# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 16bb8149-106a-5776-82a9-7bc0598d5e7a
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-28
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Zivilkammer 28.06.2018 ZK2 2016 62
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_007_ZK2-2016-62_2018-06-28.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

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Rif.: Coira, 28 giugno 2018 Comunicata per scritto il:
ZK2 16 62 03 novembre 2018

(Con sentenza 4A_34/2019 del 15 aprile 2020 il Tribunale federale ha respinto il 
ricorso interposto contro questa decisione.)

Decisione
Seconda Camera civile

Presidenza Pritzi
Giudici Schnyder e Michael Dürst
Attuaria ad hoc Vecellio

Nell'appello civile

di A._____, 

contro

la decisione del Tribunale distrettuale Moesa dell'11 dicembre 2015, comunicata il 17 
ottobre 2016, in re di B . _ _ _ _ _ , appellata, patrocinata dall'avv. Andrea Toschini, 
Sant'Antoni, 6535 Roveredo GR, contro l'appellante,

concernente credito/attestato di lavoro,

è risultato:

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I. Fattispecie

A. A._____ ha lavorato dal _____ 1996 presso la B._____ quale aiuto 
carpentiere. In data _____ 2012, C._____ ha inviato alla B._____ una tabella con il 
calcolo del pagamento di salario per gli anni 2011 e 2012 secondo il contratto 
collettivo di lavoro per A._____. Con disdetta del 30 marzo 2012 la B._____ ha 
licenziato il dipendente per la fine di giugno 2012. A._____ ha poi contestato tale 
disdetta il 25 maggio 2012, sostenendo che questa fosse abusiva e ha chiesto 
un'importante indennità. A._____ è poi stato inabile al lavoro per infortunio dal 29 
maggio 2012 al 2 dicembre 2012 e poi per malattia dal 3 dicembre 2012 al 31 
maggio 2013. Il contratto di lavoro, tenendo conto dei periodi di protezione sarebbe 
giunto a scadenza il 31 dicembre 2012. 

B. In data 21/24 giugno 2013 A._____ ha presentato un'istanza di conciliazione 
nei confronti della B._____ alla Giudicatura di pace del Distretto di Moesa con i 
seguenti petiti:

1. La disdetta del contratto di lavoro 30.3.2012 è abusiva.

2. La convenuta B._____, O.1_____, è tenuta a versare all'attore signor 
A._____, O.2_____, l'importo di CHF 5'572.10, oltre interessi al 5% dal 
21 giugno 2013, a titolo di salario mancante per mancato adeguamento 
salariale nel 2011 e 2012.

3. La convenuta B._____, O.1_____, è tenuta a versare all'attore signor 
A._____, O.2_____, l'importo di CHF 41'347.20, oltre interessi al 5% dal 
21 giugno 2013, a titolo di indennità di disdetta abusiva pari a sei medi di 
salario.

4. La convenuta B._____, O.1_____, è tenuta a rilasciare all'attore signor 
A._____, O.2_____, un attestato di lavoro che indica natura e durata del 
rapporto di lavoro e il buon svolgimento del lavoro assegnato ed un 
attestato di lavoro che indica solo natura e durata del rapporto di lavoro.

5. Le spese processuali (comprese quelle della conciliazione) e le spese 
ripetibili sono poste a carico della parte convenuta. 

Durante l'udienza di conciliazione del 16 luglio 2013 le parti non hanno potuto trovare 
un'intesa e dunque l'autorizzazione ad agire della Giudicatura di pace del Distretto 
Moesa è stata comunicata il 5 agosto 2013.

C. A._____ ha successivamente inoltrato al Tribunale distrettuale Moesa una 
petizione contro la B._____ in data 28 ottobre 2013, postulando:

1. La petizione è accolta.

Di conseguenza:

1.1. La disdetta del contratto di lavoro 30.3.2012 è abusiva.

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1.2. La B._____, O.1_____, è tenuta a versare al signor A._____, CHF 
5'572.10, oltre interessi, a titolo di salario mancante per mancato 
adeguamento salariale nel 2011 e 2012.

1.3. La B._____, O.1_____, è tenuta a versare al signor A._____, CHF 
41'347.20, oltre interessi, a titolo di indennità di disdetta abusiva pari a sei 
medi di salario.

1.4. La B._____, O.1_____, è tenuta a rilasciare al signor A._____, un 
attestato di lavoro che indica natura e durata del rapporto di lavoro e il 
buon svolgimento del lavoro assegnato ed un attestato di lavoro che 
indica solo natura e durata del rapporto di lavoro.

2. Protestate tasse, spese e ripetibili.

D. La B._____ ha inviato il 28 gennaio 2014 la propria risposta al Tribunale 
distrettuale Moesa chiedendo:

1. L'azione è accolta limitatamente all'obbligo di pagamento di un 
adeguamento mensile del salario di fr. 40.- lordi al mese a decorrere dal 
1.4.2011 al 30.6.2012 oltre + 3.59% quale indennità per i giorni festivi e 
13.04% quale indennità di vacanza, ossia fr. 46.65 lordi al mese per 15 
mensilità, per un totale di fr. 699.75, oltre all'8.33% di tredicesima, per un 
totale complessivo di fr. 758.05.

Per il resto l'azione è respinta.

2. Protestate tasse, spese e ripetibili.

Nella replica dell'11 marzo 2014 e nella duplica del 15 maggio 2014 le parti hanno 
confermato i loro petiti e hanno mantenuto il rispettivo punto di vista.

E. Dopo l'udienza istruttoria del 13 giugno 2014 il Presidente ha emanato 
l'ordinanza sulle prove del 4 settembre 2014. L'istruttoria è stata conclusa il 9 
settembre 2015. L'udienza principale è avvenuta il 22 ottobre 2015, durante la quale 
A._____ ha ridotto la propria pretesa di adeguamento salariale a CHF 2'786.00, 
confermando invece gli altri petiti. La B._____ ha invece confermato i propri petiti 
nella sua arringa finale. In data 11 dicembre 2015 il Tribunale distrettuale Moesa nel 
dispositivo della decisione ha deciso quanto segue:

1. La petizione 28 ottobre 2013 è parzialmente accolta. Di conseguenza:

1.1 La B._____, O.3_____, è condannata a versare al signor A._____, 
O.2_____, CHF 758.05 oltre interessi al 5% a far tempo dal 27 febbraio 
2012.

1.2 La B._____, O.3_____, è tenuta a rilasciare al signor A._____, O.2_____, 
un attestato che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro e si 
pronunci sulle prestazioni e sulla condotta del lavoratore. La B._____, 
O.3_____, è pure tenuta a rilasciare al signor A._____, O.2_____, un 
attestato limitato alla natura e alla durata del rapporto di lavoro.

2. La tassa di giustizia di CHF 1'500.-, già anticipata dall'attore, rimane a 
suo carico, con l'obbligo di versare alla convenuta CHF 5'320.- a titolo di 
ripetibili.

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3. Le parti possono chiedere una motivazione scritta entro 10 (dieci) giorni 
dalla notifica della presente decisione. L'omessa richiesta di motivazione 
comporta la rinuncia all'impugnazione della decisione. In caso di 
decisione motivata la tassa di giustizia ammonta a CHF 3'000.- (anziché 
a CHF 1'500.-).

Per evitare alle parti ulteriori inutili costi, il Presidente resta a loro 
disposizione, qualora lo desiderassero, per una breve motivazione orale 
della sentenza.

4. (Comunicazione).

F. Il Tribunale distrettuale Moesa ha comunicato la decisione il 22 febbraio 2016 
e A._____ ha chiesto tramite il suo patrocinatore la motivazione scritta il giorno 
seguente. La motivazione della decisione è stata comunicata il 17 ottobre 2016. 

G. Il 23 novembre 2016 contro questa decisione A._____ ha presentato appello 
al Tribunale cantonale con i seguenti petiti:

I. L'appello 23.11.2016 di A._____ è accolto.

Di conseguenza la decisione 11.12.2015 del Tribunale distrettuale Moesa 
è così riformata:

La petizione è accolta.

1.1 La disdetta del contratto di lavoro 30.3.2012 è abusiva.

1.2 La B._____, O.3_____ (già O.1_____), è tenuta a versare al signor 
A._____ CHF 2'786.-, oltre interessi, a titolo di salario mancante per 
mancato adeguamento salariale nel 2011 e 2012.

1.3 La B._____, O.3_____ (già O.1_____), è tenuta a versare al signor 
A._____ CHF 41'347.20, oltre interessi, a titolo di indennità per 
disdetta abusiva pari a sei mesi di salario.

1.4 La B._____, O.3_____ (già O.1_____), è tenuta a rilasciare al 
signor A._____ un attestato che indica natura e durata del rapporto 
di lavoro e il buon svolgimento del lavoro assegnato ed un attestato 
di lavoro che indica solo natura e durata del rapporto di lavoro.

1.5 La tassa di giustizia di CHF 3'000.- e le spese processuali sono 
poste a carico della convenuta che rifonderà l'attore CHF 5'320.- per 
ripetibili.

II. Protestate tasse, spese e ripetibili d'appello.

A._____ ha dedotto in appello i dispositivi 1, 1.1, 2. e 3. della decisione dell'11 
dicembre 2015 (senza motivazione) rispettivamente i dispositivi 1, 1.1, 2. della 
motivazione del 17 ottobre 2016, censurando l'errata applicazione del diritto e l'errato 
accertamento dei fatti. A mente di A._____ la sentenza si baserebbe quasi 
interamente sulle testimonianze della famiglia D._____, titolare della convenuta e 
artefice della disdetta. Sarebbe palese lo stretto vincolo di solidarietà e interesse 
all'esito della vertenza. Tali testimonianze sarebbero contestate quanto alla loro 
veridicità e non potrebbero essere considerate e poste alla base della decisione. Il 

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Tribunale distrettuale Moesa avrebbe dovuto tener conto del testimone E._____, 
quale semplice collega di lavoro, senza interessi o legali di parentela né dipendenza 
economica con le parti. A torto invece la decisione impugnata indicherebbe che la 
sua testimonianza non potrebbe essere considerata di piena validità, poiché non 
sarebbe stato chiesto il consenso per l'inserimento del dispositivo vivavoce. Secondo 
l'appellante A._____ ciò non toglierebbe il valore della testimonianza e non vi 
sarebbe impedimento di principio alla produzione di tale prove se prevarrebbe la 
tutela giuridica di chi porterebbe la prova. Anche la testimonianza di C._____ 
sarebbe veritiera e attendibile che troverebbe riscontro nella testimonianza di 
E._____. Sarebbe anche errata l'indicazione che C._____ non avrebbe 
rappresentato A._____. La decisione impugnata avrebbe dunque accertato 
erroneamente i fatti e applicato erroneamente il diritto. C._____ avrebbe agito per 
un'altra persona, nell'interesse di tale persona e per far cambiare il suo salario. Si 
tratterebbe di una rappresentante ai sensi dell'art. 32 CO e lei avrebbe agito come 
sindacalista dalla sede del sindacato e con il telefono e l'email del sindacato. Nulla 
muterebbe se si volesse ritenere il suo ruolo di figlia. Inoltrando la causa per la 
pretesa salariale A._____ avrebbe comunque ratificato l'agire di C._____ a suo 
nome. La richiesta di adeguamento salariale sarebbe una richiesta fatta in 
rappresentanza del dipendente che poi l'avrebbe confermata con la causa. La 
decisione del Tribunale distrettuale Moesa avrebbe accertato erroneamente i fatti e 
applicato erroneamente il diritto, poiché le testimonianze non si sarebbero annullate 
a vicenda e i motivi indicati nella disdetta sarebbero infondati e fasulli. Non ci 
sarebbe stata una ristrutturazione che avrebbe giustificato la disdetta per A._____. In 
realtà il datore di lavoro non avrebbe ridotto il personale ma l'avrebbe aumentato e 
A._____ sarebbe stato rimpiazzato. La disdetta non avrebbe niente a che vedere con 
il trasferimento del magazzino a O.3_____, poiché la costruzione del capannone 
avrebbe richiesto un impiego maggiore di manodopera e non una sua riduzione. La 
disdetta del 29 marzo 2012 sarebbe invece dovuta alla richiesta di adeguamento 
salariale e non avrebbe nulla a che fare con il trasferimento dell'attività. Il datore di 
lavoro non avrebbe accettato né verificato la richiesta salariale ma avrebbe indicato 
che A._____ sarebbe stato licenziato. Secondo l'appellante si tratterebbe di una 
disdetta di reazione alla richiesta di un diritto quindi abusiva ai sensi dell'art. 336 cpv. 
1 CO. A._____ ha ritenuto che sarebbe abusiva la disdetta data per una richiesta di 
aumento salariale fatta per il tramite di un funzionario sindacale. Secondo dottrina e 
giurisprudenza la natura abusiva della disdetta sarebbe data se vi sarebbero indizi 
convergenti, in caso di stretto legame temporale senza altri motivi plausibili di 
disdetta e per il comportamento del datore di lavoro o quando i motivi indicati dal 
datore di lavoro non corrisponderebbero alla realtà. La disdetta sarebbe anche stata 
data per impedire l'insorgere di pretese derivanti dal contratto e per l'appartenenza di 

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A._____ al sindacato. Tale aspetto non sarebbe stato in nessun modo valutato dalla 
sentenza. Inoltre a mente di A._____ non sarebbe stato rispettato il principio della 
buona fede. Le modalità della disdetta, senza opportuni e giusti chiarimenti, dopo 
molti anni di servizio non avrebbero rispettato tale principio. La decisione impugnata 
non avrebbe riconosciuto nessuna indennità per disdetta abusiva che sarebbe invece 
dovuta. Considerando che la disdetta sarebbe una grave reazione per una richiesta 
salariale giusta e minima del dipendente, dopo sedici anni di lavoro e anche in età 
avanzata, si chiederebbe un'indennità di sei mesi di salario. Come da calcolo 
esposto con la petizione risulterebbe un salario mancante di CHF 2'786.00. Il salario 
versato sarebbe stato anche alla luce della decisione, oggettivamente incompleto e 
andrebbe corretto.

H. Con risposta all'appello del 16 gennaio 2017 la B._____, tramite il suo 
patrocinatore ha inoltrato al Tribunale cantonale i seguenti petiti:

1. L'appello è respinto e il giudizio di prima istanza del Tribunale distrettuale 
Moesa dell'11 dicembre 2015, con motivazione del 17 ottobre 2016, è 
confermato. 

2. Protestate tasse, spese e ripetibili, di prima e di seconda istanza.

Secondo la B._____ i fatti illustrati dal Tribunale distrettuale Moesa nella decisione 
verrebbero espressamente confermati. Relativamente alla richiesta di versamento di 
un salario arretrato di CHF 2'786.00 la prima istanza avrebbe riconosciuto solamente 
CHF 758.05. Nel petito di appello A._____ tornerebbe a rivendicare l'importo di CHF 
2'786.00, senza però spendere nemmeno una parola per giustificare tale importo e 
per illustrare per quale motivi il calcolo della prima istanza sarebbe errato. Oltre a 
essere respinta per questo motivo, tale pretesa sarebbe da respingere anche perché 
non motivata e in contrasto con l'art. 311 CPC. A._____ chiederebbe nel suo appello 
il rilascio di un attestato di lavoro che indicherebbe natura e durata del rapporto di 
lavoro e il buon svolgimento del lavoro assegnato e un attestato che attesterebbe 
solo natura e durante del rapporto di lavoro. Anche tale richiesta non verrebbe 
motivata e nella misura in cui si chiederebbe qualcosa di diverso rispetto a quanto 
riconosciuto dal Tribunale distrettuale Moesa, la domanda andrebbe respinta già in 
applicazione dell'art. 311 cpv. 1 CPC, ossia per palese assenza di motivazione 
d'appello. La parte rimanente della richiesta sarebbe invece priva di oggetto in 
quanto già riconosciuta dalla prima istanza. Per quanto riguarda la pretesa di 
pagamento di un'indennità per disdetta abusiva, sarebbe necessario che il 
dipendente abbia effettivamente avanzato delle richieste e che abbia effettivamente 
inteso prevalersi di un diritto derivante dal contratto di lavoro. La sentenza impugnata 
illustrerebbe dettagliatamente che C._____ avrebbe agito autonomamente, senza il 
consenso del padre e dunque non vi sarebbe stata alcuna richiesta di adeguamento 

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salariale da parte dell'attore. Per di più A._____ avrebbe conferito procura di 
rappresentanza alla L._____ solo il 7 dicembre 2012. Per tali motivi le conclusioni 
della prima istanza secondo la quale la pretesa salariale non sarebbe avvenuta per 
mano dell'attore, meriterebbe protezione. La prima istanza sarebbe giunta alla 
conclusione che l'attore non avrebbe reso sufficientemente verosimile, né tantomeno 
avrebbe comprovato, l'esistenza di un motivo abusivo alla base del licenziamento. Il 
licenziamento sarebbe da ricondurre a una riorganizzazione aziendale. Il Tribunale 
distrettuale Moesa avrebbe rilevato come le due testimonianze di G._____ e 
D.1_____ sarebbero state in aperto contrasto con quelle di C._____ e E._____. Il 
Tribunale avrebbe anche evidenziato come le deposizioni di C._____ e E._____ 
sarebbero contradditorie fra di loro per quanto riguarderebbe l'allestimento della 
dichiarazione. La figlia C._____ sarebbe particolarmente coinvolta, avendo deciso 
unilateralmente di contattare il datore di lavoro del padre senza il suo permesso e 
che si sarebbe presentata in settimana e durante il normale orario di lavoro per 
assistere agli interrogatori di D.2_____ e F._____. Inoltre la testimone sarebbe 
dipendente della L._____, che rappresenterebbe l'attore. La deposizione di E._____ 
sarebbe invece viziata dal fatto che avrebbe deposto in base alla dichiarazione, 
stesa in data 10 luglio 2013, compromettendo l'autenticità dei ricordi. Non sarebbe 
nemmeno credibile che egli avrebbe allestito spontaneamente la dichiarazione che 
non recherebbe la data 27 o 28 febbraio 2012 ma la data del 10 luglio 2013, cioè 
pochi giorni dopo la litispendenza della causa del 21/24 giugno 2013. Le 
considerazioni del Tribunale distrettuale Moesa sfuggirebbero a ogni critica. A mente 
della B._____ il Tribunale distrettuale Moesa avrebbe osservato come la 
testimonianza di E._____ costituirebbe una prova illecita a causa della funzione 
vivavoce sul telefono dell'ufficio di C._____. Al contrario di ciò che sosterrebbe la 
controparte, nell'ambito della valutazione degli interessi andrebbe data la preferenza 
alla tutela della sfera privata. Infine l'argomentazione di A._____, secondo la quale la 
disdetta sarebbe abusiva a causa della sua appartenenza al sindacato, andrebbe 
respinta poiché poggerebbe unicamente sulle deposizioni di C._____ e E._____ che 
non potrebbero essere considerate rilevanti. Bisognerebbe concludere che la 
sentenza del Tribunale distrettuale Moesa sarebbe giustificata sia negli accertamenti 
di fatto sia nell'applicazione del diritto e perciò l'appello sarebbe infondato.

I. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini del 
giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi

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1. Contro le decisioni dei tribunali distrettuali [dal 1° gennaio 2017 sostituiti dai 
tribunali regionali] quali giurisdizioni di prima istanza in materie civili può essere 
presentato appello (art. 308 cpv. 1 CPC), a condizione che il valore litigioso sia di 
almeno CHF 10'000.00 (art. 308 cpv. 2 CPC). L' appello, scritto e motivato, deve 
essere proposto al Tribunale cantonale dei Grigioni quale autorità giudiziaria 
superiore ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 della Legge d'applicazione del Codice di diritto 
processuale civile svizzero del 16 giugno 2010 (LACPC; CSC 320.100) entro 30 
giorni dalla notificazione della decisione motivata (art. 311 CPC). Competente è la 
seconda Camera civile del Tribunale cantonale (art. 7 cpv. 1 lett. a dell'Ordinanza 
sull'organizzazione del Tribunale cantonale del 14 dicembre 2010 [OOTC; CSC 
173.100]).

Proposto il 23 novembre 2016 e trasmesso al Tribunale cantonale il 24 novembre 
2016, ossia nel termine di 30 giorni dalla notifica, avvenuta in data 24 ottobre 2016, 
l'appello di A._____ è tempestivo e ricevibile in ordine.

2.1. Giusta l'art. 310 CPC con l'appello possono essere censurati l'errata 
applicazione del diritto o l'errato accertamento dei fatti (art. 310 CPC). La Camera 
esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i 
requisiti al riguardo, che discendono dall'art. 311 cpv. 1 CPC, imponendo 
all'appellante di formulare delle conclusioni chiare, di designare dettagliatamente sia i 
punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua 
critica e di spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non 
(solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 374 consid. 4.3.1 con 
rinvii; sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013 consid. 3.2 
seg.). In caso di mancata motivazione, la giurisdizione d'appello dichiara l'appello 
irricevibile (KARL SPÜHLER, in Basler Kommentar zur Schweizerischen 
Zivilprozessordnung, 3a ed., Basilea 2017, n. 18 ad art. 311 CPC con altri riferimenti).

2.2. Nella sua memoria d'appello l'appellante chiede al petito 1.2 che la convenuta 
in appello sia tenuta a versargli il salario mancante per mancato adeguamento 
salariale nel 2011 e 2012 mentre al petito 1.4 chiede che il datore di lavoro sia 
obbligato a trasmettergli un attestato di lavoro che indichi natura e durata del 
rapporto di lavoro e il buon svolgimento del lavoro assegnato e un attestato di lavoro 
che indichi solo natura e durata del rapporto di lavoro. Nella memoria d'appello 
l'appellante rimanda alle conclusioni e agli allegati inoltrati in prima istanza per 
quanto riguarda il petito 1.2 mentre per quanto riguarda il petito 1.4 questo non viene 
nemmeno motivato. Come richiesto giustamente nella motivazione della risposta 
dalla convenuta in appello, l'appello in questi due punti non è stato motivato e 
dunque il Tribunale cantonale non può entrare nel merito di questi petiti per carenza 

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di motivazione. In particolar modo la convenuta in appello ha sostenuto che 
l'appellante avrebbe rivendicato l'importo di CHF 2'786.00 senza però spendere 
nemmeno una parola per giustificare tale importo e per illustrare per quale motivo il 
calcolo della prima istanza sarebbe stato errato. Per quanto riguarda la richiesta di 
ottenere un attestato di lavoro che si pronunci anche sul buon svolgimento del lavoro 
assegnato, tale richiesta a mente della convenuta in appello non sarebbe motivata e 
l'appello non conterrebbe nessun argomento che giustificherebbe per quale motivo 
dovrebbe essere accolta la richiesta di obbligare il datore di lavoro a rilasciare un 
attestato di lavoro che andrebbe oltre il contenuto imposto dalla prima istanza. In 
effetti in questa sede l'appellante non ha spiegato per quali ragioni di fatto o di diritto 
l'assunto dei giudici di prime cure fosse errato e con ciò da riformare. In questi due 
punti il gravame si rivela irricevibile per carenza di motivazione ai sensi dell'art. 311 
cpv. 1 CPC.

Di conseguenza va esaminato unicamente se la disdetta del 30 marzo 2012 da parte 
della convenuta in appello nei confronti dell'appellante quale dipendente sia abusiva 
o meno, tenor petito 1.1 dell'appello. In questo caso va anche esaminato se sia 
dovuta l'indennità di sei mensilità più interessi quale indennità di disdetta ai sensi 
dell'art. 336a cpv. 1 e 2 CO, come richiesto al punto 1.3 dell'appello.

3.1. Nella procedura della giurisdizione inferiore l'appellante quale attore aveva 
chiesto di stabilire l'abusività della disdetta da parte del datore di lavoro, sostenendo 
che egli avrebbe fatto valere pretese dal contratto di lavoro e inoltre sarebbe stato 
membro del sindacato.

Nella sentenza del Tribunale distrettuale Moesa (a partire dal 01.01.2017 sostituito 
dal Tribunale regionale Moesa) è stato esaminato in via preliminare che la pretesa 
sarebbe stata fatta valere da C._____, figlia dell'appellante, mediante email. 
Secondo il tribunale di prime cure innanzitutto non figurerebbe nessuna procura da 
parte del dipendente, né la figlia sosterrebbe di agire quale mandataria del 
dipendente. Infatti il padre le avrebbe detto espressamente di lasciare perdere. 
Anche il datore di lavoro quale destinatario dell'email non avrebbe inteso che 
C._____ avrebbe agito come rappresentante del lavoratore. Si potrebbe dunque 
considerare che C._____ non avrebbe agito quale rappresentante contrattuale del 
dipendente ma come figlia. A._____ non avrebbe inoltre mai ratificato l'atto compiuto 
dalla figlia, ma l'istruttoria confermerebbe il contrario. A mente del Tribunale 
distrettuale Moesa la petizione andrebbe perciò dichiarata irricevibile, poiché 
mancherebbe una pretesa fatta valere da una parte derivante dal rapporto di lavoro. I 
giudici di prime cure ha stabilito che la questione sarebbe potuta restare indecisa, 

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poiché la petizione avrebbe comunque dovuto essere respinta per quanto 
riguarderebbe la presunta abusività.

3.2. A mente dell'appellante il Tribunale distrettuale Moesa avrebbe accertato 
erroneamente i fatti e applicato erroneamente il diritto, laddove avrebbe ritenuto che 
C._____ non avrebbe rappresentato A._____. Lei infatti avrebbe agito per un'altra 
persona (A._____), nell'interesse di tale persona e per far cambiare/migliorare il suo 
salario. Sarebbe quindi evidente che l'effetto sarebbe sorto per tale persona e non 
per C._____. Si tratterebbe di una rappresentante ai sensi dell'art. 32 CO e lei 
avrebbe agito come sindacalista dalla sede del sindacato e con il telefono e l'email 
del sindacato. Il datore di lavoro in relazione alla sua richiesta avrebbe richiamato la 
sede del sindacato. A mente dell'appellante nulla muterebbe se si volesse ritenere il 
suo ruolo di figlia. A._____ avrebbe inoltrato la causa per la sua pretesa salariale e di 
disdetta e dunque avrebbe ratificato comunque l'agire di C._____ a suo nome. 
Sarebbe irrilevante che in un primo momento avrebbe avuto qualche dubbio nel fare 
la richiesta salariale per possibili ritorsioni. Inoltre, tenor l'appellante, egli sarebbe 
affiliato al sindacato da molti anni e il suo rapporto di lavoro sarebbe seguito 
regolarmente dal sindacato con le verifiche e richieste a beneficio dell'affiliato, che 
avrebbe pure diritto alla relativa protezione giuridica. Il datore di lavoro come 
destinatario della richiesta non avrebbe potuto pensare che C._____ avesse chiesto 
l'adeguamento salariale di A._____ per sé stessa ma sarebbe stato chiaro che 
avrebbe agito per A._____.

3.3. Nella sua risposta all'appello la convenuta in appello ha invece fatto valere che 
la sentenza del Tribunale distrettuale Moesa sarebbe giustificata sia negli 
accertamenti di fatto sia nell'applicazione del diritto e che l'appello sarebbe infondato 
e andrebbe respinto. Secondo la convenuta in appello la disdetta sarebbe abusiva 
solamente se il dipendente avesse effettivamente avanzato delle richieste e che 
avesse effettivamente inteso prevalersi di un diritto derivante dal contratto di lavoro. 
Nel presente caso C._____ avrebbe agito autonomamente, senza il consenso del 
padre e dunque non vi sarebbe stata alcuna richiesta di adeguamento salariale da 
parte dell'appellante. Peraltro C._____ non avrebbe agito come rappresentante 
dell'appellante e dunque la disdetta non avrebbe potuto essere abusiva. Infine la 
convenuta in appello ha ritenuto che il licenziamento sarebbe da ricondurre a una 
riorganizzazione aziendale, come stabilito correttamente dai giudici di prime cure. 

3.4. Dagli atti si evince (act. TDM.3.17) che C._____, tramite il suo indirizzo email 
della L._____ in data 12 gennaio 2012 aveva inviato alla B._____ un'email senza 
testo con oggetto "conteggio A._____" e con allegato il documento Excel "A._____ 
verifica salario + ore cal nuova.xls" che rappresentava un conteggio delle ore. 

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Secondo la deposizione di D.1_____ (act. TDM.5.7 pag. 5) lei avrebbe ricevuto 
un'email vuota con l'allegato che corrispondeva a quello ricevuto il 27 febbraio 2014 
(recte: 2012) e lei non avrebbe dato alcun seguito all'email ricevuto. Con email del 27 
febbraio 2012 (act. TDM.2.11, TDM.3.18) C._____ inviava nuovamente alla B._____ 
il conteggio definitivo in seguito a dei nuovi calcoli.

D.2_____ ha dichiarato (act. TDM.5.10 pag. 4) che avrebbe avuto a che fare con 
C._____ una volta per telefono e mai di persona. Lui ha deposto che avrebbe 
comunicato a C._____ di non aver voglia di discutere con lei di tutte queste 
problematiche perché prima aveva avuto a che fare con la moglie di A._____ e a 
quel momento non aveva voglia di avere a che fare anche con la figlia. Il testimone 
ha pure affermato che di frequente la moglie avrebbe telefonato alla segretaria per 
poter ricevere prima della fine del mese degli acconti del salario spettante al marito, 
chiedendo però alla segretaria di nulla riferire a tal proposito ad A._____ (act. 
TDM.5.10 pag. 3). D.1_____ ha confermato che la moglie di A._____ avrebbe 
chiesto due o tre volte il versamento in anticipo dello stipendio (act. TDM.5.7 pag. 3). 
Inoltre D.2_____ ha pure deposto di non aver avuto alcuna discussione in merito allo 
scritto email con C._____ e quindi al telefono lei non avrebbe formulato nessuna 
richiesta. A mente del teste "il signor A._____ era grande abbastanza per venire in 
ufficio direttamente e chiedere l'aumento di salario" (act. TDM.5.10 pag. 5).

La figlia dell'appellante, C._____, ha invece dichiarato che durante questa telefonata 
del 27 febbraio 2012 D.2_____ avrebbe detto "il Sindacato non entra e non entra 
sicuramente adesso. E le dico un'altra cosa, suo padre fra tre mesi è a casa". Lei ha 
deposto che avrebbe chiesto a D.2_____ se era sicuro di quello che diceva e nella 
positiva di ripeterlo e al quel momento avrebbe messo il vivavoce. Lei non avrebbe 
comunicato a D.2_____ di essere in vivavoce. D.2_____ avrebbe ridetto "suo padre 
fra tre mesi è a casa" e poi gli avrebbe riattaccato il telefono in faccia. C._____ ha 
però anche confermato che suo padre le avrebbe detto di lasciar perdere in quanto 
temeva che in caso di rivendicazioni salariali venisse licenziato, lei avrebbe però 
ritenuto opportuno avanzare subito la richiesta onde evitare al datore di lavoro un 
maggior onere al momento che suo padre fosse andato in pensione (act. TDM.5.2 
pag. 3).

Con dichiarazione del 10 luglio 2013 (act. TDM.2.13) E._____ dichiarava di aver 
risposto alla telefonata della B._____ in data 27 febbraio 2012 e di aver passato la 
chiamata alla collega C._____. Egli ha pure confermato che C._____ le avrebbe già 
comunicato di aver inviato un'email alla datrice di lavoro di suo padre e che si 
sarebbe aspettata una reazione. Lui avrebbe visto che C._____ non sarebbe riuscita 
a parlare al telefono e di seguito avrebbe inserito il vivavoce. Egli avrebbe sentito 

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una voce maschile che diceva "il Sindacato nella mia azienda non entra, tuo padre 
fra tre mesi è a casa" (act. TDM.5.1 pag. 2).

3.5. Come stabilito dal Tribunale distrettuale Moesa, e come risulta anche dai 
documenti e dalle dichiarazioni dei teste, C._____ ha presentato la richiesta salariale 
di A._____ (di cui all'act. TDM.3.17 e TDM.3.18) – sia che lei abbia agito come figlia 
o come rappresentante della L._____ – senza procura alcuna. Questo è avvenuto 
nei confronti della B._____ come datrice di lavoro di A._____. Di fatto C._____ ha 
confermato che il padre le avrebbe detto di lasciar perdere (act. TDM.5.2 pag. 2), 
quindi di non far valere alcuna richiesta salariale per lui. Anche D.1_____ ha deposto 
che tutte le volte che lei avrebbe sentito C._____ avrebbe parlato come figlia di 
A._____ nel senso che avrebbe detto "Ciao sono la figlia di A._____" (act. TDM.5.7 
pag. 3). Inoltre emerge dalla documentazione (act. TDM.3.16) che la L._____ in data 
7 dicembre 2012 nella persona di H._____, L._____ Ticino e Moesa, nella lettera 
inviata alla B._____ aveva trasmesso regolare procura da parte di A._____. Questa 
procura è stata firmata il 7 dicembre 2012. Di conseguenza l'incarico alla L._____ di 
rappresentare gli interessi per la persona di A._____ è avvenuto formalmente solo 
molti mesi più tardi della richiesta salariale da parte della figlia C._____. Come 
stabilito dalla prassi (sentenza del Tribunale federale 4C_237/2005 del 27 ottobre 
2005 consid. 2.3) per ritenere abusiva una disdetta è necessario che il lavoratore 
abbia avuto la volontà di esercitare un diritto. Nel presente caso, da come risulta 
dalle considerazioni precedenti, A._____, quale dipendente e destinatario della 
disdetta, ha ovviamente approvato l'agire della figlia C._____ attraverso la 
contestazione alla disdetta del 25 maggio 2012 (act. TDM.2.15) e attraverso l'inoltro 
dell'istanza di conciliazione del 21 giugno 2013 (act. TDM.2.21). Anche se il 
destinatario della disdetta non ha fatto valere personalmente la pretesa derivante dal 
rapporto di lavoro, questo non significa che la disdetta del rapporto di lavoro non sia 
avvenuta in modo abusivo. Al contrario, se un dipendente viene licenziato poiché 
un'altra persona decide di far valere delle pretese derivanti dal rapporto di lavoro a 
suo favore, la disdetta è sicuramente abusiva poiché non compatibile con l'art. 2 CC. 
In via preliminare va dunque rilevato se il licenziamento dell'appellante da parte della 
convenuta in appello sia stato abusivo.

4.1. Il Tribunale di prime cure ha deciso nella considerazione 5 che non vi sarebbe 
stato un licenziamento abusivo, perché per poter far capo all'art. 336 cpv. 1 lett. d CO 
sarebbe necessario che le rivendicazioni abbiano svolto un ruolo causale nella 
decisione di licenziare. Per determinare se una disdetta sia abusiva, bisognerebbe 
ricorrere al suo reale motivo. Per il dipendente la disdetta sarebbe abusiva poiché la 
datrice di lavoro avrebbe risposto a C._____ che "suo padre fra tre mesi è a casa". 

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Secondo i giudici di prime cure a tale riguardo le testimonianze agli atti sarebbero 
contradditorie e si eliderebbero vicendevolmente. La figlia del dipendente, C._____ e 
il suo collega, E._____, sosterrebbero che D.2_____ abbia proferito quelle testuali 
parole, mentre il titolare e i collaboratori della B._____ lo negherebbero. Inoltre le 
deposizioni di C._____ e E._____ sarebbero contradditorie fra di loro per quanto 
riguarderebbe l'allestimento della dichiarazione. Anche la testimonianza di E._____ 
sarebbe una prova illecita che ai sensi dell'art. 152 cpv. 2 CPC potrebbe essere 
presa in considerazione solo se prevarrebbe l'interesse all'accertamento della verità. 
A mente del Tribunale distrettuale Moesa, dato che A._____ avrebbe detto alla figlia 
di lasciar perdere e lei non avrebbe agito come rappresentante del padre, ma 
unicamente come figlia e nemmeno come sindacalista della L._____, l'interesse del 
suo interlocutore a tutela della propria sfera privata dovrebbe prevalere. Tale prova 
non potrebbe dunque essere presa in considerazione. Il tribunale di prime cure ha 
pure valutato le deposizioni dei testimoni e ha stabilito che il dipendente non sarebbe 
stato sostituito da nessuno. La B._____ avrebbe sostenuto che il licenziamento 
sarebbe da ricondurre a una riorganizzazione aziendale derivante dall'acquisto di 
una nuova macchina da taglio e l'istruttoria lo dimostrerebbe. Anche per abbondanza 
la giurisdizione inferiore ha rilevato che anche se D.2_____ avesse reagito all'email 
con una telefonata dal tono parecchio agitato e urlando, la soluzione più coerente 
sarebbe stata di disdire il contratto con effetto immediato oppure dando senza 
indugio la disdetta ordinaria, senza lasciar trascorrere un mese. Questo avrebbe 
potuto costituire un possibile indizio a sostegno della tesi attorea. Il Tribunale 
distrettuale Moesa ha infine rilevato che l'attore non avrebbe reso sufficientemente 
verosimile l'asserita abusività della disdetta, mentre il motivo di licenziamento fatto 
valere dalla datrice di lavoro risulterebbe plausibile.

4.2. L'appellante invece ritiene che il Tribunale distrettuale Moesa abbia basato il 
proprio giudizio quasi interamente sulle testimonianze della famiglia D._____, quale 
titolare della convenuta. In concreto ciò determinerebbe un errato accertamento dei 
fatti e una decisione errata. La valutazione delle prove dovrebbe rispondere alla 
logica e ai principi dell'esperienza e nel caso delle testimonianze e considerare 
interessi e motivazioni dei testimoni. La decisione impugnata, secondo l'appellante, 
sarebbe basata sulle indicazioni della convenuta e meglio del titolare, con la figlia e 
suo marito, tutti dipendenti/proprietari della convenuta e parenti. Sarebbe palese lo 
stretto vincolo di solidarietà e interesse all'esito della vertenza. Tali testimonianze 
sarebbero contestate quanto alla loro veridicità. Il valore probatorio di tali 
testimonianze dovrebbe cedere il passo ai fatti documentati e alle testimonianze di 
terze persone che non sarebbero parte né avrebbero interesse nella vertenza. 
Sarebbe il caso di E._____, semplice collega di lavoro, senza interessi o legami di 

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parentale né dipendenza economica con le parti. Secondo l'appellante il Tribunale 
distrettuale Moesa avrebbe dovuto considerare rilevanti le testimonianze di E._____ 
e di C._____. I motivi della disdetta indicati dalla datrice di lavoro e ritenuti nella 
decisione impugnata sarebbero infondati. Non ci sarebbe stata una ristrutturazione o 
una riduzione di personale che giustificherebbe la disdetta. A mente dell'appellante la 
disdetta sarebbe dovuta alla richiesta di adeguamento salariale e non avrebbe nulla 
a che fare con la macchina da taglio acquistata dalla convenuta in appello. La nuova 
macchina sarebbe stata ininfluente e non avrebbe causato una riduzione di operai, 
né di aiuto-carpentieri. La disdetta non avrebbe nemmeno niente a che fare con il 
trasferimento del magazzino a O.3_____. L'appellante ha ritenuto che la licenza 
edilizia fosse stata emessa solo nel mese di giugno 2012 e a inizio 2012 non ci 
sarebbe ancora stata la domanda edilizia. Si tratterebbe dunque di una disdetta di 
reazione alla richiesta di un diritto e quindi abusiva ai sensi dell'art. 336 cpv. 1 CO. 
Infine l'appellante fa valere che la decisione non avrebbe riconosciuto a torto 
nessuna indennità per disdetta abusiva che invece sarebbe dovuta. Considerando 
che la disdetta sarebbe una grave reazione per una richiesta salariale giusta e 
minima del dipendente, dopo sedici anni di lavoro e anche in età avanzata, si 
chiederebbe un'indennità adeguata di sei mesi di salario pari a CHF 41'347.20.

4.3. La convenuta in appello afferma invece di confermare i fatti illustrati dal 
Tribunale distrettuale Moesa e che lo dimostrerebbe la molto approfondita istruttoria 
compiuta dal tribunale. In realtà il licenziamento sarebbe da ricondurre a una nuova 
organizzazione aziendale. Per quanto riguarda le censure dell'appellante nei 
confronti dei teste parenti di D.2_____, quale organo della convenuta, queste 
andrebbero respinte. Il Codice di procedura civile consacrerebbe il principio del libero 
apprezzamento delle prove e non vi sarebbe invece un motivo di esclusione in caso 
di parentela con un organo di una società anonima. I fatti esposti da questi testimoni 
troverebbero riscontro nella documentazione prodotta. La convenuta in appello 
ritiene anche che la figlia C._____ abbia un evidente interesse nella lite e negli affari 
del padre, poiché avrebbe presenziato agli interrogatori di alcuni testimoni. Inoltre, 
senza che il padre le avesse dato il permesso, avrebbe contattato la sua datrice di 
lavoro. Come se non bastasse, lei sarebbe dipendente della L._____ che 
rappresenterebbe l'attore. E._____ avrebbe invece risposto all'interrogatorio in base 
alla dichiarazione del 10 luglio 2013, compromettendo quindi l'autenticità dei ricordi e 
lui non sarebbe nemmeno credibile quando affermerebbe di aver allestito in modo 
spontaneo la dichiarazione e di averla consegnata spontaneamente a C._____. 
Anche E._____, a mente della convenuta in appello, sarebbe dipendente della 
L._____ e coinvolto quindi nella causa. Le considerazioni espresse dal Tribunale 
distrettuale Moesa sfuggirebbero pertanto a ogni critica.

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4.4. In linea di principio un contratto di lavoro a tempo indeterminato può essere 
disdetto dalle parti liberamente, ossequiando unicamente i termini di disdetta 
contrattuali o legali. Tolti i casi che seguono, la disdetta può perciò essere data per 
qualsiasi causa, rispettivamente senza causa. Nell'art. 336 CO vengono per contro 
elencati alcuni motivi che, se realizzati, non invalidano la disdetta ma la 
caratterizzano come abusiva, con possibile conseguenza risarcitoria a carico di chi la 
pronuncia. Per costante dottrina e giurisprudenza, questa elencazione è 
esemplificativa e non esaustiva (DTF 132 III 115 consid. 2; DTF 131 III 535 consid. 
4.2 con altri riferimenti). Secondo l'art. 336 cpv. 1 lett. d CO, la disdetta è abusiva 
quando ha il carattere di una rappresaglia di fronte a pretese contrattuali del 
lavoratore ("Rachekündigung"); non è necessario che le pretese siano fondate in 
diritto, bastando che il lavoratore sia legittimato, in buona fede, a pensare che lo 
siano. L'onere della prova circa la natura abusiva della disdetta incombe al lavoratore 
licenziato (art. 8 CC). Viste le oggettive difficoltà nel portare tale prova – trattandosi in 
particolare per il caso della rappresaglia di dimostrare la natura della motivazione 
interiore di chi pronuncia la disdetta – la dottrina e la giurisprudenza sono concordi 
nel non esigere una prova assoluta, bastando al proposito l'esistenza di indizi 
convergenti tali da rendere l'abusività altamente verosimile. La prova sull'abusività 
della disdetta può anche essere indiretta, di carattere indiziario e limitata alla sola 
verosimiglianza dei fatti, dedotta dalla concordanza di più tracce e circostanze 
affermative. Questo significa che il giudice può esprimersi secondo un convincimento 
derivato da tutte le situazioni che appaiono dagli atti di causa (DTF 130 III 699 
consid. 4.1; sentenza del Tribunale d'appello del Canton Ticino 12.2007.87 del 1 
febbraio 2008 consid. 8.1 con altri riferimenti; sentenza del Tribunale d'appello del 
Canton Ticino 12.2011.84 del 27 febbraio 2012 consid. 4.1 con altri riferimenti). Infine 
una disdetta è sempre abusiva in caso di simultanei motivi se il motivo malvisto era 
causa diretta del licenziamento oppure talmente essenziale, che la disdetta senza la 
sua esistenza non sarebbe stata data (decisione del Tribunale cantonale dei Grigioni 
ZK2 12 36 del 2 settembre 2014 consid. 10). Se un licenziamento è stato dato per 
diversi motivi, fra i quali alcuni abusivi e altri no, il tribunale deve basare la sua 
decisione sul motivo che con grande probabilità è stata la causa fondamentale della 
disdetta da parte del datore di lavoro. Se per un licenziamento vi è un motivo abusivo 
e l'altro no, il datore di lavoro deve dimostrare che avrebbe dato la disdetta anche se 
non fosse esistito il motivo abusivo (decisione del Tribunale federale 4A_430/2010 
del 15 novembre 2010 consid. 2.1.3; decisione del Tribunale federale 4P.205/2000 
del 6 marzo 2001 consid. 3a). In caso di disdetta come misura di ritorsione, non è 
necessario che la richiesta di pretese da parte del dipendente sia l'unico motivo del 
licenziamento, ma questa circostanza deve avere un ruolo fondamentale per la 
disdetta. In altri termini questo motivo deve aver influenzato notevolmente la 

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decisione del datore di lavoro di licenziare il dipendente (decisione del Tribunale 
federale 4C.84/2005 del 16 giugno 2005 consid. 3.1).

Per quanto riguarda invece la valutazione delle deposizioni, giusta l'art. 157 CPC, il 
giudice fonda il proprio convincimento apprezzando liberamente le prove. In base a 
predetto disposto legale è fondamentale anche l'impressione personale che il 
magistrato ha ricavato dal testimone in occasione della sua audizione, aspetto che 
può senza dubbio giocare un ruolo nella valutazione del suo peso probatorio. Nel 
contempo egli deve però tener conto anche dell'eventuale vicinanza del testimone a 
una parte o se questi è interessato all'esito della vertenza, nonché la lontananza 
temporale. Di regola testimonianze tra loro contraddittorie non si elidono ma il giudice 
deve apprezzarle entrambe per valutare se nelle circostanze concrete una sia 
preferibile all'altra in quanto probatoriamente più convincente (sentenza del Tribunale 
d'appello del Canton Ticino 12.2015.160 del 21 dicembre 2016 consid. 4 con altri 
riferimenti). Le dichiarazioni del teste vanno apprezzate anche alla luce delle altre 
risultanze istruttorie (sentenza del Tribunale d'appello del Canton Ticino 12.2014.186 
dell'11 febbraio 2016 consid. 8.1).

4.5.1. Nelle seguenti considerazioni verranno quindi analizzate in via preliminare le 
dichiarazioni dei testimoni.

Per quanto riguarda la deposizione dei testimoni va evidenziato come C._____, 
quale figlia dell'appellante, abbia un evidente interesse all'esito della procedura. 
Infatti lei era personalmente presente ad alcuni interrogatori di questo procedimento 
(act. TDM.5.10). Inoltre, di propria iniziativa, e senza l'approvazione del padre come 
dipendente, ha fatto valere delle pretese nei confronti della B._____, inoltrando due 
email riguardanti una richiesta di adeguamento salariale (act. TDM.3.17, TDM.2.11, 
TDM.3.18).

E._____ può essere invece ritenuto come una persona esterna ai fatti e imparziale, 
nonostante sia il collega di C._____ e membro del sindacato. Da come emerge dalla 
sua deposizione, egli avrebbe redatto di propria iniziativa una dichiarazione 
spontanea. Nell'interrogatorio a E._____ (act. TDM.5.1 pag. 3) alla domanda perché 
egli si sarebbe ricordato esattamente la data del 27 febbraio 2012 egli ha risposto 
che avrebbe già fatto una dichiarazione in tal senso, dichiarazione agli atti che 
avrebbe riletto in vista del presente interrogatorio, più che altro in merito alle date, 
per fare un po' di mente locale. Per la valutazione delle testimonianze è anche 
rilevante che le deposizioni di E._____ e C._____ si contraddicono puntualmente 
quando E._____ sostiene di aver allestito spontaneamente la dichiarazione e di 
averla consegnata a C._____, dicendole di utilizzarla nel caso in cui ne avesse avuto 

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bisogno (act. TDM.5.1 pag. 3), mentre C._____ ha dichiarato di non aver chiesto in 
nessun modo di redigere la dichiarazione e di non sapere a chi E._____ avesse 
consegnato la predetta dichiarazione: "sicuramente non a me, immagino 
all'avvocato" (act. TDM.5.2 pag. 4). Il fatto che queste due deposizioni si 
contraddicano non significhi che entrambi i testimoni mentano, ma è verosimile che 
la dichiarazione di E._____ – come persona esterna ai fatti e non vicina alle parti – 
sia più attendibile che la deposizione di C._____, quale figlia dell'appellante.

Pure è manifesto l'interesse all'esito del presente procedimento dei testimoni 
D.2_____, quale presidente del consiglio d'amministrazione della convenuta in 
appello, di D.1_____, quale figlia di D.2_____, e di G._____, quale marito di 
D.1_____ e genero di D.2_____, nonché dipendente della convenuta in appello. 
Addirittura G._____ e D.1_____ sono membri del consiglio d'amministrazione della 
convenuta in appello dal 16 giugno 2015, il primo come direttore con diritto di firma 
individuale e la seconda quale membro con diritto di firma collettivo. Questo traspare 
dall'estratto di registro di commercio della convenuta in appello, che rappresenta un 
fatto di pubblica notorietà (art. 151 CPC) che la giurisdizione inferiore avrebbe dovuto 
conoscere e tenere in considerazione. È dunque ovvio come le deposizioni di 
G._____ e D.1_____ debbano essere considerate con prudenza, dato l'evidente 
conflitto d'interesse e il rapporto di parentela.

Per quanto riguarda la deposizione di D.2_____, questi non avrebbe potuto essere 
ascoltato quale testimone poiché era presidente del consiglio d'amministrazione della 
convenuta in appello e ai sensi dell'art. 159 CPC gli organi di persone giuridiche nella 
procedura probatoria vengono trattati come una parte. Quale prova la sua 
dichiarazione avrebbe potuto essere qualificata solamente come interrogatorio alle 
parti (art. 191 CPC) oppure quale deposizione delle parti (art. 192 CPC). La 
deposizione di D.2_____, quale organo di una parte, ha dunque un valore probatorio 
solo limitato.

4.5.2. La convenuta in appello quale datrice di lavoro sostiene di aver licenziato 
l'appellante a causa della riorganizzazione aziendale e dell'introduzione di una nuova 
macchina da taglio. Le testimonianze di tutti i testimoni vanno quindi esaminate alla 
luce delle circostanze concrete e in base alla cronologia dei fatti: Il contratto di 
compravendita fra il venditore e la società B._____ quale acquirente per la particella 
n. 189, piano 7, O.4_____ nel Comune di O.3_____ è stato firmato il 18 novembre 
2011 (act. TDM.3.26). In seguito alla trasmissione dell'email di C._____ alla B._____ 
del 12 gennaio 2012 (act. TDM.3.17) non vi è stata nessuna reazione da parte della 
datrice di lavoro. Dopo l'email del 27 febbraio 2012 (act. TDM.3.18, TDM.2.11) vi è 
stata invece la telefonata in discussione, su cui le testimonianze dei testimoni 

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divergono sostanzialmente. Con lettera del 30 marzo 2012 (act. TDM.2.14, TDM.3.7) 
la B._____ trasmetteva la disdetta del rapporto di lavoro nei confronti dell'appellante 
per il 30 giugno 2012. In data 10 maggio 2012 veniva confermato l'acquisto della 
macchina da taglio computerizzata Hundegger (act. TDM.3.6). Dal 6 giugno 2012 
fino alla primavera del 2013 veniva costruito il nuovo capannone a O.3_____, con il 
trasloco da parte della convenuta in appello da Grono e la messa in servizio dei 
nuovi magazzini e laboratori (act. TDM.3.4, TDM.3.5). Tenor registro di commercio la 
sede della B._____ è stata trasferita a O.3_____, zona industriale al O.4_____, il 28 
ottobre 2013 (act. TDM.3.1). Durante il corso dell'anno 2012 la B._____ ha assunto 
nuovi dipendenti (act. TDM.3.28) ed è avvenuta la formazione per la nuova macchina 
da taglio computerizzata di alcuni dipendenti in Germania.

Come prima conclusione va rilevato come la riorganizzazione aziendale e la 
costruzione del nuovo capannone, che è avvenuta un anno dopo il licenziamento di 
A._____ non hanno potuto essere causali per la disdetta del 30 marzo 2012.

Secondo le deposizioni dei soci della convenuta in appello, dopo che vi era stato un 
sopralluogo a O.5_____ presso una B._____ dove la medesima macchina da taglio 
era già in uso, loro avrebbero deciso di designare quali dipendenti avrebbero dovuto 
seguire una formazione specifica per usare tale macchina. A._____ secondo i soci 
della convenuta in appello non avrebbe avuto le conoscenze informatiche richieste e 
sarebbero stati scelti solo alcuni operai per seguire tale formazione, dipendenti che 
sarebbero già stati formati come carpentieri e avrebbero avuto già conoscenze 
informatiche (act. TDM.5.8 pag. 3, act. TDM.5.10 pag. 2 segg.). G._____ ha tuttavia 
affermato che nel periodo di costruzione del nuovo capannone l'attività della B._____ 
fondamentalmente non sarebbe cambiata (act. TDM.5.8 pag. 3).

L'affermazione che vi sarebbe stata una modifica nella richiesta di personale da parte 
della datrice di lavoro, viene quindi smentita da questa deposizione di G._____, 
poiché il capannone è stato terminato solo nella primavera del 2013, dunque un anno 
dopo il licenziamento di A._____. La convenuta in appello quale datrice di lavoro 
sarebbe stata tenuta a provare questo fatto quale unico e fondamentale motivo di 
licenziamento. I._____ ha anche confermato che il A._____ non si sarebbe quasi mai 
occupato del taglio legname, mansione eseguita dagli operai con più esperienza o 
dagli apprendisti (act. TDM.5.6 pag. 3). Pertanto il licenziamento di A._____ non può 
essere stato motivato unicamente con la razionalizzazione del processo del taglio del 
legname, grazie alla nuova macchina acquistata dalla convenuta in appello. Il motivo 
della riorganizzazione aziendale rappresenta unicamente un pretesto per il 
licenziamento di A._____.

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Anche l'affermazione della convenuta in appello, e cioè che la disdetta del 
dipendente sarebbe già stata decisa prima del 27 febbraio 2012, non è stata 
comprovata dalla datrice di lavoro. La decisione di licenziare A._____, a mente di 
D.1_____, sarebbe già stata presa nel 2011, dunque prima della trasmissione delle 
email di C._____ (act. TDM.5.7 pag. 4). G._____ ha invece dichiarato che dopo la 
messa in opera della nuova macchina da taglio la ditta avrebbe avuto un eccesso di 
manodopera e che durante il rientro dalla Germania si sarebbe discusso 
dell'eventuale licenziamento di A._____, decisione che sarebbe spettata unicamente 
ad D.2_____ (act. TDM.5.8 pag. 3). G._____ ha anche deposto che non avrebbe 
saputo dire se la decisione di licenziare  A._____ D.2_____ l'avrebbe presa quel 
giorno o qualche giorno dopo. In Germania sarebbero stati nel 2012, a fine inverno, 
inizio primavera, forse tra febbraio e marzo. Secondo la deposizione di G._____ la 
convenuta in appello in questo periodo dunque non aveva ancora deciso 
definitivamente se licenziare l'appellante.

Questo nuoce ulteriormente alla credibilità dei testimoni vicini alla convenuta in 
appello e aumenta dunque considerevolmente l'unica alternativa, e cioè la versione 
dell'appellante, che D.2_____ in data 27 febbraio 2012 avrebbe dichiarato al telefono 
nei confronti di C._____, che non avrebbe più tollerato la presenza del sindacato e 
che avrebbe mandato a casa suo padre entro tre mesi. Questo è stato confermato 
anche dall'unico testimone imparziale, cioè E._____. Non appare dunque verosimile 
che la disdetta sia stata data esclusivamente per una questione di riorganizzazione 
aziendale. Ciononostante è plausibile che questo possa essere stato un motivo 
parziale della disdetta. La causa fondamentale del licenziamento del dipendente è 
invece scaturita verosimilmente dalle rivendicazioni salariali del dipendente e ciò 
trova riscontro negli accertamenti istruttori, e in special modo da quanto riferito da 
E._____. Dall'istruttoria non emerge nemmeno la prova che il licenziamento del 
dipendente sarebbe stato deciso prima della chiamata del 27 febbraio 2012, perché 
le testimonianze dei testimoni vicini alla convenuta in appello si contraddicono.

4.5.3. È innegabile il decorso temporale della disdetta (act. TDM.2.14, TDM.3.7), 
trasmessa solo un mese dall'invio dell'email di C._____ con il conteggio 
dell'adeguamento salariale (act. TDM.2.11, TDM.3.18). È vero anche che nei 
confronti dell'email del 12 gennaio 2012 (act. TDM.3.17) non vi sarebbe stata 
nessuna reazione da parte della B._____. Ma va anche tenuto presente che dopo la 
nuova richiesta di adeguamento salariale del 27 febbraio 2012 da parte di C._____ 
(act. TDM.2.11, TDM.3.18), senza che A._____ – quale dipendente da oltre 16 anni 
della B._____ – non avrebbe nemmeno accennato a tale richiesta, D.2_____ quale 
gerente si sarebbe infuriato (ciò che è stato confermato anche da lui stesso, act. 

20 / 27

TDM.5.10 pag. 5) e avrebbe contattato direttamente C._____. La sua reazione 
appare plausibile. Sia questa reazione di D.2_____ alla richiesta di adeguamento 
salariale del 27 febbraio 2012 sia l'affermazione di G._____ – secondo la quale tra 
febbraio e marzo 2012 avrebbero già discusso la decisione di licenziare A._____ – 
non consentono la conclusione che il licenziamento fosse da ricondurre 
esclusivamente a una riorganizzazione aziendale. In realtà l'attenta valutazione di 
tutte le deposizioni permettono la conclusione che il licenziamento sia stato dato di 
fronte alle pretese contrattuali da parte dell'appellante come dipendente quale misura 
di rappresaglia alla mancata accettazione delle medesime. Nel caso in specie, è 
incontestabile che il licenziamento fosse in ogni caso ingiustificato e abusivo, al 
contrario di ciò che è stato indicato nella motivazione della disdetta (act. TDM.2.14). 
La decisione di prima sede non può quindi essere confermata. L'appello in questo 
punto merita di essere accolto.

4.6. Nella presente considerazione va anche esaminata la censura dell'appellante 
nei confronti del divieto di assimilare la prova della dichiarazione di E._____, come 
sostenuto nella decisione impugnata alla considerazione 5c. Nel presente caso, al 
contrario di ciò che ha deciso la giurisdizione inferiore, non si tratta di un mezzo di 
prova ottenuto illecitamente, poiché il mezzo di prova è la deposizione testimoniale di 
E._____ e non la registrazione illecita di un colloquio telefonico. Il testimone E._____ 
è stato interrogato ai sensi dell'art. 172 lett. c CPC sui fatti di causa da lui constatati. 
E._____ ha deposto quanto segue (act. TDM.5.1 pag. 2):

A domanda del Presidente a sapere se ho avuto contatti diretti di persona o 
per telefono con la B._____, dico che il 27 febbraio, se non sbaglio del 2013 
(non ricordo bene) ho risposto a un telefono presso L._____ O.6_____ della 
B._____. Il mio interlocutore aveva una voce femminile, non so però dire di chi 
si trattava. Il mio interlocutore ha chiesto di poter parlare con C._____, senza 
però specificare il motivo della chiamata. Inizialmente non ho seguito la 
conversazione telefonica tra C._____ e la B._____. In seguito ho notato che 
C._____ era parecchio agitata e faceva fatica a parlare. Non riusciva, per 
quanto mi è parso di capire, a dare risposte all'interlocutore. A quel momento 
C._____ ha inserito il vivavoce e ho così potuto seguire la conversazione. Ho 
sentito dall'altra parte della linea una voce maschile che diceva: "il Sindacato 
nella mia azienda non entra, tuo padre fra tre mesi è a casa".

Il testimone E._____ è dunque stato interrogato in merito ai fatti da lui constatati, 
senza che lui abbia avuto una volontà specifica nei confronti delle parti o dei fatti da 
lui constatati. Egli ha avuto una percezione diretta dei fatti e delle circostanze. 
Questa constatazione non è stata prodotta da una parte nel processo, poiché la figlia 
C._____ non è parte e non è nemmeno rappresentante legale di una parte. Tra 
l'altro, la dottrina del diritto penale "fruit of the poisonous tree" – che invalida anche il 
frutto della prova madre ottenuta illecitamente – non è applicabile nella procedura 
civile. Anche partendo dal presupposto che l'accensione del dispositivo vivavoce da 

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parte di C._____ senza l'approvazione del suo interlocutore possa essere valutata 
come mezzo di prova illecito, ai sensi dell'art. 152 cpv. 2 CPC il giudice può prendere 
in considerazione mezzi di prova ottenuti illecitamente soltanto se l'interesse 
all'accertamento della verità prevale. Il giudice deve quindi ponderare gli interessi 
coinvolti. "Per esempio, un documento estorto con minacce o con la violenza non è 
utilizzabile, giacché in linea di principio l'integrità personale prevale – soprattutto in 
un processo civile – sull'interesse all'accertamento della verità (cfr. anche art. 138 D-
CPP). Un documento che è stato «solo» rubato può invece essere preso in 
considerazione se tale interesse lo esige." (Messaggio del Consiglio federale 
concernente il Codice di diritto processuale civile svizzero [CPC] del 28 giugno 2006, 
FF 2006 6593 pag. 6685). Nel presente caso va considerato che l'inserimento del 
dispositivo vivavoce era l'unico modo per comprovare la disdetta abusiva della 
datrice di lavoro e sia la chiamata che la dichiarazione provenivano dalla datrice di 
lavoro, dunque da parte di C._____ non vi era la volontà di ottenere una prova 
illecita. Peraltro la datrice di lavoro in questa conversazione telefonica ha minacciato 
di licenziare il dipendente, ciò che rappresenta un chiaro comportamento abusivo. 
Effettuando una ponderazione degli interessi – da una parte l'interesse 
all'accertamento della verità e dall'altra parte il diritto alla personalità, rispettivamente 
alla confidenzialità delle dichiarazioni telefoniche della convenuta in appello – risulta 
prevalente l'interesse all'accertamento della verità. Anche per questo motivo la prova 
della testimonianza di E._____ può essere considerata come mezzo di prova. Il 
considerando 5c della decisione impugnata va dunque annullato e l'appello in questo 
punto merita di essere accolto.

5.1. Il Tribunale distrettuale Moesa ha deciso nella decisione dell'11 dicembre 
2015 che la disdetta da parte della datrice di lavoro non sarebbe stata abusiva ma 
sarebbe stata da ricondurre a una riorganizzazione aziendale. Il tribunale di prime 
cure ha anche ritenuto che C._____ non avrebbe agito come rappresentante 
contrattuale del padre e nemmeno come sindacalista della L._____. Di conseguenza 
l'attore non avrebbe reso sufficientemente verosimile l'asserita abusività della 
disdetta, mentre il motivo fatto valere dalla convenuta risulterebbe almeno plausibile.

5.2. L'appellante sostiene pure che la disdetta sarebbe stata data anche per 
impedire l'insorgere di pretese derivanti dal contratto e per l'appartenenza di A._____ 
al sindacato. La decisione impugnata sarebbe errata e contestata in quanto non 
avrebbe riconosciuto la disdetta abusiva nelle circostanze di una richiesta tramite il 
sindacato a tutela dei diritti salariali presenti e successivamente dovuti di un 
dipendente sindacalizzato. La disdetta sarebbe stata data anche per impedire 
l'insorgere di pretese del dipendente dal contratto collettivo di lavoro (CCL), cioè per 

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non dover versare in futuro il salario adeguato dal CCL e non riconoscere ulteriori 
diritti stabiliti dal CCL. Tale aspetto non sarebbe stato in nessun modo valutato nella 
sentenza.

5.3. La convenuta in appello fa valere che la tesi della disdetta abusiva per 
appartenenza al sindacato cadrebbe a lato, poiché tale argomentazione poggerebbe 
unicamente sulle deposizioni di C._____ e E._____ che non potrebbero essere 
considerate rilevanti. Bisognerebbe concludere che la sentenza del Tribunale 
distrettuale Moesa sia giustificata sia negli accertamenti di fatto sia nell'applicazione 
del diritto e che l'appello sia infondato.

5.4. Ai sensi dell'art. 336 cpv. 2 lett. a CO la disdetta da parte del datore di lavoro è 
abusiva segnatamente se data per appartenenza o la non appartenenza del 
lavoratore a un'associazione di lavoratore o per il legittimo esercizio di un'attività 
sindacale da parte del lavoratore. In questo caso vi è una tutela speciale della libertà 
sindacale garantita dall'art. 28 Cost. La prima ipotesi di questa disposizione tutela in 
particolar la libertà d'associazione sia positiva (diritto di fondare un sindacato, di 
aderire a un sindacato esistente) che negativa (il diritto di non aderire a un sindacato 
oppure di dimissionare). Per essere abusiva, è necessario che la disdetta sia stata 
data perché il lavoratore era sindacalista. Il secondo caso riguarda invece l'attività 
sindacalista. Questa è protetta unicamente se tale attività viene svolta in maniera 
conforme al diritto. L'attività sindacalista di norma riguarda la possibilità di informare 
la cerchia dei lavoratori sul ruolo e l'organizzazione del sindacato, la necessità di 
difendere eventualmente i diritti dei lavoratori e il rafforzamento dell'organizzazione 
sindacale sul posto di lavoro. Affinché la disdetta sia abusiva, vi deve essere un 
nesso causale fra l'attività sindacale esercitata conformemente al diritto e il 
licenziamento (decisione del Tribunale federale 4A_485/205 del 15 febbraio 2016 
consid. 3.1 con altri riferimenti). Inoltre questa norma non riguarda unicamente 
l'appartenenza al sindacato in sé ma il fatto di far valere delle pretese tramite il 
sindacato come motivo di licenziamento (decisione del Tribunale cantonale dei 
Grigioni ZK2 12 36 del 2 settembre 2014, consid. 10a).

5.5. Nel presente caso, come stabilito nelle considerazioni precedenti, le 
affermazioni di E._____, risultano verosimili e attendibili. Secondo questo teste, 
D.2_____ avrebbe dichiarato al telefono a C._____ che il sindacato non sarebbe 
entrato nella sua azienda e che suo padre sarebbe rimasto a casa entro tre mesi. Di 
conseguenza la successiva disdetta a seguito di questo colloquio telefonico era 
evidentemente – almeno come motivo parziale – da ricondurre al fatto che il 
lavoratore avesse esercitato un'attività sindacale. Come esaminato nell'istruttoria, la 
figlia dell'impiegato, quale dipendente del sindacato, avrebbe inviato un'email alla 

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datrice di lavoro con una tabella riguardante l'adeguamento salariale. Come già 
stabilito nelle considerazioni precedenti, è evidente che il fatto che il lavoratore fosse 
stato sindacalista rappresentava un motivo (parziale) di licenziamento e ciò qualifica 
la disdetta da parte della datrice di lavoro come abusiva. La decisione del Tribunale 
distrettuale Moesa va dunque annullata in questo punto e l'appello merita di essere 
accolto.

6.1. Infine l'appellante ritiene che nell'esercizio della disdetta non sarebbe stato 
rispettato il principio della buona fede. Le modalità della disdetta, senza opportuni e 
giusti chiarimenti, dopo molti anni di sevizio, non avrebbero rispettato la buona fede. 
L'enumerazione dei motivi di disdetta abusiva dell'art. 336 CO non sarebbe esaustiva 
ma esemplificativa e bisognerebbe in ogni caso esaminare se la disdetta violerebbe 
crassamente il principio della buona fede. In modo sbrigativo e parziale la decisione 
impugnata non avrebbe valutato minimamente le circostanze globali della disdetta di 
chiara scorrettezza con l'anziano dipendente.

6.2. Come già menzionato nelle considerazioni precedenti, il catalogo di fattispecie 
dell'art. 336 CO non è esaustivo e serve quindi a concretizzare il principio generale 
del divieto d'abuso. È, in tal senso, in particolare riconosciuto che l'abusività di una 
disdetta ai sensi dell'art. 336 CO può attuarsi anche per mezzo del comportamento 
della parte che vi procede, che non può contravvenire in modo grossolano al 
principio della buona fede, né configurare una grave lesione della personalità, 
ancorché non sia causale per la disdetta. In particolare, non è ammissibile che la 
parte disdicente metta in atto un "gioco falso e nascosto" ("falsches und verdecktes 
Spiel"), ad esempio simulando la volontà di continuare nel rapporto di lavoro, per poi 
sorprendere la controparte con una disdetta improvvisa (DTF 125 III 70 consid. 2b). 
Va detto ancora che in generale, per essere abusiva, la disdetta deve fondarsi su un 
motivo riprovevole ("verwerflich") secondo i canoni sociali di valutazione, ovvero nel 
senso di un abuso della libertà accordata alle parti e meglio nell'ambito normativo 
descritto per mezzo dell'accennato catalogo. In tal senso non sono abusive disdette 
fondate su motivi economici, o su differenze concernenti l'organizzazione aziendale, 
vale a dire su circostanze oggettive; per principio, possono invece essere abusive se 
sono riferite alla persona del destinatario della disdetta (sentenza del Tribunale 
d'appello del Canton Ticino 12.2007.166 del 2 maggio 2008 consid. 6 con altri 
riferimenti).

6.3. Riassumendo, la giurisdizione inferiore ha erroneamente applicato il diritto, 
respingendo la petizione dell'appellante e negando l'abusività del licenziamento da 
parte della datrice di lavoro. I giudici di prime cure hanno accertato i fatti in modo 
errato, basandosi esclusivamente sulle deposizioni delle persone vicine alla 

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convenuta in appello (tra l'altro il presidente e due membri del consiglio 
d'amministrazione della stessa), che ovviamente avevano un interesse all'esito del 
procedimento e non tenendo conto delle dichiarazioni di E._____, quale unico 
testimone imparziale. L'appello, che ha evidenziato errori nell'accertamento dei fatti e 
nell'applicazione del diritto da parte dei primi giudici, nella misura in cui è ammissibile 
dev'essere accolto parzialmente. Pertanto, anche la pretesa di un'indennità di 
licenziamento di sei mesi richiesta dall'appellante, va esaminata nel merito.

7.1. Stabilita la natura abusiva della disdetta del rapporto di lavoro va esaminata la 
quantificazione dell'indennità. In casu l'appellante chiede che la convenuta in appello 
venga condannata a versargli l'importo di CHF 41'347.20, oltre interessi, a titolo di 
indennità per disdetta abusiva pari a sei mesi di salario.

7.2. La parte che disdice in maniera abusiva il rapporto di lavoro deve all'altra 
un'indennità il cui ammontare viene stabilito dal giudice, tenuto conto di tutte le 
circostanze (art. 336a cpv. 1 CO), che non può superare l'equivalente di sei mesi di 
salario del lavoratore (art. 336a cpv. 2 CO). L'indennità ha duplice natura, punitiva 
dell'autore e riparatrice del torto inflitto al dipendente (cfr. WOLFGANG 
PORTMANN/ROGER RUDOLPH, in Basler Kommentar zum Obligationenrecht I, 6a ed., 
Basilea 2015, n. 1 ad art. 336a CO; DTF 123 III 391 consid 3). Il giudice fissa 
l'indennità in base all'equità (art. 4 CC) e alla luce di tutte le circostanze concrete e 
gode pertanto di un ampio margine di apprezzamento sulla determinazione 
dell'indennità, il cui unico limite è rappresentato dall'importo equivalente a sei 
mensilità di salario del lavoratore. Per quantificare l'indennità da corrispondere al 
lavoratore, il giudice valuta liberamente tutte le circostanze del caso, in particolare la 
gravità del pregiudizio alla personalità del lavoratore, le conseguenze per il 
dipendente, l'intensità e la durata delle relazioni contrattuali tra le parti, il modo in cui 
è avvenuta la disdetta del rapporto di lavoro, la solvibilità e la posizione sociale del 
datore di lavoro e un'eventuale concolpa della parte licenziata (DTF 123 III 391; 
decisione del Tribunale d'appello del Canton Ticino 12.2005.164 del 28 luglio 2006 
consid. 5.1 con altri riferimenti). Anche le conseguenze finanziarie della disdetta nei 
confronti del dipendente vanno considerate. Quindi anche l'età del lavoratore, la sua 
situazione lavorativa, la sua situazione sociale, le difficoltà a rientrare nel mondo del 
lavoro, la situazione nel mercato del lavoro e la durata del rapporto di lavoro vanno 
tenuti in considerazione (cfr. WOLFGANG PORTMANN/ROGER RUDOLPH, op. cit, n. 3 ad 
art. 336a CO con altri riferimenti).

7.3. L'appellante aveva 63 anni quando è stato licenziato, dopo ben 16 anni di 
dipendenze presso la convenuta in appello. Dall'altro canto l'appellante, dopo essere 
stato inabile al lavoro per infortunio dal 29 maggio 2012 al 2 dicembre 2012 (act. 

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TDM.3.13), è stato assente per malattia dal 3 dicembre 2012 al 31 maggio 2013 (act. 
TDM.3.15). In seguito è stato ritenuto invalido dall'AI nella misura del 35% (act. 
TDM.3.32). Va però anche tenuto conto che la datrice di lavoro non avrebbe più 
voluto continuare a impiegare l'appellante e che questi non sarebbe stato ritenuto 
nemmeno particolarmente diligente (act. TDM.5.5 pag. 2 e 3, act. TDM.5.8 pag. 3). 
Per l'insieme dei motivi addotti e tenendo conto della giurisprudenza (in particolar 
modo della DTF 132 III 115 consid. 5), la richiesta d'indennità pari a sei mesi di 
salario – che rappresenta l'importo massimo che può essere concesso – risulta 
troppo elevata. Si giustifica in questo caso condannare la datrice di lavoro al 
versamento di un'indennità pari a cinque mesi di salario per un importo di CHF 
34'456.00.

Per l'insieme dei motivi addotti l'appello va parzialmente accolto, nel senso che viene 
accolto totalmente il petito n. 1.1, stabilendo abusiva la disdetta del rapporto di 
lavoro, e che di conseguenza viene stabilita un'indennità pari a cinque mesi di 
salario, mentre l'appellante nel petito 1.3 ne aveva richiesti sei. È invece irricevibile il 
petito n. 1.2 riguardante il mancato adeguamento salariale nel 2011 e 2012 per 
mancata motivazione e per il medesimo motivo è irricevibile il petito 1.4 riguardante il 
rilascio di un attestato di lavoro che indicherebbe natura e durata del rapporto di 
lavoro e il buon svolgimento del lavoro assegnato e un attestato di lavoro che 
indicherebbe solo natura e durata del rapporto di lavoro. Le cifre 1.1 e 1.2 del 
dispositivo della decisione impugnata sono confermate per quanto non ancora 
cresciute in giudicato.

8.1. Le spese giudiziarie vanno fissate e liquidate d'ufficio (art. 105 cpv. 1 CPC). Ai 
sensi dell'art. 114 lett. c CPC, nella procedura decisionale non sono addossate spese 
processuali per le controversie derivanti da un rapporto di lavoro come pure secondo 
la legge del 6 ottobre 1989 sul collocamento, fino a un valore litigioso di CHF 
30'000.00. Nel presente caso il valore litigioso è superiore a questo importo, motivo 
per cui secondo l'art. 105 cpv. 1 CPC le spese processuali sono fissate e ripartite 
d'ufficio. Ai sensi dell'art. 106 cpv. 2 CPC in caso di soccombenza parziale reciproca, 
le spese giudiziarie sono ripartite secondo l'esito della procedura. Considerata 
l'indennità pari a cinque mesi di salario fissata dal Tribunale cantonale e anche 
tenendo conto dell'esito della procedura, occorre evidenziare che l'appellante non ha 
vinto completamente ma si è imposto con circa quattro quinti della propria pretesa 
iniziale. Nel caso specifico si giustifica prelevare un emolumento di CHF 5'000.00 e i 
costi vanno in rapporto della vincita e soccombenza per 4/5 a carico della convenuta 
in appello e 1/5 a carico dell'appellante. Siccome l'appellante ha già versato un 
anticipo spese richiesto dal Tribunale cantonale di CHF 5'000.00, la convenuta in 

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appello deve rimborsare l'importo di 4/5, dunque CHF 4'000.00 direttamente 
all'appellante, mentre l'appellante si assume le spese di 1/5 e cioè di CHF 1'000.00.

8.2. Dato che la Seconda Camera civile del Tribunale cantonale ha statuito come 
autorità giudiziaria superiore, essa si pronuncia anche sulle spese giudiziarie della 
procedura di prima istanza (art. 318 cpv. 3 CPC). I costi processuali e le indennità a 
titolo di ripetibili devono perciò essere spartiti proporzionalmente. Nel presente caso 
si giustifica di addossare i costi dell'istanza precedente nella misura di un 1/5 alla 
parte attrice e di 4/5 alla parte convenuta. Di conseguenza le spese processuali 
fissate dal primo giudice a CHF 3'000.00 vanno a carico della B._____ per 4/5 e 
dunque per l'importo di CHF 2'400.00, mentre per 1/5 sono a carico dell'attore, e 
dunque per l'importo di CHF 600.00 a carico di A._____. Le spese di CHF 3'000.00 
sono prelevate dall'anticipo già versato dall'attore, A._____. La B._____ deve dunque 
rifondere A._____ CHF 2'400.00 quali spese processuali di primo grado. La 
convenuta, B._____, deve rifondere all'attore, A._____, un'indennità di 4/5 di CHF 
5'320.00, dunque CHF 4'256.00 a titolo di ripetibili.

8.3. Visto che l'appellante non ha presentato una nota delle sue spese per la 
procedura di appello, le indennità a titolo di ripetibili (IVA inclusa) vengono stabilite 
d'ufficio a CHF 3'000.00 e per 4/5, dunque per CHF 2'400.00 vanno a carico della 
convenuta in appello.

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III. La Seconda Camera civile decide:

1. L'appello è accolto parzialmente e i punti n. 1.1 e 2 del dispositivo della 
decisione impugnata sono annullati. Per il resto l'appello è respinto nella 
misura in cui è ricevibile. 

2. L'azione creditoria è parzialmente accolta e la B._____ è condannata a 
versare a A._____ un'indennità per disdetta abusiva di CHF 34'456.00, pari a 
cinque mesi di salario, oltre interessi al 5% a far tempo dal 26 giugno 2013.

3. Le spese processuali di prima istanza di CHF 3'000.00 vanno per 4/5 a carico 
della B._____ e per 1/5 a carico di A._____ e sono prelevate dall'anticipo di 
CHF 3'000.00 versato da A._____. La B._____ deve perciò versare la parte da 
lei dovuta, ossia CHF 2'400.00, direttamente a A._____. 

4. La B._____ deve rifondere a A._____ un'indennità di CHF 4'256.00 a titolo di 
ripetibili per la procedura di prima istanza.

5. Le spese processuali d'appello di CHF 5'000.00 sono poste a carico della 
B._____ per 4/5 e a carico di A._____ per 1/5 e sono prelevate dall'anticipo di 
CHF 5'000.00 versato da A._____. La B._____ è perciò condannata a 
rifondere la parte da lei dovuta, ossia CHF 4'000.00, direttamente a A._____.

6. La B._____ deve rifondere a A._____ un'indennità di CHF 2'400.00 a titolo di 
ripetibili per la procedura d'appello.

7. Contro questa decisione con un valore litigioso di almeno CHF 30'000.00 può 
essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72 e 74 cpv. 1 lett. 
b LTF. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale federale, 1000 Losanna, per iscritto 
entro 30 giorni dalla notificazione della decisione con il testo integrale nel 
modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l'ammissibilità, il diritto, gli ulteriori 
presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 72 segg. e 
90 segg. LTF.

8. Comunicazione a: