# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 61417014-6a11-5af6-a116-b5ea697e3a4d
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-07-05
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 05.07.2013 V 2013 2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_V-2013-2_2013-07-05.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

V 13 2

1a Camera in qualità di Corte costituzionale

presieduta da

Stecher, e composta dal giudice Audétat e dal presidente 

Meisser, attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 5 luglio 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

A. e cointeressati_____, 
rappresentati dall'Avvocato lic. iur. Ilario Bondolfi, 

ricorrenti
contro

Comune di Roveredo, 
convenuto 1

B._____,
convenuto 2

e

C._____,
rappresentato dall’Avvocato Ulderico Provini, 

convenuto 3

concernente diritti politici (elezioni)

- 2 -

1. A Roveredo, il municipio è eletto con il sistema di voto proporzionale. 

Poiché dall’inizio del 2013 solo due dei cinque municipali 

democraticamente eletti dal popolo facevano ancora parte dell’esecutivo 

e considerato che dai partiti non venivano presentati dei subentranti, 

l’esecutivo comunale, presieduto da un commissario governativo, dava 

avvio alla procedura per un’elezione suppletiva del municipio per la 

legislatura 2011-2014 e fissava, come data per la presentazione delle 

liste dei candidati, il 13 marzo 2013. Il 20 marzo 2013 il Municipio di 

Roveredo pubblicava le cinque liste pervenute, quattro delle quali 

proponenti un solo candidato e una contenente due candidati, precisando 

che i canditati – intesi erano C._____ (lista R., sulla quale figuravano due 

candidati) e B._____ (lista N.) - sarebbero stati eleggibili solo qualora 

fossero risultati “formalmente ed effettivamente domiciliati a Roveredo al 

momento dell’elezione”. 

2. Contro questa pubblicazione, il 28 marzo 2013, A. e cointeressati_____ 

interponevano ricorso al Tribunale amministrativo dei Grigioni per 

violazione del loro diritto di voto, chiedendo che C._____ e B._____ 

venissero stralciati dalle rispettive liste. Il primo non sarebbe stato 

domiciliato a Roveredo al momento della presentazione delle liste e 

attualmente pretenderebbe di esserlo pur rifiutando di fornire un recapito. 

B._____ avrebbe invece trasferito il proprio domicilio da O.1._____ a 

Roveredo solo in vista dell’introduzione delle liste, per poi domiciliarsi 

nuovamente a O.1._____, onde non perdere la patente di notaio ticinese. 

Per i ricorrenti, il domicilio politico giusta la normativa cantonale 

equivarrebbe al domicilio civile. I due candidati in oggetto non avrebbero 

conseguentemente avuto il loro domicilio sul territorio comunale al 

momento della presentazione delle liste. Determinante sarebbe stato però 

propriamente questo momento, non essendo più possibile - dopo la 

presentazione delle liste o dopo l’elezione - rinunciare al mandato se non 

- 3 -

per motivi di incompatibilità. Contemplando poi la normativa comunale la 

possibilità di elezioni tacite, i candidati dovrebbero essere direttamente 

eleggibili il giorno del deposito delle liste, come sarebbe del resto previsto 

dalla normativa cantonale anche per l’elezione dei membri dei tribunali 

distrettuali. La diversa regola conosciuta dal diritto federale non sarebbe 

nell’evenienza applicabile e una differente soluzione potrebbe comportare 

la violazione del divieto di esercitare i propri diritti politici in più di un 

cantone. 

3. Nella presa di posizione del 23 aprile 2013, il Comune di Roveredo si 

rimetteva al giudizio del Tribunale amministrativo e precisava che il 

candidato C._____ avrebbe comunicato al municipio il 12 aprile 2013 di 

avere l’intenzione di risiedere a Roveredo dal 1. maggio 2012 (recte: 

2013) presso uno stabile attualmente non ancora abitabile, in quanto in 

via di edificazione. 

4. Nella propria risposta di causa, C._____ chiedeva la reiezione del ricorso. 

Egli sarebbe iscritto nel catalogo dei votanti di Roveredo dal 20 marzo 

2013 e verrebbe ad essere pertanto certamente domiciliato a Roveredo il 

quinto giorno precedente l’elezione. Il candidato della lista R. non 

contesterebbe di non essere stato domiciliato a Roveredo al momento 

della presentazione delle liste, ma reputa decisivo il momento dell’ele-

zione o della pubblicazione delle liste. Essendo domiciliato a Roveredo 

dalla pubblicazione dei candidati, egli sarebbe regolarmente eleggibile. 

Se poi al momento dell’elezione un candidato non dovesse essere 

domiciliato a Roveredo, questo costituirebbe un motivo d’ineleggibilità che 

nel sistema proporzionale andrebbe a favore del primo subentrante o di 

un altro candidato dello stesso gruppo. In questo senso quindi l’assenza 

di domicilio di un candidato non comporterebbe gli inconvenienti ventilati 

nel ricorso. Per il resto, C._____ non vedrebbe motivi per non ritenere 

- 4 -

sufficiente la condizione che imporrebbe la presa di un domicilio al più 

tardi il quinto giorno prima dell’elezione, come previsto dal diritto 

cantonale in materia di elezioni al Consiglio nazionale. Infine verrebbe 

decisamente contestata la possibilità, ventilata nel ricorso, di poter 

esercitare i diritti politici sul territorio di più comuni contemporaneamente, 

dato che il candidato sarebbe iscritto nel catalogo elettorale di Roveredo 

dal trasferimento della propria fede d’origine e non potrebbe pertanto più 

votare presso il comune dove avrebbe detenuto il proprio domicilio 

anteriore. 

5. Anche B._____ concludeva alla reiezione del ricorso, reputando del tutto 

legittima la scelta operata quanto alla presa ed al successivo 

trasferimento del domicilio da O.1._____ a Roveredo e da Roveredo a 

O.1._____. Per il resto, del tutto esenti da dubbi legati all’effettività del 

domicilio o alla presenza di motivi d’incompatibilità delle cariche non 

andrebbero né i ricorrenti, né gli altri candidati in lizza e neppure i due 

municipali già in carica. Per quanto riguarda la questione materiale, il 

convenuto 2 invitava il Tribunale amministrativo a voler decidere in 

ossequio al principio della proporzionalità ed a ingerire pertanto nel minor 

modo possibile nei diritti civici dei cittadini. 

6. Il 14 maggio 2013 il comune convenuto precisava che B._____ avrebbe 

notificato il suo arrivo il 13 marzo 2013 depositando la fede d’origine e il 

20 marzo successivo avrebbe richiesto l’annullamento del trasferimento e 

il ritorno degli atti al Comune di O.1._____. C._____ avrebbe notificato il 

suo arrivo il 14 marzo 2013 e lo stralcio dal catalogo elettorale del 

Comune di O.2._____ sarebbe avvenuto il 13 marzo 2013. Al comune 

convenuto l’atto di origine sarebbe pervenuto il 20 marzo 2013. La notifica 

di arrivo non avrebbe indicato il numero del fabbricato dove il nuovo 

cittadino avrebbe abitato. Su ripetuta richiesta dell’autorità comunale il 

- 5 -

candidato avrebbe poi, in data 12 aprile 2013, fornito un diverso indirizzo 

del recapito indicato in precedenza, pretendendo di abitare presso una 

persona privata e di avere l’intenzione di trasferirsi nel nuovo 

appartamento in via di costruzione dal 1. maggio 2013. A tutt’oggi lo 

stabile non sarebbe ancora abitabile. 

7. Nella replica alla presa di posizione di C._____, i ricorrenti ribadivano che 

questi non sarebbe in effetti mai stato domiciliato sul territorio del comune 

di Roveredo, indipendentemente da quanto attestato dal catalogo 

elettorale. Questo candidato non potrebbe pertanto andare in votazione. 

Parimenti anche B._____ non sarebbe mai stato effettivamente 

domiciliato a Roveredo e, a parte il tono polemico, nelle proprie 

osservazioni sul ricorso il candidato non addurrebbe alcun elemento di 

rilievo per dirimere la qui controversa questione del domicilio. 

8. Come il Comune di Roveredo rinunciava a duplicare l’11 giugno 2013, 

anche B._____ nella propria duplica rinviava alle considerazioni già fatte 

in precedenza. Il convenuto 2 reputava del tutto irrilevante il fatto che la 

città di O.1._____ non avesse neppure registrata la sua partenza, non 

modificando tale concezione l’indubbia elezione di domicilio a Roveredo 

giusta la documentazione prodotta. 

9. Nella propria duplica, C._____ ribadiva l’elezione di domicilio nel Comune 

di Roveredo, essendo iscritto nel catalogo elettorale e non avendo 

l’esecutivo contestata l’esistenza di un domicilio in detto luogo. L’unico 

motivo per cui abiterebbe presso una persona privata sarebbe legato alla 

mancata ultimazione - entro il termine che si sarebbe prefissato - dell’ap-

partamento in via di edificazione da parte da parte della ditta di cui 

sarebbe proprietario. Sarebbe però sua ferma intenzione risiedere a 

Roveredo. Come iscritto nel catalogo elettorale il convenuto 3 avrebbe 

- 6 -

indubbiamente la capacità di eleggere e, quale corollario della prima, 

anche quella di essere eletto.

10. Già in data 8 aprile 2013 al ricorso veniva conferito l’effetto sospensivo e 

l’elezione veniva sospesa fino a giudizio conosciuto sulla presente 

vertenza. 

Considerando in diritto:

1. E’ controversa la questione si sapere se i candidati in lizza per l’elezione 

suppletiva del municipio siano eleggibili a condizione che abbiano il loro 

domicilio sul territorio comunale al momento dell’elezione, come stabilito 

nella pubblicazione ufficiale delle liste, o se due di essi debbano essere, 

come preteso dai ricorrenti, stralciati dalle liste ufficiali, per non aver 

avuto, o per aver detenuto solo in modo fittizio, il loro domicilio sul 

territorio del comune convento al momento della presentazione delle liste. 

La controversia è legata, per il convenuto 3, alla pretesa assenza di 

domicilio sul territorio comunale al momento della presentazione delle 

liste e, per il convenuto 2, alla creazione di un semplice domicilio fittizio 

onde consentire una candidatura altrimenti improponibile. 

2. Giusta l'art. 57 cpv. 1 lett. b della legge sulla giustizia amministrativa 

(LGA; CS 370.100), in veste di Corte costituzionale il Tribunale 

amministrativo giudica ricorsi contro attentati al diritto di voto, nonché 

elezioni e votazioni. In caso di ricorsi contro attentati al diritto di voto, 

nonché contro elezioni o votazioni il termine è di dieci giorni dalla 

pubblicazione ufficiale dei risultati della votazione (vedi art. 60 cpv. 1 lett. 

b LGA). E' legittimato a ricorrere contro attentati al diritto di voto, nonché 

contro elezioni e votazioni chiunque abbia diritto di voto nel rispettivo 

- 7 -

circondario elettorale o di votazione (art. 58 cpv. 2 LGA). Nell’evenienza 

l’istanza è stata presentata entro 10 giorni dalla pubblicazione delle liste 

ed è pertanto indubbiamente tempestiva e la legittimazione al ricorso è 

data, essendo i ricorrenti maggiorenni e domiciliati nel comune 

convenuto. E’ allora irrilevante sapere se tutti gli istanti abbiano un 

domicilio effettivo a Roveredo, essendo almeno una parte di questi 

incontestabilmente legittimati a ricorrere (PTA 2012 no. 7 cons. 1c). 

3. a) Il ricorso contro attentati al diritto di voto include il diritto di eleggere e di 

essere eletto e permette di invocare la violazione di tutte le disposizioni 

che sono in relazione con l’esercizio dei diritti politici (DTF 123 I 97 cons. 

1b/aa e 120 Ia 194 cons. 1b). Con il ricorso contro attentati al diritto di 

voto possono in particolare essere fatte valere anche violazioni di 

disposizioni sull’incompatibilità e sull’ineleggibilità (DTF 123 I 97 cons. 1 e 

119 Ia 167 cons. 1). L’obbligo di eleggere il domicilio in un determinato 

luogo non conta tra le disposizioni sull’incompatibilità in senso classico, 

ma rappresenta solitamente una condizione legale per l’esercizio del 

mandato nel senso che si parte dal presupposto che il candidato, una 

volta eletto, prenderà pure domicilio nel rispettivo comune o cantone e 

che se non dovesse farlo, non potrà entrare in carica (DTF 128 I 37 cons. 

1d). Per l’elezione dei municipali, questa situazione è ad esempio tipica 

dei Cantoni Soletta e Turgovia, dove i candidati in lizza non devono avere 

il loro domicilio sul territorio comunale il giorno della votazione, ma al 

momento della loro entrata in carica. Nel cantone di San Gallo, l’esigenza 

di eleggere domicilio sul suolo comunale può addirittura avvenire dopo 

l’inizio del mandato. Diversa è invece la situazione quando l’obbligo di 

eleggere il domicilio è una condizione di eleggibilità. In questi casi, 

l’assenza di domicilio non permette al candidato di essere eletto e lo 

stesso non può neppure iniziare il proprio mandato (DTF 128 I 37 cons. 

1d; HANGARTENER/KLEY, Die demokratischen Rechte in Bund und 

- 8 -

Kantonen der Schweizerischen Eidgenossenschaft, Zurigo 2000, 

marginali 224 s. e 243 ss.). Questa è la situazione conosciuta dalla 

maggior parte degli altri cantoni Svizzeri tra i quali anche i Grigioni. 

Contrariamente al nostro cantone però, alcuni cantoni svizzeri conoscono 

ancora un periodo di carenza (HANGARTENER/KLEY, op. cit., marginali 

124). In ogni caso, trattandosi di disposizioni che riguardano l’eleggibilità, 

rispettivamente l’ineleggibilità, il presupposto del domicilio è quindi una 

questione propria a tangere il diritto di voto dei cittadini ed è pertanto 

deferibile a questo Giudice nell’ambito di un ricorso contro attentati al 

diritto di voto.

b) In ossequio alla prassi di questo Giudice, per potersi appellare mediante 

ricorso a errori o vizi di procedura avvenuti nel corso di una votazione o di 

un’elezione, è indispensabile che questi difetti vengano fatti valere 

tempestivamente e quindi per quanto possibile prima della votazione o 

dell’elezione stessa, per evitare che il cittadino insorga contro una 

votazione o un’elezione solo dopo essere venuto a conoscenza del 

risultato conseguito (cfr. PTA 2012 ni. 3 e 7, 1997 no. 4, 1988 no. 1, 1996 

no. 4, 1985 no. 3). Nell'evenienza, anche questo presupposto è stato 

rispettato, essendo i ricorrenti tempestivamente insorti adducendo la 

pretesa ineleggibilità di due dei candidati in corsa per il municipio già al 

momento della pubblicazione delle liste e prima quindi dell’elezione. 

4. a) Per quanto ha tratto al diritto applicabile, la legge sui diritti politici nel 

Cantone dei Grigioni (LDPC; CS 150.100) disciplina le elezioni e votazioni 

in affari cantonali, distrettuali e di circolo. Giusta il capoverso 3 di detto 

disposto le disposizioni cantonali si applicano per analogia alle votazioni 

ed elezioni in affari comunali, per quanto il diritto comunale non preveda 

disposizioni al riguardo. Nell’evenienza il comune convenuto si è dotato di 

una propria regolamentazione in materia tramite lo Statuto comunale 

- 9 -

(Costc) e il regolamento comunale sulle elezioni e votazioni (REV). In 

base all’art. 5 Costc, il diritto di voto spetta a tutte le persone di 

cittadinanza svizzera che hanno compiuto il diciottesimo anno d’età, che 

sono domiciliate nel Comune o risiedono all’estero, e che godono dei 

diritti civili. Giusta l’art. 7 Costc, il diritto di eleggibilità spetta a tutte le 

persone di cittadinanza svizzera che hanno compiuto il diciottesimo anno 

d’età, che sono domiciliate nel Comune o risiedono all’estero, e che 

godono dei diritti civili. Per le condizioni di eleggibilità, analogamente a 

quanto previsto dallo Statuto comunale, l’art. 1 REV, precisa che il diritto 

di voto e di eleggibilità spetta ai cittadini svizzeri e alle cittadine svizzere 

che godono dei diritti civili, che hanno compiuto 18 anni e che sono 

domiciliati e domiciliate nel comune (cpv. 1). Ad eccezione della 

situazione per le svizzere e gli svizzeri all’estero, in base alla legislazione 

comunale è conseguentemente innegabile che il domicilio sia un 

presupposto per essere eletto e non solo una condizione per l’esercizio 

del mandato. Come non viene del resto neppure contestato, la persona 

che non ha domicilio sul territorio del comune convenuto non è eleggibile.

b) Resta da stabilire se l’elezione di domicilio debba già essere intervenuta 

al momento della deposizione delle liste o se basta invece che la 

condizione di eleggibilità sia soddisfatta al momento dell’elezione, come 

espressamente statuito dall’esecutivo nella pubblicazione qui impugnata. 

La normativa comunale è al proposito silente e l’art. 35 cpv. 3 REV 

prevede che qualora non tornasse applicabile il presente regolamento, 

facciano stato a titolo sussidiario le norme della legge federale sui diritti 

politici inerenti l’elezione del Consiglio Nazionale di volta in volta in vigore 

(LDP; RS 161.1). Come legislazione d’applicazione, il legislatore 

cantonale ha al proposito emanata anche la relativa ordinanza 

sull’elezione dei consiglieri nazionali (OECN; CS 150.300). Allo stato 

attuale delle cose, per essere eletti in Consiglio Nazionale basta avere il 

- 10 -

proprio domicilio in Svizzera. Sulla particolare questione legata al 

domicilio il rinvio di cui all’art. 35 cpv. 3 REV non è pertanto 

specificatamente di alcun aiuto. Nel proprio ricorso i ricorrenti elencano 

allora tutta una serie di motivi che imporrebbero la presa di un domicilio 

nel comune già a partire della data del deposito delle candidature. 

c) Per gli istanti, con il deposito delle liste e la loro sottoscrizione la 

candidatura diverrebbe vincolante per gli interessati e solo in questo 

modo sarebbe possibile controllare se gli stessi si prestino o meno ad 

essere eletti. Per questo le condizioni di eleggibilità dovrebbero essere 

soddisfatte a partire da detto momento. Nel sistema di voto proporzionale, 

la procedura che precede l’elezione è caratterizzata dal deposito delle 

candidature, dell’epurazione delle stesse (art. 10 cpv. 4 REV) e poi dalla 

pubblicazione ufficiale delle liste. E’ pertanto intrinseco al sistema di 

epurazione delle liste, che anche dopo la deposizione delle stesse vi 

siano candidati che vengano radiati (ad esempio perché candidati di due 

liste), pur avendo questi convalidata la loro candidatura apponendo la loro 

firma sulla lista (art. 10 cpv. 2 prima frase REV). In questo senso pertanto, 

la pretesa che dopo la sua deposizione la lista non possa più subire 

modifiche non è corretta. La normativa comunale in materia di elezioni e 

votazioni non prevede nulla quanto alla possibilità di sostituire candidati 

nell’ambito dell’epurazione delle liste, ma l’art. 29 LDP, disposizioni a cui 

l’art. 35 cpv. 3 REV rinvia in generale, assegna al cantone, nel capitolo 

riservato all’elezione al Consiglio nazionale, il compito di esaminare le 

proposte e di assegnare al rappresentante dei firmatari un termine per 

rettificarle, per modificare denominazioni che si prestano a confusione e 

per sostituire i candidati stralciati d'ufficio. Per questi nuovi candidati, la 

questione delle condizioni di eleggibilità non può necessariamente porsi 

che dopo la data di presentazione delle liste, fatto che potrebbe 

ingenerare pertanto una diversità di trattamento tra candidati in lizza per 

- 11 -

lo stesso mandato e che non depone a favore della tesi di ricorso. Come 

poi praticamente comprovato anche dalla candidatura del convenuto 2, 

con l’adempimento della condizione legata al domicilio già a partire dalla 

data di presentazione delle liste non vi è comunque alcuna garanzia che il 

domicilio sussista ancora al momento dell’elezione stessa, mentre 

dovrebbe essere innegabile – come tutte le parti al procedimento 

concordano - che a quel momento la condizione vada in ogni caso 

soddisfatta. 

d) Il principale motivo per cui le condizioni di eleggibilità andrebbero 

soddisfatte già al momento della presentazione delle liste viene dai 

ricorrenti intravisto nella possibilità data dalla normativa comunale di 

procedere a delle elezioni tacite. Tale conclusione troverebbe la propria 

giustificazione se la presentazione dei candidati e l’elezione tacita 

avvenissero in un unico atto, ma così non è. In conformità al REV, anche 

nell’elezione tacita occorre, dopo la presentazione delle candidature, 

previamente procedere all’epurazione delle liste, alla quale possono 

seguire eventuali patteggiamenti tra rappresentanti delle diverse fazioni 

“per eventualmente addivenire a nomine tacite” giusta quanto previsto 

all’art. 12 REV, e solo in un secondo tempo avviene l’avviso all’albo 

comunale da parte dell’esecutivo. Nel caso di patteggiamenti in vista di 

nomine tacite, lo stralcio di un candidato è ammesso solo con il suo 

consenso scritto (art. 12 REV). L’iter che caratterizza la nomina tacita non 

permette però in queste condizioni di concludere che le condizioni di 

eleggibilità vadano imperativamente adempiute già al momento della 

presentazione delle liste giacché è possibile, in applicazione alla 

normativa comunale, apportare anche in questa eventualità delle 

modifiche alle candidature, nel senso di stralci automatici (art. 10 REV) o 

con il consenso del candidato (art. 12 REV). In ogni caso, poiché spetta 

all’esecutivo dichiarare la nomina tacita mediante avviso all'albo pubblico, 

- 12 -

dovrebbe per questo gremio essere senz’altro possibile stabilire 

chiaramente se al momento della dichiarazione il candidato sia eleggibile, 

in quanto domiciliato, o meno. Non vi sono pertanto motivi imperativi per 

ritenere che il domicilio debba essere dato sin dalla presentazione delle 

candidature, per il fatto che la normativa comunale conoscerebbe le 

nomine tacite. 

e) ll rinvio alle disposizioni sull’elezione tacita dei membri dei tribunali 

distrettuali di cui agli art. 19a ss. LDPC non giova neppure alla tesi di 

ricorso. In primo luogo, per quanto esposto al considerando 4a che 

precede, la normativa cantonale non trova nell’evenienza applicazione, 

avendo il comune convenuto adottata una propria regolamentazione e 

dichiarando il REV applicabile a titolo sussidiario non la normativa 

cantonale in materia di diritti politici bensì quella federale, valida per le 

elezioni del Consiglio nazionale. In alcuni casi – vedi ad esempio l’art. 21 

cpv. 1 REV - la normativa comunale rinvia al diritto cantonale, ma tale 

rinvio è legato ad una specifica questione e non è di carattere generale. 

Le elezioni dei membri dei tribunali distrettuali avvengono poi con il 

sistema di voto maggioritario e non con quello proporzionale. Nel sistema 

proporzionale, anche se un candidato non dovesse rivelarsi eleggibile, i 

voti che questi raccoglie andrebbero comunque a favore del suo gruppo 

come voti di partito ed eventualmente quindi di un altro candidato dello 

stesso gruppo. Concretamente, gli istanti chiedono un’applicazione 

analoga dell’art. 19f cpv. 4 LDPC, stando al quale una volta scaduto il 

termine di annuncio, non è più possibile eliminare vizi e quale difetto 

insanabile essi intendono il difetto di domicilio. In effetti, nel Messaggio 

del Governo al Gran Consiglio del 2010-2011 la verifica progressiva delle 

proposte di candidatura giusta il primo capoverso dell’art. 19f era reputata 

includere anche l’esigenza del domicilio (vedi Messaggio citato a pag. 

10), benché tale intenzione, sia quanto alla qualifica del difetto che per 

- 13 -

quanto attiene all’esigenza del domicilio stesso, non risulti comunque 

espressamente dal testo legale. La disposizione di cui al capoverso 4 

trova però la propria giustificazione nella necessità - espressamente 

sottolineata dal Governo nel proprio Messaggio - di procedere ad una 

verifica progressiva delle candidature e dalla conseguente possibilità di 

correggerle prima della scadenza del termine (vedi art. 19f cpv. 2 LDPC). 

A livello comunale, la situazione non è necessariamente tale, ma la 

verifica delle candidature può avvenire e avviene solitamente dopo il 

termine di presentazione delle liste, quindi ad un’epoca alla quale 

secondo l’art. 19f cpv. 4 LPDC non sarebbe più possibile sanare alcun 

vizio, ciò che però non corrisponde neppure alla volontà del legislatore 

cantonale, che prevede espressamente tale possibilità anche all’art. 19f 

cpv. 2 LPDC. Ne consegue che anche quanto previsto dalla legislazione 

cantonale per l’elezione tacita dei membri dei tribunali distrettuali non 

rafforza necessariamente le tesi di ricorso.  

f) Per i ricorrenti sarebbe poi aberrante che un candidato come il convento 2 

possa esercitare indisturbato i propri diritti politici nel Catone Ticino ed 

essere candidato nei Grigioni. Una tale agire contravverrebbe all’art. 39 

cpv. 3 Cost il quale sancisce che nessuno possa esercitare i diritti politici 

in più di un Cantone. Questo articolo costituzionale non è stato introdotto 

per impedire il verificarsi di situazioni come quella che si presenta nel 

caso in oggetto, poiché il requisito del domicilio per esercitare il diritto 

voto (attivo) era reputato bastare in generale per ovviare alla possibilità di 

esercitare il diritto di voto in due luoghi, non essendo possibile avere due 

domicili civili contemporaneamente. La norma era invece stata introdotta 

per evitare ingerenze territoriali tra cantoni dopo che il Giura, cantone nel 

quale era stato introdotto il voto ai 18enni allorquando in Svizzera la 

maturità politica era ancora generalmente fissata a 20anni, aveva 

accordato il diritto di voto ai giurassiani tra i 18 ed i 20 anni che abitavano 

- 14 -

in un cantone dove non potevano ancora esercitare tale diritto prima del 

compimento del ventesimo anno d’età (ANDREAS KLEY, St. Galler 

Kommentar all’art. 39 Cost, 2a edizione, Zurigo e altri 2013, marginale 

12). In applicazione all’art. 39 cpv. 3 Cost, un cittadino può votare solo in 

un cantone, ma può essere candidato in un altro, dove ad esempio il 

requisito del domicilio non è richiesto, non essendo il domicilio 

imperativamente presupposto per l’esercizio del diritto di voto passivo 

(vedi HANGARTENER/KLEY, op.cit., marginale 237). Per il resto, il convenuto 

2 non può contemporaneamente votare o eleggere in due cantoni diversi, 

poiché egli è attualmente domiciliato solo in Ticino. Per il convenuto 3 la 

situazione è la stessa, essendo questi iscritto solo nel catalogo elettorale 

del comune convenuto egli può esercitare il proprio diritto di voto solo 

presso detta comunità. 

g) Per gli istanti, la soluzione auspicata nel ricorso permetterebbe poi di 

rispettare al meglio l’obbligo di trasparenza che l’autorità ha nei confronti 

degli elettori. Questi avrebbero il diritto di sapere se le persone in lizza 

siano o meno eleggibili e tale diritto potrebbe essere salvaguardato solo 

ammettendo quali candidati coloro che adempiono fin dall’inizio le 

condizioni di eleggibilità e che quindi avrebbero il loro domicilio sul 

territorio comunale al momento della presentazione delle liste. 

L’argomentazione è plausibile, ma non giustifica per questo un diverso 

giudizio. Come è già stato esposto in precedenza, la legislazione 

comunale è silente su questa questione e la restrizione che gli istanti 

intenderebbero imporre agli attuali candidati non è di portata indifferente. 

Nel caso concreto, con la pubblicazione delle liste, il municipio ha esposta 

agli aventi diritto di voto la particolare situazione di due dei candidati e 

ribadita la necessità che essi risultino domiciliati effettivamente sul 

territorio comunale al momento dell’elezione. Ne consegue che i votanti 

erano stati resi attenti alla problematica in oggetto e con questo il dovere 

- 15 -

di trasparenza va reputato per quanto possibile salvaguardato. E’ vero 

che al momento dell’elezione per l’elettore non sarà forse possibile 

sapere con certezza se il candidato eletto potrà effettivamente esercitare 

il proprio mandato, ma tale insicurezza si verifica anche ogni volta che la 

candidatura di una persona può essere affetta da incompatibilità con 

quella di un altro candidato o con una persona già eletta. Anche in questi 

casi non è dato sapere se la persona prescelta potrà effettivamente 

anche esercitare il mandato per cui è stata eletta, benché evidentemente 

la condizione del domicilio è presupposto per l’elezione e quindi ha 

comunque una portata giudica diversa dalle altre norme 

sull’incompatibilità. Come è già stato esposto in precedenza poi, anche il 

fatto di essere domiciliato nel comune al momento della presentazione 

della candidatura non è comunque garanzia del mantenimento del 

domicilio anche al momento dell’elezione. 

h) Gli istanti invocano poi gli art.10 cpv. 2 Costc e 31 REV, giusta i quali 

l’unico motivo per non accettare una carica in caso di elezione sarebbe 

l’incompatibilità e non la mancanza di domicilio. Per quanto esposto in 

precedenza, è incontestato che al momento dell’elezione il candidato 

debba avere il proprio domicilio sul territorio comunale, altrimenti non può 

neppure essere validamente eletto, per cui la questione di sapere a quali 

condizioni egli non possa accettare la carica neppure si pone.

5. a) Giusta l’art. 2 REV, il catalogo elettorale può venir consultato in ogni 

momento dagli aventi diritto di voto e viene messo a disposizione dei 

capigruppo dei partiti che partecipano alle nomine comunali (cpv. 2) 

Prima di un’elezione o di una votazione, vanno fatte iscrizioni o radiazioni 

fino a due giorni prima dell’inizio della votazione anticipata se risulta che 

alla data di votazione sono adempiute le condizioni di partecipazione 

(cpv. 3). Anche se solo implicitamente, questo disposto lascia però 

- 16 -

perlomeno presupporre la legittimità dell’affermazione fatta dal comune 

convenuto nella pubblicazione delle liste qui contestata. Le iscrizioni nel 

catalogo elettorale e quindi la facoltà di poter esercitare il diritto di voto e 

di essere eletto è data se al momento della richiesta di iscrizione le 

condizioni per il suo esercizio non sono ancora soddisfatte, ma lo saranno 

almeno due giorni prima che inizi la procedura di elezione, con la 

votazione anticipata. Una regola analoga, anche se con termini diversi, è 

conosciuta pure dal diritto cantonale all’art. 5 della LDPC a cui l’art. 6 

OECN espressamente rinvia. Avendo però la normativa comunale 

prevista la possibilità di modificare il catalogo elettorale a delle condizioni 

più severe (termini più lunghi) di quelle previste dal diritto cantonale, sono 

le norme previste dal REV ad essere determinanti per l’elezione 

comunale. Alla luce delle considerazioni che precedono, per il Tribunale 

amministrativo l’agire dell’esecutivo non dà adito a critiche. Senza una 

diversa disposizione al riguardo non vi è motivo per ritenente che 

relativamente alla specifica questione del domicilio la stessa regola che 

vale per l’esercizio stesso del diritto di voto non possa trovare analoga 

applicazione, anche perché solitamente la presa di un domicilio politico va 

di pari passo con la presa di un domicilio civile. 

b) Come risulta dal considerando 4 che precede, i motivi invocati dagli istanti 

per ritenere imperativa la necessità di avere il proprio domicilio sul 

territorio comunale già al momento della presentazione delle liste, anche 

se per certi versi comprensibili, non meritano protezione. Non avendo la 

normativa comunale disciplinata espressamente la questione, non si 

giustifica imporre a posteriori in questa sede una restrizione dei diritti 

politici, senza che ve ne sia un’impellente necessità (cfr. anche DTF 134 I 

177 cons. 2.1). Per questo quanto deciso dall’esecutivo nella propria 

pubblicazione merita conferma e per essere eletti i candidati dovranno 

avere l’esercizio dei diritti politici e il loro domicilio effettivo sul territorio 

- 17 -

comunale al momento dell’elezione nel senso esposto nella presente 

sentenza. 

c) Onde evitare inutili discussioni future va comunque precisato che qualora 

la legge non preveda altrimenti, nel nostro cantone (sentenze del 

Tribunale federale 1C_373/2007 del 6 agosto 2008 e 1P.511/2006 del 12 

dicembre 2006) la nozione di domicilio politico va intesa come domicilio ai 

sensi dell’art. 23 del Codice civile svizzero (CC; RS 210). La costituzione 

del domicilio presuppone allora l’esistenza di due condizioni cumulative: 

la relazione territoriale, ossia la residenza o la dimora in un determinato 

luogo (condizione oggettiva), e una relazione personale, ossia l'intenzione 

di stabilirsi in detto luogo durevolmente (condizione soggettiva). Il 

concetto di domicilio ai sensi dell'art. 23 CC presuppone pertanto la 

residenza effettiva in un determinato luogo, anche se la durata del 

soggiorno non riveste importanza decisiva, e l'intenzione, non solo 

astratta, ma concretamente manifestata di stabilirsi durevolmente nel 

luogo prescelto. Il principio basilare a fondamento dell'art. 23 cpv. 1 CC è 

che i cittadini abbiano il loro domicilio dove mantengono il centro delle 

loro relazioni personali (DTF 127 V 238 cons. 1, 120 III 8 cons. 2b, 97 II 3 

cons. 3, 85 II 322 cons. 3). La precisazione fatta dall’esecutivo quanto 

all’effettività del domicilio, anche considerati i precedenti di almeno uno 

dei candidati in lizza, sfugge pertanto a qualsiasi censura.  

6. In conclusione, per i motivi indicati in precedenza il ricorso deve essere 

respinto e giusta quanto previsto all’art. 73 LGA le spese occasionate dal 

presente procedimento seguono la soccombenza in applicazione all’art. 

78 LGA, nella procedura di ricorso, la parte soccombente viene di regola 

obbligata a rimborsare alla parte vincente le spese necessarie causate 

dalla procedura (cpv. 1). Ai comuni non vengono di regola assegnate 

ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali 

- 18 -

(cpv. 2). Nell’evenienza, solo il convenuto 3 ha diritto alle ripetibili. Nella 

nota d’onorario del 2 luglio 2013, accanto alla tariffa oraria di fr. 250.-- 

vengono separatamente conteggiate delle spese di cancelleria pari al 5 % 

dell’onorario e delle spese vive per invio e telefonate. Giusta la prassi di 

questa sede, o il computo delle spese avviene tramite percentuale 

sull’onorario o in base ai costi sostenuti. Nell’evenienza pertanto, le spese 

di cancelleria in percento dell’onorario vengono detratte dall’importo 

complessivo essendo incluse nella tariffa oraria. Per il resto i restanti fr. 

4’671.-- sono reputati compresivi di IVA. Il convenuto 2, in qualità di 

avvocato in una causa propria non ha diritto a indennità di parte, perché 

le indispensabili premesse non sono nell’evenienza date (DTF 125 II 518 

cons. 5b e 110 V 72 cons. 7). L’enorme dispendio di tempo fatto valere 

dall’avvocato convenuto 2, di 57 ore e 15 minuti, oltre tre volte tanto 

quanto fatturato dagli altri due colleghi, non trova alcuna giustificazione 

oggettiva dalla complessità della causa e le argomentazioni che lo stesso 

adduce nelle proprie memorie, in gran parte non pertinenti, non hanno 

che marginalmente contribuito a dirimere la vertenza. In ogni caso 

l’indennità a cui l’interessato può aver diritto nella propria causa si riduce 

alla rifusione parziale per i dispendi sostenuti e non può essere calcolata 

in base all’onorario di un avvocato. Il dispendio di tempo deve poi in 

questa sede essere ridotto ad un numero di ore equivalente circa a quelle 

fatturate dagli altri due colleghi. L’impiego di due giornate lavorative 

sull’arco di circa tre mesi per la difesa dei propri interessi non esula però 

dal normale quadro di quanto è dal Tribunale federale ritenuto normale 

nella gestione di una causa propria. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

- 19 -

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 444.--

totale fr. 944.--

il cui importo sarà versato da A. e cointeressati_____, tutti in Roveredo, 

responsabili in solido, entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. A. e cointeressati_____, responsabili in solido, versano a C._____ fr. 

4'671.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili. 

4. B._____ non ha diritto a ripetibili. 

5. [Vie di diritto]

6. [Comunicazioni]