# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cd2583aa-0a46-54d1-a249-3ca1270a07c4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-05-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.05.2021 35.2020.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2020-101_2021-05-31.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  35.2020.101

   

  mm

  	
  Lugano

  31 maggio 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 novembre 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 28 ottobre 2020 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 1 

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Dalle carte processuali
emerge che RI 1, nato nel 1974, è rimasto vittima di numerosi infortuni a partire
dal mese di febbraio 2009, riguardo ai quali l’CO 1 ha ammesso la propria
responsabilità. 

 

                                         In data 14 febbraio
2009, mentre stava svolgendo un’esercitazione con i __________ di __________,
egli è scivolato su una lastra di ghiaccio e, nel tentativo di evitare la
caduta, si è aggrappato al ramo di un albero, subendo la lussazione traumatica
della spalla sinistra e uno strappo al braccio destro (cfr. doc. 2 e doc. 4 –
fasc. I). 

                                         Da notare che già in
passato la spalla sinistra era stata oggetto di plurime lussazioni che avevano
reso anche necessario un approccio chirurgico (cfr. doc. 39, p. 4 – fasc. I). 

 

                                         Il 5 ottobre 2009,
nello scavalcare un muretto alto una quarantina di centimetri, l’assicurato è
caduto riportando una nuova lussazione della spalla sinistra (doc. 39, p. 2 –
fasc. I). 

 

                                         Il 30 novembre 2009,
RI 1 è inciampato nel gradino di una scala all’interno di un centro commerciale
e, cadendo in avanti, ha di nuovo lamentato la fuoriuscita della spalla
sinistra (doc. 39, p. 3 – fasc. I). 

                                         All’inizio del mese di
dicembre 2009, egli è quindi stato sottoposto a un intervento di ricostruzione
con blocco osseo da processo coracoide (doc. 15 – fasc. III), i cui costi sono
stati assunti dall’assicuratore LAINF (doc. 21 e 22 – fasc. III). 

                                         Per tenere conto dei
postumi durevoli e importanti dell’evento traumatico dell’ottobre 2009, con
decisione formale del 29 marzo 2011, cresciuta in giudicato, all’assicurato è
stata assegnata un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 15% (doc.
89 – fasc. IV). 

 

                                         In data 28 marzo 2011,
RI 1 è scivolato nel scendere dall’autovettura di sua moglie, cadendo
all’indietro. Egli ha così battuto il gomito sinistro e il contraccolpo gli ha
provocato la lussazione della spalla. Con il piede destro ha compiuto un
movimento in iperestensione avvertendo dolore alla parte anteriore del collo
del piede (doc. 14 – fasc. II). L’artro-RMN della caviglia destra del 30
novembre 2011 ha segnatamente evidenziato la presenza di una lesione
osteo-condrale della cupola astragalica con topo articolare in sede (doc. 52 –
fasc. II). Il 24 aprile 2012, ha avuto luogo un’artroscopia diagnostica della
caviglia destra con débridement (doc. 68 – fasc. II), intervento assunto dall’CO
1.

 

                               1.2.   In data 15 gennaio 2013,
all’amministrazione è stata annunciata una ricaduta dell’infortunio occorso nel
febbraio 2009, in ragione dell’insorgenza di persistenti dolori alla spalla
destra (cfr. doc. 33 e doc. 36 – fasc. III). 

 

                                         Con decisione formale del
10 giugno 2013, l’CO 1 ha al riguardo negato il proprio obbligo a prestazioni,
ritenuto che i disturbi in questione non costituivano una conseguenza naturale
degli infortuni 14 febbraio, 5 ottobre e 30 novembre 2009 (doc. 45 – fasc. III).

 

                                         Contro questo
provvedimento è stata interposta opposizione (doc. 48 e doc. 58 – fasc. III). 

 

                               1.3.   Nel corso del mese di ottobre
2013, RI 1 è stato sottoposto a un’ulteriore operazione alla spalla sinistra da
parte del chirurgo ortopedico PD dott. __________, e ciò in ragione di un’instabilità
anteriore data dall’assenza del tendine sottoscapolare (doc. 68 – fasc. III).
L’CO 1 ha riconosciuto anche in questo caso la propria responsabilità (doc. 72,
p. 3 – fasc. III). 

 

                               1.4.   In data 27 marzo 2019,
l’istituto assicuratore ha comunicato all’assicurato che, a far tempo dal 1°
maggio 2019, avrebbe posto fine al versamento delle prestazioni di corta durata
(cura medica + indennità giornaliera) e proceduto a valutare il diritto a
quelle di lunga durata (rendita d’invalidità + IMI) (doc. 305 – fasc. V). 

 

                               1.5.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 9 luglio 2020, l’CO 1
ha negato il diritto a una rendita d’invalidità tenuto conto soltanto dei
disturbi interessanti la spalla sinistra e la caviglia destra
(facendo quindi astrazione da quelli localizzati alla spalla destra).
Trattandosi dell’IMI, l’assicuratore ha fatto riferimento alla decisione del 29
marzo 2011, mediante la quale era stata assegnata un’indennità del 15% (doc.
381 – fasc. V). 

 

                                         Anche questo provvedimento
è stato oggetto di opposizione da parte dell’assicurato (cfr. doc. 385 e doc.
400 – fasc. V). 

 

                               1.6.   In data 28 ottobre 2020,
l’amministrazione ha respinto entrambe le opposizioni interposte da RI 1 (doc.
411 – fasc. V). 

 

                               1.7.   Con tempestivo ricorso del 23
novembre 2020, RI 1 ha chiesto l’annullamento della decisione su opposizione
impugnata, argomentando in particolare quanto segue:

 

" (…).

- L’assicurato svolgeva l’attività di pompiere, come effettivo
qualificato dal 2007, ed era assicurato contro gli infortuni sempre da CO 1,
quindi ritiene che dovessero essere considerato un infortunio professionale e
che non c’entri niente il fatto che al momento era iscritto in disoccupazione.
Se l’assicurato al tempo dell’infortunio avesse avuto un’attività lavorativa,
avrebbe lo stesso ottenuto le prestazioni dalla CO 1 come assicurazione dei
pompieri.

 

- L’assicurato non è d’accordo con la CO 1 che gli attribuisce la
qualifica di impiegato di commercio, mancando i requisiti formativi per una tale
qualifica. Quindi chiede di valutare la domanda per la AI nella sua categoria
di venditore, dato che da oltre 10 anni, fino a poco tempo fa, è stato ritenuto
dagli stessi inabile al 100% anche come impiegato di commercio, senza per altro
aver conseguito alcun miglioramento del suo stato di salute.

 

- L’assicurato ha tre arti colpiti dall’infortunio che non sono
tutt’ora stabilizzati. Le varie patologie e gli impianti sono instabili e con
un intervento potrebbero migliorare o peggiorare la situazione, in particolare
la spalla sinistra ha le viti esposte che lo affliggono di dolore ad ogni
movimento, ma che se dovessero essere rimosse, la spalla potrebbe perdere la
stabilità e tornare a lussarsi. Dalla rx la placca metallica è staccata e con
essa probabilmente anche il pettorale. 

Si era anche prospettato di eseguire una protesi che però avrebbe
delle ripercussioni notevoli sulla precarietà di questa spalla che ha già 6
ancoraggi, due viti lunghe ed una placca metallica e due tendini compromessi.
Anche la spalla destra e il piede destro non sono ancora stabilizzati, quindi
chiede che sia accolto il ricorso, in quanto l’assicurato versa in questo stato
da oltre dieci anni. Con tre interventi eseguiti con esito infausto, se ne prospettano
almeno altri 3 interventi, ma che potrebbero con questi presupposti anche
aggravarne la situazione. L’assicurato ha già grande difficoltà e disagio nel
condurre una vita ritirata per limitare movimenti incauti, motivi di dolori e
rischi di ricadute, ovviamente non guida e deve essere accompagnato.

 

- L’assicurato chiede che sia riconosciuto e presa a carico dalla CO
1 anche la spalla destra, in quanto lo stesso ritiene come certificato dal Dr. __________
causale preponderante delle problematiche lamentate con l’infortunio stesso del
14.02.2009. Prima di allora non ha mai avuto alcun problema e nonostante una
vita sedentaria esente da attività lavorative e quindi motorie, una ecografia
del 2020 abbia rilevato la sublussazione del CLB e discreta borsite.

 

- L’assicurato chiede che sia annullato l’atto sospensivo delle
indennità dal 1.5.2019 perché basato su una presunta visita effettuata in data
12.2.2019 che in verità non ha mai avuto luogo e che non ne era neanche a
conoscenza. La CO 1 si è giustificata che si era basata su delle vecchie
certificazioni del 2017, che non è dato sapere, ma che comunque non possono
determinare una valutazione di due anni dopo, tenendo conto che pacificamente
era ancora considerato non stabilizzato clinicamente nel 2019.” (doc. I)

 

                               1.8.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.9.   In data 23 novembre 2020,
l’insorgente ha prodotto ulteriore documentazione e ha precisato segnatamente
quanto segue:

 

" (…) Per il
principio dei redditi l’CO 1 prende nota che l’assicurato sostiene che deve
essere fatto riferimento all’attività di venditore e non a quella di impiegato
di commercio. Secondo l’CO 1 ciò non cambierebbe il risultato, in tal caso il
discapito sarebbe inferiore secondo la Divisione delle assicurazioni in base ai
dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica. Ciò sarebbe vero se
l’assicurato fosse realmente qualificato e abile per entrambe le attività, sia
di venditore che d’impiegato di commercio, ma nella realtà, l’assicurato non è
qualificato come impiegato di commercio e non è neanche più abile per
l’attività di venditore, come risulta dal rapporto medico, per la visita della
capacità funzionale diretta del Dr. __________ per conto della CO 1,
certificando un’inabilità al 100% per l’attività di riferimento come venditore.
Quindi il discapito sarebbe il totale del reddito assicurato e che una volta
stabilizzato, avrebbe il diritto a dei provvedimenti professionali di
riqualificazione che gli sarebbero negati.” (doc. V)

 

                                         L’istituto resistente si è
espresso in proposito l’11 gennaio 2021 (doc. VII). 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Richiamata la STF 8C_85/2017
del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui l’incarto era stato
affidato dall’assicuratore a un legale esterno all’istituto per le fasi della
procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la STF 8C_561/2019 dell’11 maggio
2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide questa vertenza nella sua composizione
ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come
dichiarato dall’CO 1 in una comunicazione dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto
sub judice è stato trattato dalla funzionaria che figura nell’intestazione
degli allegati prodotti (in concreto, dall’avv. RA 1), senza che la giurista di
lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo
occupata.

 

                               2.2.   Litigiosa è la questione di
sapere se l’CO 1 poteva dichiarare estinto dal 1° maggio 2019 il diritto alle
prestazioni di corta durata e negare all’assicurato il diritto a una rendita
d’invalidità. 

 

                                         Preliminarmente, questo
Tribunale è però chiamato a stabilire se i disturbi localizzati alla spalla destra
costituiscono, o meno, una conseguenza naturale degli infortuni assicurati, in
particolare di quello accaduto nel febbraio 2009. 

 

                                         Così come indicato
dall’assicuratore in sede di risposta di causa (doc. III, p. 3), il TCA non è
legittimato a pronunciarsi sulla questione di sapere se la menomazione alla caviglia
destra possa dare diritto a un’IMI, non avendo tale questione ancora fatto
oggetto di una decisione impugnabile. D’altro canto, per quanto concerne la
menomazione interessante la spalla sinistra, la relativa indennità è già
stata definita con la decisione formale del 29 marzo 2011, cresciuta
incontestata in giudicato (cfr. doc. 89 – fasc. IV). Tale aspetto non può
pertanto essere rimesso in discussione in questa sede. 

 

                               2.3.   Disturbi alla spalla destra:
conseguenza degli infortuni assicurati?

 

                            2.3.1.   Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF,
per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative
sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

 

                            2.3.2.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STF del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STF del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STF del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STF del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STF
del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STF 6 aprile 1994
nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202
consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V
142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V
188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea
1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

                                         -  quando lo stato di
salute dell'interessato è simile a quello che     esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo      ante);

                                         -  quando lo stato di
salute dell'interessato è quello che, secondo     l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche  senza l'infortunio (status quo sine)

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469;
U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der
Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza,
qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un
sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio
obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa
naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione
del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni,
l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo
l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità
che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                            2.3.3.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si
presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118
V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                            2.3.4.   In virtù dell’art. 11 OAINF,
l’assicuratore LAINF è tenuto a riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative
in caso di ricadute o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 71 e A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985,
p. 277). Né la LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale.
Pertanto, la pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le
conseguenze tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo
l’infortunio assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante è soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STF U 122/00 del 31 luglio 2001).

                                         Nella sentenza pubblicata
in RAMI 1994 U 206 p. 326 ss., il TF ha precisato che, trattandosi di una
ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non può essere ammessa
soltanto sulla base del nesso di causalità naturale riconosciuto in occasione
del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che rivendica le prestazioni
dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra i “nuovi
disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il nesso di causalità è
provato secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, può essere
riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                            2.3.5.   Nella concreta evenienza, il
TCA constata che, con la decisione formale del 10 giugno 2013, l’assicuratore
convenuto ha negato il proprio obbligo a prestazioni per i disturbi alla spalla
destra, ritenendo che essi non costituissero una conseguenza naturale degli
infortuni 14 febbraio, 5 ottobre e 30 novembre 2009 (doc. 45 – fasc. III). 

                                         La decisione trova fondamento
nei pareri espressi in proposito dalla dott.ssa __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica (doc. 38 – fasc. III) e dal dott. __________, spec. FMH in
chirurgia generale e della mano (doc. 39 – fasc. III), a quel momento medici __________
dell’CO 1, i quali hanno negato l’eziologia traumatica ai disturbi interessanti
la spalla destra, oggetto dell’annuncio di ricaduta del 15 gennaio 2013. 

                                         Da notare che, con referto
del 13 marzo 2013, il dott. __________, medico curante specialista, ha rilevato
che l’artro-RMN del 2 gennaio 2013 (cfr. doc. 35 – fasc. III) non aveva “…
evidenziato chiare lesioni a livello articolare e periarticolare sia dell’osso
che della cartilagine che dei tessuti molli” e, a fronte della “non concordanza
tra i sintomi accusati dal paziente e l’esame di ARM”, auspicato che venisse
raccolta una seconda opinione (doc. 37 – fasc. III). 

                                         Con rapporto relativo alla
consultazione del 7 giugno 2013, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, ha indicato che alla spalla destra l’assicurato presentava una
rottura delle fibre della Pulley, una sublussazione del capolungo del bicipite
e un impingement reattivo sottoacromiale (doc. 58, p. 5 – fasc. III). 

                                         Con apprezzamento del 15
aprile 2015, il dott. __________ ha osservato che “… gli esami RM della spalla
destra del 02.04.2009 e del 02.01.2013 non hanno rilevato lesioni traumatiche o
post-traumatiche, nessuna lesione della cuffia rotatoria e nessuna lesione del
labbro glenoidale. Solo una possibile lesione parziale intratendinea del
capolungo del bicipite al passaggio dal suo tratto verticale a quello
orizzontale, secondo valutazione delle immagini si tratta di una lesione di
tipo degenerativo. Viene ribadita quindi l’accettazione senz’altro della
problematica della spalla sinistra, del resto già sempre ___________, si
riconferma l’opposizione e l’estinzione del caso per la spalla destra per
assenza di causalità fra i disturbi annunciati e i vari infortuni
soprammenzionati. Vedasi in particolare esame artro-RM della spalla destra
del 02.01.2013.” (doc. 72 – fasc. III; il corsivo è del redattore). 

                                         In merito all’origine dei
disturbi alla spalla destra si è pronunciato pure il dott. __________, spec.
FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia. Con apprezzamento del 9 gennaio
2017, egli ha in effetti indicato che “in base agli atti sopradescritti non
risulta alcuna patologia di origine traumatica in relazione causale
preponderatamente probabile. Una vera diagnosi non è mai stata accertata
motivo per cui anche il dott. med. __________ ha chiesto una seconda opinione
essendo presente una discrepanza tra i reperti oggettivabili e i disturbi
accusati dall’assicurato. In una prima risonanza magnetica non viene
evidenziata nessuna patologia a livello del capo lungo del bicipite mentre
nella seconda risonanza magnetica viene dichiarata soltanto una possibile
lesione intramurale che secondo il mio parere ma anche secondo il parere del
dott. med. __________ è di origine prettamente degenerativa. Una lesione sia
del labbro che della cuffia non è mai stata evidenziata. In base a quanto
sopradescritto non posso che sottoscrivere e confermare l’apprezzamento medico
fatto dal dott. med. __________ in data 14.04.2015.” (doc. 235 – fasc. V; il
corsivo è del redattore). 

                                         In data 9 luglio 2020, il
ricorrente è stato visitato presso l’Unità di ortopedia e traumatologia
dell’Ospedale __________ di __________. Trattandosi della spalla destra, i
sanitari hanno diagnosticato la presenza di un dolore in esiti di trauma dal
2009 con probabile lesione del capolungo del bicipite e della cuffia dei
rotatori e disposto ulteriori accertamenti (doc. 397 – fasc. V). Il 30 luglio
2020 l’assicurato è così stato sottoposto a un esame ecografico che ha evidenziato
una discreta borsite sottoacromiale, in presenza di una cuffia dei rotatori
integra e di un capo lungo del bicipite solo leggermente sublussato senza
chiara instabilità alle manovre dinamiche (cfr. doc. 404 – fasc. V). La radiografia
convenzionale della spalla destra del 3 settembre 2020 ha invece mostrato una incipiente
artrosi acromion-claveare e una minima riduzione d’ampiezza dello spazio
sub-acromiale (doc. 408, p. 2 – fasc. V). 

                                         Prima di procedere
all’emanazione della decisione su opposizione impugnata, l’amministrazione ha
chiesto al dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia,
di pronunciarsi in merito agli esiti degli accertamenti compiuti e, in
particolare, in merito alla diagnosi di borsite sottoacromiale. Con
apprezzamento del 23 ottobre 2020, il medico __________ ha segnatamente sostenuto
che, nel caso concreto, si tratta di una “… borsite infiammatoria in quanto non
vi sono segni né di sepsi né aspetto corpuscolato tipico delle raccolte ematiche
né notizia di trauma recente. La borsite infiammatoria è quadro estremamente
frequente che può prodursi per svariati motivi, dal sovraccarico,
all’infiammazione dovuta all’utilizzo della spalla, alla semplice artrosi, alle
tendiniti dei tendini della cuffia, alle flogosi da dismetabolismi (gotta,
pseudogotta, condrocalcinosi). Si tratta comunque di eventi transitori che
hanno durata più o meno lunga ma limitata nel tempo. Nel caso in questione la
presenza di una borsite sub-acromion sub-deltoidea appare come un reperto
accessorio, inquadrabile in uno stato infiammatorio della borsa sierosa che
molto difficilmente può essere legato da nesso causale con un evento di più di
dieci anni fa.” (doc. 410 – fasc. V). 

 

                            2.3.6.   Attentamente vagliato
l’insieme della documentazione medica a disposizione, questa Corte non ravvede
validi motivi per discostarsi dal parere dei medici di __________ dell’CO 1,
secondo i quali i disturbi alla spalla destra, oggetto dell’annuncio di
ricaduta del gennaio 2013, non costituiscono, con il grado della
verosimiglianza preponderante, una conseguenza naturale degli eventi
infortunistici assicurati, in particolare di quello del 14 febbraio 2009 (che è
anche l’unico ad aver in qualche modo interessato l’arto superiore destro). 

 

                                         In questo senso, occorre
rilevare che agli atti non figurano certificazioni specialistiche divergenti
suscettibili di generare dei dubbi - nemmeno lievi (cfr. DTF 135 V 465) - circa
la fondatezza della valutazione enunciata dai fiduciari dell’assicuratore. Il
dott. __________, nel suo rapporto del 7 giugno 2013, ha sì refertato la
rottura delle fibre della Pulley (diagnosi che nel 2017 è stata ripresa dal
dott. __________ quale semplice dato anamnestico – cfr. doc. 267, p. 1 –
fasc. V), una sublussazione del capolungo del bicipite e un impingement sottoacromiale
ma non ha precisato grazie a quali accertamenti sarebbero stati oggettivati
tali reperti e, soprattutto, non si è pronunciato in merito alla loro origine (doc.
58, p. 5 – fasc. III). Da parte loro, i sanitari dell’Unità di chirurgia e ortopedia
dell’Ospedale __________ di __________, ai quali l’assicurato si era rivolto
principalmente in ragione dei disturbi alla spalla sinistra (“Vediamo
il paziente per un controllo della spalla sinistra”), hanno diagnosticato
una probabile lesione del capolungo del bicipite e della cuffia dei rotatori
(cfr. doc. 397 – fasc. V), diagnosi che non hanno tuttavia trovato conferma
negli esami disposti successivamente (cfr. doc. 404, p. 4 – fasc. 5). 

 

                                         In esito a tutto quanto
precede, il TCA non ritiene dimostrato, perlomeno secondo il criterio della
verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale, che i disturbi alla spalla destra oggetto dell’annuncio di ricaduta
del gennaio 2013, costituissero ancora una conseguenza naturale dei sinistri assicurati.

 

                                         In queste condizioni, l’CO
1 era dunque legittimato a rifiutare al riguardo il proprio obbligo a
prestazioni. 

 

                               2.4.   Stato di salute
infortunistico (spalla sinistra e caviglia destra) stabilizzato nel maggio
2019?

 

                            2.4.1.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a
seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Il diritto alle cure cessa
qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile
miglioramento della salute dell'assicurato (art. 19 cpv. 1 seconda frase
LAINF), un miglioramento insignificante non basta. Non vi è un sensibile
miglioramento delle condizioni di salute, se la misura terapeutica in questione
è in grado soltanto di alleviare momentaneamente dei dolori causati da uno
stato altrimenti stazionario. Se un miglioramento non è più possibile, la cura
termina e l’assicurato può pretendere una rendita d’invalidità (sempre che
presenti un’incapacità di guadagno del 10% almeno).

                                         Una volta terminata la
cura medica, delle misure terapeutiche possono essere assunte soltanto alle
condizioni di cui all’art. 21 LAINF e soltanto se l’assicurato è stato posto al
beneficio di una rendita. Se ciò non è il caso, spetta all’assicurazione contro
le malattie prendere a proprio carico il trattamento (cfr. STF 8C_50/2018 del
20 luglio 2018 e riferimenti ivi menzionati).

 

                                         È utile precisare che,
secondo la giurisprudenza federale, occorre procedere a una valutazione prospettica
della questione della stabilizzazione, ponendosi al momento in cui le
prestazioni sono state interrotte (cfr. RAMI 2005 U 557 pag. 388; STF
8C_289/2018 del 15 marzo 2019 consid. 3.6.; STF 8C_651/2016 del 15 dicembre
2016 consid. 4.1, 8C_184/2017 del 13 luglio 2017 consid. 2.2, 8C_303/2017 del 5
settembre 2017 consid. 6.3.1; STCA 35.2017.68 del 27 novembre 2017, consid.
2.3.3; STCA 35.2017.76 del 4 ottobre 2018, consid. 2.2.2; STCA 35.2018.114 del
18 marzo 2019, consid. 2.2.2; STCA 35.2020.1 del 21 dicembre 2020, consid.
2.3.1.).

 

                            2.4.2.   Con la decisione su
opposizione impugnata, l’assicuratore resistente ha sostenuto che al momento in
cui ha posto fine al diritto alle prestazioni di corta durata (1° maggio 2019),
non vi erano più provvedimenti terapeutici atti a migliorare notevolmente lo
stato della spalla sinistra e/o della caviglia destra (cfr. doc. 411 – fasc.
V). 

 

                                         Per quanto concerne la spalla
sinistra, il TCA constata che, a margine della consultazione del 2 ottobre
2017, il PD dott. __________ ha proposto di sottoporre quella parte del corpo a
un intervento di rimozione delle viti, asportazione dei fili e borsectomia,
precisando al riguardo che la prognosi non era sicura ma che non esistevano
valide alternative (doc. 269 – fasc. V). 

                                         L’CO 1 ha concesso il
proprio benestare all’operazione (doc. 271 – fasc. V) ma dalle carte
processuali emerge che l’assicurato ha finalmente rinunciato a sottoporvisi
(cfr., in particolare, il doc. 296 – fasc. V: “Voglio ricordare la mia
situazione attuale di salute che rimane instabile e cronica che non mi permette
di garantire anche per il futuro una data, dopo diversi tentativi falliti,
considerando anche il mio stato psicofisico, per il momento escludo
l’intenzione di sottopormi ad nuovo intervento.” – il corsivo è del
redattore). 

                                         Con apprezzamento del 19
febbraio 2019, il dott. __________ ha quindi sostenuto che, considerata anche
la decisione del ricorrente, “da ulteriori provvedimenti medici non vi è da
attendersi un notevole e sostanziale miglioramento della situazione. Del resto,
anche l’intervento proposto dal PD dr. med. __________ non può essere
considerato esigibile in quanto non si ha una certa probabilità che
l’intervento possa migliorare sostanzialmente l’esigibilità. Si conclude
quindi che il caso può essere considerato come stabilizzato.” (doc. 303 –
fasc. V; il corsivo è del redattore). 

                                         Con rapporto dell’11
novembre 2019, il Prof. dott. __________, Vice-primario del Servizio di
chirurgia e ortopedia dell’Ospedale __________ di __________, ha rilevato che
“… per i dolori cronici alla spalla sinistra una rimozione delle due viti
anteriori del glenoide ed una reinserzione del muscolo pettorale
nell’inserzione anatomica come desiderato dal paziente non avrebbe l’effetto
desiderato. Un certo miglioramento della situazione attuale può probabilmente
essere ottenuta con un impianto di una protesi anatomica della spalla. Il
paziente però per il momento non desidera procedere in questo senso.” (doc.
327, p. 2 – fasc. V; il corsivo è del redattore). 

                                         Nel dicembre 2019, il
dott. __________ ha dichiarato di aver chiuso la cura in quanto l’assicurato
non si era presentato agli appuntamenti e aveva rifiutato di sottoporsi alle
operazioni (doc. 330 – fasc. V). 

                                         A margine del colloquio
telefonico del 23 giugno 2020, RI 1 ha informato l’assicuratore di non essere
intenzionato a “… sottoporsi ad altri interventi in particolare non
all’intervento di protesi perché una protesi ha una durata limitata a una
decina di anni.” (doc. 376 – fasc. V). 

                                         In occasione del consulto
del 6 luglio 2020, il dott. __________, sostituto Capoclinica presso Unità di
ortopedia e traumatologia dell’Ospedale __________ di __________, ha indicato
che l’assicurato non voleva “… un trattamento operativo con una protesi
anatomica come proposto all’ultima visita, quindi si tratta di una situazione
non alterata.” (doc. 394 – fasc. V). 

                                         Infine, nel settembre
2020, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, ha riferito di
aver spiegato all’insorgente di non vedere “… provvedimento chirurgico da parte
mia suscettibile a migliorare il quadro clinico e sicuramente nemmeno il quadro
socio professionale. Penso che l’asportazione delle viti che è stata ventilata
precedentemente non sarebbe sufficiente. Un provvedimento di posa di protesi
della spalla mi sembra prematuro tenuto conto dell’età del paziente,
naturalmente potrebbe migliorare il quadro clinico per quanto riguarda i
dolori, non necessariamente per quanto riguarda la funzionalità della spalla.”
(doc. 402 – fasc. V). 

 

                                         Trattandosi invece della caviglia
destra, nel 2012, essa è stata sottoposta a intervento artroscopico con
débridement di tessuto fibroso a livello dei recessi mediali e laterali, come
pure della lesione osteocontrale a livello mediale del domo astragalico (doc.
68 – fasc. II). 

                                         In occasione della visita
di controllo del 20 agosto 2012, il dott. __________ ha prescritto all’assicurato
di terminare la fisioterapia in corso e, in seguito, di proseguire con esercizi
presso il proprio domicilio e piscina riabilitativa (doc. 86 – fasc. II). 

                                         A margine della
consultazione del 20 novembre 2012, il dott. __________, autore dell’intervento
dell’aprile 2012, ha dichiarato il ricorrente abile al lavoro al 100% a contare
dal 3 settembre 2012, invitandolo ad effettuare una modica attività fisica
regolare e una ginnastica di rinforzo propriocettivo per la caviglia destra
(doc. 96 – fasc. II). 

                                         Nel prosieguo, dalla
documentazione medica agli atti non risulta che siano state formulate ulteriori
proposte terapeutiche in relazione allo stato della caviglia destra. 

 

In conclusione, il TCA non
ritiene dimostrato, con il grado di verosimiglianza richiesto dalla
giurisprudenza federale, che al momento in cui l’amministrazione ha posto
termine alle prestazioni di corta durata, vi fossero ancora delle misure
terapeutiche suscettibili di migliorare sensibilmente le condizioni di salute infortunistiche
dell’assicurato. 

È d’altronde lo stesso
ricorrente a riconoscere che ulteriori operazioni potrebbero addirittura aggravare
il suo stato di salute (cfr. doc. I). D’altro canto, all’assicurato va
ricordato che la stabilizzazione ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 LAINF non
presuppone la scomparsa di tutti i disturbi ma soltanto l’esaurimento di quelle
terapie ancora suscettibili di migliorare notevolmente lo stato di salute
infortunistico. 

 

La decisione su opposizione
impugnata nella misura in cui sancisce che al 1° maggio 2019 lo stato di salute
infortunistico era stabilizzato, va dunque confermata.

Pertanto, accertata la
stabilizzazione delle condizioni di salute infortunistiche, l’assicuratore
LAINF convenuto era legittimato a porre fine alle prestazioni di corta durata e
a valutare il diritto a quelle di lunga durata.

 

                               2.5.   Diritto a una rendita
d’invalidità?

 

                            2.5.1.   Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF,
l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente
permanente o di lunga durata.

                                         Il TF, in una sentenza U
192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572 ss., ha
rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv.
1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase
LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti
di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

                                         L'Alta Corte, nella
sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che
anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

                                         Nella stessa pronuncia la
nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza
relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e
invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Su questi aspetti si veda
pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1. il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

                                         2. la diminuzione della
capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                            2.5.2.   L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, STF I 871/02 del 20 aprile 2004 e STF I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre,
basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TF ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STF U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale
o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono
causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate
nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati
affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STF del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art.
28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo
l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente
dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado
d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima
di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STF del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                            2.5.3.   Nel caso di specie, va
rilevato che alla base della decisione dell’amministrazione di negare
all’assicurato una rendita d’invalidità, vi è essenzialmente l’apprezzamento
dell’esigibilità lavorativa enunciata dal medico __________, rispettivamente la
valutazione EFL esperita nel maggio 2020 (cfr. doc. 411, p. 8 s. – fasc. V). 

 

                                         Nel rapporto datato 19 febbraio
2019, confrontato a un’importante discrepanza tra reperti oggettivabili e
disturbi denunciati dall’assicurato, il chirurgo ortopedico dott. __________ ha
proceduto a una valutazione medico-teorica dell’esigibilità lavorativa,
tenendo conto soltanto dello stato della spalla sinistra:

 

" (…) L’assicurato
può molto spesso sollevare pesi fino a 5 kg fino all’altezza dei fianchi e pesi
anche fino a 10 kg. Di rado può sollevare pesi fino a 25 kg ma mai più
superiori ai 25 kg.

Molto spesso può sollevare pesi fino a 5 kg oltre l’orizzonte. Mai
più può sollevare pesi oltre l’orizzonte oltre ai 5 kg. Molto spesso può
effettuare lavori leggeri e di precisione.

Spesso lavori medi. Mai più lavori pesanti e molto pesanti.

L’assicurato può effettuare lavori che comportano la rotazione
della mano molto spesso. 

Mai più può fare lavori sopra la testa. Molto spesso può eseguire
lavori che comportano la rotazione del busto. Molto spesso può mantenere la
posizione seduta e inclinata in avanti e in piedi e inclinata in avanti. 

Molto spesso può mantenere la posizione inginocchiata e con
ginocchia in flessione.

Nessuna limitazione per quanto riguarda la posizione seduta, in
piedi e a libera scelta.

Nessuna limitazione per quanto riguarda gli spostamenti, tranne
salire e scendere scale a pioli che può essere fatto soltanto di rado.

L’uso delle due mani è possibile e non vi sono problemi di
equilibrio.” (doc. 303, p. 5 s. – fasc. V)

 

                                         Nel corso del mese di
maggio 2020, RI 1 è stato sottoposto a una valutazione EFL presso la Clinica __________
di __________. Dal relativo referto, datato 20 maggio 2020, risulta innanzitutto
che il dott. __________, spec. FMH in reumatologia (il quale ha eseguito la
valutazione unitamente al fisioterapista responsabile EFL), ha (anch’egli)
rilevato che i disturbi soggettivamente denunciati dall’insorgente non
correlavano con lo stato oggettivabile a livello della spalla sinistra e della
caviglia destra, e ciò in ragione di un probabile “disturbo di
percezione/elaborazione del dolore” (doc. 368, p. 9 – fasc. V: “Il quadro
clinico con cui siamo confrontati sin dalla visita iniziale evidenzia una
dispercezione soggettiva delle limitazioni funzionali da parte dell’assicurato
che non correla con i danni oggettivi (questo senza discutere ancora l’entità
dei danni stessi, ma il comportamento da grande invalido non è giustificabile
da qualunque danno spalle e caviglie). Il signor RI 1 si comporta come un
grande anziano che richiede assistenza in molti gesti della vita quotidiana.
Durante la visita la moglie scatta in piedi per aiutarlo ad alzarsi dalla
sedia, aiutarlo a salire sulla bilancia, svestirlo e vestirlo interamente.
(…).”). 

                                         D’altro canto, da un
profilo oggettivo, i sanitari hanno indicato che a livello della spalla
sinistra “… la situazione non appare tale da giustificare problemi
funzionali di questo tipo. La cuffia dei rotatori è intatta, la testa
dell’omero è centrata, non vi è omartrosi. Non escluso tuttavia che, dopo
numerosi interventi, vi siano fattori meccanici sfavorevoli (che nessuno
specialista ha saputo discernere e documentare nei rispettivi rapporti; questi
pongono come diagnosi essenzialmente la presenza di dolori, bloccaggi e
impotenza funzionale che sono percezioni soggettive, non constatazioni
oggettive) che rendano conto dei disturbi dell’assicurato. Per quanto riguarda
la spalla destra e la caviglia non vi sono più problemi maggiori
che possano a loro volta spiegare queste limitazioni.” (doc. 368, p. 9 – fasc.
V).

                                         Essi si sono quindi
espressi nei seguenti termini a proposito dell’esigibilità lavorativa:

 

" (…) Da un
punto di vista medico-teorico, questo assicurato ambidestro è senz’altro in
grado di svolgere un lavoro leggero. Si tratta di un geometra diplomato. Un
lavoro d’ufficio può senz’altro essere svolto a tempo pieno con accorgimenti
ergonomici (l’assicurato parla soprattutto di problemi di postura per quanto
riguarda l’uso di un ordinatore). L’assicurato è dunque in grado di svolgere a
tempo pieno un lavoro leggero e prevalentemente sedentario, che permetta di
tanto in tanto cambiamenti di posizione o addirittura permetta di lavorare in
posizione eretta e in posizione seduta con un ufficio ergonomicamente
impeccabile. Il sollevamento di pesi fino a 5-10 kg all’altezza del torace è
senz’altro possibile.

Il lavoro di venditore non è a mio avviso più esigibile poiché
implica movimenti ripetitivi e sforzi con gli arti superiori che l’assicurato
non è più in grado di assicurare. Altre attività manuali non sono più
esigibili. L’assicurato non è in grado di svolgere lavori ripetitivi con gli
arti superiori soprattutto attorno all’altezza delle spalle e soprattutto con
l’arto superiore sinistro. Lavori che richiedono forza con gli arti superiori e
particolarmente con il sinistro non possono essere svolti. Lunghi spostamenti a
piedi e spostamenti su terreni accidentati possono risultare difficoltosi visti
i problemi alla caviglia destra.

(…).

Problemi rilevanti oggettivi inerenti il lavoro:

-     Lavori ripetitivi con gli arti superiori (soprattutto con la
spalla       sinistra e soprattutto attorno all’altezza delle spalle)

-     Lavori di forza con arti superiori

-     Spostamenti a piedi prolungati o su terreni accidentati (per
i        problemi alla caviglia).” (doc. 368, p. 9 s. – fasc. V)

 

                                         Nel quadro della procedura
d’opposizione, l’amministrazione ha chiesto al dott. __________, medico __________,
di precisare alcuni aspetti del caso. 

                                         Trattandosi specificatamente
della caviglia destra, egli ha osservato che agli atti figurano una
radiografia del settembre 2020 e una del marzo 2011, rilevando poi che dal loro
confronto “… appare una caviglia con modesti segni artrosici, consistenti in
osteofita del malleolo mediale all’apice nonché osteofita tibiale anteriore
sulla proiezione laterale. È inoltre visibile una alterazione del profilo della
superficie articolare astragalica con il mortaio tibiale nella porzione
mediale, verosimilmente sede della lesione osteocondrale trattata nel noto
intervento chirurgico. Nella radiografia del 2011 esso è più evidente rispetto
alla radiografia successiva del 2020, segno di una evoluzione positiva del
trattamento effettuato. Siamo quindi in presenza di iniziali segni artrosici
stabili e del noto quadro di esito del trattamento chirurgico succeduto
all’evento con buon risultato all’esame radiografico. Anche all’esame
clinico abbiamo un buon risultato funzionale e obbiettivo, facendo riferimento
alla recente valutazione EFL che ha riguardato anche la caviglia (rimando alla
obbiettività presente nella EFL sopraccitata). Si tratta quindi di uno stato
apparentemente stabile con un miglioramento per quanto riguarda la patologia
osteocartilaginea astragalica. Nei rapporti per tempo eseguiti dal dr. med.
__________ e dal dr. med. __________, chirurgo operatore della caviglia, non
risultano poi elementi suggestivi per una instabilità articolare. Inoltre uno
studio RM era già stato eseguito nel 2011 ed aveva escluso lesioni legamentose
(cfr. decorso secondo gli atti). Il quadro appare quindi già a suo tempo
approfondito anche con RM.” (doc. 410, p. 6 – fasc. V; il corsivo è del
redattore). 

                                         Il dott. __________ ha
quindi dichiarato che, sulla scorta del quadro radiologico e clinico della
caviglia destra, può essere confermata l’esigibilità lavorativa contenuta nella
valutazione EFL agli atti (doc. 410, p. 6 s. – fasc. V). 

 

                                         Alla luce di quanto
precede, in particolare degli esiti della valutazione EFL, richiamato l’obbligo
che incombe all’assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti
ivi citati), va ritenuto dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza
che il ricorrente sarebbe in grado di esercitare, a tempo pieno e con un
rendimento completo, un’attività lavorativa confacente alle limitazioni
dipendenti dal danno infortunistico interessante la spalla sinistra e la caviglia
destra. Si tratterebbe in sostanza di un’attività leggera dal profilo
dell’impegno fisico da svolgere a livello del piano di lavoro e che non
richieda prolungati spostamenti a piedi o su terreno accidentato 

                                         Del resto, assodato che RI
1 non è più in grado di lavorare quale venditore, nessuno degli specialisti
intervenuti ha sostenuto che egli presenterebbe una qualsiasi incapacità anche
in attività sostitutive adeguate. 

 

                                         Questo Tribunale non può
seguire l’insorgente laddove rimprovera all’amministrazione di aver fondato la
propria decisione su certificazioni ormai superate (cfr. doc. I). In effetti,
se è vero che il dott. __________ aveva valutato l’esigibilità lavorativa facendo
capo agli esiti dell’esame clinico più prossimo, che a quel momento era quello
eseguito nel 2017 dal PD dott. __________ (cfr. doc. 303, p. 4 – fasc. V), è altrettanto
vero che, nel 2020, L’assicurato è stato personalmente visitato nel
quadro di una valutazione EFL, la quale ha confermato che egli è in grado di
svolgere un’attività lavorativa adeguata. 

 

                                         Nel loro rapporto, i
sanitari della Clinica __________ hanno evocato il sospetto che il ricorrente
soffra di una problematica di natura psichica, consigliando di approfondire
tale aspetto (cfr. doc. 368, p. 10 – fasc. V). 

                                         Al riguardo, il TCA
constata che, con nota del 13 febbraio 2019, la dott.ssa __________, spec. FMH
in psichiatria e psicoterapia, ha ritenuto indimostrato che l’insorgente
soffrisse di tube psichiche, osservando in proposito che “dagli atti a
disposizione non si evince la presenza di una patologia psichiatrica
conseguente all’infortunio. L’affermazione dell’assicurato contenuta nella sua
lettera del 13.12.2018 riguardante l’intervento chirurgico proposto dal Dr. __________
“… considerando anche il mio stato psicofisico per il momento escludo l’intenzione
di sottopormi a un nuovo intervento”, non è sufficiente a presupporre la
presenza di un disturbo psichico conseguente all’infortunio.” (doc. 301 –
fasc. V; il corsivo è del redattore).

                                         Comunque, quand’anche si
volesse ammettere l’esistenza di una patologia psichica, l’istituto convenuto
non potrebbe essere chiamato a risponderne, posto che, in presenza di eventi
traumatici classificabili nella categoria degli infortuni leggeri o
insignificanti, il nesso di causalità adeguata andrebbe, secondo costanza
giurisprudenza federale, negato a priori (cfr. DTF 117 V 383). 

 

                            2.5.4.   Si tratta ora di valutare le
conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.

 

                                         Preliminarmente va
ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222;
cfr., pure, STF del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3
febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18
ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STF
del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

                                         Nel caso di specie sono
quindi determinanti, come correttamente ritenuto dall’amministrazione, i dati
del 2019, essendo stato ritenuto lo stato di salute stabilizzato a
partire dal 1° maggio 2019.

 

                                         Per quanto
riguarda il reddito da invalido, l’amministrazione l’ha stabilito in fr.
64'958, facendo capo alla tabella RSS TA 1 2018, media
totale, livello di competenze 1, uomini, aggiornato al 2019, applicando una
riduzione del 5% a titolo di deduzione sociale ex DTF 126 V 80 (cfr.
doc. 377, 405 e 406 – fasc. V). 

 

                                         Il TCA constata che
l’assicurato non ha contestato questo valore (cfr. doc. I), ragione per
la quale lo può senz’altro fare proprio. 

 

                            2.5.5.   Trattandosi del reddito da
valido, con la decisione formale l’CO 1 ha indicato che,
senza il danno alla salute, il ricorrente nel 2019 avrebbe realizzato un
guadagno annuo lordo pari a fr. 58'063 quale impiegato di
commercio, e ciò applicando la tabella RSS TA 1 2018, ramo economico
77, 79-82 (“Att. amm. e di serv. di supporto (senza 78)”), livello di
competenze 1, uomini, aggiornato al 2019. L’amministrazione ha altresì
precisato che l’assicurato non avrebbe diritto a una rendita d’invalidità
quand’anche si volesse considerare l’attività di venditore. In quel caso,
il reddito da valido ammonterebbe a fr. 61'950 (tabella RSS TA 1, ramo
economico 47 [“Commercio al dettaglio”], livello di competenze 1,
uomini, aggiornato al 2019) (cfr. doc. 381 – fasc. V).

 

                                         Con la decisione su opposizione
- rilevato che l’insorgente “… ha conseguito il diploma di geometra a __________
ma ha svolto tale attività solo per due anni dal 1997 al 1999. In precedenza
(dal 1995 al 1997) e successivamente (dal 1999 al 2008) è stato attivo quale
venditore in Italia dove presso l’ultimo datore di lavoro si occupava anche
della gestione del personale e della contabilità interna avendo egli seguito
dei corsi di contabilità” -, l’assicuratore resistente ha considerato “… più
consono alla situazione, per il guadagno da valido, fare riferimento al profilo
2 dal quale risulta che un impiegato di commercio percepiva mediamente nel 2019
un salario di fr. 64'985.87 e un venditore di fr. 62'087.13.” (doc. 411, p. 12
– fasc. V). 

 

                                         In sede di ricorso, RI 1 ha
contestato il procedere seguito dall’istituto convenuto nella misura in cui ha
determinato il reddito da valido in funzione della professione d’impiegato di
commercio e chiede che si faccia invece riferimento a quella di venditore (doc.
I, p. 3: “L’assicurato non è d’accordo con la CO 1 che gli attribuisce la
qualifica di impiegato di commercio, mancando i requisiti formativi per una
tale qualifica. Quindi chiede di valutare la domanda per la AI nella sua
categoria di venditore, …” – il corsivo è del redattore). 

                                         Con le osservazioni del 23
novembre 2020, l’assicurato ha inoltre precisato che, in realtà, egli “… non è
qualificato come impiegato di commercio e non è neanche più abile per
l’attività di venditore, come risulta dal rapporto medico, per la visita della
capacità funzionale diretta dal Dr. __________ per conto della CO 1, …” (doc.
V). 

 

                                         Chiamato a pronunciarsi in
proposito, il TCA segnala innanzitutto che, determinando, nella decisione su
opposizione, il reddito da valido in funzione della professione d’impiegato di
commercio, l’amministrazione ha adottato la soluzione più favorevole
all’insorgente. Al riguardo, è infatti utile precisare che più elevato è il
reddito da valido e più elevato sarà anche il grado dell’invalidità (in
concreto, il reddito da valido quale impiegato di commercio sarebbe di fr.
64'985.87 mentre quale impiegato di vendita l’assicurato avrebbe potuto invece
realizzare un reddito annuo di fr. 62'087.13 – cfr. doc. 405 e 406 – fasc. V). 

                                         D’altro canto, e a
prescindere da quanto precede, al ricorrente va ricordato che il reddito da
valido è quel reddito che la persona assicurata avrebbe potuto conseguire qualora
non fosse insorto il danno alla salute. In questo senso, è irrilevante il
fatto che, in base agli atti medici, egli non è più in grado di svolgere
l’attività di venditore a causa dei postumi degli infortuni assicurati.

 

                                         Ora, applicando la
soluzione più favorevole a RI 1 e, quindi, raffrontando il reddito da
valido di fr. 64'985.87 con quello da invalido di fr. 64'958 (cfr.
supra, consid. 2.5.4.), si ottiene un grado
d’invalidità dello 0,04%, arrotondato allo 0% secondo la giurisprudenza di cui
alla DTF 130 V 121 consid. 3.2.

 

                                         La decisione
su opposizione impugnata merita dunque conferma anche nella misura in cui
all’assicurato è stato negato il diritto a una rendita d’invalidità.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti