# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4a542326-ef14-575b-ab5a-c852dc6bea06
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-10-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.10.2018 D-4799/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4799-2018_2018-10-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4799/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  o t t o b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Eritrea,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 18 luglio 2018 / N (…). 

 

 

 

D-4799/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il (…) dicembre 2016 A._______, eritreo, di etnia tigrina, nato nel (…) del 

(…), con ultimo domicilio a B._______, C._______, D._______ di 

E._______, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto A1 e 

verbale d’audizione sulle generalità del 21 dicembre 2016 [di seguito: 

verbale 1], pag. 3 segg.), dopo essere giunto sul suolo elvetico nell’ambito 

di una procedura di ricollocazione (cfr. atto A6). 

B.  

Nel corso dell’audizione sulle generalità, il richiedente ha riferito di avere 

interrotto il decimo anno scolastico nel settimo mese del 2015, in quanto il 

padre che era impiegato nel servizio militare eritreo, sarebbe stato 

arrestato, ed egli avrebbe pertanto dovuto occuparsi del loro raccolto, 

quell’anno più abbondante. Egli, a causa di questo e poiché la scuola era 

distante dal domicilio, non avrebbe più voluto riprendere l’anno scolastico. 

In seguito, l’(…) settembre 2015 sarebbe venuto a conoscenza dalla 

madre, di uno scritto a lui indirizzato che avrebbe avuto quale contenuto 

l’obbligo di presentarsi il giorno stesso per adempiere il servizio militare. 

Sarebbe anche venuto a conoscenza di essere stato ricercato più volte 

dalle autorità presso il suo domicilio. Inoltre, un paio di giorni dopo aver 

ricevuto lo scritto summenzionato, l’amministratore locale gli avrebbe 

chiesto spiegazioni del perché non avesse dato seguito al precitato 

richiamo, ed egli avrebbe risposto che si sarebbe presentato più tardi al 

cospetto dello stesso. Poiché egli non avrebbe però voluto recarsi al 

militare, si sarebbe nascosto ed avrebbe continuato a lavorare in segreto 

nella piantagione di famiglia. Le autorità sarebbero però venute a 

conoscenza che lui lavorasse presso quest’ultima, ciò che lo avrebbe 

determinato ad espatriare nel novembre 2015 verso l’F._______ (cfr. 

verbale 1, p.to 1.17.04 segg., pag. 4 segg.). Inoltre, egli avrebbe lasciato il 

suo Paese d’origine illegalmente, e per questo temerebbe di essere 

perseguito in caso di rientro nello stesso (cfr. verbale 1, p.to 7.03, pag. 11). 

C.  

Durante l’audizione sui motivi d’asilo (cfr. verbale di audizione sui motivi 

d’asilo del 4 luglio 2018 [di seguito: verbale 2]), egli ha dichiarato di avere 

interrotto l’anno scolastico nel mese uno del 2015, in quanto sarebbe stato 

espulso dalla scuola. Poiché non avrebbe avuto la carta scolastica, non si 

sarebbe potuto spostare liberamente nel suo Paese, anche a causa di 

frequenti retate, e pertanto avrebbe trascorso i giorni nascosto in 

campagna. In seguito egli sarebbe venuto a conoscenza tramite il suo 

D-4799/2018 

Pagina 3 

vicino di casa, il quale lavorava il loro campo, di avere ricevuto un richiamo 

dal “(…)” per svolgere il servizio militare. Egli, non volendo adempiere lo 

stesso, avrebbe deciso di espatriare. In caso di rientro in Eritrea, 

l’interessato teme di dover recarsi al militare, in quanto avendo (…) anni 

compiuti e senza alcun documento scolastico egli vi sarebbe astretto (cfr. 

verbale 2, D88 segg., pag. 8 segg.).  

A supporto della sua domanda d’asilo, il richiedente ha presentato quale 

mezzi di prova: il suo certificato di battesimo del (…); copia della carta di 

residenza della madre e del padre; copia della carta d’identità della madre 

e del padre (cfr. atto A11 e verbale 2, D3 segg., pag. 2 seg.). 

D.  

Con decisione del 18 luglio 2018, notificata al più presto il 23 luglio 2018 

(cfr. atto A17), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), 

non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente ed ha respinto la 

succitata domanda d’asilo. L’autorità inferiore ha altresì pronunciato 

l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera e l’esecuzione dello stesso, 

siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

E.  

Il 22 agosto 2018 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

23 agosto 2018) l’insorgente ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata 

decisione della SEM. Il ricorrente ha postulato, in via principale, la 

concessione dell’asilo in Svizzera; in via subordinata, la concessione 

dell’ammissione provvisoria; ed in via ancora più subordinata, ha chiesto 

la restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore per una nuova 

valutazione circa la qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo. Altresì ha 

presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, secondo il senso, della 

dispensa dal pagamento delle presumibili spese processuali e del relativo 

anticipo.  

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti, verranno ripresi nei 

considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

D-4799/2018 

Pagina 4 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. 

La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Altresì, il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità 

inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un 

interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA). Pertanto, l’insorgente, è legittimato ad 

aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei considerandi che 

seguono, è deciso dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo 

giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione verrà motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi).  

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

5.  

Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d’origine dell’insorgente 

e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prendendo 

quindi in considerazione l’evoluzione della situazione avvenuta dopo il 

D-4799/2018 

Pagina 5 

deposito della domanda di asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6; 2008/4 

consid. 5.4).  

6.  

6.1 In premessa, il ricorrente rileva nel gravame, che il suo stato di salute 

psichico, nonché le difficoltà di comprensione tra lui e l’interprete che si 

sarebbero palesate durante l’audizione sulle generalità, avrebbero 

condizionato la scorrevolezza del suo racconto in tale sede e sarebbero la 

causa delle incertezze presenti nel suo verbale d’audizione. In tal senso, 

egli chiede di attribuire un valore probatorio limitato a tale verbale 

d’audizione, e che venga svolta dal Tribunale un’audizione complementare 

per delucidare i fatti non istruiti dall’autorità inferiore e pertinenti per 

l’esame della sua domanda d’asilo. 

 

6.2 Il Tribunale rileva in merito che l’insorgente, a differenza di quanto 

sostenuto nel ricorso, durante l’audizione sulle generalità ha sempre riferito 

di comprendere bene la persona incaricata della traduzione (cfr. verbale 1, 

pag. 2 e p.to 9.02, pag. 12), come pure i quesiti posti dall’auditore (cfr. 

verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4). Egli inoltre durante tale audizione non ha 

allegato alcun problema di salute (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 11), ed al 

quesito diretto se si sentisse bene, il ricorrente ha unicamente asserito di 

essere agitato in quanto non si ricorderebbe esattamente le date 

d’interruzione della scuola e d’espatrio, per successivamente comunque 

confermare le date fornite in precedenza (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, 

pag. 5). Oltracciò il ricorrente ha sottoscritto il verbale d’audizione sulle 

generalità, dopo rilettura e ritraduzione dello stesso da parte dell’interprete. 

Pertanto, la censure mosse dall’insorgente relative alle difficoltà di 

comprensione e di traduzione che si sarebbero palesate durante 

l’audizione sulle generalità, risultano essere infondate. Il Tribunale non 

ritiene inoltre di dover procedere con ulteriori accertamenti in tal senso, in 

quanto i fatti determinanti sono già stati sufficientemente chiariti 

dall’autorità inferiore. 

7.  

7.1  

Quanto al merito della questione, nella decisione impugnata la SEM ha 

considerato che le dichiarazioni dell’insorgente non soddisferebbero le 

condizioni di verosimiglianza previste all’art. 7 LAsi, poiché le sue 

allegazioni sarebbero in più punti contraddittorie. Secondo l’autorità di 

prime cure, il ricorrente avrebbe presentato delle versioni contrastanti nelle 

diverse audizioni, sia attinenti la data ed i motivi che lo avrebbero 

determinato ad interrompere gli studi, sia in merito alla tempistica ed alla 

D-4799/2018 

Pagina 6 

concatenazione degli eventi che si sarebbero svolti in seguito, 

segnatamente dopo la convocazione per il militare. Inoltre, l’autorità di 

prime cure ha ritenuto che la sola uscita illegale dell’interessato dall’Eritrea, 

in assenza di ulteriori fattori che lo renderebbero inviso alle autorità del suo 

Paese d’origine, non giustificherebbe un timore fondato di subire in futuro 

per il ricorrente delle sanzioni rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, la 

sola evenienza di essere uscito illegalmente dall’Eritrea, non risulterebbe 

rilevante ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato. 

 

7.2 Il ricorrente, nel gravame, passa in rivista le varie contraddizioni rilevate 

dalla SEM nella decisione avversata. In primo luogo, circa la data in cui 

l’insorgente avrebbe interrotto il decimo anno scolastico, egli sarebbe 

sempre stato costante. Il settimo mese indicato nell’audizione sulle 

generalità sarebbe invero scaturito da un errore di traduzione, in quanto 

durante tale mese non si terrebbero lezioni a causa della chiusura delle 

scuole. Inoltre, l’autorità di prime cure non sarebbe legittimata ad utilizzare 

le dichiarazioni da lui rilasciate alle autorità italiane nel corso del 

programma di ricollocazione, in quanto egli non sarebbe stato reso attento 

del fatto che tali dichiarazioni potessero essere impiegate nell’esame della 

sua domanda d’asilo, né egli avrebbe potuto prendere conoscenza di tale 

documentazione e quindi opporsi debitamente alla stessa. Per quanto 

attiene le presunte divergenze rilevate nella decisione avversata in merito 

ai motivi che lo avrebbero determinato ad abbandonare la scuola, le stesse 

sarebbero state generate dal suo stato emotivo agitato nonché dalla 

carente traduzione. Concernente il modo in cui egli sarebbe venuto a 

conoscenza dello scritto per la chiamata al servizio di leva, l’insorgente 

rileva segnatamente che avrebbe nominato soltanto la madre durante 

l’audizione sulle generalità, a causa delle problematiche di comprensione 

con l’interprete, come pure per il fatto che, avendo discusso di questa 

circostanza in seguito con la madre, non gli sarebbe parso essenziale 

menzionare il ruolo del vicino nella vicenda. Il ricorrente osserva infine che, 

in caso di un suo rientro in patria, rischierebbe di essere visto quale 

oppositore al regime a causa della sua diserzione e rischierebbe pertanto 

un arresto arbitrario od una pena disproporzionata. La sua posizione 

sarebbe inoltre aggravata agli occhi delle autorità eritree a causa del suo 

espatrio illegale dal suo paese d’origine. 

 

8.  

8.1 Giusta l’art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati secondo le disposizioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione 

e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

D-4799/2018 

Pagina 7 

rifugiati. Esso comprende il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2 

LAsi).  

8.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi. Costituiscono pregiudizi seri 

segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della 

libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica 

insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere conto dei motivi 

di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). 

9.  

9.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). E’ 

pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro. In questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. E’ altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose. Al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa. Sarà dunque decisivo determinare, da un punto di vista 

D-4799/2018 

Pagina 8 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti),  

9.2 Come rettamente ritenuto nel provvedimento impugnato, le 

dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura, non 

adempiono né le condizioni di verosimiglianza di cui all’art. 7 LAsi né di 

rilevanza giusta l’art. 3 LAsi. 

9.2.1 Anzitutto, per quanto riguarda la data d’interruzione dell’anno 

scolastico, come pure i motivi che avrebbero determinato l’insorgente a 

tale passo, le dichiarazioni rese dall’interessato durante l’audizione sulle 

generalità rispetto a quelle rilasciate dallo stesso nell’audizione federale 

successiva, risultano completamente divergenti. Nel corso della prima 

audizione l’interessato ha invero riferito di aver interrotto il decimo anno 

scolastico nel settimo mese del 2015, poiché a seguito dell’arresto del 

padre, si sarebbe occupato del loro raccolto, che durante tale anno 

sarebbe risultato più abbondante (cfr. verbale 1, pag. 4 segg.), nonché per 

motivi finanziari e perché la scuola era distante dal suo domicilio (cfr. 

verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4 e p.to 7.02, pag. 10). Senza fornire alcuna 

spiegazione convincente, durante la seguente audizione, l’insorgente ha 

invece dichiarato di avere interrotto la scuola il giorno (…) del mese uno 

del 2015 (cfr. verbale 2, D28, pag. 4), poiché sarebbe stato espulso da 

scuola, in quanto sarebbe arrivato in ritardo per sostenere un esame 

scolastico (cfr. verbale 2, D29 segg., pag. 4 segg.). Anche non prendendo 

in considerazione le dichiarazioni da lui rilasciate durante la procedura di 

ricollocazione come richiesto dal ricorrente, le due versioni succitate 

risultano talmente contraddittorie da risultare inconciliabili. La spiegazione 

addotta nel gravame dall’insorgente, non modifica la conclusione del 

Tribunale in merito, in quanto risulta illogico che la presunta errata 

traduzione della data in cui egli avrebbe interrotto la scuola, come pure lo 

stato ansioso in cui egli versava, possa averlo condotto a fornire delle 

motivazioni completamente differenti dell’abbandono della scuola. Inoltre, 

si rileva che è su quesito specifico dell’auditore, che il richiedente ha 

risposto di aver interrotto la scuola nel settimo mese del 2015 e di non 

ricordarsi esattamente il giorno (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4). Tale 

sua affermazione gli è stata pure ritradotta ed il ricorrente l’ha sottoscritta 

con l’apposizione della sua firma sul verbale d’audizione. Pertanto, non 

risulta neppure credibile che le affermazioni contenute in quest’ultimo, non 

corrispondano a quanto dichiarato dall’insorgente durante il corso 

dell’audizione sulle generalità. Dimostrative dell’inverosimiglianza del 

racconto dell’insorgente circa i motivi dell’interruzione della scuola, sono 

inoltre le incoerenze denotate rettamente dall’autorità inferiore nella 

D-4799/2018 

Pagina 9 

decisione avversata. Invero, durante la seconda audizione il ricorrente ha 

allegato che, della lavorazione del campo di proprietà della sua famiglia, si 

sarebbe occupato un loro vicino di casa, mentre lui non avrebbe mai 

lavorato fattivamente nello stesso (cfr. verbale 2, D45, pag. 5 segg.); 

allorché nella prima audizione, egli ha allegato che sarebbe stato proprio il 

lavoro nel terreno familiare a trattenerlo dal recarsi a scuola, poiché dal 

2015 non sarebbe stato più concesso al vicino di lavorare sullo stesso, 

trovandosi il padre a casa (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 10 seg.). In merito 

a tali ulteriori contraddizioni, la spiegazione fornita dal ricorrente (cfr. 

verbale 2, D157, pag. 13) non risulta minimamente convincente, poiché 

priva di qualsivoglia logica. Alla luce delle contraddizioni ed incoerenze 

succitate, non risulta verosimile che il ricorrente abbia interrotto la scuola 

né secondo la tempistica indicata né per i motivi allegati. 

9.2.2 Già solo per i motivi summenzionati, le asserzioni dell’insorgente 

circa il richiamo che avrebbe ricevuto per adempiere il servizio di leva nel 

mese nove del 2015 non risulta verosimile, in quanto dalle dichiarazioni del 

ricorrente, gli sarebbe stato recapitato poiché avrebbe interrotto la scuola 

(cfr. verbale 2, D88 segg., pag. 8 segg.; verbale 1, pag. 5). Non di meno, 

le sue dichiarazioni a proposito della convocazione che avrebbe ricevuto 

per adempiere il servizio di leva non convincono il Tribunale, per le 

numerose contraddizioni ed incoerenze presenti. Segnatamente stupisce 

che nel corso della prima audizione egli ha affermato di aver incontrato il 

rappresentante dell’amministrazione locale pochi giorni dopo tale richiamo, 

che gli avrebbe chiesto come mai non avesse risposto allo stesso (cfr. 

verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 6), quando invece nel corso della seconda 

audizione di tale evento non ne ha accennato minimamente, ed anzi ha 

sostenuto che non gli sarebbe successo nulla di rilevante dopo aver 

ricevuto il richiamo (cfr. verbale 2, D126 segg., pag. 11). Altresì, nel corso 

della stessa audizione, l’interessato ha inizialmente riferito che tra la 

comunicazione per presentarsi al servizio di leva ed il suo espatrio fossero 

trascorsi pochi giorni (cfr. verbale 2, D129-D130, pag. 11), quando 

successivamente si contraddice senza alcuna spiegazione logica, 

affermando invece di essere espatriato dopo due mesi dal ricevimento 

della stessa (cfr. verbale 2, D131 seg., pag. 11). Pertanto risultano 

inverosimili sia la convocazione per il servizio di leva che egli avrebbe 

ricevuto a seguito dell’interruzione della scuola, come pure gli eventuali 

contatti successivi avuti con le autorità eritree a causa della stessa.  

9.2.3 Riassumendo, in assenza di elementi che provino o che rendano 

verosimile il suo racconto circa l’interruzione dell’anno scolastico, come 

pure in merito ai contatti con le autorità eritree in vista del suo 

D-4799/2018 

Pagina 10 

arruolamento, le condizioni poste dall’art. 7 LAsi non risultano essere 

adempiute. 

9.2.4 Il ricorrente ha inoltre addotto quali motivi d’asilo, la volontà di 

studiare e che in Svizzera vi sarebbe libertà (cfr. verbale 2, D88, pag. 8). 

9.2.4.1 Il Tribunale in merito rileva che, malgrado tali aspirazioni siano 

comprensibili e legittime, non risultano pertinenti in materia d’asilo, in 

quanto non contemplate nei motivi esaustivi della definizione dello statuto 

di rifugiato così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi (cfr. tra le tante: sentenza 

del Tribunale D-2960/2017 del 27 giugno 2017).  

9.2.5 Infine, il ricorrente ha dichiarato che nel suo Paese d’origine vi 

sarebbero continue retate tendenti all’arruolamento di giovani, e che egli si 

sarebbe nascosto per sfuggire alle stesse in quanto non avrebbe avuto una 

carta scolastica (cfr. verbale 2, D88, pag. 8 segg.). Che altresì nel ricorso 

afferma che se dovesse ritornare in patria, teme di essere sanzionato o di 

subire un arresto arbitrario, in quanto verrebbe ritenuto un disertore dalle 

autorità eritree e poiché sarebbe espatriato illegalmente (cfr. anche verbale 

1, p.to 7.03, pag. 11).  

9.2.5.1 Che in merito ai motivi succitati, il Tribunale rileva dapprima che il 

timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettivamente 

fondato allorquando il richiedente è in contatto con le autorità militari 

(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 

in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39). Detto contatto 

è presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure 

se la persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 

consid. 4.10 pag. 40). Al contrario, il solo rischio di dover probabilmente 

effettuare il servizio nazionale nel contesto eritreo non costituisce un 

pregiudizio determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Dal canto suo, l’espatrio 

illegale dall’Eritrea è invece da considerarsi rilevante solo in presenza di 

elementi supplementari che lascino presupporre che la persona sia 

malvista dalle autorità (cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 del 

30 gennaio 2017 [pubblicata come sentenza di riferimento] consid. 5.1). 

9.2.5.2 Nella fattispecie, in assenza di elementi atti a provare o 

quantomeno a rendere verosimile un contatto con le autorità militari 

finalizzato all’arruolamento, v’è luogo di partire dall’assunto che il ricorrente 

non possa avvalersi di alcun timore fondato di essere sanzionato per 

diserzione o renitenza. Altresì, il solo fatto che delle retate avvengano nel 

suo Paese d’origine e che egli possa in futuro dover adempiere il servizio 

D-4799/2018 

Pagina 11 

militare, non sono motivi pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Negli stessi 

termini, anche l’asserito espatrio illegale, vista la mancanza di circostanze 

supplementari che lascino presupporre che l’insorgente sia malvisto dalle 

autorità eritree, non risulta pertinente.  

9.2.6 Alla luce di tutto quanto sopra, sul punto in questione del 

riconoscimento dello statuto di rifugiato e della concessione dell’asilo, la 

decisione avversata merita dunque tutela. 

10.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).  

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. anche 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).  

Pertanto, anche in merito alla pronuncia dell’allontanamento, la decisione 

impugnata va confermata. 

11.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 LStr 

prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste 

condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 1 e 7 LStr). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione 

degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova 

consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente 

deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

impedimento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).  

12.  

12.1 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto che l’esecuzione 

dell’allontanamento dell’insorgente sarebbe ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile. In merito all’ammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento, secondo l’autorità di prime cure, l’insorgente non 

avrebbe reso verosimile una situazione di minaccia reale e concreta di 

subire dei trattamenti inumani o degradanti proscritti dall’art. 3 CEDU, 

come neppure non sarebbe possibile l’esame di un rischio reale ed 

D-4799/2018 

Pagina 12 

immediato di violazione dell’art. 4 CEDU se egli venisse rinviato nel suo 

paese d’origine, come pure il rischio di una sua incorporazione per 

adempiere il servizio di leva. Circa l’esigibilità dell’allontanamento, in 

Eritrea non vigerebbe una situazione di guerra, guerra civile o violenza 

generalizzata ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr. Inoltre non vi sarebbe alcun 

motivo individuale ostativo all’esecuzione dell’allontanamento del 

richiedente, in quanto anche in merito alla sua situazione familiare ed 

economica, il ricorrente avrebbe reso delle dichiarazioni discordanti. 

12.2 Dal canto suo, il ricorrente, afferma sia nel corso dell’audizione sui 

motivi d’asilo (cfr. verbale 2, D164 segg., pag. 15) che nella procedura 

ricorsuale, di temere di essere astretto a svolgere il servizio di leva nel caso 

dovesse fare ritorno in Eritrea o di dover subire un arresto arbitrario od una 

pena disproporzionata in quanto disertore.  

13.  

Il Tribunale rileva dapprima che il timore di essere astretto al servizio di 

leva, vista l’età in cui l’insorgente ha lasciato il suo Paese d’origine, come 

pure alla sua attuale età anagrafica, possa risultare plausibile (cfr. anche 

per la prassi eritrea la sentenza del Tribunale D-2311/2016 del 

17 agosto 2017, pubblicata quale sentenza di riferimento, consid. 13.2 – 

13.4). 

14.  

14.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStr l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in 

particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, 

peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero 

possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei 

trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza 

deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; 

GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).  

 

14.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito né a rendere 

verosimili i suoi motivi d’asilo ex art. 7 LAsi né a dimostrare l’esistenza di 

seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, il principio del non respingimento non trova applicazione 

D-4799/2018 

Pagina 13 

nella fattispecie ed il rinvio dell’insorgente verso l’Eritrea è dunque 

ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. 

14.3 Resta ora da determinare se l’esecuzione dell’allontanamento sia 

compatibile con gli art. 3 e 4 CEDU, segnatamente visti i rischi di 

reclutamento del ricorrente nell’ambito del servizio nazionale eritreo. La 

problematica è invero stata affrontata dal Tribunale nella recente 

giurisprudenza coordinata del 10 luglio 2018 e di cui al ruolo E-5022/2017. 

In tale sentenza, il Tribunale è giunto alla conclusione che il servizio 

nazionale eritreo non rientri nella definizione di schiavitù o servitù ai sensi 

dell’art. 4 cifra 1 CEDU (cfr. E-5022/2017 consid. 6.1 e nel complesso 

6.1.4). Più avanti, è stata esaminata anche la questione di sapere se tale 

circostanza potesse o meno essere qualificata quale lavoro forzato ai sensi  

dell’art. 4 cpv. 2 CEDU. A tal riguardo, è anzitutto stato escluso che il 

servizio nazionale eritreo, la cui durata è molto eterogenea e che annovera, 

oltre alla parte militare, anche delle componenti civili, possa essere 

considerato quale legittimo dovere civico. Tuttavia, si è altresì potuto 

determinare come, in assenza del riscontro di un grave rischio di flagrante 

violazione dell’art. 4 cifra 2 CEDU, la suddetta qualificazione non sia ad 

essa sola sufficiente a fondare un giudizio d’inammissibilità. A mente del 

Tribunale, non si può infatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un 

carattere sistematico, di modo che ogni persona in servizio attivo rischi di 

esservi esposta. Sui medesimi presupposti, il Tribunale ha anche escluso 

l’esistenza di un grave rischio di tortura o di trattamento inumano ai sensi 

dell’art. 3 CEDU derivante dal solo arruolamento (cfr. E-5022/2017 

consid. 6.1 ed in particolare consid. 6.1.6 e 6.1.8). Si può dunque partire 

dall’assunto che l’esecuzione dell’allontanamento non sia generalmente 

incompatibile con i disposti citati. Il Tribunale constata inoltre che, la 

minaccia per una persona di essere arruolata nel servizio nazionale eritreo, 

in assenza di un sufficiente e concreto pericolo, non possa essere ritenuta 

sufficiente per comportare l’inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento ex art. 83 cpv. 4 LStr (cfr. E-5022/2017 consid. 6.2). 

14.4 Ciò detto, da quanto già sopra considerato, non avendo il ricorrente 

reso verosimile alcun contatto con le autorità eritree prima del suo espatrio 

come neppure di essere stato convocato per svolgere il servizio di leva, e 

non essendoci altri elementi agli atti che possano far ritenere, con una 

probabilità preponderante, che il ricorrente possa essere sottoposto ad una 

pena o trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 1 Conv. tortura, il 

timore del ricorrente di poter subire in Eritrea un trattamento proibito, non 

permettono di far giungere il Tribunale ad una diversa valutazione della 

fattispecie, in assenza della plausibilità di un rischio personale, concreto e 

D-4799/2018 

Pagina 14 

serio di essere esposto, nel suo Paese d’origine, ad un trattamento 

contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande 

Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 

e relativi riferimenti). 

14.5 V’è dunque luogo di concludere anche nel presente caso quanto 

all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, e ciò anche in 

presenza di un eventuale rischio imminente di arruolamento del ricorrente 

nel servizio nazionale. 

15.  

15.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStr, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. Se viene constatato un pericolo concreto – esclusi i casi di cui 

all’art. 83 cpv. 7 LStr – la SEM disporrà l’ammissione provvisoria per lo 

straniero (art. 83 cpv. 1 LStr in combinato disposto con l’art. 44 LAsi). 

15.2 Nella sentenza D-2311/2016 già summenzionata, il Tribunale ha 

avuto modo di esprimersi anche a proposito dell’esigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento verso l’Eritrea. Un’analisi della situazione del paese ha 

permesso di constatare un documentato miglioramento 

nell’approvvigionamento di generi alimentari e di acqua potabile, nonché 

significativi passi avanti in ambito sanitario e nel campo dell’istruzione. 

Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è attualmente da considerarsi 

generalmente esigibile (cfr. consid. 17.2). Inoltre, il rischio di arruolamento 

per il servizio nazionale non risulta influire su questo giudizio, dal momento 

che non vi è modo di considerare che tale evenienza ponga la persona 

interessata in una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sentenza  

E-5022/2017 consid. 6.2.3). Ad ogni modo, in considerazione della 

generale difficile situazione in cui versa il Paese, permane necessario 

verificare la questione dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento 

con riguardo della singola fattispecie. In presenza di particolari circostanze 

negative, vi sarà infatti luogo di ammettere, ora come prima, una situazione 

di minaccia esistenziale (cfr. sentenza D-2311/2016 consid. 17.2).  

15.3 Nel caso di specie il ricorrente è giovane ed in buona salute. Egli 

dispone inoltre di una certa istruzione e può avvalersi di conoscenze nel 

settore agricolo. In patria, l’insorgente può vantare su di una solida rete 

famigliare con la quale intrattiene tuttora buone relazioni. Pur allegando 

nelle sue dichiarazioni delle presunte problematiche finanziarie della sua 

D-4799/2018 

Pagina 15 

famiglia (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4), vi sono vari elementi che 

conducono questo Tribunale a constatare che egli, in caso di rientro in 

Eritrea, avrebbe i necessari e sufficienti mezzi di sostentamento. Invero 

egli afferma che la sua famiglia d’origine stesse bene finanziariamente (cfr. 

verbale 2, D84 segg., pag. 8), che disporrebbe di un terreno agricolo e di 

una casa (cfr. verbale 2, D46 segg., pag. 5 segg.), come pure il padre 

guadagnerebbe (…) quale salario per la sua attività militare (cfr. verbale 2, 

D64 segg., pag. 6 seg.). Alla luce di tali elementi, e non essendo ravvisabili 

agli atti altre particolari circostanze, il ricorrente non rischia, nel caso di un 

suo rientro nel paese d’origine, di essere esposto ad una minaccia 

esistenziale.  

15.4 Il rientro dell’interessato nel suo paese d’origine è pertanto da 

considerarsi pure ragionevolmente esigibile. 

16.  

16.1 In ultima analisi, se un rimpatrio coatto in Eritrea di un richiedente la 

cui domanda d’asilo è stata respinta, non risulta al momento possibile, 

tuttavia, per prassi costante, spetta al ricorrente richiedere alla competente 

rappresentanza del suo paese d’origine i documenti necessari al rimpatrio 

(cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

16.2 Ne discende quindi che l’esecuzione dell’allontanamento risulta 

essere anche possibile (art. 83 cpv. 2 LStr). 

17.  

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, il 

gravame va disatteso e la querelata decisione dell’autorità inferiore 

confermata. 

18.  

Visto tutto quanto sopra, la SEM con la decisione impugnata, non ha violato 

il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

 

19.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda finalizzata 

all’esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte 

spese processuali, è divenuta priva di oggetto. 

 

D-4799/2018 

Pagina 16 

20.  

Infine, essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste d’acchito di probabilità 

di esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 

PA). 

 

21.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

 

22.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.  

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

D-4799/2018 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale entro un termine 

di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: