# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4793d2f1-ce6b-5669-8c37-583bc987641f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 07.12.2018 72.2018.174
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2018-174_2018-12-07.html

## Full Text

Incarto
  n.

  72.2018.174

  	
  Lugano,

  7 dicembre 2018/bm

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

  
					

 

	
  composta da:

  	
  Amos
  Pagnamenta, Presidente

  
	
   

  	
  GI 1

  GI 2

   AS 1 

   AS 2 

   AS 3 

   AS 4

  
	
   

  	
  Cristina Laghi,
  vicecancelliera

  

 

sedente nell’aula penale di questo palazzo
di giustizia, per giudicare

 

	
  nella causa penale

  	
  Ministero pubblico

  

 

	
   

  	
  e in qualità di accusatori privati:

   

  
	
   

  	
  ACPR 1    

  patrocinato dall’avv.  RAAP 1  

   

  ACPR 2   

  ACPR 3    

   

  ACPR 4  

  patrocinata dall’avv.  RAAP 2  

   

  ACPR 5  

  ACPR 6 

  ACPR 7  

   

  
	
  contro

  	
   IM

   rappresentato dall’avv.  DUF

  
	 
	
   

  	
   

  in carcerazione preventiva dal 17.3.2017
  al 2.5.2017 (47 giorni)

  
	 
	
   

  	
  in esecuzione anticipata della
  pena dal 3.5.2017;

  
	 
	
   

  	
   

  
			

 

imputato, a
norma dell’atto d’accusa 144/2018 del 28.8.2018 emanato dal Procuratore
pubblico PP, di

 

                                   1.   tentato omicidio
intenzionale (ripetuto)

 

in subordine:

esposizione a pericolo della vita altrui (ripetuta)

lesioni semplici qualificate (ripetute),

rispettivamente vie di fatto (ripetute)

 

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo, 

tentato di uccidere intenzionalmente, per dolo eventuale, la
propria partner e convivente ACPR 1 (nata ____), 

 

nell’ambito di un contesto caratterizzato, oltre che dal regolare
consumo di stupefacenti (cocaina e marijuana) e dal conseguente stato alterato
sia dell’imputato sia della vittima, dalle percosse e dai maltrattamenti da lui
inflitti alla sopra citata compagna (di corporatura minuta, in particolare
rispetto all’imputato) con una frequenza di almeno due volte alla settimana
(nel periodo da gennaio 2016, ossia da poco dopo l’inizio della relazione
sentimentale, sino al 16 marzo 2017, giorno precedente all’arresto
dell’imputato), ritenuto come egli, esperto di kick-boxing, non prestasse in
generale attenzione a dove la colpiva, 

 

accettando così il rischio di provocare lesioni potenzialmente
letali,

 

e meglio:

 

                                1.1.   per
avere,

nel periodo compreso da gennaio 2016 al 16 marzo 2017, 

in date non meglio precisate,

a ____, ____, ____ e in altre località imprecisate,

nell’ambito delle percosse che, con una frequenza di almeno due
volte alla settimana, infliggeva alla partner e convivente ACPR 1,
ripetutamente, in diverse occasioni non meglio precisate, mentre la predetta si
ritrovava per terra a causa dei colpi ricevuti, sferrato calci al costato e
all’altezza dei reni della stessa, ritenuto il potenziale letale di colpi
dotati di elevata forza lesiva quali i calci diretti al tronco; 

 

                               1.2.   per avere, 

in data 24 febbraio 2016,

a ____, presso la ____,

dopo essersi posizionato sopra di lei sul letto e dopo averla
immobilizzata avendole bloccato le braccia con le proprie (di lui) ginocchia,
appoggiato un coltello alla gola di ACPR 1, minacciandola che l’avrebbe
ammazzata o marchiata con una “F” in fronte, ritenuto il potenziale letale
derivante sia dallo strumento utilizzato (un coltello), sia dalla zona
interessata (il collo); 

 

                               1.3.   per avere,

nel marzo 2016, in data imprecisata,

a _____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con un calcio alla tempia mentre questa si era
chinata per infilarsi le scarpe, ciò che le ha fatto perdere l’equilibrio e
urtare la testa sullo stipite di una porta, provocandole una forte emicrania,
un senso di disorientamento nonché un ematoma sulla tempia, ritenuto il
potenziale letale del predetto calcio, non concretizzatosi in particolare
essendo stato il colpo attutito dal movimento della vittima;

 

                                1.4.   per
avere,

in data imprecisata poco prima del 25 dicembre 2016,

a ____, presso l’abitazione,

mediante forti pugni con la mano destra, inferto diversi colpi al
fianco sinistro di ACPR 1, ritenuto il potenziale letale di colpi al fianco
sferrati nella zona della milza; 

 

                               1.5.   per avere,

verso la fine di gennaio 2017, in data imprecisata,

a ____, presso l’abitazione, 

colpito ACPR 1 con almeno un paio di calci assestati sui fianchi,
ritenuto il potenziale letale di colpi, segnatamente dei calci, al fianco
sferrati nella zona della milza;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 111 CP in relazione con l’art. 22
CP; in subordine, dall’art. 129 CP, dall’art. 123 cifra 2 CP e dall’art. 126
cpv. 2 lett. c) CP; 

 

 

                                   2.   lesioni gravi (ripetute)

 

in subordine, per il punto 2.1.: 

lesioni semplici qualificate (ripetute)

 

in subordine, per il punto 2.2.: 

lesioni colpose gravi, 

rispettivamente lesioni semplici qualificate

 

                                2.1.   per
avere,

nel periodo tra gennaio e febbraio 2016, in data imprecisata,

                                          in
località imprecisata,

ripetutamente inferto bruciature sul corpo di ACPR 1, causandole
almeno tre lesioni da ustione in sede dorsale, così come risulta dal
certificato medico 24 febbraio 2016 dell’Ospedale ____; 

 

                               2.2.   per avere,

intenzionalmente, per dolo eventuale avendo egli accettato il
rischio, provocato la lesione complessa del ginocchio destro di ACPR 1 (partner
e convivente), 

 

e meglio,

 

                            2.2.1.   in data 3 gennaio 2017, 

sul treno proveniente da _____ e diretto a _____, in località
imprecisata tra _____ e _____,

mentre lui si trovava in piedi e lei seduta con le gambe allungate
sul sedile posto di fronte, per essersi appoggiato con il proprio peso sul
ginocchio destro di lei e franando poi sullo stesso a causa della frenata del
treno, con le conseguenze di cui al certificato medico 14 gennaio 2017
dell’Ospedale ____;

 

                            2.2.2.   e, in data 22 gennaio 2017,

a _____, presso l’abitazione,

per essersi appoggiato con il proprio peso su ACPR 1, che si
trovava chinata per terra per prendere un oggetto (una consolle di gioco),
premendo la propria mano sul collo di lei affinché restasse piegata al suolo,
provocando la torsione del ginocchio destro dovuta la tentativo di lei di
liberarsi dalla presa e di alzarsi, provocando una complicanza della lesione
del ginocchio destro di ACPR 1, di cui segnatamente dalla documentazione medica
3 febbraio 2017 dell’Ospedale ____, con relativi annessi (riguardante la
degenza dal 22 gennaio 2017 al 31 gennaio 2017);

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 122 CP; in subordine, dall’art.
123 cifra 2 CP rispettivamente dall’art. 125 cpv. 2 CP; 

 

 

                                   3.   lesioni semplici
qualificate (ripetute)

 

in subordine: 

vie di fatto qualificate (ripetute)

 

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

cagionato un danno al corpo o alla salute della partner e
convivente ACPR 1,

 

e meglio per avere, 

nel periodo da gennaio 2016 a marzo 2017,

a ____, ____ e altre località non meglio precisate,

ripetutamente, con una frequenza di almeno due volte alla settimana,

percosso la partner e convivente ACPR 1, colpendola con sberle,
pugni e calci, alla testa così come al corpo, senza prestare attenzione a dove
la colpiva, afferrandola per la mandibola, per i capelli, per il collo,
stringendo le mani al collo, tenendola ferma mentre la picchiava, trascinandola
per i capelli quando tentava di fuggire, lanciandole contro oggetti (il
telefono cellulare, il posacenere), provocandole generalmente, oltre che dolore
sulle parti colpite, ematomi e tagli sulle labbra;  

 

e, in particolare:

 

                                3.1.   per
avere,

in data 24 febbraio 2016,

a ____, presso la _____,

colpito ACPR 1 con calci, pugni e sberle, segnatamente alla testa,
in particolare al volto, come pure all’altezza dei reni, causandole le lesioni
(policontusioni) di cui al certificato medico 24 febbraio 2016 dell’Ospedale ____;

 

                               3.2.   per avere,

in data 30 marzo 2016,

a ____, presso la stazione FFS,

colpito ACPR 1 con una sberla, provocandole un taglio sul labbro
con perdita di sangue;

 

                               3.3.   per avere,

nel corso del mese di settembre 2016, in data imprecisata,

a ____, a bordo di un treno presso la stazione FFS,

colpito ACPR 1 al viso con un pugno, provocando dolore alla
mandibola;

 

                               3.4.   per avere,

nel periodo tra settembre e dicembre 2016, in data imprecisata,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con una forte sberla, causandole un disturbo al
timpano e più precisamente un ronzio costante all’orecchio perdurato alcuni
giorni;

 

                               3.5.   per avere,

nel periodo tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, in data non
meglio precisata,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 alla mascella con un forte schiaffo, provocandole
un ematoma sul viso e un taglio sul labbro interno, nonché stretto, con le
mani, il viso, in particolare alla mascella, provocandole dolori alla mascella
e difficoltà di masticazione nei giorni successivi;

 

                               3.6.   per avere,

in data 3 gennaio 2017,

a ____, presso la stazione FFS,

colpito ACPR 1 con un calcio al costato, facendola vomitare,
sferrato una sberla alla predetta come pure afferrato la stessa per il collo;

 

                               3.7.   per avere,

in data 22 gennaio 2017,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con un pugno, causandole un lieve ematoma e una
leggera tumefazione all’occhio sinistro, così come risulta dalla cartella
sanitaria 22 gennaio 2017 di ____;                                         

 

                               3.8.   per avere,

nel febbraio 2017, in data imprecisata,

a ____, presso l’abitazione,

colpito più volte ACPR 1 sulla sua gamba sinistra, causandole
degli ematomi;

 

 

                               3.9.   per avere,

in data 16 marzo 2017,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con una sberla, provocandole una lieve tumefazione
allo zigomo sinistro, così come risulta dalla cartella medica 16 marzo 2017 di ____;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 123 cifra 2 CP; in subordine, dall’art.
126 cpv. 2 lett. c) CP; 

 

 

                                   4.   lesioni semplici

per avere,

in data 26 ottobre 2016, verso le ore 20:32 circa,

a ____,

intenzionalmente cagionato un danno al corpo o alla salute di ___,

 

e meglio per avere, 

dopo avere afferrato, con la mano destra, ___ per il collo, mentre
questi si trovava seduto al volante dell’autopostale di cui era il conducente,
e averlo bloccato contro il sedile (al quale ___ era allacciato con la cintura
di sicurezza), 

sferrato, con la mano sinistra, un violento schiaffo al volto del
predetto e più precisamente sulla guancia destra, provocandogli le lesioni
(segnatamente una lieve tumefazione a livello zigomatico a destra e una lieve
iperemia a livello del trapezio a destra) di cui al certificato medico 30
ottobre 2016 dell’Ospedale ____ e, ____;  

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 123 cifra 1 CP; in subordine,
dall’art. 126 cpv. 1 CP (richiamato l’art. 59 LTV); 

 

 

                                   5.   vie di fatto qualificate
(ripetute)

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

commesso vie di fatto contro la partner e convivente ACPR 1,

 

e meglio per avere,

nel periodo da gennaio 2016 a marzo 2017,

a ____, ____ e altre località non meglio precisate,

ripetutamente, con una frequenza di almeno due volte alla
settimana, 

percosso la partner e convivente ACPR 1, colpendola con sberle,
pugni e calci, alla testa così come al corpo, generalmente senza prestare
attenzione a dove la colpiva, afferrandola per la mandibola, per i capelli, per
il collo, stringendo le mani al collo, tenendola ferma mentre la picchiava,
trascinandola per i capelli quando tentava di fuggire, lanciandole contro
oggetti (il telefono cellulare, il posacenere),

 

e, in particolare:

 

                               5.1.   per avere,

nel corso del mese di febbraio 2016, in data non meglio precisata
(ma antecedente al 24 febbraio),

a ____, presso la ____,

colpito ACPR 1 al volto con una sberla, facendola cadere sul
letto, e afferrato la predetta alla mandibola; 

 

                               5.2.   per avere,

nel novembre 2016, in data non meglio precisata,

a ____, presso l’abitazione,

trascinato ACPR 1 per i capelli e colpito la predetta con alcune
sberle;

 

                               5.3.   per avere,

in data 3 gennaio 2017,

sul treno da ____ diretto a ____, in località non meglio
precisata,

colpito ACPR 1 con sberle e afferrata per la mascella;

 

                               5.4.   per avere,

in data 22 gennaio 2017,

a ____, presso l’abitazione,

trascinato ACPR 1 per le scale dopo averla afferrata per i capelli
e la sciarpa da questa indossata, e successivamente colpito la stessa con un
paio di sberle;

 

                               5.5.   per avere,

nel febbraio 2017, in data non meglio precisata,  

afferrato ACPR 1 per la mandibola e schiaffeggiata;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 126 cpv. 2 lett. c) CP; 

 

                                   6.   truffa

per avere,

a ____ e in Germania,

nel periodo dal 1° marzo al 30 giugno 2016,

per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, ingannato
con astuzia una persona affermando cose false o dissimulando cose vere, oppure
ne conferma subdolamente l’errore inducendola in tal modo ad atti
pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui,

 

e meglio,

 

per avere ingannato i funzionari dell’ACPR 6 del Cantone Ticino,
sottacendo loro di essersi trasferito all’estero, più precisamente in Germania,
rispettivamente di avere esercitato nel predetto paese un’attività lucrativa,
facendo quindi credere loro di trovarsi ancora in Ticino e senza alcuna
occupazione, percependo così indebitamente prestazioni assistenziali per un
importo complessivo di CHF 4'384.-;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 146 cpv. 1 CP; 

 

 

                                   7.   danneggiamento
(ripetuto, in parte di lieve entità)

per avere,

in data 16 marzo 2017, la sera,

a ____, presso il Pretorio / posto di Gendarmeria, 

ripetutamente deteriorato, distrutto o resa inservibile una cosa
altrui,

 

e meglio:

 

                               7.1.   per avere intenzionalmente
danneggiato il portaombrelli ubicato nell’atrio del Pretorio di ____ (valore
indicativo: CHF 100.-);

 

                               7.2.   per avere intenzionalmente
danneggiato il posacenere posizionato all’esterno del palazzo del Pretorio di ____
(valore indicativo: CHF 100.-);

 

                               7.3.   per avere intenzionalmente
danneggiato l’autoveicolo di servizio della Polizia cantonale VW Passat 2363
targato TI ____ (valore totale dei danni, secondo preventivi: CHF 1'900.08);

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 144 CP, in parte in relazione con
l’art. 172ter CP; 

 

 

                                   8.   conseguimento
fraudolento di una prestazione

 

in subordine: 

truffa di poca entità

 

per avere,

in data 29 ottobre 2016, tra le ore 19:32 e le ore 20:32, 

sulla tratta ____,

senza pagare, ottenuto fraudolentemente una prestazione sapendo
che la stessa è data soltanto a pagamento, con riferimento all’utilizzazione di
un mezzo di trasporto pubblico,

 

e meglio per avere, 

dopo essere salito, insieme alla sua compagna ACPR 1, dalla porta
anteriore, sull’autopostale della corsa _____ alla fermata di ___, mostrato
titoli di trasporto scaduti quel giorno relativi alle zone ___ (___) e ___ (___),
nonché spiegato al conducente ___, mentendo, che lui e la sua compagna non
disponevano di contanti, che il distributore automatico non leggeva la carta di
credito e che dovevano recarsi soltanto sino a ____, avendo il predetto
conducente - anche a fronte dell’insistenza e dell’agitazione crescente
dell’imputato - concesso loro di viaggiare gratuitamente sino a ____,

 

ottenuto fraudolentemente la prestazione di trasporto fino a ____,
essendo IM e ACPR 1 scesi non già a ____ (ciò che il conducente non aveva
notato), bensì alla fermata della casa anziani di ____ (ritenuto che il costo
del titolo di trasporto, per una corsa singola da ___ a ____, ammonta a CHF
12.60); 

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 150 CP; in subordine, dall’art.
146 CP in relazione con l’art. 172ter CP; 

 

 

                                   9.   ingiuria (ripetuta)

 

                               9.1.   per avere,

in data 26 ottobre 2016, verso le ore 20:32 circa,

a ____, 

ripetutamente offeso l’onore di ___, conducente di autopostale,
avendogli in particolare dato del “figlio di puttana” e dello “stronzo”;

 

                               9.2.   per avere,

in data 31 dicembre 2016, 

a ____, presso la stazione FFS,

offeso l’onore di ___, conducente di autopostale, avendolo
insultato e datogli segnatamente del “figlio di puttana”;

 

                               9.3.   per avere,

in data 15 marzo 2017,

a ____, presso la cancelleria comunale,

ripetutamente offeso l’onore di ACPR 4, funzionaria del Comune di ____,
avendo in particolare detto, più volte, “alza quel culo handicappata di
merda” e, riferito a lei come pure ai colleghi di questa, “svizzeri di
merda”;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 177 cpv. 1 CP (richiamato in
parte l’art. 59 LTV); 

 

 

                                10.   minaccia (ripetuta)

 

per avere,                                                               

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

usando grave minaccia, incusso spavento o timore a diverse
persone, 

 

e meglio:

 

                             10.1.   per avere,

in data 24 febbraio 2016,

a ____, presso la ____, 

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) con un coltello dopo
averglielo appoggiato alla gola mentre egli si trovava sopra di lei e le aveva
bloccato le sue (di lei) braccia con le proprie ginocchia, dicendole che
l’avrebbe ammazzata rispettivamente che l’avrebbe marchiata con la lettera “F”
in faccia affinché si ricordasse di lui, ripetutamente incusso spavento e
timore alla predetta;

 

                             10.2.   per avere, 

nel febbraio/marzo 2016, in data imprecisata (ma successiva al 24
febbraio 2016 di alcuni giorni o qualche settimana),

a ____, presso la ____,

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) con un coltello,
brandendo quest’ultimo e puntandoglielo contro, dicendole che avrebbe potuto
renderla irriconoscibile cosicché “nessuno l’avrebbe più voluta”,
rispettivamente che l’avrebbe marchiata con la lettera “F”, ripetutamente
incusso spavento e timore alla predetta;

 

                             10.3.   per avere,

nel periodo marzo/aprile 2016, in data non meglio precisata,

a ____, 

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) con un coltello,
incusso spavento e timore alla predetta; 

 

                             10.4.   per avere,

nel febbraio 2017, in data imprecisata,

a ____, presso l’abitazione,

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) di spaccarle
entrambe le gambe cosicché non sarebbe più stata in grado di camminare, incusso
spavento e timore alla predetta;

 

                             10.5.   per avere

in data 16 marzo 2017,

a ____, presso l’abitazione,

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) che l’avrebbe
ammazzata, rispettivamente che l’avrebbe sfregiata con un coltello marchiandola
con una “F” in faccia, ripetutamente incusso spavento e timore alla predetta; 

 

                             10.6.   per avere,

a ____, presso la cancelleria comunale,

in data 15 marzo 2017, verso le ore 11:30,

minacciandolo gravemente, avendo proferito la frase “se vieni
di sotto ti spacco le gambe anche a te”, incusso spavento e timore a ACPR 3,
segretario comunale di ____, il quale era intervenuto a sostegno della
funzionaria comunale ACPR 4 dopo che questa lo aveva avvisato del comportamento
aggressivo che l’imputato stava tenendo nei suoi (di lei) confronti;

 

                             10.7.   per avere,

in data 16 marzo 2017, tra le ore 20:30 e 21:30 circa,

a ____, in Via ____,

 

dopo essersi recato, verso le ore 20:30 circa, alla porta
dell’appartamento della famiglia ACPR 5 (vicini di casa) e suonato il
campanello, minacciando ACPR 5, che aveva aperto la porta, con le seguenti
frasi: “bastardo, io ti spacco la testa se sei tu che hai chiamato la
Polizia! Ti spacco le gambe e ti faccio andare sulla sedia a rotelle!” e,
dopo che ACPR 5 gli aveva risposto di non essere stato lui a chiamare la
Polizia, dicendogli che “Adesso arriva la Polizia. Se mi dicono che sei
stato tu, ti spacco la testa davanti alla Polizia!”,

 

rispettivamente, dopo mezz’ora circa, quando sul posto era giunta
l’ambulanza (che avrebbe dovuto soccorrere ACPR 1, dando seguito alla chiamata
effettuata in tal senso dalla sorella gemella ____ su richiesta di ACPR 1),
nuovamente minacciando ACPR 5, che nel frattempo era sceso in strada, con la
frase: “se sei stato tu a chiamare la Polizia, ti spacco la faccia e la
testa davanti a loro!”,

 

ripetutamente incusso spavento e timore a ACPR 5; 

 

                             10.8.   per avere,

in data 30 luglio 2017, 

a ____-____, presso il penitenziario La Stampa, 

minacciando ____ (sorella gemella di ACPR 1) avendo lasciato
registrato, sulla segreteria telefonica di quest’ultima, dopo averle telefonato
dal penitenziario (dove egli si trovava in regime di esecuzione anticipata
della pena), il seguente messaggio vocale: “Ricordati bene che, mo’ che io
esco di qua, a te ti spacco tutte le ossa che c’hai in corpo, te le riduco in
briciole, te lo giuro sulla testa dei miei figli, è una promessa”, incusso
spavento e timore a ____;     

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 180 cpv. 1 e cpv. 2 lett. b) CP; 

 

 

                                11.   coazione (ripetuta, in
parte tentata)

 

in subordine, per il punto 11.2.: 

minaccia

 

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

usando violenza o minaccia di grave danno contro diverse persone,
o intralciando in altro modo la loro libertà di agire,  

 

e meglio:

 

                             11.1.   per avere,

in data 31 dicembre 2016,

a ____, presso la stazione FFS,

minacciandolo, dicendogli in particolare che lo avrebbe “ammazzato
di botte”, 

costretto ___ a ritirare la denuncia/querela che quest’ultimo
aveva sporto in data 7 novembre 2016 nei confronti del qui imputato per gli
insulti e il violento schiaffo fattigli subire; 

 

                             11.2.   per avere,

nel febbraio 2017, in data non meglio precisata,

a ____, presso l’abitazione, 

dopo essersi posizionato sopra di lei,

tentato di impedire a ACPR 1 di ricevere i medicinali per le
iniezioni di anticoagulante per il ginocchio e la gamba (destra), dicendole che
prima avrebbe dovuto dirgli con chi lo tradiva, ritenuto che comunque, per
finire, l’imputato ha provveduto a farle avere i citati medicinali;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 181 CP, in parte in relazione con
l’art. 22 CP; 

 

 

                                12.   sequestro di persona
(ripetuto, in parte tentato)

 

in subordine: coazione (ripetuta, in parte tentata)

 

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

privato ACPR 1 della libertà personale rispettivamente tentato di
farlo,

 

e meglio:

 

                             12.1.   per avere,

nel periodo da gennaio 2016 al 16 marzo 2017, in date non meglio
precisate,

a ____ e ____,

ripetutamente, in più occasioni, privato ACPR 1 della libertà
personale, impendendole di uscire di casa, ritenuto che egli le diceva che
sarebbe dovuta andare via di casa ma le impediva di farlo fintanto che lei non
avesse svuotato l’armadio e preso le sue cose; rispettivamente, se lei
raggiungeva la porta e questa era chiusa a chiave, egli la trascinava, per i
capelli, fino in una stanza;  

 

                             12.2.   per avere,

nel febbraio 2016, in data non meglio precisata,

a ____, presso la ____,

tentato di privare ACPR 1 della libertà personale, provando a
impedirle di uscire dall’appartamento, ritenuto come la stessa sia poi riuscita
nel suo intento soltanto grazie all’intervento di una terza persona, presente
nell’appartamento, che le ha aperto, con una chiave elettronica, la porta che
era chiusa; 

 

                             12.3.   per avere,

in data 30 marzo 2016, 

a ____, presso l’abitazione, 

tentato di privare ACPR 1 della libertà personale, impedendole di
uscire di casa dalla porta, costringendola di fatto a trovare un’altra via
d’uscita, ritenuto come la stessa sia poi saltata dal balcone, situato al primo
piano;

 

                             12.4.   per avere,

nel periodo tra gennaio e agosto 2016, in date non meglio
precisate, 

a ____, presso l’abitazione,

ripetutamente privato ACPR 1 della libertà personale, impedendole,
in almeno due occasioni, di uscire di casa dalla porta e pure dal balcone
dell’abitazione, situato al primo piano, dal quale la predetta aveva tentato di
saltare;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 183 CP, in parte in relazione con
l’art. 22 CP; in subordine, dall’art. 181 CP, in parte in relazione con l’art.
22 CP;

 

 

                                13.   violenza o minaccia contro
le autorità e i funzionari (ripetuta, in parte
tentata)

 

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo, 

con violenza o minaccia impedito a funzionari di compiere un atto
che entra nelle loro attribuzioni, nonché tentato di costringerli a un tale
atto, rispettivamente, mentre lo adempivano, commesso contro di loro vie di
fatto,   

 

e meglio:

 

                             13.1.   per avere,

in data 29 ottobre 2016,

a ____, presso la fermata casa anziani,

commesso vie di fatto nei confronti di ___ mentre quest’ultimo era
in servizio quale conducente dell’autopostale della corsa _____;

 

                             13.2.   per avere,

in data 3 gennaio 2017,

a ____, 

proferendo telefonicamente all’appuntato ____da minacce nei
confronti degli agenti della Polizia cantonale sergente capo ____ e caporale ____
e delle rispettive famiglie, dicendo che non si sarebbe presentato in Polizia
fintanto che non avesse avuto un incontro faccia a faccia con i predetti,
dicendo in particolare che voleva incontrarli in paese senza divisa,
segnatamente per poterli “gonfiare di botte”, “spaccargli la testa”,
”cavargli gli occhi”, nonché sostenendo di sapere dove abitavano le loro
mogli e i loro figli e che sarebbe andato a prenderli (moglie e figli) se non
avesse potuto confrontarsi/scontrarsi con il sgtc ____ e il cpl ____,   

impedito, avendolo ostacolato, all’agente di Polizia app ____da di
procedere con la fissazione dell’interrogatorio relativo alle pratiche penali
pendenti a quel momento a carico del qui imputato; 

 

                             13.3.   per avere,

in data 15 marzo 2017,

a ____, presso la cancelleria comunale,

con minaccia, inveendo nei suoi confronti dicendole più volte “alza
quel culo handicappata di merda”, avvicinandosi a lei, col petto infuori,
per impaurirla e minacciandola con la frase “ti aspetto di sotto e ti spacco
le gambe”,

tentato di costringere ACPR 4, funzionaria del Comune di ____, a
fissargli un appuntamento presso lo sportello LAPS per trattare la questione
delle prestazioni assistenziali per l’imputato e ACPR 1, ciò che la predetta
funzionaria non poteva fare ritenuto come occorresse dapprima formalizzare un
aspetto amministrativo riguardante il domicilio di ACPR 1;

 

                             13.4.   per avere,

in data 16 marzo 2017, verso le ore 22:00 circa,

a ____, in Piazza ____, presso il posto di Gendarmeria,

con violenza e minaccia, impedito, avendolo ostacolato, ad agenti
di Polizia di compiere un atto che rientrava nelle loro attribuzioni (la
protezione e l’accompagnamento della vittima ACPR 1), rispettivamente tentato
di costringerli a un atto (la concessione di un colloquio senza sorveglianza),
nonché, mentre adempivano un atto (la protezione e l’accompagnamento della
vittima), commesso contro di loro vie di fatto, 

 

                                         e, più precisamente,

 

dopo che la Polizia cantonale aveva preso a carico ACPR 1 a
seguito di una lite domestica, accompagnandola presso il posto di Gendarmeria
di ____,

 

presentandosi l’imputato presso il suddetto posto pretendendo di
parlare da solo con ACPR 1, 

 

mostrandosi contrariato a fronte del rifiuto interposto dagli
agenti di Polizia (caporale ____ e agente ____), disposti unicamente a
concedere un incontro da loro sorvegliato,

 

forzando quindi l’entrata nell’atrio del posto di Gendarmeria e
riuscendo ad accedervi,

 

dando in escandescenza e sferrando pugni all’indirizzo degli
agenti, che riuscivano a schivare i colpi tranne uno, ritenuto come il caporale
____ sia stato colpito al viso,

 

dopo essere stato accompagnato dagli agenti all’esterno, mentre
ancora stava dando in escandescenza, nonché invitato a tornare al proprio
domicilio,

 

dopo che gli agenti avevano utilizzato la porta secondaria per far
salire ACPR 1 sull’autoveicolo di servizio VW Passat, 

 

appoggiandosi sulla citata vettura onde impedirle di partire;

 

e, dopo essere stato nuovamente allontanato, salendo sul cofano
motore dell’autoveicolo, saltandoci sopra a piedi pari, e, dopo essere stato
fatto scendere, aggrappandosi alle barre presenti sul tetto dell’autopattuglia
e rimanendovi appeso per alcuni metri, salvo mollare la presa, per poi colpire
con due pugni il cofano della vettura,

 

lanciando ancora, al successivo passaggio dell’autoveicolo, che
stava lasciando il luogo, il proprio cellulare contro lo stesso;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 285 CP; 

 

 

                                 14   favoreggiamento

per avere,

in data 20 gennaio 2017,

a ____, 

sottratto ____ ad atti di procedimento penale (con riferimento al
reato di concessa guida di cui all’art. 95 cpv. 1 lett. e) LCStr), avendo
dichiarato dinanzi alla Polizia cantonale - sia in occasione del controllo di
circolazione sia in sede di interrogatorio del 20 gennaio 2017 - che la
passeggera a bordo dell’autoveicolo Renault ___ targato TI ____ - da lui
condotto malgrado l’annullamento della licenza di condurre - era la detentrice
nonché titolare della licenza di circolazione, ossia ____, mentre in realtà la
passeggera era ACPR 1, sorella gemella di ____;  

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 305 CP; 

 

 

                                 15   infrazione alla Legge
federale sugli stupefacenti (ripetuta)

per avere,

nel periodo da gennaio a febbraio 2016 e da settembre 2016 a
febbraio 2017, 

a _____, nel Luganese e in altre località non meglio precisate, 

senza essere autorizzato,

ripetutamente importato, acquistato, alienato rispettivamente
procurato in altro modo ad altri stupefacenti,

 

 e meglio:

 

                             15.1.   acquistato complessivamente,
da ____, almeno 40 grammi di cocaina (in alcuni casi, scambiando marijuana
contro cocaina), poi offerti a ACPR 1;

 

                             15.2.   acquistato complessivamente,
da spacciatori non identificati attivi nel Luganese, almeno 25 grammi di
marijuana, poi offerti a ACPR 1;  

 

                             15.3.   importato complessivamente,
dall’Olanda in Svizzera, almeno 15 grammi di marijuana, poi offerti a ACPR 1;

 

                             15.4.   acquistato, in almeno tre
occasioni, da ____, buste di cocaina da 0.6/0.8 grammi al prezzo di CHF 70.-
l’una, per poi alienarle a ____ con un sovrapprezzo di CHF 20.- per busta;

 

fatti avvenuti: nelle sopra
indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 19 LStup;

 

 

16.   contravvenzione alla Legge
federale sugli stupefacenti (ripetuta)

per avere,

nel periodo da gennaio a febbraio 2016 e da settembre 2016 a
febbraio 2017, 

a ___, nel Luganese e in altre località non meglio precisate, 

senza essere autorizzato,

ripetutamente consumato intenzionalmente, rispettivamente importato,
acquistato, alienato rispettivamente procuratosi in altro modo stupefacenti per
assicurarsi il proprio consumo,

 

 e meglio:

 

                             16.1.   acquistato complessivamente,
da ____, almeno 40 grammi di cocaina (in alcuni casi, scambiando marijuana
contro cocaina) per assicurarsi il proprio consumo, e consumato
intenzionalmente tale stupefacente;

 

                             16.2.   acquistato complessivamente,
da spacciatori non identificati attivi nel Luganese, almeno 25 grammi di
marijuana per assicurarsi il proprio consumo, e consumato intenzionalmente tale
stupefacente;

 

                             16.3.   importato complessivamente,
dall’Olanda in Svizzera, almeno 15 grammi di marijuana, per assicurarsi il
proprio consumo, e consumato intenzionalmente tale stupefacente;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 19a LStup;

 

 

17.   infrazione grave alle norme
della circolazione

per avere,                      

in data 25 aprile 2016,

a ____, sull’autostrada A2, in direzione nord,

violando gravemente le norme della circolazione, cagionato un
serio pericolo per la sicurezza,

 

e meglio per avere circolato alla guida dell’autoveicolo Peugeot
306 targato TI ____ alla velocità di 117 km/h (già dedotto il margine di
tolleranza), accertata dalla Polizia mediante apparecchio radar, malgrado il
vigente limite di velocità di 80 km/h; 

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 90 cpv. 2 LCStr, in relazione con
gli artt. 27 cpv. 1 e 32 cpv. 2 e 3 LCStr, nonché con l’art. 4a cpv. 5 ONC e
l’art. 22 cpv. 1 OSS; 

 

 

                                18.   guida in stato di
inattitudine

 

per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

condotto l’autoveicolo Mazda 626, a cui erano state illecitamente
applicate le targhe TI ____ e a bordo del quale si trovava una passeggera (ACPR
1), in stato di inattitudine alla guida essendo sotto l’influsso di
stupefacenti e meglio di cannabis con una concentrazione pari a 4.9 µg/l,
superiore al limite di 1.5 µg/l fissato dall’art. 34 OOCCS-USTRA;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 91 cpv. 2 lett. b) LCStr
(richiamato l’art. 34 OOCCS-USTRA);

 

 

                                19.   guida senza autorizzazione
(senza licenza di condurre), ripetuta

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

condotto un veicolo a motore, sebbene la licenza di condurre in
prova gli fosse stata annullata con decisione del 22 luglio 2014 della Sezione
della circolazione di Camorino, con conseguente divieto di condurre veicoli a
motore; annullamento, quello della licenza di condurre in prova, ulteriormente
confermato nelle successive decisioni del 30 gennaio 2017 e dell’11 aprile 2017
della predetta Sezione,

 

e meglio:

 

                             19.1.   per avere,

in data 25 aprile 2016,

a ____, sull’autostrada A2 in direzione nord,

condotto l’autoveicolo Peugeot 306 targato TI ____, con a bordo
una passeggera (ACPR 1), malgrado l’annullamento della licenza di condurre in
prova;

 

                             19.2.   per avere,

in data 21 ottobre 2016,

sulla tratta da ____ sino a ____ e ritorno,

condotto l’autoveicolo Nissan Micra targato TI ____, con a bordo
due passeggeri (ACPR 1 e ____), malgrado l’annullamento della licenza di
condurre in prova;

 

                             19.3.   per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

condotto l’autoveicolo Mazda 626 a cui erano state illecitamente
applicate le targhe TI ____, con a bordo una passeggera (ACPR 1), malgrado
l’annullamento della licenza di condurre in prova;

 

                             19.4.   per avere,

in data 20 gennaio 2017,

a ____ e ____, 

condotto l’autoveicolo Renault ___ targato TI ____, con a bordo
una passeggera (ACPR 1), malgrado l’annullamento della licenza di condurre in
prova;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 95 cpv. 1 lett. b) LCStr;

 

 

 

                                20.   guida senza licenza di
circolazione

per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

condotto l’autoveicolo Mazda 626, non immatricolato (a cui era
stata illecitamente applicata la targa TI ____), senza quindi la licenza di
circolazione e le targhe di controllo richieste;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 96 cpv. 1 lett. a) LCStr;

 

 

                                21.   guida senza assicurazione
per la responsabilità civile

per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

condotto l’autoveicolo Mazda 626, non immatricolato (a cui era
stata illecitamente applicata la targa TI ____), sebbene sapesse che non
sussisteva la prescritta assicurazione per la responsabilità civile;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 96 cpv. 2 LCStr;

 

 

22.   abuso delle targhe

per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

usato le targhe TI _____, avendole applicate all’autoveicolo Mazda
626, che non erano state rilasciate per lui né per il predetto veicolo, le
stesse essendo invece relative all’autoveicolo Peugeot 306 e intestate a ACPR 1;

 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e
di luogo;

reato previsto: dall’art. 97 cpv. 1 lett. a) LCStr.

 

 

 

 

 

 

Presenti:                   -   il Procuratore pubblico PP
in rappresentanza del Ministero Pubblico; 

                                     -   l’avv. ACPR 1,
patrocinatrice d’ufficio (GP) dell’accusatrice privata ACPR 1;

                                     -   l’imputato IM, assistito
dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF.

 

 

	
  Espletato il pubblico
  dibattimento:

  	
   

  giovedì 6 dicembre 2018 dalle
  ore 09:47 alle ore 17:50,

  venerdì 7 dicembre 2018 dalle
  ore 14:48 alle ore 15:26.

  

 

 

Evase le seguenti

questioni:                      Verbale del dibattimento

 

                                    I.   Il
Presidente propone alle parti le seguenti modifiche formali dell’atto d’accusa:

 

- il punto 1 è modificato nel
senso che l’ultima imputazione subordinata è di vie di fatto qualificate
ripetute;

 

- il punto 11 è modificato nel
senso che l’imputazione di minaccia è ripetuta.

 

Le parti si dichiarano d’accordo
e l’atto d’accusa è modificato di conseguenza.

 

Il Presidente ricorda alle parti
le modifiche apportate in occasione dell’udienza preliminare del 7 novembre
2018. 

 

                                   II.   Come
già preannunciato in sede d’udienza preliminare, la Corte procede a un
apprezzamento giuridico divergente dei fatti di cui al punto 3.1 dell’atto
d’accusa, qualificandoli di tentato omicidio intenzionale ai sensi dell’art.
111 CP, in relazione all’art. 22 CP. 

 

                                  III.   Il
Presidente chiede alle parti se hanno nuove istanze probatorie da proporre.

 

L’avv. DUF produce lo scritto
dello psicoterapeuta ____ del 26 novembre 2018 (doc. dib. 4), così come pure la
sua richiesta di delucidazione del 29 novembre 2018 con la risposta di medesima
data dello psicoterapeuta _____ (doc. dib. 5). 

 

Al proposito l’avv. DUF piega di
avere effettuato un incontro con lo psicoterapeuta signor ____, che si è detto
disponibile a trattare il caso dopo avere letto la perizia giudiziaria e nel
suo scritto ha elencato il profilo e le criticità del signor IM, tracciando
anche un percorso che si potrebbe tentare. Si tratterebbe di un percorso ad hoc
mai messo in pratica prima. 

 

 

Sentiti:                       §   il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria,
il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: a IM della legge non gliene
frega niente, la legge vale per gli altri, ma non per lui. L’accusa riassume le
circostanze dell’arresto dell’imputato, osservando che lo stesso è avvenuto a
seguito del vero e proprio assalto da lui commesso nei confronti del posto di
Polizia di ____. 

Pone l’accento sul fatto che dall’inchiesta è emersa una realtà
fatta di violenza, di maltrattamenti, di percosse, di minacce, di gravi
limitazioni della libertà personale della sua compagna, con la quale ha un
rapporto malato, da cui peraltro la vittima, malgrado tutto quello che ha
dovuto subire, non è ancora riuscita a staccarsi. Accanto a questi episodi, è
emersa pure tutta una serie di reati commessi da IM, caratterizzati dalla
violenza.

L’imputato ha sostanzialmente ammesso i fatti nel corso
dell’inchiesta, non senza una certa fatica. Il PP prende atto del fatto che è
caduta anche la contestazione sul punto 3.8 dell’atto d’accusa.  

Sulla questione dei tentati omicidi, l’accusa è consapevole che si
tratta di episodi che si prestano a discussione dal profilo giuridico, ma la
qualifica giuridica di tentato omicidio, anche in virtù del principio in dubio
pro duriore, è stata presentata come ipotesi principale, accompagnata da
subordinate. Si tratta di gesti che avrebbero potuto avere esiti ben peggiori.
Quello che è certo è che, anche alla luce della giurisprudenza più recente sia
del Tribunale Penale Cantonale che della Corte di Appello e di Revisione
Penale, gli episodi in cui IM ha colpito alla testa, segnatamente alla tempia, ACPR
1, costituiscono senz’altro un tentato omicidio, se pure per dolo eventuale.
Anche le fattispecie con i colpi al tronco, a mente dell’accusa, potevano avere
conseguenze ben peggiori e portare al decesso della vittima, così come il
coltello puntato al collo. 

Per quanto attiene alla questione delle bruciature riscontrate sul
corpo di ACPR 1, il PP osserva che IM ha sempre negato di essere l’autore di
tali lesioni, ma il medico legale ha dichiarato che le stesse sono situate in
regioni difficilmente auto aggredibili, e quindi verosimilmente inflitte da
terzi. ACPR 1, interrogata, dapprima non ha voluto rispondere alla domanda, e
poi ha dichiarato di essersi procurata da sola le ferite grattandosi, ciò che
però secondo il medico legale non è possibile. Sappiamo che la vittima si è
aperta solo in una seconda fase dell’inchiesta, e poi è tornata a proteggere IM,
ed è quindi logico, e anche comprensibile, che abbia voluto evitare un
aggravamento della situazione processuale. Sappiamo che IM non esitava certo a
fare del male a ACPR 1, e sappiamo pure che esercitava un controllo ossessivo e
possessivo su di lei, e bisogna quindi chiedersi chi potrebbe essere stato, se
non IM.

Sulla questione del lancio degli oggetti per terra e non contro ACPR
1, e sul fatto che l’avrebbe tirata per i capelli e non per la sciarpa, il PP
ritiene che le dichiarazioni della vittima siano assolutamente credibili. 

Lascia alla Corte valutare se per il punto 3.3 si sia trattato di
una sberla o di un pugno. 

Emerge una totale mancanza di rispetto per la legge, per
l’autorità, per le persone. Quanto all’episodio di ACPR 5, ricorda che non vi è
stata nessuna discussione con la madre, ma questi è stato minacciato perché
l’imputato riteneva che fosse stato lui a chiamare la Polizia. I più fortunati,
con IM, vengono pesantemente ingiuriati e minacciati, e se qualcuno fa denuncia
subisce pure pressioni affinché la denuncia venga ritirata, come è successo con
il conducente dell’autopostale, e questo la dice lunga sull’effetto che IM ha
sulle persone che non rispondono come lui vorrebbe ai suoi bisogni. Lo Stato,
che viene aggredito quando non agisce esattamente come lui vorrebbe, torna poi
utile quando si tratta di versare l’assistenza. Inoltre, IM è anche un pericolo
per la circolazione stradale. 

Il quadro, a mente dell’accusa, è decisamente pesante. Emerge la
problematica di base di IM. Nonostante le ammissioni, che l’accusa gli
riconosce, non si vede una reale e sincera assunzione di responsabilità, una
reale comprensione di avere sbagliato. Nella perizia psichiatrica, di cui il PP
dà parziale lettura, viene descritto IM così come la Corte ha avuto modo di
trovarlo in aula. L’accusa pone l’accento sul fatto che egli ha la tendenza ad
incolpare gli altri per i propri comportamenti. Questo riguarda in primo luogo
i reati commessi nell’ambito della relazione con ACPR 1, la quale non si è
capito perché dovesse prendere tutte quelle botte. 

In definitiva, tenuto conto della gravità delle lesioni,
rispettivamente delle messe in pericolo, dei numerosissimi beni giuridici
protetti che ha messo in pericolo, rispettivamente leso, in 67 episodi, a
partire da quelli più importanti, e meglio la vita e l’integrità fisica, del
carattere altamente reprensibile dei gesti da lui compiuti, del fatto che abbia
scelto liberamente di compiere tali gesti, come rilevato dalla perita, la quale
ha osservato che era pienamente in grado di valutare quanto da lui commesso,
dei suoi precedenti penali, anche specifici, che non hanno avuto nessun effetto
su di lui, ritenuta una certa collaborazione, ma senza una vera e sincera
assunzione di responsabilità, tenuto conto dell’elevato rischio di recidiva,
confermato dal fatto che è riuscito a delinquere anche dal carcere, minacciando
telefonicamente la sorella di ACPR 1, la colpa di IM, secondo l’accusa, è
estremamente grave. 

Il PP conclude postulando la conferma dell’atto d’accusa con le
correzioni apportate in sede di udienza preliminare e la condanna di IM a una
pena detentiva di 10 (dieci) anni, accompagnata, preso atto della presa di
posizione della perita, da un trattamento ambulatoriale volto a risolvere non
tanto la tossicodipendenza, ma il suo problema principale, e meglio il disturbo
di personalità emotivamente instabile, di tipo impulsivo; 

 

                                    §   l’avv.
ACPR 1, rappresentante dell’accusatrice privata ACPR 1, la quale formula e
motiva le seguenti conclusioni: rileva di non essersi mai sentita così in
difficoltà nel rappresentare un’AP, soprattutto a seguito dei limiti impostati
dalla stessa vittima, una giovane donna visibilmente provata dal suo passato,
la quale ha dichiarato che dalla sua patrocinatrice si aspettava che l’imputato
non venisse eccessivamente attaccato, di chiarire i fatti il più in fretta
possibile, con le minori conseguenze possibili per lui. 

La messa in arresto è stata l’inizio di una nuova angoscia per
l’AP, la sofferenza continuava a straripare in quelle interminabili giornate.
Questo nuovo incubo per la vittima si è trasformato in privazione, incertezze,
pesanti accuse e finanche ricatti. Molte sberle, molti calci e pugni hanno
fatto meno male di quello che ha passato la vittima da quando l’imputato è
stato arrestato. È passato molto tempo prima di vedere nella vittima un
sorriso. ACPR 1 non aveva scelta, perché non vedeva, e ancora oggi non vede,
una via d’uscita. La paura che aveva allora, oggi è rimasta tale, se non ancora
più grande.  

ACPR 1 ha conosciuto l’imputato a fine 2015/inizio 2016, quando si
trovava in una situazione disperata. Lui le è stato vicino nel momento più duro
della sua vita, allontanando tutto e tutti quelli che gravitavano attorno a
lei, era rimasto solo lui. Finalmente qualcuno voleva davvero stare con lei.
Inizialmente questa morbosità e la sua gelosia la lusingava, lei che sapeva di
non avere un carattere facile e da troppo tempo faticava a volersi bene. Lui
riusciva a farla ridere, la coccolava e la apprezzava. È indubbio che colui che
vediamo sulla sedia dell’imputato ha anche fatto del bene alla vittima. È
evidente, a mente della patrocinatrice dell’AP, che oltre agli episodi indicati
nell’atto d’accusa ve ne sono sicuramente di altri, basta ricordare che la
vittima ha dichiarato di essere stata percossa almeno 2 o 3 volte alla
settimana. 

IM si presenta in aula praticamente reo confesso, ma non bisogna
dimenticare come si è arrivati alle confessioni dell’imputato e quali sono
state le ragioni che l’hanno spinto a confessare. La patrocinatrice osserva che
la sua intenzione non è quella di aggravare la posizione dell’imputato, ma si
limita ad attirare l’attenzione della Corte su alcuni aspetti significativi,
per capire colei che ancora oggi non riesce a staccarsi da colui che giorno per
giorno la annientava con botte, per poi consumarla attraverso i sensi di colpa,
convincendola che era lei la sola causa del male; per colpa sua
quell’indomabile leone era stato messo in gabbia, lui che le aveva dato un
tetto quando era stata sfrattata, lui che nonostante tutto continuava ad amarla
e che anche dal carcere faceva in modo che la sua famiglia si occupasse di lei.

I tentativi messi in atto dall’imputato nei primi verbali per
sminuire il suo agire sono troppi. Nei primi verbali ha continuato a dichiarare
che era la vittima a picchiarlo, mentre lui si sarebbe unicamente difeso. Ha
iniziato ad ammettere i fatti solo quando aveva capito che la compagna era
riuscita ad accennare quanto da lui subito. Sapeva che l’unico che avrebbe
potuto farla tacere era lui, mettendo nuovamente in atto i suoi meccanismi
intimidatori, imponendole ancora il silenzio, e ci è riuscito. Dopo essere
riuscito nel suo intento, era pronto ad incassare lui i colpi che aveva messo a
segno la compagna, con la consapevolezza che non sarebbe emerso altro. È stato
solo l’egoistico desiderio di limitare i danni, così da poter tornare a casa il
più presto possibile. La cosa importante era continuare ad averla sotto tiro,
per poter controllare anche dal carcere ogni suo movimento, affinché capisse che
anche da lontano era lui a comandare. 

La patrocinatrice dell’AP pone l’accento sul fatto che non tutti
gli episodi hanno avuto luogo quando l’imputato e la vittima erano sotto
l’effetto di sostanze stupefacenti. Anzitutto perché il consumo della vittima
non era tanto importante quanto ha voluto far credere l’imputato. Inoltre la
vittima ha dichiarato che le botte non le venivano date solo quando l’imputato
aveva assunto sostanze stupefacenti, ciò che l’imputato stesso ha ammesso in
corso d’inchiesta. Ma anche quando era effettivamente sotto l’effetto di
sostanze, non si può non notare che i suoi comportamenti dopo i fatti appaiono
come quelli di una persona lucida, nel cercare di rendersi agli occhi di terzi
completamente estraneo ai fatti, ciò che sarebbe stato impossibile fare se
fosse stato gravemente alterato. D’altro canto il perito ha escluso una scemata
imputabilità. 

È semmai, a mente della patrocinatrice, il disturbo di personalità
dell’imputato a spiegare i suoi agiti, e non la dipendenza dietro la quale
vorrebbe nascondersi per spiegare i suoi agiti. L’imputato banalizza i suoi
agiti, ascrivendoli al consumo di sostanze. La sua rodata dinamica post botte è
stata messa in atto anche nei tre casi più gravi, dove è stato necessario
allertare i soccorsi. 

Non ripercorre i fatti, siccome per la gran parte ammessi. Ritiene
che debbano essere qualificati, nel loro complesso, come molto gravi,
indipendentemente dalla qualifica giuridica che verrà loro data. Ad aggravare
la colpa di IM non è solo l’intensità e la frequenza con cui la vittima è stata
presa a sberle, schiaffi, calci e pugni, trascinata da una stanza all’altra per
i capelli, afferrata per il collo e per la mandibola, impedita di muoversi e di
alzarsi, e minacciata con un coltello alla gola, ma anche la futilità dei
motivi per cui l’imputato la picchiava; ogni pretesto diventava per lui
l’occasione per picchiarla, come egli stesso ha dichiarato. La gelosia non era
neppure provocata dalla vittima, era la miccia che faceva scattare in lui la voglia
di picchiare la vittima. Un passante uomo, che passeggiava due giorni
consecutivi sotto la porta di casa, era sufficiente per prendere la compagna a
pugni, perché quello doveva essere il suo amante, così come pure la telefona
dell’ex compagno per informarsi dei figli, la doccia di un amico, un messaggio
della buonanotte da parte del figlio inviato con il telefono del padre. Ad
aggravare la colpa dell’imputato è poi la crudeltà con cui, più volte, ha agito
per strada, davanti ad amici e conoscenti, sapendo di umiliare la vittima
picchiandola in pubblico. IM, poi, ostentava anche compiacimento per quanto
metteva in atto, sotto gli occhi di quella donna che cercava di nascondersi
dagli sguardi malevoli e intonsi di pietà. L’imputato era anche tremendamente sadico
negli agiti, feriva la vittima non solo con le botte, ma la colpiva dove sapeva
di farle male, ad esempio rompendo la consolle dei figli, sapendo che non aveva
soldi per ricomprarla, o impedendole di andare in farmacia a prendere gli
anticoagulanti, sapendo che questo la metteva in ansia. La vittima, nonostante
madre di due figli, è stata costretta a rinunciare ad avere un telefono
cellulare, ha dovuto cambiare modo di vestirsi, poiché prima non abbastanza
casta per l’imputato, ha dovuto cambiare atteggiamento con tutti, ma in
particolare con gli uomini, smettere di truccarsi e di mettere i tacchi. Doveva
chiamarlo sempre e comunque “amore” e mai per nome, e anche l’utilizzo dei
social era stato proibito. Non vanno poi dimenticate, secondo la patrocinatrice,
le sue disperate vie di fuga, come per esempio quella buttandosi dal balcone,
il fatto di essersi nascosta in cantina per oltre 4 ore, di essere sparita per
due giorni, di essere scappata con le stampelle la sera prima dell’arresto.
L’inimmaginabile sofferenza della vittima non può essere ricostruita unicamente
con la lettura dell’atto d’accusa, ma vi è molto altro che merita di essere
messo in luce. L’imputato non si è limitato a violare il corpo della vittima,
ma anche la sua anima e il suo cuore. Ogni volta veniva inscenato il solito
teatrino, dopo averla picchiata si mostrava come apparentemente dispiaciuto, ma
in realtà era solo preoccupato per quelle che avrebbero potuto essere le
conseguenze per lui se qualcuno l’avesse denunciato. Anche quando la vedeva
piangere dal dolore, vomitare, gridare, sanguinare, riusciva ad essere un
perfetto manipolatore, riuscendo ad ottenere il suo silenzio. La vittima si
atteneva a fare e dire quanto le veniva imposto. Lo faceva come meglio poteva,
ma i medici non erano fessi, e da subito avevano capito che non era altro che
una vittima di violenza domestica. Il modo dell’imputato di imporre il silenzio
era spregiudicato, ciò di cui, a mente della patrocinatrice, va tenuto conto
nella commisurazione della pena. Ad esempio quando la vittima è stata per la
prima volta al pronto soccorso, l’imputato le aveva detto di riferire di essere
caduta. Anche in occasione della prima ospedalizzazione ha negato percosse,
ancora una volta era riuscito ad ottenere da lei il silenzio. Al risveglio ha
voluto immediatamente lasciare l’ospedale. Non era però sempre l’imputato a
chiamare i soccorsi, ma è successo anche che lo facessero terzi, e in quelle
occasioni non poteva ottenere il suo silenzio, e quindi interveniva lui in modo
aggressivo, litigando con medici e securini. La sera dell’arresto si è mostrato
stupito e offeso dall’arrivo dei soccorritori, dicendo che fino a poco prima
stava dormendo, inveendo contro il vicino, fino a quando è riuscito a scoprire
che la vittima era riuscita a scappare e voleva a tutti i cosi parlare con lei
da solo, e questo non certo per scusarsi, ma per ottenere ancora una volta da
lei il silenzio, ciò che però per la prima volta non è riuscito a fare, perché
la Polizia e i soccorritori sono riusciti a proteggerla. Non era riuscito a
tirarla a sé ancora una volta, quella sera la prima volta la vittima era
riuscita a dire che voleva finire la relazione, almeno fino a quando non si
sarebbe fatto aiutare. L’imputato ha senza dubbio bisogno di essere aiutato, ma
il grande quesito è di capire se lui ha capito di averne bisogno. Più di tre
mesi fa la vittima ha iniziato il suo percorso, a fatica, avendo capito di
avere bisogno di riposte, che fino ad oggi non sono arrivate, perché l’imputato
non è stato in grado di assumersi le sue responsabilità. Ad oggi, per la
patrocinatrice, l’imputato non riesce ancora a mostrare sincero pentimento nei
confronti della sua vittima. Chiede inoltre di tenere in considerazione la
paura che la vittima aveva dell’imputato, come lui stesso ha ammesso,
precisando che quando ha gli scatti di rabbia, soprattutto per questioni di
gelosia, diventa pericoloso, e lei ha paura ancora adesso. La paura della
vittima non era alimentata solo dalle minacce, ma anche dai fatti, la
minacciava soprattutto di spaccarle le gambe, e non ci è andato lontano. Lo
stesso imputato ha ammesso di averla minacciata regolarmente, in maniera anche
macabra, dicendole che sarebbe uscita unicamente con le gambe in avanti. Le
pressioni psicologiche erano talmente marcate da toglierle il coraggio di
andare all’ospedale, temendo che l’imputato avrebbe avuto conseguenze dal punto
di vista penale. Anche quando l’imputato le consigliava di farsi visitare, ACPR
1 non voleva farlo. 

Quanto alle contestazioni dell’imputato in merito alla qualifica
giuridica del punto 1 dell’atto d’accusa, si rimette al giudizio della Corte.
Non mette in dubbio che l’imputato non abbia mai voluto uccidere la vittima,
questo però non significa che non abbia corso e accettato il rischio di farlo.
I suoi colpi erano calci e pugni di uno che per anni ha praticato kick boxing e
conosceva perfettamente la pericolosità di alcuni suoi gesti. Inoltre spesso le
capacità psico-fisiche dell’imputato erano alterate quando colpiva la compagna,
quindi, anche se non voleva ucciderla, non era certo in grado di valutare con
precisione il punto d’impatto dei propri colpi. La vittima è stata fortunata,
quando è riuscita a rimanere immobile quando l’imputato le appoggiava il
coltello alla gola, nonostante fosse terrorizzata, come ammesso dallo stesso
imputato.  Se lei si fosse mossa, con un movimento incontrollato, nessuno può
escludere che i capi d’accusa sarebbero stati ancora più gravi. L’imputato
stesso poi ha precisato che agendo in quel modo era consapevole di poterla
ferire in modo serio, seppure non era sua intenzione uccidere la vittima. 

Per quanto attiene al punto relativo alle bruciature, ha ragione
l’imputato quando non manca di ricordare che l’AP non ha mai confermato che le
stesse le sono state inferte da lui. La patrocinatrice non intende raccontare
cosa succedeva veramente in cui momenti, per rispetto dell’AP, a cui quelle
bruciature continuano a fare male al cuore. È vero che l’AP non ha mai
dichiarato che sono state fatte dall’imputato, ma dall’attenta lettura dei suoi
verbali e dei referti medici non si può giungere a conclusione diversa. Nei
primi due verbali la vittima era stata particolarmente collaborativa. Per la
prima volta il 9 maggio 2017, alla domanda a sapere chi le aveva inferto le
bruciature si è rifiutata di rispondere, per poi dire che se le era procurate
lei e che “la mia versione è questa” e non, come ci si poteva aspettare,
rispondendo ad esempio “questa è la verità”. Invitata dagli
interroganti, si è rifiutata anche di mostrare come riusciva a raggiungere il
punto interessato con il braccio, ciò che ha creato in lei una chiara
alterazione emotiva. 

L’avv. ACPR 1 continua con la sua arringa, osservando che a
rendere vano il tentativo di proteggere l’imputato è stata la confessione dell’AP,
secondo cui l’imputato le aveva rivelato la sua versione dei fatti in merito
alle cicatrici. D’altra parte, se non fosse stato l’imputato, non vi sarebbe
stato nessun bisogno di raccontare alla vittima la versione da lui resa agli
inquirenti. Il medico legale ha specificato che le lesioni sono situate in
regioni difficilmente auto aggredibili. 

Le altre contestazioni dell’imputato, secondo la patrocinatrice,
appaiono ridicole e comunque irrilevanti per la decisione che dovrà prendere la
Corte. 

In corso d’inchiesta egli aveva ammesso di avere lanciato degli
oggetti contro la compagna, e l’ha stranamente contestato in aula. 

Sorprende poi che riesca ad avere ricordi così nitidi, tali da
permettersi di contestare le dichiarazioni dell’AP in merito al pugno di cui al
punto 3.3 dell’atto d’accusa, come pure il punto relativo alla sciarpa. Al
proposito rileva che ACPR 1 non ha mai enfatizzato i fatti, ma al contrario ha
sempre cercato di minimizzarli. La vittima non ha inventato nulla, ma può
semmai esserle rimproverato di avere omesso di raccontare alcune cose. La
vittima ha anche minimizzato le dichiarazioni di IM secondo cui le percosse
erano praticamente giornaliere, affermando che ciò avveniva semmai due o tre
volte alla settimana. Relativamente alle prese al collo, ha tenuto a precisare
che malgrado l’imputato le stringesse il collo, riusciva comunque a respirare,
e di essersi sentita soffocare solo in alcune occasioni. Anche per l’’utilizzo
del coltello ha precisato che solo in un’occasione le è stato appoggiato alla
gola, mentre nelle altre IM glielo aveva solo mostrato. ACPR 1 non si è mai
dipinta come la vittima indifesa, ma ha detto di avere sempre cercato di
difendersi come poteva, graffiando, mordendo o sferrando calci. 

La patrocinatrice dell’AP conferma di non avere istanze di torto
morale da presentare in suo nome e per suo conto. Chiede unicamente che le
spese di patrocinio siano poste a carico dell’imputato, qualora in futuro abbia
i mezzi per risarcirle.

Si auspica che per IM possa essere intrapreso un percorso
terapeutico che aiuti a contenere la sua rabbia. 

Conclude chiedendo la conferma dell’atto d’accusa e la condanna
dell’imputato. 

 

                                    §   l’avv.
DUF, difensore dell’imputato IM, il quale formula e motiva le seguenti
conclusioni: senza voler tentare di giustificare quanto commesso dall’imputato,
alla difesa preme tuttavia sottoporre alla Corte alcuni quesiti di fondamentale
importanza. I fatti per cui oggi ci troviamo in aula sono assolutamente
compatibili con la follia violenta di chi viene definito un forsennato, tratti
caratteriali che sono stati trasmessi a IM da chi avrebbe dovuto occuparsi di
lui come figura genitoriale. Lasciato il nucleo famigliare a 15 anni,
l’imputato abusa di sostanze stupefacenti e alcoliche, per scappare dalla sua infanzia
e adolescenza, con i genitori separati e il padre violento, che non si è mai
occupato di lui. L’arrivo dei figli non ha di certo facilitato il suo
reinserimento. Per la coppia ACPR 1 e IM la loro difficile situazione personale
diventa un cocktail ingestibile. Egli si scatena con rabbia nei confronti della
compagna, che impotente subisce le aggressioni. 

Prima di esaminare i fatti, praticamente integralmente ammessi, la
difesa rivolge un pensiero alle diverse vittime di IM, che la elenca una ad
una, osservando che non sono sufficienti le scuse dell’imputato, ma egli dovrà
dimostrare attraverso un percorso di ricostruzione personale di avere compreso
i propri sbagli, di avere accettato le proprie debolezze, per evitare di
tornare ad essere quel forsennato da tutti temuto.

La difesa osserva che l’imputato non disconosce i fatti e nemmeno
la loro gravità, è sinceramente pentito e dispiaciuto. I fatti vanno però messi
in relazione con i disturbi evidenziati dalla perita.

Quanto al punto 1 dell’atto d’accusa, ricorda gli elementi
oggettivi e soggettivi del reato di tentato omicidio intenzionale, così come la
nozione di dolo eventuale. 

Relativamente al punto 1.1 dell’atto d’accusa, i fatti non sono
contestati, ma è contestata la qualifica giuridica data dal PP agli stessi. Il
difensore dà parziale lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato in
occasione del verbale del 16 maggio 2017, osservando che IM ha pure dichiarato
di avere riprodotto esattamente la stessa dinamica che aveva vissuto da
bambino, con il padre che picchiava la madre, e anche lui, anche con la
cintura. Dà poi parziale lettura delle dichiarazioni rese da ACPR 1 nel suo
verbale del 21 giugno 2017 in merito alle percosse subite dall’imputato e ai
suoi comportamenti ossessivi e paranoici nei suoi confronti, osservando che
l’imputato, sebbene non fosse in grado di valutare con precisione dove colpiva
la vittima, non ha mai avuto l’intenzione di colpire la compagna, dalla quale
non ha mai voluto separarsi. Il difensore dà parziale lettura delle conclusioni
del medico legale per quanto attiene alle lesioni causate dai fatti di cui al
punto 1.1 dell’atto d’accusa, osservando che l’accusa di tentato omicidio
poggia unicamente sulle dichiarazioni dell’imputato e della vittima, su
elementi soggettivi e non verificabili dal perito. La difesa, con rispetto per ACPR
1, tiene a rilevare che gli effetti e le conseguenze sostanzialmente modeste
dei calci sono da attribuire alla forza contenuta con cui sono stati sferrati.
Non si può assumere che abbiano raggiunto una forza tale da mettere in pericolo
la vita di ACPR 1. Non si tratta quindi di un tentato omicidio. 

Osserva che la distinzione tra vie di fatto e lesioni semplici può
apparire problematica, ritenuto che queste nozioni sono indeterminate. Citando la
giurisprudenza di cui a DTF 134 IV 189, lascia alla Corte l’applicazione della
corretta qualifica giuridica di questi fatti, fermo restando che non è dato il
tentato omicidio.

Quanto al punto 1.2 dell’atto d’accusa, anche in questo caso
l’imputato non contesta i fatti, ma la qualifica giuridica. Dà parziale lettura
delle dichiarazioni rese dalla vittima al proposito, che cono state confermate
dall’imputato, con la precisazione che si trattava solo di un atto
intimidatorio e non era sua intenzione spingersi oltre. Dà lettura delle
conclusioni del medico legale al proposito di tale agire di IM, osservando che
ha rilevato che nel caso concreto non vi sia nessun dato oggettivo che permetta
di valutare l’entità della pressione esercitata da IM sul collo con il
coltello. Per arrivare a una sentenza di condanna, la colpevolezza
dell’imputato deve essere provata in modo chiaro, mentre la presenza di
qualsiasi dubbio deve essere posta a suo beneficio, in virtù del principio in
dubio pro reo. Pertanto, non essendovi elementi agli atti che provano al di là
di ogni ragionevole dubbio la tesi accusatoria, ritenute le dichiarazioni
dell’imputato, la difesa chiede la derubricazione nel reato di minaccia. 

Quanto al punto 1.3 dell’atto d’accusa, anche tali fatti sono
riconosciuti dall’imputato come riportati nell’atto d’accusa e dichiarati dalla
compagna. Ha però sempre detto di non avere mai avuto l’intenzione di colpire ACPR
1 alla tempia. L’imputato ha affermato che era solito colpire ACPR 1
dall’addome in giù e che nel caso concreto il colpo alla testa è avvenuto in
modo involontario, perché la compagna era abbassata. Mai avrebbe voluto
colpirla come ha fatto, con un calcio alla testa. Benché non fosse in grado di
valutare con precisione il punto d’impatto e la forza del colpo, non ha mai
avuto l’intenzione di ammazzare la compagna. Dà lettura delle conclusioni della
dr.ssa ___ al proposito, osservando che agli atti non vi sono elementi
probatori inconfutabili, le informazioni sulla forza dei colpi sono del tutto
soggettive e non hanno potuto essere verificate dal perito, così come neppure
l’effetto degli stessi e il punto preciso. Per buona sorte la forza del colpo è
stata attutita dal movimento della vittima. Nel caso concreto, ribadendo la
gravità del gesto, non si può concludere, a mente della difesa, per la
sussistenza del reato di tentato omicidio, ma le conseguenze rientrano nel
reato di lesioni semplici. 

Quanto al punto 1.4 dell’atto d’accusa la difesa conferma la
ricostruzione fattuale operata dal PP, ma ne contesta la qualifica giuridica.
Dà lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato al proposito. 

IM riconosce anche i fatti di cui al punto 1.5 dell’atto d’accusa.
Il difensore dà lettura delle conclusioni della dr.ssa ____, osservando che
l’imputato non ha mirato a un punto preciso e in nessun caso ha avuto
intenzione di uccidere ACPR 1. Il reato di omicidio tentato non sussiste
neppure in questi casi, e si rimette alla Corte per la qualifica di lesioni
semplici o vie di fatto. 

Quanto al punto 2.1 dell’atto d’accusa, osserva che sia l’imputato
che la vittima hanno negato che sia stato l’imputato a causare tali lesioni,
che erano già presenti prima dell’inizio della loro relazione, e di cui l’AP si
vergognava. Chiede il proscioglimento perché non vi sono elementi che
permettano di ritenere al di là da ogni ragionevole dubbio che i fatti siano
andati come indicati nell’atto d’accusa. 

Quanto ai fatti di cui al punto 2.2 dell’atto d’accusa, osserva
che l’imputato si assume le sue responsabilità al riguardo, precisando tuttavia
che ACPR 1 si era fatta male al menisco qualche giorno prima. Dà lettura delle
conclusioni del medico legale al proposito, osservando che la difesa lascia
alla Corte l’apprezzamento circa la corretta qualifica giuridica, e che in ogni
caso l’aggravamento di una precedente lesione è stata inferta da IM in maniera
del tutto involontaria, motivo per cui è da considerarsi colposa.

In merito allo scempio di cui al punto 3 dell’atto d’accusa, a
poco servono le parole. La difesa tiene unicamente a evidenziare come quel
periodo sia stato per IM particolarmente tumultuoso. Era pressoché
quotidianamente strafatto di crack, ha perso il controllo dei suoi agiti. Fatta
eccezione per qualche episodio, comunque gravissimo, l’imputato non contesta la
ricostruzione fattuale del PP e anche per questi episodi la difesa lascia alla
Corte l’apprezzamento della qualifica giuridica, osservando che lo stato
psico-fisico dell’imputato non ha un ruolo marginale. 

Per quanto attiene alla truffa, che non è contestata, tiene a
ribadire la presenza di un accordo per un indennizzo che sta avvenendo in
misura di CHF 50.00 al mese. 

Quanto al punto 12 dell’atto d’accusa, sottolinea ancora una volta
lo stato psico-fisico dell’imputato e anche della vittima, che hanno vissuto un
momento particolarmente tumultuoso; la coppia litigava continuamente e in
alcune occasioni i litigi sono degenerati in episodi ostruttivi. 

Quanto ai motivi a delinquere, con riferimento ai fatti non
contestati, e alle dinamiche che hanno portato IM a delinquere, non vi è alcuna
scusante, ma alcuni approfondimenti, secondo la difesa, meritano di essere
fatti. 

Quanto alla perizia psichiatrica, di cui dà parziale lettura,
osserva che la stessa ha reso evidente una storia personale in cui cannabis e
cocaina sono utilizzati in modo da creare dipendenza. IM consuma cannabis
dall’adolescenza e da anni fa uso di cocaina. La vita dell’imputato era in gran
parte strutturata attorno al consumo di stupefacenti, come rilevato dalla
perita. La sindrome da dipendenza non è mai stata adeguatamente trattata e ha
peggiorato il suo disturbo di personalità. Gli effetti delle due patologie si
sommano formando una miscela violenta e incontrollabile. I reati sono da
mettere in relazione con i suoi disturbi, ma l’esperta non ha ritenuto una
scemata l’imputabilità. La difesa fatica a capire come si possa sostenere che
era pienamente in grado di agire secondo la valutazione dei suoi agiti. In ogni
caso IM riconosce di dover essere assistito e vuole essere aiutato. La perita
aveva individuato in ____ la struttura idonea, ma nonostante le richieste
dell’imputato per anticipare l’espiazione della misura, la struttura ha
preferito non accettare di accogliere IM. Alla luce di questo rifiuto la difesa
ha preso contatto con lo psicoterapeuta ____. Come da scritto prodotto in aula,
lo psicologo ha avuto modo di analizzare la perizia giudiziaria, ha incontrato
il difensore e ha visitato in carcere l’imputato. Dopo aver analizzato tutti
gli elementi, ha individuato un possibile percorso terapeutico, un progetto ad
hoc, che andrà a curare e aiutare IM in tutti i suoi aspetti deficitari. Non
c’è solo l’aspetto psichiatrico e delle dipendenze, ma anche un aspetto sociale
ed educativo. ____ si è detto disponibile a seguire in prima persona l’imputato
e ha individuato la forma di semi prigionia come forma esecutiva, mentre una
volta espiata la condanna si potrà far capo al centro dragonato di ____ e vi
sarebbero dei programmi occupazionali da seguire, ciò in cui verrebbe assistito
da dei professionisti. L’imputato ha manifestato il suo interesse per questo
progetto, auspicando di poterlo iniziare il più presto possibile, una volta
scontata la condanna. 

Quanto alla commisurazione della pena, la difesa osserva che a
qualificare la colpa di IM concorrono diversi elementi. Lo stato di dipendenza,
inserito nel disturbo di personalità, lo ha peggiorato. L’effetto combinato di
queste patologie ha formato questa miscela violenta e incontrollabile. Quali
fattori mitiganti la pena ci sono le ammissioni: sebbene con qualche reticenza
iniziale, l’imputato ha ammesso praticamente integralmente i fatti e se ne
assume le responsabilità, un segno tangibile di ravvedimento. L’imputato appare
vergognato, con voce bassa, e sentire quanto ha fatto lo fa stare male. I suoi
disturbi hanno influito sul controllo degli impulsi, ciò che a mente della
difesa si concretizza in una scemata imputabilità almeno di grado medio. In
fine, vi è il sincero pentimento. IM ha capito, ma deve ancora elaborare e
concretizzare il suo percorso riabilitativo. Il progetto di vita futura, la
terapia, l’adesione al progetto, dimostra le intenzioni di IM in questo senso. 

A mente della difesa, per ricercare la giusta pena, s’impone un
confronto per trovare un’equità di giudizio. 

Ricorda quindi il noto caso Tamagni, che ha portato alla condanna
a 10 anni di pena detentiva, così come il pestaggio avvenuto a Gravesano, a
margine del carnevale di ____, giudicato da questa Corte, con condanna alla
pena detentiva di 4 anni, rispettivamente 3 anni e 3 mesi. Per venire a casi
simili a quello di specie, dove la violenza dell’imputato è rivolta verso la
compagna, cita due casi, più contenuti per numero di episodi, ma simili per
brutalità, tipologia di reato, e caratteristiche personali dell’imputato, e
meglio le sentenze 72.2010.17 del 27 ottobre 2010 72.2015.202 del 26 marzo 2015
della Corte delle assise correzionali: nel primo caso l’imputato è stato
condannato alla pena detentiva di 12 mesi sospesi per 2 anni con trattamento
ambulatoriale, mentre nel secondo caso, a mente della difesa più vicino al
nostro, la condanna fu di 20 mesi, sospesa per 3 anni, sempre con trattamento
ambulatoriale; in questo caso il reo avevo inferto lesioni semplici e vie di
fatto, colpendo ogni giorno la compagna, e anche il figlio, con percosse.

Va pure tenuto conto, secondo la difesa, del lunghissimo periodo
di carcerazione preventiva scontato dall’imputato, della giovane età, dei buoni
propositi espressi in aula, della collaborazione, sebbene non immediata,
dell’intenzione di aderire a un programma terapeutico, del ravvedimento, del
sincero pentimento e della scemata imputabilità di grado almeno medio. Conclude
chiedendo una massiccia riduzione della pena richiesta dal PP, che non dovrà
superare in ogni caso i 4 (quattro) anni di detenzione. 

Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

 

                                    I)   Correzioni dell’atto
d’accusa

 

                                   1.   Per le correzioni dell’atto
d’accusa si rinvia al verbale dell’udienza preliminare tenutasi il 7 novembre
2018, osservando che, con l’accordo delle parti, al punto 13.4 dell’atto
d’accusa è stata aggiunta la subordinata di impedimento di atti dell’autorità
ex art. 286 CP, posto che la Corte ha considerato che una parte dei fatti,
segnatamente la seconda parte della vicenda, potrebbe adempiere a tale reato
piuttosto che a quello indicato di violenza o minaccia contro le autorità e i
funzionari. 

 

Le parti hanno inoltre acconsentito a modificare il punto 14
dell’atto d’accusa, nel senso che i reati imputati sarebbero semmai quelli di
denuncia mendace e furto d’uso, e non di favoreggiamento, nei confronti di ____.

 

Quanto ai fatti di cui al punto 3.1 dell’atto d’accusa, che sono
stati qualificati dal PP quali lesioni semplici, come anticipato in sede
d’udienza preliminare, in occasione del pubblico dibattimento la Corte ha proposto
un apprezzamento giuridico divergente, qualificando tali fatti di tentato
omicidio intenzionale ai sensi dell’art. 111 CP, in relazione con l’art. 22 CP.

 

In occasione del pubblico dibattimento, con l’accordo delle parti,
sono poi stati modificati i punti 1 e 11 dell’atto d’accusa, nel senso che
l’ultima imputazione subordinata di cui al punto 1 è di vie di fatto
qualificate ripetute, mentre l’imputazione di minaccia di cui al punto 11 è
ripetuta.

 

 

                                   II)   Vita e precedenti
penali dell’imputato

 

                                   2.   IM …OMISSIS… 

 

Sentito per la prima volta dal PP il 18 marzo 2017, l’imputato si
è così espresso in punto alla sua situazione personale:

 

…OMISSIS...” 

(VI PP 18.03.2017, p. 8, AI 12).

 

                                   3.   Per il restante, per quanto
attiene alla situazione personale e alla vita anteriore dell’imputato, si
rimanda all’anamnesi effettuata dalla dr.ssa ____ nel suo referto del 16
novembre 2017, secondo cui:

 

"
Anamnesi famigliare

…OMISSIS...

 

Anamnesi fisiologica

…OMISSIS... 

 

Anamnesi scolastica, lavorativa e sociale

…OMISSIS...

 

Anamnesi somatica 

Non segnala patologie con influsso sulla psiche.

 

Anamnesi psichiatrica

…OMISSIS...” 

(AI 118, p. 4-9). 

 

                                   4.   Quanto alla sua situazione
finanziaria, nel verbale d’interrogatorio finale del 30 marzo 2018 l’imputato
ha dichiarato di avere esecuzioni in corso per almeno CHF 90'000.00 (VI PP
30.03.2018, p. 10, AI 185.1).

Di fatto, dall’estratto del registro delle esecuzioni del 16
aprile 2018 a carico di IM risultano 99 esecuzioni per complessivi CHF
140'558.75 e 73 attestati di carenza beni per un totale di CHF 103'368.00.

 

                                   5.   Con riferimento ai suoi
precedenti penali, nel verbale della persona arrestata del 18 marzo 2017 il
prevenuto ha dichiarato di essere pregiudicato in Svizzera e di avere avuto “qualche
problema” anche in Germania (“mancato pagamento pieno di benzina e
possesso di stupefacenti”).

 

Di fatto, dall’estratto del casellario giudiziale svizzero del 28
agosto 2018 risultano le seguenti condanne a carico del prevenuto:

 

                                     -   16 febbraio 2009: decreto
d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna al lavoro di
pubblica utilità di 360 ore e alla multa di CHF 600.00 per ingiuria
(commissione reiterata), minaccia (commissione reiterata), trascuranza degli
obblighi di mantenimento, contravvenzione alla LF sugli stupefacenti,
contravvenzione alla LF sul trasporto pubblico e vie di fatto (commissione
reiterata);

 

                                     -   5 maggio 2010: decreto
d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena
detentiva di 90 giorni per lesioni semplici (commissione reiterata), vie di
fatto, furto (commissione reiterata), frode dello scotto, abuso di un impianto
per l’elaborazione di dati (reato mancato), minaccia, trascuranza degli
obblighi di mantenimento, denuncia mendace, delitto contro la LF sugli
stupefacenti e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti;

 

                                     -   17 agosto 2010: decreto
d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena
detentiva di 90 giorni e alla multa di CHF 40.00 per furto (commissione
reiterata), danneggiamento, ricettazione e contravvenzione alla LF sugli
stupefacenti (commissione reiterata);

 

                                     -   16 gennaio 2012: decreto
d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena
detentiva di 4 mesi per furto (commissione reiterata), danneggiamento
(commissione reiterata), violazione di domicilio, lesioni semplici, vie di
fatto (commissione reiterata), trascuranza degli obblighi di mantenimento e
contravvenzione alla LF sugli stupefacenti;

 

                                     -   3 luglio 2014: decreto
d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena
pecuniaria di 180 aliquote giornaliere di CHF 30.00 cadauna, e multa di CHF
500.00, per danneggiamento, ingiuria, infrazione grave alle norme della
circolazione, elusione di provvedimenti per accertare l’incapacità alla guida
(veicolo a motore) (commissione reiterata), conduzione di un veicolo a motore
se la licenza è stata rifiutata, revocata o non riconosciuta (commissione
reiterata), furto d’uso di un veicolo a motore, uso abusivo di licenze e/o
targhe di controllo e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti;

 

                                     -   12 giugno 2015: decreto
d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena
pecuniaria di 120 aliquote giornaliere da CHF 30.00 cadauna per trascuranza
degli obblighi di mantenimento, appropriazione illegale di targhe di controllo
e conduzione di un veicolo a motore con licenza in prova scaduta (commissione
reiterata).

 

                                   6.   In occasione del pubblico
dibattimento, l’imputato ha riferito di essere stato in carcere, in sezione
aperta, da marzo ad agosto 2015, e prima nel 2012, e di avere eseguito anche le
ore di pubblica utilità (VI DIB 06.12.2018, p. 3, allegato 1 al verbale
dibattimentale).  

 

In punto alle sue prospettive di vita l’imputato si è così
espresso:

 

"
Voglio trovare lavoro, ho sbagliato e capito i miei errori. Ho
avuto il tempo di elaborare e ora non sono più dipendente dalle sostanze che mi
avevano sopraffatto e annebbiato. Voglio costruire un solido rapporto con la mi
attuale compagna. Ho chiesto aiuto a uno psicoterapeuta di ____ e verrò seguito
da lui per risolvere i miei problemi.” 

(VI DIB 06.12.2018, p. 3, allegato 1 al verbale dibattimentale).

 

 

                                  III)   La vittima 

 

                                   7.   ACPR 1 …OMISSIS…

 

Sulla sua persona si è così espressa nel verbale del 17 marzo
2017:

 

                                          “…OMISSIS…”

(VI PG 17.03.2017, p. 2, allegato al rapporto di arresto
provvisorio, AI 8). 

 

Anche la vittima, come l’imputato, ha riferito di essere
consumatrice di cocaina e marijuana (VI PG 25.04.2017, p. 3, allegato al
rapporto d’inchiesta di Polizia Giudiziaria 26.04.2017, AI 50).

 

 

                                 IV)   Circostanze dell’arresto,
inchiesta e atto d’accusa

 

                                   8.   IM è stato fermato e posto
in arresto dalla Polizia il 17 marzo 2017, a ____, su ordine del Ministero
pubblico. 

 

Il prevenuto era stato oggetto, nei mesi precedenti, in un periodo
relativamente breve, di numerose segnalazioni e denunce, e meglio:

 

                                     -  Il 7 e dell’8 novembre
2016, ___, rispettivamente della Posta Svizzera, hanno sporto denuncia per
lesioni semplici, vie di fatto e ingiurie il primo, e per conseguimento
fraudolento di una falsa attestazione la seconda, in quanto il 29 ottobre 2016,
unitamente a una donna non identificata, l’imputato sarebbe salito a bordo
dell’autopostale in direzione di ____ alla fermata di ___ ___ ed avrebbe
mostrato al conducente un titolo di trasporto scaduto, sostenendo di dover
arrivare fino a ___, di non avere soldi per il biglietto e che il distributore
automatico non accettava la carta di credito. Il conducente avrebbe quindi
accettato che la coppia salisse sul mezzo pubblico. Senonché, arrivato alla
fermata di ____, il conducente si sarebbe accorto che IM e la donna che lo
accompagnava non erano scesi dal bus a ___ come dichiarato, ma avevano
proseguito sino a ____. Alle richieste di spiegazione del conducente, IM
avrebbe risposto con insulti di svariato genere, per poi risalire sul mezzo di
trasporto e afferrare ___ al collo con la mano, sferrandogli poi una sberla
(Inc. 2016.9675);

 

                                     -   il 22 ottobre 2016 è stato
redatto dalla Polizia Cantonale un rapporto di constatazione per infrazione
alla LF sulla circolazione stradale per guida senza autorizzazione, in quanto IM
è stato fermato il 21 ottobre 2016 alla guida dell’autovettura Nissan Micra
targata TI ____, nonostante la licenza di allievo conducente gli sia stata
revocata a tempo indeterminato a fare tempo dall’8 gennaio 2014 (Inc.
2016.9807);

 

                                     -   il 21 gennaio 2017,
l’imputato è stato oggetto di rapporto di Polizia per le ipotesi di reato di
guida senza patente, guida senza licenza di circolazione e senza assicurazione
per responsabilità civile, uso abusivo delle targhe di controllo, guida in
stato di inattitudine e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, si legge
che l’imputato, nonostante la revoca della licenza di allievo conducente,
sarebbe stato trovato nuovamente alla guida il 13 dicembre 2016, a bordo
dell’autovettura Mazda 626, senza previa immatricolazione, senza disporre della
licenza di circolazione e sapendo che la stessa era priva della necessaria
assicurazione per responsabilità civile; inoltre, IM avrebbe utilizzato
abusivamente le targhe di controllo TI ____ applicandole sull’autovettura in
questione, targhe invece assegnate all’autovettura Peugeot 306 intestata a ACPR
1; l’imputato avrebbe altresì condotto sotto l’influsso di marijuana (Inc.
2017.1252);

 

                                     -   il 20 gennaio 2017, oltre
ad essere stato trovato, per l’ennesima volta, al volante di un autoveicolo
malgrado la revoca della licenza di condurre, nell’ambito del verbale
dell’interrogatorio esperito, IM avrebbe dichiarato che la persona che si
trovava a bordo con lui era ____, proprietaria dell’autovettura, mentre dagli
accertamenti esperiti sarebbe emerso che si trattava di ACPR 1, sorella gemella
di ____ (Inc. 2017.14014).

 

                                   9.   Quanto ai fatti che hanno
portato all’arresto di IM (Inc. 2017.2474 e 2475), il 3 gennaio 2017 la Polizia
Cantonale ha segnalato che l’imputato avrebbe telefonato in Gendarmeria a ____
e, parlando con l’appuntato ____ che cercava di fissare un appuntamento per
esperire un interrogatorio in relazione agli episodi suelencati, avrebbe
minacciato il sergente ____ e il caporale ____, riferendo di volerli incontrare
senza divisa per “gonfiarli di botte”, “spaccargli la testa” e “cavargli
gli occhi”, così come pure che, se non fosse riuscito ad incontrarli,
sarebbe “andato a prendere” le loro mogli e i loro figli. 

 

Il 15 marzo 2017, poi, è stato chiesto l’intervento della Polizia
presso il Comune di ____, dove IM si sarebbe recato per varie pratiche e
avrebbe preteso dalla funzionaria comunale ACPR 4 che questa gli fissasse un
appuntamento presso lo sportello LAPS per le prestazioni assistenziali.
L’impiegata comunale avrebbe riferito all’imputato che ciò non era possibile,
in quanto era necessario che la di lui convivente si recasse in Comune per le
pratiche relative al cambio di domicilio. In preda all’ira, il prevenuto, oltre
a ingiuriare ACPR 4 dandole della “handicappata tossica”, l’avrebbe
minacciata dicendole “ti aspetto di sotto e ti spacco le gambe”,
cercando di costringerla a fare quanto da lui richiesto. Intervenuto in
soccorso della collega, pure il segretario comunale ACPR 3 sarebbe stato
minacciato dall’imputato, il quale gli avrebbe detto “se vieni di sotto ti
spacco le gambe anche a te”. 

 

In fine, il 16 marzo 2017, verso le ore 21:30, la Gendarmeria di ____
è stata allertata per l’ennesima lite domestica tra IM e la compagna ACPR 1,
conviventi a ____ presso il domicilio dell’imputato. Stando a quanto riferito
dalla vittima, l’imputato l’avrebbe gravemente minacciata, anche di morte; dopo
avere ricevuto una sberla la donna avrebbe quindi chiesto alla sorella e a una
vicina di casa di allertare la Polizia. Un’autopattuglia avrebbe quindi
accompagnato la vittima presso la Gendarmeria di ____, dove si sarebbe poi
presentato IM, pretendendo di parlare da solo con la compagna. Vedendosi negare
tale possibilità, l’imputato avrebbe dato in escandescenza e avrebbe tentato di
prendere a pugni gli agenti di Polizia, riuscendo a colpire il caporale ____.
Gli agenti sarebbero dunque stati costretti a bloccarlo per accompagnarlo
all’esterno dei locali. Una volta fuori, IM avrebbe danneggiato un
portaombrelli e un posacenere. Mentre gli agenti cercavano di far salire la
vittima sull’autopattuglia per accompagnarla dalla sorella, il prevenuto
avrebbe nuovamente cercato il contatto con la stessa e si sarebbe appoggiato
dapprima al veicolo della Polizia per evitare che partisse, per poi salire sul
cofano e, in fine, aggrapparsi al portapacchi della vettura di servizio,
danneggiando inoltre la medesima con dei pugni. Per tutto il tempo, l’imputato
avrebbe altresì pesantemente ingiuriato i funzionari di Polizia. 

 

                                10.   Assunta a verbale la sera del
17 marzo 2017, ACPR 1 ha riferito di avere subìto diversi episodi di violenza
da parte del compagno. Il più grave, stando alle sue dichiarazioni, sarebbe
occorso il 24 febbraio 2016 a ____: in tale occasione, l’imputato l’avrebbe
lungamente picchiata con calci, pugni e sberle, fino a portarla allo
svenimento. Portata da un’ambulanza presso l’Ospedale ____ di ____, a dire
della vittima le sarebbero state diagnosticate commozioni cerebrali, la
lussazione della clavicola sinistra e una sospetta emorragia alla milza. Sempre
secondo quanto da lei dichiarato, IM le avrebbe detto di riferire ai medici che
era caduta e non ricordava l’accaduto e, su richiesta del compagno, avrebbe
lasciato il pronto soccorso prima dell’arrivo della Polizia, il cui intervento
era stato sollecitato dal personale medico. 

 

                                11.   IM, sentito anch’egli il 17
marzo 2017, ha sostanzialmente fornito versioni che si discostano da quanto
riferito dalle altre persone coinvolte, minimizzando l’accaduto e i suoi gesti.

Con specifico riferimento alle minacce rivolte agli agenti nel
mese di gennaio 2017, l’imputato ha asserito di non avere voluto minacciare
nessuno e di non avere mai fatto riferimento alle famiglie degli agenti di
Polizia. 

In merito all’episodio presso il Comune di ____, ha ammesso
unicamente di avere ingiuriato ACPR 4. 

Per quanto attiene ai fatti del 16 marzo 2017, il prevenuto ha
affermato che a chiamare i soccorsi sarebbe stata la sorella della sua
convivente e di non sapere per quale ragione, motivo per cui, quando ACPR 1 era
stata portata via dalla Polizia, si sarebbe recato in Gendarmeria per capirne
il motivo. L’imputato ha sostenuto di avere reagito violentemente rispondendo
alle aggressioni subite da parte degli agenti, che gli avrebbero impedito di
parlare con la sua compagna e che lo avrebbero anche malmenato. Ha ammesso di
avere dato pugni al veicolo di servizio, di essersi aggrappato alla vettura e
di essere salito sul cofano, il tutto perché intenzionato a parlare con la
vittima. A suo dire, i danni all’esterno della Gendarmeria di ____ sarebbero
stati quasi accidentali. 

Quanto alle liti con la convivente, IM ha negato qualsivoglia
coinvolgimento per quanto riguarda le lesioni da lei subite alla gamba nel mese
di gennaio 2017, asserendo che ACPR 1 si sarebbe “fatta male a casa” e
che si sarebbero tirati degli schiaffi a vicenda. Ha inoltre negato di avere
picchiato la compagna la sera del 16 marzo 2017. 

In fine, in punto all’episodio di violenza fisica del 24 febbraio
2016 riferito da ACPR 1, nel verbale del 18 marzo 2017 l’imputato ha contestato
la versione fornita dalla compagna, affermando di averle tirato al massimo un
paio di sberle (cfr. istanza di carcerazione preventiva, AI 14). 

 

                                12.   In parziale accoglimento
dell’istanza del PP (AI 14), constatata l’esistenza di gravi indizi di reato e
pericolo di fuga e recidiva, con decisione del 20 marzo 2017 il GPC ha ordinato
la carcerazione preventiva di IM fino al 5 maggio 2017 compreso (AI 16).

 

                                13.   Accogliendo l’istanza
dell’imputato (AI 49 e 55), il PP ha autorizzato IM a scontare anticipatamente
la pena ex art. 236 cpv. 4 CPP a far tempo dal 3 maggio 2017 (AI 56). 

 

Con scritto dell’8 maggio 2017 l’Ufficio di Patronato ha
comunicato al PP che, a seguito del cambiamento di regime, l’imputato aveva
allestito la lista dei visitatori permanenti, inserendovi anche ACPR 1.
Accertato che si trattava della vittima, avrebbero proceduto al blocco della
visita, ciò che avrebbe suscitato l’indignazione della stessa, la quale avrebbe
insistito per recare visita al compagno in carcere (AI 58). 

 

Con scritto dell’11 maggio 2017 il direttore delle Strutture
carcerarie comunali ha comunicato a IM di avere sospeso momentaneamente il
permesso di visita di ACPR 1 ai sensi dell’art. 56 RSC (AI 65).

 

Con decisione del 12 maggio 2017 il PP ha quindi revocato il
regime ordinario di esecuzione della pena per IM, sottoponendolo con effetto
immediato al regime speciale e permettendogli dunque contatti con l’esterno
liberi unicamente con il difensore, mentre con altre persone contatti limitati,
soggetti ad autorizzazione da parte del PP, rispettivamente a sorveglianza
della Polizia Cantonale (AI 66 e 67). 

 

                                14.   Nel frattempo, il 5 maggio
2017 IM è stato oggetto di una sanzione disciplinare in carcere, consistente in
un’ammonizione scritta e nella sospensione dei benefici Gastronomico e Silva,
essendo stata rinvenuta all’interno della sua cella, il 3 maggio 2017, una
pastiglia nascosta all’interno di un pacchetto di sigarette, che l’imputato ha
riconosciuto essere di sua proprietà (AI 59). 

 

                                15.   Con decisione del 24 luglio
2017 il PP ha autorizzato il passaggio di IM al regime ordinario nell’ambito
dell’esecuzione anticipata della pena, continuando comunque ad autorizzare le
visite di ACPR 1 unicamente in forma sorvegliata e alla presenza di un
rappresentante dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (AI 103 e doc. TPC
16).

 

                                16.   Il 17 novembre 2017
l’imputato è stato nuovamente oggetto di una sanzione disciplinare in carcere,
e meglio sono stati sospesi i benefici Gastronomico e Silva e gli è stata
inflitta una multa di CHF 10.00, essendo stata rinvenuta all’interno della sua
cella, il 14 novembre 2017, una consolle da gioco PS2 appartenente a un altro
detenuto (AI 120).

 

                                17.   Dopo avere preso atto della
perizia psichiatrica del 16 novembre 2017 della dr.ssa ____, nella quale la
perita proponeva, per l’imputato, un trattamento stazionario della
tossicodipendenza ex art. 60 CP, indicando quale possibile struttura ____,
questi ha chiesto di essere posto in esecuzione anticipata della misura. 

Con scritto del 27 dicembre 2017, il PP ha quindi inoltrato la
richiesta dell’imputato alla struttura in oggetto, chiedendo di prendere
posizione in merito (AI 147). 

 

Previo incontro con l’imputato presso il carcere per procedere
alla valutazione nell’ambito di un’eventuale presa a carico (AI 150), con
scritto del 17 gennaio 2018 gli psicologi ____ e ____, direttore,
rispettivamente vicedirettore di ____, hanno comunicato al PP di non poter
accogliere IM presso la propria struttura viste le pregresse esperienze con
esito negativo e ritenendo “che quest’ultimo non sia gestibile a livello
comportamentale” all’interno della struttura terapeutica, “soprattutto
per quanto è della violenza fisica e dei passaggi all’atto” (AI 151, doc.
TPC 19). 

 

                                18.   Il 7 maggio 2018 IM è stato
nuovamente oggetto di una sanzione disciplinare, e meglio per essere, il 4
maggio 2018, in concorrenza con l’apertura delle celle, entrato nella cella di
un altro detenuto per prendere dei DVD, innescando quindi una discussione, da
cui è scaturita una colluttazione, al detenuto sono stati sospesi i benefici
Gastronomico e Silva ed è stato ordinato l’isolamento in cella di rigore per 3
giorni, dal 7 al 10 maggio 2018 (AI 192). Dal 10 al 15 maggio 2018 l’imputato è
poi stato collocato in regime separato con isolamento in cella individuale e
con il tempo libero serale sospeso (AI 193).  

 

 

                                  V)   Principi applicabili
all’accertamento dei fatti

 

                                19.   Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP,
per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre autorità
penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo le
conoscenze scientifiche e l’esperienza (Bernasconi e al., Commentario CPP,
Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 10, n. 24, pag. 49 e ad art. 139, n. 1, pag.
297; Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n.
2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler
Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e seg.) che, in
applicazione dell’art. 10 cpv. 2 CPP, valuta liberamente, secondo il
convincimento che trae dall’intero procedimento (Bernasconi e al., Commentario
CPP, ad art. 10, n. 15, 16 e 23, pag. 48 e 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art.
10, n. 4 e 5, pag. 23; Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011,
ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72; Piquerez, Traité de procédure pénale suisse,
Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, § 100, n. 744, pag. 472; Piquerez/Macaluso,
Procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2011, n. 953, pag. 330-331;
Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 54