# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3d6ae250-04ed-518a-b688-fa0bf1f257b4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-04-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 26.04.1996 50.1995.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_50-1995-3_1996-04-26.html

## Full Text

Incarto n.

  50.95.00003

  ES 2/95

  cm

  	
  Lugano

  26 aprile 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  25 gennaio 1995 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  patr.
  da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 12 dicembre 1994 (no. 268/184) del Tribunale di espropriazione
  della giurisdizione sopracenerina, prolata in merito alla domanda
  d'indennizzo per titolo di espropriazione materiale che __________ e
  __________ hanno inoltrato il 14 febbraio 1986 nei confronti del Comune di
  __________ relativamente al mapp. no. __________ RFD;

  

 

 

viste le risposte:

-    17 febbraio 1995 di __________;

-    17 febbraio 1995 del Tribunale di
espropriazione della giurisdizione sopracenerina;

 

 

esperiti
i dovuti accertamenti;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________ e __________ sono
proprietari in ragione di 1/2 ciascuno del mappale no. __________ di
__________, censito a RF quale prato di 459 mq.

Il terreno, in forte pendenza e di forma irregolare
(tendenzial-mente triangolare, con la "punta" rivolta a monte), si
trova alle falde della collina che sovrasta il nucleo di __________, al di
sopra della strada cantonale e della linea ferroviaria, in località __________;
dalla sommità del pendio rivolto verso N-O è possibile vedere il __________ e
tutta la zona del __________. Il fondo, in gran parte coltivato a vigna, è
accessibile mediante una strada comunale (mapp. no. __________) a margine della
quale i proprietari hanno di recente (1988) edificato un posteggio coperto; la
proprietà fruisce pure di un diritto di passo veicolare gravante la vicina
part. no. __________.

 

 

                                  B.   Il piano del traffico del PR
dei Comuni del __________, allestito su scala regionale tramite consorzio ed
approvato dal Consiglio di Stato il 12 luglio 1985, prevede in territorio di
__________ la realizzazione di una strada di raccordo (SR2 __________ -__________)
il cui tracciato attraversa in senso latitudinale il mapp. __________
suddividendolo in due parti; questa strada funge pure da separazione tra la
zona R1 e la zona R2, tant'è che la porzione superiore della proprietà
__________ risulta assegnata alla zona R1, mentre quella inferiore è inclusa in
zona R2.

 

 

                                  C.   Con scritto 14 febbraio 1986
__________ e __________ hanno notificato al Municipio di __________ una pretesa
d'indennizzo di fr. 300.- il mq per titolo di espropriazione materiale, sostenendo
che l'edificabilità della loro particella era stata pregiudicata dai vincoli
imposti dal piano del traffico del PR; in via subordinata hanno contestualmente
proposto all'ente pubblico di acquisire tutto il fondo al prezzo di fr. 330.-
il mq.

Il procedimento è stato contraddistinto da vicissitudini e
lungaggini che in questa sede non occorre evocare nel dettaglio. Ai fini della
presente pronunzia basterà ricordare in breve alcuni fatti salienti e le tappe
fondamentali dell'iter processuale:

 

6 ottobre 1986

A richiesta del Comune, il Tribunale di espropriazione della
giurisdizione sopracenerina sospende la procedura in attesa del previsto
allestimento dei progetti definitivi dell'opera viaria.

 

20 aprile 1990

I privati inoltrano al Municipio una domanda preventiva di
costruzione di un'abitazione primaria che non ottiene risposta e nell'aprile
del 1991 sollecitano al Tribunale di espropriazione la riattivazione del procedimento.

 

28 giugno 1991

Il Comune presenta le proprie osservazioni alla notifica di
pretese, annotando che dal 1988 sono all'esame quattro varianti relative alla
realizzazione della strada __________ e che nel frattempo è iniziata la
procedura di revisione del PR, accompagnata - il 5 giugno 1990 - dall'entrata
in vigore di una zona di pianificazione ex art. 27 LPT e 16-25 DEPT della
durata di tre anni.

 

9 ottobre 1991

Si tiene un'udienza di conciliazione a seguito della quale le
parti concordano di sospendere la procedura per il periodo di un anno in vista
di accertamenti tecnici circa l'edificabilità del mapp. __________.

 

1° marzo 1992

A domanda dei privati il procedimento riprende con un'udienza
di incombenti che porta ad un'ulteriore sospensione del procedimento sino al 5
giugno 1993, data di scadenza della zona di pianificazione nella quale è inclusa
anche la proprietà __________.

 

9 agosto 1993

Il processo continua con la presentazione di un memoriale da
parte del Comune, il quale comunica di voler rinunciare al vincolo del 1985
dato che una variante di PR in fase di adozione prevede un tracciato della SR2
tale da salvaguardare l'edificabilità della part. __________. Con risposta 24
settembre 1993 __________ e __________ evocano con precisione gli antefatti e
pretendono chiarezza, denunciando in particolare la situazione di
pregiudizievole ambiguità nella quale sono venuti a trovarsi in conseguenza
dell'approvazione del piano consortile, dell'imposizione della zona di
pianificazione e della procedura di modifica del PR promossa dal Municipio.

 

15 settembre 1993

__________ e __________ chiedono al Municipio di __________
il rilascio di un permesso di costruzione per erigere sul loro fondo una casa
d'abitazione monofamigliare, allegando il progetto ed i piani completi. Subito
preavvisata negativamente (28 settembre 1993), la domanda viene formalmente respinta
il 22 dicembre 1993.

 

30 settembre 1993

Si tiene una nuova udienza di incombenti, alla quale non presenzia
il Comune; si chiarirà in seguito che l'assenza è dovuta ad un disguido
nell'intimazione della citazione.

 

19 gennaio 1994

Il Tribunale di espropriazione della giurisdizione
sopracenerina statuisce sull'istanza 14.2.1986 di __________ e __________. Il
primo giudice accerta e riconosce che i proprietari del mapp. __________ sono
rimasti vittime di un'espropriazione materiale in conseguenza dell'entrata in
vigore del PR dei Comuni del __________, ma rinvia ad una sentenza ulteriore la
valutazione dell'indennizzo dovuto dal Comune. La pronunzia, intimata alle
parti il 26 gennaio successivo, cresce incontestata in giudicato.

 

14 marzo 1994

Gli espropriati sollecitano al Tribunale il giudizio
sull'indennità e con missiva 23 marzo 1994 chiedono che nella determinazione
della stessa si tengano in considerazione le spese (fr. 18'000.-) inutilmente
sostenute per allestire il progetto di edificazione del fondo.

 

18 aprile 1994

Il Tribunale di espropriazione decreta l'avvio della
procedura di stima e invita le parti ad uno scambio di allegati. Con scritto 26
aprile 1994 gli espropriati si limitano a ribadire le richieste formulate in
antecedenza, mentre in sede di risposta il Comune - accertato il valore medio
delle transazioni immobiliari avvenute nel 1985/86 a __________ - propone
l'acquisto di tutto il terreno al prezzo di fr. 150.- il mq.

 

21 giugno 1994

Il Municipio prende posizione sulla richiesta di risarcimento
delle spese di progettazione avanzata dagli espropriati, opponendosi fermamente
al riconoscimento della pretesa; gli istanti - argomenta l'esecutivo comunale -
sapevano benissimo che la domanda di costruzione non avrebbe mai potuto dar
luogo al rilascio di un permesso poiché in netto contrasto con la pianificazione
in vigore.

 

27 giugno 1994

Gli espropriati controbattono rilevando che i terreni presi
in considerazione dal Comune per quantificare la propria offerta di acquisto
non sono paragonabili al mapp. __________, di sicuro maggior valore; quanto
alle spese di progettazione, osservano in particolare di aver presentato la
domanda di costruzione per sapere finalmente se il vincolo imposto dal PR fosse
ancora valido.

 

28 settembre 1994

Si procede ad un'udienza di incombenti e al sopralluogo, in occasione
dei quali gli espropriati confermano le loro pretese a titolo di espropriazione
materiale e l'intenzione di mantenere la proprietà del terreno per fruttarlo a
scopo agricolo e di posteggio. Il Comune ripropone invece l'esproprio formale
di tutto il fondo, dicendosi disposto a trovare un accordo per consentire agli
espropriati l'utilizzazione del parcheggio.

 

Al termine di questa laboriosa procedura, con sentenza 12 dicembre
1994 il Tribunale di espropriazione della giurisdizione sopracenerina si è
pronunciato sulle indennità dovute agli espropriati.

Negata all'ente pubblico la facoltà di procedere
all'esproprio formale del mapp. no. __________ in assenza di un concreto progetto
esecutivo, il primo giudice ha riconosciuto ai proprietari un'indennità di fr.
220.- il mq oltre interessi per titolo di espropriazione materiale; cifra,
quest'ultima, corrispondente alla quotazione commerciale del terreno nel luglio
1985 (fr. 250.-/mq) dedotto il valore della sua funzione residua (fr. 30.-/mq).

Il Tribunale ha inoltre concesso alla parte espropriata un
ulteriore indennizzo di fr. 17'512.- a risarcimento delle spese di progettazione
diventate inutili, accreditando in sostanza la tesi secondo cui i privati hanno
dovuto presentare una domanda di costruzione completa e sobbarcarsi i relativi
oneri finanziari per dimostrare la sussistenza e l'attualità del vincolo
espropriativo.

 

 

                                  D.   Avverso il predetto giudizio
il Comune di __________ insorge innanzi al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo che l'indennità per l'espropriazione materiale del mapp. no.
__________ venga ridotta e limitata alla superficie effettivamente colpita dal
tracciato.

Il ricorrente osserva innanzi tutto che la proprietà
__________ non è dotata di un accesso sufficiente ai sensi dell'art. 19 LPT e
quindi sarebbe inedificabile anche in assenza di vincoli pianificatori.

In secondo luogo, sostiene che l'indennità di espropriazione
materiale deve essere riferita alla sola striscia di terreno (circa 90 mq)
interessata dal tracciato della strada di collegamento, rilevando peraltro che
quest'area resta computabile come superficie edificabile alle condizioni poste
dall'art. 38 cpv. 2 LE; d'altro canto, alla parte residua inclusa in zona R2
non rimarrebbe il solo valore agricolo, giacché potrebbe essere aggregata a
fondi contigui o utilizzata per un trasferimento degli indici edificatori.

A mente dell'insorgente, i valori rivendicati dagli istanti 

(fr. 300.-/mq) non potrebbero essere considerati nemmeno se 

il fondo residuo avesse perso completamente la propria facoltà edificatoria; in
effetti, i prezzi concretamente pagati nel 1985/86 per l'acquisto di terreni
siti nella zona collinare di __________ risultano di gran lunga inferiori.
Neppure il valore edilizio pieno di fr. 250.- il mq che il primo giudice ha
attribuito al mapp. __________ sarebbe attendibile, tenuto conto delle
caratteristiche negative della particella (in particolare, la forte pendenza e
la mancanza di un'urbanizzazione ex art. 19 LPT); il fondo, per vista e
distanza dal lago, non sarebbe d'altronde comparabile con le ben più pregiate
proprietà __________ e __________ espropriate a fr. 250.-/mq.

Il Comune ribadisce pure la richiesta d'esproprio formale del
terreno, invocando a riguardo una corretta applicazione dell'art. 6 Lespr.

Contesta, infine, l'indennità accordata dal Tribunale di
espropriazione per le spese di progettazione, sottolineando come i proprietari
le abbiano affrontate inutilmente ben sapendo che il vincolo della nuova strada
impediva l'erezione di una costruzione nel mezzo del tracciato.

 

 

                                  E.   Il Tribunale di
espropriazione ed i proprietari del mapp. __________ postulano la reiezione del
gravame con diffuse argomentazioni che saranno riprese, per quanto necessario,
nei seguenti considerandi.

 

 

                                  F.   In data 27 ottobre 1995 il
giudice delegato ha visionato la proprietà __________ e la zona circostante,
nonché le part. __________, __________, __________ e __________ di __________,
dandone successivamente notizia alle parti.

Di tutte le risultanze istruttorie, così come delle
osservazioni presentate a riguardo dagli interessati, si dirà, ove occorresse,
in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo a statuire in merito ai ricorsi contro le decisioni
dei Tribunali di espropriazione, apprezzando liberamente il fatto ed il
diritto, si fonda sull'art. 50 cpv. 1 Lespr.

Il gravame in oggetto, tempestivo e correttamente formulato,
è ricevibile in ordine e può essere deciso in base agli atti integrati dalle
risultanze degli accertamenti esperiti d'ufficio dallo scrivente Tribunale
(art. 18 cpv. 1 LPamm).

 

 

                                   2.   In via preliminare giova
ricordare che la decisione attualmente oggetto d'impugnativa è stata preceduta
da un altro giudicato con il quale il Tribunale di espropriazione ha stabilito
che i vincoli imposti con l'entrata in vigore del PR consortile hanno ingenerato
espropriazione materiale a danno dei proprietari del mapp. no. __________.
Quella pronunzia emanata il 19 gennaio 1994 è regolarmente cresciuta in
giudicato, per cui lo scrivente Tribunale si asterrà da qualsiasi
considerazione sull'argomento limitandosi ad esaminare le censure sollevate
dall'insorgente in ordine al negato esproprio formale del terreno ed
all'indennizzo riconosciuto agli espropriati. Ciò non gli impedisce comunque di
criticare le scelte procedurali operate dal primo giudice e di ribadire in
particolare il proprio dissenso riguardo alla prassi di scindere il giudizio
sulla ricorrenza dell'espropriazione materiale da quello sulla valutazione
della relativa indennità (cfr. STA 6 giugno 1995 in re Comune di __________,
nota ai patrocinatori delle parti).

 

 

                                   3.   Il Comune ritiene che in
base all'art. 6 Lespr il giudice di prime cure avrebbe dovuto ammettere l'espropriazione
formale della proprietà __________ così come proposta nell'allegato responsivo
del 29 maggio 1994 e in occasione dell'udienza tenutasi il 28 settembre 1994.

 

Le ragioni che hanno indotto il Tribunale di espropriazione
ha rifiutare l'esproprio formale della part. __________ di __________ vanno
ricercate nell'assenza di un concreto progetto esecutivo per la realizzazione
della strada di raccordo __________. In effetti il primo giudice ha ritenuto
che la giurisprudenza risalente di questo Tribunale (cfr. RDAT 1990 N. 66)
impedisse al Comune di chiedere la completazione dell'intervento espropriativo
in via formale ricorrendo all'art. 6 Lespr. Questa deduzione impone alcune
precisazioni ed un approfondimento della problematica.

 

Nel caso oggetto della STA 3 aprile 1990 in re G. (= RDAT
1990 N. 66) il Comune aveva promosso l'espropriazione formale di uno scorporo
di terreno posto in zona AP/EP senza procedere alla picchettazione ed alla
modinatura previste dall'art. 23 cpv. 1 Lespr, omissione che aveva indotto i
proprietari a chiedere l'annullamento del procedimento per vizio di forma.
Chiamato a pronunciarsi sulla fattispecie, questo Tribunale aveva sostanzialmente
accolto le censure dei privati rilevando in particolare come la procedura di
cui agli art. 20 ss. Lespr dovesse essere ossequiata anche nell'evenienza in
cui l'espropriazione formale promossa dall'ente pubblico è preceduta da
un'espropriazione materiale.

Non v'è ragione per modificare quella giurisprudenza. La procedura
d'espropriazione formale inizia per legge con la pubblicazione degli atti, che
tra l'altro devono comprendere una relazione sull'opera e un progetto dal quale
risultino la natura, l'ubicazione, l'estensione e il costo dell'opera medesima
(art. 21 lett. a e lett. b Lespr). Prima della pubblicazione degli atti le
modificazioni dello stato dei luoghi conseguenti all'opera devono essere
segnate sul terreno mediante picchettamenti e modinature, salvo il caso in cui
venga espropriato l'intero fondo (art. 23 cpv. 1 e 2 Lespr). Se la pubblica
utilità dell'opera viene riconosciuta in occasione di un procedimento autonomo,
ad esempio nell'ambito dell'approvazione di un PR, basta una relazione succinta
e un progetto di massima senza l'indicazione dei costi (art. 22 Lespr). Dato
che l'approvazione del PR crea la certezza della pubblica utilità per tutte le
espropriazioni e imposizioni previste, nell'espropriazione formale per
l'attuazione dell'opera prevista possono essere messi in discussione solo la
sua adeguatezza (nel rispetto del principio della proporzionalità) e il suo
impatto sulla proprietà privata, in particolare mediante una richiesta di
modifica dei piani (Hess/Weibel, Das Enteignungsrecht des Bundes, N. 16 in
fine, 37 e 53 ad art. 1 LFespr; DTF 107 Ia 101): il corretto esercizio di
questi diritti garantiti dalla legge presuppone tuttavia l'esistenza di un
progetto e la sua conoscenza da parte dell'espropriato.

Ne consegue che indipendentemente dalla ricorrenza di
un'espropriazione materiale, il promovimento di una procedura di espropriazione
formale del terreno necessario alla realizzazione di un'opera è ammissibile
solo sulla base di un progetto concreto che consenta all'espropriato di
tutelare i suoi interessi con piena cognizione di causa. Per essere più
precisi, un ente pubblico non può dar avvio all'esproprio formale di un fondo o
di parte di esso senza ossequiare le formalità procedurali imposte dagli art.
20 ss. Lespr e questo nemmeno se la superficie di cui domanda l'acquisizione è
stata con certezza colpita da una pregressa espropriazione materiale.

 

La situazione si presenta in termini ben diversi allorquando
il proprietario notifica delle pretese a titolo di espropriazione materiale
dando origine ad una procedura di stima ex art. 39 Lespr e l'ente pubblico
postula, nell'ambito di quello stesso procedimento, la cessione totale del
terreno espropriato. Come ben hanno supposto in passato il primo giudice (cfr.
RDAT 1983 p. 252) ed altra dottrina eminente (Bianchi, Per un chiarimento
legislativo, in RDAT 1981 p. 221), una simile domanda dell'ente pubblico va
considerata legittima nella misura in cui la si può configurare alla stregua di
una richiesta d'ampliamento dell'espropriazione fondata sull'art. 6 Lespr.

Secondo la giurisprudenza federale, il diritto cantonale può
prevedere che tanto la collettività quanto la persona interessata possano
chiedere l'espropriazione formale del fondo colpito da un'espropriazione
materiale (DTF 114 Ib 176; Scolari, Diritto amministrativo, parte speciale, N.
763). Altrimenti detto, un procedimento di espropriazione materiale in atto può
essere ampliato a richiesta di una delle parti se la legge cantonale contempla
esplicitamente una tale possibilità e ne fissa le condizioni; con una simile
base legale, l'ente pubblico convenuto in una causa di espropriazione materiale
può quindi domandare un completamento dell'espropriazione ed ottenere di
conseguenza l'esproprio formale del terreno senza dover rispettare le formalità
tipiche di quest'ultima specifica procedura.

Contrariamente alle legislazioni di altri cantoni (ad esempio
Sciaffusa, oggetto della DTF 114 Ib 174), quella ticinese conosce l'istituto
dell'ampliamento solo quale estensione spaziale dell'espropriazione formale (da
parziale in totale; cfr. art. 5 e 6 Lespr). Ciò non significa tuttavia che il
concetto di ampliamento di cui agli art. 5 e 6 Lespr non possa trovare
applicazione nelle procedure di espropriazione materiale; l'art. 1 cpv. 2 Lespr
e gli stessi materiali legislativi (cfr. messaggio 9 luglio 1969 del Consiglio
di Stato al Gran Consiglio concernente il disegno di una nuova legge di
espropriazione in RVGC, sessione ordinaria autunnale 1970, p. 1614) prevedono infatti
chiaramente l'applicabilità delle norme regolanti l'espropriazione formale a
tutti i casi in cui una restrizione legale della proprietà abbia conseguenze
equivalenti a quelle di un'espropriazione.

In virtù dell'art. 6 cpv. 1 Lespr, l'ente pubblico convenuto
in una procedura di espropriazione materiale può quindi esigere la cessione in
proprietà della superficie espropriata qualora l'indennità dovuta per il
deprezzamento del terreno (ovvero l'indennità di espropriazione materiale)
risulti superiore ad un terzo del valore del terreno stesso; condizione,
quest'ultima, che si realizza praticamente in tutti i casi ove l'espropriazione
materiale si identifica nella perdita della componente edilizia di un fondo.

La domanda d'ampliamento volta ad ottenere la cessione della
proprietà può essere formulata anche se la sussistenza dell'espropriazione
materiale è incerta. In tale evenienza l'accoglimento della richiesta di
espropriazione formale dipenderà dall'esito delle valutazioni che il giudice
delle espropriazioni è chiamato ad operare in ordine alla ricorrenza
dell'espropriazione materiale, all'ammontare del relativo indennizzo ed al valore
del fondo. Appurato l'avverarsi di un caso di espropriazione materiale e
accertato in base ad una duplice stima che l'indennità dovuta per tale titolo è
superiore ad un terzo del valore venale del diritto espropriato, il Tribunale
di espropriazione potrà accordare all'ente pubblico l'esproprio formale del
fondo mediante piena indennità come se il privato cittadino fosse stato
espropriato nell'ambito di un procedimento promosso dalla collettività ai sensi
degli art. 20 ss. Lespr.

Non si può certo sottacere che così facendo si concede
facoltà all'ente pubblico di espropriare formalmente un fondo senza il supporto
di alcun progetto attuativo dei vincoli di PR che lo gravano e questo solo
perché il proprietario ha postulato un indennizzo per la presunta espropriazione
materiale del suo terreno. Non si può neppure ignorare che dando avvio ad un
procedimento di espropriazione materiale l'attore rischia di privarsi dei mezzi
per opporsi alla sottrazione del fondo, armi di cui dispone invece il
proprietario che viene convenuto dall'ente pubblico in una procedura di
espropriazione formale; né si può negare che una simile iniziativa, anche se
mirante al solo ottenimento di un risarcimento per titolo di espropriazione
materiale, racchiude una sorta di acquiescenza all'espropriazione formale. Una
tale restrizione dei diritti di difesa del cittadino potrebbe apparire intollerabile
ove solo si consideri che le opere di PR non sempre sono definite con
precisione o sono realizzate in perfetta consonanza con gli originari
intendimenti pianificatori. Solo in apparenza tuttavia. L'espropriato potrà pur
sempre parare ad una domanda di esproprio formale da parte dell'ente pubblico
nell'ambito di una procedura di espropriazione materiale da lui avviata
rinunciando alle pretese notificate (cfr. art. 6 cpv. 4 Lespr; Bianchi, op.
cit., p. 221). D'altra parte, potrà pretendere la retrocessione del diritto
sottrattogli nei casi previsti dagli art. 61 e 63 Lespr.

Nulla impedisce quindi all'ente pubblico convenuto in un procedimento
di espropriazione materiale di postulare la completazione dell'intervento
espropriativo in via formale appoggiandosi all'art. 6 Lespr. A favore di questa
soluzione militano pure ragioni d'ordine pratico e di buon senso. In effetti,
una volta promossa la procedura, entrambe le parti hanno convenienza a
liquidare definitamente il contenzioso con il trasferimento della proprietà del
fondo interessato: l'attore perché di solito cede un terreno ridotto alla sola
funzione agricola e comunque non più sfruttabile secondo la sua destinazione
originaria, il convenuto perché di regola acquisisce un immobile gravato da
vincoli di PR per il quale è ormai tenuto a pagare un indennizzo corrispondente
alla quasi totalità del suo valore venale.

 

Ne consegue che il Comune di __________ poteva invocare legittimamente
l'art. 6 Lespr ed il concetto di ampliamento in esso ancorato per tentare di
ottenere ipso facto l'espropriazione formale della proprietà __________
nell'ambito della procedura di espropriazione materiale promossa autonomamente
dai resistenti. Il ricorso andrebbe accolto già solo per questo motivo, con il
conseguente annullamento della decisione impugnata ed il rinvio degli atti al
primo giudice per l'emanazione di una nuova pronunzia (art. 65 cpv. 2 LPamm).
Ragioni di economia di giudizio inducono tuttavia questo Tribunale a trattenere
l'incarto e ad esaminare nei considerandi che seguono le ulteriori censure
sollevate dall'ente espropriante, verificando nel contempo se in casu sono date
le premesse per concedere al ricorrente l'esproprio formale del mapp.
__________.

                                   4.   L'insorgente contesta
l'ammontare dell'indennità riconosciuta agli espropriati, sia perché riferita a
tutta la superficie del fondo, sia perché calcolata partendo da una stima del
valore edilizio pieno della part. no. __________ esageratamente elevata.

 

4.1. Giusta l'art. 22 ter cpv. 3 CF, in caso di restrizione
della proprietà equivalente a una espropriazione è dovuta piena indennità. Il
medesimo principio è stato ripreso e ancorato nella LPT (art. 5 cpv. 2), la
quale non contiene però alcuna indicazione sostanziale sulla nozione
d'espropriazione materiale; sarebbe stato infatti problematico dotare questo
istituto di una veste legale, considerata la sua continua evoluzione dottrinale
e giurisprudenziale (DFGP/UPT, Commento LPT, p. 50).

La legge rinvia dunque alla giurisprudenza del Tribunale
federale, che ha coniato il concetto di espropriazione materiale nel 1941 (STF
18 luglio 1941 in re W.) e lo affinato negli anni seguenti, fino a giungere
alla formulazione attuale inaugurata con la celeberrima sentenza Barret (DTF 91
I 329). Secondo questa definizione, vi è espropriazione materiale quando l'uso
attuale o il prevedibile uso futuro di una cosa è vietato o limitato in modo
particolarmente grave, così che il proprietario è privato di una delle facoltà
essenziali derivanti dal diritto di proprietà; una limitazione di minor
importanza può ugualmente costituire espropriazione materiale, se essa colpisce
uno solo o un numero limitato di proprietari in modo tale che - fosse negato
loro l'indennizzo - essi dovrebbero sopportare un sacrificio eccessivamente
gravoso ("Sonderopfer") e tale da violare il principio d'uguaglianza
(DTF 119 Ib 128 consid. 2b, 118 Ib 41 consid. 2b). In ambo i casi premessa al
riconoscimento di qualsiasi indennità è l'idoneità del fondo colpito ad essere
oggetto di sfruttamento edilizio in un prossimo futuro (DTF 114 Ib 292 consid.
4; 112 Ib 485 e giurisprudenza ivi richiamata).

L'avverarsi di un'espropriazione materiale è comunque da negare
quando un divieto di costruzione parziale lascia intatta la possibilità di
usare convenientemente e in modo economicamente ragionevole la parte non
colpita del fondo: ad esempio quando un azzonamento riguarda solo un quarto
della particella o un vincolo di inedificabilità colpisce solo un terzo
dell'immobile (DTF 114 Ib 121 e riferimenti ivi citati; RDAT II-1994 N. 63).

 

Nel caso di specie, con sentenza 19 gennaio 1994 regolarmente
cresciuta in giudicato il Tribunale di espropriazione della giurisdizione
sopracenerina ha stabilito che in data 12 luglio 1985 il mapp. __________ è
stato colpito da espropriazione materiale in conseguenza dell'entrata in vigore
del PR consortile dei Comuni del __________. A mente del primo giudice, il
vincolo costituito dal tracciato della strada di raccordo __________, pur
essendo parziale, ha provocato e provoca tuttora l'inedificabilità totale
della proprietà __________.

Accertato in modo ormai insindacabile l'avverarsi di un'espropriazione
materiale per i motivi dianzi evocati, il relativo risarcimento va calcolato su
tutta la superficie del terreno in ragione del fatto che il vincolo ritenuto
generatore di espropriazione materiale ha comportato l'inedificabilità
dell'intera particella. Ad identica conclusione si perviene applicando la
definizione giurisprudenziale di espropriazione materiale, giacché la
limitazione nell'esercizio del diritto di proprietà reputata costitutiva di espropriazione
materiale si estende con ogni evidenza all'insieme del fondo.

Alla luce delle potenzialità edificatorie teoricamente
attribuibili alla parte del mappale non occupata dal tracciato stradale (ca.
370 mq) ci si potrebbe invero domandare se il vincolo è di una gravità tale da
ingenerare effettivamente espropriazione materiale; non occorre in ogni modo
soffermarsi ulteriormente sulla questione dal momento che la risposta
comporterebbe un riesame della decisione resa il 19 gennaio 1994 dal giudice di
prime cure. Ad ogni buon conto, posto che l'indennità per titolo di
espropriazione materiale qui dedotta in giudizio deve corrispondere alla
differenza tra il valore del fondo prima e dopo l'adozione della misura
pianificatoria, il discorso circa le attuali valenze della proprietà __________
sarà opportunamente ripreso in appresso.

 

4.2. Il primo giudice ha stimato in fr. 250.-/ mq il valore
(edilizio pieno) della part. __________ al momento dell'entrata in vigore del
PR consortile, rifacendosi alle quotazioni di alcuni terreni di __________
posti in prossimità del lago.

 

4.2.1. Dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che
il valore venale di un fondo venga di regola stabilito in base al metodo
statistico-comparativo (cfr. Hess-Weibel, op. cit., N. 80 ss. ad art. 19
LFespr; DTF 115 Ib 408).

Secondo questo metodo il valore venale di un fondo viene individuato
confrontando i prezzi già soluti nella regione di cui si tratta per analoghi
terreni in libere contrattazioni; nel limite del possibile, vengono di norma
prese in considerazione le contrattazioni attendibili realizzate nell'anno
precedente il dies aestimandi. Di eventuali differenze (per forma, situazione,
dimensione, possibilità di sfruttamento, ecc.) si tiene conto attraverso
adeguati aumenti o diminuzioni. In sostanza il valore corrisponde al prezzo che
l'espropriato potrebbe conseguire in una normale contrattazione, rispettivamente
alla somma che un numero imprecisato di acquirenti sarebbe disposto a pagare,
tenuto conto dei prezzi praticati in zona, corretti e adeguati alle peculiarità
dei singoli terreni. Il prezzo di gran lunga inferiore o superiore alla media
convenuto in un contratto isolato non è evidentemente determinante, e non può
essere assunto quale esempio, dal momento che vi possono influire elementi che
impediscono di considerarlo oggettivo (cfr. Hess-Weibel, op. cit., N. 87 ad
art. 19 LFespr; Wiederkehr, Die Expropriationsentschädigung, p. 36; STA
2.5.1978 in re F.).

L'applicazione del metodo comparativo presuppone d'altro
canto che esistano sufficienti contrattazioni relative a fondi che possano
essere paragonati a quello in esame, ma non è necessario che si tratti di fondi
identici. Richiesto è invece che i prezzi pagati per quei fondi possano essere
analizzati e che da essi si possano trarre conclusioni ragionevoli circa il
livello del mercato in generale (RDAT 1985 N. 92).

Le cifre indicative ottenute con questo approccio analitico
vanno quindi corrette ed adeguate in funzione delle peculiarità, siano esse
negative o positive, riguardanti il fondo oggetto dell'esproprio.

Giova infine ricordare che il metodo comparativo non conduce
alla determinazione di valori assoluti, bensì serve a mettere in evidenza una
tendenza nell'evoluzione dei prezzi dei terreni in una determinata zona, che
può essere influenzata dalla situazione di fatto e di diritto che la caratterizza.

 

4.2.2. In epoca recente il Tribunale cantonale amministrativo
ha accertato che nel 1985/86 la quotazione media dei terreni siti nella zona
collinare R2 di __________ si aggirava sui 166.- fr. il mq e che allora il
mercato immobiliare denotava un andamento piuttosto improntato alla stagnazione
(cfr. STA 2 febbraio 1994 in re B., con la quale si è giunti a stimare in fr.
250.- il mq il valore edilizio pieno della part. __________ in considerazione soprattutto
della sua privilegiata collocazione nelle immediate vicinanze del Verbano).

I dati raccolti dall'insorgente (cfr. memoriale 29 maggio
1994) e verificati d'ufficio da questo Tribunale dimostrano che nel comprensorio
di __________ il livello dei prezzi era pressoché identico. Le compravendite
dei mapp. __________, __________, __________ e __________ di __________
realizzate tra il 1985 ed il 1986 indicano infatti che nel comune è stato
soluto un prezzo medio di circa 160.- fr. il mq per l'acquisto di fondi ben posizionati
in collina comparabili a quello espropriato per disciplina edilizia.

Questa cifra di riferimento va ora corretta ed adeguata in
funzione delle specificità giuridiche e fattuali del mappale espropriato, in
modo da giungere al suo effettivo valore venale. In sede di sopralluogo si è
potuto constatare che il mapp. __________ fruisce di due accessi, entrambi
carrozzabili: il fondo è infatti raggiungibile a valle utilizzando il sedime
dell'angusta strada comunale a fondo cieco di cui alla part. __________ o la
strada part. __________ di proprietà __________, il cui tracciato si prolunga
sul mapp. __________ e sul mapp. __________ fino a giungere nei pressi della
casa d'abitazione innalzata sul sovrastante mapp. __________. Contrariamente a
quanto assume l'insorgente, quest'ultimo passaggio si configura indubitabilmente
alla stregua di un accesso sufficiente ai sensi dell'art. 19 LPT; non si
comprenderebbe, caso contrario, come abbia potuto il Comune concedere il
permesso per la costruzione della villetta che insiste sulla part. __________.
Verificata l'edificabilità del terreno dal profilo dell'urbanizzazione, ai fini
del giudizio di stima val certamente la pena di annotare come la costruzione in
loco sia nondimeno condizionata da altre circostanze, ovvero dalla forma irregolare
e dalle dimensioni ridotte della proprietà. Al pari dei terreni posti in
collina, anche la part. __________ è orientata verso il lago e presenta un
dislivello abbastanza accentuato per imporre a chi costruisce notevoli lavori
di sbancamento, con costi complessivi di edificazione superiori a quelli di un
sedime pianeggiante. Il fondo si trova a poca distanza dal centro del paese ed
è quindi raggiungibile facilmente ed in breve tempo, anche a piedi. Il primo
giudice ha tuttavia omesso di considerare che tale vantaggio è svilito dalla collocazione
della proprietà nelle immediate vicinanze della strada cantonale, notevolmente
trafficata, e della linea ferroviaria. Checché ne dicano gli espropriati, le
emissioni foniche ed atmosferiche provenienti da questi impianti sono
tutt'altro che trascurabili, mentre i terreni situati nella zona collinare
(segnatamente le part. __________, __________, __________ e __________
visionate nel corso del sopralluogo) godono di una considerevole tranquillità
in funzione della loro ubicazione discosta dall'abitato. Ma non solo. Grazie
alla loro posizione elevata beneficiano di una vista impareggiabile sulla regione
del __________, prerogativa, questa, che unita alla pace dei luoghi compensa in
buona parte la loro lontananza dal centro del paese ed il fatto che per
raggiungerli è necessario far capo alla strada __________, tortuosa e a tratti
ripida.

Dall'estrema sommità del mapp. __________ è possibile scorgere
il panorama abilmente riprodotto sulle numerose fotografie versate agli atti.
In realtà, per valutare oggettivamente l'ampiezza di questo pregio non ci si
può posizionare sul confine con il mapp. __________, ma occorre stare ad una
quota inferiore di almeno 6 metri, ovvero all'altezza del secondo piano di una
costruzione come quella progettata dai resistenti; orbene, da una simile
posizione la veduta sul lago è disturbata per circa 2/3 dagli edifici eretti in
modo compatto sulle sottostanti zone NV2 e R3.

In esito alle considerazioni sin qui esposte, questo
Tribunale ritiene di poter attribuire alla proprietà __________ un valore venale,
al 12 luglio 1985, di fr. 210.- il mq. Questa cifra corrisponde per leggero
eccesso al prezzo più alto pagato in zona nel 1985 (mapp. no. __________ di
__________) e, pur scostandosi nettamente dalla quotazione media dei terreni R2
posti in collina, appare malgrado tutto adeguata alle peculiarità della part.
__________ e conforme all'andamento manifestatosi all'epoca nel mercato
immobiliare del __________. 

La predetta valutazione si distanzia invero anche
dall'apprezzamento operato dall'istanza inferiore sulla base di una presunta
equivalenza tra il mapp. __________ e la proprietà __________. Un simile
confronto appare infatti improponibile, vuoi perché i fondi siti a lago o nelle
immediate vicinanze degli specchi d'acqua hanno notoriamente un maggior valore
rispetto a quelli posti altrove (cfr. Nägeli/Hungerbühler, Handbuch des
Liegenschaftenschätzers, p. 57; Hägi, Die Bewertung von Ligenschaften, p. 37;
RDAT 1988 N. 70; STA 27 novembre 1992 in re R.), vuoi perché le qualità della
part. __________ non raggiungono affatto il livello di pregio decantato dal
primo giudice.

Neppure le ulteriori transazioni tra privati ed ente pubblico
segnalate dalle parti consentono di accreditare le conclusioni tratte dal
Tribunale di espropriazione in ordine al valore commerciale della proprietà
__________. La somma di recente offerta dal Comune per acquistare la part. no.
__________ di __________ gravata da un vincolo P imposto nel 1985 non è
significativa, poiché i prezzi stipulati nell'ambito di trattative bonali non
possono influire in modo determinante sulla quantificazione dell'indennità
espropriativa, che deve corrispondere ai reali valori di mercato (cfr.
Hess-Weibel, op. cit., N. 86 ad art. 19 LFespr; STA 7 settembre 1994 in re S.).
Quanto alle compravendite dei mapp. __________ e __________, trattasi di negozi
scarsamente indicativi giacché conclusi in epoca troppo lontana dal dies aestimandi
e relativi a fondi non comparabili (per posizione, morfologia e disciplina
edilizia).

 

4.3. Di norma, un fondo colpito da espropriazione materiale
perde integralmente la propria componente edilizia (si pensi al classico
esempio costituito dalle proprietà edificabili incluse in zona AP-EP) e quindi
il suo cosiddetto valore residuo si riduce a quello di un buon terreno
agricolo. E' risaputo che alle nostre latitudini tale valore si aggira attorno
ai fr. 30.- il mq, senza particolari differenze tra Sopra e Sottoceneri (cfr.
RDAT 1990 N. 58 e 1989 N. 73, così come le indagini condotte sulle quotazioni dei
terreni agricoli in RDAT II-1994 N. 64).

In casu il valore residuo del mapp. __________ va però
stimato tenendo presente che il vincolo ritenuto generatore di espropriazione
materiale non ha completamente mortificato le potenzialità edificatorie di tutto
il fondo. In effetti, il tracciato stradale preclude la costruzione di una casa
d'abitazione, ma non impedisce che sulla superficie restante di circa 370 mq
non colpita dal vincolo vengano realizzati manufatti o impianti di ridotte
dimensioni purché conformi alla destinazione di zona. D'altra parte, l'area non
occupata dal percorso stradale mantiene valenze commerciali che nell'estimo
della funzione residua non possono essere ignorate: basti solo pensare, come
ben sottolinea il ricorrente, alle possibilità di permuta o di cessione, oppure
di trasferimento degli indici edificatori, con i fondi confinanti.

Adottando per analogia un metodo di calcolo escogitato dallo
stesso Tribunale di espropriazione della giurisdizione sopracenerina (RDAT 1988
N. 73), il valore dei 370 mq liberi da vincoli può essere apprezzato nel modo
seguente:

-  valore
massimo per i confinanti: fr. 210.-/mq (valore edilizio pieno)

-  valore minimo
per i proprietari: fr. 70.-/mq (1/3 del valore edilizio pieno)

-  valore medio:
fr. 140.-/mq

 

Posto che il valore residuo dei 90 mq interessati dal
tracciato della strada può essere effettivamente stimato a 30.- fr. il mq,
quello di tutta la proprietà ammonta dunque a

 

fr. 30.- x 90 mq + fr. 140.- x 369 mq = fr. 118,40/mq

                 459 mq

 

il che porta a quantificare in fr. 92.- il mq oltre interessi
l'indennizzo dovuto ai resistenti per l'espropriazione materiale del mapp.
__________.

 

 

                                   5.   L'indennità di
espropriazione materiale che il Comune dovrebbe versare agli espropriati è
superiore ad un terzo del valore venale del fondo. Sono quindi date tutte le
premesse per accogliere la domanda di ampliamento dell'espropriazione tempestivamente
formulata dall'ente pubblico in virtù dell'art. 6 cpv. 1 e 2 Lespr.

Occorre tuttavia quantificare il relativo risarcimento,
tenendo presente che se l'espropriazione materiale è seguita da
un'espropriazione formale, l'indennità va di principio stimata secondo i
principi inerenti a ciascun genere di espropriazione anche laddove sia attuata
una sola procedura di stima (DTF 114 Ib 108, in particolare consid. 2a), con la
possibilità di prescindere da una seconda valutazione ai fini della
espropriazione formale unicamente laddove i prezzi dei terreni divenuti
inedificabili non abbiano conosciuto una evoluzione nel corso degli anni (DTF
114 Ib 111 consid. 2a; 114 Ib 122 consid. 7a; 108 Ib 334 consid. 4c).

Nel caso di specie, questo Tribunale ritiene di poter operare
una stima unica partendo dal presupposto che tra l'intervento costitutivo di
espropriazione materiale e la data determinante per la fissazione
dell'indennità dovuta a titolo di espropriazione formale, il valore metrico
(residuo) del fondo divenuto inedificabile è rimasto sostanzialmente immutato.
Approfondite indagini recentemente effettuate dal Tribunale cantonale
amministrativo rivelano infatti che in questi ultimi anni in Ticino non è intervenuta
alcuna significativa modifica del valore dei fondi agricoli.

Ai fini della determinazione dell'indennità è quindi
sufficiente attenersi al valore edilizio del mapp. no. __________ nel luglio
del 1985: in concreto fr. 210.- il mq.

 

 

                                   6.   Il Comune contesta infine
nel principio il risarcimento di fr. 17'512.- che il Tribunale di
espropriazione ha riconosciuto ai privati per le spese di progettazione. A
mente del ricorrente, i proprietari hanno affrontato questo esborso
inutilmente, ben consci del fatto che il previsto tracciato della strada ostava
alla costruzione di una casa d'abitazione sul loro fondo.

Gli espropriati sostengono invece di aver fatto allestire il
progetto allegato alla domanda di costruzione 15 settembre 1993 per ottenere
chiarezza in ordine alla validità del vincolo e per comprovare la ricorrenza
dell'espropriazione materiale.

 

La giurisprudenza ammette la rifusione delle spese di progettazione
divenute inutili in caso di espropriazione del tutto imprevedibile (DTF 102 Ia
253) o quando si tratta di proteggere il principio della buona fede (DTF 108 Ib
357), mentre di principio la nega se la domanda di costruzione non era conforme
alla regolamentazione edilizia in vigore al momento del suo inoltro (DTF 112 Ib
118).

 

Dagli atti risulta evidente che il progetto di cui si tratta
è stato allestito nel settembre del 1993, a distanza di pochi mesi dalla decadenza
della zona di pianificazione ex art. 27 LPT e 16-25 DEPT instaurata il 5 giugno
1990. In quel momento era allo studio una variante di PR destinata a modificare
il tracciato della SR2 in modo tale da salvaguardare l'edificabilità della
part. __________, ma dal profilo giuridico la situazione non era affatto
ambigua: il vincolo costituito dall'originario piano viario era del tutto
operante e con ogni evidenza impediva che sul fondo si potesse costruire una
casa d'abitazione. I resistenti sapevano benissimo che il suddetto aggravio
pianificatorio comprometteva la costruzione in loco di una casa d'abitazione,
tant'è che hanno dato avvio alla procedura che ci occupa invocando questa specifica
circostanza. Essendo assistiti da un legale non potevano nemmeno ignorare che
la loro proprietà avrebbe potuto riacquistato gran parte delle potenzialità
edificatorie perse nel 1985 solo se il Consiglio di Stato avesse approvato una
modifica di PR contemplante uno spostamento del tracciato della strada di raccordo
__________ (cfr. art. 39 e 41 cpv. 2 LALPT).

E' ben vero che pendente causa, segnatamente il 9 agosto
1993, il Municipio di __________ ha comunicato al Tribunale di espropriazione
di voler rinunciare al vincolo del 1985 tramite una variante di PR, ma è
altrettanto vero che tale dichiarazione era accompagnata da una riserva
riferita alla necessità di far approvare il nuovo assetto pianificatorio dalle
competenti autorità. Orbene, in questo specifico frangente il Comune si è
comportato in maniera ineccepibile ed inequivocabile: si è limitato infatti a manifestare
la propria intenzione di affrancare il mapp. __________ dai pregiudizievoli
vincoli in vigore sottolineando tuttavia che la variante di PR a tal scopo
approntata mancava ancora delle approvazioni necessarie per esplicare l'effetto
divisato.

L'argomentazione secondo cui la domanda di costruzione era
necessaria per dimostrare la validità del vincolo e la sussistenza
dell'espropriazione materiale appare alquanto pretestuosa. L'esistenza del
vincolo era indubbia per le ragioni dianzi esposte. Quanto alle sue conseguenze,
era certamente compito del Tribunale di espropriazione accertarle. Ai privati
che si ritengono colpiti da un'espropriazione materiale compete innanzi tutto
la facoltà di far valere delle pretese conformemente all'art. 39 Lespr. In caso
di contestazione, la procedura che segue è retta dal principio inquisitorio
(art. 47 Lespr e 18 cpv. 1 LPamm), per cui gli elementi suscettibili di determinare
la decisione vengono accertati d'ufficio dal Tribunale di espropriazione; alle
parti incombe un semplice dovere di collaborazione nell'appuramento dei fatti e
nell'assunzione delle prove. Nell'evenienza concreta, gli espropriati non erano
assolutamente tenuti a dimostrare mediante un progetto di costruzione che in
assenza di vincoli il mapp. __________ sarebbe stato concretamente edificabile.
Una simile comprova non era neppure necessaria ai fini del giudizio; il giudice
ed i periti che compongono il Tribunale di prima istanza si sono infatti
pronunciati positivamente circa la ricorrenza dell'espropriazione materiale
senza neppure conoscere il contenuto della domanda di costruzione, che è stata
versata agli atti solo in occasione dell'ultima udienza tenutasi il 28
settembre 1994.

Ne consegue che i resistenti non possono vedersi rifuse le spese
di progettazione affrontate senza alcuna reale necessità od esigenza connessa
con la procedura di espropriazione materiale.

 

 

                                   6.   La regola prevista
dall'art. 73 Lespr fa stato soltanto in prima istanza, mentre in sede di
ricorso sono applicabili, giusta il rinvio dell'art. 50 cpv. 3 Lespr, gli art.
28 e 31 LPamm (STA 24.8.90 in re C.).

L'accoglimento dell'impugnativa impone dunque di addossare ai
resistenti la tassa di giustizia (art. 28 LPamm) e le ripetibili, dato che il
Comune si è fatto patrocinare da un legale (art. 31 LPamm).

 

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 4, 22 ter Cost; 5, 19, 27 LPT; 39, 41 LALPT; 16-25 DEPT 1980; 22, 33
LS; 1, 5, 6, 20 ss., 39, 47, 50 Lespr; 18, 28 e 31 LPamm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è accolto.

                                         Di conseguenza la sentenza
12 dicembre 1994 (no. 268/184) del Tribunale di espropriazione della
giurisdizione sopracenerina è annullata e riformata come segue:

"1.     Il Comune di __________ è condannato a versare a
__________ e __________ un'indennità di fr. 210.- il mq per l'espropriazione
materiale e formale del mapp. no. __________ RFD di __________, con interessi
al 5% dal 14 febbraio 1986 al 31 maggio 1986, al 4,5% dal 1° giugno 1986 al 31
maggio 1989, al 5,5% dal 1° giugno 1989 al 31 maggio 1990, al 6,5% dal 1°
giugno 1990 al 31 marzo 1993, al 5,5% dal 1° aprile 1993 al 30 settembre 1993 e
al 5% dal 1° ottobre 1993 in avanti.

   2.    La tassa di giustizia di fr. 1'500.- e le spese di fr.
254.20 sono poste a carico del Comune di __________.

   3.    Il Comune di __________ verserà alla controparte fr.
3'000.- a titolo di ripetibili."

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
1'200.- (milleduecento) è posta a carico di __________ e __________ in solido,
con l'ulteriore obbligo di versare al Comune di __________ fr. 2'500.-
(duemilacinquecento) a titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario