# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6b5274ae-e1a8-532b-bde8-de9573ab96bd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-02-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 09.02.2018 14.2018.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2018-10_2018-02-09.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2018.10

  	
  Lugano

  9 febbraio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nella causa __________ (fallimento senza
preventiva esecuzione) della Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città
promossa con istanza 12 ottobre 2016 dalla

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

  (rappresentata dall’amministratore unico RA
  1, __________)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 15 gennaio 2018 presentato dalla RE 1 contro
la decisione emessa il 2 gennaio 2018 dal Pretore aggiunto;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con istanza del 12
ottobre 2016, la Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG ha chiesto alla
Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città di decretare il fallimento senza
preventiva esecuzione della RE 1, facendo valere che la convenuta ha sospeso i
suoi pagamenti ed è in mora nei suoi confronti per crediti di complessivi fr. 60'619.60
oltre ad accessori.

 

                                  B.   All’udienza
di discussione del 30 novembre 2016, il Pretore aggiunto ha deciso con l’accordo
delle parti di aggiornare l’udienza al 3 maggio 2017 (poi rinviata al 10
maggio), preso atto dell’im­­pegno della convenuta di saldare lo scoperto entro
la fine del maggio del 2017, garantendo inoltre il pagamento degli acconti
correnti. L’11 aprile 2017, l’istante ha comunicato alla Pretura che la
convenuta non ha rispettato le scadenze stabilite e che nei suoi confronti sono
stati emessi sei attestati di carenza beni dopo la presentazione dell’istanza.

 

                                  C.   All’udienza
del 10 maggio 2017, l’istante ne ha acconsentito un nuovo rinvio al 23 giugno,
dopo che la convenuta si era impegnata a effettuare un primo versamento di
circa fr. 30'000.– entro la metà di giugno 2017 grazie alla cessione di
due proprietà.

 

                                  D.   Anche
all’udienza del 23 giugno 2017, le parti hanno convenuto un terzo rinvio al 20
settembre 2017 sulla base dell’assicurazio­­ne espressa dall’amministratore
unico della convenuta, secondo cui egli avrebbe destinato il proprio avere di
previdenza professionale, di cui ha preteso di avere ottenuto lo sblocco, all’estin­­zione
del debito nei confronti dell’istante.

 

                                  E.   Un
quarto rinvio al 6 ottobre 2017 è stato concordato all’udienza del 20 settembre,
dopo che la convenuta aveva riferito di avere fissato il giorno successivo un
incontro “risolutivo” con un finanziatore, il cui investimento sarebbe stato
dedicato prioritariamente a estinguere i debiti verso l’istante.

 

                                  F.   Così
come richiesto dalla convenuta, l’11 ottobre 2017 il Pretore aggiunto, con l’accordo
della controparte, ha aggiornato l’udien­­za al 10 novembre 2017, la
preannunciata operazione di finanziamento non essendosi ancora conclusa.

 

                                  G.   All’udienza
di contraddittorio del 10 novembre 2017, preso atto che lo scoperto non era
ancora stato saldato né erano state fornite garanzie, l’istante si è riconfermato
nelle proprie conclusioni, mentre la convenuta ha riferito di avere pagato nei
giorni precedenti un acconto di fr. 5'700.– e ha chiesto di concederle ancora
“un po’ di tempo” per finalizzare un’operazione con (altri) finanziatori italiani e saldare
il conto. Le parti hanno allora pattuito che se l’intero scoperto non fosse stato
pagato o garantito entro quindici giorni, l’istante avrebbe chiesto al giudice
di statuire sull’istanza senza ulteriore formalità.

 

                                  H.   Il
13 novembre 2017, il Pretore aggiunto ha trasmesso alle parti il conteggio aggiornato
delle esecuzioni pendenti e degli attestati di carenza di beni a carico della
convenuta.

 

                                    I.   Statuendo
con decisione del 2 gennaio 2018 il Pretore aggiunto ha dichiarato il
fallimento della RE 1 con effetto dal 3 gennaio 2018 alle ore 10.00, ponendo a
carico della massa fallimentare la tassa di giustizia di fr. 100.– e un’indennità
per ripetibili di fr. 500.– a favore dell’istante.

 

                                  L.   Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 15 gennaio 2018
per ottenere, previo conferimento dell’effetto sospensivo,
l’annullamen­­to del fallimento. Il 17 gennaio 2018 il presidente della Camera
ha respinto la domanda di effetto sospensivo. Stante l’esito del giudizio
odierno, il reclamo non è stato intimato alla controparte per osservazioni.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di fallimento – è una
decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 7 CPC),
contro la quale è dato il rimedio del reclamo (art. 174 cpv. 1 LEF, cui rinvia
l’art. 194 cpv. 1 LEF, e 319 lett. a CPC) alla Camera di
esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1
LOG).

 

                                         Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 174 cpv. 1 e 321 cpv. 2
CPC). Presentato lunedì 15 gennaio 2018 contro la sentenza notificata alla RE 1
il 3 gennaio, in concreto il reclamo è tempestivo (art. 142 cpv. 3 CPC per il
rinvio dell’art. 31 LEF).

 

                                   2.   La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della
giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’ap­­plicazione errata del diritto sia
l’accertamento manifestamente errato dei fatti. Sono di regola inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi,
fatte salve speciali disposizioni di legge (art. 326 cpv. 2 CPC). In materia di
fallimento le parti possono avvalersi senza restrizioni di fatti nuovi – detti pseudonova o “unechte
Nova” –, se
questi si sono verificati prima della decisione di prima istanza (art. 174 cpv.
1, 2° periodo LEF). Ove invece invochi fatti successivi – detti nova
autentici o in senso proprio, oppure “echte Nova” – il debitore deve inoltre rendere verosimile la propria solvibilità
(art. 174 cpv. 2 LEF). Queste regole valgono anche in materia di fallimento
senza preventiva esecuzione, l’art. 194 cpv. 1 LEF rinviando all’art. 174 LEF
(sentenze del Tribunale federale 5A_711/2012 del 17 dicembre 2012, consid. 5.2,
e 5A_14/2011 del 9 agosto 2011 consid. 3.4, con rimandi).

 

                                         Nel
caso specifico, la reclamante produce con il ricorso una dichiarazione
dell’PI 1 del 10 gennaio 2018, successiva alla dichiarazione
del fallimento, con cui ritira l’esecuzione n. __________ (doc. G). Essa sarebbe in linea di massima ricevibile, ma ove fosse di
rilievo per ritenere che la società ha ripreso i suoi pagamenti dopo il
fallimento, il provvedimento potrà essere annullato solo se essa avrà anche reso
verosimile la propria solvibilità.

 

                                   3.   Nella
sentenza impugnata il Pretore aggiunto ha ritenuto adempiuto il presupposto
della sospensione dei pagamenti per due motivi. In primo luogo poiché la
convenuta, di fatto, non si è opposta all’istanza, ma ha promesso, anzi, a più
riprese invano di tacitare integralmente il proprio debito, passato nel frattempo
da fr. 60'619.60 a fr. 91'242.85; in secondo luogo poiché la situazione
esecutiva della convenuta, contro la quale sono stati emessi 17 attestati di
carenza di beni per complessivi fr. 56'563.50 oltre ad accessori (di cui 6
a favore dell’istante per fr. 23'015.–) e sono pendenti 55 esecuzioni per fr. 239'835.46
totali più interessi e spese (di cui 16 a favore dell’istante per fr. 38'101.25),
costituisce a suo giudizio sufficiente indizio dell’assenza di mezzi liquidi.
Per abbondanza, il primo giudice ha ancora osservato che dinanzi alla Pretura
sono pure pendenti nei confronti della convenuta una procedura di scioglimento
della società per mancanza dell’organo di revisione (art. 154 cpv. 3 ORC) e un’altra
procedura di fallimento senza preventiva esecuzione promossa dalla SUVA per uno
scoperto di fr. 38'357.25.

 

                                   4.   Nel
reclamo la RE 1 fa valere di essere “un pezzo di storia” siccome è attiva nel settore
dell’edilizia dal 1921 e fa risalire i propri problemi di liquidità al
2013/2014 in relazione con un “cantiere
piuttosto grosso”. Allega di avere pagato nel 2017 diversi
acconti a favore dell’istante, il cui saldo creditorio ammonta a fr. 12'890.55,
a dimostrazione del fatto che lo scoperto è limitato agli anni 2015-2016. La
reclamante sottolinea d’altronde che il saldo del suo conto corrente postale è
di fr. 10'000.– e che il totale di fr. 348'856.10 risultante dall’estratto
del registro delle esecuzioni dev’essere corretto riducendolo a fr. 219'450.10
tenuto conto di pagamenti non registrati pari a fr. 95'675.– complessivi e
delle sue richieste volte alla correzione di diversi conteggi del­l’IVA (che a
suo dire comportano una riduzione del debito da fr. 33'659.95 a fr. 12'108.80)
e della SUVA (con una diminuzione da fr. 43'642.65 a fr. 33'230.10).
La reclamante ammette di avere debiti non posti in esecuzione per fr. 118'278.20,
ma dice di poter contare sulla comprensione dei creditori. D’altronde i debiti
verso la Cassa pensione PI 1 sono stati tutti saldati recentemente dall’amministratore
unico. Sul fronte degli attivi, la società afferma di vantare crediti per
complessivi fr. 405'165.–, per cui prevede un “rientro in tempi piuttosto breve”, e prospetta entrate di fr. 27'900.– per “lavori in corso”, di fr. 202'389.–
per “lavori in previsione” e di fr. 2'300'000.– per “lavori in fase di acquisizione”, per un totale di quasi 3 milioni
(incluse le liquidità di fr. 10'000.–). La reclamante fa infine notare di
avere ridotto i costi chiudendo il negozio in centro a __________, concentrando
tutta l’attività presso il punto di stoccaggio di __________ e diminuendo il personale
allo stretto necessario.

 

                                   5.   In
virtù dell’art. 190 cpv. 1 n. 2 LEF, il creditore può chiedere al giudice la
dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione contro il debitore soggetto
alla procedura di fallimento che abbia sospeso i suoi pagamenti.

 

                                5.1   La
nozione di sospensione dei pagamenti è una nozione giuridica indeterminata che
conferisce al giudice del fallimento un ampio potere di apprezzamento. Per
ammettere la sospensione dei pagamenti occorre che il debitore non paghi debiti
incontestati ed esigibili,
lasci moltiplicare le esecuzioni promosse nei suoi confronti interponendo
sistematicamente opposizione, oppure ometta di pagare anche
debiti di minima importanza, dimostrando così di non disporre di sufficienti
mezzi liquidi per far fronte ai propri impegni. Non occorre tuttavia che il debitore interrompa tutti i suoi pagamenti,
è sufficiente che il rifiuto di pagare verta su una parte essenziale delle sue
attività commerciali o su una determinata categoria di crediti, come i
contributi di diritto pubblico (sentenza del Tribunale
federale 5A_860/2008 del 28 maggio 2009 consid. 2). Perfino
un solo debito permette di ammettere una sospensione dei pagamenti, se il
debito è importante e se il rifiuto di pagare è durevole. La sospensione dei pagamenti non dev’es­­sere
soltanto di natura passeggera, ma deve trattarsi di una situazione durevole (DTF 137 III 468 consid. 3.4.1; sentenze
del Tribunale federale 5A_707/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 5.1 e 5A_14/2011 [citata sopra al consid. 2], consid. 3.1, con rimandi).

 

                                5.2   Nella fattispecie, anche in questa sede la reclamante non contesta in
sé la sospensione di una parte importante dei suoi pagamenti. Non si confronta
direttamente, infatti, con la motivazione contenuta nella sentenza impugnata.
Ci si potrebbe perfino interrogare sulla ricevibilità del reclamo, che non
appare sufficientemente motivato nel senso dell’art. 321 cpv. 1 CPC. Il quesito
può ad ogni modo essere lasciato indeciso, siccome il reclamo, pur volendolo
considerare alla stregua di una censura indiretta della decisione impugnata, è infondato.
Intanto, la reclamante non rimette in discussione il suo debito verso l’istante
nei termini accertati dal Pretore aggiunto, né il suo consistente aumento (da fr. 60'619.60 a fr. 91'242.85) durante
la (lunga) procedura di primo grado. Dimostra solo di averle pagato nel 2017 fr. 5'954.–
(doc. H accluso al reclamo), una tantum in prossimità del fallimento (sopra ad
G), ciò che ovviamente è insufficiente per essere considerato come una ripresa
duratura dei pagamenti. Essa neppure contesta gli accertamenti relativi agli
attestati di carenza beni rilasciati a suo carico (17 per
ben fr. 56'563.50 complessivi oltre ad accessori), i quali – è giusto
sottolineare – attestano ufficialmente non solo la mancanza di liquidità di cui
soffre la società, ma anche la totale assenza di beni pignorabili. A nulla
serve l’allegazione per cui alcuni debiti menzionati nell’estratto del registro
delle esecuzioni sarebbero stati pagati, poiché la reclamante non ha prodotto
al riguardo alcun riscontro documentale e oggettivo (i doc. C ed E acclusi al
reclamo sono documenti allestiti dalla stessa reclamante, parificabili a
semplici allegazioni di parte prive di alcun valore probante). Per tacere del
fatto che la riduzione del carico debitorio indicata nel reclamo sarebbe comunque
pressoché compensata con il riconoscimento di debiti non posti in esecuzione
per fr. 118'278.20 (doc. D).

 

                                5.3   L’unico
pagamento documentato per importo e data è quello relativo al debito di fr. 74'326.50
(oltre ad accessori) verso l’PI 1, oggetto
dell’esecuzione n. __________ (doc. G e B pag. 10). Dalle allegazioni
della reclamante, si evince però che il versamento è stato effettuato dall’amministratore
unico con fondi propri, ciò che non indizia l’esistenza di liquidità a libera
diposizione della società, se non il preteso – ma non dimostrato – saldo di fr. 10'000.–
del conto corrente postale. Ad ogni modo la reclamante non ha reso verosimile
che il suo amministratore unico sia disposto e in grado di tacitare a medio
termine la maggior parte dei creditori (in particolare l’istante e la SUVA) – e
non solo un creditore determinato (l’PI 1).

 

                                         Trattandosi
poi di un pagamento verosimilmente successivo alla pronuncia del fallimento (la
dichiarazione dell’PI 1 è del 10 gennaio 2018, doc. G), anche a volerlo
parificare a una ripresa dei pagamenti, il fallimento potrebbe essere annullato
solo se la reclamante avesse reso verosimile la propria solvibilità (art.
174 cpv. 2 LEF e sopra consid. 2). Orbene, se il suo indebitamento è manifesto
– nella migliore delle ipotesi assomma secondo le sue stesse allegazioni ad
almeno fr. 337'728.30 – i suoi attivi e aspettative sono ignoti, giacché
essa non ha prodotto alcun bilancio revisionato né alcun riscontro documentale
oggettivo e affidabile in merito alle sue asserzioni circa possibilità d’incasso
di fr. 2'945'454.–.
Lo stesso vale per le pretese misure di risanamen­to. Del resto, essa ha avuto più di un anno dall’inoltro
dell’istanza per sistemare la propria situazione finanziaria e malgrado tante
promesse è riuscita solo ad aumentare l’indebitamento complessivo. Anche dal
profilo della solvibilità, pertanto, il reclamo si rivela votato all’insuccesso.

 

                                5.4   Dal momento che al reclamo
non è stato conferito effetto sospensivo, non è necessario pronunciare
nuovamente il fallimento.

 

                                   6.   La
tassa di giustizia, calcolata secondo gli art. 52 lett. a e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la
soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Alla controparte non si assegnano
ripetibili, non avendo dovuto la stessa redigere osservazioni al reclamo.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto.

 

                                   2.   La
tassa di giustizia del presente giudizio, di fr. 150.–, è posta a carico della
reclamante.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –

      ;

  –  Ufficio
  di esecuzione, Locarno;

  –  Ufficio
  dei fallimenti, Locarno.

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                                        La
vicecancelliera

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 74 cpv. 2 lett. d LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).