# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fde20849-261f-52d1-b4ae-2bd70b4837ca
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-05-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.05.2005 38.2004.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2004-101_2005-05-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2004.101

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  23 maggio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 dicembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2
  dicembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1
  

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 29
ottobre 2004 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha respinto la richiesta di
indennità per insolvenza inoltrata da RI 1 a seguito del fallimento della ditta
__________, argomentando:

 

" 
(...)

Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di
pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi
diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di
averlo surrogato nella procedura.

 

Secondo la Prassi l'assicurato è obbligato a
diminuire il danno prima e dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro. Ciò
significa che la persona assicurata deve dare, entro un lasso di tempo
adeguato, segnali inequivocabili che permettano alla Cassa di riconoscere
oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora
pagati.

 

Di conseguenza il diritto all'indennità per
insolvenza decade se il lavoratore non fa valere in tempo utile i propri
crediti salariali, o rinuncia a qualsiasi procedimento allo scopo di realizzare
i crediti salariali che non è più sicuro di incassare.

 

Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il
31.05.2003, il fallimento della ditta è stato decretato il 27.08.2004, la
domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 14 settembre 2004.

 

Dal mese di maggio 2003, alla notifica di credito
del 10 settembre 2004, non può comprovare di aver fatto il necessario a tutela
dei suoi interessi salariali. Le 3 lettere di rivendicazione, l'ultima della
quale datata 1° dicembre 2003, non costituiscono una prova dell'impegno nel
recuperare il salario." (Doc. A3)

 

                               1.2.   Il 24
novembre 2004 l'assicurato ed alcuni suoi colleghi di lavoro hanno fatto
inoltrare una tempestiva opposizione contro la decisione della Cassa. Il
patrocinatore dei lavoratori si è così espresso:

 

" 
La presente opposizione viene effettuata in
forma collettiva in quanto le persone sopra indicate fanno tutte parte della
nostra organizzazione sindacale e sin dal momento della chiusura della ditta, __________,
hanno concordato e negoziato unicamente la strategia per cercare di farsi
versare i salari mancanti dalla ditta.

 

In primo luogo va rilevato che unitamente ai casi
menzionati il nostro sindacato si è pure occupato del caso della signora __________,
collega dei quattro sopraccitati, per la quale è stata regolarmente versata
l'indennità per insolvenza.

 

Al momento della chiusura della ditta i 5
dipendenti si sono rivolti al sindacato per far valere i propri diritti. Quale
sindacato ci siamo subito attivati per cercare di far versare le mancanze
salariali ai nostri iscritti. Ed in parte infatti ci siamo riusciti facendo
versare Fr. 3000.-- ai nostri associati (vedi nostra lettera del 4 settembre
2003.). La situazione finanziaria della ditta __________ era già allora apparsa
chiaramente in tutta la sua drammaticità. La ditta aveva infatti terminato la
sua attività a causa della chiusura del suo unico cliente il quotidiano __________.

 

Nell'estate del 2003 abbiamo a più riprese
cercato, con pressioni telefoniche, di far versare ai dipendenti il dovuto.
Molte promesse sono state fatte dal signor __________ della __________ che non
ha però fatto fronte ai suoi impegni. Il 5 ottobre 2003 abbiamo intimato un
termine perentorio per i colleghi __________ e __________ (allegato). RI 1 e __________
cercarono allora di convincere il proprio datore di lavoro ancora con pressioni
di tipo personale (lettere e telefonate). Ma tali interventi non servirono a
nulla. A questo punto il 20 ottobre ci eravamo già rivolti al vostro ufficio per
anticipare l'indennità di insolvenza per __________ e __________, i colleghi
più in difficoltà, in quanto era palese che ci sarebbe stato il fallimento
della ditta (allegato).

Sempre in questa fase ci si è tutti resi conto
che la __________ non avrebbe pagato, nulla a nessuno, abbiamo perciò deciso di
intraprendere la via legale. L'analisi fatta da parte del sindacato è stata di
fare in prima battuta la causa per la collega __________, che vantava il
credito maggiore (più di 16'000 franchi). L'idea era di procedere con le altre
istanze con l'importo più esiguo in seconda battuta, con la speranza che la __________
si spaventasse e pagasse il dovuto. Il 19 novembre abbiamo quindi inviato alla
Pretura di __________ una istanza mercede e salari per la nostra assistita __________.
Durante l'udienza con il segretario assessore, signor __________, abbiamo
anticipato l'idea di fare le istanze per gli altri attori sopra indicati nei
giorni successivi.

__________, premettendo che comunque la decisione
spettava a noi, ci aveva comunque esortati ad evitare inutile burocrazia; era
infatti chiaro che la __________ sarebbe fallita e altre istanze avrebbero
costituito uno spreco di tempo e burocrazia inutile.

 

Comunque visto la reticenza del vostro ufficio
nel riconoscere il diritto alle indennità di insolvenza, nelle scorse settimane
i dipendenti hanno insinuato il credito al competente Ufficio di esecuzione e
fallimenti (allegato).

 

Alla luce di tutto ciò ci sembra palese l'impegno
messo sia a livello di rappresentante legale che individuale messo in campo per
cercare di fare versare il dovuto. È pure evidente la buona fede del sindacato
nell'aver rinunciato a inoltrare ulteriori istanze in questa vertenza.

 

Per i motivi sopra indicati vi chiediamo perciò
di rivedere le vostre decisioni." (Doc. A2)

 

                               1.3.   Il 2
dicembre 2004 la Cassa ha respinto l'opposizione, sottolineando in particolare:

 

" 
(...)

Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il
31 maggio 2003, il fallimento della ditta è stato decretato il 27 agosto 2004, la
domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 14 settembre 2004.

 

Dal mese maggio 2003, alla notifica di credito
del 10 settembre 2004, non può comprovare di aver fatto il necessario a tutela
dei suoi interessi salariali.

 

Le uniche lettere di rivendicazione sono state da
lei inviate in data 15.08.2003, 07.10.2003, 01.12.2003, non raccomandate, all'attenzione
del signor __________, il quale non era neppure legittimato a rappresentare la
società poiché non aveva il diritto di firma.

 

Dal 1° dicembre 2003 alla notifica del 10
settembre 2004 non vi sono giustificativi che ci permettano di verificare il
suo impegno per salvaguardare i suoi diritti salariali, pertanto confermiamo
che la domanda d'insolvenza dev'essere respinta." (Doc. A1)

                               1.4.   Contro la
decisione su opposizione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso
al TCA nel quale il suo patrocinatore si è così espresso:

 

" 
(...)

Al momento della chiusura
della ditta __________ il nostro associato citato a margine, unitamente a 5
suoi colleghi, si era rivolto al sindacato per far valere i propri diritti
salariali. Quale sindacato ci siamo subito attivati per cercare di far versare
le mancanze salariali per i nostri iscritti. Ed in parte, infatti, ci siamo
riusciti facendo versare Fr. 3000.- ai nostri associati (vedi nostra lettera
del 4 settembre 2003 allegato 2). La situazione finanziaria della ditta __________
era già allora apparsa chiaramente in tutta la sua drammaticità. La ditta
aveva, infatti, terminato la sua attività a causa della chiusura del suo unico
cliente il quotidiano __________.

 

Nell'estate del 2003 abbiamo a più riprese
cercato, con interventi telefoniche, di far versare ai dipendenti il dovuto.
Molte promesse sono state fatte dal signor __________ della __________ che non
ha però fatto fronte ai suoi impegni. A più riprese sia telefonicamente che in
forma scritta ( allegato 3) il nostro patrocinato ha pure continuato a fare
pressione per ottenere il dovuto. Purtroppo tutti gli i interventi non
servirono a nulla. Presso l'ufficio esecuzione e fallimenti i debiti della
Ditta __________ si andavano accumulando copiosamente.

Sempre in questa fase ci si è tutti resi conto
che la __________ non avrebbe pagato nulla a nessuno, abbiamo perciò deciso di
intraprendere la via legale. L'analisi fatta da parte del sindacato è stata di
fare in prima battuta la causa per la collega __________ (la quale ha ricevuto
regolarmente le indennità di insolvenza), che vantava il credito maggiore (più
di 16'000 franchi). L'idea era di procedere con le altre istanze, con l'importo
più esiguo, in seconda battuta, con la speranza che la __________ sentendosi
sotto pressione cedesse pagando il dovuto. Il 19 novembre abbiamo quindi
inviato alla pretura di __________ una istanza mercede e salari per la nostra assistita
__________. Durante l'udienza con il segretario assessore, signor __________,
abbiamo comunicato la nostra intenzione di inoltrare le istanze per gli altri
attori sopra indicati nei giorni successivi. __________, premettendo che
comunque la decisione spettava a noi, ci aveva comunque esortati ad evitare
inutile burocrazia; era infatti chiaro che __________ sarebbe fallita e altre
istanze avrebbero costituito uno spreco di tempo e burocrazia inutile.
Contattato da noi nelle settimane scorse Il segretario Assessore signor __________
ci ha confermato i fatti.

 

Visto la reticenza della Cassa disoccupazione nel
riconoscere il diritto alle indennità d'insolvenza, nelle scorse settimane
tutti i dipendenti hanno insinuato il credito al competente Ufficio di
esecuzione e fallimenti (allegato 4).

 

 

Conclusioni

 

Alla luce di tutto ciò, ci sembra palese
l'impegno messo sia a livello di rappresentante legale che individuale messo in
campo per cercare di fare versare il dovuto dalla Ditta __________. E' pure
evidente la buona fede del sindacato nell'aver rinunciato a inoltrare ulteriori
istanze in questa vertenza, che avrebbero avuto come unico effetto un aumento
del carico burocratico della pretura senza cambiare minimamente lo stato delle
cose nella procedura di fallimento della ditta __________.

 

Per i motivi sopra indicati chiediamo piaccia
giudicare:

 

-   il ricorso è accolto

-   al signor RI 1 saranno riconosciute le indennità di insolvenza

-   protestate spese e ripetibili." (Doc. I)

 

                               1.5.   Nella sua
risposta del 10 gennaio 2005 la Cassa propone di respingere il ricorso e
osserva:

 

" 
(...)

Dagli atti si evince quanto segue:

 

      1.  con istanza del 10.09.2004, pervenuta alla Cassa il
14.09.2004, il signor RI 1 rivendicava un'indennità per insolvenza pari a fr.
10'500.-- composta da fr. 4'200.-­- per lo stipendio del mese di giugno 2003
(termine di disdetta), fr. 2'100.-- quale quota parte della tredicesima del
2003 e fr. 4'200.-- per vacanze non godute;

      2.  in data 10 settembre 2004 il signor RI 1 notificava il
proprio credito tramite l'Ufficio Esecuzione e Fallimenti di __________ a
seguito del fallimento della __________ decretato il __________;

      3.  dalla cessazione del rapporto di lavoro al decreto di
fallimento il signor RI 1 ha inviato al signor __________ tre lettere, non
raccomandate, in data 15 agosto 2003, 7 ottobre 2003 e 1 ° dicembre 2003. Solo
la lettera del 7.10.2003 quantifica i salari arretrati rivendicati;

      4.  dopo il 1° dicembre 2003 non vi è nessun documento
comprovante un segnale inequivocabile dal quale oggettivamente riconoscere la
ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora pagati.

 

La Cassa non ritiene di poter riconoscere
l'indennità per insolvenza in mancanza di questi documenti.

 

Si osserva che anche le lettere inviate al signor
__________, persona non legittimata a rappresentare il datore di lavoro, non
avendo il diritto di firma, non possono assurgere a provvedimento a tutela dei
diritti del ricorrente nei confronti del datore di lavoro.

 

Dalla fine del rapporto di lavoro (30 giugno
2003) al decreto di fallimento del 27 agosto 2004 il signor RI 1 non ha quindi
prodotto nulla a tutela dei suoi diritti discendenti dal contratto di lavoro.
(...)" (Doc. IV)

 

                               1.6.   Il 21 aprile
2005 il rappresentante dell'assicurato ha trasmesso (Doc. VI) la lettera di
disdetta (Doc. B1) e la notifica di credito (Doc. B2). Questi documenti sono
stati trasmessi alla Cassa per conoscenza (Doc. VII).

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Secondo
l'art. 51 cpv. 1 LADI:

 

" 
1I lavoratori
soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che
sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in
Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se:

 

a.   il
loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano
crediti salariali oppure

 

b,   il
fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le
spese o

 

c.   hanno
presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per
crediti salariali."

 

                                         L'art.
55 cpv. 2 LADI stabilisce invece che:

 

" 
Il lavoratore deve restituire l'indennità per
insolvenza, se il credito salariale è respinto nella procedura di fallimento o
di pignoramento, non è coperto per sua colpa intenzionale o sua grave
negligenza oppure è successivamente soddisfatto dal datore di lavoro."

 

                               2.2.   In una
sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo
di riduzione del danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55
capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro
quando il datore di lavoro non versa - o non versa inte­ramente - il salario e
il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del
danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di
lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige
necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro,
l suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre
invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il
datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.

 

Contravviene al proprio
obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insol­venza, l'assicurato che
rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo
periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una
vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in
futuro, i suoi obblighi finanziari.

 

                                         In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
D'après la jurisprudence antérieure, lorsque
l'ouver­ture de la faillite ou la demande de saisie intervient après la fin des
rapports de travail, le droit à l'indemnité présuppose que l'employeur ait déjà
été insolvable au moment de la dissolution des rapports de travail et que
l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie ait été différée pour des
motifs sur lesquels l'assuré n'avait aucune prise (ATF 114 V 59 consid. 3d). Par
la suite, le Tribunal fédéral des assurances a jugé qu'il existait également un
droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité lorsque l'insolvabilité de l'employeur
ne survient qu'après la dissolution des  rapports de travail (arrêt B. du 18
février 2000 [C 362/98], dont un compte-rendu est publié dans la RSAS 2001 p.
92). L'obligation de diminuer le dommage qu'exprime l'art. 55 al. 1 LACI exige toutefois
du travailleur qui n'a pas reçu son salaire, en raison de difficultés
économiques rencon­trées par l'employeur, qu'il entreprenne à l'encontre de ce
dernier toute démarche utile en vue de récupé­rer sa créance, sous peine de
perdre son droit à l'in­demnité en cas d'insolvabilité. Il s'agit d'éviter que
l'assuré ne reste inactif en attendant le prononcé de la faillite de son
ex-employeur (ATF 114 V 60 consid. 4; DTA 1999 no 24 p.
143 consid. 1c).

 

En principe, l'obligation de diminuer le dommage à
la charge du travailleur existe également avant la dissolution du rapport de
travail, quand l'employeur ne verse pas - ou pas entièrement - le salaire et
que le salarié peut s'attendre à subir une perte. Ce n'est pas le but de
l'indemnité en cas d'insolvabilité de couvrir des créances de salaire
auxquelles l'assuré a renoncé sans raison justifiée. L'obligation de dimi­nuer
te dommage qui incombe à l'assuré avant la résiliation des rapports de travail
n'est toutefois pas soumise aux mêmes exigences que la même obliga­tion qui lui
incombe après la résiliation des rapports de travail. L'étendue des démarches
qui peuvent être exigées du travailleur pour récupérer tout ou partie de son
salaire avant la fin des rapports de travail dépend de l'ensemble des
circonstances du cas con­cret. On n'exige pas nécessairement de l'assuré qu'il
introduise sans délai une poursuite contre son employeur ou qui[ ouvre action
contre ce dernier. Il faut en tout cas que te salarié montre de manière non
équivoque et reconnaissable pour l'employeur le caractère sérieux de sa
prétention de salaire (arrêt N. du 15 octobre 2001 [C 194/01]).

Une absence de liquidités de l'employeur de longue
durée peut justifier une demande de sûretés par le travailleur (art. 337a CO),
si ce dernier peut craindre légitimement que son salaire ne lui soit pas versé
conformément au contrat, cela à la différence d'un retard exceptionnel et de
peu d'importance qui ne saurait compromettre la confiance du travailleur dans
le respect par t'employeur de ses obligations (Gabriel Aubert, l'employeur
insolvable, in: Journée 1992 du droit du travail  et de la sécurité sociale, p.
110). Lorsqu'il apparaît, selon les circonstances, que l'employeur ne pourra ou
ne voudra pas s'acquitter, sans un retard excessif, de ses obligations, il est
nor­mal que le salarié soit mis en mesure d'exiger des súretés et de résilier
son contrat avec effet immédiat si ces dernières ne lui sont pas fournies (Aubert,
loc. cit., p. 110). Du point de vue de l'assurance-chô­mage, il importe
d'éviter que le personnel d'un employeur insolvable renonce à réclamer les
arriérés de salaire pendant de nombreux mois, en tablant sur le fait que
l'assurance-chômage garantisse la couver­ture de ses arriérés si l'employeur
tombe en faillite (cf. le message du Conseil fédéral concernant le programme de
stabilisation 1998 du 28 septembre 1998, FF 1999 32)."

 

                                         In
quel caso il TFA, trattandosi di un assicurato che aveva lavorato dal 1° agosto
1998 fino al momento del fallimento della ditta (giugno 1999), ha stabilito che
non era stato soddisfatto l'obbligo di ridurre il danno, argomentando:

 

" 
(...)

b) Il est établi en l'occurrence que la créance de
salaire de l'intimé était déjà compromise au début des rapports de travail, en
août 1998. A ce moment­-là, la société était à court de liquidités puisqu'elle
n'a même pas été en mesure de verser le premier salaire mensuel. Au dire de
l'intimé, il aurait reçu en tout et pour tout, à fin 1998, un versement de 5000
fr. à titre d'acompte. On peut d'ailleurs s'interroger sur la réalité de ce
versement dès lors que l'intimé ne l'a pas porté en déduction de sa production
de salaire dans la faillite. Quoi qu'il en soit, l'intimé était parfaitement au
courant du fait que l'em­ployeur n'était pas à même de le rémunérer. En fait,
comme il l'a déclaré en procédure cantonale, s'il a accepté de travailler sans
rémunération, c'est notamment parce que la qualité du projet qu'il était chargé
de réaliser était «exceptionnelle». Sur la base de ces déclarations et compte
tenu de la durée pendant laquelle l'intimé n'a pas été rémunéré, on est fondé à
considérer que le versement d'un salaire, en réalité, était subordonné à la
réalisation et au suc­cès du projet que la société était chargée de déve­lopper,
situation dont l'intimé s'est accommodé. On a d'autant plus de raison de le
penser que l'intéressé, à la différence d'autres salariés de la société, n'a
été déclaré durant la période en cause ni à l'AVS ni à l'ins­titution de
prévoyance de son employeur.

 

Les télécopies auxquelles
les premiers juges font allusion ne permettent pas d'admettre que l'intimé ait
reçu des assurances de son employeur au sujet de son salaire, ou qu'il ait eu
des raisons de croire que sa créance serait réglée à brève échéance. Ces
documents n'établissent pas non plus l'existence de dé­marches utiles de la
part de l'assuré en vue de recou­vrer son salaire. Ces pièces - non datées -
adressées à l'administrateur de la société - montrent qu'à un moment donné,
l'intimé a réclamé une partie des salaires arriérés pour parer aux échéances
les plus pressantes. Compte tenu de la demeure prolongée - et à l'évidence
excessive - de l'employeur, l'intimé devait prendre des mesures contraignantes
et non pas seulement se contenter de réclamations orales ou écrites qui
n'offraient aucune garantie. A cet égard, on ne trouve au dossier aucun indice
qui aille dans le sens d'une mise en demeure sérieuse ou d'une quelconque
pression exercée par l'intimé sur l'employeur pour obtenir le versement de son
salaire.

 

Quant aux témoignages recueillis en procédure can­tonale,
ils n'apportent pas non plus d'éléments pro­pres à établir l'existence de
telles démarches, bien au contraire. Ainsi, selon le procès-verbal d'audition
d'un technicien en informatique (ex-employé de la société), l'intimé a accepté
de travailler sans rece­voir de salaire parce que l'administrateur affirmait qu
il allait recevoir «des millions de dollars», ce qui tend à confirmer que
l'intéressé avait accepté de dif­férer l'encaissement de sa créance à des jours
meil­leurs, sans véritable garantie que l'employeur fût en mesure de remplir un
jour ses obligations."

 

                                         In
una sentenza del 2 aprile 2003 nella causa M. (C 297/02) il TFA ha considerato
violato l'obbligo di ridurre il danno nel caso di un assicurato, attivo presso
una ditta dal 1° gennaio al 31 marzo 2002, che malgrado non ricevesse il
salario del 1° giugno 2001 ha atteso fino il 22 aprile 2002 per fare valere le
proprie pretese salariali.

 

"  (...)

2.

Nach der Rechtsprechung (vgl. Erw. 1 hievor) hat
der Versicherte, welcher Insolvenzentschädigung beansprucht, auf Grund der ihm
obliegenden Schadenminderungspflicht je nach den gesamten Umständen im
Einzelfall bereits vor, jedenfalls aber nach der Auflösung des
Arbeitsverhältnisses alle zumutbaren Massnahmen zur Realisierung des
Lohnanspruchs vorzunehmen. Die Vorinstanz erwägt zutreffend, dass der
Beschwerdeführer dadurch, dass er nach  Ausbleiben der Lohnzahlungen ab Juni
2001 mit der konkreten Geltendmachung seiner Lohnforderungen bis am 22. April
2002 zuwartete, seine Schadenminderungspflicht verletzt hat. Obwohl er
angesichts der Lohnrückstände die finanziellen Schwierigkeiten seiner
Arbeitgeberin schon im Sommer 2001 nicht mehr ignorieren konnte und er
spätestens seit Ende des Jahres 2001 davon ausgehen musste, dass seine
Lohnansprüche in hohem Mass  gefährdet waren, unternahm er erst im April 2002 -
und nachdem ihn die Arbeitslosenkasse hiezu aufgefordert hatte - konkrete
Massnahmen zur Realisierung seiner Lohnforderungen. Bis zu jenem Zeitpunkt gab
er sich mit blossen Schuldanerkennungen der Arbeitgeberin zufrieden und
handelte auch dann nicht, als die S.________ AG im Januar 2002 um
Nachlassstundung ersuchte  (welches Begehren in der Folge allerdings
zurückgezogen wurde) und ihm das Arbeitsverhältnis auf den 31. März 2002
gekündigt wurde.

 

3.

Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde
vorgebracht wird, vermag zu keinem  anderen Ergebnis zu führen. Dass der
Beschwerdeführer zunächst annahm, die S.________ AG befinde sich in einem
vorübergehenden Liquiditätsengpass, mag zutreffen. Ebenso ist nachvollziehbar,
dass er im Hinblick auf einen von  seiner Arbeitgeberin am 14. Juni bzw. 15.
August 2001 abgeschlossenen  Vergleich, wonach ihr ein Betrag von Fr. 300'000.-
als Entschädigung für die Nichterfüllung von Kreditverträgen vom 31. März 2001
zustand, vorerst von der Geltendmachung seiner Lohnforderungen absah. Der
Versicherte hatte jedoch unbestrittenermassen Kenntnis davon, dass sich die
Zahlung der vertraglich vereinbarten Summe in der Folge verzögerte und auch
eine am 10. Oktober 2001 zwischen der S.________ AG und ihrem Schuldner
getroffene Vereinbarung,  gemäss welcher sich die Zahlungsfrist bis spätestens
15. Oktober 2001 verlängerte, nicht eingehalten wurde. Er hätte somit allen
Grund gehabt, Massnahmen zur Durchsetzung seiner Lohnforderungen in die Wege zu
leiten, zumal er vor diesem Hintergrund nicht mehr davon ausgehen durfte, die ausstehenden
Löhne innert nützlicher Frist ausbezahlt zu erhalten. Vielmehr musste er
ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen. Dabei sind die Gründe, die zum Rückzug
des Begehrens um Nachlassstundung und dazu geführt haben, dass  der Konkurs
über die S.________ AG schliesslich erst am 12. Juli 2002  eröffnet wurde,
unerheblich. Entgegen den Ausführungen in der  Verwaltungsgerichtsbeschwerde
kann daraus nicht abgeleitet werden, dass die Konkursbehörde von der Liquidität
der Gesellschaft ausging. Aber selbst wenn etwas anderes anzunehmen gewesen
wäre, hätte dies den Beschwerdeführer nicht davon entbunden, Massnahmen
(schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage) zur Realisierung
der Lohnforderung zu ergreifen. Wie  das kantonale Gericht zu Recht erwägt,
vermag schliesslich auch das Interesse am Erhalt des Arbeitsplatzes, wie es in
der Regel alle Arbeitnehmenden haben, für sich allein einen Verzicht auf
Vorkehren zur Realisierung gefährdeter Lohnansprüche nicht zu rechtfertigen. Im
vorliegenden Fall kann diesem Umstand schon deshalb keine wesentliche Bedeutung
beigemessen werden, weil bald nach Stellenantritt feststand, dass die
S.________ AG in ernst zu  nehmenden finanziellen Schwierigkeiten steckte. Es
muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die Arbeitslosenkasse den
Anspruch auf Insolvenzentschädigung zu Recht verneint hat."

 

                                         Il
TFA è arrivato nella medesima conclusione in un'altra sentenza del 17 aprile 2003
nella causa S. (C 323/02), rilevando:

 

"  (...)

2.1  Streitig ist der Anspruch auf
Insolvenzentschädigung für Lohnforderungen  aus der Zeit von August bis
September 1999 (zuzüglich Anteil 13. Monatslohn).

Trotz Kündigung des Arbeitsverhältnisses per 30.
September 1999 hat der Beschwerdeführer die Arbeitgeberin erstmals am 27. April
2000, und damit mehr als ein halbes Jahr nach Fälligkeit der Lohnansprüche
schriftlich gemahnt und es in der Folge unterlassen, rechtliche Schritte zur
Realisierung der Lohnforderung zu unternehmen. Erst nach Bewilligung der
definitiven Nachlassstundung durch das Bezirksgericht C.________ am 15. März
2002 und der Aufforderung zur Forderungseingabe im kantonalen Amtsblatt vom 13.
Mai 2002 hat er gegenüber dem Sachwalter eine entsprechende Lohnforderung
erhoben. Er ist damit der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht nicht
hinreichend  nachgekommen, obschon er Kenntnis von den finanziellen
Schwierigkeiten der Arbeitgeberin hatte und ernsthaft mit einem Lohnverlust
rechnen musste.

Verwaltung und Vorinstanz haben den Anspruch
unter diesen Umständen zu Recht verneint.

 

2.2  Die Vorbringen in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde vermögen zu keinem anderen Ergebnis zu führen.
Dass der Beschwerdeführer zu Beginn der Lohnausstände nicht untätig gewesen ist
und seinen Angaben zufolge die Zahlung von drei Monatslöhnen (offenbar für die
Monate Mai bis Juli 1999) erwirkt hat, vermag ihn bezüglich der zur Diskussion
stehenden Lohnforderungen für die Zeit ab August 1999 nicht zu exkulpieren. Ein
Verzicht auf entsprechende Massnahmen lässt sich umso weniger rechtfertigen,
als der Beschwerdeführer das Arbeitsverhältnis auf Ende August bzw. September 1999
gekündigt hatte und an die Schadenminderungspflicht für die Zeit nach 
Auflösung des Arbeitsverhältnisses höhere Anforderungen zu stellen sind (BGE 114
V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c). Nicht gehört werden kann daher
auch das Argument des Beschwerdeführers, er habe aus sozialem Verhalten und in
der Hoffnung auf weitere laufende Projekte auf eine Durchsetzung der  Lohnansprüche
verzichtet. Wie er selbst ausführt, war ihm bekannt, dass ein Weiterbestand der
Arbeitgeberfirma von einem einzigen, vom Auftraggeber nicht angenommenen
Projekt abhing und die Aussichten für eine Übernahme des Projektes durch einen
anderen Interessenten ungünstig waren. Wenn er dennoch auf eine Geltendmachung
der Lohnforderung verzichtet hat, so kann er das  Risiko eines Lohnverlustes
nicht nachträglich auf die Arbeitslosenversicherung überwälzen. Denn es kann
nicht Zweck der  Insolvenzentschädigung sein, Lohnansprüche zu ersetzen, auf
deren  Geltendmachung der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin ohne
hinreichenden Grund verzichtet hat (ARV 2002 Nr. 30 S. 192 Erw. 1b; Urteil T.
vom 4. Juli 2002, C 39/02, Erw. 2b). Daraus, dass seinen Angaben zufolge einem
anderen Arbeitnehmer der gleichen Gesellschaft Insolvenzentschädigungen
ausbezahlt worden sind, vermag der Beschwerdeführer nichts für sich abzuleiten.
Nicht gefolgt werden kann ihm schliesslich auch, soweit er beantragt, die 
Arbeitslosenkasse habe nach Art. 55 Abs. 1 AVIG in das Verfahren einzutreten.

Ein Forderungsübergang im Sinne dieser Bestimmung
kann nur erfolgen, wenn ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, was
hier nicht zutrifft. (...)"

 

                                         In una sentenza del 17
aprile 2003 nella causa S. (C 133/02) l'Alta Corte si è occupata del caso di un
assicurato che aveva sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo
avere messo in mora il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento
del datore di lavoro è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un
collega di lavoro. 

                                      

                                         In quel caso l'Alta Corte
ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed
ha rilevato:

 

"  (...)

Im Rahmen dieses Erfordernisses ist praxisgemäss
Art. 55 Abs. 1 AVIG zu beachten, nach dessen erstem Satz - als Ausdruck der
allgemeinen Schadenminderungspflicht - der Arbeitnehmer im Konkurs- oder
Pfändungsverfahren alles unternehmen muss, um  seine Ansprüche gegenüber dem
Arbeitgeber zu wahren. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung entfällt daher,
wenn der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin vor (ARV 2002 Nr. 30 S. 190) oder
nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses die Lohnansprüche nicht innert
nützlicher Frist geltend macht (BGE 114 V 60 Erw. 4). In dem in ARV 1999 Nr. 24
S. 140 ff. veröffentlichten Urteil C. vom 25. Juni 1998 (C 183/97) hat das Eidgenössische
Versicherungsgericht festgestellt, dass ein Versicherter, dessen
Arbeitsverhältnis lange vor dem Konkurs des Arbeitgebers beendigt worden ist
und der mehr als ein Jahr nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses zuwartet, um
ausstehende Löhne geltend zu machen, den Anspruch auf Insolvenzentschädigung
verliert. In dem in ARV 2002 Nr. 8 S. 62 ff.  publizierten Urteil C. vom 4.
September 2001 (C 91/01) erachtete es ein Zuwarten von drei Monaten nach
Beendigung des Arbeitsverhältnisses bereits als Verletzung der
Schadenminderungspflicht.

 

3.

3.1 Der Beschwerdeführer war für die D.________
GmbH als Kraftfahrer im Fernverkehr tätig und hatte nach seiner Darstellung bis
Ende März 2000 den Lohn erhalten. Den von diesem Zeitpunkt an ausstehenden Lohn
samt Spesen liess er durch seinen Rechtsvertreter mit Schreiben vom 20.
Dezember 2000 geltend machen und der Arbeitgeberin eine Zahlungs- und Sicherstellungsfrist
bis 8. Januar 2001 ansetzen, ansonsten das Arbeitsverhältnis auf diesen Zeitpunkt
hin fristlos gekündigt werde. Am 9. Januar 2001 bestätigte sein Rechtsvertreter
die fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001. Die Ansprüche
aus dem Arbeitsvertrag bezifferte er gegenüber der Arbeitgeberin mit Schreiben
vom 23. Januar 2001 auf Fr. 34 700.- Lohn und Fr. 11 766.10 Spesen und ersuchte
um Überweisung bis spätestens 31. Januar 2001.

Am 22. Februar und am 19. März 2001 hatte er mit
der Arbeitgeberin in der Angelegenheit telefonischen Kontakt, wobei es u.a. um
die Höhe der Ratenzahlungen ging. Am 31. August 2001 reichte er schliesslich
für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren über die ausstehende Forderung
ein.

 

3.2  Zuvor hatte der Rechtsvertreter des
Beschwerdeführers bereits am 14. Dezember 2000 für einen Arbeitskollegen des
Beschwerdeführers gestützt auf ein Urteil des Gewerblichen Schiedsgerichts
Basel-Stadt vom 13. November 2000 die Betreibung gegen die Arbeitgeberin eingeleitet
und am 8. Februar 2001 die  Fortsetzung der Betreibung verlangt. Am 30. März
2001 setzte das Zivilgericht Basel-Stadt auf den 26. April 2001 die Verhandlung
über die Konkurseröffnung an. Am 26. April 2001 bezahlte die Arbeitgeberin dem
andern Arbeitnehmer einen Betrag von Fr. 8000.- an die insgesamt ausstehende
Forderung und verpflichtete sich, den Rest von Fr. 6448.55 bis zum 10. Mai 2001
zu begleichen. Gestützt darauf zog der Arbeitskollege das Konkursbegehren einstweilen
zurück. Nachdem die Arbeitgeberin den vereinbarten Zahlungstermin  und zwei
zusätzliche Fristen nicht eingehalten hatte, stellte der gemeinsame Rechtsvertreter
am 15. Juni 2001 für den Arbeitskollegen wiederum das Konkursbegehren. Dieses
Konkursbegehren konnte der Schuldnerin weder auf postalischem Wege noch durch
die Polizei zugestellt werden, sodass mit Ediktalzitation vom 5. Oktober 2001
auf den 18. Oktober 2001 zur Verhandlung betreffend Konkurseröffnung vorgeladen
werden musste. An diesem Tag wurde in der Folge durch das Zivilgericht
Basel-Stadt über die Arbeitgeberin der Konkurs eröffnet.

 

3.3 Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen,
dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des
Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er
seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und
Sicherstellung verlangt hatte.

Nach der fristlosen Auflösung des
Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23.
Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend.
Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der
Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den
Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen
der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes
Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der
Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002
Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist,
eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach
Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht
gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall
verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum Einen
durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend machen
und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern
versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben
Arbeitgeberin  Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich
durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils
das  Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite
Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr
zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung
der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer
der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen
Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens durchführt.
Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese nach Prüfung
der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über die  Insolvenzentschädigung
neu verfüge. (...)"

 

                                         In una sentenza del 2
settembre 2003 nella causa K. (C 121/03) l'Alta Corte ha stabilito che un
assicurato attivo fino al 9 settem-bre 2002 presso una ditta dichiarata in
fallimento l'11 novembre 2002, non aveva rispettato l'obbligo di ridurre il
danno rilevando:

 

"  (...)

2.1  In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde hält
der Beschwerdeführer zu Recht nicht am sinngemäss erhobenen Einwand fest, der
Einspracheentscheid beruhe insofern auf einer unzutreffenden Auslegung und
Anwendung des Gesetzes, als  er von einer Schadenminderungspflicht nach Art. 55
AVIG auch ausserhalb des Konkurs- oder Pfändungsverfahrens ausgehe. Zwar
bezieht sich die in Abs. 1 der Bestimmung statuierte Pflicht des Versicherten,
alles zu unternehmen, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren,
dem Wortlaut nach auf das Konkurs- und Pfändungsverfahren. Die Norm bildet
jedoch Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht, welche auch dann
Platz greift, wenn das Arbeitsverhältnis vor der Konkurseröffnung aufgelöst
wird (BGE 114 V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff.), und der versicherten
Person in reduziertem Umfang schon vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses
obliegt, wenn der Arbeitgeber der Lohnzahlungspflicht nicht oder nur teilweise
nachkommt und mit einem Lohnverlust zu rechnen ist (ARV 2002 Nr. 30 S. 190;
Urteile T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, und N. vom 15. Oktober 2001, C 194/01).

 

2.2  Der Beschwerdeführer hat die Lohnforderung
für die Zeit ab 1. Juni 2002 seinen Angaben zufolge wiederholt mündlich geltend
gemacht. Dass er sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des
Arbeitgebers begnügt hat, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen,
mag insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien per 1. Juni 2002
auf eine neue  Lohnregelung geeinigt hatten (Monats- statt Stundenlohn), als
verständlich erscheinen. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen zur
Realisierung der Lohnansprüche bestand aber spätestens nach der offenbar in
gegenseitigem Einvernehmen erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 9.
September 2002 kein Anlass mehr. Der Versicherte hat auch nach diesem Zeitpunkt
keine rechtlichen Schritte (schriftliche Mahnung, Betreibung) zur Einforderung
der ausstehenden Löhne unternommen, obschon er ab Juni 2002 keinen Lohn mehr erhalten
hatte und ihm auf Grund der Angaben des Arbeitgebers bekannt war, dass der
Betrieb sich in finanziellen Schwierigkeiten befand. Erst nachdem am 11.
November 2002 über die Firma der Konkurs eröffnet worden war, beauftragte er
die Orion Rechtsschutz-Versicherungsgesellschaft (nachfolgend: Orion) mit der
Wahrung seiner Interessen. Nach Vornahme näherer Abklärungen hat diese am 16.
Januar 2003 beim Konkursamt eine Forderung in der Höhe von Fr. 15'790.- eingereicht.
Indem der Beschwerdeführer auch nach der am 9. September 2002 erfolgten
Auflösung des Arbeitsverhältnisses während längerer Zeit keine konkreten
Massnahmen zur Durchsetzung der Lohnansprüche in die Wege geleitet und damit
bis nach der Konkurseröffnung zugewartet hat, ist er der arbeitslosenversicherungsrechtlichen
Schadenminderungspflicht nicht nachgekommen.

 

3.

Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde
vorgebracht wird, vermag zu keinem andern Ergebnis zu führen. Wohl mag es
zutreffen, dass der Versicherte sich wiederholt beim Arbeitgeber bezüglich der
Lohnzahlungen erkundigt und seine Lohnansprüche auch geltend gemacht hat. Es
handelte sich jedoch ausschliesslich um telefonische Interventionen und nicht
um rechtliche Schritte zur Realisierung der Lohnausstände, wie sie dem
Leistungsansprecher  auf Grund der Schadenminderungspflicht für die Zeit nach
erfolgter Auflösung  des Arbeitsverhältnisses obliegen. Es mag sodann als
verständlich erscheinen, dass der Beschwerdeführer eine
Rechtsschutzversicherung mit der Wahrung seiner Interessen beauftragt hat. Er
kann jedoch nicht nachweisen, dass er dies vor der am 11. November 2002
erfolgten Konkurseröffnung über den  Arbeitgeber getan hat. Es liegt
diesbezüglich lediglich ein Schreiben der Orion vom 12. Dezember 2002 vor, mit
welchem diese vom ehemaligen Arbeitgeber nähere Angaben zum Arbeitsverhältnis
und zu den Lohnverhältnissen verlangt hat. Selbst wenn dem Beschwerdeführer
anlässlich der Kontaktnahme mit der Rechtsschutzversicherung die
Konkurseröffnung noch nicht bekannt gewesen sein sollte, ist ihm vorzuhalten,
dass er ohne ersichtlichen Grund mit Massnahmen zur Realisierung der
Lohnausstände zugewartet hat, obschon er mit einem Lohnverlust rechnen musste.
Der Lohnausstand hat zwar nur etwas mehr als drei Monate umfasst und zwischen
der Auflösung des Arbeitsverhältnisses und der  Konkurseröffnung liegen
lediglich rund zwei Monate. Nach den gesamten Umständen ist die verfügte
Leistungsverweigerung jedoch nicht als unverhältnismässig zu qualifizieren.
Schliesslich kann entgegen den Ausführungen in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht angenommen werden, dass der Schaden
(Lohnverlust) auch bei pflichtgemässem Handeln nicht zu vermeiden gewesen wäre.
Denn es ist nicht auszuschliessen, dass bei sofortiger Androhung oder
Einleitung betreibungsrechtlicher Massnahmen noch eine Zahlung erfolgt wäre.
Demzufolge besteht kein Grund, die Rechtmässigkeit  der Leistungsverweigerung
mangels einer Kausalität des pflichtwidrigen Verhaltens des Beschwerdeführers
zu verneinen.(...)"

 

 

                                         In
una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa S. (C 145/03) il TFA ha ritenuto
che un assicurato non aveva violato gravemente l'obbligo di ridurre il danno.
In proposito la nostra Massima Istanza ha in particolare rilevato:

 

"  (...)

2.2  Nach den Angaben im Antrag auf
Insolvenzentschädigung war der Beschwerdeführer ohne schriftlichen Arbeitsvertrag
zu einem Monatslohn von Fr. 2'000.- angestellt. Das Arbeitsverhältnis dauerte
vom 20. August bis 18. September 2001 und wurde vom Arbeitgeber noch während
der Probezeit aufgelöst. Letzter Arbeitstag war der 10. September 2001. Als
eine Lohnzahlung unterblieb, setzte sich gemäss Darstellung des
Beschwerdeführers seine Freundin im Oktober 2001 telefonisch mit dem
Arbeitgeber in Verbindung,  welcher ihr mitgeteilt habe, die Zahlung werde im
Laufe des Monats Oktober, spätestens aber im November 2001 erfolgen. Dabei sei
ihr erklärt worden, dass noch eine Rechnung über einen vom Arbeitnehmer
verursachten Schaden abgewartet werde. Nach weiteren telefonischen
Interventionen habe sich die Freundin im November an die CAP AG gewandt, welche
mit Schreiben vom 30.  Januar 2002 vom Arbeitgeber nähere Angaben zum
Sachverhalt verlangt habe. Auf die Antwort des Arbeitgebers vom 22. Februar
2002 forderte sie am 7. März 2002 bis Ende des Monats eine Lohnabrechnung und
die Überweisung des Guthabens unter der Androhung einer Klageeinreichung bei
unbenutztem Ablauf der Frist. Am 11. April 2002 beauftragte sie Rechtsanwalt
Andreas Frei mit der Wahrung der Interessen des Versicherten. Nachdem der
Arbeitgeber auf einen Vergleichsvorschlag vom 25. April 2002 auf Zahlung von Fr.
1'000.- nicht eingetreten war, reichte der Rechtsvertreter am 21. Mai 2002 beim
Friedensrichteramt Klage auf Lohnzahlung im Betrag von Fr. 1'500.- ein. Auf die
am 11. Juni 2002 erfolgte Konkurseröffnung über den Arbeitgeber hin gab er eine
entsprechende Forderung in den Konkurs ein und beantragte bei der Arbeitslosenkasse
die Ausrichtung von Insolvenzentschädigung.

 

2.3  Der Beschwerdeführer hat nach Auflösung des
Arbeitsverhältnisses zunächst keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung des
Lohnanspruchs unternommen. Die wiederholten mündlichen Interventionen seiner
Freundin genügen unter dem Gesichtspunkt der
arbeitslosenversicherungsrechtlichen  Schadenminderungspflicht nicht. Auch die
von ihm geltend gemachte  Hinhaltetaktik des Arbeitgebers vermag ihn nicht zu
exkulpieren, bestand nach der noch während der Probezeit erfolgten Auflösung
des Arbeitsverhältnisses doch kein Grund, mit konkreten Schritten zuzuwarten.
Sein Pflichtversäumnis kann indessen nicht als schwer qualifiziert werden. Der
Lohnausstand umfasste lediglich knapp einen Monat und es bestanden für den
Beschwerdeführer  glaubhaftermassen keine Anhaltspunkte für finanzielle
Schwierigkeiten des Arbeitgebers. Im Hinblick darauf, dass er über keinen
schriftlichen Arbeitsvertrag verfügte und der Arbeitgeber eine Gegenforderung
(Art. 321e OR) geltend machte, ist verständlich, dass er vor weiteren Vorkehren
eine Rechtsschutzversicherung beigezogen hat, was zu einer Verzögerung in der Geltendmachung
des Lohnanspruchs führte. An die Rechtsschutzversicherung ist  er bereits am 2.
November 2001 und damit weniger als zwei Monate nach Fälligkeit des
Lohnanspruchs und Auflösung des Arbeitsverhältnisses gelangt. 

Rechtsschutzversicherung und Rechtsanwalt haben
ebenfalls innert  vertretbarer Fristen gehandelt. Dem Beschwerdeführer kann
auch nicht zum Vorwurf gemacht werden, dass er unter den gegebenen Umständen
zunächst eine vergleichsweise Erledigung des Falles angestrebt hat (vgl. ARV
1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c i.f.). Zudem wurde die arbeitsrechtliche Klage noch
vor der Konkurseröffnung  (11. Juni 2002) eingereicht. Auf Grund der gesamten
Umstände wiegt die Verletzung der Schadenminderungspflicht nicht derart schwer,
dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre.(...)"

 

 

                               2.3.   Nella
presente fattispecie RI 1, ha lavorato per la __________ dal 1° settembre 2002 
(cfr. doc. 9) fino al 30 maggio 2003 quando è stato licenziato con effetto
immediato (cfr. Doc. B1).

 

                                         Al momento della disdetta
del rapporto di lavoro l'assicurato vantava  delle pretese salariali  di fr.
10'500.-- (fr. 4'200.-- stipendio per il mese di giugno 2003, tredicesima pro
rata temporis di fr. 2'100.--; vacanze arretrate fr. 4'200.--).

 

                                     In una sentenza del  12 maggio
2005 nella causa V. (38.2004.99), relativa ad uno dei colleghi dell’assicurato,
il TCA, dopo approfondita istruttoria, in particolare l’audizione
dell’assicurato e del suo patrocinatore ( il quale rappresenta davanti al TCA
tutti gli ex dipendenti della ditta), ha confermato la decisione su opposizione
con la quale la Cassa negato il diritto ad indennità per insolvenza, sulla base
delle seguenti argomentazioni:

 

"  L'istruttoria
della causa, ed in particolare l'udienza del 18 aprile 2005 (cfr. consid.
1.8.), ha permesso di stabilire che durante l'estate 2003 l'assicurato
unitamente ai suoi colleghi ha sollecitato il datore di lavoro a versargli gli
arretrati e si è rivolto al RA 1.

Il patrocinatore dell'assicurato il 4 settembre 2003 ha poi
inviato alla ditta uno scritto del seguente tenore per i dipendenti __________
e __________:

 

"                                                                             Egregi
Signori,

 

i nostri patrocinati citati a margine
ci hanno informato che nel mese di luglio hanno ricevuto un acconto.

 

 

  Dopo nostra sollecitazione avete infatti versato ai nostri
assistiti 

  fr. 3000.-- a testa.

 

  - 1'595.--    differenze mese di dicembre,

  - 1'800.--    13° mensilità pro-rata temporis,

  -   585.--     differenza salariale mese di giugno 2003,

  ________

 

    3'980.--    totale;

  mentre il signor __________:

 

  - 1'800.--    13° mensilità pro-rata temporis,

  -   900.--     differenza salariale mese di giugno,

  ________

 

    2'700.--    totale

 

Vi concediamo un termine di 10 giorni
per versare il dovuto dopo di che ci vedremo costretti a intraprendere la via
legale per ottenere quanto richiesto.

  Non escludiamo inoltre di rendere pubblica la vicenda."
(Doc. 16)

 

 

Il 15 ottobre 2003 il patrocinatore dell'assicurato ha scritto al
datore di lavoro una lettera del seguente tenore per i dipendenti __________ e __________:

 

"                                                                             Egregio
Signor __________,

 

malgrado le sue rassicurazioni, non ha
ancora provveduto a versare il dovuto ai nostri assistiti. Vi concediamo un
termine di 5 giorni per versare quanto spetta loro, in caso contrario adiremo
le vie legali.

 

Ci permettiamo ricordarvi che oltre a
questi colleghi ve ne sono altri che attendono la liquidazione da parte
sua!" (Doc. A6) 

 

 

Malgrado il datore di lavoro non abbia versato quanto dovutogli
entro il termine assegnato l'assicurato ha rinunciato sia a fare emettere un
precetto esecutivo sia ad inoltrare in Pretura un'azione per mercede e salario.
Egli sperava infatti che il direttore della ditta gli avrebbe procurato entro
un breve termine un nuovo impiego. Inoltre durante l'estate il datore di
lavoro  aveva pagato a tutti i dipendenti fr. 3'000.-- (cfr. consid. 1.7). __________
ha fatto valere i suoi crediti soltanto il 25 novembre 2004 (cfr. Doc. B2),
dopo che la ditta era fallita il 27 agosto 2004 e dopo che erano trascorsi più
di 17 mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro.

Egli ha così manifestamente violato il proprio obbligo di ridurre
il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI. La giurisprudenza esige infatti che
metta in atto tutte le misure possibili per rivendicare il salario (cfr. STFA
del 2 aprile 2003 nella causa M., C 297/02: "Schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl,
Betreiburg (recte: Betreibung), Lohnklage") il più presto possibile (cfr.
STFA del 17 aprile 2003 nella causa S., C 323/02).

Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che,
secondo l'espressione usata dal patrocinatore dell'assicurato nella sua
opposizione, la situazione finanziaria della ditta __________ era "apparsa
chiaramente in tutta la sua drammaticità" già al momento della chiusura
della ditta (cfr. consid. 1.2). Inoltre, quando è stato inviato lo scritto del
15 ottobre 2003 erano già trascorsi i due mesi entro il quale il sig. __________
si sarebbe impegnato a procurare all'assicurato un nuovo lavoro (cfr. consid.
1.7).

Infine e soprattutto già il 1° dicembre 2003 la Cassa CO 1 aveva
indicato al patrocinatore la procedura che doveva adottare per poter ottenere
l'indennità per insolvenza (e cioè arrivare fino alla richiesta di fallimento,
cfr. consid. 1.5 e 1.7).

 

Quanto alla scelta del patrocinatore dell'assicurato di inoltrare
un'azione in Pretura solo per la dipendente che vantava il più ingente credito
salariale, il TCA constata che se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003
nella causa S., C 133/02 (riprodotta in esteso al consid. 2.2.), il TFA ha
ritenuto sufficiente che la causa giudiziaria fosse stata inoltrata da un
collega di lavoro è altrettanto vero che, in quel caso, il rappresentante
dell'assicurato aveva fatto valere le proprie pretese, facendo emettere un
precetto esecutivo, ciò che non è avvenuto nella presente fattispecie.

 

L'udienza ha peraltro permesso di chiarire che delle modalità
d'azione scelte dal patrocinatore dell'assicurato insieme con i dipendenti (in
particolare di non fare emettere precetti esecutivi e di inoltrare un'azione in
Pretura soltanto per __________) la Cassa di disoccupazione non è mai stata
ufficialmente informata (cfr. consid. 1.7).

 

In simili condizioni la decisione su opposizione deve essere
confermata.”

 

                                         Le considerazioni appena
riprodotte, alle quali integralmente si rinvia, valgono anche per RI 1.

 

                                         Dagli atti risulta infatti
che l'assicurato ha sollecitato al signor __________ il versamento del salario
ancora dovuto mediante tre scritti del 15 agosto 2003 (cfr. Doc. A5-1: "ti
prego di liquidare il tutto nel minor tempo possibile, visto che conosci la mia
situazione. Se vuoi puoi contattarmi in modo da trovare un'intesa"), del 7
ottobre 2003 (cfr. Doc. A5-2: "ti rammento che sono ancora in attesa della
liquidazione (...) Sicuro che capisci la mia situazione, spero che nei prossimi
giorni provvederai alla liquidazione") e del 1° dicembre 2003.

                                         In quell'ultima lettera il
ricorrente si è così espresso:

 

"  Visto
il tuo comportamento disdicevole, nei miei confronti, e illegale, ti comunico
che sono stufo di attendere quanto da te dovutomi.

 

Ora se entro la fine dell'anno, come promesso verbalmente dalla __________,
non provvederai a saldarmi il dovuto, sarò costretto a procedere per vie
legali.

 

Quanto dovutomi te l'ho scritto nella lettera precedente, quindi
non aggiunto altro.

 

Visto che la nostra amicizia per te non conta niente, spero almeno
che tu sia una persona seria e corretta, e che quindi ti assumi i tuoi obblighi
e doveri, nei confronti dei tuoi impiegati e soprattutto di chi ti ha sempre
aiutato." (Doc. A5-3)

 

                                         Dopo quest'ultimo scritto
e malgrado il fatto che l'ex datore di lavoro non gli abbia versato il salario
arretrato, RI 1 non ha fatto spiccare un precetto esecutivo e non ha inoltrato
in Pretura un'azione per mercede e salari.

                                         Egli ha così violato
l'obbligo di riduzione del danno ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 LADI.

                                         La decisione su
opposizione impugnata deve pertanto essere confermata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti