# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 63f03155-98ac-5ed4-99ec-4faae39c0827
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-10-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 09.10.2023 9.2022.145
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2022-145_2023-10-09.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2022.145

  	
  Lugano

  9 ottobre 2023 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Damiano
  Bozzini

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  segretaria

  	
   

  Scheurich

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  
	
   

  	
   

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda la remunerazione del curatore;

  

 

 

 

giudicando
sul reclamo del 19 agosto 2022 presentato da RE 1 contro la decisione emessa il
25 luglio 2022 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   RE 1 è nata il 1994
ed è domiciliata a __________.

 

                                  B.   Con decreto
supercautelare n. 148.2020 del 31 luglio 2020 l’Autorità regionale di
protezione __________ (in seguito: Autorità di protezione) ha istituito a
favore di RE 1 una curatela generale ai sensi dell’art. 398 CC e nominato quale
curatore __________.

                                  C.   Con decisione n.
194.2020 del 28 settembre 2020 l’Autorità di protezione ha revocato la curatela
generale e istituito una curatela di rappresentanza con amministrazione dei
beni giusta l’art. 394 e 395 CC confermando __________ quale curatore.

 

                                  D.   Con scritto 25
febbraio 2022 il curatore ha riferito che la pupilla ha acquisito autonomia e
autodeterminazione ed è seguita dal medico psichiatra Dr. med. __________.
Pertanto, ha chiesto la revoca del mandato di curatela.

 

                                  E.   Con certificato
medico 26 aprile 2022 il Dr. med. __________ ha attestato la stabilità del
quadro clinico della paziente e ha concordato con la sospensione della misura
di curatela amministrativa.

 

                                  F.   Con decisione 6
maggio 2022 l’Autorità di protezione, sulla base dell’art. 399 cpv. 2 CC, ha
revocato con effetto immediato la curatela di rappresentanza con
amministrazione dei beni in favore di RE 1. Il curatore è stato invitato a
presentare la sua richiesta di mercede e spese per quanto svolto durante il
periodo dal 01.01.2022 al 06.05.2022 entro 30 giorni dalla notifica della
predetta decisione.

 

                                  G.   In data 30 maggio
2022 __________ ha presentato il rendiconto finanziario (finale) per il periodo
dal 01.01.2022 al 06.05.2022, chiedendo di riconoscergli una mercede di fr.
809.15 e un’indennità per le spese di fr. 195.07.

 

                                  H.   Con decisione 25
luglio 2022 l’Autorità di protezione ha approvato il rendiconto finanziario (finale)
e riconosciuto a __________ una mercede di fr. 809.15 e un’indennità per le
spese di fr. 195.07, poste a carico di RE 1.

 

                                    I.   Con reclamo 19
agosto 2022 RE 1 è insorta contro la suddetta decisione contestando la mercede
riconosciuta al curatore. Secondo lei, egli avrebbe fatturato più ore di quelle
effettivamente svolte durante il suo mandato, tacciandolo di “profittatore”.
Inoltre ritiene che i costi della curatela debbano essere accollati all’Ente
pubblico.

 

                                   J.   Con osservazioni 9
settembre 2022 __________ ha contestato le allegazioni della reclamante,
precisando inoltre che non avrebbe rinunciato a fatturare “tante prestazioni”
svolte durante il suo mandato.

 

                                  K.   Con scritto 15
settembre 2022 l’Autorità di protezione ha comunicato di non avere osservazioni
da formulare riguardo al reclamo 19 agosto 2022.

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle
Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni sono impugnabili
mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella
composizione di un giudice unico (art. 450 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del
Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut,
pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto
processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   Nel suo
apprezzamento, l'Autorità – in virtù del principio inquisitorio illimitato che
governa il diritto di filiazione – non è vincolata né alle dichiarazioni delle
parti né alle prove da loro fornite (DTF 130 III 734, consid. 2.2.2-2.2.3; 129
III 417, consid. 2.1.1.-2.1.2; 128 III 411, consid. 3.2.1; 122 III 408, cons.
3d).

                                         Il citato principio vale
anche per la regolamentazione delle relazioni personali (sentenze del Tribunale
federale 5A_69/2011 del 27 febbraio 2012 consid. 2.3; 5C.58/2004 del 14 giugno
2004 cons. 2.1.2).

                                         Esso impone all’autorità
di chiarire i fatti e prendere in considerazione d’ufficio tutti gli elementi
che possono essere importanti per rendere una decisione conforme al bene del
minore. L’Autorità può istruire la fattispecie secondo il proprio
apprezzamento, amministrando finanche le prove in modo inabituale (BSK ZPO,
Mazan/Steck, ad art. 296 CPC; Meier/Stettler, Droit de la filiation, 6° ed.,
2019, nota 1764 pag. 492; sentenza del Tribunale federale 5A_991/2015 del 29
settembre 2016, consid. 6.2, non pubblicato al DTF 142 III 612), sollecitare
rapporti, di propria iniziativa, anche se tale modo di procedere non è previsto
dal diritto di procedura cantonale (FamKomm Erwachsenenschutz, Steck, art. 446
CC n. 11; DTF 128 III 411, consid. 3.2.1). Questo principio non dispensa
tuttavia le parti dal dovere di collaborare attivamente alla procedura e di
esporre le proprie tesi (sentenza del Tribunale federale 5A_69/2011 del 27
febbraio 2012, consid. 2.3).

 

                                   3.   In virtù dell’art.
425 CC alla fine del suo ufficio il curatore rimette all’Autorità di protezione
degli adulti un rapporto finale e, se del caso, consegna il conto finale. Ai
sensi dell’art. 425 cpv. 2 CC l’Autorità di protezione degli adulti esamina e
approva il rapporto e il conto finale come fa con i rapporti e i conti
periodici. Il curatore adempie i suoi compiti con la stessa diligenza cui è
tenuto il mandatario secondo le disposizioni del Codice delle obbligazioni
(art. 413 cpv. 1 CC; CommFam Protection de l’adulte,Häfeli, n. 2 ad art. 413
CC).

 

                                         Contrariamente ai conti e
ai rapporti periodici, il conto (o rendiconto finanziario) e il rapporto
(o rapporto morale o rendiconto morale) finale hanno uno scopo
meramente informativo, e non di controllo dell’esercizio della curatela. Come
sancito dalla giurisprudenza, essi devono dunque essere approvati se adempiono
al loro dovere di informazione quanto all’attività svolta. L’Autorità di
protezione non deve pronunciarsi su eventuali carenze del curatore, in quanto
sia l’approvazione del conto finale che l’approvazione del rapporto finale non
hanno effetti diretti di diritto materiale e non hanno valore di scarico (décharge)
completo del curatore; in particolare, l’approvazione di tali documenti non
esclude l’esercizio di un’azione in responsabilità nei confronti di
quest’ultimo giusta gli art. 454 e 455 CC (STF 5A_274/2018 del 21 settembre
2018, consid. 4.3.1; STF 5A_714/2014 del 2 dicembre 2014, consid. 4.3). Occorre tuttavia tenere in considerazione
che l’approvazione del conto gli conferisce un’accresciuta forza probante e
dunque una presunzione di correttezza, non solo dal profilo formale (STF
5A_714/2014 del 2 dicembre 2014, consid. 4.3; Langenegger,
Erwachsenenschutzrecht, 2015, ad art. 415 CC n. 4).

 

                               3.1.   Con il suo gravame, la
reclamante non sembra contestare l’approvazione del rendiconto finanziario
finale nel suo complesso. Ciò detto, a titolo abbondanziale va rilevato che,
nel caso in esame, trattandosi di un rendiconto finale, il documento riveste
uno scopo meramente informativo. Contrariamente ai conti e rapporti periodici,
esso non costituisce quindi più uno strumento di gestione della curatela (cfr.
MEIER, Droit de la protection del l’adulte, 2016, n. 1161 pag. 562) e nella
misura in cui adempie alla sua funzione, non spetta all’Autorità di protezione
– né, su reclamo, a questo giudice – pronunciarsi su eventuali carenze o
negligenze della curatrice. Si rammenta infatti che l’approvazione del
rendiconto finale non comporta lo scarico del curatore e non pregiudica
un’eventuale azione in responsabilità di cui agli art. 454-455 CC.

 

                                   4.   Le censure della
reclamante si focalizzano sulla congruità della remunerazione riconosciuta al
curatore. RE 1 allega che dal primo ottobre 2021 gestirebbe “autonomamente e
in modo indipendente” il suo salario. Inoltre, la reclamante asserisce che
nel 2022 avrebbe incontrato __________ “solo una volta (…), in un parcheggio
della stazione di servizio sul __________ (durata massima 15 min.) per firmare
il rendiconto 2021-2022”. La fatturazione di 16.18 ore di lavoro tra il 1o
gennaio 2022 e il 6 maggio 2022 da parte del curatore non sarebbe quindi
giustificata e quest’ultimo viene addirittura tacciato di profittatore. In
altri termini, il monte ore esposto
non corrisponderebbe all’effettivo onere generato dalla gestione della curatela.

                                         Dal canto suo, il curatore
respinge le allegazioni della reclamante, precisando inoltre che non avrebbe
fatturato “tante prestazioni” svolte durante il suo mandato.

 

                               4.1.   Giusta l'art. 404 CC il curatore ha diritto a un compenso adeguato e al rimborso
delle spese necessarie, pagati con i beni dell’interessato. In caso di curatore professionale i relativi importi sono
corrisposti al datore di lavoro (cpv. 1); l’autorità di protezione degli adulti
stabilisce l’importo del compenso. A tal fine tiene conto in particolare
dell’estensione e della complessità dei compiti conferiti al curatore (cpv. 2);
i Cantoni emanano le disposizioni d’esecuzione e disciplinano il compenso e il
rimborso delle spese per i casi in cui gli stessi non possano essere pagati con
i beni dell’interessato (cpv. 3).

 

                                         Ai
sensi dell'art. 49 LPMA i curatori hanno diritto a un compenso commisurato al
lavoro svolto e alla situazione patrimoniale del pupillo.

 

                                         In
base all'art. 16 ROPMA i curatori hanno diritto per le loro prestazioni a un
compenso fissato dall’autorità di nomina, nonché al rimborso delle spese (cpv.
1); all’assunzione del mandato l’autorità di protezione definisce con il
curatore la remunerazione oraria e il tempo presumibilmente necessario per
l’esecuzione del mandato (cpv. 2); la domanda di indennità ed il conteggio
delle spese vanno presentati per approvazione all’autorità competente con il
rendiconto annuale (cpv. 3); il curatore può chiedere il rimborso delle spese o
un anticipo sull’indennità già nel corso dell’anno (cpv. 4).

 

                                         In
virtù dell'art. 17 ROPMA l’indennità è stabilita tenendo conto dell’estensione
e della complessità dei compiti conferiti (cpv. 1); è riconosciuta un’indennità
compresa fra i fr. 40.– e i fr. 80.– l’ora (cpv. 3); il curatore è tenuto ad
informare tempestivamente l’autorità di protezione qualora l’impegno superi il
tempo lavoro concordato all’assunzione del mandato (cpv. 3); per le trasferte
con autoveicoli viene riconosciuta un’indennità di fr. 0.60/km; per le altre il
costo del biglietto di seconda classe dei mezzi di trasporto pubblici e, ove
indicato dal criterio di economicità, eventuali abbonamenti (cpv. 4).

 

                                         Le
spese (ad esempio per telefono, veicolo, spese postali, pasti, ecc.) non sono
incluse nel compenso forfettario o nell’orario, ma devono essere rimborsate
separatamente, dietro presentazione di giustificativi, oppure anche in forma
forfettaria (COPMA, Guide pratique Protection de l’adulte, n. 6.45, pag. 194).

 

                               4.2.   Per stabilire
l’importo del compenso, oltre all’estensione e alla complessità dei compiti
conferiti al curatore, elementi espressamente menzionati all’art. 404 cpv. 2
CC, l’Autorità di protezione deve tenere conto anche della natura
dell’assistenza fornita, del tempo (ragionevolmente) investito dal curatore,
delle competenze particolari richieste per l’espletamento dei compiti e della situazione
finanziaria della persona interessata dalla misura. A tale fine, l’Autorità di
protezione dispone di un largo potere d’apprezzamento (DTF 145 I 183, consid.
5.1.3).

 

                               4.3.   Nel caso in esame, il
curatore ha esposto una nota d’onorario per la mercede di fr. 809.15, pari a
16.18 ore ad una tariffa oraria di fr. 50, oltre a fr. 195.07 per il rimborso
spese. L’Autorità di protezione, tramite la decisione impugnata, gli ha
riconosciuto quanto esposto.

 

                               4.4.   Nella decisione
impugnata, l’autorità di protezione afferma che dai controlli è emersa una
concordanza fra gli importi esposti dal curatore e i documenti giustificativi prodotti.
Nel suo reclamo, RE 1 si limita ad esprimere il suo generico dissenso riguardo
alle fatturazioni esposte dal curatore senza addurre nessun mezzo di prova a
sostegno delle sue affermazioni. La reclamante non allega nessun elemento
rilevante che sia atto a confutare le conclusioni dell’Autorità di protezione e
a dimostrare che l’onorario del curatore non sia stato stabilito in maniera
adeguata, in particolare che il monte ore consacrato all’espletamento del
mandato sarebbe stato abusivamente maggiorato o che il curatore avrebbe fatturato
delle prestazioni non realmente eseguite. Il gravame della reclamante va quindi
respinto su questo punto.

 

                                   5.   La reclamante
contesta anche la messa a suo carico della remunerazione del curatore,
ritenendo che essa dovrebbe essere accollata all’Ente pubblico.

 

                               5.1.   In linea di principio, e come già nel
diritto previgente, tutti i costi delle misure ufficiali di protezione –
adottate nell'interesse e a beneficio delle persone bisognose di aiuto (cfr. art. 388 cpv. 1 CC) – devono essere posti a carico delle
medesime (Messaggio concernente la modifica del CC,
protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione del
28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391, pag. 6440). Tuttavia, se i costi della
misura di protezione non possono essere prelevati sui beni dell’interessato in
ragione della sua indigenza, la collettività pubblica deve farsene carico (Reusser, in: BSK
Erwachsenenschutz, 2012, ad art. 404 CC n. 31; Fountoulakis, in: Handkommentar zum
Schweizer Privatrecht, 3. ed. 2016, ad art. 404 CC n. 6; Fassbind, in: OFK – ZGB
Kommentar, 3. ed. 2016, ad art. 404 CC n. 3). Per la
disciplina di tali casi, l’art. 404 cpv. 3 CC prevede una delega legislativa
nei confronti dei Cantoni. A prescindere dall’assenza di definizione di un
minimo intangibile del patrimonio del curatelato nella legislazione cantonale,
è pacifico che l’onere delle spese della curatela non può privare il curatelato
dei pochi mezzi che ha (Reusser, BSK
Erwachsenenschutz, ad art. 404 CC n. 45).

 

                                         L’art. 19 LPMA prevede che
i costi di gestione (compenso, spese, tasse) della misura di protezione sono a
carico della persona interessata o di chi è tenuto al suo sostentamento (cpv.
1); se la persona interessata o chi altrimenti è tenuto al suo sostentamento
non vi fa fronte, tali costi sono anticipati dall’Autorità regionale di
protezione (cpv. 2). Gli anticipi effettuati dall’Autorità regionale di
protezione nel corso degli ultimi 10 anni possono essere recuperati, presso
l’interessato, tenuto conto del suo fabbisogno (cpv. 3 lett. a).

 

                                         Anche la legge cantonale
(come l’art. 404 cpv. 1 CC) prevede dunque che i costi delle misure ufficiali
di protezione siano di principio a carico dell’interessato. Se l'interessato
non dispone dei mezzi sufficienti, ai sensi dell’art. 19 cpv. 2 e 3 LPMA
l'obbligo retributivo passerà a carico dell'ente pubblico, con diritto di
regresso (v. anche STF 5A_422/2014 del 9 aprile 2015 consid. 8.1).

 

                               5.2.   Secondo
l’art. 49 LPMA, i curatori hanno diritto a un compenso commisurato al lavoro
svolto e alla situazione patrimoniale del pupillo; il compito di concretizzare
quanto previsto all’art. 404 CC è demandato al Consiglio di Stato.

                                         Mediante questa
norma, il Parlamento cantonale ha quindi a sua volta delegato all’Esecutivo il
compito di regolamentare i casi in cui gli importi dovuti al curatore a titolo
di remunerazione e di rimborso spese non possano essere pagati con i beni
dell’interessato.

                                         Il Consiglio di Stato,
nell’emanare il Regolamento della legge sull’organizzazione e la procedura in
materia di protezione del minore e dell’adulto, ha precisato che le spese della
misura di protezione, quando anticipate dall’Autorità regionale di protezione e
non recuperate dall’interessato o da chi è tenuto al suo sostentamento, sono a
carico del Comune di domicilio della persona interessata (art. 3 cpv. 3 ROPMA).
Agli art. 16, 17 e 18 ROPMA ha inoltre disciplinato il principio e le modalità
di calcolo della remunerazione del curatore.

                                         Al di là di tali disposti,
il regolamento in questione non indica alcun parametro per definire in quali
casi, ai sensi degli art. 404 cpv. 3 CC e 49 LPMA, l’interessato non possa fare
fronte alle spese della curatela in quanto indigente. Nonostante la menzionata
delega legislativa, la normativa cantonale è silente in merito alle condizioni
che devono essere adempiute affinché l’ente pubblico anticipi e sopporti i
costi della misura di protezione ai sensi dell’art. 19 cpv. 2 LPMA.

 

                               5.3.   Come rammenta la
giurisprudenza federale, spetta pertanto al giudice colmare la lacuna riscontrata
(DTF 130 V 472 consid. 7, DTF130 III 241 consid. 3.3, DTF 127 V 442 consid. 2b;
v. anche sentenza CDP del 7 giugno 2017, inc. 9.2017.80, consid. 3).

                                         Con pronuncia del 13
settembre 2018 (sentenza CDP inc. 9.2016.223 consid. 5; nel frattempo
confermata con sentenza CDP del 15 novembre 2018, inc. 9.2018.152 consid. 4;
sentenza CDP del 15 novembre 2018, inc. 9.2018.133 consid. 4; sentenza CDP del
20 novembre 2018, inc. 9.2018.166 consid. 4; sentenza CDP del 4 dicembre 2018,
inc. 9.2018.161 consid. 2.6), questo giudice ha precisato la sua pregressa
giurisprudenza e ha ritenuto adeguato fissare dei valori soglia al di sotto dei
quali la remunerazione del curatore dovrà essere presa a carico dell’ente
pubblico, prevedendo un minimo intangibile (“riserva di soccorso”) dell’importo
di fr. 5'000.– per persona sola, fr. 10'000.– per coppia (sposata o in unione
domestica registrata, non in regime di separazione dei beni) e fr. 2'500.– per
ogni figlio minorenne al cui mantenimento provvede, limitata ad un massimo di fr.
12'500.– per nucleo familiare. Qualora la situazione patrimoniale
dell’interessato, attestata dal rendiconto presentato dal curatore all’Autorità
regionale di protezione (cfr. art. 16 cpv. 3 ROPMA) dia atto di una sostanza
netta inferiore a tali importi, la sua remunerazione dovrà essere presa a
carico dall’ente pubblico (ovvero, in Ticino, dal Comune di domicilio). I costi
della curatela potranno dunque essere sopportati dall’interessato solo nella
misura in cui non intaccano le soglie definite sopra.

 

                               5.4.   Nella fattispecie, dal
rendiconto finanziario finale presentato dal curatore ed approvato dall’Autorità
di protezione emerge che la sostanza netta della reclamante, in data 6 maggio
2022, è deficitaria di fr. 4'764.15.– (attivi per fr. 57'915.33.– a fronte di passivi per fr. 62'679.48.–). Tale importo si situa al di sotto del minimo intangibile
sancito dalla giurisprudenza sopraccitata. Pertanto, i costi della curatela non
possono essere accollati a RE 1 ma devono essere presi a carico dall’Ente pubblico,
nel caso concreto dal Comune di __________. Il gravame della reclamante merita
accoglimento su questo punto.

 

                                   6.   Gli oneri processuali
seguono la soccombenza. In considerazione del parziale accoglimento del
reclamo, tali oneri dovrebbero essere ripartiti tra le parti risultate
soccombenti, nella fattispecie la reclamante e l’Autorità di protezione. Ciononostante,
l’accoglimento della censura riguardante l’accollamento dei costi della
curatela equivale a un’integrale soccombenza dell’Autorità di protezione.

Viste le
circostanze, si prescinde dal prelievo di tasse e spese. Nella misura in cui la
reclamante ha presentato reclamo in prima persona non si giustifica l’assegnazione
di ripetibili.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il reclamo è parzialmente
accolto.

 

                               1.1.   Di conseguenza, la
mercede di fr. 809.15.– e l’indennità per le spese di fr. 195.07.– a favore del
curatore __________ sono accollate al Comune di __________.

 

                                   2.   Non si prelevano
spese e tasse di giustizia. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

  

 

                                         Comunicazione:

                                         - 

 

Il
presidente                                                         La
segretaria

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.