# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0d1f6617-d5d7-531a-ba38-18fabc14800f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-07-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 30.07.2002 11.2001.88
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2001-88_2002-07-30.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2001.00088

  	
  Lugano,

  30 luglio
  2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____.______
(protezione dell'unione coniugale) della Pretura della giurisdizione di Locarno
Città promossa con istanza del 19 giugno 2000 da

 

	
   

  	
  __________ -__________ __________, nata __________, __________

  (patrocinata dall'avv. dott. __________ __________,
  __________)  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  dott. __________ __________, __________ __________
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________),

   

  

giudicando
ora sul decreto cautelare del 28 giugno 2001 con
cui il Pretore ha concesso all'istante una (seconda) provvigione ad litem
di fr. 6000.–;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 9 luglio 2001 presentato da __________ -__________ __________
contro il decreto cautelare emesso il 28 giugno 2001 dal Pretore della
giurisdizione di Locarno Città;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ __________ (1948) e __________ -__________ __________ (1956) si sono
sposati a __________, nel Canton San Gallo, il ____________________ 1994. Il
marito, dottore in medicina, era primario della clinica __________ __________ a
__________. La moglie, psicologa, lavorava presso il Servizio medico __________
per __________ a __________. Il 28 settembre 1994 i coniugi hanno stipulato una
convenzione matrimoniale in virtù di cui hanno escluso dai rispettivi acquisti
i redditi dei beni propri. Nel dicembre del 1994 __________ -__________
__________ ha lasciato l'attività a __________ per raggiungere il marito a
__________ e il 27 dicembre 1994 ha avuto un figlio, __________. Essa non
ha più ripreso un'attività lucrativa.

 

                                  B.   Poco
più di un anno dopo, nel gennaio del 1996, i coniugi si sono trasferiti nel Ticino,
stabilendosi a __________, e a distanza di alcuni mesi il marito ha aperto uno
studio medico di __________ e __________ a __________ In seguito alla morte del
padre, avvenuta il ____________________ 1996, __________ __________ ha
ereditato un cospicuo patrimonio. Ha costruito così una villa a __________,
dove la famiglia ha traslocato nel maggio del 1999. Già nell'agosto successivo,
nondimeno, in seguito a difficoltà coniugali egli è andato a vivere per conto
proprio, prendendo in locazione un rustico riattato a __________ __________
__________. I coniugi non si sono più riconciliati.

 

                                  C.   Il
19 giugno 2000 __________ -__________ __________ si è rivolta al Pretore della
giurisdizione di Locarno Città con un'istanza di misure a protezione
dell'unione coniugale per ottenere – tra l'altro – l'affidamen­to del figlio
__________ (riservato il diritto di visita del padre), l'attribuzione
dell'alloggio coniugale, un contributo indicizzato per sé (fr. 10 000.–
mensili) e per il figlio (fr. 1355.– mensili fino al settimo compleanno e fr.
1505.– in seguito), come pure l'assegnazione in uso di una vettura __________
“__________ ”. In via cautelare essa ha formulato le medesime richieste,
postulando inoltre una provvigione ad litem di fr. 30 000.–, il
pagamento di talune fatture da parte del marito e il blocco degli averi facenti
capo a quest'ultimo presso la banca __________ __________ per l'ammontare
complessivo di fr. 3 639 168.–.

 

                                  D.   All'udienza
dell'11 agosto 2000, indetta per discutere le domande cautelari e le misure a
protezione dell'unione coniugale, __________ -__________ __________ ha
sollecitato il pagamento di nuove fatture. Da parte sua il marito ha
rivendicato la villa di __________ per sé dal 

                                         1° ottobre
2000, offrendo alla moglie un contributo di fr. 4000.– mensili fino al 1° ottobre
2000, aumentato a fr. 4037.– mensili fino al 31 dicembre 2000 e ridotto poi a fr.
3000.– mensili, oltre alla copertura dei costi dell'automobile, a fr. 2000.–
mensili per la locazione di un nuovo alloggio e a fr. 10 000.– di
provvigione ad litem. __________ __________ ha consentito
all'affidamento di __________ alla madre, ma ha chiesto un diritto di visita
più esteso rispetto alla disciplina prospettata dall'istante, dichiarandosi
pronto a versare un contributo alimentare per il figlio di fr. 1000.– mensili
fino al dicembre del 2000 e di fr. 1200.– mensili in seguito.

 

                                  E.   Con
ordinanza del 31 agosto 2000 il Pretore ha ammesso tutte le prove offerte dalle
parti all'udienza appena citata, salvo respin­gere talune domande di edizione.
Su appello di __________ -__________ __________ questa Camera ha parzialmente riformato
il 28 maggio 2001 tale ordinanza, trattata come decreto (in materia di edizione),
nel senso che ha invitato il Pretore a decidere sulla rilevanza delle domande
solo dopo avere verificato la completezza dei documenti che __________
__________ avrebbe prodotto circa l'entità dei propri averi presso la
__________ __________ (inc. __________.__________.__________).

 

                                  F.   Nel
frattempo, il 18 settembre 2000, __________ -__________ __________ ha insta­to
perché il marito fosse tenuto a pagare due nuove fatture della cassa malati
__________ per complessivi fr. 2615.30. Statuendo in via cautelare il 25
settembre 2000 senza contraddittorio, il Pretore ha autorizzato le parti a
sospendere la comunione do­mesti­ca, ha affidato __________ alla madre, ha
disciplinato il diritto di visi­ta del padre, ha imposto a quest'ultimo un
contributo per la mo­glie di fr. 6800.– mensili (escluso il costo
dell'alloggio), un contributo per il figlio di fr. 1200.– mensili dal 1°
ottobre 2000 e il versamento di una provvigione ad litem di fr.
11 000.–.

 

                                  G.   All'udienza
del 15 novembre 2000, indetta per discutere la successiva istanza del 18 settembre
2000, __________ -__________ __________ ha chiesto altri fr. 15 000.– a titolo
di seconda provvigione ad litem. __________ __________ ha postulato, dal
canto suo, la riduzione del contributo per la moglie a fr. 3800.– mensili (escluse
le “spese relative all'assicurazione dello stabile, alla manutenzione dell'ascensore,
del giardino e della piscina”) e ha rivendicato la villa di __________ per sé medesimo
dal 1° aprile 2001. Le parti si sono intese sul pagamento delle fatture
prodotte dalla moglie il 19 giugno, l'11 agosto e il 18 settembre 2000. Inoltre
hanno notificato nuove prove, sulle quali il Pretore ha statuito con ordinanza
del 28 giugno 2001, ammettendo fra l'altro l'audizione di quattro testimoni e
l'edizione dalla moglie dei giustificativi inerenti alla ricerca di un nuovo
alloggio. Con decreto cautelare dello stesso 28 giugno 2001 il Pretore ha
poi obbligato __________ __________ a versare alla moglie fr. 6000.– “a titolo
di secondo e ultimo acconto sulla partecipazione ai costi di patrocinio nella
presente procedura”, senza pre­levare spese né assegnare ripetibili.

 

                                  H.   Contro
il decreto predetto __________ -__________ __________ è insorta con un appello
del 9 luglio 2001 per ottenere che – previa assunzione di nuove prove – il
marito sia tenuto a versarle fr. 15 000.– “a titolo di seconda provvigione ad
litem” e che il decreto del Pretore sia riformato di conseguenza. Nelle sue
osservazioni del 3 agosto 2001 __________ __________ propone di respingere
l'appello e di confermare il decreto impugnato.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'appellante
allega al ricorso una nota d'onorario emessa il 6 luglio 2001 dal suo patrocinatore
e chiede di essere autorizzata a esibire l'intero carteggio della pratica
(memoriale, pag. 7 a metà). Ora, l'art. 138 cpv. 1 CC (ripreso dall'art. 423b
cpv. 2 CPC) prevede che nelle cause di divorzio o di separazione “fatti e mezzi
di prova nuovi possono essere invocati davanti all'istanza cantona­le
superiore”. Tale facoltà, tuttavia, non riguar­da le misure provvisionali (FamPra.ch
2001 pag. 127 n. 12) né quelle a protezione dell'unione coniugale (I CCA,
sentenza dell'8 febbraio 2001 in re M., consid. 2), ove continua a valere il
divieto dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC. L'appellante obietta che, comunque
sia, la sua richiesta mira a difendere anche gli interessi del figlio
__________, minorenne. Per tacere del fatto però che il principio inquisitorio
preposto al diritto di filiazione non rende necessariamente ammissibili
documenti successivi alla promulgazione del giudizio impugnato, dei quali il
Pre­tore non poteva avere conoscenza, la nota d'onorario in questione e il
carteggio della pratica non sono – come si vedrà in appresso – di alcuna
utilità ai fini del sindacato odierno.

 

                                   2.   I
decreti cautelari possono essere appellati solo se emessi “dopo il
contraddittorio” (art. 382 cpv. 1 CPC). Per contraddittorio non va intesa ogni
discussione preliminare o interlocutoria fra le parti, bensì la discussione
finale, tenuta dopo l'istruttoria o dopo che il giudice ha rifiutato le prove
offerte (Rep. 1983 pag. 280 consid. 1 con rinvii). Tale nozione di
“contraddittorio” è sempre rimasta costante nella giurisprudenza (Cocchi/Trezzini, CPC massimato e
commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 382). Nel caso in rassegna v'è da
domandarsi se il decreto appellato risponda a tale requisito, non potendosi
escludere che le prove indicate dalle parti all'udienza del 15 novembre 2000 –
non ancora esperite – si riferiscano anche alla provvigione ad litem.
Dato che nel suo risulta­to l'appello appare destinato all'insuccesso, non
giova soffermarsi sul problema. Nulla osta pertanto alla trattazione del ricorso.

 

                                   3.   Il
Pretore ha rilevato, nel decreto cautelare in esame, che all'istante è già
stato riconosciuto il 25 settembre 2000 un anticipo di fr. 11 000.–, che
una provvigione ad litem di fr. 17 000.– complessivi per una procedura
rapida e sommaria come quella a protezione dell'unione coniugale è sufficiente,
oltre che congrua, e che ad ogni modo l'istante dovrebbe disporre del
necessario per sop­perire – almeno in parte – agli oneri giudiziari e di patrocinio
grazie al contributo alimentare di fr. 6800.– mensili (più le spese di
alloggio). Nelle condizioni descritte il saldo di fr. 6000.– è, a mente del
Pretore, tutto quanto si può ragionevolmente concedere, e “tale importo sarà
l'ultimo riconosciuto”.

 

                                   4.   L'appellante
afferma che nel caso specifico la procedura, quan­tunque sommaria, è
particolarmente combattuta per l'atteggiamento di chiusura assunto dal marito,
sicché l'onorario maturato dal suo patrocinatore eccede già oggi fr. 17 000.–.
Anzi, per coprire le spese della lite sorte fino all'emanazione del decreto impugnato
le occorrerebbero ancora fr. 4092.35. Quanto al contributo alimentare, esso
basta appena per garantirle il fabbisogno minimo e le non consente di
affrontare altre spese, sicché la nuova provvigione di fr. 15 000.– le è
indispensabile e non può essere l'ultima, un assetto cautelare dovendo poter
essere adeguato in ogni tempo alle mutate circostanze. Nella fattispecie –
soggiunge l'appellante – il contenzioso non appare stemperarsi, ove solo si
consideri che il marito rivendica l'attribuzione per sé della villa a Orselina,
pretende che la moglie affidataria del figlio trovi un lavoro e rifiuta di
sussidiare le spese dell'economia domestica. Tutto ciò giustifica la seconda (e
non ultima) provvigione di fr. 15 000.–.

 

                                   5.   L'obbligo
di anticipare una determinata somma al coniuge che non ha i mezzi per sostenere
le spese legali e giudiziarie di una separazione o di un divorzio discende per
alcuni autori dall'art. 159 cpv. 3 CC (doveri di mutua assistenza), per altri
dall'art. 163 cpv. 1 CC (doveri di mantenimento). Comunque si opini al riguar­do
(sintesi dei contrapposti orientamenti in: Hausheer/Reusser/ Geiser, Berner Kommentar, edizione 1999, n. 38 seg.
ad art. 159 CC e n. 15 ad art. 163 CC), una provvigione ad litem è destinata
a finanziare spese future, non a ricuperare esborsi già affrontati dall'istante
o a rimunerare onorari già maturati dal patrocinatore (Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, 3ª edi­zione, n. 287 ad
art. 145 vCC; I CCA, sentenza del 24 maggio 2002 in re S., consid. 6). Essa
costituisce, giuridicamente, una misura provvisionale a nor­ma dell'art. 137
cpv. 2 CC (Leuen­berger in: Schwenzer,
Praxis­kommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 53 ad art. 137). E l'art.
137 CC concerne solo cause di divorzio o di separazione. Certo, anche nell'ambito
di misure a protezione dell'unione coniuga­le una parte può essere tenu­ta a
finanziare le spese legali e giudiziarie cui l'altra parte deve far fronte.
Data la na­tura del procedimento, tuttavia, ciò non può avvenire a titolo di
anticipo. Nel quadro di tali procedure il giudice decide con la sen­tenza
finale, statuendo sugli oneri processuali e le ripetibili, chi è chiamato a sopportare
le spese e in che proporzione (DTF inedita del 15 mar­zo 2001 in re Z.,
5P.43/2001, consid. 2 con rinvio a Bräm
in: Zürcher Kommentar, 3ª edizione, n. 136 in fine ad art. 159 CC).

 

                                   6.   In concreto l'appellante si è rivolta al Pretore il 15 novembre
2000 perché il marito fosse “condannato in via supercautelare a versare una
seconda provvigione ad litem di fr. 15 000.–” (riassunto scritto
aggiuntivo allegato al verbale del 15 novembre 2000, pag. 4 in fine), motivando
la richiesta con i presumibili costi a lei derivanti dalla procedura avviata il
19 giugno 2000 (appello, pag. 4 in basso e pag. 5 in alto). Il Pretore ha
parzialmente accolto la domanda, obbligando __________ con il decreto impugnato
a versare all'istante fr. 6000.– “a titolo di secondo e ultimo acconto sulla
partecipazione ai costi di patrocinio nella presente procedura” (dispositivo n.
1). Se non che, come si è visto dianzi, nessuna base legale abilitava il
Pretore a condannare una parte, nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale,
ad anticipare le spese legali e giudiziarie dell'altra. Resta il fatto che
__________ __________ non ha appellato il decreto, sempre che quest'ultimo
possa considerarsi emesso “previo contraddittorio” (sopra, consid. 2). Questa
Camera non può dunque intervenire al proposito.

 

                                   7.   L'appellante
assevera che “determinante non è la natura della procedura, bensì il dispendio
di tempo necessario ad una parte per far valere i suoi legittimi interessi”,
che “con il nuovo diritto sul divorzio la procedura di cui agli art. 171 segg.
CC è diventata un succedaneo della procedura di divorzio” e che “il lavoro
svolto in essa si ritrova dopo quattro anni nell'ambito dell'applicazione
dell'art. 114 CC” (memoriale, pag. 3 in fondo). Nella misura in cui essa sembra
reputare, con simili argomenti, che in determinati casi una procedura a
protezione dell'unione coniugale può rivelarsi troppo laboriosa perché
l'istante possa attendere il dispositivo sulle spese e le ripetibili contenuto
nel giudizio finale, l'appello non è votato a miglior sorte. Quand'anche si
ammettesse, in effetti, che in particolari circostanze l'istante non abbia la
possibilità di sovvenire nemmeno temporaneamente ai costi del processo, ciò non
legittima una provvigione ad litem. Tutt'al più, in simili ipotesi, il
giudice tiene conto delle peculiarità del caso nel calcolo del contributo
pecuniario (art. 176 cpv. 1 n. 1 CC) che l'istante chiede per il proprio
mantenimento (cfr. DTF 114 II 25 in alto). In materia di protezione dell'unione
coniugale il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare, in effetti, che
i costi del procedimento rientrano nei doveri di mantenimento giusta l'art. 163
CC (DTF inedita del 15 mar­zo 2001 in re Z., 5P.43/2001, consid. 2 con rinvio a
Hausheer/Reusser/Geiser, op. cit.,
n. 15 ad art. 163 CC e a Stettler/Germani,
Droit civil: effets généraux du mariage, art. 159–180 CC, 2ª edizione, pag. 65
n. 82). Una prov­vigione ad litem non entra, comunque sia, in linea di
conto.

 

                                   8.   Gli
oneri processuali e le ripetibili del giudizio odierno seguono la soccombenza
(art. 148 cpv. 1 CPC).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e il decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 250.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 800.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv.
dott. __________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        La
segretaria