# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fae17527-e24b-5375-aedb-a833c7d71fe5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-05-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.05.2021 35.2020.102
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2020-102_2021-05-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  35.2020.102

   

  PC/MM/sc

  	
  Lugano

  3 maggio 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 novembre 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 23 ottobre 2020 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 19 ottobre 2018, RI 1,
nata nel 1982, dal 1° settembre 2018 dipendente della ditta “__________” di __________
in qualità di "responsabile marketing e comunicazione" di un
esercizio pubblico e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso la
__________ (in seguito: __________), è stata investita da un'autovettura mentre
attraversava le strisce pedonali, insieme alla figlioletta __________ che si
trovava nel marsupio (doc. 5, E, IV-bis).

Secondo il rapporto del 19 ottobre 2018 del Pronto soccorso dell’Ospedale __________
di __________, RI 1 ha riportato la "frattura del piatto tibiale
mediale e laterale in sede posteriore, frattura delle spine tibiali in sede
anteriore”. La figlia non ha riportato invece alcun danno alla salute (doc.
23, 49 e doc. E).

                                         In un secondo tempo, è pure
stata refertata l’esistenza di una piccola frattura, non dislocata, dell’osso
sacro (doc. 111). 

Il 22 settembre 2018, RI 1 è stata sottoposta a un intervento artroscopico al
ginocchio destro (“artroscopia ginocchio destro con dislocazione crociato
anteriore ginocchio destro” e “rifissazione transossea dell’avulsione
crociato anteriore con due Fibre wire 2 e fissazione con Endbutton” - doc.
5). 

 

                                         L'istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Fondandosi sul rapporto
relativo alla visita di controllo del 12 novembre 2019 del dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato
locomotore (doc. 127 in tedesco e doc. 132 traduzione in italiano), il 28
novembre 2019, la __________ ha comunicato all’assicurata l’interruzione a
decorrere dal 1° dicembre 2019 delle prestazioni sanitarie e d'indennità
giornaliera, ritenuto come ella avrebbe ritrovato una piena capacità dal 12
novembre 2019 (nella sua attività abituale), tenuto conto dei soli postumi
infortunistici residuali. L’assicuratore ha inoltre informato RI 1 che non sussisteva
“alcun diritto ad ulteriori prestazioni in denaro da parte della __________,
quali una rendita d’invalidità e/o un’indennità per menomazione dell’integrità”
(cfr. doc. 135).

                               1.3.   A seguito dell'opposizione
del 10 gennaio 2020 (doc. 135) inoltrata personalmente dall’assicurata, con
decisione su opposizione del 23 ottobre 2020, la CO 1 (la quale, in data 30
maggio 2020, ha ripreso il portafoglio assicurativo LAINF della __________ - doc.
135) ha confermato la precedente decisione (doc. A).

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 25
novembre 2020, RI 1, rappresentata dall'avv. RA 1, ha chiesto l’annullamento
della decisione su opposizione impugnata e il riconoscimento a suo favore delle
“prestazioni LAINF anche dopo il 28 novembre 2019” (doc. I, pag. 14).

La rappresentante della ricorrente chiede che la CO 1 venga condannata a
continuare ad erogare le proprie prestazioni (cura medica, indennità
giornaliera e, eventualmente, successiva rendita d’invalidità) a dipendenza dell’infortunio
del 19 ottobre 2018. La patrocinatrice critica l’operato dell’amministrazione
per non aver considerato che l’insorgente, al momento in cui è stata emanata la
decisione su opposizione, soffriva tanto di disturbi somatici che di turbe
psichiche, il tutto da ricondurre all’infortunio assicurato. In particolare,
contrariamente a quanto indicato dal medico fiduciario, ella non sarebbe in
grado di svolgere alcuna attività lavorativa, sia a causa dei dolori organici
ancora presenti che per la problematica psichica attestata dalla psichiatra curante
(cfr. doc. C). 

L’avv. RA 1 precisa inoltre che la sua patrocinata era stata visitata nel 2017
dal reumatologo dr. med. __________ in ragione di un problema alle mani e,
durante quella visita, aveva lamentato dolori diffusi. Allora era in gravidanza
ed i problemi descritti si sono risolti alla fine della stessa. In ogni caso,
l’amministrazione non avrebbe tenuto conto del fatto che il reumatologo in
questione ha sostenuto che l’infortunio ha peggiorato il decorso della
preesistente patologia.

Per quanto concerne invece i disturbi psichici, ella rimprovera all’amministrazione
di aver ritenuto inadempiuti i criteri elaborati dalla giurisprudenza federale in
materia di causalità adeguata, senza esaminare compiutamente i medesimi e senza
effettuare alcun accertamento medico specifico. A distanza di oltre due anni dall’infortunio,
la sua patrocinata non ha potuto riprendere il proprio lavoro, fatica ad occuparsi
da sola delle due figlie e persino a effettuare una passeggiata in zona
trafficata. Andrebbe poi considerato che l’assicurata è una mamma che sta
crescendo da sola due figlie di meno di cinque anni. Tutti gli esempi riportati
dall’amministrazione a sostegno della tesi di un infortunio di media gravità riguardano
delle persone sole, nessun caso concerne una neomamma. Secondo l’avv. RA 1, tale
circostanza “… dovrebbe giocare un ruolo importante nella valutazione del
caso perché con un neonato in fasce ci si comporta e si reagisce - fisicamente
e mentalmente - in modo molto diverso rispetto a quando si è soli, senza
responsabilità famigliari. Si abbisogna anche di molti più aiuti esterni per
potersi occupare dei figli, circostanza che non è stata considerata nella
commisurazione dell'inabilità lavorativa, ma che nel caso concreto della
ricorrente ha giocato un ruolo molto importante. Risulta quindi essere adempiuto
il criterio relativo alla rilevanza del grado e della durata dell'incapacità
lavorativa dovuta alle lesioni fisiche dell'infortunio. Nel caso
concreto risulta essere adempiuto pure il criterio relativo al decorso
sfavorevole della cura considerato che l'infortunio non è stato curato
adeguatamente al momento dell'incidente dal personale del Pronto soccorso e la
problematica lombare con sospetta frattura stata scoperta solo successivamente.
Infine dagli atti medici emerge chiaramente che il criterio relativo alla
persistenza dei dolori somatici è realizzato poiché la ricorrente soffre di
dolori cronici, come attestato sia dalla perizia del Dr. __________ che dalla
psichiatra che l'ha tutt'ora in cura (cfr. certificato Dr. med. __________:
"in particolare dolore fisico cronico")”. (doc. I, pag. 11 e 12).
Stante ciò, secondo l’avv. RA 1, andrebbe ammessa l’esistenza di un nesso di
causalità adeguato tra la patologia psichica di cui soffre l’assicurata e l’evento
del 19 ottobre 2018. 

La patrocinatrice chiede infine che la ricorrente venga posta al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio, visto che la sua
situazione finanziaria è precaria, non percependo più alcun salario dal mese di
ottobre 2020. 

 

                               1.5.   Il 16 dicembre 2020, l’avv. RA
1 ha versato agli atti il certificato municipale per l’ammissione
all’assistenza giudiziaria debitamente compilato, vidimato e corredato da
svariata documentazione.

 

                               1.6.   Con la risposta di causa, la CO
1 ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. V).

 

                               1.7.   In data 8 gennaio 2021,
l’avv. RA 1 ha prodotto il rapporto di polizia relativo all’incidente stradale
di cui è rimasta vittima la sua patrocinata (doc. VII-1). In quella sede, ella ha
pure chiesto “che venga svolta una perizia medica attestante l’inabilità
lavorativa a livello psichiatrico.” (doc. E). 

 

                               1.8.   Il 1° febbraio 2021, la CO 1 si
è riconfermata nella richiesta di reiezione del ricorso (doc. X). 

 

                                         Il doc. X è stato trasmesso
per conoscenza alla rappresentante della ricorrente (doc. XI). 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L'oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se la CO 1 era legittimata, oppure no, a interrompere
dal 1° dicembre 2019 il proprio obbligo a prestazioni a dipendenza dell’infortunio
dell’ottobre 2018, negando pure il diritto a una rendita d’invalidità e a
un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI). 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

 

                                         Il diritto alle
prestazioni risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un
nesso di causalità naturale tra l’evento dannoso e il danno alla salute.
Questa condizione è adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una conditio sine qua non del danno. È questione di
fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un
nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si
determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (DTF 129 V 177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p.
406). 

 

                               2.3.   Se un infortunio ha
semplicemente scatenato un processo che sarebbe comunque insorto anche senza
questo evento, il nesso di causalità naturale tra i disturbi accusati
dall’assicurato e l’infortunio deve essere negato se lo stato morboso
preesistente è ritornato ad essere quello che era prima dell’infortunio (status
quo ante) oppure se ha raggiunto lo stadio che sarebbe prima o poi
subentrato anche senza l'infortunio (status quo sine) (RAMI 1992 U 142
p. 75 consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469;
U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der
Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093). 

                                         Il solo fatto che la
sintomatologia sia apparsa soltanto dopo un infortunio, non basta per stabilire
un rapporto di causalità naturale con questo medesimo infortunio (ragionamento
“post hoc, ergo propter hoc”; cfr. DTF 119 V 335 consid. 2b/bb p. 341s.;
RAMI 1999 U 341 p. 408s. consid. 3b). Occorre di principio ricercarne
l’eziologia e verificare, su questa base, l’esistenza del nesso di causalità
con l’evento assicurato. Pertanto, in materia d’infortunio del tipo “colpo di
frusta” alla colonna cervicale, di trauma equivalente oppure di trauma
cranio-cerebrale, senza dimostrazione di un sostrato organico oggettivabile,
l’esistenza di un legame causale naturale tra l’infortunio e l’incapacità
lavorativa o di guadagno, deve di principio essere ammessa in presenza di un
quadro clinico tipico caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di
testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile
stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione,
cambiamento della personalità, ecc.. L’esistenza di un infortunio di questo
tipo così come delle sue conseguenze, presuppone delle attendibili
certificazioni medico-specialistiche (cfr. DTF 119 V 335 consid. 1, 117 V 359
consid. 4b; in merito alle misure istruttorie necessarie, si veda la DTF 134 V
109 consid. 9 p. 122 s.).

 

                               2.4.   Il diritto alle prestazioni
assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra
l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica,
il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in
cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p.
103). Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare
l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici
sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli
infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni
insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata banale), gli
infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a tale
classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio è stato
vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un
punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità,
occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più
importanti sono: 

 

                                         -
   le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -
   la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate,
segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi
psichici;

                                         -    la durata
eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -    i disturbi somatici
persistenti;

                                         -
   la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -
   il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -
   il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Non in ogni caso è
necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di
un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di
causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si
situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da
considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare
affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF
115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid.
4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a). 

 

                               2.5.   La più recente giurisprudenza
federale applica la prassi relativa all’evoluzione psichica abnorme conseguente
a infortunio nei casi in cui l’esistenza dei disturbi denunciati dalla persona
assicurata è sì stata attestata da medici specialisti, ma non oggettivata
mediante accertamenti strumentali e radiologici scientificamente riconosciuti.
Secondo l’Alta Corte, in quei casi, l’assenza di postumi organici oggettivabili
non esclude a priori l’esistenza di un nesso di causalità naturale con
l’evento traumatico in questione (cfr. SVR 2012 UV n. 5 p. 17ss. consid. 5.1 e
riferimenti ivi menzionati). L’esame della causalità naturale viene però
momentaneamente sospeso, per procedere a un esame particolare dell’adeguatezza
del nesso causale. Se da tale esame emerge non essere dato il necessario nesso
di causalità adeguata, si può rinunciare a esperire ulteriori indagini sulla
questione della causalità naturale tra l’infortunio e i disturbi lamentati (DTF
135 V 465 consid. 5.1). 

 

                                         Ad esempio, questo
principio è stato applicato dall’Alta Corte in una sentenza 8C_267/2009 del 26
gennaio 2010 consid. 4.3, riguardante dei disturbi visivi denunciati da un
assicurato che era stato spinto contro un muro da una terza persona. Ammessa
l’esistenza del nesso di causalità naturale in quanto attestata da due
neuro-oftalmologi attivi a livello universitario e constatata la mancata
oggettivazione di un danno alla salute organico, il TF ha esaminato il caso dal
profilo della causalità adeguata in applicazione della “psico-prassi” (e non di
quella relativa ai traumi cranio-cerebrali siccome l’assicurato aveva lamentato
una semplice contusione cranica), per giungere alla conclusione che
l’adeguatezza non era data. 

 

                                         In una sentenza
8C_291/2012 dell’11 giugno 2012, la Massima Istanza ha deciso in questo stesso
modo, a proposito di una fattispecie in cui i disturbi lamentati
dall’assicurato all’arto inferiore sinistro, riferibili secondo gli specialisti
a un dolore neuropatico provocato dall’infortunio, non avevano potuto essere
oggettivati né neurologicamente né mediante esami strumentali per immagini. 

 

                                         Infine, nella DTF 138 V
248, il Tribunale federale, modificando la propria giurisprudenza, ha stabilito
che in presenza di acufeni non attribuibili a un’affezione organica
oggettivabile, il nesso di causalità adeguata con l’infortunio non può essere ammessa
senza aver fatto l’oggetto di un esame particolare, al pari di quanto avviene
per altri quadri clinici senza prova di deficit organico.

 

                               2.6.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02
dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg.
(= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno
il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in
tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle
armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1
CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio
l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei
mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in
particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_862/2014
del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il
valore probante di un rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui
temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle
censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena
conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr.
21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p.
191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STF I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STF I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.7.   Nella concreta evenienza, la CO
1 ha dichiarato estinto dal 1° dicembre 2019 il proprio obbligo a prestazioni dipendente
dall’infortunio del 19 ottobre 2018, in quanto “con verosimiglianza
preponderante, per quanto riguarda i disturbi residui ancora presenti a carico
del ginocchio destro, lo stato di salute si è stabilizzato al più tardi al
momento della visita peritale ovvero il 12 novembre 2019. Per quanto riguarda i
disturbi della colonna vertebrale, dal sacro al tratto cervicale, al più tardi
a partire dal 12 novembre 2019 è stato raggiunto lo status quo sine”,
mentre “gli stati e attacchi d'ansia, insonnia e mancanza di concentrazione”,
che secondo l’assicuratore non correlano con un danno infortunistico
oggettivabile, “dopo il 1° dicembre 2019, non costituiscono più una
conseguenza adeguata dell'evento infortunistico” (doc. A, pag. 9). 

                                         La decisione della CO 1 risulta
essenzialmente fondata sul rapporto 14 novembre 2019 del dr. med. __________, medico
fiduciario della __________ (doc. 127; traduzione in italiano agli atti sub
doc. 132).

Da parte sua, la ricorrente sostiene invece che i disturbi di natura somatica e
psichica di cui soffre sarebbero la conseguenza, naturale e adeguata,
dell’infortunio in disamina, tenuto pure conto che prima del noto incidente stradale
ha sempre goduto di buona salute (cfr., in particolare, doc. I).

 

                               2.8.   Dalla documentazione medica
agli atti risulta che l’assicurata è portatrice di danni organici
oggettivabili a livello del ginocchio destro e dell’osso sacro. 

 

                                         Secondo il rapporto 19
ottobre 2018 del Servizio di Pronto soccorso dell’Ospedale __________ di __________,
ove l’assicurata ha ricevuto le prime cure, ella ha riportato fratture a
livello del piatto tibiale mediale/laterale e delle spine tibiali in
sede anteriore (doc. 23). 

                                         Dal 22 al 25 ottobre 2018,
RI 1 è quindi stata degente presso il Servizio di chirurgia del nosocomio di __________.
In quell’ambito, ella è stata sottoposta a un intervento artroscopico al
ginocchio destro con lavaggio articolare per ematro e rifissazione transossea
dell’avulsione del legamento crociato anteriore (doc. 56). 

                                         Dalla successiva
documentazione medica risulta pure la diagnosi di piccola frattura non
dislocata dell’osso sacro (cfr. doc. 100 e doc. 111). 

                                         

                                         Nel mese di novembre 2019,
ha avuto luogo una visita fiduciaria di controllo a cura del chirurgo
ortopedico dr. med. __________. 

                                         In quell’occasione, lo
specialista ha diagnosticato una frattura da avulsione del piatto tibiale a
destra con lacerazione distale del legamento crociato anteriore con nuova
fissazione in artroscopia del LCA e asportazione del materiale di osteosintesi
nell’aprile 2019, come pure una contusione lombosacrale con possibile piccola
frattura non dislocata del sacro ed esacerbazione del dolore. Egli ha inoltre
refertato la presenza di una sindrome algica cronica (diagnosi differenziale:
sindrome fibromialgica primaria e sindrome algica somatoforme), giudicata essere
estranea all’infortunio assicurato. 

                                         Il dott. __________ ha
quindi valutato la fattispecie nei seguenti termini:

 

" (…) I
dolori alla schiena enfatizzati, non congrui alla situazione e descritti in maniera
molto efficace, complicano da un lato la valutazione e non sono compatibili
dall'altro con i dati clinici e radiologici. L'assicurata riferisce, ad
esempio, che non può camminare nemmeno per dieci minuti e spesso zoppica,
tuttavia presenta una muscolatura e callosità plantari simmetriche a sviluppo
normale. L'intervento chirurgico al ginocchio ha avuto un ottimo risultato, con
stabilità simmetrica e libera escursione motoria. Ciò si manifesta anche nelle
mutevoli posizioni che l'assicurata assume da seduta, con le gambe l'una
sull'altra.

I mutevoli movimenti in posizione seduta, l'atteggiamento libero
del tronco e la posizione obliqua sul lettino, nonché la posizione prona con
iperreclinazione, i movimenti attivi di torsione durante l'esame e la successione
dei movimenti nello spogliarsi e nel rivestirsi non sono compatibili con una
severa lombalgia, nonostante il movimento ostentatamente rallentato, il
comportamento algico manifestato e il debole tono muscolare. Inoltre, le
mutevoli posizioni sia del lato sia con le gambe accavallate e persino in
posizione “alla turca” non sono compatibili con i forti dolori descritti a
carico del sacro.

Nel complesso, l'assicurata sembra eccessivamente oberata dalla
situazione, molto fissata sul suo stato e talvolta anche disperata.

Aspetti medico-assicurativi: i disturbi residui ancora presenti a
carico del ginocchio destro sono da ricondurre all'infortunio. Tuttavia,
la situazione si è stabilizza dopo la rimozione del materiale. I disturbi della
colonna vertebrale, dal sacro al tratto cervicale, sono un aggravamento
transitorio di una condizione già presente a carico del sistema
muscolo-scheletrico; qui è stato raggiunto lo status quo sine.

Per quanto riguarda le conseguenze dovute all'infortunio a carico
del ginocchio e del distretto lombosacrale, vi è quindi una piena capacità
lavorativa.” (doc. 132, p. 7 s. – il corsivo è della redattrice)

 

                                         Interrogato a proposito dell’insorgenza
di un danno strutturale oggettivabile causato dall’evento traumatico, il medico
fiduciario dell'assicuratore ha formulato le seguenti considerazioni:

 

" (…) l'infortunio
ha causato una frattura del piatto tibiale a destra con lacerazione ossea
dell'inserzione distale del legamento crociato, che è stato nuovamente fissato
in artroscopia. Inoltre, dal punto di vista radiologico è stata sospettata la
diagnosi di una piccola frattura del sacro, che non riesco a vedere.

Nota: per il ginocchio operato, che rispetto al controlaterale si
presenta alla visita dei risultati nella norma, si è raggiunto uno stato finale
stabile.

La possibile piccola frattura non dislocata del sacro è ora
consolidata con probabilità preponderante un anno dopo l'infortunio.

Il dott. __________ ha trovato una piccola lesione del labbro
dell'anca sinistra, trattata in maniera conservativa. La degenerazione già
visibile di entrambe le articolazioni dell'anca alla radiografia senza mezzo di
contrasto è con probabilità preponderante una degenerazione preesistente, che
alla visita odierna non ha presentato alcuna correlazione clinica.”

 

                                         Chiamata ora a
pronunciarsi, questa Corte ritiene di poter validamente fondare il proprio
giudizio sulla valutazione del dott. __________, in base alla quale, da una
parte, trattandosi del rachide lombo-sacrale, il nesso di causalità naturale si
è estinto trascorso oltre un anno dall’infortunio e, dall’altra, lo stato
infortunistico del ginocchio destro è da ritenere ormai stabilizzato. 

 

                                        Per quanto concerne il primo
aspetto, questo Tribunale constata che il parere del medico consulente
dell’assicuratore è conforme alla dottrina medica dominante, secondo la quale, dopo
traumi quali contusioni o distorsioni alla colonna vertebrale, lo stato
anteriore del rachide può, di regola, considerarsi ristabilito trascorsi alcuni
mesi a contare dall'evento traumatico (3-4 mesi in caso di trauma alla regione
lombare, rispettivamente 6-9 mesi, al massimo un anno, in presenza di
preesistenti alterazioni degenerative - cfr. STF U 250/06 del 17 luglio 2007,
consid. 4.2), come se l'infortunio non fosse mai sopraggiunto (cfr. Bär/Kiener,
Traumatismes vertébraux, in Informations médicales N. 67/décembre 1994,
p. 45 ss., contributo in cui viene illustrata, con dovizia di riferimenti, la
posizione della dottrina medica dominante in materia appunto di traumi
vertebrali; si veda pure E. Morscher/G. Chapchal, Schäden des Stütz- und
Bewegungsapparates nach Unfällen: Wirbelsäule, in Versicherungsmedizin,
Hrsg. E. Baur, U. Nigst, Berna 1973; 3a ed. 1985). Questa tesi dottrinale è peraltro
stata recepita dalla giurisprudenza federale e cantonale (cfr. SVR 2009 UV Nr.
1 p. 1; STF 8C_793/2018 del 7
maggio 2019 consid. 3.1.4; STF 8C_42/2017
del 16 febbraio 2017 consid. 4.3; STF 8C_217/2013 del 4 settembre 2013 consid.
3.4; STF 8C_562/2010 del 3 agosto 2011 consid. 5.1, STF 8C_314/2011 del 12
luglio 2011 consid. 7.2.3, STF 8C_416/2010 del 29 novembre 2010 consid. 3.3 e STF
8C_679/2010 del 10 novembre 2010 consid. 3.3).

 

                                         Nel caso di specie, dalla
documentazione medica agli atti non emerge affatto che l’evento traumatico
avrebbe modificato strutturalmente lo stato preesistente del rachide nel
senso richiesto dalla giurisprudenza federale (in questo senso, si veda il
referto 16 luglio 2019 del dott. __________, in cui si legge che “pure l’ultima
MRI della colonna lombare eseguita il 30.01.2019 non ha evidenziato
patologie significative, nessun esito postraumatico e nessuna grave
discopatia.” – il corsivo è della redattrice). Stante ciò, l’infortunio in
questione può avere tutt’al più aggravato transitoriamente il
preesistente stato del rachide (il dott. __________ parla in effetti di preesistenti
dolori cronici di probabile origine funzionale-somatoforme, che hanno subito un
peggioramento a seguito dell’evento infortunistico dell’ottobre 2018 – cfr.
doc. 111). Pertanto, avendo la CO 1 riconosciuto il proprio obbligo a
prestazioni sino alla fine del mese di novembre 2019, essa ha rispettato la
giurisprudenza appena evocata, avendo posto termine al versamento delle proprie
prestazioni trascorso oltre un anno dal sinistro assicurato.

                                         Per quanto concerne la
piccola frattura non dislocata dell’osso sacro, oggettivata a margine all’esame
di risonanza magnetica del 30 gennaio 2019, il dott. __________ ha affermato
che, a distanza di un anno dall’infortunio, essa si è con probabilità
preponderante consolidata (doc. 132, p. 9). Inoltre, nessuno degli specialisti
intervenuti pretende che essa possa in qualche modo giustificare la
sintomatologia denunciata dall’insorgente. Anzi, il fiduciario
dell’assicuratore ha segnalato che “le mutevoli posizioni sia del lato sia con
le gambe accavallate e persino in posizione “alla turca” non sono
compatibili con i forti dolori descritti a carico del sacro.” (doc. 132, p.
8 – il corsivo è della redattrice). 

 

                                         Sul secondo aspetto,
il TCA rileva che dalla documentazione medica agli atti non si evince
che, dopo la rimozione del materiale di osteosintesi nell’aprile 2019, vi
fossero ancora delle terapie atte a migliorare notevolmente le
condizioni del ginocchio destro. Con rapporto del 22 maggio 2019, il
fisioterapista __________ ha riferito che il recupero del ginocchio era “ad un
buon livello, la mobilità è completa e stiamo proseguendo con esercizi di
forza, propriocezione in carico monopodalico e perfezionamento della
deambulazione.”, e ciò sebbene, a suo avviso, “probabilmente la situazione
psico-emotiva legata al trauma subito sta rallentando il recupero, pertanto
credo sia utile proseguire il percorso intrapreso considerando che la paziente
è molto motivata a tornare ad uno stato di benessere e si sta impegnando per
eseguire al meglio gli esercizi proposti e per seguire tutte le indicazioni
ricevute.” (doc. 101). D’altro canto, a margine della consultazione del 15
luglio 2019, il reumatologo dott. __________ non ha refertato problemi
specifici al ginocchio destro (“Stato articolare ai quattro arti privo di
particolarità di rilievo”) e non ha neppure formulato delle specifiche
proposte terapeutiche. Egli ha peraltro fatto stato della presenza di una “…
diffusa importante dolenzia alla palpazione dell’intero sistema locomotore, ben
oltre ai classici tender points fibromialgici (allodinia)”, che ha inquadrato
nella diagnosi di sindrome del dolore cronico (DD: sindrome fibromialgica
primaria, sindrome somatoforme) (doc. 111). Infine, non può essere ignorato
come la patrocinatrice della ricorrente nemmeno pretenda, producendo in
proposito pareri specialistici divergenti, che lo stato del ginocchio destro
non sarebbe stabilizzato ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 LAINF.

 

                                         Il TCA non può peraltro
seguire la rappresentante dell’assicurata laddove fa valere che il referto del
dott. __________ contiene delle inesattezze (il fiduciario ha scritto che, al
momento dell’incidente, la figlia __________ si trovava nel passeggino, quando
in realtà era nel marsupio), che farebbero “… presumere la leggerezza con la
quale il caso è stato trattato dall’assicurazione” (doc. I, p. 5). In effetti,
l’inesattezza evidenziata dall’avv. RA 1 non è atta a sminuire il valore
probatorio riconosciuto alla valutazione del medico fiduciario. 

 

                                         Applicando il criterio
della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), questo Tribunale ritiene dunque dimostrato
che, a far tempo dal 1° dicembre 2019, i disturbi interessanti il rachide non
si trovavano più in una relazione di causalità naturale con l’infortunio
dell’ottobre 2018 e che, da quello stesso momento, lo stato del ginocchio
destro, ancora imputabile all’evento assicurato, si era stabilizzato con
conseguente estinzione del diritto alle prestazioni di corta durata (cura
medica + indennità giornaliera). 

 

                               2.9.   Secondo l’amministrazione, la
ricorrente presenta pure dei disturbi risultati privi di sostrato organico
oggettivabile, segnatamente una sindrome algica generalizzata a carattere
fibromialgico, difficoltà di concentrazione e una problematica psichica (una
sindrome da disadattamento [ICD10: F43.2], caratterizzata da “ansia, calo del
tono dell’umore, pianto improvviso, senso di ingiustizia, senso di perdita
delle proprie potenzialità, astenia, facile faticabilità, irritabilità, e in
particolare dolore fisico cronico”, secondo il rapporto 6 novembre 2020 della
psichiatra curante [doc. C]). 

 

                                         Questa Corte concorda che,
in effetti, per la complessa sintomatologia denunciata da RI 1 non è stata
trovata sufficiente correlazione con un danno organico oggettivabile. Proprio in
questo senso si è del resto espresso anche lo specialista in reumatologia
consultato privatamente dall’assicurata, a margine della consultazione del 15
luglio 2019 (doc. 111, p. 1: “Da allora i dolori all’intero sistema locomotore
si sono sempre più aggravati, accompagnati inoltre da innumerevoli disturbi
neurovegetativi, per i quali è già stata ampiamente indagata negli ultimi mesi senza
che si siano riscontrate patologie significative.” – il corsivo è della
redattrice). 

 

                                         In tale contesto va ricordato
che, per poter parlare di lesioni traumatiche oggettivabili dal punto di vista
organico, i risultati ottenuti devono essere confermati da indagini effettuate
per mezzo di apparecchiature diagnostiche o di immagine radiologica e i metodi
utilizzati riconosciuti scientificamente (STF 8C_261/2019 dell’8 luglio 2019 consid. 3 e riferimenti; cfr.
pure DTF 134 V 109 consid. 9 p. 122).

                                         In questo senso, in una
sentenza pubblicata in SVR 4-5/2009 UV 18, p. 69ss., il TF ha precisato che
reperti clinici quali miogelosi, dolori alla digitopressione del
collo oppure limitazioni nella mobilità del rachide cervicale, non
possono di per sé essere qualificati quale chiaro substrato organico dei
disturbi (si veda pure la STF 8C_416/2010 del 29 novembre 2010 consid. 3.2).

                                         L’Alta Corte ha, altresì,
statuito che nemmeno le cefalee costituiscono la prova della presenza di
un danno organico di natura infortunistica, sebbene esse possano essere
classificate secondo la Classificazione Internazionale delle Cefalee (ICHD-II)
della International Headache Society (cfr. SVR 2008 UV 2 p. 3; STF
8C_680/2010 del 4 febbraio 2011 consid. 3.2; in materia di cefalee, si veda
pure la DTF 140 V 290).

                                         In una sentenza U 273/06
del 9 agosto 2006 consid. 3.3, il TF ha confermato che, per costante
giurisprudenza, la neuropsicologia non è di per sé atta a dimostrare
l’esistenza di disfunzioni cerebrali organiche derivanti da un infortunio.

 

                             2.10.   In assenza di un sufficiente sostrato organico oggettivabile,
come è il caso nella presente fattispecie (si veda il consid. 2.9.), occorre
effettuare un esame specifico dell’adeguatezza.

 

                                         Secondo la giurisprudenza
federale, l’esame dell’adeguatezza del legame causale può però avvenire, al più
presto, quando l’assicuratore contro gli infortuni, in virtù dell’art. 19 cpv.
1 LAINF, è tenuto a chiudere un caso (con interruzione delle prestazioni di
corta durata). Tale momento è dato quando dalla continuazione della cura medica
non vi è più da attendersi dei sensibili miglioramenti e quando eventuali
provvedimenti integrativi dell’assicurazione per l’invalidità si sono conclusi.
L’Alta Corte ha inoltre precisato che la questione del “sensibile
miglioramento” di cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione
dell’entità del previsto aumento oppure del ripristino della capacità
lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è pregiudicata dalle sequele
infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).

 

                                         Nel caso concreto, non vi
sono in discussione provvedimenti integrativi dell’AI, motivo per cui è
determinante il momento in cui si è stabilizzato lo stato di salute
dell’insorgente.

                                         In proposito, va
innanzitutto osservato che i disturbi al rachide al più tardi dal 1° dicembre
2019 non si trovavano più in nesso causale naturale con l’evento assicurato,
ragione per la quale gli eventuali relativi trattamenti non impediscono di
concludere alla stabilizzazione dello stato di salute infortunistico. D’altro
canto, è stato accertato che, a far tempo sempre dal mese di dicembre 2019, lo
stato del ginocchio destro si era stabilizzato, nel senso che da ulteriori
provvedimenti terapeutici non vi era più da attendersi dei sensibili
miglioramenti. Infine, nella misura in cui gli eventuali provvedimenti
terapeutici non concernono un danno alla salute somatico (disturbi psichici
– cfr. STF 8C_691/2013 del 19 marzo 2014 consid. 7.1: “Die Prüfung der Adäquanz eines Kausalzusammenhangs ist bei
Anwendung der Praxis zu den psychischen Unfallfolgen (BGE 115 V 133) in jenem
Zeitpunkt vorzunehmen, in dem von der Fortsetzung der auf die somatischen
Leiden gerichteten ärztlichen Behandlung keine namhafte Besserung des
unfallbedingten Gesundheitszustandes mehr erwartet werden kann (BGE 134 V 109 E.
6.1 S. 116; Urteil 8C_295/2013 vom 25. September 2013 E. 3.1).” – il
corsivo è della redattrice), rispettivamente
riguardano dei disturbi alla salute che si impongono come somatici ma che sono
finalmente risultati privi di sostrato organico, non ostacolano la chiusura del
caso a far tempo dal mese di dicembre 2019 con esame dell’adeguatezza (cfr. la
STF 8C_691/2013 del 19 marzo 2014 consid. 7.2: “Dr. med.
R.________, FMH Neurologie/FMH PMR Rheumatologie, Leiter Ambulatorium, und
Dipl.-Psych. Frau T.________, Fachpsychologin für Neuropsychologie FSP, Klinik
Y._______ führten in den Berichten vom 27. Januar und 3. Februar 2012 aus,
Anfang des Jahres habe der Versicherte wegen seinen Beschwerden nur zu 75 %
arbeiten können; empfohlen werde eine neuropsychologische und
psychotherapeutische Behandlung zur Unterstützung der Anpassungsleistung an die
Unfallfolgen, zum kognitiven Training und Erlernen von adäquaten Kompensationsstrategien.
Frau Dr. med. I.________, Neurologie FMH, legte im Bericht vom 17. Februar 2012
dar, der Versicherte arbeite weiterhin zu 75 % bis Ende Februar 2012;
angesichts der weiter bestehenden neuropsychologischen Funktionsstörungen und
posttraumatischen Kopfschmerzen sei - wie vom Ambulatorium der Klinik
Y.________ beschrieben - eine neuropsychologische Behandlung notwendig. Diese
empfohlenen, nicht somatisch indizierten Behandlungen stehen dem Fallabschluss
auf den 31. Januar 2012 mit Adäquanzprüfung nach BGE 115 V 133
nicht entgegen ...” – il corsivo è della redattrice). 

Assodato dunque che all’amministrazione non può essere rimproverato di aver prematuramente
chiuso la pratica, in assenza di un sufficiente sostrato organico oggettivabile,
in ossequio alla giurisprudenza evocata al consid. 2.5., occorre procedere a un
esame specifico dell’adeguatezza, secondo i criteri applicabili in caso di
evoluzione psichica abnorme conseguente a infortunio (DTF 115 V 133). 

 

                             2.11.   Con la decisione su
opposizione impugnata, l’assicuratore LAINF resistente ha classificato
l’infortunio di cui è rimasta vittima la ricorrente nella categoria di quelli
di media gravità in senso stretto. Quindi, dopo aver escluso l’adempimento di
cinque dei sette criteri di rilievo elaborati dalla giurisprudenza federale (circostanze
particolarmente drammatiche o spettacolari, lesioni particolarmente gravi o
pericolose per la sua vita, cura medica dalla durata eccezionalmente lunga, cura
medica errata e notevolmente aggravante gli esiti dell’infortunio, nonché
decorso sfavorevole della cura e complicazioni rilevanti) e averne lasciato
indecisi i restanti due (dolori somatici persistenti, grado e durata
dell’incapacità lavorativa), la CO 1 ha concluso che i disturbi privi di
sostrato organico oggettivabile (compresi quelli psichici) denunciati dopo il
1° dicembre 2019, non costituivano più una conseguenza adeguata dell’infortunio
dell’ottobre 2018 (cfr. doc. A).

Con la propria impugnativa, l’assicurata pare non contestare la qualifica dell’infortunio
operata dall’amministrazione (cfr. doc. I, p. 10: “Trattandosi di un infortunio
di tipo medio devono essere adempiuti almeno tre dei criteri di rilievo … -
il corsivo è della redattrice), ma ha sostenuto che occorrerebbe ammettere
l’adeguatezza del legame causale a fronte dell’adempimento di tre dei criteri
di rilievo richiesti dalla giurisprudenza, ossia quello della rilevanza del
grado e della durata dell’incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche
dell’infortunio, visto che a distanza di oltre due anni dall’infortunio non è
ancora riuscita a rientrare al lavoro, quello del decorso sfavorevole della
cura, considerato che al momento dell’incidente non è stata curata
adeguatamente dai sanitari del Servizio di PS essendo stata scoperta solo
successivamente la problematica lombare con sospetta frattura dell’osso sacro
e, infine, quello dei persistenti dolori somatici, dato che soffre di dolori
cronici come lo attestano sia il dott. __________ sia la psichiatra curante (cfr.
doc. I, pag. 10 s.).

 

                             2.12.   Chiamato a pronunciarsi, posto
che si è trattato di un investimento a bassa velocità – dal rapporto di polizia
prodotto sub doc. E risulta in effetti che la velocità dell’autoveicolo
era di circa 20 km/h -, e che, secondo la giurisprudenza federale, in questo
contesto occorre tenere conto della dinamica oggettiva dell’evento senza
considerare le conseguenze dell’infortunio né le circostanze concomitanti (cfr.
SVR 2008 UV Nr. 8 p. 26), il TCA concorda con la classificazione proposta dall’assicuratore.

                                         Del resto, è utile
segnalare che la Corte federale, in una sentenza U 228/06 del 4 maggio 2007, ha
qualificato quale infortunio di media gravità il sinistro occorso a
un’assicurata investita da un’autovettura mentre stava attraversando le strisce
pedonali. Ella aveva riportato la frattura delle due ossa della gamba sinistra,
un trauma cranico con perdita di conoscenza, delle ferite lacero-contuse al
cuoio capelluto e al labbro superiore, come pure delle contusioni multiple. In
un altro giudizio U 142/03 del 12 gennaio 2004, il TF ha classificato quale
infortunio di grado medio, escludendo che si trattasse di un sinistro al limite
della categoria degli eventi gravi, l’evento in cui un assicurato era stato
investito da un’autovettura, subendo contusioni alla schiena, ai gomiti ed
escoriazioni. Da parte sua, questo Tribunale ha classificato nella categoria degli
infortuni di media gravità in senso stretto, l’incidente della circolazione nel
quale un’assicurata era stata investita sulle strisce pedonali riportando una
trauma cranico con commotio cerebri e ferita lacero-contusa del cuoio capelluto
della regione parietale sinistra e una contusione dell'emibacino destro oltre
ad una frattura della testa della fibula con edema osseo al piatto tibiale
esterno a destra (STCA 35.2015.110 del 6 luglio 2016 consid. 2.11., cresciuta
incontestata in giudicato), l’incidente stradale nel quale un assicurato è
stato investito da un’autovettura riportando la frattura del collo del femore
sinistro, trattata con l’impianto di una protesi totale dell’anca (STCA
35.2014.97 del 30 giugno 2015 consid. 2.2.5., cresciuta incontestata in
giudicato), come pure il sinistro in cui un’assicurata era stata investita
sulle strisce pedonali lamentando una frattura del sacro e ischio-pubica
(frattura del Malgaigne), una frattura del corpo vertebrale di L5 a destra, una
frattura del processo trasverso del corpo vertebrale di L4, nonché una
contusione dell’emitorace sinistro (STCA 35.2014.9 del 9 ottobre 2014 consid.
2.7., cresciuta incontestata in giudicato). 

                                         Dalla giurisprudenza
federale non risulta peraltro che per classificare un evento traumatico, si
debbano prendere in considerazione fattori legati alla persona infortunata, ad
esempio, in concreto, il fatto che RI 1 è una neomamma e non una persona sola. 

 

                                         Il giudice è, quindi,
tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio, secondo i criteri
elaborati dal TF. Affinché possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso
causale, sarebbe necessario che un fattore sia presente in maniera
particolarmente incisiva oppure l’intervento di più criteri.

                                         In una sentenza
8C_897/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4.5, pubblicata in SVR 2010 UV Nr. 25
p. 100 s., il TF ha ribadito che - in caso di infortuni che fanno parte della
categoria di grado medio vera e propria - devono essere adempiuti almeno tre
dei criteri di rilievo affinché possa essere riconosciuta l’esistenza del nesso
causale adeguato.

 

                                         A titolo di premessa,
occorre osservare che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di
causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i
disturbi di natura somatica che si trovano in una relazione di causalità,
naturale e adeguata, con il sinistro assicurato (cfr. RAMI 1999 U 341 p.
409 e RAMI 1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti). 

                                         Sempre in questo contesto,
va precisato che i disturbi che si impongono come somatici, ma che non
possono però essere spiegati a sufficienza dal profilo organico, non devono
essere presi in considerazione (cfr. STF 8C_1044/2010 del 12 maggio 2011
consid. 4.4.4: “Die als körperlich imponierenden organisch jedoch nicht
hinreichend erklärbaren Beschwerden sind bei einer Prüfung der Adäquanz nach
BGE 115 V 133 nicht in die Beurteilung einzubeziehen (Urteil 8C_825/2008 vom 9.
April 2009 E. 4.6).”).

 

                                         Così come già indicato in
precedenza (cfr. supra, consid. 2.11.), la rappresentante della
ricorrente pretende che, nel caso di specie, sarebbero adempiuti tre dei criteri
di rilievo, la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti
dell'infortunio, i disturbi somatici persistenti, nonché il grado e la durata
dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche. 

 

                                         Per quanto riguarda il primo
criterio, il TCA non può seguire la rappresentante dell’assicurata laddove
fa valere che esso sarebbe soddisfatto in quanto la frattura composta dell’osso
sacro è stata diagnosticata soltanto con grande ritardo. In effetti, a
prescindere dal fatto che l’esistenza stessa della frattura in questione, a
detta del dott. __________, sarebbe dubbia, l’avv. RA 1 non dimostra in che
modo la sua diagnosi tardiva avrebbe aggravato notevolmente gli esiti dell'infortunio.
Del resto, è già stato sottolineato come nessun specialista pretenda che la
frattura sia suscettibile di giustificare la complessa sintomatologia
denunciata dall’insorgente. 

 

                                         D’altro canto, posto che i disturbi che non correlano con un danno
organico oggettivabile (compresi quelli psichici) non vanno considerati nella
valutazione dell’adeguatezza secondo la “psico-prassi” (al riguardo, si vedano
i principi giurisprudenziali che sono stati esposti in precedenza a titolo di
premessa), che i disturbi (organici) interessanti il rachide si sono trovati in
relazione di causalità naturale con l’infortunio soltanto sino al 30 novembre
2019 e che, così come verrà meglio precisato in seguito, i soli disturbi residuali
al ginocchio destro non hanno giustificato un’inabilità lavorativa oltre quella
medesima data, possono essere a priori ritenuti insoddisfatti il
criterio dei disturbi somatici persistenti e quello del grado e la durata
dell'incapacità lavorativa. A quest’ultimo proposito, è utile segnalare che,
secondo la giurisprudenza federale, il criterio in questione è adempiuto in presenza di una totale
incapacità lavorativa di quasi tre anni ("fast drei
Jahren"/"rund dreijährige durchgehende Arbeitsunfähigkeit"; cfr.
STF 8C_547/2020 del 1° marzo 2021 consid. 5.1 e riferimenti ivi citati; in
casu, poco più di un anno). Inoltre, la sua realizzazione deve
essere negata nella misura in cui i problemi psichici hanno avuto un ruolo
predominante sullo stato di salute dell'assicurato (DTF 140 V 356 consid.
3.2; STF 8C_209/2020 del 18 gennaio 2021 consid. 5.2.2; STF 8C_ 608/2020 del 15
dicembre 2020 consid. 6.3; STF 8C_475/2018 del 5 settembre 2019 consid. 5.3.4). 

                                         In queste condizioni, il
fatto che, in quanto neomamma, la ricorrente abbisogna di “molti più aiuti
esterni per potersi occupare dei figli, …” (doc. I, p. 11), è una circostanza
inconferente nel quadro della valutazione del criterio del grado e la durata dell'incapacità lavorativa. 

 

                                         Sebbene non oggetto di
censura da parte della rappresentante dell’insorgente, questo Tribunale rileva
che per le medesime ragioni che hanno giustificato la mancata realizzazione dei
criteri dei disturbi somatici
persistenti e del grado e durata dell'incapacità lavorativa, non possono essere
considerati adempiuti nemmeno quelli della durata eccezionalmente lunga
della cura medica e del decorso
sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute. 

                                         D’altro canto, la
ricorrente ha sì riportato delle fratture a livello dell’articolazione del
ginocchio destro, così come una contusione lombo-sacrale con, possibile,
frattura composta dell’osso sacro, tuttavia
esse non costituiscono ancora delle lesioni organiche gravi o particolarmente
idonee a provocare un'elaborazione psichica abnorme ai sensi della
giurisprudenza (in questo senso, si vedano STF 8C_23/2014 del 26 marzo 2014
consid. 7, concernente una pseudoartrosi su frattura della clavicola a
sinistra, un impingement sottoacromiale, un’artropatia acromio-claveare
su sospetta lesione Tossy II, nonché una paresi del muscolo tricipite su
sospetta lesione del plesso brachiale oppure lesione radicolare a sinistra; STF
8C_991/2009 del 6 maggio 2010 consid. 7.3 a proposito di una frattura della
vertebra D7 con residua deformazione a cuneo; STF 8C_737/2008 del 29 maggio
2009 consid. 4.3 relativa a delle fratture del naso, del bacino, delle coste
IV, V e X a destra e di un pneumotorace; STF U 73/07 del 5 settembre 2007
consid. 3 concernente una frattura di D7-D8; STF U 36/05, U 38/05 del 16 gennaio
2006 consid. 3.4. riguardante una frattura stabile del bacino con frattura
superiore e inferiore dell’osso pubico, una frattura a livello della colonna
vertebrale toracale, nonché un trauma renale; STF U 31/03, 342/03 del 30
novembre 2004 relativa a una frattura del corpo vertebrale di L1, come pure STF
U 260/01 del 28 marzo 2002 consid. 3c concernente una frattura da compressione
delle vertebre D10 e D11, come pure una frattura della clavicola; si veda
inoltre STCA 35.2014.13 del 15 settembre 2014 consid. 2.9., riguardante un
assicurato che aveva riportato un pneumotorace destro, delle fratture
compressive dei corpi vertebrali da D8 a D10 con frattura non consolidata
dell’apofisi trasversa di D8 e D9, nonché una microinstabilità anteriore della
spalla sinistra, addebitabile a una lesione del bordo anterosuperiore del
labbro glenoideo). 

                                         Per quanto concerne infine
il criterio delle circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o
spettacolari, è utile precisare che,
secondo la giurisprudenza, il criterio in questione è da valutare oggettivamente
e non in base alle sensazioni soggettive, rispettivamente ai sentimenti di
paura provati dalla persona assicurata. In ogni infortunio di media gravità è
insita una certa spettacolarità, la quale non è tuttavia ancora sufficiente per
ritenere adempiuto il criterio (consid. 3.5.1 non pubblicato della DTF 137 V
199). Occorre considerare la dinamica dell’infortunio in quanto tale e non il
danno alla salute che ne è conseguito. Non si tiene conto del successivo processo
di guarigione (cfr. STF 8C_738/2011 del 3 febbraio 2012 consid. 7.3.1). Al
riguardo, se è vero che la Corte federale ha già avuto modo di negare la
realizzazione di questo criterio, trattandosi proprio di un’assicurata
investita da un’automobile mentre attraversava le strisce pedonali (cfr. STF U
228/06 del 4 maggio 2007 consid. 3.5), in concreto, non può essere ignorato che
RI 1 aveva con sé, dentro a un marsupio, la figlioletta di soli cinque mesi, la
quale, a causa dell’urto, è dunque caduta a terra assieme alla madre. Secondo
il TCA, ciò consente di ritenere realizzato il criterio in esame, anche se non
con una particolare incisività tenuto conto che la bambina è fortunatamente
uscita illesa dall’incidente. 

 

                                         Posto
come soltanto uno dei criteri di rilievo sia risultato adempiuto (senza una
particolare intensità), si deve concludere che i disturbi risultati privi di
sostrato organico oggettivabile (compresi quelli di natura psichica) denunciati
dall’insorgente dopo il 30 novembre 2019, non costituivano più una conseguenza
adeguata dell’evento infortunistico occorsole il 19 ottobre 2018. Se ne deduce
quindi che l’assicuratore resistente era legittimato a dichiarare estinto il
relativo suo obbligo a prestazioni a contare dal 1° dicembre 2019. 

 

                                         Facendo
difetto l’adeguatezza, può essere lasciata aperta la questione relativa
all’esistenza del nesso di causalità naturale tra l’infortunio e il
danno alla salute (cfr., in proposito, STF 8C_289/2020 del 17
febbraio 2021 consid. 6.1; SVR 1995 UV 23, p. 67 consid. 3c; STF U 17/07 del 30
ottobre 2007, consid. 3, STF U 606/06 del 23 ottobre 2007, consid. 4 e STF U
299/05 del 28 maggio 2007, consid. 5.2) e, in questo senso, ci si può
esimere dal disporre la perizia psichiatrica richiesta dalla rappresentante
della ricorrente (cfr. doc. VII). 

 

                             2.13.   Sulla scorta di tutto quanto
precede, questa Corte ritiene dunque accertato che, posteriormente al 30
novembre 2019, i soli disturbi ancora a carico della CO 1 erano quelli
localizzati al ginocchio destro. 

 

                                         In base all’apprezzamento
espresso dal chirurgo ortopedico dott. __________ - dal quale il TCA non ha
alcun valido motivo di discostarsi, considerato anche che agli atti di causa
non figurano pareri specialistici divergenti -, tenuto conto dei soli disturbi
al ginocchio destro, RI 1 ha ritrovato una piena abilità lavorativa nella sua
abituale professione di responsabile marketing e comunicazione della società di
gestione di un esercizio pubblico (cfr. doc. 132, p. 8). 

 

                                         Ora, l’esistenza di una
completa capacità nella sua precedente attività lavorativa, esclude di per sé
che la ricorrente subisca una qualsiasi perdita di guadagno a causa
dell’infortunio assicurato, circostanza che esclude, a sua volta, il diritto a
una rendita d’invalidità. 

 

                                         Sempre secondo il medico
consulente, la menomazione interessante il ginocchio destro non raggiunge
un’importanza tale da fondare il diritto a un’indennità per menomazione
dell’integrità ex art. 24 LAINF (cfr. doc. 132, p. 9). Anche su questo punto,
il dott. __________ merita di essere seguito. 

 

                                         In conclusione, la
decisione su opposizione impugnata, mediante la quale la CO 1 ha negato il
diritto a ulteriori prestazioni assicurative a far tempo dal 1° dicembre 2019,
deve essere confermata in questa sede. 

Non consente di giungere a un esito diverso la circostanza, sollevata nel
ricorso, secondo la quale la data dell’infortunio indicata nella decisione impugnata,
è errata (9 ottobre 2019 anziché 19 ottobre 2018).

Parimenti dicasi per la censura secondo cui l’assicurata avrebbe ricevuto
soltanto la traduzione in lingua italiana, e non la versione originale in
lingua tedesca, della perizia del dr. med. __________. In proposito, va
rilevato che il referto in lingua tedesca fa parte dell’incarto prodotto con la
risposta di causa, di modo che esso era a disposizione della patrocinatrice
prima che ella inoltrasse lo scritto dell’8 gennaio 2021, con il quale si è
limitata a trasmettere il rapporto di polizia e a chiedere l’esperimento di una
perizia psichiatrica. 

                                         L’insorgente non può
dedurre nulla a suo vantaggio neppure dalla circostanza che la CO 1 ha emanato
la decisione su opposizione soltanto il 26 ottobre 2020, ovvero a distanza di
ben 10 mesi dall’opposizione e senza che nel frattempo fossero stati esperiti
ulteriori accertamenti medici. In sostanza, l’avv. RA 1 rimprovera
all’amministrazione una violazione del principio di celerità in relazione
all’emanazione della decisione su opposizione e, quindi, implicitamente, una
ritardata giustizia. 

                                         Al riguardo, il TCA deve
limitarsi a constatare che la censura di ritardata giustizia risulta
intempestiva e priva di oggetto, avendo l’assicuratore LAINF convenuto nel
frattempo rilasciato la decisione di sua competenza.

 

                             2.14.   Deve ancora essere verificato
se la ricorrente può essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con
il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1 (cfr. doc. I, p. 14). 

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo
(DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Per valutare se un assicurato si trova in uno stato di
bisogno, secondo la giurisprudenza, si tiene conto di un fabbisogno minimo che
si situa al di sopra del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo
(SVR 1998 IV Nr. 13 pag. 48 consid. 7b, pag. 48 consid. 7c). Al minimo
esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA
U 102/04 del 20 settembre 2004).

 

                                         Nella fattispecie, dalla documentazione agli atti risulta che
la ricorrente, nubile, madre di due figlie (__________ nata nel 2015 e __________
nata nel 2018) e senza un’attività lucrativa a partire da ottobre 2020, dispone,
quali sole entrate, degli assegni familiari (fr. 400/mese) e degli alimenti per
la figlia __________ (circa fr. 400/mese), per un totale mensile di fr. 800.
L’assicurata ha dichiarato di non
possedere sostanza.

 

                                         Per quanto riguarda il calcolo
del fabbisogno, all’insorgente deve essere applicato l’importo base mensile per
debitore che vive da solo pari a fr. 1'200, al quale devono essere
aggiunti fr. 800 destinati al mantenimento delle due figlie (fr. 400 x
2), importi stabiliti per il calcolo del minimo esistenziale LEF dalla Camera
di esecuzione e fallimento, quale autorità di vigilanza cantonale e in vigore
dal 1° settembre 2009, tuttora in uso.

                                         Questi importi comprendono
già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria, igiene, cultura,
salute, oneri dome-stici, quali elettricità, illuminazione, gas (cfr. Tabella
per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo;
cfr., pure, Lignes directrices pour le calcul du minimum d’existence en matière
de poursuite selon l’art. 93 LP du 24.11.2000, in BlSchK 2001, p. 19).

 

                                         Ora, già soltanto
considerando l’importo base mensile, senza nemmeno aggiungere il supplemento
del 15-25% stabilito dalla giurisprudenza federale, RI 1 deve essere dichiarata
indigente. 

 

                                         Ritenuto, inoltre, che
anche le altre condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono adempiute,
l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va accolta.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

1.    Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell'assistenza giudiziaria è accolta.

 

                                   3.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti