# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 73ed15e2-28c3-5d75-ad67-deb91bcd17dd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 19.12.2003 11.2003.133
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-133_2003-12-19.html

## Full Text

Incarto n°

  11.2003.133

  	
  Lugano

  19 dicembre
  2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere 

  

 

 

sedente per statuire nella causa ____.____.______
(modifica di sentenza di divorzio: misure provvisionali) della Pretura della
giurisdizione di Locarno Città promossa con istanza del 26 maggio 2003 da

 

	
   

  	
  _________ _________

  (patrocinato dall' avv. __________) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  _________ ________

  (patrocinata dall'avv. __________)

  in sostituzione processuale del figlio

  __________ __________ (1985), __________;

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 2 ottobre 2003 presentato da __________ __________ contro il
decreto cautelare emesso il 22 settembre 2003 dal Segretario assessore in luogo
e vece del Pretore della giurisdizione di Locarno Città;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la domanda di assistenza giudiziaria contenuta nell'appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con sentenza 4 luglio 1997 il Pretore della giurisdizione di Locar­no
Città ha sciolto per divorzio il matrimonio contratto a __________ il
____________________ 1974 da __________ __________ ed __________ __________
(entrambi del 1954). La convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio
omologata dal giudice prevedeva, tra l’altro, l’affidamento del figlio minore
__________ (nato il ____________________ 1985) alla madre, il padre
impegnandosi a versare un contributo alimentare indicizzato di fr. 800.–
mensili.

 

                                  B.   Il 21 maggio 2003 __________ __________ ha promosso davanti al
Pretore della giurisdizione di Locarno Città un’azione di modifica della
sentenza di divorzio chiedendo la riduzione del contributo alimentare per il
figlio a fr. 200.– mensili dal 1° maggio 2003. Il 26 maggio successivo egli ha
formulando identica domanda in via provvisionale. All'udienza del 27 giugno
2003, indetta per discutere la provvisionale, __________ __________ ha proposto
di respingere l'istanza. Le parti hanno poi rinun­ciato al dibattimento finale,
inoltrando entrambe il 4 settembre 2003 un memoriale conclusivo nel quale hanno
confermato le rispettive domande. Statuendo con decreto cautelare del 22
settembre 2003 in luogo e vece del Pretore, il Segretario assessore ha respinto
l'istanza. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 600.–, sono state poste
a carico dell’istante, tenuto a rifondere alla convenuta fr. 1400.– per ripetibili.

 

                                  C.   Contro
decreto predetto è insorto __________ __________ con un appello del 2 ottobre
2003 in cui postula, previa concessione dell’assistenza giudiziaria, la riduzione
del contribu­to alimentare a fr. 696.– mensili dal 1° maggio 2003, rispettivamente
a fr. 482.– mensili dal 1° ottobre successivo, come pure la riduzione della
tassa di giustizia a fr. 450.– e dell'indennità per ripetibili a fr. 800.–.
L'appello non è stato intimato alla controparte.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La modifica di una sentenza di divorzio è retta dalla legge anteriore,
fatte salve le disposizioni relative ai figli e alla procedura (art. 7a
cpv. 3 tit. fin. CC). Trattandosi di figli minorenni, dal 1° gennaio 2000 la
modifica del contributo alimentare è disciplinata dall’art. 134 cpv. 2 CC che
rinvia agli art. 285 e 286 cpv. 2 CC (Leuen­berger
in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 8 e 9 ad art. 7a tit.
fin. CC; Breitschmid in: Das neue
Scheidungsrecht, Zurigo 1999, pag. 135). Quanto alle misure provvisionali, esse
sono regolate – per analogia – dall'art. 137 cpv. 2 CC (Spühler, Neues
Scheidungsverfahren, Zurigo 1999, pag. 86 in basso). La
procedura applicabile è di conseguenza quella sommaria (art. 419c cpv. 1
e 376 cpv. 2 lett. d CPC). Per quanto riguarda il merito, invece, alla modifica
di contributi per i figli si applicano – sempre in vir­tù dell'art. 134 cpv. 2
CC – le norme di procedura per l'azio­ne di mantenimento dell'art. 279 CC (art.
280 CC; Wullschleger in: Praxis­kommen­tar
Scheidungs­recht, op. cit., n. 11 ad art. 286 CC). La procedura non è pertanto
quella ordinaria dell'art. 419 cpv. 3 CPC cui ha fatto capo il primo giudice,
bensì quella speciale degli art. 425 segg. CPC.

 

                                   2.   La
legittimazione dell'attore a chiedere la riduzione del contributo alimentare
per il figlio minorenne è pacifica. Meno evidente è la legitti­mazione passiva
della madre. Sotto l'egida del vecchio diritto questa Camera si atteneva invero
al principio per cui una causa vol­ta alla modifica di una sentenza di divorzio
– anche so­lo sul con­tributo alimentare per figli minorenni – andava promossa
con­tro l'ex coniuge. Benché al figlio la dottrina riconoscesse la facol­tà di
intervenire a tutela dei propri interessi, convenuto rima­neva l'ex coniuge,
non il figlio. La Camera non aveva mancato di ricor­dare che, secondo Hegnauer, trattandosi di modificare una
sentenza di divorzio sul solo contributo per figli minorenni andava convenu­to
il figlio stesso. Tale opinione però appariva isolata e senza il conforto di
alcun precedente (Rep. 1997 pag. 118 consid. 4).

 

                                         Con
l'entrata in vigore del nuovo diritto il quadro giuridico si è chiarito. Per
tutto quanto riguarda i figli l'art. 134 cpv. 2 CC rinvia ora – come detto –
alle norme sugli effetti della filiazione, in particolare all'art. 286 CC. Di
conseguenza, trattandosi di modificare una sentenza di divorzio sul solo
contributo alimen­tare per figli minorenni, il genitore obbligato non deve più
convenire l'altro genitore, bensì il figlio medesimo (Wullschleger, op. cit., n. 14 ad art. 286 CC; Sutter/ Freiburghaus, Kommentar zum
neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 52 ad art. 134 CC). Tutt'al più l'azione
può essere diretta contro il genitore al quale è stata attribuita l'autorità
parentale sul figlio, ma solo come sostituto processuale del minore (Hegnauer in: Berner Kommentar, supplemento
agli art. 270–275 CC, n. 63 ad art. 286). Con tale precisazione, in concreto la
legittimazione passiva della convenuta può reputarsi data.

 

                                   3.   Rimane
il fatto che, nel caso in esame, il figlio è divenuto maggiorenne in pendenza
di appello. E che la madre potesse fungere da sostituta processuale anche dopo
i 18 anni di lui riesce dubbio, soprattutto alla luce del principio enunciato
in DTF 129 III 55, applicabile anche alle cause riguardanti la modifica di sentenze
di divorzio (Hegnauer, op. cit.,
n. 56 e 63 ad art. 286 CC). Se non che, chiamare il figlio a esprimersi in
questa sede sull'operato della madre si risolverebbe in un mero esercizio di forma,
giacché – come si vedrà oltre – l'appello è in ogni modo destinato all'insuccesso.
Sulla questione non soccorre perciò attardarsi.

 

                                   4.   La
convenzione di divorzio stipulata a suo tempo dalle parti e omologata dal
Pretore si limitava a prevedere un contributo di man­tenimento per __________,
senza specificarne la durata. In difetto di altre pattuizioni, l'obbligo
sussisteva quindi fino alla maggiore età del figlio (art. 277 cpv. 1 CC),
ovvero fino all'ottobre del 2003. Ne segue che il litigio odierno verte
unicamente sul contributo alimentare dovuto dal 1° maggio 2003 (richiesta di
giudizio contenuta nell'istanza cautelare) al 24 ottobre 2003. Nella misura in
cui l'attore chiede, con la petizione, di ridurre il contributo a fr. 200.–
mensili anche dopo la maggiore età del figlio (“fino alla sua indipendenza economica”),
la domanda si rivela finanche senza oggetto.

 

                                   5.   Giusta
l'art. 286 cpv. 2 CC, applicabile – come detto – in virtù dell'art. 134 cpv. 2
CC, il contributo di mantenimento che un genitore non affidatario è tenuto a
erogare al figlio può essere modificato se fatti nuovi e rilevanti impongono
una regolamentazione diversa rispetto a quella iniziale e se il cambiamento di
situazione è duraturo (DTF 120 II 178 consid. 3a; Hegnauer, op. cit., edizione 1997, n. 82 segg. ad art. 286
CC; Wullschleger, op. cit., n. 5
ad art. 286 CC). L'appellante ribadisce un peggioramen­to della sua situazione
economica, facendo valere che dal 1° maggio 2003 gli è stato pignorato lo
stipendio fino a concorrenza di fr. 959.– mensili, mentre il figlio ha
guadagnato come apprendista fr. 924.– mensili fino al 30 settembre 2003 e fr.
1138.– dal 1° ottobre 2003. Ora, il pignoramento in questione non basta, da sé
solo, per rendere verosimile un peggioramento finanziario. Decisivo è il
confronto tra la situazione in cui si trova oggi l'interessato e quella in cui
egli si trovava al momento in cui ha firmato la convenzione sugli effetti
accessori del divorzio. Se non che, un tale paragone è del tutto impossibile
nella fattispecie, tutto ignorandosi sui rispettivi redditi e fabbisogni. Già
per questa ragione l'appello manca di buon esito.

 

                                         Si
aggiunga, comunque sia, che nell'ambito del citato pignoramento il fabbisogno
minimo dell'appellante è stato calcolato in 

                                         fr.
2976.– mensili, cioè in fr. 2146.– (minimo di base fr. 1100.–, locazione fr.
690.–, riscaldamento fr. 80.–, premio della cassa malati fr. 276.–) più il
contributo alimentare per il figlio (fr. 830.–). L'interessato sostiene che
tale fabbisogno ammonta in realtà a fr. 2357.– mensili (minimo di base fr.
1100.–, locazione fr. 770.–, premio della cassa malati fr. 286.70, imposte fr.
200.–). Egli disconosce tuttavia che, dandosi ristrettezze economiche come nel
caso specifico, l'onere fiscale del debitore alimentare non va considerato (DTF
126 III 356, 127 III 70). E senza l'aggravio fiscale il suo fabbisogno minimo
rimane, sostanzialmente, quello accertato dall'Ufficio di esecuzione.

 

                                   6.   L'appellante
argomenta che la situazione economica del figlio è migliorata, avendo questi
guadagnato fr. 924.– mensili fino al 

                                         30
settembre 2003 e fr. 1138.– mensili dal 1° ottobre 2003. L'art. 276 cpv. 3 CC dispone
in effetti che i genitori sono liberati dall'obbligo di mantenimento nella
misura in cui si possa ragionevol­mente pretendere che il figlio vi provveda da
sé con il ricavo del proprio lavoro o con altri mezzi. E, di regola, il figlio
minorenne è tenuto a sovvenire a sé stesso con l'equivalente di un terzo del
proprio guadagno (nemmeno le istruzioni della Camera di esecuzioni e fallimenti
del Tribunale di appello pongono esigenze più severe per il calcolo del minimo
di esistenza: FU __________/__________pag. __________ cifra IV n. 2). Se si
pensa che il fabbisogno medio in denaro di un figlio unico di 17 anni ascende a
fr. 1670.– mensili, già dedotta la cura e l'educazione fornita in natura dal
genitore affidatario (raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù del Cantone
Zurigo, cui questa Camera si ispira per prassi costante, edizione 2003),
quand'anche da tale fabbisogno si deduca un terzo del guadagno conseguito da
__________ (fr. 310.– mensili, rispettivamente fr. 380.– dal 1° ottobre 2003),
rimane una differenza variante da fr. 1290.– a fr. 1360.– mensili. Il
contributo alimentare del padre (fr. 830.– mensili) lascia quindi uno scoperto
compreso tra fr. 460.– a fr. 530.– mensili. Mal si intravede come in
circostanze del genere siano dati i requisiti per ridurre il contributo già in
via cautelare, l'appellante non asserendo che la madre sia in grado di
sussidiare il figlio in denaro. Tutto ciò, poi, senza contare che il debito per
il quale l'appellante è escusso si riconduce proprio ai contributi impagati per
il figlio. Concedergli una riduzione del contributo equivarrebbe per finire, in
estrema sintesi, a far sopportare al figlio le mancanze del padre.

 

                                   7.   Il
Pretore ha posto la tassa di giustizia di fr. 600.– e le spese di fr. 50.– a
carico dell'istante, obbligandolo a versare alla controparte fr. 1400.– per
ripetibili. L'appellante postula la riduzione della tassa di giustizia a fr.
450.– e delle ripetibili a fr. 800.–. Al proposito è appena il caso di
rammentare che nella determinazione delle spese e delle ripetibili il giudice
fruisce di ampia latitudine, sicché entro i minimi e i massimi delle tariffe
applicabili la sua valutazione è censurabile solo per eccesso o abuso di apprezzamento
(richiami in: Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 32 ad art. 148). Ora, per i giudizi
cautelari l'art. 19 cpv. 1 LTG prevede una tassa di giustizia compresa tra fr.
30.– e fr. 10 000.–, “ritenuto per quanto possibile un riferimento ai limiti
dell'art. 17”. E l'art. 17 LTG prevede tasse di giustizia commisurate al valore
litigioso. In concreto lo stesso attore aveva indicato tale valore, nella
petizione, come “supe­rio­re a fr. 8000.–”. E per cause di merito aventi un valore
litigioso da fr. 8000.– a fr. 20 000.– la tassa di giustizia varia da fr. 450.–
a fr. 1200.–. Pur tenendo conto del fattore di moderazione dell'art. 19 cpv. 1
LTG, di conseguenza, quella di fr. 600.– fissata dal Segretario assessore
rientra ancora nel quadro del potere d'apprezzamento che competeva al primo
giudice.

 

                                         Per quel
che è delle ripetibili, occorre far capo – almeno indicativamente (art. 150
CPC) – alla tariffa dell'Ordine degli avvocati. Ora, in conformità alla prassi
del Consiglio di moderazione l'onorario dovuto a un legale per una causa intesa
alla riduzione di un contributo alimentare va calcolato a norma dell'art. 14
cpv. 1 TOA, analogamente all'onorario per le cause di stato (CdM, sen­tenza del
4 dicembre 1997 in re M., consid. 2; prassi inaugurata dal Consiglio di
disciplina forense con sentenza del 5 maggio 1982 in re T. e S., consid. 2b).
Dev'essere compreso quindi tra un minimo di fr. 1000.– e un massimo di fr. 25
000.– (art. 14 

                                         cpv. 1
TOA), determinati secondo la complessità, l'importanza e l'esten­sione della
pratica, la competenza professionale e la responsabilità dell'avvocato, il
tempo e la diligenza impiegati, la situazione sociale e patrimoniale delle
parti, l'esito della causa e la sua prevedibilità (art. 8 TOA). Trattandosi di
provvedimenti cautelari, si applica al­tresì al calcolo dell'onorario l'art. 15
TOA, che prevede per i “procedimenti civili speciali di natura contenziosa” una
riduzione dal 20 al 70%. L'indennità di fr. 1400.– fissata dal primo giudice
corrisponde, all'atto pratico, a circa 4 ore e mezzo di lavoro retribuite fr.
250.– l'una (tariffa sicuramente consona alla relativa semplicità del caso),
più un ragionevole rimbor­so delle spese (art. 3 TOA) e il 7.6% di IVA. Considerato
che il legale della moglie ha dovuto pur sempre esaminare l'istanza avversaria,
partecipare a un'udienza e redigere un riassunto scritto in sostituzione del
dibattimento finale, l'indennità in discorso rientra ampiamente nella latitudine
di apprezzamento che spettava al primo giudice. Anche su quest'ultimo punto
l'appello manca perciò di consistenza.

 

                                   8.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), mentre
non è il caso di attribuire ripetibili alla controparte, cui l'appello non è
stato intimato e non ha causato costi di rilievo. Per quel che è della
richiesta di assistenza giudiziaria, essa non può trovare accoglimento.
Foss'anche data in effetti l'indigenza dell'istante, l'appello mancava sin
dall'inizio di ogni probabilità di buon esito (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag).

 

Per questi motivi, 

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC,

 

e vista sulle spese la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e il decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 250.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
300.–

                                          sono
posti a carico dell'appellante. Non si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                    4.   Intimazione:

                                          –__________;

	
   

  	
  –__________.

  
	
   

  	
  Comunicazione alla Pretura della
  giurisdizione di Locarno Città.

  

                                         

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario