# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1967271e-3fd8-5f97-867b-a11005ebc9a8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 12.10.2006 11.2006.91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2006-91_2006-10-12.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2006.91

  	
  Lugano,

  12 ottobre
  2006/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2005.143 (protezione
dell'unione coniugale) della Pretura della giurisdizione di
Mendrisio Sud promossa con istanza dell'11
luglio 2005 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinata dall'  PA
  2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO 1  

  (patrocinato dall'  PA
  1 );

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:     1.   Se dev'essere
accolto l'appello del 1° settembre 2006 pre-

sentato da AP 1 contro la sentenza 

emessa il 21 agosto 2006 dal Pretore della
giurisdizione di Mendrisio Sud;

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO
1 (1957) e AP 1 (1964) si sono sposati a __________ il 19 maggio 1993. Dal matrimonio
è nato P__________, il 31 dicembre 1995. Il marito lavora attualmente per
la __________ di __________. La moglie è estetista e massaggiatrice, oltre che terapista
equina. I coniugi vivono separati dal maggio del 2002,
quando il marito ha lasciato l'abitazione familiare. Nell'ambito di una
procedura a tutela dell'unione coniugale promossa da lui
medesimo il 23 maggio 2002, il Pretore della giurisdizione
di Mendrisio Sud ha omologato all'udienza del 9 gennaio 2004 un accordo in cui egli si impegnava a
versare un contributo alimentare di fr. 2000.– mensili per la moglie e uno di fr.
1000.– mensili per il figlio, posto che “tutti i parametri di calcolo dei contributi alimentari
per la moglie e per il figlio”
sareb­bero stati “ridiscussi,
rispettivamente sottoposti al giudizio del Pretore” entro la scadenza dell'accordo, fissata al 31 ottobre 2004.

 

                                  B.   Dall'aprile del 2005 AO 1 ha interrotto i
versamenti. L'11 luglio 2005 AP 1 ha adito così il Pretore con una propria istanza
a tutela dell'unione coniu­gale, chiedendo – previa concessione dell'assistenza giudiziaria – un contributo alimentare
di fr. 550.– mensili per sé e uno di fr. 1850.– mensili per P__________. Identiche
richieste essa ha formulato in via cautelare (inc. DI.2005.143). Statuendo senza
contrad­dittorio il 14 luglio 2005, il Pretore ha condannato AO 1 a versare in
via provvisionale i contributi postulati dal­l'istante. AO 1 ha sollecitato il 4 agosto 2005 la modifica di tale
decreto affinché fosse ridotto a fr. 1000.– mensili il contributo per il figlio
e annullato quello per la moglie, instando a sua volta per il beneficio dell'assistenza giudiziaria (inc. DI.2005.150).

 

                                  C.   All'udienza del 10
ottobre 2005, indetta per la discussione del­l'istanza a tutela dell'unione
coniugale e dell'assetto provvisionale, AP 1 ha aumentato le richieste di contributo
a fr. 1250.– mensili dal luglio 2005, tanto per sé quanto per il figlio. Il marito
ha offerto unicamente un contributo di fr. 506.20 mensili in favore di P__________.
Esperita l'istruttoria, nel suo
memoriale conclusivo del 25 gennaio 2006 AP 1 ha esposto un calcolo dal quale risultava
un contributo alimentare di fr. 925.– mensili per sé e uno di fr. 1250.–
mensili per il figlio dall'11
luglio 2005, ma non ha cifrato le pretese nelle richieste di giudizio. Il
marito ha ridotto da parte sua il contributo proposto per il figlio, nel
proprio memoriale conclusivo del 26 gennaio 2006, a fr. 465.20 mensili.

 

                                  D.   Con
decisione del 22 novembre 2005 il Pretore ha ammesso AP 1 al beneficio dell'assistenza
giudiziaria. Statuendo poi il 21 agosto 2006, egli ha
stabilito il contributo alimentare per lei
in fr. 925.– mensili e quello per il figlio in fr. 1335.– mensili, entrambi a valere “dal primo versamento dovuto a seguito del decreto supercautelare 14 luglio
2005”. La tassa di giustizia di
fr. 500.– e le spese sono state poste a carico dello Stato, senza assegnazione
di ripetibili. AO 1 si è visto conferire anch'egli il beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è in­sorta con un appello del 1° settembre 2006
per ottenere che – previa concessione dell'assistenza giudiziaria anche in seconda sede – il contributo di
mantenimento in suo favore sia portato a fr. 1113.05 mensili. L'appello non è stato intimato per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha spiegato che in esito a quanto risultava dai calcoli esposti
nella sentenza AP 1 avrebbe avuto diritto a un contributo alimentare di fr.
1021.55 mensili. Dato però ch'essa si limitava a chiedere fr. 925.– mensili,
pari alla copertura del proprio fabbisogno minimo, egli ha condannato il marito
a versarle tale importo (sentenza impugnata, consid. 4.2).

 

                                   2.   L'appellante contesta di avere limitato la propria
richiesta di contributo a fr. 925.– mensili. Sostiene di avere deliberatamente
rinun­ciato a cifrare la pretesa nel memoriale conclusivo poiché il calcolo ivi
esposto non teneva conto dell'eccedenza mensile da suddividere ed era “unicamente una proiezione indicativa”. Incombeva al giudice – essa sostiene – completarlo
d'ufficio, in virtù del
principio inquisitorio illimitato. In luogo di ciò, il Pretore ha circoscritto
il giudizio a una mera “ipotesi
calcolo”.

                                      

                                   3.   Dal principio inquisitorio illimitato occorre subito sgombrare il
campo. Il diritto ticinese non prescrive l'applicazione di tale precetto in
materia di contributi alimentari per coniugi, né il diritto federale prevede
ciò, che si tratti di procedure a tutela dell'unio­ne coniugale o di misure
provvisionali durante cause di separazione o di divorzio (Hausheer/Spycher/Kocher/Brunner, Hand­buch
des Unter­halts­rechts, Berna 1997, pag. 599 n. 11.64 in fine). In proposito il
giudice è vincolato dunque alle richieste delle parti (Deschenaux/Steinauer/Baddeley, Les effets du mariage, Berna
2000, pag. 315 n. 761 in principio; Hausheer/Reus­ser/Gei­ser
in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 17 ad art. 180 vCC; Bräm in: Zürcher Kommentar, 3ª
edizione, n. 8 ad art. 180 vCC; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2003.75 del
2 maggio 2006, consid. 10).

 

                                   4.   Dandosi contestazioni pecuniarie, in una causa ordinariamente retta dal
principio dispositivo l'attore non può limitarsi a domande indeterminate, ma
deve cifrare le sue pretese (DTF 116 II 219 consid. 4a con numerosi richiami di
dottrina). Valesse il contrario, del resto, simile agevolazione si tradurrebbe
in un facile 

                                         espediente per evitare
ogni forma di soccombenza parziale (Cocchi/Trezzini, CPC massimato e
commentato, Lugano 2000, n. 14 ad art. 165 CPC). Certo, il metodo per il calcolo dei contributi alimentari nel quadro di un
procedimento a tutela dell'unione coniugale (o di misure provvisionali in
pendenza di una causa di separazione o divorzio) è una questione di diritto, ma
poco importa. La circostanza che il Pretore applichi d'ufficio il diritto federale,
quello ticinese, quello dei Cantoni confederati e i trattati con l'estero (art.
87 cpv. 1 CPC) non dispensa la parte che avanza pretese pecuniarie in una causa
non soggetta al principio inquisitorio illimitato dall'indicare le sue
richieste in termini precisi e distinti.

 

                                   5.   Nella
sua istanza dell'11 luglio 2005 – come detto – AP 1 ha quantificato il
contributo alimentare chiesto per sé in fr. 550.– mensili (richiesta di
giudizio n. 1.2). All'udienza del 10 ottobre 2005 essa ha portato la richiesta
a fr. 1250.– men­sili (riassunto scritto unito al verbale, pag. 6, richiesta di
giudizio n. 1.2). Nel memoriale conclusivo del 25 gennaio 2006, per finire,
essa ha formulato la richiesta di giudizio come segue (pag. 7):

                                         Il signor AO 1 è condannato a versare alla
signora AP 1 l'importo di fr. … quale contributo alimentare per lei.

 

                                         Una
richiesta del genere era sicuramente irricevibile. Esaminando i motivi a scanso
di eccessivi formalismi, si rinviene nondimeno la seguente frase (pag. 6 ver­so
il basso):

                                         Il calcolo per stabilire il contributo
alimentare per la moglie è il seguente: 

                                         fr.
2223.60 (fabbisogno minimo moglie) ./. fr. 1300.– (reddito ipotetico moglie) =
fr. 923.60, per un totale arrotondato di fr. 925.–.

 

                                         Poco
sotto l'istante conferma che, il contributo alimentare per il figlio dovendo ammontare
a fr. 1250.– mensili, il totale dovuto dal marito ascende a fr. 2175.– (pag. 6
in fondo). Pretendere che in condizioni siffatte il Pretore dovesse riconoscere
all'istante un contributo alimentare di fr. 1021.55 (o addirittura di fr.
1113.05) mensili non è serio. Anzi, lederebbe il precetto dell'art. 86 CPC,
secondo cui il giudice deve pronunciare su tutta la domanda, ma non oltre i
limiti di questa. Ne segue che, manifestamente infondato, l'appello si rivela
già di primo acchito destinato all'insuccesso.

 

                                   6.   Gli
oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), mentre non si
pone problema di ripetibili, l'appello – non scevro di leggerezza – non essendo
stato intimato alla controparte. Quanto alla richiesta
di assistenza giudiziaria presentata dall'appellante, essa non può essere
accolta. A prescindere dall'eventuale indigenza di lei, per vero, il ricorso appariva
privo di buon diritto sin dall'inizio (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag), tant'è che
non è stato notificato per osservazioni. Della presumibile ristrettezza in cui
versa l'interessata si tiene conto, ad ogni modo, moderando per quanto
possibile la tassa di giustizia.

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello è respinto e la sentenza impugnata
è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 250.–

                                         b) spese                         fr.   50.–

                                                                                fr. 300.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante.
Non si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   La richiesta
di assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria