# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4b37f2e-0be6-5b8f-b27e-032d0145cdd9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-08-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.08.2010 32.2010.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-51_2010-08-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.51

   

  FC/lb

  	
  Lugano

  4 agosto 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesca
  Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 febbraio 2010
di

 

	
   

  	
  RI 1

  rappr. da: RA 1

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 gennaio 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, nata nel  1959, da ultimo attiva quale aiuto cameriera ai piani, con
decisione 15 maggio 2002 (confermata dal TCA con sentenza 5 dicembre 2002, STCA
32.2002.72), è stata messa al beneficio di un quarto di rendita dal 1. gennaio
2000. Nell’ambito delle richieste di aumento della rendita, inoltrate nei mesi
di febbraio 2003 e 2004, con decisioni 4 giugno 2003 e 24 settembre 2004, l’Ufficio
AI ha confermato il diritto a un quarto di rendita (doc. AI 56 e 61). Queste
decisioni sono cresciute incontestate in giudicato.

 

                                         Nel
mese di dicembre 2005 l’assicurata ha inoltrato una nuova domanda di aumento
della rendita. Con decisione su opposizione 10 marzo 2008 l’Ufficio AI non è
entrato nel merito della domanda (doc. AI 78). Impugnata, questa decisione è
stata annullata mediante  giudizio del 10 marzo 2009 con il quale questa Corte
ha rinviato gli atti all’Ufficio AI affinchè entrasse nel merito della domanda
di aumento della rendita e, effettuati i necessari accertamenti, rendesse un
nuovo provvedimento (32.2008.58). 

 

                               1.2.   Esperita
una perizia del SAM, l’Ufficio AI, con decisione del 27 gennaio 2010, ha respinto la richiesta di aumento della prestazione confermando il diritto a un quarto di
rendita e ritenendo che gli accertamenti effettuati avevano permesso di confermare
che lo stato di salute dell’assicurata era rimasto sostanzialmente invariato
rispetto alle precedenti valutazioni (doc. B).

 

                               1.3.   Avverso
tale decisione l’assicurata, assistita da RA 1, ha interposto ricorso al TCA chiedendo l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli
atti per nuovi accertamenti, facendo valere quanto segue:

 

"  (…)

2) A mente del
ricorrente la questione non si pone esattamente nei termini indicati
dall'autorità di prime cure e in particolare si contesta che UAI abbia assolto
a tutti gli approfondimenti indicato nella Sentenza del Lod. Tribunale
d'appello - Tribunale cantonale delle assicurazioni del 10 marzo 2009 (Inc. No.
32.2008.58).

Al
riguardo si richiamano inoltre le osservazioni presentate lo scorso 30 dicembre
2009 nelle quali si metteva in risalto quanto segue: “...concretamente non
posso condividere il progetto di decisione del 3 dicembre 2009, tendente a
respingere la domanda di aggravamento Al. Nel caso di specie, sentita al
proposito l'assicurata, risulta che in sede di accertamento medico da parte di
UAI, la mia patrocinata sia stata esaminata quasi esclusivamente per quanto
attiene la patologia alla spalla dx. Dunque l'approfondimento medico chiesto da
UAI non avrebbe preso in esame l'ernia paramediana che comprime la radice
sinistra di S1 a livello L4-L5, come comprovato a suo tempo dall'atto medico
redatto il 17.03.2008 di Servizio di radiologia di Clinica __________..."

 

3) In second'ordine,
la decisione di UAI non tiene per nulla in considerazione le osservazioni
formulate dal curante dr. med. __________ in __________ dello scorso 28 marzo
2008 che spiega nel dettaglio quali siano le molteplici patologie di cui soffre
la ricorrente e in particolare spiega a cosa sia riferito il peggioramento
dello stato di salute che giustifica la richiesta di aggravamento. (…)” (doc.
I)

 

 

                               1.4.   L’Ufficio
AI, in risposta, ha riconfermato in sostanza la completezza degli accertamenti
medici esperiti, e, quindi, chiesto la conferma della decisione impugnata (IV).

 

 

                                      

considerato                    in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
giudiziaria (STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del
21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la modifica del 6 ottobre 2006 della legge
federale sull’assicurazione invalidità (LAI), di altre leggi federali nonché
della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (5a revisione dell’AI; RU 2007 5129 e segg.). Per la disanima del
diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto in precedenza
occorre rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale, secondo cui
sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello
stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1 pag. 446 seg. con riferimento a
DTF 130 V 329). Ne discende che nel caso in esame si applicano le norme
sostanziali in vigore fino al 31 dicembre 2007 per quanto attiene allo stato di
fatto realizzatosi fino a tale data, mentre per il periodo dal 1° gennaio 2008
al 27 gennaio 2010, data della decisione impugnata, che delimita temporalmente
il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215
consid. 3.1.1 pag. 220 con riferimenti), trovano applicazione le nuove norme
(STF 9C_443/2009 del 19 agosto 2009).

                                         Va
qui rilevato che la 5a revisione dell’AI non ha modificato in maniera
sostanziale le disposizioni legali sulla valutazione del grado d’invalidità. La
giurisprudenza fondata sulle norme precedenti mantiene pertanto la sua validità
(STF 8C_76/2009 del 19 maggio 2009, consid. 2).

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato il chiesto aumento
del quarto di rendita percepita dall’assicurata dal 1. gennaio 2000.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra
1991, pagg. 216ss).

                                         L’art.
28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato
deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può
conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare
in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985,
pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto
conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325;
DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui
differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera
precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una
valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V
313). Secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei
redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione)
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA I 600/01 del 26 giugno 2003 consid.
3.1; I 670/01 del 3 febbraio 2003  pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; I 761/01
del 18 ottobre 2002  pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11; cfr. anche STFA I 475/01
del 13 giugno 2003 consid. 4.2).

 

                               2.5.   Secondo l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario
della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta. 

                                         La
revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile
modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato
stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti
che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della
grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o
d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura
rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine, prescrive
l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano
stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido
poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in
quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non
soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con
effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991
nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). Affinché sia possibile la
revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o
economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire, in
misura notevole, sulla perdita di guadagno. Una semplice valutazione diversa
delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non
giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 351; 112
V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Come
nel caso di nuova domanda (DTF 130 V 71), anche nell'ambito di una revisione
della rendita (su richiesta o d'ufficio), il punto di partenza per la
valutazione di una modifica del grado di invalidità suscettivo di incidere
notevolmente sul diritto alla prestazione è dato, dal profilo temporale, dalla decisione iniziale di assegnazione della rendita rispettivamente dall'ultima
decisione cresciuta in giudicato che si fonda su un esame materiale del diritto
alla rendita dopo contestuale accertamento pertinente dei fatti, apprezzamento
delle prove e confronto dei redditi (DTF 133 V 108, 130 V 351
consid. 3.5.2, 125 V 369 consid. 2 e il riferimento). Da
questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima
decisione di rendita non è rilevante (cfr. anche STFA I 781/04 del 17 febbraio
2005). 

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 p. 169; Pratique VSI 1996 p. 318, 321, 324; RCC 1992
p. 180; ZAK 1984 p. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, ; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p. 128).

                                         L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°,
pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e
sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98 consid. 3b; RCC 1992 p. 182 consid. 2 con riferimenti).

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti
dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, nella quale il TFA si
è così espresso:

 

"  6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da
dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per
le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario
alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità
lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo
somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser,
Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung,
namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in
linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme
presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica
oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della
sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò
risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225
consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una
simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone
tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate
da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr.
sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento
ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In
tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico,
porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti,
egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente
dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid.
2c)."

 

                                         In
un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato
che:

 

"  5.2 In una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di
precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e
durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali
(1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti
della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione
sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione
dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla
malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di
trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff
der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung,
namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri
summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a
sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten,
in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad
uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

                                         La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia. 

                                         Infine,
in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale
ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica
presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure STFA I
621/05 del 13 luglio 2006 consid. 4). 

 

                               2.7.   Nel
caso concreto all’assicurata è stato riconosciuto, mediante provvedimento 15
maggio 2002, il diritto ad un quarto di rendita di invalidità dal 1. gennaio
2000 (doc. AI 35). All’epoca dell’attribuzione del quarto di rendita,
l’amministrazione si era sostanzialmente basata sulla perizia psichiatrica
eseguita il 28 novembre 2001 dal dr. __________, specialista in psichiatria e
psicoterapia, che aveva concluso per una capacità lavorativa del 60% almeno,
con una prognosi di peggioramento psichico non sfavorevole, per le seguenti
diagnosi:

 

¨       
Sindrome mista ansioso
depressiva (ICD-10:F41.2) di entità medio-lieve.

¨       
Sindrome da dolore
somatoforme (ICD-10:F45.4).

¨       
Eventi stressanti di
altro tipo che riguardano la famiglia (ICD-10:Z63.7).

¨       
Problemi correlati alle
circostanze economiche (ICD-10:Z59)” (Doc. AI 37 pag.5).

D’altra parte, sulla base del rapporto specialistico reso il 25 luglio 2001 dal
dr. __________ e del rapporto 22 marzo 2001 del dr. __________ della Clinica __________,
l’amministrazione non aveva  ravvisato alcuna limitazione della capacità
lavorativa dal punto di vista reumatologico-ortopedico, alle diagnosi di “instabilità
dell’articolazione tibioastragalica o sotto astragalica a seguito del trauma
distorsivo subito nel 1999 ed obesità” non essendo in effetti una valenza
invalidante. 

                                         Dette
conclusioni, che erano state contestate dall’assicurata, sono state confermate con
pronuncia del 5 dicembre 2002 (STCA 32.2002.72) nella quale questa Corte aveva
sottolineato come le stesse fossero state tratte sulla base di una valutazione
chiara e precisa. 

                                         

                                         Nell’ambito
delle richieste di aumento della rendita, inoltrate nei mesi di febbraio 2003 e
2004 (doc. AI 48/1-7, 57/1-3 e 58/1-2), con decisioni 4 giugno 2003 e 24
settembre 2004 (doc. AI 56/1-2 e 61/1-2), cresciute incontestate in giudicato,
l’Ufficio AI ha respinto le richieste d’aumento e confermato il diritto a un
quarto di rendita non risultando documentato in maniera oggettiva un aggravamento
della situazione valetudinaria. In particolare, nell’ambito della prima domanda
di revisione, l’amministrazione, preso atto di un certificato del dr. __________,
si è limitata a far compilare dal curante dell’assicurata il formulario “rapporto
medico”. Sentito il medico SMR, con provvedimento 4 giugno 2003 ha quindi respinto la domanda di aumento della rendita non essendo documentato un peggioramento
dello stato invalidante (doc. AI 56). 

                                         Analogamente,
in occasione della domanda di revisione del febbraio 2004, l’amministrazione,
chiesto al medico SMR di pronunciarsi sulla documentazione inoltrata
dall’assicurata (un referto radiologico del dr. __________ e un certificato del
medico curante, doc. AI 58), ha respinto la domanda di aumento considerato come
la documentazione presentata non giustificasse un aumento dell’incapacità
lavorativa (doc. AI 61).  

 

                                         Inoltrata
il 28 dicembre 2005 una nuova domanda di aumento della rendita, con decisione
su opposizione 10 marzo 2008 (doc. AI 78/1-4) l’Ufficio AI non è entrato nel
merito della domanda. Impugnata, questa decisione è stata annullata dal TCA, il
quale ha concluso che l’assicurata avesse reso verosimile una modifica
rilevante del grado d'invalidità, segnatamente in ragione dei reperti
diagnostici prodotti (RX anca destra del 12 marzo 2008 nonché MR del rachide
lombare nativo del 17 marzo 2008) evidenzianti una ernia discale con sospetto
contatto radicolare. Di conseguenza il TCA ha annullato il provvedimento e rinviato
gli atti all’Ufficio AI affinché entrasse nel merito della domanda di aumento
della rendita ed esperisse i necessari accertamenti medici (STCA del 10 marzo
2009, 32.2008.58). 

 

                                         Dopo
la trasmissione degli atti da parte del TCA l’Ufficio AI ha fatto esperire una
perizia pluridisciplinare presso il Servizio Accertamento Medico
dell'Assicurazione Invalidità (SAM). 

                                         Nella
corposa e approfondita perizia multidisciplinare del 18 novembre 2009, i sanitari
del SAM, esaminata la documentazione dell’incarto AI, fatti esperire consulti
di natura psichiatrica e reumatologica, hanno, tra l’altro, concluso:

 

" 
(...)

5.1  Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa 

 

Sindrome
lombo-vertebrale con componente spondilogena bilaterale su una discopatia
pluri-segmentale soprattutto L5/S1 con osteocondrosi a questo segmento e presenza
ad una RM del 17.03.2008 di un'ernia para-mediana che comprime la radice di S1.

Peri-artropatia
omeroscapolare tendinopatica alla spalla destra con sintomatologia
d'impingement su alterazioni degenerative in particolar modo con osteofitosi al
tuberculum majus e nella zona dell'acromeo con restringimento dello spazio sub-acromiale.

Sindrome
depressiva persistente.

Sindrome
del dolore somatoforme.

Tendenza
all'evitamento.

 

5.2  Diagnosi
senza influenza sulla capacità lavorativa.

 

Fibromialgia.

Stato
dopo distorsione della caviglia sinistra nel 1999.

Poliartrosi
delle dita delle mani con interessamento delle articolazioni interfalangee
distali nell'ambito di un'artrosi di Heberdeen.

Ipertensione
arteriosa in trattamento.

Obesità
con BMI 45 kg /m2.

Tabagismo
cronico. (…)” (doc. AI 98-10)

 

                                         esprimendosi
come segue:

 

" 
(...)

7      VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE
DELL'ATTUALE CAPACITA' LAVORATIVA

 

L'attuale
grado di capacità lavorativa medico-teorica globale dell'A. nell'attività da ultimo
esercitata di cameriera ai piani è considerato nella misura dal 60%, inteso
come riduzione del rendimento sull'arco di un'intera giornata lavorativa.

 

8      CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
LAVORATIVA

 

Conseguenze
sulla capacità lavorativa derivano sia dalle patologie reumatologiche che da
quelle psichiatriche esaminate.

Dal
punto di vista reumatologico, tenendo in considerazione le patologie descritte
ai capitoli 5 e 6, il nostro consulente ritiene che dal punto di vista
funzionale, sono limitanti le patologie alla spalla destra ed alla colonna
lombare. Per quanto riguarda la spalla destra l'A. presenta delle limitazioni
in attività lavorative particolarmente pesanti in cui deve alzare dei pesi sopra
l'orizzontale superiori ai 5 kg. Vi sono delle limitazioni nello svolgere delle
attività lavorative in cui deve ripetutamente muovere il braccio destro in rotazione
ed elevazione ed abduzione. Limitazioni nel lavorare con il braccio destro
contro resistenza o con forza. Per quanto riguarda la colonna lombare le limitazioni
sono nel mantenere le posizioni statiche prolungate per più di 30-60 minuti.
Limitazioni nell'eseguire movimenti ripetitivi di rotazione e flessione del
tronco a più riprese durante un giorno. Vi sono delle limitazioni anche in
lavori da svolgere in posizioni non ergonomiche con la colonna lombare. Tenendo
in considerazione quindi le limitazioni funzionali determinate sopra e
riferibili alle patologie descritte, il nostro consulente reumatologo ritiene
che nell'ambito dell'attività professionale svolta dall'A., e cioè quella di
cameriera ai piani, ella presenti un'incapacità lavorativa del 30%.

 

Dal
punto di vista psichiatrico il nostro consulente diagnostica una sindrome depressiva
persistente, una sindrome del dolore somatoforme ed una tendenza all'evitamento
e ritiene che nelle condizioni attuali l'inabilità lavorativa psichiatrica
dell'A. permane nella misura del 40%: lo stato psichico dell'A. infatti, fatta
eccezione per l'apparizione della tendenza evitante, non ha mostrato
modificazioni rilevanti rispetto alla perizia del Dr. __________ (v. atto del
28.11.2001). A distanza di anni e nonostante la guarigione completa della
figlia, l'A. mantiene sostanzialmente invariato l'atteggiamento apprensivo e
depressivo che si era venuto a creare in relazione al fattore psicotraumatizzante
originario di più di dieci anni fa).

 

Riteniamo
che le incapacità lavorative descritte dai nostri consulenti non devono essere
sommate, in quanto tutte le patologie che causano una limitazione della capacità
lavorativa comportano sempre una riduzione del rendimento.

Riassumendo,
sulla base di quanto descritto sopra, dal punto di vista fisico e psichico,
valutiamo l'attuale grado di capacità lavorativa globale nell'attività da
ultimo esercitata come cameriera ai piani nella misura del 60%. Rispetto alle
precedenti valutazioni si sono aggiunte delle patologie reumatologiche, che
però non comportano un cambiamento della valutazione globale della capacità
lavorativa: pertanto si confermano globalmente le valutazioni della capacità
lavorativa che hanno portato alle precedenti decisioni del 15.05.2002 e del
24.09.2004. Inoltre secondo il Dr. __________, con cui la situazione è stata ridiscussa,
non si può decretare un peggioramento dello stato di salute sulla base di
referti radiologici come la TAC lombare del 28.01.2004 o la MRI lombare del
17.03.2008, perché non viene descritto alcun chiaro correlato clinico, né
allora, né attualmente.

 

9      CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

Per
quanto riguarda un'attività lavorativa adatta che tenga in considerazione le
limitazioni funzionali descritte al capitolo 8, soprattutto per quanto riguarda
la spalla destra, in minor misura anche per i disturbi alla colonna lombare, da
considerare medio leggera, anche se non qualificata, l'A. è da considerare abile
al lavoro nella forma completa per quanto riguarda le patologie all'apparato
muscolo-scheletrico. Tenendo in considerazione che il nostro consulente
psichiatra valuta un'incapacità lavorativa dal punto di vista psichiatrico
nella misura del 40% in qualunque attività lucrativa, giungiamo alla
conclusione che in attività adatta, che tiene in considerazione le limitazioni
descritte sopra, la capacità lavorativa globale è da considerare nella misura
del 60%, intesa come riduzione del rendimento, con la stessa evoluzione già
descritta al capitolo 8.

Il
nostro consulente psichiatra non ritiene indicati provvedimenti d'integrazione
professionale.

Per
quanto riguarda le possibilità terapeutiche possiamo fare le seguenti considerazioni:

 

-    il nostro consulente reumatologo
osserva che l'A. non è mai stata sottoposta ad un'infiltrazione subacromiale
alla spalla destra. Un intervento di questo tipo con un corticosteroide di
deposito potrebbe migliorare significativamente la sintomatologia dolorosa e
quindi anche la capacità lavorativa. Per quanto riguarda i disturbi alla
colonna vertebrale, da continuare con la fisioterapia come finora. Un miglioramento
della sintomatologia è comunque poco probabile vista la patologia predominante
a carattere fibromialgico.

 

-    Secondo il nostro consulente psichiatra
è importante che l'A., avendo interrotto le consultazioni per motivi
essenzialmente d'ordine finanziario, possa riprendere ad essere seguita a livello
specialistico. (…)” (doc. AI 98-12/14)

 

                                         Sulla
base di quante risultanze, sentito il medico SMR, con progetto di decisione del
3 dicembre 2009 l’amministrazione ha quindi negato il diritto a prestazioni maggiori
di quelle già riconosciute considerando la richiedente sempre ancora incapace
al lavoro (e al guadagno) nella misura del 40% (doc. AI 100). 

                                         Valutata
la documentazione prodotta dall’assicurata con le sue osservazioni, segnatamente
un reperto radiologico del 17 marzo 2008 della Clinica di __________ attestante
la presenza di un’ernia paramediana a livello L5-S1 oltre che una protrusione
discale centrale a livello L4-L5, e un rapporto medico 29 marzo 2008 del dr. __________,
chirurgo, con decisione 27 gennaio 2010 l’Ufficio AI ha
confermato il diritto ad un quarto di rendita (cfr. sopra consid. 1.2.). 

                                         Nel
suo ricorso al TCA la ricorrente riprende sostanzialmente le censure mosse in
sede amministrativa contestando le conclusioni cui sono arrivati i periti
medici interpellati dall’amministrazione e producendo nuovamente la stessa documentazione
medica. 

 

                               2.8.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,
si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si
lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti
(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o
nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono
inoltre essere motivate (STFA I 355/03 del 26 agosto
2004; STFA U 329/01 ed S., U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352, 122 V
160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123). A proposito
delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il
TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS
1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza
inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta
esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere
considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui
l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero
apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione
e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne
all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità
di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V
157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354). 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA I 355/03 del 26 agosto 2004).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, p. 230).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio
2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi
sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. 

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124;
STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del
23 settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).

 

                               2.9.   Conformemente
al disciplinamento legale e giurisprudenziale citato sopra (consid. 2.5),
questa Corte deve situarsi al mese di gennaio 2010 (momento in cui è stata
emanata la decisione impugnata) e valutare se rispetto al 15 maggio 2002 (data
della decisione di assegnazione della rendita cresciuta in giudicato che si
fonda su un esame materiale del diritto alla prestazione, cfr. DTF 133 V 108;
doc. AI 35)  le condizioni di salute dell’assicurata siano rimaste tali da fondare
un grado di invalidità del 40%, con conseguente conferma del quarto di rendita
di invalidità o se vi sia stato, al contrario, un peggioramento delle stesse
giustificante un aumento della rendita. Dal punto di vista della valutazione
dell’esistenza di un motivo di revisione i due provvedimenti del 4 giugno 2003
e 24 settembre 2004 (doc. AI 56 e 61) non sono rilevanti in quanto si sono in
sostanza limitati a confermare la prima decisione di rendita (cfr. consid. 2.7).

 

                             2.10.   Chiamato
a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato
dall’amministrazione prima dell’emissio-ne della decisione impugnata, questo
TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale
pluridisciplinare effettuata dai sanitari del SAM, da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati (cfr. consid. 2.6. e 2.8).

                                         

                                         Alla
luce dei rapporti specialistici di tipo psichiatrico e reumatologico e degli
esami esperiti, i medici del SAM, poste come diagnosi invalidanti “Sindrome
lombo-vertebrale con componente spondilogena bilaterale su una discopatia
pluri-segmentale soprattutto L5/S1 con osteocondrosi a questo segmento e presenza
ad una RM del 17.03.2008 di un'ernia para-mediana che comprime la radice di S1,
Peri-artropatia omeroscapolare tendinopatica alla spalla destra con sintomatologia
d'impingement su alterazioni degenerative in particolar modo con osteofitosi al
tuberculum majus e nella zona dell'acromeo con restringimento dello spazio
sub-acromiale, Sindrome depressiva persistente, Sindrome del dolore somatoforme,
Tendenza all'evitamento”, hanno concluso che dal punto di vista fisico e
psichico, l'attuale grado di capacità lavorativa globale nell'attività da
ultimo esercitata come cameriera ai piani e in ogni altra attività era da valutare
nella misura del 60%, come in occasione della precedente decisione di
attribuzione della rendita del 15 maggio 2002. Hanno poi osservato che seppur rispetto
alle precedenti valutazioni si erano aggiunte delle patologie reumatologiche, le
stesse non comportavano un cambiamento della valutazione globale della capacità
lavorativa. Del resto, secondo i periti un peggioramento dello stato di salute
non era nemmeno evidenziabile sulla base di referti radiologici come la TAC
lombare del 28.01.2004 o la MRI lombare del 17.03.2008, non venendo peraltro
descritto alcun chiaro correlato clinico, né allora né attualmente (doc. AI
98-13). Per un'attività lavorativa adatta e rispettosa delle limitazioni
funzionali descritte dal reumatologo, riferite alla spalla destra e ai disturbi
alla colonna lombare, l’assicurata era quindi da considerare abile al lavoro
nella forma completa. 

                                         Tenendo
in considerazione le problematiche psichiatriche invece, l'incapacità lavorativa
era da quantificare nella misura del 40% in qualunque attività lucrativa, cosicché
in attività adatte la capacità lavorativa globale era da considerare nella
misura del 60%, intesa come riduzione del rendimento (cfr.
doc. AI 98 e sopra per esteso al consid. 2.7).

                                         Per
contro, le altre diagnosi quali “Fibromialgia, Stato dopo distorsione della
caviglia sinistra nel 1999, Poliartrosi delle dita delle mani con
interessamento delle articolazioni interfalangee distali nell'ambito di
un'artrosi di Heberdeen, ipertensione arteriosa
in trattamento, Obesità con BMI 45 kg /m2, Tabagismo cronico” (doc. AI 98-10) sono state ritenute
ininfluenti sulla capacità lavorativa dell’assicurata sulla base dei riscontri
peritali. 

 

                                         Questa
dettagliata ed approfondita valutazione peritale non è stata smentita, come
meglio si dirà nel prosieguo, da altri certificati da parte di medici
specialisti attestanti una diversa valenza invalidante delle patologie
diagnosticate oppure un peggioramento delle stesse. Del resto, le critiche
avanzate dalla ricorrente ai consulti peritali si esauriscono in realtà in
generici – ma non motivati né sostanziati - apprezzamenti sulle conclusioni
tratte in punto alla capacità lavorativa, più che sulle diagnosi in quanto
tali.  

                                         

                                         Per
quanto riguarda innanzitutto la valutazione psichiatrica, va detto che a
ragione i periti, visto il rapporto del dr.__________, poste le diagnosi di Sindrome
depressiva persistente, Sindrome del dolore somatoforme, Tendenza
all'evitamento, hanno ricordato come l’assicurata, che aveva iniziato a
presentare disturbi della sfera affettiva con eccessiva preoccupazione ansiosa
dopo che alla figlia secondogenita era stata diagnosticata una malattia oncologica,
era in seguito stata seguita a livello specialistico sia a livello ambulatoriale
che stazionario. A distanza di anni e nonostante la guarigione completa della
figlia l’interessata  manteneva sostanzialmente invariato l'atteggiamento
apprensivo e depressivo che si era venuto a creare in relazione al fattore psicotraumatizzante
originario. Hanno poi osservato che nel corso degli anni si era sovrapposto un
meccanismo di autoprotezione supplementare ovverosia una tendenza separativa
che si palesava in maniera evidente nei rapporti interpersonali con una tendenza
a tenersi a debita distanza dai conflitti. Secondo il perito il grado di
capacità lavorativa, dal punto di vista psichiatrico era da valutare nella misura
del 60% in qualunque attività lucrativa.

                                         Queste
conclusioni sulla capacità lavorativa tratte dal perito psichiatra sono ben motivate
e non possono essere messe in discussione da questa Corte. Del resto la ricorrente
non fa valere elementi che possano in qualche modo inficiarne la fondatezza.

 

                                         Quanto
d’altra parte alle affezioni reumatologiche, il dr. __________i,
esaminati gli atti e la documentazione radiografica a disposizione, poste le
sopraccitate diagnosi, ha osservato come la sintomatologia dolorosa accusata
dall'assicurata fosse riferibile primariamente ad un quadro a carattere
fibromialgico, con dolori cronici, persistenti e resistenti a tutte le terapie
fino a qui instaurate con un peggioramento soggettivo nel corso degli anni. L’interessata
presentava inoltre dei dolori alla colonna lombare con irradiazione alle
estremità inferiori; tuttavia l'esame clinico mostrava una buona mobilità della
colonna lombare e non vi erano delle mioghelosi para-vertebrali o dei bloccaggi
significativi. Dal punto di vista radiologico era poi evincibile una degenerazione
pluri-segmentale interessante i segmenti L4/L5, ma soprattutto il segmento
L5/S1 dove alle radiografie convenzionali si riscontrava un'osteocondrosi
significativa ed dalla RM della colonna lombare eseguita presso la clinica di __________
il 17.03.2008 la presenza di un'ernia para-mediana L5/S1. Dal punto di vista
clinico non vi erano tuttavia segni compressivi o irritativi radicolari nè segni
deficitari sensitivi motorici. Anche i  dolori a carattere diffuso alle
estremità inferiori erano relazionati in modo prevalente con la problematica
fibromialgica. Quanto poi ai lamentati dolori nella zona cervicale ed in
particolar modo alla spalla destra, gli stessi erano da attribuire a una
periartropatia omeroscapolare tendinopatica con sintomatologia d'impingement
alla spalla destra. Dal punto di vista clinico erano pure presenti delle alterazioni
di tipo degenerativo nell'ambito di una poliartrosi delle dita delle mani
interessante le articolazioni interfalangee distali nell'ambito di un'artrosi
di Heberdeen. 

                                         Sulla
base di queste constatazioni lo specialista ha valutato il grado di capacità lavorativa,
dal punto di vista reumatologico, nella misura del 70% nell'attività da ultimo
esercitata, nella misura del 90% nell'attività di casalinga e nella misura del
100% in un'altra attività leggera rispettosa dei limiti funzionali (soprattutto
per quanto riguarda la spalla destra, in minor misura anche per i disturbi alla
colonna lombare; doc. AI 98-11/12). 

                                         Più
precisamente, lo specialista ha definito i limiti funzionali nel senso che per
quanto riguardava la spalla destra la paziente presentava delle limitazioni in
attività lavorative particolarmente pesanti in cui deve alzare dei pesi sopra
l'orizzontale superiori ai 5 kg, o ripetutamente muovere il braccio destro in
rotazione ed elevazione ed abduzione, o lavorare con il braccio destro contro
resistenza o con forza. Per quanto riguardava invece la colonna lombare, le
limitazioni erano nel mantenere le posizioni statiche prolungate per più di
30-60 minuti, nell'eseguire movimenti ripetitivi di rotazione e flessione del
tronco a più riprese durante un giorno oltre in lavori da svolgere in posizioni
non ergonomiche con la colonna lombare (doc. AI 98/23-24)

 

                                         Nel
suo gravame la ricorrente censura queste conclusioni sostenendo in particolare
che l’amministrazione non avrebbe svolto tutti gli approfondimenti indicati dal
TCA avendo in particolare approfondito la patologia alla spalla dx, ma trascurato
invece l’aspetto dell’ernia paramediana che comprime la radice sinistra S1 a
livello L4-L5 e la protrusione discale centrale (cfr. referto del 17.03.2008 del
Servizio di radiologia della Clinica __________, doc. E). Inoltre non avrebbe
tenuto in considerazione le osservazioni formulate dal curante dr. med. __________
nel referto del 29 marzo 2008.

                                         

                                         Ora,
questo TCA deve osservare che dalla certificazione del curante e dal reperto radiologico
17 marzo 2008 (doc. D, E) non è possibile dedurre alcuna valida argomentazione
che permetta, anche solo lontanamente, di discostarsi dalle conclusioni peritali.
Del resto l’assicurata si limita a produrre in questa sede questi due certificati,
i quali erano già stati prodotti in occasione del ricorso avverso la decisione
di non entrata nel merito del 10 marzo 2008 e, quindi, sottoposti anche ai
periti del SAM. 

                                         In
particolare, per quanto riferito al certificato del dr. __________, lo stesso
conclude per un’incapacità lavorativa del 70%, sottolineando i dolori lamentati
dalla paziente a piedi, anche, colonna lombare (con reperto di due discopatie
dolorose e un’instabilità del disco L4-L5), colonna cervicale, spalla sinistra
e polsi. Sottolinea le difficoltà di deambulazione dell’assicurata, anche a causa
del peso, oltre che a mantenere posizioni statiche sia da seduta che in piedi,
a manipolare oggetti, attrezzi e pulsanti anche leggeri e poco ingombranti e a sollevare
e trasportare carichi anche leggeri sui 5 kg oltre che eseguire movimenti di rotazione, piegata o inginocchiata (doc. E). 

                                         Ora,
contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, la certificazione del dr. __________
e il reperto radiologico del 17 marzo 2008 sono stati adeguatamente considerati
dai periti del SAM, i quali hanno approfondito le varie patologie di cui è
affetta la ricorrente, inclusa l’ernia paramediana L5/S1. Il perito dr. __________,
nel suo rapporto del 24 agosto 2009, ha in effetti valutato anche quest’aspetto
esaminando in particolare le radiografie effettuate il 17 marzo 2008 e il 17
agosto 2009 e dalle quali sono emersi i reperti alla colonna lombare. Come già
esposto, il dr. __________, dopo aver osservato come la sintomatologia dolorosa
accusata dall'assicurata fosse riferibile primariamente ad un quadro a carattere
fibromialgico, ha rilevato, tra l’altro, la presenza di un'ernia para-mediana
L5/S1. Tuttavia il perito ha in proposito osservato che dal punto di vista clinico
non vi erano segni compressivi o irritativi radicolari nè segni deficitari
sensitivi motorici. Valutato il complesso delle problematiche reumatologiche,
come detto il perito ha, con motivazioni convincenti cui questa Corte deve
aderire, concluso per un grado di capacità lavorativa del 70% nell'attività da
ultimo esercitata, del 90% nell'attività di casalinga e del 100% in un'altra
attività leggera rispettosa dei limiti funzionali elencati (doc. AI 98-23-24).

                                         D’altra
parte, il referto del dr__________, che risulta comunque superato già per il
fatto che è stato reso oltre un anno e mezzo prima della perizia del SAM, si
esaurisce in un elenco dei vari disturbi lamentati dalla ricorrente, che sono
stati oggetto di valutazione approfondita da parte del SAM, giungendo poi ad
una valutazione della capacità lavorativa diversa da quella peritale, che
tuttavia non poggia su nuove diagnosi o nuovi elementi clinici che possano in
qualche modo permettere di discostarsi dalle conclusioni peritali, né fornisce
elementi medici da cui si possa desumere l’eventuale peggioramento dello stato
di salute rispettivamente dai quali si possa dedurre una valutazione diversa
dell’incapacità lavorativa. 

                                         Si
tratta in definitiva di valutazioni diverse delle ripercussioni sulla capacità lavorativa
delle medesime patologie. A dette differenti e generiche valutazioni - che
peraltro non sostanziano i motivi per cui le diagnosi poste ne limiterebbero la
capacità lavorativa in misura superiore di quella attestata dai periti -,
ribadite l’affidabilità e la completezza delle valutazioni specialistiche dei dr.
__________ e __________ - ricordate peraltro le suesposte considerazioni che si
impongono sul tema dell’attendibilità delle attestazioni dei medici curanti
degli assicurati (anche se specialisti;  STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile
2008, consid. 5.3, STF 9C_114/2007 del 20 luglio 2007, consid. 3.2.3 in fine,
STF I 701/05 del 5 gennaio 2007, consid. 2), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con
il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008) -, non si
può in questa sede aderire. 

 

                                         Infine,
con riferimento alla richiesta di essere sottoposta a ulteriori
approfondimenti, a ragione l’Ufficio AI ha osservato come le condizioni di
salute della ricorrente siano già state adeguatamente e approfonditamente
esaminate in occasione della perizia del SAM, che non ha trascurato alcun
aspetto rilevante. 

                                         Né
del resto la ricorrente ha prodotto nuova certificazione medica che possa in
qualche modo lasciar supporre una lacunosità o non completezza degli
accertamenti peritali o documentare una modifica di
rilievo della manifestazione clinica delle patologie di cui soffre o in grado
di sostanziare un‘ulteriore riduzione della capacità lavorativa rispetto a
quella riscontrata dalla perizia SAM. 

 

                                         Se
ne deve concludere che la ricorrente non ha in sostanza prodotto alcun
certificato medico atto a dimostrare che, sino al momento dell'emanazione
dell'atto impugnato (il giudice delle assicurazioni
sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di
fatto e di diritto esistente al momento in cui essa è state resa; cfr. DTF 130
V 140, 129 V 4, 121 V 366 consid. 1b), i disturbi di cui è affetta incidano
sulla sua capacità lavorativa in maniera superiore a quanto appurato, con motivazioni
affidabili e complete, dal SAM.

 

                                         A
tal proposito va ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio,
secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio
dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto,
atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo
delle parti di apportare ‑ ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti). 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del SAM, e in particolare i referti
specialistici dei dr. __________, tutti i criteri di affidabilità e completezza
richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.8), alla stessa può esser fatto
riferimento. Inoltre, non essendo l’interessata affetta da altre patologie
invalidanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente indagate, questo
Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari
e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno sino all'emanazione del
querelato provvedimento. Pertanto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe
all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da
ritenere siccome dimostrato con il grado
della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115
V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V
188 consid. 2b), che sino al momento dell'emanazione del querelato
provvedimento lo stato di salute dell’assicurata era rimasto invariato rispetto
alle valutazioni mediche effettuate in precedenza, permettendo quindi di
concludere per un grado di inabilità lavorativa, invariato, del 40% e
conseguente conferma del diritto al quarto di rendita di invalidità. 

                                         I
periti del SAM hanno del resto esaustivamente illustrato come seppur rispetto
alle valutazioni mediche all’epoca della concessione del quarto di rendita - 
che concludevano per delle limitazioni esclusivamente riconducibili a problemi
psichiatrici – si fossero aggiunte delle patologie reumatologiche con influsso
sulla capacità lavorativa, tuttavia l’insieme delle patologie invalidanti,
reumatologiche e psichiatriche, non comportavano un cambiamento della
valutazione globale della capacità lavorativa. In effetti, a detta dei periti, le incapacità lavorative descritte dai consulenti non devono essere
sommate, “in quanto tutte le patologie che causano una limitazione della capacità
lavorativa comportano sempre una riduzione del rendimento” (doc. AI 98-13). Secondo
la perizia andavano quindi confermate globalmente le valutazioni della capacità
lavorativa che avevano portato alla precedente decisione di attribuzione della
rendita del 15 maggio 2002, e alle successive conferme nel 2003 e 2004, fatto
questo che esclude l’esistenza di un motivo di revisione. 

 

                             2.11.   Appurato
dunque come lo stato di salute della ricorrente fosse rimasto sostanzialmente
invariato rispetto alle valutazioni mediche effettuate all’epoca della concessione
del quarto di rendita di invalidità (e alle successive conferme), con una conseguente
limitazione della capacità lavorativa del 60%, sia nell’attività precedentemente
svolta di cameriera ai piani che in altre attività adeguate, l’Ufficio AI ha di
conseguenza rettamente confermato il diritto ad un quarto di rendita.

                                         Il
ricorso è di conseguenza respinto e la decisione dell’amministrazione
confermata.

 

                             2.12.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegna-zione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-  sono poste a carico
della ricorrente. 

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio Zocchetti