# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d674faf1-0e60-5e21-9d16-a37340936720
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 12.05.2015 A 2014 29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_A-2014-29_2015-05-12.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

A 14 29

4a Camera

presidenza Racioppi
giudici Stecher, Meisser 
attuario ad hoc Paganini

SENTENZA
del 12 maggio 2015

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____ Sagl, 

rappresentata da lic. iur. et oec. Cristina Keller, 

ricorrente

contro 

Comune di X._____,

rappresentato da lic. iur. Andrea Toschini, 

convenuto

concernente tasse di allacciamento (sconto)

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1. Dopo aver demolito l'edificio preesistente, la A._____ Sagl costruiva in 

zona B._____, Comune di X._____, sulla particella no. 381 un nuovo 

edificio (no. 11M).

2. A costruzione ultimata, il 3 settembre 2013 il Comune di X._____ 

emanava la tassa di allacciamento al depuratore (IDA), la tassa di 

allacciamento alla rete fognatura e la tassa di allacciamento alla rete 

dell'acqua potabile. Questi contributi di allacciamento venivano calcolati in 

base al valore attuale dell'edificio appena costruito, senza però dedurre il 

valore dell'edificio demolito. 

3. Il 13 settembre 2013 la A._____ Sagl presentava reclamo contro le 

tassazioni del 3 settembre 2013. Quale argomentazione, essa affermava 

che il calcolo della stima sull'immobile precedente non sarebbe stato 

preso in considerazione per il calcolo delle nuove tasse. Con decisione 3 

ottobre 2013 il Comune respingeva il reclamo sostenendo che, con la 

demolizione completa dello stabile precedente, il valore attuale dello 

stesso non sarebbe da tenere in considerazione per il calcolo delle tasse 

di allacciamento. 

4. Il 22 gennaio 2014 la A._____ Sagl inviava al Comune la decisione del 

Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni A 13 10. Il 23 marzo 

2014 essa presentava poi una domanda di revisione risp. di rettifica, 

adducendo che la sentenza precedentemente inviata dimostrerebbe 

l'errore nella fatturazione. 

5. Con decisione 7 aprile 2014 il Comune comunicava alla A._____ Sagl che 

il Municipio, dopo esamina nella seduta del 26 marzo 2014, avrebbe 

deciso, in via eccezionale e a titolo di sconto, di accettare la proposta di 

modifica come da sentenza del Tribunale amministrativo inoltratagli. Le 

(nuove) fatture sarebbero però state solamente valide se saldate entro un 

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termine di dieci giorni dalla presente comunicazione. Altrimenti esse 

sarebbero state ritenute valide secondo l'emissione del 3 settembre 2013. 

6. Il 14 aprile 2014 il Comune trasmetteva alla A._____ Sagl le fatture 

modificate. Nello scritto allegato si sottolineava nuovamente il fatto che, 

se dette fatture non sarebbero state saldate entro dieci giorni dalla 

presente comunicazione, esse sarebbero state ritenute valide secondo 

l'emissione del 3 settembre 2013. 

7. Il 23 maggio 2014 la A._____ Sagl pagava l'importo complessivo delle 

fatture del 14 aprile 2014 pari a fr. 57'953.--. Con decisione 16 giugno 

2014 il Comune comunicava alla A._____ Sagl di aver preso atto del 

versamento, rammentando però che per poter beneficiare dello sconto, il 

pagamento sarebbe dovuto avvenire entro il 17 aprile 2014. Il Municipio, 

dopo aver constato il non rispetto del termine di pagamento, avrebbe 

deciso nella riunione del 28 maggio 2014 di riscuotere l'importo restante 

pari a fr. 8'130.10. Pertanto il Comune concedeva un termine di cinque 

giorni per il saldo dello scoperto, in caso contrario esso avrebbe 

proceduto all'incasso. Contro questa decisione veniva ammesso il ricorso 

entro 30 giorni al Tribunale amministrativo. 

8. Il 16 luglio 2014 la A._____ Sagl (qui di seguito ricorrente) presentava 

ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni contro la 

decisione 16 giugno 2014, chiedendo l'accoglimento del ricorso e 

l'annullamento della decisione impugnata. Ad argomentazione del ricorso, 

la ricorrente sosteneva che le tassazioni iniziali nelle decisioni 3 

settembre 2013 concernenti i contributi di allacciamento sarebbero state 

manifestamente viziate, in quanto avrebbero trascurato la sottrazione del 

valore dell'immobile precedente. Un prelievo di una tassa supplementare 

sarebbe però possibile soltanto sul plusvalore generato dalla 

ricostruzione. Il Comune avrebbe riconosciuto l'errore, emanando una 

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nuova decisione. Questa e segnatamente il calcolo corretto del contributo 

sostituirebbero il calcolo risp. le fatturazioni precedenti. La correzione 

delle tasse di allacciamento errate sarebbe il risultato di una 

riconsiderazione di decisione viziata e non uno sconto. La condizione 

posta dal Comune nella nuova decisione (di pagamento entro dieci giorni 

pena la decadenza dello sconto) non sarebbe un'imposizione alla quale il 

Comune è autorizzato e perciò non avrebbe valenza. Il Comune 

contravverrebbe anche al principio della buona fede. Dopo aver 

riconosciuto l'errore di calcolo, sarebbe abusivo mascherare la correzione 

delle tassazioni errate come sconto (illegale, siccome l'unico sconto 

previsto dalla legge sarebbe quello sul pagamento entro 120 giorni 

dall'emanazione della fattura per l'allacciamento IDA, il quale sarebbe 

stato applicato dal Comune nella nuova decisione) e per di più vincolarla 

a un termine di pagamento subitaneo. 

9. Con presa di posizione del 25 settembre 2014 il Comune (qui di seguito 

convenuto) chiedeva il rigetto del ricorso. Il convenuto affermava che 

sarebbe inammissibile che la ricorrente nell'ambito del ricorso contro la 

decisione 16 giugno 2014 (la quale sarebbe una decisione di esecuzione 

della decisione 7 aprile 2014 cresciuta in giudicato), pretenda di rimettere 

in discussione il contenuto materiale della precedente decisione 7 aprile 

2014. Del resto, nell'ipotesi che – come richiesto dalla ricorrente – venisse 

annullata la decisione 16 giugno 2014, nel merito non cambierebbe nulla, 

poiché il convenuto, sulla base della decisione cresciuta in giudicato del 7 

aprile 2014, potrebbe promuovere un'esecuzione e, in caso di 

opposizione, chiedere il rigetto definitivo dell'opposizione sempre 

poggiando su detta decisione. Posto che la ricorrente non contesterebbe 

il termine di cinque giorni, bisognerebbe concludere che la situazione 

sarebbe la stessa anche con l'annullamento della decisione 16 giugno 

2014, per cui la ricorrente non possiederebbe la necessaria legittimazione 

ricorsuale. Il convenuto osserva inoltre che la ricorrente avrebbe dedotto 

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lo sconto dell'8 % dalla tassa IDA per pagamento entro 120 giorni 

sebbene non avesse rispettato suddetta scadenza temporale. Oltretutto, 

la ricorrente non avrebbe pagato l'IVA risultante dalle fatture. Di 

conseguenza, lo scoperto sarebbe di fr. 9'366.65.

10. Con replica del 9 ottobre 2014 la ricorrente riconfermava la richiesta di 

ricorso. Essa asseriva che lo sconto dell'8 % sulla tassa di allacciamento 

IDA sarebbe stato indicato nel nuovo conteggio dell'11 aprile 2014 

allegato allo scritto trasmesso alla ricorrente in data 14 aprile 2014, quindi 

esso avrebbe iniziato a decorrere dal 14 aprile 2014, ragion per cui – 

avendo la ricorrente saldato la tassa il 23 maggio 2014 – essa 

beneficerebbe dello sconto. Inoltre, la crescita in giudicato della decisione 

3 ottobre 2013 sarebbe ininfluente ai fini del giudizio perché il convenuto 

sarebbe rinvenuto su questa sua decisione viziata correggendola. La 

ricorrente non avrebbe ossequiato la condizione formulata nella decisione 

di eseguire il pagamento entro dieci giorni poiché non si sarebbe sentita 

vincolata da questa condizione illegale. Il nuovo calcolo delle tasse 

sarebbe il risultato di correzione (secondo la giurisprudenza) di un 

precedente calcolo errato, non uno sconto o l'accettazione di una 

proposta della ricorrente. Il convenuto agirebbe abusivamente e in 

malafede. Le decisioni originarie sarebbero state superate dalla nuova 

decisione di tassazione dopo il riesame della situazione. La ricorrente 

avrebbe unicamente trascurato la condizione illegale in merito al termine 

di pagamento di dieci giorni. La decisione impugnata si fonderebbe su 

questa condizione illegale, per cui la legittimazione a insorgere sarebbe 

data. Infine, il convenuto non potrebbe rimproverare alla ricorrente di non 

aver corrisposto l'IVA sulle fatture poiché i pagamenti sarebbero stati 

eseguiti come richiesto dal convenuto (ossia senza IVA).

11. Duplicando, in data 30 ottobre 2014, il convenuto sosteneva che, siccome 

il pagamento non sarebbe intervenuto entro dieci giorni dalla decisione 7 

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aprile 2014 risp. dal conteggio del 14 aprile 2014, la ricorrente avrebbe 

dovuto effettuare il pagamento così come previsto nella decisione 3 

settembre 2013, ossia versando l'intero importo senza possibilità di 

dedurre lo sconto per pagamento entro 120 giorni, essendo il termine 

scaduto il 5 gennaio 2014. La circostanza a sapere se il termine imposto 

di dieci giorni fosse corretto o meno sarebbe irrilevante, poiché esso 

risulterebbe da una decisione materialmente cresciuta in giudicato e 

perciò non più sindacabile nell'ambito di un ricorso contro decisione di 

esecuzione. Lo scritto del 14 aprile 2014 sarebbe un semplice conteggio 

interno e non una decisione. Anche se tale conteggio non avrebbe 

menzionato l'IVA, la stessa sarebbe dovuta comunque, come risulterebbe 

dalla precedenti comunicazioni. 

Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si ritornerà – per quanto utile ai 

fini di giudizio – nei considerandi che seguono. 

Considerando in diritto:

1. Occorre innanzitutto precisare che il presente ricorso è diretto contro la 

decisione d'esecuzione 16 giugno 2014 del convenuto, in cui viene 

assegnato alla ricorrente un ultimo termine di cinque giorni per la 

corresponsione del presunto importo restante delle tassazioni a carico 

della ricorrente. Siccome la ricorrente non contesta degli aspetti 

riguardanti la decisione esecutiva impugnata, bensì la liceità di punti legati 

alle precedenti decisioni di tassazione e quindi essendo gli argomenti 

della ricorrente rivolti contro queste decisioni, va esaminata la 

legittimazione a ricorrere. Poiché la ricorrente avanza allegazioni di vizi 

manifesti delle decisioni materiali nonché un atteggiamento abusivo del 

convenuto, qui di seguito va previamente stabilito se sussistono dei motivi 

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di nullità inerenti alle antecedenti decisioni che stanno alla base della 

decisione impugnata. 

2. a) La nullità di un atto amministrativo può essere invocata in ogni momento 

e può essere constatata d'ufficio da qualsiasi autorità dello Stato (DTF 

139 II 243 cons. 11.2, 122 I 97 cons. 3a, 115 Ia 1 cons. 3, 101 II 149 

cons. 3). Per costante prassi, una decisione amministrativa viziata è di 

regola annullabile, ma non nulla (DTF 104 Ia 172 cons. 2c con 

riferimenti). Affinché una decisione sia nulla occorre che il vizio di cui 

questa è affetta sia particolarmente grave, evidente o perlomeno 

facilmente riconoscibile e, infine, che l'accertamento della nullità non 

metta in pericolo in modo serio la sicurezza del diritto (DTF 132 II 21 

cons. 3.1, 116 Ia 215 cons. 2c con riferimento a 104 Ia 172 cons. 2c; PTA 

1993 no. 84). Di norma, vengono considerati quali vizi particolarmente 

gravi l'incompetenza dell'autorità adita (PTA 1990 nn. 1 e 35) o la 

notificazione difettosa di una sentenza cagionante un pregiudizio alla 

parte interessata risp. l'assenza di notificazione (DTF 122 I 97 cons. 3a/aa 

e bb). Per contro, altri difetti e in particolare gli errori riguardanti il merito 

della decisione ne provocano solo raramente la nullità (DTF 132 II 21 

cons. 3.1, 122 I 97 cons. 3a/aa, 104 Ia 176 cons. 2c e riferimenti; PTA 

1993 no. 84). 

b) Nel caso di specie, le decisioni 3 ottobre e 7 aprile 2014 non presentano 

vizi manifesti o altri difetti atti a considerarle nulle, ragion per cui il loro 

contenuto materiale ha efficacia giuridica. La ricorrente aveva la 

possibilità di presentare ricorso sia contro la decisione di reclamo 3 

ottobre 2013 che contro la decisione di riconsiderazione 7 aprile 2014, 

indipendentemente dal fatto se quest'ultima va considerata come 

decisione di riesame (art. 24 LGA), di revoca (art. 25 LGA) o di revisione 

ai sensi dell'art. 67 LGA risp. dell'art. 141 legge sulle imposte per il 

Cantone dei Grigioni (CSC 720.000) in combinato disposto con l'art. 2 

http://links.weblaw.ch/it/DTF-122-I-97
http://links.weblaw.ch/it/DTF-115-IA-1
http://links.weblaw.ch/it/DTF-101-II-149
http://links.weblaw.ch/it/DTF-104-IA-172
http://links.weblaw.ch/it/DTF-116-IA-215
http://links.weblaw.ch/it/DTF-104-IA-172
http://links.weblaw.ch/it/DTF-122-I-97
http://links.weblaw.ch/it/DTF-122-I-97
http://links.weblaw.ch/it/DTF-104-IA-172

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legge fiscale del Comune di X._____. Contro la decisione 3 ottobre 2013 

la ricorrente ha deliberatamente rinunciato – anche se in buona fede – a 

ricorrere (cfr. allegato della ricorrente n. 5, scritto del 23 marzo 2014). Per 

quanto riguarda la decisione di riconsiderazione 7 aprile 2014 invece, va 

specificato che essa non era munita di alcuna indicazione del rimedio 

giuridico; tuttavia, trascorso incontestato il termine di due mesi (art. 22 

cpv. 2 della legge sulla giustizia amministrativa [LGA; CSC 370.100]), 

essa è ugualmente passata in giudicato. La ricorrente parte erroneamente 

dal presupposto che la condizione di pagamento imposta dal convenuto 

nella decisione di riconsiderazione 7 aprile 2014 non sia vincolante 

perché illegale. Indipendentemente da un'eventuale illiceità materiale, 

invece, tale condizione ha effetto giuridico, visto che la ricorrente non si è 

difesa contro detta decisione. A questo punto, occorre sottolineare che 

nel caso di specie non erano verosimilmente dati i presupposti né per una 

revisione ai sensi dell'art. 67 LGA risp. dell'art. 141 legge cantonale sulle 

imposte, né tantomeno per una revoca ai sensi dell'art. 25 LGA, siccome 

non è intravedibile nessun cambiamento della situazione in fatto o in 

diritto rispetto alla base decisionale antecedente. A prescindere dalla 

classificazione della decisione 7 aprile 2014, la quale non porta né il titolo 

di revisione né tantomeno di revoca, questa rappresenta una valida 

decisione condizionata di tassazione. Non essendo stata ossequiata la 

condizione ivi imposta – vale a dire la corresponsione degli importi 

modificati entro dieci giorni – essa non permette di considerare dette 

modifiche ma riconduce alle fatture emesse con decisione 3 settembre 

2014, a sua volta valide.

3. a) Ai sensi dell’art. 50 LGA è legittimato al ricorso chiunque sia interessato 

dalla decisione impugnata e abbia un interesse tutelabile all'abrogazione 

o alla modifica della decisione o chiunque vi sia autorizzato in base ad 

una prescrizione speciale. La legittimazione al ricorso ai sensi dell’art. 50 

LGA, viene riconosciuta quando il ricorrente, colpito da una decisione, 

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comprova un interesse – anche se meramente di fatto – all’abrogazione o 

modifica della disposizione stessa. Colui che intende impugnare una 

decisione amministrativa deve quindi dimostrare che, nel caso della 

mancata abrogazione o modifica della stessa, sarebbe soggetto a degli 

effettivi svantaggi. Il ricorrente deve pertanto conseguire un vantaggio 

pratico dall'annullamento o dalla modifica della decisione contestata (DTF 

136 II 281 cons. 2.2 e 2.3, 133 II 249 cons. 1.3.1).

b) Nell'ambito di un gravame contro una decisione d'esecuzione la ricorrente 

può fondamentalmente soltanto censurare il fatto che non sussista una 

decisione eseguibile, le modalità di esecuzione siano improporzionali risp. 

illecite, l'esecuzione esula dalla decisione materiale da eseguire oppure 

quest'ultima sia stata notificata difettosamente (PTA 2008 no. 30 cons. 

2b). Una decisione che si basa su una precedente decisione cresciuta in 

giudicato e che esegue oppure conferma soltanto quest'ultima, non può 

essere impugnata con l'argomento che la precedente decisione cresciuta 

in giudicato sia illecita. Tali censure si rilevano essere tardive (PTA 2008 

no. 30; DTF 105 Ia 15 cons. 3, 104 Ia 172 cons. 2b con riferimenti). 

c) La ricorrente era dunque solamente autorizzata ad avanzare allegazioni 

in merito agli aspetti della decisione di esecuzione impugnata, cosa che 

qui non è avvenuta. Pertanto viene a mancare la legittimazione della 

ricorrente, poiché con il ricorso contro la decisione esecutiva 16 giugno 

2014 si cerca di riesaminare la decisione di riconsiderazione 7 aprile 2014 

ormai cresciuta in giudicato (v. sopra cons. 2b). Di conseguenza, 

annullando la decisione di esecuzione, il ricorrente non conseguirebbe 

nessun vantaggio. Per questi motivi, le allegazioni materiali riguardanti la 

decisione 3 ottobre 2013 e la decisione di riconsiderazione 7 aprile 2014 

sono tardive e quindi irricevibili. Non è perciò dato entrare nel merito delle 

considerazioni di dette decisioni. A titolo abbondanziale, va constatato 

che le censure della ricorrente secondo cui, non sarebbe dovuta l'IVA 

http://links.weblaw.ch/it/BGE-136-II-281
http://links.weblaw.ch/it/BGE-133-II-249

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sulle fatture perché mancante sulle fatture del 14 aprile 2014, si palesano 

vane, dacché l'IVA è indicata sulle fatture originarie emesse il 3 settembre 

2013 e facenti stato tuttora. 

4. Va tuttavia precisato che, non fosse per la tardività del ricorso, il principio 

della buona fede (art. 5 cpv. 3 e art. 9 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera [Cost.; RS 101]) invocato dalla ricorrente, quello 

in senso negativo, cioè che vieta l'abuso di diritto e l'adozione di un 

comportamento contraddittorio, avrebbe meritato attenzione. Secondo 

tale principio, l'amministrazione deve in special modo astenersi da 

adottare dei comportamenti idonei a ingannare il cittadino e non deve 

poter trarre profitto dalle conseguenze di una propria scorrettezza o 

mancanza (DTF 124 II 265 consid. 2a con riferimenti). Queste regole 

valgono anche in ambito fiscale per quel che riguarda i rapporti tra 

autorità di tassazione e contribuente. Tuttavia in diritto tributario prevale il 

principio della legalità della tassazione, di modo che quello della buona 

fede ha solo una portata limitata, soprattutto se si trova in conflitto con 

quello della legalità (sentenza del Tribunale federale 2P.173/2002 / 

2A.389/2002 del 7 febbraio 2003 cons. 5.2 con riferimenti).

Vista la condotta riprovevole del convenuto, il quale è rinvenuto sulla sua 

decisione – evidentemente riconoscendo un apprezzamento della 

situazione giuridica, giusta la relativa giurisprudenza trasmessa dalla 

ricorrente – e ha successivamente concesso un termine di pagamento 

verosimilmente non conforme alla norme legali, appare giustificato 

esonerare la ricorrente dal risarcimento dei costi procedurali, pur entrando 

solo marginalmente nel merito delle argomentazioni di ricorso. 

Secondo l'art. 78 cpv. 2 LGA, al comune convenuto non spettano ripetibili. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto, nella misura in cui è dato entrarne nel merito. 

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2. In via eccezionale non vengono riscossi costi procedurali. 

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]