# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d1946efc-a086-56af-a492-7d8fc0ee5df0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 14.12.1998 52.1998.229
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-229_1998-12-14.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00229

   

  	
  Lugano

  14 dicembre 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Giovanna
  Canepa, vicecancelliera

  

 

 

statuendo
sul ricorso  25 agosto 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato
  da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 5 agosto 1998 n. 3519 del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 6 febbraio 1998
  della Sezione degli Stranieri del Dipartimento delle istituzioni che le ha
  negato il rinnovo del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    3 settembre 1998 del Consiglio di
Stato

-    11 settembre 1998 della Sezione
degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni.

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________, cittadina
italiana, si è coniugata il __________ con __________, cittadino svizzero, e ha
conseguito un permesso di dimora della durata di un anno, rinnovato in seguito,
l'ultima volta con validità al 31 luglio 1997.

Il 23 luglio 1997 ha inoltrato un'istanza volta ad ottenere
un ulteriore rinnovo del permesso di dimora.

 

 

                                  B.   Con decisione 6 febbraio
1998 la Sezione degli Stranieri ha respinto tale richiesta considerando che il
motivo del soggiorno era venuto meno, in quanto l'unione coniugale sussisteva
solo formalmente, poiché la richiedente viveva separata dal marito da tempo.
L'autorità dipartimentale ha pure rilevato che l'interessata era al beneficio
di prestazioni assistenziali e che a tale titolo aveva già ottenuto oltre
40'000.--, importo che ben difficilmente avrebbe potuto restituire.

 

 

                                  C.   Avverso tale risoluzione,
con ricorso 23 febbraio 1998, __________ è insorta avanti al Consiglio di Stato,
chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo del permesso di dimora.

In quella sede ha sostenuto che dopo un avvio relativamente felice,
il matrimonio sarebbe caduto in una grave crisi. Avrebbe più volte tentato di
ripristinare il vincolo matrimoniale, che ancora sarebbe sussistito e non solo
sulla carta.

Ha pure dichiarato di volere rintracciare il marito per farsi
riconoscere un diritto al mantenimento e potere così prescindere dalla pubblica
assistenza.

 

 

                                  D.   Il Consiglio di Stato, con
risoluzione 5 agosto 1998, ha respinto il gravame, constatando che la
ricorrente ha invocato il persistere del connubio con __________ solo
nell'ottica di ottenere un rinnovo del permesso di soggiorno. A giudizio
dell'Esecutivo cantonale tutta una serie di elementi convergenti lasciava
apparire che l'intendimento dei coniugi __________ non era quello di una
ripresa della vita coniugale, o perlomeno di un inizio, dato che si sono
separati nel 1995 e che da allora non c'è stato il benché minimo segno di
riavvicinamento rilevabile dagli atti. Per il Governo la ricorrente è stata
spinta da motivi opportunistici, al punto da far assumere al matrimonio una
connotazione elusiva della normativa in materia di stranieri.

In ogni caso l'Esecutivo cantonale ha rilevato che per il
fatto che la ricorrente era la beneficio di prestazioni assistenziali era dato 
parimenti un motivo di espulsione previsto dalla legge.

 

 

                                  E.   Contro il giudizio
governativo __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo del permesso
di dimora. In sostanza si avvale degli stessi motivi già sottoposti al vaglio
dell'autorità inferiore.

A suo dire a tutt'oggi sussisterebbe un vincolo matrimoniale
con il marito e non corrisponderebbe a verità che lo stesso viene mantenuto
artificialmente solo sulla carta. La ricorrente adduce di non avere alcuna
colpa riguardo alla situazione venutasi a creare, visto che il marito si
sarebbe reso irreperibile. 

Da parte sua avrebbe conferito mandato al suo patrocinatore
di rappresentarla nell'ambito di una procedura tendente all'adozione di misure
di protezione dell'unione coniugale, in particolare chiedendo il riconoscimento
di un contributo di mantenimento dal marito, per evitare di ricorrere alla
pubblica assistenza.

La decisione impugnata difatti la colpevolizzerebbe ingiustamente
per avere fatto ricorso alla pubblica assistenza, unica fonte di sostentamento
che le restava, avendo il marito omesso di mantenerla. D'altra parte l'Ufficio
che ha concesso la pubblica assistenza non avrebbe verificato le responsabilità
del marito e non l'avrebbe informata della sussistenza di tale obbligo di
mantenimento.

Siccome avrebbe trovato un lavoro, dovrebbe riuscire a mantenersi
da sola: un'eventuale espulsione le impedirebbe di restituire, seppur
ratealmente, il debito contratto con lo Stato.

 

 

                                  F.   All'accoglimento del gravame
si oppone la Sezione degli stranieri adducendo delle argomentazioni di cui si
dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del ricorso,
riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione impugnata.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è
data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di essere impugnate
con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett.
a LALPS).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di
polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento
la legislazione federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che
l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della
legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di
dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un
simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su una disposizione particolare
del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a,
388 consid. 1a con rinvii).

 

1.3. Giusta l'art. 7 cpv. 1 LDDS, il coniuge straniero di un
cittadino svizzero ha diritto al rilascio o alla proroga del permesso di
dimora. Questo diritto si estingue qualora il matrimonio è stato contratto per
eludere le prescrizioni in materia di dimora e di domicilio degli stranieri,
segnatamente quelle sulla limitazione dell'effettivo degli stranieri. Al
momento in cui ha chiesto il rilascio del permesso di domicilio la ricorrente
risultava sposata con un cittadino svizzero da quasi tre anni, motivo per cui
di principio, in applicazione della predetta norma, avrebbe diritto all'ottenimento
del permesso di domicilio. Il quesito a sapere se il matrimonio è stato
contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli
stranieri o se v'è stata altra forma di abuso (art. 7 cpv. 2 LDDS e art. 2 cpv.
2 CCS) attiene al merito. Assodato che per le ragioni dianzi esposte la
fattispecie potrebbe essere dedotta in giudizio innanzi al Tribunale federale mediante
un ricorso di diritto amministrativo, la competenza di questo Tribunale è
quindi data.

 

1.4. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 PAmm) e presentato
da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto
ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti (art. 18 cpv. 1
PAmm).

 

 

                                   2.   Il diritto conferito
dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS al coniuge straniero di un cittadino
svizzero di ottenere il rilascio e la proroga di un permesso di dimora non sussiste,
a norma del cpv. 2 del medesimo articolo, se il matrimonio è stato contratto
per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri.

 

2.1. Nelle sue più recenti sentenze (DTF 122 II 294, 121 II 3
e 101, 119 Ib 419) il Tribunale federale ha rilevato che il cpv. 2 dell'art. 7
LDDS si ispira al vecchio art. 120 cfr. 4 CC, disposto relativo ai cosiddetti
sposalizi di cittadinanza, che prevedeva la nullità assoluta dei matrimoni
contratti da donne che non intendevano dar vita ad un'effettiva unione
coniugale, ma eludere le disposizioni in materia di naturalizzazione.

Fondandosi sulla giurisprudenza prolata sotto il vecchio art.
120 cfr. 4 CC, (in particolare DTF 98 II 7), il Tribunale federale, per
determinare se un matrimonio è stato celebrato per eludere le prescrizioni in
materia di dimora e domicilio degli stranieri, esamina se sussistano seri
indizi di un tale comportamento (DTF 123 II 49 consid. 4; 122 II 289 consid. 2;
121 II 1 consid. 2). E' considerato tale il fatto che nei confronti dello
straniero sia stato pronunciato l'allontanamento dalla Svizzera in conseguenza
del mancato rinnovo del suo permesso di dimora o della reiezione di una sua domanda
di asilo. Le circostanze in cui si sono conosciuti i coniugi, la loro marcata
differenza di età, la breve durata della relazione prematrimoniale, il fatto
che il coniuge straniero vive di prostituzione, nonché l'assenza o quasi di una
reale comunione domestica oppure che sia solo apparente, possono configurare
ulteriori indizi atti a ritenere che gli interessati non abbiano avuto la
volontà di costituire un'autentica unione coniugale. Nondimeno, tale volontà
non può essere dedotta dal solo fatto che i coniugi abbiano convissuto durante
un determinato periodo e intrattenuto relazioni intime, poiché un tale comportamento
può essere stato adottato all'unico scopo di trarre in inganno le autorità
(cfr. DTF 122 II 295, così come i rinvii dottrinali e giurisprudenziali ivi citati).

 

2.2. Nel caso di specie, dagli atti non emergono elementi
tali da potere affermare con assoluta certezza che con il matrimonio contratto
il 2 agosto 1994 con __________ volesse eludere le disposizioni in materia di
dimora e domicilio di stranieri.

L'Ufficiale di Stato civile del Comune di __________ aveva
rilevato che al momento delle pubblicazioni di matrimonio erano insorte alcune
perplessità circa la reale volontà dei fidanzati, tuttavia da questo elemento,
che non è stato approfondito ulteriormente, non si può senz'altro dedurre che
il matrimonio sia stato contratto con il solo scopo di eludere le normative in
materia di residenza degli stranieri.

 

 

                                   3.   Nemmeno è protetto
l'esercizio abusivo del diritto conferito dall'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS
al coniuge straniero di un cittadino svizzero di ottenere il rilascio e la
proroga di un permesso di dimora (DTF 121 II 97 consid. 2).

 

3.1. L'abuso di diritto sussiste quando un diritto viene
invocato per realizzare degli interessi che la legge che prevede tale diritto
non vuole proteggere (Häfelin/Müller, Grundriss des Allgemeinen
Verwaltungsrechts, p. 133, Imboden/Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
n. 74 e 78).

Un eventuale abuso deve essere valutato secondo le circostanze
del caso concreto.

In ogni caso soltanto l'abuso manifesto può essere preso in
considerazione (DTF 121 II 103). Per esempio, sono dati segnatamente gli
estremi dell'abuso di diritto allorquando lo straniero si richiama ad un
matrimonio che sussiste solo formalmente al solo scopo di ottenere il rilascio
o il rinnovo di un permesso di dimora (cfr. DTF 121 II 97 consid. 4; STF
inedita 11 febbraio 1997 in re B.).

 

3.2. Il Tribunale federale ha stabilito che la separazione di
fatto dei coniugi non provoca necessariamente la perdita del diritto a un
permesso di dimora (DTF 118 Ib 151 consid. 3d), e ciò soprattutto per evitare
che il diritto ad un permesso di soggiorno dipenda dalla volontà dell'altro
coniuge che ha ottenuto una separazione di fatto e una di diritto giusta le
norme concernenti le misure di protezione dell'unione coniugale e per garantire
allo straniero la possibilità di richiedere misure di protezione dell'unione
coniugale, tra cui la separazione giusta l'art. 175 CC, senza dovere temere un
allontanamento dal nostro paese (STF inedita 1. novembre 1993 in re Y. consid.
5b).

 

                                         3.3. Dalla documentazione
agli atti si rileva che nemmeno un anno dopo avere contratto matrimonio la
ricorrente adiva il Pretore del distretto di Locarno chiedendogli di venire
citata per un tentativo di conciliazione. Allo stesso, indetto per il 28 giugno
1995, non ha partecipato il marito, nel frattempo resosi irreperibile. Il
Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati a partire da tale data. Da
allora non sembra che vi sia più stata convivenza e neppure contatti.

__________ non ha intrapreso alcun passo per attivare una procedura
civile di separazione o divorzio, ma nemmeno ha tentato di rintracciare il
marito. Ha chiesto di essere sostentata dall'assistenza sociale pubblica e ha
assunto, con andamento discontinuo, alcune occupazioni di breve durata nel
settore della ristorazione.

Quanto adduce in sede di ricorso, cioè di avere adito recentemente
il Pretore affinché pronunciasse misure a protezione dell'unione coniugale e
astringesse il marito a versarle un contributo di sostentamento, è rimasto allo
stadio di puro parlato.

D'altra parte, già prima d'ora, benché assistita da un legale
che poteva consigliarla in tal senso, non si è preoccupata di chiedere che il
marito rispettasse il dovere coniugale al mantenimento in costanza di
separazione.

La dichiarazione da lei rilasciata all'Ufficio degli
Stranieri il 27 gennaio 1997, ampiamente citata nella decisione del Consiglio
di Stato, nonché il fatto che dal giorno del tentativo di conciliazione, oltre
tre anni or sono, la ricorrente non si è preoccupata di ripristinare il vincolo
coniugale - quand'anche, come adduce, coniuge non colpevole -, portano ad
escludere che il matrimonio oltre che giuridicamente sussista anche di fatto:
la ricorrente mai ha manifestato una chiara volontà in tal senso, al di fuori
del contesto della rivendicazione del diritto di ottenere un permesso di dimora
in Svizzera.

Nel caso concreto la separazione dei coniugi non è solo di
fatto, ciò che permetterebbe ancora secondo la citata giurisprudenza del
Tribunale Federale di rivendicare il diritto al soggiorno, ma è anche voluta e
irreversibile.

E' perciò che si manifestano chiaramente gli estremi
dell'abuso di diritto, nella richiesta di rilascio di un permesso di dimora in
virtù dell'art. 7 cpv. 1 LDDS.

 

 

                                   4.   Il diritto ad ottenere un
permesso di dimora si estingue qualora sorga un motivo di espulsione (art. 7
cpv. 1 ultima frase LDDS). E' tale il fatto che lo straniero sia caduto in modo
continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (art. 10 cpv. 1 lett. d
LDDS).

Questo motivo si avvera nel caso della ricorrente, la quale
sin dal 1995 ha ricevuto prestazioni assistenziali per importi ragguardevoli,
alle quali non è stata in grado di rinunciare nemmeno assumendo per brevi
periodi delle occupazioni lavorative.

La ricorrente non si è particolarmente prodigata per
risolvere la sua situazione di indigenza e per restituire all'ente pubblico le
somme ricevute.

E' pertanto escluso, anche per questo fatto, che la
ricorrente possa ancora rimanere in Svizzera

 

 

                                   5.   Sulla scorta di quanto
precede, il ricorso deve essere pertanto respinto. 

La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art.
28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 7, 10 LDDS; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 a LALPS; 3, 18, 30, 31, 43,
60, 64, 65 PAmm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza __________ è tenuta a lasciare il territorio del
Cantone Ticino entro il 31 gennaio 1999 notificando la partenza all'Ufficio
regionale degli stranieri di Locarno.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese di fr. 500.-- sono a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la presente decisione,
nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale di Losanna nel termine di 30
giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             La
segretaria