# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cdbfe3dc-6f87-50b0-bcf5-c83b6f19ed17
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-07-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 15.07.2014 17.2013.228
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2013-228_2014-07-15.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2013.228

  	
  Locarno

  15 luglio 2014/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di
  appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sara Lavizzari, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 17 aprile 2013 da

 

	
   

  	
  AP 1

   

  AP 2, 

  entrambi rappr. dall'avv. DI 1, 6901 Lugano 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 16 aprile 2013 dalla Pretura
  penale di Bellinzona nei loro confronti e nei confronti di IM 1 (motivazione
  scritta intimata il 5 novembre 2013)

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 21 novembre 2013;

 

esaminati gli atti;

 

 

 

 

ritenuto                    1.   I fatti sottoposti a
giudizio sono quelli avvenuti il 29 maggio 2009 all’albergo __________ di __________.
Per questi fatti, il 2 novembre 2009, la procuratrice pubblica __________ ha
emanato, nei confronti di IM 1, AP 1 e AP 2 i decreti d’accusa n. 4691/2009,
4621/2009 e 4623/2009, per il cui contenuto si rinvia alla lettura delle pagg.
da 1 a 5 della sentenza impugnata.

 

                                   2.   Per la descrizione
di tali fatti, si rinvia al considerando 3 della sentenza impugnata (pagg. da 7 a 10) che si da qui per integralmente riprodotto.

 

                                   3.   Per quanto riguarda
il giudizio 13 dicembre 2010 del giudice della Pretura penale, il contenuto del
gravame presentato contro tale giudizio e il contenuto della sentenza con cui
questa Corte ha parzialmente accolto il gravame, si rinvia al consid. 4 della
sentenza impugnata e alla sentenza 24 marzo 2011 di questa Corte.

 

                                   4.   I considerandi 5 e 6
della sentenza impugnata si danno, invece, per integralmente riprodotti per
quanto attiene all’atto istruttorio ordinato dal primo giudice durante il
pubblico dibattimento del 3 novembre 2011 e alla sua esecuzione.

 

                                   5.   Sul secondo giudizio
di primo grado, si riprendono integralmente le considerazioni del primo
giudice:

 

“  

11.         In
concreto, il rifacimento del processo era stato ordinato dall’autorità
superiore, al fine di permettere alle parti di presenziare alla visione del
filmato della videosorveglianza, con facoltà di esprimersi, proprio come da
loro stessi auspicato con il loro gravame avverso la prima sentenza pretorile
(cfr. consid. 4.1.).

 

11.1.       Sorprendentemente,
tuttavia, gli imputati hanno ritenuto di non dare seguito alle citazioni
pervenute loro; il filmato è stato pertanto mostrato unicamente al loro
difensore, il quale non ha formulato alcuna osservazione in merito (cfr.
verbale dibattimento 16.04.2003, pag. 7).    

 

11.2.       Proprio
per dipanare ogni dubbio, e permettere di conseguenza di avvalorare la tesi
degli imputati, che negavano di essere i soggetti ripresi dal sistema di
videosorveglianza, la scrivente giudice ha ordinato la perizia, agli atti,
conferendo il relativo mandato a una delle migliori specialiste in materia
(cfr. curriculum vitae di 13 pagine, allegato allo scritto 07.12.2011 PP/avv. DI
1), con il compito di determinare se le persone ritratte nel video mostrano
caratteristiche “fisiognomiche e antropologiche tali da poterli identificare
rispettivamente in IM 1, AP 1, AP 2 ". Del resto, l’assenza di una
perizia biometrica era stata rilevata dalla difesa nel già citato ricorso per
cassazione, difesa che, tuttavia, si è stranamente però opposta da subito alla
prova peritale, tant’è che si è reso necessario disporre un accompagnamento
coattivo, limitatamente agli imputati AP 1 e AP 2, domiciliati nel Cantone
Ticino; per l’imputato IM 1, residente a Milano, non si è per contro potuto
procedere in tal senso.

 

11.3.       La
perizia non ha, come visto, potuto essere allestita, stante l’assoluta mancanza
di collaborazione di AP 1 e AP 2 (cfr. consid. 6). In particolare, per quanto
riguarda la prima, la perita ha precisato che “ha prima nascosto il suo
volto tra le braccia e poi si è spostata durante l’acquisizione.
Successivamente è stata trattenuta sulla sedia durante la scansione […] ma ha
provveduto a cambiare l’espressione facciale, gonfiando la bocca e modificando
le guance […]  e l’espressione (rapporto Dr. ssa __________, pag. 5 e 6.
foto n. 1-4); del secondo, l’esperta ha spiegato che “ha sempre inclinato la
testa in avanti e lateralmente durante le acquisizioni. Successivamente […] è
stato anche trattenuto sulla sedia […], ma per le deformazioni prodotte sul
viso, dalle mani degli agenti e dal movimento e dalle espressioni-smorfie
assunte, non è stato possibile effettuare i rilievi necessari (rapporto Dr.
ssa __________, pag. 6, foto n. 5-9). 

 

              Pur
non avendo potuto portare a termine il suo lavoro, la perita ha tuttavia per
finire rilevato una “generica somiglianza” dei due imputati da lei
tradotti, con due dei soggetti ripresi dal sistema di videosorveglianza. 

 

              Da
tutto ciò stupisce, ed emerge, il comportamento contradditorio degli imputati,
che hanno sostenuto la necessità, semmai, di una perizia, per poi sottrarvisi. 

 

11.4.       A
quest’ultimo proposito, gli imputati, con il mandato di accompagnamento
coattivo, oltre ad essere stati debitamente avvertiti della loro facoltà di non
deporre e di non collaborare, sono stati avvisati del loro obbligo di
sottoporsi “ai provvedimenti coercitivi previsti dalla legge (art. 113 cpv.
1 e 184 cpv. 4 CPP), che includono i rilevamenti segnaletici (art. 260 CPP)”
(cfr. mandati di accompagnamento coattivi, 10.04.2012).

              I
rilevamenti segnaletici riguardano le caratteristiche fisiche esterne che
possono essere riconosciute e registrate, come per es. l’altezza, l’aspetto
generale, il peso, che si possono registrare mediante la fotografia o altre
modalità di misurazione, nonché l’assunzione di impronte delle dita della mani,
delle orecchie, dei piedi, dei denti e di altre parti del corpo, come pure la
registrazione di forme dell’espressione fisica, come prove vocali, scritturali
o di deambulazione […]. Queste misure servono a chiarire una fattispecie
penalmente rilevante, specialmente l’identità di una persona, come pure
l’attribuzione ad una persona trattata in via segnaletica di reati già commessi
oppure che si commetteranno in futuro. In tal modo è anche possibile escludere
una persona già trattata in via segnaletica dal sospetto di avere agito come
possibile autore di un reato (cfr. Bernasconi,
Commentario CPP, ad art. 260, n. 1).

 

              È
pertanto a torto che AP 1 e AP 2 si sono avvalsi - con il loro comportamento,
che ha portato all’impossibilità per la perita di svolgere il mandato peritale
assegnatole - del loro diritto di rifiutarsi di collaborare, che come visto non
può essere fatto valere per i rilevamenti segnaletici. Se nei casi di legittimo
rifiuto di collaborare e a fornire spiegazioni - l’imputato non essendo tenuto
a promuovere attivamente il procedimento e dunque a partecipare alla propria
incriminazione, secondo il principio nemo tenetur se ipsum accusare – il
giudice ne potrà tener conto, al fine di apprezzare determinati elementi di
prova, rispettivamente indizi, a suo carico (cfr. Galliani/Marcellini, Commentario CPP, ad art. 113, n. 4), a
maggior ragione lo potrà fare nei casi, come in concreto, di rifiuto indebito
di sottoporsi ai rilevamenti segnaletici. 

 

11.5.       Sulla
scorta del comportamento processuale assunto dagli imputati - rifiuto di
rispondere alle domande poste loro dal giudice in occasione del primo
dibattimento, mancata comparsa, in ben tre occasioni, nell’ambito del secondo
dibattimento e totale assenza di collaborazione e ostruzionismo in occasione
dell’incontro con la perita, al fine dell’allestimento di un rapporto peritale,
la cui assenza era stata da loro stessi criticata - vanno dunque collocati e
letti tutti gli elementi agli atti emersi nei due procedimenti svolti in
Pretura penale.

 

11.5.1.    Anzitutto,
per quanto attiene a AP 1 non è ragionevolmente possibile mettere in dubbio la
sua presenza al __________ il 29 maggio 2010: la teste __________, con la quale
la AP 1 ha personalmente discusso (a distanza ravvicinata e per più di 7
minuti), l’ha riconosciuta in occasione del primo dibattimento, quando l’ha
rivista di persona. Il riconoscimento è avvenuto senza esitazione, senza
dubbio, senza necessità di riflettere: “eccola là” mentre la indicava
col dito (cfr. verbale dibattimento 13.12.2010, inc. n. 10.2009.665/668, pag.
19).

 

11.5.2.    Dal
filmato della videosorveglianza dell’albergo __________, mostrato in aula alla
difesa, si riconoscono chiaramente sia AP 1, sia AP 2: la somiglianza tra le
persone ritratte dal video e i due imputati è del resto stata confermata dalla
perita (consid. 6). Pure la direttrice del __________ ha spiegato di non avere
mai visto di persona IM 1 e AP 2, ma di averli però immediatamente riconosciuti
fra i volti che ritraevano le fotografie sottopostele dalla Polizia. Ciò
avveniva nove giorni dopo i fatti, dopo che la __________ aveva guardato e
riguardato più volte le immagini riprese dalle videocamere di sorveglianza,
immagini che mostravano l’ingresso nell’albergo di tre individui, proprio
mentre lei veniva distratta da quella ragazza che le aveva raccontato di essere
in procinto di sposarsi: “Quando ho visto tutti quei danni, ho capito che la
AP 1 poteva centrare qualcosa. Con la Polizia e visionando i filmati ho poi capito che era tutto collegato” (cfr. verbale dibattimento
13.12.2010, inc.  10.2009.665/668, pag. 20). 

              Agli
imputati è stata del resto offerta la possibilità, una volta per tutte, di
dimostrare la loro estraneità ai fatti con l’allestimento della perizia, dalla
quale si sono però, come visto, sottratti. 

 

11.5.3.    Per
quanto attiene, infine, alla tempistica, la tesi della pubblica accusa appare
francamente più verosimile, rispetto alle argomentazioni della difesa. 

 

              È
senza dubbio possibile che, dopo avere raggiunto la ricezione dell’albergo, la AP
1 abbia velocemente telefonato ai suoi amici (alle ore 12:02:23, per una durata
di 11 secondi), riferendo di essere pronta a distrarre la direttrice, ciò che
avrebbe rappresentato la via libera verso il piano superiore; poco meno di un
minuto più tardi (alle ore 12:03.44), in effetti, i tre individui entrano
nell’albergo, con passo spedito, salgono le scale (cfr. ombre evincibili al
minuto 12:04:03-09 della camera 1), con, tra l’altro, una grande borsa colorata
sulle spalle della ragazza, che sembra molto più pesante (al punto da
necessitare di un ulteriore sostegno con il braccio destro) rispetto alla
medesima borsa che si nota nelle immagini che ritraggono l’uscita del terzetto,
dopo poco meno di 4 minuti (ore 12:07:38); in questo lasso di tempo è
senz’altro stato possibile, per tre persone, imbrattare con escrementi animali
tende, tovaglie, sedie, pareti, piano forte,  pavimento, davanzale,
riscaldamento, telecomando e microfono, come pure scrivere “Pinerafascista”
sulla tela di proiezione (cfr. documentazione fotografica, act 1); poco dopo
(alle ore 12:10:59) AP 1 si trova ancora alla ricezione dell’albergo, che
lascerà dopo aver fornito un nome e un numero di telefono falsi ed inesistenti
alla direttrice.

 

              Tutti
elementi, questi, che non possono che far passare per molto più improbabili le
ipotesi suggerite dalla difesa, circa la presenza dei personaggi in questione
all’albergo: se l’evenienza di un pranzo tra amici può tranquillamente essere
scartata, in quanto impossibile in 4 minuti, l’acquisto delle sigarette e la
necessità dell’uso del bagno appaiono illogici, tali azioni non giustificando
la presenza di tutte le persone contemporaneamente, con una borsa ingombrante,
le cui dimensioni risultano essersi dimezzate dopo 4 minuti; per finire, la
tesi della richiesta di informazione, suggerita dalla difesa, risulta essere sì
corretta per AP 1, che con tale atto non ha però realmente voluto informarsi
circa la riservazione dell’albergo per il suo matrimonio, come riferito alla
direttrice, ma ha fatto in modo, riuscendo pienamente nel suo intento, di
distogliere la di lei attenzione da movimenti sospetti, mantenendola occupata
per una decina di minuti, mentre le altre persone si introducevano nell’hotel
dall’altra entrata, per salire in sala conferenze. 

 

11.6.       Visto
quanto sopra, non essendo rimasti nell’animo della scrivente giudice - dopo un
attento e oggettivo esame di tutti gli elementi emersi - quei dubbi
insormontabili circa lo svolgimento dei fatti, ma essendo intimamente convinta
che gli stessi siano accaduti così come descritto nel decreto d’accusa, nell’impossibilità
pertanto di applicare il principio in dubio pro reo, AP 1 e AP 2 vanno
dichiarati autori colpevoli di violazione di domicilio e danneggiamento”
(sentenza impugnata, consid. 11).

 

                                   6.   Il nuovo giudizio
del giudice della Pretura penale è stato impugnato dai condannati che, in
sintesi, sostengono che la perizia è stata eseguita in violazione dei diritti
della difesa e che dalla loro mancata collaborazione nulla si può dedurre
riguardo alla loro colpevolezza (X).

 

                                   7.   La prima censura è
temeraria. I diritti della difesa sono stati, nel secondo dibattimento indetto
dalla Pretura penale, rispettati: gli imputati e il loro patrocinatore hanno
potuto esprimersi sulla scelta della perita e hanno potuto proporre i loro
quesiti peritali. Parimenti essi hanno avuto la facoltà di esprimersi riguardo
al referto peritale prodotto. Non hanno, quindi, nulla di cui dolersi.

                                         Quanto
alla censura secondo cui il loro patrocinatore non ha potuto partecipare
all’allestimento del referto peritale, ci si limita a rilevare che, trattandosi
di accertamenti svolti dalla perita e non dal giudice, di natura puramente tecnica
e che non includevano un interrogatorio degli imputati sui fatti loro
contestati, il difensore non ha diritto a prendervi parte (Schmid,
Schweizerisches Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo / San gallo 2009,
ad art. 185, n. 10 e ad art. 147, n. 2; Vuille, Commentaire romand, Code de
procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad. art. 185, n. 15 e segg.; Moreillon /
Reymond, Code de procédure pénale, ad art. 185, n. 21-22; DTF 132 V 443,
consid. 3, in cui il TF ha stabilito che non è dato un diritto all’assistenza
legale in occasione di una perizia medica; Zurich Obergericht, ZR 110/2011;
contra: Jeanneret / Kuhn, Précis de procédure pénale, n. 13011, pagg. 247-248).

 

                                         Sulla
seconda censura è appena il caso di rilevare che è con un corretto procedimento
di valutazione degli elementi probatori in atti - e, fra questi, il totale
rifiuto di collaborare degli imputati e il loro evidente intento di impedire
alla perita di svolgere serenamente il mandato a lei affidato - che il primo
giudice è giunto alla conclusione che gli autori della violazione di domicilio
e del danneggiamento di cui ai DA citati in ingresso sono i qui appellanti.

 

                                         L’appello
- come visto temerario - deve perciò essere respinto.

 

                                   8.   Le pene pecuniarie
di 35 aliquote giornaliere per AP 1 e di 55 aliquote giornaliere per AP 2,
sospese condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, così come le multe dell’importo
di rispettivamente fr. 200.- e fr. 300.- decise dal primo giudice – peraltro
non oggetto di specifica contestazione – sono adeguate alla colpa degli
appellanti e vanno, pertanto, confermate. Anche l’ammontare delle aliquote,
stabilito dal primo giudice in fr. 30.- per entrambi gli appellanti e rimasto
incontestato, merita conferma. 

                                   9.   Visto l’esito
dell’appello, la tassa di giustizia e le spese del procedimento di primo grado
sono poste a carico degli appellanti, così come gli oneri processuali d’appello
(art. 428 CPP).

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      6, 10, 77, 80, 84, 139, 348 e
segg., 379 e segg., 398 e segg. CPP,

                                         34, 42, 47, 106, 123 cifra
1, 186, 144, 285 cifra 2 e 286 CP

                                         32 cpv. 1 Cost., 6
par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 Patto ONU II,

nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG 

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                    I.

1.L’appello
è respinto.

 

                        Di
conseguenza:

 

                                  A.   AP 1

 

                                   1.   Premesso che la
condanna per i reati di violazione di domicilio per i fatti del 25.10.2008 –
10.11.2008, di violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari e di
impedimento di atti dell’autorità per i fatti del 10 novembre 2008 è passata in
giudicato, AP 1 è dichiarata autrice colpevole di:

 

                               1.1.   violazione di
domicilio, per essersi introdotta, in data 29.05.2009, presso l’albergo __________,
a __________, indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, nello
specifico, al solo scopo di procedere ai danneggiamenti di cui al punto 1.2.;

 

                               1.2.   danneggiamento,
per avere, nelle circostanze di cui al punto 1.1., alfine di impedire il
realizzarsi della conferenza dei Liberisti Ticinesi, a cui avrebbe partecipato
pure l’ex ministro cileno __________, danneggiato cose mobili altrui, e meglio,
scrivendo con del colore nero i termini “Pinera Fascista” sullo schermo del
bimer e cospargendo di escrementi animali il pavimento,le tende, i tavoli, il
telecomando del bimer e il microfono della sala riunioni, causando danni
quantificati dalla parte lesa in fr. 40'000.-.

 

 

                                   2.   AP 1 è condannata:

 

                               2.1.   alla pena pecuniaria
di 35 (trentacinque) aliquote giornaliere di fr. 30.- (trenta) ciascuna, per un
totale di fr. 1'050.- (millecinquanta);

 

                               2.2.   alla multa di fr.
200.- (duecento), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la pena
detentiva sostitutiva è fissata in giorni 7 (sette);

 

                               2.3.   al pagamento delle
tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 1'607.- per il procedimento di
primo grado.

 

 

                                   3.   L’esecuzione della
pena pecuniaria è sospesa per un periodo di prova di 2 (due) anni.

 

 

                                  B.   AP 2 

 

                                   1.   Premesso che la
condanna per i reati di violazione di domicilio per i fatti del 25.10.2008 –
10.11.2008, di violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari, di
impedimento di atti dell’autorità e di lesioni semplici per i fatti del 10
novembre 2008 è passata in giudicato, AP 2 è dichiarato autore colpevole di:

 

                               1.1.   violazione di
domicilio, per essersi introdotto, in data 29.05.2009, presso l’albergo __________,
a __________, indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, nello
specifico, al solo scopo di procedere ai danneggiamenti di cui al punto 1.2.;

 

                               1.2.   danneggiamento,
per avere, nelle circostanze di cui al punto 1.1., alfine di impedire il
realizzarsi della conferenza dei Liberisti Ticinesi, a cui avrebbe partecipato
pure l’ex ministro cileno __________, danneggiato cose mobili altrui, e meglio,
scrivendo con del colore nero i termini “Pinera Fascista” sullo schermo del bimer
e cospargendo di escrementi animali il pavimento,le tende, i tavoli, il
telecomando del bimer e il microfono della sala riunioni, causando danni
quantificati dalla parte lesa in fr. 40'000.-.

 

 

                                   2.   AP 2 è condannato:

 

                               2.1.   alla pena pecuniaria
di 55 (cinquantacinque) aliquote giornaliere di fr. 30.- (trenta) ciascuna, per
un totale di fr. 1'650.- (milleseicentocinquanta);

                               2.2.   alla multa di fr.
300.- (trecento), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la pena
detentiva sostitutiva è fissata in giorni 10 (dieci);

 

                               2.3.   al pagamento delle
tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 1'607.- per il procedimento di
primo grado.

 

 

                                   3.   L’esecuzione della
pena pecuniaria è sospesa per un periodo di prova di 2 (due) anni.

 

 

                                   II.   Spese

 

                                   1.   Gli oneri
processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.        1'000.-

-  altri disborsi                            fr.           200.-

                                                     fr.        1'200.-

 

sono posti a carico degli appellanti.

 

 

                                  III.   Intimazione a: 

	
   

  	
   

  

                                      

                                 IV.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero pubblico
  SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -  Ufficio federale di Polizia, servizio di analisi e
  prevenzione, 

     3003 Berna

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.