# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bef58bc5-c509-5d3b-88bd-b05f580aed4a
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-02-21
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 21.02.2007 S 2004 55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2004-55_2007-02-21.pdf

## Full Text

S 04 55
2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
del 19 agosto 2004

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. …, 1961, era impiegato in qualità di manovale presso la ditta … di … e 

pertanto obbligatoriamente assicurato all’Istituto nazionale svizzero di 

assicurazione contro gli infortuni (qui di seguito detto semplicemente istituito) 

per le conseguenze di infortuni e malattie professionali. Alla guida della 

propria moto, il 7 giugno 1997, l’assicurato scivolava su terriccio e ghiaia in 

una curva e finiva la caduta sotto il veicolo. Nell’incidente, che riguardava la 

parte sinistra del corpo, l’infortunato riportava una contusione alla spalla, un 

politrauma al polso (con la frattura epifisaria distale del radio, la lussazione 

anteriore del carpo e la lussazione con rotazione dello scafoide e del 

semilunare in associazione ad una frattura trasversale del corpo dello 

scafoide) e al piede (detroncazione dell’astragalo con lussazione mediale del 

piede). Ospedalizzato presso l’Azienda socio sanitaria di …, seguivano 

immediatamente degli interventi di riposizione e osteosintesi a livello del polso 

e del piede. Sei giorni dopo l’intervento, a livello del polso sinistro si rendeva 

necessario praticare un nuovo intervento di riposizione. Il materiale 

d’osteosintesi veniva poi allontanato tramite due separati interventi. Il 9 

dicembre 1997, l’assicurato veniva sottoposto ad un nuovo intervento al polso 

sinistro presso la Clinica … di …, nell’ambito del quale si cercava di ovviare 

all’insoddisfacente riposizione della lussazione, senza però riuscire ad 

ottenere il successo sperato. A causa del persistere dei dolori al carico, a 

livello del piede sinistro veniva praticata il 14 settembre 1998 una artrodesi 

subtalare. Anche queste operazioni richiedevano l’allontanamento del 

materiale d’osteosintesi, eseguito contemporaneamente il 3 maggio 1999. 

2. Il 27 dicembre 1999, l’assicuratore infortuni riconosceva all’assicurato una 

rendita d’invalidità del 25% a partire dal 1. dicembre 1999 e una indennità per 

menomazione dell’integrità (IMI) del 30%. In sede di ricorso, il Tribunale 

amministrativo reputava indispensabile procedere ad ulteriori accertamenti in 

vista della determinazione del grado d’invalidità e dell’IMI, in considerazione 

dei divergenti pareri medici agli atti (STA S 00 292). Per questo veniva 

incaricato dell’ulteriore accertamento il professore dott. med. … dell’Ospedale 

universitario di ... In base alle risultanze di questa indagine pluridisciplinare 

del 3 dicembre 2002, l’esecuzione di un’artrodesi al polso era reputata atta a 

migliorare sensibilmente la capacità lucrativa dell’infortunato. Questi si 

opponeva però categoricamente all’intervento. Dopo aver accordato un 

termine di riflessione per l’esecuzione dell’intervento e intimato all’interessato 

le conseguenze di un eventuale rifiuto della misura, l’istituto procedeva ad una 

nuova valutazione del grado d’invalidità secondo le attività teoricamente 

ancora esigibili dopo l’esecuzione dell’artrodesi. Giusta tale valutazione 

trovava conferma un grado d’invalidità del 25%. L’IMI, stabilita dall’esperto al 

25, 5 e 15%, veniva dall’assicuratore valutata complessivamente al 35%. Dal 

canto suo, l’assicurato introduceva all’istituto le conclusioni di una nuova 

perizia psichiatrica, propria a comprovare la inesigibilità dell’intervento 

preteso. In sede di opposizione, il 21 gennaio 2004, l’istituto confermava il 

grado di invalidità, la percentuale dell’IMI e il guadagno assicurato sul quale 

tale percentuale di menomazione andava calcolata. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 20 aprile 

2004, … chiedeva l’annullamento della decisione impugnata, il 

riconoscimento di un’IMI del 45% e di un grado d’invalidità del 53.25%. 

Sostanzialmente, l’istante chiede che l’IMI gli venga riconosciuta nella misura 

stabilita dall’esperto nella perizia fatta allestire dall’istituto convenuto e che 

tale percentuale venga calcolata in base all’ammontare massimo del 

guadagno annuo assicurato in vigore nel 2002 e non a quello che era 

determinante al momento dell’infortunio. Per il ricorrente, dopo l’esecuzione 

di ben nove interventi chirurgici, un’ulteriore operazione al polso sinistro 

sarebbe inesigibile. Per questo, il grado d’invalidità dovrebbe essere stabilito 

in base alla situazione medica attuale e non come se l’intervento di artrodesi 

fosse stato praticato. Tenendo conto delle conseguenze dell’infortunio 

assicurato, e procedendo al paragone tra il reddito conseguibile senza 

invalidità e quello ancora realizzabile da invalido, il grado d’invalidità così 

determinato ammonterebbe al 53.25% o addirittura al 58%. 

4. Nella risposta di causa l’assicuratore chiedeva la conferma integrale della 

decisione su opposizione, richiamandosi essenzialmente alle motivazioni già 

esposte in sede di opposizione e che, per quanto utili ai fini del presente 

giudizio, verranno riprese nelle considerazioni di merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1. Il 1. gennaio 2003 è entrata in vigore la legge federale del 6 ottobre 2000 sulla 

parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), la quale contiene 

diverse disposizioni applicabili anche nell’ambito dell’assicurazione contro gli 

infortuni. Essendo stata la decisione impugnata emanata dopo l’entrata in 

vigore della LPGA (DTF 127 V 467 cons. 1, 121 V 366 cons. 1b), le nuove 

disposizioni si applicano al caso in parola nella misura in cui l’art. 82 cpv. 1 

LPGA - stando al quale le nuove disposizioni non si applicano alle prestazioni 

correnti e alle esigenze fissate prima della sua entrata in vigore - non disponga 

altrimenti. Per quanto riguarda i criteri che regolano la fissazione del grado 

d’invalidità, le nuove disposizioni della LPGA non apportano cambiamenti 

sostanziali rispetto alle previgenti disposizioni in vigore fino alla fine del 2002. 

Per questo può restare aperta la questione di sapere se il diritto del ricorrente 

si giudichi esclusivamente alla luce delle nuove disposizioni della LPGA o se 

fino al 31 dicembre 2002 fossero applicabili le vecchie disposizioni ed a partire 

dal 1. gennaio 2003 le nuove. Per quanto riguarda invece le pretese in merito 

all’IMI, essendo i presupposti per la nascita di tale diritto insorti sotto l’egida 

del vecchio diritto (cfr. considerando 4 che segue), le nuove disposizioni della 

LPGA, in particolare quelle sugli interessi di mora e compensativi (art. 26 

LPGA), non trovano applicazione (vedi decisione del TFA del 28 giugno 2004, 

procedimento no. I 590/03). 

2. a) La controversia verte in primo luogo sul grado d’invalidità che il ricorrente 

presenta. Onde definire questa questione si rende previamente necessario 

stabilire se l’esecuzione di un’artrodesi al polso sinistro possa essere 

considerata un intervento esigibile, giacché per l’esperto una simile 

operazione sarebbe propria a influire in modo determinante sulla residua 

capacità lucrativa dell’istante, accrescendola sensibilmente. Giusta l’art. 48 

della legge federale sull’assicurazione contro gli infortuni (LAINF), 

l’assicuratore può ordinare le misure necessarie alla cura adeguata 

dell’assicurato, tenendo equamente conto degli interessi di quest’ultimo. Il 

secondo capoverso di detto disposto è stato sostituito dalle disposizioni della 

LPGA in merito all’esigibilità di misure di carattere medico. A mente dell’art. 

21 cpv. 4 LPGA, le prestazioni possono essere temporaneamente o 

definitivamente ridotte o rifiutate se l’assicurato, nonostante una sollecitazione 

scritta che indichi le conseguenze giuridiche e un adeguato termine di 

riflessione, si sottrae, si oppone oppure, entro i limiti di quanto gli può essere 

chiesto, non si sottopone spontaneamente ad una cura o a un provvedimento 

d’integrazione professionale ragionevolmente esigibile e che promette un 

notevole miglioramento della capacità di lavoro o una nuova possibilità di 

guadagno. Non si possono esigere cure e provvedimenti d’integrazione che 

rappresentano un pericolo per la vita o per la salute. Operazioni chirurgiche 

sono in linea di principio esigibili per quanto non siano proprie a mettere in 

pericolo la vita di una persona, ci si possa attendere con grande 

verosimiglianza la guarigione o comunque un sensibile miglioramento dei 

disturbi e quindi un incremento dell’abilità lucrativa, se non provocano delle 

alterazioni (sfiguramento, storpiamento) visibili e se la loro esecuzione non 

comporta dolori oltre quanto si possa considerare ragionevole. In questo 

senso il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) ha considerato esigibile 

una fissazione della colonna vertebrale (spondilodesi), un’artrodesi alla 

caviglia o l’amputazione del dito medio, mentre non veniva considerata 

esigibile da un giovane assicurato un’artrodesi all’anca (sulla problematica 

vedi P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, pag. 

193ss e riferimenti giurisprudenziali). 

b) In principio, l’intervento di artrodesi era già stato consigliato in precedenza 

(vedi osservazioni del 9 dicembre 1997 della dott. med. … e rapporto di … del 

7 maggio 1998). Il ricorrente produce il parere del dott. med. … per contestare 

il preteso effetto benefico dell’artrodesi. Giusta questo medico, una completa 

sparizione della sintomatologia dolorosa non può essere garantita con 

certezza. Come però per tutti gli interventi chirurgici, un successo completo e 

certo non è mai garantibile a priori. In questo senso, che l’artrodesi fosse 

propria a diminuire la sintomatologia dolorosa era poi confermato anche dal 

dott. med. … il 16 marzo 2001. Questa questione è comunque stata 

definitivamente chiarita dalla perizia ordinata in seguito e datata 3 dicembre 

2002, svoltasi sotto il controllo del professore dott. med. …, il quale si avvaleva 

di un team di specialisti in materia di ortopedia, chirurgia, ergoterapia, 

psicosomatica e di terapia della mano (vedi perizia 3 dicembre 2002 pag. 3). 

Per artrodesi si intende un intervento chirurgico che provoca l’anchilosi o il 

blocco definitivo di un’articolazione. Tale intervento elimina completamente la 

mobilità dell’articolazione, ma la rende solida ed indolore (Dizionario medico 

Larousse, 1997). Da questa definizione emerge che non si tratti di un’ulteriore 

operazione correttiva dall’esito incerto, ma dell’intervento conclusivo con il 

quale si vuole unicamente conseguire una stabilizzazione della situazione ed 

eliminare i dolori che l’interessato risente ogni qualvolta impiega la mano 

sinistra. L’intervento non comporta un pericolo per la vita del paziente e può 

essere eseguito in anestesia parziale. Non si tratta neppure di un intervento 

che richieda lunghi tempi di convalescenza o caratterizzato dall’insorgenza di 

dolori particolari. Giusta quanto accertato dal professore dott. med. …, nella 

perizia citata, con la fissazione dell’articolazione del polso sinistro verrebbero 

a scomparire o comunque sensibilmente limitati i dolori che il paziente ancora 

risente e l’intervento accrescerebbe notevolmente le possibilità di integrazione 

dell’assicurato. Infatti, mentre attualmente è esigibile unicamente un’attività 

che richieda l’impiego della sola mano destra, quella sana, dopo l’intervento 

la mano sinistra potrebbe essere impiegata fino ad un carico di circa 10 kg, 

anche se resterebbero controindicate delle attività ripetitive. Alla concreta 

domanda quali delle cinque attività oggetto dei rilevamenti DAP fossero 

ancora esigibili, l’esperto distingueva chiaramente la situazione prima e dopo 

l’intervento. Attualmente, è escluso l’esercizio di una qualsiasi delle mansioni 

indicate dall’istituto. Dopo l’artrodesi, per contro, erano considerate esigibili 

tutte le attività proposte e in ragione completa (vedi perizia citata pag. 32). Ne 

consegue che le indicazioni mediche per procedere all’intervento sono date.  

c) Per l’assicurato, avendo già subito nove interventi chirurgici, non sarebbe 

soggettivamente esigibile un’ennesima operazione. In primo luogo è bene 

precisare che i nove interventi di cui il paziente si avvale non si riferiscono tutti 

al polso sinistro. Dopo la caduta in moto, il ricorrente aveva subito pure delle 

fratture plurime al piede sinistro, che richiedevano pure ripetuti interventi 

chirurgici. L’istante annovera poi tra gli interventi subiti anche le operazioni 

eseguite per l’estrazione del materiale d’osteosintesi, interventi questi che non 

possono oggettivamente essere considerati alla stregua di un intervento 

operatorio nel pieno senso del termine (semplicità e rapidità dell’intervento, 

pressoché totale assenza di convalescenza ecc), giacché attualmente a quasi 

tutti gli interventi di riposizione di fratture ossee segue il relativo intervento di 

estrazione del materiale sintetico impiegato. E’ comunque indubbio che al 

polso infortunato, il ricorrente è stato ripetutamente operato nell’intento di 

porre rimedio ad un insoddisfacente consolidamento della frattura e che i 

successivi interventi non abbiano apportato miglioramenti significativi, almeno 

dal punto di vista soggettivo (vedi considerazioni che seguono quanto al 

verosimile impiego dell’arto sinistro). Situazioni simili non sono però 

eccezionali, soprattutto se si considera la complessità delle fratture al polso 

ed al piede (dove si vagliava inizialmente anche una possibile amputazione) 

sinistri. In sostanza, l’assicurato lamenta continui dolori al minimo impiego 

dell’arto e mancanza di forza, limitazioni che l’intervento in oggetto è reputato 

poter ovviare con il necessario grado della probabilità preponderane. Sia poi 

l’età (quarantatreenne) sia le ottime condizioni fisiche e di salute del ricorrente 

non permettono di considerare che l’intervento proposto possa essere 

considerato inesigibile. Anche avendo riguardo alla situazione personale 

dell’assicurato, considerando che non svolge attività lucrativa e che della figlia 

si occupa in gran parte anche la nonna, nulla è reputato opporsi all’esecuzione 

del provvedimento. La nuova perizia psichiatrica dell’8 aprile 2004, del 

professore dott. med. …, volta a comprovare l’inesigibilità dell’intervento 

proposto non è propria a mutare le sorti del giudizio. Da questa perizia emerge 

in modo evidente che la sintomatologia dolorosa al polso e la privazione della 

forza fisica siano tra i principali motivi della precaria situazione del paziente 

anche da un punto di vista psichico. La decisione di rifiutare in tali condizioni 

qualsiasi possibilità di migliorare questa situazione non può però in queste 

circostanze andare a carico dell’assicurazione sociale, ma le conseguenze di 

tali scelte vanno sopportate semmai dall’assicurato stesso. 

d) Per il dott. med. …, l’atteggiamento negativo dell’istante nei confronti 

dell’intervento potrebbe poi avere delle influenze negative sull’esito 

dell’operazione. Questo all’atteggiamento negativo era già stato rilevato 

anche dal dott. med. …, giacché l’istante non rifiutava solo l’artrodesi, ma 

anche il porto di un supporto fisso per il polso, la presa di medicamenti, 

l’esecuzione di sedute di fisioterapia e di calzare speciali scarpe ortopediche, 

reputando che comunque nulla potesse migliorare la sua situazione. In questo 

senso, non è dato trarre conclusioni in termini di esigibilità dall’atteggiamento 

del paziente che comunque è negativo verso qualsiasi misura o terapia, senza 

la garanzia di un sicuro esito positivo. Non va poi dimenticato che il triste 

quadro descritto dal paziente non si conformava del tutto al reperto oggettivo. 

Il paziente mostrava all’esame una vistosa zoppia da risparmio, mentre 

radiologicamente il reperto attestava un buon consolidamento della frattura al 

piede e una densità ossea normale, inoltre la muscolatura delle due gambe 

era pressoché identica e i piedi presentavano gli stessi calli plantari (vedi 

perizia 3 dicembre 2002 pag. 27). Tali riscontri depongono per un prolungato 

e indisturbato impiego di ambedue gli arti inferiori, senza risparmi di sorta. Le 

stesse osservazioni venivano fatte dall’esperto per i disturbi alla mano sinistra, 

presentando il braccio un tono muscolare normale e ben sviluppato senza la 

spiccata atrofia da risparmio, come invece sarebbe ovvio se il suo impiego 

fosse del tutto impossibile per qualsiasi anche minima attività, come sostenuto 

dall’istante. Le risultanze dei test per determinare la forza residua della mano 

sinistra confermavano poi la divergenza tra il quadro oggettivo e quello 

soggettivo. Ne discende che il solo atteggiamento dell’istante non può essere 

considerato decisivo per stabilire l’esigibilità dell’intervento. A mente dell’art. 

61 OAINF, l’assicurato che senza sufficiente motivo rifiuta cure o 

provvedimenti d’integrazione ragionevolmente esigibili ha diritto solo alle 

prestazioni che verosimilmente sarebbero dovute considerato l’attendibile 

esito di dette misure. Per questo nella valutazione del grado d’invalidità 

verranno prese in considerazione le attività che l’assicurato sarebbe ancora 

in grado di eseguire dopo l’artrodesi al polso. 

3. a) A norma dell’art. 18 cpv. 1 LAINF, l’assicurato invalido almeno al 10 per cento 

a seguito d’infortunio ha diritto alla rendita d’invalidità. Le nozioni di invalidità 

e di incapacità al guadagno sono contenute nella LPGA. E’ con- siderata 

invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente 

permanente o di lunga durata (art. 8 cpv. 1 LPGA). E’ considerata incapacità 

al guadagno la perdita, totale o parziale, provocata da un danno alla salute 

fisica o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l’assicurato alle cure e 

alle misure d’integrazione esigibili, della possibilità di guadagno sul mercato 

del lavoro equilibrato che entra in considerazione (art. 7 LPGA). Giusta quanto 

previsto all’art. 16 LPGA, per valutare il grado d’invalidità, il reddito che 

l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività 

ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione 

di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del 

mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto 

ottenere se non fosse diventato invalido (cfr. anche DTF 128 V 30 cons. 1). 

L'invalidità è allora definita come la limitazione, addebitabile ad un danno alla 

salute assicurato, della capacità di guadagno media sul mercato equilibrato 

del lavoro (DTF 127 V 298 cons. 4c) entrante in linea di conto per l'assicurato. 

L'invalidità è un concetto di carattere economico-giuridico e non medico (DTF 

110 V 275 cons. 4a, 109 V 32 cons. 2a, 105 V 207 e 102 V 166). E' vero che 

sul danno alla salute è competente a pronunciarsi il medico (DTF 114 V 314 

cons. 3c e 105 V 158 cons. 1). A questi spetta descrivere la menomazione 

fisica o psichica di cui l'assicurato è portatore e specificare quali deficit 

funzionali ne derivano. E' poi compito dell'amministrazione stabilire e valutare 

quali siano, alla luce dei dati medici raccolti, le reali possibilità di lavoro di cui 

l'assicurato dispone e poter così stabilire quale potrebbe ancora essere il 

reddito conseguibile da invalido (DTF 125 V 261 cons. 4).

b) Per quanto ha tratto all’esigibilità, nella sentenza del Tribunale amministrativo 

S 00 292, l’istituto veniva invitato a voler chiarire mediante una perizia neutrale 

quali attività fossero dall’assicurato ancora esigibili e in che misura. Le 

risultanze di questa indagine sono contenute nella perizia del 3 dicembre 

2002, la quale adempie tutti i presupposti posti dalla giurisprudenza per 

riconoscerle pieno valore probatorio (indagine pluridisciplinare con 

accertamenti che vengono rispettivamente confermati, conclusioni ben 

motivate a seguito della descrizione di un contesto medico chiaro, che si 

basano su di uno studio approfondito e su esami completi, che considerano 

parimenti le censure espresse e che sono il risultato di una valutazione 

avvenuta in piena conoscenza dell’anamnesi del paziente). Del resto a 

prescindere dall’esigibilità dell’artrodesi, il ricorrente non contesta altrimenti le 

conclusioni peritali. Il ricorrente usa la mano destra come mano dominante. 

Per l’esperto, dopo l’esecuzione dell’artrodesi, la mano sinistra potrà essere 

impiegata normalmente (continuamente) ed esercitando una forza di 10 kg. Il 

paziente resta inadatto a svolgere attività fisicamente impegnative e che 

richiedono di portare ingenti pesi (superiori a 25 kg). Per i disturbi a livello 

della spalla sinistra, il ricorrente può solo limitatamente svolgere lavori sopra 

la linea orizzontale, da evitare sono lavori ripetitivi o che richiedono di portare 

pesi oltre i 10 kg. Nei limiti descritti in precedenza, il piede sinistro può essere 

caricato normalmente e le uniche limitazioni riguardano il carico su terreni 

accidentati e il salire o scendere le scale. In termini di ore lavorative, per 

attività confacenti, non sussistono limitazioni di sorta, il ricorrente può lavorare 

sull’arco dell’intera giornata lavorativa e con pieno rendimento. Delle cinque 

attività nell’industria (DAP descritte agli atti ni. 68-72 dell’istituto) elencate dal 

convenuto, l’esperto considerava concretamente esigibile tutte queste 

mansioni, aggiungendo che nell’evenienza entrerebbero comunque anche in 

considerazione dei lavori come tassista, portiere o venditore in un chiosco. 

c) Il guadagno che l’assicurato avrebbe conseguito senza infortunio nel 2002 

non è contestato ed ammonta a fr. 56'636.-- (fr./h 24.75 x 2112 ore + 8.33% 

di tredicesima). Conformemente alla giurisprudenza del TFA, per la 

determinazione del reddito conseguibile da invalido - nei casi in cui un 

assicurato non ha ripreso l’attività dopo l’insorgenza del danno alla salute - 

vanno prese a confronto le tabelle RSS (riscossione struttura salariale), 

emanate dell’ufficio federale di statistica (DAS AI 1999 ni. 6 e 11 e 1998 ni. 8 

e 15; DTF 124 V 323 cons. 3b bb e per i Grigioni sentenza non pubblicata del 

19 marzo 1999 in re M.B. c. S.). Secondo la tabella TA 1, il reddito mensile 

medio conseguibile da un lavoratore di sesso maschile in attività semplici e 

ripetitive del settore privato era nel 2002 di fr. 4'557.-- (fr. 4'566.-- nella regione 

est della Svizzera giusta la tabella no. 13). Il rispettivo reddito annuo era di 

conseguenza di fr. 54'684.--. Questo salario era reputato comprensivo di 

tredicesima mensilità e stabilito sulla base di un orario settimanale di lavoro 

di 40 ore. In principio si imporrebbe una indicizzazione in base alle ore di una 

settimana lavorativa corrispondente all’orario di lavoro nell’evenienza preso in 

considerazione per la determinazione del reddito conseguibile senza invalidità 

(cfr. DTF 124 V 323 cons. 3b bb e riferimenti e per i Grigioni sentenze non 

pubblicate del 17 marzo 2000 in re H.M. c. Ufficio AI e 19 marzo 1999 in re 

M.B. c. S.). Pur tralasciando tale calcolo, a favore del ricorrente, l’istituto ha 

considerato comunque un grado d’impedimento del 20% ed ha operato il 

calcolo in base ad un salario ancora conseguibile da invalido di fr. 42'500.-- 

(recte: fr. 43'747.--). Questa valutazione sfugge a qualsiasi critica. Essendo 

dall’assicurato esigibile l’esplicazione di un’attività confacente in misura 

completa, la riduzione operata dall’istituto è considerata tenere ampiamente 

conto della situazione personale dell’assicurato e in particolare del fatto che 

non può svolgere lavori di carattere ripetitivo. Infatti, per il TFA la riduzione 

percentuale del salario statistico (in casu 20%) permette di tener conto degli 

scapiti finanziari risultanti dall’esplicazione di un’attività non in ragione del 

100%. Nell’evenienza però l’assicurato non è reputato limitato in un’attività 

confacente al suo stato postinfortunistico. Prendendo a paragone il reddito 

conseguibile senza invalidità e pari a fr. 56'636.-- con quello ancora 

realizzabile da invalido e pari a fr. 43'747.--, ne risulta un grado d’invalidità del 

22.7%. Ne discende che il riconoscimento di una rendita d’invalidità del 25% 

non dà adito a critiche.  

d) L’indubbia correttezza del grado d’invalidità viene confermata anche 

operando il paragone dei redditi in base ai rilievi salariali concreti (DAP) riferiti 

a cinque attività industriali che, a detta dell’esperto, si confanno allo stato di 

salute dell’istante e nell’ambito delle quali il ricorrente sarebbe ancora in grado 

di realizzare un guadagno annuo medio di fr. 48'181.--. In tal caso il relativo 

grado d’invalidità non ammonterebbe che al 15%. 

4. a) Controverso è ancora l’ammontare dell’IMI. Con l'entrata in vigore, il 1. 

gennaio 1984 della Legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni 

(LAINF), è stata introdotta una particolare forma di prestazione in contanti a 

titolo di indennità per menomazione dell'integrità. Contrariamente alle altre 

prestazioni che mirano ad una riparazione, almeno parziale, di un danno 

economico e materiale, l'IMI è intesa a creare una forma di risarcimento 

qualora sussista un'offesa all'integrità fisica o mentale. Giusta l'art. 24 LAINF 

(in tutta la sentenza le disposizioni sull’IMI si riferiscono alle versioni in vigore 

fino alla fine del 2003), l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in 

seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole 

dell'integrità fisica o mentale (cpv. 1). L’indennità è determinata 

simultaneamente alla rendita d’invalidità o al termine della cura medica se 

l’assicurato non ha diritto a una rendita (cpv. 2). L'IMI è assegnata in forma di 

prestazione in capitale e non deve superare l’ammontare massimo del 

guadagno annuo assicurato all’epoca dell’infortunio ed è scalata secondo la 

gravità della menomazione (art. 25 cpv. 1 LAINF). In virtù della delega di cui 

all’art. 25 cpv. 2 LAINF, l'IMI è calcolata secondo le direttive figuranti 

nell'allegato 3 (art. 36 cpv. 1 e 2 OAINF). Il concetto fondamentale, ovvero lo 

scopo dell'IMI, è quello di alleviare, almeno in parte e con una prestazione 

finanziaria, gli svantaggi derivanti dal danno immateriale che l'assicurato 

subisce a seguito dell'avvenimento assicurato. Il calcolo dell'indennità avviene 

per tutti gli assicurati sulle medesime basi (cioè sul guadagno massimo 

assicurato e non sul guadagno nell'anno precedente l'infortunio come per le 

rendite d'invalidità), indipendentemente dal sesso, dall'attività esercitata ecc. 

Determinante non è che la durata e la gravità della menomazione stessa. Per 

garantire un'applicazione più facile e trasparente della tabella figurante 

all'allegato 3, ed a salvaguardia del principio dell'uguaglianza di trattamento, 

la Divisione medica dell'INSAI ha elaborato criteri più differenziati per valutare 

le perdite parziali e le lesioni di determinati organi. Queste valutazioni sono 

contenute nelle tabelle delle "Comunicazioni della divisione medica 

dell'INSAI". La compatibilità di tali tabelle con l'allegato 3 all'art. 36 cpv. 2 

OAINF è stata dal Tribunale federale delle assicurazioni confermata in DTF 

113 V 219, cons. 2b).

b) Alla domanda a quanto valutava l’IMI, nella perizia 3 dicembre 2002, il 

professore dott. med. … rispondeva: 25% per il polso, 5% per la spalla e 15% 

per il piede. Per questo il ricorrente chiede il riconoscimento di una IMI del 

45%. La pretesa misconosce però quanto sancito all’art. 36 cpv. 3 prima frase 

dell’OAINF, stando al quale se più menomazioni dell’integrità fisica o mentale, 

causate da uno o più infortuni, sono concomitanti, l’indennità è calcolata in 

base al pregiudizio complessivo. Questo disposto vuole, da un lato, evitare 

che l’indennità totale possa tramite separate valutazioni superare l’importo 

massimo del guadagno assicurato annuo (vedi art. 36 cpv. 3 seconda frase 

OAINF) e, d’altro canto, evitare che con una valutazione separata vengano 

indirettamente prese in considerazione più volte le stesse conseguenze o 

omesse delle conseguenze più gravi. In questo senso le conseguenze di una 

limitazione alla spalla sinistra, che si traduce con una riduzione della capacità 

d’impiego del braccio sinistro, possono indubbiamente venire in parte a 

sovrapporsi a quelle che risultano da una grave compromissione del polso 

dello stesso arto. In questi casi non è dato sommare semplicemente le due 

distinte percentuali d’IMI per determinare il diritto complessivo. D’altro canto 

se la perdita di un occhio dà diritto ad un’IMI del 30%, per la perdita completa 

bilaterale dell’acuità visiva l’IMI è del 100%. Ne discende che dalla valutazione 

separata delle diverse menomazioni, il ricorrente deduce a torto un diritto ad 

una prestazione complessiva corrispondente semplicemente alla somma 

matematica di detti importi.  

c) Analizzando poi separatamente le valutazioni operate, i medici dell’istituto 

convenuto consideravano del tutto estranea alle tabelle sopra richiamate la 

valutazione che l’esperto faceva della menomazione al polso sinistro. Infatti, 

giusta la tabella 1 delle IMI per gli arti superiori, l’artrodesi radiocarpale viene 

indennizzata con una percentuale del 15%, come del resto confermato anche 

dal dott. med. … nella presa di posizione del 14 gennaio 2004. La valutazione 

in base all’intervento di artrodesi sfugge a qualsiasi critica, essendo tale 

operazione esigibile per i motivi che sono stati esposti in precedenza. Una 

diversa valutazione, rispetto alle tabelle applicabili a tutti gli assicurati, 

sarebbe possibile qualora sussistessero motivi sufficienti per considerare che 

la situazione del caso concreto richiedesse una valutazione particolare. A 

sostegno della percentuale del 25% proposta, l’esperto non adduce alcuna 

motivazione. In questo senso la valutazione operata non convince. In 

principio, il Giudice delle assicurazioni non si scosta senza motivi imperativi 

dalla valutazione dell’esperto, il cui compito è propriamente quello di mettere 

a disposizione del Tribunale le sue conoscenze specifiche e di valutare da un 

punto di vista medico una certa fattispecie. Se però sussistono fondati motivi 

per dubitare dell’attendibilità della valutazione del perito, il Giudice può trarre 

conclusioni diverse da quelle dell’esperto, purché venga valutato l’intero 

materiale a disposizione e siano indicati i motivi per cui il Giudice si fonda su 

di un rapporto piuttosto che su di un altro (cfr. sulla questione DTF 125 V 352 

cons. 3 e riferimenti e VSI 2001 pag. 108 cons. 3b/aa e riferimenti). In casu, 

la valutazione proposta dall’istituto e debitamente documentata dalle tabelle 

convince, mentre quella fornita dall’esperto, non sorretta da alcuna 

motivazione, non permette di concludere alla difendibilità della discrepanza 

riscontrata rispetto a quanto indicato per i casi analoghi dalle percentuali di 

IMI. Ne consegue che la presa in considerazione della percentuale di IMI 

indicata sulle relative tabelle, pari al 15% per l’artrodesi radiocarpale, e il 

riconoscimento al ricorrente di una IMI complessiva del 35%, sfugge a 

qualsiasi critica. Del resto non può in questa sede essere dimenticato che tale 

percentuale era quella che il ricorrente stesso postulava per la medesima 

menomazione nel proprio ricorso del 10 ottobre 2000.

d) Come si è detto, l’art. 25 cpv. 1 LAINF, prevede che l’IMI sia calcolata in base 

all’ammontare massimo del guadagno assicurato all’epoca dell’infortunio, che 

nel 1997 era di fr. 97'200.--. Il ricorrente considera che il lungo lasso di tempo 

trascorso tra l’infortunio del 1997 e il riconoscimento della prestazione 

giustifichi la presa in considerazione del nuovo guadagno massimo assicurato 

nel 2002 e pari a fr.108'188.-- (recte: 106'800.--). La pretesa è infondata già 

in ossequio al principio della legalità. Il chiaro testo di legge non lascia infatti 

alcun dubbio sul fatto che il guadagno massimo assicurato determinante è 

quello all’epoca dell’infortunio anche se la prestazione viene versata solo al 

termine della cura medica o al momento della fissazione della rendita 

d’invalidità (l’unica possibilità per la presa in considerazione di eventuali 

interessi di mora è rappresentata dalla fissazione dell’IMI ad un epoca diversa 

da questi due momenti, DTF 113 V 48ss). Il momento della fissazione della 

rendita d’invalidità o quello della chiusura della cura medica rispetto a quello 

nel quale si è verificato l’infortunio è necessariamente differito nel tempo, per 

cui il legislatore era chiaramente consapevole che il versamento della 

prestazione avrebbe comunque potuto intervenire anche ad anni 

dall’infortunio stesso (cfr. sulla questione DTF 127 V 458, dove i giudici 

federali rifiutavano una diversa interpretazione della legge anche se il risultato 

del caso concreto avrebbe potuto sembrare insoddisfacente). In casu 

comunque, la situazione è diversa. Rispetto alla percentuale del 35% a cui il 

ricorrente ha attualmente diritto a titolo di IMI, l’ammontare corrispondente al 

30% era già stato versato al ricorrente alla fine marzo del 1999, ad un epoca 

nella quale il guadagno massimo assicurato era ancora sempre di fr. 97'200.--. 

Per i motivi esposti nel considerando 1 non sussiste neppure un diritto agli 

interessi moratori per la percentuale del 5% di IMI, riconosciuta e versata 

all’istante nel 2003. Ne consegue che le pretese ricorsuali si palesano anche 

su questo punto prive di fondamento e il ricorso deve essere integralmente 

respinto. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. La procedura è gratuita. 

L’interposto ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni è 

stato accolto il 12 ottobre 2006 e la causa rinviata al Tribunale amministrativo (U 

348/04).