# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 45aa0c38-2299-54ed-86e0-fe4d73c3b73a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-10-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.10.2015 C-3616/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-3616-2014_2015-10-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte III 

C-3616/2014 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 °  o t t o b r e  2 0 1 5   

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Antonio Imoberdorf, Ruth Beutler,  

cancelliere Reto Peterhans. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,    

patrocinato dall'avv. Matteo Scotti,  

Studio Legale Prospero, Via Nassa 60,  

casella postale 6275, 6901 Lugano,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione (SEM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata. 

 

 

 

C-3616/2014 

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Fatti: 

A.  

A._______ (o ricorrente), cittadino senegalese, è nato il (…) a 

B._______, dove ha trascorso i primi anni della sua esistenza, tranne un 

periodo di studio della durata di due anni a C._______. Nel 1985 si è 

trasferito in Italia, dapprima a D._______ e successivamente a 

E._______. Nel 1988 ha conosciuto quella che in seguito – e meglio il 

(…) – sarebbe diventata sua moglie: F._______, cittadina elvetica classe 

(…) e già madre di un figlio frutto di un primo matrimonio. 

B.  

Durante gli anni di permanenza in Svizzera, e più precisamente a 

G._______ (TI), A._______ ha alternato periodi di attività lucrativa quale 

magazziniere presso aziende del settore farmaceutico, a periodi di disoc-

cupazione, percependo le relative indennità. Il ricorrente ha interessato 

inoltre a più riprese le autorità giudiziarie ticinesi. Nel 2000 è stato con-

dannato per ingiuria e vie di fatto ad una multa di fr. 100.– ai danni del 

capo dicastero polizia del Comune di H._______, nel 2002 è stato nuo-

vamente riconosciuto colpevole di ingiuria verso un portiere di una disco-

teca e si è visto comminare una multa di fr. 200.–, mentre nel 2004 è sta-

to condannato per ingiuria e minaccia ai danni di un agente di polizia di 

G._______ e punito con una multa di fr. 300.–. 

C.  

Dal matrimonio con F._______ sono nati due figli: nel 1996 I._______ e 

nel 1999 J._______. I rapporti tra i coniugi sono divenuti vieppiù proble-

matici nel corso degli anni. Dagli atti emerge infatti che i conflitti tra 

A._______ e F._______ sono sorti ancora prima della nascita del secon-

dogenito (cfr. sentenza del Tribunale cantonale amministrativo [TRAM] 

del 29 aprile 2013 agli atti, pag. 2). 

D.  

A causa dei rapporti conflittuali tra i coniugi A._______-F._______ testé 

citati, ed esacerbati dai comportamenti dell'interessato – che dall'inizio del 

2008 ha cominciato ad importunare ripetutamente e ad intralciare la liber-

tà di agire di moglie e figli – con decreto supercautelare del 18 gennaio 

2008, il Pretore di K._______ ha ordinato a A._______ di lasciare il domi-

cilio coniugale ed attribuito la custodia dei figli alla madre, garantendo pe-

rò un ampio diritto di visita al padre. Questo episodio ha sancito la sepa-

razione di fatto dell'interessato dalla moglie. Il diritto di visita del padre è 

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stato in seguito limitato (a partire dal 13 ottobre 2009), a causa dei reite-

rati comportamenti del ricorrente, sfociati in diverse condanne di carattere 

penale, di cui si dirà più dettagliatamente in seguito. 

E.  

Con decreto supercautelare del 13 ottobre 2008, il Pretore di K._______ 

ha limitato il diritto di visita di A._______ ai figli ad una visita sorvegliata 

ogni quindici giorni. Successivamente, e meglio il 16 gennaio 2009, il Pre-

tore ha diffidato l'interessato – con comminatoria ex art. 292 CP – dall'av-

vicinare, telefonare, scrivere o importunare in altro modo moglie e figli. 

Dette misure sono state in seguito confermate dall'allora Commissione tu-

toria regionale in data 1° settembre 2009. Le molestie di A._______ nei 

confronti dei familiari sono state interrotte solamente grazie al suo arre-

sto, avvenuto il 27 gennaio 2010. La carcerazione è terminata il 3 set-

tembre 2010, tuttavia in data 28 settembre 2010 il ricorrente è stato nuo-

vamente posto agli arresti e vi è rimasto fino al 28 dicembre dello stesso 

anno. A._______ ha dovuto scontare un ulteriore periodo di carcerazione 

preventiva dal 14 aprile al 5 settembre 2011, dopodiché la sua incarcera-

zione è stata tramutata in carcerazione di sicurezza (fino al 2 febbraio 

2012). A._______ è rimasto in un istituto penitenziario fino all'espiazione 

della pena comminata dalla Corte di appello e revisione penale del Can-

ton Ticino (CARP) il 2 febbraio 2012 e di cui si dirà al sub lett. I., ossia fi-

no al 5 giugno 2012. 

F.  

In data 3 settembre 2010 la serie di comportamenti delittuosi ascrivibili 

all'interessato è sfociata in una prima condanna da parte della Corte delle 

assise correzionali di K._______. A._______ è stato riconosciuto colpevo-

le di coazione ripetuta (in parte tentata), sottrazione di un minorenne (ri-

petuta), minaccia, lesioni semplici, vie di fatto (ripetute) e disobbedienza a 

decisioni dell'autorità (ripetuta), e condannato – anche tenendo conto di 

una scemata imputabilità – ad una pena detentiva di 24 mesi sospesa 

condizionalmente per un periodo di prova di cinque anni, con l'obbligo di 

sottoporsi ad un trattamento ambulatoriale. 

G.  

Agendo per il tramite dell'allora patrocinatore, A._______ è insorto contro 

detta sentenza dinanzi alla CARP, la quale, con decisione del 14 marzo 

2011 ha annullato la condanna di primo grado e ritrasmesso l'incarto all'i-

stanza inferiore per un nuovo giudizio. 

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H.  

In considerazione della sentenza della CARP e dei nuovi comportamenti 

delittuosi perpetrati dall'interessato nel periodo compreso tra il 4 settem-

bre 2010 ed il 14 aprile 2011, in data 5 settembre 2011 la Corte delle as-

sise criminali di K._______ ha condannato A._______ ad una pena de-

tentiva di tre anni da espiare. 

I.  

Chiamata ad esprimersi in merito al ricorso interposto dall'interessato, il 2 

febbraio 2012 la CARP ha riformato la decisione dell'autorità penale di 

prima istanza, riconoscendo A._______ colpevole – avendo agito in stato 

di scemata imputabilità – di coazione (ripetuta, ed in parte tentata), sot-

trazione di un minorenne (ripetuta, ed in parte tentata), minaccia (ripetu-

ta), lesioni semplici, vie di fatto ripetute, ingiuria, disobbedienza a deci-

sioni d'autorità (ripetuta), guida senza l'assicurazione di responsabilità ci-

vile (ripetuta), inosservanza dei doveri in caso d'infortunio; e comminato 

una pena detentiva di 24 mesi da espiare. Questa sentenza è divenuta 

definitiva a seguito della decisione del Tribunale federale del 14 maggio 

2012, mediante la quale l'appello presentato da A._______ è stato respin-

to.  

Come precedentemente rilevato (cfr. supra lett. E. in fine), in data 5 giu-

gno 2012 A._______ è stato scarcerato. 

J.  

Successivamente, il 31 maggio 2012, la Sezione della popolazione del 

Cantone Ticino (SPOP) ha revocato il permesso di domicilio ed intimato a 

A._______ di lasciare il territorio elvetico entro il 30 giugno 2012. Contro 

questa decisione, l'interessato è insorto, dapprima dinanzi al Consiglio di 

Stato, ed in seguito dinanzi al TRAM, i quali hanno confermato (in data 26 

settembre 2012, rispettivamente 29 aprile 2013) i provvedimenti adottati 

dalla SPOP. Il 15 ottobre 2013 il Tribunale federale ha dichiarato inam-

missibile il ricorso interposto dall'interessato contro la decisione del 

TRAM del 29 aprile 2013. 

K.  

In data 11 ottobre 2013 il Pretore di K._______ ha decretato lo sciogli-

mento per divorzio del matrimonio contratto tra F._______ e A._______. 

L.  

Nonostante le decisioni di cui sopra – ed in particolare il divieto di avvici-

narsi a moglie e figli – A._______ ha continuato a commettere atti delit-

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tuosi ai danni di questi ultimi, ragione per cui è stato nuovamente arresta-

to in data 8 agosto 2013. L'interessato è rimasto in carcerazione preventi-

va, e di sicurezza (dal 7 novembre 2013), fino al 16 dicembre 2013, data 

in cui la Corte delle assise correzionali di K._______ lo ha giudicato col-

pevole dei reati di coazione, ingiuria, minaccia, vie di fatto e disobbedien-

za a decisioni dell'autorità, e lo ha condannato ad una pena detentiva di 

12 mesi da espiare. Visto l'appello presentato contro la sentenza pocanzi 

citata, A._______ è rimasto in carcerazione di sicurezza presso il peni-

tenziario cantonale L._______. 

M.  

Chiamata nuovamente a statuire, in data 16 aprile 2014 la CARP ha 

riformato parzialmente la sentenza dell'autorità penale di prima istanza 

del 16 dicembre 2013, riducendo la pena comminata a dieci mesi di 

detenzione. 

Il 5 giugno 2014 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso 

interposto da A._______ contro quest'ultima condanna (cfr. sentenza del 

TF 6B_492/2014). 

N.  

Più recentemente, ed a seguito della condanna di cui sub lett. M., l'allora 

Ufficio federale della migrazione (UFM, dal 1° gennaio 2015: Segreteria di 

Stato della migrazione, SEM) – su proposta del Cantone Ticino – ha av-

viato una procedura in vista dell'emanazione di una decisione di divieto 

d'entrata in Svizzera nei confronti di A._______, il quale era stato sentito 

in proposito già in data 2 aprile 2012, ovvero dopo la prima condanna pe-

nale definitiva (cfr. lett. I. supra). 

O.  

Nel corso della primavera 2014 A._______ ha sofferto di problemi di salu-

te ed è stato sottoposto ad un'operazione chirurgica alla spalla destra. 

Durante questo periodo egli si trovava ancora in carcere presso il Peni-

tenziario cantonale L._______, struttura che ha potuto lasciare il 12 giu-

gno 2014. 

P.  

Nel frattempo, in data 18 febbraio 2014, l'interessato è stato interrogato 

dalla polizia cantonale (SPCPP – Gruppo rimpatri) in ossequio al diritto di 

essere sentiti in vista dell'emanazione, da parte dell'UFM, di un divieto 

d'entrata. In quest'occasione A._______ aveva dichiarato di voler rima-

nere in Svizzera dopo l'espiazione della pena. 

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Q.  

Il 28 maggio 2014 l'autorità inferiore ha pronunciato una decisione di di-

vieto d'entrata della durata di vent'anni, e meglio fino al 27 maggio 2034, 

nei confronti di A._______. Il medesimo giorno la Polizia cantonale ha 

provveduto alla notificazione di detta decisione presso il carcere 

L._______. Anche in questa circostanza l'interessato ha affermato di non 

essere intenzionato a far rientro nel suo paese natale una volta tornato in 

libertà. 

R.  

In virtù dei precedenti penali, delle dichiarazioni espresse dinanzi alla Po-

lizia cantonale ed in previsione dell'allora prossima liberazione dell'inte-

ressato (avvenuta come rilevato pocanzi il 12 giugno 2014), in data 2 giu-

gno 2014, la SPOP ha ordinato il collocamento di A._______ presso una 

struttura carceraria in vista del rimpatrio in Senegal. Detto provvedimento, 

della durata di sei mesi, è stato confermato – previa audizione dell'inte-

ressato avvenuta il 17 giugno 2014 – dal Giudice delle misure coercitive 

in data 18 giugno 2014. 

S.  

A._______ è insorto contro la decisione di divieto d'entrata del 28 maggio 

2014 dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), 

mediante due atti ricorsuali, il primo del 24 giugno 2014 (data d'entrata: 

30 giugno 2014), il secondo del 27 giugno 2014 (per il tramite di un se-

condo patrocinatore, data d'entrata: 30 giugno 2014). 

Con il primo gravame il ricorrente ha chiesto l'annullamento e la riforma 

della decisione dell'UFM nel senso che la durata del divieto d'entrata in 

Svizzera non superi due anni, nel contempo ha postulato che il divieto 

d'entrata non gli pregiudichi la possibilità di recarsi in altri paesi dell'area 

Schengen. In sostanza A._______ ha dunque chiesto l'annullamento del-

la pubblicazione del rifiuto d'entrata nel sistema d'informazione Schengen 

(SIS II). 

Mediante il ricorso del 27 giugno 2014, l'insorgente ha chiesto in via prin-

cipale l'annullamento integrale della decisione attaccata, ed in via subor-

dinata la riduzione a un anno della validità del divieto d'entrata. 

In ambo i gravami A._______ ha postulato il ripristino dell'effetto sospen-

sivo tolto dall'autorità inferiore, nonché di essere posto al beneficio 

dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. 

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T.  

Il 3 luglio 2015 il Tribunale ha invitato il ricorrente a regolarizzare la pro-

pria situazione in merito alla rappresentanza processuale, ritenuto come 

in caso contrario avrebbe considerato l'avv. Scotti quale rappresentante di 

A._______ per la durata della presente procedura. Ciò che è infine avve-

nuto (cfr. decisioni incidentali del 3 e 25 luglio 2014). 

U.  

Con decisione incidentale del 25 luglio 2014 il Tribunale ha dichiarato 

inammissibile la richiesta di restituzione dell'effetto sospensivo, in quanto 

prematura, vista la presenza sul territorio elvetico del ricorrente, il quale si 

trova tuttora in stato di carcerazione amministrativa in vista del rinvio. In 

quest'occasione il ricorrente è stato altresì invitato a compilare un formu-

lario al fine di determinare il suo diritto a beneficiare dell'assistenza giudi-

ziaria e del gratuito patrocinio. 

V.  

Il 4 settembre 2014 A._______ ha ritornato detto formulario, corredato da 

svariati mezzi di prova, e da una nuova istanza di restituzione dell'effetto 

sospensivo. 

In data 22 ottobre 2014 il Tribunale ha nuovamente respinto la richiesta di 

restituzione dell'effetto sospensivo, invitando l'UFM a inoltrare una 

risposta nel merito del ricorso. Nel contempo A._______ è stato posto al 

beneficio dell'assistenza giudiziaria, senza tuttavia il gratuito patrocinio. 

W.  

Con osservazioni dell'11 novembre 2014 l'autorità inferiore ha ribadito le 

argomentazioni esposte nella decisione impugnata, aggiungendo che, al-

la luce dell'ultima condanna dell'interessato, essa si sarebbe riservata la 

possibilità di riesaminare la posizione del ricorrente. L'allora UFM ha inol-

tre sottolineato come né la disponibilità del ricorrente ad assumere psico-

farmaci al fine di tentare di curare i problemi psichici che lo attanagliano, 

né l'instaurazione di una curatela educativa in favore dei figli, permettono 

di modificare il suo apprezzamento della fattispecie. 

X.  

Il 15 giugno 2015 il rappresentante di A._______ ha sollecitato una deci-

sione da parte dello scrivente Tribunale e ciò in ragione del lungo periodo 

di carcerazione in vista del rimpatrio in Senegal, misura adottata il 2 giu-

gno 2014 dalla SPOP per la durata di sei mesi, confermata dal Giudice 

delle misure coercitive del Canton Ticino il 18 giugno 2014 (cfr. consid. R 

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supra), ed in seguito prolungata di altri sei mesi l'11 dicembre 2014. L'avv. 

Scotti, sottolineando come la durata di detta carcerazione non possa su-

perare i 18 mesi, ha postulato che il divieto d'entrata nei confronti di 

A._______ sia limitato al territorio della Confederazione, al fine di permet-

tergli di recarsi in Italia, paese di residenza di alcuni dei suoi fratelli. 

Y.  

Mediante ordinanza del 17 giugno 2015 il Tribunale ha trasmesso alla 

SEM lo scritto del ricorrente del 15 giugno 2015 per conoscenza. Nel con-

tempo ha inoltrato a quest'ultimo le prese di posizione dell'autorità inferio-

re del 22 settembre e dell'11 novembre 2014, invitandolo ad esprimersi in 

proposito. 

Z.  

Le osservazioni del ricorrente del 2 luglio 2015 sono state trasmesse 

all'autorità inferiore in data 14 luglio 2015, unitamente agli scritti sponta-

nei inoltrati direttamente dal ricorrente di cui si dirà sub lett. AA. 

AA.  

In merito a dette missive del 1° settembre 2014 (sulla quale l'UFM ha 

preso posizione il 22 settembre 2014), del 14 e del 30 ottobre, del 5, del 

18 e del 25 novembre 2014, il fax del 12 dicembre 2014, gli scritti del 13 

gennaio, 1° e 5 luglio 2015 – a proposito di decisioni prese da altre autori-

tà e nel frattempo cresciute in giudicato – si dirà nella misura in cui esse 

si rivelino necessarie nell'ambito del presente procedimento. 

BB.  

L'autorità inferiore si è espressa mediante duplica in data 27 agosto 2015, 

documento che è stato trasmesso per conoscenza al ricorrente il 1° set-

tembre 2015. 

CC.  

Il medesimo giorno, la SPOP ha informato il Tribunale circa il prossimo 

rimpatrio in Senegal di A._______, previsto per il 21 ottobre 2015 (cfr. atto 

38). 

DD.  

In data 3 settembre 2015 il ricorrente ha indirizzato al Tribunale un ulterio-

re scritto spontaneo, corredato da diversi allegati. 

 

 

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Diritto: 

1.  

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il 

Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese 

dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera e 

nello spazio Schengen rese dalla SEM (già UFM) – la quale costituisce 

un'unità dell'amministrazione federale così come definita all'art. 33 lett. d 

LTAF – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale, che nella presen-

te fattispecie statuisce in via definitiva (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con 

l'art. 83 lett. c cifra 1 LTF). 

1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-

vanti a questo Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF). 

1.4 A._______ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed i suoi ricorsi, 

presentati nella forma e nei termini prescritti dalla legge, sono ricevibili 

(art. 50 e 52 PA). 

2.  

Ai sensi dell'art. 49 PA, il ricorrente può invocare la violazione del diritto 

federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-

certamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti nonché 

l'inadeguatezza, nella misura in cui l'autorità cantonale non abbia giudica-

to come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale 

nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del 

ricorso (art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto 

e di diritto al momento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e riferimenti ivi 

citati). 

3.  

3.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr (RS 142.20), la SEM vieta 

l’entrata in Svizzera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, 

l’allontanamento è eseguito immediatamente in virtù dell’art. 64d cpv. 2 

lett. a–c LStr (cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro 

il termine impartitogli (cpv. 1 lett. b). La SEM può inoltre vietare l’entrata in 

Svizzera allo straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la si-

curezza pubblici in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha 

causato spese d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione pre-

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Pagina 10 

liminare, in vista di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto 

d’entrata è pronunciato per una durata massima di cinque anni. Può es-

sere pronunciato per una durata più lunga se l’interessato costituisce un 

grave pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). In-

fine l’autorità a cui compete la decisione può, per motivi umanitari o altri 

motivi gravi, rinunciare a pronunciare un divieto d’entrata oppure sospen-

derlo definitivamente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr). 

3.2 In merito alle nozioni d'ordine e di sicurezza pubblici, occorre osserva-

re che costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da proteggere nel 

contesto della polizia. Il primo termine comprende l'insieme delle nozioni 

di ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico costituisce 

una condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle persone; 

mentre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa l'inviolabilità 

dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, salute, li-

bertà, proprietà, ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è violazione 

della sicurezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono commesse 

infrazioni gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle autori-

tà nonché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pubblico o 

privato (Messaggio del Consiglio federale dell'8 marzo 2002 concernente 

la LStr, FF 2002 3424). 

3.3 In particolare l'art. 80 cpv. 1 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggior-

no e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201) sancisce che vi è violazione 

della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di pre-

scrizioni di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso di mancato 

adempimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato (lett. b) o se 

la persona interessata approva o incoraggia pubblicamente un crimine 

contro la pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto 

terroristico oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione (lett. c). Vi 

è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussi-

stono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in que-

stione porti con notevole probabilità ad una violazione della sicurezza e 

dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere 

emessa una prognosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto 

l'interessato ad agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici, non sussi-

stano più (MARC SPESCHA ET AL., Migrationsrecht, 3a ed. 2012, ad art. 67 

LStr n. 3, pag. 195). 

3.4 Ciò detto, ne discende che i reati perpetrati dal ricorrente contro la li-

bertà, contro l'integrità della persona e contro la pubblica autorità (cfr. de-

cisioni CARP del 2 febbraio 2012 e del 16 aprile 2014), sanzionati da 

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specifiche norme del diritto penale, possono portare all'emissione di un 

divieto d'entrata. Tuttavia, quest'ultimo non deve essere interpretato quale 

sanzione dal carattere penale, bensì quale misura di protezione a caratte-

re preventivo contro possibili turbative future (Messaggio precitato, 

FF 2002 pag. 3428). 

3.5 L'autorità competente esamina secondo il proprio libero apprezza-

mento se un divieto d'entrata deve essere pronunciato. In proposito essa 

deve procedere ad una ponderazione meticolosa di tutti gli interessi pre-

senti, rispettare le garanzie derivanti dalla CEDU ed il principio di propor-

zionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II 493 consid. 3.3; 130 II 176 

consid. 3.4.2 e giurisprudenza ivi citata; ZÜND/ARQUINT HILL, Beendigung 

der Anwesenheit, Entfernung und Fernhaltung, in Uebersax et al. [ed.], 

Ausländerrecht, 2a ed, 2009, n. 8.80, pag. 356). Detto principio esige che 

le misure adottate dallo Stato siano idonee a raggiungere lo scopo desi-

derato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scelgano quelle meno pre-

giudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve sussistere un rap-

porto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi utilizzati (DTF 140 I 

168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 consid. 5.2.2). 

3.6 Qualora una decisione di divieto d'entrata sia stata pronunciata giusta 

l'art. 67 LStr, come nel caso che qui ci occupa, nei confronti di un cittadi-

no di un paese terzo ai sensi dell'art. 3 lett. d del Regolamento (CE) n° 

1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2006 

sull'istituzione, l'esercizio e l'uso del sistema di informazione Schengen di 

seconda generazione (SIS II, GU L 381/4 del 28 dicembre 2006 pagg. 4 a 

23), entrato in vigore il 9 aprile 2013 e abrogante (cfr. decisione del Con-

siglio 2013/158/EU del 7 marzo 2013, GU L 87 pagg. 10 e 11 in relazione 

con l'art. 52 par. 1 del Regolamento SIS II) in particolare gli art. 94 cpv. 1 

e 96 della Convenzione d'applicazione del 19 giugno 1990 dell'Accordo di 

Schengen del 14 giugno 1985 relativo all'eliminazione graduale dei con-

trolli alle frontiere comuni (Convenzione di applicazione dell'Accordo di 

Schengen [CAS], GU L 239 del 22 settembre 2000, pagg. 19 a 62), que-

sta persona – conformemente da una parte al Regolamento SIS II sopra-

citato e, dall'altra, l'art. 16 cpv. 2 e 4 della legge federale sui sistemi d'in-

formazione di polizia della Confederazione del 13 giugno 2008 (LSIP, 

RS 361) – è di principio iscritta nel SIS ai fini di non ammissione. Una se-

gnalazione nel SIS comporta di conseguenza il divieto d'entrata in tutti gli 

Stati membri dello spazio Schengen (cfr. art. 13 cpv. 1 codice frontiere 

Schengen). Per motivi umanitari o obblighi di diritto internazionale gli Stati 

membri possono tuttavia autorizzare l'accesso ad una persona iscritta nel 

SIS (art. 25 par. 1 CAS; e art. 13 cpv. 1 in relazione con l'art. 5 cpv. 4 

C-3616/2014 

Pagina 12 

lett. c codice frontiere Schengen), rispettivamente concedere sulla scorta 

di tali motivi un visto a validità territoriale limitata (art. 25 par. 1 lett. a [ii] 

del regolamento [CE] n° 810/2009 del Parlamento europeo e del Consi-

glio del 13 luglio 2009 che istituisce un codice comunitario dei visti [Codi-

ce dei visti, GU L 23 del 15 settembre 2009]). 

4.  

4.1 Come testé rilevato il divieto d'entrata in Svizzera è di regola pronun-

ciato per una durata massima di cinque anni. Giusta l'art. 67 cpv. 2 lett. a 

LStr è possibile pronunciare un divieto d'entrata della durata massima ci-

tata, nei confronti di un cittadino non proveniente da un paese firmatario 

dell'ALC, qualora quest'ultimo ha violato o esposto a pericolo l'ordine e la 

sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero. Ne discende che per le autorità 

elvetiche la pronuncia di un divieto d'entrata nei confronti di una persona 

non soggetta all'ALC per una durata massima di cinque anni sarà sotto-

posta al solo diritto interno elvetico, ed in particolare alla LStr, contraria-

mente a quanto accade per i cittadini al beneficio dell'ALC, che pone esi-

genze più severe per una tale misura. 

4.2 Un divieto d'entrata di una durata maggiore di cinque anni ai sensi 

dell'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, può essere deciso a condizione che la 

persona interessata costituisca una minaccia grave per la sicurezza e 

l'ordine pubblici. Questo sistema riprende l'art. 11 cpv. 2 della direttiva 

2008/115/CE del Parlamento e del Consiglio europei del 16 dicembre 

2008 relativa alle norme e procedure comuni applicabili agli Stati membri 

al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU 

L 348/98 del 24 dicembre 2008; Messaggio LStr, FF 2009 7737 pag. 

7751). Secondo la citata norma di diritto europeo, il divieto d'entrata può 

essere adottato per una durata superiore a cinque anni qualora il cittadino 

di un paese terzo rappresenta una minaccia grave per l'ordine pubblico, 

la sicurezza pubblica o la sicurezza nazionale. Come detto questa regola 

ha ispirato l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, che non fa alcuna distinzione tra 

cittadini ALC o di paesi terzi. Inoltre, il fatto che lo stesso ALC non forni-

sca indicazioni in merito ai divieti d'entrata, né a proposito della loro dura-

ta, significa che il legislatore federale ha deciso di non fare alcuna distin-

zione tra comunitari e non in materia di divieti d'entrata di durata superio-

re a cinque anni (DTF 139 II 121 consid 6.2).  

4.3 Occorre dunque determinare le condizioni affinché sia possibile pro-

nunciare un divieto d'entrata di durata superiore a cinque anni. In altre pa-

role si tratta di fissare i criteri per riconoscere un «grave pericolo per l'or-

C-3616/2014 

Pagina 13 

dine e la sicurezza pubblici» ai sensi dell'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr, no-

zione che va oltre il concetto di «minaccia di una certa gravità» necessa-

ria per poter emettere un divieto d'entrata anche nei confronti di un citta-

dino di uno Stato parte all'ALC (art. 5 allegato I ALC). Il concetto di «mi-

naccia grave» ai sensi della LStr deve essere applicato eccezionalmente 

e presuppone un'analisi approfondita e la presa in considerazione di tutti 

gli elementi pertinenti di ogni fattispecie (MARC SPESCHA ET AL., op. cit., 

ad art. 67 LStr, n. 5, pag. 196; ANDREA BINDER OSER, in Bundesgesetz 

über die Ausländerinnen und Ausländer [AuG], 2010, ad art. 67 LStr 

n. 24). 

5.  

Giova rammentare che in virtù del principio della separazione dei poteri 

ed a norma di una consolidata giurisprudenza, l'autorità amministrativa 

non è vincolata dalle considerazioni del giudice penale. Tenuto conto del-

le finalità differenti perseguite dalla sanzione penale e dal divieto d'entra-

ta, di principio indipendenti tra di loro, entrambe le misure possono coesi-

stere ed applicarsi ad una medesima fattispecie. Un divieto d'entrata può 

in tal caso essere adottato anche in assenza di un giudizio penale, sia in 

ragione della mancata apertura di un procedimento penale, sia della pen-

denza dello stesso. È sufficiente che l'autorità, sulla base di un proprio 

apprezzamento dei mezzi di prova, giunga alla conclusione che lo stra-

niero adempia ai presupposti per l'adozione di un divieto d'entrata. L'auto-

rità amministrativa valuta pertanto sulla base di criteri autonomi se l'allon-

tanamento dalla Svizzera di uno straniero sia necessario ed opportuno e 

può quindi giungere a conclusioni differenti da quelle ritenute dal giudice 

penale (DTF 140 I 145 consid. 4.3; 137 II 233 consid. 5.2.2; 130 II 493 

consid. 4.2; sentenze del TAF C-2463/2013 del 7 maggio 2015 con-

sid. 8.4; C-3061/2014 del 16 aprile 2015 consid. 7.2; C-6205/2014 del 30 

ottobre 2014 consid. 4). Il divieto d'entrata non ha carattere penale bensì 

mira a lottare contro le perturbazioni della sicurezza e dell'ordine pubblici; 

si tratta dunque di una misura di carattere preventivo e non repressivo 

(Messaggio precitato, FF 2002 pag. 3428). 

6.  

6.1 Nella fattispecie in disanima, l'UFM ha pronunciato nei confronti di 

A._______ un divieto d'entrata di 20 anni, ossia fino al 27 maggio 2034, 

ritenendo che l'interessato abbia violato e minacciato la sicurezza e l'or-

dine pubblici, essendo stato condannato dalla CARP, in data 2 febbraio 

2012, ad una pena detentiva di 24 mesi per ripetute coazione, sottrazione 

di minorenne, minaccia, vie di fatto, disobbedienza a decisioni dell'autori-

C-3616/2014 

Pagina 14 

tà e guida senza l'assicurazione di responsabilità civile; oltre ai reati di in-

giuria e di inosservanza dei doveri in caso d'infortunio. L'autorità inferiore 

ha considerato che i reiterati comportamenti delittuosi dell'interessato, 

perpetrati essenzialmente nell'ambito familiare, rappresentino una minac-

cia grave ed attuale per l'ordine e la sicurezza pubblici, non potendosi 

escludere il rischio di recidiva. 

6.2 Al momento della pronuncia della decisione litigiosa, ovvero il 28 

maggio 2014, l'UFM non ha preso in considerazione l'ultima condanna di 

A._______, pronunciata dalla CARP il 16 aprile 2014, in quanto contro 

quest'ultima era ancora pendente il ricorso interposto dall'interessato di-

nanzi al Tribunale federale. L'autorità inferiore si è non di meno riservata il 

diritto di rivalutare la situazione di A._______ a tempo debito.  

Il 5 giugno 2014 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il grava-

me di A._______ contro il giudizio emesso dalla CARP e dunque con-

fermato la condanna a dieci mesi di pena detentiva per i reati di coazione, 

ingiuria, minaccia, vie di fatto e disobbedienza a decisioni dell'autorità. 

6.3 Ciò posto, considerato che il ricorrente con i suoi comportamenti delit-

tuosi ha violato la sicurezza e l'ordine pubblico, l'autorità inferiore ha a 

giusto titolo emesso un divieto d'entrata nei confronti di A._______ con-

formemente all'art. 67 cpv. 2 lett. a LStr. 

6.4 Giova altresì rammentare che il ricorrente si trova in carcerazione pre-

liminare in vista del rinvio coatto (cfr. lett. R., U. e X. supra), ragione per 

cui l'emanazione di un divieto d'entrata da parte dell'autorità inferiore è 

giustificata anche ai sensi dell'art. 67 cpv. 2 lett. c LStr. 

7.  

7.1 Dato che l'autorità inferiore ha pronunciato un divieto d'entrata, va qui 

di seguito esaminato, prima di procedere ad una ponderazione degli inte-

ressi in gioco, se è soddisfatto il criterio della minaccia grave giusta 

l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr.  

7.2 Detta norma permette alle autorità di pronunciare un divieto d'entrata 

superiore a cinque anni qualora la persona interessata rappresenti un 

grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. La minaccia grave può 

essere data in particolare in funzione del bene giuridico in pericolo (per 

esempio i reati contro la vita, l'integrità corporale, la libertà sessuale e le 

infrazioni alla legislazione sugli stupefacenti), della commissione di atti 

C-3616/2014 

Pagina 15 

rientranti nella categoria dei crimini particolarmente pericolosi e di dimen-

sione transfrontaliera (terrorismo, tratta di esseri umani, criminalità orga-

nizzata e traffico di droga), della recidiva e dell'assenza di una prognosi 

favorevole (DTF 139 II 121 consid. 6.3 in fine). 

7.3 Dalle tavole processuali si evince che le condanne inflitte al ricorrente 

sono il risultato dei comportamenti tenuti nel periodo compreso tra il luglio 

2008 ed il gennaio 2010, tra il 4 ed il 28 settembre 2010 e tra il febbraio 

ed il 14 aprile 2011, per quanto attiene alla condanna del 5 settembre 

2011; e tra il novembre 2012 e l'agosto 2013, per quanto concerne la 

condanna del 16 aprile 2014. 

7.4 In sostanza A._______ ha ripetutamente molestato i figli e l'ex moglie. 

Quest'ultima è stata vittima di ripetuta coazione e violenza fisica da parte 

del ricorrente. Gli atti delittuosi perpetrati da A._______ e per cui è stato 

condannato definitivamente il 2 febbraio 2012 si riassumono in ben 66 

episodi di coazione, tre di sottrazione di minorenne (in parte tentata), tre 

di minacce, uno di lesioni semplici, tre di vie di fatto, uno di ingiuria, 46 di 

disobbedienza a decisioni d'autorità, ripetuta giuda senza l'assicurazione 

di responsabilità civile (dal 24 al 26 settembre 2010), uno di inosservanza 

di doveri in caso d'incidente (cfr. sentenza della CARP del 2 febbraio 

2012, pagg. 60-62). 

7.5 Dopo la scarcerazione (avvenuta il 5 giugno 2012), il ricorrente ha rei-

terato gli stessi comportamenti, in quanto nel periodo compreso tra il 

9 novembre 2012 e il nuovo arresto avvenuto l'8 agosto 2013, egli si è re-

so protagonista di nove episodi di coazione, altrettanti di disobbedienza a 

decisioni dell'autorità, tre di minacce e uno di ingiuria (cfr. sentenza CARP 

del 16 aprile 2014, pagg. 15 e segg.). Le vittime erano ancora una volta 

principalmente l'allora moglie – avendo i coniugi A._______-F._______ 

divorziato l'11 ottobre 2013 (cfr. lett. K supra) – ed i figli della coppia. In 

questo frangente i comportamenti delittuosi di A._______ hanno altresì 

avuto conseguenze anche su terze persone (cfr. sentenza CARP del 16 

aprile 2014, pag. 21), cosa peraltro avvenuta anche in occasione della 

precedente condanna (cfr. sentenza CARP del 2 febbraio 2012, pag. 61). 

7.6 Appare evidente che i comportamenti dell'interessato abbiano creato 

una situazione insostenibile per i suoi familiari, i quali durante lunghi pe-

riodi di tempo hanno dovuto cambiare radicalmente le proprie abitudini al 

fine di non imbattersi nel ricorrente. I delitti commessi da A._______ pos-

sono essere definiti come un caso di «stalking». In merito alla definizione 

di quest'ultimo termine, si rimanda alle considerazioni contenute nella 

C-3616/2014 

Pagina 16 

sentenza della CARP del 16 aprile 2014 (pag. 24) ed ai relativi riferimenti 

citati (STF 6B_819/2010 del 3 maggio 2011 consid. 6; DTF 129 IV 262 

consid. 2.3-2.5; DONATSCH, Strafrecht III, 9a edizione, Zurigo 2008, pag. 

410; CORBOZ, [Les infractions en droit suisse, Vol. I, 3a edizione, Berna 

2010], ad art. 181 n. 16) da cui in particolare si legge che «stalking» costi-

tuisce «un insieme di comportamenti ripetuti ed intrusivi di ricerca di con-

tatto e/o comunicazione, di sorveglianza, di controllo nei confronti della 

vittima. Caratteristiche tipiche dello stalking sono lo spionaggio della vit-

tima, l'assillante ricerca di contatto fisico, le molestie e le minacce ai suoi 

danni […]». Il Tribunale considera che una condotta di questo tipo può 

giustificare l'emanazione di un divieto d'entrata di durata superiore ai cin-

que anni giusta l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr. In quest'ottica non giova al ri-

corrente il fatto che in ambito penale gli sia stata riconosciuta una scema-

ta responsabilità (cfr. sentenze CARP del 2 febbraio 2012, pag. 62; e del 

14 aprile 2014, pag. 37), dovendosi in casu unicamente apprezzare se il 

ricorrente rappresenti o meno una grave minaccia per l'ordine e la sicu-

rezza pubblici e non essendo il Tribunale legato dalle considerazioni delle 

autorità giudiziarie penali (cfr. consid. 5 supra). 

7.7 L'attitudine di A._______ durante le inchieste penali a suo carico – 

emblematico al proposito è ad esempio il fatto che abbia rifiutato di parte-

cipare al dibattimento del 14 aprile 2014 dinanzi alla CARP (cfr. sentenza 

CARP del 16 aprile 2014, pag. 3) – e durante la presente procedura non 

può che rafforzare il convincimento del Tribunale secondo cui egli rappre-

senta una minaccia grave per l'ordine e la sicurezza pubblici. Dagli atti dei 

procedimenti penali e dai numerosi scritti inviati direttamente dal ricorren-

te a codesto Tribunale, si evince infatti che egli non ha in realtà preso co-

scienza della gravità dei suoi gesti e delle conseguenze che questi ultimi 

hanno avuto sulla vita dei familiari; al contrario egli continua a negare l'e-

videnza (cfr. al proposito la sentenza CARP del 16 aprile 2014, pag. 16) e 

si ritiene sostanzialmente una vittima del sistema giudiziario elvetico (cfr. 

scritti di cui alle lett. Z., AA. e DD. supra). Orbene, le perizie psichiatriche 

ordinate dalle autorità penali ticinesi hanno permesso di appurare che 

A._______ soffre di una «sindrome di disadattamento» la quale ha assun-

to le connotazioni del «delirio persecutorio del querulomane secondo 

Bleuler». Detta patologia si contraddistingue per la tendenza del soggetto 

a considerarsi dalla parte del diritto e a ritenersi vittima di continui errori 

delle autorità e, in particolare, dell'apparato giudiziario. Il perito ha altresì 

affermato che tale affezione ha di regola «un decorso cronico e poco cor-

reggibile» e che pertanto da un «punto di vista psichiatrico è molto pro-

babile che il peritando commetta nuovamente reati analoghi a quelli già 

commessi, forse addirittura in forma più grave» (cfr. estratti della perizia 

C-3616/2014 

Pagina 17 

redatta dal Dr. med. M._______, sentenza CARP del 16 aprile 2014, 

pagg. 29 e 30). 

7.8 Alla luce di queste considerazioni, il Tribunale non può che ritenere 

che in casu l'emanazione di un divieto d'entrata di durata superiore a cin-

que anni sia giustificata, siccome il pericolo rappresentato da A._______ 

per l'ordine e la sicurezza pubblici non è unicamente grave, ma altresì at-

tuale, dato l'alto rischio di recidiva. 

7.9 Vero è che il ricorrente ha commesso atti gravi, in particolare reati 

contro la libertà personale ed a danno dei suoi stessi familiari, in quanto 

le principali vittime erano appunto l'ex moglie ed i figli, tuttavia come po-

canzi riferito, il suo agire ha anche danneggiato terze persone (cfr. con-

sid. 7.5 supra). Ad aggravare inoltre la posizione di A._______ contribui-

sce il fatto che egli abbia agito sull'arco di periodi di tempo alquanto lun-

ghi e che nemmeno una prima pesante condanna ad una pena privativa 

della libertà da espiare lo abbia dissuaso dal commettere nuovamente lo 

stesso tipo di reati una volta scarcerato. 

7.10 In definitiva, a mente di questo Tribunale, la condotta dell'interessato 

costituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici, e ciò a 

prescindere dal fatto che i delitti commessi si inserissero principalmente 

nell'ambito familiare. Non è inoltre immaginabile esprimere un pronostico 

favorevole a proposito della recidività della ricorrente, non potendosi to-

talmente e senz'altro escludere che – nonostante il divieto giudiziario di 

avvicinare l'ex moglie (e i figli) – egli possa in futuro commettere atti lesivi 

della libertà altrui, qualora confrontato a momenti di alta emotività che i 

rapporti interpersonali tra familiari inevitabilmente comportano. 

8.  

8.1 A fronte di quanto esposto resta ora da stabilire se la durata della mi-

sura di allontanamento adottata dall'UFM, prevista fino al 27 maggio 

2034, sia adeguata alle circostanze del caso concreto (art. 49 lett. a e c 

PA). 

8.2 Qualora l'autorità amministrativa pronuncia un divieto d'entrata in 

Svizzera, essa è tenuta a rispettare i principi dell'uguaglianza, della pro-

porzionalità e deve astenersi da qualsiasi arbitrio. Sotto questo aspetto è 

necessario procedere ad una corretta ponderazione degli interessi in 

causa: quello pubblico della Svizzera al mantenimento del divieto d'entra-

ta sul proprio territorio fino al 2034 e quello privato del ricorrente a potervi 

C-3616/2014 

Pagina 18 

entrare. Rilevanti sono le particolarità del comportamento illecito, la situa-

zione personale del ricorrente e una corretta valutazione degli interessi 

pubblici e privati. In particolare è necessario che il provvedimento appaia 

essenziale ed idoneo a raggiungere lo scopo perseguito dalla misura 

amministrativa e che sussista un rapporto ragionevole fra lo scopo perse-

guito e la restrizione alla libertà personale che ne deriva (principio della 

proporzionalità, cfr. consid. 3.5 supra). 

8.3 In applicazione dell'art. 121 cpv. 5 Cost. la giurisprudenza dello scri-

vente Tribunale ha avuto modo di stabilire che in caso di grave pericolo 

per l'ordine e la sicurezza pubblici tale da giustificare il superamento della 

durata massima di cinque anni prevista all'art. 67 cpv. 3 1a frase LStr, 

quest'ultima non può superare 15 anni (20 anni in caso di recidiva) (cfr. 

DTAF 2014/20 consid. 7). Il Tribunale ha altresì stabilito che i comporta-

menti delittuosi commessi dalla persona toccata dal provvedimento di al-

lontanamento dal suolo elvetico devono aver denotato un'energia crimina-

le particolarmente elevata. In altre parole, è giustificato comminare un di-

vieto d'entrata della durata di 15 anni qualora l'interessato si sia prodigato 

in atti caratteristici di una criminalità particolarmente grave con dimensio-

ne transfrontaliera (atti di terrorismo, tratta di esseri umani, traffico di dro-

ga o criminalità organizzata), qualora abbia ripetutamente commesso in-

frazioni gravi contro beni giuridici sensibili – come ad esempio la vita o 

l'integrità fisica – oppure abbia agito in maniera che non sia possibile 

emettere una prognosi favorevole (cfr. DTAF 2014/20 consid. 8.2).  

8.4 Quo ai comportamenti penalmente reprensibili di A._______ si è già 

discusso della pericolosità dei ripetuti episodi ai danni principalmente 

dell'ex moglie e dei figli. Un tale modo di agire, seppur pericoloso e lesivo 

delle libertà altrui, non può a mente dello scrivente Tribunale configurare 

un caso di divieto d'entrata di durata di 15 anni. Al contrario nella fattispe-

cie – vista la tipologia di comportamenti delittuosi adottata – è d'uopo non 

eccedere oltre una durata del divieto d'entrata di 10 anni. 

8.5 Resta da stabilire se in virtù dell'insieme delle circostanze del caso 

concreto, con particolare riferimento al principio di proporzionalità tale du-

rata è giustificata. 

9.  

9.1 Prima di procedere all'analisi testé citata, occorre evidenziare che nei 

suoi gravami il ricorrente si è prevalso di aver vissuto ininterrottamente in 

Svizzera a partire dal 1991, dichiarando di non aver più alcun legame con 

C-3616/2014 

Pagina 19 

i proprio paese d'origine: il Senegal. Il rimpatrio comporterebbe delle im-

portanti difficoltà di reinserimento, risiedendo i suoi parenti in Svizzera ed 

in Italia, e l'interruzione del trattamento psichiatrico al quale è sottoposto. 

Inoltre in Senegal risulterebbe più difficoltoso poter proseguire le cure le-

gate ai problemi alla spalla di cui A._______ soffre (cfr. certificati medici 

agli atti). 

9.2 Queste motivazioni non sono conferenti, poiché oggetto della presen-

te procedura è la decisione di divieto d'entrata emanata dall'autorità nei 

confronti del ricorrente, e non eventuali problematiche legate al reinseri-

mento di quest'ultimo nel proprio paese d'origine. Le stesse esulano dalle 

competenze del Tribunale e pertanto non occorre soffermarvisi ulterior-

mente. 

10.  

10.1 A._______ ha inoltre sostenuto che il divieto d'entrata pronunciato 

nei suoi confronti gli impedirebbe di continuare la relazione con i figli, in 

violazione dell'art. 8 CEDU.  

10.2 È vero che l'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle perso-

ne. Questa disposizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare in un 

determinato Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 140 I 145 

consid. 3.1; 139 I 330 consid. 2.1 e riferimenti ivi citati). Quanto all'art. 13 

cpv. 1 Cost., che garantisce il diritto alla vita privata e familiare, la prote-

zione accordata corrisponde sostanzialmente a quella dell'art. 8 CEDU 

(cfr. DTF 136 I 178 consid. 5.2). 

10.3 Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve in-

trattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della 

sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Pro-

tetti dalla suddetta norma sono in particolare i rapporti tra i coniugi, non-

ché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione (DTF 140 

I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Eccezionalmente sono prese in 

considerazione anche le relazioni tra genitori e figli maggiorenni se vi è 

un particolare rapporto di dipendenza fra loro (DTF 129 II 11 consid. 2). 

La protezione della vita familiare comprende sia le situazioni in cui si po-

ne la questione della regolamentazione di un diritto di presenza, rispetti-

vamente di un diritto all'ottenimento di un'autorizzazione di soggiorno per 

i membri della famiglia, sia le situazioni che non hanno alcun rapporto 

con un diritto di presenza propriamente detto (cfr. MARTIN BER-

TSCHI/THOMAS GÄCHTER, Der Anwesenheitsanspruch aufgrund der Ga-

C-3616/2014 

Pagina 20 

rantie des Privats- und Familienlebens, in: Zentralblatt für Staats- und 

Verwaltungsrecht/Gemeindeverwaltung, ZBl 2003, pag. 241). La prote-

zione della vita familiare si estende dunque a diversi aspetti della stessa. 

In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel diritto degli stra-

nieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto di presenza o alla prote-

zione contro una misura di allontanamento, ma può anche implicare la 

garanzia di un diritto d'entrata e di presenza temporaneo nello Stato 

membro (PHILIP GRANT, La protection de la vie familiale et de la vie privée 

en droit des étrangers, 2000, pagg. 293 e 321). 

10.4 Indipendentemente dalla questione a sapere quale sia la durata tota-

le massima del divieto d'entrata ai sensi dell'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr 

nel caso di specie, occorre osservare che la pronuncia di una tale misura 

incide assai sulla vita privata e familiare della persona interessata, qualo-

ra i propri familiari restino in Svizzera, e ciò a prescindere da come sia 

vissuto il rapporto. L'autorità deve pertanto dare prova di prudenza qualo-

ra, come nella fattispecie, emana un divieto d'entrata di lunga durata. In 

quest'ottica, al fine di ponderare in maniera conforme al principio di equità 

l'interesse pubblico all'allontanamento dello straniero pericoloso e quelli 

privati di quest'ultimo, l'interesse superiore dei figli è un criterio tra gli altri 

di cui tenere conto (cfr. DTAF 2014/20 consid. 8.3.6). 

10.5 In casu, e come si è visto alla lett. C. supra, A._______ è padre di 

due figli. Il primo è nato nel 1996, egli è dunque maggiorenne e di conse-

guenza libero di decidere in merito al tipo di relazioni che intende intratte-

nere con il padre. La secondogenita è invece nata nel 1999. Occorre 

dunque valutare quale sia il suo interesse superiore nel caso di specie. 

Viste le decisioni delle autorità ticinesi, sia in materia civile che penale 

(cfr. in particolare le decisioni del Pretore di K._______ del 13 ottobre 

2008, del 16 gennaio 2009, di cui si è detto alla lett. E. supra, nonché le 

condanne del 2 febbraio 2012 e del 16 aprile 2014), a mente del Tribuna-

le appare evidente che detto interesse tenda a che il ricorrente non possa 

stare nelle vicinanze della figlia. In quest'ottica non si può non giungere 

alla conclusione che già da anni, la relazione tra A._______ e la figlia non 

sia in alcun modo sufficientemente stretta ed effettivamente vissuta affin-

ché possa essere tutelata in applicazione dell'art. 8 CEDU. D'altronde il 

Pretore di K._______, con la sentenza di divorzio dell'11 ottobre 2013 ha 

affidato l'autorità parentale alla madre e diffidato il ricorrente dall'avvici-

narsi a meno di 500m dalla ex moglie. È altresì vero che a partire dal 13 

giugno 2013, grazie a un accordo intercorso tra F._______ e il ricorrente, 

il diritto di visita è stato ristabilito in maniera limitata (cfr. sentenza della 

Corte delle assise correzionali di K._______ del 16 dicembre 2013, pag. 

C-3616/2014 

Pagina 21 

11), non di meno questa circostanza non permette allo scrivente Tribunale 

di modificare il proprio apprezzamento in merito all'intensità dei rapporti 

intrattenuti da A._______ con la figlia. 

10.6 A titolo meramente abbondanziale, il Tribunale sottolinea a questo 

proposito che i figli del ricorrente non dipendono finanziariamente da 

quest'ultimo, il quale è indigente.  

10.7 Di transenna occorre altresì considerare che, contrariamente a 

quanto sostenuto dall'interessato, l'istituzione di una curatela educativa in 

favore dei figli minorenni (nel frattempo, come si è visto, il primogenito è 

divenuto maggiorenne) – la cui finalità è proprio di scongiurare eventuali 

nuove turbative (cfr. atto ricorsuale del 27 giugno 2014) – non permette di 

giungere ad altra conclusione. In questo senso non giova alla posizione di 

A._______ il fatto di aver allegato due disegni, risalenti peraltro a novem-

bre 2012, in cui la figlia dichiarava di volergli bene, in quanto dagli atti pe-

nali versati al presente incarto risulta evidente come la stessa si sentisse 

invero intimorita dal padre, pur provando affetto per lui (cfr. in particolare 

sentenza CARP del 16 aprile 2014, pagg. 17 e 21). 

10.8 In sunto, il Tribunale considera che è a torto che il ricorrente si pre-

vale del diritto al rispetto della propria vita familiare ex art. 8 CEDU, poi-

ché sono proprio i comportamenti tenuti dallo stesso verso i propri familia-

ri (peraltro in violazione di decisioni delle autorità che imponevano a 

A._______ di non avvicinarsi a questi ultimi), e dunque anche verso i figli 

I._______ e J._______, che hanno comportato l'emanazione della deci-

sione di divieto d'entrata da parte dell'autorità inferiore. A mente del Tri-

bunale, ed in considerazione della fattispecie, una tale argomentazione 

rasenta la temerarietà e deve pertanto essere respinta, in quanto non si 

può evidentemente considerare che la relazione tra il ricorrente ed i figli 

sia stretta ed effettiva ai sensi della giurisprudenza pocanzi citata. 

11.  

11.1 Ciò posto, dopo un'attenta ponderazione degli interessi pubblici e 

privati in causa, a mente di questo Tribunale l'interesse pubblico al man-

tenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici prevale in casu sugli inte-

ressi privati allegati dal ricorrente. 

11.2 Tenuto conto dell'insieme di queste circostanze, il Tribunale conside-

ra che il divieto d'entrata in Svizzera deciso dall'autorità inferiore il 

28 maggio 2014 appare necessario ed adeguato nel suo principio. Que-

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Pagina 22 

sta autorità giudicante ritiene tuttavia che la durata, fissata dall'UFM fino 

al 27 maggio 2034, dunque per un totale di 20 anni, debba essere ridotta.  

11.3 In esito alle considerazioni che precedono e conformemente alla giu-

risprudenza, si giustifica una riduzione della durata del provvedimento 

amministrativo emanato dall'UFM a 10 anni. 

12.  

Per quanto esposto sulla conferma del principio e della durata del divieto, 

giusta l'art. 24 cpv. 2 e cpv. 3 del Regolamento SIS II, appaiono anche 

adempiuti i presupposti per l'iscrizione nel sistema d'informazione Schen-

gen.  

13.  

Quo alla questione della carcerazione amministrativa in vista del rimpa-

trio, il Tribunale ha già avuto modo di rilevare come la propria competen-

za sia limitata alla questione del divieto d'entrata. Spetta invece alle com-

petenti autorità cantonali il compito di valutare se la carcerazione ammini-

strativa dell'interessato sia ad oggi ancora giustificata (cfr. art. 75 e segg. 

LStr). 

14.  

Visto quanto sopra, la decisione impugnata non è conforme al diritto fede-

rale (cfr. art. 49 PA) e deve essere riformata. Il ricorso è dunque parzial-

mente accolto nel senso che la durata del divieto d'entrata in Svizzera è 

limitata al 27 maggio 2024. 

15.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali ridotte (art. 63 cpv. 1 2a 

frase PA) devono essere poste a carico del ricorrente, in quanto parzial-

mente soccombente. Tuttavia alla luce della domanda di esonero delle 

stesse, accolta dal Tribunale con decisione incidentale del 22 ottobre 

2014, il ricorrente è esentato dal pagamento di ogni importo. 

16.  

16.1 Giusta l'art. 64 cpv. 1 PA il relazione con l'art. 7 cpv. 2 del regola-

mento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nella cause 

dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (TS-TAF, RS 173.320.2), 

l'autorità di ricorso, se ammette il gravame in tutto o in parte, può d'ufficio 

o a domanda, assegnare al ricorrente un'indennità per le spese proces-

suali indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato.  

C-3616/2014 

Pagina 23 

16.2 In concreto si costata che l'interessato è patrocinato da un legale. In 

ragione dell'insieme delle circostanze della fattispecie, della sua difficoltà, 

nonché della mole di lavoro svolto (agli atti non figura alcuna nota d'ono-

rario), il Tribunale ritiene, ai sensi degli art. 8 e segg. TS-TAF, che il ver-

samento di un'indennità ridotta di fr. 1'000.– (disborsi e indennità supple-

mentare in rapporto all'IVA compresi) appaia equa. 

17.  

Non essendo impugnabile con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi 

al Tribunale federale, la presente pronuncia è quindi definitiva (art. 83 

lett. c cifra 1 LTF).  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

  

C-3616/2014 

Pagina 24 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto. 

2.  

La durata del divieto d'entrata emesso mediante decisione dell'UFM del 

28 maggio 2014 è ridotta a 10 anni, ovvero fino al 27 maggio 2024. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

L'autorità inferiore rifonderà al ricorrente complessivamente fr. 1'000.– a 

titolo di spese ripetibili ridotte. 

5.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; incarto di ritorno) 

– Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Reto Peterhans 

 

 

 

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