# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5ff60420-c15b-511d-9b10-6bf2afbb3966
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-11-19
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 19.11.1997 12.1997.57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1997-57_1997-11-19.html

## Full Text

Incarto n.

  12.97.00057

  	
  Lugano

  19 novembre 1997/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa,
  vicepresidente 

  Zali e Pellegrini (quest’ultimo in sostituzione del giudice Cocchi, astenuto)

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

   

  

 

 

sedente
per statuire nelle cause congiunte - inc. no. OA.94.00721 (già 123/87 e 114/91) della Pretura del distretto di Lugano, Sezione 1 -
promosse con petizioni 20 ottobre 1987 e 9 settembre 1991 da

 

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall’avv. __________  

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

	
   

  	
  __________,
  e per esso, defunto, gli eredi:  

  __________ 

  __________

  __________ 

  tutti
  rappr. dall’avv. __________

   

  

 

con
cui l’attore ha chiesto il disconoscimento di un debito di complessivi fr.
530’000.- oltre interessi di cui alle esecuzioni n. __________, __________,
__________ e __________ dell’UE di Lugano;

 

domande
avversate dai convenuti e che il Pretore, con sentenza 28 gennaio 1997, ha
parzialmente accolto, accertando che il debito di cui all’esecuzione n. 94736
era disconosciuto limitatamente all’importo di fr. 19’500.- oltre interessi al
6% dal 31.3.1972;

 

appellante
l’attore con atto di appello 3 marzo 1997 con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso che, in accoglimento delle petizioni, l’intero
debito posto in esecuzione sia integralmente disconosciuto; il tutto, con
protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre
i convenuti con osservazioni 28 marzo 1997 hanno postulato la reiezione del gravame,
protestando spese e ripetibili;

 

letti
ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

                                  A.   In data 9 ottobre
1970 __________ in qualità di venditore e __________ in qualità di acquirente,
quest’ultimo rappresentato da __________, hanno sottoscritto un contratto
avente per oggetto la vendita di 12’500 azioni della società __________ di
__________; in base agli accordi, il prezzo della transazione, indicato in US$
320’000.-, avrebbe dovuto essere pagato mediante l’emissione di quattro pagherò
cambiari da US$ 80’000.- cadauno con scadenza 31 marzo 1972 (doc. C inc.
114/91).

                                         I quattro vaglia cambiari
emessi, che per le loro carenze formali -mancanza del luogo di emissione e
della menzione “pagherò”- in realtà costituivano semplici riconoscimenti di
debito, sono stati sottoscritti sia da __________ sia da __________ (cfr. gli
originali, doc. 4, 5, 6 inc. 114/91 e doc. B inc. 1055/84 ro).

 

 

                                  B.   __________, ritenendo
che il prezzo di vendita non gli sia stato soluto, ha promosso nei confronti di
__________ quattro esecuzioni, ciascuna per il corrispettivo in franchi
svizzeri della somma di US$ 80’000.- (ovvero fr. 160’000.- per ciascuna delle 3
esecuzioni -PE n. __________, __________, __________ dell’UE di Lugano-
spiccate il 9 maggio 1983, rispettivamente fr. 197’600.- per l’esecuzione -PE
n. __________6- promossa il 9 ottobre 1990) oltre interessi al 6% dal 31 marzo
1972.

                                         Avendo l’escusso
interposto opposizione ai 4 PE, __________ ne ha chiesto il rigetto in via
provvisoria, ciò che il Pretore ha concesso limitatamente alla somma di fr.
530’000.- (corrispondente a US$ 265’000.-) oltre interessi, ritenuto in
particolare che l’opposizione di cui all’esecuzione n. 94736 veniva rigettata
solo per fr. 50’000.- (il corrispettivo di US$ 25’000.-), a seguito della
parziale prescrizione della pretesa.

 

 

                                  C.   Oggetto della
vertenza che qui ci occupa è la causa di disconoscimento del debito di fr.
530’000.-, promossa da __________ con due separate petizioni, che il Pretore ha
congiunto con ordinanza 23 settembre 1992.

                                         Due sono le tesi
liberatorie sollevate dall’attore: innanzitutto, contesta di essere debitore
delle somme in questione, osservando come nell’affare dell’acquisto delle
azioni __________ e con ciò pure nella sottoscrizione dei vaglia cambiari egli
abbia in realtà agito sempre e solo in qualità di rappresentante di __________;
afferma inoltre che tali importi sarebbero in ogni caso compensati da tutta una
serie di pretese da lui vantate nei confronti della controparte ed in particolare
fr. 259’350.- che __________a aveva riconosciuto nel verbale 12 febbraio 1973,
fr. 604’276.- a titolo di regresso per aver egli, insieme ad __________,
provveduto al pagamento della quota del debito di __________ sul conto
“__________” aperto presso la __________ (in seguito: __________), nonché fr.
201’425.30 per rivalsa nella misura di un terzo in seguito al pagamento della
quota del debito in conto “__________” dell’altro debitore solidale __________;
nel caso in cui l’attore non fosse considerato debitore solidale di __________,
bensì unicamente condebitore, le pretese compensatorie andrebbero ridotte della
metà, ciò che tuttavia non osterebbe al disconoscimento integrale del debito. 

                                         I convenuti, eredi del
defunto __________, hanno contestato la fondatezza delle tesi liberatorie
dell’attore.

 

 

                                  D.   Con sentenza 28
febbraio 1997 il Pretore ha disconosciuto il debito di cui all’esecuzione n.
__________ limitatamente all’importo di fr. 19’500.- oltre interessi al 6% dal
31.3.1972, respingendo per il resto le richieste attoree.

                                         Il giudice di prime cure,
facendo particolare riferimento all’intenzione delle parti di emettere dei
validi vaglia cambiari -che per legge comportano una responsabilità solidale
degli emittenti-, alla formulazione letterale dei titoli ed al fatto che
__________ e l’attore avrebbero agito nell’affare quali soci, ha escluso che
quest’ultimo avesse sottoscritto i pagherò in qualità di semplice
rappresentante, concludendo perciò per una sua responsabilità solidale. Quanto
alle pretese poste in compensazione, quella di fr. 259’350.- non era
sicuramente dovuta, tale importo non essendo mai stato riconosciuto da
__________, né essendovi agli atti alcun riscontro dello stesso; quanto al
credito per l’estinzione del conto “__________”, il primo giudice osserva come
quel conto sia stato estinto da una terza persona, tale __________, il quale in
cambio della cessione delle quote detenute da __________ ed __________ nella
società semplice __________ avrebbe provveduto ad estinguere il debito bancario
che questi ultimi, liberando anche gli altri due debitori solidali __________ e
__________, si erano in precedenza accollati; quanto, infine, all’importo di
fr. 201’425.30, quale rivalsa per l’estinzione della quota del conto
“__________” di spettanza di __________, lo stesso pure non era dovuto, essendo
risultato che anche __________, con __________, era stato in precedenza
liberato da __________ ed __________ da ogni obbligo relativo a quel conto. In
sostanza l’accoglimento parziale delle petizioni era perciò dovuto al fatto che
gli importi in US$ andavano convertiti in fr. secondo il cambio in vigore al
momento dell’inoltro della domanda di esecuzione, ovvero il 3 maggio 1983
(2.035 fr. per 1.- US$), mentre per l’esecuzione n. __________ faceva stato il
cambio al 6 novembre 1990 (fr. 1.255 per 1.- US$): ne discendeva che i US$
25’000.- relativi a questa esecuzione non potevano corrispondere a fr. 50’875.-
(con il cambio del 3 maggio 1983), bensì unicamente a fr. 31’375.-.

 

 

                                  E.   Con appello 3 marzo 1997
l’attore chiede la riforma del querelato giudizio nel senso che, in
accoglimento delle petizioni, l’intero debito posto in esecuzione sia
integralmente disconosciuto; il tutto, con protesta di spese e ripetibili di
entrambe le sedi.

                                         L’appellante ripropone sia
la tesi secondo cui egli avrebbe agito quale semplice rappresentante di
__________, sia quella dell’estinzione del debito per compensazione: il tutto,
riprendendo sostanzialmente quanto già esposto in prima sede. Per il resto,
contesta il fatto che gli interessi siano stati riconosciuti in misura
superiore al 5%, come pure il fatto che il Pretore abbia quantificato in fr.
488’400.-, invece che in soli fr. 480’000.-, le pretese corrispondenti ai tre
vaglia di US$ 80’000.-.

 

 

                                  F.   Delle osservazioni 28
marzo 1997 con cui i convenuti postulano la reiezione del gravame protestando
spese e ripetibili si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

 

 

 

considerando

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   Prima di esaminare
concretamente le censure sollevate dall’appellante, occorre evidenziare che
questa Camera civile di appello e il Tribunale federale, con sentenze 15
settembre 1987 (doc. 1 inc. 114/91) rispettivamente 27 aprile 1988 (doc. 2 e 3
inc. 114/91), hanno già avuto modo di chinarsi su una causa del tutto analoga a
questa, inerente queste medesime parti e avente per oggetto un vaglia cambiario
(risultato poi un semplice riconoscimento di debito) di US$ 25’000.-, connesso
alla vendita delle 12’500 azioni __________, ma sottoscritto dal solo
__________; in quella causa le tesi liberatorie dell’attore non hanno trovato
accoglimento.

                                         Anche se quelle sentenze
(ed in particolare il giudizio negativo sulle pretese poste in compensazione)
non sono formalmente vincolanti per la vertenza qui in esame, nulla impedisce
di far riferimento al comportamento processuale delle parti in quella procedura
rispettivamente di riprendere le considerazioni di fatto e di diritto formulate
a quel momento dalle Corti giudicanti, sempre che -sia ben chiaro- le stesse
non siano state smentite dalla nuova istruttoria di causa.

 

 

                                   2.   L’appellante
contesta innanzitutto di essere personalmente debitore delle somme riportate
nei vaglia cambiari, rilevando come in realtà egli abbia sottoscritto quei
titoli in rappresentanza di __________, il quale ne sarebbe perciò l’unico
debitore; in via subordinata osserva che egli in ogni caso non poteva essere
considerato come debitore solidale, responsabile perciò dell’intero credito, ma
semmai unicamente quale condebitore con __________, il che riduceva della metà
il suo impegno verso la controparte.

                                         Le censure sono infondate.

 

 

                                2.1   È ben vero che
__________ risulta aver formalmente sottoscritto il contratto di acquisto delle
12’500 azioni __________ solo quale rappresentante di __________ (doc. C inc.
114/91), che al proposito gli aveva conferito valida procura (doc. A inc.
114/91), e che in analoga veste egli poi provvide a rivendere le medesime
azioni alla società __________ (doc. B e E inc. 114/91).

                                         Tutta una serie di
circostanze provano tuttavia il suo coinvolgimento nell’affare in prima
persona, quale socio di Helou, quanto meno con un ruolo di finanziatore
garante.

                                         Innanzitutto il tenore dei
riconoscimenti di debito che qui ci occupano “pagheremo ... per questo nostro
....” e la firma sui titoli da parte di __________ e __________ -quest’ultima,
posta al medesimo livello dell’altra, senza alcuna indicazione (ad es. la
menzione “p.p.”) che facesse pensare che egli avesse firmato quale semplice
rappresentante- parla chiaramente per un coinvolgimento di entrambi, tanto più
che l’attore, non sprovveduto in materia cambiaria, era ben cosciente del
significato di una sua firma in calce ai titoli; lo stesso dicasi del fatto che
nell’ambito del medesimo affare __________ aveva provveduto a sottoscrivere in prima
persona (“pagherò ... per questo mio...”), senza __________, un altro
riconoscimento di debito (pseudo vaglia cambiario) di US$ 25’000.-, che è poi
quello oggetto della causa già decisa da questa Camera e dal Tribunale federale
(cfr. l’originale, doc. 6 inc. 2300 di questa Camera); senza tacere inoltre
della circostanza che, sempre in relazione all’affare (doc. D p. 5 inc.
123/87), vi sarebbero altri due riconoscimenti di debito (pseudo vaglia
cambiari) di US$ 25’000.-, a nome del solo __________, con scadenza anticipata
al 31 marzo 1971 (cfr. doc. D p. 8 inc. 123/87). 

                                         Né può lasciare
indifferenti, là dove è il caso, che __________, pretendendo il ruolo di
rappresentante, abbia firmato -"inutilmente"- accanto al supposto
rappresentato, dal momento che, in genere e per principio, la necessità
dell'intervento di un rappresentante si giustifica con l'assenza del
rappresentato dalla conclusione di un negozio giuridicamente significativo.

                                         Oltremodo significativo
per il coinvolgimento dell’attore è inoltre il fatto che nella causa decisa in
precedenza da questa Camera, __________, pur avendo asserito -come in questo
caso- di aver sottoscritto il contratto di acquisto delle azioni __________ a
nome e per conto di __________, non ha assolutamente contestato -se non
irritualmente in sede conclusionale- di essere debitore dell’importo di cui al
vaglia cambiario da lui sottoscritto: ora, tale comportamento processuale sta
evidentemente a significare o che egli era coinvolto e rispondeva perciò
personalmente, oppure che egli non era in grado di provare di aver agito in
qualità di rappresentante, il che, non avendo l’istruttoria in questa causa
aggiunto altri elementi, implica pure di concludere per una sua esposizione in
prima persona.

                                         A conferma del coinvolgimento
di __________ vi è inoltre la testimonianza __________, il quale ritiene che la
firma dei vaglia cambiari da parte dell’attore fosse dovuta al fatto che
__________ ed __________ “erano stati soci”; egli ha pure aggiunto che l’attore
non poteva figurare nei contratti di acquisto e di vendita delle azioni “in
quanto era dipendente della __________”.

                                         Ad ulteriormente
rafforzare la tesi di un accordo tra __________ ed __________u in merito
all’acquisto ed alla vendita delle azioni __________, vi è infine la
circostanza che -come vedremo ancora ai prossimi considerandi (cons. 3.1)- il
presunto utile (US$ 105’000.-) sul ricavo della vendita avrebbe dovuto essere
ripartito tra loro due (doc. G inc. 114/91 p. 2, “1+2”).

 

 

                                2.2   È indubbio -e ne è
cosciente lo stesso appellante, il quale ritiene assurda la tesi (appello p.
7)- che l’attore non possa assolutamente rispondere quale semplice condebitore,
bensì quale debitore solidale.

 

                                         A ragione, innanzitutto il
Pretore ha osservato che le parti erano inizialmente intenzionate a
perfezionare dei validi titoli cambiari, il che comporterebbe per legge una
responsabilità solidale degli emittenti (art. 1044 cpv. 1 CO).

                                         Nondimeno, a giustificare
in concreto una responsabilità solidale di __________ ed __________, oltre a
questa loro intenzione iniziale, vi è il fatto che essi hanno senz’altro agito
nell’affare in qualità di soci, ciò che è stato chiaramente provato sia dalla
testimonianza __________ e dal doc. G inc. 114/91, sia dal fatto che l’attore
ha accettato di sottoscrivere in prima persona (ciò che certo non avrebbe
fatto, se non fosse stato d’accordo con __________) questi ed altri vaglia
cambiari: l’esistenza di una società semplice tra __________ ed __________,
così accertata, comporta senz’altro una loro responsabilità solidale (art. 544
cpv. 3 CO).

 

 

                                   3.   Ammesso così che
l’attore è tenuto a rispondere per gli importi di cui ai riconoscimenti di
debito, si tratta ora di stabilire se egli non sia stato eventualmente liberato
dai suoi obblighi per compensazione.

 

 

                                3.1   L’appellante pretende
in primo luogo di compensare un importo di fr. 259’350.- (pari a US$
105’000.-), asserendo che __________ nel corso dell’assemblea della __________
12 febbraio 1973 si sarebbe impegnato a versare tale somma, senza tuttavia aver
mai onorato quell'impegno. 

                                         La richiesta è
manifestamente infondata.

 

                                         Vero è che nell’ottobre
1970 __________ vendette ad __________ le azioni __________ ad un prezzo
formalmente di US$ 320’000.- (per inciso, il prezzo effettivo era in realtà ben
superiore ed ammontava ad almeno US$ 345’000.-; cfr. la replica inc. 123/87 p.
2, i 5 vaglia cambiari con scadenza 31.12.1972 complessivamente di tale importo
-che l’attore nelle varie cause ha sempre riferito a tale vendita- e lo scritto
doc. O inc. 123/87, ove __________ si impegna ad annullare un vaglia di US$
25’000.- nel caso in cui __________ avesse pagato meno di US$ 345’000.-); come
noto, egli non ricevette denaro contante, bensì unicamente dei vaglia cambiari.
__________, ancora nell’ottobre 1970, rivendette le azioni alla __________, la
quale a sua volta non versò denaro contante, bensì un determinato numero di
proprie azioni.

                                         L’accordo di cui
all’assemblea __________. 12 febbraio 1973 (doc. G inc. 114/91), in base al
quale “all’unanimità e pertanto con accettazione del no. 3 (__________) resta
stabilito che al momento della vendita delle circa 20’000 azioni __________ ex
__________ la ripartizione del ricavato valutabile in circa 450’000.- $ sarà la
seguente: no. 1 (__________) + 2 (__________) $ 105’000.-, no. 3 (__________) $
345’000.- dei quali 145’000.- verranno da lui prelevati e 200’000.- verranno
immessi nell’ “affare” in conto rimborso scoperto bancario” altro non significa
che __________ (e non __________, come erroneamente asserito in replica, inc.
114/91, p. 14), proprietario delle azioni __________ ex __________, al momento
della loro vendita avrebbe versato a __________ i US$ 345’000.- di cui ai
vaglia cambiari, mentre la presunta rimanenza di US$ 105’000.- sarebbe stata
ripartita tra __________ stesso e __________i; a quel momento i soci hanno
altresì concordato -ed è in sostanza questo che interessava loro- che
__________ avrebbe potuto prelevare in contanti solo una parte di quella somma,
mentre il resto andava da lui versato in deduzione del debito sul conto
“__________” (teste __________). 

 

                                         Il documento in questione,
più che rafforzare la posizione dell’attore, in realtà la indebolisce:
innanzitutto, dallo stesso si evince senza tema di smentita che __________ e
__________ avevano agito quali soci nell’affare acquisto - vendita azioni
__________, tant’è che era stata prevista una ripartizione tra loro
dell’eventuale utile dell’operazione; dall’altro, lo stesso non attesta alcun
credito di US$ 105’000.- nei confronti di __________, tale somma essendo semmai
dovuta dal venditore __________, ed oltretutto solo nel caso in cui la vendita
avesse dato l’esito sperato, ciò che però non è stato nemmeno il caso, tanto è
vero che le azioni sono state rivendute, con una grossa perdita, a soli fr.
149’000.- (doc. N inc. 114/91).

 

                                      

                                3.2   L’appellante ritiene
in secondo luogo di vantare nei confronti di __________ un’ulteriore pretesa
compensatoria di US$ 604’276.-, rilevando come in occasione della cessione a
__________ delle due quote che __________ ed __________ detenevano nella
__________, l’acquirente, invece di accollarsi -come concordato- la parte di
debito che questi ultimi avevano sul conto “__________”, ha provveduto ad
estinguerlo nella sua totalità, liberando con ciò anche gli altri due debitori
solidali, __________ e __________.                              

                                         La censura è infondata.

 

                                         Occorre innanzitutto
precisare che nell’ambito della causa relativa all’effetto cambiario di US$
25’000.-, a cui si può fare riferimento in quanto fondata su prove che sono
state riproposte in questa vertenza, questa Camera ha accertato (doc. 1 inc.
114/91) in modo inequivocabile che il conto denominato “__________” era stato
effettivamente estinto su ordine del conto “__________” di cui era titolare
__________, al quale  __________ ed __________ avevano ceduto la loro quota
sociale della __________ (ammontante al 50%) ricevendo come controprestazioni
l’impegno dell’acquirente di accollarsi il loro debito presso la __________ e
di rilasciare degli effetti cambiari a saldo della contrattazione (p. 6 e 7); a
sua volta, il Tribunale federale, in particolare nel giudizio per riforma (doc.
3 inc. 114/91), ha confermato quanto affermato dalla Corte cantonale, ovvero
che __________ ed __________ nel corso dell’assemblea della __________ si erano
accollati l’intero debito “__________” (p. 6 e 7), ciò che risultava sia dal
verbale assembleare (doc. L inc. 114/91), sia dalla testimonianza __________
(doc. P inc. 114/91, ove questi aveva espressamente dichiarato “__________ ed
__________ si sono accollati il debito del conto __________ ...”).

 

                                         

                             3.2.1   È a torto che
l’appellante contesta che dal doc. L non si possa assolutamente evincere -come
invece asserito da questa Camera e dal Tribunale federale prima, nonché dal
Pretore poi- che __________ ed __________ si sarebbero assunti l’intero debito
presente sul conto “__________ ”: in effetti, mentre dal doc. H (contratto
__________ -__________ 20 novembre 1974) risulta che l’acquirente si sarebbe
accollato il debito di fr. 2’300’000.- “esistente a carico dei soci della
__________ presso la __________ ”, nel doc. L (verbale assembleare __________
31 gennaio 1975), per esprimere il medesimo concetto, è stata usata una diversa
formulazione “accollo áda parte di
__________ ñ del debito di __________
ed __________ nei confronti della __________ ”, ciò che sta evidentemente a
significare -non essendo possibile, in quanto smentita dai fatti, l’altra
interpretazione che cioè __________ ed __________ ad un certo punto siano
divenuti i soli soci della __________.- che essi al più tardi nel corso
dell’assemblea si erano effettivamente assunti il debito “__________” che prima
era di competenza di tutti e quattro i soci della __________.

 

                                         In merito alle altre
censure sollevate dall’appellante al punto 9 del gravame, si osserva
innanzitutto, anche se la questione è irrilevante, che il verbale assembleare
di cui al doc. L inc. 114/91 ha pacificamente per oggetto la cessione delle
quote della __________ e non invece -se non indirettamente, in quanto nel
patrimonio della __________ vi era anche la partecipazione nella __________ e
nella __________ - quelle della __________.

                                         Il fatto poi che il conto
“__________” fosse originariamente un conto a carico dei 4 soci in solido,
pacifico, non toglie -come già accertato dal Tribunale federale (doc. 3 inc.
114/91 p. 5 e 6)- che i soci in un secondo momento possano essersi accordati,
come in realtà hanno fatto, nel senso che quel debito fosse assunto dai soli
__________ ed __________.

                                         Per il resto, non torna
conto pronunciarsi sulle altre questioni sollevate dall’appellante, che in
sostanza si limita ad opporre la propria contraria tesi non suffragata da
elementi o prove atti a provarne in qualche modo la fondatezza, senza indicare
i motivi per cui la decisione di primo grado sarebbe errata.

 

 

                             3.2.2   Al punto 10 del gravame
l’appellante contesta l’affidabilità del teste __________, facendo notare come
questi nel corso dell’audizione del 18 aprile 1996 avrebbe parzialmente
contraddetto quanto dichiarato nell’altra causa (doc. P inc. 114/91): da una
parte egli avrebbe ora affermato che l’accollo del debito “__________ ” da
parte di __________ ed __________ risulterebbe dal contratto che essi avevano
concluso con __________ e dall’altra il teste __________ avrebbe smentito la
circostanza che __________ ad un certo momento avesse rilasciato al socio
__________ una dichiarazione liberatoria in merito al conto “__________”.

 

                                         Ora, è ben vero che nel
corso della sua audizione testimoniale del 18 aprile 1996 il teste __________
ha dichiarato che __________ ed __________ si erano accollati il debito sul
conto bancario “come risulta dal contratto” tra loro e __________, mentre in
realtà da quel contratto (doc. H inc. 114/91) non risulta espressamente tale
circostanza; nondimeno è evidente -e ciò in fin dei conti è quello che importa-
che il teste, anche in questa sua seconda audizione, ha nuovamente ribadito il
fatto che __________ ed __________ si fossero assunti quel debito, confermando
innanzitutto la testimonianza resa nel 1986 (doc. P inc. 114/91), precisando
inoltre “che il debito del conto __________ veniva accollato dai sigg.
__________ e __________ ” e infine puntualizzando che “quando parlo di
accollato intendo dire che i signori __________ e __________ hanno riconosciuto
quel debito”; in tali circostanze, il fatto che ad oltre 20 anni dagli
avvenimenti -con tutte le riserve che ciò implica- egli abbia aggiunto a
quest’ultima frase le parole “come risulta dal contratto” non può, a giudizio
di questa Camera (art. 90 CPC), privare di qualsiasi rilevanza probatoria le
sue precedenti dichiarazioni, tanto più che la circostanza che i due soci si
siano accollati il debito bancario si lascia effettivamente ricondurre, almeno
indirettamente -come evidenziato in precedenza, con particolare riferimento ai
doc. G e L inc. 114/91 (sub cons. 3.2.1)- alla sottoscrizione del contratto con
__________.

                                         Contrariamente a quanto
ritenuto dall’appellante, la circostanza che al teste __________ non risulti
che __________ abbia fornito a __________ una dichiarazione liberatoria in
merito all’estinzione del conto “__________”, come invece a suo tempo affermato
dal teste __________, non è sufficiente per rendere quest’ultimo inaffidabile:
intanto __________ non si è espresso al proposito in maniera incondizionata, ma
con la sua risposta non esclude che tale dichiarazione liberatoria possa essere
stata rilasciata; d’altro canto, non va neppure dimenticato che lo stesso
__________, dimostrando di non essere così ben informato sui fatti, non era
nemmeno a conoscenza della circostanza -del tutto pacifica e senz’altro più
rilevante- che __________ avesse effettivamente provveduto a saldare il conto
“__________” (cfr. doc. O p. 3 inc. 114/91).

 

                                         Dal semplice fatto infine
che il teste __________ -contrariamente a quanto affermato dal Pretore- non
abbia confermato, ma non l’ha nemmeno smentito, che __________ ed __________ si
fossero accollati il debito in conto “__________”, rispettivamente che il primo
giudice non abbia accettato la testimonianza __________, l’appellante non trae
nessuna conseguenza pratica -in particolare non assume che quest’ultimo possa
eventualmente aver dichiarato altro, oltre a quanto evidenziato più sopra-; la
circostanza in definitiva è pertanto irrilevante.

 

 

                                3.3   L’appellante riformula
anche in questa sede la richiesta compensatoria di fr. 201’425.30 quale rivalsa
nella misura di un terzo verso __________ per il fatto che __________ ed
__________ hanno provveduto al pagamento della quota del debito in conto
“__________” dell’altro debitore solidale __________.

                                         La stessa deve essere
respinta già per mancanza di qualsiasi motivazione da parte dell’appellante: in
ogni caso, come già osservato dal Pretore -il cui giudizio, su questo punto,
non è stato contestato- essendo stato appurato che __________ ed __________ si
erano accollati l’intero debito sul conto “__________”, non vi è spazio per
un’eventuale loro rivalsa nei confronti di __________ e indirettamente verso
__________.

 

 

                                   4.   L’appellante
contesta inoltre che il Pretore, quantificando in fr. 488’400.- invece che in
fr. 480’000.- le pretese corrispondenti ai tre vaglia di US$ 80’000.-, abbia
deciso “ultra petita”. 

                                         La doglianza è ancora una
volta infondata.

 

                                         Egli stesso si rende in
realtà conto che tale circostanza non è stata ripresa nel dispositivo, il che è
evidente: in effetti, il Pretore, una volta appurato che il credito che
__________ poteva vantare nei confronti dell’attore in conseguenza dei tre
vaglia cambiari era superiore alla somma di fr. 480’000.- per la quale era
stata promossa l’esecuzione e per la quale era stata rigettata in via
provvisoria l’opposizione ai 3 PE, ne ha senz’altro concluso -né poteva fare
altrimenti- che, nella misura in cui era stato insinuato, il credito esisteva
effettivamente.

                                         

 

                                   5.   Merita
per contro di essere accolta l’ultima censura dell’appellante -ancorché
apparentemente abbandonata in sede conclusionale (tuttavia nulla impedisce di
riformularla, o formularla per la prima volta, in questa sede: cfr. Rep.
1984 p. 325; IICCA 3 ottobre 1991 in re H. e llcc./N. e llcc., 7 luglio
1993 in re B./C.T. SA, 31 maggio 1994 in re L.R. SA/O., 23 agosto 1994 in re
F./N.F. SA)- concernente il tasso degli interessi moratori, erroneamente
ammessi in misura del 6%.

 

                                         Nonostante
il tema non sia stato approfondito più di tanto nel processo di prima sede
(cfr. tuttavia la chiara contestazione da parte dell’attore nella petizione e
nella replica, inc. 123/87), i convenuti creditori -cui incombeva l’onere della
prova (art. 8 CC)- hanno in effetti omesso di indicare i motivi di fatto e di
diritto che avrebbero giustificato la deroga al tasso legale, così che la loro
richiesta non poteva essere accolta nemmeno in assenza di esplicite
contestazioni, ritenuto che l’attore per sua parte, introducendo l’azione di
disconoscimento del debito, aveva in sostanza contestato l’intero credito posto
in esecuzione (IICCA 21 settembre 1994 in re G./S., 5 dicembre 1994 in
re F./P. e lc., 7 febbraio 1996 in re C. SA/R., 12 febbraio 1996 in re A.
S.p.A./T. SA, 13 febbraio 1996 in re D. SA/C. SA, 8 maggio 1996 in re D./T.).

                                         Atteso
che a favore dei convenuti, oltre al credito in capitale, spettano gli
interessi al saggio del 5% e non al 6%, ne discende che la differenza rispetto
alla decisione di rigetto d'opposizione (l’1% sull’intero capitale
riconosciuto, dovuto a far tempo dal 31 marzo 1972) è così disconosciuta, in
ulteriore parziale accoglimento della petizione.

 

 

                                   6.   Il
parziale accoglimento dell’appello in tale limitata misura non giustifica la
modifica del dispositivo di primo grado su spese e ripetibili, e comporta
inoltre l’accollo all’attore delle spese e ripetibili di questa procedura (art.
148 CPC).

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello 3 marzo
1997 di __________ è parzialmente accolto. 

                                         Di conseguenza la
sentenza 28 febbraio 1997 della Pretura del distretto di Lugano, Sezione 1,
invariati gli altri dispositivi, è così riformata:

 

                                          1.    La
petizione è parzialmente accolta.

                                          §     Il debito di
cui all’esecuzione no. __________ dell’UE di Lugano è disconosciuto
limitatamente all’importo di fr. 19’500.- oltre interessi al 6% dal 31.3.1972;
è pure disconosciuto in ragione dell’1% a far tempo dal 31.3.1972 l’interesse
dovuto sulla somma di fr. 31’375.-.

                                          §§   Il debito di
cui alle esecuzioni no. __________, __________ e __________ dell’UE di Lugano,
e meglio l’interesse ad esso relativo, è disconosciuto in ragione dell’1% a far
tempo dal 31.3.1972.

 

 

                                   II.   Le spese della
procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) tassa di giustizia                                    fr. 
3’450.-

                                         b) spese                                                      fr.      
50.-

                                         Totale                                                           fr. 
3’500.-

 

                                         da anticiparsi
dall’appellante, restano a suo carico con l’obbligo di rifondere alla parte
appellata fr. 5’000.- per ripetibili d’appello.

 

 

                                  III.   Intimazione a:      -   __________

                                         Comunicazione alla Pretura
del distretto di Lugano, Sezione 1

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
vicepresidente                                                    Il segretario