# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c0bc63f-9762-5684-a68f-1284ecc0d17f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-08-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.08.2025 D-6747/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6747-2024_2025-08-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6747/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  a g o s t o  2 0 2 5   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice David R. Wenger;  

cancelliera Sara Miljanovic. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Camerun,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 25 settembre 2024 / N (…). 

 

D-6747/2024 

Pagina 2 

Fatti:  

A.  

A.a A._______ ha depositato in data (…) settembre 2023 una domanda 

d’asilo in Svizzera. A seguito di una procedura Dublino – nell’ambito della 

quale egli è stato ascoltato in un colloquio tenutosi il (…) settembre 2023 – 

la SEM ha emanato l’11 dicembre 2023 una decisione di non entrata nel 

merito e di trasferimento verso l’Italia, cresciuta in giudicato incontestata. 

Tuttavia, a causa della scadenza del termine di trasferimento, l’autorità in-

feriore, con decisione del 9 luglio 2024, ha annullato la sua decisione 

dell’11 dicembre 2023, osservando come di seguito il caso sarebbe stato 

trattato nella procedura nazionale.  

A.b Il (…) agosto 2024 si è tenuta l’audizione federale, nell’ambito della 

quale il richiedente ha in particolare riferito di aver vissuto nel suo Paese 

d’origine, da ultimo a B._______, e di essere espatriato dallo stesso, il (…) 

2023 verso C._______. Egli sarebbe partito dal Camerun, in quanto 

avrebbe avuto timore di subire gravi ritorsioni e atti di violenza. 

L’interessato ha dichiarato di essere stato vittima, nel (…) 2018, di un’im-

boscata da parte delle forze armate dell’organizzazione terroristica jihadi-

sta Boko Haram. In quell’occasione, gli assalitori l’avrebbero rapito e ferito 

alla testa. In seguito alla sua liberazione avvenuta per mano dei Bataillon 

d’Intervention Rapide e di una degenza all’ospedale di D._______, il richie-

dente si sarebbe trasferito a E._______, iniziando un’attività nel commercio 

quale (…). In data (…) 2020, egli sarebbe stato aggredito da parte di un 

gruppo di sei persone, due dei quali suoi conoscenti; fatto quest’ultimo che 

l’interessato avrebbe denunciato alle autorità competenti. Sennonché, 

dopo la denuncia, egli avrebbe iniziato a ricevere minacce e intimidazioni, 

che lo avrebbero di conseguenza spinto a trasferirsi a F._______. Dopo la 

sentenza di condanna dei due aggressori, mentre egli era assente dalla 

propria abitazione, degli individui si sarebbero presentati presso quest’ul-

tima; non trovandolo, avrebbero dunque rivolto minacce agli amici presenti, 

e uno di loro sarebbe stato finanche pugnalato, intimando di farlo rinunciare 

alla sentenza di condanna. Infine, trasferitosi a B._______, il (…) 2023 sa-

rebbe stato rapito da persone sconosciute e portato in una foresta, dove 

sarebbe stato picchiato e minacciato di morte nel caso in cui non avesse 

chiamato la propria famiglia. L’interessato avrebbe chiamato poi un amico, 

spiegandogli la situazione. L’amico avrebbe poi pagato una somma di de-

naro, e l’interessato di conseguenza liberato. Non sentendosi più al sicuro, 

egli avrebbe dunque deciso di lasciare il Camerun.   

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Pagina 3 

A supporto dei suoi asserti egli ha presentato l’originale della carta di iden-

tità (cfr. mezzo di prova della SEM [di seguito: MdP] n. 1/2); la copia della 

sentenza di condanna degli autori dell’aggressione (cfr. MdP n. 2/4); sei 

fotografie raffiguranti l’interessato ferito (cfr. MdP n. 3/6) e quattro foto di 

membri di Boko Haram uccisi dall’esercito (cfr. MdP n. 4/4).  

B.  

Tramite la decisione del 25 settembre 2024, notificata il 26 settembre 2024 

(cfr. [atto della SEM] n. [{…}]-51/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità 

di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronun-

ciando il suo allontanamento dalla Svizzera, nonché l’esecuzione del pre-

citato provvedimento.  

C.  

Con ricorso datato 22 ottobre 2024 (ma inviato soltanto il 25 ottobre 2024, 

cfr. tracciamento dell’invio; data d’entrata: 28 ottobre 2024), in lingua tede-

sca, l’interessato ha impugnato la suddetta decisione dell’autorità inferiore 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale o TAF), 

postulando, a titolo procedurale, istanza di concessione dell’assistenza 

giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese proces-

suali e del relativo anticipo. In via principale, ha concluso all’annullamento 

della decisione impugnata, al riconoscimento dello statuto di rifugiato e alla 

concessione dell’asilo in Svizzera. A titolo eventuale, ha chiesto la conces-

sione dell’ammissione provvisoria, mentre che a titolo ancora più eventuale 

ha concluso alla restituzione degli atti alla SEM per maggiori approfondi-

menti e una nuova decisione.  

All’impugnativa, quale nuova documentazione, è stata annessa in copia 

un’attestazione d’indigenza del 15 ottobre 2024 della Caritas Svizzera. 

D.  

Tramite la decisione incidentale del 25 febbraio 2025, il Tribunale ha se-

gnatamente respinto la domanda di assistenza giudiziaria parziale del ri-

corrente e invitato lo stesso a versare, entro il 7 marzo 2025, un anticipo di 

CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali, con la commi-

natoria d’inammissibilità del ricorso in caso di decorso infruttuoso del ter-

mine.  

E.  

In data 3 marzo 2025 l’insorgente ha tempestivamente effettuato il paga-

mento del succitato anticipo.  

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Pagina 4 

F.  

Ulteriori fatti, in particolare la nutrita documentazione medica agli atti, e 

argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei considerandi, qualora ri-

sultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla proce-

dura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 

(LTAF, RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 

(LTF, 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 

(LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

In casu si osserva che il memoriale ricorsuale presentato dall’insorgente è 

stato redatto in lingua tedesca, mentre che la decisione impugnata è stata 

emanata in italiano. Non essendovi tuttavia ragioni per scostarsi dalla re-

gola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art.  37 LTAF, il procedimento segue la lingua della decisione impu-

gnata.  

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/ consid. 2).  

4.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

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secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, 

il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.  

5.  

5.1 Il ricorrente, nel gravame, solleva diverse censure formali contro la de-

cisione impugnata. In particolare, l’insorgente lamenta un accertamento in-

completo dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

con implicita violazione del principio inquisitorio (cfr. art. 106 cpv. 1 lett. b 

LAsi e 12 PA; cfr. per la nozione di accertamento inesatto ed incompleto: 

DTAF 2014/2 consid. 5.1, 2007/37 consid. 2.3; e per il contenuto del prin-

cipio inquisitorio: DTAF 2020 VI/6 consid. 2.2, 2019 I/6 consid. 5.1), per 

quanto attiene alle minacce e persecuzioni ricevute, all’effettiva capacità e 

volontà del Paese di origine di garantire un adeguato livello di sicurezza 

del ricorrente, nonché al suo stato di salute (cfr. ricorso, pag. 8). Tali cen-

sure sono da esaminare preliminarmente, in quanto sono suscettibili di 

condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 11 con-

sid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit., 138 I 232 consid. 5; 

DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3). 

5.2 Ora, a differenza di quanto sostenuto nel ricorso, il Tribunale non 

ravvisa nel provvedimento impugnato alcun elemento giuridicamente 

rilevante che non sarebbe stato considerato dall’autorità inferiore. Dalla 

decisione avversata si evince difatti che, riguardo alle intimidazioni e 

minacce che il ricorrente avrebbe ricevuto (cfr. ricorso, pag. 8), la SEM ne 

abbia sufficientemente tenuto conto (cfr. decisione, pag. 4-5). 

Analogamente, per quanto concerne l’effettiva capacità del Paese di 

origine di garantire un adeguato livello di sicurezza all’interessato, il 

Tribunale ritiene che l’autorità inferiore abbia sufficientemente preso 

posizione nella decisione avversata (cfr. decisione, pag. 5). Per gli ulteriori 

aspetti, si rinvia a quanto sarà esposto nel proseguo. Quanto alla censura 

secondo cui l’autorità inferiore non avrebbe adeguatamente accertato lo 

stato di salute del ricorrente, il Tribunale, dalla lettura della decisione 

impugnata, osserva invece che, contrariamente a quanto sostenuto nel 

gravame (cfr. ricorso, pt. 32, pag. 8), l’autorità inferiore ha effettuato un 

esame accurato, procedendo a un’analisi esaustiva di tutte le questioni 

rilevanti, incluso lo stato di salute del ricorrente. Dagli atti di causa emerge 

che l’interessato ha sostenuto diversi colloqui medici, anche di natura 

psichiatrica. Tuttavia l’autorità inferiore non era tenuta a svolgere ulteriori 

accertamenti sullo stato di salute del ricorrente, in quanto, sulla base 

dell’ampia documentazione medica acquisita, e come adeguatamente 

motivato nella decisione impugnata (cfr. decisione, pag. 6), ha ritenuto 

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esigibile l’esecuzione dell’allontanamento disposto. Infine, in merito 

all’identità degli aggressori, nonché ai motivi che risiederebbero alla base 

delle minacce, delle intimidazioni e del rapimento subito, si rileva che lo 

stesso interessato ha fornito indicazioni sia sull’identità dei responsabili 

(cfr. verbale, D47, pag. 6), sia sulle ragioni del sequestro del (…) 2023 

(cfr. verbale, D64, pag. 8). Pertanto, contrariamente a quanto da lui 

asserito, la SEM non aveva necessità di svolgere ulteriori accertamenti in 

merito a tali circostanze. 

5.3 In conseguenza di ciò, le censure formali sollevate dall’interessato, 

tendenti alla restituzione degli atti alla SEM per un nuovo esame, vanno 

integralmente respinte. 

6.  

6.1 Venendo ora al merito, occorre dapprima osservare come la Svizzera, 

su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni della LAsi 

(art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a per-

sone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il 

diritto di risiedere in Svizzera.  

6.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi sono rifugiati le persone che, nel paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

7.  

7.1 Nel caso in disamina, il Tribunale ritiene che il ricorrente non ha pre-

sentato argomenti o prove suscettibili di giustificare una diversa valuta-

zione rispetto a quella di cui all’impugnata decisione.  

7.2 Il Tribunale osserva innanzitutto, che le asserite persecuzioni 

perpetrate nei confronti dell’insorgente, non si fondano su nessuno 

dei motivi d’asilo esaustivamente enumerati all’art. 3 cpv. 1 LAsi. Tali 

persecuzioni non possono essere, di conseguenza, considerate rilevanti ai 

fini dell’asilo. Infatti, per quanto riguarda il rapimento avvenuto nel 2018 da 

parte di Boko Haram, come correttamente rilevato dalla SEM, si osserva 

come il medesimo risulta privo di nesso causale temporale con la fuga dal 

suo Paese avvenuta solo nel (…) 2023. Inoltre, contrariamente a quanto 

vorrebbe far credere nel suo gravame l’interessato (cfr. ricorso, pag. 5), egli 

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non ha apportato alcun elemento di qualsivoglia sostanza e concretezza, 

neppure nel ricorso, per provare, o per lo meno per rendere verosimile, di 

avere avuto altri contatti diretti con il gruppo Boko Haram dopo il rapimento, 

nonché la sua liberazione da parte dei militari di Stato, avvenuti nel 2018 

(cfr. verbale, D47 e D51, pagg. 6-7). Tuttavia, a prescindere dall’assenza 

di un nesso causale di natura temporale nel caso di specie, come 

rettamente motivato nella decisione avversata fa pure difetto una 

persecuzione mirata contro il ricorrente, giacché gli atti compiuti dal gruppo 

Boko Haram, trattandosi di atti di violenza generalizzati e indiscriminati, e 

non di persecuzioni dirette specificamente contro l’interessato (cfr. verbale, 

D50, pag. 7), non risultano rilevanti ai sensi dell’asilo.  

7.3 Quanto alle presunte minacce e intimidazioni nei confronti 

dell’interessato avvenute nel mese di (…) 2021 questo Tribunale rileva che, 

come giustamente osservato dall’autorità inferiore, le allegazioni fornite 

dall’interessato si basano su informazioni provenienti da terze persone che 

non sono, di per sé sole, sufficienti per costituire un timore fondato di 

persecuzione (cfr. fra le altre le sentenze del TAF E-2248/2021 del 3 giugno 

2021 consid. 6.2, D-4794/2020 del 16 febbraio 2021 consid. 6.2 e 6.3 con 

ulteriori rif. cit.). Le argomentazioni generiche proposte dal ricorrente nel 

gravame, non sono in grado di mutare la predetta conclusione.  

7.4 Relativamente invece alle minacce e persecuzioni che l’interessato 

dichiara di aver subito direttamente, questo Tribunale evidenzia che le 

persecuzioni non riconducibili ad organi governativi rivestono un carattere 

determinante per il riconoscimento della qualità di rifugiato soltanto nel 

caso in cui lo Stato in questione non accordi la protezione necessaria alla 

persona interessata. Infatti, secondo il principio della sussidiarietà della 

protezione internazionale rispetto alla protezione nazionale di cui 

all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 

(RS 0.142.30), la persona interessata deve dapprima aver esaurito nel 

Paese d’origine le possibilità di protezione contro delle eventuali 

persecuzioni non statali, prima di sollecitare la protezione presso uno Stato 

terzo. L’effettiva protezione nel Paese d’origine non va inoltre intesa quale 

garanzia di protezione individuale a lungo termine contro persecuzioni non 

statali, ritenuto che nessuno Stato ha infatti la capacità di garantire, 

ovunque e in qualunque momento, l’assoluta sicurezza ai propri cittadini. 

Occorre, al contrario, che vi sia a disposizione una struttura di protezione 

funzionante ed efficiente che renda possibile un procedimento penale, 

segnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico ottemperanti 

(cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3; DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti 

citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; ex multis le sentenze del 

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TAF D- 3015/2022 del 19 luglio 2022 consid. 8.2; E-6009/2017 del 

4 luglio 2018 consid. 3). Nel caso concreto, il ricorrente non ha dimostrato 

che le autorità camerunensi si sarebbero rifiutate di proteggerlo. Al 

contrario, il Tribunale rileva come l’interessato ha potuto sporgere denuncia 

nei confronti dei suoi aggressori e che quest’ultimi sono stati 

successivamente condannati con sentenza del (…) 2021 da parte del 

Tribunal de première instance de E._______-G._______ (cfr. MdP n. 2/4). 

Non si può concludere pertanto che le autorità camerunensi rinuncino in 

maniera generale a perseguire gli autori di atti reprensibili. Allo stesso 

modo, non si può escludere che, qualora l’interessato lo ritenesse 

necessario, le autorità del suo Paese saprebbero garantire nuovamente 

una tutela effettiva nei suoi confronti. Invero, non sussistono elementi seri 

e concreti indicanti che le autorità camerunensi non sarebbero in grado o 

non vorrebbero proteggere l’interessato dalle minacce e intimidazioni 

successive alla decisione di condanna se egli denunciasse gli autori delle 

stesse, rispettivamente chiedesse, la relativa protezione. Ciò che, tra 

l’altro, non risulta che abbia fatto in passato contro i medesimi. Pertanto, 

secondo il principio della sussidiarietà della protezione internazionale, si 

può esigere dal richiedente asilo che egli, prima di sollecitare la stessa da 

parte di uno Stato terzo, abbia dapprima esaurito le possibilità di protezione 

contro delle eventuali persecuzioni non statali nel suo Paese d’origine. Alla 

luce di quanto esposto, le argomentazioni dell’interessato secondo le quali 

la protezione da parte dello Stato sarebbe insufficiente, in particolare a 

causa delle reiterate minacce successive alla denuncia nonché alla 

sentenza di condanna dei suoi aggressori, risultano essere pertanto mere 

affermazioni di parte prive di riscontri documentali agli atti.  

7.5 Infine, riguardo al rapimento del (…) 2023 da parte di persone a lui 

sconosciute, questo Tribunale rileva che anche tali argomentazioni 

ricorsuali si riducono a mere affermazioni di parte, non supportate da alcun 

riscontro documentale. Infatti, come rettamente osservato dalla SEM nella 

querelata decisione, il motivo del rapimento sarebbe riconducibile 

esclusivamente a motivi economici, e meglio legato ad un riscatto, così 

come d’altronde dichiarato dall’interessato stesso (cfr. verbale, D64 e D65, 

pag. 8). Questo esclude, di conseguenza, che vi siano ulteriori motivi a 

ragione dello stesso, che non siano apportati da parte del ricorrente a titolo 

meramente speculativo.  

7.6 Visto quanto appena suesposto, l’interessato non ha presentato 

argomenti o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione 

rispetto a quella di cui all’impugnata decisione. Di conseguenza, l’autorità 

inferiore non ha correttamente riconosciuto, alle persecuzioni addotte 

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dall’interessato, un carattere rilevante per il riconoscimento della qualità di 

rifugiato. La SEM è giunta dunque a ragione alla conclusione che il 

ricorrente non possa prevalersi di alcun timore fondato di persecuzione 

futura, in un prossimo avvenire e secondo un’alta probabilità, per dei motivi 

pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, circa il riconoscimento della 

qualità di rifugiato, vi è da confermare la decisione dell’autorità inferiore. 

8.  

8.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordine l’esecuzione; 

essa tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

8.2 Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). Pertanto, anche la pro-

nuncia dell’allontanamento va confermata. 

9.  

9.1 Per rinvio dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 della legge federale sugli stranieri e 

la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) prevede che 

l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), 

ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento di una di queste condi-

zioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in rela-

zione all’art. 44 LAsi).  

9.2  

9.2.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. 

9.2.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali 

pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione nella fattispecie ed il rinvio dell’insorgente verso il 

Camerun è dunque ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. Per 

di più, non sono ravvisabili agli atti (cfr. supra consid. 7), rispettivamente 

nelle allegazioni ricorsuali dell’insorgente, degli elementi concreti che 

possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che egli possa 

essere esposto ad una pena o ad un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o 

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all’art. 3 Conv. tortura nel caso del suo rimpatrio (cfr. sentenza della 

CorteEDU, Grande Camera, Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 

37201/66, §§125 e 129 con relativi riferimenti).  

9.3 

9.3.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

9.3.2 Inanzitutto va sottolineato che, nonostante le tensioni politiche e in-

teretniche, in Camerun non vi è una guerra o violenza generalizzata su 

tutto il territorio, comprese le regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest, che 

renda l’esecuzione dell’allontanamento di regola come inesigibile (cfr. ex 

multis le sentenze del TAF D- 3229/2021 del 16 agosto 2024 consid. 8.4.1 

con ulteriori rif. cit., E- 1474/2021 del 20 luglio 2022 consid. 6.2). Nel caso 

specifico, il Tribunale rileva che l’interessato, dopo aver lasciato la città di 

D._______ (sita nella regione dell’Estremo Nord), ha dapprima abitato a 

H._______ (sita nella regione dell’Estremo Nord), per poi trasferirsi a 

E._______, nella regione francofona del Litorale. Successivamente, negli 

anni seguenti, si è spostato prima a F._______ (sita nella regione del Cen-

tro), poi a I._______ (nella regione del Nord) e infine nella città di 

B._______, sita nel Nord (cfr. verbale, D22, pag. 4). Queste ultime località 

sono situate in regioni che non sono direttamente toccate dal conflitto vi-

gente invece nelle regioni anglofone site nel Sud-Ovest e nel Nord-Ovest 

dello Stato africano.  

9.3.3 Pure dal profilo dei motivi personali, non è evincibile alcun elemento 

dal quale si possa dedurre che l’esecuzione dell’allontanamento impliche-

rebbe una messa in pericolo concreta per il ricorrente. A tal proposito, v’è 

infatti da rimarcare come l’interessato è ancora giovane e dispone di una 

discreta formazione, avendo terminato la (…) (cfr. verbale, D29, pag. 4). 

Egli vanta inoltre diversi anni di esperienza lavorativa quale (…) e (…), at-

tività queste che gli hanno sempre permesso di mantenersi autonoma-

mente (cfr. verbale, D33, pag. 5). Infine, egli dispone nel suo Paese d’ori-

gine di una rete sociale sufficiente, composta dalla madre e dalla figlia 

(cfr. verbale, D35, pag. 5), sulla quale potrà senz’altro contare, nel caso di 

necessità, per i suoi bisogni essenziali.  

9.3.4 In merito allo stato di salute dell’interessato, a differenza di quanto da 

lui argomentato nel ricorso, questo Tribunale osserva come lo stesso non 

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risulta essere ostativo dell’esecuzione del suo allontanamento. Nel corso 

dell’audizione sui motivi d’asilo, il ricorrente ha asserito di soffrire di mal di 

testa, per il quale egli ha tuttavia potuto beneficiare di un’effettiva presa a 

carico medica già nel Paese d’origine (cfr. verbale, D6-7, pag. 2). Dalla 

documentazione medica all’inserto, si evince come – oltre alla diagnosi di 

emicrania (cfr. n. 25/3) – al ricorrente sia stata diagnosticata anche una 

sindrome da disadattamento con prevalente disturbo di altri aspetti 

emozionali (cfr. n. 23/4) e, in data (…) dicembre 2023, un episodio 

depressivo di media gravità (cfr. n. 27/2). Tenuto conto di quanto precede, 

pur non volendo sminuire le problematiche di cui soffre il ricorrente, 

quest’ultime non appaiono di tale gravità da risultare ostative 

all’esecuzione del suo allontanamento (cfr. sentenza della CorteEDU 

[Grande Camera] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; 

Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, 57467/15, §§121 segg.; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1). Del resto, come tra l’altro già avvenuto in 

passato e come ammesso dal ricorrente stesso (cfr. verbale, D7, pag. 2), 

qualora egli avesse bisogno anche in futuro di cure mediche per le suddette 

problematiche, le stesse potranno senz’altro essere reperite in Camerun, 

presso le strutture sanitarie presenti il loco.  

9.3.5 Riassumendo, non v’è da ritenere che l’insorgente, nel caso di un suo 

ritorno nel Paese d’origine, si ritroverà in una situazione di minaccia 

esistenziale. L’esecuzione dell’allontanamento si rivela dunque 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

9.4 In ultima analisi, non risultano nemmeno impedimenti dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-

zione all’art. 44 LAsi), in quanto il ricorrente, che dispone della sua carta 

d’identità tutt’ora valida (cfr. MdP n. 1/2), potrà procurarsi ogni ulteriore do-

cumento indispensabile al rimpatrio, usando della necessaria diligenza 

(art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). 

9.5 Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata.  

10.  

Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha 

violato il diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento, ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione 

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non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e 

la decisione impugnata confermata.  

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo 

spese versato il 3 marzo 2025. 

12.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il procedimento si svolge in italiano. 

2.  

Il ricorso è respinto. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente e 

sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 

3 marzo 2025.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sara Miljanovic 

 

 

 

Data di spedizione:  

D-6747/2024 

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Comunicazione a: 

- ricorrente (raccomandata)  

- SEM, per l’incarto N (…) (in copia) 

- Ufficio della migrazione del Cantone Svitto (in copia)