# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d67896bd-f04f-57f5-90b0-5ab351ea142d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-05-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.05.2010 D-8783/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-8783-2007_2010-05-25.pdf

## Full Text

Corte IV
D-8783/2007/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 5  m a g g i o  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Gérard Scherrer, Daniel Schmid, 
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nata il (...),
B._______, nato l'(...),
C._______, nata il (...),
Turchia,

ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 29 novembre 2007 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-8783/2007

Fatti:

A.
Il  signor  D._______ (N [...]),  marito  della  signora  A._______ (N [...]) 
nonché padre di B._______ e C._______, ha presentato per sé solo 
una  prima  domanda  d'asilo  in  Svizzera  il  (...).  Con  decisione  del 
26 gennaio 2005,  l'UFM  ha  respinto  la  succitata  domanda  d'asilo, 
pronunciando  nel  contempo  l'allontanamento  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento  del  medesimo  verso  il  suo  Paese  d'origine,  la 
Turchia, siccome lecita, esigibile e possibile. L'11 maggio 2005, l'allora 
Commissione di ricorso in materia d'asilo (CRA) ha respinto il ricorso 
presentato dall'interessato contro la decisione dell'UFM. 

Il  10  giugno 2005,  l'interessato  ha presentato  contro  la  sopraccitata 
decisione  dell'11 maggio 2005  una  domanda  di  revisione  dinanzi 
alla CRA.  Detta  autorità,  con  sentenza  del  13 settembre 2005,  l'ha 
dichiarata irricevibile. 

B.
L'(...),  l'interessata  A._______ –  d'etnia  curda,  originaria  della 
provincia  di  E._______  (Turchia)  con  ultimo  domicilio  a  F._______ 
(Turchia) –  ha presentato per sé una domanda d'asilo in Svizzera. Il 
medesimo  giorno,  la  sorella  dell'interessata  G._______ (N  [...]) 
residente  in  Svizzera,  ha  trasmesso  al  Centro  di  registrazione  e  di 
procedura  di  H._______,  una  dichiarazione  di  garanzia  circa  vitto, 
alloggio  e  copertura  assicurativa  a  favore  dell'interessata.  I  figli 
dell'interessata  B._______ e  C._______,  rimasti  in  Turchia,  hanno 
raggiunto  la  madre  e  sono stati  acclusi  nella domanda d'asilo  della 
stessa che ne ha annunciato l'arrivo l'(...). La ricorrente, in sostanza e 
per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
14 novembre 2005  [di  seguito:  verbale  1],  del  22 dicembre  2005  [di 
seguito: verbale 2], nonché verbale d'interrogatorio del [...] [di seguito: 
verbale 3]  con  il  relativo  rapporto  di  segnalazione  della  Polizia 
cantonale circa l'entrata in Svizzera dei figli della ricorrente trasmesso 
all'UFM  il  [...]  [di  seguito:  rapporto  di  segnalazione  del  [...]])  ha 
affermato  che  i  suoi figli  –  rimasti  presso  i  suoi  genitori  nel  Paese 
d'origine – l'hanno raggiunta accompagnati da alcuni conoscenti di cui 
essa non ha tuttavia voluto rivelare l'identità. Essa ha inoltre taciuto il  
luogo o la località in cui si trova il marito, limitandosi ad affermare che  
si  troverebbe in una nazione europea. Quanto ai  suoi  motivi  d'asilo,  
l'interessata ha dichiarato di non aver mai svolto attività politiche, ma 

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di  essere espatriata per  le  pressioni  di  cui  sarebbe vittima da parte 
della Polizia, a causa delle attività di suo fratello I._______  (N [...]), il 
quale  sarebbe  ancora  ricercato  in  Turchia  in  quanto  disertore  e  per 
aver commesso dei reati, mentre che egli sarebbe stato riconosciuto 
quale  rifugiato  in  Svizzera. Secondo le  sue  dichiarazioni,  il  (...)  suo 
fratello sarebbe stato arrestato durante una manifestazione e la casa 
dove costui viveva assieme ai loro genitori sarebbe stata perquisita. Il  
giorno seguente, l'interessata si sarebbe recata con il padre al posto di 
Polizia  per  chiedere  informazioni  sulla  sorte  di  suo  fratello.  In 
quell'occasione,  come  altre  due  volte  nel  corso  dello  stesso  anno, 
l'interessata  e  suo  padre  sarebbero  stati  interrogati  e  subito  dopo 
rilasciati, senza mai essere arrestati. L'interessata si sarebbe occupata 
del fratello durante il suo fermo, presentandosi aIle autorità giudiziarie. 
Suo  fratello  sarebbe  stato  processato  la  prima  volta  il  (...)  e 
successivamente  il  (...),  quando  sarebbe  stato  infine  rilasciato.  Il  
giorno  seguente  tale  rilascio,  due  agenti  in  borghese  si  sarebbero 
presentati  a casa dei genitori  dell'interessata,  la quale era presente, 
per chiedere del fratello, mentre che una decina di giorni dopo, il padre 
dell'interessata sarebbe stato prelevato ed interrogato dagli agenti in 
borghese della sezione (...). Costui avrebbe riferito di avere notizie di 
suo  figlio  tramite  l'interessata.  In  realtà,  l'interessata  avrebbe  avuto 
notizie del fratello tramite i suoi compagni e gli amici di suo marito e  
solo in un'occasione il  fratello l'avrebbe chiamata a casa. Il  (...), due 
agenti  di  Polizia  in  borghese  avrebbero  prelevato  l'interessata  e 
l'avrebbero  condotta  al  posto  di  Polizia,  assieme  al  marito,  dove 
sarebbero  stati  interrogati  separatamente.  In  tale  occasione, 
l'interessata sarebbe stata minacciata di essere accusata di complicità 
con suo fratello,  se  non avesse riferito  dove si  trovava quest'ultimo. 
Successivamente,  due  individui  si  sarebbero  presentati  a  casa 
dell'interessata e l'avrebbero accusata di  aver aiutato suo fratello ad 
espatriare  e  le  avrebbero  chiesto  di  convincerlo  a  tornare. 
L'interessata  avrebbe  allora  minacciato  questi  individui  di  sporgere 
denuncia, se avessero continuato a cercare il fratello. Ogni due o tre 
mesi,  regolarmente,  la  Polizia  si  sarebbe  recata  a  casa  loro  per 
chiedere  di  suo  fratello,  l'ultima  volta  nel  (...),  rispettivamente 
(...) 2005. Inoltre,  sempre  a  causa del  fratello,  la  ricorrente  avrebbe 
avuto  problemi  di  natura  psicologica  e  finanziaria.  Il  (...),  infatti,  
l'interessata sarebbe stata lincenziata dal suo posto di lavoro presso la 
J._______  di  F._______,  dopo  che  due  persone  della  Polizia  si 
sarebbero recate in due occasioni sul suo posto di lavoro, raccontando 
che suo fratello sarebbe ricercato come terrorista e che l'interessata 

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l'avrebbe aiutato a nascondersi  e ad espatriare. Grazie alle  proteste 
dell'interessata e alle sue minaccie di rivolgersi all'Ufficio generale del  
lavoro,  il  suo  datore  di  lavoro  le  avrebbe  offerto  un  nuovo posto  di 
lavoro  presso  un'altra  ditta,  la  K._______.  Nondimeno,  il  (...) 2004, 
l'interessata sarebbe stata lincenziata anche da questo posto di lavoro 
per i medesimi motivi o, a seconda delle versioni, senza motivazione. 
Dopo  aver  sporto  denuncia  contro  il  suo  licenziamento  ingiusto  nel 
(...)  2004,  l'interessata  avrebbe  ottenuto  un'indennità  a  titolo  di  
risarcimento  dalla  ditta  K._______  e,  nel  (...) 2005,  avrebbe 
ricominciato a lavorare illegalmente per un amico. In questi anni, tra il 
2003  e  il  2004,  l'interessata  sarebbe  giunta  –  munita  del  suo 
passaporto e dei necessari visti  regolarmente ottenuti – due volte in 
Svizzera  per  far  visita  alla  sorella  G._______.  Nel  (...)  2005, 
l'interessata  sarebbe  venuta  a  conoscenza  –  tramite  il  L._______ 
(Sindaco) del quartiere dove avrebbe risieduto tra il 1992 e il 2004 – di 
essere stata accusata per un furto che sarebbe avvenuto in una ditta a 
E._______ il (....) mentre lei era in Svizzera, nonché condannata a sua 
insaputa a due anni, rispettivamente a tre anni di detenzione, secondo 
il processo svoltosi il (...), come dimostrerebbe il  documento prodotto 
dall'interessata  e  presentato  come  la  sentenza,  rispettivamente  la 
proposta di pena, del Tribunale di E._______ del (...) – unitamente alla 
ricevuta  postale  –  che  le  sarebbe  stata  consegnata  dal  L._______. 
Per paura  di  essere  incarcerata  e  per  le  pressioni  subite,  il  (...)  
l'interessata avrebbe deciso di espatriare e sarebbe giunta in Svizzera. 

C.
Con decisione del 29 novembre 2007, notificata all'interessata il giorno 
seguente (cfr. avviso di ricevimento agli atti A 22/2), l'UFM ha respinto 
la  succitata  domanda  d'asilo  ed  ha  pronunciato  l'allontanamento 
dell'interessata  e  dei  suoi  figli  dalla  Svizzera,  nonché  l'esecuzione 
dell'allontanamento  verso  il  loro  Paese  d'origine,  ossia  la  Turchia, 
siccome lecita, esigibile e possibile. 

D.
Il 28 dicembre 2007, l'interessata per sé e per i suoi figli, ha inoltrato 
ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  contro  la 
menzionata  decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto,  preliminarmente,  la 
concessione dell'effetto sospensivo al ricorso e la visione degli atti di  
cui ai richiamati incarti dei suoi parenti e di cui al documento 2 relativo 
al suo incarto, nonché, in via principale, l'annullamento della decisione 

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impugnata  e  la  concessione  dell'asilo  e,  in  via  sussidiaria, 
dell'ammissione provvisoria. 

E.
Il TAF, con decisione incidentale del 15 gennaio 2008, ha autorizzato i 
ricorrenti a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura 
ed ha accolto la richiesta tendente all'accesso agli atti limitamente al  
documento  2  dell'incarto  UFM.  Ha,  inoltre,  invitato  la  ricorrente  a 
versare un anticipo di CHF 600.- a copertura delle presumibili  spese 
processuali  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  sulla  procedura 
amministrativa  del  20  dicembre  1968  [PA,  RS  172.021]),  con 
comminatoria  d'inammissibilità  del  ricorso  in  caso  di  mancato 
versamento di detto anticipo. 

F.
Con  scritto  del  16  gennaio  2007  (recte:  2008),  la  ricorrente  ha 
prodotto, a complemento del ricorso, copia della dichiarazione del (...) 
dell'Istituto  scolastico  comunale  di  M._______  relativo  alla  figlia 
C._______  e  dell'attestato  di  frequenza  della  Scuola  media  di 
N._______ dell'(...) per quanto attiene al figlio B._______. 

G.
Il 29 gennaio 2008, la ricorrente ha tempestivamente versato l'anticipo 
richiesto. 

H.
Il  5  febbraio  2008,  con  decisione  incidentale,  il  TAF  ha  invitato 
l'autorità inferiore a presentare una risposta al ricorso ed a rimettere a 
codesto Tribunale l'originale dell'incarto N della ricorrente e dei  suoi 
figli, nonché quelli di cui agli incarti N (...) relativo al fratello I._______,  
N  (...)  relativo  ad  un  altro  fratello  O._______  e  N  (...)  relativo  alla 
sorella G._______.

I.
Il 6 marzo 2008, l'UFM, nell'ambito della sua risposta, ha proposto la 
reiezione del gravame.

J.
Il  7  aprile  2008,  il  TAF  ha  concesso  alla  ricorrente  la  facoltà  di 
introdurre l'atto di replica.

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K.
Il 7 maggio 2008, l'insorgente ha presentato l'atto di replica.

L.
A fronte della richiesta presentata dalla ricorrente con l'atto di replica,  
mediante  la  presentazione  della  procura  firmata  della  sorella 
G._______ (N [...]), trasmessa all'UFM da parte del TAF il (...), l'UFM 
ha concesso alla ricorrente in data 28 maggio 2008, l'accesso agli atti 
del suddetto incarto N di G._______.

M.
In  data  (...),  il  marito  della  ricorrente,  D.________  (N [...])  ha 
presentato  per  sé  solo  una  seconda  domanda  d'asilo,  la  quale  è 
tutt'ora pendente presso l'UFM. 

Diritto:

1.
Il  TAF giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM 
(art. 31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  amministrativo 
federale  del  17 giugno 2005  [LTAF, RS 173.32],  art.  105  della  legge 
sull'asilo  del  26 giugno 1998 [LAsi,  RS 142.31]  e art. 83 lett. d  della 
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui agli art. 48, 50 e 52 PA.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in tedesco 
ed il  ricorso è  stato  presentato  in  italiano,  di  modo che la  presente 
sentenza può essere redatta in italiano.

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4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti  
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(cfr. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.

5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  inverosimili  e 
irrilevanti  i  motivi  d'asilo  invocati  dalla  richiedente,  di  modo che non 
avrebbe  a  temere  alcuna  persecuzione  riflessa  a  causa  del  fratello 
I._______ e quindi alcun pregiudizio ai sensi dell'art.  3 LAsi in caso di 
rientro nel suo Paese d'origine. Infatti, da un lato, le sue dichiarazioni 
su punti essenziali non sarebbero sufficientemente motivate, concrete 
e  dettagliate,  dando  l'impressione  che  ella  non  avrebbe  vissuto 
personalmente  i  fatti  addotti,  nonché  le  sue  allegazioni  sarebbero 
incompatibili  con  l'esperienza  generale  della  vita  o  della  logica 
dell'agire.  In  particolare,  nonostante  le  dichiarazioni  della  stessa  in 
merito ai problemi avuti con le autorità sarebbero precise ed esaustive 
circa il periodo tra l'arresto del fratello ([...]) e il mese di febbraio 2001, 
essa si  sarebbe limitata ad allegazioni  vaghe e inconsistenti  quanto 
alle  incursioni  della  Polizia  dopo  il  febbraio  2001,  che  a  suo  dire 
sarebbero avvenute ogni due o tre mesi e si sarebbero protratte sino 
all'(...) del 2005, malgrado si tratterebbe di fatti più recenti. Inoltre, se 
le  autorità  si  fossero realmente recate al  domicilio della  richiedente, 
esse  avrebbero  dovuto  conoscere  il  suo  indirizzo,  mentre  che, 
secondo quanto dimostrerebbe la ricevuta della  sentenza depositata 
agli  atti,  esse non erano a  conoscenza del  cambiamento  d'indirizzo 
avvenuto  già  nel  2004.  In  aggiunta,  se  le  autorità  fossero  state 
responsabili di tali regolari pressioni, non le avrebbero certo permesso 
di  ottenere e rinnovare il  suo passaporto, così come di  lasciare due 
volte  la  Turchia  legalmente  munita  di  un  visto. Parimenti,  essa  non 
avrebbe  certo  rischiato  di  avere  altri  problemi  con  le  autorità, 
chiedendo i suddetti documenti e espatriando legalmente due volte in 
Svizzera,  dove  –  se  effettivamente  fosse  stata  perseguitata  fin  dal 
2000  –  avrebbe  potuto  chiedere  protezione  alle  autorità  elvetiche, 
tanto  più  che  suo  fratello  I._______  aveva  ottenuto  l'asilo,  ciò  che 
tuttavia per ben due volte essa non avrebbe richiesto. Dall'altro lato, in 
merito  al  licenziamento  che  avrebbe  altresì  subito  a  causa  di  suo 
fratello,  l'UFM ha ritenuto  che esso  non  può essere  considerato  un 
serio  pregiudizio  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi,  dato  che  tra  tale 

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lincenziamento (luglio 2001) e l'espatrio [(...) 2005] si sarebbe rotto il 
necessario  legame  temporale  e  oggettivo,  visto  il  tempo  trascorso. 
Inoltre,  alla  richiedente  sarebbe  stato  offerto  un  posto  di  lavoro  in  
sostituzione. Lo stesso varrebbe anche per il  secondo licenziamento 
del  giugno  2004,  considerato  che  essa  si  sarebbe  contraddetta  sui 
motivi  dello  stesso,  nonché  avrebbe  ottenuto  un  risacimento 
finanziario al suddetto lincenziamento ingiustificato a seguito della sua 
denuncia. Infine,  quanto  ai  mezzi  di  prova prodotti  dalla  richiedente, 
l'UFM  ha  ritenuto  che  sarebbero  inadeguati  ai  fini  della  presente 
procedura,  sebbene  non  presentano  indizi  oggettivi  di  falsificazione. 
Infatti,  la sentenza del  (...)  non sarebbe una decisione di  condanna, 
bensì  una  decisione  di  trasmissione  all'autorità  competente  della 
pratica riguardante la richiedente che sarebbe effettivamente accusata 
del  furto  del  (...)  sul  posto  di  lavoro.  La  richiedente  ad  oggi  non 
avrebbe  consegnato  alcuna  sentenza  riguardante  la  citata  causa, 
nonostante  l'autorità  competente  avrebbe  già  dovuto  statuire,  e  ad 
ogni  modo  una  tale  sentenza  sarebbe  di  diritto  comune  e  non  per 
motivi  politici.  In  tale  contesto,  la  ricevuta  postale  prodotta  non 
cambierebbe nulla  a tale conclusione. Ne discende, pertanto, che la 
richiedente e i suoi figli non adempirebbero ai requisiti della qualità di 
rifugiato  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi.  Di  conseguenza,  non  sarebbe 
applicabile  il  principio del  divieto di  respingimento all'allontanamento 
della  ricorrente,  la  cui  esecuzione  sarebbe  inoltre  ammissibile, 
ragionevolmente  esigibile  nonché  possibile,  ritenuto  che  non  vi 
sarebbero né indizi circa il rischio di esposizione a trattamenti contrari  
all'art. 3  della Convenzione per la salvaguardia dei diritti  dell'uomo e 
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101), né 
motivi relativi alla situazione politica o economica del Paese d'origine,  
o ad altri motivi relativi alla ricorrente e ai suoi figli o dal punto di vista  
tecnico e pratico che si opporrebbero a tale esecuzione.

5.2 Nel gravame, in sostanza e per quanto è qui di rilievo, l'insorgente 
sottolinea  che  le  pressioni,  i  fermi,  gli  interrogatori,  come  pure  le 
perquisizioni  domiciliari  ingiustificati  ed  illegali  che  essa  e  la  sua 
famiglia  avrebbero  subito  regolarmente  nel  2000  fino  al  mese  di 
febbraio 2001 sarebbero un fatto allegato e non contestato dall'UFM, 
nonché corrisponderebbero alla prassi delle autorità di detto Paese, le 
quali metterebbero sotto pressione, con violenze, minacce e pressioni 
psicologiche, i familiari dei presunti attivisti del PKK o d'attivisti d'altri 
gruppi considerati come separatisti, il cui rischio non potrebbe essere 
nemmeno  escluso  oggigiorno,  secondo  quanto  ritenuto  dalla 

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giurisprudenza  (cfr.  Giurisprudenza  ed  informazione  della  CRA 
[GICRA]  1993 n. 6,  rispettivamente GICRA 2005 n. 21). A dire della 
ricorrente,  oltre  ad essere  incontestato  che tali  fatti  siano imputabili 
all'attività politica svolta da suo fratello, per la quale egli sarebbe stato 
senza dubbio torturato ed avrebbe ottenuto l'asilo in Svizzera, sarebbe 
appurato  che,  agli  occhi  delle  autorità  turche,  essa  avrebbe  un 
rapporto  particolare  con  il  fratello,  oltre  a  quello  familiare. Infatti,  la 
ricorrente  si  sarebbe  sempre  attivata  per  aiutare  il  fratello,  avrebbe 
funto  da  tramite  per  avere  sue  notizie,  come  avrebbe  dichiarato  il  
padre. Peraltro, suo marito sarebbe stato altresì fermato, interrogato e 
torturato, nonché costretto ad espatriare. Inoltre, la ricorrente fa valere 
che le persecuzioni nei suoi confronti sarebbero durate oltre il  2001, 
ovvero  fino  all'(...)  del  2005.  Infatti,  essa  avrebbe  anche  subito 
l'ingerenza  e  la  molestia  da  parte  dell'autorità  turche,  in  ambito 
professionale. Quest'ultime avrebbero indotto il suo datore di lavoro a 
licenziarla ben due volte per minare la sua capacità di reddito. Inoltre, 
per giustificare l'incarcerazione della ricorrente per minare quindi alla 
sua  libertà  personale,  le  autorità  turche  l'avrebbero  accusata 
pretestuosamente di  furto e l'avrebbero contestualmente condannata 
alla pena di tre anni. A proposito di tali persecuzioni, la ricorrente ha 
aggiunto  che  si  sarebbe  limitata  ad  evidenziare  alcuni  aspetti  delle 
stesse,  evocando  solo  sommariamente  le  circostanze,  ovvero 
interrogatori  e  perquisizioni,  le quali  costituirebbero l'ordinaria prassi 
delle autorità e delle quali avrebbe riferito in modo particolare durante  
le  proprie  audizioni,  essendo  le  stesse  l'origine  delle  persecuzioni  
riflesse  subite.  Peraltro,  la  ricorrente  contesta  l'argomentazione 
semplicistica e contraddittoria dell'UFM circa l'inverosimiglianza delle 
persecuzioni subite fino al 2005, in relazione all'intimazione di atti da 
parte  delle  autorità  turche  ed  al  suo  cambiamento  di  residenza.  In 
sostanza,  l'insorgente  sostiene  che  i  due  licenziamenti  ingiustificati 
nonché  il  pretestuoso  procedimento  penale  nei  suoi  confronti  – 
ritenuto  che  essa  si  sarebbe  trovata  in  Svizzera  –  sarebbero  la 
conseguenza  diretta  delle  pressioni  delle  autorità  turche  e 
rientrerebbero  nel  disegno  di  persecuzione  nei  confronti  della 
ricorrente  e  della  sua  famiglia.  Del  resto,  avendo  tali  persecuzioni 
quale  scopo  quello  di  ottenere  delle  informazioni  sul  fratello  della 
ricorrente,  si  giustifica  che  le  autorità  turche  le  avrebbero  rilasciato 
l'autorizzazione  ad  uscire  ed  i  necessari  documenti.  La  ricorrente 
quindi  sarebbe  oggetto  di  pressioni  psichiche  insopportabili,  che 
sarebbero  iniziate  con  pressioni  psicologiche  fino  ad  arrivare  allo 
sradicamento professionale, economico e alla minaccia di  privazione 

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della libertà per un reato non commesso. Di conseguenza, non avendo 
l'UFM ammesso l'esistenza di una persecuzione riflessa e di un timore 
fondato ad essere esposta a seri pregiudizi in favore della ricorrente, 
detta autorità  sarebbe incorsa in un accertamento dei  fatti  errato, in 
un'errata  applicazione  del  diritto  federale  ed  avrebbe  abusato  del 
proprio  potere  d'apprezzamento.  Infine,  ritenuto  il  rischio  della 
ricorrente di essere imprigionata senza valido motivo e senza che le 
sia  stato  garantito  il  diritto  di  difendersi,  in  caso di  rientro  in  patria, 
essa  si  troverebbe  senza  lavoro,  senza  possibilità  di  trovarne  uno, 
nonché  alla  mercé  delle  autorità  turche,  le  quali  –  dopo  la  fuga  in  
Svizzera  –  la  perseguiterebbero  quale  attivista  politica. 
Di conseguenza,  e  ritenuta  l'assenza  di  motivi  legati  alla  sicurezza 
nazionale,  il  rinvio  in  Turchia  della  ricorrente  e  quello  dei  suoi  figli 
sarebbe dunque inesigibile. 

5.3 Nella  risposta  al  ricorso,  l'UFM ha osservato  che  lo  stesso non 
conterrebbe alcun nuovo elemento atto a confutare le argomentazioni 
sviluppate nella decisione impugnata.

5.4 In replica, la ricorrente ha confermato le allegazioni e conclusioni 
presentate con l'atto ricorsuale, ribadendo che la decisione dell'UFM 
sarebbe  arbitraria  e  si  baserebbe  su  un  carente  ed  errato 
accertamento  dei  fatti.  In  particolare,  ha  sottolineato  che, 
contrariamente a quanto ritenuto dall'UFM, essa avrebbe subito delle 
persecuzioni  al  momento  del  suo  espatrio  e  che,  ad  ogni  modo,  le 
persecuzioni  subite  sarebbero tali  da  giustificare  sia  oggettivamente 
che soggettivamente un fondato timore di ulteriori o addiritura peggiori 
persecuzioni, tra cui quello di essere incarcerata. Inoltre, ritenuto che 
quasi tutti i membri della sua famiglia, tra cui suo marito, nonché padre 
dei  suoi figli,  sarebbero dovuti  espatriare a causa di  persecuzioni,  il  
rischio di una persecuzione futura a danno della ricorrente e dei suoi  
figli non potrebbe essere escluso. Del resto, non sarebbero contestate, 
pertanto ammesse, le persecuzioni subite sino al 2001, nonché il fatto 
che il fratello della ricorrente sarebbe stato considerato dalle autorità 
turche  quale  militante  secessionista,  ciò  che  avrebbe  giustificato  il  
riconoscimento dello statuto di rifugiato. Per contro, essa rileva che le 
sue  dichiarazioni  circa  le  persecuzioni  subite  contestate  dall'UFM 
sarebbero perfettamente precise e verosimili,  nonché in linea con la 
prassi  delle  autorità  turche. Dal  canto  suo,  l'UFM non avrebbe dato 
alcuna indicazione circa l'esistenza di un luogo sicuro per i ricorrenti in  
Turchia. 

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6.

6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

6.2 Il  fondato  timore  d'esposizione  a  seri  pregiudizi,  come  stabilito 
all'art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, 
in  rapporto  con  la  situazione  reale,  e  un  elemento  soggettivo. Sarà 
quindi  riconosciuto  come  rifugiato  colui  che  ha  dei  motivi 
oggettivamente  riconoscibili  da  terzi  (elemento  oggettivo)  di  temere 
(elemento soggettivo) d'essere  esposto, in  tutta verosimiglianza e in 
un  futuro  prossimo,  ad  una  persecuzione  (v. GICRA  1998  n.  20 
consid. 8a  pag.  180;  GICRA  1997  n.  10  consid.  6  pag.  73  con  la 
giusrisprudenza e la dottrina citata). Sul piano soggettivo, deve essere 
tenuto  conto  degli  antecendenti  dell'interessato,  segnatamente 
dell'esistenza  di  persecuzioni  anteriori,  nonché  della  sua 
appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, 
che  lo  espongono  maggiormente  ad  un  fondato  timore  di  future 
persecuzioni. Infatti,  colui  che è già stato vittima di  persecuzione ha 
dei  motivi  oggettivi  di  avere  un  timore  (soggettivo)  di  nuove 
persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima volta 
(v. GICRA 1998 n. 20 consid. 7 pag. 179 e seg.; GICRA 1994 n. 24 
pag. 171  e  segg. e  GICRA 1993  n. 11 pag. 67 e  segg.). Sul  piano 
oggettivo,  tale  timore  deve  essere  fondato  su  indizi  concreti  e 
sufficienti  che  facciano  apparire,  in  un  futuro  prossimo  e  secondo 
un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi.  
Non  sono  sufficienti,  quindi,  indizi  che  indicano  minacce  di 
persecuzioni  ipotetiche  che  potrebbero  prodursi  in  un  futuro  più  o 
meno lontano (cfr. GICRA 2004 n. 1 consid. 6a pag. 9,  GICRA 1993 
n. 21  pag.  134ss  et  GICRA  1993  n.  11  pag. 67  e  segg.;  MINH SON 
NGUYEN,  Droit  public  des  étrangers,  Berna  2003,  pag. 447  e  segg.; 
MARIO GATTIKER, La procédure d'asile et de renvoi, Berna 1999, pag. 69 
e segg.;  ALBERTO ACHERMANN / CHRISTINA HAUSAMMANN, Les notions d'asile 
et de réfugié en droit suisse, in: Walter Kälin (ed.), Droit des réfugiés,  

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enseignement  de  3e  cycle  de  droit  1990,  Friborgo  1991,  pag.  44; 
ACHERMANN / HAUSAMMANN, Handbuch  des  Asylrechts,  2e  ed., 
Berna/Stoccarda 1991, pag. 108 e segg.; WALTER KÄLIN, Grundriss des 
Asylverfahrens,  Basilea/Francoforte  1990,  pag. 126  et  143  e  segg.; 
SAMUEL WERENFELS,  Der  Begriff  des  Flüchtlings  im  schweizerischen 
Asylrecht, Berna 1987, pag. 287 e segg.).

6.3 Nella nozione di  pressione psichica insopportabile, quale motivo 
giustificante la concessione dell'asilo, sono compresi i metodi praticati  
e le misure intraprese in certi Stati da parte delle autorità nei confronti  
di alcuni individui o di una parte della popolazione, i quali – secondo 
un esame oggettivo – sono di un'intensità tale da rendere impossibile, 
o  difficilmente  sopportabile,  il  proseguimento  della  vita  o  di 
un'esistenza  conforme  alla  dignità  umana,  di  modo  che  qualsiasi 
persona confrontata ad una tale situazione sarebbe stata costretta a 
fuggire dal suo Paese (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 10.3.1 pag. 200 e 
seg. e  GICRA 2000 n. 17 conisd. 10 e  11 pag. 156 e  segg.;  KÄLIN, 
op. cit.,  pag.  49  e  segg.;  WERENFELS,  op. cit.,  pag.  275).  Come  l'ha 
ritenuto il Consiglio federale, i metodi in oggetto sono quelli che, senza 
costituire  necessariamente  una  minaccia  per  la  vita  o  l'integrità 
corporale,  possono provocare presso le  vittime stati  di  costrizione e 
conflitti  di  coscienza  tali  da  non  rendere  più  loro  tollerabile  la  
permanenza  nel  Paese  (cfr.  Messaggio  del  Consiglio  federale  a 
sostegno di una legge sull'asilo del 31 agosto 1977, FF 1977 III 113, 
spec.  pag.  125  e  Messaggio  concernente  la  revisione  della  legge 
sull'asilo del 6 luglio 1983, FF 1983 III 627, spec. pag. 631).  

6.4 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima risulti secondaria (v. GICRA 1993 n. 21). In altri termini, le 
dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni, 
precise,  ovvero  non  generiche  e  non  suscettibili  di  diversa 
interpretazione (altrettanto o più verosimile),  e concordanti,  o meglio 
non in  contrasto fra loro  e nemmeno con altri  dati  o  elementi  certi.  
Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  dev'essere  il  frutto  di  una 
valutazione  complessiva,  e  non  esclusivamente  atomizzata,  delle 
singole  allegazioni  decisive,  in  modo  da  consentire  di  limitare  al 

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minimo il  rischio dell'approssimazione, ovvero il  pericolo di fondare il 
giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica, 
semplici impressioni dell'autorità giudicante (v. GICRA 1995 n. 23). 

7.

7.1 Nella fattispecie, la  ricorrente fa valere in sostanza un rischio di 
persecuzione riflessa, in ragione delle attività del fratello I._______, il 
quale  sarebbe stato arrestato nell'(...)  durante una manifestazione e 
sarebbe  ancora  ricercato  in  Turchia  per  aver  commesso  dei  reati, 
rispettivamente  per  essere  disertore.  In  particolare,  essa  avrebbe 
subito  delle  minaccie  e  rappresaglie  da  parte  della  Polizia,  in 
considerazione  delle  quali,  in  seguito,  sarebbe  stata  licenziata  dal  
posto  di  lavoro  nel  luglio  2001  e  nel  giugno  2004,  nonché  sarebbe 
stata ingiustamente accusata di furto e condannata a sua insaputa nel 
(...) ad una pena detentiva dal Tribunale di E._______. 

7.2 Il  TAF osserva  che  in  Turchia,  indipendentemente  dalle  recenti 
riforme  legislative  effettuate  nell'ottica  di  un'adesione  all'UE  e 
nonostante nel codice penale turco non esista la responsabilità penale 
estesa alla famiglia, non può essere escluso il rischio di rappresaglie 
statali  contro  membri  della  famiglia  di  presunti  attivisti  del  PKK  – 
rispettivamente di movimenti che ne hanno preso la successione – o di  
attivisti curdi di altri gruppi considerati separatisti, in particolare nelle 
province del  sud e dell'est. Tali  rappresaglie  sono rilevanti  nell'ottica 
della persecuzione riflessa ai  sensi  dell'art. 3 LAsi. Lo scopo di  una 
persecuzione riflessa può consistere nel punire l'intera famiglia per le 
azioni  di  un  singolo  membro,  giacché  sospettato  di  condividere  le 
opinioni  politiche  ed  i  fini,  oppure  per  intimidirli  e  diffidarli 
dall'approssimarsi  ad  organizzazioni  o  attività  polititche  illegali. 
Peraltro, secondo le informazioni a disposizione di codesto Tribunale, 
non  si  possono  escludere  delle  rappresaglie  contro  membri  della 
stessa  famiglia  di  un  ricercato,  neppure  se  il  medesimo  si  trova 
all'estero  e  le  autorità  statali  ne  sono  al  corrente. La probabilità  di 
diventare  vittima  di  una  persecuzione  riflessa  è  data  segnatamente 
quando viene ricercato un membro della famiglia in fuga e le autorità 
hanno  motivo  di  presumere  che  un  altro  componente  della  famiglia 
abbia un contatto stretto con il ricercato. Questa probabilità aumenta, 
se  la  vittima  stessa  di  una  persecuzione  riflessa  è  impegnata 
politicamente.  In  tale  contesto,  oltre  al  grado  di  parentela,  va 
considerata  la  dimensione delle  attività  politiche della  vittima di  una 

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persecuzione riflessa ed il grado di importanza delle stesse come pure 
i  precedenti  eventi  con  la  polizia  e  le  autorità  giudiziarie.  All'ora 
attuale, il rischio di rappresaglie contro membri della stessa famiglia è 
da considerarsi ancora attuale; tuttavia esso deve essere analizzato, di 
caso in caso, secondo le circostanze della fattispecie (cfr. GICRA 2005 
n.  21  consid.  10,  spec. 10.2.3  pag.  199  e  seg.;  GICRA  1994  n.  5 
pag. 39 e segg.; GICRA 1994 n. 17 pag. 132 e segg. nonché GICRA 
1993 n. 6 e fra le tante: sentenze del TAF E- 6641/2006 del 3 marzo 
2009 consid. 7.1; E- 7156/2006 del  27 marzo 2009; E-3681/2006 del 
30 luglio 2009 consid. 3.2.1; D-3483 e 3484/2006 del 9 ottobre 2009 
consid. 7.2). 

7.3

7.3.1 Nel  caso  concreto,  codesto  Tribunale  constata  che,  se  da  un 
lato,  non può essere  escluso che  la  ricorrente  e  la  sua famiglia  (in 
particolare suo padre) in passato siano stati bersaglio di pressioni, in 
particolare di interrogatori o incursioni, da parte delle autorità turche in 
considerazione delle attività del fratello I._______, dall'altro lato, non vi 
sono elementi  concreti  e fondati  che la ricorrente, così  come la sua 
famiglia,  abbiano  riscontrato  questi  e  altri  problemi  di  intensità 
rilevante dopo il febbraio 2001, rispettivamente, che essa possa avere 
un timore fondato di essere esposta a persecuzioni future. 

7.3.2 Infatti,  in  primo luogo, le dichiarazioni  della  ricorrente circa gli  
interrogatori,  le  interpellazioni  o  le  incursioni  subite  da  parte  della 
Polizia dopo il febbraio 2001 fino al mese di (...) 2005 sono vaghe e 
inconsistenti. A tal proposito, la ricorrente si è limitata ad affermare nel  
corso della  prima audizione che la  Polizia  si  recava regolarmente a 
casa per chiedere del fratello, ogni due o tre mesi, fino all'ultima volta  
nel (...) 2005 (cfr. verbale 1 pag. 5). Peraltro, nel corso della seconda 
audizione, essa non ha raccontanto alcun episodio durante il periodo 
tra il febbraio 2001 e il (...) 2005, in cui lei o la sua famiglia avrebbero 
subito  ulteriori  interrogatori  o  incursioni  da  parte  della  Polizia 
(cfr. verbale  2  pagg.  6-10).  Segnatamente,  la  ricorrente  ha, 
nell'esposizione dei suoi motivi d'asilo, tralasciato ogni riferimento ad 
eventuali pressioni di questo tipo da parte delle autorità, menzionando 
cronologicamente  le  pressioni  della  Polizia  fino  al  febbraio  2001,  i  
problemi sul posto di lavoro e infine la ricezione nel settembre 2005 
della sentenza che la vedrebbe condannata ad una pena detentiva per 
furto  (cfr.  ibidem),  ribadendo  semplicemente  quando  la  Polizia  si 

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sarebbe recata a casa sua,  rispettivamente dei  suoi  genitori  l'ultima 
volta  (cfr.  ibidem pag. 11).  Inoltre,  la  giustificazione  resa  in  sede  di 
ricorso  in  merito  alle  sopraevocate  manchevolezze,  alquanto 
sorprendenti, non soccorre l'insorgente, tanto più che esse riguardano 
proprio le circostanze dell'inizio delle sue persecuzioni, come la stessa 
ha preteso, e considerato che in questa sede la ricorrente ha avuto la 
possibilità  di  apportare  in  lungo  e  in  largo  approfondimenti  ed 
argomentazioni più specifiche per comprovarne la fondatezza, se tale 
fosse  stato  realmente  il  caso  (cfr. ricorso  pag.  5).  In  siffatte 
circostanze, indipendentemente dalle considerazioni dell'UFM o della 
ricorrente  in  relazione  al  cambio  d'indirizzo  avvenuto  nel  2004  e 
all'intimazione  dell'atto  giudiziario  prodotto  agli  atti  (cfr.  desione 
impugnata  pag.  5  e  ricorso  pag.  6;  verbale  1  pag.  5  e  verbale  2  
pag. 11),  v'è ragione di escludere che la ricorrente e la sua famiglia 
abbiano  subito  delle  pressioni  –  consistenti  in  particolare  in 
interrogatori o perquisizioni o interpellazioni (cfr. ricorso pag. 4) – da 
parte della Polizia tra il febbraio 2001 e il (...) 2005.

7.3.3 Inoltre,  anche  nella  denegata  ipotesi  in  cui  sarebbe  stata 
ammessa  l'esistenza  delle  evocate  pressioni  da  parte  delle  autorità 
turche, sia in relazione al periodo precedente al febbraio 2001, sia a 
quello successivo fino al suo espatrio nel (...) 2005, tali  pressioni ad 
ogni  modo –  le  quali  si  riferiscono essenzialmente  a  interrogatori  o 
perquisizioni  –  non costituiscono delle  persecuzioni  ai  sensi  dell'art.  
3 LAsi in ragione della loro intensità. A sostegno di tale conclusione, 
infatti,  codesto Tribunale rileva che la ricorrente – durante gli  anni in 
cui  pretenderebbe  aver  subito  tali  pressioni  –  non  ha  avuto  alcun 
problema  o  restrizioni  di  sorta  dal  profilo  amministrativo  nei  suoi 
rapporti  con le autorità turche. Secondo le sue stesse dichiarazioni – 
seppur in parte scostanti, come ha rettamente evidenziato l'UFM – ella 
ha  disposto  del  suo  passaporto,  che  ha  richiesto  e  ottenuto 
regolarmente  per  la  prima  volta  nel  2002,  rispettivamente  nel  2003 
(cfr. verbale  1 pag. 3 e  verbale  2  pag. 3),  ha  avuto  la  possibilità  di 
chiederne  il  rinnovo  (cfr. verbale  2  pag.  3),  malgrado  nella  prima 
audizione  ha  affermato,  in  netta  contraddizione,  di  non  averlo 
rinnovato, ed ha,  nel  frattempo, avuto addirittura in due occasioni  la 
possibilità  di  ottenere dei  visti  turistici  per la Svizzera (cfr.  verbale 1 
pag.  4  e  verbale  2  pag.  3),  ciò  che  è  possibile  solo  grazie  ad  un 
passaporto autentico e valido. È, pertanto, assolutamente condivisibile 
l'argomentazione dell'UFM, secondo cui,  se la  ricorrente fosse stata 
realmente  sottoposta  a  pressioni  regolari  già  nel  2000  e  dopo  il 

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febbraio  2001  a  causa  del  fratello,  da  un  lato,  le  autorità  turche 
l'avrebbero  ostacolata  nella  sua  libertà  di  movimento,  non 
permettendole  di  avere un passaporto  e  quindi  di  lasciare  il  Paese, 
dall'altro lato, la ricorrente non avrebbe rischiato di attirare l'attenzione 
delle  autorità  del  suo Paese per  ottenere  e  rinnovare  il  passaporto, 
oppure per richiedere dei visti per la Svizzera, così come non sarebbe 
ritornata in Turchia per ben due volte, prima nel 2003 e poi nel 2004, 
allorquando  avrebbe  potuto  chiedere  protezione  alle  autorità 
elevetiche (cfr. verbale 1 pag. 4 e verbale 2 pagg. 3-4 e 5). Del resto, 
non soccorre l'insorgente l'allegazione ricorsuale secondo cui il rilascio 
dei  documenti  e  dei  visti  da  parte  delle  autorità  turche  si 
giustificherebbe,  essendo  il  loro  scopo  quello  di  ottenere  delle 
informazioni della ricorrente (cfr. ricorso pagg. 6-7), allorquando non vi 
è alcun indizio  concreto e fondato, oltre alle semplici allegazioni della  
ricorrente  secondo  cui  la  Polizia  si  sarebbe  recata  regolarmente  a 
casa  sua  ogni  due  o  tre  mesi  fino  al  suo  espatrio  (cfr.  verbale  1 
pag. 5),  che  la  ricorrente  –  in  particolare  dopo  il  suo  rientro  dai 
soggiorni  in  Svizzera – sia  stata  sottoposta  a  qualsivoglia 
interrogatorio a tal fine. In aggiunta, la ricorrente ha altresì dichiarato 
nel corso della seconda audizione che – dopo il suo espatrio – non è 
stata più cercata per nessun motivo (cfr. verbale 2 pag. 11). In siffatte  
circostanze, v'è ragione di escludere, da un lato, che le persecuzioni di 
cui  avrebbe  potuto  essere  oggetto  la  ricorrente  abbiano  raggiunto 
un'intensità  rilevante,  dall'altro,  che  le  autorità  turche  abbiano 
manifestato un interesse, o nutrito  dei  dubbi  oppure dei sospetti  nei  
confronti della ricorrente in considerazione di qualsivoglia rapporto lei 
abbia potuto avere con il fratello, o di un suo eventuale contatto con il  
medesimo, contrariamente a quanto invece essa ha preteso in sede di 
ricorso  (cfr.  ricorso  pag.  5).  In  questi  termini,  può  altresì  essere 
esclusa  l'esistenza  di  un  timore  fondato  per  la  ricorrente  di  essere 
sottoposta a persecuzioni  future. In  secondo luogo, ma non certo di 
meno importanza,  il  TAF osserva che gran parte della famiglia della  
ricorrente,  in  particolare  i  suoi  parenti  prossimi  tra cui  i  genitori,  un 
fratello  e  una  sorella,  sono  rimasti  in  Patria  ad  F._______ 
(cfr. verbale 1  pag.  3  e  verbale  2  pag.  4)  Contrariamente  alla 
ricorrente,  essi  non  hanno  giudicato  necessario  lasciare  il  Paese. 
Infatti,  né  dagli  atti  di  causa,  né  dalle  dichiarazioni  della  ricorrente, 
emerge che i suoi parenti abbiano riscontrato delle difficoltà o abbiano 
subito  delle  pressioni  da  parte  delle  autorità  turche.  In  merito  la 
ricorrente si  è limitata a riferire senza alcun fondamento o mezzo di 
prova  di  problemi  religiosi  e  di  maltrattamenti  fisici  che  avrebbero 

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subito  il  fratello,  a  cui  è  stato  concesso  l'asilo,  e  suo  marito  (cfr. 
verbale  2  pag.10  e  11). A  proposito  di  quest'ultimo,  la  ricorrente  in 
sede  di  audizione  non  ha  preteso  essere  vittima  di  persecuzioni 
riflesse  a  causa  del  marito,  di  cui,  del  resto,  essa  ha  affermato 
inizialmente  di  non  sapere  per  quale  motivo  fosse  anch'esso 
espatriato (cfr. verbale 1 pag. 2). Inseguito, invece, ha allegato che il  
medesimo  sarebbe  membro  del  P._______  e  simpatizzante  del 
Q._______  (cfr. verbale  2  pag.  10).  In  tali  condizioni,  non  soccorre 
nemmeno  l'allegazione  della  ricorrente,  fatta  valere  solo  in  sede  di 
ricorso e non corroborata da alcun indizio o mezzo di prova, secondo 
cui anche suo marito sarebbe stato fermato, torturato, interrogato e, di  
conseguenza, sarebbe stato costretto a fuggire, a causa delle attività 
politiche del fratello della ricorrente, indipendentemente dal fatto che 
quest'ultimo  abbia  effettivamente  ottenuto  l'asilo  in  Svizzera  (cfr. 
ricorso  pag.  5).  In  conclusione,  quindi,  il  fatto  che  la  famiglia  della 
ricorrente  sia  rimasta  in  Patria,  oltre  a  tutto  quanto  sopraesposto, 
conferma  incontestabilmente  che,  da  un  lato,  le  pressioni  di  cui 
pretende  essere  vittima  la  ricorrente  per  se  stessa  e  per  la  sua 
famiglia, a causa delle attività del fratello I._______, non sono ad ogni 
modo  di  un'intesità  tale  da  rendere  impossibile,  o  difficilmente 
sopportabile,  il  proseguimento  della  vita  o  di  un'esistenza  conforme 
alla dignità umana e, di  conseguenza, da poter giustificare  l'espatrio 
della ricorrente dal suo Paese d'origine. Dall'altro lato, il rischio per la  
ricorrente  di  subire  delle  persecuzioni  future  è  assolutamente 
scongiurato. 

7.3.4 Per  di  più,  il  TAF  sottolinea  che,  per i  medesimi  motivi 
sopraevidenziati (cfr. considerando 7.3.3), anche le persecuzioni fatte 
valere dalla  ricorrente  in  ambito professionale e riguardo all'asserita 
accusa per furto rivolta nei suoi confronti  (cfr. verbale 1 pagg. 5-7 e 
verbale  2  pagg.  6,  9-10)  non  costituiscono  manifestamente  delle 
persecuzioni ai sensi dell'art. 3 LAsi dal profilo della loro rilevanza e 
intensità. Segnatamente, in merito ai licenziamenti di cui sarebbe stata 
vittima  la  ricorrente  a  causa  delle  pressioni  da  parte  delle  autorità  
turche  sul  suo  posto di  lavoro,  codesto  Tribunale  osserva  che  tali 
avvenimenti – seppur possano essere pregiudizievoli dal punto di vista 
morale e per le difficoltà legate alla ricerca di un nuovo posto di lavoro 
– non costituiscono tuttavia una pressione psichica insopportabile ai 
sensi  dell'art.  3  cpv.  2  LAsi  e  sono  pertanto  irrilevanti  ai  fini  della 
presente  procedura,  in  quanto  la  perdita  e  la  ricerca di  un  posto  di 
lavoro non sono al  punto  tale gravi  da poter essere considerati  seri  

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pregiudizi  ai sensi della LAsi (cfr. a tale proposito Sentenza del TAF 
D- 6212/2006  del  31 marzo 2010  consid. 9.1  e  E- 257/2006  del 
14 luglio 2008  consid.  4.2.2).  Inoltre,  tali  eventi  non  trovano  alcun 
legame temporale e causale con la fuga della ricorrente dal suo Paese 
nel (...) 2005, ritenuto che – secondo le dichiarazioni della ricorrente – 
da  un  lato,  il  primo  licenziamento  risale  al  luglio  2001,  mentre  il  
secondo  al  giugno  2004  e,  dall'altro,  l'insorgente  ha  potuto  essere 
reintegrata  in  un'altra  azienda  dopo  il  primo  provvedimento  ed  ha 
addiruttura ottenuto un'indennità a seguito del secondo licenziamento 
che essa aveva denunciato e che è stato verosimilmente riconosciuto 
come  ingiustificato  dall'ufficio  regionale  del  lavoro,  ovvero  da  un 
autorità turca (cfr. verbale 2 pag. 9). In aggiunta, per quanto concerne 
l'asserita accusa e la rispettiva condanna di furto che peserebbe sulla 
testa della ricorrente, il TAF constata innanzitutto che non vi è alcun 
indizio  concreto  che  le  stesse  siano  in  relazione  o  meglio  siano  la 
continuazione  –  come  pretende  la  ricorrente  (cfr. ricorso  pag.  6)  – 
delle  persecuzioni  riflesse  fatte  valere,  a  causa  delle  attività  del 
fratello. Di conseguenza, anche se l'accusa e la rispettiva condanna 
fossero  reali,  si  tratterebbe di  un procedimento  di  diritto  comune, in 
relazione al quale peraltro non vi è alcun indizio concreto che si tratti  
di  un  procedimento  abusivo  nei  confronti  della  ricorrente.  Ad  ogni 
modo,  non  v'è  ragione  di  ritenere  che  la  ricorrente  non  possa 
beneficiare  in  Patria  della  necessaria  assistenza  giuridica  e,  di 
conseguenza,  della  garanzia  di  potersi  difendere  adeguatamente. 
Infine,  come  già  sopraevocato,  la  ricorrente  ha  esplicitamente 
affermato  di  non essere  stata  più  ricercata  dalla  Polizia  per  nessun 
motivo  dopo  il  suo  espatrio  (cfr.  verbale  2  pag. 11).  In  siffatte 
circostanze, v'è ragione di concludere che il rischio della ricorrente di 
venire  incarcerata  con  l'accusa  di  furto  non  ha  alcun  legame  di 
causalità  con uno dei  motivi  enumerati  all'art. 3 LAsi ed è, pertanto, 
irrilevante in materia d'asilo. 

7.3.5 In  considerazione  di  tutto  quanto  esposto,  questo  Tribunale 
ritiene che l'UFM ha rettamente considerato che le dichiarazioni della 
ricorrente circa le persecuzioni riflesse subite a causa delle attività del 
fratello e il timore d'esposizione a persecuzioni future non soddisfano 
le condizioni previste all'art. 7 e 3 LAsi. 

7.3.6 Di  conseguenza,  il  ricorso  sul  punto  di  questione  dell'asilo, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata. 

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8.
La  ricorrente e i  suoi  figli  non adempiono le condizioni  in virtù delle 
quali l'UFM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento 
(art. 14 ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'asilo 
relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 agosto  1999  [OAsi  1,  RS 
142.311]; GICRA 2001 n. 21).

9.

9.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20). 
Giusta  tale  norma  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 
possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

9.1.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  7  del  presente 
giudizio, non emergono dalle  carte  processuali  neppure elementi  da 
cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  e 
dei suoi figli in Turchia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione 
federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost., 
RS 101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio 1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di 
respingimento).

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  
esposto, nel Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti  
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui  
la ricorrente e i suoi figli possano essere esposti in caso di rimpatrio al 
rischio  reale  ed  immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte 
disposizioni.  In  altri  termini,  quest'ultima  non  ha  saputo  fornire  un 
insieme  d'indizi,  oppure  presunzioni  non  contraddette, 

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sufficientemente  gravi,  precisi  e  concordanti  quo  ad  un  pericolo 
d'esposizione  personale  ad  atti  o  fatti  che  si  ritengono  contrari  alle 
disposizioni sopraccitate.

9.1.1.1 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

9.1.2 Inoltre, in Turchia non vige attualmente una situazione di guerra, 
guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga  l'insieme  della  
popolazione nella totalità del territorio nazionale. 

9.1.2.1 Quanto alla situazione personale dell'insorgente, il  TAF rileva 
che essa è giovane, è di professione (...) ed ha alle spalle diversi anni 
di esperienza lavorativa in detta professione e come (...) (cfr. verbale 1 
pag. 2 e verbale 2 pagg. 5-6). La ricorrente ha pertanto tutte le carte in 
regola  per  poter  trovare  un  posto  di  lavoro.  Inoltre,  in  patria,  la 
ricorrente dispone di  una densa e importante rete familiare,  ritenuto 
che vi  risiedono ancora i  suoi genitori,  una sorella e un fratello (cfr.  
verbale 1 pag. 3 verbale 2 pag. 4), i quali potranno senz'altro ospitarla, 
aiutarla a trovare un'alloggio nonché un lavoro, in modo da favorire il  
suo reinserimento e quello dei suoi figli in Turchia, dove del resto essa 
ha passato sostanzialmente la sua vita intera e dove i suoi figli sono 
nati.  D'altronde,  l'insorgente  potrà,  se  necessario,  richiedere  un 
adeguato aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi. Anche 
per  i  figli  della  ricorrente,  dal  profilo  dell'interesse  superiore  del 
fanciullo  (cfr. Decisione del Tribunale amministrativo federale svizzero 
[DTAF]  2009/28  consid.  9.3.2  –  9.3.5  pagg.  367-369),  non  vi  sono 
motivi  che  si  oppongono  all'esigibilità  del  loro  allontanamento  – 
insieme alla madre – verso il Paese d'origine. Infatti, come detto, essi 
sono nati in Turchia, vi hanno vissuto per la maggior parte della loro 
vita,  essendo  gli  stessi  in  Svizzera  solo  dal  (...)  2007.  In  siffatte 
circostanze, il TAF ritiene che, nonostante questi tre anni in Svizzera,  
dove  hanno  potuto  continuare  nel  frattempo  la  loro  scolarizzazione 
(cfr.  dichiarazione  del  [...]  dell'Istituto  scolastico  comunale  di 
M._______  e  dell'attestato  di  frequenza  della  Scuola  media  di 
N._______ dell'[...]), essi sono fortemente influenzati dallo stile di vita 
e  dalla  cultura  del  loro  Paese  d'origine,  in  particolare  attraverso  la 
madre, alla quale sono ancora legati, ritenuta la loro giovane età. Ne 
discende  che  essi  sono  stati  impregnati  in  maniera  preponderante 
dall'ambiente  socioculturale  del  loro  Paese  d'origine,  e  non  della 

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Svizzera, dove la loro  integrazione  non ancora autonoma  non è così 
profonda  e  irreversibile.  Non  sussiste  pertanto  per  i  figli  della 
ricorrente,  da  un  lato,  il  pericolo  concreto  di  uno  sradicamento 
dall'ambiente  sociale  svizzero  (cfr. Decisione  del  Tribunale  federale 
svizzero  [DTF]  123 II 125  consid.  4a  e  relativi  riferimenti;  DTAF 
2007/16 consid. 9 pag. 200 e seg.) e, dall'altro, il problema di integrarsi 
e adattarsi nel loro Paese d'origine  (cfr. GICRA 2005 n. 6 consid. 6.2 
pag.  57  e  seg.;  GICRA  1998  n.  13  consid. 5e  aa  pag. 98  e seg.). 
L'esecuzione dell'allontanamento nei confronti dei figli della ricorrente 
è,  dunque,  ragionevolmente  esigibile.  Infine,  la  ricorrente  non  ha, 
altresì, preteso nel gravame per lei e per i suoi figli di soffrire di gravi 
problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione  provvisoria 
(GICRA  2003  n. 24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di 
causa emerga la  necessità  di  una loro  permanenza in  Svizzera per 
motivi medici. 

9.1.2.2 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento della ricorrente e dei suoi figli  è ragionevolmente 
esigibile nella fattispecie.

9.1.3 Non risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  la 
ricorrente, usando della dovuta diligenza potrà procurare per lei e per i  
suoi  figli,  ogni  documento  necessario  al  rimpatrio.  L'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile.

10.
Di  conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata.

11.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art.  63 
cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale  del  21  febbraio  2008  [TS-TAF, RS  173.320.2]).  Esse  sono 
computate con l'anticipo spese, di CHF 600.-, versato dalla ricorrente 
il 29 gennaio 2008. 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente.  Esse sono computate con l'anticipo spese,  di  CHF 600.-, 
versato il 29 gennaio 2008 dalla ricorrente.

3.
Comunicazione a:

- patrocinatore della ricorrente e dei suoi figli (Raccomandata)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia) 
- R._______ (in copia) 

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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