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**Case Identifier:** bdd421aa-3fe8-5708-80b2-3a46b8620d99
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-03-03
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 03.03.2015 SK.2014.36
**Docket/Reference:** SK.2014.36
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2014-36_2015-03-03

## Full Text

Infrazione all'art. 40 lett. b della legge federale del 24 marzo 1995 sulle borse e il commercio di valori mobiliari, nella versione vigente fino al 31 dicembre 2008 (LBVM).;;Infrazione all'art. 40 lett. b della legge federale del 24 marzo 1995 sulle borse e il commercio di valori mobiliari, nella versione vigente fino al 31 dicembre 2008 (LBVM).;;Infrazione all'art. 40 lett. b della legge federale del 24 marzo 1995 sulle borse e il commercio di valori mobiliari, nella versione vigente fino al 31 dicembre 2008 (LBVM).;;Infrazione all'art. 40 lett. b della legge federale del 24 marzo 1995 sulle borse e il commercio di valori mobiliari, nella versione vigente fino al 31 dicembre 2008 (LBVM).

Sentenza del 3 marzo 2015 
Corte penale 

Composizione  Giudice penale federale Tito Ponti, Giudice unico, 

Cancelliere Giampiero Vacalli  

 

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-

NE, rappresentato da Marco Abbühl, Sostituto del 

Capo del Servizio giuridico  

 

e 

 

DIPARTIMENTO FEDERALE DELLE FINANZE, 

rappresentato da Bruno Dorner, Sostituto del Capo del 

Servizio giuridico 

 

contro 

 

  

A., difeso dall'avv. Yves Flückiger 

 

Oggetto 

 

Infrazione all'art. 40 lett. b della legge federale del 24 

marzo 1995 sulle borse e il commercio di valori 

mobiliari, nella versione vigente fino al 31 dicembre 

2008 (LBVM) 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2014.36 

 

- 2 - 

Fatti: 

 

A. In data 24 giugno 2010 l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (in 

seguito: FINMA) ha emanato una decisione relativa alla procedura avviata nei 

confronti di B. C. SA, Paradiso, B. D. LLC, Bellaire (USA), succursale di Paradiso 

ed E. Inc., Panama, succursale di Paradiso avente per oggetto "Commercio di 

valori mobiliari/Liquidazione/Fallimento/Confisca", mediante la quale, tra l'altro, è 

stato constatato che le suddette società hanno esercitato a titolo professionale 

l'attività di commerciante di valori mobiliari senza avere la necessaria 

autorizzazione della FINMA (v. incarto del Dipartimento federale delle finanze [in 

seguito: DFF] 10 pag. 3 e segg.), decisione confermata dal Tribunale 

amministrativo federale con giudizio del 29 maggio 2012 (v. DFF 30 pag. 12 e 

segg.), contro il quale non è stato interposto ricorso dinanzi al Tribunale federale. 

 

 

B. Dando seguito ad una denuncia penale della FINMA, il DFF, in data 26 aprile 2011, 

ha aperto una procedura penale amministrativa contro gli organi e le persone 

responsabili di B. C. SA, B. D. LLC ed E. Inc. per sospetto d'infrazione dell'art. 40 

della legge federale sulle borse e il commercio di valori mobiliari (LBVM; RS 954.1), 

nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2008 (v. DFF 20 pag. 1). Informato 

dell'apertura dell'inchiesta a suo carico, A., il 13 dicembre 2013, ha inoltrato la sua 

presa di posizione all'autorità (v. DFF 22 pag. 13-14). 

 

 

C. Con processo verbale finale del 19 febbraio 2014 il DFF ha dichiarato gli imputati 

F. ed A. colpevoli d'infrazione all'art. 40 lett. b LBVM, nella sua versione vigente 

sino al 31 dicembre 2008, da data imprecisata nell'anno 2007 fino alle ferie 

natalizie del 2008 (v. DFF 80 pag. 3 e segg.). A. ha preso posizione su tale 

documento, postulando dei complementi istruttori, i quali sono stati respinti con 

decisione di chiusura dell'inchiesta del 7 giugno 2014 (v. DFF 81 pag. 23 e segg.). 

 

 

D. Con decreto penale del 20 giugno 2014, A. è stato riconosciuto colpevole di 

svolgimento dell'attività di commerciante di valori immobiliari senza disporre di 

autorizzazione ai sensi dell'art. 40 lett. b LBVM, nella sua versione vigente sino al 

31 dicembre 2008, infrazione commessa da data imprecisata del 2007 fino alle 

vacanze natalizie del 2008. Egli è stato condannato ad una multa di fr. 35'000.-- e 

al pagamento delle spese procedurali (tassa di decisione e di stesura) per un totale 

di fr. 3'080.-- (v. DFF 90 pag. 1 e segg.). Il 24 giugno 2014 il DFF ha invece 

abbandonato il procedimento a carico di F. (v. DFF 80 pag. 31 e segg.). Il 30 luglio 

- 3 - 

2014 A. si è opposto al decreto di cui sopra, postulando l'annullamento del 

medesimo e il proscioglimento da ogni ipotesi di reato (v. DFF 90 pag. 12 e segg.). 

 

 

E. Il 22 settembre 2014 il DFF ha emanato una decisione penale nei confronti di A., 

confermando la violazione di cui al summenzionato decreto. Esso ha tuttavia 

modificato la pena e l'importo delle spese procedurali, fissando la multa a 

fr. 25'000.-- e le predette spese a fr. 4'180.-- (v. DFF 100 pag. 1 e segg.). 

 

 

F. Mediante scritto del 1° ottobre 2014 A. ha chiesto di essere giudicato da un 

tribunale (v. DFF 100 pag. 20). Il 13 ottobre 2014 il DFF ha inoltrato l'incarto al 

Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC; v. TPF 5.100.3), il 

quale, il 5 novembre 2014, lo ha trasmesso per giudizio al Tribunale penale 

federale (in seguito: TPF; v. TPF 5.100.001). 

 

 

G. Il dibattimento ha avuto luogo il 25 febbraio 2015. A. si è regolarmente presentato 

in aula. 

 

 

H. Le parti hanno formulato le seguenti conclusioni: 

 

H.1 Per quanto riguarda il DFF: 

 

 1. A. è riconosciuto colpevole di violazione intenzionale del vecchio art. 40 lett. b 

della LBVM, commessa tra il 2 novembre 2007 e il 22 dicembre 2008, per avere 

esercitato l'attività di commerciante di valori mobiliari senza disporre della 

necessaria autorizzazione nel contesto delle attività di B. C. SA e B. D. LLC; 

 

 2. Di conseguenza A. è condannato al pagamento di una multa di CHF 25'000.--; 

 

 3. Le spese della procedura condotta dal DFF, composte da tassa di decisione e 

 di stesura per complessivi CHF 4'180 nonché le spese del presente 

 procedimento giudiziario sono da porre a carico del condannato. 

 

 

H.2 L'imputato A. ha chiesto di essere assolto con formula piena, risp. di essere 

mandato esente da ogni pena, con proscioglimento da ogni accusa per titolo di 

violazione alla LBVM. Tasse, spese e ripetibili protestate. 

 

- 4 - 

 

I. Il dispositivo della sentenza è stato letto, accompagnato da una breve motivazione 

orale, in udienza pubblica il 3 marzo 2015. 

 

 

J. Con scritto dell'11 marzo 2015 A. ha richiesto la motivazione scritta della sentenza 

come previsto dall'art. 82 cpv. 2 lett. a CPP. 

 

 

K. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate in quanto necessarie nei 

considerandi che seguono. 

 

 

 

La Corte considera in diritto: 

 

 

1. Competenza e diritto applicabile 

 

1.1 Giusta l'art. 50 cpv. 2 della legge federale concernente l'Autorità federale di 

vigilanza sui mercati finanziari (LFINMA; RS 956.1), se è stato chiesto il giudizio di 

un tribunale o se il Dipartimento federale delle finanze ritiene adempite le 

condizioni per una pena detentiva o per una misura privativa della libertà, il giudizio 

del reato compete alla giurisdizione federale. In tal caso il Dipartimento federale 

delle finanze trasmette gli atti al Ministero pubblico della Confederazione 

all'attenzione del Tribunale penale federale. La trasmissione degli atti funge da 

accusa. Gli articoli 73-83 della legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale 

amministrativo (DPA; RS 313.0) sono applicabili per analogia. In applicazione 

dell'art. 35 della legge federale sull'organizzazione delle autorità penali della 

Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte penale è competente per statuire in 

primo grado sui casi che sottostanno alla giurisdizione federale. 

 

1.2 La procedura dinanzi alla Corte penale è retta dagli art. 73-80 DPA (v. art. 81 DPA). 

Le pertinenti e non contraddittorie disposizioni del CPP sono applicabili a titolo 

sussidiario (art. 82 DPA). 

 

1.3 La DPA è silente sulla questione relativa alla composizione della corte chiamata a 

statuire su un caso di diritto penale amministrativo, ragione per cui applicabile è 

l'art. 19 cpv. 2 CPP, al quale rinvia l'art. 36 cpv. 2 LOAP. In concreto, l'infrazione 

sulla quale è chiamata a chinarsi la Corte penale è una contravvenzione, dato che 

l'art. 40 vLBVM contestato all'imputato prevede quale pena una multa sino a 

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fr. 200'000.-- (v. 103 CP). La causa è pertanto di competenza del giudice unico (v. 

art. 19 cpv. 2 lett. a CPP). 

 

1.4 Presentata il 1° ottobre 2014 al DFF, la richiesta dell'imputato di essere giudicato 

da un tribunale è tempestiva (v. art. 72 cpv. 1 e 2, 75 cpv. 1 DPA; v. lett. F supra). 

 

1.5 Si constata che la decisione amministrativa del 24 giugno 2010, mediante la quale 

la FINMA ha stabilito che le società B. C. SA, B. D. LLC ed E. Inc. hanno esercitato 

a titolo professionale l'attività di commerciante di valori mobiliari senza avere la 

necessaria autorizzazione, è cresciuta in giudicato (v. supra lett. A), in ossequio 

all'art. 73 cpv. 1 DPA. 

 

1.6 Dall'esame della ricevibilità del rinvio a giudizio non risultano irregolarità o 

impedimenti a procedere (v. art. 329 cpv. 1 CPP). In sede di arringa, il difensore di 

A. ha sostenuto che al momento dell'emanazione della decisione penale del 

22 settembre 2014 l'azione penale nei confronti del suo assistito sarebbe già stata 

prescritta. Su tale censura questa Corte rileva quanto segue.  

 

 Giusta il vecchio art. 40 lett. b LBVM – in vigore sino al 31 dicembre 2008 e qui 

applicabile dato che, da una parte, i fatti contestati all'imputato sarebbero 

intervenuti dal 2007 al 2008 e, dall'altra, la disposizione valida a partire dal 

1° gennaio 2009, ossia l'art. 44 LFINMA, non costituisce lex mitior in rapporto alla 

predetta norma –, è punito con la multa sino a franchi 200'000, chiunque 

intenzionalmente svolge senza autorizzazione l'attività di commerciante di valori 

mobiliari. Secondo il vecchio art. 44 LBVM, all'infrazione di cui all'art. 40 si applica 

la legge sul diritto penale amministrativo. Giusta l'art. 2 DPA, le disposizioni 

generali del Codice penale si applicano ai fatti cui la legislazione amministrativa 

federale commina una pena, salvo che non sia altrimenti disposto dalla DPA o 

dalle singole leggi amministrative. Comminando l'art. 40 vLBVM una multa, il reato 

contestato all'imputato, come già rilevato in precedenza (v. supra consid. 1.3) 

costituisce una contravvenzione. L'art. 11 DPA prevede che l'azione penale per le 

contravvenzioni si prescrive in due anni. In virtù della riforma del Codice penale 

entrata in vigore il 1° gennaio 2007 (v. FF 1999 pag. 1669) – la quale, oltre a 

modificare il diritto sanzionatorio, ha semplificato le regole sulla prescrizione –, i 

termini di prescrizione dell'azione penale per le contravvenzioni, se superiori a un 

anno, sono raddoppiati (v. art. 333 cpv. 6 lett. b CP). Ne discende in concreto che 

il termine di prescrizione qui applicabile è di quattro anni. Ora, l'esercizio di 

un'attività di commerciante di valori mobiliari senza la necessaria autorizzazione 

costituisce un reato permanente o continuo, dovendo la pluralità di atti (acquisto e 

vendita dei valori) essere considerata un'unità giuridica d'azione ai sensi della 

giurisprudenza (v. sentenza del Tribunale penale federale SK.2014.8 del 24 luglio 

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2014, consid. 2.1, con riferimenti). Il termine di quattro anni deve dunque essere 

calcolato a partire dall'ultimo atto (v. art. 98 lett. b CP). In concreto, essendo 

l'attività contestata a B. D. LLC protrattasi sino al 22 dicembre 2008, è a partire da 

tale data che il termine quadriennale di prescrizione decorre. Secondo l'art. 11 cpv. 

3 DPA, per i delitti e le contravvenzioni, la prescrizione è sospesa durante i 

procedimenti d'opposizione, di reclamo o giudiziari circa l'obbligo di pagamento o 

restituzione o circa altre questioni pregiudiziali da decidere secondo la singola 

legge amministrativa ovvero finché l'imputato sconti all'estero una pena privativa 

della libertà. Nella fattispecie, il 12 agosto 2010 B. C. SA e G., azionista 

maggioritario e beneficiario economico delle società coinvolte, hanno interposto 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale contro la decisione del 

24 giugno 2010, mediante la quale la FINMA constatava che B. C. SA, B. D. LLC 

ed E. Inc., considerate un gruppo ai fini del diritto della vigilanza, avevano 

esercitato a titolo professionale l'attività di commerciante di valori mobiliari senza 

disporre della necessaria autorizzazione. Trattando la decisione impugnata proprio 

la questione dell'autorizzazione, aspetto importante anche per la procedura penale 

amministrativa, la procedura di ricorso davanti al TAF ha avuto come conseguenza 

la sospensione del termine di prescrizione dell'azione penale. Che il TAF abbia poi 

dichiarato inammissibili i gravami di B. C. SA e di G. nulla cambia a tale 

constatazione. La sospensione è dunque iniziata il 12 agosto 2010 con i predetti 

ricorsi ed è terminata, al più presto, il 5 luglio 2012 (la sentenza TAF del 29 maggio 

2012 è stata spedita ai ricorrenti il 4 giugno 2012), non essendovi stato ricorso al 

TF. 

 

 In definitiva, il termine di prescrizione è iniziato a decorrere il 22 dicembre 2008 e 

si è protratto sino all'11 agosto 2010. Vi è poi stata una sospensione dal 12 agosto 

2010 al 5 luglio 2012, con il termine che è ricominciato a decorrere dal 6 luglio 

2012 sino al 22 settembre 2014, data della decisione penale del DFF, la quale ha 

fatto cessare il corso della prescrizione dell'azione penale, conformemente alla 

giurisprudenza del TF relativa all'art. 97 cpv. 3 CP (v. DTF 139 IV 62 consid. 1.2; 

134 IV 328 consid. 2.1; 133 IV 112 consid. 9.4.4). Detratto il periodo di 

sospensione, dall'ultimo atto contestato all'imputato sono trascorsi quindi tre anni, 

10 mesi e 8 giorni, per cui il reato contestato all'imputato non è prescritto.  

 

1.7 Le condizioni per il rinvio a giudizio giusta la DPA e, a titolo suppletivo, il CPP sono 

dunque adempiute. La decisione penale del 22 settembre 2014, che funge da atto 

d'accusa, enuncia la fattispecie e menziona le disposizioni penali applicabili (v. art. 

73 cpv. 2 DPA). Essa vincola questa Corte per quanto attiene ai fatti contestati 

all'imputato, ma non per quanto riguarda la pena erogata (A. EICKER/F. FRANK/J. 

ACHERMANN, Verwaltungsstrafrecht und Verwaltungsstrafverfahrensrecht, Berna 

2012, pag. 274 e segg.). 

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1.8 La sentenza con i considerandi essenziali è notificata per scritto alle parti, 

conformemente all'art. 79 cpv. 2 DPA. 

 

 

2. Infrazione contestata all'imputato 

 

2.1 I fatti contestati ad A. nella decisione penale del 22 settembre 2014, ossia 

l'esercizio, dal 2 novembre 2007 al 22 dicembre 2008, di un'attività di 

commerciante di valori mobiliari senza la necessaria autorizzazione in seno alle 

società B. C. SA e B. D. LLC, si sono svolti allorquando vigeva l'art. 40 lett. b 

vLBVM, disposizione in vigore sino al 31 dicembre 2008. Dal 1° gennaio 2009, 

l'esercizio di una tale attività senza autorizzazione è sanzionata dall'art. 44 

LFINMA, il quale prevede che chiunque, intenzionalmente, esercita senza 

autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione un'attività soggetta ad 

autorizzazione, riconoscimento, abilitazione o registrazione conformemente alle 

leggi sui mercati finanziari è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con 

una pena pecuniaria (cpv. 1). Chi ha agito per negligenza è punito con la multa 

sino a 250'000 franchi (cpv. 2). In caso di recidiva entro cinque anni da una 

condanna passata in giudicato, la pena pecuniaria è di almeno 45 aliquote 

giornaliere (cpv. 3). In applicazione dell'art. 2 cpv. 2 CP, occorre dunque 

determinare quale sia la lex mitior. Ora, prevedendo l'art. 44 LFINMA una multa 

massima superiore a quella dell'art. 40 vLBVM, nonché la pena detentiva sino a 

tre anni oltre che la punibilità degli atti commessi per negligenza, il nuovo diritto 

non è certamente più favorevole all'imputato. I fatti contestati a quest'ultimo 

devono dunque essere giudicati sulla base del vecchio diritto. 

 

2.2 Giusta l'art. 40 vLBVM, è punito con la multa sino a 200'000 franchi chiunque 

intenzionalmente: esercita senza autorizzazione una borsa (lett. a), svolge senza 

autorizzazione l'attività di commerciante di valori mobiliari (lett. b). Secondo l'art. 2 

lett. d LBVM, per commercianti di valori mobiliari si intendono le persone fisiche o 

giuridiche o le società di persone che, agendo per proprio conto in vista di una 

rivendita a breve scadenza, oppure per conto di terzi, acquistano e alienano a titolo 

professionale valori sul mercato secondario, li offrono al pubblico sul mercato 

primario o creano essi stessi derivati e li offrono al pubblico.  

 

 L'art. 3 cpv. 1 dell'ordinanza sulle borse e il commercio di valori mobiliari (OBVM; 

RS 954.11) prevede che sono commercianti per conto proprio i commercianti che 

negoziano professionalmente per conto proprio e a breve scadenza valori 

mobiliari. Secondo il cpv. 5 di tale disposizione, i commercianti che operano per il 

conto di clienti sono commercianti che negoziano professionalmente valori 

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mobiliari in nome proprio e per il conto di clienti e che tengono personalmente o 

presso terzi conti per il commercio di valori mobiliari (lett. a), oppure conservano 

personalmente o in nome proprio presso terzi i valori mobiliari dei clienti (lett. b). 

 

2.3 Determinante per l'interpretazione delle summenzionate norme risulta essere la 

circolare del 1° luglio 1998 emanata dall'allora Commissione federale delle banche 

(in seguito: CFB) – autorità attiva sino al 31 dicembre 2008, sostituita dal 1° 

gennaio 2009 dalla FINMA – intitolata "Precisazioni sulla nozione di commerciante 

di valori mobiliari" (in seguito: Circ. 98/2). Più precisamente, la nota marginale n. 

12 della Circolare 98/2 prevede che il requisito di un'attività svolta "a titolo 

professionale" richiede che il commercio di valori mobiliari costituisca un'attività 

economica indipendente, tendente al conseguimento di introiti regolari. Le note 

marginali n. 17 e segg. Circ. 98/2 illustrano i criteri che permettono di stabilire se 

un'attività è svolta a titolo professionale, per proprio conto e a breve scadenza. Il 

commerciante per conto proprio agisce come tale se conclude delle transazioni 

relative a valori mobiliari in nome proprio, senza ordini o istruzioni di terzi, e se lui 

stesso se ne assume i rischi e meglio beneficia del relativo guadagno e se si fa 

carico delle eventuali perdite (v. n. 21 Circ. 98/2). Il concetto "a breve scadenza" 

si riferisce allo scopo perseguito nell'acquisto di valori mobiliari, vale a dire alla 

gestione attiva degli stessi con lo scopo di realizzare a breve scadenza degli utili 

risultanti da variazioni del corso e dei tassi d'interesse, diversamente dall'acquisto 

di valori mobiliari allo scopo di effettuare un investimento finanziario o 

dall'acquisizione di una partecipazione (v. n. 22 Circ. 98/2). Siccome il 

commerciante per conto proprio agisce solo a nome e per conto proprio, per 

definizione non ha dei clienti. Il suo assoggettamento alla legge sulle borse non si 

giustifica quindi in base al principio della protezione degli investitori. Tale 

assoggettamento è da ricondurre unicamente al principio della protezione del buon 

funzionamento del mercato. Egli può tuttavia mettere in pericolo il buon 

funzionamento dei mercati soltanto se esercita un volume notevole di transazioni 

in valori mobiliari. Soggiace quindi alla legge sulle borse unicamente il 

commerciante per conto proprio che come tale effettua delle operazioni in valori 

mobiliari per un importo lordo (cifra d'affari) superiore a 5 miliardi di franchi svizzeri 

all'anno. Per il calcolo della cifra d'affari ci si basa per le operazioni effettuate a 

contanti come pure per le operazioni su derivati sui corsi pagati, rispettivamente 

realizzati (v. n. 23 Circ. 98/2). 

 

2.4 Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che un'attività sottoposta ad 

autorizzazione può essere esercitata anche nell'ambito di un gruppo d'imprese. 

L'obbligo di autorizzazione e la vigilanza sui mercati finanziari non possono infatti 

essere elusi mediante il frazionamento dell'attività svolta da società e dalle persone 

a cui sono riconducibili, le quali nel loro complesso presenterebbero i requisiti 

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dell'obbligo di autorizzazione. Quando tra le società sussiste uno stretto legame 

personale, economico o organizzativo, la protezione del mercato, del sistema 

finanziario e degli investitori giustificano che vengano considerate come gruppo e 

specificatamente come un'unica entità economica con la valenza di un solo 

soggetto dal punto di vista della vigilanza sui mercati finanziari, nonostante una 

formale separazione giuridica delle strutture. Un'attività di gruppo è in particolare 

data secondo la giurisprudenza quando i componenti si presentano quale unità o 

sulla base delle circostanze (annullamento delle separazioni giuridiche e contabili 

tra i componenti; stessa sede di fatto; rapporti di partecipazione sovrapposti senza 

un senso economico; interposizione di strutture fiduciarie, ecc.) bisogna 

considerare che vi è una coordinazione esplicita o implicita nella suddivisione del 

lavoro e per le finalità con il conseguente svolgimento di un'attività comune ai fini 

della vigilanza. Semplici attività parallele non sono sufficienti per ritenere che vi sia 

una modalità di gruppo. Non è nemmeno richiesto quale requisito che vi sia una 

comune volontà di elusione. Il pericolo che deriva dall'attività di un gruppo non 

dipende infatti dalle intenzioni dei singoli componenti (v. DTF 136 II 43 consid. 

4.3.1 con riferimenti; sentenza del Tribunale federale 2C_898/2010 del 29 giugno 

2011, consid. 2.2 con riferimenti). I criteri giurisprudenziali per il concetto di gruppo 

non devono essere realizzati cumulativamente. Maggiori sono gli indizi presenti, 

tanto più si giustifica di considerare gli atti come attività di gruppo (sentenza 

2C_898/2010 consid. 2.3.3). 

 

2.5 L'art. 6 DPA prevede che se l'infrazione è commessa nella gestione degli affari di 

una persona giuridica, di una società in nome collettivo o in accomandita, di una 

ditta individuale o di una comunità di persone senza personalità giuridica, o 

altrimenti nell'esercizio di incombenze d'affari o di servizio per terze persone, le 

disposizioni penali si applicano alle persone fisiche che l'hanno commessa (cpv. 

1). Il padrone d'azienda, il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata 

che, intenzionalmente o per negligenza, in violazione di un obbligo giuridico, 

omette di impedire un'infrazione del subordinato, mandatario o rappresentante 

ovvero di paralizzarne gli effetti, soggiace alle disposizioni penali che valgono per 

l'autore che agisce intenzionalmente o per negligenza (cpv. 2). 

 

2.6 In concreto e in sostanza, A. contesta sia l'esistenza di un gruppo di società, 

costituito da B. C. SA e B. D. LLC, sia il calcolo dei volumi delle transazioni 

effettuate da quest'ultime nel periodo preso in esame dal DFF per definire 

l'infrazione alla vLBVM.  

 

2.6.1 B. C. SA, attualmente in liquidazione e oggetto di una procedura fallimentare, è 

stata costituita il 31 maggio 1994, con sede a Paradiso. Dal 3 giugno 2003 il suo 

scopo societario era, tra l'altro, la gestione patrimoniale, la consulenza negli 

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investimenti, in particolare la consulenza concernente l'acquisto e la vendita di 

valute estere, titoli, materie prime e metalli preziosi, ogni transazione o ordine di 

borsa nonché i relativi servizi finanziari (v. FINMA pag. A 127). Azionisti della 

società erano G., in misura del 95%, e l'imputato, in misura del 5% (v. FINMA pag. 

A 163). F., precedentemente amministratore unico della società, titolare della H. 

SA a Lugano, ne è divenuto presidente del consiglio di amministrazione dal 30 

dicembre 1998. I. è membro del consiglio di amministrazione dal 30 dicembre 1998 

unitamente a J., il quale ha assunto tale funzione il 22 febbraio 2001 e che nel 

2002 era pure azionista di maggioranza (v. FINMA pag. B 2), mentre l'imputato ne 

era il direttore esecutivo a far tempo dall'8 febbraio 2000 (v. FINMA pag. A 211 e 

A 125-127). 

 

 B. D. LLC, succursale di Paradiso, ma con sede a Bellaire (Texas/USA), anch'essa 

in liquidazione ed oggetto di una procedura fallimentare, è una società a garanzia 

limitata di diritto del Texas costituita il 22 settembre 1999 dalla H. SA (v. FINMA 

pag. A 88-89, 160). "Managers" della società, con firma collettiva a due, erano F. 

ed A. Unico socio della società è la K. Ltd, Tortola (BVI), riconducibile a G. (v. 

FINMA pag. A 160). 

 

 E. Inc., con sede formale a Panama, è una società di diritto panamense costituita 

l'8 luglio 2005 e avente quale scopo ogni atto consentito dalla legge panamense 

alle società anonime. Azionista unico della società è G., mentre F. e l'imputato 

beneficiavano di una procura generale per agire in vece della società e ne erano 

gli amministratori di fatto (v. FINMA pag. A 178). 

 

 Ora, quanto precede permette innanzitutto di constatare che gli organi dirigenti 

delle tre società erano composti in pratica dagli stessi soggetti, tra cui A. Tutte e 

tre le società appartenevano in definitiva a G. Gli atti dell'incarto e l'istruttoria 

dibattimentale hanno permesso di evidenziare che l'attività di intermediazione 

mobiliare, effettuata esclusivamente da B. C. SA e B. D. LLC, era sostanzialmente 

svolta dal medesimo personale, composto da quattro operatori dediti al mercato 

obbligazionario e due attivi sul mercato azionario (v. TPF 5.930.003 e 006). Come 

dichiarato in aula dal teste L., incaricato d'inchiesta nell'ambito della procedura 

sfociata nella decisione della FINMA del 24 giugno 2010 (v. lett. A supra), gli 

operatori concludevano le loro operazioni al telefono, allestendo poi delle "fiches" 

che non erano divise per società. Era poi il direttore di sala, A., che attribuiva la 

singola operazione ad una o all'altra società (v. TPF 5.930.013). B. C. SA e B. D. 

LLC svolgevano la medesima attività, ossia il commercio di valori mobiliari 

essenzialmente per conto proprio (v. FINMA pag. A 209-210 e 190-192; DFF 30 

pag. 29; TPF 5.930.007), mentre il ruolo di E. Inc. era quello di fungere da 

piattaforma per la ridistribuzione degli utili di B. D. LLC (v. FINMA pag. A 177 e 

- 11 - 

DFF 21 pag. 11). Di rilievo anche il fatto che la gestione dell'attività corrente e 

amministrativa era comune. B. D. LLC ha infatti utilizzato la struttura operativa e di 

back office di B. C. SA (v. FINMA pag. A 287), facendo soprattutto capo ai servigi 

di H. SA, fiduciaria di cui F. era titolare. Gli atti dell'incarto ed i dibattimenti hanno 

peraltro fatto emergere l'importante ruolo di quest'ultimo (v. TPF 5.930.003 e seg.) 

nell'organizzazione e nell'attività delle varie società coinvolte. Spesso a fianco di 

A. negli organi e nella gestione delle stesse (v. TPF 5.930.014), egli ha messo a 

disposizione di quest'ultime dipendenti di H. SA (v. FINMA pag. A 20-22 e 166; 

TPF 5.930.017 e segg.), soprattutto per la gestione della contabilità (v. TPF 

5.930.012). Ad un certo punto, all'entrata della sede di B. C. SA, a Paradiso, 

figurava persino la targhetta di H. SA (v. FINMA pag. A 212; TPF 5.930.015). Come 

pertinentemente evidenziato dal DFF nella sua decisione penale del 22 settembre 

2014, l'interconnessione tra le varie società coinvolte è pure testimoniata da 

documenti rinvenuti nei computer di B. C. SA scansionati firmati da F. e 

dall'imputato a nome di B. D. LLC e/o E. Inc. o destinati a B. D. LLC. 

Documentazione bancaria e anche conferme su operazioni su titoli della B. D. LLC 

sono state recapitate alla sede di B. C. SA (v. FINMA pag. A 151-152 e 317-335). 

Le richieste trasmesse dall'imputato nel febbraio 2008 alla banca M. e alla N. SpA 

di Milano riguardante l'apertura di un conto corrente e di un conto deposito titoli 

menzionano espressamente sia B. C. SA che B. D. LLC (v. FINMA pag. 147-150). 

Analoghe constatazioni vanno fatte per il preannunciato invio di documentazione 

di apertura che a giugno 2007 la banca AA. SpA avrebbe effettuato sia per B. C. 

SA che per B. D. LLC (v. FINMA pag. A 146). Verso terzi le due società apparivano 

spesso come un'unica entità; la banca O. di Ginevra aveva ad esempio affermato 

di avere eseguito cinque operazioni con B. C. SA, le quali erano tuttavia registrate 

nel sistema operativo di B. D. LLC (v. FINMA pag. 157 e 214). Negli uffici di B. C. 

SA è anche stata ritrovata della carta intestata unicamente con il logo "B.", che 

veniva utilizzata per la corrispondenza di B. D. LLC (v. FINMA pag. A 214 e 146-

156). Sintomatico risulta essere un ordine di addebito trasmesso alla banca P., 

sottoscritto per B. D. LLC da F. e dall'imputato con la dicitura "N.B.: Come 

ordinante specificare solo B." (v. FINMA pag. A 156). 

 

 Sulla base di tutti questi elementi, occorre concludere che B. C. SA, B. D. LLC ed 

E. Inc. costituivano effettivamente un gruppo e le loro attività legate al commercio 

di valori mobiliari dovevano essere considerate assieme dal punto di vista 

dell'adempimento delle condizioni per l'ottenimento dell'autorizzazione da parte 

della FINMA, segnatamente per quanto riguarda il limite di 5 miliardi di cui al n. 23 

Circ. 98/2. 

 

2.6.2 L'inchiesta ed il dibattimento hanno permesso di stabilire e confermare che B. C. 

SA e B. D. LLC effettuavano il commercio di valori mobiliari a titolo professionale, 

- 12 - 

a breve scadenza ed essenzialmente per proprio conto, essendo esse attive 

nell'acquisto e nella vendita di titoli obbligazionari e azionari con controparti 

istituzionali (v. FINMA pag. 209-210; DFF 30 pag. 29; TPF 5.930.007). Lo scopo 

era quello di generare utili grazie alle variazioni del corso dei titoli.  

 

 Il quesito centrale relativo alla vicenda qui in esame è sapere se B. C. SA e B. D. 

LLC considerate come gruppo (v. consid. 2.6.1 supra) hanno superato con la loro 

attività di commercio di valori mobiliari il limite di 5 miliardi di franchi previsto dalla 

Circ. 98/2. Occorre innanzitutto precisare che, contrariamente a quanto affermato 

dal difensore dell'imputato, tale circolare, la cui validità è stata implicitamente 

confermata dal Tribunale federale (cfr. sentenza 2C_898/2010 consid. 2.1; DTF 

136 II 43 consid. 4.1), è senz'altro applicabile in concreto, nel rispetto del principio 

della legalità. Determinanti in concreto sono gli elementi emersi mediante il 

"rapporto degli incaricati d'inchiesta all'attenzione della autorità federale di 

vigilanza sui mercati finanziari (FINMA)" del 31 agosto 2009 stilato dagli avv. L. e 

Q. nell'ambito della procedura amministrativa a carico di B. C. SA, B. D. LLC ed E. 

Inc. (v. FINMA pag. A 169-224). Il metodo di calcolo dei volumi è stato riassunto in 

udienza dibattimentale dal teste L., il quale ha spiegato che per le due società sono 

state adottate delle metodologie diverse (v. TPF 5.930.012 e seg.). B. C. SA, a 

differenza di B. D. LLC, disponeva di una normale contabilità, ciò che ha facilitato 

la ricostruzione di tutte le operazioni. Ad ogni modo, entrambe le società in esame 

disponevano di un software mediante il quale l'addetto al back-office, dopo aver 

concluso le operazioni (per telefono, fax o altro), registrava diverse informazioni ad 

esse relative, quali il prezzo di acquisto o vendita, il tasso di cambio applicato, la 

valuta, ecc. Si trattava in pratica di un sistema operativo paragonabile al giornale, 

che registrava tutte le operazioni, con la differenza che per quelle relative a B. C. 

SA, F. effettuava un controllo tra operazioni e contabilità. Per B. C. SA, le 

operazioni registrate nel sistema operativo e la contabilità collimavano. Per B. D. 

LLC sono pure stati trovati i dati relativi alle operazioni effettuate, ma non nel server 

utilizzato da tutti i computer di B. C. SA. Essi si trovavano in un computer portatile 

distaccato dal server, computer che al momento delle perquisizioni effettuate dalle 

autorità penali ticinese – le quali, all'epoca, conducevano un procedimento penale 

per appropriazione indebita, amministrazione infedele e altri reati a carico di 

svariate persone coinvolte nella vicenda qui in esame, perseguimento poi delegato 

all'Italia – si trovava negli uffici di H. SA. In tale computer gli incaricati d'inchiesta 

hanno trovato lo stesso sistema operativo di B. C. SA con una moltitudine di 

registrazioni, ma non sono riusciti a ricostruire la contabilità di B. D. LLC. Essi sono 

riusciti tuttavia a confrontare, con prove a campione su larga scala, le registrazioni 

delle operazioni con gli estratti bancari sequestrati dalle autorità penali, 

constatandone la coincidenza, ciò che ha reso i dati informatici affidabili. Essi sono 

quindi giunti alla conclusione che il sistema informatico conteneva tutte le 

- 13 - 

operazioni effettuate da B. D. LLC. In definitiva, gli incaricati d'inchiesta hanno 

avuto tutti i dati reali ed effettivi necessari per il calcolo dei volumi delle operazioni 

effettuate da B. C. SA e B. D. LLC. In realtà, tali dati non sono stati contestati dalla 

difesa, la quale ha piuttosto censurato il fatto che l'autorità abbia sommato gli 

importi relativi all'acquisto e alla vendita dei medesimi titoli intervenuti lo stesso 

giorno (cosiddette operazioni "intraday"). Ora, la Circ. 98/2 è chiara su questo 

punto: "Per il calcolo della cifra d'affari ci si basa per le operazioni effettuate a 

contanti come pure per le operazioni su derivati sui corsi pagati rispettivamente 

realizzati". È la logica stessa del concetto di cifra d'affari che impone di ragionare 

in termini di volumi lordi e quindi di sommare tutte le operazioni, di acquisto e di 

vendita, indistintamente. Il pericolo potenziale per il buon funzionamento del 

mercato è proprio dato dal volume globale dei titoli commerciati. La dottrina 

conferma questa logica, affermando che "en prenant en considération les chiffres 

des volumes globaux des marchés, la Commission (l'allora Commissione federale 

delle banche, in seguito CFB) a fixé la limite de l'assujettissement à 5 milliards de 

francs; il s'agit du volume annuel brut; les opérations de vente et d'achat sont ainsi 

à comptabiliser deux fois" (v. J.-B. ZUFFEREY/A. BIZZOZZERO/L. PIAGET, Qui est 

négociant en valeurs mobiliers?, Losanna 1997, § 4 punto 5.2 cifra 4). Nella 

medesima direzione si inserisce la testimonianza rilasciata sia dall'avv. L. (v. TPF 

5.930.013) che da F. (v. TPF 5.930.018). Questa era del resto la posizione di F. 

anche il 25 giugno 1999, quando in un incontro avuto dalla direzione di B. C. SA 

con la sua società di revisione, alla quale ha partecipato anche l'imputato (v. TPF 

5.930.004), è stato constatato, sulla base dei dati contabili degli ultimi mesi, che la 

società aveva probabilmente raggiunto il volume di 5 miliardi di franchi e che 

occorreva dunque domandare l'autorizzazione alla CFB (v. FINMA pag. A 111). F. 

ha chiaramente affermato in aula che la sua posizione in proposito era anche la 

posizione della società (v. TPF 5.930.018). Ciò risulta essere anche logico, visto 

che la discussione avvenuta in seguito tra la direzione di B. C. SA e la CFB a Berna 

doveva per forza basarsi su dati chiari e conosciuti sia da F. che da A. F. avrebbe 

ripetutamente parlato con tutti della questione dell'eventuale superamento della 

soglia dei 5 miliardi di franchi, anche con gli operatori, per cui la problematica 

doveva essere conosciuta da tutti (v. ibidem). 

 

 Ciò detto, gli incaricati d'inchiesta, con l'aiuto di R., consulente informatico di B. C. 

SA, hanno potuto inserire in una tabella excel tutte le operazioni effettuate da B. 

C. SA e B. D. LLC, per sé e per terzi, registrate nel sistema operativo (v. FINMA 

pag. A 219-220 e tabelle su CD sub. DFF 30 pag. 29). Filtrando tutte le transazioni 

che tali società hanno effettuato per conto proprio e sommando gli importi degli 

acquisti e delle vendite indicati nella colonna "totale contabile CHF" il DFF ha 

ottenuto i seguenti importi: 

- 14 - 

 

2007 2008 

B. C. SA CHF 3'719835'195.95 CHF 3'739'739'146.85 

B. D. LLC  CHF 2'553'448'804.30 (EUR 

1'554'450'257.39 al cambio 

medio annuale fiscale di 

1.64267) 

CHF 15'609'264'497.60 (EUR 

9'828'781'931.62 al cambio 

medio annuale fiscale di 1.58666 

= CHF 15'594'935'139.60 e USD 

13'231'293.02 al cambio medio 

annuale fiscale di 1.08299 = 

CHF 14'329'358.02) 

Totale CHF 6'273'284'000.25 CHF 19'349'003'644.64 

 

 I calcoli che hanno permesso di giungere ai suddetti importi sono stati vagliati da 

questa Corte, che ne ha constatato l'esattezza. Da respingere è in ogni caso la 

censura, formulata peraltro in termini generici, senza dimostrare il benché minimo 

errore di calcolo o di registrazione delle operazioni, dell'avv. Flückiger, secondo il 

quale non essendo stata ritrovata una chiara e ordinata contabilità delle società, le 

ricostruzioni dei volumi eseguite per gli anni 2007 e 2008 per entrambe le società 

sarebbero non corrette. Come illustrato sopra, la mancanza di una contabilità per 

B. D. LLC non ha impedito all'autorità di sommare tutte le operazioni registrate nel 

sistema operativo, la cui veridicità è stata controllata, per una grossa parte di esse, 

mediante la documentazione bancaria. Il difensore di A. ha anche contestato 

l'applicazione di tassi di cambio annuali medi CHF/USD e CHF/EUR; egli ritiene 

che si sarebbe invece dovuto tenere conto dei corsi effettivi giornalieri. Questa 

Corte ritiene l'utilizzo di tassi medi annuali – i quali sono stati calcolati facendo una 

media dei tassi di cambio effettivamente applicati nel 2007 e nel 2008 – corretto e 

giustificato, anche perché il calcolo proposto dal difensore dell'imputato, ancorché 

attuabile, avrebbe un'influenza minima sulla sostanza degli importi di cui sopra, 

entrambi ampiamente al di sopra della soglia di 5 miliardi di franchi. 

 

 In definitiva, vi è da constatare che B. C. SA e B. D. LLC hanno chiaramente 

superato, a partire dal 2 novembre 2007 sino al 22 dicembre 2008, il volume di 5 

miliardi di franchi relativo alle operazioni di compravendita in valori mobiliari per 

conto proprio, soglia a partire dalla quale esse avrebbero dovuto richiedere 

un'autorizzazione giusta l'art. 40 lett. b vLBVM (v. DFF 31 pag. 1-165). 

 

2.6.3 A. sostiene di avere avuto ed espletato nelle società coinvolte solo compiti 

amministrativi. Di nessuna rilevanza sarebbe il titolo di direttore attribuitogli, non 

avendo egli un'effettiva carica decisionale. Gli atti compiuti dalle società non 

- 15 - 

potrebbero, a suo dire, essergli imputati ed ascritti direttamente nella sua veste 

d'impiegato. Nemmeno potrebbe essere ritenuta l'ipotesi di complicità. 

 

 La responsabilità dell'imputato giusta l'art. 6 cpv. 1 e 2 DPA è palese. In qualità di 

direttore di B. C. SA nonché manager di B. D. LLC egli era responsabile in prima 

persona dell'attività operativa di queste società, circostanze che non ha 

sostanzialmente disconosciuto in sede d'interrogatorio (v. TPF 5.930.003-004, 

008). Egli dirigeva il team di operatori che effettuavano le operazioni di borsa, 

controllava e visionava la loro attività ed aveva accesso alle registrazioni delle 

transazioni (fiches). Ai fini dell'obbligo di assoggettamento è irrilevante che le 

operazioni siano state svolte personalmente dall'imputato o dagli operatori di 

borsa. 

 

2.6.4 In conclusione, si constata che gli elementi oggettivi dell'art. 40 lett. b vLBVM sono 

realizzati. 

 

2.7 Giusta l'art. 12 cpv. 2 CP commette con intenzione un crimine o un delitto chi lo 

compie consapevolmente e volontariamente. Basta a tal fine che l'autore ritenga 

possibile il realizzarsi dell'atto e se ne accolli il rischio. La coscienza esatta affinché 

l'intenzione sia data implica unicamente che l'autore conosca gli elementi oggettivi 

costitutivi del reato; poco importa se egli conosce o meno la natura illecita o il 

carattere punibile del suo comportamento (DTF 104 IV 175 consid. 4a). L'art. 13 

cpv. 1 CP prevede che chiunque agisce per effetto di una supposizione erronea 

delle circostanze di fatto è giudicato secondo questa supposizione, se gli è 

favorevole. 

 

2.7.1 L'imputato contesta l'esistenza del dolo. Egli non avrebbe avuto conoscenza 

dell'effettivo volume delle transazioni e nemmeno dunque del superamento di 

eventuali soglie esistenti. A suo dire, anche l'esame della tempistica posta alla 

base della decisione penale non sarebbe conforme ai propri assunti: ammesso e 

non concesso che la soglia di fr. 5 miliardi fosse stata superata nel 2008, le società 

avrebbero dovuto richiedere l'autorizzazione una volta chiusi i bilanci (il termine 

legale del 30 giugno dell'anno successivo) dai quali emergeva la cifra d'affari e 

dunque attivarsi con la richiesta non prima del secondo semestre 2009. Egli non 

avrebbe mai saputo di alcun superamento di cifra d'affari e avrebbe confidato che 

l'amministratore F. (come anche i revisori S. e T.) operasse in conformità 

all'ordinamento legale. 

 

2.7.2 Contrariamente a quanto asserito, A. era tenuto costantemente al corrente dei 

volumi relativi alle operazioni effettuate da B. C. SA e B. D. LLC (v. TPF 5.930.005-

006). Già nel 1999 gli organi direttivi delle società, tra cui l'imputato, si erano resi 

- 16 - 

conto della problematica di un eventuale superamento del limite legale di 5 miliardi 

e si erano attivati presso l'allora CFB per una procedura di assoggettamento (v. 

FINMA A 111; TPF 5.930.004; v. consid. 2.6.2 supra). A. era d'altronde 

cofirmatario sia della richiesta di autorizzazione mandata il 2 aprile 2002 alla CFB, 

sia della successiva lettera con la quale si era rinunciato a tale richiesta (v. FINMA 

pag. B 1-5). L'imputato ha infatti affermato che in seguito all'evoluzione negativa 

dei mercati il volume d'affari delle società si era ridotto dopo il 2001 (v. TPF 

5.930.004-005), rendendo superflua la richiesta di autorizzazione. Valutando le 

prove raccolte in fase istruttoria e le dichiarazioni dell'imputato e dei testi in fase 

dibattimentale, la Corte è giunta alla conclusione che l'imputato sapeva che il 

volume delle transazioni aveva superato la soglia di fr. 5 miliardi negli anni 2007 e 

2008; conscio del superamento di questa cifra, egli ha volontariamente continuato 

ad operare senza la necessaria autorizzazione sino al decisivo intervento 

dell'autorità a fine dicembre 2008. Di rilievo a tal proposito risulta anche essere il 

messaggio di posta elettronica inviato il 20 febbraio 2008 da A. a U., della banca 

M., per quanto concerne l'apertura di conti bancari per B. C. SA e B. D. LLC (v. 

FINMA pag. A 150). In tale messaggio egli ha informato la banca che 

"indicativamente le operazioni sull'obbligazionario potrebbero essere in media 5 al 

giorno con volumi medi intorno a 30/40 milioni nominali, mentre sull'azionario una 

decina di operazioni giornaliere con volumi medi intorno a 1/2 milioni di euro". Ora, 

se si moltiplicano tali importi per i giorni di attività della borsa (circa 250), si ottiene 

un volume annuo variante tra un minimo di fr. 12 miliardi ed un massimo di 16 

miliardi, importi largamente superiori alla soglia di 5 miliardi. La spiegazione 

avanzata a questo proposito dall'imputato in aula, ossia che occorreva convincere 

la banca a farsi accettare come clienti con un discorso di volumi più alti di quelli 

reali, risulta poco credibile, anche perché in seguito il volume relativo al 2008 è 

risultato effettivamente molto alto, superando addirittura i 19 miliardi di franchi. Ma 

poco credibile risulta essere anche l'affermazione di A., secondo la quale le 

società, consce dei volumi alti, si sarebbero annunciate alla FINMA nel corso del 

2009 per richiedere l'autorizzazione. Innanzitutto, ciò dimostra che A. era 

perfettamente al corrente sia dei volumi superiori al limite di 5 miliardi franchi sia 

della necessità di richiedere l'autorizzazione. Inoltre, essendo messo l'imputato 

regolarmente al corrente dei volumi relativi alle transazioni (v. TPF 5.930.006), non 

si vede perché attendere sino a giugno 2009 per prendere contatto con l'autorità. 

Il teste F. ha d'altronde negato che esistesse una volontà di presentare una 

richiesta di autorizzazione nel corso del 2009, precisando che ad una tale richiesta 

occorre pensare seriamente già quando si raggiunge un volume di 3 o 4 miliardi di 

franchi, così da non sforare la soglia dei 5 miliardi (v. TPF 5.930.019). 

 

 Va infine aggiunto che, relativamente all'anno 2008 è inoltre da scartare l'ipotesi 

dell'errore di diritto, perché anche da un eventuale dimezzamento del volume delle 

- 17 - 

transazioni risulterebbe comunque una cifra molto superiore al limite di 

assoggettamento.  

 

 In conclusione, l'imputato ha quindi coscientemente adempiuto gli elementi 

costitutivi dell'art. 40 lett. b vLBVM, nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 

2008. 

 

 

3. Pena 

 

3.1 Il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore. Tiene conto della sua vita an-

teriore e delle sue condizioni personali, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla 

sua vita (art. 47 cpv. 1 CP). La colpa è determinata secondo il grado di lesione o 

esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità 

dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle 

circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare 

l'esposizione a pericolo o la lesione (art. 47 cpv. 2 CP). I criteri da prendere in 

considerazione per la fissazione della pena sono essenzialmente gli stessi che 

venivano applicati nel quadro della giurisprudenza relativa al vecchio art. 63 CP 

(v. DTF 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 20 e seg.; sentenza del Tribunale federale 

6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 6.2). Non diversamente dal vecchio 

diritto, la pena deve essere determinata ponderando sia la colpevolezza del reo 

che l’effetto che la sanzione avrà su di lui. 

 

3.2 Oltre a valutare il grado di colpevolezza, il giudice deve tenere conto dei precedenti 

e della situazione personale del reo, nonché della sua sensibilità alla pena. Il grado 

di colpevolezza dipende anche dalla libertà decisionale di cui l’autore disponeva: 

più facile sarebbe stato per lui rispettare la norma infranta, più grave risulta la sua 

decisione di trasgredirla e pertanto anche il suo grado di colpevolezza; e viceversa 

(DTF 127 IV 101 consid. 2a; 122 IV 241 consid. 1a; sentenza 6B_547/2008 del 5 

agosto 2008, consid. 3.2.2). Parimenti al vecchio art. 63 CP, il nuovo art. 47 CP 

conferisce al giudice un ampio margine di apprezzamento (sentenza del Tribunale 

federale 6B_207/2007 del 6 settembre 2007, consid. 4.2.1, pubblicata in 

forumpoenale 2008, n. 8 pag. 25 e seg.). In virtù del nuovo art. 50 CP – che 

recepisce i criteri già fissati in precedenza dalla giurisprudenza (v. Messaggio del 

Consiglio federale concernente la modifica del Codice penale svizzero del 21 

settembre 1998, FF 1999 pag. 1747) – il giudice deve indicare nella sua decisione 

quali elementi, relativi al reato ed al suo autore, sono stati presi in considerazione 

per fissare la pena, in modo tale da garantire maggiore trasparenza nella 

commisurazione della pena, facilitandone il sindacato nell’ambito di un’eventuale 

procedura di ricorso (sentenza 6B_207/2007 loc. cit.). Il giudice non è obbligato ad 

- 18 - 

esprimere in cifre o in percentuali l’importanza attribuita a ciascuno degli elementi 

citati, ma la motivazione del giudizio deve permettere alle parti ed all’autorità di 

ricorso di seguire il ragionamento che l’ha condotto ad adottare il quantum di pena 

pronunciato (v. DTF 127 IV 101 consid. 2c pag. 105). 

 

3.3 A., classe 1960, è cittadino italiano. Egli ha conseguito la maturità liceale di tipo 

classico nel 1980. Si è poi iscritto all'Università Statale di Milano, ottenendo la 

laurea in giurisprudenza nel 1987. Dal 1994 al 2008 è stato direttore di B. C. SA. 

A partire dalle vicende giudiziarie sia in Svizzera che in Italia, ossia dall'inizio del 

2009, egli è disoccupato. A livello famigliare, A. è coniugato e padre di due figli, 

nati risp. nel 1994 e nel 1997 (v. DFF 22 pag. 16 e segg.; TPF 5.930.002). 

 

 A. si è reso colpevole di violazione del vecchio art. 40 lett. b LBVM. Il grado di 

colpevolezza è serio. Il fine è puramente egoistico ed è legato alla volontà di non 

doversi sottoporre alle specifiche condizioni previste per l'ottenimento 

dell'autorizzazione a commerciare in titoli mobiliari al di sopra del volume di affari 

di 5 miliardi di franchi. Il comportamento procedurale dell’imputato può essere 

soltanto parzialmente valutato positivamente, soprattutto alla luce della mancata 

collaborazione con le autorità inquirenti svizzere, avendo egli immediatamente 

riparato in Italia dopo l'intervento dell'autorità. Anche in sede dibattimentale, egli 

ha cercato di sminuire la sua responsabilità e quindi le sue colpe, attribuendole ad 

altri dirigenti delle società e soprattutto a F. Non può giocare nemmeno in suo 

favore l'asserita ignoranza della legge.  

 

 La situazione personale dell'imputato deve essere valutata neutralmente: il 

formulario da lui prodotto davanti al tribunale evidenzia una totale assenza di 

reddito e di sostanza ai fini fiscali, circostanza ribadita anche in sede 

dibattimentale. L'imputato non ha però addotto di essere nell'impossibilità di far 

fronte alla multa comminatagli. Egli si è peraltro avvalso di un avvocato di fiducia 

e non ha mai chiesto l'assistenza giudiziaria. 

 

 A suo favore va invece ritenuto il tempo trascorso dai fatti in quanto attenuante 

specifica giusta l’art. 48 lett. e CP. Al momento dell'emanazione della decisione 

impugnata erano già trascorsi 3 anni, 10 mesi e qualche giorno del termine di 

prescrizione quadriennale; tenuto conto che da quella data alla sentenza odierna 

sono trascorsi ulteriori 5 mesi (durante i quali il termine di prescrizione era 

comunque interrotto), si giustifica di ridimensionare leggermente la pena inflitta 

mediante la decisione penale del 22 settembre 2014, fissando la stessa a 

fr. 20'000.--. Questo importo corrispondente a 1/10 della multa massima 

comminabile ai sensi dell'art. 40 lett. b vLBVM appare senz'altro ragionevole e 

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- 19 - 

commisurato alle responsabilità penali e alla colpa dell'imputato nella presente 

fattispecie. 

 

 

4. Spese e ripetibili 

 

4.1 Le spese del procedimento giudiziario e la loro ripartizione si determinano, fatto 

salvo l'art. 78 cpv. 4, secondo gli art. 417-428 CPP (v. art. 97 cpv. 1 DPA). 

 

4.2 Salvo disposizione contraria, i procedimenti pendenti al momento dell'entrata in 

vigore, il 1° gennaio 2011, del Codice di diritto processuale penale svizzero sono 

continuati secondo il nuovo diritto (art. 448 cpv. 1 CPP). Per la ripartizione delle 

spese giudiziarie e delle ripetibili si applicano gli art. 416 e segg. CPP. Esse sono 

calcolate secondo i principi fissati nel regolamento del Tribunale penale federale 

sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale 

federale entrato anch'esso in vigore il 1° gennaio 2011 (RSPPF; RS 173.713.162). 

L'art. 22 cpv. 3 RSPPF prevede espressamente la sua applicabilità alle cause 

pendenti al momento della sua entrata in vigore 

 

4.3 Le spese procedurali comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1 

RSPPF). Gli emolumenti sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla 

polizia giudiziaria federale e dal Ministero pubblico della Confederazione nella 

procedura preliminare, dalla Corte penale del Tribunale penale federale nella 

procedura di prima istanza, e dalla Corte dei reclami penali del Tribunale penale 

federale nelle procedure di ricorso ai sensi dell’articolo 37 della legge federale 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione (art. 1 cpv. 2 

RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a titolo di anticipo dalla Confederazione; 

essi comprendono segnatamente le spese della difesa d’ufficio e del gratuito 

patrocinio, di traduzione, di perizia, di partecipazione da parte di altre autorità, le 

spese postali e telefoniche ed altre spese analoghe (art. 1 cpv. 3 RSPPF). 

In caso di condanna, l'imputato sostiene le spese procedurali. Sono eccettuate le 

sue spese per la difesa d'ufficio; è fatto salvo l'art. 135 cpv. 4 CPP (art. 426 cpv. 1 

CPP). L'imputato non sostiene le spese procedurali causate dalla Confederazione 

o dal Cantone con atti procedurali inutili o viziati (art. 426 cpv. 3 lett. a CPP) o 

derivanti dalle traduzioni resesi necessarie a causa del fatto che l'imputato parla 

una lingua straniera (art. 426 cpv. 3 lett. b CPP). L'autorità penale può dilazionare 

la riscossione delle spese procedurali oppure, tenuto conto della situazione 

economica della persona tenuta a rifonderle, ridurle o condonarle (art. 425 CPP). 

- 20 - 

 Gli emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà della causa, 

del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle parti e 

dell’onere della cancelleria (art. 5 RSPPF). In caso di apertura di un’istruttoria, 

l'emolumento riscosso per le investigazioni di polizia si situa tra 200 e 50'000 

franchi (art. 6 cpv. 3 lett. b RSPPF). In caso di chiusura con un atto d’accusa (v. art. 

324 e segg., 358 e segg., 374 e segg. CPP), l'emolumento relativo all’istruttoria 

oscilla tra 1'000 e 100'000 franchi (v. art. 6 cpv. 4 lett. c RSPPF). Il totale degli 

emolumenti per le investigazioni di polizia e l’istruttoria non deve superare 100'000 

franchi (art. 6 cpv. 5 RSPPF). Nelle cause giudicate dalla Corte penale nella 

composizione di tre giudici, l'emolumento di giustizia varia tra 1'000 e 100’000 

franchi (art. 7 lett. b RSPPF). 

 

4.4 Nella sua decisione penale del 22 settembre 2014 il DFF, in applicazione degli art. 

94 e 95 DPA nonché dell'art. 7 cpv. 2 lett. a dell'ordinanza del 25 novembre 1974 

sulle tasse e spese nella procedura penale amministrativa (RS 313.32), ha fissato 

a fr. 4'180.-- le spese procedurali (fr. 4'000.-- per la tassa di decisione e fr. 180.-- 

per la tassa di stesura), mettendo tale importo a carico del condannato. Questa 

Corte ritiene l'importo fissato ragionevole e adeguato al lavoro profuso dal DFF e 

va quindi confermato; esso rispetta inoltre i parametri fissati dall'art. 6 cpv. 4 

RSPPF riguardante gli emolumenti riscossi nella procedura preliminare. 

 

4.5 L'emolumento legato all'attività di questo Tribunale è fissato a fr. 2'000.--. I disborsi 

derivanti dalla fase dibattimentale riguardano esclusivamente le indennità versate 

ai testimoni nonché le loro spese di trasporto, di vitto e di alloggio e ammontano a 

fr. 114.60 (fr. 54.-- per il teste F. e fr. 60.60 per il teste L.). In totale, le spese davanti 

al TPF ammontano quindi a fr. 2'114.60. 

 

4.6 Visto l'esito del procedimento, le spese procedurali complessive di fr. 6'294.60 

sono messe a carico del condannato. 

 

 

 

  

- 21 - 

La Corte pronuncia: 
 
 

1. A. è riconosciuto autore colpevole d'infrazione all'art. 40 lett. b LBVM, nella 

versione vigente fino al 31 dicembre 2008. 

 

2. Egli è condannato ad una multa di fr. 20'000.--. 

 

3. Le spese procedurali di fr. 6'294.60, composte da fr. 4'180.-- relativi alla procedura 

davanti al Dipartimento federale delle finanze e fr. 2'114.60 concernenti quella 

davanti al Tribunale penale federale, sono messe a suo carico. 

 
 

In nome della Corte penale 

del Tribunale penale federale 
 
 
 

Il Giudice unico   Il Cancelliere 

 

 

 

 

 

 

Il testo integrale della sentenza viene notificato a: 

 Ministero pubblico della Confederazione, Signor Marco Abbühl, Sostituto del Capo del 

Servizio giuridico  

 Dipartimento federale delle finanze, Signor Bruno Dorner, Sostituto del Capo del 

Servizio giuridico 

 Avv. Yves Flückiger (difensore di A.) 

 

 

 

  

- 22 - 

Dopo la crescita in giudicato la sentenza sarà comunicata al Ministero pubblico della 

Confederazione, all'attenzione del Dipartimento federale delle finanze, autorità 

quest'ultima incaricata dell'esecuzione (art. 90 DPA). 

 

 

Rimedi giuridici 

Il Tribunale rinuncia a una motivazione scritta se motiva oralmente la sentenza e non pronuncia una pena 
detentiva superiore a due anni, un internamento secondo l'articolo 64 CP, un trattamento secondo l'articolo 
59 capoverso 3 CP oppure una privazione di libertà di oltre due anni conseguente alla revoca simultanea della 
sospensione condizionale di sanzioni (art. 82 cpv. 1 CPP). Il Tribunale notifica successivamente alle parti una 
sentenza motivata se una parte lo domanda entro 10 giorni dalla notificazione del dispositivo (art. 82 cpv. 2 
CPP).  

Le decisioni finali della Corte penale del Tribunale penale federale sono impugnabili mediante ricorso al 
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 
78, art. 80 cpv. 1, art. 90 e art. 100 cpv. 1 LTF). 

Il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale e del diritto internazionale (art. 95 LTF). Egli può 
censurare l’accertamento dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto o in violazione 
del diritto ai sensi dell’articolo 95 LTF e l’eliminazione del vizio può essere determinante per l’esito del 
procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spedizione: 21 aprile 2015