# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c3e678da-7728-5375-b3ca-71a3953369a3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.08.2009 32.2009.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-24_2009-08-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.24

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  26 agosto
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 gennaio 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 25 novembre 2008 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1950, da ultimo attiva in qualità di ausiliaria di pulizie presso __________,
__________, in data 1° giugno 2006 ha presentato domanda di prestazioni AI per adulti segnalando di
essere affetta da “ernia del disco, artrosi cervicale, tiroide, artrosi
deformante alle mani, calcificazione spalla destra, calcificazione ginocchia e
spalla destra, labirintite” (doc. AI 1-1/5).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui l’esecuzione di una
perizia pluridisciplinare ad opera del SAM (doc. AI 19-1) e un’inchiesta
economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. AI
39-1), con progetto di decisione del 23 aprile 2008 (doc. AI 48-1), poi
confermato con decisione del 25 novembre 2008 (doc. AI 57-1), l’UAI ha attribuito
all’assicurata una rendita intera d’invalidità limitatamente al periodo
compreso fra il 1° maggio 2006 e il 31 agosto 2007, poi soppressa a partire dal
1° settembre 2007 essendo il grado d’invalidità del 7%.

 

                               1.2.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha
presentato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’accoglimento del ricorso e
il rinvio degli atti all’amministrazione per l’esecuzione di una “perizia
medica finalizzata ad accertare i disturbi fisici e psichici della sig.ra RI 1”
e il conseguente riconoscimento di un grado d’invalidità (doc. I).

 

                                         Sostanzialmente
l’insorgente ha contestato le conclusioni alle quali è giunta la perizia svolta
dal SAM che “contrastano però con quelle del medico fiduciario Dr. __________
(…) e soprattutto con quelle del dott. __________”. A mente del
rappresentante di RI 1 la perizia SAM ha omesso di valutare, tramite uno
specialista FMH in malattie orecchio-naso-gola, i “disturbi dovuti a
vertigini posizionali recidivanti con conseguente insicurezza alla
deambulazione”.

                                         Negli
ultimi mesi inoltre, sempre secondo l’avv. RA 1, la ricorrente a causa della persistenza
dei disturbi fisici soffre di problemi di natura psichica (doc. I).

 

                                         A
sostegno delle proprie argomentazioni l’assicurata ha prodotto i certificati
medici del 7 maggio e del 16 dicembre 2008 del Dr. __________ (doc. B e C).

 

                                         Il
rappresentante della ricorrente ha inoltre postulato la concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura
(doc. I, XVII 1-6).

 

                               1.3.   L’UAI, in
risposta, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica al SMR, ha
postulato la reiezione integrale del gravame (doc. V 1-2).

 

                               1.4.   In data 8
giugno 2009 (doc. XII) l’assicurato ha prodotto il rapporto del 26 febbraio
2009 dell’Ospedale universitario di __________ (doc. E) e il certificato del 19
maggio 2009 del Dr. __________ (doc. F)

 

                                         Il doc.
XII e allegati sono stati trasmessi all’UAI per osservazioni (doc. XIII).

                               1.5.   Con le
osservazioni del 17 giugno 2009 l’UAI, dopo aver sottoposto la nuova
documentazione medica al vaglio del SMR, ha riconfermato la risposta al ricorso
(doc. XIV + bis).

 

                                         I doc.
XIII, XIV+bis sono stati trasmessi all’assicurato per conoscenza (doc. XV).

 

                               1.6.   Con scritto
del 3 luglio 2009 l’avv. RA 1, dopo aver richiamato la documentazione medica
precedentemente prodotta, ha preso posizione riguardo alle osservazioni dell’UAI
sostenendo che alla ricorrente va riconosciuto un grado d’invalidità dell’83%
almeno sino al 17 novembre 2008 e del 50% dal 18 novembre 2008 (doc.XVI).

 

                                         Il doc.
XVI è stato trasmesso all’UAI per osservazioni (doc. XVIII).

 

                                         L’UAI ha
prodotto le proprie osservazioni il 14 luglio 2009 riconfermadosi nella propria
risposta al ricorso (doc. XX).

 

                                         I doc.
XVIII e XX sono stati trasmessi all’assicurato per conoscenza (doc. XXI).

 

                               1.7.   Il 14 luglio
2009 questa Corte ha chiesto delucidazioni all’avv. RA 1 in merito all’istanza
di assistenza giudiziaria del 9 gennaio 2009 ed in particolare alla
dichiarazione del 3 luglio 2009 dell’UEF di __________ (doc. XIX).

 

                                         Il
rappresentante dell’assicurata ha risposto il 25 luglio 2009 trasmettendo la
documentazione ricevuta dall’UEF di __________ (doc. XXII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR
2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata
in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e
cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V
146.

 

                                         Anche in
altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF
I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la
possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività
lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
7.3 Anlässlich ihrer
Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3
BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen
im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von
Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen
vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist
namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die
versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im
Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste
erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter
IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit
Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der
sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche
Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen,
grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen
Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt
möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche
anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine
grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den
Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit
allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich
erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je
komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind
(beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher
intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit
der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber
nach dem G 

BGE 134 V 9 S. 13

esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf
Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit
ausgeschlossen werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn
aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht
bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen
Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen,
dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E.
7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht
hinreichend gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche
Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden,
wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll
ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die
Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein
allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der
Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt
werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen
Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die
Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch
frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet
wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für die Statusfrage, ohne
Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person gesundheitlich in der Lage, voll
erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das Arbeitspensum aus freien Stücken,
insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys etc.) zu haben, hat dafür nicht die
Invalidenversicherung einzustehen. Allein stehende Personen werden bei einer
freiwilligen Herabsetzung des Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch
zu Teilerwerbstätigen mit einem Aufgabenbereich Haushalt neben der
Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine Haushaltführung ohne weiter
gehende häusliche Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem
Fall statusrelevant, kann auch nicht von einer dadurch verursachten,
IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im erwerblichen Bereich
ausgegangen werden. 

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig
bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide
Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich
stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist
demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren
Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen Tätigkeitsbereich
finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.

 

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge
der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte
Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig
ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets
auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung
an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der
Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens
keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller
jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt
ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint
vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen
ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten
Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer,
auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist schliesslich
nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei Annahme einer
entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen Tätigkeitsgebiet durch
die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst würde." (DTF 134 V
12-14)

 

                                         Al
riguardo il giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die
familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des
Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha ritenuto:

 

" 
4.    Invaliditätsbemessung

 

Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur
sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung
findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne
gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbs­tätig und im Übrigen im
Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich
wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für
den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinde­rung im Aufgabenbereich
massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im
Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war
offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungs­fähigkeit im
erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspru­chung im
jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04 
vom 13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren
Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter
Berücksichtigung allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9
wurden die Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs-
und Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten
Vereinbarkeit der beiden Tätigkeits- ­bereiche ergebende negative gesundheitliche
Auswirkung offenkundig und unvermeidbar­

sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann
gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerb­lichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich
stärker auswirken, und die Berücksichti­gung ist auf (ungewichtet) 15 %
beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als
Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre
Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirkli­chen
konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelas­tung
über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten
diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."

 

                               2.5.   Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o
meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità.
Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze,
se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o
meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V
262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata
in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op.
cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht,
BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.7.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.8.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout d'abord
de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une
modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière
à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif
de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une
nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA
(ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt
P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet
constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la
rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants
[F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche,
en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité
de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que le syndrome somatoforme
douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de  la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au
motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité
aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé
mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé  la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à  la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les
critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de  la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces
conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence
des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à
une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en
méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise
du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne
laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé
qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation
professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.9.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i
danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette
- le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti
di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

                                         Tali criteri sono stati
così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza
9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22
luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12
marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La
nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata
nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia
i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore
somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una
fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

                                      

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il
rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme
da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                             2.10.   Nella
decisione del 25 novembre 2008 l’UAI ha attribuito all’assicurata una rendita
intera d’invalidità dal 1° maggio 2006 al 31 agosto 2007, sopprimendo poi
questa prestazione a partire dal 1° settembre 2007, ritenuto che dal mese di
maggio 2007 ella dispone ancora di una capacità lavorativa completa sia
nell’esercizio di attività confacenti allo stato di salute (attività semplici
leggere non qualificate) che nelle mansioni richieste in ambito casalingo e,
dal confronto dei redditi, in applicazione del metodo misto di calcolo, risulta
un grado d’invalidità del 7%, che non dà diritto ad una rendita.

                                      

                                         Il TCA è,
quindi, chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.6.,
2.7., 2.8., se l’UAI ha correttamente o meno negato la rendita a RI 1 a far
tempo dal 1° settembre 2007.

 

                             2.11.   Nel caso di
specie, al fine di chiarire la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato
al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. In tale ambito i
medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr. __________),
quella neurologica (Dr. __________), quella reumatologica (Dr. __________) e infine quella internistica.

 

                                         La
patologia psichiatrica è stata vagliata dal Dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, il quale nel referto del 24 aprile 2007 ha rilevato che la paziente dal punto
di vista prettamente psichiatrico non presenta delle alterazioni
psicopatologiche maggiori e l’ha ritenenuta abile al lavoro in misura completa
(doc. AI 19-20).

 

                                         La
patologia neurologica è stata valutata dal Dr. __________, spec. FMH in
neurologia, il quale nel rapporto del 24 aprile 2007, dopo aver illustrato
l’anamnesi della paziente e lo stato neurologico ha posto la diagnosi di “Sintomatologia
vertiginosa cronica fluttuante, di origine verosimilmente periferica (possibile
vertigine posizionale benigna) con molto probabile componente funzionale.
Dolori cronici di tipo muscolotensivo alla colonna vertebrale ed agli arti
inferiori, senza lesioni neurologiche di tipo radicolare” (doc. AI 19-31).

                                         Lo
specialista ha ritenuto che non vi è una diminuzione della capacità lavorativa
dal punto di vista neurologico (doc. AI 19-31).

 

                                         La
patologia reumatologica è stata approfondita dal Dr. __________, spec. FMH in
medicina interna e reumatologia, che nella perizia del 15 maggio 2007, dopo
aver illustrato l’anamnesi della paziente, i dati soggettivi e le constatazioni
oggettive ha posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(...)

4-   Diagnosi

 

●    Fibromialgia
primaria 

●    Sindrome
panspondilogena cronica su/con:

         ○   Insufficienza
muscolare e lievi turbe statiche

         ○   Alterazioni
degenerative con spondilofiti anteriore L3/L4,

             spondilartrosi L4/L5 e L5/S 1 M. di Baastrup L4/L5

●    Lieve
poliartrosi delle dita

●    Moderata
gonartrosi femoro tibiale mediale

●    Sospetta
osteoporosi con possibile componente osteomalacica

●
   Anemia microcitaria ipocromica su mancanza di ferro
d'origine indeterminata.

 

 

5-   Valutazione

 

La paziente soffre in primo luogo di una sindrome
fibromialgica con i 18 punti su 18 positivi, disturbi nel dormire, stanchezza
giornaliera e cefalee. 

Questa fibromialgia sino a sindrome del dolore
somatoforme è conosciuta ormai da anni, vedi anche rapporto di __________ del
04.06.1985. 

Di fianco a questo la paziente presenta una sindrome
panvertebrale su delle moderate alterazioni degenerative, iniziale gonartrosi
ed iniziale poliartrosi delle dita.

Dal punto di vista Reumatologico la paziente
presenta un'inabilità lavorativa al massimo del 30 %; per il precedente lavoro
alla __________ che conteneva momenti in cui cambiava l'attività e non solo
ausiliaria delle pulizie.

In un lavoro particolarmente leggero, dove non
debba sollevare alcun peso superiore ai 10 kg, dove possa cambiare di tanto in
tanto postura, la paziente é abile al 100 %.

In merito alla terapia penso esistano ancora dei
margini di miglioramento: 

La paziente non è più stata in cura da un
reumatologo da anni; attualmente di fianco alla terapia antalgica si potrebbe
provare con una terapia antidepressiva per alzare la soglia del dolore. A
livello non medicamentoso della regolare ginnastica ed attività potrebbero
aiutare la paziente. In questo senso la lunga inabilità lavorativa ha
sicuramente nuociuto per quanto riguarda la fibromialgia, d'altro canto pare
che l'attuale inabilità sia stata protratta per dei problemi di vertigine (
così afferma durante la visita la paziente. Segnalo inoltre una struttura ossea
diminuita con un leggero aumento della fosfatasi alcalina che merita un
ulteriore chiarimento nell'ambito di una sospetta osteoporosi con eventuale
componente osteomalacica. Un'eventuale conferma delle diagnosi non
modificherebbe la valutazione sulla capacità lavorativa dal punto di vista
reumatologico. 

La prognosi è quella ormai di una stabilizzazione
dei sintomi fino alla pensione, alla luce anche dell'evoluzione negli ultimi
anni.

 

 

6.   Alle vostre domande rispondo

 

 

1-   Diagnosi dal punto di vista specialistico

●    Fibromialgia
primaria

●    Sindrome
panspondilogena cronica sulcon:

         ○   Insufficienza
muscolare e lievi turbe statiche

         ○   Alterazioni
degenerative con spondilofiti -anteriore L3/L4,

             spondilartrosi L4/L5 e L5/S 1 M. di Baastrup L4/L5

●    Lieve
poliartrosi delle dita

●    Moderata
gonartrosi femoro tibiale mediale

●    Sospetta
osteoporosi con possibile componente osteomalacica

●    Anemia
microcitaria ipocromica su mancanza di ferro d'origine

      indeterminata.

 

 

2-   Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa
nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a ( precisare se possibile le
ore al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro).

 

Nell'attività d'ausiliaria presso i grandi
magazzini __________, attività che comprendeva pulizie, sgombero dei piatti alla mensa, la paziente è abile in
misura del 70 %. Il 30 % è determinato da una certa
diminuzione del rendimento nell'ambito della fibromialgia.

 

3-   Descrivere l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato/a
dal suo punto di vista specialistico riguardo alle problematiche segnalate agli
atti e la prognosi a medio-lungo termine.

 

Riguardo agli atti posso solo rifarmi alla
valutazione di __________, l'unico reperto reumatologico abbastanza completo.
Le diagnosi sono sostanzialmente simili ciò che porta
alla conclusione di una discreta stabilizzazione dello
stato reumatologico della paziente nel tempo. 

A livello radiologico, rispetto alle Rx che mi ha
portato la paziente del 2002, assisto unicamente ad un moderato aumento delle
alterazioni degenerative a livello della schiena, mentre a livello cervicale
non vedo evoluzione d'alterazioni degenerative. Ritengo quindi la situazione
più o meno stabile rispetto alla valutazione dei colleghi della reumatologia di
__________ del 1985.

La prognosi fino al pensionamento è quindi quella
di una stabilizzazione della situazione.

 

4-   Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa?
Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

 

La diminuzione della capacità lavorativa del 30 %
è dovuta ad una certa affaticabilità della paziente e quindi ad un diminuito
rendimento lavorativo.

 

5-   Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa
dell'assicurato/a? che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità
lavorativa?

 

Non esistono dei medicamenti o terapie che
possono migliorare la capacità lavorativa. Personalmente ritengo che vada
ottimalizzata la terapia del dolore con introduzione d'antidepressivi, così
come il potenziamento della terapia antinfiammatoria, eventualmente anche con
morfinoidi a basso dosaggio.

Tali possibilità terapeutiche non permetterebbero
però di migliorare la capacità lavorativa, ma migliorerebbero probabilmente i
dolori delta paziente.

 

 

6-   Ritiene possibile effettuare provvedimenti d'integrazione
professionale presso quest'assicurato/a? Descrivere le risorse di cui
l'assicurato ancora dispone.

 

Non lo ritengo necessario poiché la paziente è
già abile al 70 % nel suo precedente impiego.

 

 

7-   Ritiene che l'assicurato/a sia in grado di svolgere altre
attività? 

Se sì, descrivere
i limiti funzionali e la capacità lavorativa in tale attività adatta (ore/die o
riduzione del
rendimento).

 

Sì, l'assicurata è in grado di svolgere qualsiasi
attività leggera dove non debba sollevare ripetutamente pesi superiori ai 10 kg, dove possa cambiare regolarmente
postura e dove non debba lavorare a lungo in anteflessione; sarebbe abile al
100 %.

 

8-   Per assicurati di sesso femminile: in che misura l'Assicurato
può svolgere l'attività di casalinga ( descrivere i limiti funzionali).

 

La paziente può svolgere l'attività di casalinga
nell'ordine del 100 %." (Doc. AI 19/25-28)

 

                                         Infine,
la patologia internistica è stata indagata dai periti del SAM che hanno
diagnosticato un’anemia ipocromica nell’ambito di una carenza di ferro
d’origine non chiarita e un’ipertireosi finora asintomatica. Problematiche che non
incidono sulla capacità lavorativa dell’assicurata (doc. AI 19-16).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 29 maggio 2007, i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “Fibromialgia primaria. Sindrome
panspondilogena cronica su/con: > insufficienza muscolare e lievi turbe statiche, > alterazioni degenerative con
spondilofiti anteriori L3-L4, spondilartrosi L4-L5 ed L5-S1, morbo di Baastrup
L4-L5”.

 

                                         Per
quanto riguarda le diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa i
periti hanno indicato “Anemia microcitaria – ipocromica su carenza in ferro
d’origine indeterminata, non trattata. Recidiva asintomatica di noto morbo di
Basedow con > piccola
struma, minima oftalmopatia endocrina. Sintomatologia vertiginosa cronica
fluttuante, d’origine verosimilmente periferica (possibile vertigine
posizionale benigna) con molto probabile componente funzionale. Lieve
poliartrosi alle dita. Moderata gonartrosi femorotibiale mediale bilaterale.
Sospetta osteoporosi con possibile componente osteomalacia” (doc. AI 19-13/14).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70% come
ausiliaria di pulizia, mentre come casalinga è abile nella misura del 100%
(doc. AI 19-16). 

Per contro, in un’attività leggera dove non debba
trasportare o sollevare ripetutamente pesi superiori ai 10 kg, dove possa cambiare regolarmente
postura e dove non debba lavorare a lungo in anteflessione, l’abilità
lavorativa è del 100% (doc. AI 19-17).

 

                                         L’assicurata
ha, da parte sua, in particolare prodotto il referto del 26 febbraio 2009
dell’Ospedale Universitario di __________ dal seguente tenore:

 

" 
Vielen Dank für die freundliche Zuweisung der
oben genannten Patientin, welche ich am 1.2.09 im
Zentrum für Schwindel und Gleichgewichts­störungen untersucht habe.

 

Diagnose

Schwindel im Rahmen eines benignen paroxysmalen
Lagerungsschwindels - im Verlauf mit phobischer Komponente

Vertex-betonte Zephalgie.

 

Anamnese

Die Anamnese-Erhebung erfolgt über eine Dolmetscherin. Die Patientin berichtet über seit 4 - 5 Jahren andauernde
Schwindelbeschwerden. Initial ist es zu einem akuten Auftreten von
Drehschwindel mit vegetativen Begleiterscheinungen und rezidivierendem
Erbrechen gekommen. Nach Angaben der Patientin sind die Schwindelbeschwerden
durch Kopfbewegung sowie auch durch sich Drehen im Bett provozierbar, wobei
jedoch eine schlechtere Seite der Patientin nicht bewusst ist. Ein massiver
Drehschwindel dauert einige Minuten an, anschliessend langsames Abklingen der
Schwindelbeschwerden, z.T. kann die Patientin bis zu einer Woche unter
Schwindel leiden. Im Schwindel ist der Patientin keine Hörminderung aufgefallen, kein Tinnitus,
keine Otalgie, keine Otorrhoe. 

Wegen dieser paroxysmalen Schwindelbeschwerden
war die Patientin bereits dreimal hospitalisiert. Subjektiv
verspürt sie nach Torecan-Einnahme eine Besserung der
Beschwerden. Aktuell ist die Patientin bezüglich Schwindel seit ca. 2 Monaten beschwerdefrei. Als weitere
Beschwerden wird ein Leeregefühl
im Kopf beklagt, diese Beschwerden sind täglich vorhanden, dauern bis zu 30 Minuten an und werden in geschlossenen Räumen wie auch durch
Menschenansammlungen akzentuiert. Eine Kopplung von diesen Beschwerden an
Schwindel ist der Patientin nicht aufgefallen. 

Als weitere Beschwerden wird eine Zephalgie sowie
Hitzegefühl im Bereiche des
Vertex beklagt. Diese Beschwerden gehen ebenfalls mit Übelkeit einher, jedoch kein Erbrechen. 

Diese Beschwerden sind
auch an Licht- und Lärmempfindlichkeit gekoppelt, sind annähernd täglich vorhanden und können bis zu ganztags dauern. Seit ca. 1
Monat regelmässige Medikation
wegen rheumatischen Beschwerden mit Voltaren, Ponstan und Dafalgan, unter
dieser Medikation ist der Patientin auch eine Regredienz der Zephalgie, was die lntensität und Frequenz betrifft,
aufgefallen.

 

Eigenanamnestisch keine Schluckbeschwerden, keine
Schluckschmerzen, keine Riech­oder Geschmacksminderung. Okzipitale
Kopfschmerzen werden ebenfalls verneint, in der Eigenanamnese keine
Sturzereignisse.

Allergien sind keine bekannt.
Regelmässige Einnahme von Torecan, Aspirin Cardio sowie
diverse Schmerzmedikamente. Aktuell befindet sich die Patientin in einer
schweren psychosozialen Situation, ist seit 2005 arbeitsunfähig, teilt den Haushalt mit ihrem Ehemann,
der IV-Rentner ist, sowie mit dem arbeitslosen Sohn.

 

Befunde

Neurotologie-Befund: siehe Beilage.

 

Beurteilung und Vorschlag

Bei der heutigen Untersuchung konnte ich bei der
Lage- und Lagerungsprüfung kein
Nystagmus, kein Schwindel provozieren. In der klinischen wie auch apparativen
Untersuchung zeigte sich kein Anhaltspunkt für eine periphere oder zentrale vestibuläre Störung. Die von
der Patientin beklagten Beschwerden lassen sich am ehesten mit einem benignen
paroxysmalen Lagerungsschwindel vereinbaren. Ich habe die Patientin über den benignen
Schwindelcharakter aufgeklärt und sie über die
notwendigen Selbstübungen
instruiert. Regelmässige
Kontrollen sind nicht vorgesehen, bei Bedarf kann sich
die Patientin natürlich jederzeit wieder vorstellen. Die Patientin fühlt sich durch die schwierige psychosoziale Situation Sehr
belastet und wünscht  diesbezüglich eine Beratung. Daher empfehle ich eine
Mitbeurteilung der psychiatrischen Situation bitten."
(Doc. E)

 

                                         L’insorgente
ha quindi trasmesso a questa Corte lo scritto del 19 maggio 2009 del Dr. __________:

 

" 
La ringrazio d'avermi
indirizzata la paziente citata a margine che ho esaminato il 20.04.2009 ed il 04.05.2009. Sì tratta di una
paziente che presenta vertigini con crisi parossistiche da ca. otto anni e che,
attualmente, è inserita in un conflitto assicurativo, non essendo stata
riconosciuta la sua invalidità.

 

Non ritorno sull'anamnesi familiare e personale
che è nota, mentre l'osservazione psicopatologica evidenzia una
paziente orientata nel tempo e nello spazio e circa la propria persona e
situazione. Non si segnalano disturbi della memoria e moderata difficoltà di
concentrazione. A livello formale, il pensiero è limitato, con qualche
incoerenza: attitudini fobiche di evitamento.

Non si segnalano disturbi della percezione,
mentre l'affettività è ansiosa, depressa. lamentosa con diminuzione
dell'energia. Dal profilo psicosomatico la paziente lamenta vertigini e
diminuzione dell'appetito.

 

Discussione:

Si tratta di una paziente inserita in una
situazione psicosociale difficile, determinata da un'incapacità lavorativa non
accettata. In questo contesto, si sente abbandonata, e non riconosciuta. Dal
profilo psicoterapico la paziente non formula 

domanda se non la valutazione dell'incapacità
lavorativa. A mio modo di vedere, dal profilo psichiatrico, si può senz'altro
certificare un'incapacità lavorativa valutabile attorno, attualmente, al 30%

 

Rimanendo a disposizione per ulteriori
informazioni la prego di gradire i miei cordiali saluti." (Doc. F)

 

                             2.12.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate.

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in
fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…) 3.2 L'on
ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un
Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis
que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une
expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles
investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une
opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants
font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre
de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les
conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.13.   Al fine di stabilire il grado
d’invalidità, l’Ufficio AI, applicando il metodo misto, ha valutato al 72%
la parte dedicata all’attività salariata e al 28% la quota dedicata alle
mansioni domestiche.

 

                                         Tale suddivisione deve
essere confermata. La stessa si fonda infatti sulla media delle ore mensili
(119,4) svolte dall’assicurata, in qualità di ausiliaria di pulizie presso la __________,
tra il 2000 e il 2004 (doc. AI 31-1).

 

                                         La ricorrente non ha inoltre
mai contestato tale ripartizione (cfr. doc. AI 52-1, doc. I).

 

                             2.14.   Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio
la valutazione peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                          2.14.1.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame
psichiatrico, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, dal quale è emerso che l’assicurata non presenta
alcuna incapacità lavorativa di tipo psichiatrico: “La paziente dal punto di
vista prettamente psichiatrico, non presenta delle alterazioni psicopatologiche
maggiori. I problemi citati sono soprattutto di natura endo reattiva e non
conseguenti da un disturbo psicopatologico maggiore”.  Il grado di capacità
lavorativa è dunque del 100%  (doc. AI 19-20).

 

Questa valutazione peritale può essere fatta
propria dal TCA. Essa non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Tale non
può essere il certificato medico del 19 maggio 2009 del Dr. __________, spec.
FMH in psichiatrica e psicoterapia, nel quale il medico curante si limita succintamente
a riferire che l’assicurata, inserita in una situazione psicosociale difficile
determinata da un’incapacità lavorativa non accettata, si sente abbandonata e
non riconosciuta e certifica un’incapacità del 30% (doc. F).

 

                                         Il referto,
stringato, generico, privo di diagnosi secondo una classificazione
riconosciuta, senza una valutazione delle patologie dell’interessata e
del loro influsso sulla capacità lavorativa, senza esporre il decorso della
patologia, indicare una prognosi e fornire una descrizione dei trattamenti
intrapresi, non adempie quindi i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per
ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.12.) e non è atto a mettere in dubbio le conclusioni alle quali è giunto
il perito Dr. __________, circa l’assenza di patologie psichiatriche
invalidanti (doc. AI 19-19); (al riguardo, cfr. STF 9C 376/2007 del 13 giugno 2008, nella quale
l’Alta Corte ha considerato ininfluente un certificato medico stilato dallo
psichiatra curante, il quale riferisce unicamente dell’inizio di un trattamento
specialistico per un episodio depressivo di media gravità, senza tuttavia
esprimersi minimamente su un’eventuale incidenza (presente e/o passata)
invalidante dei disturbi psichici).

 

                                         Il TCA
sottolinea a tal proposito che in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il
Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va
inoltre precisato che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente stabilito che
le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01
del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in
ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF
125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R.
Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en
l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale
ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

Tutto ben considerato, dunque,
a mente del TCA non vi sono motivi per distanziarsi dalle conclusioni del Dr. __________,
alle quali deve essere attribuita, secondo la giurisprudenza
citata in precedenza (cfr. consid. 2.12.), forza probatoria piena, in quanto approfondite,
complete e motivate.

 

                          2.14.2.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame
neurologico, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in
neurologia, dal quale è emersa la diagnosi di “Sintomatologia vertiginosa
cronica fluttuante, di origine verosimilmente periferica (possibile vertigine
posizionale benigna) con molto probabile componente funzionale. Dolori cronici
di tipo muscolotensivo alla colonna vertebrale ed agli arti inferiori, senza
lesioni neurologiche di tipo radicolare”. Secondo il perito dal punto di
vista neurologico non vi è una diminuzione della capacità lavorativa (doc. AI
19-31).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

Il certificato medico del 7 maggio 2008 del Dr. __________,
spec. FMH malattie orecchio-naso-gola e chirurgia cervico-facciale non permette
a questa Corte una diversa valutazione della fattispecie. 

Il medico curante si è infatti limitato a
diagnosticare delle vertigini posizionali recidivanti e un’insicurezza alla
deambulazione e una conseguente inabilità lavorativa completa, poi ridotta al
50% nel certificato del 16 dicembre 2008 (doc. AI 52-3, doc. C).

 

Tuttavia, il Dr. __________ nel proprio rapporto
peritale ha evidenziato che probabilmente si tratta di una “vestibolopatia
periferica, probabilmente vi è una componente di vertigine posizionale benigna,
cioè una patologia riferibile ad una canalolitiasi. È inoltre probabile che
almeno in parte la sintomatologia vertiginosa sia di origine funzionale:
elemento in tal senso, oltre alla normalità dell’esame clinico, è anche il
fatto che le vertigini si accentuano in situazioni particolari tipo ambienti
affollati. Ritengo che questo tipo di vertigine non costituisca un motivo di
inabilità lavorativa anche solo parziale, tenendo presente la normalità del
reperto clinico e le caratteristiche dei sintomi”. (doc. AI 19-30/31, la
sottolineatura è del redattore).

 

Per quanto riguarda l’argomentazione secondo cui
i disturbi dell’assicurata avrebbero dovuto essere esaminati da uno specialista
ORL, il medico del SMR, Dr. __________, nelle annotazioni del 22 gennaio 2009, ha evidenziato come la patologia fosse
ben conosciuta in sede di valutazione SAM e il neurologo Dr. __________ ne
abbia fatto una corretta valutazione nell’ambito delle proprie competenze (doc.
V1).

 

Il rapporto del 26 febbraio 2009 del Dr. __________
dell’Ospedale universitario di __________ non fornisce alcun elemento per
discostarsi dalla valutazione dei periti del SAM. 

La diagnosi posta dal Dr. __________ è
sovrapponibile a quella del Dr. __________: “Schwindel
im Rahmen eines benignen paroxysmalen Lagerungsschwindels – im Verlauf mit
phobischer Komponente. Vertex-betonte Zephalgie” (doc. E).

Entrambi gli specialisti ritengono infatti
verosimile che i disturbi dell’assicurata siano da ricondurre ad una componente
di vertigine posizionale benigna (cfr. doc. E, doc. 19-30). Lo specialista
inoltre non ha posto alcuna indicazione circa la capacità lavorativa residua
dell’insorgente.

 

Il Dr. __________, del SMR, nelle proprie
annotazioni ha confermato la probabile diagnosi di “vertigine posizionale
benigna” che già in sede di perizia SAM era stata evidenziata (doc. XIV bis).

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata, dal profilo
neurologico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal Dr. __________.

 

                          2.14.3.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame reumatologico,
grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in medicina
interna e reumatologia, che nella propria valutazione del 15 maggio 2007 dopo
aver posto la diagnosi di “● Fibromialgia primaria ● Sindrome panspondilogena cronica su/con: ○Insufficienza muscolare e lievi turbe
statiche ○ Alterazioni
degenerative con spondilofiti anteriore L3/L4, spondilartrosi L4/L5 e L5/S 1 M. di Baastrup L4/L5 ● Lieve poliartrosi delle dita ● Moderata gonartrosi femoro tibiale
mediale ● Sospetta
osteoporosi con possibile componente osteomalacia ● Anemia microcitaria ipocromica su
mancanza di ferro d'origine indeterminata” ha
valutato l’assicurata abile al 70% nella precedente attività di ausiliaria di
pulizia, mentre in un’attività leggera, dove non deve sollevare ripetutamente
pesi superiori ai 10 kg, dove
possa cambiare regolarmente postura e dove non debba lavorare a lungo in
anteflessione, l’abilità è completa. Anche nell’attività di casalinga l’abilità
lavorativa è del 100% (doc. AI 19-28)

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da
tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Tale non
può essere il referto del 14 febbraio 2008 del Dr. __________, spec. FMH in
medicina generale, nel quale egli, peraltro non specialista in reumatologia, si
è limitato ad indicare in maniera generica un peggioramento della patologia
reumatologica dell’assicurata riportando semplicemente quanto indicato dalla
stessa assicurata: “…la quale mi riferisce un peggioramento della situazione
reumatologica (…) la paziente si dice invalidata al punto da riuscire a fare
poche attività della vita quotidiana” e confermando poi la diagnosi di
fibromialgia posta dal Dr. __________ (doc. AI 42-1)

 

                                         In sede
ricorsuale l’assicurata a sostegno delle proprie argomentazioni ha ripreso le
conclusioni del Dr. __________, medico fiduciario __________, che indicava nel
rapporto del 12 giugno 2006 un’inabilità lavorativa del 100% quale ausiliaria
di pulizie e del 50% in attività leggere (doc. AI 2-7).

                                         

                                         Questa
Corte rileva tuttavia che il rapporto del Dr. __________ è antecedente di quasi
un anno alla perizia SAM e nella stessa viene posta una diagnosi in gran parte
sovrapponibile con quella del Dr. __________ e del Dr. __________ soprattutto
per quanto riguarda la sintomatologia vertiginosa e le alterazioni degenerative
della colonna lombare (cfr. doc. AI 2-6/7, 19-27, 19-31). Il Dr. __________
inoltre nella perizia del 15 maggio 2007 ha indicato di aver preso in
considerazione il rapporto del Dr. __________ (cfr. anamnesi doc. AI 19-22).

 

                          2.14.4.   Infine, la
perizia SAM ha evidenziato, per quanto riguarda la patologia internistica, la
presenza di un’anemia ipocromica microcitaria nell’ambito di una carenza di
ferro d’origine non chiarita oltre che un’ipertireosi asintomatica.

                                      

Problematiche che comunque non incidono sulla
capacità lavorativa dell’assicurata.

Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da
tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                          2.14.5.   Alla luce di
quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
specialistiche del SAM, le quali hanno permesso di vagliare accuratamente lo
stato di salute dell’interessata e richiamato inoltre l'obbligo che incombe
all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con
il grado della verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c,
111 V 188 consid. 2b), che l'assicurata presenta a
partire dal mese di maggio 2007 un’incapacità lavorativa del 30% nella
sua abituale attività, mentre in attività adeguate e in quella di casalinga la
capacità lavorativa è del 100%. 

 

                             2.15.   Per quel che
concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga,
l’Ufficio AI ha fatto esperire un’inchiesta economica per le persone che si
occupano dell’economia domestica: nel rapporto del 17 dicembre 2007
l’assistente sociale ha stabilito una limitazione complessiva del 40,5% (cfr.
doc. AI 39-6).

 

                             2.16.   Come è già
stato anticipato ai consid. 2.3.; 2.4., l'invalidità delle persone che si
occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è
stabilita confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora
accessibili al richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una persona sana.

                                         Secondo
le regole stabilite dalla prassi amministrativa e riportate alle cifre 2122ss
nelle Direttive UFAS sull'invalidità e la grande invalidità in vigore dal 1°
gennaio del 1990. 

 

                                         In
particolare la cifra 2124 prevede:

                                      

" 
in occasione dell'esame dell'impedimento -
dovuto all'invalidità - riscontrato presso una persona occupata nell'economia
domestica, ci si basa generalmente sulla ripartizione dei lavori esistenti
prima dell'insorgere dell'invalidità.

In primo luogo si deve tuttavia esaminare se
l'assicurato non ha la possibilità di usare meglio la sua residua capacità di
lavoro mediante un'altra ripartizione dei compiti."

 

                                         La cifra
2122 prevede che:

 

" 
Quale regola generale si ammette che i lavori di
una persona sana occupata nell'economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva.

 

  Lavori                                                        Economia
senza figli e senza        membri di famiglia che                                              richiedono
cure

                                                                                 %

  1.    
Conduzione dell'economia

        domestica, (pianificazione,

        organizzazione del lavoro,

        controllo                                                             5

  2.    
Spese e acquisti diversi                                   10

  3.    
Alimentazione (preparazione 

        dei pasti, lavori di pulizia

        della cucina)                                                    40

  4.    
Pulizia dell'appartamento                                 10

  5.    
Bucato, pulizia dei vestiti,

        confezione e trasformazione

        degli abiti, (cucito, maglia, 

        uncinetto)                                                         10

  6.    
Cura dei figli e di altri membri 

        della famiglia                                                    ---

  7.    
Diversi (cura di terzi, cura 

        delle piante e degli 

        animali, giardinaggio)                                        5

  8.    
Altre attività (p. es. aiuto alla 

        famiglia stessa, attività di utilità

        pubblica, perfezionamento,

        creazione artistica, attività 

        superiore alla media nella 

        confezione e nella trasformazione

        dei vestiti).                                                        20"

 

                                         In
Pratique VSI 1997 pag. 299ss, l'UFAS ha precisato di aver emesso delle
direttive supplementari (supplemento 1 alle Direttive sull'invalidità e sulla
grande invalidità, valido dal 1. gennaio 1993) che accordano il diritto agli
Uffici AI dei diversi cantoni di valutare la sfera di competenze di una persona
attiva nell'economia domestica su casi differenti (cifre 2127ss.).

                                         In una
sentenza del 17 febbraio 1997 nella causa M.T. (pubblicata in Pratique VSI 1997
pag. 298ss) il TFA ha stabilito che il complesso delle occupazioni abituali
degli assicurati attivi in ambito domestico deve corrispondere, in ogni caso,
ad un valore pari al 100%. Una differenziazione che si orienta alle dimensioni
dell'economia domestica con la conseguenza che, in caso di economia domestica
di dimensioni ridotte si ammetterebbe un aggravio complessivo inferiore al
100%, è contrario alla legge e alle ordinanze.

                                         Inoltre
nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di garantire
un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra 3097), ha
previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base di
un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano essere stati
rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

" 
Di regola, si ammette che i lavori di una
persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.   Conduzione dell'economia domestica (pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
           2

  	
           5

  
	
  2.   Alimentazione (preparare i pasti, cucinare, apparecchiare,
  pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
         10

  	
         50

  
	
  3.   Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare l'aspirapolvere,
  curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
           5

  	
         20

  
	
  4.   Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni, uffici)

  	
           5

  	
         10

  
	
  5.   Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere e raccogliere
  il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
           5

  	
         20

  
	
  6.   Accudire i figli o altri familiari

  	
           0

  	
         30

  
	
  7.   Altre attività (p.es. curare i malati, curare le piante e il
  giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di volontariato,
  corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
             

          0

  	
             

        50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

                                         Mentre
alle cifre 3096 e ss. si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere sempre del
100 % (Pratique VSI 1997 p. 298).

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei
lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono
alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un margine per una
valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione può essere
applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema (RCC 1986 p.
244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una proposta.

 

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una
persona deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la
propria capac