# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88ce7e41-89d1-52e1-a3b5-247e04391a48
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-03-11
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 11.03.2014 12.2013.87
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2013-87_2014-03-11.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2013.87

  	
  Lugano

  11 marzo 2014/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2010.681
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 22
settembre 2010 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. dall’ RA
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall’ RA
  2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui
l’attrice ha chiesto di dichiarare nulla o simulata, e in via subordinata di
annullare rispettivamente di revocare la donazione 8 aprile 2005 avente per
oggetto 100 azioni al portatore di nominali fr. 1'000.- della società S__________
__________, domanda avversata dal convenuto, che ha postulato la reiezione
della petizione, e che il Pretore con decisione 22 aprile 2013 ha respinto, ponendo a carico dell’attrice le tasse e le spese di complessivi fr. 3'000.- e le
ripetibili di fr. 6'000.-;

 

appellante
l'attrice con atto di appello 16 maggio 2013, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione o quanto meno di
ridurre di metà le tasse, le spese e le ripetibili, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre il
convenuto con osservazioni 3 luglio 2013 postula la reiezione del gravame con
conseguente accertamento della sua proprietà ed obbligo della controparte alla
consegna del certificato azionario n. 1 per 49 azioni al portatore di nominali
fr. 1'000.- di S__________ __________, pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   Nel
febbraio 1990, per volontà di AP 1, venne costituita e iscritta a RC la società
S__________ __________, che fu dapprima amministrata dall’avv. __________ e in
seguito dall’avv. P__________ __________. Il capitale azionario, inizialmente
di fr. 50'000.-, fu suddiviso in 50 azioni al portatore di fr. 1'000.-,
incorporate nel certificato azionario n. 1 per 49 azioni (dalla n. 2 alla n. 50),
rimasto in possesso di AP 1, e nel certificato azionario n. 2 relativo
all’azione n. 1, trattenuto fiduciariamente dall’amministratore. Nel corso del
1997 il capitale azionario venne poi aumentato a fr. 100'000.-, per cui furono
sottoscritte e liberate ulteriori 50 azioni al portatore di fr. 1'000.-, senza
però che - come è stato appurato solo in seguito - i precedenti certificati
azionari fossero sostituiti o aggiornati.

 

 

                                   2.   Con
contratto di donazione 8 aprile 2005 (doc. 3) AP 1, dando seguito alla sua dichiarazione
di volontà 11 marzo 2005 in tal senso (doc. 2), ha ceduto 100 azioni di S__________
__________, incorporati “nei certificati azionari n. 1 e 2”, ad AO 1, uno dei suoi tre figli, ritenuto che in base all’accordo, retto espressamente dal
diritto svizzero, la proprietà e il possesso venivano trasferiti al donatario
da quel momento, mediante consegna dei certificati azionari indicati in
precedenza.

                                         Quello
stesso giorno AO 1 ha rinnovato all’avv. P__________ __________ il mandato di
amministratore di S__________ __________. 

                                         Il 22
aprile 2005 (doc. 4) quest’ultima ha concesso in comodato a AP 1 l’uso di un
appartamento a __________.

 

 

                                   3.   L’11
giugno 2010 AO 1, adducendo di aver smarrito il certificato azionario n. 1 di S__________
__________, ha adito la Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, con
un’istanza volta all’ammortamento del titolo, che non è però stato decretato, AP
1 avendo provveduto, il 1° dicembre 2010 (dopo uno scritto interlocutorio del 6
luglio 2010), a consegnare alla Pretura il certificato azionario da lei
detenuto (doc. H), di cui si professava proprietaria. Preso atto della
situazione, il 9 dicembre 2010 la Pretura ha assegnato ad AO 1 ex art. 985 cpv.
1 CO un termine di 60 giorni per promuovere la relativa azione di
rivendicazione, oggetto della causa inc. n. OR.2011.6.

 

 

                                   4.   Nel
frattempo, con petizione 22 settembre 2010, avversata da AO 1, AP 1 ha convenuto in giudizio quest’ultimo innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, che
ha poi trasmesso l’incarto alla sezione 1, chiedendo di dichiarare nulla o
simulata, e in via subordinata di annullare rispettivamente di revocare la
donazione 8 aprile 2005.

 

 

                                   5.   Esperita
l’istruttoria di causa e raccolti gli allegati conclusionali delle parti, il
Pretore, con decisione 22 aprile 2013, ha respinto la petizione, ponendo a carico dell’attrice le tasse e le spese di complessivi fr. 3'000.- e le
ripetibili di fr. 6'000.-. Il giudice di prime cure, ammessi dal profilo
formale la valida alienazione del pacchetto azionario e l’obbligo dell’attrice
di trasferire i certificati azionari al convenuto, ha ritenuto che
l’imprecisione dei titoli non poteva essere considerata una mancanza tale da
rendere inefficace la donazione. Ha osservato che il comportamento tenuto dalle
parti non poteva essere considerato un indizio sufficiente per definire la
donazione simulata e quindi nulla, o ancora per ammettere l’ipotesi di una
“sorta di usufrutto sulla società”. Ha escluso la possibilità di invalidazione
del contratto per errore, dolo o lesione, oppure ancora sulla base di
motivazioni a carattere successorio. Ed ha infine negato l’esistenza delle
condizioni per poter revocare la donazione. 

 

 

                                   6.   Dell’appello
16 maggio 2013 con cui l'attrice, allegando alcuni documenti (tra cui, sub
doc. C e D, le due lettere 20 marzo e 12 novembre 2006, nuove e con ciò irrite
ex art. 317 cpv. 1 CPC), chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di
accogliere la petizione o quanto meno di ridurre di metà le tasse, le spese e
le ripetibili, rispettivamente delle osservazioni (recte: risposta) 3
luglio 2013 con cui il convenuto postula la reiezione del gravame con
conseguente accertamento della sua proprietà ed obbligo della controparte alla
consegna del certificato azionario n. 1, si dirà, se e per quanto necessario,
nei prossimi considerandi.

 

 

                                   7.   Il
1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale
civile svizzero (CPC; RS 272). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è
stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta
disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio
dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI; RL 3.3.2.1). Non così invece
la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una
decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove
disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).

 

 

                                   8.   L’atto
di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed
essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve spiegare,
infatti, non solo perché le sue argomentazioni siano fondate, ma anche perché
sarebbero erronee o censurabili le motivazioni del Pretore. La dottrina e la
giurisprudenza ne hanno in particolare dedotto, per quanto qui interessa, che
l’appellante deve confrontarsi criticamente con la decisione impugnata
spiegando per quali ragioni di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e
con ciò da riformare (Reetz/Theiler,
in: Sutter-Somm / Hasenböhler / Leuenberger, ZPO Kommentar, 2ª ed., n. 36 ad art. 311; ZPO-Rechtsmittel-Kunz, n. 92 ad art. 311; TF 7 dicembre
2011, 4A_659/2011 consid. 4; II CCA 17 ottobre 2012 inc. n. 12.2012.123, 18
aprile 2013 inc. 12.2011.119, 22 luglio 2013 inc. n. 12.2013.93).

 

 

                                   9.   Nella
prima parte della sua sentenza il Pretore, per quanto è qui di rilievo, ha escluso
che il contratto di donazione di cui al doc. 3 potesse essere considerato nullo
o simulato. In particolare egli ha ritenuto che l’imprecisione dei titoli
(ossia la mancata corrispondenza tra il numero delle azioni incorporate nei
certificati azionari ed il capitale sociale, rispettivamente il mancato
aggiornamento dei titoli dopo l’aumento del capitale nel 1997) non poteva
essere considerata una mancanza tale da rendere inefficace la donazione, visto
che le parti si erano espresse chiaramente in relazione alla cessione
dell’intero pacchetto azionario composto da 100 azioni, che, poco importando se
incorporate o meno in certificati azionari corretti (questione questa di natura
meramente societaria e di carattere dichiarativo), erano effettivamente reali
(cfr. gli statuti e l’iscrizione a RC) ed erano l’oggetto del contratto. Pur
avendo evidenziato - dopo aver ritenuto “singolari” il fatto che l’attrice
fosse ancora in possesso del certificato azionario al momento della domanda di
ammortamento e il fatto che essa e non il convenuto avesse apparentemente
continuato a dichiarare fiscalmente quella partecipazione, nonché aver rilevato
che essa, nonostante quanto ritenuto dal convenuto, aveva effettivamente avuto
un ruolo attivo all’interno della società anche dopo la donazione - che le
parti, dopo l’8 aprile 2005, nonostante il chiaro tenore letterale del
contratto, avevano proseguito nei propri rapporti così come in quelli legati
alla società in apparente contrasto con quanto pattuito, perlomeno finché aveva
retto tra loro uno stato di quieto vivere, egli ha osservato che, anche volendo
prescindere dagli stretti legami di parentela tra le parti e dal protrarsi di una
certa consuetudine, il comportamento da loro tenuto non poteva però essere
considerato un indizio sufficiente per definire la donazione simulata e quindi
nulla, in quanto la simulazione si configurava in diritto nella dissimulazione
di un negozio realmente voluto e valido a discapito di quello simulato, mentre che
nel caso concreto, ammesso che l’operazione mirava all’ottimizzazione fiscale,
non si era in presenza di un negozio simulato mediante la donazione, ma solo,
se del caso, in presenza di ulteriori (fors’anche preponderanti) motivazioni
legate all’atto. 

 

 

                                9.1   Nell’appello
(dall’inizio a metà di p. 4), l’attrice ribadisce che il contratto di donazione
parlava di 100 azioni al portatore quando in realtà vi erano solo due
certificati azionari per 50 azioni; ripete di non aver mai provveduto alla
consegna alla controparte dei certificati azionari prevista nel contratto;
rileva di essere stata convinta a firmare il contratto di donazione sulla base
di asserite convenienze fiscali; e osserva che il convenuto non aveva mai
dichiarato nei suoi formulari fiscali la proprietà dei titoli azionari; il
tutto concludendo che “anche questo è un ulteriore elemento che sommato a tutti
gli altri dimostra sia la mancanza di animus donandi, che la vestizione
formale della fattispecie per fini certamente diversi da quelli di una donazione”.
Nel prosieguo del suo allegato (da metà di p. 4 all’inizio di p. 6), rileva che
il Pretore aveva ammesso di non capire perché non erano stati emessi nuovi
certificati azionari dopo l’aumento di capitale, di non sapere che fine aveva
fatto il terzo certificato azionario (quello delle azioni dal n. 51 al n. 100),
di ritenere “singolare” che l’attrice fosse ancora in possesso del certificato
azionario n. 1, di aver evidenziato che essa, nonostante quanto ritenuto dal
convenuto, aveva effettivamente avuto un ruolo attivo all’interno della società
anche dopo la donazione; aggiunge che il giudice di prime cure non aveva
discusso il fatto che gli altri due fratelli del convenuto avessero inoltrato
un’istanza di intervento accessorio a tutela dell’attrice, non aveva
considerato come mai quest’ultima avrebbe dovuto favorire solo uno dei tre
figli e non aveva tenuto conto che essa aveva in seguito prelevato dalle casse
della società fr. 100'000.-; ritiene che il convenuto aveva mentito in merito
all’esistenza del terzo certificato azionario e al mantenimento della madre, circostanze
entrambe non provate; e aggiunge che, malgrado l’esistenza di un atto di
comodato riferito all’appartamento in cui viveva, essa non aveva mai pagato le
spese condominiali, saldate dalla società, e aveva continuato a ricevere la
corrispondenza relativa alla società stessa; il tutto concludendo che “insomma,
nella disamina della fattispecie, il Pretore si è limitato a discutere alcune
evidenze, separando le une dalle altre, evidenziandone le stranezze e giungendo
alla conclusione qui avversata”, che “a mente della ricorrente è manifestamente
ingiusta poiché tralascia di motivare adeguatamente i fatti, oltretutto creando
una dicotomia inaccettabile, tra i singoli ragionamenti e la conclusione, che
viola il comune senso di giustizia, fino a sfiorare l’arbitrio”.

 

 

                                9.2   Dall’appello,
formulato in modo assai disordinato e confuso, si possono tutto sommato
individuare due censure alla decisione pretorile: quella di aver omesso di
considerare una serie di circostanze rilevanti per il giudizio e quella di aver
emanato una decisione errata nel suo esito. 

 

 

                             9.2.1   Il
rimprovero mosso al Pretore di aver omesso di considerare una serie di circostanze
rilevanti per il giudizio, segnatamente di non aver discusso il fatto che gli
altri due fratelli del convenuto avessero inoltrato un’istanza di intervento
accessorio a tutela dell’attrice, di non aver considerato come mai quest’ultima
avrebbe dovuto favorire solo uno dei tre figli e di non aver tenuto conto che
essa aveva in seguito prelevato dalle casse della società fr. 100'000.-, dev’essere
disatteso. Le circostanze di cui l’attrice lamenta la mancata disamina da parte
del giudice di prime cure, e tra queste va pure aggiunta la questione delle
spese relative all’appartamento ricevuto in comodato e dell’esistenza o meno
del terzo certificato azionario, sono in effetti irricevibili, non essendo
state a suo tempo addotte negli allegati preliminari, ma solo con le
conclusioni (art. 78 CPC/TI) o addirittura solo con l’appello (art. 317 cpv. 1
CPC).

                                         Quanto
alle altre circostanze evidenziate nell’appello, le stesse sono invece già state
menzionate anche dal Pretore, anche se questi non ne ha sempre dato
l’interpretazione pretesa dall’attrice, che non può comunque essere condivisa: si
pensi alla questione dell’avvenuto mantenimento dell’attrice da parte del
convenuto, che il Pretore ha ritenuto non contestata, senza che in questa sede quest’ultima,
che si era limitata a ritenere non provata la circostanza, si sia confrontata
con quella motivazione, dal che l’irricevibilità della sua censura (cfr.
consid. 8).

 

                             9.2.2   La
censura secondo cui il Pretore avrebbe emanato una decisione errata nel suo esito
deve essere dichiarata irricevibile. Contrariamente a quanto ritenuto dall’attrice,
la semplice elencazione nel gravame di una serie di circostanze di fatto, in
larghissima misura già considerate dal giudice di prime cure, con l’aggiunta
della conclusione secondo cui “anche questo è un ulteriore elemento che sommato
a tutti gli altri dimostra sia la mancanza di animus donandi, che la
vestizione formale della fattispecie per fini certamente diversi da quelli di
una donazione” rispettivamente secondo cui la sentenza “è manifestamente
ingiusta poiché tralascia di motivare adeguatamente i fatti, oltretutto creando
una dicotomia inaccettabile, tra i singoli ragionamenti e la conclusione, che
viola il comune senso di giustizia, fino a sfiorare l’arbitrio”, non
costituisce una valida motivazione d’appello. L’attrice non si è in effetti
minimamente confrontata con l’ampia e dettagliata motivazione pretorile sul
tema della nullità e soprattutto della simulazione della donazione di cui al
doc. 3, riassunta sopra, e non ha assolutamente spiegato per quali motivi di
fatto e/o di diritto la stessa sarebbe errata e con ciò da riformare (cfr.
consid. 8). Non è in particolare dato a sapere in cosa consista l’asserita
inaccettabile “dicotomia … tra i singoli ragionamenti e la conclusione” del
Pretore. E nemmeno vi è stata una critica delle argomentazioni giuridiche - per
altro pertinenti e condivisibili - che, sulla base dei fatti da lui accertati, non
validamente censurati in questa sede, avevano poi indotto il giudice di prime
cure a respingere le tesi dell’attrice, non potendo bastare al proposito la sua
generica conclusione secondo cui la sentenza “è manifestamente ingiusta” e
ancora “viola il comune senso di giustizia, fino a sfiorare l’arbitrio”. 

                                         Oltretutto
non va scordato che nell’appello la stessa attrice ha ammesso che il contratto
di donazione era stato da lei firmato sulla base di asserite convenienze
fiscali, ciò che a maggior ragione induce ad escludere l’esistenza di un atto
simulato.

 

 

                                10.   Nella
seconda parte della sua decisione il Pretore ha escluso che la donazione di cui
al doc. 3 potesse essere revocata. Egli ha ritenuto che, nonostante i rapporti
familiari tra le parti si fossero fortemente incrinati, l’attrice non aveva
saputo provare l’asserita grave ingratitudine del convenuto, non contestando
innanzitutto che quest’ultimo avesse provveduto al suo mantenimento con
versamenti mensili da 35 anni a questa parte (anche se recentemente ridotti, ma
pur sempre affiancati dal comodato di cui si è detto), e rilevando che i
successivi episodi (l’avvenuto cambio del cilindro di un altro appartamento di
S__________ __________ di cui l’attrice deteneva la chiave, la segnalazione
all’autorità tutoria dell’attrice da parte del convenuto e la denuncia penale
sempre da parte di quest’ultimo) non raggiungevano il grado di gravità tale da
poter revocare una donazione, non trattandosi della commissione di un grave
reato o di una grave violazione degli obblighi di famiglia, illecitamente e in
modo oggettivamente e soggettivamente grave. 

                                         Nell’appello
(dall’inizio di p. 6 a p. 7), l’attrice ritiene che il Pretore aveva liquidato
in modo arbitrario la richiesta di revoca della donazione di cui al doc. 3
ritenendo non sufficiente il fatto che il convenuto l’avesse ridotta alla fame
riducendole lo spillatico da fr. 5'000.- a fr. 2'000.- mensili pur sapendo che
essa abbisognava di un aiuto domestico e il fatto che il convenuto avesse
cercato di interdirla; a suo dire “il fatto di averla abbindolata, con
motivazioni fiscali, facendole credere che la firma della donazione e del
susseguente comodato, sarebbero stati atti puramente formali, oltre che averla
denunciata presso il Ministero Pubblico, costituiscono atti - che nel loro
insieme - fondano l’applicazione della norma sulla ripetizione dei beni donati”,
aggiungendo che “è di meridiana evidenza, che dal 2008/2009, ovvero a circa tre
anni di distanza dalla sottoscrizione della donazione, ottenuta con l’inganno,
e della firma del propedeutico contratto di comodato, a seguito dei comportamenti
del figlio, i rapporti tra la qui ricorrente e il signor AO 1, rispettivamente
tra quest’ultimo e di lui fratelli, si sono gravissimamente deteriorati” e
ancora che “la signora AP 1, è stata gettata nello sconforto, oltre che nel
bisogno, dalla scellerata macchinazione del figlio” e che “tali esecrabili
fatti, giustificano ampiamente la revoca della donazione”.

 

 

                              10.1   Giusta
l'art. 249 CO, trattandosi di donazione manuale o di promessa già eseguita (o
non ancora eseguita, cfr. art. 250 cpv. 1 cifra 1 CO) il donante può revocare
la donazione e farsi restituire la cosa donata, in quanto il donatario ne sia
ancora arricchito, segnatamente quando il donatario abbia commesso un grave
reato contro il donante o contro una persona a lui intimamente legata (cifra 1)
oppure quando abbia gravemente contravvenuto ai suoi obblighi di famiglia verso
il donante o verso una persona appartenente alla famiglia del medesimo (cifra
2). Dal momento che i motivi di revoca previsti dall'art. 249 cifre 1 e 2 CO
ricalcano quelli di diseredazione elencati all'art. 477 CC - che sono
consapevolmente stati ripresi dal legislatore (Maissen,
Der Schenkungsvertrag im schweizerischen Recht, p. 115; Vogt, Basler Kommentar, 4ª ed., n. 8 ad art. 249 CO) -, i principi giurisprudenziali
sviluppati a proposito di tale norma sono applicabili, mutatis mutandis,
anche all'art. 249 CO (TF 9 giugno 2011 4A_171/2011 consid. 4; DTF 113 II 252
consid. 4a). Ne consegue che la gravità della mancanza allegata dipende
dall'insieme delle circostanze oggettive e soggettive del caso di specie, quali
possono essere il comportamento e un'eventuale concolpa del donante, il
contesto nel quale vivono i diretti interessati, la portata del pregiudizio
arrecato ai sentimenti del donante e della famiglia nonché i rapporti personali
tra le parti (cfr. DTF 113 II 252 consid. 4a, 106 II 304 consid. 3b e 3d). Il
motivo di revoca previsto dall'art. 249 cifre 1 e 2 CO è pertanto dato quando
il donatario, per propria colpa, illecitamente e in modo oggettivamente e soggettivamente
grave, abbia commesso un reato o abbia violato una norma del diritto di
famiglia (ad esempio gli art. 159 segg., 272 segg. e 328 segg. CC, cfr. Baddeley,
Commentaire romand, n. 12 ad art. 249 CO; II CCA 15 dicembre 2011 inc. n.
12.2010.35). La tutela di interessi legittimi annulla o
quantomeno sminuisce la gravità di una eventuale violazione da parte del
donatario (Maissen, op. cit., p.
116). Lo stesso dicasi se egli agisce in virtù di un legittimo obbligo morale,
contrattuale o legale. In siffatta evenienza la donazione non può essere
revocata (Liniger, in: Honsell,
Kurzkommentar OR, n. 6 ad art. 249 CO). L'atto considerato deve infine avere
avuto come effetto di compromettere gravemente i rapporti tra le parti (cfr.
DTF 106 II 304 consid. 3; 76 II 272 consid. 4, 55 II 165 consid. 7) e la revoca
deve costituire una sanzione adeguata alla colpa (cfr. Weimar, Berner Kommentar, n. 11 seg. ad art. 477 CC). Vista
la gravità della sanzione, l'adempimento delle condizioni per ammettere una
revoca deve essere apprezzato con un certo rigore, (cfr. Baddeley, op. cit., n. 8 ad art. 249 CO;
Meier, Der Widerruf von
Schenkungen im schweizerischen Recht, p. 118; in generale sul tema, cfr. II CCA
2 febbraio 2011 inc. n. 12.2010.1 pubbl. in RtiD I-2012 19c pag. 919).

 

 

                              10.2   La
censura d’appello, fondata in parte su circostanze nuove e con ciò irrite
(quali ad esempio il fatto che l’attrice necessitasse di un aiuto domestico) e
su circostanze irrilevanti o comunque non accertate (quali ad esempio il fatto,
smentito dal Pretore e non puntualmente censurato in questa sede, che essa
fosse stata “abbindolata” e ingannata o ancora il fatto, disatteso ai consid. 9
segg., che la donazione fosse solo di carattere formale), è ancora una volta
irricevibile. Anche in questo caso l’attrice non si è in effetti confrontata
con la motivazione pretorile sul tema della revoca della donazione di cui al
doc. 3 e non ha assolutamente spiegato per quali motivi di fatto e/o di diritto
la stessa sarebbe errata e con ciò da riformare (cfr. consid. 8), limitandosi
ad affermare che i fatti rilevanti - che erano poi, né più né meno, quelli già presi
in considerazione dal Pretore - avrebbero invece giustificato la conclusione
opposta.

 

 

                              10.3   Fosse
anche stata ricevibile, la censura sarebbe stata in ogni caso destinata
all’insuccesso. L’istruttoria ha permesso di accertare che le relazioni
personali tra le parti si sono deteriorate all’incirca verso fine dicembre 2009
(doc. 6), allorquando l’attrice ha iniziato a contestare, poi sempre con maggiore
insistenza, la validità della donazione di cui al doc. 3. Da quel momento
l’attrice ha di fatto troncato ogni rapporto con il convenuto (cfr. doc. 10),
minacciandolo di possibili conseguenze fiscali in Italia (cfr. doc. B). Da parte
sua quest’ultimo, in un primo tempo, ha ciononostante continuato a versare
all’attrice, già al beneficio della rendita AVS (cfr. incarto fiscale nell’inc.
n. OR.2011.6 rich.), il mensile di fr. 5'000.- che le corrispondeva in
precedenza - oltre beninteso a concederle, tramite la società, l’uso in
comodato gratuito di un appartamento, di cui pure pagava le spese condominiali
-, salvo poi decidere in seguito, nell’agosto 2010, per motivi più che
condivisibili, e meglio a seguito delle continue provocazioni e angherie subite
(cfr. in particolare la lettera di insulti e di minacce ricevuta dall’attrice
l’11 maggio 2010 [cfr. doc. 15] e l’ingiustificato rifiuto, espresso nella
seconda metà di quello stesso mese [cfr. doc. NN inc. n. OR.2011.6 rich.], di consegnare un altro appartamento di proprietà della società
utilizzato per i suoi eventuali ospiti e di cui essa deteneva la chiave) e in
considerazione del fatto che essa si era apparentemente riavvicinata agli altri
due figli (che in tal modo avrebbero pure potuto contribuire, almeno
parzialmente, a mantenerla, cfr. doc. 16), di ridurre quell’importo a una comunque
più che sufficiente somma di fr. 2'000.-. L’inoltro, a quel momento, nei
confronti dell’attrice di una denuncia penale per titolo di diffamazione, abuso
di impianto di telecomunicazione e minacce (cfr. doc. Z), rispettivamente di
una richiesta di interdizione (motivata anche per il fatto che essa, allora già
ottantacinquenne, si sarebbe in precedenza resa responsabile di diversi atti di
prodigalità [cfr. doc. 18]) appare la legittima e finanche logica
conseguenza di queste azioni e non può pertanto essere da lei strumentalizzato
oltre misura. Lo stesso discorso può essere fatto anche con riferimento al cambio
del cilindro di un altro appartamento di cui l’attrice deteneva la chiave, avvenuto
sempre in quel periodo, nel luglio 2010.

                                         In tali
circostanze, ritenuto che la revoca della donazione va decretata con cautela e
tenuto conto dell’ampio potere di apprezzamento che il Pretore disponeva nella particolare
materia (DTF 106 II 304 consid. 3b; II CCA 15 dicembre 2011 inc. n. 12.2010.35),
censurabile solo in caso di abuso, la sua conclusione di non ammettere la
revoca della donazione in assenza della necessaria gravità della violazione
degli obblighi familiari da parte del donatario può senz’altro essere
confermata, tanto più che - come detto - le relazioni familiari tra le parti
erano già compromesse ben prima dei tre episodi di cui l’attrice si è ora
prevalsa, che dunque neppure sono causali.

 

 

                                11.   In
via subordinata (appello p. 3) l’attrice chiede di ridurre di metà le tasse, le
spese e le ripetibili della sede pretorile, evidenziando come la causa in esame
sarebbe stata congiunta per l’istruttoria con la causa inc. n. OR.2011.6 e il
Pretore avrebbe in seguito emesso due sentenze separate praticamente identiche,
esponendo per ognuna di esse gli stessi oneri processuali, per altro tali da
violare il principio della copertura dei costi, e ripetibili. La censura è ampiamente
infondata. Per giurisprudenza invalsa, nella fissazione della tassa di
giustizia e delle ripetibili il Pretore gode in effetti di un ampio potere di
apprezzamento, censurabile in appello solo in caso di eccesso o di abuso, ciò
che di regola non è il caso se gli importi attribuiti rientrano tra i minimi ed
i massimi delle tariffe applicabili (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 51 ad art. 148
e m. 19 ad art. 150; II CCA 10 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.47, 27 febbraio
2014 inc. n. 12.2012.19). Ora, tenuto conto del valore litigioso di fr.
100'000.- e rammentato che in presenza di un tale valore l’art. 17 cpv. 1 vLTG
stabiliva una tassa di giustizia da fr. 2'000.- a fr. 8'000.- mentre che l’art.
11 cpv. 1 del Regolamento sulle ripetibili prevede un’aliquota dall’8% al 15%, il giudice di prime cure, esponendo
una tassa di fr. 3'000.- (oltretutto già comprensiva delle spese) e attribuendo
un’indennità per ripetibili di fr. 6'000.-, pari al 6%, è in definitiva rimasto
entro (per quanto concerne la tassa) rispettivamente già al di sotto (per
quanto riguarda le ripetibili) dei limiti delle tariffe applicabili, per cui non
vi è ragione di ulteriormente ridurre quegli importi, del tutto congrui, che
già tengono adeguatamente delle circostanze ora evidenziate dall’attrice, ossia
la congiunzione delle due cause per l’istruttoria e l’emanazione di due
sentenze speculari; del resto, nulla avrebbe impedito al Pretore di esporre
complessivamente, per entrambi i procedimenti, una tassa di giustizia di fr.
6'000.- e ripetibili di fr. 12'000.-, importi che sarebbero rientrati nei
limiti tariffari di cui si è detto, per poi in seguito ripartire
proporzionalmente quelle somme con riferimento a ciascuna delle due cause.
Manifestamente infondato è infine il rimprovero secondo cui la somma risultante
dalla LTG non rispetterebbe il principio costituzionale
della copertura dei costi, dato che in Ticino il grado di copertura dei costi
della giustizia varia tra il 35% nel 2008 e il 24% nel 2009 (cfr. messaggio del
Consiglio di Stato n. 6361 sulla revisione totale della legge sulla tariffa
giudiziaria; II CCA 6 maggio 2011 inc. n. 12.2011.78).

 

 

                                12.   Nella
risposta all’appello il convenuto chiede di supplire a una mancanza di
chiarezza del dispositivo pretorile, stabilendo non solo che la petizione era
ammessa (recte: respinta), ma pure che di conseguenza era accertata la
sua proprietà sul certificato azionario n. 1 con l’obbligo della controparte a
consegnarglielo. La richiesta è manifestamente irricevibile: da un lato in
quanto quella sua domanda è nuova (art. 317 cpv. 2 CPC), non essendo mai stata
esposta nei suoi precedenti allegati, in cui la parte si era limitata a
postulare la reiezione della petizione; dall'altra per il fatto che non è con la
risposta all'appello ma semmai con un appello incidentale - non presentato -
che la parte appellata può chiedere la modifica a suo favore del giudizio impugnato
(cfr. per analogia Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 3 ad art. 314; II CCA 26 ottobre 2000 inc. n. 12.2000.47, 3 agosto
2005 inc. n. 12.2004.95, 27 febbraio 2006 inc. n. 12.2006.6).

 

 

                                13.   Ne
discende che l’appello dell’attrice dev’essere respinto nella misura in cui è
ricevibile. Gli oneri processuali e le ripetibili della procedura di secondo
grado, calcolati sulla base di un valore litigioso di fr. 100'000.-, seguono la
soccombenza (art. 106 CPC). Nella commisurazione di queste somme si è tenuto
conto del fatto che l’appello in esame (e la risposta allo stesso) era pressoché
identico all’appello (e alla risposta allo stesso) contro la sentenza di cui
all’inc. n. OR.2011.6, anch’esso evaso in data odierna (inc. n. 12.2013.88).

 

                                          

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 106 CPC e la LTG

 

 

decide: 

 

 

                                    I.   L’appello 16 maggio 2013 di AP 1 è respinto nella misura in cui è
ricevibile.

 

                                   II.   Gli oneri processuali di fr. 2’000.- sono a carico dell’appellante,
che rifonderà alla controparte fr. 2’500.- per ripetibili. 

 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
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  - 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                 Il
vicecancelliere                     

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore
litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1 e 100 cpv. 1 LTF).