# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9d1118e4-3d00-5b2a-93a2-b0c552641fe1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-02-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 20.02.2004 INC.2004.6902
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2004-6902_2004-02-20.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2004.6902

  	
  Lugano

  20 febbraio 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Edy
  Meli

  
	
   

  sedente per statuire
  sull'istanza di libertà provvisoria presentata il 13 febbraio 2004 da

  
						

 

	
   

  	
  __________ (Avv. __________)

   

  
	
   

  	
  e qui trasmessa con
  preavviso negativo del 16/17 febbraio 2004 dal

  

 

	
   

  	
  Procuratore pubblico Moreno Capella

  

 

viste
le osservazioni, al preavviso negativo, della difesa (19 febbraio 2004);

 

visto
l'incarto MP __________;

 

 

ritenuto
e considerato

 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

che:

 

-   __________ è stato arrestato il 10
febbraio 2004, con l'accusa di atti sessuali con fanciulli (art. 187 CP) e con
richiesta di conferma dell'arresto per pericolo di collusione (doc. 1, inc.
GIAR 69.2004.1);

 

-   l'arresto è stato confermato da
questo giudice l'11 febbraio 2004, ritenuti presenti gravi indizi di reato e
pericolo di collusione con testi ancora da sentire (doc. 7, inc. GIAR
69.2004.1);

 

-   in sostanza, __________ è accusato
di avere, nel corso dell'estate autunno 2003 in due distinte occasioni (una
all'interno della sua propria abitazione e l'altra sulla strada principale del
paese), costretto __________ (sua nipote, __________) a toccargli il pene
(prendendola per un polso ed accompagnandole la mano), rispettivamente a subire
palpeggiamenti sui seni e tra le gambe (cfr. Rapporto d'arresto 10 febbraio
2004 nonché ordine d'arresto 10.02.2004 - AI 10 e 11);

 

-   con l'istanza qui in discussione, __________
chiede di essere posto in libertà provvisoria; dopo aver riassunto le indagini
svolte sino al momento dell'inoltro dell'istanza e le norme applicabili in
materia di privazione cautelare della libertà, sottolinea come l'arresto sia
stato chiesto invocando unicamente necessità istruttorie e ne contesta l'attualità,
sia in generale sia per gli atti d'indagine nel frattempo esperiti, con
abbondanziale indicazione di possibili misure sostitutive (Istanza 13 febbraio
2004, p. 3); contesta, inoltre l'esistenza di sufficienti indizi di reato e,
conseguentemente ritiene che il perdurare della carcerazione preventiva
configuri violazione del principio di presunzione d'innocenza (Istanza, p. 3 e
4);

 

-   il magistrato inquirente ha
preavvisato negativamente l'istanza; considera (ancora) presenti, gravi indizi
di colpevolezza ritenuto che i fatti indicati dalla minore, ed emersi da un suo
"tema" di italiano, sono stati sostanzialmente confermati in sede
d'interrogatorio e amici della ragazza hanno, a loro volta, confermato che i
fatti in questione sono stati loro raccontati poco dopo il momento in cui
sarebbero accaduti (Preavviso 18 febbraio 2004, punti da 1 a 4); le necessità
istruttorie, a giustificazione del perdurare della misura cautelare, vengono
identificati nella necessità di interrogare altri due minori (che avrebbero
ricevuto confidenze dalla presunta vittima) e in quella di chiarire determinate
affermazioni dell'accusato (quo alla frequenza dei contatti con i nipoti) in
contraddizione con quanto deposto dalla di lui moglie; il pericolo di
collusione sarebbe dato in quanto non possibile escludere pressioni
dell'accusato sulla minore (dirette o indirette) per indurre la stessa a
modificare le sue dichiarazioni (Preavviso, punto 4);

 

-   con osservazioni del 19 febbraio
2004, la difesa stigmatizza il comportamento del patrocinatore della
denunciante che avrebbe comunicato alla stampa un esposto dei fatti denunciati
dandoli per avvenuti ed esprimendo giudizi morali; conclude affermando che la
presenza di un patrocinatore di parte civile, per nulla sprovveduto, limita
ancor di più il pericolo collusivo; 

 

-   l'istanza, emanante da persona in
stato di detenzione preventiva è ricevibile;

 

 

in diritto si ha che:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33
scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo
evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in
libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo
a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato
gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel
contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al
pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare
ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag.
32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L'eccezione della cautelare privazione della libertà
personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto
cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di
quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel
solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior
rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della
libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag.
416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi
penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc.
520.2001.5) 

 

-   i fatti oggetto d'indagine sono
emersi da un componimento, senza titolo assegnato ma con l'indicazione di
raccontare un'avventura personale in terza persona (AI 2, p. 3), quindi senza
stimoli particolari e specifici sull'oggetto da trattare; dagli atti non
emergono elementi che permettano di ritenere il racconto come connesso ad altri
fatti che coinvolgono minore e zio; quanto esposto nello scritto risulta esser
stato confermato a voce alle docenti, che hanno chiesto spiegazioni, e nel
verbale effettuato qualche settimana dopo la redazione del tema in questione
(cfr. verbale in AI 11); è inoltre emerso, da verbali di compagni di scuola e
amici della minore che analogo racconto é stato fatto a terzi poco dopo il
momento in cui i fatti sarebbero accaduti (Verbali 11.02.2004 __________ e
18.02.2004 __________); 

 

-   in base a quanto sopra esposto,
sufficienti indizi di reato sono dati nel caso in esame, anche in presenza di
versioni discordanti tra presunta vittima e presunto autore (come spesso
accade), senza che tale constatazione costituisca violazione del principio di
presunzione d'innocenza (che, invero, concerne l'onere della prova durante
l'inchiesta e l'apprezzamento di queste nel giudizio di merito) dato che in
materia di detenzione preventiva il riferimento va fatto all'art. 5 CEDU e non
all'art. 6, nonché 31 CF e non solo 32 CF;

 

-   l'esistenza di un concreto
pericolo di fuga e/o di recidiva non è sostenuta (quindi neppure motivata) dal
magistrato inquirente, né in sede di richiesta di conferma dell'arresto, né con
il preavviso negativo; ci si può pertanto esimere dalla loro analisi;

 

-   per quanto concerne le necessità
istruttorie si ricorda, preliminarmente, quanto segue:

 

"In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare la misura
restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non
s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli accertamenti
(ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o d'inquinamento
delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta raccolta (o
conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000,
nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988
no. 24). In quest'ottica il
fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in
quanto " Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw.
die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der
Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht" (N. Schmid, op.
cit., no. 701a). Occorre che l'indagato,
se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto
svolgimento e, conseguentemente, l'esito.

 

E', inoltre, necessario che
questa possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su
elementi concreti: "Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des
Bundesgerichtes die theoretische Möglichkeit, dass der Angeschuldigte in
Freheit kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die
Nichtgewährung von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen
vielmehr konktrete Indizien für eine solche Gefahr sprechen." (DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.)

 

Gli elementi di concretezza del pericolo
vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da
assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di
prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione
non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento
della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti
del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza
d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p.
438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p.19). Il semplice atteggiamento di diniego
dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66;
Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).

 

E' compito del magistrato inquirente
(anche nel rispetto dell'obbligo di motivazione e della garanzia del
contraddittorio - si veda, inoltre, la nota alla sentenza 25 marzo 1998, in REP
1998 p.329), se ne afferma l'esistenza, sostanziare la presenza di concreti
elementi indicanti pericolo di collusione o inquinamento delle prove ("non
spetta infatti a questo giudice approfondire o addirittura ipotizzare quanto
sta dietro … scarna affermazione del preavviso negativo" - sentenza GIAR 4
aprile 2002 in re C.);

(Sentenza 23 settembre 2002, GIAR
477.2002.2)

 

-    va subito detto
che le audizioni dei minori indicate a pagina 2 del preavviso negativo sono
avvenute; quanto emerge dalle menzionate audizioni non sembra necessitare di
ulteriori chiarimenti da parte della vittima; esigenze di protezione della
raccolta di tali atti istruttori (ancorché menzionati, nel preavviso, senza
alcuna indicazione di pericolo di collusione o inquinamento) non sono quindi
più presenti;

 

-    esigenze istruttorie, nel senso
descritto nei precedenti paragrafi, non sono date (né indicate) in merito alla
verifica delle affermazioni dell'accusato circa la frequenza dei rapporti con i
nipoti, o comunque minorenni; 

 

-    quanto alla possibilità che
l'accusato intervenga nei confronti di __________ per ottenere modifica delle
affermazioni sin qui effettuate, è indubbio che il preavviso non sostanzia
concretezza del pericolo di collusione invocato, limitandosi ad affermarne la
non esclusione (quindi neppure l'evidenza) in base ai rapporti di parentela;
trattasi di un'affermazione relativa ad una possibilità teorica, già di per sé
insufficiente a "concretizzare" il pericolo in questione (cfr. DTF
117 Ia 257, citato più sopra); inoltre, questa affermazione non é corredata da
richiami o rinvii a specifici atti istruttori dai quali emergerebbe qualche
elemento atto, se non ha indicarne l'evidenza, a sostanziare in qualche modo il
rischio in questione;

 

-    non sfugge, a questo giudice, la
delicatezza e la difficoltà degli accertamenti relativi a questa tipologia di
reati, soprattutto quando coinvolgono persone che hanno (o avevano) relazioni
di parentela o altro; tuttavia, qualche indizio concreto del rischio di
influenza o pressione (diretta o indiretta) deve in qualche modo emergere e/o
essere segnalato (cfr. sentenze GIAR 2.05.2002 in re P., inc. 492.2001.4 e 19
dicembre 2002 in re C., inc. 436.2002.4); nel caso in esame, come già detto,
nulla emerge né dai verbali dell'accusato, né da quelli della vittima, né da
quello della moglie dell'accusato; neppure vi sono agli atti elementi che fanno
pensare che i genitori della giovane possano essere indotti a farsi tramite di
tentativi d'influenza o non siano in grado di impedirli, rispettivamente
bloccarli; il fatto che la giovane sia (ora) rappresentata da legale di fiducia
è, invero, indizio in senso contrario;

 

-    alla luce di tutto quanto sopra
espresso, il pericolo di collusione e/o inquinamento delle prove non appare
concreto al punto da giustificare il perdurare della misura restrittiva della
libertà personale;

 

-    comunque, ed in conclusione, a
tutela dell'inchiesta (quindi anche dell'accusato) ed al fine di scongiurare
anche il rischio teorico menzionato, si può imporre all'accusato il divieto di
contattare (in qualsiasi modo) direttamente o indirettamente (anche tramite
terzi) la minore __________; tale divieto vale quale misura sostitutiva
dell'arresto ex art. 96 CPP (sentenza 22 dicembre 1997 in re P., GIAR
684.97.2), rispetta il principio di proporzionalità, e può essere imposto con
la comminatoria che la sua violazione potrà comportare il ripristino della
misura cautelare, tramite decisione del magistrato inquirente e, successiva,
procedura ex art. 100 CPP;

 

-    in virtù del divieto di cui è
questione nel considerando precedente, il (solo) dispositivo della presente
viene notificato anche al patrocinatore della parte civile;

 

 

 

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

viste le norme applicabili ed in particolare gli artt.
187 CP, 1ss, 95, 96, 100, 106, 108, 284 cpv. 1 lett a) CPP, 31, 32 CF, 5 e 6
CEDU,

 

 

 

decide

 

 

 

1.

L'istanza è accolta, ai sensi dei considerandi.

 

§.    Di
conseguenza __________ è posto in libertà provvisoria.

 

§§.  Quale
misura sostitutiva dell'arresto, a __________ è fatto divieto di 

       contattare, in qualsiasi modo (anche attraverso
corrispondenza telefonica o scritta),

       direttamente o indirettamente, la minore __________,
salvo eventuali particolari disposizioni

       del Procuratore pubblico.

 

§§§. __________
è reso attento del fatto che in caso di violazione del divieto di   

        cui al punto precedente, la misura
dell'arresto in carcere potrà essere ripristinata,   

        per ordine del Procuratore pubblico.

 

 

2.

Contro la presente è dato ricorso alla CRP, Lugano,
entro 10 giorni dall'intimazione.

 

 

3.

Non si prelevano tasse e spese.

 

 

4.

Intimazione:

 

                                                                           giudice
Edy Meli