# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3444237f-406f-5639-b902-3a2f4f4c6cf0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-10-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.10.1997 11.1997.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-32_1997-10-14.html

## Full Text

Incarto n..

  11.97.00032

  	
  Lugano

  25 settembre 1997/cs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti,
  vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__._____ (__._____)
della Pretura del Distretto di Bellinzona (azione di divorzio con riconvenzione
di separazione)  promossa con petizione del 15 febbraio 1996 da

 

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ 

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________)  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________ nata __________, __________ 

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________i, __________);  

   

  

 

esaminati
gli atti,

 

posti
i seguenti 

 

punti di
questione:     1.   Se deve essere accolto l’appello del 20 febbraio 1997
presentato da __________ __________ contro la sentenza emessa il 12 febbraio
1997 dal Pretore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.   Se
deve essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ con le osservazioni all’ap-pello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ (1963) e __________ nata __________ (1964) si sono sposati a
__________ sopra __________ il __________ 1990. Dal matrimonio non sono nati
figli. La moglie ha avuto da una precedente relazione una figlia, affidata al
padre che vive a __________. __________. I coniugi hanno abitato a __________,
nel Canton __________, dove il marito lavora come installatore. Il 17 luglio
1995 __________ ______________________________ ha lasciato il marito, rimasto
nell’abitazione coniugale, per trasferirsi nel Bellinzonese. Essa lavora saltuariamente
come cameriera e dal 18 marzo 1996 percepisce indennità di disoccupazione per
complessivi fr. 1’600.– mensili. Sofferente da anni da pancreatite cronica,
essa ha presentato una richiesta di rendita AI al 50%, il cui esito non è noto.

 

                                  B.   Il 9 agosto 1995 il
marito ha chiesto il tentativo di conciliazione e l’adozione di provvedimenti
cautelari davanti al Tribunale distrettuale (Amtsgericht) di __________
(Canton __________), cui ha fatto seguito il 24 ottobre 1995 l’azione di
divorzio. La causa è stata stralciata dai ruoli il 16 novembre 1995 per mancato
versamento dell’anticipo in garanzia delle spese e della tassa di giustizia.

 

                                  C.   __________ __________
ha presentato il 5 dicembre 1995 un’istanza per il tentativo di conciliazione,
decaduto infruttuoso il 9 gennaio 1996. Il 6 dicembre 1995 essa ha instato per
l’adozione di provvedimenti cautelari, postulando – tra l’altro – un contributo
alimentare di fr. 2’500.– mensili dal 1° agosto 1995 e una provvigione ad litem
di fr. 2’000.–. Sentite le parti il 9 gennaio 1996, il Pretore ha emanato il 2
febbraio 1996 un decreto cautelare con il quale ha condannato il marito a
versare alla moglie un contributo alimentare di fr. 1’633.– mensili, mentre ha
respinto la richiesta di provvigione ad litem. Accogliendo un’istanza 27
febbraio 1996 di __________ __________r, con decreto del giorno successivo il
Pretore ha ordinato inoltre, senza contraddittorio, la trattenuta dell’importo
dallo stipendio del marito. __________ __________ non ha postulato la revoca
del provvedimento, ma con istanza del 3 ottobre 1996 ha postulato la
soppressione del contributo alimentare. L’11 ottobre 1996 il Pretore ha ridotto
l’ammontare di tale prestazione a fr. 1’175.– mensili dal 1° ottobre 1996,
adeguando di conseguenza la trattenuta di stipendio.

 

                                  D.   Nel frattempo __________
__________ ha avviato, il 15 febbraio 1996, azione di divorzio, negando ogni
contributo alimentare alla moglie e sostenendo che la liquidazione del regime matrimoniale
era già avvenuta. Nella sua risposta del 26 marzo 1996 la convenuta si è
opposta al divorzio e in via riconvenzionale ha chiesto la separazione per
tempo indeterminato e la condanna del marito a versarle un contributo
alimentare di fr. 1’700.– mensili. Nei successivi atti scritti ogni parte ha
mantenuto le proprie richieste di giudizio, il marito avversando la domanda riconvenzionale
formulata dalla moglie.

                                         

                                  E.   Ultimata
l’istruttoria, le parti hanno rinunciato a partecipare al dibattimento finale.
Nel suo memoriale conclusivo del 12 dicembre 1996 __________ __________ ha ribadito
la domanda di divorzio, negando alla moglie ogni prestazione. Nel proprio memoriale
dell’11 dicembre 1996 __________ __________ ha a sua volta confermato la
domanda di separazione rivendicando un contributo alimentare di fr. 1’175.–
mensili, da indicizzare.

 

                                  F.   Statuendo il 12
febbraio 1997, il Pretore ha respinto la petizione e in accoglimento della
riconvenzione ha pronunciato la separazione per tempo indeterminato. Egli ha
condannato il marito a stanziare alla moglie un contributo alimentare di fr.
1’175.– mensili indicizzati e ha posto la tassa di giustizia di fr. 1’200.– con
le spese di fr. 200.– a carico dell’attore stesso, tenuto a rifondere alla
controparte fr. 4’500.– per ripetibili. Con decreto di stessa data, il Pretore
ha accolto la richiesta di assistenza giudiziaria presentata dalla moglie il 6
marzo 1996.

 

                                  G.   __________ __________
è insorto contro la predetta sentenza con un appello del 20 febbraio 1997 in
cui chiede che il giudizio impugnato sia riformato, nel senso di pronunciare il
divorzio e di respingere l’azione riconvenzionale. Nelle sue osservazioni del
12 marzo 1997 __________ __________ propone di respingere l’ap-pello e di
confermare la sentenza del Pretore, postulando inoltre l’ammissione
all’assistenza giudiziaria in appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha
respinto l’azione di divorzio, ritenendo il marito colpevole della disunione in
misura preponderante. Le incomprensioni dei coniugi sarebbero da ricondurre –
in sintesi – al comportamento anticoniugale dell’attore principale, che abusava
di alcolici, frequentava “saloni per massaggi”, pretendeva che la moglie si
interessasse di materiale pornografico, salvo trascurarla e rifiutarsi di
trasferirsi in Ticino, come la moglie desiderava per essere più vicina alla
figlia. A parere del primo giudice la moglie è invece da considerare coniuge
innocente, l’attore non essendo riuscito a dimostrare gli asseriti adulteri né
tantomeno la loro causalità per la disunione. Il Pretore ha quindi respinto la
petizione e ha accolto l’azione riconvenzionale, pronunciando la separazione
per tempo indeterminato, con obbligo per l’attore di stanziare alla moglie un
contributo alimentare di fr. 1’175.– mensili indicizzati.

                                         

                                   2.   L’appellante
sostiene che il primo giudice avrebbe apprezzato arbitrariamente le risultanze
dell’istruttoria ravvisando a suo carico una colpa preponderante per la disunione,
quando invece la convenuta nemmeno ha allegato quali sarebbero state le colpe
che essa gli imputava e nemmeno sarebbe riuscita a sostanziare i suoi rimproveri.

 

                                   3.   Per l’art. 142 CC
ognuno dei coniugi può domandare il divorzio quando le relazioni coniugali
siano così profondamente turbate e scosse che non si possa ragionevolmente
esigere da essi la continuazione dell’unione coniugale. Se tale stato dipende
da colpa preponderante di uno dei coniugi, il divorzio può essere domandato
soltanto dall’altro. Per colpa preponderante si intende un comportamento
colpevole che sia più grave di tutti gli ulteriori elementi di dissidio, ovvero
che superi per causalità le eventuali colpe dell’altro coniuge, cumulate ai
fattori oggettivi di disunione (Bühler/Spühler,
in: Berner Kommentar, 3ª edizione note 120 e 122 ad art. 142 CC con numerosi
richiami di dottrina e giurisprudenza; Deschenaux/Tercier/Werro,
Le mariage et le divorce, 4ª edizione, pag. 124, n. 622; v. anche Hinderling/ Steck, Das schweizerische Ehescheidungsrecht,
Zurigo 1995, pag. 60 segg.).

 

                                   4.   L’irrimediabile
turbativa dei rapporti coniugali non è contestata dalle parti, che vivono
separate dal 17 luglio 1995 ed escludono entrambe la ripresa della vita comune.
Si tratta pertanto di verificare, in concreto, se al marito sia imputabile una
colpa preponderante per la disunione giusta l’art. 142 cpv. 2 CC. In caso affermativo
la sua azione di divorzio deve essere respinta, come ha deciso il Pretore;
nell’ipotesi opposta l’azione di divorzio deve essere accolta e la
riconvenzione di separazione dichiarata senza oggetto (DTF 83 II 169; Bühler/Spühler, op. cit., nota 18 ad art.
146 CC).

 

a)   Dagli
atti non risulta con chiarezza a quando risale la disunione tra i coniugi.
L’attore la situa al momento in cui egli sarebbe venuto a sapere delle pretese
relazioni extraconiugali della moglie, agli inizi del mese di luglio 1995 (peti-zione,
pag. 2). La moglie sostiene invece che ciò si sarebbe verificato due o tre anni
prima della separazione (risposta, pag. 3, punto 3; duplica: pag. 2, punto 2),
ossia al più presto verso il mese di luglio 1992. Essa ha motivato la sua opposizione
al divorzio con il rifiuto del marito di trasferirsi in Ticino per consentirle
di essere più vicina alla figlia (risposta, pag. 2). Ora, se è vero che il
desiderio di passare più tempo con la figlia è comprensibile, è anche vero che
il marito non si è opposto al trasloco senza motivo, volendo egli evitare di
perdere un buon lavoro prima di averne trovato un altro. Ad ogni modo nulla
consente di seguire il Pretore quando afferma che tale rifiuto sarebbe stato
causale nella disunione, già per il fatto che non si sa con quale frequenza e
intensità la moglie avrebbe chiesto al marito di trasferirsi in Ticino. La
teste __________ __________, che ha abitato in casa dei coniugi dal settembre
al dicembre 1991, ha anzi riferito di ignorare un simile desiderio della
convenuta (domanda rogatoriale n. 7) e nessun altro teste si è espresso al
riguardo. Sulla base di risultanze tanto scarne non si può quindi affermare che
tale divergenza abbia costituito un motivo di disaccordo importante tra i
coniugi, causale per il divorzio, né tanto meno si può imputare all’attore una
colpa in proposito. Del resto, sull’effettivo attaccamento della convenuta alla
figlia le deposizioni sono contraddittorie. Il padre della bambina ha riferito
che la convenuta dimostrava ben poco interesse per la figlia, con cui avrebbe
avuto contatti solo in misura molto limitata, mentre secondo le testi
__________ __________ e __________ sarebbe vero il contrario. 

 

b)   La
convenuta ha sostenuto che il matrimonio sarebbe fallito anche a causa
dell’eccessiva importanza che il marito avrebbe dato al lavoro, trascurando
“gli altri aspetti della vita”. L’argomentazione è meramente generica. Certo,
il quadro coniugale descritto dalla teste __________ __________ è poco
edificante. Essa ha riferito di aver visto, nei tre o quattro mesi in cui ha
vissuto con le parti, il marito rientrare sempre ubriaco dal lavoro verso
mezzanotte e dover essere talvolta ricondotto a casa; inoltre egli era un
assiduo lettore di riviste pornografiche e pretendeva che la moglie se ne interessasse,
adirandosi se ciò non avveniva, e frequentava assiduamente saloni per massaggi.
Per di più egli si sarebbe disinteressato della moglie, che spesso lasciava a
casa sola durante il fine settimana e che non curava neppure quando era malata.
Infine, nonostante egli avesse in alcune occasioni promesso alla moglie di
condurla a visitare la figlia in Ticino, non avrebbe mantenuto la parola. Tali
fatti risalgono nondimeno al periodo in cui la teste ha vissuto con i coniugi,
nell’ultimo trimestre del 1991, quando per stessa ammissione della moglie il
matrimonio non era ancora seriamente turbato. Tutto si ignora invece
sull’evoluzione successiva del rapporto coniugale e sui fattori che hanno
condotto all’irre-parabile. 

 

c)   Secondo
la madre della convenuta, quest’ultima allorché abitava nel Canton __________
era sempre molto pallida, ammalata, depressa moralmente e fisicamente e la sua
sofferenza era evidente. Essa le telefonava anche 5-6 volte al giorno e
talvolta l’ha chiamata dopo la mezzanotte, lamentandosi che il marito non era
ancora rientrato. Al proposito però la teste si è limitata a riportare quanto
le ha riferito la figlia, ammettendo per altro che la figlia non si è mai confidata
sull’origine delle difficoltà coniugali (deposizione __________, verbali, pag.
6). Anche il teste __________ ha confermato che la convenuta aveva grandi problemi
quando l’ha conosciuta (verbali, pag. 4), ma neppure lui, confidente e amico
della convenuta dopo la separazione, è stato in grado di indicare l’origine
della disunione coniugale. In conclusione, la moglie non è riuscita a
dimostrare che la grave e insanabile turbativa coniugale sia da imputare al
marito. In siffatte circostanze, accertata l’irrimediabile disunione, l’azione
di divorzio del marito va accolta e la domanda di separazione dichiarata priva d’oggetto.
Su questo punto l’appello è di conseguenza fondato, poiché la convenuta non può
legittimamente opporsi al divorzio.

 

                                   5.   Per quanto riguarda
lo scioglimento del regime matrimoniale, le parti non hanno formulato richieste
di giudizio. La liquidazione tuttavia, per loro comune ammissione, è già
avvenuta (doc. A; petizione, pag. 3). Con la risposta l’appellata ha chiesto invece,
per il caso in cui fosse stato pronunciato il divorzio, un contributo
alimentare mensile di fr. 1’700.– fondato sull’art. 151 cpv. 1 CC,
subordinatamente sull’art. 152 CC, e con le conclusioni ha ridotto la pretesa a
fr. 1’175.– mensili indicizzati. L’appellante si oppone a qualsiasi prestazione
in favore della convenuta, a suo avviso coniuge colpevole per le sue ripetute
infedeltà. 

 

a)   L’art.
151 cpv. 1 CC dispone che se in conseguenza del divorzio rimangono pregiudicati
i diritti patrimoniali o le aspettative di un coniuge innocente, il coniuge
colpevole gli deve corrispondere un’equa indennità. Se le circostanze che hanno
determinato il divorzio sono di grave pregiudizio alle relazioni personali del
coniuge innocente, gli può essere aggiudicata un’indennità pecuniaria a titolo
di riparazione morale (art. 151 cpv. 2 CC). Non ricorrendo i requisiti dell’art.
151 CC, l’art. 152 CC prevede che quando in conseguenza del divorzio un coniuge
innocente si trovi in grave ristrettezza, l’altro coniuge, ancorché non colpevole,
può essere obbligato a erogargli una pensione alimentare commisurata alle sue
condizioni economiche.

 

b)   L’obbligo
di corrispondere un’equa indennità secondo l’art. 151 cpv. 1 CC presuppone –
come detto – una colpa del coniuge debitore; questa non deve necessariamente
essere grave o preponderante, ma deve essere causale per la disunione (Hinderling/Steck, op. cit., pag. 273
con numerosi riferimenti di dottrina e giurisprudenza). La gravità della colpa
influisce invece sull’entità della somma, ovvero sull’am-montare dell’indennità
(Spühler/Frei-Maurer, op. cit.,
n. 35 ad art. 151 CC con richiami), che va determinato in ogni modo a termini
di equità e non solo di diritto (Hinderling/
Steck, op. cit., pag. 314 in alto).

 

c)   Nel
caso concreto la moglie non ha dimostrato una colpa del marito né preponderante
né causale per la disunione. I comportamenti anticoniugali descritti dalla
teste __________ __________, come detto, si riferiscono a un periodo in cui il
matrimonio, per ammissione della stessa convenuta, non era ancora in crisi. Tutto
poi si ignora dell’evoluzione coniugale dal 1992, l’istruttoria non avendo fatto
luce sul degrado delle relazioni tra le parti. L’attore non può pertanto essere
considerato coniuge colpevole ai sensi dell’art. 151 CC. Resta da
verificare se sia applicabile l’art. 152 CC. Tale norma garantisce al coniuge
beneficiario non il tenore di vita che questi aveva durante il matrimonio (come
l’art. 151 cpv. 1 CC), bensì il semplice fabbisogno minimo, che consiste di
regola nel minimo vitale secondo il diritto esecutivo, maggiorato del 20% (DTF
118 II 99; Hinderling/Steck, op.
cit., pag. 298 segg. con numerosi rinvii; Deschenaux/Tercier/Werro,
op. cit., pag. 152 n. 760 seg.). L’ammontare della pensione mensile va
determinato, comunque sia, secondo equità e non solo secondo diritto (Hinderling/Steck, op. cit., pag. 314 in
alto).

 

d)   L’innocenza
del coniuge creditore è – come si è spiegato – un presupposto indispensabile
per ottenere un contributo in base all’art. 152 CC. Il Tribunale federale ha
tuttavia mitigato la nozione di innocenza: se sotto il profilo dell’art. 151
cpv. 1 CC una colpa lieve (cioè non insignificante, ma secondaria), può ancora
essere equiparata a innocenza – pur comportando in linea di principio una riduzione
dell’inden-nità (Hinderling/Steck,
op. cit., pag. 312 con rinvii) – ai fini dell’art. 152 CC perfino una colpa
grave può essere assimilata a innocenza, purché non risulti causale per la
disunione (Hinderling/Steck, op.
cit., pag. 314 in fondo con citazioni). Il problema è di sapere, appunto, se
nel caso in esame debba essere imputata alla moglie una colpa causale.

 

e)   L’appellante
sostiene che la convenuta sarebbe colpevole, la disunione essendo da ricondurre
alle sue relazioni extraconiugali con __________ __________ e __________
__________. Sull’asserito adulterio della convenuta con __________ __________
si può invero nutrire qualche perplessità, nonostante l’ammissione dell’
interessato. La deposizione è in effetti assai vaga, tanto che il teste non ha
saputo indicare quando sarebbe avvenuto il fatto e neppure quando l’attore ne
sarebbe venuto a conoscenza, pur sostenendo che questi gliene ha parlato dopo
la separazione. La convenuta ha contestato recisamente l’episodio e ha denunciato
il teste per falsa testimonianza (interrogatorio formale, ad 4; conclusioni,
pag. 6 punto 6). Come che sia, la deposizione citata non ha peso per il
giudizio giacché, non potendosi situare l’adulterio nel tempo e nemmeno
accertare quando il marito ne sarebbe venuto a conoscenza, non se ne può
nemmeno valutare la causalità ai fini della disunione.

 

       Per quel
che concerne la presunta relazione con __________ __________i, entrambi la
contestano e affermano trattarsi solo di buona amicizia (interrogatorio formale
della moglie, ad 4). La ex moglie di __________ __________ ha invero riferito
di aver divorziato dal marito anche perché quest’ultimo continuava a tenere in
casa l’amica nonostante la sua decisa opposizione (verbali, 6 novembre 1996,
pag. 4). Seppure fosse provata, comunque, la relazione con __________
__________ non sarebbe in nesso causale con la disunione, dal momento che la
convenuta ha conosciuto l’amico nel luglio-agosto 1995, dopo il suo trasferimento
in Ticino. La moglie deve pertanto, in ultima analisi, essere considerata
coniuge innocente nel senso dell’art. 152 CC e su questo punto l’appello
va respinto, la convenuta avendo di principio diritto a una rendita di indigenza.

 

                                   6.   Il Pretore ha
computato alla convenuta un reddito di fr. 1’600.– mensili, pari alle indennità
di disoccupazione percepite (senten-za, pag. 8 consid. 7 con rinvio al decreto
dell’11 novembre 1996, pag. 3 consid. 6). L’appellante sostiene che la
convenuta è in grado di mantenersi da sola, come attesterebbe il fatto che essa
lavora quale cameriera, ancorché saltuariamente, tant’è che percepisce
indennità di disoccupazione; la convenuta, da parte sua, non avrebbe dimostrato
che la malattia le impedirebbe di lavorare. La censura è in parte fondata. 

 

a)   I
criteri per valutare se una donna divorziata sia in grado di reinserirsi economicamente
in un prossimo futuro e di intraprendere sforzi in tal senso, sono, oltre alla
durata del matrimonio, all’età dei coniugi e alla presenza di figli, il suo
stato di salute, la sua formazione, le sue condizioni finanziarie e la
situazione economica generale (DTF 115 II 10 consid. 4). In concreto la moglie,
ancora giovane, non è impedita dall’esercitare un’attività lucrativa dalla cura
ed educazione da dedicare a figli in giovane età (DTF 115 II 432 consid. 5; SJ
1994 pag. 91). In linea di principio quindi essa può lavorare a tempo pieno. La
convenuta sostiene di non esserne in grado poiché affetta da una pancreatite
recidivante, che l’avrebbe costretta a richiedere una rendita di invalidità AI
al 50%. La malattia è provata dagli atti medici prodotti e si è manifestata in
almeno cinque occasioni tra il 1987 e il 1996 con dolori, vomito, nausea e
febbre alta, anche per più di una settimana, oltre che con altri disturbi, e ha
richiesto in almeno due occasioni il ricovero in ospedale per alcuni giorni
(rapporto d’uscita 23 marzo 1988 doc. 4; rapporto medico 11 agosto 1994 doc. 5;
certificato medico 5 marzo 1996 doc. 3). Il medico curante ha precisato che
tale malattia potrà comportare frequenti assenze dal lavoro in futuro (doc. 3).
In siffatte circostanze si deve ammettere che la convenuta, sprovvista di una
formazione professionale specifica e affetta da malattia cronica, seppure non
invalidante al momento attuale, potrà reperire sul mercato del lavoro solo attività
limitate (cameriera, venditrice, aiuto domestico) e sarà più esposta a
possibili licenziamenti. Le può quindi essere imputato, al massimo, un reddito
mensile netto di fr. 1’800.–, corrispondente al suo salario assicurato ai fini
della disoccupazione, di fr. 2’213.– mensili (doc. 7) al netto delle consuete
deduzioni sociali. Oltre a ciò, essa beneficia di un onere di alloggio di fr.
500.– grazie alla compensazione di fr. 300.– per non meglio precisati “lavori”
che essa svolge per il locatore (verbale 31 ottobre 1996, pag. 2). Di tale attività
bisognerà tenere conto, ammettendo nel suo fabbisogno l’importo netto della
locazione.

 

b)   Per
stabilire la rendita di indigenza si deve considerare il quadro patrimoniale
complessivo delle parti. Il reddito del marito ammonta a fr. 5’400.– mensili
netti, come accertato dal Pretore, che si è riferito per calcolare il
contributo alimentare al decreto cautelare dell’11 novembre 1996 (consid. 5).
Gli importi indicati in tale decreto non sono contestati dalle parti e possono
quindi essere ripresi. Il fabbisogno del marito è di fr. 3’439.– mensili
(minimo del diritto esecutivo fr. 1’025.–, alloggio fr. 1’380.–, cassa malati
fr. 153.–, imposte fr. 881.–), al quale va aggiunto il noto supplemento del
20%, per un totale di fr. 4’126.–. La convenuta ha un fabbisogno di fr. 1’989.–
mensili (minimo del diritto esecutivo fr. 1’025.–, alloggio netto fr. 500.–,
cassa malati fr. 264.–, imposte stimate fr. 200.–), oltre al supplemento del
20%, per un totale di fr. 2’386.–. Essa ha quindi un ammanco di fr. 590.– (arrotondati),
che deve essere coperto dall’ex coniuge, il quale ne ha la possibilità
finanziaria, disponendo mensilmente di fr. 1’274.– (fr. 5’400.–./. fr.
4’126.–). La rendita di indigenza di fr. 590.– mensili dovrà essere corrisposta
per durata illimitata. Viste le condizioni di salute della convenuta, infatti,
un miglioramento della sua situazione economica non appare presumibile.
L’appello si avvera di conseguenza parzialmente fondato per quel che concerne
il contributo da versare all’appellata.

 

                                   7.   Gli oneri
processuali seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). In concreto
l’appellante ottiene causa vinta sul principio del divorzio, ma perde sul principio
della rendita di indigenza, pur ottenendo una consistente riduzione
dell’importo. Egli dovrà dunque sopportare 1/4 degli oneri processuali di
appello e avrà diritto alla rifusione di un’equa indennità per ripetibili
ridotte, l’appellata dovendo sopportare i 3/4 delle tasse e spese. La domanda
di assistenza giudiziaria presentata da quest’ultima, manifestamente indigente,
deve essere accolta, la sua posizione processuale non risultando sprovvista di
esito favorevole. L’esito dell’appello impone anche la modifica del giudizio
pretorile su spese e ripetibili, nel senso che tenendo conto della reciproca
soccombenza la tassa di giustizia e le spese devono essere poste a carico delle
parti in ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L’appello è parzialmente
accolto e la decisione impugnata è così riformata:

                                         

1.  Il matrimonio contratto tra __________ __________,
nato il __________ 1963, da __________ -__________ in __________, e __________
__________, nata __________ il __________ 1964, da __________u-__________ e
__________ in __________, è sciolto per divorzio.

2.  La domanda di separazione per tempo indeterminato
è dichiarata priva d’oggetto.

3.  __________ __________ è condannato a
versare a __________ __________ una rendita di indigenza giusta l’art. 152 CC
anticipatamente entro il 5 di ogni mese, di fr. 590.–, importo riferito
all’indice nazionale dei prezzi al consumo del mese di dicembre 1996 e da
adeguare ogni anno, il 1° gennaio, in base all’indice del mese di novembre precedente.

4.  La tassa di giustizia unica di fr.
1’200.– e le spese di fr. 250.– sono poste a carico delle parti in ragione di metà
ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                         Per il resto la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   II.   __________ __________ è
ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio
dell’avv. __________ __________.

 

                                   III.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr.  550.–

                                         b) spese                         fr.   
50.– 

                                                                                fr. 
600.–

                                         già
anticipati dall'appellante, sono posti per 1/4 a carico dell’attore e per 3/4
della convenuta, che rifonderà a __________ __________ fr. 800.– a titolo di
ripetibili ridotte di appello.

 

                                 IV.   Intimazione:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________i, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria