# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cf39d684-fa12-576a-a32f-4782019dadcf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-03-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.03.2002 31.2001.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2001-23_2002-03-22.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2001.00023

   

  ZA/DC/sc

  	
  Lugano

  22 marzo 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Zaccaria Akbas

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul petizione del 28 agosto 2001
ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  __________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

   

  
	
  in relazione alla
  fallita

  	
  __________

  

                                         

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La ditta
__________ Impresa costruzioni SA (di seguito __________ SA), con sede ad
__________, è stata iscritta a Registro di Commercio l'__________ 1988 (FUSC
del __________ 1988, cfr. doc. _).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nell'esercizio di ogni attività nell'ambito
delle costruzioni di sopra e sottostruttura, scavi meccanici, trasporti, ecc.

 

 

                                         __________
ha ricoperto la carica di membro del CdA, con carica di segretario, con diritto
di firma individuale, dal 7 agosto 1996 al 23 aprile 1997. Da tale data sino al
17 dicembre 1999 ha assunto la carica di presidente del CdA (cfr. doc. _). La
radiazione venne pubblicata il 14 gennaio 2000.

 

                                         La ditta
__________ SA è stata affiliata alla Cassa __________ di compensazione AVS in
qualità di datrice di lavoro dal 1° gennaio 1991 al 31 ottobre 1999.

 

                                         La
società __________ SA entrò in mora con il pagamento dei contributi sin dal
1997, per cui la Cassa dovette sistematicamente diffidarla dal mese di marzo
1997 e precettarla dal mese di settembre 1998 (cfr. doc. _).

                                         Con
decreti del 4 aprile 2000 e 14 giugno 2000, la Pretura di __________ ha
dichiarato l'apertura del fallimento in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF
(FUSC del __________ 2000).

                                         In data 5
ottobre 2000 la Cassa ha insinuato definitivamente all'Ufficio esecuzioni e
fallimenti di __________ il proprio credito di fr. 194'714.20 per contributi
paritetici impagati dal 1998 al 1999 e per riprese salariali dal 1995 al 1998,
dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).

                                         In data
12 marzo 2001 l'UEF di __________ ha informato la Cassa che, allo stadio
attuale della procedura, per i creditori di terza Classe non è previsto nessun
dividendo. A procedura fallimentare conclusa non è tuttavia escluso il
versamento di un dividendo ai creditori chirografari (cfr. doc. _).

                                         

                               1.2.   Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 4 luglio 2001 la Cassa ha emesso
nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS
per fr. 194'714.20, solidalmente con __________ per analogo periodo ed importo,
concernente i contributi paritetici impagati dal 1998 al 1999 e riprese
salariali dal 1995 al 1998 (cfr. doc. _).

                                         

                               1.3.   Con
opposizione 6 agosto 2001, __________, ha respinto l'addebito di intenzionalità
e grave negligenza, sostenendo che nell'esercizio delle proprie funzioni di
segretario rispettivamente di presidente del CdA, avrebbe sempre impartito
univoche istruzioni alle persone che si sarebbero occupate della gestione e
amministrazione della società, affinché gli oneri sociali venissero
regolarmente corrisposti.

                                         Egli
avrebbe dimissionato proprio perché, contrariamente alle istruzioni assegnate,
non tutti i contributi sociali sarebbero stati versati.

                                         Egli
inoltre contesta prudenzialmente l'ammontare del danno, in quanto non
disporrebbe della contabilità della società.

                                         Infine,
egli contesta pure la legittimità della richiesta relativa alle riprese
salariali, poiché antecedenti alla nomina nel CdA (cfr. doc. _).

 

                               1.4.   Con
petizione 28 agosto 2001, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 194'714.20, argomentando:

 

" 
(…)

Nell'evenienza, dagli atti risulta che sin dal
marzo 1997 la Cassa ha iniziato a diffidare la società e dal mese di settembre
1998 ha iniziato sistematicamente le procedura esecutive (la prova di tale
asserzione è a disposizione, qualora venisse richiesta).

Dal mese di aprile 1998 la ditta non ha in
pratica più pagato i contributi paritetici.

 

Proprio in ragione della specifica formazione di
avvocato del convenuto, tale situazione avrebbe dovuto indurlo a reagire con
risolutezza, ritenuto che non potevano essergli sconosciute sia le conseguenze
di un mancato pagamento dei contributi paritetici sia gli strumenti legali per
evitare una sua responsabilità personale. Tuttavia, agli atti nulla di tutto
ciò è dimostrato.

 

Secondo la giurisprudenza del TFA,
l'amministratore deve, se intende limitare i rischi connessi alla sua funzione,
rassegnare le dimissioni quando accerta che non dispone di alcun potere
decisionale (DTF 123 V 173 consid. 3a).

 

Il convenuto ha invece dimissionato il 17
dicembre 1999 (Doc. _), allorquando la società aveva già precedentemente
cessato l'attività nel luglio 1999. Se avesse subito agito con determinazione,
uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una
simile situazione.

Pertanto, la passività a dispetto della
conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi, deve essere
considerata come un'inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC
19 89, pag. 115).

 

Di conseguenza non avendo il convenuto
ottemperato agli obblighi di diligenza e di vigilanza che, secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d'uso osservare nei propri affari, egli
deve assumersi le conseguenze del mancato pagamento dei contributi alla Cassa.

Prove: C.S.

 

4.

Riguardo alla generica contestazione
dell'ammontare del danno, l'attrice rileva che esso si fonda sulle distinte
salari pervenute e sul rapporto di revisione, effettuato sulla base dei
documenti contabili, documentazione allegata alla decisione.

 

D'altra parte, in caso di contestazione, incombe
alla controparte suffragare le proprie affermazioni (RCC 1991, pag. 133,
consid. II/1b; STCA inedita del 7 agosto 1996 in re F.P.).

4.1

Segnatamente alla legittimità della richiesta
delle esigue riprese salariali per gli anni (1995 ‑ 1996) antecedenti la
nomina nel CdA del convenuto, l'attrice osserva che il controllo del datore di
lavoro è stato effettuato in data 10 settembre 1999 (Doc. _) epoca nella quale
quest'ultimo era ancora organo formale della società.

Il relativo conteggio di revisione, non
contestato, è stato emesso il 17 settembre 1999 (Doc. _).

 

Nella circostanza, l'opponente impegna la propria
responsabilità anche per i contributi paritetici non pagati per gli anni 1995 e
1996, ritenuto che giurisprudenzialmente è stato determinato che l'organo che
subentra in una società risponde anche dei contributi relativi a periodi
anteriori alla sua entrata (STFA del 25 marzo 1993 in re W.E.A.H., consid. 7b).

 

Di conseguenza, l'ammontare richiesto nella
decisione è confermato." (cfr. doc. _)

 

                               1.5.   Con risposta
15 ottobre 2001 il convenuto, ha ribadito quanto espresso con l'opposizione,
precisando:

 

"  (…)

La Cassa ha esposto quanto prevede l'art. 52 LAVS
ed i principi giurisprudenziali che ne derivano. A questo proposito va
osservato, che la giurisprudenza federale riconosce motivi di giustificazione e
di discolpa nell'inosservanza della citata prescrizione, "quando questa
appaia, date le circostanze, legittima e non colposa".

E' bene rilevare d'acchito, che queste eccezioni
non possono essere lasciate sempre "lettera morta" a seguito
dell'applicazione sistematica dell'art. 52 LAVS, ogni volta che il datore di
lavoro non corrisponde i contributi. In altre parole l'applicazione rigida di
questa norma, che è oramai divenuta una prassi ricorrente ma per questo non
accettabile a priori, non può snaturare la ratio legis e portare ad una
responsabilità causale/oggettiva degli organi di una società.

 

Con l'accettazione del mandato di membro del
Consiglio di Amministrazione della ditta __________ il convenuto era
consapevole delle responsabilità che gli incombevano nell'ambito di tale
carica.

 

Fino a prova del contrario e come già spiegato
più sopra, l'entrata nel Consiglio di Amministrazione è coincisa con il
tentativo di mantenere in vita una impresa di costruzioni da diversi anni
operante nel nostro Cantone ed alle dipendenze della quale si trovavano pur
sempre parecchi operai (cfr. distinte salariali). Il convenuto ha quindi deciso
di mettere a disposizione della propria persona, non tanto per fare la figura "dell'uomo
di paglia", ma piuttosto per mettere a beneficio della società le
proprie conoscenze. Ovviamente questa disponibilità non poteva indicare anche
quella di occuparsi in prima persona della gestione effettiva della società. Ed
è per questo motivo che nell'ambito del Consiglio di Amministrazione si è
proceduto ad una precisa ripartizione dei compiti tra ì vari membri che lo
componevano.

 

La Cassa ritiene che per limitare i rischi
connessi alla funzione, un amministratore deve rassegnare le dimissioni quando
si rende conto che la società non può più fare fronte ai pagamenti dei
contributi di legge.

Una permanenza nel Consiglio di Amministrazione,
che la Cassa parifica ad una "passività", deve essere
considerata "come un'inosservanza per negligenza grave delle
prescrizioni (RCC 1989, pag. 115).".

 

E' opinione del convenuto che un siffatto
ragionamento non possa portare ad una applicazione sistematica dell'art. 52
LAVS. La Cassa trascura, che la permanenza in Consiglio di Amministrazione di
una società, che si trova in difficoltà, può essere dovuto al fatto di cercare
di migliorare la situazione della società e ciò in primis a vantaggio dei
propri dipendenti, ai quali si evita il licenziamento. È opinione del convenuto
che sarebbe troppo semplice, oltre che irresponsabile, abbandonare una società
in difficoltà, solamente poiché la stessa si trova in ritardo con il pagamento
dei contributi sociali. Poco importa che l'amministratore in questione svolga
la professione di avvocato piuttosto che di altro genere. Una tale posizione
non può essere ritenuta "un'aggravante", come de facto la
Cassa lascia intendere nelle proprie argomentazioni.

 

Il convenuto non poteva conoscere la esatta
situazione della ditta __________. Il signor __________, incaricato della
gestione della società sia per quanto concerne gli aspetti tecnici della
medesima, sia per quelli di natura contabile, ha sempre fornito precise
indicazioni che rassicuravano il convenuto sugli obblighi nei confronti della
Cassa.

Ad esempio il 19 luglio 1999 egli ha inviato al
convenuto una situazione patrimoniale della società al 31 dicembre 1998, dalla
quale emergeva un debito nei confronti della Cassa, ma che lo stesso sarebbe
stato pagato mediante l'incasso dei lavori in corso alla fine del 1998 per un
ammontare complessivo di CHF 503'058.80. Questa documentazione faceva seguito
ad una precisa richiesta 24 marzo 1999 del convenuto, che era stata formulata
dopo che il convenuto stesso si era rivolto alla Cassa al fine di ottenere un
estratto conto dei contributi paritetici al mese di marzo 1999. Ottenuto
l'estratto conto, il convenuto ribadiva la necessità "di procedere a
dei pagamenti a favore della Cassa __________ di compensazione AVS"
come "già discusso".

 

Ed è appunto alla luce delle assicurazioni
fornite da __________ con invio del bilancio 1998, nel senso che gli scoperti
AVS sarebbero stati pagati con l'incasso dei lavori che sarebbero stati portati
a termine in quel periodo, che il convenuto mantenne la propria posizione
nell'ambito della ditta __________. Ed è appunto dopo avere constatato che,
malgrado le precise istruzioni impartite, lo scoperto AVS non era stato
saldato, che il convenuto ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni da
Presidente del Consiglio di Amministrazione.

 

In buona e definitiva sostanza il convenuto è
convinto di avere operato con la dovuta diligenza, non tralasciando alcun
tentativo per cercare di risanare la società. Il convenuto ritiene, che nel
caso concreto ricorrano gli estremi per non applicare l'art. 52 LAVS.

 

Per quanto concerne l'ammontare del danno
reclamato dalla Cassa, il convenuto prende atto dei conteggi presentati e del
fatto che gli stessi risultano essere stati allestito in modo corretto.

 

Il convenuto, per contro, mantiene la propria
opposizione alla richiesta di pagamento per le riprese salariali relative agli
anni precedenti la sua nomina nel Consiglio di Amministrazione della ditta
__________."  (cfr. doc. _) 

 

                               1.6.   Il TCA ha
posto alcune domande al convenuto (cfr. doc. _).  __________ in data 25
febbraio 2002 ha risposto come segue:

 

" 
Come risulta dal documento 2 prodotto con la
risposta di causa 15 ottobre 2001, con scritto del 16 marzo 1999 ho contattato
la Cassa alfine di ricevere lo stato dei contributi AVS/AI/IPG al 28 febbraio
1999. La Cassa ha risposto con lettera del 18 marzo 1999, da me prodotta agli
atti sub. doc. _.

 

Dal verbale dell'assemblea generale straordinaria
degli azionisti, tenutasi il 17 dicembre 1999 (doc. _) risulta, che lo
scrivente aveva dato precise istruzioni per il pagamento degli oneri sociali.

Tali istruzioni risalivano all'entrata del
sottoscritto nel Consiglio d'Amministrazione della società.

Come già evocato nella risposta di causa,
l'accettazione della carica di membro, rispettivamente presidente del Consiglio
d'Amministrazione era stata decisa per cercare di aiutare la società
nell'acquisizione di nuovi lavori. A tale proposito produco le lettere 6
settembre 1996 e 17 aprile 1998 indirizzate al Consiglio di Stato del Cantone
Ticino (doc. _). Produco inoltre la lettera 13 gennaio 1997 del signor
__________, presidente del Consiglio d'Amministrazione della __________, la
quale era l'azionista della __________.

 

Verso la fine del 1998 lo scrivente ha preso
conoscenza del fatto che la società non aveva versato i contributi (acconti)
per il 1998, mentre che fino al 1997 compreso gli stessi erano stati
regolarmente pagati. La situazione contabile, quindi anche quella relativa ai
contributi, era allestita dai dipendenti della __________, società che
rientrava nelle disponibilità decisionali del signor __________. Venuto a
conoscenza del debito contributivo si era deciso di chiedere un anticipo di CHF
100'000.-- dalla Banca __________, presso la quale la società aveva i propri
conti. La situazione non destava troppo preoccupazioni, nella misura in cui lo
scrivente aveva richiesto all'Ing. __________, membro del Consiglio
d'Amministrazione che si occupava della gestione effettiva della società, di
utilizzare gli incassi delle fatture per coprire i contributi sociali. L'Ing.
__________ ha sempre fornito assicurazioni sul fatto che queste direttive
sarebbero state osservate. Lo scrivente non aveva motivi per dubitare quanto
asserito dall'Ing. __________, poiché da quanto quest'ultimo era entrato nel
Consiglio d'Amministrazione (09.04.1997) i contributi erano sempre stati
corrisposti, anche se, come la maggior parte delle società operative nel nostro
Cantone, con una certa dilazione nel tempo di circa 6/12 mesi.

Per lo scrivente la situazione è diventata
impellente nei primi mesi del 1999 ed è appunto per questo motivo che vi fu la
prima richiesta alla Cassa. Bisogna anche precisare che in concomitanza alla
procedura concordataria che aveva colpito la citata __________, furono avviate
delle trattative per la cessione della __________. A questo proposito si
producono le lettere 4 settembre 1999 dell'Avv. __________, commissario del
concordato __________ (doc. _) e 23 settembre 1999 dello scrivente (doc. _).
Dal doc. _ risultano in modo particolare i motivi per cui nel 1999 il Consiglio
d'Amministrazione della __________ si è trovato nell'impossibilità di disporre
della contabilità della società.

 

Qualora codesto On. Presidente dovesse ritenerlo
utile, viene proposto di sentire il signor __________, già membro nonché
direttore della società fallita." (Doc. _)

 

                                         Il TCA ha
trasmesso alla Cassa le risposte del convenuto di cui al doc. _ con la facoltà
di presentare osservazioni scritte entro 5 giorni (cfr. doc. _). L'attrice non
ha formulato osservazioni in merito.

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   In via
preliminare deve essere esaminato se la Cassa ha iniziato prematuramente le
presenti procedure di risarcimento, in quanto il convenuto osserva che la
procedura fallimentare non è ancora finita (cfr. doc. _, pag. 3).

 

                                         Con
decreti del 4 aprile 2000 e 14 giugno 2000, la Pretura di __________ ha
dichiarato l'apertura del fallimento in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF
(FUSC del __________ 2000).

                                         In data 5
ottobre 2000 la Cassa ha insinuato definitivamente all'Ufficio esecuzioni e
fallimenti di __________ il proprio credito di fr. 194'714.20 per contributi
paritetici impagati dal 1998 al 1999 e per riprese salariali dal 1995 al 1998,
dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).

                                         In data
12 marzo 2001 l'UEF di __________ ha informato la Cassa che, allo stadio
attuale della procedura, per i creditori di terza Classe non è previsto nessun
dividendo. L'UEF ha d'altronde dichiarato che, al termine della procedura
fallimentare, non è tuttavia escluso il versamento di un dividendo ai creditori
chirografari (cfr. doc. _).

                                          

                                         Il TFA ha
stabilito che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in cui il
danno è causato (insorgenza del danno). Nell’ambito di un fallimento del datore
di lavoro detto giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è
da questo momento che gli oneri sociali scoperti non possono più essere
recuperati seguendo la procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170
consid. 2b, 121 III 384 consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi
recentemente riconfermati in STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H.,
pag. 4).

                                         Tuttavia,
decisiva per la decorrenza del termine annuo di perenzione ex art 82 OAVS non è
però la data d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione
ne viene effettivamente a conoscenza (cfr. Nussbaumer, “Das
Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem
Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für
Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA
inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).

                                         In caso
di fallimento la Cassa conosce sufficientemente il suo pregiudizio, in via
di massima, quando è informata del suo collocamento nella liquidazione. Il
TFA ha ancora di recente confermato che la Cassa ha, di regola, conoscenza del
danno subito nel fallimento del datore di lavoro soltanto al momento in cui è
depositata la graduatoria, e questo anche se è venuto meno il privilegio dei
crediti contributivi nel fallimento (cfr. DTF 126 V 443). 

                                         Tale
conoscenza può, in presenza di particolari circostanze, sussistere già prima
del deposito dello stato di graduatoria quando ad esempio la Cassa è stata resa
edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad un’assemblea dei
creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe
(DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504 consid. 3b; riguardo
al riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei creditori cfr.
Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121 V 240 consid. 3c/aa). 

 

                                         Nel caso
concreto é pur vero che al momento di intimare le decisioni di risarcimento la
procedura di fallimento era ancora in corso e che l'ufficiale dell'Ufficio
esecuzione e fallimenti non ha potuto escludere l'eventuale versamento di un
dividendo. 

                                         Secondo
la giurisprudenza la Cassa non è tuttavia tenuta ad agire nell'istante in cui
il danno è sorto. Essa può tuttavia farlo (preventivamente), anche se non
dispone di tutti gli elementi da porre a fondamento dell'azione, quindi prima
della conoscenza effettiva del danno. In caso di pagamento nell’ambito del
fallimento, l’amministrazione dovrà cedere il relativo dividendo (cfr. SVR 2000
AHV Nr. 23, pag. 74; DTF 113 V 180 consid. 3b = RCC 1987 pag. 607. consid. 3b;
DTF 116 V 76 consid. 3b con riferimenti = RCC 1990 pag. 417 consid. 3b). Per
intentare la causa la Cassa non deve quindi attendere l'inizio della decorrenza
del termine annuale di perenzione (cfr. SVR 2000 AHV Nr. 23, pag. 74):

 

" 
(…)

Elle résulte en fait d'une confusion entre les
règles définissant le moment de la survenance du dommage en cas d'insolvabilité
de l'em­ployeur (cf consid. 3 a) et les principes déterminant le moment de la
connaissance du dommage par la caisse, terme à partir duquel court le délai de
péremption du droit de de­mander la réparation de ce dommage (cf consid. 3 b).
Lors­que, comme en l'espèce, l'employeur est une personne mo­rale, le dommage
est réputé survenu au moment de la faillite. A partir de ce moment là, en
effet, la caisse lésée ne peut agir que contre les organes de la faillite,
lesquels ré­pondent à titre subsidiaire du dommage causé. S'il n'in­combe pas à
la caisse d'agir dès le moment de la surve­nance du dommage, parce qu'elle n'a
pas en mains tous les éléments permettant de motiver une demande en justice
(cf. ATF 118 V 195‑196 consid. 3a‑b et les références), en re­vanche,
rien ne l'empêche de le faire (NUSSBAUMER, Les caisses de compensation en tant
que parties à une procé­dure de réparation d'un dommage selon l'art. 52 LAVS,
RCC 1991 p. 407). Si, à ce moment‑là, l'ampleur du dom­mage ne peut pas
être mesuré, ni exactement ni approxi­mativement, parce que le dividende est
incertain, la caisse devra, dans sa décision en réparation, ordonner au respon­sable
de payer la totalité du montant dont elle a été privée, moyennant une cession
de son droit à un dividende éven­tuel (ATF 114 V 82 consid. 3 b, 113 V 183 s.
consid. 3 b).

Cela étant, une demande de mainlevée des oppositions
à une décision en réparation ne peut être rejetée d'emblée au motif que le
dividende est encore incertain. (…)"

 

                                         Infine,
va rilevato che la cassa di compensazione non può farsi cedere dalla massa dei
creditori delle pretese ex art. 260 LEF prima di iniziare una procedura
risarcimento danni (cfr. RCC 1983 consid. 8 pag. 477).

 

                                         In queste
circostanze la Cassa era pienamente legittimata ad intimare le decisioni di
risarcimento danni che ci occupano, senza dover attendere il versamento di un
eventuale dividendo.

                                         Anzi,
l’amministrazione doveva agire tempestivamente, pena la perenzione del suo
credito risarcitorio ex art. 82 cpv. 1 OAVS.

 

                              2.2.   In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).

 

                               2.3.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in 
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid.
6).

 

                               2.4.   Per quel che
concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare la
propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).

                                         Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone
chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti,  op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).

                                         Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA del 14 dicembre 1998 nella causa G., consid. 3c, H 234/97,
STFA del 6 gennaio 1998 nella causa M. consid. 6c, H 99/95).

 

                                       Nell'evenienza concreta,
dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc.
_), dalle dichiarazione dei salari e dai controlli presso il datore di lavoro
(cfr. doc. _), dalle insinuazioni di credito, dal conteggio di revisione
1.1.1995 - 31.12.1998 e dagli estratti dei contributi paritetici cfr. doc. _),
risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati. 

                                       Il danno ammonta dunque a fr.
194'714.20 (cfr. consid. 1.4.). 

 

                                         Il
convenuto del resto, dopo aver verificato i conteggi prodotti dalla Cassa, ha
riconosciuto che l'importo del danno è corretto (cfr. doc. _, pag. 6).

 

                               2.5.   Per contro,
__________ mantiene la propria opposizione alla richiesta di pagamento delle
riprese salariali relative agli anni precedenti alla sua nomina nel CdA.

 

                                         In
concreto il convenuto è entrato a far parte del CdA nell'agosto del 1996 ed ha
dimissionato nel dicembre del 1999. 

                                         Ora, al
momento della sua entrata in seno al CdA, la ditta vantava diversi arretrati
contributivi (cfr. doc. _).

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA, il nuovo amministratore ha il dovere di vegliare
affinché vengano versati i contributi correnti e quelli arretrati che sono
dovuti per il periodo in cui egli non faceva ancora parte del CdA, poiché
esiste in entrambi i casi un nesso di causalità adeguato tra il non agire
dell'organo e il non pagamento dei contributi (cfr. SVR 1996 EVG Nr. 98, pag.
300-301; DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992, pag. 269).

                                         Tuttavia
il nesso di causalità adeguato fra la violazione intenzionale o di grave
negligenza ed il danno va negata qualora la società fosse già insolvibile al
momento dell'elezione nel consiglio di amministrazione. Ciò vale anche qualora
la società fosse gravemente indebitata e tuttavia non ancora insolvibile (cfr.
SVR 1996 EVG Nr. 98, pag. 301). In queste condizioni quindi, i membri del
consiglio di amministrazione non possono essere considerati responsabili per il
danno verificatosi precedentemente all'assunzione della funzione di organo
(cfr. SVR 1996 EVG Nr. 98, pag. 301; DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992, pag.
269).

                                         La
fattispecie che ci occupa non è tuttavia comparabile a quella appena descritta.
Infatti nel 1995 rispettivamente nel 1996 non si era ancora verificato un danno
ai sensi dell'art. 52 LAVS, poiché la ditta non era ancora insolvibile, o
gravemente indebitata, al momento dell'assunzione della carica di
amministratore da parte di __________ (cfr. doc. _).

                                         Inoltre
le differenze accertate dall'ispettore della Cassa tra il 1995 e il 1998 sono
di poco più di un migliaio di franchi trattandosi del salario ripreso versato
alla donna delle pulizie (cfr. doc. _).

                                         Quindi
alla luce di quanto detto sopra, il convenuto deve essere condannato anche al
pagamento delle riprese salariali relative al periodo 1995-1998.

 

                               2.6.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.7.   La Cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213). 

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.8.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

                               2.9.   __________
ha ricoperto la carica di membro del CdA, con carica di segretario munito
diritto di firma individuale, dal 7 agosto 1996 al 23 aprile 1997. Da tale data
sino al 17 dicembre 1999 ha assunto la carica di presidente del CdA sempre con
diritto di firma individuale.

 

                                         Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA del 14 giugno 1995
nella causa C., __________), la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento.

 

                            2.9.1.   __________
sostiene che nell'esercizio delle proprie funzioni di segretario
rispettivamente di presidente del CdA, avrebbe sempre impartito univoche
istruzioni alle persone che si sarebbero occupate della gestione e
amministrazione della società, affinché gli oneri sociali venissero
regolarmente corrisposti.

                                         Egli
avrebbe dimissionato proprio perché, contrariamente alle istruzioni assegnate,
non tutti i contributi sociali sarebbero stati versati.

                                         Lo scopo
principale della sua entrata nella società sarebbe stato quello di migliorare
la situazione di mercato della __________.

 

                                         Per
costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi
dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate
della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge,
dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere
irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una
gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA non
pubblicata del 25 luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA non pubblicata del 29
agosto 1997 in re G.M.).

                                         Segnatamente
è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente
versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165).

                                         Egli deve
rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni,
i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella
causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa
M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA non pubbl.
del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di
amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Accettando
il mandato di membro del CdA e dal 23 aprile 1997 quello di presidente del CdA
della __________, __________ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione
derivano (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c;
STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; STFA del 31
agosto 2001, nella causa B., H 446/00, consid. 4a). 

                                         La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo ai membri del CdA cui è stato delegato tale compito (cfr. doc. _,
pag. 3), bensì anche e soprattutto al presidente del CdA __________,
trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra
5 CO (cfr. STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA
del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario
si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia"
(cfr. STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13
febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995
nella causa C., consid. 3b, H 294/94).

                                         

                                         Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         Il
convenuto si è limitato a dire che erano altri ad occuparsi del pagamento dei
contributi e che __________ lo avrebbe rassicurato del pronto pagamento
dell'arretrato contributivo. Il convenuto ha inoltre dichiarato di avere
interpellato la Cassa il 16 marzo 1999 (cfr. consid. 1.6) alfine di ricevere lo
stato dei contributi al 28 febbraio 1999, in quanto si sarebbe accorto, verso
la fine del 1998, che la società non aveva versato gli acconti relativi a
quest'ultimo anno.

                                         A mente
del TCA, il convenuto, violando gli obblighi che gli derivano dalla carica di
membro e dal 23 aprile 1997 di Presidente del CdA di una società anonima, non
ha svolto per troppo tempo un sufficiente controllo. Infatti, quando il
convenuto si è interessato sulla situazione contributiva della società (quindi
fine 1998 - marzo 1999) la società vantava un arretrato contributivo di oltre
137'000.-- fr. (cfr. doc. _). Una verifica puntuale e regolare della situazione
contributiva (sin dall'inizio del 1998) lo avrebbe reso attento delle
difficoltà relative al pagamento dei contributi AVS sorte molto prima della
fine del 1998 e avrebbe potuto prendere le misure del caso.

 

 

                                         Anche il
fatto che all'interno del CdA erano stati ripartiti i compiti in modo
dettagliato non svincola il convenuto dalla responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         Il TFA in
una sentenza del 2 luglio 2001 nella causa S. e F., H 9/01 e H 11/01, consid.
5b, ha al riguardo ricordato che:

 

" 
b) Quant à F.________, il semble ne pas avoir
saisi la portée de l'art. 52 LAVS et de la jurisprudence y relative. En
particulier, il lui incombait, en sa qualité d'administrateur de la société
faillie, de veiller personnellement à ce que les cotisations paritaires
afférentes aux salaires versés fussent effectivement payées à la caisse de
compensation, nonobstant le mode de répartition interne des tâches au sein de
l'administration de la société B.________ SA. Un administrateur ne peut en
effet se libérer de cette responsabilité en se bornant à soutenir qu'il faisait
confiance à ses collègues chargés de gérer les finances de l'entreprise et de
régler lesdites cotisations à la caisse intimée, ou à affirmer qu'il n'avait
qu'un rôle subalterne, car cela constitue déjà en soi un cas de négligence grave.
On rappellera d'ailleurs que la jurisprudence s'est toujours montrée sévère,
lorsqu'il s'est agi d'apprécier la responsabilité d'administrateurs qui
alléguaient avoir été exclus de la gestion d'une société et qui s'étaient
accommodés de ce fait sans autre forme de procès (cf. notamment RCC 1992 pp.
268-269 consid. 7b, 1989 pp. 115-116 consid. 4). La passivité de F.________ est
de surcroît en relation de causalité naturelle et adéquate avec le dommage subi
par la caisse de compensation. En effet, s'il avait correctement exécuté son
mandat d'administrateur, il aurait pu veiller au paiement des cotisations aux
assurances sociales, d'autant plus qu'il reconnaît avoir su que la société se
trouvait en situation d'insolvabilité pratiquement depuis sa création et
qu'elle rencontrait des difficultés dans le paiement des cotisations sociales.
Pareil comportement tombe à l'évidence sous le coup de l'art. 52 LAVS". 

 

                                         Se è vero
che il presidente del CdA, rispettivamente il membro del CdA, può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
pur vero che la delega non lo esime dal vigilare affinché le funzioni delegate
siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B.,
H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid.
3b).

 

                                         Secondo
questo Tribunale il convenuto non poteva, nella veste di membro del CdA e dal
23 aprile 1997 di presidente del CdA di una società anonima, limitarsi a
delegare i compiti relativi al pagamento dei contributi paritetici ad altri
membri del CdA. 

                                         Inoltre
non doveva accontentarsi delle rassicurazioni di __________ ( anche se ricevute
dopo aver richiesto ragguagli dallo stesso __________ in data 24 marzo 1999,
cfr. doc. _), dal momento che la società non aveva più pagato nulla sin dai
primi mesi del gennaio 1998 (cfr. doc. _). 

 

                                         Il
convenuto avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i
contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA
del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b) e ciò sin
dall'inizio del suo mandato (iniziato nell'agosto 1996).

                                         L'essersi
fidato per molto tempo di terzi, senza una verifica accurata della situazione
contributiva della ditta, è segno di una grave negligenza del presidente del
CdA. I controlli gli avrebbero permesso di appurare (cfr. STFA del 4 febbraio
2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa
A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F.
F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in cattive acque da diverso
tempo, costringendo la Cassa a diffidarla sin dal marzo 1997 (fatto non
contestato dal convenuto) e precettarla sin dal settembre 1998.

                                         Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). 

 

                                         La crisi
del settore ha probabilmente giocato un ruolo decisivo al tracollo finanziario
della ditta. Comunque a persona cognita nel settore edile, in quanto entrata
nel CdA per migliorarne la posizione sul mercato immobiliare, come __________,
non poteva sfuggire che la situazione finanziaria della ditta era tale da
compromettere il versamento dei contributi (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella
causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA dell'8 marzo 2001 nella causa R., P. e F.,
H 115/00 e H 132/ 00, consid. 8b).

                                         Il TFA ha
peraltro già avuto modo di ricordare che, poiché quella del settore immobiliare
è una crisi notoria, l'amministratore deve sapere che possono sorgere delle
complicanze al momento dell'incasso dei crediti (STFA non pubblicata del 16
aprile 1998 nella causa O. G, H 193/96, consid. 3c) e quindi deve trarre le
dovute conseguenze. 

 

                                         Anche la
prospettata cessione della ditta (cfr. doc. _, allegati 9 e 10 doc. _) non può
valere, secondo la giurisprudenza federale,  come valido motivo di discolpa
(cfr. per altri casi: STFA non pubblicata del 2 novembre 1998 nella causa F.M,
consid 8, H 236+240/97; STFA non pubblicata del 16 dicembre 1996 nella causa M.
D., consid. 5, H 169/95).

 

                                         Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di __________ o di altri membri
del CdA, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è
applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per
giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità
dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag. 306, citata
in STFA del 13 novembre 2000 non pubblicata nella causa F.S., consid. 4b, H
238/98).

 

                                         In
sostanza, il disinteresse mostrato da __________ per troppo tempo ne determina
la sua responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito
delle incombenze riconducibili alla funzione di membro e presidente del CdA di
una società anonima (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01,
consid. 4c). Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati
pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di
diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269).

                                         __________,
di professione avvocato, doveva sapere che fare parte di un CdA comporta dei
doveri e dei rischi (cfr. STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00,
consid. 3b, pubblicata in RDAT I 2001, pag 611 segg.; STFA non pubblicata del
24 gennaio 2000 nella causa P-A. B., consid. 5b).

                                         Inoltre
tali doveri risultano accresciuti quando si tratti - come in concreto dall'aprile
del 1997 - di un presidente del consiglio di amministrazione (STFA non
pubblicata dell'8 novembre 1999 nella causa G. H., H 74/99, consid. 6b; DTF 122
III 198, consid. 3a).

                                         La
passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di
contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle
prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto è quindi in
relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa
(STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).

                                         In
conclusione __________ è tenuto a risarcire il danno di fr. 194'714.20,

 

                             2.10.   Infine,
per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dal convenuto,
corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale
deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove
circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle
prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56
consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e
sentenze ivi citate). 

 

                                         È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).

                                         Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28,
consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove. 

 

                                         In particolare non è
necessario procedere all'audizione testimoniale di __________ (cfr. doc. _ in
fine), in quanto la posizione e le responsabilità di __________ sono state
ampiamente chiarite. Del resto il convenuto non ha specificato su cosa il teste
proposto avrebbe dovuto precisamente testimoniare (sul
tema audizione testi cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa
C., H 194/01, consid. 2c; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa A.R. e G.
R., H 220/00; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a.)

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione é accolta.

                                         Di
conseguenza __________ è condannato a versare alla Cassa __________ di
compensazione AVS fr. 194'714.20.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti