# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7b461bdf-9d02-5a62-b2b9-eab92fa92e86
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 30.07.2003 INC.2003.28104
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-28104_2003-07-30.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.28104

  	
  Lugano

  30 luglio 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sull'istanza di libertà provvisoria
  presentata il 21/22 luglio 2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________, 

  attualmente detenuto presso le Carceri pretoriali di
  Bellinzona

  (patrocinato dall'avv. __________)

  

 

e qui trasmessa il 25/28 luglio
2003 con preavviso negativo dal Procuratore pubblico __________;

 

 

viste le osservazioni 29 luglio
2003 dell’accusato, che conferma contenuti e conclusioni dell’istanza;

 

 

letti ed esaminati gli atti, in
particolare (e per quanto concerne l'inc.  __________/2003) quelli successivi
al 30 giugno 2003;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

in fatto e in
diritto

 

 

 

che:

 

 

-     
__________ è stato arrestato il 7 maggio 2003, con contestuale
promozione dell’accusa nei suoi confronti per infrazione aggravata sub.
semplice, alla LFStup (art. 19 cifra 1 e 2 lett. c. LFStup), ciò nell’ambito
dell’inchiesta denominata “indoor”, avente per oggetto il perseguimento di
produttori di canapa indoor per la successiva rivendita quale prodotto
stupefacente; in data 9 luglio 2003 la promozione dell’accusa è stata estesa
all’aggravante della banda di cui all’art. 19 cifra 2 lett. b LFSup;

 

-     
pure il 7 maggio 2003, a __________, nell’ambito della suddetta
inchiesta, sono stati perquisiti i locali della __________ SA, nell’ambito
della quale l’accusato sembra svolgere funzioni dirigenziali;

 

 

-     
l'arresto è stato confermato dal GIAR il giorno 8 maggio 2003,
ritenuti presenti gravi indizi di colpevolezza, pericolo di fuga e necessità
istruttorie (doc. _ inc. GIAR __________);

 

 

-     
il 30 maggio 2003, il GIAR ha respinto una prima istanza di
libertà provvisoria presentata dall'accusato, confermando presenza di gravi indizi
di colpevolezza e necessità istruttorie (GIAR 30.05.2003, inc. __________);
nella decisione in questione si è ritenuto superfluo approfondire nuovamente la
questione del pericolo di fuga, ritenuto che la presenza di necessità
istruttorie, in uno con i gravi indizi di colpevolezza, é sufficiente per
giustificare il mantenimento della misura cautelare. Contro la decisione di
questo ufficio, l'accusato ha ricorso alla CRP con atto del 6 giugno 2003 (doc.
_, inc. GIAR __________); la CRP ha respinto il ricorso con decisione 25 giugno
2003, riconoscendo l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e
concreti pericoli di collusione e di inquinamento delle prove legati ai bisogni
dell’istruttoria (doc. _, inc. GIAR __________); 

 

 

-     
il 20 giugno 2003 (pendente il reclamo alla CRP) l’accusato ha
presentato una seconda istanza di libertà provvisoria, che il GIAR ha respinto
con decisione 30 giugno 2003, ribadendo la presenza di gravi indizi di
colpevolezza e di necessità istruttorie (GIAR 30.06.2003, inc. __________);

 

 

-     
il 21 luglio 2003, l’accusato ha presentato l’istanza di libertà
provvisoria ora in esame; con la nuova istanza si fanno valere, quali nuovi
elementi a favore della messa in libertà, “il lungo tempo trascorso
dall’arresto e dall’ultima decisione in merito alla libertà provvisoria”, che
fanno sì che la carcerazione ha raggiunto una “durata record” nell’ambito
dell’inchiesta “indoor” e quindi un richiamo ad “un giudizio equilibrato sulla
proporzionalità del carcere preventivo”, nonchè l’assenza di un concreto
pericolo di collusione e di inquinamento delle prove, come pure di un pericolo
di fuga, quest’ultima esclusione in ragione della relazione sentimentale
dell'accusato con persona domiciliata in Ticino (Istanza 21 luglio 2003).

Il preavviso negativo del Procuratore pubblico, ribadisce il perdurare di
necessità istruttorie/pericolo di collusione e di inquinamento delle prove
(confronti con i correi che hanno posizioni divergenti rispetto a quelle
dell’accusato, che ha una “ostinata posizione di diniego di qualsiasi suo
coinvolgimento nei traffici di canapa a scopo stupefacente”), stante anche
l'indole dell'accusato, “autoritaria” e quindi “intimidatoria, soprattutto con
i suoi ex dipendenti”, con conseguente “notevole pericolo di interferenza da
parte sua sulla loro spontaneità e linearità”, come pure il pericolo di fuga;

 

 

-       
con le osservazioni del 29 luglio 2003, la difesa contesta
nuovamente che vi sia un pericolo di collusione e di inquinamento delle prove
“concreto e probabile”, segnatamente che l’accusato abbia un’indole
“intimidatoria” e che possa pertanto esercitare indebite influenze sugli
ex-dipendenti della __________ SA; ritiene pure pretestuosa la necessità
avanzata dal magistrato inquirente di procedere a dei confronti e ribadisce che
il pericolo di fuga è inesistente;

 

 

 

-       
l'istanza, proveniente dall'accusato e detenuto, è presentata da
persona legittimata; questo giudice non può certo, anche nell’esame di questa
terza e nuova istanza di libertà provvisoria, prescindere dalle considerazioni
contenute nella sentenza 25 giugno 2003 della CRP, per nulla smentite (o anche
solo indebolite) dall'istanza qui in discussione;

 

 

-     
va pertanto ribadito che i gravi indizi di colpevolezza, anche
con riferimento all'effettivo ruolo svolto da __________ (e, conseguentemente,
al suo effettivo grado di responsabilità), sono dati e presenti (pur con
riserva dei necessari approfondimenti) così come indicati dalla CRP (sentenza
25 giugno 2003, cons. 2):

 

"..
- è nella fattispecie pacifico, considerato come l'effettiva attività di
__________ SA (di proprietà di __________ ed __________, latitanti all'estero)
ed il coinvolgimento del ricorrente nei fatti di cui all'inchiesta penale
trovino riscontro agli atti. __________, già collaboratore della citata
società, ha infatti riferito che "(…) l'unica finalità era il mercato
degli stupefacenti" (verbale di interrogatorio PP 8.5.2003, p. 2, cfr.
anche p. 3; cfr. inoltre verbale di interrogatorio PP 27.5.2003, ore 16.45, p.
4), che "(…) venivano distillati dopo l'essicazione solo i rami e le
foglie di canapa e fiori piccoli, mentre i fiori essicati e depositati nei
bidoni blu venivano portati via di notte per essere commercializzati come
stupefacenti, (…)" (verbale di interrogatorio PO 8.5.2003, p. 2) e che
"quando veniva di notte il furgone della "Post Express",
ricordo che alla guida vi era un uomo, non era un postino, e __________ lo
aiutava a caricare i bidoni di fiori di canapa essicati, (…)" (verbale
di interrogatorio PO 8.5.2003, p. 2 e 3). Non era inoltre un semplice impiegato
della società, ma "(…) era il capo e l'intermediario tra i __________ e
noi dipendenti" (verbale di interrogatorio PO 13.5.2003, ore 10.00, p.
3); lui del resto "(…) era il responsabile del posto e inoltre
comandava tutto il personale e lui personalmente si occupava di aprire quelle
porte che erano sotto sicurezza" (verbale di interrogatorio PP
27.5.2003, ore 16.45, p. 3; cfr. anche verbale di interrogatorio PO 7.5.2003,
ore 11.20, p. 3) e determinava l'accesso al locale distilleria [il ricorrente
"(…) digitava il codice per l'apertura elettronica della porta
d'accesso al locale distilleria ubicato al primo piano (è sempre stato lui ad
aprirmi quella porta e nessun altro)", verbale di interrogatorio PP
27.5.2003, ore 16.45, p. 2; "(…), io da allora non ho mai più potuto
accedere al piano superiore poiché mi era stato drasticamente proibito da
__________, non sono in grado di dire dove finissero con certezza i fiori di
canapa essicati e depositati nei bidoni blu. Io sono sempre stato in fiducia a ciò
che __________ mi diceva cioè che i fiori di canapa secchi venissero lambiccati
(…)", verbale di interrogatorio PO 7.5.2003, ore 11.20, p. 6 e 7],
dove - contrariamente a quanto sostiene il ricorrente (cfr. per es. verbale di
interrogatorio PP 17.6.2003) - "(…) i fiori che venivano distillati
erano ben pochi e quei pochi erano piccoli o presentavano muffa"
(verbale di interrogatorio PO 26.5.2003, ore 15.20, p. 2). Per il che "(…)
egli non poteva non conoscere la destinazione della canapa prodotta dall'attività
da lui diretta" (decisione 30.5.2003, p. 3)."

 

 

-     
anche le necessità istruttorie (sentenza CRP citata, cons. 3.1)
sono tutt’ora presenti e concrete, così come già indicato dall'istanza
superiore:

 

   "Come
detto, il ricorrente non era un "semplice impiegato", ma
"(…) era il capo e l'intermediario tra i __________ e noi dipendenti"
(verbale di interrogatorio 13.5.2003, ore 10.00, p. 3); ne discende quindi come
il suo ruolo all'interno di __________ SA fosse ben più rilevante di quanto
voglia far intendere, ciò che rende concreto il pericolo di collusione e di
inquinamento delle prove. Il commercio di canapa riconducibile alla suddetta
ditta aveva un giro di affari di milioni di franchi (cfr. verbale di
interrogatorio PP 8.5.2003 di __________, p. 3), per cui si può ritenere che il
ricorrente - quale "uomo di fiducia" di __________ ed
__________ ("Devo dire che __________ e il figlio __________ all'inizio
non si vedevano quasi mai, mentre durante i periodi di raccolto della canapa
erano presenti quasi giornalmente e anche __________ dava delle direttive, ma
posso dichiarare che il capo e direttore di tutto era __________ ",
verbale di interrogatorio PO 21.5.2003, ore 09.00, p. 4) - faccia, se
scarcerato, tutto quanto in suo potere per sminuire la credibilità delle prove,
e ciò anche considerato che "il valore di queste dichiarazioni è quindi
ancora tutto da dimostrare" (ricorso 6/10.6.2003, p. 3). Certo, il
fatto che abbia esercitato il diritto di tacere o che abbia contestato le
accuse mosse a suo carico non è sufficiente per giustificare un pericolo di
collusione (cfr. sentenza TF 20.11.2002 in re X., inc. 1P.577/2002/dxc; cfr.
anche M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 21 ad art. 95 CPP);
nondimeno, dagli atti (cfr. verbali di interrogatorio PO 21.5.2003, ore 09.00,
23.5.2001, ore 10.22, PP 20.6.2003, ore 10.20) si evince che __________ SA
agiva in collaborazione con persone facenti capo ad altre società, i cui ruoli
e le cui mansioni all'interno di quella che sembra un'organizzazione dedita al
traffico di stupefacenti devono ancora essere chiariti, ritenuto altresì che il
rischio di collusione può aumentare in presenza di un accusato che faccia parte
di un'organizzazione criminale con membri ancora in libertà, come nella
fattispecie (M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 25 ad art. 95 CPP).
Allo stadio attuale del procedimento la scarcerazione di __________, uomo di
punta in seno a __________ SA ["Con i __________ è arrivato anche il
direttore __________ (…)", verbale di interrogatorio PP 8.5.2003 di
__________, p. 2], appare pertanto prematura. Ciò esclude quindi l'adozione di
una misura sostitutiva a' sensi dell'art. 96 CPP, essendo tali misure notoriamente
inadatte a scongiurare il pericolo di collusione (cfr. M. RUSCA / E. SALMINA /
C. VERDA, op. cit., n. 2 ad art. 110 CPP)."

 

 

-       
le circostanze indicate (a poco più di un mese dalla sopra citata
decisione dell’istanza superiore) non sono mutate, nè sono state nel frattempo
smentite o confutate da nuovi elementi; il ruolo di punta dell’accusato in seno
a __________ SA e il suo coinvolgimento consapevole nel traffico illecito di
ingenti quantitativi di fiori di canapa destinati ad uso stupefacente, ha anzi
trovato conferma recentemente nelle dichiarazioni di __________ (cfr. verb. PP
23 luglio 2003 p. 5 e 7) là dove, riferendosi a __________ , questi afferma
che:

”era lui il responsabile di tutto quello che si faceva alla __________. Dava
gli ordini agli operai, distribuiva le mansioni, comandava tutti i dipendenti.
Gerarchicamente non c’era nessuno sopra di lui salvo il __________ come
proprietario. Era lui che mi diceva cosa fare nel locale distilleria e che mi
apriva la porta d’accesso sia per entrare sia per uscire. Mi aveva anche
impartito l’ordine di non far entrare nessuno nel locale distilleria anche in
quelle occasioni in cui la porta rimaneva aperta perchè andava via la corrente
e il meccanismo elettronico non funzionava”

 

       e,
riferendo delle sue mansioni, aggiunge:

”Confermo che nei bidoni blu con coperchio nero da 120 litri l’uno, venivano
stoccati solo i fiori secchi di canapa che non venivano da me distillati come
ho già indicato. I bidoni pieni venivano carcati sul furgone giallo della
__________ mentre io lambiccavo sopra. Era __________ o lo __________ che poi
mi chiamavano al telefono o venivano di sopra a dirmi che il furgone era carico
e che dovevo quindi portarli a __________ presso il deposito della __________
dove io trovavo sempre lo __________ siccome lui aveva la chiave del deposito
che nè io nè il __________ l’avevamo. Sul furgone ci stavano circa 40 bidoni e
la prima volta che ho dovuto effettuare il trasporto a __________ nel corso del
mese di giugno 2002, avevo anche constatato che una parte di questi bidoni era
piena di fiori secchi e l’altra era vuota ... altri viaggi analoghi da
__________ a __________ con i bidoni li ho effettuati nel corso del mese di
settembre 2002 e posso quantificare complessivamente i viaggi da me fatti in
circa 6-7 viaggi sempre col furgone pieno di bidoni di cui almeno la metà pieni
e l’altra vuoti ... ogni bidone conteneva circa 6-7 kg di fiori secchi da quel
che potevo stimare io alzandolo. Potrebbero però anche essere di più nel senso
di 8-10 kg siccome io non ho mai pesato i bidoni perchè lo facevano presso la
__________ ”

 

 

-      va
dunque ribadito quanto già detto dal GIAR nella decisione 30 giugno 2003 e
meglio che, se è vero che il carcere preventivo non può (e non deve) essere
utilizzato per ottenere confessioni, è altrettanto vero che chi delinque in correità con altri deve
sopportare almeno in parte anche le necessità istruttorie che valgono nei loro
confronti, e non solo quelle strettamente legate alla sua personale posizione –
almeno fino a quando ciò sia compatibile con il principio della proporzionalità
(GIAR 19 agosto 1999 in re L., inc. 386.1999.9, cons. 4 d.) e che un accusato
che non collabora (come suo diritto) può dover in qualche modo sopportare le
eventuali conseguenze che questa scelta potrebbe avere sull'evoluzione ed i
tempi dell'istruttoria, in particolare se i fatti si sono svolti in un lasso di
tempo importante, hanno molte ramificazioni, anche a livello internazionale,
necessitano, per il chiarimento, l'espletamento di numerosi interrogatori e
verifiche documentali e non tutti gli indagati sono (al momento) presenti all'inchiesta
(cfr. SJ 1998 p. 247; GIAR 386.99.9, sentenza 19.08.1999 in re L. cons. 2. d.);

 

 

-      vi
è in particolare l’esigenza istruttoria di mettere l’accusato – che persiste
nel negare ogni sua responsabilità – a confronto con le altre persone implicate
nell’inchiesta , che lo coinvolgono con le loro dichiarazioni; la posizione
negatoria dell’accusato e il suo “fare autoritario” (attestato da __________ ;
cfr. verb. PP 23 luglio 2003 p.5) rendono palesi il pericolo di collusione e di
inquinamento delle prove e la necessità di procedere ai confronti con
l’accusato in stato detentivo;

 

 

-     
il perdurare del carcere preventivo non è, a tutt’oggi, lesivo
del principio di proporzionalità , ritenuto che nei confronti dell’accusato
vengono ipotizzate infrazioni aggravate alla LFStup (art. 19 cifra 2 lett. b e
c LFStup). Il magistrato inquirente dovrà comunque procedere celermente agli
accertamenti (o atti istruttori) mancanti , (come peraltro sembra avvenire:
cfr. allegati al preavviso negativo, doc. _ inc. GIAR __________), segnatamente
ai confronti; la (sola) latitanza di alcuni compartecipi potrà, in futuro, non
essere più sufficiente a giustificare (dal profilo della proporzionalità) il
mantenimento della privazione di libertà;

 

 

-     
in conclusione, l’istanza in discussione, nella misura in cui è
ricevibile, deve essere respinta con la presente decisione, esente da tassa e
da spese giudiziarie (art. 39 lett. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci
giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1
lett. a CPP).

 

 

P.Q.M.

 

 

 

richiamati gli artt. 19 cifra 2 e
1 LFStup, 95 ss, 96, 102, 107, 108, 280 e 284 CPP,

 

 

 

decide

 

 

 

1.      L’istanza
di libertà provvisoria, nella misura in cui è ricevibile, è respinta.

 

 

2.      Non
si percepiscono nè tassa né spese giudiziarie.

 

 

3.      Contro
la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali entro dieci
giorni dall’intimazione.

 

 

4.      Intimazione:

-       
avv. __________, per sé e per l’istante;

-       
Procuratore pubblico __________ 

(con copia delle
osservazioni 29 luglio 2003 dell’accusato).

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
__________