# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** defbb8b2-0866-51bc-9577-ae2dca7f7a0b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-11-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.11.2009 32.2009.155
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-155_2009-11-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.155

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  18 novembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 agosto 2009 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 16 luglio 2009 emanata
  da

  
	
   

   

   

   

   

   

  in relazione al caso:

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

   

   

  PI 1,  

  rappr. da: avv. RA 1,  

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 8
marzo 2004 PI 1, nata nel 1960, ha presentato una domanda volta all’ottenimento
di prestazioni AI per adulti (doc. 2/1-7).

                                         Esperiti
i necessari accertamenti medico-amministrativi, con progetto di decisione del 21
luglio 2008, l’Ufficio AI, ritenuto che lo stato di salute dell’interessata non
era ancora stabilizzato, ha riconosciuto all’interessata una rendita intera di
invalidità (grado AI del 100%) dal 1° febbraio 2004, aggiungendo che lo stato
di salute avrebbe dovuto essere riesaminato al più tardi trascorso un anno
(doc. 63/1-3).

 

                               1.2.   A seguito
delle osservazioni presentate dalla Cassa RI 1, istituto di previdenza presso
il quale era affiliata PI 1 – con le quali l’istituto di previdenza ha
contestato l’attribuzione di una rendita intera di invalidità, chiedendo che
vengano eseguiti ulteriori controlli medici al fine di verificare quale sia il
grado di abilità lavorativa dell’interessata, visto che i medici della Clinica __________
di __________ hanno considerato l’assicurata abile al lavoro per circa 3-4 ore
al giorno in un’attività adatta (cfr. doc. 70-1) - l’amministrazione, dopo
avere interpellato il dr. __________ del Servizio medico regionale dell’AI
(SMR), con decisione del 16 luglio 2009, ha confermato l’attribuzione all’interessata di una rendita intera di invalidità (grado AI del 71%) a partire dal 1°
febbraio 2004 (doc. A).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione la Cassa RI 1 ha presentato un ricorso al TCA, con il quale ha
postulato l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti
all’UAI per nuovi accertamenti, sostenendo che l’amministrazione ha accordato
all’interessata una rendita intera di invalidità senza prima sufficientemente
approfondire la fattispecie con riferimento agli aspetti medici e
professionali.

                                         La Cassa Pensione, infatti, ha sostenuto che sia necessario procedere ad una perizia, al fine di
determinare esattamente quale sia il grado di abilità lavorativa
dell’interessata, che non è stato stabilito con chiarezza. Nella perizia del
dott. __________ e del dott. __________ del 3 ottobre 2006, l’assicurata è
stata infatti considerata abile al lavoro in attività adeguate per circa 3-4
ore al giorno, mentre nel rapporto AI del 27 settembre 2007 è stata indicata
una capacità lavorativa del 50%.

                                         La Cassa Pensione ha inoltre criticato il fatto che l’UAI abbia emanato la decisione relativa al
diritto ad una rendita senza prima valutare la possibilità di accordare
all’interessata dei provvedimenti di integrazione (I).

 

                               1.4.   Con scritto
dell’8 settembre 2009, PI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto che il
ricorso della Cassa Pensione venga respinto e che sia di conseguenza confermata
la decisione del 16 luglio 2009 dell’amministrazione (VII).

                                         Il
patrocinatore dell’assicurata ha fatto presente che, alla luce dei disturbi
dell’interessata e degli interventi chirurgici subiti nell’arco degli anni, non
sia possibile ipotizzare una riqualifica professionale, come del resto ritenuto
dall’UAI (VII).

                               1.5.   L’UAI, in
risposta, visto il parere della consulente in integrazione professionale, ha
postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (VIII + 1).

 

Le osservazioni dell’UAI e dell’assicurata sono
state trasmesse, rispettivamente, alla Cassa Pensione e all’UAI (IX), per una
presa di posizione.

 

                               1.6.   In data 1°
ottobre 2009, la Cassa Pensione ha contestato il grado di abilità lavorativa
dell’interessata; l’ammontare del reddito da invalido preso in considerazione
dall’amministrazione al fine di determinare il grado di invalidità
dell’assicurata in attività adatte e, infine, il fatto che l’UAI, attribuendo
all’interessata una rendita di invalidità, abbia violato il principio
“integrazione prima della rendita” (X).

 

                               1.7.   Con scritto
del 7 ottobre 2009, l’UAI ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso e la
conferma della decisione impugnata (XI).

 

Le osservazioni delle parti sono state trasmesse
alla rispettiva controparte e all’assicurata (XII), per conoscenza.

 

 

considerando                 in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza
(ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle
prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai
sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H
212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98
del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99
del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                               2.2.   Ai sensi
dell’art. 59 LPGA ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla decisione o
dalla decisione su opposizione ed ha un interesse degno di protezione al suo
annullamento o alla sua modifica.

Ciò è segnatamente il caso per altri assicuratori i quali, a seguito di una
decisione amministrativa di un’altra assicurazione, hanno un obbligo di fornire
prestazioni (Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, ad art. 59 N. 12). Dispone al
riguardo l’art. 49 cpv. 4 LPGA: “Se prende una decisione che concerne
l’obbligo di un altro assicuratore di fornire prestazioni, l’assicuratore deve
comunicare anche a lui la decisione. Quest’ultimo dispone dei medesimi rimedi
giuridici dell’assicurato.”

                                         Nel caso
in esame, si tratta di stabilire se PI 1 abbia effettivamente diritto a
percepire una rendita intera di invalidità dal 1° febbraio 2004, come stabilito
dall’Ufficio AI con la decisione impugnata, oppure se, secondo la tesi della
Cassa Pensione, l’amministrazione è giunta alla decisione contestata senza
prima accuratamente vagliare e approfondire l’aspetto medico e reintegrativo.

                                         Di
conseguenza, avendo l’esito della presente vertenza delle dirette ripercussioni
sull’obbligo assicurativo della Cassa RI 1 (cfr. art. 23 LPP) quest’ultima è legittimata
ad inoltrare il presente ricorso (cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, op. cit.,
ad art. 59 N. 12, pag. 589).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio.

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Nel
caso di specie, al fine di chiarire gli aspetti medici, il dr. __________ del
SMR, spec. FMH in medicina interna (sul diritto per gli
assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008
IV Nr. 13), ha chiesto al dr. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
ortopedia dell’__________, “un rapporto con una descrizione dettagliata del
decorso, dello stato attuale della paziente e del grado di capacità lavorativa,
in particolare della capacità di carico dell’arto inferiore sinistro” (cfr.
doc. 15-1).

 

                                         Il dr. __________,
con scritto del 15 gennaio 2005, ha risposto:

 

" 
Come da tua richiesta del 4 novembre 2004, ti
riferisco in merito alla paziente a margine.

 

Ho visto la prima volta la paziente l’1.2.2003
che si era presentata presso le nostre urgenze, la quale si trovava a __________
a sciare ed è stata praticamente “falciata” da un altro sciatore procurandosi
un grave trauma al ginocchio sinistro.

 

A suo tempo la paziente presentava al ginocchio
sinistro un importante versamento. Flessione-estensione limitata a causa di
dolori e instabilità importante dei collaterali come un cassetto e Lachmann
instabili. Dolore palpatorio sulla testa della fibula su frattura da trauma
diretto della stessa.

 

Una RM, di cui ti allego il referto,
confermerebbe questo grave trauma del ginocchio sinistro.

 

Di seguito abbiamo iniziato da subito una intensa
FT per questo ginocchio che ha portato con il passare del tempo ad una
capsulite retrattile dello stesso ed in data 8.5.2003 ho proceduto ad una
mobilizzazione in narcosi ed AS ginocchio sx (v. copia rapporto operatorio).

Di seguito abbiamo iniziato una intensa FT
riabilitativa. La paziente è sempre in incapacità lavorativa al 100%
dall’1.2.2003.

 

Nel dicembre 2003 constatavo praticamente una
buona ripresa della funzione del ginocchio sinistro con flessione-estensione di
135-0-0, cassetto e Lachmann nettamente positivi come pure il Pivot-shift. I
legamenti collaterali erano tornati stabili. La paziente quindi presentava questa
instabilità al ginocchio sinistro con Giwing-way ed una importante atrofia
della muscolatura del quadricipite trattata chiaramente con intensa FT
riabilitativa.

 

Ad un anno dall’incidente, quindi il 16.2.2004,
dopo avere ripreso una muscolatura soddisfacente ed una ottima mobilità del
ginocchio sinistro, vista l’importante capsulite retrattile, ho proceduto a
plastica del legamento crociato anteriore come da rapporto operatorio.

Il post-operatorio, come prevedevo, è stato
caratterizzato da una paura della paziente stessa a mobilizzare il ginocchio e
da una atrofia del quadricipite che ha richiesto un’intensa FT. Nel mese di
aprile del 2004 il quadricipite iniziava ad innervarsi, la flessione-estensione
attiva era di 120-0-0, passiva ritornava a 135-0-0 come pre-operatoriamente e
ottima stabilità del legamento del ginocchio.

 

Di seguito alla paziente è stata diagnosticata
una ernia discale a sinistra, di cui ti allego il risultato della TAC e al
controllo nel mese di giugno 2004 rimettevo la paziente abile al 50% per quanto
riguarda il ginocchio ma restava da parte del curante una incapacità al 100%
per il problema lombare.

 

Escludevo un problema venoso per dolori al
polpaccio da parte del Prof. __________ e inviavo la paziente per un consulto
neurologico dal dr. __________ per valutare se la muscolatura del quadricipite
poteva essere deficitaria per un problema neurologico che partiva dalla colonna
lombare oppure da inattività dello stesso (allegato referto del dr. __________),
il quale arrivava alla conclusione che vi era proprio un non utilizzo da parte
della paziente del quadricipite.

 

Dopo la consultazione del settembre 2004 non ho
più rivisto la paziente.

 

Personalmente, in riferimento alla tua lettera
dove mi chiedi lo stato attuale di salute della paziente, direi che
l’evoluzione è positiva per il grave trauma che la paziente ha avuto e per
l’attività che essa svolgeva nell’ambito alberghiero, dirigendo un albergo che
nel frattempo se non erro era di sua proprietà ed è stato chiuso, la paziente
personalmente può essere considerata per lavori amministrativi e quindi
sedentari, abile ad un’attività lavorativa di almeno il 50% se non addirittura
completa.

 

Personalmente la capacità di carico dell’arto
inferiore sinistro al momento è totale.” (Doc. 18/1+2)

 

                                         Nelle sue annotazioni del
21 marzo 2005, il dr. __________ ha osservato:

 

"  (…)

Inabilità lavorativa del 100% dal 1° febbraio 2003 al giugno 2004,
da allora 50% per l’attività finora svolta di gerente d’albergo. Abilità
lavorativa totale per un’attività confacente (per quanto riguarda il
ginocchio). Limitazioni: caricabilità totale del ginocchio sinistro. Nessuna
limitazione per lavori sedentari. Limitazione della forza e resistenza per
lavori in posizione eretta e con frequenti spostamenti, lavori su terreni
sconnessi e pesanti sono controindicati.

 

In base alla documentazione a disposizione non emerge un’ulteriore
limitazione della capacità lavorativa dovuta alle alterazioni degenerative al
rachide.” (Doc. 24-1)

 

                                         L’UAI ha poi acquisito
agli atti la valutazione peritale eseguita, per conto dell’assicuratore
infortuni, dal dr. __________, spec. FMH in chirurgia e responsabile del __________
di __________. 

                                         Nel rapporto medico del 28
febbraio 2005, il dr. __________ ha posto le diagnosi principali di “disturbi
funzionali al ginocchio sinistro dopo plastica del legamento crociato anteriore
sinistro del 16.02.2004 – ICD10-S83.5; stato dopo incidente di sci con rottura
della fibula prossimale sinistra, rottura del legamento crociato anteriore
sinistro, rottura del legamento collaterale mediale e piccola lesione del
condilo femorale del 1.03.2003; stato dopo mobilizzazione del ginocchio
sinistro in narcosi, con artroscopia diagnostica e escissione di fibre del
legamento crociato anteriore sinistro in data 8.05.2003; sindrome
lombospondiloginea con recidivanti segni senso-radicolari limitativi L5-S1 a
sinistra (valore di malattia) – ICD10-M51.1”, precisando che le diagnosi con
ripercussioni sulla capacità lavorativa sono quelle di “disturbi funzionali al
ginocchio sinistro e sindrome lombospondiloginea” (doc. 28-5).

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa, il dr. __________ ha indicato quanto segue:

 

" 
Per gli unici esiti dell’infortunio del 1.2.2003
l’assicurata potrebbe ancora svolgere l’attività di gerente nella misura del 66
2/3 %. Può svolgere tutti i lavori di ufficio, di stiro e anche parzialmente
svolgere i lavori di servizio, ad esempio come cameriera, ma non è più in grado
di fare le pulizie e di portare pesi di oltre 3-5 kg.

Queste limitazioni si riferiscono unicamente ai
postumi dell’infortunio del 1.2.2003. Se si includono anche i problemi alla
schiena, che sono dovuti a malattia, la paziente potrebbe ancora fare solamente
lavori di ufficio e organizzativi, ma non più fare lavori di pulizia, di stiro,
cameriera, ecc. Non può più portare pesi.

In un’altra attività, ad esempio come impiegata
di ufficio, la paziente per gli unici esiti dell’infortunio del 1.02.2003
potrebbe lavorare in misura completa nell’intera giornata. Se si includono anche
i problemi alla schiena la paziente, in un lavoro di ufficio, potrebbe lavorare
in misura del 75% in quanto ogni tanto dovrebbe cambiare posizione, vale a dire
un po’ seduta e un po’ in piedi, per i problemi alla schiena.

In futuro la paziente non potrà più svolgere
lavori fisici, a causa maggiormente dei problemi alla schiena e meno per i
problemi al ginocchio sinistro. Ideale sarebbe un lavoro di segretaria o
puramente amministrativo”. (Doc. 28-7)

 

L’UAI ha poi acquisito agli atti il rapporto
peritale del 3 ottobre 2006, redatto per conto dell’assicuratore infortuni da
parte del dr. __________ e del dr. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, della Clinica __________ di __________. In tale referto, gli
specialisti di __________ hanno posto le seguenti diagnosi:

 

" 
Diagnose

-         
Mordere Kreuzbandinsuffizienz bei Status nach
vorderer Kreuzbandplastik im Februar 2004 bei komplexer Kniebinnenverletzung,
un happy triade im Februar 2003 Knie links

-         
Patella baja bei Status nach vorderer
Kreuzbandplastik mit Patellarsehnentransplantat Knie links

-         
Ausgeprägtes parapatellares Schmerzsyndrom bei
Patella baja und ChondromalaziePatellae links

-         
Mediane Discushernie L5/S1.”

 

Gli specialisti di __________ hanno poi rilevato:

 

"  5.
Natürlicher Kausalzusammenhang

5.1.   Die Diagnosen vordere Kreuzbandinsuffizienz, Patella baja und
Chondromalazie patellae stehen in einem direktem Kausalzusammenhang mit dem
Unfall vom Februar 2003, da sie auf das schwere Kniebinnentrauma zurückzuführen
sind.

         Die Rückenschmerzen sind ein eigenständiges Krankheitsbild,
wobei die Schmerzsymptomatik durch die lange Immobilisation nach dem Unfall,
bzw. nach den zwei Operationen richtungsweisend verstärkt wurde und somit ein
Kausalzusammenhang gegeben ist.

 

5.2.   Wie bereits unter 5.1. erwähnt, beeinträchtigen die
Rückenschmerzen ebenfalls die Patientin. Diese Rückenschmerzen bestanden zum
Teil in geringerer Ausprägung schon vorher, wurden jedoch durch die Folgen des
Unfalls verstärkt. Die Rückenschmerzen beeinträchtigen die Patientin zu
eingeschätzten 50%.

 

5.3.   Es ist eine richtungsweisende Verschlimmerung eines
Vorzustandes durch den Unfall eingetreten. Eine besserung der
Schmerzsymptomatik ist durchaus möglich, sofern sich die Statik durch eine
Verringerung der Kniegelenksbeschwerden bessert.” 

(Doc. 43-6)

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa, gli specialisti citati hanno indicato:

 

"  6.
Arbeitsfähigkeit

Bis zu dem Unfall am 1.02.2003 war die Patientin
als Servicekraft zu 100% arbeitsfähig.

 

6.1.   In der bisher ausgeübten Tätigkeit ist die Patientin nach dem
Unfall zu 0 Std. pro Tag arbeitsfähig.

 

6.2.    
In einer anderen, den Unfallfolgen angepassten
und zumutbaren Tätigkeit wäre die Patientin für wenige Stunden pro Tag
arbeitsfähig. In Frage käme insbesondere eine sitzende Tätigkeit, wobei jedoch
darauf zu achten ist, dass die Patientin auf Grund ihrer Rückenbeschwerden
nicht allzu lange sitzend tätig sein kann. Idealerweise wäre eine wechselseitig
belastende Tätigkeit (sitzend, bzw. stehend) für ca. 3 bis 4 Stunden pro Tag
zumutbar. Eine Vollzeitbeschäftigung in der aktuellen Situation halten wir für
ausgeschlossen.

 

6.3.    
Nein, eine Angewöhnung an die Unfallfolgen ist
in absehbarer Zeit nicht zu erwarten.”

(Doc. 43-6+7)

 

Nelle sue annotazioni del 23 luglio 2007, il dr. __________ del
SMR, spec. FMH in medicina interna, ha osservato:

 

"  A.
47enne, con formazione di commercio, esercente, vittima il 1.2.2003 di un
incidente di sci, riportando una “unhappy triade” al ginocchio sinistro.
Trattamento conservativo.

Da questa data IL del 100%.

 

Dr. __________ (08.05.2003):

-         
diagnosi:   

                                                         -
blocco articolare su aderenze ginocchio sinistro

             -
rottura legamento crociato anteriore ginocchio sinistro 

                trattato
con:

§        
mobilizzazione in narcosi ed artroscopia diagnostica gin. sin. 

§        
escissione fibre del legamento crociato ant. gin. sin.

-         
IL del 100% dal 01.02.2003

 

Dr. __________ (16.02.2004):

-         
diagnosi:   

                                                         -
stato dopo triade sfortunata, frattura capitello ginocchio 

                                                           sinistro,
con:

§        
PLCA artroscopica, prelievo tendine rotuleo gin. sin.

-         
IL: idem

 

 

Dr. __________ (10.01.2005):

-         
diagnosi:   idem +

                                                         -
ernia discale lombare mediana-paramediana L5-S1 a 

                                                           sinistra

                                                           con
importante impronta sul sacco durale e restringimento 

                                                           dei
recessi laterali S1 da entrambi i lati, più a sinistra che a 

                                                           destra

                                                           (TAC
col. lomb. 17.05.2004)

 

Per la patologia al ginocchio sinistro:

-         
IL 100% da febbraio 2003 al giugno 2004

-         
IL 50% da giugno 2004

Abilità totale per un’attività
confacente

 

Per la patologia lombare:

-         
IL da definire

 

 

Perizia ortopedica __________, dr. __________
(28.02.2005):

-         
diagnosi:   

                                                         -
disturbi funzionali al ginocchio sinistro e sindrome 

                                                           lombospondilogena

 

-         
causalità: i disturbi funzionali al gin. sin. sono in relazione
probabile con l’infortunio del 01.02.2003

L’ernia discale L5-S1 a sin. ha un
impatto di oltre 2/3 nella sintomatologia attuale globale.

 

-         
Valutazione:

Per gli unici esiti dell’infortunio del
01.02.2003, l’A. potrebbe ancora svolgere l’attività di gerente nella misura
del 66 2/3 %. Può svolgere tutti i lavori di ufficio, di stiro e anche
parzialmente svolgere i lavori di servizio ad es. come cameriera, ma non è più
in grado di fare le pulizie e di portare pesi di oltre 3-5 kg.

Se si includono anche i problemi alla schiena,
che sono dovuti a malattia, l’A potrebbe ancora fare solamente lavori di
ufficio e organizzativi, ma non può più fare lavori di pulizia, di stiro,
cameriera, ecc. Non può più portare pesi.

 

In un’altra attività, ad es. come impiegata di
ufficio, l’A, per gli unici esiti dell’infortunio, potrebbe lavorare in misura
completa nell’intera giornata. Se si includono anche i problemi alla schiena,
l’A, in un lavoro di ufficio, potrebbe lavorare nella misura del 75% in quanto
ogni tanto dovrebbe cambiare posizione, vale a dire un po’ seduta e un po’ in
piedi, per i problemi alla schiena.

 

In futuro, l’A non potrà più svolgere lavori
fisici, a causa maggiormente dei problemi alla schiena e meno per il problema
al ginocchio sinistro. Ideale sarebbe un lavoro di segretaria o puramente
amministrativo.

 

Perizia ortopedica – __________ (30.09.2006):

-         
diagnosi:   idem +

                                                         -
importante sindrome algica parapatellare in patella baja e 

                                                           condromalacia
della patella sinistra

 

-         
causalità: i dolori alla schiena, presenti parzialmente già prima
dell’infortunio, sono tuttavia stati peggiorati dall’incidente.

      Sono responsabili di una limitazione della CL del 50%.

 

-         
Valutazione:

IL del 100% nella professione abituale, a partire
dall’incidente 

In un’attività confacente, l’A potrebbe essere
abile nella misura di alcune ore al giorno (3-4 ore). Dovrebbe trattarsi di un
lavoro prevalentemente ma non esclusivamente seduto, con tuttavia possibilità
di cambiamento di posizione. Non entra in considerazione un lavoro a tempo
pieno.

 

Conclusioni:

Dal profilo medico si ritiene giustificata una
completa inabilità lavorativa dal 1.2.2003 nella professione abituale
esercitata.

In un lavoro adatto, che prenda in considerazione
i limiti funzionali sopradescritti, l’A è teoricamente in grado di lavorare
nella misura di circa il 50%, inteso come diminuzione del rendimento, a
decorrere dal mese di ottobre 2006.” (Doc. 51/1-2)

 

Nelle annotazioni del 21 maggio 2008, il dr. __________ ha
indicato:

 

"  IL
100% dal 01.02.2003, dalla data dell’infortunio.

 

Attualmente il caso non è ancora stabilizzato, l’A dovendo ancora
essere sottoposta ad intervento chirurgico a livello del ginocchio sinistro
(operazione in due tempi – data non ancora conosciuta).

 

Chiedere al dr. __________ di comunicarci l’esito dell’intervento
chirurgico al ginocchio sinistro, appena avvenuto, con relativa prognosi.

Da considerare anche la patologia alla colonna lombare.

 

Una revisione è programmabile fra circa un anno (visti i lunghi
periodi di inattività dopo l’intervento al ginocchio sinistro, con conseguente
riperdita della massa muscolare, che necessiterà di una fisioterapia
prolungata).” (Doc. 62-1)

 

A seguito delle contestazioni inoltrate dalla Cassa Pensione
contro il progetto di attribuzione di una rendita intera all’interessata, il
dr. __________ del SMR, nelle annotazioni del 17 dicembre 2008, ha osservato:

 

"  A a
beneficio di una rendita del 100% dal 1.2.2004

 

La perizia reumatologica della Clinica __________ di __________
(dr. __________) del 30.9.2006 aveva concluso ad una IL del 100% nella
professione abituale, a decorrere dalla data dell’incidente (1.2.2003) ed una
CL di 3-4 ore al giorno, da ottobre 2006, in un lavoro adatto, prendendo in considerazione i limiti funzionali descritti (impossibilità a portare pesi oltre
3-5 kg – lavoro prevalentemente ma non esclusivamente seduto – possibilità di
cambiamento di posizione).

Vi è ugualmente una patologia lombare, già presente parzialmente
prima dell’infortunio, tuttavia peggiorata dall’incidente, responsabile di una
limitazione della CL del 50%.

 

Al momento del progetto di assegnazione di rendita (28.5.2008), la
situazione clinica non era ancora stabilizzata e l’intervento previsto al
ginocchio sinistro non era ancora stato fissato.

Non risulta ancora attualmente se questa operazione sia stata
effettuata.

 

Valutazione

L’A deve dunque essere considerata inabile al 100% nella sua
professione abituale dal 1.2.2003 e teoricamente in grado di lavorare nella
misura del 100% con riduzione del rendimento del 50%, in attività adatte, da
ottobre 2006.” (Doc. 73-1)

 

In sede ricorsuale, la Cassa Pensione ha contestato la decisione con la quale l’UAI ha attribuito all’assicurata una rendita intera di invalidità,
limitandosi a trasmettere al TCA, a sostegno delle proprie censure, copia dei
referti del dr. __________ e degli specialisti della Clinica __________ di __________
(cfr. doc. I e doc. IV/B1-B2), già presenti nell’incarto AI.

 

                               2.5.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier
au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur
reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au
vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique
et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Nell’evenienza
concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di
salute della signora PI 1 è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione
prima dell’emissione della decisione qui impugnata, non ha motivo per mettere
in dubbio la valutazione del dr. __________ del SMR, il quale ha considerato
l’interessata inabile al lavoro al 100% nella sua precedente professione, ma
ancora abile al lavoro al 100%, con una riduzione del rendimento del 50%, in
attività adatte, rispettose dei suoi limiti funzionali.

 

                                         Il TCA
non può condividere la censura ricorsuale della Cassa Pensione a proposito del
fatto che non sarebbe chiaro sulla base di quale perizia l’UAI abbia stabilito
che l’assicurata vada considerata ancora abile al lavoro al 50% in attività
adatte (doc. I).

Questo Tribunale evidenzia che, come indicato in
precedenza (cfr. consid. 2.4.), nelle sue annotazioni del 23 luglio
2007, il dr. __________ del SMR ha dettagliatamente esposto sulla base di quali
atti medici è giunto alla conclusione che l’assicurata vada considerata inabile
al lavoro al 100% nella sua precedente attività, ma totalmente abile al lavoro,
con una riduzione del rendimento del 50% circa, in attività adatte.

In tale scritto, il medico del SMR ha riassunto
il contenuto dei principali referti medici agli atti, precisando, per ogni
valutazione medica, quali fossero le diagnosi poste e le conclusioni circa
l’influsso di quest’ultime sulla capacità lavorativa dell’interessata.

In particolare, dall’esame del dettagliato
riassunto esposto dal dr. __________, emerge che il dr. __________, nel suo
referto del 28 febbraio 2005, ha considerato che i disturbi funzionali
al ginocchio sinistro e la sindrome lombospondilogena impedivano
all’interessata di portare pesi e la limitavano nello
svolgimento di lavori di pulizia, di stiro, nell’attività di
cameriera, ecc., rendendola abile al lavoro al 75% nello svolgimento di
attività adatte. 

In seguito, nel rapporto del 30 settembre 2006,
i medici della Clinica __________ di __________ hanno constatato l’insorgenza
anche di una importante sindrome algica parapatellare in patella baja e una condromalacia
della patella sinistra, rilevando che i dolori alla schiena sono responsabili
di una limitazione della capacità lavorativa del 50%, ritenendo l’assicurata
inabile al lavoro al 100% nella sua professione abituale, a
partire dal 1° febbraio 2003, ma abile al lavoro nella misura di 3-4 ore al
giorno in attività adeguate.

Sulla base di questi elementi medici, il dr. __________
ha quindi concluso che l’assicurata deve essere considerata completamente inabile
al lavoro, a partire dal 1° febbraio 2003, nella precedente attività, ma abile
al lavoro nella misura del 50% circa, da intendersi come diminuzione del
rendimento, in un lavoro adatto, rispettoso delle sue limitazioni funzionali e
ciò a partire dal mese di ottobre 2006 (doc. 51/1-2).

Il TCA non vede motivo per distanziarsi da queste
conclusioni del medico del SMR, motivate e basate sulla documentazione
medico-specialistica agli atti.

 

Del resto, va rilevato che le conclusioni del
medico del SMR non sono state smentite da altri certificati medico-specialistici
attestanti una diversa influenza delle patologie dell’assicurata sulla sua
capacità lavorativa residua.

 

                               2.7.   Quanto
invece all’altra critica ricorsuale, concernente la mancata presa in
considerazione, prima di esaminare se sussistesse o meno il diritto ad una
rendita d’invalidità, di eventuali provvedimenti di reintegrazione
professionale, questo Tribunale rileva che tale obiezione non ha ragione
d’essere, alla luce delle seguenti considerazioni.

 

                                         Nel
rapporto del 27 settembre 2007, la consulente in integrazione professionale
incaricata ha osservato quanto segue a proposito di eventuali provvedimenti
professionali:

 

" 
(…)

Visto quanto esposto in precedenza e tenuto conto
del quadro clinico attuale, non trovo opportuno procedere nella valutazione del
caso per quanto riguarda l’applicazione dei provvedimenti di integrazione
professionale. Questo sarà possibile una volta che la situazione si sarà
stabilizzata (dopo i trattamenti per la problematica lombare e l’intervento
chirurgico).

Invito il nostro SMR a volere prendere contatto
con il dr. __________ una volta avvenuto l’intervento chirurgico per potere
avere il quadro della situazione stabilizzata.

Ritengo quindi chiusa l’elaborazione della
pratica.” (Doc. 54-3)

 

In seguito, nel rapporto del 6 febbraio 2009, la
consulente, dopo avere effettuato il confronto dei redditi con riferimento alle
attività adeguate ancora esigibili dall’interessata, ottenendo un grado di
invalidità del 71%, ha osservato:

 

" 
L’A presenta un grado di invalidità pari al 71%.

 

Vista la capacità lavorativa attualmente non
entrano in considerazione provvedimenti professionali quali una riqualifica.

 

Su richiesta scritta dell’A si rimane a
disposizione per valutare l’entrata in merito di un aiuto al collocamento.

 

Si ritiene conclusa l’elaborazione della pratica
e si rimane a disposizione per eventuali domande.” (Doc. 78-2)

 

A seguito della censura ricorsuale relativa alla
presunta violazione del principio della priorità della reintegrazione sulla
rendita, l’UAI ha chiesto alla consulente IP di nuovamente esprimersi
sull’argomento.

Nello scritto del 17 settembre 2009, allegato
alla risposta di causa, la consulente incaricata ha osservato:

 

" 
Il caso viene sottoposto nuovamente al Servizio
integrazione per definire i motivi per cui non sono stati applicati dei
provvedimenti professionali AI in considerazione del ricorso della Cassa RI 1
contro la decisione AI del 16.07.2009 dove viene erogata una rendita intera AI
all’A.

La Cassa contesta la mancata applicazione dei
provvedimenti di integrazione nel caso della sig.ra PI 1.

 

La critica non è giustificata, a proposito si
osserva quanto segue.

 

1)     
Riqualifica professionale (art. 17 LAI)

 

Una riqualifica professionale non può essere
presa in considerazione per i motivi definiti sottostante.

 

La Divisione della Formazione di __________, che
è responsabile di esaminare ogni contratto di tirocinio di un apprendista e si
occupa dei vari tirocini, impone un’abilità lavorativa del 100% (compreso il
rendimento) per potere svolgere una formazione professionale / tirocinio. Sono
però a disposizione per valutare una formazione in misura ridotta (come nel
caso della sig.ra __________). Questa proposta dovrebbe essere fatta per
iscritto con un seguente colloquio con i responsabili della Divisione e a
dipendenza del settore formativo scelto si dovrà valutare se è fattibile
mettere in atto una formazione. Verrà definito in un secondo momento se è
fattibile mettere in atto una formazione professionale con una CL del 50%
prendendo in considerazione il lato scolastico e il lato pratico.

 

Dal lato dell’Ufficio AI si dovrà valutare
dapprima se dal lato scolastico e dal lato pratico la formazione scelta sia
adatta. Se dal lato scolastico e quello pratico non vi sono problemi, la
persona dovrà poi trovare un datore di lavoro disposto ad assumerla per
l’apprendistato.

Una formazione può durare 3-4 anni. Significa
inoltre ritornare sui banchi di scuola con ragazzi di 16 anni, dove il livello
di formazione è aumentato rispetto agli anni 1980 (quando l’A ha ottenuto il
certificato di gerenza).

Considerando l’anno della scelta professionale e
i 3-4 anni di formazione, significa che la formazione termina quando l’A avrà
54 anni. Si deve inoltre tenere conto che:

1)      la durata di 3-4 anni di una formazione è valida per le persone con
un’abilità al 100%

2)      Per l’A, se la richiesta di formazione viene accettata da parte
della Divisione della Formazione Professionale di __________, sarà più lunga,
di conseguenza il diploma lo otterrà dopo i 54 anni (56-57?)

3)      Anche se si intraprendesse una formazione professionale (sempre da
verificare la fattibilità da parte della Divisione della Formazione e dal lato
scolastico – pratico) al termine di essa l’A sarebbe a beneficio di una rendita
nella misura del ¾ (si veda spiegazione del calcolo sottostante).

Da una statistica
effettuata dall’Ufficio Federale di Statistica dell’anno 2006 (di cui si
allega) risulta che, in media, una persona con tirocinio completo (CFC) possa
guadagnare all’anno fr. 58'140.-. Considerando che la sig.ra PI 1 abbia un
rendimento del 50%, risulta un reddito pari a fr. 29'070.-. Si rammenta che il
reddito da valido dell’A. per l’anno 2006 è pari a fr. 72'589.-. Risulta dunque
un grado di invalidità pari al 60%. Significa che dopo oltre 4 anni di
formazione l’A. è a beneficio di una rendita di 3/4.

 

In conclusione, alla luce di quanto sopra
esposto, la messa in atto di una riqualifica professionale non risulta
adeguata, proporzionata e provvista di sufficienti garanzie di successo. Nel
rispetto del principio della LAI non viene dunque riconosciuta.

 

2)     
Altri provvedimenti di integrazione 

Non pure entra in considerazione una prima
formazione professionale AI (art. 16 LAI) in quanto tale formazione è per gli
assicurati che non hanno ancora esercitato alcuna attività lucrativa e che a cagione
della loro invalidità incontrano notevoli spese suppletive per la prima
formazione professionale.

 

Il provvedimento professionale AI che può entrare
in considerazione è l’aiuto al collocamento (sostegno nella ricerca di un posto
di lavoro). L’A dovrà richiedere tale provvedimento per iscritto.

Tale misura è già stata indicata nella decisione
del 16.07.2009.

 

Si ritiene conclusa l’elaborazione della pratica
e si rimane a disposizione per eventuali domande.” (Doc. VIII/1)

 

                                         Il TCA
può fare proprie queste considerazioni della consulente incaricata.

 

                                         Da una
parte è vero che, come giustamente ricordato dalla ricorrente, nell’ambito
dell’assicurazione invalidità vige il principio della
priorità della riformazione professionale sulla rendita (art. 16 LPGA): di conseguenza,
l’attribuzione di una rendita d’invalidità entra in linea di conto solo
qualora non siano attuabili provvedimenti d'integrazione (DTF
123 V 271). Nel caso di una domanda di rendita
l'amministrazione deve quindi dapprima accertare d'ufficio la questione della
reintegrazione dell'assicurato nel circuito economico (DTF 126 V 243 consid. 5; 121 V 190; 108 V
212 seg.).

 

                                         D’altra
parte, tuttavia, va sottolineato che, nel caso di specie - ritenuto che, come
esposto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), lo stato di salute dell’interessata,
al momento di emanazione della decisione impugnata, non era ancora
stabilizzato, ma richiedeva un ulteriore intervento chirurgico al ginocchio sinistro e la successiva messa in opera di trattamenti fisioterapeutici al
fine di recuperare una buona massa muscolare (cfr. doc. 62-1) - una reintegrazione nel mondo del lavoro non appariva verosimile.

Il dr. __________, nelle sue annotazioni del 21
maggio 2008, ha indicato che, alla luce della prognosi incerta, visto lo stato
di salute ancora non stabilizzato, “una revisione è programmabile fra
circa un anno (visti i lunghi periodi di inattività dopo l’intervento al
ginocchio sinistro, con conseguente riperdita della massa muscolare, che
necessiterà di una fisioterapia prolungata)” (doc. 62-1).

 

Al riguardo, il TCA rileva che in una sentenza
9C_337/2007 del 12 giugno 2008 - concernente il ricorso con il quale una Cassa
Pensione ha impugnato la decisione dell’amministrazione di attribuire
all’interessato una rendita intera di invalidità, contestando, fra l’altro, la violazione
del principio della precedenza delle misure di reinserimento/integrazione
rispetto al diritto alla rendita - l’Alta Corte ha confermato il diritto alla
rendita, come già deciso dal TCA (con sentenza 32.2006.102 del 26 aprile 2007),
ritenendo che, in assenza di elementi per potere giudicare le possibilità di
reintegrazione dell’assicurato dopo le cure del caso, tale aspetto avrebbe
dovuto essere analizzato al momento della preannunciata revisione.

Il Tribunale federale ha infatti indicato quanto
segue:

 

" 
(…)

Si deve per contro dare atto all'istituto
ricorrente che il giudizio impugnato non contiene indicazioni circa la capacità
lucrativa residua dell'assicurato in caso di (eventuale) esecuzione di cure e
misure d'integrazione ragionevolmente esigibili (art. 7 LPGA). In questa misura
la pronuncia cantonale non fornisce di per sé gli elementi completi per
statuire sulla domanda di rendita (cfr. ad esempio le sentenze 9C_215/2007 del
2 luglio 2007, consid. 5.3, e I 559/02 [del Tribunale federale delle
assicurazioni] del 31 gennaio 2003, consid. 5, in cui la violazione del principio "integrazione prima di ogni rendita" è stata
sanzionata). Dal momento però che anche la possibilità di procedere a misure di
integrazione non osta necessariamente alla concessione temporanea di una
rendita (SVR 2001 IV no. 24 pag. 73 consid. 4c [I 436/00]; cfr. pure DTF 122 V 77 consid.
2b pag. 78; 121 V 190 consid. 4a
pag. 191 con riferimenti) e che l'amministrazione ha comunque preannunciato una
revisione del diritto nel corso del 2006, si può ritenere, al limite, che, pur
essendo la base di giudizio insufficiente per l'assenza di un esame delle
possibilità di cura e di integrazione, questi punti saranno comunque oggetto di
approfondita disamina nell'ambito della prospettata revisione, sicché fino a
questo momento (al più tardi fino al termine del 2006) la rendita può essere
(temporaneamente) confermata.”

 

                                         Pertanto, stante quanto
sopra esposto, la possibilità di concedere all’assicurata eventuali misure
reintegrative dovrà essere oggetto di disamina al momento della revisione - che
è iniziata nel mese di maggio 2009 (cfr. doc. 83-1) – valutando la capacità lucrativa residua dell'assicurata dopo l’intervento chirurgico al
ginocchio sinistro che ha avuto luogo in data 13 ottobre 2008 (doc. 84-14).

 

                               2.8.   Visto quanto sopra, a mente
di questo Tribunale è da ritenere provato, perlomeno secondo
il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore
della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungs-recht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che l’assicurata è inabile
al lavoro al 100% nella sua professione, a partire dal 1° febbraio 2003, mentre
presenta un’incapacità lavorativa del 50% (intesa come diminuzione del
rendimento) da ottobre 2006, come stabilito dal dr. __________. 

 

                               2.9.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa, del
50%, in attività adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto, come ritenuto dall’UAI, sono determinanti i dati del
2006 (visto che è in quell’anno che l’assicurata ha ritrovato una parziale
capacità lavorativa).

 

                            2.9.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il cui importo non è del resto
stato contestato dalla Cassa Pensione, l’UAI ha quantificato il reddito che
l’assicurata avrebbe potuto percepire da sana nel 2006 in fr. 72’589.--, calcolati secondo quanto indicato dallo stesso datore di lavoro, il quale ha
comunicato che “avrebbe aumentato il salario in base all’aumento del caro vita”
(cfr. doc. 76-1). Pertanto, come risulta dall’annotazione del 5 febbraio 2009,
la funzionaria incaricata ha indicato che “quale reddito da valido prendo
dunque in considerazione quanto definito sul questionario del datore di lavoro
nell’anno 2003 ed aggiornato all’anno 2006 tramite la tabella degli adeguamenti
salariali. Risulta dunque un reddito annuo pari a fr. 72'589 per l’anno 2006” (doc. 76-1).

 

Il TCA non ha motivo per discostarsi da tale
importo.

 

                            2.9.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che, conformemente
alla giurisprudenza federale, ribadita in una sentenza 8C_290/2007 del 7 luglio
2008, esso è determinato sulla base
della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126
V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

 

                                         Qualora
difettino indicazioni economiche effettive, possono essere ritenuti i dati
forniti dalle statistiche salariali, come risultano dall’inchiesta svizzera
sulla struttura dei salari (ISS; DTF 126 V 75 consid. 3b pag. 76 con
riferimenti). Nel caso di un invalido che, dopo l’insorgenza del danno alla
salute, può compiere solo lavori leggeri e non impegnativi dal punto di vista
intellettuale, il relativo reddito è di principio determinato in base alla
media del salario lordo (valore totale) conseguibile per attività semplici e
ripetitive (livello di esigenza 4 sul posto di lavoro) nel settore privato in
conformità alle tabelle A dell’ISS (sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 240/99 del 7 agosto 2001, consid. 3c/cc, parzialmente
pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129 V 472 consid. 4.2.1. pag.
476 con riferimento). A questo riguardo giova rilevare che la più recente
giurisprudenza non ammette più la possibilità di fare capo ai dati statistici
regionali desumibili dalla tabella TA13, il reddito ipotetico da invalido
dovendo invece essere stabilito sulla base della tabella TA1 dell’ISS (cfr. SVR
2007 UV no. 17 pag. 56 (U 75/03)).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale
nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella
Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria
giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito
differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel
corrispondente settore economico, esso deve essere considerato
considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in
caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei
redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però
soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante
del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta
nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2006 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'019. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 12-2007, p. 98), esso ammonta a fr.
4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.60 per l'intero anno (fr. 4'189.80
x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98
del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

 

                                         L’assicurata,
quale gerente, avrebbe guadagnato, nel 2006, fr. 72’589 / anno per
un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.10.1.). Tale reddito si situa sopra
la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente (cioè fr. 54'806.-,
cfr. Tabella TA1 p.to 55 “alberghi e ristoranti”, livello di qualifica 1-2:
fr. 4’381.-- X 12 mesi = 52’572.-- riportato su 41.7 = fr. 54'806.31).

 

                                         Nel caso in
esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza (cfr. consid. 2.8.), da un punto di vista medico, l’assicurata può
esercitare, da ottobre 2006, un’attività adeguata alle sue condizioni di salute
al 50%, il reddito statistico citato va ridotto del 50% e ammonta a fr.
25’138.80 (fr. 50'277.60 ridotti
del 50%).

 

                            2.9.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr.
DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer
Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der
Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau
4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl.
Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8),
auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch
dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

"  Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de
l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza,
in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere
limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può
comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in
questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid.
2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                            2.9.4.   In concreto,
nel rapporto del 6 febbraio 2009, la consulente IP ha applicato una riduzione del 15%, così giustificata: “10% per attività leggera e 5% dovuto a svantaggi
salariali derivanti da contingenze particolari quali difficoltà di adattamento
dovuto sia al cambiamento di professione che all’inattività lavorativa; tasso
lavorativo inferiore al 100%” (cfr. doc. 78-2).

 

                                         Nel caso
di specie, questo Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione
percentuale del 15% applicata dall’amministrazione, che del resto non è stata
oggetto di contestazione.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione
senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2006, partendo da un
salario da invalido di fr. 50'277.60, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 50% e ammettendo
la riduzione del 15%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a
fr. 21'368.--.

                                         Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 72’589.--
(consid. 2.9.1) emerge un tasso d’invalidità del 70.56% arrotondato al 71% (secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che dà diritto ad una rendita intera d’invalidità, come stabilito
dall’amministrazione nella decisione impugnata.

 

La decisione impugnata
deve dunque essere confermata.

 

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegna-zione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito del ricorso, le spese per fr. 200.-- sono a carico della ricorrente.

 

                                         Inoltre,
a PI 1, chiamata in causa e rappresentata da un legale, il
quale ha postulato la reiezione del gravame, deve essere riconosciuta
un’indennità di fr. 800.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili, da porre a
carico della ricorrente (Zünd, Kommentar zum Gesetz über das
Sozialversicherungsgesricht des Kantons Zürich, Zurigo 1999, § 34 N. 3 pag. 239
con riferimenti; in ambito art. LAVS 52 cfr. STFA 204/00 del
26 agosto 2002, consid. 6 e STFA K 8/06 del 10 luglio 2006, consid. 7).

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese
per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico della Cassa RI 1, la quale
verserà inoltre a PI 1 fr. 800.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti