# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a121e732-1539-5323-8104-717be4a9271c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-03-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 17.03.2016 17.2015.138
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2015-138_2016-03-17.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2015.138+139

  17.2015.209

  	
  Locarno

  17 marzo 2016/mi 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Giovanni Celio e Marco Frigerio

  

 

	
  segretario:

  	
  Felipe Buetti, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con 

 

	
   

  	
  annuncio del 24 marzo 2015 confermato con dichiarazione
  d’appello 7 settembre 2015 da

   

  AP 1

   

  rappr. dall' DI 1 

   

  e con annuncio del 23 marzo 2015 confermato con
  dichiarazione d’appello 10 settembre 2015 da 

   

  PC 1

   

  rappr. dall’avv. RC 1

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata il
  17 marzo 2015 dalla Pretura penale di Bellinzona nei confronti di AP 1
  (motivazione scritta intimata il 20 agosto 2015)

  

 

Posto che, con il consenso di tutte le tutte le parti
coinvolte (vedi doc.VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII), i procedimenti di appello
si svolgono in forma scritta ai sensi dell’art. 406 cpv.2, 3 e 4 CPP;  

 

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto                   A.   Trattando in un unico
giudizio - a seguito della decisione di congiunzione 11.9.2014 - i decreti
d’accusa:

                                         -     n. 4675/2012 del 18 ottobre 2012 della PP __________, 

                                         -
    n. 1988/2014 del 20.5.2014 della
PP __________ 

                                         -
    n. 3917/2014 del 29.8.2014 del PP
__________ 

 

con sentenza 17.3.2015, la Pretura penale di Bellinzona ha
dichiarato AP 1 autore colpevole di 

 

-     mancata opposizione a una
pubblicazione punibile

per
avere, in veste di direttore e responsabile di “__________”, intenzionalmente
mancato:

di
impedire la pubblicazione in “__________” di date 1.12.2011 (a pagina 22),
9.12.2011 (a pagina 10), 14.12.2011 (a pagina 8), 15.12.2011 (a pagina 12),
16.12.2011 (a pagina 13), 22.12.2011 (a pagina 25), 23.12.2011 (a pagina 10),
18.01.2012 (a pagina 9) e 19.01.2012 (a pagina 9) di un sondaggio dal titolo “la
più grande M…accia dopo il Big Bang”, con cui l’autore/gli autori non
identificato/i ha/hanno offeso l’onore di PC 2 menzionandolo tra i partecipanti
dello stesso;

fatti
avvenuti nelle indicate circostanze di luogo e di tempo;

reati
previsti dall’art. 322 bis cpv.1 CP; richiamati gli art. 28 e 42 cpv.1 e 4 CP; 

 

già
oggetto del punto 1.2 let.b del decreto di accusa 4675/2012;

 

-     ingiuria

per
avere, a Lugano ed in altre località, nel febbraio 2012, offeso l’onore
dell’avv. PC 2 mediante un articolo da lui scritto ed apparso su “__________”
in data 16.2.2012 (alle pagine 12 e 13) indicante (a pag.1 “non scriveremo
più invasato lic.iur. PC 2”), e definendolo con l’epiteto “invasato”
(alle pagine 12 e 13) 

e per
avere, a Lugano e in altre imprecisate località, firmando e pubblicando il
5/6.12.2011 sul sito __________ e il 7.12.2011 sul giornale “__________” il
pezzo riprodotto sub 1, offeso l’onore di PC 3, definendolo “gentaglia”
rispettivamente ritraendolo in un fotomontaggio con un coltello in mano e gli
indumenti sporchi di sangue;

fatti
avvenuti nelle indicate circostanze di luogo e di tempo;

reato
previsto dall’art.177 CP; richiamati gli artt. 28 e 42 cpv.1 e 4 CP; 

 

già
oggetto del punto 2 del decreto di accusa 4675/2012 e del punto 2 del decreto
di accusa 3917/2014;

 

-     diffamazione

per
avere, in data 3.2.2012, comunicando con terzi, incolpato o reso perlomeno
sospetto di condotta disonorevolePC 4, 

e meglio,
per avere a Lugano ed in altre imprecisate località del Cantone Ticino, redatto
e poi pubblicato in data 3.2.2012, sul giornale “__________” l’articolo
intitolato “Mafia al Polo kulturale ?”, nel quale ha affermato, tra
l’altro:

 

“L’ing. PC
4 coinvolto in un’indagine sulla ‘ndrangheta?”;

“L’ing. PC
4 è dunque implicato in una complessa indagine che ha portato il GIP di Milano
a disporre la custodia in carcere di cinque cittadini italiani, tutti indagati
per associazione mafiosa”;

“I
rapporto tra Mister P (indagato per mafia) e l’ing. PC 4. Tra i cinque indagati
ve ne è uno in particolare che sembra particolarmente legato all’ing. PC 4.
Mister P, infatti aveva secondo il GIP la “precisa intenzione di proporre la
sostituzione del Consigliere M. con PC 4, al quale intende affidare l’incarico
di Direttore Generale e Responsabile Tecnico, così come si rileva da alcune
telefonate”;

“Dunque,
mentre la città di Lugano affidava alla __________ dell’ing. PC 4 l’appalto per
la costruzione del Polo Culturale, lo stesso PC 4 era implicato con personaggi
indagati per associazione mafiosa”;

 

e per
avere, a Lugano e in altre imprecisate località, comunicando con terzi,
segnatamente firmando e pubblicando il più sotto riportato articolo il
5/6.12.2011 sul sito __________ e il 7.12.2011 sul giornale “__________”,
incolpato o reso (perlomeno) sospetti PC 1 (società editrice del quotidiano __________)
e PC 3 (direttore della medesima testata) di condotta disonorevole o di fatti
che possono nuocere alla loro reputazione, 

in
particolare d’essere i responsabili del suicidio dell’avv. __________, avvenuto
a Lugano il 4/5.12.2011, per effetto di un contributo giornalistico apparso
sull’edizione del 3.12.2011 del prefato foglio dal titolo “Soldi della
mafia, avvocato di __________”, nel quale detto legale veniva accostato ad
una famiglia della ‘ndrangheta:

 

“__________un
giornale di assassini ?

“In un
articolo dal titolo “Soldi della Mafia, avvocato di Lugano” pubblicato su __________
l’avv. PC 2 è stato dipinto come un affiliato alla mafia calabrese. In realtà
era stato emanato dalla Procura di Reggio Calabria (notoriamente poco
affidabile) solo un provvedimento di fermo. Questo grazie alle intercettazioni
ad un famoso ‘ndranghetista (notoriamente molto affidabile!). L’avvocato PC 2,
non era nemmeno indagato dunque, non ha retto la pressione mediatica de __________
e si è tolto la vita domenica sera nella sua abitazione di Lugano. Questo è il
giornalismo assassino di PC 3 e accoliti. Altro che satira del __________. A
meno che “pesce rosso” o “leguleio” siano considerati gravi insulti. Ma oramai
il moralismo di certa gentaglia è arcinoto, si scandalizzano per gli annunci
(legali) delle prostitute e poi ammazzano la gente con il loro giornalismo
“indipendente”. Intanto __________ di __________ avrebbe intenzione di
licenziare PC 3. Sarebbe ora ! Noi, intanto, abbiamo disdetto l’abbonamento a __________.
E come noi molti altri ticinesi, soprattutto nel Sottoceneri. 300 Franchi ben
risparmiati !

AP 1”.

Fatti
avvenuti nelle indicate circostanze di tempo e di luogo, reato previsto
dall’art. 173 cifra 1 CP, 

 

già oggetto del decreto di accusa 1988/2014 e del punto 1 del
decreto di accusa 3917/2014.

 

AP 1 è stato invece prosciolto dalle imputazioni di: 

 

-     mancata
opposizione a una pubblicazione punibile per i punti 1.1, 1.2 let a) e c) del
decreto di accusa n. 4675/2012 del 18.10.2012 e del punto 3 del decreto di
accusa n. 3917/2014 del 29.8.2014;

-     ripetuta
infrazione alla LF contro la concorrenza sleale per i fatti descritti al punto
4 del decreto di accusa n. 3917/2014 del 29.8.2014.

 

AP 1 è stato condannato alla pena pecuniaria di 40 (quaranta)
aliquote giornaliere di CHF 90.- (novanta), per un totale di CHF 3'600.-
(tremila seicento), pena sospesa per un periodo di prova di due anni, ed al
pagamento della multa di CHF 800.- (ottocento), nonché della tassa di giustizia
e delle spese giudiziarie per complessivi CHF 900.- (novecento). 

                                                                                                                         

                                  B.   Contro la sentenza
17.3.2015 della Pretura penale è insorto AP 1 il quale, con appello 24.3 / 7.9
/ 11.12.2015, ha chiesto il proprio proscioglimento da tutti i reati indicati
al punto 2 della sentenza ossia:

 

                                         -     mancata
opposizione a una pubblicazione punibile per il punto 1.2 let.b del decreto
di accusa 4675/2012 del 18.10.2012,

 

                                         -     ingiuria
per il punto 2 del decreto di accusa 4675/2012 del 18.10.2012 e per il punto 2
del decreto di accusa 3917/2014 del 29.8.2014;

 

                                         -     diffamazione
relativamente al decreto di accusa 1988/2014 del 20.5.2014 e per il punto 1
del decreto di accusa 3917/2014 del 29.8.2014.

 

Egli ha, infine, chiesto che le spese del procedimento fossero
poste a carico dello Stato.

                                  C.   Inoltre,
contro la citata sentenza pretorile è insorta l’AP PC 1, __________, che ha
chiesto che PC 1 venga riconosciuto autore colpevole anche delle imputazioni
per cui il primo giudice ha decretato il proscioglimento, e meglio di:

 

                                         -     mancata
opposizione a una pubblicazione punibile per il punto 3 del decreto di
accusa 3917/2014 del 29.8.2014;

 

                                         -     ripetuta
infrazione alla LF contro la concorrenza sleale per il punto 4 del decreto
di accusa 3917/2014 del 29.8.2014.

 

L’AP ha, pure, chiesto la modifica del dispositivo n. 3 della
sentenza impugnata, e meglio che la pena stabilita dai primi giudici a carico
di AP 1 venga aumentata e fissata in 100 aliquote giornaliere di CHF 100.-
l’una e in una multa di CHF 10'000.-.

Infine, PC 1 ha chiesto che AP 1 venga condannato, oltre che al
pagamento delle spese del procedimento, al versamento di CHF 5'000.- quale
indennità per le spese di patrocinio da lei sopportate per la procedura di
appello.

 

Con separata istanza 14.12.2015 PC 1 ha ulteriormente rivendicato,
a titolo di indennizzo ai sensi dell’art.433 CPP “per le spese necessarie”
sostenute nel corso del procedimento penale, CHF 33'207.15.

 

                                  D.   In assenza di
contestazioni, il proscioglimento di AP 1 relativo ai punti 1.1, 1.2 let.a /
let.c del decreto di accusa 4675/2012 è da ritenersi definitivo.

                                         

                                  E.   Osservazioni sui
rispettivi appelli sono state formulate da AP 1 (21.1.2016 - doc.XXXI), PC 1 e PC
3 (29.1.2016 - doc.XXXIII), PC 2 (22.12.2015 - doc.XXI), PC 4 (22.12.2015 e
15.1.2016 - doc.XX e XXIX), nonché dal Ministero Pubblico (21.12.2015 e
25.1.2016 - doc.XVIII e XXXII) e dalla Pretura penale (21.12.2015 - doc.XIX).

 

 

considerato

 

l’accusato  

 

                                   1.   AP 1, nato il __________
a __________, è celibe e non ha figli. Dopo le scuole dell’obbligo ha
conseguito la maturità al Liceo __________ a __________ (__________). Di
seguito ha svolto il servizio militare divenendo ufficiale. Ha, poi,
frequentato per un paio d’anni l’università di Zurigo senza però ottenere alcun
titolo. Rientrato in Ticino, è stato eletto in Gran Consiglio dove è rimasto
per l’intero quadriennio 2007/2010 quale rappresentante della __________. 

Nel 2012 ha iniziato a studiare economia all’__________ di __________.

                                         

Professionalmente si occupa del sito __________ di cui è il
direttore. In passato ha diretto il trisettimanale “__________”.

Si occupa, inoltre, delle attività di famiglia, essendo subentrato
quale unico erede al padre __________ deceduto il 7.3.2013.

 

È incensurato.

 

la vicenda avv. PC 2

 

                                   2.   PC 2 è stato
sostituto procuratore pubblico, di seguito è divenuto il titolare di uno studio
legale con sede a __________ e professore universitario. 

 

                                   a.   Il 14.10.2011 PC 2,
unitamente ad altre quattro personalità del Cantone, si rendeva protagonista
della pubblicazione satirica intitolata “__________”, nella quale - nel
contesto dell’elezione dei rappresentanti del Cantone Ticino al Consiglio
Nazionale - venivano in particolar modo criticati i candidati della Lega dei
Ticinesi. La pubblicazione riprendeva l’impaginazione formale e lo stile
lessicale del __________ della domenica. 

Per tale pubblicazione PC 2, ed altri, venivano querelati da __________
(inc.2011.10836 MP) e da __________ (inc.2012.111 MP) - candidati della Lega
dei ticinesi - per calunnia, diffamazione e ingiuria. 

I due procedimenti si concludevano in data 17.2.2014 con due
decreti di abbandono (ABB 177/2014/AG e ABB 181/2014/AG): in estrema sintesi,
il testo incriminato veniva ritenuto non trascendere “i parametri fissati da
dottrina e giurisprudenza riguardo a critiche/satire di carattere politico”.

 

                                  b.   Il 30.1.2012 PC 2
inoltrava querela penale nei confronti di __________ - nella sua qualità di
direttore, redattore responsabile del settimanale __________ e di
amministratore unico della __________, __________ (società editrice del
settimanale) - a titolo di diffamazione, ingiuria e concorrenza sleale - per
una serie di affermazioni, immagini e pubblicazioni apparse sul __________ del
24.4.2011, 21.8.2011, 16.10.2011, 23.10.2011, 30.10.2011, 6.11.2011,13.11.2011,
27.11.2011, 4.12.2011, 11.12.2011, 15.1.2012.

 

Parallelamente egli interveniva anche in ambito civilistico
ottenendo dalla Pretura di Lugano - in via cautelare il 23.4.2012 ed in giudizio
successivo il 9.8.2012 - il divieto per __________ e __________, sotto
comminatoria penale di “pubblicare, stampare, distribuire, mediante il
settimanale il __________, comprese le pubblicazioni connesse, articoli,
notizie, fotografie, disegni, immagini e simili con le modalità espressive
riportate … rispettivamente con altra forma inutilmente lesiva e inammissibile
svalutativa della persona di PC 2”. 

Questo giudizio, in sede di appello (vedi inc.11.2012.101,
sentenza 23.12.2014 della ICC del TA), veniva poi modificato nel senso di
vietare di pubblicare, stampare o distribuire “testi che qualifichino PC 2
di - invasato, - pirla, - domiciliato in via degli imbecilli”; “immagini
che rappresentino PC 2 con orecchie d’asino”, “affermazioni che imputino a PC 2
la morte del dott. __________”. 

La sentenza d’appello precisava, inoltre, che il dispositivo
“comprende anche tutte le pubblicazioni correlate al settimanale __________”. 

 

__________ è deceduto il 7.3.2013 in pendenza d’appello, suo unico
erede è il figlio AP 1. 

 

                                   c.   Sempre il 30.1.2012 PC
2 inoltrava querela penale nei confronti di AP 1, nella sua qualità di
direttore e redattore responsabile del trisettimanale “__________”, di __________
e di __________, quali membri del consiglio di amministrazione di __________, a
sua volta editore del trisettimanale “__________” - a titolo di diffamazione
(art. 173 CP), ingiuria (art. 177 CP), concorrenza sleale (art. 3 let.a, 23
LCSl) - per una serie di affermazioni, immagini e pubblicazioni apparse nel
trisettimanale “__________” del 19.10.2011, 9.11.2011, 10.11.2011, 11.11.2011,
25.11.2011, 1.12.2011, 9.12.2011,14.12.2011, 15.12.2011, 16.12.2011,
21.12.2011, 22.12.2011, 23.12.2011, 18.1.2012, 19.1.2012, 20.1.2012,

                                         

                                  d.   Il 1.3.2012 PC 2
inoltrava una seconda querela nei confronti di AP 1 e __________ per
ingiuria, diffamazione e concorrenza sleale commesse, per quanto interessa il
presente procedimento, mediante pubblicazioni sul trisettimanale “__________”
del 16.2.2012 e 17.2.2012.             

 

                                   e.   Il procedimento contro
AP 1 conseguente alle querele promosse da PC 2 veniva attribuito alla PP __________,
la quale in data 22.5.2012 effettuava un tentativo di conciliazione (art.316
CPP) che non dava, tuttavia, alcun risultato.

AP 1 veniva, quindi,
interrogato il 15.6.2012.

In sede di interrogatorio, egli
si limitava a prendere atto di quanto il magistrato indicava. Alla domanda
relativa al sondaggio “la più grande M….accia dopo il Big Bang”, oggetto
di diverse pubblicazioni, AP 1 aveva tuttavia modo di precisare che: 

 

“
questo era un
concorso che __________ ha fatto e poi ha pubblicato il vincitore del concorso,
l’avv. PC 2, che mi sembra abbia vinto il sondaggio. La parola segreta che non
è stata scritta, che però è stata pubblicata a fine concorso, è minaccia”
(Verbale PP 15.6.2012 pag.4). 

 

                                         la
vicenda ing. PC 4

 

                                   3.   PC 4 è stato il
project manager del consorzio formato dalle ditte __________ incaricato
dell’edificazione del nuovo centro culturale di Lugano (LAC).

 

                                   a.   In data 23.3.2012 PC
4 ha presentato querela penale nei confronti di AP 1, __________ e __________ a
titolo di diffamazione, calunnia, ingiuria e concorrenza sleale, con
riferimento a una serie di articoli apparsi sul “__________” e sul
trisettimanale “__________” in particolare il 3 e il 5 febbraio 2012. 

                                         

                                  b.   Parallelamente, con
procedimento civile in protezione della personalità promosso con petizione
8.8.2012. l’ing. PC 4 ha chiesto alla Pretura di Lugano l’accertamento
dell’illiceità della lesione personale commessa da AP 1, __________, __________,
__________ e __________ per le affermazioni e gli articoli pubblicati sul
periodico “__________” del 3.2.2012 e sul settimanale “__________” del
27.11.2011, 4.12.2011 e 5.2.2012. 

La decisione della Pretura 23.1.2013, che ha accolto la petizione,
è stata modificata con sentenza 12.1.2016 della ICC del Tribunale di appello
nel senso che AP 1 (si fa qui astrazione dalle altre parti coinvolte) è stato
accertato essere l’“autore” dell’articolo pubblicato sul trisettimanale “__________”
del 3.2.2012: “L’ing.PC 4 coinvolto in un’indagine sulla ‘ndrangheta ? Mafia
al Polo Kulturale ?” che ha leso illecitamente la personalità di PC 4
rendendolo sospetto di collusioni mafiose (punto I. 2. b della citata sentenza
- inc.11.2013.23).

                                         

                                   c.   Il procedimento
conseguente alla querela di PC 4 è stato attribuito alla PP __________.

In data 1.7.2013 AP 1 è stato, quindi, interrogato dal segretario
giudiziario __________, agente su delega del magistrato. In tale sede, AP 1 ha
riconosciuto di essere l’autore dell’articolo del 3.2.2012 apparso su “__________”,
precisando che 

 

“
quello del
3.2.2012 è l’unico articolo che io abbia mai scritto, in generale, in relazione
all’ing. PC 4 e ritengo di essere perseguitato politicamente” (vedi AI 22
verbale 1.7.2013 a pag.3 righe 15/17),

“l’ordinanza del
GIP di Milano l’ho letta prima di scrivere l’articolo e quindi quello che è
scritto nel mio articolo riporta in maniera fedele e degna quanto è stato
scritto … preciso che l’ordinanza è pubblicata on-line e quindi era liberamente
accessibile a chiunque” (pag.3 righe 20/23), 

“io volevo
informare i cittadini in merito alla predetta Ordinanza del Tribunale di Milano
dove spunta il nome dell’Ing. PC 4 che, come già dichiarato, è il project
manager del cantiere pubblico più grande del Canton Ticino” (pag.4 righe
19/21).

 

                                         la
vicenda PC 1 / PC 3

 

                                   4.   PC 3 è il direttore
del quotidiano __________, mentre PC 1, ne è la società editrice.

                                         

                                   a.   Il 9.12.2011 PC 1
(inc. MP 2011.10361) e il 13.12.2011 (inc. MP 2011.10436) PC 3 personalmente
hanno inoltrato querela penale nei confronti di AP 1 in relazione alle
pubblicazioni apparse sul sito __________ il 5/6.12.2011 e sul giornale “__________”
il 7.11.2011 “__________: un giornale di assassini?”. 

                                         

In data 21.12.2011 PC 1 ha inoltrato ulteriore querela penale nei
confronti di AP 1 (inc. MP 2011.10700) in relazione alle pagine 2 e 3
dell’edizione 21.12.2011 del giornale “__________” e all’articolo 21.12.2011 su
__________ ove è dato spazio giornalistico a un contributo dal titolo “Il
mostro di Bellinzona” sull’arresto di __________, con l’osservazione
che questi aveva collaborato con __________.

 

                                  b.   I procedimenti sono
stati attribuiti al PP Pagani, il quale ha proceduto ad un primo interrogatorio
di AP 1 in data 2.3.2012. 

In quella sede AP 1 ha confermato essere stato l’autore
dell’articolo “__________un giornale di assassini ?” impegnandosi a
trasmettere al magistrato una memoria difensiva che è, poi, stata
effettivamente inviata il 16.4.2012.

In essa, AP 1 chiedeva, in primo luogo, l’avocazione da parte del
PG __________ di tutti i procedimenti “scaturiti dalla battaglia politica ed
editoriale” tra __________, __________ e i partiti storici” alfine di
evitare “cacofonie dottrinali” e “ineguaglianze dei tempi di
inchiesta”, in secondo luogo l’assunzione di alcune prove.

Il 17.4.2012 il PG __________ rispondeva negativamente sulla
domanda di avocazione, indicando non essere dati gli estremi previsti dall’art.
67 cpv.6 LOG; di tale decisione il PP __________ dava immediata comunicazione
alle parti.

Il 13.7.2012 il magistrato respingeva parte dell’offerta di prove
formulata da AP 1, decidendo di assumere unicamente i verbali di interrogatorio
(parzialmente censurati) del 5.12.2011 di __________ e di __________
(rispettivamente la compagna e il fratello del defunto avv. __________) nonché
il manoscritto del medesimo.

Contro la decisione insorgeva AP 1. La Corte dei reclami penali
dichiarava, tuttavia, irricevibile il reclamo con decisione 27.7.2012 (AI 23).

 

Interrogato una seconda volta in data 8.10.2012, AP 1 confermava
di essere l’autore dell’articolo “__________: un giornale di assassini ?”
precisando che, dopo avere letto un articolo apparso sul __________ dal titolo
“Soldi della mafia, avvocato di Lugano” e avere preso atto che uno o due
giorni dopo __________ si è tolto la vita, aveva

 

“
messo in risalto
la cronologia ravvicinata fra i due eventi. Con quell’articolo, da giornalista,
ho lasciato al lettore trarre le proprie conclusioni. Il titolo del mio
articolo termina del resto con un punto di domanda” (AI 25 Verbale 8.10.2012
pag. 2 righe 24/30).

 

Interrogato in merito al fotomontaggio che ritrae PC 3 con la
parrucca, ha spiegato che intendeva far

 

“
passare il
messaggio che viene praticato un giornalismo assassino. Non intendevo
ovviamente dire che PC 3 è un giornalista assassino o tantomeno un assassino”
(AI 25 pag. 3 righe 27/29).

 

Inoltre, rispondendo ad un quesito dell’avv. RC 1, AP 1 precisava
che con il termine “gentaglia” 

 

“
mi riferivo
all’espressione “moralismo di certa gentaglia” e con ciò ho alluso ad un gruppo
di persone che in quei mesi aveva lanciato una violenta campagna moralista
contro la Lega, gruppo di persone, questo a cui __________ ha dato ampio
risalto” (AI 25 pag. 3 righe 41/44).

 

Inoltre, AP 1 confermava di essere il direttore responsabile di “__________”
e del media elettronico __________ (AI 25 pag.4, righe 7/8 e 10/12).

Interrogato una terza volta su richiesta del proprio difensore, il
19.12.2012 AP 1 indicava di volersi avvalere delle prove liberatorie previste
dall’art. 173 cfr. 2 CP e, nell’intento di dimostrare la propria buona fede,
indicava al magistrato che 

 

“
prima della
pubblicazione del suddetto articolo (ndr “__________: un giornale di assassini
?”) è passato presso gli uffici di via __________ a __________ il padre del
defunto __________ che è vicino/amico a/di mio zio __________. Lo stesso padre
ha parlato con quest’ultimo così come con la segretaria __________, rivelando
loro che il contributo giornalistico apparso qualche giorno prima su __________
era stata la “causa finale che aveva indotto il figlio al suicidio”” (AI32
verbale 19.12.2012 pag. 2 righe 23/28). 

 

AP 1 chiedeva l’audizione testimoniale dello zio __________, del
padre dell’avv. __________ e dell’avv. __________, persona vicina al collega
defunto.

 

L’audizione dei testi __________ (AI38) e __________ (AI39)
interveniva in data 5.2.2013.

Il 19.2.2013 il PP __________ chiudeva, quindi, l’istruttoria
indicando la sua intenzione di emettere dei decreti di abbandono per i reati di
calunnia, diffamazione e infrazione alla legge contro la concorrenza sleale ed
un decreto di accusa per il reato di ingiuria con riferimento al termine “gentaglia”.

Il 21.3.2013 sono stati effettivamente emessi i decreti di
abbandono preannunciati. 

Contro tali decreti insorgevano PC 1 e PC 3 con reclami 5/9.4.2013
alla Corte dei reclami penali, la quale ne dichiarava l’irricevibilità il
30.7.2013 (AI50).

PC 1 e PC 3 insorgevano allora al Tribunale Federale con ricorso
in materia penale 12.9.2013 (AI51).

Il 27.2.2014 il Tribunale Federale accoglieva i ricorsi e rinviava
alla Corte dei reclami penali le cause per una nuova decisione “nel senso
dei considerandi”. 

In applicazione del principio “in dubio pro duriore” la CRP
decideva, il 17.3.2014, di annullare i decreti di abbandono ABB 211/2013 e 213/2013
e di ritornare gli incarti al magistrato inquirente per i suoi incombenti (AI
54).

 

Il PP __________ chiedeva allora alle parti di indicare i mezzi di
prova da assumere prima di chiudere nuovamente i procedimenti.

Preso atto delle indicazioni ricevute, con decisione 6.6.2014
(AI61) il magistrato decideva la riunione dei procedimenti aperti relativi a AP
1 e, in data 4.8.2014 (AI 69), decideva la reiezione dei mezzi di prova
richiesti dal difensore con scritto 19.5.2014 ad eccezione dell’audizione di __________
che veniva, effettivamente, sentito il 25.8.2014 e che confermava di avere
parlato con AP 1 in merito al suicidio di __________ 

 

“
prima della
pubblicazione del 5/6.12.2011 avvenuta su “__________”” (AI71 verbale 26.8.2014
pag.3 righe 24/25) 

                                         

e di avere 

 

“
riferito a AP 1
che quest’ultimo (ndr l’avv. __________) mi aveva detto che l’avv. __________
era rimasto turbato dall’articolo di un paio di giorni prima, apparso su __________
e che parlava di lui in relazione alla sua vicenda giudiziaria italiana” e “che
era stata un’ipotesi dell’avv. __________ quella di mettere in relazione il
suicidio dell’avv. __________ con l’articolo del 3.12.2011 de __________” (AI71
verbale 26.8.2014 pag.3 righe 30/33 e 35-36) .

 

                                         Il
dibattimento di primo grado

 

                                   5.   Il dibattimento di
primo grado ha avuto luogo il 16/17.3.2015 avanti alla Pretura penale.

 

                                   a.   Interrogato in
merito alla vicenda avv. PC 2 AP 1 ha indicato che:

 

                                         -     “quegli
articoli si inserivano in un clima politico molto teso, legato alla pubblicazione
del falso __________ e falso __________”; 

                                         -
    il “Premio __________ la più grande minaccia dopo il Big Bang” era “un
concorso ironico satirico dove i lettori potevano votare i più acerrimi nemici
del nostro giornale”;

                                         -
    il termine “gentaglia” andava considerato con riferimento alla frase
di __________ relativa ai moralisti, e quindi “come riferita “ai moralisti
in generale””; 

                                         -
    il termine inespresso del sondaggio “la più grande M…accia dopo il Big
Bang” era “minaccia” e che la somiglianza con altra parola con
identico finale era un caso; 

                                         -
    il termine “invasato” è stato utilizzato per il “modo in cui
l’accusatore privato ha effettuato la battaglia contro di noi” in
particolare vista “l’assiduità dei suoi interventi, l’aggressività da lui
usata nei nostri confronti e il gran numero di media da lui utilizzati”.

 

                                  b.   Interrogato in merito
alla vicenda dell’ing. PC 4, AP 1 ha precisato che:

 

-     l’articolo del 3.2.2012 “l’ho
scritto io”; 

-     “l’articolo era
redatto nella forma interrogativa”; 

-     “il
ragionamento che ho fatto era il seguente: se il GIP di Milano ha ritenuto
importante menzionare quella telefonata e il nominativo dell’ing.PC 4
affiancato a Pavone, allora anche per me era un fatto importante”; 

-     la sua
intenzione era solamente di “informare il pubblico del fatto che il suo nome
appariva in quell’ordinanza”.

 

                                   c.   Interrogato in
merito alla vicenda PC 1 /PC 3, AP 1 ha confermato di avere scritto l’articolo
incriminato dopo avere appreso della morte dell’avv. __________ per avere
ricevuto una mail che “raffigurava la sua salma fotografata mentre lo
stavano portando via da casa” e per avere saputo dallo zio __________ che
il padre dell’avvocato gli aveva detto che causa del suicido era stato
l’articolo apparso su __________ il 3.12.2011. Per verificare la notizia, AP 1
ha indicato di avere letto altri articoli sulla questione e di avere “poi
chiamato anche un collega secondo me molto esperto di cronaca nera (si tratta
di __________)” a parere del quale “il suicido era legato all’articolo”.

Inoltre, indicava che:

-     l’uso del
termine “assassini” non faceva alcun “riferimento al Codice penale”,

-     l’invito a
disdire l’abbonamento a __________ era “un segnale forte per manifestare la
mia indignazione”,

-     la
raffigurazione di PC 3 in fotomontaggio con coltello e vestiti insanguinati non
voleva dire che PC 3 era un assassino: “l’obiettivo era quello di raccontare
il nesso tra l’articolo e la morte di __________” e il fotomontaggio
intendeva paragonare PC 3 “al Joker di Batman”.

 

                                  d.   Assenti i magistrati
autori dei decreti di accusa e l’accusatore privato PC 2, la fase delle
arringhe era limitata all’intervento dell’avv. __________, rappresentante di PC
4, il quale chiedeva la conferma del decreto di accusa 1988/2014 e a quello del
difensore avv. DI 1 che chiedeva, invece, la piena assoluzione di AP 1.
Quest’ultimo, dopo avere precisato come - a suo parere - l’udienza fosse
divenuta una sorta di “maxiprocesso (come quelli ai tempi della mafia)”,
fondava la richiesta di proscioglimento di AP 1 con riferimento ai diritti
fondamentali, quali la libertà di stampa che comprenderebbe la possibilità di
esprimere pubblicamente le proprie opinioni, di fare satira e di deridere.

L’avv. RC 1, rappresentante di PC 1 e di PC 3, presenziava
unicamente alla lettura del dispositivo e ciò principalmente a causa di un
disguido (vedi doc.VIII CARP). 

Considerazioni in diritto

 

                                   6.   Il presente giudizio
presuppone la corretta conoscenza ed applicazione dei principi fondamentali
delle “libertà di comunicazione”, ossia delle libertà - riconosciute
dalla Costituzione Federale (Cost. - art.16 e 17), dalla Convenzione europea
per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU -
art.10) e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (Patto
ONU II - art.19) - che hanno attinenza con la trasmissione di informazioni,
immagini ed opinioni.

 

                               6.1.   L’art.16 della Cost.
garantisce la libertà di opinione e d’informazione. Il cpv.2 della norma indica
precisamente che “ognuno ha il diritto di formarsi liberamente la propria
opinione, di esprimerla e diffonderla senza impedimenti”.

L’art.17 della Cost. garantisce la libertà dei media, in
particolare la libertà della stampa, della radio e della televisione, nonché di
altre forme di telediffusione pubblica di produzioni e informazioni.

Tale diritto consiste nel “poter esprimere e divulgare la propria
opinione attraverso i media senza che vi siano interferenze da parte dello
Stato” (Zölch/Zulauf, Diritto della comunicazione, 2001, pag.28) e nella
“facoltà di ricercare e diffondere liberamente le opinioni e le informazioni”
(Barrelt/Werly, Droit de la communication, 2011, pag.31, nota 94).

Tali libertà vengono, tuttavia, limitate da leggi federali che ne
definiscono i confini: il diritto penale definisce i comportamenti sanzionabili
che possono ritrovarsi nell’esercizio della libertà di comunicazione, il
diritto civile indica l’esigenza di tenere conto della protezione dei diritti
della personalità, il diritto amministrativo fornisce pure indicazioni circa la
messa in opera di tali libertà.

 

È pacifico, pertanto, che non sussiste un diritto assoluto di
espressione a mezzo stampa e che ogni caso va valutato di volta in volta, a
dipendenza degli interessi in gioco.

L’art. 36 della Cost., peraltro, già prevede che restrizioni ai
diritti fondamentali sono possibili se fondate sulla legge in senso formale,
giustificate da un interesse pubblico o dalla protezione di diritti
fondamentali altrui, rispettose del principio della proporzionalità e se i
diritti fondamentali soggetti alla restrizione rimangono garantiti nella loro
essenza (Auer/Malinverni/Hottelier, Droit constitutionnel suisse, vol.II, 2006,
pag.67 n.138).

Le leggi in senso formale vanno interpretate, per quanto
possibile, alla luce dei principi costituzionali, assicurando al mezzo di
stampa un’ampia facoltà di espressione. L’illiceità è, tuttavia, data quando i
media allegano fatti inesatti o fatti veri senza che sussista un interesse
legittimo, espongono giudizi di valore, commenti o opinioni che collidono con
l’onore personale della persona toccata oppure risultano inutilmente offensivi
(Steinauer/Fountoulakis, Droit des personnes physiques et de la protection de
l’adulte, 2014, pag.246-252). 

 

                               6.2.   In concreto, AP 1 era
stato posto sotto accusa nella sua qualità di autore di alcuni articoli apparsi
sulla stampa cartacea (trisettimanale “__________”) e sul sito __________,
rispettivamente nella sua qualità di responsabile di articoli di cui avrebbe
potuto impedire la pubblicazione essendo il direttore responsabile dei
medesimi.

Le norme indicate nei decreti di accusa sono gli artt. 173 CP
(diffamazione), 177 CP (ingiuria) e 322bis CP (mancata opposizione a
pubblicazione punibile). 

Inoltre, all’accusato è stata imputata la ripetuta infrazione alla
legge federale sulla concorrenza sleale (art.23 LCSl combinato con l’art.3
cpv.1 let.a).

 

Nel giudizio di prima istanza, AP 1 è stato condannato unicamente
per gli artt. 173, 177 e 322 bis CP. Considerando, tuttavia, che l’appello di PC
1 chiede la condanna di AP 1 anche per violazione della LCSl è certamente
opportuno formulare qualche considerazione in merito a tale reato.

 

                            6.2.1.   Gli art.173 e seguenti
CP proteggono l’onore personale, la reputazione e il sentimento di essere una
persona d’onore, ossia di comportarsi secondo le regole e gli usi riconosciuti.

Secondo il Tribunale Federale, la protezione dell’onore garantita
dal diritto penale è più limitata per rapporto alla protezione dell’onore
garantita dal diritto civile (art.28 e seguenti CC): il diritto penale
protegge, in effetti, unicamente il diritto della persona alla considerazione
morale, non il suo diritto alla considerazione sociale (Barrelet/Werly,
op.cit., pag.363 n.1200, Steinauer/Fountoulakis, op.cit., pag.188 n.535 a,
DTF129 III 715, 122 IV 311, 119 IV 44).

Il diritto penale intende, infatti, garantire il diritto al
rispetto che risulta leso da affermazioni idonee ad esporre la persona
interessata al disprezzo nella sua veste di uomo (DTF 137 IV 315 cons.2.11; 132
IV 112 cons.2.1). Sfuggono a tale protezione, per contro quelle espressioni
che, senza farla apparire spregevole, offuscano la reputazione di cui una
persona gode nel proprio ambito professionale o politico o l’opinione che essa
ha di sé stessa (DTF 6B_600/2007 del 22.2.2008 consid.2.1; CCRP inc.17.2007.30
del 2.9.2009 consid.3 a e rinvii).

Se un’allegazione sia tale da nuocere alla reputazione di una
persona è una questione che va valutata, non secondo il senso che quest’ultima
le attribuisce, bensì secondo quello che essa ha in base ad un’interpretazione
oggettiva, ovvero secondo il senso che, nelle circostanze concrete, le
attribuisce l’uditore o il lettore non prevenuto (DTF 128 IV 58 consid.1 a, 119
IV 47 consid. 2 a; Franz Riklin in Basel Kommentar, Strafrecht II, 2013, vor
Art.173, n. 28 ss., Barrelet/Werly, op.cit., pag.363 n.1201). Trattandosi di
uno scritto, l’allegazione deve essere analizzata non solo in funzione delle
espressioni utilizzate, prese separatamente, ma anche secondo il senso generale
che emerge dal testo nel suo insieme. Le espressioni non devono, dunque, essere
valutate asetticamente, ma in funzione del contesto comunicativo in cui esse si
inseriscono (DTF 128 IV 60 consid.1e, Bernard Corboz, Les infractions en droit
suisse, vol.1, 2010, ad art.173 n.42 con richiami giurisprudenziali).

L’intenzionalità deve riferirsi all’affermazione diffamante; il
dolo eventuale è sufficiente. Non è, invece, necessario un particolare “animus
iniuriandi”, bastando che l’autore sia consapevole del fatto che le sue
affermazioni possano nuocere all’onore della persona offesa e che, ciò
nonostante, le abbia proferite (Riklin, op.cit. ad art. 173 n.7-8; Corboz,
op.cit. ad art. 173 n.48-50). Per la diffamazione occorre, ulteriormente, che
l’autore abbia avuto l’intenzione di comunicare l’informazione a terzi (CARP
17.2014.198 del 13.5.2015 pag.16 consid.9.1).

 

L’art.173 CP (diffamazione) si distingue dall’art. 177 CP
(ingiuria) in quanto riferibile unicamente ad allegazioni di fatto e non
semplicemente a un giudizio di valore (DTF 117 IV 29 consid. 2c, 92 IV 98
consid.4). Una critica, una valutazione o un apprezzamento negativo non
bastano, a meno che non siano assimilabili ai cosiddetti giudizi misti, ossia
espressioni polisemiche consistenti, da un lato, nell’allegazione di fatti,
dall’altro, in un giudizio di valore (DTF 121 IV 76 consid.2 a, Riklin, op.cit.
vor Art. 173 n.33-36, Corboz, op.cit., art.173 n.35-36). Un fatto, al contrario
del giudizio di valore, è, per definizione, un avvenimento del presente o del
passato costatabile esteriormente, oggettivamente tangibile e percepibile e che
può essere oggetto di una prova (DTF 118 IV 41 consid.3).

Perché vi sia diffamazione non occorre che il fatto riprovevole
sia direttamente imputato al terzo, ma è sufficiente che il terzo sia reso
sospetto di tale fatto, oppure che il sospetto sia affermato o propagato:
l’autore non può giustificarsi emettendo delle riserve o citando la propria
fonte (CARP 12.2014.198 del 13.5.2015 pag.15 consid.7.2). 

 

L’art.173 cpv.2 CP prevede che il colpevole di diffamazione non
incorre in alcuna pena se prova di avere detto o divulgato cose vere (prova
della verità) oppure dimostra di avere avuto seri motivi di considerarle vere
in buona fede (prova della buona fede).

La prova liberatoria può essere negata se l’autore ha proferito o
divulgato le affermazioni lesive dell’onore senza che queste fossero
giustificate da un interesse pubblico o da un altro motivo sufficiente,
prevalentemente nell’intento di fare della maldicenza, in particolare se
riferite alla vita privata o alla vita di famiglia (art. 173 cpv.3 CP). I due
requisiti - mancato interesse pubblico e prevalente intenzione di fare della
maldicenza - devono incorrere cumulativamente. Ciò significa che l’autore va
ammesso alla prova della verità anche nel caso in cui abbia agito per motivi
sufficienti, ma si sia prefisso di fare della maldicenza (DTF 116 IV 31
consid.3) oppure nel caso in cui, pur non avendo un valido motivo per proferire
l’affermazione lesiva, egli non aveva intenzione di fare prevalentemente della
maldicenza.

L’imputato può, quindi, liberarsi dalle accuse se riesce a
dimostrare che quanto ha affermato è veritiero. Se la diffamazione consiste in
un giudizio di valore accompagnato da un’allegazione di fatto (giudizio di
valore misto), egli deve sostanziare i fatti alla base del giudizio di valore.

La prova della buona fede si distingue dalla prova della verità.
Per stabilirne l’ammissione occorre porsi al momento in cui ha avuto luogo la
comunicazione diffamatoria e valutare, in funzione degli elementi di cui
l’autore disponeva all’epoca, se sussistevano delle ragioni serie perché questi
potesse in buona fede ritenere per vero quanto affermato. La prova della buona
fede non può, dunque, fondarsi su elementi sconosciuti all’autore all’epoca
della sua dichiarazione. Incombe all’imputato provare gli elementi di cui
disponeva in quel momento, ciò che rappresenta una questione di fatto. Il
giudice dovrà, poi, apprezzare se questi elementi erano sufficienti perché
l’autore potesse credere in buona fede alla veridicità di quanto affermato, ciò
che rappresenta invece una questione di diritto (DTF 124 IV 152 consid.3b,
Corboz op.cit., ad art. 173, n.75).

Il contenuto e l’estensione del dovere di verifica è valutato
esaminando i motivi per cui l’accusato si è espresso in modo diffamatorio: se
questi motivi sono piuttosto inconsistenti, le esigenze di verifica sono più
severe. Per contro, esse sono minori se l’accusato ha un interesse degno di
protezione, come ad esempio nel caso di colui che indirizza all’autorità penale
una lamentela o una denuncia o che si esprime in qualità di parte in una
procedura giudiziaria (DTF 116 IV 208 consid.b).

Cautela particolare si impone in ogni caso da parte di chi divulga
le proprie asserzioni in un’ampia cerchia tramite un mezzo di diffusione (DTF
124 IV 151 consid.3b, 116 IV 208 consid.3b, 105 IV 118 consid.2 a). In questi
casi, l’accusato non può, per esempio, confidare ciecamente nelle dichiarazioni
di terzi (DTF 124 IV 151 consid.3b). Il fatto che sia difficile per l’accusato verificare
un’informazione o ottenere delle prove non è circostanza da diminuire il suo
dovere di prudenza: se non sussistono basi sufficienti su cui fondare
un’affermazione o un sospetto, ci si deve astenere da qualsiasi esternazione
(DTF 105 IV 120, 92 IV 98 consid.4, Corboz, op.cit. ad art.173, n.83).

Per il reato di ingiuria, se connesso ad un fatto, le prove
liberatorie sono ammesse in analogia a quanto previsto per l’art. 173 CP
(Corboz, op. cit., art. 177, n. 26-27).

Quando invece si è in presenza di un’ingiuria formale, ossia di un
espressione di disprezzo senza che vi sia alcun collegamento con un fatto
preciso, le prove liberatorie non sono date (Corboz, op.cit., art. 177 n.
14-16). 

 

                            6.2.2.   L’art. 322 bis CP
presuppone che una pubblicazione costituisca oggettivamente un’infrazione (DTF
130 IV 124 consid.1.3, Corboz, op. cit., vol. II, art. 322 bis, n. 1) e che il
suo autore non possa essere punito in Svizzera. In applicazione dei principi
esposti all’art.28 CP (punibilità dei mass media), non potendosi punire
l’autore, la responsabilità della pubblicazione lesiva ricade sul redattore
responsabile, la cui punibilità avverrà sulla base dell’art. 322 bis CP,
istituito quale reato autonomo.

Non sarà necessario qualificare precisamente quale sia il reato a
monte, sufficiente è constatare l’esistenza di una pubblicazione lesiva. 

Il reato può essere commesso sia intenzionalmente, sia per
negligenza (Corboz, op. cit., vol .II, art. 322bis, n. 14-15).

 

                            6.2.3.   Secondo l’art. 23 cpv.
1 della Legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl), chiunque,
intenzionalmente, si rende colpevole di concorrenza sleale ai sensi degli
articoli 3, 4, 4a, 5 o 6 della stessa legge è punito, a querela di parte, con
una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria. 

Lo scopo della LCSl è di garantire, nell’interesse di tutte le
parti coinvolte, una concorrenza leale (art. 1 LCSl). Di conseguenza, è sleale
nonché illecito qualsiasi comportamento o pratica d’affari lesivo delle norme
della buona fede, che influisce sui rapporti tra concorrenti o tra fornitori e
clienti (art. 2 LCSl), o che è destinata a influenzarli (DTF 6P.36/2000 del 5
luglio 2000, consid.6d e riferimenti). 

L’art. 3 LCSl precisa una serie di comportamenti che sono
considerati sleali: il cpv.1 lett. a, in particolare, considera sleale il fatto
di denigrare altri “con affermazioni inesatte, fallaci o inutilmente lesive”.
Perché un’affermazione sia denigratoria e, quindi, penalmente rilevante giusta
gli art. 3 cpv.1 let.a e 23 LCSl, non basta però che sia inesatta o che faccia
apparire sotto una luce sfavorevole un determinato concorrente (Barrelet/Werly,
op.cit., pag.549 n.1820; come pure DTF 6P.36/2000 del 5.7.2000 consid.6e).
Questa disposizione deve essere applicata restrittivamente con la conseguenza
che la nozione di denigrazione deve essere interpretata in modo qualificato: la
dichiarazione incriminata deve raggiungere una certa gravità (DTF 6P.36/2000
del 5.7.2000 consid. 6e, DTF 123 IV 211 consid. 3b, 122 IV 33 consid. 2c). Per
determinare se un’affermazione sia denigratoria bisogna riferirsi
all’impressione suscitata nell’uditore/lettore medio non prevenuto, tenendo
conto di tutte le circostanze del caso concreto e, tra queste, segnatamente gli
interessi in gioco. Secondo la giurisprudenza, “un’affermazione - con
riferimento alla fattispecie che intende descrivere, valutare o paragonare - è
denigratoria quando essa è manifestamente sproporzionata allo scopo prefisso,
manca del tutto di pertinenza nonché di rilevanza ed è pertanto insostenibile,
è pronunciata senza che un serio motivo la giustifichi e prevalentemente
nell’intenzione di far apparire un terzo sotto una luce sfavorevole” (DTF
6P./2000 del 5.7.2000 consid.6f). 

La denigrazione di per sé non è
sleale: lo è soltanto quando è inesatta, fallace o inutilmente lesiva.
Un’affermazione è inesatta se non corrisponde alla realtà, se è oggettivamente
errata (Baudenbacher, Kommentar UWG, art. 3 lett. a LCSL n. 14 e seg.).
Un’affermazione è fallace se, in sé stessa, è esatta, ma il contesto oppure la
forma può indurre il destinatario in errore, (Baudenbacher, op. cit., art. 3
lett. a LCSL, n. 23). Un’affermazione è inutilmente lesiva, anche se di per sé
potrebbe essere considerata esatta, quando oltrepassa in maniera sproporzionata
il fine per cui è espressa e, in tal modo, mette in cattiva luce il concorrente
oppure le sue prestazioni (Baudenbacher, op.cit., art.3 let.a LCSl, n.29).

 

 

 

                                         gli
appelli 

 

                                   7.   AP 1 è insorto
contro la sentenza 17 marzo 2015 della Pretura penale chiedendo il proprio proscioglimento
(inc.17.2015.138). PC 1 è, per contro, insorta chiedendo la conferma integrale
del decreto di accusa 3917/2014 del PP __________ e il proprio indennizzo
(inc.17.2015.139).

                                         

                               7.1.   Nella motivazione di
appello 11.12.2015 AP 1 contesta il realizzarsi di ogni reato per il quale è
stato condannato in prima istanza.

                                         

                            7.1.1.   La vicenda avv. PC 2 si
è conclusa in prima istanza con la conferma parziale dell’atto di accusa
4675/2012, e meglio dei punti 

                                         -      1.2.
let.b: mancata opposizione a una pubblicazione punibile riferito
alle pubblicazioni in “__________” di data 1.12.2011 (a pagina 22),
9.12.2011 (a pagina 10), 14.12.2011 (a pagina 8), 15.12.2011 (a pagina 12),
16.12.2011 (a pagina 13), 22.12.2011 (a pagina 25), 23.12.2011 (a pagina 10),
18.01.2012 (a pag.9 e 19.1.2012 (a pag. 9) relative al sondaggio dal titolo “la
più grande M…accia dopo il Big Bang”;

                                         -
     2.: ingiuria per avere offeso l’onore personale dell’avv. PC 2
mediante un articolo apparso su “__________” il 16.2.2012 (a pag. 1) che lo identificava
con l’epiteto “invasato”.

 

AP 1 sostiene non essere date le condizioni di tali reati.

In particolare, egli contesta le conclusioni del Pretore
evidenziando, per quanto attiene al reato di mancata opposizione a una
pubblicazione punibile (art. 322 bis CP), che il giudice di prime cure ha
valutato erroneamente il tenore del sondaggio “la più grande M…accia dopo il
Big Bang” concludendo che il “lettore medio” avrebbe potuto dedurre che la
“ricerca fosse volta al ritrovamento di una persona non tanto vicina ad una
minaccia, bensì a un escremento”.

Egli esclude che PC 2 sia stato accostato ad un escremento
insistendo sul fatto che l’accostamento, immediatamente identificabile, era con
il termine “minaccia”, il tutto in un contesto evidentemente satirico del
concorso.

Di un eventuale dubbio al riguardo, conclude, egli avrebbe, in
ogni caso, dovuto beneficiare in applicazione del principio “in dubio pro reo”.

 

Per quanto attiene, invece, al reato di ingiuria, consumato
dall’utilizzo del termine “invasato” secondo il primo giudizio, PC 2 contesta
il carattere lesivo del termine.

Invasato significherebbe

-     “dominato,
posseduto da una forte passione, da un sentimento violento.” 

-     “trovato
in uno stato di grave eccitazione. Dominato, ossessionato da una passione
esclusiva e incontrollabile” (vedi ICC 23.12.2014), 

per cui definire una persona un “invasato” non equivale a
qualificarlo come persona da disprezzare, e ciò nemmeno se il termine viene
ripetuto a più riprese.

 

                            7.1.2.   Nella motivazione di
appello relativa alla vicenda ing. PC 4 - e meglio alla conferma della
condanna proposta nel decreto di accusa 1988/2014 a titolo di diffamazione
(art. 173 CP) per avere redatto l’articolo apparso il 3.2.2012 su 10 Minuti
l’articolo “Mafia al Polo kulturale?” - AP 1 contesta di avere tacciato PC
4 di “‘ndranghetista”. Egli evidenzia che, nella sua veste di giornalista
“venuto a conoscenza dell’ordinanza agli atti del GIP di Milano e, ritenuta
l’importanza del cantiere del LAC, ha redatto un articolo che ne riprendeva i
contenuti, senza snaturarli, quindi non andando oltre gli stessi”.

I contenuti dell’articolo non hanno, quindi, “incolpato e
nemmeno reso sospetto di condotta disonorevole” l’ing. PC 4.

 

                            7.1.3.   Infine, per quanto
attiene alla vicenda PC 1 / PC 3 conclusasi con la conferma del reato di
diffamazione per avere redatto e pubblicato il 5/6.12.2011 su __________ e il
7.12.2011 su “__________” l’articolo “__________un giornale di assassini?”
e il reato di ingiuria per avere utilizzato negli articoli precedentemente
citati il termine “gentaglia”, rispettivamente un fotomontaggio che
rappresentava il direttore de __________ con un coltello in mano e gli
indumenti sporchi di sangue, come indicato al punto 1 e al punto 2 del decreto
di accusa 3917/2014, AP 1 ha pure chiesto il proprio proscioglimento.

Per l’articolo “__________un giornale di assassini?” il
Pretore non avrebbe tenuto conto delle prove liberatorie previste dall’art.173
cpv.2 CP e fornite in corso di istruttoria senza per questo motivare la propria
decisione.

AP 1 chiede, in conseguenza, all’autorità di appello di esprimersi
al riguardo sostenendo di avere fornito entrambe le prove liberatorie.

Circa la prova della verità, AP 1 sostiene che l’istruttoria ha
dimostrato che la causa del suicidio di __________ è stato l’articolo del
3.12.2011 apparso sul __________.

Subordinatamente, egli evidenzia come, in ogni caso, egli ha avuto
motivi sufficienti per ritenere che tale articolo “avesse concorso alla
formazione della tragica decisione di suicidarsi”, per cui il suo
proscioglimento si impone anche per la prova della buona fede. AP 1 non
insiste, per contro, sulle prove non ammesse dal PP in corso di istruttoria.

 

Inoltre AP 1 contesta il reato di ingiuria in quanto il termine “gentaglia”
non costituisce reato, rispettivamente il fotomontaggio che rappresenta PC 3
con un coltello in mano e gli indumenti sporchi di sangue è già considerato nel

reato di diffamazione ed in ogni caso l’immagine costituisce una
caricatura che ricorda il Joker di Batman, personaggio
fumettistico/cinematografico che, in realtà, non esiste e, quindi, non può in
alcun modo ledere l’onore del direttore de __________.

 

                               7.2.   PC 1, con motivazioni
di appello 14.12.2015, chiede invece di estendere la condanna di AP 1 anche ai
punti 3 e 4 del decreto di accusa 3917/2014 del PP __________ contestando il
proscioglimento pronunciato dal Pretore ai punti 1.1.1 e 1.1.2 della sentenza
17.3.2015.

 

                            7.2.1.   Per il punto 3 del
decreto di accusa - e meglio, la mancata opposizione a una pubblicazione
punibile con riferimento all’articolo apparso il 21.12.2011 dal titolo “Il
mostro di Bellinzona” - PC 1 ha evidenziato come il Pretore abbia
verosimilmente “dimenticato” l’infrazione.

L’accostamento de __________ a __________ (sospetto “pedofuco”)
non poteva avere altra scopo se non di denigrare __________, “giornale
concorrente”.

 

                            7.2.2.   Per il punto 4 del
decreto di accusa, PC 1 ha sostenuto come sia errata l’esclusione del reato di
concorrenza sleale per il fatto che __________ e “__________” - l’uno essendo
un quotidiano a pagamento, l’altro un trisettimanale gratuito - non sarebbero
concorrenti (vedi punto 15 a pag.16 della sentenza).

Il Tribunale Federale ha già avuto modo, infatti, di evidenziare
come la LCSl si applichi anche nei confronti dei giornalisti e di persone che
non sono in rapporto diretto (DTF 6B_869/2013, 6B_871/2013).

La pubblicazione 4.12.2011 sul “__________” con l’invito ai
lettori di disdire “l’abbonamento al __________” e continuata il
5.12.2011 con l’articolo su “__________” e “__________” “__________un
giornale di assassini?” con la reiterazione dell’invito a disdire
l’abbonamento al quotidiano costituiscono, a mente dell’appellante, degli
evidenti atti di concorrenza sleale.

 

                            7.2.3.   PC 1 ha ulteriormente
chiesto, con riferimento al punto 3 della sentenza della Pretura penale, di
rivedere in modo significativo la sanzione che ha indicato come “mitissima” e -
con istanza separata 14.12.2015 - ha chiesto il riconoscimento dell’indennizzo
ex art. 433 CPP per le spese necessarie sostenute nel procedimento, ad
esclusione dei ricorsi alla CRP e al Tribunale Federale per i quali sono già
state accordate delle ripetibili.

L’importo dell’indennizzo richiesto è di CHF 33'207.15, a ciò si
aggiunge l’indennità indicata e postulata con l’atto di appello, e meglio CHF
5'000.-.

 

                                   8.   Le parti hanno avuto
modo di esprimersi circa i ricorsi in appello di AP 1 e PC 1 ed hanno formulato
le rispettive osservazioni.

La PP __________, in data 22.12.2015, ha chiesto la conferma della
condanna di AP 1.

PC 2, in data 22.12.2015, ha pure chiesto la conferma della
condanna.

PC 4 ha formulato le proprie osservazioni all’appello AP 1 il
22.12.2015 ed ha successivamente inoltrato, il 15.1.2016, copia della sentenza
d’appello civile nel frattempo emessa dalla ICC del Tribunale di appello.

PC 1 e PC 3 hanno formulato le proprie osservazioni all’appello di
AP 1, il 29.1.2016.

Al riguardo delle argomentazioni di appello è stato osservato come
AP 1 non contesti la natura diffamante degli articoli apparsi su __________ e
su “__________” e come, in tale contesto, non sussista prova liberatoria
possibile essendo palese l’“animus iniuriandi”.

Inoltre, è stato sottolineato come il carattere “satirico”
dell’immagine del direttore del __________ con un coltello in mano e vestiti
insanguinati non ne escluda la punibilità (DTF 131 IV 160 consid.3.3,
6B_143/2011 del 16.9.2011).

 

Il 21.1.2016 AP 1 formulando le proprie osservazioni all’appello
di PC 1 ha chiesto la conferma dei proscioglimenti già decretati dal Pretore e
la reiezione delle richieste di indennizzo.

 

Il PP __________ il 25.1.2016 ha chiesto la reiezione dell’appello
di AP 1, non avendo egli dimostrato di divulgare cose vere e/o di avere seri
motivi per considerare vero in buona fede un rapporto di connessione fra il suicidio
di __________ e il contributo giornalistico de __________.

Per contro, egli ha chiesto l’accoglimento dell’appello di PC 1
alla luce delle considerazioni della sentenza del Tribunale Federale.

 

                                   9.   Sull’appello
di AP 1 

 

                               9.1.   Per quanto attiene alla
vicenda dell’avv. PC 2 l’appello di AP 1 va respinto sia per quanto attiene al
punto 2.1, sia per il punto 2.2 (prima parte: utilizzo del termine “invasato”)
della sentenza della Pretura penale, e ciò per i motivi che seguono.

                                         

                            9.1.1.   Il reato di mancata
opposizione a una pubblicazione punibile (art. 322 bis CP) viene realizzato
dalle pubblicazioni di data 1.12.2011, 9.12.2011, 14.12.2011, 15.12.2011,
16.12.2011, 22.12.2011, 23.12.2011, 18.1.2012 e 19.12.2012 relative al concorso
“la più grande M…accia dopo il Big Bang”.

Atteso che, non avendosi potuto identificare l’autore, di tali
pubblicazioni AP 1 porta la responsabilità in quanto redattore responsabile del
trisettimanale, il giudizio del pretore secondo cui il reato è consumato in
quanto, in esse, PC 2 viene accostato ad un “escremento” é condiviso da questa
Corte.

Che con “M…accia” l’autore intendesse “merdaccia” è
provato, al di là di ogni dubbio, proprio dalle modalità di scrittura scelte
che sono quelle normalmente utilizzate sui media - specie quelli elettronici -
quando si intende far comprendere al lettore o al telespettatore le parolacce
dette, in genere, da un intervistato senza riportarle per esteso. L’utilizzo di
questa modalità di scrittura - il cui senso è generalmente riconosciuto e compreso
- sarebbe stato, non solo del tutto inutile, ma anche un errore
giornalistico/comunicativo (che nemmeno il più sprovveduto dei giornalisti
avrebbe commesso) se l’autore avesse voluto che i suoi lettori intendessero,
leggendo “m…accia”, che egli parlava di “minaccia”.

Ciò ritenuto, la precisazione - contenuta nell’edizione del
20.1.2012 (alle pagine 14 e 15) in cui PC 2 viene proclamato vincitore del
“Premio __________ 2011” - secondo cui con “m…accia” non si era voluto
dire “m…erd…accia come qualcuno poteva pensare” è, con evidenza,
un paradosso con cui l’autore altro non fa che confermare che, in realtà, era
sua intenzione affermare proprio ciò che era ed è per tutti evidente. 

Dunque, che con “M…accia” l’autore intendesse “merdaccia”
è fuori di dubbio, non essendo oggettivamente concepibile né una sua diversa
intenzione né una diversa interpretazione da parte del lettore medio. 

Non sussistendo dubbi sull’interpretazione oggettiva (e
soggettiva) delle pubblicazioni, non entra in considerazione l’applicazione del
principio “in dubio pro reo” che scaturisce dal principio di presunzione di
innocenza - garantito dagli art. 32 Cost., 6 par.2 CEDU e 14 cpv.2 Patto ONU II
- ma che risulta applicabile unicamente quando il giudice penale non può dirsi
convinto di una determinata fattispecie più sfavorevole all’im putato ossia
quando, dopo una valutazione del materiale probatorio, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie (DTF 127 I 38
consid.2 a, 124 IV 86 consid 2 a, 120 Ia 31 consid.4b). Ciò che non è dato in
concreto.

Il fatto che le pubblicazioni incriminate si inserissero in un
contesto di pubblicazioni e contropubblicazioni a carattere satirico (risposta
alla pubblicazione anonima “__________” del 14.10.2011, di cui PC 2 ha assunto
la responsabilità) non cambia la sostanza delle cose. E ciò benché la satira, “per
definizione”, abbia “lo scopo di deformare, esagerare e rendere estranea
la realtà” per cui, in linea di principio, “essa provoca una lesione
della personalità solo in casi eccezionali” (Zölch/Zulauf, Diritto della
comunicazione, 2001, pag.51).

Neppure risultano applicabili le argomentazioni esposte nelle
decisioni di abbandono delle querele penali di __________ e __________ che
precisavano come sfuggano “alla protezione offerta dal diritto penale quelle
asserzioni che, senza far apparire spregevole una persona, offuscano la sua
reputazione politica o scuotono la fiducia che l’attore ha nei confronti dei
suoi elettori” (DTF 6B_558/2012 del 16.10.2012, Corboz, op. cit. art.173
n.10), per cui “la pubblicazione del giornale “__________”, sebbene al
limite, può trovare un suo posto nella parodia del settimanale “__________”.

 

L’accostare una persona ad un “escremento” e ribadire tale
accostamento almeno 9 volte, è operazione destinata palesemente a screditare la
reputazione personale di PC 2, offendendolo in quanto persona.

Il numero elevato di pubblicazioni effettuate è tale da non
lasciare dubbi circa l’intento denigratorio dell’autore che AP 1, in quanto
redattore responsabile, avrebbe dovuto rilevare.

Se ne deve concludere che il concorso “La più grande M…accia
dopo il Big Bang” costituisce un caso eccezionale, cioè un caso che supera
i limiti consentiti dalla satira e integra, di conseguenza, il reato contro
l’onore personale di PC 2. Reato di cui AP 1, in quanto redattore responsabile,
porta piena responsabilità.

 

                            9.1.2.   L’appello va respinto
anche sul punto 2.2 (prima parte) della sentenza della Pretura penale. 

Il termine “invasato” significa:

-     “dominato,
ossessionato da qualcuno o qualcosa” (vedi Zingarelli 2014 pag. 1180), 

-     “dominato,
posseduto, da una forte passione, da un forte sentimento” (Grande
dizionario Hoepli, edizione online www.grandidizionari.it),
- “trovato, mostrato in uno stato di grave eccitazione” (www.treccani.it), - “dominato,
ossessionato da una passione esclusiva e incontrollabile” (www.garzantilinguistica.it).

Il ricorso al termine riferito non costituisce di per sé una
lesione all’onore personale. L’utilizzo ripetitivo del termine “invasato”,
tuttavia, lo diventa in quanto - ripetuto “ad libitum” - esso acquisisce il
carattere di un “nomignolo spregiativo”, utilizzato per esporre la
vittima al pubblico scherno (in questo senso si è, peraltro, espressa la ICC
del Tribunale di appello; sentenza 23.12.2014 in inc.11.2012.101).

Con l’articolo “Non scriveremo più invasato lic.iur. PC 2”
apparso su “__________” del 16.2.2012 - che riprende il termine “invasato” a
tre riprese - l’autore intende chiaramente esprimere disprezzo per una persona
che si descrive come preda delle passioni ed incapace di controllo.

Oltretutto, non va dimenticato che tale articolo si inserisce in
un contesto di ripetute pubblicazioni di tenore analogo effettuate sul __________
della domenica (vedi ad esempio i numeri 30.10.2011 a pag. 4, 6.11.2011 pag.1 e
3, 15.1.2012 pag. 6, 19.2.2012 a pag. 4 e 6), che, visti i legami esistenti tra
i due giornali, è necessario considerare per una corretta valutazione del senso
oggettivo da attribuire a quella dedotta in giudizio.

Non vi è dubbio che la lesione all’onore personale è
oggettivamente data (art. 177 CP).

 

Dal profilo soggettivo l’uso ripetuto di un termine “forte” (anche
se non immediatamente lesivo, quando utilizzato in un’unica e precisa
occasione) evidenzia l’ “animus iniuriandi”. In concreto, la ripetizione
del termine “invasato” nella pubblicazione del 16.2.2012 - in un contesto in
cui da mesi tale “epiteto” veniva ripetuto alfine di screditare PC 2 - dimostra
il chiaro intento lesivo di AP 1. 

 

                               9.2.   Per quanto attiene
alla vicenda dell’ing. PC 4 l’appello di AP 1 va respinto ed il punto
2.3 della sentenza della Pretura penale va confermato. Le condizioni oggettive
e soggettive del reato di diffamazione (art.173 CP) sono, infatti, adempiute.

Una lettura oggettiva dell’articolo pubblicato il 3.2.2012 su “__________”
non può che condurre alla conclusione che l’ing. PC 4 viene accostato a personaggi
indagati per “associazione mafiosa” nell’intento di renderlo sospetto di
appartenenza a tale gruppo.

Questo accostamento viola l’onore personale dell’ing. PC 4, e
meglio il sentimento di essere considerato una persona onorevole.

Il fatto che l’ing. PC 4 non sia stato direttamente indicato quale
‘ndraghettista - tesi di appello - nulla cambia. Il riferire che l’ing. PC 4
era “implicato in una complessa indagine che ha portato il GIP di Milano a
disporre la custodia cautelare di cinque cittadini italiani, tutti indagati per
associazione mafiosa” precisando, oltretutto, che “tra i cinque indagati
ce ne é uno in particolare che sembra particolarmente legato all’ing. PC 4”
costituisce la manifestazione di un evidente sospetto di un collegamento
mafioso.

Il fatto poi - come evidenzia anche la sentenza della ICC del
12.1.2016 (pag.12 n.14) - che l’articolista solleciti il PG __________ a
“colloquiare” con il GIP di Milano, rinforza palesemente tale conclusione,
suggerendo l’ipotesi che PC 4 sia direttamente coinvolto nella commissione di
reati di stampo mafioso.

 

Dal profilo soggettivo l’intenzionalità è palese non potendo
sfuggire a AP 1 che l’accostamento a personaggi indagati avrebbe portato il
lettore medio a concludere che PC 4 non fosse persona onesta. Poco importa che
egli pensasse che si trattava di una affermazione di fatto vera. Sufficiente è
che egli ha avuto l’intenzione di comunicare l’informazione a terzi senza
valutare con spirito critico la notizia. 

 

                               9.3.   L’appello di AP 1 va
respinto anche per i reati di ingiuria di cui al punto 2.2 (secondo paragrafo),
e di diffamazione di cui al punto 2.3 (secondo paragrafo), relativi alla vicenda
PC 1 / PC 3.

 

                            9.3.1.   Il reato di ingiuria è
realizzato quando, con “parole, scritti, immagini, gesti o vie di fatto”, si
offende “in altro modo” l’onore di una persona (art.177 CP).

Il termine “gentaglia” pubblicato in uno scritto a fianco
di un fotomontaggio che ritrae PC 3 con un coltello in mano e gli
indumenti sporchi di sangue, risulta - anche solamente per il contesto in cui è
inserito - indubbiamente lesivo dell’onore personale del direttore.

 

“Gentaglia” significa:

-     “gente spregevole, accolita di persone (anche
poche) di mentalità e costumi volgari” (www.treccani.it);

-     “gente spregevole, poco raccomandabile” (www.garzantilinguistica.it).

Benché l’epiteto coinvolga più persone è indubitabile che il
direttore del giornale (a cui la pubblicazione fa riferimento) è direttamente
colpito dall’utilizzo di tale termine, a maggior ragione se - a fianco
dell’articolo in oggetto - egli viene ritratto con coltello e vestiti
insanguinati.

Il fatto che l’epiteto sia nella pubblicazione oggetto anche di
condanna per il reato di diffamazione, non esclude - contrariamente a quanto
sostenuto da AP 1 - la condanna per ingiuria. Un conto è la diffamazione nei
confronti di PC 1 realizzata dall’articolo, un
altro conto è l’ingiuria realizzata in conseguenza al termine “gentaglia” e al
fotomontaggio nei confronti del suo direttore. Un medesimo fatto che implica
l’applicazione di più norme costituisce un caso tipico di concorso ideale
(Hurtado Pozo, Droit pénal, Partie générale, 2008, pag.465-466, come pure
Commentaire romand CP I, art.49, n.22-23).

 

Rimandando al punto seguente l’esame delle prove liberatorie
invocato da AP 1 che, per analogia con l’art. 173 cpv.2 CP, potrebbero essere
applicabili anche nell’ambito del reato di ingiuria, ci si limita qui ad
osservare che la prova della verità risulta in ogni caso esclusa per il fatto
che PC 3 non ha evidentemente ucciso __________ che, invece, ha deciso di
togliersi la vita in un contesto di circostanze pacificamente estranee a PC 3 e
che l’accusa di commissione di un reato della gravità dell’assassinio
(confermata per quanto attiene a PC 3 dal fotomontaggio che lo mostra con un
coltello in mano e i vestiti insanguinati) dimostra un chiaro “animus
iniuriandi”.

 

Soggettivamente non poteva sfuggire a AP 1 il carattere
esageratamente forte dell’immagine che veniva esposta.

Il fatto che tale immagine ricordi il Joker di Batman - e, quindi,
un personaggio di fantasia - nulla cambia: accostare una persona ad un
personaggio di fantasia crudele e malvagio quale il Joker di Batman,
contribuisce a rendere sospetto di condotta crudele e malvagia la persona
raffigurata. Ciò che costituisce pacificamente una lesione del suo onore
personale.

 

                            9.3.2.   Anche il reato di
diffamazione (art. 173 CP) relativo alla pubblicazione dell’articolo “__________un
giornale di assassini ?” intervenuta sul sito __________ del 5/6.12.2011 e sul
trisettimanale “__________” del 7.12.2011 va confermato.

 

La lesione dell’onore di PC 1, __________, società editrice de __________
non è, infatti, discutibile essendo ammessa per consolidata giurisprudenza -
anche per le persone giuridiche - la protezione del sentimento di persona
onorevole (Corboz, op. cit, art.173, n. 26-28, come pure DTF 126 IV 266 consid.
2a, DTF 114 IV 15) ed essendo, in concreto, dati gli estremi per ritenerla.

D’altronde, AP 1 non discute nel proprio appello tale aspetto.

Egli tenta invece, inutilmente, di giustificare il proprio agire
assumendo di avere assolto il proprio onere relativo alle prove liberatorie
previste all’art.173 cpv. 2 CP.

“In primis” AP 1 sostiene di avere dimostrato che l’articolo de __________
del 3.12.2015 “Soldi della Mafia, avvocato di Lugano” sia stato la causa del
suicidio di __________. Ulteriormente, egli segnala che, comunque, al momento
di redigere l’articolo, aveva in buona fede ragione di ritenere che così fosse.

 

La prova della verità richiede la dimostrazione che quanto
indicato nello scritto incriminato è vero. In concreto, ciò dovrebbe
significare la dimostrazione che __________ è stato “assassinato” dall’autore
dell’articolo apparso su __________.

Oggettivamente, l’uso dei termini “giornale di assassini”
(peraltro ripresi nel testo dell’articolo a due riprese senza punto
interrogativo: “giornalismo assassino” e “ammazzano la gente con il loro
giornalismo”) non può non rinviare al reato di assassinio (art.111 CP), cioè ad
un’infrazione che richiede per la propria commissione “una particolare mancanza
di scrupoli, segnatamente movente, scopo o modalità perversi”. Non ha da essere
argomentato ulteriormente, dunque, per dimostrare che l’accusa di essere un
assassino è di gravità estrema.

Ne consegue, in concreto, che la prova della verità va esclusa già
per il fatto che non vi è stato alcun “assassinio/omicidio”, dato che __________
ha deciso di togliersi la vita.

Delle sue fragilità e del suo coinvolgimento in una procedura
penale all’estero, evidentemente, __________ non porta alcuna responsabilità,
per cui il termine “assassinio” è da ritenersi, comunque, fuori luogo. 

Ne consegue pacificamente che AP 1 non ha fornito la prova
richiesta, né peraltro - viste le circostanze - avrebbe potuto. 

 

Per quanto attiene alla prova della buona fede, per la quale
andrebbe esente da colpa chi diffama avendo “seri motivi” di dire il vero, il
risultato è il medesimo.  

Pur riconoscendo a AP 1 di essersi basato sulle informazioni
riportategli dallo zio __________ (che aveva incontrato il padre del defunto
avv. __________) e dal giornalista __________ (che gli aveva anche riportato le
impressioni dell’avv. __________), la conclusione non cambia e questo per i
toni estremi utilizzati nell’articolo. Non si tratta, qui, di valutare se AP 1
era in buona fede esprimendo dei dubbi circa l’eventualità che l’articolo
pubblicato su __________ avesse concorso a determinare __________ al suicidio,
bensì di valutare se AP 1 potesse pensare che l’articolo del quotidiano (o
meglio, i suoi autori) avesse/ro effettivamente “assassinato” __________.

Ciò che evidentemente non può essere in quanto nessuna ragione
oggettiva permetteva di sostenere tale ipotesi: su questo punto, dunque, la
buona fede risulta indimostrabile.

L’uso - a due riprese - del termine “assassini” esclude di per sé
ogni buona fede.

 

Dal profilo soggettivo, si evidenzia ancora come AP 1 - a ragione
- non abbia contestato il carattere lesivo dell’articolo che certo non ha
potuto sfuggirgli essendo il reato cui __________ è stata accostata
(assassinio) tra i più gravi del codice penale. D’altronde, già il Tribunale
Federale, nella propria decisione 27.2.2014, aveva osservato come “in
considerazione della fattispecie delicata, della gravità del rimprovero mosso
al quotidiano e del fatto che l’espressione lesiva dell’onore è stata divulgata
mediante mezzi di comunicazione di massa, di cui l’imputato era direttore,
rispettivamente redattore responsabile, si sarebbe imposta una maggiore
circospezione” (vedi DTF 6B_869/2013 pag. 9 punto 5.3).

 

                                10.   Sull’appello
di PC 1

 

PC 1, Bellinzona, nella sua qualità di accusatrice privata ha
inoltrato appello contro la sentenza 17 marzo 2015 della Pretura penale
opponendosi al proscioglimento decretato ai punti 1.1 e 1.2 con riferimento ai
reati di mancata opposizione a una pubblicazione punibile (art. 322 bis CP) e
ripetuta infrazione contro la LCSl e ciò con riferimento a quanto era previsto
nel decreto di accusa 3917/2014 del PP __________ ai punti 3 e 4.

L’appello va respinto sul primo punto ed accolto parzialmente sul
secondo.

 

                             10.1.   L’appello verte, in
primo luogo, sul proscioglimento dal reato di mancata opposizione a una
pubblicazione punibile (art. 322 bis CP), riferibile all’articolo apparso su __________
e “__________” del 21.12.2011 intitolato “Il mostro di Bellinzona”, articolo
dedicato a __________ (allora sotto inchiesta per gravi reati di natura
sessuale) in cui veniva evidenziato il suo ruolo di “collaboratore de __________
e consulente della RSI per le gare internazionali” (in grassetto su __________).

 

Il fatto evidenziato è, di per sé, vero ed indiscutibile: __________
è stato “per diverso tempo” collaboratore de __________ e consulente di RSI per
il nuoto, docente, nonché “deus ex machina” della società nuoto Bellinzona.

Il fatto di accostare il nominativo di __________ a quello de __________
indicando semplicemente che il primo ha collaborato con il quotidiano non è da
considerarsi lesivo dell’onore di PC 1.

Non è ravvisabile, infatti, un “animus iniuriandi” e nemmeno un
intento di rendere sospetta __________ di avere in qualche modo a che vedere
con i reati commessi da __________. Il tenore sobrio della pubblicazione del
21.12.2011 ed il riferimento anche alle altre entità con le quali __________
aveva avuto a che vedere lo escludono. 

In assenza di un reato “a monte”, l’art. 322 bis CP non risulta,
quindi, applicabile. Il proscioglimento da tale imputazione va, dunque,
confermato. E ciò anche se - come evidenziato nell’appello di PC 1 - il giudice
di prime cure ha probabilmente dimenticato di inserire nella propria decisione
la conclusione contraria (vedi pag.15 punto 14 della sentenza).

 

                             10.2.   L’appello va, invece,
parzialmente accolto sul secondo punto.

Costituisce, infatti, violazione della LCSl segnalare
pubblicamente la propria decisione condivisa “da molti altri ticinesi”, di
disdire l’abbonamento ad altro giornale, e ciò al di là del fatto che non vi
sia direttamente un invito a disdire il quotidiano concorrente, come avvenuto
nella pubblicazione del 7.12.2011 di “__________”.

Il Tribunale Federale ha già avuto modo di pronunciarsi in merito
evidenziando (vedi DTF 6B_869/2013 consid.6.2) che “il tenore della citata
dichiarazione e il contenuto in cui è stata proferita” deve essere valutato con
riferimento al contesto, in particolare “alla luce del fatto che la ricorrente
aveva prodotto con la querela anche l’edizione del 4.12.2011 del “__________”
in cui l’invito (a disdire l’abbonamento __________) risultava esplicito”. 

Da qui l’applicabilità dell’art. 3 lett. a LCSl siccome
l’affermazione risulta inutilmente lesiva, essendo la medesima sproporzionata
per rapporto al fine per cui essa è espressa.

Il fatto che AP 1 non sia direttamente il concorrente de __________
è irrilevante, dato che la normativa è stata ritenuta applicabile anche a
persone che non sono in rapporto diretto, in particolare anche ai giornalisti
che possono rendersi punibili d’infrazione alla LCSl a causa di affermazioni
proprie o della riproduzione di affermazioni altrui (DTF 120 II 76 consid.3 a;
117 IV 193 consid.1). Rilevante è, invece, il fatto che “il comportamento
dell’autore sia riferito direttamente alla concorrenza e sia oggettivamente
idoneo a influenzare il mercato” (DTF 126 III 198 consid.2c/aa; 124 IV 262
consid.2b) e ciò è dimostrato dalla documentazione prodotta da PC 1 (AI 58) che
indica come, nel mese di dicembre 2011, __________ ha ricevuto 230 disdette
contro le 119 del dicembre 2010, così come dalle statistiche WEMF/REMP 2012 che
danno atto della perdita di 889 abbonati nel periodo 1 luglio 2011 / 30 giugno
2012 rispetto alla perdita di 439 dell’anno precedente. 

In corso di istruttoria, AP 1 ha chiesto ed ottenuto
l’acquisizione agli atti delle decisioni di non luogo a procedere NLP
2652/2014/GR e NLP 2702/2014/GR ed ha chiesto l’applicazione dei medesimi
criteri alla propria fattispecie. Le circostanze in fatto non sono, tuttavia,
confrontabili, siccome __________ è un quotidiano indipendente, che si finanzia
grazie agli abbonamenti, al contrario del __________ della domenica che è un
settimanale a carattere politico gratuito, il cui successo non è dipendente
dalla clientela pagante. Per cui, se un invito a non più finanziare un giornale
politico gratuito (__________) non costituisce atto di concorrenza sleale
suscettibile di influire sul successo dell’impresa e sulla sua parte di
mercato, altrimenti deve essere valutato l’invito (pur implicito) a disdire gli
abbonamenti ad un giornale indipendente a pagamento che viene accusato di
praticare un “giornalismo assassino”, invito che effettivamente provoca (almeno
in parte) un certo numero di disdette.  

 

Per contro, la pubblicazione 21.12.2011 su “__________”, ripresa
su __________ di cui AP 1 porta la responsabilità, intitolato “Il mostro di
Bellinzona”, che evidenzia la collaborazione tra il “sospetto pedofuco” e __________,
non costituisce concorrenza sleale in quanto non risulta “inesatta, fallace o
inutilmente offensiva” (art.3 let.a LCSl).

L’indicazione secondo cui __________ era un collaboratore de __________
è, infatti, vera e considerando che, come visto sopra, l’articolo faceva
riferimento, in termini peraltro sobri, non solamente a __________, ma anche ad
altre attività da lui svolte e ad altri enti con i quali egli ha collaborato,
non si vede come esso possa risultare “inutilmente offensivo”. 

 

                                         La pena

 

                                11.   Il pretore ha
condannato AP 1 a una pena pecuniaria - sospesa condizionalmente per due anni -
di 40 (quaranta) aliquote giornaliere di CHF 90.- (novanta), per un totale di
CHF 3'600.- (tremilaseicento) e ad una multa di CHF 800.- (ottocento).

Considerando l’esito dei procedimenti ricorsuali la sanzione
comminata in prima sede va riesaminata (DTF 139 IV 84 consid. 1.2). 

 

L’art. 47 CP indica che la pena deve essere definita tenendo conto
della colpa dell’autore, ritenuti comunque la vita anteriore, le condizioni
personali e l’effetto che la pena avrà sulla sua vita.

La colpa dell’autore dovrà essere considerata partendo dalle
circostanze legate all’atto stesso (“Tatkomponenten”) oggettive (grado di
lesione e di esposizione a pericolo del bene giuridico) e soggettive (moventi e
obiettivi perseguiti), determinando così la colpa globale dell’imputato con
riferimento alla scala edittale delle infrazioni imputabili. 

Ulteriormente il giudice deve procedere alla ponderazione dei
fattori legati all’autore (“Täterkomponenten”).

 

In concreto, la colpa di AP 1 viene considerata grave.

Le violazioni accertate indicano una eccessiva spregiudicatezza
nell’uso di termini “forti” (quali “assassino”, ”gentaglia”,
“invasato”), rispettivamente nelle modalità di presentazione di situazioni
ancora da chiarire, nell’ambito di articoli destinati all’utenza di un
giornale, sia esso digitale o cartaceo.

Gli obiettivi cui AP 1 fa riferimento per tentare di spiegare i
propri intenti, in genere le esigenze della “pubblica informazione”, non sono
tali da legittimare una riduzione della colpa.

A livello personale poi non sussistono elementi di attenuazione
della pena; il fatto che egli sia incensurato è la logica e naturale
conseguenza della sua età e di quello che dovrebbe essere la norma (DTF 136 IV
1).

Per contro la sanzione di AP 1 è ulteriormente da valutare con
riferimento al concorso di reati confermati dal presente giudizio. L’art. 49 CP
impone, in caso di concorso di reati, di partire dalla pena prevista per il
reato più grave aumentandola in misura adeguata, non potendosi in ogni caso
andare oltre alla metà del massimo della pena comminata ed al massimo legale
del genere di pena.

Nel concreto la mancata opposizione ad una pubblicazione punibile
(art. 332 bis CP) e la violazione della legge sulla concorrenza sleale (art. 23
LCSl) prevedono la pena detentiva sino a tre anni o la pena pecuniaria, minore
è la pena prevista dai reati di diffamazione (art. 173 CP / pena pecuniaria
fino a 180 aliquote giornaliere) e ingiuria (art. 177 CP / pena pecuniaria fino
a 90 aliquote giornaliere).

Tenuto conto della necessità di rispettare i limiti di competenza
della Pretura penale (art. 41 cpv. 1 lett. b LOG) e considerata la gravità dei
reati di cui risponde e la loro reiterazione, questa Corte ritiene adeguata la
pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere, confermando per quanto attiene
all’entità l’importo di CHF 90.- (novanta) ritenuto in prima sede.

La pena è sospesa a norma dell’art. 42 CP per un periodo di prova
di due anni.  

Considerando l’esito delle procedure di appello anche la multa
comminata deve essere aumentata, adeguata appare una multa pari a CHF 1’500.-. 

 

                                12.   L’indennità

 

Giusta l’art. 433 CPP l’imputato deve indennizzare adeguatamente
l’accusatore privato delle spese necessarie da lui sostenute nel procedimento
se l’accusatore privato vince la causa (lett. a) o l’imputato è tenuto a
rifondere le spese secondo l’art.426 cpv. 2 (lett. b).

L’autorità penale decide la richiesta sulla base dell’istanza di
indennizzo che l’accusatore privato inoltra quantificando e comprovando le
proprie pretese.

La seconda frase del cpv. 2 della norma prevede espressamente che,
se l’accusatore privato non ottempera tale obbligo, l’autorità penale non entra
nel merito. 

Nel concreto PC 1 ha inoltrato la propria richiesta di indennizzo
il 14.12.2015, in parallelo alla motivazione d’appello.

Il fatto che PC 1 non abbia impugnato il punto 3 del decreto di
accusa 3917/2014 del 29.8.2014 del PP __________ che la rinviava al “competente
foro civile” e che la medesima non abbia formulato richieste risarcitorie
nel corso del dibattimento avanti alla Pretura penale non impediscono l’inoltro
della richiesta in appello. E ciò conformemente al parere della dottrina
dominante secondo cui la perenzione della pretesa di indennizzo interviene
unicamente quando il giudice rende attento l’accusatore privato al suo diritto
di ottenere una indennità ed egli non vi dà seguito (vedi Wehrenberg/Bernhard,
Basler Kommentar, art.433 CPP, n.12 e segg.; Mizel/Rétornaz, Commentaire romand
CPP art.433, n.13 e segg.; Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur
Schweizerischen Strafprozessordnung, art.433, n.4-5; nello stesso senso,
peraltro, il Tribunale Federale SJ 2014 I 228). 

Essendo pacifico che, data l’assenza dell’avv. RC 1 al
dibattimento (vedi doc.VIII), il Pretore non abbia potuto renderlo attento alla
facoltà di formulare una richiesta risarcitoria ex art.433 CPP, l’istanza
14.12.2015 va ammessa - in linea di principio - anche se formulata in seconda
sede.   

 

PC 1 ha chiesto un indennizzo di fr. 33'207.15 per i costi legali
provocati dal procedimento a carico di AP 1. Nella propria richiesta è
precisato che tale pretesa già tiene conto delle ripetibili riconosciute dalle
precedenti sedi giudiziarie. 

Da considerare, tuttavia, è il fatto che con l’appello PC 1 ha
chiesto fr.5'000.- a titolo di indennità; è evidente che tale richiesta fa
riferimento ai costi legali legati alla procedura ricorsuale che non devono
quindi essere considerati (una seconda volta) nella quantificazione
dell’indennizzo relativo ai costi generali di patrocinio. Senonché nell’elenco
delle prestazioni allegato all’istanza 15.12.2015 si ritrovano 13 ore
riferibili alla fase di appello. Tali ore vanno dunque stralciate dal relativo
conteggio.

Inoltre, le prestazioni indicate in istanza si riferiscono
indistintamente a PC 1 e a PC 3, mentre l’indennità rivendicata è formulata
unicamente per conto di PC 1; infine la tariffa oraria di fr. 400.- /h
utilizzata nel conteggio prodotto non è applicabile nell’ambito della
valutazione delle “spese necessarie” (traduzione invero poco brillante di
“angemessene Entschädigung”, “juste indemnité”) per la quale appare corretto
tenere conto della tariffa ordinaria di fr. 280.-/h. 

 

In conclusione, considerando l’esito del procedimento che ha
condotto a confermare il decreto di accusa originale per tre quarti,
considerando la necessità di stralciare il tempo dedicato all’appello, di
suddividere la pretesa siccome per metà relativa a PC 3 e di rivedere la
tariffa oraria applicata, questa Corte ammette un indennizzo relativamente a
30h pari a fr. 8’400.-, oltre a spese amministrative calcolate in applicazione
del 5% (fr. 420.-) e l’IVA (fr. 705.60) per complessivi fr. 9'525.60. 

 

                                13.   Le
spese

 

Gli oneri procedurali di prima istanza vengono confermati, mentre
gli oneri del presente giudizio consistenti nella tassa di giustizia di CHF
3'000.- e nelle spese di CHF 200.- vanno suddivisi proporzionalmente: 3/4 a
carico di AP 1 e 1/4 a carico di PC 1, tenuto conto dell’esito degli appelli.

 

AP 1 rifonderà a PC 1 un’indennità ridotta di CHF 2'000.-
(duemila) per la procedura di appello. 

 

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      76 e segg., 80 e segg., 84, 352
e segg., 398 e segg., 406, 429 e segg. CPP, 

28, 34, 42, 47 e 50 CP;

173, 177, 322 bis CP; nonché gli art. 3 e 23 LCSl;

e sulle spese di giustizia e le spese di patrocinio, l’art. 433
CPP e la LTG, 

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   L’appello di AP 1 è
respinto. 

                                       

                                   2.   L’appello di PC 1, è
parzialmente accolto.

 

                                   3.   Di conseguenza,
ricordato che in assenza di impugnazione, i dispositivi n. 1.1 per i
punti 1.1, 1.2 lett. a) e c) del decreto di accusa 4675/2012 del 18.10.2012, 4
e 5 della sentenza impugnata sono passati in giudicato,

 

                               3.1.   AP 1 è dichiarato autore
colpevole di:

 

                             3.1.1.   mancata
opposizione a una pubblicazione punibile

per avere intenzionalmente mancato in veste di direttore e
responsabile di “__________”:

di impedire la pubblicazione in “__________” di date 1.12.2011 (a
pagina 22), 9.12.2011 (a pagina 10), 14.12.2011 (a pagina 8), 15.12.2011 (a
pagina 12), 16.12.2011 (a pagina 13), 22.12.2011 (a pagina 25), 23.12.2011 (a
pagina 10), 18.01.2012 (a pagina 9) e 19.01.2012 (a pagina 9) di un sondaggio
dal titolo “la più grande M…accia doppo il Big Bang”, con cui
l’autore/gli autori non identificato/i ha/hanno offeso l’onore di PC 2
menzionandolo tra i partecipanti dello stesso;

 

 

 

                            3.1.2.   ingiuria

per avere, a Lugano ed in altre località, nel febbraio 2012,
offeso l’onore dell’avv. PC 2 mediante un articolo da lui scritto ed apparso
sul __________ in data 16.02.2012 (alle pagine 12 e 13) indicante (a pag.1 “non
scriveremo più invasato lic.iur. PC 2”, e definendolo con l’epiteto “invasato”
(alle pagine 12 e 13) 

e per avere, a Lugano e in altre imprecisate località, firmando e
pubblicando il 5/6.12.2011 sul sito __________ e il 07.12.2011 sul giornale __________
il pezzo riprodotto sub 1, offeso l’onore di PC 3, definendolo “gentaglia”
rispettivamente ritraendolo in un fotomontaggio con un coltello in mano e gli
indumenti sporchi di sangue;

 

                             3.1.3   diffamazione

per avere, in data 03.02.2012, comunicando con terzi, incolpato o
reso perlomeno sospetto di condotta disonorevole PC 4 e meglio, per avere a
Lugano ed in altre imprecisate località del Cantone Ticino, redatto e poi
pubblicato in data 03.02.2012, sul giornale “__________” l’articolo intitolato
“Mafia al Polo kulturale ?”, nel quale ha affermato, tra l’altro che:

 

“L’ing.
PC 4 coinvolto in un’indagie sulla ‘ndrangheta?”;

 

“L’ing.
PC 4 è dunque implicato in una complessa indagine che ha portato il GIP di
Milano a disporre la custodia in carcere di cinque cittadini italiani, tutti
indagati per associazione mafiosa”;

 

“I
rapporto tra Mister P (indagato per mafia) e l’ing. PC 4. Tra i cinque indagati
ve ne è uno in particolare che sembra particolarmente legato all’ing. PC 4.
Mister P, infatti aveva secondo il GIP la “precisa intenzione di proporre la
sostituzione del Consigliere M. con PC 4, al quale intende affidare l’incarico
di Direttore Generale e Responsabile Tecnico, così come si rileva da alcune
telefonate”;

 

“Dunque,
mentre la città di Lugano affidava alla __________ dell’ing.PC 4 l’appalto per
la costruzione del Polo Culturale, lo stesso PC 4 era implicato con personaggi
indagati per associazione mafiosa”;

 

e per avere, a Lugano e in altre imprecisate località, comunicando
con terzi, segnatamente firmando e pubblicando il più sotto riportato articolo
il 5/6.12.2011 sul sito __________ e il 07.12.2011 sul giornale __________,
incolpato o reso (perlomeno) sospetti PC 1 (società editrice del quotidiano __________)
e PC 3 (direttore della medesima testata) di condotta disonorevole o di fatti
che possono nuocere alla loro reputazione, in particolare d’essere i
responsabili del suicidio dell’avv. __________, avvenuto a Lugano il
4/5.12.2011, per effetto di un contributo giornalistico apparso sull’edizione
del 03.12.2011 del prefato foglio dal titolo “Soldi della mafia, avvocato di
Lugano”, nel quale detto legale veniva accostato ad una famiglia della
‘ndrangheta:

 

“__________un giornale di assassini ?

“In un
articolo dal titolo “Soldi della Mafia, avvocato di Lugano” pubblicato su __________
l’avv. B è stato dipinto come un affiliato alla mafia calabrese. In realtà era
stato emanato dalla Procura di Reggio Calabria (notoriamente poco affidabile)
solo un provvedimento di fermo. Questo grazie alle intercettazioni ad un famoso
‘ndranghetista (notoriamente molto affidabile!). L’avvocato B., non era nemmeno
indagato dunque, non ha retto la pressione mediatica de __________ e si è tolto
la vita domenica sera nella sua abitazione di Lugano. Questo è il giornalismo
assassino di PC 3 e accoliti. Altro che satira del _________. A meno che “pesce
rosso” o “leguleio” siano considerati gravi insulti. Ma oramai il moralismo di
certa gentaglia è arcinoto, si scandalizzano per gli annunci (legali) delle
prostitute e poi ammazzano la gente con il loro giornalismo “indipendente”.
Intanto L__________ di __________ avrebbe intenzione di licenziare PC 3 Sarebbe
ora ! Noi, intanto, abbiamo disdetto l’abbonamento a __________. E come noi
molti altri ticinesi, soprattutto nel Sottoceneri. 300 Franchi ben risparmiati
!

AP 1”.

                                         

                             3.1.4   ripetuta infrazione
contro la LF contro la concorrenza sleale

 

per avere, a Lugano e in altre località, mediante le pubblicazioni
degli articoli 5/6.12.2011 sul sito __________ e 7.12.2011 sul giornale “__________”
denigrato PC 1, società editrice del quotidiano __________ in particolare
sostenendo:

di avere disdetto l’abbonamento “come molti altri ticinesi”
a questo foglio, asseritamente reo d’aver indotto l’avv. __________ al suicidio
il 4/5.12.2011 per effetto dell’articolo pubblicato il 3.12.2011 dal titolo “Soldi
della mafia, avvocato di Lugano”, nel quale detto legale veniva accostato
ad una famiglia della ‘ndrangheta. 

 

                               3.2.   AP 1 è prosciolto
dall’imputazione di mancata opposizione a una pubblicazione punibile per i
punti 1.1, 1.2 lett. a), b), c) del decreto di accusa 4675/2012 del 18.10.2012
e del punto 3 del decreto di accusa 3917/2014 del 29.8.2014 

 

 

 

                               3.3.   AP 1 è condannato 

 

                            3.3.1.   alla pena pecuniaria di
90 (novanta) aliquote giornaliere da CHF 90.- (novanta) ciascuna per un totale
di CHF 8'100.- (ottomilacento).

L’esecuzione della pena è sospesa condizionalmente per un periodo
di prova di 2 (due) anni.

 

                            3.3.2.   alla multa di CHF
1’500.- (millecinquecento);

In caso di mancato pagamento la pena detentiva sostitutiva è
fissata in 17 (diciassette) giorni (art.106 cpv. 2 CP)

                                         

                            3.3.3.   La tassa di giustizia
di fr. 650.- e i disborsi relativi al procedimento di prima sede per
complessivi fr. 900.- rimangono integralmente a carico del condannato. 

 

                                   4.   L’istanza di
indennizzo 14.12.2015 di PC 1, è accolta limitatamente a fr. 9'525.60. 

 

                                   5.   Gli oneri
processuali d'appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.
3'000.00

-  altri disborsi                            fr.   
200.00

                                                     fr.
3'200.00

 

sono posti per 1/4 a carico di PC 1 e
per il resto (3/4) a carico di AP 1, che rifonderà a PC 1 CHF 2'000.- quale
indennità ridotta di appello.

 

                                   6.   Intimazione a:

	
   

  	
   

  

                                         

                                   7.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.