# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 651a2e8c-41f4-558e-b216-c56e5cbd7091
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.09.2018 32.2017.188
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-188_2018-09-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.188

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  12 settembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 31 ottobre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 26 settembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1958,
precedentemente attivo nel commercio d’olio di oliva, nel mese di dicembre 2010 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti indicando, quale danno alla salute, una
depressione (doc. 7 inc. AI).

 

                                         Esperiti gli accertamenti
medici necessari, tra cui una perizia psichiatrica a cura del CPAS (Centro
peritale delle assicurazioni sociali) ed una valutazione internista eseguita
dal dr. med. __________, attivo presso il SMR (Servizio medico dell’AI), ritenendo
l’assicurato totalmente inabile nella sua attività indipendente ma abile al 20%
in attività adeguate, con tre decisioni dell’11 luglio 2012 (preavvisate il 18
aprile 2012) l’Ufficio AI, dopo aver proceduto al consueto raffronto dei
redditi, ha riconosciuto il diritto ad un quarto di rendita dal 1° luglio 2011
(doc. 35 e 41 - 42 incarto AI).  

 

                               1.2.   Avviata d’ufficio nell’agosto
2012 una procedura di revisione, l’amministrazione ha ordinato l’esecuzione di
una perizia pluridisciplinare eseguita dal SAM (Servizio di accertamento
dell’AI). Tenuto conto del rapporto 14 maggio 2013 di detto servizio – che ha valutato
l’assicurato abile al lavoro nella misura del 65% per l’attività da ultimo
esercitata come in altre attività adeguate –, e del rapporto 18 maggio 2013 del
consulente in integrazione professionale (in seguito consulente IP), con
decisione 13 settembre 2013, preavvisata il 16 maggio 2013, l’amministrazione
ha soppresso la rendita, togliendo l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.

                                        Il ricorso contro la
succitata decisione è stato respinto dal TCA con sentenza del 2 settembre 2014
(inc. 32.2013.184).

 

                               1.3.   Con decisione 7 aprile 2016,
l’Ufficio AI, sulla base della perizia CPAS del 30 settembre 2015 – concludente
per una totale inabilità al lavoro nell’abituale attività ma un’abilità del 30%
in attività adatte con probabile aumento della capacità al lavoro al 50% dopo
“riallenamento professionale” nell’arco di sei mesi/un anno (doc. 101 inc. AI)
- e dopo raffronto dei redditi, ha respinto la (nuova) domanda di prestazioni
inoltrata nel settembre 2014 dall’assicurato (doc. 118 inc. AI).

                                         Con sentenza 25 luglio
2016 questa Corte, confermata la necessità di “una valutazione
pluridisciplinare SAM di decorso” ammessa in sede di risposta di causa, ha
accolto il ricorso dell’assicurato disponendo il rinvio degli
atti all’amministrazione “affinché proceda ad una valutazione peritale
pluridisciplinare con consecutiva nuova valutazione economica e renda in
seguito una nuova decisione formale sul diritto di RI 1 a prestazioni”
(inc. 32.2016.49). 

 

                               1.4.   Dopo aver ordinato una nuova
perizia pluridisciplinare, dal cui rapporto 31 maggio 2017 risulta che i periti
hanno ritenuto un aggravamento clinico a decorrere dal 19 settembre 2013
(corrispondente all’inizio della terapia presso l’attuale specialista curante)
ma una stabilità rispetto alla perizia CPAS del 2015 e quindi confermato una
totale inabilità lavorativa nell’abituale professione e del 70% in attività
adeguate, l’Ufficio AI ha proceduto al raffronto dei redditi. Non risultando
alcuna invalidità, con decisione del 26 settembre 2017, preavvisata il 13
luglio 2017, l’amministrazione ha nuovamente negato il diritto alla rendita.

 

                               1.5.   Contro
la succitata decisione l’assicurato, rappresentato da RA 1, ha interposto il
presente ricorso chiedendo in via principale il riconoscimento di una rendita
intera dal 1° aprile 2015. Contestata è la valutazione medico-teorica, come
pure quella economica. In sintesi, ritenendo dato un peggioramento delle
condizioni psichiche rispetto alla precedente valutazione del CPAS del 2015, l’insorgente
sostiene che la sua residua capacità lavorativa non permette di trovare un’occupazione
in un mercato equilibrato del lavoro se non in ambito protetto. Contesta anche la
determinazione del grado d’invalidità, in particolare il reddito da valido. Contestualmente
il ricorrente ha chiesto di essere ammesso all’assistenza giudiziaria con
gratuito patrocinio. 

 

                               1.6.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, sottoposta nuovamente la fattispecie
all’esame dei periti del SAM ed al Servizio d’integrazione professionale, ha
chiesto la reiezione del ricorso e la conferma della decisione contestata,
ritenendo corretta sia la valutazione medico-teorica che il calcolo economico. 

 

                               1.7.   L’8 febbraio 2018 il
ricorrente ha presentato le proprie osservazioni alla risposta di causa (X). 

 

                                         Interpellato dal TCA in
merito succitate osservazioni, con scritto 23 febbraio 2018 l’amministrazione
ha fatto presente di non avere altro da aggiungere, confermando la richiesta di
reiezione del ricorso (XII).

 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto
del contendere è sapere se correttamente l’Ufficio AI ha negato all’assicurato
il diritto ad una rendita.

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n.
46). 

 

Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).       

 

                                         Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.3.   Qualora l'amministrazione
entri nel merito di una nuova domanda di prestazioni, essa deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 p. 8; Rüedi, Die
Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in
Schaffauser/ Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, p.
15; DTF 117 V 198). 

                                         L’art.
17 cpv. 1 LPGA stabilisce che “se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

                                         I principi
giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime
del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA
(DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

                                         In particolare, la
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. p. 4; RCC 1989 p. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid.
3 b, 105 V 30). 

                                         

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). 

 

                               2.4.   Nella
presente fattispecie, come da STCA di rinvio del 25 luglio 2016, l’Ufficio AI
ha incaricato il SAM di eseguire una perizia pluridisciplinare. 

                                         Dal
referto datato 31 maggio 2016 (doc. 162 incarto AI) risulta che i periti hanno
fatto capo a consultazioni specialistiche esterne: neurologica (dr. med. __________),
ORL (dr. med. __________),  gastroenterologica (dr. med. __________),
reumatologica (dr. med. __________) e neurologica (dr. med. __________). Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e degli accertamenti eseguiti presso
il citato centro, i periti del SAM hanno posto le seguenti diagnosi:

 

" (…)

5.   DIAGNOSI

 

5.1 Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa: 

 

Depressione di media gravità attuale con intermittenti episodi
depressivi di gravità maggiore (ICD-10 F32.2). 

 

Disturbo della personalità misto (ICD-10 F60.8). 

 

Sindrome lombovertebrale cronica con: 

 

      -    discopatia L4-L5 con piccola fissura mediale dell'anulo
fibroso, 

      -    scoliosi dorsale di media importanza, 

      -    amplificazione di sintomi di grado elevato. 

 

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capaciti lavorativa: 

 

Sindrome da attacchi di panico. 

 

Sindrome somatoforme da dolore persistente. 

 

Tinnito cronico a sin.

 

Disturbi d'equilibrio episodici accompagnati per lo più da
cefalea. 

 

Stato dopo pancreatite acuta nel luglio del 2015 con decorso non
complicato e guarigione completa. 

 

Stato dopo ulcera dell'antro-prepilorico nello stesso periodo, con
guarigione completa al controllo endoscopico del gennaio del 2016: 

 

      -    assenza di Helicobacter. (…)” (pag. 671 incarto AI)

 

                                         Riportati gli atti medici
(cfr. perizia punto no. 2), proceduto alla consueta anamnesi (cfr. perizia
punto no. 3), con riferimento alle singole consultazioni specialistiche (cfr.
perizia punto no. 4), dopo una dettagliata ed esaustiva discussione globale
(cfr. perizia punto no. 6), i periti hanno concluso per una totale inabilità
nell’abituale attività. In attività adeguate essi hanno concluso per un’abilità
del 30%: 

 

" (…) Dal
punto di vista psichiatrico il nostro consulente ritiene che in un'attività
adattata nella quale l'A. non venga inficiato da pressioni elevate alla
produttività egli possa essere in grado di lavorare nella misura del 30% dal lato
strettamente psichiatrico. 

Le limitazioni funzionali discendono dagli elementi costitutivi
del disturbo di personalità narcisistico e dipendente di cui l'A. è affetto che
Io rendono inconsapevole delle proprie risorse ma anche dei propri limiti in
termini condivisibili e realistici con una ostinata e perspicace tendenza
all'esonero delle proprie responsabilità e ad un attribuzione esterna delle
stesse alimentando così un vissuto da vittima delle circostanze venutesi a
creare che non gli avrebbero perciò consentito di realizzare i suoi propositi
(tra i quali in primis l'obiettivo di diventare pilota di aeroplani di linea) e
di vedere confermata nei fatti l'idea grandiosa che egli aveva di sè stesso. 

Secondo il nostro consulente in reumatologia l'A. è in grado di
svolgere lavori leggeri, che evitino movimenti eccessivamente ripetitivi con il
tronco senza la possibilità di sgranchirsi per qualche minuto, che evitino
posizioni statiche eccessivamente prolungate a tempo pieno e con pieno
rendimento. In attività pesanti o inadatte vi è una riduzione del rendimento
del 20% ca. 

Le risorse fisiche sono descritte in modo dettagliato alla fine
del consulto reumatologico. 

Come già descritto nei capitoli precedenti, dal punto di vista
neurologico, gastroenterologico ed ORL vi è una capacità lavorativa al 100%.
(…)” (pag. 678-679 incarto AI)

 

                                         Dal punto di vista
economico, l’Ufficio AI ha quantificato il reddito da valido in fr. 17'515.--  risultante
dalla sua attività di commerciante d’olio di oliva indipendente fissato nella
decisione dell’11 luglio 2012 e ripreso nella successive decisioni, aggiornandolo
al 2014. Il reddito da invalido di fr. 19'936.-- è stato invece definito sulla
base dei dati salariali statistici relativi ad attività semplici e ripetitive,
con riduzione del 70% d’incapacità lavorativa e di un’ulteriore 5% dovuto alla necessità
dell’assicurato di svolgere unicamente attività leggere e per svantaggi
derivanti da contingenze particolari.

 

                                         Con il presente ricorso
l’assicurato, ritenendo dato un peggioramento rispetto alla perizia CPAS del
settembre 2015, sostiene che la sua capacità lavorativa residua del 30% non è
realizzabile in un mercato equilibrato del lavoro poiché svolgibile solo in
ambito protetto. Contesta parimenti la determinazione dei redditi di
riferimento per la definizione del grado d’invalidità. 

 

                               2.5.   Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse
dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né
l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o
rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid.
1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

 

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza
ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico
curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc) e che il solo fatto che uno o
più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a
rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                               2.6.   Nella fattispecie concreta,
l’assicurato sostiene che nonostante dal punto di vista psichiatrico egli sia
stato valutato abile al 30% in attività adeguate non vi è nel libero mercato
un’attività dove possa sfruttare la succitata residua capacità lavorativa.

                                         A ragione.

 

                                         Nell’ambito della perizia pluridisciplinare,
con rapporto 6 aprile 2017 il dr. med. __________, fondandosi sulle precedenti
perizie psichiatriche, posta la diagnosi di pertinenza psichiatrica (cfr. 2.4),
ha riassuntivamente esposto l’origine della patologia:

 

" (…) Se gli
esordi psicopatologici della sofferenza depressiva dell'A. vanno fatti risalire
alla separazione dalla moglie vissuta come perdita di un fattore che era atto a
sostenere la sua fragile personalità è di fatto la disattesa del suo desiderio
di diventare in pianta stabile pilota di aeroplani di linea che ha fatto
tramontare il suo sogno esponendolo ad uno scompenso della personalità e cioè
al crollo della idea grandiosa che egli aveva di sé stesso e alla evoluzione
depressiva venutasi a manifestare come conseguenza di ciò. (…)” (pag. 715, pto.
No. 15 incarto AI)

 

                                         Quali limitazioni il
perito ha rilevato:

 

" (…) Le
limitazioni funzionali discendono dagli elementi costitutivi del disturbo di
personalità narcisistico e dipendente di cui l'A. è affetto che Io rendono
inconsapevole delle proprie risorse ma anche dei propri limiti in termini
condivisibili e realistici con una ostinata e pervicace tendenza all'esonero
delle proprie responsabilità e ad un attribuzione esterna delle stesse
alimentando così un vissuto da vittima delle circostanze venutesi a creare che
non gli avrebbero perciò consentito di realizzare i suoi propositi (tra i quali
in primis l'obiettivo di diventare pilota di aeroplani di linea) e di vedere
confermata nei fatti l'idea grandiosa che egli aveva di sé stesso. (…)” (pag.
711, p.to no. 5 della perizia).

 

                                         Accertata una
sintomatologia depressiva persistente di grado da medio ad elevato dal 2013 in
avanti, il dr. med. __________ ha concluso per un’incapacità lavorativa totale nell’ultima
attività lavorativa di rappresentante e commerciante di olio di oliva (perizia
punto. 19).

 

                                         Il dr. med. __________
ritiene che il peritando possa svolgere al 30% un’attività adeguata “nella
quale l’assicurato non venga inficiato da pressioni elevate alla produttività”
(perizia punto no. 8). In merito alla domanda circa l’eventualità di un
miglioramento della capacità lavorativa, egli ha risposto che “è possibile
attendersi a mio avviso un assestamento della patologia in modo da consentire
eventualmente delle attività in ambito protetto” (sottolineatura del
redattore; perizia punto no. 23), ritenendo che “misure di collocamento al lavoro
in ambito sostanzialmente protetto e cioè al riparo da influssi stressanti
da parte dell’ambiente di lavoro possano essere presi in considerazione” (sottolineatura
del redattore; punto no. 7 della perizia).

 

                                         Nel precedente rapporto 13
gennaio 2015 (doc. 79 incarto AI), confermato sostanzialmente in quello del 27
gennaio 2017 (doc. 152 incarto AI) lo psichiatra curante, dr. med. __________,
aveva ritenuto il suo paziente non in grado di svolgere una qualsiasi attività
lavorativa in un comune ambiente lavorativo ove non potrebbe sopportare i
deficit di attenzione, di memoria e concentrazione, intravvedendo la
possibilità di un tentativo di recupero almeno parziale di una capacità
lavorativa tramite l’inserimento in un programma di reinserimento
professionale. 

                                         Dopo esame del succitato
referto peritale del dr. med. __________, con rapporto 17 ottobre 2017 lo
psichiatra curante ha concluso:

 

" (…) In queste
condizioni è del tutto evidente che l'attribuzione del 30 % di una capacità
residua rappresenta una indicazione medico-teorica che nella pratica non ha
realistiche possibilità di essere utilizzata. Il dr. Mari parla di "misure
di collocamento al lavoro in ambito sostanzialmente protetto", "al
riparo da influssi stressanti in una attività adattata nella quale l'A. non
venga inficiato da pressioni elevate alla produttività". Mi sembra chiaro
che una tale attività non possa essere trovata nel mercato del lavoro libero.
(…)” (doc. A4)

 

                                         Prendendo visione del
ricorso e del succitato ultimo rapporto dello psichiatra curante, il 27
dicembre 2017 il perito psichiatra ha osservato:

 

" (…) Faccio
notare che nel rapporto del collega non vengono menzionati elementi
psicopatologici differenti rispetto a quelli da me riportati e condensati a
livello diagnostico. Sussiste quindi a mio avviso una piena concordanza sia sul
piano della diagnostica sia su quello della evoluzione clinica tenuto conto
anche del fatto che a distanza di otto mesi dalla mia osservazione lo
psichiatra curante constata una cronicizzazione della sintomatologia psichica.
Per quel che riguarda la ripercussione delle diagnosi poste tenuto conto del
deficit strutturale determinato dallo scompenso della personalità sono giunto
alla conclusione che nell'ultima attività svolta di rappresentante e di
commerciante in proprio di olio di oliva sussistesse nel caso dell'A, una
incapacità lavorativa psichiatrica del 100% mentre ho ritenuto che in una
attività adatta, intendendo con ciò una attività da svolgersi in ambito
esclusivamente protetto e cioè al riparo da influssi stressanti nella quale
l'A. non venisse inficiato da pressioni elevate alla produttività, egli potesse
disporre delle risorse necessarie per essere in grado di lavorare nella misura
del 30% dal lato strettamente psichiatrico. Alla luce di quanto esposto dal
Dr. __________ nel suo rapporto concordo quindi con lui che tale attività
adatta da me descritta non possa essere trovata nel mercato del lavoro libero
facendo essa parte del circuito lavorativo protetto.” (sottolineatura del
redattore)

 

                                         Quindi anche il perito
psichiatra, ancorché se successivamente al suo rapporto reso nell’ambito del
SAM, concorda nel ritenere l’esigua capacità lavorativa sfruttabile in un “circuito
lavorativo protetto”.

 

                                         Ora, nella risposta di
causa l’Ufficio AI rileva come il dr. med. Mari nella perizia 6 aprile 2017 abbia
reputato sostanzialmente invariato lo status psichico rispetto alla perizia del
CPAS (cfr a tal riguardo: “Rispetto alla perizia CPAS eseguita nel settembre
2015 non vi sono state modificazioni cliniche rilevanti e tali da modificare il
grado d’incapacità lavorativa psichiatrica totale in qualità di rappresentante
e commerciante in proprio riportato in quella sede”, punto no. 2 della
perizia; “Dal momento dell’esecuzione della perizia CPAS in avanti con un’evoluzione
clinica rimasta pressoché stabile”; punto no. 3 della perizia;
sottolineatura del redattore). 

                                         L’amministrazione rileva
inoltre che nella perizia CPAS del 2015 la dr.ssa med. __________ aveva
valutato una residua capacità lavorativa del 30% in un’attività adattata “a
partire dalle sue competenze (dell’assicurato n.d.r.) (alberghiere,
alimentari, linguistiche), da svolgersi in piccoli contesti di gruppi stabili,
con un basso livello di conflittualità, poca pressione alla produttività e
responsabilità discrete, quindi almeno parzialmente valorizzanti, senza
tuttavia che gli errori abbiamo un impatto di rilievo sul risultato finale
finale” (pag. 458 inc. AI).

                                      

                                         A tal riguardo,
l’assicurato sostiene invece che vi sia stato un peggioramento dello stato di
salute raffrontando le diverse diagnosi esposte dai due periti e dalle loro
diverse valutazioni circa le risorse disponibili.

                                         In merito al primo punto,
il ricorrente sostiene che: 

 

" (…) Difatti, lo stesso medico perito, Dr. med. __________
(cfr. referto peritale del 06.04.2017 e perizia pluridisciplinare SAM del 31
maggio 2017, doc. 43 nell'incarto AI), pone le diagnosi seguenti con influsso
sulla capacità lavorativa: depressione di media gravità attuale con
intermittenti episodi depressivi di gravità maggiore (ICD10-F32.2), disturbo
della personalità misto (ICD10-F60.8); nonché le diagnosi senza influsso sulla
sua capacità lavorativa di: sindrome somatoforme da dolore persistente
(ICD10-F45.4) e sindrome da attacchi di panico (ICD1O-F41.0), che sono
esplicative di un aggravamento dello stato valetudinario del ricorrente
rispetto a quanto diagnosticato in precedenza dalla Dr.ssa __________ nel suo
referto peritale del 30 settembre 2015 (cfr. doc. 100 nell'incarto AI), ovvero
di: disturbo depressivo persistente, con episodi depressivi maggiori
intermittenti, in assenza di episodio in atto (DSM V: 300.4), disturbo
narcisistico di personalità (DSM V : 301.81), probabile disturbo da sintomi
somatici, sottotipo algico persistente (DSM V: 300.82). (…)” (doc. I pag. 15)

 

                                         A mente del Tribunale le
diagnosi invalidanti d’ordine psichiatrico non si discostano sostanzialmente; i
due periti hanno utilizzato due diversi metodi di diagnostica internazionalmente
riconosciuta.

                                         Questo TCA concorda invece
nel ritenere, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell’assicurazioni
sociali (le tante cfr: DTF 139 V 218 consid. 5.3), la conclusione del dr. med. __________
in merito alle risorse disponibili dell’assicurato in attività adeguate quale
peggioramento delle condizioni di salute rispetto alla precedente valutazione
della dr.ssa med. __________. A tal riguardo va fatto riferimento a quanto
pertinentemente rilevato dall’insorgente:

 

" Inoltre le
conclusioni sulla capacità lavorativa dell'assicurato in attività ancora
esigibile, a cui giunge il Dr. med. __________, quando pone la potenziale
residua capacità lavorativa inattività adeguata allo stato di salute
dell'assicurato del 30% dal lato strettamente psichiatrico, come eseguibile
unicamente in un'eventuale attività lavorativa in ambito protetto, e la prognosi
“per un quadro di sostanziale cronicizzazione dei disturbi psichici accusati
dall’A. " (cfr. il referto peritale del Dr. med. __________ del 6
aprile 2017, doc. 43 nell’incarto AI, sottolineatura della scrivente),
depongono con verosimiglianza preponderante per un peggioramento dello stato di
salute del ricorrente. In merito, la Dr.ssa __________, rimarca invece che la
capacità lavorativa del 30% in attività adeguata allo stato di salute
dell'assicurato, possa essere: "potenzialmente migliorabile con
interventi di riallenamento professionale fino al 50%. Ritengo che
tale capacità lavorativa del 30% in attività adattata sussista dalla perizia
svolta dalla Dr.ssa __________ per il CPAS nel 2011.

Per le ragioni indicate nel precedente paragrafo non ritengo
giustificate le conclusioni della perizia SÀM del 2013 per quanto concerne la
parte psichiatrica, in particolare riguardo al miglioramento dello stato di
salute dell'assicurato [...] potrebbe beneficiare di misure di riallenamento
in ambito protetto allo scopo di migliorare nell'arco di 6 mesi – 1 anno la sua
capacità di lavoro. Concordo dunque in questo senso con il curante, Dr. __________
[...] " (cfr. rapporto peritale del 30 settembre 2015 della Dr.ssa
med. __________, doc. 100 nell' incarto AI; cfr. anche lo scritto di risposta
delOl.03 .2016 della Dr.ssa __________, doc. 115 nell'incarto AI, dove la
stessa conferma quanto da noi richiesto nelle osservazioni 27 gennaio 2016 al
progetto di decisione AI del 16 novembre 2015, doc. 110 nell'incarto AI, e
meglio che: "Per quanto attiene a[la parte di mia pertinenza, non posso
che concordare con le osservazioni sollevate, che chiedono di applicare quanto
da me valutato, ovvero riportando quanto già scritto in perizia [...]").”

 

                               2.7.   In sede di risposta l’Ufficio
AI rileva come la valutazione circa l’effettiva esigibilità lavorativa spetti
al consulente IP e non al medico. 

                                         In effetti, come anche
rilevato al consid. 2.5, il consulente in
integrazione professionale, sulla scorta delle indicazioni e limitazioni
mediche, valuta quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili.
Spetta essenzialmente al consulente professionale, che meglio di chiunque altro
è in grado di emettere una valutazione a proposito delle attività economiche
entranti in linea di conto nonostante il danno alla salute e l'età (STF
9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.3, 9C_439/2011 del 29 marzo 2012
consid. 5; STF 9C_949/2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008 pag. 274 consid.
4.3), e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni e limitazioni mediche,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (STF
9C_986/2010 dell'8 novembre 2011 consid. 3.5).

 

                                         Al
riguardo va rilevato che il concetto d'invalidità è riferito ad un mercato  del
lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante, da una
parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra,
un mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di
lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire
se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e
conseguire un reddito tale da escludere il diritto ad una rendita. In
particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora
le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta
da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo
in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiano sin
dall'inizio escluse o perlomeno non  realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC
1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag.
67 consid. 5c).

 

                                         Ritornando al caso in
esame, esaminata nuovamente la documentazione agli atti, tenuto conto del
complemento peritale, con rapporto 9 gennaio 2018 il consulente IP ritiene
sfruttabile la residua capacità lavorativa dell’assicurato, motivando come
segue la sua conclusione:

 

" L'ultima
perizia espletata dal Servizio di accertamento medico redatta lo scorso
31.5.2017 indica per l'A. una capacità lavorativa del 30% in attività adeguata
in contesto protetto e una completa incapacità lavorativa nell'attività da
ultimo svolta quale rappresentante e commerciante in proprio. 

La mia analisi prende in considerazione le limitazioni fisiche e
psichiche indicate dai periti mettendole in relazione al mercato del lavoro. In
generale si è confrontati con un mercato del lavoro che tende ad essere
maggiormente esigente e improntato al profitto, in certe realtà presenti nell'economia
di mercato vi sono però anche delle opportunità d'inserimento accessibili a
quelle figure un po' più vulnerabili, che necessitano di un contesto lavorativo
più tranquillo e accogliente dove poter valorizzare e mettere in luce le
proprie competenze professionali e umane. 

 

Tenuto conto degli elementi presenti agli atti (incarto Al),
sebbene l'A. disponga di una capacità lavorativa ridotta e una serie di
limitazioni, si ritiene che potrebbe svolgere alcune attività presenti nel
libero mercato del lavoro. 

Negli anni in cui è stato attivo professionalmente l'A. ha
maturato una serie di competenze professionali, ha esercitato sull'arco di più
anni un'attività in autonomia come rappresentante di vendita e pertanto
dovrebbe disporre di competenze, almeno di base, per attività amministrative,
inoltre utilizza correntemente il PC. Risulta inoltre che nell'iter formativo
per poter ottenere la patente di pilota d'aereo l'A. abbia maturato
un'esperienza negli Stati Uniti e quindi dispone di buone conoscenze della
lingua inglese. 

 

In riferimento a quanto sopra indicato, si ritiene che l'A.
potrebbe svolgere un'attività lavorativa nel libero mercato del lavoro secondo
la capacità lavorativa residua e confacente alle limitazioni dove potrebbe
valorizzare alcune competenze maturate nelle diverse esperienze lavorative
maturate. Si reputa che l'A. potrebbe essere inserito nel libero mercato
del lavoro in certi contesti lavorativi che presentano delle condizioni più
favorevoli in termini di esigenze quali le aziende a gestione famigliare o di
medio-piccole dimensioni. 

Ad esempio nel settore della vendita, in una realtà più piccola
(non nella grande distribuzione dove i ritmi di lavoro sono più esigenti, le
pressioni maggiori così come anche generalmente la percentuale d'impiego
richiesta è maggiore) l'A. potrebbe essere collocato ad esempio nella ricezione
merce, nel controllo della qualità, nell'esposizione della merce/scaffalatura
(merce non pesante), nell'inventario, nelle comande, etc. 

Valutando altri settori professionali, l'A. potrebbe essere
impiegato per attività di supporto amministrativo e/o cancelleria con mansioni
quali la ricezione telefonica, il disbrigo di pratiche amministrative semplici
(archiviazione documenti, inserimento dati, comande di merce/materiale,
verifica corrispondenza in entrata e uscita), l'inventario, le consegne di
merce leggera odi documenti, corrispondenza, etc. 

Altra attività nella quale l'A. potrebbe essere collocato è quella
di aiuto nella preparazione di pasti ad es. presso mense (scolastiche e non)
dove non sia costretto a sollevare ripetutamente dei pesi. 

Le attività sopra indicate non rappresentano delle attività di
nicchia, sono presenti nell'economia di mercato ed accessibili per una persona
che presenta una capacità lavorativa ridotta e delle limitazioni. 

 

Tenuto conto dell'inattività professionale nel corso degli ultimi
anni, appare indicato ai fini della reintegrazione professionale un periodo di
riallenamento lavorativo o di sostegno nella fase iniziale.” (sottolineature
del redattore; doc. VI/4)

 

                                         Ora, dopo un’attenta
analisi degli atti questo TCA non concorda con la valutazione conclusiva del
consulente IP.

 

                                         Certo, come sostenuto dal
consulente IP, in realtà lavorative più piccole, di stampo familiare,
l’assicurato potrebbe mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa,
senza tuttavia dimenticare che è praticamente impossibile che l’assicurato le
possa esercitare senza essere sottoposto ad eventi stressanti legati alla
produttività. 

                                         In
tale contesto va fatto riferimento alla già citata STF 9C_683/2011 del 9
gennaio 2012 in cui fra l’altro l’Alta Corte, nell’apprezzare la residua
capacità lavorativa di un assicurato con grave patologia psichiatrica, aveva
rilevato che: “ L'aumento
della produttività in seno alle imprese, la pressione circa la redditività o
ancora le necessità derivanti dalla gestione dei costi salariali pesano sugli
impiegati che devono dimostrare impegno e efficacia, integrarsi in una
struttura aziendale e quindi mostrare una capacità di adattamento importante (sentenza 9C_984/2008 del 4 maggio 2009 consid. 6.2). Tali
requisiti che, come visto, l’assicurato non possiede.

 

                                         Inoltre, facendo
riferimento a quanto sostenuto dalla dr. ssa med. __________ nella perizia CPAS
del 2015, è poco verosimile trovare un contesto lavorativo di piccoli gruppi “ con
un basso livello di conflittualità, poca pressione alla produttività e
responsabilità discrete, quindi almeno parzialmente valorizzanti, senza
tuttavia che gli errori abbiamo un impatto di rilievo sul risultato finale”, previo
“riallenamento professionale in ambito protetto” di sei mesi/un anno per
migliorare la residua capacità lavorativa. 

 

                                         Certo, nella perizia del
2017 il dr. med. __________ aveva valutato una residua capacità lavorativa del
30% in attività “nella quale l’assicurato non venga inficiato da pressioni
elevate alla produttività” precisando comunque che: “Misure di
collocamento al lavoro in ambito sostanzialmente protetto e cioè al riparo
da influssi stressanti da parte dell’ambiente di lavoro possano essere
prese in considerazione in questo caso” (sottolineatura del redattore; punto
no.7) e che “è possibile attendersi a mio avviso un assestamento della
patologia in modo da consentire l’A. di svolgere eventualmente delle attività
in ambito protetto” (punto no. 23). Concetto che ha confermato nel citato
complemento del 27 dicembre 2017 (“ … in una attività adatta intendendo con
ciò una attività da svolgersi in ambito esclusivamente protetto e cioè al
riparto da influssi stressanti nella quale l’A. non venisse inficiato da
pressione elevate alla produttività …”).

                                         A
tal riguardo va menzionata la giurisprudenza sull'impossibilità di esercitare,
per motivi psichici, un'attività lucrativa sul mercato equilibrato del lavoro,
cfr. STCA 32.2013.28 del 7 agosto 2013 e successiva sentenza federale
9C_658/2013 del 26 dicembre 2013, parzialmente pubblicata in DTF 140 V 2, nella
quale la perizia psichiatrica eseguita dal SMR ha concluso che l’assicurato
conserva una parziale capacità lavorativa residua, ma solo in un ambiente
protetto, ritenuto che “l’assicurato presenta uno stato di ansia
scarsamente compatibile con un’occupazione sul mercato libero, se non al
massimo 3 ore al giorno in un ambiente accogliente e poco stressante”; STF
8C_683/2011 del 16 agosto 2012, nella quale il perito psichiatra ha
espressamente indicato che la capacità lavorativa è nulla per qualsiasi
attività che non abbia un carattere puramente occupazionale, che non pretenda
dall’interessato assiduità, produttività, precisione; STCA 32.2011.254
dell'8 agosto 2012, cresciuta incontestata in giudicato, nella quale il TCA ha
considerato che le condizioni poste dai periti medici a proposito del lavoro
“ideale” – corrispondente “ad un ambiente di lavoro che riesca a
tollerare i limiti dettati dal disturbo di personalità dell’interessata, quindi
sereno e non conflittuale, con possibilità di lavorare in maniera autonoma, in
assenza di colleghi competitivi ed in generale dove non sia indispensabile
essere in grado di inserirsi in uno spirito di gruppo”- sono irrealistiche
considerate le esigenze poste attualmente dal mercato del lavoro”; STF
9C_984/2008 del 4 maggio 2009, concernente un assicurato il cui disturbo della
personalità (personalità borderline) implicava la necessità di lavorare in
un ambiente confinato e protetto, fuori da ogni stress professionale e sociale,
nella quale il TF ha ritenuto che le concessioni smisurate che verrebbero
richieste a un potenziale datore di lavoro, rendano l’esercizio di un’attività
lucrativa incompatibile con le esigenze attuali del mondo economico; STF
9C_910/2011 del 30 marzo 2012, nella quale l’Alta Corte ha considerato non
realistiche, su un mercato equilibrato del lavoro, le possibilità occupazionali
per un assicurato, ritenuto, da un punto di vista medico, ancora abile al
lavoro in maniera completa solo in un determinato ambiente lavorativo, nel
quale sia chiamato a svolgere compiti meno complessi, senza tempi assillanti,
in un clima lavorativo familiare e tollerante (sottolineature del
redattore).

 

                                         Vero che, come evidenziato
dal consulente IP, l’assicurato nell’arco della sua vita ha maturato diverse
competenze (ad esempio esperienza lavorativa all’estero), competenze che tuttavia
a causa della grave patologia psichiatrica non risultano essere utili, visto
che la sua residua capacità lavorativa la può sfruttarla sostanzialmente in
ambito protetto.

 

                                         Non va poi dimenticato che
l’assicurato soffre di una depressione di media gravità con intermittenti
episodi di gravità maggiore, nonché di un disturbo della personalità e dispone
di un’esigua capacità lavorativa residua in altre attività, ossia del 30%.

 

                                         In queste circostanze, richiamata
la succitata giurisprudenza sull'impossibilità di esercitare, per motivi
psichici, un'attività lucrativa sul mercato equilibrato del lavoro, è molto
verosimile che l’assicurato non riesca a svolgere un’attività in un mercato del
lavoro, seppur equilibrato.

 

                                         Nel ritenere l’assicurato
totalmente inabile in qualsiasi attività, questo TCA concorda con la tesi
ricorsuale di riconoscere il diritto ad una rendita intera almeno a decorrere
dalla perizia CPAS del 30 settembre 2015. In quell’occasione la dr.ssa med. __________
aveva suggerito all’amministrazione di intraprendere un “riallenamento professionale
in ambito protetto” con lo scopo di migliorare la residua capacità
lavorativa (punto no. 10 della perizia). Non avendolo fatto, da quel momento molto
verosimilmente può essere fatta risalire l’effettiva non esigibilità in
attività adeguate.

                                         Da ultimo, va da sé che le
censure in merito al raffronto dei redditi non necessitano di essere esaminate.

 

                               2.8.   Vincente
in causa, il ricorrente, patrocinato dalla RA 1, ha diritto ad
un'indennità per ripetibili (cfr. STF del 5 settembre 2007 nella causa V., K
63/06 e la citata DTF 126 V 11 seg. consid. 2), ciò che rende priva di oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con
gratuito patrocinio (DTF 124 V 309 consid. 6, STFA U 164/02 del 9 aprile
2003).

                                      

                               2.9.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto l’esito della
vertenza le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         §    La decisione 26
settembre 2017 è annullata.

                                         §§ RI
1 ha diritto ad una rendita intera dal 1° ottobre 2015.

 

                                   2.   Le spese per fr. 500.--
sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà all’insorgente fr.
1'800.-- di ripetibili (IVA inclusa), ciò che rende priva di oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con
gratuito patrocinio.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti