# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fdf0d33d-536f-5ab8-97e5-c28cd1956a7d
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-11-14
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 14.11.2014 BB.2014.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2014-101_2014-11-14.pdf

## Full Text

Decisione del 14 novembre 2014 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliera Susy Pedrinis Quadri  

   

Parti  A.,  

rappresentato dall'avv. Letizia Vezzoni,  

 

reclamante 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

 

controparte 

 

   

Oggetto  Sequestro (art. 263 segg. CPP); gratuito patrocinio 

(art. 132 cpv. 1 lett. b CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2014.101 + BP.2014.44 

- 2 - 
 
 

 Fatti:  

A. Il Ministero pubblico della Confederazione (di seguito: MPC) conduce 

un’indagine nei confronti di A. per titolo di organizzazione criminale giusta l’art. 

260
ter

 CP, di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305
bis

 CP e falsità in docu-

menti ai sensi dell'art. 251 CP (v. doc. 1 dell'incarto MPC; act. 14). Nell’ambito 

di tale inchiesta, il MPC, fra le altre misure, ha intimato il 29 maggio 2012 alla 

banca B., Berna, un ordine di edizione e sequestro del saldo attivo del conto 

n. 1 intestato a A., bloccando l'importo di fr. 26'707.25 (act. 1 pag. 2). 

 

 

B. La richiesta di dissequestro del conto in questione, presentata da A. il 

14 settembre 2012, è stata respinta dal MPC con decisione del 16 ottobre 

2012 (v. act. 1 pag. 2). 

 

 

C. Il reclamo interposto da A. avverso tale decisione è anch'esso stato respinto 

con sentenza del 17 luglio 2013 della Corte dei reclami penali del Tribunale 

penale federale (v. act. 1 pag. 2; decisione del Tribunale penale federale 

BB.2012.167 del 17 luglio 2013). 

 

 

D. Il 19 maggio 2014, A. ha rinnovato al MPC la richiesta di dissequestro del suo 

conto presso la banca B., ritenendo la misura sproporzionata rispetto alla sua 

situazione economica (v. act. 1 pag. 3). Con decisione del 19 giugno 2014, il 

MPC ha respinto l'istanza di dissequestro (act. 1.1). 

 

 

E. Con reclamo del 3 luglio 2014, A. è insorto contro quest'ultima decisione di-

nanzi alla Corte dei reclami penali, postulando il dissequestro del saldo attivo 

del conto postale n. 1 a lui intestato. Il reclamante ha contestualmente richie-

sto di essere posto al beneficio del gratuito patrocinio per la procedura di re-

clamo (act. 1).  

 

 

F. Il 17 luglio 2014, A. ha trasmesso a questa Corte il formulario per l'assistenza 

giudiziaria, unitamente ai relativi documenti giustificativi (act. 3, 3.1-3.3 dell'in-

carto BP.2014.44). Con il medesimo invio, sono pure state fornite a questa 

Corte copia della decisione di nomina dell'avv. Letizia Vezzoni quale difensore 

d'ufficio del reclamante e copia del decreto sulla concessione del gratuito pa-

trocinio (act. 3, 3.1 e 3.2). 

 

 

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G. Con osservazioni del 30 luglio 2014, il MPC ha postulato la reiezione del gra-

vame siccome infondato, fatta eccezione per l'istanza di ammissione al gratui-

to patrocinio, per la quale si è rimesso al giudizio alla Corte (act. 5).  

 

 

H. Con replica dell'11 agosto 2014, il reclamante ha in sostanza ribadito le tesi 

ricorsuali, confermando l'impossibilità di presentare dettagli di spese, non po-

tendosele permettere (act. 7).  

 

 

I. Con scritto del 26 settembre 2014, su invito della scrivente Corte, il MPC ha 

riassunto le misure istruttorie adottate nei confronti del reclamante dal 22 no-

vembre 2012 in poi, allegando i relativi atti (act. 11 e incarto MPC). 

 

 

J. Il 23 ottobre 2014 il reclamante ha contestato l'esistenza di sufficienti indizi di 

colpevolezza a suo carico, confermando pertanto le sue richieste di disseque-

stro integrale del conto sito presso la banca B. (act. 14). 

 

 

K. Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi di diritto. 

 

 

 Diritto: 

1.1. In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale 

svizzero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e art. 37 cpv. 1 della legge fede-

rale del 19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confede-

razione (LOAP; RS 173.71) in relazione con l’art. 19 cpv. 1 del regolamento 

del 31 agosto 2010 sull’organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; 

RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le deci-

sioni e gli atti procedurali del pubblico ministero. 

 

Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammis-

sibilità dei reclami che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambi-

to, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP 

nonché PATRICK GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer Strafpro-

zessordnung, tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la 

giurisprudenza citata). 

 

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1.2. Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presentato 

e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, la decisione im-

pugnata, datata 19 giugno 2014 2012 (act. 1.1), è stata ritirata dal legale del 

reclamante il 23 giugno successivo (act. 1.2). Il reclamo, interposto il 3 luglio 

2014, è pertanto tempestivo. 

 

1.3. Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno 

un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). Trattandosi di una misura di sequestro di un con-

to bancario, di principio, solo il titolare del conto adempie questa condizione 

(v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2011.10/11 del 18 maggio 

2011, consid. 1.5 e riferimenti ivi citati). La legittimazione del reclamante − tito-

lare della relazione bancaria sequestrata, imputato nel procedimento penale e 

direttamente toccato dalla decisione impugnata − non è posta in discussione.  

 

1.4. Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

dispone di un libero potere d’apprezzamento (art. 393 cpv. 2 CPP). Mediante il 

reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e 

l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia 

(lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e 

l’inadeguatezza (lett. c). 

 

 

2.  

2.1 Il reclamante non contesta che siano dati di primo acchito i presupposti per 

richiedere un sequestro a copertura delle spese giusta l'art. 268 CPP, essen-

do egli residente all'estero, in Italia. Egli si duole tuttavia del mancato rispetto 

del principio della proporzionalità nella misura in cui l'autorità inquirente non 

avrebbe prestato sufficiente considerazione al suo reddito – inesistente – ed 

alla sua precaria situazione patrimoniale e debitoria, nonché a quella della sua 

famiglia. In effetti, il sequestro intaccherebbe il suo minimo vitale, minimo che 

egli propone di determinare applicando per  analogia i criteri adottati dai tribu-

nali italiani in materia di pignoramento delle pensioni per il 2014, ossia 

EUR 501.38 mensili (act. 1, act. 7). Respingendo queste tesi, il MPC ha sotto-

lineato come l'impugnativa presenterebbe una lacuna probatoria, non avendo 

il reclamante prodotto né documentazione né elementi concreti ulteriori relativi 

ai suoi bisogni, rispetto a quanto allegato all'istanza di dissequestro ed al re-

clamo del 2012. Inoltre, non vi sarebbe alcuna base giuridica che permette-

rebbe di applicare per analogia i criteri vigenti in Italia in materia di pignora-

mento delle pensioni (act. 5). 

 

2.2 L'art. 263 cpv. 1 lett. b CPP prevede la possibilità di sequestrare oggetti e va-

lori patrimoniali che saranno presumibilmente utilizzati per garantire le spese 

procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità. Tale norma è ripresa 

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all'art. 268 cpv. 1 CPP, disposizione che permette di sequestrare il patrimonio 

dell'imputato nella misura presumibilmente necessaria a coprire le spese pro-

cedurali e le indennità, come pure le pene pecuniarie e le multe. Giusta 

l'art. 268 cpv. 2 CPP, nell'operare il sequestro l'autorità penale tiene conto del 

reddito e della situazione patrimoniale dell'imputato e della sua famiglia.  

Esclusi dal sequestro sono in ogni caso i valori patrimoniali non pignorabili ai 

sensi degli articoli 92-94 della legge federale dell'11 aprile 1989 sulla esecu-

zione e sul fallimento (art. 268 cpv. 3 CPP). Come ogni altra misura di seque-

stro, il sequestro a copertura delle spese è fondato sulla verosimiglianza; fin-

ché l'istruttoria non è terminata, una semplice possibilità è sufficiente in quanto 

la misura riguarda pretese ancora incerte. L'autorità penale deve poter decide-

re rapidamente in merito al sequestro provvisorio, ciò che esclude che essa 

possa risolvere questioni giuridiche complesse o che possa attendere infor-

mazioni esatte e dettagliate sui fatti prima di agire. La misura del sequestro a 

copertura delle spese – attuabile unicamente nel caso in cui è verosimile rite-

nere che la persona in questione potrebbe dover sopportare le spese, rispetti-

vamente potrebbe essere condannata – può essere applicata sulla totalità de-

gli averi dell'imputato, anche su quelli – a differenza degli altri tipi di sequestro 

– senza legame di connessione con l'infrazione perseguita. Per questo genere 

di sequestro, come per tutte le misure coercitive, va rispettato il principio di 

proporzionalità. L'autorità penale deve disporre di sufficienti indizi per dubitare 

del futuro pagamento delle spese a cui l'imputato sarà condannato. Ciò è il 

caso allorquando l'imputato – senza aver fornito le necessarie garanzie – pro-

cede a trasferimenti di beni per evitare il sequestro o cerca di fuggire per sot-

trarsi al procedimento, oppure quando egli è domiciliato all'estero. Unicamente 

i beni appartenenti all'imputato possono essere sequestrati a copertura delle 

spese. Il principio di proporzionalità va rispettato anche nell'ambito della de-

terminazione del valore dei beni da sequestrare; in questo senso, il rispetto di 

tale principio si limita essenzialmente alla garanzia del minimo esistenziale, 

non dovendo l'imputato o la sua famiglia cadere nel bisogno a conseguenza di 

detta misura (sentenze del Tribunale federale 1B_136/2014 del 14 maggio 

2014, consid. 2.1; 1B_274/2012 dell'11 luglio 2012, consid. 3.1; 1P.21/2007 

del 2 maggio 2007, consid. 4.3; Messaggio concernente l'unificazione del dirit-

to processuale penale del 21 dicembre 2005, FF 2006 1150; LEMBO/JULEN 

BERTHOD, Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 

2011, n. 14 ad art. 263 CPP e n. 6 e segg. ad art. 268 CPP; 

BOMMER/GOLDSCHMID, Basler Kommentar StPO, Basilea 2011, n. 1 e segg. 

ad art. 268 CPP; SCHMID, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, 

2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 1112; HEIMGARTNER, Kommentar zur 

Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], [Donatsch/Hansjakob/Lieber, 

ed.], Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 6 e segg. ad art. 268 CPP). In merito 

all'importo definitivo delle spese giudiziarie, questo sarà noto solo alla conclu-

sione della procedura; il principio della proporzionalità potrà dirsi violato uni-

camente se l'importo sequestrato a garanzia delle spese procedurali è mani-

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festamente disproporzionato rispetto alla stima di tali costi. Costituendo il se-

questro una misura provvisoria, le autorità dovranno adattarlo se nel corso 

della procedura dovessero emergere elementi che ne giustifichino la riduzione 

o la levata (sentenza del Tribunale federale 1B_274/2012 dell'11 luglio 2012, 

consid. 3.1 e 3.3; BOMMER/GOLDSCHMID, op. cit, n. 8 in fine ad art. 268 CPP).  

 

 Per quanto attiene all'importo oggetto di sequestro, l'art. 268 cpv. 2 e 3 CPP 

impone di tenere in considerazione, da un lato, il reddito e la situazione patri-

moniale dell'imputato e della sua famiglia, e, dall'altro, di rispettare i criteri di 

cui agli art. 92-94 LEF (v. sentenza dell'Obergericht Bern, Beschwerdekam-

mer in Strafsachen, BK 11 293 del 22 marzo 2012, in: forumpoenale 5/2012, 

pag. 290; LEMBO/JULEN BERTHOD, op. cit., n. 11 ad art. 268 CPP; 

BOMMER/GOLDSCHMID, op. cit., n. 9 ad art. 268 CPP; HEIMGARTNER, op. cit., 

n. 10 e segg. ad art. 268 CPP). 

 

2.3 Nella fattispecie, i beni oggetto del sequestro a copertura delle spese sono 

costituiti da un capitale di fr. 26'707.25, depositati sul conto n. 1 intestato al 

reclamante presso la banca B. Gli averi sequestrati appartengono dunque in-

contestabilmente all'insorgente.  

 

Inoltre, il reclamante medesimo ha dichiarato di non avere alcun introito né 

sostanza e di risiedere all'estero, a Milano. La condizione relativa all'esistenza 

di sufficienti indizi atti a far dubitare del possibile recupero delle eventuali spe-

se poste a carico dell'imputato, è pertanto data (v. LEMBO/JULEN BERTHOD, op. 

cit., n. 12 ad art. 268 CPP). 

 

 Lo stesso dicasi per l'esistenza di indizi di reato. In base alle risultanze attuali 

dell'inchiesta, non è infatti possibile escludere che il reclamante possa essere 

oggetto di una condanna e che dunque debba sostenere dei costi. Dalla do-

cumentazione prodotta del MPC, risulta infatti che gli atti procedurali concer-

nenti il reclamante sono nel frattempo proseguiti (anche se più lentamente nel 

corso 2014), con interrogatori, allestimento di rapporti di polizia, richieste ad 

autorità cantonali, misure rogatoriali, e che nuove risultanze sono state ottenu-

te (act. 11 ed incarto MPC prodotto in allegato al medesimo).  

 

Nell'eventualità di una condanna, visti la durata e la notevole complessità 

dell'inchiesta, in cui sono coinvolti nove imputati, le ramificazioni all'estero del 

complesso fattuale (v. act. 11) e la conseguente necessità di atti da eseguire 

in via rogatoriale, la presenza di flussi finanziari tramite persone e società 

svizzere ed estere, non può, a tutt'oggi, essere stimato con sufficiente certez-

za se il carico delle spese eventualmente attribuite al reclamante sarà superio-

re o inferiore all'importo sotto sequestro; di conseguenza, il sequestro ordinato 

non può attualmente essere giudicato eccessivo.  

 

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2.4 Per quanto attiene al limite ed alla possibilità di sequestrare i valori presenti 

sul conto litigioso, vanno rispettate le condizioni dell'art. 268 cpv. 2 e 3 CPP. Il 

cpv. 3 dell'art. 268 CPP, rinviando agli art. 92-94 LEF, determina l'impignorabi-

lità, rispettivamente la limitata pignorabilità dei valori. Inoltre, il cpv. 2 prevede 

un'ulteriore condizione: la presa in considerazione del reddito e della situazio-

ne patrimoniale dell'imputato e della sua famiglia (BOMMER/ GOLDSCHMID, 

op. cit, n. 14 ad art. 268 CPP). 

 

 Come già giudicato nell'ambito della sentenza di questa Corte BB.2012.167 

del 17 luglio 2013, non vi è dubbio che i beni depositati sul conto in questione 

possano di principio essere oggetto di sequestro. Da verificare rimane tuttavia 

se detta somma sia protetta dal divieto di intaccare il minimo esistenziale del 

reclamante e della sua famiglia giusta gli art. 93 LEF e 268 cpv. 2 CPP.  

 

2.5 Di norma, al fine dell'accertamento della situazione patrimoniale e finanziaria 

del richiedente, pena la reiezione della domanda, incombe a quest'ultimo un 

obbligo di collaborazione. In particolare, egli ha l'onere di specificare e sostan-

ziare per quanto possibile le sue entrate ed uscite ed il suo patrimonio (v. de-

cisione del Tribunale penale federale BP.2013.10 del 2 maggio 2013, con-

sid. 2.1; in merito a richieste di assistenza giudiziaria gratuita: DTF 125 IV 161 

consid. 4a; e: ALFRED BÜHLER, Die Prozessarmut, in: Schöbi [ed.], Gerichts-

kosten, Parteikosten, Prozesskaution, unentgeltliche Prozessführung, Berna 

2001, pag. 189 e segg.).  

 

A fondamento della sua richiesta di dissequestro del 19 maggio 2014, il re-

clamante ha specificato di non avere alcun reddito, di non disporre di conti 

correnti, di non detenere titoli di stato, obbligazioni e/o azioni né in Svizzera, 

né all'estero. Egli vivrebbe con la madre di 82 anni in un appartamento di due 

locali, con un canone di locazione annuo di EUR 548.28, e graverebbe sulla 

pensione da quest'ultima percepita di circa EUR 14'000.-- annui. L'indicatore 

della situazione economica del loro nucleo famigliare ISE per il 2013 ammon-

terebbe ad EUR 14'199,72, mentre l'indicatore ISEE ad EUR 9'044, 41. Per 

quanto attiene alla situazione debitoria, aggravatasi con il passare del tempo, 

oltre a nuovi debiti per EUR 56'238.99, egli e la madre avrebbero dovuto sot-

toscrivere una cambiale per le pigioni non corrisposte sino a giugno 2013, 

scadente nell'aprile 2015, per l'importo di EUR 3'823.64 (act. 1 pag. 3 e seg.).  

 

Il reclamante ha sostanziato tali affermazioni con la presentazione del formu-

lario relativo all'assistenza giudiziaria, da cui si evincono l'assenza di reddito e 

l'esistenza di debiti per circa EUR 110'000.-- (act. 3.1 dell'incarto BP.2014.44). 

In aggiunta a ciò, il reclamante ha prodotto, per il 2013, copia della sua "Auto-

certificazione Assenza redditi", dell'indicatore ISEE del nucleo familiare com-

posto da egli medesimo e dalla di lui madre (che indica entrate complessive – 

dedotto il canone di locazione – di EUR 14'199.72, somma costituita dalla 

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pensione della madre), come pure la certificazione CUD 2014 della madre 

(act. 3.2 dell'incarto BP.2014.44), e svariati solleciti ed intimazioni di paga-

mento (act. 3.3 dell'incarto BP.2014.44). Infine, egli ha dichiarato di non avere 

percepito alcuna prestazione di natura assistenziale. In merito alle spese, ha 

dichiarato di non averne, non potendosele permettere; per i suoi spostamenti, 

egli ha confermato di fare capo alla vettura di una figlia (v. act. 7 pag. 3 e 5).  

 

Riguardo al calcolo del minimo esistenziale in ambito di esecuzione e fallimen-

ti, il Tribunale federale ha già ritenuto corretto fondarsi sulle "Lignes directrices 

pour le calcul du minimum vital du droit des poursuites selon l'article 93 LP (loi 

fédérale sur la poursuite pour dette et la faillite)" adottate dalla Conferenza 

degli ufficiali di esecuzione e fallimenti della Svizzera il 1° luglio 2009. Per va-

lutare il minimo esistenziale di persone domiciliate all'estero, l'Alta Corte ha 

già precisato che il minimo vitale non va valutato considerando i parametri vi-

genti in Svizzera, bensì sulla base dei valori vigenti al luogo di residenza este-

ro del debitore (DTF 91 III 81 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 

7B.198/2001 del 14 agosto 2001, consid. 3c). Il Tribunale federale ha in pro-

posito ritenuto corretto adeguare il valore riconosciuto dalla normativa elvetica 

in base al tenore di vita al luogo della residenza, sulla base dei dati contenuti 

nelle statistiche Eurostat, Ufficio statistico dell'Unione europea, il cui ruolo è di 

fornire a quest'ultima delle statistiche a livello europeo al fine di permettere dei 

paragoni tra paesi e regioni (sentenza del Tribunale federale 5A_919/2012 

dell'11 febbraio 2013, consid. 4; v. anche la sentenza del Tribunale ammini-

strativo federale C-365/2012 del 27 settembre  2013, consid. 6.1, che rinvia 

all'indice dell'OCSE). 

 

Nel caso concreto, la differenza del tenore di vita tra Italia e Svizzera, sulla 

base delle statistiche Eurostat e degli indici dell'OCSE, impone di dividere la 

somma riconosciuta dalle Conferenza degli ufficiali di esecuzione e fallimenti 

della Svizzera per 1.5 (www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/institutionen/ sta-

tistikaemter_in/02.html; www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/05/07/ 

blank/key/01.html). Pertanto, il minimo esistenziale del reclamante, residente 

in Italia, ammonta a fr. 800.-- (fr. 1'200.-- secondo i parametri vigenti in Svizze-

ra per una persona sola, diviso per 1.5). Non avendo il reclamante dichiarato 

ulteriori spese, avendo anzi sostenuto di non averne, nulla può essergli rico-

nosciuto in aggiunta a tale importo. 

 

Ne discende che, a parziale accoglimento del reclamo interposto da A., il MPC 

dovrà dissequestrare in suo favore un importo mensile di fr. 800.--, a valere 

quale garanzia del minimo esistenziale dell'insorgente. Alla luce di ciò, la ri-

chiesta di A. di applicare per analogia il minimo vitale riconosciuto in Italia in 

ambito pensionistico, cifrata per il 2014 in EUR 501.38, non necessita di ulte-

riore disamina. 

 

http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/institutionen/statistikaemter_in/02.html
http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/institutionen/statistikaemter_in/02.html
http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/05/07/blank/key/01.html
http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index/themen/05/07/blank/key/01.html

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3.  

3.1 Il reclamante ha pure presentato una domanda di gratuito patrocinio, asseren-

do di non percepire attualmente alcun reddito: a tale proposito, come detto, 

egli ha prodotto un'"Autocertificazione Assenza Redditi" per l'anno 2013, da 

egli medesimo sottoscritta (act. 3.2 dell'incarto BP.2014.44). Egli vivrebbe in-

teramente a carico della madre ed usufruirebbe dell'appartamento di quest'ul-

tima. Come indicato nel formulario per l'assistenza giudiziaria (act. 3.1 dell'in-

carto BP.2014.44), egli non disporrebbe di alcuna sostanza ed avrebbe debiti 

per circa EUR 110'000.--.  

 

3.2 Conformemente al CPP, il beneficio di un difensore d'ufficio e del gratuito pa-

trocinio per la procedura ricorsuale devono essere richiesti all'autorità di ricor-

so; questa deciderà in modo indipendente, senza essere vincolata da quanto 

eventualmente già stabilito dall'autorità inferiore. In altri termini, la designazio-

ne di un difensore d'ufficio e la concessione del gratuito patrocinio da parte 

dell'autorità che conduce la procedura di merito vale unicamente per quella 

specifica procedura e non vincola l'autorità di ricorso (sentenza del Tribunale 

federale 1B_705/2011 del 9 maggio 2012, consid. 2.3.2 e riferimenti citati). 

 

Dinanzi all'autorità di reclamo, le condizioni per la concessione del gratuito pa-

trocinio sono di principio disciplinate dall'art. 132 cpv. 1 lett. b CPP, secondo 

cui chi dirige il procedimento dispone una difesa d'ufficio se l'imputato è 

sprovvisto dei mezzi necessari e una sua difesa s'impone per tutelare i suoi in-

teressi. L'art. 132 cpv. 2 precisa che una difesa s'impone per tutelare gli inte-

ressi dell'imputato segnatamente se non si tratta di un caso bagatellare e il 

caso penale presenta in fatto o in diritto difficoltà cui l'imputato non potrebbe 

far fronte da solo. L'art. 132 cpv. 3 esclude il caso bagatellare se si prospetta 

una pena detentiva superiore a quattro mesi, una pena pecuniaria superiore a 

120 aliquote giornaliere o un lavoro di pubblica utilità superiore a 480 ore.  

 

Nel caso concreto, alla luce della documentazione agli atti, le condizioni sum-

menzionate appaiono adempiute.  

 

La concessione dell'assistenza giudiziaria presuppone però ancora che la 

causa non sembri priva di possibilità di successo (art. 29 cpv. 3 Cost.), requisi-

to che va apprezzato in maniera sommaria al momento dell'inoltro del recla-

mo. In concreto, non apparendo di primo acchito manifestamente infondata, la 

richiesta merita accoglimento. Di conseguenza, conformemente all'art. 132 

cpv. 1 lett. b CPP, nell'ambito della presente procedura viene disposta una di-

fesa d'ufficio al reclamante (sentenza del Tribunale federale 6B_758/2013 

dell'11 novembre 2013, consid. 3.2). 

 

3.3 Il MPC aveva designato un difensore d'ufficio al reclamante, nella persona 

dell'avv. Letizia Vezzoni. L'art. 135 cpv. 2 CPP prevede che il ministero pub-

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blico o l'autorità giudicante stabiliscono l'importo della retribuzione del difenso-

re d'ufficio al termine del procedimento. Anche se la Corte dei reclami penali 

non interviene quale giudice del merito – tale funzione essendo attribuita alla 

Corte penale del Tribunale penale federale (art. 35 LOAP) – il regolamento 

sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale 

federale del 31 agosto 2010 (RSPPF; RS 173.713.162) prevede che le spese 

occasionate dal Tribunale nelle procedure di reclamo davanti alla Corte dei 

reclami penali sono assunte dalla Cassa del Tribunale penale federale, con la 

facoltà di prevedere il rimborso dell'indennità accordata al difensore d'ufficio 

non appena le condizioni economiche del reclamante glielo permettano 

(art. 21 cpv. 2 e 3 RSPPF).  Tale soluzione, oltre che semplificare il compito 

dell'autorità che dovrà stabilire la retribuzione del difensore d'ufficio al termine 

della procedura (MPC o Corte penale), nel senso che determina chiaramente 

la problematica delle spese/indennità nell'ambito dei procedimenti incidentali, 

presenta anche il vantaggio per il difensore medesimo di essere indennizzato 

in tempi più brevi per prestazioni connesse a procedure incidentali dinanzi alla 

presente Corte.  

 

3.4 L'art. 12 cpv. 1 RSPPF prevede che l'onorario è fissato secondo il tempo, 

comprovato e necessario, impiegato dall'avvocato per la causa in esame e 

necessario alla difesa della parte rappresentata. L'indennità oraria ammonta 

almeno a fr. 200.-- ed al massimo a fr. 300.--. La tariffa usuale applicata dalla 

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale ammonta a fr. 230.-- 

all'ora (decisione del Tribunale penale federale BB.2012.8 del 2 marzo 2012, 

consid. 4.2). In assenza di una nota spese da parte del difensore, l'autorità a-

dita fissa l'onorario secondo il suo libero apprezzamento (art. 12 cpv. 2 

RSPPF). Tenuto conto della natura della causa e del presumibile dispendio 

temporale dell'avvocato difensore nella presente procedura di reclamo, un'in-

dennità complessiva di fr. 1'500.-- (IVA inclusa) pare equa e ragionevole. Co-

me precisato al considerando precedente, la Cassa del tribunale verserà diret-

tamente tale indennità al difensore d'ufficio avv. Letizia Vezzoni, Lugano. Non 

appena le sue condizioni economiche glielo permettano, visto il parziale acco-

glimento della presente impugnativa, il reclamante sarà tenuto a rimborsare la 

metà di tale indennità, ossia fr. 750.--, alla Confederazione (art. 135 cpv. 4 

lett. a e art. 428 CPP; art. 21 cpv. 3 RSPPF).   

 

3.5 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale federale ha giudicato che, seb-

bene l'imputato sia indigente ed abbia dunque diritto all'assistenza giudiziaria 

ed alla difesa gratuita, egli possa comunque essere condannato, se soccom-

bente, a pagare le spese procedurali nella misura in cui le sue condizioni eco-

nomiche glielo permettano  (art. 135 cpv. 4 CPP; sentenza del Tribunale fede-

rale 6B_380/2013 del 16 gennaio 2014, consid. 5.4). Ne deriva che l'assisten-

za giudiziaria non consiste nella dispensa dal pagamento delle spese proce-

durali, quanto piuttosto nel diritto di agire gratuitamente sino alla decisione che 

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metterà termine alla procedura e di far considerare la sua situazione economi-

ca nel calcolo delle spese, se queste saranno poste a suo carico. Nella mede-

sima sentenza, il Tribunale federale ha considerato conforme all'art. 29 cpv. 3 

Cost. condannare l'imputato soccombente a rimborsare alla Confederazione o 

al Cantone la retribuzione del suo difensore d'ufficio (amtlicher Verteidiger), 

sebbene presa a carico dallo Stato, non appena le sue condizioni economiche 

glielo permettano (art. 135 cpv. 4 lett. a CPP; DTF 135 I 91 consid. 2; senten-

za del Tribunale federale 6B_112/2012 del 5 luglio 2012, consid. 1.3). In altre 

parole, la garanzia costituzionale di cui all'art. 29 cpv. 3 Cost. non dà diritto 

all'esonero definitivo dal pagamento delle spese procedurali e degli onorari del 

difensore. Di conseguenza, l'imputato indigente che soccombe nell'ambito di 

una procedura di ricorso può, seppur al beneficio di una difesa d'ufficio, esse-

re condannato al pagamento delle spese procedurali nella misura permessa 

dalle sue condizioni economiche e vedersi obbligato a rimborsare la retribu-

zione versata al suo difensore d'ufficio giusta l'art. 135 cpv. 4 CPP. Nel caso 

concreto, i costi procedurali a carico del reclamante consistono in un emolu-

mento (ridotto) che, in applicazione degli art. 5 e 8 cpv. 1 RSPPF, è fissato a 

fr. 300.--, e nella restituzione parziale e condizionale delle spese per la difesa 

d'ufficio (v. consid. 3.4 supra). 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

 

 

1. Il reclamo è parzialmente accolto. 

2. Il conto n. 1 intestato a A., sito presso la banca B., dovrà essere dissequestra-
to mensilmente in ragione di fr. 800.-- a partire dalla crescita in giudicato della 
presente decisione. 

3. L'avv. Letizia Vezzoni è nominata difensore d'ufficio per la presente procedu-
ra. 

4. Un emolumento ridotto di fr. 300.-- è posto a carico del reclamante. 

5. All'avv. Letizia Vezzoni, difensore d'ufficio, è accordata un'indennità di 
fr. 1'500.-- (IVA inclusa). Essa sarà corrisposta dalla Cassa del Tribunale, che 
ne potrà domandare la restituzione al reclamante, nella misura di fr. 750.--, 
non appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno. 

 
 
Bellinzona, il 20 novembre 2014 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: La Cancelliera: 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Letizia Vezzoni 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 
giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).