# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fb0e7002-3705-5e5e-a92b-0af5bfa5b1e8
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 12.06.2013 R 2012 140
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2012-140_2013-06-12.pdf

## Full Text

R 12 140

5a Camera

SENTENZA
del 12 giugno 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente opposizione edilizia

1. Il 24 febbraio 2008 decedeva ... lasciando quali eredi legali la moglie (A), la 

figlia (B) ed i figli C, D nonché E. La sostanza della successione era 

essenzialmente composta dall’azienda agricola sita a ..., sul territorio del 

Comune di ..., che veniva gestita dalla madre e poi da D e E. Nell’ottobre del 

2009, C chiedeva al Presidente di circolo ... la nomina di un rappresentante 

della comunione ereditaria, essendo il rapporto tra gli eredi difficoltoso. La 

richiesta, respinta in prima istanza, non veniva accolta neppure dal Presidente 

del Tribunale cantonale dei Grigioni, il quale con ordinanza del 16/17 agosto 

2010 confermava la mancata necessità di nominare alla successione un 

rappresentate, essendo l’eredità già amministrata, per i soli provvedimenti 

necessari alla conservazione, gestione e amministrazione della successione, da 

una parte degli eredi, ovvero, inizialmente anche da A, ed in seguito da D e E. 

2. Nel corso del 2011 D creava un accesso al fondo no. 413 a … depositando 

circa 100 m2 di materiale senza essere stato previamente in possesso di una 

licenza edilizia. Su invito dell’autorità, il 15 novembre 2011, A, D e E 

presentavano formale domanda di costruzione in sanatoria. Durante la 

pubblicazione del progetto, C interponeva tempestiva opposizione, contestando 

la legittimazione della committenza ad agire in nome della comunione ereditaria 

fu …. L’11/20 settembre 2012, il Comune di … accordava la licenza di 

costruzione per il deposito di materiale di scavo pulito per migliorare l’accesso 

agricolo alla particella no. 413 a … e respingeva l’opposizione di C. Per 

l’autorità edilizia comunale, la creazione di un accesso sarebbe un puro atto di 

gestione agricola, che A, D e E sarebbero autorizzati a compiere anche senza il 

consenso di tutti gli eredi giusta quanto stabilito dal Presidente del Tribunale 

cantonale in sede di ordinanza del 16/17 agosto 2010. 

3. Nel ricorso presentato il 23 ottobre 2012 (data del timbro postale) al Tribunale 

cantonale dei Grigioni e trasmesso per evasione al Tribunale amministrativo, C 

si limitava essenzialmente a chiedere spiegazioni sulla liceità dell’agire 

dell’autorità comunale, la quale a suo modo di vedere avrebbe violato il 

principio dell’unanimità vigente per le comunioni ereditarie e non sarebbe stata 

conseguentemente legittimata a rilasciare la licenza edilizia impugnata. Inoltre, 

l’istante vorrebbe sapere se l’ordinanza del 16/17 agosto 2010 possa essere 

intesa supplire alla regolare sottoscrizione da parte di tutti gli eredi della 

richiesta di un intervento come quello in parola. 

4. Nella presa di posizione del 14 novembre 2012, il comune postulava la non 

entrata nel merito del ricorso in quanto tardivo ed eventualmente la sua 

reiezione. Contrariamente a quanto preteso dall’istante, l’invio sarebbe stato 

ritirato il 1. anziché il 3 ottobre 2012 e quindi il ricorso interposto il 23 ottobre 

2012 sarebbe tardivo. Per il resto, l’intervento per il quale veniva richiesta una 

licenza edilizia sarebbe stato di pura gestione, concernendo lo stesso il 

deposito di materiali per la creazione di un accesso ad una particella agricola. 

Per la sola gestione della proprietà agricola i tre firmatari della licenza di 

costruzione sarebbero però stati legittimati ad agire anche senza il consenso 

degli altri coeredi.

5. Anche l’Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni chiedeva la reiezione 

dell’istanza nella misura in cui fosse dato entrare nel merito della stessa. 

Postulando la semplice constatazione dell’illiceità dell’operato dell’autorità 

edilizia comunale, anziché l’annullamento della licenza edilizia, la situazione 

dell’istante non trarrebbe alcun profitto dall’interposto ricorso, per cui non 

sarebbe dato entrare nel merito dello stesso. Per il resto, l’autorità edilizia 

comunale sarebbe autorizzata a concedere licenze edilizie anche qualora i 

rapporti di diritto privato sulla proprietà non fossero del tutto chiari, limitandosi a 

verificare la conformità del progetto alla normativa in materia di diritto pubblico e 

rinviando per eventuali controversie di carattere privato alla giurisdizione civile.

6. Nell’ambito del secondo scambio di scritti processuali l’istante riconfermava 

essenzialmente le sue precedenti allegazioni e proposte, mentre il comune e 

l’ufficio cantonale convenuti rinunciavano a duplicare. Nella loro presa di 

posizione del 5 gennaio 2013, A, D e E ritenevano che l’istante avrebbe dovuto 

accettare quanto decretato dal comune ed astenersi dal processare contro tutto 

e tutti. 

Considerando in diritto:

1. Ai sensi dell’art. 8 cpv. 2 della legge sulle lingue del Cantone dei Grigioni 

(LCLing; CS 492.100), la lingua della procedura davanti ai Tribunali cantonali si 

conforma di regola alla lingua ufficiale usata nella decisione impugnata 

rispettivamente alla lingua ufficiale parlata dalla parte convenuta. La decisione 

impugnata è redatta in lingua italiana e questa è la lingua ufficiale del comune 

convenuto, per cui la presente sentenza viene stesa in lingua italiana. La 

controversia verte sulla liceità della licenza edilizia rilasciata su richiesta di soli 

tre dei cinque membri della comunione ereditaria proprietaria del fondo toccato 

dalla licenza di costruzione. Dal profilo formale, occorre previamente stabilire se 

il ricorso è stato proposto tempestivamente (cons. 2), se l’istante è da solo 

legittimato ad insorgere contro la licenza edilizia rilasciata alla comunione 

ereditaria di cui è membro (cons. 3) e se il suo petito soddisfa i requisiti formali 

minimi per un ricorso davanti al Tribunale amministrativo (cons. 4).  

2. a) Giusta l’art. 52 cpv. 1 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 

370.100), il ricorso deve essere inoltrato per iscritto al Tribunale amministrativo 

entro 30 giorni dalla comunicazione della decisione impugnata. I termini per i 

rimedi legali non possono essere prorogati (art. 9 cpv. 1 LGA). I termini che 

cominciano a decorrere con una comunicazione iniziano a trascorrere dal 

giorno seguente (art. 7 cpv. 1 LGA). Le istanze devono essere consegnate al 

più tardi l’ultimo giorno del termine ad un ufficio postale svizzero oppure durante 

gli orari d’ufficio all’autorità competente (art. 8 cpv. 1 LGA). Un invio 

raccomandato si ritiene notificato al destinatario al momento della sua 

consegna effettiva oppure, se non è recapitato a domicilio né ritirato alla posta, 

l’ultimo giorno del termine di ritiro di sette giorni stabilito al numero 2.3.7b delle 

“Condizioni generali Servizi postali” di La Posta, edizione dell’aprile 2012, 

ovvero l’ultimo dei sette giorni utili durante i quali il detentore di un avviso di 

ritiro è autorizzato a ritirare gli invii ivi menzionati (DTF 132 III 492 cons. 1 e 127 

I 34 cons. 2a/aa). Il termine di giacenza di sette giorni inizia a decorrere il giorno 

successivo a quello in cui l'avviso di ritiro della raccomandata (foglio giallo) 

viene depositato nella casella postale o nella buca delle lettere (sentenza del 

Tribunale federale H 338/00 del 13 febbraio 2001) e si calcola 

indipendentemente dai giorni festivi ufficiali e dalle ferie giudiziarie (sentenza 

del Tribunale federale 5D_16/2008 del 10 marzo 2008). 

b) Come attestato dal tracciamento degli invii allegato, la raccomandata attestante 

il rilascio della licenza edilizia e il rigetto dell’opposizione è stata impostata 

giovedì 20 settembre 2012 ed il venerdì successivo il destinatario era stato 

avvisato per il ritiro. Ne consegue che il termine di sette giorni per l’invio in 

giacenza iniziava a decorrere il 22 settembre e veniva a scadenza venerdì 28 

settembre 2012. Quindi l’invio è reputato essere stato intimato all’istante il 28 

settembre 2012, indipendentemente dalla questione di sapere se la 

raccomandata è stata trattenuta in giacenza più a lungo su richiesta 

dell’interessato, assente per la caccia. Il termine di ricorso di 30 giorni iniziava 

allora a decorrere il 29 settembre 2012 e veniva a scadenza il 28 ottobre 2012. 

Essendo questa una domenica, l’ultimo giorno utile veniva riportato a lunedì 29 

ottobre 2012. Con la presentazione del ricorso in data 23 ottobre 2012, i termini 

di ricorso sono quindi indubbiamente ossequiati. 

3. a) Secondo l'art. 602 del Codice civile svizzero (CC; RS 210) gli eredi sono 

proprietari in comune dei beni facenti parte della successione e solo in comune 

possono disporne, fatte salve le facoltà di rappresentazione e amministrazione 

previste per contratto o per legge. Una comunione ereditaria non ha veste di 

persona giuridica e pertanto non possiede neppure la capacità giuridica. 

Solitamente pertanto i singoli eredi non sono legittimati ad agire in nome e per 

conto della comunione; soltanto l'insieme dei proprietari in comune, quali 

litisconsorti necessari, è infatti abilitato a far valere i diritti della comunione 

ereditaria (cfr. DTF 131 I 159 cons. 5.4 e la decisione del Tribunale federale 

avente per oggetto la stessa comunione ereditaria 1C_278/2011 del 17 aprile 

2012). Anche per questo Giudice (sentenze R 07 37, R 05 128, R 00 17) una 

comunione ereditaria costituisce in linea di principio un litisconsorzio 

necessario. Legittimati al ricorso sono allora tutti gli eredi congiuntamente e non 

solo alcuni di loro. In ambito amministrativo, viene però riconosciuto agli eredi 

un diritto individuale di ricorso per quanto si tratti di ordini dell’autorità che 

implichino oneri o doveri (vedi anche decisioni del Tribunale federale 

2C_46/2008, 2C_47/2008, 2C_48/2008, 2C_55/2008 del 18 dicembre 2008) e 

se l’affermarsi del diritto di alcuni membri non pregiudica gli interessi della 

comunione o di altri eredi (DTF 131 I 159 cons. 5.4). Inoltre, se gli interessi 

giuridicamente protetti fatti valere da un erede non sono rivolti a dei terzi, ma 

concernono altri eredi della stessa comunione, la giurisprudenza ha 

relativizzato il principio stando al quale soltanto l'insieme dei proprietari in 

comune abbia qualità per agire, ritenendo che -qualora un erede insorga contro 

gli altri eredi con un’azione di constatazione o di condanna - non possa 

sussistere il minimo dubbio che lo stesso sia legittimato, non da ultimo giacché 

tutti gli altri eredi sono comunque parte al procedimento (DTF 125 III 219 cons. 

2b e riferimenti) e possono pertanto perorare i loro diritti. 

b) Nel caso in oggetto, nell’ottica del litisconsorzio necessario si pone pertanto 

previamente la questione di sapere se l’istante possa da solo insorgere davanti 

al Tribunale amministrativo. Per questo Giudice la questione va risolta 

positivamente. Nella misura in cui è controversa la legittimazione attiva di solo 

una parte degli eredi a chiedere la licenza di costruzione qui impugnata, al 

ricorrente va riconosciuto il diritto di ricorso anche a titolo personale, insorgendo 

propriamente in nome proprio e non per conto della comunione ereditaria di cui 

fa parte e trattandosi di una controversia interna alla comunione ereditaria. Per 

il resto da parte della comunione ereditaria proprietaria del fondo solo la sorella 

dell’istante non ha partecipato al presente procedimento, poiché non fa parte 

degli eredi che hanno richiesto la licenza di costruzione e non si è opposta al 

progetto edilizio. Un esemplare della presente sentenza viene però trasmesso 

anche a questo membro della comunione ereditaria proprietaria del fondo 

oggetto della licenza edilizia.

4. Ancora dal profilo formale, ispirandosi alla sentenza di questo Giudice R 11 86, 

l’ufficio convenuto postula la non entrata in materia sul ricorso, avendo l’istante 

semplicemente richiesto di accertare la liceità dell’operato del comune 

convenuto e della motivazione fornita per il rilascio della decisione impugnata, 

anziché postulare l’annullamento della licenza edilizia. Da tale petito, il 

ricorrente non trarrebbe però alcun vantaggio concreto anche in caso di 

accoglienza delle richieste processuali. Infatti, senza aver preteso 

l’annullamento della licenza edilizia impugnata, la situazione del petente 

rimarrebbe la stessa anche se il ricorso dovesse essere accolto (vedi sulla 

questione anche la decisione del Tribunale amministrativo di San Gallo del 29 

agosto 2012 cons. 2.5.1). In effetti, la formulazione del petito fatta dal ricorrente 

è alquanto imprecisa e sommaria e le domande che l’istante vorrebbe vedere 

evase in questa sede non hanno che poca pertinenza con l’oggetto litigioso che 

può essere solo la licenza edilizia rilasciata su richiesta di soli tre dei cinque 

coeredi. Considerando però che l’istante non è un giurista e che dalla 

motivazione addotta sia desumibile la richiesta di annullamento del 

provvedimento impugnato, questo Giudice ritiene di poter statuire sulla 

controversa questione sollevata già nell’opposizione e poi in sede di ricorso 

malgrado la criticabilità dal mero profilo formale delle richieste processuali.

5. a) In principio, se il progetto di costruzione è conforme alle disposizioni legali in 

materia di polizia delle costruzioni ed eventualmente alle altre prescrizioni di 

diritto pubblico, coloro che richiedono la licenza edilizia hanno diritto al rilascio 

della stessa. Aspetti relativi al diritto privato sono da esaminare solo 

sommariamente e per quanto è necessario ai fini della decisione 

amministrativa. Per costante prassi di questa sede, all’autorità edilizia non è in 

principio dato rifiutare un progetto edilizio per motivi che esulano dalle 

disposizioni di polizia delle costruzioni (cfr. PTA 1987 no. 19, 1974 no. 24, 1971 

no. 17 e 1970 no. 30) o da altre prescrizioni di diritto pubblico. Per contro, 

l’autorità può rifiutare la licenza edilizia, senza neppure entrare nel merito della 

domanda di costruzione, se si palesa fin dall’inizio l’assoluta mancanza di 

legittimazione di coloro che formulano la richiesta dal profilo del diritto privato 

(PTA 1987 no. 20). I comuni non possono però esimersi dall’analizzare delle 

domande di costruzione solo se dubitano della legittimazione degli istanti a 

chiedere la licenza edilizia, in quanto non è compito dell’autorità edilizia statuire 

su questioni di diritto privato (cfr. PTA 1990 no. 25, 1989 no. 15, 1987 no. 20, 

1982 no. 23 e 1969 no. 13). La verifica di striscio di aspetti del diritto privato 

trova la propria giustificazione nella necessità di evitare che l’autorità debba 

esaminare nel dettaglio delle magari complesse domande di costruzione, 

quando la legittimazione a chiedere il permesso di fabbrica fa già 

manifestamente difetto. Questa prassi è stata dal Tribunale amministrativo 

confermata anche in seguito (sentenza R 05 1) e di recente il 24 aprile 2012 

nella sentenza R 12 4. L’autorità edilizia è per contro tenuta a verificare 

l’esistenza di una servitù di diritto privato, qualora il sussistere di un simile diritto 

assurga a condizione per il rilascio della licenza stessa, come ed esempio 

qualora fosse indispensabile la comprova dell’urbanizzazione del fondo tramite 

la disponibilità di un accesso (privato) sufficiente in zona edilizia (sentenza R 12 

23 del 10 luglio 2012). 

b) La situazione è però essenzialmente diversa quando si tratta di giudicare la 

conformità all’ordinamento materiale di un impianto o di una costruzione già 

eseguiti o terminati. In questi casi, l’autorità edilizia non può rifiutare l’esame e 

poi eventualmente il rilascio della licenza di costruzione a posteriori, adducendo 

la pretesa mancanza di legittimazione civile di quanti hanno fatto domanda di 

fabbrica. In questi casi l’autorità edilizia non è parimenti legittimata ad ordinare 

l’eventuale demolizione della costruzione per motivi meramente civili, in quanto 

su tali pretese è competente a statuire solo il giudice civile. Anche il fatto che il 

committente abbia edificato sul fondo di un terzo non può implicare 

l’emanazione di un ordine di demolizione - qualora il progetto si conformi al 

diritto edilizio materiale - spettando tale giudizio alla giurisdizione privata. 

Nell’ambito di una richiesta di licenza in sanatoria, l’autorità è tenuta in ogni 

caso a verificare la conformità al diritto materiale di quanto è già stato edificato, 

indipendentemente dalla legittimazione civile delle persone che hanno 

introdotta la richiesta. Se la costruzione è conforme dal diritto materiale la 

licenza edilizia va rilasciata, lasciando al giudice civile l’eventuale compito di 

statuire su di una eventuale demolizione per motivi attinenti al diritto privato. In 

ossequio al principio della proporzionalità sarebbe sproporzionato al fine 

perseguito, rifiutare il rilascio di una licenza di costruzione a posteriori per un 

intervento conforme al diritto materiale solo per mancanza di legittimazione 

della committenza. In questi casi, il rifiuto comporterebbe, infatti, una 

successiva decisione di smantellamento, malgrado la conformità dell’opera al 

diritto edilizio materiale, semplicemente argomentando che la domanda di 

costruzione sarebbe stata proposta da persone non legittimate a richiederla 

(Basellandschaftliche Verwaltungsgerichtsentscheide 1989 no. 6 cons. 3b e 

riferimenti; BVR 1989 pag. 406 cons. 3 e vedi sul tema Anita Horisberger 

Jecklin, Die Stockwerkeigentümerinnen und –eigentümer im 

Baubewilligunsverfahren sul sito internet: 

http://www.bve.be.ch/bve/de/index/direktion/organisation/ra/downloads_publikat

ionen.assetref/content/dam/documents/BVE/RA/de/ra_publikationen_text_kpg-

2004-3-ah.pdf, visitato il 27 maggio 2013). Per questo, la pretesa mancanza di 

legittimazione di solo una parte degli eredi di una comunione ereditaria o dei 

proprietari per piani è, nell’ambito di una richiesta di licenza edilizia in sanatoria, 

irrilevante. 

c) Nel caso in oggetto, sul fondo di proprietà della comunione ereditaria di cui fa 

parte anche il ricorrente è stato abusivamente costruito un accesso, grazie al 

deposito di materiale pulito. Giustamente pertanto, l’autorità edilizia invitava i 

responsabili diretti dell’intervento ad introdurre a posteriori una domanda di 

costruzione. Tale procedere era, infatti, indispensabile onde determinare 

l’eventuale conformità del progetto all’ordinamento edilizio materiale e quindi 

per poter approvare a posteriori l’operato ed evitare che l’accesso dovesse 

essere smantellato. Dal punto di vista della proporzionalità pertanto, l’autorità 

edilizia comunale era tenuta ad esaminare la domanda di costruzione, anche se 

la legittimazione civile degli istanti avesse fatto completamente difetto. Il fatto 

che l’autorità abbia chiesto ulteriori ragguagli alla committenza per sincerarsi 

della loro legittimazione è pertanto ai fini del giudizio irrilevante, essendo 

l’autorità tenuta a verificare in ogni caso la conformità al diritto materiale 

dell’intervento eseguito anche in assenza della legittimazione dei committenti. 

Ne consegue che le censure sollevate dal ricorrente sulla mancanza di 

legittimazione dei richiedenti la licenza edilizia non possono in questa sede 

essere udite e che il rilascio della licenza edilizia su istanza dei tre petenti non 

dà adito ad alcuna critica.

6. Per quanto esposto nel considerando che precede, appare pertanto del tutto 

superflua la questione si sapere quale possa essere altrimenti la portata 

dell’ordinanza del 16/17 agosto 2010 del Presidente del Tribunale cantonale dei 

Grigioni, poiché il comune convenuto era comunque legittimato a statuire sulla 

domanda di costruzione introdotta a posteriori già per quanto esposto nei 

considerandi che precedono. L’esito della presente controversia giustifica 

l’assegnazione dei costi occasionati dal presente procedimento alla parte 

soccombente giusta l’art. 73 cpv. 1 LGA. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 1'500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 360.--

totale fr. 1'860.--

il cui importo sarà versato da C, entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.