# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 80182ccb-3708-526a-902b-efcc394b5276
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-10-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 27.10.2003 52.2003.288
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-288_2003-10-27.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.288

   

  	
  Lugano

  27 ottobre 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 10 settembre 2003 di

 

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 26 agosto 2003 (n. 3620) del Consiglio
  di Stato, che respinge il gravame inoltrato dall’insorgente contro la
  decisione 9 maggio 2003 del municipio di __________ relativa all’imposizione
  della tassa per il servizio di raccolta e di eliminazione dei rifiuti per gli
  anni 2001 e 2002;

  

 

 

viste le risposte:

-    23 settembre 2003 del
Consiglio di Stato;

-      1° ottobre 2003 del
municipio di __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nel comune
di __________ il servizio di nettezza urbana è retto dal Regolamento per il
servizio di raccolta e di eliminazione dei rifiuti del 21 dicembre 1989 (in
seguito: RSRER), in vigore dal 1 gennaio 1990, e successive modifiche. Il
servizio è organizzato dal comune (art. 1 RSRER) e la consegna dei rifiuti è
obbligatoria (art. 5 RSRER). Per finanziare il servizio l'art. 20 RSRER
istituisce il prelievo di tasse. A tal fine gli utenti sono suddivisi in 6
categorie (art. 20 cpv. 1 RSRER): economie domestiche (categoria 1);
appartamenti di vacanza ai monti (categoria 1a); esercizi pubblici (categoria
2); uffici professionali (categoria 3); negozi e commerci (categoria 4);
artigiani, industrie e laboratori (categoria 5). L'art. 20 cpv. 4 RSRER
determina quindi le tasse annue minime e  massime per ciascuna categoria,
ritenuto che giusta il cpv. 2 della medesima disposizione, il municipio
determina ogni anno la tassa di raccolta ed eliminazione dei rifiuti in modo da
coprire al minimo l’80% ed al massimo il 100% del costo dei servizi di raccolta
e distribuzione dei rifiuti in base all’ultimo consuntivo approvato.

                                         In base
all’ordinanza municipale del 4 dicembre 2000 - parzialmente modificata il 28
gennaio 2003 per tenere conto della decisione governativa n. 4659 del 2 ottobre
2001 - dal 1 gennaio 2000 i tributi per la categoria 5, che qui più interessa,
sono i seguenti: fr. 510.- per le ditte con 1 impiegato, fr. 610.- per 2 impiegati,
fr. 710.- per 3 impiegati, fr. 810.- per 4 impiegati, fr. 910.- per 5
impiegati, fr. 990.- da 6 a 15 impiegati, fr. 1'070.- da 16 a 25 impiegati, fr.
1'160.- oltre i 26 impiegati.

 

 

                                  B.   a)
__________ è titolare a __________ di una ditta individuale di impianti
sanitari ed ha alle proprie dipendenze due operai.

                                         Il 21
febbraio 2003 il municipio di __________ ha emesso a carico di questa ditta le
tasse annue per il servizio raccolta e eliminazione rifiuti relative agli anni
2001 e 2002 per un importo di fr. 656,35 ciascuna (corrispondenti a fr. 610.- +
IVA).

                                         

b) Con reclamo 11 marzo 2003, __________ ha
contestato le predette tasse. Il 9 maggio 2003 il municipio di __________ ha
tuttavia respinto l’impugnativa.

                                  C.   a) Con
ricorso 22 maggio 2003 __________ è insorto davanti al Consiglio di Stato, sostenendo
che le suddette tasse sarebbero sproporzionate rispetto al quantitativo di
rifiuti solidi urbani effettivamente prodotto con la sua attività aziendale. In
quell’occasione ha pure lamentato una disparità di trattamento, sostenendo che
le tariffe previste dal municipio colpirebbero in misura maggiore le ditte con
pochi dipendenti, rispetto a quelle con un elevato numero di impiegati.

 

b) Con risoluzione 26 agosto 2003 il
Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa, rilevando che i tributi litigiosi
non disattendono né il principio della proporzionalità, né tantomeno quello di
uguaglianza.

 

 

                                  D.   Con ricorso
10 settembre 2003 __________ è insorto dinnanzi a questo Tribunale per
impugnare il suddetto giudizio governativo. L'insorgente ribadisce in sostanza
le censure già sollevate nel suo gravame al Consiglio di Stato e chiede una
riduzione delle tasse litigiose.

 

Il Consiglio di Stato e il municipio di
__________ hanno sollecitato la reiezione del gravame.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data (art. 208 cpv. 1 LOC). Il ricorso, tempestivo
(art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona legittimata ad agire (art. 43
PAmm), è dunque ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti,
senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. La
tassa per il servizio di raccolta ed eliminazione dei rifiuti è una tassa di
utilizzazione, vale a dire un compenso particolare imposto al privato per una
prestazione della pubblica amministrazione o per un servizio pubblico (DTF 111
Ia 326 = RDAT 1986 n. 38 consid. 7, in re comune di __________). Essa deve
pertanto poggiare su di una legge in senso formale ed ossequiare inoltre i
principi della copertura dei costi (condizione comunque controversa per talune
tasse di utilizzazione) e della proporzionalità: principio quest'ultimo che
secondo la terminologia comunemente invalsa in materia di tributi causali
assume la qualifica di equivalenza (cfr. per tutte le enunciazioni che
precedono DTF 118 Ia 320 segg. in re comune di __________, consid. 3, 4b e 4c
rispettivamente; inoltre DTF 111 Ia 326, consid. 7). La fissazione della tassa
in rassegna deve indi ossequiare il principio di uguaglianza ancorato all'art.
8 Cost. ed il divieto d'arbitrio sancito all'art. 9 Cost. (RDAT 1986 n. 38 consid.
6, ancora riferito all'art. 4 Cost. 1874). In quanto corrispettivo di una
prestazione speciale ai sensi degli art. 31 cpv. 2 (31b cpv. 1 dal 1 luglio
1997) e 48 cpv. 1 LPAmb, la tassa per il servizio di raccolta ed eliminazione
dei rifiuti deve infine rispettare il principio della causalità sancito
all'art. 2 LPAmb medesima (STA inedite 1.12.1993 in re K.-T., consid. 4;
2.5.1994 in re P. e LLCC, consid. 5.4.; 7.9.1994 in re M. SA, consid. 2;
28.4.1995 in re B., consid. 2 non pubblicato in RDAT II-1995 n. 23; 30.7.1996
in re comune di __________, consid. 2.1.; 23.9.1996 in re S., consid. 2.1.;
15.10.1996 in re comune di __________, consid. 2.1.; 27 febbraio 1997 in re
comunione ereditaria fu A. C., consid. 2.1.; URP 1994 N. 13, pag. 90 segg.).

Come ha avuto modo di affermare in più occasioni il Tribunale federale, il
prelievo dei costi concernenti il trattamento dei rifiuti urbani non avviene
tuttavia in applicazione diretta dei combinati art. 2 e 48 LPAmb. E' infatti
necessaria una regolamentazione cantonale, per la cui promulgazione i Cantoni,
rispettivamente i comuni ai quali tale compito è delegato (com'è il caso in
Ticino) godono di un certo margine di decisione. In questo ambito, in
particolare, il principio della causalità non può venire interpretato nel senso
che è lecita solo una ripartizione dei costi proporzionale alla quantità dei
rifiuti effettivamente prodotta. Una simile interpretazione obbligherebbe in
pratica gli enti pubblici ad introdurre la cosiddetta tassa sul sacco, mentre
che il legislatore federale non ha inteso limitare in maniera così importante
le competenze dei Cantoni in una materia politicamente tanto discussa (cfr. STF
del 20 novembre1995 in re comune di __________ e comune di __________, consid.
10b e 10c rispettivamente, pubblicate in RDAT I-1996 n. 51 e 52). Il Tribunale
federale ne ha concluso che i Cantoni rispettivamente i comuni godono di una
notevole libertà nello stabilire le tariffe per il servizio di raccolta e di
eliminazione dei rifiuti: le stesse dovranno comunque tendere a conseguire
quanto disposto dall'art. 2 LPAmb rispettando nel contempo, com'è già stato
detto, il principio della parità di trattamento e il divieto d'arbitrio
(ibidem).

 

Con modifica 20 giugno 1997, entrata in
vigore il 1 novembre successivo, è stato introdotta nella LPAmb una nuova
disposizione regolamentante il finanziamento dello smaltimento dei rifiuti
urbani, l'art. 32a. Questa norma concretizza il principio generale di causalità
ancorato all'art. 2 LPAmb nel contesto del finanziamento dello smaltimento dei
rifiuti urbani (Messaggio del Consiglio federale 4 settembre 1996, pubbl. in FF
1996, 1041 segg., 1060). Sebbene l'art. 32a LPAmb fissi taluni precisi criteri
che i Cantoni, rispettivamente i comuni, devono osservare nella determinazione
delle tasse di smaltimento dei rifiuti urbani, il margine di manovra lasciato
loro per soddisfare il principio di causalità rimane pur sempre ampio
(Messaggio citato, pag. 1061; DTF 125 I 449 consid. 3 b bb e cc). Il testo
dell'art. 32a cpv. 1 lett. a LPAmb, che vincola la fissazione della tassa al
tipo ed alla quantità dei rifiuti consegnati, si pone anzi, in una certa
misura, in conflitto con le intenzioni di Consiglio federale e Parlamento di
limitare al minimo detto margine, creando semplicemente un quadro generale
entro cui Cantoni e comuni avrebbero dovuto operare (cfr. V. Huber-Wälchli,
Finanzierung der Entsorgung von Siedlungsabfälle durch kostendeckende und
verursachgerechte Gebühren, URP 1999, 35 segg., 42 seg. con rinvii - alla nota
28 - agli interventi del consigliere agli Stati G.-R. Plattner e della
consigliera federale R. Dreifuss in BUCS 1996, pag. 1163 seg. e 1166).

 

2.2. La legislazione ticinese, che affida ai
comuni la competenza di raccogliere ed eliminare i detriti solidi (art. da 68 a
70 LALIA), li autorizza nel contempo a fissare le tasse per la copertura delle
relative spese. L'art. 70 LALIA dispone che i comuni devono disciplinare
mediante regolamento, da approvare dal Governo (cpv. 3), il servizio comunale
di raccolta ed eliminazione dei detriti solidi (cpv. 1): questo regolamento può
prevedere tasse che garantiscano la copertura delle spese (cpv. 2). L'art. 70
cpv. 2 LALIA lascia quindi al legislatore comunale ogni decisione circa il
principio ed i criteri di imposizione, limitandosi a fissare il limite
superiore della stessa. Ne discende che, sicuramente almeno per quanto concerne
il prelievo delle tasse, i comuni ticinesi dispongono di una notevole libertà
di decisione: godono pertanto di autonomia costituzionalmente protetta (RDAT
1986 n. 38 consid. 4; 1989 n. 39 consid. 3b; I-1991 n. 30 consid. 4b; I-1996 n.
51, consid. 7).

 

2.3. A livello comunale, nel territorio di
__________ la materia è disciplinata dal Regolamento per il servizio di
raccolta e di eliminazione dei rifiuti del 21 dicembre 1989, in vigore dal 1°
gennaio 1990, e successive modifiche.

 

 

3.Il ricorrente non contesta, a giusta ragione, l’esistenza di una valida
base legale per il prelievo dei contributi litigiosi; egli eccepisce tuttavia
che lo schematismo adottato dal comune di __________ nel definire le varie
categorie di imposizione previste dalla normativa comunale porterebbe a dei
risultati che non rispettano né il principio della proporzionalità, né quello
della parità di trattamento. A questo proposito rileva in particolare che
l’attuale regolamentazione fa sì che gli artigiani con alle dipendenze da 1 a 5
operai paghino una tassa sui rifiuti compresa tra fr. 510.- e fr. 182.- per
operaio, mentre che gli artigiani con un effettivo di personale compreso tra 6
e 26 operai siano chiamati a versare un tributo più modesto, che va da fr.
165.- a fr. 44,60 per operaio. Aggiunge che nel suo caso egli si trova a dover
corrispondere una tassa annua che, se rapportata al numero dei suoi dipendenti,
ammonta a fr. 305.- per operaio, ciò che equivale a sette volte quanto deve
versare per ogni operaio una ditta con 25 dipendenti. Conclude affermando di
svolgere da anni la sua attività aziendale nel massimo rispetto dell’ambiente e
di ritenere quindi ingiusto che l’ente pubblico non sia disposto a tenere conto
di questi suoi sforzi.

4.4.1. Detti argomenti non possono essere condivisi. Il ricorrente
sviluppa le proprie tesi partendo in sostanza dall’assunto (errato) che la
tassa per il servizio in questione sia esclusivamente correlata al quantitativo
di rifiuti prodotto, il quale a sua volta dipenderebbe soltanto dalle
dimensioni dell’attività svolta dal singolo utente. Sennonché, come giustamente
sottolineato dal Consiglio di Stato, né la legislazione federale, né la prassi
in materia esigono ciò. Occorre infatti considerare che l’ente pubblico deve
sopportare tutta una serie di costi che non dipendono affatto dal citato
aspetto quantitativo. Tali costi concernono in particolare (ma non solo)
l’approntamento di un servizio che non consiste soltanto nella raccolta
dell’immondizia presso le varie abitazioni e i commerci del comprensorio
comunale, ma comporta pure l’organizzazione e la gestione dei centri di
raccolta differenziata presso i quali i cittadini sono tenuti a consegnare
determinati generi di scarti urbani e che, in quanto tale, dev’essere mantenuto
in stato di costante efficienza, onde permettere alle autorità comunali di far
fronte in qualsiasi momento ad un incremento dei rifiuti dipendente dall’azione
degli utenti. Ora, gli oneri che ne derivano non sono in relazione diretta con
la produzione effettiva di rifiuti. Essi vanno quindi ripartiti tra i tutti gli
utenti, senza tenere conto della frequenza con la quale ciascuno di loro
sollecita effettivamente il servizio in parola.

In quest’ottica, si può affermare che il tributo annuo a carico dei cittadini
si compone per una parte di una sorta di tassa di base, dovuta per
l’allacciamento obbligatorio ad un servizio di pubblica utilità, e per il resto
di una tassa d’uso in senso stretto, commisurata secondo criteri schematici
all’effettiva produzione di scarti prodotta dal singolo utente. Sbaglia dunque
il ricorrente allorquando, volendo valutare il proprio onere contributivo
rispetto a quello degli altri utenti inclusi nella sua medesima categoria tariffale,
si limita a dividere l’intero ammontare della tassa per il numero di dipendenti
e a confrontare le cifre così ottenute, senza tenere conto di quanto appena
esposto. Procedendo in tal modo, egli tralascia di considerare che una frazione
non indifferente del tributo postogli a carico dal municipio di __________
serve alla copertura dei costi di base necessari all’allestimento e
all’organizzazione del servizio in parola e, pertanto, grava nella stessa
misura su tutti gli utenti, a prescindere dalla mole di rifiuti che essi producono.

4.2. Fatte queste premesse e considerato che ai fini della determinazione delle
tasse, dottrina e giurisprudenza riconoscono al legislatore la possibilità di
far capo, per motivi di praticità, a criteri schematici, dedotti
dall’esperienza (DTF 125 I 185 consid. 4h; Imboden/Rhinow,
Verwaltungsrechtsprechung, vol II, Basilea e Francoforte 1986, N. 110 B V), si
deve concludere che il tariffario allestito dal municipio di __________ con
risoluzione 28 gennaio 2003 non può essere considerato lesivo né del principio
di causalità, né del principio di uguaglianza, perlomeno per quanto attiene
alla categoria d’utenza n. 5. Prevedendo infatti degli importi che vanno da un
minimo di fr. 510.- per le ditte più piccole ad un massimo di fr. 1'160.- per
le ditte con 26 o più impiegati, l’esecutivo comunale ha tenuto adeguatamente
conto dei vari fattori che concorrono a definire la partecipazione di ogni
utente al finanziamento del servizio in questione, senza con ciò generare
alcuna discriminazione di sorta tra le aziende più piccole e quelle più grandi.

Per quanto attiene poi alla proporzionalità del tributo, va detto che il
ricorrente, il quale è titolare di una ditta di impianti sanitari, non contesta
di far capo con una certa assiduità e regolarità al servizio di raccolta e di
eliminazione dei rifiuti organizzato dal comune di __________. Egli ha infatti
a più riprese ammesso di consegnare all’incirca un sacco della spazzatura ogni
settimana e di esporre i cartoni degli imballaggi in occasione della raccolta
della carta. Ora, se si considera che, mediante il versamento di un contributo
unico di fr. 610.- all’anno (IVA non compresa), egli non solo è tassato per
l’uso effettivo del servizio che fa, ma partecipa pure al finanziamento di un
servizio pubblico obbligatorio e permanente che contribuisce al mantenimento
dell’ordine della pulizia e dell’igiene all’interno del comprensorio comunale,
si deve ammettere che il tributo in questione non può essere ritenuto
manifestamente sproporzionato rispetto ai vantaggi economici e giuridici di cui
il contribuente beneficia, come pure al suo interesse per la prestazione
fornitagli dall’ente pubblico; ragione per la quale il principio di equivalenza
appare, in concreto, rispettato.

 

 

5.Sulla scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso, infondato,
va respinto.

La tassa di giustizia dev’essere posta a carico del ricorrente (art. 28 Pamm).

Per questi motivi,

visti gli art. 8 Cost.; 2, 31, 31b, 32a, 48 LPAmb; da
68 a 70 LALIA; 208 e 209 LOC; 18, 28, 43, 46, 61 Pamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 600.- è posta a carico del ricorrente.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario