# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 30a8ae26-c69e-5fdd-8a0c-6c600e8d7bc3
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-04-09
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 09.04.2024 R 2023 73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2023-73_2024-04-09.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 23 73

5a Camera 

Presidenza Parolini

Giudici Brun e Audétat

Attuaria Schupp

SENTENZA

del 9 aprile 2024

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, 

patrocinato dall'avv. Roberto A. Keller, 

ricorrente

contro

Comune B._____, 

patrocinato dall'avv. Fabrizio Keller, 

convenuto 1

e

Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni, 

convenuto 2

concernente decreto con misura provvisionale (domanda costruzione EFZ 
a posteriori)

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I. Ritenuto in fatto:

1. A._____, classe J._____, è agricoltore-allevatore a B._____ e gestisce 

un'"azienda agricola con piccoli lavori di carpenteria" quale ditta 

individuale, con circa 500-600 pecore e almeno 42 ettari di terreno per la 

coltivazione di foraggio loro destinato. La stalla principale è sita sul 

mappale no. K._____ RF B._____ (qui di seguito: mappale no. K._____) 

di sua proprietà e comprende anche la sua abitazione primaria. Il mappale, 

secondo il piano delle zone del 27 dicembre 1982, è sito nella zona 

forestale e parzialmente nella zona di pericolo 1, l'edificio (stalla-tettoia, 

no. d'ass. 123.P._____, e tettoia, no. d'ass. 123.Q._____) invece nella 

zona di pericolo 2. 

2. L'edificio, una stalla già esistente, è stato ampliato negli anni 1984/85 da 

C._____ quale stalla per capre (con licenza edilizia per la particella allora 

con il no. 380). Nel 1985 il Comune B._____ (qui di seguito: Comune, 

rappresentato anche dal suo Municipio) constatava delle divergenze tra 

costruzione e progetto approvato (aperture, rimessa, letamaio, copertura 

del tetto), ma non richiedeva il ripristino della costruzione visto che le 

rimanenti modifiche apportate non pregiudicavano lo scopo della 

costruzione. Nel 1989 C._____ ha venduto tale edificio (comprendente 

stalla rimessa e annesso prato e bosco) a D._____ (padre di A._____). 

Nel 1996 D._____ ha costruito (con licenza edilizia) un letamaio e una 

fossa per il colaticcio. Egli poi nel 2018 ha ceduto a titolo di futura eredità 

al figlio diversi mappali tra i quali il no. K._____ di 12'428 m2, 

comprendente stalla-tettoia, tettoia, strada, prato, campo, corso d'acqua e 

bosco fitto, e il mappale no. M._____, a poca distanza dal mappale 

no. K._____, sul quale sorge una casa di quattro locali nella quale vivono 

i genitori (diritto di abitazione, vita natural durante) e alcuni impiegati.

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3. Nel 2018 il Comune, in seguito ad un controllo, ha decretato la 

sospensione immediata di qualsiasi lavoro (decreto di fermo lavori per 

lavori eseguiti abusivamente) sul mappale no. K._____ come pure sui 

mappali adiacenti N._____ e O._____, e ha ordinato l'inoltro entro cinque 

giorni di una domanda di costruzione completa. Sempre nel 2018, A._____ 

è stato dichiarato colpevole di delitto/contravvenzione alla Legge federale 

sulle foreste per aver dissodato, senza autorizzazione, le particelle 

no. N._____, K._____ e O._____ e abbattuto cinque alberi di alto fusto a 

scopo di creare due spiazzi collegati tra loro tramite una stradina. 

4. In occasione di un sopralluogo del 17 marzo 2023 il Comune ha rilevato 

che nel fabbricato no. P._____ e annesso no. Q._____ erano stati 

realizzati dei lavori rilevanti senza autorizzazione, tra i quali anche un 

appartamento allo stato abitato. Come misura superprovvisionale il 

Comune il 12 aprile 2023 ha decretato in sostanza che A._____ doveva 

inoltrare, con i formulari per una procedura riguardante la costruzione al di 

fuori delle zone edificabili (EFZ), una domanda di costruzione completa 

con tutti i documenti prescritti dalle relative leggi di pianificazione (cifra 1); 

il tutto sotto la comminatoria del rilievo d'ufficio della situazione a spese 

del proprietario in caso di inadempienza (cifra 1.1). Per l'inoltro era fissato 

un termine di 30 giorni (cifra 1.2). In più si vietava al proprietario o a 

qualsiasi altra persona di utilizzare a scopo abitativo il fabbricato in 

questione così da evitare, ai sensi dell'art. 38 cpv. 2 LPTC, un pericolo per 

le persone (cifra 1.3 cpv. 1). Tale ordine era impartito in via 

superprovvisionale sotto la comminatoria di multa a norma dell'art. 95 

LPTC (cifra 1.3 cpv. 2). Al contempo si apriva una procedura di multa 

(cifra 2). 

5. Con lettera del 14 aprile 2023 si esprimeva A._____ riguardo alla cifra 1.3 

del dispositivo. Secondo lui la misura adottata sarebbe in contrasto con le 

disposizioni delle leggi di pianificazione, sproporzionata e irragionevole. 

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Egli riteneva di non poter dar seguito al provvedimento in quanto eccessivo 

e sproporzionato.

6. L'11 maggio 2023 A._____ ha presentato una domanda di costruzione, 

reputata incompleta (in quanto carente di diversi documenti) dal Comune.

7. Il Comune ha rilasciato il 9 agosto 2023 un nuovo decreto con misura 

provvisionale respingendo e rinviando a A._____ la domanda di 

costruzione del 14 aprile 2023 (recte: 11 maggio 2023) in quanto 

incompleta e insufficiente, non conforme alle prescrizioni formali e 

sprovvista dei necessari formulari EFZ e della domanda di dissodamento 

(cifra 1). Ha in aggiunta ordinato a A._____ di inoltrare entro 30 giorni una 

domanda di costruzione completa per quanto realizzato sul mappale 

no. K._____ non conforme alla licenza edilizia del 12 gennaio 1984, 

congiuntamente ai necessari formulari EFZ (cifra 1.1). Inoltre si ordinava 

a A._____ di inoltrare entro 30 giorni con i formulari necessari EFZ e con 

i formulari per il permesso di dissodamento una domanda di costruzione 

completa per quanto riguarda le strade, piste, modifiche di terreno, 

depositi di materiali eseguiti sui mappali no. N._____, K._____ e O._____ 

(cifra 1.2). Si impartivano gli ordini delle cifre 1.1 e 1.2 sotto la 

comminatoria dell'esecuzione d'ufficio a spese del proprietario in caso di 

inadempienza (cifra 2). Inoltre si vietava al proprietario, in via 

provvisionale, l'uso a scopo abitativo del fabbricato sorgente sul mappale 

no. K._____; ordine impartito sotto la comminatoria della multa a norma 

dell'art. 95 LPTC (cifra 3 cpv. 1). Per ogni giorno oltre la scadenza fissata 

del 30 settembre 2023 era previsto l'accrescimento della multa di 

CHF 200.00, riservata un'ulteriore multa per le gravi violazioni riscontrate 

fino a tal punto (cifra 3 cpv. 2). 

Il Comune rilevava che la domanda di costruzione presentata l'11 maggio 

2023 sarebbe incompleta, nonché carente di diversi documenti. Inoltre 

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nonostante la condanna della Procura pubblica nel 2018 per delitto e 

contravvenzione alla Legge federale sulle foreste, A._____ avrebbe 

realizzato ulteriori tratti di strada e avrebbe proceduto ad ulteriori 

disboscamenti e depositi di materiale nel bosco, toccando anche i mappali 

no. N._____ e O._____. Egli non avrebbe mai presentato una domanda di 

disboscamento per gli interventi nella zona forestale. 

Il Comune considerava poi che emergerebbe dalle domande di 

costruzione e relative licenze degli anni 1984 (rilasciata a E._____ e 

C._____ recte: C._____) e 1996 (rilasciata a D._____) che sarebbero 

state autorizzate unicamente una stalla (ampliamento) per capre e una 

fossa letamaio e per colaticcio. Nessuna ulteriore domanda sarebbe stata 

presentata e pertanto la trasformazione di parte della stalla in abitazione 

sarebbe avvenuta senza domanda e senza licenza. La costruzione 

sarebbe sita in zona agricola (recte: forestale). Per la trasformazione 

sarebbe stata necessaria una formale procedura EFZ. Non si rilevava 

come avesse potuto essere rilasciata una licenza per un'abitazione 

agricola a poche decine di metri dalla zona edificabile, per la quale tutti gli 

accessi sarebbero stati realizzati in zona forestale e senza domanda di 

costruzione e di dissodamento. In applicazione del principio della 

proporzionalità l'uso abusivo dell'immobile non avrebbe più potuto essere 

tollerato. A._____ o il suo predecessore avrebbero realizzato l'abitazione 

in violazione delle vigenti norme di pianificazione. In seguito 

all'emanazione del decreto superprovvisionale del 12 aprile 2023 A._____ 

sarebbe rimasto nell'abitazione ed egli non potrebbe più pretendere che 

gli si assegnasse un ulteriore termine per lasciare l'abitazione. Il termine 

ultimo sarebbe scaduto il 30 settembre 2023. Il decreto di fermo di marzo 

2018 riguardante i lavori realizzati nel bosco per strade e piazzali sui 

mappali no. N._____, K._____ e O._____ sarebbe stato ignorato da 

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A._____; quindi il Comune non poteva far altro che rilevare la sua 

malafede.

8. In data 24 agosto 2023 A._____ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato 

ricorso contro il decreto del 9 agosto 2023 presso il Tribunale 

amministrativo del Cantone dei Grigioni chiedendo in via supercautelare e 

cautelare il conferimento dell'effetto sospensivo. Materialmente egli 

chiedeva che il ricorso fosse accolto e quindi il dispositivo no. 3 del decreto 

impugnato annullato.

9. Con scritto del 28 agosto 2023 il giudice dell'istruzione conferiva in via 

supercautelare, fino a comunicazione contraria, l'effetto sospensivo al 

ricorso soltanto in merito alla cifra 3 del decreto impugnato. 

10. Con scritto del 6 settembre 2023 l'Ufficio per lo sviluppo del territorio dei 

Grigioni (qui di seguito: convenuto 2) ha rinunciato all'inoltro di una presa 

di posizione in merito all'effetto sospensivo, indicando che un'eventuale 

domanda di costruzione EFZ a posteriori verrebbe comunque sospesa fino 

alla conclusione del procedimento di ricorso. Poi con presa di posizione 

del 14 settembre 2023 il convenuto 2 ha richiesto che il ricorso fosse 

respinto.

11. Con presa di posizione nel merito e riguardante l'effetto sospensivo del 

18 settembre 2023 il convenuto 1 ha richiesto che il ricorso per quanto 

ricevibile fosse respinto e che al ricorso non fosse conferito l'effetto 

sospensivo e la richiesta fosse respinta.

12. Con correzione di presa di posizione del 20 settembre 2023 il convenuto 2 

ha presentato una rettifica al suo scritto del 14 settembre 2023 ritenendo 

che la costruzione della stalla non sarebbe stata formalmente approvata 

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dal convenuto 1 fino al 1984, visto che nel 1981 l'Ufficio aveva emesso 

una decisione negativa.

13. Il ricorrente con due scritti di replica del 26 ottobre 2023 riguardanti le 

prese di posizione nel merito e la richiesta dell'effetto sospensivo – uno 

trattante lo scritto del convenuto 1 e l'altro lo scritto del convenuto 2 – ha 

confermato integralmente il petito ricorsuale.

14. Il convenuto 1 con duplica nel merito e sulla richiesta di effetto sospensivo 

del 23 novembre 2023 ha confermato integralmente i petiti della presa di 

posizione del 18 settembre 2023.

15. Con lettera del 7 dicembre 2023, allegando la relazione del 

23 ottobre/13 novembre 2023 dell'architetto F._____, il ricorrente ha 

informato codesto Tribunale che il 23 ottobre 2023 egli aveva inoltrato al 

convenuto 1 una domanda di costruzione EFZ a posteriori. Quindi 

chiedeva la sospensione del procedimento sino a evasione della domanda 

EFZ da lui presentata. 

16. Con scritto dell'8 gennaio 2024 il convenuto 2 informava di astenersi 

dall'inoltro di ulteriori commenti. Il convenuto 1 con scritto del 15 gennaio 

2024 si è opposto alla richiesta di sospensione della procedura allegando 

le lettere del 14 e 22 dicembre 2023 con cui aveva richiesto al ricorrente 

diversi documenti quali completamento della (sempre ancora lacunosa) 

domanda di costruzione EFZ e della domanda di dissodamento.

17. Con decreto del 24 gennaio 2024 la giudice dell'istruzione ha respinto la 

richiesta di sospensione della procedura del 7 dicembre 2023 del 

ricorrente e gli ha assegnato un termine per la triplica.

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18. Con triplica del 13 febbraio 2024 riguardo alla duplica nel merito e sulla 

richiesta di effetto sospensivo del convenuto 1 il ricorrente ha confermato 

integralmente il petito ricorsuale risp. di replica. Allo scritto ha allegato tra 

l'altro lo scritto del 31 gennaio 2024 firmato dal ricorrente e dall'architetto 

F._____ con cui quest'ultimi inviavano al convenuto 1 ulteriori documenti 

riguardanti la domanda di costruzione del 23 ottobre 2023, come pure un 

rapporto di chiarimento preliminare riguardo all'azienda del ricorrente del 

10 novembre 2023 firmato dal ricorrente e dalla consulente del Plantahof, 

G._____.

19. Con scritto del 22 febbraio 2024 il convenuto 2 ha informato di astenersi 

da ulteriori commenti.

20. Con quadruplica del 18 marzo 2024 il convenuto 1 ha integralmente 

confermato il petito di cui alla presa di posizione del 18 settembre 2023. 

21. Con scritto del 20 marzo 2024 la giudice dell'istruzione informava di non 

ritenere necessario un ulteriore scambio di scritti, invitando inoltre le parti 

patrocinate e che avrebbero diritto al rimborso delle spese ripetibili a 

inoltrare l'accordo sull'onorario e la nota d'onorario.

22. Con lettera del 26/28 marzo 2024 il ricorrente ha inoltrato la sua nota 

d'onorario riguardante le sue prestazioni professionali e spese.

Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 

del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono. 

II. Considerando in diritto:

1.1. Secondo l'art. 49 cpv. 1 lett. a della Legge sulla giustizia amministrativa 

(LGA; CSC 370.100) questo Tribunale giudica i ricorsi contro decisioni dei 

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comuni, di altri enti e degli istituti indipendenti di diritto cantonale, che non 

siano suscettibili di impugnazione presso un'altra istanza o non siano 

definitive secondo il diritto cantonale o federale. Impugnato è il decreto 

comunale con misura provvisionale del 9 agosto 2023 del convenuto 1 

(cfr. doc. 1 ricorrente), che non può essere impugnato presso un'altra 

istanza e che non è definitivo (cfr. art. 94 della Legge sulla pianificazione 

territoriale del Cantone dei Grigioni [LPTC; CSC 801.100] e art. 61 

dell’Ordinanza sulla pianificazione territoriale del Cantone dei Grigioni 

[OPTC; CSC 801.110], artt. 7 e 78 della Legge edilizia del Comune 

B._____ [LE]; vedi anche sentenza del Tribunale amministrativo [STA] 

R 22 70 del 23 maggio 2023 consid.1; R 21 112 del 5 settembre 2023 

consid.1), questo Tribunale è quindi competente per giudicare il ricorso. 

Essendo il ricorrente interessato dalla decisione impugnata e avendo egli 

un interesse tutelabile all'abrogazione o modifica della decisione, la sua 

legittimazione è data (cfr. art. 50 LGA). 

1.2. La procedura principale concreta concerne una domanda di costruzione a 

posteriori per il rilascio di un permesso EFZ risp. una procedura per il 

ripristino dello stato di legalità ai sensi degli artt. 94 LPTC e 61 OPTC o in 

caso più precisamente dell'avvio di tale procedura ai sensi dell'art. 61 

cpv. 2 OPTC. 

Si tratta ora di giudicare delle questioni scaturenti dall'adozione di misure 

provvisionali per la durata del procedimento, visto che il ricorso è stato 

interposto contro il decreto con misura provvisionale del 9 agosto 2023 del 

convenuto 1 (cfr. doc. 1 ricorrente). Essi si basa sull'art. 5 LGA (in 

mancanza di disposizioni legali nel diritto edilizio) risp. secondo dottrina e 

giurisprudenza sulla norma di diritto materiale di cui si vuole garantire 

l'esecuzione in via provvisoria, in questo caso in sostanza si tratta degli 

artt. 34 (zona forestale), 38 (zone di pericolo) LE e 38 LPTC (zone di 

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pericolo) (cfr. FRITZSCHE/BÖSCH/WIPF/KUNZ, Zürcher Bau- und 

Planungsrecht – Band 1, 6a ed., Wädenswil 2019, p. 613 n. 10.2.2.2). 

1.3. Secondo l'art. 52 cpv. 2 LGA il termine per il ricorso di disposizioni 

determinanti il corso della procedura e misure provvisionali è di dieci giorni. 

Il ricorso inoltrato il 24 agosto 2023 contro il decreto comunicato il 9 agosto 

2023 e ricevuto da parte del ricorrente il 16 agosto 2023 (cfr. doc. 1 

ricorrente con busta d'intimazione) è quindi tempestivo e rispetta la forma 

(cfr. art. 38 LGA). I requisiti formali sono quindi soddisfatti. 

1.4. Trattandosi di un ricorso contro un decreto con misura provvisionale, sono 

da soddisfare anche i presupposti previsti all'art. 49 cpv. 4 LGA. Tenor 

questa norma, le disposizioni determinanti il corso della procedura e le 

misure provvisionali, nonché altre decisioni intermedie sono impugnabili 

davanti al Tribunale amministrativo qualora causino alla parte interessata 

uno svantaggio probabilmente irreparabile (lett. a) oppure qualora 

vengano espressamente emanate quali decisioni impugnabili 

singolarmente, se in tal modo è probabilmente possibile semplificare la 

procedura (lett. b). 

Il decreto del 9 agosto 2023 in questione contiene l'indicazione secondo 

la quale esso è espressamente impugnabile davanti al Tribunale 

amministrativo (vedi cifra 5 del dispositivo, doc. 1 ricorrente). Anche se 

tale indicazione non si riferisce esplicitamente alla cifra 3 del dispositivo 

qui impugnato, se ne può dedurre che anche la cifra 3 sia stata emessa 

come impugnabile a titolo indipendente ai sensi dell'art. 49 cpv. 4 lett. b 

LGA. Inoltre vista la difficoltà nell'avanzamento della procedura edilizia, 

dovuta proprio a diverse questioni aperte e alle posizioni irremovibili 

assunte dalle parti, la decisione del convenuto e di conseguenza di questo 

Tribunale, possono sicuramente semplificare la procedura per entrambe 

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le parti in quanto permettono di chiarire dei punti basilari per il prosieguo 

dell'affare in questione. I presupposti dell'art. 49 cpv. 4 lett. b LGA sono 

adempiti (cfr. STA R 22 70 del 23 maggio 2023 consid.1.2; R 22 47 e 48 

del 4 aprile 2023 consid.3.2). 

Per quanto riguarda il presupposto dell'art. 49 cpv. 4 lett. a LGA, cioè 

l'esistenza di uno svantaggio probabilmente irreparabile, concretamente il 

ricorrente potrebbe, se nella successiva procedura edilizia si autorizzasse 

l'uso residenziale, ritornare ad abitare l'edificio in questione. D'altronde 

potrebbero nel frattempo scaturire degli svantaggi di tipo economico legati 

alla ricerca di un alloggio temporaneo, al trasloco, alla riorganizzazione 

aziendale, ai costi aggiuntivi per l'affitto, ecc., ai quali non si potrebbe più 

rimediare (completamente) con una successiva decisione finale 

favorevole. Ciononostante questo quesito può rimanere aperto in quanto, 

come esposto sopra, i requisiti dell'art. 49 cpv. 4 lett. b LGA sono in casu 

senz'altro soddisfatti e quindi è da entrare in merito al ricorso. 

1.5. In valutazione anticipata delle prove, si conclude, che dall'edizione del 

materiale richiesto non ci si aspettano ulteriori informazioni che potrebbero 

mutare l'esito del procedimento e codesto Tribunale dispone di elementi a 

sufficienza per poter decidere con cognizione di causa, quindi, non risulta 

necessario raccogliere ulteriori prove come richiesto da ricorrente e 

convenuto 1 (cfr. DTF 127 V 491 consid.1b.; sentenza del Tribunale 

federale 4A_273/2021 del 17 aprile 2023 consid.4.3.1). 

Infatti è stata accolta la richiesta del ricorrente di edizione dalle mani del 

convenuto 1 dell'incarto completo concernente la procedura EFZ. Il 

ricorrente chiede inoltre di eventualmente editare informazioni scritte 

dall'Ufficio cantonale dei Grigioni sulla sua attività agricola. Tale mezzo di 

prova non risulta necessario in casu, in quanto agli atti sono disponibili 

sufficienti informazioni a tal riguardo (per es. cfr. doc. 3 e doc. 13 

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ricorrente). Lo stesso vale per la sua richiesta di un'informazione scritta (in 

caso di contestazione), dalla Commissione di pericolo II di H._____, come 

pure d'interrogatorio del testimone ing. I._____, sul (prossimo) 

collocamento fuori dalla zona di pericolo del mappale no. K._____. Questi 

mezzi di prova non sono necessari, in quanto secondo la prassi del 

Tribunale federale le istanze di ricorso devono generalmente applicare il 

diritto (materiale) in vigore al momento della decisione di prima istanza, 

quindi qui agosto 2023 (cfr. STA R 21 99 del 31 maggio 2022 consid.4.8 

con rif.; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 8a ed., 

Zurigo 2020, n. 288 segg. con rif.). Egli richiede anche un sopralluogo e 

una perizia per dimostrare che l'abitazione in oggetto sarebbe 

indissolubilmente legata alla sua attività di allevatore (costante 

monitoraggio degli animali gravidi). Anche questi mezzi di prova, vista 

anche la natura della procedura di misure provvisionali, non risultano 

necessari. Inoltre sono a disposizione un numero sufficiente di prove (cfr. 

vedi anche doc. 13 ricorrente e doc. inoltrato il 7 dicembre 2023) per poter 

decidere.

Il convenuto 1 a sua volta chiede diverse edizioni. L'edizione dal ricorrente 

delle decisioni di attribuzione di sussidi dell'agricoltura non risulta 

necessaria in quanto non è contestato ed è indubbio che il ricorrente sia 

da considerare quale "agricoltore, allevatore e commerciante di pecore" 

(cfr. doc. 3 ricorrente). Anche l'edizione dalla Procura pubblica dei Grigioni 

dell'intero incarto relativo al procedimento penale richiesta nella duplica 

non risulta necessaria, in quanto per questa procedura è sufficiente l'atto 

di accusa agli atti (cfr. doc. 14 convenuto 1). Come già detto, nemmeno il 

sopralluogo richiesto anche da parte del convenuto 1 è necessario in 

quanto la fattispecie è sufficientemente chiara grazie ai documenti a 

disposizione.

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1.6. Il ricorrente ha richiesto nel ricorso che venga conferito in via 

supercautelare e cautelare l'effetto sospensivo. Questo Tribunale lo ha 

concesso in via supercautelare in data 28 agosto 2023 secondo l'art. 53 

LGA. Ora, visto che il Tribunale decide riguardo al petito materiale 

nell'ambito della procedura di misure provvisionali, il petito processuale di 

concessione dell'effetto sospensivo anche in via cautelare diventa caduco.

2. Controverso è se il convenuto 1 può vietare al ricorrente, nell'ambito della 

procedura per il rilascio della licenza edilizia EFZ a posteriori, di continuare 

a vivere nell'appartamento sito sul mappale no. K._____.

2.1. Qui contestata è solo la cifra 3 del dispositivo del decreto del 9 agosto 

2023, la quale vieta in via provvisionale al ricorrente l'uso a scopo abitativo 

del fabbricato sito sul mappale no. K._____ e commina in caso di 

inottemperanza una multa giornaliera a decorrere dal 30 settembre 2023. 

2.2. Per quanto riguarda la cognizione di codesto Tribunale si ritiene quanto 

segue. Secondo l'art. 33 cpv. 2 e cpv. 3 lett. b della Legge federale sulla 

pianificazione del territorio (LPT; RS 700), il diritto cantonale prevede 

almeno un rimedio di diritto contro le decisioni fondati sulla LPT e sulle sue 

disposizioni di applicazione cantonali e federali. Inoltre il diritto cantonale 

garantisce il riesame completo da parte di almeno un'istanza. In base a 

questi requisiti federali il Tribunale amministrativo dispone in casu, in linea 

di principio (quindi in caso normale e se decide quale prima istanza di 

ricorso, cfr. STA R 21 117 del 14 maggio 2024 consid.2.4), di una 

cognizione, la quale non è limitata alle violazioni di diritto e 

all'accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 

LGA, ma che comprende un esame dell'adeguatezza, quindi in ogni caso 

non è sufficiente un controllo dell'arbitrio (cfr. DTF 146 II 367 consid.3.2.1; 

145 I 52 consid.3.6; sentenze del Tribunale federale 1C_494/2018 del 

13 giugno 2019 consid.2.2; 1C_682/2017 dell'11 settembre 2018 

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consid.6.1 seg. con rif.; STA R 21 16 del 3 maggio 2022 consid.3.4; R 19 

52 del 14 ottobre 2021 consid.4.6). Tuttavia nell'ambito di questo pieno 

potere di cognizione, quando si tratta di questioni locali e dell'applicazione 

del diritto comunale, il Tribunale si impone regolarmente un certo riserbo, 

ciò che consente ai tribunali di preservare il corrispondente margine di 

manovra delle istanze inferiori, in particolare dei comuni (DTF 145 I 52 

consid.3.6 con rif.; sentenze del Tribunale federale 1C_266/2020 del 

4 gennaio 2021 consid.3.3.1; 1C_231/2020 del 16 dicembre 2020 

consid.2.5).

2.3. Per valutare la misura provvisionale fa stato il diritto al momento 

dell'emanazione del decreto del 9 agosto 2023 (vedi consid. 1.5 sopra). 

Mentre per valutare un permesso di costruzione a posteriori secondo il 

Tribunale federale ci si basa sullo stato giuridico al momento della 

costruzione dell'edificio, a meno che il nuovo diritto non sia più moderato 

(cfr. DTF 123 II 248 consid.3a e 3b; 102 Ib 64 consid.4; sentenze del 

Tribunale federale 1C_28/2021 del 30 giugno 2021 consid.3.1.1; 

1C_534/2012 del 16 luglio 2013 consid.3.4). Una nuova legge più severa 

viene applicata solo se il proprietario non ha deliberatamente richiesto una 

licenza sapendo che una nuova legge più severa sarebbe entrata in vigore 

prima del rilascio della licenza (cfr. sentenza del Tribunale federale 

1C_28/2021 del 30 giugno 2021 consid.3.1.1 con rif.; HÄNNI, Planungs-, 

Bau- und besonderes Umweltschutzrecht, 7a ed., Berna 2022, p. 343 

seg.). 

3. Le misure provvisionali sono istituti procedurali della protezione giuridica 

provvisoria, con lo scopo di regolare per il momento lo stato effettivo o 

legale durante la pendenza del procedimento. Secondo la dottrina e la 

giurisprudenza, le misure provvisionali sono ammissibili per fornire a una 

parte del procedimento una tutela giuridica contro gli svantaggi che 

possono derivare dalla durata del procedimento. Le misure possono avere 

- 15 -

sia una funzione di garanzia, sia una funzione regolativa o una funzione di 

prestazione (cfr. DTF 131 I M._____ consid.3.6; 130 II 149 consid.2.2; 

STA R 22 64 del 25 ottobre 2022 consid.3.1; R 20 96 dell'11 gennaio 2022 

consid.3.4.2; KIENER, in: AUER/MÜLLER/SCHINDLER, Kommentar: VwVG 

Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, 2a ed., Zurigo/S. Gallo 

2019, art. 56 n. 9). L'ordinamento di misure provvisionali richiede motivi 

particolari. Queste sono ammissibili se sono da salvaguardare interessi 

prevalentemente pubblici o privati, deve quindi essere dato un obiettivo 

legittimo da perseguire e deve essere data una certa urgenza, quindi se 

per motivi procedurali la decisione finale nel merito non può essere presa 

immediatamente. L'autorità competente ha sempre da eseguire una 

ponderazione degli interessi e secondo questa deve essere rispettato il 

principio di proporzionalità, quindi è cumulativamente necessario, che una 

misura provvisionale sia idonea nel dettaglio, sia necessaria e 

ragionevolmente esigibile; tenendo conto che in caso di ambiguità di fatto 

o di diritto è consigliabile un certo riserbo, perché in tal caso le basi della 

decisione saranno determinate o stabilite solo nella procedura principale. 

Inoltre ci deve essere compatibilità con il diritto superiore, nonché rispetto 

del principio di uguaglianza giuridica e di tutela della buona fede. (cfr. 

DTF 130 II 149 consid.2.2; 129 II 286 consid.3; 127 II 132 consid.3; 

sentenze del Tribunale federale 1C_378/2018 del 18 settembre 2018 

consid.1.2 e 8C_1015/2020 del 20 giugno 2011 consid.3.1; PVG 2016 

n. 28 consid.2a e 2b; STA R 22 64 del 25 ottobre 2022 consid.3.1; R 20 

96 dell'11 gennaio 2022 consid.3.4.2; FRITZSCHE/ BÖSCH/WIPF/KUNZ, op. 

cit., p. 613 seg.; KÖLZ/ HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und 

Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 

2013, n. 560 segg.). Il divieto provvisorio d'utilizzo serve tra l'altro a 

impedire un uso illegale esistente finché non ci sia una decisione definitiva 

riguardo all'elemento di costruzione interessato (cfr. FRITZSCHE/BÖSCH/ 

WIPF/KUNZ, op. cit., p. 615). 

- 16 -

Perché sia ammissibile una misura provvisionale sono previsti: una 

previsione di decisione (consid. 3.1), un motivo per la disposizione della 

misura (consid. 3.2) e un esame della proporzionalità (consid. 3.3; cfr. 

PVG 2016 Nr. 28 consid.2a; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. cit., n. 564 ff.). 

Inoltre occorre verificare che siano rispettati il principio dell'uguaglianza 

giuridica e della buona fede (consid. 3.5). 

3.1. In un primo passo è da esperire una previsione riguardante la procedura 

nel merito. Sono da chiarire le questioni relative alla perenzione e 

all'irregolarità formale e materiale riguardante il diritto edilizio.

3.1.1. Questione della perenzione 

3.1.1.1. Il ricorrente ritiene che l'appartamento integrato nella stalla di cui al 

mappale no. K._____ esisterebbe da almeno 38 anni (creato da C._____) 

e sarebbe sempre stato usato in tal modo (anche da suo padre). Dagli atti 

ufficiali di stima risp. dalla polizza GVG, si evincerebbe che la stalla con 

unità abitativa esisterebbe almeno dal 1984/1985. Siccome né il ricorrente 

né il suo predecessore (padre) avrebbero realizzato la struttura abitativa, 

il ricorrente andrebbe posto a beneficio della garanzia costituzionale del 

possesso. Inoltre da oltre 35 anni lo scopo abitativo della stalla non 

avrebbe mai suscitato lamentele dall'autorità comunale. L'abitazione 

sarebbe certamente stata vista, accertata e tollerata dal convenuto 1; 

sarebbe irrilevante che tale circostanza non sarebbe ritenuta nei 

documenti ufficiali. Inoltre nello scritto del 15 luglio 1985 il convenuto 1 si 

riferirebbe espressamente a un camino costruito nel "locale latte" e "di non 

richiedere il ripristino della costruzione come al progetto approvato", e 

quindi avrebbe saputo e approvato lo stato abitativo già allora, in quanto 

sarebbe risaputo che il carattere abitativo di un fabbricato sarebbe 

determinato proprio dalla presenza di un camino. Il diritto di pretendere il 

ripristino dello stato di legalità sarebbe abbondantemente prescritto. 

- 17 -

Inoltre i convenuti saprebbero che le camere federali avrebbero già deciso 

di introdurre nella LPT la prescrizione trentennale; quindi non potrebbero, 

per via del principio de lege ferenda appellarsi alla sentenza DTF 147 II 

309. 

3.1.1.2. Il convenuto 1 ritiene che non sarebbe vero che l'abitazione esisterebbe 

da 38 anni, in quanto le domande presentate avrebbero sempre e solo 

parlato di stalla/ripostiglio, questo anche ancora nel 2018 nel contratto di 

cessione a futura eredità ("stalla" e "stalla tettoia"). Lo stato abitativo 

vigente non verrebbe tollerato da 38 anni. Che nel 1985 fosse stato 

autorizzato un "locale latte", non significherebbe che si trattasse di un 

edificio adibito a scopo abitativo; fu richiesto un permesso per una stalla 

per capre e si pensava il locale fosse per la produzione di formaggio. La 

domanda per il camino non sarebbe stata espressamente menzionata, ma 

poi tollerata per la lavorazione del latte. Nel 1996 D._____ avrebbe 

presentato una domanda, approvata, per un letamaio e fossa per 

colaticcio. La struttura abitativa sarebbe più recente; ancora nel 2018 nel 

contratto di cessione sarebbe menzionata solo una stalla. Inoltre secondo 

recente prassi del Tribunale federale, un edificio realizzato illegalmente 

non potrebbe essere mantenuto neppure dopo un periodo di 30 anni.

3.1.1.3. Il convenuto 2 ritiene che la stalla sarebbe stata autorizzata nel 1984 come 

stalla risp. come ampliamento della stessa. Per l'appartamento non 

sarebbe mai stato concesso il relativo permesso EFZ. Il ricorrente non 

potrebbe basarsi sulla garanzia della proprietà o della buona fede, perché 

secondo il Tribunale federale l'eliminazione di costruzioni illegali al di fuori 

della zona edificabile servirebbe a far rispettare il principio della 

separazione della zona edificabile da quella non edificabile. Quindi il 

divieto generale di costruire al di fuori della zona edificabile verrebbe 

vanificato se le costruzioni illegali verrebbero tollerate a tempo indefinito. 

Secondo il Tribunale federale una richiesta di ripristino fuori dalla zona 

- 18 -

edificabile non si estinguerebbe dopo 30 anni, ma sarebbe sempre 

applicabile. 

3.1.1.4. Secondo recente e inequivocabile giurisprudenza del Tribunale federale la 

perenzione non si applica per quanto riguarda il ripristino dello stato legale 

per gli edifici abusivi al di fuori della zona edificabile (cfr. DTF 147 II 309; 

sentenze del Tribunale federale 1C_79/2022 del 30 settembre 2022 

consid.7.2; 1C_572/2020 del 30 novembre 2021 consid.8.1; 1C_709/2020 

del 24 agosto 2021 consid.4.1; 1C_469/2019 e 1C_483/2019 del 28 aprile 

2021 consid.5.6 seg.), come è anche stato rilevato dal convenuto 1.

Per quanto riguarda l'argomentazione del ricorrente che le camere federali 

avrebbero già deciso l'introduzione nella LPT del concetto di prescrizione 

trentennale, si ritiene che sia il Consiglio nazionale che il Consiglio degli 

stati hanno accettato nel 2022 la mozione n. 21.4334 "Prescrizione 

dell'obbligo di ripristinare la situazione conforme alla legge fuori dalla zona 

edificabile" (cfr. https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-

vista/geschaeft?AffairId=20214334 [consultato l'ultima volta il 9 aprile 

2024]). Ora il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento le 

basi legali, di conseguenza la rispettiva modifica di legge è tuttora in 

preparazione e al momento non è prevedibile se e quando un tale 

cambiamento di legge entrerà in vigore e quali presupposti saranno da 

soddisfare. Quindi al momento tale mozione non ha influsso per la 

valutazione della fattispecie in questione. La poi da trattare questione 

principale (di regola da giudicare secondo lo stato giuridico vigente al 

momento della costruzione; vedi consid. 2.3 sopra; cfr. DTF 123 II 248 

consid.3a/bb; sentenza del Tribunale federale 1C_572/2020 del 

30 novembre 2021 consid.2.2; STA R 21 99 del 31 maggio 2022 

consid.4.8 con rif.; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, op. cit., n. 288 segg. con rif.) 

allo stato giuridico attuale e alla luce della giurisprudenza federale vigente, 

non può essere considerata come caduta in perenzione. Come sarà da 

- 19 -

trattare tale aspetto nella procedura di competenza del convenuto 1 – in 

particolare in seguito alla domanda di costruzione (incompleta) inoltrata a 

ottobre 2023 (cfr. allegato del 7 dicembre 2023, doc. 16 e 17 convenuto 1) 

– non è prevedibile. Detto ciò, né la procedura principale, né la misura 

provvisionale possono essere ritenute come caduche. 

3.1.1.5. È inoltre controverso se l'abitazione del ricorrente in questione esista già 

da più di 30 anni; il ricorrente pretende che questa esista da 38 anni 

mentre il convenuto 1 lascia intendere che risalirebbe a una data seguente 

il 2018. Si ritiene che nel 1981 la domanda di costruzione per 

l'ampliamento della stalla per capre, nota bene "quale utilizzazione 

durante il periodo invernale (da novembre – aprile)" e con l'indicazione che 

la stalla si troverebbe "a 100 m a monte della casa di abitazione esistente", 

non è stata approvata (cfr. doc. 3 convenuto 1, doc. 2 convenuto 2, vedi in 

modo particolare pag. 2 in cima e pag. 3 in fondo). Però la stessa 

domanda (con le stesse indicazioni, e lo stesso scopo agricolo allora 

ritenuto conforme allo scopo della zona) è stata poi approvata nel 1983/84 

in applicazione degli artt. 22, 24 e 25 cpv. 2 della LPT in vigore in tal 

momento e dell'Ordinanza sull'autorizzazione di edifici fuori delle zone 

edificabili e sulle zone di pianificazione del 28 gennaio 1980 (EFZ; qui di 

seguito Ordinanza EFZ) allora in vigore, dopo che a scopo 

dell'ampliamento della stalla aveva avuto luogo un cambiamento di 

classificazione di zona dalla "zona di pericolo 1" alla "zona di pericolo 2" 

(cfr. doc. 4 e 5 convenuto 1, doc. 3 convenuto 2, pag. 4). Dai piani a 

disposizione (cfr. doc. 3 convenuto 2) si evince che era pianificato un 

edificio a due piani con al piano superiore fienile, "locale latte" e "deposito 

foraggio" e al piano terra una "stalla bestiame minuto". Che siano stati 

approvati questi tre locali, come sostiene il convenuto 1, non può 

significare che quindi si trattasse di un edificio adibito a scopo abitativo, 

ciò a maggior ragione del fatto che la casa di abitazione del richiedente, 

- 20 -

secondo le sue indicazioni, si trovava a poca distanza dalla stalla. Poi nel 

1985 Il convenuto 1 in occasione di un sopralluogo ha riscontrato diverse 

divergenze (numero e ubicazione delle aperture, dimensioni e ubicazione 

della rimessa, letamaio non previsto, copertura del tetto in eternit grigio 

[poi cambiata]), però egli non ha richiesto il ripristino della costruzione in 

quanto le modifiche apportate non pregiudicavano lo scopo della 

costruzione (cfr. doc. 6 convenuto 1), cioè verosimilmente quello agricolo. 

Se il convenuto 1 avesse allora riscontrato dei locali adibiti ad uso 

abitativo, egli, con grande probabilità, l'avrebbe ritenuto in tale scritto. 

In seguito, la licenza edilizia del 1996, come giustamente ritiene il 

convenuto 1, riguardava solo la fossa per il colaticcio e il letamaio, mentre 

chiaramente non comprendeva la costruzione della nuova stalla (cfr. 

doc. 9 convenuto 1). Perdipiù nella corrispondente domanda di 

costruzione non è stata apportata una crocetta al quadratino "edificio 

permanentemente abitato", ma quale edificio esistente era indicata una 

"stalla per pecore" (cfr. doc. 15 convenuto 1, pag. 2). Se ne può dedurre 

che o lo spazio abitativo non esisteva ancora o il padre del ricorrente aveva 

(verosimilmente deliberatamente) omesso di dichiararlo. A sostegno di 

tale deduzione si aggiunge, come anche ritiene il convenuto 1, che nel 

contratto di cessione del 2018 alla cifra 4 "immobile no. K._____" si 

nominavano solo la "stalla-tettoia" e la "tettoia" (cfr. doc. 6 ricorrente). 

Dagli atti si evince che il ricorrente a marzo 2016 ha iniziato con un 

dissodamento illegale (cfr. doc. 14 convenuto 1). Dal decreto di fermo 

lavori del 2018 per il mappale no. K._____ si evince che questi aveva 

eseguito dei lavori abusivamente (cfr. doc. 11 convenuto 1). Dalla 

domanda di costruzione a posteriori del 31 gennaio 2024 (cfr. doc. 12 

ricorrente) si evince che nel 2018-2022 egli ha eseguito altri lavori, così 

anche la valutazione immobiliare del 29 ottobre 2021 riporta "stalla con 

alloggio" rinnovata nel 2020 (cfr. doc. 7 ricorrente). In ragione di quanto 

- 21 -

detto non è escluso, anzi pare molto probabile, che è stato proprio il 

ricorrente ad allestire gli spazi abitativi in questione a partire dal 2016-

2017. In base alla documentazione a disposizione non è appurato che tali 

spazi abitativi esistessero dal 1985 risp. 1996, ciò che anche sostiene il 

convenuto 1. Infine è da notare che anche nella relazione riguardante la 

domanda di costruzione del 23 ottobre 2023 (inoltrata dal ricorrente con 

scritto del 7 dicembre 2023) si ritiene che il ricorrente avrebbe iniziato a 

partire dal 2018 ad ammodernare l'alloggio a piccole tappe (cfr. p. 8 cifra 

B.b). Queste esternazioni suggeriscono che sia stato il ricorrente a 

trasformare l'"alloggio" con semplice possibilità di pernottamento in un 

appartamento secondo gli standard odierni (come poi ritratto nella foto del 

24 gennaio 2024 cfr. doc. 12 ricorrente). Quindi non è prevedibile se con 

un'eventuale futura introduzione di una nuova norma, prevedente la 

perenzione a 30 anni per edifici al di fuori della zona edificabile, come nel 

caso dell'edificio in questione, la perenzione si possa applicare. 

3.1.2. Irregolarità formale riguardante il diritto edilizio

3.1.2.1. Il ricorrente sostiene che l'abitazione in questione sarebbe esistente 

almeno dal 1985 (realizzata da C._____) e certamente accertata dal 

comune. Egli aggiunge che "se è vero che l'abitazione in oggetto non è 

stata (ancora) autorizzata, ciò non esclude – a priori – che non possa 

esserlo in futuro". Nello scritto del 15 luglio 1985 il convenuto 1 avrebbe 

ritenuto che per le irregolarità constatate (camino compreso) non avrebbe 

richiesto "il ripristino della costruzione come al progetto approvato"; quindi 

allora avrebbe saputo e approvato il carattere abitativo dello stabile in 

questione, visto che tale carattere abitativo sarebbe determinato dalla 

presenza di un camino.

3.1.2.2. Il convenuto 1 ricorda che nel 1984 egli ha rilasciato una licenza edilizia 

per l'ampliamento della stalla per capre richiesta dai coniugi C._____. Che 

- 22 -

fosse stato autorizzato un "locale latte", non significherebbe che si 

trattasse di un edificio adibito a scopo abitativo, si pensava il locale fosse 

per la produzione di formaggio. Poi nel 1985 non fu richiesto il ripristino 

delle violazioni della licenza perché le modifiche furono tollerate (ma non 

autorizzate). Nel 1996 D._____ avrebbe presentato una domanda poi 

approvata per "letamaio" e "fossa per il colaticcio"; la domanda avrebbe 

parlato di "stalla per pecore" (uso originale e destinazione attuale), e 

avrebbe indicato nella casella edificio agricolo "edificio rurale (stalla, 

rimessa, ecc.)", mentre la casella per gli edifici permanentemente abitati 

sarebbe stata lasciata vuota. Non sarebbe mai stata autorizzata (né 

richiesta) una destinazione a scopo abitativo dei fabbricati no. P._____ e 

Q._____ sul mappale no. K._____. Anche il contratto d'acquisizione tra il 

ricorrente e suo padre parlerebbe di "stalla-tettoia" e "tettoia", la 

dichiarazione di C._____ sarebbe così smentita. Il doc. 5 prodotto dal 

ricorrente (contratto di diritto di compera tra C._____ e il padre del 

ricorrente) riguarderebbe un altro mappale (il no. M._____) e altri edifici. 

La stima ufficiale non si potrebbe ritenere fede facente (cfr. doc. 7 

ricorrente "stalla con alloggio"). 

3.1.2.3. Il convenuto 2 ritiene che la stalla sarebbe stata autorizzata dal 

convenuto 1 nel 1984 in base all'art. 24 LPT di allora. Per l'appartamento 

non sarebbe mai stato concesso il relativo permesso EFZ. 

3.1.2.4. Dagli atti a disposizione si evince che non è mai stato rilasciato un 

permesso di costruzione per una casa d'abitazione (vedi anche 

consid. 3.1.1 di questa sentenza). I permessi degli anni 1983/84 risp. 1996 

si riferivano solo a un "ampliamento di una stalla per capre" risp. "fossa 

per il colaticcio e il letamaio" (cfr. doc. 3, 4, 5 convenuto 1), inoltre nella 

licenza edilizia del 1996 si escludeva esplicitamente la costruzione di una 

nuova stalla (cfr. doc. 9 convenuto 1). Ne risulta che l'alloggio abitativo in 

questione è formalmente contrario alla legge edilizia. 

- 23 -

3.1.3. Irregolarità materiale riguardante il diritto edilizio

3.1.3.1. Il ricorrente pretende che con la revisione della pianificazione in corso (o 

forse già prima) l'edificio in questione non sarà più collocato in zona di 

pericolo 2, in quanto, secondo la Commissione di pericoli II, Regione 4, 

questo verrà tolto dalla zona di pericolo, quindi non si dovrà nemmeno 

applicare l'art. 38 LPTC, che garantirebbe al ricorrente il mantenimento 

dell'uso dello stabile come finora, essendo le sue proprietà preesistenti. 

La stalla in questione sarebbe stata approvata dai convenuti nel 1983 

basandosi sull'art. 24 cpv. 1 LPT. Inoltre anche se vero che la stalla non si 

troverebbe in zona agricola, l'edificio sarebbe stato autorizzato per questo 

scopo. Egli aggiunge che non sarebbe vero che la parte abitativa 

dell'edificio sarebbe incompatibile con la zona agricola, il consulente del 

Plantahof sarebbe del parere contrario. 

3.1.3.2. Il convenuto 1 sottolinea che sarebbe vero che nel contesto della revisione 

della pianificazione locale comunale la Commissione competente 

intenderebbe proporre la modifica del perimetro della zona di pericolo 1, 

però non sarebbe noto dove sarebbe il limite di tale zona e se sarebbe poi 

presa in considerazione come alternativa alla zona di pericolo 2. Il fatto 

non sarebbe determinante, in quanto il decreto provvisionale non 

fonderebbe le sue conclusioni solo sull'art. 38 LPTC. La zona di pericolo 

sarebbe ancora in vigore e andrebbe rispettata. Nel caso concreto, le 

premesse per la conformità alla zona agricola non sarebbero date. Il fatto 

che l'edificio fosse stato autorizzato quale stalla – in modo già discutibile 

in quanto si sarebbe trovato in zona forestale e di pericolo – non potrebbe 

certamente giustificare l'estensione dello stesso ad abitazione avvenuta, 

in modo illegale. 

3.1.3.3. Il convenuto 2 afferma che secondo il piano d'utilizzazione in vigore del 

comune del 1982 il mappale no. K._____ si troverebbe nella zona 

- 24 -

forestale e né lo stabile P._____ né quello Q._____ avrebbero a prima 

vista uno scopo forestale, in quanto utilizzati a scopo agricolo. Pertanto gli 

edifici non sarebbero conformi alla zona (vedi art. 34 LE). Sarebbe vero 

che sarebbe previsto di togliere gli edifici no. P._____ e Q._____ dalla 

zona di pericolo, però sarebbe soltanto una proposta non attualmente in 

vigore e quindi l'art. 38 LPTC sarebbe da rispettare. 

3.1.3.4. Visto che è determinante la legge vigente al momento della costruzione 

dell'edificio (vedi consid. 2.3) sono da considerare le seguenti norme:

A livello federale la LPT del 1979 è entrata in vigore nel 1980. Gli artt. 16 

segg. LPT regolano le zone agricole e gli edifici e impianti conformi. Nella 

prima versione della LPT era contenuto solo l'art. 16. Con diversi 

aggiornamenti negli anni a seguire sono poi stati introdotti anche i restanti 

articoli (artt.  16a, 16abis, 16b). L'art. 22 LPT "autorizzazione edilizia" 

(immutato dal 1979) prevede che edifici o impianti possono essere costruiti 

o trasformati solo con l'autorizzazione dell'autorità (cpv. 1). 

Quest'autorizzazione è rilasciata solo se (cpv. 2) gli edifici o gli impianti 

sono conformi alla funzione prevista per la zona d'utilizzazione (lett. a) e il 

fondo è urbanizzato (lett. b). L'art. 24 LPT "eccezioni per edifici e impianti 

fuori delle zone edificabili" (immutato nel suo contenuto dal 1979) prevede 

che in deroga all'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT, possono essere rilasciate 

autorizzazioni per la costruzione o il cambiamento di destinazione di edifici 

o impianti, se la loro destinazione esige un'ubicazione fuori dalla zona 

edificabile (lett. a) e non vi si oppongo interessi preponderanti (lett. b). Il 

diritto cantonale può concedere che edifici e impianti vengano rinnovati, 

trasformati parzialmente o ricostruiti, se ciò è compatibile con gli interessi 

importanti della pianificazione territoriale (art. 24 cpv. 2 LPT, in vigore fino 

al 2000). Con diversi aggiornamenti negli anni a seguire sono poi stati 

introdotti anche i restanti artt. 24a-24e LPT.

- 25 -

A livello cantonale la LPTC è entrata in vigore nel 1973. Il Governo ha poi 

rilasciato nel 1980 l'Ordinanza EFZ (rivista parecchie volte e 

verosimilmente sostituita dalla LPTC del 1988); essa regolava tra altro la 

procedura per il rilascio della licenza edilizia per edifici e impianti EFZ. 

L'art. 4 regolava la competenza del Dipartimento, l'art 5 l'autorizzazione 

eccezionale e l'art. 9 (in vigore dal 1983) definiva gli edifici e impianti la cui 

destinazione esigeva un’ubicazione fuori della zona edificabile (secondo 

l'art. 24 LPT). L'art. 9a LPTC "eccezioni al di fuori della zona edificabile" 

(in vigore dal 1988 al 2005) adottava praticamente il tenore di legge 

dell'art. 24 cpv. 1 LPT. 

L'art. 29 LPTC (in vigore dal 1973 al 2005) e l'art. 38 LPTC (in vigore dal 

2005 a tuttora) comprendono le regole riguardanti le zone di pericolo, cioè 

territori minacciati da valanghe, frane, caduta massi, inondazioni o altri 

fenomeni naturali. Secondo l'art. 38 cpv. 1 seconda frase LPTC, queste 

zone vengono suddivise in una zona di pericolo elevato (zona di pericolo 

1) e in una zona di pericolo medio (zona di pericolo 2). Nella zona di 

pericolo 1 non possono essere costruiti nuovi edifici ed impianti, destinati 

ad ospitare persone e animali. Edifici ed impianti esistenti destinati ad 

ospitare persone e animali possono solo essere rinnovati (cpv. 2). Nella 

zona di pericolo 2 nuovi edifici ed impianti che servono per ospitare 

persone e animali, necessitano di particolari misure edilizie di protezione. 

In caso di modifiche essenziali ad edifici esistenti devono essere prese le 

necessarie misure di protezione per tutto l'edificio (cpv. 3). L'art. 30 LPTC 

(in vigore dal 1973 al 1988) risp. gli artt. 30 e 30a LPTC (in vigore dal 1988 

al 2005) comprendevano le regole riguardanti la zona agricola e forestale.

A livello comunale secondo l'art. 34 LE "zona forestale" (immutato e in 

vigore dal 1988, cfr. Decreti del Governo cantonale no. 3095 del 

27 dicembre 1982, con cui venivano autorizzati i piani, ma non ancora la 

LE, e no. 2558 del 4 ottobre 1988) nella zona forestale sono ammesse 

- 26 -

costruzioni solo se servono all'utilizzazione del territorio a scopi forestali e 

per la zona forestale valgono le disposizioni del diritto superiore. Secondo 

l'art. 38 LE "zone di pericolo" (anch'esso immutato e in vigore dal 1988) le 

zone di pericolo sono zone con pericolo elevato (cpv. 1). In tali zone non 

possono essere costruiti e ampliati edifici destinati a ospitare persone e 

animali (art. 38 cpv. 2 LE). 

3.1.3.5. Contrariamente a ciò che è stato detto in alcuni scritti e da quanto si evince 

dagli atti, la costruzione in questione non si trova risp. non si è mai trovata 

nella zona agricola (cfr. doc. 1 convenuto 2) e malgrado i decreti degli anni 

1981, 1983 e 1996 parlassero di "altro territorio comunale e zona di 

pericolo" 1 risp. 2 (cfr. doc. 3, 4, 5 e 8 convenuto 1, doc. 2 e 3 

convenuto 2), si deduce dal modulo di domanda di costruzione EFZ del 

1981, che la particella già allora si trovava nella "zona forestale" (cfr. doc. 2 

convenuto 2, pag. 3 in fondo) e lo è rimasta fino ad oggi anche dopo la 

revisione della pianificazione locale del 1982 (cfr. doc. 1 convenuto 2). 

Anche volendo partire dal presupposto che la costruzione dei locali 

abitativi sia avvenuta negli anni 1984/1985 oppure 1996, risulta che 

basandosi sulla legge di allora (presumendo che il nuovo diritto non sia più 

moderato, cfr. consid. 2.3 della presente sentenza), cioè sull'art. 34 LE 

(presumendo che anche la legge edilizia quale provvedimento sostituivo 

emanata dal Governo nel 1981, in vigore fino al 1988 [vedi art. 88 cpv. 3 

LE], conteneva una simile norma) e l'art. 30 cpv. 3 LPTC, tali locali non 

potrebbero essere permessi a posteriori. Lo stesso si evince dalle norme 

della LPT allora in vigore; cioè secondo l'art. 22 LPT l'edificio è autorizzato 

se conforme con la zona d'utilizzazione e se il fondo è urbanizzato risp. 

secondo l'art. 24 LPT se la loro destinazione esige un'ubicazione fuori 

dalla zona edificabile e non vi si oppongono interessi preponderanti. Non 

è spiegabile come dei locali abitativi siano conformi alla zona forestale e 

- 27 -

come renderebbero necessaria l'ubicazione fuori dalla zona edificabile. 

Nemmeno l'art. 9 Ordinanza EFZ prevede altro. 

Inoltre anche l'area di pericolo 1 sovrapposta (già esistente allora; cfr. 

doc. 13 convenuto 1, doc. 1 convenuto 2) escluderebbe il permesso a 

posteriori per un nuovo edificio, in quanto ai sensi dell'art. 38 cpv. 2 LE 

(presumendo che anche la legge edilizia quale provvedimento sostituivo 

emanata dal Governo nel 1981, in vigore fino al 1988, conteneva una 

simile norma; vedi anche l'art. 29 lett. f LPTC) nella zona di pericolo 1 non 

possono essere costruiti nuovi edifici ed impianti, destinati a ospitare 

persone e animali (vedi anche doc. 3 convenuto 1). Come risulta dagli atti, 

solo l'edificio in questione è stato poi spostato nella zona di pericolo 2, 

onde permettere nel 1983/84 l'ampliamento della stalla esistente (cfr. 

doc. 3 convenuto 2 pag. 4, doc. 5 convenuto 1). 

Per quanto riguarda la presunta costruzione dei locali abitativi negli anni 

2016-2018, gli artt. 34 e 38 LE nonché gli artt. 22, 24 e 24a-24e LPT molto 

probabilmente ne impedirebbero l'autorizzazione a posteriori. Immutati – 

e vi si può rimandare – sono i motivi già citati qui sopra riguardo 

all'applicazione di tali articoli. 

Si nota che in ogni caso gli artt. 16 segg. LPT non sono qui applicabili in 

quanto non si è in presenza di un edificio sito in una zona agricola. 

Indipendentemente da ciò, edifici destinati al fabbisogno abitativo sono 

conformi alla zona agricola solo se indispensabili per la gestione della 

relativa azienda agricola (art. 34 cpv. 3 Ordinanza sulla pianificazione del 

territorio [OPT; RS 700.1]) e possono essere autorizzati solo per aziende 

agricole ai sensi dell'art. 7 della Legge federale sul diritto fondiario rurale 

(LDFR; RS 211.412.11; WALDMANN/HÄNNI, Raumplanungsgesetz, Berna 

2006, art. 16a n. 14, e HÄNNI, op. cit., pag. 193 e n. 528 e 529; GRIFFEL, 

Raumplanungs- und Baurecht in a nutshell, Zurigo 2011, pag. 110 seg.). 

- 28 -

Inoltre il Tribunale federale ha ripetutamente deciso che l'allevamento e il 

controllo di un gregge di pecore non richiede in genere un alloggio (cfr. 

DTF 108 Ib 134 segg.; WALDMANN/HÄNNI, Raumplanungsgesetz, Berna 

2006, art. 16a n. 14). 

3.1.4. In seguito a un esame sommario della situazione di fatto e di diritto si 

conclude che si condivide la valutazione del convenuto 1 secondo la 

quale, in ossequio agli articoli applicabili sopracitati, l'estensione risp. la 

conversione parziale della stalla in un edificio abitabile non sarebbe 

autorizzabile a posteriori, sia per quanto riguarda gli anni dell'apparente 

costruzione nel 1984/1985, che più tardi nel 1996, o nel caso fosse stato 

il ricorrente a convertirlo per scopi residenziali a partire dal 2016. Anche 

se fosse stata autorizzata una "stalla con alloggio" – ciò che non è 

manifesto, ma di cui attesta la stima ufficiale del 2021 (cfr. doc. 7 

ricorrente) – non si trattava di certo di un "appartamento con residenza 

familiare" e quindi non era previsto un uso residenziale permanente, ciò 

che vale anche per il "camino nel locale latte". Quindi in conformità con 

quanto ritenuto dal convenuto 1, basandosi sull'attuale situazione di fatto 

e di diritto e senza anticipare la decisione in merito, non è criticabile che il 

convenuto 1 ritenga anche un'irregolarità materiale dell'edificio sul 

mappale no. K._____. 

3.2. In un secondo passo è da analizzare il motivo per la disposizione della 

misura provvisionale. Tale disposizione necessita di una certa urgenza – 

quindi deve risultare necessario adottare immediatamente le misure in 

questione (consid. 3.2.1) –, di uno scopo legittimo (consid. 3.2.2), e che 

sia stata esperita una ponderazione degli interessi contrapposti e che 

questa propenda in modo decisivo a favore della misura provvisionale 

(consid. 3.2.3). 

3.2.1. Urgenza

- 29 -

3.2.1.1. Il ricorrente ritiene che visto che egli userebbe a scopo abitativo la stalla 

già da oltre 38 anni senza che l'autorità comunale avesse avuto da ridire, 

egli non intravvederebbe l'urgenza della misura in questione. L'argomento 

di evitare modifiche all'edificio durante la procedura sarebbe pretestuoso 

e infondato, egli non intravvede alcun pericolo al riguardo.

3.2.1.2. Il convenuto 1 ritiene che il ricorrente avrebbe già protratto molto nel tempo 

la procedura ignorando le intimazioni delle autorità (decreti di fermo, 

decreto del 12 aprile 2023, allo stato del 18 settembre 2023 avere ancora 

in loco escavatori e macchine). Solo con l'allontanamento dall'abitazione 

sarebbe possibile rompere la catena di comportamenti illegali del 

ricorrente. Ci sarebbe pericolo di una perseveranza dell'illegalità. Inoltre il 

comune non potrebbe tollerare che una famiglia abiti in una zona di 

pericolo.

3.2.1.3. Il convenuto 2 ritiene generalmente che se vengono constatati stati illegali 

l'autorità edilizia dovrebbe provvedere al ripristino dello stato legale. Non 

ritiene comprensibile perché un appartamento formalmente e 

materialmente illegale al di fuori della zona edificabile dovrebbe continuare 

a essere utilizzato durante la procedura della domanda di costruzione a 

posteriori. Lo scopo del divieto di utilizzo sarebbe di garantire che non 

vengano apportate modifiche all'edificio durante la procedura in corso. In 

più egli considera che il convenuto 1 avrebbe già vietato al ricorrente 

l'utilizzo dell'appartamento con decreto del 12 aprile 2023. Il ricorrente 

avrebbe poi lasciato passare i termini fissati rimanendo nell'appartamento 

pure cosciente che non gli sarebbe più permesso.

3.2.1.4. L'urgenza (fattuale e temporale) sussiste se la decisione finale non può 

essere subito presa, ma sono necessarie delle misure immediate per 

tutelare l'applicazione della legge altrimenti compromessa (cfr. DTF 130 II 

149 consid.2.2; 127 II 132 consid.3; sentenze del Tribunale federale 

- 30 -

1C_1/2023 del 10 luglio 2023 consid.4.1; 2C_178/2020 del 19 giugno 

2020 consid.3.3; SEILER, op. cit., art. 56 n. 28; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. 

cit., n. 567; vedi anche KIENER, in: GRIFFEL [ed.], Kommentar VRG, 3a ed., 

Zurigo 2014, art. 6 n. 16).

Dagli atti si evince che già il 22 marzo 2018 il convenuto 1 in seguito a un 

controllo e alla constatazione dell'effettuazione di lavori abusivi, ha 

decretato il fermo lavori per i lavori non autorizzati al mappale no. K._____, 

ordinando l'inoltro entro cinque giorni di una domanda di costruzione 

completa (cfr. doc. 11 convenuto 1). Nel frattempo con decreto d'accusa 

del 19 ottobre 2018 il ricorrente veniva dichiarato colpevole di 

dissodamento senza autorizzazione tra il 2016 e il 2017 anche sul 

mappale no. K._____ (cfr. doc. 14 convenuto 1). Recentemente con il 

decreto del 12 aprile 2023 il convenuto 1 ha intimato al ricorrente di 

inoltrare una domanda di costruzione EFZ completa, in seguito ad aver 

constatato che al fabbricato no. P._____/Q._____ erano stati eseguiti dei 

lavori rilevanti senza autorizzazione. Inoltre già allora in via 

superprovvisionale si vietava al ricorrente di utilizzare a scopo abitativo il 

fabbricato, così da evitare ai sensi dell'art. 38 cpv. 2 LPTC un pericolo per 

le persone, sotto comminatoria di multa (cfr. doc. 9 ricorrente). Il ricorrente 

ha inoltrato in data 11 maggio 2023 una domanda di costruzione ritenuta 

incompleta dal convenuto 1. Con decreto del 9 agosto 2023 il convenuto 1 

ha respinto la domanda di costruzione, reintimando al ricorrente di 

inoltrare una tale domanda, entro 30 giorni, sotto comminatoria 

dell'esecuzione d'ufficio. Si ribadiva in via provvisionale il divieto dell'uso a 

scopo abitativo del fabbricato sul mappale no. K._____ con comminatoria 

di multa (cfr. doc. 1 ricorrente). Il ricorrente solo a settembre 2023 

richiedeva al convenuto 1 un prolungamento del termine di 30 giorni per 

l'inoltro della domanda di costruzione, argomentando con l'ampiezza della 

richiesta e col fatto che un architetto era stato incaricato di redigere la 

- 31 -

domanda (cfr. doc. 11 ricorrente). Solamente a ottobre/novembre 2023 e 

gennaio 2024 il ricorrente ha inoltrato e completato la domanda (cfr. 

doc. 12 ricorrente) e questo dopo che il convenuto 1, ancora il 14 e 

22 dicembre 2023, ha richiesto l'inoltro di diversi specifici documenti, dato 

che la domanda di costruzione non era ancora considerata completa (cfr. 

doc. 11 e 12 ricorrente). Vista la difficoltà nell'avanzare dovuta al 

comportamento non particolarmente collaborativo del ricorrente, 

considerata la complicatezza di questa fattispecie dovuta all'accumulo di 

situazioni non conformi alla legge e dato che le autorità ora devono 

valutare la domanda di costruzione e come districarsi nella complicata 

situazione giuridica creatasi, non ci si può aspettare prossimamente una 

decisione materiale definitiva sull'uso residenziale del mappale 

no. K._____. Piuttosto si può ipotizzare che la procedura relativa alla 

licenza edilizia EFZ a posteriori, e se necessario, la procedura di ripristino 

dello stato legale, richiederà ancora parecchio tempo, ma, vista 

l'ubicazione del fabbricato in questione nella zona di pericolo 2 e vista la 

non ottemperanza del ricorrente alle disposizioni delle autorità, l'urgenza 

di prendere delle misure provvisionali era data.

3.2.2. La misura provvisionale serve a raggiungere un obiettivo legittimo

3.2.2.1. Secondo il ricorrente il convenuto 1 non indicherebbe nessun motivo o 

nessuna base legale a sostegno del suo provvedimento. Visto che egli 

userebbe a scopo abitativo la stalla già da 35 anni senza che l'autorità 

comunale avesse avuto da ridire, egli non intravvederebbe il motivo della 

misura. L'art. 94 LPTC non sarebbe applicabile, poiché riguarderebbe la 

decisione di merito. Non ci sarebbe alcun interesse pubblico a sostegno. 

La sicurezza giuridica non c'entrerebbe nulla. 

3.2.2.2. Il convenuto 1 sostiene che si dovrebbe rispettare il principio di legalità, 

cioè in questo caso cessare l'uso abitativo del fabbricato. La base legale 

- 32 -

sarebbe l'art. 94 LPTC. La multa sarebbe necessaria per il ripristino della 

legalità. Si tratterebbe anche di tutelare le persone che non potrebbero 

abitare nelle zone di pericolo (vedi art. 38 LPTC).

3.2.2.3. Il convenuto 2 osserva che lo scopo del divieto di utilizzo sarebbe quello 

di garantire la sicurezza giuridica in modo che non vengano apportate 

modifiche all'edificio durante la procedura in corso. Secondo il Tribunale 

federale (cfr. DTF 147 II 309 consid.5.5) l'eliminazione di costruzioni 

illegali fuori dalla zona edificabile servirebbe a far rispettare il principio 

della separazione della zona edificabile da quella non edificabile; le 

costruzioni illegali non potrebbero essere tollerate a tempo indefinito.

3.2.2.4. La misura in questione deve essere finalizzata a proteggere importanti 

interessi pubblici o privati da svantaggi gravi e irreparabili. Tali interessi 

possono essere di natura pubblica o privata, tra l'altro sono sufficienti 

interessi reali, in particolare di natura economica. L'assenza di tali misure 

deve comportare uno svantaggio per la persona interessata al quale non 

può essere facilmente rimediato (cfr. KIENER, op. cit., art. 6 n. 16; 

FRITZSCHE/BÖSCH/WIPF/KUNZ, op. cit., p. 613 n. 10.2.2.2; KÖLZ/HÄNER/ 

BERTSCHI, op. cit., n. 566). L'eliminazione di edifici illegali al di fuori della 

zona edificabile serve all'imposizione del principio fondamentale nella 

pianificazione del territorio che prevede la separazione del comprensorio 

edificabile da quello non edificabile, come ha ritenuto il convenuto 2. In 

parole povere da questo principio di separazione (vedi art. 1 cpv. 1 LPT) 

scaturisce un divieto di costruzione al di fuori della zona edificabile. Questo 

obiettivo viene vanificato se le costruzioni illegali al di fuori delle zone 

edificabili non vengono rimosse ma tollerate a tempo indeterminato. Gli 

interessi in gioco differiscono notevolmente da quelli della zona edificabile 

(cfr. DTF 147 II 309 consid. 5.5 con rif.; sentenza del Tribunale federale 

1C_80/2022 del 30 novembre 2023 consid. 3 segg. e 4.6 segg. con rif.). 

Chiaramente interconnesso con questo principio è il ripristino dello stato 

- 33 -

di legalità ancorato all'art. 94 LPTC e nominato dal convenuto 1. Tale 

articolo provvede a fornire le basi legali per ripristinare lo stato di legalità 

in caso di stati materialmente illegali e in quanto tale è da applicare nella 

procedura di fondo. Tale attuazione dell'articolo porta con sé anche la 

garanzia della sicurezza giuridica. Manifestamente nella procedura di 

fondo si tratta di proteggere l'interesse pubblico del principio fondamentale 

nella pianificazione del territorio che prevede la separazione del 

comprensorio edificabile da quello non edificabile. 

Inoltre in questo caso, come ha nominato il convenuto 1 nella decisione di 

aprile 2023 a corto termine e in correlazione con il principio di cui sopra, 

impartendo un divieto di usare a scopo abitativo il fabbricato in questione 

si tratta anche di proteggere la sicurezza e l'incolumità privata del singolo 

cittadino, vista la costruzione sita in zona di pericolo 2 e non essendo 

chiaro se esistano le necessarie costruzioni (misure edilizie) di protezione 

richiesta dall'art. 38 cpv. 2 LPTC (cfr. anche art. 38 LE). 

I motivi nominati per giustificare l'adozione di una misura provvisionale alla 

cifra 3 del decreto impugnato, sono da considerare legittimi e sufficienti.

3.2.3. Ponderazione degli interessi 

3.2.3.1. Il ricorrente sottolinea che l'unità abitativa integrata sarebbe 

indissolubilmente legata alla sua attività agricola. Lo scopo abitativo 

dell'appartamento sarebbe giustificato dai suoi scopi tecnico-aziendali e 

rappresenterebbe così per esso una garanzia esistenziale. Egli aggiunge 

che l'abitazione in oggetto gli servirebbe quale "reparto maternità"; egli 

monitorerebbe costantemente e accudirebbe gli animali gravidi nella stalla 

principale, proprio grazie all'abitazione soprastante. Egli non disporrebbe 

di un'altra sistemazione, né sarebbe in grado di gestire al meglio la sua 

azienda da un'altra ubicazione. Anche la consulente del Plantahof 

- 34 -

attesterebbe che egli avrebbe assoluta necessità dell'edificio, lasciare la 

sua abitazione rappresenterebbe un danno irreparabile. Il ricorrente ritiene 

che avrebbe inoltrato in termini brevi una domanda di costruzione EFZ, la 

quale, seguendo il decreto del 12 aprile 2023, avrebbe toccato solo 

l'edificio sul mappale no. K._____. Egli sarebbe poi stato sorpreso che il 

convenuto 1 avesse ritenuto la sua domanda di costruzione incompleta e 

con il decreto impugnato ne avesse pretesa una anche per i mappali 

no. N._____ e O._____. Ciò per sottolineare che egli non avrebbe avuto 

intenzione di ritardare la procedura. Il ricorrente pretende poi di essere 

stato estraneo alle procedure degli anni 1981-1996 (nel 1996 aveva solo 

3 anni) e di non sapere nulla sul genere dei lavori intrapresi negli anni 

recenti (vedi tre decreti di fermo lavori 2018); tali procedure 

concernerebbero i proprietari precedenti e non lui, in quanto egli avrebbe 

ereditato una situazione consolidata e la sua responsabilità diretta 

sarebbe di poca portata. Infatti egli non avrebbe intrapreso nulla di illegale. 

I coniugi C._____ avrebbero realizzato l'unità abitativa nel 1984/1985 ed 

egli avrebbe unicamente eseguito dei lavori di manutenzione e 

abbellimento. La richiesta di proroga al convenuto 1 sarebbe stata 

giustificata, il convenuto 1 non ne potrebbe dedurre nulla a suo favore. 

Che egli si opponga al divieto d'utilizzo della sua unica abitazione non 

proverebbe che egli non vorrebbe conformarsi ai suoi doveri. L'inoltro della 

domanda di costruzione attesterebbe della sua collaborazione col 

convenuto 1.

3.2.3.2. Secondo il convenuto 1, il ricorrente, con la richiesta di proroga del 

12 settembre 2023 per la sua domanda di costruzione, avrebbe 

manifestato la sua intenzione di protrarre nel tempo la procedura 

nell'intento di rimanere nell'abitazione il più a lungo possibile. Egli avrebbe 

anche ignorato il decreto del 12 aprile 2023. Il ricorrente avrebbe fatto dei 

dissodamenti illegali, avrebbe continuato coi lavori benché condannato 

- 35 -

dalla procura, avrebbe ignorato ben tre decreti di fermo, inoltre avrebbe in 

loco escavatori e altri macchinari che mostrerebbero che non avrebbe 

intenzione di cessare i lavori. Poi avrebbe intenzionalmente inoltrato una 

documentazione insufficiente e incompleta. Solo con l'allontanamento 

dall'abitazione illegale sarebbe possibile rompere la catena dei 

comportamenti illegali. Così facendo non si riscontrerebbe alcuno 

svantaggio per l'azienda, in quanto gli spazi agricoli rimarrebbero immutati 

ed egli potrebbe continuare ad utilizzarli. Inoltre la vicinanza della stalla 

all'abitato escluderebbe a priori la possibilità di realizzare un'abitazione, in 

quanto non sarebbe dato il presupposto dell'oggettiva necessità. Il 

ricorrente potrebbe garantire la gestione dell'azienda abitando in zona 

edilizia a poche decine di metri dalla stalla. Continuando a vivere 

nell'appartamento il ricorrente beneficerebbe di una situazione illegale, 

risparmiando le spese per un appartamento sostitutivo. Il ricorso sarebbe 

stato interposto nell'unico intento di protrarre il più possibile la procedura 

per continuare a beneficiare dell'abitazione illegale. Egli aggiunge che la 

condanna penale [2018] riguardava anche i mappali no. N._____ e 

O._____, quindi il ricorrente non avrebbe potuto essere sorpreso che il 

convenuto 1 abbia poi esteso la domanda edilizia anche a tali particelle. 

Egli sottolinea che dal 1996 la procedura sarebbe stata condotta dal padre 

del ricorrente e quindi si riterrebbe che questi sarebbe stato, perlomeno in 

seguito, informato di quanto avvenuto in precedenza, al più tardi con la 

cessione del 2018. Il convenuto 1 contesta integralmente le conclusioni 

del rapporto del Plantahof, perché rapporto compiacente e semplice 

valutazione incaricata dal ricorrente. 

3.2.3.3. Il convenuto 2 ritiene che se il convenuto 1 (vedi competenza secondo 

l'art. 42 cpv. 1 OPTC) non riterrebbe i presupposti per una licenza edilizia 

soddisfatti, respingerebbe la domanda. La procedura seguita dal 

convenuto 1 sarebbe conforme alle norme della LPTC e OPTC. Inoltre se 

- 36 -

verrebbero constatati stati formalmente o materialmente illegali l'autorità 

edilizia dovrebbe provvedere al ripristino dello stato legale, con anche 

delle misure cautelari. Le misure adottate dal comune sembrerebbero 

piuttosto corrette. Il ricorrente avrebbe lasciato passare diversi termini 

fissati e sarebbe rimasto nell'appartamento pur cosciente che non gli 

sarebbe permesso. Si potrebbe supporre che egli non sarebbe disposto a 

eseguire volontariamente un ripristino dello stato di legalità. Dall'attività del 

ricorrente non risulterebbe alcuna giustificazione di abitare fuori dalla zona 

edificabile. In più l'interesse privato di continuare a utilizzare edifici illegali 

al di fuori della zona edificabile non sarebbe rilevante dal punto di vista 

della pianificazione territoriale.

3.2.3.4. La ponderazione degli interessi deve far pendere l'ago della bilancia a 

favore della tutela giuridica cautelare (cfr. DTF 130 II 149 consid.2.2; 127 

II 132 consid.3; SEILER, op. cit., art. 56 n. 29; KIENER, op. cit., art. 6 n. 16; 

FRITZSCHE/BÖSCH/WIPF/KUNZ, op. cit., p. 613 n. 10.2.2.2). 

a) L'art. 34 LE prevede che nella zona forestale sono ammesse costruzioni 

solo se servono all'utilizzazione del territorio a scopi forestali. Ora 

l'appartamento in questione si trova nella zona forestale, nella quale un 

uso residenziale non è permesso. Il ricorrente d'altronde al più tardi dal 

2018 in poi avrebbe dovuto sapere di questa circostanza (cfr. doc. 6 e 

doc. 13 p. 4 ricorrente). Sebbene in casu già la conformità di zona degli 

stabili in questione è discutibile, questi sono stati autorizzati nel 1983 e 

1996 in base alla LPT. Anche se l'edificio fosse situato nella zona agricola, 

un appartamento nello stabile della stalla sarebbe difficilmente 

ammissibile anche ai presupposti dell'art. 34 OPT risp. art. 16a LPT (vedi 

consid. 3.1.3.5 e anche DTF 133 II 370 consid.4.2). Ne consegue che il 

convenuto 1 ha palesemente un importante interesse pubblico di far 

rispettare gli articoli sopracitati. 

- 37 -

b) Anche valutando la fattispecie dal punto di vista delle zone di pericolo la 

valutazione non differisce. Come già visto sopra, il mappale no. K._____ 

si trova nella zona di pericolo 1 (zona di pericolo elevato, cfr. art. 38 LPTC, 

doc. 1 convenuto 2), motivo per cui né le persone, né gli animali 

dovrebbero trovarsi in tale zona. Solo lo stabile sul mappale no. K._____ 

si trova nella zona di pericolo 2 (zona di pericolo medio, cfr. art. 38 LPTC, 

doc. 1 convenuto 2). Dagli atti a disposizione risulta che la zona di pericolo 

2 è adibita intorno all'edificio in questione, cosa che lascia suppore che 

l'assegnazione alla zona di pericolo 2 sia avvenuta per garantire 

l'ampliamento della stalla e non si capisce come avesse potuto essere 

giustificata da ragioni oggettive. Quindi l'edificio in questione secondo 

l'art. 38 cpv. 3 LPTC potrebbe rimanere in questa costellazione se guarnito 

di particolari misure edilizie di protezione, ciò che sarà da decidere poi 

nella procedura di fondo. Al momento in ogni caso non è decisivo se il 

regime di pericolo verrà modificato in futuro nell'ambito di una revisione 

della pianificazione; piuttosto non è da tralasciare anche questo interesse 

pubblico del convenuto 1 a imporre il rispetto delle regole riguardanti le 

zone di pericolo.

c) Non è da sentire – in questa procedura – l'obiezione del ricorrente secondo 

la quale la parte abitativa dell'edificio in questione sarebbe legata alla 

stalla in modo inscindibile e quindi solo così egli potrebbe gestire la propria 

attività al meglio. Si nota infatti che l'edificio in questione dista circa una 

decina di minuti a piedi dal nucleo del paese e non appare, che egli non 

possa gestire la propria attività anche da lì (cfr. doc. 1 convenuto 2; vedi 

sito internet del servizio Google Maps: https://www.google.ch/maps/ 

[consultato l'ultima volta il 9 aprile 2024]). Inoltre nell'ipotesi che il 

ricorrente si trasferisse nella casa ove ora risiedono i genitori, il percorso 

tra questa e la stalla sarebbe solo di qualche minuto a piedi (cfr. doc. 13 

p. 5 ricorrente; sito internet del servizio Google Maps: 

- 38 -

https://www.google.ch/maps/ [consultato l'ultima volta il 9 aprile 2024]). 

Nel suo rapporto l'architetto sembra confermare che i predecessori del 

ricorrente in certe fasi avrebbero vissuto temporaneamente nei locali 

abitativi (cfr. doc. inoltrato con scritto del 7 dicembre 2023 p. 4 cifra 4). 

Perdipiù dalle domande di costruzione del 1981 e del 1983 si evince che 

la stalla sarebbe stata usata solo nel periodo invernale e che esisteva una 

casa d'abitazione a 100m di distanza (vedi consid. 3.1.1.4; cfr. doc. 3 

convenuto 1, doc. 2 convenuto 2, doc. 4 e 5 convenuto 1, doc. 3 

convenuto 2, pag. 4). Nient'altro si evince dalla domanda di costruzione 

del 1996 (cfr. doc. 15 convenuto 1, pag. 2). 

Inoltre nella relazione dell'architetto F._____ si indica anche che diversi 

animali non starebbero tutto l'anno sul mappale in questione (cfr. doc. 

inoltrato con scritto del 7 dicembre 2023 p. 5 cifra 5 e doc. 12 ricorrente); 

ciò che anche il rapporto del Plantahof conferma (cfr. doc. 13 p. 6 

ricorrente). Quindi, sebbene l'architetto – che tra l'altro ritiene apertamente 

di non essere la persona esperta per tale giudizio – ritenga che durante la 

fase dei parti degli animali il ricorrente debba andare circa due o tre volte 

a notte nella stalla e che egli necessiti dell'ufficio per le registrazioni (cfr. 

doc. del ricorrente inoltrato con scritto del 7 dicembre 2023 p. 4 cifra 4), 

dalle sue osservazioni si evince che in sostanza per gestire l'attività non è 

necessario un uso residenziale permanente. Quindi il ricorrente ha 

bisogno di una possibilità di pernottare vicino agli animali, però non di un 

appartamento continuamente abitato. Ciò che tra l'altro conferma anche il 

rapporto del Plantahof (cfr. doc. 13 p. 7 ricorrente), che ritiene che il 

ricorrente dovrebbe abitare il più vicino possibile alla stalla visto il tipo di 

esercizio e i vari parti durante l'inverno, però non dice che il ricorrente 

debba vivere direttamente sul posto. 

L'interesse privato del ricorrente a poter usare l'edificio sul mappale 

no. K._____ quale casa d'abitazione e esercitare in modo immutato la sua 

- 39 -

attività lavorativa, non risulta rivestire un grande peso, in quanto egli ha a 

disposizione delle alternative da cui scegliere per poter reindirizzare tale 

attività.

Per quanto riguarda il rapporto preliminare di chiarimento del Plantahof 

(cfr. doc. 13 ricorrente), questo non è in grado di modificare la valutazione 

qui ritenuta. Prima di tutto tale rapporto è stato redatto su incarico del 

ricorrente (cfr. doc. 13 ricorrente p. 2) per ottenere a posteriori un 

permesso per l'appartamento di responsabile dell'impresa a lato della 

stalla (cfr. anche rapporto dell'architetto F._____ inoltrato il 7 dicembre 

2023 p. 14 j). Inoltre esso sembra rappresentare una mera valutazione 

personale della collaboratrice G._____, figurante come consulente per le 

coltivazioni (cfr. 

https://www.gr.ch/DE/institutionen/verwaltung/dvs/lbbz/beratungfachwiss

en/beraterinnen/Seiten/default.aspx [consultato l'ultima volta il 9 aprile 

2024]). Non è da dimenticare che il rapporto si basa sulle informazioni 

fornite dal ricorrente, le quali chiaramente sono da trattare con cautela; 

infatti nell'impressum del rapporto vengono ritenuti come "autori" sia 

G._____ che il ricorrente. In ogni caso il rapporto conferma 

espressamente a p. 6 cifra 4.2 che al momento non si è in presenza di 

un'attività agricola secondo l'art. 7 della Legge federale sul diritto fondiario 

rurale (LDFR; RS 211.412.11). 

d) In conclusione la ponderazione degli interessi a favore dell'adozione di 

misure provvisionali esperita dal convenuto 1, non è criticabile ed è 

convincente.

3.3. Principio di proporzionalità

3.3.1. Il ricorrente trova che la misura emanata dal convenuto 1 sarebbe 

sproporzionata: la procedura EFZ sarebbe appena stata aperta e non si 

- 40 -

saprebbe ancora come terminerebbe. Di fronte a una sistemazione che si 

sarebbe evoluta e consolidata sull'arco di 38 anni, si dovrebbe attendere 

l'esito della procedura prima di adottare drastiche misure provvisorie. 

Inoltre il divieto non sarebbe di nessuna utilità per conoscere dello stato 

materiale della questione, stato accertabile solo in seguito alla 

presentazione della domanda EFZ con tutta la documentazione. 

3.3.2 Il convenuto 1 ritiene che la misura in totale sarebbe proporzionale, in 

quanto le violazioni delle norme (penali e amministrative) da parte del 

ricorrente, lo obbligherebbero a intervenire per evitare l'ulteriore protrarsi 

della situazione illegale. Visto il comportamento del ricorrente dal 2018 – 

violazione dei decreti di fermo lavori, mancanza di volontà di rispettare le 

norme e intenzione di continuare a utilizzare in modo abusivo il fabbricato 

– egli sarebbe stato costretto a fissare una multa. Inoltre l'avrebbe fissata 

a sei mesi di distanza dal primo ordine di abbandonare l'abitazione, tempo 

adeguato per il ricorrente per trovare una sistemazione, perdipiù a 

B._____ non ci sarebbe penuria di alloggi. La multa sarebbe necessaria 

per il ripristino della legalità. 

3.3.3. Il convenuto 2 ritiene che le misure adottate dal comune sembrerebbero 

piuttosto proporzionate (vedi per i motivi già enumerati ai considerandi 

precedenti 3.1.1.3; 3.1.2.3, 3.1.3.3, 3.2.1.3, 3.2.2.3, 3.2.3.3).

3.3.4. Il principio di proporzionalità richiede cumulativamente che una misura sia 

nel caso specifico idonea a raggiungere lo scopo d'interesse pubblico 

ricercato (regola dell'idoneità). Quest'ultimo non deve poter essere 

raggiunto con una misura meno incisiva (regola della necessità). Deve 

inoltre sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo d'interesse pubblico 

perseguito e gli interessi compromessi (principio della proporzionalità in 

senso stretto (cfr. DTF 145 II 70; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, op. cit., n. 514 

segg., 522, 527 segg., 555 segg.).

- 41 -

Per quanto riguarda il ripristino della situazione giuridica questo può 

essere sproporzionato se lo scostamento da quanto autorizzato è solo 

insignificante o se il ripristino non è nell'interesse pubblico, ma anche se il 

proprietario ha supposto in buona fede che l'utilizzo da lui esercitato fosse 

conforme alla licenza edilizia e che la prosecuzione non fosse in conflitto 

con gravi interessi pubblici. Anche un proprietario che non ha agito in 

buona fede può invocare il principio di proporzionalità. Tuttavia, deve 

accettare che le autorità, per ragioni fondamentali, in particolare per la 

tutela dell'uguaglianza giuridica e dell'ordine strutturale, attribuiscano 

maggior peso all'interesse al ripristino dello stato legale e non tengano 

conto, o lo facciano solo in misura minore, dei possibili svantaggi che il 

proprietario potrebbe subire. Ad esempio è stato riconosciuto che a una 

proprietaria che ha costruito in malafede un piano-attico, superando di 

oltre 100 m² la superficie approvata e consentita, potrebbero essere 

addebitati per lo smantellamento costi e altri svantaggi finanziari compresi 

tra CHF 500'000.00 e 1.3 mio. (cfr. DTF 140 I 2 consid.9.2.2; 136 II 359 

consid.6 e 7.1 con rif.; 132 II 21 consid.6 e 6.4; sentenze del Tribunale 

federale 1C_119/2023 del 25 luglio 2023 consid.4.2; 1C_495/2020 del 

12 agosto 2021 consid. 10.1 con rif.; 1C_299/2015 del 13 aprile 2016 

consid.4 e 5; FRITZSCHE/BÖSCH/WIPF/ KUNZ, op. cit., p. 613 n. 10.2.2.2; 

KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. cit., n. 567; SEILER, op. cit., art. 56 n. 44). 

3.3.5. Il divieto di abitazione qui intimato significa concretamente che il ricorrente 

non può più vivere nell'edificio in questione sul mappale no. K._____, ciò 

che non significa, che egli non possa permanerci e non possa più gestire 

la sua attività, anzi egli può senz'altro continuare con la gestione della sua 

attività. Infatti la misura provvisionale in questione riesce a raggiungere lo 

scopo prefissato di allontanare il ricorrente dall'edificio in questione e 

quindi spronarlo ad attivarsi per legalizzare e conformare lo status legale 

degli edifici in questione. Ne discende che la misura è idonea. 

- 42 -

Inoltre da come si evince dai considerandi preposti, le autorità non 

disponevano di altre opzioni in questa situazione particolare (vedi illegalità 

materiale e formale, poca collaborazione e disaccordo del ricorrente, 

condanna penale, non rispetto del fermo lavori, inoltro di diverse domande 

di costruzione incomplete con relative richieste di proroghe [cfr. doc. 9, 11 

e 12 ricorrente, doc. 1, 2, 16 e 17 convenuto 1, lettera del ricorrente del 

7 dicembre 2023]), che rilasciare un tale divieto, per poter ottenere dei 

risultati, ergo frenare la situazione illegale creatasi, in particolare in seguito 

alle diverse azioni illegali attuate dal ricorrente. Il comportamento del 

ricorrente dagli albori della controversia edilizia non può essere definito 

quale particolarmente collaborativo o ragionevole, infatti nonostante tutto 

allo stato il ricorrente continua a vivere nell'appartamento in questione (fino 

a prova contraria; cfr. doc. 1, 9, 11 e 12 ricorrente, doc. 1, 2, 16 e 17 

convenuto 1, lettera del ricorrente del 7 dicembre 2023). Egli ha così dato 

prova di essere piuttosto resistente agli ordini delle autorità, motivo per cui 

è nell'interesse del convenuto 1, rilasciare delle misure più incidenti per 

contrastare tale agire. Non erano possibili misure più blande della 

presente. Ne discende che la misura è anche necessaria. 

Infine la misura sebbene di una certa durezza, risulta ragionevole. Questo 

in ragione del fatto che il ricorrente possiede anche un immobile sul 

mappale no. M._____ (cfr. doc. 6 ricorrente). Sebbene l'immobile sia 

abitato dai suoi genitori (essi dispongono di una servitù personale), tale 

immobile comprende quattro camere; una parte di queste è abitata dai 

genitori, mentre le restanti camere sono affittate a lavoratori stagionali (a 

dipendenza si parla di 3-5 [cfr. doc. 13 p. 3 seg. ricorrente] o di 1-2 

lavoratori [cfr .doc. inoltrato il 7 dicembre 2023 p. 7 cifra 7]). Quindi 

verosimilmente occupare (per un tempo determinato) la residenza dei 

genitori, non risulterebbe in uno sfratto di questi ultimi come invece 

pretende l'architetto F._____ nel suo rapporto (cfr. documento inoltrato il 

- 43 -

7 dicembre 2023, p. 9). Considerate le circostanze, per il ricorrente 

sarebbe quindi possibile vivere in tale casa, anche temporaneamente fino 

a quando non avrà trovato un altro posto o fino a quando non sarà stata 

presa una decisione nel merito definitiva. Anche il convenuto 1 conferma 

che a B._____ ci sarebbero abbastanza appartamenti vuoti. 

Tenuto conto di quanto appena ritenuto, la misura provvisionale qui 

ordinata risulta anche proporzionale.

3.4. Comminatoria di multa 

3.4.1 Il ricorrente ritiene che il convenuto 1 avrebbe preteso comminare una 

multa giornaliera elevatissima, senza disporre di un minimo di informazioni 

per fissarne l'ammontare, ciò non potrebbe essere ammesso. Nella replica 

al convenuto 1 egli aggiunge che la multa difetterebbe di ogni fondatezza, 

poiché irrispettosa della procedura che vi sta alla base. Secondo egli una 

sanzione potrebbe essere presa solamente quando la fattispecie sarebbe 

accertata in tutte le sue componenti soggettive e oggettive e il suo 

ammontare complessivo fissato adeguatamente in virtù della colpa e delle 

condizioni personali del reo. Non esisterebbe a livello dell'ordinamento una 

multa preventiva. La multa sarebbe stata fissata in modo arbitrario e senza 

base legale appropriata. Anche il rinvio alla sentenza del Tribunale 

federale 1C_427/2014 non sarebbe corretto; infatti concretamente 

sarebbe prematuro parlare di ripristino dello stato legale che, 

materialmente, nemmeno sarebbe ancora indagato, quanto meno 

accertato e decretato. Anche concludere a una multa ripetitiva sarebbe del 

tutto sproporzionato e di nessuna utilità per conoscere dello stato 

materiale della questione.

3.4.2. Al riguardo il convenuto 1 sottolinea che egli sarebbe stato costretto a 

fissare un importo giornaliero di multa per il caso nel quale l'ulteriore ordine 

- 44 -

di adeguarsi al rispetto della legalità fosse stato nuovamente ignorato. Egli 

rinvia alla sentenza del Tribunale federale 1C_427/2014 del 25 marzo 

2015. Egli ritiene la multa necessaria per il ripristino della legalità. Prima 

di essere conteggiata giornalmente – principio rispettoso della sentenza 

appena citata – il ricorrente avrebbe avuto a disposizione quasi sei mesi 

dal primo ordine impartitogli il 12 aprile 2023, quindi un periodo adeguato 

per cercarsi un'altra abitazione. L'ammontare giornaliero sarebbe stato 

stabilito d'ufficio, in quanto il ricorrente, benché sollecitato, non avrebbe 

inviato le informazioni sulla sua situazione fiscale. L'importo finale 

giornaliero sarebbe da stabilire in un decreto di multa ai sensi dell'art. 95 

LPTC; se dovessero intervenire elementi nuovi giustificanti una diversa 

commisurazione della multa, la stessa potrebbe essere rivalutata. Se il 

ricorrente dovesse rispettare l'ordine impartitogli di lasciare l'abitazione – 

egli avrebbe ancora due settimane per reagire – egli non dovrebbe versare 

alcun importo. Nella duplica egli aggiunge che la sanzione pecuniaria 

sarebbe stata fissata a sei mesi di distanza dal primo ordine di 

abbandonare l'abitazione. La misura sarebbe pertanto proporzionale, in 

quanto, in tale periodo, in una zona senza penuria di appartamenti e in 

presenza di un'abitazione famigliare, il ricorrente avrebbe certamente 

potuto trovare casa. Se non comminata una multa, che avrebbe la 

funzione di spingere il ricorrente a eliminare lo stato materialmente illegale, 

non sarebbe possibile per il convenuto 1 ottenere il ripristino di condizioni 

minime di legalità. D'altro lato la multa dovrebbe anche sanzionare il 

beneficio che il ricorrente trarrebbe da tale situazione illegale onde per cui 

questa sarebbe proporzionata.

3.4.3. Decretata e qui impugnata è la comminatoria di una multa e non la sua 

impartizione o l'importo definitivo. Come giustamente ritiene il convenuto 1 

in ogni caso egli dovrà emanare in un secondo tempo una decisione 

separata al riguardo – in quanto l'importo definitivo della multa non è 

- 45 -

ancora stato fissato e questo potrebbe essere soggetto a cambiamenti – 

la quale sarà a sua volta impugnabile individualmente. In ogni caso ai 

sensi dell'art. 95 cpv. 1 LPTC, è possibile in presenza di una violazione 

della LPTC, di decreti o di decisioni basati su essa, emanati dal Cantone 

o dai comuni, impartire una multa da CHF 200.00 a CHF 40'000.00. Ora il 

Tribunale federale ha ritenuto nella decisione già citata dal convenuto 1 

(cfr. 1C_427/2014 del 25 marzo 2015 al consid.11) che una multa 

comminata di CHF 300.00 per ogni giorno in cui lo stato di diritto non viene 

ripristinato in tempo è adatta a far rispettare l'ordine di ripristino. Il 

Tribunale federale riteneva anche che non si intravvedeva una misura più 

blanda altrettanto adatta, soprattutto perché la minaccia di una multa più 

bassa ridurrebbe la probabilità che l'ordine di ripristino venga eseguito per 

tempo; argomento che trova applicazione pure nella presente procedura, 

in particolare considerando la sofferta procedura edilizia tuttora in corso. 

Pure la ragionevolezza è in questo caso da confermare. Soprattutto 

perché il ricorrente si lamenta della multa che sarebbe stata fissata senza 

informazioni riguardo alla sua situazione finanziaria, egli però non si è 

attivato, né di fronte al convenuto 1, che l'aveva sollecitato sia con decreto 

superprovvisionale del 12 aprile 2023 (cfr. doc. 9 ricorrente), sia con il 

decreto impugnato a inviare le informazioni sulla sua situazione fiscale (tra 

l'altro nemmeno dinanzi a codesto Tribunale), per inoltrare le dovute 

informazioni sulla sua situazione finanziaria attuale, motivo per cui fissare 

un importo d'ufficio rimaneva, per il convenuto 1, quale unica opzione 

percorribile. In base a quanto ritenuto la multa qui comminata risulta sia 

proporzionale come misura che per quanto riguarda l'importo di 

CHF 200.00, tanto più che il convenuto 1 impartendo una multa avrà da 

tener conto del fatto che al ricorso è stato concesso l'effetto sospensivo in 

data 28 agosto 2023.

- 46 -

3.5. Una misura provvisionale ha da ossequiare ai principi di eguaglianza 

giuridica e di tutela della buona fede

3.5.1. Il ricorrente pretende che siccome né lui né il suo predecessore (suo 

padre) avrebbero realizzato la struttura abitativa, egli andrebbe protetto 

nella sua buona fede, tale principio impedirebbe l'intervento in questione.

3.5.2. Il convenuto 2 ritiene che il ricorrente non potrebbe basarsi sul principio 

della buona fede perché secondo il Tribunale federale l'eliminazione di 

costruzioni illegali fuori dalla zona edificabile servirebbe a far rispettare il 

principio della separazione della zona edificabile da quella non edificabile; 

quindi non si potrebbero tollerare per un periodo indefinito costruzioni 

illegali al di fuori della zona edificabile.

3.5.3. Secondo il Tribunale federale la buona fede può essere invocata solo se 

con l'attenzione e l'accuratezza ragionevolmente esigibili il proprietario 

dell'edificio poteva presumere di essere autorizzato a eseguire la 

costruzione o a utilizzare l'edificio (cfr. DTF 136 II 359 consid.7.1; 

sentenze del Tribunale federale 1C_508/2023 del 2 febbraio 2024 

consid.3.1; 1C_495/2020 del 12 agosto 2021 consid.10.1; vedi anche 

FRITZSCH/BÖSCH/WIPF/KUNZ, op. cit., p. 613 n. 10.2.2.2). 

Solo perché apparentemente né il ricorrente né il padre avrebbero 

costruito l'appartamento in questione – cosa che in ogni caso non appare 

credibile (vedi consid. 3.1.1.4) – non si può ritenere che il ricorrente abbia 

agito in buona fede, in quanto egli ha modernizzato l'appartamento e ha 

apportato diversi cambiamenti nelle vicinanze dell'edificio, sebbene egli in 

precedenza sia stato condannato penalmente e sebbene sia stato 

emanato un decreto di fermo lavori nei suoi confronti (cfr. doc. 11, 14 

convenuto 1). Non c'è ragione apparente di proteggerlo nella sua proprietà 

senza restrizioni e senza riguardo alle regole riguardanti le zone. 

- 47 -

Le  parti non fanno valere argomenti riguardanti un'eventuale violazione 

del principio di eguaglianza giuridica e in ogni caso non traspare dalla 

documentazione qui analizzata che il principio dell'eguaglianza giuridica 

sia stato leso

3.6. Infine va ritenuto che secondo i considerandi di cui sopra la misura in 

questione è compatibile con il diritto superiore (cfr. KIENER, op. cit., art. 6 

n. 4). Altro non si evince dagli scritti delle parti o dagli atti. 

Dato che allo stato attuale non è manifesto su quale base legale il 

ricorrente possa ricevere un permesso per vivere in modo permanente 

nell'edificio in questione sul mappale no. K._____, si è in presenza di uno 

stato formalmente e materialmente illegale; l'interesse all'eliminazione 

della situazione di illegalità prevale sull'interesse privato di continuare a 

utilizzare una costruzione illegale. Per tutti i motivi suesposti il ricorso è da 

respingere.

4. Le spese procedurali, composte da una tassa di Stato di CHF 3'000.00 e 

dalle spese di cancelleria, sono poste interamente a carico del 

soccombente ricorrente (art. 73 cpv. 1 LGA). Non sono assegnate ripetibili 

ai convenuti (cfr. art. 78 cpv. 1 e 2 LGA).

- 48 -

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate le seguenti spese processuali:

- una tassa di Stato di CHF 3'000.00

- e le spese di cancelleria di CHF 1'098.00

totale CHF 4'098.00

Tali spese sono poste a carico di A._____.

3. [vie di diritto].

4. [Comunicazioni]