# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0cd537b7-4b46-57f8-bad1-a2d3be7e1a4b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.09.2017 39.2017.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2017-18_2017-09-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  39.2017.18

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  20 settembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 luglio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 16 giugno 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione per gli assegni
  familiari, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su reclamo del
16 giugno 2017 la Cassa cantonale di compensazione per gli assegni familiari
(in seguito: la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 18 aprile 2017
(cfr. doc. 18) con la quale ha rifiutato a RI 1 il riconoscimento del rimborso
della spesa di collocamento della figlia __________, nata il __________ 2016,
per i mesi di gennaio a marzo 2017 in quanto durante quei mesi solo la madre
esercitava un’attività lucrativa, mentre il marito era iscritto all’Ufficio
regionale di collocamento (in seguito: URC) quale persona in cerca di impiego,
situazione che “non è equiparata ad un’attività professionale remunerata” (cfr.
doc. A12).

                               1.2.   Contro questa decisione
l’assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA.

                                         Ella sottolinea che suo
marito, per poter percepire l’indennità di disoccupazione, doveva essere idoneo
al collocamento e quindi subito disponibile ad iniziare una nuova attività
lucrativa.

                                         Per questo motivo la
famiglia ha scelto di collocare la figlia presso un asilo nido già durante la
ricerca di un impiego, viste anche le lunghe liste di attesa che non permettono
di inserirla soltanto al momento del reperimento di una nuova occupazione (vedi
pure reclamo, Doc. A9).

                                         Al riguardo la ricorrente
ha poi rilevato:

 

" (…)

A sostegno del ragionamento di cui sopra vi informo che RI 1 è
stato chiamato in data 20.06.2017 da un’agenzia di collocamento per iniziare un
incarico di durata determinata in data 21.06.2017. Se __________ non fosse
stata già collocata, egli non avrebbe potuto accettare l’impiego (seppure
temporaneo).

Visto quanto sopra e nella reale ottica dello scopo della legge
che prevede il sostegno ai genitori per conciliare lavoro e famiglia, chiedo
che la decisione 16.06.2017 dell’IAS venga annullata e sia riconosciuto il
rimborso delle spese di collocamento per tutto il periodo richiesto.” (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua risposta dell’11
agosto 2017 la Cassa propone di respingere il ricorso, sottolineando che il
Decreto esecutivo non contempla il riconoscimento del diritto alle prestazioni
nella situazione della ricorrente.

                                         In particolare
l’amministrazione sottolinea che l’art. 3 cpv. 1 del DE RISC prescrive di
indicare gli orari di collocamento del figlio e certificare che essi
corrispondono a quelli dell’avente diritto e del coniuge.

 

                               1.4.   Il 14 agosto 2017 il TCA ha
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri
mezzi di prova (cfr. doc. IV).

                                         Esse sono rimaste silenti.

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il Decreto esecutivo
concernente il rimborso della spesa di collocamento del figlio del 5 aprile
2017, entrato in vigore il 1° gennaio 2017 e valido fino al 31 dicembre 2017,
prevede in particolare quanto segue:

 

" Definizione
e genere di collocamento 

 

Art. 1 1È considerata spesa di collocamento del
figlio quella che il genitore o i genitori devono sostenere per affidare il
figlio alla cura di terzi durante l’esercizio di una attività lucrativa oppure
durante l’assolvimento di una formazione. 

2Il collocamento presso terzi è ammesso se il figlio è
affidato a: 

a)   un nido
dell’infanzia autorizzato e riconosciuto conformemente alla legge sul sostegno
alle attività delle famiglie e di protezione dei minorenni (Legge per le
famiglie) del 15 settembre 2003; 

b)   una
famiglia diurna riconosciuta ai sensi della legge per le famiglie. 

 

Esercizio di un’attività lucrativa 

 

Art. 2 1È considerata attività lucrativa ogni
genere di attività professionale remunerata, salariata o indipendente, ai sensi
della legislazione federale sull’assicurazione per la vecchiaia ed i
superstiti. 

 

2Sono equiparate ad un’attività professionale
remunerata, in particolare: 

a)   la
partecipazione a provvedimenti inerenti al mercato del lavoro ai sensi della
legge federale sull’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e
l’indennità per l’insolvenza (LADI); 

 

b)   la
partecipazione a provvedimenti d’ordine professionale ai sensi della legge
federale sull’assicurazione per l’invalidità (LAI); 

 

c)   la
partecipazione a programmi di inserimento professionale ai sensi della legge
sull’assistenza sociale. 

 

Orari di collocamento e orari lavorativi 

 

Art. 3 1La struttura di presa a carico indica
gli orari del collocamento del figlio e certifica che gli stessi corrispondono
agli orari lavorativi o di formazione dell’avente diritto, del suo coniuge o
partner convivente, membri della sua unità di riferimento. 

 

2L’attestazione è redatta per iscritto sull’apposito
formulario. 

 

Strutture di accoglienza ammesse 

 

Art. 4 La spesa è rimborsata se il figlio è accolto presso
una struttura o un servizio di accoglienza complementare alla famiglia e alla
scuola ai sensi dell’art. 7 cpv. 1 lett. a) e b) della legge per le famiglie
che adempie i requisiti di sussidiamento. 

 

Diritto 

 

Art. 5 1Hanno diritto al rimborso della spesa di
collocamento: 

 

a)   i genitori
che beneficiano di un assegno integrativo o di prima infanzia e che adempiono
le condizioni legali ed economiche per ottenere un assegno di prima infanzia; 

 

b)   i genitori
che non beneficiano di un assegno integrativo o di prima infanzia e che
adempiono le condizioni legali ma non le condizioni economiche per ottenere un
assegno di prima infanzia, per la parte di spesa che supera il loro reddito disponibile.

 

2Il diritto al rimborso della spesa di collocamento del
figlio presso terzi è garantito fino all’accesso del figlio alla scuola
dell’infanzia ma al massimo fino all’anno in cui il figlio compie i quattro
anni se egli non ha potuto oggettivamente accedere alla scuola dell’infanzia in
precedenza. 

 

3Il rimborso della spesa di collocamento del figlio è
sussidiario a prestazioni analoghe riconosciute da altre leggi allo stesso
titolo.” (Doc. A13)

 

                               2.2.   Gli articoli da 55 a 59 Laf,
che consentivano di poter rimborsare ai genitori la spesa legata al
collocamento del figlio durante l’esenzione dell’attività lavorativa, sono stati
abrogati dal 1° gennaio 2017 (cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n° 7184 del
20 aprile 2016, denominato “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle
finanze cantonali”, capitolo 5.1.5. pag. 27-29).

 

                                         A proposito dell’art. 55
Laf e dell’art. 26 Reg. Laf, allora in vigore, in una sentenza 39.2012.12 del 5
giugno 2013, pubblicata in RtiD I-2014 pag. 21-22, il TCA ha stabilito che per
determinare, per principio, il diritto al rimborso per le spese di collocamento
del figlio, trattandosi di famiglie biparentali, non è sufficiente che uno solo
dei genitori eserciti un'attività lucrativa.

                                         Occorre invece che
entrambi i genitori abbiamo questo statuto.

                                         In quel caso il marito aveva
beneficiato di un congedo di studio non pagato da marzo ad agosto 2012 per
svolgere un periodo di formazione. Egli aveva tuttavia lavorato nel resto
dell’anno 2012.

                                         Le persone che esercitano
normalmente un’attività lucrativa salariata e che beneficiano di un congedo non
pagato durante un certo periodo dell’anno, devono essere considerati
esercitanti un’attività remunerata ai sensi dell’art. 26 cpv. 1 Reg.Laf. 

                                         L’intervento degli assegni
di famiglia è sussidiario rispetto all’aiuto sociale allo studio e all’assegno
di studio.

                                         Il TCA ha concluso che qualora
dall’istruttoria dovesse emergere che la mancata richiesta di una borsa di
studio nel caso concreto fosse giustificata o che, comunque, nessuna borsa di
studio rimborsa la spesa di collocamento del figlio, la Cassa accorderà ai
ricorrenti il rimborso della spesa di collocamento, dopo avere anche verificato
se e in che misura l’assicurato era in condizione di occuparsi direttamente
della figlia durante l’esercizio dell’attività lucrativa della moglie.

 

                                         In quell’occasione questo
Tribunale aveva, tra l’altro, esaminato il Messaggio 5189 del 18 dicembre 2001
relativo alla prima revisione della legge sugli assegni di famiglia, in
occasione della quale sono state introdotte agli art. 47 seg. le disposizioni
sulla spesa di collocamento del figlio, nel quale il Consiglio di Stato ha
sviluppato in particolare le seguenti considerazioni:

 

" Ritenuto
che questa misura intende permettere ai genitori di conciliare vita
professionale e vita familiare, essa è limitata ai genitori che per esercitare
una attività lucrativa sono costretti ad affidare il figlio alle cure di terzi.

 

Questo presupposto legale preclude l’accesso al rimborso della
spesa alle famiglie biparentali, ove soltanto uno dei due genitori esercita
un’attività lucrativa, considerato che l’altro genitore può occuparsi della
cura del figlio direttamente e personalmente; lo stesso dicasi per le famiglie
biparentali ove entrambi i genitori che lavorano a tempo parziale hanno delle
fasce orarie lavorative complementari e che permettono loro di sostituirsi a
vicenda nella cura del figlio.

 

Lo stesso dicasi per la categoria dei disoccupati - che pur
essendo alla ricerca di un posto di lavoro possono occuparsi direttamente e
personalmente dei figli - o ancora degli studenti se non esercitano attività
lucrativa." (pag.107)

 

                               2.3.   Nella presente fattispecie
emerge dagli atti dell’incarto che RI 1, nata nel 1974, nel periodo in
questione (gennaio - marzo 2017), lavorava a tempo pieno presso
l’amministrazione cantonale (doc. A5-A7), con uno stipendio lordo di fr.
7'401.30 mensili, fr. 96'217.-- annuali (cfr. ad esempio doc. 1c).

 

                                         Il marito __________,
cittadino __________, nato nel 1982, domiciliato nel Canton Ticino dal novembre
2015, ha lavorato da ultimo in un albergo nel suo paese d’origine (cfr. doc.
5).

                                         Egli si è iscritto in
disoccupazione dal 26 gennaio 2017, ma la domanda è stata respinta non avendo
adempiuto il periodo di contribuzione e non potendo esserne esonerato (cfr.
doc. 4 e 4a).

                                         Il marito dell’assicurata
può beneficiare così soltanto dei provvedimenti inerenti al mercato del lavoro
previsti dalla LADI (cfr. doc. 5c e art. 59d LADI).

                                         Dal 24 gennaio 2017 la
figlia __________, nata il __________ 2016, frequenta la __________ di
Bellinzona. La retta è stata fissata in fr. 250.-- per gennaio (cfr. doc. 3a),
fr. 1'050 per febbraio (cfr. doc. 2a) e fr. 1'050 per marzo (cfr. doc. 1a).

 

                                         Chiamato ora a
pronunciarsi, il TCA constata che effettivamente, come risultava peraltro già
nel Messaggio relativo alla prima modifica della Laf citato al considerando precedente,
per poter beneficiare del rimborso per la spesa di collocamento per il figlio,
entrambi i genitori devono svolgere un’attività lucrativa (cfr. art. 2 cpv. 1
del DE RiSC) oppure un’attività professionalmente equiparata, come ad esempio
la partecipazione a provvedimenti inerenti al mercato del lavoro previsti dalla
LADI (cfr. art. 2 cpv. 2 lett. a DE RiSC).

                                         Tale prestazione viene
invece negata nel caso in cui uno dei coniugi abbia lo statuto di disoccupato,
in quanto “pur essendo alla ricerca di un posto di lavoro possono occuparsi
direttamente e personalmente dei figli” (cfr. Messaggio citato al considerando precedente;
vedi pure il Messaggio n. 7184 pag. 28: “i genitori che lavorano”, “che il
collocamento è avvenuto sovrapponendosi agli orari di lavoro” e “per tutti i
genitori che lavorano” oppure pag. 29: “un sostegno ai genitori che lavorano”).

 

                                         Al riguardo va ricordato
che secondo la giurisprudenza federale, trattandosi di prestazioni di carattere
sociale introdotte a livello cantonale (diritto cantonale autonomo), i Cantoni
sono liberi di adottare le normative che ritengono più opportune, a condizione
di rispettare i diritti fondamentali (ad esempio quelli derivanti dagli art. 8
e 9 della Cost. fed., cfr. DTF 141 I 1 consid. 5.2 pag. 5-7; vedi pure, in un
altro contesto RtiD I-2016 Nr. 7 pag. 53 seg., consid. 5.2 pag. 55 e 8.2 pag.
57; STCA 39.2017.1 del 24 aprile 2017, sul concetto di prima formazione; STCA
39.2017.8 del 4 luglio 2017, per il reddito per gli indipendenti e le nuove
soglie di intervento Laps).

 

                                         È vero che, per le persone
in disoccupazione, potrebbero sorgere in tale ipotesi delle difficoltà per quel
che concerne il riconoscimento del presupposto dell’idoneità al collocamento.

                                         Va però rilevato che salvo
in caso di abuso, evidente, gli organi d’esecuzione dell’assicurazione contro
la disoccupazione non possono verificare, al momento in cui la persona
assicurata presenta una domanda di indennità di disoccupazione, se essa dispone
già di un posto per la custodia dei suoi bambini (cfr. DTF 143 V 168; STF
8C_714/2014 del 26 marzo 2015; STF 8C_367/2008 del 26 novembre 2008; STF C 29/07
del 10 marzo 2008; STF C 44/05 del 19 maggio 2006; DLA 2006 n. 3 pag. 62 seg.;
DLA 1993/1994 n. 31 pag. 219 seg.; Prassi LADI ID B 225 – B 225b; Rubin,
“Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage”, Ed. Schulthess 2014, pag. 162).

                                         Questi assicurati devono
dunque organizzarsi in modo tale da poter dimostrare al momento in cui viene
richiesto dall’URC di poter affidare la custodia, ciò che può essere fatto non
solo collocando il figlio in un asilo nido (l’__________ dispone peraltro a __________
di un nido d’infanzia aziendale, “__________”) ma anche ricorrendo ad esempio,
almeno temporaneamente, alle Famiglie Diurne oppure a parenti o ad amici.

 

                                         Sta in ogni caso al
legislatore trovare se lo riterrà necessario, una diversa soluzione per il
futuro (cfr. STCA 39.2017.8 del 4 luglio 2017).

 

                                         Comunque nel caso
concreto, va sottolineato che il problema non si pone, visto che il marito
dell’assicurata non poteva beneficiare del diritto all’indennità di
disoccupazione, non avendo adempiuto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 let. e
LADI.

 

                                         In simili condizioni la
decisione su reclamo del 16 giugno 2017 deve essere confermata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti