# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 96733994-ec34-561b-9519-c38c52add198
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.01.2014 35.2013.56
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2013-56_2014-01-20.html

## Full Text

accomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2013.56

   

  mm

  	
  Lugano

  20 gennaio
  2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 settembre 2013
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2 agosto
  2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel corso
del mese di giugno 2011, il Comune di __________ ha informato l’ICO 1 che il
proprio dipendente RI 1, in data 16 giugno 2011, era stato assalito da un cane,
il quale lo aveva morsicato al braccio sinistro (cfr. doc. 1).

                                         Dal
rapporto 18 giugno 2011 dell’Ospedale regionale di __________ risulta che, a
causa di questo evento, l’assicurato ha riportato una ferita lacero-contusa
alla fossa cubitalis sinistra con diverse lesioni muscolari, nonché una ferita
lacero-contusa superficiale al gomito sinistro (cfr. doc. 8).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di
legge. 

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 12
giugno 2013, l’amministrazione ha negato la propria responsabilità
relativamente ai disturbi psichici lamentati dall’assicurato, all’origine di
una parziale inabilità lavorativa a decorrere dal 25 ottobre 2012 (doc. 46).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc.
48 e doc. 51), in data 2 agosto 2013, l’ ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. 53). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 2 settembre 2013, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA
1, ha chiesto che l’assicuratore convenuto venga condannato a riconoscere la
propria responsabilità a proposito della problematica psichica e, quindi, a
versare le corrispondenti prestazioni di legge.

                                         A sostegno
delle proprie pretese ricorsuali, l’insorgente ha in particolare sviluppato le
seguenti considerazioni:

 

" 
(…).

Sulla base della casistica e classificazione
degli infortuni del Tribunale federale, si rileva che la fattispecie in esame
rientra negli infortuni di grado medio.

 

Secondo i suddetti criteri, nel caso di un
infortunio di grado medio l’esame si estende ad ulteriori criteri, contenuti
nelle decisioni giudiziarie e citate anche nella decisione querelata al punto
2.

 

Nel caso in esame, il ricorrente é tuttora in
cura , a 2 anni di distanza dall’evento, con connessa incapacità lavorativa.

 

A parte questo, le vistose cicatrici, tuttora
visibili, confrontano il ricorrente giornalmente con lo sfortunato e traumatico
evento.

 

Trattandosi nel caso in specie di un infortunio
medio-grave/medio, il ricorrente realizza le condizioni che permettono di
affermare l’esistenza di un oggettivo nesso causale delle conseguenze, con
l’aggressione da parte del cane.

 

(…).”

                                         (doc. I)

 

                               1.4.   L’assicuratore
convenuto, in risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
doc. IV).

 

                               1.5.   In corso di
causa, il ricorrente ha prodotto il certificato municipale per l’ammissione
all’assistenza giudiziaria (doc. VI + allegato). 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011;
STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF
H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite é la questione di sapere se l’Istituto assicuratore convenuto era
legittimato a negare il proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi
psichici, oppure no.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le
prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali,
d’infortuni non professionali e di malattie professionali.

 

                                         Il
diritto alle prestazioni risultante da un infortunio assicurato presuppone
l’esistenza di un nesso di causalità naturale tra l’evento dannoso e il
danno alla salute. Questa condizione é adempiuta qualora si possa ammettere
che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto
verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece,
che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una conditio sine qua non del
danno. È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno
alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (DTF 129 V 177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p.
406). 

 

                               2.4.   Il diritto
alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità
adeguata tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla
salute fisica, il nesso di causalità adeguata é generalmente ammesso, dal
momento in cui é accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5b/bb p. 103). Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per
valutare l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi
psichici sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima
classificato gli infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica: gli
infortuni insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata
banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a
tale classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio é
stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale
da un punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità,
occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più
importanti sono: 

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Non in
ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si
situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da
considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare
affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF
115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid.
4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a). 

 

                               2.5.   Dalla
decisione su opposizione impugnata si evince che l’Istituto assicuratore
resistente ha negato che tra la problematica psichica e l’infortunio del giugno
2011, esista un nesso di causalità tanto naturale che adeguata.

 

                                         Per
negare l’eziologia traumatica alle turbe psichiche, l’amministrazione ha fatto
capo all’apprezzamento 17 aprile 2013 della dott.ssa __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia (cfr. doc. 53, p. 5).

 

                                         In quella
sede, la psichiatra di fiducia dell’CO 1 ha in effetti rilevato che “la
dinamica dell’aggressione ha sicuramente spaventato l’assicurato, ma non
costituisce un avvenimento di natura eccezionalmente minacciosa o catastrofica
tale da giustificare una diagnosi di sindrome post-traumatica da stress secondo
l’ICD-10. Si può ammettere l’esistenza di un nesso di causalità naturale tra la
paura dell’assicurato dei cani “di una certa dimensione” e l’aggressione
subita. Questo però non giustifica un’incapacità lavorativa in quanto
l’assicurato nella sua attività di operaio generico non ha a che fare
direttamente con questi animali. Secondo gli atti l’assicurato ha dichiarato di
avere questa paura dei cani da quando ha subito l’aggressione, ma all’occasione
della visita presso il Dr. __________ del 26.08.2012 ha dichiarato anche di
lavorare al 100% a comprova del fatto che questa sua paura non gli impedisce di
svolgere la sua attività lavorativa. Considerato il fatto che le sequele
fisiche dell’aggressione sono molto lievi (l’assicurato stesso ha dichiarato
all’occasione di un colloquio con il consulente CO 1 del 11.01.2013 di non
avere più problemi al braccio a parte saltuari formicolii alla mano ed alle
dita e di aver recuperato abbastanza bene la forza), la sintomatologia
descritta dalla Dr.ssa __________, a più di 1 anno dall’aggressione, non può
essere messa in relazione causale naturale con l’aggressione subita e quindi
un’eventuale incapacità lavorativa da essa generata non é di competenza CO 1.”
(doc. 41, p. 4s. - il corsivo é del redattore). 

 

                                         Dalle
carte processuali si evince che, nel mese di luglio 2012, RI 1 é entrato in
cura dalla dott.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, con la
diagnosi di “sindrome post-traumatica da stress dopo essere stato vittima di
un’aggressione da parte di un cane lo scorso anno, …”. 

                                         Dal
rapporto 20 dicembre 2012 della specialista appena citata si apprende che
l’insorgente lamentava “... flash back, incubi notturni, insonnia intermedia,
apprensione, evitamento dei contatti sociali con persone con cani per paura di
essere nuovamente aggredito, disforia. La situazione é peggiorata nel luglio
u.s. con sviluppo di grave ansia, insicurezza, chiusura in sé, evitamento dei
contatti. In passato non ha mai presentato episodi depressivi, disturbi ansiosi
o psicotici; negate patologie da dipendenza.” (doc. 30). 

                                         Con
referto del 6 marzo 2013, la dott.ssa __________ ha invece riferito che,
nonostante le cure nel frattempo intraprese, “… non si sono rilevati
miglioramenti. In primo piano rimane una sintomatologia ansiosa d’allerta con
disforia, astenia, facile esauribilità ed evitamento dei contatti sociali. Il
paziente presenta ancora segni di ansia evidenti al colloquio, difficoltà di
concentrazione e di attenzione imputabili al quadro depressivo, il tono
dell’umore é mediamente deflesso senza idee suicidali, non presenta disturbi
psicotici, presenta un’ideazione ossessiva sui motivi dell’aggressione”. Essa
ha quindi dichiarato il ricorrente ulteriormente inabile al lavoro in misura
del 50%, certamente sino al 30 aprile 2013 (doc. 38). 

                                         Con
certificazione del 21 maggio 2013, la psichiatra curante ha sostenuto che i
disturbi psichici presentati da RI 1 erano “in relazione diretta” con il trauma
da lui subito nel giugno 2011 (doc. 45). 

 

                                         Chiamato
ora a pronunciarsi, questo Tribunale ritiene che la questione relativa all’esistenza
del nesso di causalità naturale possa rimanere aperta (cfr., in proposito, SVR
1995 UV 23, p. 67 consid. 3c; STF U 17/07 del 30 ottobre 2007, consid. 3, U
606/06 del 23 ottobre 2007, consid. 4 e U 299/05 del 28 maggio 2007, consid.
5.2), visto che l’obbligo a prestazioni dell’CO 1 va comunque negato facendo
difetto l’adeguatezza, così come verrà meglio motivato qui di seguito. 

 

                               2.6.   Nell'esaminare
l'adeguatezza del legame causale, bisogna avantutto procedere alla
classificazione dell’infortunio occorso al ricorrente.

 

                                         La
dinamica del sinistro del 16 giugno 2011 é stata descritta
dall’assicurato stesso nel questionario da lui compilato in data 5 luglio 2011:

 

"  (…).

__________ (__________) zona chiamata __________.

Ore 14.00 circa del 16 giugno 2011.

Mi sono recato nella mia proprietà in zona __________ dove
posseggo un ripostiglio annesso a terreno. Dalla parte opposta alla mia
proprietà vi é un rustico di vacanza con 2000 mq circa di terreno non
recintato. Ho parlato per 5 minuti con il proprietario di questo rustico e lui
mi ha invitato a prendere un caffè al tavolo antistante l’abitazione.

Come ho messo il primo piede nel suo terreno il cane, era circa a
 10 metri di distanza da me, si é liberato facilmente dalla sua padrona che lo
teneva per il collare e ha puntato diritto verso di me. In un primo momento ho
pensato avesse intenzioni bonarie e solo quando era a due o tre metri da me ho
capito che non era così e non ho avuto la possibilità di evitare l’aggressione.
Sono stato morso al braccio sinistro in modo serio.”

                                         (doc. 10)

 

                                         A causa
di questo infortunio, l’insorgente ha riportato, secondo il rapporto di uscita
18 giugno 2011 dell’Ospedale regionale di __________, due ferite lacero-contuse
a livello della fossa cubitalis sinistra e del gomito sinistro, la prima
con interessamento dei muscoli biceps brachii, brachio-radialis, pronater
teres e flexor carpi radialis, la seconda superficiale, lesioni che
hanno reso necessario un intervento chirurgico di revisione e di miorrafia
(doc. 8). 

                                         L’esame
neurologico eseguito nell’agosto 2012 ha inoltre evidenziato la presenza di una moderata compressione del nervo mediano sinistro all’altezza del canale
carpale (cfr. doc. 18). 

                                         RI 1 é
stato in grado di riprendere il proprio lavoro già dal 5 luglio 2011. 

                                         A far
tempo dal 25 ottobre 2012, la dott.ssa __________ lo ha dichiarato inabile in
misura del 50% a causa della patologia psichica (cfr. doc. 29). 

 

                                         Ora,
tenuto conto della dinamica del sinistro e delle lesioni riportate, nonché
ricordato che si deve fare astrazione da come l'assicurato ha avvertito lo choc
traumatico (cfr. RAMI 1999 U 335, p. 209 consid. 3b/bb), l'infortunio occorso al
ricorrente non può essere classificato né fra quelli leggeri ma neppure fra
quelli gravi: si tratta di un infortunio di media gravità in senso stretto.

 

                                         A titolo
di confronto, va segnalato che il TFA, in una sentenza U 290/02 del 7 agosto
2003 consid. 5.2, ha giudicato allo stesso modo l’infortunio in cui
un’assicurata era stata assalita da un cane di razza Labrador di 4 anni,
morsicata alla coscia destra e spinta contro la recinzione di un giardino.
Secondo le indicazioni fornite dalla vittima, il cane le mordeva con tenacia la
coscia, tanto che il marito della detentrice era riuscito ad allontanarlo con
fatica e soltanto dopo alcuni tentativi. I sanitari avevano refertato tre
ferite da morso sanguinanti a livello della coscia prossimale laterale destra,
nonché una tumefazione molto dolente. 

 

                                         La
medesima Corte federale, in una sentenza U 226/02 del 13 giugno 2003 consid.
3.3, ha invece classificato fra gli infortuni di media gravità ma al limite
della categoria superiore, il sinistro in cui un’assicurata era stata
attaccata da tergo da un pastore maremmano di grossa taglia, che a più riprese
- l’interessata riferì una durata di 20 minuti circa - aveva aggredito la
malcapitata, strattonandola, saltandole addosso e facendola cadere per terra.
L’assicurata aveva cercato una prima volta di rialzarsi, cercando rifugio in
un'autovettura, ma era stata nuovamente aggredita e fatta cadere a terra dal
cane. In seguito, il cane era stato di nuovo momentaneamente distratto da altre
persone intervenute sul posto. Le era così riuscito di mettersi al riparo
all'interno di un'autovettura. Ella aveva riportato una ferita da morsicatura a
livello lombo-sacrale nella regione della natica, braccio superiore sinistro,
gomito destro e avambraccio bilaterale. 

 

                                         Tutto ben
considerato, secondo il TCA, l’infortunio sub judice va giudicato meno
grave rispetto a quello occorso all’assicurata di cui alla STFA U 226/02 appena
menzionata, posto che, in quest’ultima fattispecie, l’attacco del cane aveva
colto di sorpresa l’interessata (visto che l’aggressione era avvenuta da
tergo), ella era rimasta in balia dell’animale per un tempo relativamente lungo
(una ventina di minuti), era stata fatta cadere a terra in due occasioni e aveva
riportato morsicature in diverse parti del corpo (segno che il cane aveva
infierito su di lei a più riprese). 

 

                                         In una
sentenza 8C_897/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4.5, pubblicata in SVR 2010 UV
Nr. 25 p. 100 seg., il TF ha ribadito che - in caso di infortuni che fanno
parte della categoria di grado medio vera e propria -, devono essere adempiuti
almeno tre dei criteri di rilievo affinché possa essere riconosciuta
l’esistenza del nesso causale adeguato.

 

                                         Occorre
preliminarmente osservare che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di
causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i disturbi
di natura organica che si trovano in una relazione di causalità, naturale e
adeguata, con il sinistro assicurato (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI
1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).

 

                                         Quanto
accaduto a RI 1 va giudicato come particolarmente impressionante. Tuttavia,
analogamente a quanto stabilito dal TFA nelle succitate pronunzie U 290/02 e U
226/02, tale criterio non può essere considerato soddisfatto con una
particolare intensità. 

 

                                         Quelle
riportate dal ricorrente - due ferite lacero-contuse con, per una di esse,
interessamento della muscolatura - non costituiscono delle lesioni organiche
gravi o particolarmente idonee a provocare un'elaborazione psichica abnorme. 

                                         Per
quanto concerne le cicatrici residuate dall’assicurato, considerato che
si trovano in una zona del corpo non particolarmente sensibile, che di norma
risulta coperta da indumenti, esse non costituiscono delle lesioni atte,
secondo l'esperienza, a determinare dei disturbi psichici (in questo senso, si
veda la STF 8C_435/2011 del 13 febbraio 2012). 

 

                                         Dalle
carte processuali neppure risulta che l'assicurato sia rimasto vittima di una
cura medica errata e notevolmente aggravante degli esiti dell'evento
traumatico. 

 

                                         Anche il
criterio del decorso sfavorevole della cura e le
complicazioni rilevanti intervenute non é soddisfatto,
ricordato che entrano in linea di conto soltanto i postumi infortunistici di
natura organica. 

                                         In
effetti, dagli atti risulta che, ricevute le prime cure presso l’Ospedale
regionale di __________, i trattamenti sono stati dichiarati chiusi già a far
tempo dal 20 giugno 2011 (cfr. doc. 14). D’altra parte, RI 1 é stato in grado
di riprendere il proprio lavoro a contare dal 5 luglio 2011 (cfr. doc. 13). 

                                         Se é vero
che, nel corso della primavera 2012, i disturbi all’arto superiore sinistro si
sono riacutizzati (cfr. doc. 21), é altrettanto vero che, in occasione della
sua audizione del gennaio 2013, il ricorrente ha dichiarato di non avere “… più
troppi problemi al braccio: saltuari fomicolii alla mano e alle dita,
sopportabili, ed ho recuperato abbastanza bene la forza. Posso affermare che
la situazione é recuperata.” e che “la terapia e l’inabilità lavorativa che
é stata attestata dal 26.10.2012 nella misura del 50% é esclusivamente
legata alla mia situazione di ansia.” (doc. 35, p. 2 - il corsivo é del
redattore). 

 

                                         Questo
Tribunale ritiene che non si possa nemmeno sostenere che la cura medica
dipendente dall'evento infortunistico sia stata eccezionalmente lunga. 

                                         Per
ammettere l’adempimento di questo criterio, non ci si deve basare unicamente
sull’aspetto temporale. Occorre parimenti considerare la natura e l’intensità
del trattamento e se ci si può attendere un miglioramento delle condizioni di
salute dell’assicurato (cfr. STF 8C_577/2007 del 23 gennaio 2008 consid.
7 e riferimento ivi citato). In questo senso, un trattamento
che serve unicamente a conservare le condizioni di salute già esistenti,
non ha di principio rilevanza nel quadro dell’esame dell’adeguatezza (STFA U
246/03 dell’11 febbraio 2004 consid. 2.4s. e U 37/06 del 22 febbraio 2007
consid. 7.3). Provvedimenti diagnostici e semplici visite di controllo (cfr.
STF 8C_327/2008 del 16 febbraio 2009 consid. 4.2), come pure la
somministrazione di farmaci antidolorifici e la prescrizione di manipolazioni
anche se di una certa durata, sono stati giudicati insufficienti a fondare
questo criterio (cfr. STF 8C_507/2010 del 18 ottobre 2010 consid. 5.3.4).

                                         Nel caso
concreto, la cura delle conseguenze somatiche a cui é stato sottoposto
l’assicurato, non é stata né lunga né ha presentato quell’intensità richiesta
dalla giurisprudenza federale. 

 

                                         In queste
condizioni, può rimanere indeciso se sono adempiuti il criterio dei dolori
somatici persistenti e quello del grado e durata dell'incapacità
lavorativa, poiché questi due criteri da soli non potrebbe
comunque giustificare l’adeguatezza del nesso di causalità (cfr. RDAT
2003 II n. 67 p. 276, U 164/02 consid. 4.7; RSAS 2001 p. 431, U 187/95).

 

                                         In esito
a quanto precede, si deve concludere che i disturbi psichici di cui soffre
l’assicurato, non costituiscono una conseguenza adeguata dell’evento
infortunistico occorsogli il 16 giugno 2011. 

                                         Se ne
deduce quindi che l’assicuratore resistente era legittimato a negare il proprio
obbligo a prestazioni al riguardo. 

 

                               2.7.   L’assicurato
ha formulato istanza di assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio
dell’avv. RA 1 (cfr. doc. I, p. 3). 

 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (STF 9C_196/2012 del 20 aprile 2012; DTF 125 V 202 consid. 4a,
372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Da quanto
é stato documentato si evince che l’insorgente - persona sola senza figli a
carico - realizza dei redditi modesti grazie al proprio lavoro. Risulta però pure
che egli possiede una cospicua sostanza, pari a fr. 384'643 di cui fr. 290'390 in titoli e capitali e
fr. 20'000 in numerario, biglietti di banca, oro e altri metalli
preziosi. 

 

                                         Ora,
secondo la giurisprudenza federale, per stabilire l’indigenza di colui che
domanda l’assistenza giudiziaria, occorre tener conto anche della sua sostanza,
mobiliare e immobiliare. In effetti, egli é tenuto a intaccare il proprio
patrimonio, prima di pretendere dallo Stato l’assistenza giudiziaria (DTF 119
Ia 11 consid. 5). 

                                         Lo Stato
non può tuttavia esigere che il richiedente utilizzi i propri risparmi, se essi
rappresentano una cosiddetta "riserva di emergenza". La "riserva
di emergenza" stabilisce quindi un limite inferiore al di sotto del quale
la sostanza non può essere presa in considerazione per l’eventuale concessione
dell’assistenza giudiziaria. 

                                         La
determinazione della "riserva di emergenza", per una persona sola,
dipende dall’apprezzamento delle circostanze del caso concreto e varia, secondo
la giurisprudenza, dai 20'000 ai 40'000 franchi circa (cfr. STF 4P.158/2002 del
18 agosto 2002 consid. 2.2 e riferimenti ivi menzionati, giurisprudenza ancora
richiamata di recente, ad esempio, nella STF 8C_1008/2012 del 24 maggio
2013 consid. 3.3.5). 

 

                                         Nella concreta evenienza, la sostanza mobiliare di cui dispone il ricorrente eccede largamente
l’importo ammissibile a titolo di "riserva di emergenza", ragione per
la quale appare esigibile che egli la intacchi per fare fronte alle spese
legali legate alla presente procedura ricorsuale. 

 

                                         In esito
a quanto precede, RI 1 non può essere dichiarato indigente e, di conseguenza,
nemmeno essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell’avv. RA 1. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   L’istanza
tendente alla concessione del gratuito patrocinio è respinta.

                                   3.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti