# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7b03436a-a490-5fb4-b4a5-80fbff0b4dfa
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.06.2013 32.2011.236
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-236_2013-06-17.html

## Full Text

andata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.236

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  17 giugno
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 settembre 2011
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 luglio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1957, da ultimo attivo quale giardiniere indipendente, il 23 febbraio 2007 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti per molteplici
patologie di natura ortopedica/reumatologica conseguenti ad un infortunio
avvenuto nel mese di aprile del 2006 (doc. AI 1-1/7).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia svolta
dal Dr. __________, l’UAI con decisione dell’11 febbraio 2010 ha attribuito all’assicurato una rendita intera dal 1° aprile 2007 al 31 marzo 2008 negando in
seguito il diritto a prestazioni essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%
(doc. AI 61-1).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA postulando il rinvio degli atti all’UAI per i necessari
accertamenti medici ed economici (doc. I).

 

                               1.4.   Con
decisione del 15 settembre 2010 (inc. no. 32.2010.63) il TCA ha accolto il
ricorso rinviando gli atti all'amministrazione per ulteriori approfondimenti
medici. 

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia reumatologica/ortopedica questa Corte ha rilevato
quanto segue:

 

" 
(…)

Sia il Dr. __________ che il Dr. __________ hanno
infatti messo in evidenza nei loro rispettivi referti che l’assicurato presenta
una lesione dell’infraspinato, artrosi e impingement sul sovraspinato (doc. AI
55-3; 55-5). Questa diagnosi è emersa a seguito della risonanza magnetica del 7
agosto 2008, dunque successivamente alla perizia del Dr. __________ dell’11
aprile 2008 e della valutazione della capacità funzionale EFL del 3/4 dicembre
2007 presso la Clinica di riabilitazione di __________ (doc. AI 29-1).

Nella valutazione peritale del Dr. __________ non
viene indicata alcuna lesione dell’infraspinato (doc. AI 28-1), né tantomeno
nel rapporto medico del SMR del 4 agosto 2008 (doc. AI 33-1).

Medesimo discorso per quanto concerne la valutazione
della capacità funzionale  - EFL, nella quale viene esposta la diagnosi poi
ripresa dal Dr. __________ nella propria perizia (cfr. doc. AI 28-1; 29-1). 

 

Non può dunque essere condivisa l’argomentazione
dell’amministrazione quando afferma che la problematica alla spalla è già stata
presa in considerazione nei limiti funzionali espressi in sede peritale (doc.
IV bis).

 

Il TCA ritiene dunque che non è possibile, senza
procedere ad ulteriori accertamenti, in relazione con la problematica alla
spalla sinistra, concludere con sufficiente tranquillità che l’assicurato sia
abile al 50%, in attività adeguate rispettose dei limiti funzionali indicati
dal perito." (cfr. sentenza del 15 settembre 2010, pagg. 21/22; doc. AI
79-21+22).

 

                                         In merito
alla patologia psichiatrica il TCA ha così concluso:

 

" 
(…)

In concreto, il
referto del Dr. __________ del 16 luglio 2010 è successivo alla decisione
impugnata. 

Secondo questa
Corte esso va tuttavia preso in considerazione, dato che il medico ha messo in
evidenza che dal punto di vista psichiatrico si è innescata inizialmente una “Sindrome
da disadattamento con prevalente disturbo di altri aspetti emozionali, in
seguito all’incidente che ha subìto l’assicurato nel 2006. Dopo un periodo di
due anni questa sindrome è diventata la Sindrome depressiva persistente con
una modificazione duratura della personalità” (doc. C).

Secondo il Dr. __________ l’assicurato è da
ritenere inabile in misura completa (100%) per la sola patologia psichiatrica
(doc. C).

Pertanto, potendo
il referto del 16 luglio 2010 del Dr. __________ permettere di accertare lo
stato di salute dell’assicurato antecedente al provvedimento contestato, tale
rapporto è rilevante ai fini del presente giudizio. Esso è suscettibile di
mettere in evidenza elementi di accertamento retrospettivo della situazione
precedente la decisione del 28 maggio 2009 (cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).

 

Va rilevato che il Dr. __________ già nel referto
del 23 dicembre 2009 aveva specificato che RI 1 soffre di depressione dal 2009
(doc. AI 55-6) e nello scritto del 19 maggio 2010 il medico curante ha poi
confermato che è stata diagnosticata una depressione a settembre 2009 (doc. B).

 

Alla luce di quanto qui sopra esposto, secondo
questo Tribunale non è possibile, anche per quanto attiene alla patologia
psichiatrica, concludere con sufficiente tranquillità che il ricorrente
presenta un’abilità lavorativa del 50% in attività adeguate, senza procedere ad
ulteriori accertamenti medici." (cfr. sentenza del 15 settembre 2010,
pagg. 23/24; doc. AI 79-23+24).

 

                               1.5.   A seguito
della sentenza di questa Corte, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di
svolgere una nuova valutazione pluridisciplinare. Esperito tale accertamento e
una nuova valutazione economica, l’UAI con decisione del 13 luglio 2011 (doc.
AI 107-1), preavvisata con progetto del 12 maggio 2011 (doc. AI 97-1), ha
confermato la soppressione della rendita dal 1° aprile 2008 essendo il grado
d’invalidità del 7%.

 

                               1.6.   Contro
questa decisione l’assicurato, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, ha inoltrato
un tempestivo ricorso al TCA postulando l’attribuzione di una rendita intera
d’invalidità a partire dal 1° aprile 2008 (doc. I).

 

                                         Il
ricorrente ha contestato la perizia pluridisciplinare SAM, sia per quanto
riguarda la valutazione reumatologica del Dr. __________ che per quella
psichiatrica del Dr. __________ facendo riferimento rispettivamente alle
conclusioni del Dr. __________ e del Dr. __________. Non viene condivisa
neppure la valutazione globale delle patologie del’assicurato, in particolare
la sovrapposizione dei gradi d’incapacità lavorativa operata dal SAM (doc. I).

 

                                         Il legale
ha, altresì, contestato la valutazione economica. A suo dire l’amministrazione
avrebbe erroneamente applicato l’importo del reddito da valido di fr.
28'230.--. Importo che “non considera le importanti patologie che
affliggevano il ricorrente ben prima del 4.4.2006” (doc. I, pag. 4).

                                         

                               1.7.   In risposta
l’UAI, sulla base della valutazione medica del SAM e quella economica, ha
confermato la decisione impugnata e postulato la reiezione integrale del
gravame (doc. VIII).

 

                               1.8.   In data 29
febbraio 2012 il TCA ha interpellato il Dr. __________ presso il SAM in merito
alla valutazione globale delle patologie che affliggono l’assicurato (doc. X).

 

                               1.9.   Il SAM ha
risposto il 20 marzo 2012 producendo la presa di posizione del Dr. __________
(doc. XII+1).

 

                                         I doc. X,
XII+1 sono stati inviati alle parti per osservazioni (doc. XIII).

 

                             1.10.   L’UAI ha
preso posizione il 27 marzo 2012, dopo aver interpellato il medico del SMR
(doc. XVI+bis).

 

                             1.11.   L’avv. RA 1
ha risposto il 2 maggio 2012 producendo il referto del 18 aprile 2012 del Dr. __________
(doc. XVII+B).

 

                                         Il doc.
XVII+B è stato trasmesso all’UAI per osservazioni (doc. XVIII), mentre il doc.
XVI+bis è stato inviato all’avv. RA 1 per conoscenza (doc. XIX).

 

                             1.12.   L’UAI ha
preso posizione su questo referto in data 16 maggio 2012 (doc. XX+bis).

 

                                         Il doc.
XX e l’allegato sono stati inviati al legale dell’assicurato per conoscenza
(doc. XXI).

 

                             1.13.   Questa Corte,
in data 12 giugno 2012, ha interpellato il Dr. __________ in merito alle
conseguenze per l’assicurato, della patologia alla spalla sinistra sui limiti
funzionali e sulla capacità lavorativa residua (doc. XXII).

 

                             1.14.   Il Dr. __________
ha risposto in data 18 giugno 2012 (doc. XXIV).

 

                                         I doc.
XXII e XXIV sono stati trasmessi alle parti per osservazioni (doc. XXV).

                             1.15.   In data 13
giugno 2012 il TCA ha ordinato una perizia medica a cura della Dr.ssa PE 1,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia (doc. XXIII).

 

                             1.16.   Il 25 giugno
2012 il patrocinatore di RI 1 ha presentato le proprie osservazioni al referto
del Dr. __________ (doc. XXVIII).

 

                                         L’UAI ha
preso posizione il 2 luglio 2012 (doc. XXIX).

 

                             1.17.   Il 27 luglio
2012 il TCA ha nuovamente interpellato il Dr. __________ in merito ad alcune
osservazioni presentate dal legale dell’assicurato (doc. XXXII).

 

                                         Il 20
agosto 2012 il Dr. __________ ha risposto allo scritto del TCA del 27 luglio
2012 (doc. XXXIV).

 

                                         I doc.
XXXII e XXXIV sono stati inviati alle parti per osservazioni (doc. XXXV).

 

                                         L’avv. RA
1 ha preso posizione il 13 settembre 2012 (doc. XXXVI), mentre l’UAI il 17
settembre 2012 (doc. XXXVIII).

 

                                         Il doc.
XXXVI è stato trasmesso all’UAI e il doc. XXXVIII all’assicurato per conoscenza
(doc. XXXIX, XL).

 

                             1.18.   Con scritto
del 21 settembre 2012 la Dr.ssa PE 1 ha chiesto al Presidente del TCA
l’autorizzazione all’esecuzione di un approfondimento testistico della
personalità dell’assicurato (doc. XLI).

 

                                         Il
Presidente del TCA, in data 24 settembre 2012, ha dato il proprio assenso alla richiesta, con comunicazione alle parti (doc. XLII).

 

                             1.19.   La Dr.ssa PE
1, in data 27 novembre 2012, ha trasmesso a questa Corte la perizia giudiziaria
(doc. XLIII+1).

 

                                         La
perizia è stata inviata alle parti per osservazioni (doc. XLIV).

 

                                         L’UAI si
è espresso il 7 gennaio 2013 (doc. XLV+bis), mentre il ricorrente lo ha fatto
il 25 gennaio 2013 (doc. XLVII).

 

                                         I doc.
XLVII e XLV+bis sono stati inviati per conoscenza alle parti (doc. XLVIII,
XLIX).

 

                             1.20.   In data 6
febbraio 2013 il Presidente del TCA ha interpellato i medici del SAM in merito
alle modalità della discussione fra i periti (doc. L).

 

                                         Le Dr.sse
__________ e __________ del SAM hanno risposto il 21 febbraio 2013 (doc.
LIII+1/2).

 

                                         I doc. L
e LIII+1-2 sono stati inviati alle parti per osservazioni (doc. LIV).

 

                                         L’UAI ha
presentato le proprie osservazioni il 6 marzo 2013 (doc. LV), mentre l’avv. RA
1 ha preso posizione il 7 marzo 2013 (doc. LVI).

 

                                         Il doc.
LV è stato trasmesso al legale di RI 1 per conoscenza (doc. LVII), mentre le
osservazioni dell’avv. RA 1 sono state inviate, sempre per conoscenza, all’UAI
(doc. LVIII).

 

                             1.21.   In data 16
maggio 2013 si è tenuto un dibattimento davanti al  Presidente del TCA.

                                         All'udienza
hanno partecipato RI 1 e il suo legale 

                                         avv.
Stefano Romelli. 

                                         In
rappresentanza dell’Ufficio AI erano presenti l’avv. __________, capoufficio
UAI, __________, sostituto capoufficio UAI, e l’avv. __________, giurista UAI. 

                                         Per il
Servizio Medico Regionale (SMR) sono comparsi il Dr. __________ e la Dr.ssa __________.

                                         Infine,
per il Servizio di Accertamento Medico (SAM) erano presenti la direttrice
Dr.ssa __________ e la Dr.ssa __________.

 

                                         Durante
l’udienza sono stati sentiti il Dr. __________, spec. FMH in reumatologia e
perito SAM, e la Dr.PE 1, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e perito
giudiziario (doc. LX).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). 

 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

 

                                         Nel
confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325;
DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività
ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale
dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Secondo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V
222).

 

                               2.2.   La giurisprudenza federale ha
stabilito che, nei casi in cui il calcolo attraverso il confronto dei
redditi risulti particolarmente difficile, la graduazione dell’invalidità deve
avvenire, ispirandosi al metodo specifico applicabile alla persone non
esercitanti un’attività lucrativa (art. 27 OAI), eccezionalmente secondo il metodo
straordinario.

                                         Capita
in particolare nel caso di indipendenti, dove un calcolo sufficientemente
preciso dei redditi da porre a confronto sia escluso (Pratique VSI 1998 p. 121;
pag. 255; SVR 1996 IV Nr. 74 p. 213ss. consid. 2b; RAMI 1996 p. 36 consid. 3b e
3c; DTF 104 V 137 consid. 2c; DTF 97 V 57; DTF 104 V 139; DTF 105
V 154ss consid. 2a; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, p.
456).

                                         L’invalidità
è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento nella situazione
concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 pag. 121s; Valterio, op. cit., p. 199). 

                                         Perciò
l’invalidità sarà valutata considerando le ripercussioni economiche dovute alla
riduzione del rendimento sulla situazione concreta dove si svolge l’attività
dell’assicurato divenuto invalido (DTF 105 V 151). 

                                         In
tal caso si procede a paragonare le attività svolte prima e dopo la
sopravvenienza del danno alla salute, riferendosi al metodo specifico applicato
a coloro i quali non svolgono attività lucrativa (art. 27 OAI; Pratique VSI
1998 p. 122 consid. 1a). La differenza sostanziale tuttavia con quest’ultimo
metodo consiste nel fatto che il grado di invalidità non viene stabilito
direttamente sulla base del raffronto tra le attività. Dapprima, infatti, sulla
base di tale raffronto, si constata l’impedimento dovuto al danno, poi si
valutano gli effetti di tale impedimento sull’incapacità di guadagno (metodo
straordinario; Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a;
SVR 1996 IV Nr. 74 p. 213ss consid. 2b; DTF 105 V 151, 104 V 138). Una determinata limitazione della capacità produttiva funzionale
può, non deve tuttavia forzatamente, produrre una perdita di guadagno della
medesima entità (Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a).

 

                                         Se si
volesse, nel caso di persone attive, fondarsi esclusivamente sul risultato
ottenuto dal confronto delle attività, si violerebbe il principio legale secondo
cui per questa categoria di assicurati l'invalidità deve essere stabilita in
base all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2;
VSI 1998 pag. 122 consid. 1a e pag. 257 consid. 2b; cfr. in particolare STFA
inedite del 27 agosto 2004 in re I, I 543/03 e del 12 maggio 2004 nella causa
T., I 540/02).

 

                                         Secondo
giurisprudenza infine, il metodo straordinario è spesso applicato alle persone
con attività lucrativa indipendente o comunque nei casi in cui anche solo uno
dei redditi determinanti per il raffronto non può essere accertato o stimato in
maniera affidabile (STFA I 543/03 del 27 agosto 2004 in re I, consid. 4.3 e STFA I 224/01 del 22 ottobre 2001, consid. 2b;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 205).

 

                                         Nel
caso di un indipendente, il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha
precisato che il solo raffronto tra l’utile realizzato prima e quello
conseguito dopo l’incidente, non conduce a conclusioni affidabili per quel che
riguarda la perdita di guadagno che dipende dall’invalidità. In effetti, troppi
fattori influenzano gli utili di un’azienda, come ad esempio la situazione
congiunturale e la situazione concorrenziale, di conseguenza le oscillazioni
sono dovute anche ad aspetti estranei all’invalidità.

                                         Di conseguenza il TFA ha
stabilito che i soli documenti contabili non sono dei mezzi idonei a stabilire
in maniera affidabile i redditi ipotetici (RAMI 1996 p. 34, p. 36 consid. 3b;
DTF 104 V 137 consid. 2c).

 

                               2.3.   L'invalidità nell'ambito delle
assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico
e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). 

                                         I
dati economici risultano pertanto determinanti. 

                                         Al medico compete la valutazione dello stato di salute del peritando,
della misura e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace al lavoro.
Il medico stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute limita
l’interessato nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita in
particolare alle funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo la
sua esperienza di vita entrano in linea di conto nel caso concreto
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143
consid. 2, 114 V 314 consid. 3c).

                                         D’altro
canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base
alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività
lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, op.
cit., p. 228, Omlin, Die Invalidità in der obligatorischen Unfallversicherung,
Friborgo 1995, p. 201).

 

                                         In
particolare, al fine di stabilire l'incapacità al guadagno mediante il metodo
ordinario di cui all’art. 16 LPGA, occorre porre in confronto il reddito che
l'assicurato avrebbe conseguito senza il danno (reddito da valido) con quello
risultante dalle attività esigibili nonostante il danno alla salute (reddito da
invalido). Determinante per il raffronto dei redditi ipotetici è il momento dell'inizio
dell’eventuale diritto alla rendita, tenuto conto che l'amministrazione deve considerare
inoltre eventuali rilevanti modifiche dei redditi di riferimento intervenute
sino all'emanazione della decisione contestata (cfr. consid. 2.2.).

 

                                         In ogni
modo, ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e
quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di
posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità
professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto
teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, op cit. p. 212). Un
assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di
trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

 

                                         Occorre
ancora rilevare che, secondo la giurisprudenza federale, per accertare il
reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità (reddito da valido)
è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante,
quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla
rendita, se fosse sano (STFA I 782/03 del 24 maggio 2006; STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio
2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con
riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere
fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che
l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze
professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato
avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi
ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96
V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid.
3b). Considerato come di regola bisogna presumere che senza il danno alla
salute l’assicurato avrebbe continuato la precedente attività, decisivo risulta
di regola l’ultimo guadagno conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente
all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000 n. U 400 p. 381 e riferimenti). 

 

                                         Per quel
che concerne la determinazione del reddito di un indipendente, si deve
tener conto in particolare delle attitudini professionali e personali e del
genere di attività della persona assicurata, come pure della situazione
economica e dell'andamento della sua azienda (RCC 1961 pag. 338) prima
dell'insorgere dell'invalidità. In mancanza di dati affidabili, il reddito
medio o il risultato d'esercizio di aziende simili possono fungere da base per
valutare il reddito ipotetico (RCC 1962 pag. 125). Il reddito di tali aziende
non può tuttavia essere equiparato direttamente al reddito ipotetico senza
invalidità (RCC 1981 pag. 40). In tutti i casi deve essere fatta astrazione del
reddito che non proviene dall'attività personale dell'assicurato, come il
good-will, l'interesse derivante dal capitale investito o la parte di reddito
attribuibile alla collaborazione di famigliari (RCC 1971 pag. 432; cfr.
Valterio op. cit., pag. 206; Peter, Die Koordination von Invalidenrenten,
Zurigo 1997 pag. 65 e il marginale 3030 della Circolare sull'invalidità e la
grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità (CIGI) edita dall’UFAS,
nella versione in vigore dal 1° gennaio 2000; cfr. al riguardo anche STCA del
29 ottobre 2003, inc. 32.2002.154, STCA del 27 ottobre 2003, inc. 32.2003.15).

 

                                         Il reddito
da invalido, deve invece essere
determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera
completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (cfr. DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto guadagno, in
particolare perché come nel caso in esame l'assicurato non ha intrapreso una
attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a
quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere
ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale
di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e
categorie di lavoro  (Pratique VSI 2002 pag. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc, recentemente confermato in Pratique VSI 2002 pag. 64).

 

                               2.4.   L’Alta
Corte ammette di principio, la possibilità di un raffronto tra redditi da
attività indipendente con redditi da dipendente (STFA I 543/03 del 27 agosto
2004). 

 

                                         Tale
modo di operare è segnatamente stato avallato nei casi in cui sono disponibili
dati fiscali attendibili (cfr. sentenza citata). 

 

                                         Inoltre
alla luce del principio generale applicabile
anche nel diritto delle assicurazioni sociali, per il quale all'assicurato
incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V
278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572) e, quindi, anche l’obbligo di intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile
per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua
"invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua
capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28
consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip
im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg).

                                         In
talune circostanze si può dunque richiedere ad un assicurato
indipendente di intraprendere un’attività dipendente.  

                                         Questo
avviene allorché egli può mettere a miglior frutto la sua residua capacità
lavorativa e quando tale cambiamento di professione - tenuto conto dell’età,
della durata dell’attività svolta, della formazione, della tipologia
dell’attività sin qui esercitata e della situazione professionale - sia
ragionevolmente esigibile. Se ciò si avvera, l'esigibilità di un cambiamento di
professione va ammessa e il libero professionista può essere trattato, ai fini
della valutazione del suo reddito da invalido, come se avesse rinunciato alla
propria attività indipendente (cfr. STFA inedite 27 agosto 2004 in re I, I 543/03, consid. 4.3 e del 22 ottobre 2001 in re W., I 224/01, consid. 3b/bb). In tal
caso per stabilire l'invalidità vengono computate quelle entrate che egli
potrebbe percepire tramite un'attività lavorativa dipendente adeguata al danno
alla salute.

 

                                         Ad
esempio l’Alta Corte aveva ritenuto esigibile un cambiamento di professione da
agricoltore indipendente in un’attività dipendente adeguata (ZAK 1983 pag. 256;
STFA I 38/06 del 7 giugno 2006, consid. 3.2 con riferimenti di giurisprudenza).
Vedi anche STFA I 761/04 del 14 giugno 2005, dove il TFA ha confermato
l’esigibilità di un cambiamento professionale da custode indipendente di
diversi immobili. 

                                         Nella
STFA I 782/03 del 24 maggio 2006, pubblicata in RtiD II-2006, pag. 214, il
reddito ipotetico senza il danno alla salute conseguibile da un’assicurata di
professione parrucchiera con attività lucrativa indipendente, che quando è
rimasta vittima di due incidenti della circolazione aveva avviato da poco il
proprio esercizio, non poteva essere determinato fondandosi sull’evoluzione
che l’azienda avrebbe avuto se non fosse subentrata l’invalidità, in quanto i
dati contabili a disposizione erano pochi e inattendibili. Pertanto, esso è
stato correttamente accertato sulla base di un esame comparativo dei redditi
conseguiti da aziende simili nella regione. Il reddito da invalida è poi stato
ottenuto facendo capo alla situazione salariale concreta dell’assicurata quale
assistente di cura. Siccome i due redditi di riferimento sono stati determinati
in maniera attendibile secondo il metodo ordinario, l’invalidità
dell’assicurata non doveva essere stabilita secondo il metodo straordinario.

 

                                         Per altri casi in cui, invece
del metodo straordinario, è stato applicato il normale confronto dei redditi
utilizzando i dati statistici ed esigendo dall'assicurato il passaggio ad
un'attività dipendente cfr. STF 9C_335/2007 e STF 9C_13/2007.

 

                               2.5.   Un danno alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è
di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi
della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid.
4c).

 

                                         Al
riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto
è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b)."

 

In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha
precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore
somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul
tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).

 

Tali criteri sono stati così riassunti in un’altra sentenza I
404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare
pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in
linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme
presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica
oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della
sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò
risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225
consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una
simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone
tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità,
intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad
es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn")
oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle
regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi
profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2;
VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der
Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der
Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         In una sentenza
9C_1040/2010 del 6 giugno 2011 pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 1, l’Alta Corte ha
ribadito che un episodio depressivo lieve non costituisce una comorbidità di
rilevante gravità e intensità (consid. 3.4.2.1) e che fattori psicosociali e
socioculturali che non possono essere chiaramente distinti dalla problematica
psichica, parlano a sfavore del carattere invalidante del disturbo (consid.
3.4.2).

 

                                         La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)

 

                                         Il
Tribunale Federale, in una sentenza 9C_871/2010 del 25 febbraio 2011 pubblicata
in DTF 137 V 64, ha poi esteso l’applicazione della giurisprudenza relativa ai
disturbi somatoformi all’ipersonnia (sonnolenza diurna), patologia che
rientra nel quadro dei disturbi privi di sostrato organico oggettivabile
non chiari dal profilo patogenetico ed eziologico.

                                         In
tale contesto l’Alta Corte si è così espressa:

 

" 
(…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)”

 

Affinché un rapporto
medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere
diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in
particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

 

                                         Innanzitutto
la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF
130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).

                                         Il medico
deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. 

                                         Tale prognosi deve tener
conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il rifiuto del carattere
invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre
2001).

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.7.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                                         In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha esposto i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative ed ha ribadito
che  

                                         una
diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente
approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né
un caso di riconsiderazione.

 

                                         Alle
stesse conclusioni è arrivato il TF in una sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile
2013 nella quale l’Alta Corte ha ritenuto che il perito amministrativo non
aveva documentato con il grado della verosimiglianza preponderante il
miglioramento del disturbo depressivo ed ha rinviato gli atti al TCA al fine di
allestire una perizia giudiziaria.

 

                               2.8.   Per poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice
in caso di ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         In caso di perizia
giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza
motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste,
appunto, nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza
medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF
125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati). 

                                         Il
giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui
il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una
controperizia richiesta dal medesimo tribunale, che porti a un diverso
risultato (DTF 101 IV 130).

 

                                         Il
giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa
opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in
dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.

                                         Questi
principi sono stati confermati in una sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008
nella quale il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

" 
Per quanto concerne in particolare le perizie
giudiziarie la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza
motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di
mettere a disposizione del tribunale le proprie conoscenze specifiche e di
valutare, da un punto di vista medico, una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre il giudice a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la
presenza di affermazioni contraddittorie nella perizia stessa oppure
l'esistenza di altri rapporti in grado di inficiarne la concludenza. In tale
evenienza, la Corte giudicante può disporre una superperizia oppure scostarsi,
senza necessità di ulteriori complementi, dalle conclusioni del referto
peritale giudiziario (DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 353 e
riferimenti)." 

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V
210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni
o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della
giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 

                                         Nr. 18 p.
 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid.
3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid.
4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Al riguardo la giurisprudenza federale sottolinea
costantemente che occorre tenere conto della differenza, a livello probatorio,
tra mandato di cura e mandato peritale (cfr. STF 9C_457/2012 del 28 agosto
2012, consid. 6.2).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Il TCA è chiamato nuovamente a stabilire,
alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.6. e 2.7., se l’UAI ha
correttamente o meno soppresso la rendita spettante all’assicurato, a far tempo
dal 1° aprile 2008.

 

                                         A seguito
della sentenza del TCA del 15 settembre 2010 l’Ufficio AI ha affidato al SAM il
mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. In tale ambito i medici
hanno valutato la patologia psichiatrica, quella reumatologica e quella
neurologica.

 

                                         Nel
rapporto peritale del 4 maggio 2011 i medici del SAM, sulla base delle
risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “Sindrome cervicovertebrale cronica
recidivante in: - alterazioni degenerative della colonna cervicale
(osteocondrosi C5-C6, con spondilosi anteriore e uncartrosi plurisegmentali); -
possibili esiti da minima infrazione della lamina vertebrale superiore della
VII vertebra cervicale; - esiti da trauma cranico il 4.4.2006; -disturbi
statici del rachide (ipercifosi della colonna dorsale alta, con protrazione del
capo, scoliosi sinistroconvessa dorsale). Sindrome lombovertebrale cronica in:
- disturbi statici del rachide (scoliosi destroconvessa lombare); -
decondizionamento e sbilancio muscolare. Esiti da intervento chirurgico
ortopedico alla spalla ds. nel 1986 in lussazioni recidivanti. Periartropatia
omeroscapolare sin. in: - artrosi acromioclaveare; - lesione subtotale
transmurale all'inserzione del muscolo infraspinato a sin. con possibile
distacco osseo; - possibile lesione dello SLAP Il. Grave deficit estensorio del
gomito sin in probabile artrosi secondaria in: - esiti da frattura aperta del
gomito sin. nel 1965. Esiti da osteosintesi con placca per frattura
intrarticolare della base metacarpale II mano ds., con asportazione del
materiale d'osteosintesi il 2.2.2009. Gonartrosi bicompartimentale a ds. in: -
esiti da resezione meniscale del corno posteriore del menisco mediale,
resezione parziale al menisco laterale, osteotomia di valgizzazione con
correzione massima di 7° in data 8.1.2007; - condrocalcinosi. Gonartrosi
mediale a sin., con/su: - condrocalcinosi.Osteoporosi. Sindrome depressiva
persistente non specifica (ICD-10 F 34.9)”. (doc. AI 93-21/22).

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa è stata  posta quella
di “Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F 45.4). Stato da trauma cranico minore con lieve commozione cerebrale il 4.4.2006. Sospetto abuso
etilico. Allergia alle vespe. Sospetta ipertensione arteriosa.
Ipercolesterolemia. Aumento della VES, da controllare/accertare" (doc.
AI 93/21-22).

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurato abile al lavoro nella misura del 20% nell’attività da
ultimo svolta di giardiniere in proprio, mentre in un’attività lavorativa
adeguata RI 1 è stato considerato abile al 50%.

                                         In
particolare, i medici del SAM hanno ritenuto che l’incapacità lavorativa per
motivi psichiatrici vada integrata in quella per motivi
reumatologici/ortopedici (doc. AI 93-26/27).

                                      

                                         In
considerazione delle conclusioni divergenti sia per quanto riguarda la diagnosi
che la valutazione della capacità lavorativa residua dell’assicurato da parte
dei medici specialisti in psichiatria (cfr. perizia del 23 febbraio 2011 del
Dr. __________, doc. 93-44 e referti del Dr. __________ del 16 luglio 2010,
doc. AI 76-3 e del 18 aprile 2012, doc. B), in data 24 ottobre 2011 il TCA ha
ritenuto indispensabile far capo ad un perito ai fini del giudizio. 

 

                                         Questa
Corte il 13 giugno 2012 ha ordinato una perizia medica a cura della Dr.ssa PE 1,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia (doc. XIV). 

                                      

                                         Sulla base delle
risultanze di tale perizia (doc. XLIII+1) e di quanto emerso nel corso del
dibattimento del 16 maggio 2013 (doc. LX), il TCA non può confermare, almeno in
parte, le  conclusioni dell'UAI per le ragioni che seguono.

                            2.9.1.   Per quanto riguarda la patologia
neurologica, l’assicurato è stato sottoposto al consulto
specialistico del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, il quale nel referto
del 16 febbraio 2011 ha diagnosticato uno “Stato da trauma cranico minore con
lieve commozione cerebrale (04.04.2006).

                                         Dolori
cervicali, lombogluteali e alle ginocchia, non spiegati da patologia neurogena”.

                                         Dal punto
di vista neurologico l’assicurato è ritenuto abile al lavoro al 100% (doc. AI
93-31).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi dalle conclusioni del perito che non sono del
resto state smentite da ulteriori certificati medico-specialistici.

 

                            2.9.2.   Per
quanto riguarda la patologia reumatologica,
l’assicurato è stato sottoposto al consulto specialistico del Dr. __________ il
quale, nel referto del 25 febbraio 2011, ha posto la diagnosi di “Sindrome cervicovertebrale cronica recidivante in: - Alterazioni degenerative della
colonna cervicale (osteocondrosi C5-C6 con spondilosi anteriore e uncartrosi
plurisegmentali); - Possibili esiti da minima infrazione della lamina
vertebrale superiore della settima vertebra cervicale; - Esiti da trauma
cranico il 4.4.2006; 

                                         - Disturbi
statici del rachide (ipercifosi della colonna dorsale alta, con protrazione del
capo, scoliosi sinistroconvessa dorsale). Sindrome lombovertebrale cronica in:
- Disturbi statici del rachide (scoliosi destroconvessa lombare); - Decondizionamento
e sbilancio muscolare. Esiti da intervento chirurgico ortopedico alla spalla destra
nel 1986 in lussazioni recidivanti. Periartropatia omeroscapolare a sinistra
in: - Artrosi acromioclaveare; 

                                         -
Lesione subtotale-transmurale all'inserzione del muscolo infraspinato a
sinistra con possibile distacco osseo; - Possibile lesione dello SLAP Il. Grave
deficit estensorio del gomito sinistro in probabile artrosi secondaria in: - Esiti
da frattura aperta del gomito sinistro nel 1965. Esiti da osteosintesi con
placca per frattura intrarticolare della base metacarpale II mano destra,
asportazione del materiale di osteosintesi il 2.2.2009. Gonartrosi
bicompartimentale a destra in: - Esiti da resezione meniscale del corno
posteriore del menisco mediale, resezione parziale al menisco laterale,
osteotomia di valgizzazione con correzione massima di 7° l’8.1.2007; - Condrocalcinosi.
Gonartrosi mediale a sinistra; - Condrocalcinosi. Osteoporosi” (doc. AI 93-38/39).

 

                                         Questo
specialista ha quindi considerato RI 1 abile al lavoro nell’attività di giardiniere sull'arco di
una giornata lavorativa di 8 - 9 ore, ma con una diminuzione del rendimento
dell'80% dal 7 agosto 2008 (quando è stata documentata la lesione
subtotale-transmurale all’inserzione dell’infraspinato con componente ossea non
completamente esclusa, una marcata artrosi acromeoclaveare con impingement sul
sovraspinato ed una possibile lesione SLAP II) (doc. AI 93-42).

                                         

                                         In un'attività
adeguata egli ha confermato una capacità lavorativa sull'arco di una giornata
lavorativa normale di 8 - 9 ore, ma con una diminuzione del rendimento del 50%
dalla medesima data, mentre fino al 6 agosto 2008, ha fatto riferimento alla valutazione peritale del Dr. __________ (doc. AI 93-42/43).

 

                                         Il Dr. __________
ha quindi diagnosticato anche la patologia alla spalla sinistra: “Periartropatia omeroscapolare a sinistra in- Artrosi acromeoclaveare
- Lesione subtotale-transmurale all'inserzione del muscolo infraspinato a
sinistra con possibile distacco osseo - Possibile lesione dello SLAP Il”
(doc. AI 93-39) che aveva giustificato il rinvio nella
sentenza del 15 settembre 2010 (cfr. sentenza pag. 21, doc. AI 79-21).

 

                                         Lo
specialista ha confermato la capacità lavorativa al 50% in attività adeguate
(come indicato dal Dr. __________ cfr. doc. AI 28-9), mentre nell’attività di
giardiniere l’inabilità è dell’80%. Il Dr. __________ aveva invece fissato al
60% l'incapacità lavorativa nella sua professione (cfr. doc. AI 28-9).

 

                                         Il
ricorrente ha contestato le conclusioni del Dr. __________ in particolare la
percentuale d’incapacità lavorativa in attività adeguate alla quale è giunto il
perito pur considerando anche la patologia alla spalla sinistra (doc. I, pag.
3).

 

                                         Il TCA,
in data 12 giugno 2012, ha chiesto al Dr. __________ le seguenti precisazioni
in merito all’affezione alla spalla sinistra (doc. XXII):

 

" 
(…)

Nel rapporto peritale dell’11 aprile 2008 il Dr. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica, aveva posto la diagnosi descritta a pag. 7
del suo referto e ritenuto RI 1 abile nella misura massima del 40%
nell’attività di giardiniere in proprio, e al 50% in un’attività adeguata.

 

Dalla risonanza magnetica del 7 agosto 2008,
successiva dunque alla valutazione del Dr. __________, è emersa una “lesione
subtotale / transmurale all’inserzione dell’infraspinato, una componente ossea
(distacco osseo), non completamente esclusa, una marcata artrosi acromeoclaveare
con impingement sul sovraspinato, una possibile lesione SLAP II del labbro
superiore” (perizia del 25 febbraio 2011, pag. 3).

 

Alla luce di quanto sopra, la invitiamo a
chiarici quali sono le conseguenze per l’assicurato, a livello di capacità
lavorativa residua e limiti funzionali, della patologia alla spalla sinistra. 

 

In particolare, a suo parere la lesione tendinea
dell’infraspinato e l’artrosi acromeoclaveare con impingement sul sovraspinato
aumentano l’inabilità lavorativa (sia per l’attività di giardiniere che in
attività adeguata) a partire dal 7 agosto, oppure no ?” (doc. XXII).

 

                                         Il Dr. __________,
con scritto del 18 giugno 2012, ha indicato che “l’insorgenza di dolori
progressivi alla spalla sinistra dall’estate 2008 con al momento della visita
del 14.2.2011 dolori alla spalla sinistra in aumento all’abduzione e stando
coricato sulla stessa di notte con all’esame clinico sintomatologia di attrito
(arco dolente) limitazione di circa 45° alla rotazione esterna passiva,
portanti dunque ad una diminuita caricabilità per l’articolazione citata
soprattutto oltre il livello del piano orizzontale, implicano un ulteriore
diminuzione della capacità lavorativa, già compromessa come già noto dalla
perizia ortopedica del 23.11.2007, sia per quanto riguarda l’ultima attività
principale come giardiniere, ma anche per attività adatta allo stato di salute;
come descritto a pagina 10 e 11 della mia valutazione peritale del 14.2.2011, a
decorrere dal 7.8.2008, ritengo l’assicurato in qualità di giardiniere, abile
al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa di 8-9 ore, ma con una
diminuzione del rendimento dell’80%, questo in quanto il 7.8.2008 è stata
documentata una lesione subtotale transmurale all’inserzione dell’infraspinato
con componente ossea non completamente esclusa, marcata artrosi acromeoclaveare
con impingement sul sovraspinato ed una possibile lesione SLAP II: la patologia
riscontrata alla spalla sinistra il 7.8.2008, portante ai sintomi e alle
limitazioni funzionali e di carico citate, porta a riconfermare una
capacità lavorativa normale di 8-9 ore, ma con una diminuzione del rendimento
del 50%, sempre a partire dal 7.8.2008” (doc. XXIV, la sottolineatura è del
redattore).

 

                                         Il legale
dell’assicurato – in data 25 giugno 2012 – ha criticato le conclusioni del
perito. Il TCA ha sottoposto anche queste ulteriori osservazioni al Dr. __________
per una presa di posizione (doc. XXXII):

 

" 
(…) 

a) In particolare, egli ha evidenziato – facendo
riferimento al suo scritto - che l’insorgenza dei dolori alla spalla destra
implicano un’ulteriore diminuzione della capacità lavorativa dall’agosto 2008
sia nell’ultima attività di giardiniere, sia in attività adeguate, che
determinano un’inabilità all’80% quale giardiniere ma del 50% in attività
adeguate. Percentuale quest’ultima che corrisponde al medesimo grado
d’incapacità indicato dal Dr. __________ nell’aprile 2008 e che – secondo il
legale – rivelerebbe una contraddizione.

 

La invito a prendere posizione su questa
osservazione dell’avv. RA 1 e a comunicarci se mantiene la sua valutazione.

 

b) Il patrocinatore ha quindi rilevato che RI 1,
prima dell’infortunio del 4 aprile 2006 aveva già problemi alle spalle, ai
gomiti ed alle ginocchia (facendo riferimento alla perizia SAM del 4 maggio
2011 e al referto del Dr. __________ del 24 maggio 2011).

 

La invito perciò a quantificare – come richiesto
dall’avv. Romelli - la capacità lavorativa di allora dell’assicurato
nell’attività di giardiniere.”

 

                                         Nello
scritto del 20 agosto 2012 il Dr. __________ ha riconfermato, sulla base dei
dati soggettivi e di quelli oggettivi, l’abilità al lavoro dell’assicurato sull’arco
di una giornata lavorativa di 8-9 ore in qualità di giardiniere, ma con una
diminuzione del rendimento dell’80% dal 7 agosto 2008, mentre in attività adatta
la diminuzione del rendimento è del 50% sempre dalla medesima data (doc.
XXXIV).

 

                                         Nel corso
del dibattimento il Presidente del TCA ha invitato il Dr. __________ a
precisare i motivi per cui, da un lato, nello scritto del 18 giugno 2012 (doc.
XXIV) ha indicato che l’insorgenza di dolori progressivi alla spalla sinistra
dall’estate 2008 implicano un ulteriore diminuzione della capacità lavorativa,
sia per quanto riguarda l’ultima attività principale come giardiniere, sia per un'attività
adatta allo stato di salute e, d’altro lato, ha tuttavia poi concluso per una diminuzione
del rendimento dell’80% in qualità di giardiniere (che il Dr. __________ aveva fissato
al 60%), ed ha mantenuto - come il precedente perito - una diminuzione del
rendimento in attività adeguate del 50%.

 

                                         Il
perito SAM ha fornito la seguente spiegazione:

 

                                        “Il dr. __________ riconosce che
nello scritto del 18 giugno 2012 vi è 

                                         stata una
motivazione imprecisa nel momento in cui si faceva riferimento ad un’ulteriore
diminuzione della capacità lavorativa anche in attività adeguate. In realtà in
attività adeguate gli esami da lui compiuti permettono di concludere per una
capacità lavorativa al 50%.”
(doc. LX, pag. 2).

 

                                         Il Dr. __________
ha spiegato di avere valutato la capacità funzionale di carico residua sulla
base dell’anamnesi e dell’esame clinico del paziente ed essere giunto alla
conclusione che nell’ultima attività di giardiniere vi fosse un’ulteriore
riduzione di rendimento. Questo non vale per le altre attività esigibili, nelle
quali egli ha mantenuto l’incapacità lavorativa al 50%, malgrado i problemi
aggiuntivi alla spalla (doc. LX, pag. 2). 

                                         Alla luce
delle risposte del perito, il TCA ritiene chiarita la questione e può prestare
adesione alle conclusioni della perizia reumatologica. Infatti, siccome le
singole mansioni in attività adeguate sollecitano in modo più limitato gli arti
superiori, rispetto a quella di giardiniere,  il problema alla spalla non ha
mutato il grado d’inabilità lavorativa in attività adeguate.

 

                            2.9.3.   Per quanto riguarda invece la patologia psichiatrica, l’assicurato  è stato sottoposto al consulto del Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, svolto in ambito SAM (referto del 23
febbraio 2011, doc. AI 93-44).  

 

                                         Il
ricorrente, ha invece prodotto i referti del medico curante Dr. __________, spec.
FMH in psichiatria e psicoterapia, del 16 luglio 2010 (doc. AI 76-3), del 18
aprile 2012 (doc. B).

                                                                                 

                                         In
considerazione delle divergenti conclusioni degli specialisti sia per quanto
riguarda la diagnosi che la valutazione della capacità lavorativa
dell’assicurato, il TCA ha ordinato una perizia medica a cura della Dr.ssa PE 1,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia (doc. XIV). 

 

Nel rapporto del 27 novembre 2012 la Dr.ssa PE 1,
dopo aver riassunto gli atti, esposto l’anamnesi del paziente, i dati
soggettivi, l’esame clinico e la farmacoterapia ha posto la diagnosi con
ripercussione sulla capacità lavorativa di “Sindrome depressiva persistente
con prevalente disturbo di altri aspetti emozionali (ICD.10:F34.9). Sindrome
somatoforme da dolore persistente (ICD-10: F45.4). Modificazione duratura della
personalità (ICD-10:F62.8)”, mentre senza ripercussioni sulla capacità
lavorativa ha indicato lo “stato da uso dannoso di bevande alcooliche (ICD-10:F10.1)”
(doc. XLIII, pag. 13).

 

Secondo la Dr.ssa PE 1 l’inabilità lavorativa per
motivi esclusivamente psichiatrici è valutabile al 50% dal 1° settembre 2009,
non integrabile in quella per motivi reumatologici-ortopedici. L’assicurato è dunque
ritenuto totalmente inabile al lavoro (doc. XLIII, pag. 16).

 

A proposito delle diverse diagnosi la Dr.ssa PE 1
ha innanzitutto concluso che l'assicurato soffre di una sindrome depressiva
persistente di gravità media rilevando quanto segue:

 

" 
Medico di famiglia, psichiatra curante e
psichiatra consulente del SAM affermano la presenza di questa diagnosi
riconosciuta anche dalla valutazione effettuata durante la presente perizia. Il
miglioramento riscontrato dal Dr. med. __________ durante la sua valutazione
peritale non è stato mantenuto nel tempo; il grado attuale della
sintomatologia presentata è valutabile come di gravità media con
sintomatologia in parte atipica e con prognosi invariata.

L'esordio della patologia depressiva clinicamente
evidente è documentato dal settembre 2009 (lettera del 19.05.2010 del Dr. med. __________)
con sintomatologia ansio-depressiva (Disturbo dell'adattamento riconosciuto
anche dal Dr. med. __________) insorta precedentemente al primo progetto di
rendita A.I. La correlazione con la problematica relativa alla vicenda
assicurativa A.I. non risulta a mio parere essere in primo piano dal profilo
causale." (Doc. XLIII, pag. 14)

 

Inoltre il perito giudiziario ha ritenuto
invalidante anche la sindrome somatoforme da dolore persistente dopo avere verificato
la sussistenza dei criteri di Foerster-Mosimann ed ha precisato  quanto segue:

 

" 
La valutazione interdisciplinare del SAM
permetteva di porre questa diagnosi non segnalata in precedenza dai curanti,
definendo così una quota psicogena che affianca la sintomatologia dolorosa
ritenuta in gran parte oggettivabile e corrispondente alle numerose zone lese
dell'apparato osteoarticolare.

La perizia SAM attraverso la valutazione del suo
consulente psichiatra afferma la non sussistenza dei criteri di Foerster. Non
posso concordare con questa affermazione poiché, al contrario, i criteri di
Foerster-Mosimann sono dati e in particolare.

1)   la
presenza di una patologia somatica cronica reumatologico-ortopedica
concomitante

2)   la
comorbidità psichiatrica con la presenza di una Sindrome depressiva persistente

3)   il criterio di durata di anni della malattia

4)   l'assenza
di miglioramenti apprezzabili nonostante la terapia adeguata

5)   lo stato psichico cristallizzato 

6)   la perdita dell'integrazione sociale.

 

Rilevo inoltre come anamnesi e esame clinico da
me eseguito, non rilevino evidenze per aspetti dimostrativi, particolari
vantaggi secondari dati dai disturbi o mancanza della volontà del p. di far
fronte ai suoi disturbi. Per i motivi sopradescritti, ritengo dunque che questa
diagnosi debba essere collocata fra quelle con influsso sulla capacità
lavorativa." (Doc. XLIII, pag. 15)

 

Infine, secondo la dottoressa PE 1, RI 1 presenta
pure una modificazione duratura della personalità così motivata:

 

" 
L'anamnesi e l'esame della documentazione non
parlano a favore di un particolare stile patologico di personalità precedente
all'infortunio: il p. è persona semplice, con scarsa scolarità, passato
attraverso vicende quali la povertà, l'emigrazione e l'integrazione nel nostro
paese senza segnali di particolarità di rilievo nell'attività come impiegato,
come pure nella sfera relazionale e affettiva con un'unione coniugale riuscita
e stabile.

In particolare la moglie descrive il p. come un
uomo solare e gioviale che metteva al centro della sua vita il lavoro e la
famiglia, traendone soddisfazione ed equilibrio. Il p. ha anche affrontato
negli anni precedenti l'infortunio, diversi problemi all'apparato
osteoarticolare, sottoponendosi di buon grado alle cure e interventi preposti,
riprendendo il lavoro non appena possibile. Anche dopo l'infortunio (lettera
del Dr. med. __________ dell'8.09.2006) il p. sembrava essere convinto della
possibilità di riprendere l'attività lavorativa. L'impossibilità definitiva di
riprendere il lavoro è probabilmente l'evento che ha alterato in senso
patologico (con un circolo vizioso biopsico-sociale) l'equilibrio e il
funzionamento globale del p. come descritto anche dal Dr. med. __________ nella
sua lettera del 16.07.2010, tanto che la diagnosi di modificazione duratura
della personalità che resta stabilmente patologica è verosimile.

Il test psicodiagnostico eseguito nel corso della
presente perizia suffraga bene quest'ipotesi patogenetica." (doc. XLIII,
pag. 15)

 

L’Ufficio AI ha sottoposto la perizia alla
valutazione dei medici del SMR, Dr. __________ e Dr.ssa __________, i quali
nelle osservazioni del 7 gennaio 2013 hanno concordato con la valutazione
psichiatrica in senso stretto e per l’inabilità lavorativa del 50% ("Possiamo
concordare per quanto concerne la valutazione psichiatrica nel senso stretto ed
il relativo impedimento funzionale con derivante inabilità lavorativa del 50% a
decorso cronico sin dal 2009 (sintomatologia depressiva di grado medio)", cfr.
doc. XLVbis).

 

Per quanto concerne i criteri di Förster, essi
hanno sottolineato che spetta al medico constatare i fatti e
all’amministrazione e al giudice valutare se tali criteri siano adempiuti (doc.
XLVbis), ciò che effettivamente corrisponde a quanto stabilito dal Tribunale
federale (cfr. STF 8C_337/2012 del 5 aprile 2013; STF 8C_260/2013 del 28 maggio
2013).

 

Nel corso del dibattimento la Dr.ssa PE 1 si è
riconfermata nelle proprie valutazioni peritali. 

Alla domanda del Presidente del TCA se la
depressione di cui soffre l’assicurato è indipendente dalla sindrome
somatoforme dolorosa o se è a lei legata (doc. LX, pag. 2), il perito
giudiziario  ha risposto “che è legata piuttosto alla perdita del lavoro e
del ruolo sociale”. Sempre secondo la specialista in psichiatria  dall’incarto
emerge che “l’assicurato ha cercato di fare di tutto per riprendere il
lavoro ed era anche convinto di farlo ed il problema psichico è subentrato
successivamente” (doc. LX, pag. 2). 

 

La Dr.ssa PE 1, rispondendo al Presidente del
TCA, ha precisato che la patologia psichica “non è nè leggera, nè
transitoria ma persistente”  (doc. LX, pag. 2).

Per quanto riguarda i criteri di Förster il
perito giudiziario, dopo aver rilevato le difficoltà che a volte incontrano i
medici per operare una classificazione ai sensi dell’ICD, “ha ribadito che
gli episodi depressivi sono costanti e mai lievi. Nella diagnosi ci sono degli
aspetti misti di gestione dell’emotività” (doc. LX, pag. 3).

 

La Dr.ssa PE 1 ha poi sottolineato che delle
diagnosi poste quella che ha meno incidenza è la sindrome somatoforme. La sindrome
depressiva persistente con prevalente disturbo di altri aspetti emozionali
(ICD.10:F34.9) e la modificazione duratura della personalità (ICD-10:F62.8)
concorrono all’incapacità lavorativa nella misura del 50%. 

La specialista in psichiatria ha quindi asserito
che “sarebbe arrivata a questo risultato anche in assenza della sindrome
somatoforme” (doc. LX, pag. 3). La modificazione della personalità provoca
delle difficoltà relazionali, di gestione dell’emotività e di pianificazione,
mentre la concentrazione è diminuita soprattutto a causa del problema
depressivo (doc. LX, pag. 3).

 

Il perito giudiziario ha poi evidenziato che il
paziente oltre ai medicamenti per le affezioni psichiatriche deve assumere una
serie di medicamenti per gli aspetti somatici (doc. LX, pag. 3).

 

In sede d’udienza la Dr.ssa __________ del SMR,
specialista FMH in psichiatria, ha confermato di avere preso visione della
perizia della Dr.ssa __________ e di concordare con il grado d’incapacità
lavorativa del 50% in ambito psichiatrico (cfr. doc. LX pag. 2, vedi anche
annotazione del 28 dicembre 2012, doc. XLVbis).

 

                                         Chiamato
ora a pronunciarsi, anche questo Tribunale non ha motivi per scostarsi dal
grado d’incapacità lavorativa del 50% fissato dal perito giudiziario in
considerazione della sindrome depressiva persistente con prevalente disturbo di
altri aspetti emozionali (ICD-10: F34.9) e della modificazione duratura della
personalità (ICD-10: F62.8).

 

                                         Infatti,
innanzitutto le conclusioni relative alla capacità lavorativa residua, sono
state compiutamente motivate (sul tema cfr. STF 8C_217/2012 del 15 gennaio
2013). 

 

                                         Inoltre,
con riferimento specificatamente all'osservazione formulata dalla dottoressa __________
nel corso del dibattimento (cfr. doc. LX, pag. 2), il TCA rileva che,
effettivamente, il perito giudiziario ha formulato una diagnosi che figura
nella ICD-10 fra le sindromi affettive persistenti (F 34), così definite:

 

" 
Si tratta di disturbi dell'umore persistenti e
di solito fluttuanti, nei quali la maggior parte dei singoli episodi non sono
sufficientemente gravi da poter essere descritti come ipomaniacali o depressivi
lievi. Dal momento che durano per anni, e qualche volta per la maggior parte
della vita adulta del soggetto, essi comportano una notevole sofferenza e disabilità.
In alcuni casi, episodi ricorrenti o singoli di mania o di depressione possono
sovrapporsi ad una sindrome affettiva persistente." 

(cfr. "ICD-10. Classificazione delle
sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali". Ed. Masson, Milano
2003, pag. 134).

 

                                         Questo
Tribunale constata che nella medesima categoria figura pure la distimia (cfr.
ICD F 34.1).

                                         Nei caso
in cui viene posta quest'ultima diagnosi la giurisprudenza federale ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"  (…)

4.2 In questo contesto,
il Tribunale cantonale ha giustamente esplicitato il concetto per cui un
disturbo psichico non deve necessariamente provocare un’incapacità lavorativa
invalidante. Ciò vale in particolare nel caso – come quello di specie – in cui
la diagnosi pronunciata mette in evidenza un danno di lieve entità.

4.3 Secondo il sistema di classificazione ICD-10
convenzionalmente utilizzato, la distimia configura una depressione cronica
dell’umore che non è sufficientemente grave o nella quale singoli episodi non
sono sufficientemente prolungati da giustificare una diagnosi di sindrome
depressiva ricorrente grave, di media gravità o lieve (cifra F34.1). A tal
riguardo il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha già avuto modo di
affermare a diverse riprese che una distimia non esplica di principio – a
seconda delle circostanze – effetti invalidanti (sentenze I 938/05 del 24
agosto 2006, consid. 4.1 e 5; I 834/04 del 19 aprile 2006, consid. 4.1; I
488/04 del 31 gennaio 2006, consid. 3.3). Tale conclusione, che si fonda su
osservazioni medico-empiriche e che pertanto costituisce una questione
giuridica, non ha però valore assoluto. Un disturbo distimico può nel singolo
caso pregiudicare notevolmente la capacità lavorativa se è associato ad altre
diagnosi, come ad esempio a un disturbo serio della personalità (sentenza I
653/04 del 19 aprile 2006, consid. 3). Se per contro lo stato psichico
evidenzia “unicamente” una distimia, ciò può anche comportare una riduzione
dell’attitudine al lavoro, ma non determina, in quanto tale, un danno alla
salute ai sensi di legge (SVR 2008/IV no. 8 pag. 23, consid. 3.3.1 [I 649/06])."
(cfr. STF 9C_294/2008 del 19 marzo 2009; STF 9C_922/2009 del 9 luglio 2010;
STCA 32.2007.58 del 10 marzo 2008 e STCA 32.2012.82 del 25 marzo 2013)

 

                                         Ora, nel
caso concreto, anche se l'affezione di cui soffre l'assicurato non è stata
classificata dal perito giudiziario quale episodio depressivo (secondo la F 32)
o quale sindrome depressiva ricorrente (secondo la F 33; cfr. STF 8C_217/2012
del 15 gennaio 2013) essa è stata comunque ritenuta una 

                                         sindrome
depressiva persistente non specificata ai sensi della 

                                         F 34.9.

 

                                         Secondo
il TCA, decisiva è la circostanza che, a questa diagnosi, si aggiunge  pure un
disturbo della personalità, ciò che secondo la giurisprudenza appena ricordata,
permetterebbe di riconoscere il carattere invalidante pure alla distimia.

 

                                         A ragione
dunque il perito giudiziario ha concluso che questi danni alla salute psichica
sono invalidanti (cfr. STF 8C_484/2012 del 26 aprile 2013, consid. 4.3.1; STF
8C_217/2012 del 15 gennaio 2013; STF 9C_694/2011 del 27 febbraio 2012).

 

                                         Può così rimanere
aperta la questione relativa alla sindrome somatoforme da dolore persistente
(ICD-10: F45.4) e in particolare se i criteri fissati dal Tribunale federale
per ritenerla invalidante (cfr. consid. 2.5) sono adempiuti oppure no.

 

                                         Al
riguardo la specialista del SMR e il perito giudiziario nel corso del
dibattimento si sono così espresse:

 

" 
(…)

La dr.ssa __________, invitata dal presidente del
TCA ad esprimersi circa i criteri di Förster, solleva qualche dubbio sul tema
della comorbidità psichiatrica (vista la diagnosi posta) e sul tipo di terapia
instaurato per le affezioni psichiche (ad esempio non si è mai ipotizzato un
ricovero). La dr.ssa PE 1 sul primo punto, dopo avere rilevato la difficoltà
che incontrano i medici a volte per operare una classificazione ai sensi
dell’ICD, ha ribadito che gli episodi depressivi sono costanti e mai lievi.
Nella diagnosi ci sono degli aspetti misti di gestione dell’emotività.

 

La dr. __________ chiede in che misura le
diagnosi psichiatriche portano ognuna ad una incapacità lavorativa. La dr. PE 1
risponde che tra le tre diagnosi quella che ha meno incidenza è la sindrome
somatoforme. Le altre due concorrono all’incapacità lavorativa al 50%. Sarebbe
arrivata a questo risultato anche in assenza della sindrome somatoforme.
Riguardo alle altre due la modificazione della personalità provoca delle
difficoltà relazionali, di gestione dell’emotività, di pianificazione. Molti
aspetti sono sovrapponibili, la concentrazione è diminuita soprattutto a causa
del problema depressivo. Rileva pure che in precedenza per molto tempo assumeva
bevande alcooliche come analgesici.

 

Riguardo alla terapia la dr.ssa PE 1 rileva che
oltre a quelli per la cura delle affezioni psichiatriche, l’assicurato deve
prendere una serie di medicamenti per gli aspetti somatici." 

(cfr. doc. LX, pag. 3)

 

                                         Su questo
tema il TCA si limita ad aggiungere che buona parte dei criteri alternativi
alla comorbidità psichiatrica, stabiliti dalla giurisprudenza federale (cfr.
SVR 2013 IV Nr. 6; STF 9C_901/2012 del 21 maggio 2013), sono effettivamente
realizzati nel caso concreto, in particolare quella relativa alla presenza di
una patologia somatica cronica reumatologico-ortopedica concomitante, il
criterio della durata di anni della malattia, l’assenza di miglioramenti
apprezzabili nonostante la terapia, lo stato psichico cristallizzato e la
perdita dell’integrazione sociale.

                                                                                

In conclusione RI 1 è dunque inabile al lavoro al
50% dal 1° settembre 2009 dal profilo psichiatrico. 

 

                            2.9.4.   Si pone ora
la questione dell’incidenza rispettiva dei gradi di incapacità lavorativa attestati
dal perito reumatologo e di quello psichiatrico sulla capacità lavorativa del
ricorrente.

 

                                         A
proposito della valutazione globale delle patologie, va qui ricordato che
secondo l’Alta Corte, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un
assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente sommare
le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio globale che
scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati
(cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 9C_913/2012 del 9 aprile 2013;
SVR 2008 IV Nr. 15).

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4
settembre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza I 606/03 del 19 agosto 2005, l'Alta Corte ha inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa va di regola
eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare, ciò che in quella causa era
stato fatto.

                                         In una sentenza
I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, pag. 43-45, il
Tribunale federale ha osservato che “una semplice addizione di diverse
inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in
occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle
peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo
esiguo”.

Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (245-249).

                                         Nel
referto peritale del SAM del 4 maggio 2011 la Dr.ssa __________ e la Dr.ssa __________
hanno indicato che l’incapacità lavorativa per motivi psichiatrici va integrata
in quella per motivi reumatologici-ortopedici, “in quanto la patologia
psichiatrica è da interpretare come conseguenza della pluripatologia a livello
dell’apparato locomotorio ed entrambe prendono in considerazione il sintomo del
dolore” 

                                         (doc. AI
93/28-29).

 

                                         La
psichiatra incaricata di effettuare la perizia amministrativa è arrivata alla medesima
conclusione e il 16 marzo 2012 si è così espressa:

 

" 
(…)

1.   Successivamente alla valutazione peritale del 23.02.2011 lei è
stato ancora interpellato dal SAM in merito alla valutazione globale delle
patologie? Ha partecipato ad una discussione globale con altri medici?

 

Sì, dopo la mia valutazione peritale del
23.02.2011 ho avuto modo di discutere del caso con i colleghi del SAM (Dr.ssa
med. __________ e Dr.ssa med. __________).

 

2.   Condivide la valutazione della perizia SAM secondo cui
l'incapacità lavorativa per motivi psichiatrici va integrata in quella per
motivi reumatologici-ortopedici, "in quanto la patologia psichiatrica è da
interpretare come conseguenza della pluripatologia a livello dell'apparato
locomotorio ed entrambe prendono in considerazione il sintomo del
dolore?".

 

Nella mia valutazione peritale le due diagnosi da
me poste hanno una interrelazione fra di loro e sono d'accordo con il concetto
in cui l'incapacità lavorativa per motivi psichiatrici va integrata con quella
per motivi reumatologici-ortopedici.

 

La sindrome depressiva da me diagnosticata ha una
forma clinica particolare in cui si evidenzia una prevalente componente di
tensione endopsichica e rabbia. Questa sintomatologia è fonte di un processo di
somatizzazione e di trasformazione in dolore e allo stesso tempo è generata dal
vissuto di perdita della capacità funzionale originata dallo stesso dolore
fisico che produce.

 

Per questo motivo, da un punto di vista
valetudinario, si può asserire che l'incapacità lavorativa per motivi
psichiatrici vada integrata con quella di tipo reumatologica-ortopedica."
(doc. XII/1)

 

                                         Questa
conclusione non è stata condivisa dal perito giudiziario, Dr.ssa PE 1.

 

                                         La
specialista, nella valutazione richiesta da questa Corte, ha preso in
considerazione “sia la parte diagnostica che il rispettivo influsso di ogni
disturbo psichico sulla C.L., nonché la questione dell’integrazione o meno
dell’incapacità lavorativa per motivi psichiatrici con quella per motivi
somatici” (doc. XIV, pag. 14).

 

                                         La Dr.ssa
PE 1 ha quindi discusso separatamente ogni diagnosi (sindrome depressiva
persistente, sindrome somatoforme da dolore persistente, modificazione duratura
della personalità e stato da uso dannoso di bevande alcooliche) e ha concluso
che la patologia psichiatrica di cui soffre l’assicurato è complessa, in quanto
“le diverse diagnosi si interrelano nella determinazione del quadro clinico
e dei suoi sintomi” (doc. XIV, pag. 16). 

 

                                         In merito
al quadro complessivo il perito giudiziario ha indicato che la patologia
psichiatrica complica e peggiora quella dell’apparato locomotorio, “provocando
ulteriori limitazioni non ascrivibili esclusivamente al problema del dolore
cronico, che compromettono ulteriormente