# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 89478041-b96b-5659-bd97-bd637b9a8ec1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-01-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 14.01.2004 INC.2003.23711
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-23711_2004-01-14.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.23711

  	
  Lugano

  14 gennaio 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Edy
  Meli

  
	
   

  sedente per statuire sul
  reclamo presentato il 15/16 dicembre 2003 da

  
						

 

	
   

  	
  ___________, 

  (Avv. __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 3 dicembre 2003 del Procuratore
  pubblico __________ che rifiuta parte dei complementi istruttori proposti
  nell'ambito del procedimento di cui all'inc. MP 1474/2003;

  

 

 

viste le osservazioni della parte civile __________
(23/29 dicembre 2003) e del magistrato inquirente (24 dicembre 2003);

 

 

visto l'inc. MP 1474/2003;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

A.

 

___________ è stato arrestato il 16 aprile 2003, con
contestuale promozione dell'accusa per le ipotesi di reato di appropriazione
indebita qualificata, subordinatamente semplice, amministrazione infedele
qualificata, subordinatamente semplice, mancato assassinio, subordinatamente
mancato omicidio (doc. 1 inc. GIAR 237.2003.1).

L'arresto è stato confermato, da questo giudice lo
stesso giorno, ritenuta la presenza di gravi indizi di colpevolezza (in modo
evidente, date le ammissioni, per i reati finanziari) e necessità istruttorie
(doc. 6 inc. GIAR 237.2003.1).

 

 

B.

 

In sintesi: da un lato ___________ è accusato di
essersi appropriato, rispettivamente di aver amministrato infedelmente, di
denaro di proprietà di ___________ che era stato depositato su relazioni
bancarie delle quali egli (___________) era procuratore, e ciò per ca. 3
milioni di FRS. D'altro, ed in relazione al ferimento al volto di ___________
avvenuto a ___________ il 24 febbraio 2003 in circostanze poco chiare, egli è
accusato di aver agito intenzionalmente e con l'intenzione di uccidere. Alle
accuse di cui sopra si sono aggiunte in data 31 luglio 2003, quella di
infrazione alle norma della circolazione, e in data 27 ottobre 2003, quella di
conseguimento fraudolento di una falsa attestazione (cfr. Verbali PP
___________ di analoghe date).

 

 

C.

 

L'accusato si trova ancora in stato di detenzione
preventiva a seguito di due proroghe della carcerazione concesse da questo
giudice con decisioni del 15 ottobre 2003, rispettivamente 12 dicembre 2003
(incarti GIAR 237.2003.5 e 237.2003.8).

Con decisione del 13 novembre 2003, il magistrato
inquirente ha proceduto al deposito degli atti, fissando il termine, per la
visione e la richiesta di eventuali complementi, al 1 dicembre 2003 (AI 630).
Mediante istanza di stessa data, la difesa ha formulato richieste di
complementi istruttori. In particolare ha chiesto l'acquisizione di determinate
informazioni circa il perito psichiatrico, il richiamo di documenti e
ricostruzioni, l'interrogatorio di alcuni agenti di polizia, nonché
l'estromissione dall'incarto di determinati atti (cfr. AI 647).

 

 

D.

 

Il Procuratore pubblico, con la decisione qui impugnata,
ha accolto una sola richiesta (richiamo di tre ___________e trasmesse da
__________ Service SA alla polizia) e respinto tutte le altre vuoi per inconferenza
e/o carenza di motivazione, vuoi perché già precedentemente evase, vuoi perché
lesive della buona fede processuale (cfr. AI 651).

 

Con il reclamo 15/16 dicembre 2003, ___________ si
aggrava contro gran parte delle decisioni negative del magistrato inquirente.
Chiede che siano accolte le sue richieste, e più precisamente: acquisire agli
atti il curriculum vitae del dott. ___________ (perito giudiziario),
estromettere dagli atti il referto peritale da questi stilato, procedere
all'allestimento di una nuova perizia psichiatrica sull'accusato, procedere
all'audizione di due ispettori della polizia scientifica, estromettere alcune
parti (ed allegati) di un rapporto della polizia scientifica (Reclamo 15
dicembre 2003, doc. 1 inc. GIAR 237.2003.11). Quale fondamento delle sue
richieste, la difesa avanza il suo diritto di conoscere le qualifiche professionali
del perito, l'assenza di validità (per questioni di carattere metodologico) del
referto peritale, il diritto al contraddittorio e la violazione delle
disposizioni di procedura applicabili per quanto concerne l'audizione degli
ispettori della polizia scientifica e l'estromissione dagli atti di parte del
relativo rapporto (ibidem).

 

 

 

E.

 

Sia il magistrato inquirente che la parte civile, si
oppongono all'accoglimento del reclamo.

La seconda segnala come le richieste difettino del
concreto e indispensabile interesse istruttorio degno di protezione, cerchino
di anticipare la fase valutativa della prova (di competenza del giudice del
merito) e abbiano quale obiettivo (improprio in sede di complemento, secondo la
parte civile) quello di eliminare prove in luogo di aggiungerne o precisarle
(Osservazioni 23 dicembre 2003, doc. 5 inc. GIAR 237.2003.11).

Il primo sottolinea come gran parte delle richieste
costituiscano un manifesto abuso di diritto, per i tempi e le modalità in cui
sono state presentate, che gli ispettori di polizia non sono testi e non
possono essere sentiti in quanto tali e che il rapporto della polizia
scientifica è stato allestito con modalità che non violano il codice di rito né
per quanto concerne il diritto al contraddittorio (garantito in sede
d'interrogatorio e con la prospettazione delle risultanze), né per quanto
concerne i diritti di partecipazione della difesa: da ultimo, alcune richieste
sarebbero insufficientemente motivate (Osservazioni 24 dicembre 2003, doc. 4
inc. GIAR 237.2003.11).

 

Per completezza, si precisa che un paio di richieste
di complemento sulle quali si esprime il magistrato inquirente nella sua
decisione non sono più oggetto di reclamo, quindi, non lo saranno neppure della
presente decisione (corrispondenza fabbrica di Thun, tabulato telefonata).

 

 

Delle altre osservazioni/argomentazioni delle parti,
si dirà, qualora necessario, nei considerandi che seguono.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

 

1.

 

Il reclamo, formulato dall'accusato entro il termine
previsto dalla legge (art. 20 cpv. 1 e 3 CPP) è ricevibile.

Analogamente sono ricevibili le osservazioni del
magistrato inquirente e della parte civile.

 

 

2.

 

Non è inutile ribadire i principi generali in materia
di complementi istruttori, sebbene gli stessi siano noti al Procuratore ed ai
patrocinatori delle parti.

 

 

 

a)

Per meritare di essere assunte, le prove proposte
dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP), o in altro momento
dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP), devono rispettare tre
concorrenti ordini di considerazione: esse devono essere motivate per quanto
attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta connessione con la
fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i requisiti della
novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive conclusioni di
competenza del Procuratore pubblico, dapprima per decidere se promuovere
l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi (dopo conclusione
dell’istruzione formale) se decretare messa in stato di accusa o abbandono,
sino se del caso a quelle del giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le
stesse prove devono essere di difficile produzione al dibattimento, avute
presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra l’altro ad
assicurarne la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP
337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3
novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in re F.M., inc.
GIAR 1093.93.5). Se, in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre
mezzi di prova è espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 4
Cost. fed. (ora, art. 8 cpv. 1 della nuova Cost. fed.; v., da ultimo, DTF 124 I
49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p. 308) e del “fair trial”
ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert, EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/Arlington
1996, nota 99 ad art. 6 CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato
inquirente) è tenuto, in applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a
considerare rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach
seinem richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende Antwort
bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung nicht
für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc. cit., nota 202 ad art. 6
CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid (Strafprozessrecht, 3.
Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321)
“wenn sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als genügend geklärt erachten”.
Di conseguenza, non è data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito
rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v.
decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).

 

b)

Non va,
inoltre, dimenticato che la fase in cui si colloca la presente discussione del
complemento probatorio in questione è quella dell’istruttoria predibattimentale,
finalizzata in primo luogo a permettere alla pubblica accusa di determinarsi
sulle questioni se promuovere l’accusa o meno, indi se deferire l’accusato alla
Corte competente oppure se pronunciare l’abbandono del procedimento (art. 184
cpv. 1 CPP, rispettivamente artt. 196 cpv. 1 e 198 cpv. 1 CPP combinati). Per
costante dottrina e giurisprudenza, invece, l’eventuale utilità o opportunità
della prova proposta nell’ottica del giudice del merito è elemento a favore
della sua assunzione già nella fase predibattimentale unicamente qualora
l’amministrazione di tale prova in sede dibattimentale sia impossibile, o vi
sia concreto rischio che lo diventi.

 

c)

La facoltà per la difesa di
proporre prove (già nella fase predibattimentale - art. 60 CPP) non
costituisce, quindi, diritto assoluto alla loro assunzione (DTF 106 Ia 162; DTF
115 Ia 101). Neppure il principio di parità delle armi (emanazione di quello
più generale di "giusto processo" sancito dalla CEDU e dalla
Costituzione federale) conferisce diritti più estesi, su questa specifica
questione, avendo tra l'altro applicazione limitata nella fase dell'inchiesta predibattimentale
(DTF 106 IV 85; Hauser/Schweri, Schweizerische Strafprozessrecht, BS 1999, p.
129 e p. 229 ss). Cionondimeno, occorre prestare attenzione a che questa
limitazione non conduca allo "svuotamento" del principio (nonché
della norma di cui all'art. 60 CPP che in parte lo concretizza) in presenza di
un sistema processuale che, di fatto, conferisce un ruolo molto importante agli
accertamenti in fase istruttoria (M. Rusca, L'influenza della CEDU sulla
riforma dell'ordinamento penale ticinese, RDAT II 1992, p. 469 ss e 476; CEDU
24 maggio 1991 in re Q., Serie A no. 205), rispettivamente allorquando il
rinvio della prova alla fase dibattimentale appare aleatorio.

 

 

3.

 

Ancora a titolo per così dire
preliminare, va rilevato che parte delle richieste respinte (e oggetto di reclamo)
riguardano non tanto complementi istruttori, bensì richieste di estromissione
di atti (o parti di questi) dall'incarto. Occorre pertanto ribadire i principi
applicabili a tali richieste, già richiamati in recente decisione nell'ambito
di questo stesso procedimento:

 

"l'estromissione di un mezzo di prova, o di un
atto istruttorio, dall'incarto presuppone la sua nullità o la sua inutilizzabilità
per inammissibilità della prova in quanto tale, rispettivamente violazione
delle norme procedurali che ne regolamentano le modalità d'assunzione e non
siano semplici prescrizioni d'ordine, bensì requisiti di validità (sentenza
GIAR 23 maggio 2003 in re P.; si veda inoltre, per una trattazione più
dettagliata e approfondita della problematica, __________, Le prove
nell'istruttoria penale predibattimentale, REP 2000, p.39 ss); laddove
l'utilizzabilità (Verwertbarkeit) non si confonde sempre e necessariamente con
il valore o l'affidabilità dell'accertamento in quanto tale;"

(sentenza 7
gennaio 2003, GIAR inc. 237.2003.9)

 

Il principio della libertà
della prova, richiamato anche dal CPP (art. 113 cpv. 2), ha dei limiti. Questi
si concretizzano sia a livello della prova in quanto tale (esclusione di alcune
modalità di "prova" in contrasto con i principi generali del diritto
- per es. dignità umana, DTF 124 IV 34, 117 Ia 341) sia nel rispetto delle
regole procedurali che regolano la "raccolta" della prova (legalità
formale e amministrazione della prova). In particolare per ciò che riguarda la
seconda limitazione, va detto che talune norme regolamentano esplicitamente gli
effetti di una loro violazione: è il caso dell’art. 119 CPP, relativo al
divieto di mezzi coercitivi nell’interrogatorio dell’accusato, e che prevede la
nullità di deposizioni ottenute in deroga a questo divieto (ibid., cpv. 2).
Quando ciò non avviene, la dottrina esige che si analizzi la norma violata e si
stabilisca se essa rappresenti una prescrizione d’ordine oppure un requisito di
validità: per la dottrina dominante, la prova in questione può essere validamente
utilizzata se sarebbe potuta essere acquisita anche in ossequio alla norma
violata (v. Schmid, Strafprozessrecht, 2. A., Zürich 1993, margin. 608, con
rinvii). In caso contrario, la norma violata rappresenta un requisito di
validità della prova assunta (caso scolastico, l’audizione di un teste senza
preventivo richiamo dell’eventuale diritto di rifiutare la testimonianza, v. Schmid
ibid.). Schmid medesimo propone di esaminare se la norma violata intenda
proteggere degli interessi dell’accusato (o di terzi) di portata tale da
esigere la nullità di tutto quanto ottenuto in dispregio della norma medesima
(loc. cit., margin. 609). Il codice di rito ticinese si rifà proprio a questo
principio; l’art. 113 cpv. 1 recita infatti: “Non hanno valore le prove
conseguite illecitamente, salvo i casi in cui la ponderazione degli interessi
imponga una diversa conclusione”.

 

Occorrerà pertanto distinguere,
nel seguito della presente, le richieste che rientrano nella categoria dei
complementi da quelle che rientrano nella categoria della "nullità/inutilizzabilità".

 

 

4.

 

Curriculum vitae dott.
___________

 

a)

La difesa ha chiesto, quale
complemento istruttorio, l'assunzione del curriculum vitae "come di
ogni riscontro documentale attestante le sue qualifiche professionali e
peritali nell'ambito della psichiatria forense". A motivazione della
richiesta sta la possibilità che il perito designato abbia stilato il rapporto
in base a criteri non pertinenti alla "psichiatria applicata alla
materia forense" (Istanza 1. dicembre 2003, punto 1), con necessità di
accertamento delle sue competenze specialistiche per la valutazione della
"pretesa credibilità della prova" (Reclamo 15 dicembre 2003,
punto 1., pagina 3).

Magistrato inquirente e parte
civile sostengono, sostanzialmente, tardività della richiesta.

 

b)

Il perito è stato nominato con
decreto 21.5.2003 (AI 181A) cresciuto in giudicato. Solo con scritti del 22 e
24 giugno 2003 (AI 252 e 259) la difesa ha chiesto informazioni sulle sue
competenze "specialistiche". Per contestare la scelta del perito
(comunque e di regola nella sola competenza del magistrato: art. 142 cpv. 3
CPP; N. Schmid, Strafprozessrecht, 1997, n. 666; Hauser/Schweri, Schweizerisches
Strafprozessrecht, 2002, § 64 n. 6) la richiesta è, quindi, tardiva. Abbondanzialmente,
va comunque detto che le norme applicabili (in particolare art. 142 cpv. 1 CPP)
non pongono condizioni particolari per la scelta dei periti; deve essere
garantita la competenza professionale senza necessariamente che questa sia
"particolare", cioè strettamente legata all'attività
"forense", come pretende il reclamante (cfr.: G. Piquerez, Procédure
penale suisse, 2000, n. 221; Schmid, ibidem; Hauser/Schweri, ibidem).

 

c)

Non si vuole qui negare che le
qualifiche professionali del perito possano (o anche debbano) interessare le
parti ed il giudice del merito nell'ambito della valutazione del referto
peritale (Piquerez, op. cit., n. 2209). Tuttavia la richiesta di complemento
non indica (altri) motivi connessi con lo scopo dell'istruttoria predibattimentale.
Pertanto, la richiesta concerne questione di competenza del merito e la sua
evasione può senz'altro avvenire in quella sede senza problemi particolari (
REP 1998 n. 122; REP 1997 n. 107).

 

 

Estromissione perizia
___________ e allestimento nuova perizia

 

d)

La difesa, come già con il
reclamo del 9 dicembre 2003 (inc. GIAR 237.2003.9), chiede l'estromissione
dagli atti del referto stilato dal dott. ___________ e l'allestimento di un
nuovo referto peritale. I motivi della richiesta d'estromissione stanno (come
peraltro già affermato nel reclamo citato) nel fatto che il perito ha stilato e
consegnato il referto senza sentire l'accusato, con conseguente violazione del
diritto di essere sentito e insanabile vizio metodologico accertato da un
esperto di parte (cfr. doc. 2, inc. GIAR 237.2003.11). Quanto alla nuova
perizia, questa è necessaria, sempre secondo la difesa, per l'inutilizzabilità
di quella agli atti (per i motivi di cui sopra) e l'impossibilità
"tecnica" a che sia lo stesso perito a completarla previa audizione
dell'accusato, visto che ha già tratto le sue conclusioni (Reclamo 15 dicembre
2003, punto 2).

Il magistrato inquirente ha
respinto la richiesta di estromissione in quanto irricevibile, per precedente
evasione della stessa, e quella di nuova perizia perché la sua valutazione (quo
all'attendibilità) è di competenza del giudice del merito (Decisone 3 dicembre
2003, punto 2). La parte civile si oppone anch'essa alle due richieste,
sottolineando come l'unica critica al referto peritale concerne il limite
metodologico (mancata audizione dell'accusato) imposto dall'accusato stesso.

 

e)

In merito all'estromissione,
questo giudice ha già deciso con sentenza del 7 gennaio 2003 (cui si rinvia
integralmente), che può essere qui riprodotta nei suoi passaggi conclusivi:

 

"

-       il reclamante, a ragione, non contesta che la perizia,
in specie quella psichiatrica, sia mezzo di prova previsto dalla legge (art.
113 cpv. 2, 142 ss, 1147 CPP); neppure è avanzata ipotesi di violazione delle
norme procedurali previste dal codice di rito che ne regolamentano le modalità
d'assunzione ed i relativi diritti delle parti; contestata è la violazione del
diritto costituzionale di essere sentito e la validità/utilizzabilità del
referto in relazione alla metodologia, anche (se non soprattutto) a seguito
della (pretesa) violazione del diritto di essere sentito;

 

-       con scritto datato 4 novembre 2003 (trasmesso
direttamente al perito dalla difesa il 7 novembre - cfr. AI 610), l'accusato ha
comunicato la sua intenzione di sottoporsi "personalmente" alla
perizia, quindi di essere sentito dal perito stesso; ciononostante il perito ha
consegnato il suo referto qualche giorno dopo, senza procedere ad audizioni
dell'accusato (AI 629); ciò, a giudizio del reclamante, costituisce violazione
di un suo diritto fondamentale e giustificherebbe l'estromissione dagli atti
del referto peritale in questione;

 

-       sebbene sia circostanza comprensibile anche per un
profano che una perizia psichiatrica effettuata sugli atti abbia un valore
probatorio (Beweiswert) inferiore a quella effettuata (anche) mediante
audizioni del peritando, il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare
che una perizia psichiatrica effettuata sui soli atti è, eccezionalmente,
ammissibile:

 

"Aktengutachten müssen die Ausnahme darstellen. Solche
Ausnahme sind etwa möglich, wenn über den zu begutachtenden Täter bereits ein oder
mehrere Gutachten erstatten worden sind, die überdies jüngeren Datums sein müssen,
und wenn sich die Grundlagen der Begutachtung nicht wesentlich geändert haben (nach
wie vor gleiches Krankheitsbild). Ein Aktengutachten kommt auch in Betracht, wenn
der Proband nicht oder nur schwer erreichtbar ist oder sich einer Begutachtung verweigert."

(DTF 127 I 54)

 
-       nel caso in esame, va rilevato che con scritto del 6 giugno 2003 (AI 198), la difesa segnalava che l'accusato intendeva "sottrarsi alla pretesa perizia, non ravvedendo alcun elemento che possa indiziarne la necessità istruttoria e ritenendo che il suo allestimento proceda semmai, e solo, da una presunzione di colpevolezza"; il magistrato inquirente non ha ritenuto di dover annullare l'ordinanza di perizia anche in considerazione del fatto che il perito designato ha comunicato che "in linea di principio e con certi limiti, una perizia psichiatrica può essere eseguita anche sulla base degli atti" (AI 268);
 
-       da tutto quanto sopra esposto è evidente che il diritto di essere sentito è stato garantito nella fase in cui si è decisa la perizia, i suoi contenuti e la persona incaricata (DTF 101 Ia 292) e che la non audizione di ___________ da parte del perito (perlomeno fino al 7 novembre 2003) è fatto conseguente (e rispettosa) alla volontà dell'accusato stesso;
 
-       dopo aver rifiutato di colloquiare con il perito ai fini della stesura del referto, chiedere (a 5 mesi di distanza ed in prossimità della scadenza del termine -prorogato- di consegna del referto) di essere sentito dal perito e, poi, l'estromissione dagli atti del referto peritale, poiché alla sua richiesta non è stato dato seguito, è un manifesto abuso di diritto (se si preferisce della buona fede processuale) che non può essere protetto (per analogia DTF 105 Ia 396; inoltre DTF 101 Ia 206, 111 Ia 148, 118 IV 291);
 
-      miglior sorte non può avere la richiesta di estromissione del referto dagli atti per assenza di validità scientifica del referto peritale, contestata sulla base di un parere di parte che si fonda prevalentemente sull'assenza di audizione dell'accusato; ciò in quanto, da un lato la richiesta fondata su tale motivazione è stata presentata solo in sede ricorsuale (ed è quindi irricevibile), dall'altro vi osta l'abuso di diritto di cui al considerando precedente;"

(Sentenza 7
gennaio 2003, GIAR 237.2003.9)

 

La richiesta di estromissione, essendo già stata oggetto di
decisione nella fase predibattimentale, è irricevibile (REP 1997 n. 97) e
comunque andrebbe respinta per gli stessi motivi indicati nella decisione
citata.

 

f)

Quanto alla
richiesta di allestimento di una nuova perizia, si ricorda che questo
giudice deve astenersi dall'esprimersi su questioni di merito quali la
valutazione della prova in quanto tale (in casu le conclusioni del perito).
L'unica questione da analizzare in questa sede, è quella a sapere se i referti
peritali rispondano in modo adeguato ai quesiti posti, rispettivamente se il
loro contenuto (indipendentemente dalle conclusioni) è insoddisfacente,
incompleto o contraddittorio, così da giustificare una nuova perizia:

 

"Non basta, ovviamente, “personale e soggettivo
non gradimento della perizia e sue conclusioni” (così in decisione Giar 9
luglio 1997 in re Eredi fu D., in: Rep. 130 [1997] n. 97 consid. 2.3); deve
piuttosto manifestarsi l’incapacità del perito di rispondere ai quesiti posti,
di giustificare le proprie conclusioni, rispettivamente di rimediare a
contraddizioni o incomprensibilità emerse all’interno della perizia medesima, o
dal raffronto di essa con altre prove agli atti (ibid.; v. anche Niklaus Schmid,
Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 671)."  

(Sentenza
GIAR 8.11.2002 in re D.)

 

In sostanza solo
ci si dovrà interrogare sulla questione a sapere se le censure avanzate dal
reclamante evidenziano l'incapacità del perito di rispondere ai quesiti posti e
di giustificare le proprie conclusioni, rispettivamente indichino la presenza
di contraddizioni o incomprensibilità interne al lavoro peritale (lacune che
concernono la coerenza interna) o in rapporto ad altre prove agli atti, così da
necessitare ulteriore approfondimento o, addirittura, nuova perizia (Sentenza
23.05.2003, GIAR 492.2001.5).

 

g)

Nel caso in esame, la richiesta
di allestimento di nuova perizia si fonda da un lato sul presupposto
dell'estromissione di quella agli atti ("ed il magistrato che aveva
ordinato quella prova, ormai perdutala, si trova nell'obbligo di doverla
nuovamente fare assumere . . .", Reclamo 15 dicembre 2003, pagina 6),
dall'altro (e nuovamente) sulle pretese carenze metodologiche evidenziate nelle
"note critiche" al referto ___________ del prof. __________ (ibidem).

La prima motivazione indicata
dalla difesa è superata dalla non estromissione dagli atti del referto
___________.

Per quanto concerne le critiche
metodologiche, si ritiene che l'unica formulata in modo concreto è quella
relativa al (mancato) colloquio/disamina di persona del paziente/peritando
(cfr. p. 1 e 2 allegato 3 in doc. 2 inc. GIAR 237.2003.11). E qui si è già
detto che questo "vizio metodologico" esiste per volontà
dell'accusato e, se interviene per questo motivo, non è riconosciuto, come
invalidante il referto, dallo stesso Tribunale Federale (DTF 127 I 54). Chiedere
l'allestimento di una nuova perizia in sede di deposito atti perché l'accusato
ha cambiato atteggiamento in prossimità della conclusione dell'istruttoria
(rispettivamente della consegna del rapporto peritale) é, a parere di questo
giudice, oltre che tardivo (Sentenza 6.08.1999, GIAR 205.1999.4), un abuso di
diritto come lo era la richiesta di estromissione analogamente motivata.

Abbondanzialmente si potrebbe
anche pensare che se l'accusato avesse seriamente intenzione di essere
peritato, essendosi rivolto ad uno specialista della materia poteva anche
sottoporsi a suo esame invece di chiedergli di esaminare la perizia
giudiziaria.

 

h)

Per il resto il luminare sembra
esprimere la sua opinione (principalmente in forma dubitativa) sulla
sufficienza della documentazione utilizzata ("…ritengo tuttavia che il
livello di prova per una diagnosi come quella formulata dal consulente sia
bassa, e sostanzialmente poco attendibile, ed il conseguente giudizio medico
legale assai dubbio", p. 3), sull'utilizzazione di categorie
psichiatriche mescolate a categorie psicodinamiche che generano, a suo parere,
un ibrido "discretamente confusivo" dal profilo della
sistematica, ma aggiungendo che "si tiene a specificare che non ritengo
assolutamente scorretto questo linguaggio in sé, ma che lo ritengo del tutto
inopportuno in un contesto penale" (p. 4) e sull'"impertinenza",
dal profilo psichiatrico di giudizi morali contenuti nel referto. Tutte
questioni che se in senso stretto sembrano toccare il metodo, in realtà
concernono il merito e le conclusioni della perizia  il cui apprezzamento è di
competenza del giudice del merito (DTF 103 IV 299; DTF 118 Ia 144).

Non da ultimo, va anche detto
che la difesa non indica (al di là di quanto si è detto sopra sulla "prova
sostitutiva") l'utilità di una nuova perizia, ritenuto che nel giugno 2003
non ravvedeva alcun elemento che la giustificasse (AI 603). 

 

 

 

Estromissione all. 6 e 7 del
rapporto della polizia scientifica

 

i)

La difesa chiede di
estromettere dagli atti parte del rapporto di polizia scientifica (AI 608), in
particolare (cfr. Istanza punti 5 e 6, Reclamo 15 dicembre 2003, punti 5 e 6)
la parte 9 (foto da 163 a 174, relative al locale "bagno" della casa
d'abitazione di ___________), la prima parte di un video (filmato di sovrapposizione
della sagoma di una pistola alle "tracce" trovate su un mobile del
bagno) e gli allegati 6 e 7 al rapporto (analisi al microscopio di prelevamenti
fatti nel bagno e "parere tecnico" di un funzionario della polizia di
Ginevra). Va detto che, in relazione al rapporto della polizia scientifica, la
difesa chiede pure dei complementi che, in parte, concernono gli stessi atti
per i quali è chiesta l'estromissione. E' quindi opportuno trattare in prima
analisi quest'ultima richiesta che, se accolta, potrebbe rendere privi
d'oggetto determinate richieste di complemento.

La richiesta si fonda sulla
pretesa violazione delle norme del CPP relative alle perizie, del diritto di
essere sentito e del principio al contraddittorio.

Il magistrato inquirente ha
respinto le richieste ritenendole abusive, vuoi perché la polizia scientifica
agirebbe in modo autonomo, vuoi perché il diritto al contraddittorio è stato
garantito con la contestazione dell'esito degli accertamenti (Decisione
3.12.2003 p. 3 e 4); non vi sarebbe alcuna violazione del diritto di essere
sentito, tantomeno delle norme sulla perizia inapplicabili all'attività della
polizia scientifica (Osservazioni 24 dicembre 2003, p. 3). Per la parte civile
l'imputato non avverte che il complemento d'istruzione non ha lo scopo di
eliminare prove, bensì di assumerne, e il rapporto della scientifica è stato
stilato senza la partecipazione dell'imputato per evidenti necessità
istruttorie (Osservazioni 23 dicembre 2003, punto 5).

 

l)

Come correttamente indicato
dalla parte civile, le richieste di estromissione non sono dei
"complementi istruttori" ai sensi dell'art. 196 CPP. Tali richieste
vanno pertanto analizzate alla luce dei principi richiamati al considerando 3
della presente decisione. Ritenuto che il rapporto completo è stato inserito
negli atti il 6 novembre 2003 (AI 608), le richieste non possono essere
considerate, prima facie, tardive e lesive della buona fede processuale. La
questione dovrà, se del caso, essere verificata per ogni richiesta, sulla base
di quanto (e come) messo a disposizione prima di quella data.

 

m)

L'attività d'inchiesta della
polizia, e di quella scientifica in particolare, non è dettagliatamente
regolamentata dal CPP in uno specifico capitolo. Il Codice di rito si esprime
sulle modalità d'assunzione dei verbali di polizia e la loro utilizzazione (art.
61 cpv. 3 CPP) e afferma che, di principio e salvo urgenza, la polizia agisce
sotto la direzione del Procuratore pubblico (art. 179 CPP). Appare pertanto
eccessivo affermare una totale autonomia della polizia scientifica nell'ambito
dell'inchiesta (cfr. anche Piquerez, op. cit., n. 978). Detto questo, è
comunque pacifico che l'assunzione di prove, anche in casi non urgenti ai sensi
dell'art. 179 cpv. 2 CPP, può essere delegata alla polizia (art. 194 CPP). Tra
le prove che, di norma, vengono raccolte dalla polizia vi sono in particolare
il rilevamento di tracce sul luogo dei fatti, i sequestri, la presa di
immagini, le ricostruzioni ecc. (Piquerez, op. cit., n. 978 e 2248; Hauser/Schweri,
op. cit., § 25 e § 65; Schmid, op. cit. n. 689 e 782). L'attività della polizia
scientifica rientra indiscutibilmente in questa categoria anche se contiene
(per così dire) aspetti tecnici che possono andare al di là del semplice
rilevamento. Questo ufficio ha già avuto modo di esprimersi anche su questo
aspetto in una decisione in cui il soggetto principale era l'équipe finanziaria
del Ministero pubblico:

 

"La
funzione di questi esperti, d’altro canto, va considerata nel contesto generale
dell’attività inquirente e della collaborazione prestata da funzionari ai
Procuratori pubblici, partendo dall’indirizzo della legge processuale per il
quale l’opera di un perito giudiziario è necessaria quando "occorre
stabilire fatti e circostanze, per l'accertamento dei quali sono necessarie
cognizioni speciali" (art. 142 cpv. 1 CPP). Per converso è ovvio che
senza questa necessità il magistrato inquirente può prescindere dall'opera di
un perito esterno, mentre tra questi due estremi può far capo a collaboratori
dell'ufficio o della Polizia, come concesso in genere dall'art. 194 CPP, nella
formulazione datagli dalla revisione parziale del codice di rito in vigore dal
1. gennaio 1993, che ha esteso questa facoltà di legge all'istruzione formale,
in consonanza con l'art. 59 LOG (v. Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991
concernente la revisione totale del CPP, ad art. 159 bis, pag. 156, il
correlativo Rapporto della commissione granconsigliare, del 22 luglio 1992, ad art.
153, pag. 66, per la quale appunto questa novella "estende giustamente
all'istruzione formale la facoltà del Procuratore pubblico di incaricare
funzionari del Ministero pubblico o funzionari della polizia dell'assunzione di
prove, facoltà limitata oggi alle informazioni preliminari"). Né
questi funzionari sono così unicamente competenti ad interrogare parti e
testimoni, ma ricorrentemente prestano opera di esperto, non solo quali agenti
di polizia (si pensi ai rilievi di incidenti della circolazione,
all'assicurazione di impronte, alle analisi calligrafiche), ma anche quali
segretari giudiziari, se usciti da una scuola di polizia, ed ora quali periti
contabili. Come già osservato nel messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 (loc.
cit.):

"non fa dubbio che il Procuratore pubblico
debba fare capo a queste collaborazioni: restano ovviamente riservati il
rispetto delle norme procedurali e soprattutto dei diritti delle parti, specie
in ordine al valore delle prove così assunte"."

(Sentenza 29 settembre 1999, GIAR
43.99.8)

 

Pertanto, tra l'altro in un
sistema in cui vige la libertà di scelta dei mezzi di prova (art. 113 cpv. 2
CPP; Schmid, op. cit. n. 600), il fatto che determinati mezzi di prova siano
raccolti dalla polizia non li rende nulli o inutilizzabili per questo solo
fatto, fermo restando il libero apprezzamento del loro valore probatorio, alla
luce delle circostanze di ogni singolo caso, di competenza del giudice del
merito. Di ciò è certamente cosciente anche la difesa che non chiede
estromissione del Rapporto di polizia scientifica in quanto tale, ma solo di
alcune parti dello stesso.

 

n)

Gli allegati 6 e 7, di cui si
chiede l'estromissione, sono costituiti il primo da tre rapporti (12.06.2003,
15.07.2003, 17.10.2003) della ___________ Service SA che analizzano con mezzi
tecnici (microscopi di vario tipo) polveri prelevate nel bagno della casa di
___________ dove è avvenuto il fatto, il secondo da uno scritto di un
funzionario della polizia scientifica di Ginevra che si esprime sulla possibile
provenienza dei residui evidenziati dall'analisi di cui sopra (28.09.2003). 

La difesa afferma (in ciò non
smentita dal magistrato inquirente) di aver avuto conoscenza del contenuto
concreto del rapporto, ed in particolare degli allegati menzionati, solo con il
deposito atti, sebbene gli stessi rechino date risalenti a mesi prima. Nel contempo,
tuttavia, dagli atti emerge che i risultati degli accertamenti che emergono
dagli allegati in questione (in particolare dall'allegato 6), ed in parte anche
la metodologia di accertamento utilizzata (microscopio elettronico), sono stati
comunicati alla difesa sia con lo scritto 13 settembre 2003 della polizia
scientifica (AI 489), sia in sede di verbale (Verbale ___________ 18 settembre
2003, alla presenza dell'ispettore Quattrini della polizia scientifica). Nulla
risulta esser stato eccepito circa le modalità d'accertamento o circa la
necessità di procedere ad una verifica mediante perizia. L'attuale richiesta di
estromissione dell'allegato 6 per mancato rispetto delle forme della perizia
potrebbe essere tardiva anche se solo con il deposito la difesa ha avuto
conoscenza delle relazioni su cui si fondavano le informazioni comunicate.

La questione può comunque
rimanere aperta in quanto l'estromissione degli allegati, per violazione delle
norme procedurali sulla perizia, non si giustifica. Come detto, nel nostro
ordinamento il magistrato gode di ampia facoltà nella scelta dei mezzi di
prova. Per determinati accertamenti può far capo a funzionari del Ministero
pubblico o della polizia senza che questi vengano necessariamente nominati
quali periti ai sensi dell'art. 142 ss. CPP (Sentenza Giar 29.09.1999, già
citata), anche se una nomina in tal senso non è esclusa (Schmid, op. cit. n.
666). Lo stesso dicasi per i casi in cui la polizia scientifica, per analisi
particolari, si rivolge a laboratori o istituti specializzati: si veda per
esempio l'analisi delle sostanze stupefacenti oggetto di sequestro (non tanto
l'analisi del sangue in materia di circolazione, la cui procedura é regolata
dalla legge federale: cfr. artt. 138 ss. OAC). Ciò vale in particolare, a
giudizio di questo giudice, laddove gli accertamenti così esperiti siano più
prossimi alla constatazione (accertamento della presenza di determinate
particelle in una polvere) che all'interpretazione ed all'apprezzamento.

 

o)

Vista l'ampia libertà nella scelta
dei mezzi di prova riconosciuti al magistrato inquirente, nonché la difficoltà
di stabilire un confine netto tra gli estremi indicati nella sentenza del
29.09.1999 (riportata più sopra), non pare a questo giudice che la scelta del
Procuratore pubblico di optare per l'accertamento tramite la polizia
scientifica in luogo della perizia, opinabile sin che si vuole, sia sindacabile
dal profilo della nullità. La scelta non risulta infatti volta ad aggirare un
qualche divieto del mezzo di prova, né viola formalità che costituiscono
requisito (ineludibile) di validità della prova (Schmid, op. cit., n. 608).
Molto più semplicemente, gli accertamenti in questione non hanno valenza di
perizia e il loro valore probatorio (nella competenza del giudice del merito),
a dipendenza delle modalità concrete d'assunzione, può anche ridursi a mera
allegazione di parte (cfr., per analogia, sentenza GIAR 9.9.1993, 209.1993.3).

 

p)

Questo giudice, prima di
giungere a conclusione, si è pure chiesto per quale motivo non si sia ritenuto
di concedere maggior partecipazione alla difesa in relazione agli accertamenti
in questione, segnalando se del caso l'intenzione di operare in un determinato
modo o, al limite dando conoscenza dei risultati degli accertamenti (se si
preferisce degli allegati 6 e 7) in modo più tempestivo, vista la data che
recano, senza attendere il deposito degli atti. Ciò avrebbe permesso una più
tempestiva evasione di eventuali problematiche inerenti gli accertamenti e le
modalità degli stessi (in parte sollevate in sede di complemento), il
conferimento di un maggior valore probatorio agli accertamenti stessi (sentenza
9.9.1993, GIAR 209.1993.3), nonché di meglio rispettare una delle principali
finalità perseguite dalla riforma del CPP entrata in vigore l'1.1.1993 (e
successive), che è quella di ampliare la facoltà delle parti di partecipare
all'istruzione formale (cfr. sentenza 22.10.1997, GIAR 360.97.1 e sentenza
31.08.2000, GIAR 377.2000.6).

In questo solco, va detto che
l'affermazione della difesa secondo cui il diritto al contraddittorio
(emanazione del diritto di essere sentito) gli sarebbe stato garantito solo in
base a "sintetiche conclusioni" e non sui vari documenti e
passaggi che hanno concorso alla formulazione di queste (Reclamo 15 dicembre
2003, p. 12) non è priva di fondamento. Tuttavia il diritto al contraddittorio,
la cui violazione può condurre all'inutilizzabilità di determinate prove, non
deve essere necessariamente garantito nella fase dell'istruttoria predibattimentale:
è sufficiente che ciò avvenga prima del giudizio di merito (DTF 116 Ia 289; DTF
125 I 127).

 

In base a tutto quanto esposto,
questo giudice non ritiene siano date condizioni di illiceità che impongano
l'estromissione dagli atti degli allegati menzionati.

 

 

Estromissione parte 9 Rapporto
polizia scientifica e prima parte video

 

q)

Molto meno problematica risulta
essere la richiesta di estromissione della parte 9 del Rapporto della polizia
scientifica (fotografie da 163 a 174) e della prima parte del cassetta VHS (che
presenta una simulazione di sovrapposizione tra l'arma dalla quale è partito il
colpo che ha ferito ___________ ed una traccia trovata in bagno).

In sede di reclamo la difesa
sostiene sostanzialmente che l'estromissione è dovuta in quanto la
sovrapposizione digitale tra pistola e traccia rilevata è avvenuta
limitatamente ad un'arma e non a tutte quelle presenti ed in possesso della
polizia, rispettivamente mancano al rapporto le evidenze delle altre
sovrapposizioni effettuate (Reclamo 15 dicembre 2003, p. 14 e 15). Inoltre, il
rapporto non è in misura di precisare, sempre secondo la difesa, a quale
momento (per rapporto al fatto oggetto d'inchiesta) risalgono le tracce
rilevate per cui la pretesa prova è solo una ipotesi, peraltro incompleta
(Reclamo 15 dicembre 2003, p. 15).

Come già detto, il rilevamento
di tracce e la fissazione su supporto fotografico dello stato dei luoghi in cui
le tracce sono state rinvenute è compito precipuo della polizia e, comunque,
non è il rilevamento delle tracce ad essere posto in discussione ed a fondare
la richiesta di estromissione. Che poi non sia possibile determinare a quale
preciso momento la traccia è stata lasciata è questione che concerne la
valutazione ed il valore probatorio della traccia rilevata per rapporto al
fatto da dimostrare e non l'esistenza o la validità del rilevamento in quanto
tale.

Analogamente, la
sovrapposizione digitale tra la pistola e la traccia non è certo operazione
illecita dal profilo probatorio, come non lo è il raffronto di impronte
rilevate sul luogo di un fatto con quelle prelevate all'accusato. Certo, in
quest'ultimo caso il valore probatorio del raffronto è ben diverso vista la
praticamente "unicità" delle impronte digitali. Ciò non toglie che le
modalità di raffronto utilizzate, la sua completezza (in casu per rapporto ad
altri possibili oggetti che possono aver lasciato la traccia in questione)
concerne il valore probante della ricostruzione e non la sua
"legalità".

Anche in questo caso, quindi,
non ci sono motivi di legge che impongano estromissione delle parti del
rapporto indicate.

 

 

Acquisizione agli atti
rapporto forense inviato alla dott.ssa __________

 

r)

In sede d'istanza di
complemento, la difesa ha chiesto l'acquisizione agli atti di alcuni documenti
menzionati nel rapporto della polizia scientifica ma non annessi allo stesso
(Istanza 1.12.2003, punto 4).

La richiesta è stata in parte
accolta dal magistrato inquirente (lettere della polizia alla ___________ Service
SA) ed in parte "ritirata" dalla stessa difesa in sede di reclamo
(Reclamo 15 dicembre 2003, p. 10 ultimo capoverso). Rimane aperta la questione
dell'acquisizione del "rapporto forense" inviato dalla polizia
scientifica alla dott.ssa ___________ della polizia giudiziaria di Ginevra,
utilizzato dalla stessa per redigere il suo scritto del 28 settembre 2003 (cfr.
allegato 7 in AI 608).

Il magistrato inquirente ha
rifiutato la richiesta asseverando irrilevanza della stessa in quanto le "constatazioni
che ha rilevato dal rapporto della scientifica" sono riportate dalla
stessa dott.ssa __________ nel suo scritto (Decisione 3.12.2003, p. 3) e in
sede di reclamo ha sollevato carenza di motivazione della richiesta
(Osservazioni 24.12.2003, p. 2).

La parte civile si limita a
chiedere conferma della decisione del Procuratore pubblico.

 

s)

In sede di decisione il
magistrato inquirente è entrato nel merito della richiesta e non l'ha respinta
per carenza di motivazione. In realtà la difesa ha chiesto l'acquisizione di
una serie di atti menzionati nel rapporto della polizia scientifica "in
quanto afferenti verifiche scientifiche esperite dalla polizia scientifica in
riferimento al procedimento aperto in capo all'istante ed incomprensibilmente
non versate agli atti" e per chiarire le indicazioni impartite al fine
di "ulteriormente comprendere e censurare le conclusioni"
(cfr. punto 4 dell'Istanza, con particolare riferimento al rinvio ai "motivi
già esposti sopra a conforto dei precedenti richiami", di cui alla p.
7). Le richieste appaiono pertinenti sia perché si tratta di atti che
effettivamente "appartengono" all'incarto (e non v'é ragione di
estrometterli), sia perché sono certamente utili alla comprensione degli
allegati (per meglio comprendere una risposta è più che opportuno conoscere il
contenuto preciso della domanda). D'altro canto lo stesso Procuratore pubblico
ha accolto la richiesta di mettere agli atti le comunicazioni scritte tra la
polizia scientifica e la ___________ Service SA, richiesta che procedeva dalle
stesse motivazioni.

Non v'è ragione di rinviare
tale acquisizione al pubblico dibattimento.

La richiesta è pertanto
accolta.

 

 

 

 

 

 

Effettuazione di
sovrapposizione fotografica e filmata (digitale) con altri oggetti presenti in
casa ___________

 

t)

La difesa ha chiesto,
subordinatamente alla richiesta di estromissione della parte 9 del rapporto di
polizia scientifica e della prima parte del video, che la stessa operazione di
sovrapposizione venga effettuata anche con altri oggetti ritrovati in casa
___________, rispettivamente che quelle già effettuate vengano prodotte
(Istanza 1.12.2003, p. 7, con relativo elenco di pistole ed altri oggetti). La
richiesta è stata respinta per carenza di motivazione (Decisione 3.12.2003, p.
3 ultimi due capoversi). Il magistrato inquirente non risulta, però, essersi
espresso sulla richiesta di acquisizione agli atti delle (eventuali) altre
sovrapposizioni.

In effetti l'istanza non è
particolarmente motivata in relazione alla richiesta (subordinata) di
effettuare altre verifiche di sovrapposizione; la motivazione è intuibile
(verifica di compatibilità o esclusione di altre possibili "produttori di
traccia"), ma non chiaramente indicata. In particolare non è
sufficientemente motivata la richiesta di effettuare analoga sovrapposizione
con altri oggetti che non siano le pistole. Occorreva indicare perché vengono menzionati
quegli specifici oggetti e non altri che comunque possono trovarsi in una casa
d'abitazione: sono stati reperiti nel bagno? vi sono elementi che possono far
presumere un loro posizionamento sopra il mobiletto in questione?, ecc. In
assenza di ciò la richiesta ha la caratteristica della ricerca indiscriminata
di prove che non può essere assecondata.

 

u)

Per quanto concerne le (altre)
pistole, la richiesta molto più comprensibile e non necessita di particolari
motivazioni: si inserisce in modo chiaro nella logica di verifica adottata
dagli inquirenti. Tant'è che lo stesso Procuratore pubblico ne afferma la già
avvenuta esecuzione, come peraltro risulterebbe, sempre secondo il procuratore
pubblico, dallo stesso rapporto della polizia scientifica (Osservazioni
24.12.2003, p. 3 ultimo capoverso), affermando impertinenza della richiesta per
questo motivo ma non esprimendosi sulla loro produzione (come detto, richiesta
dalla difesa in alternativa all'effettuazione).

Per gli stessi motivi indicati
al considerando 4. s) della presente decisione (cui si aggiunge il fatto che
sulla richiesta d'acquisizione agli atti delle sovrapposizioni effettuate con
le altre pistole il magistrato inquirente non sembra essersi pronunciato),
questa richiesta è, di conseguenza, accolta.

 

 

Audizione degli ispettori
della polizia scientifica

 

v)

La difesa chiede di poter
interrogare gli ispettori della polizia scientifica che hanno redatto il
relativo rapporto (AI 608).A fondamento della richiesta pone il fatto che il
rapporto sia di non agevole comprensione (definito dettagliato) e la necessità
di aver maggiore cognizione circa le modalità operative adottate, nonché di
distinguere quanto è frutto di un ragionamento scientifico e quanto da approcci
apodittici (Istanza 1.12.2003, punto 3). Il tutto a garanzia del diritto al
contraddittorio (Reclamo 15.12.2003, pagina 8).

Il magistrato inquirente ha
respinto la richiesta perché, a suo dire, gli ispettori di polizia non sono
testi. In sede di reclamo, rispettivamente di osservazioni al reclamo, ognuno
ribadisce quanto già affermato. La parte civile, più cauta nel negare
possibilità d'audizione, evidenzia come la richiesta d'interrogatorio sia
insufficientemente motivata in relazione al contenuto ed all'utilità dello
stesso.

 

z)

Il fatto che agenti di polizia
a cui atti d'inchiesta siano stati delegati (così come altri funzionari cui
vengono delegate determinate incombenze dell'inchiesta) non possano
assolutamente essere oggetto d'audizione, nell'ambito del procedimento, non
risulta da alcuna specifica norma né dal concetto generale di teste o di
persona informata sui fatti (cfr. Piquerez, op. cit., n. 2054, n. 2080 a 2083; Schmid,
op. cit., n. 628). Non sarebbe la prima volta che ciò avviene: si pensi
all'audizione di agenti infiltrati, a quella di specialisti in analisi della
scrittura della polizia scientifica e in tempi più recenti alle audizioni di
funzionari del Ministero pubblico. Non si vuole qui negare che la questione
possa porre tutta una serie di problemi (ruolo, contenuto della deposizione,
ecc.) e che vi si debba ricorrere solo in caso di reale necessità di
chiarimento di circostanze particolari ed importanti, semplicemente si vuole
dire che una audizione non può essere esclusa a priori, a maggior ragione
quando si tratta di accertamenti con carattere specialistico a cui il
magistrato non ha partecipato direttamente o in merito ai quali non è in grado
di fornire tutti gli elementi metodologici e di fatto utili per la loro
corretta valutazione.

Nel caso in esame, tuttavia, ha
ragione la parte civile laddove evidenzia come la richiesta sia troppo
generica, non indica il contenuto specifico dell'audizione (fatto che mediante
l'audizione si vuole accertare), né l'eventuale utilità e rilevanza di quanto
richiesto per le successive conclusioni del Procuratore pubblico (REP 1998 n.
122). Ne consegue respingimento della richiesta, senza pregiudizio della
facoltà di ripresentarla ai fini del dibattimento.

 

 

5.

 

In conclusione il reclamo è
accolto per quanto concerne l'acquisizione agli atti del "rapporto
forense" trasmesso dalla polizia scientifica alla dottoressa __________,
nonché l'acquisizione agli atti delle "sovrapposizioni" effettuate
con le altre armi (SIG JP 226 e SIG P 228) reperite nella casa di ___________.

Tutte le altre richieste,
laddove ricevibili, di complemento, rispettivamente di estromissione, sono
respinte.

 

La tassa di giustizia e le
spese seguono la soccombenza, le ripetibili sono compensate.

 

 

P.Q.M.

 

viste le norme applicabili, in particolare gli artt. 22,111,112, 138, 158 CP, 1 ss., 9, 58 ss, 113, 142 ss, 196, 280 ss, 284 (e contrario) CPP, 
 
 
decide
 
 
1.      Il reclamo, nella misura in cui è ricevibile, è parzialmente accolto, al magistrato inquirente è fatto ordine di:
 
§   acquisire agli atti "rapporto forense" trasmesso dalla polizia scientifica alla dottoressa ___________;
§§     acquisire agli atti le "sovrapposizioni" effettuate dalla polizia scientifica con le altre armi (SIG JP 226 e SIG P 228) reperite nella casa di ___________;
 
Tutte le altre richieste sono respinte.
 
 
2.      La tassa di giustizia, fissata in FRS 800.-, e le spese, FRS 100.-, sono a carico dell'accusato nella misura di 2/3 e dello Stato per il rimanente; le ripetibili sono compensate.
 
 
3.      La presente decisione è definitiva.
 
 
4.      Intimazione:
-     avv. __________, per sé e per il reclamante (con copia delle osservazioni 24 dicembre 2003 del magistrato inquirente e 23 dicembre 2003 della parte civile);
-     avv. __________, per sé e per la parte civile (con copia delle osservazioni 24 dicembre 2003 del magistrato inquirente);
-     PP __________, Via Pretorio 16, 6900 Lugano (con copia delle osservazioni 23 dicembre 2003 della parte civile e l'incarto di ritorno).

 

 

 

                                                                         giudice
__________