# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6ba991f0-dcd4-5b93-befb-56bcfff89202
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.05.2024 D-5095/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5095-2020_2024-05-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5095/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Contessina Theis, Manuel Borla,  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

patrocinato dal lic. iur. Emil Robert Meier, 

Advokaturbüro Meier & Mayerhoffer, 

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 11 settembre 2020. 

 

 

 

D-5095/2020 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______ ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 31 mag-

gio 2017 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. A1/2).  

B.  

B.a La SEM ha tenuto con il richiedente asilo una prima audizione sulle 

generalità l’8 giugno 2017 (cfr. atto della SEM n. A5/12), mentre che il 

20 marzo 2018 (cfr. atto della SEM n. A20/17) con completamento il 20 lu-

glio 2018 (cfr. atto della SEM n. A25/15), rispettivamente l’11 giugno 2020 

(cfr. atto della SEM n A33/30), si sono svolte con il medesimo le audizioni 

relative ai suoi motivi d’asilo.  

B.b L’interessato, per quanto di rilievo, ha segnatamente allegato nelle di-

verse audizioni sostenute, di essere originario dello Sri Lanka, di etnia tamil 

e religione induista, con ultimo domicilio a B._______, nel distretto di 

C._______, nella (…) dello Sri Lanka. Egli ha dichiarato di aver interrotto 

gli studi nel 2007 in quanto, il 22 giugno dello stesso anno, sarebbe stato 

reclutato con la forza dalle LTTE (acronimo in inglese per “Liberation Tigers 

of Tamile Eelam”) le quali lo avrebbero addestrato per un mese. Al termine 

del suddetto addestramento, sarebbe stato impiegato come assistente me-

dico dapprima presso D._______ e successivamente, dal 2008, presso 

E._______. Nel mese di febbraio 2008 sarebbe stato ferito ad una gamba 

a causa di un’esplosione. Il 27 aprile 2009 sarebbe invece stato imprigio-

nato nel campo di riabilitazione di F._______ dove avrebbe subito delle 

torture e degli abusi sessuali. Il 30 settembre 2011 egli sarebbe stato rila-

sciato dal suddetto campo, con obbligo di firma e da allora sarebbe stato 

attenzionato regolarmente da parte delle autorità srilankesi. In particolare 

egli avrebbe, nell’aprile 2014, nell’ottobre 2016, nel novembre 2016 e nel 

dicembre 2016, subito degli interrogatori dove sarebbe stato maltrattato, 

torturato e – in occasione dell’interrogatorio dell’ottobre 2016 – abusato 

sessualmente. In seguito, i membri delle autorità si sarebbero recati gior-

nalmente al suo domicilio, di modo da costringerlo a nascondersi a 

G._______, presso sua zia, dove tuttavia sarebbe stato nuovamente sco-

vato dalle autorità nel febbraio 2017. Esasperato da tale situazione si sa-

rebbe dapprima recato a Colombo, per poi successivamente espatriare 

verso la Svizzera a maggio 2017. 

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Pagina 3 

A supporto delle sue asserzioni, l’interessato ha depositato la seguente do-

cumentazione (cfr. atto della SEM n. A26): la propria carta d’identità; il pro-

prio certificato di nascita; il certificato di nascita della moglie e della figlia; il 

certificato di matrimonio. Mentre quali mezzi di prova egli ha prodotto (cfr. 

atto della SEM n. A27): un certificato di reintegrazione; un’attestazione del 

campo di riabilitazione; un’attestazione dei giorni di visita del campo; tre 

articoli di giornale; un’attestazione d’incarcerazione del CICR; una carta 

d’identità temporanea; una lettera di sostegno di H._______, membro del 

parlamento; un rapporto medico sottoscritto dal dr. I._______ di C._______ 

oltre che due rapporti medici e due CD rom con le radiografie della sua 

gamba e del ginocchio sinistro; una carta di detenzione e una lettera di 

dimissione dell’Ospedale Civico di Lugano del 25 gennaio 2018. 

C.  

Con decisione dell’11 settembre 2020 – notificata il 14 settembre 2020 (cfr. 

atto della SEM n. A37/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità 

di rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pronun-

ciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della pre-

detta misura.  

Nella predetta decisione, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto parzial-

mente inverosimili i motivi d’asilo esposti dall’interessato ai sensi dell’art. 7 

LAsi (cfr. p.to II, n. 1 e 2, pag. 3 e seg. della decisione impugnata). In par-

ticolare, le allegazioni relative agli episodi che sarebbero avvenuti ad aprile 

2014 e a novembre 2016 sarebbero inverosimili, in quanto apparse tardi-

vamente nel racconto dell’interessato. Mentre per quanto attiene le asser-

zioni relative ai fermi di ottobre e dicembre 2016, a detta dell’autorità infe-

riore, il ricorrente sarebbe incorso in numerose e gravi contraddizioni. Per 

quanto riguarda le restanti allegazioni, la SEM ha reputato che non sussi-

sterebbero sufficienti elementi per ritenere che l’interessato possa essere 

esposto, in un prossimo futuro e con un’alta probabilità, a dei seri pregiudizi 

ai sensi dell’art. 3 LAsi in caso di ritorno in Sri Lanka (cfr. p.to II, n. 3, pag. 

4 e seg.). Oltre a ciò, neppure i mezzi di prova da lui prodotti durante la 

procedura permetterebbero di giungere ad una diversa conclusione (cfr. 

p.to II, n. 4, pag. 6). 

L’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato, sarebbe peraltro ammis-

sibile, ragionevolmente esigibile – in particolare dal profilo della situazione 

di sicurezza dello Sri Lanka e personale, nonché del suo stato di salute – 

così come possibile (cfr. p.to III, pag. 6 e seg.). 

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Pagina 4 

D.  

Per il tramite del plico raccomandato del 14 ottobre 2020 (cfr. timbro del 

plico raccomandato; data di entrata: 15 ottobre 2020) l’interessato è insorto 

con ricorso al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

avverso la summenzionata decisione chiedendo, a titolo principale, l’annul-

lamento della decisione impugnata e la restituzione all’autorità di prime 

cure per completamento istruttorio, in subordine il riconoscimento della 

qualità di rifugiati e la concessione dell’asilo, ancora più in subordine la 

concessione dell’ammissione provvisoria. Contestualmente ha formulato 

istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento 

delle spese processuali e del relativo anticipo.  

L’insorgente nel suo memoriale, dopo aver ripercorso gli eventi che gli sa-

rebbero occorsi, contesta che i suoi motivi d’asilo siano inverosimili. Dap-

prima, in merito alle argomentazioni avanzate tardivamente, rileva come 

l’autorità inferiore abbia attribuito all’audizione sulle generalità un valore 

probatorio eccessivo, ritenuto inoltre che nel caso di specie lo stesso sa-

rebbe stato condotto in modo estremamente sommario. In aggiunta, il ri-

corrente rimprovera all’autorità di prime cure di non aver tenuto conto 

dell’imbarazzo da egli provato nel parlare delle torture e degli abusi ses-

suali subiti, vista la presenza durante i primi due colloqui di donne. Inoltre, 

per quanto attiene l’audizione complementare avvenuta l’11 giugno 2020, 

egli ritiene non si sia tenuto conto del lasso di tempo trascorso dagli eventi 

narrati (ossia dal 2009 al 2016) e degli attriti che quest’ultimo avrebbe 

avuto con l’interprete. In merito a quest’ultima doglianza, il ricorrente af-

ferma di aver avuto l’impressione che l’interprete nutrisse un certo risenti-

mento nei suoi confronti in quanto ex membro delle LTTE, ciò che si sa-

rebbe riflesso nell’audizione. Nel proseguo del suo memoriale ricorsuale, 

l’insorgente sostiene che la SEM non avrebbe chiarito in cosa consistes-

sero le incongruenze nelle allegazioni dell’interessato relative agli episodi 

di ottobre e dicembre 2016. Infatti, a suo modo di vedere, sarebbe com-

prensibile che egli, a seguito del periodo di incarcerazione passato presso 

un campo di riabilitazione e i fermi subiti dalle autorità srilankesi a partire 

dal 2014, non sia sempre stato in grado di distinguere tra i vari interrogatori 

e i maltrattamenti subiti, anche se, a suo dire, sarebbe stato in grado di 

farlo nella maggior parte dei casi. Altresì, la SEM avrebbe concluso fretto-

losamente che le dichiarazioni rese dall’interessato non fossero plausibili 

rinunciando di conseguenza ad un esame adeguato della rilevanza ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, ciò che a suo modo di vedere configurerebbe una viola-

zione del suo diritto di essere sentito e del suo diritto ad un equo processo.  

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Proseguendo con le doglianze ricorsuali il ricorrente ritiene che l’esecu-

zione del suo allontanamento sarebbe inammissibile in quanto l’autorità in-

feriore non avrebbe sufficientemente stabilito se egli abbia o meno la qua-

lità di rifugiato, in quanto non si può escludere possa nuovamente essere 

perseguitato in caso di ritorno nel suo Paese d’origine. Inoltre, la SEM nella 

sua decisione non avrebbe tenuto sufficientemente conto dell’evoluzione 

dello Sri Lanka in un regime buddista singalese con il ritorno al potere dei 

fratelli Rajapksa e che tali sviluppi sarebbe in particolare poco chiari per 

quanto riguarda gli ex membri delle LTTE, ciò che verrebbe anche confer-

mato dal rapporto citato dall’autorità inferiore (cfr. Segreteria di Stato della 

migrazione: Nota Sri Lanka: Lagerfortschreibung del 7 febbraio 2020, pag. 

15). Il ricorrente rimprovera all’autorità inferiore di aver valutato in modo 

errato tale evoluzione geopolitica del Paese di ritorno e di non averne colto 

il suo significato per la minoranza tamil.  

E.  

Con decisione incidentale del 4 maggio 2021, il giudice istruttore incaricato 

della causa ha statuito che il procedimento si svolge in italiano, ha autoriz-

zato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della proce-

dura, ha accolto l’istanza di dispensa dal pagamento delle spese di giusti-

zia e del relativo anticipo e ha invitato la SEM a inoltrare una risposta al 

ricorso.  

F.  

Invitata a determinarsi sul ricorso, l’autorità inferiore ha presentato la sua 

risposta il 19 maggio 2021, postulandone il respingimento. La SEM sottoli-

nea come il ricorrente non avrebbe avuto problemi, nel corso dell’audizione 

sulle generalità, a dichiarare di esser stato picchiato nel dicembre 2016 e 

che avrebbe dovuto almeno accennare ai maltrattamenti subiti in occa-

sione dell’obbligo di firma, tanto più che la domanda era stata puntual-

mente posta dall’interrogante a quest’ultimo. Inoltre, rileva come oltre alla 

comparsa tardiva nel racconto dell’interessato dell’episodio relativo all’ar-

resto che avrebbe subito nell’ottobre 2014, anche il fermo che sarebbe av-

venuto a novembre 2016 sia comparso tardivamente, nel corso dell’audi-

zione complementare. La SEM sottolinea come il ricorrente avesse addos-

sato la responsabilità di tale tardività all’interprete, senza tuttavia specifi-

care a quale interprete si riferisse. In merito, l’autorità di prime cure ritiene 

che i presunti attriti con l’interprete siano essenzialmente un tentativo di 

giustificare le proprie mancanze. Infatti, il ricorrente era stato informato del 

suo obbligo di collaborare e quindi di menzionare tutti gli episodi rilevanti, 

del fatto che quanto da lui dichiarato sarebbe stato trattato in modo 

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confidenziale e che l’interprete fosse neutrale, imparziale e non avesse al-

cun influsso sulla decisione d’asilo.  

G.  

Tramite osservazioni dell’11 giugno 2021, il ricorrente ha presentato la sua 

replica, allegando copia di due carte da visita del dottor J._______ relativi 

a due appuntamenti presso il Servizio psico-sociale (cfr. sub allegato 1). 

Circa i due episodi che la SEM ritiene siano tardivi, l’insorgente osserva 

che le dichiarazioni rese fossero state voluminose e coprivano un lungo 

lasso temporale. Egli ritiene che l’episodio di novembre 2016 rivestisse una 

minore importanza se comparato a quelli di ottobre 2016 e dicembre 2016, 

tanto più che l’interrogatorio si sarebbe svolto senza alcun maltrattamento. 

Il ricorrente ritiene di esser stato esaustivo nell’esposizione dei fatti durante 

l’audizione complementare dell’11 giugno 2020. Proseguendo nell’analisi, 

il ricorrente ha contestato di non aver potuto esprimersi liberamente a 

causa delle problematiche avute con l’interprete e alla vergogna provata. 

Pertanto le conclusioni sulla tardività a cui è arrivata la SEM sarebbero 

semplicistiche tenuto conto di tali fattori. Altresì, il ricorrente sottolinea 

come i suoi vissuti abbiano lasciato segni sia fisici (come schegge di mu-

nizioni in testa e cicatrici chiaramente visibili sulla gamba sinistra), sia psi-

cologici e che per questo motivo si stava sottoponendo ad un trattamento 

psicologico presso il Dr. J._______ del “Servizio psico-sociale SPS” di 

K._______.  

H.  

Con osservazioni di duplica del 30 giugno 2021, la SEM ha ribadito la pro-

pria posizione. Il Tribunale ha trasmesso tale scritto per informazione al 

ricorrente in data 9 luglio 2021 (cfr. risultanze processuali).  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle 

Disposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della nuova 

LAsi). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri del 16 di-

cembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rinominata 

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quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). Posto che 

i disposti della legge precitata che verranno menzionati nella presente sen-

tenza (art. 83 cpv. 1 – 4) sono rimasti invariati dalla LStr alla LStrI, il Tribu-

nale utilizzerà di seguito la nuova denominazione. 

2.  

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 vecchia LAsi), contro una de-

cisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31 – 33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

4.  

Innanzitutto, il ricorrente in sede ricorsuale ha fatto valere delle censure 

formali. Da una parte l’autorità di prime cure non avrebbe tenuto conto degli 

asseriti attriti tra l’interessato e l’interprete e d’altra parte avrebbe violato il 

suo diritto ad un equo processo e il suo diritto di essere sentito, poiché 

avrebbe effettuato un’analisi delle sue dichiarazioni rilevanti per l’asilo in 

maniera frettolosa e insufficiente giungendo alla conclusione che le stesse 

non fossero verosimili ex art. 7 LAsi e di conseguenza ha rinunciato ad 

esaminare la rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi. A questo proposito il Tribu-

nale ritiene che nonostante tali censure formali sarebbero da trattare preli-

minarmente poiché potrebbero condurre alla cassazione della decisione 

impugnata (cfr. DTAF 2013/34 consid. 4.2), dato che nel caso in disamina 

l'esame di merito è favorevole all’insorgente in quanto la decisione impu-

gnata viene annullata, si può rinunciare all'analisi delle censure formali 

(cfr. tra le tante, sentenza del Tribunale E-6420/2020 del 20 maggio 2021 

consid. 5). 

 

5.  

5.1 Proseguendo con la disamina, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque 

domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qua-

lità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene 

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data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosi-

mili in particolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco 

fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

5.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suf-

ficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

relativi riferimenti).  

5.3 Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese di origine dell’insor-

gente e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, pren-

dendo quindi in considerazione l’evoluzione della situazione avvenuta 

dopo il deposito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6; 

DTAF 2008/4 consid. 5.4).  

5.4 Nel caso di specie, il Tribunale, al contrario di quanto sostenuto dall’au-

torità inferiore nella decisione avversata, rileva come il racconto autobio-

grafico del ricorrente risulti essere verosimile e ciò per i motivi che se-

guono.  

5.4.1 Il ricorrente ha dapprima saputo raccontare in maniera sufficiente-

mente precisa e costante il contesto nel quale è stato sottoposto in patria 

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a differenti interrogatori tra il 2014 e il 2016, a causa del suo presunto le-

game con le LTTE. La cronologia degli avvenimenti narrati dal ricorrente 

risulta coerente e le contraddizioni rilevate dalla SEM nella decisione av-

versata possono essere ricondotte al lungo tempo trascorso dai fatti, in 

particolare per quanto attiene quanto dichiarato dall’interessato nei verbali 

d’audizione a cui è stato sottoposto. Infatti, il ricorrente è arrivato in Sviz-

zera alla fine di maggio 2017 (cfr. atto della SEM n. A1/2), è stato interro-

gato sommariamente l’8 giugno 2017 (cfr. atto della SEM n. A5/12) e ascol-

tato la prima volta in audizione in data 20 marzo 2018 (cfr. atto della SEM 

n. A20/17), con completamento il 20 luglio 2018 (cfr. atto della SEM 

n. A25/15) e la seconda audizione si è tenuta l’11 giugno 2020 (cfr. atto 

della SEM n A33/30), quasi due anni dopo la prima audizione. Nonostante 

il lungo tempo trascorso tra i fatti narrati e le audizioni sostenute davanti 

all’autorità di prime cure, quanto esposto dall’interessato risulta eccezio-

nalmente dettagliato, completo e circostanziato in relazione a quanto egli 

ha vissuto in patria, in particolare dal 2007 al 2017. Egli ha avuto la possi-

bilità di raccontare il proprio vissuto la prima volta pochi mesi dopo che le 

sue vicissitudini lo portassero ad espatriare; successivamente egli ha nuo-

vamente narrato il suo vissuto un anno dopo l’ultimo interrogatorio subito 

dalle autorità del proprio paese, mentre l’ultima audizione si è svolta ben 

tre anni dopo gli ultimi eventi e quasi dieci anni dopo il suo rilascio dal 

campo di riabilitazione. Il Tribunale ritiene che una narrazione completa e 

coerente, visto il lungo lasso di tempo intercorso, non sia umanamente 

possibile in una tale costellazione e, inoltre, la decisione avversata non 

tiene conto del fatto che il ricorrente ha subito gravi abusi sia durante il suo 

periodo di riabilitazione, sia nel corso degli interrogatori subiti a seguito 

della sua liberazione dal campo di riabilitazione.  

5.4.2 Il Tribunale ritiene che la credibilità delle dichiarazioni del ricorrente 

sia data. Dapprima si rileva come anche l’autorità inferiore non metta in 

dubbio le attività svolte in seno alle LTTE o le esperienze avute durante la 

guerra e non nutre dubbi in merito alla sua detenzione nel campo di riabili-

tazione di F._______. Dai vari verbali sostenuti dall’interessato emerge 

che, dopo la scarcerazione, egli è stato astretto all’obbligo di firma da parte 

della autorità del proprio paese d’origine ed è stato sottoposto a ripetute 

pressioni, nonché a richieste di pagamento, vista la sua attività commer-

ciale. Egli ha saputo raccontare dettagliatamente quanto capitatogli a se-

guito del primo fermo avvenuto ad aprile 2014 in due udienze e dei pro-

blemi sopraggiunti, sempre con le autorità del proprio paese, nell’ottobre 

del 2016, una volta lasciata la regione di C._______ a causa della gravi-

danza della moglie, e culminati con l’ultimo fermo da lui esposto avvenuto 

a dicembre 2016 nel quale ha subito delle torture ed è stato portato a 

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L._______ da parte del CID. Tali racconti sono esposti in maniera sostan-

ziosa dal ricorrente oltre ad essere caratterizzati da dettagli dai quali 

emerge in maniera preponderante una verosimiglianza di tali asserti. Il fatto 

che ad anni di distanza da tali fatti, e condizioni di stress date dalla difficoltà 

oggettiva dell’esser interrogato in un’audizione, l’interessato non sia più in 

grado di riportare ora dopo ora in dettaglio i vari arresti e interrogatori, ed 

eventualmente confonda una detenzione con l’altra, non deve, nel caso 

concreto, essere considerato come una palese contraddizione, ma risulta, 

agli occhi del Tribunale, comprensibile visto quanto precedentemente 

enunciato. A ciò si aggiunga che nelle dichiarazioni da egli rese racconta 

di aver avuto paura e tale sentimento è ben tangibile e risulta credibile dai 

suoi racconti. Altrettanto comprensibili e coerenti nell’arco delle varie nar-

razioni sono le allegazioni in merito al momento dalla fuga, ove egli espone 

di essersi nascosto dalla famiglia a M._______, dopo aver cessato la pro-

pria attività lavorativa per paura di nuovi sequestri da parte dell’autorità, e 

di aver deciso di fuggire dopo essere stato nuovamente ricercato nel feb-

braio del 2017. 

5.4.3 In conclusione, visto quanto precede, il Tribunale giudica che i motivi 

d’asilo esposti dal ricorrente siano verosimili.  

6.  

Resta ancora da esaminare se i motivi addotti dal ricorrente sono rilevanti 

ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

 

6.1 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi ri-

conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconosci-

bili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 con-

sid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti 

dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori non-

ché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale 

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o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future 

persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei 

motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più 

fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve es-

sere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un fu-

turo prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano mi-

nacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o 

meno lontano. Devono invece sussistere prove sufficienti di una minaccia 

concreta possibile di indurre chiunque si trovi nella stessa situazione a te-

mere la persecuzione (cfr. DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2010/57 con-

sid. 2.5). Perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia neces-

sario che la situazione di persecuzione sia ancora attuale (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1; 2011/50 consid. 3.1.2.2 e riferimenti citati; 

DTAF 2010/57 consid. 4.1; WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 

1990, pag. 125 seg.).  

6.2  

6.2.1 Nel caso concreto, come precedentemente enunciato (cfr. consid. 5.1 

e segg.) il ricorrente ha dimostrato in modo credibile di essere stato preso 

di mira dalle forze di sicurezza dello Sri Lanka. È stato dapprima detenuto 

in un campo di riabilitazione dove ha subito delle torture ed è stato abusato 

sessualmente e dal quale è stato rilasciato il 30 settembre. Una volta rila-

sciato e dopo aver ripreso un’attività lavorativa, dal 2014 è stato nuova-

mente attenzionato dalle autorità e detenuto dal Criminal Investigation De-

partement (di seguito: CID) per diversi giorni, nonché picchiato, intimidito, 

accusato di appartenere alle LTTE e di volerle ricreare. Il ricorrente ha dun-

que subito delle persecuzioni ai sensi dell’art. 3 LAsi prima di lasciare il 

proprio Paese d’origine e al momento della partenza aveva un timore og-

gettivamente giustificato di essere sposto a ulteriori persecuzioni in futuro.  

6.2.2 In concreto non vi è motivo di ritenere che la sua situazione personale 

di persecuzione, così come era al momento della partenza del ricorrente 

dallo Sri Lanka, sia migliorata in modo serio e permanente, nel senso che 

non dovrebbe più avere un fondato timore di subire nuove persecuzioni nel 

suddetto Paese.  

6.2.3 Nella sua sentenza di riferimento E-1866/2015 del 15 luglio 2016, il 

Tribunale ha in particolare esaminato, per i richiedenti di etnia tamil, la pro-

blematica del rischio di essere l’oggetto di controlli accresciuti da parte 

delle autorità srilankesi, o anche di seri pregiudizi, sulla base di sospetti di 

D-5095/2020 

Pagina 12 

legami con l’opposizione e segnatamente con l’organizzazione delle LTTE, 

di cui le autorità temono sempre la rinascita. In tal senso, ad ogni persona 

suscettibile di essere considerata come rappresentante una minaccia da 

parte delle autorità srilankesi, dovrà esserle riconosciuto un timore ogget-

tivamente fondato di subire dei pregiudizi in caso di ritorno in patria. Il Tri-

bunale, ha in proposito identificato un certo numero di fattori di rischio detti 

“forti” – iscrizione nella “Stop-List”, l’effettiva o la presunta esistenza, at-

tuale o passata, di legami con le LTTE o ancora attività di opposizione in 

esilio – che sono di per sé, suscettibili di fondare oggettivamente un rischio 

di seri pregiudizi. L’autorità succitata ha inoltre enumerato dei fattori detti 

“deboli” – l’assenza di documenti d’identità, essere rimpatriato forzata-

mente o per l’intermediario dell’OIM, o ancora la presenza di cicatrici visibili 

– che, di per sé soli, non comportano un rischio di persecuzione. Questi 

ultimi permettono tuttavia di suscitare il timore di controlli accresciuti da 

parte delle autorità aeroportuali, o ancora che la persona in questione 

venga interrogata per stabilire le ragioni del suo soggiorno all’estero (cfr. 

sentenza E-1866/2015 in particolare consid. 8.5.5). Tali fattori di rischio de-

vono quindi essere apprezzati in rapporto a tutti gli elementi evincibili 

dall’incarto, per determinare se conferiscano, o meno, all’interessato un 

profilo di rischio rilevante.  

6.2.4 I suddetti fattori di rischio, che possono costituire elementi di rischio 

rilevanti ai sensi della LAsi per le persone tamil che rientrano nello Sri 

Lanka, sono tutt’ora validi. Dalla pubblicazione della sentenza di riferi-

mento, la situazione nello Sri Lanka ha subito diversi cambiamenti. Tra 

questi ricordiamo in particolare gli attacchi terroristici di Pasqua 2019, l 'ele-

zione di Gotabaya Rajapaksa quale presidente del Paese avvenuta il 16 

novembre 2019, nonché i recenti avvenimenti che hanno portato alle di-

missioni di alcuni membri del governo e del presidente Gotabaya Ra-

japaksa. La giurisprudenza del Tribunale, a causa dei cambiamenti inter-

venuti, in particolare in relazione al passaggio di potere dopo le elezioni 

presidenziali del novembre 2019, si è basata piuttosto su una possibile ac-

centuazione della situazione di vulnerabilità per le persone che rispondono 

a determinati fattori di rischio (cfr. sentenza del Tribunale E-6428/2019 del 

6 ottobre 2022 consid. 8.3.2). L’elezione di Ranil Wickremesinghe, avve-

nuta il 20 luglio 2022, come nuovo presidente del Paese, a seguito delle 

dimissioni di Gotabaya Rajapaksa, non modifica per il momento la valuta-

zione della situazione, dato che quest'ultimo fa parte della vecchia élite 

politica (cfr. a titolo d’esempio sentenza del Tribunale E-458/2021 dell'8 

giugno 2023 consid. 7.1.3, E-43/2020 del 2 giugno 2023 consid. 7.4.4 e D-

307/2020 del 20 marzo 2023 consid. 8.2).  

D-5095/2020 

Pagina 13 

6.3 Nel caso concreto l’interessato presenta diversi fattori di rischio. Infatti, 

prima di espatriare, è stato attenzionato dalle autorità dello Sri Lanka in 

quanto accusato di aver legami con le LTTE e, in tale contesto, è stato 

vittima di torture e molestie da parte del CID. Sebbene egli non sia stato in 

passato attivo politicamente, come del resto durante il suo periodo passato 

in Svizzera, non si può escludere che un suo ritorno in Sri Lanka, dopo 

circa 10 anni d’assenza dal suddetto Paese, possa nuovamente riportarlo 

nel mirino delle autorità. Inoltre, è molto probabile che il suo nome sia an-

cora registrato presso le autorità anche dopo aver cessato di adempiere 

all’obbligo di firma. Tenuto conto dei precedenti atti di persecuzione e del 

persistere delle precarie condizioni di sicurezza nello Sri Lanka, il timore 

soggettivo del ricorrente di subire ulteriori violenze qualora dovesse ritor-

nare nel suo paese è oggettivamente comprensibile e giustificato ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 LAsi.  

6.4  

Ne discende quindi che in relazione al riconoscimento della qualità di rifu-

giato ed alla concessione dell’asilo, il ricorso deve essere accolto. La deci-

sione impugnata dell’11 settembre 2020 deve essere annullata e l’autorità 

inferiore è chiamata ad accordare l’asilo in Svizzera al ricorrente (art. 49 

LAsi).  

7.  

Visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63 

cpv. 1 seg. PA).  

8.  

8.1 Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA, l’autorità di ricorso, se ammette il ricorso in 

tutto o in parte, può, d’ufficio o su domanda, assegnare al ricorrente un’in-

dennità per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha soppor-

tato. La parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie deri-

vanti dalla causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Le ripetibili comprendono le spese di 

rappresentanza o di patrocinio ed eventuali disborsi di parte (art. 8 cpv. 1 

TS-TAF). Per spese non necessarie non vengono corrisposte indennità 

(art. 8 cpv. 2 TS-TAF). Le parti che richiedono la rifusione di ripetibili e gli 

avvocati d’ufficio devono presentare al Tribunale, prima della pronuncia 

della decisione, una nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa 

l’indennità dovuta alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota, il 

Tribunale fissa l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF).  

D-5095/2020 

Pagina 14 

8.2 Nella presente disamina, il ricorrente, rappresentato in questa sede, ha 

diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla causa (art. 7 

cpv. 1 TS-TAF). Tuttavia, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità 

per le spese ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di 

causa in CHF 1'500.– complessivi (disborsi e indennità supplementare in 

rapporto all’IVA compresi; art. 7, art. 9 cpv. 1 lett. c e art. 14 cpv. 2 TS-TAF).  

9.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-5095/2020 

Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM dell’11 settembre 2020 è an-

nullata.  

2.  

Al ricorrente è riconosciuta la qualità di rifugiato. Di conseguenza, la SEM 

è invitata ad accordare l’asilo all’insorgente.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

La SEM rifonderà al ricorrente complessivamente CHF 1'500.– a titolo di 

spese ripetibili.  

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

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