# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 982a5a4c-6691-5e7a-848d-3d64eec764f9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 16.09.2009 12.2008.131
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2008-131_2009-09-16.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2008.131

  	
  Lugano

  16 settembre
  2009/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda Chiocchetti, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2004.108
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3 - promossa con petizione 13
febbraio 2004 da

 

	
   

  	
   AP 1  e

   AP 2  

  entrambi rappr. dall’  RA 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO 1  e

   AO 2  

  entrambi rappr. dall’avv.  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui
gli attori hanno chiesto di accertare la nullità del contratto di concessione
di diritto di compera 8 giugno 1999 (rogito n. __________ del notaio __________
__________) e successivo atto di proroga (rogito n. __________), di ordinare ai
convenuti, a __________ __________, al notaio __________ __________ e all’attuale detentore del mutuo ipotecario di
riconsegnare agli attori il titolo ipotecario di fr. 350'000.- gravante in II rango la part. n. __________ __________ di __________,
di ordinare all’Ufficiale del registro fondiario di Lugano di cancellare l’annotazione
del diritto di compera in questione e la successiva restrizione della facoltà
di disporre di cui ai decreti 21 gennaio e 2 febbraio 2000 e di ordinare all’Ufficio
esecuzione di Lugano la cancellazione dall’elenco oneri della pretesa
creditoria dei convenuti garantita dal mutuo ipotecario di fr. 350'000.- testé
citato;

 

domande
avversate dai convenuti e che il Pretore con sentenza 27 agosto 2008 ha
respinto, ponendo la tassa di giustizia di fr. 6'000.-
e le spese a carico degli attori in solido e condannandoli al pagamento ai
convenuti, con vincolo di solidarietà, di fr. 15'000.- per ripetibili;

 

appellanti
gli attori che con atto di appello 10 settembre 2008 chiedono la riforma del
giudizio impugnato nel senso di accogliere la petizione, in via subordinata la
riforma del dispositivo sugli oneri processuali nel senso di ridurre la tassa
di giustizia a fr. 3'000.- e le ripetibili a fr.
5'000.-;

 

mentre
i convenuti con osservazioni 16 ottobre 2008 postulano, nella misura in cui è
ricevibile, la reiezione del gravame;

 

richiamato
il decreto 17 settembre 2008 con il quale la presidente di questa Camera ha
concesso all’appello l’effetto sospensivo richiesto;

 

letti
ed esaminati gli atti e i documenti di causa,

 

ritenuto

                                      

in fatto:                    A.   Con rogito 9 giugno 1999 (197) del notaio __________ __________
(doc. F), AP 2, con l’accordo
del marito AP 1, ha concesso a AO 2 e AO 1, rappresentati da __________ __________,
un diritto di compera, in ragione di un mezzo ciascuno in comproprietà, sulla
part. n. __________ RFP di __________ (frazione di __________), ove era situata
la loro abitazione coniugale. Il fondo era gravato da due ipoteche, una di nominali
fr. 550'000.- in I rango a favore del __________, __________,
l’altra di nominali fr. 350'000.- in II rango a favore del portatore. Il prezzo
di vendita è stato stabilito in fr. 707'500.-, di cui fr. 60'000.- versati
seduta stante in contanti, fr. 140'000.- da versare entro il 14 giugno 1999 e
fr. 507'500.- mediante assunzione, in caso di esercizio del diritto di compera,
del debito ipotecario nei confronti del __________ di __________, con valuta al
1° luglio 1999. Il diritto di compera, scadente l’8 novembre 1999, era esercitabile al più
presto il 9 ottobre 1999 ed era riscattabile dalla venditrice versando ai
beneficiari, al più tardi entro l’8 ottobre 1999, fr. 220'000.-. In caso
contrario, la venditrice sarebbe rimasta comunque obbligata a rimborsare ai
beneficiari del diritto di compera la somma testé citata entro il 30 novembre
1999. A garanzia di questo debito è stata costituita in pegno l’ipoteca al
portatore di secondo rango gravante il fondo in questione.

 

                                  B.   A
seguito degli accordi di cui al rogito summenzionato, il 14 giugno 1999 __________
__________, per conto di AO 2 e AO 1, ha versato a AP 1, che riceveva come precisato
nello scritto doc. GG per conto della moglie AP 2, fr. 140'000.- (doc. GG e I, punto III). Con istromento notarile 28 ottobre
1999 n. __________ del medesimo notaio rogante (doc. I) le parti hanno
prorogato il diritto di compera in questione fino al 25 gennaio 2000, ritenuto
che lo stesso poteva essere esercitato al più presto il 10 dicembre 1999 e
riscattato con versamento di fr. 220'000.- entro il 9 dicembre 1999, mentre il
rimborso di tale importo, in caso di mancato riscatto ed esercizio del diritto
di compera, sarebbe dovuto avvenire entro il 31 gennaio 2000. Entro quest’ultima data la venditrice non ha versato al notaio
rogante la somma di fr. 220'000.- per il riscatto del
diritto di compera (doc. G). Il 19 gennaio 2000 i beneficiari hanno invece
comunicato al notaio di voler esercitare tale diritto (doc. 11). Il giorno
successivo il notaio ha quindi informato la venditrice di tale volontà (doc.
L). Su istanza della venditrice il 21 gennaio 2000 il Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 2, ha ordinato in via supercautelare all’Ufficiale del registro
fondiario di non dar seguito ad alcuna richiesta di iscrizione di trapasso di
proprietà a dipendenza dell’esercizio del diritto di compera in questione (doc.
M, N e inc. rich. DI.2000.61). Il 2 febbraio 2000 il Pretore, adito in tale
senso dai beneficiari, ha ordinato, sempre in via supercautelare, l’annotazione
a registro fondiario che la restrizione era dovuta alla pendenza di una causa
giudiziaria intesa a far riconoscere i beneficiari quali proprietari del fondo
n. __________ a seguito dell’esercizio del diritto di compera (doc. O, P e inc.
rich. DI.2000.61). Su richiesta delle parti che avevano intavolato trattative per
il componimento bonale della vertenza, il 18 febbraio 2000 il Pretore ha
sospeso la causa (inc. rich. DI.2000.61).

 

                                  C.   Nell’ambito
della procedura di realizzazione forzata del fondo n. __________ __________ di __________,
il 21 febbraio 2003 l’Ufficio di esecuzione di Lugano ha comunicato agli
interessati il relativo elenco oneri, nel quale risulta anche il credito di fr.
190'000.- vantato dai beneficiari del diritto di compera e garantito dal
suddetto mutuo ipotecario al portatore (doc. U). L’incanto, inizialmente
fissato per il 27 marzo 2003, è stato sospeso a seguito di un’istanza di
restituzione del termine per contestare l’elenco oneri presentata il 26 marzo
2003 dai coniugi AP 1 e accolta dalla CEF con sentenza 16 gennaio 2004 (doc. S
e X). Il 23 gennaio 2004 l’Ufficio esecuzioni di Lugano ha assegnato a questi
ultimi un termine di venti giorni per promuovere l’azione volta a contestare la
pretesa dei beneficiari del diritto di compera (doc. C). 

 

                                  D.   Nel
termine loro assegnato, con petizione 13 febbraio 2004 AP 1 e AP 2 hanno
convenuto dinanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, AO 2 e AO 1,
chiedendo di accertare la nullità del contratto di
concessione di diritto di compera 8 giugno 1999 (rogito n. __________ del notaio
__________ __________) e successivo atto di proroga (rogito n. __________), di
ordinare ai convenuti, a __________ __________, al notaio __________ __________
e all’attuale detentore del
mutuo ipotecario di riconsegnare agli attori il titolo ipotecario di fr. 350'000.- gravante in II rango la part. n. __________ __________ di __________,
di ordinare all’Ufficiale del registro fondiario di Lugano di cancellare l’annotazione
del diritto di compera in questione e la successiva restrizione della facoltà
di disporre di cui ai decreti 21 gennaio e 2 febbraio 2000 e di ordinare all’Ufficio
esecuzione di Lugano la cancellazione dall’elenco oneri della pretesa
creditoria dei convenuti garantita dal mutuo ipotecario di fr. 350'000.- testé
citato. Con risposta 1° marzo 2004 i convenuti si sono opposti alla petizione.
Negli ulteriori allegati preliminari le parti hanno ribadito i loro rispettivi
punti di vista. Esperita l’istruttoria, al dibattimento finale 20 settembre
2007, ove non erano presenti gli attori, i convenuti hanno confermato le loro
domande. Con decreto 27 agosto 2008 il Pretore ha dichiarato irricevibile il
memoriale conclusivo presentato il 14 settembre 2007 dagli attori, poiché
tardivo. Statuendo con sentenza 27 agosto 2008 il primo giudice ha respinto la
petizione, ponendo la tassa di giustizia di fr. 6'000.- e le spese a carico degli attori in solido e condannandoli al
pagamento ai convenuti, con vincolo di solidarietà, di fr. 15'000.- per
ripetibili.

 

                                  E.   Con
atto di appello 10 settembre 2008 gli attori sono insorti contro il giudizio
testé citato, chiedendone la riforma nel senso di accogliere la petizione. In
via subordinata essi domandano la riforma del dispositivo sugli oneri
processuali nel senso di ridurre la tassa di giustizia a fr. 3'000.- e le ripetibili a fr. 5'000.-. Con
osservazioni 16 ottobre 2008 i convenuti postulano, nella misura in cui è
ricevibile, la reiezione del gravame. Con decreto 17 settembre 2008 la
presidente di questa Camera ha concesso all’appello l’effetto
sospensivo richiesto.

 

Considerato

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha ritenuto pacifico che tra le parti si fosse
perfezionato un contratto di mutuo in virtù del quale i convenuti, per il
tramite di __________ __________, avevano versato agli attori fr. 200'000.-, con l’accordo che tale importo doveva essere restituito
oltre gli interessi di fr. 20'000.- entro il 30 novembre 1999, termine poi
protratto fino al 31 gennaio 2000. Il primo giudice ha poi accertato che a
garanzia di tale rimborso le parti hanno pattuito la consegna in pegno del
mutuo ipotecario di fr. 350'000.- gravante in II rango il fondo n. __________ __________
di __________ di proprietà di AP 2 e che contestualmente hanno stipulato un
diritto di compera sul medesimo fondo. Egli ha precisato che non era neppure
contestato che dell’importo di fr. 200'000.- (oltre interessi di fr. 20'000.-) gli
attori avessero rimborsato unicamente fr. 10'000.-. Il Pretore non ha ravvisato
che nella stipulazione del diritto di compera, rispettivamente nella
costituzione in pegno del titolo ipotecario, fossero riuniti gli estremi di una
lesione giusta l’art. 21 CO. Egli ha poi respinto la tesi degli attori secondo
i quali le parti avevano concluso un contratto simulato, rispettivamente
affetto da vizi di volontà, nel senso che AP 2 non aveva inteso alienare la
propria proprietà, ma unicamente concederla in garanzia. Il primo giudice ha
inoltre negato che il diritto di compera costituisse una forma illecita di
pegno immobiliare o che violasse il divieto del patto di caducità giusta l’art.
894 CC. Per finire, egli ha spiegato che il tasso di interesse pattuito non era
superiore a quello legale consentito.

 

                                   2.   Gli
appellanti sostengono che a concedere, l’8 giugno 1999, il mutuo di fr. 200'000.- sia
stato __________ __________, con un contratto verbale, e che il mutuatario sia
stato AP 1 (memoriale, pag. 4 in basso e 8). Il Pretore ha ritenuto
"risultare pacificamente dagli atti" che il prestito era stato
concesso a entrambi gli attori da __________ __________, che tuttavia agiva per
conto di AO 2 e AO 1. Egli ha rinviato, al riguardo, ai doc. F, I e GG e alla
testimonianza di __________ __________ (sentenza impugnata, pag. 2 in mezzo e 5
in mezzo). Gli appellanti sostengono, invece, che la loro tesi sia suffragata
dalla testimonianza di __________ __________, mentre quelle di __________ __________
e del notaio __________ __________ non sarebbero disinteressate. In
particolare, essi ritengono che qualora i contratti dovessero essere dichiarati
nulli, allora il notaio __________ __________ incorrerebbe in responsabilità
(appello, pag. 14 in alto). La censura non può essere condivisa. Il teste __________
__________ ha ricordato che "il signor AP 1 cercava un aiuto finanziario,
un prestito. So anche che il signor __________ ogni tanto aiutava prestando dei
soldi ai venditori di automobili. In questo contesto ho presentato il signor AP
1 al signor __________"(verbale 6 giugno 2005, pag. 1). Il teste
menzionato ha poi affermato che "nell’ambito del contratto di prestito
summenzionato mi ricordo che ad un certo punto il signor AP 1 mi consegnò fr.
10'000.- chiedendomi di consegnarli al signor __________. Mi disse soltanto che
si trattava in [recte: di un] versamento per il prolungamento dei
termini di pagamento che loro avevano pattuito. Io a mia volta consegnai la
medesima somma al signor __________" (loc. cit., pag. 2). Tuttavia, la
testimonianza non esclude che AP 1 potesse agire in rappresentanza della
moglie. Lo stesso dicasi di __________ __________, che agiva in nome di AO 2 e AO
1, come emerge dai documenti menzionati dal primo giudice. Quanto all’attendibilità
dei testi __________ __________ e __________ __________, va ricordato che
qualora l’attendibilità di un testimone possa apparire dubbia, sotto un profilo
soggettivo, per l’esistenza di un motivo che determini un interesse a deporre a
favore di una parte, la credibilità delle sue dichiarazioni può essere
intaccata unicamente se è accertata una grave discordanza tra i fatti così come
descritti dal teste e quelli desumibili da altre prove. Il giudizio può infatti
fare astrazione dal contenuto di una testimonianza solo quando per tale motivo
la stessa risulti inveritiera o poco credibile (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Append. 2000/2004, Lugano 2005, n.
75 ad art. 90). Nella fattispecie le prove che emergono dal carteggio
processuale non contrastano, come detto sopra, il contenuto delle testimonianze
in questione, sicché non vi è motivo di dubitare dell’attendibilità dei testi. Si
aggiunga che dal doc. GG menzionato dal Pretore risulta, semmai, che la
mutuataria, almeno limitatamente alla somma di fr. 140'000.-, fosse AP 2,
mentre suo marito avrebbe ricevuto tale importo unicamente per suo conto. Le
parti non sostengono, tuttavia, tale circostanza, sicché non vi è motivo di
credere che quanto accertato dal primo giudice non corrisponda, su questo
punto, alla reale volontà delle stesse.

 

                                   3.   Gli
attori ritengono che lo scopo del contratto di concessione del diritto di
compera 8 giugno 1999 fosse unicamente quello di garantire il pagamento del
mutuo, oltre gli interessi di fr. 20'000.-, mentre era
escluso il trapasso della proprietà del fondo n. __________ __________ di __________.

 

                                3.1   Il Pretore
ha spiegato che tale assunto non trova riscontro agli atti e ha negato che si fosse
in presenza di un negozio simulato rispettivamente di un vizio di volontà. Anzi,
egli ha precisato che dall’istruttoria emergeva proprio il contrario. Invero, sulla
base delle testimonianze di __________ __________ e di __________ __________ il
primo giudice ha accertato che era stato AP 1 a offrire ai convenuti la casa di
__________ come ulteriore garanzia per il rimborso del mutuo e che prima di sottoscrivere
il diritto di compera AO 2 aveva effettuato un sopralluogo del fondo unitamente
a __________ __________ e in presenza di AP 1. Inoltre, il notaio rogante si
era soffermato per spiegare che in caso di esercizio del diritto di compera la
proprietà dell’immobile sarebbe trapassata ai convenuti (sentenza impugnata,
pag. 8 in mezzo). 

                                3.2   In particolare,
gli attori sostengono che non era mai stata intenzione di AP 2 disporre del
fondo n. __________ __________ di __________, così come da lei espresso a __________
__________, che rappresentava AO 2 e AO 1, e al notaio __________ __________ al
momento della firma del contratto in questione (appello, pag. 5 in mezzo).
Tuttavia, come precisato dal Pretore dalle testimonianze di __________ __________
e del notaio __________ __________ è emerso proprio il contrario. A suffragio
della propria tesi gli attori rinviano, inoltre, al rogito di cui al doc. F,
ove era prevista l’"anomala" possibilità per la venditrice di
"riscattare" il diritto di compera mediante il pagamento di fr.
220'000.- e ove l’esercizio del diritto di compera poteva avvenire al più
presto dopo quattro mesi, a dimostrazione che lo scopo del contratto era quello
di fungere da garanzia per il pagamento del debito menzionato. Al riguardo gli
appellanti rinviano anche all’istromento notarile doc. I, con il quale le parti
hanno pattuito la proroga del diritto di compera e ove il notaio, oltre a
ribadire il concetto di "riscatto", indicava che __________ __________
aveva consegnato a AP 1 fr. 140'000.-, a comprova della stretta correlazione
tra l’atto di diritto di compera, la consegna del titolo ipotecario e il mutuo
di fr. 200'000.-. Secondo gli attori, infine, la maggiorazione di fr. 20'000.-
non costituiva una pena legata al diritto di compera stesso, bensì gli
interessi sul mutuo. Se così non fosse stato, a dire degli appellanti il notaio
avrebbe dovuto menzionarlo nell’atto. D’altra parte, anche il fatto che gli onorari
notarili, tasse e spese siano stati posti interamente a carico della parte venditrice,
contrariamente agli usi, dimostrerebbe che le parti non volessero procedere a
un eventuale trapasso di proprietà, bensì unicamente concedere una garanzia
(appello, pag. 5 seg.). Gli appellanti reputano che la simulazione da loro
invocata risulterebbe anche dal fatto che il valore commerciale del fondo in
questione sarebbe di fr. 1'515'465.-, mentre nell’atto di costituzione di
diritto di compera il prezzo è stato fissato in fr. 707'500.-. Essi ritengono,
quindi, che nell’atto notarile vi sia pure una falsa indicazione del prezzo di
compravendita (memoriale, pag. 13 in fondo). In sintesi, gli attori ritengono
che il contratto di costituzione di diritto di compera era simulato poiché in
realtà consisteva nella costituzione di una garanzia al rimborso del mutuo
(appello, pag. 14). I riferimenti degli appellanti ai doc. F e I, tuttavia, non
sconfessano quanto emerso dalle testimonianze menzionate sopra, dalle quali
emerge che non fosse volontà delle parti escludere il trapasso di proprietà. Le
loro argomentazioni, poi, si esauriscono in mere affermazioni di parte
sprovviste di portata probatoria. Né vi sono motivi per ritenere inattendibile
la deposizione del notaio (consid. 2). A nulla giova, di conseguenza, il
riferimento degli appellanti a una sentenza del Tribunale federale pubblicata
in DTF 86 II 221 (JdT 1961 I pag. 203). Su questo punto l’appello è quindi respinto.

 

                                   4.   Gli
appellanti ribadiscono che il contratto di mutuo sarebbe nullo, poiché il tasso
di interesse pattuito è superiore a quello legalmente consentito (memoriale,
pag. 9 segg.). 

 

                                4.1   Il Pretore
ha spiegato che il superamento del limite massimo del tasso di interessi del
18% previsto nel Concordato intercantonale concernente la repressione degli
abusi in materia di interesse convenzionale non comporta la nullità del
contratto di base, ma solo la sua nullità parziale, ovvero fino alla riduzione
al tasso lecito. Inoltre, il primo giudice ha ritenuto che nella fattispecie il
tasso era grosso modo del 15%, poiché calcolato fino al 31 gennaio 2000, e,
quindi, rientrava nei limiti di legge (sentenza impugnata, pag. 9 in fondo). 

 

                                4.2   Gli attori
ritengono che siccome il contratto era stato sottoscritto l’8 giugno 1999 e il pagamento del capitale
di fr. 200'000.-, oltre gli interessi di fr. 20'000.-,
doveva avvenire entro l’8 ottobre 2008 [recte: 1998], il tasso di
interessi era del 30% all’anno (appello, pag. 9 e 15). La censura non è
condivisibile. Come accertato dal Pretore, il tasso ammontava invero al 15% all’anno,
poiché il rimborso doveva avvenire entro il 31 gennaio 2000 (sentenza impugnata,
pag. 9 in basso). In effetti, con istromento notarile 28 ottobre 1999 n. 234
(doc. I) le parti hanno stabilito che il rimborso, inizialmente fissato entro
il 30 novembre 1999, poteva avvenire fino al 31 gennaio 2000.

 

                                4.3   Al riguardo
gli appellanti sostengono che al fine di ottenere la proroga di due mesi (sulla
questione della data si rinvia a quanto illustrato in seguito: consid. 4.6) AP 1 avrebbe versato fr. 10'000.-. Tale
cifra non sarebbe, a dire degli attori, un acconto sul mutuo, bensì ulteriori
interessi. Tant’è che la stessa non è andata in detrazione della somma che
doveva essere rimborsata (appello, pag. 6 in mezzo e 10 seg.). Il Pretore ha
spiegato che non era stata contestata la restituzione di soli fr. 10'000.- sull’importo
di fr. 200'000.-, sicché il debito ammontava a fr. 190'000.- (sentenza
impugnata, pag. 5 in penultimo paragrafo). In effetti, nelle conclusioni gli
attori hanno affermato che "alla scadenza del nuovo termine per l’esercizio
del diritto di compera, il 25 gennaio 2000, il signor AP 1 non era ancora stato
in grado di saldare il proprio debito nei confronti del signor __________,
salvo per il versamento di fr. 10'000.-" (pag. 5, secondo paragrafo). Essi
non hanno quindi sostenuto che tale importo andava "in aggiunta" a
quello di fr. 220'000.-. La censura, nuova, è irricevibile (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC). A nulla giova, pertanto, la
testimonianza di __________ __________ cui gli attori rinviano. Per tacere del
fatto che la stessa sarebbe comunque ininfluente ai fini del giudizio. Il
testimone, infatti, ha affermato che "nell’ambito del contratto di prestito summenzionato mi ricordo che ad un
certo punto il signor AP 1 mi consegnò fr. 10'000.-
chiedendomi di consegnarli al signor __________. Mi disse soltanto che si
trattava in [recte: di un] versamento per il prolungamento dei termini
di pagamento che loro avevano pattuito" (verbale 6 giugno 2005, pag. 2).
La sua dichiarazione non esclude, quindi, un rimborso del debito.

 

                                4.4   Gli
appellanti ritengono che il Concordato intercantonale menzionato dal Pretore
non sia applicabile al Canton Ticino (memoriale, pag. 9 in mezzo). Tuttavia,
essi dimenticano che il Tribunale federale, peraltro nella sentenza da loro invocata
(DTF 97 II 192), ha spiegato che il Concordato può essere utilizzato come
termine di paragone anche qualora non vi abbia aderito il Cantone in questione.
Di conseguenza, ha ritenuto che la Corte cantonale aveva agito nei limiti del
proprio potere di apprezzamento riducendo il tasso di interessi dal 26% al 18%.
Nemmeno è quindi di ausilio alla tesi degli appellanti il rinvio alla sentenza
della Corte d’appello di Basilea (memoriale, pag. 9 in mezzo). Il tasso del 15%,
inferiore a quello previsto dal citato Concordato, resiste quindi alla critica.
D’altra parte, gli appellanti non affermano circostanze particolari che farebbero
risultare tale tasso come usuraio. 

 

                                4.5   Gli
appellanti sostengono, inoltre, che i convenuti hanno commesso il reato di "usura",
rispettivamente di "truffa", poiché siccome il diritto di compera
aveva lo scopo di garantire il prestito di fr. 200'000.-, il suo mancato
pagamento ha comportato un guadagno dal 200% al 400%. Secondo gli attori a
fronte di un valore di mercato del fondo di fr. 1'500'000.- nell’atto di
costituzione del diritto di compera le parti hanno fissato il prezzo in fr.
707'500.- (appello, pag. 10 in alto e 15). Gli appellanti confondono tuttavia
la concessione del prestito, che come illustrato implicava un tasso di
interesse reputato legale, con l’asserita sproporzione tra le reciproche
prestazioni. Tale aspetto sarebbe, semmai, da esaminare dal punto di vista di
una lesione giusta l’art. 21 CO. Tant’è che gli appellanti menzionano proprio
tale aspetto, che verrà trattato in seguito (consid. 5).

 

                                4.6   Indicando la
data dell’8 ottobre 1998 quale momento di pagamento del mutuo gli appellanti
sembrano far coincidere la scadenza del mutuo con l’ultimo giorno utile per il
riscatto del diritto di compera (cfr. doc. F). Tale censura risulta anche a
pag. 10 del memoriale, ove gli attori parlano di "proroga di due
mesi" dall’8 ottobre 1999 al 9 dicembre 1999. In ragione della proroga di
cui al doc. I, tale data corrisponde alla data del riscatto del diritto di
compera. Anche qualora si volesse seguire tale tesi, al riguardo l’esito dell’appello
non avrebbe miglior sorte. Invero, in tal caso il tasso di interesse sarebbe
del 20%. Si potrebbe quindi ipotizzare una sua riduzione al 18% per i motivi
illustrati sopra. Se ne otterrebbe una diminuzione di fr. 2'000.- [20% (fr. 200'000.-)
: 2 ./. 18% (fr. 200'000.-) : 2]. Se non che, gli appellanti non affermano di
aver proposto il pagamento, il 9 dicembre 1999, di fr. 218'000.-. Non è quindi
condivisibile la loro censura secondo la quale i convenuti li avrebbero messi
nella condizione di non poter rimborsare il mutuo e, quindi, di acquisire la
proprietà a un prezzo da loro ritenuto particolarmente favorevole.

 

                                4.7   Gli
appellanti rinviano, infine, alla sentenza 20 agosto 2001 della CEF (doc. BB),
ove era stato indicato che il tasso d’interesse pattuito era usurario, poiché
del 10% per quattro mesi, e ci si domandava se non vi fosse anche lesione del
patto di caducità dell’art. 894 CC (appello, pag. 11 in fondo e 15). Tuttavia,
già si è detto sopra che nella fattispecie il tasso di interesse non può essere
considerato come usurario. Va precisato che questa Camera non è vincolata dalle
considerazioni di un’altra Camera del Tribunale d’appello, espresse in una
procedura sommaria diversa dalla presente. Gli appellanti sostengono inoltre
che nella fattispecie si sia verificata "una palese violazione del divieto
del patto di caducità" (memoriale, pag. 15 in mezzo). Il Pretore ha negato
tale censura già per il fatto che il diritto di compera non era, in concreto,
assimilabile a un pegno (sentenza impugnata, pag. 9 in mezzo). Con tale
argomentazione gli attori non si confrontano, sicché al riguardo l’appello è inammissibile
(art. 309 cpv. 2 lett. f CPC).

 

                                   5.   Gli
appellanti invocano l’esistenza di una lesione giusta l’art. 21 CO. Al
riguardo, essi sostengono di aver dimostrato il loro stato di bisogno
(memoriale, pag. 12 in alto). Il Pretore ha ritenuto che tale situazione non
era invece stata comprovata, dato che dagli atti di causa emergeva che le loro
difficoltà economiche erano posteriori alla conclusione dei noti contratti
(sentenza impugnata, pag. 6 in fondo). Gli attori rinviano alle testimonianze
di __________ __________ e __________ __________ __________. Quest’ultima ha
dichiarato di aver conosciuto AP 2 solo il 16 ottobre 2003 e il marito nel
2004", specificando che "avendo conosciuto i coniugi AP 1 nelle date di
cui ho detto sopra, io non mi sono occupata né ho conosciuto la situazione dei
signori AP 1 negli anni precedenti la mia conoscenza dei coniugi. In
particolare io non conosco quale fosse la loro situazione personale e
patrimoniale nel 1999 rispettivamente nel 2000 (…)" (verbale 19 agosto
2005, pag. 2). Come accertato dal primo giudice la deposizione di questa
testimone non ha quindi portata pratica ai fini del giudizio. Il teste __________
__________ ha affermato: "io mi ricordo che il signor AP 1 cercava un
aiuto finanziario, un prestito" e ha aggiunto che "nei primi tempi in
cui l’ho conosciuto egli [AP 1] aveva una __________ cabrio nuova il cui valore
è di fr. 150'000.-. Egli aveva altresì una macchina americana, dopo la __________.
All’epoca dei fatti il signor AP 1 aveva una macchina più piccola del valore di
fr. 1'000.-" (verbale 6 giugno 2005, pag. 1). Se non che, tale circostanza
non significa ancora automaticamente che i coniugi versassero in uno stato di
bisogno ai sensi dell’art. 21 CO. Tanto più che lo stesso teste ha dichiarato
di non sapere "per quale ragione il signor AP 1 necessitasse del
prestito". A ciò si aggiunga che lo stato di bisogno dev’essere
riconoscibile alla controparte, che deve sfruttare tale situazione
consapevolmente (Huguenin in:
Basler Kommentar, OR I, 4ª ediz. n. 14 ad art 21). Tale circostanza difetta
nella fattispecie. Su questo punto gli appellanti sostengono che __________ __________
era "ben consapevole" del loro stato di bisogno. Essi rinviano al
doc. Z e AA. Trattasi dei resoconti delle prestazioni LADI a AP 1per gli anni
dal 2000 al 2001, posteriori quindi all’epoca in cui sono stati stipulati i
noti contratti e ininfluenti ai fini del giudizio, anche perché non risulta che
la controparte ne fosse a conoscenza. Gli attori ribadiscono che non avrebbero
mai accettato le condizioni a loro sfavorevoli se non si fossero trovati in condizioni
finanziarie difficili (appello, pag. 12 seg.). La loro affermazione non trova
tuttavia riscontro alcuno nelle risultanze processuali. Va inoltre ricordato
che l’applicazione dell’art. 21 CO prevede, tra le altre cose, oltre alla manifesta
sproporzione tra le rispettive prestazioni, anche lo stato di bisogno di cui si
è detto sopra. Dagli atti non emerge una situazione di bisogno degli attori, e
non vi è quindi motivo di chinarsi sulla questione dell’asserita manifesta
sproporzione tra le prestazioni. Gli appellanti rinviano infine alla sentenza
del Tribunale federale pubblicata in DTF 92 II 168, sostenendo che la
fattispecie sia analoga alla presente (loc. cit.). Non si comprende, tuttavia,
in che misura tale rinvio sia di ausilio alla loro tesi.

 

                                   6.   A
dire degli appellanti il diritto di compera sarebbe in contrasto con l’art. 793
cpv. 2 CC (memoriale, pag. 14). Il Pretore ha spiegato che mentre il diritto di
pegno conferisce al creditore il diritto di essere soddisfatto dal ricavo dell’oggetto
del pegno se non altrimenti soddisfatto, il diritto di compera in questione
conferisce ai convenuti la facoltà di acquistare (o meno, a loro scelta) il
fondo di proprietà dell’attrice, entro una determinata scadenza, a un prezzo
precedentemente concordato dalle parti, con l’unica particolarità, rispetto ai
comuni diritti di compera, per quanto concerne le modalità di pagamento, che in
caso di esercizio del diritto di compera sul prezzo andava computato il debito
degli attori (sentenza impugnata, pag. 8 in fondo). Gli attori sostengono che
nella fattispecie il diritto di compera "costituisce una forma anomala ed
illecita di pegno immobiliare, siccome lo stesso è stato concepito come una
garanzia per il pagamento del muto". Se non che, gli appellanti non si
confrontano neanche su questo punto con la motivazione pretorile, sicché la
loro censura è inammissibile.

 

                                   7.   In
via subordinata gli attori chiedono la riforma del dispositivo sugli oneri
processuali (appello, pag. 16). Essi chiedono la riduzione della tassa di
giustizia fissata dal primo giudice in fr. 6'000.- a fr. 3'000.- e le
ripetibili da fr. 15'000.- a fr. 5'000.-. Gli appellanti ritengono che il
valore litigioso ammonta al massimo a fr. 190'000.-, dato che la causa ha per
oggetto la contestazione di un credito di pari importo. Non occorre addentrarsi
nella questione di sapere a quale cifra ammonti il valore litigioso della
procedura di prima sede, dato che la sentenza pretorile dev’essere confermata
anche dipartendosi da quello testé indicato. Per giurisprudenza
invalsa, nella fissazione della tassa di giustizia e delle ripetibili il
giudice gode di un ampio potere d’apprezzamento, censurabile unicamente in caso
di eccesso o di abuso, ciò che non è il caso se gli importi attribuiti
rientrano tra i minimi ed i massimi della tariffa applicabile (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000, n.
51 ad art. 148 e n. 19 ad art. 150). L’art. 17 TG nel tenore
in vigore al momento in cui è stata emessa la sentenza impugnata prevedeva per
cause di valore litigioso da fr. 100'001.- a fr. 200'000.- una tassa di
giustizia da fr. 1'800.- a fr. 7'000.-. La fissazione della tassa di giustizia
in fr. 6'000.- merita quindi conferma. Secondo la TOA, a quel momento applicabile
(essendo il procedimento stato aperto prima dell’entrata in vigore del
regolamento sulla fissazione delle ripetibili: art. 16 cpv. 2 del regolamento
in questione), di principio per cause con un valore tra i fr. 50'000.- e i fr.
200'000.- le ripetibili sono stabilite tra il 6 e il 10% del valore di causa,
quindi tra i fr. 3'000.- e i fr. 20'000.-. Di conseguenza, le ripetibili
fissate dal Pretore resistono alla critica.

 

                                   8.   Alla
luce di quanto suesposto l’appello dev’essere respinto. La tassa di giustizia,
le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC). Il valore
litigioso determinante per un eventuale ricorso in materia civile al Tribunale
federale supera la soglia di fr. 30'000.-.

 

 

Per i quali motivi,

 

richiamati l’art. 148 CPC e la TG

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile l’appello 10 settembre 2008 di AP
1 e AP 2 è respinto.

 

                                   2.   Gli oneri processuali di appello, consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 3'000.-

                                         b) spese                         fr.  
   50.-

                                                                                fr.
3'050.-

 

                                         già anticipati dagli
appellanti, restano a loro carico in solido, con obbligo di rifondere a AO 2 e AO
1, sempre con il vincolo di solidarietà, complessivi fr. 7'500.-
per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -    ;

  -   .

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                     La
segretaria

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore
litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il
ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che
intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso
in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).