# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3e5d9392-4f2c-5c42-b5df-8633dcb30e80
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.09.2008 35.2008.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2008-16_2008-09-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2008.16

   

  rs

  	
  Lugano

  22 settembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 dicembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 1°
  novembre 2007 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 19
gennaio 2007 RI 1 - direttore della __________ e perciò assicurato d’obbligo
contro gli infortuni presso la CO 1 - è rimasto coinvolto in un incidente della
circolazione stradale avvenuto in territorio di __________, riportando
contusioni ed escoriazioni superficiali agli arti superiori, inferiori e al
dorso (cfr. doc. 4, M4).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall’assicuratore LAINF, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, in particolare una perizia pluridisciplinare
presso il __________) di __________, la CO 1, sede della direzione a __________,
con decisione formale del 23 agosto 2007, ha stabilito, da un lato, che
l’infortunio ha comportato quali conseguenze oggettive solamente contusioni con
ematomi ed escoriazioni in molteplici parti del corpo. Al riguardo è stato
precisato che tali lesioni possono causare dolore per breve tempo, guariscono
in fretta e non comportano limitazioni funzionali. Sono state escluse lesioni all’apparato
di sostegno e di movimento, nonché alla testa.

                                         Dall’altro,
è stato deciso che i problemi psichici a quel momento in primo piano sono di
origine morbosa, che il sinistro ha peggiorato lo stato psichico preesistente
attraverso un episodio depressivo transitorio, ma che da aprile 2007 deve
essere considerato intervenuto lo status quo sine (cfr. doc. 35).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato (cfr. doc. 43), la CO 1, sempre
sede di __________, il 1° novembre 2007, ha ribadito il contenuto del suo primo
provvedimento, precisando che anche volendo riconoscere che l’assicurato ha
riportato una commozione cerebrale o un trauma d’accelerazione alla colonna
cervicale, la causalità naturale sarebbe da escludere non avendo presentato il
quadro tipico dei disturbi. Inoltre l’adeguatezza del nesso causale farebbe
comunque difetto (cfr. doc. L).

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione RI 1, il 3 dicembre 2007, ha inoltrato un tempestivo
ricorso in lingua tedesca al Tribunale amministrativo del Cantone __________
Sezione di diritto delle assicurazioni sociali (cfr. doc. Ibis).

 

                                         Il 6
febbraio 2008 il Tribunale amministrativo del Cantone __________ Sezione di
diritto delle assicurazioni sociali ha inviato al TCA la propria decisione del
30 gennaio 2008 con cui ha stabilito la propria incompetenza ratione loci
e la trasmissione d’ufficio degli atti al TCA per competenza, essendo l’assicurato
domiciliato a __________ (cfr. doc. I).

 

                                         L’atto
dell’impugnativa è, però, pervenuto a questa Corte soltanto il 18 febbraio 2008
(cfr. doc. Ibis; V, Vbis)

 

                               1.4.   Il 20
febbraio 2008 il Presidente del TCA ha assegnato all’assicurato un termine di
venti giorni per presentare la traduzione del ricorso in lingua italiana (cfr. doc.
VI).

 

                                         La
traduzione in italiano dell’impugnativa è pervenuta a questo Tribunale il 26
marzo 2008 (cfr. doc. VII).

                                         L’assicurato
ha contestato la sospensione delle prestazioni con effetto a partire da una
data precedente a quella dell’emanazione della decisione formale del 23 agosto
2007. Inoltre ha chiesto che la CO 1 gli dia la possibilità di presentare una
perizia di parte, nonché che venga condannata a continuare a pagare l’indennità
giornaliera secondo il tasso dell’incapacità lavorativa risultante dalla
certificazione del Dr. med. __________ (inabilità al 100% fino al 2 settembre
2007 e 75% dal 3 settembre 2007) oppure acconsenta all’allestimento di una
perizia giuridica neutra.

                                         A
sostegno delle proprie pretese ricorsuali l’assicurato ha addotto,
segnatamente, che l’auto, dopo essere uscita di strada a causa di un capriolo, è
scivolata lungo una pendice ripida e si è capovolta sul tetto a seguito della
collisione con un albero. In seguito la vettura è scivolata sul lato. Egli ha
specificato che, a testa in giù, ha tentato senza successo di aprire la
portiera e che dopo aver percorso 50-60 metri complessivamente rispetto alla
strada l’auto si è fermata di nuovo sulle ruote. Il ricorrente ha aggiunto di
avere perso conoscenza prima che l’auto si fermasse e di avere avuto la cintura
di sicurezza allacciata.

                                         L’assicurato
ha, altresì, evidenziato che il “Modulo per prima consultazione successiva a
trauma da accelerazione cranio-cervicale” datato 29 aprile 2007 è stato allestito
in sua assenza, che lo stesso riporta erroneamente che non vi è stato urto del
capo, mentre si sono verificati molteplici urti della testa a seguito dei ripetuti
salti della vettura, che, contrariamente a quanto indicato, gli airbags non si
sono aperti, che non è vero che non ha subito un’amnesia, siccome non si
ricorda nulla dal momento in cui l’auto ha effettuato dei salti prima che si
fermasse fino al giorno seguente quando ha ricevuto una telefonata. Egli ha poi
menzionato, benché non sia stato indicato sul modulo, di avere accusato
capogiri, nausea, dolori al ginocchio sinistro, dolori alla pressione della
colonna lombare.

                                         L’insorgente
ha sottolineato che il consulto presso il Pronto soccorso a __________ è durato
solo cinque minuti e che il medico che l’ha visitato ha formulato unicamente
una diagnosi provvisoria. A mente dell’assicurato la diagnosi più credibile è
quella del 29 gennaio 2007 del suo medico, Dr. med. __________.

                                         Il
ricorrente ha pure contestato il referto peritale del __________ dell’agosto
2007, in quanto allestito su ordine della CO 1 e da essa pagato (cfr. doc. VII).

 

                               1.5.   In risposta,
la CO 1, rappresentata dall’avv. RA 1, ha postulato l’integrale reiezione
dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (cfr. doc. XI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è la questione di sapere se l’assicuratore LAINF resistente era o
meno legittimato a porre fine al versamento delle proprie prestazioni a fare
tempo dal mese di aprile 2007.

 

                               2.3.   Preliminarmente
va osservato che l’assicurato ha contestato il fatto che la CO 1 abbia posto
termine al versamento delle prestazioni di corta durata a fare tempo da una
data precedente a quella dell’emissione della decisione del 23 agosto 2007,
ovvero dal mese di aprile 2007 (cfr. doc. VII).

 

                                         In
proposito occorre rilevare che con sentenza U 199/03 del     10 maggio 2004,
pubblicata in DTF 130 V 380 e in SVR 2004 UV Nr. 16 pag. 53, il TFA ha
stabilito che l’assicuratore infortuni ha la possibilità di porre fine, con
effetto ex nunc e pro futuro, al proprio obbligo prestativo, inizialmente
riconosciuto mediante il versamento d’indennità giornaliere e l’assunzione di
spese di cura, senza doversi richiamare a un motivo di revoca (riconsiderazione
o revisione processuale). Nella fattispecie esaminata dall’Alta Corte il caso è
stato liquidato invocando il fatto che un evento assicurato – dopo un esame
corretto della situazione – in realtà non si era mai verificato.

                                         Nella
citata sentenza il TFA ha, tuttavia, precisato che sono esclusi i casi relativi
a prestazioni di lunga durata, segnatamente a rendite di invalidità, in quanto
in tali evenienze il principio della protezione della buona fede si oppone
all’atto di porre termine con effetto immediato alle stesse.

 

                                         Con
sentenza U 455/05 / 457/05 del 29 novembre 2006, pubblicata in DTF 133 V 57 e
in SVR 2007 UV Nr. 13, la nostra Massima Istanza ha, inoltre, deciso che anche
sotto il regime della LPGA la cura medica e l’indennità giornaliera possono
essere adattate retroattivamente. In particolare è stato puntualizzato che
l’art. 17 cpv. 2 LPGA risulta ininfluente, visto che le citate prestazioni
dell’assicurazione infortuni non costituiscono prestazioni durevoli ai sensi di
tale disposizione.

                                         In quel
caso il TFA ha ritenuto corretto il modo di procedere dell’istituto
assicuratore che, con decisione formale del 2 dicembre 2003, aveva stabilito
che i disturbi alla schiena accusati da un assicurato - il quale, il 31
dicembre 2002, aveva subito un incidente della circolazione in sella al proprio
scooter - non si trovavano più in relazione di causalità con l’evento
traumatico menzionato a decorrere dal 31 luglio 2003. L’assicuratore LAINF
aveva posto termine al versamento delle indennità giornaliere dal 31 luglio
2003 e all’assunzione delle spese di cura dal 7 agosto 2003. 

                                         E’ utile
sottolineare che successivamente a queste date non erano comunque più state
erogate prestazioni di corta durata. Nella fattispecie giudicata dall’Alta
Corte non si poneva, quindi, il problema di un’eventuale restituzione.

 

                                         Nella
presente evenienza la CO 1, con decisione formale del 23 agosto 2007, ha negato
la propria responsabilità in relazione ai disturbi ancora lamentati
dall’assicurato a partire dal mese di aprile 2007. L’Istituto assicuratore ha
precisato che non sarebbe comunque stata richiesta la restituzione delle
indennità giornaliere versate fino alla fine di luglio 2007 (cfr. doc. 36).

 

                                         Alla luce
di quanto sopra esposto risulta che l’operato dell’assicuratore LAINF, che ha
soppresso l’erogazione di prestazioni con effetto retroattivo, trattandosi in
casu di prestazioni di corta durata e non comportando il caso concreto alcuna
restituzione di prestazioni, non presta il fianco a critiche.

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.5.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.6.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione
risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non
si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi
psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri
oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella
degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.7.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.7.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.7.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno
di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere
risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto,
da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse
con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         In questo
contesto è utile segnalare che, in una sentenza U 394/06 del 19 febbraio 2008,
il Tribunale federale ha precisato la propria giurisprudenza in materia di
traumi del tipo “colpo di frusta” al rachide cervicale e, in questo ambito, ha
parzialmente modificato i criteri di rilievo che, a dipendenza della gravità
dell’infortunio, devono eventualmente essere considerati nella valutazione
dell’adeguatezza. 

                                         L'Alta
Corte non ha per contro modificato i principi applicabili in caso di sviluppo
psichico abnorme post-infortunistico (cfr. DTF 134 V 109, consid. 6.1 e STF
8C_209/2007 del 7 marzo 2008, consid. 1.2).

 

                            2.7.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss.

                                         consid.
4a). 

 

                               2.8.   Anche in
materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale,
vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA (pur ammettendo la causalità naturale, ad esempio per la presenza
di disturbi psichici cfr. SZS 1986 pag. 84 seg.) considerava che in assenza di
deficit neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle
lesioni neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi
evolutivi di natura patologica, di modo che - trattandosi d’infortuni del tipo
“colpo di frusta” alla colonna cervicale - senza prova di deficit funzionale
organico e senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una
relazione di causalità adeguata veniva negata, facendo difetto dei postumi
durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile
stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione,
cambiamento della personalità, ecc.. 

                                         Tale
giurisprudenza é stata ulteriormente confermata (DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 =
SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V 98 = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.; cfr.,
inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI 1995 U 221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
sentenza citata l'Alta Corte ha ricordato che, secondo le ultime pubblicazioni
scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna cervicale, dei deficit
funzionali molto diversi possono apparire a distanza di anni, anche senza uno
stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti casi i disturbi tipici
del "colpo di frusta" non siano oggettivabili con gli attuali mezzi
tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri disturbi
soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito dell’assicurazione
contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale é,
secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile
di provocare un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura
organica dei deficit funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che,
per decidere circa l’adeguatezza della relazione di causalità, non é
determinante sapere se, da un profilo medico, i disturbi consecutivi al
"colpo di frusta" devono essere qualificati piuttosto di natura
fisica che psichica, nella misura in cui una tale distinzione, in certi casi,
potrebbe essere la causa di notevoli difficoltà d’apprezzamento, vista la
complessità e la varietà del quadro clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento
infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista
oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un
effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un "colpo di frusta" alla colonna cervicale, conviene applicare,
per analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha,
in effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata
ammessa in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche
in assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio
dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale
lesione in caso d’infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna
cervicale (DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

 

                                         Un
discorso analogo, è stato sviluppato in relazione ai traumi cranio-cerebrali,
allorquando le lesioni non possono essere
sufficientemente dimostrate da un profilo organico (cfr. DTF 117 V 382s.
consid. 4b; cfr., pure, S. Leuzinger,
Versicherungsrechtliche Kriterien bei psychischen Unfallfolgen - zur
Leistungspflicht im Rahmen der obligatorischen Unfallversicherung, in P.
Zangger/ D. Erb Egli (Hrsg.), Die verunfallte Psyche, Zurigo 1999, p. 90). 

 

 

                               2.9.   Alla luce dei principi evocati al precedente considerando -
qualora ci si trovi confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico
oggettivabile - è necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della
dinamica dell’infortunio e dei disturbi diagnosticati, si è o meno in presenza
di un infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen
müssen somit durch zuverlässige ärztliche Angaben
gesichert sein. Trifft dies zu und ist die natürliche Kausalität - aufgrund
fachärztlicher Feststellungen in einem konkreten Fall - unbestritten, so kann
der natürliche Kausalzusammenhang ebenso aus rechtlicher Sicht als erstellt
gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE
119 V 340 E. 2b/aa)." 

                                         (DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.)

 

                                         L’esistenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come
delle sue conseguenze, presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni
medico-specialistiche (cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV
1, p. 1ss.; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid.
2b/aa; STFA del 12 maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, art. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la
presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di
disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29;
J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der
Diskussion, SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del
Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

                                         Se l’esistenza
del nesso di causalità naturale è stata ammessa, è ancora necessario
pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità adeguata,
questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le turbe
psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können,
Platz zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a..O., S. 82)" 

                                         (DTF 122 V 417 = SVR 1997 UV 85, p. 310).

 

                             2.10.   Volendo sintetizzare quanto esposto ai precedenti
considerandi - si tratta, in primo luogo, di valutare se l'interessato è
rimasto vittima di un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale, di un
trauma equivalente (cfr. SVR 1995 UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma
cranio-cerebrale (cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò
dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario
applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366
consid. 6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza
del nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado
medio, secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A
differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di
disturbi psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle
somatiche, giacché solo queste ultime vanno considerate. 

 

                                         Deve
ancora essere aggiunto che l'applicabilità della giurisprudenza federale in
materia di causalità adeguata in caso di trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale, giusta la quale è irrilevante determinare se i disturbi accusati
dall'assicurato siano di natura organica e/o psichica (cfr. DTF 117 V 363
consid. 5d/aa), presuppone che questi disturbi siano a
tal punto intrecciati fra loro che "eine Differenzierung angesichts des
komplexen und vierschichtigen Beschwerdebildes in heiklen Fällen gelegentlich
grosse Schwierigkeiten bereitet" (DTF 117 V 363 consid. 5d/aa). Per applicare questa prassi è dunque necessario che i
disturbi psichici siano stati provocati dall'infortunio e che unitamente ai
disturbi somatici, anch'essi di natura traumatica, formino un complesso di disturbi psicosomatici
difficilmente differenziabili (cfr. SVR 2001 UV 13, p.
47ss. = RAMI 2000 U 397,
p. 327ss.).

                                         Per
contro, il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata va affrontato
alla luce dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme
conseguente ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce dei
criteri che sono stati sviluppati in materia di colpo di frusta alla colonna
cervicale (cfr. DTF 117 V 359) - quando le menomazioni rientranti nel quadro
tipico dei postumi di un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ancorché, in
parte accertate, sono relegate in secondo piano rispetto a marcate turbe
psichiche, in relazione con l'evento assicurato (cfr. RAMI 2000 U 397, p. 327ss., DTF 123 V 98ss. = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.;
STFA del 17 marzo 1995 nella causa Z., STFA del 6 gennaio 1995 pubblicata parz.
in RAMI 1995 U 221, p. 117; STFA 9 settembre 1994 pubblicata parz. in
RAMI 1995 U 221, p. 115; G. Scartazzini, Considérations sur dix ans de
développement en matière de causalité dans les assurances sociales, in Mélanges
en l'honneur de J.L. Duc, Ed. IRAL Losanna 2001, p.
239seg. (270 nota 75)).

 

                                         In una
sentenza del 18 giugno 2002 nella causa W., U 164/01, consid. 3a e b,
parzialmente pubblicata in RAMI 2002 U 465, p. 437ss., la Corte federale ha
ulteriormente precisato la propria prassi. 

                                         Essa ha,
in effetti, stabilito che l'esame della causalità adeguata può essere
effettuato sulla base dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica
abnorme conseguente ad infortunio, conformemente a quanto sancito dalla DTF 123
V 99 consid. 2a, soltanto se la problematica psichica predomina in maniera
chiara già immediatamente dopo l'incidente, ritenuto che, in caso contrario,
un'ulteriore applicazione di tale giurisprudenza in un momento successivo si
giustifica solo se, nel corso dell'intera evoluzione - dall'infortunio fino al
momento determinante per il giudizio -, i disturbi fisici, complessivamente,
hanno giocato un ruolo assai secondario e sono stati completamente relegati in
secondo piano. 

                                         Il TFA ha
così motivato la suesposta sua precisazione giurisprudenziale:

 

"  Der Rechtsprechung gemäss
BGE 123 V 99 Erw. 2a liegt der Sachverhalt zu Grunde, dass sehr bald nach einem
Unfall mit Schleudertrauma der HWS oder äquivalenten Verletzungen, gleichsam an
diesen anschliessend, die psychische Problematik derart überwiegt, dass die mit
dem Schleudertrauma einhergehenden gesundheitlichen Beeinträchtigungen (buntes
Beschwerdebild) völlig in den Hintergrund treten. Die Formulierung in BGE 123 V
99 Erw. 2b, «das in den ersten Monaten nach dem Unfall durch die
Schleuderverletzung geprägte Beschwerdebild (habe) in der Folge in eine
psychische Überlagerung umgeschlagen, welche schliesslich eindeutige Dominanz
aufwies», ist insofern nicht unmissverständlich, als die Wendung «in der Folge»
unter Umständen auf eine gewisse zeitliche Distanz zum Unfall schliessen lassen
könnte. Die in BGE 123 V 99 Erw. 2a zitierten Urteile (Urteil C. vom 28.
November 1994, U 107/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 116 Nr. 8 und
F. vom 6. Januar 1995, U 185/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 117
Nr. 9) zeigen aber ganz klar, dass die psychische Problematik unmittelbar nach
dem Unfall eindeutige Dominanz aufweisen muss, damit anstelle von BGE 117 V 351
die zur Adäquanz bei Unfällen mit anschliessend einsetzender psychischer
Fehlentwicklung geltende Rechtsprechung Anwendung findet. Würde auf das
Erfordernis eines nahen zeitlichen Zusammenhangs zwischen Unfall und
überwiegender psychischer Problematik verzichtet, hätte dies zur Folge, dass
der adäquate Kausalzusammenhang bei den meisten Versicherten, die ein
Schleudertrauma der HWS oder eine äquivalente Verletzung erlitten haben und im
Zusammenhang mit diesem Unfall auch an psychogenen Beschwerden leiden, nach BGE
115 V 133 zu beurteilen wäre. Denn bei Opfern eines Schleudertraumas der HWS,
bei welchem keine organischen Befunde vorliegen, steht mit zunehmender
zeitlicher Distanz zum Unfall immer häufiger die psychische Problematik im
Vordergrund. Damit würde jedoch die Rechtsprechung zum adäquaten
Kausalzusammenhang bei Schleudertraumen der HWS ohne organisch nachweisbare
Befunde (BGE 117 V 359) unterlaufen, für deren Anwendung eben gerade nicht
entscheidend ist, ob Beschwerden medizinisch eher als organischer und/oder
psychischer Natur bezeichnet werden." 

                                         (RAMI succitata, consid. 3a)

 

                                         D’altro canto, in RAMI
2001 U 412, p. 79ss., l’Alta Corte ha pure puntualizzato che l’adeguatezza del
nesso causale deve essere valutata secondo i criteri applicabili in caso di
trauma cervicale d’accelerazione o di lesione equivalente, solo se i disturbi
psichici comparsi dopo l’infortunio rientrano nel quadro clinico tipico di un
tale trauma. Pertanto, in caso di necessità, preliminarmente alla valutazione dell’adeguatezza,
occorre esaminare se i disturbi psichici apparsi in coincidenza con
l’infortunio rappresentano un sintomo del trauma subito oppure un danno alla
salute autonomo (secondario):

 

" 
b) Aufgrund dieser medizinischen Angaben, auf
welche abzustellen ist, steht mit der vorausgesetzten überwiegenden
Wahrscheinlichkeit fest, dass die Beschwerdeführerin
ein HWS-Trauma erlitten hat und der Unfall vom 7. Juni 1995 zumindest eine
Teilursache der bestehenden Beschwerden und der darauf zurückzuführenden Einschränkung
in der Arbeits- und Erwerbsfähigkeit bildet, was für die Bejahung des
natürlichen Kausalzusammenhangs praxisgemäss genügt (BGE 121 V 329 Erw. 2a mit
Hinweisen).

Fraglich ist, wie es sich hinsichtlich der
Unfallkausalität der bestehenden psychischen Beeinträchtigungen in Form einer
Symptomausweitung mit sekundärem Fibromyalgie-Syndrom und wahrscheinlicher
Schmerzverarbeitungsstörung verhält. Die Vorinstanz geht diesbezüglich davon
aus, dass die Beschwerdeführerin beim Unfall vom 7. Mai 1995 ein Schleudertrauma
der HWS erlitten hat, weshalb es für die Adäquanzbeurteilung praxisgemäss nicht
entscheidend sei, ob die bestehenden Beschwerden medizinisch eher organischer
oder psychischer Natur seien. Weil das in einem natürlichen Kausalzusammenhang
zum Unfall stehende Beschwerdebild, zu dem auch das diagnostizierte
Fibromyalgie-Syndrom gehöre, als Ganzes zu betrachten sei und die psychischen
Beeinträchtigungen nicht eindeutig im Vordergrund stünden, habe die
Adäquanzbeurteilung nach den für ein Schleudertrauma oder eine
schleudertraumaähnliche Verletzung (BGE 117 V 359 ff.) und nicht nach den für
psychische Unfallfolgen (BGE 115 V 133 ff.) geltenden Kriterien zu erfolgen
(BGE 123 V 99 Erw. 2a). Dies gilt indessen nur dann, wenn die im Anschluss an
den Unfall auftretenden psychischen Störungen zum typischen Beschwerdebild
eines HWS-Traumas gehören. Denn es muss auch bei Vorliegen eines
Schleudertraumas der Nachweis möglich sein, dass es sich im konkreten Fall
nicht um eine unfallkausale psychische Beeinträchtigung handelt.
Erforderlichenfalls ist vorgängig der Adäquanzbeurteilung daher zu prüfen, ob
es sich bei den im Anschluss an den Unfall geklagten psychischen
Beeinträchtigungen um blosse Symptome des erlittenen Traumas oder aber um eine
selbstständige (sekundäre) Gesundheitsschädigung handelt, wobei für die
Abgrenzung insbesondere Art und Pathogenese der Störung, das Vorliegen
konkreter unfallfremder Faktoren und der Zeitablauf von Bedeutung sind."

                                         (RAMI
succitata)

 

                                         Il TFA ha confermato la
sua giurisprudenza in una sentenza del 13 febbraio 2006 nella causa A., U
462/04:

 

" 
Schliesslich gelangt die Rechtsprechung zu
psychogenen Unfallfolgen trotz erlittener HWS-Distorsion auch dann zur
Anwendung, wenn die (erst) im Anschluss an den Unfall aufgetretenen psychischen
Störungen nicht zum typischen, auch depressive Entwicklungen einschliessenden (BGE
117

V 360 Erw. 4b; Urteil A. vom
21. März 2003 [U 335/02] Erw. 3.2) Beschwerdebild eines HWS-Traumas gehören,
sondern vielmehr als eine selbstständige, sekundäre - mithin von blossen
(Langzeit-) Symptomen der anlässlich des Unfalls erlittenen HWS-Distorsion zu
unterscheidende - Gesundheitsschädigung zu qualifizieren sind, wobei für die
Abgrenzung insbesondere Art und Pathogenese der Störung, das Vorliegen
konkreter unfallfremder Faktoren oder der Zeitablauf von Bedeutung sind (RKUV
2001 Nr. U 412 S. 80 Erw. 2b [= Urteil B. vom 12. Oktober 2000, U 96/00]).
Würden psychische Beschwerden, die im Anschluss an einen Unfall mit
Distorsionsverletzung der HWS auftreten, ungeachtet ihrer Pathogenese stets
nach den Kriterien gemäss BGE 117 V 366 Erw. 6a auf ihre Adäquanz hin
überprüft, bestünde die Gefahr, identische natürlich kausale psychische
Unfallfolgen adäquanzrechtlich allein deshalb unterschiedlich zu beurteilen, je
nachdem, ob beim Unfall zusätzlich eine Distorsionsverletzung der HWS (oder ein
äquivalenter Verletzungsmechanismus) auftrat oder nicht, was nicht angeht
(Urteil P. vom 30. September 2005 [U 277/04] Erw. 2.2 und Erw. 4.2.2,

insbesondere mit Hinweis auf RKUV 2001 Nr. U 412 S.
79 ff. Erw. 2b [= Urteil B. vom 12. Oktober 2000, U 96/00]); siehe auch Urteil
R. vom 25. Januar 2005 [U 106/03] Erw. 5.3).“

                                         (STFA
succitata, consid. 1.2)

 

                             2.11.   Nella DTF 134
V 109, già citata in precedenza, il Tribunale federale ha precisato, da più
punti di vista, la propria giurisprudenza riguardante la valutazione della
causalità in caso di disturbi organici non oggettivabili e,
specificatamente, quella elaborata in materia di traumi d’accelerazione al
rachide cervicale, di traumi equivalenti oppure di traumi cranio-cerebrali. 

                                         In quel
giudizio, l’Alta Corte ha innanzitutto confermato la necessità di procedere a
un esame particolare dell’adeguatezza in presenza di infortuni che hanno
comportato tali lesioni (consid. 7-9). 

                                         Il Tribunale
federale ha inoltre stabilito che, non vi è ragione di modificare i principi
relativi alla classificazione degli infortuni a seconda del loro grado di
gravità e all’eventuale presa in considerazione di ulteriori criteri nell’esame
dell’adeguatezza a dipendenza della gravità dell’infortunio (consid. 10.1).

                                         La Corte
federale ha invece accresciuto le esigenze relativamente alla prova
dell’esistenza di una lesione in relazione di causalità naturale con
l’infortunio (consid. 9) e ha modificato in parte i criteri di rilievo per
l’adeguatezza (consid. 10). 

                                         Per
quanto riguarda il nesso di causalità naturale, il TF ha segnatamente
ricordato che, accanto ai casi in cui un chiaro miglioramento dello stato di
salute subentra già dopo breve tempo e che perciò pongono raramente dei
problemi nell’applicazione del diritto, vi sono i casi in cui i disturbi
perdurano più a lungo, sino alla loro cronicizzazione.

                                         Per
questi ultimi, è indicato disporre rapidamente - di regola dopo circa sei mesi
di persistenza dei disturbi -, una perizia pluri-/interdisciplinare (di tipo
neurologico/ortopedico, psichiatrico e, eventualmente, neuropsicologico; in
caso di questioni specifiche e per escludere diagnosi differenziali sono pure
indicati accertamenti otoneurologici, oftalmologici, ecc.), allestita da medici
specialisti che godono di un’esperienza specifica con questo genere di lesioni.

                                         Relativamente
alla causalità adeguata, l’Alta Corte ha rielaborato i criteri di rilievo,
principalmente quelli che contengono una componente temporale e, in secondo
luogo, quelli che nella pratica si sono dimostrati troppo poco chiari. 

                                         Il
relativo nuovo elenco si presenta quindi nel modo seguente:

 

-  le circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o la  particolare spettacolarità dell'infortunio;

-  la gravità o particolare caratteristica
delle lesioni lamentate;

-  la specifica cura medica protratta e
gravosa;

-  i notevoli disturbi;

-  la cura medica errata che aggrava
notevolmente gli esiti dell'infortunio;

-  il decorso sfavorevole della cura e le
complicazioni rilevanti                  intervenute;

-  la rilevante incapacità lavorativa malgrado la
dimostrazione                             degli sforzi compiuti. 

 

                             2.12.   Nell’evenienza
concreta, il 19 gennaio 2007, RI 1 è rimasto coinvolto in un incidente della
circolazione stradale in territorio di __________.

 

                                         Dal
verbale di interrogatorio del 20 gennaio 2007 ore 11.03 redatto dalla Polizia
Cantonale reparto Mobile __________ nei propri uffici - dopo che la stessa ha
rintracciato l’assicurato telefonicamente presso il suo domicilio -, riguardo
alle modalità secondo cui si è verificato il sinistro emerge quanto segue:

 

" 
(…)

Ieri sera ero alla guida
della vettura sopraindicata (n.d.r.: Volvo 960), ero solo ed ero
regolarmente allacciato con la cintura di sicurezza, la mia velocità era di
circa 20 km/h (non sono sicuro della velocità in quanto non ho guardato il
contachilometri). Era già notte e la strada in asfalto era asciutta.

 

Come già detto ero alla
guida della mia vettura e stavo circolando su una strada comunale a __________
in direzione di __________ (__________) per raggiungere il mio domicilio a __________.
Improvvisamente, mentre stavo circolando su detta strada, mi vedevo un capriolo
che sbucava dalla mia destra e attraversava la strada, da parte mia sterzavo
bruscamente a sinistra. A seguito di ciò finivo nella scarpata a sinistra
rispetto al mio senso di marcia. Questa mattina venivo informato dalla polizia
che avevo fatto circa 50-60 metri nella scarpata. Per alcuni minuti sono
rimasto immobile nel veicolo. Dopo di che sono uscito dalla vettura e ho
chiamato mia sorella. La quale era venuta a prendermi. Da parte mia, visto che
ero in stato di shock, non sentivo male da nessuna parte e non avevo fatto
danni a nessuno volevo rientrare al mio domicilio.

 

Alle ore 11.00 sono stato
sottoposto alla prova etanografica che ha dato esito negativo nella misura
dello 0.00 gr/kg.

 

D: In merito alla dinamica
dell’incidente ricorda qualcos’altro?

R: No, unicamente quello
già detto in precedenza.

 

Vorrei aggiungere che
terminato il verbale mi presenterò al pronto soccorso per una visita medica.”
(Doc. 4)

 

                                         Nel
certificato medico LAINF del 30 marzo 2007 relativo al trattamento del 20
gennaio 2007 presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale regionale di __________ il
Dr. med. __________, assistente, ha indicato, quale referto e diagnosi
provvisoria, “contusioni ed escoriazioni superficiali arti superiori,
inferiori e dorso”. Inoltre il sanitario ha menzionato che l’assicurato è
stato trattato con disinfezione delle ferite e prescrizione di FANS da assumere
al bisogno. Alla domanda “Proposte delle misure mediche o non mediche
particolari?” ha risposto “Rivalutazione dal curante”. E’ stata pure
attestata un’inabilità al lavoro del 100% dal 20 al 25 gennaio 2007 (cfr. doc.
M4).

 

                                         Il 29
gennaio 2007 l’insorgente è poi stato visitato dal proprio medico, Dr. med. __________,
medicina generale.

                                         Il
sanitario, il 26 marzo 2007, ha menzionato quanto riportatogli dall’assicurato
circa il sinistro del gennaio 2007 (cfr. doc. M3), e meglio che è uscito di
strada con la propria auto ed è precipitato per una distanza di 60 metri
ribaltandosi diverse volte, che è uscito da solo dall’auto risalendo tutta la
scarpata, che non ricordava se era allacciato o meno ma non era stato sbalzato
dall’auto, che al PS dell’Ospedale __________ non ha lamentato né nausea né
vomito bensì dolori diffusi e che non sono state effettuate radiografie.

                                         Il Dr.
med. __________ ha specificato che il 29 gennaio 2007 il paziente accusava
soprattutto stanchezza, dorsalgia con dolore sottoscapolare sinistro, dolori
all’inguine di destra e alla radice della coscia-gamba destra, dolori cervicali
alla rotazione laterale destra.

                                         Inoltre
il medico ha rilevato una mobilità della colonna cervicale con leggera
riduzione alla flessione laterale destra, con distanza mento-sterno 3 cm,
probabile rottura dentaria, dolore alla pressione sui processi spinosi da T4 a
T6 con dolore sotto-scapolare destro e auscultazione polmonare normale, resto
della colonna indolore alla palpazione con distanza dita-suolo di 30 cm,
Schober 10-15 cm, Giordano negativo, dolori alla pressione sull’inserzione del
gluteo medio di destra, lieve dolore alla rotazione interna della coxo-femorale
destra senza particolare limitazione, dolore alla pressione sul caput fibulae destro,
ginocchio destro senza versamento intra-articolare, assenza di instabilità
legamentaria, ematoma al III superiore della gamba destra pretibiale con
escoriazione estesa al III inferiore della stessa ed ematoma al dorso del piede
destro.

                                         Egli,
sempre il 26 marzo 2007, ha, altresì, sottolineato che dopo 16 sedute di
fisioterapia, AINS e trattamento per un mese con Limbitrol (una alla sera)
l’assicurato lamentava ancora disturbi del sonno, con astenia, irritabilità,
sensazione di testa pesante e dolori a livello della natica destra e della
radice della coscia destra. 

                                         Il
sanitario ha conseguentemente fatto eseguire delle RX che a parte una scoliosi
lombare non hanno mostrato lesioni particolari a livello della coxo-femorale e
del ginocchio destro.

                                         Il Dr. __________
ha poi diagnosticato:

 

-         
Probabile commotio cerebri (il medico ha
osservato che l’assicurato non ricordava se era allacciato e lamentava
un’amnesia anterograda) con residua sindrome post-commozionale;

-         
Distorsione semplice della colonna cervicale,
contusione 

                                              dorsale destra,
contusione dell’anca destra, ginocchio destro, gamba destra con ematoma ed
escoriazione pretibiali e contusione piede destro.

 

                                         Il Dr.
med. __________ ha, infine, predisposto un consulto ortopedico dal Dr. med. __________,
presso l’Ospedale __________ di __________ e ha ritenuto l’assicurato sempre
inabile al 100% (cfr. doc. M3).

 

                                         Il 29
marzo 2007 ha avuto luogo un consulto ortopedico presso il Dr. med. __________,
consulente in ortopedia presso l’Ospedale Regionale di __________.

                                         Dal
relativo referto indirizzato al Dr. med. __________, si evince che:

 

" 
(…) focalizzo il problema che il paziente mi
descrive particolarmente fastidioso a livello dell’anca destra; il controllo
clinico mostra un’ottima particolarità senza segni di impingement
coxo-femorali; non vi sono dolori evocabili a livello inguinale, nemmeno agli
estremi dell’articolarità.

Vi è una particolare
dolenzia in corrispondenza degli abduttori, che però risultano perfettamente
funzionanti e a livello degli abduttori con irradiazione verso la cresta iliaca
e verso la zona lombare con importante dolore a livello della zona
trocanterica, dove questi quindi si inseriscono. Risultano di una forza anche
diminuita. Misurata M3 il 29.03.07.

Il controllo radiologico
del 22.03.07 non mostra particolarità a questo livello. Ritengo che durante
l’incidente possa essere successo che per difesa abbia eccessivamente contratto
la muscolatura da determinare uno stiramento della muscolatura sia abduttoria
che adduttoria che sfocia in un’infiammazione cronica attuale da trattare in
modo conservativo con un programma fisioterapico specifico determinato da
ultrasuoni, applicazione di ghiaccio e successivo rinforzo della muscolatura
sia adduttoria che abduttoria. Sarà opportuno che il paziente possa continuare
il programma anche al proprio domicilio.

Per il resto delle
patologie da te annunciate, attualmente il paziente si dichiara pressoché
asintomatico.” (cfr. doc. M7)

 

                                         Il Dr.
med. __________, il 14 maggio 2007, ha osservato che, nonostante l’assicurato
sia passato da Limbitrol a Saroten Retard e dal 10 aprile 2005 a Fluitine,
durante tutto il mese di aprile ha avuto uno stato depressivo con irritabilità,
sudorazioni notturne, turbe del sonno con risvegli precoci, perdita dell’autostima
con necessità di rinchiudersi in casa tutto il giorno e difficoltà ad
affrontare anche i piccoli problemi della vita quotidiana con reazione di
frustrazione e tendenza all’abuso di OH. Dal 10 maggio 2007 ancora astenia ma nella
settimana precedente il 14 maggio 2007 circa ha cominciato a uscire di casa,
fare qualcosa in giardino e, anche se molto nervoso e irritabile, ha presentato
una leggera tendenza al miglioramento (cfr. doc. M8).

 

                                         La
risonanza magnetica cerebrale effettuata il 13 luglio 2007 è risultata normale
(cfr. doc. M13).

 

                                         Su
incarico della CO 1, durante i giorni 3 e 4 luglio 2007 RI 1 è stato sottoposto
ad accertamenti pluridisciplinari presso il __________ di __________. 

                                         Dal
rapporto del 10 agosto 2007 (cfr. doc. M14) emerge che i periti __________
hanno ricostruito, in maniera minuziosa, l’anamnesi del ricorrente e ne hanno
altrettanto puntualmente descritto lo status ortopedico (a cura del Dr. med. __________,
FMH in chirurgia ortopedica), neurologico e neuropsichiatrico (a cura del Dr.
med. __________, spec. in neurologia e psichiatria), nonché psichiatrico (a
cura del Dr. med. __________ e del lic. phil. __________). L’assicurato è stato
esaminato anche dal profilo neuropsicologico da parte dei Dr. phil. __________
e lic. phil. __________ (cfr. doc. M 14).

 

                                         Gli
specialisti hanno diagnosticato:

 

" 
St. n. Autounfall am 19.1.2007 mit
vorübergehenden Prellungen mit Hämatomen und Hautabschürfungen
ohne jetzt noch nachweisbare gesundheitliche Beeinträchtigungen als Folge des
Unfalls.

 

F10x   Psychische Beschwerden infolge eines mindestens schädlichen
Alkohol-Gebrauchs (F10.1) oder, wahrscheinlicher, eines
Alkohol-Abhängigkeits-Syndroms mit gegenwärtigem Substanzgebrauch und
körperlichen Symptomen (Labor) (F10.241)“ (Doc. M14 p.to 6)

 

                                         Inoltre
essi, relativamente all’eziologia dei disturbi, hanno precisato che:

 

" 
Als objektive Folgen des Unfalls vom 19.1.2007
liessen sich lediglich akute Prellungen mit Hämatomen und Hautabschürfungen an
diverse Stellen des Körpers feststellen. Solche Verletzungen können für kurze
Zeit Schmerzen verursachen, heilen allerdings schnell ab und hinterlassen keine
funktionellen Einschränkungen. Verletzungen an den Halte- und Bewegungsorgane
oder am Kopf lagen nie vor und konnten mittels klinischer und bildgebender Verfahren
ausgeschlossen werden. Bei den aktuell im Vordergrund stehenden psychischen
Beschwerden gehen wir von Begleiterscheinungen eines schädlichen Gebrauchs
alkoholischer Getränke (ICD-10F10.1), möglicherweise sogar einer bereits
eingetretenen Alkohol-Abhängigkeit (ICD-10F10.241) aus.

 

                                        Der
Partnerkonflikt wurde durch den Unfall verschlimmert und klinisch als
vorübergehende depressive Episode manifest. Ab April 2007 muss davon
ausgegangen werden, dass sich die Störung auch ohne den Unfall in nun gleicher
Weise gezeigt hätte. Eine überwiegend wahrscheinlich auf den Unfall beziehbare
gesundheitliche Beeinträchtigung oder eine unfallbedingte AUF liegt seit April
nicht mehr vor (Status quo sine).“ (Doc. M14 p.to 5 in fine)

 

                             2.13.   In materia di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi
risentiti dall'assicurato vengono di principio presi in considerazione soltanto
nella misura in cui procedono da un danno alla salute oggettivamente
dimostrabile.

                                         In
effetti, nei casi in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono
trovare una sufficiente correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può
che essere sfavorevole all'interessato. Qualora non sia stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l'origine dei disturbi, il giudice delle assicurazioni
sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l'esistenza di una relazione
di causalità naturale con l'evento traumatico assicurato (cfr., in questo
senso, la STCA del 22 settembre 2003 nella causa B., inc. 35.2002.4; del 28
luglio 2003 nella causa T.-K., inc. n. 35.2003.26, del 25 novembre 2002 nella
causa A., inc. n. 35.2002.49, confermata dal TFA con sentenza del 28 luglio
2004, U 14/03, del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90,
confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre
2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13
marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e
del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr., inoltre, U.
Meyer-Blaser, art. cit., p. 105s.: “Lässt sich der
medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das Vorliegen organischer Befunde,
ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden und die Ursächlichkeit
der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des organischen Befundes, nach
derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall, trotz sorgfältigen
Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt
insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres” - la
sottolineatura è del redattore). 

 

                                         Per
negare il nesso di causalità naturale tra un infortunio ed i disturbi lamentati
da un assicurato non è dunque necessario che sia diagnosticata, quale causa dei
problemi di salute, una patologia totalmente estranea a un evento traumatico
(cfr. STFA del 19 luglio 2001 nella causa E., U 126/00).

 

                             2.14.   Dagli
approfonditi esami effettuati dai medici del __________ è emerso che le lesioni
riscontrate durante la visita presso il Pronto Soccorso di __________ del 20
gennaio 2007, ossia le escoriazioni e contusioni con ematomi sono guarite nel
giro di alcune settimane (cfr. doc. M14 pag. 24).

 

                                         Dal
profilo ortopedico i periti del __________ hanno, poi, precisato che non
è risultata alcuna limitazione della mobilità né cervicale, né dorsale, né
lombare. 

                                         A livello
toraco-lombare è stata posta in luce una leggera scoliosi e unicamente un
accenno di alterazioni degenerative nella parte lombare bassa. 

                                         Le anche
presentano delle iniziali alterazioni degenerative ma non di origine posttratumatica.

                                         Nemmeno per
quanto attiene al ginocchio destro sono ravvisabili reperti di origine
traumatica (cfr. doc. M14 pag. 19, 21).

                                         In
proposito va osservato che l’assicurato nel 1993 è stato sottoposto ad
artroscopia e trattamento microchirurgico ad entrambe le ginocchia (cfr. doc.
M14 pag. 10, 21).

                                         Per di
più il Dr. med. __________ nell’aprile 2007 ha indicato che il controllo
radiologico del 22 marzo 2007 dell’anca destra non mostrava alcuna
particolarità e che poteva trattarsi di uno stiramento della muscolatura. Egli
ha pure rilevato che l’assicurato in relazione alle altre patologie lamentate
si era dichiarato pressoché asintomatico (cfr. doc. M7).

                                         Per
quanto concerne l’aspetto neurologico, gli specialisti __________ non
hanno constatato alcuna perdita delle funzioni del sistema nervoso centrale o
periferico (cfr. doc. M14 pag. 21).

                                         La RM
cerebrale del 13 luglio 2007 è, del resto, risultata normale (cfr. doc. M13).

                                         Inoltre i periti del __________
hanno rilevato che i risultati dell’indagine neuropsicologica hanno mostrato
delle funzioni cognitive intatte. E’ stato escluso un danno irreversibile alle
strutture organiche del cervello. Inoltre una diagnosi di sindrome
postcommozionale non si giustifica né dal lato neuorologico, né da quello neuropsicologico
(cfr. doc. M14 pag. 22).

 

                                         L’assicurato ha contestato
il valore probatorio della perizia esperita dal __________, asserendo che la
stessa è stata ordinata e pagata dalla CO 1 (cfr. doc. I).

                                         Tale censura si rivela,
tuttavia, infondata.

 

                                         In effetti per costante giurisprudenza
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. STF U 349/06 dell’11 luglio 2007
consid. 6; RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003
nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U.
Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989,
p. 30ss.). 

 

                                         Il TFA ha stabilito che quando, nell'ambito della procedura
amministrativa, una perizia ordinata ad un medico indipendente è eseguita da
uno specialista riconosciuto, sulla base di investigazioni approfondite e
complete, nonché in piena conoscenza dell'incarto, e che l'esperto perviene a
delle conclusioni convincenti, il Tribunale non deve scostarsene se non vi è
alcun indizio concreto che consenta di dubitare della loro fondatezza (cfr.,
pure, STFA del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02, consid. 3.2.2 e del 19
aprile 2000 nella causa S., U 264/99, consid. 3b). 

 

                                         D'altra
parte, in una sentenza dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, l'Alta
Corte ha deciso che il fatto che un medico venga interpellato con regolarità da
un istituto assicuratore per esprimere valutazioni specialistiche non è di per
sé sufficiente per dubitare della sua obiettività e imparzialità.

                                         Il TFA ha
infine deciso che la circostanza che il medico di fiducia si sia pronunciato
dopo che l'affare è divenuto contenzioso, non è, di per sé, sufficiente a
suscitare dei dubbi circa la sua imparzialità (cfr. STFA dell'8 settembre 2000
nella causa C., U 291/99). 

 

                                         L’assicurato, inoltre, non
ha prodotto alcuna certificazione medica di tenore differente rispetto alla
perizia __________.

                                         Giova d’altronde segnalare
che il medico curante stesso il 14 maggio 2007, riguardo al decorso e allo
stato a quel momento, ha fatto riferimento soltanto a uno stato depressivo con
irritabilità, sudorazioni notturne, turbe del sonno, perdita dell’autostima,
sottolineando che comunque era in atto una leggera tendenza al miglioramento
(cfr. doc. M8).

 

                                         Il ricorrente neppure ha
reso credibile l’asserita lesione dentaria (cfr. doc. I). Agli atti non
vi è alcuna attestazione dentistica né afferente alla lesione, né all’eventuale
cura. 

 

                             2.15.   Alla luce di
quanto appena esposto e più in generale della documentazione medica riassunta
al consid. 2.12., questa Corte, nel caso in esame, ritiene dimostrato secondo
il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore
della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, p. 343), che la sintomatologia accusata dal
ricorrente, per quanto riguarda i disturbi somatici, non ha potuto essere
spiegata con un danno organico oggettivabile di natura infortunistica.

 

                                         In simili
condizioni non si rivela necessario procedere a ulteriori atti istruttori,
segnatamente alla perizia medica giudiziaria postulata dall’assicurato (cfr.
doc. I).

                                         Al
riguardo giova osservare che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF U
349/06 dell’11 luglio 2007 consid. 6; STFA dell'11 dicembre 2003 nella causa
R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo
2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 pag. 1; STFA dell'11 gennaio
2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H
103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26
novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa
P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202
consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

 

                             2.16.   Un’eccezione
alla regola esposta ed esaminata sopra (cfr. consid. 2.13.) è prevista in
materia di traumi d'accelerazione alla colonna cervicale e in materia di traumi
cerebrali.

                                         Il fatto
che in molti casi i disturbi tipici del “colpo di frusta” non siano
oggettivabili mediante gli attuali mezzi tecnici, non deve spingere a
qualificarli di puri disturbi soggettivi e, pertanto, a negare ogni loro
rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni.

 

                                         L’assicurato
nel ricorso sostiene di avere subito diversi colpi alla testa a causa dei
ripetuti salti della vettura (cfr. doc. I pag. 3). 

                                         Il medico
curante, il 26 marzo 2007, riferendosi al consulto del 29 gennaio 2007, ha
indicato una probabile commotio cerebri con residua sindrome post-commozionale
(cfr. doc. M3).

 

                                         In una
sentenza U 479/05 del 6 febbraio 2007 consid. 5.2., il TFA ha precisato che la commozione
cerebrale si definisce come la perdita di conoscenza di breve durata senza
deficit neurologici, mentre che la contusio cerebri consiste in uno
stato caratterizzato da deficit neurologici con o senza perdita di conoscenza. 

                                         In
ragione degli inconvenienti risultanti dall’applicazione di tali definizioni, è
stata nel frattempo introdotta la nozione di lesione traumatica cerebrale tenue
(mild traumatic brain injury). 

                                         Sotto questa
definizione cadono i traumi cranici prodottisi mediante contatto (urto del
capo, colpo alla testa) oppure accelerazione, rispettivamente, decelerazione, i
quali portano a un’interruzione delle funzioni cerebrali. 

                                         Secondo
autorevole dottrina medica, la diagnosi presuppone o un episodio di perdita di
conoscenza o una perdita della memoria circa l’evento immediatamente prima o
dopo l’infortunio oppure ancora una perturbazione della coscienza (per esempio,
disorientamento, intontimento) in coincidenza con la lesione (A.M. Siegel,
Neurologiches Beschwerdebild nach Beschleunigungsverletzung der
Halswirbelsäule, in A.M. Siegel/D. Fischer (Hrsg.), Die neurologische
Begutachtung, Zurigo 2005, p. 164-166). 

 

                                         Nella
presente fattispecie, il sanitario del Pronto Soccorso dell’Ospedale regionale
di __________, dove il ricorrente si è recato il giorno dopo il sinistro, quale
presunta diagnosi ha indicato soltanto contusioni ed escoriazioni superficiali
agli arti superiori, inferiori e al dorso (cfr. doc. M4).

 

                                         Il Dr.
med. __________, che ha visitato l’assicurato il 29 gennaio 2007, ha invece
menzionato una sospetta commotio cerebri con residua sindrome post-commozionale
(cfr. doc. M3).

 

                                         La RM
cerebrale effettuata il 13 luglio 2007 è risultata nella norma (cfr. doc. M13).

 

                                         Non emerge,
poi, né dal certificato medico LAINF compilato dal Dr. med. __________ che ha
esaminato l’insorgente il giorno dopo l’infortunio, né dal verbale di
interrogatorio dinanzi alla Polizia cantonale del medesimo giorno che egli
abbia perso conoscenza o abbia presentato una certa amnesia (cfr. doc. M4; 4).

                                         E’ solo
alla fine di gennaio 2007, in occasione del consulto presso il medico curante,
che l’assicurato ha indicato di lamentare un’amnesia anterograda (cfr. doc. M3).

 

                                         A
quest’ultimo riguardo va, però, evidenziato che l’assicurato ha potuto, il 20
gennaio 2007, descrivere alla Polizia cantonale quanto accadutogli il giorno
precedente. Egli ha rilevato in particolare di essere rimasto immobile nel
veicolo per alcuni minuti e di aver poi chiamato sua sorella, la quale è andata
a prenderlo (cfr. doc. 3).

 

                                         Inoltre
il ricorrente, che si è recato al Pronto Soccorso solamente il giorno seguente
il sinistro, è stato dimesso immediatamente dopo la visita (cfr. doc. M4).

                                         Qualora
l'insorgente avesse, invece, presentato una commozione cerebrale, egli sarebbe
senz'altro stato trattenuto in ospedale in osservazione neurologica (cfr., in
questo senso, STCA del 24 marzo 2004 nella causa G., inc. n. 35.2003.48,
consid. 2.12.).

 

                                         Il Dr.
med. __________ non ha del resto fatto riferimento alcuno a una contusione
cerebrale (cfr. doc. M3).

 

                                         Giova, altresì, ricordare
che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente deciso che le
certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre
2001 nella causa M., U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova
ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF
125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; STFA del 10 ottobre 2003 nella causa
C., U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in
Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Alla luce di quanto precede, secondo il TCA l'assicurato, in
occasione dell'infortunio del gennaio 2007 ha verosimilmente riportato tutt’al
più un trauma cranico semplice, senza interessamento del sistema nervoso
centrale (cervello).

 

                             2.17.   In caso di
trauma cranico semplice, senza la prova di un danno organico, la giurisprudenza
federale esclude di principio l'applicazione della prassi elaborata in materia
di traumi d'accelerazione al rachide cervicale. 

                                         Il TFA ha
deciso in questo senso in una sentenza del 28 agosto 2002 nella causa K., U
416/01, consid. 5a e riferimenti ivi menzionati.

                                         Successivamente,
in una sentenza del 6 maggio 2003 nella causa K., U 6/03, consid. 3.2, la
nostra Corte federale ha precisato che la menzionata prassi torna applicabile
soltanto se il caso in questione si situa perlomeno fra la commotio cerebri
e la contusio cerebri. Un leggero trauma cerebrale non è invece
sufficiente. 

 

                                         In una
sentenza del 6 giugno 2003 nella causa G., U 138/02, consid. 3.1, l'Alta Corte,
trattandosi di un assicurato vittima di un trauma cranico semplice, ha
stabilito che, benché in presenza di alcuni elementi del quadro clinico tipico,
l'assenza di gravità del trauma cranico subito non consente di ammettere
l'esistenza di una lesione analoga ad un trauma cervicale del tipo "colpo di
frusta".

 

                                         In una
sentenza del 27 dicembre 2005 nella causa G., U 280/05, il TFA, nel caso di un
assicurato che è stato colpito frontalmente al capo da un carrello per il
trasporto di un pesante elemento di 150 – 200 Kg, ha indicato che, benché
accusasse almeno parzialmente i disturbi tipici, è piuttosto dubbio che egli
sia rimasto vittima di un colpo di frusta o di un trauma cranio cerebrale di
sufficiente gravità secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359, in
quanto gli è stata diagnosticata solamente una commotio cerebri, per cui un
lieve trauma cranio-cerebrale, e non è stata registrata alcuna sicura perdita
di conoscenza o amnesia retrograda.

 

                                         Sulla
base della giurisprudenza citata sopra, in concreto, visto che __________ non
ha comunque subito una lesione traumatica cerebrale tenue, occorre concludere
che non ha riportato un trauma cranio-cerebrale ai sensi della giurisprudenza
federale.

 

                             2.18.   Il Dr. med. __________,
a differenza del sanitario del PS che ha visitato l’assicurato il 20 gennaio
2007 (cfr. doc. M4), ha pure diagnosticato una distorsione semplice della
colonna cervicale (cfr. doc. M3).

 

                                         La
questione di sapere se l’assicurato in occasione del sinistro del gennaio 2007
ha riportato o meno un trauma del tipo colpo di frusta può restare aperta, in
quanto in ogni caso la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359 segg. (cfr.
consid. 2.8.) non torna applicabile in concreto.

 

                                         Secondo
il TFA, infatti, la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359ss. è applicabile
qualora sia stato diagnosticato un trauma d'accelerazione al rachide cervicale e
l'interessato abbia presentato il quadro tipico dei disturbi,
contraddistinto da una loro accumulazione (cfr. DTF 117 V 360 consid. 4b:
diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della
memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità
affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.).

 

                                         Nel caso in esame,
attentamente vagliata la documentazione medica, va considerato accertato che
l’insorgente, immediatamente dopo il sinistro, ha presentato dolori in
sede cervicale e cefalee, così come si evince dal modulo di documentazione per
prima consultazione successiva a trauma d’accelerazione cranio-cervicale,
compilato nell’aprile 2007 dal Dr. med. __________ del Servizio di PS
dell’Ospedale regionale di __________ (cfr. doc. M6; in proposito, si veda la
sentenza U 215/05 del 30 gennaio 2007, consid. 5, massimata in RtiD II-2007 N.
35 pag. 151, con cui il TF ha chiarito che la necessità di apparizione entro le
prime 72 ore concerne soltanto i disturbi a livello della nuca e/o del rachide
cervicale, e non anche altri disturbi rientranti nel quadro tipico del “colpo
di frusta”).

 

                                         D’altro
canto, però, non può essere ammesso che l’assicurato abbia lamentato i sintomi
tipici “in modo frequente e persistente” (cfr. STFA del 12 ottobre 2006
nella causa G., U 350/04).

 

                                         Il 29 gennaio 2007 al
medico curante, Dr. med. __________, egli ha precisato, dopo aver sottolineato
che al momento della visita presso il PS non accusava né nausea, né vomito, di
lamentare soprattutto stanchezza, dorsalgia con dolore sottoscapolare, dolori
all’inguine di destra e alla radice della coscia-gamba destra, dolori cervicali
alla rotazione laterale destra. Non ha più accusato cefalee ma solo testa
pesante, nonché irritabilità, disturbi del sonno, astenia (doc. M3).

                                         Dall’attestazione del Dr.
med. __________, consulente in ortopedia presso l’__________, che ha visitato
l’assicurato il 29 marzo 2007 si evince che questi ha riferito unicamente
disturbi all’anca destra, dichiarandosi pressoché asintomatico per il resto
delle patologie annunciate al Dr. med. __________ (cfr.doc. M7).

                                         Anche il medico curante,
il 14 maggio 2007, ha poi certificato unicamente uno stato depressivo con
irritabilità, sudorazioni notturne, turbe del sono, perdita dell’autostima e
tendenza all’abuso di alcool (cfr. doc. M8).

                                         Ai periti del __________
il ricorrente ha indicato dolori all’anca destra, alle ginocchia, al piede
destro, “depressione”, stanchezza, problemi di concentrazione (cfr. doc. M14).

 

                                         In queste
condizioni, la questione della causalità deve dunque essere risolta secondo le
regole ordinarie e, in questo senso - apparendo i disturbi lamentati dal
ricorrente privi di sufficiente sostrato organico (cfr. consid. 2.14., 2.1.5.)
- va negata l'esistenza di un nesso di causalità naturale con l'infortunio
assicurato.

 

                             2.19.   Nel
certificato del 14 maggio 2007 il Dr. med. __________ ha indicato che
l’assicurato durante tutto il mese di aprile 2007 ha sofferto di uno stato di
depressivo con irritabilità, sudorazioni notturne, turbe del sonno con risvegli
precoci, perdita dell’autostima con necessità di rinchiudersi in casa tutto il
giorno e difficoltà ad affrontare anche i piccoli problemi della vita quotidiana
con reazione di frustrazione e tendenza all’abuso di alcool. Il medico nel mese
di maggio 2007 ha comunque riscontrato una leggera tendenza al miglioramento
(cfr. doc. M8).

 

                                         Dal
referto peritale del 10 agosto 2007 del __________ emerge inoltre che sono
stati diagnosticati dei disturbi psichici a seguito di un dannoso uso di
sostanze alcoliche o più probabilmente di una sindrome di dipendenza da
sostanze alcoliche con presente uso di sostanze e sintomi fisici (cfr. doc. M14
p.to 6).

 

                                         Ad ogni modo,
il TCA può esimersi dall’indagare più approfonditamente la questione
dell’eziologia dei disturbi psichici lamentati dal ricorrente.

                                         In
effetti anche nel caso in cui il nesso causale naturale con il sinistro del
gennaio 2007 dovesse essere accertato, la responsabilità della CO 1 non
potrebbe comunque essere considerata impegnata, facendo difetto l’adeguatezza
del nesso di causalità, aspetto che deve essere valutato alla luce dei criteri
sviluppati nella DTF 115 V133 segg. (cfr. consid. 2.7.; STFA del 9 aprile 2003
nella causa C., U 164/02, consid. 4.1).

 

                                         Nell'esame
dell'adeguatezza del legame causale, occorre innanzi tutto procedere alla
classificazione dell'infortunio occorso all’insorgente.

 

                                         Dalle
carte processuali emerge che l’assicurato, il 19 gennaio 2007 in serata, mentre
stava viaggiando a una velocità di circa 20 km/h a bordo della sua automobile,
è uscito di strada a causa di un capriolo che stava attraversando la
carreggiata. La vettura è scivolata per 50-60 metri in una scarpata (cfr. doc.
4, 6).

                                         L’insorgente,
nel ricorso, ha precisato che l’auto si è capovolta sul tetto dopo aver colliso
con un albero, per poi fermarsi nuovamente sulle quattro ruote (cfr. doc. I).

 

                                         Il
veicolo ha subito un danno totale (cfr. doc. E).

 

                                         Il
ricorrente ha riportato delle contusioni ed escoriazioni superficiali agli arti
superiori, inferiori al dorso (cfr. doc. M4).

 

                                         Alla luce
della dinamica dell’incidente e delle lesioni subite, il sinistro occorso a RI
1 può essere classificato fra gli infortuni di grado medio all’interno della
categoria media.

 

                                         Del
resto, confrontati a fattispecie analoghe a quella ora sub judice, tanto
questa Corte quanto il TFA hanno, nel passato, proceduto ad identiche
classificazioni. Vedi ad esempio:

 

                                         -
 STFA del 31 marzo 1994 nella causa M. St., U 119/91, concernente un
incidente della circolazione in cui l’automobile dell’assicurato, a seguito di
un tamponamento, é uscita di strada verso sinistra, ha urtato un palo, si é
girata di 180° ed ha terminato la sua corsa dopo circa 7 metri; 

                                         -  STFA
del 7 agosto 1996 nella causa H., U 191/95, riguardante un incidente in cui
l’autovettura guidata dal marito dell’assicurata é uscita di strada, é salita
su di una scarpata e si é rovesciata sul tetto;

                                         -  STCA
del 23 novembre 1998 nella causa V.-R., inc. n. 35.1996.139 - confermata
dal TFA con sentenza del 18 giugno 1999, U 45/99 - concernente un incidente
della circolazione in cui il veicolo su cui viaggiava l’assicurata si é
frontalmente scontrato con un’autovettura condotta da un individuo in stato
d’ebrietà;

                                         -  STFA
del 19 febbraio 1999 nella causa D., U 115/98, concernente un incidente
della circolazione stradale in cui l'autovettura sulla quale si trovava
l'assicurato è uscita di strada, si è capovolta tre o quattro volte ed ha terminato
la propria corsa ad una distanza di ben 42 metri. L'assicurato ha riportato
diverse ferite lacero-contuse al volto, al naso ed alla regione della gola, nonché la frattura aperta della mascella inferiore e
la frattura della testa della mascella a sinistra;

                                         -  STCA
del 17 aprile 2001 nella causa G., inc. n. 35.1999.135, concernente un
incidente della circolazione stradale, avvenuto sul tratto autostradale
Lugano-Chiasso, in cui l'autovettura condotta dal ricorrente ha iniziato una
manovra di sorpasso ad una velocità di circa 110/120 km/h, allorquando la
vettura che stava per essere superata si è, anch'essa, improvvisamente spostata
sulla corsia di sorpasso. Onde evitare uno scontro, l'assicurato ha sterzato
bruscamente verso sinistra, entrando con le ruote nel manto erboso laterale. A
questo punto, il conducente ha perso la padronanza del veicolo, il quale,
sbandando, ha attraversato la carreggiata ed è andato a collidere contro il
guardrail di destra. L'automobile ha terminato la propria corsa, più avanti,
sulla corsia di sorpasso. L'assicurato ha riportato una commotio cerebri
con amnesia pericircostanziale completa e diverse contusioni, in particolare a
livello del rachide cervicale e della spalla destra;

                                     -  STCA
del 2 ottobre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.95, riguardante un
incidente della circolazione stradale, avvenuto in autostrada nei pressi di
Pesaro (I), in cui l'autovettura sulla quale si trovava l'assicurata,
all'imbocco di una galleria, ha cominciato a sbandare verso sinistra. L'auto si
è messa di traverso nella carreggiata, con la parte posteriore spostata più a
sinistra. Ha poi cozzato con quest'ultima contro la parete della galleria,
veniva ributtata verso destra e con la parte anteriore colpiva l'altra parete
della galleria. Veniva poi ancora ributtata dall'altra parte della galleria e
cozzava di nuovo contro la parete di sinistra della carreggiata e poi un'altra
volta a destra. Il veicolo si è poi fermato praticamente fuori dall'altra parte
della galleria. A causa del sinistro, l'assicurata ha riportato una frattura
diafisaria distale pluriframmentaria dell'omero destro con paresi totale del
nervo radiale destro con aprassia da compressione;

                                         -  STCA
del 23 aprile 2002 nella causa S., inc. n. 35.2000.15 -    confermata dal
TFA con giudizio del 12 febbraio 2003, U                  170/02 - concernente
un incidente della circolazione stradale in                                cui
l'assicurato ha perso il controllo del proprio veicolo ed è                                        andato
ad urtare - all'interno di una galleria - frontalmente   contro due vetture che
sopraggiungevano sulla corsia di     contromano. Esso ha lamentato una commotio
cerebri, una      contusione al fianco, una leggera contusione al rene
destro,  una sospetta frattura della quarta/quinta costola laterale destra                   nonché
escoriazioni al braccio destro;

                                         -  STCA
del 30 maggio 2005 nella causa M., inc. n. 35.2004.95,             relativa
ad un incidente stradale in cui l'assicurato, nel       tentativo di superare
una vettura in autostrada, ha iniziato a                                       sbandare
ed è stato tamponato da un’auto che lo seguiva,                                         riportando
un trauma facciale con frattura pluriframmentaria                                     con
lieve dislocazione della parete latero inferiore del seno                                        mascellare
destro con solo minime dislocazioni ma con      decorso fino al margine
orbitale inferiore ed interessamento del                                   forame
infraorbitale, una deviazione del setto nasale verso     destra e fratture non
dislocate dell’osso nasale, nonché un        trauma al rachide cervicale;

                                         -  STCA
del 27 febbraio 2006 nella causa C., inc. n. 35.2005.53,            concernente
un assicurato che, al volante della propria         autovettura, nel compiere
una manovra di sorpasso, è entrato                           in collisione
frontale con un’automobile che circolava                                 regolarmente
in senso opposto e ha riportato una lesione     legamentare
alla caviglia destra, una frattura complessa della     caviglia sinistra, contusioni alla spalla destra e al torace, la       rottura di un
dente (primo premolare superiore sinistro),                 nonché una sospetta
frattura della costola ventrale a destra. 

 

                                         A mero
titolo di raffronto è utile rilevare che il TCA, in una sentenza del 7 giugno 1999
nella causa K., inc. n. 35.1997.10+25 - confermata dal TFA con giudizio del 13
gennaio 2000, U 284/99 - ha, invece, classificato fra gli infortuni di
categoria grave, l'incidente della circolazione stradale in cui, a causa di un
colpo di sonno, l'assicurato, al volante della propria autovettura, a bordo
della quale avevano trovato posto altre 5 persone, ha invaso la corsia di
contromano ed è entrato in collisione, a una velocità di 100/110 km/h, con un
camion a rimorchio che viaggiava alla velocità di 80/85 km/h, riuscendo ad
arrestarsi soltanto ad una distanza di circa 19 metri dal punto d'impatto. A
seguito dell'urto, l'assicurato ha riportato gravi lesioni in diverse parti del
corpo. Il figlio dell'assicurato si è anch'esso procurato delle gravi lesioni
fisiche. Il cognato dell'interessato, che era seduto sul sedile posteriore
sinistro, è deceduto sul luogo dell'incidente. 

 

                                         Questo
Tribunale ha qualificato allo stesso modo l'incidente della circolazione
stradale in cui il conducente della vettura sulla quale si trovava
l'assicurata, a seguito di un sorpasso effettuato ad alta velocità - almeno 150
km/h secondo le testimonianze - ha perso la padronanza del veicolo ed è andato
a cozzare contro un muro posto sulla sua destra. In ragione della violenza dell'urto,
i due occupanti sono stati sbalzati fuori dall'abitacolo e sono finiti sulla
carreggiata. L'automobile, dopo l'urto, si è spezzata in due tronconi ed è
rimbalzata all'indietro fermandosi sulla corsia di contromano. L'assicurata si
è procurata gravi lesioni in diverse parti del corpo. Il conducente é invece
deceduto sul luogo dell’incidente (cfr. STCA del 27 agosto 2001 nella causa P.,
inc. n. 35.1999.45, confermata dal TFA, limitatamente a questo aspetto, con
pronunzia del 25 febbraio 2003, U329/01+330/01).

 

                                         Parimenti,
nella sentenza del 15 dicembre 1994 nella causa M. I. - citata in RAMI
1995 U 215, p. 91 - il TFA ha classificato nella categoria degli infortuni
gravi, l'incidente della circolazione stradale in cui, a causa di una
collisione frontale fra due autovetture, l'assicurato/passeggero di una di esse
ha subito un grave politrauma (trauma addominale, trauma cranio-cerebrale con commotio
cerebri, trauma toracico con fratture multiple di coste a sinistra,
importante contusione polmonare, frattura comminuta intrarticolare aperta del
piatto tibiale sinistro, sezione dell'arteria radiale a livello dello spazio
inter-metacarpale dorsale alla mano destra) ed i suoi due compagni di viaggio
sono deceduti.

 

                                         Nella
sentenza del 4 settembre 2000 nella causa E., inc. n. 35.1998.95+101, questa
Corte ha giudicato di grado medio al limite della categoria degli infortuni
gravi, l'incidente della circolazione stradale, avvenuto sull'autostrada
Basilea-Karlsruhe, in cui l'automobile, sulla quale si trovava l'assicurato, ha
iniziato una manovra di sorpasso ad una velocità di circa 130 km/h, allorquando
la vettura che la precedeva si è, anch'essa, improvvisamente spostata sulla
corsia di sorpasso. Onde evitare uno scontro, il conducente ha dapprima
sbattuto contro il guardrail di sinistra per poi ritornare sulla carreggiata. A
questo punto, egli ha completamente perso la padronanza del veicolo, il quale
si è rovesciato sul tetto ed è scivolato
trasversalmente sulla carreggiata per circa 200 metri, terminando la propria
corsa contro un albero situato sul fondo di una scarpata. A causa del sinistro,
l'assicurato ha riportato una distorsione al rachide cervicale nonché
un'importante ferita lacero-contusa al cranio, nella zona fronto-parietale. Sua
figlia di sei anni - in stato di coma, con uno schock emorragico ed
un'instabilità al bacino - è stata intubata sul luogo dell'incidente e
trasportata d'urgenza presso l'Ospedale __________ di __________. Qui, i medici
- constatate le gravi lesioni riportate (commotio cerebri, frattura
dell'osso pubico destro con lussazione della sinfisi pubica, frattura della
tibia destra, ematoma retro-peritoneale su tamponamento
della vescica con distacco completo dell'uretra dal collo vescicale,
lacerazione completa della parete posteriore della vagina e lacerazione della
parete anteriore del retto fino alla muscolaris mucose) - l'hanno sottoposta ad
una laparatomia d'urgenza con revisione e sutura
dell'uretra, della vagina e del retto nonché stabilizzazione del bacino con
posa di un fissatore esterno.

 

                                         Il
giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.7.3. 

                                         Affinché
possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un
fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di
più criteri (cfr. consid. 2.7.4.).

 

                                         In una
sentenza del 14 marzo 2005 nella causa G., inc. n. 35.2004.28., cresciuta in
giudicato, questa Corte ha stabilito che, in presenza di un sinistro di grado
medio all’interno della categoria media, per ammettere l’adeguatezza è
sufficiente l’adempimento di due criteri di rilievo: 

 

" 
In una recente sentenza dell’11 gennaio 2005
nella causa D., U 271/03 - riguardante un assicurato vittima di un incidente
della circolazione stradale (tamponamento da tergo), qualificato quale
infortunio di grado medio al limite della categoria degli infortuni leggeri o
insignificanti – il TFA ha ritenuto sufficiente per ammettere l’esistenza di un
nesso causale adeguato, la realizzazione cumulativa di tre fattori (cfr.
consid. 7.2; cfr., per un caso analogo, la STFA del 6 dicembre 2004 nella causa
S., U 158/04, consid. 2.4). 

D’altro canto, in presenza di un infortunio di
grado medio al limite della categoria di quelli gravi, la stessa Corte federale
reputa sufficiente l’adempimento di un unico criterio di rilievo (cfr. DTF 115
V 140 consid. 6c/bb; RAMI 2001 U 440, p. 350ss.; STFA del 16 febbraio 2005
nella causa C., U 138/04). 

Pertanto, se il principio è quello secondo cui,
qualora sia necessario riferirsi a più criteri, ciò deve valere tanto più
quanto meno grave sia l'infortunio in questione (consid. 2.7.3. in fine),
nell’evenienza concreta, trattandosi di un sinistro di grado medio all’interno
della categoria media, secondo questo Tribunale, è sufficiente che due
dei criteri di rilievo siano adempiuti (cfr., al riguardo, la STFA del 13
maggio 2004 nella causa S., U 346/03, consid. 5.6, in cui uno dei criteri era
realizzato in maniera particolarmente intensa e STFA del 26 gennaio 2005 nella
causa P., U 279/03, in cui uno dei criteri adempiuti doveva essere
relativizzato). 

Un solo criterio realizzato invece non basta
(cfr. STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., U 138/04, consid. 3.3.3).”

                                         (STCA
succitata, consid. 2.15)

 

                                         Va
preliminarmente osservato che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di
causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i
postumi infortunistici di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e
RAMI 1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).

                                         D’altro
canto, nel valutare l’adeguatezza di conseguenze psichiche di un infortunio, la
giurisprudenza federale considera l’evento traumatico in quanto tale e
non il modo in cui esso é stato vissuto dall’interessato (cfr. DTF 124 V 29
consid. 5c/aa, 115 V 138 consid. 6 con riferimenti). 

 

                                         In
concreto, in considerazione del fatto che i disturbi lamentati dal ricorrente,
non avendo potuto trovare sufficiente correlazione sul piano oggettivo, non
erano più in relazione di causalità naturale a partire da aprile 2007 con il
sinistro del gennaio 2007, l’unico fattore che potrebbe eventualmente entrare
in linea di conto è quello delle circostanze concomitanti particolarmente
drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio (cfr. STCA
35.2006.65 dell’8 gennaio 2007, consid. 2.14.).