# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9fec84ed-80a0-5958-b5a9-677502eef668
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-10-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 28.10.1998 52.1998.249
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-249_1998-10-28.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00249-257

   

  	
  Lugano

  28 ottobre 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

 

statuendo
sui ricorsi 10 e 14 settembre 1998 di

 

 

	
   

  	
  a)  Comune di __________

   

  b)  __________

        patrocinata da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 25 agosto 1998, no. 3762, del Consiglio di Stato che annulla la
  licenza edilizia 21 gennaio 1998 rilasciata dal municipio di __________
  all'insorgente per la costruzione di uno stabile d'appartamenti nel centro
  storico (part. n. __________ RFD);

  

 

 

viste le risposte:

-    15 settembre 1998 della __________;

-    23 settembre 1998 del Consiglio di
Stato;

-    25 settembre 1998 di __________;

al ricorso sub a);

 

 

-    23 settembre 1998 del Consiglio di
Stato;

-    25 settembre 1998 di __________;

-      6 ottobre 1998 del municipio di
__________;

al ricorso sub b);

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   La __________ (in seguito:
__________), qui ricorrente, è proprietaria di un vecchio stabile industriale,
situato a __________ nella zona del centro storico (part. n. __________ RFD) e
chiuso da anni in seguito a cessazione dell’attività.

                                         Il 31 ottobre 1997 la
ricorrente ha chiesto al municipio di __________ il permesso di demolirlo per
costruire al suo posto uno stabile d'appartamenti, strutturato su sette livelli,
di cui due adibiti a cantina ed autorimessa e cinque ad uso abitativo.

Il progetto è stato elaborato d'intesa con la Commissione
protezione del nucleo.

Alla domanda si è fra gli altri opposto __________,
proprietario di una casa d'abitazione situata nella immediate vicinanze (part.
n. __________ RFD), contestando l'intervento per motivi che ha successivamente
ripreso e sviluppato in sede di ricorso.

 

 

                                  B.   Raccolto il preavviso
favorevole dell'autorità cantonale, il 21 gennaio 1998 il municipio ha
rilasciato la licenza richiesta, respingendo le opposizioni dei vicini.

Contro questa decisione __________ è insorto davanti al Consiglio
di Stato, chiedendone l'annullamento.

Eccepita la violazione del diritto di essere sentito,
l’insorgente ha sostanzialmente contestato la conformità dell’intervento per rapporto
all’art. 22 NAPR, che nella zona del centro storico ammette unicamente
interventi di tipo conservativo (cpv. 2 lett. a) e rispettosi delle volumetrie
e delle tipologie esistenti (cpv. 2 lett. b), ad esclusione di qualsiasi
demolizione che non risulti giustificata da motivi di sicurezza (cpv. 2 lett.
c).

 

 

                                  C.   Con giudizio 25 agosto 1998
il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso, cassando la licenza impugnata.

Dopo aver rilevato come l’art. 22 NAPR risulti superato dalle
normative del piano di protezione del centro storico (PPCS) entrate
successivamente in vigore, il Governo ha in sostanza ritenuto che la
costruzione si ponesse in manifesto contrasto con le disposizioni relative alle
aree verdi ed ai piazzali.

L'altezza e la volumetria dell'immobile sono invece state
ritenute conformi.

 

 

                                  D.   Contro il predetto giudizio
governativo si aggravano davanti al Tribunale cantonale amministrativo la
__________ ed il comune di __________, chiedendo il ripristino della licenza
annullata.

 

a) Rievocati i fatti salienti, la __________ contesta con dovizia
di argomenti che il progetto disattenda le prescrizioni sulle aree verdi. Le
norme di zona, osserva, non vietano la demolizione di immobili dismessi ed
irrecuperabili come quello in esame. Le nuove costruzioni non sarebbero
soggette a particolari prescrizioni. L'unico limite sarebbe dato dall'obbligo
di "collegarsi armoniosamente con le costruzioni limitrofe e
contribuire a ricostruire il tessuto urbano”, sancito dall’art. 7 norme di
attuazione del PPCS (NAPPCS). L'autorità comunale disporrebbe quindi di un
ampio potere di apprezzamento nella determinazione delle modalità di intervento
ammissibili. Potere, che non potrebbe essere limitato da rigide ed incongruenti
prescrizioni sulle aree verdi.

Un simile limite, obietta, vanificherebbe quella flessibilità
che si è voluto conferire alle norme di zona al fine di perseguire efficacemente
gli obbiettivi del piano di protezione del centro storico. A maggior ragione,
questa conclusione si imporrebbe nel caso concreto, ove la configurazione a
forma di "P" dell'area verde definita sul fondo da edificare
ostacolerebbe qualsiasi ragionevole utilizzazione del sedime. Prova della bontà
delle sue allegazioni sarebbe data dal fatto che né il municipio, né la commissione
di protezione del centro storico hanno rilevato l'esistenza del contrasto
ritenuto dal Consiglio di Stato.

Ma anche se tale difformità fosse effettivamente data,
conclude l'insorgente, sarebbero comunque date le premesse per concedere una
deroga. In ossequio al principio di proporzionalità, il Consiglio di Stato
avrebbe quindi dovuto rinviare gli atti al comune affinché la licenza venisse
subordinata alla condizione di dotare la costruzione di una superficie verde
equivalente.

Analoghe considerazioni varrebbero per il contrasto ravvisato
dal Consiglio di Stato fra il progetto e le prescrizioni relative ai piazzali.
Il "piazzale" definito dal PPCS sul terreno della ricorrente sarebbe
in realtà uno spazio vuoto, ovvero un cavedio, che separa la costruzione
esistente dalla strada retrostante.

 

b) In soccorso della __________ è insorto anche il comune di
__________, asserendo che l'esigenza sancita dall’art. 7 NAPPCS di inserire
adeguatamente le nuove costruzioni nel contesto del tessuto urbano circostante
impone di prescindere dai vincoli relativi alle aree verdi ed ai piazzali.

 

 

                                  E.   All'accoglimento dei ricorsi
si oppone il Consiglio di Stato senza formulare particolari osservazioni.

Ad identica conclusione perviene l'opponente __________,
contestando partitamente le tesi dei ricorrenti con argomenti che per quanto
necessario verranno ripresi nei seguenti considerandi.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La legittimazione attiva dei
ricorrenti è certa.

Le impugnative, tempestive, sono dunque ricevibili in ordine.

Essendo fondate sulla medesima fattispecie, possono essere
decise con un unico giudizio (art. 51 PAmm) sulla base degli atti (art. 18 cpv.
1 PAmm). Il sopralluogo chiesto dalla __________ non appare invero atto a
procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti ai fini
del giudizio. La configurazione delle aree verdi e le caratteristiche del
progetto in discussione sono desumibili dalle rappresentazioni grafiche del
PPCS e dai piani annessi alla domanda di costruzione.

 

 

                                   2.   Giusta l’art. 22 cpv. 1
NAPR, nella zona del centro storico, ogni domanda di costruzione sarà
singolarmente esaminata nel contesto delle disposizioni di cui al cpv. 2 e
della legislazione cantonale che regge la materia.

                                         Il secondo capoverso di
tale norma dispone che ogni progettazione dovrà uniformarsi ai seguenti
criteri:

 

“a) ogni intervento dovrà essere fondato su criteri
conservativi, nel rispetto delle caratteristiche ambientali;

 b)  trasformazioni e riattamenti dovranno essere contenuti
nei limiti delle volumetrie e delle tipologie esistenti; i materiali dovranno essere
di tipo tradizionale;

 c)  non sono concesse demolizioni ad eccezioni di
quelle giustificate da motivi di sicurezza.”

 

L’art. 1 NAPPCS stabilisce che il campo di applicazione delle
disposizioni di attuazione del piano è circoscritto “(...) al comprensorio
del Piano Particolareggiato del Centro Storico indicato sul Piano di
Protezione”.

“All’interno di questo comprensorio”, prosegue la
norma in esame, “restano validi tutti vincoli, le indicazioni e le norme di
PR che non risultano in contrasto con il PP o che non siano sostituiti da
indicazioni specifiche dello stesso”.

 

Il fondo della ricorrente __________ è incluso nel
comprensorio del PPCS. I limiti degli interventi ammissibili sono quindi
definiti dalle NAPPCS e dalle NAPR nella misura in cui tali disposizioni non
risultano in contrasto con il PP o siano state sostituite da indicazioni
specifiche dello stesso.

 

 

                                   3.   L'art. 1 lett. b delle
NAPPCS definisce le finalità e la metodologia dello strumento pianificatorio in
questi termini:

 

"Gli interventi
protettivi tendono a conservare le tracce materiali delle strutture che hanno
contrassegnato gli edifici nel corso dei secoli.

  In tali interventi si farà
ricorso ai tre strumenti qui di seguito elencati:

 a)  la normativa generale

 b)  la definizione delle diverse categorie di
intervento, indicate sul piano con colorazioni differenziate

 c)  la precisazione delle aree verdi in cui è vietato
costruire, quali sono i cortili, i piazzali e le zone verdi"

 

La normativa generale (art. 2 NAPPCS) si limita ad indicare
che "entro il perimetro definito è vietato demolire prima delle necessarie
verifiche condotte ad opera dell'Ufficio tecnico comunale."

L’art. 3 NAPPCS stabilisce invece le seguenti “categorie
d’intervento”:

 

“    - R.I.    Restauro
integrale

  - R.P.C.   Restauro
parziale conservativo

  - R.P.1.   Resturo parziale
di tipo 1

  - R.P.2.   Restauro
parziale di tipo 2

  - C.          Cortili
interni

  - V.          Aree verdi

  - P.          Piazzali

  - (...)”

 

La "categoria di intervento" del restauro parziale
di tipo 2 (R.P.2.), alla quale è assegnato il fondo della __________, è disciplinata
dall'art. 7 NAPPCS come segue:

 

"Concerne le costruzioni
recenti o recentemente modificate in modo profondo, che si aggiungono a
strutture in apparenza fatiscenti.

  E' lecito demolire queste
costruzioni, dopo la verifica prescritta dall'art. 2 e solo se è stata
presentata  una domanda preventiva corredata dalle indizioni planovolumetriche
della ricostruzione proposta.

  Il nuovo edificio dovrà
collegarsi armoniosamente con le costruzioni limitrofe e contribuire a
ricostruire il tessuto urbano.

  (...)

  Il PPCS indica per casi
specifici i limiti della nuovo costruzione che dovrà essere contenuta tra la
linea di costruzione e la linea di profondità.

  L'altezza è stabilita in
tre piani.

  (...)"

 

La norma succitata si contrappone alle prescrizioni che
regolano il "restauro integrale" (art. 4 NAPPCS) ed il "restauro
parziale conservativo" (art. 5 NAPPCS), ove sono imposti vincoli più o meno
rigidi di mantenimento delle costruzioni esistenti. Essa si affianca all'art. 6
NAPPCS, che disciplina invece il "restauro parziale di tipo 1".

Rispetto a quest'ultimo tipo di interventi, il restauro
parziale di tipo 2 è il più permissivo. Esso ammette infatti la demolizione
delle costruzioni esistenti, disponendo unicamente che "il nuovo edificio
dovrà collegarsi armoniosamente con le costruzioni limitrofe e contribuire a
ricostruire il tessuto urbano".

La libertà accordata dall'art. 7 NAPPCS non è comunque
limitata soltanto dall'obbligo di inserire adeguatamente la nuova costruzione
nel contesto urbano circostante, ma soggiace anche al terzo ordine di vincoli
sancito dall'art. 1 lett. b NAPPCS, ovvero ai divieti di costruzione fissati a
carico di determinati aree "quali sono i cortili, i piazzali e le zone
verdi" (cfr. art. 1 lett. b, cpv .c NAPPCS).

Per le aree verdi, alle quali "appartengono le superfici
utilizzate attualmente come giardini ed orti (...) oppure le aree
inutilizzate" vige in particolare un tassativo vincolo di inedificabilità.
L’art. 10 NAPPCS dispone in effetti che "su queste superfici", chiaramente
definite dalla rappresentazione grafica del PPCS, "è vietato
costruire". "Pertanto", sottolinea ancora la norma in questione,
"esse avranno sempre la funzione di aree verdi, orti e giardini".
Sempre, dice l’art. 10 NAPPCS, che per evidenziare la natura inderogabile del
divieto stabilisce ancora che "è proibito utilizzarle come posteggi per
autovetture oppure come aree di deposito".

 

 

                                   3.   Nel caso concreto, parte
del fondo della ricorrente __________ è gravata da un vincolo di area verde.
Dalla rappresentazione grafica del PPCS si evince che tale vincolo colpisce i
subalterni "i" e "l", intavolati a RF come
"orto", rispettivamente come "giardino-orto", nonché il
subalterno "h", descritto invece come "cortile".

Ora, il progetto in esame prevede l'integrale edificazione di
questi sedimi. Ciò costituisce una manifesta, significativa, insanabile
violazione del vincolo di area verde istituito a loro carico dal PPCS.

Contrariamente a quanto assumono i ricorrenti, il vincolo in
questione non è semplicemente indicativo.

La formulazione degli art. 1 lett. b cpv. c e 10 NAPPCS
esclude categoricamente una simile interpretazione. Né questa può essere
accreditata in base alle NAPR. Il divieto di costruzione è imperativo e
colpisce anche il cortile (sub h), benché questo non si presenti attualmente né
come orto, né come giardino. L'art. 10 NAPPCS annovera in effetti fra le aree
verdi anche quelle inutilizzate.

Dall'obbligo di collegare armoniosamente le nuove costruzioni
con quelle limitrofe in modo da contribuire a ricostituire il tessuto urbano
non può essere dedotto alcunché a favore delle tesi ricorsuali. Le aree verdi
definite dal PPCS limitano invero le possibilità edificatorie del fondo della
__________, ma non pregiudicano comunque in misura significativa le possibilità
di realizzare opere convenientemente inserite nel tessuto urbano circostante.

Invano la beneficiaria della licenza annullata si richiama al
principio di proporzionalità per sollecitare la concessione di una deroga. Il
divieto di costruzione che grava i subalterni "i", "h" e
"l" è tassativo e non ammette eccezioni. In difetto di una base legale
che lo consenta, non è lecito derogarvi.

La sua applicazione secondo il chiaro tenore letterale non
porta d'altro canto a risultati aberranti, sicuramente non voluti dal legislatore
comunale. Ampie rimangono comunque le possibilità di edificare sul fondo
costruzioni opportunamente integrate fra gli edifici circostanti.

Irrilevante, dal profilo della licenza edilizia, è poi il
fatto che il progetto sia stato elaborato sulla scorta delle indicazioni
fornite dalla commissione speciale per la protezione del nucleo. Tale
circostanza non permette di prescindere dal principio di legalità, autorizzando
un intervento lesivo di chiare disposizioni del diritto comunale autonomo.
Tanto meno può essere opposta al resistente __________, che non è stato
coinvolto nella fase di progettazione. Nemmeno la ricorrente invoca del resto
il principio della buona fede per conseguire la licenza richiesta.

Nemmeno il fatto che il Consiglio di Stato abbia rilevato la
violazione d’ufficio e non in seguito ad un’esplicita eccezione dell’opponente
giova alla ricorrente __________. Il Consiglio di Stato esamina liberamente
tutte le questioni di fatto e di diritto e non è vincolato né alle domande, né
alle eccezioni delle parti.

 

 

                                   4.   Analoghe considerazioni si
impongono con riferimento al piazzale che il PPCS definisce tra la strada comunale
e la facciata della costrizione esistente.

Il fatto che quest'area sia in realtà costituita da un
cavedio non permette di ignorare il divieto di costruire espressamente sancito
dall'art. 1 lett. b cpv. c NAPPCS a carico delle superfici definite come "piazzali".

 

 

                                   5.   Sulla scorta delle
considerazioni che precedono i ricorsi vanno quindi respinti, confermando il
giudizio governativo impugnato siccome immune da violazioni del diritto.

La tassa di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza.

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 21 LE; 22 NAPR; 1, 7, 10, 11 NPPCS di __________; 3, 18, 28, 31, 60,
61 PAmm

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   I ricorsi sono respinti.

 

 

                                   2.   Le spese e la tassa di
giustizia di fr. 1'000.-- sono a carico dei ricorrenti in parti uguali.

 

 

                                   3.   I ricorrenti rifonderanno
fr. 1'000.-- a testa al resistente a titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario