# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5002469e-4ac9-5374-91df-eec14983f417
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-07-23
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 23.07.2008 BB.2008.37
**Docket/Reference:** BB.2008.37
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2008-37_2008-07-23

## Full Text

Blocco del registro fondiario (art. 65 cpv. 2 PP);;Blocco del registro fondiario (art. 65 cpv. 2 PP);;Blocco del registro fondiario (art. 65 cpv. 2 PP);;Blocco del registro fondiario (art. 65 cpv. 2 PP)

Sentenza del 23 luglio 2008 
I Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presiden-
te, Tito Ponti ed Alex Staub, 
Cancelliere Lorenzo Egloff 

   
Parti   

A., rappresentato dall’avv. Renzo Galfetti, 
 

Reclamante 
 

  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 
 

Controparte 
 

   
 

Oggetto  Blocco del registro fondiario (art. 65 cpv. 2 PP) 
 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: BB.2008.37 

 

- 2 - 
 
 

Fatti:  

A. A. è il figlio di B., quest’ultimo oggetto (assieme ad altri coindagati) di 
un’indagine promossa dal Ministero pubblico della Confederazione (in segui-
to: MPC) per i titoli di partecipazione e/o sostegno ad organizzazione crimi-
nale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro qualificato (art. 305bis n. 2 CP). A. 
è proprietario del fondo n. 1 RFD di Z., gravato da un diritto d’abitazione a 
favore del padre. 

B. Con decisioni del 31 gennaio 2005, rispettivamente del 3 e 4 febbraio 2005, 
il MPC ha ordinato il sequestro ed il relativo blocco del registro fondiario per 
diversi fondi, fra cui quello al mappale n. 1 RDF di Z. oggetto della presente 
procedura. Con atti del 4 e del 14 febbraio 2005 B. ha interposto reclamo – 
tramite il suo patrocinatore – contro tali decisioni e ne ha chiesto l’annulla-
mento. Con sentenza del 3 maggio 2005 (TPF BB.2005.15 e BB.2005.9) 
questo Tribunale ha respinto i succitati reclami nella misura della loro am-
missibilità, segnatamente riscontrando l’irricevibilità della contestazione rela-
tiva al fondo n. 1 RFD di Z. In tale ambito la Corte dei reclami penali ha rile-
vato la mancanza di legittimazione di B. in quanto non direttamente toccato – 
nella sua veste di mero beneficiario di un diritto d’abitazione – dai provvedi-
menti ordinati sul fondo in questione. 

C. Con lettera del 13 marzo 2008, A. ha chiesto al MPC – per il tramite del suo 
legale – la revoca del sequestro, del blocco e dell’annotazione a registro fon-
diario ordinati con riferimento al mappale n. 1 RFD di Z. di sua proprietà. Nel-
la sostanza contesta la mancata verifica nel caso concreto, dopo quattro an-
ni d’indagini, dell’esistenza di un sufficiente indizio di reato gravante il padre, 
rispettivamente di un eventuale consolidamento dello stesso (v. act. 1.2). 

D. Con decisione del 16 aprile 2008, il MPC ha respinto detta richiesta (v. 
act. 1.1). Secondo l’autorità inquirente le indagini esperite hanno corroborato 
(“erhärtet”) gli indizi di reato nei confronti di B. sia per quanto riguarda il titolo 
di partecipazione e sostegno ad un’organizzazione criminale, sia in relazione 
al reato di riciclaggio di denaro. Inoltre, nel suo rapporto finale del 30 settem-
bre 2007 il Giudice istruttore federale ha proposto la messa in stato d’accusa 
di B. per i reati suesposti. Peraltro, il MPC asserisce d’essere in procinto 
d’ultimare l’atto d’accusa (v. act. 1.1 consid. 6). Infine, sempre secondo 
l’autorità inquirente federale, B. avrebbe investito nell’immobile oggetto della 
presente vertenza parte dei guadagni di origine mafiosa frutto del contrab-
bando di sigarette (v. act. 1.1 consid. 8 e 10). 

- 3 - 
 
 

E. Contro questa decisione A. è insorto con un reclamo dinanzi alla I Corte dei 
reclami penali del Tribunale penale federale. Ha contestato, nella sostanza, 
sia l’esistenza del grave indizio di reato (“dringender Tatverdacht”) inizial-
mente ipotizzato nei confronti del padre a fondamento del provvedimento cri-
ticato, sia che tale indizio possa oggi ritenersi sufficiente (“hinreichend”), ri-
spettivamente rafforzato (“verdichtet”). Ha quindi domandato l’annullamento 
di tale decisione nonché la revoca del sequestro, del blocco e dell’annota-
zione del mappale n. 1 RFD di Z. a lui intestato. 

F. Nelle sue osservazioni del 13 maggio 2008, il MPC ha chiesto la reiezione 
del reclamo in misura della sua (denegata) ammissibilità. Ha segnatamente 
ribadito che, nel corso dell’istruzione preparatoria, l’indizio di reato ha subito 
un rafforzamento tale da indurre il Giudice istruttore federale a proporre la 
messa in stato accusa di B. 

Il reclamante ha replicato con scritto del 28 maggio 2008. Il 9 giugno 2008, il 
MPC ha introdotto l’atto di duplica. Le allegazioni delle parti saranno riprese 
– per quanto necessario – nei considerandi di diritto. 

 Diritto: 

1.  
1.1. La I Corte dei reclami penali esamina d’ufficio e con pieno potere cognitivo la 

ricevibilità dei reclami che le sono sottoposti senza essere vincolata, in tale 
ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 132 I 140 
consid. 1.1; 131 I 153 consid. 1; 131 II 571 consid. 1). 

1.2. Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP, gli atti e le omissioni del procuratore generale 
della Confederazione possono essere impugnati con reclamo dinanzi alla 
I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale in applicazione delle 
prescrizioni procedurali di cui agli artt. 214-219 PP. Il termine di ricorso entro 
il quale impugnare un atto o un’omissione del procuratore generale della 
Confederazione è di cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ne 
ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analogia). Nella fattispecie, la decisio-
ne impugnata è datata 16 aprile 2008 ed è stata inviata al patrocinatore il 
medesimo giorno; datato 21 aprile 2008, e introdotto quindi entro il termine di 
cui all'art. 217 PP, il rimedio in esame risulta tempestivo. 

1.3. Il MPC contesta la legittimazione a ricorrere del qui reclamante, quest’ultimo 
non avendo allegato in quale misura risulterebbe direttamente toccato dalla 
decisione impugnata. 

- 4 - 
 
 

Secondo l’art. 214 cpv. 2 PP, applicabile in virtù dell’esplicito rinvio contenuto 
all’art. 105bis PP, il diritto di reclamo spetta alle parti ed a qualunque persona 
cui l’operazione o l’omissione abbia cagionato ingiustamente un danno. Or-
bene questo Tribunale, come precedentemente esposto (v. consid. B “su-
pra”), ha già avuto modo di esprimersi proprio nell’ambito di una procedura 
riguardante il mappale oggetto della presente controversia (ma opponente 
l’autorità inquirente federale al padre del qui reclamante) sulla legittimazione 
a ricorrere del proprietario di un fondo sequestrato. In tale occasione la Corte 
dei reclami penali ha rilevato che il proprietario di un fondo oggetto di seque-
stro – contrariamente al beneficiario di un diritto reale – risulta direttamente 
toccato nella sua capacità di disporre del bene a lui intestato (TPF 
BB.2005.15 del 3 maggio 2005 consid. 1.2). Quale proprietario del fondo in 
esame A. è, pertanto, manifestamente legittimato a ricorrere. 

1.4. Il potere d’apprezzamento della I Corte dei reclami penali varia a seconda 
della natura dei litigi che le vengono sottoposti. In caso di misure coercitive 
quali, ad esempio, arresti, perquisizioni o sequestri di beni e carte, essa rive-
de con piena cognizione l’insieme degli elementi che le vengono presentati. 
Ne discende che, nel caso concreto, essa dispone di pieno potere d’esame. 

 

2. La decisione impugnata è stata redatta in tedesco, lingua scelta per 
l’istruzione del procedimento riguardante B. e gli altri coimputati. L’art. 54 
cpv. 1 della legge sul tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF) – applica-
bile per analogia alle procedure pendenti dinanzi al TPF – prevede che «il 
procedimento si svolge in una delle lingue ufficiali […], di regola nella lingua 
della decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua ufficiale, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua». Questa disposizione – che ri-
prende sostanzialmente il contenuto dell’art. 37 cpv. 3 dell’abrogata legge 
federale sull’organizzazione giudiziaria (OG) – permette, all’evidenza, una 
certa flessibilità nell’utilizzo delle lingue nazionali da parte delle autorità fede-
rali. Il MPC è organizzato in modo tale da poter utilizzare indifferentemente le 
lingue nazionali; di principio, al fine di garantire un’unitarietà della procedura 
dall’inizio alla fine, gli atti procedurali adottati sono tutti redatti nella medesi-
ma lingua. In concreto, il reclamante ed il suo patrocinatore sono di lingua 
madre italiana; quanto al procuratore pubblico incaricato dell’indagine, pur se 
germanofono, ha dimostrato con l’inoltro di osservazioni al reclamo ben arti-
colate e pertinenti di essere sufficientemente cognito di questa lingua; vi so-
no pertanto ragioni per derogare alla regola prevista dall’art. 54 cpv. 1, prima 
frase, LTF. La redazione della presente sentenza in italiano costituisce 
un’eccezione in favore del reclamante; da ciò egli non può tuttavia dedurre 
altri diritti (v. TPF BK_H 142/04 del 29 settembre 2004, consid. 3). 

- 5 - 
 
 

 

3. Nella decisione impugnata il MPC solleva dei dubbi circa l’esistenza, in con-
creto, di una situazione di conflitto d’interesse gravante il qui patrocinatore 
per il fatto d’aver in passato rappresentato il padre del qui reclamante, rispet-
tivamente altre persone imputate nella medesima procedura penale (“weitere 
in diesem Verfahren Beschuldigte”, v. act. 1.1 pto. 11 pag. 3 in fine). 

3.1. Posto l’obbligo di indipendenza professionale e di confidenzialità nei confron-
ti del cliente, è di principio escluso che un avvocato possa patrocinare due 
(o più) coimputati nell’ambito del medesimo procedimento penale, e ciò in 
ragione del latente rischio di conflitto di interessi che tale doppio patrocinio 
oggettivamente comporta (TPF 2006 259 consid. 4.1). Alfine di determinare 
se il mandato conferito sia in grado di dare adito – anche solo potenzialmen-
te – ad un conflitto d’interessi, occorre analizzare la natura e l’oggetto dei 
mandati precedentemente assunti dal legale in questione e concernenti gli 
eventuali coimputati (v. TPF 2005 69 consid. 7.1 in fine). Spetta ai tribunali o 
alle autorità incaricate di condurre l’inchiesta penale, vale a dire al Giudice  
istruttore o al MPC, prendere i necessari provvedimenti per scongiurare il ri-
schio di conflitto d’interessi in un determinato procedimento (TPF 2005 69 
consid. 8). 

3.2. Orbene, nella fattispecie il MPC non ha indicato le ragioni alla base dell’evo-
cato potenziale conflitto d’interessi che impedirebbe al patrocinatore d’assu-
mere la difesa del qui reclamante, limitandosi per contro a rilevare che in 
passato lo stesso legale ha già rappresentato il padre. Peraltro, detta autorità 
nemmeno ha indicato quali altre persone coimputate nel procedimento pena-
le concernente il padre del reclamante sarebbero state in passato rappresen-
tate dal qui patrocinatore, omettendo altresì di documentare l’esistenza di 
detti eventuali mandati. Ne discende che questa Corte non è in grado, sulla 
base degli atti di causa, d’esprimersi in merito all’esistenza o meno, nel caso 
di specie, di un eventuale ostacolo deontologico al patrocinio. Giova comun-
que rilevare che la possibilità dell’esistenza di eventuali ostacoli deontologici 
con riferimento all’attività passata del qui patrocinatore nonché l’evocata pre-
senza di un ipotetico conflitto d’interessi sono state scartate, perlomeno im-
plicitamente, dallo stesso MPC. Infatti si osserva che, nella misura in cui 
sussistono dei dubbi circa la presenza di un conflitto d’interessi gravante un 
patrocinatore, l’autorità incaricata di condurre l’inchiesta penale non può limi-
tarsi – come invece ha fatto in concreto – a lasciare aperta la questione (“Of-
fen bleiben kann im Moment die Frage […], act. 1.1 “supra”). Per contro, in 
tal caso l’autorità deve adottare i provvedimenti istruttori necessari per scon-
giurare un tale rischio e, se del caso, pronunciare essa stessa l’esclusione 
dell’avvocato dal patrocinio processuale. Decisione, quest’ultima, che potrà 
in seguito essere sottoposta per controllo a codesto Tribunale. Ciò non es-

- 6 - 
 
 

sendo stato il caso nella fattispecie, detta questione non merita ulteriore di-
samina in questa sede. A titolo sovrabbondanziale può comunque essere 
osservato che questa Corte tende ad escludere, sulla base degli atti di cau-
sa, la sussistenza di un plausibile rischio di conflitto di interessi sulla base 
del rapporto padre e figlio, l’esito della presente controversia non determi-
nando un eventuale opposto o discordante tornaconto del proprietario 
dell’immobile rispetto a quello del beneficiario di un diritto reale sul medesi-
mo. Peraltro nemmeno appare teoricamente possibile che un simile conflitto 
di interessi possa avverarsi in corso di procedura, il qui reclamante non es-
sendo imputato nell’ambito della causa penale riguardante il padre. 

 

4. Il sequestro, così come il blocco del registro fondiario per i fondi, costituisco-
no misure processuali provvisionali volte ad assicurare i mezzi di prova nel 
corso dell’inchiesta (art. 65 PP); parimenti si possono sequestrare oggetti e 
beni patrimoniali sottostanti presumibilmente a confisca ai sensi dell’art. 69 
seg. CP (cfr. art. 59 vCP: DTF 130 IV 154 consid. 2.2; 124 IV 313 consid. 4 e 
riferimenti). Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente ritenu-
to che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive 
e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti 
procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza 
di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concor-
rente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che 
occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente; la misura ordi-
nata deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (DTF 
125 IV 185 consid. 2a; PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2a  
ediz., Ginevra - Zurigo - Basilea 2006, n. 914 e segg.). 

4.1. Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigen-
ti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illeci-
to dei fatti rimproverati appaia verosimile (HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, 
Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., Basilea/Ginevra/Monaco 2005, 
pag. 340 n. 1; PIQUEREZ, op. cit., n. 913). Adita con un reclamo, la Corte dei 
reclami penali (come già la Camera d’accusa del Tribunale federale prima di 
essa) non può statuire sul merito del procedimento penale, ma deve limitarsi 
ad esaminare l’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326, 
328 consid. 7c e d). Secondo costante giurisprudenza, fintanto che sussiste 
una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il se-
questro penale (DTF 125 IV 222, 225 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313, 
316 consid. 3b e 4; SJ 1994 pag. 97, 102). Trattandosi di un valore patrimo-
niale appartenente ad una persona sospettata di partecipazione o sostegno 
ad un’organizzazione criminale, esso può essere sequestrato allorquando il 

- 7 - 
 
 

detentore non può provare immediatamente, senza ulteriori atti ed in manie-
ra chiara, che del bene in questione l’organizzazione criminale non ha, né di-
rettamente né indirettamente, la facoltà di disporne (art. 72 CP; v. DTF 131 II 
169 consid. 9.1; TPF BK_B 082/04 del 25 agosto 2004 consid. 4.2; FF 1993 
III 311). Nonostante il legislatore non lo abbia previsto espressamente nella 
disposizione appena menzionata, il Tribunale federale ha già avuto modo di 
precisare in questo ambito che la persona il cui valore patrimoniale è stato 
sequestrato, per ottenerne il dissequestro, ha ugualmente la possibilità di 
dimostrare che tale valore è stato acquisito legalmente (DTF 131 II 169 con-
sid. 9.2). 

4.2. L’esistenza di un sufficiente indizio di reato è data, da un lato, nella misura in 
cui la situazione di fatto è descritta in modo sufficientemente precisa da per-
mettere una sua intelligibile sussunzione in rapporto ad una o più fattispeci 
penali. Dall’altro lato, tale situazione di fatto deve risultare suffragata dall’in-
dicazione e dalla produzione di sufficienti mezzi di prova o di indizi. Orbene, 
sebbene tali prove od indizi non devono necessariamente essere suscettibili 
di far concludere nel senso di una forte probabilità quanto ad un’importante 
condanna dell’imputato, nondimeno l’autorità non può limitarsi a rinviare ge-
nericamente agli atti di causa ed omettere di descrivere in modo sufficiente-
mente dettagliato la situazione di fatto medesima. Caso contrario si incorre-
rebbe in una violazione del diritto di essere sentito di cui all’art. 29 cpv. 2 
Cost., posto segnatamente che una decisione giudiziaria può unicamente 
fondarsi su fatti e mezzi di prova contestati alla parte e sui quali quest’ultima 
ha ricevuto possibilità d’esprimersi. In particolare v’è violazione del diritto 
d’essere sentito nella misura in cui un’autorità di perseguimento penale fa ri-
ferimento in modo generico e non sostanziato ad un incarto voluminoso, dal 
quale il Tribunale dovrà in seguito autonomamente dedurre gli elementi im-
portanti sui quali fondare la sua decisione (v. TPF BE.2004.10 del 22 aprile 
2005 consid. 3.1 e riferimenti giurisprudenziali e dottrinali ivi citati). Infine, 
con riferimento alla nozione di “sufficiente indizio di reato” si rileva l’applica-
bilità alla stessa della giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale, se-
condo cui l’indizio di reato deve concretizzarsi e rafforzarsi nel corso del pro-
cedimento in modo che “la prospettiva di una condanna deve sembrare 
vieppiù fortemente verosimile” (cfr. “supra”, in particolare sentenza del Tribu-
nale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 2.3; TPF 2006 269 con-
sid. 2.1 e riferimenti ivi citati). Le esigenze poste all’intensificazione 
dell’indizio di reato man mano che aumenta la durata del provvedimento co-
ercitivo non devono essere eccessive (TPF 2006 269 consid. 2.2). 

5. Nella fattispecie il reclamante asserisce che l’affermazione dell’autorità inqui-
rente federale, secondo cui l’indizio di reato ipotizzato nei confronti di suo 
padre si sarebbe rafforzato nel corso del procedimento, è in contrasto con 

- 8 - 
 
 

quanto sancito dal Tribunale federale nella sentenza 1B.79/2007 del 27 no-
vembre 2007 nell’ambito di una procedura di dissequestro di un conto ban-
cario di proprietà di sua nonna (rispettivamente madre di B.) nonché con il 
contenuto della sentenza resa dopo quest’ultima da parte di questa stessa 
Corte (TPF BB.2008.1 dell’11 febbraio 2008). Inoltre, il MPC non avrebbe 
prodotto alcun documento a suffragio della tesi accusatoria, mentre il rappor-
to finale del Giudice istruttore federale conterrebbe unicamente “affermazioni 
pregiudiziali e apodittiche senza alcuna verifica, senza indizi, senza prove” 
(v. act. 1 pag. 3). Osserva altresì che il citato rapporto finale è datato 30 set-
tembre 2007 e, pertanto, antecedente alle precitate sentenze. 

 

6. Nella misura in cui il reclamante rimprovera al MPC la mancata esposizione 
nella decisione impugnata degli elementi suscettibili di spiegare l’asserito raf-
forzamento del grave indizio di reato nei confronti di B., lo stesso censura 
un’insufficiente motivazione della decisione medesima e, di conseguenza, la 
violazione dell’art. 29 cpv. 2 Cost. 

6.1. La giurisprudenza ha dedotto dal diritto di essere sentito di cui alla precitata 
norma costituzionale il diritto d’ottenere una decisione motivata. In tale ambi-
to è sufficiente che l’autorità menzioni, perlomeno brevemente, i motivi che 
l’hanno guidata e sui quali ha fondato la propria decisione, di modo che 
l’interessato possa rendersi conto della portata della decisione medesima ed 
impugnarla in coscienza di causa. L’autorità giudicante è tenuta ad espri-
mersi unicamente sulle circostanze significative, atte ad influire in qualche 
maniera sul giudizio di merito, e non su ogni asserzione delle parti (sentenza 
del Tribunale federale 6B.323/2007 del 24 agosto 2007 consid. 4.2; DTF 129 
I 232 consid. 3.2; 121 I 54 consid. 2c ed i riferimenti ivi citati). 

6.2. Premesso quanto sopra, questa Corte osserva come sia nella decisione im-
pugnata (act. 1.1) sia durante tutta la presente procedura di reclamo (act. 6 e 
act. 13) il MPC si sia limitato a motivare la sua opposizione al dissequestro 
del bene in esame tramite il semplice rinvio al contenuto del rapporto finale 
nel frattempo redatto dal Giudice istruttore federale a conclusione dell’istru-
zione preparatoria, rispettivamente alla proposta di messa in stato d’accusa 
concernente il padre del qui reclamante ivi contenuta. Orbene, tale generico 
rimando non costituisce manifestamente una motivazione sufficiente ai sensi 
della precitata giurisprudenza, tanto più che nelle 75 pagine di cui al precita-
to rapporto è costantemente fatto riferimento a documenti e mezzi di prova 
che non risultano agli atti della presente causa. Certo, nella risposta al re-
clamo l’autorità inquirente ha prodotto numerosa documentazione. Sennon-
ché quest’ultima e la situazione di fatto ivi descritta si riferiscono prevalente-

- 9 - 
 
 

mente agli anni 1992-1993 e non concernono minimamente le censure e le 
argomentazioni sollevate dal reclamante in corso di procedura a sostegno 
della sua istanza di dissequestro datata 13 marzo 2008, rispettivamente del 
reclamo inoltrato il 21 aprile 2008 contro la decisione qui impugnata. Peral-
tro, in concreto il MPC neppure ha idoneamente sostanziato l’esistenza della 
necessaria connessione fra gli indizi di reato ipotizzati e l’oggetto sequestra-
to, omettendo altresì d’esprimersi sulla proporzionalità del provvedimento or-
dinato. In tale ambito non soccorre il MPC – segnatamente a più di cinque 
anni dall’apertura delle indagini preliminari di polizia (act. 6.1 pag. 15 pt. 1) 
ed a oltre tre anni e mezzo dall’adozione del provvedimento contestato – la 
semplice affermazione, peraltro anch’essa non sostanziata, secondo cui B. 
avrebbe acquistato il bene immobile in esame servendosi di denaro d’origine 
illecita (act. 6 pag. 6 pt. 7). 

6.3. Giova altresì rilevare che la presente causa interessa il figlio di B. il quale, a 
differenza del padre, è un terzo non parte al procedimento e non ha quindi 
accesso agli atti di cui alle procedure penali evocate dal MPC; egli nemmeno 
può di per sé essere ritenuto a conoscenza della situazione giudiziaria e pro-
cessuale riguardante il genitore. A maggior ragione il reclamante ha quindi di-
ritto e necessità di conoscere i motivi per i quali l’autorità inquirente si oppone 
al dissequestro del bene a lui intestato, tanto più che neppure le decisioni di 
sequestro dell’immobile in oggetto datate 31 gennaio 2005 e 3 febbraio 2005 
si esprimono al riguardo (v. act. 1.3). Come precedentemente esposto (v. 
consid. 6.2 “supra”), nulla di più è indicato nella decisione impugnata (v. 
act. 1.1) così come nei successivi scritti di risposta e di replica (v. act. 6 e 
act. 13) dove, per contro, il MPC si limita a rinviare genericamente al rapporto 
finale del Giudice istruttore federale. Orbene, venendo meno in concreto ai 
suoi obblighi di motivazione l’autorità non solo ha violato una componente del 
diritto di essere sentito di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost., ma ha altresì compro-
messo il diritto ad un equo processo della parte, la quale beneficia della pre-
rogativa di conoscere le ragioni alla base del giudizio che la concerne. In ef-
fetti, tale garanzia ha essenzialmente lo scopo di permettere agli interessati di 
afferrare le ragioni che stanno alla base della decisione e di impugnarla con 
cognizione di causa, nonché di consentire all’autorità di ricorso di esaminare 
la fondatezza della decisione medesima (v. sentenza del Tribunale federale 
6B.232/2007 del 24 agosto 2007, consid. 4.2; DTF 121 I 54 consid. 2c; 
KIENER / KÄLIN, Grundrechte, Berna 2007, pag. 425; WIEDERKEHR, Fairness 
als Verfassungsgrundsatz, Berna 2006, pag. 382; MÜLLER, Grundrechte in 
der Schweiz, Berna 1999, pag. 539 e segg; PIQUEREZ, op. cit., n. 340 e rife-
rimenti ivi citati). 

6.4. Discende da quanto precede che il reclamo è accolto ed il giudizio impugnato 
annullato in quanto insufficientemente motivato. La causa è pertanto rinviata 

- 10 - 
 
 

al MPC affinché renda, entro il 31 agosto 2008, una nuova decisione ai sensi 
dei considerandi. In caso di decorso infruttuoso di tale termine, il sequestro 
ordinato andrà immediatamente levato, unitamente al blocco ed all’annota-
zione del mappale 1 RFD di Z., intestato al qui reclamante. 

 

7.  
7.1. Conformemente all’art. 66 cpv. 1 LTF, applicabile per rinvio dell’art. 245 PP, 

le spese processuali sono, di regola, poste a carico della parte soccombente. 
All’autorità che soccombe non vengono addossate spese giudiziarie (art. 66 
cpv. 4 LTF). Al reclamante deve invece essere restituito l’anticipo delle spe-
se, di 1'500.-- franchi, versato in pendenza di causa. 

7.2. Quale parte soccombente, il MPC è tenuto a risarcire al reclamante le spese 
necessarie causate dalla controversia (art. 68 cpv. 2 LTF). In concreto, tenuto 
conto del presumibile e necessario dispendio causato dalla presente proce-
dura, viene assegnata al reclamante un’indennità forfetaria (IVA inclusa) di 
1'500.-- franchi a titolo di spese ripetibili, da porre a carico del MPC. 

 

- 11 - 
 
 

Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è accolto e la decisione del 16 aprile 2008 del MPC è annullata. 

2. La causa è rinviata al MPC affinché renda, entro il 31 agosto 2008, una nuo-
va decisione ai sensi dei considerandi. In caso di decorso infruttuoso del 
termine il sequestro ordinato andrà immediatamente levato, unitamente al 
blocco ed all’annotazione del mappale 1 RFD di Z. 

3. Non si prelevano spese giudiziarie. 

4. Il MPC verserà al reclamante un importo di fr. 1'500.-- a titolo di spese ripeti-
bili. 

5. Al reclamante viene restituito l’anticipo delle spese, di fr. 1'500.--, da lui ver-
sato. 

 
 
Bellinzona, il 23 luglio 2008 
 
In nome della I Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Renzo Galfetti 
- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
Informazione sui rimedi giuridici 
Le decisioni della I Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 
30 giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge 
federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss 
LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).