# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 606462d2-76a9-54b0-b11e-fe8ac90ecd17
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2002-04-29
**Language:** it
**Title:** Bundesgericht Strafrechtliche Abteilung 29.04.2002 6S.452/2001
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BGer/CH_BGer_006_6S-452-2001_2002-04-29.html

## Full Text

{T 0/2} 

6S.452/2001 MDE 

 

    C O R T E   DI   C A S S A Z I O N E   P E N A L E 

    *************************************************** 

 

                      29 aprile 2002 

            (secondo seduta del 17 aprile 2002) 

 

Composizione della Corte: giudici federali Schubarth, pre- 

sidente della Corte, Schneider, Wiprächtiger, Kolly e Kar- 

len. 

Cancelliera: Bino. 

 

                          _______ 

 

Visto il ricorso per cassazione proposto il 4 luglio 2001 

dal Ministero pubblico del Cantone Ticino contro la senten- 

za del 29 maggio 2001 emanata dalla Corte di cassazione e 

di revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone 

Ticino, Lugano, nel procedimento penale aperto a carico di 

A.________, patrocinato dall'avv. Andrea Pagani, Massagno, 

e B.________, patrocinata dall'avv. Nicola Delmué, Biasca, 

per tratta di esseri umani, riciclaggio di denaro e infra- 

zione alla legge federale concernente la dimora e il domi- 

cilio degli stranieri, contravvenzione e infrazione alla 

legge federale sugli stupefacenti nonché infrazione alla 

legge federale sulle armi; 

 

            R i t e n u t o   i n   f a t t o : 

 

       A.- Il 17 gennaio 2001, il Presidente della Corte 

delle assise correzionali di Leventina, riunita a Bellinzo- 

na, riconosceva B.________, colpevole: 

 

       - di tratta di essere umani per aver compiuto la 

tratta di 20 donne, tra novembre 1998 e maggio 2000, nell' 

Osteria Y.________ a X.________, da lei gestita congiunta- 

mente a A.________ e, tra settembre 1998 e maggio 2000, di 

altre 38 donne in vari locali ticinesi; 

 

       - di riciclaggio di denaro per avere inviato all' 

estero almeno fr. 10'000.-- di origine criminosa; 

 

       - d'infrazione e contravvenzione alla legge federa- 

le concernente la dimora e il domicilio degli stranieri, 

per avere favorito l'entrata e il soggiorno illegale di 6 

donne nell'Osteria Y.________, per avere impiegato circa 60 

donne straniere non autorizzate a lavorare in Svizzera, per 

avere illegalmente soggiornato lei stessa in Svizzera dal 

26 ottobre al 5 novembre 1998 e per avere esercitato un'at- 

tività lavorativa senza permesso tra il 26 luglio e il 26 

ottobre 1998; e 

 

       - di contravvenzione alla legge federale sugli 

stupefacenti per avere consumato un'imprecisata quantità di 

cocaina e marijuana. 

 

       Egli riconosceva altresì A.________ colpevole: 

 

       - di tratta di esseri umani per aver compiuto la 

tratta di 20 donne, tra novembre 1998 e maggio 2000, nell' 

Osteria Y.________ a X.________, da lui gestita congiunta- 

mente a B.________, e, tra agosto e settembre 1999, di 

altre 5 o 6 donne nello stesso esercizio pubblico; 

 

       - di riciclaggio di denaro per avere inviato all' 

estero almeno fr. 10'000.-- di origine criminosa; 

 

       - d'infrazione e contravvenzione alla legge federa- 

le concernente la dimora e il domicilio degli stranieri per 

avere favorito l'entrata e il soggiorno illegale di almeno 

6 donne nell'Osteria Y.________, per avere impiegato senza 

autorizzazione il cittadino lettone C.________, oltre a 

circa 60 donne lettoni e un imprecisato numero di donne 

dell'America latina, stranieri non autorizzati a lavorare 

in Svizzera; 

 

       - di contravvenzione alla legge federale sugli stu- 

pefacenti per avere consumato un'imprecisata quantità di 

cocaina e di marijuana; e 

 

       - d'infrazione alla legge federale sulle armi per 

avere, senza diritto, acquistato e detenuto una pistola 

Maverick "357 Magnum". 

 

       A ragione di questi fatti, il Presidente della 

Corte delle assise condannava, computato il carcere preven- 

tivo sofferto, B.________ a 18 mesi di detenzione, al paga- 

mento di una multa di fr. 7'000.-- e all'espulsione dal 

territorio svizzero per 3 anni, e A.________ a 14 mesi di 

detenzione nonché al pagamento di una multa di fr. 

5'000.--, quest'ultima parzialmente aggiuntiva a una multa 

di fr. 200.-- inflitta con decreto di accusa del 27 set- 

tembre 1999. 

 

       L'esecuzione delle pene detentive nonché l'espul- 

sione pronunciata nei confronti di B.________ venivano 

sospese con un periodo di prova di 2 anni; veniva altresì 

ordinata la confisca di fr. 20'000.-- depositati sul conto 

n. H.________ presso la Banca dello Stato del Cantone Tici- 

no nonché di fr. 19'806.10.-- in contanti e di una pistola. 

 

       B.- Il 29 maggio 2001, la Corte di cassazione e di 

revisione penale del Tribunale d'appello del Cantone Ticino 

(CCRP) accoglieva i ricorsi di B.________ e di A.________, 

respingeva il ricorso del Ministero pubblico e riformava 

parzialmente la sentenza del Presidente della Corte delle 

assise. Essa proscioglieva B.________ dall'imputazione di 

tratta di esseri umani nonché di riciclaggio di denaro e la 

condannava alla pena di 2 mesi di detenzione, computato il 

carcere preventivo sofferto, all'espulsione dalla Svizzera 

per 3 anni, entrambe sospese condizionalmente con un perio- 

do di prova di 2 anni, e al pagamento di una multa di fr. 

4'000.--. La Corte cantonale proscioglieva altresì 

A.________ dall'imputazione di tratta di esseri umani e di 

riciclaggio di denaro e lo condannava alla pena di 2 mesi 

di detenzione, computato il carcere preventivo sofferto, 

sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, 

nonché al pagamento di una multa di fr. 4'000.--, parzial- 

mente aggiuntiva a quella di fr. 200.--, inflittagli con 

decreto di accusa del 27 settembre 1999. Essa annullava la 

confisca e ordinava la liberazione a favore del suo titola- 

re di fr. 20'000.-- depositati sul conto n. H.________ 

presso la Banca dello Stato del Cantone Ticino e di fr. 

19'806.10.-- in contanti. 

 

       C.- Con tempestivo ricorso per cassazione, il Mi- 

nistero pubblico del Cantone Ticino (in seguito: Ministero 

pubblico) è insorto dinanzi il Tribunale federale contro la 

decisione della CCRP chiedendone l'annullamento, con prote- 

sta di spese e ripetibili. 

 

       D.- Con osservazioni del 1° marzo 2002, B.________ 

e A.________ postulano la reiezione del gravame. 

 

      Considerando   in   diritto : 

 

       1.- a) Il Tribunale federale esamina d'ufficio e 

con libero potere l'ammissibilità del rimedio esperito, 

senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti 

delle parti o dalle loro conclusioni (DTF 127 III 41 con- 

sid. 2a, 126 I 81 consid. 1, 125 I 253 consid. 1a e rinvii, 

458 consid. 1). 

 

       b) Inoltrato dal Ministero pubblico (art. 270 cpv. 

1 lett. c della legge federale del 15 giugno 1934 sulla 

procedura penale [PP; RS 312.0]) e diretto contro una sen- 

tenza penale emessa in ultima istanza da un tribunale supe- 

riore (art. 268 cpv. 1 PP), il presente gravame è ammissi- 

bile (v. Martin Schubarth, Nichtigkeitbeschwerde 2001, 

Berna 2001, n. 22 e 86-88). 

 

       c) Il ricorso per cassazione può essere fondato 

unicamente sulla violazione del diritto federale (art. 269 

cpv. 1 PP). Tranne in caso di rettifica di sviste manife- 

ste, il Tribunale federale è vincolato dagli accertamenti 

operati dall'autorità cantonale (art. 277bis PP). Non pos- 

sono quindi essere né criticati accertamenti di fatto né 

addotti fatti nuovi né proposte eccezioni, impugnazioni e 

mezzi di prova nuovi (art. 273 cpv. 1 lett. b PP). Il Tri- 

bunale federale deve fondare il suo giudizio sui fatti 

quali accertati dall'ultima istanza cantonale ed eventual- 

mente su quelli considerati dall'autorità inferiore nella 

misura in cui essi siano ripresi, per lo meno in modo im- 

plicito, nella decisione impugnata (art. 273 cpv. 1 lett. b 

PP; DTF 118 IV 122 consid. 1; Bernard Corboz, Le pourvoi en 

nullité, SJ 1991, pagg. 92 e 93). 

 

       d) Nella misura in cui rinvia agli argomenti sol- 

levati in sede cantonale, il gravame è inammissibile (DTF 

111 IV 108, 100 IV 181 consid. 1a). 

 

       2.- a) La CCRP ha annullato la condanna dei resi- 

stenti per tratta di esseri umani, reato perseguito all' 

art. 196 CP. Richiamando la recente giurisprudenza pubbli- 

cata in DTF 126 IV 225 e ancora sconosciuta all'epoca della 

decisione sul merito, essa ha ribadito che la tratta di 

esseri umani presuppone un'offesa al diritto all'autodeter- 

minazione in campo sessuale; non è quindi punibile chi si 

occupa d'ingaggiare o di trasferire delle prostitute se 

esse hanno dato il proprio assenso con cognizione di causa. 

Fondandosi sugli accertamenti di prima istanza, la Corte 

cantonale ha ritenuto che le giovani donne avevano scelto 

liberamente di venire in Ticino e di dedicarsi alla prosti- 

tuzione per cui, oggettivamente, non vi erano gli estremi 

per applicare l'art. 196 CP. 

 

       b) Il Ministero pubblico sostiene che l'art. 196 

CP deve essere interpretato alla luce dell'art. 1 cpv. 1 

della Convenzione concernente la repressione della tratta 

delle donne maggiorenni dell'11 ottobre 1933 (RS 0.311.34; 

in seguito: "Convenzione dell'11 ottobre 1933") che postula 

espressamente la punibilità del reato di tratta di esseri 

umani anche nell'ipotesi in cui le giovani donne abbiano 

acconsentito liberamente di prostituirsi. La DTF 126 IV 225 

concerneva un caso interno, ossia il trasferimento di pro- 

stitute ungare da uno stabilimento svizzero all'altro. La 

fattispecie in esame si estende al di là del territorio 

nazionale; pertanto, in applicazione della Convenzione 

dell'11 ottobre 1933, i presupposti della tratta di esseri 

umani sarebbero adempiuti nonostante il consenso delle in- 

teressate. 

 

       3.- a) Secondo l'art. 1 cpv. 1 della Convenzione 

dell'11 ottobre 1933 deve essere punito chiunque, allo sco- 

po di favorire l'altrui libidine, arruola, rapisce o svia, 

anche col suo consenso, una donna o una giovane maggiorenne 

per trarla alla prostituzione in un altro paese. La Conven- 

zione dell'11 ottobre 1933 completa l'Accordo internaziona- 

le inteso a garantire una protezione efficace contro il 

traffico criminale conosciuto sotto il nome di tratta delle 

bianche del 18 maggio 1904 (RS 0.311.31; in seguito: "Ac- 

cordo internazionale del 18 maggio 1904"), la Convenzione 

internazionale per la repressione della tratta delle bian- 

che del 4 maggio 1910 (RS 0.311.32; in seguito: "Conven- 

zione del 4 maggio 1910") e la Convenzione internazionale 

per la repressione della tratta delle donne e dei fanciulli 

del 30 settembre 1921 (RS 0.311.33; in seguito: "Convenzio- 

ne del 30 settembre 1921"). Storicamente, siffatti strumen- 

ti s'inserivano nell'ambito della lotta contro il traffico 

e lo sfruttamento di donne a livello internazionale, lotta 

resa necessaria dalla constatazione, alla fine del XIX e 

all'inizio del XX secolo, dell'esistenza di vere e proprie 

organizzazioni che attiravano giovani donne con vantaggiose 

offerte di lavoro all'estero come governanti, istitutrici, 

cuoche, cantanti, ecc. Simili offerte erano un pretesto per 

poi spingerle alla prostituzione. La tratta sfruttava la 

loro inesperienza e ingenuità nonché le condizioni di mise- 

ria in cui vertevano. I trafficanti, ricorrevano all'astu- 

zia, all'inganno, alla minaccia o altri mezzi di costrizio- 

ne per abusare cinicamente e circuire le loro vittime (FF 

1924 III 1059-1060). In tale clima, le norme internazionali 

volevano colmare le lacune di quelle legislazioni nazionali 

che non prevedevano la punibilità della tratta di esseri 

umani (v. in particolare gli art. 2 e 3 della Convenzione 

del 30 settembre 1921). Sotto mira era principalmente il 

traffico internazionale, più pericoloso per la sua ramifi- 

cazione al di là delle frontiere. La Convenzione del 4 mag- 

gio 1910 auspicava la punibilità del traffico di donne mag- 

giorenni solo se quest'ultime non erano consenzienti, ossia 

in caso di "inganno, minaccia, abuso di autorità o altro 

mezzo di costrizione" (art. 2; FF 1924 III 1069-1070). La 

Convenzione dell'11 ottobre 1933 ha poi esteso la persegui- 

bilità anche ai casi in cui vi era consenso. All'epoca, la 

Svizzera aveva ratificato tali strumenti internazionali 

poiché la legge federale del 30 settembre 1925 sulla tratta 

delle donne e dei fanciulli (RU 42 9; in seguito: "Legge 

federale del 30 settembre 1925") perseguiva già la tratta 

senza distinguere tra donne consenzienti o meno (FF 1934 I 

878). 

 

       b) Le Convenzioni testé citate non sono diretta- 

mente applicabili (sulla nozione v. Andreas Auer/Giorgio 

Malinverni/Michel Hottelier, Droit constitutionnel suisse, 

vol. I, Berna 2000, pagg. 452-454), ma esortano il legisla- 

tore svizzero a concretizzare i principi universali in esse 

contenuti (FF 1924 III 1067 nonché art. 2 e 3 della Conven- 

zione del 30 settembre 1921). L'interpretazione delle norme 

e dei principi penali deve essere, nella misura del possi- 

bile, conforme al diritto costituzionale e convenzionale 

(DTF 127 IV 66 consid. 2g; 126 IV 236 consid. 4; 118 IV 153 

consid. 4c; 106 Ia 33 consid. 2 e 3). All'epoca della Co- 

stituzione previgente, il Tribunale federale ha ribadito a 

più riprese che la Confederazione non può sottrarsi ai suoi 

obblighi internazionali invocando il diritto interno: 

quest'ultimo deve essere interpretato anzitutto in modo 

conforme alle norme internazionali (DTF 125 II 417 consid. 

4c). In caso di conflitto, esse prevalgono, comunque e in 

linea di massima, sul diritto interno e la regola nazionale 

non conforme non va applicata. Questa soluzione si giusti- 

fica ancor più se la norma internazionale tende a protegge- 

re i diritti dell'uomo. Non fu tuttavia decisa la questione 

se tale modo di procedere dovesse estendersi anche ad altri 

campi (DTF 125 II 417 consid. 4d). Fu poi lasciato indeciso 

il quesito se e in quale misura il diritto convenzionale 

possa "correggere" una norma del Codice civile (DTF 125 III 

209 consid. 6e). Il 12 marzo 2000 la modifica della Costi- 

tuzione concernente la riforma della giustizia è stata 

accettata. Contrariamente alla proposta del Consiglio fede- 

rale, essa non prevede l'introduzione della giurisdizione 

costituzionale. La questione se la decisione politica debba 

avere delle conseguenze sulla giurisprudenza anteriore in 

materia di conflitto tra diritto interno e internazionale 

può, per il momento, rimanere irrisolta. Infine, è d'uopo 

ribadire che nell'ambito penale il principio nullum crimen 

sine lege esclude, in mancanza di una disposizione specifi- 

ca di diritto interno, la punibilità di un comportamento 

esclusivamente in base ad un testo internazionale, in ogni 

caso quando tale testo non è direttamente applicabile (v. 

in generale DTF 127 IV 198 consid. 3b). 

 

       4.- a) Conformemente ai suoi obblighi internazio- 

nali, il legislatore svizzero ha adottato, ultimo in data, 

l'art. 196 che prevede la condanna alla reclusione o 

alla detenzione non inferiore a 6 mesi di chi, per favorire 

l'altrui libidine, esercita la tratta di esseri umani. Tale 

disposizione concretizza i dettami contenuti in particolare 

nella Convenzione dell'11 ottobre 1933; conferisce, tra 

l'altro, al principio della punibilità della tratta una 

portata più vasta di quella convenzionale poiché estesa a 

tutti gli esseri umani, cioè a ogni individuo indipendente- 

mente dall'età e dal sesso (FF 1985 II 978). I presupposti 

del reato di cui all'art. 196 CP, interpretato anche alla 

luce della DTF 126 IV 225, sono adempiuti allorquando viene 

pregiudicato il diritto all'autodeterminazione nel campo 

sessuale della persona interessata (FF 1985 II 956; sulla 

nozione di tratta di esseri umani v. anche infra, consid. 

6; nonché Guido Jenny, Delikte gegen die sexuelle Integri- 

tät un gegen die Familie: Art. 187-200, Art. 213-220 CP, in 

Guido Jenny, Martin Schubarth, Peter Albrecht, Kommentar 

zum schweizerischen Strafrecht, vol. 4, Berna 1997, ad art. 

196 CP, n. 5 e 6; Jörg Rehberg, Niklaus Schmid, Delikte 

gegen den Einzelnen, 7a ed., Zurigo 1997, pagg. 413-414; 

Günter Stratenwerth, Schweizerische Strafrecht, Besonderer 

Teil I, 5a ed., Berna 1995, pagg. 174-176, n. 19 e 21). Ciò 

avviene esclusivamente quando un essere umano è sfruttato 

come vera e propria mercanzia, in particolare se tenuto 

all'oscuro di ciò che l'attende, se poco informato o se, 

per altre ragioni, incapace di difendersi (DTF 126 IV 225 

consid. 1d). Più precisamente nel caso di donne che si 

prostituiscono, la loro libertà all'autodeterminazione ses- 

suale non è infranta se acconsentono al trasferimento da un 

postribolo all'altro con l'aiuto di un mediatore. Questo 

principio vale, tuttavia, solo se esse si dedicano sponta- 

neamente alla prostituzione e, dietro compenso, ricorrono a 

intermediari per cambiare posto di lavoro alla stessa stre- 

gua di quanto capita nell'ambito di altre professioni. Una 

simile analogia deve tuttavia essere relativizzata tenendo 

presente la peculiarità del settore della prostituzione, 

ove le persone che vi si dedicano sono confrontate alla 

discriminazione e alla condanna morale da cui possono ri- 

sultare un serio isolamento e una dipendenza personale 

nonché finanziaria da protettori, tenutari di postriboli e 

gestori di saloni di massaggio. Le prostitute che soggior- 

nano illegalmente in Svizzera sono le più esposte (v. anche 

Tiziano Crameri, Immissioni moleste legate all'esercizio 

della prostituzione, con particolare riferimento alle zone 

abitative, in RDAT I-2000, pagg. 168-169). La questione se 

la libertà sessuale sia lesa deve quindi essere decisa in 

funzione delle circostanze concrete; il consenso formale 

della vittima non basta, è imperativo accertare che tale 

consenso sia effettivamente libero da costrizioni (DTF 126 

IV 225 consid 1d). 

       b) L'art. 196 CP deve essere interpretato tenendo 

conto delle circostanze attuali (DTF 105 Ib 49 consid. 5a), 

avendo tuttavia come sfondo l'armonizzazione tra diritto 

interno e internazionale. 

 

       Come testé ribadito (v. supra consid. 3a), lo scopo 

del legislatore internazionale all'inizio del XX secolo era 

quello di lottare e ostacolare il commercio di donne prove- 

nienti dai paesi poveri, ove difettavano le risorse intel- 

lettuali ed economiche, nei postriboli dei paesi più ricchi 

(FF 1924 III 1060; v. anche DTF 96 IV 118 consid. 2b). La 

stessa prostituzione era un'attività moralmente condannata 

e le attività connesse, quali il lenocinio, erano in alcuni 

casi penalmente perseguibili (v. ad esempio, gli art. 198 e 

segg. vCP). I trafficanti, creando una vera e propria rete 

internazionale, approfittavano delle condizioni sociali te- 

sté descritte con astuzia e sfrontato cinismo per circuire 

ed ingannare giovani donne sul loro destino (FF 1924 III 

1060). Date le difficoltà riscontrate nel determinare se 

esse fossero effettivamente vittime d'inganni o di pressio- 

ni, quest'ultime non volendo parlare per paura di rappresa- 

glie o dell'intervento delle autorità di polizia, la puni- 

bilità della tratta fu resa indipendente dal consenso (FF 

1934 I 882 e art. 1 della Convenzione dell'11 ottobre 

1933). 

 

       Ancor oggi e conformemente alla giurisprudenza 

pubblicata in DTF 126 IV 225, i presupposti del reato di 

tratta di esseri umani possono essere adempiuti in presenza 

di giovani donne consenzienti, se tale consenso è viziato. 

Per potere escludere con la massima certezza una qualsiasi 

relazione di dipendenza che intaccherebbe il libero consen- 

so, le autorità devono prestare un'attenzione accresciuta 

alle condizioni, in particolare sociali ed economiche, in 

cui le donne accettano di essere arruolate per prostituirsi 

(DTF 126 IV 225 consid. 1d). La tratta di esseri umani 

impone che le eventuali vittime siano messe sul mercato e 

sfruttate come vera e propria mercanzia (FF 1924 III 1068). 

Tale non può manifestamente essere il caso se esse sono 

consapevoli e consenzienti e, pertanto, libere nell'eserci- 

zio del loro diritto all'autodeterminazione sessuale. L' 

art. 196 CP, interpretato alla luce della nozione di con- 

senso effettivo, rispetta gli obblighi internazionali as- 

sunti dalla Svizzera e s'inserisce, come si vedrà qui di 

seguito, perfettamente nell'evoluzione normativa attuale. 

 

       aa) Il Codice penale tedesco esige che venga eser- 

citata un'influenza sulla capacità di determinarsi della 

vittima (v. art. 180b e 181 CP), non è sufficiente il solo 

fatto di arruolare, senza pressioni di alcun genere. Non vi 

è tratta di esseri umani, poiché non esiste bene giuridico 

degno di protezione, quando la giovane donna, senza essere 

motivata da uno stato di bisogno o di vulnerabilità, accon- 

sente pienamente a prostituirsi all'estero per migliorare 

la propria situazione (v. Adolf Schönke/Horst Schröder, 

Strafgesetzbuch, Kommentar, 26a ed., Monaco 2001, § 181, n. 

14; Reinhart Maurach/Friedrich-Christian Schroeder/Manfred 

Maiwald, Strafrecht, Besonderer Teil, vol. 1, 8a ed., 

Heidelberg 1995, § 22 I, n. 35). In Austria, il reato di 

tratta di esseri umani sembra avere una portata più ampia 

poiché il consenso nella speranza di migliori possibilità 

di guadagno, non esclude di regola la perseguibilità 

(Thomas Philipp, Wiener Kommentar zum Strafgesetzbuch, 2a 

ed., Vienna 2001, 32simo fascicolo, § 217 n. 10). Simile 

portata non è tuttavia esente da critica (Philipp, op. 

cit., § 217 n. 6). La legislazione francese è irrilevante 

ai fini della presente causa poiché il reato di lenocinio, 

consistente tra l'altro nell'aiutare, assistere e proteg- 

gere colui che si prostituisce ricavandone un profitto, è 

tutt'oggi perseguibile (art. 225-5 a 225-10 del nuovo Co- 

dice penale francese). Lo stesso vale per il Codice penale 

italiano, il quale sanziona i reati d'istigazione, favo- 

reggiamento e sfruttamento della prostituzione (art. 

531-534 del Codice penale italiano); una disposizione spe- 

ciale prevede tuttavia la punibilità della tratta di donne 

e di minori, ma solamente in caso di violenza, minaccia o 

inganno (art. 536 del Codice penale italiano). 

 

       bb) In seno alle istanze europee e internazionali 

si profila una nozione di tratta di esseri umani che esclu- 

de la punibilità se il consenso è effettivo. La Risoluzione 

del Parlamento europeo del 18 gennaio 1996 sulla tratta di 

esseri umani (Gazzetta ufficiale, n. C 032 del 5 febbraio 

1996, pag. 88; in seguito: "Risoluzione del Parlamento 

europeo del 18 gennaio 1996") la definisce come "l'atto il- 

legale di chi, direttamente o indirettamente, favorisce 

l'entrata o il soggiorno di un cittadino proveniente da un 

paese terzo ai fini del suo sfruttamento utilizzando l'in- 

ganno o qualunque altra forma di costrizione o abusando di 

una situazione di vulnerabilità o incertezza amministrati- 

va". Il 22 gennaio 2001 la Commissione ha proposto al Con- 

siglio e al Parlamento dell'Unione europea una decisione 

quadro sulla lotta alla tratta degli esseri umani (in se- 

guito: "Decisione quadro") la quale prevede all'art. 2 in- 

titolato "Reati relativi alla tratta degli esseri umani a 

fini di sfruttamento sessuale", l'obbligo per ciascun Stato 

membro di adottare le misure necessarie affinché il reclu- 

tamento, il trasporto o il trasferimento di una persona 

siano puniti come reato qualora sia fatto uso di coercizio- 

ne, violenza o minacce, d'inganno o frode, oppure di pres- 

sioni o influenze abusive qualunque sia la loro forma. La 

Raccomandazione del 19 maggio 2000 n. R(2000)11 del Comi- 

tato dei Ministri del Consiglio dell'Europa sulla lotta 

contro la tratta di esseri umani ai fini di sfruttamento 

sessuale (in seguito: "Raccomandazione del Consiglio dell' 

Europa n. R(2000)11") definisce la tratta come l'arruola- 

mento di persone, quand'anche consenzienti, in vista del 

loro sfruttamento sessuale, se del caso ricorrendo a forme 

di costrizione quali violenza, minaccia, abuso di autorità 

o di una situazione di vulnerabilità. La Raccomandazione 

1325 (1997) relativa alla tratta delle donne e alla prosti- 

tuzione coatta negli Stati membri del Consiglio dell'Europa 

adottata dall'Assemblea parlamentare il 23 aprile 1997 (in 

seguito: "Raccomandazione del Consiglio dell'Europa 1325 

(1997)") proponeva già la stessa definizione. Il Protocollo 

aggiuntivo relativo alla lotta contro la tratta di persone 

in particolare di donne e bambini alla Convenzione delle 

Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale organiz- 

zata (Doc. ONU AC.254/4 Add. 3, 24 settembre 1999) (in se- 

guito: "Protocollo aggiuntivo relativo alla Convenzione 

delle Nazioni Unite") precisa infine che il consenso della 

vittima è indifferente allorquando vi sia minaccia, utiliz- 

zo della forza, rapimento, frode, inganno, abuso di autori- 

tà o di una situazione di vulnerabilità (art. 3 lett. a e 

b). 

 

       cc) Risulta dalla panoramica di diritto comparato 

e internazionale che di regola i presupposti della tratta 

di esseri umani sono adempiuti nonostante l'accordo dell' 

interessata se viene sfruttata una "situazione di vulnera- 

bilità". Quest'ultima può derivare da condizioni economiche 

o sociali difficili o da rapporti di dipendenza personale 

e/o finanziari costrittivi. In assenza di una qualsiasi 

vulnerabilità, non sussiste reato poiché, dato l'inconte- 

stato diritto all'autodeterminazione nel campo sessuale, 

non sussiste bene giuridico da proteggere. 

 

       c) La portata dell'art. 196 CP sviluppata nella 

DTF 126 IV 225 rispecchia perfettamente questa evoluzione: 

non vi è tratta di esseri umani solo se non viene pregiudi- 

cato il diritto all'autodeterminazione sessuale della per- 

sona interessata, ossia in assenza di una qualsiasi forma 

di abuso, minaccia o sfruttamento di una situazione di 

vulnerabilità. Il consenso deve corrispondere effettivamen- 

te alla volontà delle prostitute, le quali devono essere 

adeguatamente informate sul loro destino e coscienti di 

quello che le aspetta senza essere influenzate da condizio- 

ni di debolezza o incertezza. La nozione di consenso deve 

essere interpretata in modo restrittivo tenendo conto dei 

molteplici rapporti di dipendenza in cui esse possono tro- 

varsi, soprattutto se straniere (DTF 126 IV 225 consid. 1c 

in fine). Nel caso di persone che si recano all'estero per 

prostituirsi, il consenso effettivo deve essere ammesso con 

estrema prudenza poiché il rischio di sfruttamento di una 

situazione di povertà è particolarmente acuto (v. per ana- 

logia con il diritto tedesco anche Schönke/Schröder, op. 

cit., § 180b, n. 12). Tale interpretazione è conforme ai 

principi enunciati nelle Convenzioni internazionali ratifi- 

cate dalla Svizzera interpretate alla luce delle circostan- 

ze attuali e non vi è ragione di scostarvisi. Non vi è luo- 

go nemmeno, come sostiene il Ministero pubblico, di diffe- 

renziare dal punto di vista della perseguibilità la tratta 

interna da quella internazionale. Come rileva a ragione la 

CCRP, una siffatta soluzione sarebbe iniqua poiché permet- 

terebbe di punire l'intermediario che colloca in un postri- 

bolo una donna proveniente dall'estero, mentre chi, come 

nella DTF 126 IV 225, si adopera per trasferire una prosti- 

tuta da uno stabilimento all'altro sul territorio svizzero 

andrebbe esente da pena. Ma non solo. Essa sarebbe contra- 

ria agli stessi principi sanciti nella Convenzione dell'11 

ottobre 1933: già a quell'epoca il legislatore internazio- 

nale qualificava d'inammissibile che un paese perseguisse 

in modo diverso il traffico esterno da quello interno (FF 

1924 III 1067 in fine). Essa contravverrebbe altresì allo 

scopo perseguito dall'art. 196 CP, ossia punire il riforni- 

mento di merce umana per i postriboli in tutto il mondo 

(DTF 96 IV 118 consid. 2b in merito al previgente art. 202 

CP). 

 

       5.- a) La CCRP ha annullato la condanna dei resi- 

stenti per tratta di esseri umani poiché le ragazze che 

arrivavano all'Osteria Y.________ o in altri postriboli 

ticinesi sapevano a quali condizioni dovevano prostituirsi 

e non hanno subito costrizioni o pressioni né sono state 

influenzate da un qualsiasi rapporto di dipendenza. Esse si 

prostituivano liberamente, non venivano loro imposti clien- 

ti, non furono mai state minacciate o percosse e decidevano 

in modo autonomo delle loro prestazioni, in particolare 

della durata e del prezzo. Tali elementi non sono tuttavia 

sufficienti per escludere i presupposti della tratta di 

esseri umani quali testé delimitati. 

 

       b) È d'uopo premettere che in materia di tratta di 

esseri umani, un'attenzione particolare è necessaria quando 

il suo oggetto sono le donne e i bambini provenienti dai 

paesi in via di sviluppo e dai paesi dell'Europa centrale e 

orientale (v. anche consid. 9 della Risoluzione del Parla- 

mento europeo del 18 gennaio 1996). 

 

       c) È accertato in modo insindacabile (art. 273 

cpv. 1 lett. b e 277bis cpv. 1 PP) che le ragazze si pro- 

stituivano per povertà. È altresì accertato che nel periodo 

tra novembre 1998 e maggio 2000 i resistenti hanno provoca- 

to ed organizzato la venuta in Svizzera di circa 87 ragaz- 

ze. Di queste, circa 43 hanno trovato posto di lavoro al- 

l'Osteria Y.________, 20 circa grazie all'intermediazione 

di terzi, mentre le altre furono ingaggiate direttamente 

dalla resistente. Di sua iniziativa, essa svolse anche 

un'attività in proprio procurando 38 ragazze provenienti 

dai paesi dell'Est a diversi postriboli del Cantone Ticino. 

Il resistente, dal canto suo, ingaggiò da solo ancora 5/6 

ragazze. Si trattava di un'operazione di chiara importanza, 

per il sovrappiù ben strutturata con una rete d'intermedia- 

ri efficiente. Tutte le ragazze provenivano dall'Europa 

dell'Est in particolare dalla Lettonia. Esse giungevano in 

Svizzera per sfuggire a condizioni economiche difficili e 

migliorare così la loro situazione. Tenuto conto che la 

resistente stessa, di nazionalità lettone, era venuta in 

Svizzera per prostituirsi a causa della sua disastrosa 

situazione finanziaria, gli accusati hanno coscientemente 

approfittato dell'evidente stato di necessità delle giovani 

donne. Quest'ultime non potevano tra l'altro ragionevolmen- 

te rappresentarsi un quadro completo di quello che avrebbe- 

ro vissuto una volta sul suolo elvetico. Ispirato da una 

situazione di vulnerabilità dovuta alle accertate precarie 

condizioni economiche, il loro consenso non può essere con- 

siderato come effettivo. Al riguardo non è necessario, come 

sembra sostenere la CCRP, che le ragazze vertessero in uno 

stato di miseria tale da essere ridotte a una specie di 

schiavitù equiparata a quella vissuta dalle donne prove- 

nienti dai paesi del terzo mondo. Visto anche il numero di 

prostitute implicate e la durata del traffico, la fattispe- 

cie è un tipico caso di tratta di esseri umani. Il proscio- 

glimento dei resistenti dall'imputazione del reato di cui 

all'art. 196 CP, le ragazze avendo liberamente acconsentito 

alla loro venuta in Svizzera per dedicarsi alla prostitu- 

zione, viola pertanto il diritto federale. L'autonomia che 

le giovani donne godevano nell'esercizio della loro attivi- 

tà è rilevante solo per la commisurazione della pena. 

 

       6.- a) Resta da esaminare se i presupposti dell' 

art. 196 CP debbano estendersi alla totalità delle ragazze 

la cui venuta in Svizzera era stata organizzata dai resi- 

stenti, ossia a tutte le 87, oppure se in applicazione 

della DTF 96 IV quest'ultimi debbano essere prosciolti 

- come fu il caso in prima istanza - dall'imputazione di 

tratta per le 20 ragazze giunte all'Osteria Y.________ gra- 

zie alla loro intermediazione diretta, anticipando loro il 

denaro per il viaggio e le piccole spese. Il Ministero pub- 

blico contesta l'applicazione della DTF 96 IV 118 alla fat- 

tispecie. La CCRP non ne ha trattato, poiché ha considerato 

come non adempiuti i presupposti del reato di cui all'art. 

196 CP. 

 

       b) Nella DTF 96 IV 118, resa sotto l'imperio del 

diritto previgente, il Tribunale federale escluse dalla 

nozione di tratta l'attività consistente nell'ingaggiare 

delle prostitute per il proprio postribolo. La fattispecie 

in esame concerneva l'impiego di prostitute arruolate in 

Africa dal gestore di un postribolo per prostituirsi nel 

suo locale in Svizzera. Due interpretazioni erano a con- 

fronto: quella più restrittiva per cui il gestore che ar- 

ruola e ingaggia delle prostitute per il suo postribolo non 

è colpevole di tratta di esseri umani, quest'ultima presup- 

ponendo un vero e proprio commercio con l'intervento di un 

intermediario; e quella più estesa per cui la tratta di es- 

seri umani ha una portata più larga che la nozione usuale 

di commercio, dati i comportamenti tipici che ne costitui- 

scono le varie fasi, ossia il fatto di arruolare, allettare 

o rapire (DTF 96 IV 118 consid. 1). Il Tribunale federale, 

dopo aver proceduto all'interpretazione storica e teleolo- 

gica della norma previgente e avere ribadito che le due 

accezioni si fondavano su motivi altrettanto validi, optò 

per quella restrittiva (DTF 96 IV 118 consid. 2). 

 

       c) Fino ad oggi non si era presentata l'occasione 

per riesaminare tale giurisprudenza nell'ambito del nuovo 

art. 196 CP, il quale ha comunque essenzialmente ripreso i 

presupposti dell'art. 202 vCP (FF 1985 II 976 nonché Jenny, 

op. cit., ad art. 196, n. 5 e rinvii). 

 

       d) Le disposizioni in materia di repressione della 

tratta di esseri umani sono state concepite per armonizzare 

la legislazione svizzera alle regole internazionali vigenti 

in tale ambito (FF 1924 III 1078 e FF 1934 I 877). Lo scopo 

era, ed è ancor oggi, di perseguire la tratta di esseri 

umani con la medesima efficienza che essa si svolga all'in- 

terno del confine svizzero o si estenda al di là del terri- 

torio nazionale (FF 1924 II 1067). Furono così adottate 

dapprima la Legge federale del 30 settembre 1925 (FF 1934 

II 878) in seguito l'art. 202 vCP (DTF 96 IV 118 consid. 

2a) e, infine, l'art. 196 CP attualmente in vigore. L'impe- 

rativo per il legislatore svizzero di tenere conto delle 

convenzioni internazionali in questo settore è stato altre- 

sì ribadito al momento dell'adozione di quest'ultima dispo- 

sizione (FF 1985 II 978). La nozione di tratta di esseri 

umani deve essere quindi interpretata avendo come sfondo 

l'essenziale armonizzazione tra diritto interno e interna- 

zionale; questo aspetto è stato in parte trascurato a torto 

nella DTF 96 IV 118. 

 

       aa) Esiste oramai una nozione internazionale di 

tratta di esseri umani. Già la Convenzione del 4 maggio 

1910 definiva tale attività come l'atto di colui che, allo 

scopo di favorire l'altrui libidine, arruola, sottrae o 

rapisce una donna (art. 1). La Convenzione dell'11 ottobre 

1933 riprendeva sostanzialmente gli stessi termini (art. 

1). Come testé visto (v. supra consid. 4b/bb), i testi 

internazionali più recenti riproducono una nozione di ancor 

più larga portata. In virtù del Protocollo aggiuntivo alla 

Convenzione delle Nazioni Unite l'attività di tratta si 

estende all'arruolamento, al trasporto o al trasferimento, 

ivi compreso al dare alloggio, ai fini di approfittare 

della prostituzione altrui (art. 3 lett. a). L'art. 1 della 

Raccomandazione del Consiglio dell'Europa n° R (2000) 11 

riprende essenzialmente lo stesso concetto. La Raccomanda- 

zione del Consiglio dell'Europa 1325 (1997) definisce la 

tratta come il trasferimento legale o illegale di donne e/o 

il loro commercio in vista di un profitto commerciale. La 

Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 1996 qua- 

lifica la tratta come l'atto illegale di chi, direttamente 

o indirettamente, favorisce l'entrata o il soggiorno di una 

persona ai fini del suo sfruttamento. Nella costellazione 

internazionale un'attività consistente in un vero e proprio 

"commercio" inteso nel senso della DTF 96 IV 118 non è in- 

dispensabile: il solo fatto di arruolare, trasportare o 

trasferire può già essere costitutivo di tratta. Per cui 

l'attività di un gestore che ingaggia e arruola all'estero 

delle prostitute per il proprio postribolo rientra nel cam- 

po di applicazione della nozione di tratta di esseri umani 

consacrata nei testi internazionali, a condizione tuttavia 

che le ragazze non siano consenzienti o meglio che il loro 

consenso appaia viziato. 

 

       bb) La nozione di tratta di esseri umani dell'art. 

196 CP deve essere interpretata alla luce di quanto prece- 

de. Siffatta interpretazione s'impone anche tenuto conto 

delle circostanze economiche e sociali attuali (DTF 105 Ib 

49 consid. 5a). La tratta di esseri umani è divenuta per un 

numero sempre maggiore di persone una fonte di lucro di 

forte attrattiva. Il fenomeno è favorito altresì dalla glo- 

balizzazione e dalle tecnologie moderne. Il commercio di 

donne provenienti da paesi lontani, quand'anche apparente- 

mente consenzienti, per dedicarsi alla prostituzione assume 

sfaccettature sempre più complesse e raffinate. In partico- 

lare, proliferano organizzazioni specializzate che si occu- 

pano delle varie fasi indispensabili all'arruolamento e al 

piazzamento di prostitute in vari locali, di regola di loro 

proprietà. Ostacolare perseguendo penalmente i responsabi- 

li la proliferazione di un simile traffico, quand'anche con 

modalità diverse, era già la preoccupazione essenziale del 

legislatore all'inizio del XX secolo (DTF 96 IV 118 consid. 

2a). In virtù dell'interpretazione sviluppata nella DTF 96 

IV 118, i responsabili di queste organizzazioni, ben strut- 

turate e capaci di portare a buon fine l'intero processo di 

tratta dal reclutamento sul posto fino all'ingaggio, non 

sarebbero punibili ai sensi dell'art. 196 CP. Sarebbero 

invece perseguibili coloro che, non potendo usufruire di 

una vasta rete organizzativa, si limitassero a fornire pro- 

stituite a vari locali del nostro paese. Siffatto risulta- 

to, il cui carattere iniquo è manifesto, non poteva essere 

voluto dalla DTF 96 IV 118, la quale, è bene ribadirlo, si 

fondava sull'interpretazione storica e teleologica dell' 

art. 202 vche s'inscriveva in un'epoca ben diversa da 

quella attuale. 

 

       cc) Discende da quanto precede che la nozione di 

tratta di esseri umani di cui all'art. 196 CP deve essere 

estesa anche al caso di chi, come nella fattispecie, arruo- 

la all'estero giovani donne in situazione di vulnerabilità, 

organizza la loro venuta in Svizzera e le ingaggia, affin- 

ché si prostituiscano, nel proprio postribolo, indifferen- 

temente che egli agisca con l'aiuto di un intermediario 

prezzolato o direttamente. Di primo acchito, l'attività dei 

resistenti adempie indistintamente tali presupposti e come 

tale deve essere perseguita. Incomberà all'autorità canto- 

nale di esaminare la questione tenendo conto delle conside- 

razioni che precedono. 

 

       7.- a) Per quanto concerne la pretesa violazione 

dell'art. 305bis CP, è d'uopo ribadire che il reato di 

riciclaggio di denaro ha per fine la sottrazione all'auto- 

rità penale del provento di un crimine. Qualsiasi atto 

suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il 

ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali costitui- 

sce oggettivamente un atto di riciclaggio (DTF 119 IV 59 

consid. 2, 242 consid. 1e). Ciò non necessita di operazioni 

finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, come 

l'occultazione del bottino, possono essere adeguati (DTF 

122 IV 211 consid. 3b/aa). Tutti i valori patrimoniali pro- 

venienti da un crimine possono costituire oggetto di rici- 

claggio (DTF 119 IV 242 consid. 1b). Il reato di riciclag- 

gio è un reato di esposizione a pericolo astratto; il com- 

portamento è punibile a questo titolo anche se l'atto vani- 

ficatorio non ha raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 

consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e). È compito della giuri- 

sprudenza di sviluppare una casistica di atti vanificatori 

tipici (FF 1989 II 859). Fino ad oggi l'atto di riciclaggio 

è stato riconosciuto nei casi in cui i valori patrimoniali 

sono stati occultati (DTF 127 IV 20 consid. 3; 122 IV 211 

consid. 2b; 119 IV 59 consid. 2e), investiti (DTF 119 IV 

242 consid. 1d) e cambiati con banconote di taglio diffe- 

rente (DTF 122 IV 211 consid. 2c). Al contrario, non è un 

atto di riciclaggio il semplice versamento su un conto ban- 

cario personale (DTF 124 IV 274 consid. 4) o il solo pos- 

sesso, rispettivamente la custodia, di valori (sentenza del 

Tribunale federale 6S.595/1999 del 24 gennaio 2000 consid. 

2d/aa). Il reato di cui all'art. 305bis CP può essere adem- 

piuto anche, come nella fattispecie, nei confronti di chi 

ricicla valori patrimoniali provenienti da un crimine da 

lui stesso perpetrato (DTF 124 IV 274 consid. 3; 120 IV 323 

consid. 3; Martin Schubarth, Geldwäscherei - Neuland für 

das traditionelle kontinentale Strafrechtsdenken in Fest- 

schrift für Günter Bemmann, Joachim Schulz/Thomas Vormbaum 

ed., Baden-Baden 1997, pagg. 430-435). 

 

       b) Il giudice di merito ha qualificato di atto di 

riciclaggio il denaro inviato all'estero ai familiari della 

resistente. Tale comportamento di per se è oggettivamente 

suscettibile di sottrarre il provento della tratta di esse- 

ri umani all'amministrazione della giustizia, ossia d'impe- 

dire di scoprire il legame esistente tra il crimine e i 

valori patrimoniali che ne sono il prodotto (DTF 124 IV 274 

consid. 2; 127 IV 20 consid. 3a; Bernard Corboz, Les prin- 

cipales infractions, vol. II, Berna 1999, ad art. 305bis 

CP, n. 25; Jürg-Beat Ackermann, Geldwäscherei [StGB Art. 

305bis], in Niklaus Schmid, Kommentar Einziehung, organi- 

siertes Verbrechen, Geldwäscherei, vol. 1, Zurigo 1998, n. 

315 e segg.). 

 

       c) Il Ministero pubblico insorge contro l'ammonta- 

re stabilito "prudenzialmente" a fr. 10'000.--. La CCRP, 

avendo prosciolto dei resistenti del reato che presuppone 

il riciclaggio ossia quello previsto all'art. 196 CP, non 

ha esaminato la questione. 

 

       d) Tenuto conto dell'esito della presente causa e 

del conseguente rinvio per quanto concerne l'applicazione 

dell'art. 196 CP, la CCRP dovrà confrontarsi ex novo con 

l'imputazione di riciclaggio di denaro. Non è quindi possi- 

bile trattare il gravame del Ministero pubblico su questo 

punto. Conviene comunque già fin d'ora ribadire alcuni ele- 

menti essenziali di cui l'autorità cantonale dovrà tenere 

conto. 

 

       e) Riferendosi alla giurisprudenza pubblicata in 

DTF 122 IV 211, il giudice di merito ha ritenuto che i 

trasferimenti all'estero del denaro guadagnato con la trat- 

ta di esseri umani destinati a compensare gli intermediari 

nonché gli invii degli anticipi per le spese di viaggio e 

l'evidenza dei fondi alle prostitute erano indispensabili 

per compiere o concludere la tratta e, pertanto, non costi- 

tutivi di riciclaggio. 

 

       f) Tale conclusione, sostanzialmente criticata dal 

Ministero pubblico, non è conforme al diritto federale. 

Essa travisa in particolare la giurisprudenza pubblicata 

nella DTF 122 IV 211 relativa al traffico di stupefacenti e 

al suo finanziamento con denaro riciclato, ove è precisato 

che il riciclaggio non deve essere qualificato di comporta- 

mento necessario a tale traffico in quanto si riferisce a 

una fattispecie distinta che concerne unicamente gli atti 

suscettibili di ostacolare l'identificazione di valori pa- 

trimoniali ottenuti con un crimine (DTF 122 IV 211 consid. 

3). La disposizione sulla tratta degli esseri umani e la 

disposizione sul riciclaggio hanno per fine la salvaguardia 

di due beni giuridici distinti, rispettivamente, la prote- 

zione delle donne e della loro libertà sessuale e la buona 

amministrazione della giustizia (DTF 127 IV 79 consid. 2e e 

rinvii); pertanto, gli art. 196 e 305bis CP sono in concor- 

so perfetto, si delimitano in modo chiaro, hanno scopi au- 

tonomi e concernono fattispecie diverse (v. per analogia 

DTF 127 IV 79 consid. 2e; 122 IV 211 consid. 4e). Finan- 

ziare la tratta di esseri umani con denaro illecito prove- 

niente dalla tratta stessa o da altre attività illegali non 

può quindi essere considerato come un atto accessorio ante- 

cedente corepresso dall'art. 196 CP se lo scopo perseguito 

è l'occultamento del provento di un crimine (v. per analo- 

gia di motivi DTF 122 IV 211 consid. 4; sulla nozione v. 

anche Philippe Graven, L'infraction pénale punissable, 2a 

ed., Berna 1995, pagg. 340-342). In altre parole, se l'at- 

tività di finanziamento della tratta, per quanto possa ap- 

parire indispensabile alla sua preparazione, adempie al 

contempo i presupposti oggettivi e soggettivi dell'art. 

305bis CP, coloro che vi si dedicano sono punibili sulla 

base degli art. 196 e 305bis CP, applicati in concorso. Ciò 

vale per l'integralità dell'ammontare trasferito dai resi- 

stenti all'estero senza dover distinguere tra i compensi 

versati agli intermediari e i soldi anticipati alle ragazze 

o i soldi inviati ai familiari della resistente. Non è tut- 

tavia accertato se l'importo versato agli intermediari e 

anticipato alle ragazze fosse effettivamente il provento 

della tratta di esseri umani. Non sono altresì accertati, 

allo stadio attuale, i presupposti soggettivi del reato di 

riciclaggio. Difatti, affinché quest'ultimi siano adempiu- 

ti, l'agente deve conoscere l'origine criminosa dei fondi e 

essere consapevole che il suo atto potrà vanificare l'ac- 

certamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca dei 

valori patrimoniali; o quanto meno, in caso di dolo even- 

tuale, egli deve ipotizzarne l'eventualità ed accettarne le 

conseguenze (FF 1989 II 860; DTF 119 IV 242 consid. 2; 122 

IV 211 consid. 2e). Tali elementi non sono stati accertati 

neanche per i fr. 10'000.-- considerati di sicura prove- 

nienza illecita. Incomberà quindi all'autorità cantonale di 

esaminare se il reato di riciclaggio può oggettivamente 

concernere un ammontare superiore a quello stabilito in 

precedenza - tenendo conto tra l'altro che la tratta ri- 

guarda in tutto 87 giovani prostitute - e se i resistenti 

avevano la volontà, foss'anche per dolo eventuale, di ri- 

ciclare tali proventi. 

 

       8.- Per quanto concerne la confisca, la CCRP non 

l'ha esaminata poiché erano cadute le accuse fondate sulla 

tratta di esseri umani. Dato l'esito della presente causa, 

essa dovrà riesaminare la questione in funzione dei consi- 

derandi che precedono. In sede cantonale, si dovrà quindi 

procedere a una stima della somma da confiscare - tenendo 

conto tra l'altro che la tratta concerne in tutto 87 giova- 

ni prostitute - e eventualmente determinare se sono adem- 

piuti i presupposti per pronunciare un risarcimento compen- 

sativo conformemente all'art. 59 cpv. 2 CP (v. DTF 123 IV 

70 consid. 3; 122 IV 299 consid. 3). 

 

       9.- a) Il Ministero pubblico critica infine la 

condanna dei resistenti per semplice contravvenzione all' 

art. 23 n. 4 della legge federale del 26 marzo 1931 con- 

cernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS; RS 

142.20) per avere impiegato stranieri non autorizzati a 

lavorare in Svizzera. L'entrata nonché il soggiorno sul 

suolo elvetico delle giovani donne provviste di visto da 

turista erano, a sua mente, illegali poiché esse avevano 

fin dall'inizio l'intenzione di esercitare un'attività lu- 

crativa. Non potevano quindi beneficiare dello "statuto di 

favore" di turiste e avrebbero dovuto avvertire le autorità 

conformemente all'art. 2 cpv. 1 seconda proposizione LDDS. 

Fornendo loro alloggio, i resistenti avrebbero favoreggiato 

in particolare la loro entrata e il loro soggiorno illega- 

li, adempiendo così i presupposti del reato di cui all'art. 

23 n. 1 cpv. 5. 

 

       b) La questione litigiosa è circoscritta alle 

prostitute regolarmente annunciate alle autorità e rimaste 

in Svizzera per una durata non superiore a 3 mesi. È accer- 

tato che il loro soggiorno veniva regolarmente notificato, 

conformemente all'art. 2 cpv. 2 LDDS, ma si trattava di 

semplici notifiche di soggiorni turistici non comprensive 

dell'annuncio di un'attività lucrativa. È inoltre accertato 

che esse possedevano un visto da turista valido per entrare 

in Svizzera. Dati questi elementi, la CCRP ha ritenuto che 

le giovani donne si trovavano legalmente sul suolo elvetico 

per cui i resistenti erano punibili esclusivamente giusta 

l'art. 23 n. 4 LDDS per avere ingaggiato stranieri non au- 

torizzati a lavorare. 

 

       c) In materia di sanzioni penali, l'art. 23 LDDS 

distingue tra i reati citati ai n. 1 e 2 e le contravven- 

zioni perseguite in virtù dei n. 4 e 6. Giusta l'art. 23 n. 

1 cpv. 5 LDDS è punito con la detenzione fino a 6 mesi, a 

cui può aggiungersi una multa fino a fr. 10'000.--, e con 

la sola multa nei casi poco gravi, chiunque faciliti od 

aiuti l'entrata o l'uscita illegale o un soggiorno illegale 

di uno straniero in Svizzera. Secondo l'art. 23 n. 2 LDDS 

chi agisce a scopo d'indebito arricchimento è punito con la 

detenzione e con la multa fino a fr. 10'000.--. Conforme- 

mente all'art. 23 n. 4 LDDS, salvo nei casi di poca gravi- 

tà, chi intenzionalmente impiega stranieri, non autorizzati 

a lavorare in Svizzera, è punito per ogni straniero impie- 

gato illegalmente, con la multa fino a fr. 5'000.-- se ha 

agito intenzionalmente, o fino a fr. 3'000.-- se ha agito 

con negligenza; se l'agente ha agito a scopo di lucro, il 

giudice non è legato da questi massimi. Infine, l'art. 23 

n. 6 LDDS prevede la multa fino a fr. 2'000.-- per le "al- 

tre" infrazioni alle disposizioni di polizia degli stranie- 

ri o ai provvedimenti delle autorità competenti. 

 

       d) Secondo giurisprudenza costante, la semplice 

attività consistente nell'assunzione di uno straniero, che 

soggiorna legalmente in Svizzera, senza permesso è una 

contravvenzione (DTF 118 IV 262 consid. 1-4 e rinvii; sen- 

tenza non pubblicata della Corte di cassazione del Tribuna- 

le federale del 12 settembre 1982 nella causa E.M.; v. 

anche Valentin Roschacher, Die Strafbestimmung des Bundes- 

gesetzes über Aufenthalt und Niederlassung der Ausländer 

vom 26 März 1931 (ANAG), Zurigo 1991, pagg. 113-114, nonché 

Heinz Heller, Schwarzarbeit: Das Recht der Illegalen, unter 

besonderer Beücksichtigung der Prostitution, Tesi Zurigo, 

1999, pagg. 25-26). 

 

       e) L'entrata o il soggiorno in Svizzera sono ille- 

gali ai sensi dell'art. 23 n. 1 LDDS in particolare se lo 

straniero oltrepassa il confine senza validi documenti di 

legittimazione e/o e risiede sul suolo elvetico senza i 

necessari permessi. Secondo l'art. 1 cpv. 2 dell'ordinanza 

di esecuzione del 1° marzo 1949 della legge federale con- 

cernente la dimora e il domicilio degli stranieri (ODDS; RS 

142.201), uno straniero è entrato legalmente in Svizzera, 

se ha osservato le prescrizioni sul possesso di documenti 

di legittimazione, sul visto, sul controllo di confine, 

ecc. e non ha contravvenuto ad un divieto personale come 

un'espulsione, un divieto e una restrizione di entrata (v. 

anche art. 1 e 2 dell'ordinanza del 14 gennaio 1998 concer- 

nente l'entrata e la notificazione degli stranieri [OEnS; 

RS 142.211] e Roschacher, op. cit., pagg. 27-37). 

 

       f) Esercitare una professione senza la necessaria 

autorizzazione non basta di per sé per rendere illegale o 

abusivo il soggiorno (Roschacher, op. cit., pag. 56-57 e 

114-115). Scopo originario della LDDS non è la protezione 

del mercato contro il lavoro clandestino, bensì impedire 

l'entrata e il soggiorno di persone indesiderabili nonché 

un'eccessiva penetrazione di stranieri, lottando contro il 

loro soggiorno illegale e evitando che, sprovvisti di per- 

messo, si sottraggano al controllo delle autorità (v. anche 

FF 1986 III 219; Roschacher, op. cit., pag. 114; Heinz 

Heller, op. cit., pag. 9). Solo in seguito al proliferare 

del lavoro clandestino, le disposizioni penali della LDDS 

sono state completate con l'inserimento dell'art. 23 n. 4 e 

5 LDDS per tentare di dissuadere l'impiego di stranieri 

sprovvisti di permesso (FF 1986 II 219-220 e 225-226). 

 

       g) Nella fattispecie, è accertato in modo insinda- 

cabile (art. 273 cpv. 1 lett. b e 277bis cpv. 1 PP) che le 

giovani donne erano giunte in Svizzera in possesso di un 

visto per turisti e che ripartivano una volta trascorsi i 3 

mesi durante i quali potevano risiedere sul suolo elvetico 

senza dover compiere ulteriori formalità (art. 2 cpv. 1 

LDDS). Non risulta tra l'altro che i visti fossero stati 

emessi per una durata inferiore a 3 mesi o che non fossero 

validi. È indubbio che non hanno soggiornato e neanche sono 

entrate in Svizzera come turiste, poiché era loro intenzio- 

ne esercitare un'attività lucrativa ai sensi dell'art. 6 

dell'Ordinanza del 6 ottobre che limita l'effettivo 

degli stranieri (OLS; RS 823.21; v. anche la definizione 

proposta in Roschacher, op. cit., pag. 55, nota che 

qualifica il "turista" come colui che per un tempo determi- 

nato visita la Svizzera per conoscerne le particolarità o 

per riposarsi). Si pone quindi la questione se, come so- 

stiene il Ministero pubblico, a causa di siffatta constata- 

zione la loro entrata nonché il loro soggiorno fossero il- 

legali, nel qual caso i resistenti alloggiandole sarebbero 

effettivamente colpevoli del reato di cui all'art. 23 n. 1 

cpv. 5 LDDS (DTF 118 IV 262 consid. 3a). La risposta è ne- 

gativa per i motivi che seguono. 

 

       h) Al momento di oltrepassare il confine svizzero 

e durante il loro soggiorno, le giovani donne erano in pos- 

sesso di un visto per turisti valido (v. art. 11 cpv. 1 

lett. a OEnS). Pertanto, hanno oltrepassato il confine e 

soggiornato legalmente in Svizzera. Poco importa se, even- 

tualmente consigliate e aiutate dai resistenti, esse abbia- 

no ottenuto in modo fraudolento tale autorizzazione, lo 

scopo del loro soggiorno non essendo quello dichiarato. In 

simili casi, è prevista unicamente la revoca senza formali- 

tà del visto prima dello scadere del termine previsto (art. 

15 cpv. 2 lett. b OEnS). Tale revoca - che non risulta es- 

sere avvenuta per nessuna delle giovani donne -, è una fa- 

coltà, non un obbligo (DTF 125 IV 148 consid. 2b in fine). 

Pertanto il visto, quand'anche ottenuto con l'inganno, non 

è nullo ab ovo; la sua validità e, quindi, la legalità 

dell'entrata e del soggiorno perdurano fino al momento 

della revoca (v. anche Roschacher, op. cit., pag. 117 sulla 

revoca del permesso di dimora previsto all'art. 9 cpv. 2 

LDDS). La pratica litigiosa era indubbiamente volta a in- 

durre in errore l'amministrazione affinché le giovani donne 

potessero penetrare in Svizzera ed esercitare indisturbate 

il mestiere di prostitute per 3 mesi. Tale comportamento è 

chiaramente riprovevole ma in assenza di una disposizione 

specifica (v. anche DTF 125 IV 148 consid. 2c e Roschacher, 

op. cit., pag. 57), non può essere eretto come reato ai 

sensi dell'art. 23 n. 1 cpv. 5 LDDS. 

 

       i) Pertanto, poiché le interessate si trovavano 

legalmente sul suolo Svizzero, la condanna dei resistenti, 

non recidivi, per avere contravvenuto all'art. 23 n. 4 LDDS 

non viola il diritto federale. 

 

       l) Il Ministero pubblico sostiene altresì che la 

decisione impugnata sarebbe "contraria alla tutela dell'or- 

dine pubblico". A sua mente, giovani donne a beneficio di 

un visto da turista, quand'anche venissero scoperte, non 

potrebbero essere arrestate né espulse. Inoltre l'emanazio- 

ne di un decreto penale limitato ad una semplice multa non 

avrebbe alcun effetto dissuasivo, con il rischio per il 

territorio del cantone di diventare una facile terra di 

conquista. 

 

       m) La decisione impugnata è conforme al diritto 

federale e come tale va protetta. Indipendentemente dalla 

loro fondatezza, le motivazioni di cui sopra, di portata 

generale, esulano dalla competenza della Corte di cassazio- 

ne il cui compito è quello di statuire su un caso concreto. 

 

       10.- Discende da quanto precede che il gravame de- 

ve essere accolto e la sentenza annullata nella misura in 

cui viene constatata la violazione dell'art. 196 CP, riba- 

dendo che l'attività di tratta concerne l'insieme delle 

ragazze contemplate nella sentenza del giudice di merito, 

ossia 87 in tutto. L'autorità cantonale dovrà altresì rie- 

saminare le questioni dell'imputazione di riciclaggio di 

denaro e della confisca. Per il sovrappiù, il gravame è re- 

spinto nella misura della sua ammissibilità. 

 

       Dato l'esito del ricorso, non viene prelevata alcu- 

na tassa di giustizia né accordati ripetibili ai resistenti 

(art. 278 PP). 

 

                     Per questi motivi 

 

         i l   T r i b u n a l e   f e d e r a l e 

 

                    p r o n u n c i a : 

 

       1. Nella misura in cui è ammissibile il ricorso è 

parzialmente accolto e la causa rinviata all'autorità can- 

tonale per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi. 

 

       2. Non si riscuotono spese. 

 

       3. Non si accordano ripetibili. 

 

       4. Comunicazione al Ministero pubblico, alla Corte 

di cassazione e di revisione penale del Cantone Ticino, ai 

patrocinatori dei resistenti e al Ministero pubblico della 

Confederazione. 

 

Losanna, 29 aprile 2002 

 

         In nome della Corte di cassazione penale 

             del TRIBUNALE FEDERALE SVIZZERO: 

                      Il Presidente, 

 

                      La Cancelliera,