# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9b5710e0-abe3-5f5c-b2ea-08e3eb7d222f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-11-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 15.11.2011 11.2009.26
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2009-26_2011-11-15.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2009.26

  	
  Lugano

  15 novembre
  2011/rs

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti, supplente

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baggi Fiala, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 390.2007/R.98.2008
(protezione del figlio) della Divisione
degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele,
che oppone

 

	
   

  	
   AP 1  

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  Commissione tutoria regionale
  5, Massagno, a

   

   CO 3, 

  (patrocinata dall'. PA 1, )
  e all'

   

  avv.  CO 2 

  curatrice educativa di

   

  F__________ (1997), J__________ (2000) e N__________
  (2004) __________riguardo all'approvazione del rapporto morale 2007 e del compenso
  spettante alla curatrice;

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.  Se dev'essere accolto l'appello
del 26 gennaio 2009 presentato da AP 1 contro la decisione emessa 

                                              l'8 gennaio 2009 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.  Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                 A.     Nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale che hanno opposto
CO 3 (1965) a AP 1 (1965) il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6,
ha istituito il 19 dicembre 2006 una curatela educativa in favore dei figli F__________
(31 luglio 1997), J__________ (5 luglio 2000) e N__________ (30 giugno 2004),
incaricando la Commissione 

                                         tutoria regionale 5 di nominare un curatore. Con decisione del 

                                         19 giugno
2007 quest'ultima ha designato l'CO 2 in qualità di curatrice.

 

                                  B.   Il 12 giugno 2008 la Commissione tutoria regionale ha approvato il
rapporto morale 2007 della curatrice educativa, riconoscendo all'CO 2 una
mercede di fr. 7576.90, posta a carico di AP 1 e di CO 3 in ragione di metà ciascuno. Contro tale approvazione AP 1 è insorto il 14 luglio 2008 all'Autorità
di vigilanza sulle tutele. La Commissione tutoria regionale ha comunicato il 18
agosto 2008 di rinunciare a osservazioni. L'CO 2 ha proposto il 28 agosto 2008 di respingere il ricorso. CO 3 ha comunicato l'8 settembre 2008 di condividere 

                                         l'operato della curatrice. Statuendo l'8 gennaio 2009, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto il ricorso nella misura in cui era ricevibile,
addebitando la tassa di giustizia e le spe­se di complessivi fr. 200.– al
ricorrente.

 

                                  C.   Contro la decisione dell'Autorità di vigilanza sulle tutele AP 1 ha presentato un appello del 26 gennaio 2009 a questa Camera in cui chiede “di decidere se il
rifiuto da parte della AVT di accettare i ricorsi sia giustificato ai sensi di
legge”, di “determinare se la AVT ha esaminato correttamente ai sensi di legge
la condotta della curatrice e della CTR ratificandone il rapporto e
l'onorario”, come pure di ritornare “il documento oggetto dell'appello alla AVT
affinché consideri nel merito le contestazioni ivi contenute nel contesto
richiesto dall'attore”. L'appello non è stato notificato per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni comunicate dall'Autorità di vigilanza fino al 31 dicembre
2010 erano appellabili entro venti giorni dalla notifica (vecchio art. 48 della
legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, cui
rinviava anche l'art. 39 LAC). La procedura era quella ordinaria degli art. 307
segg. CPC ticinese, con le particolarità dell'art. 424a CPC ticinese (RDAT
II-2003 pag. 51 consid. 1). Nella fattispecie la decisione dell'Autorità di
vigilanza sulle tutele è stata notificata a AP 1 venerdì 9 gennaio 2009. Il
termine di impugnazione è cominciato a decorrere così sabato 10 gennaio 2009.
Pervenuto all'Autorità di vigilanza sulle tutele (nella versione in inglese) il
30 gennaio 2009, l'appello in esame è di conseguenza tempestivo.

 

                                   2.   L'art.
309 cpv. 1 lett. e CPC prevedeva che un atto d'appello dovesse contenere, tra
l'altro, “le domande”. In concreto l'appellante sembrerebbe chiedere – con una
formulazione per vero involuta – l'annullamento della decisione impugnata e il
rinvio degli atti all'Autorità di vigilanza sulle tutele per nuovo giudizio. Di regola tuttavia un appellante non poteva limitarsi a postulare
l'annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti alla giurisdizione
precedente perché statuisse di nuovo, ma doveva formulare le sue proprie
conclusioni (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC; Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 13 ad art. 309). Ora, l'unica conclusione
che l'appellante potesse ragionevolmente formulare nel caso specifico era
quella di riformare la decisione emessa dall'Autorità di vigilanza sulle tutele, annullando la decisione presa il 12 giugno 2008 dalla Commissione
tutoria regionale. Così interpretato, sotto questo profilo l'appello può
considerarsi ammissibile.

 

                                   3.   In
concreto l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha rilevato anzitutto che, nella
misura in cui criticava decisioni adottate dal Pretore sul suo diritto di
visita ai figli durante il Natale del 2007 o adottate dalla curatrice sul suo
diritto di visita durante la Pasqua del 2008, l'appellante muoveva censure tardive, poiché i provvedimenti in questione andavano impugnati a quel momento.
Tardivamente l'interessato insorgeva anche contro l'operato della curatrice

                                         educativa,
di cui avrebbe dovuto impugnare l'attività al compimento dei fatti contestati,
senza dimenticare che oggetto del litigio è il rapporto morale 2007 e non l'agire
CO 2. Circa la mercede di quest'ultima –  ha continuato l'Autorità di vigilanza
– l'appellante non indicava perché e come la Commissione tutoria regionale
avesse sbagliato nell'approvarne la nota d'onorario. Infine, relativamente al
rapporto morale 2007, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha spiegato ch'esso
serve soltanto a raccogliere gli apprezzamenti del curatore all'attenzione
della Commissione tutoria regionale e non è una sentenza o un libretto dei giudizi,
né le opinioni del curatore devono necessariamente coincidere con quella dei
periti o dei genitori. L'appellante non poteva pretendere pertanto di
sostituirle. Onde, in definitiva, la reiezione dell'appello in quanto ricevibile.

                                   4.   Nell'appello
AP 1 rimprovera all'Autorità di vigilanza sulle tutele – per quanto è dato di
capire – di essersi limitata a valutare singoli episodi (il suo diritto di
visita durante il Natale del 2007 e la Pasqua del 2008) senza verificare
l'operato della curatrice educativa nel suo insieme. Già la Commissione tutoria
regionale avrebbe dovuto “esaminare se il ruolo della curatrice è stato
compiuto giustamente” e, riscontrando manchevolezze, “contestare il pagamento
di tale servizio”. Nella fattispecie – egli sostiene – la condotta della
curatrice è stata “scorretta e contraria all'interesse dei bambini”, poiché
“essa è andata oltre e fuori le sue mansioni”, esprimendo “giudizi
completamente opposti a quelli raccomandati dal perito psichiatra”. Inoltre il
rapporto morale non sarebbe un semplice documento che riassume le opinioni
della curatrice, bensì uno strumento suscettibile di pregiudicare “la reputazione
e la persona del padre e le sue relazioni con i figli”. Deve quindi
“conformarsi a un livello minimo di verità, diligenza e professionalità”,
mentre in concreto esso denota “mancanza di verità nelle affermazioni sui
fatti”, “mancanza della dovuta diligenza [da parte della curatrice] nel formare
le sue opinioni e pregiudizi sistematici”, come pure una condotta che “va
fondamentalmente contro il migliore interesse dei bambini”. A parere
dell'appellante l'Autorità di vigilanza sulle tutele avrebbe dovuto, in
definitiva, “riconciliare” il rapporto della curatrice “con quanto sancito
dalla legislazione applicabile”.

 

                                   5.   La “relazione del tutore” cui si riferisce l'art. 423 CC,
definita “rapporto morale” dall'art. 24 del regolamento d'applicazione della
legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele (RL
4.1.2.2.1), è destinata a far sì che l'autorità tutoria possa valutare se
l'assistenza prestata dal tutore (o dal curatore) sia ancora adeguata alle
condizioni del pupillo, continui a promuoverne lo sviluppo personale e risponda
al bene di lui. A tal fine il rapporto deve contenere informazioni che permettano
di apprezzare se i motivi a sostegno della misura di protezione sus­sistano, siano
venuti meno o richiedano adeguamenti (Geiser
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª
edizione, n. 3 ad art. 423). Quanto all'approvazione del rapporto da parte dell'autorità
tutoria, essa non dà scarico al tutore (o al curatore), il quale non è
sollevato dalle proprie responsabilità (Geiser,
op. cit., n. 6 ad art. 423 CC con rinvii). L'approvazione significa
semplicemente che l'autorità tutoria ha accertato la conformità del rapporto morale
ai requisiti di legge. In caso contrario, ravvisando incompletezze o manchevolezze
nell'esposto, essa nega l'approvazione in tutto o in parte. Contestualmente l'autorità
medesima statuisce – di regola – sulla mercede spettante al tutore (o al curatore),
indicando chi se ne debba far carico (Geiser,
op. cit., n. 7 ad art. 423 CC).

                                   6.   Nella
fattispecie l'appellante sostiene che la Commissione tutoria regionale avrebbe
dovuto negare l'approvazione del rapporto morale 2007 presentato dalla
curatrice educativa perché quest'ultima avrebbe – in sintesi – agito in modo
scorretto e contrario all'interesse dei figli, esprimendo giudizi in contrasto
con l'opinione del perito. L'argomentazione non è tuttavia di alcuna pertinenza
per l'approvazione del rapporto morale, il cui scopo era unicamente quello di
valutare – come detto – se i motivi a sostegno della misura di protezione sus­sistessero,
fossero venuti meno o richiedessero adeguamenti. E l'interessato non pretende
che la misura andasse soppressa o che la Commissione tutoria regionale dovesse
emanare direttive sulla gestione della curatela. Certo, secondo l'appellante il
rapporto morale è inveritiero e tradisce pregiudizio nei suoi confronti. Non indica
però quali sarebbero le affermazioni menzognere della curatrice e neppure quali
elementi indizierebbero prevenzione nei suoi riguardi. Che poi la curatrice
educativa abbia espresso la propria opinione sui motivi per cui AP 1 rifiuti ormai
di incontrarla nulla muta, il rapporto morale contenendo per sua natura il
punto di vista del tutore (o del curatore). L'appellante non può quindi esigere
di sostituirlo con il proprio.

 

                                   7.   Per
quanto riguarda l'approvazione dell'onorario esposto dalla curatrice educativa,
l'appellante fa valere che la Commissione tutoria regionale avrebbe dovuto contestarne
l'ammontare perché l'CO 2 ha svolto male il mandato. Il problema è che la Commissione tutoria regionale non poteva “contestare” la cifra. Tutt'al più poteva ridimensionarla,
spiegandone i motivi. Se non che, la Commissione tutoria regionale avendo approvato la nota professionale della curatrice, incombeva all'appellante indicare nel
caso specifico di quanto il compenso andasse ridotto. Dandosi contestazioni
pecuniarie, in effetti, le domande di appello vanno formulate in termini chiari
e precisi (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC ticinese combinato con il cpv. 5). Un
appellante non può limitarsi a conclusioni indeterminate, ma deve cifrare le
sue pretese (Rep. 1993 pag. 228 consid. b, 1985 pag. 95
consid. 1; iden­tico principio vige sul piano federale: DTF 133 II 415
consid. 1.4.2 in fine). Eccezioni a tale principio non si ravvisano in concreto
(DTF 131 III 245 consid. 5.1). E nella fattispecie AP 1 non indica neppure a
grandi linee di quanto andasse ridotta la mercede della curatrice. Su tal punto
l'appello si rivela di conseguenza irricevibile.

 

                                         Si
aggiunga che l'appellante non precisa quando la curatrice avrebbe
assolto l'incarico in modo carente o inadeguato. Egli si duole di una condotta “scorretta e contraria all'interesse dei bambini”, poiché costei
sarebbe “andata oltre e fuori le sue mansioni”, esprimendo “giudizi
completamente opposti a quelli raccomandati dal perito psichiatra”. Non è dato
di comprendere tuttavia quando ciò sarebbe avvenuto. Se l'appellante si riferisce
alla regolamentazione dei diritti di visita durante il Natale del 2007 e la
Pasqua del 2008, mal si intravede perché egli non abbia impugnato le decisioni
della curatrice davanti alla Commissione tutoria regionale (art. 420 cpv. 1 CC
per analogia). Se invece egli si riferisce alle opinioni espresse dalla
curatrice nel rapporto morale, si è appena visto (consid. 6) che tale relazione
raccoglie per sua natura l'orientamento del tutore o del curatore. Non può
quindi imputarsi a quest'ultimo una cattiva esecuzione del mandato per il solo
fatto di esprimere la propria opinione nell'esposto. Ne segue che, comunque lo
si consideri, anche su questo punto l'appello è destinato all'insuccesso.

 

                                   8.   Gli oneri processuali seguono il principio della soccombenza (art. 148
cpv. 1 CPC ticinese). Non si pone invece problema di ripetibili, l'appello non
essendo stato intimato per osservazioni.

 

                                   9.   Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza
sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), l'approvazione relativa a
relazioni del curato­­re può formare oggetto di ricorso in materia civile (art.
72 cpv. 2 lett. b n. 5 LTF). L'approvazione del rapporto morale è impugnabile
senza riguardo a questioni di valore, mentre quella dell'onorario della
curatrice (fr. 7576.90) non raggiunge in
concreto la soglia di fr. 30 000.– stabilita dall'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la decisione
impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 450.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
500.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – , ;

                                         – , ;

                                         – , ;

                                         – , .

                                         Comunicazione
alla Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera
civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario
il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile
contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF
(art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia
civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia
civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF
(art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art.
115 LTF.