# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0ce055a1-c994-52e5-b6b4-95e36aa938d9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-10-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.10.2009 32.2009.125
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-125_2009-10-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.125

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  6 ottobre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 giugno 2009 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 25 maggio 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1971, da ultimo attivo in qualità di carrozziere-lattoniere, in data 24
marzo 1993 ha presentato una prima domanda di prestazioni AI a causa di
problemi lombari (doc. AI 1-18). L’assicurato non ha tuttavia più dato seguito
alla propria richiesta avendo trovato un’occupazione lavorativa (doc. AI 21-1).

 

                               1.2.   In data 24
giugno 2003 l’assicurato ha presentato una seconda domanda di prestazioni AI per
adulti (orientamento professionale / avviamento ad altra professione) indicando
di essere affetto da “1. Malattia causata da allergie come nickel, polvere,
alberi, erbe ecc. provocando rossore e prurito sul corpo, mani, orecchie,
gambe, braccia 2) Malattia causate da dolori reumatici dolori di schiena,
collo, gambe, vertebra” (doc. AI 2-1/5).

 

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione dell’11 gennaio 2006 ha respinto la richiesta di prestazioni non risultando una perdita di guadagno imputabile al
danno alla salute (doc. AI 29-1).

 

                               1.4.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha fatto
opposizione contestando la valutazione medica e quella economica svolte
dall’amministrazione nella decisione impugnata (doc. AI 30-1)

 

                               1.5.   Con
decisione su opposizione del 26 maggio 2008 l’UAI, dopo aver sottoposto
nuovamente il caso al SMR, ha accolto parzialmente l’opposizione dell’assicurato
e rinviato gli atti affinché “vada attualizzata la documentazione medica ad
oggi, onde probabilmente procedere con una nuova perizia medica
pluridisciplinare”. (doc. AI 37-3)

 

                               1.6.   Esperiti
nuovi accertamenti medici ed economici, in particolare una perizia
pluridisciplinare ad opera del Servizio Accertamento Medico (SAM)
dell’assicurazione invalidità, l’UAI, con decisione del 25 maggio 2009 (doc. AI
56-1), preavvisata con progetto del 7 aprile 2009 (doc. AI 54-1), ha respinto
la richiesta di prestazioni non essendo il grado d’invalidità pensionabile.

 

                               1.7.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di una rendita intera
d’invalidità. 

                                         Il
ricorrente ha contestato la valutazione medica e il calcolo del grado d’invalidità
operato dall’UAI (doc. I).

                                      

                                         Il
rappresentante del ricorrente ha inoltre postulato la concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura
(doc. I).

 

                               1.8.   L’UAI, in
risposta, fondandosi sulla perizia SAM, ha riconfermato il proprio
provvedimento e postulato la reiezione del gravame (doc. IV).

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato
all’assicurato il diritto a prestazioni.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione
di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei
redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei
redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

                                         Tali criteri sono stati
così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in
quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti
medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile
dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua
sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società
(DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127
V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in
casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una
comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza
qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti
affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale
con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento
di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso,
nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il
disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr.
sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento
ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza
9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22
luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131
V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante
di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della
situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono
considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di
prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. 

 

 

 

 

                                         Questa
situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti
e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere
afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non
fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano
ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire
gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale
sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper,
Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische
Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di
Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra
Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata
nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati
facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50
(recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque
prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che,
per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili
sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i
seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità,
la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più
anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi
di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e
la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate
secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della
persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener
conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un
processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un
sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella
malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si
deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto
a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività
risultino da un’esagerazione dei sintomi. (…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella
causa O., I 873/05)

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il
rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme
da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

 

                               2.4.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurato, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una
perizia pluridisciplinare. In tale ambito i medici del SAM hanno valutato la
patologia psichiatrica (Dr.ssa __________), quella neurologica (Dr. __________),
quella reumatologica (Dr. __________) e quella dermatologica (Dr. __________).

 

                                         L’aspetto
psichiatrico è stato vagliato dalla Dr.ssa __________, medico chirurgo,
specialista in psichiatria, che nel suo referto del 12 dicembre 2008, dopo aver
illustrato l’anamnesi personale e patologica dell’assicurato, i dati soggettivi
e lo status psichico ha posto la diagnosi con ripercussione sulla capacità
lavorativa di “Disturbo di personalità misto (ICD 10, F61,0). Sindrome
somatoforme non specificata (ICD 10, F 45,9)”.

 

                                         La
specialista ha poi tratto le seguenti conclusioni:

 

" 
(...)

5    CONCLUSIONI:

 

Il soggetto ha svolto attività lavorativa per un
lasso di tempo limitato, cambiando spesso referenti. 

Ha vissuto e vive, una precarietà sia lavorativa
che affettiva in assenza di alcun insight in merito. 

Ha un figlio di circa 17 anni con il quale non è
chiaro il tipo di relazione e che ha avuto intorno ai 23 anni da una quasi
coetanea croata. La moglie __________, da cui sta tentando di divorziare, ha/ha
avuto problemi di droga.

Nel 2007 torna in __________ per avviare le
pratiche di divorzio e conosce la sua attuale compagna da cui in agosto ha
avuto un figlio.

La dimensione relazionale affettiva è
approssimativa e instabile: scarsa continuità anche nei rapporti lavorativi.
Difettoso nella critica come nella responsabilizzazione.

Se il suo referente psichiatra, afferma in una
sua relazione del 01.2006 che il suo assistito non sarebbe in cerca di una
rendita ma di una possibilità reintegrativa quando però provo a vagliare con
l'assicurato alcune possibilità egli si trincera dietro il dolore, dietro i
suoi limiti fisici, la sua difficoltà di pensarsi dentro un ufficio.

Mi pare che il Disturbo di personalità di base
non abbia in passato impedito totalmente l'attività lavorativa, quanto
piuttosto compromesso il percorso professionale, la sua continuità. Non ritengo
ad oggi che esso infici la capacità lavorativa del soggetto in alcuna
percentuale. 

Il dolore somatico (pure organico che sia) ha
assunto i tratti di una quadro somatoforme per il quale al massimo gli si può riconoscere
una percentuale di IL pari al 15% e che si esprime con l'imposizione di limiti
alla mobilità, faticabilità, bisogno di riposo frequente.

 

6    Influenza della diagnosi psichiatrica sulla capacità di lavoro
nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a?

 

Il limite riconosciuto fa riferimento alle
lamentele somatiche fatte di dolore-dolorabilità, facile stancabilità e bisogno
frequente di sonno.

La presenza di reazioni cutanee allergiche
complica il quadro.

 

7    Evoluzione dello stato di salute dell'assicurato/a dal punto di
vista psichiatrico e prognosi a medio-lungo termine.

 

Pur riferendosi a epoche antiche per gli esordi,
in realtà è con i primi anni '90 che riferisce la presenza dei sintomi
lamentati.

Mantiene la sua presenza nel mondo del lavoro
fino al 2003 quando interrompe a suo dire per subentrati peggioramenti.

I sintomi però non hanno mai impedito viaggi,
relazioni,ecc.

Si rileva una certa tendenza a deresponsabilizzarsi
e a far dipendere dall'altro quanto avrà o no. Si nota un difetto di critica e
superficialità di analisi della realtà.

A mio avviso la percentuale di IL pari al 15%
dovrebbe partire con il 2003: passibile sia di miglioramento che di
peggioramento. Probabile acuirsi funzionale della sintomatologia a scopo
economico.

 

 

8    Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa?
Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

 

Vedi "conclusioni" e punto 6.

 

 

9    Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa
dell'assicurato? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità
lavorativa?

 

Quello che vediamo è uno stile coerente con una
struttura di personalità, di per se stessa poco modulabile: una presa a carico
psichiatrica a cadenza regolare potrebbe attivare movimenti di approfondimento
della capacità di critica e di contenimento dei contenuti ansiosi e
dell'emotività che mantiene una modalità espressiva a tinta adolescenziale.

 

 

10  Ritiene possibile effettuare provvedimenti di integrazione
professionale presso questo assicurato? Descrivere le residue risorse

 

Non ritengo al momento utile ricorrere a
provvedimenti del genere in questo assicurato ma gli stessi non risultano
controindicati dal punto di vista psichiatrico.

 

 

11  Ritiene che l'assicurato sia capace di svolgere altre attività?
Se sì, descrivere i limiti funzionali della capacità lavorativa in tale
attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento)

 

Ritengo che il soggetto sarebbe in grado di
svolgere tutte le altre attività teoricamente esigibili, compatibili con
livello culturale, età, quadro fisico e attitudini personali nella stessa
percentuale già detta." (Doc. AI 49/25-27)

 

                                         L’aspetto
neurologico è stato vagliato dal Dr. __________, spec. in neurologia, che nel
suo referto del 10 dicembre 2008, ha esposto la seguente valutazione:

 

" 
(...)

L'attuale stato neurologico si presenta del tutto
nella norma, clinicamente nessun segno di radicolopatia cervicale o lombare,
nessun segno per una patologia muscolare, di una mielopatia o di un disturbo
centrale. All'esame ENG invece è evidente una lieve sindrome del solco cubitale
destro con lieve compressione del nervo ulnare in questa sede senza segni
clinici di una neuropatia del nervo ulnare ossia forza muscolare dei muscoli
innervati dal nervo ulnare nella norma, nessun disturbo della sensibilità. I
dati ENG attuali sono all'incirca sovrapponibili a quelli descritti dal Dr.
med. __________ nel settembre 2005, non vi è quindi stata una progressione.

 

Dal lato neurologico posso porre le diagnosi di:

 

1.
  Lieve neuropatia del nervo ulnare destro su lieve sindrome del solco cubitale
senza segni clinici deficitari.

 

Nonostante la sindrome del solco cubitale destro
sia solo di lieve entità sono verosimili gli episodi descritti dal paziente di
un certo blocco alla mano destra, sintomatologia ben nota e frequentemente
descritta da altri pazienti con disturbi analoghi. Questi blocchi in genere si
presentano principalmente sotto sforzo fisico maggiore, in tal senso hanno
un'influenza sulla capacità lavorativa del paziente nel suo lavoro originale di
carrozziere-lattoniere o per altre professioni che richiedono sforzi fisici
maggiori con la mano destra dominante del paziente. Per questa attività stimo
che dal lato neurologico esiste un'incapacità lavorativa complessiva del 50%
legata alla neuropatia del nervo ulnare destro. Invece per tutte le altre
professioni che richiedono sforzi fisici lievi omoderati alla mano destra non
vi è nessuna incapacità lavorativa dal lato strettamente neurologico.

Per quanto riguarda la prognosi, negli ultimi 3
anni i parametri elettrofisiotogici del nervo ulnare destro sono rimasti
stabili senza peggioramenti o miglioramenti, dal lato neurologico non vi è
attualmente una stretta indicazione di un approccio chirurgico in quanto
mancano dei segni neurologici deficitari legati alla neuropatia con forza e
sensibilità conservata e sintomatologia soggettiva limitata a sporadici momenti
di sforzo maggiore con la mano destra.

 

Se invece il paziente dovesse prevedere di
effettuare più frequentemente degli sforzi fisici maggiori con la mano destra
si consiglierebbe un intervento di decompressione del nervo ulnare destro a
livello del solco cubitale, l'intervento, tenendo conto dei dati
elettrofisiologici, dovrebbe essere risolutivo." (Doc. AI 49/36-37)

 

                                         L’aspetto
reumatologico è stato indagato dal Dr. __________, spec. FMH in reumatologia,
che nel suo referto del 1° dicembre 2008, dopo aver illustrato l’anamnesi
personale e patologica dell’assicurato, i dati soggettivi e quelli oggettivi ha
posto la diagnosi di “Sindrome fibromialgica generalizzata.
Decondizionamento muscolare. Disturbi statici del rachide con cifoscoliosi
della dorsale con protrazione del capo, appiattimento della lombare.
Spondilolistesi di L5 su S1 di primo grado secondo Meyerding su probabile lisi
di L5”.

 

                                         Lo
specialista ha quindi espresso quanto segue:

 

" 
(...)

5.   Valutazione e prognosi:

 

Il signor RI 1, nato il 28.1.1971, __________,
__________, lamenta dall'infanzia dolori al rachide, entrando in cura
reumatologica specialistica a decorrere dal 1992; a partire dal febbraio 2003,
il reumatologo curante parlava di una sindrome del dolore cronico con turbe
statiche del rachide, nello stesso anno, un consulto neurologico portava alla
diagnosi di sindrome iperalgica diffusa in buona parte d'origine funzionale
psicogena. L'assicurato lamenta tuttora dolori diffusi panvertebrali,
irradianti, senza traiettoria dermatometrica, negli arti superiori ed
inferiori, in aumento quando fa freddo e umido, in posizioni statiche,
chinandosi, sintomatologia algica presente di giorno e di notte, poco
modulabile, finora non chiaramente migliorata ad un trattamento
farmacologico-fisiatrico. All'esame clinico impone, in primo luogo, la presenza
di 16 su 18 punti fibromialgici positivi ripartiti simmetricamente alla parte
superiore ed inferiore del tronco, che definiscono la diagnosi di sindrome
fibromialgica generalizzata che spiega in gran parte le caratteristiche del
dolore generalizzato presente. Sono assenti sinoviti o tenosinoviti alle
articolazioni delle estremità superiori ed inferiori, articolazioni che
appaiono libere ai movimenti anche se doloranti, in ogni direzione. Al rachide
notiamo una cifoscoliosi della dorsale con protrazione del capo, la mobilità
cervicale risulta libera ai movimenti in ogni direzione anche se dolorante,
stesso dicasi della  colonna lombare, sono assenti deficit
cervicolomboradicolari; la radiografia della colonna cervicale è risultata
normale. Quella del rachide lombare aveva mostrato una spondilolistesi di primo
grado secondo Meyerding di LS su S 1 in probabile lisi di L5, gli ulteriori
segmenti risultavano normoallineati, gli spazi intersomatici tutti regolari. La
spondilolistesi di L5 su S1, spiega soltanto una minima parte dei dolori, localizzabili
al passaggio lombosacrale, ma non sono in grado, di dare una spiegazione alla
sintomatologia algica generalizzata, appunto causata dalla sindrome fibromialgica.

 

Sulla base degli atti, dell'anamnesi richiesta,
dell'esame clinico, possiamo dunque porre le diagnosi di sindrome fibromialgica
generalizzata, decondizionamento muscolare, disturbi statici del rachide con
cifoscoliosi della dorsale con protrazione del capo, appiattimento della
lombare, spondilolistesi di L5 su S1 di primo grado secondo Meyerding su
probabile lisi di L5.

 

È auspicabile un trattamento algomodulatore
centrale onde innalzare la soglia del dolore contrastando così la
sintomatologia algica generalizzata; parallelamente l'assicurato dovrebbe
sottoporsi ad un intenso programma di ricondizionamento della muscolatura per
aumentare la resistenza agli forzi fisici, rispettivamente per stabilizzare il
passaggio lombosacrale.

 

Le misure terapeutiche citate, sono in grado di
migliorare la capacità funzionale e di carico residua nell'assicurato oltre
alla sua qualità di vita.

 

Per quanto riguarda la capacità funzionale e di
carico residua, l'assicurato può molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5
kg fino all'altezza dei fianchi, molto spesso tra 5-10 kg fino all'altezza dei
fianchi, talvolta tra 10-25 kg fino all'altezza dei fianchi, di rado tra 25-45
kg fino all'altezza dei fianchi, mai oltre 45 kg fino all'altezza dei fianchi;
l'assicurato può molto spesso sollevare pesi fino a 5 kg sopra l'altezza del
petto, talvolta pesi oltrepassanti i 5 kg sopra l'altezza del petto.
L'assicurato può molto spesso maneggiare attrezzi di precisione, molto spesso
maneggiare attrezzi di media entità, talvolta attrezzi pesanti, talvolta
maneggiare attrezzi molto pesanti. La rotazione manuale è normale. L'assicurato
può spesso effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta effettuare la
rotazione del tronco, molto spesso assumere la posizione seduta ed inclinata in
avanti, spesso la posizione in piedi ed inclinata in avanti, molto spesso
assumere la posizione inginocchiata, molto spesso effettuare la flessione delle
ginocchia. L'assicurato può assumere spesso la posizione seduta di lunga
durata, spesso la posizione in piedi di lunga durata. L'assicurato può molto
spesso camminare fino a 50 metri, molto spesso oltre 50 metri, molto spesso
camminare per lunghi tragitti, come pure spesso camminare su terreno
accidentato, può molto spesso salire le scale, talvolta salire su scale a
pioli.

 

In un lavoro «adatto allo stato di salute,
giudico l'assicurato abile al lavoro nella misura del 100 % con un rendimento
massimo del 100%, a decorrere dal 2003, allorché aveva inoltrato richiesta di
prestazioni all'assicurazione invalidità ai sensi di un orientamento
professionale ed avviamento ad altra professione.

 

A seguito dei limiti funzionali e di carico
sopraevidenziati, giudico l'assicurato, nell'ultima attività principale svolta
in Svizzera di carrozziere, per la quale dispone di un diploma conseguito nel
1990, abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale, ma con una
diminuzione del rendimento del 30 %, sempre a decorrere dal 2003; le terapie sopraproposte,
sono in grado, entro 3 - 6 mesi, di portare ad un ulteriore incremento del
rendimento lavorativo in qualità di carrozziere, fino a raggiungere una
capacità lavorativa con rendimento massimo." (Doc. AI 49/31-33)

 

 

                                         Infine,
l’aspetto dermatologico è stato indagato dal Dr. __________, spec. FMH in
dermatologia e venerologia, che nel suo referto del 10 dicembre 2008, ha esposto la seguente valutazione:

 

" 
(...)

Valutazione e procedere: I dati anamnestici essenziali dal punto di vista dermatologico
segnalano l'assenza di regressione della sintomatologia dopo l'interruzione
dell'attività professionale per altri motivi. Anzi, la sensazione di prurito
che ormai accompagna costantemente il paziente e la tendenza all'eczema
sarebbero peggiorati dopo la sospensione dell'attività professionale.

Fino ad ora non è stata trovata alcuna terapia
che sappia influenzare il prurito lamentato dal paziente.

 

Da segnalare inoltre che il signor RI 1 non ha
presentato né presenta un eczema alle mani.

In precedenza sono stati effettuati dei test
allergologici, tra cui un prick test e i test epicutanei, che avrebbero
evidenziato una polisensibilizzazione anche di tipo tardo. I risultati singoli
non mi sono noti.

 

 

Alle Vostre domande posso così rispondere:

 

1. Diagnosi dal punto di vista specialistico.

Prurito sine materia nel quadro di una
predisposizione atopica; Eczema lichenifizzato alle gambe.

 

2. Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa
nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato.

Non vi è una dipendenza diretta per le
alterazioni dermatologiche.

 

 

3. Descrivere l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato dal
punto di vista specialistico riguardo alle problematiche segnalate agli atti e
la prognosi e medio - lungo termine.

Attualmente non vi è una dipendenza della
patologia dermatologica dall'attività professionale del paziente, in effetti
interrotta ormai da tempo.

Il prurito sine materia è il sintomo qui
dominante e purtroppo non quantificabile. La sintomatologia eczematosa è
perlomeno discreta.

A medio - lungo termine non dovrebbe esservi un
impedimento dermatologico allo svolgimento di un'attività professionale anche
nell'ambito di quella fino ad ora svolta.

 

4. Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa?
Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

Il paziente è invalido non per un motivo
dermatologico.

 

5. Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa
dell'assicurato? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità
lavorativa? 

Per quanto fastidioso, il prurito sine materia
non limita veramente l'attività professionale, tanto più che la sua espressione
clinica è soprattutto serale. La lunga astensione professionale (cinque anni)
senza apparente beneficio dermatologico ne può essere la prova.

 

6. Ritiene possibile effettuare provvedimenti di integrazione
professionale presso questo assicurato? Descrivere le risorse di cui
l'assicurato ancora dispone.

Il paziente non è invalido per motivi
dermatologici.

 

7. Ritiene che l'assicurato sia in grado di svolgere altre
attività?. Se si, descrivere i limiti funzionali e la capacità lavorativa in
tale attività adatta. 

Sì. Il paziente può effettuare anche la sua professione
abituale.

 

8. Per assicurati di sesso femminile: In che misura l'assicurato
può svolgere l'attività di casalinga." (Doc. AI 49/38-39)

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 16 gennaio 2009 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del
ricorrente presso il citato centro d’accertamento hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “Sindrome fibromialgica
generalizzata. Decondizionamento muscolare. Disturbi statici del rachide con
cifoscoliosi della dorsale con protrazione del capo, appiattimento della
lombare. Spondilolistesi di L5 su S1 di primo grado secondo Meyerding su
probabile lisi di L5. Lieve neuropatia del nervo ulnare ds. su lieve sindrome
del solco cubitale senza segni clinici deficitari. Sindrome somatoforme non
specificata (ICD-10 F 45.9) ”.

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa i periti hanno posto
quella di “Disturbo di personalità misto (ICD-10 F61.0). Prurito sine
materia nel quadro di una predisposizione atopica. Eczema lichenificato alle
gambe. Modica dislipidemia non trattata”. (doc. AI 49-15)

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurato abile al lavoro nella misura del 50% nell’attività finora
svolta di carrozziere-lattoniere, mentre in attività adeguate, rispettose delle
limitazioni in ambito reumatologico l’assicurato è ritenuto abile nella misura
dell’85-90% da marzo 2003 (doc. AI 49-22).

 

                               2.5.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants
font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre
de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les
conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità
dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di
cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.
32.1999.124).

 

                               2.6.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata, approfondita e quindi
rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Dal punto
di vista della patologia psichiatrica la Dr.ssa __________, medico
chirurgo, specialista in psichiatria, nel proprio referto peritale del 12 dicembre
 2008 ha diagnosticato un disturbo di personalità misto (ICD 10, F61,0) e una
sindrome somatoforme non specificata (ICD 10, F 45,9).

                                         Secondo
la specialista il dolore somatico ha assunto i tratti di un quadro somatoforme
per il quale al massimo si può riconoscere un’inabilità lavorativa del 15% a
partire dal 2003 e che si esprime con l’imposizione di limiti alla mobilità,
faticabilità, bisogno di riposo frequente. Per quanto concerne altre attività
invece, la Dr.ssa __________ le ha ritenute tutte teoricamente esigibili alla
medesima percentuale (doc. AI 49-26).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         La patologia
neurologica è stata invece oggetto di approfondimento da parte del Dr. __________,
spec. FMH in neurologia, che nel rapporto datato 10 dicembre 2008 ha posto la diagnosi di “Lieve neuropatia del nervo ulnare destro su lieve sindrome del solco
cubitale senza segni clinici deficitari”.

 

                                         A mente
del Dr. __________ la patologia di cui soffre RI 1 ha un’influenza sulla sua
capacità lavorativa nella precedente attività di carrozziere-lattoniere o per
altre professioni che richiedono sforzi fisici maggiori con la mano destra. 

                                         Dal lato
neurologico dunque vi è un’inabilità lavorativa del 50% in quest’attività. Per
contro, per tutte le altre professioni che richiedono sforzi fisici lievi o
moderati alla mano destra non vi è nessuna incapacità lavorativa dal lato
strettamente neurologico (doc. AI 49-36).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici
attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla
capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia reumatologica il Dr. __________, spec. FMH
in reumatologia, ha diagnosticato una “Sindrome fibromialgica generalizzata.
Decondizionamento muscolare. Disturbi statici del rachide con cifoscoliosi
della dorsale con protrazione del capo, appiattimento della lombare.
Spondilolistesi di L5 su S1 di primo grado secondo Meyerding su probabile lisi
di L5”.

 

                                         Il Dr. __________
ha indicato che l’assicurato, in un lavoro adatto al suo stato di salute è abile
in misura piena (100%), a far tempo dal 2003. Mentre nell’ultima attività di
carrozziere la diminuzione del rendimento è del 30%, sempre dal 2003 (doc. AI
49-32).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Infine,
la patologia dermatologica è stata indagata dal Dr. __________, spec.
FMH in dermatologia e venereologia, che nella perizia del 10 dicembre 2008 ha diagnosticato un “prurito sine materia nel quadro di una predisposizione atopica e un eczema
lichenifizzato alle gambe”.

 

                                         A mente
del perito il paziente non è invalido per motivi dermatologici, in quanto “il
prurito sine materia non limita l’attività professionale, tanto più che la sua
espressione clinica è soprattutto serale” (doc. AI 49-39)

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da
tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Per
quanto concerne la problematica, peraltro non contestata, del cumulo da parte
dei periti del SAM del grado di inabilità lavorativa nell’ambito psichiatrico,
neurologico e reumatologico, va qui ricordato che secondo l’Alta Corte, per determinare
il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse
patologie, non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si
deve far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione
plenaria fra tutti gli esperti interessati.

 

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001
nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha
inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità
lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare,
ciò che nella causa in esame è stato fatto.

                                         In una sentenza
I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, pag. 43-45, il
Tribunale federale ha osservato che “una semplice addizione di diverse
inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in
occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle
peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo
esiguo”.

Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (245-249).

 

                                         Nel
referto peritale del 16 gennaio 2009 la Dr.ssa __________ e il Dr. __________
hanno evidenziato che nell’attività di carrozziere-lattoniere le limitazioni
della capacità lavorativa non vanno sommate, ma integrate in quanto “per la
loro maggior parte fanno riferimento alla riduzione del rendimento durante
l’attività svolta” (doc. AI 49-21).

 

                                         I medici
del SAM hanno dunque valutato globalmente la limitazione della capacità
lavorativa, nell’ultima attività lavorativa svolta, a partire dal marzo 2003
nella misura del 50%.

                                         Per
contro, l’assicurato è ritenuto in grado di svolgere altre attività, rispettose
delle limitazioni indicate in ambito reumatologico, nella misura dell’85-90%  (doc.
AI 49-21/22).

 

                                         Tale
valutazione è stata confermata dal medico del SMR, Dr. __________, nel rapporto
del 27 gennaio 2009 (doc. AI 50-1).

 

                                         Il
TCA non ha quindi nessuna ragione per scostarsi dalla valutazione del SAM, che
si basa su un’esauriente discussione fra tutti i medici periti del SAM.

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del SAM i criteri di affidabilità e
completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.5.), alla stessa può
essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato è inabile al lavoro al 50% nella sua precedente professione di carrozziere-lattoniere,
ma è da considerare abile al lavoro all’85-90% in attività adeguate e
rispettose dei suoi limiti funzionali.

 

                                         La
consulente in integrazione professionale nel proprio rapporto del 4 marzo 2009,
per quanto riguarda le attività esigibili dall’assicurato nel rispetto dei
limiti indicati nella perizia del SAM, ha indicato che l’assicurato potrebbe
svolgere attività semplici, leggere e poco qualificate come quelle di operaio
generico (mansioni d’assemblaggio, stampa, rifinitura, lucidatura, controllo
del funzionamento e della qualità, attività di controllo, di sorveglianza,
riparazioni, imballaggio, etichettatura), vendita al dettaglio (es. addetto
alla vendita di carburanti e servizi collaterali), fattorino addetto alla
distribuzione e consegna a domicilio di merce non troppo pesante (es. fiori,
prodotti farmaceutici), portiere, custode, guardarobiere in campo alberghiero,
compiti di controllo / manutenzione tipici delle organizzazioni comunali
(letturista, ripristino dei cestini, pulizia fontane, servizi), personale
ausiliario addetto ad attività collaterali semplici, per lo più di tipo manuale
(archivio, servizio meccanografici, di duplicazione, economato e similari)
(doc. AI 53-2).

 

                               2.7.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto, come correttamente applicato dall’amministrazione, sono
determinanti i dati del 2004.

 

                            2.7.1.   Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la
stessa, nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza
preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con
riferimento). Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente
possibile. 

                                         Di regola
ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima
del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all’evoluzione reale
dei salari (cfr. STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008; STF 9C_181/2008 del 23
ottobre 2008, DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224), o comunque sul salario
che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa
azienda o in un’azienda simile.

                                         Nel caso
in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito
ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà
riferimento ai dati empirici o statistici (STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008;
VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del principio
secondo cui – in assenza di indizi concreti che impongano una diversa
valutazione – la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente
all’esperienza generale, continuato l’attività precedentemente svolta senza
invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). 

 

                                         Nel caso
di specie, l’assicurato dopo le scuole dell’obbligo e il tirocinio empirico quale
carrozziere ha lavorato in quest’ultimo settore tra il 1990 e il 1994 e tra il
1996 e il 1998. Tra il 1994 e il 1996 ha invece svolto l’attività di aiuto cucina. In questi anni si è regolarmente iscritto anche all’assicurazione
disoccupazione. 

                                         Dal 1999
al 2001 l’insorgente ha vissuto in Colombia e successivamente ha beneficiato
dell’assistenza sociale (doc. AI 27-1).

 

                                         A mente
di questa, Corte ritenuto come l’assicurato dopo il rientro dalla __________
non abbia più svolto l’attività di carrozziere-lattoniere e per alcuni anni è
stato al beneficio della pubblica assistenza non è possibile quantificare in
maniera attendibile il reddito ipotetico che questi avrebbe potuto conseguire
senza invalidità.

                                         

                                         In
considerazione di ciò, il reddito da valido va determinato sulla base di dati
statistici come correttamente ha fatto l’Ufficio AI.

                                         Applicando
i dati statistici nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2004,
categoria 4, attività semplici e ripetitive p.to 50 “Commercio e riparazione
di autoveicoli” si ottiene un importo mensile di fr. 4'237.-- che riportato
su 41.6 ore corrisponde a fr. 4'406.48 al mese, pari a fr. 52'877.76 all’anno.

 

                            2.7.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, contestato dal
ricorrente, va ricordato che lo
stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione
percentuale sul salario teorico statistico. Il TFA ha
precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla
deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve
succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il
suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio
federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che
riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA
del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2004 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2004 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare,
in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'588.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 1/2-2007, p. 94), esso ammonta a fr.
4'771.52 mensili oppure a fr. 57'258.24 per l'intero anno (fr. 4'771.52 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

                                                                                

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer
Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen
an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                            2.7.3.   In concreto,
nel rapporto del 4 marzo 2009, la consulente IP ha applicato una riduzione
dell’8% per attività leggera e del 5% in considerazione del lungo periodo di
inattività e dell’attività a tempo parziale (doc. AI 53-2).

 

                                         La
percentuale globale del 13% stabilita dalla consulente può essere confermata
dal TCA (anche se meglio sarebbe stato fissare una riduzione del 10% per
attività leggera e del 5% per il lungo periodo di inattività e l’attività a
tempo parziale, cfr. consid. 2.7.2.).

 

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2004, partendo da un
salario da invalido di fr. 57'258.24, ritenuto che, come
visto in precedenza (cfr. consid. 2.6.), da un punto di vista medico,
l’assicurato può esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute all’85%
e ammettendo la riduzione del 13%, il reddito ipotetico
dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 42'342.46 confrontando ora questo dato
con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 52'877.76 (consid.
2.7.1) emerge un tasso d’invalidità del 19.9% arrotondato al 20% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto ad una rendita d’invalidità.

 

                                         Nella
presente evenienza, anche se si volesse applicare, per pura ipotesi di lavoro,
la riduzione massima consentita dalla giurisprudenza federale, non sarebbe
possibile assegnare al ricorrente una rendita di invalidità, poiché il tasso di
invalidità risulterebbe comunque inferiore alla soglia minima del 40% (cfr.
art. 28 cpv. 1 LAI; consid. 2.4.; STCA 32.2007.165 del 7 aprile 2008).

                                         In
effetti, decurtato del 25%, il reddito statistico da invalido ammonterebbe a
fr. 36'502.12 (fr. 57'258.24 ridotti del 15% e poi del 25%).

 

 

                                         Raffrontando quest’ultimo
dato al reddito da valido (fr. 52'877.76) si otterrebbe
un tasso di invalidità del 30,9%, arrotondato al 31% (cfr. DTF 130 V 121
consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41).

 

                            2.7.4.   Va infine
osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente del 20%, egli
potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione professionale.

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere presumibilmente
conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Nel caso
di specie, tuttavia, una riqualifica professionale non entra in considerazione,
ritenuto che la consulente ha considerato quanto segue:

 

" 
(...)

Considerati tutti gli elementi che l'esame del
caso ha messo in luce, non ritengo che la residua capacità di guadagno possa
essere apprezzabilmente migliorata mediante provvedimenti reintegrativi di
ordine professionale. Va inoltre segnalato che i medici indicano che in
considerazione degli aspetti psicopatologici, nonché della scarsa motivazione
dell’assicurato, non si ritiene possibile effettuare provvedimenti di
integrazione professionale.

 

                                         La
consulente ha quindi aggiunto che:

 

" 
Il grado d’invalidità del 20% circa lascerebbe
però aperta la possibilità di finanziare misure professionali (del tipo
formazione ad hoc) volte all’inserimento in un posto di lavoro specifico e
concreto. Personalmente non sono a conoscenza di corsi, formazioni brevi che
permettano un sensibile incremento della capacità di guadagno residua dell’A.
tenuto conto del suo profilo. Se però l’A. stesso identificasse un datore di
lavoro che gli garantisca l’assunzione al termine della misura professionale
(es: formazione interna alla ditta) con un salario sensibilmente superiore a
quello conseguibile in attività non qualificate, penso che da parte AI ci siano
tutte le premesse per poter sostenere finanziariamente tale formazione. 

 

Si resta inoltre a disposizione, qualora l’A. ne
facesse esplicita richiesta, per valutare la possibilità di attivare il nostro
servizio di collocamento” (doc. AI 53-2)

 

                                         In simili
condizioni, questa Corte non può che confermare la decisione del 25 maggio
2009.

 

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a
carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria
(cfr. consid. 2.9.).

                                         Al riguardo
il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della legge
federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione della
procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:

 

" 
(...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito
patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere
gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati
interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in
considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le
persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito
delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni
e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso
AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio
in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le
controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti
di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di
politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore
litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di
spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione
totale dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento
espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.
(...)"

 

                               2.9.   Il
ricorrente ha infine postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio (I).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

                                         I presupposti
(cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati
rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se
l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art.
14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr.
anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

 

                                         Dalle
tavole processuali si evince che il ricorrente vive grazie all’aiuto
dell’assistenza pubblica (cfr. doc. VI + bis).

                                         In tali
circostanze l’indigenza deve essere ammessa.

 

                                         L’assicurato non possiede
inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di un legale
appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva essere privo di
fondamento.

 

                                         Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la
concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito
patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,
qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse in futuro migliorare
(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;
cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti
al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a,
parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

                                         Ne
consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese
processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

                                            

                                   2.   L’istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio
è accolta.

 

                                   3.   Le
spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente. A seguito della
concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte dallo
Stato.

                                      

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti