantonale competente