# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6766f82d-717d-52f6-b049-53d2c9663071
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-08-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.08.2016 38.2016.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2016-24_2016-08-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2016.24

   

  DC/gm

  	
  Lugano

  25 agosto 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 aprile 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 marzo 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di assicurazione contro la
  disoccupazione, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione
del 15 marzo 2016 (cfr. doc. 1) la Cassa cantonale di assicurazione contro la
disoccupazione (in seguito: la Cassa) ha confermato la decisione dell’8
febbraio 2016 (cfr. doc. 3) con la quale aveva negato a RI 1 il diritto a
beneficiare delle indennità per insolvenza ex art. 55 cpv. 1 LADI, per non
avere rispettato l’obbligo di ridurre il danno, non avendo rivendicato i propri
crediti salariali in modo sufficientemente tempestivo.

                                         L’amministrazione ha così
motivato la propria decisione:

 

" (…)

1. L'opponente ha prestato la propria attività lavorativa presso
la ditta __________ dal 27.06.2014 al 25.09.2014. Rivendica alla Cassa, con
domanda del 20.01.2016, un importo lordo di fr. 14'319.45.

 

2. Con decisione dell'8 febbraio 2016 è stato negato
all'assicurato il diritto alle indennità per insolvenza poiché, dalla fine del
suo rapporto di lavoro, aveva sollecitato le sue spettanze salariali personalmente
in data 25 settembre 2014 e per il tramite del Sindacato RA 1 il 26 settembre
2014, il 16 dicembre 2014 e il 18 marzo 2015. Unicamente in ottobre 2015 è
stato emesso il precetto esecutivo.

 

3. L'assicurato, con opposizione del 2 marzo 2016, comunica di
aver atteso fino al 14 ottobre 2015 prima di inviare un precetto esecutivo
poiché il datore di lavoro aveva contattato - già dopo la prima lettera di sollecito
- il Sindacato per accordarsi su un pagamento rateale del dovuto. Facciamo
rilevare che sulla lettera di sollecito (non raccomandata) del 16 dicembre 2014
si intima il pagamento minacciando di "adire le vie legali al più tardi a
partire dal 1 febbraio 2015". Nell'ulteriore sollecito di pagamento del 18
marzo 2015 (lettera non raccomandata) si fa nuovamente riferimento al fatto che
"non ci riteniamo più costretti ad attendere le sue promesse e adiremo le
vie legali". Nonostante ciò il Sindacato attende fino ad ottobre 2015 per
inoltrare il precetto esecutivo.

 

4. La Cassa, preso atto delle osservazioni presentate in sede di
opposizione, non può pertanto che riconfermarsi nella sua decisione di rifiuto
in quanto l'opponente, fidandosi per più di un anno unicamente di promesse
verbali mai mantenute, non ha salvaguardato in maniera tempestiva i suoi
crediti salariali. (…)” (cfr. doc. A)

 

                               1.2.   Contro la citata decisione su
opposizione l’assicurato, rappresentato dal Sindacato RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA. La sua patrocinatrice chiede il versamento
dell’indennità per insolvenza, sostenendo che non vi è stata nessuna violazione
dell’obbligo di ridurre il danno, con le seguenti argomentazioni:

 

" (…)

Dopo la risoluzione del rapporto di lavoro, il ricorrente,
rappresentato dal Sindacato RA 1, ha fatto tempestivamente e energicamente
tutti i passi necessari per "ridurre il danno". Nel caso che ci
occupa, egli non è assolutamente restato inattivo, ma già dal giorno
successivo la fine del rapporto di lavoro ha sollecitato quanto dovuto.

 

A questo primo sollecito ne sono seguiti altri in risposta ai
quali l'ex datore di lavoro ha fatto promesse alle quali il ricorrente ha dato
credito, memore anche dei pagamenti rateali ottenuti in passato, nella speranza
di risolvere la vertenza in ambito extragiudiziario. Quando, poi, ha dovuto
arrendersi all'evidenza che le promesse fatte sarebbero restate vane, ha
inoltrato un precetto esecutivo.

 

La Cassa cantonale disoccupazione rimprovera all'assicurato il
fatto che entro la prima richiesta scritta e l'inoltro del precetto esecutivo
sia trascorso un lungo lasso di tempo. A questo proposito, attiriamo nuovamente
l'attenzione sul fatto che durante questo periodo l'assicurato non è rimasto
inattivo, anche se, purtroppo, i suoi tentativi per recuperare i salari dovuti
non sono stati coronati di successo. Inoltre, ribadiamo che l'essere entrato
nel merito di soluzioni extragiudiziarie è in assoluto rispetto della lettera e
dello spirito delle norme e della giurisprudenza in materia.

 

Visto quanto precede, in base ai tempi e agli usi riconosciuti
dalla giurisprudenza come normali nell'ambito delle procedure d'incasso, il
comportamento dell'assicurato, rispettivamente del suo rappresentante legale
non può essere ritenuto come lesivo dell'obbligo di ridurre il danno, in effetti,
sin da prima della fine del rapporto di lavoro essi hanno agito per recuperare
i salari dovuti e, successivamente, non vi hanno mai rinunciato, né il loro
comportamento permette di pensarlo.

 

Secondo la giurisprudenza (8C_466/2008) "il rifiuto di assegnazione
delle prestazioni in questione a dipendenza della violazione, da parte
dell'assicurato, dell'obbligo di diminuire il danno di cui all'art. 55 cpv.1
LADI presuppone, per giurisprudenza, che gli si possa rimproverare una colpa
grave. Occorre quindi verificare, a seconda dei casi e sulla base delle
circostanze concrete, se l'assicurato abbia preso, tempestivamente e in misura
sufficiente, i provvedimenti necessari alla tutela dei suoi diritti nei
confronti del datore di lavoro (sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni C 231/06 del 5 dicembre 2006, in DTA 2007 no 3 pag. 49).".

 

Nel caso di specie, come detto, alla luce della giurisprudenza in
materia, il ricorrente ha adempiuto a sufficienza il suo obbligo di diminuire
il danno, poiché egli ha dato, sia prima della risoluzione del rapporto di
lavoro che dopo, dei segnali inequivocabili che permettono di riconoscere
oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non pagati. (…)”
(cfr. doc. I)

 

                               1.3.   Nella risposta di causa del 4
maggio 2016 la Cassa, riconfermandosi nella propria decisione su opposizione,
ha chiesto la reiezione del ricorso e la conferma della decisione impugnata, sottolineando
che “l’aver atteso oltre un anno dalla cessazione del rapporto di lavoro per
intraprendere le vie esecutive dimostra come il ricorrente non abbia
salvaguardato in maniera tempestiva i suoi crediti salariali” (cfr. doc. III). 

 

                               1.4.   Il 17 maggio 2016 la rappresentante
del ricorrente ha comunicato al TCA di non avere altri mezzi di prova da
produrre (cfr. doc. V).

 

 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se correttamente oppure no la Cassa ha negato a RI 1 il
diritto a percepire indennità per insolvenza , sostenendo che egli ha violato
l’obbligo di ridurre il danno.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 51 cpv. 1 LADI:

 

" I
lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di
lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che
occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza,
se:

 

a. il loro
datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano
crediti salariali oppure

 

b. il fallimento
non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto indebitamento del
datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese o

 

c. hanno
presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per
crediti salariali."

 

                                         L'art. 51 cpv. 1 lett. b è
stato introdotto nella legge in occasione della prima revisione della LADI del
5 ottobre 1990, in vigore dal 1° gennaio 1992.

 

                               2.2.   L'art. 55 cpv. 1 LADI
stabilisce che:

 

" Il
lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni
provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di
lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella procedura.
Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa
del suo diritto." 

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha
sottolineato che l'obbligo di ridurre il danno a carico del lavoratore,
menzionato all'art. 55 cpv. 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del
rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o non versa inte­ramente
- il salario e il lavoratore  deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo
di riduzione del danno non è tuttavia  lo stesso prima o dopo lo scioglimento
del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige
necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro il
suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre
invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il
datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.

 

                                         Contravviene al proprio
obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per
insolvenza, l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere
il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del
proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia
che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi
finanziari.

 

                                         In una sentenza C 121/03
del 2 settembre 2003 l'Alta Corte ha stabilito che aveva gravemente violato
l'obbligo di ridurre il danno l'assicurato che aveva rivendicato il versamento
del salario soltanto oralmente durante il rapporto di lavoro e che era stato
gravemente negligente nel periodo successivo non avendo intensificato le
modalità con le quali fare valere le sue pretese

 

                                         In
una sentenza C 231/06 del 5 dicembre 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 49 seg.,
l'Alta Corte ha stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona
assicurata, contemplato all'art. 55 cpv. 1 LADI,  vale anche se il rapporto di
lavoro viene sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di
versare le prestazioni  a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo
di diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave:
occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se
l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti
necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni
caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza
del termine di pagamento   di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il
suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o
intentando un'azione legale contro di lui.

                                      

                                         In un'altra sentenza C
254/05 del 2 marzo 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 52 seg., la nostra Massima
Istanza ha sottolineato che:

 

" Non si può
esigere che l'assicurato, per adempiere l'obbligo di diminuire il danno, receda
immediatamente dal rapporto di lavoro, conformemente all'articolo 337a CO, in
quanto non gli sia prestata entro congruo termine una garanzia per le pretese
derivanti da tale rapporto. Tuttavia egli agisce a proprio rischio se, invece
di cercare una nuova occupazione, resta al servizio del precedente datore di
lavoro, senza percepire il rispettivo salario, oltre il limite di quattro mesi
previsto dall'articolo 52  capoverso 1 LADI.

 

L'assicurato deve fare valere in modo chiaro e inequivocabile i
suoi crediti salariali nei confronti del datore di lavoro già durante l'attuale
rapporto di lavoro. Egli è tenuto a intraprendere  ulteriori passi se si sono
verificati notevoli ritardi nel versamento del salario e se deve effettivamente
attendersi di subire una perdita di salario. Nella fattispecie occorre
presumere che l'assicurato, il quale aveva pochi contatti personali con il
datore di lavoro, non fosse a conoscenza della precarietà della sua situazione
finanziaria." 

 

                                         In quel caso l'Alta Corte
ha così negato l'esistenza di una grave negligenza.

 

                                         In una sentenza
8C_801/2011 dell’11 giugno 2012 il Tribunale federale ha confermato il rifiuto
dell’indennità per insolvenza  ad un’assicurata che aveva lasciato trascorrere
nove mesi prima di far valere le sue pretese salariali. 

 

                                         In una sentenza
8C_364/2012 del 24 agosto 2012 il Tribunale federale ha ribadito la necessità
di rivendicare le pretese salariali nella forma scritta e di mettere in atto
tutte le misure previste dal diritto esecutivo per esercitare una pressione
sull’ex datore di lavoro al fine di ottenere i salari arretrati.

 

                                         In una sentenza
8C_831/2012 del 5 febbraio 2013, la nostra Alta Corte ha confermato il rifiuto
dell’indennità per insolvenza  ad un’assicurata, la quale, inizialmente ha
adempiuto all’obbligo di diminuire il danno tutelando i suoi interessi
salariali avviando diverse procedure di esecuzione, alle quali è poi però
seguito un periodo di inattività di 13 mesi.

 

                                         In una sentenza
8C_956/2012 del 19 agosto 2013 l'Alta Corte ha concluso che un assicurato aveva
violato l'obbligo di ridurre il danno in quanto egli era rimasto inattivo per
più di sei mesi  (“L'absence de réaction de l'assuré durant un tel laps de
temps constitue, au regard de la jurisprudence (arrêts 8C_630/2011 du 3 octobre
 2011, C 367/01 du 12 avril 2002 et C 91/01 du 4 septembre 2001), une violation
de l'obligation de réduire le dommage”) .

                                         Il
Tribunale federale ha perlatro sottolineato che delle rivendicazioni orali sono
insufficienti («  Supposées avérées, ces interventions orales ne suffisent
pas pour satisfaire à l'obligation de réduire le dommage (voir à cet égard les
arrêts C 121/03 et C 145/03 du 2 septembre 2003, et C 367/01 du 12 avril 2002) ».
)

 

                                         In una
sentenza 8C_66/2013 del 18 novembre 2013, pubblicata in SVR 2014 ALV Nr . 4
pag. 9, il Tribunale federale ha considerato che l’assicurato ha violato
l’obbligo di ridurre il danno in quanto ha atteso cinque mesi prima di fare
valere le proprie pretese salariali per via giudiziaria.

 

                                         In una sentenza
8C_211/2014 del 17 luglio 2014, pubblicata in
DLA 2014 p. 226 seg., la nostra Massima Istanza ha ritenuto
insufficienti ai sensi dell’art. 55 cpv. 1 LADI gli sforzi messi in atto da
un’assicurata che, tra la comminatoria di fallimento del suo ex datore di
lavoro emanata dall’Ufficio fallimenti dietro sua domanda e la procedura di
fallimento promossa da un altro creditore, ma alla quale ha anch’ella aderito,
ha lasciato trascorrere nove mesi e mezzo senza compiere i necessari atti
esecutivi volti a recuperare il suo credito salariale. 

                                         Nella
medesima sentenza, il Tribunale federale ha stabilito che affinché sussista il diritto all’indennità per insolvenza
per pretese salariali scoperte, l’assicurato deve portare avanti in modo
continuativo e sistematico i provvedimenti contro il datore di lavoro, che
devono sfociare in uno degli stadi della procedura d’esecuzione forzata
richiesti dalla legge. Il lavoratore deve infatti comportarsi nei confronti del
datore di lavoro come se l’istituto dell’indennità per insolvenza non
esistesse. Questo requisito non permette una situazione di inattività di lunga
durata.

 

                               2.3.   La Segreteria di Stato per l’economia (in seguito SECO), quale autorità di sorveglianza che deve
adoperarsi per garantire un'applicazione uniforme del diritto ed impartire le
istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA C 340/00 dell’8 aprile 2004,
consid. 4; STFA C 176/00 del 10 marzo 2003, consid. 3; STFA C 260/99 dell'8
agosto 2001, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), nella
pubblicazione della Prassi LADI II A1 valida dal marzo 2015 si è così espressa:

 

" (…)

OBBLIGHI DELL’ASSICURATO

art. 55 LADI

OBBLIGO DI RIDURRE IL DANNO

 

B35 Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di
pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi
diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi
d’averlo surrogato nella procedura. Questa condizione, alla quale è subordinato
il diritto all’II, attua l’obbligo generale dell’assicurato di ridurre il
danno.

Dal momento in cui la cassa subentra nella procedura, la persona
assicurata è invece tenuta ad assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella
difesa del suo diritto.

 

B36 Per soddisfare l’obbligo di ridurre il danno, l’assicurato
deve adoperarsi già durante il rapporto di lavoro per recuperare i salari non
versati (richiamo scritto, precetto esecutivo, ecc.). L’assicurato non deve
necessariamente inoltrare un precetto esecutivo oppure un’azione nei confronti
del datore di lavoro. Deve però dimostrare in modo inequivocabile e
riconoscibile per il datore di lavoro, la serietà della sua pretesa salariale
(DTF C 367/01del 12.4.2002).

 

B37 Se il fallimento viene pronunciato dopo la risoluzione del
rapporto di lavoro, il lavoratore al quale non è stato versato il salario a
causa di difficoltà economiche riscontrate del datore di lavoro è tenuto a
intraprendere quanto necessario per recuperare il credito onde evitare di
perdere il diritto all’II. 

 

B38 La cassa valuta in base alle circostanze del caso concreto in
che misura ci si può aspettare che l’assicurato intraprenda quanto necessario
per recuperare il suo salario.

La cassa giudicherà con più severità gli sforzi per adempiere
l'obbligo di ridurre il danno forniti dall'assicurato dopo la risoluzione del
contratto di lavoro (soprattutto la rapidità con cui intraprende tali sforzi).
Un giudizio più severo è giustificato dal fatto che, non essendo più vincolato
dal rapporto di lavoro, il lavoratore non ha più alcuna ragione per non
pretendere il salario non versato. In questa fase è infatti molto probabile che
i suoi crediti salariali non verranno versati.

 

Giurisprudenza 

 

DTF 8C_682/2009 del 23.10.2009 

(Durante gli ultimi 6 mesi del rapporto di lavoro l’assicurato si
è limitato a rivendicare il salario solo oralmente,dato che il datore di lavoro
era anche suo genero. Si tratta di una grave negligenza, anche se sussisteva un
rapporto di parentela)

 

TFA C231/06 del 5.12.2006 (Non si può pretendere che l’assicurato
avvii una procedura immediatamente dopo l'estinzione del termine di mora di 30
giorni per il versamento del salario).

 

TFA C 109/04del 9.6.2005 

(Non basta formulare oralmente diversi solleciti durante il
rapporto di lavoro per dedurre un indebitamento manifesto del datore di lavoro
ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 lett. b LADI).

 

TFA C 91/01del 4.9.2001 

(Non è ammissibile che l’assicurato, nei 3mesi seguenti la fine
del rapporto di lavoro, non abbia intrapreso nulla per recuperare il proprio
salario aspettando semplicemente la dichiarazione di fallimento) 

 

La Cassa di disoccupazione non può invece far dipendere il diritto
dell’assicurato all’II dalla condizione che egli abbia contestato la
graduatoria (DTF 123 V 75)."

 

                               2.4.   Le direttive amministrative
non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il giudice delle
assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2
pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181). 

                                         Quest’ultimo deve tenerne
conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.1;
DTF 132 V125 consid.4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2;DTF 131 V 286 consid.
5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57
consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag.
379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid.
2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c,
pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

                                        

                                         Il giudice deve, invece,
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68
consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr.
86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA
1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300;
DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC 1992
pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF
117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114
V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF 110 V 267
consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre Bois,
"Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag.
77ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II pag. 527;
Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e
Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         In una sentenza
2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive,
ha ricordato che:

 

"
Simili atti servono a favorire un'applicazione uniforme del
diritto e a garantire la parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e
non fondano quindi diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli
amministrati, i tribunali o la stessa amministrazione. Ciò non significa
tuttavia che siano irrilevanti per le istanze di ricorso. Queste ultime
verificano in effetti se le direttive riflettono il senso reale del testo di
legge e ne tengono conto nella misura in cui propongono un'interpretazione
corretta ed adeguata al caso specifico. Più specificatamente, tali autorità non
si scostano senza motivi importanti da un'ordinanza amministrativa, se la
stessa concretizza in modo convincente i presupposti di legge e di regolamento
a cui è subordinato l'ottenimento di una determinata prestazione (DTF 133 II 305 consid. 8.1; 133 V 394 consid. 3.3; 130 V 163 consid. 4.3.1; 128 I 167 consid. 4.3)."

                               2.5.   Nell’evenienza concreta dalla
documentazione agli atti emerge che l’assicurato ha lavorato alle dipendenze
della ditta __________, dal 27 giugno al 25 settembre 2014, in qualità di muratore
a tempo pieno (cfr. doc. 6 e doc 13) .

 

                                         Dalla
fine del rapporto di lavoro l’assicurato ha rivendicato personalmente il
versamento del salario con scritto del 25 settembre 2014, informando l’ex
datore di lavoro “di aver dato mandato al Sindacato RA 1 di adire le vie legali
nel caso in cui non dovessi ricevere quanto sopra entro il 3.10.2014” (cfr.
doc. 21).

 

                                         Il
Sindacato RA 1 ha effettivamente rivendicato il versamento di fr. 5'224.35, con
scritto del 26 settembre 2014 (cfr. doc. 22).

                                         Il
16 novembre 2014 __________ del Sindacato RA 1 ha inviato alla ditta uno
scritto intitolato “RI 1 – Mancato versamento spettanze salariali (2°
richiamo)”, del seguente tenore:

 

" Dopo la
sua telefonata abbiamo atteso invano il versamento di un primo acconto (parti a
CHF 2500.00) che secondo le sue affermazioni avrebbe dovuto avvenire entro la
fine di novembre.

 

A seguito del suo mancato riscontro e nel
caso questo dovesse perdurare con la presente la informiamo di adire le vie
legali al più tardi a partire dal 1 febbraio 2015.” (doc. 30)

 

                                         Il
18 marzo 2015 __________ ha inviato alla __________ il seguente terzo richiamo:

 

" Ancora una
volta abbiamo atteso un riscontro alla sua nuova promessa di versamento ma ad
oggi non abbiamo ricevuto alcuna conferma di versamento.

A questo punto non ci riteniamo più
costretti ad attendere le sue promesse e adiremo le vie legali.” (doc. 31)

 

                                         La
domanda di esecuzione è stata inoltrata dal Sindacato RA 1 il 9 ottobre 2015
(cfr. doc. 32 e 33) ed il precetto esecutivo è stato notificato il 15 ottobre
2015 (cfr. doc. 11).

                                         Vista
l’assenza di opposizione, il Sindacato RA 1 ha chiesto la prosecuzione
dell’esecuzione il 24 novembre 2015 (cfr. doc. 8) e la ditta è stata dichiarata
in fallimento il 26 novembre 2015 (cfr. doc. 7).

 

                                         Con domanda del 15 gennaio
2016, l’assicurato ha rivendicato alla Cassa un importo lordo di fr.14'319.45
(cfr. doc. 6 e doc. 29), avendo ricevuto per il periodo in questione solo fr.
6'456.- netti.

 

                               2.6.   Chiamato ora a pronunciarsi,
questo Tribunale ritiene che gli sforzi compiuti dall’assicurato per ottenere
quanto dovutogli dalla __________ siano insufficienti e che quindi
correttamente la Cassa ha negato al ricorrente il diritto alle indennità per
insolvenza. 

 

                                         In effetti, l’assicurato dopo
un primo sollecito (datato 25 settembre 2014) ed altri solleciti con fissazioni
di termini per il pagamento del salario, accompagnati dall’indicazione che, in
caso contrario, avrebbe adito le vie legali, ha fatto spiccare il precetto
esecutivo soltanto nell’ottobre 2015, vale a dire più di un anno dopo. 

                                         Si tratta di un periodo
troppo lungo, secondo la giurisprudenza federale qui sopra riprodotta (cfr.
consid. 2.2).

 

                                         In simili condizioni il
TCA ritiene che l’assicurato abbia commesso una negligenza grave in relazione
all’obbligo di ridurre il danno previsto dall’art. 55 cpv. 1 LADI (al riguardo
cfr. STF 8C_211/2014 del 17 luglio 2014; STF 8C_364/2012 del 24 agosto 2012;
STCA 38.2014.45 del 1° dicembre 2014 STCA 38.2014.4 del 23 gennaio 2014; STCA
38.2010.28 del 25 agosto 2010; STCA 38.2010.25 del 14 dicembre 2010).

                                         La giurisprudenza esige,
infatti, che il dipendente metta in atto tutte le misure possibili per
rivendicare il salario (cfr. in particolare STFA C 297/02 del 2 aprile 2003;
STFA C 235/04 del 23 dicembre 2005 e STFA C 271/05 del 30 marzo 2006;
“Schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung; Lohnklage”) il più presto
possibile (cfr. STFA C 323/02 del 17 aprile 2003; STFA C 25/05 del 13 dicembre
2005).

                                         Nel caso concreto il
ricorrente, per molti mesi, ha invece dato credito alle promesse (cfr.
consid.1.2), non mantenute, del suo ex datore di lavoro.

 

                                         In tale contesto si
ricorda infine che, per costante giurisprudenza, gli assicurati devono sopportare
le conseguenze delle azioni od omissioni delle persone alle quali hanno
affidato il compito di fare valere i propri diritti (cfr. STF 8C_563/2010 del
29 settembre 2010 consid. 2.2.; STF 8C_984/2008 dell'11 maggio 2009; DLA 2002
pag. 259; SVR 2001 KV Nr. 3; DTF 111 1b 222; STCA 38.2008.1 dell'8 maggio 2008
confermata dal TF con sentenza 8C_466/2008 del 1° aprile 2009; STCA 38.2014.69
del 24 giugno 2015;STCA 39.2002.67 del 20 febbraio 2003; STCA 35.2006.39 del 7
settembre 2006).

 

 

                                         Alla luce di tutto quanto appena
eposto, a ragione, la Cassa ha quindi negato al ricorrente il
diritto all’indennità per insolvenza.

 

                                         La decisione
su opposizione emessa dalla Cassa il 15 marzo 2016 deve, conseguentemente,
essere confermata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti