# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 51c1e77e-7adf-576e-a3ce-374dade581c9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-04-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.04.2005 35.2005.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-5_2005-04-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.5

   

  mm

  	
  Lugano

  13 aprile
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 gennaio 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30
  novembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 4
febbraio 1997, RI 1 – all’epoca dipendente della ditta __________ di __________
in qualità di addetto alla raccolta dei rifiuti e, perciò, assicurato d’obbligo
contro gli infortuni presso l’CO 1 – si è visto imprigionati la mano e
l’avambraccio destri fra l’autocarro ed un container per le lattine, riportando
un trauma compressivo all’avambraccio distale, carpo e metacarpo destri.

 

                                         Per
tenere conto dei postumi di questo infortunio, l’Istituto assicuratore gli ha
riconosciuto una rendita di invalidità del 10% a decorrere dal 1° settembre
1998, nonché un’indennità per menomazione all’integrità del 7.5%.

 

                                         La
relativa decisione su opposizione è cresciuta in giudicato, avendo questa Corte
respinto, con pronunzia del 28 maggio 1999, il ricorso interposto
dall’assicurato. 

 

                               1.2.   Il 26 agosto
2002 RI 1 – che, nel frattempo, era entrato alle dipendenze della ditta __________
in qualità di magazziniere con un pensum del 50% - è rimasto vittima di
un secondo infortunio.

                                         Un’automobilista
non ha rispettato il segnale di “Stop” ed ha investito lo scooter in sella al
quale si trovava l’assicurato.

                                         A seguito
di questo sinistro, egli ha riportato una grossa ferita lacero-contusa sopragenicolare
a sinistra, in assenza di qualsiasi frattura (cfr. doc. 8).

 

                                         L’CO 1 ha
assunto il caso ed ha versato regolarmente le prestazioni di legge. 

                                         L’assicurato
è stato in grado di riprendere la propria attività lavorativa, nella stessa
misura che in precedenza, a contare dal 10 marzo 2003. 

                                         L’assicuratore
LAINF ha indennizzato, a titolo di ricaduta, anche l’inabilità lavorativa
presentata da RI 1 nel corso del periodo 19-25 maggio 2003 (cfr. doc. 72).

 

                               1.3.   Un terzo
infortunio ha avuto luogo in data 8 luglio 2003.

                                         RI 1
circolava in sella al proprio motoveicolo, quando un’automobilista,
nell’intento di sorpassarlo, lo ha urtato con lo specchietto destro facendolo
cadere a terra. 

                                         Egli ha
lamentato la lussazione del I dito della mano destra ed escoriazioni multiple.

 

                                         Anche in
questo caso, l’assicuratore LAINF ha riconosciuto la propria responsabilità. 

 

                                         Dal mese
di ottobre 2003 l’assicurato è entrato in cura psichiatrica presso la dott.ssa __________,
per il trattamento di una reazione ansioso-depressiva in sindrome da
disadattamento. 

 

                               1.4.   Con
decisione formale del 19 luglio 2004, l’CO 1 - tenuto conto dei soli postumi
organici dell’infortunio del luglio 2003 - ha dichiarato l’assicurato abile al
lavoro (nei limiti della rendita di invalidità del 10% corrisposta per il
sinistro del 1997) a far tempo dal 19 maggio 2004.

                                         L’Istituto
assicuratore ha parimenti negato la propria responsabilità relativamente alle
turbe psichiche di cui soffre RI 1. 

                                         Infine,
all’assicurato è pure stato negato il diritto ad una indennità per menomazione
all’integrità aggiuntiva (cfr. doc. 70 – inc. CO 1 II). 

 

                                         A seguito
delle opposizioni interposte dalla __________ per conto dell’assicurato (doc.
71, 72, 73 e 88 – inc. CO 1 II) e dalla __________ (doc. 86 – inc. CO 1 II),
l’assicuratore LAINF, in data 30 novembre 2004, ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (doc. 90 – inc. CO 1 II).

 

                               1.5.   Con tempestivo
ricorso del 24 gennaio 2005, RI 1, sempre patrocinato dalla __________, ha
chiesto l’annullamento della decisione impugnata, osservando quanto segue:

 

" 
la lettura degli allegati atti medici mettono in
chiara evidenza come gli infortuni della circolazione stradale abbiano creato
una malattia di carattere psichiatrico, non riconosciuta dalla Convenuta."

                                         (I)

 

                               1.6.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella
causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00;
STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p.
190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                               2.2.   In sede di
risposta di causa, l’assicuratore infortuni convenuto ha chiesto al TCA di
verificare la ricevibilità del ricorso, visto che lo stesso non risulterebbe
motivato (cfr. III).

 

                                         A mente
di questa Corte, ci si può effettivamente chiedere se il ricorso presentato
dall’assicurato soddisfa i requisiti formali richiesti dall’art. 61 cpv. 1
lett. b LPGA (cfr., inoltre, l’art. 1a LPTCA).

                                         La
questione non merita ulteriori approfondimenti poiché l’impugnativa, così come
verrà meglio dimostrato qui di seguito, deve comunque essere respinta nel
merito.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003, come visto sopra, è entrata in vigore la Legge sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio
le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003
ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 10
settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA del 20
gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: il 30 novembre 2004). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della lite è il diritto a
prestazioni a decorrere dal mese di maggio 2004, sono applicabili le
disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.5.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di
regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino
dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.6.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione
risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non
si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss.
consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda
della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.7.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale)
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere negata a
priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in
materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover
procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio
insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.7.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.7.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno
di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere
risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto,
da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse
con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.7.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss. consid. 4a).

 

                               2.8.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione a sapere se i disturbi psichici di cui
soffre RI 1 si trovano in una relazione di causalità, naturale ed adeguata, con
il sinistro del 26 agosto 2002 e/o con quello dell’8 luglio 2003 (cfr. I: “la
lettura degli allegati atti medici mettono in chiara evidenza come gli
infortuni della circolazione stradale abbiano creato una malattia di carattere
psichiatrico, non riconosciuta dalla Convenuta”). 

 

                                         Incontestato
è invece il fatto che gli stessi disturbi non costituiscono una naturale
conseguenza del pregresso infortunio del mese di febbraio 1997.

                                         Da parte
sua, il TCA può senz’altro aderire a questa tesi, già soltanto in
considerazione del lungo tempo di latenza (doc. D: nell’autunno 2003, pertanto
più di sei anni dopo) con cui sono state diagnosticate le turbe psichiche
presentate dall’assicurato (cfr. STFA del 25 febbraio 2003 nella causa E., U
78/02, consid. 4.3.2., in cui la I. Camera del TFA ha risposto negativamente
alla questione a sapere se a dei disturbi psichici diagnosticati con un periodo
di latenza di circa 2 anni e mezzo, poteva essere riconosciuta un’eziologia
traumatica). 

 

                               2.9.   Con la
decisione su opposizione impugnata, l'CO 1 ha lasciato aperta la questione a
sapere se le turbe psichiche lamentate dal ricorrente, costituiscano una naturale
conseguenza degli eventi traumatici assicurati, siccome, in ogni caso, farebbe
difetto il nesso di causalità adeguato (cfr. doc. 90, p. 5 – inc. CO 1 II).

 

                                         Fra gli
atti di causa figura un rapporto, datato 20 maggio 2004, che la dott.ssa __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha allestito all’attenzione
dell’assicuratore LAINF convenuto.

                                         Da questo
documento si evince che RI 1 soffre di una reazione ansioso-depressiva in
sindrome da disadattamento - caratterizzata da “dolori di testa, di schiena e
di spalle, forte tensione endopsichica, umore depresso, insonnia, mancanza di
forze, giramenti di testa, sentimenti di rabbia e di scoraggiamento: “ho troppi
pensieri”, “ho paura di finire male”” (cfr. doc. 56 – inc. CO 1, risposta al
quesito n. 1) – imputabile ad un’errata elaborazione degli infortuni di cui
egli è rimasto vittima (cfr. doc. 56 – inc. __________, risposta ai quesiti n.
5.2.: “L’assicurato vive le conseguenze degli infortuni come un attacco alla
sua integrità fisica, non essendo più in grado – a causa dei continui dolori –
di muoversi come prima e di lavorare” e n. 5.6.: “Come descritto al punto 5.4.:
all’assicurato mancano le risorse e le capacità di adattamento per poter
“ricostruirsi” un’immagine positiva di sé e non sentendosi preso sul serio nel
suo disagio, “mi mandano a lavorare con le pastiglie”, egli ha avuto un crollo
psichico”). 

 

                                         Questa
Corte ritiene di potersi esimere dall'esaminare più da vicino la questione
riguardante la natura delle turbe psichiche di cui è portatore l'insorgente,
poiché, anche nell'ipotesi in cui si dovesse ammettere che queste ultime
costituiscano una naturale conseguenza di uno e/o dell’altro degli infortuni
assicurati, ciò non sarebbe ancora sufficiente per poter fondare l'obbligo
contributivo dell'assicuratore LAINF convenuto, facendo difetto - così come
verrà dimostrato in seguito - l'adeguatezza del nesso di causalità (cfr. SVR
1995 UV 23, p. 68, consid. 3c), aspetto che deve essere valutato alla luce dei
criteri sviluppati nella DTF 115 V 133ss. 

 

                             2.10.   Nell'esaminare
l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto procedere alla
classificazione degli infortuni occorsi al ricorrente.

 

                                         Va
precisato che se, a seguito di due o più infortuni, si presenta una
elaborazione psichica abnorme, il nesso causale adeguato deve essere di regola
valutato separatamente per ognuno degli infortuni, conformemente alla
giurisprudenza relativa alle conseguenze psichiche di infortuni (cfr. RAMI 1996
U 248, p. 176ss.; U. Müller, Die Rechtsprechung des EVG zum adäquaten
Kausalzusammenhang beim sog. Schleudertrauma der
Halswirbelsäule (HWS): Leitsätze, Kasuistik und Tendenzen, in SZS 2001,
p. 425).

                                         La dinamica dell’incidente stradale del 26 agosto 2002 risulta
chiaramente dal rapporto di polizia del 17 settembre 2002 e, d'altronde, non è
mai stata oggetto di discussione fra le parti:

 

"  … __________
circolava su via __________, in territorio di __________. Giunta
all’intersezione con via __________ si arrestava allo “Stop” e, dopo aver
controllato in entrambe le direzioni l’eventuale arrivo di veicoli, svoltava a
sinistra. In quel frangente sopraggiungeva (da sinistra) il motociclista RI 1,
con il quale la collisione risultava inevitabile ed avveniva tra la parte
anteriore del suo motoveicolo e la fiancata posteriore sinistra dell’auto.
Nello scontro e successiva caduta, __________ si feriva seriamente alla gamba
sinistra."

                                         (doc. 7, p. 4 – inc. CO 1)

 

                                         Dal rapporto di uscita 12
settembre 2002 del Dipartimento di chirurgia dell’Ospedale regionale di __________
(dove RI 1 è rimasto degente dal 26 agosto all’11 settembre
2002) risulta che quest’ultimo ha riportato una grossa
ferita lacero-contusa sopragenicolare a sinistra. 

                                         Gli esami
radiologici non hanno invece posto in luce alcuna frattura (cfr. doc. 8 – inc. CO
1). 

                                         D’altro
canto, l’esame di risonanza magnetica del ginocchio sinistro, eseguito in data
11 novembre 2002, ha evidenziato unicamente una sottile fissura nel corno
posteriore del menisco mediale che si estende fino al bordo inferiore (cfr.
doc. 16 – inc. CO 1), reperto che il medico __________ dell’CO 1 ha
interpretato quale “fattore puramente morboso-degenerativo e allo stato attuale
completamente asintomatico” (cfr. doc. 22 – inc. CO 1). 

 

                                         Alla luce
della dinamica dell'evento e delle lesioni riportate, l'infortunio occorso al
ricorrente non può essere classificato né fra quelli leggeri ma neppure fra
quelli gravi: si tratta, a mente del TCA, di un infortunio di grado medio
all’interno della categoria media.

                                         A mero
titolo di paragone, si ricorda che il TFA, in una sentenza dell’11 gennaio 2002
nella causa D., U 208/00, ha qualificato allo stesso modo, l’incidente della
circolazione in cui un assicurato, in sella al proprio scooter, nell’intento di
superare una colonna di autovetture circolanti a passo d’uomo, é entrato in
collisione con un’automobile che stava per iniziare una manovra di svolta a
sinistra. A seguito dell’infortunio, egli ha riportato contusioni a diverse
parti del corpo, in particolare alla spalla sinistra ed al ginocchio sinistro. 

 

                                         Il
giudice è quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.7.3.

                                         Per
ammettere l'adeguatezza fra il sinistro del agosto 2002 ed il danno alla salute
psichica sarebbe, pertanto, necessaria, alternativamente, o la presenza
particolarmente incisiva di un fattore (ad esempio, durata particolarmente
lunga dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la
cura) o l'intervento di più fattori (cioè almeno due fattori, cfr. STCA del 14
marzo 2005 nella causa G., inc. 35.2004.28, consid. 2.15.). 

 

                                         Al
riguardo va innanzitutto ricordato che, nell'apprezzamento dell’adeguatezza del
nesso di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente
i postumi di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI 1993 U
166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).

 

                                         Il
sinistro del 26 agosto 2002 non si è svolto secondo circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o spettacolari.

 

                                         Quelle
riportate dal ricorrente - una ferita lacero-contusa nella regione del
ginocchio sinistro - non costituiscono delle lesioni organiche gravi o
particolarmente idonee a provocare un'elaborazione psichica abnorme.

 

                                         Dagli
atti di causa non risulta neppure che l'assicurato sarebbe rimasto vittima di
errori nella cura medica, i quali avrebbero notevolmente aggravato gli esiti
dell'evento traumatico.

 

                                         La durata
della cura medica non appare come anormalmente lunga. Dagli atti di causa
emerge infatti che, dimesso dall’ospedale l’11 settembre 2002, l’insorgente è
stato sottoposto, durante il periodo settembre 2002-febbraio/marzo 2003, ad
alcuni cicli di fisioterapia ambulatoriale (cfr. doc. 17, 18, 26, 27, 28, 31 e
37 – inc. CO 1). 

                                         D'altronde,
in una sentenza del 17 maggio 1999 nella causa G., U 235/97, il TFA ha negato
che la cura medica sia stata eccezionalmente lunga, anche se il trattamento
delle lesioni organiche primarie si era concluso soltanto a distanza di un
anno e cinque mesi dalla data del sinistro.

 

                                         Il
decorso della cura non può essere qualificato come sfavorevole e, d'altra
parte, non sono intervenute rilevanti complicazioni. A questo proposito,
occorre ricordare che il ricorrente è stato in grado di riprendere rapidamente
l'esercizio della propria attività professionale, ritrovando una piena capacità
lavorativa, entro i limiti della rendita di invalidità di cui era già al
beneficio, a decorrere dal 10 marzo 2003, quindi a distanza di poco più di sei
mesi dall’infortunio (l’CO 1 ha poi assunto a titolo di ricaduta un’ulteriore
settimana d’incapacità lavorativa nel corso del mese di maggio 2003). 

 

                                         Visto
quanto precede, questa Corte non può ritenere soddisfatto neppure il criterio
del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta ai soli esiti somatici
dell'infortunio assicurato. 

                                         Del
resto, nella sentenza pubblicata in RAMI 2001 U 442, p. 544ss., il TFA ha
considerato inadempiuto questo criterio di rilievo, trattandosi di un
assicurato completamente inabile al lavoro durante circa 11 mesi e, in seguito,
posto al beneficio di una rendita d'invalidità del 25%.

 

                                         Infine, ci
si può esimere dall'esaminare oltre se il criterio della persistenza dei dolori
somatici sia realizzato (in ogni caso, non in un modo particolarmente intenso),
ritenuto che la sua sola presenza non basterebbe comunque per ammettere
l'esistenza del necessario nesso di causalità adeguata (cfr. STFA dell'11
gennaio 2005 nella causa D., succitata).

 

                                         A mente
del TCA, l’infortunio del 26 agosto 2002 non ha dunque avuto, secondo il corso
ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per
l’instaurazione dei disturbi di cui RI 1 è sofferente. 

                                         In
simili condizioni, si deve negare l’esistenza del nesso causale             adeguato.

 

                             2.11.   Il secondo
incidente stradale di cui è rimasto vittima l’insorgente è accaduto l’8 luglio
2003 a __________.

                                         Una
descrizione della dinamica del sinistro è contenuta nel rapporto, datato 21
luglio 2003, della Polizia cantonale:

 

" 
RI 1 circolava su via __________ in sella al suo
motoveicolo, proveniva da via __________ e diretto a __________, circolava a
destra della carreggiata. Giunto circa all'altezza del numero civico 22, l'RI 1
sentiva un colpo sul lato sinistro e si ritrovava così al suolo.

La __________ dal canto suo, giunta all'altezza
del numero civico 22, iniziava il sorpasso del motoveicolo condotto dall'RI 1,
durante tale manovra non si accorgeva di nulla. Una volta terminato il sorpasso
udiva un forte rumore di caduta, fermava così subito la sua vettura e notava il
centauro al suolo.

 

La collisione è avvenuta tra la fiancata destra
(specchietto destro) del veicolo __________ e la fiancata sinistra del
motoveicolo RI 1.

 

Precisiamo che al momento della constatazione
dell'incidente l'autoveicolo della protagonista __________ aveva lo specchietto
retrovisore destro spostato all'interno, ciò a causa dell'impatto con il
motoveicolo dell'RI 1, infatti l'autoveicolo __________ non presentava nessun
danno." 

                                         (doc. 5, p. 4 - inc. INSAI II)                                    

 

                                         A seguito del sinistro, l’assicurato ha lamentato una lussazione
esposta del pollice della mano destra (doc. 2 – inc. CO 1).

                                         Dopo le
prime cure prestategli presso il Servizio di PS dell’Ospedale regionale di __________,
l’8 settembre 2003, il ricorrente si è sottoposto, ambulatorialmente, ad un
intervento di artrolisi, riposizione e artrodesi temporanea con un chiodo di
Kirschner (doc. 14 – inc. CO 1). 

 

                                         Alla luce
di quanto precede, l’evento traumatico in questione va classificato fra gli
infortuni di grado medio al limite della categoria inferiore.

                                         Occorre
osservare che il TFA, in una sentenza del 14 febbraio 2002 nella causa S., U
284/00, ha proceduto ad una identica classificazione, trattandosi di un
infortunio in cui un'assicurata è stata investita sulle strisce pedonali da
un'autovettura e scaraventata a lato, lamentando finalmente un ematoma al
braccio sinistro e dei dolori, alla digitopressione ed alla rotazione, a
livello del rachide cervicale.

                                         Per
contro, la fattispecie in discussione si distingue nettamente - principalmente
per la gravità delle lesioni riportate - da quella di cui alla sentenza dell'8
febbraio 2001 nella causa B., U 40/00, classificata dal TFA fra gli infortuni
di grado medio al limite della categoria di quelli gravi. Investito da
un'automobile mentre stava attraversando la strada, l'assicurato è stato
scaraventato sul cofano, ha sbattuto violentemente la testa contro il
parabrezza ed è finito a terra in prossimità della vettura. Egli ha riportato
una frattura compressiva della vertebra L2, una contusione cranica con ferita
lacero-contusa, un aggravamento di un preesistente tinnito, lesioni dentarie
nonché contusioni multiple. 

 

                                         Né
l’incidente dell’8 luglio 2003 si é svolto secondo circostanze concomitanti
particolarmente drammatiche o spettacolari, né il ricorrente ha riportato delle
lesioni particolarmente gravi. 

 

                                         Questa
Corte ritiene inoltre che non si possa parlare né di una durata eccezionalmente
lunga della cura medica né di rilevanti complicazioni né, tantomeno, di un
trattamento medico errato che avrebbe notevolmente aggravato gli esiti
dell'evento traumatico, ricordato, una volta ancora, che vanno considerati
unicamente i disturbi somatici (cfr. giurisprudenza succitata). 

                                         In
proposito, basti ricordare che, in occasione della consultazione del 18 febbraio
2004 - quindi a distanza di poco più di sette mesi dal sinistro - il Prof.
dott. __________, Primario del Dipartimento di chirurgia dell’__________, constatata
un’evoluzione decisamente favorevole (doc. 43 – inc. CO 1: “L’aspetto generale
fisico è però di una persona sana, in possesso della sua forza lavorativa in
maniera quasi completa, solo moderatamente limitata dalle residue dolenzie del
primo raggio della mano destra”), ha dichiarato definitivamente chiusa la cura
medica (doc. 43 – inc. CO 1: “Il paziente desidererebbe dell’ergoterapia
ancora, non vedo però il motivo di prescriverla visto il raggiungimento degli
obiettivi di mobilità e di presa di forza. La cura al pollice destro può essere
chiusa. Vi è una modica residua limitazione della presa di forza”). 

                                         A delle
analoghe conclusioni è del resto pure giunto il medico __________ dell’CO 1,
dott. __________, spec. FMH in chirurgia, il quale ha visitato RI 1 il 18
maggio 2004 (doc. 55 – inc. CO 1: “La limitazione di mobilità, isolatamente
dell’articolazione interfalangea I, corrisponde alla precedente lussazione,
risp. lieve alterazione della superficie articolare, parificabile ad una lieve
artrosi post-traumatica. La buona funzione complessiva della mano viene pure
documentata dall’alzare dei mattoni fino a 8,5 kg, con la mano destra sola,
fino all’altezza di 90 cm. Questi dati combaciano con l’asserzione
dell’assicurato, il quale sostiene che i problemi principali risiedono a
livello della testa, della colonna cervicale e della schiena, motivo per cui
non riuscirebbe nemmeno a sedersi (in Agenzia si osserva una posizione seduta,
anche per 20 minuti di fila, senza note di sofferenza!). In base ai dati
clinici e strumentali oggettivi e aggiornati, il signor RI 1 non necessita di
ulteriori cure specifiche né dei controlli medici” – la
sottolineatura è del redattore). 

 

                                         Il TCA
non può ritenere adempiuto nemmeno il criterio del grado e della durata
dell'incapacità lavorativa dovuta ai soli esiti somatici dell'infortunio
assicurato.

                                         Il
ricorrente è in effetti stato giudicato in grado di riprendere la propria
attività lavorativa, sempre nella misura della rendita di invalidità in vigore,
a contare dal 19 maggio 2004 (doc. 55, p. 4 – inc. CO 1; cfr., pure, il doc. 43
– inc. CO 1, in cui il Prof. __________, già nel mese di febbraio 2004, aveva
ritenuto l’assicurato senz’altro abile per un, citiamo: “lavoro dove può
sollevare dei pesi fino a 10-20 kg, ad esempio trasporto e riordino di
materiale di medio peso, distribuzione …”). 

 

                                         Per le
medesime ragioni esposte al considerando 2.10, può nuovamente restare aperta la
questione a sapere se il criterio della persistenza dei dolori somatici sia o
meno soddisfatto.

 

                                         Anche in
questo caso, dunque, nessuno dei criteri di rilievo appare adempiuto, motivo
per cui l’esistenza di un nesso di causalità adeguata va negata. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   In quanto
ricevibile, il ricorso é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti