# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b492a50f-25a3-5afc-8eb4-e1ee55aad6e8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-01-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.01.2014 A-6258/2013
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-6258-2013_2014-01-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte I 

A-6258/2013 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  2 8  g e n n a i o  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del 

collegio), Markus Metz, Kathrin Dietrich,  

cancelliera Sara Friedli. 

 

 
 

Parti 

 
1. A._______,  

2. B._______, 

3. C._______, 

4. Giorgio Ghiringhelli,  

   

tutti rappresentati da Giorgio Ghiringhelli,  

ricorrenti.  

 
 

 
 

 

 
 

Oggetto 

 
Ricorso contro la sistemazione di un centro asilanti. 

 

 

A-6258/2013 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 4 novembre 2013, il signor Giorgio Ghiringhelli (di seguito: ricorrente 4) 

ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale "contro la 

decisione emessa dalla Confederazione, verosimilmente dall'Ufficio 

federale della migrazione (e/o da altra autorità competente: DPPS, DFGP, 

ecc.), opponente, concernente l'installazione per tre anni di un centro 

asilanti nell'ex Caserma S. Giorgio di Losone" di cui egli sarebbe venuto a 

conoscenza tramite "il Quotidiano" trasmesso alla Radiotelevisione 

svizzera italiana (RSI) il 7 ottobre 2013. 

Protestando tasse, spese e ripetibili, in sunto, il ricorrente 4 – precisando 

che "parrebbe non esserci alcuna decisione scritta comunicata" – postula 

l'accoglimento del proprio gravame nonché che la decisione in questione 

venga annullata, subordinatamente che la causa venga rinviata all'istanza 

precedente competente e ancora subordinatamente che siano imposti 

oneri ben precisi. A sostegno del proprio gravame, egli invoca la 

violazione del diritto federale sotto vari aspetti, nonché l'abuso del potere 

d'apprezzamento da parte dell'autorità federale che avrebbe adottato la 

decisione impugnata. Esso sottolinea inoltre che il diritto di essere sentito 

sarebbe stato violato, in quanto la decisione in questione sarebbe stata 

emanata senza consultare le persone legittimate a ricorrere.  

B.  

Il 6 novembre 2013, a loro volta, la signora A._______ (di seguito: 

ricorrente 1), il signor B._______ (di seguito: ricorrente 2) e la signora 

C._______ (di seguito: ricorrente 3) – per il tramite del ricorrente 4 che gli 

rappresenta – hanno presentato ricorso contro la medesima "decisione", 

avanzando gli stessi argomenti e le medesime richieste. 

C.  

Con decisione incidentale 12 novembre 2013, lo scrivente Tribunale ha 

congiunto le due cause A-6258/2013 (ricorrenti 1, 2 e 3) e A-6259/2013 

(ricorrente 4) sotto il numero di ruolo A-6258/2013. 

D.  

Con scritto 16 novembre 2013, sottolineando la rilevanza politica notevole 

del caso, i ricorrenti – per il tramite del ricorrente 4 – hanno postulato 

l'estensione del collegio giudicante a cinque giudici, come pure la verifica 

di un'eventuale bisogno di coordinazione della giurisprudenza tra le Corti 

IV e V con la Corte I. 

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E.  

Con scritto 20 novembre 2013, sottolineando l'assenza del diritto a che la 

propria causa venga giudicata da un collegio di cinque giudici, piuttosto 

che da uno di tre giudici, lo scrivente Tribunale ha rilevato l'insussistenza 

dei presupposti per un'estensione del collegio giudicante, nonché per il 

coordinamento della giurisprudenza tra la Corte I e le Corti IV e V. 

F.  

Con scritto 26 novembre 2013, in merito all'esistenza di una decisione, i 

ricorrenti – per il tramite del ricorrente 4 – hanno sottolineato quanto 

segue: 

"Trattandosi di una questione che il TAF deve verificare d'ufficio, (…) la 

questione della presenza di una decisione impugnabile non va vista 

con eccessivo formalismo. Per costante giurisprudenza di codesta 

Corte, avendo pieno potere cognitivo, non si procede a inutili 

formalismi nell'interesse dell'economia processuale. Per tale ragione, 

viste la chiara intenzione della Confederazione e la necessità di una 

decisione di giustizia in tempi brevi, un rinvio all'Amministrazione per 

l'emanazione di una decisione è un vacuo formalismo (…). Ancora 

l'economia processuale impone una chiarificazione giuridica immediata 

della tematica (…)". 

G.  

Con scritto 12 dicembre 2013, i ricorrenti – sempre per il tramite del 

ricorrente 4 – hanno segnalato allo scrivente Tribunale che il Comune di 

Losone avrebbe inviato a tutti i fuochi un bollettino informativo nel quale 

era riportata la lettera inviata lo scorso 28 ottobre dalla Confederazione al 

Municipio di Losone in merito all'installazione di asilanti nell'ex Caserma 

S. Giorgio, nonché la risposta del Municipio del 31 ottobre e la risposta 

del Consiglio di Stato del 6 novembre. A sostegno della sussistenza di 

una decisione impugnabile, i ricorrenti precisano quanto segue:  

"La lettera della Confederazione, di cui i ricorrenti sono venuti a 

conoscenza negli scorsi giorni grazie al bollettino informativo, lascia 

emergere la chiara volontà di installare un centro asilanti nell'ex 

Caserma a partire dall'estate 2014. I diritti e i doveri del diritto pubblico 

federale sono chiaramente modificati e stabiliti d'imperio dall'autorità 

amministrativa. Si tratta a tutti gli effetti di una decisione (…)". 

H.  

Con scritto 17 gennaio 2014, i ricorrenti – sempre per il tramite del 

ricorrente 4 – hanno postulato l'emanazione di una decisione sull'effetto 

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sospensivo del loro gravame, sollecitando nel contempo l'emanazione 

della decisione nel merito. 

I.  

In risposta a detta richiesta, con scritto 21 gennaio 2014, lo scrivente 

Tribunale ha rammentato ai ricorrenti che dinanzi ad esso i ricorsi 

beneficiano ex lege dell'effetto sospensivo all'esecuzione delle decisioni, 

motivo per cui la loro richiesta è priva d'oggetto e dunque irricevibile. Lo 

stesso ha inoltre segnalato che una decisione nel merito sarebbe stata 

emessa entro breve. 

J.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla proce-

dura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità menzionate 

all'art. 33 Legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo 

federale (LTAF, RS 173.32), riservate le eccezioni di cui all'art. 32 LTAF 

(cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi allo scrivente Tribunale è retta 

dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (cfr. art. 37 LTAF).  

Esso esamina d'ufficio e con pieno potere di cognizione la questione a 

sapere se sono adempiuti i presupposti processuali e se si deve entrare 

nel merito del ricorso (cfr. DTAF 2007/6 consid. 1 con rinvii; sentenza del 

Tribunale amministrativo federale B-8563/2010 del 15 febbraio 2013 

consid. 1.1). In tale ottica, egli accerta d'ufficio la sussistenza o meno di 

una decisione impugnabile dinanzi ad esso. 

1.2 In concreto, i ricorrenti hanno presentato ricorso contro una non 

meglio precisata decisione della Confederazione, indicando che verosi-

milmente sarebbe stata emanata dall'Ufficio federale di migrazione (UFM) 

e/o da un'altra autorità competente quale il Dipartimento federale della 

difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) o il 

Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP). Con detta decisione, a 

loro avviso, sarebbe stata decisa l'installazione di un centro asilanti a 

partire dall'estate 2014 presso la ex Caserma S. Giorgio di Losone, di cui 

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sarebbe venuti a conoscenza tramite "il Quotidiano" trasmesso alla RSI il 

7 ottobre 2013. Secondo loro, l'atto impugnato sarebbe una decisione ai 

sensi dell'art. 5 PA, e più precisamente un annuncio di cambiamento di 

destinazione secondo l'art. 26a cpv. 3 della Legge sull'asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31). Inoltre, l'UFM e il DDPS sarebbero autorità di cui 

le decisioni possono essere impugnate dinanzi allo scrivente Tribunale ai 

sensi dell'art. 33 lett. d LTAF.  

1.3 Secondo costante giurisprudenza, la decisione è un atto dell'Autorità 

con cui viene regolato, in maniera imperativa e unilaterale, un rapporto di 

diritto amministrativo individuale e concreto (cfr. ADELIO SCOLARI, Diritto 

amministrativo, Parte generale, Cadenazzo 2002, n. 741 con rinvii; 

THIERRY TANQUEREL, Manuel de droit administratif, Ginevra/Zurigo/Basi-

lea 2011, n. 784 con rinvii; PIERMARCO ZEN-RUFFINEN, Droit administratif, 

Partie générale et éléments de procédure, 2
a
 ed., Basilea/Neuchâtel 

2013, n. 475; ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2
a
 ed., Basilea 2013, 

n. 2.3 con rinvii; PIERRE MOOR/ETIENNE POLTIER, Droit administratif, vol. II, 

3
a
 ed., Berna 2011, no. 2.2.3.3 pag. 245 seg.).  

Tale definizione corrisponde materialmente a quella sancita dall'art. 5 

cpv. 1 PA, secondo cui sono in particolare decisioni i provvedimenti delle 

autorità nel singolo caso, fondati sul diritto pubblico federale e concernen-

ti (a) la costituzione, la modificazione o l'annullamento di diritti o di 

obblighi; (b) l'accertamento dell'esistenza, dell'inesistenza o dell'esten-

sione di diritti o di obblighi; (c) il rigetto o la dichiarazione d'inammissibilità 

d'istanze dirette alla costituzione, alla modificazione, all'annullamento o 

all'accertamento di diritti o di obblighi (cfr. TANQUEREL, op. cit., n. 785; 

SCOLARI, op. cit., n. 745; ZEN-RUFFINEN, op. cit., n. 475; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.3). L'art. 5 cpv. 2 PA precisa che sono 

decisioni anche quelle in materia d'esecuzione (art. 41 cpv. 1 lett. a e b 

PA), le decisioni incidentali (artt. 45 e 46 PA), le decisioni su opposizione 

(art. 30 cpv. 2 lett. b e art. 74 PA), le decisioni su ricorso (art. 61 PA), le 

decisioni in sede di revisione (art. 68 PA) e l'interpretazione (art. 69 PA). 

L'art. 5 cpv. 3 PA sottolinea che le dichiarazioni di un'autorità che rifiuta o 

solleva pretese da far valere mediante azione non sono invece conside-

rate decisioni. 

Dall'art. 5 PA emerge chiaramente che la decisione è una manifestazione 

unilaterale di volontà: grazie al potere derivante dalla forza pubblica di cui 

dispone l'autorità, la stessa applica la volontà del legislatore in un caso 

concreto. In tal senso, la decisione amministrativa deve fondarsi sul diritto 

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pubblico federale, e meglio sul diritto amministrativo federale (cfr. ZEN-

RUFFINEN, op. cit., n. 485 e segg.). Le decisioni sono vincolanti e 

coercibili. Orbene, se tutti gli atti compiuti dall'amministrazione pubblica 

sono atti amministrativi, occorre tuttavia distinguere gli atti amministrativi 

in senso lato dalle decisioni, ossia dagli atti d'imperio che toccano la 

situazione giuridica del singolo, astringendolo a fare, omettere o tollerare 

alcunché, o che regolano altrimenti in modo autoritario – con carattere 

vincolante e possibilità di esecuzione coercitiva – i suoi rapporti con lo 

Stato. Questa distinzione è importante soprattutto poiché, salvo il caso di 

leggi speciali, solo le decisioni che toccano la situazione giuridica dei 

singoli sono sottoposte alle regole del diritti amministrativo e possono 

essere impugnate davanti ai tribunali (cfr. SCOLARI, op. cit., n. 756 seg.). 

In tale ottica, sebbene emanino da un'autorità amministrativa, le informa-

zioni, i preavvisi, le raccomandazioni, le minacce di sanzione, le dichiara-

zioni di parte, ecc., non esplicano conseguenze giuridiche vincolanti. In 

quanto semplicemente tali, non sono pertanto decisioni giusta l'art. 5 PA 

(cfr. SCOLARI, op. cit., n. 768 e n. 770; ZEN-RUFFINEN, op. cit., n. 445 e 

n. 491 – 494). Ogni legge procedurale definisce le autorità abilitate a 

rendere delle decisioni in applicazione delle norme materiali. La decisione 

emana da un'autorità incaricata dal diritto pubblico. Nella PA, esse sono 

elencate all'art. 1 cpv. 2 PA (cfr. ZEN-RUFFINEN, op. cit., n. 496 e segg.; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.12). 

1.4 Ciò indicato, lo scrivente Tribunale non può che constatare l'assenza 

agli atti della copia della decisione che i ricorrenti indicano di voler 

impugnare dinanzi ad esso, tant'è che gli stessi sostengono di non essere 

in suo possesso, mettendo addirittura in dubbio la sua sussistenza. Dal 

ricorso, non è chiaro poi quale autorità avrebbe emanato la decisione in 

questione. Di certo, la comunicazione non meglio precisata di cui essi 

avrebbero preso conoscenza mediante la trasmissione denominata "il 

Quotidiano" non costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. Gli atti 

prodotti in sede ricorsuale non permettono poi di concludere all'esistenza 

di una decisione. In particolare, contrariamente a quanto da loro indicato, 

lo scritto 28 ottobre 2013 del DDPS indirizzato al Municipio del Comune 

di Losone intitolato "Consultazione riguardante il cambiamento di 

destinazione di durata determinata della Caserma di Losone come 

alloggio della Confederazione nel settore dell'asilo" non contiene nessun 

elemento che faccia pensare che di fatto sia stata emanata una decisione 

impugnabile. Invero, tutto porta a concludere l'esatto opposto: 

"(…) Per poter prendere nella dovuta considerazione le loro esigenze 

particolari o le loro richieste, il Cantone, il Comune interessato e la sua 

popolazione vengono consultati secondo l'articolo 26a capoverso 3 

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della legge sull'asilo. Sulla scorta di quanto esposto in precedenza, 

prima della messa in esercizio della caserma come alloggio per 

richiedenti l'asilo si deve per quanto possibile stipulare un accordo tra 

la Confederazione e il Comune in cui vengono disciplinati aspetti in 

materia di sicurezza, assistenza e informazione dell'opinione pubblica 

nonché ulteriori punti di carattere giuridico e organizzativo. Non 

appena le parti essenziali dell'accordo saranno disponibili, la Confede-

razione notificherà formalmente al Cantone Ticino e al Comune di 

Losone il cambiamento di destinazione della caserma al più tardi 

60 giorni prima della messa in esercizio della Caserma di Losone 

come alloggio nel settore dell'asilo (…)". 

Si tratterebbe di fatto di una mera consultazione delle parti interessate da 

parte della Confederazione, tesa alla stipulazione – per quanto possibile 

– di un accordo disciplinante alcuni aspetti legati all'utilizzo della Caserma 

in questione quale alloggio per richiedenti l'asilo. Solo in seguito, verreb-

be notificato il cambiamento di destinazione della predetta Caserma sulla 

scorta dell'art. 26a cpv. 3 LAsi, ciò che non sembra qui essere già 

avvenuto. Di fatto, non risulta se una decisione in proposito sia stata noti-

ficata o meno alle parti interessate, tantomeno ai qui ricorrenti. Certo è 

che lo scritto 28 ottobre 2013 del DDPS non rappresenta una decisione ai 

sensi dell'art. 5 PA, bensì una mera comunicazione alle parti interessate. 

Già per questo motivo il ricorso risulta pertanto irricevibile. 

1.5 Ciò sancito, a titolo abbondanziale e tenuto conto altresì del quesito 

posto dal presente gravame che si potrebbe presentare di nuovo in 

futuro, lo scrivente Tribunale ritiene opportuno verificare se in virtù della 

legge la modifica della destinazione di un edificio allo scopo di adibirlo ad 

alloggio per richiedenti d'asilo è sottoposta ad autorizzazione, e meglio 

all'emanazione di una decisione formale soggetta a ricorso. 

1.6 Con Legge federale del 28 dicembre 2012, l'Assemblea federale della 

Confederazione ha decretato, conformemente all'art. 165 cpv. 1 della 

Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 

(Cost., RS 101), delle modifiche urgenti alla LAsi con una validità limitata 

a tre anni, e meglio dal 29 settembre 2012 al 28 settembre 2015, al fine di 

semplificare e accelerare l'iter procedurale nel settore dell'asilo, nonché di 

migliorare la tutela giurisdizionale in singoli punti (cfr. RU 2012 5359; 

Messaggio del 26 maggio 2010 concernente la modifica della legge 

sull'asilo [di seguito: Messaggio LAsi], in: FF 2010 3889; Messaggio 

aggiuntivo del 23 settembre 2011 concernente la modifica della legge 

sull'asilo [Misure a breve termine; di seguito: Messaggio aggiuntivo], in: 

FF 2011 6503). Le predette modifiche urgenti, sottoposte a referendum 

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facoltativo conformemente all'art. 141 cpv. 1 lett. b Cost., sono state 

accettate dal popolo il 9 giugno 2013 (cfr. art. 1 del Decreto del Consiglio 

federale del 26 luglio 2013 che accerta l'esito della votazione popolare del 

9 giugno 2013, in: FF 2013 5705), ragione per cui esse esplicano 

validamente il loro effetto fino al 28 settembre 2015 (cfr. ANDREAS 

AUER/GIORGIO MALINVERNI/MICHEL HOTTELIER, Droit constitutionnel 

suisse, vol. I, 3
a
 ed., Berna 2013, n. 1537).  

In considerazione dell'attuale problema di alloggiamento dei richiedenti 

l'asilo, nel quadro delle predette misure d'urgenza e nell'ambito delle 

discussioni parlamentari, è poi stato adottato l'art. 26a LAsi regolante 

l'utilizzazione di infrastrutture ed edifici della Confederazione per l'alloggio 

di richiedenti l'asilo senza obbligo di autorizzazione (cfr. Rapporto esplica-

tivo del Dipartimenti federale di giustizia e polizia [DFPG] di giugno 2013 

concernente l'avamprogetto di modifica della legge sull'asilo, Riassetto 

del settore dell'asilo [di seguito: Rapporto esplicativo], in: Biblioteca del 

Parlamento [http://biblio.parlament.ch/e-docs/370407.pdf, ultima consulta-

zione: 28 gennaio 2014], pag. 20). Giusta l'art. 26a LAsi, le infrastrutture e 

gli edifici della Confederazione possono essere utilizzati senza autoriz-

zazione cantonale o comunale per l'alloggio di richiedenti per al massimo 

tre anni se il cambiamento di destinazione non richiede provvedimenti 

edilizi rilevanti e non avviene nessuna modifica essenziale in relazione 

all'occupazione dell'infrastruttura o dell'edificio (cpv. 1). Non sono provve-

dimenti edilizi rilevanti ai sensi del cpv. 1, in particolare: (a) i lavori usuali 

di manutenzione agli edifici e alle infrastrutture, (b) le trasformazioni 

edilizie di esigua entità, (c) le installazioni di importanza secondaria quali 

gli impianti sanitari o i raccordi idraulici ed elettrici, nonché (d) le costru-

zioni mobiliari (cpv. 2). Dopo averli consultati, la Confederazione annuncia 

il cambiamento di destinazione al Cantone e al Comune d'ubicazione al 

più tardi 60 giorni prima della messa in esercizio dell'alloggio (cpv. 3).  

1.7 Al fine di stabilire se l'art. 26a LAsi – in particolar modo il capoverso 3 

a cui si appellano i ricorrenti – implica l'emanazione di una decisione 

impugnabile o meno, occorre ricorrere ai metodi usuali d'interpretazione, 

ovvero l'interpretazione letterale, sistematica, teologica e storica (cfr. MO-

SER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.180 e segg.). Per costante 

giurisprudenza federale (cfr. DTF 137 V 273 consid. 4.2) la legge è da 

interpretare in primo luogo procedendo dalla sua lettera (interpretazione 

letterale). Tale interpretazione si fonda sul significato letterale, il senso del 

termine e l'uso che viene fatto del medesimo nella lingua (cfr. MO-

SER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.183), le tre versioni linguistiche 

essendo, di principio, equivalenti (cfr. DTF 135 IV 113 consid. 2.4.2 con 

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rinvii). Tuttavia, se il testo non è perfettamente chiaro, se più 

interpretazioni del medesimo sono possibili, deve essere ricercata la vera 

portata della norma, prendendo in considerazione tutti gli elementi 

d'interpretazione, in particolare lo scopo della disposizione, il suo spirito 

nonché i valori sui quali essa trova fondamento (interpretazione teleolo-

gica). Pure di rilievo è il senso che essa assume nel proprio contesto 

(interpretazione sistematica; cfr. DTF 135 II 78 consid. 2.2, DTF 135 V 

153 consid. 4.1, DTF 134 I 184 consid. 5.1, DTF 134 II 249 consid. 2.3 e 

DTF 131 II 697 consid. 4.1). I lavori preparatori, segnatamente laddove 

una disposizione non è chiara oppure si presta a diverse interpretazioni, 

costituiscono un mezzo valido per determinarne il senso ed evitare così di 

incorrere in interpretazioni erronee (interpretazione storica). Soprattutto 

nel caso di disposizioni recenti, la volontà storica dell'autore della norma 

non può essere ignorata se ha trovato espressione nel testo oggetto 

d'interpretazione (cfr. DTF 134 V 170 consid. 4.1 con rinvii). Occorre 

prendere la decisione materialmente corretta nel contesto normativo, 

orientandosi verso un risultato soddisfacente sotto il profilo della ratio 

legis. Il Tribunale federale non privilegia un criterio d'interpretazione in 

particolare; per accedere al senso di una norma preferisce, pragmati-

camente, ispirarsi a un pluralismo interpretativo (cfr. DTF 135 III 483 

consid. 5.1). Se sono possibili più interpretazioni, dà la preferenza a 

quella che meglio si concilia con la Costituzione (cfr. DTF 131 II 562 

consid. 3.5, DTF 131 II 710 consid. 4.1 e DTF 130 II 65 consid. 4.2). In 

ogni caso, giusta l'art. 190 Cost., sia il Tribunale federale che il Tribunale 

amministrativo federale sono tenuti ad applicare le leggi federali (cfr. [tra 

le tante] sentenza del Tribunale amministrativo federale A-817/2013 del 

7 ottobre 2013 consid. 4.6 con rinvii).  

1.7.1 Dall'analisi del tenore dell'art. 26a cpv. 1 LAsi emerge chiaramente 

che il cambiamento di destinazione delle infrastrutture e gli edifici della 

Confederazione in alloggio per richiedenti l'asilo, non richiede alcuna 

autorizzazione cantonale o comunale, se (i) non supera tre anni e se (ii) 

non comporta dei provvedimenti edilizi rilevanti ai sensi dell'art. 26a cpv. 2 

LAsi. Allorquando le due predette condizioni risultano adempiute, in virtù 

dell'art. 26 cpv. 3 LAsi, dopo averli consultati, la Confederazione annuncia 

il cambiamento di destinazione al Cantone e al Comune d'ubicazione (in 

francese: "après les avoir consultés, la Confédération annonce le change-

ment d’utilisation au canton et à la commune dans laquelle se trouve le 

centre d’enregistrement"; in tedesco: "der Bund zeigt dem Kanton und der 

Standortgemeinde nach einer Konsultation die Nutzungsänderung […] 

an"). Detto annuncio – che deve intervenire al più tardi 60 giorni prima 

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della messa in esercizio dell'alloggio – implica quale unica formalità la 

consultazione del Cantone e del Comune interessati. 

Orbene, occorre qui esaminare il senso letterario del predetto "annuncio". 

Letteralmente "annunciare" significa "rendere noto, fare sapere" (cfr. Lo 

Zingarelli, vocabolario della lingua italiana, 12
a
 ed., Bologna 2008 [di 

seguito: Lo Zingarelli]), "dare notizia, informare di qualche cosa che è già 

avvenuta o è prossima ad avvenire" (cfr. Il grande dizionario Garzanti 

della lingua italiana, ristampa, Milano 1988 [di seguito: Garzanti]). 

L'annuncio, in quanto tale, viene definito quale "breve testo scritto con cui 

si comunica una notizia" (cfr. Garzanti; Lo Zingarelli). L'annuncio ha per 

sinonimi i termini di "comunicazione, messaggio, notificazione, notizia, 

informazione, dichiarazione, segnalazione", ecc. (cfr. Zanichelli, Sinonimi 

e contrari, dizionario fraseologico delle parole equivalenti analoghe e 

contrarie, 3
a
 ed., Bologna 2006). Per natura, l'annuncio risulta dunque 

essere una semplice comunicazione e non già di una decisione ex art. 5 

PA (cfr. consid. 1.3 del presente giudizio). 

1.7.2 Né l'analisi delle restanti disposizioni della LAsi, né quella delle 

relative numerose ordinanze – Ordinanza 1 dell'11 agosto 1999 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali (Oasi 1, RS 142.311), Ordinanza 2 

dell'11 agosto 1999 sull'asilo relativa alle questioni finanziarie (Oasi 2, 

RS 142.312), Ordinanza 3 dell'11 agosto 1999 sull'asilo relativa al 

trattamento di dati personali (Oasi 3, RS 142.314), Ordinanza del DFGP 

del 24 novembre 2007 sulla gestione degli alloggi della Confederazione 

nel settore dell'asilo (RS 142.311.23), ecc. – portano lumi al riguardo, non 

prevedendo nulla di più rispetto all'art. 26a LAsi. 

1.7.3 Neppure i Messaggi concernenti le modifiche alla LAsi sono qui di 

grande aiuto, non prevedendo alcunché al riguardo. Ciò precisato, non va 

dimenticato che lo scopo delle misure urgenti introdotte nella LAsi, a 

mente del legislatore, era quello di rispondere all'urgenza della situazione 

accelerando il trattamento delle procedure di richiesta d'asilo (cfr. Mes-

saggio aggiuntivo, in: FF 2011 6503, pag. 6504 seg.). Proprio in tale 

ottica, come già indicato in precedenza (cfr. consid. 1.5 del presente 

giudizio), durante i dibattiti parlamentari si è pure lungamente discusso in 

merito alla necessità di rispondere nell'immediato all'urgenza dettata dalla 

penuria di alloggi per richiedenti l'asilo. A tal fine, è stato concepito 

l'art. 26a LAsi permettente, a certe condizioni, il cambiamento di destina-

zione di edifici preesistenti quali alloggi per richiedenti l'asilo. Orbene, per 

un intervento rapido ed efficace, ma proporzionato e rispettoso degli 

interessi di tutte le parti, il legislatore ha sancito che il predetto 

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cambiamento di destinazione doveva intervenire solo a titolo provvisorio 

(per una durata massima di tre anni), ma senza essere sottoposto ad 

autorizzazione e previa consultazione del Cantone e del Comune interes-

sati (cfr. Curia vista – Atti parlamentari, 10.052 – Oggetto del Consiglio 

federale, Legge sull'asilo. Modifica, Disegno 3, in: www.parlament.ch 

[http://www.parlament.ch/i/suche/Pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=2010

0052 ultima consultazione: 28 gennaio 2014]). In tale contesto, l'assenza 

della necessità di un'autorizzazione si spiega facilmente: considerato l'iter 

procedurale a cui il suo rilascio è normalmente sottoposto – procedura 

d'approvazione dei piani o procedura di rilascio del permesso di 

costruzione, entrambe di natura complessa, comportanti dei tempi lunghi 

di trattamento della questione, tenuto conto anche delle numerose parti 

interessate – non sarebbe infatti possibile rispondere alla penuria di 

alloggi in tempi ragionevoli. Appare dunque logico che il cambiamento di 

destinazione ai sensi dell'art. 26a cpv. 3 LAsi – non necessitando il 

consenso di terzi – vada soltanto annunciato, senza implicare una 

decisione impugnabile. Si noti peraltro, come nell'ambito dello studio di 

una nuova revisione della LAsi, il DFPG abbia già avuto modo di 

precisare che al momento entrano in considerazione principalmente 

edifici e infrastrutture militari della Confederazione (cfr. Rapporto esplica-

tivo, op. cit., pag. 20 seg.). Un'eventuale utilizzo dell'ex Caserma di 

Losone quale alloggio provvisorio ai sensi dell'art. 26a LAsi non ha 

pertanto nulla di sorprendente.  

Ciò indicato, va nondimeno qui sottolineato che è solo e soltanto se le 

condizioni dell'art. 26a LAsi risultano adempiute che non è richiesta 

alcuna autorizzazione. Non va infatti dimenticato che, secondo il diritto 

vigente, gli edifici utilizzati dalla Confederazione per alloggiare in maniera 

duratura i richiedenti l'asilo o per quelli che devono essere costruiti a tal 

fine occorre svolgere una procedura ordinaria relativa al permesso di 

costruzione (cfr. Rapporto esplicativo, op. cit., pag. 21).  

1.7.4 In definitiva, non risulta che il cambiamento di destinazione di un 

edificio allo scopo d'adibirlo ad alloggio per richiedenti l'asilo per la durata 

massima di tre anni ai sensi dell'art. 26a LAsi sia sottoposto all'emana-

zione di una decisione federale – perché di fatto non prevista – né 

tantomeno ad una decisione cantonale o comunale. Sulla scorta della 

predetta norma, non viene emessa alcuna decisione impugnabile dal 

Cantone e dal Comune interessati, come neppure dagli abitanti del luogo 

ove è ubicato l'edificio in questione. Se le condizioni dell'art. 26a cpv. 1 

e 2 LAsi risultano adempiute, la Confederazione deve dunque soltanto 

annunciare al Cantone e al Comune interessati – e non ai cittadini – il 

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predetto cambiamento di destinazione, previa loro consultazione, senza 

ulteriori formalità. Detto annuncio, in quanto tale, non costituisce una 

decisione ai sensi dell'art. 5 PA. Dal momento che in virtù dell'art. 190 

Cost. lo scrivente Tribunale è tenuto ad applicare le leggi federali, lo 

stesso deve attenersi a quanto previsto dall'art. 26a LAsi, e dunque 

constatare l'assenza di una decisione impugnabile dinanzi ad esso. 

1.8 Le restanti leggi invocate dai ricorrenti non hanno alcun influsso sulla 

predetta conclusione. In effetti, la Legge federale del 3 febbraio 1995 

sull'esercito e sull'amministrazione militare (LM, RS 510.10) – in particolar 

modo gli artt. 126 e segg. LM – non trova qui applicazione dal momento 

che l'art. 26a LAsi, quale disposizione di lex specialis, prevede che non è 

richiesta alcuna autorizzazione per modificare la destinazione di un 

edificio al fine di adibirlo provvisoriamente ad alloggio per richiedenti 

l'asilo. In particolare, l'art. 126 LM non risulta qui applicabile, dal momento 

che lo stesso concerne la modifica della destinazione degli edifici a degli 

scopi militari, mentre il caso che qui ci occupa riguarda la modifica della 

destinazione di un edificio militare a degli scopi civili (alloggio per 

richiedenti l'asilo). La Legge del 21 marzo 1997 sull'organizzazione del 

Governo e dell'Amministrazione (LOGA, RS 172.010), la Legge federale 

del 22 giugno 1979 sulla pianificazione del territorio (LPT, RS 700), la 

Legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell'ambiente (LPAmb, 

RS 814.01) e la Legge federale del 1° luglio 1966 sulla protezione della 

natura e del paesaggio (LPN, RS 451), ecc., non prevedendo alcunché in 

merito al cambiamento di destinazione di un edificio allo scopo di adibirlo 

ad alloggio per richiedenti l'asilo, non sono poi qui determinanti. 

1.9 In assenza di una decisione ex art. 5 PA, non sussistono i necessari 

presupposti affinché scrivente Tribunale possa entrare nel merito dei due 

gravami. Gli stessi devono dunque essere qui dichiarati irricevibili. 

2.  

Non sussistendo giusta l'art. 26a LAsi alcuna decisione impugnabile 

dinanzi allo scrivente Tribunale ai sensi dell'art. 5 PA, l'effetto sospensivo 

ex art. 55 PA – che protegge contro l'esecuzione delle decisioni – non può 

essere pertanto conferito ai ricorsi in oggetto e tantomeno ad eventuali 

futuri ricorsi concernenti la stessa problematica. 

3.  

Visto quanto precede, le spese processuali vanno poste in solido a carico 

dei ricorrenti (cfr. art. 1 segg. del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministra-

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tivo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie, esse sono 

stabilite in 1'000 franchi (cfr. art. 3 TS-TAF). Detto importo dovrà essere 

versato in solido dai ricorrenti alla cassa dello scrivente Tribunale entro 

30 giorni dalla crescita in giudicato del presente gravame. A tal fine, verrà 

loro trasmesso con invio postale separato un bollettino di versamento 

mediante il quale effettuare il predetto pagamento. Ai ricorrenti non 

vengono assegnate indennità di ripetibili (cfr. art. 7 TS-TAF a contrario). 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

I due ricorsi sono irricevibili. 

2.  

Le spese processuali di 1'000 franchi sono poste in solido a carico dei 

ricorrenti. Tale importo deve essere versato alla cassa del Tribunale, entro 

un termine di 30 giorni dalla crescita in giudicato della presente decisione. 

Il bollettino di versamento sarà inviato per corrispondenza separata. 

3.  

Non vengono assegnate indennità di ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrenti (atto giudiziario)  

– Consiglio federale, per informazione (raccomandata) 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Sara Friedli 

 

  

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine 

di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 della 

legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. 

La decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i docu-

menti indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

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