# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59587526-e347-5be0-aa08-74f45e033239
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-03-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.03.2024 35.2023.85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2023-85_2024-03-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  35.2023.85

   

  mm

  	
  Lugano

  28 marzo 2024      

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, cancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul rinvio di cui alla sentenza 8C_33/2023 del 12 settembre 2023 del
Tribunale federale nella causa promossa con ricorso del 3 ottobre 2022 (35.2022.73) di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:  RA 2   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 31 agosto 2022 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  In data 22 ottobre 2019, RI 1, nata
nel 1960, di professione addetta alle pulizie e assicurata d’obbligo contro gli
infortuni e le malattie professionali presso l'CO 1, è inciampata in una
transenna ed è caduta a terra, riportando, secondo il rapporto 22 ottobre 2019
del Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________, la frattura al III.
prossimale della falange prossimale del IV. e V. dito della mano destra. 

                                  L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                                  A causa dell’infortunio,
l’assicurata è stata completamente inabile al lavoro dal 22 ottobre 2019 al 19
gennaio 2020.

 

                                  Il 6 aprile 2020 l’assicurata ha
dovuto di nuovo interrompere la propria attività lavorativa a causa di dolori
interessanti l’arto superiore destro. 

                                  In data 19 aprile 2020 all’CO 1 è
quindi stata annunciata una ricaduta. 

 

                          1.2.  Esperiti gli accertamenti del caso,
con decisione formale del 28 maggio 2020, confermata su opposizione il 22
dicembre 2020, l’CO 1 ha rifiutato la presa a carico della nuova inabilità
lavorativa e ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni sanitarie a
contare dal 24 maggio 2020, ritenuto che i disturbi ancora presenti non
sarebbero più stati riconducibili all'evento traumatico dell’ottobre 2019. 

 

                          1.3.  Nel novembre 2020, RI 1, alla quale
era stata nel frattempo diagnosticata una sindrome da impatto ulnare con parziale
necrosi del semilunare, è stata sottoposta a un intervento di osteotomia
d’accorciamento dell’ulna del braccio destro, seguito, l’11 dicembre 2020, da
un intervento di rimozione dei mezzi di sintesi. 

 

                          1.4.  Con sentenza 35.2021.12 del 16
giugno 2021, il TCA ha annullato la decisione su opposizione impugnata e
rinviato gli atti all’amministrazione affinché disponesse un approfondimento
peritale esterno ex art. 44 LPGA, “nella forma di una perizia ortopedica,
volta a determinare se l’infortunio assicurato abbia provocato un peggioramento
direzionale del preesistente stato morboso del polso destro. Sulla scorta delle
relative risultanze, l’CO 1 sarà poi chiamato a definire il proprio obbligo a
prestazioni dal 20 gennaio 2020 e, quindi, a emanare una nuova decisione
formale.”.

 

                                  Il giudizio appena citato è
cresciuto incontestato in giudicato.

 

                          1.5.  Dando seguito a quanto ordinato dal
TCA, l’CO 1 ha disposto l’esecuzione di una perizia a cura del dott. __________,
responsabile della chirurgia della mano presso l’Ospedale __________ di __________.

 

                                  Quindi, con decisione formale del
28 marzo 2022, poi confermata su opposizione il 31 agosto 2022,
l’amministrazione ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a far
tempo dal 22 aprile 2020 (6 mesi dopo l’infortunio), data a partire dalla quale
ha ritenuto raggiunto lo status quo sine a margine dell’evento del 21
ottobre 2019, con la precisazione che “non recupereremo i costi di
trattamento già sostenuti fino al 24.05.2020.”. 

 

                          1.6.  Con sentenza 35.2022.73 del 5
dicembre 2022, il TCA ha respinto il ricorso interposto nel frattempo dall’avv.
RA 1 per conto dell’assicurata.

 

                          1.7.  Con pronunzia 8C_33/2023 del 12
settembre 2023, il Tribunale federale ha parzialmente accolto il ricorso
presentato dall’avv. RA 2 nel senso che, annullato il giudizio cantonale
impugnato, la causa è stata rinviata al TCA “affinché proceda agli opportuni
accertamenti deputati a chiarire gli aspetti indicati nei considerandi del
presente giudizio” e renda una nuova decisione (doc. I).

 

                          1.8.  Invitate a determinarsi sul
contenuto della pronunzia federale, le parti si sono espresse il 10 (doc. III),
rispettivamente il 12 ottobre 2023 (doc. IV). 

 

                          1.9.  In data 6 novembre 2023, questo
Tribunale ha interpellato la Clinica di chirurgia plastica e della mano
dell’Ospedale __________ di __________, invitando i sanitari a rispondere ad
alcuni quesiti desunti dai considerandi del giudizio federale (doc. V). 

 

                                  In data 29 dicembre 2023 è
pervenuto il loro referto (doc. VII), il quale è stato immediatamente intimato
alle parti per osservazioni (doc. IX e X). 

 

                                  L’istituto assicuratore convenuto
ha preso posizione in data 17 gennaio 2024 (doc. XII + allegato), mentre la
patrocinatrice dell’assicurata lo ha fatto il 24 gennaio 2024 (doc. XIII).

 

                                  Il 7 e l’8 febbraio 2024 le parti
si sono ancora espresse in merito alle rispettive prese di posizione (cfr. doc.
XVI e doc. XVII). 

 

                        1.10.  Il 27 febbraio 2024, il TCA ha
chiesto all’amministrazione una sua presa di posizione in merito alla richiesta
della patrocinatrice dell’assicurata volta all’assegnazione di ripetibili nella
procedura di opposizione (doc. XX). 

                                  L’CO 1 ha risposto in data 29
febbraio 2024 (doc. XXI). 

 

                                  L’11 marzo 2024, l’avv. RA 2 ha
formulato alcune sue considerazioni inerenti il diritto a ripetibili nella
procedura di opposizione (doc. XXIII + allegati).

                                  In data 12 marzo 2024, la
rappresentante dell’insorgente ha prodotto una comunicazione e-mail del __________
(allegato al doc. XXIV). 

 

                                  L’assicuratore resistente ha
presentato le proprie osservazioni al riguardo il 15 marzo 2024 (doc. XXVI). 

 

considerato                 in diritto

 

                                  in ordine

 

                          2.1.  Preliminarmente, richiamata la STF
8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui l’incarto
era stato affidato dall’assicuratore a un legale esterno all’istituto per le
fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la STF 8C_561/2019
dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide questa vertenza
nella sua composizione ordinaria (pubblicata su FUCT N. 102 del 27 maggio 2022)
poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una comunicazione dell’8 giugno 2020 al
TCA, l’incarto sub judice è stato trattato dalla funzionaria che figura
nell’intestazione degli allegati prodotti (in concreto, dall’avv. RA 1), senza
che la giurista di lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia
in alcun modo occupata (cfr. STF 8C_668/2021 del 18 febbraio 2022 consid. 2.1).

 

                                  nel merito

 

                          2.2.  In concreto, litigiosa è la
questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a sospendere dal 22 aprile 2020
il proprio obbligo a prestazioni derivante dall’evento traumatico del 22
ottobre 2019, oppure no.

 

                          2.3.  Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per
quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono
effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e
di malattie professionali.

 

                          2.4.  Il diritto alle prestazioni
risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un nesso di
causalità naturale tra l’evento dannoso e il danno alla salute. Questa
condizione è adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una conditio sine qua non del danno. È questione di
fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un
nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si
determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (DTF 129 V 177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p.
406). 

                                  Se un infortunio ha semplicemente
scatenato un processo che sarebbe comunque insorto anche senza questo evento,
il nesso di causalità naturale tra i disturbi accusati dall’assicurato e
l’infortunio deve essere negato se lo stato morboso preesistente è ritornato ad
essere quello che era prima dell’infortunio (status quo ante) oppure se
ha raggiunto lo stadio che sarebbe prima o poi subentrato anche senza
l'infortunio (status quo sine) (RAMI 1992 U 142 p. 75 consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U.
Meyer, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in:
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                          2.5.  Il diritto alle prestazioni
assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute
fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in
cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p.
103).

 

                          2.6.  In concreto, con la sentenza
35.2022.73 del 9 dicembre 2022, questa Corte ha respinto il ricorso interposto
contro la decisione su opposizione 31 agosto 2022 dell’CO 1, ritenendo
dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante che “l’evento
infortunistico del 22 ottobre 2019 ha provocato un peggioramento soltanto
temporaneo del preesistente stato (congenito) del polso destro e che lo status
quo sine è stato raggiunto al più tardi il 22 aprile 2020 (a distanza di 6 mesi
dall’infortunio).”. 

                                  In quell’occasione il TCA ha
sviluppato le seguenti considerazioni: 

 

" (…) Fatta
questa premessa, chiamata a pronunciarsi sull’aspetto eziologico, questa Corte
ritiene di poter fondare il proprio giudizio sull’apprezzamento espresso al
riguardo dai periti amministrativi, specialisti proprio nella materia che qui
interessa, in base al quale l’infortunio dell’ottobre 2019 ha comportato,
tutt’al più, un peggioramento temporaneo del preesistente stato
(congenito) a livello del polso destro (“Ulna-Impaktion-Syndrom”) con lo
status quo sine raggiunto a distanza di 6 mesi dall’evento medesimo,
momento a partire dal quale il sinistro assicurato non ha più giocato alcun
ruolo causale per rapporto ai disturbi ancora presentati dalla ricorrente (cfr.
doc. 213 e doc. 262). 

Inoltre, in questo senso, non può essere ignorato che le
conclusioni contenute nel referto peritale del 28 gennaio 2022, sono state
sostanzialmente avallate anche dal dr. med. __________, interpellato
dall’amministrazione (cfr. doc. 225). 

Del resto, dalla documentazione
agli atti, in particolare dalle certificazioni del medico curante specialista,
non emergono indizi concreti suscettibili di sminuire il valore
probatorio attribuito alla perizia elaborata dagli specialisti in chirurgia
della mano dell’Ospedale __________ di __________. 

È innanzitutto utile rilevare che alla base della propria
decisione di rinviare gli atti all’assicuratore resistente affinché disponesse
una perizia esterna (cfr. STCA 35.2021.12), vi era il fatto che sulla questione
di sapere quale ruolo causale riconoscere all’evento traumatico assicurato,
agli atti figuravano pareri specialistici divergenti (in particolare, da una
parte quello del fiduciario dell’assicuratore, dall’altra quello del dott. PD
dott. __________). 

Al riguardo, il TCA constata che nel formulare le loro conclusioni
gli esperti amministrativi hanno tenuto conto anche dell’opinione del medico
curante specialista dell’assicurata (cfr. doc. 213, p. 33), distanziandosene
finalmente. 

In secondo luogo, a proposito dei referti del dott. __________ prodotti
in corso di causa dalla rappresentante (cfr. doc. 218 e doc. I), va segnalato
che, in una recente sentenza 9C_532/2020 del 13 ottobre 2021 consid. 4.1, la
Corte federale ha ribadito il principio secondo il quale il parere dei medici
curanti deve essere trattato con la necessaria prudenza a causa dei particolari
legami che esse hanno con il paziente, per cui, secondo, esperienza comune, il
medico curante propende generalmente, in caso di dubbio, a favore del paziente.

D’altra parte, questa Corte non può seguire il dr. med. __________
laddove fa valere che l’assicuratore avrebbe dovuto riconoscere il proprio
obbligo a prestazioni sino a giugno 2021, ovvero 6 mesi dopo l’ultimo
intervento chirurgico, in quanto è soltanto a quel momento che l’insorgente, risolta
completamente la problematica di ulna plus, è stata in grado di riprendere il
proprio lavoro. 

Al riguardo, è utile sottolineare che, secondo i periti
amministrativi, il nesso di causalità naturale tra i disturbi al polso destro e
l’infortunio assicurato, si è estinto in ragione del fatto che nell’aprile 2020
la ricorrente aveva raggiunto lo status quo sine, nel senso che i
disturbi da lei ancora lamentati erano ormai imputabili allo stato (congenito)
preesistente e non più all’evento traumatico. Quanto preteso dal PD __________
corrisponde piuttosto allo status quo ante, ovvero allo stato che
esisteva immediatamente prima dell'infortunio dell’ottobre 2019. 

Ora, è evidente che, nella valutazione del momento in cui lo status
quo sine è stato raggiunto, circostanze quali una tardiva diagnosi del
problema oppure le complicazioni insorte nel decorso terapeutico, appaiono
irrilevanti.”

 

                          2.7.  Il giudizio cantonale appena
menzionato è stato annullato dal TF con la sentenza 8C_33/2023 del 12 settembre
2023 e la causa retrocessa al TCA affinché procedesse a un complemento
istruttorio in merito a taluni aspetti inerenti il raggiungimento dello status
quo sine, giudicati non essere stati sufficientemente delucidati grazie
alla perizia amministrativa. L’Alta Corte si è cosi espressa: 

 

" (…). 

5.2. Posto che il preesistente stato morboso di ulna plus
e il peggioramento temporaneo di quest'ultimo non vengono contestati dalla
ricorrente, conteso in questa sede rimane la questione a sapere fino a quando
l'infortunio abbia effettivamente giocato un ruolo causale con i disturbi
ulnari al polso destro.  

 

5.2.1. Le conclusioni peritali non sono effettivamente
esenti da critiche. Incombe innanzitutto entrare nel merito dell'insorgenza dei
disturbi ulnari. Nella sua perizia del 28 gennaio 2022, il Dr. med. __________,
dopo aver rilevato che nella documentazione medica iniziale non v'erano
indicazioni circa i disturbi al polso destro lamentati dalla ricorrente, ha
affermato che i dolori in parola erano emersi nell'anamnesi soltanto nel corso
della visita medica del 6 luglio 2020 presso il Dr. med. __________, quindi più
di otto mesi dopo il trauma. In corso di procedura, e come indicato nella
stessa perizia, la ricorrente ha invece affermato di aver accusato i dolori al
polso già a partire dall'infortunio. A tale riguardo, per mezzo di una
formulazione non del tutto univoca contenuta nelle risposte peritali, il Dr.
med. __________ ha peraltro considerato che le dichiarazioni della ricorrente
sarebbero in effetti supportate dalle rilevazioni radiologiche e dal decorso
clinico. Oltre a tali incongruenze, occorre altresì osservare che le
considerazioni peritali, secondo cui i dolori al polso sarebbero stati
attestati unicamente nel luglio 2020, risultano inesatte. Come rilevato dallo
stesso perito, emerge infatti dagli atti di causa che i dolori alla zona ulnare
del polso destro sono documentati già nel rapporto medico datato 20 aprile 2020
del Dr. med. __________, specialista FMH in neurologia, il quale ha segnalato
che la paziente soffriva "ancora di dolori sul versante ulnare della
mano". Del resto, è proprio a causa dei dolori alla mano destra che la
ricorrente ha dovuto interrompere nuovamente la propria attività lavorativa a
decorrere dal 6 aprile 2020, sicché sarebbe ragionevole ritenere, con
verosimiglianza preponderante e tenuto conto della dinamica degli eventi, che
la sindrome ulnare si fosse, in ogni caso, già manifestata nel periodo
antecedente a tale data. Anche per questa ragione, le conclusioni peritali
cozzano con l'anamnesi indicata nella perizia e con gli atti di causa.  

 

5.2.2. Inoltre, i referti peritali non si esprimono
con sufficiente concludenza neppure con riferimento all'estinzione del nesso di
causalità tra i dolori ulnari e l'evento infortunistico.  

 

5.2.2.1. Come si è visto (cfr. consid. 4.1 supra),
il Dr. med. __________ ha concluso che la preesistente sindrome da impatto
ulnare della ricorrente, asintomatica prima dell'infortunio, è stata
effettivamente traumatizzata dalla caduta dell'ottobre 2019, diventando così
sintomatica, sicché l'infortunio costituiva, con verosimiglianza preponderante,
la causa dei dolori ulnari in oggetto. Egli ha poi rilevato che, nella pratica
clinica, un trauma come quello in esame comporta unicamente dei disturbi temporanei
che si attenuano o raggiungono lo status quo ante con il
decorso di tre o sei mesi. Il perito ha tuttavia affermato che, in alcuni casi,
i disturbi come quelli lamentati dalla ricorrente possono protrarsi anche oltre
il periodo di sei mesi, nel qual caso occorre chiedersi se non si tratti
dell'insorgenza di sintomi relativi a un preesistente disturbo silente
(asintomatico) e che possono sorgere spontaneamente anche senza il trauma. A
tale riguardo, il Dr. med. __________ non ha però formulato ulteriori precisazioni
con riferimento al caso concreto.  

 

5.2.2.2. Contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte
cantonale, quest'ultimo aspetto - ovvero l'accertamento delle cause all'origine
della protrazione dei sintomi oltre sei mesi dall'infortunio - riveste un'importanza
cardinale per l'esito del giudizio. In particolare, i periti non si sono in
concreto espressi, con sufficiente chiarezza, sulla questione a sapere se,
secondo la dottrina medica, il raggiungimento dello status quo sine entro
il periodo di sei mesi dal trauma vada valutato tenendo conto dello svolgimento
delle terapie conservative deputate alla cura dei disturbi o meno. In questo
senso, l'opinione del Dr. med. __________, secondo cui occorreva tenere conto
della tardività della diagnosi definitiva della sindrome da impatto ulnare e,
implicitamente, anche del fatto che non fosse possibile fissare al 22 aprile
2020 l'estinzione del nesso di causalità, costituisce un indizio concreto atto
a mettere in discussione le conclusioni della perizia esterna. Infatti, nel
complemento peritale del 25 luglio 2022 il Dr. med. __________ e il Dr. med. __________
hanno citato uno studio scientifico che dimostra come il 60% delle persone
affette dalla sindrome da impatto ulnare raggiungono un notevole miglioramento
dei dolori mediante lo svolgimento di adatte terapie conservative. Al riguardo,
essi hanno quindi ritenuto che fosse indicato attuare delle terapie
conservative prima di compiere un intervento di tipo chirurgico. Di riflesso,
non è effettivamente chiaro se lo status quo sine venga
generalmente raggiunto nel periodo di sei mesi dal trauma soltanto nella misura
in cui la persona assicurata si sia sottoposta alle adeguate cure conservative
o meno. L'opinione del medico curante nonché le considerazioni contenute nella
stessa perizia, mettono pertanto concretamente in dubbio la fondatezza delle
conclusioni peritali.  

 

5.2.2.3. A tale riguardo, va altresì evidenziato che la
ricorrente, nel corso della procedura di opposizione, aveva effettivamente
chiesto una delucidazione peritale volta a chiarire se "[i]l perdurare dei
disturbi oltre sei mesi dal trauma [fosse] dovuto al ritardo nel raggiungimento
di una diagnosi e nell'esecuzione del relativo intervento di acconciamento
dell'ulna" e se, in tal caso, "da quando l'infortunio non [giocasse]
più alcun ruolo causale". L'CO 1 non ha però sottoposto ai periti l'esatta
domanda proposta dall'insorgente ma ha chiesto loro di stabilire se il ritardo
nella diagnosi avesse influenzato (o meno) il raggiungimento dello status
quo ante ("Hat die verzögerte Stellung der definitiven Diagnose Einfluss
auf den Zeitpunkt des Erreichens des Status quo ante?"). Nondimeno, i
medici indipendenti non hanno risposto al quesito succitato. Infatti, essi si
sono limitati ad affermare che, siccome la sintomatologia al polso era stata
rilevata soltanto il 6 luglio 2020, non sussisteva alcun ritardo
nell'esecuzione dell'intervento chirurgico di accorciamento dell'ulna rispetto
alla diagnosi della sindrome avvenuta il 9 novembre 2020, ribadendo inoltre
che, in simili casi, le misure terapeutiche conservative duravano in genere
fino a sei mesi. I periti si sono quindi unicamente espressi sull'eventuale
tardività dell'operazione chirurgica ma non sull'asserita tardività della
diagnosi della sindrome e sulle eventuali relative implicazioni. Essi non hanno
inoltre stabilito se la mancata diagnosi della sindrome fino al novembre 2020
abbia generato degli effetti sul danno alla salute della ricorrente e, in
particolare, se le cure alle quali quest'ultima si era sottoposta
dall'infortunio sino al 22 aprile 2020 - momento dell'estinzione del nesso di
causalità stabilito nella perizia - fossero effettivamente adatte a trattare
adeguatamente la sindrome da impatto ulnare della quale era affetta. L'autorità
inferiore ha quindi omesso di compiere degli accertamenti che, con
verosimiglianza preponderante, si rivelano di cardinale importanza nella
valutazione dell'eventuale estinzione del nesso di causalità tra i dolori
ulnari e l'infortunio (cfr. consid. 3.3 supra). La censura ricorsuale
afferente alla tardività della diagnosi della sindrome da impatto ulnare e,
implicitamente, al mancato svolgimento di adeguate cure conservative per
contrastarla, si rivelano dunque fondate.” (doc. I)

 

                          2.8.  In data 6 novembre 2023, questo
Tribunale ha inviato alla Clinica di chirurgia plastica e della mano
dell’Ospedale __________ di __________, e meglio ai dottori __________,
Caposervizio e __________, Capoclinica, già autori di un complemento alla
perizia amministrativa elaborata dal dott. __________ (il quale ha nel
frattempo lasciato il succitato nosocomio), uno scritto del seguente tenore:

 

" (…)
Ich teile Ihnen mit, dass das kantonale Versicherungsgericht
(TCA) aufgerufen ist, den Streit zwischen der CO 1 und Frau RI 1 in __________,
einer Versicherten, die im Auftrag des Unfallversicherers am 9.11.2021 in Ihrer
Klinik untersucht wurde (von Dr. med. __________; Zusatzbericht vom 25.7.2022
mit Ihrer Unterschrift), zu schlichten, im Zusammenhang mit einem Unfall, der
sich am 22.10.2019 ereignet hat und in dessen Folge die Versicherte zunächst
bis zum 19.1.2020 arbeitsunfähig war. 

Ich informiere Sie, dass das Bundesgericht (BGer)
auf die Beschwerde der versicherten Person hin in seiner Entscheidung
8C_33/2023 vom 12.9.2023 das Urteil 35.2022.73 des kantonalen
Versicherungsgericht aufgehoben und ihm die Akten zurückgewiesen hat, um
festzustellen, wann RI 1 den Status quo sine erreicht hat, der nach
Ansicht des BGer durch Ihr Gutachten nicht ausreichend geklärt wurde (dies auch
unter Berücksichtigung der Meinung von PD Dr. med. __________, für den zu
berücksichtigen ist, dass in diesem Fall die Spezialisten Zeit brauchten, um zu
einer definitiven Diagnose zu gelangen, die sich den ersten Besuchen irgendwie
entzog, und der auch feststellte, dass, nachdem das Syndrom identifiziert
worden war, der Status quo ante innerhalb von sechs Monaten nach dem letzten
chirurgischen Eingriff wiederhergestellt wurde; vgl.
Bundesgerichtentscheid 8C_33/2023 Erw. 5.1.2 S. 7).

Zunächst möchte ich darauf hinweisen, dass nach
Ansicht des BGer mit überwiegender Wahrscheinlichkeit und unter
Berücksichtigung der Dynamik der Ereignisse davon auszugehen ist, dass sich das
Ulna-Syndrom in jedem Fall bereits in der Zeit vor dem Datum der erneuten
Arbeitsunterbrechung der Versicherten, d.h. vor dem 6.4.2020, manifestiert hat
(vgl. Bundesgerichtentscheid 8C_33/2023 Erw. 5.1 S. 9), im Gegensatz zur
Meinung von Dr. med. __________, für den die fraglichen Schmerzen erst bei der
Konsultation am 6.7.2020 bei Dr. med. __________ aufgetreten sind. 

Andererseits sah es das BGer als erwiesen an,
dass die Ulna-Plus-Variante, als solche, bereits vor dem Unfall vom 22.10.2019
bestanden hat und dass das letztgenannte Ereignis den vorbestehenden Zustand
der rechten oberen Extremität vorübergehend (und damit nicht
richtungsweisend) verschlimmert hat, so dass es nur noch darum geht,
festzustellen, inwieweit der Unfall tatsächlich eine kausale Rolle bei den
Ulnarbeschwerden im rechten Handgelenk gespielt hat (vgl. Bundesgerichtentscheid
8C_33/2023 Erw. 5.2 S. 8).

 

Angesichts dieser Prämissen - die ich Sie
bitte zu respektieren – bitte ich Sie die folgenden Fragen zu beantworten
und Ihre Antworten zu begründen:

 

1. Hängt
nach der von Ihnen im Zusatzbericht vom 25.7.2022 zitierten medizinischen
Lehrmeinung das Erreichen des Status quo sine innerhalb von sechs
Monaten nach dem Unfall von einer rechtzeitigen Diagnose des Ulna-Impaction
Syndroms, bzw. von der Anwendung geeigneter konservativer Therapien ab oder
nicht?

2. Wenn
ja, hatte im vorliegenden Fall die Tatsache, dass das Ulna-Impaction
Syndrom erst am 9. November 2020 diagnostiziert wurde, Auswirkungen auf den
Zeitpunkt, zu dem der Status quo sine erreicht wurde? Wenn ja, geben Sie
bitte an, welche Folgen dies hatte (wiederum unter dem Gesichtspunkt des
Erreichens des Status quo sine).

3. Immer
im Falle einer positiven Antwort, kann die Behandlung, der RI 1 im Zeitraum von
Oktober 2019 bis April 2020 unterzogen wurde (Verwendung einer
Intrinsic-Plus-Schiene und Durchführung von Ergotherapie), als angemessen für
die Behandlung des Ulna-Impaction Syndroms angesehen werden oder nicht?

    Bitte
beschreiben Sie die Folgen (immer unter dem Gesichtspunkt der Erreichung des Status
quo sine) sowohl für die Hypothese, dass die Behandlung angemessen war, als
auch für die Hypothese, dass sie nicht angemessen war.”
(doc. V)

 

                                  Qui di seguito le risposte
fornite dai due specialisti:

 

" (…).

1. Hängt nach der von Ihnen im Zusatzbericht
vom 25.7.2022 zitierten medizinischen Lehrmeinung das Erreichen des Status quo
sine innerhalb von sechs Monaten nach dem Unfall von einer rechtzeitigen
Diagnose des Ulna-Impaction Syndroms, bzw. von der Anwendung geeigneter
konservativer Therapien ab oder nicht?

 

Die zitierte Lehrmeinung geht ab dem Zeitpunkt
der Diagnose von einer konservativen Therapie aus. Diese beinhaltet 6 Wochen
Ruhigstellung des Handgelenks in einer Handgelenksschiene, gefolgt von einer
6-wöchigen Physiotherapie und einer den Beschwerden angepassten Veränderung der
täglichen Gewohnheiten. Das Follow up erfolge nach 24 Wochen. 

Die Einleitung der Therapie spielt sicherlich
eine wesentliche Rolle für den Heilungsverlauf. Da es sich bei der
symptomatisch werden den Ulnaimpaktion um einen Reizzustand im Handgelenk
handelt, hat die initiale Ruhigstellung und Entlastung einen zentralen
Stellenwert und ist somit relevant für den Verlauf.

 

2. Wenn ja, hatte im vorliegenden Fall die
Tatsache, dass das Ulna-Impaction Syndrom erst am 9. November 2020
diagnostiziert wurde, Auswirkungen auf den Zeitpunkt, zu dem der Status quo
sine erreicht wurde? Wenn ja, geben Sie bitte an, welche Folgen dies hatte
(wiederum unter dem Gesichtspunkt des Erreichens des Status quo sine).

 

Der Zeitpunkt der Diagnose hatte einen direkten
Einfluss auf die Initiierung der Therapie. Im vorliegenden Falle wurde nach dem
Stellen der Diagnose am 09.11.2020 eine angemessene operative Therapie
beschlossen und am 18.11.2020 durchgeführt. Diese führte in einem zeitlich
regulären Rahmen zur Beschwerdefreiheit. Ein Status quo sine wurde vom
Zeitpunkt der erstmaligen Dokumentation der ulnaren Handgelenksbeschwerden am
06.07.2020 bis zum Intervention am 18.11.2020 nicht erreicht. Eine adäquate
Therapie bezüglich des Ulna-Impaction-Syndroms fand vom 06.07.2020 bis zur
Diagnosestellung am 09.11.2020 nicht statt, da als Ursache der Beschwerden eine
Nervenstörung bzw. eine Beugesehnenentzündung angenommen wurden. 

 

3. Immer im Falle
einer positiven Antwort, kann die Behandlung, der RI 1 im Zeitraum von Oktober
2019 bis April 2020 unterzogen wurde (Verwendung einer Intrinsic-Plus-Schiene
und Durchführung von Ergotherapie), als angemessen für die Behandlung des
Ulna-Impaction Syndroms angesehen werden oder nicht?

Bitte beschreiben Sie die Folgen (immer unter
dem Gesichtspunkt der Erreichung des Status quo sine) sowohl für die Hypothese,
dass die Behandlung angemessen war, als auch für die Hypothese, dass sie nicht
angemessen war.

 

Die Behandlung im besagten Zeitraum bezog sich
auf die Fingerfrakturen der Grundglieder Dig. IV und V
der rechten Hand. Die konsequente Anwendung in einer Intrisic plus Schiene
impliziert neben der Ruhigstellung der Finger auch eine Immobilisation des
Handgelenks. Damit wäre die initiale Therapie für ein Ulna-Impaction Syndroms
zumindest für 4 von 6 Wochen adäquat gewesen. Die Angemessenheit der
anschliessenden Ergotherapie kann aufgrund der Aktenlage nicht beurteilt
werden. Es ist jedoch davon auszugehen, dass primär die Fingerverletzungen
adressiert wurden, bevor die Ergotherapie wegen der Pandemie ausgesetzt wurde,
zumal im Behandlungszeitraum von Oktober 2019 bis April 2020 nie eine Diagnose
bezüglich Handgelenksbeschwerden gestellt oder solche Beschwerden dokumentiert
wurden. Damit ist in dieser Zeitspanne bis auf die 4 wöchige Ruhigstellung
nicht von einer adäquaten Therapie für ein Ulna-Impaction Syndrom auszugehen.
Letztendlich bleibt zu erwähnen, dass 25% der konservativ behandelten Patienten
keine ausreichende Besserung der Symptome erfahren.” (doc. VII)

                          2.9.  A titolo di osservazioni sul
referto degli specialisti turgoviesi, il 17 gennaio 2024, l’CO 1 ha trasmesso
al TCA l’apprezzamento 10 gennaio 2024 del dott. __________, spec. FMH in
chirurgia generale e traumatologia, il quale aveva già avuto modo di
pronunciarsi sulla fattispecie nel marzo 2022, prendendo posizione sulla
perizia elaborata dal dott. __________, rispettivamente sulle obiezioni
sollevate al riguardo dalla rappresentante dell’assicurata, a loro volta
ispirate al parere del medico curante specialista, PD dott. __________ (cfr.
doc. 225).

 

                                  Con il documento in questione, il
medico fiduciario ha osservato, riferendosi essenzialmente a quanto era stato
refertato dal chirurgo della mano dott. __________ a margine delle consultazioni
del 18 dicembre 2019 e del 15 gennaio 2020, che a tre mesi di distanza dal
trauma, la ricorrente non accusava più disturbi, tanto da poter riprendere (il
20 gennaio 2020) a lavorare. A quel momento, l’assicurata sarebbe guarita
completamente dalle conseguenze infortunistiche. Di conseguenza, sempre secondo
il dott. __________, se ella ha lamentato dolori al polso destro che l’hanno
costretta ad interrompere di nuovo il lavoro (il 6 aprile 2020), ciò sarebbe da
imputare alla ripresa dell’attività lavorativa nel gennaio 2020 e non al
sinistro del 22 ottobre 2019. Questa quindi la sua conclusione:

 

" (…) Dopo
aver nuovamente preso atto della terapia iniziale eseguita, dei disturbi
dichiarati dall’assicurata e delle valutazioni peritali specialistiche,
dobbiamo dichiarare che, con probabilità preponderante, i disturbi accusati
dall’assicurata che hanno reso necessaria un’incapacità lavorativa a partire
dal 6 aprile, con probabilità preponderante, non possono essere messi in nesso
causale con l’infortunio del 22 ottobre 2019. La presunta sindrome da impatto
ulno-carpale traumatizzata può essere presunta ma non può essere provata dagli
accertamenti iniziali. Secondo i criteri specialistici di chirurgia della mano
e anche dai rapporti clinici possiamo però riscontrare una terapia adeguata
eseguita all’inizio per le fratture alle falangi e anche per la presunta
sindrome da impatto ulno-carpale traumatizzata. Quindi, a tre mesi di distanza
dall’infortunio si può riscontrare una guarigione completa del polso destro.
Senza la presenza di ulteriori lesioni strutturali oggettivabili al polso, i
disturbi comparsi dopo la ripresa del lavoro non possono più essere messi, con
probabilità preponderante, in nesso causale con l’infortunio subito.” (doc. XII
1)

 

                                  Da parte sua, l’avv. RA 2 ha in
particolare sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…) L’alta
Corte ha altresì stabilito, in modo vincolante, che in concreto l’infortunio
del 22 ottobre 2019 ha comportato un peggioramento temporaneo del preesistente
stato morboso di ulna plus (cons. 5.2) e che tale sindrome si è manifestata,
con verosimiglianza preponderante, già prima del 6 aprile 2020 (cons. 5.2.1).

Resta da stabilire fino a quando l’infortunio abbia effettivamente
giocato un ruolo causale con i disturbi al polso destro.

A tal proposito, le osservazioni del 22 dicembre 2023 chiariscono
definitivamente la questione.

Come riportato sopra, i periti esterni hanno affermato che per il
raggiungimento dello status quo ante occorre tener conto di 6 mesi di terapia
conservativa dal momento della diagnosi. 

Essi hanno stabilito che l’avvio di un tale terapia è fondamentale
nel processo di guarigione e che in concreto, tra l’infortunio e la diagnosi di
ulna plus non è stata eseguita un’adeguata terapia conservativa e non è quindi
stato raggiunto uno status quo sine.

Sempre secondo i periti, dopo la diagnosi del 9 novembre 2020 è
stata prescritta un’appropriata terapia operativa, svolta il 18 novembre 2020,
che ha portato alla scomparsa dei sintomi in un arco di tempo regolare, ossia
il 10 giugno 2021.

Le terapie a cui è stata sottoposta l’assicurata e le tempistiche
di guarigione rientrano quindi nel normale decorso clinico. Ciò a maggior
ragione ritenuto che, come sottolineato anche dai periti esterni, il 25% dei
pazienti sottoposti a terapia conservativa non riscontra miglioramenti,
cosicché si rende necessaria una terapia operativa, come in concreto. 

Ne consegue che il 10 giugno 2021 è stato raggiunto lo status quo
ante con la ripresa della capacità lavorativa.

Le considerazioni dei periti esterni permettono di concludere che,
secondo l’evoluzione ordinaria, prima di tale data non è stato raggiunto uno
status quo sine. (…).” (doc. XIII)

 

                        2.10.  Per costante giurisprudenza, in un
procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STF U 259/02
dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                  Nella DTF 125 V 351 seg. (=
SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572),
la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante,
a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                  Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                  In una sentenza 8C_216/2009
del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha
precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria
sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                  Trattandosi invece di perizie
affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura amministrativa, a
medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti, esse
godono di piena forza probatoria, a condizione che non esistano indizi concreti
che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_33/2023 del 12 settembre
2023 consid. 3.2 e giurisprudenza ivi menzionata). 

 

                                  Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                  L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                  È infine utile
osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può
evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va,
tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i
diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista
medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e
qual è l’opinione più adeguata (cfr. STF I 811/03 del 31 gennaio 2005 consid. 5
in fine; STF I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid.
4b).

 

                        2.11.  Nella concreta
evenienza, il TCA constata innanzitutto che, chiamati a pronunciarsi sugli
aspetti problematici evidenziati dal TF nel suo giudizio di rinvio, che sono
stati sintetizzati nei quesiti sottoposti loro da questa Corte, i dottori
Scholtes e Fischer hanno chiarito che il raggiungimento dello status quo
sine entro un periodo di 6 mesi, postulato dalla dottrina medica in caso di
traumatizzazione di un’ulna plus, dipende dall’applicazione di una terapia conservativa
successiva alla formulazione della relativa diagnosi. 

                                  Tale terapia consiste
nell’immobilizzazione del polso per 6 settimane, seguita da una fisioterapia di
ulteriori 6 settimane e da un adeguamento delle abitudini quotidiane ai
disturbi. La visita di controllo ha luogo dopo 24 settimane. 

                                  D’altro canto, essi
hanno rilevato che in concreto il fatto che la diagnosi di ulna plus sia stata
posta soltanto all’inizio di novembre 2020, ha ritardato anche l’inizio della
relativa terapia, la quale è di fatto consistita nell’intervento chirurgico
compiuto in data 18 novembre 2020 che ha portato la sparizione dei disturbi in
tempi regolari. A loro avviso, quindi, sino all’operazione in questione non si
può ritenere che lo status quo sine fosse stato raggiunto, posto che
sino al momento in cui l’ulna plus è stata diagnosticata (9 novembre 2020) non
era stata disposta alcuna adeguata terapia.

                                  Infine, gli
specialisti turgoviesi hanno spiegato le ragioni per le quali le terapie
applicate a seguito delle note fratture alle dita (immobilizzazione delle dita
e del polso + ergoterapia), non possono essere considerate adeguate per la cura
di una sindrome da impatto ulnare, precisando pure che il 25% dei pazienti
trattati con terapie conservative non ottiene un sufficiente miglioramento
della sintomatologia (cfr. doc. VII). 

 

                                  Tutto ben
considerato, il TCA ritiene che gli specialisti della Clinica di chirurgia
della mano dell’Ospedale __________ di __________, a suo tempo incaricati dall’CO
1 di periziare l’assicurata, abbiano debitamente chiarito, fornendo una
convincente motivazione, gli aspetti che erano stati giudicati problematici
dalla Corte federale. Pertanto, la loro valutazione può validamente servire da
fondamento al presente giudizio. 

                                  I periti amministrativi
hanno dunque condiviso il parere che era stato espresso dal medico curante
specialista dell’insorgente, PD dott. __________, nel suo rapporto datato 12
febbraio 2022, così come lo ha rilevato anche il TF (STF 8C_33/2023, p. 7). 

                                  Secondo questo
Tribunale, l’apprezzamento 10 gennaio 2024 del medico fiduciario
dell’assicuratore resistente (cfr. supra, consid. 2.9.), non solleva
indizi concreti suscettibili di generare dei dubbi circa la correttezza delle
conclusioni alle quali sono pervenuti gli esperti amministrativi. In
particolare, il dott. __________ non può essere seguito laddove cerca di
mettere in dubbio la circostanza che la ricorrente nella caduta del 21 ottobre
2019 abbia traumatizzato, non soltanto le dita della mano destra, fratturandole,
ma pure il polso. In questo senso, va sottolineato come la Corte federale abbia
giudicato accertato che l’infortunio in discussione ha peggiorato il
preesistente stato del polso destro, caratterizzato dalla presenza di un’ulna
plus, facendo capo all’opinione espressa dal dott. __________ (cfr. STF
8C_33/2023, p. 9: “Come si è visto (cfr. consid. 4.1 supra), il Dr. med. __________
ha concluso che la preesistente sindrome da impatto ulnare della ricorrente,
asintomatica prima dell’infortunio, è stata effettivamente traumatizzata
dalla caduta dell’ottobre 2019, diventando così sintomatica, sicché
l’infortunio costituiva, con verosimiglianza preponderante, la causa dei dolori
ulnari in oggetto.” – il corsivo è del redattore). 

                                  I fatti già
accertati dal Tribunale federale non possono essere rimessi in discussione. 

 

                                  Alla luce di tutto
quanto precede, tenuto conto delle precisazioni che sono state fornite in corso
di causa dai dottori __________ e __________, specialisti proprio nella materia
che qui interessa, e in particolare di quella secondo la quale il
raggiungimento dello status quo sine è dipeso direttamente dalla messa
in atto di adeguate terapie (in concreto, attuate soltanto con l’intervento
chirurgico del 18 novembre 2020), occorre ritenere dimostrato, con il grado di
verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza federale, che i disturbi al
polso destro denunciati da RI 1 hanno costituito sino al 10 giugno 2021 una
conseguenza naturale (e adeguata) dell’evento assicurato. 

                                  Di conseguenza, l’CO 1 è tenuto a
riconoscere il proprio obbligo a prestazioni sino a tale data. 

 

                                  La decisione su opposizione
impugnata, mediante la quale l’assicuratore convenuto aveva posto fine dal 22
aprile 2020 alle prstazioni dipendenti dall’evento infortunistico del 22
ottobre 2019, deve pertanto essere annullata. 

 

                        2.12.  In concreto, deve ancora essere
esaminato se l’assicurata ha diritto a un’indennità per ripetibili nella
procedura di opposizione, oppure no. 

                                  L’art. 52 cpv. 3 LPGA recita che
nella procedura d’opposizione non vengono di regola accordate ripetibili. 

                                  Si pone quindi la questione di
sapere a quali condizioni è possibile derogare al principio posto dalla
disposizione appena citata e se in concreto è data una simile situazione
eccezionale. 

 

                                  La giurisprudenza federale ha
stabilito che l’opponente che, in caso di soccombenza, avrebbe potuto
beneficiare del gratuito patrocinio ai sensi dell’art. 37 cpv. 4 LPGA, ha
diritto alle ripetibili se risulta vincente (DTF 140 V 116 consid. 3.3; 132 V
200 consid. 4.1; 130 V 570 consid. 2.2). 

                                  D’altro canto, la
Corte federale ha lasciato aperta per lungo tempo la questione di sapere se il
diritto alle ripetibili possa essere riconosciuto anche in altre situazioni
eccezionali, come ad esempio in caso di dispendio o difficoltà particolari (cfr.
DTF 130 V 570 consid. 2.3; STF 9C_740/2016 del 31 gennaio 2017 consid. 3.1). 

 

                                  Nella sentenza
9C_877/2017 del 28 maggio 2018 consid. 8.2, il TF ha tuttavia chiarito la
questione. L’Alta Corte ha innanzitutto rilevato che l’attribuzione di
un’indennità per ripetibili alla parte vincente non si fonda né sui principi
generali del diritto né sulle garanzie costituzionali di procedura. È quindi
soltanto il diritto procedurale applicabile al caso di specie ad essere
determinante in proposito. In seguito, interpretando il tenore letterale dell’art.
52 cpv. 3 LPGA e tenuto conto della genesi di tale disposizione, il TF ha
stabilito che il legislatore ha considerato che l’attribuzione di ripetibili
nella procedura d’opposizione è ammissibile in una sola eventualità (“lediglich unter einer Bedingung”) ossia quella in cui l’opponente che non dispone dei mezzi finanziari
sufficienti a coprire le spese legali risulta vincente in una procedura di
opposizione in cui avrebbe avuto diritto al gratuito patrocinio in caso di
soccombenza. Esso ha quindi precisato di essere vincolato alla scelta del
legislatore federale, come lo sono le altre autorità chiamate ad applicare la
disposizione in questione. Ciò comporta che l’eventualità di un’assegnazione di
ripetibili per delle ragioni formali, ad esempio nel caso in cui l’opposizione
sia stata provocata da una motivazione colpevolmente contraria al diritto, non
entra in linea di conto (cfr. pure U. Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des
Sozialversicherungsrechts, 4. ed. 2020, n. 85 ad art. 52).

 

                                  Stante quanto precede, in
concreto, all’assicurata potrebbe venir riconosciuta un’indennità per
ripetibili nella procedura di opposizione soltanto nell’eventualità in cui ella
avrebbe avuto diritto al gratuito patrocinio ai sensi dell’art. 37 cpv. 4 LPGA,
nel caso in cui fosse risultata soccombente. 

 

                        2.13.  L'art. 37 cpv. 4 LPGA, relativo alla
rappresentanza e patrocinio nella procedura davanti all'assicuratore, prevede
che, se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare del
patrocinio gratuito.

 

Qualora, dunque, un assicurato non disponga di sufficienti mezzi
finanziari, le sue conclusioni non siano sprovviste di possibilità di successo
e la lite non sia priva di difficoltà di ordine fattuale o giuridico, egli ha
diritto al gratuito patrocinio nella procedura di opposizione (cfr. SVR 2004 EL
n. 4). 

 

Secondo la dottrina, il fatto che, rispetto all'art.
61 lett. f LPGA, l'art. 37 cpv. 4 LPGA utilizzi la formulazione "se le
circostanze lo esigono", anziché quella "se le circostanze lo
giustificano", significa che il legislatore ha inteso riprendere la
giurisprudenza secondo la quale, quando il gratuito patrocinio viene richiesto
nella procedura amministrativa, le relative condizioni devono essere esaminate
in maniera rigorosa (Kieser, op. cit., n. 36 ad art. 37; cfr., d'altronde, FF
1999 3965).

 

Peraltro, giusta l'art. 37 cpv. 4 LPGA, la concessione del
gratuito patrocinio richiede una domanda in questo senso (Kieser, op. cit., n.
34 ad art. 37).

 

La concretizzazione delle singole condizioni ha
luogo in analogia con i corrispondenti criteri applicabili nella procedura
giudiziaria, il cui adempimento nella procedura amministrativa deve però essere
valutato con particolare rigore (Kieser, op. cit., n. 31 ad art. 37).

                                  Quindi, le tre condizioni
cumulative per la concessione dell'assistenza giudiziaria sono adempiute
qualora l'assistenza di un avvocato appaia necessaria o comunque indicata, se
il richiedente si trova nel bisogno e se le sue conclusioni non sembrano dover
avere esito sfavorevole. 

 

                                  Trattandosi in particolare della
necessità di patrocinio da parte di un avvocato, essa dipende dalle circostanze
oggettive e soggettive del caso concreto, ossia dalla particolarità delle norme
procedurali applicabili, dalla complessità delle questioni giuridiche, dalla
fattispecie poco chiara, ma anche dal richiedente. Quest’ultimo, ad esempio,
non dev’essere capace di difendere i propri interessi. Qualora sussista la
minaccia di un ingerenza particolarmente grave nella posizione giuridica
dell’indigente, è di regola data la necessità di patrocinio, altrimenti
soltanto nei casi in cui, oltre alla relativa complessità della fattispecie, si
aggiungono anche delle difficoltà di ordine fattuale e di diritto che non
possono essere risolte dal richiedente stesso (“Falls ein besonders
starker Eingriff in die Rechtsstellung des Bedürftigen droht, ist die
Verbeiständung grundsätzlich geboten, andernfalls bloss, wenn zur relativen
Schwere des Falles besondere tatsächliche oder rechtliche Schwierigkeiten
hinzukommen, denen der Gesuchsteller auf sich alleine gestellt nicht gewachsen
ist.”, cfr. DTF 125 V 35 consid. 4b e riferimenti; 119 Ia
265) oppure se l’assistenza da parte di rappresentanti d’associazioni, di assistenti sociali oppure ancora di specialisti o di rappresentanti
attivi in seno a istituzioni sociali, non può essere
presa in considerazione (“Eine anwaltliche Verbeiständung
drängt sich nur in Ausnahmefällen auf, in denen ein Rechtsanwalt beigezogen
wird, weil schwierige rechtliche oder tatsächliche Fragen dies als notwendig
erscheinen lassen und eine Verbeiständung durch Verbandsvertreter, Fürsorger
oder andere Fach- und Vertrauensleute sozialer Institutionen nicht in Betracht
fällt”; DTF 132 V
201 consid. 4.1 con riferimenti).

 

                                  Nella STF
8C_931/2015 del 23 febbraio 2016, pubblicata in SVR 2016 IV n. 17, la Corte
federale ha ricordato che, nella procedura amministrativa, la necessità di
patrocinio da parte di un avvocato può essere ammessa soltanto in casi
eccezionali (cfr. consid. 3). Nel caso in esame, concernente un nomade, il TF
ha ritenuto che un competente patrocinio da parte di un mandatario che non
fosse avvocato, sarebbe stato nel complesso oggettivamente possibile ed
esigibile, ragione per la quale il patrocinio da parte di un avvocato non era
necessario (cfr. consid. 5.3).

 

                                  In una sentenza 8C_676/2015 del 7
luglio 2016 (= SVR 2016 IV n. 41), parzialmente pubblicata in DTF 142 V 342, il
TF ha giudicato il caso di un agente di sicurezza che era stato ferito durante
il lavoro. L’Ufficio AI, dopo aver acquisito documentazione medica e una
perizia, aveva dapprima respinto la richiesta di gratuito patrocinio, poi
negato il diritto a una rendita di invalidità. Per quanto concerne la necessità
del patrocinio da parte di un avvocato nella procedura amministrativa, l’Alta
Corte ha rilevato che per riconoscere i punti deboli di una perizia medica sono
necessarie determinate conoscenze mediche e giuridiche. Nel caso di specie, non
si poteva parlare di caso complesso anche se si era trattato di applicare la
prassi relativa ai disturbi somatoformi. Il TF ha sottolineato che se si
ritenesse il contrario, ciò porterebbe in pratica a dovere riconoscere il
diritto al gratuito patrocinio in ogni procedura amministrativa nella quale si
discute una perizia medica, ciò che sarebbe contrario all’art. 37 cpv. 4 LPGA
quale norma d’eccezione. L’assenza di conoscenze giuridiche non è atta a
fondare la necessità di un patrocinio legale. Il fatto che viga il principio
inquisitorio giustifica l’applicazione di un parametro restrittivo (cfr.
consid. 7.2 non pubblicato; in questo senso, si veda pure la
STF 8C_397/2023 del 19 febbraio 2024, in cui la Corte federale ha negato la
necessità di patrocinio da parte di un avvocato, per il motivo che sarebbe
bastata un’assistenza da parte di
specialisti o di rappresentanti attivi in istituzioni sociali oppure da parte
di servizi di consulenza giuridica gratuita. In quella pronunzia, il TF ha in
particolare sottolineato che, per prassi, la necessità di un patrocinio legale
viene di principio negata quando si tratta di valutare una perizia medica, ciò
che è generalmente più complesso rispetto alla valutazione di rapporti
elaborati da medici interni all’amministrazione [in quel caso, gli
apprezzamenti del SMR]). 

 

                        2.14.  In concreto, in
corso di causa, il TCA ha chiesto all’amministrazione di chiarire la propria
posizione “… a proposito della richiesta dell’avv. RA
2 volta all’assegnazione di un’indennità per ripetibili per la procedura di
opposizione, e ciò alla luce delle condizioni poste dalla pertinente
giurisprudenza federale (…). (doc. XX). 

 

                                  In data 29
febbraio 2024, l’CO 1 ha comunicato quanto segue:

 

" L’CO 1 non ha potuto esprimersi in merito alla richiesta tendente al
gratuito patrocinio, e non volta all’assegnazione di ripetibili per la procedura
di opposizione, fermo restando che l’opposizione è stata respinta, in quanto a
tutt’oggi l’avv. RA 2 non le ha ancora trasmesso la presa di posizione dell’__________.

L’CO 1 rinvia alla sentenza parzialmente
pubblicata nel RAMI 2000, pag. 91, consid. 3a e dalla quale si evince che
l’appartenenza a un sindacato non esclude la concessione al gratuito
patrocinio. Per potere esaminare le premesse è necessario conoscere le
intenzioni del sindacato per ogni singolo caso concreto.” (doc. XXI).

 

                                  Con osservazioni
dell’11 marzo 2024, la patrocinatrice dell’insorgente si è in particolare
espressa nei seguenti termini:

 

" (…) Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, l’opponente
che, in caso di soccombenza, avrebbe potuto beneficiare dell’assistenza
giudiziaria, ha diritto alle ripetibili se risulta vincente in causa (cfr. DTF
130 V 570).

In concreto, con l’istanza di gratuito patrocinio
di fronte all’assicurazione e con il ricorso l’assicurata ha comprovato la sua
indigenza e le possibilità di successo della domanda.

L’assicurata è affiliata al __________, che non
era però disposto a metterle a disposizione un legale. Essa si è pertanto
rivolta alla scrivente legale senza partecipazione alle spese da parte del
sindacato ed è ancora in attesa di una conferma scritta in tal senso da parte
di quest’ultimo.

La complessità giuridica della questione ha
imposto l’intervento della scrivente legale già in fase di accertamento dei
fatti, con l’allestimento delle domande peritali, che si sono poi rivelate
determinanti (cfr. STF 8C_33/2023, cons. 5.2.2.3), nonché in fase di
opposizione, poi rivelatasi pienamente fondata. In tali circostanze, il
sindacato non avrebbe potuto assistere debitamente l’assicurata. 

Quest’ultima potrebbe quindi beneficiare del
gratuito patrocinio in caso di soccombenza. 

Ne consegue che, in virtù delle citata
giurisprudenza, essa ha diritto alle ripetibili in caso di successo. (…).” (doc. XXIII)

 

                                  L’avv. RA 2 ha
pure prodotto una comunicazione e-mail del __________, il cui tenore è il seguente:

 

" (…) Come già confermato telefonicamente, avevamo già comunicato alla
signora RI 1 che avremmo potuto prendere a carico il caso. Difatti, già
l’avevamo informata sulla documentazione necessaria per iniziare la pratica (si
specifica che erano informazioni preliminari e non era stato firmato alcun
mandato). In seguito, abbiamo saputo che si era rivolta appunto ad un legale.

Si specifica altresì che tali vertenze vengono
gestite internamente e non viene messo a disposizione gratuitamente alcun
legale esterno.” (doc. XXIV 1)

 

                                  Queste segnatamente le
considerazioni che l’assicuratore convenuto ha enunciato in data 15 marzo 2024:

 

" (…) dal
mail del 12.3.2024 risulta che l’__________ era disposto ad assumere il caso ma
che l’assicurata ha preferito rivolgersi ad un legale. 

Tenuto conto dell’oggetto del litigio – essenzialmente medico e
monodisciplinare – l’__________, che peraltro vanta una lunga esperienza in
materia LAINF, avrebbe potuto difendere gli interessi dell’assicurata a titolo
gratuito.

Il ricorso ad un avvocato in procedura di opposizione non era
necessario. (…)” (doc. XXVI)

 

                                  Tutto ben considerato, questa
Corte ritiene di poter condividere la posizione dell’istituto assicuratore
resistente, nel senso che, in concreto, non era data la necessità di farsi
rappresentare da un avvocato nella procedura di opposizione. 

 

                                  Innanzitutto, occorre constatare
che il __________, al quale la ricorrente si era inizialmente rivolta e al
quale era affiliata, aveva dichiarato la propria disponibilità ad assisterla gratuitamente
dinanzi all’amministrazione. L’assicurata ha finalmente preferito
rivolgersi a un legale esterno (doc. XXIV 1). 

                                  D’altro canto, l’avv.
RA 2 non può essere seguita laddove fa valere che, vista la complessità della
procedura, “il sindacato non
avrebbe potuto assistere debitamente l’assicurata“
(doc. XXIII). Al riguardo, va osservato che il __________ patrocina regolarmente
assicurati in procedure riguardanti le assicurazioni sociali, segnatamente in
materia LAINF, anche davanti al TCA e al TF, motivo per cui gli va riconosciuta
una solida esperienza in quel campo. 

                                  Non può inoltre
essere ignorato che i principali sindacati dispongono al loro interno di giuristi,
i quali avrebbero potuto assistere convenientemente l’insorgente. 

                                  Infine, così
come ha pertinentemente sottolineato l’CO 1, in concreto era litigiosa una
questione di natura meramente medica (raggiungimento dello status quo sine
a margine dell’evento traumatico del 22 ottobre 2019), finalmente risolta in
base a una perizia specialistica. 

 

                                  Ora, considerato che, qualora
fosse risultata soccombente, l’assicurata non avrebbe avuto diritto al gratuito
patrocinio giusta l’art. 37 cpv. 4 LPGA, ciò comporta, in ossequio alla
giurisprudenza federale citata in precedenza, che non le può neppure essere assegnata
un’indennità per ripetibili nella procedura di opposizione. 

 

                        2.15.  Visto l’esito del ricorso, l’istituto assicuratore resistente verserà
all’assicurata, rappresentata da un avvocato, l’importo fr. 3'000 (IVA inclusa)
a titolo d’indennità per ripetibili, ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza
giudiziaria (cfr. DTF 124 V 309 consid. 6 e, tra le tante, STF 9C_274/2014 del
30 settembre 2014 consid. 5; 9C_335/2011 del 14 marzo 2012 consid. 5;
9C_206/2011 del 16 agosto 2011 consid. 5; 9C_352/2010 del 30 agosto 2010
consid. 3).

 

                        2.16.  L’art. 61 lett. a LPGA, in vigore
fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice,
rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio
e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento
temerario o sconsiderato.

 

                                  In
data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61
lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice,
rapida e, di regola pubblica. 

                                  Dalla
medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo
cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a
spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo
prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un
comportamento temerario o sconsiderato.

 

                                  Trattandosi
di una controversia relativa a prestazioni LAINF, il legislatore non ha
previsto di prelevare le spese.

 

                                  Sul tema, cfr. anche STF
9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF 9C_368/2021 del 2 giugno 2022; SVR 2022
KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16 febbraio 2022); STF 9C_394/2021 del 3 gennaio
2022; STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 (al riguardo cfr. Ares Bernasconi,
Actualités du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les
tribunaux cantonaux des assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin
2019, in SZS/RSAS 2/2022 p. 107).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è accolto.

                                  §   La decisione su opposizione
del 31 agosto 2022 è annullata.

                                  §§ L’CO 1 è condannato a
corrispondere sino al 10 giugno                                                         2021
le prestazioni dipendenti dall’infortunio assicurato. 

 

                             2.  Non vengono assegnate ripetibili
nella procedura di opposizione. 

 

                             3.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

                                  L’CO 1 verserà all’assicurata,
rappresentata da un avvocato, l’importo di fr. 3'000 (IVA inclusa) a titolo
d’indennità per ripetibili, ciò che rende priva d’oggetto la domanda di assistenza giudiziaria del 3 ottobre
2022.

 

                             4.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3 esemplari,
deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere
una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti