# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c68e2538-ca0c-5e5b-b205-d1afa0e266db
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.04.2021 D-1696/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1696-2021_2021-04-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1696/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Fulvio Haefeli, Mia Fuchs,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…) 

Afghanistan,   

patrocinato dal Signor Ugo Di Nisio,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 6 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-1696/2021 

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Fatti: 

A.  

A._______, di nazionalità afghana, ha presentato una domanda d'asilo in 

Svizzera il 12 gennaio 2021 (cfr. atti SEM 1/9 e 3/2), pretendendosi mino-

renne. 

B.  

Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati 

"EURODAC" il richiedente l'asilo aveva già depositato due domande d'asilo 

pregresse in Grecia e in Slovenia rispettivamente il 9 dicembre 2019 ed il 

29 dicembre 2020 (cfr. atto SEM 11/1). 

C.  

L'8 febbraio 2021 il richiedente asilo è stato sentito quale minore non ac-

compagnato nell'ambito di una prima audizione durante la quale l'autorità 

inferiore gli ha posto questioni sulle sue generalità, in merito alla sua pro-

venienza e circa il viaggio che lo ha condotto in Svizzera. Nel corso di tale 

audizione, la SEM ha informato il richiedente asilo della possibile compe-

tenza della Slovenia per il trattamento della sua domanda d'asilo in base 

al regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), 

concessogli il diritto di essere sentito in merito e prospettato una possibile 

non entrata nel merito della sua domanda i applicazione dell'art. 31a cpv. 

1 lett. b Lasi (RS 142.31). L'interessato ha quindi ribadito la sua volontà di 

rimanere in Svizzera in quanto non avrebbe voluto depositare una do-

manda di protezione in Slovenia, ma sarebbe stato costretto altrimenti sa-

rebbe stato espulso in Croazia, dove sarebbe avrebbe subito percosse (cfr. 

atto SEM 16/12 pag. 11). 

D.  

In seguito alla pretesa minore età del richiedente, il 18 febbraio 2021 la 

SEM ha incaricato il Centro universitario romando di medicina legale dello 

svolgimento di una perizia per determinare l'età del richiedente asilo. Le 

risultanze della medesima, inoltrate all'autorità di prima istanza il 

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4 marzo 2021 e basate su di un esame clinico e su referti radiologici (pa-

noramica dentaria, radiografia standard della mano sinistra e tomografia 

delle articolazioni sterno clavicolari) svolti il 25 febbraio 2021 hanno stabi-

lito che l'età minima di A._______ è di 18.7 anni mentre l'età probabile è 

situata tra 20 e 24 anni (cfr. atto SEM 26/11). Tale dato è stato dedotto in 

particolare dalla tomografia delle articolazioni sterno clavicolari che confe-

risce all'interessato un'età ossea minima di 19 anni (età media di 23.6 anni 

con una deviazione standard di 2.6 anni) e dall'esame odontostomatolo-

gico indicante un limite inferiore di 18.1 (età media di 20.2 anni).  

E.  

Il 9 marzo 2021, la Segreteria di Stato ha quindi reso partecipe il richie-

dente asilo circa le risultanze della perizia medica del 25 febbraio 2021, 

concedendogli il diritto di essere sentito al riguardo, così come la possibilità 

di esprimersi in merito ai dubbi della SEM circa l'identità addotta, come 

pure alla modifica prevista dei dati SIMIC.   

F.  

Il rappresentante legale dell'interessato ha inoltrato le proprie osservazioni 

in merito il 12 marzo 2021. 

G.  

Il 15 marzo 2021 la SEM ha proceduto alla modifica dell'iscrizione della 

data di nascita del richiedente in SIMIC, ritenendo dunque l'interessato 

maggiorenne. 

H.  

Il medesimo giorno suddetta autorità ha presentato alle autorità slovene 

una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull'art. 18 par. 1 

lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 34/5). 

I.  

Il 29 marzo 2021 le autorità slovene hanno respinto la richiesta di ripresa 

in carico in quanto il richiedente sarebbe un minore non accompagnato (cfr. 

atto SEM 37/1).  

J.  

Il medesimo giorno la SEM ha trasmesso alle autorità slovene una richiesta 

di riesame della domanda di ripresa in carico conformemente all'art. 5 

par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 38/2) indicando che l'interes-

sato è conosciuto in Svizzera come maggiorenne.  

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K.  

Le autorità slovene, il 31 marzo 2021, hanno accolto la richiesta di ripresa 

in carico dell'interessato in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. b Regola-

mento Dublino III (cfr. atto SEM 41/2).  

L.  

Con decisione del 6 aprile 2021, notificata il 7 aprile 2021 (cfr. atto SEM 

48/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d'asilo ai 

sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, pronunciando nel contempo il trasferi-

mento dell'interessato verso la Slovenia. 

M.  

Il 14 aprile 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d'entrata: 

15 aprile 2021) il richiedente è insorto contro la decisione della SEM di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postu-

lando, in limine, la restituzione (recte concessione) dell'effetto sospensivo 

al ricorso e – sino alla decisione in merito allo stesso – la sospensione in 

via supercautelare dell'esecuzione della decisione; in via principale l'annul-

lamento della decisione avversata e la restituzione degli atti alla SEM per 

il completamento dell'istruttoria; contestualmente, la concessione dell'assi-

stenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal versamento delle spese 

processuali e dal relativo anticipo, il tutto con protestate tasse e spese. 

N.  

Con misure supercautelari del 16 aprile 2021 il Tribunale ha provvisoria-

mente sospeso l'esecuzione dell'allontanamento. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

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Pagina 5 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 Nella propria decisione, l'autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto 

che il richiedente non avesse reso verosimile la sua asserita minore età. 

Egli non avrebbe infatti fornito alcun documento di identità ed inoltre non 

avrebbe fornito elementi credibili in relazione al suo contesto personale, 

alla sua cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico, nonché alla sua 

dichiarata minore età. A ciò si aggiungerebbero i risultati dell'esame me-

dico-legale i quali costituirebbero un forte indizio di maggiore età. Con la 

perizia si potrebbe dunque formalmente escludere la sua minore età. Alla 

luce di ciò la SEM ha considerato il richiedente maggiorenne. Proseguendo 

nell'analisi l'autorità inferiore ha ritenuto data – in virtù della domanda d'a-

silo ivi depositata dal richiedente, oltreché dell'accettazione alla sua ripresa 

in carico – la competenza della Slovenia per la trattazione della domanda 

d'asilo di cui al corrente procedimento. Il fatto che l'insorgente non fosse 

intenzionato a depositare una domanda d'asilo in tale Paese così come la 

sua volontà di rimanere in Svizzera risulterebbe ininfluente. Proseguendo 

nell'analisi, la SEM ha considerato che in Slovenia – Stato che appliche-

rebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale (di seguito: direttiva proce-

dura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicem-

bre 2011 recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, 

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della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status 

uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della pro-

tezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (ri-

fusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione); 

nonché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza) – non sussistereb-

bero carenze sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richie-

denti. Conseguentemente, in caso di trasferimento verso il predetto Stato 

membro, si potrebbe così partire dal presupposto che il richiedente non 

sarebbe esposto a serie violazioni dei diritti dell'uomo ex art. 3 par. 2 Re-

golamento Dublino III e art. 3 Convenzione del 4 novembre 1950 per la 

salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 

0.101), che non verrebbe a trovarsi in una situazione esistenziale difficile, 

o ancora che non sarebbe rinviato nel suo Paese d'origine o di provenienza 

senza che la sua domanda d'asilo venga esaminata in violazione del prin-

cipio di non-respingimento. Non esisterebbero altresì motivi che imporreb-

bero di esaminare la domanda d'asilo in Svizzera in applicazione dell'art. 

16 par. 1 Regolamento Dublino III. Proseguendo nell'analisi, la SEM ha 

ritenuto che l'applicazione della clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 

par. 1 Regolamento Dublino III e dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'a-

silo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311) non sarebbe giu-

stificata nella fattispecie. Egli avrebbe dichiarato di stare bene di salute e 

sarebbe stato visitato da un dentista per dei problemi ai denti ora risolti. A 

seguito di ulteriori accertamenti sarebbe inoltre stata esclusa la tubercolosi. 

L'autorità inferiore, ritenuta dunque la competenza della Slovenia, non è 

entrata nel merito della domanda d'asilo dell'interessato. 

4.2 Con la sua impugnativa, l'insorgente avversa parte delle conclusioni a 

cui è giunta l'autorità inferiore, senza tuttavia contestare la questione della 

minore età. A suo dire, il mancato approfondimento dei maltrattamenti e 

respingimenti illegali tra Slovenia, Croazia, Bosnia e Grecia, unitamente 

alla genericità e standardizzazione della motivazione della decisione impu-

gnata si risolverebbero in una violazione del diritto di essere sentito ed in 

un accertamento dei fatti determinanti. La mera assenza di mezzi di prova 

non implicherebbe infatti automaticamente l'inverosimiglianza o l'irrile-

vanza delle allegazioni e non esonererebbe l'autorità dall'effettuare i ne-

cessari approfondimenti. L'autorità di prima istanza avrebbe potuto e do-

vuto porre all'interessato domande di approfondimento. In seguito, il ricor-

rente rileva che le condizioni di vita dei richiedenti l'asilo in Slovenia sareb-

bero oggetto da tempo di analisi e forti critiche da parte di numerosi orga-

nismi internazionali e tali evidenze sarebbero coerenti con quanto allegato 

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dal ricorrente. Infine, la motivazione da parte della SEM rispetto al mancato 

utilizzo del margine discrezionale ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 non 

soltanto sarebbe succinta e standardizzata, ma anche del tutto assente 

poiché si concentrerebbe sugli aspetti medici omettendo di valutare i timori 

del ricorrente rispetto a nuovi possibili maltrattamenti da parte delle autorità 

slovene. 

5.  

Innanzitutto il Tribunale rileva che l'insorgente non contestando la que-

stione della minore età, tale punto non risulta litigioso, ragione per cui non 

vi è modo di scostarsi dalle conclusioni dell'autorità inferiore in merito. 

6.  

Preliminarmente occorre chinarsi sulle censure formali sollevate dal ricor-

rente. 

6.1 Egli censura in primo luogo una violazione del suo diritto di essere sen-

tito nella forma di una carente motivazione del provvedimento impugnato. 

6.2 L'obbligo per l'autorità di motivare la sua decisione è corollario fonda-

mentale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35 PA). 

Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le per-

sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo 

da rendere possibile all'autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-

nientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 

2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1). 

Ciò non significa che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito 

ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle 

sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). 

Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, almeno bre-

vemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da consen-

tire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in piena cono-

scenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I 232 con-

sid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale federale 

2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

6.3 Ebbene, nella presente fattispecie mal si comprende quali siano gli 

aspetti essenziali che l'autorità inferiore avrebbe tralasciato. In primo luogo, 

si deve constatare che nel provvedimento sindacato la SEM ha rettamente 

evidenziato i motivi alla base della sua valutazione circa la competenza 

della Slovenia e l'inapplicabilità della clausola di sovranità. Dall'argomen-

tazione del memoriale ricorsuale si evince peraltro che l'insorgente si sia 

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reso pienamente conto della portata del provvedimento impugnandolo in 

piena conoscenza di causa. 

La censura va dunque respinta e sotto il piano formale il provvedimento 

impugnato merita piena tutela. 

7.  

Chiariti tali aspetti, occorre ora determinare se l'autorità inferiore non sia a 

giusto titolo entrata nel merito della domanda d'asilo presentata dall'insor-

gente.  

7.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura d'asilo e d'allontanamento. 

7.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di presa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

7.3 Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di prote-

zione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre, 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). 

Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con 

riferimenti citati).  

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Pagina 9 

7.4 Giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato 

membro designato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato mem-

bro in cui la domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione diventa lo Stato membro competente.  

7.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d'esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). 

8.  

8.1 Nel caso in rassegna, vista la richiesta di ripresa in carico fondata 

sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino nonché l'espressa accetta-

zione della medesima da parte delle autorità di tale Paese (cfr. supra), la 

competenza della Slovenia per la trattazione della procedura d'asilo e di 

allontanamento del richiedente, risulta di principio essere data. Tale com-

petenza non è stata peraltro neppure contestata da parte del ricorrente in 

sede ricorsuale.  

8.2 Come a giusto titolo rilevato dall'autorità inferiore, la questione dell'ef-

fettiva volontà quanto al deposito di una domanda d'asilo è del resto del 

tutto ininfluente, atteso che il meccanismo del Regolamento Dublino III non 

offre il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la domanda 

debba essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3). 

9.  

Occorre ora determinare se la SEM è incorsa in un accertamento incom-

pleto dei fatti determinanti quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei 

richiedenti in Slovenia, come censurato dall'insorgente in sede ricorsuale. 

A suo dire, l'autorità inferiore avrebbe mancato di approfondire gli allegati 

maltrattamenti e i respingimenti tra Slovenia, Croazia, Bosnia e Grecia. 

D-1696/2021 

Pagina 10 

9.1 Nelle procedure d'asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità 

competente deve procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all'accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall'onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l'amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell'accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all'autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-

3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-

braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica 

in ogni caso l'automatica retrocessione degli atti all'autorità inferiore, dal 

momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari 

al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia 

procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

La determinazione dei fatti e l'applicazione della legge non sono aspetti 

disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di delimitare 

quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n. 

34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-

plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: 

Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 

17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l'autorità 

è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle 

parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari 

(cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde 

circoscrivere l'ampiezza dell'accertamento d'ufficio nel corso del procedi-

mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-

rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2). 

Allorquando l'autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove 

assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa 

emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fe-

derale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144).  

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Pagina 11 

9.2 Nel caso in disamina, gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai quali 

i respingimenti (illegali) dell'insorgente fungono da discriminante si esauri-

sce nella questione di sapere se il suo trasferimento possa o meno confi-

gurare una violazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III). 

9.2.1 Anzitutto per ciò che è dei presunti maltrattamenti e respingimenti 

effettuati dalle autorità croate, bosniache e greche, gli stessi non risultano 

giuridicamente rilevanti nella fattispecie in quanto non sono oggetto della 

presente procedura, trattandosi di un trasferimento verso la Slovenia. Di 

conseguenza la SEM non aveva ad accertare nulla su questo punto.  

9.2.2 In seguito, per quanto riguarda i presunti respingimenti illegali e mal-

trattamenti da parte delle autorità slovene, vi è modo di ritenere che al mo-

mento dell'emissione della decisione impugnata, dall'incarto la situazione 

risultava sufficientemente acclarata. Invero, nel corso del diritto di essere 

sentito Dublino, l'interessato ha potuto esprimersi in merito e riferire i motivi 

per i quali non vorrebbe fare ritorno in Slovenia. Di conseguenza, non ri-

sulta chiaro quali ulteriori approfondimenti avrebbe dovuto intraprendere la 

SEM, avendo egli altresì dichiarato di non essere stato maltrattato dalle 

autorità slovene né di essere stato respinto in Croazia, ma di essere stato 

minacciato di esserlo se non avesse rilasciato le sue impronte. Per di più, 

è d'uopo pure osservare come il rappresentante legale presente al collo-

quio non abbia avuto ulteriori domande da fare (cfr. atto SEM 16/12, 

pag. 11). 

9.2.3 Conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il complesso 

fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare del trasferi-

mento dell'interessato in Slovenia nel contesto di un procedimento Dublino, 

di modo che, nulla può essere rimproverato all'autorità inferiore, che non 

ha violato il principio inquisitorio. 

10.  

Passando ora all'analisi della procedura di asilo e di accoglienza dei richie-

denti in Slovenia, non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano ca-

renze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o de-

gradante ai sensi dell'art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2ª frase Rego-

lamento Dublino III). 

10.1 La Slovenia è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Con-

venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statu-to dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

D-1696/2021 

Pagina 12 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 

0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, la 

Slovenia è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti l'asilo, in partico-

lare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura 

giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo (cfr. direttiva accoglienza; fra le tante, sentenza del Tribunale 

F-663/2020 del 18 febbraio 2020). 

10.2 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

10.3 Orbene, nel caso di specie, il Tribunale rileva anzitutto, che le dichia-

razioni circa le minacce ricevute dall'insorgente di respingimento in Croazia 

se non avesse richiesto protezione non sono in grado di sovvertire la giuri-

sprudenza testé enucleata. Egli infatti, ha infatti avuto accesso alla proce-

dura d'asilo. Parimenti, neppure dal rapporto di Refugee Rights Europe de-

nominato “Push-backs and Rights Violations at Europe's Borders”, allegato 

al ricorso, né dagli altri rapporti di organismi internazionali richiamati in 

sede ricorsuale, è possibile desumere circostanze suscettibili di confutare 

la summenzionata presunzione. Gli stessi affrontano infatti la cosiddetta 

problematica dei respingimenti delle persone che entrano illegalmente in 

Slovenia e vengono fermate e rinviate alla frontiera con la Croazia, impe-

dendo loro di depositare una domanda d'asilo e le conseguenti violazioni 

dei loro diritti umani. Ebbene, viene da sé che il ricorrente non rientri in 

questa categoria, avendo potuto avviare un procedimento volto all'otteni-

mento dell'asilo in Slovenia, come del resto confermato dalle autorità del 

Paese medesimo. Per il resto, anche prendendo in considerazione le ulte-

riori argomentazioni articolate nel gravame dal ricorrente, nulla permette di 

ritenere l'esistenza di una pratica attuale avverata di violazione sistematica 

delle norme comunitarie minime in materia. In tal senso, dagli atti all'inserto 

non è possibile desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare 

che il trasferimento in Slovenia esporrebbe effettivamente il ricorrente al 

rischio di vedere insoddisfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la 

direttiva accoglienza (cfr. tra le altre D-5884/2020 del 2 dicembre 2020 con-

sid. 10.2). Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili 

D-1696/2021 

Pagina 13 

motivi per i quali vi sia da ritenere che la Slovenia non rispetterebbe il prin-

cipio di non-respingimento rinviando l'insorgente in un Paese dove la sua 

vita, la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei 

motivi menzionati all'art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere 

costretto a recarsi in un Paese di tal genere. 

10.4 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l'applicazione 

dell'art. 3 par. 2 2ª frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie. 

11.  

11.1 Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete.  

11.2 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell'applicazione di tale articolo, l'autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell'abrogazione dell'art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato 

il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l'au-

torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri og-

gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia 

sostenibile, tenuto conto dell'interpretazione della nozione di motivi umani-

tari e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, 

il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il 

Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. ibidem; sentenza del Tribunale D-5666/2017 consid. 4.4). 

11.3 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1). 

D-1696/2021 

Pagina 14 

12.  

12.1 Nel caso in disamina, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili 

di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale 

sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o 

all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Slovenia. 

Egli non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a 

riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura relativa alla sua 

domanda di protezione in violazione della direttiva procedura. Inoltre, l'in-

sorgente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto suscettibile 

di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del 

divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi 

obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, integrità cor-

porale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe 

di essere respinto in un tale paese. Infine, agli atti non figurano elementi 

tali da indurre a concludere che un trasferimento nello Stato in questione 

esporrebbe il ricorrente al rischio di essere privato del sostentamento mi-

nimo e di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva 

accoglienza. Ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale 

violazione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto 

dinanzi alle autorità dello Stato in questione. 

12.2 In seguito, contrariamente a quanto censurato in sede ricorsuale, non 

risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere che la SEM ab-

bia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezzamento di cui di-

spone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Alla luce degli atti all'in-

serto e delle circostanze del caso di specie, la decisione risulta essere so-

stenibile e conforme ai principi costituzionali, quali il diritto di essere sentito, 

il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità. 

Pertanto, il Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a 

quello della SEM (cfr. supra consid. 11.2).  

12.3 Pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino.  

12.4 Di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Slovenia è competente dell'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento 

Dublino III. 

D-1696/2021 

Pagina 15 

13.  

Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non è 

entrata nel merito della domanda di asilo del ricorrente, in applicazione 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso 

la Slovenia conformemente all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non pos-

siede un'autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta 

le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del tra-

sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-

sid. 5.2). 

14.  

Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, 

che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-

rimento dalla Svizzera verso la Slovenia, confermata. 

15.  

Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 16 aprile 2021 decadono 

con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in: Wald-

mann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad 

art. 56 PA).  

16.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di restitu-

zione (recte: concessione) dell'effetto sospensivo è senza oggetto. 

17.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso la domanda tendente 

all'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali risulta senza oggetto. 

18.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

D-1696/2021 

Pagina 16 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

19.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).   

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1696/2021 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: