# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a46a2f30-f101-5987-93c4-3225fdc2cc42
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-02-27
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 27.02.2008 RR.2008.24
**Docket/Reference:** RR.2008.24
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2008-24_2008-02-27

## Full Text

Estradizione alla Moldova
Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 e 50 cpv. 3 AIMP);;Estradizione alla Moldova
Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 e 50 cpv. 3 AIMP);;Estradizione alla Moldova
Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 e 50 cpv. 3 AIMP);;Estradizione alla Moldova
Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 e 50 cpv. 3 AIMP)

Sentenza del 26 febbraio 2008 
II Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Cornelia Cova, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A., rappresentato dal lic. iur. Pietro Croce,  
 

Ricorrente 
 

  contro 
   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 
ESTRADIZIONI,  
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Estradizione alla Moldova 

 
Detenzione estradizionale (art. 48 cpv. 2 e 50 cpv. 3 
AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2008.24 

 

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Fatti: 

A. Il 10 luglio 2006 il giudice istruttore del Tribunale di Buiucani (Moldova) ha 
spiccato un mandato d'arresto contro A., cittadino italiano residente in Tici-
no, per appropriazione indebita e falsità in documenti. In sostanza, A. è so-
spettato di essersi appropriato illecitamente, tra maggio e ottobre 2005, di 
un importo di EUR 70'000.- appartenente alla ditta B., con sede a Chisinau 
(Moldova), società di cui rappresentava gli interessi, in qualità di dirigente, 
sulla base di una procura. Tale denaro sarebbe stato prelevato da un conto 
bancario intestato alla società e versato su un conto appartenente all'inda-
gato.  

 
 
B. Il 4 novembre 2006 Interpol Chisinau ha chiesto alle competenti autorità 

svizzere l’arresto provvisorio in vista di estradizione di A..  
 
 
C. Il 27 novembre 2006 l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha invitato le autori-

tà moldave a trasmettergli una richiesta d'estradizione nonché a fornirgli 
delle garanzie relative ai diritti della difesa e alle condizioni di detenzione in 
Moldova, richieste ossequiate con scritti del 20 febbraio e 7 marzo 2007. 

 
 
D. Il 3 agosto 2007 l’UFG ha emanato un ordine di arresto in vista di estradi-

zione contro A.. 
 
 
E. Quest'ultimo è stato provvisoriamente arrestato l'8 agosto 2007 e posto in 

detenzione estradizionale; nel suo interrogatorio davanti al Procuratore 
pubblico ticinese, egli ha riconosciuto di essere la persona ricercata dalla 
Moldova, ma si è opposto alla sua estradizione in via semplificata verso 
questo Stato. 

 
 
F. Con sentenza del 5 settembre 2007 la II Corte dei reclami penali del Tribu-

nale penale federale ha respinto il gravame del 20 agosto 2007 interposto 
da A. contro l'ordine di arresto summenzionato. 

 
 
G. Il 23 gennaio 2008 l'UFG ha concesso l'estradizione di A. alla Moldova, con 

riserva della decisione del Tribunale penale federale relativamente al moti-
vo politico del perseguimento penale all'estero invocato dal predetto.  

 
 

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H. Il 24 gennaio 2008 A., lamentando un peggioramento delle sue condizioni 
psichiche, ha presentato una nuova istanza di scarcerazione, la quale è 
stata respinta dall'UFG con decisione del 29 gennaio 2008. 

 
 
I. Con scritto del 25 gennaio 2008 A. ha dichiarato di voler interporre ricorso 

avverso la decisione di estradizione del 23 gennaio 2008. 
 
 
J. Con reclamo dell'8 febbraio 2008 alla II Corte dei reclami penali del Tribu-

nale penale federale, A. chiede, in via principale, l'annullamento della deci-
sione del 29 gennaio 2008 e la sua immediata scarcerazione con relativa 
adozione di provvedimenti cautelari meno coercitivi. A titolo subordinato, 
egli chiede, in aggiunta a quanto precede, l'elaborazione di un ulteriore pa-
rere medico relativamente alla sua carcerabilità. Egli postula in tutti i casi la 
sua liberazione a titolo cautelare e l'adozione di misure sostitutive della de-
tenzione. 

 
 
K. Il 14 febbraio 2008 l'autorità adita, constatato che la situazione psichica del 

reclamante risultava oggettivamente grave e che il pericolo di suicidio era 
reale, ha ordinato all'UFG di provvedere, a titolo supercauterlare, all'imme-
diato trasferimento di A. dal carcere giudiziario "La Farera" all'Ospedale re-
gionale di Lugano (sede Civico). 

 
 
L. Con osservazioni del 15 febbraio 2008 l’UFG propone di respingere il re-

clamo.  
 
 

M. Nella sua replica del 21 febbraio 2008 il reclamante ribadisce in sostanza le 
conclusioni presentate in sede di reclamo. 

 
 
 

Diritto: 

1. In virtù degli art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale 
del 4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71), in relazione con gli art. 48 cpv. 2 e 
50 cpv. 3 della legge federale sull'assistenza internazionale in materia pe-
nale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e art. 9 cpv. 3 del Regolamento 
del Tribunale penale federale del 20 giugno 2006 (RS 173.710), la II Corte 
dei reclami penali è competente per statuire sui reclami contro un rifiuto di 
scarcerazione. Interposto entro dieci giorni dalla notificazione scritta della 

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decisione di rifiuto (art. 48 cpv. 2 AIMP), il reclamo è tempestivo. La legitti-
mazione ricorsuale del reclamante è pacifica. 

 
 
2. L'estradizione fra la Repubblica di Moldova e la Confederazione Svizzera è 

anzitutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 
1957 (CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 31 dicembre 1997 per la 
Moldova ed il 20 marzo 1967 per il nostro Paese. Di rilievo sono altresì il 
relativo Protocollo addizionale del 15 ottobre 1975 nonché il Secondo Pro-
tocollo addizionale del 17 marzo 1978, entrambi entrati in vigore il 25 set-
tembre 2001 per la Moldova ed il 9 giugno 1985 per la Svizzera 
(RS 0.353.11 e 0.353.12). Alle questioni che il prevalente diritto internazio-
nale contenuto in detto trattato e nei relativi protocolli non regola espres-
samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più fa-
vorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale, si applica la AIMP, 
unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 
AIMP; DTF 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 
123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). È fatto salvo il 
rispetto dei diritti fondamentali (DTF 123 II 595 consid. 7c, con rinvii dottri-
nali). 

 
 
3. Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr., disposizione che tratta dell'arresto provviso-

rio, in caso d'urgenza, le autorità competenti della Parte richiedente potran-
no domandare l'arresto provvisorio dell'individuo ricercato; le autorità com-
petenti della Parte richiesta statuiranno sulla domanda conformemente alla 
loro legge. Adita da un reclamo fondato sugli art. 48 cpv. 2 e 50 cpv. 3 
AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi, a questo stadio 
della procedura, in merito all'estradizione, ma solamente sulla legittimità 
dell'arresto e della carcerazione in vista d'estradizione (DTF 130 II 306 con-
sid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108 consid. 3; L. MOREILLON, 
Entraide internationale en matière pénale, Basilea/Ginevra/Monaco 2004, 
n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative a pretese irregolarità formali o 
sostanziali della domanda di estradizione, come pure alla sua infondatezza, 
devono essere fatte valere esclusivamente nell'ambito della procedura di 
estradizione vera e propria (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 119 Ib 193 con-
sid. 1c), per la quale è competente l'UFG in prima istanza e, in sede di ri-
corso, dapprima il Tribunale penale federale ed in seguito, in ultima istanza 
e alle condizioni poste dall'art. 84 LTF, il Tribunale federale (v. DTF 133 IV 
125, 131, 132, 134). Per costante giurisprudenza, durante tutta la procedu-
ra di estradizione la carcerazione della persona perseguita costituisce la 
regola mentre la scarcerazione rimane l’eccezione (DTF 130 II 306 con-
sid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108 consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 
consid. 2, 223 consid. 2c; R. ZIMMERMANN, La coopération judiciaire inter-

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nationale en matière pénale, 2a ediz., Berna 2004, n. 195 pag. 207 e seg. 
nonché n. 197 pag. 210 e seg.; S. HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi 
Zurigo 2002, pag. 57). L’ordine di arresto in vista di estradizione può tutta-
via essere annullato, rispettivamente la liberazione ordinata, segnatamente 
se è verosimile che la persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione 
né comprometterà l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 
IV 159), se essa può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 
lett. b AIMP), se le sue condizioni non le permettono di essere incarcerata 
o se altri motivi lo giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estra-
dizione e i documenti a suo sostegno non pervengono tempestivamente 
(art. 50 cpv. 1 AIMP) o ancora se l’estradizione appare manifestamente  
inammissibile (art. 51 cpv. 1 AIMP). La questione se siano adempiuti nel 
caso concreto i presupposti che giustificano, rispettivamente, l’annullamen-
to dell’ordine di arresto e la scarcerazione in pendenza della procedura 
d’estradizione, deve essere esaminata secondo criteri rigorosi, tali da non 
rendere illusorio l’impegno assunto dalla Svizzera di consegnare – ove la 
domanda di estradizione sia accolta e cresciuta in giudicato – le persone 
perseguite dallo Stato che ne ha fatto la richiesta (art. 1 CEEstr.). In questo 
senso, la liberazione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali 
soggiace a condizioni più rigorose di quelle applicabili in materia di carcere 
preventivo (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 consid. 2 e 3; 109 Ib 
consid. 2c). 

 
 

4. Nel suo gravame, il reclamante lamenta in sostanza un grave deteriora-
mento delle sue condizioni di salute. Dal mese di settembre le sue condi-
zioni psichiche si sarebbero progressivamente e rapidamente degenerate, 
ciò che ha necessitato l'assistenza stretta da parte del medico psichiatra 
del carcere, Dr. med. C.. Osservandone il grave peggioramento emotivo, la 
famiglia del reclamante ha inoltre incaricato la Dr.ssa D. di assisterlo più da 
vicino, medico che tra l'altro già collaborerebbe regolarmente con il carcere 
giudiziario "La Farera". Entrambi i medici sarebbero giunti a conclusioni 
concordanti, riassumendo la loro diagnosi in un profondo turbamento dello 
stato psichico del paziente. Il 23 gennaio 2008 la Dr.ssa D. ha dichiarato il 
reclamante non più carcerabile. Un terzo parere medico, commissionato 
dall'UFG, è poi intervenuto ad opera del Dr. E., il quale non farebbe che 
confermare la particolare gravità di una condizione già ampiamente descrit-
ta dalla Dr.ssa D. e alla base della sua dichiarazione di non carcerabilità. 
Inoltre, visto il profondo stato d'angoscia del reclamante, altri provvedimenti 
che potrebbero ulteriormente destabilizzarlo e aggravare le sue condizioni, 
quali ad esempio il trasferimento in un'altra struttura carceraria, sarebbero 
assolutamente da evitare. In definitiva, il reclamante postula la sua imme-
diata scarcerazione e l'adozione di misure sostitutive della detenzione atte 
a scongiurare il pericolo di fuga quali il versamento di una cauzione, il de-

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posito dei documenti di legittimazione, l'obbligo di sottoporsi regolarmente a 
controlli che certifichino la sua presenza in Svizzera e l'applicazione di un 
braccialetto elettronico, sollecitando inoltre, dovesse la scarcerazione non 
essere presa in linea di conto, la nomina di un ulteriore specialista incarica-
to dall'autorità adita di elaborare una nuova perizia medica. Egli chiede che 
le misure sostitutive della detenzione siano già adottate a titolo cautelare e 
supercautelare. 

 
 L'UFG, dal canto suo, ritiene che la carcerabilità del reclamante sia suffi-

cientemente attestata dal parere medico del Dr. E. del 25 gennaio 2008, il 
quale avrebbe comunque suggerito il trasferimento dello stesso al carcere 
"La Stampa" dove egli potrebbe disporre di un regime più aperto, soluzione 
che sarebbe stata tuttavia rifiutata dall'interessato. La carcerabilità sarebbe 
inoltre confermata dal certificato medico del 12 febbraio scorso stilato dal 
Dr. med. C., secondo il quale il reclamante, sentendosi meglio con il nuovo 
trattamento somministratogli, preferirebbe rimanere al carcere "La Farera". 
Visto quanto precede, l'intervento di un nuovo perito non sarebbe necessa-
rio. L'UFG aggiunge che, con la notificazione della decisione di estradizio-
ne, il rischio di fuga sarebbe diventato ancora più elevato, tanto più che il 
reclamante avrebbe già dichiarato di voler interporre ricorso. Né il deposito 
di una cauzione né l'applicazione di un braccialetto elettronico potrebbero 
modificare tale situazione. 

 
4.1 Il pericolo di fuga è stato largamente esposto e confermato dalla presente 

Corte nella precedente sentenza del 5 settembre scorso, alla quale, per 
economia procedurale, si rimanda (TPF RR.2007.132 consid. 4.1). Per 
quanto attiene al pericolo di collusione, preso atto del tempo ormai trascor-
so dall'apertura dell'inchiesta (oltre due anni) nonché del fatto che l'autorità 
inquirente moldava ha affermato di già essere in possesso delle prove ne-
cessarie per condannare il reclamante (v. scritto del Procuratore F. del 
7 marzo 2007), esso è da considerarsi attualmente inesistente. Il contrario 
non è d'altronde neppure preteso dall'UFG. Per il resto, come altresì evi-
denziato nel gravame (pag. 11), fatti salvi gli intervenuti problemi psichici 
del reclamante, nulla è mutato rispetto a sei mesi fa, ragione per cui l'auto-
rità adita, con il presente giudizio, analizzerà unicamente la carcerabilità del 
reclamante alla luce dei nuovi problemi di salute invocati, confermando per 
il rimanente quanto già espresso nella sentenza summenzionata (v. TPF 
RR.2007.132 consid. 4.4 e 5 primo paragrafo).  

 
4.2 La CEEstr. contiene solo alcune disposizioni circa l'arresto provvisorio. Es-

sa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di domandarlo e a 
sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale domanda, avver-
tendo la Parte richiedente dell'esito (art. 16 n. 1 e 3). Applicabile è esclusi-
vamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 22). Dopo aver sta-

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bilito i termini, trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e, rispettivamente, 
dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presentata col prescritto 
corredo (art. 16 n. 4, prima frase), la Convenzione precisa (ivi, seconda fra-
se) che, tuttavia, la liberazione provvisoria è sempre possibile "in quanto la 
Parte richiesta prenda tutte le misure da essa ritenute necessarie per evita-
re la fuga". Nessuna disposizione contiene invece la CEEstr. circa la carce-
razione estradizionale tra il momento della presentazione della domanda e 
la decisione. Applicabile è quindi unicamente il diritto dello Stato richiesto, 
compatibilmente col rispetto degli obblighi di consegna del ricercato che 
derivano dalla Convenzione (DTF 109 Ib 223 consid. 2a, con rinvii; 
MOREILLON, op. cit., n. 7 e 9 ad art. 47 AIMP). Secondo l'art. 47 cpv. 2 
AIMP, se la persona perseguitata non è in condizione d'essere incarcerata 
o se altri motivi lo giustificano, l'Ufficio federale può, in luogo della carcera-
zione, decidere altri provvedimenti cautelari.  

 
4.3 Il Tribunale federale ha già implicitamente ammesso che le precarie condi-

zioni di salute del detenuto in vista di estradizione possono teoricamente 
costituire un motivo valido per interrompere la prosecuzione della detenzio-
ne e ordinare altri provvedimenti cautelari ai sensi dell'art. 47 cpv. 2 AIMP 
(v. sentenze 8G.11/2003 del 21 febbraio 2003, consid. 4, e 1A.283/2000 
del 20 novembre 2000, consid. 3d). Nel primo caso, l'Alta Corte, considera-
te l'assenza di una qualsiasi perizia medica relativa allo stato di salute del 
detenuto nonché l'esistenza di una dichiarazione di quest'ultimo, effettuata 
solo due settimane prima di interporre ricorso al Tribunale federale, me-
diante la quale egli affermava di sentirsi sano e di non necessitare di alcun 
medicamento, ha confermato la detenzione del ricorrente. Tale decisione è 
stata adottata anche alla luce delle assicurazioni fornite dall'UFG, il quale 
garantiva che le condizioni psico-fisiche del detenuto sarebbero state ana-
lizzate da un medico. In caso di necessità, esso avrebbe provveduto allo 
spostamento dello stesso in "eine geeignete Abteilung eines Gefängnisspi-
tals". Nel secondo caso, il detenuto lamentava problemi di varia natura. A 
livello fisico, egli dichiarava di soffrire di gonfiori alle articolazioni, di forte 
diarrea nonché di aver subito una grossa perdita di peso. A livello psichico, 
vi sarebbero state le prime avvisaglie di seri problemi mentali. Il detenuto 
aggiungeva inoltre di aver contratto, nella prigione dell'aeroporto dove ave-
va soggiornato, una malattia virale o un'infezione batterica, e che il suo 
sangue presentava valori critici. Un'esatta valutazione della sua carcerabili-
tà sarebbe dunque dipesa da analisi mediche in corso. Alla luce di quanto 
precede, il Tribunale federale ha avuto modo di affermare che ogni priva-
zione della libertà ha un'incidenza negativa sulla psiche di chi ne è oggetto. 
Nel caso specifico, il detenuto non ha dimostrato né che i problemi di cui 
era vittima non potevano essere risolti mantenendo la detenzione estradi-
zionale né che esistevano altri motivi per concludere alla sua non carcera-

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bilità. Non rimaneva dunque che confermare la detenzione estradizionale e 
attendere semmai i risultati delle analisi mediche allora in corso. 

 
4.4 Nella fattispecie, tre medici psichiatri si sono chinati sulle condizioni di salu-

te del reclamante.  
 

Nel suo scritto del 17 dicembre 2007 la Dr.ssa D., medico curante del re-
clamante, ha reso attento il patrocinatore di quest'ultimo sul peggioramento 
della salute psichica del suo assistito (v. act. 1.3). Già a quel momento egli 
appariva "in uno stato d'ansia pressoché continuo, uno stato d'allarme co-
stante, insonnia protratta durante la notte, inappetenza, anedonia". La psi-
chiatra riferiva "come la carcerabilità finora sia stata possibile grazie all'in-
tervento farmacologico ed all'intenso lavoro psicoterapico di sostegno con 
la sottoscritta, presidi che non hanno impedito però il peggiorare dello stato 
psicologico". Ella aggiungeva che "l'ulteriore aggravamento delle condizioni 
psichiche esclude in modo categorico la possibilità di un trasferimento in 
qualunque altro istituto carcerario poiché in tale evenienza il sig. A. sarebbe 
esposto al rischio di un atto inconsulto di tipo suicidale essendo le difese 
psicologiche assolutamente ridotte e fragili e venendo a mancare la mia fi-
gura, oggi unico riferimento terapeutico", sottolineando che la situazione 
del reclamante, drammaticamente grave, non poteva essere considerata 
come una semplice reazione alla carcerabilità ma era dovuta alla "lenta e 
progressiva perdita della speranza". Dopo aver visitato nuovamente il re-
clamante il 22 gennaio seguente e constatandone il nuovo peggioramento 
psichico, la Dr.ssa D. ha comunicato al carcere giudiziario "La Farera" che 
il suo paziente non era più carcerabile (v. act. 1.5). Ella aggiungeva che "le 
condizioni di importante fragilità psichica, inoltre, non ammettono si possa 
intraprendere ogni altra misura che risulti lesiva alla sua condizione affetti-
va". 

 
Il 20 dicembre 2007 il Dr. med. C., medico del carcere giudiziario "La Fare-
ra", confermava il quadro clinico elaborato dalla Dr.ssa D., definendo la si-
tuazione del reclamante "una pesante reazione depressiva, che ha presen-
tato un decorso ingravescente durante il periodo di carcerazione al Carcere 
Giudiziario La Farera" (v. act. 1.4). Sempre secondo lo psichiatra in que-
stione, tale condizione "ha potuto essere gestita correttamente solo grazie 
alle possibilità di cura e di sorveglianza adeguata al Carcere Giudiziario 
dove egli ha potuto ricevere un trattamento psicoterapeutico e psicofarma-
cologico, nonché internistico. Va sottolineato che l'interessato ha ricevuto il 
trattamento psicoterapeutico in lingua madre". Egli aggiungeva che "tenen-
do conto delle sue condizioni ho delle notevoli perplessità nella sua capaci-
tà di affrontare un viaggio e l'estradizione in un paese di cui non conosco le 
strutture carcerarie, ma non credo che siano identiche all'attuale e non so-
no a conoscenza delle possibilità terapeutiche nelle carceri nel paese di 

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destinazione. Sono comunque certo che necessiti di un trattamento in un 
ambiente dove si parla la sua lingua. A causa del suo disturbo psichico che 
ha mostrato un decorso decisamente negativo, in questo soggetto privo di 
capacita adattative e in un ambiente diverso, le sue condizioni sono desti-
nate ad un peggioramento anche repentino che può risultare con la suicida-
lità oppure evolvere in uno stato di abulia e apatia, nonché allo sviluppo 
della sintomatologia psicotica di cui vi sono già certe avvisaglie e di conse-
guenza egli non sarebbe capace di difendersi in modo adeguato". 

 
 La gravità della situazione è ugualmente stata evidenziata in data 25 gen-

naio 2008 dal Dr. E., medico incaricato dall'UFG di stilare un'ulteriore peri-
zia psichiatrica indipendente (v. act. 1.8). Egli rileva come nell'anamnesi 
famigliare psichiatrica, la sorella del reclamante sia affetta da problemi psi-
chici non meglio specificati e da anni risulta in trattamento specialistico. 
Nell'anamnesi personale psichiatrica il reclamante non è noto per antece-
denti di ordine psichiatrico ma durante l'età scolare, per problemi compor-
tamentali, fu visitato da psicologi a Torino e sottoposto a psicoreattivi dia-
gnostici. Secondo il Dr. E. il reclamante, clinicamente, "denota una diminu-
zione evidente della timia, una angoscia profonda, un incremento notevole 
della tensione endopsichica, problemi di incontinenza affettiva, una altera-
zione del ritmo sonno-veglia, una perdita dell'appetito"; egli constata inoltre 
la presenza di "propositi autoclastici". Diagnosticamente egli ha caratteriz-
zato la situazione del reclamante come "una sindrome depressiva grave 
con forte componente ansiogena e con suicidalità attiva". 

 
 Tutto quanto precede permette di concludere che le diagnosi stilate dai tre 

medici psichiatri relativamente alla situazione psichica del reclamante sono 
simili. Tutti sono concordi nell'affermare che la situazione del reclamante, in 
continua evoluzione negativa, è grave e che il pericolo di suicidio è reale 
(sul tema del suicidio in carcere v. JEAN-LOUIS TERRA, Prévention du suici-
de des personnes détenues, in D. BERTRAND/G. NIVEAU, Médecine, santé 
et prison, Chêne-Bourg 2006, pag. 333 e segg.; N. BOURGOIN, Le suicide 
en prison, Parigi 1994; J. C. BERNHEIM, Les suicides en prison, Montreal 
1987). Altrettanto chiaro è che il reclamante abbisogna già da qualche 
tempo di cure specialistiche adeguate, le quali comprendono terapie psico-
farmacologiche (ansiolitici, antidepressivi, stabilizzatori dell'umore) nonché 
colloqui di sostegno regolari. Divergenze d'opinione sono per contro sorte 
relativamente al mantenimento o meno in carcere del reclamante. Il 
Dr. med. C., - il quale ha constatato che la grave situazione del reclamante 
ha presentato "un decorso ingravescente" durante il periodo di carcerazio-
ne a "La Farera" -, condividendo quanto espresso dalla Dr.ssa D. nel suo 
scritto del 17 dicembre 2007, ha dichiarato che la condizione del reclaman-
te "ha potuto essere gestita correttamente solo grazie alle possibilità di cura 
e di sorveglianza adeguata al Carcere Giudiziario dove egli ha potuto rice-

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vere un trattamento psicoterapeutico e psicofarmacologico, nonché interni-
stico" (v. act. 1.4). Si evidenzia tuttavia che tale giudizio riguardava la si-
tuazione a metà dicembre dell'anno scorso, situazione che lo stesso Dr. 
med. C. considerava in continua evoluzione negativa. Nel suo scritto del 
12 febbraio tale psichiatra informava il carcere giudiziario "La Farera" che il 
reclamante, in seguito ad un colloquio del 1° febbraio 2008, era stato sotto-
posto ad un nuovo trattamento psicofarmacologico (v. act. 7.14, pag. 2). In 
occasione di tale colloquio quest'ultimo avrebbe espresso il desiderio di ri-
manere al carcere giudiziario "La Farera" poiché temeva le difficoltà di a-
dattamento in nuove strutture, con altri operatori. In un successivo incontro, 
il reclamante avrebbe affermato che con il nuovo trattamento si sentiva 
molto meglio e che avrebbe preferito rimanere al carcere giudiziario. Il con-
tenuto di tale missiva è problematico nella misura in cui il medico, in realtà, 
non ha espresso alcun giudizio personale sulla situazione psichica del re-
clamante, ma ha riportato semplicemente quanto quest'ultimo gli avrebbe 
comunicato. Ebbene, considerata la volontà, molto preoccupante e perico-
losa, del reclamante di isolarsi sempre più dal mondo che lo circonda - si 
rammenta al riguardo che egli, oltre ad aver rifiutato un regime meno re-
strittivo offertogli al carcere "La Stampa", ha pure rinunciato all'ora d'aria 
normalmente concessa ai detenuti del carcere giudiziario "La Farera" -, la 
presente autorità ritiene che la scelta di restare al carcere giudiziario sia 
stata fatta a fronte di un'unica alternativa propostagli, ossia il trasferimento 
al carcere "La Stampa", variante che in realtà non avrebbe nessun influsso 
positivo sul suo stato di salute. Il Dr. E., d'altronde, scartato il mantenimen-
to del reclamante in un "reparto chiuso" a causa delle sue precarie condi-
zioni di salute, ritiene tale trasferimento un'alternativa da prendere in consi-
derazione, non quindi l'unica soluzione possibile. La Dr.ssa D. ritiene inve-
ce il reclamante non più carcerabile. 

 
4.5 Il quadro clinico che si delinea dalle analisi effettuate dai tre medici psichia-

tri è decisamente allarmante e grave, al punto che la presente autorità ha 
provveduto, a titolo supercautelare, per tutta la durata della presente pro-
cedura ricorsuale, a trasferire il reclamante all'Ospedale regionale di Luga-
no (sede Civico), con l'intento soprattutto di bloccare sul nascere probabili 
tentativi di suicidio (cfr. Recommandation N° R (98) 7 du Comité des Mini-
stres du Conseil de l'Europe concernant les aspects éthiques et organisa-
tionnels des soins de santé en milieu pénitentiaire, par. 52-59, in particolare 
par. 55; C. N. ROBERT/D. BERTRAND, Recommandations du Comité des Mi-
nistres du Conseil de l'Europe, in D. BERTRAND/G. NIVEAU, op. cit., pag. 76 
e seg.; D. BERTRAND, Secteurs hospitaliers, in D. BERTRAND/G. NIVEAU, op. 
cit., pag. 237 e segg.; D. BERTRAND/M UMMEL/T. HARDING, Normes généra-
les établies par le Comité européen pour la prévention de la torture [CPT] 
suite aux visites de lieux de détention, in D. BERTRAND/G. NIVEAU, op. cit., 
pag. 54 e seg.). La Corte ritiene che le condizioni di salute del reclamante 

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sono a tal punto precarie da giustificare, per motivi di sicurezza ed ecce-
zionalmente, la sua scarcerazione, questo in attesa di una sentenza defini-
tiva sull'estradizione. Chiamato a statuire sul ricorso che il reclamante ha 
dichiarato d'interporre contro la decisione d'estradizione emanata dall'UFG, 
il Tribunale penale federale dovrà peraltro verificare in che misura le condi-
zioni di salute del ricorrente si oppongano ad una sua estradizione in uno 
Stato estero i cui i standard medico-sanitari sono più bassi che in Svizzera, 
tanto più in regime di custodia cautelare, tenendo certamente conto dei 
rapporti in proposito di organizzazioni per la difesa dei diritti umani come 
Amnesty International, nonché delle ancora recenti condanne della Moldo-
va da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo proprio in relazione alle 
condizioni sanitarie in regime di detenzione (v. ad es. sentenze nella cause 
Gorea contro Moldova del 17 luglio 2007, n. 21984/05; Modarca contro 
Moldova del 10 maggio 2007, n. 14437/05; Boicenco contro Moldova del-
l'11 luglio 2006, n. 41088/05). Tale analisi dovrà essere effettuata alla luce 
delle perizie mediche sinora stilate (v. in particolare quanto affermato dal 
Dr. med. C. nel suo scritto del 20 dicembre 2007). 

 
 

5. Per scongiurare il pericolo di fuga, la scarcerazione dovrà essere accom-
pagnata da misure sostitutive della detenzione. Tra queste figurano il ver-
samento di una cauzione, la consegna dei documenti d'identità o l'obbligo 
di sottostare a controlli regolari sulla presenza (v. sentenza del Tribunale 
federale 1A.151/2003 del 23 luglio 2003, consid. 2; ZIMMERMANN, op. cit., 
n. 195 pag. 208; HEIMGARTNER, op. cit., pag. 57). 

 
5.1 Secondo l'art. 53 PP, applicabile per analogia in virtù del rinvio previsto al-

l'art. 50 cpv. 4 AIMP, l'imputato in arresto o in procinto di essere incarcerato 
per sospetto di fuga può essere rimesso o lasciato in libertà purché presti 
una cauzione per garantire che si presenterà in qualsiasi tempo all'autorità 
competente o a scontare la pena. La cauzione consiste nel deposito di da-
naro o di oggetti di valore presso la cassa del Tribunale penale federale o 
in una fideiussione (art. 54 cpv. 1 PP). Il giudice determina l'importo e la na-
tura della cauzione, tenendo conto della gravità dell'imputazione e delle 
condizioni economiche dell'imputato (art. 54 cpv. 2 PP). Nonostante la pre-
stata cauzione, l'imputato è ricondotto in carcere se fa preparativi di fuga, 
se citato non compare senza sufficiente giustificazione, oppure se nuove 
circostanze rendono necessario il suo arresto. In questo caso la cauzione è 
svincolata (art. 55 PP). L'importo della cauzione deve essere determinato 
tenendo conto della fattispecie (v. DTF 105 Ia 186 consid. 4a; sentenza del 
Tribunale federale 1S.25/2006 del 6 novembre 2006, consid. 3.1 e 
1P.764/2004 del 26 gennaio 2005 consid. 5.1; sentenza TPF BH.2006.32 
consid. 2.3 e giurisprudenza citata); esso va fissato in base alla situazione 
dell'interessato, alle sue risorse, ai suoi legami con le persone chiamate a 

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versare la cauzione e alla fiducia che si può avere che la prospettiva di 
perdere quanto versato agirà da freno sufficientemente potente da esclude-
re ogni velleità di fuga (sentenza del Tribunale federale 1P.165/2006 del 
19 aprile 2006, consid. 3.2.1; sentenza TPF BH.2006.32 consid. 2.3). Se-
condo la giurisprudenza, l'importo della cauzione non deve essere proibiti-
vo (DTF 105 Ia 186 consid. 4a; sentenza del Tribunale federale 
1P.682/2004 del 7 dicembre 2004, consid. 2.1 e 2.2). 

 
 Nella fattispecie, le informazioni contenute nell'incarto relative alla situazio-

ne finanziaria del reclamante non sono molte. Quest'ultimo osserva che le 
capacità finanziarie della sua famiglia sono attualmente assai ridotte, po-
tendo contare unicamente sull'intervento di amici e parenti. La moglie del 
reclamante sarebbe confrontata, da quasi sei mesi, con continue spese le-
gate alle esigenze dell'economia domestica, con l'evasione di impegni presi 
in passato, con gli oneri di patrocinio legale e altre spese generate dalla 
procedura d'estradizione, tutto ciò a fronte della totale assenza di redditi, i 
quali erano precedentemente garantiti dall'attività professionale del marito. 
Il ricorrente ha inoltrato all'autorità adita un documento, creato da PostFi-
nance e intitolato "Evoluzione dei saldi", concernente un conto postale inte-
stato alla moglie (v. act. 1.10). Dallo stesso si evince che il saldo del conto 
in questione è passato da fr. 36'727.37 il 23 agosto 2007, a fr. 3'368.22 il 
20 novembre 2007 e a poco più di fr. 300.- il 24 gennaio 2008. A ciò si ag-
giunge uno scritto del 24 gennaio 2008 inviato dal fiduciario della famiglia 
del reclamante nonché della società da loro controllata, all'avvocato G., 
mediante il quale si informa il destinatario che l'assenza del reclamante a-
vrebbe oramai provocato il tracollo della sua società, visto che "sia la socie-
tà da noi gestita che la famiglia stessa (moglie e due figli) sono praticamen-
te incapaci di far fronte agli impegni quotidiani quali locazione, premi assi-
curativi ecc.". Ebbene, tenuto conto di quanto precede, della professione, si 
presuppone ben remunerata, esercitata dal reclamante sino al momento 
dell'arresto, nonché del fatto che normalmente i risparmi non vengono de-
positati su un conto corrente postale a causa della debole remunerazione - 
ciò che induce a pensare che la famiglia del reclamante possa disporre di 
ulteriori beni patrimoniali -, la presente autorità ritiene una cauzione di 
fr. 50'000.- adatta alle circostanze e rispettosa del principio della proporzio-
nalità. 

 
5.2 Alla cauzione è d'uopo aggiungere l'obbligo per il reclamante, da una parte, 

di consegnare tutti i suoi documenti d'identità e, dall'altro, di presentarsi 
due volte alla settimana davanti alle autorità di polizia.  

 
 
6. Discende da tutto quanto precede che il reclamo è accolto. L'UFG è invitato 

a liberare il reclamante non appena quest'ultimo avrà versato una cauzione 

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di fr. 50'000.-, consegnato tutti i suoi documenti d'identità, nonché garantito 
di presentarsi due volte alla settimana davanti alle autorità di polizia. Le 
modalità legate all'esecuzione di tali misure devono essere fissate dall'UFG 
senza ritardi. La liberazione deve intervenire immediatamente.  

 
 

7. Con l'emanazione della presente sentenza, la domanda del ricorrente ten-
dente all'adozione di provvedimenti cautelari è divenuta priva d'oggetto. 

 
 

8. Visto l'esito della procedura, si rinuncia a riscuotere la tassa di giustizia 
(art. 63 cpv. 2 PA, richiamato l'art. 30 lett. b LTPF). 

 
 Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l’art. 30 lett. b LTPF, l’autorità di ricor-

so, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d’ufficio o a domanda, as-
segnare al ricorrente una indennità per le spese indispensabili e relativa-
mente elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti al 
Tribunale penale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio 
(art. 1 cpv. 1 del Regolamento sulle ripetibili nei procedimenti davanti al 
Tribunale penale federale; RS 173.711.31). Nelle procedure davanti alla 
Corte dei reclami penali l’onorario è fissato secondo libero apprezzamento, 
se, come nel caso concreto, al più tardi al momento dell’inoltro dell’unica o 
ultima memoria, non è presentata alcuna nota delle spese (art. 3 cpv. 2 del 
citato Regolamento sulle ripetibili). Nel caso concreto appare adeguato un 
onorario di fr. 1’000.-- (IVA compresa). L’indennità per ripetibili è messa a 
carico dell'UFG in quanto autorità inferiore giusta l’art. 64 cpv. 2 PA. 

 
 

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Per questi motivi, la II Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è accolto.  

2. È fatto ordine all'Ufficio federale di giustizia di liberare A. non appena il 
medesimo avrà versato una cauzione di fr. 50'000.-, consegnato tutti i 
suoi documenti d'identità, nonché garantito di presentarsi due volte alla 
settimana davanti alle autorità di polizia.  

3. La domanda tendente all'adozione di provvedimenti cautelari è divenuta 
priva d'oggetto. 

4. Il provvedimento supercautelare adottato con decisione del 14 febbraio 
2008 è revocato, previa l'esecuzione di quanto previsto alla cifra 2 del  
dispositivo. 

5. Non sono prelevate spese. 

6. L'Ufficio federale di giustizia verserà al reclamante un importo di fr. 1'000.- 
a titolo di ripetibili. 

 
Bellinzona, 26 febbraio 2008  
 
In nome della II Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
La Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Lic. iur. Pietro Croce 
- Ufficio federale di giustizia, Settore estradizioni 

 
 
 
 
 

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Informazione sui rimedi giuridici 
Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o 
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali 
decisioni non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF). 
 
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali 
notificate separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla 
carcerazione in vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un 
pregiudizio irreparabile o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una 
decisione finale consentendo di evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 
LTF). Se non è data facoltà di ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93 
cpv. 1 e 2 LTF o se tale facoltà non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate 
mediante ricorso contro la decisione finale in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93 
cpv. 3 LTF). 
 
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile 
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è 
particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati 
elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 
LTF). 
 
Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del 
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).