# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b21c963c-1fae-5a11-b4bd-2bb986007500
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.03.2010 C-2980/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-2980-2009_2010-03-01.pdf

## Full Text

Corte II I
C-2980/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 °  m a r z o  2 0 1 0

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Andreas Trommer, Blaise Vuille, 
cancelliera Mara Vassella.

A._______, 
patrocinato dall'avvocato Olivier Corda,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-2980/2009

Fatti:

A.
Con sentenza del 17 marzo 2006 il presidente della Corte delle assise 
correzionali  di  Mendrisio  ha  dichiarato  A._______,  cittadino  italiano 
nato il ..., autore colpevole di complicità in rapina aggravata, complicità 
in rapina e atti preparatori punibili di rapina, condannandolo alla pena 
di  due  anni  di  detenzione  e  all'espulsione  dalla  Svizzera  per  un 
periodo di sette anni.

B.
Con decisione del 21 aprile 2006 l'UFM ha pronunciato nei confronti 
dell'interessato un divieto d'entrata in Svizzera di durata illimitata con-
formemente all'art. 13 cpv. 1 della legge federale del 26 marzo 1931 
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS, CS 1 117). 
Un suo ritorno in Svizzera è stato considerato indesiderato a motivo 
del suo comportamento (complicità in rapina aggravata e complicità in 
rapina; atti preparatori punibili di rapina) e per motivi di ordine e di si-
curezza pubblici. La decisione è stata intimata all'interessato il 21 set-
tembre 2006. L'effetto sospensivo è stato ritirato ad un eventuale ricor-
so.

C.
Con sentenza del 4 giugno 2008, il  Tribunale amministrativo federale 
(di seguito: TAF o il Tribunale) ha respinto il ricorso interposto dall'inte-
ressato in data 23 ottobre 2006 contro la decisione dell'UFM. In so-
stanza il Tribunale ha ritenuto che l'interessato rappresentava una mi-
naccia reale e attuale per l'ordine pubblico ai sensi delle norme e della 
giurisprudenza  comunitaria,  tenuto  conto  della  gravità  del  crimine 
commesso e del pericolo di recidiva.

D.
Contro la suddetta sentenza, l'interessato ha interposto ricorso dinanzi 
al  Tribunale federale l'11 luglio 2008 ed ha presentato nel contempo 
una domanda di revisione dinanzi al TAF.

E.
Con sentenza del 3 aprile 2009, il Tribunale federale ha accolto il ricor-
so interposto dal ricorrente contro la suddetta sentenza del TAF. In so-
stanza esso ha rilevato che il  TAF ha constatato in modo manifesta-
mente inesatto e incompleto i fatti giuridicamente rilevanti. Nonostante 

Pagina 2

C-2980/2009

la  gravità  del  crimine  commesso,  l'interessato  aveva  assunto  infatti 
solo un ruolo secondario agendo quale complice senza influenza né 
potere  decisionale  e  non  quale  coautore,  rilevando  pertanto  una 
violazione  dell'art.  5  cpv.  1  Allegato  I  dell'Accordo  tra  la 
Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i 
suoi  Stati  membri,  dall’altra,  sulla  libera  circolazione  delle  persone 
(ALC,  RS  0.142.112.681).  Esso  ha  poi  rinviato  la  causa  all'autorità 
scrivente affinché provveda a pronunciare un nuovo giudizio ai sensi 
dei considerandi. 

F.
Con decisione del 13 maggio 2009, per volontà dell'insorgente, il TAF 
ha stralciato dai ruoli la procedura inerente la domanda di revisione in-
terposta l'11 luglio 2008.

G.
Invitato a fornire al Tribunale delle delucidazioni in merito alla sua si-
tuazione personale e professionale, con scritto del  7 dicembre 2009 
l'interessato ha prodotto l'estratto del suo casellario giudiziale del 18 
novembre 2009, una dichiarazione attestante il suo reinserimento pro-
fessionale nonché una dichiarazione personale. 

Diritto:

1.

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il  Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni  ai sensi 
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 
amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità  menzionate al-
l'art. 33 LTAF. In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata 
in  Svizzera  rese dall'UFM -  il  quale  costituisce un'unità  dell'ammini-
strazione federale come definita all'art. 33 let. d LTAF - possono essere 
impugnate dinanzi al TAF, che nella presente fattispecie, giudica quale 
autorità di grado inferiore al Tribunale federale (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in 
relazione con l'art. 11 cpv. 1 ALC).

1.2 In  concreto  la  competenza  del  TAF  e  la  qualità  per  agire  di 
A._______  risultano  dalla  sentenza  2C_520/2008  del  3  aprile  2009 

Pagina 3

C-2980/2009

pronunciata  dal  Tribunale  federale,  con  la  quale  esso  ha  sancito  il 
rinvio della presente causa per nuovo giudizio.

2.
Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura dinan-
zi al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).

3.
L'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della legge federale sugli stra-
nieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) ha comportato l'abroga-
zione della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e 
il domicilio degli stranieri (LDDS, CS 1 117) conformemente all'art. 125 
LStr in relazione con il suo allegato 2 (art. 125), cifra I. Giusta l'art. 126 
cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima del 1° gennaio 2008 rimane 
tuttavia applicabile il diritto previgente (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2).

La  decisione  impugnata  è  stata  emessa prima dell'entrata  in  vigore 
della LStr; per l'esame materiale del suddetto ricorso ci si deve pertan-
to riferire  alla  normativa precedente,  segnatamente  all'art. 13  cpv. 1 
LDDS, come altresì alle corrispondenti disposizioni di applicazione. 

In applicazione dell'art. 126 cpv. 2 LStr, la procedura inerente alle do-
mande presentate prima dell'entrata in vigore della LStr il 1° gennaio 
2008, è retta dal nuovo diritto.

4.
Nel suo gravame del 23 ottobre 2006 l'interessato ha affermato che la 
decisione impugnata è stata pronunciata senza tener conto del suo di-
ritto  di  essere sentito. In  particolare egli  ha osservato che non gli  è 
stata concessa la possibilità di esprimersi al riguardo prima che la de-
cisione venisse emanata e che quest'ultima non contiene alcuna moti-
vazione. Il Tribunale deve pertanto esaminare tali conclusioni formali. 

4.1 Il diritto di essere sentito è ancorato all'art. 29 cpv. 2 della Costitu-
zione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile  1999 
(Cost.,  RS 101) e, per quanto concerne la procedura amministrativa 
federale, esso è consacrato dagli art. 26 a 28 (diritto di esaminare gli 
atti), dagli art. 29 a 33 (diritto di essere sentito strictu sensu) e all'art. 
35  PA (diritto  di  ottenere  una  decisione  motivata).  Tali  disposizioni 
comprendono diverse garanzie costituzionali di procedura (cfr. MICHELE 
ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im 
Verwaltungsverfahren des  modernen  Staates,  Berna 2000,  pag. 202 

Pagina 4

C-2980/2009

segg.;  ANDREAS AUER/GIORGIO MALINVERNI/MICHEL HOTTELIER,  Droit constitu-
tionnel  suisse  Vol. II.  Les  droits  fondamentaux,  2a ed.,  Berna  2006, 
pag. 606 segg.;  BENOIT BOVAY,  Procédure  administrative,  Berna 2000, 
pag. 207 segg.; ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN, Allgemeines 
Verwaltungsrecht, 5a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra/San Gallo 2006, pag. 
360  segg.;  ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER,  Verwaltungsverfahren  und 
Verwaltungsrechtspflege  des  Bundes,  2a ed.,  Zurigo  1998,  pag.  46, 
107 segg.;  MARKUS SCHEFER, Grundrechte in der Schweiz, Berna 2005, 
pag. 285 segg.),  in  particolare il diritto per la persona interessata di 
prendere conoscenza dell'incarto (cfr. DTF 132 II 485 consid. 3, 126 I 
7 consid. 2b), la possibilità di esprimersi in merito agli elementi perti-
nenti prima che una decisione sia presa nei suoi confronti, di produrre 
delle prove pertinenti, d'ottenere che sia dato seguito alle sue offerte 
di prove rilevanti, di partecipare all'amministrazione delle prove essen-
ziali o almeno di poter esprimersi sul loro risultato, allorquando questo 
è proprio ad influenzare la decisione da emanare (cfr. DTF 124 II 132 
consid. 2b e giurisprudenza ivi  citata). Il  diritto di  essere sentito non 
conferisce un diritto ad esprimersi oralmente di fronte all'autorità giudi-
cante (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1; 125 I 209 consid. 9b e riferimen-
ti ivi citati nonché DTAF 2007/21 consid. 10.2). 

4.2 La giurisprudenza ha poi dedotto dal diritto di essere sentito l'ob-
bligo per l'autorità di motivare la sua decisione, così da permettere ai 
destinatari e a tutte le persone interessate di comprenderla, eventual-
mente di impugnarla in modo da rendere possibile all'autorità di ricor-
so eventualmente adita di esercitare convenientemente il suo controllo 
(cfr. DTF 129 I 232 consid. 3.2; DTF 126 I 97 consid. 2B; DTF 122 IV 8 
consid. 2c, DTF 112 Ia 107 consid. 2b; cfr. inoltre la sentenza del Tri-
bunale federale 2A.496/2006 / 2A.497/2006 del  15 ottobre 2007 con-
sid. 5.1.1). Si è in presenza di una violazione del diritto di essere senti-
to se l'autorità non soddisfa al suo obbligo di esaminare e di trattare i 
problemi pertinenti (cfr. DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 122 IV 8 con-
sid. 2c). Per adempiere a tali  esigenze, è sufficiente che il giudice (o 
l'autorità) menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato 
la sua decisione, in modo da permettere all'interessato di apprezzare 
la portata di quest'ultima e di impugnarla in piena conoscenza di cau-
sa (cfr. sentenze del Tribunale federale summenzionate). 

Generalmente la  portata  dell'obbligo di  motivare dipende dalla  com-
plessità  della  fattispecie  da  giudicare,  dalla  potenziale  gravità  delle 
conseguenze della decisione e dalle circostanze del singolo caso. Più 

Pagina 5

C-2980/2009

la libertà d'apprezzamento dell'autorità è ampia e più la misura adotta-
ta arreca pregiudizio ai diritti dei singoli, più la decisione deve essere 
circostanziata (cfr. DTF 112 Ia 107 consid. 2b; cfr. inoltre la sentenza 
del Tribunale federale 2A.496/2006 / 2A.497/2006 precitata). Sebbene 
la motivazione deve fare emergere le riflessioni dell'autorità in merito 
agli elementi (di fatto o di diritto) essenziali  che hanno influenzato la 
decisione,  l'autorità  non è comunque tenuta a pronunciarsi  su tutti  i 
fatti,  argomentazioni  e  mezzi  di  prova  invocati  dalle  parti,  ma  può 
permettersi di limitarsi a quelli che, senza arbitrio, le sembrano decisivi 
per la risoluzione della causa (cfr. DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 112 Ia 
107 consid. 2b).

4.3 Il diritto di essere sentito rappresenta una garanzia costituzionale 
di natura formale, la cui violazione deve essere esaminata d'ufficio ed 
implica in principio l'annullamento della decisione impugnata indipen-
dentemente dalle possibilità di esito positivo del ricorso nel merito (cfr. 
DTF 132 V 387 consid. 5; DTF 126 I 19 consid. 2d/bb; DTF 126 V 130 
consid. 2b; DTF 122 II 464 consid. 4a e giurisprudenza citata). 

Eccezionalmente un'eventuale violazione del  diritto  di  essere sentito 
può essere sanata allorquando l'autorità che ha emanato la decisione 
ha preso posizione in merito alle argomentazioni decisive nel quadro 
dello scambio degli scritti e che l'amministrato ha avuto la possibilità di 
esprimersi liberamente di fronte ad un'autorità di ricorso, la quale di-
spone di piena cognizione (cfr. DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 130 II 
530 consid. 7.3; DTF 126 V 130 consid. 2b; DTF 124 V 389 consid. 5a 
e 180 consid. 4a). Tuttavia, qualora il vizio costituisca una grave viola-
zione di  procedura,  pur tenendo conto del  principio dell'economia di 
procedura,  è  escluso  che  l'autorità  di  ricorso  lo  possa  sanare  (cfr. 
LORENZ KNEUBÜHLER,  Gehörverletzung  und  Heilung,  in:  Zbl.  3/1998, 
p. 112 ss). Secondo la dottrina una violazione del diritto di essere sen-
tito può essere sanata unicamente in casi di lieve gravità (cfr. BERNHARD 
WALDMANN/JÜRG BICKEL, op. cit., art. 29 nota 115; PATRICK SUTTER, op. cit., 
art.  29  nota  21  segg.).  Ciò  nonostante  il  Tribunale  federale  non  ha 
escluso definitivamente la sanatoria del diritto di essere sentito anche 
nel caso di violazioni gravi (cfr. DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 132 V 
387 consid. 5.1). 

4.4 In  concreto  l'autorità  di  prime cure non ha fornito  all'interessato 
l'occasione di esprimersi in merito ai motivi del divieto d'entrata che in-
tendeva emanare nei suoi confronti.

Pagina 6

C-2980/2009

Ora, come menzionato in precedenza, un'eventuale violazione del di-
ritto di essere sentito nella procedura di prima istanza può essere sa-
nata se l'amministrato ha avuto la possibilità di esprimersi liberamente 
davanti ad un'autorità di ricorso a beneficio dello stesso potere di co-
gnizione di  quello dell'autorità inferiore. Tale circostanza è data nella 
presente causa. Il ricorrente infatti non ha soltanto compreso la portata 
della decisione impugnandola entro i  termini  di  legge previsti  ma ha 
anche potuto esprimersi davanti all'autorità scrivente la quale dispone 
di  piena  cognizione  e  può  rivedere  sia  le  questioni  di  diritto  che  le 
constatazioni  dei  fatti  stabilite  dall'autorità  inferiore  nonché 
l'opportunità della propria decisione (art. 49 PA).

Per quanto attiene alla motivazione, la decisione impugnata risulta re-
lativamente concisa in particolar modo per quanto riguarda la durata 
della sanzione prevista. Ciò nonostante l'interessato è stato in grado di 
comprenderne la portata e di deferirla all'istanza superiore. Nell'ambito 
del ricorso presentato al Tribunale, egli ha inoltre potuto difendersi in 
maniera corretta. Concretamente il ricorrente è stato in grado di dedur-
re i fatti su cui la decisione si fonda e le ragioni per cui è stata pronun-
ciata. Infine, anche nella denegata ipotesi in cui la decisione venisse 
considerata non sufficientemente motivata si  rileva che tale  carenza 
sarebbe comunque sanata  dall'impugnazione della  stessa davanti  al 
Tribunale, il quale dispone di piena cognizione. In occasione del preav-
viso inoltre, l'autorità inferiore ha avuto modo di esprimersi sul conte-
nuto del ricorso e di completarne le motivazioni, successivamente noti-
ficate all'interessato, al quale è stato concesso il diritto di replica di cui 
ha fatto uso (cfr. DTF 116 V 39/40 consid. 4b). 

Visto quanto sopra, le censure del ricorrente, per quanto ricevibili, de-
vono essere respinte, in quanto le eventuali violazioni del diritto di es-
sere sentito devono essere considerate sanate nell'ambito della pre-
sente procedura di ricorso.

5.
Nel suo ricorso del 23 ottobre 2006 e nella sua replica del 23 febbraio 
2007 il ricorrente ha inoltre chiesto la sua audizione personale davanti 
allo scrivente Tribunale.

A  questo  titolo  giova  rilevare  che  la  procedura  innanzi  al  Tribunale 
avviene  di  regola  per  iscritto  (cfr.  FRITZ GYGI,  Bundesverwaltungs-

Pagina 7

C-2980/2009

rechtspflege, Berna, 1983, pag. 65 e 70). Infatti, la procedura ammini-
strativa prevede un'audizione di testimoni solo a titolo sussidiario (art. 
14 cpv. 1 PA [cfr. DTF 130 II 169, consid. 2.3.3]), ed è quindi solo in 
presenza di circostanze del tutto eccezionali, ed allorquando una tale 
misura risulta indispensabile per la constatazione dei fatti rilevanti nel-
la fattispecie, che si procede ad un'audizione orale e personale dei te-
sti.

Nella  specie,  il  TAF  ritiene  infatti  che  attualmente  gli  elementi 
pertinenti della causa sono stati accertati in modo appropriato e non 
necessitano  quindi  di  alcun  complemento  di  istruttoria.  L'autorità  è 
infatti  abilitata  a  mettere  fine  all'istruttoria  allorquando  le  prove 
prodotte le hanno permesso di formare la propria convinzione e che, 
procedendo in maniera non arbitraria ad un apprezzamento anticipato 
delle prove che le  sono proposte ulteriormente, essa ha la certezza 
che  queste  ultime  non  potrebbero  condurlo  a  modificare  la  sua 
opinione (DTF 131 I 153 consid. 3; 130 III 734 consid. 2.2.3; 130 II 425 
consid. 2.1). 

6.

6.1 Oggetto del contendere è un divieto d'entrata adottato in applica-
zione dell'art. 13 cpv. 1 1a frase LDDS, secondo cui l'autorità federale 
può vietare l'entrata in Svizzera di stranieri indesiderabili. Questa nor-
ma è applicabile ai cittadini degli Stati membri dell'Unione europea e ai 
loro  familiari  solo  se  l'ALC  non  dispone  altrimenti  (cfr.  art.  1  let.  a 
LDDS). A._______ è cittadino italiano, pertanto nella valutazione della 
presente causa è necessario tenere conto delle disposizioni dell'ALC. 

6.2 Giusta l'art. 1 par. 1 Allegato I ALC (in relazione con l'art. 3 ALC), i 
cittadini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera previa sempli-
ce presentazione di una carta d'identità o di un passaporto validi e non 
può  essere  loro  imposto  alcun  visto  d'entrata  od  obbligo  analogo. 
Come l'insieme delle prerogative conferite dall'Accordo, questo diritto 
può essere limitato soltanto da misure giustificate da motivi di ordine 
pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 
Allegato I ALC. Queste nozioni devono essere definite ed interpretate 
alla luce della direttiva 64/221/CEE e della giurisprudenza della Corte 
di  giustizia delle Comunità europee (CGCE) anteriore alla firma del-
l'ALC (art. 5 cpv. 2 allegato I ALC, in relazione con l'art. 16 cpv. 2 ALC; 
DTF 131 II 352 consid. 3.1.; 130 II 1 consid. 3.6.1.).

Pagina 8

C-2980/2009

6.3 Conformemente alla giurisprudenza della CGCE, le limitazioni al 
principio della  libera circolazione delle persone devono essere inter-
pretate in maniera restrittiva. Ne consegue che possono essere adot-
tati provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e della pubblica si-
curezza unicamente nel caso in cui si deve ammettere che l'interessa-
to costituisca per lo Stato d'accoglienza una minaccia potenziale, effet-
tiva e di gravità tale da incidere su un interesse fondamentale della so-
cietà (cfr. DTF 131 citata consid. 3.2, 130 II 176 consid. 3.4.1., 129 II 
215 consid. 7.3.; sentenze del  Tribunale  federale  2A.39/2006 del  31 
maggio  2006,  2A.626/2004  del  6  maggio  2005  e  le  sentenze  della 
CGCE del 27 ottobre 1977, Bouchereau, 30/77, Rac. 1977, pag. 1999, 
punti 33-35 del 19 gennaio 1999, Calfa, C-348/96, Rac. 1999, pag. 1-
11, punti 23 e 25).

6.4 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono 
inoltre  essere  adottati  esclusivamente  in  relazione  con  il  comporta-
mento personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applica-
ti  (art.  3  par.1  della  direttiva  64/221).  Ciò  esclude  delle  valutazioni 
sommarie fondate unicamente su motivi generali di natura preventiva. 
La sola esistenza di condanne penali non può automaticamente giusti-
ficare  l'adozione  di  tali  provvedimenti  (art.  3  par.  2  della  direttiva 
64/221/CEE). Una tale condanna sarà quindi determinante unicamente 
se  dalle  circostanze  che  l'hanno  determinata  emerge  un  comporta-
mento personale costituente una minaccia attuale per l'ordine pubblico 
(cfr. DTF 130 II  176 consid. 3.4.1 e sentenza del  Tribunale federale 
2C_378/2007 del 14 gennaio 2008). Le autorità nazionali devono pro-
cedere ad un'apprezzamento specifico, effettuato sulla base degli inte-
ressi inerenti alla salvaguardia dell'ordine pubblico, i quali non coinci-
dono necessariamente con gli apprezzamenti all'origine delle condan-
ne penali. In altre parole, quest'ultime possono essere prese in consi-
derazione unicamente se le circostanze in cui si sono verificate lascino 
trasparire l'esistenza di una minaccia attuale per l'ordine pubblico. Se-
condo le circostanze, non è comunque escluso che la sola condotta 
tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia per l'ordine pubblico 
(DTF 130 II citato consid. 3.4.1; 129 II citato consid. 7.1. e 7.4.; senten-
za  del  Tribunale  federale  2A.626/2004  del  6 maggio  2005  consid. 
5.2.1; sentenza della CGCE del 26 febbraio 1975, Bonsignore, 67/74, 
Rac. 1975,  punti  6-7  e  le  sentenze citate  Bouchereau,  punti  27-28; 
Calfa, punto 24).

Pagina 9

C-2980/2009

6.5 L'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non è tuttavia 
subordinata alla condizione che sia stabilito con certezza che la perso-
na soggetta ad una misura di divieto d'entrata commetta nuove infra-
zioni penali. Al contrario, sarebbe sproporzionato esigere che il rischio 
di recidiva sia nullo per rinunciare all'adozione di tale provvedimento. 
Tenuto conto dell'importanza che riveste il principio della libera circola-
zione delle persone questo rischio non deve in realtà essere ammesso 
troppo facilmente. È necessario procedere ad un apprezzamento che 
tenga in considerazione le circostanze della fattispecie e, in particola-
re, della natura e dell'importanza del bene giuridico minacciato, così 
come della gravità della violazione che potrebbe esservi arrecata; più 
la  potenziale  infrazione  rischia  di  compromettere  un  interesse  della 
collettività particolarmente importante, meno rilevanti sono le esigenze 
quanto  alla  plausibilità  di  un'eventuale  recidiva  (cfr. DTF 130  II  493 
consid. 3.3; 130 II citato consid. 4.3.1; sentenze del Tribunale federale 
2C_520/2008  del  3  aprile  2009  consid.  3.2  e  2C_375/2007 
dell'8 novembre  2007  consid. 3). Inoltre,  come nel  caso di  qualsiasi 
altro  cittadino  straniero,  l'esame  deve  essere  effettuato  tenendo 
presente le garanzie derivanti dalla Convenzione del 4 novembre 1950 
per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell’uomo  e  delle  libertà  fondamentali 
(CEDU, RS 0.101)  così  come il  principio  della  proporzionalità  (DTF 
131 II  352 consid. 3.3). Detto principio esige che le  misure adottate 
dallo Stato siano idonee a raggiungere lo scopo desiderato e che, di 
fronte a soluzioni diverse, si scelgano quelle meno pregiudizievoli per i 
diritti  dei  privati.  In  altre  parole  deve  sussistere  un  rapporto 
ragionevole tra lo scopo perseguito e i mezzi utilizzati (DTF 131 I 91 
consid. 3.3). 

7.

7.1 Con sentenza del 17 marzo 2006, A._______ è stato condannato 
alla pena di due anni di detenzione e all'espulsione dalla Svizzera per 
un  periodo  di  sette  anni  per  essersi  reso  colpevole  di  complicità  in 
rapina aggravata, complicità in rapina e atti preparatori punibili di rapi-
na. Egli ha commesso i suddetti reati l'8 settembre 2003 ed in epoca 
precedente nonché il 22 ottobre 2004 ed in epoca precedente aiutan-
do intenzionalmente nella realizzazione di due rapine. Egli è stato inol-
tre ritenuto colpevole di atti preparatori punibili di rapina, per avere, nel 
periodo da febbraio a luglio 2005, in correità con terzi e conformemen-
te ad un piano, preso concrete disposizioni tecniche ed organizzative 
finalizzate alla perpetrazione di una rapina.

Pagina 10

C-2980/2009

7.2  Gli  atti  illeciti  imputati  a  A._______,  sebbene  egli  sia  stato 
condannato in quanto complice, riguardano crimini particolarmente pe-
ricolosi per l'ordine pubblico (cfr. DTF 131 II 352 consid. 4.3.1; 125 II 
521 consid. 4a/aa; Istruzioni sull'Ordinanza del 22 maggio 2002 con-
cernente l'introduzione graduale della libera circolazione delle persone 
tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea e i  suoi Stati 
membri  nonché  gli  Stati  membri  dell'Associazione  europea  di  libero 
scambio:  Ordinanza  sull'introduzione  della  libera  circolazione  delle 
persone [OLCP, RS 142.203],  pag. 97 e segg.). La rapina infatti  non 
riveste unicamente  un crimine contro il  patrimonio  ma anche contro 
l'incolumità  fisica  e  psichica  delle  persone. Nella  specie  si  constata 
inoltre  che  una  della  due  rapine  commesse  è  stata  considerata 
aggravata  siccome  perpetrata  con  arma  da  fuoco  e  altra  arma 
pericolosa in banda, denotando particolare pericolosità. Si ravvisa poi 
che i giudici penali non hanno concesso all'interessato la sospensione 
condizionale come da lui  richiesta e che l'espulsione dalla Svizzera, 
ora decaduta, era stata pronunciata per una durata di sette anni (cfr. 
disposizioni finali  della modifica del 13 dicembre 2002, cifra 1 cpv. 2 
del codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 [CP, RS 311.0]). La 
pena irrogata risulta assai pesante nonostante egli  sia stato ritenuto 
un  complice  e  non un autore  principale. A._______ è  stato  liberato 
condizionalmente  il  16  novembre 2006  ed  è  stato  sottoposto  ad  un 
periodo di prova di cinque anni che verrà a decadere il 16 novembre 
2011 (cfr. decreto del 7 settembre 2006 del Consiglio di vigilanza della 
Repubblica e Cantone Ticino). 

I reati commessi dal ricorrente hanno indubbiamente toccato un inte-
resse  fondamentale  della  società  e  l'allontanamento  del  ricorrente 
costituisce una  misura  giustificata  ai  sensi  dell'art.  13  cpv. 1  LDDS. 
Resta da esaminare se il  provvedimento amministrativo emanato nei 
confronti  del  ricorrente,  in  particolare  per  quanto  concerne  la  sua 
durata, è conforme all'ALC, ossia se il comportamento personale del 
ricorrente  costituisce  una  minaccia  attuale,  effettiva  e  concreta 
all'ordine pubblico, tale da giustificare una misura per motivi di ordine 
pubblico giusta l'art. 5 Allegato I ALC. 

8.
Il ricorrente è stato oggetto di diverse condanne in Italia in particolare 
per ricettazione, detenzione illegale di armi e munizioni continuata, fal-
sità  materiale,  furto,  omicidio colposo e falsità  ideologica ed è stato 
condannato in Svizzera per complicità in due rapine, di cui una aggra-

Pagina 11

C-2980/2009

vata e per atti preparatori punibili di rapina. 

Come rilevato dal giudice penale, il  ricorrente è ricaduto in un reato 
analogo a quello per cui era già stato condannato in Italia nel 1983 a 
sei anni di reclusione. Sebbene un rischio di recidiva non possa essere 
a priori escluso, il Tribunale ha rilevato un'evoluzione positiva del com-
portamento del ricorrente dopo la sua scarcerazione avvenuta il 16 no-
vembre 2006. Infatti, da quanto emerso dall'estratto del casellario giu-
diziale  italiano del  18  novembre 2009,  l'interessato non ha più  dato 
adito  a  lagnanza  alcuna.  Si  rileva inoltre  che  il  periodo  di  prova  di 
cinque  anni  fissato  dal  giudice  penale  non  è  ancora  scaduto  e  che 
pertanto  durante  tale  lasso di  tempo vi  è  una certa  garanzia  che il 
ricorrente non commetta ulteriori reati. Egli ha infine comprovato di es-
sersi reintegrato professionalmente, producendo una dichiarazione at-
testante l'impiego presso una ditta attiva nel settore dell'abbigliamento.

Oltre a ciò, come evidenziato dal Tribunale federale, nonostante la no-
tevole gravità del crimine commesso, il ricorrente ha agito quale com-
plice ciò che costituisce un elemento determinante nella  valutazione 
della sua pericolosità: il complice non ha infatti alcuna influenza né po-
tere  decisionale,  contrariamente  all'autore  che con  il  suo  comporta-
mento influisce sull'evolvere degli avvenimenti. L'interessato ha infine 
allegato una dichiarazione del 30 novembre 2009 con la quale garanti-
sce di mantenere un comportamento corretto e ligio nel rispetto delle 
leggi.

In tali circostanze, il rischio di rivedere il ricorrente cadere nuovamente 
nella delinquenza appare minimo. 

9.
Alla luce di quanto esposto, la ponderazione degli interessi in presen-
za conducono il Tribunale a considerare che l'interesse pubblico all'al-
lontanamento del ricorrente dalla Svizzera allo stato attuale delle cose 
non prevale  più  su  quello  privato  di  quest'ultimo a  potersi  recare  in 
Svizzera senza particolari controlli. Tenuto debitamente conto di tutte 
le circostanze del caso in particolare del fatto che l'interessato ha svol-
to  un ruolo secondario  e che egli  abbia una situazione personale e 
professionale stabile, il Tribunale ritiene che la decisione divieto d'en-
trata debba essere annullata con effetto immediato. Considerato quan-
to precede, il ricorso è accolto.

Pagina 12

C-2980/2009

10.
Visto l'esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 
63 cpv. 1 PA e contrario). L'importo di fr. 700.- versato il 24 novembre 
2006 è restituito al ricorrente.

11.
Giusta l'art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l'art. 7 del regolamento del 
21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi 
al Tribunale amministrativo federale (TS-TAF, RS 173.320.2), l'autorità 
di ricorso, se accoglie il gravame in tutto o in parte, può d'ufficio o a 
domanda,  assegnare al  ricorrente  un'indennità  per  le  spese proces-
suali indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato.

In concreto si constata che l'interessato è patrocinato da un legale. Te-
nuto conto dell'insieme delle circostanze della fattispecie, della sua dif-
ficoltà, nonché della mole di lavoro svolto, il Tribunale ritiene, ai sensi 
degli art. 8 segg. TS-TAF, che il versamento al ricorrente di un'indenni-
tà di fr. 1'500.- a titolo di spese ripetibili appaia equa.

(Dispositivo alla pagina seguente)

Pagina 13

C-2980/2009

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto, nel senso che la decisione di divieto d'entrata del 
21 aprile 2006 deve essere annullata con effetto immediato.

2.
Non  si  prelevano  spese  processuali.  L'anticipo  spese  di  fr.  700.- 
versato il 24 novembre 2006 è restituito al ricorrente. 

3.
L'UFM verserà al ricorrente un'indennità di fr. 1'500.- a titolo di spese 
ripetibili.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Atto giudiziario; allegato: foglio di informazione per il rim-
borso)

- autorità inferiore (incarto n. di rif. ... di ritorno)
- Sezione dei permessi e dell'immigrazione, Bellinzona, per informa-

zione (incarto cantonale di ritorno)

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

Pagina 14

C-2980/2009

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

Pagina 15