# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1ff934e9-73f5-5a9b-907f-5b68716299fd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-10-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 06.10.2020 12.2020.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2020-60_2020-10-06.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2020.60

  	
  Lugano

  6 ottobre 2020/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa inc. n. SO.2019.3322
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, promossa c

volta
a ottenere la ricusazione del Pretore nella causa formante l’inc. n. OR.2019.90
promossa con petizione 13 maggio 2019 da 

 

	
   

  	
  PI 1 

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

	
   

  	
   

  RE
  1  

  patrocinata dall’avv.  PA 1 
  

   

   

  	 

a
sua volta mirante a ottenere la condanna della convenuta al pagamento di 

fr. 69'230.50;

 

istanza alla quale la PI
1 si è opposta, così come ha fatto il ricusando Pretore CO 1, e che il Pretore
Matteo Pedrotti ha respinto con sentenza 4 maggio 2020, caricando all’istante
le spese di fr. 300.-;

 

reclamante l’istante RE
1, che con atto 15 maggio 2020 chiede di riformare il querelato giudizio
nel senso di accogliere l’istanza di ricusa e di conseguentemente fare divieto
al Pretore CO 1 di procedere a ogni ulteriore trattazione della causa inc. n.
OR.2019.90 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, con protesta di
spese e ripetibili;

 

preso
atto che il Pretore CO 1 non ha prodotto alcuna risposta nel termine
impartitogli;

 

mentre la PI 1, con scritto
8 giugno 2020, si è limitata a dichiarare di non avere nessuna osservazione da
formulare;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   In
data 14 novembre 2015 L__________ O__________, a quel tempo titolare della __________
Sagl, ha concluso un accordo di cessione del ramo d’azienda della sua società
con RE 1, per la concretizzazione del quale sono stati sottoscritti tre
contratti distinti ma tra loro strettamente interconnessi. 

Il primo era un contratto di lavoro a tempo
indeterminato ma con una durata minima di due anni con cui quest’ultima lo ha
assunto a partire dal 1. gennaio 2016 con il “rango” di direttore.

Il secondo era un “contratto di cessione del ramo
di azienda” stipulato tra __________ Sagl e RE 1 con il quale la prima ha
in particolare ceduto alla seconda i suoi clienti indicati nell’allegato n. 1
all’accordo, nonché le due collaboratrici F__________ C__________ e V__________
A__________, per un corrispettivo complessivo di fr. 120'000.-.

Il terzo era quello denominato “accordo
integrativo” con il quale L__________ O__________ e RE 1, in applicazione
di quanto stabilito con il contratto parallelo citato, hanno pattuito che per
il primo anno (e solo per quello) il compenso dovuto al primo dalla seconda per
l’apporto di new business avrebbe dovuto corrispondere a fr. 80'000.- da
versare entro il 30 aprile 2016 e a fr. 50'000.- da pagare entro il 31 luglio
2016, con la clausola che “nel caso in cui più del 10% dei clienti ceduti
preferisca trasferire il mandato ad altra fiduciaria piuttosto che accettare il
subentro di RE 1, la rata finale per luglio 2016 potrà subire variazioni
conseguenti, in proporzione alla diminuzione percentuale. Le parti si impegnano
a negoziare detto evento in buona fede, tenuto conto del minor valore apportato
rispetto al budget originario”.

 

I rapporti tra le parti si sono presto incrinati,
tanto che con lettera 26 gennaio 2017 consegnata a mano, RE 1 ha notificato a L__________
O__________ la disdetta ordinaria del rapporto di lavoro, per poi, con scritto
16 febbraio 2017, tramutarla in risoluzione con effetto immediato per motivi
gravi. Contemporaneamente anche le collaboratrici provenienti da __________ SA
sono state licenziate.

 

Dal canto suo, RE 1 ha versato alla controparte
unicamente la prima tranche di fr. 80'000.- relativa al compenso per l’apporto
di nuovi affari (premio di produzione), mentre la seconda parte di quanto
concordato, cioè fr. 50'000.-, è rimasta impagata. 

Il 31 marzo 2017 L__________ O__________ ha così fatto
spiccare dall’UE di Lugano nei confronti della società datrice di lavoro il PE
n. __________ per tale importo.

 

Dalle divergenze tra le parti sono scaturite varie
vertenze di diversa natura e meglio una procedura penale avviata con la
denuncia da parte di RE 1 nei confronti di L______ O_______ per truffa,
appropriazione indebita e amministrazione infedele (ancora pendente presso il
Ministero pubblico, inc. n. MP.2017.4875), una procedura direttamente portata
in appello dalla società nei confronti del dipendente per concorrenza sleale
(inc. n. 10.2017.7, ancora pendente), una procedura avviata dalla PI 1,
cessionaria delle pretese dell’assicurato ex art. 29 LADI, di fronte alla
Pretura di Lugano per la condanna di RE 1 al pagamento di fr. 69'230.50
relativi alle indennità disoccupazione versate, e la procedura per l’incasso
dei fr. 50'000.- e il rigetto definitivo dell’opposizione al menzionato PE. 

 

                                         Le due ultime procedure
sono state assunte dal Pretore CO 1.

                                      

                                   2.   Come
indicato sopra, con petizione 13 maggio 2019 la PI 1, quale cessionaria del
credito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 LADI, ha convenuto in giudizio RE 1 per
ottenerne il pagamento di fr. 69'230.50 oltre interessi, relativi alle
indennità di disoccupazione versate a L__________ O__________ nel periodo dal
28 marzo 2017 al 31 dicembre 2017.

                                      

                                         Con
risposta 14 giugno 2019 la convenuta ha chiesto la reiezione della petizione, sostenendo
che la disdetta con effetto immediato per causa grave era giustificata da
validi motivi sicché nulla era dovuto.

 

                                         Dopo
la replica del 4 luglio 2019 e prima della duplica del 23 agosto 2019, con le
quali le parti si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande, RE
1 ha presentato due istanze di ricusa distinte nei confronti del Pretore CO 1
per le due procedure a lui sottoposte che la vedevano coinvolta come convenuta.

 

                                         Il
21 novembre 2019 ha avuto luogo l’udienza di prime arringhe della causa di
merito, mentre il 4 e il 12 marzo 2020 si sono svolte le due tornate di
audizioni testimoniali.

 

                                   3.   Con l’istanza di
ricusa qui in oggetto, RE 1 ha lamentato il fatto che in occasione dell’udienza
3 luglio 2019 nella causa parallela avviata da L__________ O__________ (inc. n.
OR.2018.156), il Pretore CO 1 avrebbe portato il discorso sul licenziamento in
tronco di quest’ultimo nonostante la questione non avesse alcun legame con
l’oggetto della vertenza, chiedendo ai testi quali fossero state le cause della
disdetta. Inoltre, fuori verbale, egli avrebbe più volte affermato che “quelle
cause erano manifestamente insufficienti” e che “la disdetta in tronco
non era giustificata”, così come avrebbe chiesto (sempre senza che vi fosse
una verbalizzazione) se L__________ O__________ aveva contestato il
licenziamento in tronco e avviato una causa per il risarcimento dei danni per
disdetta ingiustificata commentando che se non l’aveva fatto “faceva
beneficienza ad RE 1”. In questo modo, secondo l’istante, il giudice
avrebbe anticipato la sua opinione su una questione centrale della causa e
meglio l’esistenza o meno di un motivo grave di licenziamento.

 

                                         La PI 1, nelle sue
osservazioni del 18 luglio 2019, ha semplicemente chiesto la reiezione
dell’istanza di ricusa e mostrato preoccupazione per il rischio di accumulare
ritardi nella procedura.

 

                                         Il Pretore CO 1, con
scritto 29 luglio 2019 ha pure chiesto che l’istanza di ricusa sia respinta,
senza però esprimersi in alcun modo sugli addebiti e limitandosi a rilevare che
la causa era ancora in fase preparatoria, che la fase dibattimentale non era
ancora stata avviata e che “non ho ancora letto gli atti e i documenti di
quell’incarto sul quale non ho evidentemente maturato alcun convincimento e,
altrettanto evidentemente, non ho anticipato alcun giudizio”.

 

                                         L’istante ha replicato spontaneamente
l’8 agosto 2019 e il 27 febbraio 2020 ha sollecitato una decisione in merito al
nuovo giudice Matteo Pedrotti che aveva rilevato la procedura dal collega
inizialmente incaricato, passato al beneficio della pensione per raggiunti
limiti d’età a fine 2019, deplorando il fatto che “il Pretore CO 1 procede
nella causa O__________ contro RE 1 come se l’istanza di ricusa non esistesse”.

 

                                   4.   Con sentenza 4
maggio 2020 il Pretore Matteo Pedrotti ha respinto l’istanza di ricusa mentre
che, con parallela decisione di medesima data ha accolto quella introdotta in
relazione alla procedura della causa inc. n. OR.2018.156 avviata da L__________
O__________ contro RE 1.

 

                                         Per quanto qui d’interesse,
il magistrato incaricato, dopo aver illustrato le norme e i principi
applicabili alla ricusa, ha concluso per l’inesistenza di elementi d’intensità
tale da imporre l’esclusione dal procedimento del Pretore CO 1. In particolare
egli ha accertato che: (i) vista la pluralità e l’interconnessione degli
accordi tra le parti che stanno alla base delle varie procedure, non vi era
alcun motivo concreto che impedisse al giudice di porre domande anche sulla
fine del rapporto di lavoro e il licenziamento; (ii) dal verbale dell’udienza
in questione non risultava che vi fosse stata una puntuale contestazione in
aula sul tema specifico; (iii) nessuno dei passaggi del verbale indicati dalla
ricusante fondava un oggettivo timore di prevenzione; (iv) espressioni di
perplessità – anche forti e financo al limite dell’inopportuno (con riferimento
al fare beneficienza) – circa la fondatezza della tesi giudiziaria non erano da
sole sufficienti a oggettivare una prevenzione del giudice, dovendosi ritenere
che questi, al momento della motivazione, sarà in grado di fondarsi unicamente
sulle risultanze istruttorie e sul diritto, a maggior ragione perché le
perplessità contestate erano state espresse in altra causa e prima
dell’assunzione di tutte le prove; (v) il fatto che il Pretore CO 1 avesse
continuato a trattare il procedimento senza attendere l’esito della ricusa fosse
delicato non bastava per fondare una prevenzione.

 

                                   5.   Con il reclamo 15
maggio 2020 RE 1 ha chiesto di annullare la sentenza impugnata e riformarla nel
senso di accogliere l’istanza e decretare la ricusa del Pretore CO 1 da ogni
ulteriore trattazione della procedura inc. n. OR.2019.90, con protesta di
tasse, spese e ripetibili di entrambe le sedi.

                                         La ricorrente, dopo
aver illustrato i fatti, da pagina 12 inizia a confrontarsi concretamente con
la decisione impugnata. In modo particolare sostiene che il Pretore Matteo
Pedrotti ha erroneamente concluso che non sussisterebbero elementi di intensità
tale da imporre l’esclusione dal procedimento del magistrato ricusato: in primo
luogo egli avrebbe mancato di dare il giusto peso al fatto che il Pretore CO 1
si è spinto arbitrariamente fuori tema trattando la questione del licenziamento
nella causa parallela promossa da L__________ O__________ ed esprimendosi a
favore di questi e della PI 1 evocando una giurisprudenza del Tribunale
federale (STF 4C_291/2005 del 13 dicembre 2015), tra l’altro dal suo punto di
vista “citata a sbalzo”. Inoltre il Pretore incaricato di decidere della
ricusa avrebbe accertato in maniera manifestamente errata che dal verbale
dell’udienza del 3 luglio 2019 non risulterebbe che vi sia traccia delle
esternazioni del ricusato poiché egli ha usato le espressioni licenziamento in
tronco “sprovvisto di causa grave” e dettato che “soltanto” la PI
1 aveva fatto causa alla convenuta. Inoltre, a suo dire, è determinante il
fatto che il Pretore CO 1 non abbia contestato i fatti che gli sono stati
rimproverati. Inoltre il primo giudice avrebbe sbagliato a non considerare che
il ricusato, pur esprimendosi in occasione di un’udienza di un’altra causa, non
possa avere, come ha a suo dire fatto, preso posizione anticipando il giudizio
della causa qui in discussione. Infine, pure errato, sarebbe l’avere
considerato solo “delicato” il fatto che il Pretore CO 1 abbia
continuato a trattare il procedimento senza curarsi dell’esito della ricusa.

 

                                   6.   In base alla
clausola generale di cui all’art. 47 cpv. 1 lett. f CPC chi opera in seno a
un’autorità giudiziaria si deve ricusare se potrebbe avere una prevenzione
nella causa. Questa situazione si concretizza quando, tenuto conto di tutti gli
elementi di fatto e processuali concreti del singolo caso, emergono circostanze
atte a far sorgere dubbi sull’imparzialità del giudice (STF 4A_27/2020 del 25
giugno 2020 consid. 3.1).

                                         Tra questi indizi vi
possono essere delle dichiarazioni rese prima o durante la procedura dal
giudice che attestano che egli si è già formato un’opinione sull’esito della
causa (Bohnet, Commentaire Romand
CPC, 2 ed., n. 41 ad art. 47). L’anticipazione del giudizio è quindi di per sé
un motivo di ricusa, fermo restando che il solo fatto di esprimere la propria
opinione su un aspetto di natura giuridica nell’ambito della procedura o in
un’altra causa non è di per sé sufficiente per rendere dubbia la sua
imparzialità nel giudicare una vertenza nella quale si pone la stessa questione,
a meno che non sussistano ragioni oggettive per pensare che egli persisterà su
quella linea anche al momento dell’emanazione della sentenza pur sapendo che
non è quella corretta (Bohnet, op.
cit, n. 41 ad art. 47). Un’anticipazione del giudizio è pure un elemento
adeguato a giustificare una ricusa, ritenuto comunque che di norma la
formazione di un’opinione preliminare nella mente di un magistrato non ne
pregiudica l’imparzialità se egli è in grado sino alla conclusione della
procedura di staccarsi da tale opinione sulla base di argomenti pertinenti e
delle risultanze istruttorie e non dia un’impressione diversa (DTF 134 I 238
consid. 2.3).

 

                                         Un magistrato, non potendo
prescindere dalla sua natura umana, non può impedirsi di riflettere sin dalle
prime battute sulla vertenza e sulla sua fondatezza e dunque dall’avere delle
idee e delle opinioni in merito. Certo, il suo ruolo impone grande riserbo
nell’esprimerle, ma il fatto di esternarle non significa affatto che egli sia
di per sé più prevenuto di colui che inizia a ragionare sulla vertenza e
sondare le varie possibili soluzioni. Quello che è determinante è che il
processo decisionale che lo porterà al giudizio finale rimanga sempre aperto e
libero da ogni condizionamento e che non vi sia oggettiva apparenza del
contrario.

 

                                   7.   Nella fattispecie, è
vero che il Pretore CO 1 non ha contestato di aver posto domande a dei testi
sentiti il 3 luglio 2019 nell’ambito della causa parallela avviata da L__________
__________ contro la qui reclamante in merito ai motivi del suo licenziamento
in tronco e di aver affermato che queste erano manifestamente insufficienti,
richiamando la sentenza del Tribunale federale 4A_385/2017 (DTF 144 III 93),
così come di aver chiesto all’attore se non aveva ancora contestato la disdetta
in tronco e promosso una causa di risarcimento danni per disdetta
ingiustificata rilevando che se non lo aveva fatto faceva beneficienza ad RE 1.
Il medesimo giudice ha parimenti chiarito con scritto 28 luglio 2019 che sino a
quel momento non aveva ancora letto gli atti della causa inc. n. OR.2019.90 in
cui si inserisce la presente procedura di ricusa, né i relativi documenti, di
modo che non aveva ancora maturato alcun convincimento né anticipato alcun
giudizio.

 

                                         Ora, anche volendo dare
per ammesso quanto da lui non contestato, se è indubbio, come rettamente
rilevato dal Pretore Matteo Pedrotti, che il Pretore CO 1 si è espresso in
maniera inappropriata e, con l’espressione “fare beneficienza” finanche
inadeguata, l’atteggiamento da lui assunto non assurge a motivo sufficiente per
ammettere l’esistenza di elementi tali da riconoscere una prevenzione,
rispettivamente una parvenza oggettiva di prevenzione da parte sua.

 

                               7.1.   In primo luogo, in
base a quanto indicato nell’istanza di ricusa, la prevenzione risulterebbe
evidente nel fatto di aver chiesto quali fossero le cause del licenziamento in
tronco nell’ambito di una causa il cui oggetto era l’adempimento del contratto
di cessione della clientela e non quello della disdetta. L’argomentazione è del
tutto inconsistente, poiché seppur non direttamente utili al giudizio, simili
tematiche non sono completamente staccate dal contesto fattuale sul quale era
fondata quella causa. Inoltre non è così inusuale che in assenza di obiezioni
specifiche di una delle parti - che qui non risultano essere state sollevate
non essendovene traccia nel verbale – in occasione delle audizioni di testimoni
si vada fuori tema. 

                                         A questo va aggiunto che
l’argomento dei motivi della disdetta è stato toccato in maniera superficiale,
come emerge dalle pag. 22 e 23 del verbale 3 luglio 2019 della teste C__________
T__________, richiamate esplicitamente da RE 1 nella sua istanza di ricusa. Dalle
sue risposte, dalle relative domande e dal fatto che siano state poste
nell’ambito di un’altra procedura non incentrata sulla disdetta del rapporto di
lavoro, contrariamente all’opinione della ricorrente, non si può oggettivamente
desumere una prevenzione o l’apparenza d’imparzialità del giudice, come
rettamente concluso dal Pretore Matteo Pedrotti.

 

                               7.2.   Per la ricorrente, la
parzialità del giudice CO 1 risulterebbe chiara dal fatto che egli abbia
affermato fuori verbale che quelle cause erano insufficienti a giustificare un
licenziamento in tronco e dalla sua citazione, a sostegno di questa tesi, della
sentenza del Tribunale federale concernente il caso di un dipendente di una
fiduciaria condannato per tratta di esseri umani relativo a donne africane e il
cui licenziamento in tronco era stato considerato ingiustificato (a detta della
reclamante sarebbe la STF 4C.291/2005 del 13 maggio 2005).

 

                                         A prescindere dal fatto
che il Pretore CO 1 abbia commesso un’imprudenza a esprimersi in quella sede su
una tematica che sapeva essere oggetto di separata procedura e a citare della
giurisprudenza senza prima avere tutti gli elementi a disposizione per poter
valutare se questa si poteva applicare alla fattispecie, questo suo
comportamento non è di per sé tale da fondare il legittimo sospetto che egli
avesse già maturato una convinzione definitiva. Come egli stesso ha precisato
nelle sue osservazioni, a quello stadio non aveva ancora letto gli allegati
della causa tra la PI 1 e RE 1 e nemmeno aveva ancora proceduto a raccogliere
le prove. È del tutto credibile, e non sussistono indizi per supporre il
contrario, che questo suo modo di agire non era espressione di una presa di
posizione definitiva e dunque, non permetteva di concludere, per usare le
parole del Pretore Matteo Pedrotti, che egli “sarebbe rimasto schiavo di una
qualsiasi sua valutazione, per quanto espressa in termini imprudentemente
perentori”. D’altronde, seppur il fatto non sia stato esplicitamente
contestato, non è dato a sapere quali siano state esattamente le espressioni
usate dal Pretore né quale sia stato il contesto nel quale sono state enunciate.

 

                               7.3.   Dai verbali di
audizione della teste C__________ T__________ del 3 luglio 2019 (pag. 22 e 23)
non emergono assolutamente, come già rilevato nella sentenza qui in disamina,
elementi che inducano a ipotizzare una prevenzione del verbalizzante. Gli stralci
riportati nell’istanza e nel reclamo non sono, a una lettura oggettiva, tali da
lasciar trasparire un pregiudizio sulla causa relativa alla disdetta del
rapporto di lavoro. Non contengono valutazioni addebitabili al Pretore e non
alla parte, né è stata allegata una violazione dei principi di verbalizzazione sanciti
dall’art. 176 cpv. 1 CPC. 

 

                                         In quest’ottica non va
trascurato il fatto che la teste in questione ha sottoscritto personalmente la
trascrizione della sua deposizione, condividendola, e che all’audizione erano
presenti i legali di entrambe le parti, che non hanno sollevato alcuna
obiezione.

 

                               7.4.   Questa conclusione non
cambia neppure se, unitamente a quanto precede, si considerano la domanda posta
fuori verbale dal Pretore CO 1 a L__________ O__________ e il relativo
commento, e meglio se egli aveva contestato la disdetta in tronco e promosso
una causa per risarcimento del danno conseguente, rispettivamente che se non
l’aveva fatto faceva beneficienza ad RE 1.

 

                                          Sempre
partendo dal presupposto che in assenza di contestazioni su questi fatti da
parte dell’interessato si possa considerare (almeno formalmente) che tali frasi
siano state da lui proferite, non è possibile trarne elementi a sufficienza per
consentire di concludere a favore di un’oggettiva apparenza di prevenzione del
Pretore CO 1. Pur trattandosi di commenti che avrebbero potuto e dovuto essere
evitati, essi sono stati espressi in un momento in cui l’istruttoria della
causa sulla disdetta in tronco non era ancora stata avviata e dunque senza basi
di valutazione della fattispecie solide, sicché non vi è motivo di credere che
colui che le ha esternate vi si sarebbe sentito vincolato, rispettivamente vi
si sentirà vincolato, per il resto della procedura e per la decisione finale di
merito. 

 

                                         La perentorietà delle
dichiarazioni pretorili e il fatto che il magistrato abbia, secondo la tesi
della reclamante la cui fondatezza qui non occorre approfondire, citato come
decisiva una giurisprudenza a suo dire non applicabile al caso specifico, non
ne indeboliscono, da soli, la posizione e l’apparenza di imparzialità, non
essendo indizi tali da poterne concludere che una decisione nel merito era a
quel momento già stata irrimediabilmente presa. 

                                         Anzi, esprimendosi in
maniera aperta di fronte a entrambe le parti e ai loro patrocinatori, il
giudice ha fornito a esse, semmai ve ne fosse stato bisogno, informazioni utili
sui punti da focalizzare. Quanto avvenuto può essere considerato una
discussione dal carattere provvisorio su questioni tecniche di diritto
(analogamente a DTF 134 I 238 consid. 2.4), la cui portata, essendo stata
effettuata con gli avvocati delle parti, non poteva loro sfuggire (DTF 134 I 238
consid. 2.4). A maggior ragione se i contenuti e i riferimenti
giurisprudenziali non erano per nulla pertinenti come sostenuto. 

 

                                   8.   Da ultimo, a detta
della ricorrente, il primo giudice avrebbe pure erroneamente soppesato
l’importanza del comportamento processuale del Pretore CO 1 che, invece di
sospendere la procedura in attesa dell’esito della ricusa, ha continuato a
trattare la pratica e ad assumere le prove. Questo in un contesto nel quale da
una parte l’attrice lo aveva sollecitato, con scritto 18 luglio 2019, a
definire la pratica al più presto, mentre dall’altra la convenuta lo aveva, a
sua detta, a più riprese reso attento sull’opportunità di sospendere il suo
operato nella procedura.

 

                                         La ricorrente non spiega
tuttavia perché questo fatto costituirebbe un motivo per imporre una decisione
di ricusazione e già per ciò solo, su questo tema, la sua impugnativa è
irricevibile per carente motivazione. 

 

                                         Ciò posto, RE 1 non può
essere seguita nemmeno in questa sua presa di posizione. In effetti, se da un
lato come indicato dal Pretore Matteo Pedrotti, la sospensione della procedura
giudiziaria - ad eccezione dell’evasione delle questioni urgenti e
improrogabili - a fronte di una domanda di ricusazione del giudice incaricato
di trattare la stessa appare essere ragionevole e consigliata per motivi di
economia procedurale, dall’altro non è possibile dedurre dalla violazione di
questo “principio” una prevenzione o una parvenza di prevenzione del magistrato
in questione. In assenza di ulteriori indizi che possano far pensare che questo
modo di agire derivi da una sua parzialità nella trattazione della vertenza,
sarebbe errato considerarlo quale fondamento per l’accoglimento della domanda
di ricusazione, essendo i motivi che ne potrebbero essere all’origine innumerevoli
e legati a questioni che esulano dalla vicinanza a una parte e alle sue tesi
piuttosto che all’altra.

 

                                   9.   Per tutto quanto
precede il reclamo deve essere respinto, nella misura in cui è ricevibile. Le
spese processuali di questo giudizio vanno poste a carico della reclamante,
risultata soccombente (art. 106 CPC).

                                         Non si assegnano né
ripetibili né indennità d’inconvenienza.

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC e la LTG

 

 

decide: 

 

                                   1.   Il reclamo 15 maggio
2020 di RE 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile. 

 

                                   2.   Le spese processuali
della procedura di reclamo di complessivi fr. 500.- sono a carico della
reclamante. Non si attribuiscono né indennità né ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -      

  -       

  -  

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 2

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

                       

 

Rimedi
giuridici (pagina seguente)

 

 

Contro
la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso
è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia
di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74
cpv. 1 LTF). Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge
federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non
sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini
ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte
che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un
ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una
sola e medesima istanza (art. 119 LTF).