# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6b6b15d9-bf71-54d7-9180-bd5e6719b396
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-07-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.07.2006 30.2006.13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2006-13_2006-07-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2006.13 + 14 + 18

   

  cs

  	
  Lugano

  4 luglio 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato del Tribunale
  cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 31 gennaio 2006 e
del 13 febbraio 2006 di

 

	
   

  	
  1. RI 1 

  2. RI 2 

  tutti rappr.
  da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione del 22
  dicembre 2005 e dell’8 febbraio 2006 emanate da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1

   

   

  in materia di rendite AVS

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Con
3 distinte decisioni del 15 dicembre 2005 la Cassa CO 1 ha riconsiderato le
precedenti decisioni portanti sull’ammontare della rendita di vecchiaia dovuta
a RI 1 dal 1.1.1999, dal 1.1.2001, rispettivamente dal 1.2.2005, poiché era
stato erroneamente preso in considerazione un periodo contributivo completo per
gli anni trascorsi all’estero dal 1965 al 1972 (doc. E, inc. 30.2006.13).
L’amministrazione, in seguito al nuovo calcolo, ha chiesto in restituzione un
importo di fr. 5'867, corrispondente all’ammontare versato in eccesso dal 1.
gennaio 1999 (doc. A, inc. 30.2006.13).

                                         Lo
stesso giorno la Cassa ha emanato una nuova decisione anche per quanto concerne
la rendita del marito, versata dal 1. febbraio 2005 (doc. D, inc. 30.2006.13).

 

                                         In
seguito alle contestazioni presentate dai coniugi __________, la Cassa ha
emanato due decisioni su opposizione in data 22 dicembre 2005 tramite le quali ha
confermato l’ammontare delle rendite erogate. Tramite decisione su opposizione dell’8
febbraio 2006 l’amministrazione ha invece parzialmente accolto le censure degli
insorgenti circa l’ammontare dell’importo da restituire, ammettendo che, a
causa della prescrizione, la moglie avrebbe dovuto versare solo fr. 4'917.

                                         

                                  B.   Gli
interessati sono tempestivamente insorti contro tutte e tre le decisioni
rappresentati dall’avv. RA 1 (doc. I, inc. 30.2006.13 e 30.2006.18).

                                         Essi
sostengono innanzitutto che il marito ha contribuito all’AVS anche durante il
periodo dal 1965 al 1972. Non esisterebbe pertanto alcun buco contributivo. In
secondo luogo fanno valere che la richiesta di restituzione è prescritta e
comunque ritengono di essere stati in buona fede. Infine chiedono una verifica
volta a valutare l’eventuale applicazione di un trattato internazionale che
possa porre in situazione paritaria il coniuge del cittadino svizzero
domiciliato in __________ che versa obbligatoriamente i contributi con il
coniuge del cittadino svizzero domiciliato in Svizzera. Contestano inoltre che
nel caso di specie un riesame sia possibile.

 

                                  C.
  La Cassa propone di respingere i ricorsi contro il calcolo dell’ammontare
delle rendite, mentre propone di accogliere parzialmente l’impugnativa contro
l’importo da restituire nel senso di far partire la prescrizione da dicembre
2000 e non da settembre 2000 e di ridurre a fr. 4'710 l’ammontare versato in
troppo.

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N.,
I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R.
e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99;
STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                   2.   Il
ricorso presentato il 31 gennaio 2006 (inc. n. 30.2006.13-14) e quello del 13
febbraio 2006 (inc. n. 30.2006.18) sono congiunti a norma degli artt. 23 della
Legge di procedura per le cause davanti al TCA e 72 CPC, trattandosi della
stessa fattispecie e concernendo le medesime persone.

 

                                         nel merito

 

                                   3.
  Va qui rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla
parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha
comportato diverse modifiche della LAVS.

 

                                         Da
un punto di vista temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali
in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (STFA del 22
luglio 2005 nella causa L., K 114/03, consid. 3; DTF
130 V 160 consid. 5.1; DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1, DTF
126 V 166 consid. 4b).

                                         Per
contro, per quanto attiene alle disposizioni formali della LPGA, il TFA ha già
avuto modo di accertare l’assenza di una normativa specifica che regola la
questione intertemporale stabilendo di conseguenza la necessità di ricorrere al
principio generale secondo il quale, di regola, siffatte disposizioni entrano
immediatamente in vigore (STFA del 22 luglio 2005 nella causa L., K 114/03; DTF
130 V 4 consid. 3.2).

 

                                         In
concreto la Cassa ha fissato le rendite dovute dagli insorgenti dal 1999,
rispettivamente dal 2005, mentre le decisioni (formale e su opposizione) sono
state emanate nel corso del 2005 e 2006.  

 

                                         Per
cui, mentre per quanto concerne l'aspetto procedurale trovano applicazione le
norme della LPGA e le relative modifiche apportate alla LAVS, per quanto
riguarda il calcolo della rendita dovuta dal 1999 vanno applicate le norme in
vigore fino al 31 dicembre 2002, mentre per la rendita del 2005 vanno applicate
le nuove norme, ritenuto tuttavia che per il calcolo delle rendite, di massima,
non vi sono state modifiche di rilievo.

                                          

                                   4.   A
norma dell'art. 21 cpv. 1 LAVS hanno diritto alla rendita di vecchiaia gli
uomini che hanno compiuto 65 anni e le donne che hanno compiuto 64 anni. 

                                         Tuttavia
l’età di pensionamento della donna è fissata a 63 anni a partire dal 2001
(quattro anni dall’entrata in vigore della revisione legislativa), a 64 anni
nel 2005 (otto anni; cfr. lett. d cpv. 1 delle disposizioni transitorie
relative alla 10.a revisione della LAVS). 

 

                                         Possono
pretendere una rendita ordinaria di vecchiaia o per superstiti tutti gli aventi
diritto ai quali possono essere computati almeno un anno intero di reddito, di
accrediti per compiti educativi o assistenziali, oppure i loro superstiti (art.
29 cpv. 1 LAVS). 

 

                                         A
seconda che l'assicurato abbia pagato sempre e regolarmente i contributi dovuti
oppure che il suo periodo di contribuzione presenti delle lacune contributive,
egli ha diritto ad una rendita completa o parziale (cfr. art. 29 cpv. 2 lett.
a, b LAVS), vale a dire ad una rendita calcolata sulla base della scala 44
(rendita completa) o di una scala inferiore (rendita parziale; cfr. art. 52
OAVS).

 

                                         Il
calcolo della rendita di vecchiaia è determinato dagli anni di contribuzione,
dai redditi dell’attività lucrativa nonché dagli accrediti per compiti
educativi o d’assistenza tra il 1° gennaio successivo alla data in cui l’avente
diritto ha compiuto 20 anni e il 31 dicembre che precede l’insorgere dell’età
conferente il diritto alla prestazione (art. 29 bis cpv. 1 LAVS).

 

                                         Il
periodo di contribuzione è completo se una persona presenta lo stesso
numero di anni di contribuzione degli assicurati della sua classe di età (art.
29 ter cpv. 1 LAVS). 

                                         Secondo
l’art. 29 ter cpv. 2 LAVS sono considerati anni di contribuzione i periodi,
durante i quali: 

                                         -
una persona ha pagato i contributi (lett. a); 

                                         -
il suo coniuge, secondo l’art. 3 capoverso 3 LAVS, ha versato

                                          
almeno il doppio del contributo minimo (lett. b); 

                                         -
possono essere computati accrediti per compiti educativi o 

                                          
d’assistenza (lett. c).

                                         Inoltre,
la rendita è calcolata in base al reddito annuo medio dell'assicurato
(art. 29 quater LAVS). 

                                         Esso
si compone:

                                         -
dei redditi risultanti da un’attività lucrativa (lett. a); 

                                         -
degli accrediti per compiti educativi (lett. b);

                                         -
degli accrediti per compiti assistenziali (lett. c). 

                                         La
somma dei redditi dell’attività lucrativa deve essere rivalutata secondo il
fattore di cui all'art. 51 bis cpv. 1 OAVS (art. 30 cpv. 1 e art. 33ter LAVS). 

 

                                         Il
reddito annuo medio è determinato sommando i redditi da attività lucrativa
rivalutati e gli accrediti per compiti educativi e assistenziali e divisi per
il numero di anni di contribuzione (art. 30 cpv. 2 LAVS).

 

                                         Il
reddito annuo determinante (indicato sulla decisione della Cassa) non
corrisponde dunque necessariamente all'ultimo reddito conseguito
dall'assicurato, ma serve unicamente a fissare la corrispondente rendita.

 

                                   5.   Sono
presi in considerazione unicamente i redditi da un’attività lucrativa sui quali
sono stati versati i contributi (art. 29 quinquies cpv. 1 LAVS).

                                         I
contributi delle persone che non hanno esercitato un’attività lucrativa vengono
moltiplicati per 100 e in seguito divisi per il doppio del tasso di
contribuzione previsto dall’art. 5 capoverso 1; essi sono computati come
reddito di un’attività lucrativa (art. 29 quinquies cpv. 2 LAVS). 

 

                                         Secondo
l’art. 29 quinquies cpv. 3 LAVS, i redditi che i coniugi hanno conseguito
durante gli anni civili di matrimonio comune sono ripartiti e attribuiti per
metà a ciascun coniuge se: 

                                         -
entrambi i coniugi hanno diritto alla rendita (lett. a); 

                                         -
una persona vedova ha diritto a una rendita di vecchiaia (lett. b);

                                         -
il matrimonio è stato sciolto mediante divorzio (lett. c). 

 

                                         Tuttavia
sottostanno alla ripartizione e all’attribuzione reciproca soltanto i redditi
conseguiti:

                                         -  tra il 1° gennaio che
segue il compimento del 20.o anno di età e il 31 dicembre che precede
l’insorgere dell’evento assicurativo da parte del coniuge che ha per primo
diritto alla rendita (art. 29 quinquies cpv. 4 lett. a LAVS) e

                                         -  i periodi durante i
quali entrambi i coniugi sono stati assicurati  all’AVS, con riserva dell’art.
29 bis cpv. 2 LAVS (art. 29      quinquies cpv. 4 lett. b LAVS). 

 

                                         Secondo
l’art. 29 sexies cpv. 1 LAVS è riconosciuto un accredito per compiti educativi
agli assicurati per gli anni durante i quali hanno esercitato l’autorità parentale
su uno o più figli minori di 16 anni (per determinati casi cfr. art. 52e e f
OAVS). 

                                         Generalmente
l’anno di inizio dell’accredito sorge con la nascita del primo figlio (marg.
5316 delle Direttive sulle rendite edite dall’UFAS (DR)) e cessa con il
compimento del 16mo anno di età dell’ultimo figlio (marg. 5320 DR).

                                         Tuttavia
nessun accredito è attribuito per l’anno in cui sorge il diritto, mentre è
riconosciuto per l’anno in cui tale diritto si estingue (art. 52f cpv. 1 OAVS).

                                         L’ammontare
dell’accredito corrisponde al triplo dell’importo della rendita di vecchiaia
annua minima al momento dell’inizio del diritto alla rendita (art. 29 sexies
cpv. 2 LAVS).

                                         L’accredito
assegnato alle persone coniugate durante gli anni civili di matrimonio è
tuttavia ripartito per metà tra i coniugi (art. 29 sexies cpv. 3 LAVS). 

 

                                   6.   Secondo
l’art. 35 cpv. 1 LAVS, la somma delle due rendite per coniugi ammonta al
massimo al 150% dell’importo massimo della rendita di vecchiaia se:

                                         a.
entrambi i coniugi hanno diritto ad una rendita di vecchiaia;

                                         b.
uno dei coniugi ha diritto a una rendita di vecchiaia e l’altro a 

                                            
una rendita dell’assicurazione per l’invalidità.

 

                                         L’art.
35 cpv. 3 LAVS prevede che:

 

"  Le
due rendite devono essere ridotte in proporzione alla loro quota-parte alla
somma delle rendite non ridotte. Il Consiglio federale disciplina i dettagli,
in particolare la riduzione delle due rendite assegnate agli assicurati con
durata di contribuzione incompleta."

 

                                         Facendo
uso di questa facoltà, il Consiglio federale ha emanato l’art. 53bis OAVS del
seguente tenore:

 

"  Se
uno dei coniugi non presenta una durata di contribuzione completa, l’importo
massimo delle due rendite corrisponde a una percentuale dell’importo massimo in
caso di rendite complete (art. 35 cpv. 1 LAVS). Questo importo è determinato
addizionando la percentuale corrispondente alla scala di rendite più bassa e il
doppio della percentuale corrispondente alla scala di rendite più elevata (art.
52). Questo totale deve essere diviso per tre."

 

                                         Tuttavia
le rendite dei coniugi non vengono ridotte se essi non vivono più in comunione
domestica a seguito di una decisione giudiziaria (art. 35 cpv. 2 LAVS).

 

                                         Il
TFA ha precisato che la norma prevista all'art. 53bis OAVS, secondo cui
l'importo massimo delle due rendite corrisponde a una percentuale dell'importo
massimo in caso di rendite complete qualora uno dei due coniugi non presenta
una durata di contribuzione completa, è conforme alla legge (Pratique VSI 2001
pag. 64 segg.).

 

                                   7.   Nel
caso di specie RI 1, nata il __________, ha diritto ad una rendita di vecchiaia
con effetto dal 1° gennaio 1999. Infatti il diritto al beneficio di una rendita
nasce il primo giorno del mese successivo a quello in cui l’assicurato ha
raggiunto l’età pensionabile (art. 21 cpv. 2 LAVS).

 

                                         Suo
marito, RI 2, nato il __________, è al beneficio di una rendita di vecchiaia
dal 1° febbraio 2005.

 

                                         I
ricorrenti contestano innanzitutto che l’amministrazione non abbia preso in
considerazione il periodo durante il quale il marito era obbligatoriamente
assicurato all’AVS allorché i coniugi erano domiciliati all’estero, in __________,
dal settembre 1965 all’agosto 1972.

 

                                         A
questo proposito va rammentato che con l'entrata in vigore degli Accordi tra la
Svizzera e l'UE sulla libera circolazione delle persone (ALC), è applicabile il
regolamento CEE 1408/71, che permette alla Svizzera di mantenere il calcolo
autonomo delle rendite, secondo il principio prorata (cfr. anche DTF 130 V 51
dove il TFA, in applicazione dell'ALC, ha stabilito che i periodi di assicurazione
compiuti in un altro Stato contraente non sono da considerare per il calcolo di
una rendita di vecchiaia dell'assicurazione svizzera per la vecchiaia). Del
resto, come emerge dagli atti, l’amministrazione ha dato avvio alla procedura
internazionale volta a stabilire se il marito ha diritto ad una rendita estera.

 

                                   8.   Per
calcolare la rendita della moglie va innanzitutto esaminato il periodo
contributivo dell’assicurata.

 

                                         Dall’esame
dei conti individuali della ricorrente, dove sono tra l'altro registrati i
redditi da attività lucrativa per i quali sono stati versati i contributi AVS
(art. 30ter LAVS e art. 140ss OAVS) risulta che l'insorgente presenta un
periodo di contribuzione di 8 anni e 8 mesi dal gennaio 1957 all’agosto 1965 e
di 29 anni e 5 mesi dall’agosto 1968 al dicembre 1997, per un totale di 38 anni
ed un mese. Infatti la Cassa ha colmato la lacuna del periodo agosto 1965
luglio 1972 con i periodi di contribuzione dell’anno in cui sorge il diritto
alla rendita conformemente all’art. 52 c OAVS e in virtù dell’art. 52d  OAVS, per
il quale per compensare gli anni di contribuzione mancanti anteriori al 1°
gennaio 1979 si aggiungono, se l'interessato era assicurato in applicazione
degli articoli 1 o 2 LAVS o avrebbe avuto la possibilità di esserlo, anni
interi di contribuzione a dipendenza della durata di contribuzione
dell'assicurato.

 

                                         La
cassa ha pertanto computato una durata di contribuzione di 38 anni e 1 mese
(effettivi, senza i mesi dell'anno in cui è sorto il diritto alla rendita, 37 anni
e 1 mese), per un scala di rendita 41.

 

                                         Resta
scoperto il periodo da settembre 1965 a luglio 1968, quando i  coniugi erano
domiciliati all’estero e il marito, a differenza della moglie, era
obbligatoriamente affiliato all’AVS. Va a questo proposito evidenziato come,
contrariamente a quanto sembra trasparire in particolare della decisione di
restituzione, questo periodo contributivo sia stato preso in considerazione per
il calcolo della rendita del marito, il quale ha regolarmente versato i
contributi AVS. 

 

                                         L'affiliazione
al regime dell'assicurazione vecchiaia e superstiti è individuale e personale.
Ciò significa che una persona fisica deve adempiere personalmente uno dei
criteri d'assoggettamento senza che un'esenzione sia applicabile (cfr. Greber, Duc,
Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse
et survivants, Basilea 1997, n. 31 ad art. 1, pag. 31). In particolare, e
tranne disposizioni contrarie, non c'è un'estensione della qualità di assicurato
dal marito alla moglie (e viceversa). 

 

                                         Possono
pertanto essere presi in considerazione periodi diversi rispetto a quelli
utilizzati dalla Cassa, solo laddove l'insorgente era affiliata
obbligatoriamente o facoltativamente all'AVS svizzera, indipendentemente dalla
circostanza che il marito abbia contribuito all'AVS.

 

                                         Questo
concetto, oltre che in DTF 127 V 217, è stato ribadito in una sentenza del TFA
del 18 marzo 2002 nella causa H 137/01, dove l’Alta Corte si è così espressa:

 

„b)
Obligatorisch versichert nach Massgabe des AHVG in der seit 1. Januar 1997
gültigen Fassung sind natürliche Personen mit Wohnsitz in der Schweiz (Art. 1
Abs. 1 lit. AHVG), natürliche Personen, die in der
Schweiz eine Er­werbstätigkeit ausüben (Art. 1 Abs. 1 lit. b
AHVG) sowie Schweizer Bürger, die im Ausland im Dienste der Eidgenos­senschaft
oder vom Bundesrat bezeichneter Institutionen tätig sind (Art. 1 Abs. 1 lit. c AHVG [in der vom 1. Januar 1997 bis Ende Dezember 2000 in Kraft
gestandenen Fassung]). Vor der 10. AHV-Revision waren gemäss Art. 1 Abs. 1 lit. c aAHVG auch Schweizer Bürger obligatorisch versichert, die im Ausland
für einen Arbeitgeber in der Schweiz tätig waren und von diesem entlöhnt
wurden. Diese Bestimmung erfuhr in­haltlich mit Inkrafttreten der 10.
AHV-Revision in Art. 1 Abs. 3 AHVG insoweit eine Änderung, als dieser Regelung
nicht mehr nur Schweizer Bürger, sondern auch Ausländer un­terstehen und die
Fortführung der Versicherung freiwillig ist.

 

         c)
Das Eidgenössische Versicherungsgericht hatte unter dem früheren Recht in BGE
104 V 121 und 107 V 1 (vgl. auch ZAK 1981 S. 337) Gelegenheit, grundsätzliche Überlegungen
darüber anzustellen, ob eine Frau, welche die erwähnten Voraussetzungen für das
obligatorische Versicherung nicht erfüllt, die aber - wie im vorliegenden Fall
- mit einem Versicherten verheiratet ist, kraft dieser Ehe - gleichsam als
Ausfluss der Einheit der Ehe - ebenfalls als versichert zu gelten hat. Dies
wurde in den Anfangsjahren der Alters­und Hinterlassenenversicherung denn auch
gelegentlich als Wille des Gesetzgebers gesehen (vgl. BGE 117 V 110 f. Erw. 6a
mit Hinweisen; Käser, Unterstellung und Beitrags­wesen in der obligatorischen
AHV, 2. Aufl., Bern 1996, S. 7 Rz. 1.3). Das höchste Gericht hat diese Meinung
indes klar verworfen (BGE 107 V 2 Erw. 1: "[...] le principe de l'unité du couple
ne peut entraîner une extension de la qualité
d'assuré du mari à la femme que dans
les cas où cette unité ressort d'une situation de droit
particu­lière"). In BGE 104 V 124 Erw. 3 führte es weiter aus, "[ Le
tribunal fédéral des assurances] a toutefois constaté et précisé d'emblée que
cette unité ne découlait pas d'un principe ayant valeur générale dans l'AVS,
mais qu'elle ressortait uniquement de dispositions légales particulières ou
d'une situation de droit particulière ...". In Anwendung dieses Grundsatzes hat es sodann
befunden, dass sich die Versicherteneigenschaft eines Schweizers, der im
Ausland für einen Arbeitgeber in der Schweiz tätig ist und von diesem entlöhnt
wird (Art. 1 Abs. 1 lit. c aAHVG), nicht auf die mit ihm im Ausland
weilende Ehegattin ausdehnt (BGE 107 V 1; vgl. auch BGE 117 V 107 f. Erw. 3c
und ZAK 1981 S. 338 f. Erw. 3, je Hinweisen). Ferner hat es darauf hin­gewiesen,
dass der Schutz der Ehefrau durch das System der Ehepaarrente erreicht werde
und ihr auch der Beitritt zur freiwilligen Versicherung offen stehe. Dies im
Wissen da­rum, dass sich daraus unbefriedigende Folgen ("incon­vénients") ergeben können (BGE 107 V 3 Erw. 1 und 2).

 

         d)
In BGE 126 V 217 hat das Eidgenössische Versiche­rungsgericht sich alsdann zur
Frage geäussert, ob die in BGE 104 V 121 begründete und in BGE 107 V 1
bestätigte Rechtsprechung zu Art. 1 Abs. 1 lit. b
und c aAHVG auch mit Inkrafttreten der 10. AHV-Revision und der damit verbunde­nen
Abschaffung der Ehepaar-Altersrente weiterhin Bestand habe. Es gelangte hiebei
zum Schluss, dass diese Judikatur nicht in erster Linie aus der Überlegung
entstanden war, die Ehefrau würde an der Ehepaarrente teilhaftig sein, son­dern
im Wesentlichen auf dem Argument beruhte, das Gesetz umschreibe die
Voraussetzungen der Versicherteneigenschaft in einer Weise, die keine andere
Interpretation zulasse, als dass jede Person diese Voraussetzungen persönlich
er­füllen müsse. Der Hinweis auf den Schutz der Ehefrau durch die Ehepaarrente sowie
auch auf die Möglichkeit des Bei­tritts zur freiwilligen Versicherung sollte
aufzeigen, dass sich die mit der getroffenen Lösung verbundenen Konsequen­zen
in Grenzen halten würden (vgl. BGE 107 V 3 Erw. 1 und 2). Wie im zitierten
Urteil weiter dargelegt wird, hat diese Betrachtungsweise durch die 10.
AHV-Revision nichts an Aktualität eingebüsst. Der Schutz der Ehefrau ist durch
das System des Rentensplittings mit Anrechnung von Bei­tragsjahren gemäss Art.
29bis Abs. 2 in Verbindung mit Art. 3 Abs. 2 lit. b
aAHVG gewährleistet worden (lit.
g Abs. 2 der
Übergangsbestimmungen zur 10. AHV-Revision). Für eine Praxisänderung besteht
demnach kein Anlass, und zwar umso weniger, als eine Ausdehnung der
Versicherteneigen­schaft des Ehemannes auf die Ehefrau kraft des Zivilstandes
dem Grundanliegen der 10. AHV-Revision für eine zivil­standsunabhängige Rente
der Frau diametral zuwiderlaufen würde. Festzuhalten bleibt, dass sich das
Eidgenössische Versicherungsgericht beim Erlass seiner Urteile BGE 104 V 121
und 107 V 1 der Unzulänglichkeiten, die sich aus diesem Ergebnis in
Einzelfällen - insbesondere bei Nichtbeitritt zur freiwilligen Versicherung -
ergeben können (vgl. Erw. 2c in fine
hievor), bewusst war und es
auch heute ist.

Wie
die Vorinstanz zutreffend erkannt hat, erfolgt im Lichte der erwähnten Judikatur
somit keine Ausdehnung der Versicherteneigenschaft des während des Aufenthaltes
in Ja­pan obligatorisch versicherten Ehemannes auf die nichter­werbstätige
Ehefrau, welcher deshalb - sie war nicht der freiwilligen Versicherung für
Auslandschweizer angeschlos­sen - die von der Ausgleichskasse errechneten
Beitrags­lücken entstehen. Nach dem Gesagten liegt in dieser Vor­gehensweise
- entgegen den Ausführungen in der Verwaltungs­gerichtsbeschwerde - keine
rechtsungleiche Behandlung.

 

         2.-
a) Die Beschwerdeführerin ruft des Weitern das Vertrauensprinzip mit der
Begründung an, sie habe sich "vor der Abreise ins Ausland bei der
AHV-Zweigstelle bestätigen lassen, dass sie weiterhin bei der AHV [...]
versichert" sei.

 

         b)
Ueber die Stellung der Ehefrau von obligatorischen Versicherten im Ausland
herrschte lange Zeit Unklarheit (ZAK 1982 S. 161 ff.). Nachdem mit BGE 107 V 1
letztendlich eine Ausdehnung der Versicherteneigenschaft des obligato­risch
versicherten Ehemannes auf seine sich ebenfalls im Ausland aufhaltende, nicht
erwerbstätige Ehegattin abge­lehnt worden war, wurde den betroffenen
Ehefrauen auf Grund der Übergangsbestimmung zum AHVG gemäss Änderung vom 7. Ok­tober
1983 indes nachträglich (nochmals) der Beitritt zur freiwilligen AHV/IV für
Auslandschweizer innert zweier Jah­ren nach Inkrafttreten der Norm - bis
spätestens 31. Dezem­ber 1985 - eröffnet (Verordnung über den nachträglichen
Beitritt zur freiwilligen AHV/IV für Ehefrauen von obliga­torisch versicherten
Schweizern im Ausland vom 28. November 1983).

Von dieser nachträglichen Beitrittsmöglichkeit, welche namentlich auch
wieder in der Schweiz lebenden Schweizerin­nen rückwirkend für die Zeit der
Wohnsitznahme im Ausland offen stand, hat die Beschwerdeführerin unbestrittenermas­sen
keinen Gebrauch gemacht.
Damit wäre aber auch eine all­fällige unzutreffende Auskunft im Rahmen der
seinerzeitigen Erkundigungen bei den AHV-Behörden vor der Abreise nach Ja­pan
nicht mehr kausal für die entstandenen Versicherungslü­cken. Vielmehr hat die
gesetzliche Ordnung seit der geltend gemachten Auskunftserteilung mit der am 7.
Oktober 1983 ge­schaffenen nachträglichen Beitrittsmöglichkeit eine Ände­rung
erfahren, weshalb insbesondere die fünfte Vorausset­zung des Vertrauensschutzes
nicht erfüllt ist (vgl. zu Art. 9 BV: BGE 127 I 36 Erw. 3a, 126 II 387 Erw. 3a; RKUV 2000 Nr. KV 126 S. 223, Nr. KV 133 S. 291 Erw. 2a;
zu Art. 4 Abs. 1 aBV ergangene, weiterhin geltende Recht­sprechung: BGE 121 V
66 Erw. 2a mit Hinweisen). Dass die Beschwerdeführerin die Gelegenheit des
rückwirkenden Bei­tritts versäumt hat, beruht nicht auf einer falschen oder
ungenügenden behördlichen Auskunftserteilung, sondern da­rauf, dass sie die
betreffende gesetzliche Regelung nicht zur Kenntnis genommen hat. Aus der
eigenen Rechtsunkenntnis kann jedoch nach einem allgemeinen Grundsatz niemand
Vor­teile ableiten (BGE 124 V 220 Erw. 2b/aa mit Hinweisen). Ob im damaligen
Zeitpunkt tatsächlich eine Falschauskunft der Verwaltungsbehörden vorlag,
braucht somit nicht beurteilt zu werden." (sottolineature del redattore)

 

                                         Dalla giurisprudenza sopra riportata per esteso emerge chiaramente
che nel caso in cui non si è assicurata all'AVS svizzera, la moglie non può
pretendere alla qualità di assicurata per il solo motivo che il marito era
affiliato obbligatoriamente all'assicurazione svizzera. Il TFA ha inoltre
respinto la censura di disparità di trattamento, invocata anche dai ricorrenti.

                                         Nel
caso di specie pertanto l’interessata, a giusta ragione, non è stata considerata
assicurata all’AVS nel periodo di domicilio all’estero.

 

                                   9.   I
ricorrenti invocano la loro buona fede poiché sarebbero stati ingannati da due
scritti della Cassa del 1984 e del 1997/1998 dai quali non emergerebbe alcuna
lacuna contributiva.

 

                                         Il
diritto alla protezione della buona fede, che trova il suo fondamento nell'art.
9 della nuova Costituzione federale (art. 4 vecchia Costituzione), permette al
cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa
eviti di contraddirsi. Così un'informazione o una decisione erronea possono
obbligare l'amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario
alla legge.

                                         Le
condizioni per tutelare la buona fede dell'assicurato, e discostarsi così dal
principio della legalità, sono precisate da una lunga e consolidata
giurisprudenza e devono essere adempiute cumulativamente (cfr. STFA del 29
luglio 1998 nella causa C., H 84/98):

 

   1.   l'autorità
deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone
determinate;

 

   2.   l'autorità
ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;

 

   3.   l'assicurato
non deve essersi reso conto immediatamente dell'inesattezza dell'informazione
(rispettivamente dell’erroneità della decisione) ricevuta;

 

   4.   l'informazione
(la decisione) errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento,
rispettivamente un'omissione che gli è pregiudizievole;

 

   5.   la
legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data, o
la decisione è stata resa.

 

   (tra le tante cfr.
STFA del 5 luglio 2000 nella causa F., H302/98; DTF 121 V 66; RAMI 1993 pag.
120-121, Pratique VSI 1993 pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a).

 

                                         In
concreto gli insorgenti fanno valere due lettere del 1984 e degli anni ’90
dalle quali, secondo loro, risulterebbero informazioni errate che avrebbero
impedito loro di colmare le lacune contributive.

 

                                         Gli
insorgenti ritengono che gli allegati ad uno scritto della Cassa del 1984 sono
incomprensibili e non permettono di rilevare la presenza di lacune
contributive.

                                         In
realtà come emerge dal doc. L, l’amministrazione aveva trasmesso ad entrambi i
coniugi l’estratto del loro conto individuale. Mentre per il marito risultano
delle registrazioni ogni anno, per la moglie risultavano delle iscrizioni solo
dal 1957 al 1965. Nelle comunicazioni veniva inoltre indicato che in caso di
disaccordo sarebbe stato possibile inoltrare una contestazione nel termine di
30 giorni. Gli assicurati hanno ricevuto le comunicazioni prima dello scadere
del termine fissato dall'ordinanza del 28 novembre 1983
concernente l'adesione tardiva all'assicurazione AVS/AI facoltativa delle mogli
di Svizzeri all'estero assicurati obbligatoriamente. La moglie aveva infatti la
possibilità di affiliarsi entro il 31 dicembre 1985. La circostanza che
l'assicurata non conosceva questa possibilità non può esserle d'aiuto, poiché,
perlomeno prima dell’entrata in vigore della LPGA e del suo art. 27, nessuno
poteva prevalersi dell'ignoranza della legge (DTF 124 V 220 consid. 2b/aa con
rinvii). In concreto infatti i ricorrenti non fanno valere un’informazione
errata, ma semmai una mancanza di informazione.

                                         Va
poi rilevato come di principio i contributi il cui importo non
è stato fissato in una decisione notificata entro un termine di cinque anni
dalla fine dell’anno civile per il quale sono dovuti non possono più essere
pretesi né pagati (cfr. art. 16 cpv. 1 LAVS). Per cui, l’eventuale errata
comunicazione della Cassa negli anni ’90 circa i contributi dal 1965 al 1972,
non avrebbe avuto alcuna influenza in quanto non potevano comunque più essere
recuperati.

 

                                         Gli
insorgenti, rappresentati da un avvocato, chiedono “una verifica da parte di
questo lodevole Corte volta a valutare l’eventuale applicazione di un trattato
internazionale che possa porre in situazione paritaria i coniugi degli svizzeri
domiciliati in __________ che versano obbligatoriamente i contributi AVS con il
coniuge degli svizzeri domiciliati in Svizzera.” (doc. I). E’ vero che nel
diritto amministrativo vige il principio dell'applicazione del diritto
d'ufficio. Tuttavia alle parti spetta l'obbligo di collaborare e di sostanziare
le loro censure (DTF 110 V 48). Una generica affermazione di violazione del
diritto internazionale senza precisare quali disposizioni sarebbero violate, non
adempie tali condizioni. 

                                         Sia
come sia, posto come spetti al diritto interno svizzero stabilire le modalità
di calcolo della rendita, possono trovare applicazione solo le norme della LAVS
e delle ordinanze di applicazione. 

                                         Infatti,
mentre l’ALC, come visto, permette alla Svizzera di calcolare secondo le norme
interne l’ammontare della rendita, la Convenzione tra la Confederazione
Svizzera e la __________, nel frattempo sospesa dall’entrata in vigore
dell’ALC, prevedeva comunque una parità di trattamento tra cittadini svizzeri e
__________ e non tra cittadini svizzeri (art. 2), parità, quest’ultima,
ancorata invece nella Costituzione federale, all’art. 8 cpv. 1 Cost. per il
quale vi è una violazione diritto alla
parità di trattamento nella misura in cui l’autorità tratta in modo differente
delle situazioni simili senza motivi che possano giustificare una simile
differenziazione (DTF 125 I 163 consid. 3a, DTF 124 I 170 consid. 2 con
riferimenti). 

 

                                         In
concreto, come visto, l’Ordinanza del 28 novembre 1983 concernente l'adesione
tardiva all'assicurazione AVS/AI facoltativa delle mogli di Svizzeri all'estero
assicurati obbligatoriamente permetteva di rientrare nel cerchio degli
assicurati e coprire in questo modo le lacune contributive. Tutti i coniugi degli
assicurati affiliati obbligatoriamente all’estero all’AVS sono così stati trattati
allo stesso modo.

                                         

                                         In
presenza di una situazione giuridica diversa (domicilio in Svizzera oppure
all’estero) gli interessati sono trattati in maniera diversa (presa in conto
del periodo di contribuzione per il coniuge oppure no), mentre in presenza di
una situazione giuridica simile (coniugi domiciliati in Svizzera di assicurati affiliati
domiciliati in Svizzera) sono trattati in maniera uguale (presa in conto del periodo
contributivo).

                                         Va
del resto rilevato che questa differenza è voluta dal legislatore nella misura
in cui, come emerge anche dalla citata STFA del 18 marzo 2002 nella causa H
137/01, erano assicurate obbligatoriamente all’AVS le persone fisiche domiciliate
in Svizzera, che esercitavano un’attività lavorativa in Svizzera (art. 1 cpv. 1
LAVS) e i cittadini svizzeri che lavoravano all’estero per conto di un datore
di lavoro nella Svizzera e che erano da lui retribuiti (art. 1 cpv. 1 lett. c vLAVS).

                                         Per
cui mentre le mogli (o i mariti) domiciliate (o domiciliati) in Svizzera di
assicurati che lavorano in Svizzera sono obbligate (obbligati) ad essere affiliate
(affiliati) all’AVS e possono beneficiare dei contributi pagati dal coniuge
(art. 3 cpv. 3 lett. a LAVS), le mogli, rispettivamente i mariti, domiciliati
all’estero di un coniuge domiciliato anch’egli all’estero e che contribuisce
all’AVS non è invece automaticamente affiliato all’AVS.

 

                                         In questo senso situazioni diverse sono trattate diversamente.

 

                                         Infine,
per quanto concerne lo scritto trasmesso alla Cassa nel giugno 1997 inteso a
conoscere l’ammontare della futura rendita AVS dei coniugi, cui la Cassa ha
risposto solo nell’agosto del 1998, va rilevato che un’eventuale errata
informazione non ha portato pregiudizi ai ricorrenti nella misura in cui
comunque l’interessata ha ottenuto la pensione al compimento dei suoi 62 anni
(con effetto dal 1.1.1999), mentre il marito ha ottenuto il prepensionamento prima
di ottenere la risposta dell’amministrazione (nel 1997), la quale non ha
pertanto avuto influenza sulla sua scelta. 

                                         Infatti
la risposta dell’amministrazione è dell’agosto 1998, mentre nell’opposizione
del 19 dicembre 2005 viene indicato che “i contributi da voi conteggiati a
me e a mio marito a seguito della cessazione della sua attività lucrativa, nel
1997, vi sono stati regolarmente pagati” (doc. F, inc. 30.2006.13,
sottolineatura del redattore) e dal foglio di calcolo emerge che l’interessato
fino al 2004 ha pagato i contributi quale persona senza attività lucrativa
(reddito di fr. 18'000 nel 1998 come nel 1999 e moglie che ha dovuto pagare i
contributi nel 1998 in quanto marito senza attività lucrativa).

 

                                         In queste condizioni il calcolo del periodo contributivo della
ricorrente è stato calcolato correttamente dalla Cassa e la scala di rendita da
prendere in considerazione è la 41 sia applicando le norme in vigore fino al 31
maggio 2002 che la scala lineare in vigore dal 1.1.2002.

 

                                10.   Occorre
ora verificare la determinazione del reddito annuo medio (RAM). Il RAM di
ciascun coniuge è composto dalla somma risultante dai propri redditi da
attività lucrativa, nonché dalla metà dei redditi coniugali, e dagli accrediti
per compiti educativi computabili durante il proprio periodo di contribuzione.
Il tutto deve essere diviso per gli anni di contribuzione. 

 

                                         Per
il periodo dal 1.1.1999 al 1.1.2005 il calcolo va tuttavia fatto solo sul
reddito dell’interessata, ossia  fr. 38'875, in quanto il marito è andato in
pensione dal 1.2.2005.

 

                                         La
somma dei redditi da attività lucrativa deve essere rivalutata in funzione
dell’indice previsto per l’adeguamento delle rendite all’evoluzione dei prezzi
e dei salari di cui all’art. 33 ter LAVS (cfr. art. 30 cpv. 1 LAVS) e divisa
per gli anni di contribuzione. Il fattore di rivalutazione è stabilito
dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) secondo le modalità di
calcolo esposte all’art. 51 bis OAVS. Il fattore di rivalutazione è contenuto
nelle tavole per la determinazione del reddito annuo medio, edite dall’UFAS, il
cui uso è obbligatorio (cfr. art. 30bis LAVS, art. 51 OAVS) e varia a seconda
della prima registrazione sul conto individuale dell’assicurato determinante
per la rendita.

                                         Nel
caso che ci occupa, la prima registrazione determinante nel conto individuale
dell’assicurata è avvenuta nel 1957.

                                         Pertanto,
dalle citate tavole, il fattore di rivalutazione risulta essere l’1.700.
L'importo rivalutato va poi diviso per il periodo effettivo di contribuzione (37
anni e un mese).

                                         Ne
discende che la media dei redditi da attività lucrativa si fissa in fr. 1’782 (38’875
x 1.700 : 37 anni e un mese) nel 1998.

 

                                         Per
ogni anno in cui l’assicurata ha provveduto all’educazione dei figli minori di
16 anni viene assegnato un accredito che corrisponde al triplo della rendita
minima vigente al momento in cui è sorto il diritto alla rendita. 

 

                                         Gli
assicurati hanno avuto un figlio, nato nel 1966.

 

                                         In
concreto vanno attribuiti accrediti dal 1973 (anno susseguente la riaffiliazione
annua all’AVS) al 1982 (compimento del 16.o anno di età). 

 

                                         Da
rilevare inoltre che l’accredito per compiti educativi assegnato alle persone
coniugate durante gli anni civili di matrimonio è ripartito per metà tra i
coniugi (art. 29 sexies cpv. 3 LAVS).                                              

                                         La
media dell’accredito per compiti educativi (intero) è determinata secondo la
seguente formula:

 

                                         (rendita di vecchiaia annua minima x 3) x
numero bonifici educativi

                                         durata
di contribuzione computabile

 

                                         (marg.
5333 delle Direttive sulle rendite (DR), edite dall'UFAS).

 

                                         Ne
consegue quindi che all'assicurata vanno computati 

                                         10
mezzi accrediti per un importo di fr. 4’830 (995 X 12 X 3 X 5: 37 anni e un
mese) nel 1998.

 

                                         Il
reddito annuo medio (RAM) della rendita della ricorrente corrisponde a fr. 7’164.--
(1’782 + 4’830 = 6’612, arrotondato all’importo immediatamente superiore
secondo le tabelle UFAS). 

 

                                         Di
conseguenza la prestazione a favore dell'assicurata, calcolata con l’ausilio
delle citate tabelle, sulla base di una scala di rendita 41 ed un RAM di 7’164.--
ammonta a fr. 936 dal 1999, fr. 960 dal 2001, fr. 983 dal 2003 e fr. 1'002 nel
gennaio 2005.

 

                                         Per
il periodo dal 1.2.2005 invece, procedendo alla somma dei redditi da attività
lucrativa, tenuto conto del riparto dei redditi coniugali, la Cassa è giunta ad
un importo di fr. 1'325'048, per un reddito da attività lucrativa di fr. 60’744
(1'325'048 x 1.700 : 37 anni e un mese), cui va aggiunto l’importo di fr. 4'830
per un RAM di fr. 65'670 (fr. 65'574 arrotondato all’importo superiore secondo
le tabelle dell’UFAS) nel 1998 e di fr. 70'950 nel 2005 per una rendita di fr.
1'923 dal 1.2.2005 prima del plafonamento.

 

                                11.   Rendita
di RI 2

 

                                         Procedendo
alla somma dei redditi da attività lucrativa, tenuto conto del riparto dei
redditi coniugali, la Cassa è giunta ad un importo di fr. 1'467’448. Da
rilevare, come chiesto con il ricorso, che questo TCA ha potuto accertare che
dal foglio di calcolo emerge che il marito ha contribuito obbligatoriamente
all’AVS dal 1965 al 1972 e che i relativi redditi sono stati presi in considerazione
dalla Cassa.

 

                                         La
prima registrazione determinante nel conto individuale dell’assicurato è
avvenuta nel 1961.

                                         Pertanto,
dalle citate tavole, il fattore di rivalutazione risulta essere l’1.483.
L'importo rivalutato va poi diviso per il periodo effettivo di contribuzione
(44 anni).

                                         Ne
discende che la media dei redditi da attività lucrativa si fissa in fr. 49’460
(1'467’448 x 1.483 : 44 anni).

 

                                         In
concreto vanno attribuiti accrediti dal 1967 (anno susseguente la nascita del
figlio) al 1982 (compimento del 16.o anno di età). Infatti, nessun
accredito è attribuito per l’anno in cui sorge il diritto, mentre è
riconosciuto per l’anno in cui tale diritto si estingue (art. 52f cpv. 1 OAVS).

 

                                         Considerato
che la moglie dalla nascita del figlio e fino all’agosto 1972 non era
assicurata all’AVS, vanno calcolati 6 accrediti interi (1967-1972) e 10 mezzi
accrediti. Da rilevare che la Cassa ha preso in considerazione 5 accrediti
(1967-1971) e 11 mezzi accrediti. Tuttavia poiché per la moglie nel 1972 l’amministrazione
non ha calcolato alcun accredito, per il marito, a mente del TCA, dovrebbe
essere preso in considerazione un accredito intero. Va tuttavia rilevato che la
questione non merita ulteriore approfondimento poiché, come si vedrà,
l’ammontare del RAM non viene modificato.

                                         

                                         Ne
consegue quindi che all'assicurato vanno computati 

                                         11
accrediti per un importo di fr. 9’675 (1’075 X 12 X 3 X 11: 44 anni).

 

                                         Il
reddito annuo medio (RAM) della rendita del ricorrente corrisponde a fr.
59’340.-- (49’460 + 9’675 = 59’135, arrotondato all’importo immediatamente
superiore secondo le tabelle UFAS). 

 

                                         Di
conseguenza la prestazione a favore dell'assicurato, calcolata con l’ausilio
della citate tabelle, sulla base di una scala di rendita 44 ed un RAM di 59’340.--
ammonta a fr. 1’909, come calcolato dalla Cassa.

 

                                12.   Occorre
ora verificare se le rendite dei due coniugi superano il 150% dell'importo
massimo previsto dall'art. 35 cpv. 1 LAVS. Se ciò è il caso, le stesse devono
essere ridotte (cfr. RDAT II-1998 N. 55 pag. 205 segg.). 

 

                                         Nel
caso di specie la scala di riferimento è la 43 (44 + 44 + 41 : 3). 

                                         L’importo
massimo erogabile utilizzando questa scala di rendita è di fr. 2'101 (cfr.
tabelle sulle rendite edite dall'UFAS, edizione 2005).

 

                                         Considerato
che la somma delle due prestazioni attribuite ai coniugi (1'923 + 1'909 = 3’832)
eccede il 150% dell'importo massimo della rendita prevista per la scala 43
(ossia fr. 3'152), le due rendite devono essere ridotte in proporzione alla
quota -parte della somma delle rendite non ridotte (art. 35 cpv. 3 LAVS). 

                                         Per
determinare la rendita ridotta bisogna moltiplicare l'ammontare della rendita
individuale per il 150 % della rendita massima della scala 43. L’importo così
ottenuto va poi diviso per la somma complessiva delle rendite dei coniugi (cfr.
N. 5513 DR).

                                         Quindi
per il marito la rendita ridotta ammonta a fr. 1'570.-- (1’909 X 3’152 :
3’832), mentre quella della moglie a fr. 1'582.-- (1’923 X 3’152 : 3’832). In
questo modo la somma delle due prestazioni ridotte corrisponde al 150%
dell’importo massimo della scala 43 (3’152).

 

                                         In
conclusione, nel caso di specie, dopo attento esame degli atti dell'incarto,
questo TCA non può che confermare l'esattezza del calcolo operato dalla Cassa.
Le rendite sono infatti state fissate in conformità delle norme surriferite.

 

                                         In
queste condizioni il nuovo calcolo delle rendite è stato effettuato
correttamente.

 

                                13.   Va
ora esaminato se la Cassa poteva riconsiderare le decisioni di fissazione delle
rendite.

 

                                         Per
l'art. 53 cpv. 1 LPGA le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente
passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o
l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di
prova che non potevano essere prodotti in precedenza. Per il cpv. 2
l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e
se la loro rettifica ha una notevole importanza. L'assicuratore può
riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali è
stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo preavviso all'autorità di
ricorso.

 

                                         Kieser,
in ATSG-Kommentar, Zurigo, Basilea, Ginevra 2003, a pag. 541 ad art. 53, nota 30,
a proposito dell'art. 53 cp.v 3 LPGA, precisa:

 

“b) Die in art. 53 Abs. 3 ATSG kodizierte Regelung galt bereits nach
der bisherigen Rechtsprechung (einlässliche Darstellung derselben SCHLAURI,
Neuverfügung lite pendente, 176 ff.), welche ihre Gültigkeit auch unter
Berücksichtigung von Art 53 Abs. 3 ATSG beibehält. Insbesondere steht es dem Versicherungsträger frei,
während des laufenden Beschwerdeverfahrens ohne Beachtung der besonderen Wiedererwägugnsvoraussetzungen
(insbesondere ohne Annahme einer zweifellosen Unrichtigkeit) auf den Entscheid zurückzukommen
(vgl. BGE 107 V 192). Hat der Versicherungsträger die Beschwerdeantwort eingereicht,
ist ihm eine Wiedererwägung untersagt (dazu HISCHIER, Wiedererwägung, 457, der eine
Wiedererwägung lite pendente auch noch zulassen will, wenn der Versicherungsträger
nach Erstattung der Beschwerdeantwort zu einer weiteren Stellungnahme aufgefordert
wird). Einer nach diesem Zeitpunkt erlassenen Verfügung kommt immerhin der Charakter
eines Antrages an das Gericht zu (vgl. BGE 109 V 236 f.). Entspricht die Wiedererwägung
nicht dem im Beschwerdeverfahren gestellten Antrag, kommt sie ebenfalls bloss einem
Antrag an das Gericht gleich (vgl. ZAK 1992 117). Im übrigen wird bei einer entsprechenden
Wiedererwägung das Beschwerdeverfahren gegenstandlos (vgl. ATSG-Kommentar, Art.
61 Rz. 76). Allerdings ist
es nach der Rechtsprechung dem Versicherungsträger nicht benommen, eine im
Gerichtsverfahren vorgenommene Wiedererwägung zu widerrufen (vgl. SVR 2001 IV
Nr. 20).”

 

                                         Va qui rammentato che una decisione è manifestamente errata,

 

“wenn kein vernünftiger Zweifel daran möglich ist, dass die Verfügung
unrichtig war. Es ist nur ein
einziger Schluss - derjenige auf die Unrichtigkeit - möglich (vgl. BGE 125 V
393 oben; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2. Auflage, Bern
1997, S. 362; Kieser, Kommentar ATSG, Ziffer 20 zu Art. 53). Dabei ist nach dem eingangs Gesatgen
(Erw. 1.2.hievor) vom Rechtszustand auszugehen, wie er sich bei
Verfügungserlass präsentierte." (STFA del 10 settembre 2003 nella causa U, H 97/03).”

 

                                         In
concreto, considerato come le rendite erano state calcolate sulla base di un
periodo contributivo completo anche per la moglie, le decisioni si rivelano
manifestamente errate. 

                                         La
circostanza, sollevata dagli insorgenti, secondo i quali si tratterebbe di un
errore giuridico in seguito ad errata applicazione della giurisprudenza, e
dunque non vi sarebbe alcun errore manifesto, è ininfluente. Infatti,
l’amministrazione ha calcolato la rendita in maniera completamente errata ed
illegale, computando un periodo di contribuzione che non doveva essere preso in
considerazione.

                                         L’errore
manifesto è pertanto dato.

 

                                         Gli
insorgenti sostengono tuttavia che una differenza di fr. 70 al mese non è di
notevole importanza. In realtà, come emerge dalla decisione formale di restituzione,
dal 1.1.1999 al 30.11.2005 la moglie ha ottenuto un importo di fr. 5'867, che
se le decisioni non fossero state modificate, sarebbe destinato ad aumentare.

 

                                         Entrambe
le condizioni (errore manifesto e importanza notevole) sono state adempiute,
per cui la Cassa a giusta ragione ha riconsiderato le decisioni.

 

                                         Alla
luce di quanto sopra esposto il ricorso dei coniugi contro le nuove decisioni
va respinto.

 

                                14.   Per
quanto concerne il ricorso contro la restituzione delle rendite percepite in
troppo va rilevato quanto segue.

 

                                         La
Cassa con la decisione su opposizione ha ridotto le sue pretese da fr. 5'867 a
fr. 4'917 a causa della prescrizione (doc. Q, inc. 30.2006.18).

 

                                         In
sede di risposta l’amministrazione ha poi indicato che all’insorgente “è
stato notificato un ordine di restituzione in data 14 dicembre 2005 e pertanto
la richiesta di restituzione si giustifica unicamente per la parte di rendita
percepita a torto dal dicembre 2000 e non dal settembre 2000. Conseguentemente
la decisione di restituzione deve essere ridotta da fr. 4'917.- a fr. 4'710.-.
La differenza di fr. 207.-, avendo l’interessata nel frattempo già tacitato la
richiesta della resistente, sarà rimborsata nei prossimi giorni.” (doc.
III, inc. 30.2006.18).

 

                                         A
norma dell'art. 53 cpv. 3 LPGA l'assicuratore può riconsiderare una decisione o
una decisione su opposizione, contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino
all'invio del suo preavviso all'autorità di ricorso.

 

                                         L'amministrazione
può rivedere la decisione impugnata solo fino alla presentazione della
risposta. Tale condizione temporale è adempiuta se il nuovo provvedimento viene
trasmesso all'istanza di ricorso entro il termine per l'inoltro della risposta
(cfr. R. Hischier, Die Wiedererwägung pendente lite im Sozialversicherungsrecht
oder die Möglichkeit der späten Einsicht, in SZS 1997, pag. 457; DTF 109 V 236
consid. 2).

                                         Una
decisione resa dopo questo termine assume per contro unicamente il carattere di
una proposta indirizzata al giudice, affinché egli decida nei sensi della nuova
valutazione (Pratique VSI 1994 pag. 281; RCC 1992 pag. 123 consid. 5, RCC 1989 pag. 320 consid. 2a, RCC 1984 pag. 283, DTF 109 V 236; Spira,
"Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure
cantonale" in RJN 1984, pag. 23).

                                         L'art. 3a della Legge di procedura per i ricorsi al TCA enuncia i
medesimi principi, ricalcando quanto previsto dall'art. 58 PA.

                                         Questa
norma prevede che l'autorità amministrativa può, fino all'invio della sua
risposta, riesaminare la decisione impugnata. 

                                         Essa
notifica immediatamente una nuova decisione alle parti e la comunica al
Tribunale (art. 3a cpv. 2 LPTCA).

 

                                         Quest'ultimo
continua la trattazione del ricorso in quanto non sia divenuto senza oggetto
per effetto della nuova decisione (art. 3a cpv. 3, 1a frase LPTCA).

 

                                         Come
esposto sopra, l'amministrazione può riconsiderare pendente lite una decisione
contestata soltanto fino al momento dell'inoltro della risposta di causa. Un
provvedimento emanato successivamente vale unicamente come proposta al Giudice.

 

                                         Nel
caso di specie, la Cassa contestualmente alla risposta di causa ha affermato di
ridurre di fr. 207 la richiesta di restituzione e di versare nei giorni
successivi il suddetto importo.

 

                                         Nella
misura in cui la ricorrente ha versato l’importo chiesto in restituzione (cfr.
doc. Q inc. 30.2006.18:”la differenze di fr. 950, avendo l’assicurata nel
frattempo già tacitato la richiesta della Cassa….” e doc. III: “La
differenza di fr. 207.--, avendo l’interessata nel frattempo già tacitato la
richiesta della resistente …”) e l’amministrazione ha pagato all’insorgente
i fr. 207 (cfr. risposta doc. III inc. 30.2006.18: “la differenza di fr. 207
(…) sarà rimborsata nei prossimi giorni”) la causa è diventata priva
d’oggetto e va stralciata dai ruoli (STFA del 5 febbraio 2001 nella causa C., H
205/00; cfr. anche e contrario la STFA del 9 maggio 2006 nella causa F.,
C 276/05). 

 

                                         Abbondanzialmente
va rilevato quanto segue.

 

                                         Per
giurisprudenza costante, nell'ambito delle assicurazioni sociali, la
restituzione delle prestazioni presuppone, di regola, che siano adempiute le
condizioni di una riconsiderazione o di una revisione processuale della
decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state versate (DTF 126 V
42 consid. 2b).

 

                                         Come
visto in precedenza i requisiti per una riconsiderazione delle decisioni sono
dati.

 

                                         Circa
il termine di prescrizione, prima dell’entrata in vigore della LPGA, la nostra
Massima istanza ha stabilito che i termini dell'art. 47 vLAVS, contrariamente
al tenore letterale della norma, costituiscono un termine di perenzione (cfr.
DTF 119 V 431, consid. 3a, pag. 433; Kieser, Bundesgesetz über die Alters- und Hinterlassenenversicherung,
Zurigo 1996, pag. 192) che decorre nel momento in cui l'amministrazione poteva
ragionevolmente avere conoscenza dei fatti giustificanti la restituzione.

 

                                         Statuendo
sull'art. 47 cpv. 2 LAVS in una sentenza pubblicata in DTF 110 V 304, il TFA ha
altresì precisato che qualora tale restituzione sia addebitabile ad un errore
dell'amministrazione, l'anno di perenzione inizia non il giorno in cui l'errore
è stato commesso, bensì quello in cui la medesima autorità avrebbe dovuto, in
un secondo tempo - per esempio in occasione di un controllo contabile -, con
l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle circostanze,
rendersi conto di tale errore (DTF 110 V 304, consid. 2b, pag. 305-307; cfr.
anche DTF 122 V 270, consid. 5, pag. 274-277, DTF 111 V 14, consid. 3, pag.
16-17; STFA del 6 luglio 1998 nella causa B.; I 118/97).

 

                                         Per l’art. 25 cpv. 1 LPGA, in vigore dal 1. gennaio 2003, le
prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione
non deve essere chiesta se l’interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi
in gravi difficoltà.

 

                                         Il
diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal
momento in cui l’istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al
più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito
deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di
prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).

 

                                         In
concreto la Cassa non poteva rendersi conto dell’errore del calcolo della
rendita della moglie prima della richiesta della rendita del proprio marito.
Infatti, gli adeguamenti ciclici della rendita, ogni due anni, sono eseguiti
automaticamente e non presuppongono un controllo del calcolo della rendita.
Neppure lo scritto cui fanno riferimento i ricorrenti, di cui al doc. I, poteva
dar luogo ad un controllo, poiché in quell’occasione l’amministrazione si è
limitata ad informare la ricorrente di alcune modifiche tra cui il ricalcolo
della rendita delle pensioni nate prima del 1. gennaio 1997, ciò che non è il
suo caso (doc. I, inc. 30.2006.13).

                                         L’amministrazione
afferma di essersi resa conto dell’errore nel corso del mese di settembre 2005,
durante la revisione principale 2005 eseguita dagli ispettori del controllo
delle finanze.

                                         Dagli
atti emerge che il marito ha inoltrato la propria richiesta di rendita nel
corso del mese di dicembre 2004 e che la Cassa l’ha ricevuta il 6 dicembre
2004. Le decisioni circa l’ammontare delle rendite dei due coniugi sono del 17
gennaio 2005. Volendo prendere in considerazione il periodo più favorevole ai
ricorrenti, ossia il dicembre 2004 e considerato un lasso di tempo normale per
la trattazione delle richieste di una rendita AVS di un paio di settimane, la
decisione di restituzione del 14 dicembre 2005, emessa entro un anno da quando
l’errore poteva essere scoperto, è comunque tempestiva.

                                      

                                         Come
ammesso dalla Cassa, inoltre, la restituzione poteva essere chiesta solo per le
rendite versate dal dicembre 2000 (art. 25 cpv. 2 LPGA).

 

                                         L’importo
complessivo dovuto dalla moglie ammonta pertanto a fr. 4'710.—([fr. 1'005.--
del dicembre 2000 + 24 mesi a fr. 1'030.-- + 24 mesi a fr. 1'055.-- + 1 mese a
fr. 1'075.-- + 10 mesi a fr. 1'698.--] -  [fr. 936.-- del mese di dicembre 2000
– 24 mesi a fr. 960.-- - 24 mesi a fr. 983.-- - 1 mese a fr. 1'002 – 10 mesi a
fr. 1’582]), come ammesso dalla Cassa, ritenuto tuttavia che il marito ha
diritto ad un importo maggiore di fr. 430 (fr. 1'570 X 10 - 1’527 X 10) che la
Cassa dovrà versargli se non lo ha già fatto.

 

                                         Considerato
tuttavia che l’insorgente e la Cassa hanno già effettuato i loro versamenti per
quanto concerne la decisione di restituzione, il ricorso è divenuto, su questo
punto, privo di oggetto.

 

                                15.   Nei
loro ricorsi gli insorgenti richiamano l’incarto della Cassa, la quale lo ha
prodotto con la risposta di causa.                                       

 

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio
2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid.
3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di
procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         In
concreto, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita
dall’esame degli atti dell’incarto per cui rinuncia all'assunzione di ulteriori
prove.

 

                                         

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso contro la domanda di restituzione è stralciato dai ruoli in
quanto privo di oggetto.

 

                                   2.
  I ricorsi contro i calcoli delle rendite dei coniugi __________ sono respinti.

 

                                   3.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti