# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 831fa2bc-0ea5-5dff-8982-9b51de44d5cf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-01-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 23.01.2013 11.2010.89
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-89_2013-01-23.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.89

  	
  Lugano,

  23 gennaio
  2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2009.1688
(protezione della personalità: provvedimenti cautelari) della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1, promossa con istanza del 16 novembre 2009 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata dall'avv. PA 2);

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 16 luglio 2010 presentato dalla AP 1 contro il decreto cautelare
emesso il 2 luglio 2010 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1;

                                      

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO
1 è entrato il 1° novembre 2006 come consulente alle dipendenze della AP 1,
società attiva nella prestazione di servizi e consulenza nel campo finanziario,
portando con sé un certo numero di clienti italiani. Il 25 settembre 2009 egli
ha disdetto il rapporto di lavoro per il 31 dicembre successivo e pochi giorni dopo
è stato eso­ne­rato dal prestare la sua attività fino alla partenza. Nel
sollecitare il saldo del bonus dovutogli per il 2008, prospettando una richiesta
analoga per il 2009, egli ha diffidato il 4 novembre 2009 la ditta dall'accaparrarsi
i suoi clienti. Il 9 novembre 2009 la AP 1 ha inviato per raccomandata “a tutta la clientela di AO 1” la seguente lettera circolare a firma di __________:

                                         Suo mandato
di gestione con il Gruppo __________

                                         Ci riferiamo al soprammenzionato mandato di
gestione firmato da Lei in data 4 luglio 2006 con il nostro Gruppo, consulente
responsabile AO 1.

                                         Dopo aver
discusso con lui, siamo giunti alla decisione di lasciarlo a casa per motivi
disciplinari e infrazioni.

                                         Con questo
scritto vogliamo informarla che la nostra società AP 1 si declina da qualsiasi
responsabilità riguardo ai vostri investimenti e non farà fronte a nessuna
eventuale indennità o penalità.

                                         Cogliamo
l'occasione per informarla che la nostra società ha deciso, come politica
aziendale, di proporre a tutti i clienti di aderire allo scudo fiscale italiano
e di rimpatriare i capitali non dichiarati. Il Ministro __________ sarà severo
e non esiterà di pronunciare sovratasse e altre penalità. A nostro parere non
vale la pena di andare contro le leggi del proprio Stato.

                                         La lettera continuava con l'indicazione del nome e del recapito
telefonico di consulenti a disposizione per eventuali ragguagli, così concludendo:

                                         Ci dispiace che per il momento non abbiamo
informazioni positive.

 

                                  B.   Il
16 novembre 2009 AO 1 ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1,
che alla AP 1 “e in particolare al suo amministratore __________” fosse
ordinato in via cautelare, sotto comminatoria dell'art. 292 CP e
dell'esecuzione effettiva “nella persona del delegato __________ e nella
persona del presidente __________”, di “astenersi immediatamente dalla
trasmissione a terzi della lettera 9 novembre 2009 o dal divulgare in altro
modo l'informazione secondo cui AO 1 sarebbe stato ‘lasciato a casa per motivi disciplinari e infrazioni’ ”. Con decreto cautelare emanato il 17 novembre 2009 senza
contraddittorio il Pretore ha accolto la richiesta. All'udienza del 30 novembre
2009, indetta per la discussione, l'istante ha ribadito la sua domanda, alla quale
la convenuta si è opposta sulla scorta di un riassunto scritto. Con replica e
duplica orali le parti hanno confermato i loro punti di vista. L'istruttoria cautelare,
avviata il 13 gennaio 2009, si è chiusa il 3 maggio 2010. Al dibattimento finale
le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nei loro
memoriali del 26 maggio 2010 esse hanno poi ribadito le rispettive posizioni.

 

                                  C.   Statuendo
il 2 luglio 2010, il Pretore ha accolto l'istanza e ha confermato il decreto cautelare
emesso prima del contraddittorio, specificando che il suo giudizio era
“immediatamente esecutivo” e andava “eseguito immediatamente”. All'istante egli
ha impartito un termine di 30 giorni per promuovere la causa di merito con
l'avvertenza che, decorso infruttuoso il termine, il decreto cautelare sarebbe
decaduto. La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 400.– sono state
poste a carico della convenuta, con obbligo di rifondere all'istante fr. 5000.–
per ripetibili.

 

                                  D.   Contro
il decreto predetto la AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 16
luglio 2010 nel quale chiede che, conferito al ricorso effetto sospensivo e riassunti
tre testimoni escussi dal Pretore, l'istanza di AO 1 sia respinta e il giudizio
del Pretore riformato di conseguenza. Con decreto del 21 luglio 2010 il presidente
della Camera ha dichiarato la richiesta di effetto sospensivo senza interesse, poiché
quand'anche fosse stata sospesa l'esecutività del decreto impugnato sarebbe
tornato ad applicarsi 

                                         l'identico
decreto cautelare emesso inaudita parte il 17 novembre 2009. Invitato a
esprimersi, nelle sue osservazioni del 6 agosto 2010 AO 1 propone di respingere
l'appello e di dichiararlo anzi temerario. La causa di merito, introdotta il 4
agosto 2010 davanti al medesimo Pretore è tuttora pendente.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il
decreto impugnato è stato intimato il 5 luglio 2010 ed è pervenuto al
patrocinatore della convenuta il giorno successivo (appello, pag. 3 in alto).
Introdotto nel termine di dieci giorni (art. 382 cpv. 1 combinato con l'art.
308 cpv. 1 CPC ticinese) non sospesi dalle ferie (art. 384bis CPC
ticinese), l'appello in esame è pertanto tempestivo.

 

                                   2.   L'appellante postula
anzitutto la riassunzione di tre testimoni sentiti in prima sede (__________, __________ e __________), dolendosi che il Pretore abbia
respinto le domande loro rivolte per sapere se l'istante fosse entrato alle
dipen­denze di 

                                         un'altra società di
gestione patrimoniale e vi avesse fatto confluire clienti già prima del 31
dicembre 2009. Ciò avrebbe permesso di appurare – essa
soggiunge – violazioni contrattuali, la cui gravità giustificava la lettera del
9 novembre 2009. Ora, l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC ticinese vietava di addurre
nuovi fatti, prove ed eccezioni in appello. L'art. 322 lett. b CPC ticinese
consentiva però di chiedere l'assunzione di prove che il primo giudice avesse
respinto. Le domande ai testimoni annotate a verbale che il primo giudice
rifiutava (art. 236 cpv. 3 CPC ticinese) rientravano anch'esse nelle
previsioni dell'art. 322 lett. b CPC ticinese.

 

                                         In
concreto non risulta che il Segretario assessore abbia re­spinto domande
dirette a __________ (verbale del 13 gennaio 2010, pag. 6 seg.).
La riassunzione di quest'ultimo non entra perciò in linea di conto. Il
Segretario assessore ha respinto invece le domande che la convenuta voleva
porre a __________ e __________ sulle questioni testé accennate, rilevando
che nella risposta la convenuta non aveva allegato fatti del genere, per altro non
menzionati nemmeno nella lettera del 9 novembre 2009 (verbali del 13 gennaio
2010, pag. 5 a metà, e del 19 gennaio 2010, pag. 2 in fondo). Con
tale motivazione l'appellante non si confronta. Non pretende di avere rimproverato
all'istante, nella risposta scritta o nella duplica orale, di essere passato
alle dipen­denze di un'altra società di gestione patrimoniale cui avrebbe indirizzato
clienti già prima del 31 dicembre 2009, né pretende che un testimone possa essere
chiamato a deporre su circostanze estranee ai fatti allegati dalle parti (vale se
mai il contrario: Coc­chi/Trez­zini, CPC ticinese commentato e massimato, appendice
2000/2004, n. 41 ad art. 78). Ciò posto, non soccorrono le premesse nemmeno per
escutere nuovamente __________ e __________. La doglianza dell'appellante, secondo
cui le sarebbe stata preclusa la possibilità di far accertare circostanze determinanti
per il giudizio, cade dunque nel vuoto.

 

                                   3.   Con il decreto impugnato il Pretore ha accolto l'istanza
cautelare di AO 1 per più motivi. Egli ha ritenuto anzitutto che l'espressione
“lasciare a casa” era atta a suscitare nel lettore medio l'impressione che il
dipendente fosse stato licenziato, ciò che non era vero, il contratto di lavoro
essendo stato disdetto dall'istante. L'impressione negativa era accentuata – ha
soggiunto il Pretore – dal passaggio della lettera in cui la convenuta 

                                         escludeva
ogni sua responsabilità, quasi che un danno ai clienti fosse occorso o incombesse.
Quanto poi a “motivi disciplinari e infrazioni”, il primo giudice non ne ha
ravvisato alcuno, né l'istante risultava avere violato direttive interne dell'azienda
sul rimpatrio di capitali italiani al beneficio dello scudo fiscale, anche perché
la convenuta aveva deciso di sollecitare i clienti a profittare di tale
possibilità quando l'istante aveva già lasciato la ditta. Per di più, ha
continuato il primo giudice, un datore di lavoro non ha poteri disciplinari e
non può irrogare sanzioni. L'istante poi non era stato oggetto di richiami, avvisi
o ammonimenti, di modo che il “retrogusto disciplinare” della lettera era fuori
luogo. A maggior ragione ove si consideri che l'istante neppure constava avere
screditato il suo superiore __________ – come la convenuta asseriva – né essersi
appropriato della lista dei clienti della società, mentre l'esonero dall'attività
lavorativa durante il periodo di disdetta è una prassi consolidata in quel ramo
professionale. Secondo il Pretore, in conclusione, la lettera del 9 novembre
2009 costituiva verosimilmente una violazione della personalità, onde l'accoglimento
dell'istanza cautelare. 

 

                                   4.   L'appellante
fa valere, in sintesi, che la lettera del 9 novembre 2009 non lede la personalità
dell'istante, sia perché dall'espressione “lasciare a casa” il lettore medio
non doveva necessariamente desumere che il dipendente fosse stato licenziato
sia perché respingendo ogni responsabilità la ditta non intendeva mettere in
cattiva luce l'interessato. A mente della convenuta la lettera era dovuta alla
preoccupazione di evitare danni ai clienti e a sé stessa per la consulenza
fornita dall'istante, scettico circa l'opportunità di consigliare ai clienti
l'adesione allo scudo fiscale italiano. L'appellante sostiene inoltre che su
questo punto AO 1 ha contravvenuto alla politica aziendale, come aveva già
disatteso in precedenza i suoi compiti all'interno della ditta, entrando in conflitto
con il suo superiore __________, tanto che se non si fosse dimesso sarebbe
stato licenziato. Stan­do all'appellante poi la lettera del 9 novembre 2009 non
aveva connotazioni sanzionatorie, l'accenno a “motivi disciplinari” figurante nello
scritto riconducendosi al comportamento indisciplinato dell'istante, mentre eventuali
imprecisioni terminologiche trovavano spiegazione nel fatto che __________ è di
lingua madre tedesca. L'appellante argomenta infine che l'istante medesimo ha
implicitamente ammesso di essere in grado di interpellare i clienti della
società e, dunque, di essersi impossessato della relativa lista.

 

                                   5.   Secondo
l'art. 28c cpv. 1 vCC (applicabile fino al 31 dicembre 2010) chi rendeva
verosimile l'esisten­za di una lesione illecita alla sua personalità, imminente
o attuale e tale da potergli causare un pregiudizio difficilmente riparabile,
poteva chiedere al giudice di ordinare provvedimenti cautelari. Lo scopo era di
proibire all'autore un determinato comportamento allo scopo di evitare lesioni
future. All'istante incombeva di rendere verosimile – senza cioè che il giudice
ponesse esigenze troppo severe – che il convenuto ledeva in quel momento o
stava per ledere la sua personalità con un comportamento illecito. Il
convenuto, da parte sua, era tenuto a recare – ove non negasse le proprie
intenzioni – una giustificazione che rendesse verosimile la legittimità del suo
comportamento (Bucher, Personnes physiques et protection
de la personnalité, 5ª edizione, pag. 131 n. 609 seg.; Meili in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª
edizione, n. 3 ad art. 28c; Hausheer/Aebi-Müller,
Das Personenrecht des Schwei­zerischen Zivilgesetz­buches, 2ª edizione, pag.
253 n. 14.82). Spettava poi al giudice ponderare i
contrapposti interessi, esaminando se il fine perseguito dal convenuto fosse
degno di protezione (DTF 126 III 306 consid. 4a; sentenza del Tribunale federale
5P.308/2003 del 

                                         28
ottobre 2003, consid. 2.2 in: SJ 126/2004 I 250; I CCA, sentenza
inc. 11.2009.38 del 27 agosto 2010, consid. 4 con riferimenti).

 

                                   6.   L'art.
28c cpv. 1 vCC presupponeva, in particolare, che al momento del giudizio
cautelare la lesione fosse ancora in atto o apparisse imminente, cioè concreta
e attuale. Se a quel momento il rischio più non sussisteva oppure la lesione si
era già prodotta, il provvedimento cautelare più non si legittimava. Il
requisito dell'imminenza andava apprezzato con un certo rigore: l'istante doveva
rendere verosimile che la lesione poteva prodursi o si sarebbe potuta ripetere
in un futuro immediato (RtiD I-2004 pag. 587 n. 60c; v. anche DTF 127 III 485
consid. 1c/aa). Prima di giudicare – come ha fatto il Pretore – se in concreto
si ravvisasse, a un sommario esame, un comporta­mento della convenuta
suscettibile di offendere la personalità dell'istante e se tale agire fosse
giustificato occorreva domandarsi pertanto se la lesione apparisse ancora
imminente e attuale. La questione, di diritto, andava esaminata d'ufficio, come
d'ufficio andavano verificati – del resto – i requisiti per l'emanazione di
provvedimenti cautelari in genere sulla base sull'art. 376 cpv. 1 CPC ticinese
(RtiD II-2009 pag. 633 n. 9c consid. 4).

 

                                         Nell'istanza
cautelare del 16 novembre 2009 AO 1 evocava – per vero in un'unica frase – la
necessità di evitare “l'ulteriore diffusione di scritti diffamatori” da parte
della convenuta (pag. 3 nel mezzo). Non ha però reso il rischio verosimile. Al
contraddittorio del 30 novembre 2009 egli si è soffer­mato sul carattere lesivo
della lettera 9 novembre 2009, sul suo conte­nuto inveritiero e sull'assenza di
interessi preponderanti che ne giustificassero la diffusione, ma non ha sostanziato
un pericolo immediato di reiterazione, tanto meno recando elementi concreti. Che
nella risposta la convenuta abbia sorvolato al proposito poco importa. Per
ottenere un provvedimento cautelare in forza dell'art. 28c cpv. 1 vCC
spettava in primo luogo all'istante allegare indizi oggettivi che facessero
apparire verosimile il ripetersi della lesione. Invano se ne cercherebbero gli
estremi, foss'anche d'ufficio, nelle risultanze istruttorie. Ne segue che il
Pretore avrebbe dovuto respingere il provvedimento cautelare già per questo
motivo. Interrogarsi se il comportamento della convenuta sembrasse offendere la
personalità dell'istante e se a un sommario esame tale agire apparisse giustificato
era, nelle circostanze descritte, superfluo. Ciò significa che in accoglimento
dell'appello il decreto del Pretore va riformato e l'istanza cautelare respinta.

 

                                   7.   Gli
oneri processuali e le ripetibili di primo grado seguirebbero il principio
della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). Non bisogna trascurare
tuttavia un altro criterio d'apprezzamento (che si ispirava all'art. 159 cpv. 3
vOG e che figura oggi all'art. 107 cpv. 1 lett. b CPC), ovvero che al momento
in cui si è rivolto al Pretore, il 16 novembre 2009, soggettivamen­te AO 1 poteva
avere in buona fede motivo di agire in giudizio. Si ricordi che la lettera raccomandata
del 9 novembre 2009 era stata spedita appena una settimana prima e che la sua
forma circolare (indirizzata collettivamente “a tutta la clientela di AO 1”) poteva anche far ritenere che in caso di destinatari non raggiunti in Italia la diffusione si
rinnovasse entro breve o che __________ ne ripetesse in qualche modo il
contenuto. A maggior ragione ove si consideri che gli animi erano accesi: il
periodo di disdetta era ancora in corso (doc. B), l'istante rivendicava il
diritto a bonus annui che la convenuta non era disposta a erogare e le parti si
muovevano accuse reciproche di accaparramento di clienti
(doc. C). 

 

                                         In
condizioni siffatte il tono grezzo della circolare, oltre che umiliante per
l'interessato (asseritamente “lasciato a casa” per decisione del­l'azienda) e inquietante
per le conseguenze prospettate (“la nostra società [...] declina qualsiasi
responsabilità riguardo ai vostri investimenti e non farà fronte a nessuna
eventuale indennità o penalità”), poteva lasciar credere soggettivamente a AO 1
che la convenuta fosse pronta a reiterare nel suo comportamento o che __________
fosse pronto a ripetere le affermazioni contenute nella lettera. Che la
diffusione della circolare abbia leso o non abbia leso oggettivamente la
personalità del­l'istante non va deciso ora: sarà accertato dal Pretore in
esito al­l'azione di merito. Ai fini del presente giudizio basti tenere conto
del fatto che, diramando una lettera come quella del 9 novembre 2009, la ditta
ha concorso all'insorgere del procedimento cautelare, inducendo l'istante a
piatire. Tutto ponderato, si giustifica così di suddividere equitativamente gli
oneri processuali di prima sede a metà e di compensare le ripetibili per “giusti
motivi” nel senso dell'art. 148 cpv. 2 CPC ticinese.

 

                                   8.   Le
considerazioni che precedono non valgono per l'appello. Già davanti al Pretore in
effetti, al più tardi quando ha redatto il memoriale conclusivo nel maggio del
2010, l'istante doveva rendersi conto di non aver saputo sostanziare alcun
rischio oggettivo di reiterazione imminente e di non
avere reso verosimile, perciò, uno dei requisiti cumulativi enunciati dall'art.
28c cpv. 1 vCC. Ne deriva che dinanzi a questa Camera non v'è ragione per
scostarsi dalla regola della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). Che
l'appellante ottenga causa vinta solo parzialmente sugli oneri processuali e le
ripetibili di primo grado si tiene calcolo, riducendo la tassa di giustizia e
moderando l'indennità per ripetibili che spetta alla convenuta.

 

                                   9.   Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'odierna sentenza
sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), le cause intese alla
protezione della personalità non toccano diritti di carattere pecuniario (DTF
127 III 483 consid. 1a con rinvii), a meno che – ma l'ipotesi è estranea al
caso in rassegna – comprendano anche pretese di risarcimento o di riparazione
del torto morale. Nella fattispecie un eventuale ricorso in materia civile è
dato perciò senza riguardo a questioni di valore (art. 74 LTF).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:               I.   L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che il decreto impugnato è così riformato:

                                         1.  L'istanza
è respinta e il decreto cautelare emesso senza contraddittorio il 17 novembre
2009 è revocato.

                                         2.  La
tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 400.–, da anticipare dal­l'istante,
sono poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le
ripetibili.

 

                                   II.   Gli oneri
di appello, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia ridotta    fr. 800.–

                                         b)  spese                                  fr.  
50.–

                                                                                           fr.
850.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti a carico di AO 1, che rifonderà alla
controparte fr. 1600.– per ripetibili ridotte.

                                      

                                   III.   Notificazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv.
1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale
importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne
una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione
a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso
in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art.
113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115
LTF.