# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 45e6cfd2-9b03-5158-bba3-a8fa281f7f87
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 20.11.2008 80.2007.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2007-83_2008-11-20.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2007.83

  	
  Lugano

  20 novembre 2008

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Ivano Ranzanici (in sostituzione di Stefano
  Bernasconi assente), Mauro
  Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Rocco
  Filippini, vicecancelliere

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1 

  rappr.
  da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 19 giugno 2007 contro la decisione del 11 giugno 2007 in materia di richiesta
  esame atti.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   Il 18 maggio 2005, RI
1, rappresentato dallo Studio legale RA 1, inoltrava all’Ufficio imposte di
successione e di donazione una denuncia spontanea, con riferimento:

·       
ad una collezione di vasi e altri oggetti antichi autentici, ricevuta
in donazione, unitamente al fratello __________, dallo zio materno __________ agli
inizi degli anni ’70;

·       
ad un capitale di fr. 60'000.–, ricevuto in donazione dallo
stesso zio materno qualche anno prima di denunciarne la sottrazione (“qualche
anno fa”).

                                         Con successivo scritto dell’8
giugno 2006, il contribuente precisava che tutti gli oggetti si trovavano in
possesso del fratello __________, nel cui appartamento erano stati lasciati
alla fine del 2002.

 

                                  B.   Il 10 ottobre 2006,
l’Ufficio delle procedure speciali notificava ad entrambi i fratelli una
diffida concernente l’apertura di una procedura di recupero d’imposta e di contravvenzione,
invitandoli a produrre, fra l’altro, una distinta degli oggetti ricevuti in donazione
con l’indicazione del loro valore.

                                         Il contribuente presentava
le proprie osservazioni nel termine attribuitogli dalla Divisione delle
contribuzioni, allegando una lista e relativa documentazione fotografica, già
epurata dai pezzi senza valore. Formulava inoltre istanza di ricevere copia
delle osservazioni del fratello __________ e della sua lista di oggetti, per
confronto e valutazione. Richiesta questa che ribadiva nei successivi scritti
del 17 gennaio, del 16 marzo e del 23 aprile 2007, così come in occasione di
un’udienza tenutasi il 24 maggio 2007.

 

 

                                  C.   L’Ufficio delle
procedure speciali, con decisione dell’11 giugno 2007, respingeva la domanda di
compulsazione degli atti. Invocando l’applicazione dell’art. 183 LT, l’autorità
fiscale argomentava che, trattandosi di documentazione riguardante un altro
contribuente, per principio non poteva essere mostrata senza il suo consenso.
Osservava inoltre che la comproprietà della collezione non era pacifica, in
quanto dalle affermazioni del donante si poteva anche dedurre (almeno teoricamente)
che ogni nipote aveva già ricevuto la propria metà, di modo che gli oggetti in
possesso del fratello __________ potrebbero essere considerati elementi
patrimoniali di sua esclusiva spettanza.

 

 

                                  D.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 ribadisce la richiesta di avere
pieno accesso a tutti gli atti prodotti dal fratello __________, con facoltà di
estrarne copia.

                                         Riferendosi ad una
presunta telefonata di quest’ultimo, nella quale avrebbe effettivamente
sostenuto che gli oggetti in suo possesso sono di sua esclusiva proprietà, il ricorrente
spiega che tali atti sono suscettibili di influenzare la sua posizione nella
procedura di ricupero d’imposta e di contravvenzione, ma anche gli ulteriori
passi giudiziari da intraprendere nei confronti del medesimo fratello, aggiungendo
poi che non sussiste in concreto alcun rischio di inquinamento
dell’istruttoria. Allega al gravame una nuova dichiarazione del donante, con la
quale conferma che “con l’espressione ‘donati in parti uguali’ intendo dire che
gli oggetti antichi sono stati da me donati ai fratelli __________ e RI 1 in
loro comproprietà in ragione di ½ ciascuno”.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   Il diritto di
accedere agli atti di un incarto, alla stregua di quello di esaminare le prove
assunte dall’autorità, rientra nel diritto di essere sentiti poiché costituisce
la premessa necessaria del diritto di esprimersi e di esporre i propri
argomenti prima che una decisione sia presa, vero fulcro del diritto di essere
sentiti. Quanto all’esercizio di tale diritto, desumibile dall’art. 29 Cost.
fed., il Tribunale federale ha precisato che esso è di principio soddisfatto
quando l’interessato ha potuto prendere conoscenza dei documenti che
costituiscono l’inserto di causa, consultandoli in sede appropriata e con
facoltà di prendere delle note o di estrarne delle fotocopie (DTF 122 I 109).
Il diritto di consultare gli atti di un incarto può nondimeno comportare
eccezioni o restrizioni richieste dalla tutela di interessi preponderanti,
pubblici o privati, al mantenimento del segreto; in particolare, l’ispezione
può essere concessa soltanto quando all’interesse del richiedente non si
oppongono quelli d’ordine pubblico o quello di terze persone coinvolte al
mantenimento del segreto (DTF 113 Ia 262; 113 Ia 4).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         A tale riguardo si impone
preliminarmente una precisazione sulla correlazione esistente fra le procedure
di ricupero d’imposta e di contravvenzione aperte nei confronti dei fratelli __________.

                                         I due procedimenti
perseguono scopi differenti. La procedura di recupero d’imposta è volta a
determinare e incassare l’imposta non percepita nell’ambito della tassazione
ordinaria passata in giudicato (art. 151 cpv. 1 LIFD; art. 236 cpv. 1 LT).
Scopo del procedimento per sottrazione d’imposta (art. 175 ss. LIFD; art. 258
ss. LT) è invece di stabilire l’importo della multa da infliggere al
contribuente per il suo comportamento colpevole. Altro elemento distintivo sono
le modalità di raccolta delle prove. Nell’ambito della procedura di recupero
d’imposta, il contribuente ha gli stessi diritti e doveri che nel contesto di
una procedura di tassazione ordinaria. Alla procedura di contravvenzione per sottrazione
d’imposta si applicano invece, oltre alle garanzie contenute nella Costituzione
federale, quelle che derivano dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo
(CEDU) e dal Patto internazionale del 16 dicembre 1966 sui diritti civili e
politici, entrato in vigore per la Svizzera il 18 settembre 1992 (DTF 121 II
281 e dottrina citata).

                                         Per il resto, nulla si
oppone tuttavia ad una loro visione d’insieme. L’apertura del procedimento
penale per sottrazione vale contemporaneamente come avvio della procedura di
ricupero d’imposta (art. 152 cpv. 2 LIFD; art. 237 cpv. 2 LT). Lo stesso
procedimento per sottrazione d’imposta rimane sostanzialmente un procedimento
amministrativo con sanzioni aventi carattere penale, piuttosto che un vero e
proprio procedimento penale. In particolare, l’amministrazione non ha il
diritto di impiegare mezzi coercitivi quali la perquisizione domiciliare o il
sequestro (Sansonetti, in:
Yersin/Noël [a cura di], Impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 19 ad art. 182
LIFD); sono invece applicabili le norme della procedura di tassazione e di
ricorso (art. 182 cpv. 3 LIFD; art. 266 cpv. 2 LT).

 

                                         2.2.

                                         Fatta questa necessaria premessa,
secondo l’art. 114 cpv. 1 LIFD, di uguale tenore dell’art. 187 LT, ai
contribuenti è garantita la facoltà di esaminare gli atti da loro prodotti o
firmati. Essi possono inoltre esaminare gli altri atti dopo l’accertamento dei
fatti, sempreché un interesse pubblico o privato non vi si opponga (art. 114
cpv. 2 LIFD; art. 187 cpv. 2 LT). L’atto il cui esame è stato negato al
contribuente può essere adoperato contro di lui soltanto qualora l’autorità
gliene abbia comunicato oralmente o per scritto il contenuto essenziale e,
inoltre, gli abbia dato la possibilità di pronunciarsi e di indicare prove
contrarie (art. 114 cpv. 3 LIFD; art. 187 cpv. 3 LT).

                                         L’art. 29 cpv. 2 Cost.
fed. non conferisce al contribuente una protezione più estesa (decisione TF 2C_160/2008
del 1° settembre 2008). In particolare, non garantisce il diritto di visionare
tutti gli atti dell’incarto prima che l’inchiesta sia conclusa (DTF 109 Ia
177). Tale esame può essere limitato sia per prevalenti necessità d’inchiesta
sia qualora sussistano preminenti e contrari interessi di terzi. A non averne
dubbi, tra questi rientra per l’appunto la protezione della sfera privata,
garantita dal segreto fiscale.

 

                                         2.3.

                                         Chiunque è incaricato
dell’esecuzione della LIFD, rispettivamente della LT, oppure è chiamato a
collaborarvi è tenuto al segreto sui fatti di cui viene a conoscenza
nell’esercizio della sua funzione e sulle deliberazioni dell’autorità e a
negare a terzi l’esame degli atti ufficiali (art. 110 cpv. 1 LIFD; art. 183
cpv. 1 LT). L’informazione è ammessa nella misura in cui esista un fondamento
legale nel diritto federale (art. 110 cpv. 2 LIFD) o cantonale (art. 183 cpv. 2
LT).

                                         Il segreto fiscale è
considerato un segreto d’ufficio qualificato, in ragione della
particolare natura delle relazioni che si instaurano tra contribuente e
autorità fiscale. Da una parte, i contribuenti sono tenuti a rivelare la loro
situazione personale e finanziaria alle autorità di tassazione, compromettendo
in tal modo la loro sfera intima e privata protetta dall’art. 8 della
Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU); dall’altra, sono però
tutelati dal segreto fiscale, che preserva questa sfera dall’ingerenza di terzi
(Pedroli, in: Yersin/Noël [a cura
di], Impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 2 ad art. 110 LIFD; Maraia, Le secret fiscal, in:
Zen-Ruffinen [a cura di], Les secrets et le droit, Ginevra/Zurigo/Basilea 2004,
p. 251; Noël, in: Bellanger/Tanquerel
[a cura di], L’entraide administrative, Journée de droit administratif 2004, p.
105). La protezione della personalità del contribuente (e dei terzi obbligati a
fornire informazioni) è il fondamento stesso del segreto fiscale. In questo
senso, esso si distingue dal segreto d’ufficio, al quale sono tenuti tutti i
funzionari dell’amministrazione federale e cantonale, che tutela invece un bene
giuridico di natura collettiva.

 

                                         2.4.

                                         Il segreto fiscale deve
essere rispettato rigorosamente ed è applicabile nei confronti di tutte le
altre autorità amministrative, dei tribunali e dei privati (Circolare n. 19 sull’obbligo di
informare, di rilasciate attestazioni e di comunicare nella LIFD del 7 marzo
1995). Le autorità fiscali non possono, per esempio, informare le banche, gli
uffici di riscossione, i detective privati, gli avvocati, i notai, né tanto
meno i parenti dei contribuenti (Pedroli,
op. cit., n. 9 ad art. 110 LIFD). Così come il segreto d’ufficio, anche il segreto
fiscale presuppone un segreto in senso materiale, ovvero un fatto noto o
accessibile solo ad una cerchia ristretta di persone, che si vuole mantenere
confidenziale in virtù di un interesse legittimo (Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura di],
Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2. ediz. Basilea 2008, n.
11 ad art. 110 LIFD).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Come esposto in narrativa,
RI 1 formula istanza di avere pieno accesso agli atti prodotti dal fratello __________
nelle procedura di ricupero d’imposta e di contravvenzione avviate nei suoi confronti
dall’Ufficio delle procedure speciali. Più in particolare, nel petitum il
ricorrente postula l’esame, con facoltà di estrarne copia, delle osservazioni
alla diffida del 10 ottobre 2006, della documentazione ivi prodotta, di ogni
ulteriore presa di posizione scritta e documento prodotto e del verbale di audizione.

                                         Da parte sua, l’autorità
fiscale si è opposta alla loro compulsazione, essenzialmente per due motivi: in
primo luogo poiché la documentazione richiesta in visione riguarda un altro
contribuente ed è quindi, per principio, protetta dal segreto fiscale; in secondo
luogo perché la comproprietà della collezione non è pacifica, di modo che gli
oggetti in possesso del fratello __________ potrebbero davvero essere
considerati elementi patrimoniali di sua esclusiva spettanza.

 

                                         3.2.

                                         Per ragioni di chiarezza, prima
di entrare nel merito delle censure del ricorrente, questa Camera ritiene
necessario affrontare separatamente le motivazioni sollevate dall’Ufficio delle
procedure speciali.

 

 

                                   4.   4.1.

                                         L’autorità fiscale ha anzitutto
negato il postulato accesso agli atti opponendo, in maniera del tutto generica,
il segreto fiscale. A suo dire, trattandosi di documentazione riguardante un
altro contribuente, per principio non poteva essere mostrata senza il suo
consenso.

 

                                         4.2.

                                         Chiamato a pronunciarsi
sull’istanza di un complice in sottrazione d’imposta, che chiedeva di accedere agli
atti dell’autore principale, il Tribunale amministrativo del Canton Friborgo ha
già avuto modo di temperare gli effetti del segreto fiscale, riconoscendo all’accusato
di complicità la visione di determinati documenti e facendo obbligo
all’autorità fiscale di comunicargli il contenuto essenziale degli ulteriori documenti
(StE 1998 B 101.3 n. 7; Sieber, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum
schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2. ediz. Basilea 2008, n. 61 ad
art. 182 LIFD).

                                         Alla medesima conclusione
è giunta anche questa Camera, in una sentenza dell’8 febbraio 2003. Partendo
dal presupposto che nell’ambito di un procedimento per complicità in
sottrazione fiscale, all’accusato deve essere concesso l’esame indiscriminato
degli atti per consentirgli di proporre l’assunzione di prove e di preparare
efficacemente la propria difesa, questa Camera ha concluso che non dovrebbero
praticamente sussistere motivi per negare l’accesso agli atti, purché non
sussistano rischi di inquinamento dell’istruttoria (CDT n. 80.2002.190 dell’8
febbraio 2003, in: RDAT II-2003 n. 13t).

 

 

                                         4.3.

                                         Questa relativizzazione
del segreto fiscale deve essere estesa, almeno in linea di principio, anche al
caso in esame. È ben vero che ogni contribuente si assume la responsabilità di
compilare una dichiarazione d’imposta completa e conforme al vero. È però
altrettanto vero che i fratelli __________, secondo la denuncia del ricorrente,
avrebbero realizzato, seppure indipendentemente l’uno dall’altro, la medesima
sottrazione fiscale: entrambi avrebbero omesso di notificare al fisco la
donazione della collezione di vasi e altri oggetti antichi autentici, ricevuta
in comproprietà agli inizi degli anni ’70 dallo zio materno __________. Sotto
il profilo delle forme di partecipazione tipiche del diritto penale, essi andrebbero
pertanto considerati quali autori paralleli (cfr., su questo tema, Donatsch/Tag, Strafrecht I,
Verbrechenslehre, 8. ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2006, p. 180).

                                         In mancanza di norme
procedurali specifiche, applicando per analogia il principio
dell’indivisibilità del procedimento penale svizzero, concretizzato nel Canton
Ticino dagli art. 35 ss. del Codice di procedura penale, evidenti ragioni di
economia di giudizio e di tutela dei diritti di entrambi i contribuenti
impongono la riunione, perlomeno de facto, dei due procedimenti. Già per
questa ragione, senza la necessità di un’argomentazione più elaborata, appare
manifesto che l’Ufficio delle procedure speciali non poteva respingere l’istanza
del ricorrente, limitandosi ad opporre in modo astratto il segreto fiscale,
come se si trattasse della richiesta di poter visionare l’incarto di un
qualsiasi terzo contribuente. Del resto, il ricorrente non ha chiesto di avere
pieno accesso alle dichiarazioni fiscali del fratello ed alle relative
notifiche di tassazioni, postulando esplicitamente l’esame degli atti inerenti la
procedura avviata in seguito alla sua denuncia spontanea del 18 maggio 2005. Si
aggiunga inoltre che eventuali interessi pubblici o privati minacciati possono
essere preservati, perlomeno in certi casi, senza negare puramente e
semplicemente al richiedente il suo diritto di esaminare gli atti: l’autorità
dispone infatti di tutta una serie di accorgimenti, come depennare certi
passaggi o comunicare determinati documenti ad esclusione di altri. In
definitiva, un simile categorico rifiuto dell’ufficio delle procedure speciali collide
con il diritto di essere sentito del ricorrente, che gli spetta in quanto parte
della procedura.

 

 

                                   5.   5.1.

                                         Altro discorso vale invece
per i (presunti) rapporti di proprietà della collezione. Come correttamente
rilevato dall’autorità fiscale, qualora l’istruttoria dovesse accertare che la
collezione è già stata divisa tra le parti e che gli oggetti in possesso del
fratello __________ sono di sua esclusiva proprietà, di fronte alla richiesta
di informazioni del ricorrente si porrebbe un concreto problema di tutela del segreto
fiscale.

 

 

                                         5.2.

                                         Nella fattispecie, il
ricorrente sostiene che tutta la collezione si trova nell’appartamento del
fratello __________ e non è stata a tutt’oggi divisa. Seppure apparentemente
confermate dalle dichiarazioni scritte del donante __________, allegate al gravame,
le sue restano nondimeno delle affermazioni di parte, che l’istruttoria dovrà (ancora)
appurare, confrontando gli atti prodotti da entrambi i fratelli e le
dichiarazioni da loro rese. Senza la necessità di dilungarsi oltre, è immediatamente
evidente che qualora si dovesse giungere alla conclusione che gli oggetti in possesso
del fratello __________ sono davvero di sua esclusiva proprietà, la documentazione
richiesta in visione risulterebbe “personale” e in quanto tale soggetta al
segreto fiscale.

 

 

                                   6.   6.1.

                                         In questo contesto va
letta la prima censura del ricorrente. È ben vero che gli atti prodotti dal fratello
__________ sono suscettibili di influenzare la sua posizione fiscale. È però
altrettanto vero che alla loro compulsazione si oppongono, perlomeno allo
stadio attuale della procedura, prevalenti esigenze d’inchiesta.

                                         Al di là delle
considerazioni sul segreto fiscale precedentemente esposte (punto 4.6.), è
anche fin troppo evidente che le dichiarazioni e gli atti prodotti dai singoli
accusati sono essenziali nella ricostruzione della collezione di vasi e altri
oggetti antichi autentici da loro ricevuta in donazione agli inizi degli anni
’70. Ora, proprio in ragione dei rapporti esistenti tra le parti, tutt’altro
che pacifici, ben difficilmente potrà essere concesso loro un (anticipato) accesso
agli atti: ciò per non pregiudicarne la spontaneità e per poter eseguire gli
accertamenti che il caso impone. Del resto, come già accennato, l’art. 29 cpv.
2 Cost. fed. non garantisce il diritto di visionare tutti gli atti dell’incarto
prima che l’inchiesta sia conclusa (DTF 109 Ia 177; Richner/Frei/Kaufmann, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n.
33 e 34 ad art. 114 LIFD).

 

                                         6.2.

                                         Priva di ogni fondamento si
rivela anche la seconda censura sollevata dal ricorrente, ovvero la necessità
di valutare gli ulteriori passi giudiziari da intraprendere, in primis presso
le competenti autorità penali. È qui appena il caso di ricordare che RI 1 ha
nel frattempo sporto querela penale nei confronti del fratello __________ per
titolo di appropriazione indebita, ancorché sempre confrontato con il diniego
di accesso agli atti qui impugnato.

 

                                   7.   7.1.

                                         Al diritto del ricorrente di
consultare i postulati atti si oppongono altri preminenti interessi d’ordine
pubblico. Sussistono infatti fondati motivi di temere che di tale facoltà possa
essere fatto abuso, ovvero che il vero interesse del ricorrente sia di
utilizzare in altra sede le informazioni acquisite. A tale riguardo non può
sfuggire che la denuncia spontanea del 18 maggio 2005 si riferisce, per quanto
qui di interesse, ad una donazione risalente ai primi anni ’70, ovvero vecchia
di oltre trent’anni.

 

                                         7.2.

                                         Premesso che in base all’art.
324 cpv. 2 LT, alle liberalità eseguite prima del 1° gennaio 1995 rimangono
applicabili, con riserva delle disposizioni transitorie (art. 301-323 LT), i
disposti contenuti nella precedente legge tributaria del 28 settembre 1976 (Primi, Le imposte di successione e di
donazione ticinesi, Agno 1995, p. 183), in concreto non vi è alcun dubbio sul
fatto che il termine di dieci anni per avviare la procedura di ricupero
dell’imposta cantonale di donazione è ampiamente perento (art. 201 vLT). Stesso
discorso vale per l’azione penale. In considerazione del carattere penale del
procedimento di contravvenzione e della portata del principio di irretroattività
in materia penale, che incontra un’eccezione solo nel principio della lex
mitior (art. 2 cpv. 2 CP), ad un’infrazione commessa vigente ancora la legge
tributaria del 1976 devono applicarsi i termini previsti da quella legge: conformemente
all’art. 210 vLT, nel caso di sottrazione consumata d’imposta sulle successioni
e sulle donazioni, l’azione penale si prescrive dopo dieci anni dalla fine
dell’anno in cui ebbero luogo l’apertura della successione o l’esecuzione della
donazione. Senza la necessità di approfondire ulteriormente la questione, appare
quindi manifesto che il rischio correlato alla denuncia spontanea del 18 maggio
2005 era alquanto modesto: le uniche procedure di ricupero d’imposta e di
contravvenzione ancora ravvisabili concernono infatti le sole imposte cantonali
sulla sostanza. A non averne dubbi, questa conclusione avvalora l’ipotesi
dell’uso strumentale della denuncia spontanea da parte del ricorrente.

 

                                         7.3.

                                         In simili circostanze, avuto
inoltre riguardo alle numerose sollecitazioni volte ad ottenere la divisione
degli oggetti in possesso del fratello __________ ed ai difficili rapporti
instauratisi tra le parti, è facile supporre che l’insistenza palesata nel richiedere
l’accesso agli atti sia piuttosto motivata da fini civili o privati, comunque
sia, estranei agli scopi delle procedure di ricupero d’imposta e di contravvenzione.

 

 

                                   8.   Da quanto precede
risulta che la decisione dell’Ufficio delle procedure speciali di negare
l’accesso agli atti al ricorrente è tuttora giustificata da prevalenti interessi
pubblici e privati (art. 114 cpv. 2 LIFD; art. 187 cpv. 2 LT).

                                         Al più tardi al termine
dell’istruttoria, l’autorità fiscale dovrà concedere il postulato esame degli
atti, sempreché la documentazione richiesta in visione non si riveli
“personale” e quindi soggetta al segreto fiscale. In quest’ultima ipotesi, nel
rispetto del principio di proporzionalità, all’Ufficio delle procedure speciali
spetterà prendere i necessari accorgimenti, come depennare certi passaggi o
comunicare determinati documenti ad esclusione di altri. Qualora reputerà
sussistere ancora un rischio di strumentalizzazione delle procedure fiscali,
potrà inoltre precludere al ricorrente l’estrazione di fotocopie. In ogni caso,
è bene sottolinearlo, tutti gli atti ai quali sarà negato l’accesso potranno
essere adoperati contro il contribuente unicamente qualora l’autorità fiscale gliene
abbia dapprima comunicato oralmente o per scritto il contenuto essenziale,
dandogli inoltre la possibilità di pronunciarsi e di indicare prove contrarie
(art. 114 cpv. 3 LIFD; art. 187 cpv. 3 LT).

 

 

                                   9.   Il ricorso è
conseguentemente respinto.

                                         Visto l’esito del gravame,
tassa di giustizia e spese sono poste a carico del ricorrente, soccombente.

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                  fr.    800.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi       fr.       80.–

                                         per un totale di                                                       fr.    880.–

                                         sono a carico del
ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
  -;

  -;

  -;

  -.

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                          Il
segretario: