# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5a704089-21ed-5515-bd70-34b4ff07da53
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-06-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.06.2021 A-953/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-953-2020_2021-06-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 

Il TF non è entrato nel merito del 

ricorso con decisione del 27.07.2021 

(2C_563/2021) 

 
 
    
 

  

  

 

 Corte I 

A-953/2020 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  4  g i u g n o  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Annie Rochat Pauchard, Marianne Ryter,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva (riscossione). 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

A.a La società anonima B._______, con sede a X._______, è stata iscritta 

nel Registro di commercio in data [data 2002] con un capitale azionario di 

complessivi 100'000 franchi, suddiviso in cento azioni al portatore del 

valore nominale di 1'000 franchi. Detta società, sotto la ragione sociale 

B._______ in liquidazione, con sede a Y._______, è poi stata radiata 

d’ufficio dal Registro di commercio il [data 2015] a seguito della chiusura 

della procedura di fallimento pronunciata dalla Pretura del Distretto di 

Z._______ con decreto [data 2015]. A suo tempo, il suo scopo sociale era: 

« […] ». 

Nei periodi fiscali dal 2007 al 2012, la società aveva in locazione un 

immobile sito a X._______-Y._______, di proprietà della società anonima 

C._______ (attuale C._______ in liquidazione), con sede a W._______, in 

cui aveva sede il motel/postribolo anche conosciuto come « D._______ ». 

Di fatto, la B._______ si è occupata di gestire tale postribolo, composto da 

un bar e da 23 camere, sino alla sua chiusura in data 26 aprile 2012 a 

seguito di un intervento della Polizia cantonale del Canton Ticino.  

In quel periodo, l’amministratore unico della B._______ era il signor 

E._______. 

A.b Il signor A._______ era azionista nella misura del 50% delle società 

B._______ e C._______. L’altro 50% era detenuto dal signor F._______. 

B.  

B.a Il 10 luglio 2012, il capo della Divisione affari penali e inchieste (DAPI) 

dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) ha ordinato l’avvio 

di un’inchiesta penale amministrativa per sottrazione d’imposta e per truffa 

fiscale nei confronti dei signori A._______ e F._______. In qualità di 

amministratori di fatto e di azionisti della B._______, essi erano sospettati 

di aver partecipato alla gestione della società e di aver approfittato dei 

dividendi non regolarmente contabilizzati da quest’ultima. 

A seguito dell’apertura dell’inchiesta, la DAPI ha poi effettuato diverse 

perquisizioni, interrogato le persone coinvolte, messo sotto sequestro beni 

e raccolto le prove necessarie ad appurare tali sospetti. 

B.b Il 5 gennaio 2015 la DAPI ha intimato al signor A._______ il processo 

verbale finale (di seguito: PVF) relativo alla fattispecie nel quale ha 

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riassunto le risultanze dell’inchiesta e le conclusioni alle quali è arrivata 

dopo aver analizzato l’apparato probatorio.  

B.c II 12 gennaio 2016 sulla base delle risultanze dell’inchiesta della DAPI 

e in particolar modo del PVF, la Divisione Controllo esterno dell’AFC ha 

provveduto a notificare al signor A._______ un conteggio d’imposta 

preventiva in correlazione con l’imposta preventiva dovuta dalla B._______ 

nei periodi fiscali 2007-2012. Difatti, secondo dette risultanze, essa ha 

ritenuto che nei periodi fiscali 2007-2012 la B._______ avrebbe effettuato 

delle prestazioni valutabili in denaro per complessivi 2'313'929 franchi, di 

cui il 50% imputabili al signor A._______, mentre il restante 50% imputabili 

al signor F._______.  

B.d Il 5 febbraio 2016, il signor A._______ ha chiesto una revisione del 

suddetto conteggio, richiamando, per quanto riguarda la motivazione, lo 

scritto del « mio socio F._______ » 

B.e Il 27 luglio 2016, la Divisione Controllo Esterno dell’AFC ha emanato 

una decisione formale nei confronti del signor A._______, con cui ha 

confermato il predetto conteggio, sancendo che lo stesso è personalmente 

debitore di un importo di imposta preventiva pari a 404'937.55 franchi, oltre 

accessori, nonché debitore solidale con il signor F._______ del pagamento 

dell’importo di imposta preventiva dovuto da quest’ultimo pari a 

404'937.55 franchi, oltre accessori. 

Sempre il 27 luglio 2016, la Divisione Controllo Esterno dell’AFC ha 

emanato una decisione formale anche nei confronti del signor F._______. 

Tale decisione è cresciuta in giudicato. 

B.f Avverso la decisione 27 luglio 2016 che lo concerne, il signor 

A._______ ha interposto reclamo 24 agosto 2016 dinanzi all’AFC. 

Successivamente, in data 6 ottobre 2017 l’AFC ha ricevuto delle 

« Osservazioni aggiuntive spontanee verbale finale » redatte su carta 

intestata al signor A._______, ma non datate né firmate. 

B.g Con decisione su reclamo del 20 gennaio 2020, l’AFC ha confermato 

integralmente la decisione del 27 luglio 2016 della sua Divisione Controllo 

esterno, respingendo il reclamo del signor A._______. 

 

 

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C.  

C.a Avverso la predetta decisione su reclamo, il signor A._______ (di 

seguito: ricorrente) ha inoltrato un ricorso 19 febbraio 2020 dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale, postulandone in via principale l’annullamento 

e chiedendo di essere liberato da ogni responsabilità pecuniaria sia in virtù 

della cancellazione della società dal Registro di commercio, sia in virtù del 

suo ruolo ininfluente nella vicenda. In via subordinata, chiede il rinvio 

dell’incarto all’AFC per un nuovo calcolo dei contributi, nonché di essere 

liberato dalla responsabilità solidale nei confronti dell’altro azionista, il 

signor F._______. In sostanza, il ricorrente contesta in dettaglio la 

ricostruzione delle cifre d’affari della società, nonché la sua qualità di 

responsabile solidale per il pagamento dell’importo dovuto. Il ricorrente 

sottolinea di non aver adottato alcun comportamento attivo e intenzionale 

nella vicenda, nonché di non aver avere alcuna colpa, sicché non gli 

sarebbe imputabile alcuna responsabilità personale. Si appella inoltre al 

principio della presunzione di innocenza (in dubio pro reo). Tenuto conto 

della radiazione della società, egli sostiene che sarebbe decaduto ogni 

debito fiscale e dunque anche quello posto a suo carico. 

C.b Con risposta 8 aprile 2020, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato il rigetto del ricorso, prendendo posizione sulle censure sollevate 

dal ricorrente e riconfermandosi nella propria decisione. 

C.c Con replica spontanea del 30 maggio 2020 (« osservazioni »), il 

ricorrente ha preso posizione sulla risposta dell’autorità inferiore. 

D.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva – come in concreto – sono impugnabili dinanzi al 

Tribunale (cfr. art. 39 della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta 

preventiva [LIP, RS 642.21], in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). Il 

Tribunale è dunque competente per dirimere la presente vertenza. Fatta 

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eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da 

eventuali normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio 

retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). Su riserva dell’art. 2 cpv. 1 

PA – che per inciso menziona dei principi comunque applicati per analogia 

dal Tribunale nell’ambito delle procedure in materia d’imposta preventiva – 

quanto precede vale altresì per la presente procedura di ricorso ([tra le 

tante] sentenza del TAF A-2164/2020 del 3 agosto 2020 consid. 1.1). 

1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (cfr. art. 20 

segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma 

previste dalla legge (cfr. art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione 

dell’AFC fondata sul diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che condan-

na il ricorrente al pagamento di crediti d’imposta preventiva. Poiché la 

decisione impugnata comporta un onere pecuniario per il ricorrente, 

quest’ultimo risulta legittimato a ricorrere ai sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA.  

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

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processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

Prima di entrare nel merito del ricorso, il Tribunale deve sincerarsi 

dell’eventuale prescrizione dei crediti d’imposta preventiva qui in oggetto. 

3.1  

3.1.1 La prescrizione è infatti una questione di diritto che va esaminata 

d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato 

(cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; sentenza del TF 2C_243/2014 del 

4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; MICHAEL BEUSCH, Der Untergang der 

Steuerforderung, 2012, pag. 278; STEPHANIE EICHENBERGER, in: 

Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 2006, n. 5 ad art. 30 

LTB). Poiché la prescrizione del credito fiscale – se constatata – comporta 

la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore, pure tale doglianza verrà 

esaminata qui di seguito dal Tribunale. 

3.1.2 La prescrizione dei crediti fiscali in materia di imposta preventiva è 

retta dall’art. 17 LIP. Per quanto riguarda fattispecie di carattere penale, 

determinante è invece la legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto 

penale amministrativo (DPA, RS 313.0), applicabile all’imposta preventiva 

virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e deci-

sione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1 con 

rinvii). Giusta l’art. 12 cpv. 4 DPA, l’obbligo di pagamento o di restituzione 

non si prescrive finché non siano prescritte l’azione penale e l’esecuzione 

della pena. Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella sottrazione o 

nella messa in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di una restitu-

zione, di una riduzione o di un condono di tasse ai sensi dell’art. 11 cpv. 2 

DPA, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che – in base al diritto 

in vigore a partire dal 1° ottobre 2002 – il termine di prescrizione è di 7 anni 

(cfr. art. 11 cpv. 2 DPA in relazione con l’art. 333 cpv. 6 lett. b CP e l’art. 97 

cpv. 1 lett. d CP; DTF 143 IV 228 consid. 4.4 con rinvii; 134 IV 328 con-

sid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 

consid. 4.2.2 con rinvii; BEUSCH/MALLA, in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli 

[ed.], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Bundesgesetz über 

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die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di seguito: VStG-Kommentar], n. 51 

segg. ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »). Tale è in particolare il caso in 

presenza di una sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP, verosimil-

mente realizzata allorquando una società anonima fa una prestazione 

valutabile in denaro facilmente riconoscibile come tale dai partecipanti, 

senza tuttavia dichiarare e pagare spontaneamente l’imposta preventiva. Il 

termine di prescrizione di 7 anni è sospeso durante i procedimenti d’op-

posizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo di pagamento o restituzione 

(cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; DTF 143 IV 228 consid. 5 con rinvii; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-2164/2019 del 3 agosto 2020 consid. 4.1.2 con rinvii; 

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; BEUSCH/MALLA, VStG-Kom-

mentar, n. 56 ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »).  

3.1.3 Conformemente all’art. 98 CP – applicabile in virtù dell’art. 2 DPA – il 

termine di prescrizione di 7 anni decorre dal giorno in cui l’autore ha eser-

citato la sua attività colpevole, detto giorno non essendo tuttavia preso in 

conto nel calcolo del termine (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.5; 134 IV 297 

consid. 4.1). Allorquando una società anonima effettua una prestazione 

valutabile in denaro cedendo ad un azionista o ad una persona a lui vicina 

dei redditi non contabilizzati e ciò, in violazione della legislazione ammini-

strativa federale, il termine di prescrizione inizia a decorrere soltanto 

all’indomani della data di consegna del bilancio erroneo, rispettivamente 

del conto erroneo – ovvero, del documento contabile nel quale non sono 

stati contabilizzati i ricavi ceduti agli azionisti o a persone vicine a quest’ulti-

mi – all’AFC (« [d]ie […] Verjährungsfrist […] beginnt erst nach dem Termin 

zu laufen, an dem die unrichtige Jahresrechnung bei der ESTV eingereicht 

wurde […] » in: sentenza del TF del 26 marzo 1987 consid. 5, in: ASA 56 

pag. 203 segg.; cfr. DTF 143 IV 228 considd. 4.6.1-4.6.3; sentenza parzia-

le e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 con-

sid. 4.4.2 con rinvii). In tal caso, l’attività colpevole ai sensi dell’art. 98 CP 

consiste nella consegna di documenti contabili irregolari alla competente 

autorità (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-2164/2019 del 3 agosto 2020 

consid. 4.1.3; A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.2 con rinvii).  

Qualora invece una società abbia omesso non solo di contabilizzare la 

prestazione valutabile in denaro da lei effettuata, ma anche di allestire e/o 

di consegnare i propri rendiconti all’AFC, la decorrenza del termine di 

prescrizione di 7 anni va calcolata tenendo conto altresì di quanto disposto 

dall’art. 38 cpv. 2 LIP e soprattutto dall’art. 21 cpv. 1 dell’ordinanza del 

19 dicembre 1966 sull’imposta preventiva (OIPrev, RS 642.211) in combi-

nato disposto con l’art. 699 cpv. 2 CO (società anonima). Più nel dettaglio, 

in virtù dell’art. 21 cpv. 1 OIPrev, ogni società anonima (art. 9 cpv. 1 LIP) è 

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tenuta a consegnare spontaneamente i propri conti annuali all’AFC, nei 

30 giorni successivi alla loro approvazione. Ai sensi dell’art. 699 cpv. 2 CO, 

l’assemblea ordinaria – durante la quale vengono per l’appunto approvati i 

conti annuali – si svolge ogni anno, entro sei mesi dalla chiusura dell’eser-

cizio annuale. Sulla base di detti disposti di legge, è dunque lecito consi-

derare che nel caso in cui una società non ottemperi al suo obbligo di 

consegna dei conti annuali all’AFC, il termine di prescrizione inizia a decor-

rere all’indomani dei sei mesi e trenta giorni dopo la fine dell’esercizio 

durante il quale detta società ha effettuato una prestazione valutabile in 

denaro soggetta all’imposta preventiva (cfr. sentenza del TAF A-2164/2019 

del 3 agosto 2020 consid. 4.1.3).  

3.2 In concreto, i crediti d’imposta preventiva oggetto della ripresa fiscale 

dell’autorità inferiore concernono i periodi fiscali 2007-2012 in rapporto a 

delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate 

di reddito effettuate dalla B._______ a persone ad essa vicine, ai sensi 

dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP e dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev. Trattandosi di fatto 

di una sottrazione d’imposta, risulta qui applicabile il termine di prescrizione 

di 7 anni (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio). Detto ciò, occorre 

stabilire il giorno in cui l’autore ha esercitato la sua attività colpevole, il 

termine di prescrizione decorrendo l’indomani di tale data (cfr. consid. 3.1.3 

del presente giudizio). 

Ora, secondo quanto indicato dall’autorità inferiore (cfr. decisione impu-

gnata, consid. 6.2) e risultante dai due Moduli 103 agli atti (cfr. atto n. 13 

dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore [di seguito: inc. AFC]), i conti 

2007-2008 della società sono stati inviati all’AFC nel mese di novembre 

2009, ma al più presto in data 16 novembre 2009, giorno in cui si è tenuta 

l’assemblea generale che ha approvato i conti annuali. Il termine di prescri-

zione ha dunque iniziato a decorrere all’indomani del loro invio, ossia al più 

presto in data 17 novembre 2009 e sarebbe giunto a scadenza al più presto 

in data 17 novembre 2016. Sennonché esso è stato validamente sospeso 

con decisione 27 luglio 2016 e lo è rimasto durante la procedura di reclamo 

dinanzi all’AFC e quella successiva di ricorso dinanzi al Tribunale 

(cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio). 

Sempre secondo quanto indicato dall’autorità inferiore (cfr. decisione 

impugnata, consid. 6.2), i conti 2009-2012 della società non sono invece 

mai stati inviati all’AFC. Quelli 2009-2010 sono però stati ritrovati (cfr. atto 

n. 12 dell’inc. AFC). Da questi e dalla ricostruzione effettuata dalla DAPI è 

risultato che la società ha omesso di contabilizzare dei ricavi di sua 

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spettanza, senza dichiarare e pagare spontaneamente l’imposta preventi-

va. In tal caso, così come giustamente ritenuto dall’autorità inferiore, si 

deve considerare che il termine di prescrizione di 7 anni ha iniziato a 

decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta giorni dopo la fine dell’esercizio 

durante il quale la società ha effettuato una prestazione valutabile in 

denaro soggetta all’imposta preventiva (cfr. consid. 3.1.3 del presente 

giudizio). In concreto, i conti 2009 della società avrebbero dovuto essere 

inviati all’autorità inferiore al più tardi entro il 30 luglio 2010, quelli 2010 

entro il 30 luglio 2011, quelli 2011 entro il 30 luglio 2012 e quelli 2012 entro 

il 30 luglio 2013. Il termine di prescrizione di 7 anni è quindi iniziato a 

decorrere all’indomani di tali date, ovvero il 31 luglio 2010, il 31 luglio 2011, 

il 31 luglio 2012 e il 31 luglio 2013 e sarebbe giunto a scadenza il 31 luglio 

2017, 31 luglio 2018, il 31 luglio 2019 e il 31 luglio 2020. Sennonché, tale 

termine è stato validamente sospeso dall’autorità inferiore con decisione 

del 27 luglio 2016 e lo è rimasto durante la procedura di reclamo dinanzi 

all’AFC e quella successiva di ricorso dinanzi al Tribunale (cfr. consid. 3.1.2 

del presente giudizio). 

Ne discende che tutti i crediti fiscali oggetto della ripresa fiscale dell’autorità 

inferiore non sono ancora prescritti. 

4.  

Ciò appurato, nel caso in disamina, oggetto del ricorso è la ripresa d’impo-

sta preventiva operata nei confronti del ricorrente dall’autorità inferiore, in 

correlazione con le cifre d’affari conseguite dalla società B._______ 

durante i periodi fiscali 2007-2012, ma da lei non contabilizzate, nell’ambito 

dell’attività del bar e dell’affittacamere del motel/postribolo « D._______ ». 

Di fatto, l’autorità inferiore ha infatti ritenuto che dette cifre d’affari 

sarebbero state incassate « in nero » dal ricorrente e dal signor F._______, 

nella loro qualità di azionisti della società. In tale contesto, essa ha ritenuto 

la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro erogate dalla società 

B._______ nella forma di distribuzioni dissimulate di utile ai suoi azionisti – 

tra cui il qui ricorrente – ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato 

disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev. Tale ripresa fiscale essendo qui 

recisamente contestata dal ricorrente, per il Tribunale si tratterà 

essenzialmente di esaminare se la stessa è corretta o meno. 

5.  

In tale ottica, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi 

applicabili alla fattispecie. 

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5.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei 

capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta pre-

ventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata dell’impo-

sta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

5.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i 

redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limi-

tata o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi 

da una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP). 

L’art. 20 cpv. 1 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni presta-

zione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di 

partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di 

rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della 

prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di 

partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di 

prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di 

principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c della legge federale del 14 dicem-

bre 1990 sull’imposta federale diretta (LIFD, RS 642.11; cfr. DTF 143 IV 

288 consid. 4.1; sentenze del TF 2C_123/2016 del 21 novembre 2017 

consid. 3.3; 2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2 con rinvii).  

In assenza di lacune sostanziali o d’irregolarità formali atte a mettere in 

dubbio la credibilità della contabilità del contribuente, come pure in 

assenza di una divergenza manifesta ed importante tra i risultati allibrati e 

lo stato reale di fatto, le autorità fiscali devono attenersi alla presunzione 

d’esattezza di cui fruisce tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3; 

106 Ib 311 considd. 3c e 3d; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 

del 3 agosto 2020 consid. 6.2 con rinvii). 

5.2.1 Ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev, nella nozione di prestazione 

valutabile in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata 

di utili » o « distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinausschütun-

gen »). Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile prestazione 

valutabile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni cumulative 

risultano adempiute (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.1; 140 II 88 consid. 4.1; 

138 II 57 consid. 2.2; sentenze del TF 2C_9/2017 del 7 agosto 2020 con-

sid. 4.1; 2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.1 con rinvii):  

A-953/2020 

Pagina 11 

(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata 

controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne 

comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha 

carattere di rimborso delle quote di capitale sociale.  

(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di 

partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società 

(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare 

indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un 

rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione 

deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe 

circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni 

ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la 

prestazione risulta insolita.  

(3) Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione 

tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile 

per gli organi della società. 

A tal proposito, è qui doveroso precisare che nella prassi viene talvolta 

indicato che le condizioni cumulative da adempiere sono invero quattro. 

Ciò è dovuto al fatto che la seconda condizione sopracitata viene talvolta 

suddivisa a sua volta in due: (a) prestazione accordata ad un azionista o a 

una persona a lei vicina; (b) prestazione che non sarebbe stata accordata 

alle medesime condizioni ad un terzo (cfr. sentenze del TF 2C_9/2017 del 

7 agosto 2020 consid. 4.1; 2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 con-

sid. 2.4.2). Ciò posto, va altresì precisato che le prestazioni che la società 

effettua a favore dei suoi azionisti o di terze persone a lui vicine, fondate 

su un’altra base giuridica che il rapporto di partecipazione, ad esempio su 

un contratto di diritto privato che avrebbe potuto essere concluso anche 

con un terzo estraneo alla società, non sono invece soggetti all’imposta 

preventiva (cfr. DTF 144 II 427 consid. 6.1; 119 Ib 431 consid. 2b; sentenza 

del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.2; [tra le tante] sentenza 

del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.1 con rinvii). 

5.2.2 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-

zioni dissimulate di utile, valgono anche le rinunce a determinati proventi 

in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente 

riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa 

forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di 

« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile » 

(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la 

A-953/2020 

Pagina 12 

sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste 

per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli 

introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati 

direttamente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente 

quando quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società 

esigerebbe da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib 

23 consid. 2d; sentenze del TF 2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.1; 

2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.2 con rinvii; 2C_726/2009 del 

20 gennaio 2010 consid. 2.2 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.2 con rinvii). 

5.2.3 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con 

l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi consi-

dera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo intrat-

tiene delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle circo-

stanze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In parti-

colare sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista permette di 

fare uso della società come se fosse la loro (cfr. [tra le tante] sentenze del 

TF 2C_857/2020 dell’11 febbraio 2021 consid. 4.5; 2C_177/2016 e 

2C_178/2016 del 30 gennaio 2017 consid. 4.3 con rinvii; 2C_377/2009 del 

9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del 9 maggio 2006 consid. 2.2; 

DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-

2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.3 con rinvii; A-2288/2017 

dell’8 maggio 2020 consid. 3.2.1 con rinvii). 

5.3 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il 

quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10 

cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione 

è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta 

preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il 

carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da 

adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta 

preventiva; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della 

prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.3 con rinvii). 

5.4  

5.4.1 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

A-953/2020 

Pagina 13 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-

sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto 

prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o 

compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38 

cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione 

esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei 

questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere con il 

versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.1 con rinvii). 

5.4.2 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre/quattro relativi elementi costitu-

tivi (cfr. consid. 5.2.1 del presente giudizio) – incombe all’AFC. Il criterio 

della prestazione « giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia 

di imposte dirette non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione 

valutabile in denaro. L’autorità fiscale deve in particolare apportare la prova 

che la società ha accordato a un azionista o a una persona vicina una 

prestazione valutabile in denaro senza ottenere una controprestazione 

adeguata. La prova diretta che il beneficiario della prestazione è un azioni-

sta o un terzo vicino alla società contribuente non è tuttavia necessaria, 

essendo infatti sufficiente che non sia possibile spiegare in alcun altro 

modo lo svolgimento dell’insolita operazione (cfr. sentenze del TF 

2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.1; 2C_16/2015 del 6 agosto 2015 

consid. 2.5.3 con rinvii). Se le prove addotte dall’AFC costituiscono degli 

indizi sufficienti in merito all’esistenza di una simile sproporzione, rispetti-

vamente se la stessa rende verosimile la sussistenza di una prestazione 

valutabile in denaro, spetta allora al contribuente dimostrare il contrario. In 

tal caso, il contribuente può contestare il proprio assoggettamento all’impo-

sta adducendo la controprova atta a dimostrare che il criterio dell’uso 

commerciale è adempiuto (cfr. DTF 138 II 57 consid. 7.1; sentenze del TF 

2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.2; 2C_91/2019 del 12 settembre 

2019 consid. 3.3; 2C_16/2015 del 6 agosto 2015 consid. 2.5.3 con rinvii; 

DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.2 con rinvii). La controprova è 

apportata, allorquando la prova principale viene rovesciata. Non è tuttavia 

necessario che il Tribunale sia convinto dell’esattezza della contestazione 

(cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.4; 120 II 393 consid. 4b; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.2 con rinvii). 

In linea di massima, il principio dell’autotassazione (cfr. art. 38 LIP; con-

sid. 5.4.1 del presente giudizio) e l’obbligo di collaborare del contribuente 

A-953/2020 

Pagina 14 

(cfr. art. 39 LIP; consid. 5.4.3 del presente giudizio) non modificano la sud-

detta ripartizione dell’onere probatorio. Una violazione dell’obbligo di colla-

borare con conseguente mancanza di prove per l’autorità fiscale può però 

eventualmente condurre ad un’inversione dell’onere probatorio (cfr. sen-

tenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 1.6.4 con rinvii). 

5.4.3 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-

tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo 

dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i docu-

menti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). Se 

è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere d’apprez-

zamento a quello della direzione commerciale della società contribuente, 

vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le prestazioni in 

questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal modo, l’auto-

rità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere insolito di 

dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle strette rela-

zioni personali o economiche in essere tra la società e il beneficiario delle 

prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; sentenze del TF 

2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 del 9 maggio 

2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 

2020 consid. 6.4.3 con rinvii). 

Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve 

essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti 

giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso 

risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di 

una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso 

venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro 

soggetta ad imposta preventiva. Inoltre, può sussistere una prestazione 

valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che 

sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non 

è data un’altra spiegazione. Quando la società contribuente fa tutto quanto 

in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti 

dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere 

conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 4.3 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 

3 agosto 2020 consid. 6.4.3 con rinvii). 

5.5  

5.5.1 Allorquando l’AFC accerta l’esistenza di una prestazione valutabile in 

denaro soggetta all’imposta preventiva, segnatamente nella forma di una 

A-953/2020 

Pagina 15 

distribuzione dissimulata di utili, la cui entità non è tuttavia chiaramente 

quantificabile, essa ne stabilisce l’ammontare ricorrendo alla tassazione 

d’ufficio. Ciò è in particolare il caso, allorquando la società contribuente non 

adempie ai doveri impostigli dalla legge, rispettivamente non fornisce delle 

indicazioni affidabili oppure fornisce solo indicazioni insufficienti o errate. 

Le lacune nella tenuta della contabilità della società contribuente non devo-

no infatti né procurarle un vantaggio fiscale, né condurre ad una perdita 

d’imposta. Il ricorso alla tassazione d’ufficio deriva implicitamente dagli 

artt. 39 e 41 lett. a LIP. In tale contesto, quando esegue una tassazione 

d’ufficio, l’AFC deve fondarsi sul corso ordinario delle cose e sul compor-

tamento del contribuente. La tassazione d’ufficio deve permettere all’AFC 

di ricostruire la fattispecie imponibile, la più verosimile alla realtà. In caso 

di dubbi, l’AFC non è tenuta a tenere conto della fattispecie più favorevole 

al contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 con-

sid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.5.1 con rinvii; 

MICHAEL BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 9 ad art. 13 LIP con rinvii). 

Analogamente a quanto avviene in materia IVA, l’AFC deve scegliere il 

metodo di stima che meglio le permette di tenere in considerazione le ca-

ratteristiche della società contribuente in questione. Quali metodi di stima, 

entrano in linea di conto i metodi che tendono a completare o ricostruire 

una contabilità mancante e quelli che si fondano sui dati basati sull’espe-

rienza in rapporto ai risultati parziali incontestati derivanti dalla contabilità. 

Le parti probanti della contabilità e i documenti esistenti devono essere 

presi in considerazione, per quanto possibile, nella stima. Essi possono 

altresì servire di base di calcolo (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.5.1 con rinvii).  

5.5.2 Nella procedura di ricorso il contribuente può contestare l’adempi-

mento dei presupposti per una stima, come pure la stima stessa delle cifre 

d’affari realizzate in quanto tali. Orbene, l’onere della prova in merito alla 

sussistenza dei presupposti per procedere ad una tassazione d’ufficio 

(primo stadio), come pure riguardo ai motivi alla base della conseguente 

stima (secondo stadio), incombono all’AFC. Ciò precisato, nell’esaminare 

la correttezza della stima effettuata dall’autorità inferiore il Tribunale 

amministrativo federale procede con un certo riserbo e non sostituisce il 

proprio potere di apprezzamento a quello di quest’ultima, se non in 

presenza di errori manifesti. Qualora i presupposti per una tassazione 

d’ufficio siano dati, la prova che le valutazioni svolte dall’AFC non sono 

corrette rispettivamente portano a risultati manifestamente errati spetta al 

contribuente (terzo stadio). In tale ottica, è necessario che il contribuente 

A-953/2020 

Pagina 16 

indichi chiaramente in che misura la pretesa fiscale debba essere minore 

di quella valutata dall’AFC, dimostrando che il risultato della valutazione è 

frutto di errori rilevanti. Egli non può limitarsi a criticare in via del tutto 

generica le basi del calcolo, bensì deve dimostrare con dei documenti 

giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente erronea 

(cfr. sentenze del TF 2C_885/2019 del 5 marzo 2020 consid. 4.1.5 con 

rinvii; 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 consid. 2.5). Solo in tal caso il 

Tribunale sostituisce il suo potere d’apprezzamento a quello dell’autorità 

inferiore, correggendo la tassazione (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 

9 luglio 2012 consid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 

consid. 6.5.2 con rinvii). 

5.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni 

dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il 

credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 

cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, 

sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 

fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto 

con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale 

delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preven-

tiva [RS 642.212]; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 

2020 consid. 6.6 con rinvii).  

5.7  

5.7.1 Allorquando la sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP è stabi-

lita con verosimiglianza, in virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, la riscos-

sione posticipata dei crediti d’imposta preventiva è retta dall’art. 12 DPA 

(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 

consid. 6.7.1 con rinvii).  

5.7.2 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla 

legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa, 

essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò 

indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. L’art. 12 

cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che ha fruito 

dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della 

tassa elusa. Di conseguenza, quando una società effettua una prestazione 

valutabile in denaro a favore dei titolari di diritti di partecipazione, o a terze 

persone a lei vicine, senza deduzione dell’imposta preventiva sottratta 

(cfr. art. 20 cpv. 1 OIPrev in correlazione con l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP), 

quest’ultimi sono chiamati, sulla base dell’art. 12 cpv. 2 DPA, a restituire la 

A-953/2020 

Pagina 17 

somma di cui hanno indebitamente fruito. Accanto a dette persone bene-

ficiarie della prestazione valutabile in denaro, tenuta al pagamento è altresì 

la stessa società che l’ha erogata (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con 

l’art. 14 cpv. 1 LIP). Affinché l’art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre 

che sia oggettivamente stata compiuta un’infrazione penale. L’applicazione 

di questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale 

specifica, né da una colpa, né ancora dal promovimento di una procedura 

penale. L’art. 12 cpv. 1 DPA permette dunque di procedere al recupero di 

una tassa (o un tributo) che non è stata percepita a seguito di un’infrazione 

alla legislazione amministrativa federale, anche qualora nessuno sia 

punibile (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 

consid. 6.7.2 con rinvii). 

5.7.3 In virtù dell’art. 12 cpv. 3 DPA, la persona che, intenzionalmente, ha 

commesso l’infrazione o vi ha partecipato risponde in solido, con le perso-

ne obbligate al pagamento secondo il cpv. 2, della somma da pagare o da 

restituire (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 

2020 consid. 6.7.2 con rinvii). La responsabilità solidale di cui all’art. 12 

cpv. 3 DPA concerne l’autore dell’infrazione e/o il compartecipe. Detta 

norma si applica all’autore e al compartecipe che non sono già assoggettati 

personalmente all’obbligo di pagamento in virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA. Per 

impegnare la loro responsabilità solidale, l’autore e il compartecipe devono 

aver commesso infrazione intenzionalmente. Un’infrazione commessa per 

negligenza o per omissione non comporta infatti una responsabilità solida-

le. A differenza dei cpv. 1 e 2 dell’art. 12 DPA – in virtù dei quali l’autorità 

amministrativa può emanare delle decisioni d’assoggettamento suscettibili 

di fare l’oggetto di misure d’esecuzione – il cpv. 3 dell’art. 12 DPA esige che 

sia un’autorità penale o giudiziaria a pronunciarsi in merito alla respon-

sabilità solidale di una persona (cfr. DTF 115 Ib 216 consid. 3a; 114 Ib 94 

consid. 5c; [tra le tante] sentenze del TAF A-3056/2015 del 22 dicembre 

2016 consid. 5.6.5; A-3798/2009 del 27 marzo 2012 consid. 5.2.6). La 

questione a sapere se un’infrazione sia stata commessa intenzionalmente 

è infatti una questione di responsabilità penale di competenza esclusiva 

delle autorità penali. Ora, a livello dell’Amministrazione, la stessa autorità 

(al massimo un altro Dipartimento di detta autorità) è spesso responsabile 

sia della determinazione del credito fiscale che dell’azione penale. Tuttavia 

il percorso si divide al più tardi con la procedura giudiziaria. Il Tribunale 

amministrativo federale è competente solo per determinare l’importo del 

credito fiscale, mentre il chiarimento degli aspetti di diritto penale è (in linea 

di principio) lasciato ai tribunali penali cantonali o se necessario al 

Tribunale penale federale. Riguardo alla responsabilità solidale dell’art. 12 

cpv. 3 DPA, è stato sancito che l’autorità amministrativa può solo 

A-953/2020 

Pagina 18 

pronunciarsi sull’importo dei crediti fiscali e deve lasciare all’autorità penale 

la questione della responsabilità solidale fondata sulla colpa penale. 

L’autorità amministrativa fissa quindi solo l’importo massimo in relazione al 

quale l’autorità penale deve decidere sulla responsabilità solidale (cfr. DTF 

115 Ib 216 consid. 3a; 114 Ib 94 consid. 5c; sentenza del TF 2C_363/2010, 

2C_405/2010 e 2C_406/2010 del 6 ottobre 2010 consid. 7.1; sentenza del 

TAF A-6686/2018 e A-6691/2018 del 30 agosto 2019 consid. 1.1.2). 

6.  

Stabiliti i principi applicabili, per poter verificare la fondatezza della ripresa 

d’imposta preventiva in oggetto, il Tribunale deve in primo luogo determi-

nare se per i periodi fiscali 2007-2012 l’autorità inferiore poteva ritenere nei 

confronti della B._______, la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro 

soggette all’imposta preventiva ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in 

combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev, in particolare fondandosi 

sugli elementi di prova raccolti dalla DAPI, così come da lei poi ripresi 

puntualmente nella decisione impugnata.  

Più concretamente, per il Tribunale si tratterà dunque (1) di verificare se 

nel caso della B._______ le tre (quattro) condizioni cumulative alla base 

della sussistenza di una prestazione valutabile in denaro risultano qui 

adempiute (cfr. consid. 6.1 del presente giudizio). In caso affermativo, (2) 

il Tribunale dovrà poi stabilire se vi siano i presupposti per una tassazione 

d’ufficio (cfr. consid. 6.2 del presente giudizio), dal momento che l’autorità 

inferiore – e prima di lei, la DAPI – ha ricorso alla ricostruzione delle cifre 

d’affari non contabilizzate dalla B._______ per stabilire l’entità delle 

prestazioni valutabili in denaro, ovvero la base imponibile all’imposta 

preventiva. In caso affermativo, (3) il Tribunale dovrà poi verificare se la 

ricostruzione dell’ammontare delle prestazioni valutabili in denaro erogate 

dalla B._______ è corretta o meno (cfr. consid. 6.3 del presente giudizio). 

In correlazione con quest’ultimo punto, (4) il Tribunale dovrà infine 

verificare l’attribuzione delle prestazioni valutabili in denaro ai relativi 

beneficiari operata dall’autorità inferiore (cfr. consid. 6.4 del presente 

giudizio). 

6.1 Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto verificare se nel caso della 

società B._______ l’autorità inferiore poteva ritenere la sussistenza di 

prestazioni effettuate senza ottenere un’adeguata controprestazione nella 

forma di distribuzioni dissimulate di utile ai suoi azionisti (cfr. in merito 

all’onere probatorio a carico dell’autorità fiscale, consid. 5.4.2 del presente 

giudizio). Come detto, si tratta qui di esaminare l’adempimento dei 

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Pagina 19 

presupposti alla base di una prestazione valutabile in denaro (cfr. in merito 

ai presupposti, consid. 5.2.1 del presente giudizio).  

6.1.1  

6.1.1.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore – sulla base delle 

risultanze dell’inchiesta penale amministrativa della DAPI, così come rias-

sunte nel PVF del 5 gennaio 2015 – ha ritenuto nei confronti della 

B._______ la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella forma di 

« distribuzioni dissimulate di utile » ai suoi due azionisti, ovvero il ricorrente 

e il signor F._______, durante i periodi fiscali 2007-2012, in correlazione 

con una parte delle cifre d’affari da lei non contabilizzate e realizzate 

nell’ambito della gestione del postribolo/motel « D._______ » 

(cfr. decisione impugnata, consid. 3.1.1).  

6.1.1.2 Più nel dettaglio, l’autorità inferiore indica che secondo quanto 

ricostruito dalla DAPI, la B._______ aveva in locazione il motel 

« D._______ » a X._______-Y._______, di proprietà della società 

C._______, nel quale veniva esercitata l’attività di bar che serviva da punto 

di incontro tra prostitute e clienti e di affittacamere, dove in seguito 

venivano intrattenuti i clienti. La direttrice del locale risultava essere la 

signora Wanda E._______, moglie del signor E._______, amministratore 

unico della B._______. Come risulterebbe dagli interrogatori, la signora 

E._______ non si sarebbe però mai occupata di gestire la società. Di fatto, 

sarebbe stato il signor E._______ ad occuparsi dell’intera gestione del bar 

e dell’affittacamere. Il signor E._______ avrebbe amministrato e gestito 

autonomamente il locale, si sarebbe occupato delle fatture e 

dell’ordinazione della merce. Due volte al mese, esso si sarebbe incontrato 

con i proprietari del motel, ovvero il qui ricorrente e il signor F._______ (a 

metà mese solo con il signor F._______, mentre a fine mese con entrambi), 

e insieme avrebbero verificato le fatture e l’andamento degli incassi. 

Sarebbero però stati i due proprietari ad autorizzare il signor E._______ a 

pagare le fatture, a decidere quale cifra d’affari comunicare al contabile 

affinché venisse contabilizzata e a spartirsi a fine mese « in nero » una 

parte degli incassi a contanti, nella misura del 50% ciascuno (cfr. decisione 

impugnata, consid. 3.1.1). 

L’autorità inferiore ha poi rilevato che il ricorrente e il signor F._______ 

erano inoltre gli azionisti della B._______, in ragione del 50% ciascuno. 

Per i periodi fiscali 2007-2012, il ricorrente avrebbe lui stesso ammesso di 

detenere il 50% delle azioni della B._______ (cfr. PVF del 5 gennaio 2015, 

punto n. 3.4). In tali circostanze, l’autorità inferiore, basandosi su quanto 

emerso dall’inchiesta della DAPI, ha ritenuto che ogni mese, una parte 

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Pagina 20 

degli incassi della B._______ sarebbe stata spartita tra i due predetti 

azionisti e proprietari del motel prima che questi venissero contabilizzati, in 

ragione del 50% ciascuno. In tali condizioni, essa ha ritenuto che si trattava 

palesemente di vantaggi e di prestazioni che non sarebbero mai stati 

accordati ad un terzo esterno alla società, senza controprestazione 

corrispondente e senza essere contabilizzati. Ciò non avrebbe alcuna 

giustificazione economica e troverebbe la sua motivazione solo e 

unicamente sulla base dello stretto legame tra queste persone e la società 

(cfr. decisione impugnata, consid. 3.2.1). Infine, l’autorità inferiore ha 

ritenuto la mancata contabilizzazione dei ricavi della società come talmente 

insolita che difficilmente avrebbe potuto passare inosservata ai suoi organi 

(cfr. decisione impugnata, consid. 3.3). 

6.1.2 A tal proposito, il Tribunale osserva come l’analisi della DAPI – rias-

sunta in dettaglio ai punti n. 3.1-3.2 e 3.4 del PVF del 5 gennaio 2015 

(cfr. atto n. 10 dell’inc. AFC), con puntuali citazioni degli estratti dei 

processi verbali d’interrogatorio (di seguito: PVI; contenuti nell’atto n. 11 

dell’inc. AFC) su cui essa si è fondata – che precede, così come ripresa 

dall’autorità inferiore nella decisione impugnata, risulti corretta. All’epoca 

della decisione impugnata, tutti gli elementi a disposizione dell’autorità 

inferiore erano infatti tali ch’essa poteva ritenere la sussistenza di 

prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di 

utile erogate dalla B._______ ai suoi due azionisti. In effetti, nel caso 

concreto è pacifico che durante i periodi fiscali 2007-2012 detta società 

abbia omesso di contabilizzare una parte delle cifre d’affari da lei 

conseguite mediante l’attività di bar e di affittacamere del motel 

« D._______ ». È altresì pacifico che dette cifre d’affari sono state 

incassate « in nero » direttamente dai suoi due azionisti, nonché proprietari 

del predetto motel, ovvero il qui ricorrente e il signor F._______. Tale 

elemento non viene infatti contestato dal ricorrente, tant’è che è lui stesso 

ad avere ammesso tale circostanza (cfr. PVI ricorrente del 13 novembre 

2014, pagg. 2 seg. [atti DAPI n. 130.100.071-072]). È altresì accertato che 

il ricorrente era azionista nella misura del 50% della B._______, così come 

da lui stesso dichiarato a più riprese dinanzi alla DAPI (cfr. citato PVF, 

punto n. 3.4 con rinvii alle dichiarazioni del ricorrente). L’altro azionista 

nella misura del 50% restante era il signor F._______ (cfr. citato PVF, punto 

n. 3.4.2). Si tratta palesemente di vantaggi e prestazioni che non sarebbero 

mai stati accordati ad un terzo esterno alla società, senza contropre-

stazione corrispondente e senta essere contabilizzati. Ciò non trova alcuna 

giustificazione economica e si può spiegare solo e unicamente sulla base 

dello stesso legame tra i due azionisti e la società. I due beneficiari di detti 

ricavi – e dunque delle prestazioni valutabili in denaro – erano il ricorrente 

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Pagina 21 

e il signor F._______. La mancata contabilizzazione dei ricavi è poi così 

insolita, che non poteva essere ignorata dagli organi della società.  

In tale contesto, il Tribunale ritiene dunque che, nel caso della società 

B._______ l’autorità inferiore era legittimata a ritenere, sulla base degli 

elementi a sua disposizione, la sussistenza di prestazioni valutabili in 

denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di reddito ai suoi due 

azionisti, ovvero il ricorrente e il signor F._______, ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 

lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev. 

6.2 Appurata la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro, il Tribunale 

deve esaminare se in concreto vi sono i presupposti per una tassazione 

d’ufficio (cfr. consid. 5.5 del presente giudizio), visto che l’autorità inferiore 

– e prima di lei la DAPI – ha ricorso alla ricostruzione delle cifre d’affari non 

contabilizzate dalla B._______ per stabilire l’entità delle prestazioni 

valutabili in denaro, ovvero la base imponibile all’imposta preventiva. 

A tal proposito, il Tribunale rileva – come giustamente indicato dall’autorità 

inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 3.1.1) – che è assodato che una 

parte degli incassi della società è stata spartita « in nero » direttamente a 

contanti, prima che gli stessi venissero contabilizzati dalla società. Già da 

ciò si deduce che la contabilità della B._______ era senz’altro lacunosa, 

non riportando detti incassi percepiti dal ricorrente e dal signor F._______. 

Tale elemento non è peraltro contestato dal ricorrente, sicché non vi è 

motivo di mettere in dubbio tale elemento. In tali circostanze, si deve 

ritenere che è a giusto titolo che la DAPI e poi l’autorità inferiore hanno 

ricorso ad una stima – ovvero una tassazione d’ufficio – per ricostruire le 

cifre d’affari della società (cfr. consid. 5.5.1 del presente giudizio). 

6.3 Ciò stabilito, il Tribunale deve verificare se la ricostruzione da parte 

dell’autorità inferiore dell’ammontare delle prestazioni valutabili in denaro 

erogate dalla B._______ è plausibile, adeguata e corretta. In tale contesto, 

si precisa che il Tribunale non si discosta dalla stima dell’autorità inferiore, 

se non in presenza di errori manifesti (cfr. consid. 5.5.2 del presente 

giudizio). 

6.3.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore si è essenzialmente 

fondata sulla ricostruzione della DAPI riassunta nel PVF del 5 gennaio 

2015, per stabilire le cifre d’affari del bar e dell’affittacamere del motel 

(cfr. decisione impugnata, consid. 3.1.1). 

A-953/2020 

Pagina 22 

6.3.1.1 Per quanto concerne la ricostruzione della cifra d’affari del bar, la 

DAPI si è fondata sui dati a sua disposizione, ossia a) gli scontrini di cassa 

sequestrati dalla Polizia cantonale in data 26 aprile 2012 e b) l’acquisto 

della merce, come segue (cfr. decisione impugnata, consid. 3.1.1.1). 

a) L’autorità inferiore indica che, secondo gli scontrini di cassa sequestrati 

dalla Polizia cantonale, concernenti il periodo 1° aprile 2012 – 26 aprile 

2012 (26 giorni), risultavano incassi per 44'330 franchi (cfr. atti DAPI 

n. 140.200.196-200). Gli inquirenti hanno quindi stabilito l’incasso 

mensile in 51'150 franchi (= fr. 44'330 / 26 giorni x 30 giorni). Conside-

rando tale cifra quale incasso standard, la DAPI è quindi giunta ad un 

incasso annuale di 613'800 franchi (= fr. 51'150 x 12 mesi). Poiché, per 

l’anno 2012 l’attività è cessata a fine aprile, la cifra d’affari totale è stata 

calcolata in 197'780 franchi (= [fr. 51'150 x 3 mesi] + fr. 44'330). 

 2007 2008 2009 2010 2011 2012 

Scontrini fr.    613'800 fr.    613'800 fr.    613'800 fr.    613'800 fr.    613'800 fr. 197'780 

 

b) Al fine di avvicinarsi il più possibile agli incassi reali, l’autorità inferiore 

precisa che la DAPI ha poi chiesto a tutti i fornitori conosciuti, ovvero 

quelli indicati in contabilità e/o di cui è stata trovata una fattura, copie 

delle fatture intestate alla società B._______ concernenti l’acquisto di 

merce nel periodo in questione ed ha moltiplicato la quantità di merce 

acquistata con un prezzo unitario. II prezzo unitario corrisponde a 

quello risultante dagli scontrini di cassa sequestrati dalla Polizia 

cantonale concernenti il periodo dal 1° al 26 aprile 2012 (cfr. atti DAPI 

n. 140.200.196-200). Quale esempio, l’autorità inferiore indica che, 

secondo tali scontrini (cfr. atto DAPI n. 140.200.196) per il caffè sono 

stati incassati 6'868.50 franchi per complessivi 1'158 franchi caffè 

venduti: il bar applicava quindi un prezzo di vendita unitario del caffè di 

5.93134715 franchi (= fr. 6'868.50 / fr. 1'158). Se poi ad esempio si 

prendono le 780 unità di caffe acquistate il 31 gennaio 2006, moltipli-

cate con il prezzo unitario summenzionato, si arriva quindi ad un totale 

incassato dal bar di 4'626.45 franchi (cfr. atto DAPI n. 142.200.047). Di 

seguito riportiamo la cifra d'affari annuale derivante da tale ricostru-

zione (cfr. per i dettagli, atto DAPI n. 142.200.047-174). 

 2007 2008 2009 2010 2011 2012 

Fatture fr.    927'428 fr.    666'650 fr. 831'291 fr.    728'909 fr.    650'786 fr. 198'631 

 

La cifra d’affari del bar è poi stata calcolata facendo una media aritmetica 

tra le due ricostruzioni summenzionate. 

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Pagina 23 

 2007 2008 2009 2010 2011 2012 

Scontrini fr.    613'800 fr.    613'800 fr.    613'800 fr.    613'800 fr.    613'800 fr. 197'780 

Fatture fr.    927'428 fr.    666'650 fr.    831'291 fr.    728'909 fr.    650'786 fr. 198'631 

Totale  fr. 1'541'228 fr. 1'280'450 fr. 1'445'091 fr. 1'342’709 fr. 1'264'586 fr. 396'411 

Media fr.    770'614 fr.    640'225 fr.    722'545  fr.    671'354  fr.    632'293  fr. 198'205 

 

6.3.1.2 Per quanto concerne invece la ricostruzione della cifra d’affari 

dell’affittacamere, la DAPI ha ricostruito a) il prezzo medio delle camere e 

b) il numero delle ragazze che hanno soggiornato presso la struttura, come 

segue (cfr. decisione impugnata, consid. 3.1.1.2). 

a) L’autorità inferiore indica che, poiché non esisteva un tariffario ufficiale, 

il prezzo delle camere è stato dapprima calcolato dalla DAPI secondo 

quanto indicato dalle persone coinvolte durante gli interrogatori effet-

tuati dalla Polizia cantonale. Facendo la media tra quanto dichiarato dal 

ricorrente e dai signori E._______ e G._______ (cameriere e gerente 

del motel nell’ultimo periodo) nei primi interrogatori, il prezzo medio di 

una camera ammontava così a 152.50 franchi per notte (cfr. citato PVF, 

punto n. 3.3.2.1, con rinvii ai singoli interrogatori). Tuttavia, in 

occasione dei successivi interrogatori effettuati dalla DAPI, i proprietari 

della B._______ – il ricorrente e il signor F._______ – hanno dichiarato 

che vi erano differenti categorie di camere e che nel corso degli anni i 

prezzi avevano subito delle modifiche. La DAPI ha dunque deciso di 

prendere in considerazione le nuove indicazioni dei proprietari, 

riducendo a 125 franchi il prezzo medio di una camera per notte 

(cfr. citato PVF, punti n. 3.3.3 e 3.3.4). 

 2007 2008 2009 2010 2011 2012 

Prezzo fr.        125 fr.       125 fr.       125 fr.       125 fr.       125 fr.       125 

 

b) Per quanto riguarda il numero di ragazze che hanno soggiornato pres-

so la struttura, e quindi dei pernottamenti, la DAPI ha ritenuto affidabili 

le notifiche effettuate dal gerente signor E._______ all’Ente del Turismo 

del X._______ (cfr. atto DAPI n. 125.114.004-117, riassunte nell’atto 

DAPI n. 125.114.005). 

 2007 2008 2009 2010 2011 2012 

Pernott.          6'622          6'519          6'935          6'587          6'328          1'631  

 

La cifra d’affari dell’affittacamere è quindi stata calcolata moltiplicando il 

prezzo medio delle camere con il numero dei pernottamenti presso la 

struttura. 

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Pagina 24 

 2007 2008 2009 2010 2011 2012 

Prezzo fr.        125 fr.       125 fr.       125 fr.       125 fr.       125 fr.       125 

Pernott.          6'622          6'519          6'935          6'587          6'328          1'631  

Totale fr. 827'750 fr. 814'875  fr. 866'875  fr. 823'375  fr. 791'000  fr. 203'875  

 

6.3.1.3 Sulla base delle due predette ricostruzioni (cfr. considd. 6.3.1.1 e 

6.3.1.2 del presente giudizio), l’autorità inferiore ha ritenuto che la cifra 

d’affari complessiva realizzata da entrambe le attività della B._______, 

ovvero quella di bar e affittacamere, cosi come ricostruita dalla DAPI, 

ammonterebbe quindi a (cfr. decisione impugnata, consid. 3.1.1.3):  

 2007 2008 2009 2010 2011 2012 

Bar fr.    770'614 fr.    640'225 fr.    722'545  fr.    671'354  fr.    632'293  fr. 198'205 

Affitt. fr.    827'750 fr.    814'875  fr.    866'875  fr.    823'375  fr.    791'000  fr. 203'875  

Totale CA 
ricostruita 

fr. 1'598'364  fr. 1'455'100  fr. 1'589'420 fr. 1'494'729 fr. 1'423'293  fr. 402’080 

 

Per stabilire i ricavi non contabilizzata dalla B._______, l’autorità inferiore 

indica che per gli anni 2007- 2010 sono poi stati dedotti i ricavi (ricavi 

d’esercizio ristorazione e camere) risultanti dai rendiconti della società 

(cfr. conti B._______), ossia i ricavi che sono stati effettivamente dichiarati 

dalla società. Per gli anni 2011 e 2012, poiché la B._______ non disponeva 

di una contabilità definitiva, sono invece stati dedotti i costi dell’attività 

definiti per apprezzamento. Per fare ciò, l’autorità inferiore precisa che è 

stata fatta una ratio tra i costi sopportati dalla società nel 2010 di 

1'021'675 franchi (= totale costi fr. 1'037'203 ./. utile d’esercizio fr. 15'528; 

cfr. conti B._______, 2010) e la cifra d’affari 2010 di 1'494'729 franchi. Si è 

quindi giunti ad una percentuale del 68.35% (= fr. 1'021'675 / fr. 1'494'729 

x 100), che è poi stata applicata alla cifra d’affari del 2011 e del 2012. Per 

l’anno 2011 i costi ammonterebbero a 972'821 franchi (= 68.35 % di 

fr. 1'423'293) e per l’anno 2012 a 274'822 franchi (= 68.35% di fr. 402'080). 

Se detta stima dei costi non fosse stata effettuata dall’AFC, sarebbe allora 

stato l’importo totale della cifra d’affari ricostruita a dover essere 

considerata come non contabilizzata dalla società e – come tale – a 

costituire una prestazione agli azionisti per gli anni 2011 e 2012. 

 2007 2008 2009 2010 2011 2012 

CA 
ricostruita 

fr. 1'598'364  fr. 1'455'100  fr. 1'589'420 fr. 1'494'729 fr. 1'423'293  fr. 402'080 

./. ricavi 
dichiarati 

fr. 1'132'111 fr. 1'125'969 fr. 1'081'028 fr. 1'062'306 fr.              0 fr.            0 

./. costi 
stimati 

fr.              0 fr.              0 fr.              0 fr.               0 fr.    972'821 fr. 274'822  

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Totale 
ricavi non 
contabiliz. fr.    466'253 fr.   329'131 fr.    508'392 fr.    432'423 fr.    450'472 fr. 127'258 

 

Sulla base di quanto emerge dalla tabella qui sopra, l’autorità inferiore ha 

ritenuto che il totale degli ricavi non contabilizzati dalla B._______ per i 

periodi 2007-2012 ammonterebbe quindi a 2'313'929 franchi (= fr. 466'253 

+ fr. 329'131 + fr. 508'392 + fr. 432'423 + fr. 450'472 + fr. 127'258). Questo 

importo, secondo l’autorità inferiore, corrisponderebbe dunque alla 

prestazione fatta dalla B._______ senza ottenere un’adeguata 

controprestazione. 

6.3.2 Visti gli atti dell’incarto – in particolar modo il PVF del 5 gennaio 2015 

(cfr. atto n. 10 dell’inc. AFC) e i relativi allegati (cfr. atto n. 11 dell’inc. AFC, 

in particolare atti DAPI ivi contenuti n. 125.114.004-117, n. 140.200.196-

200 e n. 140.200.196 su cui poggia la ricostruzione delle cifre d’affari del 

bar e dell’affittacamere) – quanto ritenuto dall’autorità inferiore e dalla DAPI 

appare non solo plausibile, ma del tutto convincente, sicché il Tribunale 

non può che confermare le loro conclusioni. Al fine di evitare inutili 

ripetizioni, l’analisi dettagliata dei predetti calcoli e degli elementi presi in 

conto per la suddetta ricostruzione verrà esposta dal Tribunale nell’ambito 

dell’esame delle censure del ricorrente (cfr. consid. 7 del presente giudizio, 

a cui si rinviano le parti). Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva 

come la ricostruzione delle cifre d’affari della DAPI ripresa dall’autorità 

inferiore – così come appena esposta poc’anzi (cfr. consid. 6.3.1 del 

presente giudizio) – appaia oggettivamente corretta, la stessa fondandosi 

sui documenti giustificativi a disposizione (scontrini di cassa [cfr. atti DAPI 

n. 140.200.196-200], fatture dei fornitori [cfr. atti DAPI n. 142.200.047-174] 

e notifiche all’Ente del Turismo del X._______ [cfr. atti DAPI 

n. 125.114.004-117]), la contabilità esistente (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC) e 

le dichiarazioni delle persone coinvolte nella vicenda (cfr. citato PVF, punti 

n. 3.3.2.1, 3.3.3 e 3.3.4, ove sono riportate tali dichiarazioni). Il metodo 

applicato dall’autorità inferiore per ricostruire le cifre d’affari del bar e 

dell’affittacamere risulta plausibile e proporzionato.  

Peraltro, come indicato dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, 

consid. 3.1.2.4 in fine; risposta 8 aprile 2020, pag. 3), il Tribunale osserva 

come il ricorrente abbia comunque confermato dinanzi alla DAPI di aver 

investito in nero, congiuntamente al signor F._______, 2 milioni di franchi 

in un capannone ubicato a V._______ e che tali fondi provenivano dai 

profitti distribuiti dalla società B._______ (cfr. PVI ricorrente del 

13 novembre 2014, pag. 7 [atto DAPI n. 130.100.075]). Ora, questo 

importo si avvicina di molto all’importo totale dei ricavi non contabilizzati di 

A-953/2020 

Pagina 26 

2'313'929 franchi risultante dalla ricostruzione delle cifre d’affari del bar e 

dell’affittacamere effettuata dalla DAPI e ripresa dall’autorità inferiore nella 

decisione impugnata, rendendo detta ricostruzione ancor più plausibile.  

In tale frangente, in assenza altresì di errori manifesti, il Tribunale non 

intravvede alcun motivo per discostarsi dalla predetta ricostruzione, sicché 

si deve ritenere che l’importo totale delle prestazioni valutabili in denaro 

ammonta a 2'313'929 franchi, così come ritenuto dall’autorità inferiore 

(cfr. consid. 6.5.2 del presente giudizio).  

6.4 Da ultimo, il Tribunale deve ora verificare l’attribuzione delle prestazioni 

valutabili in denaro ai relativi beneficiari operata dall’autorità inferiore. Più 

concretamente, si tratta di stabilire se l’autorità inferiore – e prima di lei, la 

DAPI – poteva attribuire al ricorrente il 50% delle prestazioni valutabili in 

denaro in oggetto e il restante 50% al signor F._______. 

Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha constatato che il ricorrente 

– per sua stessa ammissione – era azionista nella misura del 50% della 

B._______, nonché che il signor F._______ era azionista del restante 50% 

di detta società. Dette due persone erano altresì proprietari del motel, ove 

avveniva l’attività di bar e di affittacamere, del quale si sono spartiti in 

contanti e in nero il 50% dei ricavi. In tali circostanze, l’autorità inferiore ha 

applicato la proporzione 50/50, imputando al ricorrente il 50% delle 

prestazioni valutabili in denaro e il restante 50% al signor F._______ 

(cfr. decisione impugnata, considd. 3.1.1 e 3.2.1; risposta 8 aprile 2020, 

pag. 3). Tale modo di procedere appare qui corretto e trova riscontro negli 

atti (cfr. in particolare, già citato PVF, punto n. 3.4; PVI ricorrente del 13 no-

vembre 2014, pagg. 2 seg. [atti DAPI n. 130.100.071-072]; PVI E._______ 

del 27 aprile 2012, pag. 3 [atto DAPI n. 140.200.132]), sicché il Tribunale 

non intravvede un motivo per discostarsene. Poiché detta proporzione non 

è peraltro contestata dal ricorrente, la stessa va pertanto confermata. 

6.5 In definitiva, visto quanto precede, il Tribunale è di avviso che sia a 

giusto titolo che l’autorità inferiore – e prima di lei, la DAPI – ha ritenuto nel 

caso della B._______ la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella 

forma di distribuzioni dissimulate di utile ai suoi due azionisti, ovvero il qui 

ricorrente e il signor F._______, nella misura del 50% ciascuno, soggette 

all’imposta preventiva ai sensi l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato 

disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev.  

 

A-953/2020 

Pagina 27 

7.  

Ciò constatato, il Tribunale deve ora esaminare in dettaglio se sulla base 

delle censure e delle prove presentate dal ricorrente in questa sede, lo 

stesso è riuscito a produrre la controprova inficiante l’analisi dell’autorità 

inferiore e della DAPI (cfr. consid. 5.4.2 del presente giudizio). 

7.1 A tal proposito, il Tribunale rileva preliminarmente che il ricorrente non 

contesta né la sua qualità di azionista nella misura del 50% della 

B._______, né la sua qualità di proprietario nella misura del 50% del motel 

« D._______ », come neppure di aver beneficiato delle cifre d’affari 

conseguite e non contabilizzate da detta società nella gestione di detto 

motel. Tali elementi non sono dunque qui litigiosi. Di fatto, il ricorrente 

contesta soltanto la ricostruzione delle cifre d’affari – per i motivi già esposti 

dinanzi all’autorità inferiore, così come indicati nell’allegato 1 accluso al 

ricorso – e il suo assoggettamento al pagamento dei crediti d’imposta 

preventiva in oggetto, poiché nessuna responsabilità personale o solidale 

gli sarebbe imputabile (cfr. ricorso 19 febbraio 2020, pagg. 1-3; osserva-

zioni 30 maggio 2020, pagg. 1-3). 

Ciò premesso, qui di seguito (cfr. considd. 7.2 e 7.3 del presente giudizio), 

il Tribunale esaminerà dapprima le censure relative alla ricostruzione delle 

cifre d’affari del bar e dell’affittacamere. Le censure concernenti la respon-

sabilità personale e solidale del ricorrente per il pagamento dei crediti d’im-

posta in oggetto, verranno invece esaminate dal Tribunale in un secondo 

momento (cfr. consid. 8 del presente giudizio, al quale si rinviano le parti).  

7.2  In concreto, il ricorrente contesta la ricostruzione delle cifre d’affari 

della B._______, sostenendo che le cifre proposte dall’autorità inferiore 

sarebbero molto aleatorie. A suo avviso, tali cifre d’affari potrebbero essere 

ricostruite in maniera del tutto diversa da quanto effettuato dall’autorità 

inferiore, rinviando per i motivi all’allegato 1 denominato « osservazioni 

aggiuntive spontanee verbale finale », ch’egli aveva già prodotto dinanzi 

all’autorità inferiore (cfr. atto n. 3 dell’inc. AFC), richiamando in particolare 

le sue contestazioni circa gli scontrini di cassa, l’acquisto merci e l’asserita 

conseguente errata ricostruzione della media (cfr. ricorso 19 febbraio 

2020, pag. 1; osservazioni 30 maggio 2020, pag. 1).  

Così facendo il ricorrente non si confronta tuttavia sufficientemente con 

quanto indicato dall’autorità inferiore al consid. 3.1.2.4 della decisione 

impugnata, in risposta alle censure da lui sollevate nell’allegato 1, come 

invece richiesto dall’obbligo di motivare le proprie censure (cfr. consid. 2.1 

del presente giudizio). In tali circostanze, il Tribunale si limiterà dunque a 

A-953/2020 

Pagina 28 

verificare se è a giusto titolo che l’autorità inferiore non ha tenuto conto 

delle censure sollevate dal ricorrente nell’allegato 1, per quanto concerne 

la ricostruzione delle cifre d’affari del bar (cfr. consid. 7.2.1 del presente 

giudizio) e dell’affittacamere (cfr. consid. 7.2.2 del presente giudizio). 

7.2.1  

7.2.1.1 Circa la ricostruzione delle cifre d’affari del bar, nell’allegato n. 1 il 

ricorrente ha in sostanza contestato la sola presa in conto degli scontrini di 

cassa concernenti un periodo di soli 26 giorni, sostenendo che non si tratte-

rebbe di un campione rappresentativo determinato secondo le corrette 

regole statistiche (cfr. allegato 1, pagg. 1 seg.). Il ricorrente ha altresì 

contestato il volume degli acquisti, indicando che si sarebbe dovuto tenere 

conto dei costi sostenuti dalla società B._______ (cfr. allegato 1, pagg. 2 

seg.). Lo stesso ha poi contestato la conseguente presa in conto della 

media aritmetica tra le due ricostruzioni (cfr. allegato 1, pag. 3). 

7.2.1.2 Al riguardo, nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha spie-

gato al ricorrente che, in assenza di una contabilità tenuta correttamente, 

la DAPI ha dovuto ricostruire le cifre d’affari della società B._______ sulla 

base dei dati a sua disposizione. Per quanto concerne gli scontrini di casa, 

essa precisa che né il ricorrente, né nessuna altra persona coinvolta nella 

vicenda, avrebbe mai trasmesso gli scontrini di cassa relativi agli anni 

2007-2012. Per tale motivo, essa si è fondata sui soli scontrini a sua 

disposizione. Per avvicinarsi il più possibile alla realtà, la DAPI ha poi 

effettuato una seconda ricostruzione in funzione dell’acquisto della merce 

ed effettuato una media aritmetica delle due ricostruzioni (cfr. decisione 

impugnata, consid. 3.1.2.4).  

7.2.1.3 In tale contesto, il Tribunale ritiene che le spiegazioni dell’autorità 

inferiore siano sufficienti e plausibili, sicché non intravvede alcun motivo 

per discostarsene. In assenza di una contabilità completa e dei relativi 

documenti giustificativi – come nel caso della società B._______ – l’autorità 

inferiore e la DAPI sono infatti autorizzate a ricorrere alla tassazione 

d’ufficio, nonché a ricostruire le cifre d’affari sulla base degli elementi a loro 

disposizione (cfr. consid. 5.5.1 del presente giudizio). Ora, il fatto di basarsi 

da un lato sugli scontrini di casa a disposizione concernenti un periodo di 

26 giorni e dall’altro sull’acquisto di merci (fatture dei fornitori), prendendo 

in considerazione la media aritmetica dei risultati ottenuti dalle due 

ricostruzioni appare qui non solo come proporzionato e plausibile, ma 

anche favorevole al ricorrente, la stessa conducendo ad una cifra d’affari 

ricostruita più bassa. Il Tribunale non intravvede alcun motivo per 

discostarsi dal metodo di stima scelto dalla DAPI e ripreso dall’autorità 

A-953/2020 

Pagina 29 

inferiore. Del resto in questa sede, come visto (cfr. consid. 7.1 del presente 

giudizio), il ricorrente si è limitato a contestare in maniera generica la 

predetta ricostruzione, senza tuttavia confrontarsi con la decisione 

impugnata e/o produrre mezzi di prova a sostegno della sua posizione, 

quali ad esempio dei documenti giustificativi comprovanti le cifre d’affari 

effettive del bar.  

7.2.2  

7.2.2.1 Circa la ricostruzione della cifra d’affari dell’affittacamere, nell’alle-

gato 1 il ricorrente ha in sostanza contestato la presa in conto dei dati forniti 

dall’Ente del Turismo del X._______, in quanto statistici e non effettivi. Il 

ricorrente ha poi sottolineato che per il prezzo di vendita delle camere non 

sarebbe stata fatta un’attenta analisi poiché alcuni avventori avrebbero di 

chiarato dei prezzi più bassi ed in tale prezzo sarebbe pure compreso il 

pranzo, per un costo medio di 20 franchi (cfr. allegato 1, pagg 3 segg.). 

7.2.2.2 Al riguardo, nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha 

spiegato al ricorrente che sarebbe stato lui stesso, nel corso di un interro-

gatorio, a confermare che non vi era motivo di dubitare dell’esattezza delle 

indicazioni fornite da parte del signor E._______ all’Ente del Turismo del 

X._______ (cfr. atto DAPI n. 130.100.074). Per quanto concerne invece il 

prezzo delle camere, l’autorità inferiore ribadisce che in un primo tempo 

esso è stato fissato a 152.50 franchi, dopo aver effettuato una media dei 

prezzi indicati dal ricorrente e il signor E._______ e dal signor G._______. 

In seguito esso è stato ridotto a 125 franchi, visto che in un secondo tempo 

il ricorrente avrebbe confermato di stimare il prezzo medio a 121.90 franchi 

(cfr. atto DAPI n. 130.100.074) e il signor F._______ a 120/130 franchi 

(cfr. atto DAPI n. 130.100.104). L’autorità inferiore ha poi indicato che il 

ricorrente non avrebbe apportato alcun elemento sufficiente per determi-

nare se il costo medio del pranzo si attestasse effettivamente a 20 franchi 

e se le ragazze ne beneficiassero realmente e in che misura. D’altra parte, 

la ricostruzione della DAPI avrebbe permesso di risalire alla reale cifra 

d’affari della società B._______ poiché questa sarebbe stata contabilizzata 

in misura nettamente minore. Essa ha infine indicato che i costi per il vitto 

sarebbero già stati contabilizzati dalla società B._______ e quindi già presi 

in conto (cfr. p. es. conto costi « n. 4050 – Alimentari-Cucina-Pizzeria » 

della predetta società) e che non vi sarebbero prove che la stessa abbia 

dovuto supportate costi ulteriori in tale ambito (cfr. decisione impugnata, 

consid. 3.1.2.4). 

7.2.2.3 Anche in questo caso, le spiegazioni dell’autorità inferiore appaiono 

sufficienti e plausibili, sicché il Tribunale non intravvede alcun motivo per 

A-953/2020 

Pagina 30 

discostarsene. Lo si ricorda ancora una volta, in assenza di una contabilità 

completa e dei relativi documenti giustificativi – come nel caso della società 

B._______ qui in esame – l’autorità inferiore e la DAPI sono infatti 

autorizzate a ricorrere alla tassazione d’ufficio, nonché alla ricostruzione 

delle cifre d’affari sulla base degli elementi a loro disposizione 

(cfr. consid. 5.5.1 del presente giudizio). Quanto indicato dall’autorità 

inferiore trova riscontro negli atti da lei citati, in particolar modo dai PVI del 

ricorrente e delle altre persone interessate. Ciò sancito, il Tribunale rileva 

in particolare come il ricorrente non risulti qui credibile allorquando contesta 

l’attendibilità dei dati dell’Ente del Turismo. Non si vede infatti come esso 

possa in un primo momento averli ritenuti attendibili dinanzi alla DAPI 

(cfr. PVI ricorrente del 13 marzo 2014, pag. 6 [atto DAPI n. 130.100.074]) 

per poi affermare il contrario nell’allegato 1. Per quanto attiene invece al 

prezzo medio della stanza, il Tribunale ritiene che la media presa in conto 

dall’autorità inferiore sia piuttosto favorevole al ricorrente, dal momento che 

tiene conto della media aritmetica tra i prezzi più bassi dichiarati in un 

secondo momento dallo stesso ricorrente (cfr. sopracitato PVI ricorrente, 

pag. 6) e il signor F._______ (cfr. PVI F._______ del 13 novembre 2014, 

pag. 4 [atto DAPI n. 130.100.104]), rispetto a quelli più alti indicati da altre 

persone coinvolte nella vicenda. In assenza di prove circa i costi del 

pranzo, il Tribunale ritiene poi che non vi siano gli estremi per tenere conto 

del costo medio di 20 franchi indicato dal ricorrente. Del resto, come 

indicato dall’autorità inferiore, il vitto è già stato contabilizzato dalla società 

B._______ (cfr. la voce costi « n. 4050 – Alimentari-Cucina-Pizzeria » nella 

contabilità di detta società di cui all’atto n. 12 dell’inc. AFC) e dunque preso 

in conto nella ricostruzione della DAPI. 

7.2.3 In definitiva, il Tribunale giunge dunque alla conclusione che gli 

elementi sollevati dal ricorrente non sono tali da rimettere in discussione la 

ricostruzione delle cifre d’affari della B._______ effettuata dalla DAPI e 

ripresa dall’autorità inferiore, per quanto concerne l’attività del bar e 

dell’affittacamere. Ne consegue che la predetta ricostruzione va qui 

integralmente confermata, mentre il ricorso respinto su questo punto. 

7.3 Ciò sancito, il Tribunale rileva che, in caso di conferma della ricostru-

zione delle cifre d’affari della società della DAPI ripresa dall’autorità infe-

riore nella decisione impugnata, il ricorrente ha chiesto di non tenere conto 

dei calcoli alla sua base, in quanto essi rappresenterebbero, tra tutti i calcoli 

possibili e sostenibili, quelli a lui meno favorevoli, rispettivamente l’even-

tualità peggiore possibile (cfr. osservazioni 30 maggio 2020, pag. 1). Per il 

resto, il ricorrente ha rinviato ad una sentenza del Tribunale, indicando la 

A-953/2020 

Pagina 31 

seguente referenza: A-6199/2013 del 3 settembre 2013 (cfr. ricorso 19 feb-

braio 2020, pag. 1; osservazioni 30 maggio 2020, pag. 1). 

Sennonché detta richiesta non può essere qui accolta. Che il metodo di 

ricostruzione scelto dalla DAPI e ripreso dall’autorità inferiore non piaccia 

al ricorrente, non è un motivo sufficiente per ritenerlo inapplicabile. Il 

ricorrente dimentica infatti che lo stesso non può limitarsi a sostenere che 

la ricostruzione in questione rappresenterebbe « l’eventualità peggiore 

possibile », lo stesso essendo tenuto ad apportare la prova che i calcoli 

effettuati dalla DAPI e dall’autorità inferiore sono manifestamente erronei 

(cfr. consid. 5.5.2 del presente giudizio). Ora, come visto (cfr. consid. 7.2.3 

del presente giudizio), una tale prova non è stata da lui prodotta. Ciò 

constatato, si sottolinea che, in assenza di prove, di documenti giustificativi 

e di una contabilità corretta e completa, il ricorrente è tenuto a sopportare 

le conseguenze di una tassazione d’ufficio. Il richiamo generico ad una 

sentenza dello scrivente Tribunale – peraltro non rinvenibile, la referenza 

essendo errata – non gli è poi di alcun soccorso, il ricorrente dovendo 

comunque indicare per quale motivo tale sentenza troverebbe applicazione 

al suo caso e perché sarebbe qui determinante (cfr. circa il dovere di 

motivare le proprie censure, consid. 2.2 del presente giudizio). Ciò non è 

qui il caso, sicché non vi è ragione di attardarsi ulteriormente al riguardo. 

Ne consegue, che il suo ricorso va respinto anche su questo punto. 

8.  

Ciò sancito, il Tribunale deve infine esaminare la cerchia delle persone 

tenute al pagamento della predetta ripresa d’imposta preventiva ai sensi 

dell’art. 12 cpv. 2 DPA (cfr. considd. 5.7.1 e 5.7.2 del presente giudizio), 

tale punto essendo contestato recisamente dal ricorrente. 

8.1 Di fatto, il ricorrente contesta il suo assoggettamento al pagamento dei 

crediti d’imposta preventiva in oggetto, sostenendo di non aver mai agito 

come amministratore di fatto della società, di non aver mai adottato un 

comportamento attivo e intenzionale sulla gestione societaria. A suo avviso 

non gli sarebbe imputabile né una responsabilità personale, né una respon-

sabilità solidale. Asserendo che le varie procedure penali passate e soprat-

tutto quelle in corso sembrerebbero giungere a conclusioni discordanti, il 

ricorrente sostiene che occorrerebbe prudenza e l’applicazione del princi-

pio « in dubio pro reo ». In ogni caso, il ricorrente sostiene che con la 

cancellazione della società B._______ antecedentemente all’apertura 

della procedura contro detta società, sarebbe decaduto ogni debito fiscale 

e di conseguenza anche i debiti che ne deriverebbero per gli azionisti e le 

altre persone coinvolte a titolo sussidiario. Il ricorrente ritiene dunque di 

A-953/2020 

Pagina 32 

non poter essere validamente chiamato in causa (cfr. ricorso 19 febbraio 

2020, pag. 1 segg.; osservazioni 30 maggio 2020, pag. 2). 

8.2 Sennonché quanto asserito dal ricorrente non può essere condiviso dal 

Tribunale, per i motivi seguenti. 

8.2.1 In presenza di una presunta sottrazione di imposta come nel caso in 

disamina, ovvero di un’infrazione alla legislazione amministrativa federale, 

la riscossione posticipata dell’imposta preventiva elusa è retta dall’art. 12 

DPA (cfr. consid. 5.7.1 del presente giudizio). In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA 

assoggettati al pagamento retroattivo sono le persone tenute al pagamento 

dell’imposta preventiva, nonché quelle che hanno fruito dell’indebito 

profitto (cfr. cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP e 

l’art. 12 cpv. 2 DPA; consid. 5.7.2 del presente giudizio). Nel caso concreto, 

gli assoggettati al pagamento retroattivo sono dunque indubbiamente la 

società B._______ – che ha omesso di dichiarare le prestazioni valutabili 

in denaro – nonché il ricorrente e il signor F._______, quali persone che – 

incassando « in nero » una parte dei ricavi conseguiti, ma non 

contabilizzati dalla predetta società – hanno di fatto fruito dell’indebito 

profitto. In tale contesto, va precisato che, in virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA, 

l’assoggettamento posticipato al pagamento dell’imposta preventiva dei 

beneficiari delle prestazioni valutabili in denaro, interviene nei loro confronti 

indipendentemente da una qualsiasi colpa. È infatti sufficiente che gli stessi 

– come in concreto – abbiamo beneficiato di un vantaggio pecuniario. 

Contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, poco importa dunque sa-

pere allo stesso possa essere imputata una colpa o meno, rispettivamente 

s’egli abbia o meno adottato un comportamento attivo e intenzionale nella 

gestione della società B._______.  

Ciò precisato, il Tribunale rileva poi che, poiché – come già rilevato 

(cfr. parte in fatto del presente giudizio, sub lett. A.a) – la B._______ è stata 

a suo tempo radiata dal Registro di commercio, nei confronti di quest’ultima 

una ripresa fiscale appare chiaramente impossibile. Si deve dunque 

ritenere che gli unici rimasti assoggettati al pagamento posticipato 

dell’imposta preventiva ex art. 12 cpv. 2 DPA sono il signor F._______ e il 

ricorrente, così come giustamente rilevato dall’autorità inferiore.  

8.2.2 Contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, il fatto che la società 

B._______ sia stata cancellata prima dell’avvio della procedura da parte 

dell’autorità inferiore non comporta la decadenza dei crediti d’imposta 

preventiva correlati alle prestazioni valutabili in denaro da lei erogate ai 

suoi azionisti, nella forma di distribuzioni dissimulate di reddito. Come detto 

A-953/2020 

Pagina 33 

(cfr. consid. 8.2.1 del presente giudizio), l’art. 12 cpv. 2 DPA permette di 

ricercare detti crediti d’imposta non solo presso la società, ma anche 

presso coloro che hanno concretamente incassato i ricavi non 

contabilizzati dalla società. Come visto, nel caso della B._______ sono il 

qui ricorrente e il signor F._______ ad avere incassato « in nero » una parte 

dei ricavi conseguiti e non contabilizzati da detta società. In qualità di 

beneficiari di detti ricavi, gli stessi sono tenuti al pagamento dell’imposta 

preventiva ex art. 12 cpv. 2 DPA. 

8.2.3 Vano è poi l’appello al principio in dubio pro reo, tale principio non 

trovando applicazione nell’ambito dell’art. 12 cpv. 2 DPA. Detto principio – 

come giustamente indicato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 8 aprile 

2020, pag. 4) – può semmai giocare un ruolo nell’ambito dell’art. 12 cpv. 3 

DPA. Ora però, lo scrivente Tribunale non è chiaramente competente per 

pronunciarsi in merito alla responsabilità solidale ai sensi dell’art. 12 cpv. 3 

DPA, tale prerogativa essendo delle competenti autorità penali (cfr. con-

sid. 5.7.3 del presente giudizio). Per tale motivo, il Tribunale non può 

entrare nel merito delle censure del ricorrente circa la sua responsabilità 

solidale ex art. 12 cpv. 3 DPA, qui manifestamente irricevibili. 

9.  

In definitiva, alla luce dei considerandi che precedono, il Tribunale giunge 

alla conclusione che il ricorso del ricorrente, per quanto qui ricevibile 

(cfr. consid. 8.2.3 del presente giudizio), va respinto. Ne consegue che la 

decisione impugnata va integralmente confermata. 

10.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico del ricorrente qui integralmente soccom-

bente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 

12'500 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente 

dall’anticipo spese di 12'500 franchi da lui versato a suo tempo. 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto, per quanto ricevibile. 

A-953/2020 

Pagina 34 

2.  

Le spese processuali pari a 12'500 franchi sono poste a carico del 

ricorrente. Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà 

interamente dedotto dall’anticipo spese di 12'500 franchi da lui versato a 

suo tempo. 

3.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

Raphaël Gani Sara Pifferi 

  

 

 

  

A-953/2020 

Pagina 35 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: