# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 77f08da7-178e-5207-99e1-9b567dd99e5b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.07.2003 52.2003.88
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-88_2003-07-02.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.88

   

  	
  Lugano

  2 luglio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Werner Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 10 marzo 2003 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  patr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 18 febbraio 2003 (n. 709) del Consiglio
  di Stato, che disdice il rapporto d'impiego dell'insorgente per il 31 agosto
  2003;

  

 

 

vista la risposta 25 marzo
2003 del Consiglio di Stato; 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
ricorrente __________ (1959), di formazione disegnatore, è entrato nel 1980 al
servizio dello Stato quale agente di polizia. 

È diventato appuntato nel 1986, agente di pubblica sicurezza ed ispettore di
III. a
nel 1989, ispettore di II. a dal 1991, ispettore di I.a 1994. Dal 2001 è commissario. 

                                         Le sue
più recenti qualifiche, risalenti all'11 novembre 2002, sono molto buone. Lavora
in modo continuo e razionale, con esecuzione precisa ed attenta. Indipendente.
Dispone di ottime conoscenze professionali, costantemente aggiornate.
Impegnato, riflessivo, collaborativo. Sa lavorare autonomamente. Molto interessato
al lavoro. Puntuale e preciso. Lavora da diversi anni nel settore dei reati
economico-finanziari dove ha acquisito capacità ed esperienza. Buone conoscenze
informatiche e linguistiche (italiano, francese, tedesco e nozioni di inglese).

 

 

                                  B.   Con decreto
d'accusa del 21 marzo 2002 il Procuratore generale ha proposto di condannare il
ricorrente alla pena di 15 giorni di detenzione, sospesa condizionalmente per
un periodo di due anni, siccome colpevole di: 

 

a. violazione
del segreto d'ufficio, 

per avere il 1.
novembre 2000, presso gli uffici della polizia giudiziaria, comunicato a
__________, su richiesta della stessa il contenuto delle iscrizioni a Ripol
riguardanti tale E.R., notizia a lui accessibile in quanto funzionario di polizia
e non destinata ad essere rivelata a terzi (art. 320 cifra 1 CP), 

 

b. pornografia, 

per avere, a
Contone, in data imprecisata nel periodo 1999/2000 mostrato e reso accessibili
a P.Z.R. e P.I. due videocassette pornografiche contenenti scene con escrementi
umani ed atti di violenza, lasciando poi loro le cassette per qualche giorno
(art. 197 cifra 1 CP). 

 

__________ ha accettato la proposta di pena.

 

 

                                  C.   Preso atto
della condanna penale, il 3 settembre 2002 il Consiglio di Stato ha prospettato
al ricorrente la disdetta del rapporto d'impiego, ritenendo irrimediabilmente pregiudicato
il rapporto di fiducia. 

                                         Il
tentativo di conciliazione, sollecitato dal commissario __________, è fallito
in seguito all'opposizione del Comandante della polizia, che ha suggerito il trasferimento
ad altra funzione. 

                                  D.   Con
risoluzione 18 febbraio 2003 il Consiglio di Stato ha disdetto il rapporto d'impiego
per il prossimo 31 agosto, confermando l'insanabile rottura del rapporto di fiducia.

 

 

                                  E.   Contro
questa decisione, __________ insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo che sia accertata l'illegittimità del licenziamento. 

                                         L'insorgente
rileva di aver continuato a svolgere al meglio la sua attività di commissario
di polizia anche dopo l'apertura del procedimento penale a suo carico. Tant'è
vero che dal gennaio 2002 è diventato commissario aggiunto, passando dalla 27.
alla 28. classe di stipendio. A seguito dello stress provocatogli dal
procedimento, dal maggio 2002 è comunque in cura medica. Dal 5 giugno 2002 è
inabile al lavoro. Un tentativo di riprenderlo all'inizio di quest'anno è
fallito. 

                                         Il
licenziamento, prosegue, equivarrebbe ad una destituzione. Non ve ne sarebbero
i motivi. I fatti rimproveratigli non sarebbero di particolare gravità. Tant'è
vero che il procedimento disciplinare, promosso parallelamente a quello penale,
non é sfociato nell'adozione di sanzioni. 

                                         La
violazione del segreto d'ufficio sarebbe avvenuta controllando sul sistema informatico,
alla presenza di P.Z.R., informatrice della polizia, se tale E.R. era
ricercato. P.Z.R. sarebbe così venuta indebitamente a sapere che la polizia di
__________ aveva spiccato un mandato d'arresto contro questa persona. L'informazione
non avrebbe pregiudicato l'inchiesta. 

                                         Le
videocassette pornografiche sono invece state visionate nell'ambito della sfera
privata. 

                                         La
rottura del rapporto di fiducia sarebbe smentita dalla promozione a commissario
aggiunto e dalle qualifiche particolarmente lusinghiere, attribuitegli nel
novembre del 2002. Contrariamente a quanto asserito dal provvedimento
impugnato, il trasferimento ad altra funzione non sarebbe affatto da escludere.

                                         Considerate
le comprovate capacità del ricorrente, la disdetta sarebbe insostenibile anche
dal profilo dell'interesse dello Stato. La violazione del segreto d'ufficio
sarebbe veniale, mentre il reato di pornografia, commesso in privato, sarebbe
del tutto estraneo all'andamento del servizio. 

                                         Rispetto
ad altri casi, in particolare alla violazione del segreto d'ufficio commessa da
un funzionario di polizia nell'interesse di un giudice nel frattempo destituito
dalla carica, il provvedimento sarebbe infine discriminatorio. 

 

 

                                  F.   All'accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, che contesta in dettaglio le tesi
dell'insorgente con argomenti che saranno discussi qui appresso. 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 67 cpv. I
lett. f LOrd. La legittimazione attiva dell'insorgente, direttamente e
personalmente toccato dal provvedimento impugnato, è certa. Il ricorso,
tempestivo, è dunque ricevibile in ordine. 

                                         ll
giudizio può essere reso sulla base degli atti integrati dal decreto d'accusa
21 marzo 2002, prodotto dal ricorrente (art. 18 PAmm). Le prove da questi
richieste, in particolare l'incarto penale, non appaiono invero atte a
procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il
giudizio (art. 18 PAmm). I fatti sono sostanzialmente pacifici. La
contestazione verte essenzialmente sulla loro valutazione. 

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 60 cpv. 1 LOrd, l'autorità di nomina può sciogliere il rapporto
d’impiego per la fine di un mese con il preavviso di tre mesi, prevalendosi di
giustificati motivi. È considerata giustificato motivo, precisa l'art. 60 cpv.
3 lett. c LOrd, qualsiasi circostanza soggettiva o oggettiva, data la quale non
si può pretendere in buona fede che l’autorità di nomina possa continuare il rapporto
di impiego nella stessa funzione o in un’altra funzione adeguata e disponibile
nell’ambito dei posti vacanti. 

                                         La
disdetta amministrativa, a differenza della destituzione, non ha alcuna valenza
afflittiva. Non è una sanzione disciplinare. È un semplice provvedimento di
natura amministrativa, che pone termine al rapporto d'impiego. Essa non
presuppone in particolare un comportamento colpevole da parte del dipendente.
Non dipende dalla violazione di doveri di servizio. Può essere giustificata
anche da motivi imputabili al datore di lavoro. È sufficiente che subentrino
circostanze tali da far apparire ragionevolmente inesigibile la continuazione del
rapporto d'impiego da parte di quest'ultimo. 

                                         La norma
riserva all'autorità di nomina un margine discrezionale relativamente ampio,
che l'autorità di ricorso può censurare unicamente nella misura in cui integra
gli estremi di una violazione del diritto, segnatamente sotto il profilo
dell'abuso d'apprezzamento (art. 61 cpv. 1 PAmm). Ipotesi, questa, che si
verifica quando l'apprezzamento è esercitato in spregio dei principi fondamentali
del diritto, quali l'uguaglianza davanti alla legge, la legalità, la
proporzionalità, la sicurezza del diritto e la buona fede (DTF 119 Ib 452, 104
Ia 206; RDAT 1995 I n. 14; M. Borghi / G. Corti, Compendio di procedura
amministrativa ticinese, ad art. 61 PAmm; A. Scolari, Diritto amministrativo,
II. ed., parte generale, n. 413). Censurabili, in particolare, sono decisioni
di licenziamento che procedono da considerazioni estranee alla materia, che si
fondano su argomenti contrari alla logica o che appaiono altrimenti insostenibili.

                                         La
protezione contro il licenziamento, assicurata dalla LOrd ai dipendenti
nominati, è quindi limitata all'arbitrio. Essa è inoltre relativa, poiché
l'autorità di ricorso non può comunque annullare la disdetta, ma può soltanto
dichiararla ingiustificata, riconoscendo un'indennità al dipendente licenziato
a torto (art. 67 cpv. 2 LOrd, 69 cpv. 2 PAmm). 

                                         Decidere
secondo apprezzamento non significa comunque decidere come pare e piace.
L'autorità di nomina è vincolata ai criteri che scaturiscono dal senso e dagli
scopi della norma applicabile, così com'è legata ai principi generali del
diritto. Essa deve accertare tutti gli elementi di fatto suscettibili di
determinare o di influenzare la decisione che è chiamata a rendere. Deve comparare
accuratamente gli interessi contrapposti ed attenersi, nell'esercizio di tale
potere, ai principi fondamentali del diritto. 

                                         Nel
controllo dell'apprezzamento, l'autorità di ricorso deve, dal canto suo,
limitarsi a rilevare l'eventuale esistenza di un abuso, evitando in particolare
di sostituire il suo apprezzamento a quello dell'istanza inferiore. 

 

                                         2.2.
L'art. 22 LOrd impone ai dipendenti di agire in conformità delle leggi e degli
interessi dello Stato (cpv. 1), svolgendo coscienziosamente i compiti loro
affidati (cpv. 2 ). Il dipendente, soggiunge l'art. 23 cpv. 1 LOrd, deve
dimostrarsi degno della stima e della fiducia richieste dalla funzione pubblica
e tenere un comportamento corretto e dignitoso sia nello svolgimento della
funzione stessa, sia nella vita privata. 

                                         Azioni
contrarie agli interessi dello Stato, rispettivamente comportamenti scorretti o
indecorosi nell'esercizio delle funzioni o nella vita privata minano la fiducia
riposta nei dipendenti dall'autorità di nomina e pregiudicano l'immagine della
pubblica amministrazione. Possono dunque giustificare la disdetta del rapporto
d'impiego. 

 

 

                                   3.   Nel caso
concreto, il ricorrente è stato condannato ad una pena di 15 giorni di detenzione,
sospesa condizionalmente, per due reati commessi intenzionalmente, uno
nell'esercizio delle sue funzioni, l'altro in ambito privato. 

                                         La
violazione del segreto d'ufficio, commessa nell'ambito del rapporto particolare
che il ricorrente intratteneva con un'informatrice della polizia, costituisce
un reato di una certa gravità. La relazione confidenziale che s'era instaurata
tra il commissario __________ e la sua informatrice ha sicuramente propiziato
l'infrazione. La rende comprensibile, ma non la giustifica. Poco importa che
non abbia pregiudicato concretamente gli interessi dello Stato. Essa rimane pur
sempre un atto contrario alle leggi ed agli interessi dello Stato, che come
tale mina la fiducia riposta nel ricorrente dai suoi superiori e pregiudica
l'immagine pubblica della polizia. 

                                         Se il
ricorrente avesse commesso soltanto questo reato si potrebbe al limite anche considerare
sproporzionata la disdetta. 

                                         Il
commissario __________ si è tuttavia reso colpevole anche del reato di pornografia,
visionando, assieme ad altri, videocassette dal contenuto repellente. Questo secondo
reato, cumulato con il primo, è atto a sgretolare irrimediabilmente la fiducia,
su cui deve fondarsi il rapporto d'impiego. Esso è inoltre atto a ledere
gravemente l'immagine pubblica dell'amministrazione, recentemente offuscata dal
comportamento di numerosi funzionari, che sono venuti meno ai doveri di
servizio, macchiandosi di reati. 

                                         Anche se
commesso al di fuori dell'esercizio delle sue funzioni, il reato appare grave
se si considerano gli sforzi profusi dalla polizia per combattere la
pornografia e se si tiene conto che è stato commesso in correità con la stessa
informatrice alla quale aveva rivelato informazioni protette dal segreto
d'ufficio. Circostanza, questa, che fa apparire quantomeno impropria, se non
addirittura potenzialmente pericolosa per gli interessi dello Stato, la discutibile
relazione che il ricorrente intratteneva con questa persona. 

                                         Considerate
nel loro insieme, queste violazioni della legge permettono di escludere che si
possa ragionevolmente esigere dall'autorità di continuare il rapporto d'impiego
nella stessa funzione o in un'altra funzione disponibile nell'ambito dei posti
vacanti. 

                                         Di
conseguenza, si deve pure negare che il controverso licenziamento costituisca
un provvedimento insostenibile, in quanto procedente da un esercizio abusivo
del potere d'apprezzamento conferito all'autorità dall'art. 60 cpv. 3 lett. c
LOrd. Ritenendo irrimediabilmente compromesso il rapporto di fiducia, che deve
necessariamente sussistere in qualsiasi rapporto di lavoro, l'autorità non ha
abusato del margine discrezionale conferitole da tale norma. Attribuendo
all'esigenza di salvaguardare l'immagine pubblica dell'amministrazione un peso
superiore a quello dato alle pur ottime qualifiche del ricorrente, il Consiglio
di Stato non ha ponderato in modo insostenibile gli interessi contrapposti. 

                                         La
disdetta, nelle circostanze concrete, costituisce al massimo un provvedimento
opinabile. Il fatto che l'autorità avrebbe anche potuto limitarsi a punire
disciplinarmente il ricorrente e che una simile misura sarebbe forse stata
preferibile, non permette di ravvisare nella rescissione del rapporto d'impiego
un provvedimento lesivo dei principi fondamentali del diritto. 

                                         Invano si
richiama il ricorrente ad un altro caso di violazione del segreto d'ufficio,
commessa da un funzionario di polizia a favore di un giudice, che nel frattempo
è stato destituito. Il caso, sufficientemente noto a questo tribunale, è
comunque diverso, già per il fatto che quel funzionario, rimasto al servizio
dello Stato, non si è macchiato anche del reato di pornografia. Non può quindi
essere invocato a favore del ricorrente per motivi di parità di trattamento. 

                                         Né giova
alla causa del ricorrente la rinuncia dell'autorità a sospenderlo dal servizio
durante l'inchiesta disciplinare, aperta parallelamente a quella disciplinare.
La sospensione dalla funzione durante il procedimento disciplinare è un
provvedimento cautelare rimesso all'apprezzamento dell'autorità, che è tenuta a
valutare sommariamente le esigenze dell'amministrazione e dell'inchiesta (art.
38 LOrd). La valutazione di tali esigenze, operata in quest'ambito, non vincola
l'autorità nell'ambito del successivo giudizio di merito. Non può dunque
pregiudicare la decisione sulla continuazione del rapporto d'impiego, che
l'autorità è chiamata a rendere dopo una condanna penale. La condanna costituisce
un fatto che può senz'altro di giustificare una diversa valutazione delle
esigenze dell'amministrazione. 

                                         Nemmeno
la natura sussidiaria della disdetta rispetto al trasferimento ad un'altra
funzione permette di giungere a conclusioni più favorevoli al ricorrente. Per
contestare con successo il licenziamento da questo profilo occorre in effetti
che il rapporto di fiducia non sia irrimediabilmente compromesso e che
nell'ambito dei posti vacanti sia disponibile un posto confacente alle attitudini
del dipendente. Presupposti, questi, che in concreto non si realizzano. 

 

 

                                   4.   Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va respinto. La tassa di
giustizia è posta a carico del ricorrente secondo soccombenza. 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 38, 60, 67, 68 LOrd; 3, 18, 28, 60 61
PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 800.- è a carico del ricorrente. 

 

 

 

	
                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario