# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8fdd20a8-2eb3-571f-8b8a-acd7dc510427
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.10.2008 32.2007.355
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-355_2008-10-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.355

   

  cs

  	
  Lugano

  23 ottobre 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

statuendo sul ricorso del 13 novembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 15 ottobre 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, nata nel __________, con decisione 11 settembre 2003 è stata messa al
beneficio di una rendita AI intera con effetto dal 1° gennaio 2000 (doc. AI
45/1).

                                      

                               1.2.   Nell’ambito
della procedura di revisione, avviata d’ufficio nel mese di ottobre 2005 (doc.
AI 50/1), l’Ufficio AI – viste le annotazioni del medico SMR, dr. med. __________,
del 18 aprile 2006 (doc. AI 53/2) – ha ordinato una perizia pluridisciplinare a
cura del SAM (doc. AI 55/1).

 

                                         Sulla
base delle risultanze peritali e del rapporto finale 1° giugno 2007 del
consulente in integrazione professionale (doc. AI 65/1-5), l’Ufficio AI, con
decisione 15 ottobre 2007 (doc. AI 73/1), preavvisata il 21 agosto 2007 (doc. AI
66/1), ha deciso la soppressione della rendita intera con effetto dalla fine
del mese che segue l’intimazione della decisione e tolto l’effetto sospensivo
ad un’eventuale opposizione.

 

                               1.3.   L’assicurata,
rappresentata dall’avv. RA 1, ha tempestivamente contestato la predetta
decisione, facendo in particolare valere l’assenza di motivi di revisione (doc.
I).

 

                               1.4.   Con
risposta del 29 novembre 2007 l’UAI propone la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. IV).

 

                               1.5.   Con
scritto 3 luglio 2008 l’assicurata ha fatto valere un ulteriore peggioramento
del suo stato di salute (doc. VI/Bis).

 

 

                                          in
diritto

 

                               2.1.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla rendita) è realizzato antecedentemente al
1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono
applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento
al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito
ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che
avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité,
Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una sentenza
del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il
raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta
Corte ha anche precisato che l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o
ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30;
Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art. 41, pag. 258).

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di
aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991; RCC 1984 p. 137).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita
o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data
in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo
ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77
OAI.

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.5.   Nel
caso concreto – dopo la richiesta di prestazioni AI del 22 giugno 1999 (doc. AI
1), sfociata, viste le risultanze della perizia pluridisciplinare
(psichiatrica, reumatologica e neurologica) del 28 luglio 2003 (doc. AI
41/1-16), nella decisione 11 settembre 2003 con la quale all’assicurata è stato
riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1° gennaio 2000 (doc. AI
45-1) – nell’ambito della revisione d’ufficio intrapresa nel mese di ottobre
2005 (doc. AI 50-1), viste le risultanze della nuova perizia pluridisciplinare (psichiatrica,
reumatologica e neurologica) del 18 ottobre 2006 (doc. AI 56/1-13),
all’assicurata è stato soppresso il diritto alla rendita intera dalla fine del
mese che segue l’intimazione della decisione del 15 ottobre 2007 (doc. AI 73).

                                         L’UAI
ha motivato il suo provvedimento con il fatto che:

 

" 
Dalla documentazione medica acquisita agli atti
in fase di revisione, così come dalla perizia specialistica interdisciplinare
avvenuta durante il mese di settembre del 2006 presso il Servizio Accertamento
Medico (SAM) di __________ risulta che il suo stato di salute è migliorato. In
effetti il danno alla salute di cui lei è portatrice, le comporta una parziale
incapacità al lavoro e, dunque, al guadagno, quantificabile nella misura del
21%.” (doc. AI 73-2)

 

                                         Nella
perizia del SAM del 28 luglio 2003, l’insorgente era stata valutata in qualità
di donna di pulizie ed in qualsiasi altra attività lucrativa incapace al lavoro
nella misura del 100%, inoltre quale casalinga era stata ritenuta inabile al
lavoro nella misura del 50% (Doc. AI 41-1; cfr. anche doc. AI 61-2). In
quell’occasione era stata posta la diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa di sindrome somatoforme da dolore persistente associata ad un
disturbo dell’affettività, sindrome lombospondilogena cronica da interpretare
prima di tutto nell’ambito della sindrome somatoforme da dolore persistente con
modiche alterazioni statiche e degenerative, pseudosciatalgia sin., gonalgie
croniche aspecifiche, da interpretare prima di tutto nell’ambito della sindrome
somatoforme da dolore persistente, con possibile modica tendinite del pes anerinum
(doc. AI 41-11). 

 

                                         Per
quanto concerne la valutazione psichiatrica della perizia del 

 

 

 

                                         28
luglio 2003, emerge quanto segue (doc. AI 41-8):

 

" 
(…) 

 

La nostra consulente riprende l’anamnesi
riassuntiva e descrive l’esame psichico. Al momento del colloquio l’A. è
vigile, orientata nel tempo, nello spazio e nelle persone. Non si riferiscono
alterazioni del contenuto del pensiero di tipo psicotico e non si possono
evidenziare errori dispercettivi. Il tono dell’umore è marcatamente abbassato,
è presente labilità emotiva, con facilità al pianto. Il pensiero è polarizzato
su lamentele somatiche. L’A. dichiara di trascorrere le giornate in casa.
Lamenta dolori nelle più ordinarie faccende domestiche, si dice sfiduciata e
persa. Compromesso è pure il ritmo sonno/veglia. In conclusione, la dr.ssa __________
ritiene che il quadro psichico emerso dalla valutazione clinica risulti
evidentemente compromesso cui si aggiunge un disadattamento sociale che
complica ulteriormente la prognosi. Le risorse a disposizione sono talmente
assenti che un reinserimento lavorativo allo stato attuale sarebbe estremamente
difficile, se non addirittura utopico. La modalità impropria del colloquio non
consente di esprimersi in termini psicodiagnostica. La nostra consulente ritiene
essere confrontata con un disturbo dell’affettività che compromette totalmente
la capacità lavorativa; al contempo, l’A. va considerata inabile quale
casalinga almeno nella misura del 50%.” (doc. AI 41-9)

 

                                         e
che:

 

" 
Patologia psichiatrica

 

E’ senz’altro predominante in questa perizianda,
che evidenzia un quadro clinico estremamente compromesso associato ad un
disadattamento sociale che complica sicuramente la prognosi. Le risorse a
disposizione dell’A. sono totalmente assenti ed un reinserimento lavorativo
allo stato attuale sarebbe estremamente difficile se non addirittura utopico.
La modalità impropria del colloquio (rilevato da terzi, poiché l’A. non è in
grado di esprimersi in lingua italiana), non consente di esprimersi in termini
psicodiagnostica. La dr.ssa __________, nostra consulente, ritiene essere
confrontata con un disturbo dell’affettività, che compromette totalmente la
capacità lavorativa. Al contempo l’A. è da considerare inabile, quale
casalinga, almeno nella misura del 50%. Riteniamo che l’esame clinico associato
alla valutazione psichiatrica e reumatologica faccia propendere per la diagnosi
di sindrome somatoforme da dolore persistente.” (doc. AI 41-12)

 

                                         I periti
hanno poi evidenziato come, in generale, “l’attuale stato di salute dell’A.
è stazionario da alcuni anni e non riteniamo che in futuro ci si possa
attendere a miglioramenti o peggioramenti di rilievo” e che “alfine di
scongiurare pericolose derive psicopatologiche, è importante che l’A. sia
sottoposta ad una presa a carico multidisciplinare della patologia del dolore
cronico, con presa a carico psicoterapica assidua e protratta nel tempo.” (doc.
AI 41-13).

 

                                         Nell’ambito
della procedura di revisione d’ufficio, il 18 aprile 2006, il medico SMR, Dr.
med. __________, a proposito della citata perizia ha affermato:

 

" 
si fa riferimento alla perizia SAM del
28.07.2003 e si cita:

 

Consulto psichiatrico della Dr.essa __________
del 12.06.2003:

“la modalità impropria del colloquio non
consente di esprimersi in termini psicodiagnostica…….Disturbo dell’affettività
che compromette totalmente la capacità lavorativa..”

 

Consulto reumatologico del Dr. med. __________
del 27.05.2003:

“Le modiche alterazioni statiche sono l’unico
reperto patologico oggettivo clinicamente eventualmente rilevante, in situazioni
particolari. Si tratta di alterazioni estremamente comuni, nella stragrande
maggioranza dei casi totalmente asintomatiche, oppure associate a modiche
lombalgie di carattere meccanico, benigne e autolimitanti, senza alcuna
ripercussione funzionale rilevante.”

 

Consulto neurologico del Dr. med. __________ del
28.05.2003:

“La paziente soffre di lombalgie croniche su
disturbi statico-degenerativi e pseudosciatalgia sin. IL quale donna di pulizie
50%”

 

La perizia conclude assegnando inabilità
lavorativa globale del 100% a partire dal 13.01.1999.

 

(…)

 

La perizia SAM presenta incongruenze e
l’incapacità lavorativa dal punto di vista psichiatrico si basa su dati
soggettivi in quanto a causa di problemi linguistici una considerazione
psichiatrica obiettiva non è stata possibile.

I dati forniti dal MC non sono sufficienti per
una presa di posizione” (doc. AI 53-2). 

 

                                         Sulla
base di queste valutazioni è stata eseguita una nuova perizia, dalla quale
emerge la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di sindrome
somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4), sindrome ansiosodepressiva su
disadattamento (ICD10-F43.2) e personalità con tratti dipendenti, nonché le
diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di emisindrome del dolore
cronico a sin. con tendenza a fibromialgia, disturbi statici del rachide
(ipercifosi della colonna dorsale alta con leggera protrazione del capo,
iperlordosi lombare, scoliosi sin. convessa dorsale, ds. convessa lombare),
decondizionamento e sbilancio muscolare, piedi traverso-piatti bilaterali con
alluci valghi bilaterali, artrosi metatarsofalangea I bilaterale, obesità,
dolori diffusi nell’ambito di una sindrome lombovertebrale cronica con
estensione pseudoradicolare alla gamba sin., senza lesioni neurologiche
oggettivabili (doc. AI 56/9). 

 

                                         Nel
referto del 18 ottobre 2006, che tra l’altro ha dovuto essere corretto a causa
di imprecisioni nell’indicare la capacità, rispettivamente l’incapacità
lavorativa della ricorrente (cfr. doc. AI 59/1 del medico SMR, dr. med. __________
e doc. AI 60-62) gli specialisti hanno concluso per un’inabilità al 30% in
ambito psichiatrico ed un’abilità totale in ambito reumatologico e neurologico
(cfr. doc. AI 57-1). Chiamati ad esprimersi in merito al “confronto dello
stato attuale con quanto documentato nel 2003”, hanno affermato:

 

" 
Dal lato della patologia psichiatrica, nel
periodo di tempo trascorso dall’ultima valutazione effettuata dal SAM, le
lamentele psicologiche dell’A. sono rimaste pressoché invariate. L’esame
clinico non ha permesso di mettere in evidenza una patologia psichiatrica
maggiore (è presente una sindrome ansiosodepressiva non particolarmente
invalidante). Il disturbo somatoforme non presenta criteri di gravità tali da
giustificare un’incapacità lavorativa superiore al 30%. Pertanto, non solo non
possiamo attestare un peggioramento della problematica psichiatrica, ma, come
descritto sopra, non ci sono dati oggettivi che possano giustificare le
limitazioni descritte nella perizia del 2003 al momento attuale, con
miglioramento clinico. Relativamente alle patologie reumatologiche e
neurologiche, esse sono rimaste invariate, tuttavia sotto l’aspetto
reumatologico è differente la valutazione sulla capacità lavorativa espressa
dal perito reumatologo dr. __________ , rispetto alla valutazione precedente.
Dal lato della patologia ginecologica riscontrata al seno sin., al momento
attuale non vi sono evidenze che si tratti di una patologia tumorale maligna.”
(doc. AI 56-13, sottolineatura del redattore)

 

                                         A
proposito della patologia psichica, i periti del SAM hanno affermato che:

 

" 
(…)

Dal punto di vista psichiatrico l’A. presenta
un’incapacità lavorativa del 30%. Nel periodo di tempo trascorso dall’ultima
valutazione effettuata al SAM, la situazione psicologica dell’A. è
rimasta pressoché invariata sia per quel che riguarda l’aspetto depressivo, sia
per quale che riguarda l’aspetto somatoforme della patologia. Tra i fattori che
riducono la capacità lavorativa, secondo lo psichiatra, vi è da una parte
un’aumentata affaticabilità, dall’altra una ridotta resistenza allo sforzo,
nonché una tendenza alla regressione psicologica. Lo psichiatra fa anche
presente che è indicata una presa a carico specialistica dell’A.. Egli indica
che tra le altre attività esigibili, vi è l’attività di casalinga esercitata
nella misura del 30%.

Di fatto, le lamentele dell’A. all’esame attuale
non sono modificate. La valutazione clinica permette di mettere in luce quanto
segue: l’affettività seppur tendenzialmente rivolta verso il polo negativo non
è tale da poter diagnosticare un disturbo depressivo. Pure la sindrome ansiosa
non giustifica una limitazione importante. Come ben descritto da parte del
nostro consulente psichiatra è presente una sindrome ansiosodepressiva, mentre
il quadro clinico è dominato dalla sindrome somatoforme. L’A. dal 2003 ad oggi
non ha seguito trattamenti intensivi regolari e non è mai stata ricoverata per
riabilitazione, non è neppure in trattamento con un farmaco che innalzi la
soglia del dolore (per esempio Venflaxina o analogo) e le visite negli ultimi
tre anni sono state rare (vedi atti). Non è mai stata seguita dal lato
psichiatrico. Possiamo quindi ritenere di non essere confrontati con un
disturbo somatoforme che presenti gravità tali da giustificare un’incapacità
lavorativa elevata come descritto nella perizia del 2003, né siamo di fronte ad
una patologia psichiatrica maggiore. In effetti, la mancanza di ricerca di
attenzioni mediche è espressione di un miglioramento della problematica
somatoforme.” (doc. AI 56-11, sottolineatura del redattore)

 

                                         Nella
seconda versione del referto peritale, corretto dopo le perplessità sollevate
dal medico SMR, Dr. med. __________ (doc. AI 58/1 e 59/1), i periti hanno
affermato:

 

" 
(…)

Dal punto di vista psichiatrico l’A. presenta
un’incapacità lavorativa del 30%. Nel periodo di tempo trascorso dall’ultima
valutazione effettuata al SAM e lamentele soggettive psicologiche
dell’A. sono rimaste pressoché invariate sia per quel che riguarda l’aspetto
depressivo, sia per quel che riguarda l’aspetto somatoforme della patologia.
Tra i fattori che riducono la capacità lavorativa, secondo lo psichiatra, vi è
da una parte un’aumentata affaticabilità, dall’altra una ridotta resistenza
alla sforzo, nonché una tendenza alla regressione psicologica. Lo psichiatra fa
anche presente che è indicata una presa a carica specialistica dell’A:. egli
indica che tra le attività esigibili, vi è l’attività di casalinga.

Di fatto, le lamentele dell’A. all’esame attuale
non sono modificate. La valutazione clinica permette di mettere in luce quanto
segue: l’affettività seppur tendenzialmente rivolta verso il polo negativo non
è tale da poter diagnosticare un disturbo depressivo. Pure la sindrome ansiosa
non giustifica una limitazione importante. Come ben descritto da parte del
nostro consulente psichiatra è presente una sindrome ansiosodepressiva, mentre
il quadro clinico è dominato dalla sindrome somatoforme. L’A. dal 2003 ad oggi
non ha seguito trattamenti intensivi regolari e non è mai stata ricoverata per
riabilitazione, non è neppure in trattamento con un farmaco che innalzi la
soglia del dolore (per esempio Venlafaxina o analogo) e le visite negli ultimi
tre anni sono state rare (vedi atti). Non è mai stata seguita dal lato
psichiatrico. Possiamo quindi ritenere di non essere confrontati con un
disturbo somatoforme che presenti criteri di gravità tali da giustificare
un’incapacità lavorativa elevata come descritto nella perizia del 2003, né
siamo di fronte ad una patologia psichiatrica maggiore. In effetti, la mancanza
di ricerca di attenzioni mediche è espressione di un miglioramento della
problematica somatoforme.” (doc. AI 62-2)

 

                                         Alla
domanda 8, conseguenze sulla capacità lavorativa, i periti hanno anche
affermato:

 

" 
(…)

 

Rispetto al 2003, l’affezione psichiatrica non è
peggiorata, anzi, come descritto sopra si può ritenere un miglioramento della
stessa. E’ importante che l’A. sia presa a carico specialistico psichiatrico.”
(doc. AI 56-12 e 62-3) 

                                         I periti
hanno fondato le loro valutazioni sulla visita del Dr. med. __________, psichiatra
e psicoterapeuta FMH, che nel suo referto, dopo aver posto la diagnosi di
sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4), sindrome
ansioso-depressiva su disadattamento (ICD10-F43-2) e personalità con tratti
dipendenti, ed aver attestato un’incapacità lavorativa in ambito psichiatrico
del 30%, ha affermato:

 

" 
Siamo confrontati con una donna estremamente
passiva che denota problemi di ordine depressivo e somatoforme. La problematica
depressiva emerge chiaramente dal suo atteggiamento rinunciatario e dall’umore
deflesso che la pone in una condizione di estrema arrendevolezza nei confronti
della realtà quotidiana vissuta come difficile da sostenere senza l’aiuto e il
soccorso delle persone facenti parte del suo entourage. L’impressione è che l’A.
abbia cercato per una parte della sua vita di opporre resistenza raccogliendo
tutte le sue forze per non arrendersi e che a partire da una certa data abbia
ceduto di schianto e si sia rassegnata in maniera definitiva. L’episodio di
allontanamento della figlia da casa ha segnato probabilmente una linea di
confine superata la quale l’A. ha rinunciato a vivere in pienezza e si è
limitata a sopravvivere lagnandosi costantemente dei dolori a carico
dell’apparato locomotorio. Questi ultimi possono essere letti a mio avviso come
una deriva somatoforme che in questo momento prevale sulla componente
depressiva.

 

(…)

 

Nel lasso di tempo trascorso dall’ultima
valutazione effettuata al SAM la situazione psicologica dell’A. è rimasta
pressoché invariata sia per quel che riguarda l’aspetto depressivo sia per quel
che riguarda l’aspetto somatoforme della patologia. Va notato che l’A. non
ha assunto alcun atteggiamento propositivo declinando sostanzialmente la
proposta di una presa a carico specialistica.” (doc. AI 56-17, sottolineatura
del redattore)

 

                                         A
proposito dell’episodio dell’allontanamento della figlia da casa, dall’anamnesi
della perizia pluridisciplinare emerge che la ricorrente “riferisce di aver
subito uno shock psichico nel 1998 allorquando la maggiore delle figlie si è
allontanata da casa per andare a vivere con il compagno. Sembrerebbe aver
elaborato bene questa ferita emotiva, con il passare degli anni i rapporti con
la figlia ed il genero sono diventati molto buoni.” (doc. AI 56/10).

 

                                         Con
annotazioni del 7 marzo 2007 il dr. med. __________, medico SMR, ha affermato:

 

" 
(…)

 

La presente perizia ha concluso che l’A presenta
una CL del 70% quale casalinga ed anche nelle precedenti attività svolte,
ovvero, ausiliaria di pulizia, operaia di produzione agricola, poiché le
limitazioni di carattere psichiatrico che riducono la CL nell’attività di
casalinga riducono la stessa CL nella altre due altre attività analoghe alla
prima per il carico di lavoro. Queste limitazioni sono da intendere dalla data
della perizia. L’A è limitata nel mondo lavorativo essenzialmente da problemi
psichiatrici, ovvero, per la sindrome somatoforme da dolore persistente, nonché
dalla sindrome ansioso-depressiva su disadattamento e dalla personalità con
tratti dipendenti (affezioni meramente psichiatriche).

 

Tenendo conto di tutte queste patologie, l’A
raggiunge una CL del 70% quale casalinga (presenza durante tutto il giorno, ma
con rendimento ridotto). Rispetto al 2003, l’affezione psichiatrica non è
peggiorata, anzi, si può ritenere un miglioramento della stessa. E’
importante che l’A sia presa a carico specialistico psichiatrico.

 

Non entrano in questo caso in linea di conto
provvedimenti di reintegrazione professionale, soprattutto per l’inesistente
iter di formazione professionale dell’A, priva di una formazione base, nonché
di conoscenze linguistiche adeguate.” (doc. AI 61-2, sottolineatura del
paziente)

 

                                         Il
1° giugno 2007 la consulente in integrazione professionale, nel rapporto finale
ha indicato che le limitazioni imposte dal danno alla salute sono,
essenzialmente, dettate da problemi psichiatrici e che rispetto al 2003 “il
Dr. med. __________ e la perizia SAM effettuata in settembre 2006, ritengono
che ci sia stato un miglioramento dell’affezione psichiatrica.” (doc. AI
65-1).

 

                                         Infine,
con scritto del 18 ottobre 2007, posteriore all’emanazione della decisione
impugnata, trasmesso all’UAI direttamente dal dr. med. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, emerge:

 

" 
ho visto la signora RI 1 per una presa a carico
psicoterapeutica consigliata dallo psichiatra peritale. Dopo pochi colloqui mi
sono reso conto che la signora RI 1 non è in grado di esprimersi in modo
adeguato nel nostro linguaggio se non accompagnata anche dal marito che parla
meglio l’italiano.

Questo è comunque un contesto del tutto
inadeguato per una presa a carico psichiatrico psicoterapeutica per cui ritengo
necessario che la signora RI 1 possa beneficiare di colloqui psicoterapeutici
presso uno psichiatra che parla la sua lingua e che ha la comprensione
necessaria per la situazione socio culturale della signora RI 1.

 

Da parte nostra avevamo previsto delle terapie di
rilassamento e dei colloqui psicoterapeutici che non sono mai avvenuti.

 

Da parte mia non ho a disposizione delle persone
che si esprimono nella sua lingua per effettuare i trattamenti proposti dal
vostro psichiatra peritale.

Si tratta quindi di un contesto linguistico e
socio culturale che mi impedisce di effettuare il trattamento proposto.

 

Voglio anche rimarcare che la signora si è
presentata solo a due riprese al trattamento psicoterapeutico. Non penso che
tramite una semplice psicofarmacoterapia possiamo ottenere dei benefici
maggiori a questo considerato che la signora RI 1 è piuttosto oppositiva
all’intervento psicofarmacologico. Anche un intervento stazionario o
semistazionario non potrà portare dei sostanziali benefici al suo stato
clinico.” (doc. AI 74/1)

 

                               2.6.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF
125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT 2003-II pag. 628-629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                               2.7.   Per
quanto concerne il caso concreto, occorre innanzitutto rilevare che, secondo la
giurisprudenza (cfr. sentenza I 465/05 del 6 novembre 2006, pubblicata in DTF
133 V 108), il punto di riferimento temporale per valutare se si è in presenza
di una modifica rilevante del grado di invalidità suscettivo di incidere
notevolmente sul diritto alla prestazione è costituito, come nel caso di nuova
domanda, dall’ultima decisione cresciuta in giudicato che si fonda su un esame
materiale del diritto alla rendita.

 

                                         Nel
caso di specie si tratta quindi della decisione 11 settembre 2003 con la quale
all’assicurata è stato riconosciuto il diritto a una rendita intera dal 1°
gennaio 2000 (doc. AI 45/1). Questa decisione è stata presa fondandosi, per
quanto riguarda l’aspetto medico, sulla perizia SAM del 28 luglio 2003 (doc. AI
41/1). Occorre quindi verificare se, da allora, è intervenuto un importante
cambiamento.

 

                                         Al
riguardo, va rilevato che l’Ufficio AI, in sede di revisione, ha disposto degli
accertamenti di natura psichiatrica, reumatologica e neurologica ad opera dei
periti SAM.

 

                                         Questi, a
proposito delle ultime due patologie, chiamati ad effettuare un “confronto
dello stato attuale con quanto documentato nel 2003” hanno affermato che “relativamente
alle patologie reumatologiche e neurologiche, esse sono rimaste invariate,
tuttavia sotto l’aspetto reumatologico è differente la valutazione sulla
capacità lavorativa espressa dal perito reumatologo dr. __________, rispetto
alla valutazione precedente.” (doc. AI 56/13, sottolineatura del redattore).

 

                                         Non
essendovi stato un miglioramento delle due citate patologie, ma solo una
diversa valutazione della capacità lavorativa, per poter procedere con la
revisione occorre esaminare se la terza malattia, quella psichiatrica, ha
subito, nel corso degli anni, una modifica importante.

 

                                         Il dr.
med. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, chiamato ad
esprimersi in merito all’evoluzione dello stato di salute, ha affermato che “nel
lasso di tempo trascorso dall’ultima valutazione effettuata dal SAM la situazione
psicologica dell’A. è rimasta pressoché invariata sia per quel che
riguarda l’aspetto depressivo sia per quel che riguarda l’aspetto somatoforme
della patologia. Va notato che l’A. non ha assunto alcun atteggiamento
propositivo declinando sostanzialmente la proposta di una presa a carico
specialistica.” (doc. AI 56/17, sottolineature del redattore).

 

                                         I periti
del SAM, nell’ambito del confronto tra lo stato attuale e quanto documentato
nel 2003, hanno confermato che “dal lato della patologia psichiatrica, nel
periodo di tempo trascorso dall’ultima valutazione effettuata dal SAM, le
lamentele psicologiche dell’A. sono rimaste pressoché invariate. L’esame
clinico non ha permesso di mettere in evidenza una patologia psichiatrica maggiore
(è presente una sindrome ansiosodepressiva non particolarmente invalidante).”

                                         Successivamente
tuttavia gli specialisti, dopo aver evidenziato che “il disturbo somatoforme
non presenta criteri di gravità tali da giustificare un’incapacità lavorativa
superiore al 30%” hanno attestato, con una frase poco chiara, che vi è
stato un miglioramento. Essi hanno infatti affermato che “Per tanto, non
solo non possiamo attestare un peggioramento della problematica psichiatrica,
ma, come descritto sopra, non ci sono dati oggettivi che possano giustificare
le limitazioni descritte nella perizia del 2003 al momento attuale, con
miglioramento clinico.” (doc. AI 56/13, sottolineatura del redattore).

                                         La
locuzione “con miglioramento clinico”, all’interno della citata
frase risulta poco comprensibile. Da un esame degli atti emerge che l’accenno
al “miglioramento clinico” deriva dal punto 6 della perizia, intitolato
“discussione”, dove gli specialisti, dopo aver esposto l’anamnesi ed
aver riassunto le valutazioni del dr. med. __________, hanno affermato che “Di
fatto, le lamentele dell’A. all’esame attuale non sono modificate. La
valutazione clinica permette di mettere in luce quanto segue: l’affettività
seppur tendenzialmente rivolta verso il polo negativo non è tale da poter
diagnosticare un disturbo depressivo. Pure la sindrome ansiosa non giustifica
una limitazione importante. Come ben descritto da parte del nostro consulente
psichiatra è presente una sindrome ansiosodepressiva, mentre il quadro clinico
è dominato dalla sindrome somatoforme. L’A. dal 2003 ad oggi non ha seguito
trattamenti intensivi regolari e non è mai stata ricoverata per riabilitazione,
non è neppure in trattamento con un farmaco che innalzi la soglia del dolore
(per esempio Venflaxina o analogo) e le visite negli ultimi tre anni sono state
rare (vedi atti). Non è mai stata seguita dal lato psichiatrico. Possiamo
quindi ritenere di non essere confrontati con un disturbo somatoforme che
presenti gravità tali da giustificare un’incapacità lavorativa elevata
come descritto nella perizia del 2003, né siamo di fronte ad una patologia
psichiatrica maggiore. In effetti, la mancanza di ricerca di attenzioni
mediche è espressione di un miglioramento della problematica somatoforme.”
(doc. AI 56-11, sottolineatura del redattore)

 

                                         I periti,
pur confermando le valutazioni del dr. med. __________, specialista in
psichiatria e psicoterapia FMH, che ha allestito il referto per il SAM, hanno
pertanto ritenuto che l’assenza di cure negli ultimi tre anni sia sintomo di un
miglioramento della problematica somatoforme, senza tuttavia indicare elementi
oggettivi a sostegno della loro conclusione e contraddicendosi con quanto
affermato poco prima laddove, nella prima versione della perizia, hanno
confermato che “nel periodo di tempo trascorso dall’ultima valutazione
effettuata al SAM, la situazione psicologica dell’A. è rimasta
pressoché invariata sia per quel che riguarda l’aspetto depressivo, sia
per quel che riguarda l’aspetto somatoforme della patologia.” (doc. AI
56/11). Solo in un secondo tempo, quando il medico SMR dr. med. __________ ha
riscontrato alcune incongruenze, i periti hanno modificato la loro versione,
sostituendo “la situazione psicologica” con “e (sic) lamentele
soggettive psicologiche”. In realtà, la prima versione corrisponde a quanto
effettivamente affermato dal perito psichiatra, dr. med. __________ (doc. AI
56-17: “Nel lasso di tempo trascorso dall’ultima valutazione effettuata al
SAM la situazione psicologica dell’A è rimasta pressoché invariata sia
per quel che riguarda l’aspetto depressivo sia per quel che riguarda l’aspetto
somatoforme.”), mentre la seconda versione sembra piuttosto
un’interpretazione dei periti SAM dovuta all’assenza di cure psichiatriche.

 

                                         Ora, se è
vero che dalla perizia del 2003 a quella del 2006 la ricorrente non è stata in
cura specialistica per le problematiche psichiatriche, va evidenziato come
neppure in precedenza lo era stata. 

                                         Infatti
il 6 giugno 2002 il medico curante, dr. med. __________, specialista FMH in
chirurgia, interpellato a questo proposito dall’UAI ha affermato che “per
quel che riguarda la depressione nervosa la paziente è molto chiusa in se
stessa e sembra sempre molto triste. Ha difficoltà nell’esprimersi in lingua
italiana anche per il fatto che non ha rapporti con altra gente al di fuori dei
suoi famigliari. Ho già consigliato alla paziente un consulto psichiatrico, ma
finora non sono riuscito a convincerla. Penso che nelle prossime sedute dovrei
nuovamente proporle una visita specialistica psichiatrica.” (doc. AI 34/1,
cfr. anche doc. 41-23, consulto del 27 maggio 2003 del dr. med. __________: “sembra
utile una presa a carico multidisciplinare, che comprenda anche uno psichiatra”.).

                                         Va ancora
evidenziato, a proposito dell’allontanamento della figlia da casa nel 1998, evento
importante alla base della malattia psichica, che mentre il Dr. med. __________,
ha evidenziato come l’assicurata “dichiara di non aver elaborato bene
questa ferita emotiva nonostante il fatto che con il passare degli anni i
rapporti con la figlia e con il genero sono diventati buoni” (doc. AI
56-15, sottolineatura del redattore), i periti SAM hanno evidenziato, a
proposito di questo episodio, che l’insorgente “sembrerebbe aver elaborato bene
questa ferita emotiva, con il passare degli anni i rapporti con la figlia ed il
genero sono diventati molto buoni.” Ora, sembra proprio essere stata la
ferita emotiva che aveva portato la dr.ssa med. __________ nel 2003 a
dichiarare l’interessata inabile al lavoro al 100% affermando che “certamente
siamo confrontati con un disturbo dell’affettività che compromette
totalmente la capacità lavorativa” (sottolineatura del redattore).

                                         Alla luce
di quanto sopra esposto, ritenuto che la ricorrente nel 2003 era stata ritenuta
completamente inabile al lavoro dal lato psichiatrico pur non essendo stata
sottoposta a particolari cure mediche in tale ambito, non è possibile dedurre,
come hanno fatto i periti del SAM, che l’assenza di una cura medica
specialistica sia sinonimo di miglioramento della problematica psichiatrica a
fronte di conclusioni opposte emerse nel corso del consulto psichiatrico.

 

                                         Tuttavia,
questo Tribunale, sulla base degli accertamenti svolti fino ad ora, non può
neppure escludere questa ipotesi.

 

                                         Infatti, da
una parte va rilevato che il dr. med. __________ non ha indicato se la
patologia psichica presente precedentemente è migliorata oppure no,
limitandosi a parlare della stabilità della “situazione psicologica”.
D’altra parte i periti del SAM, seppur sulla base di valutazioni poco
convincenti e senza particolari motivazioni hanno, apparentemente, riscontrato
un miglioramento (cfr., per quanto concerne la possibilità, per il Tribunale,
di scostarsi da una perizia, il consid. 2.6).

 

                                         Inoltre,
gli specialisti del SAM hanno affermato che “relativamente alle patologie
reumatologiche e neurologiche esse sono rimaste invariate”, allorché nella
precedente perizia veniva attestata un’inabilità al 50% quale donna delle
pulizie e quale casalinga a causa delle lombalgie croniche su disturbi
staticodegenerativi e pseudosciatalgia sin. nell’ambito di una problematica
psicosomatica (doc. AI 41/10 e 41/12). Ora, considerato che nel 2006 i periti
hanno affermato che “dai consulti peritali emerge che dal lato neurologico
l’A. presenta attualmente dei dolori diffusi nell’ambito di una sindrome
lombovertebrale cronica con estensione pseudoradicolare alla gamba sin.,
tuttavia non sono oggettivabili lesioni neurologiche”, non è chiaro per
quale motivo, in questo caso, non è invece stato riscontrato alcun
miglioramento.

 

                                         In queste
condizioni il TCA ritiene che sia necessario procedere con ulteriori
accertamenti. L’UAI dovrà nuovamente interpellare i periti che hanno effettuato
il consulto psichiatrico e neurologico e chiedere se vi è stato oggettivamente
un miglioramento dello stato di salute psichico e/o neurologico della
ricorrente rispetto a quanto stabilito con la precedente perizia. In caso di
risposta positiva gli specialisti dovranno descrivere minuziosamente in cosa è
consistito questo miglioramento. Una volta accertato quanto sopra i periti del
SAM dovranno nuovamente valutare la situazione e stabilire, senza più incorrere
in contraddizione, se il miglioramento dello stato di salute è effettivamente
avvenuto.

                                         Infine,
se dovesse risultare che non vi è stato nessun miglioramento
all'amministrazione resterebbe da esaminare l'eventuale applicazione dell'art.
53 cpv. 2 LPGA. Come ribadito dal Tribunale federale in una sentenza pubblicata
in DTF 133 V 50 si tratta comunque di una semplice facoltà dell'UAI.                      

 

                               2.8.   L’insorgente
contesta anche il calcolo dell’invalidità, affermando che si fonda su un
reddito da valido e da invalido errato e non considera alcuna riduzione
sociale. Per quel che riguarda tuttavia la valutazione economica, ritenuto che
la situazione medica deve ancora essere acclarata, al momento attuale non è
possibile esprimersi compiutamente.

 

                               2.9.   Per
quanto concerne infine il referto radiologico prodotto il 3 luglio 2008 e che
dovrebbe comprovare che “la situazione reumatologica che emerge dal referto
appare peggiorata rispetto agli accertamenti del 2003 e del 2006, laddove si
riscontra  - tra l’altro – un’iniziale rottura dell’anulo fibroso con piccoli
focolai di edema” (doc. VI) va rilevato che trattandosi di una patologia
sorta dopo l’emanazione della decisione impugnata, essa potrà semmai essere
presa in considerazione nell’ambito di una nuova procedura amministrativa.

                                         Infatti,
va rilevato che secondo costante giurisprudenza del TFA, l'autorità giudicante
deve limitare l'esame del caso alla situazione effettiva che si presenta
all'epoca in cui è stata resa la decisione impugnata, ritenuto che fatti verificatisi ulteriormente
possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione
anteriore alla decisione stessa. I fatti accaduti posteriormente e che hanno
modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo
provvedimento (cfr. fra le tante: DTF 121 V 366 consid. 1b; 116 V 248 consid.
1a).

 

                                         Per cui,
eventuali peggioramenti sorti dopo la resa della decisione impugnata non
possono essere presi in considerazione.

 

                                         Alla luce
di tutto quanto sopra esposto, il ricorso va accolto ai sensi dei considerandi
e l’incarto rinviato all’amministrazione affinché esegua gli accertamenti
necessari.

 

                             2.10.   Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da un legale, ha diritto ad un’indennità
per ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

                                         

                                         Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è
determinata fra 200.- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e
senza riguardo al valore litigioso. Visto l’esito della vertenza, le spese per
fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

1.Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § La decisione impugnata è
annullata e l’incarto rinviato all’UAI per nuovi accertamenti.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà all’assicurata fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti