# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 79395455-db1b-5702-b55e-695530b18632
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-08-21
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 21.08.2023 12.2023.62
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2023-62_2023-08-21.html

## Full Text

____________________

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  12.2023.62

  	
  Lugano

  21 agosto 2023/lk  

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Stefani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bellotti

  

 

 

sedente
per statuire nella causa inc. n. CA.2023.159/160 della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 3, promossa con istanza 8 maggio 2023 da

 

 

	
   

  	
  AP
  1  

  rappresentata dal socio e
  gerente:   RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1  

  AO 2  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui l'istante ha
chiesto, in via supercautelare e cautelare, di dichiarare nulla o inefficace la
risoluzione/annullamento 3 gennaio 2023 del contratto di leasing n.
5001146424/1 come pure ogni successiva comunicazione di AO 1 per la
restituzione del veicolo __________, di vietare alle convenute segnatamente di
procedere con il prospettato ordine di sequestro del veicolo, di dichiarare
applicabile la legge federale sul credito al consumo (LCC) e di eliminare di
conseguenza ogni contrario stato di fatto;

 

richieste che il Pretore
ha respinto il 9 maggio 2023 senza sentire le convenute, con seguito di spese
(fr. 300.-) a carico dell'istante;

 

appellante l'istante
che, con contestuale atto di appello e reclamo 12 maggio 2023, postula
l'accoglimento dell'istanza nel senso di "sospendere e/o vietare alle
convenute ogni eventuale provvedimento di spoglio del veicolo per il pericolo indicato
al punto 4, procedere quindi con gli accertamenti di merito in alternativa
rinviare la causa alla giurisdizione inferiore o quell'altra ritenuta
competente, per eventualmente completare punti essenziali per gli accertamenti
indicati, ritenuti comunque già in questa fase verosimili" e di
annullare il dispositivo sulle spese processuali, con protesta di tasse, spese
e ripetibili;

 

mentre le convenute,
chiamate a esprimersi, non hanno presentato osservazioni al gravame; 

 

letti ed esaminati gli
atti e i documenti prodotti;

 

ritenuto 

 

in fatto e in diritto:

 

                                   1.   Con istanza
supercautelare e cautelare 8 maggio 2023 AP 1 ha convenuto AO 1 e la AO 2
innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, chiedendo di "dichiarare
nulla/inefficace la risoluzione/annullamento del contratto di leasing n. 5001146424/1,
come da raccomandata 3 gennaio 2023, accertato e confermato il pagamento della
somma di CHF 1'092.80, di conseguenza è nulla, infondata ed inefficace ogni
successiva comunicazione di AO 1, quindi prive di efficacia le intimazioni
successive via mail di restituzione del veicolo __________". Oltre a
ciò essa ha chiesto di vietare alle convenute "ogni azione paventata
come da mail 5 maggio 2023, alla data del 10 aprile (sic) 2023 quindi vieta di
procedere con il minacciato ordine di sequestro del veicolo, od ogni altra
azione come indicata da AO 1 nelle sue comunicazioni" e di dichiarare
applicabile la LLC "accertato che le convenute non hanno osservato la
legge in questione; quindi, ordina a loro in ragione della legge applicabile,
il ripristino del diritto quindi di eliminare ogni contrario stato di fatto;
rimanda ogni altro accertamento alla causa di merito". 

 

                                   2.   L'indomani il
Pretore ha respinto l'istanza supercautelare e cautelare senza sentire la
controparte, ponendo a carico dell'istante le spese processuali di fr. 300.-.
Considerato che l'istante è una società di capitali e come tale non ricade nel
campo di applicazione personale della LCC (art. 3), egli ha accertato che i rapporti
fra le parti sono disciplinati dal contratto di leasing. Ciò posto, il Pretore
ha rilevato che l'art. 25 delle condizioni di tale contratto stabilisce la
competenza esclusiva dei tribunali della sede della società di leasing che si
trova a __________, sicché si è detto incompetente a pronunciarsi sui
provvedimenti richiesti. A parte ciò, egli ha precisato che un'eventuale dichiarazione
di nullità/inefficacia della risoluzione del contratto di leasing costituirebbe
un'anticipazione del giudizio di merito che non può formare oggetto di una
domanda (super)cautelare. Senza contare, infine, che l'istante non consta aver
intrapreso finora alcun passo per fare valere nelle corrette sedi giudiziarie
l'annullamento della disdetta del contratto né ha indicato in cosa
consisterebbe il pregiudizio difficilmente riparabile dovuto al ritiro forzato
del veicolo in leasing. 

 

                                   3.   Contro la decisione
appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 12 maggio 2023
in cui, previo annullamento del decreto impugnato, chiede di accogliere
l'istanza e quindi "sospendere e/o vietare alle convenute ogni
eventuale provvedimento di spoglio del veicolo per il pericolo indicato al
punto 4, procedere quindi con gli accertamenti di merito in alternativa
rinviare la causa alla giurisdizione inferiore o quell'altra ritenuta
competente, per eventualmente completare punti essenziali per gli accertamenti
indicati, ritenuti comunque già in questa fase verosimili". Contestualmente
l'istante ha presentato, con lo stesso atto, reclamo contro il giudizio sulle
spese di cui postula ugualmente l'annullamento. 

 

                                   4.   Il Pretore ha
respinto immediatamente l'istanza (super)cautelare senza sentire la
controparte, in applicazione dell'art. 253 CPC, ritenendo la richiesta
manifestamente infondata. Tale decreto è finale e, di conseguenza, impugnabile
(RtiD I-2019 pag. 619 n. 50c con richiami). Emesso con la procedura sommaria
(art. 248 lett. d CPC), il decreto in questione è dunque appellabile (art. 308
cpv. 1 lett. b CPC) entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC),
sempre che il valore litigioso raggiunga almeno fr. 10'000.- (art. 308 cpv. 2
CPC). Nella fattispecie né il Pretore né l'istante hanno indicato il valore litigioso
seppure si siano entrambi richiamati al rimedio giuridico dell'appello. Visto l'esito
del giudizio, la questione del valore può tuttavia rimanere irrisolta. Quanto
alla sua tempestività, il gravame, introdotto il 12 maggio 2023 avverso la
decisione querelata del 9 maggio 2023, è senz'altro tempestivo. 

 

                                   5.   Contestualmente
all'appello, AP 1 ha, come detto, introdotto anche reclamo contro il giudizio
sulle spese. Ora, una decisione in materia di spese processuali è impugnabile
con reclamo soltanto a titolo indipendente (art. 110 CPC). Qualora il
dispositivo sulle spese figuri – come nel caso specifico – in una decisione
finale appellabile e una parte intenda impugnare, oltre al contenuto della
decisione finale, anche il dispositivo sulle spese, quest'ultimo si impugna
direttamente con l'appello. Nella fattispecie, non
occorreva dunque che l'istante presentasse reclamo contro il dispositivo n. 2
della decisione pretorile. Ciò non impedisce, ad ogni modo, di considerare il
reclamo come parte integrante dell'appello (I CCA del 18 luglio 2019, inc.
11.2019.50, consid. 3 con rinvii).

 

                                   6.   L'appellante
ribadisce che il contratto di leasing non le sarebbe stato consegnato e che
quello "trasmesso via mail" è privo di firma, sicché
"l'assenza eventuale della sottoscrizione comporta evidenti effetti
giuridici in seno alla vicenda". A parte però che l'appellante non
spiega quali conseguenze intende trarre da questa sua argomentazione, per altro
formulata in termini ipotetici, essa perde di vista che lei medesima si
richiama a quel contratto per ottenere la tutela invocata in questa sede
(l'impedimento di ogni eventuale provvedimento di spoglio del veicolo detenuto
in leasing). Senza contare che essa nemmeno discute di essere stata debitrice e
di avere pagato – almeno in parte – le rate del contratto. Al riguardo non
giova dunque attardarsi.  

 

                                   7.   Apparentemente nel
tentativo di confutare la mancata applicazione della LCC, l'appellante non
revoca in dubbio di essere una società di capitali, ma rileva – per quanto è
dato di capire – che il suo proprietario e amministratore, nonché dipendente (ancorché
il fisco lo consideri come un indipendente), è RA 1, persona fisica, il quale
utilizza il veicolo per scopi personali e professionali. L'obiezione cade tuttavia
nel vuoto. Volesse l'istante con tale argomentazione invocare la qualifica di
consumatore nel senso della LCC, essa trascura che per il suo art. 3 il
consumatore è ogni persona fisica che stipula un contratto di credito al
consumo per uno scopo che può considerarsi estraneo alla sua attività
commerciale o professionale. Qualifica che tuttavia non si attaglia
nemmeno all’RA 1, dal momento che nella seconda categoria (attività
professionale) menzionata dal disposto rientrano tipicamente le libere
professioni come quella dell'avvocato, a prescindere che essa sia esercitata a
titolo dipendente o indipendente (Stengel,
Anwendungsbereich des Konsumkreditgesetzes: Kredit und Leasing, Kredit- und
Kundenkarten sowie Überziehungskredite für Konsumenten, Zurigo 2014 pag. 22-24).

 

                                   8.   Sebbene l'appellante
non accenni alla questione (che però va esaminata d'ufficio siccome la
competenza per territorio del giudice è un presupposto processuale: art. 59
cpv. 2 lett. b e art. 60 CPC), perplessità desta invero l'affrettato accertamento
del Pretore in merito alla propria incompetenza a pronunciarsi sui
provvedimenti richiesti per effetto della clausola (art. 25) delle condizioni
del contratto di leasing che dichiara competenti per territorio e per materia
esclusivamente i tribunali nella sede della società di leasing. Ora, non fa
dubbio che in concreto la sede di quest'ultima si trovi a __________ (doc. 1). Fatto
sta che la citata clausola riserva espressamente – circostanza omessa dal primo
giudice – le norme vincolanti del CPC. E tra queste vi è l'art. 13 che per i
provvedimenti cautelari – come quelli richiesti dall'istante – stabilisce in
modo imperativo il foro competente per la causa principale (lett. a) oppure –
alternativamente – il foro del luogo dove il provvedimento deve essere eseguito
(lett. b). Ed è proprio quest'ultimo foro che in concreto potrebbe entrare in
linea di conto per la richiesta di astensione da ogni provvedimento di spoglio
del veicolo in leasing (Grobéty
in: CPC, Petit commentaire, Basilea 2021, n. 14 ad art. 13). Orbene, il
carattere imperativo dei fori dell'art. 13 CPC implica che le parti non vi
possono derogare. Avessero dunque esse – come sembra – stipulato nel caso
specifico una proroga di foro per i rapporti giuridici su cui si fondano le
misure provvisionali, la proroga varrebbe per il foro competente per la causa
principale (nel senso dell'art. 13 lett. a CPC) ma non per quello del luogo
dove il provvedimento dev'essere eseguito (Grobéty,
op. cit., n. 3 ad art. 13 con riferimento), che in concreto sarebbe __________.
Sia come sia, l'esito del giudizio non cambia, per quanto si vedrà in appresso.

 

                                   9.   Anzitutto ci si
potrebbe interrogare se la richiesta di "sospendere e/o vietare alle
convenute ogni eventuale provvedimento di spoglio del veicolo" sia
ancora attuale e non sia divenuta senza oggetto poiché superata dagli
avvenimenti per il fatto che, per quanto indicato dalla stessa appellante, il giorno
stesso della decisione pretorile (9 maggio 2023) il fornitore del leasing ha
incaricato una società di __________ per le incombenze del recupero (doc. 2 di
appello). Ma anche tale questione non va approfondita oltre perché l'appello è
in ogni caso destinato all'insuccesso.

 

                                10.   L'art. 261 cpv. 1 CPC prevede che il
giudice ordina i necessari provvedimenti cautelari quando l'istante rende
verosimile che un suo diritto è leso o minacciato di esserlo (lett. a) e che la
lesione è tale da arrecargli un pregiudizio difficilmente riparabile (lett. b).

                                         La dottrina ha esplicitato
l'enunciazione telegrafica dell'art. 261 cpv. 1 CPC, specificando che l'emanazione
di provvedimenti cautelari soggiace a cinque requisiti cumulativi (riassunti da
Bovey/Favrod-Coune in: CPC, Petit
commentaire, op. cit., n. 4 segg. ad art. 261 con richiamo):

                                         a) la parvenza di buon diritto insita nella pretesa
sostanziale,

                                         b) la lesione o la
minaccia di una lesione dei diritti dell'istante,

                                         c) il rischio di un
pregiudizio difficilmente riparabile,

                                         d) l'urgenza e

                                         e) il rispetto del
principio della proporzionalità.

                                         In concreto il Pretore ha
respinto l'istanza cautelare già solo perché l'istante non ha indicato quale
sarebbe il pregiudizio difficilmente riparabile derivante dal ritiro forzato del
veicolo in leasing. Ciò posto, egli non ha dovuto vagliare oltre gli altri
presupposti dell'art. 261 CPC. Ora, l'appellante non nega di non avere
precisato il pregiudizio difficilmente riparabile, ma sostiene che esso sarebbe
"in re ipsa, dato che lo spoglio del veicolo determinerebbe il venir
meno dell'utilizzabilità dello stesso per urgenti motivi personali (…),
considerando l'attuale stato di gravidanza 'a rischio' della propria moglie __________".
Se non che l'allegazione è già di primo acchito manifestamente nuova e in
quanto tale improponibile in questa sede (art. 317 cpv. 1 CPC). A parte ciò, che
il veicolo serva per motivi urgenti personali correlati a una gravidanza a
rischio della moglie del socio e gerente della società è una mera allegazione
di parte che non è sorretta da alcun supporto probatorio e dunque non basta per
rendere verosimile l'esistenza di un pregiudizio (patrimoniale o immateriale:
RtiD I-2019 pag. 618 consid. 10 con riferimenti) difficilmente riparabile. Senza
contare che tutto si ignora sull'adempimento degli ulteriori presupposti
dell'art. 261 CPC che spettava all'istante addurre e rendere verosimili ma di
cui manca ogni traccia nell'appello. 

 

                                11.   Nulla muta a tale
conclusione la non meglio precisata e reiterata offerta di "cauzione e garanzia"
"al fine di evitare il pregiudizio". Dovesse l'appellante
alludere alla garanzia dell'art. 264 CPC, stando al quale il giudice può
subordinare l'emanazione di provvedimenti cautelari alla prestazione di una
garanzia a carico dell'istante se vi è da temere un danno per la controparte, basta
il rilievo che la fornitura di garanzie presuppone, ad ogni modo, l'adempimento
dei presupposti dell'art. 261 CPC che però incombeva all'istante rendere
verosimile (cfr. Sprecher in:
Basler Kommentar, ZPO, 3a edizione, n. 6 ad art. 264). E nella
misura in cui sembra invocare anche l'erroneità del giudizio sulle spese per il
fatto che il Pretore non avrebbe tenuto conto della sua disponibilità a offrire
quella non meglio specificata garanzia, l'appellante dimostra di non avere
corretta nozione del fatto che per l'art. 106 cpv. 1 CPC le spese giudiziarie
seguono – salvo eccezioni (art. 107 CPC) estranee alla fattispecie e neppure
invocate dall'istante – il principio della soccombenza.   

 

                                12.   Se ne conclude che
l'appello vede la sua sorte segnata. Gli oneri processuali di secondo grado,
calcolati in base all'art. 10 LTG, seguono la soccombenza dell'appellante (art.
106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, le convenute non
avendo presentato osservazioni all'appello. 

 

                                13.   Circa i rimedi giuridici esperibili contro
la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), in caso
di ricorso spetterà alla
ricorrente rendere verosimile che il valore litigioso raggiunge la soglia di
fr. 30’000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF. Contro decreti cautelari,
in ogni modo, un ricorrente può far valere davanti al Tribunale federale
soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC e la LTG,

 

decide: 

 

                                   1.   Nella misura in cui
è ricevibile, l’appello 12 maggio 2023 della AP 1 è respinto. 

 

                                   2.   Le spese processuali
di appello, di fr. 500.-, sono poste a carico dell'appellante. Non si assegnano
ripetibili.  

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -    ; 

  -  ; 

  -  . 

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici (pagina seguente)

Nelle
cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso è
superiore a fr. 30'000.-; per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la
controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art.
74 cpv. 2 LTF). In presenza di una decisione pregiudiziale o incidentale, il
ricorso è ammissibile solo se la stessa può causare un pregiudizio irreparabile
o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione
finale consentendo di evitare una procedura probatoria defatigante o
dispendiosa (art. 93 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile
proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale
(art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un
ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare
entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF). Contro le
decisioni in materia di misure cautelari il ricorrente può far valere soltanto
la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).