# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b5452717-fdd8-536f-97f0-9d08a595434b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-09-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 06.09.2021 12.2021.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2021-15_2021-09-06.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2021.15

  	
  Lugano

  6 settembre 2021/jh         

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  	 

									

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bellotti

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. SE.2018.69 della
Pretura del Distretto di Bellinzona - promossa con petizione 9 ottobre 2018 da

 

 

	
   

  	
  AP
  1patrocinata dall’avv.  PA 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

	
   

  	
   

  AP
  1,  

  patrocinata dall’  PA 1  

   

  	 

	
   

  	
   

  
				

 

chiedente  la condanna della convenuta al pagamento di USD 8'137.70, CHF 4'015.15

(importo poi ridotto a CHF 3'344.94 in sede di replica spontanea), EUR 8'540.- e GBP

288.-, tutti con interessi moratori del 5% dall’11
aprile 2018;

 

domanda avversata dalla convenuta e che il Pretore aggiunto ha
parzialmente accolto

con decisione 23 dicembre 2020;

 

appellante la convenuta con atto di appello 1° febbraio 2021, con cui ha
postulato la

riforma del querelato giudizio nel senso
di respingere la petizione, protestando spese e

ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre l’attrice con risposta 10 marzo
2021 ha postulato la reiezione del gravame, pure

con protesta di spese e ripetibili;

 

viste altresì la replica spontanea 22
marzo 2021 dell’appellante e la duplica spontanea

31 marzo 2021 dell’appellata;

letti ed esaminati gli atti e i
documenti prodotti; 

 

ritenuto 

 

in fatto: 

 

A.       
Sino a fine 2017, AO 1 è stata titolare presso la AP 1 (qui di
seguito anche “AP 1”) di due relazioni bancarie “Risparmio e investimento” n. __________
e n. __________ con sottostanti conti correnti in CHF, EUR, GBP e USD (doc. D, E,
F e G). Inizialmente, la cliente era seguita dal consulente A__________.
Per le spese bancarie, a partire dall’ottobre 2015 veniva applicata una tariffa
“all-inclusive” (“all in fee”) dello 0.5% annuale da calcolarsi
sull’ammontare totale degli averi depositati, ovvero un importo forfettario che
includeva sia le spese di custodia, sia le commissioni per la compravendita di
titoli (doc. 5). 

 

B.       
Nell’anno 2016 è sorto un contenzioso fra la cliente e la banca relativo
alle perdite subite dalla prima in seguito all’acquisto di titoli
obbligazionari __________. In conseguenza di ciò, la cliente è stata affiancata
da un nuovo consulente nella persona di T__________. Dal dicembre 2016, la medesima ha chiesto la modifica delle tariffe
bancarie, e meglio l’applicazione del regime tariffale ordinario con
un prezzo di tenuta titoli dello 0.24% e addebito separato delle commissioni di
trading a dipendenza delle operazioni effettuate (doc. 6 e 7). Successivamente,
le trattative fra le parti volte alla risoluzione del contenzioso di cui si è
appena detto hanno condotto, nel febbraio 2017, alla stipulazione
di un accordo transattivo che prevedeva in particolare il versamento a AO 1 di
fr. 30'000.- a titolo di risarcimento (doc. 2 e 3). 

 

C.       
Dal luglio 2017, avendo T__________ lasciato AP 1, alla
cliente è stato assegnato il nuovo consulente R__________. Nel seguito, la
medesima ha iniziato a esprimere perplessità e contestazioni in relazione alle
condizioni applicate dalla banca e segnatamente a determinate spese di
brokeraggio addebitatele, sostenendo che nell’ambito dell’accordo
raggiunto con la banca e secondo quanto promesso da T__________,
ella sarebbe stata esonerata per un determinato periodo dal pagamento di
commissioni per le operazioni di borsa eseguite (doc. 9).

 

D.       
Il 2 ottobre 2017 AO 1 ha dato ordine a AP 1di chiudere le sue due
relazioni e trasferire tutti i valori patrimoniali (titoli e liquidità) presso
un’altra banca, ma di rinnovare per ulteriori due settimane il contratto di
credito “L__________” di fr. 1'000'000.- già in essere e in scadenza al
4 ottobre 2017 e di coordinarsi nel seguito con i nuovi consulenti terzi per la
ripresa del credito. Contestualmente, ha anche chiesto di ottenere, per il
tramite di T__________ (ora suo consulente finanziario attivo in una fiduciaria
di __________), “un estratto conto di tutte le
valute, per il periodo dal 1 gennaio fino alla chiusura
dei conti, e le contabili di trasferimento titoli” (doc. F e G).

 

E.       
Il 29 dicembre 2017 AP 1 ha trasmesso a AO 1 dei CD
contenenti i conteggi di borsa, gli estratti conti correnti trimestrali e gli
estratti patrimoniali trimestrali dal 1° gennaio 2016 al 30 settembre 2017
relativi alle due relazioni (doc. H e I).

 

F.       
In un successivo scambio di corrispondenza AO 1 ha contestato
l’addebito a suo carico, da parte di AP 1, di svariate commissioni per
operazioni di borsa, di spese amministrative di fr. 1'000.- per la disdetta del
credito “L__________” e di ulteriori spese di fr. 600.-
complessivi per la trasmissione della suesposta documentazione, a suo dire mai
richiesta (doc. L, M e N). La banca da parte sua ha osservato come gli addebiti
in questione fossero invece pienamente giustificati (doc. O).

 

G.       Esperito
il tentativo di conciliazione e ottenuta l’autorizzazione ad agire il 20 agosto
2018 (doc. C), con petizione 9 ottobre 2018 AO
1 ha convenuto la AP 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Bellinzona,
postulando la sua condanna al pagamento di CHF 4'015.15, USD 8'137.70, EUR
8'540.- e GBP 288.- oltre interessi moratori del 5% dall’11 aprile 2018, quale
restituzione degli importi posti a suo carico a titolo di commissioni di borsa contestualmente
all’esecuzione di 14 diverse operazioni o addirittura in via retroattiva (6
ulteriori avvisi di addebito del 21 novembre 2017, cfr. doc. D ed E) nonché a
titolo di spese per la trasmissione della documentazione e per la disdetta del
credito “L__________”, come evidenziato nelle tabelle doc. M e N. 

 

H.       
Con osservazioni 21 novembre 2018 la convenuta si è
opposta alla petizione, evidenziando la legittimità degli addebiti effettuati e
sottolineando in particolare che nessun accordo sull’esonero dalle commissioni
di borsa si è mai perfezionato fra le parti.

 

I.         
Con replica spontanea 5 dicembre 2018 l’attrice ha ridotto la sua
pretesa di CHF 4'015.15 a CHF 3'344.94, essendo quattro delle commissioni riportate
nei doc. M e N in realtà dovute (ovvero quelle di CHF 118.59, 160.12, 123.75 e 266.75).
La convenuta, con la sua duplica spontanea 19 dicembre 2018, si è riconfermata
nelle proprie tesi. 

J.        
Esperita l’istruttoria e prodotti gli allegati conclusivi scritti,
con decisione 23 dicembre 2020 il Pretore aggiunto ha parzialmente accolto la
petizione, condannando la convenuta a versare all’attrice

USD 8'019.11, CHF
1'864.50, EUR 8'540.- e GBP 288.- oltre interessi del 5% dall’11 aprile 2018.
La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 2'400.-, sono
state poste a carico dell’attrice in ragione di fr. 240.- e a carico della convenuta
per fr. 2'160.-, con l’obbligo per quest’ultima di rifondere alla controparte fr.
5'000.- a titolo di ripetibili. 

 

K.       
Con atto di appello 1° febbraio 2021 la convenuta si è aggravata
contro il citato giudizio, postulandone la riforma nel senso di respingere
integralmente la petizione.

 

L.       
Con risposta 10 marzo 2021 l’attrice ha invece postulato la
reiezione dell’appello e la conseguente conferma del giudizio di prima sede.

 

M.       Con
replica spontanea 22 marzo 2021 e duplica spontanea 31 marzo 2021 le parti
hanno ulteriormente approfondito le proprie posizioni.

 

E considerato

 

in diritto:

 

1.        
L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC
prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima
istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr.
10'000.- (cpv. 2). Nella fattispecie tale valore supera pacificamente la soglia
testé menzionata. I termini di impugnazione e risposta sono di 30 giorni (art.
311 e 312 CPC). Nel caso concreto l’appello 1° febbraio 2021 contro la
decisione 23 dicembre 2020 è tempestivo (tenuto conto delle ferie giudiziarie),
così come sono tempestivi la risposta all’appello 10 marzo 2021 e gli ulteriori
scritti spontanei delle parti.

 

2.        
L’atto di appello deve
contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato
(art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve spiegare non perché le sue
argomentazioni siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni
del Pretore. Egli non può dunque limitarsi a proporre una propria tesi e una
propria lettura dei fatti, bensì deve offrire critiche puntuali, esplicite e
circostanziate, poiché l'autorità di appello deve essere messa nella misura di
comprendere agevolmente le censure ricorsuali, pena l’irricevibilità delle
medesime.

 

3.        
Con l’impugnata decisione il
Pretore aggiunto, rilevato che l’onere di dimostrare la propria pretesa gravava
l’attrice, ha osservato che T__________ le aveva effettivamente promesso l’esonero
dalle spese di compravendita dei titoli per un anno al fine di convincerla ad
accettare la proposta di risarcimento della banca (teste T__________, verbale
del 27 marzo 2019, p. 8), ciò che del resto trova conferma nella deposizione
dell’attrice, nella testimonianza del di lei marito D__________ e negli
estratti conto doc. D ed E attestanti ben 118 operazioni esenti dalle
commissioni eseguite sotto la supervisione del suddetto consulente. Ha inoltre
accertato che anche il nuovo consulente R__________, dopo aver in un primo
periodo prelevato delle commissioni e aver ricevuto delle relative lamentele da
parte della cliente, l’ha successivamente esentata da simili addebiti per tutte
le operazioni effettuate nel mese di settembre 2017. Il giudice di prime cure
ha poi osservato che, indipendentemente dal fatto che il consulente avesse o
meno la competenza di concordare gli esoneri di spesa, rispettivamente abbia o
meno seguito le direttive interne, la banca deve lasciarsi imputare il
comportamento del proprio ausiliario (art. 101 CO) e non poteva pertanto
dipartirsi dagli accordi da questi raggiunti (addebitando talvolta addirittura
delle commissioni in via retroattiva). Posto che la cliente riceveva gli
estratti conto a scadenza trimestrale, che secondo l’art. 2 delle Condizioni
generali di contratto (CG) essi dovevano essere contestati entro il termine di
30 giorni dalla loro ricezione (pena l’accettazione delle transazioni ivi esposte),
nonché che la prima contestazione della cliente risale all’8 agosto 2017 e copre pertanto tutti gli addebiti successivi al 1° aprile 2017, il giudice di prime cure ne ha derivato il diritto della medesima a pretendere la rifusione
delle commissioni elencate nei doc. M e N a eccezione di quelle da lei già
stralciate nell’ambito della replica spontanea (riduzione dell’azione, cfr.
sopra consid. I), poiché addebitate nel gennaio 2017 e tacitamente accettate. Rettificando
i calcoli dell’attrice, il primo giudice ha precisato che uno dei suddetti importi
stralciati (118.59) è espresso in USD e deve dunque essere sottratto dalla pretesa attorea
in quella valuta, e non da quella in franchi, e ha poi conseguentemente accolto
le pretese dell’attrice nella misura di USD 8'019.11 (USD 8'137.70 - USD 118.59), CHF 1'864.50 (CHF 2'415.15 - CHF 160.12 - CHF 123.75 - CHF 266.75), EUR
8'540.- e GBP 288.-. Il primo giudice ha per contro respinto le pretese
dell’attrice volte alla restituzione delle spese addebitatele per la disdetta del
credito “L__________” (fr.
1'000.-) e per la trasmissione della documentazione (fr. 600.-) poiché
correttamente calcolate secondo le direttive bancarie in essere e conformi al
contratto.

 

4.        
Con l’impugnativa,
l’appellante parrebbe censurare una carente motivazione della decisione di
primo grado, non avendo il Pretore aggiunto a suo dire spiegato i motivi per i
quali ha respinto la sua tesi relativa all’applicazione delle norme sulla
rappresentanza (art. 32 seg. CO) e alla qualifica del consulente T__________
quale falsus procurator. Essa non lamenta tuttavia una violazione del
suo diritto di essere sentita né postula l’annullamento del giudizio e il
rinvio dell’incarto alla Pretura. Comunque sia, la sua censura non può trovare
accoglimento, poiché il Pretore aggiunto ha fornito una motivazione, rilevando
che alla luce del rapporto fra la banca e il consulente e alla sua qualifica
quale ausiliario, l’art. 101 CO può bastare a fondare la responsabilità della
banca indipendentemente dai poteri di rappresentanza e dalle competenze del suo
dipendente. La convenuta è in altre parole stata posta nella condizione di
comprendere i motivi soggiacenti la decisione pretorile e di censurarli con
cognizione di causa.

 

5.        
Quanto alle censure di merito,
l’appellante sostiene in sintesi che, contrariamente a quanto accertato dal giudice
di prime cure, la controparte non è riuscita a provare la valida esistenza
degli obblighi contrattuali che ritiene siano stati violati, e meglio
l’esistenza di un accordo annuale di esonero delle spese di brokeraggio né
tantomeno una valida volontà della banca di sottoscriverlo. Contesta altresì di
essere vincolata dalle eventuali promesse del suo consulente, come pure che la
cliente abbia tempestivamente contestato tutti gli addebiti in questione.

 

6.        
Quale prima censura,
l’appellante critica il primo giudice per avere ammesso l’esistenza di un
accordo fra cliente e consulente sull’esonero dalle suddette spese, fondandosi
su dichiarazioni a suo dire inattendibili o perlomeno da apprezzare con
particolare prudenza. Difatti, l’attrice aveva evidentemente ogni interesse a
confermare le proprie tesi di parte. T__________ è un teste a lei vicino in
quanto suo attuale gestore patrimoniale, è direttamente coinvolto nella
fattispecie da provare, potrebbe essere chiamato a rispondere del danno e ha
motivi di inimicizia con i dirigenti di AP 1 che hanno decretato il suo
licenziamento (e in particolare con il Direttore generale __________ G__________).
D__________ è invece l’ex-marito dell’attrice e quasi sempre presente in
occasione delle sue visite in banca malgrado il suo domicilio si trovasse nel
Canton Grigioni, per cui potrebbe aver da lei ricevuto una remunerazione oppure
vantare dei diritti sugli averi in questione. Per contro, il Pretore aggiunto
avrebbe trascurato senza motivo le dichiarazioni dei testi presentati dalla banca (C__________,
F__________, L__________ e R__________), secondo i quali l’accordo in questione
non sarebbe mai esistito. A mente dell’appellante, il primo giudice avrebbe
anche omesso di considerare che non vi è traccia del contestato esonero né
nell’accordo transattivo sottoscritto nel febbraio 2017 (doc. 3), né nei
sistemi informatici o cartacei della banca; ciò malgrado la concessione
duratura di esoneri dalle spese (secondo la prassi e le direttive della banca)
imponesse una registrazione nel sistema e una relativa procedura di
approvazione da parte dei superiori nonché una menzione nei rapporti del
consulente.

 

6.1    Ora, pur sottolineando a ragione l’appellante che l’interrogatorio
di una parte e le testimonianze delle persone a lei vicine o interessate alla
causa devono essere apprezzate con particolare riserbo, va innanzitutto osservato
che essa, in occasione dell’udienza del 8 febbraio 2019, non si è opposta ai mezzi
di prova ora da lei contestati, e che i dubbi esposti in relazione a D__________
si riducono a mere speculazioni prive di riscontri oggettivi (ritenuto che
secondo il medesimo teste e quanto dichiarato dall’attrice, quest’ultima
richiedeva spesso il suo supporto in quanto persona più cognita in materia, cfr.
verbali del 21 ottobre 2019, p. 25-26 e del 28 novembre 2019, p. 29). Inoltre,
la prudenza invocata dall’appellante deve valere anche in relazione ai suoi
stessi mezzi di prova, giacché tutte le dichiarazioni citate nell’impugnativa provengono
da persone a lei vicine, ovvero da suoi collaboratori e/o dirigenti.

 

6.2    In effetti, quanto dichiarato dall’attrice, da T__________ e da D__________
risulta coerente e lineare, nonché trova un riscontro in ulteriori elementi
istruttori. E meglio, è emerso che fra la
fine del 2016 e l’inizio del 2017 l’attrice, dopo la perdita subita con i
titoli obbligazionari di cui si è detto, stava valutando se lasciare la banca e
desiderava mantenere le spese al minimo nonché congelare le operazioni d’investimento
in attesa di chiarire la situazione (ciò che ha condotto alla modifica del
regime tariffale). È in tal contesto che il consulente le ha offerto l’esonero
dalle spese in aggiunta alla proposta di risarcimento di fr. 30'000.-, al fine
di convincerla a rimanere cliente della banca (teste T__________, verbale del
27 marzo 2019, p. 7-8 e 11; teste D__________, verbale del 21 ottobre 2019, p.
25-26; interrogatorio dell’attrice, verbale del 28 novembre 2019, p. 29).
Contrariamente a quanto pretende l’appellante, ciò non solo non è sconfessato,
ma è al contrario suffragato dalla testimonianza di F__________ (avvocato
impiegato presso l’ufficio legale della banca), il quale ha riferito che T__________
era coinvolto nelle discussioni tendenti al raggiungimento di un accordo transattivo
e che la concessione di uno sconto delle spese bancarie per un determinato
periodo rientrava fra le ipotesi vagliate in detto frangente (verbale del 27
marzo 2019, p. 4). A torto l’appellante sostiene poi che l’accordo non troverebbe
conferme negli atti: esso traspare sia dal doc. 11, sia dai doc. D-E, dai quali
emerge la sua implementazione mediante l’esonero dalle spese per ben 118 operazioni (documenti con i quali l’appellante omette di
confrontarsi malgrado l’esplicito rinvio effettuato dal primo giudice). 

 

6.3    È stato peraltro appurato che il consulente, invece di seguire la
procedura prevista dalle direttive interne per gli esoneri automatici e
duraturi dalle spese (registrazione della richiesta e avvallo dei superiori,
cfr. doc. 8, p. 5 e teste L__________, verbale del 12 luglio 2019, p. 15-17),
ha optato per degli esoneri “una tantum ex ante”, ovvero inserendo manualmente
di volta in volta l’esonero dalle spese per ogni singola operazione (teste T__________,
verbale del 27 marzo 2019, p. 11). Il fatto che egli non abbia registrato o
annotato questa pattuizione, o che non l’abbia comunicata ai suoi superiori,
non può pertanto condurre all’adesione alla tesi dell’appellante, ritenuto che
i testi da lei citati, non presenti al momento dei colloqui fra il consulente, la
cliente e il suo ex-marito, non hanno potuto confermare l’inesistenza di una
simile promessa da parte del consulente, bensì si sono limitati a osservare di
non esserne stati messi al corrente.

 

6.4    In sintesi, l’esistenza di un accordo fra il consulente e la
cliente sull’esonero dalle spese bancarie non viene scalfita dalle censure
appellatorie ed è confermata dai riscontri istruttori.

 

7.        
A mente dell’appellante, anche
nella denegata ipotesi in cui T__________ avesse promesso alla cliente il
suddetto esonero, ciò non sarebbe imputabile alla banca. A tal riguardo, il
primo giudice avrebbe lapidariamente e a torto respinto la sua tesi secondo cui
il consulente ha agito quale falsus procurator, misconoscendo inoltre la
figura dell’ausiliario e la portata del relativo art. 101 CO. E meglio, nella
presente fattispecie, coerentemente a quanto esposto dalla dottrina,
troverebbero applicazione le norme sulla rappresentanza (art. 32 CO seg.),
riguardanti l’imputazione di atti giuridici, e non l’art. 101 CO, che regola
unicamente le conseguenze di un agire concreto e fattuale dell’ausiliario; ciò
perché la pretesa dell’attrice non deriva da un carente adempimento o da un
inadempimento, da parte del consulente, del contratto in essere e degli
obblighi di AP 1, bensì da un suo agire giuridico: egli ha modificato le
condizioni contrattuali in vigore con la cliente per conto della banca senza
esservi autorizzato. Non avendo la banca mai ratificato tale agire (addebitando
al contrario le commissioni dovute come da contratto del 19 dicembre 2016),
essa non può pertanto esservi vincolata (art. 38 CO). Per l’appellante, la
mancata autorizzazione del consulente a concludere con la cliente un accordo
duraturo sull’esonero completo dalle spese di brokeraggio (che necessitava
dell’avvallo dei suoi superiori) è confermata dalle direttive bancarie di cui
al doc. 8 (note al consulente) nonché dalle testimonianze di L__________
(verbale del 12 luglio 2019, p. 16), R__________ (verbale del 12 luglio 2019,
p. 20) e C__________ (verbale del 21 ottobre 2019, p. 24). Il consulente
peraltro disponeva unicamente di un diritto di firma collettiva a due ai sensi
dell’art. 460 cpv. 2 CO, ciò di cui la cliente doveva essere consapevole a
fronte non solo della relativa iscrizione nel Registro di commercio, ma anche
del pregresso accordo raggiunto nel dicembre 2016 sulla modifica delle
condizioni tariffali (cfr. doc. 5), sottoscritto da due funzionari della Banca
(fra cui un membro della Direzione). Ella pertanto non potrebbe neppure
avvalersi di una sua buona fede ex art. 459 cpv. 1 CO.

 

7.1    Quale premessa, si può sottolineare che anche qualora l’accordo
raggiunto dal consulente con la cliente non fosse stato comunicato ai suoi
superiori, non corrispondesse alla volontà della banca o violasse le sue
regolamentazioni interne, ciò ancora non comporterebbe automaticamente che la
stessa non vi sia vincolata e che la cliente non possa farvi affidamento. 

 

7.2    Per quanto riguarda la rappresentanza commerciale, effettivamente T__________
era iscritto nel Registro di commercio quale procuratore con firma collettiva a
due per la succursale di __________ di AP 1 (art. 458 e 460 cpv. 2 CO), per cui
egli non poteva vincolare autonomamente la banca in virtù di tale ruolo. 

Corrisponde inoltre al vero che, secondo la dottrina,
gli art. 32 seg. CO regolano l’imputazione degli atti giuridici del rappresentante
(creazione, abolizione o modifica di diritti o di obblighi), nel senso che gli
effetti del suo agire si producono direttamente nella sfera giuridica del
rappresentato. Per contro, l’imputazione delle azioni di fatto è prevista
dall’art. 101 CO, secondo cui chiunque affida a un terzo (ausiliario)
l’espletamento di attività previste da un contratto, deve rispondere del
comportamento da questi tenuto nell’adempimento
delle sue incombenze come se fosse il proprio (Von
Tuhr/Peter, Allgemeiner Teil des Schweizerischen Obligationenrechts,
Band I, 3a ed. 1984, p. 352; Schwenzer/
Fountoulakis, Schweizerisches Obligationenrecht Allgemeiner Teil, 8a
ed. 2020, n. 40.10; Zäch/Künzler
in: Berner Kommentar, OR, 2a ed. 2014, Vorbemerkungen zu Art. 32-40,
n. 15-16 e n. 113-114; Weber/Emmenegger
in: Berner Kommentar, OR, 2a ed. 2020, n. 59 ad art. 101; Chappuis e Thévenoz in: Commentaire Romand CO I, 2a ed.
2012, n. 6 ad art. 32, rispettivamente n. 18 ad art. 101; Klein in: Zürcher Kommentar, OR, 3a
ed. 2020, Allgemeine Einleitung zu den Art. 32-40, n. 150). Applicando
tale distinzione alla fattispecie, ove T__________ ha promesso e applicato in
favore della cliente delle condizioni contrattuali più favorevoli, ne deriva
che le pretese qui in discussione hanno avuto origine da un suo agire più
giuridico che fattuale. 

          È pure altamente verosimile
che il consulente abbia oltrepassato le sue competenze, ritenuto che egli non
si è limitato a qualche sconto o esonero puntuale dalle spese (ciò che
rientrava nella sua autonomia decisionale e corrispondeva a una prassi usuale
della banca, applicata anche da altri consulenti), bensì ha agito in maniera
sistematica per un gran numero di operazioni, senza seguire la procedura di
registrazione e autorizzazione prevista per gli esoneri automatici e duraturi,
ma procedendo piuttosto manualmente di volta in volta a rimuovere le spese per
le operazioni effettuate dalla cliente, ciò che potrebbe costituire un
aggiramento delle direttive interne della banca (cfr. doc. 8, p. 5; doc. 11; teste
T__________, verbale del 27 marzo 2019, p. 7-8; testi L__________ e R__________,
verbale del 12 luglio 2019, p. 15-17 e 19-20; teste C__________, verbale del 21
ottobre 2019, p. 23).

 

7.3    Nel caso concreto, anche applicando gli art. 32 seg. CO o le norme
del mandato commerciale (art. 462 seg. CO), si può comunque concludere che,
indipendentemente dai poteri internamente attribuiti dalla banca al consulente
(“Vertretungsbefugnis”), quest’ultimo l’abbia comunque vincolata, a
livello esterno, tramite il suo agire (“Vertretungsmacht”). Ciò se si
considera che la banca, conferendo al consulente una certa autonomia
nell’offrire degli sconti e degli esoneri, coinvolgendolo nell’ambito delle
trattative volte al raggiungimento dell’accordo transattivo e lasciando che
questi applicasse poi concretamente gli esoneri promessi per 118 diverse
operazioni, ha indotto la cliente, in buona fede e ignara del contenuto delle
direttive di cui al doc. 8, a ritenere che la stipulazione di un simile accordo
(di durata comunque limitata) fosse autorizzata e/o rientrasse nelle competenze
del suo consulente, che peraltro l’aveva espressamente rassicurata a tal
riguardo (teste D__________, verbale del 21 ottobre 2019, p. 26; v. al
proposito ad esempio STF 4A_504/2018 del 10 dicembre 2019, consid. 3.2.1 seg. e
4A_710/2014 del 3 luglio 2015, consid. 4.1, DTF 120 II 197, consid. 2 b bb e IICCA del 18 agosto 2015, inc. 12.2014.227, consid. 6.1).

          Ci si potrebbe pure chiedere
se la banca, con il suo atteggiamento precedente al novembre 2017, non abbia
suscitato nell’attrice l’impressione di una ratifica dell’accordo per atti
concludenti (art. 38 CO), nella misura in cui anche successivamente alle contestazioni
dell’agosto 2017 essa (denotando un comportamento poco trasparente) non si è
fermamente opposta agli esoneri, bensì nel settembre 2017 ha permesso a R__________
di effettuarne degli altri senza apparentemente specificare che essi avrebbero
potuto essere revocati retroattivamente, ciò che è poi successo dopo che la
cliente ha deciso di lasciare la banca (teste R__________, verbale del 12
luglio 2019, p. 18; teste C__________, verbale del 21 ottobre 2019, p. 23-24).

 

7.4    Ma se anche così non fosse, e il comportamento del consulente non
risulti vincolante secondo l’art. 39 CO, la fattispecie non può essere ridotta
a un mero rapporto di rappresentanza: egli era un dipendente di AP 1che ha
agito per suo conto e nell’espletamento delle sue funzioni, allo scopo di
favorire le trattative bonali con l’attrice e mantenerla come cliente,
risultando peraltro determinante in tal senso (testi T__________ e F__________,
verbale del 27 marzo 2019, p. 4 e 7-8; interrogatorio dell’attrice, verbale del
28 novembre 2019, p. 29). In altre parole, avendo la banca affidatogli il
compito di fornire i servizi da lei dovuti e di gestire la relazione
contrattuale in essere, la stessa deve assumersi la relativa responsabilità e i
derivanti rischi, rispondendo del comportamento del suo ausiliario,
rispettivamente del danno da questi causato quale falsus procurator in
caso di invalidità dell’accordo (a tal riguardo cfr. anche Weber/Emmenegger, op. cit., n. 49 ad
art. 101; Chappuis, op. cit., n. 2
ad art. 39; Klein, op. cit., Allgemeine
Einleitung zu den Art. 32-40, n. 150 e n. 60 seg. ad art. 39; Spiro, Die Haftung für
Erfüllungsgehilfen, 1984, p. 386-390; Watter
in: Basler Kommentar, OR I, 7a ed. 2019, n. 12 ad art. 39; DTF 108
II 419, consid. 5). In siffatte circostanze, invocare la differenza fra atti
fattuali e giuridici per sottrarsi alla responsabilità è contrario alla buona
fede (art. 2 CC) e non può essere tutelato, e l’art. 101 CO deve trovare
applicazione perlomeno in via analogica.

 

7.5    Conseguentemente, gli accertamenti pretorili relativi
all’imputazione alla banca dell’agire del suo consulente resistono alla
critica.

 

8.        
L’appellante si oppone altresì
al ragionamento del Pretore aggiunto relativo alla tempestiva contestazione
degli addebiti in questione. Evidenzia che durante il periodo gennaio-luglio
2017 (e meglio il 10 gennaio, il 3 febbraio, il 17 marzo, il 31 marzo, il 7 aprile, il 17 maggio, il 26 giugno e il 6
luglio) l’attrice si è più volte recata in banca per prendere atto della sua
situazione patrimoniale (cfr. interrogatorio dell’attrice, verbale del 28
novembre 2019, p. 30 e doc. 4, 7, 9, 21 e 22). In ciascuna di queste date ella avrebbe potuto manifestare eventuali
rimostranze in merito agli addebiti, preferendo tuttavia attendere sino all’8
agosto 2017. Per l’appellante, ne conseguirebbe che tutte le operazioni
precedenti all'8 agosto 2017 o all’8 luglio 2017 (volendo tener conto del
termine di contestazione di 30 giorni) sono da considerarsi come accettate, e
che la decisione pretorile di ammettere una valida contestazione con effetto
retroattivo al 1º aprile 2017 sarebbe erronea e arbitraria.

 

8.1    La censura trova invero solo un parziale riscontro negli allegati
introduttivi di prima sede, ove la convenuta aveva opposto l’art. 2 delle CG
alle pretese dell’attrice, ma senza operare gli approfondimenti ora contenuti
nel gravame, che appaiono tardivi. Ad ogni modo, si possono fare le seguenti
considerazioni.

 

8.2    L’art. 2 delle Condizioni Generali della banca (doc. 15) prevede
che le comunicazioni e gli estratti inviati sono ritenuti approvati in mancanza
di una relativa contestazione, da formulare al più tardi entro 30 giorni dalla
ricezione. Secondo la regola generale di cui all’art. 8 CC la parte convenuta,
se oppone alla pretesa attorea un simile accordo relativo alla finzione di
accettazione delle operazioni figuranti sui resoconti e non tempestivamente
contestate (cosiddetta “Genehmigungsfiktion”), deve apportarne la prova.
Deve pertanto dimostrare di avere avvisato la cliente degli addebiti in
questione, e il momento in cui la cliente ha ricevuto tale avviso. 

 

8.3    L’appellante non contesta che gli estratti conto venivano allestiti
e inviati trimestralmente verso l’inizio del mese successivo al periodo di
riferimento, come d’altronde figura dai doc. D ed E. Inoltre, dagli atti non si
evince né che essi venissero sottoposti alla cliente già in occasione delle sue
visite, né che gli estratti patrimoniali a lei mostrati in tali occasioni pure
contenessero i dettagli delle spese addebitatele, né che ella potesse in altro
modo già verificarle compiutamente. La medesima ha unicamente riferito che le
sue visite in banca avevano lo scopo di controllare la sua situazione
patrimoniale, ciò che può voler semplicemente significare la verifica
dell’andamento degli investimenti o la fissazione di una strategia
d’investimento (v. anche doc. 4, 7, 19-23).

 

8.4    Ne deriva che le conseguenze della mancata dimostrazione devono
essere poste a carico della convenuta, e che anche su questo punto le censure
appellatorie sono inadatte a sovvertire il giudizio pretorile.

 

9.        
In conclusione, l’appello deve
essere respinto. Il valore litigioso della presente controversia, convertito in
franchi al tasso di cambio in vigore al momento dell’introduzione dell’appello
(1° febbraio 2021) ammonta a CHF1'864.50 + CHF 7'193.15 (USD 8'019.11 x 0.8970)
+ CHF 9'240.30 (EUR 8'540.- x 1.0820) + CHF 353.20 (GBP 288.- x 1.2263), ovvero
a CHF 18'651.15 complessivi, e non raggiunge pertanto la soglia di fr. 30'000.-
prevista dall’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

Le spese giudiziarie di seconda sede seguono la soccombenza
dell’appellante (art. 106 CPC). Le spese processuali, calcolate in base agli
art. 2, 7, 8 cpv. 1 e 13 LTG, ammontano a fr. 2’000.-. Le ripetibili, calcolate
sulla base dell’art. 11 cpv. 1, cpv. 2 lett. a e cpv. 5 RTar, tenuto pure conto
delle spese e dell’IVA, sono quantificate in fr. 2’700.-.

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il
RTar

 

decide:

 

                                   1.   L’appello
1° febbraio 2021 della AP 1 è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
della procedura d’appello, pari a fr. 2’000.-, sono a carico dell’appellante,
che rifonderà alla controparte fr. 2’700.- per ripetibili di seconda sede.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -     

    

  -     

    

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Bellinzona

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

Rimedi
giuridici (pagina seguente)

 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,  1000 Losanna 14, entro
30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100
cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia
civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).