# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 53ca57e0-4695-592c-a0af-de14383b6e14
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-09-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 29.09.2003 INC.2003.12105
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-12105_2003-09-29.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.12105

  	
  Lugano

  29 settembre 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire
  sull'istanza di proroga del carcere preventivo presentata il 19 settembre
  2003 dal

  
						

 

 

	
   

  	
  Procuratore pubblico
  __________, Ministero pubblico di
  Bellinzona,

   

  
	
   

  	
  nei confronti di

  

 

__________,
attualmente detenuto c/o PCT, Cadro,

(patrocinato dall'avv. __________)

 

 

 

 

accusato
ed estradato per i reati di cui agli artt. 260 bis (in relazione con l'art. 112
CP) e 260 ter CP, con successiva estensione (dell'accusa e dell'estradizione)
alle ipotesi di reato di cui agli artt. 111, 112, 122, 183, 184, combinate (a
seconda del caso e delle circostanze indicate) con gli artt. 25, rispettivamente
21 e 22 CP, nonché 134 CP e 260 bis (in relazione con 111, 183, 122 CP);

 

viste
le osservazioni della difesa (24 settembre 2003);

 

visto
l'incarto MP __________/2003;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

A.

 

__________,
accusato e detenuto nel procedimento menzionato nel cappello della presente
decisione è (già) stato oggetto di una decisione di proroga del carcere
preventivo emanata il 26 agosto 2003 (inc. GIAR __________). A tale decisione
si farà ampio riferimento sia per quanto concerne i fatti che per quanto
concerne il diritto, per quanto necessario e laddove non sono intervenuti nuovi
elementi di valutazione.

Sui
fatti, si ribadisce quanto segue:

 

"

A.

__________ è stato arrestato in Romania il 12.12.2002,
in esecuzione di un ordine d'arresto internazionale del 9.12.2002, per i reati
di cui agli artt. 260 bis CP (in relazione con 112 CP) e 260 ter CP (AI 11, 17,
18, 19 e 36). L'estradizione alla Svizzera, meglio l'arrivo in Ticino, è
avvenuta il 27 febbraio 2003, in base all'ordine 369/C del Ministero di
Giustizia rumeno (AI _, doc. _ inc. GIAR 28.02.2003).

Questo giudice ha confermato l'arresto il 28 febbraio
2003, ritenuti presenti gravi indizi per il reato di cui all'art. 260bis CP,
necessità istruttorie e pericolo di fuga (doc. _, inc. GIAR citato).

 

Per completezza si precisa che analogo ordine, così
come tutta la procedura che ne è derivata, ha colpito __________ (figlio di
__________), i due avendo agito (secondo l'accusa) di concerto in (e per) ogni
fase dei fatti imputati.

 

B.

Le accuse mosse a __________ sono in relazione a fatti
in vario modo (ritenuti) connessi all'uccisione violenta di __________,
avvenuta a __________ il 3 dicembre 2002 ad opera di __________ e di tale
__________.

__________ è accusato di aver preso parte, unitamente a
altri, ad un disegno criminoso finalizzato all'omicidio di tre guardie di
confine elvetiche, verso le quali __________ nutriva sentimenti di vendetta,
disegno poi concretizzatosi nei confronti di __________, moglie di una delle
guardie; il tutto conformemente ad un piano, dietro compenso e quale membro di
un'organizzazione criminale (cfr. AI _).

Nei fatti, l'accusato, dopo aver avuto conoscenza delle
intenzioni vendicative di __________ (inizio estate 2002), avrebbe accettato di
collaborare con lui alla realizzazione della vendetta reclutando, a tale scopo,
altri quattro cittadini moldavi __________, organizzato un incontro a
__________ (Romania) durante il quale si sarebbero anche pattuito il compenso,
mantenuto i contatti con __________ nel periodo successivo a tale incontro,
fornito (sempre ad __________) le generalità dei  quattro moldavi (oltre alle
sue e quelle di suo figlio) per permettere la compilazione di
"inviti" verso la Germania, ricevuto la documentazione e trasmesso
quella necessaria ai quattro moldavi allo scopo di ottenere il visto (per la
Germania). Fattori indipendenti dalla volontà dell'accusato (e degli altri
moldavi) avrebbero ostacolato l'ottenimento dei visti in questione,
rispettivamente la trasferta in Germania (cfr. Rapporto d'arresto 28 febbraio
2003, pagine da 2 a 3 e relativi riferimenti, in inc. GIAR __________, doc. _;
riassunto di tali fatti, siccome emersi dall'istruttoria, in Verbale PP V.
__________, 25 luglio 2003, p. 2; Istanza di proroga 12 agosto 2003, p. 23/24).
Inoltre, la persona che ha poi effettivamente accompagnato __________ in
Ticino, e risulta essere l'autore materiale dell'uccisione di __________,
sarebbe stata segnalata e inviata in Germania da __________ e __________
(Rapporto d'arresto, p. 3 e 4). 

 

Per completezza e correttezza di esposizione, si
precisa che __________ non nega di aver in qualche modo organizzato, e
partecipato, all'incontro di __________, di aver mantenuto dei contatti con
__________, rispettivamente di aver fatto da tramite per la trasmissione delle
generalità e la ricezione degli inviti. Afferma però che il tutto era
finalizzato al recarsi in Germania per un'attività di guardia del corpo e che
mai si è parlato di vendette contro doganieri svizzeri (cfr., per tutti,
verbale GIAR 28 febbraio 2003, p. 7 e seguenti)."

(sentenza 26
agosto 2003)

 

 

B.

 

Con
la decisione del 26 agosto 2003, il carcere preventivo cui era astretto
__________ (che veniva a scadere il 27 agosto 2003) è stato prorogato sino al
30 settembre 2003, compreso, ritenuti gravi indizi di colpevolezza, pericolo di
fuga e rispetto del principio di proporzionalità.

Su
questi elementi, così ci si era espressi:

 

"

3.

a)

Come già intuibile dai considerandi sui fatti, in
concreto gli indizi (oggettivi) di reato emersi dall'inchiesta  nei confronti
di __________ sono quelli elencati dal Procuratore pubblico alle pagine 23 e 24
dell'Istanza di proroga, segnatamente:

-     organizzazione, accompagnamento e
partecipazione all'incontro di __________ tra __________ e quattro altri
cittadini moldavi __________ nel giugno 2002;

-     mantenimento dei contatti tra
__________ ed i quattro altri moldavi durante il periodo successivo ed anche ai
fini di trasmettere le generalità per la preparazione degli "inviti"
a recarsi in Germania;

-     ritirato e fatto consegnare ai quattro moldavi
gli "inviti" trasmessi da __________;

-     partecipato ad ulteriori incontri con __________
in Romania nel novembre 2002;

si veda pure quanto comunicato dal Procuratore pubblico
a __________, nel verbale 25 luglio 2003 (VI 42).

b)

Queste circostanze, la cui esistenza non è contestata
neppure dall'accusato (Verbale GIAR 28 febbraio 2003 p. 7 e ss., doc. _ inc.
GIAR __________) sono, dal profilo oggettivo, indizi concreti dell'esistenza
(rispettivamente della commissione) di atti preparatori punibili ex art. 260
bis CP. Va ricordato che gli atti preparatori costituiscono il passo intermedio
tra il semplice parlato ed il passo decisivo che conduce all'inizio del
tentativo (DTF 117 IV 384), che deve trattarsi di un comportamento esteriore
constatabile che esprima intenzione di proseguire nell'azione, un comportamento
inerente disposizioni (atti) concrete d'ordine tecnico o organizzativo (quali
il procurarsi documenti o "… auch das Beschaffen von Informationen":
Trechsel, Kurzkommentar, no. 2 ad art. 260 bis CP) conformi ad un piano (cioè
che abbiano un legame logico tra loro, senza che sia necessario che il piano
stesso sia già chiaramente definito: DTF 111 IV 155;Trechsel, no. 3 ad 260
bis). Inoltre, per la consumazione del reato non è necessario che si sia già
materialmente in condizione (sempre dal profilo oggettivo) di passare all'atto,
rispettivamente che tutti gli atti preparatori previsti siano stati portati a
compimento (DTF 111 IV 155). Ritenuto, inoltre, che la cifra 2 della norma in
questione è applicabile solo se la rinuncia risulta da una autonoma motivazione
interna (DTF 118 IV 366).

c)

La conclusione di cui sopra, per divenire definitiva
nell'ambito delle competenze di questo giudice (limitate a verosimiglianza e
senza pregiudizio per il merito), necessita della presenza d'indizi anche per
quanto concerne l'aspetto soggettivo (l'intenzione, che concerne sia gli atti
preparatori che il reato progettato), a maggior ragione nella fase conclusiva
delle indagini. Come detto, __________ nega di aver mai saputo che gli
incontri, il reclutamento di altri quattro cittadini moldavi, il mantenimento
dei contatti e le procedure per l'ottenimento degli "inviti" e dei
visti, avessero quale obiettivo la spedizione punitiva nei confronti delle tre
guardie di confine svizzere. Tuttavia, e ancora una volta senza pregiudizio per
il merito, indizi che vanno in senso contrario alle sue dichiarazioni esistono
e sono sufficienti (per la presente decisione).

__________, in merito allo scopo ed al contenuto dell'incontro
di __________, afferma in modo abbastanza esplicito di aver parlato della sua
intenzione di vendetta nei confronti dei tre doganieri, di aver promesso
2'000.- EUR per ogni persona che avrebbe partecipato alla
"spedizione", di aver richiesto a __________ (ed al figlio
__________) di occuparsi dei visti per la Germania perché da lì si sarebbe poi
partiti alla volta della Svizzera (Verbale __________ 26.06.2003). Anche a
prescindere dal determinare se tali affermazioni  possano essere corroborate da
quelle di __________ (che non ha partecipato personalmente all'incontro di
__________, ma afferma di aver sentito "personalmente"
__________ dire al marito che gli avrebbe trovato le persone giuste per la sua
vendetta, persone "brave nel tagliare" - Verbale PP
__________, 4.04.2003 e 12 giugno 2003), va comunque considerato che più
elementi concorrono ad indicare che colui che ha effettivamente accompagnato in
Svizzera __________ ( __________) é stato messo in contatto con quest'ultimo
dalle stesse persone presenti all'incontro di __________ __________, persone
con le quali __________ (e  __________) é rimasto in contatto anche durante il
viaggio in Ticino il 3 dicembre (si vedano le dichiarazioni ed i collegamenti
telefonici riassunti in Verbale PP __________ 16 giugno 2003 e verbali
__________ 17 dicembre 2002 e 21 gennaio 2003). Quanto sopra supporta le
affermazioni di __________ circa il contenuto della discussione avvenuta a
__________ in presenza dei __________. Analogamente, il fatto che __________
sia partito per la Svizzera subito dopo l'arrivo di  __________, preparandosi a
tale viaggio già nei giorni precedenti, permette di pensare che chi doveva
recarsi in Germania (quindi anche i __________ e gli altri quattro moldavi
incontrati a __________, sebbene poi impediti alla trasferta dalle difficoltà
incontrate nell'ottenere il visto, rispettivamente per passare il primo confine
-  cfr. per __________ e __________, cfr. AI _) fosse informato del reale scopo
della trasferta senza dover attendere che le reali finalità della stessa gli
venissero indicate dopo l'arrivo in quel paese (con il conseguente rischio, per
__________, di una non accettazione del cambiamento). Pur non potendosi
escludere categoricamente altre possibilità, i fatti e le circostanze sopra descritte
indiziano in modo concreto, e sufficiente anche a questo stadio finale
dell'istruttoria, la presenza dell'aspetto soggettivo del reato di cui all'art.
260 bis CP, così come contenuto nell'ordine d'arresto.

d)

Indizi (ancorché non granitici) sono pure presenti in
relazione alla conoscenza dell'infrazione progettata, e verso la quale tendono
gli atti preparatori. Sebbene lo stesso __________ nei suoi verbali resi in
Romania (in particolare quelli del 17 dicembre 2002 e 21 gennaio 2003) afferma,
sostanzialmente che l'intenzione non fosse quella di uccidere, alcune
dichiarazioni della moglie (8.12.2002) e le annotazioni trovate a casa sua
(cfr. Rapporto di polizia 24 dicembre 2002, AI _) vanno in senso contrario,
perlomeno per quella che poteva essere l'intenzione di reato (progettato) al
momento degli incontri in Romania e successivi contatti per concretizzare la
trasferta in Germania di 6 persone. Se non quali veri e propri indizi,
perlomeno quali elementi circostanziali, il numero di persone coinvolte,
l'entità della trasferta, i preparativi messi in opera già prima dell'arrivo
dei moldavi, rispettivamente di  __________ (per es. noleggio vettura il 23/25
novembre 2002 - cfr. verbali 17 dicembre 2002 e 21 dicembre 2002), i costi
dell'operazione (e non da ultimo la fuga programmata per tutta la famiglia -
cfr. Verbale PP __________ 22 maggio 2003 p. 3) rendono plausibile che il reato
progettato non si limitasse ad una semplice "lezione" tramite
pestaggio (con il non indifferente problema di intervenire con precisa
contemporaneità presso tutti e tre, onde evitare l'allarme).

e)

Di contro, non emergono (e neppure sono indicati dal
magistrato inquirente) elementi indizianti di particolare concretezza, per il
reato di cui all'art. 260 ter. In buona sostanza, l'ipotesi (anche se non
peregrina) non è sostenuta da indizi concreti per quanto concerne la struttura
durevole e gerarchizzata con ripartizione dei compiti e comportamento
sistematico per rapporto alle finalità dell'organizzazione (Basler Kommentar,
no. 6 ad 260 ter).

La conoscenza di persone pronte a "tagliare"
o il fatto che __________ parli, in uno dei suoi verbali,
dell'"organizzazione" dei __________ ", non è sufficiente.

 

4.

a)

Come detto, in data 25 luglio 2003, le ipotesi d'accusa
sono state estese a tutta una serie di ipotesi di complicità in reati
consumati, rispettivamente tentati o mancati. Ritenuto che in materia di
estradizione vige il principio della specialità (art. 14 LFEstr., RS 0.353.1),
il Procuratore pubblico ha segnalato di aver richiesto alle autorità rumene
l'estensione dell'estradizione (AI _), ritenendo però che ciò non sia
strettamente necessario trattandosi di modifica della qualifica giuridica sulla
base degli stessi fatti (verosimilmente con riferimento all'art. 14 cifra 3, che
prevede comunque la doppia punibilità). Con scritto del 22 agosto 2003, il
Ministero della Giustizia rumeno ha comunicato che la domanda di estensione è
stata accordata dalla Corte d'appello di Costanza con sentenza del 18 agosto
2003, non ancora cresciuta in giudicato. Appare pertanto verosimile che
l'estensione a tutte le altre ipotesi di reato menzionate nel già citato
verbale del 25 luglio 2003 che la questione (procedurale: cfr. per analogia DTF
117 IV 222) si risolva a breve, senza dover determinare se tutte le ipotesi
oggetto di estensione (peraltro non contestate dalla difesa ex art. 191 CPP)
costituiscano una semplice modifica della qualifica giuridica dei fatti
menzionati nell'ordine d'arresto che è servito alla richiesta di estradizione
stessa (si veda, per esempio, l'assenza di ogni e qualsiasi riferimento
all'amica della vittima, legata e imbavagliata).

D'altro canto, e per le finalità del presente giudizio,
non è necessario verificare se gli indizi di reato siano dati (e sufficienti)
per ogni ipotesi formulata dal magistrato inquirente. Basta che quelli
riscontrati permettano di determinarsi anche sulla proporzionalità della
detenzione cautelare. Questo non solo per evitare di pregiudicare, in qualche
modo, le competenze del giudice del merito e, ancora prima, quelle del
magistrato inquirente al momento della decisione di (eventuale) rinvio a
giudizio, ma anche per rispettare il ruolo procedurale di questo giudice che
non è quello di effettuare accertamenti sui fatti (in particolare laddove molto
dipende dalla determinazione degli elementi soggettivi) e sussumerli ad una
delle numerose norme di cui alla promozione ed estensione dell'accusa, bensì
quello di verificare, per un'ipotesi di reato indicata, se gli indizi che
emergono dall'istruttoria sono sufficienti.

b)

A titolo abbondanziale, si rileva comunque che, di
principio, laddove il reato progettato è portato a compimento o tentato (in
senso tecnico), non vi è più spazio per l'applicazione dell'art. 260 bis (salvo
in caso di concorso - atti preparatori plurimi o reati progettati plurimi),
trattandosi di norma sussidiaria (Basler Kommentar, n. 18 ad art. 260 bis).
Questo vale per l'autore e il correo, ma anche per il complice la cui
assistenza è punibile già se il reato è tentato. La punibilità è data anche se
(il complice) favorisce solo una parte dell'agire altrui, non è a conoscenza di
tutti i dettagli del reato che si intende compiere o, spontaneamente, rinuncia
"à tenir son ròle jusqu'au bout" (P. Graven, L'infraction
pénale punissable, p. 301; DTF 108 Ib 301).

Per quanto concerne il caso specifico, si rileva che se
fornire un'arma (anche altrimenti reperibile), favorire gli incontri tra
persone ai fini della commissione di un reato mettendo a loro disposizione il
luogo dell'incontro o fornire l'indirizzo per un aborto, costituiscono atti di
assistenza (DTF 108 Ib 301; REP 1986 p. 321; DTF IV 7 78) causali
all'infrazione (nel senso di una "Förderungskausalität": DTF 121 IV
109), lo possono ben essere anche il mettersi a disposizione quali (possibili)
correi, procurarne altri, favorire il reciproco incontro ed operare per
organizzare/permettere la trasferta (avvicinamento) verso il luogo dove si
dovrebbe compiere il reato.

Quanto all'aspetto soggettivo, e ricordato che basta il
dolo eventuale (DTF 121 IV 109), è sufficiente che il complice sappia che
presta assistenza per un reato determinato, senza che sia necessario conoscerne
i dettagli concreti (S. Trechsel, Kurzkommentar, n. 9 ad art. 25). In tal senso
non si può che ribadire quanto detto ai considerandi 3 c. e 3 d. della
presente, in merito all'assassinio/omicidio delle guardie di confine, senza
necessità di determinarsi in questa sede (anche perché si scivolerebbe troppo
nel campo delle deduzione e/o della requisitoria) su tutte le altre possibilità
che l'accusato avrebbe "preso in considerazione" (Istanza, p.
25). 

 

5.

Riconosciuti i gravi indizi di reato, occorre
determinare se è pure (e ancora) presente una delle altre condizioni che
permettono il mantenimento (rispettivamente la proroga) della carcerazione
preventiva. 

Il magistrato inquirente fa valere il pericolo di fuga.

A mente di questo giudice tale pericolo è dato e
concreto. __________ è cittadino straniero residente all'estero e non ha legami
di alcun tipo con il territorio elvetico. Egli è confrontato con imputazioni
gravi per i quali è prevista la reclusione (e ciò vale già per l'ipotesi di
atti preparatori). Non va inoltre dimenticato, per il reato di atti
preparatori, che sebbene questi costituiscano un'infrazione indipendente, l'eventuale
colpa dell'autore non può essere totalmente scissa dalla gravità del reato
progettato (G. Strantenwerth, Schweizerisches Strafrecht, 5. Auflage, p. 195).
Pertanto, l'accusato rischia (a maggior ragione se dovesse trovar conferma
l'ipotesi di complicità) concretamente, di vedersi confrontato con una pena di
una certa gravità, magari da espiare, circostanza che deve essere considerata
nella valutazione del rischio di fuga (DTF 106 Ia 407). Tutto quanto sopra
impone di concludere che le conseguenze di una "fuga" possono
apparirgli quale male minore per rapporto a quello derivante da ulteriore
carcerazione (DTF 12 agosto 1981 in re C.).

Non si comprende appieno il significato che la difesa
attribuisce alle affermazioni secondo cui il pericolo di fuga non sarebbe dato
in quanto l'accusato "non saprebbe dove andare" e sarebbe
"identificabile" in ogni luogo. Se con ciò s'intende che in
caso di messa in libertà, l'unica destinazione potrebbe essere la Romania, da
dove sarebbe (di nuovo) estradabile, basterà qui ricordare che l'estradabilità
non è elemento che possa diminuire o attenuare il concetto di pericolo di fuga
contenuto nelle norme sulla carcerazione preventiva (cfr. M. Luvini, in REP
1989, p. 293)."

(sentenza 26 agosto 2003)

 

 

C.

 

Mediante
l'istanza qui in discussione, il magistrato inquirente chiede un'ulteriore
proroga del carcere preventivo sino al 15 novembre 2003, compreso. A
motivazione della sua richiesta, dopo aver richiamato fatti e diritto contenuti
nella decisione di questo giudice del 26 agosto 2003, precisa che entro il
termine di scadenza deposito degli atti ex art. 196 CPP (15 settembre 2003)
__________ (coaccusato e figlio di __________) ha chiesto la proroga di tale
termine e, prudenzialmente, alcuni complementi istruttori. Le richieste sono
(tutte) state respinte con decisione del 18 settembre 2003 (all. 6 all'Istanza
di proroga, in doc. _ inc. GIAR __________).

Ai
fini di permettere la crescita in giudicato delle decisioni in questione e/o,
se del caso la decisione di questo giudice sul (eventuale) reclamo, il
Procuratore pubblico chiede ulteriore proroga del carcere preventivo per
__________ non potendo procedere alle formalità di chiusura entro il 30
settembre 2003, nel contempo chiede analoga proroga nei confronti di __________
in quanto la sua situazione processuale sarebbe strettamente correlata a quella
del figlio, nei fatti e nelle conseguenze giuridiche degli stessi per cui
s'impone, sempre a dire del magistrato inquirente, un unico processo davanti ad
un'unica Corte (Istanza 19 settembre 2003, p. 4). Ritiene, inoltre,
manifestamente inopportuna una disgiunzione (con riferimento, per il diritto a
sentenze di questo ufficio ed a DTF 116 Ia 305), comunque impugnabile (da
entrambi i correi) in termini che non permetterebbero la chiusura entro la data
fissata dalla precedente decisione di proroga.

 

 

D.

 

La
difesa, con osservazioni del 24 settembre 2003, si oppone alla proroga.
Ribadisce la sua posizione di contestazione degli indizi di reato (con
riferimento alla precedente procedura di proroga), ammette la connessione tra i
due accusati ma ritiene che le conseguenze dell'agire di uno (richiesta di
complementi) non debba ricadere sull'altro. Ravvisa contraddittorietà nella
posizione del magistrato inquirente laddove afferma di repingere i complementi
proposti dal coaccusato __________ e, nel contempo, chiede una proroga della
carcerazione per evaderli.

 

 

 

Delle
altre considerazioni e argomentazioni delle parti si dirà, se necessario nei
considerandi che seguono.

 

 

 

 

Considerato

 

 

 

in diritto

 

 

 

1.

 

L'istanza,
presentata prima del termine di scadenza tecnica della detenzione preventiva
subita in Svizzera (REP 1986 p. 161) e con tempi che hanno permesso il rispetto
del diritto di essere sentito dell'accusato, è ricevibile.

 

 

2.

 

I principi che reggono la materia, pur se noti alle
parti, vengono qui riproposti:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33
scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo
evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in
libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo
a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato
gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo
sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui
concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di
collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere
sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del
Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge,
sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse
pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20
marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag. 32, nota 3), tra
altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998
n. 105).

L'eccezione della cautelare privazione della libertà
personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto
cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di
quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel
solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior
rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della
libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag.
416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi
penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc.
520.2001.5) 

 

 

3.

 

a)

Nel
caso in esame, è pacifico che per quanto concerne l'esistenza di gravi e
sufficienti indizi di colpevolezza, nonché di un concreto pericolo di fuga,
vale ancora quanto detto nella decisione del 26 agosto 2003 (in particolare ai
cons. 3, 4 e 5) e qui ripreso nei considerandi sui fatti (cons. B.).

L'unica
condizione soggetta ad ulteriore ed attuale verifica è quella della
proporzionalità intesa nel senso del rapporto tra gravità degli indizi, pena
previsibile, durata della carcerazione preventiva (giustificazione della
durata), ma anche nel senso del rispetto del principio di celerità
(giustificazione nel principio), come è già stato detto nella decisione del 26
agosto 2003 (GIAR __________, cons. 6).

 

b)

Come
detto, si chiede la proroga del carcere preventivo cui è astretto __________
conseguentemente alle richieste di complemento dell'istruzione presentate dal
coaccusato __________. Questo giudice ha accolto la richiesta nei confronti di
quest'ultimo (mediante decisione recante la stessa data della presente) con le
seguenti motivazioni:

 

"

b)

Il Procuratore pubblico non può procedere alle
formalità di chiusura senza aver prima deciso in merito alle richieste di
complemento istruttorio, rispettivamente aver evaso quelli eventualmente
ammessi. La decisione di chiusura sarebbe nulla così come l'eventuale rinvio a
giudizio o abbandono che ne discende (REP 1997 n. 106).

Di regola, in situazioni nelle quali sono presenti le
condizioni di legge a giustificazione del carcere preventivo (gravi indizi di
reato e pericolo di fuga nel caso specifico), l'accusato può essere chiamato ad
assumersi le conseguenze del suo atteggiamento processuale anche qualora questo
consista nell'esercizio di un diritto come quello di formulare richieste di
assunzione di prove al termine del deposito atti e ciò indipendentemente dal
fatto che le richieste vengano o meno accolte (sentenze 21 febbraio 2001/GIAR
__________ e 19 aprile 1999/GIAR __________ cons. 4 d.). Questo, ovviamente, se
non ne risulta violato il principio di proporzionalità. 

c)

Una richiesta di proroga del carcere preventivo per far
fronte ad una domanda di complemento istruttorio potrebbe risultare lesiva del
principio di proporzionalità, nel senso dell'obbligo di celerità, qualora la
prova richiesta fosse manifestamente da assumere già nella fase
predibattimentale, poteva esserlo già in fase precedente, l'assunzione è stata
richiesta prima del deposito atti e non decisa. Nella presente fattispecie ciò
non sembra essere il caso. __________ non fa valere ritardi ingiustificati né
per ciò che concerne la possibilità di assunzione delle prove (ora) richieste,
né per i tempi con i quali gli è stata offerta la possibilità di proporle
(l'accesso agli atti risulta avvenuto prima di quanto egli indica e, comunque,
la prova più problematica richiesta - contraddittorio con __________ - poteva
tranquillamente essere dedotta dalla partecipazione agli interrogatori).
Inoltre, lo stesso accusato segnala, già nell'istanza di proroga del termine
per il deposito degli atti e complementi istruttori, disponibilità per una
"speculare proroga del carcere preventivo" (all. 1 all'Istanza
di proroga, doc. _ inc. GIAR __________).

Per quanto concerne il rispetto del menzionato
principio, inteso come rapporto tra il carcere preventivo sofferto (e
eventualmente da soffrire) e la pena presumibile (nonché la gravità degli
indizi di reato) non c'è motivo di scostarsi da quanto affermato poco più di un
mese fa, tenuto conto di tutte le circostanze concrete del caso così come
riportate nei considerandi sui fatti, e cioé:

"              

Nel caso concreto, il carcere preventivo sofferto (poco
meno di 6 mesi in Svizzera e poco meno di 3 in Romania a fini estradizionali) è
ancora rispettoso del principio di proporzionalità, tenuto conto della gravità
dei reati imputati, e lo sarebbe ancora, a mente di questo giudice, se la
detenzione fosse prorogata di qualche mese."

(sentenza 26 agosto 2003, GIAR __________)

 

4.

In conclusione, essendo presenti gravi indizi di reato
(in relazione ad ipotesi di reato di indubbia gravità) e concreto pericolo di
fuga, la proroga richiesta (fino al 15 novembre), sostanzialmente per
permettere la chiusura dell'istruttoria, previa evasione delle istanze
presentate in sede di deposito degli atti, appare pure rispettosa del principio
di proporzionalità. Non potendosi prevedere se vi sarà ricorso (e a maggior
ragione quale sarà l'eventuale esito) sulle decisioni del magistrato inquirente
di cui si è detto (18 settembre 2003), appare prudente accogliere integralmente
la richiesta, fermo restando l'obbligo di procedere indilatamente a chiusura
dell'istruttoria non appena saranno realizzate le condizioni che la consentono.

 (sentenza 29 settembre 2003, GIAR __________)

 

Ora, tali motivazioni, in astratto e di principio,
valgono anche per __________, a meno che non si imponga, nei suoi confronti, la
disgiunzione del procedimento da quello nei confronti del coaccusato per
rispettare (nei suoi confronti) il principio di celerità.

 

 

4.

 

a)

Va detto, innanzitutto e come giustamente rilevato dal
magistrato inquirente, che la disgiunzione è una decisione impugnabile da tutte
le parti coinvolte nel procedimento. A questo stadio, e vista la scadenza del
termine relativo alla prima proroga, anche una decisione di disgiunzione (con
conseguenti tempi per la crescita in giudicato, rispettivamente il giudizio
delle autorità di reclamo) non avrebbe permesso la chiusura dell'istruttoria
nei confronti di __________ entro il 30 settembre 2003.

 

 

 

b)

In merito alla facoltà di disgiungere i procedimenti,
i principi che reggono la materia sono i seguenti:

 

"In diritto, come quest'ufficio ha già avuto modo di
precisare:

 

"…il
processo penale svizzero è retto dal principio dell’indivisibilità del
perseguimento penale, secondo il quale non si può frazionare un’azione penale,
in caso di pluralità di infrazioni commesse dallo stesso accusato, per istruire
distinti procedimenti per ognuna di esse, oppure per esercitarla separatamente
contro singoli accusati. Di principio, quindi, un procedimento va ritenuto
indivisibile allorché più incriminazioni sono contemporaneamente mosse alla
stessa persona, ed anche quando concerne più persone in qualità di autori o
coautori, istigatori e complici. Solo preminenti divergenti motivi consentono
in tali casi l’eccezione della disgiunzione, quando la ponderazione degli
interessi in gioco la fanno più favorevole, oppure quando la connessione può
risultare iniqua per un accusato: in questa prospettiva, è necessario che il
mantenimento della congiunzione abbia la conseguenza di gravi inconvenienti,
sia per l’istruzione formale, sia per il pubblico dibattimento, ad esempio
quando l’autore si trovi in carcere preventivo ed il correo sia latitante,
oppure quando un accusato è solo coautore in un reato minore o marginale
rispetto agli altri maggiormente aggravati (Rep. 1980 pag. 371 ss., 1997 n.
93), oppure quando rispetto all’accusato una parte delle imputazioni sono
oggetto di non luogo a procedere (decisioni 15 dicembre 1993 in re E.O., Giar
982.93.1; 3 luglio 1997 in re I.K., Giar 119.93.16 = Rep. 130 [1997] n. 93).E'
quanto in sostanza disposto dagli art. 35 e 36 CPP (che hanno ripreso i
previgenti art. 10 e 11 CPP/1941), che proclamano il principio della
congiunzione personale e fattuale, consentendo trattazione separata di
"cause" di per sé connesse, "per motivi di opportunità" e
"purché ciò non pregiudichi i diritti degli altri accusati". Il
magistrato competente (il Procuratore pubblico nella fase predibattimentale,
essendo riservato gravame in questa sede) può allora "in via
eccezionale" procedere alla disgiunzione, con decisione diretta
"limitata dal pregiudizio che essa può comportare per altri accusati"
(Rapporto 8 novembre 1994 della Commissione speciale del Gran Consiglio per
l'esame del Codice di procedura penale, ad art. 35, pag. 24).(sentenza 20 febbraio 2002 in re R., GIAR 991.1998.14)

Giurisprudenza federale e dottrina confermano,
sostanzialmente, il principio sopra esposto: quando vi è connessione di fatti,
la disgiunzione non va ammessa con facilità e debbono essere forniti elementi
concreti, e importanti, a favore della disgiunzione (DTF 116 Ia 305, cons. 4 a; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no.
421; G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 1090 ss).

(sentenza 22 ottobre 2002, GIAR __________)

 

 

 

c)

Il
nocciolo della questione sta ora nel determinare se, a questo stadio del
procedimento, la disgiunzione sia necessaria ed opportuna (per preminenti
motivi) e non pregiudichi i diritti degli altri accusati (art. 35 cpv. 2 CPP).

La
giurisprudenza (quella riportata più sopra così come quella citata nel
reclamo), tutela la disgiunzione

 

"… quando sussista effettivamente la
prospettiva di un non luogo a procedere (o abbandono) nei confronti di uno
degli indiziati rispettivamente accusati, ma non sia invece possibile chiudere
in parallelo gli altri incarti e decidere sul merito degli stessi, ad esempio
perché il correo è latitante, oppure perché solo nei suoi confronti si
impongono ulteriori accertamenti. In tali circostanze, l’incarto contro il
correo – non ancora maturo per un giudizio di merito – dovrebbe ovviamente
rimanere aperto; e senza disgiunzione, dovrebbe pure rimanere aperto anche
l’altro incarto. Ciò, tuttavia, sarebbe causa di grave danno per colui nei
confronti del quale si prospetta un proscioglimento da ogni accusa, ma che
senza colpa non può ottenere chiarimento definitivo della propria posizione.
Tra l’altro, il ragionamento – qui riferito alla prospettiva di non luogo a
procedere o abbandono – vale, in termini analoghi, in tutti i casi in cui sia
possibile definire il destino del procedimento contro uno degli indiziati o
accusati in modo indipendente dagli altri, ad esempio con decreto d’accusa
invece che con atto d’accusa: anche in questi casi potrebbe verificarsi grave
danno per colui che potrebbe vedere tempestivamente definita la propria
posizione, quand’anche con condanna, ma in assenza di disgiunzione si vede
costretto ad attendere l’evoluzione dell’inchiesta nei confronti degli
altri."

(decisione 11.10.2002, GIAR __________)

 

 

Uno dei motivi
di "opportunità" che giustificano la disgiunzione è, quindi, quello
in cui gli accusati non vengono tutti rinviati a giudizio davanti allo stesso
tribunale (si veda anche: Cassazione Zurigo 5.07.1993, confermata dal TF il
6.10.1993, citata in BJP 1996, no. 83; REP 1980 371; REP 1997 n. 93).

Di contro, quando i fatti oggetto d'imputazione sono
strettamente connessi dal profilo oggettivo, vi è partecipazione comune e
contestazione in merito ad aspetti importanti, la disgiunzione può essere
ammessa solo con grande prudenza (DTF 116 Ia 305).

 

d)

Nel caso in esame è pacifico ed incontestato
l'interesse (della giustizia in generale, ma anche per gli stessi accusati) ad
avere un unico giudizio emanato previo dibattimento presenti entrambi gli
accusati. __________ e __________ sono imputati sostanzialmente del medesimo
fatto per rapporto al quale avrebbero agito di concerto (l'uno o l'altro, a
seconda del momento e delle circostanze) nell'ambito dello stesso disegno
concordato e condiviso, come risulta evidente dai loro verbali, in particolare
dalla loro posizione (comune e convergente) circa i motivi (aspetto soggettivo)
del loro agire e quanto portato a loro conoscenza da __________. Quest'ultimo
aspetto è estremamente importante per la valutazione del loro agire al punto
che un giudizio separato è difficilmente immaginabile. Assoluzione o condanna
dipendono dalla valutazione di elementi comuni (e noti ad entrambi) che
debbono, nel limite del possibile, avvenire in un unico giudizio, che li veda
entrambi partecipi anche nella fase degli accertamnti dibattimentali. Trattasi
in sostanza di un caso quasi scolastico in cui la disgiunzione non si
giustifica e sarebbe contraria al principio (anche d'interesse pubblico e non
solo delle "parti") di un equo processo (DTF 116 Ia 305, in
particolare cons. 4 c.).

 

 

5.

 

Alla luce di tutto quanto sopra (assenza di elementi a
favore della disgiunzione e proporzionalità del carcere preventivo sofferto ed
ancora da soffrire) anche nei confronti di __________ deve essere concessa la
proroga richiesta, indipendentemente dal fatto che la stessa sia la conseguenza
di richieste di complemento formulate dal solo __________, ma che comunque
concernono, di fatto, la situazione di entrambi. L'istruttoria non è ancora
conclusa (e non può esserlo nei tempi della prima proroga). Di regola, quando
un'istruttoria concerne più accusati è praticamente ineludibile che i tempi
siano più lunghi che non nei confronti di un solo accusato, già per la
necessità di interrogarli tutti e prospettare a tutti le relative emergenze.
Ciò vale anche in caso di prolungamento dell'istruttoria a seguito di richiesta
di complementi, indipendentemente da chi li formuli (si vedano le sentenze 12
aprile 1999, GIAR 577.98.5 e 9 aprile 2001, GIAR __________). Lo stesso vale
anche nelle situazioni in cui ciò implica mantenimento o proroga del carcere
preventivo quando gli elementi di legge alla base dello stesso sono (ancora)
presenti, come in casa, per tutti.

 

 

6.

 

In conclusione, essendo presenti gravi indizi di reato
(in relazione ad ipotesi di reato di indubbia gravità) e concreto pericolo di
fuga, la proroga richiesta (fino al 15 novembre), sostanzialmente per
permettere la chiusura dell'istruttoria, previa evasione delle istanze presentate
in sede di deposito degli atti (ancorché dal coaccusato ma comunque in
relazione a fatti e circostanze che lo vodono direttamente coinvolto), appare
pure rispettosa del principio di proporzionalità. Non potendosi prevedere se vi
sarà ricorso (e a maggior ragione quale sarà l'eventuale esito) sulle decisioni
del magistrato inquirente di cui si è detto (18 settembre 2003), appare
prudente accogliere integralmente la richiesta, fermo restando l'obbligo di
procedere indilatamente a chiusura dell'istruttoria non appena saranno
realizzate le condizioni che la consentono.

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

viste
le norme applicabili, in particolare gli artt. 260 bis (in relazione con l'art.
112 CP) e 260 ter CP, artt. 111, 112, 122, 183, 184, in relazione con 25,
rispettivamente 21 e 22  CP, nonché 134 CP e 260 bis (in relazione con 111,
183, 122 CP), artt. 95 ss., 102, 103, 279 ss., 284 CPP,

 

 

 

decide

 

 

 

1.     L'istanza è integralmente accolta, il carcere preventivo cui è
astretto __________ è prorogato sino al giorno 15 novembre 2003,
compreso.

 

 

2.     Non si prelevano tasse e spese.

 

 

3.     Contro la presente è dato reclamo alla CRP entro
10 giorni dall'intimazione.

 

 

4.     Intimazione:

         -    PP __________

(con copia delle osservazioni 24 settembre 2003 della
difesa e con inc. MP __________/2003 di ritorno);

         -    avv. __________, per sé e
per __________;

         -    Direzione
PCT, Lugano-Cadro (per conoscenza);

         -    SEPEM,
Taverne-Torricella (per conoscenza). 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
__________