# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 21aedec9-3f7f-524b-9705-e0f68010cef5
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-01-25
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 25.01.2005 R 2004 73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_R-2004-73_2005-01-25.pdf

## Full Text

R 04 73

4a Camera 

SENTENZA
del 25 gennaio 2005

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente revisione pianificazione locale

1. … e … sono proprietari, in località … sul territorio del Comune di …, della 

particella no. 1313. L’appezzamento, che conta 7'717 m2 di superficie, è 

inserito a cuneo tra la strada cantonale lungo il confine est e una strada di 

accesso lungo il lato nord-ovest. Ai margini della strada d’accesso sono 

situate tre distinte zone nucleo che partendo da quella relativa all’Albergo … 

contano grosso modo 1'200, 900 e 3'000 m2 di superficie e sono separate tra 

di loro dalla zona bosco. Lungo il lato sud, il fondo confina per circa tre quarti 

con la zona di ampliamento del nucleo e per il rimanente tratto con dell’altro 

territorio comunale. Di rimpetto alla particella in oggetto, oltre la strada 

cantonale, si estende un’ampia zona agricola. Nell’ambito della precedente 

revisione della pianificazione, il fondo era stato inserito in zona agricola. Nel 

gravame proposto dinnanzi al Governo cantonale, i due comproprietari 

chiedevano l’assegnazione della particella alla zona edilizia. Il 17 giugno 

1991, il Governo accoglieva parzialmente il ricorso e assegnava il fondo 

all’altro territorio comunale. Per l’autorità chiamata a statuire su gravame, il 

fondo in parola sarebbe stato assegnato alla zona agricola non per dei motivi 

di carattere agricolo, ma per porre un freno all’incontrollata costruzione di 

residenze secondarie in zona. Per questo, nell’attesa che la legislazione 

comunale potesse dotarsi di un ordinamento concernente una quota minima 

di residenze primarie del 50%, il Governo riteneva più consono assegnare il 

fondo all’altro territorio comunale, anziché alla zona agricola.

2. In seguito, il Comune di … dava avvio ad una revisione totale della 

pianificazione locale. Il 29 giugno 2001, ai proprietari della particella no. 1313 

veniva fatta la proposta di inserire il fondo in zona edilizia a condizione che 

metà della superficie venisse venduta al comune a fr./m2 50.- per i bisogni 

della popolazione residente. L’altra metà sarebbe invece stata inserita in zona 

edilizia e lasciata alla libera disposizione dei proprietari. Agli stessi veniva 

pure spiegato come il comune avesse a disposizione sufficiente terreno in 

zona edificabile e che un ulteriore inserimento avrebbe potuto aver luogo solo 

alla precitata condizione di favore nei confronti della popolazione residente. 

La proposta non veniva però accettata dagli interessati. Per poter mettere a 

disposizione della popolazione locale del terreno edilizio a prezzi modici, 

l’esecutivo comunale proponeva allora ai cittadini di inserire in zona edilizia le 

due particelle ni. 1052 e 1053 (2'400 m2), situate in zona … e di proprietà del 

comune patriziale. Il nuovo piano delle zone, che prevedeva l’assegnazione 

dalla particella no. 1313 alla zona agricola e delle particelle ni. 1052 e 1053 

alla zona ampliamento nucleo 2 veniva approvato dal Sovrano comunale il 

23/30 gennaio 2003.

3. Contro l’assegnazione della loro particella alla zona agricola, … e … 

interponevano gravame davanti al Governo cantonale, chiedendo che il loro 

fondo venisse assegnato alla zona ampliamento del nucleo 3. Con decisione 

15 giugno 2004, il Governo respingeva il gravame a approvava, a determinate 

condizioni non rilevanti per la presente fattispecie, la pianificazione locale. Per 

l’esecutivo cantonale non sussisterebbe alcun bisogno di includere la 

particella no. 1313 in zona edilizia, disponendo il comune in oggetto di 

sufficienti riserve per i prossimi 15 anni e non potendo il fondo essere 

considerato come uno spazio intermedio in una zona ampiamente edificata. 

L’assegnazione alla zona edilizia delle particelle ni. 1052 e 1053 rientrerebbe 

nell’apprezzamento lasciato ai comuni in materia e sarebbe giustificata da 

motivi oggettivi e pertinenti (zona più adatta alla residenza in quanto lontana 

dall’asse stradale principale, iniziale insediamento della zona), pur essendo i 

due fondi ubicati in una zona più periferica.

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 13 luglio 

2004, i due comproprietari della particella no. 1313 ribadivano il richiesto 

annullamento della decisione impugnata e chiedevano che al comune venisse 

fatto ordine di includere la loro proprietà nella zona ampliamento del nucleo 3. 

Formalmente, gli istanti adducono un diniego di giustizia, non essendo stato 

presente alcun Consigliere di Stato al sopralluogo indetto dal dipartimento 

incaricato di istruire la causa, e una ripetuta violazione del diritto di audizione, 

non avendo ottenuto in edizione tutti gli atti richiesti e non essendo la 

decisione impugnata sufficientemente motivata. Materialmente, i ricorrenti 

ritengono che la non assegnazione alla zona edilizia della loro particella sia 

avvenuta per dei meri motivi opportunistici e quindi arbitrari. Se infatti i 

ricorrenti avessero accettato di mercanteggiare con l’autorità comunale 

l’inserimento sarebbe stato cosa fatta. Per gli istanti, non sarebbe certamente 

difendibile un azzonamento basato sul criterio della messa a disposizione di 

terreno gratuito per i bisogni della popolazione indigena, giacché un simile 

fabbisogno esisterebbe ovunque. Per il resto, trattandosi di una frazione 

sviluppatasi lungo la strada cantonale, l’inclusione della particella nella zona 

edilizia non avrebbe che confermato il carattere edilizio locale. Nello scritto 

completivo del 12 agosto 2004, i ricorrenti reputavano infine che con 

l’inclusione dell’antistante particella no. 1258 nella zona parcheggi, la 

completa edificabilità della zona circostante la loro proprietà fossa 

definitivamente confermata.  

5. Nella propria presa di posizione il Comune di … chiedeva la reiezione 

integrale del ricorso. Le censure formali sollevate dai ricorrenti sarebbero 

infondate giacché i membri del Governo non sarebbero tenuti a presenziare 

personalmente ai sopralluoghi in vertenze di loro competenza, l’edizione dei 

piani non sarebbe mai stata richiesta all’autorità comunale e la motivazione 

contenuta nel decreto impugnato sarebbe indubbiamente sufficiente per 

permettere agli istanti di avvalersi dei rimedi giuridici a loro disposizione. Ma 

anche materialmente le pretese ricorsuali sarebbero infondate. In primo luogo 

non sussisterebbe alcun diritto all’assegnazione alla zona edilizia di una 

particella che neppure precedentemente sarebbe stata inserita in zona di 

fabbrica e questo diritto non sarebbe neppure deducibile dai precedenti 

giuridici dell’azzonamento in oggetto. Il fatto che il comune abbia proposto ai 

ricorrenti un’assegnazione alla zona edilizia del fondo a determinate 

condizioni, non conferirebbe agli istanti, dopo la mancata accettazione della 

proposta, alcun diritto. La proposta comproverebbe solo l’idoneità del fondo 

ad essere assegnato alla zona edilizia, come del resto sarebbero parimenti 

idonei allo scopo le due particelle poi effettivamente incluse nell’area 

edificabile e situate in zona ... Il fondo non potrebbe neppure essere 

qualificato come uno spazio intermedio nell’ambito di una zona densamente 

edificata, non essendo circoscritto da zone edificate e contando una superficie 

già troppo estesa per una simile definizione. Essendo però ambedue le aree 

in oggetto (particella no. 1313 e particelle ni. 1052 e 1053) idonee 

all’inserimento in zona edilizia, sarebbe rimasto all’apprezzamento 

dell’autorità comunale optare per l’una o l’altra soluzione. 

6. Anche il Governo del Cantone di Grigioni chiedeva la reiezione del ricorso, 

richiamando per le questioni materiali le argomentazioni esposte nel decreto 

impugnato. Quanto alle censure formali, queste venivano decisamente 

respinte in quanto prive di fondamento. 

7. In data 24 gennaio 2005, il Tribunale amministrativo esperiva un sopralluogo 

a ... In detta sede ognuna delle parti al procedimento aveva modo di esporre 

ancora una volta il proprio punto di vista. Su quanto visto e sentito in sede di 

sopralluogo si dirà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di 

merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1. a) E’ materialmente controversa la conformità alla legge federale sulla 

pianificazione del territorio (LPT) della non assegnazione alla zona edilizia 

della particella no. 1313. Previamente però, gli istanti sollevano diverse 

censure formali. 

b) Secondo la costante giurisprudenza, natura e limiti del diritto di essere 
sentiti sono determinati in primo luogo dalla normativa cantonale. Solo 
quando le disposizioni cantonali sono insufficienti, o assenti, tornano 

applicabili i principi che la prassi ha dedotto dall’art. 4 della vecchia 

Costituzione federale (vCF; DTF 126 I 15 cons. 2a). Del resto, il diritto di 

essere sentiti quale garanzia procedurale generale è ora espressamente 

sancito all’art. 29 cpv. 2 CF. Giusta la giurisprudenza del Tribunale federale, 

dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per gli 

interessati di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei loro 

confronti, di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, 

di poter prendere visione dell'incarto, di partecipare all'assunzione delle prove, 

di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo nonché di ottenere una 

decisione motivata (DTF 126 I 15 cons. 2a/aa e riferimenti).

c) I ricorrenti si considerano vittima di un diniego di giustizia, giacché al 

sopralluogo indetto nell’ambito del gravame dinnanzi al Governo non 
avrebbe personalmente presenziato alcun Consigliere di Stato. La censura 

non merita protezione. Come il Tribunale federale ha già avuto modo di 

precisare (DTF 110 Ia 82 cons. 5c e 109 Ia 2 cons. 2), il diritto di audizione 

non viene violato se nell’ambito di una procedura ricorsuale davanti 

all’esecutivo cantonale, nella delegazione incaricata del sopralluogo non è 

presente personalmente un membro di questa autorità. Nel caso concreto non 

sussistono poi motivi per dubitare della carente informazione dell’organo 

incaricato di statuire sul gravame. Infatti, per il dipartimento incaricato 

dell’istruttoria (DIV) erano presenti al sopralluogo due giuristi del segretariato 

del dipartimento e un pianificatore dell’ufficio di pianificazione con la 

praticante. Oltre al protocollo del sopralluogo poi, il Governo aveva a 

disposizione per la presa della propria decisione delle viste aeree dei luoghi 

ed il piano delle zone contestato. Era pertanto in queste condizioni 

indubbiamente possibile all’autorità farsi un quadro chiaro della concreta 

situazione sul posto e decidere di conseguenza. 

d) Anche la censura sul preteso rifiuto di poter visionare gli atti non merita 
conferma. Alla richiesta formulata dai ricorrenti di poter ottenere tutti gli atti in 

visione, seguiva la trasmissione del protocollo del sopralluogo 28 ottobre 2003 

e i richiedenti venivano resi attenti che una trasmissione del piano delle zone 

non era possibile, avendo il Governo a disposizione un solo esemplare 

dell’originale. In seguito all’ulteriore sollecitazione del 5 luglio 2004, ai 

ricorrenti venivano trasmessi il 12 luglio 2004 la fotocopia a colori del piano 

delle zone e le riprese aeree dei siti. Grazie alla possibilità di introdurre le 

proprie allegazioni completive anche in seguito, il diritto di visionare gli atti 

degli istanti è stato pertanto salvaguardato. Vada comunque precisato che, 

pur ammettendo la prassi di questo Giudice (PTA 2003 no. 38) l’esistenza di 

un diritto a richiedere l’edizione di fotocopie degli atti fatte tramite la 

fotocopiatrice dell’amministrazione per quanto questo non crei un 

sovraccarico di lavoro troppo ingente, il diritto di prendere visione degli atti è 

in principio garantito presso la sede dell’autorità. In questo senso, pretendere 

la trasmissione di piani che necessariamente vanno fatti a colori sembra 

esonerare dai diritti deducibili dal diritto di audizione, tanto più che su richiesta 

i ricorrenti avrebbero potuto consultare i piani anche presso il comune 

interessato. Sulla contestata completezza dell’incarto vada ai ricorrenti 

ricordato che non esiste alcun diritto a prendere visione -  per quanto esista - 

del protocollo delle sedute del Governo. Il resoconto di quanto deciso si 

traduce nelle considerazioni della decisione o del decreto, senza che gli 

interessati possano pretendere di aver accesso al risultato delle deliberazioni 

interne dell’organo collegiale, che solitamente sono solo orali. 

e) In principio, l’esigenza di una motivazione è rispettata non appena gli 
interessati possono, attraverso la decisione o sulla scorta di altri elementi della 

causa a loro noti, rendersi conto sufficientemente delle ragioni che stanno alla 

base della decisione (DTF 123 I 34 cons. 2c, 122 IV 8 cons. 2c). Per contro, 

la prassi non esige che l’autorità debba prendere posizione su tutti gli 

argomenti sollevati (DTF 121 I 57 cons. 2c e riferimenti), ma basta che si limiti 

alle questioni rilevanti ed essenziali (DTF 127 I 84, cons. 3 non pubblicato; 

126 I 102 cons. 2b e 124 V 181 cons. 1a e riferimenti). In definitiva, l’insieme 

dei motivi deve permettere all’interessato di afferrare le ragioni a fondamento 

del provvedimento per poterlo eventualmente deferire, con piena cognizione 

di causa, all’istanza superiore (DTF 124 II 146 cons. 2a, 121 I 57 cons. 2c e 

119 Ia cons. 4d). Per l’istante, non essendosi a sufficienza soffermato 

sull’atteggiamento contraddittorio del comune e avendo ignorato i precedenti 

giuridici del caso, il Governo avrebbe violato il diritto dei ricorrenti ad una 

sufficiente motivazione. La censura è infondata. Contrariamente a quanto 

preteso nel ricorso, il Governo ha discusso e vagliato l’atteggiamento assunto 

dall’autorità comunale e in particolare la proposta che era stata fatta agli istanti 

(vedi considerando 6 in fine del decreto impugnato), tanto è vero che le qualità 

per essere inserite in zona edilizia venivano riconosciute sia alle proprietà ni. 

1052 e 1053 che al fondo degli istanti. Per il resto, la poca rilevanza del fatto 

che nel 1991 la particella fosse stata assegnata all’altro territorio comunale 

per la sua attuale inclusione in zona edilizia e la mancanza di un diritto 

all’azzonamento sono stati ampiamente discussi nel decreto impugnato. Ne 

consegue che la decisione impugnata offre formalmente agli interessati una 

motivazione sufficiente. 

2. a) Materialmente, i ricorrenti considerano di avere un diritto all’inclusione della 

particella no. 1313 in zona edilizia sia per i precedenti giuridici della vertenza 

sia per essere stati contattati dall’autorità comunale a questo fine. 

b) I precedenti giuridici della presente vertenza non sono suscettibili di 
modificare le sorti del giudizio per i motivi che seguono. Come si è potuto 

stabilire in sede di sopralluogo, la particella no. 1313 era stata acquistata dai 

predecessori degli attuali ricorrenti nel 1962. Il fondo, situato prima dell’attuale 

revisione totale della pianificazione sull’altro territorio comunale, non è mai 

stato in zona edilizia. Per questo trattasi in ogni caso al massimo di una non 

assegnazione alla zona edilizia e non di una esclusione dalla stessa. 

Nell’ambito della revisione parziale della pianificazione del 1991 da parte 

dell’autorità comunale era previsto un inserimento della particella in zona 

edilizia, ma il Sovrano comunale rigettava la proposta nell’intento di porre un 

freno all’incontrollata costruzione di grossi complessi con appartamenti per 

turisti. In sede assembleare veniva ventilata la possibilità di una eventuale 

inclusione del fondo in zona edilizia, qualora fosse stata garantita una quota 

di abitazioni primarie del 50%. In sede di gravame davanti al Governo, 

quest’argomentazione era stata decisiva per l’assegnazione del fondo all’altro 

territorio comunale e non alla zona agricola (decreto governativo del 15/17 

luglio 1991 cons. 2e). Da questo precedente giuridico, ai ricorrenti doveva 

essere chiaro che all’inclusione del loro fondo in zona edilizia si opponevano 

propriamente delle considerazioni legate alla necessità di soddisfare anche i 

bisogni della popolazione locale e non solo dei non residenti (quota del 50% 

a favore della popolazione residente).

c) Tenendo in considerazione i precedenti della revisione parziale della 

pianificazione degli inizi anni ‘90, il comune contattava dieci anni dopo i 
proprietari della particella no. 1313 e proponeva loro un accordo atto a favorire 

la messa a disposizione - per la popolazione residente - di terreno edificabile 

a prezzi modici. Per questo ai due istanti veniva proposta l’assegnazione alla 

zona edilizia di tutto il loro fondo a condizione che ne cedessero la metà al 

comune ad un prezzo di favore. Come ripetutamente ribadito anche in sede 

di sopralluogo, i ricorrenti considerano questo agire ricattatorio e decisamente 

criticabile e reputano che il fondo non sia stato assegnato alla zona edilizia 

unicamente perché essi non avrebbero acconsentito alla proposta. La tesi 

cade a lato. Il fabbisogno di terreno edilizio in zona per i prossimi 15 anni, 

giusta quanto previsto all’art. 15 lett. b LPT, varia tra i 5 ed i 6.5 ha. 

Attualmente, il comune dispone però già di riserve per 7.5 ha. Ne consegue 

che per il fabbisogno prevedibile per i prossimi 15 anni non si giustifica alcun 

ampliamento della zona edilizia. Sotto questo aspetto la particella dei 

ricorrenti non aveva alcun motivo di essere assegnata alla zona edilizia. Se 

sono state intavolate delle trattative con i proprietari della particella no. 1313 

era propriamente per trovare una soluzione all’incipiente richiesta di terreni a 

prezzi abbordabili per i residenti, pretesa del resto legittima e non certo 

estranea agli scopi che è tenuta a perseguire la pianificazione. 

d) Gli istanti contestano l’esistenza di una sufficiente base legale per creare dei 
regimi favorevoli agli indigeni e che esista effettivamente un fabbisogno in 
questo senso. Nei propri allegati ricorsuali il comune ha saputo dimostrare 

l’interesse di ben tre nuove famiglie locali a voler risiedere sul territorio della 

frazione in oggetto. Tenuto conto di una popolazione indigena per … e … di 

poco superiore alle 500 unità, il fabbisogno della popolazione locale per 

risiedere sul territorio della frazione è con ciò decisamente comprovato. La 

problematica legata alle residenze secondarie riveste una grande importanza 

per la politica sociale dei comuni di montagna ed a forte affluenza turistica. 

L’incontrollato incremento di residenze secondarie porta infatti ad un uso poco 

parsimonioso del suolo ed al lievitare dei prezzi degli immobili in funzione 

dell’accresciuta domanda. Per questo la popolazione locale viene a volte 

confrontata con l’impossibilità di acquistare terreni a prezzi modici, è tenuta a 

vivere nei luoghi meno ambiti sul territorio comunale o a doversi cercare una 

residenza altrove. Come il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare, 

le misure volte a combattere la penuria di abitazioni per la popolazione 

residente sono d’interesse pubblico e costituzionali (DTF 117 Ia 141, 116 Ia 

207 e 112 Ia 65). Nell’evenienza, la situazione dell’…, dove i prezzi dei terreni 

risultano molte volte proibitivi per la popolazione locale, è notoria. Per questo 

nella regione vengono emanate un po’ ovunque disposizioni sulle quote per 

le residenze primarie (…, ..., … ecc.). Lo scopo che vogliono raggiungere 

queste normative, che è indubbiamente di interesse pubblico per un comune 

(RDAT II-1995 no. 31), può però essere preso in considerazione già a livello 

pianificatorio, come ha fatto il comune in oggetto. Considerato che uno dei 

principali obiettivi perseguiti dalla pianificazione territoriale è quello di 

conseguire un uso parsimonioso del suolo (art. 1 e 3 LPT), gli accenti che 

l’autorità comune ha posto nell’elaborazione del piano delle zone non danno 

in quest’ottica adito ad alcuna critica, ma concretizzano propriamente gli scopi 

della LPT. 

3. a) Resta da stabilire se l’assegnazione alla zona edilizia si imponeva per altri 

motivi. Giusta l’art. 15 LPT, le zone edificabili comprendono i terreni idonei 
all’edificazione che sono già edificati in larga misura (lett. a) o che 
prevedibilmente saranno necessari all’edificazione e urbanizzati entro quindici 

anni (lett. b). Come è già stato esposto nel considerando 2c che precede la 

necessità di un azzonamento ai sensi della lettera b dell’art. 15 LPT non è 

data. Resta pertanto da analizzare se le condizioni della lettera a siano o 

meno soddisfatte. Sono idonei all’edificazione i terreni rispondenti alle 

esigenze richieste dall’uso previsto. Si tratta da un lato della situazione di fatto, 

ossia delle condizioni naturali quali la topografia, l’esposizione e il clima e, 

dall’altro, degli scopi e principi della pianificazione territoriale. Per terreni già 

edificati in larga misura la prassi intende i gruppi di case effettivamente abitate 
e utilizzate, in principio a scopo non agricolo, e che l’insieme abbia le 

caratteristiche di un insediamento abitato compatto. La nozione di terreni già 

edificati in larga misura deve essere intesa in un senso restrittivo. Per essere 

considerato un terreno già edificato in larga misura il fondo deve trovarsi nel 

bel mezzo dell’area edificata (spazio intermedio) o nelle adiacenze della 

stessa, deve essere già urbanizzato, la sua superficie deve essere di limitate 

dimensioni e far parte dell’insediamento abitato (DTF 122 II 462 cons. 6a e 

riferimenti).

b) Come il sopralluogo ha permesso di stabilire ancora più chiaramente, il fondo 

non può essere considerato come uno spazio intermedio già in 
considerazione dell’entità della sua superficie rispetto agli insediamenti vicini. 

I tre nuclei abitativi che sovrastano la strada d’accesso lungo il lato nord-ovest 

oltre a non formare alcun insediamento compatto, sono di dimensioni tanto 

inferiori alla particella in oggetto che questa assume un carattere proprio (DTF 

121 II 417 cons. 5a) ed è escluso che possa essere ritenuta in un tale contesto 

uno spazio intermedio. Due di questi tre nuclei, separati tra di loro dalla zona 

bosco, sono poi edificati tra gli alberi, i quali nascondono in gran parte gli 

edifici alla vista, e gli stabili vengono a trovarsi in posizione sopraelevata 

rispetto al fondo in discussione. L’impressione che si ottiene stando sulla 

particella no. 1313 non è quella di trovarsi in una zona già ampiamente 

edificata, ma propriamente quella contraria. Sull’altro lato della strada 

cantonale, la morfologia del terreno è pianeggiante e caratterizzata da vasti 

spazi non edificati. La particella no. 1258, adiacente alla cantonale, non verrà 

munita di costruzioni di soprastruttura, visto che si trova nella zona per 

parcheggi sotterranei, per cui lo spazio aperto antistante la particella no. 1313 

resterà tale anche dopo la revisione totale della pianificazione. Per il resto 

quest’area antistante la particella si situa in zona agricola. In queste 

condizioni, il fondo dei ricorrenti non può essere considerato inserito in una 

zona edificata in larga misura e essere qualificato come uno spazio intermedio 

(vedi per una fattispecie alquanto simile la STA 712/97). 

4. a) La scelta operata a favore delle particelle ni. 1052 e 1053 sfugge alle censure 

di ricorso anche in considerazione della cognizione di cui gode questo 
Giudice nell’ambito della presente vertenza. Nei Grigioni infatti, il Governo non 

agisce solo in qualità di autorità di approvazione in materia di pianificazione, 

ma funge anche da autorità di gravame con pieno potere cognitivo (cfr. art. 

37a cpv. 2 LPTC). Il Tribunale amministrativo – statuendo su di una decisione 

di gravame a questi deferita – agisce come una seconda istanza cantonale la 

cui cognizione è quella sancita all’art. 53 LTA (PTA 1999 no. 44 e 1996 no. 

42, DTA 640/96 e per la conformità di tale cognizione all’art. 6 cifra 1 della 

Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo cfr. Herzog, Art. 6 EMRK und die 

kantonale Verwaltungsrechtspflege, pag. 368 e riferimenti, DTF 119 Ia 95 

cons. 5, 117 Ia 501 cons. 2c-f e 115 Ia 190 cons. 4). Il potere d’esame del 

Tribunale amministrativo si limita allora ad un controllo di diritto, ossia a 

giudicare se l’autorità ha fatto un uso eccessivo o illecito del proprio potere 

discrezionale (cfr. Herzog, o.c., pag. 370). Poiché nei Grigioni la pianificazione 

locale è di competenza dei comuni (vedi art. 10 cpv. 1 LPT in concomitanza 

con l’art. 4 cpv. 1 LPTC), questi godono di una certa libertà di apprezzamento 

nel disciplinare l’utilizzazione del territorio comunale e al Tribunale 

amministrativo non è concesso sostituire il proprio apprezzamento a quello 

dell’autorità comunale. La prova che l’autorità abbia adottato una soluzione 

opportuna basta per confermare la decisione, anche se l’autorità di ricorso, 

tra le varie soluzioni possibili nel caso concreto, avrebbe nella stessa 

situazione operato una scelta diversa. D’altro canto, una correzione in questa 

sede è possibile, non solo se la soluzione adottata è insostenibile, bensì 

anche quando gli interessi supracomunali della pianificazione lascino apparire 

la scelta operata come poco opportuna o gli scopi e i principi della 

pianificazione non siano stati debitamente presi in considerazione o vengano 

addirittura contraddetti. 

b) Nel caso che ci occupa nulla di questo può essere detto. Le due particelle ni. 
1052 e 1053 che sono state inserite nella zona edificabile possono godere 
delle necessarie opere viarie a cui fanno capo i fondi inseriti nel piano di 

quartiere ... La neo creata zona ampliamento nucleo 2 congiunge le due zone 

nucleo esistenti lungo lo stesso lato della strada e viene a formare una zona 

edilizia compatta anche con la zona nucleo di rimpetto alla strada d’accesso. 

Come è poi stato esposto ancora in sede di sopralluogo, gli insediamenti della 

frazione sono inizialmente nati in questa zona e rispetto alla posizione 

adiacente alla strada cantonale che caratterizza la particella no. 1313, 

l’ubicazione di questi due fondi si presta ancora meglio all’edificazione di case 

d’abitazione, non essendo la zona a contatto con importanti sorgenti di 

inquinamento fonico e ambientale. L’affermazione stando alla quale sul 

territorio della frazione l’edificazione segue in principio la linea della strada 

cantonale, come sostenuto dai ricorrenti, non permette di concludere 

all’arbitrarietà della scelta operata. Lungo la strada cantonale - ed in 

particolare in prossimità della particella no. 1313 - il carattere 

dell’insediamento non è continuo e come la particella dei ricorrenti si potevano 

prestare all’inclusione anche altri fondi  con le stesse o analoghe 

caratteristiche. Per questo Giudice non esistono in queste circostanze motivi 

plausibili per interferire nelle scelte operate dall’autorità comunale. Sia la 

particella dei ricorrenti che i fondi ni. 1052 e 1053 erano in termini pianificatori 

atti ad essere assegnati alla zona edilizia. Dopo il rifiuto opposto dai ricorrenti 

alla proposta loro fatta dall’autorità comunale era però evidente che solo le 

due particelle ni. 1052 e 1053 si conformavano agli specifici fabbisogni locali, 

per cui l’assegnazione alla zona edilizia è avvenuta a favore di quest’ultime. 

5. In conclusione, la non assegnazione alla zona edilizia della particella dei 

ricorrenti merita in questa sede protezione e il ricorso deve essere respinto. 

L’esito della controversia giustifica l’accollamento dei costi occasionati dal 

presente procedimento alla parte soccombente, la quale è pure tenuta a 

rifondere al comune convenuto, avvalsosi della collaborazione di un 

patrocinatore legale, un’equa indennità a titolo di ripetibili (art. 75 LTA). 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 5'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 288.--

totale fr. 5'288.--

il cui importo sarà versato da … e … responsabili in solido, entro trenta giorni 

dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del 

Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. … e … versano complessivamente al Comune di … fr. 2'500.- a titolo di 

ripetibili.