# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2b9b4fb7-be51-5585-a707-8dedb57ac3af
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.11.2023 A-2262/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-2262-2021_2023-11-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-2262/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 3  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Annie Rochat Pauchard (presidente del collegio),  

Iris Widmer, Keita Mutombo,  

cancelliere Simone Aldi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,…,    

patrocinato dall'avv. Emanuele Stauffer,  

Bertoli Stauffer Avvocati,…,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d'informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II Re-

parto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collaterali – 

autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità richie-

dente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale delle 

contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in materia 

fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Con-

federazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposi-

zioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito 

e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in combinato 

disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in vigore dal 

13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU 2016 

2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988 sulla 

reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di se-

guito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente. 

Le persone interessate dalle predette otto domande sono presumibilmente 

contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste allegate 

alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera è la banca 

B._______, con sede a Zurigo. La tipologia d’imposta interessata è l’impo-

sta sul reddito delle società / persone fisiche. 

A.b Nelle domande la fattispecie viene descritta come segue: 

« […] 

1. Un Reparto della Guardia di Finanza ha sottoposto a verifiche e controlli 
fiscali:  

a) la stabile organizzazione di C._______;  
b) la stabile organizzazione di B._______;  
c) D._______;  

tutte appartenenti al Gruppo societario in oggetto.  

Le evidenze istruttorie emerse hanno consentito di individuare alcuni schemi 
evasivi funzionali all’occultamento all’Amministrazione Fiscale italiana della 
reale situazione patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani. 
In particolare, le citate società del E._______, come peraltro emerso anche 
sugli organi di stampa nazionali, agivano proattivamente nel mettere a 
disposizione di propri clienti veicoli societari (società-schermo estere cui 
fittiziamente intestare le posizioni finanziarie gestite) o finanziari (creazione 
di polizze assicurative e/o rapporti bancari che consentissero l’anonimato 
del titolare/beneficiario della posizione finanziaria) al fine di agevolare la 
detenzione all’estero di asset in completa violazione delle disposizioni 
normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane.  

Nello specifico al termine delle attività ispettive, è stata constatata 
l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di B._______. Il 

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procedimento amministrativo tributario si è concluso mediante il versamento 
all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro.  

Parallelamente alle attività di verifica fiscale, lo stesso Reparto del Corpo 
ha, altresì, effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura 
della Repubblica di Milano, nell’ambito di un procedimento penale accesso 
per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità ammini-
strativa delle società ed enti ex D.Lgs. n. 234 del 2001 che disciplina la 
responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Le investigazioni 
hanno consentito di accertare in capo a B._______ (principale società del 
Gruppo) responsabilità specifiche per aver omesso di adottare ed 
efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare 
la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuoso (ex 
artt. 5, comma 1, lett. a) e b), 6, 7, 8, 21 e 25 octies del D.Lgs. n. 231 del 
2001).  

Il procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si è concluso con 
una sentenza di condanna ex D.lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato 
presupposto di riciclaggio, a seguito della quale B._______. ha versato la 
somma complessiva di 8,5 milioni di euro.  

2. Nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, sono stati 
acquisiti, anche mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology 
di E._______, documenti informatici nella disponibilità di dipendenti delle 
società sub l. e relativi a 18.126 posizioni (sostanzialmente distinte tra 
polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima 
parte italiani, per un patrimonio sottostante pari a 18.221.354.346 di euro. I 
successivi riscontri effettuati con l’ausilio delle banche dati in uso 
all’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine 
disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi 
finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, 
hanno consentito di:  

a) identificare compiutamente contribuenti italiani titolari di 3.297 posizioni 
tra polizze e rapporti finanziari (per un controvalore pari a 
2.794.045.542 euro), nei cui confronti sono state avviate azioni ispettive, 
alcune già concluse e altre in corso di ulteriori approfondimenti in ambito 
nazionale. Per le attività portate a compimento, al 16 gennaio 2017, sono 
già stati effettuati versamenti all’Erario italiano per euro 172.969.761,31 
a titolo di imposte, sanzioni e interessi;  

b) estrapolare 9.953 posizioni (per un patrimonio sottostante pari comples-
sivamente ad euro 6.676.134.954) per le quali, utilizzando le usuali fonti 
d’informazione previste dalla procedura fiscale interna, non è stato 
possibile identificare compiutamente ed inequivocabilmente i titolari e/o 
i beneficiari effettivi;  

c) individuare complessivamente ulteriori 2.441 polizze/rapporti (per un 
patrimonio sottostante pari complessivamente ad euro 5.266.460.130) 
relativi a rapporti di clienti italiani che verosimilmente si sono rivolti a 
intermediari operanti sul territorio italiano; dette posizioni non sono, allo 
stato, oggetto di richiesta di cooperazione internazionale.  

3. Con riferimento alle 9.953 posizioni di cui sub 2.b., si è proceduto a 
raggruppare i relativi elementi in nr. 8 specifici elenchi, contenenti categorie 
omogenee di dati. In particolare:  

a) i primi quattro elenchi sono accomunati dalla specifica indicazione di un 
nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto; essi 

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concernono, quindi, posizioni riferibili a soggetti italiani con presenza di 
nome e cognome ovvero ragione sociale. Più in particolare:  

(1) elenco di n. 664 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 807.818.464, con specifica indicazione del cognome e nome 
e per le quali risulta indicato anche il cd. C.I.F.;  

(2) elenco di n. 1.022 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 156.402.243, con specifica indicazione del cognome, nome e 
cittadinanza italiana;  

(3) elenco di n. 2.857 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 674.170.432 relativi a persone fisiche, con specifica 
indicazione del cognome, nome e residenza in Italia;  

(4) elenco di n. 707 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.525.347.458 relativi a soggetti diversi da persone fisiche, per 
le quali si dispone della denominazione;  

b) gli ulteriori quattro-elenchi sono accomunati dall’assenza di nominativo 
nel campo relativo all’intestatario del rapporto:  

(1) elenco di n. 898 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 1.321.861.595, per il quale è indicato, oltre al numero di 
polizza, anche il c.d. C.I.F. intestato ad intermediari del E._______;  

(2) elenco di n. 372 polizze, per un valore sottostante pari ad 
Euro 230.263.313, identificate esclusivamente a mezzo numero di 
polizza;  

(3) elenco di n. 23 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad 
Euro 89.143.356, per il quale è indicato iI C.l.F. intestato a società 
del E._______;  

(4) elenco di n. 3.440 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari 
ad Euro 1.874.128.093, per il quale è indicato il C.l.F. intestato a 
posizioni cifrate. 

Per quanto sopra, emerge l’esigenza di attivare i canali di cooperazione al fine 
di identificare compiutamente od inequivocabilmente i soggetti italiani titolari 
e/o beneficiari effettivi delle citate posizioni (polizze e/o rapporti finanziari) ed 
appurare se tali soggetti abbiano correttamente adempiuto agli obblighi di 
monitoraggio fiscale e dichiarativi previsti dall’ordinamento italiano. A tal 
riguardo, giova evidenziare che i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso 
delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare 
indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in 
relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: 
la cittadinanza, la residenza, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in 
Italia (codice Paese ”111"; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit; ecc.).  

La richiesta di collaborazione è, pertanto, diretta a consentire l’effettuazione, 
anche attraverso una sistematica e puntuale ricognizione delle informazioni a 
disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta 
analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni 
dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal 
D.L. n.167/90 da essi commesse […] ». 

I suddetti elenchi sono stati spiegati dall’autorità richiedente italiana in otto 

domande separate corredate da esempi. Nella misura in cui le predette otto 

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domande di assistenza amministrativa sono – fatta eccezione per gli 

esempi ivi indicati – identiche, l’AFC le ha trattate come una sola domanda 

di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste. 

A.c Nel caso in esame, la domanda in oggetto fa riferimento alle posizioni 

contenute nell’elenco sub 3.b.(4), e meglio: 

« […] i dati concernenti 3'410 posizioni finanziarie (rapporti finanziari esteri), 
con l’indicazione del rispettivo codice C.I.F. [ovvero il numero cliente] con inte-
stazione un codice alfanumerico o altra denominazione non rappresentante ra-
gione di società estere […] ». 

A.d Con scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana – a seguito di 

vari scambi di corrispondenza intercorsi con l’AFC, che non occorre qui 

evocare in dettaglio – ha poi circoscritto le sue otto domande di assistenza 

amministrativa al periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017 

(e non più dal 1° gennaio 2014, come inizialmente richiesto il 10 luglio 

2017), chiedendo all’AFC le seguenti informazioni, sulla sola base 

dell’art. 27 CDI CH-IT (e non più anche sulla base della MAC): 

«[…]  

a) per i conti bancari: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto;  
(ii) dell’avente / degli aventi diritto economico;  
(iii) nel caso in cui un/una titolare del conto oppure un avente diritto 

economico fossero deceduti, le informazioni sono richieste per 
tutti i successori legali o le persone alle quali sono stati versati 
i valori patrimoniali, se conosciuti;  

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data della chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017; 

b) per le polizze assicurative: 

− i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio 
conosciuto:  

(i) del/della titolare / dei titolari del conto (compagnia di 
assicurazioni);  

(ii) dell’assicurato (« policy holder »);  
(iii) dei beneficiari residenti in Italia durante il periodo interessato e 

i quali hanno ricevuto dei versamenti; 

− il tipo di relazione bancaria;  

− la data di chiusura del conto;  

− la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 
31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 […] ». 

 

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B.  

B.a Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la 

banca B._______ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è 

stata inoltre invitata ad informare le persone interessate e legittimate a ri-

correre in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti 

essenziali del contenuto della domanda. 

B.b Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca B._______ ha 

dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha 

provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere.  

B.c Con pubblicazione nel Foglio federale del (…), l’AFC ha anch’essa in-

formato le persone interessate e legittimate a ricorrere della procedura di 

assistenza amministrativa pendente e delle parti essenziali del contenuto 

della domanda di assistenza amministrativa. Le persone interessate e le-

gittimate a ricorrere sono state invitate a indicare all’AFC entro 20 giorni il 

loro indirizzo attuale in Svizzera o in Italia, o a designare un rappresentante 

autorizzato a ricevere notificazioni in Svizzera o in Italia. Sempre nella ci-

tata pubblicazione, l’AFC ha altresì indicato alle persone interessate la pos-

sibilità di optare per la procedura semplificata, comunicando loro che, in 

caso di mancata adesione a tale procedura, la stessa avrebbe emesso una 

decisione finale per ogni singola persona interessata, rispettivamente legit-

timata a ricorrere. 

B.d Con scritto del 24 settembre 2020, il signore A._______ – per il tramite 

del suo patrocinatore e dopo avere avuto accesso agli atti in data 4 set-

tembre 2020 – si è opposto alla trasmissione delle informazioni all’autorità 

richiedente italiana. 

B.e Con decisione finale del 16 aprile 2021, l’AFC ha accolto la domanda 

di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 fondata sulla lista 

sub 3.b.(4) per quanto concerne il signore A._______, concedendo l’assi-

stenza amministrativa all’autorità richiedente italiana. 

C.  

C.a Avverso la predetta decisione finale, il signore A._______ (di seguito: 

ricorrente o insorgente) ha inoltrato ricorso il 10 maggio 2021 dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). Protestando 

spese, tasse e ripetibili, il ricorrente chiede in via principale l’annullamento 

della decisione del 16 aprile 2021 e che all’autorità richiedente italiana non 

venga accordata alcuna assistenza amministrativa. In via subordinata  

– sempre protestando spese, tasse e ripetibili – il ricorrente chiede 

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l’annullamento della decisione del 16 aprile 2021 e che gli atti vengano 

retrocessi all’AFC affinché emetta una nuova decisione che si pronunci 

sulle censure da egli invocate. 

C.b Con risposta del 19 agosto 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) 

ha postulato la reiezione del ricorso, riconfermando essenzialmente le pro-

prie argomentazioni esposte con decisione del 16 aprile 2021. 

D.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i ri-

corsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in 

casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge fede-

rale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazionale in 

materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).  

Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della conven-

zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della 

CDI CH-IT. Presentata il 10 luglio 2017, la domanda di assistenza litigiosa 

rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a contra-

rio). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni ge-

nerali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche della 

LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Circa la natura della domanda di assistenza amministrativa italiana del 

10 luglio 2017 (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore su 

chiavetta USB [di seguito: inc. AFC]), il Tribunale precisa già sin d’ora che 

la stessa è invero composta da otto domande separate di assistenza am-

ministrativa, di identico contenuto (eccetto per quanto concerne gli esempi 

ivi indicati), fondate su otto liste di numeri di conto bancario e/o di polizze 

assicurative, che l’autorità inferiore ha trattato come una sola domanda di 

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assistenza amministrativa basata su otto liste (cfr. decisione impugnata, 

pag. 4). Tale modo di procedere è di per sé adeguato, dal momento ch’ef-

fettivamente la fattispecie alla base delle otto domande è la medesima, 

sicché può di principio essere seguito pure dal Tribunale. Cionondimeno, 

nella misura in cui le otto liste alla loro base differiscono per contenuto, 

l’ammissibilità della domanda andrà esaminata di volta in volta tenuto conto 

della lista determinante nello specifico. Per quanto concerne la presente 

procedura, la domanda è fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.b.(4) di 

3'410 posizioni finanziarie (rapporti finanziari esteri). 

Ora, la domanda in oggetto, che di fatto identifica le persone interessate 

mediante un numero di conto bancario e/o di polizza assicurativa, è chia-

ramente una « domanda collettiva » (o « domanda su lista ») ai sensi della 

giurisprudenza del Tribunale federale, fondata sull’art. 27 CDI CH-IT in 

combinato disposto con la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo (cfr. DTF 146 

II 150 considd. 4.4-4.5; consid. 4.3.2 del presente giudizio, circa la distin-

zione tra domanda collettiva e raggruppata). 

1.3 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la 

legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). 

Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito. 

1.4 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del 

ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 1.3 con rinvii).  

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-

tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o in-

completo di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’ina-

deguatezza (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor 

dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. 2.149). 

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

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massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia li-

mitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, op. cit., n. 1.55). Il 

principio inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limi-

tata dal dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 

143 II 425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il 

dovere processuale di collaborazione concernente in particolare il ricor-

rente che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, com-

prende, in particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare 

il giudice sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in 

caso contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della ca-

renza di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 

consid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

3.1 Il ricorrente censura innanzitutto una violazione del suo diritto di essere 

sentito in correlazione con la decisione impugnata in quanto – a suo dire – 

questa non analizzerebbe le censure da egli sollevate in sede di osserva-

zioni, così come i mezzi di prova da egli offerti (cfr. ricorso del 10 maggio 

2021, lett. A, punti n. 1-13). Le considerazioni dell’autorità inferiore sareb-

bero infatti generiche e standard, così come le stesse sarebbero state uti-

lizzate in tutte le procedure riscorsuali. Anche la sua richiesta di esperire 

delle verifiche presso il detentore delle informazioni sarebbe stata – a torto 

– ignorata, essendo – di fatto – tale aspetto determinante al fine di « gene-

rare un assetto fattuale corretto sui cui innestare una decisione finale ». A 

dire del ricorrente, sarebbe infatti stato sufficiente domandare alla banca 

se il conto interessato fosse già stato oggetto di un regolare scambio di 

informazioni: in tal modo, si sarebbe potuto appurare come l’inserimento 

della relazione interessata nella categoria destinata a trasmissione era da 

ricondurre a un errore della banca. L’onere di motivazione posto in capo 

all’autorità inferiore sarebbe quindi stato disatteso, così come tale modo di 

agire sarebbe incompatibile con il precetto giuridico secondo il quale l’au-

torità competente deve procedere d’ufficio ad accertare in maniera esatta 

e completa i fatti giuridicamente rilevanti. La decisione andrebbe quindi an-

nullata e gli atti ritornati all’AFC affinché proceda a emettere una decisione 

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che si confronti con le argomentazioni sollevate dal ricorrente in corso di 

procedura. In merito a tale questione, il ricorrente domanda l’emissione di 

una decisione incidentale e pregiudiziale circa la violazione dell’art. 29 Co-

stituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 

(RS 101; di seguito: Cost.) (cfr. ricorso del 10 maggio 2021, lett. A). 

Tali censure di natura formale vanno qui esaminate prioritariamente dal Tri-

bunale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può, di 

principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen-

dentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7). 

3.2  

3.2.1 Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall’art. 29 

cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall’art. 34 PA, implica in particolare il 

dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero 

in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima 

e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di 

ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 

I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità 

si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o nell’al-

tro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere posi-

zione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, ma 

può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione 

(cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1).  

3.2.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un aspetto 

del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fatto da provare sia 

rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per constatarlo 

e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. Confor-

memente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di prova 

offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia co-

stituzionale permette all’autorità di porre un termine all’istruzione, allor-

quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con-

vinzione e che essa, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezza-

mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non potreb-

bero condurla a modificare la sua opinione. L’autorità può dunque rinun-

ciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto di 

essere sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 con-

sid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-2845/2020 del 19 luglio 2021 con-

sid. 2.3 con rinvii; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2). 

A-2262/2021 

Pagina 11 

3.2.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia 

fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla 

LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli 

atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. sentenza 

del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3). 

3.2.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può es-

sere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tut-

tavia rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di 

una violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte 

lesa. Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in pre-

senza di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione im-

pugnata e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera 

formalità e conducano ad un inutile prolungamento della procedura incom-

patibile con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza 

(cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.3). 

3.3 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere sentito 

in rapporto alla motivazione generica/standardizzata delle decisioni finali 

dell’autorità inferiore nell’ambito dell’assistenza amministrativa in materia 

fiscale, il Tribunale rileva che lo stesso ha già avuto modo di pronunciarsi 

al riguardo in correlazione con una domanda collettiva di assistenza ammi-

nistrativa francese nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 (consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa 

è conforme alle esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito 

e appare giustificata nel contesto di un’amministrazione che emana deci-

sioni di massa, come nel caso delle procedure di assistenza amministrati-

va. Nella misura in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale 

federale non essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF 

2C_435/2021 del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di disco-

starsene, sicché va applicata anche ai presenti casi concernenti la doman-

da collettiva di assistenza amministrativa italiana. 

Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto 

ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nella de-

cisioni impugnata l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata, 

senza riferimento esplicito alla presa di posizione del ricorrente, i motivi per 

A-2262/2021 

Pagina 12 

i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all’autorità richie-

dente italiana, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assistenza 

amministrativa italiana vada accolta, vero è anche che tale motivazione 

standardizzata non pregiudica tuttavia il diritto di essere sentito del ricor-

rente. Nonostante l’uso di paragrafi standardizzati – il cui uso appare giu-

stificato nel contesto di un’amministrazione che emana decisioni di massa 

– gli argomenti giuridici esposti dall’autorità inferiore nella decisione impu-

gnata risultano chiari e permettono di comprendere le ragioni per cui le 

censure sollevate dal ricorrente con scritto 24 settembre 2020 non sono 

state da essa considerate come decisive. Nella fattispecie, tale è segnata-

mente il caso per gli argomenti relativi all’assenza di indizi sufficienti  

(cfr. consid. 4.4 e 4.5 della decisione 16 aprile 2021), al mancato adempi-

mento del criterio della verosimiglianza rilevante (cfr. consid. 4.6 della de-

cisione 16 aprile 2021), etc.  

In altri termini, da un esame della decisione impugnata, risulta ch’essa è 

sufficientemente motivata affinché il ricorrente possa comprenderne la por-

tata e contestarla con cognizione di causa, così come richiesto dal diritto 

di essere sentito (cfr. consid. 3.2 del presente giudizio), ciò che peraltro 

esso ha fatto. Con ricorso del 10 maggio 2021, il ricorrente ha potuto infatti 

contestare pienamente in questa sede detta decisione, indicando i motivi 

per cui ritiene la domanda di assistenza amministrativa italiana come inam-

missibile, rispettivamente perché i suoi dati non dovrebbero essere tra-

smessi all’autorità richiedente italiana.  

3.4 Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del 

suo diritto di essere sentito in rapporto alla motivazione standardizzata 

della decisione impugnata – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso 

– va comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 3.2.4 

del presente giudizio), dal momento che il ricorrente ha potuto esporre nuo-

vamente le proprie censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per 

quanto necessario, nel contesto del presente giudizio. In merito al fatto che 

l’autorità inferiore non avrebbe esperito le dovute verifiche presso la banca 

– così come richiesto dal ricorrente – si rinviano le parti a quanto verrà 

esposto al consid. 6.2.2 del presente giudizio. 

Visto quanto precede, le sopraesposte censure sono dunque respinte, così 

come l’emissione di una decisione incidentale e pregiudiziale (cfr. con-

sid. 3.1 del presente giudizio) non si avvera necessaria. 

 

A-2262/2021 

Pagina 13 

4.  

Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la decisione finale del 16 aprile 

2021 dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda col-

lettiva del 10 luglio 2017 di assistenza amministrativa in materia fiscale 

inoltrata dall’autorità richiedente italiana, sulla base dell’art. 27 CDI CH-IT, 

per quanto concerne il ricorrente. In tale contesto, per il Tribunale si tratta 

essenzialmente di esaminare l’ammissibilità della predetta domanda, sia 

dal punto di vista formale che da quello materiale, alla luce delle puntuali 

censure sollevate dal ricorrente. 

A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi ap-

plicabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudi-

zio). 

4.1  

4.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT. 

Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul 

piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione 

per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; di seguito: MC 

OCSE) e sulla politica svizzera in materia di convenzioni in questo ambito 

(cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’approvazione di un Pro-

tocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le 

doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio CDI 

CH-IT]). Per analogia alla giurisprudenza del Tribunale federale resa in me-

rito alla Convenzione del 26 febbraio 2010 tra la Confederazione Svizzera 

e il Regno dei Paesi Bassi per evitare la doppia imposizione in materia di 

imposte sul reddito (RS 0.672.963.61; di seguito: CDI CH-NL; cfr. DTF 143 

II 136 consid. 5.3.2 [concernente la CDI CH-NL]), anche la CDI CH-IT e il 

Protocollo aggiuntivo che ne fa parte integrante devono essere qui consi-

derati come un’unità interpretativa. Da ciò deriva che sia la CDI CH-IT che 

il Protocollo aggiuntivo sono qui vincolanti ex art. 190 Cost. Nella loro ver-

sione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I e II del Protocollo 

di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le disposizioni del 

Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle domande di informa-

zioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si riferiscono a fatti 

e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 o dopo questa 

data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015; RU 

2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5637; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 con-

sid. 4.1.1; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.1; A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 3.3.1).  

A-2262/2021 

Pagina 14 

Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza amministrativa in 

oggetto, presentata il 10 luglio 2017 dall’autorità richiedente italiana e ri-

guardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017.  

4.1.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del 

Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze for-

mali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali dello 

Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità fiscali 

dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni se-

condo l’art. 27 CDI CH-IT: 

(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; 

(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda; 

(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni 

sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali 

informazioni dallo Stato richiesto; 

(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;  

(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle 

informazioni richieste. 

Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non 

devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di 

informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI 

CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il conte-

nuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto a for-

nire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo sus-

sidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta lista 

è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma scrupo-

losamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni sufficienti 

a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda (cfr. DTF 144 II 

206 consid. 4.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF 

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.1.2;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.2; A-2980/2019 del 20 maggio 

2020 consid. 3.2). 

4.2 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, le autorità competenti degli Stati con-

traenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per applicare 

le disposizioni della presente Convenzione oppure per l’amministrazione o 

l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi natura o 

denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro suddivi-

sioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista non sia 

A-2262/2021 

Pagina 15 

contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile – ovvero, 

la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio d’informa-

zioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.2;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.1). 

L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni 

richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta 

pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la tra-

smissione d’informazioni, solo perché da lui considerate prive di pertinenza 

per l’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI CH-IT; DTF 

144 II 206 consid. 4.3 con rinvii; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4 [che 

evoca in particolare una « ripartizione dei ruoli » tra Stato richiedente e 

Stato richiesto]). La condizione « verosimilmente rilevante » può essere 

soddisfatta sia in casi relativi ad un singolo contribuente (identificato con il 

nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una pluralità di contribuenti 

(identificati con il nome oppure altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo 

aggiuntivo). Il ruolo dello Stato richiesto si limita ad un controllo della plau-

sibilità; egli deve limitarsi a verificare l’esistenza di un rapporto tra la fatti-

specie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente la presunzione 

della buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 

142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 con-

sid. 4.2; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del  

21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.2 con rinvii). 

Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al momento 

della formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabilità che 

le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illustrate e 

quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo nello Stato 

richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto non può 

respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché sarebbe 

giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 

161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.2; 

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020 consid. 4.2.1.3). 

 

A-2262/2021 

Pagina 16 

4.3  

4.3.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio 

possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere 

una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-

dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari 

fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del 

Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 146 II 150 consid. 6.1.2; 

144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 

del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 

dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing expe-

ditions » corrisponde al principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 

Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assistenza ammini-

strativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non è atteso dallo 

Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca necessariamente 

a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.3.1;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.1; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.1). 

4.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expedi-

tion » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o en-

trambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. L’iden-

tificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con altre 

modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richiedente 

(cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-3060/2018 del 3 novembre 2020 consid. 4.2; A-6226/2017 del 21 marzo 

2019 consid. 4.2.2 con rinvii; ANDREA OPEL, in: Zweifel/Beusch/Oesterhelt 

[ed.], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Amtshilfe, 2020, § 10 

n. 64). Ciò è il caso delle domande raggruppate (« Gruppenersuchen ») ai 

sensi dell’art. 3 lett. c LAAF fondate sull’art. 27 CDI CH-IT che identificano 

i contribuenti interessati mediante un modello di comportamento, la lett. ebis 

n. 3 del Protocollo precisando infatti che la condizione « verosimilmente 

rilevante » può essere soddisfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di 

contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti. Analogo discorso 

vale altresì per le domande collettive (chiamate anche domande su lista; 

« Listenersuchen ») che – a differenza delle domande raggruppate – non 

identificano le persone interessate mediante un modello di comportamen-

to, bensì per nome o per mezzo di un elenco di numeri, come i numeri di 

carta di credito o di conto corrente bancario. Le domande collettive vanno 

considerare come un insieme di richieste individuali. Per motivi di econo-

mia procedurale, l’autorità richiedente riunisce queste richieste in una do-

A-2262/2021 

Pagina 17 

manda congiunta, ma in linea di principio potrebbe anche presentarle indi-

vidualmente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 5.1; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 con-

sid. 4.2 con rinvii). A differenza di un modello di comportamento definito, 

un numero di carta di credito o di conto rappresenta un elemento di identi-

ficazione individuale, per cui in tali casi non si è confrontati con una do-

manda raggruppata ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150 con-

sidd. 4.4 e 4.5 con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e  

A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid, 4.3.2; A-1730/2021 del 7 marzo 

2022 consid. 4.3.2). 

4.3.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le domande di as-

sistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone in-

teressate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere 

la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-

sid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre seguenti 

criteri con riferimento al Commentario OCSE (cfr. OCSE, Model Tax Con-

vention on Income and on Capital: Condensed Version 2017 [di seguito: 

Commentario OCSE]) sull’art. 26 MC OCSE (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.3.3;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 2.5.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.3): 

1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo, de-

scrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla 

richiesta; 

2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare 

perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale; 

3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono 

portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti 

fiscali appartenenti al gruppo. 

Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle 

domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale 

ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano 

altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili dalle 

« fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 

consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 

23 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; 

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2). 

A-2262/2021 

Pagina 18 

Riguardo alla seconda condizione, ovvero la sussistenza di un sospetto di 

comportamento contrario al diritto fiscale, il Tribunale federale ha sancito 

che l’autorità richiedente deve presentare i fatti che indicano un possibile 

comportamento illecito da parte delle persone appartenenti al gruppo o alla 

lista (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2). Ci devono 

essere indicazioni concrete di una possibile violazione degli obblighi fiscali. 

Non sono ammesse richieste presentate a scopo di imposizione senza che 

vi siano sospetti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 con-

sid. 6.1.2). Per contro, lo Stato richiedente non deve dimostrare con una 

probabilità prossima alla certezza che il comportamento viola il diritto fi-

scale, essendo sufficienti dei sospetti concreti (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2; 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 con-

sid. 9.5; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 con-

sid. 4.2.2.3 con rinvii). Se i sospetti presentati sono sufficienti deve essere 

accertato sulla base di una valutazione globale. Laddove si tratti di una lista 

potenziali contribuenti fiscali, individuati per il tramite di un numero di conto, 

i sospetti non devono necessariamente riferirsi alle singole persone, bensì 

in generale alle persone appartenenti a questo gruppo (cfr. DTF 146 II 150 

consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.4). A seconda delle circostanze, il modo 

in cui lo Stato richiedente è venuto a conoscenza della lista può costituire 

anche un indizio del fatto che i titolari del conto non hanno adempiuto i loro 

obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.3.3;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3). 

4.4  

4.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna 

del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [RS 0.111; di seguito: CV]) trova 

applicazione, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, 

nell’ambito dello scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di 

doppia imposizione (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.3; 

143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 no-

vembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 

consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona fede di uno Stato è 

presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento). Nel 

contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta presun-

zione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio 

le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. 

Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente vanno conside-

rate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non risulta dalle 

circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 

202 considd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento 

A-2262/2021 

Pagina 19 

non si oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rove-

sciamento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in 

ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 con-

sid. 4.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 

con rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vinco-

lato alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assi-

stenza, nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediata-

mente confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contra-

dizioni manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.1;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.1). 

In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a do-

ver menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione fornita 

sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non sarebbe 

infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa, poiché pro-

prio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richiesto, lo Stato 

richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF 142 II 161 

consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2; [[tra le tante] sentenze del TAF  

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.1;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.1). 

4.4.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio 

lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità 

richiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono 

manifestamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una 

situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un 

palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-

dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste 

dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a 

delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-

zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4; 142 II 

218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.2;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.2; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.3.2). 

4.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

A-2262/2021 

Pagina 20 

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette in-

formazioni (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il 

carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-

dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto 

tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti 

dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che for-

nisce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 

146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Sviz-

zera può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un ac-

cordo di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 

23 marzo 2022 consid. 4.5; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.5;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6). 

4.6  

4.6.1 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio 

della sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le 

fonti d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna pri-

ma di richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo). 

In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, 

non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l’adempimento del 

principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta una domanda 

di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver 

sfruttato tutte le fonti d’informazione abituali previste dalla sua procedura 

fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver agito conforme-

mente alla Convenzione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del 

TF 2C_514/2019 del 17 agosto 2020 considd. 4.4-4.5; 2C_904/2015 

dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.6.1;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.1; A-1296/2020 del 21 dicem-

bre 2020 consid. 4.2.5).  

4.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussidia-

rietà risulta – di principio – violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

A-2262/2021 

Pagina 21 

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 4.2 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.6.2;  

A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.2; TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.7.2 con rinvii). 

4.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 

consid. 4.7; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.7; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.8). 

4.8 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo 

quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-

te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali 

secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come re-

sidente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di quell’al-

tro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione della re-

sidenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che non 

deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza am-

ministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). Al-

lorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza amministra-

tiva è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la questione 

della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 27 par. 1 

in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati dallo 

Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi con-

tribuenti (cfr. DTF 145 II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza 

del TF 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica costella-

zione in cui il Tribunale federale accetta eccezionalmente che la Svizzera 

verifichi il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato richie-

dente è il caso in cui la persona interessata è soggetta a un’imposizione 

illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142 II 161). In questa situazione di potenziale 

A-2262/2021 

Pagina 22 

doppia imposizione, la Svizzera può verificare che il criterio di assoggetta-

mento fiscale utilizzato dallo Stato richiedente corrisponda a uno dei criteri 

di determinazione del domicilio fiscale contenuti nella CDI in essere tra la 

Svizzera e lo Stato richiedente. Questo problema specifico non si pone 

quindi per definizione, quando la persona interessata dichiara di essere 

residente fiscale di uno Stato terzo (cfr. sentenze del TF 2C_290/2023 del 

26 maggio 2023 consid. 1.2.2; 2C_109/2022 del 30 gennaio 2023 con-

sid. 4.5.3; 2C_953/2020 del 24 novembre 2021 consid. 3.6; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 con-

sid. 4.8; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.8). 

Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l’esito della 

controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una 

domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche 

essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del 

contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente 

chiede specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul 

legame fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta 

sono fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta 

anche in caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato 

richiesto i documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con 

quello di quest’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere 

conto della situazione in cui un contribuente soggetto a un’imposizione 

illimitata in Svizzera o in uno Stato terzo e di fatto residente nello Stato 

richiedente, ad esempio perché ha mantenuto la sua residenza perma-

nente in tale Stato (cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 II 161 consid. 2.2.2). 

Se il conflitto di competenza si concretizza, spetterà al contribuente inte-

ressato dalla doppia imposizione lamentarsi presso le autorità competenti, 

cioè le autorità nazionali degli Stati interessati, secondo i rimedi previsti dal 

diritto interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se del caso, la doppia 

imposizione internazionale sarà evitata mediante le regole di determi-

nazione della residenza fiscale internazionale previste dalla convenzione 

applicabile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso alla procedura ami-

chevole (cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 consid. 2.2.2; 142 

II 218 consid. 3.7; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e  

A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.8; A-1730/2021 del 7 marzo 

2022 consid. 4.8; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9 con rinvii). 

5.  

Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto esaminare se la domanda di 

assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che di fatto è una 

domanda collettiva, composta da otto domande fondate su otto liste di 

A-2262/2021 

Pagina 23 

numeri di conti bancari e/o di polizze assicurative (cfr. consid. 1.2 del pre-

sente giudizio) – adempie ai requisiti formali alla base della sua ammissi-

bilità, fornendo in maniera sufficiente tutte le informazioni richieste 

dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo ag-

giuntivo (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio, circa i requisiti formali). 

5.1  

5.1.1 Per quanto attiene all’identità delle persone interessate, la domanda 

le identifica individualmente sulla base di numeri di conti bancari, di polizze 

assicurative e di altri numeri bancari noti presso la banca B._______, con-

tenuti in otto liste ivi allegate (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 7). Secondo 

le predette liste, l’identità delle persone può essere stabilita sulla base dei 

numeri ivi indicati, che si riferiscono ai conti detenuti presso la predetta 

banca; questi sono i « numeri di polizza » e i « CIF » (Client Identification 

Number, ovvero il numero cliente). Di fatto, questi numeri consentono alla 

banca B._______ di identificare le persone interessate in modo univoco e 

inequivocabile, sicché si deve ritenere come adempiuto il primo requisito 

della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo.  

Nello specifico, la domanda qui applicabile è fondata sulla lista di cui 

sub 3.b.(4) concernente 3'410 posizioni finanziarie (rapporti finanziari 

esteri), con l’indicazione del rispettivo codice C.I.F. con intestazione un co-

dice alfanumerico o altra denominazione non rappresentante ragione so-

ciale di società estere. Le persone interessate da detta lista non sono de-

signate nominalmente, bensì per il tramite del codice C.I.F. Su detta lista, 

per ogni codice C.I.F. è poi attribuito il codice domicilio « 111 » (MIS_DOM 

e MIS_Dom_Name), corrispondente all’Italia. Dal profilo meramente for-

male le indicazioni fornite dall’autorità richiedente italiana nella lista ap-

paiono sufficienti per identificare le persone interessate. 

5.1.2 Circa il periodo fiscale interessato dalla domanda, si osserva come 

inizialmente tale domanda indicasse quale periodo fiscale interessato dalla 

richiesta d’informazioni il periodo « Dal 01/01/2014 a data corrente » 

(cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 9). A seguito di un primo scambio di cor-

rispondenza intercorso tra l’autorità inferiore e l’autorità richiedente ita-

liana, quest’ultima l’8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, pag. 7) 

ha poi delimitato il periodo fiscale interessato dalla domanda collettiva al 

31 dicembre 2016, ciò in applicazione della CDI CH-IT. Dopo un ulteriore 

scambio di corrispondenza tra dette autorità, in data 25 giugno 2019 

(cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC, pag. 3) la GdF ha ulteriormente modificato il pe-

riodo fiscale circoscrivendolo – in applicazione della CDI CH-IT – agli anni 

2015-2017, e meglio al periodo « dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 

A-2262/2021 

Pagina 24 

2017 ». Detto nuovo periodo fiscale ricade sotto il campo di applicazione 

dell’art. 27 CDI CH-IT e della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, nella loro 

versione attuale (cfr. consid. 4.1.1 del presente giudizio), sicché si deve ri-

tenere che anche sotto il punto di vista del periodo fiscale le informazioni 

fornite dalla domanda sono sufficienti.  

Ora, il fatto che il periodo fiscale sia stato modificato più volte dall’autorità 

richiedente italiana, non ne inficia la validità formale. Se è vero che il pe-

riodo fiscale 2014 non ricade sotto l’applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT, 

nonché della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, vero è anche che nulla im-

pedisce all’autorità richiesta di chiedere all’autorità richiedente di correg-

gere la propria domanda di assistenza amministrativa, laddove non confor-

me ai requisiti formali, tale prerogativa essendo espressamente prevista 

dall’art. 22 cpv. 2 LAAF, nonché dall’art. 6 cpv. 6 LAAF. Analogo discorso 

vale per l’estensione del periodo fiscale anche all’anno 2017, ciò quand’an-

che la domanda sia di per sé stata inoltrata il 10 luglio 2017. Nulla vieta 

infatti all’autorità richiedente italiana di modificare la propria domanda nel 

corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di esten-

dere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. Nel caso in disa-

mina, ciò è quanto avvenuto. 

5.1.3 Per quanto attiene alla descrizione delle informazioni richieste, si os-

serva come la domanda le indichi in maniera sufficiente. Come per il pe-

riodo fiscale interessato (cfr. consid. 5.1.2 del presente giudizio), la descri-

zione delle informazioni richieste – esposta in dettaglio nei fatti, 

sub lett. A.d, a cui si rinviano le parti – è stata ulteriormente precisata dalla 

GdF in data 25 giugno 2019 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC).  

5.1.4 Circa lo scopo fiscale, la domanda precisa ch’essa è « […] diretta a 

consentire l’effettuazione, anche attraverso una sistematica e puntuale ri-

cognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti neces-

sari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai soggetti 

coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini 

degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n. 167/90 da essi commesse 

[…] » (cfr. fatti, sub lett. A.b), rispettivamente formulata al fine della riscos-

sione dell’imposta sul reddito (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 11), così 

come previsto dall’art. 27 CDI CH-IT. Pure tale indicazione è sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. 

Il fatto che la domanda non menzioni in dettaglio le basi legali del diritto 

fiscale italiano non permette di ritenere che lo scopo fiscale non sia stato 

indicato in maniera sufficiente. L’unico fattore decisivo è la descrizione 

A-2262/2021 

Pagina 25 

dello scopo fiscale della domanda. Non è importante per lo Stato richiesto 

sapere quale articolo preciso di quale legge specifica sarà eventualmente 

applicabile dopo che le informazioni saranno state trasmesse. L’autorità 

richiesta non è in grado di controllare l’esattezza della base giuridica della 

legge straniera. Ciò che è importante è determinare perché o come l’infor-

mazione richiesta è in linea con lo scopo fiscale dello Stato richiedente. 

Pertanto, nel caso in questione, l’indicazione, anche in forma abbreviata, 

di una base giuridica italiana è più che sufficiente, tenuto conto che lo 

scopo fiscale era altrimenti ampiamente descritto nella domanda. L’indica-

zione fornita nel caso in disamina sembra essere sufficiente alla luce dei 

requisiti formali della CDI CH-IT e del Protocollo aggiuntivo. Ora, tenuto 

anche conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente 

(cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto 

che quanto da esso indicato è corretto, salvo in presenza di errori manifesti, 

ciò che non è qui il caso.  

5.1.5 Da ultimo, la domanda indica quale presunto detentore delle informa-

zioni la banca B._______, fornendone le generalità (cfr. atto n. 1 

dell’inc. AFC, punto 15). Tale informazione è indubbiamente sufficiente 

sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo, tant’è che non è 

neppure contestata dal ricorrente. 

5.2 Da quanto precede discende che tutti i requisiti formali sono di principio 

soddisfatti, sicché dal profilo formale la domanda collettiva di assistenza 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco 

sub 3.b.(4), risulta ammissibile.  

6.  

Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal 

punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla 

predetta domanda di assistenza, alla luce della recente giurisprudenza del 

Tribunale federale e delle censure sollevate dal ricorrente. 

6.1  

6.1.1 Innanzitutto, il ricorrente censura la violazione del divieto di « fishing 

expedition » (cfr. ricorso del 10 maggio 2021, lett. B, punti n. 1-2). A suo 

dire e contrariamente a quanto sostenuto dall’autorità inferiore, la GdF non 

farebbe valere sufficienti indizi per ritenere come i contribuenti interessati 

non avrebbero adempiuto ai loro obblighi fiscali. Egli afferma infatti come  

« l'autorità rogante invoca l'esistenza di un procedimento aperto in Italia 

contro il E._______, nell'ambito del quale sarebbero emerse pratiche di 

evasione fiscale. In realtà, ciò che viene sottolineato, è la natura del 

A-2262/2021 

Pagina 26 

procedimento aperto contro la banca e il fatto che liste di clienti acquisite 

in questo contesto attestavano dell'esistenza di clientela italiana. Secondo 

l'autorità di esecuzione, queste indicazioni, esaminate insieme, portano a 

fondare l'esistenza di un ragionevole sospetto di comportamento in viola-

zione della normativa fiscale da parte delle persone a qui si riferiscono le 

posizioni della lista ». A dire del ricorrente, il nesso logico fra le conclusioni 

dell’autorità di esecuzione e le allegazioni dell’autorità rogante, non sa-

rebbe dato. Sarebbe infatti la banca ad essere stata indagata, in qualità di 

soggetto autonomo e in base alla normativa italiana che prevede la respon-

sabilità penale dell’impresa, così come sarebbero le azioni della banca ad 

essere state censurate, e non quelle dei clienti. La decisione indicherebbe 

poi come la condanna sarebbe basata sull’esistenza di un reato a monte, 

senza però precisare di quale reato si tratterebbe. Da tali circostanze non 

si potrebbe dunque dedurre la potenziale rilevanza fiscale dei dati dei 

clienti figuranti sulla lista. Il fatto che la banca intrattenesse rapporti con la 

clientela italiana non sarebbe – a dire del ricorrente – una circostanza ano-

mala, tenuto conto di come anche i programmi di amnistia fiscale – attuati 

a partire dal 2001 – permettevano ai clienti di detenere conti bancari 

all’estero, anche tramite intestazioni fiduciarie o polizze assicurative. Tali 

strutture erano in linea con le esigenze fiscali italiane. Dal comportamento 

della banca non si potrebbe dunque dedurre automaticamente un sospetto 

di comportamenti illeciti addebitabili ai clienti della stessa. A ciò si aggiunge 

che la rogatoria fonderebbe la propria richiesta sull’esistenza di un codice 

di domicilio assegnato dalla banca: tuttavia né la domanda né la decisione 

impugnata menzionerebbero il motivo per il quale tale codice, abbinato al 

conto del ricorrente, dovrebbe essere assimilato a una possibile infrazione 

di carattere fiscale. In conclusione dunque, i ragionevoli sospetti di illeciti 

necessari all’ammissibilità della rogatoria non sarebbero dati, motivo per 

cui la domanda di assistenza dovrebbe venir respinta. 

6.1.2 Nel caso concreto, per il Tribunale si tratta essenzialmente di esami-

nare se la domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 

– che per inciso è una domanda collettiva – adempie ai requisiti posti dalla 

giurisprudenza del Tribunale federale per la distinzione tra una domanda 

collettiva ammissibile e la fishing expedition, tenuto altresì conto delle pun-

tuali censure del ricorrente esposte poc’anzi. Più concretamente si tratta di 

verificare se la predetta domanda (1) contiene una descrizione dettagliata 

del gruppo di contribuenti interessato, descrivendo i fatti e le circostanze 

che hanno portato alla richiesta d’informazioni; (2) spiega la legge fiscale 

applicabile, indicando perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti 

del gruppo abbiano violato tale legge; (3) dimostra che le informazioni 

A-2262/2021 

Pagina 27 

richieste possono portare all’adempimento degli obblighi riconducibili ai 

contribuenti del gruppo (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio).  

6.1.3 A tal proposito, il Tribunale constata preliminarmente che la domanda 

descrive i fatti concreti alla sua base e contiene otto liste di numeri di conti 

bancari e/o di polizze assicurative, nonché altri numeri bancari riconducibili 

alla banca B._______ in Svizzera, tramite le quali la GdF identifica il gruppo 

di contribuenti italiani interessato dalla sua richiesta d’informazioni: dei sog-

getti sospettati di aver violato i loro obblighi fiscali di dichiarazione dei red-

diti e/o di monitoraggio in Italia previsti dalla D.L. n. 167/90, ovvero sospet-

tati di evasione fiscale. La domanda indica altresì la legge fiscale applica-

bile e il perché le informazioni richieste sono idonee a far sii ch’essa venga 

rispettata. 

6.1.4 Per quanto attiene più in particolare alla sussistenza di indizi suffi-

cienti per ritenere che i contribuenti interessati appartenenti al gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, il Tribunale rileva invece quanto segue. 

6.1.4.1 In concreto, come già rilevato dal Tribunale (cfr. fatti, sub lett. A.b), 

la domanda indica che nell’ambito di verifiche e controlli fiscali la GdF ha 

constatato l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta della 

banca B._______, conclusosi con il versamento all’Erario italiano di una 

somma di circa 101 milioni di euro. Le società appartenenti al E._______ 

avrebbero agito proattivamente nel mettere a disposizione dei propri clienti 

veicoli societari o finanziari al fine di agevolare la detenzione all’estero di 

asset in completa violazione delle disposizioni normative tributarie e di 

quelle sul monitoraggio fiscale italiane. Parallelamente a tali controlli fiscali, 

la GdF ha altresì effettuato delle indagini di polizia giudiziaria nell’ambito di 

un procedimento penale, nel quale ha potuto appurare responsabilità spe-

cifiche in capo alla banca B._______ – principale società del E._______ – 

per aver omesso di adottare ed efficacemente attuare modelli di organiz-

zazione e gestione idonei ad evitare la commissione del reato di riciclaggio 

di fondi di provenienza delittuosa. Tale procedimento si è concluso con una 

sentenza di condanna, previa richiesta di patteggiamento, per il presuppo-

sto di riciclaggio di fondi di provenienza delittuosa, a seguito del quale la 

banca B._______ ha versato 8.5 milioni di euro all’Erario italiano.  

È in tale contesto che sono emerse le otto liste relative a 18'126 posizioni 

presso la banca B._______, aperte prevalentemente da soggetti italiani e 

ottenute mediante l’ausilio del « personale dell’Information Technology di 

E._______ », per le quali la GdF ha ritenuto un sospetto di pratiche di eva-

sione fiscale verso l’Erario italiano. Ora, ai sensi della giurisprudenza del 

A-2262/2021 

Pagina 28 

Tribunale federale, le circostanze secondo cui tali liste sono state rinvenute 

nell’ambito di un procedimento penale nei confronti della banca B._______ 

costituiscono un indizio che i titolari dei conti non hanno rispettato i loro 

obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2 e 6.2.6; consid. 4.3.3 del 

presente giudizio).  

6.1.4.2 Ciò premesso, se è vero che il comportamento della banca 

B._______ non è automaticamente ascrivibile ai suoi clienti e dunque alle 

persone figuranti sulle liste, vero è anche che non è neppure possibile 

escludere automaticamente un loro coinvolgimento perlomeno indiretto 

nella vicenda a livello fiscale. Nel stabilire se il sospetto di evasione fiscale 

espresso dalla GdF sia plausibile o meno, va tenuto conto dell’insieme 

delle circostanze (cfr. consid. 4.3.3 del presente giudizio). Ora, tenuto con-

to dei risultati delle verifiche fiscali, secondo cui è stata appurata l’esistenza 

di una stabile organizzazione occulta di B._______ in Italia nonché di pra-

tiche di evasione fiscale coinvolgenti gli stessi clienti della banca, il so-

spetto espresso dalla GdF nei loro confronti appare legittimo, soprattutto 

tenuto conto degli elementi seguenti. 

Dalla domanda emerge che per 3'297 di queste 18'126 posizioni la GdF ha 

potuto identificare compiutamente i contribuenti italiani titolari di polizze e 

rapporti finanziari, contro i quali sono stati avviate delle procedure, conclu-

sosi con il versamento all’Erario italiano di 172'969'761,31 euro a titolo di 

imposte, sanzioni e interessi. Altre 2'441 posizioni sono state escluse dalla 

domanda, sicché le informazioni sono richieste per 9'953 posizioni, per le 

quali la GdF non è riuscita ad individuare in maniera completa e univoca il 

titolare e/o l’avente diritto economico. Nella misura in cui per 3'297 posi-

zioni la GdF ha accertato i suoi sospetti di evasione fiscale nei confronti di 

contribuenti italiani, vi sono sufficienti motivi per ritenere il sospetto 

espresso per le 9'953 posizioni come plausibile, in quanto in linea con la 

recente giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 146 II 150 con-

sidd. 6.2.5 e 6.2.6). Più concretamente, nel caso di una domanda collettiva 

francese fondata anch’essa su delle liste rinvenute nell’ambito di un proce-

dimento penale, il Tribunale federale ha infatti avuto modo di sancire che i 

primi risultati delle inchieste condotte dall’autorità richiedente francese nei 

confronti di un 1/3 dei nominativi appartenenti alla lista A, secondo cui è 

stata appurata la violazione degli obblighi fiscali per circa la metà di essi, 

era sufficiente a fondare il sospetto di violazione degli obblighi fiscali per le 

altre due liste B e C legate alla lista A. 

6.1.4.3 In merito al criterio di assoggettamento fiscale in Italia a fonda-

mento di un obbligo fiscale in Italia, nella domanda la GdF ha precisato che 

A-2262/2021 

Pagina 29 

« […] i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso delle attività di natura 

tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare indicazioni in ordine alla 

riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in relazione alle quali si richie-

dono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: la cittadinanza, il do-

micilio, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in Italia (codice Paese 

“111”; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit, ecc.) […] ». Da quanto pre-

cede, risulta dunque che l’Italia utilizza quale criterio principale di assog-

gettamento fiscale in Italia quello del domicilio italiano. Ora, le liste che 

utilizzano il criterio del codice domicilio quale criterio di assoggettamento 

fiscale sono in linea con la recente giurisprudenza dello scrivente Tribunale 

resa nel contesto di una domanda collettiva francese, secondo cui i codici 

domicilio che figurano nelle liste costituiscono criteri sufficienti per ritenere 

le persone che figurano in queste liste come imponibili in uno Stato nel 

periodo in esame (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 5.1). 

Ciò rilevato, nello specifico la domanda qui in esame è fondata sulla li-

sta/sull’elenco sub 3.b.(4) di 3’410 posizioni finanziarie (rapporti finanziari), 

con l’indicazione del rispettivo codice C.I.F. [ovvero il numero cliente] con 

intestazione un codice alfanumerico o altra denominazione non rappresen-

tante ragione di società estere. Le persone interessate da detta lista non 

sono designate nominalmente, bensì per il tramite del codice C.I.F. Su 

detta lista, ad ogni codice C.I.F. è poi attribuito il codice domicilio « 111 » 

(MIS_DOM e MIS_Dom_Name), corrispondente all’Italia. Per questa lista, 

il criterio di assoggettamento fiscale in Italia è dunque rappresentato dal 

domicilio italiano, come per le liste sub 3.a.(4) e sub 3.a.(3). Ne consegue 

che detto criterio di assoggettamento è sufficiente ai sensi della giurispru-

denza citata poc’anzi per identificare le persone interessate dalla domanda 

collettiva in oggetto. 

6.1.5 Riguardo all’indicazione della legge fiscale, il Tribunale rileva che la 

domanda la indica in maniera sufficiente, così come già sancito in prece-

denza (cfr. consid. 5.1.4 del presente giudizio). Da una sua lettura, risulta 

che le persone interessate sono sospettate di essere venute meno al loro 

obbligo di dichiarazione delle polizze e/o dei conti in Italia. Se è vero che 

la semplice detenzione non è di per sé sufficiente a fondare il sospetto di 

reato fiscale, in presenza di altri elementi, quale un sospetto concretizzato 

ed accertato per una parte di essi – in concreto 3'297 posizioni – si deve 

tuttavia ritenere che lo stesso sussista anche per le 9'953 posizioni. La tra-

smissione delle informazioni è idonea a permettere alla GdF di verificare 

se le persone interessate hanno degli obblighi fiscali nei confronti dell’Italia 

e, in caso affermativo, se gli stessi sono stati rispettati o meno. Se è vero 

A-2262/2021 

Pagina 30 

che dallo scambio di scritti tra autorità risulta che le due parti concordano 

sul fatto che solo una volta in possesso delle informazioni, la GdF potrà 

concretizzare il sospetto di evasione fiscale, vero è anche che per farlo ha 

bisogno di tali informazioni. In tali circostanze, nulla permette di ritenere 

che, nel richiedere informazioni al fine di chiarire la sussistenza di pratiche 

evasive da parte dei contribuenti appartenenti al gruppo, l’autorità richie-

dente italiana abbia invero inoltrato una domanda volta all’ottenimento di 

informazioni in maniera generalizzata ed indiscriminata. Lo scopo della ri-

chiesta d’informazioni è infatti chiaro. 

6.1.6 In definitiva, si deve dunque ritenere come adempiuti i criteri posti 

dalla giurisprudenza del Tribunale federale, sicché la domanda di assisten-

za amministrativa italiana del 10 luglio 2017 non è qualificabile di fishing 

expedition. Come visto, la domanda fornisce una descrizione dettagliata 

del gruppo di contribuenti interessato e degli elementi sufficientemente 

concreti per sospettare che le persone che si trovano dietro le liste a cui 

viene attribuito un codice domicilio italiano – in casu, la lista sub 3.b.(4) –, 

abbiano agito in violazione del diritto fiscale italiano. La domanda indica in 

maniera sufficiente il diritto fiscale italiano applicabile e dimostra che le in-

formazioni richieste sono necessarie per garantire il rispetto degli obblighi 

fiscali dei potenziali contribuenti italiani. Ne consegue che le censure del 

ricorrente vanno qui respinte. 

6.2  

6.2.1 Il ricorrente censura successivamente l’assenza di rilevanza verosi-

mile delle informazioni oggetto della domanda di assistenza amministrativa 

italiana del 10 luglio 2017 per i seguenti motivi (cfr. ricorso del 10 maggio 

2021, lett. B, punto n. 2). A suo dire, il conto interessato sarebbe stato og-

getto del programma di amnistia fiscale italiano varato nel 2004 (Voluntary 

disclosure), motivo per cui una potenziale violazione di norme fiscali/tribu-

tarie nel paese richiedente non sarebbe ipotizzabile. Le prove attestanti 

l’obbligo per l’istituto bancario di scambiare automaticamente le informa-

zioni del conto interessato con l’Italia sarebbero poi state fornite: ciò sa-

rebbe dimostrabile, come sarebbe anche dimostrabile il fatto che tali prove 

erano a conoscenza della banca e che questa le aveva recepite. Tuttavia, 

a dire del ricorrente, tali informazioni « non sarebbero state oggetto di un 

adeguato aggiornamento del sistema informatico », sicché sarebbe dun-

que un errore della banca il fatto che il qui ricorrente « debba subire con-

seguenze quali la trasmissione di suoi dati personali attraverso il canale 

dell’assistenza ». Le informazioni richieste non adempirebbero dunque il 

criterio della verosimiglianza rilevanti. 

A-2262/2021 

Pagina 31 

Riguardo a tale censura, il Tribunale osserva quanto segue. 

6.2.2 Conformemente a quanto esposto al consid. 4.3 del presente giudi-

zio, non spetta allo Stato richiesto determinare gli obblighi fiscali delle per-

sone interessate dalla domanda di assistenza amministrativa, dovendosi 

lo stesso limitarsi a un mero controllo della rilevanza verosimile delle infor-

mazioni richieste. In tal senso, sapere se il ricorrente sia tenuto o meno a 

dichiarare in Italia il conto bancario interessato dalla domanda in oggetto è 

una questione materiale che andrà esaminata dalle autorità fiscali italiane 

competenti, sede nella quale – se del caso – il ricorrente potrà far valere 

eventuali censure di tale natura. Non si può infatti escludere che le infor-

mazioni richieste dall’autorità estera e relative al ricorrente risultino – co-

munque – verosimilmente rilevanti ai fini dell’inchiesta nel paese richie-

dente. Da ciò deriva che – senza che sia necessario esaminare il presunto 

comportamento della banca (cfr. consid 3.1 del presente giudizio) – anche 

qualora il ricorrente avesse prodotto della documentazione a sostegno 

della sua tesi – ovvero il fatto che il conto interessato era già stato oggetto 

di regolarizzato nel paese richiedente – tale aspetto non avrebbe comun-

que influito sull’esame del criterio della verosimiglianza rilevante delle in-

formazioni richieste, non essendo competenza delle autorità elvetiche de-

terminare gli obblighi fiscali delle persone interessate da un domanda di 

assistenza amministrativa.  

Visto quanto precede, la tesi del ricorrente non è tale da inficiare il criterio 

della verosimile rilevanza delle informazioni richieste. Tale censura è dun-

que respinta. 

6.3  

6.3.1 Infine, il ricorrente censura la violazione del principio di sussidiarietà 

e dunque della lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo (cfr. ricorso del 10 

maggio 2021, lett. B, punto n. 3). Egli non comprenderebbe infatti come – 

nel caso di specie – l’autorità estera avrebbe potuto considerare il canale 

dell’assistenza amministrativa come l’unico possibile per acquisire le infor-

mazioni relative al conto interessato. L’autorità richiedente avrebbe infatti 

potuto ricorrente all’anagrafe tributaria per verificare se il conto interessato 

era già stato oggetto di dichiarazione. Sarebbe infatti stato sufficiente inse-

rire il nominativo del ricorrente nella banca dati per rendersi conto di come 

– visto l’obbligo per i cittadini italiani detenenti conti all’estero di segnalarne 

l’esistenza mediante la compilazione del cosiddetto « Quadro RW del mo-

dello Redditi Persone Fisiche » – il conto era già stato oggetto di regolariz-

zazione fiscale. I canali interni di acquisizione di informazioni non 

A-2262/2021 

Pagina 32 

sarebbero dunque stati esauriti, ciò che comporterebbe una violazione del 

principio di sussidiarietà in ambito assistenziale. 

6.3.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come nella domanda di assistenza 

amministrativa italiana del 10 luglio 2017, l’autorità richiedente italiana ab-

bia precisato di avere esaurito tutte le fonti interne abituali d’informazione 

(« […] sono state esaurite le fonti d’informazione usuali previste dalla pro-

cedura fiscale interna […] »). Interpellata al riguardo dall’AFC in data 

27 marzo 2018, tale evenienza è stata ribadita dalla GdF anche successi-

vamente, con scritto 8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC; « […] As 

already specified, for all the positions requested, we have in advance ex-

hausted all the possibilities available in our national system […] », «[…] We 

preliminarily reiterate that the lists attached to the assistance request made 

to the Swiss authorities only report financial positions for which we were 

unable to proceed to their unequivocal identification by employing all the 

tools available to the national tax administration […] », ecc.). Ora, da un 

esame della domanda, tali dichiarazioni appaiono plausibili. In effetti, risulta 

che la GdF non si è semplicemente basata sui dati acquisiti presso la banca 

nell’ambito dell’inchiesta penale e dei controlli fiscali, relativi alle 18'126 po-

sizioni. Di fatto, prima di inoltrare la propria domanda, l’autorità richiedente 

italiana ha infatti rielaborato queste 18'126 posizioni con tutti i mezzi interni 

d’indagine («[…] con l’ausilio delle banche dati a disposizione dell’Ammini-

strazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine disponibili sul 

territorio nazionale nonché le specifiche attività di analisi finalizzate ad ag-

gregare i dati […] »). In tal modo, essa ha individuato i contribuenti italiani 

in relazione a 3'297 posizioni per le quali le indagini sono già state comple-

tate o sono ancora in corso a livello nazionale, rispettivamente 2'441 posi-

zioni relative ai clienti italiani che molto probabilmente si sono avvalsi dei 

servizi degli intermediari operanti in Italia, esclusi dunque dalla domanda 

d’informazioni. Per le 9'953 posizioni, «[…] utilizzando le consuete fonti 

d’informazione previste dalla procedura fiscale interna […] », essa non è 

invece riuscita ad «[…] identificare compiutamente ed inequivocabilmente 

i titolari e/o beneficiari effettivi […] », sicché è per quest’ultime ch’essa ne-

cessita della cooperazione della Svizzera. Ne discende che di queste 

18'126 posizioni solo 9'953 posizioni sono interessate dalla domanda in 

oggetto, sicché si deve ritenere che i controlli interni effettuati dalla GdF le 

hanno permesso di escludere circa il 45% delle posizioni figuranti nelle otto 

liste.  

Benché la domanda non indichi in dettaglio quali siano le fonti abituali pre-

viste dal diritto fiscale italiano che l’autorità richiedente italiana avrebbe 

esaurito per individuare queste 9'953 posizioni, nulla permette di dubitare 

A-2262/2021 

Pagina 33 

della veridicità delle sue dichiarazioni e ritenere che di fatto essa avrebbe 

violato in qualche modo il principio della sussidiarietà. Agli atti non vi sono 

infatti indizi che lascino trasparire lacune o contraddizioni palesi nelle di-

chiarazioni della GdF, sicché – in virtù del principio dell’affidamento – le 

stesse vanno ritenute come sufficienti a comprovare il rispetto del principio 

della sussidiarietà (cfr. sentenza del TAF A-2980/2019 del 20 maggio 2020 

consid. 4.6). Del resto, non va dimenticato che una verifica esaustiva del 

rispetto di tale principio da parte dello Stato richiesto è difficilmente attua-

bile, sicché lo stesso è limitato nel suo esame. Nulla muta a tale conclu-

sione la censura del ricorrente secondo cui, nel suo caso, l’autorità estera 

avrebbe potuto ottenere le informazioni richieste estrapolandole diretta-

mente dall’anagrafe tributario. Se da un lato non si può escludere che la 

GdF abbia effettuato tale controllo, d’altra parte quand’anche non l’avesse 

effettuato tale evenienza non sarebbe sufficiente per ritenere la GdF abbia 

violato il principio della sussidiarietà. A titolo abbondanziale, il Tribunale 

sottolinea che, anche qualora l’autorità richiedente italiana dovesse già es-

sere a conoscenza del nominativo della persona interessata, può essere 

certa della completezza delle informazioni dichiarate da questa persona 

solo attraverso una richiesta di assistenza amministrativa in materia fiscale 

internazionale. In caso contrario, essa non è in grado di determinare se il 

suo contribuente abbia o meno dichiarato correttamente tutti i suoi redditi. 

La censura del ricorrente va pertanto respinta. 

7.  

In conclusione, alla luce dei considerandi che precedono, si deve ritenere 

che la domanda collettiva di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 

2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.b.(4), soddisfa tutti i requisiti 

materiali alla base della sua ammissibilità, sicché risulta qui ammissibile 

anche dal profilo materiale. 

8.  

In definitiva, alla luce di quanto precede, il ricorso del ricorrente va qui in-

tegralmente respinto. 

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico del ricorrente qui parte integralmente soc-

combente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 

5'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente 

dall’anticipo spese di 5'000 franchi da egli versato a suo tempo, alla 

A-2262/2021 

Pagina 34 

crescita in giudicato del presente giudizio. Non vi sono poi i presupposti 

per l’assegnazione al ricorrente di un’indennità a titolo di spese ripetibili 

(cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contra-

rio). 

9.  

Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa in-

ternazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine ricor-

suale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammissibile 

soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o 

se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante ai sensi 

dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il solo com-

petente a determinare il rispetto di tali condizioni. 

(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente)   

  

A-2262/2021 

Pagina 35 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

La richiesta di decisione preliminare incidentale e pregiudiziale è respinta. 

2.  

Il ricorso è respinto. 

3.  

Le spese processuali, di 5'000 franchi, sono poste a carico del ricorrente. 

Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà dedotto 

dall’anticipo spese di 5'000 franchi versato dal ricorrente. 

4.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e all’autorità inferiore. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Annie Rochat Pauchard Simone Aldi 

 

  

A-2262/2021 

Pagina 36 

Rimedi giuridici: 

Contro le decisioni nel campo dell’assistenza amministrativa internazionale 

in materia fiscale può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico 

al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 10 giorni dalla 

sua notificazione, soltanto se concerne una questione di diritto di 

importanza fondamentale o se si tratta per altri motivi di un caso 

particolarmente importante ai sensi dell'art. 84 cpv. 2 LTF (art. 82, art. 83 

lett. h, art. 84a, art. 90 e segg. e 100 cpv. 2 lett. b LTF). Il termine è reputato 

osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, 

all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza 

diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno del termine (art. 

48 cpv. 1 LTF). Negli atti scritti occorre spiegare perché la causa adempie 

siffatta condizione. Inoltre, gli atti scritti devono essere redatti in una lingua 

ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova 

ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della parte 

ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

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Pagina 37 

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. (…); atto giudiziario)