# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fd5bed00-a683-5a51-b019-9d1c1fdfdbba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 09.03.2010 (publiziert) 11.1997.00205
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1997-00205_2010-03-09.html

## Full Text

in fatto:                    A.   La
ditta X AG ha acquistato nel 1956 le particelle n. XX e XXX RFP di W dalla …..
SA, che a sua volta le aveva comperate nel 1951 dalla comunione ereditaria …….
In esito alla nuova misurazione catastale nel Comune di W, il perito unico avv.
__________, statuendo su reclami presentati dalla X AG e dallo Stato del
Cantone Ticino, ha attribuito allo Stato la proprietà di una striscia di
terreno lungo il Lago Maggiore corrispondente alle particelle n. XX e XXX della
vecchia mappa, confluita poi nella nuova particella n. YYY in proprietà dello
Stato (decisione del 20 luglio 1971, notificata alle parti il 31 gennaio 1972).
La camera di decantazione in disuso, posta sulla particella n. XXX, è stata inserita
come subalterno f nella particella n. ZZZ, rimasta di proprietà della X
AG.

 

B.  Con petizione
del 25 febbraio 1972 la X AG, divenuta nel frattempo XY AG, ha chiesto al
Pretore delle giurisdizione di Locarno Campagna che fosse accertata la sua
proprietà sulla superficie corrispondente alle vecchie particelle n. XX e XXX.
Con risposta del 14 aprile 1972 lo Stato del Cantone Ticino si è opposto alla
petizione. Nei successivi atti scritti le parti hanno ribadito il loro punto di
vista. La causa è rimasta sospesa dal 1977 al 1985 per trattative fra le parti,
che non hanno dato esito. In seguito all'entrata in vigore della legge sul
demanio pubblico, il 1° luglio 1987, il Pretore ha ordinato un ulteriore
scambio di allegati. Esperita l'istruttoria, le parti hanno confermato le loro
domande al dibattimento finale del 30 ottobre 1989 sulla scorta del rispettivo
memoriale conclusivo. Statuendo il 30 novembre 1989, il Pretore ha respinto la
petizione e ha posto le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1000.–, a
carico dell'attrice, tenuta a rifondere alla controparte fr. 2000.– per
ripetibili.

 

C. Contro la
sentenza appena citata la XY, divenuta nel frattempo XYQ AG, è insorta con un
appello del 29 dicembre 1989 nel quale ha chiesto, in riforma del giudizio
impugnato, di accogliere la petizione. La causa è stata nuovamente sospesa dal
25 gennaio 1990 al 7 giugno 1991 per ulteriori trattative, decadute infruttuose.
Nelle sue osservazioni dello stesso 7 giugno 1991 lo Stato del Cantone Ticino
ha proposto di respingere l'appello e di confermare la sentenza del Pretore.

 

D. La giudice
delegata di questa Camera ha completato l'istruttoria, facendo allestire il 19
luglio 1993 dal geometra ufficiale una planimetria delle particelle n. 318 e
313 che rilevasse i limiti del lago Verbano. Il 10 giugno 1994 la Camera ha esperito
un sopralluogo in presenza delle parti, le quali hanno avuto modo esprimersi
sul verbale e sulle fotografie. Esse hanno rinunciato al dibattimento finale.
Con sentenza del 25 luglio 1996 questa Camera ha accolto l'appello e ha
riformato il giudizio impugnato, nel senso che ha accertato la proprietà
dell'attrice sulla superficie litigiosa. Gli oneri processuali di entrambi i
gradi di giudizio sono stati posti a carico del convenuto.

 

E. Contro la
predetta sentenza lo Stato del Cantone Ticino è insorto al Tribunale federale
con un ricorso di diritto pubblico del 16 settembre 1996 in cui ha concluso per
l'annullamento del giudizio di appello. Statuendo il 13 agosto 1997, il
Tribunale federale ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza impugnata.
Esso ha ritenuto in sintesi che l'autorità cantonale ha “violato in modo
arbitrario, non applicandolo, il diritto cantonale, che esclude la proprietà
privata sulle rive dei laghi e dei corsi d'acqua”. Rimaneva nondimeno da
esaminare, secondo il Tribunale federale, se e in quale misura la superficie
litigiosa configurasse una cosa di dominio pubblico nel senso dell'art. 664 CC.

 

F. All'udienza
del 12 marzo 1998 la giudice delegata di questa Camera ha dato alle parti
l'occasione di esprimersi sulla planimetria allestita il 19 luglio 1993 dal
geometra ufficiale. Completata l'istruttoria, al dibattimento finale del 27
gennaio 2000 le parti hanno confermato in sostanza le loro domande,
l'appellante sulla scorta del proprio memoriale conclusivo.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Litigiosa
è unicamente la proprietà della striscia di terreno e della spiaggia indicate
nella vecchia mappa come particelle n. XX e XXX (doc. C; doc. A allegato 1
nell'incarto richiamato IV), confluite poi nella particella n. 318 RFD di W. La
qualità di demanio pubblico del lago è per converso incontestata. Nella sua
sentenza del 25 luglio 1996 questa Camera aveva ritenuto che l'appellante
avesse recato la prova della sua proprietà sull'area in esame, acquisita per
prescrizione ordinaria nel 1922, prima cioè che il Cantone Ticino escludesse la
proprietà privata sulle rive dei laghi promulgando la relativa legge del 9
ottobre 1952. Essa ha lasciato indecisa perciò la questione di sapere in che
misura la superficie litigiosa configurasse una “riva bianca” nel senso della
legislazione sul demanio pubblico. 

 

2. Statuendo sul
noto ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale ha escluso invece –
senza alcun riferimento a sue sentenze anteriori – qualsiasi diritto privato
sulla riva del lago dopo l'entrata in vigore della legge sul demanio pubblico
del 18 marzo 1986 (LDP: RL 9.4.1.1), e ciò senza riguardo all'epoca di
acquisizione. A suo modo di vedere la legislazione cantonale non viola la garanzia
della proprietà sancita dalla Costituzione federale (consid. 5c). Tale
giudizio, pubblicato in DTF 123 III 454, è stato criticato da Rey, stando al quale l'assegnazione
dell'area litigiosa allo Stato in un caso del genere difetta di una chiara base
legale (ZBJV 134/1998 pag. 484 in
alto). Giusto o sbagliato, nondimeno, esso vincola questa Camera (cfr. DTF 112
Ia 354 consid. 3c/bb). Le contestazioni sollevate dall'appellante riguardo alla
sentenza del Tribunale federale (memoriale conclusivo d'appello, punti 3 a 9)
sono quindi irricevibili, tanto più che le modifiche costituzionali entrate in
vigore nel frattempo non hanno portato modifiche di sostanza (cfr. anche DTF
126 I 218 consid. 3a). Ciò premesso, è necessario accertare quale porzione
della superficie litigiosa configuri una cosa di dominio pubblico.

 

3. Per l'art. 1
lett. a LDP fanno parte del demanio pubblico del Cantone le acque pubbliche,
ossia i laghi, i fiumi e gli altri corsi d'acqua. Le acque pubbliche
comprendono l'alveo e le rive dei laghi (art. 4 cpv. 1 LDP). Queste ultime si
estendono fino al massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie e comprendono,
in particolare, la fascia di terreno priva di vegetazione permanente o soltanto
con vegetazione acquatica (art. 4 cpv. 2 LDP). Il limite delle rive pubbliche
del lago Verbano è fissato per principio alla quota di 194.50 m sul livello del
mare (art. 2 cpv. 1 prima frase RLDP), ma può estendersi oltre qualora
sussistano elementi di confine inequivocabili (cpv. 2). La delimitazione prevista
dalla legislazione cantonale fra le rive pubbliche e i fondi soggetti alla
proprietà privata dei confinanti pare conforme alla nozione di demanio pubblico
sviluppata dalla giurisprudenza (cfr. la nota sentenza DTF 123 III 458 consid.
5a con rinvii).

 

4. In concreto
già si è accertato nel precedente giudizio del 25 luglio 1996 che l'area
corrispondente alla vecchia particella n. XX si presenta coperta di sabbia,
ghiaia ed erba acquatica (consid. 4, pag. 7 nel mezzo). Non si può quindi
seriamente negare che tale superficie configuri una riva del lago nel senso dell'art.
4 cpv. 2 LDP. Diverso è il caso per la vecchia particella n. XXX, già
menzionata negli estratti censuari come “riva lago semiproduttiva” (doc. I). In
occasione del sopralluogo del 10 giugno 1994, infatti, si è constatato che
presso il muro di sostegno che divide l'area contesa dal fondo n. YYY
dell'attrice, fuori del passo pedonale, cresce l'erba (fotografie n. 15 e 25).
Non tutta la superficie della vecchia particella n. XXX può quindi considerarsi
improduttiva a norma degli art. 664 CC e 4 cpv. 2 LDP. Né si può interpretare
il vecchio muro che corre tra le attuali particelle n. …. e ….. come un segno
inequivocabile di confine fra la proprietà privata e il demanio pubblico, come
reputa il primo giudice. Già durante il sopralluogo compiuto dal perito unico
nel 1969, infatti, il muro in questione risultava essere un muro di sostegno
(come ammette anche il convenuto nelle osservazioni all'appello). D'altro
canto, in precedenza il manufatto si trovava sul confine che correva lungo le
vecchie particelle n. XX e XXX e le delimitava dalle vecchie particelle n. 000
e 00 (doc. C), catalogate nei registri comunali. Il muro svolgeva quindi il
ruolo di segno di confine tra diverse proprietà private, oltre che di muro di
sostegno.

 

5. Per stabilire i
limiti del demanio pubblico – in mancanza di altri elementi di confine
inequivocabili a norma dell'art. 2 cpv. 2 RLDP – occorre pertanto dipartirsi
dalla linea di massimo spostamento delle acque alle piene ordinarie (art. 4
cpv. 2 LDP), che come detto è stata fissata per il lago Verbano a 194.50 m sul
livello del mare (art. 2 cpv. 1 prima frase RLDP). Tale limite è stato tracciato
dal geometra ufficiale nella nota situazione catastale 1:500 del 19 luglio 1993
(nell'incarto d'appello) e corrisponde alla linea segnata in rosso nella copia
del piano allegata all'odierno giudizio. L'area del vecchio fondo n. 100
compresa tra questa linea e il lago configura, in definitiva, una cosa di
dominio pubblico nel senso dell'art. 1 lett. a LDP e – conformemente a quanto
ha stabilito il Tribunale federale nella sentenza del 13 agosto 1997 –
appartiene allo Stato. Ciò, sempre secondo il Tribunale federale, a prescindere
da eventuali diritti privati acquisiti prima che il Cantone Ticino sancisse
l'inalienabilità delle rive dei laghi con l'entrata in vigore della relativa
legge del 9 ottobre 1952. Su questo punto l'appello appare destinato perciò
all'insuccesso.

 

6. La superficie del
vecchio fondo n. XXX compresa tra la linea segnata in rosso e la particella n.
YYY, situata sopra la linea di massimo spostamento delle acque alle piene
ordinarie, è suscettibile per converso di proprietà privata. Come si è detto
nella precedente sentenza del 25 luglio 1996, inoltre, l'appellante ha fornito
la prova dell'acquisto di proprietà per prescrizione ordinaria dopo il 1912. In
quell'anno, difatti, risultava iscritto nei pubblici registri come proprietario
delle vecchie particelle n. …. G D (volture catastali: doc. H e L). Nel 1916
sono subentrati a quest'ultimo, per successione, A, G e V D. Nel 1938 i fondi
sono stati venduti ai coniugi R e A M, per poi essere trapassati nel 1951 alla
comunione ereditaria M ed essere venduti nello stesso anno alla … SA, che li ha
infine ceduti nel 1956 all'appellante. Nessuno contesta che tali soggetti
abbiano posseduto i fondi pacificamente e in buona fede o che difettino in
concreto gli altri requisiti enunciati dall'art. 661 CC (cfr. Steinauer, Les droits réels, vol. II,
2ª edizione, n. 1580a segg.), né dagli atti emergono indizi o elementi in tal
senso. Già nel 1922 erano adempiute perciò le premesse della prescrizione
acquisitiva ordinaria, ogni successivo proprietario di buona fede potendo
invocare il possesso del suo autore in diritto (art. 941 CC). Al momento in cui
hanno alienato le vecchie particelle n. 99 e 100, quindi, gli eredi D erano di
pieno diritto proprietari dei fondi per effetto stesso della decorrenza del
termine decennale previsto dall'art. 661 CC. Se ne conclude, in ultima analisi,
che l'appello dev'essere parzialmente accolto e il giudizio del Pretore
riformato nel senso di accertare la proprietà dell'appellante sulla porzione
del vecchio fondo n. XXX compresa tra la particella n. YYY e la linea segnata
in rosso sulla planimetria allegata all'odierna sentenza.

 

7. Gli oneri
processuali seguono la vicendevole soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC).
L'appellante si vede riconoscere la proprietà di una superficie che corrisponde
grosso modo alla metà dell'area da egli rivendicata, sicché appare equo
addebitare le spese alle parti per metà ciascuno e compensare le ripetibili.
L'esito dell'attuale giudizio impone anche una riforma del dispositivo sulle
spese e le ripetibili di primo grado, che seguono il medesimo grado di
soccombenza.