# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 349bda39-8f9a-5522-88a7-80646a476746
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-09-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.09.2025 D-6022/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6022-2024_2025-09-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6022/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  s e t t e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Contessina Theis;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 28 agosto 2024. 

 

 

 

D-6022/2024 

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Visto 

la domanda d’asilo che l’interessato, cittadino turco di etnia curda, ha pre-

sentato in Svizzera il 18 febbraio 2024 (cfr. atto della Segreteria di Stato 

della migrazione [di seguito: SEM o autorità inferiore] n. […]-4/2), 

il verbale dell’audizione sui motivi d’asilo svolta con il richiedente il 18 luglio 

2024 (cfr. atto SEM n. 26/13), 

la decisione del 28 agosto 2024, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 

n. 37/1), con cui la SEM non ha riconosciuto lo statuto di rifugiato al mede-

simo, ha respinto la sua domanda d’asilo e pronunciato il suo allontana-

mento dalla Svizzera, nonché l’esecuzione di tale misura (cfr. atto SEM 

n. 36/10), 

il ricorso del 24 settembre 2024 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

25 settembre 2024) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale o TAF), con cui il ricorrente ha postulato, in via prin-

cipale, l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento dello 

statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; in via subordi-

nata, l’ammissione provvisoria in tale Paese per inammissibilità e/o inesi-

gibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; egli ha presentato altresì 

istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, 

i mezzi di prova allegati al ricorso, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, in virtù dell’art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

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il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo (artt. 3 e 7 LAsi), sono nozioni giuridiche che il Tribunale esamina 

liberamente (cfr. THOMAS SEGESSENMANN, Wegfall der Angemessen-

heitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 2/13, pag. 11-20); che il Tribunale 

non è inoltre vincolato dai motivi e dalle argomentazioni addotte dalle parti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico con l’approvazione di una seconda 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, di riflesso, la sentenza è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in virtù 

dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, non avendo il ricorrente addotto nuovi fatti o mezzi 

di prova dirimenti per il giudizio, 

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

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elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5), 

che, giusta l’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve inoltre provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che, in particolare, sono inverosimili le 

allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); che la dottrina e la giurispru-

denza riconoscono determinati elementi per riconoscere la verosimiglianza 

delle allegazioni: quest’ultime devono essere sufficientemente fondate, 

concludenti e plausibili (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1), 

che, nella propria richiesta, il richiedente ha sostanzialmente addotto che 

nel 2014 la sorella maggiore si sarebbe unita al Partito dei Lavoratori del 

Kurdistan (PKK) e che, da tale momento, né egli né i genitori avrebbero più 

avuto contatti con la stessa, né avrebbero ricevuto sue notizie; che, nel 

2017, il fratello maggiore si sarebbe recato in Svizzera, ove risiederebbe 

attualmente in qualità di cittadino naturalizzato; che, sin dall’infanzia, l’in-

sorgente avrebbe subito pressioni e discriminazioni a causa della propria 

appartenenza etnica e del coinvolgimento della sorella con il PKK; che tale 

circostanza avrebbe determinato l’attribuzione di terrorista all’intera fami-

glia; che, dopo il raggiungimento della maggiore età, l’interessato avrebbe 

iniziato a essere preso di mira dalle autorità e sarebbe stato sottoposto a 

detenzione in tre diverse occasioni, ossia il (…), il (…) e il (…), allo scopo 

di estorcergli informazioni riguardanti la sorella e il fratello; che quest’ul-

timo, recatosi in Turchia nel 2022, sarebbe stato arrestato, processato e 

condannato a causa della sorella, riuscendo tuttavia a fare ritorno in Sviz-

zera; che, durante i soprammenzionati interrogatori, l’insorgente sarebbe 

stato oggetto di gravi percosse e, in occasione dell’ultimo fermo, avrebbe 

persino perso conoscenza a causa delle violenze subite; che da tale mo-

mento soffrirebbe d’asma; che, timoroso per la propria incolumità e con-

vinto che a carico dell’intera famiglia esistano dei dossier segretati, egli 

avrebbe deciso di espatriare; che egli avrebbe lasciato il Paese legalmente, 

utilizzando i propri documenti di identità originali; che egli teme, in caso di 

rientro in Turchia, di essere ucciso a causa della propria appartenenza et-

nica e del legame familiare con una militante del PKK; che, a sostegno 

della propria domanda, il richiedente ha prodotto, oltre alla propria carta 

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d’identità originale, i seguenti mezzi di prova: la fotocopia di un verbale di 

interrogatorio (cfr. mezzo di prova SEM [di seguito: mdp SEM] n. 1), la fo-

tocopia di due atti giudiziari relativi al fratello (cfr. mdp SEM n. 2-3), una 

fotografia raffigurante una donna in divisa militare (cfr. mdp SEM n. 4), una 

fotografia che lo ritrae in un letto d’ospedale, un’immagine che mostra una 

ferita, nonché un video che documenta la medesima lesione (cfr. mdp SEM 

n. 5-6), 

che, in estrema sintesi, la SEM ritiene nella decisione avversata che le di-

chiarazioni del richiedente in merito alle violenze subite da parte delle au-

torità turche, nonché l'affermazione secondo cui l’intera famiglia sarebbe 

sottoposta a sorveglianza e oggetto di dossier segretati, non soddisfino le 

condizioni di verosimiglianza disposte all’art. 7 LAsi, in quanto caratteriz-

zate da elementi vaghi e, a tratti, contradditori; che i mezzi di prova versati 

agli atti non permetterebbero di sostenere la verosimiglianza delle proprie 

allegazioni; che non sussisterebbe per l’interessato il timore di essere sot-

toposto in futuro a misure persecutorie nell’ambito del servizio militare in 

caso di ritorno in patria; che, infine, i pregiudizi addotti in ragione della pro-

pria etnia non avrebbero un’intensità tale da costituire una persecuzione 

rilevante ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato, 

che, censurando la violazione del diritto federale (artt. 3 e 7 LAsi), l’insor-

gente contesta la valutazione dell’autorità opponente, affermando che le 

persecuzioni subite in patria sarebbero rilevanti e le sue dichiarazioni in 

merito sarebbero verosimili; che egli teme, in caso di ritorno in Turchia, di 

subire gravi persecuzioni a causa della propria appartenenza etnica e del 

ruolo della sorella nel PKK; che egli ha inoltre prodotto i seguenti ulteriori 

mezzi di prova: un verbale dell’università riguardante la situazione del fra-

tello (cfr. allegato n. 2 al ricorso), un verbale di segretezza (cfr. allegato n. 3 

al ricorso), due foto ritraenti una donna in divisa militare (cfr. allegato n. 4 

al ricorso), due foto asseritamente raffiguranti il ricorrente con la sorella 

(cfr. allegato n. 5 al ricorso), un rapporto riguardante la situazione della 

sorella (cfr. allegato n. 6 al ricorso), un “rapporto di famiglia” (cfr. allegato 

n. 7 al ricorso), un “certificato di indirizzo di residenza in patria” (cfr. allegato 

n. 8 al ricorso) e un “atto di nascita” (cfr. allegato n. 9 al ricorso) dell’insor-

gente, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica tuttavia che le argomentazioni ricorsuali 

non intaccano le corrette conclusioni alle quali è giunta l’autorità inferiore 

per i motivi che seguono, 

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che, come correttamente rilevato dalla SEM, le dichiarazioni dell’insor-

gente in merito alle violenze subite da parte delle autorità turche, nonché 

l'affermazione secondo cui l’intera famiglia sarebbe oggetto di osserva-

zione e di dossier segretati risultano essere inverosimili ai sensi dell’art. 7 

LAsi e, in particolare, vaghe e, a tratti, contradditorie; che, segnatamente, 

le dichiarazioni relative all’ultimo fermo si rivelano incoerenti; che egli ha 

affermato di essere stato fermato il (…) e condotto all’ufficio di sicurezza, 

dove sarebbe stato posto in detenzione preventiva; che solamente il giorno 

successivo sarebbe stato interrogato e, in tale occasione, avrebbe subito 

violenti percosse tali da perdere conoscenza e necessitare un ricovero 

ospedaliero; che, tuttavia, il verbale d’interrogatorio, riprodotto in copia (cfr. 

mdp SEM n. 1), reca la data del (…), corrispondente al giorno del fermo e 

non a quello dell’interrogatorio; che, in tale deposizione, il ricorrente ha de-

nunciato il fatto di essere stato percosso dagli agenti delle forze dell’ordine; 

che appare tuttavia singolare che, mentre sarebbe stato oggetto di violenze 

durante l’interrogatorio da parte degli agenti, questi avrebbero comunque 

deciso di mettere a verbale tale denuncia; che il documento risulta inoltre 

sottoscritto dall’interessato, ciò che non avrebbe potuto fare se fosse stato 

privo di sensi come da lui dichiarato; che, richiamato a tali incongruenze, 

egli ha poi fornito delle spiegazioni prive di coerenza (cfr. atto SEM n. 26/13 

D72-D75); che le ulteriori giustificazioni fornite in sede ricorsuale, consi-

stenti sostanzialmente nel richiamare dei vuoti di memoria, non risultano 

dagli atti e appaiono pertanto sollevate ai meri fini di causa, 

che il soprammenzionato verbale d’interrogatorio (cfr. mdp SEM n. 1) ri-

porta altresì che nei confronti dell’insorgente sarebbe stato emesso un di-

vieto d’espatrio e che lo stesso sarebbe stato sottoposto all’obbligo di firma 

settimanale; che, pertanto, risulta difficilmente comprensibile come egli ab-

bia potuto lasciare legalmente il Paese, tenuto conto anche del fatto che il 

fratello sarebbe stato arrestato proprio in aeroporto; che, confrontato a tali 

aspetti, il ricorrente ha fornito delle spiegazioni incoerenti e prive di plausi-

bilità, affermando di non essersi mai presentato per adempiere all’obbligo 

di firma e sostenendo che, al momento dell’espatrio, i passatori avrebbero 

provveduto alla rimozione del divieto d’espatrio dietro pagamento di “maz-

zette” (cfr. atto SEM n. 26/13 D81-D83); che il Tribunale ritiene che, qualora 

egli fosse effettivamente riuscito ad espatriare nonostante il divieto vigente, 

avrebbe dovuto essere in grado di fornire spiegazioni più dettagliate e cir-

costanziate, 

che, come correttamente rilevato dalla SEM, risulta difficilmente compren-

sibile per quale ragione le autorità avrebbero dovuto rivolgere al ricorrente 

domande concernenti la sorella, atteso che quest’ultima si sarebbe unita al 

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PKK nel 2014, epoca in cui egli aveva soltanto (…) anni; che, al riguardo, 

il ricorrente si è limitato ad affermare che, in quanto minorenne, le autorità 

non avrebbero potuto interrogarlo, ma che al compimento della maggiore 

età avrebbero iniziato a rivolgergli domande (cfr. atto SEM n. 26/13, D56–

D58); che, peraltro, non si comprende per quale motivo egli dovrebbe ri-

schiare il carcere o addirittura la pena di morte per una scelta attribuibile 

alla sorella e risalente all’epoca della sua infanzia, mentre il padre conti-

nuerebbe a vivere indisturbato presso il proprio domicilio, nonostante – se-

condo quanto riferito – le autorità avrebbero posto domande e causato dif-

ficoltà anche a lui (cfr. atto SEM n. 26/13, D51–D55 e D63–D64); che, in 

proposito, le spiegazioni addotte dal ricorrente, secondo cui il padre go-

drebbe di una posizione influente tale da garantirgli una certa tolleranza da 

parte delle autorità, risultano prive di riscontro documentale agli atti e prive 

di plausibilità, 

che il ricorrente ha dichiarato che i problemi giudiziari del fratello sarebbero 

riconducibili all’appartenenza della sorella al PKK; che il fratello sarebbe 

stato arrestato e condannato nel 2022, in occasione di un viaggio in Tur-

chia; che, tuttavia, nel corso dell’audizione relativa ai motivi d’asilo, l’insor-

gente non sarebbe stato in grado di circostanziare neppure il reato asseri-

tamente contestato al fratello; che solo in sede di ricorso avrebbe succes-

sivamente precisato che il fratello sarebbe stato accusato del reato di dan-

neggiamento alla proprietà; che, tuttavia, non vi è alcun elemento docu-

mentale agli atti che consenta di ricondurre tale reato all’attività della so-

rella, né di ritenere che esso possa comportare ripercussioni dirette sul ri-

corrente,  

che l’insorgente sostiene che a carico dell’intera famiglia vi sarebbero dei 

dossier segretati; che, tuttavia, egli non ha prodotto alcun elemento con-

creto a sostegno di tali dichiarazioni e che, allo stato, non risulta pendente 

alcun procedimento nei suoi confronti; che se egli fosse effettivamente a 

conoscenza di un dossier a suo carico, avrebbe saputo fornire spiegazioni 

più precise e circostanziate al riguardo, 

che i mezzi di prova versati agli atti risultano inadeguati, in quanto non ren-

dono verosimili i motivi d’asilo allegati dal ricorrente; che il verbale d’inter-

rogatorio (cfr. mdp SEM n. 1), in formato fotocopia, contraddice le proprie 

allegazioni; che gli atti riferiti al fratello (cfr. mdp SEM n. 2-3; allegati n. 2-3 

al ricorso) non riguardano direttamente il ricorrente e sono pertanto privi di 

pertinenza; che le fotografie della donna in uniforme militare e le asserite 

fotografie del ricorrente con la sorella (cfr. mdp SEM n. 4; allegati n. 4-5 al 

ricorso) non dimostrano che la donna raffigurata sia effettivamente la 

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sorella, né che il legame di parentela con la stessa gli abbia causato con-

seguenze pregiudizievoli; che la fotografia e il video delle ferite dell’insor-

gente non sono idonei a comprovare che le stesse siano state provocate 

da un’aggressione da parte delle forze di polizia turche (cfr. mdp n. 5-6); 

che il rapporto redatto a mano concernente la situazione della sorella è 

privo di pertinenza, in quanto non riferito al ricorrente (cfr. allegato n. 6 al 

ricorso); che, infine, i documenti originali attestanti il legame familiare 

dell’insorgente con la sorella sono irrilevanti, in quanto non permettono di 

comprovare che tale rapporto abbia generato ripercussioni negative nei 

suoi confronti (cfr. allegati n. 7-9 al ricorso), 

che, posto tutto quanto sopra, tali dichiarazioni non soddisfano le condi-

zioni di verosimiglianza previste dall’art. 7 LAsi, 

che, in ragione della propria appartenenza etnica curda, il ricorrente mani-

festa il timore di poter subire molestie e ingiustizie nel contesto del servizio 

militare; che, tuttavia, egli non ha ancora assolto tale obbligo, limitandosi 

dunque a esprimere timori di natura meramente soggettiva; che, inoltre, 

non risultano dagli atti elementi concreti di rischio idonei a porlo in una po-

sizione particolarmente critica nell’ambito dell’adempimento del servizio 

militare, 

che, infine, le pretese discriminazioni che l’insorgente avrebbe patito a 

causa della propria etnia curda – in particolare le ingiustizie da parte delle 

autorità e della popolazione turche – non si distinguono notevolmente dai 

generali problemi sociali che le persone della stessa appartenenza etnica 

riscontrano quotidianamente; che per invalsa giurisprudenza, la mera ap-

partenenza all'etnia curda non giustifica peraltro il riconoscimento di fondati 

timori di esposizione a persecuzioni rilevanti (cfr. ex pluris sentenze TAF D-

2722/2024 del 3 giugno 2024 pag. 7; E-6187/2023 del 13 febbraio 2024 

pag. 9; D-4237/2023 dell'11 ottobre 2023 pag. 7; D-3312/2023 del 28 giu-

gno 2023 consid. 5.4 e riferimenti), 

che i timori espressi dal ricorrente si rivelano pertanto infondati sotto il pro-

filo dell’art. 3 LAsi, 

che, in esito, la decisione impugnata va pertanto confermata per quanto 

concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo, 

che, di norma, se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

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che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali 

la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento 

dalla Svizzera (cfr. artt. 14 cpv. 1 e 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrl, il quale dispone che l’esecuzione dell’al-

lontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrl), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrl) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrl); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l’am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all’art. 44 

LAsi), 

che, nel caso concreto, contrariamente a quanto sembra generalmente 

pretendere il ricorrente, non sussistono elementi ostativi all’esecuzione del 

suo allontanamento verso la Turchia, 

che a norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispone della 

qualità di rifugiato (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, non v’è 

neppure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto 

e serio di essere esposto ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 

CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105), posto inoltre ch’egli non soffre di gravi e straordinari problemi 

di salute rientranti nella restrittiva giurisprudenza della Corte europea dei 

diritti dell'uomo (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg., confermata nella sentenza Sa-

vran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, 57467/15, §§ 121 segg.; 

DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2), 

che l’esecuzione dell’allontanamento risulta pertanto ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

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che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, nonostante la ripresa del conflitto curdo-

turco e degli scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-

est del Paese dal luglio 2015 (in particolare: Batman, Diyarbakir, Mardin, 

Siirt, Urfa e Van, per quanto riguarda le province di Hakkari e Sirnak cfr. la 

sentenza E-4103/2024 consid. 13.4), nonché gli sviluppi successivi al ten-

tativo di colpo di Stato del luglio 2016, in Turchia non vige attualmente un 

contesto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'inte-

gralità del territorio (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 13.2 e 13.4.8), 

che, a conferma di tale valutazione, il PKK ha inoltre dichiarato un cessate 

il fuoco immediato con la Turchia in data 1° marzo 2025 (cfr. comunicato 

dpa del 1° marzo 2025, citato secondo NZZ online, https://www.nzz.ch/in-

ternational/pkk-verkuendet-waffenstillstand-mit-der-tuerkei-ld.1873453, 

consultato il 25 luglio 2025), 

che non si può pertanto presumere che l’esecuzione dell’allontanamento 

in Turchia sia in generale inesigibile, 

che, nel caso concreto, l’interessato è giovane, ha una formazione scola-

stica superiore e non proviene dalle regioni fortemente colpite dai sismi 

occorsi nel febbraio 2023 (Adana, Adiyaman, Diyarbakir, Elazig, Gazian-

tep, Hatay, Kahramanmaras, Kilis, Malatya, Osmaniye und Sanliurf); che 

egli dispone inoltre di una solida rete familiare in patria, alla quale potrà 

appoggiarsi in caso di necessità, in particolare i genitori, presso i quali già 

viveva prima dell’espatrio e i quali possiedono un’attività (…); che agli atti 

non risultano inoltre validi elementi per ritenere che il suo stato valetudina-

rio rientri nei casi straordinari e di estrema gravità contemplati dalla restrit-

tiva giurisprudenza succitata; che, ad ogni modo, se il ricorrente dovesse 

necessitare in futuro di cure, anche dal profilo psichiatrico, egli potrà 

senz’altro ottenerle in Turchia, Stato che dispone di un sistema sanitario in 

linea generale equiparabile agli standard europei (cfr. tra le altre le sen-

tenze del TAF D-3442/2024 del 16 luglio 2024 consid. 9.4.2.3, E-2474/2024 

del 17 maggio 2024 consid. 8.3.3), 

che l’esecuzione dell’allontanamento si rivela dunque anche ragionevol-

mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

https://www.nzz.ch/international/pkk-verkuendet-waffenstillstand-mit-der-tuerkei-ld.1873453
https://www.nzz.ch/international/pkk-verkuendet-waffenstillstand-mit-der-tuerkei-ld.1873453

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che non risultano dipoi impedimenti dal profilo della possibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),  

che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell’allontanamento,  

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giu-

ridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la 

decisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA),  

che il ricorso va quindi respinto, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto, 

che essendo state le richieste di giudizio sprovviste di probabilità di esito 

favorevole al momento dell’inoltro del ricorso, la domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese proces-

suali (art. 65 cpv. 1 PA), è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che, in principio, la sentenza non può essere impugnata con ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d cifra 1 

LTF), 

che il presente giudizio è quindi definitivo, 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: