# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 68b6b5fc-6d72-57f1-b0ec-0cee98399911
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-12-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.12.2018 D-7002/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7002-2018_2018-12-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7002/2018 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  d i c e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione del giudice David R. Wenger,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il, e la figlia 

C._______, nata il (…), 

Finlandia,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 4 dicembre 2018 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera 

l’(…) ottobre 2018 (cfr. atto A1/1),  

il verbale d’audizione sulle generalità del 24 ottobre 2018 (di seguito: 

verbale 1) ed il verbale d’audizione sui motivi d’asilo del 26 ottobre 2018 

(di seguito: verbale 2) della richiedente, con i mezzi di prova prodotti dalla 

stessa (cfr. atti A2 e A12), 

la nascita della figlia C._______ il (…) presso l’(…) di D._______(cfr. atto 

A18/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 4 dicembre 2018, notificata all’interessata il 5 dicembre 2018 (cfr. atto 

A32/1), con la quale l’autorità inferiore ha respinto la domanda d’asilo 

succitata senza ulteriori chiarimenti ai sensi dell’art. 40 della legge sull’asilo 

del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) in combinato disposto con l’art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi , ed ha pronunciato l’allontanamento delle insorgenti e 

l’esecuzione del medesimo, siccome ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 10 dicembre 2018 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

11 dicembre 2018) al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) contro la summenzionata decisione, con cui le ricorrenti hanno 

postulato a titolo principale l’annullamento della decisione impugnata, il 

riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in 

Svizzera; in primo subordine alla ritrasmissione degli atti all’autorità di 

prima istanza per l’emanazione di una nuova decisione; in secondo 

subordine che sia pronunciata l’inammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento e che sia loro concessa l’ammissione provvisoria in 

Svizzera; contestualmente hanno altresì presentato una richiesta di 

esenzione dal versamento dell’anticipo delle presunte spese processuali, 

il tutto con protesta di spese e ripetibili, 

l’incarto originale della SEM, pervenuto al Tribunale il 17 dicembre 2018, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

 

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e considerato:  

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità 

inferiore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e 

vantano un interesse degno di protezione all’annullamento o alla 

modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA) e sono pertanto legittimate 

ad aggravarsi contro di essa, 

che, giusta l’art. 108 cpv. 2 LAsi, il termine di ricorso contro le decisioni 

secondo l’art. 40 LAsi in combinato disposto con l’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi 

è di cinque giorni lavorativi, 

che suddetto termine è stato in specie rispettato, 

che i requisiti relativi alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 

PA) sono pure soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudico unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio di scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5),  

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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 con riferimenti 

citati),  

che nel corso dell’audizione sulle generalità A._______ ha dichiarato di 

essere cittadina finlandese con ultimo domicilio a E._______, situato nella 

Regione F._______ in Finlandia (cfr. verbale 1, p.to 1.09 seg., pag. 3 e p.to 

2.01, pag. 4); che ella sarebbe espatriata legalmente dall’aeroporto di 

G._______, munita del suo passaporto, il (…) giugno 2018, in direzione di 

H._______ (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4 e p.to 5.01, pag. 6), 

che l’interessata ha affermato ricercare protezione in Svizzera poiché teme 

che la sua seconda figlia nata in I._______, C._______, le venga portata 

via dalle autorità finlandesi, in quanto già il suo primo figlio L._______, nato 

il (…), per pure motivazioni economiche, sarebbe stato dato in affidamento 

ad una famiglia già dal (…) (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 4 seg. e p.to 3.01, 

pag. 5 seg.; verbale 2, D9 segg., pag. 4 segg.), 

che le autorità finlandesi avrebbero però motivato l’affidamento del figlio in 

quanto sosterrebbero che a causa del suo passato – dopo essere stata 

vittima di atti di bullismo a scuola, sarebbe stata collocata in un ospedale 

psichiatrico all’età di (…) anni da uno a tre mesi, dopodiché avrebbe 

assunto degli psicofarmaci sino al 2011, con assunzione pure di alcol sino 

a fine 2015/inizio 2016 – ella avrebbe tutt’ora delle problematiche 

psichiatriche e non sarebbe in grado di occuparsi in modo adeguato del 

figlio (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04 e p.to 8.02, pag. 8; verbale 2, D9 segg., 

pag. 4 segg.), 

che in realtà però lei non avrebbe sofferto di alcuna affezione mentale, e 

circa il trattamento psichiatrico impostole, si sarebbe trattato di un errore di 

valutazione da parte degli allora suoi medici curanti e degli assistenti 

sociali, che l’avrebbero invero fatta stare peggio (cfr. verbale 2, D6, pag. 2 

segg.), 

che malgrado ella abbia ricorso contro le diverse decisioni negative in 

merito all’affidamento del figlio, l’ultima decisione ricevuta dalla Corte di 

seconda istanza, confermerebbe che lei sarebbe troppo malata per 

occuparsi del figlio, ed avrebbe il diritto di vederlo quattro ore alla settimana 

(cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 5 e p.to 3.01, pag. 5; verbale 2, D10 segg., 

pag. 4 segg. e D37, pag. 10); che lei ritiene, invece, di non soffrire di alcuna 

patologia psicologica o di dipendenza, avendo segnatamente svolto dei 

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test psicologici che attesterebbero del suo buono stato mentale e che non 

vi sarebbe alcun elemento concreto che lei non avrebbe le attitudini per 

essere una buona madre (cfr. verbale 2, D9, pag. 4), 

che inoltre gli assistenti sociali che la seguivano nel suo Paese d’origine, 

temerebbero che lei renda pubblico quanto ingiustamente accadutole, e 

farebbero pertanto credere alle autorità così come alla polizia del suo 

Paese, che lei sia pericolosa per sé stessa e per sua figlia (cfr. verbale 2, 

D22, pag. 6 seg.), 

che in caso di un suo rientro in Finlandia, ella teme infine che la polizia la 

venga a prendere in aeroporto e la farebbero ricoverare in un ospedale 

psichiatrico (cfr. verbale 2, D22, pag. 7), in quanto verrebbe considerata 

persona con problemi mentali e pertanto privata di ogni diritto nel suo 

Paese d’origine (cfr. verbale 2, D40, pag. 10), 

che nella querelata decisione, la SEM, dopo aver rammentato che la 

Finlandia rientra tra gli Stati in cui non si rischiano persecuzioni ai sensi 

dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (safe country), ha concluso quanto 

all’irrilevanza ed all’inverosimiglianza dei motivi d’asilo addotti 

dall’interessata; che in particolare la SEM ha constatato che la tesi 

dell’insorgente relativa all’affidamento del figlio da parte delle autorità 

finlandesi per pura speculazione economica, non sarebbe fondata su alcun 

elemento concreto o prova pertinente; che non vi sarebbero indizi che in 

merito non vi sia stato nel suo Paese d’origine un processo equo; che 

inoltre da un’analisi medica effettuata in Svizzera sarebbe emerso che lei 

soffrirebbe di un disturbo psicologico, ciò che confuterebbe le sue 

allegazioni circa il suo ottimale stato di salute, 

che nel ricorso l’insorgente avversa le considerazioni dell’autorità inferiore; 

che la decisione della SEM sarebbe difatti condizionata in misura decisiva 

dal giudizio positivo in merito al sistema finlandese e per questo non si 

sarebbe proceduto ad un esame approfondito dei suoi mezzi di prova; che 

inoltre ella adempirebbe le condizioni poste dall’art. 3 LAsi, in quanto 

sarebbe stata esposta a subire delle ingiustizie da parte delle autorità 

finlandesi, senza che ella abbia potuto trovare protezione da parte delle 

stesse,  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera,  

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che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che pertanto, è 

riconosciuto come rifugiato solo colui che ha dei motivi oggettivamente 

riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) 

di essere esposto, in tutta probabilità e in un futuro prossimo, a una 

persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e DTAF 2010/57 consid. 2.5), 

che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti 

dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, 

nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale 

o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato timore di future 

persecuzioni, 

che colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con 

giurisprudenza ivi citata),  

che sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e 

sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che non sono 

sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 con rinvii), 

che infine, solo è determinante per la concessione dell’asilo, la volontà del 

persecutore che vuole raggiungere la vittima in ragione di uno dei motivi 

enumerati esaustivamente all’art. 3 cpv. 1 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale 

E-696/2017 dell’8 novembre 2018 consid. 11), 

che per quanto riguarda la presente procedura, proprio tali presupposti non 

risultano adempiuti, 

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che invero le problematiche allegate dalla ricorrente in relazione 

all’affidamento del figlio come pure alla sua paura che le autorità 

agirebbero nello stesso modo nei confronti della figlia appena nata, non 

risultano pertinenti in materia d’asilo, 

che tuttavia in merito si rimarca pure che, come rettamente sostenuto nella 

decisione avversata dalla SEM, la ricorrente non ha prodotto né mezzi di 

prova (cfr. atto A12) né allegazioni, che possano dimostrare o rendere 

verosimile che le autorità finlandesi – fra l’altro firmatarie in particolare della 

CEDU, della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 

0.105) e della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 

(RS 0.107) – abbiano agito in maniera arbitraria, senza alcun processo 

equo ed in violazione dell’interesse superiore del figlio, nella presa di 

decisione inerente l’affidamento del figlio L._______, 

che non vi sono inoltre evenienze atte a dimostrare o a rendere verosimile 

che le autorità del suo Paese d’origine agirebbero contrariamente al 

rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali sanciti dalla CEDU 

in un prossimo futuro e secondo un’alta probabilità, 

che a riprova di ciò, appare sufficiente rimarcare che la stessa ricorrente 

ha allegato avere un avvocato che l’assiste in Finlandia per la pratica 

relativa all’affidamento del figlio (cfr. verbale 1, pag. 2; verbale 2, D3, 

pag. 2); che lei ha potuto ricorrere avverso tutte le decisioni emanate dai 

Tribunali del suo Paese in merito, ricevendo una risposta alle stesse da 

parte dell’autorità di seconda istanza nell’ottobre del 2018 (cfr. verbale 2, 

D9 segg., pag. 4 segg.); che nel corso degli ultimi anni, ella ha inoltre 

sempre potuto decidere dove vivere e quando cambiare abitazione come 

più le aggradava, come pure è espatriata legalmente, senza incontrare 

alcuna difficoltà da parte delle autorità finlandesi (cfr. verbale 1, p.to 2.01 

segg., pag. 4 segg.; verbale 2, D25 segg., pag. 8), 

che infine le relazioni con il figlio non sono del tutto interrotte, disponendo 

ella di un diritto di visita di quattro ore alla settimana e che la decisione di 

affidamento del figlio, dalle sue stesse affermazioni, non risulta comunque 

essere incontrovertibile (cfr. verbale 2, D23, pag. 8), 

che inoltre il suo timore che una volta giunta in Finlandia ella venga 

condotta dalla polizia in un ospedale psichiatrico in modo coatto e senza 

alcuna ragione, non avendo l’insorgente addotto alcun elemento concreto 

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e sostanziato che possa far giungere il Tribunale ad una diversa 

valutazione, non risulta oggettivamente fondato, 

che pertanto, alla luce di quanto sopra concluso, la ricorrente non apporta 

alcuna motivazione convincente atta a confutare la presunzione quale 

Stato sicuro per la Finlandia ex art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, 

che di conseguenza, visto quanto succitato, è a giusto titolo che la SEM ha 

respinto la loro domanda d’asilo e non ha riconosciuto loro la qualità di 

rifugiato, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione, tenendo però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento dalla 

Svizzera (cfr. art. 14 cpv. 1 e 2 e art. 44 LAsi; art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]), 

che pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia 

dell’allontanamento, la decisione impugnata va confermata, 

che giusta l’art. 83 LStr, perché l’esecuzione dell’allontanamento possa 

essere attuata, la stessa deve essere ammissibile (cpv. 3), 

ragionevolmente esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2), 

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM 

dispone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStr in relazione con 

l’art. 44 LAsi), 

che per invalsa prassi del Tribunale, circa l’apprezzamento degli ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10 

e relativi riferimenti), 

che nella decisione impugnata la SEM ha considerato l’esecuzione 

dell’allontanamento come ammissibile, ragionevolmente esigibile e 

possibile, 

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che segnatamente, agli occhi dell’autorità di prime cure, non vi sarebbero 

agli atti indizi per ritenere un rischio per le richiedenti di essere esposte ad 

una pena o ad un trattamento proscritti dall’art. 3 CEDU, 

che in particolare le dichiarazioni della ricorrente circa il fatto che al suo 

ritorno le autorità finlandesi le toglierebbero l’affido della figlia C._______ 

in modo arbitrario, non sarebbero fondate; che tra l’altro, se una decisione 

di questo tipo venisse adottata, la stessa sarebbe piuttosto dettata 

dall’interesse alla protezione della bambina e comunque non irrevocabile, 

che inoltre dagli atti non emergerebbero elementi atti a confutare la 

presunzione secondo la quale, l’esecuzione dell’allontanamento di 

richiedenti che provengono da uno Stato membro dell’UE o dell’AELS ai 

sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStr, sia ragionevolmente esigibile; che in 

particolare ella non ha mai riscontrato in passato alcuna problematica 

finanziaria, ricevendo un aiuto in tal senso dallo Stato e non vi sarebbero 

indizi a sostegno che, in caso di un suo ritorno, ella non possa avvalersi 

nuovamente dei servizi messi a disposizione dallo stesso, anche dal profilo 

valetudinario,  

che nel gravame, le ricorrenti contestano tale valutazione,  

che invero appellandosi al loro diritto alla vita familiare ed all’interesse della 

bambina, A._______, ritiene che l’esecuzione del loro allontanamento 

sarebbe inammissibile; che chiede invero di voler considerare la loro 

condizione di fragilità in quanto madre sola con una bambina da accudire 

e da proteggere, ciò che non le sarebbe possibile fare nel suo Paese 

d’origine, 

che giusta l’art. 83 cpv. 3 LStr, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ammissibile se la prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato 

d’origine o di provenienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni 

di diritto internazionale pubblico della Svizzera, 

che la portata dell’art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del 

divieto di respingimento; che altri impegni di diritto internazionale della 

Svizzera possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura; che l’applicazione di tali disposizioni 

presuppone, peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere 

che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà 

allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli, 

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che spetta alle ricorrenti di rendere plausibile l’esistenza di siffatte serie e 

concrete ragioni (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10), 

che anzitutto le insorgenti non possono, per i motivi già enucleati, 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), né 

di un rischio personale, concreto e serio di essere esposte ad un 

trattamento proibito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura,  

che inoltre, come già sopra ritenuto, non vi è agli atti e nel gravame, alcun 

elemento atto a sostanziare la tesi della ricorrente che il suo diritto al 

rispetto della vita privata e famigliare – in particolare sancito dall’art. 8 

CEDU – verrebbe violato in modo illecito dalle autorità finlandesi o che le 

stesse non agirebbero nell’interesse della figlia, 

che per di più esse potranno contare in patria, a parte sull’aiuto finanziario 

statale – già percepito in passato (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4) –, 

pure su una rete famigliare stabile e sulla quale poter contare al loro ritorno, 

ritenuto in particolare che vi vivono i genitori ed il fratello della ricorrente, 

con i quali intrattiene delle buone relazioni e che l’hanno da sempre 

sostenuta (cfr. verbale 1, p.to 3.01, pag. 5), 

che altresì A._______ non ha preteso nel ricorso di soffrire di gravi problemi 

di salute che possano giustificare un’ammissione provvisoria senza che da 

un esame d’ufficio degli atti emerga la necessità di una permanenza in 

Svizzera per motivi medici delle richiedenti (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 8; 

atto A27/1), 

che difatti il trattamento medicamentoso che segue la ricorrente 

(assunzione di aspirina), per un problema circolatorio e del sistema 

immunitario (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 8), nonché le eventuali cure e 

trattamenti necessari alla richiedente, potranno essere proseguiti in futuro, 

rispettivamente effettuati, anche nel Paese d’origine, come risulta dalle 

stesse allegazioni dell’insorgente in merito (cfr. anche DTAF 2011/50 

consid. 8.3 con riferimenti citati), 

che per le ragioni sopraindicate, l’esecuzione dell’allontanamento è nella 

fattispecie ragionevolmente esigibile, 

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione con 

l’art. 44 LAsi), 

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che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata,  

che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non 

è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.–, sono poste a carico delle ricorrenti. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: