# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ead73e84-7e6b-50a1-8e22-257855898b4a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.06.2008 35.2007.74
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2007-74_2008-06-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2007.74

   

  mm

  	
  Lugano

  9 giugno 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 luglio 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: Filippo RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 luglio
  2007 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 24
maggio 2005, RI 1 - titolare della ditta __________ di __________ e assicurato
contro gli infortuni presso la CO 1 -, è rimasto vittima di un incidente della
circolazione stradale, avvenuto in territorio del Comune di __________.

                                         A causa
di questo sinistro, egli ha riportato, secondo il certificato 7 giugno 2005 del
Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________, una contusione della
colonna cervicale (doc. M1). 

 

                                         L’assicuratore
LAINF ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, l’amministrazione, con decisione
formale del 29 giugno 2006, ha dichiarato estinto il proprio obbligo a
prestazioni a far tempo dal 1° dicembre 2005.

                                         Secondo
la CO 1, in effetti, i disturbi lamentati dall’assicurato erano da imputare ad
alterazioni degenerative preesistenti al sinistro del maggio 2005 e, perciò,
non in relazione di causalità naturale con quest’ultimo evento (doc. 30, p. 2:
“…, nel caso di specie, un’attenta disamina della documentazione medica
consente di affermare che il sinistro in questione non ha provocato alcun danno
strutturale a livello del tratto cervicale e che i disturbi denunciati dal
signor RI 1 sono riconducibili piuttosto a diverse alterazioni di tipo
degenerativo, ovviamente preesistenti all’infortunio.”). 

                                         D’altro
canto, visto che, in base alla valutazione biomeccanica eseguita dall’«Arbeitsgruppe für Unfallmechanik» di __________, il Delta-v si situa tra 3.5
e 8 km/h, l’esistenza del nesso di causalità adeguata può essere negata a
priori, in quanto, citiamo: “… un simile evento, secondo il corso ordinario
delle cose e l’esperienza della vita non è idoneo a provocare un effetto come
quello che si è prodotto.” (doc. 30, p. 2). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 38),
l’assicuratore infortuni, in data 13 luglio 2007, ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (doc. 57). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 23 luglio 2007, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1,
ha chiesto che venga accertata l’esistenza di un nesso causale, naturale ed
adeguato, tra l’infortunio assicurato e i disturbi di cui soffre e il rinvio
della causa all’amministrazione affinché definisca il diritto a prestazioni a
contare dal 1° dicembre 2005.

                                         A
proposito della causalità naturale, l’insorgente rileva che i disturbi
localizzati al rachide cervicale sono apparsi immediatamente dopo il sinistro e
che, nel prosieguo, egli ha accusato un accumulo di disturbi appartenenti al
quadro tipico del “colpo di frusta”, quali irradiazioni algiche, disturbi della
concentrazione, alla memoria e una grave depressione. 

                                         Per
quanto concerne l’adeguatezza del nesso causale, il ricorrente contesta
innanzitutto il fatto che la giurisprudenza federale consenta di negarne a
priori l’esistenza qualora il Delta-v sia inferiore a un determinato valore. A
suo avviso, l’incidente stradale in questione va classificato fra gli infortuni
di grado medio al limite della categoria inferiore, precisato comunque che,
citiamo: “… anche nell’ipotesi di incidenti della circolazione apparentemente
insignificanti non può essere a priori negata l’esistenza di un trauma del tipo
“colpo di frusta” con relativo danno alla salute (sentenza citata del 1°
febbraio 2006 con rinvio a RAMI 2003 U 489, p. 359).”

                                         D’altro
canto, sarebbero quattro i criteri di rilievo adempiuti nel caso di specie,
ovvero i disturbi persistenti, il grado e la durata dell’inabilità lavorativa
dovuta alle conseguenze fisiche, la gravità o la particolare caratteristica
delle lesioni lamentate, nonché il decorso sfavorevole della cura (doc. I). 

 

                               1.4.   L’amministrazione,
in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.5.   In corso di
causa, il TCA ha richiamato dall’Ufficio AI l’incarto dell’assicurato (doc. VI)
e ha concesso alle parti di prenderne visione e di formulare delle osservazioni
in proposito (doc. VII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L’oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se l’assicuratore convenuto
era legittimato a porre termine alle proprie prestazioni a decorrere dal 1°
dicembre 2005, oppure no.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni
sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98,
consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid.
3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid.
2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino
dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio
non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza
ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss.
consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda
della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.6.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.6.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.6.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         In questo
contesto è utile segnalare che, in una sentenza U 394/06 del 19 febbraio 2008,
il Tribunale federale ha precisato la propria giurisprudenza in materia di
traumi del tipo “colpo di frusta” al rachide cervicale e, in questo ambito, ha
parzialmente modificato i criteri di rilievo che, a dipendenza della gravità
dell’infortunio, devono eventualmente essere considerati nella valutazione
dell’adeguatezza. 

                                         L'Alta
Corte non ha per contro modificato i principi applicabili in caso di sviluppo
psichico abnorme post-infortunistico (cfr. STF U 394/06, consid. 6.1 e STF
8C_209/2007 del 7 marzo 2008, consid. 1.2).

 

                            2.6.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss.

                                         consid.
4a). 

 

                               2.7.   Anche in
materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale,
vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA (pur ammettendo la causalità naturale, ad esempio per la presenza
di disturbi psichici cfr. SZS 1986 pag. 84 seg.) considerava che in assenza di
deficit neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle
lesioni neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi
evolutivi di natura patologica, di modo che - trattandosi d’infortuni del tipo
“colpo di frusta” alla colonna cervicale - senza prova di deficit funzionale
organico e senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una
relazione di causalità adeguata veniva negata, facendo difetto dei postumi
durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, vomito,
vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza,
disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento
della personalità, ecc.. 

                                         Tale
giurisprudenza é stata ulteriormente confermata (DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 =
SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V 98 = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.; cfr.,
inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI 1995 U 221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
sentenza citata l'Alta Corte ha ricordato che, secondo le ultime pubblicazioni
scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna cervicale, dei deficit
funzionali molto diversi possono apparire a distanza di anni, anche senza uno
stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti casi i disturbi tipici
del "colpo di frusta" non siano oggettivabili con gli attuali mezzi
tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri disturbi
soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito dell’assicurazione
contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale é,
secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile
di provocare un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica
dei deficit funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per
decidere circa l’adeguatezza della relazione di causalità, non é determinante
sapere se, da un profilo medico, i disturbi consecutivi al "colpo di
frusta" devono essere qualificati piuttosto di natura fisica che psichica,
nella misura in cui una tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la
causa di notevoli difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà
del quadro clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento
infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista
oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un
effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un "colpo di frusta" alla colonna cervicale, conviene applicare,
per analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha,
in effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata
ammessa in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche
in assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio
dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale
lesione in caso d’infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna
cervicale (DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

 

                                         Un
discorso analogo, è stato sviluppato in relazione ai traumi cranio-cerebrali,
allorquando le lesioni non possono essere
sufficientemente dimostrate da un profilo organico (cfr. DTF 117 V 382s.
consid. 4b; cfr., pure, S. Leuzinger,
Versicherungsrechtliche Kriterien bei psychischen Unfallfolgen - zur
Leistungspflicht im Rahmen der obligatorischen Unfallversicherung, in P.
Zangger/ D. Erb Egli (Hrsg.), Die verunfallte Psyche, Zurigo 1999, p. 90). 

 

                               2.8.   Alla luce dei principi evocati al precedente considerando -
qualora ci si trovi confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico
oggettivabile - è necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della dinamica
dell’infortunio e dei disturbi diagnosticati, si è o meno in presenza di un
infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen
müssen somit durch zuverlässige ärztliche Angaben gesichert
sein. Trifft dies zu und ist die natürliche Kausalität - aufgrund
fachärztlicher Feststellungen in einem konkreten Fall - unbestritten, so kann
der natürliche Kausalzusammenhang ebenso aus rechtlicher Sicht als erstellt
gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE
119 V 340 E. 2b/aa)" 

                                         (DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.).

 

                                         L’esistenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come
delle sue conseguenze, presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni medico-specialistiche
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.; DTF 122 V
415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid. 2b/aa; STFA del 12
maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, art. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la
presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di
disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29;
J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der Diskussion,
SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del Canton Lucerna,
pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale è stata ammessa, è ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit überwiegender
Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können, Platz zu greifen
hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460; MEYER-BLASER, a.a..O.,
S. 82)" 

                                         (DTF
122 V 417 = SVR 1997 UV 85, p. 310).

 

                               2.9.   Volendo
sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in primo
luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma
d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (cfr. SVR 1995
UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma cranio-cerebrale (cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò
dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario
applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366
consid. 6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza
del nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado
medio, secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A differenza
degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al rachide
cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di disturbi
psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle somatiche,
giacché solo queste ultime vanno considerate. 

 

                                         Deve
ancora essere aggiunto che l'applicabilità della giurisprudenza federale in
materia di causalità adeguata in caso di trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale, giusta la quale è irrilevante determinare se i disturbi accusati
dall'assicurato siano di natura organica e/o psichica (cfr. DTF 117 V 363
consid. 5d/aa), presuppone che questi disturbi siano a tal
punto intrecciati fra loro che "eine Differenzierung angesichts des
komplexen und vierschichtigen Beschwerdebildes in heiklen Fällen gelegentlich
grosse Schwierigkeiten bereitet" (DTF 117 V 363 consid. 5d/aa). Per applicare questa prassi è dunque necessario che i
disturbi psichici siano stati provocati dall'infortunio e che unitamente ai
disturbi somatici, anch'essi di natura traumatica, formino un complesso di disturbi psicosomatici
difficilmente differenziabili (cfr. SVR 2001 UV 13, p.
47ss. = RAMI 2000 U 397,
p. 327ss.).

                                         Per
contro, il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata va affrontato
alla luce dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme
conseguente ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce dei
criteri che sono stati sviluppati in materia di colpo di frusta alla colonna
cervicale (cfr. DTF 117 V 359) - quando le menomazioni rientranti nel quadro
tipico dei postumi di un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ancorché, in
parte accertate, sono relegate in secondo piano rispetto a marcate turbe
psichiche, in relazione con l'evento assicurato (cfr. RAMI 2000 U 397, p. 327ss., DTF 123 V 98ss. = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.;
STFA del 17 marzo 1995 nella causa Z., STFA del 6 gennaio 1995 pubblicata parz.
in RAMI 1995 U 221, p. 117; STFA 9 settembre 1994 pubblicata parz. in
RAMI 1995 U 221, p. 115; G. Scartazzini, Considérations sur dix ans de
développement en matière de causalité dans les assurances sociales, in Mélanges
en l'honneur de J.L. Duc, Ed. IRAL Losanna 2001, p.
239seg. (270 nota 75)).

 

                                         In una
sentenza del 18 giugno 2002 nella causa W., U 164/01, consid. 3a e b,
parzialmente pubblicata in RAMI 2002 U 465, p. 437ss., la Corte federale ha
ulteriormente precisato la propria prassi. 

                                         Essa ha,
in effetti, stabilito che l'esame della causalità adeguata può essere
effettuato sulla base dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica
abnorme conseguente ad infortunio, conformemente a quanto sancito dalla DTF 123
V 99 consid. 2a, soltanto se la problematica psichica predomina in maniera
chiara già immediatamente dopo l'incidente, ritenuto che, in caso contrario,
un'ulteriore applicazione di tale giurisprudenza in un momento successivo si
giustifica solo se, nel corso dell'intera evoluzione - dall'infortunio fino al
momento determinante per il giudizio -, i disturbi fisici, complessivamente,
hanno giocato un ruolo assai secondario e sono stati completamente relegati in
secondo piano. 

                                         Il TFA ha
così motivato la suesposta sua precisazione giurisprudenziale:

 

"  Der Rechtsprechung gemäss
BGE 123 V 99 Erw. 2a liegt der Sachverhalt zu Grunde, dass sehr bald nach einem
Unfall mit Schleudertrauma der HWS oder äquivalenten Verletzungen, gleichsam an
diesen anschliessend, die psychische Problematik derart überwiegt, dass die mit
dem Schleudertrauma einhergehenden gesundheitlichen Beeinträchtigungen (buntes
Beschwerdebild) völlig in den Hintergrund treten. Die Formulierung in BGE 123 V
99 Erw. 2b, «das in den ersten Monaten nach dem Unfall durch die
Schleuderverletzung geprägte Beschwerdebild (habe) in der Folge in eine
psychische Überlagerung umgeschlagen, welche schliesslich eindeutige Dominanz
aufwies», ist insofern nicht unmissverständlich, als die Wendung «in der Folge»
unter Umständen auf eine gewisse zeitliche Distanz zum Unfall schliessen lassen
könnte. Die in BGE 123 V 99 Erw. 2a zitierten Urteile (Urteil C. vom 28. November
1994, U 107/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 116 Nr. 8 und F. vom 6.
Januar 1995, U 185/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 117 Nr. 9)
zeigen aber ganz klar, dass die psychische Problematik unmittelbar nach dem
Unfall eindeutige Dominanz aufweisen muss, damit anstelle von BGE 117 V 351 die
zur Adäquanz bei Unfällen mit anschliessend einsetzender psychischer
Fehlentwicklung geltende Rechtsprechung Anwendung findet. Würde auf das
Erfordernis eines nahen zeitlichen Zusammenhangs zwischen Unfall und
überwiegender psychischer Problematik verzichtet, hätte dies zur Folge, dass
der adäquate Kausalzusammenhang bei den meisten Versicherten, die ein
Schleudertrauma der HWS oder eine äquivalente Verletzung erlitten haben und im
Zusammenhang mit diesem Unfall auch an psychogenen Beschwerden leiden, nach BGE
115 V 133 zu beurteilen wäre. Denn bei Opfern eines Schleudertraumas der HWS,
bei welchem keine organischen Befunde vorliegen, steht mit zunehmender
zeitlicher Distanz zum Unfall immer häufiger die psychische Problematik im
Vordergrund. Damit würde jedoch die Rechtsprechung zum adäquaten
Kausalzusammenhang bei Schleudertraumen der HWS ohne organisch nachweisbare
Befunde (BGE 117 V 359) unterlaufen, für deren Anwendung eben gerade nicht
entscheidend ist, ob Beschwerden medizinisch eher als organischer und/oder
psychischer Natur bezeichnet werden." 

                                         (RAMI succitata, consid. 3a)

 

                                         D’altro canto, in RAMI
2001 U 412, p. 79ss., l’Alta Corte ha pure puntualizzato che l’adeguatezza del
nesso causale deve essere valutata secondo i criteri applicabili in caso di
trauma cervicale d’accelerazione o di lesione equivalente, solo se i disturbi
psichici comparsi dopo l’infortunio rientrano nel quadro clinico tipico di un
tale trauma. Pertanto, in caso di necessità, preliminarmente alla valutazione
dell’adeguatezza, occorre esaminare se i disturbi psichici apparsi in
coincidenza con l’infortunio rappresentano un sintomo del trauma subito oppure
un danno alla salute autonomo (secondario):

 

" 
b) Aufgrund dieser medizinischen Angaben, auf
welche abzustellen ist, steht mit der vorausgesetzten überwiegenden
Wahrscheinlichkeit fest, dass die Beschwerdeführerin
ein HWS-Trauma erlitten hat und der Unfall vom 7. Juni 1995 zumindest eine
Teilursache der bestehenden Beschwerden und der darauf zurückzuführenden
Einschränkung in der Arbeits- und Erwerbsfähigkeit bildet, was für die Bejahung
des natürlichen Kausalzusammenhangs praxisgemäss genügt (BGE 121 V 329 Erw. 2a
mit Hinweisen).

Fraglich ist, wie es sich hinsichtlich der Unfallkausalität
der bestehenden psychischen Beeinträchtigungen in Form einer Symptomausweitung
mit sekundärem Fibromyalgie-Syndrom und wahrscheinlicher
Schmerzverarbeitungsstörung verhält. Die Vorinstanz geht diesbezüglich davon
aus, dass die Beschwerdeführerin beim Unfall vom 7. Mai 1995 ein
Schleudertrauma der HWS erlitten hat, weshalb es für die Adäquanzbeurteilung
praxisgemäss nicht entscheidend sei, ob die bestehenden Beschwerden medizinisch
eher organischer oder psychischer Natur seien. Weil das in einem natürlichen Kausalzusammenhang
zum Unfall stehende Beschwerdebild, zu dem auch das diagnostizierte Fibromyalgie-Syndrom
gehöre, als Ganzes zu betrachten sei und die psychischen Beeinträchtigungen
nicht eindeutig im Vordergrund stünden, habe die Adäquanzbeurteilung nach den
für ein Schleudertrauma oder eine schleudertraumaähnliche Verletzung (BGE 117 V
359 ff.) und nicht nach den für psychische Unfallfolgen (BGE 115 V 133 ff.)
geltenden Kriterien zu erfolgen (BGE 123 V 99 Erw. 2a). Dies gilt indessen nur
dann, wenn die im Anschluss an den Unfall auftretenden psychischen Störungen zum
typischen Beschwerdebild eines HWS-Traumas gehören. Denn es muss auch bei
Vorliegen eines Schleudertraumas der Nachweis möglich sein, dass es sich im
konkreten Fall nicht um eine unfallkausale psychische Beeinträchtigung handelt.
Erforderlichenfalls ist vorgängig der Adäquanzbeurteilung daher zu prüfen, ob
es sich bei den im Anschluss an den Unfall geklagten psychischen
Beeinträchtigungen um blosse Symptome des erlittenen Traumas oder aber um eine
selbstständige (sekundäre) Gesundheitsschädigung handelt, wobei für die
Abgrenzung insbesondere Art und Pathogenese der Störung, das Vorliegen
konkreter unfallfremder Faktoren und der Zeitablauf von Bedeutung sind."

                                         (RAMI
succitata)

 

                                         Il TFA ha confermato la
sua giurisprudenza in una sentenza del 13 febbraio 2006 nella causa A., U
462/04:

 

" 
Schliesslich gelangt die Rechtsprechung zu
psychogenen Unfallfolgen trotz erlittener HWS-Distorsion auch dann zur
Anwendung, wenn die (erst) im Anschluss an den Unfall aufgetretenen psychischen
Störungen nicht zum typischen, auch depressive Entwicklungen einschliessenden (BGE
117

V 360 Erw. 4b; Urteil A. vom
21. März 2003 [U 335/02] Erw. 3.2) Beschwerdebild eines HWS-Traumas gehören,
sondern vielmehr als eine selbstständige, sekundäre - mithin von blossen
(Langzeit-) Symptomen der anlässlich des Unfalls erlittenen HWS-Distorsion zu
unterscheidende - Gesundheitsschädigung zu qualifizieren sind, wobei für die
Abgrenzung insbesondere Art und Pathogenese der Störung, das Vorliegen
konkreter unfallfremder Faktoren oder der Zeitablauf von Bedeutung sind (RKUV
2001 Nr. U 412 S. 80 Erw. 2b [= Urteil B. vom 12. Oktober 2000, U 96/00]).
Würden psychische Beschwerden, die im Anschluss an einen Unfall mit Distorsionsverletzung
der HWS auftreten, ungeachtet ihrer Pathogenese stets nach den Kriterien gemäss
BGE 117 V 366 Erw. 6a auf ihre Adäquanz hin überprüft, bestünde die Gefahr,
identische natürlich kausale psychische Unfallfolgen adäquanzrechtlich allein
deshalb unterschiedlich zu beurteilen, je nachdem, ob beim Unfall zusätzlich
eine Distorsionsverletzung der HWS (oder ein äquivalenter
Verletzungsmechanismus) auftrat oder nicht, was nicht angeht (Urteil P. vom 30.
September 2005 [U 277/04] Erw. 2.2 und Erw. 4.2.2,

insbesondere mit Hinweis auf RKUV 2001 Nr. U 412 S.
79 ff. Erw. 2b [= Urteil B. vom 12. Oktober 2000, U 96/00]); siehe auch Urteil
R. vom 25. Januar 2005 [U 106/03] Erw. 5.3).“

                                         (STFA
succitata, consid. 1.2)

 

                             2.10.   In una
sentenza U 394/06 del 19 febbraio 2008, già citata in precedenza, il Tribunale
federale ha precisato, da più punti di vista, la propria giurisprudenza
riguardante la valutazione della causalità in caso di disturbi organici non
oggettivabili e, specificatamente, quella elaborata in materia di traumi
d’accelerazione al rachide cervicale, di traumi equivalenti oppure di traumi
cranio-cerebrali. 

                                         In quel
giudizio, l’Alta Corte ha innanzitutto confermato la necessità di procedere a
un esame particolare dell’adeguatezza in presenza di infortuni che hanno
comportato tali lesioni (consid. 7-9). 

                                         Il
Tribunale federale ha inoltre stabilito che, non vi è ragione di modificare i
principi relativi alla classificazione degli infortuni a seconda del loro grado
di gravità e all’eventuale presa in considerazione di ulteriori criteri
nell’esame dell’adeguatezza a dipendenza della gravità dell’infortunio (consid.
10.1).

                                         La Corte
federale ha invece accresciuto le esigenze relativamente alla prova
dell’esistenza di una lesione in relazione di causalità naturale con
l’infortunio (consid. 9) e ha modificato in parte i criteri di rilievo per
l’adeguatezza (consid. 10). 

                                         Per
quanto riguarda il nesso di causalità naturale, il TF ha segnatamente
ricordato che, accanto ai casi in cui un chiaro miglioramento dello stato di
salute subentra già dopo breve tempo e che perciò pongono raramente dei
problemi nell’applicazione del diritto, vi sono i casi in cui i disturbi
perdurano più a lungo, sino alla loro cronicizzazione.

                                         Per
questi ultimi, è indicato disporre rapidamente - di regola dopo circa sei mesi
di persistenza dei disturbi -, una perizia pluri-/interdisciplinare (di tipo
neurologico/ortopedico, psichiatrico e, eventualmente, neuropsicologico; in
caso di questioni specifiche e per escludere diagnosi differenziali sono pure
indicati accertamenti otoneurologici, oftalmologici, ecc.), allestita da medici
specialisti che godono di un’esperienza specifica con questo genere di lesioni.

                                         Relativamente
alla causalità adeguata, l’Alta Corte ha rielaborato i criteri di rilievo,
principalmente quelli che contengono una componente temporale e, in secondo
luogo, quelli che nella pratica si sono dimostrati troppo poco chiari. 

                                         Il
relativo nuovo elenco si presenta quindi nel modo seguente:

 

-  le circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o la  particolare spettacolarità dell'infortunio;

-  la gravità o particolare caratteristica
delle lesioni lamentate;

-  la specifica cura medica protratta e
gravosa;

-  i notevoli disturbi;

-  la cura medica errata che aggrava
notevolmente gli esiti dell'infortunio;

-  il decorso sfavorevole della cura e le
complicazioni rilevanti                  intervenute;

-  la rilevante incapacità lavorativa malgrado la
dimostrazione                             degli sforzi compiuti. 

 

                             2.11.   In concreto,
in data 24 maggio 2005, RI 1 è rimasto vittima di un incidente della
circolazione stradale: l’autovettura da lui condotta, una __________,
arrestatasi ad un semaforo, è infatti stata tamponata da un camion __________. 

 

                                         Il giorno
stesso egli si è recato presso il Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________,
i cui sanitari hanno refertato la presenza di dolori alla nuca bilateralmente e
posto la diagnosi di contusione della colonna cervicale.

                                         Da un
profilo terapeutico, è stato prescritto l’utilizzo di un collare morbido e
l’assunzione di un antidolorifico. L’assicurato è stato dichiarato inabile al
lavoro per il periodo 24-27 maggio 2005 (doc. M 1 e M 3). 

                                         Dal
“modulo di documentazione per prima consultazione successiva a trauma da
accelerazione cranio-cervicale”, compilato dal dott. __________, si evince
segnatamente che, in occasione della prima consultazione, il ricorrente
accusava dolori cervicali bilateralmente con irradiazione nucale mediale,
nonché nausea e vomito (doc. M 4).

 

                                         Il 30
maggio 2005 RI 1 è entrato in cura dal dott. __________, spec. FMH in medicina
generale, il quale, con rapporto del 22 giugno 2005, ha così descritto lo stato
di salute del suo paziente, citiamo: “sintomatologia dolorosa a livello del
tratto paravertebrale cervicale con irradiazione verso le articolazioni delle
spalle bilateralmente simmetrica. Movimenti funzionali della colonna cervicale
limitati per la sintomatologia dolorosa in tutte le sue direzioni. Tensione
muscolare alla palpazione evidente soprattutto a livello della muscolatura
paravertebrale cervicale più distale.”. 

                                         Il
curante ha attestato un’ulteriore incapacità lavorativa (doc. M 6). 

 

                                         Nel corso
del mese di luglio 2005, l’assicurato è stato sottoposto a una RMN della
colonna cervicale che ha evidenziato la presenza di un’ernia discale recessale/foraminale
a sinistra a livello di C5-C6 con possibile irritazione radicolare omolaterale,
nonché di una discopatia con iniziale uncartrosi a livello di C6-C7 (doc. M 7).

 

                                         Il 12
dicembre 2005, l’insorgente ha privatamente consultato il Prof. dott. __________,
__________ del Servizio cantonale di neurochirurgia.

                                         Dal
relativo referto si evince che a quell’epoca l’assicurato lamentava, citiamo:
“… dolori nel segmento cervicale dominanti sul lato sin e associati ad una
diminuzione della motilità specie nei movimenti di inclinazione/rotazione sin
(blocco subtotale). Se non vi sono cefalee, significative egli avverte
irradiazioni algiche negli arti superiori con netta predominanza sin.
L’irritazione si estende sul versante postero-laterale del braccio, dorsale
dell’avambraccio e nelle dita I, II e leggermente III. A ds le irradiazioni
sono molto lievi e non coinvolgono le dita. Da osservare che sul lato sin egli
avverte anche un’irradiazione sulla punta della scapola (piuttosto C6). Il
signor RI 1 presenta inoltre disturbi di concentrazione e di memoria, senza
tuttavia sintomi neurovegetativi di rilievo.”.

                                         Lo
specialista appena menzionato si è così espresso a proposito dell’origine dei
disturbi denunciati dal ricorrente:

 

" 
Se i dolori nell’arto superiore sin e nella
scapola possono essere ricondotti con alta probabilità a quest’ernia, molto più
difficile è stabilire una relazione tra il reperto nello studio RM e le
manifestazioni cliniche dominanti e cioè quelle nel segmento cervicale.

L’ipotesi più probabile è che il conflitto
disco-radicolare spieghi parte dei dolori paravertebrali cervicali a sin,
mentre la componente principale ha un carattere articolare posteriore
(eventualmente anch’esso in C5/C6) come è frequente nelle distorsioni cervicali
traumatiche.”

 

                                         Egli ha
quindi indirizzato l’assicurato al Prof. dott. __________, spec. FMH in anestesiologia
presso il Centro anti-dolore della Clinique __________ di __________,
per un approfondimento diagnostico e eventuale relativo prosieguo terapeutico
(doc. M 8). 

 

                                         Una nuova
visita specialistica presso il Prof. dott. __________ ha avuto luogo nel corso
del mese di agosto 2006, dopo che l’assicuratore LAINF aveva proceduto a
chiudere il caso.

                                         In
quell’occasione, lo specialista appena citato ha sostenuto in particolare che,
citiamo: “l’idea dell’Assicurazione di non accettare i disturbi attuali quale
conseguenza del trauma subito non ci sembra sostenibile sulla base dei dati
clinici, ma nemmeno dal punto di vista assicurativo. Una decisione in tal
senso, non richiede soltanto una valutazione tecnica, ma soprattutto un’analisi
peritale del problema da parte di specialisti del settore.” (referto del
29.8.2006 presente in doc. VI). 

 

                                         Il 9
novembre 2006 RI 1 ha consultato il Servizio di anestesiologia dell’Ospedale
universitario di __________ e, specificatamente, il dott. __________, medico-associato.

                                         Quest’ultimo
ha confermato che l’assicurato presentava una sintomatologia dolorosa cervicale
con un’irradiazione brachiale a sinistra. 

                                         Sempre
secondo questo specialista, l’irradiazione verso l’arto superiore sinistro
poteva essere imputata a una discopatia C5-C6, corrispondente a una possibile
irritazione della radice di C6 a sinistra. Per contro, all’origine dei dolori
cervicali vi poteva essere un problema interessante le articolazioni posteriori
(doc. 41). 

 

                                         Dagli
atti di causa risulta inoltre che, durante il periodo 12 aprile -1° giugno
2007, l’insorgente è rimasto degente presso la Clinica psichiatrica __________
di __________, per la cura di disturbi psichici.

                                         In base
al rapporto di uscita 17 luglio 2007, RI 1 soffriva di un episodio depressivo
di grado medio (ICD-10:F32.1), nonché di un’accentuazione di tratti di
personalità (narcisistici), sintomatologia, citiamo: “… insorta circa un anno
fa in seguito al protrarsi di una sintomatologia dolorosa vertebrale (in
seguito ad un incidente stradale avvenuto nel 2005) resistente ai comuni
analgesici, e alla concomitanza di vicende legali correlate. In tale periodo il
paziente è stato seguito dal Dr. __________ che gli aveva prescritto una
terapia antidepressiva (venlafaxina, senza rilevante beneficio).”.

                                         Nel corso
della degenza, i sanitari avevano osservato una stabilizzazione del quadro
clinico con miglioramento del tono dell’umore e della progettualità. La
sintomatologia algica non aveva per contro subito rilevanti modificazioni (doc.
A 2).

 

                                         Emerge
pure che l’incidente della circolazione del 24 maggio 2005 è stato oggetto di
una valutazione bio-meccanica da parte dell’Arbeitsgruppe für Unfallmechanik
di __________, su incarico della CO 1.

                                         Questa la
conclusione contenuta nel relativo rapporto elaborato dai dottori __________ e __________:

 

" 
Aus biomechanischer Sicht ergibt sich hier
aufgrund der rechnischen Unfallanalyse und der medizinischen Unterlagen, dass
die anschliessend an das Ereignis bei Herrn X festgestellten Beschwerden und
Befunde durch die Kollisionseinwirkung im Normalfall nicht erklärbar sind.
Relevante degenerative Veränderungen würden die Grundlage für eine Erklärbarkeit
bis zu einem gewissen Grad liefern; allerdings ist - den Akten nach zu urteilen
- nicht erstellt, inwieweit das Beschwerdebild mir der Diskushernie in
Zusammenhang steht. Was somit die Ursachen für die beschwerden sind, kann aus
biomechanischer Sicht nicht erhellt werden.“

                                         (doc.
22 - il corsivo é del redattore)

 

                             2.12.   Con la decisione su
opposizione impugnata, l’assicuratore infortuni convenuto ha negato il proprio
obbligo a prestazioni a contare dal 1° dicembre 2005,
sostenendo che i disturbi presentati da RI 1 sarebbero da imputare a un,
citiamo: “… stato degenerativo che è preesistente all’incidente (…). Inoltre,
non deve essere dimenticato che lo studio RM ha messo in evidenza un
raddrizzamento discreto della lordosi cervicale senza slittamenti significativi
e un conflitto disco-radicolare sinistro a livello C5-C6, ciò che può essere
posto in relazione appunto allo stato degenerativo già sussistente al momento
dell’infortunio e che non è invece apparsa nessuna lesione post-traumatica.”
(doc. 57, p. 3). 

                                         D’altro
canto, sempre secondo l’amministrazione, posto che il cambiamento di velocità
dovuto alla collisione (Delta-v) si situa, in base a quanto stabilito dagli
specialisti dell’Arbeitsgruppe für Unfallmechanik, tra 3.5 e 8 km/h, “…
l’adeguatezza del nesso causale può essere negata a priori in quanto un simile
evento, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, non è
idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto.” (doc. 57, p. 3).

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi, questo Tribunale constata innanzitutto che l’affermazione
secondo la quale i disturbi lamentati dall’insorgente sarebbero di natura
squisitamente morbosa e, quindi, non di pertinenza dell’assicuratore LAINF, non
risulta supportata dalla benché minima attestazione medica.

                                         Anzi, il
neurochirurgo Prof. dott. __________, con i suoi rapporti del 14 dicembre 2005
e 29 agosto 2006, sembrerebbe propendere per la tesi opposta, ossia a favore di
un’eziologia infortunistica (cfr., in particolare, il referto 29.8.2006 presente
in doc. VI: “l’idea dell’Assicurazione di non accettare i disturbi attuali
quale conseguenza del trauma subito non ci sembra sostenibile sulla base dei
dati clinici, ma nemmeno dal punto di vista assicurativo.” - il corsivo è
del redattore), auspicando peraltro l’esecuzione di una, citiamo: “… analisi
peritale del problema da parte di Specialisti del settore.”. 

 

                                         Il TCA
non ignora che i sanitari dell’Arbeitsgruppe für Unfallmechanik di __________,
valutato l’incidente stradale occorso al ricorrente da un profilo biomeccanico,
sono pervenuti alla conclusione che i reperti e i disturbi refertati non sono
spiegabili (“nicht erklärbar”) con gli influssi
della collisione (cfr. doc. 25, p. 4). 

                                         Occorre
comunque tenere presente che, secondo un’affermata giurisprudenza federale, una
perizia biomeccanica può certamente fornire degli elementi di peso per
giudicare della gravità di un evento infortunistico, tuttavia non è di per sé adeguata
a determinare in maniera attendibile l’eziologia dei disturbi insorti a
seguito di un trauma d’accelerazione al rachide cervicale (cfr., fra le tante,
STFA 14/05 del 29 maggio 2006, consid. 3.1, STFA U 324/03 dell’8 novembre 2004,
consid. 2.2 e STFA U 193/01 del 24 giugno 2003, pubblicata
in plädoyer 6/03, p. 73ss.: “ Soweit die Beschwerdegegnerin die
Zuverlässigkeit der bezüglich der Frage der natürlichen Kausalität
übereinstimmenden Arztberichte mit dem Argument bestreitet, gestützt auf das
verkehrstechnische Gutachten des Unfallanalytikers Dipl. Ing. B.________ vom 10.
Mai 1996, welcher für den Auffahrunfall eine kollisionsbedingte Geschwindigkeitsänderung
(Delta-v) von lediglich 3 bis 7,2 km/h ermittelt hat und entsprechend von einem
Bagatellereignis ausgeht, sei eine für den aktuellen Beschwerdekomplex kausale HWS-Verletzung
auszuschliessen, verkennt sie, dass unfallanalytische und biomechanische
Gutachten gegebenenfalls bei der Adäquanzprüfung zu berücksichtigen sind;
dagegen entspricht es nicht der Rechtsprechung zu Schleudertrauma-Fällen, die -
in erster Linie aufgrund medizinischer Fakten und ärztlicher Einschätzung zu
beurteilende - natürliche Kausalität mit Überlegungen zur
Auffahrgeschwindigkeit und der dabei auf das Auto der versicherten Person
übertragenen Energie in Frage zu stellen (nicht veröffentlichte Erwägung 1 des
Urteils RKUV 1998 Nr. U 297 S. 243 [U 16/97]; ferner Urteile
P. vom 14. März 2001 [U 137/00] Erw. 2b in fine, B. vom 7. August 2002 [U
313/01] Erw. 2.3, B. vom 22. Mai 2002 [U 339/01] Erw. 4b/bb, S. vom 8. April
2002 [U 357/01] Erw. 3b/bb und B. vom 7. August 2001 [U 33/01] Erw. 3a). Eine unfalltechnische
oder biomechanische Analyse vermag allenfalls gewichtige Anhaltspunkte zur - einzig
mit Blick auf die Adäquanzprüfung relevanten (Urteil W. vom 30. April 2001 [U
396/99] Erw. 2b in fine) - Schwere des Unfallereignisses zu liefern; sie bildet
jedoch in keinem Fall eine hinreichende Grundlage für die Kausalitätsbeurteilung
(Urteile M. vom 26. März 2003 [U 125/01] Erw. 3.1 und Z. vom 18. März 2003 [U
205/02] Erw. 2.1).).” -il corsivo è del redattore).

 

                                         D’altro
canto, riguardo all’argomento secondo cui la causalità adeguata andrebbe in
ogni caso negata a priori, visto che il Delta-v si situerebbe in una, citiamo:
“… zona di innocuità che non è atta a provocare le conseguenze lamentate (v. U
158/05 in re S. del 08.08.2005).” (doc. 57, p. 3), questa Corte rileva che in
effetti, in più occasioni, il Tribunale federale ha stabilito che gli incidenti
della circolazione stradali che hanno comportato un cambiamento di velocità (Delta-v)
che si situa chiaramente al di sotto del limite di innocuità di 10-15 km/h,
devono essere classificati tra gli infortuni leggeri, ciò che ha per
conseguenza che l’esistenza del nesso di causalità adeguata va di regola negata
(cfr., fra le tante, la STF U 402/05 del 23 agosto 2007, consid. 6.1 e riferimenti ivi menzionati: “Nach der Unfallanalyse
vom 11. März 2003 betrug die kollisionsbedingte Geschwindigkeitsänderung
(delta-v) maximal 4,5 km/h, was aus biomechanischer Sicht deutlich unter der
für solche Unfälle im Normalfall angenommenen Harmlosigkeitsgrenze von 10 - 15
km/h liegt (Urteil des Eidgenössischen Versicherungsgerichts U 265/05 vom 21. Juni
2006 E. 3.1; vgl. auch Urteil des Eidgenössischen Versicherungsgerichts U
206/06 vom 17. Juli 2006 E. 2.1). (…). Folglich ist von einem leichten Unfall auszugehen
(RKUV 2003 Nr. U 489 S. 360 E. 4.2 [U 193/01] mit Hinweisen). Bei leichten Unfällen ist der adäquate Kausalzusammenhang zwischen
Ereignis und nachfolgenden Gesundheitsstörungen in der Regel ohne weiteres zu
verneinen (BGE 117 V 359 E. 6a S. 366).“).

                                         Si veda tuttavia la STF U 394/06 del 19 febbraio 2008, già citata in
precedenza, in cui l’Alta Corte, proprio a proposito del Delta-v, si è
rifiutata di introdurre un limite per ammettere senz’altro l’adeguatezza del
nesso di causalità, contrariamente quindi a quanto la dottrina proponeva (consid.
8.3: “Demgegenüber empfiehlt
Kramer (Schleudertrauma: Das Kausalitätsproblem im Haftpflicht- und
Sozialversicherungsrecht, in: BJM 2001 S. 153 ff., S. 169 ff.; vgl. auch Erwin Murer,
in: SZS 2003 S. 365 ff., S. 367, und Hans-Jakob Mosimann, in: Psychische
Störungen und die Sozialversicherung - Schwerpunkt Unfallversicherung, a.a.O.,
S. 212), den adäquaten Kausalzusammenhang ohne Weiteres zu bejahen, sofern eine
Bagatell- oder Harmlosigkeitsgrenze, definiert als Geschwindigkeitsveränderung
(Delta-v) des angestossenen Fahrzeugs von mindestens 10 km/h, erreicht sei.

                                         Die von
Kramer angeregte Einführung eines Grenzwertes für die Bejahung der Adäquanz
erscheint indessen schon deswegen problematisch, weil die Auffassungen zu
dessen masslicher Festsetzung deutlich auseinander gehen (vgl. etwa Schmidt et alii,
a.a.O., S. 154 ff. und S. 271 ff. mit Hinweisen, auch auf in Deutschland
gefällte Urteile). Abgesehen davon ist die tatsächliche Geschwindigkeitsveränderung
nicht immer zuverlässig ermittelbar und gilt es zudem Unfallkonstellationen ausserhalb
der klassischen Heckauffahrkollisionen, auf welche mit der Berücksichtigung von
Delta-v namentlich Bezug genommen wird, ebenfalls Rechnung zu tragen. Eine
entsprechende Regelung würde im Übrigen auch nach der Auffassung von Kramer (a.a.O.,
S. 170 f.) nicht ohne Ausnahmetatbestände auskommen, womit sich wiederum
Abgrenzungsprobleme ergäben.“). 

 

                                         Ora, la
giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359ss. torna applicabile qualora, fra le
altre cose, la tipica sintomatologia appaia sprovvista di sostrato organico
oggettivabile (cfr. B. Kahil-Wolff, Distorsions de la colonne
cervicale ou «coup de lapin» - son appréciation en droit des assurances
sociales, in Journées du droit de la circulation routière 2002, Friborgo
2002, p. 7).

 

                                         Nella concreta evenienza, non
é possibile decidere in merito all’applicabilità della giurisprudenza appena
menzionata. 

                                         Infatti, la documentazione
medica agli atti non consente di stabilire, perlomeno con il grado della
verosimiglianza preponderante, se i disturbi cervico-brachiali denunciati da RI
1 correlano con un danno alla salute oggettivabile (secondo il
Prof. dott. __________, almeno una parte di essi - quelli localizzati all’arto
superiore sinistro e nella scapola -, lo sarebbero e andrebbero imputati al
conflitto disco-radicolare sinistro esistente a livello di C5-C6 - doc. M 8) e,
nell’affermativa, se quest’ultimo costituisce una conseguenza naturale del
sinistro del 24 maggio 2005.

                                         Se così
dovesse essere, la questione della causalità adeguata andrebbe risolta secondo
le regole ordinarie, anziché in applicazione della giurisprudenza
specifica in materia di infortuni del tipo "colpo di frusta" e,
pertanto, in ossequio alla giurisprudenza evocata al consid. 2.5. in fine
(cfr. DTF 118 V 286 e 117 V 365), riconosciuta l'esistenza di un nesso di
causalità naturale, dovrebbe venire parimenti ammesso il carattere adeguato del
medesimo.

 

                                         Anche da
questo profilo, quindi, la presente fattispecie necessita di un complemento d’istruttoria.

 

                             2.13.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

 

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

                                         In una
sentenza C 206/00 del 17 novembre 2000, pubblicata in DLA 2001, p. 196s., la
nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una sua pronunzia
apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare
generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria,
ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque
puntualmente accertati. 

 

                                         In
concreto, per le ragioni già esposte al precedente considerando, ci troviamo di
fronte a un accertamento sommario dei fatti, in violazione quindi del disposto
dell'art. 43 cpv. 1 LPGA (cfr. art. 47 cpv. 1 vLAINF). 

 

                                         La
decisione su opposizione impugnata va quindi annullata e l'incarto rinviato
all’amministrazione, affinché disponga un approfondimento peritale e, sulla
scorta delle relative risultanze, decida di nuovo circa l’esistenza di una
relazione di causalità naturale (e, se del caso, adeguata) con il
sinistro assicurato, al di là del mese di novembre 2005.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione su opposizione del 13 luglio 2007 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati alla CO 1 per                  nuovi accertamenti ai sensi
del considerando 2.13..

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La CO 1
verserà all’assicurato l’importo di fr. 1'500 (IVA inclusa) a titolo di
indennità per ripetibili. 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti