# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a588bd65-6b62-5d05-a54d-2c2af6260285
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-10-25
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 25.10.2016 S 2015 106
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2015-106_2016-10-25.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 15 106

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici Moser, Meisser 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA 
del 25 ottobre 2016

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,
rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Cesare Lepori,

ricorrente
contro 

B._____,
convenuta 1

e

M._____,
convenuto 2

concernente prestazioni assicurative LAINF

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1. A._____, lavorava come tecnico - con però anche altre mansioni - per la 

C._____ ed era per questo fatto assicurato presso la B._____ per le 

conseguenze di infortuni e malattie professionali. Scendendo dalla propria 

autovettura, in data 1. dicembre 2013, l'assicurato scivolava sul ghiaccio 

procurandosi la distorsione della caviglia destra. Per l'inabilità lavorativa e 

le cure mediche conseguenti all'infortunio, la B._____ corrispondeva le 

legali prestazioni assicurative. Nel frattempo l'assicurato perdeva il posto 

di lavoro in seguito a chiusura d'esercizio, anche se a partire dal mese di 

maggio 2014 veniva dichiarato abile al lavoro completamente in un'attività 

adatta.

2. Nel corso del mese di agosto 2014, A._____ era costretto a recarsi al 

pronto soccorso per un esacerbarsi dei dolori alla caviglia destra. Dalle 

indagini mediche successive emergeva che l'articolazione in questione 

era già stata distorta nel 2010 per un evento infortunistico a carico 

dell'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni 

(assicuratore infortuni 2) e che l'assicurato aveva già subito - 

probabilmente durante l'infanzia – interventi correttivi per piede torto 

congenito. Dopo aver ordinata una perizia ortopedica, con decisione 19 

dicembre 2014, la B._____ rifiutava di riconoscere prestazioni 

assicurative per la ricaduta annunciata, adducendo l'esaurimento della 

necessaria relazione causale - tra dolori e infortunio - al trascorrere di 

oltre 5 mesi dell'avvenuta distorsione alla caviglia destra, ovvero dal 9 

maggio 2014, data a partire dalla quale era stata ripristinata la completa 

abilità lavorativa. La tempestiva opposizione del 19 gennaio 2015 veniva 

respinta con decisione 6 luglio 2015.

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 7 

settembre 2015, A._____ chiedeva, che venisse affermata la 

responsabilità della B._____ per il disturbi ancora lamentati al piede 

destro e che gli venisse riconosciuto il diritto al gratuito patrocinio. In 

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sostanza, l'istante censura la frettolosa chiusura della pratica da parte 

dell'assicuratore infortuni, prima che fosse possibile una completa ripresa 

dell'attività lavorativa, e considera che gli attuali disturbi ancora lamentati 

vadano messi in relazione con l'infortunio subito nel 2013. 

4. Nella propria presa di posizione la B._____ postulava la reiezione del 

ricorso. All'epoca della chiusura del caso con effetto dalla fine di maggio 

2014 sarebbe sussistita una completa abilità lucrativa, per cui la 

definizione della pratica non darebbe adito a critiche. L'anamnesi clinica 

del ricorrente avrebbe in seguito confermato la presenza di un quadro già 

fortemente compromesso a livello del piede destro, senza che fosse 

possibile - con il necessario grado della probabilità preponderante - far 

risalire i disturbi alla scivolata del 2013.  

5. Replicando, il 16 novembre 2015, il ricorrente riteneva che fosse 

l'assicuratore a dover comprovare l'estinzione del nesso casuale tra 

danno alla salute e infortunio, cosa che la B._____ non sarebbe riuscita a 

fare, dopo che ben due specialisti si sarebbero pronunciati a favore 

dell'esistenza di una relazione casuale tra disturbi ancora lamentati 

dall'assicurato e l'evento traumatico del dicembre 2013.

6. Nella duplica del 30 novembre 2015, la B._____ (qui di seguito 

assicuratore infortuni 1) si riconfermava nelle proprie precedenti 

allegazioni e proposte. 

7. Chiamato dal Tribunale amministrativo a produrre la documentazione 

medica dell'infortunio del 2010 ed a determinarsi sul ricorso, M._____ 

(assicuratore infortuni 2), dopo aver preso conoscenza della nuova 

anamnesi medica, sottoponeva la questione alla propria divisione medica 

e affermava, il 2 settembre 2016, in esito alle risultanze di tale indagine, 

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l'estraneità dell'infortunio subito il 9 febbraio 2010 agli attuali disturbi 

ancora lamentati dall'assicurato. 

8. Mentre il 16 settembre 2016 l'assicurato rinunciava ad una ulteriore presa 

di posizione in merito alle osservazioni fatte dall'assicuratore infortuni 2, la 

B._____ intravvedeva in queste una conferma dell'estinzione del nesso di 

causalità anche per l'infortunio di sua competenza. 

Considerando in diritto:

1. È principalmente controversa la questione di sapere se i disturbi al piede 

destro ancora lamentati dall'assicurato siano una conseguenza 

dell'evento assicurato del 1. dicembre 2013 o se, eventualmente, 

potrebbe sussistere anche una corresponsabilità di una precedente 

caduta avvenuta il 9 febbraio 2010. 

2. a) Conformemente all'art. 6 cpv. 1 della legge federale sull'assicurazione 

contro gli infortuni (LAINF; RS 832.20), per quanto non previsto altrimenti 

dalla legge, le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d'infortuni 

professionali, d'infortuni non professionali e di malattie professionali. La 

nozione d'infortunio è definita all'art. 4 della legge federale sulla parte 

generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1). 

L'assicurazione infortuni è di carattere causale. Il diritto a prestazioni 

assicurative sussiste dal momento in cui il danno alla salute sia in 

relazione causale naturale ed adeguata con l'infortunio. Cause, nel senso 

della causalità naturale, sono tutte le circostanze senza le quali un 

determinato evento non si sarebbe potuto verificare o si sarebbe verificato 

in altro modo o in altro tempo. Affinché si ammetta l'esistenza di un nesso 

di causalità naturale, non occorre che l'infortunio sia stato la sola o 

immediata causa del danno alla salute. È sufficiente che l'evento, 

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unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno 

all'integrità corporale o psichica dell'assicurato (DTF 129 V 181 cons. 3.1; 

126 V 361 cons. 5c, 119 V 337 cons. 1 e 118 V 289 cons. 1b, con i 

rispettivi riferimenti). È questione di fatto lo stabilire se tra evento 

infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su 

detta questione amministrazione e giudice, fondandosi essenzialmente su 

indicazioni di natura medica, si determinano secondo il principio della 

probabilità preponderante applicabile generalmente nell'ambito 

dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali. Ne 

discende che ove l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e 

danno sembri possibile, ma essa non possa essere reputata probabile, il 

diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato 

(DTF 129 V 181 cons. 3.1 e riferimenti).

b) Conformemente alla giurisprudenza, colui che chiede il riconoscimento di 

prestazioni deve rendere plausibile la sussistenza dei singoli elementi 

costitutivi dell'infortunio. Dal canto suo l'assicuratore infortuni stabilisce 

d'ufficio i fatti di causa; a tal fine può richiedere la collaborazione delle 

parti. Se la procedura non consente di accertare, secondo il grado della 

verosimiglianza preponderante - un giudizio di mera possibilità non 

essendo per contro sufficiente (DTF 126 V 360 cons. 5b con riferimenti) - 

l'esistenza di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio, quest'ultimo deve 

considerarsi non dimostrato (DTF 116 V 140 cons. 4b, 114 V 305 cons. 

5b). Si giustifica pertanto parlare di onere della prova solo nella misura in 

cui, in assenza di prove, la decisione risulta sfavorevole a quella parte - 

ovvero l'assicurato - che intendeva dedurre un suo diritto da una 

circostanza di fatto che è rimasta non provata. Questa regola probatoria 

trova tuttavia applicazione unicamente se l'istruttoria - condotta in 

ossequio al principio inquisitorio - non ha permesso di ritenere 

quantomeno come verosimile l'esistenza di un infortunio (sentenza del 

Tribunale federale U 243/04 del 22 giugno 2005 e riferimenti). Se invece 

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uno stato patologico preesistente è aggravato oppure si manifesta in 

seguito a un infortunio, l'obbligo dell'assicurazione contro gli infortuni di 

corrispondere le prestazioni decade se l'evento non costituisce più la 

causa naturale (e adeguata) del danno, ossia se quest'ultimo è da 

ricondurre soltanto ed esclusivamente a fattori extra-infortunistici. Ciò si 

verifica in particolare con il ripristino dello status quo sine vel ante, ovvero 

dello stato di salute esistente immediatamente prima dell'infortunio (status 

quo ante) oppure con il raggiungimento di quello stato che, prima o poi, 

secondo l'evoluzione ordinaria, sarebbe intervenuto anche senza 

l'infortunio (status quo sine). In questi casi, quando l'assicuratore infortuni 

intende sopprimere le proprie prestazioni, l'onere della prova non incombe 

all'assicurato, bensì all'assicuratore (sentenza del Tribunale federale 

8C_381/2007 del 22 aprile 2008 e riferimenti). 

c) Per l'assicuratore infortuni 1, trattandosi di una ricaduta, l'onere probatorio 

spetterebbe alla parte convenuta. La tesi va chiaramente disattesa. In 

principio, giusta l'art. 49 cpv. 1 LPGA, nei casi di ragguardevole entità o 

quando vi è disaccordo con l'interessato l'assicuratore deve emanare per 

scritto le decisioni in materia di prestazioni. L'art. 124 lett. b dell'ordinanza 

sull'assicurazione contro gli infortuni (OAINF; RS 832.202), il quale anche 

dopo l'entrata in vigore della LPGA mantiene immutata la propria validità 

(DTF 132 V 412 cons. 1.4), stabilisce espressamente che una decisione 

va notificata per iscritto se concerne il rifiuto di prestazioni assicurative. 

L'assicuratore infortuni 1 pretende di aver chiusa la pratica con effetto 

dalla fine di maggio 2014, ma non vi è agli atti alcun provvedimento 

formale al riguardo. Del resto questo non poteva neppure essere il caso, 

giacché - in base alla relazione del 12 maggio 2014 - il dott. med. 

D._____ aveva previsto dei plantari ed un ciclo di infiltrazioni con visita di 

controllo per il 28 luglio 2014, visita in occasione della quale veniva 

comunque ancora accertato il persistere di dolore e gonfiore al retropiede 

e ritenuta indicata un'ulteriore infiltrazione. In tali condizioni è escluso che 

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si possa parlare di chiusura della cura medica per la fine di maggio 2014 

o che una qualsivoglia attestazione medica agli atti confermasse il 

ripristino della situazione quo ante o il subentrare di uno status quo sine. 

Quanto all'abilità lavorativa, gli atti all'incarto non permettono di 

concludere ad un completo ripristino della capacità al lavoro come 

sottintende l'assicuratore infortuni 1. In esito al consulto del 1. maggio 

2014, il dott. med. D._____ accertava di ritenere che il paziente potesse 

lavorare purché non si trattasse di un lavoro troppo pesante. Allora era 

noto che l'assicurato fosse alla ricerca di un nuovo impiego dopo la 

chiusura d'esercizio del precedente datore di lavoro. L'abilità completa era 

pertanto intesa in attività confacenti (vedi notizia telefonica del 5 maggio 

2014) e non poteva riferirsi unicamente al lavoro fino ad allora svolto. In 

queste condizioni, continuando la cura medica ed essendo possibile una 

ripresa lavorativa solo in attività adatta, non è dato pretendere che 

l'assicuratore avrebbe proceduto alla chiusura del caso per la fine del 

mese di maggio 2014 sulla base di una notizia di posta elettronica che 

non contiene alcuna indicazione su tale questione e che si limita a 

chiedere all'assicurato quale sia la data dell'accertato ripristino dell'abilità. 

Ne consegue che la consultazione avvenuta al pronto soccorso in data 14 

agosto 2014, due settimane dopo la prevista visita del 28 luglio 2014, fa 

indubbiamente ancora parte della pratica apertasi con l'annuncio 

bagatella del dicembre 2013 e che non si tratta di una ricaduta. Del resto 

anche se del tutto irrilevante, non vi è neppure agli atti un annuncio di 

ricaduta. In termini probatori ciò significa che - poiché l'assicuratore 

infortuni 1 intende sopprimere le proprie prestazioni - l'onere di provare 

che i disturbi lamentati non siano più una conseguenza dell'infortunio 

subito non incombe all'assicurato, bensì all'assicuratore. 

3. a) In conformità a quanto previsto all'art. 36 cpv. 1 LAINF, le prestazioni 

sanitarie, i rimborsi delle spese, le indennità giornaliere e gli assegni per 

grandi invalidi non sono ridotti se il danno alla salute è solo in parte 

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conseguenza dell'infortunio. Ciò significa che l’istituto assicuratore dovrà 

assumersi l’integralità di questi costi, malgrado il fatto che il danno alla 

salute in questione sia imputabile soltanto in parte all’evento traumatico 

assicurato. Di conseguenza, sino al raggiungimento dello status quo sine 

vel ante, la persona assicurata ha diritto di beneficiare di una cura 

adeguata, la quale può comprendere anche interventi chirurgici (cfr. STF 

8C_476/2011 del 5 dicembre 2011 cons. 6.1 e 8C_326/2008 del 24 

giugno 2008 cons. 3.2 e riferimenti ivi citati). Solo con il raggiungimento 

dello status quo sine vel ante subentra l’estinzione del nesso di causalità 

naturale con l’evento traumatico assicurato, di modo che non vi è più 

spazio per applicare l’art. 36 cpv. 1 LAINF.

b) Nell'evenienza in oggetto, è indiscusso che l'infortunio del dicembre 2013 

abbia coinvolto una caviglia e un piede affetti da anomalie strutturali 

congenite e già infortunato in precedenza. Probabilmente dalla nascita, 

infatti, l'assicurato presenta dei piedi torti, che già in tenera età hanno 

richiesto prima l'ingessatura e poi degli interventi chirurgici con probabile 

release mediale e tenotomia del tendine di Achille. A seguito di tali 

interventi permanevano delle deformità ossee e dei disturbi statici 

marcati. Il 9 febbraio 2010, l'assicurato mancava uno scalino, inciampava 

e riportava una storta alla caviglia destra, senza però alcuna 

compromissione dei legamenti o rotture ossee. Le conseguenze di detto 

infortunio si estinguevano 10 mesi dopo, ovvero il 15 dicembre 2010, con 

la piena ripresa dell'attività lavorativa e un netto miglioramento della 

sintomatologia (vedi riassunto del percorso clinico proposto dal dott. med. 

E._____ nella relazione del 2 settembre 2016). Dopo la caduta sul 

ghiaccio del 1. dicembre 2013, permangono incipienti dolori alla stazione 

eretta. Diagnosticamente, l'assicurato presenta al piede destro: esiti dopo 

distorsione caviglia e retropiede in data 1. dicembre 2013 con dolori 

persistenti sul legamento fibulo-talare anteriore e deltoideo, esiti dopo 

storta in data 9 febbraio 2010 con ripresa del lavoro in data 16 dicembre 

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2010 e esiti dopo intervento per piede torto (relazione del dott. med. 

D._____ del 4 marzo 2014). 

4. a) Per determinarsi sull'esistenza ed estinzione di un rapporto di causalità 

naturale, il Tribunale deve ricorrere, in ambito medico, per necessità di 

cose, alle indicazioni del personale sanitario specializzato (DTF 129 V 

181 cons. 3.1, 406 cons. 4.3.1, 119 V 337 cons. 1, 118 V 289 cons. 1b e 

sentenze ivi citate). Sulla controversa questione della causalità tra 

scivolata sul ghiaccio e disturbi ancora lamentati dal paziente dopo il 

mese di maggio 2014 si è dettagliatamente espresso il dott. med. 

F._____, specialista in ortopedia e traumatologia, ed hanno preso 

posizione lo specialista in chirurgia ortopedica G._____ nonché il prof. 

dott. med. H._____, specialista in ortopedia e taumatologia dell'apparato 

motore. Sull'eventuale (co)influenza di una distorsione alla caviglia 

avvenuta nel 2010 si esprimeva poi in sede di ricorso anche lo specialista 

in ortopedia e traumatologia dell'apparato motore dott. med. E._____, 

della Divisione Medicina assicurativa dell'assicuratore infortuni 2. Quanto 

alla valenza probatoria di un rapporto medico, determinante, secondo la 

giurisprudenza, è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno 

studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che 

consideri parimenti le censure espresse, che sia stato approntato in piena 

conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto 

medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

Decisivo quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non 

è tanto la sua origine o la sua denominazione, ad esempio, quale perizia 

o rapporto (DTF 125 V 351 cons. 3a, 122 V 157 cons. 1c 8C_313/2012 e 

sentenza del Tribunale federale 8C_313/2012 del 7 giugno 2012 cons. 

3.2). Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può 

evadere la vertenza senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi 

per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (sentenze del 

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Tribunale federale delle assicurazioni I 927/05 dell'11 aprile 2007 cons. 4 

e I 673/00 dell'8 ottobre 2002 cons. 3.3).

b) Per quanto riguarda l'eventuale relazione tra i disturbi ancora lamentati e 

l'infortunio del 2013, il primo a determinarsi sulla questione era stato il 

dott. med. G._____ che, nella relazione del 23 ottobre 2014, ricordava 

come "la sintomatologia dolorosa e la verosimile sindrome del seno del 

tarso sono sicuramente riconducibili agli esiti del trauma distorsivo della 

caviglia, anche perché non erano presenti prima di questo e comunque 

sono persistenti dal momento dell'infortunio". Argomentando in questo 

modo, l'ortopedico fa sostanzialmente ricorso all'inammissibile equazione 

"post hoc, ergo propter hoc", mentre generalmente vale il principio stando 

al quale per il solo fatto di essere apparso in seguito all'infortunio, un 

disturbo alla salute non può già essere automaticamente considerato una 

sua conseguenza (cfr. DTF 119 V 341 cons. 2b/bb 3b e sentenza del 

Tribunale federale 8C_948/2011 del 28 febbraio 2012 cons. 3.2). 

Dall'accertamento fatto dal dott. med. G._____ è però chiaro che lo 

stesso consideri i dolori ancora sempre imputabili all'infortunio assicurato 

e non riconducibili interamente alla malformazione congenita. In questo 

senso, quanto preteso da detto medico non permette di concludere al 

ripristino di uno status quo sine vel ante. 

c) Da parte dell'assicuratore infortuni 1 la questione della causalità veniva 

affidata al dott. med. F._____. Nella relazione del 27 novembre 2014, lo 

specialista in ortopedia e traumatologia poneva la diagnosi di piede piatto 

con caduta della regione tarsale e calcagno valgo al piede destro. Dopo 

aver ordinato un nuovo esame di risonanza magnetica, eseguito in data 

12 e 16 dicembre 2014, il perito concludeva di non ritenere che i sintomi 

presentati dal paziente fossero attribuibili al trauma del 1. dicembre 2013. 

Per il dott. med. F._____ "Il nesso di causalità può essere considerato 

estinto nell'arco di tempo post-traumatico di trattamenti standard che nei 

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traumi distorsivi di caviglia-piede prevede nella peggiore delle ipotesi un 

tempo di 4 mesi dal trauma. Il restante tempo sopraggiunge ad un quadro 

di anomalia strutturale del piede." Per il medico, la persistente inabilità 

lavorativa "è giustificata oggettivamente da una contusione ossea che 

persiste ed è presente sul Talo e che scatenerebbe dolore." "Lo stato 

osseo edematoso si mantiene per un alterato scarico di forze sul Talo ed 

il trauma ha influito su questo in maniera parziale e per un periodo limitato 

in genere di 5 mesi dal trauma. Il quadro di edema osseo era già 

evidenziato in precedenza addirittura nel 2010" (vedi relazione completata 

e poi corretta per quanto riguarda la data del 16 dicembre 2014). Per 

l'assicuratore infortuni 1, da tale valutazione andrebbe dedotto 

l'esaurimento di un legame casuale tra distorsione e dolori attuali. Per 

questo Giudice invece la perizia lascia sussistere alcune perplessità. In 

primo luogo, il perito applica alla presente fattispecie tempi di guarigione 

standardizzati quanto è chiaro che l'articolazione del piede è già 

fortemente compromessa per motivi estranei all'infortunio, ma in ogni 

caso oggettivamente propri ad influire sul processo di guarigione e di cui 

l'assicuratore infortuni è tenuto a rispondere in virtù di quanto stabilito 

all'art. 36 cpv. 1 LAINF. Inoltre non è del tutto chiaro cosa il perito intenda 

allorquando evoca "una contusione ossea che persiste", giacché qualora 

dovesse riferirsi al perdurare di uno stato causato dalla caduta sul 

ghiaccio in discussione, le conclusioni che trae l'assicuratore infortuni 1 

da tale perizia non sarebbero corrette. 

d) In ogni caso, dopo aver visionate le radiografie eseguite il 12 e 16 

dicembre 2014, il dott. med. G._____ giungeva a tutt'altre conclusioni. Per 

detto medico a livello della caviglia "si evidenzia la presenza di un'area 

sospetta per osteonecrosi di grado I a livello del talo nella porzione 

postero-mediale. Tale coinvolgimento del talo può essere verosimilmente 

conseguenza del trauma distorsivo della caviglia avvenuto il 1. dicembre 

2013. Come periodo di sviluppo di questa necrosi 1 anno circa ci 

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potrebbe stare" (vedi relazione dell'8 gennaio 2015). Anche se il medico 

formula la propria tesi sull'ipotesi che potrebbe esserci una relazione 

causale, nel quel caso in termini giuridici il fatto non risulterebbe 

comprovato, lo stesso impiega parallelamente il termine verosimile, che in 

termini di prove è atto a comprovare quanto allegato. A prescindere da 

dette considerazioni, il senso del rapporto medico dell'8 gennaio 2015 era 

comunque quello di affermare il persistere di una patologia di origine 

infortunistica e non certo quello di ritenere esaurite le conseguenze 

dell'infortunio sulla sintomatologia in corso. 

e) Nella successiva valutazione specialistica del 6 marzo 2015, il prof. dott. 

med. H._____ accertava dei credibili dolori di tipo post-traumatico 

soprattutto a livello mediale e che in base alle radiografie riteneva in 

primo luogo da attribuire ad una traumatizzazione di un'artrosi sottotalare 

come pure ad una stiratura nella zona cicatriziale, dove il nervo tibiale 

presenterebbe delle possibili aderenze. Quale comprova veniva 

dall'esperto evocato il fatto che il paziente avesse perso in parte - dopo il 

trauma del 2013 - la sensibilità della pianta del piede. Per il professore 

era poi a causa dei dolori difficile valutare in quale misura la 

compromissione della struttura legamentosa mediale avesse comportato 

un sovraccarico del legamento tibiale posteriore. Una corresponsabilità 

non poteva però essere esclusa. 

f) Nuovamente chiamato a voler prendere posizione sulle diverse risultanze 

mediche, il dott. med. F._____ riconfermava in data 7 aprile 2015 le 

proprie precedenti conclusioni. In merito all'artrosi veniva esclusa una 

diretta correlazione con il trauma subito nel dicembre 2013, essendo 

questa una patologia che si svilupperebbe sull'arco di anni. Le recenti 

radiografie del dicembre 2014 avrebbero per il perito confermato la 

presenza di alterazioni di verosimile vecchia data. Nelle sue conclusioni il 

dott. med. F._____ precisava poi di condividere l'intervento proposto dal 

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prof. dott. med. H._____ ritenendolo "utile in relazione al dolore che è 

stato scatenato dal trauma, ma su una preesistente artrosi che ha avuto 

una evoluzione nel corso degli anni e non certo negli ultimi 12 mesi". Con 

questa constatazione è però chiaro che anche detto ortopedico considera 

che l'attuale sintomatologia dolorosa sia in correlazione con l'attivazione 

di una preesistente artrosi, anche se non è contestato che l'artrosi come 

tale non sia subentrata a seguito del secondo infortunio (dalla 

documentazione medica tali alterazioni artrosiche potrebbero essere una 

conseguenza dei precedenti interventi al piede o eventualmente 

dell'infortunio del 2010, nella misura in cui esso avrebbe potuto apportare 

uno scompenso sull'evoluzione della patologia). Ai fini del presente 

giudizio non è però determinante la questione di sapere quale sia l'origine 

dell'artrosi bensì se questa si sia manifestata (provocando dolori) a 

seguito della distorsione subita. Nell'affermativa la responsabilità 

dell'assicuratore infortuni 1 è data fino all'esaurimento della relazione 

causale, ovvero fino al ripristino dello stato antecedente l'infortunio o di 

quello stato che sarebbe in ogni caso subentrato anche senza la scivolata 

sul ghiaccio del dicembre 2013. Ora tale precisa questione non viene 

analizzata compiutamente nel complemento del 7 aprile 2015 né nella 

perizia del 16 dicembre 2014. In particolare in quest'ultimo giudizio 

medico non è chiaro se con "una contusione ossea che persiste ed è 

presente sul Talo e che scatenerebbe dolore" il medico intenda riferirsi 

alla traumatizzazione dell'artrosi, nel qual caso verrebbe pure 

implicitamente confermato il persistere di postumi infortunistici. Come poi 

già accennato in precedenza, malgrado l'incontestabile presenza di una 

complicazione come l'artrosi, non è dato stabilire come il medico abbia 

concretamente tenuto conto di tale patologia nella valutazione da lui fatta 

del "lasso di tempo che comunemente impiega una distorsione della 

caviglia a guarire", giacché nella perizia del 16 dicembre 2014, l'esperto si 

riferiva semplicemente alla "peggiore delle ipotesi" in relazione però a dei 

semplici "trattamenti standard". Per contro, già in detta valutazione veniva 

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evocato il persistere di una contusione ossea ("contusione ossea che 

persiste") senza attribuzione di causa, mentre detta questione è di 

centrale importanza ai fini del giudizio sulla causalità, anche solo parziale. 

Alla luce di tali incongruenze e avendo l'assicuratore infortuni 1 omesso di 

indagare meglio su aspetti della valutazione specialistica fatta non del 

tutto chiari in termini giuridici, non è dato trarre dalla valutazione fatta 

dall'ortopedico le conclusioni che l'assicuratore pretende. La perizia del 

dott. med. F._____ non tratta infatti esaustivamente la questione della 

responsabilità parziale e neppure quella dell'esaurimento del nesso 

causale. Contrariamente poi al parere dell'assicuratore infortuni 1, dalla 

relazione medica del 2 settembre 2016 non è dato trarre alcuna 

conclusione a favore dell'estinzione di una relazione causale con 

l'infortunio del dicembre 2013. In primo luogo, il medico dell'assicuratore 

infortuni 2 non aveva a disposizione le ultime e significative radiografie, 

inoltre esso si concentrava sull'incidenza avuta dall'infortunio subito nel 

corso del mese di febbraio 2010 sulla patologia in corso e non su quella 

della più recente distorsione. 

5. a) Alla luce delle considerazioni che precedono, forza è di costatare che 

l'esistenza di una relazione causale tra i disturbi ancora lamentati dal 

paziente e l'infortunio subito nel 2013 è stata da più parti affermata, 

mentre non vi è agli atti un parere medico conclusivo proprio ad inficiare - 

sotto ogni punto di vista - tale conclusione. In queste circostanze non è 

allora dato concludere, con il necessario grado della probabilità 

preponderante, all'esaurimento di una relazione causale tra i dolori 

lamentati dall'assicurato e l'infortunio del 1. dicembre 2013. Ne consegue 

che la responsabilità dell'assicuratore infortuni 1 non può considerarsi 

estinta a far stato dal 31 maggio 2014. 

b) Giusta l'art. 61 LPGA la procedura è gratuita (lett. a). Per la procedura 

davanti al Tribunale amministrativo, ha diritto alle ripetibili il ricorrente che 

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vince la causa in applicazione all'art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA. Per questo 

l'assicuratore infortuni 1 è tenuto a rifondere al ricorrente le spese di 

patrocinio sostenute. Nella nota d'onorario del 19 gennaio 2016, il legale 

applica una tariffa oraria di fr. 280.--. In mancanza di un esplicito accordo 

in merito - inoltrato all'inizio della procedura di ricorso davanti al Tribunale 

amministrativo - a mente degli artt. 2 cpv. 1, 3 cpv. 1 e 4 cpv. 1 

dell'ordinanza cantonale sull'onorario degli avvocati (OOA; CSC 310. 250) 

può essere riconosciuto unicamente l'importo orario massimo della tariffa 

corrente di fr. 270.-- (sentenze del Tribunale amministrativo U 13 49 e U 

12 107), comprensiva pure delle spese di scritturazione, mentre i costi di 

apertura dell'incarto non vengono indennizzati. Ne discende che 

l'indennità a titolo di ripetibili viene ridotta ad un onorario di fr. 2'070.-- e 

alle spese di fr. 108.--. Con l'IVA dell'8 %, l'indennità ammonta allora 

complessivamente a fr. 2'352.25. L'esito della controversia rende la 

richiesta di assistenza giudiziaria e patrocinio gratuito priva di oggetto.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione su opposizione del 6 luglio 2015 è 

annullata.

2. La procedura è gratuita.

3. La B._____ versa a A._____ fr. 2'352.25 a titolo di ripetibili. 

4. La richiesta di assistenza giudiziaria è divenuta priva di oggetto. 

5. [Via di diritto]

6. [Comunicazioni]