# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d0766c7a-a3fd-5a52-93c3-e92d1764c3d5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-09-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.09.2020 D-6954/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6954-2018_2020-09-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6954/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l   3  s e t t e m b r e  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Constance Leisinger,  

cancelliere Manuel Piazza. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con la figlia 

B._______, nata il (…), alias 

C._______, nata il (…), e la nipote 

D._______, nata il (…), 

Afghanistan,  

tutte rappresentate dal lic. iur. Mario Amato, SOS Ticino 

Consultorio giuridico di SOS Ticino, 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento); decisione 

della SEM del 5 novembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-6954/2018 

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Visto: 

la domanda d'asilo che le interessate hanno presentato in Svizzera il 17 

maggio 2018, 

i verbali d'audizione di B._______ e di A._______ del 23 maggio 2018 e 

del 15 ottobre 2018, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 5 novembre 2018, notificata il 13 novembre 2018 (cfr. tracciamento 

dell’invio trasmesso dalla SEM il 19 dicembre 2018), con cui tale autorità 

ha respinto la succitata domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento 

delle richiedenti dalla Svizzera salvo ritenerne inesigibile l’esecuzione, da 

cui la contestuale ammissione provvisoria, 

il ricorso del 7 dicembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 10 dicembre 2018), con cui le ricorrenti hanno concluso 

all'annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità 

di rifugiato ed alla concessione dell'asilo in Svizzera; in subordine al rinvio 

degli atti alla SEM per una nuova decisione; altresì hanno presentato una 

domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso 

dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, 

la conferma di ricevimento del gravame indirizzata l’11 dicembre 2018 alle 

ricorrenti dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), 

l’e-mail della SEM del 19 dicembre 2018, con cui ha trasmesso il 

tracciamento dell’invio della propria decisione, 

la decisione incidentale del Tribunale del 20 dicembre 2018, per mezzo 

della quale ha invitato le ricorrenti a presentare l’originale e la traduzione 

in una lingua ufficiale svizzera e illustrare le modalità di ottenimento dei 

documenti trasmessi con il ricorso, 

lo scritto delle ricorrenti del 17 aprile 2019, tramite cui hanno trasmesso 

l’originale e la traduzione in italiano di una lettera del Tribunale di 

E._______ alla Gendarmeria e della relativa risposta e la copia della busta 

con la quale sarebbero stati spediti dall’Afghanistan, 

la decisione incidentale del Tribunale del 2 luglio 2019, per mezzo di cui ha 

respinto la domanda di assistenza giudiziaria e ha invitato le ricorrenti a 

versare un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali, 

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la decisione incidentale del Tribunale del 16 luglio 2019, con cui ha 

prorogato il termine per il versamento del suddetto anticipo, 

il versamento da parte delle ricorrenti, il 18 luglio 2019, del suddetto 

anticipo, 

lo scritto delle ricorrenti dell’11 settembre 2019, tramite il quale hanno 

trasmesso l’originale e la traduzione in italiano di una dichiarazione di 

alcuni residenti di F._______ e di tre lettere del Governatore del distretto di 

E._______ a G._______, inoltre la copia della ricevuta d’invio e della busta 

con cui sarebbero stati spediti dall’Afghanistan, 

la risposta della SEM del 30 ottobre 2019 al ricorso e agli ulteriori scritti 

delle ricorrenti, per mezzo della quale ha proposto il respingimento di 

quest’ultimo, 

la replica delle ricorrenti del 18 dicembre 2019, tramite cui hanno 

trasmesso un documento in lingua straniera e la copia della busta con la 

quale sarebbe stato spedito dall’Afghanistan, 

lo scritto delle ricorrenti del 24 dicembre 2019, per mezzo di cui hanno 

trasmesso la traduzione in italiano del suddetto documento, 

la duplica della SEM del 21 gennaio 2020 alla replica e all’ulteriore scritto 

delle ricorrenti, tramite la quale ha proposto il respingimento del ricorso, 

lo scritto delle ricorrenti del 17 luglio 2020, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle 

Disposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi), 

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che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che le ricorrenti sono toccate dalla decisione impugnata e vantano un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che sono legittimate ad aggravarsi 

contro di essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma 

e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che nel 1996 A._______, cittadina afghana, sarebbe espatriata in Iran a 

causa dell’omicidio del padre su mandato di un uomo a cui questi avrebbe 

rifiutato di darla in sposa; che attorno al 2011 suo fratello – nonché padre 

di D._______ – avrebbe a sua volta ucciso il figlio del mandante 

dell’omicidio, ma sarebbe poi scomparso; che ella, B._______ e 

D._______, anche quest'ultime cittadine afghane, avrebbero lasciato l’Iran 

a causa delle discriminazioni nei loro confronti per accedere al mercato del 

lavoro e alla scuola; che infine B._______ teme violenze sessuali e un 

matrimonio forzato in caso di ritorno in Afghanistan, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

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rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi 

riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente 

riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) 

d'essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una 

persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5): che 

sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti 

dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, 

nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, 

sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di 

future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione 

ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni 

più fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti); che sul piano oggettivo, tale timore deve 

essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un 

futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai 

sensi dell'art. 3 LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano 

minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più 

o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);  

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici 

interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica 

interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono 

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essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì 

necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in 

particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o 

falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone 

consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le 

allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; che al 

contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli 

eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che nella querelata decisione, l'autorità inferiore ha considerato non 

rilevanti in materia d’asilo i motivi addotti dalle ricorrenti; che infatti 

l’omicidio del padre di A._______ sarebbe avvenuto almeno 22 anni prima 

e da allora ella non avrebbe più avuto alcun contatto con il mandante, 

nemmeno dopo l’uccisione del figlio di quest’ultimo da parte del di lei 

fratello; che inoltre le discriminazioni in Iran sarebbero incorse in un paese 

terzo e non avrebbero una conseguenza nel Paese d’origine; che infine 

B._______ non sarebbe mai stata in Afghanistan né avrebbe mai avuto 

problemi con le autorità o con terzi, 

che con ricorso, le insorgenti avversano la valutazione della SEM, 

asserendo che questo genere di faida famigliare non avrebbe tempo, 

che con scritto dell’11 settembre 2019, le ricorrenti aggiungono che il 6 

luglio precedente il fratello di A._______ sarebbe stato sequestrato e da 

allora non ne avrebbero più notizie, 

che con risposta, la SEM sottolinea che le donne e i bambini sarebbero 

abitualmente esclusi dall’essere obiettivi diretti del regolamento di conti 

nelle faide famigliari, 

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che con replica, le ricorrenti ribattono che vi sarebbero esempi di donne 

uccise all’interno di faide famigliari e al riguardo producono un avviso di 

ricerca emesso dall’Emirato Islamico dell’Afghanistan nei confronti di 

A._______, 

che con duplica, la SEM mette in dubbio l’autenticità del suddetto 

documento che, quindi, non avrebbe valore probatorio, 

che con scritto del 17 luglio 2020, le ricorrenti precisano che il suddetto 

documento sarebbe in buone condizioni, perché sarebbe stato affisso in 

una bacheca appesa al muro interno di una moschea, 

che la tesi ricorsuale non può essere seguita, 

che i motivi d'asilo addotti dalle interessate sono in parte inverosimili e in 

parte irrilevanti, 

che nella fattispecie, in primo luogo va rilevato che è inverosimile che 

A._______ sia ricercata dall’Emirato Islamico dell’Afghanistan, 

che infatti documenti quali l’avviso di ricerca emesso dall’Emirato Islamico 

dell’Afghanistan nei confronti di A._______ possono essere con facilità 

ottenuti contro pagamento o fabbricati personalmente (cfr. Immigration and 

Refugee Board of Canada, Afghanistan: information sur les lettres de nuit 

[shab nameha, shabnamah, shabnameh], y compris sur leur apparence 

(2010-2015), 10 febbraio 2015, < https://www.refworld.org/cgi-

bin/texis/vtx/rwmain?docid=54f029a94 > e riferimenti citati, consultato il 12 

giugno 2020), 

che non depone certo a favore dell’autenticità di tale documento il fatto che 

le ricorrenti abbiano inizialmente dichiarato che sarebbe stato affisso nelle 

strade (cfr. scritto del 18 dicembre 2019, pag. 1), salvo poi, quando la SEM 

ha obiettato che non presenterebbe segni di affissione né dell’effetto degli 

agenti atmosferici, cambiare repentinamente opinione e sostenere che 

sarebbe stato esposto in una bacheca (cfr. scritto del 17 luglio 2020), 

che sempre tale documento sarebbe stato inviato dall’Afghanistan da una 

conoscente di A._______, che però laggiù non ha parenti e non è in 

contatto con nessuno (cfr. atto B30, D24 seg.), 

che infine non s’intravvedono valide ragioni perché l’Emirato Islamico 

dell’Afghanistan si sarebbe intromesso in una faida famigliare privata e 

avrebbe preso posizione per il mandante dell’omicidio del padre di 

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A._______, ma soprattutto perché l’avrebbe fatto a distanza di 23 anni 

dall’espatrio – e senza che vi sia mai stato un ritorno – di quest’ultima, 

che di conseguenza il Tribunale conclude che il documento trasmesso con 

la replica è falso, 

che in secondo luogo, anche ammettendo che il fratello di A._______ sia 

effettivamente stato sequestrato, questa circostanza non porta a 

concludere che ella abbia un fondato timore di esposizione a seri 

pregiudizi, 

che infatti, come rettamente sostenuto dalla SEM, nelle faide abitualmente 

le donne non sono l’obiettivo di omicidi per vendetta (cfr. EASO, Country 

Guidance: Afghanistan, giugno 2019, < 

https://easo.europa.eu/sites/default/files/Country_Guidance_Afghanistan_

2019.pdf >, consultato il 12 giugno 2020, pag. 72), 

che il fatto che nei media ci siano stati anche esempi di donne uccise, come 

rilevano le ricorrenti nello scritto del 18 dicembre 2019, non rappresenta un 

indizio concreto e sufficiente che faccia apparire, in un futuro prossimo e 

secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 

LAsi, 

che inoltre al momento della presentazione della domanda d’asilo erano 

passati almeno 22 anni dalla morte del padre di A._______, senza che 

quest’ultima abbia più avuto nulla a che fare con il mandante dell’omicidio, 

che infine, per quanto riguarda gli ulteriori motivi d’asilo, si rimanda alla 

decisione impugnata, non essendo stata contestata su questi punti e da un 

esame d’ufficio degli atti non emergendo che essa non sia sostenibile, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell'asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione; che tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

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relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento,  

che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto, 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull'anticipo 

spese versato il 18 luglio 2019, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico delle ricorrenti. 

Esse sono prelevate sull'anticipo spese di CHF 750.– versato il 18 luglio 

2019. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Manuel Piazza 

 

 

Data di spedizione: