# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8c95ec29-c63c-57cb-b5bb-cfda4819ca66
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.10.2008 32.2007.250
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-250_2008-10-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.250

   

  cr

  	
  Lugano

  8 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 luglio 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 giugno
  2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel __________, allora attiva in qualità di cameriera presso una Casa per
anziani, in data 30 marzo 1992 ha presentato una prima richiesta di prestazioni AI, a causa di
“dolori alla schiena, mal di testa, stato confusionale, dolore generale” (doc.
1/1-6).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione del 26 maggio
1992, l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni, avendo
l’assicurata, nonostante le sue affezioni, ripreso la sua attività a tempo
pieno, con rendimento normale (cfr. doc. 7-1). Tale decisione è cresciuta in
giudicato.

 

                               1.2.   In data 6
settembre 2002 l’assicurata, nel frattempo attiva in qualità di aiuto-cucina,
ha presentato una nuova domanda di prestazioni facendo valere di soffrire di
“mal di schiena e gamba sinistra” (doc. 9/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM), con decisione del 10 ottobre 2005 (doc. doc. 62/1-3),
confermata con decisione su opposizione del 13 giugno 2007 (doc. A), l’Ufficio
AI ha respinto la richiesta di prestazioni, essendo l’assicurata ancora abile
al lavoro al 70% nella sua precedente attività e al 90% in attività adeguate,
rispettose dei suoi limiti funzionali.

                                         Nella
decisione impugnata l’UAI ha pure respinto la richiesta di gratuito patrocinio
in sede amministrativa (doc. A).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 27 luglio 2007 l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA
1, ha postulato il riconoscimento di una rendita di invalidità.

                                         Il
patrocinatore dell’assicurata ha contestato la decisione dell’amministrazione, evidenziando
che l’UAI non avrebbe debitamente approfondito lo stato di salute
dell’interessata, che deve essere ulteriormente indagato, tramite una perizia
psichiatrica - da affidare al dr. __________ di __________ - e una reumatologica
– a cura del dr. __________ di __________.

                                         Il
patrocinatore ha rilevato che l’assicurata non può assolutamente svolgere la
sua precedente attività di aiuto-cuoca, così come altre attività, a causa della
fibromialgia che la affligge, sottolineando come tale patologia sia ancora poco
nota, motivo per il quale “sarebbe interessante, in caso di denegatissima
soccombenza di fronte a codesto Tribunale, dedurre il contenzioso avanti al TFA”.
Egli ha poi aggiunto che “inoltre il caso si collega intimamente al tema
dello sradicamento di molte persone provenienti dall’area balcanica”.

L’avv. RA 1 ha quindi indicato che, a partire dal
mese di ottobre 2005, occorre ritenere che l’assicurata presenti dolori diffusi
all’apparato locomotore (fibromialgia e sintomatologia da dolore cronico
persistente con componente somatoforme), come indicato dalla dr.ssa __________
(I).

 

                               1.4.   Con istanza pervenuta
al TCA in data 2 agosto 2007, l’assicurata ha inoltre chiesto la concessione
dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale
(II).

 

                               1.5.   L’UAI, in
risposta, dopo avere ribadito la correttezza della perizia del SAM, ha
postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (V).

 

                               1.6.   In data 31
agosto 2007 il patrocinatore dell’assicurata ha trasmesso al TCA il certificato
municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria (VIII + bis).

 

                                1.7   In data 14
luglio 2008, su esplicita richiesta del TCA, il patrocinatore ha trasmesso al
Tribunale la documentazione necessaria al fine di decidere in merito
all’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio,
che non era stata prodotta unitamente al certificato municipale per
l’ammissione all’assistenza giudiziaria (XI + 1-5).

 

                               1.8.   Pendente
causa il TCA, rilevato che l’amministrazione, pur ritenendo l’assicurata ancora
abile al 70% nella sua professione e al 90% in altre attività adeguate, non ha
proceduto ad una valutazione economica, ha chiesto all’UAI, alla luce della giurisprudenza
del TF, di procedere, al fine della valutazione del diritto a prestazioni, al
raffronto dei redditi anche con riferimento alla precedente attività
dell’assicurata (XII).

 

                                         L’UAI ha
risposto con scritto del 25 agosto 2008, al quale ha allegato il rapporto finale
del consulente IP datato 21 agosto 2008 (XIII + 1-13).

 

                               1.9.   Tale
risposta è stata trasmessa all’assicurata (XIV), con la facoltà di presentare
osservazioni scritte.

 

                                         L’interessata,
dopo avere richiesto (XV) e ottenuto dal TCA (XVI) una proroga del termine per
permettere al suo medico curante di esprimersi, con scritto del 15 settembre 2008 ha comunicato al Tribunale che, dopo
avere discusso telefonicamente con la curante, non ha ulteriori osservazioni da
presentare (XVII).

 

Tale scritto è stato trasmesso
all’amministrazione (XVIII), per conoscenza.

 

                             1.10.   Pendente
causa il TCA ha chiesto al patrocinatore, ai fini del giudizio in merito
all’istanza di assistenza giudiziaria, alcune precisazioni circa l’immobile
sito in __________ di cui sarebbe proprietaria l’assicurata (XIX).

 

                                         L’avv. RA
1 ha risposto con scritto giunto al TCA in data 29 settembre 2008 (XX).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza
(ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle
prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai
sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato
all’assicurata il diritto a prestazioni.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza
federale, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime
di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla
rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr.
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio
2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto
2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno
2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza
9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22
luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

" 
(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini
con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo
giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i
principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore
somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una
fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il
rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme
da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.5.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una
perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato la
patologia reumatologica (dr. __________), quella psichiatrica (dr. __________)
e quella neurologica (dr. __________).

 

L’aspetto reumatologico è stato vagliato dal dr. __________,
specialista FMH in reumatologia, che nel suo referto del 7 settembre 2005 ha posto le diagnosi di “sindrome
somatoforme da dolore persistente; fibromialgia; sindrome cervico e dorsospondilogena
cronica con periartropatia omeroscapolare tendinotica cronica a destra (IRM
della spalla destra del 31 marzo 2003) con tenomiosi a catena dell’arto
superiore destro e minime alterazioni degenerative a carico della colonna
cervicale; sindrome lombospondilogena cronica su minime alterazioni statiche e
degenerative a carico della colonna lombare; tendinite cronica all’inserzione
del tendine di Achille a sinistra (IRM del 31 marzo 2003)” (doc. 35-22).

Il dr. __________ ha evidenziato che, non
essendoci evidenza per una malattia reumatologica infiammatoria, né una severa
ipotireosi, né un’epatite C cronica attiva, l’assicurata presenta una
fibromialgia “primaria” (doc. 35-22).

Il dr. __________ ha considerato l’interessata,
da un punto di vista strettamente reumatologico, abile al lavoro al 70% come
ausiliaria di pulizie e aiuto-cucina e abile al 90% in attività adeguate,
rispettose dei suoi limiti funzionali. Devono essere ritenute tali attività
leggere, che comportino anche saltuariamente compiti mediamente pesanti, che
consentano il rispetto delle regole di ergonomia della schiena ed evitino
movimenti eccessivamente ripetitivi con l’arto superiore destro (doc. 35-24).

 

L’aspetto psichico è invece stato vagliato dal
dr. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che nel suo
referto del 9 settembre 2005, poste le diagnosi di “sindrome somatoforme da
dolore persistente (ICD10-F45.4); note di personalità labile”, ha ritenuto,
sotto il profilo strettamente psichiatrico, non esservi alcuna incapacità
lavorativa (doc. 35-28). Il dr. __________ ha rilevato che l’esame obiettivo
psichico non ha evidenziato turbe psicopatologiche maggiori, mentre per quel
che riguarda lo stile di vita e gli atteggiamenti di base l’assicurata presenta
una preoccupazione riguardo al suo stato di salute e una certa ansietà, senza
che queste assurgano a livelli conclamati di patologia psicovegetativa (doc.
35-28).

Il dr. __________ ha evidenziato che a livello
terapeutico, oltre alla terapia psicofarmacologica a base di antidepressivi
SSRI, l’assicurata potrebbe trarre beneficio da sedute di psicoterapia
individuale, volte a rinfrancare la fiducia dell’interessata in se stessa (doc.
35-28).

 

Infine, l’aspetto neurologico è stato valutato
dal dr. __________, specialista FMH in neurologia, il quale, nel suo referto
peritale dell’8 settembre 2005, poste le diagnosi di “cefalee croniche di tipo prevalentemente
tensionale, non si può escludere una componente emicranica comunque non in
primo piano; dolori diffusi alla colonna vertebrale non di origine neurogena”,
ha concluso che, dal punto di vista neurologico, non vi è alcuna diminuzione
della capacità lavorativa (doc. 35-31).

Il dr. __________ ha indicato di non avere
proposte terapeutiche dal punto di vista neurologico, dato che “solitamente
la cura per questo tipo di cefalee si inserisce nelle misure antalgiche più
globali per i dolori diffusi” (doc. 35-31).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 22 settembre 2005, i medici del SAM, sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di “fibromialgia; sindrome cervico e
dorsospondilogena cronica con periartropatia omeroscapolare tendinotica cronica
destra (RM della spalla destra del 31 marzo 2003) con tenomiosi a catena
dell’arto superiore destro e minime alterazioni degenerative a carico della
colonna cervicale”, mentre quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità
lavorativa hanno indicato quelle di “sindrome somatoforme; note di personalità
labile; sindrome lombospondilogena cronica con minime alterazioni statiche
degenerative a carico della colonna lombare e tendinite cronica all’inserzione
del tendine di Achille a sinistra (RM del 31 marzo 2003); cefalee croniche di
tipo prevalentemente tensionali, non si può escludere una componente emicranica
comunque non in primo piano; dislipidemia mista; lieve broncopatia con asma
bronchiale lieve; sovrappeso BMI 34” (doc. 35-13).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata inabile al lavoro al 30% nella sua precedente
attività di ausiliaria di pulizie, aiuto-cuoca e aiuto-cameriera (doc. 35-16).
Inoltre, i medici del SAM hanno considerato l’assicurata abile al lavoro
all’85%-90% come casalinga e abile al lavoro al 90% in un’attività leggera e
adatta, che rispetti i suoi limiti funzionali di natura reumatologica (doc.
35-17).

 

                               2.6.   In sede
ricorsuale, l’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI di negarle il
diritto a prestazioni, producendo, a comprova della sua totale incapacità
lavorativa, il certificato medico del 24 luglio 2007 della dr.ssa __________,
spec. in medicina generale, del seguente tenore:

 

" 
Certifico che dalla decisione AI dell’ottobre
2005 la paziente ha sempre lamentato dolori diffusi all’apparato locomotore in
nota fibromialgia e sintomatologia da dolore cronico persistente con componente
somatoforme.

 

Oltre al dolore la paziente presenta un quadro di
apatia e umore deflesso.

 

In questo contesto è sempre apparsa evidente
l’impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.” (Doc. B)

 

 

                               2.7.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della
decisione qui impugnata, questo Tribunale, dopo attento esame della
documentazione agli atti, non può che confermare l’operato
dell’amministrazione. La valutazione svolta dai medici del SAM soddisfa
infatti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché un rapporto medico
abbia pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.7.).

 

                            2.8.1.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame
neurologico, grazie al consulto specialistico del dr. __________, dal quale è
emerso che ella non presenta, da un punto di vista neurologico, delle patologie
invalidanti, di modo che l’interessata va considerata, da questo punto di
vista, pienamente abile al lavoro (cfr. doc. 35-31).

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessata.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                            2.8.2.   L’assicurata
è poi stata accuratamente vagliata dal profilo reumatologico dal dr. __________,
il quale ha attentamente esaminato le patologie dell’assicurata, ritenendo che
la stessa sia affetta da una fibromialgia “primaria”; da una sindrome cervico e
dorsospondilogena cronica, con minime alterazioni degenerative da considerare
nella norma per l’età dell’interessata; da una periartropatia omeroscapolare
tendinotica cronica, con un esame clinico sovrapponibile a quello del dr. __________
del 1° aprile 2003, senza patologie rilevanti a carico della cuffia dei
rotatori; da una sindrome lombospondilogena cronica con dolori agli arti
inferiori, con modiche alterazioni degenerative, senza rilevanza clinica e da
ritenere nella norma per l’età dell’interessata; da una tendinite cronica
all’inserzione del tendine di Achille a sinistra, da interpretare come
problematica locale di origine meccanica e non come manifestazione di una
malattia reumatologica infiammatoria (doc. 35-22).

                                         Sulla
base di tali patologie, il dr. __________ è giunto alla conclusione che ella
sia da ritenere inabile al lavoro al 30% nella sua precedente attività di
ausiliaria di pulizie e aiuto-cuoca (doc. 35-23), ma abile al 90% in attività
leggere e che prevedano anche saltuariamente compiti mediamente pesanti,
rispettose delle regole di ergonomia della schiena, che non comportino
movimenti eccessivamente ripetitivi dell’arto superiore destro (doc. 35-24). 

 

Il TCA non ha motivo per scostarsi da queste
conclusioni, ben motivate, del dr. __________, che non sono state del resto contestate
dall’assicurata attraverso dei certificati medici specialistici attestanti
delle patologie reumatologiche maggiormente invalidanti.

L’assicurata si è infatti limitata a produrre un
certificato medico del 24 luglio 2007 della sua curante, dr.ssa __________,
spec. in medicina generale, la quale ha attestato che l’interessata presenta “dolori
diffusi all’apparato locomotore in nota fibromialgia e sintomatologia da dolore
cronico persistente con componente somatoforme” (doc. B).

Tale certificato medico, che come correttamente
indicato dalla curante attesta l’esistenza di dolori nell’ambito della nota
fibromialgia dell’interessata, non apporta nuovi elementi, non apprezzati in
sede peritale, in grado di influire sulla valutazione specialistica
approfondita e ben motivata del dr. __________.

Il dr. __________ ha infatti constatato la
presenza, fra le altre patologie reumatologiche dell’interessata, anche di una
fibromialgia.

 

Il patrocinatore ha contestato la valutazione
peritale del SAM, indicando che “la fibromialgia è ancora troppo poco nota e
soprattutto non riconosciuta dall’AI come patologia che giustifica l’invalidità”,
aggiungendo che, in caso di soccombenza, “sarebbe interessante dedurre il
contenzioso avanti il TFA”(I).

 

Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), in
presenza di una fibromialgia (come nel caso di un disturbo del dolore
somatoforme) secondo la giurisprudenza federale si deve presumere che tale affezione
o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali
ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 49). 

Solo eccezionalmente, in presenza di determinati
presupposti fissati dalla giurisprudenza, si può ritenere inesigibile
dall'assicurato, affetto da una fibromialgia, lo sfruttamento della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro.

 

                                         Conformemente a quanto deciso
dal TF nella sentenza 9C_35/2007 del 4 aprile 2008, citata in precedenza (cfr.
consid. 2.4.), la fibromialgia di cui è affetta l’assicurata non può essere
ritenuta invalidante, posto che in concreto l’assicurata non
presenta una comorbidità psichiatrica importante (come valutato dal dr. __________,
cfr. doc. 35-28) e vista la presenza di una chiara tendenza all'esagerazione
riscontrata dal dr. __________ nel suo referto peritale (cfr. doc. 35-20).

Le conclusioni del dr. __________, inoltre, confermano
quanto indicato dal dr. __________, spec. FMH in reumatologia, il quale, nel
suo rapporto sulla visita di controllo del 30 marzo 2003 eseguita per conto
dell’assicuratore malattia, aveva evidenziato che a suo avviso l’assicurata fosse
da considerare abile al lavoro al 50% nella sua precedente attività di
aiuto-cucina, sottolineando tuttavia come ella non fosse a quel momento curata
per le sue patologie e evidenziando che, tramite una corretta terapia, ella
avrebbe potuto raggiungere una piena capacità lavorativa in qualsiasi attività (cfr.
doc. 4-9 inc. cassa malati).

 

Il TCA ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata,
dal profilo reumatologico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente
vagliato dal dr. __________.

 

                            2.8.3.   Infine, l’aspetto
psichiatrico è stato valutato nel contesto della perizia del SAM, tramite il
consulto specialistico del dr. __________, il quale, nel suo rapporto peritale
del 9 settembre 2005, dopo avere riscontrato la presenza di una sindrome
somatoforme e di note di personalità labile, ha ritenuto l’assicurata pienamente
abile al lavoro (doc. 35-28).

 

L’assicurata ha contestato le conclusioni alle
quali è giunto il dr. __________, evidenziando che la sindrome somatoforme che la
affligge è da considerare invalidante e aggiungendo che “il caso si collega
intimamente al tema dello sradicamento di molte persone provenienti dall’area
balcanica” (I).

L’interessata ha trasmesso, a comprova della sua
incapacità lavorativa, il certificato del 24 luglio 2007 della curante, dr.ssa __________,
la quale ha attestato la presenza, dall’ottobre 2005, di dolori diffusi
nell’ambito della nota fibromialgia e sintomatologia da dolore cronico
persistente con componente somatoforme, sottolinenando che l’assicurata presenta
un quadro di apatia e di umore deflesso, che le impediscono di svolgere
qualsiasi attività (doc. B).

 

Al riguardo, il TCA constata che il dr. __________
ha posto la diagnosi di sindrome somatoforme da dolore persistente, ritenuta tuttavia
non invalidante.

A tale proposito, questo Tribunale sottolinea
che, come ricordato in precedenza (cfr. consid. 2.4.), secondo la
giurisprudenza federale, la diagnosi di sindrome del dolore somatoforme
persistente non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad
un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da
una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.4. e STF
I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), per
ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa
da parte di un assicurato che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la
giurisprudenza esige l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate
da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn")
come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di
provvedimenti riabilitativi.

 

                                         Nel caso
di specie, è pacifico che l’assicurata non abbia presentato una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema la sentenza del
Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Dalla perizia del dr. __________, infatti, emerge
che l’assicurata non è affetta da turbe psicopatologiche maggiori (cfr.
doc. 35-28).

 

Quanto agli altri criteri qualificati
indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una
sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 il Tribunale federale, in un caso
concernente un’assicurata affetta da sindrome somatoforme dolorosa, constatata
l’assenza di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata,
ha proceduto alla valutazione della presenza o meno degli altri criteri
richiesti dalla giurisprudenza per considerare eccezionalmente inesigibile per
l’assicurata lo sfruttamento della capacità lavorativa. In quell’occasione,   la nostra Massima Istanza è
giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi
giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.
L’Alta Corte ha infatti osservato:

 

" 
(…)

3.

3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent,
comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al.
1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences
d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge
par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré
pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est
exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;
arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public
in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

 

3.2 La reconnaissance de l'existence d'une
atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux
persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert
(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de
classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour
toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles
somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante
pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les
troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un
effort de volonté raisonnablement exigible. Le
caractère non exigible de la réintégration dans le processus de travail peut
résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance,
rendent la persone incapable de fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas,
en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources nécessaires pour vaincre ses
douleurs.

La question de savoir si ces circonstances
exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de
différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité
psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut
constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352
consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,
consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants. Ce
sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif
s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie
inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les
manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution
possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de
résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique
(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de
traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même
avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative
de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces
critères se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on
admettra l'exigibilité d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff
der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in:
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une
activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation
semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la
santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations
envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le
comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les
caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes
divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant
de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible
l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement
psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper,
Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische
Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler
et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

 

3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le
Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points
communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se
justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances,
d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en
matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier
le caractère invalidant d'une fibromyalgie.

 

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée
souffre d'un syndrome

douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux
somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une
comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le
litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par
la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté
raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie
douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral examine
librement.

 

5.

5.1Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception
du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se
manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée
qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail
actuel.

 

5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre
l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et
symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère
invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel
et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction
cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte
d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un
retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est
en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui
nécessite des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges
ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques
difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le
lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de
suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état
psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au
domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au
dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur
O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant
pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique
permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de  la doctoresse U.________ restent trop sommaires pour
que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre
2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée
actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan
thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et
O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents,
d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines
auprès de la doctoresse U.________
depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait
de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le traitement médicamenteux
antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit, par crainte d'effets
secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de
la doctoresse U.________ du 29
septembre 2003 et du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De
même, les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs U.________
(thérapie cognitivo-comportementale) et G.________ (approche
multidisciplinaire) n'ont pas été mises en oeuvre.

 

5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que
le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un
point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de
l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation
du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit
fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

 

Nel caso di specie, analogamente a quanto
ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del
3 dicembre 2007) e conformemente a quanto valutato dal dr. __________ e dai
medici del SAM, secondo questo Tribunale non sono adempiuti neppure gli altri
criteri sviluppati dalla giurisprudenza per ammettere, a titolo eccezionale,
che un disturbo del dolore somatoforme abbia carattere invalidante.

 

                                         Infatti, dalla
perizia del dr. __________ e dalla documentazione agli atti non risulta che
l’interessata presenti una perdita di integrazione sociale. Né del resto
l’assicurata fa valere il contrario.

 

                                         Inoltre, quanto
al decorso della malattia dell’interessata, il dr. __________, nel suo referto
peritale, ha indicato che “l’assicurata, a partire dal 2003, è in cura
presso il __________ di __________ (dr.ssa __________) nell’ambito di una
sindrome ansioso-depressiva e di una sindrome somatoforme”, aggiungendo che
ella “è stata sottoposta ad una terapia psicofarmacologica che ha migliorato
la sintomatologia ansiosa …” (cfr. doc. 35-27, sottolineatura della
redattrice), circostanza che non depone quindi per l’esistenza di uno stato
psichico cristallizzato.

                                         Inoltre,
il dr. __________ ha sottolineato che “terapeuticamente oltre alla terapia
psicofarmacologica a base di antidepressivi SSRI possono essere d’aiuto
delle sedute di psicoterapia individuale volte a rinfrancare la fiducia
dell’assicurata in se stessa” (cfr. doc. 35-28, sottolineatura della
redattrice), a conferma del fatto che vi sono ancora delle possibilità di
evoluzione sul piano terapeutico.

                                         Visto
quanto sopra esposto, non sono quindi in concreto realizzati i presupposti fissati dalla giurisprudenza federale per poter ritenere
eccezionalmente inesigibile dall'assicurata, che soffre di una sindrome
somatoforme dolorosa, lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul mercato
del lavoro (cfr. consid. 2.4.).

 

Questo Tribunale sottolinea inoltre che
l’indicazione fornita dalla curante, dr.ssa __________, nel certificato del 24
luglio 2007, circa l’esistenza di apatia e di umore deflesso, che impedirebbero
all’assicurata di svolgere qualsiasi attività (doc. B), non può sminuire il
valore probatorio della perizia del dr. __________.

Tale certificato non è infatti stato redatto da
uno specialista in psichiatria e psicoterapia e non espone delle diagnosi
diverse da quelle valutate dal dr. __________ in sede peritale, in grado di
influire sulle sue conclusioni.

 

                                         Al
riguardo, il TCA ricorda che, in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il
Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

Analogo discorso vale con riferimento
all’osservazione del patrocinatore dell’assicurata in merito al fatto che lo
stato di salute dell’interessata si collega intimamente al tema dello
sradicamento di molte persone provenienti dall’area balcanica (I). Un tale
apprezzamento non può equivalere ad una diagnosi psichiatrica invalidante.

 

Pertanto, visto quanto sopra, ritenuto che la
sindrome somatoforme da dolore persistente che affligge l’interessata non può
essere considerata invalidante, secondo i criteri richiesti dalla
giurisprudenza federale, occorre concludere che, dal profilo strettamente
psichiatrico, l’assicurata non presenta un’incapacità al lavoro.

Il TCA non ha quindi motivo per scostarsi dal
parere specialistico del dr. __________.

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                            2.8.4.   Alla luce di
quanto appena esposto, ritenuto che dal punto di vista psichiatrico e
neurologico, l’assicurata è abile al lavoro al 100% sia nella sua precedente
attività, sia in attività leggere adeguate, rispettose dei suoi limiti
funzionali, mentre presenta, dal profilo reumatologico, una limitazione della
capacità lavorativa del 30% nella sua attività di aiuto-cuoca e del 10% in
attività adeguate, il TCA ritiene dimostrato, con il
grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115
V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.
2b), che la ricorrente è inabile al lavoro al 30% nella sua precedente
occupazione, ma è abile al 90% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti
funzionali di natura reumatologica.

 

                               2.9.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa,
del 70%, nella sua attività e, del 90%, in attività adeguate, ricordato inoltre
che l'invalidità
nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere
economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275
consid. 4a), occorre esaminare le conseguenze del danno
alla salute dal profilo economico.

 

                            2.9.1.   Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso
concreto sono determinanti i dati del 2003 (essendo, secondo i medici del SAM,
lo stato di salute dell’interessata ridotto a partire dal mese di dicembre
2002, cfr. doc. 35-17).

Il TCA, constatata la mancanza di una valutazione
economica nella documentazione agli atti, ha chiesto all’UAI di provvedere ad
effettuare il raffronto dei redditi (doc. XII). 

Nel rapporto del 21 agosto 2008 il consulente IP
ha quindi effettuato il raffronto dei redditi sia con riferimento alla
precedente professione di aiuto-cucina, sia con riferimento ad altre attività
adeguate, giungendo alla conclusione che, in entrambe le situazioni,
l’assicurata non ha diritto ad una rendita (doc. XIII/1).

Questo Tribunale rileva che il consulente ha
effettuato il confronto dei redditi con riferimento all’anno 2002: i redditi da
valido e da invalido sono quindi da aggiornare al 2003.

 

                            2.9.2.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il consulente ha preso in considerazione
l’importo annuo di fr. 39’000 annui (2002) - corrispondenti a quanto
l’assicurata avrebbe guadagnato presso l’ultimo datore di lavoro, conformemente
a quanto previsto nel contratto collettivo di lavoro del settore (doc. XIII/1).
Il consulente ha poi aggiornato questo dato agli anni 2003-2008, determinando
in particolare un reddito da valida di fr. 40'300 per il 2003 (doc. XIII/1).

L’assicurata non ha contestato tali importi.

 

                            2.9.3.   Per
quanto riguarda il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13,
che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17,
STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         In
una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in
Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in
quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore
fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di
regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         Secondo
i dati del 2002, il salario lordo mediamente percepito in quell'anno riportato su una
media di 41,7 ore settimanali (cfr. per questo aspetto, STFA del 21 luglio 2003
nella causa D., I 203/03, consid. 4.4 e "La vie économique 4-2005", Tabella
B 9.2 pag. 86) per un’attività
leggera e ripetitiva (ossia il livello 4 di qualificazione) nel settore
privato in Svizzera corrisponde a fr. 57’008.- (Fr. 4’557.- : 40 x 41,7 x
12) per gli uomini ed a fr. 47’788.- (Fr. 3’820.- : 40 x 41,7 x 12) per le donne
(cfr. Tabella TA 1 settore privato).

                                         Dopo adeguamento
all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex" - cfr. DTF
126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si ottiene,
per il 2003 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique, 6-2007,
p. 91), un reddito mensile di fr. 4'048.24 oppure di fr. 48'578.92 per l'intero
anno (fr. 4'048.24 x 12).

 

                                         L’assicurata,
quale aiuto-cucina, avrebbe potuto guadagnare nel 2003 fr. 40’300/anno per
un’occupazione a tempo pieno.

                                         Tale
reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei
salari per un'attività equivalente (cioè fr. 41’991.69/ anno per il 2003; cfr.
Tabella TA1 2002 p.to 55 “alberghi e ristoranti”, livello di qualifica 4, dopo
adeguamento all’evoluzione salariale per il 2003: fr. 3'302.- X 12 mesi = 39’624.-,
riportato su 41.7 + adeguamento all’indice dei salari nominali).

 

                                         Se si
riducesse il reddito statistico da invalido in applicazione della
giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20 febbraio 2008
sopra menzionata, della stessa percentuale, ossia del 4.03%, si otterrebbe un
importo di fr. 46'621.19.

 

                                         Operando
tale riduzione, il reddito statistico da considerare ammonterebbe, pertanto, a
fr. 46'621.19 (fr. 48'578.92 decurtati del 4.03%).

 

                                         Il TCA
rileva comunque che, come vedremo (cfr. consid. 2.9.4.), il risultato finale
non cambierebbe se si volesse utilizzare, quale reddito da invalido, l’importo
di fr. 48'578.92, senza apportare la riduzione del 4.03% (in quanto ritenuta
troppo esigua).

 

                            2.9.4.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                          La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen,
in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark
nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das
Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so
dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von
teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und
repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000
S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen
der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist
(vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,  la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui  la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui
è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà
legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in
cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,  la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

In concreto, nel rapporto del 21 agosto 2008, il
consulente ha apportato una riduzione del 15%, così calcolata “5% per
attività leggera e 10% in considerazione dell’età e delle possibili difficoltà di
adattamento in una nuova attività” (cfr. doc. XIII/1).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per scostarsi da tale valutazione, che tiene adeguatamente conto
delle specifiche circostanze del caso concreto.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).

 

                                         Partendo quindi da un
salario da invalida di 48'578.92, ammettendo una
riduzione del 10% per motivi medici e una del 15% per le circostanze personali,
nel 2003 il reddito ipotetico da invalida è fr. 37'162.9. Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valida nel
medesimo anno di fr. 40'300.-. (consid. 2.9.2.), emerge
un’incapacità di guadagno del 7.78 ([fr.
40’300 – fr. 37’162.9] x 100 : fr. 40'300), arrotondato all’8% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non consente l’attribuzione di una rendita,
conformemente a quanto stabilito dall’UAI.

 

                                         Come già anticipato al
consid. 2.9.3., il risultato non cambierebbe anche volendo considerare, quale
reddito da invalido, l’importo di fr. 46'621.19, cui apportare
una riduzione del 10% per motivi medici e una del 15% per le circostanze
personali, per un reddito ipotetico di fr. 35'665.21. Confrontando questo dato
con l’importo di fr. 40'300.- corrispondente al reddito che l’insorgente
avrebbe conseguito da valida nell’anno 2003 (cfr. consid. 2.9.2.), emerge
un’incapacità di guadagno del 11.50 ([fr.
40’300 – fr. 35’665.21] x 100 : fr. 40'300), arrotondato al 12% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita,
conformemente a quanto stabilito dall’UAI.

 

                                         Dovendo poi, come visto in
precedenza (cfr. consid. 2.3. in fine), valutare se vi è stata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento sino al momento della decisione impugnata, occorre
aggiornare il reddito da valida e da invalida al 2007 (ultimi dati
disponibili).

 

                                         Il consulente
ha stabilito che il reddito da valida, per il 2007, sarebbe ammontato a fr.
42'146 (cfr. doc. XIII/1).

 

                                         Quanto al
reddito da invalida, secondo i dati forniti dalla tabella elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'019. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 12-2007, p. 98), esso ammonta a fr.
4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.60 per l'intero anno (fr. 4'189.80
x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98
del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2007 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,
6-2008, p. 91), un reddito mensile di fr. 4'252.21 oppure di fr. 51'026.50 per
l'intero anno (fr. 4'252.21 x 12).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2007, partendo da un
salario da invalida di fr. 51'026.50, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 90%
e ammettendo la riduzione del 15%, il reddito ipotetico dell'insorgente
ammonta, quindi, a fr. 39’035.27 (fr. 45'923.85 - (fr. 45'923.85.--
x 15 : 100)).

                                         Confrontando
ora questo dato con l'importo di fr. 42'146.- corrispondente al reddito che l’insorgente avrebbe conseguito da
valida nell'anno 2007, emerge un’incapacità al
guadagno pari a 7.38 ([fr. 42'146 – fr. 39'035.27] x 100 : fr. 42'146), arrotondato al 7% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita,
conformemente a quanto stabilito dall’UAI.

 

Come già anticipato al consid. 2.9.3., il risultato non
cambierebbe anche volendo apportare al reddito da invalido la riduzione del
4.03% (gap salariale).

 

                                         La
decisione contestata deve, quindi, nel suo risultato essere confermata.

 

                             2.10.   L’assicurata
ha chiesto l’esperimento di una perizia psichiatrica e di una reumatologica (I).

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

                                         Nel caso
in esame, secondo questo Tribunale la documentazione agli atti è sufficiente
per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino necessari
ulteriori provvedimenti probatori.

 

                             2.11.   Con la decisione impugnata l’Ufficio AI ha
respinto l’istanza di gratuito patrocinio inoltrata dall’assicurata in data 17
ottobre 2006 (doc. 46/1-3).

 

                          2.11.1.   L'art. 37 cpv.
1 LPGA, prevede che la parte può farsi rappresentare, se non deve agire personalmente
(cfr. ad esempio a: sottoporsi ad una perizia medica, DTF 132 V 443), o farsi patrocinare
nella misura in cui l'urgenza di un'inchiesta non lo escluda.

 

                                         Il
capoverso 4 recita che, se le circostanze lo esigono, il richiedente può
beneficiare di patrocinio gratuito (cfr. DTF 132 V 200).

 

                                         Già prima
dell'entrata in vigore della LPGA, la giurisprudenza (vedi per l’assicurazione
invalidità DTF 114 V 228, per l'assicurazione contro gli infortuni DTF 117 V
408 precisata con la DTF 125 V 32) aveva riconosciuto, senza imporre alcun
limite temporale, il diritto al gratuito patrocinio nell'ambito della procedura
amministrativa in materia di assicurazioni sociali, a condizione che fossero
rispettati gli stessi presupposti applicabili nella procedura giudiziaria,
ovvero il richiedente deve trovarsi nel bisogno, il patrocinio deve essere
necessario o perlomeno indicato e le sue conclusioni non sembrano dover avere
esito sfavorevole (cfr. DTF 125 V 202 consid. 4a e 372 consid. 5b, ambedue con
riferimenti).

                                         Il TFA
aveva peraltro sottolineato che le condizioni per la concessione del gratuito
patrocinio dovevano essere valutate con rigore (cfr. SVR 2000 KV Nr. 2, consid.
4c, pag 6, in fine).

                                         Secondo
la dottrina, il fatto che, rispetto all'art. 61 lett. f LPGA, l'art. 37 cpv. 4
LPGA utilizzi la formulazione "se le circostanze lo esigono",
anziché quella "se le circostanze lo giustificano", significa
che il legislatore ha inteso riprendere la giurisprudenza secondo la quale,
quando il gratuito patrocinio viene richiesto nella procedura amministrativa,
le relative condizioni devono essere esaminate in maniera rigorosa (Kieser, op.
cit., ad art. 37, n. 20, pag. 400; cfr., d'altronde, FF 1999 3965).

                                         Per il
resto, quali presupposti del gratuito patrocinio valgono l'indigenza del
richiedente, la necessità del patrocinio e la probabilità di esito favorevole
(cfr. FF 1999 3965).

                                         La
concretizzazione delle singole condizioni ha luogo in analogia con i
corrispondenti criteri applicabili nella procedura giudiziaria (cfr. Kieser,
op. cit., ad art. 37, n. 21, pag. 400-401).

 

                                         In una
sentenza I 928/05 del 4 dicembre 2006 in una vertenza relativa all’assicurazione invalidità, il TFA ha
osservato che la necessità dell’assistenza di un avvocato durante la procedura
amministrativa va riconosciuta solo in casi eccezionali e dipende dal tipo di
problematiche che vengono trattate nella decisione impugnata. In quell’occasione
l’Alta Corte ha negato la necessità dell'assistenza di un avvocato durante la
procedura di opposizione sviluppando le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

5.1 Was die von Vorinstanz und Verwaltung
verweigerte unentgeltliche Verbeiständung im Einspracheverfahren anbelangt, so
hat das kantonale Gericht zutreffend erwogen, dass der Gesuch stellenden Person
ein unentgeltlicher Rechtsbeistand im Verwaltungsverfahren gemäss Art. 37 Abs.
4 ATSG nur bewilligt wird, wo die Verhältnisse es erfordern, im kantonalen Prozess
dagegen bereits, wo die Verhältnisse es rechtfertigen (Art. 61 lit. f Satz 2 ATSG).
Richtig ist auch, dass die Offizialmaxime rechtfertigt, an die Voraussetzungen,
unter denen eine anwaltliche Verbeiständung sachlich geboten ist, einen
strengen Massstab anzulegen (BGE 125 V 36 Erw. 4b, 114 V 235 Erw. 5b); die
anwaltliche Vertretung im Verwaltungsverfahren drängt sich nur in
Ausnahmefällen auf (BGE 132 V 201 Erw. 4.1, 117 V 408 f. Erw. 5a, 114 V 238 Erw. 6). Verlangt
werden qualifizierende, besondere Umstände. Dagegen kann nicht bereits aus dem
Umstand, dass eine Recht suchende Person während des Verwaltungsverfahrens von
einer Fürsorgebehörde betreut wurde, auf die fehlende Notwendigkeit einer
anwaltlichen Vertretung im Einspracheverfahren geschlossen werden. Insoweit
greift die Begründung der Vorinstanz zum ablehnenden Entscheid zu kurz.

 

5.2 Umgekehrt kann aber auch nicht bereits aufgrund
der Tatsache, dass eine Rente - mithin eine finanzielle Leistung von in der
Regel erheblicher Bedeutung - zur Diskussion steht, automatisch von einer
notwendigen Verbeiständung ausgegangen werden. Wollte man bereits in diesem
Umstand einen besonders schweren Eingriff in die Rechtsstellung des
Versicherten erblicken, der regelmässig eine unentgeltliche Verbeiständung zur
Folge hat, würde dies darauf hinauslaufen, dass eine solche in praktisch allen
oder den meisten IV-Fällen zu gewähren wäre, was der gesetzlichen Regelung
widerspräche (Urteil R. vom 8. November 2006, I 746/06). Es sind vielmehr die
konkreten Umstände zu beurteilen.

 

5.3 Vorliegend hat die IV-Stelle ihre
Leistungsverweigerung in einer ersten Verfügung vom 9. Januar 2004 zunächst
damit begründet, dass die im Arztbericht von Frau Dr. med. L.________ vom 30.
Dezember 2003 gestellte Diagnose weiterhin eine körperlich nicht belastende
Tätigkeit ganztägig ermögliche, was nach wie vor ein rentenausschliessendes
Einkommen zulasse. Auf anwaltliche Einsprache hin holte sie den zum
Abklärungsbericht der Institution X.________ vom 23. Juni 2003 abgefassten
Zusatzbericht von Frau Dr. med. L.________ vom 28. April 2004 ein, worin eine
psychiatrische Begutachtung empfohlen wurde, und hob die Verfügung deswegen auf
(Einspracheentscheid vom 21. Juli 2004). Nach Eingang des psychiatrischen Berichtes
von Dr. med. H.________ vom 28. Januar 2005, worin auf das Fehlen eines
psychischen oder psychosomatischen Gesundheitsschadens geschlossen wurde,
erneuerte die Verwaltung ihre ablehnende Haltung mit Verfügung vom 7. Februar
2005. Aus medizinischer Sicht wies der Fall demnach weder nach Erlass der
ersten noch der zweiten Verfügung besondere Schwierigkeiten auf. Auch sonst
sind keine qualifizierten Umstände auszumachen. Es galt lediglich, die offenkundige
Diskrepanz zwischen den medizinischen Berichten und jenem der Institution X.________
zu erkennen und aufzugreifen, wozu die den Beschwerdeführer während des
Verwaltungsverfahrens begleitende Fürsorgebehörde ohne weiteres in der Lage
gewesen wäre. Der vorinstanzliche Entscheid, mit welchem die Notwendigkeit
einer anwaltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren verneint wurde, ist
somit im Ergebnis zu bestätigen. (…)“ 

(STFA del 4 dicembre 2006 nella causa F., I
928/05, consid. 5.1 e 5.2)

 

                                         Nella
sentenza I 746/06 dell’8 novembre 2006 il TFA ha indicato i seguenti casi di
applicazione della propria giurisprudenza:

 

" 
(…)

3.2 Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat die
Notwendigkeit einer unentgeltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren etwa
bejaht in Fällen, wo sich die versicherte Person mit mehreren Arztberichten und
Gutachten und einem Abklärungsbericht Haushalt auseinanderzusetzen und zu dem
im Rahmen der gemischten Methode vorgenommenen Einkommensvergleich Stellung zu
nehmen hatte (Urteil O. vom 27. April 2005 Erw. 7.3, I 507/04), oder wo die Einschätzung
der Arbeitsfähigkeit sehr umstritten, die Einkommensberechnung in der Verfügung
nicht nachvollziehbar und zudem weitere Einkommensbestandteile umstritten waren
(erwähntes Urteil I 75/04 Erw. 3.3), oder in einem Fall, in welchem sich der
Versicherte während Jahren wiederholt und erfolglos an die Verwaltung gewandt
hatte, ohne dass für die ausserordentlich lange Verzögerung fallbezogene Gründe
ersichtlich waren (Urteil W. vom 12. Oktober 2004 Erw. 4.2, I 386/04).
Verlangt werden somit qua