# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8c4fb872-b3b8-5648-8465-506107bda576
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-11-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.11.2022 D-5147/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5147-2022_2022-11-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5147/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  n o v e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Regula Schenker Senn;  

cancelliere Demis Mirarchi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Iraq,   

patrocinata dall'avv. MLaw Tindara Santoro, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera, (…),  

ricorrente,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 31 ottobre 2022 / N (…). 

 

 

 

D-5147/2022 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera il (…) set-

tembre 2022, 

l’estratto della banca dati europea “Eurodac” del (…) ottobre 2022, dal 

quale emerge che la richiedente ha presentato una domanda d’asilo pre-

cedente in Lituania il (…) agosto 2021, 

la procura conferita il (…) ottobre 2022 alla rappresentanza legale, 

il verbale relativo al rilevamento dei dati personali della richiedente l’asilo 

del (…) ottobre 2022, 

il verbale inerente il colloquio personale Dublino del (…) ottobre 2022, 

la domanda della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) del 

(…) ottobre 2022 rivolta alla Lituania di ripresa in carico dell’interessata ai 

sensi dell’art. 18 par. 1 lett. d del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parla-

mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e 

i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito RD III), 

lo scritto del (…) ottobre 2022 spedito dalla SEM alle autorità lituane, in cui, 

vista l’assenza di una risposta alla domanda del (…) ottobre 2022 entro il 

termine prescritto, la prima comunica alle seconde che la Lituania è com-

petente per il seguito della procedura d’asilo dell’interessata, 

la documentazione medica agli atti, 

la decisione della SEM del (…) ottobre 2022 – notificata il (…) novembre 

2022 (cfr. atto SEM n. [{…}]-26/1) – mediante la quale la predetta autorità 

non è entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessata ai sensi 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ha pro-

nunciato il suo allontanamento (recte: trasferimento) verso la Lituania, non-

ché l’esecuzione del detto provvedimento, osservando inoltre che un even-

tuale ricorso contro la decisione non ha effetto sospensivo,  

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il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) l’11 novembre 2022 (cfr. risultanze processuali: data del timbro 

dell’invio del plico raccomandato) avverso la succitata decisione della 

SEM, per mezzo del quale l’insorgente ha concluso, in via principale, all’an-

nullamento della precitata decisione ed alla restituzione degli atti di causa 

alla SEM al fine di effettuare l’esame nazionale della domanda d’asilo; che 

l’interessata ha chiesto in via subordinata la restituzione degli atti alla SEM 

per completamento dell’istruttoria; che ella ha inoltre domandato in via su-

percautelare la sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento e a titolo 

cautelare la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso; che la ricorrente 

ha presentato istanza di assistenza giudiziaria, secondo il senso dell’esen-

zione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1  

lett. a–c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice  

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente  

(art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel contesto del colloquio Dublino l’interessata ha asserito di non voler 

fare ritorno in Lituania, ove ella sarebbe stata trattata in maniera disumana; 

che nei campi del precitato Paese il mangiare era cattivo, non c’era acqua 

calda, i bagni erano sporchi e le strutture non erano riscaldate adeguata-

mente,  

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che nella decisione avversata l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’ammissione di competenza da parte della Lituania e che le dichiarazioni 

rese dall’interessata nell’ambito del colloquio Dublino non erano atte a con-

futare la stessa, ha escluso la sussistenza nello Stato membro di carenze 

sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III o di un rischio di trattamenti 

contrari all’art. 3 CEDU (RS 0.101) o ancora di una violazione del divieto di 

respingimento; che inoltre non vi sarebbero motivi che obbligherebbero la 

Svizzera ad esaminare la sua domanda d’asilo ai sensi dell’art. 16 par. 1 

RD III, né che giustificherebbero l’applicazione della clausola di sovranità 

ex art. 17 par. 1 RD III o ex art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa 

a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che in 

particolare anche la sua situazione medica non costituirebbe un ostacolo 

ad un suo trasferimento in Lituania, 

che nel gravame, l’insorgente ritiene che la SEM sia incorsa in un accerta-

mento incompleto dei fatti, non avendo essa approfondito la situazione me-

dica della ricorrente; che il suo stato di salute non sarebbe, ad ora, chiaro; 

che un allontanamento in Lituania comporterebbe il rischio di un respingi-

mento in Iraq, visto che la domanda d’asilo della ricorrente sarebbe già 

stata respinta dal succitato Paese; che la SEM avrebbe omesso di accer-

tare in maniera completa i fatti giuridicamente rilevanti anche in merito alle 

eventuali violazioni del divieto di respingimento da parte della Lituania; che 

le argomentazioni della SEM concernenti l’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 apparreb-

bero standardizzate e non sarebbero relazionate al caso di specie; che 

l’autorità di prima istanza non ha applicato la clausola di sovranità, nono-

stante le condizioni disumane e degradanti in cui, stando alla sua descri-

zione, versava la ricorrente durante la sua permanenza in Lituania; che 

quest’ultimo Paese non rispetterebbe il diritto europeo e internazionale, im-

pedendo in particolare ai richiedenti di depositare una domanda d’asilo e 

violando diverse disposizioni che regolano l’accoglienza; che la SEM 

avrebbe dovuto verificare le condizioni di accoglienza in Lituania, anche 

alla luce dell’aggressione russa in Ucraina, che avrebbe appesantito l’ap-

parato gestionale dei flussi migratori, 

che, preliminarmente, occorre chinarsi sulle censure formali, 

che il Tribunale ritiene che le allegazioni sollevate dalla ricorrente circa una 

valutazione parziale dei fatti giuridicamente rilevanti si mischino in realtà 

con il merito della vertenza, ovvero sono rivolte contro l’apprezzamento 

svolto dalla SEM; che, in quanto tali, verranno quindi trattate nei conside-

randi seguenti, 

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che, precisato tale aspetto, occorre ora determinare se l’autorità inferiore 

abbia rettamente omesso di entrare nel merito della domanda d’asilo pre-

sentata dall’insorgente, 

che giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e di allontanamento, 

che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III, 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15); che nel caso di una procedura di 

ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso di specie – di principio 

non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

che giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente, 

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che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

RD III), 

che altresì, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in deroga 

ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere 

di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un 

cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli 

compete, 

che nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo  

“Eurodac”, che l’interessata aveva già depositato una domanda d’asilo in 

Lituania il (…) agosto 2021, prima di giungere in Svizzera (cfr. n. 7/1), 

che la SEM, il (…) ottobre 2022 – quindi entro i termini fissati all’art. 23 

par. 2 RD III – ha presentato alle autorità lituane competenti, una domanda 

di ripresa in carico dell’interessato, fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III  

(cfr. n. 19/1), 

che non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro il termine 

previsto all’art. 25 par. 1 RD III, la Lituania ha tacitamente riconosciuto la 

propria competenza per la trattazione della domanda d’asilo in questione 

(art. 25 par. 2 RD III),  

che la competenza della Lituania è dunque di principio data, 

che a tal proposito, si sottolinea come il RD III non offre il diritto al richie-

dente l’asilo la possibilità di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la 

sua domanda d’asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3), 

che proseguendo nella disamina, il Tribunale ritiene che in Lituania non vi 

siano fondati motivi per ritenere, anche a seguito della crisi in Ucraina, che 

sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase 

RD III; cfr. sentenze del Tribunale F-4020/2022 del 3 ottobre 2022,  

F-2463/2022 del 10 giugno 2022 consid. 5.3), 

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che la ricorrente non ha apportato alcun indizio concreto e sostanziato che 

provi che il precitato Stato membro – Stato membro dell’UE, e dunque le-

gato alla CartaUE, e firmatario della CEDU, della Convenzione del 10 di-

cembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 lu-

glio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che 

del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) – 

non si atterrebbe ai suoi obblighi internazionali rinviandola in un Paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-

ciate, in violazione del divieto di respingimento, rispettivamente che ella 

rischierebbe di essere vittima, in Lituania, di trattamenti contrari alle dispo-

sizioni delle suddette Convenzioni, 

che alla richiedente l’asilo spetta l’onere della prova e quindi il compito di 

rovesciare la presunzione secondo cui, in Lituania, non vi sarebbero dei 

rischi di un trattamento che non sia in linea con gli standard europei ed 

internazionali, 

che i rapporti pubblicati da Amnesty International citati nel ricorso riguar-

dano in particolare i migranti che arrivano in Lituania dalla Bielorussia; che, 

quindi, non sono pertinenti nel caso di specie, visto che la ricorrente fa-

rebbe ritorno in Lituania nel contesto della procedura di Dublino  

(cfr. sentenza del Tribunale F-4020/2022 del 3 ottobre 2022), 

che nel gravame la ricorrente fa anche riferimento alla risoluzione n. 517 

del 2 luglio 2021 riguardante la dichiarazione di emergenza nazionale e 

alla proclamazione dello stato di emergenza del 9 novembre 2021 (in vi-

gore dal 10 novembre 2021); che detto provvedimento impedirebbe ai ri-

chiedenti di depositare una domanda d’asilo; che, tuttavia, risulta che nel 

caso in esame la ricorrente abbia potuto depositare una domanda d’asilo; 

che, peraltro, non appaiono all’incarto degli elementi sostanziati e concreti 

atti a ritenere che la sua procedura d’asilo non sia stata condotta nel ri-

spetto delle disposizioni europee ed internazionali, 

che, pertanto, l’insorgente non è riuscita nell’intento di convincere il  

Tribunale di ciò che ella sostiene; che, quindi, la censura circa il mancato 

o incompleto accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti va respinta, 

che anche il riferimento alle sentenze del Tribunale E-3356/2018 del  

27 giugno 2018 e D-3902/2022 del 12 settembre 2022 non porta ad altro 

esito riferendosi peraltro queste ultime ad altri Paesi e ad altre circostanze 

fattuali, 

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che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non 

si giustifica nel caso di specie, 

che resta ancora da stabilire se, come richiesto dal ricorrente nel gravame, 

nel suo caso trovi applicazione la clausola di sovranità, 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se “motivi 

umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della stessa, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che la ricorrente, al di là di generici asserti, non è in grado di provare con 

indizi oggettivi, concreti e seri il rischio di vedersi durevolmente privata di 

ogni accesso alle condizioni materiali minime d’accoglienza, comprensive 

quindi anche dell’accesso alle cure mediche indispensabili; che l’insor-

gente non riesce a dimostrare le presunte violazioni della direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale (di seguito: direttiva accoglienza), alla quale la Lituania è legata, al 

punto tale che occorrerebbe rinunciare al suo trasferimento in tale Paese, 

che il Tribunale non dispone inoltre di alcun elemento concreto e serio che 

gli permetta di ritenere che l’interessata, malgrado la decisione negativa da 

lei ricevuta riguardo alla sua domanda d’asilo, rischierebbe di essere rin-

viata in un Paese in cui la sua integrità verrebbe messa in serio pericolo, 

in violazione del divieto di respingimento, 

che ad ogni modo se, dopo il suo trasferimento nel suddetto Stato membro, 

ella dovesse essere costretta dalle circostanze a condurre un’esistenza 

non conforme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in 

questione non fornisca le prestazioni necessarie, apparterrà alla ricorrente 

di sollevare l’eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando 

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le adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in parola  

(cfr. art. 26 della direttiva accoglienza),  

che neppure delle ragioni mediche si oppongono ad un trasferimento della 

ricorrente in Lituania, 

che, da un esame d’ufficio degli atti all’inserto, la ricorrente non appare 

soffrire attualmente di alcuna patologia di rilievo che possa ostacolare il 

suo trasferimento nel contesto di una procedura Dublino (cfr. sentenza 

della Corte europea dei diritti dell’uomo N. contro Regno Unito del 27 mag-

gio 2008, 26565/06; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 

41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1); che i disturbi o le diagnosi 

ravvisabili, ossia emicrania e agitazione (cfr. atto SEM n. 10/2), una cistite 

non complicata, un malessere generale con episodi depressivi e insonnia, 

così come l’incontinenza (cfr. atto SEM n. 28/2) non raggiungono il livello 

di gravità che occorre per l’applicazione della clausola di sovranità, 

che anche un eventuale peggioramento delle condizioni di salute della ri-

corrente non è ostativo ad un trasferimento in Lituania, a meno che non vi 

siano degli indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita 

o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire a delle norme 

imperative di diritto regionale e internazionale; che nessun indizio di tale 

natura emerge dal gravame; che, sulla base delle informazioni contenute 

nel ricorso, l’insorgente è stata dimessa dalla (…) in data (…) e che, quindi, 

ciò fa dedurre, anche in assenza di una lettera di dimissione e tenendo 

conto che sono passate (…) dall’ultimo giorno del periodo di ricovero, che 

lo stato di salute della ricorrente non sia di una gravità tale da dover atten-

dere informazioni maggiormente circostanziate riguardo il suo quadro va-

letudinario, 

che, quindi, la censura circa il mancato o incompleto accertamento dei fatti 

giuridicamente rilevanti va respinta, 

che, di conseguenza, non sussiste alcun motivo per l’applicazione da parte 

della Svizzera della “clausola di sovranità” prevista all’art. 17 par. 1 RD III, 

che nelle surriferite circostanze, non traspaiono neppure elementi per rite-

nere che, in specie, l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria 

al diritto il suo potere d’apprezzamento in rapporto a dei motivi umanitari 

così come sancito dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.), 

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che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte 

della Svizzera, la Lituania rimane competente per il seguito della domanda 

d’asilo della ricorrente ed è tenuta a riprenderla in carico in ossequio alle 

condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 RD III, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Lituania conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che ella non possiede un’autorizzazione di soggiorno 

in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in conclusione, con il provvedimento impugnato, l’autorità inferiore non 

ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo, risulta senza oggetto, 

che altresì, per lo stesso motivo summenzionato, anche la richiesta volta 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese proces-

suali è divenuta senza oggetto, 

che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soc-

combenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale  

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

 (dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Demis Mirarchi 

 

 

Data di spedizione: