# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 20c93fd0-645f-51b6-b44f-09e4c95573e8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-04-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.04.2002 52.2001.238
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2001-238_2002-04-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2001.00238

   

  	
  Lugano

  3 aprile 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Tamara Merlo, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso  22 giugno 2001 di

 

 

	
   

  	
  __________ patr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 6 giugno 2001 del Consiglio di Stato
  (n. 2638) che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
  risoluzione 17 maggio 2000 con cui il municipio di __________ ha ordinato la
  demolizione e la messa fuori uso della cantina edificata sulla part. n.
  __________ RFD, unitamente alla demolizione dei manufatti corrispondenti alla
  soletta sopra la cantina;

  

 

 

viste le risposte:

-      4 luglio 2001 del
Consiglio di Stato;

-    25 luglio 2001 del
municipio di __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
ricorrente, per il tramite dell'allora suo rappresentante __________, ha
inoltrato domanda edilizia in data 18 settembre 1998, dopo che la cancelleria
comunale di __________ lo aveva informato dell'impossibilità di far capo alla
procedura della notifica.

                                         La
domanda edilizia ha per oggetto la realizzazione sulla part. __________ RFD di
una "cantina vini completamente interrata" e della relativa scala di
accesso, oltre alla posa di un parapetto di protezione ed alla sistemazione
della superficie con leggera pendenza. La cantina serve al rustico che sorge
sulla contigua part. __________, utilizzato dal ricorrente quale abitazione di
vacanza. Entrambi i fondi sono posti fuori della zona edificabile.

 

 

                                  B.   Il 30
ottobre 1998 il Dipartimento del territorio si è opposto alla domanda,
ritenendo non soddisfatte le condizioni per autorizzare una costruzione fuori
della zona edificabile, rilevando in particolare che la realizzazione della
cantina non sarebbe stata sorretta da un'oggettiva e comprovata necessità.

Preso atto dell'opposizione dipartimentale,
il municipio di Semione ha negato la licenza edilizia con risoluzione 11
novembre 1998. Tale decisione non è stata contestata da __________, ed è
cresciuta in giudicato.

 

 

                                  C.   Nel
settembre del 1999 __________ ha dato inizio alla costruzione della controversa
opera.

                                         Constatato
che erano in corso dei lavori edilizi, l'esecutivo comunale, con decisione 1°
dicembre 1999, ha ordinato al proprietario e all'impresa edile l'immediata sospensione
dei lavori. Ciononostante la costruzione venne ultimata.

Ottenuto dal Dipartimento del territorio
l'avviso per violazione materiale (ex art. 47 RLE), il municipio, con
risoluzione 17 maggio 2000, ha fatto ordine a __________ di demolire e mettere
fuori uso la contrastata cantina con riempimento di terra, nonché di demolire
tutti i manufatti corrispondenti alla soletta sopra la cantina, entro 30
giorni. La decisione è stata resa in applicazione degli artt. 22 e 24 vLPT,
71-75 LALPT, 43, 47 e 52 LE.

                                  D.   Adito
dall'istante, il Consiglio di Stato ha confermato l'ordine municipale di demolizione,
reputandolo proporzionato. L'Esecutivo cantonale ha rinvenuto un'importante
violazione degli interessi pianificatori generali, dato che l'opera sarebbe
stata realizzata nonostante la crescita in giudicato del diniego del relativo
permesso di costruzione. La portata dell'intervento edilizio sarebbe poi
tutt'altro che irrisoria, avendo alterato l'identità della costruzione in
misura significativa, e l'inflizione di una sanzione pecuniaria in luogo
dell'ordine di demolizione non si giustificherebbe. Pure da disattendere
sarebbe la censura del ricorrente in merito alla violazione del diritto di essere
sentito.

 

 

                                  E.   __________
insorge ora innanzi a questo Tribunale cantonale amministrativo contro la
suddetta decisione governativa, postulando che sia annullata assieme alla censurata
risoluzione municipale. In via subordinata, chiede che la decisione venga rinviata
al Consiglio di Stato per completare l'istruttoria.

                                         Il
ricorrente invoca i principi di proporzionalità e buona fede. In particolare,
sostiene che il vano dal quale è stata ricavata la cantina sarebbe esistito già
dal 1993 e che l'intervento edilizio sarebbe di minima portata, essendo
limitato ad un risanamento interno delle pareti, alla costruzione di una scala
d'accesso e ad una minima sistemazione esterna. Afferma che l'esecutivo comunale,
pur sapendo o dovendo sapere che da inizio settembre 1999 erano in corso dei
lavori edilizi, avrebbe atteso la loro completazione per intervenire con
l'ordine di sospensione. Postula che l'ordine di ripristino venga sostituito
con una sanzione pecuniaria, ai sensi dell'art. 44 LE. Invoca la parità di
trattamento, richiamando incartamenti relativi a casi, a suo dire, analoghi. Lamenta,
infine, la violazione del proprio diritto di essere sentito, e chiede che,
nella presente sede, sia esperito un sopralluogo e vengano assunte delle
testimonianze.

                                         

 

                                  F.   Il ricorso
è avversato dal Consiglio di Stato, che non formula particolari osservazioni, e
dal municipio di __________, che ne chiede il rigetto con argomenti di cui si
dirà, semmai, più oltre.

 

 

Considerato,                  in
diritto

                                         

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva dell'insorgente
e la tempestività dell'impugnativa sono date dagli art. 21 e 45 LE, nonché 43 e
46 PAmm.

Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1. Oltre a postulare l'audizione di testimoni, l'insorgente
chiede l'esperimento di un sopralluogo, rispettivamente censura il Governo per
non aver provveduto ad amministrare tale prova. A questo proposito, egli
ravvisa una violazione del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.).

 

2.2. La procedura amministrativa cantonale è
retta dal principio inquisitorio (art. 18 cpv. 1 PAmm). In virtù di questo
principio l'autorità amministrativa deve accertare d'ufficio gli elementi suscettibili
di determinare la decisione ed assumere di sua iniziativa le prove necessarie
confrontando accuratamente i contrapposti interessi, senza essere peraltro
vincolata dalle domande delle parti. In quest'ambito, all'autorità spetta la
facoltà di procedere al cosiddetto apprezzamento anticipato delle prove,
rinunciando a quelle offerte dalle parti la cui assunzione non condurrebbe verosimilmente
ad alcun nuovo chiarimento rilevante per il giudizio (DTF 126 II 71, consid.
4b/aa; Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, N. 1b ad
art. 18 PAmm e riferimenti). In base alla valutazione anticipata delle prove
esibite, l'autorità amministrativa può quindi rifiutarsi di assumere quelle
considerate ininfluenti, ma deve darne ragione nel proprio giudizio (RDAT II -
1994, N. 50; RDAT 1990, N. 43).

 

2.3. In concreto, le fattezze e le
dimensioni della controversa costruzione emergono con sufficiente chiarezza dai
piani e dalla relazione tecnica allegati alla domanda di costruzione, nonché
dalle fotografie agli atti, rendendo superfluo l'esperimento di un sopralluogo.
Inoltre, si può prescindere dalle prove testimoniali offerte a sostegno
dell'esistenza di presunti rancori tra i municipali di Semione e l'impresa
costruttrice, poiché tale circostanza sarebbe comunque irrilevante ai fini del
giudizio. In merito a quanto realizzato dal precedente proprietario, è agli
atti la dichiarazione di __________ (doc. L, allegato al ricorso 31.5.2000 davanti
al Consiglio di Stato), che appare sufficientemente chiara. Apprezzando
anticipatamente le prove offerte, le richieste di ulteriori accertamenti
istruttori formulate dall'insorgente non vengono pertanto accolte ed il gravame
viene evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). Per
gli stessi motivi anche il giudizio governativo resiste, su questo aspetto,
alle critiche del ricorrente (cfr. decisione 6 giugno 2001 del Consiglio di Stato,
consid. 1, pag. 5).

 

 

                                   3.   Il 1°
settembre 2000 è entrata in vigore la modifica della Legge sulla pianificazione
del territorio (nLPT) e la nuova Ordinanza sulla pianificazione del territorio
(nOPT). Giusta l'art. 52 cpv. 2 nOPT, le procedure ricorsuali pendenti al
momento dell'entrata in vigore della nuova legislazione sono giudicate secondo
il nuovo diritto, qualora esso sia più favorevole al richiedente. Tale circostanza
va esaminata in concreto.

 

 

                                   4.   __________
sostiene che l'opera contestata consisterebbe nell'ampliamento di un
"cantinino" già esistente, edificato dal precedente proprietario,
__________.

L'affermazione del ricorrente, tuttavia, non
trova riscontri probatori, e l'opera contestata va invece considerata quale
nuova costruzione, così come è del resto indicata nella domanda di costruzione
del 18 settembre 1998. Infatti __________, nella dichiarazione agli atti (doc. L)
si limita ad affermare l'avvenuta esecuzione nel 1993 di "una soletta
sopra un vespaio al posto del riempimento" in relazione ad un muro di
sostegno a valle. Appare evidente che, in nessun caso, un vespaio possa essere
considerato alla stregua di una cantina, seppure di modeste dimensioni
("cantinino"), dal momento che esso corrisponde ad un'intercapedine,
vuota o riempita di materiale poroso, che si interpone tra il suolo e il
pavimento (in particolare delle stanze a pianterreno) per proteggerle dall'umidità.
Dal progetto allegato alla domanda edilizia 18 settembre 1998, d'altronde, non
risultano muri preesistenti, né tanto meno una scala od un accesso
preesistenti. Inoltre, la licenza edilizia rilasciata a __________ il 7 agosto
1991 aveva per oggetto la riattazione del rustico come da domanda di
costruzione 9 ottobre 1986 (presentata dall'allora proprietario __________), e
tale licenza non comprendeva la realizzazione di un vespaio sul prato
antistante il rustico, né tanto meno la costruzione di un "cantinino".
Pertanto, stando alla dichiarazione spontaneamente resa da __________ ari (doc.
L), bisogna ritenere che, prima dell'esecuzione dei lavori controversi, sul
fondo vi fosse tutt'al più una soletta, isolata dal terreno mercé un vespaio, e
verosimilmente utilizzata per disporvi tavolo e sedie. Data l'assoluta
diversità di funzione tra i due manufatti, la cantina realizzata dal ricorrente
va considerata quale nuova opera (cfr. Scolari, op. cit., N. 646 ad art. 1 LE).

 

 

                                   5.   L'art. 1
LE prescrive che edifici e impianti possano essere costruiti o trasformati soltanto
con la licenza edilizia (cfr. art. 22 cpv. 1 LPT). Si tratta di una restrizione
formale del diritto di proprietà, che consente all'autorità il controllo
preventivo dell'attività edilizia (Scolari, Commentario, 1996, n. 624 ad art. 1
LE).

                                         Giusta
l'art. 43 LE, il municipio ordina la demolizione o la rettifica delle opere eseguite
senza permesso ed in contrasto insanabile con il diritto edilizio materialmente
applicabile.

                                         L'ordine
di ripristino deve rispettare i principi della proporzionalità e della buona fede
(DTF 107 Ib 77s); in sostanza, la difformità dal diritto materiale deve essere
tale da escludere il rilascio di un permesso in sanatoria.

 

 

                                   6.   Di
principio, l'autorizzazione a costruire può essere rilasciata soltanto per
edifici ed impianti conformi alla funzione prevista dal piano regolatore per la
zona di utilizzazione (principio della conformità funzionale: art. 22 cpv. 2
lett. a LPT, non modificato dalla novella legislativa).

                                         Nel caso
in esame gli interventi in discussione sono stati realizzati fuori della zona
edificabile. I manufatti realizzati dal ricorrente (cantina vini e annessi) non
sono manifestamente destinati a svolgere una funzione agricola, e non
potrebbero perciò essere autorizzati ex art. 22 LPT. Qualora si trattasse di
una zona residua (artt. 18 LPT; 28 LALPT), va rilevato che la conformità di
zona non può per principio essere data, dal momento che tale zona è, per
definizione, priva di destinazione specifica; pertanto gli interventi non
possono di principio beneficiare di un permesso ordinario (DPGP/UFPT, commento
alla LPT, nn. 15 e 16 ad art. 18; RDAT I - 1996, N. 24).

Di conseguenza, occorre verificare se
l'opera contestata poteva beneficiare di un'autorizzazione eccezionale.

 

 

                                   7.   7.1.
L'art. 24 nLPT - la cui formulazione è invariata rispetto a quella dell'art. 24
cpv. 1 vLPT - dispone che fuori dalle zone edificabili possono essere
eccezionalmente rilasciate autorizzazioni per la costruzione o la
trasformazione di edifici o impianti non conformi alla funzione prevista per la
zona di utilizzazione, a condizione che la loro destinazione esiga
un'ubicazione fuori della zona edificabile (lett. a) e che non vi si oppongano
interessi preponderanti (lett. b). I due requisiti devono essere adempiuti
cumulativamente (DTF 123 II 256, consid. 5; 119 Ib 442, consid. 4a; 118 Ib 17,
consid. 2b). Determinanti, per la valutazione degli opposti interessi in gioco,
sono le finalità ed i principi della pianificazione del territorio giusta gli
artt. 1 e 3 LPT (DTF 117 Ib 28, consid. 3; DTF 114 Ib 268, consid. 3b).

 

7.2. In applicazione della previgente
normativa, l'opera in rassegna non può essere autorizzata ex art. 24
cpv. 1 vLPT dato che non soddisfa il requisito dell'ubicazione vincolata,
ripreso dagli artt. 71 e 72 LALPT.

La nozione di ubicazione vincolata ha
carattere oggettivo e alla realizzazione di tale presupposto la giurisprudenza
pone severe esigenze, che non si avverano in concreto. Occorre infatti che sia
necessario costruire l'edificio o l'impianto fuori della zona a cui normalmente
apparterrebbe, per motivi d'ordine tecnico o inerenti al suo esercizio, o
relativi alla natura del terreno. Motivi puramente finanziari, personali o di
comodità non sono sufficienti. Il vincolo può essere positivo ed essere dettato
dall'esigenza di una determinata ubicazione, oppure negativo ed essere imposto
dall'esclusione di ogni altra ubicazione (DTF 114 Ib 180 cons. 3; DTF 124 II
252 cons. 4).

Non vi è motivo alcuno per cui la
costruzione di una cantina debba avvenire necessariamente fuori della zona
edificabile; inoltre tale costruzione, come pure i suoi accessori (scala, parapetto),
contrastano con gli interessi preponderanti della salvaguardia del paesaggio
rurale tradizionale (cfr. art. 23 bis NAPR di __________, che rinvia alla
scheda 8.5 del PD).

La riforma legislativa non è più favorevole
della vLPT alle nuove costruzioni fuori zona edificabile (l'art. 24 nLPT
corrisponde al cpv. 1 dell'art. 24 vLPT; Lucchini, Novità e tendenze
legislative e giurisprudenziali nel campo del diritto del territorio, RDAT II -
2001, pag. 582; DTF 14 maggio 2001 N. 1A.269/2000 in re S, pubblicata
in: RDAT II - 2001, N. 33, cons. 3c): anche applicando il nuovo diritto l'opera
non può essere autorizzata, dato che manca del requisito dell'ubicazione
vincolata e, inoltre, contrasta con gli interessi preponderanti della
pianificazione.

 

7.3. L'opera controversa non potrebbe essere
autorizzata neppure se si aderisse alla tesi del ricorrente, secondo cui non si
tratterebbe di una nuova costruzione, bensì della trasformazione parziale di
una costruzione già esistente.

L'art. 24 cpv. 2 vLPT rinvia alla
legislazione cantonale, ed in ispecie all'art. 75 LALPT, che pone i due
requisiti cumulativi dell'indispensabilità per la continuazione
dell'utilizzazione attuale, e della compatibilità con le importanti esigenze
della pianificazione territoriale. Senza
necessità di indagare questo secondo requisito, la controversa cantina,
innegabilmente, non appare indispensabile per l'utilizzazione della residenza
secondaria della quale sarebbe al servizio.

Con la novella legislativa, la regolazione
normativa della rinnovazione, trasformazione parziale o ricostruzione di
edifici ed impianti non è più demandata al diritto cantonale. Tali situazioni
sono ormai disciplinate dagli artt. 24a segg. nLPT.

L'art. 24c nLPT dispone che, fuori delle
zone edificabili, gli edifici non conformi alla destinazione di zona sono per
principio protetti nella propria situazione di fatto (cpv. 1); con l'autorizzazione
dell'autorità competente, tali edifici possono essere rinnovati, trasformati
parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti, purché siano stati eretti
o modificati legalmente; in ogni caso è fatta salva la compatibilità con le
importanti esigenze della pianificazione territoriale (cpv. 2). Secondo l'art.
41 nOPT, l'art. 24c nLPT è applicabile a edifici e impianti costruiti o
trasformati a suo tempo in conformità al diritto materiale, ma che per effetto
di modifiche posteriori di atti legislativi o piani sono divenuti non conformi
alla destinazione della zona.

Orbene, anche prescindendo dall'accertare se
il vespaio (o presunto "cantinino") fosse stato costruito a suo tempo
in conformità al diritto materiale (il che è perlomeno dubbio), tuttavia una
sua trasformazione parziale o moderato ampliamento non risultano conformi al
nuovo diritto. Infatti, secondo l'art. 42 nOPT, trasformazioni a edifici o
impianti, ai quali è applicabile l'art. 24c nLPT, sono ammesse, nella misura in
cui l'identità dell'edificio o dell'impianto unitamente ai dintorni rimanga
conservata nei tratti essenziali; sono ammessi miglioramenti volti a cambiare
l'aspetto esterno (cpv. 1). Stato di riferimento determinante per la valutazione
dell'identità è lo stato in cui si trovava l'edificio o l'impianto al momento
della modifica legislativa o dei piani (cpv. 2). Il quesito se l'identità
dell'edificio o dell'impianto resti sostanzialmente immutata, va valutato
tenendo conto di tutte le circostanze (DTF 14 maggio 2001 N. 1A.269/2000 in
re S., pubblicata in: RDAT II - 2001, N. 33).

Non vi è chi non veda come l'intervento
realizzato dal ricorrente abbia profondamente inciso sull'identità del vespaio
o presunto "cantinino", nonché sui tratti essenziali dei dintorni
dell'edificio (cfr. documentazione fotografica agli atti), collidendo palesemente
con le finalità e gli intenti della legislazione in materia di costruzioni
fuori zona edificabile.

 

 

                                   8.   8.1. Il
principio di legalità e quello di uguaglianza esigono che le costruzioni
realizzate senza autorizzazione in contrasto con il diritto materiale siano per
principio fatte rettificare o demolire (Scolari, Commentario, 1996, n. 1277 ad
art. 43 LE; RDAT 1979 n. 77). Ammettere il contrario significherebbe premiare
l'inosservanza della legge, favorire la sua violazione e suscitare l'impressione
che l'autorità non sia in grado o non voglia esigerne il rispetto (DTF 100 Ia
348).

                                         

                                         8.2. Nel
caso di specie __________ ha agito in mala fede, avendo eseguito le opere
controverse dopo che la licenza edilizia per quelle stesse opere gli era stata
negata con decisione municipale 11 novembre 1998, rimasta incontestata e perciò
cresciuta in giudicato. Anche chi costruisce in mala fede può invocare il
principio della proporzionalità; egli deve però attendersi un maggior rigore da
parte dell'autorità, in particolare riguardo all'esigenza di ristabilire una
situazione conforme al diritto (Scolari, op. cit., N. 1297 ad art. 43 LE).

 

8.3. Non tutte le violazioni materiali
richiamano comunque l'adozione di misure di ripristino. Da provvedimenti di
ripristino di una situazione conforme al diritto è lecito prescindere soltanto
nei casi in cui la violazione sia di minima entità dal profilo dell'interesse
pubblico o di quello del vicino (giurisprudenza costante; RDAT II - 1994, N.
43). Allo scopo di evitare che in questi casi l'autore dell'abuso ne tragga
profitto, il legislatore ticinese ha previsto che la misura del ripristino
venga sostituita da una sanzione pecuniaria, il cui ammontare sia superiore di
almeno un quarto al vantaggio di natura economica ritrattone (art. 44 LE).

Come ben si evince dal testo di legge, la
sanzione pecuniaria è applicabile soltanto nei casi in cui la misura del
ripristino risulti impossibile o sproporzionata (Scolari, op. cit., N. 1317 ad
art. 44 LE). Non è quindi un'alternativa alla demolizione, ma soltanto un
provvedimento volto ad evitare che il proprietario di opere abusive, che devono
essere tollerate per motivi di proporzionalità, tragga un vantaggio illecito
dall'abuso perpetrato.

 

                                         8.4. Nel
caso concreto, non si giustifica l'irrogazione di una sanzione pecuniaria in
luogo dell'ordine di demolizione pronunciato dal municipio. La costruzione
realizzata dal ricorrente si pone in contrasto stridente con le norme che
regolano l’attività edilizia al di fuori delle zone edificabili. Considerata la
natura e l'ampiezza delle difformità riscontrate, la violazione non può
certamente essere definita di trascurabile entità, ma risulta per contro grave
ed insanabile. Il fatto che la costruzione sia per buona parte interrata non
affievolisce affatto il suo contrasto con la normativa edilizia (cfr. DTF 3
gennaio 2001 1A.215/1999, cons. 3c, 3e).

Dal profilo della proporzionalità, nulla
osta all'adozione di un provvedimento di demolizione, l'unico veramente idoneo
a ripristinare una situazione conforme al diritto. L'intervento può essere
attuato in poco tempo, con una spesa contenuta e non comporta particolari
difficoltà di ordine tecnico.

 

8.5. L'autorità deve intervenire non appena
si avvede della violazione: non agisce secondo buona fede se lascia continuare
i lavori ordinando solo successivamente la demolizione. Tanto meno potrà
ordinare la rettifica o la rimozione di un'opera che essa stessa ha
incoraggiato ad eseguire. Per contro, la semplice passività dell'autorità, che
non interviene immediatamente, non può di regola essere considerata costitutiva
di una situazione acquisita intangibile né equivalere ad una rinuncia a far rispettare
le norme trasgredite (Scolari, op. cit., N. 1296 ad art. 43 LE).

L'atteggiamento assunto dal municipio nei
confronti del ricorrente non permette a quest'ultimo di richiamarsi con
successo al principio della buona fede per ottenere un permesso in contrasto
con il diritto materiale. L'istante era perfettamente a conoscenza della
propria carenza di autorizzazione a costruire, nonché della posizione del
municipio al riguardo, coerente e cristallina fin dal principio. Rimproverare
al municipio una mancanza di tempestività nell'impedire un abuso edilizio che
appare scientemente pianificato dal ricorrente, sconfina nella temerarietà e
tale atteggiamento va senz'altro censurato.

 

 

                                   9.   Il
ricorrente si richiama ad un certo numero di casi in cui, a suo giudizio, in
situazioni analoghe sarebbero state inflitte delle multe in luogo della
demolizione. Due casi riguarderebbero il comune di __________. 

                                         Il
principio della parità di trattamento nell'illegalità può essere invocato con
successo soltanto quando viene dimostrata l'esistenza di una prassi illegale,
che non lede interessi preponderanti, dalla quale l'autorità non intende
scostarsi (Scolari, Diritto amministrativo, vol. 1, n. 122 e rinvii).

Nell'evenienza concreta, anche se - in
violazione dell'art. 44 cpv. 1 LE - fossero state applicate sanzioni pecuniarie
laddove andava invece ordinata la demolizione, non sarebbe per nulla dimostrata
l'esistenza di una prassi difforme dalla legge, dalla quale l'autorità non
intenda discostarsi. In ogni caso, anche se una prassi in tale senso fosse
provata, gli interessi preminenti di tutela del territorio e del paesaggio
perseguiti dalla LPT imporrebbero a questo tribunale di scostarsene (Scolari,
Commentario, 1996, n. 528 ad artt. 71/71 LALPT). Pertanto, il ricorrente non
può validamente richiamarsi al principio della parità di trattamento nell'illegalità.

 

 

                                10.   Ferme queste
premesse, la decisione dell'Esecutivo cantonale va tutelata, ed il ricorso è
pertanto respinto. La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza
(art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli artt. 29 Cost.; 1, 3, 18, 22, 24, 24c LPT;
41, 42, 52 OPT; 28, 71-75 LALPT; 1, 21, 43, 44, 45 LE; 47 RLE; 3, 18, 28, 43,
46, 60 e 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese di fr. 1'000.-- sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale,
è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale di Losanna nel
termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria