# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5724261d-a326-57bb-9304-1e41a2f9db08
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-10-27
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 27.10.2016 60.2016.172
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2016-172_2016-10-27.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2016.172

   

  	
  Lugano

  27 ottobre 2016/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Elena Tagli Schmid, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 17/20.06.2016 presentato
da

 

 

	
   

  	
  RE 1 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 2.06.2016 di collocamento iniziale (in
  sezione chiusa presso le Strutture carcerarie cantonali) del giudice dei provvedimenti
  coercitivi, Claudia Solcà, sedente in materia di applicazione della pena (inc.
  GPC __________);

  

 

 

richiamate le osservazioni 28/30.06.2016 del Vollzugs-und
Bewährungsdienste di __________, mediante il quale precisa i termini di esecuzione
del qui reclamante;

 

richiamate altresì le osservazioni 28/30.06.2016 e
27/28.07.2016 (duplica) del giudice dei provvedimenti coercitivi, in cui, pur
riconoscendo essere il 12.03.2014 la data dell’arresto, sostiene la correttezza
dei termini d’esecuzione riportati nella sentenza impugnata nonché ne conferma
le argomentazioni e conclusioni, ritenendo il presente reclamo temerario;

 

preso atto che con scritto 25/26.07.2016 il qui
reclamante, in replica, ribadisce l’errore commesso dal giudice dei provvedimenti
coercitivi nel calcolo dei termini d’esecuzione;

 

visto altresì lo scritto 2/4.08.2016 del Vollzugs- und
Bewährungsdienste di __________, in cui dichiara di rinunciare ad una ulteriore
presa di posizione;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

in fatto

 

 

                                   a.   In
data 3.10.1992 a Cadro presso il Penitenziario cantonale La Stampa, dove stava
espiando la pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione (inflittagli il 26.08.1992
dalla Corte delle Assise criminali per infrazione aggravata alla LF sugli stupefacenti
ed infrazione alla LF sulla dimora e il domicilio degli stranieri) RE 1 partecipava
ad una drammatica e sanguinosa evasione dal carcere insieme ad altri 8
detenuti, di cui due rimanevano uccisi unitamente ad un agente di custodia.

 

 

                                  b.   Sventato
il piano di fuga lo stesso giorno, dal 24.11.1992 RE 1 veniva trasferito dal
Penitenziario cantonale La Stampa di Cadro al Penitenziario __________ __________
(__________).

 

 

                                   c.   Per
i fatti accaduti il 3.10.1992 la Corte delle Assise criminali in data 7.03.1994
(inc. TPC __________) condannava RE 1, insieme ad altri 4 detenuti, alla pena
di 6 anni di reclusione oltre che all’espulsione a vita, avendolo riconosciuto
colpevole di ammutinamento di detenuti qualificato, presa d’ostaggi, sequestro
di persona, esposizione a pericolo della vita altrui, contravvenzione alla LC
sul commercio di armi e delle munizioni e sul porto d’arma, come pure per
contravvenzione alla LF sugli stupefacenti (per dei consumi di haschisch).

 

 

                                  d.   In
parziale accoglimento del ricorso interposto da RE 1, l’allora Corte di cassazione
e di revisione penale con sentenza 12.07.1994 (inc. CCRP __________) riduceva
la suddetta pena a 5 anni e 9 mesi di reclusione, avendolo prosciolto dal reato
di esposizione a pericolo della vita altrui (siccome il 3.10.1992 egli aveva
fatto uso di un’arma disassicurata, con il cane armato, ma senza colpo in canna).
Per il resto la condanna della Corte di primo grado rimaneva invariata.

 

                                         La sentenza dell’allora Corte di cassazione e di revisione penale passava
in giudicato.

                                   e.   In
data 24.01.1995 RE 1 veniva trasferito dall’Istituto penale __________ sito a __________
(__________) al Penitenziario cantonale La Stampa di Cadro. 

 

 

                                    f.   Per
avere proferito pesanti insulti nei confronti di un agente di custodia a RE 1 il
14.02.1995 venivano inflitti 3 giorni di isolamento cellulare di rigore.

                                         Nuovamente
in data 25.07.1995 e 28.07.1995 RE 1 proferiva insulti e minacce nei confronti
di un Capo arte risp. degli addetti allo spaccio interno al Penitenziario.

                                         Di
conseguenza per motivi disciplinari il qui reclamante dal 3.08.1995 veniva trasferito
all’Istituto penale __________ di __________ (__________). 

 

 

                                  g.   Presso
il Penitenziario __________, dopo aver beneficiato il 19.03.1996 di un’uscita
accompagnata, svoltasi positivamente, RE 1 a inizio agosto 1996 veniva
trasferito nella sezione aperta.

 

 

                                  h.   Il 9.08.1996 durante una nuova uscita accompagnata a __________
(della durata di 12 ore) il qui reclamante non faceva rientro all’orario
previsto, sottraendosi alla vigilanza e rendendosi irreperibile.

 

                                         Egli
avrebbe raggiunto il termine per la liberazione condizionale (eventuale) il
25.09.1997, mentre il 15.07.2000 avrebbe terminato l’espiazione della pena.

                                         Al
momento della sua fuga gli restava pertanto un residuo di pena di 3 anni, 11
mesi e 5 giorni.

 

 

                                    i.   Le
ricerche subito messe in atto davano esito negativo. 

                                         Con
richieste 20.08.1996 risp. 22.08.1996 venivano pertanto pubblicati un ordine di
arresto nazionale risp. internazionale a carico di RE 1, entrambi scadenti il
9.08.2016.

 

 

                                    l.   In
data 8.10.1997 RE 1 incappava in un normale controllo della squadra di polizia
giudiziaria della Stradale di __________ sull’autostrada A26 Genova-Sempione.
Nel bagagliaio del veicolo sul quale egli viaggiava gli agenti rinvenivano 10
kg di marijuana, così che egli veniva tratto in arresto.

 

                                 m.   Ne
seguivano vari scambi di corrispondenza fra le autorità svizzere e quelle italiane,
in esito alle quali l’autorità d’esecuzione ticinese comunicava di voler ritirare
la propria (precedente) domanda di assunzione del procedimento penale in
Italia, mantenendo solamente il mandato d’arresto internazionale, ad esclusione
dell’Italia.

 

 

                                  n.   In
data 12.03.2014 RE 1 veniva arrestato nel Canton __________ e dal 4.09.2014 veniva
posto in anticipata esecuzione di pena. Egli veniva associato alle strutture
carcerarie del Penitenziario di __________ (__________).

 

 

                                  o.   Con
sentenza 11.05.2016 il Kriminalgericht del Canton __________ lo condannava, con
rito abbreviato, alla pena detentiva di 4 anni e 6 mesi, avendolo riconosciuto
colpevole di rapina qualificata, violazione di domicilio e ripetuta violazione
contro la legge sulle armi, per fatti risalenti all’11.03.2014.

 

 

                                  p.   Il
29.03.2016 il Vollzugs- und Bewährungsdienste del Canton __________ delegava
alle autorità d’esecuzione ticinesi la competenza a far eseguire la pena detentiva
poi pronunciata con sentenza 11.05.2016.

                                         Pertanto con decisione 2.06.2016 il giudice dei
provvedimenti coercitivi (ticinese), visto il pesante trascorso penale di RE 1
e ravvisato un concreto pericolo di fuga e di recidiva, ordinava il
collocamento di quest’ultimo in sezione chiusa, presso il Penitenziario
cantonale La Stampa. Dava altresì mandato alla Direzione delle strutture
carcerarie ticinesi di organizzare il trasferimento del qui reclamante in Ticino.

                                         Nel
contempo il giudice determinava i seguenti termini d’esecuzione della pena:

                                         1/3                                  31.12.2016

                                         1/2                                  27.05.2018

                                         2/3                                  23.10.2019

                                         Fine                                15.08.2022.

                                         Nel
contempo con scritto 2.06.2016 il giudice dei provvedimenti coercitivi revocava
il mandato di accompagnamento su Ripol emanato a suo tempo a carico di RE 1.

 

 

                                  q.   In
data 10.06.2016, il direttore delle Strutture carcerarie cantonali decideva il
trasferimento, per motivi di sicurezza e di ordine interno (giusta l’art. 86
RSC), di RE 1 al Penitenziario di __________ a partire dal giorno stesso.

                                         In tale decisione il collocamento presso il
Penitenziario La Stampa veniva ritenuto inopportuno in relazione ai precedenti
del qui reclamante. Ciò anche, in particolare, in ragione delle possibili
conseguenze psicologiche sul personale di custodia (di quello ancora presente, che
avrebbe subito l’ammutinamento del 3.10.1992) e, in generale, per “le più
che comprensibili conseguenze psicologiche che verosimilmente potrebbero
riacutizzarsi, come pure l’ambiente di lavoro tra il corpo del personale uniformato
e non solo, che ne rimarrebbe giustamente risentito” (decisione 10.06.2016
p. 2).

 

 

                                   r.   Con
esposto 17/20.06.2016 RE 1 impugna la decisione 2.06.2016 del giudice dei provvedimenti
coercitivi.

                                         Sostiene
in primo luogo che il magistrato, considerando erroneamente il 4.09.2014
(anziché il 12.03.2014) quale data dell’arresto avvenuto nel Canton __________,
avrebbe sbagliato il calcolo dei termini d’esecuzione riportati nella sentenza
impugnata.

                                         Precisa
inoltre che il 9.08.1996 presso il Penitenziario di __________ non sarebbe
evaso nel vero senso della parola bensì si sarebbe trattato di un mancato rientro.
Egli infatti, dopo aver appreso la notizia che la madre a seguito di un ictus sarebbe
stata in pericolo di vita, avrebbe perso la testa e sarebbe “salito sul
treno che l’ha portato direttamente in Italia per poter vedere sua madre in fin
di vita” (reclamo 17/20.06.2016, p. 3). Nel seguito egli sarebbe stato
arrestato in Italia e incarcerato, così che non sarebbe stato latitante.

                                         Contesta
quindi il collocamento in sezione chiusa, stante la condotta impeccabile da lui
tenuta presso il Penitenziario di __________ negli ultimi due anni e tre mesi
di detenzione, e postula l’annullamento della decisione del giudice dei
provvedimenti coercitivi.

 

 

                                   s.   Con
scritto 28/30.06.2016 il Vollzugs- und Bewährungsdienste di __________ non
presenta particolari osservazioni al reclamo, limitandosi a ricapitolare i termini
d’esecuzione della pena inflitta a RE 1 dal Kriminalgericht __________
l’11.05.2016. 

 

 

                                    t.   Il
giudice dei provvedimenti coercitivi dal canto suo con osservazioni
28/30.06.2016, pur correggendo la data dell’arresto (il 12.03.2014 anziché il
4.09.20214, data in cui RE 1 è stato posto in anticipata esecuzione di pena), erroneamente
indicata nella sentenza impugnata, ribadisce la correttezza dei termini
d’espiazione ivi calcolati.

                                         Rileva
inoltre che il non rientro del qui reclamante nello stabilimento di pena dopo
un congedo costituirebbe di fatto un’evasione. E comunque, dopo il decesso
della madre (pur considerato un doveroso periodo di lutto) egli non avrebbe
fatto ritorno in Svizzera per terminare l’espiazione della propria pena bensì
per commettere con dei correi una rapina.

                                         Pertanto
ribadisce nel caso concreto l’esistenza di un serio pericolo di fuga e di
recidiva, nonché la pericolosità del reclamante, tanto da sostenere la
temerarietà del di lui gravame.

 

 

                                  u.   Con
scritto di replica 25/26.07.2016 RE 1 si limita a ribadire che, anche alla luce
delle osservazioni 28/30.06.2016 del Vollzugs- und Bewährungsdienste, i termini
d’esecuzione esposti nella decisione impugnata sarebbero errati pur tenendo
conto del residuo di pena.

 

 

                                   v.   In
duplica il giudice dei provvedimento coercitivi ribadisce la correttezza del proprio
calcolo dei termini d’espiazione della pena, evidenziando come sia stato il
Vollzugs- und Bewährungsdienste ad essere incorso in un errore, avendo ritenuto
la pena di 4 anni e 6 giorni anziché di 4 anni e 6 mesi inflitta dal Kriminalgericht
__________ l’11.05.2016.

 

                                         L’autorità
d’esecuzione __________ dal canto suo, interpellata da questa Corte, ha
comunicato con scritto 2/4.08.2016 di rinunciare ad un’ulteriore presa di posizione
da parte sua. 

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Il
Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale,
CPP), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare le
autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire
la relativa procedura. 

                                         L’art.
10 cpv. 1 lit. h della Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli
adulti del 20.04.2010 (RL 4.2.1.1., nel seguito LEPM, entrata in vigore l'1.01.2011)
conferisce al giudice dell'applicazione della pena − in Ticino
dall'1.01.2011 al nuovo giudice dei provvedimenti coercitivi giusta l'art. 73
LOG − la competenza a decidere il collocamento iniziale del condannato ex
art. 76 CP. 

                                         Contro
tali decisioni è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di interporre
reclamo ai sensi degli art. 393 e seguenti CPP alla Corte dei reclami penali (art.
12 cpv. 1 lit. b LEPM).

 

                                         1.2.

                                         Con
il reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l'eccesso e
l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e/o l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art.
396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all'art. 390 CPP per la forma
scritta ed all'art. 385 CPP per la motivazione. In particolare la persona o l'autorità che lo interpone deve indicare i
punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa
decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.3.

                                         Il gravame, inoltrato il 17/20.06.2016, contro la decisione 2.06.2016
del giudice dei provvedimenti coercitivi notificata il 7.06.2016, è tempestivo.

                                         

                                         Le esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate.

                                      

                                         RE
1, quale condannato e destinatario della decisione impugnata che lo tocca
direttamente, personalmente e attualmente nei suoi diritti, è pacificamente
legittimato a reclamare giusta l'art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse
giuridicamente protetto all'annullamento o alla modifica del giudizio. 

 

                                         Il
reclamo è quindi, nelle predette circostanze, ricevibile in ordine e
proponibile.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Giusta l'art. 76 CP le pene detentive sono scontate in
un penitenziario chiuso o aperto (cpv. 1). Il detenuto è collocato in un
penitenziario chiuso o in un reparto chiuso di un penitenziario aperto se vi è
pericolo che si dia alla fuga o vi è da attendersi che commetta nuovi reati
(cpv. 2).

                                         Per
regime aperto si intende un’espiazione della pena tale da essere meno restrittiva
della libertà, in particolare il trasferimento in un penitenziario aperto, la
concessione di congedi, l’autorizzazione del lavoro o alloggio esterni e la
liberazione condizionale (art. 75a cpv. 2 CP).

 

2.2.

                                         Interpretato e contrario il testo dell’art. 76
cpv. 2 CP, si ha che di regola il detenuto deve essere collocato in un
penitenziario aperto (ove si intende uno stabilimento “aperto” o “semiaperto”),
a meno che sussita il pericolo che egli si dia alla fuga oppure vi sia il
rischio che egli commetta nuovi reati. 

                                         In
altre parole, è sufficiente che sia adempiuto uno di questi due criteri (unici
criteri determinanti) per ordinare il collocamento di un detenuto in un
penitenziario chiuso o in un reparto chiuso di un penitenziario aperto. Il
rischio di fuga e il rischio di recidiva non devono essere realizzati
cumulativamente (cfr. Messaggio concernente la modifica del Codice penale
svizzero del 21.09.1998, pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss., p. 1793; BSK
Strafrecht I – B.F. BRÄGGER, 3a. ed., art. 76 CP n. 8). 

 

                                         A
livello cantonale − oltre l’applicazione del Concordato sull’esecuzione
delle pene privative di libertà e delle misure concernenti gli adulti e i
giovani adulti nei cantoni latini del 10.04.2006 (Concordato latino sulla
detenzione penale degli adulti, RL 4.2.1.1.3.) − l'art. 19 del Regolamento
sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti del 6.03.2007 (RL
4.2.1.1.1., nel seguito citato REPM) − in vigore dal 9.03.2007 − stabilisce
che l'esecuzione della pena in uno stabilimento chiuso, ossia in uno
stabilimento in cui le misure di sicurezza sono elevate, è la forma di
esecuzione ordinaria quando al detenuto non possono essere concesse altre forme
di esecuzione in grado di evitare in particolare la fuga o pericoli a terzi
(cpv. 1). L'esecuzione della pena avviene
ininterrottamente nello stabilimento. Il trattamento, che ha come scopo finale
il reinserimento sociale, è fondato su una graduale concessione di libertà
tendente alla responsabilizzazione progressiva del carcerato, sulla base di un
piano individuale di esecuzione della pena (cpv. 2). 

Il cpv. 3 dell’art. 19 REPM prevede
inoltre la possibilità per il condannato di espiare la pena privativa della
libertà, in maniera totale o parziale, in uno stabilimento aperto − ossia
in una struttura che dispone di misure di sicurezza ridotte per quanto concerne
l'organizzazione, il personale e la costruzione − se questa sua collocazione
non provoca pericoli alla comunità, evita il ripetersi di azioni delittuose e
non vi è rischio di fuga.

 

                                         L'art.
3 del Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino del 15.12.2010
(RL 4.2.1.1.2., nel seguito RSC) − in vigore dall'1.01.2011 − precisa
che il carcere penale “La Stampa” è, tra l’altro, destinato all’incarcerazione
di persone maggiorenni poste in esecuzione di pena o di misura o di
internamento (cpv. 3 lit. a). Esso stabilisce inoltre che sono strutture chiuse
“La Farera” e “La Stampa” (cpv. 4) mentre “Lo Stampino” e il “Navarazz” sono
strutture aperte (cpv. 5). Queste ultime sono in particolare destinate
all'incarcerazione di: a) persone in esecuzione di pene eseguite in regime di
lavoro esterno; b) persone in esecuzione di pene eseguite in forma di
semiprigionia; c) persone in esecuzione di pene di breve durata eseguite per
giorni; d) persone in esecuzione di pena che non presentano un rischio di fuga
e per le quali non vi è da attendersi che commettano nuovi reati (cpv. 6).

                                         La
persona incarcerata viene ammessa al regime ordinario qualora motivi di sicurezza
non vi si oppongano (art. 40 cpv. 1 prima frase RSC).

 

                                         2.3.

                                         Con
quale intensità debba sussistere il pericolo di fuga o il rischio che il detenuto
commetta nuovi reati posto dall'art. 76 cpv. 2 CP, non può essere espresso in
generale e in astratto ma dipende dalle circostanze. Tali due criteri, come
visto più sopra, non sono cumulativi (Messaggio
concernente la modifica del Codice penale svizzero del 21.09.1998, op. cit., p.
1793).

                                         Per
ammettere l'esistenza di un pericolo di fuga o di recidiva non occorre certamente
che siano state intraprese manovre concrete in tal senso, bensì è sufficiente
che sia riconoscibile l'esistenza di detti rischi (BSK Strafrecht I − B. F.
BRÄGGER, op. cit., art. 77b CP n. 9).

 

                                         2.3.1.

                                         Conformemente alla giurisprudenza federale il rischio
di fuga deve essere valutato in considerazione dell’insieme delle circostanze proprie
al detenuto, quali per esempio le sue condizioni di vita (“Lebensumstände”),
i legami familiari (“familiäre Bindungen”), la sua situazione
professionale e finanziaria (“berufliche und finanzielle Situation”),
nonché le sue relazioni all’estero (“Kontakte zum Ausland”). Infatti non
si può concludere sull’esistenza di questo rischio solo sulla base di una
possibilità astratta di fuga. Occorre piuttosto che vi sia una certa probabilità,
fondata su concreti motivi, che il detenuto posto in libertà si sottragga
all’esecuzione della pena, dandosi alla fuga (sentenze TF 6B_432/2012 del
26.10.2012 consid. 3.; 6B_254/2012 del 18.06.2012 consid. 3.; 6B_577/2011 del
12.01.2012 consid. 2.1. e 2.2.). Il quantum della pena che gli resta da
espiare da solo non basta per ammettere il rischio di fuga. Può tuttavia essere
considerato, unitamente ad altre circostanze, quale indizio di una possibile
fuga (sentenza TF 6B_432/2012 del 26.10.2012 consid. 3.; DTF 125 I 60). Un
rischio acuto di fuga viene ammesso in special modo dalla dottrina, quando
l’interessato non intrattiene in Svizzera una rete di relazioni, ovverossia
quando egli non dispone di legami con il nostro paese. Ciò che di principio
viene presunto per i cosiddetti turisti del crimine (“Kriminaltouristen”)
e per i condannati senza un valido permesso di soggiorno o di domicilio (BSK Strafrecht I − B. F. BRÄGGER, op. cit., art. 76 CP n. 4). 

 

                                         2.3.2.

                                         Per
quanto attiene al pericolo di recidiva il testo di legge non richiede espressamente,
che i reati di cui si teme la reiterazione siano di una determinata gravità.
Occorre tuttavia ragionevolmente partire da tale presupposto (BSK Strafrecht I − B. F.
BRÄGGER, op. cit., art. 77b CP n. 9). Infatti per la dottrina detti reati
devono essere di una certa rilevanza, stante che nel pericolo di recidiva non
entra in considerazione la (prospettata) commissione di semplici
contravvenzioni (S. TRECHSEL et al., Schweizerisches StGB, Praxiskommentar,
art. 76 CP nota 3).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Nel
caso concreto il giudice dei provvedimenti coercitivi ha ordinato il collocamento
di RE 1 in sezione chiusa, avendo concluso per l’esistenza di un serio pericolo
di fuga (trattandosi di cittadino italiano senza nessun interesse, comprovato,
a rimanere nel nostro paese) e di recidiva (visti i reati commessi sia in Svizzera,
che, verosimilmente, in Italia) nonché vista la di lui pericolosità (per le
modalità di commissione dei suoi atti, tra cui quelli per cui è stato ancora
recentemente condannato a __________).

                                         Il
reclamante contesta tale valutazione, stante in estrema sintesi l’ottimo comportamento
tenuto presso l’attuale Penitenziario di __________ a decorrere dal suo arresto
avvenuto il 12.03.2014.

 

                                         3.2.

                                         Da
tutto quanto agli atti emerge che RE 1 è nato e cresciuto in Italia, in
provincia di __________, in seno ad una numerosa famiglia composta dai genitori
e da 6 figli. Vi ha frequentato le scuole dell’obbligo sino alla terza media,
per poi impiegarsi come idraulico per ca. 5 anni. Nel seguito si è trasferito
in provincia di __________, dove dapprima ha lavorato come operaio in una
fabbrica e poi si è messo in proprio gestendo, con due soci, una piccola
azienda di metalmeccanica per un paio d’anni. Quindi si è dedicato alla
professione di agente di commercio nel campo dei cosmetici e poi degli smeraldi
e, successivamente, ha svolto altri lavori. Non è mai riuscito a mantenere lo
stesso impiego per più di 5 anni.

                                         Da
un primo matrimonio avvenuto nel 1982 ha avuto una figlia, oggi ormai maggiorenne.
Separatosi nel 1992, nel 2001 ha avuto un secondo figlio da una nuova compagna
con cui è convolato a nozze nel 2004.

                                         Come
accertato dalla Corte criminale __________ RE 1, nei 4 anni precedenti il suo
arresto in Svizzera, risultava essere senza occupazione alcuna, privo di introiti
e senza sostanza. Aveva debiti dell’ordine di Euro 30'000.--.

                                         In
Italia egli vanta dei precedenti penali, segnatamente tra il 1988 e il 2010 ha
subito 5 condanne, dapprima per pene detentive di 6 risp. 4 mesi, per dei
furti, per poi passare a pene detentive tra i 2 e i 4 anni e 8 mesi per
traffici illeciti di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), cumulate con
sostanziose multe.

                                         Nel
febbraio 1992 è entrato illegalmente in Svizzera, dove è stato arrestato mentre
con la propria vettura, in correità con terzi, stava accompagnando alla stazione
ferroviaria di __________ un corriere giunto pochi giorni prima dalla Colombia con
in corpo 110 ovuli (pari a 776 grammi) di cocaina destinata al mercato italiano.
Ciò per cui egli è stato condannato il 26.08.1992 dalla Corte delle Assise
criminali a 2 anni e 8 mesi di reclusione (oltre all’espulsione dal territorio
svizzero per 15 anni).

                                         A
distanza di poco più di un mese da detta sentenza, allorquando si trovava in
espiazione della relativa pena detentiva (che sarebbe giunta al termine il
14.10.1994), insieme ad altri 7 detenuti il 3.10.1992 ha partecipato alla
drammatica evasione dal Penitenziario cantonale La Stampa. Evasione sventata lo
stesso giorno dalle forze dell’ordine.

                                         Per
questi fatti egli è quindi stato condannato il 7.03.1994 dalla Corte delle Assise
criminali a 6 anni di reclusione (oltre all’espulsione a vita), ridotti
dall’allora Corte di cassazione e di revisione penale a 5 anni e 9 mesi di
reclusione.

                                         Trasferito per motivi disciplinari presso le Strutture carcerarie del
Canton __________, solo poco tempo dopo che si trovava nella sezione aperta,
durante un’uscita accompagnata il 9.08.1996, RE 1 si è sottratto alla
vigilanza, riparando in Italia. Ancorché ciò sia stato dettato da asseriti motivi
impellenti legati al grave stato di salute della madre − poi
comunque deceduta nel 2006 −, sta di fatto che egli non si è più presentato
davanti alle autorità elvetiche per l’espiazione del residuo di pena − a quel
momento di 3 anni 11 mesi e 5 giorni −, persistendo nella sua attività criminosa. 

                                         Incappato
l’8.10.1997 in un normale controllo della polizia stradale italiana, egli è infatti
stato trovato in possesso di 10 kg di marijuana che trasportava nel bagagliaio
della propria vettura. Così il 25.10.1999 è stato condannato dalla Corte di
Appello di __________ a 2 anni e 8 mesi di pena detentiva. Successivamente per
l’ulteriore possesso di sostanza stupefacente il 24.02.2010 la Corte di Appello
di __________ lo ha condannato alla pena detentiva di 4 anni e 8 mesi. 

                                         Appena
trascorsi questi periodi di carcerazione, la notte sul 12.03.2014 RE 1 è ritornato
in Svizzera per fare irruzione − unitamente a due correi muniti di armi cariche e
tutti e tre con i visi camuffati − nella villa di una coppia facoltosa di origine
italiana e residente in un comune del Canton __________. Rese le vittime inette
a resistere con la forza, essi hanno quindi sottratto loro contante, gioielli e
orologi per un valore complessivo di quasi CHF 90'000.--. Il terzetto è poi
subito stato arrestato dagli inquirenti mentre tentava di far rientro in Italia
con la refurtiva.

                                         RE
1 è quindi stato incarcerato presso le Strutture carcerarie di __________, dove
egli si trova a tutt’oggi, e in data 11.05.2016 il Kriminalgericht del Canton __________
lo ha condannato alla pena detentiva di 4 anni e 6 mesi.

 

                                         Ora,
è ben vero che − come risulta dal rapporto 15.04.2016 della Direzione
del Penitenziario di __________ − RE 1 ha tenuto un buon comportamento in carcere,
intrattenendo buoni contatti con gli altri detenuti (in particolare con quelli
italofoni non conoscendo egli la lingua tedesca) e si è attenuto alle regole carcerarie
e agli ordini del personale di custodia, seppure mantenendo un temperamento
definito esuberante (“temperamentvoll”). 

                                         Ciò
tuttavia non lenisce il concreto rischio di recidiva e di fuga, che ancora sussiste
a fronte del pesante passato del qui reclamante, delle sue condizioni di vita,
della sua situazione professionale e familiare nonché dei suoi legami con
l’estero.

 

                                         A
58 anni di età RE 1 si ritrova senza un onesto e stabile impiego da cui trarre
i mezzi per sostentare sé e la propria famiglia, nonché migliorare la sua
situazione debitoria. Egli ha fatto del crimine la sua professione, che né le
precedenti condanne né le precedenti detenzioni lo hanno distolto dal
perseguire pervicacemente. Egli ha continuato imperterrito la sua attività criminosa,
legandosi ad altre persone dedite al crimine. Pertanto il pericolo di recidiva,
qualora posto in un regime più aperto, è a tutt’oggi molto alto.

                                         Di
cittadinanza italiana, egli è venuto nel nostro paese soltanto per delinquere. Egli
non vanta alcun legame né professionale, né familiare con il nostro paese.
L’attuale moglie con il figlio comune, così come la figlia di primo letto − con i
quali ha mantenuto in carcere regolari contatti telefonici − vivono
tutti nel __________, centro questo dei suoi interessi.

                                         Il
rischio che egli, al di fuori di una struttura chiusa, possa darsi alla fuga,
rendendosi irreperibile − come peraltro già avvenuto in passato − è dunque
molto forte. Ciò a maggior ragione se si considera che l’imputato vanta nel
nostro paese solo un debito con la giustizia e che ha davanti a sé ancora una
pena importante da espiare, la cui fine è infatti prevista per il 15.08.2022,
mentre il termine per la liberazione condizionale (eventuale) verrà a cadere il
23.10.2019.

 

                                         Al
proposito si osserva, di transenna, che i termini di esecuzione indicati dal giudice
dei provvedimenti coercitivi appaiono a questa Corte corretti, ritenuta la data
d’arresto del 12.03.2016, il residuo di pena di 3 anni 11 mesi e 5 giorni da aggiungersi
alla pena di 4 anni e 6 mesi pronunciata l’11.05.2016 dalla Corte criminale __________,
e dedotti complessivi 792 giorni di carcere preventivo risp. di anticipata
esecuzione di pena.

 

                                         In
conclusione per tutto quanto visto la decisione del giudice dei provvedimenti
coercitivi si rivela corretta e sostenibile, meritando quindi di essere
tutelata.

 

 

                                   4.   La
decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi merita tutela anche per il dispositivo
inerente al trasferimento del reclamante nelle strutture carcerarie ticinesi.

                                         Questo in ragione di diverse considerazioni: il lungo
tempo trascorso dai fatti del 3.10.1992 (24 anni, un quarto di secolo); il
giorno del tentativo di evasione era un sabato, giorno in cui nel penitenziario
vi era una presenza ridotta di personale; il
buon svolgimento dell’ultima detenzione del qui reclamante (iniziata a decorrere
il 12.03.2014), attestata dal rapporto allestito dalla Direzione delle
Strutture carcerarie __________; il fatto che il Penitenziario La Stampa sia un
carcere chiuso, adibito a ricevere detenuti che presentano un pericolo di fuga
e di recidiva; i (maggiori) costi di un’espiazione presso un istituto
carcerario di un altro cantone.

                                         Per
tutti questi motivi, la decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi deve
essere confermata, ed ossequiata, anche riguardo al luogo di detenzione.

 

                                         In
conseguenza di ciò copia della presente decisione viene inviata alla Direzione
delle Strutture carcerarie cantonali e alla Direzione del Dipartimento delle Istituzioni.

                                   5.   Il reclamo è respinto. Tassa di giustizia e
spese sono poste a carico del reclamante, soccombente.

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss, 393 ss, 439 cpv. 1 CPP, 74
ss CP, la LEPM, il REPM, il Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone
Ticino del 15.12.2010, l’art. 25 LTG ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

 

 

pronuncia

 

 

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto.

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di CHF 500.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF
550.-- (cinquecentocinquanta) sono poste a carico di RE 1, attualmente c/o Strutture
carcerarie di __________.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

	
   

  	
  -       

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                          La
cancelliera