# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 69534f17-459a-578c-9237-e347af1bfb90
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-04-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 30.04.1997 12.1997.14
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1997-14_1997-04-30.html

## Full Text

Incarto n.

  12.97.00014

  	
  Lugano

  30 aprile 1997/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente, 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile inc. n. 12'161 della Pretura del distretto di Bellinzona promossa con
petizione 24 marzo 1993 da

 

	
   

  	
  __________ rappr. dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr.
  dall'avv. __________

   

  

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 34’478.50
oltre interessi in conseguenza del contratto di lavoro, domanda ridotta a fr.
34’061.95 oltre interessi in corso di causa; 

 

Domanda
avversata dal convenuto che ha postulato la reiezione della petizione e che il
Pretore con sentenza 26 dicembre 1996 ha accolto per fr. 16’845.45 oltre
interessi;

 

 

Appellanti
entrambe le parti:

 

 

-   l’attore
con gravame del 21 gennaio 1997 postula la riforma del giudizio impugnato nel
senso di ammettere la petizione per fr. 34’061.95 oltre interessi;

-   il
convenuto con appello del 17 gennaio 1997 ne chiede invece la riforma nel senso
di ammettere la petizione limitatamente a fr. 930.05 oltre interessi.

 

 Letti ed esaminati gli atti e i documenti
prodotti,

 posti a giudizio i seguenti punti di
questione

 

1.  - se deve essere accolto
l’appello di __________

2.  - se deve essere accolto
l’appello di __________ 3.  - tassa di giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   L’attore
ha lavorato alle dipendenze del convenuto, agente generale della __________, a
partire dal 1° dicembre 1989 in qualità di consulente di assicurazioni addetto
ai rapporti con la clientela nell’ambito del rinnovo di polizze scadute e
dell’acquisizione di clientela.

                                         Il
5 ottobre 1991 l’attore ha disdetto il rapporto d’impiego per il 31 dicembre
1991 (doc. D).

                                         Il
convenuto ha tuttavia esentato l’attore dal fornire la prestazione lavorativa a
far tempo dall’11 ottobre 1991 (doc. F).

                                         A
seguito della conclusione del rapporto di lavoro sono sorti dei contrasti tra
le parti circa la definizione dei rapporti di dare e avere.

 

 

                                  B.   L’attore,
prendendo spunto da un conteggio allestito il 25 settembre 1992 (doc. P), con
la petizione rivendica l’importo complessivo di fr. 34’478.50, a titolo di
provvigioni, indennità varie e spese legali preprocessuali.

                                         Il
convenuto si oppone alla petizione sottolineando che la fine del rapporto di
lavoro è stata determinata dal fatto che l’attore si apprestava a lavorare per
un’altra compagnia, come poi ha fatto, in dispregio del divieto di concorrenza
a suo tempo pattuito.

                                         I
conteggi dell’attore sarebbero inoltre inesatti, e parte delle pretese sarebbe
comunque già stata pagata, così che nulla più gli sarebbe dovuto.

 

 

                                  C.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore, ritenuta l’applicabilità alla specie degli art.
319 e segg. CO, ha esaminato le pretese dell’attore così come quantificate con
l’allegato conclusionale, e le ha ritenute fondate per fr. 21’845.85.

                                         Da
questa somma il primo giudice ha dedotto fr. 5’000.--, pattuiti come pena
convenzionale per il caso, verificatosi, di violazione del divieto di
concorrenza da parte dell’attore.

                                         Dal
che l’accoglimento della petizione per fr. 16’845.45 oltre interessi.

 

 

                                  E.   Delle
argomentazioni dei rispettivi appelli, nei quali le parti ribadiscono
sostanzialmente le posizioni esposte nel primo processo, e di quelle dei
memoriali di osservazioni, che postulano la reiezione dei gravami avversari, si
dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

 

 

Considerato

 

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   La
presente causa si riduce alla disamina, dal profilo dei fatti e alla luce del
senso che deve essere dato al contratto stipulato dalle parti, di determinate
pretese dell’attore conseguenti alla fine del rapporto di lavoro, mentre non vi
è a questo stadio della causa contestazione alcuna circa l’applicabilità alla
specie delle norme del CO sul contratto di lavoro.

                                         Si
procederà perciò alla disamina di ogni singola posizione, alla luce delle
contestazioni delle parti.

 

 

                                   2.   Indennità
per vacanze

 

                                         In
petizione l’attore chiedeva a tal titolo fr. 3’960.-- per 22 giorni di
vacanze,  mentre il convenuto riconosceva fr. 3’858.--, somma ammessa dal
Pretore.

                                         La
differenza di fr. 102.80 lordi che rimane litigiosa a questo stadio della causa
è dovuta alle diverse modalità di computo dell’indennizzo, che per concorde
dichiarazione delle parti ammonta a fr. 900.-- alla settimana (cfr. petizione,
pag. 4; risposta pag. 3).

                                         Dall’appendice
al regolamento concernente le condizioni d’impiego per il personale d’agenzia,
si evince che per un dipendente che, come l’attore ha superato i 40 anni di età
(doc. A, pag. 1), sono dovute 4 settimane di ferie e 2 giorni lavorativi.

                                         E’
pacifico che le 4 settimane di ferie sono da retribuire con. fr. 3’600.--
(ovvero fr. 900.-- x 4), mentre i 2 giorni lavorativi supplementari di ferie 
costituiscono a ben vedere i 2/5 (ovvero il 40%) di una settimana lavorativa di
un dipendente che lavora 5 giorni alla settimana.

                                         Ne
segue che per essi l’attore può rivendicare ancora il 40% dell’indennizzo
pattuito per un’intera settimana, ovvero fr. 360.--.

                                         Può
pertanto essere accolta la richiesta presentata a tal titolo dall’attore di fr.
97.50 al netto di contributi sociali. 

 

 

                                   3.   Indennità
per malattia

 

                                         A
seguito di una malattia l’attore nel 1991 è stato inabile al lavoro per 3
settimane e 2 giorni lavorativi al 100% e per 2 settimane e 2 giorni lavorativi
al 75%.

                                         Egli
quantifica l’indennizzo dovutogli in fr. 4’845.75 netti, e ammette di avere
ricevuto a tal titolo fr. 4’502.-- lordi, ovvero fr. 4’216.10 netti (appello,
punto 2.4, pag. 4). Trattandosi tuttavia di un indennizzo che non sarebbe
soggetto al prelievo di contributi sociali, gli sarebbe dovuta la differenza di
fr. 629.65 netti, e non solo i fr. 343.75 attribuitigli dal Pretore a valere
come differenza tra fr. 4’845.75 e fr. 4’502.--.

                                         Dal
conteggio del convenuto doc. I del 17 dicembre 1991 risulta che egli in effetti
ha riconosciuto all’attore fr. 2’958.-- e 1’544.-- a titolo di indennità per
malattia.

                                         Questi
due importi, per un totale di fr. 4’502.--, si ritrovano nel computo del
salario di quel mese (doc. K) alla voce “indennità per perdita di guadagno, fr.
8’360.--” dopo essere stati sommati all’indennità per vacanze di fr. 3’858.--
(ed infatti: 2’958 + 1’544 + 3’858 = 8’360), e su tali importi emerge in
effetti dal conteggio doc. K la deduzione degli oneri sociali.

                                         Ciò
che invece l’attore non dimostra, è l’esistenza di un suo diritto alla
ricezione del salario assicurato al netto di detti contributi sulla base delle
condizioni stabilite dal doc. B e in vigore dal 1° gennaio 1991, di modo che la
sua pretesa deve essere respinta.

 

 

                                   4.   Provvigioni
sospese

 

                                         A
tal titolo il Pretore ha attribuito all’attore fr. 586.30, somma che il convenuto
non contesta (appello, pag. 7).

                                         L’attore
chiede invece che detto importo venga aumentato di fr. 1’243.10 (appello, punto
2.5, pag. 4) in conseguenza della provvigione che gli sarebbe dovuta per il
cliente ____________________e che il Pretore gli avrebbe negato a torto dopo
avere male apprezzato la deposizione testimoniale di quel cliente.

                                         In
effetti, dalla corretta lettura della deposizione risulta chiaramente che il
cliente in questione è stato acquisito dall’attore, che ha stipulato con lui la
polizza di copertura provvisoria durante i lavori di costruzione dell’immobile,
e che avrebbe di certo stipulato anche la polizza per la copertura definitiva
(stipulata il 26 giugno 1992: cfr. doc. 12, pag. 3) se nel frattempo non fosse
terminato il rapporto di lavoro.

                                         Non
risultando dal contratto un diritto dell’attore alla percezione di provvigioni
per affari conclusi da clienti da lui procacciati dopo la fine del suo rapporto
di lavoro (analogo per il contratto di agenzia: art. 418g CO), e non potendosi
nemmeno ammettere che la stipula della polizza in questione sia stata
posticipata al 1992 per evitare l’insorgere del relativo credito dell’attore
per provvigioni (credito che sarebbe in tal caso ricaduto nella voce
“provvigioni ipotetiche”, cfr. consid. 5), la censura dell’attore si rivela
infondata.

 

 

                                   5.   Provvigioni
ipotetiche

 

                                         La
pretesa vantata dall’attore per provvigioni ipotetiche è stata in sede di
conclusioni di fr. 15’915.80.

                                         Essa
era volta alla compensazione del pregiudizio incorsogli per essere stato
sollevato dalle proprie mansioni durante poco meno degli ultimi tre mesi del
rapporto contrattuale (doc. F), ed è stata ammessa in tale misura dal Pretore,
decisione che l’attore ha accettato (esplicito: appello, punto 2.6, pag. 4).

                                         E’
invece il convenuto ad insorgere contro questo punto del giudizio, contestando
i conteggi che hanno condotto a quel risultato e sottolineando che l’attore,
che aveva già contrattato con un’altra compagnia, non avrebbe verosimilmente
più avuto interesse all’acquisizione di clienti per conto del datore di lavoro.

 

                                5.1   La
richiesta dell’attore è nel suo principio giustificata: essendogli stato
inibito l’esercizio della professione durante il periodo di disdetta, è
indubbio che egli può ottenere il risarcimento di quei guadagni che avrebbe
verosimilmente percepito se ciò non fosse avvenuto.

                                         A
questa soluzione non osta l’argomentazione di mera opportunità del convenuto
secondo cui l’attore, oramai demotivato, non avrebbe più maturato il diritto a
provvigioni.

                                         Tale
ipotesi, infatti, pur non potendo essere esclusa, non ha potuto essere
verificata in conseguenza della reazione del convenuto, che ne deve perciò
sopportare le conseguenze, non potendo la sua tesi essere a priori preferita a
quella, altrettanto logica, secondo cui l’attore anche nel periodo di disdetta
avrebbe fatto il possibile per mantenere costanti le sue entrate, e con esse il
suo tenore di vita.

 

                                5.2   Il
contratto non precisa le modalità di calcolo delle provvigioni dovute per
questo tipo di eventualità.

                                         La
perizia giudiziaria, invero abbastanza complessa, ha esaminato tre diverse
varianti di calcolo, affermando comunque che “le varianti 3 appaiono dunque le
più confacenti in vista della determinazione statistica di un presunto reddito,
in quanto tengono in considerazione le indennità corrisposte all’attore a
titolo di rimborso della perdita di guadagno” (pag. 18).

                                         Ed
infatti, il Pretore a giusta ragione ha fatto propria questa modalità di
calcolo apportando unicamente una lieve correzione dell’importo indicato di fr.
16’087.80 in seguito alla sua decisione sulle provvigioni contestate (consid.
7.4, pag. 7).

                                         Egli
non si è tuttavia avveduto che quell’importo così corretto non poteva essere
aggiudicato per intero, dovendosi tenere conto del fatto che il convenuto aveva
continuato a corrispondere all’attore fino alla fine del rapporto di lavoro la
garanzia di provvigione di fr. 4’000.-- al mese.

                                         Il
calcolo completo, e comprensivo perciò anche di tutti gli anticipi sulle
provvigioni, risulta invece, come rettamente indicato dal convenuto, alla pag.
20 della perizia, e indica un saldo in favore del convenuto per provvigioni
ipotetiche di soli fr. 7’229.70.

                                         Ne
consegue che le censure del convenuto si rivelano fondate per fr. 8’686.10,
pari alla differenza tra i fr. 15’915.80 aggiudicati dal Pretore e ai predetti
fr. 7’229.70 risultanti dalla perizia.

 

 

                                   6.   Superprovvigioni

 

                                         L’attore
contesta la reiezione da parte del Pretore della sua pretesa per questo titolo,
e chiede in questa sede l’attribuzione di fr. 7’700.-- in base ad una diversa e
migliore valutazione dei dati numerici in atti, oppure, in via eventuale, per
mezzo di una nuova perizia.

                                6.1   La
richiesta di una nuova perizia deve essere disattesa, in quanto del tutto
infondata. A suo sostegno l’attore adduce in effetti unicamente
l’argomentazione secondo cui il perito non avrebbe nemmeno trattato la
questione (appello, punto 2.7.1, pag. 5), il che è però smentito dall’evidenza
degli atti, essendosi il perito espresso sul tema nella risposta al quesito 9
(perizia, pag. 22 e 23).

 

                                6.2   Altrettanto
gratuito è il rimprovero mosso al Pretore di aver valutato in maniera
arbitraria la questione: a mente dell’attore il primo giudice sarebbe incorso
in errore nel meccanismo del calcolo della superprovvigione e per avere
tralasciato nel computo le provvigioni ipotetiche riconosciute.

                                         Se
non che, l’asserito errore nel meccanismo di calcolo non viene minimamente
evidenziato dal ricorrente, e rimane perciò allo stadio di affermazione di
parte, mentre il mancato computo delle provvigioni ipotetiche non costituisce
errore del Pretore, ma bensì dell’attore, dovendosi calcolare la superprovvigione
in base alla produzione e non alle provvigioni (esplicito: complemento di
perizia, punto D4, pag. 8). 

                                         Del
resto, se il ragionamento del Pretore fosse realmente arbitrario, non si
comprenderebbe il motivo per cui l’attore, seppure tacciandolo di
“semplicistico” (appello, punto 2.7.2, pag. 5), lo ripercorre e lo prende a
base del suo personale calcolo della superprovvigione a mente sua dovutagli.

 

                                6.3   Data
la perizia, che all’atto pratico non viene seriamente criticata, il metodo di
calcolo dell’attore risulta viziato da una parte perché egli lo fonda
sull’ammontare delle provvigioni e non sulla produzione, d’altra parte perché
egli pretende arbitrariamente di ridurre i parametri di calcolo (cioè il
budget) in proporzione al periodo di malattia -rischio che però, tolta la
compensazione salariale pattuita (consid. 3), è ai fini della superprovvigione
sicuramente a carico suo e non del datore-, ed ancora perché egli ritiene di
poter aggiungere la produzione ipotetica per due mesi e mezzo, mentre il perito
ha effettuato il calcolo sul periodo dicembre 1990-novembre 1991, e perciò
sarebbe da aggiungere unicamente la produzione di un mese e 20 giorni.

 

                                6.4   Con
queste premesse non può che essere confermato l’apprezzamento effettuato dal
Pretore alla luce delle risultanze peritali, in virtù del quale il computo in
favore dell’attore per il mese di novembre 1991 della sua produzione media non
gli avrebbe permesso di raggiungere in nessuno dei  tre gruppi di prodotti il
risultato minimo necessario a far maturare il diritto alla superprovvigione. 

 

 

                                   7.   Sulla
pena convenzionale per violazione del divieto di concorrenza

 

                                         Secondo
l’art. 340c cpv. 2 CO l’efficacia di un divieto di concorrenza viene meno, tra
l’altro, quando il lavoratore disdice il rapporto di lavoro per un motivo
giustificato imputabile al datore di lavoro.

                                         A
mente di questa Camera, ciò è quanto si è verificato nella fattispecie.

                                         Non
può in effetti essere disatteso che la modifica delle condizioni contrattuali
unilateralmente prospettata all’attore dal convenuto con lettera 27 settembre
1991 (doc. C) era sicuramente di portata tale -soppressione della garanzia di
provvigione di fr. 48’000.-- all’anno- da minare alla base la volontà del
dipendente di proseguire nel rapporto di lavoro, senza che si dovessero
pretendere da lui un’opposizione formale al provvedimento o un tentativo di
negoziazione, tanto più che la lettera medesima del convenuto fa riferimento
“ai colloqui avuti con il sottoscritto”, con il che si deve ritenere che
l’attore avesse già avuto modo di esprimere, invano, la propria posizione in
merito.

                                         L’attore
ha poi tempestivamente reagito alla svantaggiosa modifica prospettatagli
denunciando il rapporto di lavoro con la lettera del 5 ottobre (doc. D), nella
quale ha puntualmente menzionato la circostanza a sostegno della propria
decisione.

                                         In
queste circostanze il fatto che l’attore si sia legato ad un’altra compagnia di
assicurazioni non può costituire violazione del divieto di concorrenza. E’ vero
che il nuovo contratto di lavoro è stato stipulato già il 3 ottobre, ovvero
prima di dare la disdetta al convenuto ma comunque dopo la ricezione della sua
lettera di modifica delle condizioni contrattuali. Del resto la trattativa con
il nuovo datore risulta essere stata assai breve (circa una settimana secondo
il teste __________), di modo che non vi è motivo di ritenere un comportamento
premeditato dell’attore, nel senso che questi già da tempo avrebbe desiderato
un nuovo posto. Si deve invece ammettere che l’attore solo dopo aver ricevuto
la lettera doc. C si sia attivato per trovare un nuovo posto, e che dopo averlo
trovato egli abbia dato la disdetta.

                                         Il
giudizio impugnato va perciò riformato nel senso di aumentare di fr.
5’000.-- il credito dell’attore.

 

                                   8.   Sulle
spese legali preprocessuali

 

                                         A
giusta ragione il Pretore ha negato la richiesta dell’attore di fr. 3’000.-- a
tal titolo.

                                         A
prescindere da ogni considerazione sull’entità della pretesa, non risulta dato
nella specie il requisito della necessità dell’intervento del legale.

                                         L’attore
era infatti perfettamente in grado di far valere da sé le proprie ragioni prima
dell’avvio della causa in base a scritti comprensibili e indicativi anche di
conoscenze giuridiche quali la lettera del 17 ottobre 1991 (doc. H, in cui
l’attore cita calzanti norme del CO), corredata di un dettagliato conteggio di
tutte le sue pretese.

                                         Nonostante
che la natura della lite fosse quasi più di natura contabile che giuridica,
l’attore ha verosimilmente ritenuto opportuno l’intervento di un legale quale
mezzo di pressione nelle trattative con la controparte. Nondimeno queste sono
fallite, anche a causa della resistenza da parte sua su posizioni
intransigenti, relative a pretese che alla prova dei fatti erano solo in parte
fondate. 

                                         In
simili circostanze non risulterebbe equo l’accollo, ancorché parziale, di
questi costi sulla controparte, di modo che la pretesa, come si è detto, deve
essere respinta.

 

 

                                   9.   Saggio
e decorrenza degli interessi di mora

 

                                         La
pretesa di un tasso di interessi al 7%, che a torto viene definito inferiore a
quello di sconto, è a prima vista ingiustificata, non potendosi ammettere nel
caso di un contratto di lavoro l’esistenza di un rapporto tra commercianti ai
sensi dell’art. 104 cpv. 3 CO.

                                         Quo
al termine di decorrenza, è da una parte esatto sostenere, come fa l’attore,
che la fine del rapporto di lavoro rende di principio esigibili tutti i crediti
(art. 339 cpv. 1 CO), ma nella specie da un lato le parti hanno pattuito il
differimento dell’esigibilità della pretesa per provvigioni ai sensi dell’art.
339 cpv. 2 CO (doc. A, punto 10), e d’altro lato la sola esigibilità di un
credito non determina ancora la mora di chi è tenuto al pagamento (art. 102
cpv. 1 CO), con il che merita conferma il termine di decorrenza ritenuto al
Pretore, corrispondente alla data di invio del precetto esecutivo in atti.

 

 

                                10.   In
definitiva l’appello dell’attore risulta fondato limitatamente a fr.
5’097.50,  e quello del convenuto lo è per fr. 8’686.10.

                                         Conseguentemente
il credito attribuito dal Pretore all’attore si riduce della differenza di fr.
3’588.60, e si attesta così a fr. 13’257.25 oltre interessi al 5% dal 30
novembre 1992.

 

                                         Ne
consegue in tale misura il parziale accoglimento di entrambi i gravami.

 

                                         Spese,
tassa di giustizia e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza delle
parti (art. 148 CPC).

 

Per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   Gli
appelli 17 gennaio 1997 di __________ e 21 gennaio 1997 di __________ sono
parzialmente accolti ai sensi dei considerandi.

 

                                         Di
conseguenza la sentenza 20 dicembre 1996 della Pretura del distretto di
Bellinzona è riformata nel modo seguente:

 

                                         1.   La
petizione è parzialmente accolta.

                                              __________,
è condannato a pagare a __________, fr. 13’257.25 oltre interessi al 5% dal 30
novembre 1992.

 

                                         2.   In
tale misura è tolta l’opposizione interposta al precetto esecutivo n. __________dell’Ufficio
esecuzione di Bellinzona.

 

                                         3.   La
tassa di giustizia di fr. 1’000.-- e le spese di fr. 12’200.--, da anticipare
dall’attore, restano a suo carico per 3/5 e per 2/5 sono a carico del
convenuto, al quale l’attore rifonderà fr. 700.-- per parte di ripetibili.

       

                                  III.   Le
spese della procedura relativa all’appello di __________, consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                                      fr.    580.--

                                         b) 
spese                                                        fr.      20.--

                                         T
o t a l e                                                        fr.     600.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico per 7/10 e per 3/10 sono a
carico del convenuto, al quale l’attore rifonderà fr. 350.-- per ripetibili
parziali d’appello.

 

 

                                 IV.   Le
spese della procedura relativa all’appello di __________, consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                                      fr.    580.--

                                         b) 
spese                                                        fr.      20.--

                                         T
o t a l e                                                        fr.     600.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, sono a carico delle parti per metà ciascuna,
compensate le ripetibili d’appello.

                                      

                                  V.   Intimazione:    -    __________

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Bellinzona.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario