# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d2a11a5e-d61b-52f6-b209-6f8e87238241
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-08-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 13.08.2003 INC.2003.19002
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-19002_2003-08-13.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.19002

  	
  Lugano

  13 agosto 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 19/20
  maggio 2003 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________patrocinato dall’avv.__________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 6 maggio 2003 della Procuratrice pubblica
  Maria Galliani , che ha respinto l’istanza di dissequestro degli importi di
  FRS. 5'400.- ed EURO 2'630.-;

  

 

 

 

preso atto delle osservazioni 22
maggio 2003 della Procuratrice pubblica;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

 

 

che:

 

 

-         
in data 27 marzo 2003, la Procuratrice pubblica ha emanato un ordine
d’arresto nei confronti di __________, promuovendo accusa nei suoi confronti
per titolo di acquisizione illecita di dati, di abuso di un impianto di
elaborazione dati, truffa e falsità in documenti;

 

 

-         
contestualmente all’arresto del qui reclamante, in data 27 marzo 2003,
il magistrato inquirente ha emanato la perquisizione della sua abitazione ed il
sequestro di tutti gli oggetti rinvenuti che potessero avere importanza per
l’istruzione del processo, sia come mezzi di prova, sia perchè soggetti a
confisca o a devoluzione allo Stato; durante la perquisizione, avvenuta quello
stesso giorno, tra le altre cose, sono stati rinvenuti e sequestrati FRS.
5'400.- ed EURO 2'630.- (v. AI 40 , allegati al rapporto di arresto del 28
marzo 2003);

 

-         
il 30 aprile 2003, __________ ha chiesto al Procuratore pubblico il
dissequestro dei suddetti importi, sostenendo, sostanzialmente, che questi
averi non costituiscono il prodotto del reato oggetto delle accuse mosse nei
suoi confronti (AI 74);

 

-         
con decisione datata 6 maggio 2003 il magistrato inquirente, con
riferimento agli articoli 161 CPP e 59 CPS, ha rifiutato il dissequestro;

 

-         
con il reclamo oggetto della presente, __________ chiede a questo
giudice di accogliere la sua richiesta di dissequestro, ribadendo che gli
importi sequestrati non sono provento di reato, nè tanto meno sono in qualche
modo connessi con le imputazioni mossegli; detti importi non potrebbero
comunque, a suo dire, essere utilizzati nè per tacitare le presunte parti lese
nè per garantire il pagamento delle spese processuali, sia perchè le parti lese
non si sono costituite parti civli, sia perchè la sua attuale difficile
situazione economica – che ha giustificato la contemporanea presentazione di
un’istanza di gratuito patrocinio – fanno sì che egli abbia assoluta ed urgente
necessità di disporre degli averi sotto sequestro;

 

-         
per la Procuratrice pubblica il reclamo deve essere respinto ed il
sequestro mantenuto, in quanto non si può escludere che gli importi suddetti
costituiscano parte del provento dei reati commessi dal reclamante; inoltre,
quand’anche gli importi in questione non costituissero provento di reato, gli
stessi dovrebbero rimanere sotto sequestro ai sensi dell’art. 59 cifra 2 CPS
per tacitare le parti civili;

 

-         
il reclamo è tempestivo e presentato da persona legittimata a ricorrere;

 

-         
l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al Procuratore Pubblico di ordinare il
sequestro di tutti gli oggetti che possono avere qualche importanza per il
processo, sia come mezzi di prova sia perché soggetti a confisca o a
devoluzione allo Stato: la norma - meglio poi specificata nei capoversi
successivi - corrisponde all’art. 120 CPP/1941, per cui ancora soccorre la
giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali sul tema (REP. 1987, p. 265;
1989, p. 599; sentenze 30 gennaio 1992 in re O.C., CRP 282/91 e 17 marzo 1992
in re G.M., CRP 38/92; decisione 17 gennaio 1996 in re CS, GIAR 1.95.5: v. ora
REP 1996, n. 107), ed allora il sequestro, per la sua qualità di provvedimento
eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare gli oggetti di
cui sopra al dispiegamento della procedura e quindi alle necessità
dell’istruzione preliminare, alle decisioni del magistrato requirente ed a
quelle del giudice del merito nella duplice prospettiva - alternativa o
cumulativa - della produzione e valutazione delle prove (sequestro probatorio)
e delle decisioni di confisca, restituzione o devoluzione, come gli art. 58 ss
CP rispettivamente 270-271 CPP (sequestro confiscatorio), ritenuto che, come in
tutti gli istituti procedurali tali da intaccare eccezionalmente i diritti
individuali per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro é legittimo
unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di
connessione tra questo e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli
incombenti dell’autorità requirente ed inquirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale (cfr. in
contesto più generale: Gérard Piquerez, Précis de procédure pénale suisse,
Lausanne 1987, p. 191 n. 926 ss);

 

-         
l’istituto della confisca risarcitoria, ai sensi dell’art. 59 cifra 2
cpv. 1 CPS, permette al giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in
favore dello Stato (con eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in
applicazione dell’art. 60 CPS), se – pur essendo dati i presupposti per una
confisca ex art. 59 cifra 1 cpv. 1 CPS – i valori patrimoniali di cui all’art.
59 cifra 1 cpv. 1 CPS non siano più reperibili (v. Schmid, cit., pto. 4.3.1.,
p. 333 s.; pto. 4.3.2., p. 336; FF 1993 III, p. 221). Per non vanificare la
portata di questa norma, il magistrato inquirente può ordinare il sequestro di
tali beni a titolo risarcitorio (art. 59 cifra 2 cpv. 3); anche il sequestro ai
fini di garanzia del risarcimento compensatorio deve rispettare i principi
sopramenzionati, con la precisazione che la connessione ai fini del giudizio di
merito è l’apparetenenza del bene (o valore) alla sfera economica
dell’indiziato/accusato;

 

-         
nell’esame dell’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, lo scrivente
giudice deve imporsi precisi limiti, derivantigli da un lato dalla sua funzione
– che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti formali per
l’emanazione dell’ordine contestato, e non di valutare nella sostanza
l’esistenza di un reato, e dall’altro – ma in maniera strettamente congiunta
con quanto si viene di dire – dall’opportunità di considerazioni di merito
premature e, soprattutto, di competenza di altre sedi di giudizio. Nel caso in
esame l’esistenza di sufficienti indizi di reato a carico del reclamante non è
contestata e, quindi non è oggetto di discussione in sede di reclamo; basta quindi
constatare, in questa sede e senza pregiudizio del merito, che gli stessi sono
dati già in base alle ammissioni di __________ (v. verb. PP 17 aprile 2003:
utilizzo di carte di credito clonate presso il negozio __________ di __________
in 26/38 occasioni, con addebiti su ogni carta di FRS. 1'000.- /1'200.- e
presso il negozio __________ di __________ in 4/5 occasioni, con addebiti su
ogni carta di FRS. 1'000.- /1'500.-), confermate dal correo __________ (v.
verb. PP 18 aprile 2003);

 

-         
nella fattispecie l’ordine di sequestro indica chiaramente che il
sequestro ha per oggetto tutto quanto potesse avere importanza per l’istruzione
del processo, sia come mezzo di prova, sia perchè soggetto a confisca o a
devoluzione allo Stato; in sede di rifiuto del dissequestro e di osservazioni
questo concetto è precisato con esplicito riferimento agli art. 59 cifra 2 CPS
e 161 cpv. 3 CPP;

 

-         
il sequestro conservativo di cui agli art. 59 cifra 2 CPS e 161 cpv. 2
CPP, come detto, non richiede che gli averi posti sotto sequestro provengano
dal reato: è sufficiente che gli stessi siano di pertinenza dell’accusato e che
il loro valore non superi l’importo dell’eventuale risarcimento (FF 1993 III ,
p. 221); ciò che è manifestamente il caso nella fattispecie ora in esame,
ritenuto che il reclamante rivendica la restituzione degli averi sequestrati in
casa sua e che gli importi sono inferiori al danno causato dal ripetuto uso
indebito (ammesso) di carte clonate;

 

-         
non è pertanto necessario, ai fini della presente decisione, determinare
se gli importi sotto sequestro siano effettivamente estranei al reato; come
detto più sopra le combinate norme degli art. 59 cifra 2 CPS e 161 CPP
permettono, o addirittura impongono, il sequestro anche di averi che non sono
provento di reato, alla condizione che, come nella presente fattispecie, a
monte vi sia un reato che giustificherebbe la confisca di valori quale relativo
provento (e i reati di cui agli art. 143 , 147 e 146 CPS adempiono tale
requisito, indipendentemente dal fatto che ad arricchirsi sia stato l’autore o
un terzo), la confisca del provento diretto del reato non sia più possibile e
la totalità di quanto sequestrato (provento del reato o non) superi l’importo
oggetto del reato;

 

-         
nel caso in esame, diversamente da quanto sostenuto dal reclamante,
esistono più parti lese, che si sono costituite parti civili al momento in cui
hanno formalizzato le denunce e meglio la __________, __________ (19.12.2002),
la __________, __________ (16.8.2002 e 17.12.2002) e la __________, __________
(27.11.2002 e 3.2.2003).

La pretesa difficile situazione economica del reclamante - nei confronti del
quale il magistrato inquirente non ha comunque emanato perquisizioni bancarie
generalizzate e ordini di blocco di tutti i beni - non è stata in alcun modo
documentata, nè con l’istanza di dissequestro del 30 aprile 2003, nè con il
reclamo del 19 maggio 2003, nè tantomeno con l’istanza per la concessione del
gratuito patrocinio (pure presentata il 19 maggio 2003); il certificato
municipale per l’ammissione al gratuito patrocinio, dal quale si potrebbero
ricavare precise indicazioni sulle effettive capacità finanziarie dell’accusato
(fonti di reddito e sostanza) non è a tutt’oggi stato presentato. Non compete
del resto a questo giudice mettersi alla ricerca di documentazione non prodotta
da chi ha l’onere di provare le proprie asserzioni;

 

-         
sulla scorta di tutto quanto sopra espresso si deve concludere che il
mantenimento del sequestro appare giustificato e, di conseguenza, il reclamo
deve essere respinto con seguito di tasse e spese a carico del reclamante; alle
parti civili, che non hanno presentato osservazioni, non vengono assegnate
ripetibili;

 

 

 

richiamati i citati articoli di legge,

 

 

 

 

decide:

 

 

 

1.       Il
reclamo è respinto.

2.       La
tassa di giustizia di FRS. 200.– e le spese di FRS. 50.– sono a carico del
reclamante.

3.       Contro
la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali entro dieci
giorni dall’intimazione.

Intimazione:

 

 

 

giudice Franco Lardelli