# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 802b9f57-2e3a-5bed-aeec-e7f9cae963d0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-07-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.07.2023 D-1829/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1829-2021_2023-07-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1829/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  4  l u g l i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gregor Chatton, Chiara Piras,  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 1. A._______, (…), 

2. B._______, (…), 

3. C._______, (…), 

4. D._______, (…), 

5. E._______, (…), 

      Afghanistan,   

tutti patrocinati dall'avv. Giuseppina Santoro, (…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 13 aprile 2021. 

 

D-1829/2021 

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Fatti: 

A.  

Il (…) novembre 2019 i ricorrenti 1-5, cittadini afghani, hanno presentato 

una domanda d’asilo in Grecia, mentre il seguente (…) novembre 2020 gli 

interessati hanno presentato una seconda domanda d’asilo in Croazia (cfr. 

atti SEM n. [{…}] - 28/1; 30/1; 32/1). 

B.  

Il (…) gennaio 2021, dopo essersi spostati dalla Croazia in Svizzera, tutti i 

ricorrenti hanno presentato una domanda d’asilo al Centro federale d’asilo 

(CFA) di Chiasso. 

C.  

C.a In data (…) gennaio 2021 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) 

ha inoltrato una domanda di informazioni alle autorità greche. Queste ul-

time hanno confermato il successivo (…) febbraio 2021 che i ricorrenti 

hanno depositato una domanda d’asilo e che la procedura era ancora in 

corso (cfr. atti SEM n. 56/3; 57/3; 73/2). 

C.b Il (…) febbraio 2021, in applicazione del Regolamento di Dublino III 

(RD III), la SEM ha chiesto alla Croazia, ed ottenuto il (…) marzo 2021 

successivo, l’assenso a riprendere in carico (“take back”) i ricorrenti (cfr. 

atti SEM n. 74/5; 77/6; 80/1; 81/1). 

D.    

D.a Il (…) gennaio 2021, la SEM ha sostenuto un colloquio Dublino con i 

ricorrenti 1, 2 e 3. In sostanza, essi hanno confermato di aver chiesto asilo 

in Croazia, di essere stati dapprima posti in quarantena in un campo pro-

fughi a Zagabria e di essere stati trasferiti in seguito in un campo profughi 

a Qutina. Dopo 50 giorni di permanenza in Croazia, gli interessati sareb-

bero partiti alla volta della Svizzera, passando dalla Slovenia e dall’Italia, 

senza entrare in contatto con le autorità di detti paesi. I ricorrenti 1 e 2 

hanno indicato che un loro figlio si troverebbe in Svezia. Nell’ambito del 

diritto di essere sentiti, i ricorrenti hanno indicato di opporsi ad un eventuale 

ritorno in Croazia in quanto ivi la polizia li avrebbe picchiati e maltrattati (cfr. 

atti SEM n. 50/3, 52/3 e 55/3). 

D.b Il ricorrente 1, durante il colloquio Dublino ha dichiarato di non avere 

particolari problemi di salute. Tra il febbraio ed il marzo 2021 egli si è sot-

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toposto a cure dentistiche ed è stato vaccinato. La ricorrente 2, sino al mo-

mento in cui la SEM è addivenuta alla propria decisione non ha lamentato 

alcun problema di salute ad eccezione di un trauma ad un dito della mano. 

Nemmeno i ricorrenti 4 e 5 hanno sofferto di particolari problematiche. La 

ricorrente 3, d’altro canto, ha dapprima sofferto di problemi di gastrite. In 

seguito la ricorrente 3 ha lamentato problemi di depressione e disturbi del 

sonno. Nel marzo 2021 la ragazza è stata ricoverata a seguito di un tentato 

suicidio tramite ingestione di medicinali. In relazione a tale episodio le è 

stata diagnosticata una malattia depressiva da moderata a grave ed è stata 

prescritta una terapia psicologica. Nel marzo 2021 la ricorrente 3 è stata 

nuovamente ospedalizzata a causa di un aumento dei conflitti famigliari 

causati dalla sua relazione con un ragazzo altresì presente al CFA. Il me-

dico curante non ha ravvisato d’altro canto una suicidalità acuta. Alla di-

missione è stata prescritta la continuazione della terapia psicologica am-

bulatoriale ed i servizi sociali APMA sono stati informati circa la sua situa-

zione di salute. Durante le successive visite dallo psicologo è stata confer-

mata la diagnosi di sospetto episodio depressivo (F32), mentre non sono 

state ravvisate tendenze di suicidalità acuta, nonostante la ricorrente 3 ab-

bia ancora sofferto dei conflitti famigliari.  

D.c Nei periodi successivi alla data della decisione impugnata, la ricorrente 

3 ha seguito la propria cura ambulatoriale, effettuando diverse sedute con 

lo psicologo. Nell’ultimo rapporto disponibile, datato (…) maggio 2021, il 

medico ha indicato che la situazione generale ha subito un sensibile mi-

glioramento (cfr. atto SEM n. 139/2). Invece, per quanto concerne la ricor-

rente 2, a partire dall’anno 2022 ha sofferto di attacchi di panico che hanno 

condotto ad un’ospedalizzazione tra il (…) febbraio 2022 ed il (…) marzo 

2022. La causa di tali attacchi di panico risiedeva nei rapporti tesi con la 

figlia (ricorrente 3) e le altre famiglie presenti al CFA. Nei mesi successivi 

la diagnosi principale è mutata in “episodi depressivi gravi senza sintomi 

psicotici”. Tra il (…) luglio 2022 ed il (…) agosto 2022, la ricorrente 2 è stata 

nuovamente ospedalizzata e la diagnosi è stata modificata in disturbi de-

pressivi recidivi di media intensità, oltre che disturbi da attacchi di panico 

(cfr. atto SEM n. 151/38).  

E.  

Il (…), portata a termine l’istruzione della fattispecie, la SEM non è entrata 

nel merito delle domande d’asilo dei ricorrenti (cfr. art. 31a cpv. 1 lett. b 

della legge sull’asilo [LAsi, RS 142.31]), ed ha nel contempo pronunciato il 

loro trasferimento in Croazia (cfr. atto SEM n. 113/128). 

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Il (…) aprile 2021, i ricorrenti, rappresentati da SOS Ticino – Caritas Sviz-

zera, hanno ricevuto la decisione della SEM. 

F.  

Il (…) aprile 2021, tramite il loro rappresentante, i ricorrenti hanno adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del corrispondente anticipo, che 

l’esecuzione della decisione sia sospesa in via supercautelare e che sia 

concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul piano sostanziale, i ricorrenti 

chiedono che la decisione impugnata sia annullata, con il rinvio degli atti 

alla SEM per l’adozione della clausola di sovranità e l’esame delle do-

mande d’asilo oppure, in via subordinata, che la causa sia rinviata alla SEM 

per completare l’istruttoria ed emanare una nuova decisione. 

G.  

Il (…) aprile 2021, questo Tribunale ha ordinato la sospensione provvisoria 

dell’esecuzione del trasferimento dei ricorrenti in Croazia. 

H. 

I successivi (…) aprile 2021, (…) maggio 2021, (…) maggio 2021, (…) 

maggio 2021, (…) maggio 2021, (…) ottobre 2021, (…) settembre 2021, i 

ricorrenti hanno trasmesso degli atti integrativi al Tribunale, aggiornando lo 

stato di salute dei ricorrenti allegando nuova documentazione medica. Gli 

stessi hanno inoltre formulato alcune considerazioni circa la situazione del 

sistema d’asilo croato, sulla scorta di alcuni articoli di giornale. 

I. 

In data (…) dicembre 2022, il Tribunale ha impartito un termine all’autorità 

inferiore per inoltrare una risposta al ricorso. Quest’ultima ha riconfermato 

le proprie conclusioni, altresì esprimendosi circa i problemi di salute che 

riguardano i ricorrenti insorti nel periodo successivo all’emanazione della 

propria decisione oltre che in merito alla Convenzione sui diritti del fanciullo 

del 20 novembre 1989 (di seguito: CDF o Conv. Fanciullo, RS 107). 

J. 

Il Tribunale, in data (…) dicembre 2022, ha trasmesso ai ricorrenti la rispo-

sta dell’autorità di prime cure, concedendo loro la possibilità di esprimersi 

in merito. Questi ultimi, in data (…) gennaio 2023, hanno ribadito le proprie 

allegazioni e conclusioni, sostenendo che la SEM non avrebbe sufficiente-

mente analizzato lo stato di salute dei ricorrenti oltre che la possibilità di 

accesso alle cure necessarie in Croazia. Inoltre, ritengono che l’autorità di 

prime cure non avrebbe preso in considerazione il periodo già trascorso in 

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Svizzera dai ricorrenti nell’ambito dell’analisi relativa alla Convenzione sui 

diritti del fanciullo. Inoltre, sottolineano nuovamente le carenze che carat-

terizzerebbero il sistema d’accoglienza croato e constatano che l’autorità 

di prime cure non si sarebbe espressa circa la competenza greca per la 

procedura d’asilo. Nel proprio scritto i ricorrenti hanno altresì indicato che 

avrebbero trasmesso nuova documentazione medica senza indugio, ma, 

nonostante il tempo trascorso, ad oggi non sono pervenuti ulteriori aggior-

namenti. 

K.  

Gli ulteriori fatti rilevanti per il trattamento del ricorso saranno esposti in 

prosieguo. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 cpv. 1 LTAF).  

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 Gli insorgenti, nel loro ricorso, lamentano dapprima un accertamento 

incompleto dei fatti circa il profilo medico dell’interessata 3, in quanto l’au-

torità inferiore non avrebbe atteso il completamento dell’istruzione rispetto 

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alle visite mediche già previste e non avrebbe disposto la redazione di un 

rapporto medico di dettaglio (F4). Inoltre, la SEM non avrebbe investigato 

circa le effettive condizioni d’accoglienza dopo il trasferimento in  

Croazia nelle quali si ritroverebbe l’insorgente 3. Al riguardo, la predetta 

neppure avrebbe effettuato un esame concreto ed individualizzato, rispetto 

all’effettiva accessibilità, senza interruzioni, di una presa in carico adeguata 

in Croazia. Inoltre, non avrebbe accertato sufficientemente – in rapporto 

alla giurisprudenza attualmente in vigore, di cui cita nel ricorso alcune sen-

tenze (cfr. n. 10, pag. 11) – la possibilità di lacune sistemiche nel sistema 

d’asilo croato, segnatamente in rapporto all’uso della violenza da parte 

delle autorità croate ed al rischio di respingimento forzato in Bosnia, che si 

pone in contrasto con il principio di respingimento. La SEM non avrebbe 

inoltre analizzato in alcun modo il benessere superiore dei minori in rela-

zione al loro rientro in Croazia.  

4.2 Le succitate censure formali, in ordine ad un accertamento inesatto ed 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

verranno esaminate d’ingresso dal Tribunale, in quanto sono suscettibili di 

condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 11 con-

sid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit., 138 I 232 consid. 5; 

DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3). 

4.3 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

4.4 Nel caso in parola, il Tribunale osserva dapprima che al momento 

dell’emissione della decisione impugnata, l’incarto della SEM conteneva 

già ampia documentazione medica attinente alla situazione valetudinaria 

della ricorrente 3, dalla quale sono evincibili in modo limpido le diagnosi ed 

i trattamenti seguiti nonché le cure ad ella prescritte. La stessa cronistoria 

medica dell’insorgente 3 è peraltro citata correttamente ed esaustivamente 

nella decisione avversata da parte dell’autorità inferiore (cfr. p.to II, pag. 8 

e segg.). Dalla medesima risulta, come rettamente menzionato dall’autorità 

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di prime cure, che al momento dell’emissione della decisione fossero uni-

camente previste visite di continuità presso lo psicologo. Difatti, le stesse 

paiono essere delle visite di controllo, senza tuttavia alcun indizio che ulte-

riori diagnosi o elementi sarebbero emersi dalle medesime, che fossero 

rilevanti per la presa di decisione da parte dell’autorità inferiore. La sola 

circostanza che a seguito dell’emissione della decisione avversata, la dia-

gnosi psichiatrica sia mutata – positivamente – non è in grado di modificare 

la suddetta conclusione (cfr. atto SEM n. 149/3). Invero la SEM, viste le 

diagnosi conclusive e le terapie impostate per la richiedente 3, di cui ne ha 

motivato sufficientemente le ragioni nel provvedimento avversato, non era 

in alcun modo tenuta ad adempiere ulteriori investigazioni, anche rispetto 

alla presa in carico dell’insorgente 3 da parte della Croazia. Ciò essendo 

che, a differenza di quanto sostenuto dagli insorgenti nel gravame, la SEM 

ha ritenuto come la loro situazione medica non risultasse di una gravità tale 

da richiedere ulteriori accertamenti (segnatamente l’allestimento di un rap-

porto medico dettagliato, cfr. p.to II, pag. 9 della decisione impugnata), e 

neppure che il sistema d’accoglienza croato, in particolare legato all’ac-

cesso delle cure mediche ritenute sufficienti dall’autorità inferiore. Il fatto 

solo che i ricorrenti nel gravame non concordino con tale apprezzamento 

esposto dall’autorità inferiore nel provvedimento sindacato, non risulta con-

trario al principio inquisitorio. Piuttosto, con tali censure in realtà gli insor-

genti intendono ottenere un apprezzamento differente nel merito rispetto a 

quello di cui all’impugnata decisione riguardo sia alla competenza della 

Croazia nella trattazione del seguito della loro procedura sia in rapporto 

all’applicazione della clausola di sovranità, questioni che verranno dunque 

esaminate di seguito. Per quanto poi attiene alle allegazioni di maltratta-

menti che essi avrebbero subito da parte di agenti di polizia in Croazia, si 

evince dalla decisione avversata, come la SEM le abbia considerate quali 

abusi di potere da parte di singoli e assimilabili a persecuzione da terzi e 

non associabili ad abusi di potere da parte di organi statali ufficiali (cfr. p.to 

II, pag. 6 seg. della decisione impugnata). Quanto presentato dall’autorità 

inferiore nella decisione avversata, per forgiare il proprio convincimento ri-

guardo alla situazione alla frontiera croata e alla problematica dei cosiddetti 

push-back verso altri Stati (cfr. p.to II, pag. 5 seg.), al contrario di quanto 

allegato dagli insorgenti nel ricorso riferendosi ad una giurisprudenza nel 

frattempo superata e concernente una costellazione differente dal caso di 

specie, s’iscrive nell’attuale giurisprudenza dello scrivente Tribunale, che 

l’ha già ritenuta quale argomentazione sufficiente (cfr. a tal proposito tra le 

altre la sentenza del Tribunale D-5716/2022 dell’11 gennaio 2023 con-

sid. 4.3.3 e consid. 4.3.5 con ulteriori rif. cit.). Peraltro, appare chiaramente 

dalla decisione avversata, che l’autorità resistente ha esaminato la situa-

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zione individuale degli insorgenti, argomentando in modo esplicito ed ade-

guato i motivi per i quali non ritenesse che vi fossero indizi per una viola-

zione dell’art. 3 par. 2 RD III rispettivamente dell’art. 3 CEDU da parte della 

Croazia (cfr. p.to II, pag. 4 segg. della decisione impugnata), anche te-

nendo conto della situazione specifica dei ricorrenti minorenni e delle fami-

glie (cfr. p.to II, pag. 12 della decisione avversata). 

4.5 Oltre a ciò, i ricorrenti ritengono che l’autorità inferiore non avrebbe te-

nuto in debita considerazione l’interesse dei ricorrenti minorenni ai sensi 

della Conv. fanciullo. Poiché anche tale censura riguarda in realtà anche 

aspetti materiali e non formali, il Tribunale tratterà la medesima in seguito. 

Ne discende che, le censure mosse dal profilo formale da parte degli insor-

genti, nel senso di un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridi-

camente rilevanti da parte della SEM, sono in toto respinte. 

5.  

5.1 Ciò posto, venendo ora al merito, la SEM, nel contesto della procedura 

Dublino e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione 

espressa o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro 

Stato è competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. 

Inoltre, lo Stato membro competente in forza del RD III è tenuto a ripren-

dere in carico, alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29, il richiedente 

la cui domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un 

altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro 

senza un titolo di soggiorno (cfr. art. 18 par. 1 lett. b RD III). 

5.2 Nel caso in parola, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, che 

gli interessati avevano già depositato una domanda d’asilo pregressa in 

Grecia il (…) novembre 2019 ed in Croazia il (…) novembre 2020 (cfr. atti 

SEM n. 28/1; 39/2; 32/2). I ricorrenti hanno confermato di aver depositato 

entrambe le domande d’asilo. Su tali presupposti, in data (…) gen-

naio 2021, l’autorità inferiore ha formulato all’indirizzo delle autorità greche 

una richiesta d’informazioni sullo stato della procedura degli interessati 

così come circa l’eventuale emissione di un permesso di soggiorno per gli 

stessi (cfr. atti SEM n. 56/3 e 57/3). Quest’ultima autorità ha risposto indi-

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cando che la procedura relativa alle domande d’asilo formulate dai ricor-

renti sono ancora in corso e che gli stessi non hanno ottenuto alcun per-

messo di residenza in Grecia. Il (…) febbraio 2021, una domanda di ripresa 

in carico sulla scorta dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III è stata indirizzata alla 

Croazia (cfr. atti SEM n. 74/5 e 77/6). Quest’ultima autorità, ha esplicita-

mente accolto la richiesta di ripesa in carico di tutti i ricorrenti in data (…) 

marzo 2021, quindi entro il termine previsto all’art. 25 par. 1 RD III, pure 

fondandosi sulla medesima disposizione precitata (cfr. atti SEM n. 80/1 e 

81/1). A tali condizioni, la Croazia è quindi tenuta, in principio, a riprendere 

in carico gli insorgenti, al fine di trattare la loro domanda d’asilo. Si osserva 

che i ricorrenti non hanno contestato di aver depositato una domanda 

d’asilo in Croazia. 

5.3 Le censure sollevate in sede ricorsuale non sono atte ad inficiare la 

predetta conclusione. Difatti, in merito, i ricorrenti lamentano di non com-

prendere la ragione per la quale sia stata rivolta una domanda d’informa-

zioni alla Grecia, essendo peraltro che le ultime autorità ad aver rilevato 

loro le impronte digitali sarebbero state quelle croate, ed in seguito anche, 

vista la risposta delle autorità greche, la SEM abbia ritenuto le autorità 

croate competenti per la loro ripresa in carico. Rispetto a tale censura, il 

Tribunale osserva che sulla scorta delle risultanze “Eurodac”, l’autorità in-

feriore a ragione si è sincerata dello stato della procedura dei ricorrenti 

anche in Grecia, essendo come, se avessero ottenuto già uno statuto quali 

rifugiati nel predetto Paese, una domanda di riammissione sarebbe piutto-

sto stata formulata nei confronti di tale Stato, ma al di fuori della procedura 

Dublino. Tuttavia, dopo aver ricevuto risposta dalle autorità elleniche, che 

la domanda d’asilo degli insorgenti era ancora pendente, sia in rispetto 

della giurisprudenza topica in materia sulla Grecia, sia in ragione delle in-

formazioni ricevute nel frattempo dalle autorità croate e dall’esplicita accet-

tazione della ripresa in carico dei ricorrenti da parte di quest’ultime, a ra-

gione la SEM ha ritenuto data la competenza di quest’ultima autorità per la 

trattazione della domanda d’asilo degli insorgenti. 

5.4 Tuttavia, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle 

carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di acco-

glienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per 

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verificare se un altro Stato membro possa essere designato come compe-

tente. 

5.5 Agli occhi del Tribunale, nonostante le prese di posizione critiche di 

numerosi organismi – in particolare del Consiglio d’Europa – in materia, il 

sistema d’asilo e d’accoglienza croato non presenta delle carenze sistemi-

che, rispettivamente dei rischi avverati di push-back alla frontiera con la 

Bosnia ed Erzegovina, per quanto attiene ai richiedenti che hanno già de-

positato una domanda di protezione internazionale in Croazia e che sono 

esplicitamente ripresi in carico da tale Stato nel quadro di una procedura 

Dublino (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale D-440/2023 del 7 feb-

braio 2023 consid. 5.5 con ulteriori rif. cit.; D-407/2023 del 1° febbraio 2023 

consid. 7.2; D-5838/2022 del 9 gennaio 2023 consid. 5.5; cfr. anche la sen-

tenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 22 marzo 2023 con-

sid. 9.5). Le censure sollevate in sede ricorsuale, anche con riferimento a 

rapporti di organizzazioni non governative ed a giurisprudenza di questo 

Tribunale in casi del tutto differenti dal presente non permettono di giungere 

ad un apprezzamento diverso da quanto sopra esposto. Non è inoltre evin-

cibile né dagli atti all’incarto né dal gravame alcun indizio serio e concreto 

suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi ob-

blighi internazionali rinviando i ricorrenti in un paese dove la loro vita, inte-

grità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove ri-

schierebbero di essere respinti in un tale paese. 

5.6 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

6.  

6.1 Nel prosieguo, occorre esaminare se, come richiesto dai ricorrenti nel 

gravame, malgrado la competenza di principio della Croazia, l’autorità in-

feriore debba esaminare la domanda di protezione internazionale dei ri-

chiedenti in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), 

disposizione concretizzata in diritto interno svizzero all’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, 

RS 142.311), che prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM 

può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro 

Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applica-

zione di tale norma, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

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diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbli-

gata a entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

6.2 Gli insorgenti, nel loro ricorso, si prevalgono dello stato di salute dell’in-

sorgente 3 (e nel frattempo anche di quello della ricorrente 2), come pure 

delle violenze subite in Croazia, per rinunciare al loro trasferimento appli-

cando la clausola di sovranità succitata. In tal senso, essi ritengono come 

le violenze che avrebbero perpetrato le autorità croate, evidenzierebbero 

delle criticità tali da rientrare nell’applicazione dell’art. 3 CEDU. Inoltre, la 

condizione di vulnerabilità delle ricorrenti 2 e 3, nonché l’eventuale interru-

zione – anche temporanea – della loro presa in carico medica, costitui-

rebbe un grave fattore di rischio che risulterebbe ostativo al trasferimento 

delle ricorrenti 2 e 3 dalla Svizzera verso la Croazia. 

6.3 Nel caso in esame, in primo luogo, i maltrattamenti che i ricorrenti 

hanno addotto nel colloquio Dublino di aver subito in Croazia da parte di 

agenti di polizia, malgrado essi siano rappresentati legalmente, si riassu-

mono in allegazioni molto generali anche in ambito ricorsuale, sprovviste 

di dettagli concreti e precisi per quanto concerne le circostanze esatte nelle 

quali tali fatti si sarebbero svolti. Invero, dai colloqui Dublino, si evince 

come i ricorrenti sarebbero stati fermati la prima volta che avrebbero ten-

tato di entrare in Croazia. Durante tale fermo sarebbero stati fatti spogliare 

oltre che derubati e picchiati. Al loro secondo tentativo di entrata in Croazia, 

le autorità croate avrebbero loro rilevato le impronte digitali. Sarebbero poi 

rimasti in un campo profughi nei pressi di Zagabria per circa 14 giorni, do-

podiché sarebbero stati trasferiti in un altro campo profughi nella località di 

Qutina ed in seguito avrebbero lasciato lo stesso senza avvisare le autorità 

croate dopo complessivi 50 giorni. Non si intravvede pertanto nella predetta 

descrizione, alcun elemento di sufficiente intensità, per ritenere come le 

autorità croate abbiano compiuto degli atti costitutivi di tortura o di tratta-

menti inumani e degradanti ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 della Con-

venzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105), nei confronti degli insorgenti. 

In secondo luogo, nel caso in esame, i ricorrenti non hanno dimostrato in 

alcun modo, con degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile 

dagli atti all’inserto, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a ri-

prenderli in carico ed a portare a termine correttamente la procedura rela-

tiva alla loro domanda di protezione in violazione della direttiva 2013/32/UE 

del Parlamento e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure co-

muni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale (di seguito: direttiva procedura), o ancora che loro non 

D-1829/2021 

Pagina 12 

avrebbero avuto accesso alla procedura d’asilo in Croazia in passato. In-

vero, i semplici asserti generici degli insorgenti ribaditi anche con il loro 

ricorso, di essere stati respinti dalle autorità croate in Bosnia allorché ave-

vano effettuato il loro primo tentativo di entrare nel territorio croato, non 

risultano sufficientemente sostanziati, per ritenere che essi subirebbero un 

trattamento uguale nel caso di un loro ritorno in Croazia. I ricorrenti non 

hanno difatti specificato le circostanze concrete nelle quali tale supposto 

respingimento sarebbe avvenuto da parte delle autorità croate, neppure in 

fase ricorsuale, malgrado ne abbiano avuto ampia possibilità. Non si può 

quindi escludere che anche se tale circostanza fosse effettivamente avve-

nuta, la stessa sia occorsa in quanto gli insorgenti si sarebbero rifiutati di 

far rilevare le loro impronte dattiloscopiche o di dare ulteriori dettagli ri-

guardo alla loro identità, per poter proseguire il viaggio verso la Svizzera, 

non offrendo quindi la possibilità alle autorità croate di registrarli. Le auto-

rità di uno Stato membro Dublino non hanno infatti alcuna altra scelta che 

di ricondurre alla frontiera ogni migrante in situazione illegale che sia stato 

intercettato sul loro territorio e che cerchi di sottrarsi al prelevamento delle 

impronte digitali, su pena di violare gli obblighi che gli incombono verso gli 

altri Stati membri partecipanti al sistema stabilito dal RD III (cfr. nello stesso 

senso la sentenza del Tribunale E-1684/2022 consid. 7.3.3 con ulteriore rif. 

cit.). Inoltre, non vi è alcuna ragione concreta e seria, deducibile dagli atti 

all’inserto, come neppure apportata dagli insorgenti in fase ricorsuale, per 

ammettere che il loro trasferimento a Zagabria, e vista l’esplicita accetta-

zione della Croazia alla ripresa in carico dell’intera famiglia dei ricorrenti, 

rischi di esporli ad una situazione simile a quella incontrata alla frontiera 

croata allorché essi avrebbero fatto il loro primo tentativo di entrare in Croa-

zia. Dagli atti non risulta nemmeno alcun documento a comprova dell’as-

serita denuncia formulata dai ricorrenti ad un’organizzazione per i diritti 

umani per quanto accaduto sul confine croato e non è stato nemmeno ci-

tato il nome di tale organizzazione, nonostante la rappresentanza legale 

abbia avuto ampiamente il tempo per reperire tale informazione. Non si 

evince pertanto né dagli atti all’incarto né dal gravame, alcun indizio serio 

e concreto, suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non ri-

spetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno ai suoi obblighi internazionali rinviandoli in un paese dove la loro vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbero di essere respinti in un tale paese.  

6.4 I ricorrenti, i quali hanno trascorso in totale 50 giorni (tra cui 14 in qua-

rantena viste le misure di contenimento COVID-19) in Croazia in due campi 

per richiedenti l’asilo, non hanno del resto allegato né apportato alcun indi-

zio oggettivo, serio e concreto che sarebbero privati durevolmente, in tale 

D-1829/2021 

Pagina 13 

Paese, di ogni accesso alle condizioni materiali d’accoglienza previste 

dalla direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza) e che non potreb-

bero beneficiare dell’aiuto necessario per far valere i loro diritti, nel caso in 

cui sollevassero l’eventuale loro violazione, che appartiene a loro, utiliz-

zando le adeguate vie di diritto dinnanzi alle autorità dello Stato in que-

stione (cfr. art. 26 direttiva accoglienza). 

6.5  

6.5.1 In merito allo stato di salute dei ricorrenti, si osserva dapprima come 

il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, costi-

tuisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezio-

nali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito:  

CorteEDU] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposh-

vili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1). 

Per quanto concerne lo stato valetudinario dell’insorgente 1, si constata 

che nell’ambito del colloquio Dublino, egli ha allegato di stare bene. Dagli 

atti all’incarto, è poi desumibile come egli abbia effettuato una visita denti-

stica ed è stato vaccinato (cfr. atti SEM n. 67/2, 68/2, 94/2, 127/2). Dalle 

cartelle mediche prodotte dai ricorrenti emerge che l’insorgente 1 ha altresì 

sofferto di dolore alla schiena, per il quale è stata prescritta fisioterapia ed 

in un primo momento Sirdalud 4 mg, Olfen gel, Irfen 800 mg, Paracetamolo 

1g. La posologia è stata poi limitata in Irfen 800 mg (cfr. atto SEM n. 

151/38). Ne discende quindi che lo stesso possa essere ritenuto stabile, 

con diagnosi chiare e terapia farmacologica impostata e pertanto le valu-

tazioni effettuate dall’autorità inferiore in proposito risultano tutt’ora cor-

rette. 

Attinente alla ricorrente 2, ella ha dichiarato nell’ambito del colloquio  

Dublino, di non soffrir di problemi di salute. Dagli atti all’incarto emerge che 

la stessa sarebbe stata vaccinata (cfr. atti SEM n. 69/2, 107/2, 128/2). In 

un secondo momento la ricorrente 2 avrebbe subito una frattura della fa-

lange distale della mano sinistra. Tale problematica risulta risolta da tempo 

(cfr. atti SEM n. 108/2, 117/2, 118/2, 120/2, 121/2, 129/2 e 131/2). Nel pe-

riodo intercorso dopo l’emanazione della decisione impugnata, la ricorrente 

2 è stata trattata per problematiche psichiatriche. In data (…) febbraio 

2022, la ricorrente è stata visitata ambulatorialmente presso la clinica psi-

chiatrica “LUPS” di Lucerna. In tale contesto le sono stati prescritti diversi 

farmaci (cfr. atto SEM n. 151/38). Nel periodo tra il (…) febbraio 2022 ed il 

D-1829/2021 

Pagina 14 

(…) marzo 2022, l’interessata è stata ricoverata nella clinica psichiatrica 

“LUPS” di Lucerna a causa di attacchi di panico recidivi, con diagnosi prin-

cipale di disturbo da attacchi di panico. Alla dimissione è stata impostata 

una terapia farmacologica (cfr. atto SEM n. 151/38). In data (…) luglio 

2022, la clinica “LUPS”, ha segnalato la ricorrente per una presa a carico 

stazionaria, dopo aver sostenuto con lei 5 incontri ambulatoriali. La dia-

gnosi principale è stata modificata in Episodi depressi gravi senza sintomi 

psicotici (F32.2) e la diagnosi secondaria è rimasta disturbo da attacchi di 

panico (F41.0), mentre il trattamento farmacologico è stato modificato (cfr. 

atto SEM n. 151/38). In data (…) agosto 2022, durante la seguente visita 

presso la clinica “LUPS”, la diagnosi è rimasta invariata, come pure la po-

sologia dei medicamenti (cfr. atto SEM n. 151/38). Tra il (…) luglio 2022 ed 

il (…) agosto 2022, la ricorrente 2 è stata ospedalizzata una seconda volta 

presso la clinica “LUPS”. La diagnosi principale (datata […] agosto 2022) 

è disturbo depressivo recidivo, attualmente di media entità (F33.1) oltre 

che disturbi da attacchi di panico (F41.0) quale diagnosi secondaria. I far-

maci prescritti alla dimissione sono Tardyferon 80 mg, Sertralin 100 mg, 

Temesta 1 mg e Redormin 500 mg in riserva (cfr. atto SEM n. 151/38). 

Dalla cartella medica del dr. med. F._______ prodotta dai ricorrenti emer-

gono ulteriori visite mediche non specialistiche effettuate dall’interessata, 

riferite in particolare allo stato psicologico per cui è stata curata. La cartella 

medica riporta l’ultimo consulto il (…) agosto 2022, a seguito della dimis-

sione dalla clinica “LUPS” (cfr. atto SEM n. 151/38). Si constata tuttavia 

che in seguito, nessun aggiornamento circa lo stato di salute della ricor-

rente 2 è stato trasmesso dagli insorgenti al Tribunale, né se ne desumono 

dagli atti. Ne può quindi discendere come anche lo stato di salute dell’in-

sorgente sia stabile, con diagnosi chiare ed una terapia farmacologica im-

postata. 

In rapporto all’insorgente 3, si rileva come dagli atti risulta che la mede-

sima, durante il colloquio ha lamentato dolore allo stomaco, nausea e vo-

mito (cfr. atto SEM n. 70/2). A seguito di alcuni approfondimenti medici è 

emersa un’infezione da helycobacter pylori, curata con successo. Durante 

la visita medica del (…) marzo 2021, la ricorrente 3 ha lamentato problemi 

di depressione e di disturbo del sonno e le è stato pertanto prescritto Re-

dormin 250 (cfr. atto SEM n. 86/2). A seguito di un tentativo di suicidio tra-

mite ingestione di pastiglie è stata ricoverata presso il “Kinderspital” LUKS 

tra il (…) marzo 2021 ed il (…) marzo 2021. In tale frangente le è stata 

diagnosticata una malattia depressiva da moderata a grave (episodio de-

pressivo F32 secondo ICD-10), nonostante ciò non è stata prescritta una 

terapia farmacologica (cfr. atti SEM n. 90/3 e 91/2). Il successivo (…) marzo 

D-1829/2021 

Pagina 15 

2021, l’interessata è stata nuovamente ricoverata a seguito di un deterio-

rarsi della propria salute mentale, causata da conflitti famigliari all’interno 

del CFA. In tale contesto il medico ha rilevato che l’interessata non presen-

tasse tendenze suicidarie acute o tendenze all’autolesionismo. Al termine 

del ricovero, in data (…) marzo 2021, la diagnosi principale di episodio de-

pressivo (F32) è stata confermata ed il personale dell’alloggio ed i servizi 

sociali APMA sono stati informati in dettaglio in merito alla sua situazione 

(cfr. atto SEM n. 99/3). Durante le successive sedute di psicoterapia psico-

logica la diagnosi è stata confermata quale sospetto episodio depressivo 

(F32) e la sua condizione risultava essere stabile, nessuna tendenza sui-

cida acuta, malgrado la sofferenza per i conflitti famigliari (cfr. atti SEM n. 

106/2, 119/2, 126/2, 130/2). L’ultimo atto medico disponibile relativo alla 

ricorrente 3 risale al (…) maggio 2021 e si riferisce al settimo colloquio con 

la psicologa. Quest’ultima ha rilevato che la ragazza non presenti suicida-

lità e abbia un desiderio in un buon futuro. Inoltre ha constatato un sensibile 

miglioramento dello stato psicologico della ragazza rispetto alle visite pre-

cedenti, mentre la terapia farmacologica è rimasta invariata con la prescri-

zione di Redormin (cfr. atto SEM n. 149/3). Pertanto, la diagnosi posta è 

rimasta invariata come la terapia farmacologica. Nei mesi successivi al mo-

mento in cui l’autorità di prime cure ha emanato la decisione impugnata, lo 

stato psicologico della ricorrente è migliorato e l’ultimo certificato medico 

agli atti risale a 2 anni or sono. Pertanto, le censure circa un eventuale 

rischio di interruzione della continuità delle cure indicate come essenziali 

dai medici curanti è da rigettare.  

Da ultimo, per quanto concerne i ricorrenti 4 e 5, gli stessi sono stati sotto-

posti ad alcune vaccinazioni, ma dagli atti non emergono problemi di salute 

(cfr. atti SEM n. 71/2 e 72/2). 

6.5.2 Alla luce dello stato di salute dei ricorrenti testé descritto, pur non 

volendo in alcun modo minimizzare le patologie di cui hanno sofferto e pro-

babilmente soffrono tutt’ora le ricorrenti 2 e 3, dagli atti all’inserto non sono 

evincibili degli elementi concreti e circostanziati, che inducano a ritenere 

come il loro stato di salute sia di una gravità tale da comportare una viola-

zione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza sopra referenziata nel 

caso di un loro rinvio in Croazia, che non potrebbe essere ivi trattato, nel 

caso di necessità. Non risulta inopportuno evidenziare in tale contesto, 

come il Tribunale, in linea di principio – ed al contrario di quanto argomen-

tato dagli insorgenti nel loro ricorso – ritenga che la Croazia disponga di 

infrastrutture mediche adeguate (cfr. le sentenze del Tribunale D-440/2023 

del 7 febbraio 2023 consid. 7.4.3; D-407/2023 del 1° febbraio 2023 con-

sid. 8.2.2, D-1418/2022 del 4 aprile 2022 consid. 5.3.6, D-1241/2022 del 

D-1829/2021 

Pagina 16 

25 marzo 2022 pag. 7). Pertanto, se i ricorrenti dovessero necessitare di 

ulteriori cure o trattamenti medici, potranno senz’altro fare capo all’infra-

struttura medica presente in Croazia. Stato che si ricorda è firmatario della 

direttiva accoglienza ed in quanto tale, deve provvedere affinché i richie-

denti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto 

meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di ma-

lattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o 

di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, com-

prese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 

par. 1 e 2 direttiva accoglienza). Va, infine, rammentato come il Tribunale 

abbia già più volte ritenuto che l’aiuto apportato da organizzazioni non go-

vernative permetta segnatamente di supplire alle lacune delle infrastrutture 

psicoterapeutiche statali presenti in Croazia (cfr., a tal proposito, le sen-

tenze del Tribunale D-5670/2022 del 3 febbraio 2023 consid. 8.3.3 con ul-

teriori rif. cit., E-4859/2022 del 9 novembre 2022 consid. 6.5.1). 

6.6  

6.6.1 I ricorrenti invocano inoltre la Convenzione sui diritti del fanciullo per 

contestare l’ammissibilità del loro trasferimento verso la Croazia, lamen-

tandosi che la SEM non avrebbe analizzato né preso in considerazione il 

benessere superiore dei ricorrenti 3, 4 e 5 (pag. 11 seg. del ricorso).  

6.6.2 I criteri applicabili per determinare il benessere superiore del fanciullo 

comprendono valutazioni in merito alla sua età, al suo grado di maturità, ai 

suoi legami di dipendenza e alla natura delle relazioni con le persone di 

sostegno (prossimità, intensità, importanza per la sua crescita, impegno e 

capacità di presa a carico). Parimenti da analizzare sono lo stato e le pro-

spettive di sviluppo e di formazione scolastica rispettivamente professio-

nale nonché le possibilità e le difficoltà di reinserimento. Nell’analisi di tali 

criteri, la durata del soggiorno in Svizzera è un fattore di grande impor-

tanza, posto che i bambini in tenera età non devono essere sradicati senza 

validi motivi dall’ambiente nel quale sono cresciuti. Dal punto di vista psi-

cologico, occorre prendere in considerazione non solo la famiglia in senso 

stretto quanto più l’insieme delle relazioni sociali. Una forte integrazione in 

Svizzera, derivante in particolare da un lungo soggiorno e da una scolariz-

zazione in tale paese, può infatti avere quale conseguenza uno sradica-

mento dal paese d’origine, che può, secondo le circostanze, rendere inesi-

gibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; 

DTAF 2009/28 consid. 9.3.2; sentenza del Tribunale D-2806/2021 del 

3 febbraio 2023 consid. 10.3.1).  

D-1829/2021 

Pagina 17 

6.6.3 In proposito si deve sottolineare che i ricorrenti 3, 4 e 5 verranno tra-

sferiti insieme ai genitori, quale famiglia, in Croazia, e non saranno sepa-

rati, dimodoché i ricorrenti 1 e 2 potranno occuparsi dei loro figli, fornendo 

loro il necessario sostegno educativo, affettivo e psicologico. Sotto questo 

profilo, non si può dunque rimproverare alla SEM di non aver considerato 

il benessere superiore degli insorgenti 3, 4 e 5. Non sussistono inoltre agli 

occhi del Tribunale degli elementi per concludere che il loro trasferimento 

in Croazia equivarrebbe ad uno sradicamento completo, tale da pregiudi-

care il loro sviluppo ed equilibrio. Invero, essi risiedono in Svizzera da circa 

due anni e mezzo, un lasso di tempo troppo breve per considerarla una 

situazione di stabilità e di particolare integrazione. Peraltro, come già evi-

denziato sopra, anche lo stato di salute dell’insorgente 3 non risulta osta-

tivo al loro trasferimento in Croazia con i genitori. Inoltre va aggiunto come 

l’art. 3 par. 1 CDF, non impone alle autorità di dare seguito al desiderio dei 

genitori che la loro domanda d’asilo sia esaminata dallo Stato che garanti-

sce, secondo loro, le migliori condizioni d’accoglienza per i loro figli (cfr. le 

sentenze del Tribunale F-4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 7.5, F-

1532/2022 dell’8 aprile 2022 consid. 8.5 con rif. cit.).  

6.6.4 Pertanto, il trasferimento degli insorgenti 3, 4 e 5 in Croazia, assieme 

ai genitori, non è contrario al loro interesse superiore sancito dalla CDF. 

6.7 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di 

applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III (clausola 

di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte della 

Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico dei ricorrenti in 

ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 RD III. 

7. 

L’autorità incaricata dell’esecuzione del trasferimento dei ricorrenti avrà 

premura di riferire alle autorità croate circa lo stato di salute e le problema-

tiche mediche che interessano gli insorgenti ai sensi degli art. 31 e 32  

RD III. 

8. 

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo dei ricorrenti, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

D-1829/2021 

Pagina 18 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso la Croazia confor-

memente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere 

di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve 

quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

9. 

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la richiesta tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese processuali, risulta 

divenuta senza oggetto. 

10. 

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che gli insorgenti 

sono indigenti, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria 

nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 

cpv. 1 PA). 

11. 

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-1829/2021 

Pagina 19 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: