# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d8198ebd-68b5-56bb-99d1-8c8b74ab9916
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1994-06-29
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Bundesrat 29.06.1994 JAAC 59.62
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_008_JAAC-59-62--_1994-06-29.pdf

## Full Text

JAAC 59.62

Decisione del Consiglio federale del 29 giugno 1994

Approbation de plans pour l’extension des lignes à haute tension
Bodio - Monte Carasso de l’Azienda elettrica ticinese (AET) et
Giornico-Giubiasco des Chemins de fer fédéraux (CFF).

Art. 6 § 1 CEDH.

Compétence du Conseil fédéral comme autorité de recours de dernière
instance dans la procédure d’approbation de plans de lignes à haute
tension.

Art. 3 LPN. Protection de la nature et du paysage.

Application de cette disposition à des objets sans importance nationale.

Protection de l’environnement.

- Les immissions phoniques et électromagnétiques ne dépassent pas
les valeurs-limites fixées par la LPE et les directives de l’Association
internationale de protection contre les radiations.

- Le principe de la prévention n’impose pas de prescriptions
supplémentaires, dès lors que les distances minimales imposées par
l’Ordonnance sur les installations à courant fort ont été respectées.

Plangenehmigung für einen Ausbau der Hochspannungsleitungen
Bodio - Monte Carasso der Azienda elettrica ticinese (AET) und
Giornico-Giubiasco der Schweizerischen Bundesbahnen (SBB).

Art. 6 § 1 EMRK.

Zuständigkeit des Bundesrates als letztinstanzliche Beschwerdeinstanz
bei Plangenehmigungsverfahren für Hochspannungsleitungen.

Art. 3 NHG. Natur- und Heimatschutz.

1

Anwendung dieser Norm auf Objekte, welche keine nationale Bedeutung
aufweisen.

Umweltschutz.

- Die Lärmimmissionen und die elektromagnetischen Einflüsse
liegen innerhalb der Grenzwerte des USG und der Richtlinien der
Internationalen Strahlenschutzvereinigung.

- Aus der Sicht des Vorsorgeprinzips erübrigen sich weitere
Anordnungen, da auch die minimalen Abstände, welche die
Starkstromverordnung vorschreibt, eingehalten sind.

Approvazione dei piani per il potenziamento dell’elettrodotto Bodio -
Monte Carasso dell’Azienda elettrica ticinese (AET) e dell’elettrodotto
Giornico-Giubiasco delle Ferrovie federali svizzere (FFS).

Art. 6 § 1 CEDU.

Competenza del Consiglio federale quale ultima istanza ricorsuale
nella procedura di approvazione dei piani in materia di linee a corrente
forte.

Art. 3 LPN. Protezione della natura e del paesaggio.

Applicazione di questa disposizione legale per oggetti senza importanza
nazionale.

Protezione dell’ambiente.

- Le immissioni foniche ed elettromagnetiche non superano i
valori limite stabiliti dalla LPA e dalle direttive dell’Associazione
internazionale di protezione contro le radiazioni.

- Dal punto di vista del principio di prevenzione non si rendono
necessarie ulteriori disposizioni, visto che anche le distanze minime
imposte dall’Ordinanza sugli impianti a corrente forte sono state
rispettate.

I

A. Il 10 luglio 1990 l’Ispettorato federale degli impianti a corrente forte (IFICF)
ha approvato un progetto sottopostogli dall’Azienda elettrica ticinese (AET) per
il potenziamento dell’elettrodotto AET Bodio - Monte Carasso e dell’elettrodotto
delle Ferrovie federali svizzere (FFS) Giornico-Giubiasco, con l’unione delle
due linee elettriche su pali comuni lungo il tratto Claro-Galbisio.

B. Il Comune di Gorduno ed altre tre persone (una poi ritiratasi durante la
procedura) hanno interposto ricorso al Dipartimento federale dei trasporti,
delle comunicazioni e delle energie (DFTCE) contro la succitata decisione.

2

L’IFICF ha scelto la variante B del tracciato che prevede l’attraversamento
del fiume Ticino dopo il traliccio n° 7, in territorio di Arbedo-Castione, per
raggiungere il palo n° 216, previsto in territorio di Gorduno, e continuare
sempre lungo il fiume verso il palo n° 217 situato a Bellinzona. Questa
soluzione è stata ritenuta migliore della variante A contemplante, a partire dal
traliccio n° 7, l’attraversamento della Moesa dove questa si unisce con il fiume
Ticino e del bosco golenale situato alla confluenza dei due fiumi e protetto dal
Piano regolatore del Comune di Arbedo-Castione. Inoltre, da un punto situato
fra i pali n° 313 e n° 314 già esistenti della linea FFS 66 kV, il tracciato della
variante A avrebbe seguito il tracciato di quest’ultima, eliminando la linea AET
50 kV.

Il Comune di Gorduno ha a sua volta proposto una variante C, identica alla
variante A, ma che si unirebbe poco più a sud al tracciato esistente della
vecchia linea FFS (palo n° 314 esistente), risparmiando così quasi del tutto il
bosco protetto. Detto Comune ha sottolineato di essere sempre stato contrario
allo spostamento dell’elettrodotto dalla riva sinistra alla riva destra del fiume
Ticino e di avere già dovuto subire gravi interventi in passato, segnatamente
con la costruzione dell’autostrada N2 e del relativo svincolo verso la N13.
Il progetto contestato occuperebbe una zona ancora integra di 700 m e
disturberebbe la vista di chi, proveniente da Bellinzona, si avvicina a Gorduno
attraversando il ponte nuovo. Inoltre, l’elettrodotto passerebbe a pochi metri
da un ristorante, luogo di ritrovo di molte persone. Gli altri ricorrenti hanno
invocato la lesione di interessi economici, commerciali, estetici, di salute e di
sicurezza.

C. Con decisione dell’11 novembre 1992 il DFTCE ha respinto i ricorsi,
rilevando avantutto che nessuna delle parti ha contestato la necessità di
potenziamento delle linee di corrente a tensione forte dell’AET (50 kV) e
delle FFS (da 66 kV a 132 kV), né l’opportunità di unirle su pali comuni.
Sostanzialmente è stata contestata solo la tratta tra il traliccio n° 7 di
Arbedo-Castione ed il palo n° 217 di Bellinzona.

Secondo il DFTCE la zona in discussione non sarebbe elencata in un inventario
federale degli oggetti d’importanza nazionale secondo l’art. 5 della legge
federale del 1° luglio 1966 sulla protezione della natura e del paesaggio
(LPN, RS 451) e non sarebbe più un paesaggio intatto a causa del passaggio
dell’autostrada. Anche le immissioni della linea a corrente forte non avrebbero
effetti negativi sulle persone, essendo state rispettate le distanze minime dei
conduttori dal ristorante e dal ponte nuovo.

Infine, la variante A ed i tracciati degli elettrodotti esistenti non terrebbero
conto delle esigenze della protezione del paesaggio e la variante C proposta dal
Comune di Gorduno avrebbe lo svantaggio di attraversare la Moesa e il Ticino
in un punto dove il letto del fiume è molto largo per poi passare di nuovo
dall’altro lato del corso d’acqua, dopo avere percorso meno di 200 m sulla riva
sinistra del Ticino.

D. Il 10 dicembre 1992 il Comune di Gorduno ha interposto ricorso al Consiglio
federale avverso la decisione del DFTCE. L’insorgente ha sostanzialmente
confermato le allegazioni presentate nel gravame all’autorità precedente,
contestando l’ubicazione del nuovo palo n° 216, momentaneamente situato
sulla sponda destra del fiume Ticino. L’insorgente ha aggiunto motivi derivanti
dall’analisi delle componenti territoriali della zona. Pur essendo tutto il

3

comprensorio particolarmente delicato dal profilo paesaggistico, la parte
occidentale (ovvero quella in territorio giurisdizionale di Gorduno) sarebbe
particolarmente sensibile, vista ad esempio la presenza dello svincolo
autostradale che porta dalla N2 alla N13 e di alcuni edifici residenziali privati,
esposti a pericolo. La variante C sarebbe pertanto migliore sotto tutti i punti di
vista.

E. Nelle osservazioni responsive del 6 gennaio 1993 il DFTCE ha proposto di
respingere il gravame, rinviando ai considerandi della decisione impugnata e
sostenendo che i motivi invocati dal ricorrente sarebbero unicamente generici.

F. Il 15 febbraio 1993 il Dipartimento federale dell’interno (DFI) ha preso
posizione in merito alla procedura. In sostanza esso ha evidenziato che non
sarebbero toccati oggetti figuranti in un inventario federale o cantonale e che
la variante C avrebbe un impatto ambientale decisamente più sfavorevole
rispetto alla variante B, non da ultimo perché le linee elettriche attraversanti i
fiumi costituirebbero un pericolo per l’avifauna. I volatili si servirebbero
infatti dei fiumi quali assi principali di spostamento. Sarebbe quindi
sconsigliato un doppio attraversamento del fiume Ticino, come previsto
dalla variante C. Inoltre, le immissioni foniche ed elettromagnetiche causate
dall’elettrodotto rientrerebbero nella norma.

G. Il 31 marzo 1993 l’Ufficio federale della pianificazione del territorio (UFPT)
ha affermato che, pur non potendo ponderare in modo circostanziato gli
interessi in gioco, l’attraversamento più breve dei fiumi Moesa e Ticino
deporrebbe a favore della variante B.

H. In data 17 maggio 1993 l’AET ha asserito che non sarebbe in discussione
un nuovo elettrodotto, bensì lo spostamento di due elettrodotti già esistenti.
Inoltre, la variante B sarebbe il frutto di un lungo studio.

I. Il 5 agosto 1993 il Consiglio federale ha aperto uno scambio di opinioni con
il Tribunale federale (TF) a proposito dell’approvazione dei piani di dettaglio
di due procedure simili, tra cui anche la presente. Il Consiglio federale ha
infatti ritenuto necessario appurare la competenza nell’ottica della nuova
giurisprudenza sull’art. 6 § 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101). Il 3 novembre 1993 il
TF ha riconosciuto la competenza del Consiglio federale nell’ambito specifico
dell’approvazione di piani di linee ad alta tensione.

L. (Sopralluogo)...

M. Il 1° marzo 1994 il Comune di Gorduno ha contestato le affermazioni
dell’AET secondo cui il tracciato proposto non sarebbe nuovo e che la
variante B sarebbe il frutto di studi approfonditi. Inoltre, le note dell’AET
non si riferirebbero all’attuale situazione.

...

II

1. Secondo l’art. 99 lett. c della legge federale del 16 dicembre 1943
sull’organizzazione giudiziaria (OG, RS 173.110) in relazione con l’art. 72
segg. PA e l’art. 23 della legge federale del 24 giugno 1902 concernente gli

4

impianti elettrici a corrente forte e a corrente debole (LIE, RS 734.0), i ricorsi
contro decisioni del DFTCE in materia di approvazione di piani di linee
a corrente forte, sia che si tratti di un progetto generale o di un progetto
d’esecuzione (GAAC 53.41), sono di competenza del Consiglio federale
(GAAC 56.8; Gygi Fritz, Verwaltungsrecht, Berna 1986, pag. 357 segg.; Hess
Heinz /Weibel Heinrich, Das Enteignungsrecht des Bundes, Kommentar zum
BG über die Enteignung, zu den Verfassungsrechtlichen Grundlagen und
zur Spezialgesetzgebung des Bundes, Berna 1986, vol. II, pag. 209 segg.). Il
Consiglio federale ha pieno potere di cognizione secondo l’art. 49 PA.

Ciò è stato confermato, come già rilevato in precedenza, dal TF, secondo il
quale le attuali normative del diritto federale in materia di linee a corrente
forte che non servono principalmente alla ferrovia, pur prevedendo il
Consiglio federale quale ultima istanza ricorsuale nella procedura di
approvazione dei piani, rispettano l’art. 6 § 1 CEDU. Questo perché chi è
toccato nei propri diritti può comunque fare valere gli stessi motivi avanzati
durante la procedura di approvazione dei piani (ad esempio questioni
di pianificazione territoriale, di protezione della natura e del paesaggio,
dell’ambiente, di sicurezza) davanti ad un giudice indipendente attraverso
l’opposizione nella procedura di espropriazione, la quale contempla la via
ricorsuale che porta al TF.

1.1. (Questioni formali)

2. Il ricorrente non ha nella fattispecie manifestato alcuna opposizione al
potenziamento delle linee AET e FFS, bensì ha contestato l’erezione di un
nuovo palo unico per l’elettrodotto, previsto nel suo territorio comunale
(variante B), proponendo al contempo un proprio progetto (variante C) in
occasione della procedura ricorsuale al cospetto del DFTCE.

Oggetto della presente procedura ricorsuale è tuttavia unicamente la decisione
del DFTCE (a sua volta basata su quella dell’IFICF), approvante i piani per la
variante B. Occorre in effetti stabilire se la decisione impugnata rispetta le
disposizioni legali in materia o se lede il diritto federale applicabile (GAAC 56.8
e DTF 99 Ia 322). Ciò significa che non è possibile decidere nel senso di
un’approvazione della variante C proposta dal Comune di Gorduno, avvenuta
dopo la procedura davanti all’IFICF, quindi già in fase ricorsuale.

Infatti, secondo la dottrina e la giurisprudenza, nuove allegazioni o modifiche
della querela non sono ammesse né nella procedura del ricorso di diritto
amministrativo davanti al TF, né in quella del ricorso amministrativo al
cospetto del Consiglio federale (GAAC 57.7 e riferimenti citati).

Divergenze a proposito della linea rispetto al progetto iniziale devono
quindi essere fatte valere nella procedura davanti alla prima istanza, in casu
l’IFICF, che deve analizzare le eventuali varianti alternative. Le autorità di
ricorso devono invece limitarsi a valutare la legalità del progetto approvato,
considerando se necessario anche i progetti alternativi presentati in prima
istanza, ma non è possibile introdurre nuove varianti durante la procedura
ricorsuale ed analizzarne la loro conformità al diritto federale (GAAC 57.7).

Il Consiglio federale (cfr. GAAC 56.8 e 55.19), quale autorità di ricorso, non
può rifiutare l’approvazione di un progetto conforme al diritto federale
a favore di un altro ancora più idoneo, non essendo legittimato a porsi in
concorrenza con l’autorità di pianificazione ed a scegliere la variante che

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001673.pdf?ID=150001673
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001673.pdf?ID=150001673
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001931.pdf?ID=150001931
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001931.pdf?ID=150001931
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001673.pdf?ID=150001673

fra le molte ritiene la migliore. Così facendo, esso metterebbe in questione
la libertà di apprezzamento nella pianificazione dell’IFICF senza un preciso
motivo ricorsuale. L’ammissione di nuovi progetti circa altre varianti durante
la procedura ricorsuale rappresenterebbe tra l’altro un arbitrio, dacché in
sostanza sarebbe violato il principio vincolante del corso delle istanze.

3. Ai sensi dell’art. 2 lett. b LPN, la pianificazione di impianti elettrici da parte
delle FFS è uno dei compiti della Confederazione, come pure il conferimento
di concessioni e permessi (ivi compresa l’approvazione di piani) per opere
ed impianti destinati al trasporto di energie. L’art. 3 LPN prevede che
nell’adempimento di tali compiti occorre provvedere affinché le caratteristiche
del paesaggio, l’aspetto degli abitati, i luoghi storici, le rarità naturali ed i
monumenti culturali siano rispettati e, ove predomini l’interesse generale,
siano conservati intatti (GAAC 57.7).

Anche l’art. 72 dell’Ordinanza del 7 luglio 1933 concernente l’esecuzione,
l’esercizio e la manutenzione degli impianti elettrici a corrente forte
(Ordinanza sugli impianti a corrente forte [Ordinanza], RS 734.2) esige che
costruendo linee aeree si baderà che esse abbiano a guastare il meno possibile
il paesaggio (cfr. Gygi, op. cit., pag. 357).

3.1. L’art. 4 LPN opera la distinzione fra oggetti di importanza nazionale ed
oggetti di importanza regionale e locale. Gli oggetti di importanza nazionale
sono elencati nei relativi inventari federali (art. 5 LPN) e meritano quindi
di essere conservati intatti o, in ogni caso, di essere rispettati per quanto sia
possibile (art. 6 cpv. 1 LPN). Eccezioni sono possibili solo in caso di interesse
equivalente o preponderante d’importanza nazionale (art. 6 cpv. 2 LPN;
GAAC 57.7, 56.8; DTF 115 Ib 317 consid. 4c).

In casu il tratto di linea contestato non tange oggetti d’importanza nazionale
elencati in un inventario federale ai sensi dell’art. 5 LPN. Essendo gli interessi
fatti valere dall’insorgente assimilabili alla definizione di oggetti di importanza
locale (art. 4 lett. b LPN), si tratta di considerare l’interesse generale della
protezione della natura e del paesaggio applicando i criteri del già citato art. 3
LPN.

4. La consultazione dell’UFPT e del DFI, autorità specialistiche per quanto
riguarda l’impatto ambientale del progetto di linea di corrente ad alta
tensione, ha dato esito tutto sommato favorevole alla variante B. Le prese
di posizione di queste due istanze sono da considerare alla stregua di perizie;
esse rappresentano infatti, indipendentemente dalla loro natura giuridica,
le opinioni di esperti che nell’ambito specifico dispongono di una certa
libertà di apprezzamento e di conoscenze specialistiche che non sono proprie
dell’autorità giudicante. Per questo il Consiglio federale, secondo la costante
giurisprudenza, non si discosta senza necessità da queste posizioni. Un
intervento contro il parere degli esperti si giustificherebbe solamente se
la loro opinione si basasse su un’errata interpretazione della legge oppure
contenesse accertamenti errati, lacune o contraddizioni (cfr. a proposito di
questa problematica GAAC 57.7 e giurisprudenza del TF ivi citata, 54.29). Del
resto, le summenzionate autorità avrebbero dovuto opporsi all’eventualità
di un progetto non conforme al diritto federale e non vi sono elementi che
possano indicare che esse abbiano ignorato fatti importanti.

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001931.pdf?ID=150001931
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001931.pdf?ID=150001931
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_115_Ib_317&resolve=1
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001931.pdf?ID=150001931

Il ricorrente stesso non ha contestato direttamente le prese di posizione citate
affermando solo che non sarebbero stati tenuti in considerazione tutti gli
elementi decisivi per la determinazione del progetto.

5. La decisione del DFTCE e la presa di posizione del DFI si riferiscono alle
direttive del 17 novembre 1980 «Trasporto dell’energia elettrica e protezione
del paesaggio» emanate dallo stesso DFI.

Le direttive rappresentano un’ordinanza amministrativa (Barbara Schaerer,
Subventionen des Bundes zwischen Legalitätsprinzip und Finanzrecht,
Coira/Zurigo 1992, pag. 213) che è un mezzo (soprattutto nel caso di
un’ordinanza interpretativa) a disposizione dell’autorità per esercitare il
potere di apprezzamento attribuitole dalle norme di legge (cfr. Pierre Moor,
Droit administratif: les fondements généraux, vol. I, Berna 1988, pag. 226;
Blaise Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., Basilea/Francoforte 1991,
n° 360 ss.). La facoltà di emanare una direttiva può derivare direttamente
dalla competenza di applicare la legge da parte dell’autorità, in modo da
ottenere una pratica costante ed un’uguaglianza di trattamento e non necessita
di conseguenza di un’ulteriore base legale specifica (cfr. Moor, op. cit.,
pag. 228).

In generale si può dire che l’autorità deve ricorrere allo strumento delle
direttive per precisare i punti necessari alla corretta applicazione nella pratica
(Moor, op. cit., pag. 229 s.), concretizzando i princípi stabiliti dai disposti
legali (cfr. ad esempio DTF 118 Ib 166 e 117 Ib 231). Le direttive che tangono
l’amministrato sono legittime, soprattutto nei casi in cui, come il presente, vi è
stata una notifica alle parti interessate delle regole rilevanti per la decisione.

Comunque, il problema della misura in cui esse possono essere vincolanti
per i terzi (cfr. GAAC 56.8) non necessita di uno sviluppo particolare nel
caso concreto. In effetti, il ricorrente non ha messo in dubbio la legittimità
del contenuto delle direttive del DFI, allegando unicamente una mancata
valutazione di elementi di fatto nella progettazione del tracciato.

5.1. Concretamente, le direttive raccomandano che sia in pianura che in
campagna le linee aeree devono sempre seguire le vie di comunicazione
princípali e la ferrovia (n° 38). Da questo punto di vista la variante B rispetta
tale aspetto, dacché, per quanto concerne la tratta contestata, essa prevede
che il tracciato della linea a partire dal traliccio n° 7 corre parallelo all’asse
dell’autostrada N2.

Inoltre, le linee elettriche devono aggirare i boschi (direttive DFI n° 39) e se
sono parallele vanno riunite, nel limite del possibile, in tralicci in comune. Ciò
è previsto dalla variante B, che infatti aggira il bosco golenale situato sulla
riva sinistra del fiume Ticino e dichiarato zona protetta dal Piano regolatore di
Arbedo-Castione.

In quest’ottica va pertanto anche condivisa la tesi secondo cui vanno evitati
troppi attraversamenti dei fiumi con linee elettriche. E’ stato giustamente
evidenziato dallo stesso DFI che l’avifauna si serve dei fiumi quali assi per
lo spostamento e che le linee elettriche costituiscono un’insidia per i volatili.
Vi è pertanto un importante interesse della natura che va salvaguardato e la
variante B in tal senso rispetta questo principio, dacché attraversa il corso
fluviale una volta sola.

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_118_Ib_166&resolve=1
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001673.pdf?ID=150001673

Sulla base di questi elementi non risulta che, per quanto riguarda gli aspetti
generali inerenti il tracciato, la variante B violi disposizioni di diritto federale.
Va quindi esaminato se dagli argomenti fatti valere dall’insorgente emergono
violazioni delle disposizioni legali.

6. Durante la procedura è stata sollevata la questione delle immissioni. Di per
sé la problematica nella decisione del DFTCE è essenzialmente riferita alla
situazione del ristorante situato vicino alla nuova linea; ciò impedirebbe al
Comune di Gorduno di far valere argomentazioni derivanti da interessi privati,
tuttavia l’immediata vicinanza del ponte di transito sul fiume (territorio
comunale) impone un’analisi anche generale.

6.1. La legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente (LPA,
RS 814.01) persegue lo scopo di proteggere l’uomo, la fauna e la flora, le loro
biocenosi ed i biotopi dagli effetti dannosi e molesti e di conservare la fertilità
del suolo (art. 1 cpv. 1 LPA). Gli effetti ai sensi della LPA sono anche il rumore
e le radiazioni (art. 7 cpv. 1 LPA) se prodotti dall’esercizio di un impianto
secondo l’art. 7 cpv. 7 LPA ed essi vanno limitati al massimo (art. 11 cpv. 2
e art. 12 cpv. 2 LPA, cfr. osservazioni del DFI del 15 febbraio 1993, pag. 4).
Che nella fattispecie l’elettrodotto Giornico-Giubiasco sia un’installazione
fissa che produce rumore quando è in esercizio è innegabile. Il DFI, pur non
potendosi determinare in modo circostanziato, ha ritenuto che nella zona del
grotto X, sulla base dei dati tecnici dell’elettrodotto in questione ed i princípi
generali delle emissioni foniche degli elettrodotti ad alta tensione (tracciato,
tensione, diametro e/o numero dei conduttori), non vi è un superamento dei
valori limite d’immissione. In altre parole, il DFI ha evidenziato che i valori
di esposizione al rumore della fattispecie rientrano nel grado di sensibilità
III, che prevede valori di pianificazione di 60 dB (A) di giorno e 50 dB (A) di
notte (cfr. n. 2 dell’allegato 6 dell’Ordinanza del 15 dicembre 1986 contro
l’inquinamento fonico [OIF], RS 814.41). Evidentemente questi dati risultano
inferiori ai valori limite di immissione che sono fissati a 65 dB (A) di giorno e
55 dB (A) di notte, ciò che conferma come la linea contestata rispetta quanto
stabilito dalle norme del citato allegato 6 dell’OIF.

6.2. La problematica delle immissioni concerne anche il campo
elettromagnetico generato da un elettrodotto e le conseguenti radiazioni
non ionizzanti (considerate «effetti» secondo la LPA, DTF 116 Ib 265 ss.).
Giustamente il DFTCE ha evidenziato come, in assenza di precise disposizioni
legali in merito, le autorità amministrative possano fare capo a valori limite
stabiliti da un’associazione privata (GAAC 57.7; DTF 114 Ib 36). Ciò è stato
stabilito dall’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio
(UFAFP) d’intesa con il DFTCE ed è stato avallato dal Consiglio federale, il
quale ha ammesso come base di valutazione le direttive dell’Associazione
internazionale per la protezione contro le radiazioni IRPA (Interim guidelines
on limits of exposure to 50/60 Hz electric and magnetic fields, International
non-ionizing Radiation Committee of the International Radiation Protection
Association, Health Physics, vol. 58, 1990, pagg. 113-122).

Sulla base dei valori limite di 5 kV/m per l’intensità elettrica di campo e
di 100 µT per l’induzione magnetica si può stabilire in quali condizioni vi
siano effetti nocivi sulle persone. Secondo le direttive citate valori inferiori ai
predetti non comportano alcuna conseguenza e comunque va rilevato che gli
stessi sono ritenuti dannosi solamente per individui che sono costantemente

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_116_Ib_265&resolve=1
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001931.pdf?ID=150001931
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_114_Ib_36&resolve=1

a contatto con le immissioni perché trascorrono considerevoli periodi di
tempo in edifici e su fondi vicini. Rispettando i valori limite nel caso concreto
non risulta alcun elemento indicante effetti nocivi e automaticamente si può
quindi escludere che le radiazioni possano avere un qualche effetto su chi
attraversa il ponte o si trova per breve tempo nella zona circostante, dacché
non si tratta di un luogo di sosta in cui si può essere esposti a continue ed
intense radiazioni.

L’esempio citato nella decisione impugnata è illuminante al proposito. Un
elettrodotto di 110 kV ha permesso di stabilire che il campo elettrico non
risulta più misurabile già ad una distanza di 20 m dalla linea, mentre alla
stessa distanza il campo magnetico è inferiore a 3 µT. Addirittura a 20 m da
un elettrodotto di 380 kV, nelle condizioni più sfavorevoli, il campo elettrico
raggiunge i 2 kV/m ed il campo magnetico valori inferiori a 25 µT (cfr. Yves
Rollier, Die Auswirkungen elektromagnetischer Felder in der Nähe von
Hochspannungsleitungen und -schaltungen, Bulletin des Schweizerischen
elektrotechnischen Vereins SEV/VSE 79 [22], 1988, pagg. 1372-1379).

Le menzionate valutazioni vengono sostanzialmente confermate
dalla più recente pubblicazione dell’UFAFP (Biologische Wirkungen
elektromagnetischer Felder, 2. Teil: Frequenzbereich 10 Hz bis 100 kHz, Berna
1993), che tiene conto di tutte le informazioni scientifiche disponibili a livello
internazionale in questo ambito.

Pertanto, ammettendo la neutralità delle immissioni elettromagnetiche
sull’ambiente circostante, si possono escludere effetti certamente negativi
addirittura anche sulle persone che dovessero trascorrere lassi di tempo
considerevoli in vicinanza dell’elettrodotto. Ciò significa che non vi è alcuna
violazione delle disposizioni legali vigenti.

6.3. Anche dal punto di vista del principio di prevenzione non si pongono
problemi particolari per la tratta impugnata. In generale per tutti i progetti
si applicano in primo luogo le prescrizioni concernenti la limitazione
preventiva delle emissioni, dato che la LPA non esige solamente la protezione
dell’ambiente da immissioni che superano i valori limite (art. 1 cpv. 1 LPA),
bensì prevede che in generale è necessaria una limitazione delle emissioni
nella misura massima consentita dal progresso tecnico, dalle condizioni
d’esercizio e dalle possibilità economiche (art. 11 cpv. 2 LPA). Una limitazione
delle emissioni fondata unicamente sull’applicazione dei valori limite
delle immissioni dovrebbe intervenire soltanto se le emissioni provenienti
dall’impianto progettato appaiono già di primo acchito insignificanti e
tale valutazione va basata sullo stato attuale della scienza e della tecnica,
rimanendo riservate evidentemente nuove conoscenze (cfr. DTF 117 Ib 28).

Per la linea in questione si può dire che essa verrà costruita tenendo conto
delle migliori conoscenze tecniche disponibili attualmente e comunque
i succitati valori delle immissioni per l’ambiente della fattispecie sono
di scarsa entità e comportano effetti irrilevanti, considerato anche che
sono state osservate tutte le distanze minime di sicurezza dalla fonte delle

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_117_Ib_28&resolve=1

emissioni (cfr. consid. 7 seg.). Non si rendono pertanto necessarie ulteriori
disposizioni nell’ambito specifico della prevenzione (cfr. a proposito di tutta la
problematica DTF 117 Ib 34).

7. Per quanto concerne le distanze minime imposte dall’Ordinanza, si può
rilevare che la distanza minima dei conduttori in condizioni più sfavorevoli di
sovraccarico è di 27,05 m in linea orizzontale verso il ristorante e di 13,21 m
in linea verticale dal nuovo ponte di Gorduno. Tenendo conto che l’Ordinanza
impone 5 m di distanza orizzontale dai fabbricati (art. 110 cpv. 1) e 7,62 m di
altezza minima dal suolo per un eletttrodotto di 132 kV (art. 86 cpv. 1), risulta
chiaro che la variante B ossequia pienamente i criteri fissati dalla base legale
applicabile. Non occorre entrare nel merito dell’Ordinanza del 30 marzo
1994 sulle linee elettriche, entrata in vigore il 1° giugno 1994 (OLE, RU 1994
1233) poiché, giusta la disposizione transitoria dell’art. 146 OLE, la stessa non
trova applicazione ai progetti di piani che, come si tratta nel caso presente
al momento dell’entrata in vigore dell’Ordinanza, erano già stati presentati
all’autorità di approvazione.

Non risulta quindi che vi possano essere problemi per la sicurezza a causa
delle distanze.

Inoltre, da un punto di vista puramente tecnico, non vi sono ragioni di mettere
in dubbio le considerazioni dell’IFICF, secondo cui i 344 m di campata tra i
pali n° 216 e n° 217 rientrano nella norma. Il margine di sicurezza basato sul
calcolo della trazione dei conduttori, dei sostegni di linea e degli organi di
amarro risulta ampiamente sufficiente, anche grazie alle esperienze già fatte
con linee dalle campate ancora più lunghe che sono regolarmente in servizio.

Del resto, occorre dire che il ricorrente si è limitato ad avanzare generici dubbi
sulla questione della sicurezza, senza fornire alcuna motivazione concreta in
proposito.

8. Grazie al sopralluogo effettuato durante la fase istruttoria, anche la
questione dell’inserimento della linea nel paesaggio può essere relativizzata.
In effetti è risultato che le constatazioni fatte dal DFTCE a tale proposito nella
decisione impugnata sono corrette. Giustamente non si può considerare intatta
ai sensi dell’art. 3 LPN la zona oggetto del gravame, in seguito ai vari interventi
già effettuati (segnatamente il passaggio dell’autostrada N2 e lo svincolo verso
la

N13). Ciò non significa che gli aspetti della natura e del paesaggio debbano
venire trascurati e che gli interventi già effettuati costituiscano l’unico criterio
per stabilire la possibilità di altre opere che tangono la zona. Nel caso concreto
è però innegabile, pur tenendo conto di tutte le circostanze indipendenti dagli
oneri già esistenti, che l’impatto visuale della linea ad alta tensione risulta
assai limitato proprio in seguito alle opere già effettuate, dacché, guardando da
Gorduno verso il fiume Ticino, essa risulta elevarsi a un’altezza simile a quella
dell’autostrada, rimanendo quindi coperta dal viadotto. Lo stesso viadotto
ostruisce d’altra parte la vista sul paese di Gorduno per chi proviene da

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_117_Ib_34&resolve=1

Bellinzona (quindi dal ponte nuovo), vista che si può ottenere solo superando il
sottopassaggio dell’autostrada e di conseguenza anche la linea di alta tensione,
che restano alle spalle.

9. Da quanto esposto in precedenza risulta pertanto che la decisione del DFTCE
dell’11 novembre 1992 non ha violato il diritto federale, non ha accertato i fatti
giuridicamente rilevanti in modo inesatto o incompleto e non è inadeguata
(art. 49 PA).

10. Il ricorso è respinto.

11. Secondo l’art. 63 cpv. 1 PA le spese processuali sono di regola poste a carico
della parte soccombente. Tuttavia se l’autorità ricorrente, che soccombe, non è
un’autorità federale (come in casu il Comune di Gorduno) le spese processuali
non sono addossate se la causa non concerne interessi pecuniari (art. 63 cpv. 2
PA). Per questi motivi non si riscuotono spese.

All’AET non viene assegnata alcuna indennità per spese ripetibili. Non vi
è infatti stata una richiesta in tale senso e l’AET, avendo potuto far valere i
propri diritti nella procedura ricorsuale senza l’ausilio di un rappresentante
legale, non ha dovuto sopportare spese indispensabili e relativamente elevate
(cfr. art. 64 cpv. 1 PA).

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 59.62 - Decisione del Consiglio federale del 29 giugno 1994

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1995
Année

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Band 59
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Le document a été digitalisé par les Archives Fédérales Suisses et la Chancellerie fédérale.

Il documento è stato convertito dall'Archivio federale svizzero e della Cancelleria federale.

	Decisione del Consiglio federale del 29 giugno 1994
	I
	II