# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc591956-d1c4-5c0e-9a5a-16c827f64510
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-15
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 15.09.2009 S 2009 92
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2009-92_2009-09-15.pdf

## Full Text

S 09 92

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 15 settembre 2009

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI

1. Il 9 dicembre 1989 …, all’epoca coniugata D’Antino, in avanzato stato di 

gravidanza, è rimasta vittima di un grave incidente stradale nel cui contesto 

ha perso il bambino che portava in grembo. Altre cinque persone, fra le quali 

il marito e il fratello della donna, persero la vita. Nell’incidente in oggetto Irene 

D’Antino, allora diciottenne, ha riportato molteplici fratture perdendo altresì 

gran parte della capacità visiva dell’occhio sinistro. 

2. A causa dei postumi invalidanti dell’incidente l’Assicurazione AI ha corrisposto 

all’assicurata, a decorrere dal 1 gennaio 1991, una rendita intera, ridotta in 

seguito a revisione a ¼ di rendita con decorrenza dal 1 marzo 1994. Dalle 

verifiche effettuate nel contesto della pratica di revisione è risultato come la 

donna fosse da considerare impedita in misura del 40%. Tale grado di 

invalidità è in seguito stato riconfermato pure nell’ambito della pratica di 

revisione del 2 dicembre 1996.

Il 23 luglio 1998 è stata aperta una nuova procedura di revisione della rendita 

di invalidità nel cui contesto, pur nell’ottica di una situazione clinica invariata, 

gli impedimenti riscontrati nell’esecuzione dei lavori domestici non sono stati 

considerati di portata tale da raggiungere un grado invalidante per cui, con 

decisione del 18 novembre 1999, l’Ufficio AI dei Grigioni, accertando un grado 

di invalidità dell’8%, ha soppresso la rendita. Detta decisione è stata 

impugnata davanti al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni che, 

con sentenza del 30 giugno 2000 (STA S 99 374), ha accolto il ricorso 

dell’assicurata annullando il decreto in oggetto, per cui la donna ha continuato 

a percepire la rendita in base a un grado di invalidità del 40%.

3. Dal matrimonio contratto dall’assicurata nel 1993 con … sono nati la figlia … 

(1993) e il figlio … (1996). Nel 2006 i coniugi si sono separati e il matrimonio 

è stato sciolto tramite divorzio con sentenza del Presidente del Tribunale del 

Distretto … del 15 gennaio 2008. I figli sono stati affidati alle cure della madre 

che per loro percepisce un contributo alimentare dal marito che attualmente 

ammonta a ca. fr. 2’800.- mensili complessivi. La donna invece non riceve per 

sé alcun assegno di mantenimento. In concomitanza con la pratica di divorzio, 

tramite istanza del 23 aprile 2007, l’assicurata ha chiesto all’Ufficio AI 

l’apertura di una pratica di revisione della rendita di invalidità a causa del 

peggioramento della sua situazione finanziaria, da un canto, e del suo stato 

di salute, dall’altro.

Tramite decisione del 20 aprile 2009 l’Ufficio AI del Cantone dei Grigioni ha 

sancito la soppressione della rendita percepita da … con decorrenza dal mese 

di maggio 2009. L’ufficio preposto, tramite la pratica di revisione della rendita, 

ha accertato una limitazione del 46% nel contesto di un’attività lucrativa 

esercitata in misura del 50% e una limitazione del 9% nel contesto dell’attività 

di casalinga esercitata in misura del 50% con un conseguente grado di 

invalidità complessivo del 28% (23% + 5%), insufficiente a giustificare 

l’erogazione della rendita minima. L’Ufficio AI, nel dispositivo del proprio 

decreto, ha pure negato la concessione dell’effetto sospensivo ad un 

eventuale ricorso, ai sensi dell’art. 66 della Legge federale sull’assicurazione 

per l’invalidità (LAI), rispettivamente dell’art. 97 della Legge federale 

sull’assicurazione per la vecchiaia e i supersiti (LAVS).

4. Il 20 maggio 2009 l’assicurata ha impugnato tempestivamente la decisione 

dell’Ufficio AI davanti al Tribunale amministrativo postulando l’annullamento 

della stessa e il conseguente riconoscimento di un grado di invalidità del 46%, 

in via subordinata del 45%. 

Nell’ottica procedurale la ricorrente ha chiesto l’espletamento di una perizia 

giudiziaria sul grado di invalidità complessivo nonché il conferimento 

dell’effetto sospensivo al gravame e il riconoscimento dell’assistenza 

giudiziaria e patrocinio gratuito.

La concessione dell’effetto sospensivo al ricorso sarebbe giustificata dalle 

necessità primarie della donna la quale, venendo a mancare la rendita AI, si 

troverebbe senza alcun reddito, ad eccezione dei contributi alimentari per i 

figli e quindi le entrate sarebbero sensibilmente inferiori al suo fabbisogno 

minimo mensile. In seguito all’incidente stradale del 1989 l’Assicurazione 

Zurigo avrebbe versato al Servizio regresso dell’AI l’importo complessivo di 

200.060,50 franchi a copertura delle rendite AI fino al compimento dei 64 anni 

da parte dell’assicurata stessa.

La carenza di risorse finanziarie giustificherebbe altresì l’erogazione 

dell’assistenza giudiziaria e del patrocinio gratuito in applicazione dell’art. 37 

cpv. 4 della Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni 

sociali (LPGA). Tale genere di assistenza pubblica sarebbe già stato 

riconosciuto all’assicurata nel contesto della procedura di divorzio.

La ricorrente contesta anzitutto l’accertamento del grado di invalidità sulla 

base di un’attività lucrativa presunta esercitata in misura del 50%. Le 

conclusioni dell’Ufficio AI sul motivo del suo paventato ripensamento al 

riguardo dell’entità dell’attività lavorativa, dapprima indicata nel 50% e in 

seguito nel 100%, sarebbero insostenibili. In effetti, la donna non avrebbe 

indicato un’attività lavorativa a tempo pieno spinta da meri motivi tattici onde 

giustificare un grado di invalidità maggiore bensì a causa della necessità 

pratica di poter sopperire al proprio sostentamento in seguito al divorzio, 

anche in ottemperanza del principio del “clean break” che impone al genitore 

affidatario, quando il figlio minore compie i 16 anni, l’esercizio di un’attività 

lucrativa a tempo pieno. 

In base al conteggio presentato il fabbisogno minimo mensile dell’assicurata 

ammonterebbe a fr. 3’649.--. In considerazione del reddito del proprio ex 

coniuge la donna avrebbe dovuto rinunciare ad un assegno di mantenimento 

per lei ottenendo così unicamente i contributi alimentari a favore dei figli. Di 

conseguenza, onde poter sopperire al proprio sostentamento, pure in 

considerazione del principio del “clean break”, essa, qualora non fosse 

invalida, non avrebbe altra alternativa se non quella di esercitare attività 

lucrativa a tempo pieno. Vista l’età dei figli nonché considerato che gli stessi 

trascorrono due giorni alla settimana presso il padre nulla osterebbe 

all’esercizio completo di un’attività lavorativa. Quanto dichiarato dalla 

ricorrente in occasione delle verifiche relative all’economia domestica del 10 

dicembre 2007 in relazione all’attività lavorativa parziale del 50% costituirebbe 

per lei un auspicio irrealizzabile in quanto, alla luce dei redditi percepiti, onde 

provvedere al proprio sostentamento, sarebbe in ogni caso costretta a 

lavorare a tempo pieno, ovviamente sempre nell’ipotesi che non fosse 

invalida. Di conseguenza, il reddito senza invalidità avrebbe dovuto essere 

quantificato sulla base di un’attività completa e in applicazione delle tabelle 

RSS, TA1, e sarebbe quantificabile in fr. 51’522.--. Il reddito conseguibile da 

invalida ammonterebbe invece a fr. 27’630.-- con una perdita di guadagno di 

fr. 23’892.-- e una conseguente limitazione del 46%.

La ricorrente adduce come, nella denegata ipotesi per la quale non le venisse 

riconosciuto un reddito ipotetico senza invalidità basato su un impiego in 

ragione del 100%, sarebbe applicabile il metodo d’accertamento misto basato, 

individualmente e in proporzione al grado d’occupazione, sia sull’impedimento 

nell’attività lucrativa che su quello nelle mansioni domestiche. In tale 

evenienza l’impegno nell’attività lucrativa presumibile non potrebbe però 

essere inferiore all’80% e quindi il reddito senza invalidità corrisponderebbe a 

fr. 41'217.60, quello con invalidità a fr. 22’104.--, con una perdita di guadagno 

di fr. 19'113.60 ed una limitazione del 46%. Applicando a tale limitazione il 

coefficiente dell’80% il grado di invalidità raggiungerebbe il 37%.

Il grado di invalidità quale casalinga, fissato dall’istanza convenuta nel 9,1%, 

sarebbe irreale e in completo contrasto con quello del 40% stabilito nel 2000. 

Nella propria tabella riassuntiva la ricorrente, basandosi su un’attività 

lavorativa senza l’impedimento dell’invalidità dell’80%, indica il grado di 

invalidità nell’attività lucrativa nel 37% e quello nell’attività casalinga nell’8%, 

giungendo ad un grado di invalidità secondo il metodo misto del 45%. Le 

perizie dei dott. … sarebbero in parte contraddittorie e colliderebbero con le 

conclusioni del medico curante della ricorrente. A maggior ragione si 

impellerebbe quindi una perizia giudiziaria.

5. Nella propria presa di posizione l’Ufficio AI propone di respingere il ricorso 

rinviando sostanzialmente alla motivazione della decisione impugnata. 

La pratica di invalidità andrebbe in ogni caso giudicata in applicazione delle 

disposizioni che reggono tale materia senza poter essere resa dipendente da 

risarcimenti e regressi interni fra le varie assicurazioni coinvolte. Pure 

ininfluenti sarebbero le componenti di diritto privato legate alla causa di 

divorzio e al dovere di mantenimento post-coniugale connesso alla stessa.

Il grado di impedimento nell’ambito dell’economia domestica sarebbe stato 

correttamente accertato in applicazione della prassi relativa all’art. 27 

dell’Ordinanza federale sull’assicurazione per l’invalidità (OAI), analizzando la 

capacità d’espletamento delle singole attività di casalinga, di madre come 

pure eventuali attività di utilità pubblica e artistiche.

Nel caso concreto la professionista dell’Ufficio AI avrebbe verificato in loco 

con l’assicurata le diverse mansioni attribuendo a ognuna delle stesse 

un’incidenza percentuale nel contesto del loro insieme e giungendo quindi a 

un grado di impedimento complessivo del 9,1% che viene ritenuto corretto e 

quindi ribadito. D’altro canto il dott. …, nella propria perizia del 20 maggio 

2008, avrebbe giudicato l’attività di casalinga quale non soggetta a 

impedimento a causa dell’invalidità mentre il dott. … avrebbe concluso a un 

impedimento massimo del 20%. Nell’accertamento dell’impedimento 

nell’espletamento dei lavori domestici bisognerebbe altresì tenere conto del 

dovere di contenimento del danno che incombe sull’assicurato e che gli 

impone di organizzarsi e strutturarsi al fine di razionalizzare al meglio la 

propria attività ricorrendo altresì alla collaborazione, nel caso concreto, dei 

due figli conviventi. Vista l’età dei figli sarebbe supponibile una loro 

collaborazione fattiva che contribuirebbe a colmare sensibilmente le lacune 

dovute alla capacità lavorativa incompleta della madre.

6. Nella propria replica la ricorrente ribadisce, in sostanza, gli argomenti 

presentati in sede di ricorso contestando gli argomenti dell’Ufficio AI relativi 

alla mancata pertinenza delle conseguenze finanziarie del divorzio nella 

procedura d’accertamento della rendita di invalidità. Il calcolo del grado di 

invalidità andrebbe effettuato considerando il principio del “clean break” e 

quindi basandosi sul reddito potenziale conseguibile dall’assicurata senza il 

danno alla salute. Nel caso concreto il divorzio dal marito imporrebbe 

all’assicurata, qualora sana, l’esercizio di un’attività a tempo pieno dovendo, 

appunto, sopperire autonomamente ai propri bisogni.

L’assicurata sarebbe talmente impedita nella propria attività di casalinga da 

dover ricorrere all’aiuto costante di un’amica per l’espletamento di tutte quelle 

mansioni che in seguito all’incidente non sarebbe più stata in grado di 

svolgere autonomamente. Il grado di impedimento accertato per le diverse 

attività domestiche sarebbe completamente estraneo alla situazione reale. 

Non si potrebbe inoltre pretendere da una ragazza di 16 anni e da un ragazzo 

di 13 anni un’attività di collaborazione domestica per ben due ore al giorno 

senza imporre agli stessi delle rinunce sproporzionate per quanto concerne le 

loro attività scolastiche e extrascolastiche. Di conseguenza, il grado 

percentuale di invalidità come casalinga non sarebbe del 9%, come indicato 

nel rapporto del 10 dicembre 2007, ma di almeno il 40%.

7. L’Ufficio AI nella propria duplica ribadisce gli argomenti della decisione e della 

presa di posizione precisando il dovere di contenimento del danno che vincola 

l’assicurata e che le imporrebbe, sia nel contesto dell’attività lucrativa che in 

quella delle faccende domestiche, di adattare al meglio le mansioni alle 

proprie condizioni fisiche. In tale ambito sarebbe pure necessario valorizzare 

la collaborazione dei familiari conviventi, a maggior ragione dovuta in caso di 

invalidità della donna di casa. 

8. Tramite decisione del 9 giugno 2009 il giudice dell’istruzione del Tribunale 

amministrativo ha conferito l’effetto sospensivo al gravame e ha concesso alla 

ricorrente l’assistenza giudiziaria gratuita.

Considerando in diritto:

1. a) Oggetto del contenzioso in giudizio risulta essere l’accertamento del grado di 

invalidità della ricorrente e quindi del suo diritto a una rendita AI.

A mente dell’art. 28 cpv. 1 LAI, l’assicurato ha diritto al riconoscimento di una 

rendita intera quando risulta invalido almeno nella misura del 70%, una rendita 

di tre quarti viene assegnata nel caso di un’invalidità quantificabile fra il 60 e 

il 69%, la mezza rendita è riconosciuta nei casi di invalidità nella misura fra il 

50% e il 59%, mentre l’attribuzione di un quarto di rendita richiede un’invalidità 

minima del 40%. Le rendite per un grado di invalidità inferiore al 50% sono 

versate solo ad assicurati domiciliati o dimoranti abitualmente in Svizzera (art. 

13 LPGA).

Ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al 

guadagno, totale o parziale, presumibilmente permanente o di lunga durata. 

Viene considerata incapacità al guadagno la perdita, totale o parziale, 

provocata da un danno alla salute fisica o psichica e che perdura dopo aver 

sottoposto l’assicurato alle cure e alle misure di integrazione esigibili, della 

possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in 

considerazione (art. 7 LPGA). Tenor l’art. 28 cpv. 2 LAI, l’art. 16 LPGA è 

applicabile per determinare l’invalidità dell’assicurato che esercita un’attività 

lucrativa. In base all’art. 16 LPGA, di regola il grado di invalidità viene stabilito 

paragonando il reddito da lavoro che l’assicurato potrebbe conseguire, dopo 

l’insorgere dell’invalidità e dopo l’esecuzione di eventuali provvedimenti di 

integrazione, nell’esercizio di un’attività da lui esigibile in condizioni equilibrate 

del mercato del lavoro, con quello che avrebbe potuto conseguire se non 

fosse divenuto invalido (cfr. DTF 128 V 30 cons. 1). L’invalidità, nell’ambito 

delle assicurazioni sociali è quindi un concetto di carattere economico-

giuridico e non medico (cfr. DTF 110 V 275, cons. 4a; 109 V 23, cons. 2a; 105 

V 207; 102 V 166).

b) Secondo la costante giurisprudenza del Tribunale Federale delle 

assicurazioni, il Giudice delle assicurazioni sociali giudica la legalità delle 

decisioni impugnate basandosi sullo stato di fatto attuale al momento 

dell’emanazione della decisione litigiosa (DTF 116 V 248 e riferimenti, STA S 

01 291). D’altro canto, situazioni atte a modificare posteriormente uno stato di 

fatto devono essere oggetto di una nuova decisione per quanto le stesse non 

siano idonee a influire sulla situazione al momento della decisione (DTF 117 

V 293 cons. 4, 99 V 102 e riferimenti, decisione non pubblicata del TFA del 

10.05.1996 in re V. c. AKG). Alla luce della prassi citata quindi il grado di 

invalidità della ricorrente deve essere accertato in base alle sue condizioni di 

salute e, conseguentemente, al suo impedimento lavorativo attuale al 20 

aprile 2009.

2. La ricorrente chiede che sia esperita una perizia giudiziaria onde accertare il 

suo grado di invalidità complessivo. Ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. c LPGA, 

nelle pratiche giudiziarie delle assicurazioni sociali il tribunale amministrativo, 

con la collaborazione delle parti, stabilisce i fatti determinanti per la soluzione 

della controversia, raccoglie le necessarie prove e le valuta liberamente. Di 

conseguenza, il Tribunale amministrativo assume le prove che ritiene utili ai 

fini del giudizio ma non è vincolato alle singole richieste riguardanti 

l’accertamento della fattispecie stessa. In effetti, spetta al giudice istruttore 

incaricato stabilire i mezzi di prova utili all’accertamento della fattispecie 

giuridicamente rilevante.

Detto principio procedurale trova i propri limiti nell'obbligo di ammissione delle 

prove derivante dal diritto di essere sentito del cittadino sancito dall'art. 29 

cpv. 2 CF. Il diritto costituzionale di essere sentito, in sostanza, serve a 

permettere alla persona coinvolta nella procedura di diritto pubblico la 

richiesta di assumere prove atte a avvalorare la propria causa. Nel rispetto dei 

principi dell'economia procedurale e della proporzionalità l'autorità 

amministrativa è tenuta a dar seguito alla richiesta dell'interessato unicamente 

in relazione ai mezzi probatori palesemente rilevanti ai fini del giudizio. Un 

mezzo di prova deve essere considerato rilevante quando può essere atto ad 

influenzare la decisione. E contrario è ammissibile rinunciare alla richiesta di 

assunzione di prove quando la fattispecie che l'istante intende comprovare 

non appare giuridicamente rilevante, oppure se si intende provare quanto già 

appurato o dato per scontato. Alla richiesta probatoria non è quindi necessario 

dar seguito se appare certo a priori che la prova offerta non sia atta a meglio 

chiarire la fattispecie oppure qualora gli elementi in possesso dell'autorità 

giudicante siano ritenuti sufficienti ai fini del giudizio (DTF 124 I 241 cons. 2 e 

122 I 53 cons. 4a; cfr. al riguardo anche Imboden/Rhinow, Schweizerische 

Verwaltungsrechtsprechung, 5. Auflage, Basilea 1976, vol. I, n. 82 B IV b; 

Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, 

Ergänzungsband zur 5. Auflage, Basilea 1990, n. 82 B IV b).

Nel caso in giudizio la documentazione medica presentata appare completa 

e sufficiente al fine di valutare la conformità della decisione impugnata. Il 

Tribunale amministrativo, tenuto conto che l’oggetto d’esame è costituito 

squisitamente da problematiche legali e mediche agli atti della procedura, per 

i motivi precedentemente addotti, non ha ritenuto necessario ordinare una 

perizia giudiziaria in quanto la stessa non avrebbe potuto contribuire a ulteriori 

chiarimenti della situazione medica o giuridica.

3. La ricorrente contesta, anzitutto, l’accertamento del grado di invalidità sulla 

base di un’attività lucrativa presunta esercitabile in misura del 50% mentre 

l’ulteriore 50% di attività sarebbe attribuibile all’espletamento delle mansioni 

nel campo dell’economia domestica. 

Nell’ambito dell’esame del diritto ad una rendita in applicazione degli art. 4 e 

5 LAI in unione all’art. 8 LPGA si pone preventivamente il quesito di sapere 

quale metodo di graduazione dell’invalidità sia applicabile nel caso concreto 

(art. 28a LAI in unione all’art. 16 LPGA). 

La scelta di uno dei tre metodi di graduazione dell’invalidità (metodo generale 

del confronto dei redditi, metodo scientifico o metodo misto) dipende dallo 

statuto attribuito al potenziale beneficiario della rendita: assicurato esercitante 

un’attività lucrativa a tempo pieno, assicurato esercitante un’attività lucrativa 

a tempo parziale o assicurato non attivo. Se una persona sia da considerarsi 

appartenente all’una o alle altre di queste tre categorie si determina 

esaminando cosa essa avrebbe fatto, ritenute altrimenti le medesime 

circostanze, se non fosse subentrato il pregiudizio alla salute. Questo quesito 

si decide tenendo conto dell’evoluzione della situazione sino all’emanazione 

della decisione amministrativa litigiosa, ritenuto che l’ipotetica ripresa di 

un’attività lucrativa completa o parziale va ammessa ove tale eventualità 

presenti un grado di verosimiglianza preponderante (cfr. DTF 125 V 150 cons. 

2c, 117 V 194 cons. 3b e riferimenti).

Secondo la giurisprudenza, lo statuto di un’assicurata (persona esercitante 

un’attività lucrativa a tempo pieno, a tempo parziale o senza attività lucrativa) 

non dipende dall’attività che essa svolgeva prima di sposarsi; questo fatto 

costituisce semmai solo un indizio. Al contrario, è decisiva la natura 

dell’attività che l’assicurata avrebbe esercitato dopo il matrimonio qualora 

fosse stata in buone condizioni di salute. Si deve segnatamente esaminare se 

l’interessata, da sana, avrebbe consacrato l’essenziale della sua attività 

all’economia domestica o a un’occupazione lucrativa, questo alla luce della 

situazione personale, familiare, sociale e finanziaria (cfr. DTF 117 V 195, 98 

V 263 cons. 1 e 268 cons. 1c). Inoltre, per determinare il campo d’attività che 

avrebbe occupato l’assicurata, se avesse goduto di buona salute, si deve 

tener conto della necessità finanziaria di riprendere o estendere un lavoro, 

dell’età, delle eventuali cure da prestare ai figli, delle sue qualifiche 

professionali e delle sua attitudini, ritenuto come nessuno di questi elementi 

abbia priorità sugli altri (cfr. DTF 125 V 150 cons. 2c, 117 V 195; VSA 1997 

pag. 301 cons. 2c e 1996 pag. 209 cons. 1c).

Giova inoltre aggiungere che, al fine di poter graduare l’invalidità, 

all’amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di 

documenti che devono essere stesi dal medico o eventualmente da altri 

specialisti. Il compito del medico consiste nel presentare un giudizio sullo stato 

di salute e indicare in quale misura e in quali attività l’assicurato è incapace al 

lavoro. Inoltre, la documentazione medica costituisce un importante elemento 

di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili 

dall’assicurato (DTF 115 V 134 cons. 2, 114 V 314 cons. 3c, 105 V 158 cons. 

1).

Qualora si tratti di giudicare l’invalidità in applicazione del metodo misto è 

particolarmente importante che lo specialista indichi chiaramente a quale delle 

due attività in questione si riferisce la sua valutazione della capacità 

lavorativa, vale a dire se all’attività lucrativa, alle mansioni consuete o ad 

entrambi i campi (sentenze inedite 15 novembre 1996 in re N.B., I 194/95 e 

29 maggio 1996 in re N., I 84/96).

4. Nel caso in giudizio l’assicurata, in seguito alla sua venuta in Svizzera 

nell’ottobre 1986, dall’inizio del 1987 al maggio 1988 ha esercitato l’attività di 

bambinaia. Quindi ha lavorato a tempo pieno per un anno quale operaia. Dopo 

il matrimonio, contratto nel giugno 1989, la donna si è dedicata 

esclusivamente a mansioni nell’ambito dell’economia domestica. Nel 

dicembre 1989 l’assicurata è rimasta vittima del grave incidente stradale; 

nell’aprile 1993 ha contratto il secondo matrimonio dal quale sono nati la figlia 

Sharon (1993) e il figlio Gil (1996). Dal 1 gennaio 1991 al 28 febbraio 1994 è 

stata riconosciuta alla ricorrente una rendita completa di invalidità ridotta in 

seguito a ¼ di rendita.

La ricorrente, dal giugno 1989, non ha più esercitato attività lucrativa, con 

l’eccezione di un breve periodo fra il maggio e l’ottobre 2006 quando ha 

lavorato quale cameriera con un volume di impiego del 55%, bensì si è 

dedicata alla gestione dell’economia domestica e alla cura ed educazione dei 

figli.

Alla luce della fattispecie accertata, quindi, l’applicazione del metodo misto, 

posta in atto dall’Ufficio AI onde quantificare il grado di invalidità 

dell’assicurata, appare conforme alla prassi descritta precedentemente. 

In occasione della procedura di revisione della rendita AI che ha condotto al 

decreto in giudizio l’assicurata stessa ha espressamente indicato che, senza 

il danno alla salute, alla luce della sua nuova situazione familiare, per motivi 

prettamente finanziari si sarebbe ritenuta costretta a esercitare attività 

lucrativa in misura non superiore al 50% visto che i figli, soprattutto il figlio 

maschio, avrebbero ancora avuto bisogno della sua presenza particolarmente 

al loro ritorno a casa, terminate le lezioni del pomeriggio. La donna non si è 

espressa sul tipo di attività che avrebbe inteso esercitare precisando di avere, 

nel 2006, svolto l’attività di cameriera, nell’arco di ca. 96 ore al mese, 

indicando però detta professione quale inadatta alle sue condizioni (cfr. 

rapporto d’accertamento economia domestica del 10.12.2007, atto ELAR no. 

33).

Solo in seguito, dopo aver preso atto che l’applicazione del metodo misto sulla 

base di un’incidenza dell’attività lucrativa in misura del 50% avrebbe portato 

a una riduzione, rispettivamente a una soppressione della rendita AI, 

l’assicurata ha contestato l’imputabilità di un’attività lucrativa del 50%,  

adducendo come la sua nuova situazione di divorziata che vede l’ex marito 

versare degli alimenti solo per il mantenimento dei figli, le imporrebbe di 

esercitare attività lucrativa a tempo pieno onde provvedere al proprio 

sostentamento, rispettivamente onde raggiungere, tramite gli introiti da lavoro, 

la soglia del minimo esistenziale. 

Il Tribunale amministrativo ritiene conforme l’attribuzione di un’attività lucrativa 

presumibile del 50% sia nell’ottica delle circostanze che in quella dei vari 

accertamenti che caratterizzano la pratica AI e che presentano un quadro 

delle situazioni soggettiva e oggettiva a sostegno delle conclusioni dell’Ufficio 

AI stesso. In effetti, come correttamente addotto dall’autorità convenuta, le 

affermazioni spontanee fatte dall’assicurata nei confronti della funzionaria 

incaricata di espletare gli accertamenti del caso sono da ritenere più credibili 

di quelle presentate nel contesto dei rimedi legali. D’altro canto, premesso, 

come precedentemente illustrato, che anche la decisione di gravame si deve 

basare sulla fattispecie attuale al momento dell’emanazione del decreto 

impugnato, non si può omettere di tenere conto come, al momento 

dell’emanazione di detto decreto, la figlia Sharon, sedicenne, e il figlio Gil, 

tredicenne, fossero affidati alla madre per cura ed educazione. Tale compito 

nei confronti dei figli, al quale, peraltro, il padre contribuiva con un contributo 

finanziario ammontante a ca. fr. 2’800.-- mensili, imponeva perciò alla donna 

di impegnare parte del suo tempo svolgendo le svariate mansioni di madre e 

casalinga.

Giova inoltre rilevare che gli argomenti della ricorrente in relazione all’obbligo 

di espletare un’attività lavorativa a tempo pieno onde conseguire un reddito 

atto a coprire il minimo esistenziale non rivestono, ai fini del giudizio, alcuna 

rilevanza legale in quanto le citate disposizioni che reggono le rendite AI non 

possono essere rese dipendenti da simili, pur importanti, presupposti che 

sono invece di competenza di altri enti sociali quali, fra l’altro, quelli preposti 

all’assistenza pubblica. Questa Corte ritiene perciò che sia correttamente 

stato applicato il metodo misto con una ponderazione dell’attività lucrativa del 

50% e un grado di limitazione del 46%, peraltro non contestato dalla 

ricorrente. 

5. Per quel che concerne l’attività di casalinga va ricordato che l’invalidità delle 

persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell’economia 

domestica è accertata  confrontando le singole attività nell’economia 

domestica ancora espletabili dall’assicurata con quelle che può eseguire una 

persona sana. Nella Circolare concernente l’invalidità e l’impotenza 

dell’assicurazione per l’invalidità (Cll), in vigore dal 1 gennaio 2000, l’UFAS, 

allo scopo di garantire un’uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. 

cifra 3097), ha previsto una ripartizione delle singole attività domestiche sulla 

base di un minimo ed di un massimo imputabile a ciascuna di esse. Per 

quanto riguarda la determinazione dell’invalidità di persone occupate 

nell’economia domestica, il Tribunale Federale ha inoltre già avuto modo di 

stabilire che non vi è solitamente motivo di mettere in dubbio le conclusioni 

delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto questi dispongono di 

collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste 

(RCC 1984 p. 143, cons. 5; STFA del 22 agosto 2001, I 102/00). Un intervento 

da parte dell’autorità giudiziaria nell’apprezzamento della persona incaricata 

dell’inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui detto apprezzamento 

appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 cons. 4; STFA dell’1 agosto 2003, 

I 681/02).

Nel caso in giudizio la specialista incaricata dall’Ufficio AI ha steso un 

dettagliato rapporto sul grado di impedimento nell’esercizio delle singole 

attività dell’economia domestica pienamente conforme ai requisiti previsti 

dalla prassi sopraccitata. In base a tale rapporto  l’economia domestica della 

ricorrente è composta dalla stessa, dalla figlia Sharon e dal figlio Gil che 

convivono con la madre in un appartamento di 5,5 locali. Il grado di attività 

della donna nella gestione dell’economia domestica è stato diviso in base 

all’incidenza percentuale di diverse mansioni il cui totale è valutato nel 100%. 

La specialista ha quindi indicato per ogni mansione il grado percentuale di 

impedimento che, moltiplicato per il grado di valutazione, indica il grado di 

invalidità. Dalla verifica delle singole posizioni, a maggior ragione tenendo 

conto del potere discrezionale di cui gode l’Ufficio AI nel contesto di tali 

accertamenti pratici, non traspare alcuna conclusione arbitraria da parte 

dell’autorità convenuta che ha accertato un grado di invalidità complessivo nel 

contesto delle mansioni domestiche del 9,1%. Applicando tale grado di 

invalidità alla quota parte di casalinga del 50% risulta quindi correttamente un 

grado di invalidità parziale del 5%.

Le perizie dei medici Lazzarini e Pancaldi avvalorano, in sostanza, il grado di 

invalidità riconosciuto dall’Ufficio AI anche per quanto concerne l’attività 

domestica. Lo stesso dott. … ritiene infatti possibile per la paziente l’esercizio 

di un’attività lavorativa a tempo pieno con leggera limitazione del rendimento 

in misura del 20-25%. Egli ritiene inoltre che, dal punto di vista reumatologico, 

nella sua attività di casalinga, l’assicurata sia in grado di svolgere tutte le 

faccende domestiche, anche se talune potrebbero richiedere un impegno di 

tempo superiore. 

Lo psichiatra dott. …, per quanto concerne la componente di sua pertinenza, 

ritiene come non sussistano limitazioni, sempre per esclusive cause 

psichiche, nell’attività di casalinga.

Le conclusioni del dettagliato rapporto d’accertamento in relazione alla 

gestione dell’economia domestica nonché quelle desumibili dalle perizie dei 

medici … non risultano inficiate dai certificati rilasciati dal medico curante della 

ricorrente il 13 novembre 2006 e il 6 marzo 2007 che, in quanto di carattere 

generale e sommario, non sono idonei a fornire elementi concreti per 

l’accertamento del grado di impedimento della paziente nella gestione 

dell’economia domestica.

Giova infine rilevare come, in ogni caso, il dovere di contenimento del danno 

che incombe sull’assicurata risulti, a maggior ragione, attuale anche per 

quanto concerne la gestione dell’economia domestica. L’assicurata, infatti, è 

tenuta a razionalizzare al meglio la propria attività in base al suo stato di salute 

e quindi alle mansioni che è in grado di svolgere, ricorrendo altresì alla 

collaborazione dei due figli adolescenti che convivono con lei e che, vista l’età, 

sono in grado di fornire un valido contributo alla gestione dell’economia 

domestica. Anche in tale contesto il Tribunale amministrativo non può che 

condividere gli argomenti presentati dall’autorità convenuta che ha 

correttamente applicato il metodo misto con una ponderazione dell’attività di 

casalinga del 50% e con una limitazione del 9,1% con conseguente 

componente di invalidità del 5% (arrotondata).

6. Alla luce delle conclusioni esposte, la decisione dell’Ufficio AI che, applicando 

il sistema misto, ha accertato un grado d’invalidità parziale del 23% nel 

contesto dell’attività lucrativa e del 5% in quello dell’attività di casalinga, 

giungendo a un grado complessivo d’invalidità del 28%, viene considerata 

conforme e, conseguentemente, il ricorso deve essere respinto.

7. In deroga ai disposti dell’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, la procedura di ricorso in 

caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI 

davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

L’ammontare delle spese è previsto fra i fr. 200.-- e i fr. 1'000.-- in funzione 

dei costi di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

Tramite decreto del 9 giugno 2009 alla ricorrente sono stati concessi 

l’assistenza giudiziaria e il patrocinio gratuito. Le spese procedurali vengono 

quindi accollate alla Cassa di Stato.

Alla ricorrente, che ha presentato una dettagliata nota d’onorario rilasciata dal 

proprio legale, viene riconosciuto un indennizzo ridotto delle spese di 

cancelleria comprese nella tariffa.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.-- che sono posti a carico di ...

3. a) A … è concessa l’assistenza giudiziaria gratuita (art. 76 LGA) e viene liberata 

dal versamento dei costi che vanno a carico dello Stato.

b) A … è assegnato un avvocato d’ufficio nella persona dell’Avvocato lic. iur. ... 

La rappresentante legale verrà indennizzata con fr. 4'407.50 (IVA inclusa) che 

andranno a carico dello Stato. 

c) … dovrà rimborsare i costi che le sono stati condonati e le spese di patrocinio 

legale, qualora le sue condizioni di reddito e di sostanza dovessero migliorare 

ed essa sarà in grado di farlo (art. 77 cpv. 1 LGA).