# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2d16aeff-92be-5457-b131-f191233d61d8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-07-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 12.07.2005 52.2005.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2005-25_2005-07-12.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2005.25

   

  	
  Lugano

  12 luglio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli 

  

 

 

statuendo sul ricorso 28 gennaio 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1, , 

  patrocinato da: lic. iur. PA 1, , 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 11 gennaio 2005 del Consiglio di Stato
  (n. 93), che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
  risoluzione 16 settembre 2004 con cui il Dipartimento della sanità e della
  socialità gli ha negato l'autorizzazione a portare il titolo di “professore”;
  

  

 

 

viste le risposte:

-    14 febbraio 2005 del
Consiglio di Stato;

-    15 febbraio 2005 del
Dipartimento della sanità e della socialità

 

preso atto della replica 14 marzo 2005 del ricorrente
e delle dupliche: 

-    23 marzo 2005 del
Consiglio di Stato;

-    12 aprile 2005 del
Dipartimento della sanità e della socialità

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 12 novembre
2002 il ricorrente dr. RI 1, medico specialista FMH in psichiatria e
psicoterapia, ha chiesto al Dipartimento della sanità e della socialità (DSS)
di accertare che era autorizzato a portare il titolo di “professore”, da
anteporre al grado accademico di dottore in medicina seguito dalla specifica
dicitura per esteso riguardo l'ambito della docenza stessa. 

A sostegno dell'istanza, ha allegato: 

 

a)     
la dichiarazione del
prof. __________, direttore del Dipartimento di Scienze Antropologiche dell'Università
degli studi di __________, fatta a __________ il 2 ottobre 2000, attestante che
il Prof. RI 1 è docente presso il Dottorato di Ricerca in Antropologia per l'A.A.
2000/2001 in qualità di specialista in psichiatria nell'indirizzo etnomedico. 

 

b)     
il decreto 12 aprile
2000 del Rettore della L.U.de.S., Università degli Studi di Scienze Umane e
Tecnologiche di __________, che nomina il prof. RI 1 Professore Titolare
della Cattedra di Psichiatria presso la Facoltà di Medicina. 

 

c)     
il decreto 12 aprile
2000 del Rettore della L.U.de.S., Università degli Studi di Scienze Umane e
Tecnologiche di __________, che nomina il prof. RI 1 Professore Titolare
della Cattedra di Psichiatria presso la Facoltà di Medicina, nella Scuola di specializzazione in
Psicoterapia. 

 

d)     
la dichiarazione 10
ottobre 2000 con cui la
 Direttrice del Dipartimento
di lavoro sociale della Scuola universitaria professionale della Svizzera
italiana (SUPSI) certifica che il prof. RI 1 svolge funzioni d'insegnamento
per le materia di psicopatologia e psichiatria presso il
dipartimento in questione. 

 

e)     
il calendario
provvisorio del corso di formazione di clinica analitica integrata nel
lavoro istituzionale, organizzato dall'Istituto freudiano per la clinica,
terapia e la scienza durante l'anno accademico 2002-2003 in collaborazione con il Centro di Clinica Psicoanalitica
di __________, dal quale risulta che il 31 gennaio 2003 il dr. RI 1 ed un altro
docente avrebbero tenuto una lezione sugli psicofarmaci nella clinica
integrata. 

 

Il giorno seguente il ricorrente ha
ulteriormente prodotto il programma del dottorato di ricerca in criminologia
clinica della L.U.de.S. per l'anno accademico 2000/2001 dal quale risulta che
faceva parte del corpo docente. 

 

 

                                  B.   Sentito il
parere del Medico cantonale, il 13 marzo 2003 l'Ufficio di sanità ha comunicato
al richiedente che le attestazioni b, c, d ed e,
allegate all'istanza erano irrilevanti, poiché si tratta di attività di
insegnamento in istituti privi di riconoscimento universitario ufficiale. L'ha
inoltre invitato a documentare con una dichiarazione ufficiale del Rettorato
dell'Università di __________, il conferimento e l'ulteriore sussistenza del
titolo di professore, che l'avrebbe abilitato a portarlo secondo la variante
“università straniere”. 

 

Il 25 novembre 2003 il ricorrente ha
trasmesso al DSS la dichiarazione 10 novembre 2003, rilasciatagli dal rettore
dell'università di ____________________, attestante che the Prof. Doctor in Med.
RI 1 is a professor by this University at the
Faculty of Medicine, Chair of Psichiatry, in quality of Visiting Professor. 

Il 15 luglio 2004 il dr. RI 1 ha
ulteriormente informato il DSS di aver rassegnato le dimissioni dalla L.U.de.S.,
ma di avere nel frattempo iniziato a svolgere le seguenti attività accademiche:

 

f)       
docente all'Università
Statale di __________ (sede __________), Facoltà di sociologia, responsabile
dell'insegnamento e del laboratorio I gruppi giovanili nella metropoli
(dal 2003);

 

g)     
Università Statale di __________
(sede __________), Facoltà di sociologia, nonché cultore della materia
in Criminologia minorile ed in Sociologia della devianza; 

 

h)     
Università degli Studi
di __________, Dipartimento di Scienze Antropologiche. Dottorato di ricerca in
Antropologia, docente di Psicopatologia (dal 2000 al 2004); 

 

i)       
Università degli Studi
di __________, Dipartimento di Scienze Antropologiche. Dottorato di ricerca in
Antropologia; indirizzo etnomedico; docente di Psicopatologia (dal
2004);

 

j)       
Università degli Studi
dell'__________ in collaborazione con la L.U.de.S.
Dottorato di ricerca in criminologia, docente di Psicopatologia. Anno
accademico 2003-2004; 

 

k)     
Università degli Studi
dell'__________, Facoltà di scienze della formazione, corso di laurea in
scienze dell'investigazione; docente responsabile dei seminari e laboratori di psicologia,
psicologia giuridica e psicopatologia; dal 2003; 

 

l)       
Università di __________
Facoltà di medicina, Cattedra di psichiatria, Docente di psichiatria e
psicopatologia. Dal 2003; 

 

m)  
Università di __________.
Dipartimento di psicologia. Sezione di psicologia investigativa e
psicopatologia delle condotte criminali. Corso di perfezionamento di psicopatologia
delle condotte criminali. Docente di psicopatologia. Dal 2004;

 

n)     
Docente titolare di psichiatria
e psicopatologia in altre due università italiane, Facoltà di Medicina,
Cattedra di psichiatria, di cui tuttavia non riteneva prudente indicare il nome
perché erano state oggetto di telefonate anonime diffamatorie, il cui autore
non era ancora stato individuato dalla magistratura presso la quale era stata inoltrata
una querela contro ignoti. 

 

Allo scritto non era allegata particolare
documentazione. 

Il 9 agosto 2004 il ricorrente ha infine
trasmesso al DSS una copia della lettera 19 luglio 2004 con cui il Direttore
della Scuola di specializzazione in medicina legale dell'Università degli studi
di __________ gli comunicava che il Consiglio della scuola gli aveva conferito
un incarico di insegnamento di 10 ore di criminologia (4° anno). 

 

 

                                  C.   Con
decisione 16 settembre 2004 il DSS ha respinto l'istanza, rilevando che il richiedente
non aveva comprovato che gli incarichi di insegnamento di cui si prevaleva gli
conferissero il diritto di portare il titolo di professore. 

 

 

                                  D.   Con
giudizio 11 gennaio 2005 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento,
respingendo l'impugnativa contro di esso inoltrata dal dr. RI 1. 

Disattese le censure di natura formale,
sollevate dal ricorrente con riferimento al diritto di essere sentito
personalmente in contraddittorio, alla sufficienza della motivazione, alla
posizione del Medico cantonale che gli sarebbe particolarmente ostile, il Governo
ha anzitutto rilevato che i membri della FMH possono anteporre il titolo di professore
al grado accademico soltanto se riconducibile alla facoltà di medicina di
un'università svizzera riconosciuta. Titoli accademici riferiti ad altre
facoltà vanno invece posposti al nome ed al cognome con l'indicazione della
relativa facoltà. 

Richiamato l'obbligo sancito dall'art. 70 LSan
di pubblicizzare le attività degli operatori sanitari in modo corretto e misurato,
informando oggettivamente l'utenza, l'Esecutivo cantonale ha poi negato che gli
incarichi universitari fatti valere dall'insorgente potessero giustificare il
porto del titolo di professore anteposto al nome. 

 

 

                                  E.   Contro il
predetto giudizio il dr. RI 1 insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio dell'autorizzazione rifiutata
con effetto retroattivo al momento della segnalazione. 

Nel suo lungo, articolato e circostanziato
allegato, l'insorgente si sofferma anzitutto lungamente sull'atteggiamento
ostile che il medico cantonale avrebbe assunto nei suoi confronti, stigmatizzandone
gli interventi nell'ambito della presenta procedura. 

Dal profilo dei fatti, rileva poi di aver
ottenuto nuovi incarichi d'insegnamento presso l'università di __________, di __________
e di __________ __________ e di essere in predicato per diventare professore
associato presso l'università __________ di __________. Dal profilo del
diritto, dopo alcune censure di natura procedurale, il ricorrente osserva
invece che non esistono norme di regolamento che disciplinino il porto del
titolo di professore. Sussisterebbe una lacuna che non potrebbe essere colmata
dalle prese di posizione del medico cantonale. Chiede che venga indetta un'udienza
in contraddittorio per accertare in particolare la presentazione tempestiva
della documentazione attestante l'attribuzione di incarichi di insegnamento
giustificanti l'autorizzazione a fare uso del titolo di professore. Contesta
in seguito che il Consiglio di Stato non abbia tenuto conto dell'incarico di
professore a contratto conferitogli dalla Scuola di specializzazione in
medicina legale della Facoltà di medicina dell'università di __________. Nega
infine che il titolo spetti soltanto ai docenti che hanno conseguito l'abilitazione.

 

 

                                  F.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato ed il DSS, che non formulano
particolari osservazioni. 

 

 

                                  G.   Con la
replica, l'insorgente evidenzia che il Bollettino FMH /n. 9/2005 pag. 261) ha
recentemente reso noto che l'università di __________ gli conferito un incarico
d'insegnamento quale professore a contratto. Censura nuovamente che il giudizio
impugnato abbia omesso di considerare l'incarico d'insegnamento conferitogli
dall'università di __________. Chiede di essere autorizzato a definirsi Prof.
dr. med. RI 1, docente di criminologia psicopatologica alla facoltà di medicina
dell''università di __________. 

 

 

                                  H.   Con la
duplica il Consiglio di Stato ed il DSS hanno ribadito la richiesta di conferma
del giudizio impugnato. 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. Prima
di eventualmente entrare nel merito del ricorso occorre accertare la competenza
del Tribunale cantonale amministrativo. Notoriamente, la competenza del
Tribunale cantonale amministrativo non è stabilita per clausola generale, ma
secondo il cosiddetto sistema enumerativo. Il ricorso ad esso è dato unicamente
nei casi previsti dalla legge (art. 60 PAmm; Borghi/Corti, Compendio di
procedura amministrativa ticinese, ad art. 60 PAmm, n. 2). 

 

1.2. La decisione governativa impugnata si
fonda sull'art. 70 LSan, che regola la pubblicità degli operatori sanitari,
subordinando la menzione di titoli accademici esteri all'autorizzazione del
dipartimento. Nessuna disposizione di legge prevede la possibilità di impugnare
davanti a questo tribunale le decisioni di rifiuto dell'autorità cantonale. A
dispetto dell'indicazione data dal Consiglio di Stato nel giudizio censurato,
il ricorso dovrebbe di conseguenza essere dichiarato irricevibile. 

 

1.3. Il controverso diniego dell'autorizzazione
limita tuttavia il ricorrente nell'esercizio di un'attività lucrativa. La
vertenza in esame si configura pertanto come una contestazione di carattere civile
ai sensi dell'art. 6 CEDU (cfr. DTF 125 I 7, consid. 4; DTF 21.6.2000 in re B.,
in RDAT II-2000 N. 94; DTF 15. 7.1994 in re S., in RDAT I-1995 N. 11; 7.9.2001
in re B.). Deve quindi essere data la possibilità di sottoporla al sindacato di
un'autorità giudiziaria indipendente. Non prevedendo questa possibilità, la LSan
non risponde alle esigenze minime poste dalla succitata norma convenzionale. 

Per porre rimedio all'insufficienza dell'ordinamento
giuridico cantonale, il Tribunale cantonale amministrativo non può sostituirsi
al legislatore arrogandosi competenze che la legge non gli conferisce. Esso può
tutt'al più dedurre la propria competenza da un'interpretazione della legge
conforme all'art. 6 CEDU (DTF 121 II 122; contra Borghi/Corti, op. cit.,
ad art. 60 PAmm, n. 3 in fine). 

Da questo profilo, considerato che il
provvedimento in esame è strettamente connesso all'esercizio di un'attività
soggetta ad autorizzazione, il cui diniego è deducibile a questo tribunale
(art. 59 cpv. 5 LSan), non appare lesivo del diritto ammettere che la
competenza del Tribunale cantonale amministrativo non si limiti alle vertenze
relative al rilascio od al rifiuto di tali permessi, ma si estenda alle
contestazioni di natura accessoria. 

Di fronte alle gravi carenze dell'ordinamento
dei mezzi d'impugnazione istituito dalla LSan ed ai ritardi accumulati dal
legislatore nell'adattare l'ordinamento giudiziario cantonale alle esigenze
poste dall'art. 6 CEDU, non si può invero pretendere che questo tribunale
continui a declinare la propria competenza, emanando giudizi di irricevibilità,
che possono essere impugnati con sicuro successo davanti al Tribunale federale
(cfr. RDAT II-2000 N. 94). 

 

1.4. Il ricorso, tempestivamente proposto
dal diretto interessato, può essere evaso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 PAmm). Le prove richieste non appaiono invero idonee a
procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il
giudizio. Parimenti da respingere è la domanda di indire un'udienza in
contraddittorio per permettere al ricorrente di documentare la tempestiva presentazione
della documentazione che a suo avviso giustificherebbe il rilascio dell'autorizzazione
negata. 

La procedura davanti a questo tribunale è
scritta. 

 

1.5. Le lunghe disquisizioni, sviluppate
dall'insorgente attorno all'atteggiamento, a suo dire ostile, che il Medico
cantonale avrebbe assunto nei suoi confronti, non giovano in nessun caso alla
sua causa. Il Medico cantonale si è limitato ad esprimere un preavviso. Il
ricorrente non l'ha mai d'altro canto formalmente ricusato (art. 32 PAmm, 27
CPC), ma è passato ad atti successivi, perdendo così il diritto di ricusarlo
(art. 29 cpv. 4 CPC). Nell'atteggiamento del Medico cantonale non sono infine riscontrabili
motivi che avrebbero potuto giustificare una ricusa. 

 

 

                                   2.   2.1. Giusta
l'art. 70 LSan, disciplinante la pubblicità degli operatori sanitari, la pubblicità
relativa alle attività degli operatori sanitari deve essere fatta in modo
corretto e misurato. Essa ha per scopo un'oggettiva informazione dell'utenza. Pertanto
è vietato l'uso di denominazioni e diciture suscettibili di trarre in inganno
il pubblico (cpv. 1). L'indicazione delle specialità FMH, FVH e SSO è autorizzata
d'ufficio (cpv. 2). La menzione di diplomi di istituti privati, di titoli di
specialista o di titoli accademici esteri deve essere autorizzata dal
Dipartimento (cpv. 3). 

Il testo attuale della norma è scaturito
dall'emendamento apportato il 19 dicembre 2002 (BU 2001, 189) allo scopo di
introdurre un criterio generale ed astratto, che
definisse in positivo il concetto e le finalità della pubblicità (cfr.
messaggio n. 4544 del 26 giugno 1996 concernente alcune modifiche della legge
sulla promozione della salute). 

È considerata pubblicità ogni comportamento
specificatamente finalizzato all'acquisizione di clientela. Se un determinato
atteggiamento costituisca o meno una forma di pubblicità, va stabilito secondo
l'opinione comune, applicando criteri oggettivi. Decisivo è l'effetto prodotto
dal messaggio pubblicitario sul suo destinatario (cfr. in tal senso Fehlmann/Zindel,
Kommentar zum Anwalts-gesetz, ad art. 12 n. 113). 

La pubblicità degli operatori sanitari, un
tempo praticamente vietata (Heinrich Honsell, Handbuch des Arztrechts, Zurigo
1994, pag. 232), è ora ammessa nella misura in cui costituisce una forma d'informazione
volta a facilitare l'utente nella scelta del professionista che meglio risponde
alle sue esigenze specifiche. Essa deve quindi essere anzitutto veritiera,
trasparente e completa. Vietata è di riflesso la pubblicità ingannevole, in
quanto deliberatamente menzognera o anche solo fuorviante per omissione. La
pubblicità deve inoltre essere commisurata al bisogno d'informazione dell'utente
ed evitare di suscitare aspettative ingiustificate. Inammissibili sono in particolare
forme di pubblicità aggressive, insistenti od adescanti mediante suggestione. Il
messaggio pubblicitario deve limitarsi a facilitare la scelta dell'operatore
sanitario da parte dell'utente; obbiettivo, al quale deve rimanere subordinato
l'interesse dell'operatore sanitario alla sua promozione professionale. Deve
quindi essere chiaro ed insuscettibile di creare confusione. 

L'uso di titoli di studio, di
specializzazione e di ulteriori qualifiche professionali è ammesso a condizione
che corrispondano a competenze effettivamente acquisite. Oltre alle regole sin
qui illustrate, tale uso deve in particolare rispettare il principio sancito
dall'art. 2 LCSl, che considera sleale e illecito qualsiasi comportamento o
pratica d'affari ingannevole, o altrimenti lesivo delle norme della buona fede,
che influisce sui rapporti tra concorrenti o tra fornitori e clienti.
Principio, questo, che è concretizzato dall'art. 3 lett. c LCSl, secondo cui
agisce in modo sleale chiunque si serve di titoli o denominazioni professionali
non pertinenti, atti a far credere a distinzioni o capacità speciali (cfr. DTF
50 I 150 seg.; Lucas David, Schweizerisches Wettbewerbsrecht, II. ed., Berna
1997, n. 193 seg.; Carl Baudenbacher, Lauterkeitsrecht, ad art. 3 lett. c UWG
n. 19). 

 

2.2. Secondo l'art. 21 del codice
deontologico della Federazione dei medici svizzeri (FMH), disciplinante l'uso
di titoli, l'uso abusivo di titoli è vietato. Il medico può usare unicamente
titoli universitari rilasciati da un'università svizzera o da università estere
riconosciute equivalenti. I titoli accademici esteri devono sempre essere citati
con il loro luogo di provenienza. 

Di per sé, la norma è applicabile soltanto
ai medici membri della FMH. Non appare tuttavia inammissibile farvi riferimento
nella misura in cui, codificando le regole valide per la maggior parte dei
medici svizzeri, consente indirettamente anche di valutare l'impatto che l'uso
dei titoli produce a livello di opinione pubblica. 

Da questa norma, l'autorità cantonale ha
dedotto che il titolo di professore, abilitato presso un'università estera
riconosciuta equivalente, non possa precedere il nome del detentore. Questa
prerogativa sarebbe riservata ai professori accreditati presso un'università
svizzera. La deduzione può essere condivisa soltanto nella misura in cui l'anteposizione
del titolo di professore, dal profilo pratico, non appare conciliabile con l'obbligo
di abbinare i titoli accademici esteri con il loro luogo di provenienza (Prof.
Università estera A dr. med. XY). Come viene tollerato che il titolo di
dottore, conseguito presso un'università estera, venga anteposto al nome, senza
nemmeno specificarne la provenienza, non sembrerebbe tuttavia fuori luogo
ammettere che per il titolo di professore l'indicazione del luogo di
provenienza possa essere apposta soltanto dopo il nome del detentore (Prof.
dr. med. XY, professore Università estera A). 

Il titolo accademico estero deve essere
equivalente a quello svizzero nel suo insieme. Il titolo di professore, in
particolare, non deve soltanto riallacciarsi ad un'università estera riconosciuta,
ma deve corrispondere a quello rilasciato da un'università svizzera anche dal
profilo della sua dignità intrinseca, segnatamente dei requisiti che devono
essere soddisfatti per conseguirlo. Determinante è infatti l'effetto pubblicitario
prodotto dal messaggio che il titolo accademico incorpora, ovvero il significato
che comunemente gli viene attribuito dall'opinione pubblica del luogo in cui
viene utilizzato. In ossequio ai principi di verità e di trasparenza, eventuali
divergenze di contenuto vanno adeguatamente specificate. 

In quest'ambito, va ancora rilevato che, per
principio, il titolo di professore può essere portato soltanto se ad esso
corrisponde l'esercizio effettivo di un'attività didattica. Cessata la funzione
d'insegnamento, può essere ulteriormente portato soltanto con la precisazione già
professore di xx presso l'università di yy. Lo esige il principio di verità
che governa la materia. 

 

 

                                   3.   3.1. Nel
caso concreto, il ricorrente ha chiesto al DSS di autorizzarlo ad anteporre il
titolo di professore al suo nome ed al suo titolo di dottore in medicina. A
tale scopo ha fatto valere una lunga serie di incarichi d'insegnamento
conferitigli da varie università in prevalenza italiane. In corso di procedura
ne ha aggiunti altri, specificando più o meno chiaramente la natura del
rapporto instaurato con la singola università o con istituti aggregati. Tutti
gli incarichi ottenuti sono a tempo parziale. La maggior parte sono inoltre a
tempo determinato, in genere per un semestre. 

In questa sede, con la replica, il
ricorrente si è determinato a chiedere di essere autorizzato a qualificarsi Prof.
dr. med. RI 1, docente di criminologia psicopatologica alla facoltà di medicina
dell'università di __________. La materia del contendere può quindi essere
circoscritta a questo specifico incarico universitario, prescindendo da un
esame volto a stabilire se il ricorrente possa essere autorizzato a portare il
titolo di professore in quanto riferito ad un altro dei numerosi incarichi
didattici che ha addotto. 

 

3.2. L'incarico sul quale il ricorrente ha
incentrato la sua richiesta si configura come un rapporto di professore a
contratto, instaurato con la Scuola di specializzazione in medicina legale
aggregata alla Facoltà di medicina dell'Università di __________ per l'anno accademico
2004/2005. Esso comporta un onere complessivo di 10 ore d'insegnamento di
criminologia al IV. anno di corso per un compenso di 250 €. 

La figura del professore a contratto dell'ordinamento
universitario italiano si differenzia da quelle del professore ordinario,
straordinario od associato. I professori a contratto si distinguono in particolare
da quelli di ruolo perché svolgono attività didattiche integrative di quelle
ufficiali impartiti nelle facoltà, finalizzate all'acquisizione di
significative esperienze teorico-pratiche di tipo specialistico provenienti dal
mondo extrauniversitario ovvero di risultati di particolari ricerche, o studi
di alta qualificazione scientifica o professionale (cfr. art. 25 del Decreto
del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980 n. 382, Riordinamento della
docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione
organizzativa e didattica, supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 209
del 31 luglio 1980). 

Dagli atti prodotti dal ricorrente risulta
che con sentenza n. 870 del 29 gennaio 1980 la Corte di Cassazione italiana ha
stabilito che i professori a contratto possono portare il titolo di professore,
accompagnandolo tuttavia dalla specificazione a contratto presso la facoltà
... Il diritto dei professori a contratto in forza presso università italiane
a fregiarsi del titolo di professore, sia pure con le dovute precisazioni, rimane
circoscritto all'ambiente universitario italiano. Non si estende
necessariamente alla Svizzera, dove la figura del professore a contratto è
sconosciuta. 

Resta comunque ancora da stabilire se questa
categoria di docenti non possa essere autorizzata a portare il titolo di
professore anche in base all'ordinamento legale svizzero. 

Ora, il porto del titolo di professore universitario
di medicina, in Svizzera, è per nota ed inveterata consuetudine, oltre che per
esplicita disposizione degli ordinamenti professionali di categoria, riservato
esclusivamente ai professori ordinari o straordinari, ovvero ai docenti che, rispondendo
a particolari requisiti di legge, hanno formalmente conseguito l'abilitazione
ad insegnare in un ateneo svizzero od estero riconosciuto equivalente. Esclusi
da questa prerogativa sono invece i liberi docenti (Privatdozenten) e gli
incaricati di corsi (Lehbeauftragte, chargés de cours); categoria, quest'ultima,
che più si apparenta a quella dei professori a contratto. 

Ne discende che lo statuto di semplice
professore a contratto presso l'Università di __________ non permette di
riconoscere al ricorrente il diritto di portare il titolo di professore,
anteposto a quello di dottore in medicina ed al proprio nome. Irrilevante è il
fatto che l'ateneo in questione sia riconosciuto equivalente ad un'università
svizzera. Decisivo ai fini del diniego dell'autorizzazione, così come è stata
richiesta dall'insorgente, è il fatto che il titolo di professore a contratto presso
un'università italiana, nell'ordinamento svizzero non può essere considerato
equivalente a quello di professore ordinario o straordinario. Priva di rilievo
è pure la circostanza che il porto del titolo di professore non sia disciplinato
esplicitamente dalla legge o da un regolamento, ma sia regolato dall'ordinamento
deontologico di un'associazione professionale. Determinante ai fini del
giudizio è il fatto che l'applicazione costante di queste normative di diritto
privato ha comunque definito il significato che viene comunemente attribuito al
titolo di professore di medicina. Estendere ai professori a contratto,
accreditati presso università italiane, il diritto a portare il titolo di
professore susciterebbe inevitabilmente confusione nel pubblico circa l'effettiva
valenza del titolo, che non può oggettivamente essere considerato equipollente
a quello di professore ordinario o straordinario abilitato presso un'università
svizzera. Suscitando apparenze non corrispondenti alla realtà, contravverrebbe
dunque ai principi di correttezza e di oggettività dell'informazione contenuta
nel messaggio pubblicitario che il titolo di professore incorpora. 

Invano chiede il ricorrente di anteporre al
suo nome il titolo di professore, precisando in seguito docente di
criminologia psicopatologica alla facoltà di medicina dell'Università di __________.
L'anteposizione del titolo di professore e l'omissione della precisazione
a contratto è fuorviante. Non ragguaglia correttamente il destinatario dell'informazione
circa lo statuto effettivo dell'insorgente. Particolarmente inammissibile è l'anteposizione
del titolo di professore, essendo notorio che l'attenzione del destinatario di
un messaggio promozionale si concentra sulla prima parte dell'informazione,
scemando rapidamente in seguito. 

Ammissibile, in quanto conforme all'effettiva
situazione del ricorrente, sarebbe semmai l'indicazione professore a
contratto presso la Scuola di specializzazione in medicina legale della facoltà
di medicina dell'Università di __________ per l'anno accademico 2004/2005, posposta
al titolo di dottore in medicina, al nome ed alla specializzazione. Essendo l'anno
accademico ormai terminato non mette tuttavia conto esaminare ulteriormente
questa ipotesi. 

 

 

                                   4.   Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque respinto. La
tassa di giustizia, commisurata al lavoro occasionato dall'impugnativa, è posta
a carico del ricorrente secondo soccombenza. 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 70 LSan, 6 CEDU, 3, 18, 28, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto. 

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'500.- è a carico del ricorrente. 

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. Dipartimento
  della sanità e della socialità, 6501 Bellinzona, 

  2. Consiglio
  di Stato, 6500 Bellinzona, 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario