# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b019a9a0-92a3-56e3-92c7-26f3dd8b6c33
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-10-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 27.10.2014 90.2013.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2013-18_2014-10-27.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2013.18

   

  	
  Lugano

  27 ottobre 2014

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello
  Balerna, presidente

  Flavia
  Verzasconi, Matea Pessina, supplente

  

 

	
  segretario:

  	
  Fulvio
  Campello, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso 5 settembre 2013 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

  RI
  2  

  RI 3  

  patrocinati
  da: PR 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 11 giugno 2013 (n. 2274) con cui il municipio del comune di
  Locarno ha istituito la zona di pianificazione "Beni culturali
  protetti";

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

A.     RI 1 e RI 2 sono titolari di un diritto di
compera sino al 31 ottobre 2014 sul mapp. 3700
di Locarno, per il quale la RI 3 ha inoltrato una domanda di costruzione. Il
fondo ha una superficie complessiva di 805 mq e ospita un edificio "casa
Gina" (sub. A, 224 mq), alcuni accessori (sub. B-D, complessivamente 115
mq), un giardino (sub. e, 184) e un piazzale (sub f, 282 mq). 

B.     a. Con
risoluzione 11 giugno 2013 (n. 2274) il municipio del comune di Locarno ha
adottato una zona di pianificazione della durata di tre anni. Scopo del
provvedimento è quello di salvaguardare edifici e impianti potenzialmente
interessati dalla tutela dei beni culturali d'interesse cantonale e locale. La
scheda descrittiva spiega che essa si estende ai fondi nei quali sono situati
gli oggetti contenuti nella proposta 13
luglio 2012 formulata dall'Ufficio dei beni culturali (UBC). Quest'ultima è
contenuta nel preavviso che l'UBC ha indirizzato all'Ufficio della
pianificazione locale nel contesto dell'esame preliminare dei piani particolareggiati
del centro storico e del centro urbano. Il provvedimento vieta ogni intervento
che possa pregiudicare la pianificazione dell'utilizzazione; in particolare non
è ammessa la demolizione degli edifici e degli impianti potenzialmente ritenuti
beni culturali protetti e non sono ammessi interventi che ne alterino
irrimediabilmente i valori storico-architettonici e contestuali che ne
potrebbero giustificare la tutela. Possono essere autorizzati gli interventi di
ricupero, risanamento, riattamento, trasformazione e manutenzione che
rispettino i valori storico-architettonici e contestuali alla base della
proposta di tutela. Nuovi edifici che non pregiudicano lo spazio di relazione
visiva degli oggetti di cui è da esaminare la proposta di tutela possono essere
autorizzati. 

b. Raccolto il preavviso della Sezione dello sviluppo territoriale del
Dipartimento del territorio, il municipio ha disposto la pubblicazione della
zona di pianificazione dal 22 luglio al 21 agosto 2013. Questa interessa, tra
gli altri, il mapp. 3700.

 

 

C.     Con ricorso 5 settembre 2013 RI 1, RI 2 e la
RI 3 insorgono davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendo l'estromissione
del mapp. 3700 dalla zona di pianificazione, criticando il provvedimento sotto
il profilo dell'interesse pubblico e della proporzionalità. I ricorrenti
invocano poi la buona fede in relazione all'agire del municipio nella
trattazione della domanda di costruzione da essi inoltrata per il mapp. 3700. 

 

 

D.     Il
municipio e la Sezione dello sviluppo territoriale resistono al ricorso con
argomenti che, se necessario, saranno discussi in seguito. Chiamato a presentare una risposta, CO 3, proprietario del
fondo, aderisce alle considerazioni e domande espresse nel ricorso. 

 

 

E.     Il giudice
delegato ha acquisito agli atti il la proposta 13 luglio 2012 dell'UBC,
fissando un termine alle parti per eventuali osservazioni. Esse sono rimaste
silenti.

 

 

F.     Con istanza 29 settembre 2014 gli insorgenti hanno
chiesto al Tribunale di sospendere la procedura di ricorso. Chiamati a
esprimersi in merito, il municipio ha aderito alla richiesta, la Sezione si è
limitata a prenderne atto, mentre CO 3 non ha presentato osservazioni. 

 

 

Considerato,               in
diritto

 

1.1.1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo discende dall'art. 64 cpv.
1 della legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (Lst; RL 7.1.1.1).
Certa è la legittimazione attiva degli insorgenti, i primi poiché titolari di
un diritto di compera annotato a registro fondiario, tutt'ora valido, sulla
particella toccata dal provvedimento contestato (cfr. STA 90.2011.31 del 19
giugno 2012 consid. 1.2), la RI 3 in quanto istante in licenza per un progetto
edilizio sulla medesima (art. 64 cpv. 2 lett. a Lst). 

1.2. I ricorrenti, invocando il loro diritto di essere sentiti, chiedono che
siano acquisiti agli atti il preavviso 1° luglio 2013 dell'UBC, la proposta 13
luglio 2012 dello stesso Ufficio e l'esame preliminare 20 luglio 2012 del
Dipartimento. Quest'ultimo documento è stato prodotto dal municipio con la risposta,
mentre lo scritto 13 luglio 2012 dell'UBC è stato acquisito agli atti dal
Tribunale. Non appaiono invece determinanti le ulteriori prove richieste - per
lo più genericamente - dai ricorrenti, poiché nell'ambito di una valutazione
anticipata, questa Corte ritiene che esse non potrebbero apportare ulteriori
elementi utili alla definizione della causa (art. 18 cpv. 1 legge di procedura
per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; BU 1966, 181). Deve qui
essere precisato che il diritto di essere sentito non implica infatti l'obbligo
per il Tribunale di assumere mezzi di prova superflui o non pertinenti per il
giudizio (Marco Borghi/Guido Corti,
Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 1c ad art. 18).

 

 

2.I ricorrenti chiedono la sospensione della procedura perché "si
ritiene opportuno attendere l'approvazione da parte del legislativo comunale
delle proposte formulate dal pianificatore che suggerisce di procedere allo
stralcio dalla lista dei beni culturali protetti del mapp. n. 3700".
Il Tribunale non aderisce alla richiesta. Essa è in sostanza finalizzata a
rendere privo d'oggetto il ricorso, poiché la zona di pianificazione resta in
vigore sino alla pubblicazione del piano sostitutivo (art. 60 cpv. 1 Lst).
L'impugnativa, tuttavia, non diventerebbe priva d'interesse, poiché andrebbe
ancora esaminato il suo fondamento per statuire sugli oneri procedurali. A ciò
si aggiunge che in data odierna questa Corte si è pronunciato su un altro
ricorso in relazione al mapp. 3700 contro la zona di pianificazione. Con queste
premesse il Tribunale procede all'emanazione del giudizio.

 

 

3.3.1.
Secondo l'art. 27 cpv. 1 della legge federale sulla pianificazione del
territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), se i piani d'utilizzazione mancano
o devono essere modificati, l'autorità competente può stabilire zone di pianificazione
per comprensori esattamente delimitati, al cui interno nulla è lecito
intraprendere che possa rendere più ardua la pianificazione dell'utilizzazione.
Il principio è ripreso, a livello cantonale, all'art. 57 Lst, che consente di
istituire zone di pianificazione se i piani mancano o devono essere modificati,
oppure in caso di problemi riguardo all'uso del territorio o conflitti con
principi pianificatori. La zona di pianificazione è adottata, nell'ambito delle
proprie competenze, dal municipio, rispettivamente dal Consiglio di Stato (art.
59 Lst); quest'ultimo può inoltre stabilire zone di pianificazione a
salvaguardia di obiettivi di sviluppo territoriale e per garantire
l'adeguamento delle pianificazioni locali
(art. 57 cpv. 2 Lst). Il diritto cantonale riprende all'art. 62 cpv. 2 Lst gli
effetti del provvedimento prescritti all'art. 27 cpv. 1 LPT, secondo cui all'interno della zona nulla può essere intrapreso
che possa rendere più ardua la pianificazione dell'utilizzazione,
precisando inoltre che le domande di costruzione in contrasto con gli obiettivi
del piano in formazione sono decise negativamente (art. 62 cpv. 3 Lst). La zona
di pianificazione entra in vigore con la sua pubblicazione e lo resta fino a
che sia pubblicato il piano sostitutivo, ma comunque non oltre cinque anni, con
facoltà del Consiglio di Stato di concedere, per fondati motivi, una proroga di
due anni al massimo (art. 27 cpv. 2 LPT, 60 Lst). 

3.2. La zona di panificazione è un
provvedimento conservativo (RDAT 1990 n. 79 consid. 2b), volto a evitare che la
pianificazione in atto o in procinto di essere intrapresa venga ostacolata o
comunque sia influenzata negativamente da un uso del territorio contrastante
col suo indirizzo. Lo scopo principale dell'istituto consiste quindi nel
tutelare la libertà di decisione dell'autorità durante lo svolgimento del
processo di pianificazione (DTF 118 Ia 510 consid. 4d, 113 Ia 362 consid. 2a/bb; Alexander Ruch, Kommentar RPG, n. 21 ad art. 27; Bernhard Walmann/

Peter Hänni, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 7 seg. ad art. 27). A questo stadio l'assetto definitivo
dell'ordinamento allo studio non può essere dato per certo. Non si può, in
particolare, affermare che ne
deriverà effettivamente la restrizione della proprietà che l'indirizzo pianificatorio potrebbe far temere.
La zona di pianificazione non si confonde con la pianificazione soggiacente: è
un provvedimento a sé stante che, pur condizionato nei suoi effetti
dall'indirizzo pianificatorio di cui si pone a tutela, provoca direttamente,
per la sua durata, una restrizione della proprietà. La legittimità della zona
di pianificazione va dunque esaminata distintamente da quella delle intenzioni
pianificatorie che, pur nei limiti della loro indeterminatezza, ne informano
l'azione. Per i motivi che sono appena stati spiegati, l'esame giurisdizionale
che l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT garantisce nella materia specifica non può
estendersi, salvo il caso di un'impostazione manifestamente erronea,
all'ordinamento pianificatorio nel quale dovrebbero sfociare gli studi avviati, bensì e soltanto alla fondatezza
e all'idoneità del vincolo istituito per non compromettere la loro efficacia
(RDAT 1990 n. 79 consid. 2b). Solo importa dunque, in questo contesto,
determinare se il provvedimento si giustifichi in quanto tale. 

 

4.Una
restrizione di diritto pubblico è compatibile con la garanzia della proprietà
sancita dall'art. 26 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101)
solo se si fonda su una base legale, è giustificata da un interesse pubblico
preponderante e rispetta il principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3
Cost.). 

4.1. In linea generale, è pubblico l'interesse
che coinvolge la generalità dei cittadini o una sua frazione significativa e
che compete al potere pubblico promuovere nell'esercizio delle sue
funzioni. L'interesse pubblico a un provvedimento di pianificazione del territorio
è, pertanto, segnatamente dato quando la sua adozione corrisponde a un bisogno importante, chiaramente avvertito dalla
collettività. Tale interesse deve prevalere sui contrapposti interessi pubblici
e privati in gioco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1. con rinvii; Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert,
Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 98-102; Adelio Scolari, Diritto amministrativo,
Parte generale, IIa ed., Cadenazzo 2002, n. 558-594). L'adozione di
una misura di salvaguardia della pianificazione presuppone, come requisito centrale, una seria intenzione di
mutare l'ordinamento pianificatorio vigente (RDAT I-1995 n. 31 consid. 2b
i.f.; Ruch, op. cit., n. 27
ad art. 27): questo significa che deve sussistere un interesse pubblico sia
alla modificazione del piano di utilizzazione (piano regolatore, a livello
comunale) sia all'impiego transitorio dello
strumento della zona di pianificazione (Ruch,
op. cit., n. 25 seg. ad art. 27; Waldmann/Hänni,
Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 12 seg. ad art. 27). Il grado di
concretizzazione di questa intenzione non deve essere, tuttavia,
necessariamente elevato, in particolare quando il provvedimento è adottato,
come si avvera nel nostro Cantone, dall'esecutivo
comunale, che non è l'autorità competente ad adottare il piano di utilizzazione
che la zona di pianificazione vuole tutelare (cfr. Ruch, op. cit., n. 27 seg. ad art. 27; Zen-Ruffinen/ Guy-Ecabert, op. cit., n.
457). 

4.2. Il principio della proporzionalità esige invece che le restrizioni della proprietà siano idonee a raggiungere lo
scopo d'interesse pubblico desiderato (regola dell'idoneità), che tra i diversi
provvedimenti a disposizione per conseguire tale scopo venga scelto quello che
lede in misura minore gli interessi del proprietario
(regola della necessità), infine che sussista un rapporto ragionevole
tra lo scopo d'interesse pubblico perseguito e i mezzi utilizzati (regola della proporzionalità in senso stretto;
RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n. 103-106; Scolari, op. cit., n. 595-610). 

 

 

5.AI fini del giudizio, occorre rammentare che nel
nostro Cantone è in vigore, dal 1° novembre 1997, la legge sulla protezione dei
beni culturali del 13 maggio 1997 (LBC; RL 9.3.2.1). 

5.1. Secondo questa legge, la protezione del patrimonio culturale è compito
comune del proprietario e dell'ente pubblico (cfr art. 5 LBC); sono
suscettibili di protezione sia i beni culturali mobili che quelli immobili
(cfr. art. 2 LBC). L'art. 2 LBC dà la definizione di bene culturale: ossia un bene che riveste importanza per la collettività,
un oggetto non solo d'interesse storico o artistico, ma anche religioso,
archeologico, architettonico, urbanistico, etnografico, archivistico,
bibliografico, numismatico ecc. Fra i beni suscettibili di protezione trovano
posto, come detto, gli immobili, ossia le costruzioni, i manufatti, le rovine,
le parti costitutive o accessorie di costruzione, le zone archeologiche
ecc.

5.2. Secondo l'art. 3 LBC, sono beni culturali protetti quelli che beneficiano
di protezione pubblica ai sensi della legge. Quanto agli immobili, la legge
distingue tra quelli d'interesse cantonale e quelli d'interesse locale. I primi
sono testimonianze cui è attribuito un significato culturale che travalica
l'ambito locale e sono protetti per decisione cantonale (art. 20 cpv. 3 LBC). I
secondi sono protetti per decisione comunale (art. 20 cpv. 2 LBC) e fanno parte
di quei beni che rivestono importanza soprattutto per le collettività locali. La ragione delle predette
distinzioni sta nel trattamento in parte differenziato che la legge
riserva a ciascuna delle categorie dei beni protetti (cfr. art. 20 e segg.
LBC).

5.3. Per quanto concerne la protezione dei
beni immobili, giusta l'art. 20 LBC l'istituzione della tutela si inserisce nella
procedura di adozione o modifica del piano regolatore o del piano di utilizzazione
cantonale: la legge impone infatti una precisa individuazione e descrizione di
ogni singolo oggetto (art. 27 n. IX lett. d regolamento della legge sullo sviluppo territoriale del 20 dicembre 2011; RLst; RL 7.1.1.1.1). Spetterà quindi anzitutto al
municipio sottoporre, in fase d'elaborazione del piano, ai servizi cantonali la
sua proposta relativa ai beni immobili d'interesse comunale. La Commissione dei
beni culturali dovrà dare il suo preavviso e parimenti indicare, già in fase di
esame preliminare, quali siano gli immobili d'interesse cantonale da proteggere
(cfr. art. 20 cpv. 1 LBC). Autorità competenti per la decisione di istituzione
della protezione sono il legislativo comunale per gli immobili d'interesse
locale e il Consiglio di Stato per quelli d'interesse cantonale (art. 20 cpv. 2
e 3 LBC). 

5.4. Secondo l'art. 22 LBC, salvo disposizione contraria, la protezione di un
bene culturale si estende all'oggetto nel suo insieme, in tutte le sue parti e
strutture interne ed esterne (cpv. 1) e, se
le circostanze lo esigono, nelle adiacenze del bene protetto è da delimitare un
perimetro di rispetto entro il quale non sono ammessi interventi suscettibili
di compromettere la sua conservazione o la sua valorizzazione (cpv. 2). 

 

 

6.I ricorrenti non mettono in dubbio la base legale
del provvedimento, in ogni caso come visto data (supra, 3). Essi
contestano unicamente l'interesse pubblico e
la proporzionalità dell'inserimento del mapp. 3700 nella zona di
pianificazione. Invocano inoltre il principio della buona fede in
relazione alla mancata sospensione della domanda di costruzione da essi
inoltrata. In merito il Tribunale considera quanto segue.

6.1. Innanzitutto dev'essere riconosciuto l'interesse pubblico alla verifica
della necessità di preservare determinati manufatti che potrebbero presentare
un interesse storico, culturale o ambientale per la collettività. Come visto in
narrativa, il provvedimento interessa quegli
oggetti contenuti nella proposta 13 luglio 2012 dell'UBC congiuntamente alla
Commissione dei beni culturali. Questa proposta si dipartiva da quella
formulata dal municipio di Locarno negli atti sottoposti per l'esame
preliminare dei piani regolatori particolareggiati del centro storico e di
quello urbano al Dipartimento del territorio (cfr. esame preliminare 20 luglio
2012 pag. 20). La scheda descrittiva spiega inoltre che saranno oggetto di
verifica i seguenti aspetti:

"-   valore oggettivo dell'edificio dal
profilo storico-architettonico e affettivo;

-     presenza di elementi architettonici,
tipologici e decorativi (interni ed esterni) che ne giustifichino una messa
sotto tutela;

-     valutazione del degrado e delle alterazioni
subite, rispettivamente del potenziale di ricupero rispetto allo stato
originario;

-     aspetto contestuale: importanza dell'edificio
da tutelare per rapporto al contesto urbanistico ed edificato circostante;

-     aspetto economico: eventuale riduzione delle
possibilità di sfruttamento quantitativo del fondo in base alle norme di zona".

 

Sulla scorta di queste
considerazioni, l'intenzione del municipio di porre mano alla pianificazione in
questa direzione appare sufficientemente dimostrata, ciò che basta per giustificare,
sotto l'aspetto dell'interesse pubblico, l'adozione del provvedimento in
oggetto. Nulla mutano al riguardo le considerazioni espresse nel ricorso sul
fatto che l'edificio al mapp. 3700 potrebbe non adempiere ai requisiti appena
descritti. Con questa argomentazione gli insorgenti misconoscono lo scopo del
provvedimento stesso, che è proprio quello di approfondire questi aspetti in
modo da valutare se si giustifica l'istituzione della tutela. La critica
risulta dunque in realtà prematura e rivolta alla pianificazione in fieri.
Precoce a questo stadio è quindi una
discussione sul valore del bene che l'autorità intenderebbe tutelare, dal
momento che scopo del provvedimento
qui contestato è unicamente la salvaguardia degli obiettivi della futura
pianificazione (STA 90.2008.9 dell'8 settembre 2009 consid. 5.2). I ricorrenti
nulla possono nemmeno dedurre dall'atteggiamento tenuto dalle autorità in
relazione alla domanda di costruzione da essi inoltrata: un'eventuale lesione
del principio della buona fede non permette infatti di menomare l'interesse pubblico
del provvedimento, né tantomeno può dimostrarne la carenza, già solo per il fatto
che - come si è visto - la valutazione del valore dell'immobile è a questo
stadio prematura.

6.2.

6.2.1. Fondata dal punto di vista della legalità e dell'interesse pubblico, dev'essere ancora esaminato se per rapporto alle circostanze concrete la misura pianificatoria
all'esame risulta ragionevole, idonea e necessaria, segnatamente se non sacrifica
sproporzionatamente l'interesse privato contrapposto (RDAT I-1995 n. 31 consid. 2b). In altre parole, occorre verificare
se il provvedimento rispetta il
principio della proporzionalità. Nel caso in esame, i requisiti appena
enumerati sono senz'altro adempiuti. 

6.2.2. Sull'idoneità della misura contestata
non possono sussistere dubbi: essa permette efficacemente di tutelare il
margine di manovra delle autorità pianificatorie nell'approntare la variante
che istituirà la tutela degli oggetti, proteggendo questi ultimi da interventi
potenzialmente pregiudizievoli. Nel contempo, essa si rivela pure necessaria, non essendo dato di vedere un provvedimento
meno incisivo. Nemmeno sacrifica sproporzionatamente l'interesse dei privati. Intanto, la zona di
pianificazione non vieta tout court qualsiasi intervento edilizio al suo
interno, ma unicamente quelli che potrebbero pregiudicare la futura pianificazione.
Ciò significa che, anche a seconda del grado di maturazione di quest'ultima, determinati
progetti edilizi che non vi si pongono in contrasto possono comunque essere
approvati. 

Nuovamente prematura la contestazione circa le spese sostenute per il progetto
di costruzione: a questo stadio non è infatti ancora dato di sapere se esso non
potrà essere realizzato. Da ultimo va
poi ricordato che un apprezzabile elemento di proporzionalità è già insito
nella natura stessa del provvedimento,
temporanea, i cui effetti sono
limitati a tre anni. In definitiva, esso si appalesa senz'altro sopportabile. 

 

 

7.In merito alla censura di violazione del principio della buona fede, il
Tribunale considera quanto segue. 

7.1. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il principio della
buona fede, dedotto direttamente dall'art. 9 Cost., conferisce a ogni individuo
la facoltà di esigere che l'autorità statale si conformi alle sue promesse o ai
suoi comportamenti, evitando di contraddirsi o di deludere la fiducia da essa
ragionevolmente suscitata (DTF 131 II 627 consid. 6.1., 125 I 209 consid. 2c,
122 II 113 consid. 3b/cc, 121 I 181 consid. 2a). Non ogni violazione di tale
principio comporta il diritto di pretendere che l'autorità modifichi la sua decisione
o ne prenda un'altra. Piuttosto, questo diritto esiste soltanto a determinate e
precise, oltre che cumulative, condizioni: l'autorità deve anzitutto essere
intervenuta in una circostanza concreta nei confronti di una persona
determinata; essa deve avere, o essere reputata avere, agito nel rispetto dei limiti
della sua competenza; l'invalidità o l'errore dell'atto sul quale
l'amministrato ha improntato il suo comportamento non doveva essere immediatamente
riconoscibile; l'amministrato stesso deve essersi fondato su queste
assicurazioni o su tale comportamento per prendere disposizioni che non può
modificare senza subire un pregiudizio; infine, e in ogni caso, la situazione
giuridica non deve essersi modificata tra il momento in cui l'autorità si è pronunciata
e quello in cui l'amministrato ha preso le sue disposizioni (cfr. a questo
proposito DTF 131 loc. cit., 129 II 361 consid. 7.1).

7.2. Nel caso concreto, non risulta che il municipio abbia mai fornito
rassicurazioni sul fatto che non avrebbe proceduto all'istituzione del vincolo
in parola. La censura dei ricorrenti risulta quindi d'acchito infondata. Il
comportamento tenuto dall'autorità in relazione all'iter della licenza edilizia
dev'essere valutato nell'ambito di quella procedura. 

 

 

8.In
esito alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere respinto. La
tassa di giustizia segue la soccombenza dei ricorrenti e di CO 3 che ha
condiviso l'impugnativa (art. 28 LPamm), mentre non si giustifica l'assegnazione
di ripetibili (art. 31 LPamm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                             1.  Il ricorso è respinto. 

 

 

                             2.  La tassa di giustizia di fr. 1'200.-
è posta a carico degli insorgenti con vincolo di solidarietà, per l'importo di
fr. 1'000.-, mentre la rimanenza, fr. 200.-, è posta a carico di CO 3. 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                  Il segretario