# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bd2e4c58-2746-5370-bb19-a6630d3f7e94
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-06-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.06.2010 D-2115/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2115-2007_2010-06-02.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2115/2007/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2  g i u g n o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Christa Luterbacher;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato l'(...),
Bulgaria,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 22 febbraio 2007 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2115/2007

Fatti:

A.
Il  (...),  l'interessato –  originario  di  B._______  (Bulgaria)  con  ultimo 
domicilio  dal  1991  a  C._______  (Bulgaria)  –  ha  presentato  una 
domanda d'asilo in Svizzera. Ha dichiarato, in sostanza e per quanto è 
qui di rilievo (cfr. verbali d'audizione del 23 gennaio 2007 [di seguito: 
verbale  1]  e  del  14 febbraio 2007  [di  seguito:  verbale  2]  di  essere 
espatriato  per  il  timore  di  essere  ucciso  da  terzi,  in  particolare  a 
seguito delle minacce da parte di D._______ e suo figlio E._______, i 
quali  –  secondo  quanto  l'interessato  avrebbe  scoperto  in  seguito  – 
lavorerebbero  per  F._______  e  G._______,  a  capo  di 
un'organizzazione mafiosa detta "H._______" nonché al  potere della 
città  di  C._______. Nell'estate  2003,  l'interessato  avrebbe  chiesto  a 
D._______  e  E._______  un  prestito  per  finanziare  la  sua  attività, 
fissando la percetuale di riscossione mensile del prestito contratto al  
3%.  Nel  corso  del  tempo,  essi  avrebbero  preteso  una  percentuale 
maggiore fino ad arrivare al 20%. Affinché l'interessato continuasse a 
pagare,  i  medesimi,  avrebbero  cominciato  a  minacciare 
telefonicamente  l'interessato  e  la  sua  famiglia,  nonché,  quasi  ogni 
giorno, si sarebbero recati presso l'ufficio del medesimo, pretendendo 
il  pagamento  dovuto  ogni  mese.  Essi  avrebbero  altresì  preteso 
dall'interessato che egli  accettasse di  mettere loro a disposizione la 
sua sede lavorativa per smerciare della merce a lui sconosciuta. Verso 
la metà del 2006, l'interessato sarebbe stato invitato da detti individui  
a partecipare ad un meeting a favore di F._______ e G._______, a cui  
egli  si sarebbe rifiutato. L'interessato avrebbe continuato a versare a 
D._______ e suo figlio E._______ i soldi fino alla fine dell'(...) 2006. In 
occasione del loro ultimo incontro, all'inizio di (...)  2006, l'interessato 
avrebbe  detto  ai  suoi  malfattori  di  non  voler  più  pagare.  Di 
conseguenza,  l'interessato  si  sarebbe  rifugiato  per  due  settimane  a 
I.______ (Bulgaria) e poi a J._______ (Bulgaria), da dove sarebbe poi  
espatriato  definitivamente,  mentre  che  sua  moglie  e  i  suoi  figli  si 
sarebbero  trasferiti  a  K._______  (Bulgaria)  presso  i  genitori  di  lei.  
Dopo il suo espatrio, l'interessato avrebbe ricevuto minaccie più gravi, 
segnatamente delle e-mail minatorie.

A  sostegno  della  sua  domanda  d'asilo,  in  occasione  dell'audizione 
sommaria del 23 gennaio 2007, l'interessato ha prodotto una serie di 
documenti  presentati  come la decisione del  Tribunale  che attesta  la 
registrazione della sua società e di sua moglie (tre pagine), la copia 

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della  tessera  sulla  quale  figura  il  numero  di 
registrazione/identificazione  della  società  presso  il  Registro  di 
commercio, nonché l'originale della tessera di attestazione del registro 
delle imposte. 

B.
Con decisione del 22 febbraio 2007, notificata all'interessato il giorno 
medesimo (cfr. atto A 10/1),  l'UFM ha respinto la succitata domanda 
d'asilo.  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento 
dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
entro  il  19  aprile  2007,  verso il  suo Paese d'origine siccome lecita,  
esigibile e possibile. 

C.
Il 21 marzo 2007, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF) contro  la  menzionata  decisione 
dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione 
impugnata,  nonché  la  concessione  dell'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la 
concessione  dell'ammissione  provvisoria.  Ha  altresì  presentato  una 
domanda d'esenzione dal pagamento di un anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali. 

D.
Il  4  aprile  2007,  con  decisione  incidentale,  il  TAF ha  considerato  il 
gravame siccome privo di probabilità d'esito favorevole ed ha respinto 
la summenzionata domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo 
a copertura  delle  presumibili  spese processuali. Ha quindi  invitato il  
ricorrente a versare un siffatto anticipo di CHF 600.- a copertura delle 
presumibili spese processuali, con comminatoria d'inammissibilità del 
ricorso, in caso di mancato versamento di detto anticipo.

E.
Il  16  aprile  2007,  il  ricorrente  ha tempestivamente  versato  l'anticipo 
richiesto. 

Diritto:

1.
Il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art.  
31 e art. 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

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17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del 
26 giugno  1998  [LAsi,  RS 142.31]  e  art.  83  lett.  d  della  legge  sul 
Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui agli art. 48, 50 e 52 PA.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti  
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.

5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  che  le 
allegazioni  presentate  dal  richiedente  non  soddisferebbero  le 
condizioni di verosimiglianza previste dall'art.  7 LAsi, in quanto, da un 
lato, in punti  essenziali,  non sufficientemente motivate a tal  punto di  
dare  l'impressione  che  i  fatti  addotti  non  sarebbero  stati  vissuti 
personalmente dal richiedente e, dall'altro lato, perché contraddittorie 
e incompatibili con l'esperienza generale di vita o la logica dell'agire.  
In particolare, il richiedente non sarebbe stato in grado di descrivere in 
maniera precisa e convincente l'ultimo incontro che avrebbe avuto con 
D._______ e E._______, durante il  quale avrebbe comunicato loro il 
suo  rifiuto  di  continuare  a  pagare.  Inoltre,  il  ricorrente  si  sarebbe 
contraddetto  in  merito  alle  minacce  proferite  a  sua  moglie  e  al 
momento  in  cui  D._______  e  E._______  avrebbero  cominciato  ad 
aumentare la percentuale di riscossione della somma prestata, nonché 
circa il numero delle e-mail minatorie ricevute, come pure il momento 

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a  partire  dal  quale  avrebbe  ricevuto  le  telefonate  minatorie  e 
sarebbero cominciate le visite di D._______ e E._______. Peraltro, il 
comportamento del ricorrente in occasione del suo ultimo incontro con 
i  suddetti  due  individui,  nonché  la  definizione  delle  condizioni  del 
prestito da parte degli  stessi,  così  come il  fatto di  aver lasciato sua 
moglie e suo figlio in patria, in un luogo per lui non sicuro, sarebbero 
insensati  e  incoerenti. Infine,  l'UFM ha ritenuto che i  mezzi  di  prova 
prodotti  dal  richiedente  sarebbero  inadeguati,  in  quanto  non 
dimostrerebbero minimamente l'attendibilità dei suoi motivi  d'asilo, in 
particolare  delle  persecuzioni  allegate.  In  conclusione,  non  sarebbe 
quindi  riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  nella  fattispecie. 
Di conseguenza,  non  sarebbe  applicabile  il  principio  del  divieto  di 
respingimento  all'allontanamento  del  richiedente,  la  cui  esecuzione 
sarebbe  ammissibile,  ritenuto  che  non  vi  sarebbero  indizi  circa  il 
rischio di esposizione a trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione 
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101).  Detto  Ufficio  ha,  altresì, 
considerato che né la situazione politica del Paese d'origine, né altri  
motivi  relativi  al  richiedente o dal punto di  vista tecnico e pratico, si 
opporrebbero  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  medesimo  in 
detto Paese. 

5.2 Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti  quanto  al  timore  di 
perseguitato  dal  gruppo  "H._______",  il  ricorrente  fa  valere  che  le 
argomentazioni  dell'UFM sarebbero  irrilevanti  e  la  valutazione  delle 
sue dichiarazioni sarebbe del tutto soggettiva. Infatti, egli sostiene che 
le sue dichiarazioni non sarebbero vaghe e stereotipate, in quanto egli  
avrebbe  raccontato  tutto  quanto  poteva  e  nel  modo  più  preciso 
possibile. Inoltre, l'insorgente ritiene che le contraddizioni evidenziate 
dall'autorità  inferiore  –  per  le  quali  avrebbe  già  avuto  modo  di 
spiegarsi nel corso dell'audizione sui motivi d'asilo, a cui rinvia – non 
sarebbero  così  grossolane  da  giustificare  un  giudizio  di 
inverosimiglianza.  Di conseguenza,  in  ragione  della  verosimiglianza 
delle  sue  allegazioni  e  della  rilevanza  in  materia  d'asilo  dei  fatti 
addotti, gli sarebbe dovuta essere riconosciuta la qualità di rifugiato e 
concesso l'asilo ai sensi della LAsi. Infine, il ricorrente fa valere che – 
in caso di rinvio in Bulgaria – sarebbe esposto a trattamenti inumani e 
degradanti  vietati  dall'art.  3  CEDU,  ragione  per  cui,  in  applicazione 
dell'art.  14a  cpv.  1  della  nel  frattempo  abrogata  legge  federale  del 
26 marzo 1931  concernente  la  dimora  e  il  domicilio  degli 

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stranieri (LDDS) l'esecuzione del suo allontanamento non sarebbé né 
lecita né esigibile.

6.

6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

6.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri  
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili  
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (GICRA 1995 n. 23).

7.

7.1 Le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura 
si  esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non 
corroborate dal benché minimo elemento di seria consistenza. Inoltre, 
l'insorgente  si  è  limitato  a  pure  congetture,  non  fondate  su  alcun 
indizio  oggettivo,  con  riferimento  agli  evocati  fatti.  In particolare  il 

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ricorrente ha reso dichiarazioni contraddittorie proprio sulle condizioni 
del prestito che sarebbe a fondamento dei suoi motivi  d'asilo. Infatti, 
egli ha inizialmente affermato che secondo gli accordi doveva pagare il  
3% ogni mese (cfr. verbale 2 R24 pag. 4), mentre che, in seguito, egli  
ha dichiarato che "non c'era un accordo, non c'erano delle regole. Mi 
hanno  detto  semplicemente:  <<Bene,  eccoti,  lavora>>."  (cfr.  ibidem 
R39 pag. 5). Sebbene il ricorrente, subito dopo, sia ritornato sulla sua 
prima versione (cfr. ibidem R40-41 a confronto con R24), è palese che 
l'evocata contraddizione è grossolana e non lascia spazio a equivoci, 
contrariamente a quanto egli  pretende in sede di  ricorso (cfr. ricorso 
pag. 1), avendo per oggetto un punto essenziale della sua domanda 
d'asilo,  tanto  più  che  la  domanda  postagli  tendeva  chiaramente  e 
direttamente a sapere quali fossero gli accordi per la restituzione del  
prestito (cfr. ibidem D39 pag. 5). La contraddizione resa dal ricorrente, 
oltre ad essere  in  netta contrapposizione con il  resto dei  fatti  da lui 
addotti,  è  altresì  manifestamente  contraria  ad  ogni  logica  dell'agire.  
Segnatamente,  se  egli  avesse  effettivamente  richiesto  un  prestito, 
rispettivamente  l'avesse  realmente  ottenuto,  non  sarebbe  plausibile 
che  egli,  così  come i  suoi  mutuanti,  non  si  sarebbero  interessati  a 
fissare le  condizioni  di  tale prestito  (cfr. ibidem R39 pag. 5). Inoltre, 
sempre in merito al prestito in questione, il ricorrente si è contraddetto 
anche  sul  momento  in  cui  i  suoi  creditori  avrebbero  cominciato  ad 
aumentare,  rispettivamente  avrebbero  aumentato  l'ultima  volta  la 
percentuale per il  rimborso del presito. Da un lato, egli  ha dichiarato 
che la percentuale sarebbe stata aumentata al 5% dopo più o meno 
un anno dal prestito avvenuto nell'estate del 2003 (cfr. ibidem R44-46 
e  55  pag.  5),  mentre  che,  in  seguito,  ha  affermato  che  i  mutuanti 
avrebbero cominciato ad aumentare la percentuale a seguito del suo 
rifiuto  di  partecipare  al  meeting  in  sostegno  di  F._______  e 
G._______, verso fine maggio inizio giugno 2006 (cfr. ibidem R74-75). 
Dall'altro  lato,  l'insorgente  ha  dichiarato  che  la  percentuale  sarebbe 
stata  aumentata  l'ultima  volta  all'inizio  del  2006  (cfr.  ibidem  R87). 
Confrontato  a  tali  contraddizioni,  l'insorgente  non  ha  saputo  darne 
alcuna spiegazione,  bensì  ha mantenuto le  sue versioni  contrastanti 
sulle  fasi  relative  all'aumento  della  percentuale  (cfr.  ibidem  R87-90 
pag. 8). Se da un lato, alla luce delle evocate dichiarazioni, il prestito in 
favore  del  ricorrente  è  inverosimile,  dall'altro  lo  sono  parimenti  le 
asserite persecuzioni – sottoforma di minacce di morte – fatte valere 
dal  medesimo. Infatti,  in merito alle telefonate minatorie, il  ricorrente 
non  è  stato  in  grado  di  indicare  quando  sarebbero  cominciate, 
asserendo  inizialmente  che  sarebbe  stato  due  o  tre  mesi  prima  di 

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lasciare  il  suo  Paese  (cfr.  verbale  1  pag.  4)  e,  affermando, 
successivamente, di non ricordare (cfr. verbale 2 R29 pag. 4). Quanto 
alle visite da parte dei suoi mutuanti, nonché malfattori, l'insorgente ha 
affermato che le stesse sarebbero cominciate due anni prima del suo 
espatrio (cfr. verbale 1 pag. 5) per poi invece dichiarare che sarebbero 
state costanti negli ultimi tre anni (cfr. verbale 2 R34) e che sarebbero 
cominciate  già  dal  momento  in  cui  avrebbe  ricevuto  il  prestito 
(cfr. ibidem R53-55). Inoltre, il  ricorrente si è limitato a riferire che in 
occasione  di  tali  visite,  da  un  lato,  i  suoi  creditori  pretendevano  di 
essere  pagati  ogni  mese,  dall'altro  passavano  a  prendere  il  caffé, 
senza far allusione alcuna al carattere persecutorio o minatorio delle 
stesse (cfr. verbale 1 pag. 5 e verbale 2 R35 pag. 4). D'altronde, il TAF 
rileva  che  l'insorgente  stesso  ha  lasciato  presagire  l'assenza  o 
l'irrilevanza  di  qualsivoglia  persecuzione  nei  suoi  confronti,  sia  in 
relazione  alle  visite  che  alle  telefonate  che  avrebbe  ricevuto, 
allorquando  ha  affermato  invece  che  le  minacce  gravi  sarebbero 
cominciate  dopo  il  suo  espatrio  sottoforma  di  e-mail  minatorie 
(cfr. verbale  2  R61-62  e  R93).  Inoltre,  in  merito  a  quest'ultime,  il  
ricorrente ha reso delle dichiarazioni del tutto vaghe, contraddittorie e 
illogiche.  Innanzitutto,  egli  non  è  stato  in  grado  di  indicare  da  chi 
provenissero  tali  e-mail  (cfr.  verbale  1  pag.  4  e  verbale  2  R96-97 
pag. 8). Per di più, se da un lato il ricorrente ha riferito quale fosse il  
loro contenuto, dall'altro ha dichiarato che tali  e-mail consisterebbero 
in semplici tentativi di entrare nella sua posta elettronica (cfr. verbale 1  
pag. 4 e verbale 2 R97-99). Di conseguenza, si desume che egli non 
abbia  in  realtà  ricevuto  alcuna  e-mail  né  tantomeno  abbia  potuto 
conoscerne  il  contenuto. D'altronde,  se  fosse  stato  il  contrario,  egli 
avrebbe  potuto  apportare  senza  problemi  di  sorta  una  copia  delle 
suddette  e-mail  intimidatorie.  In  aggiunta,  a  sostegno 
dell'inverosimiglianza delle  persecuzioni  fatte valere  dal  ricorrente,  il  
TAF sottolinea che il comportamento del ricorrente è alquanto illogico. 
Infatti,  il  ricorrente non sarebbe espatriato da solo, lasciando la sua 
famiglia in Bulgaria, dove non vi sarebbe secondo lui un posto sicuro 
per se stesso, se avesse realmente temuto per sua moglie e per i suoi 
figli,  i  quali  sarebbero  stati  a  suo  dire  altresì  minacciati  e  ricercati  
(cfr. verbale  1  pag.  4  e  verbale  pag.  2  R24,  R30  e  R103).  A  tal  
proposito,  peraltro,  il  ricorrente  si  è  anche  contraddetto,  affermando 
che  sua  moglie  non  avrebbe  avuto  contatti  con  i  creditori 
(cfr. verbale 2  R80-83  pag.  8).  In  siffatte  circostanze,  non  soccorre 
quindi  l'insorgente  l'allegazione  secondo  cui  i  suoi  familiari  non 
avrebbero avuto i documenti per espatriare, se davvero essi, come il 

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ricorrente,  sarebbero  stati  minacciati  e  perseguitati  (cfr.  verbale  2 
R104 pag. 9). Infine, è altresì contrario ad ogni logica dell'agire che, se 
il ricorrente fosse stato effettivamente perseguitato, rispettivamente se 
avesse avuto un timore di  persecuzioni  future, non avrebbe di  certo 
comunicato ai  creditori,  in  occasione del loro ultimo incontro, la sua 
partenza  e  non  li  avrebbe  salutati  (cfr.  verbale  2  R60  pag.  6).  In 
conclusione, quindi, visto tutto quanto sopra, questo Tribunale ritiene 
che l'UFM ha rettamente considerato che le dichiarazioni del ricorrente 
non  soddisfano  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste  dall'art.  
7 LAsi.

7.2 Infine, considerata l'inverosimiglianza del racconto del ricorrente, 
contrariamente  a  quanto  quest'ultimo  pretenderebbe  (cfr. verbale  1 
pag. 5; verbale 2 R101 pag. 9 e ricorso pag. 1), non vi sono motivi per  
ritenere che il ricorrente non possa ottenere dalle competenti autorità 
in  Patria,  se  opportunamente  sollecitate,  un'appropriata  protezione 
contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  da  parte  di  terzi  nei  suoi 
confronti.

7.3 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  sul  punto  di 
questione  dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento, 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

8.
Il ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

9.

9.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20). 
Giusta  tale  norma  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 
possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

9.2
9.2.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  7  del  presente 
giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in 

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Bulgaria possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr.

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3  CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  
esposto, nel Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti  
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui il  
ricorrente possa essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale ed 
immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni, 
contrariamente  a  quanto  egli  ha  preteso  in  maniera  stereotipata  in 
sede di ricorso (cfr. ricorso pag. 2). In altri termini, quest'ultimo non ha 
saputo  fornire  un  insieme  d'indizi,  oppure  presunzioni  non 
contraddette, sufficientemente gravi, precisi e concordanti quo ad un 
pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti che si ritengono contrari  
alle disposizioni sopraccitate.

9.2.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

9.3
9.3.1 Inoltre,  in  Bulgaria  non  vige  attualmente  una  situazione  di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale.

9.3.2 Quanto alla  situazione personale dell'insorgente,  egli  è ancora 
giovane,  ha  una  formazione  professionale  quale  (...)  ed  ha  già  alle 
spalle tre anni di esperienza in questo settore, avendo costituito una 
ditta in proprio, della quale era direttore (cfr. verbale 1 pag. 2 e verbale 
2 D3 e D9 pag. 2). Inoltre, l'insorgente dispone di un'importante rete 

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sociale in Patria, ritenuto segnatamente che vi risiedono sua moglie e i 
loro tre figli, nonché sua sorella e i suoi suoceri (cfr. verbale 1 pag. 2 e 
verbale 2 D10-11 pag. 1). Infine, il ricorrente non ha, altresì, preteso 
nel  gravame di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute tali  da giustificare 
un'ammissione  provvisoria  (GICRA  2003  n.  24),  senza  che  da  un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  sua 
permanenza  in  Svizzera  per  motivi  medici.  In  siffatte  circostanze, 
l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  adempiti  i  presupposti  per 
formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive 
possibilità per il  medesimo di  un adeguato reinserimento sociale nel 
suo Paese d'origine, tanto più che l'insorgente potrà,  se necessario, 
richiedere un adeguato aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d 
LAsi.

9.3.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ragionevolmente  esigibile  nella  fattispecie  (art. 
83 cpv. 4 LStr).

9.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  il 
ricorrente,  usando  della  dovuta  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni 
documento  necessario  al  rimpatrio,  in  particolare  rinnovare  il 
passaporto  in  originale  che  egli  ha  depositato  agli  atti,  avendo  tra 
l'altro  a  disposizione  l'originale  della  sua  carta  d'identità  altresì 
depositata  nel  dossier,  la  quale  è  all'ora  attuale  ancora  valida 
(cfr. risultanze  processuali).  L'esecuzione  dell'allontanamento  è 
dunque pure possibile.

10.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e la 
querelata decisione confermata.

11.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

12.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art.  63 
cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

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sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale  del  21  febbraio  2008  [TS-TAF, RS  173.320.2]).  Esse  sono 
computate con l'anticipo spese, di CHF 600.-, versato dal ricorrente il  
16 aprile 2007. 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Esse sono  computate  con  l'anticipo  spese,  di  CHF 600.-,  versato  il  
16 aprile 2007 dal ricorrente.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia) 
- L._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione:

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