# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8ffd1621-5575-5ed9-9e1d-7a4b55d53f09
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 09.03.2010 (publiziert) 90.2003.106
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2003-106_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2003.106

   

  	
  Lugano

  4 febbraio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo Anastasi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Stefano Furger, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 29 settembre 2003 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione del 26 agosto 2003 (n. 3574), con cui
  il Consiglio di Stato ha deciso alcune parti sospese del piano regolatore del
  comune di PI 1;

  

 

 

viste le risposte:

-      9 dicembre 2003 del RA
1;

-    11 dicembre 2003 della
divisione della pianificazione territoriale del dipartimento del territorio;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nella
seduta del 20 marzo 2000 il consiglio comunale di __________ ha adottato la revisione
generale del piano regolatore (revisione 2000). In quella sede, il mapp. 1227,
di proprietà di ____________________ RI 1, è stato assegnato alla zona residenziale
estensiva R2, retta dall'art. 37 NAPR. Questo fondo, completamente inedificato,
presenta una superficie di 942 mq ed è ubicato in località __________.

 

 

                                  B.   Con
risoluzione 17 dicembre 2002 (n. 6115) il Consiglio di Stato ha approvato il
piano regolatore. Esso ha tuttavia negato l'approvazione di alcune proposte
pianificatorie, modificato il piano regolatore su alcuni oggetti e sospeso
infine su altri la propria decisione. Relativamente a queste ultime decisioni,
il Governo ha anticipato l'intenzione di non approvare, per quanto qui può
interessare, l'estensione rispetto al previgente piano regolatore della zona
residenziale estensiva R2 in località __________, fissando nel contempo un
termine al comune e ai proprietari interessati, affinché potessero esercitare
il loro diritto di essere sentiti presentando delle osservazioni.

 

 

                                  C.   Con
risoluzione 18 febbraio 2003 (n. 742) il Governo ha rettificato la precedente risoluzione
per quanto riguardava la località __________. L'Esecutivo cantonale ha rilevato
che per errore di trascrizione non era stato incluso il mapp. 1227 nell'elenco
dei fondi per i quali aveva anticipato l'intenzione di non approvare l'estensione
della zona edificabile in quel comparto. Esso ha di conseguenza dato la facoltà
ai proprietari del suddetto fondo di presentare osservazioni nel termine di 60
giorni dall'intimazione.

 

 

                                  D.   Preso atto
delle considerazioni inoltrate dal comune e dai proprietari, con risoluzione 26
agosto 2003 (n. 3574), il Consiglio di Stato ha negato l'approvazione del citato
azzonamento, attribuendo d'ufficio i mapp. 206 e 1227 alla zona agricola e alla
zona di protezione del paesaggio, con motivazioni che verranno riprese nei
considerandi di diritto.

                                  E.   Con ricorso
29 settembre 2003, __________ e __________ RI 1 insorgono innanzi a questo
tribunale avverso la menzionata risoluzione governativa, postulandone l'annullamento
e chiedendo l'approvazione del loro fondo nella zona residenziale estensiva R2,
così come adottata dal consiglio comunale. A sostegno della loro impugnativa, i
ricorrenti lamentano la violazione dell'autonomia comunale. Difatti, essi rilevano
che nel loro caso sono ampiamente riuniti tutti i requisiti, tali da includere
il fondo in parola nella zona edificabile ai sensi dell'art. 15 LPT.

 

 

                                  F.   Il
municipio postula l'accoglimento del gravame, mentre la divisione della
pianificazione territoriale ne postula il rigetto.

 

 

                                  G.   In data 3
giugno 2004 si sono tenuti l'udienza e il sopralluogo in contraddittorio, durante
il quale sono state scattate alcune fotografie dei luoghi, acquisite in seguito
agli atti. Dopo ampia discussione, durante la quale gli insorgenti hanno potuto
esporre in modo circostanziato le loro censure, le parti hanno quindi riconfermato
le rispettive allegazioni e domande.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT)
e la legittimazione dei ricorrenti certa (art. 38 cpv. 4 lett. c LALPT). Il
ricorso è dunque ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   In campo
pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però,
assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza
di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37
cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere
cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità
delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti
pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il
margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3
LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio
apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di
scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole
od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui
la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente
insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni
che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto
federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non
tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale,
segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT).
L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in
modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT
(RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT cit., ibidem;
inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3
lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano regolatore
disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   I piani
regolatori hanno lo scopo di garantire un'appropriata e parsimoniosa utilizzazione
del suolo e un ordinato insediamento del territorio (cfr. art. 75 cpv. 1
Cost.). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili, agricole e
protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono, secondo l'art.
15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono già stati edificati in larga
misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari ed urbanizzati entro 15
anni (lett. b). Di massima un terreno che adempie queste esigenze va attributo
alla zona edificabile a meno che, dopo una ponderazione e globale degli
interessi che la legislazione sulla pianificazione del territorio tende a
salvaguardare (cfr. in particolare art. 1 e 3 LPT), debba venir incluso,
parzialmente o totalmente, nel territorio fuori della zona edificabile (RDAT
I-2001 n. 49 consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT per l'assegnazione
di un terreno alla zona edificabile non hanno pertanto un valore assoluto, ma
una portata relativa. Essi rappresentano piuttosto dei principi generali della
pianificazione del territorio, dei punti di riferimento, che - ancorché
soddisfatti - non conducono necessariamente all'attribuzione del terreno
interessato alla zona fabbricabile (cfr. la giurisprudenza appena citata;
inoltre Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. da 25 a 29;
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction,
expropriation, Berna 2001, n. 314).

 

 

                                   4.   Nell'ambito
dell'esame del dimensionamento del piano regolatore (art. 15 lett. b LPT), il
Consiglio di Stato ha rilevato che il piano delle zone edificabili sottoposto
per approvazione era stato esteso in alcuni settori rispetto al previgente
piano regolatore (PR 81), tramite ampliamenti o adattamenti puntuali. Dal
rapporto di pianificazione (pag. 45) il Governo ha desunto che la contenibilità
teorica del nuovo piano regolatore in merito alle zone residenziali
corrispondeva a 4'500 unità insediative. Questo risultato veniva conseguito
applicando un grado di attuazione del piano estremamente basso (60%) e, inversamente,
un alto rapporto superficie utile lorda/unità insediative (di 50 mq per le zone
intensive e di 60 mq per le zone estensive) in luogo degli usuali 35-45 mq per
abitante: adottando un parametro usuale del 70-80% per il grado di attuazione,
rispettivamente di 50 mq, per lo meno anche per le zone estensive, di
superficie abitativa per residente, la contenibilità teorica del nuovo piano si
attestava, in realtà, a 5'046 abitanti, che consentiva un potenziale di sviluppo
- rispetto alla situazione di effettivi 3'566 abitanti (1998) - pari ad un incremento
del 40% dei residenti. Incremento, questo, di gran lunga superiore alla
previsione formulata dal comune di un aumento della popolazione con un tasso
del 20% che, ritenuto il rallentamento, se non addirittura la diminuzione, dell'evoluzione
demografica nell'ultimo decennio, andava oltretutto valutato come ottimistico.
Considerando che la contenibilità del piano regolatore eccedeva quindi il
presumibile bisogno per lo sviluppo demografico nei prossimi 10-15 anni, il
Governo ha concluso che l'esame degli ampliamenti riscontrati, anche se in
taluni casi di modesta entità, doveva essere oggetto di una particolare
attenzione ai fini di una corretta delimitazione della zona edificabile del
comprensorio comunale (cfr. risoluzione governativa 17 dicembre 2002, pag. 17 e
segg.). Questa valutazione merita di essere condivisa, per quanto concerne
particolarmente l'evoluzione del numero di abitanti, che qui interessa. In effetti,
anche volendo ritenere le (generiche) ipotesi di sviluppo formulate dal comune
e considerare i (quantomai parziali) parametri dallo stesso adottati, il nuovo
piano regolatore permetterebbe comunque sia di insediare, nei prossimi 15 anni,
almeno ulteriori 934 abitanti sul territorio comunale, pari ad un aumento della
popolazione del 26%. Per contro, l'evoluzione demografica del comune ha
evidenziato una tendenza della crescita in costante e consolidato rallentamento
in questi ultimi quarant'anni. Dai dati ripresi dal rapporto di pianificazione
(pag. 12), si evince certamente un aumento della popolazione residente,
tuttavia con tassi di crescita decennali che nel corso degli anni hanno subito
una notevole e progressiva flessione: da un aumento dell'80% registrato negli
anni '60, si passa ad uno del 30% negli anni '70, del 25% negli anni '80 e
infine ad un modesto 7,5% tra il 1990 e il 1998. A giusta ragione il Consiglio
di Stato ha ritenuto che un tasso di crescita del 20%, quale aumento
oggettivamente pronosticabile della popolazione nei prossimi 10-15 anni, fosse
una previsione ottimistica, come ha del resto sottolineato anche il
pianificatore comunale (cfr. rapporto di pianificazione, pag. 14). Ciò a fronte
di una contenibilità teorica del piano regolatore che, con tutte le riserve sui
parametri precedentemente illustrate, condivise anche dal tribunale, consente
per lo meno uno sviluppo demografico del 26%, con quindi un ampio margine
rispetto al presumibile fabbisogno del comune. Per questa ragione, ritenuto che
il nuovo piano regolatore prevede un incremento dell'indice di sfruttamento all'interno
della zona edificabile, si giustificava un particolare rigore nella valutazione
di alcuni ampliamenti della zona edificabile rispetto al perimetro del piano
regolatore precedente (PR 81).

 

                                         Posta
questa premessa, il Consiglio di Stato ha altresì rilevato che alcuni ampliamenti
difettavano di una intelligibilità in termini di inserimento organico e logico
nel quadro del territorio insediativo comunale, oltre che risultare in
contrasto con i provvedimenti auspicati per i singoli quartieri che compongono
l'agglomerato luganese. In particolare, per quanto riguardava la zona residenziale,
sono stati individuati alcuni ampliamenti puntuali, fra cui quello riguardante
il fondo dei ricorrenti, che, non essendo giustificati da un concetto di
ridelimitazione funzionale ed urbanistica del territorio insediativo, davano
luogo ad una ingiustificata intromissione della zona edificabile nei comparti
agricoli del territorio comunale, caratterizzati inoltre da contenuti ad alto
valore paesaggistico. Principalmente per questi motivi, unitamente ad altri che
si avrà modo di illustrare nel seguito, tali ampliamenti non sono stati in
seguito approvati (cfr. risoluzione governativa 17 dicembre 2002, pag. 21;
risoluzione impugnata, pag. 7).

 

 

                                   5.   Prima di
entrare nel merito, occorre rilevare che nell'ambito del secondo aggiornamento
del piano direttore relativo al piano dei trasporti del luganese (PTL),
adottato dal Consiglio di Stato il 14 marzo 2001, il cantone ha elaborato un
modello di organizzazione territoriale dell'agglomerato del luganese, oggetto
di una specifica scheda di coordinamento (scheda 10.4), quale componente
pianificatoria e urbanistica per una gestione coordinata dello sviluppo della
regione, che si integra, nel quadro del promovimento di una politica efficace
della mobilità, alla componente trasportistica-ambientale, oggetto della scheda
di coordinamento 12.23. Tramite la scheda 10.4, sono state perciò fissate le
grandi linee dell'organizzazione di questa regione, il cui quadro di riferimento
territoriale è dato dall'agglomerato del luganese, definito Nuova Città,
comprendente il territorio dei comuni elencati nell'allegato 1, fra cui figura
anche il comune di __________, e suddiviso in 18 parti urbane omogenee denominate
quartieri, indipendenti dunque dai confini giurisdizionali comunali, dotati di
proprie individualità e qualità (allegati grafici 3 e 4). Il quartiere costituisce
dunque l'unità territoriale di riferimento per gli interventi urbanistici e
pianificatori finalizzati alla caratterizzazione della Nuova Città. Gli
indirizzi pianificatori definiti dalla scheda 10.4 per ognuno dei 18 quartieri
sono improntati alla difesa delle loro specificità, al miglioramento della loro
unità morfologica, alla promozione spaziale e ambientale dei loro spazi
collettivi, ad incentivare lo sviluppo delle singole potenzialità, ad accrescerne
il ruolo e le qualità funzionali, ecc., e devono essere concretizzati attraverso
le pianificazioni locali. Il coordinamento e la conformità sono verificati dal
cantone in sede d'esame dei piani regolatori. Il comune di __________ è
interessato principalmente da tre quartieri della Nuova Città: il Quartiere __________
(n. __________), il Quartiere __________ -__________ (n. __________) e, per quanto
qui interessa, il Quartiere __________ -__________ (n. __________) che, per la
sua peculiare caratteristica insediativa, è stato attribuito alla categoria dei
quartieri estensivi. Per questo quartiere, che si estende lungo la fascia
pedemontana delimitata a est dalla direttrice via __________ /via __________
(Strada Regina) e a ovest dal bosco collinare del __________, sono auspicate,
unitamente ad altre, le funzioni e gli interventi seguenti: la residenza, la
limitazione dell'espansione a macchia d'olio delle aree edificabili e la valorizzazione
delle aree a vocazione agricola (vigneti) in funzione paesaggistica e
produttiva (cfr. scheda 10.4, elenco dei provvedimenti pianificatori n.
10.4.2.13).

 

 

                                   6.   La
particella del ricorrente, di forma rettangolare completamente inedificata e
terrazzata a vigneto, è ubicata per l'appunto nel Quartiere __________ -ovest.
Questo comprensorio pedemontano è caratterizzato dall'alternanza di aree
boschive, coltive e vigneti con l'area insediativa del comune, che nella
fattispecie confina a monte con il limite dell'area boschiva e si sviluppa, a
valle, lungo la strada comunale (via __________) per una profondità di circa
30-40 m, formando con essa un fronte edificato omogeneo e compatto di case
unifamiliari, sorte entro questo limite, così come era definito dalla zona
turistico residenziale a due piani (TR2) del previgente piano regolatore. La
part. 1227 è situata a valle del margine inferiore di questo fronte, rimanendo
di conseguenza esclusa dal comparto edificato. Con la revisione in oggetto, il
comune ha esteso la zona edificabile, ora attribuita alla zona residenziale estensiva
R2, includendovi il mapp. 1129 e parzialmente il limitrofo mapp. 206. Come
rettamente ha rilevato il Consiglio di Stato, questo ampliamento non è supportato
da valide ragioni urbanistiche, né sostenuto da una necessità di ridefinire
funzionalmente l'assetto del territorio insediativo in quel settore. Al
contrario, risulta evidente, come ha potuto constatare questo tribunale durante
l'esperimento del sopralluogo, a conferma di quanto già si poteva rilevare dall'esame
dei piani, che quest'estensione andrebbe ad alterare il fronte edificato esistente
ormai consolidato e quasi concluso, causando un inspiegabile effetto di
rottura. Da un lato, perché la fascia del mapp. 206, non approvata in zona
edificabile, è in realtà parte integrante di un vasto parco che cinge una villa
signorile, la quale, per contro, è stata attribuita alla zona agricola e di
protezione del paesaggio, e non dimostra quindi nessun nesso funzionale e
territoriale con la limitrofa zona edificata, essendo pure sprovvista di
qualsiasi possibilità di accesso. Dall'altro lato, perché il limitrofo mapp.
1218, sebbene edificato, è stato anch'esso attribuito alla zona agricola e di
protezione del paesaggio. Infine, perché il fondo dei ricorrenti, più che
rappresentare l'ultimo tassello di un'area a vocazione edificatoria, si
configura come elemento integrato nell'ampio comparto agricolo-paesaggistico,
che si estende a valle, declinando con una sequenza di terrazzamenti mantenuti
a vigneto, a separazione dei nuclei di __________ e di __________. Di
conseguenza, un'estensione della zona edificabile al mapp. 1227 costituirebbe,
a non averne dubbio, quell'ampliamento a macchia d'olio che il piano direttore,
riferito al modello di organizzazione territoriale dell'agglomerato del
luganese, si prefigge di evitare proprio in questo comprensorio territoriale
(cfr. consid. 5).

 

 

                                   7.   La zona
residenziale estensiva R2, così come è stata ripristinata dal Consiglio di
Stato in corrispondenza dei limiti definiti dal vecchio piano regolatore in
località __________, non solo risulta conforme agli indirizzi del piano
direttore, ma adempie anche il requisito dell'art. 15 lett. a LPT. Con terreni
già edificati in larga misura si intende essenzialmente il territorio costruito
in maniera compatta, oltre eventualmente singole particelle inedificate al suo
interno, direttamente confinanti con la zona edificabile, in genere già edificate
e di superficie relativamente ridotta (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3b; Flückiger, op. cit., ad art. 15 n. 60; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,
op. cit., n. 319). Il terreno dei ricorrenti fa invece
parte, come illustrato poc'anzi, di un ampio territorio completamente
inedificato che, per la diffusa presenza di vigneti intercalati da fasce
boschive e prative, si differenzia morfologicamente e funzionalmente dalla zona
edificabile in oggetto. Esso non può pertanto essere considerato come edificato
in larga misura nel senso restrittivo inteso dalla giurisprudenza.

 

 

                                   8.   Nell'ambito
di una ponderazione globale degli interessi (cfr. consid. 3), va poi considerato
che il comparto inedificato che include il fondo dell'insorgente, proprio
perché caratterizzato dall'alternanza di aree boschive e di vigneti, forma
altresì un paesaggio di pregio, che funge, come si è già accennato in
precedenza, da importante area di stacco tra il nucleo di __________ e il sottostante
nucleo di __________; tant'è che il comune l'ha incluso sia in zona agricola,
sia nella zona di protezione del paesaggio. Questa zona attua gli intendimenti
del piano direttore che, si ricorda, sono di valorizzazione delle aree a
vocazione agricola (vigneti) in funzione paesaggistica e produttiva. Difatti,
nei territori pedemontani lo sviluppo degli insediamenti, degli impianti e
delle infrastrutture tende a cancellare l'alternanza "territorio insediato
- territorio libero da insediamenti" ancora leggibile. Occorre dunque
preservare gli spazi liberi tra aree insediative dei singoli comuni, assicurando
un paesaggio strutturato e ben equilibrato, salvaguardandolo dalle tendenze che
potrebbero portare ad una sua banalizzazione. Di conseguenza, richiamata
altresì l'idoneità agricola del mapp. 1227 che, come attesta la carta delle
idoneità agricole versata agli atti dalla sezione dell'agricoltura, si presta
alla viticoltura e al pascolo, si giustifica pertanto appieno di preservare
questo territorio da un'ulteriore edificazione anche per motivi di ordine
agricolo e paesaggistico.

 

 

                                   9.   In
conclusione, l'estensione della zona edificabile in località __________ in corrispondenza
del mapp. 1227 non poteva dunque essere approvata sia per motivi di
contenibilità, sia per ragioni di ordine pianificatorio, urbanistico,
paesaggistico e agricolo. Motivi, questi, che giustificano parimenti la
conseguente attribuzione d'ufficio del mappale in parola alla zona agricola e a
quella di protezione del paesaggio, al pari del resto del comparto. La
risoluzione impugnata, ponendo pertanto il piano regolatore in consonanza con l'ordinamento
giuridico, non è nemmeno lesiva dell'autonomia comunale. 

 

 

                                10.   Il ricorso
va, dunque, respinto. La tassa di giudizio e le spese devono essere poste
carico degli insorgenti (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   I
ricorrenti sono condannati al pagamento in solido della tassa di giudizio e
delle spese per complessivi fr. 1'000.- (mille).

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  PI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                                                                Il
segretario