# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b5e02539-6798-5c9e-8767-6c6dd43467a4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-04-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 03.04.2012 17.2011.132
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-132_2012-04-03.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2011.132

  	
  Locarno

  3 aprile 2012/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Franco Lardelli e Damiano Stefani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sara Lavizzari, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 28 novembre 2011 da

 

	
   

  	
   AP 1

             

  rappr. dall'  DI 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 16 novembre 2011 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 9
gennaio 2012;

 

esaminati gli atti;

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto d’accusa n. 19544/205/SM, la CO 1, ha ritenuto AP 1 autore colpevole di infrazione alle norme sulla circolazione stradale (art. 90 n.
1 LCStr), per avere, alla guida del veicolo Porsche targato , circolando
all’interno dell’autosilo, urtato una vettura che stava eseguendo una regolare
manovra di parcheggio ed essersi in seguito allontanato omettendo di osservare
i doveri imposti dalla legge in caso di incidente. Nei confronti di AP 1 è
stata dunque proposta la condanna al pagamento di una multa di Fr. 250.--,
oltre alle spese e alla tassa di giustizia.

 

Avverso il precitato decreto d’accusa, AP 1 ha interposto tempestiva opposizione. In data 12 luglio 2011, la CO 1, ha confermato il decreto d’accusa emesso nei confronti dell’imputato, trasmettendo
contemporaneamente gli atti alla Pretura penale.

 

                                  B.   Con sentenza del 16 novembre 2011, terminato il dibattimento
svoltosi il medesimo giorno, il pretore ha confermato l’imputazione e la multa
contenute nel decreto d’accusa, condannando, inoltre, AP 1 al pagamento di
tasse e spese giudiziarie per complessivi fr. 710.--.

 

                                  C.   Con annuncio d’appello del 28 novembre 2011, il condannato ha
manifestato la propria volontà di impugnare la citata sentenza. Con successiva dichiarazione
d’appello del 9 gennaio 2012 ha, poi, precisato d’impugnare la sentenza in ogni
suo dispositivo, chiedendo la sua completa assoluzione dall’accusa di
infrazione alle norme della circolazione stradale e di inosservanza dei doveri
in caso di infortunio.  

 

Nel suo allegato scritto del 15 febbraio 2012, AP
 1 ha motivato il suo appello, sostenendo un accertamento arbitrario dei fatti
posti alla base della condanna, la violazione del principio della presunzione
d’innocenza nell’apprezzamento delle prove, nonché una violazione
nell’applicazione del diritto federale. 

 

                                  D.   Il presidente della Pretura penale ha comunicato con scritto 20
febbraio 2011 di non avere particolari osservazioni da formulare all’appello
presentato dal condannato. 

 

 

Considerando

 

in diritto                   1.   Giusta l’art. 398 cpv. 4 CPP quando
- come nel caso in esame - la procedura dibattimentale di primo grado
concerneva esclusivamente contravvenzioni, mediante l’appello si può far valere
unicamente che la sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento dei
fatti è manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto. 

Nei suddetti casi, dunque, questa Corte dispone
di piena cognizione soltanto per quanto attiene alle questioni di diritto,
estendendosi il suo esame al diritto federale, al diritto convenzionale e al
diritto cantonale (Mini, in Codice di procedura penale, Commentario, Zurigo
2010, ad art. 398, n. 20, pag. 742; Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code
de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 27, pag. 1777;
Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad
art. 398, n. 12, pag. 767 e seg.).

L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi
in cui un accertamento fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una
violazione del diritto. La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la
nozione d’arbitrio elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta
dell’art. 9 Cost. (Mini, op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler
Vianin, op. cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid, op. cit., ad art. 398
n. 13, 768), secondo la quale un accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se
il primo giudice misconosce manifestamente il senso e la portata di un mezzo di
prova, se omette senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova
importante, suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure se ammette
o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o
interpretandoli in modo insostenibile. 

Il giudice non incorre, invece, in arbitrio
quando le sue conclusioni, pur essendo discutibili, sono comunque sostenibili
nel risultato (DTF 137 I 1, consid. 2.4, pag. 5; DTF 136 III 552, consid. 4.2,
pag. 560; DTF 135 V 2, consid. 1.3, pag. 4/5; DTF 134 I 140, consid. 5.4, pag.
148; DTF 133 I 149, consid. 3.1, pag. 153 e sentenze ivi citate; STF dell’8
agosto 2011, inc. 6B_312/2011, consid. 2.1).

L’accertamento dei fatti è censurabile ai sensi
dell’art. 398 cpv. 4 CPP anche se fondato su una violazione del diritto. Così
come precisato da Mini, con questa formulazione (diversa da quella
dell’avamprogetto) il legislatore ha voluto riferirsi alle violazioni delle
norme procedurali, e la stessa andrebbe interpretata nel senso dell’art. 288
lett. b CPP-TI che prevedeva come motivo di ricorso i vizi essenziali di
procedura (Mini, op. cit., ad art. 398, n. 23, pag 743). Altri autori hanno, al
proposito, chiarito come l’appellante possa, in particolare, far valere che il
tribunale di primo grado, durante l’accertamento dei fatti, ha violato norme di
procedura quali il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), le regole
inerenti all’amministrazione delle prove o, ancora, le regole sulla
ripartizione dell’onere probatorio (Kistler Vianin, op. cit., ad art. 398, n.
29, pag. 1777 e seg. con riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar,
Bundesgerichtgesetz, Basilea 2008 ad art. 97, n. 18, pag. 955). Schmid ha,
infine, precisato che questo motivo d’appello contempla anche i casi in cui i
fatti posti alla base del giudizio di primo grado sono stati accertati in modo
incompleto ed in violazione della massima inquisitoria e del principio della
verità materiale giusta l’art. 6 CPP (Schmid, op. cit., ad art. 398, n. 13,
pag. 768).

 

                                   2.   AP 1 censura l’accertamento del primo giudice riguardo alla causa della
collisione tra il suo veicolo e quello alla cui guida vi era TE 2, ed in
particolare l’accertamento secondo il quale egli “sia ripartito durante la
manovra di immissione nel parcheggio eseguita in retromarcia da TE 2”, provocando così la collisione tra le due vetture (motivazione d’appello, consid. 3, pag. 4). 

 

                               2.1.   Nell’accertare in sentenza i fatti che hanno portato alla condanna
dell’appellante, il giudice della Pretura penale si è basato essenzialmente
sulle dichiarazioni rese dalla teste TE 1 - definita neutra e disinteressata -
durante l’interrogatorio di polizia del 13 aprile 2011 e al dibattimento di
primo grado (sentenza impugnata, consid. 5-6, pag. 4-6). A mente del primo
giudice, TE 1, che si trovava accodata alla vettura di AP 1 al momento della
collisione, nel descrivere l’accaduto è sempre stata “estremamente lineare e
costante” (sentenza impugnata, consid. 6, pag. 5), esponendo anche al
dibattimento con chiarezza e sicurezza gli aspetti principali della vicenda
(sentenza impugnata, consid. 6, pag. 6) e fornendo, dunque, una testimonianza
attendibile sulla dinamica dell’incidente. In particolare il pretore ha
accertato che TE 1 ha ribadito “a più riprese e in modo spontaneo” di
aver notato la vettura guidata dall’appellante ripartire e urtare quella di TE
2 che stava eseguendo una manovra in retromarcia (sentenza impugnata, consid.
5, pag. 4), riconfermando tale versione anche durante l’istruttoria
dibattimentale (sentenza impugnata, consid. 5, pag. 5) e mostrandosi coerente
con quanto dichiarato anche dalla stessa TE 2 (sentenza impugnata, consid. 6,
pag. 6). In particolare, il pretore ha concluso che TE 1 e TE 2 si sono trovate
concordi “sul fatto che l’accusato, per qualche recondito motivo, è
ripartito durante la manovra di immissione nel parcheggio eseguita in
retromarcia da TE 2, urtando di striscio con lo spigolo anteriore sinistro del
suo veicolo la fiancata destra della vettura condotta da quest’ultima”
(sentenza impugnata, consid. 6, pag. 6).

                               2.2.   Secondo l’appellante, accertando i fatti nel senso indicato da TE 2,
il giudice di prime cure è, non solo incorso in arbitrio, ma ha anche violato
il principio in dubio pro reo (motivazione scritta, punti 3 pag. 4 e 5,
pag. 6-7). Infatti, continua AP 1, la teste TE 1 non ha mai affermato con
certezza di aver visto il veicolo da lui condotto ripartire durante la manovra
eseguita dalla TE 2 ma ha, semplicemente, dichiarato di ritenere possibile una
simile eventualità (motivazione scritta, punto 3, pag. 3). Del resto - continua
l’appellante - in sede di dibattimento la teste ha dichiarato di non aver “né
visto né sentito l’urto” e di non poter dunque dire “se lo stesso è
avvenuto prima o dopo la ripartenza della Porsche” (motivazione scritta,
punto 3, pag. 4). 

Anche la stessa TE 2, rileva l’appellante, seppur
attribuendo con certezza la causa della collisione allo spostamento da lui
eseguito, “ha dichiarato di non aver visto la vettura dell’insorgente
avanzare non riuscendo così a evitare la collisione” (motivazione scritta,
consid. 3, pag. 4). Sulla base di simili affermazioni, e considerate le
versioni contrastanti fornite da lui e dalla controparte, il primo giudice non
poteva - a mente di AP 1 - dedurre alcunché circa la sua responsabilità nell’avvenuto
urto (motivazione scritta, consid. 5, pag. 7), e in applicazione del principio
della presunzione di innocenza doveva, dunque, pronunciarsi in favore del suo
proscioglimento. 

 

                            2.3.a.   Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, il
giudice dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129 I 8, consid. 2.1.;
DTF 118 Ia 28, consid. 1b; STF del 30.03.2007, inc. 6P.218/2006, consid. 3.4.1)
così che, per motivare l’arbitrio, non è sufficiente criticare la decisione
impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei fatti, per
quanto sostenibile o addirittura preferibile. E’, invece, necessario dimostrare
il motivo per cui la valutazione delle prove fatta dal primo giudice è
manifestamente insostenibile, si trova in chiaro contrasto con gli atti, si
fonda su una svista manifesta o contraddice in modo urtante il sentimento di
equità e di giustizia. In particolare, il Tribunale federale ha avuto modo di
stabilire, che un accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo
giudice ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo di
prova oppure ha omesso, senza fondati motivi, di tener conto di una prova
idonea ad influire sulla decisione presa oppure, ancora, quando il giudice ha
tratto dal materiale probatorio disponibile deduzioni insostenibili o se
l’accertamento contestato non è sostenuto da alcun elemento probatorio (DTF 129
I 8, consid. 2.1.). Secondo la giurisprudenza, per essere annullata una
sentenza deve essere inoltre arbitraria anche nel risultato, non solo nella
motivazione (DTF 135 V 2, consid. 1.3; DTF 133 I 149, consid. 3.1; DTF 132 I 13,
consid. 5.1; DTF 131 I 217, consid. 2.1; DTF 129 I 8, consid. 2.1).

 

                                  b.   Il principio della presunzione d’innocenza previsto dall’art. 10
cpv. 1 CPP è codificato a livello costituzionale (art. 32 cpv. 1 Cost.) ed è
previsto in numerose norme di diritto internazionale pubblico (art. 6 par. 2
CEDU; art. 14 cpv. 2 patto ONU II; art. 40 cpv. 2 lett. b) i) della Convenzione
delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo; art. 66 e 67 cpv. 1 lett. i
dello Statuto di Roma).

Dalla presunzione d’innocenza derivano
innanzitutto regole concernenti l’assunzione delle prove.

Questo principio disciplina infatti sia la
valutazione delle prove sia il riparto dell'onere probatorio. Per quanto attiene
alla valutazione delle prove, il principio in dubio pro reo
significa che il giudice penale non può dichiararsi convinto di una fattispecie
più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione non arbitraria del
materiale probatorio, sussistano dubbi sul modo con cui si è verificata la
fattispecie medesima. L’art. 10 cpv. 3 CPP, riferendosi alla “situazione
oggettiva più favorevole all’imputato” in merito “all’adempimento degli
elementi di fatto” esclude l’applicazione del principio “in dubio pro
reo” nel caso di dubbi riguardanti l’apprezzamento giuridico della
fattispecie. Questi ultimi, a differenza dei dubbi riguardanti la situazione
oggettiva, non entrano in linea di conto. In altri termini, il giudice non deve
fondare la sua sentenza sull’interpretazione del diritto più favorevole
all’imputato (Messaggio concernente l’unificazione del diritto processuale
penale del 21 dicembre 2005, pag. 1039; Tophinke, in Basler Kommentar,
Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 76, pag.
179-180; Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009,
n. 76, pag. 24 e n. 241, pag. 93; Wohlers, Kommentar zur schweizerischen
Strafprozessordnung (StPO), ad art. 10, n. 15, pag. 81; Piquerez, Traité de
procédure pénale suisse, Ginevra 2006, n. 706, pag. 446; Kistler Vianin, op.
cit., ad art. 10, n. 48, pag. 73; Bernasconi, in Codice di procedura penale, Commentario,
Zurigo 2010, ad art. 10, n. 30, pag. 50). I dubbi possono concernere soltanto
gli elementi di fatto del reato contestato. Si tratta delle caratteristiche
oggettive e soggettive della fattispecie incriminata e dei presupposti
processuali del procedimento penale quali la querela o la prescrizione
(Messaggio, pag. 1039; Tophinke, op. cit., ad art. 10, n. 77, pag. 180). 

Il precetto non impone che l'assunzione delle
prove conduca a un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici
non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili (DTF 127 I 38, consid. 2a,
pag. 41; DTF 124 IV 86, consid. 2a, pag. 88; DTF 120 Ia 31, consid. 4b, pag. 40;
STF del 13 maggio 2008, inc. 6B.230/2008, consid. 2.1; STF del 19 aprile 2002,
inc. 1P.20/2002, consid. 3.2). Il principio è disatteso quando il giudice
penale, dopo un’analisi globale e oggettiva delle prove, avrebbe dovuto nutrire
rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell’imputato (DTF 127 I
38, consid. 2a, pag. 41; DTF 124 IV 86, consid. 2a, pag. 88; DTF 120 Ia 31,
consid. 2d, pag. 38; STF del 29.07.2011, inc. 6B_369/2011, consid. 1.1; STF del
13 giugno 2008, inc. 6B_235/2007, consid. 2.2; STF del 30.03.2007, inc. 6P.218/2006,
consid. 3.8.1; Tophinke, op. cit., ad art. 10, n. 81,
pag. 181; Wohlers, op. cit., ad art. 10, n. 13, pag. 81; Kistler Vianin, op.
cit., ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag. 73). Sotto
questo profilo il precetto in dubio pro reo ha la stessa portata del
divieto dell'arbitrio (DTF 120 Ia 31, consid. 4b, pag. 40).

Sotto il profilo del riparto dell’onere
probatorio, il principio in dubio pro reo comporta l’attribuzione dell’onere
probatorio a carico delle autorità penali, così come espressamente codificato
anche all’art. 6 CPP. È compito dell’autorità inquirente provare la
colpevolezza dell’imputato, ovvero provare l’esistenza di una condotta punibile
e la responsabilità della persona imputata e, con ciò, l’adempimento di tutti
gli elementi oggettivi e soggettivi della fattispecie. 

Di riflesso, ne deriva che non incombe alla
persona sospettata o imputata dimostrare di non aver commesso il fatto,
rispettivamente che non poteva compierlo (Messaggio, pag. 1038; Tophinke, op.
cit., ad art. 10, n. 19, pag. 159-160; Schmid, Handbuch, op. cit., n. 216-217,
pag. 83-84; Piquerez, op. cit., n. 700, pag. 440-441; Bernasconi, op. cit., ad
art. 10, n. 8, pag. 46).

 

                               2.4.   In concreto, l’apprezzamento del materiale probatorio operato dal
primo giudice è esente da critiche. Data per acquisita - perché così risulta
essere - la piena credibilità della teste TE 1, non può essere posto in dubbio
che la sua deposizione conferma integralmente quanto dichiarato da TE 2. E
meglio, conferma che la collisione fra le due autovetture è avvenuta perché il
qui appellante, invece di attendere la fine della retromarcia di TE 2, è
partito prima che questa riuscisse ad immettersi completamente nello stallo. La
teste TE 1 ha ben descritto, sia in polizia che al dibattimento, la ripartenza
dell’autovettura di AP 1 durante la manovra di posteggio, spiegando che egli è
ripartito per poi frenare di colpo, tant’è che anche lei, dopo essere ripartita
(arrivando ad occupare la posizione che la Porsche occupava in precedenza), è
stata costretta a frenare bruscamente (verbale del dibattimento di TE 1 del 16
novembre 2011, pag. 2). 

Il fatto che al dibattimento abbia anche
affermato di non aver visto, mentre era accodata a AP 1, se tra i due veicoli
si era effettivamente verificata una collisione e di non aver né visto né
sentito l’urto a causa delle ridotta velocità a cui circolavano i veicoli è
irrilevante. Correttamente valutate nel loro insieme, le dichiarazioni rese
dalla teste non possono che far concludere, con certezza matematica, che l’urto
fra le due vetture è avvenuto dopo che l’appellante è ripartito e prima che
questi arrestasse di nuovo il suo veicolo, ne scendesse e, dopo avere
verificato, si mettesse ad urlare.

L’accertamento dei fatti operato dal primo
giudice, dunque, non solo non è arbitrario ma resiste anche ad un libero esame.

 

                                   3.   L’appellante contesta, poi, di aver infranto le norme sulla
circolazione stradale, indicando il comportamento della coprotagonista
dell’incidente TE 2 quale unica causa della collisione verificatasi. Egli
accusa TE 2 di avere violato gli art. 36 cpv. 4 LCStr e 37 cpv. 3 ONC (motivazione
d’appello, punto 3, pag. 5) e, rinviando alle argomentazioni esposte in prima
istanza, sostiene che spettava in ogni caso alla donna, che stava procedendo in
retromarcia, non ostacolare gli altri utenti della strada, concedendo loro la
precedenza. Rileva, inoltre, che la retromarcia è sì permessa nelle strade a
senso unico in caso di posteggio, ma che la giurisprudenza relativa all’art. 37
cpv. 3 ONC precisa che è permessa unicamente per tratti brevi (verbale del
dibattimento del 16 novembre 2011, pag. 2).

 

                               3.1.   Il pretore, dopo aver comunque escluso l’applicazione dell’art. 36
cpv. 4 LCStr, poiché TE 2 non si è apprestata “a compiere una retromarcia,
ma stava già procedendo in tal senso” (sentenza impugnata, consid. 6, pag.
6) al momento in cui l’appellante è ripartito, ha ricordato che in ogni caso in
materia penale non esiste la compensazione delle colpe (sentenza impugnata,
consid. 6, pag. 6) e ha confermato dunque la violazione degli art. 31 cpv. 1
LCStr e 3 cpv. 1 ONC da parte dell’appellante.

 

                               3.2.   Giusta l’art. 90 n. 1 LCStr, chiunque contravviene alle norme della
circolazione contenute nella legge o nelle prescrizioni di esecuzione del
Consiglio federale è punito con la multa. 

L’art. 31 cpv. 1 LCStr prevede che il conducente
deve costantemente padroneggiare il veicolo, in modo da potersi conformare ai
suoi doveri di prudenza e, ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 ONC, egli deve rivolgere
la sua attenzione alla strada e alla circolazione, non deve compiere movimenti
che impediscono la manovra sicura del veicolo e la sua attenzione non deve
essere distratta in particolare né da apparecchi riproduttori del suono né da
sistemi di comunicazione o di informazione. L’attenzione richiesta al
conducente implica che egli si ponga nella condizione di ovviare rapidamente ai
pericoli che minacciano la vita, l’integrità corporale ed i beni materiali
altrui, e la padronanza del veicolo esige che, in caso di pericolo, sia in
grado di azionare immediatamente i comandi del veicolo in modo appropriato alle
circostanze (DTF 120 IV 63, consid. 2a; DTF 76 IV 53, consid. 1).

 

                            3.3.a.   L’appellante, decidendo di ripartire mentre TE 2 stava eseguendo la
manovra di immissione nel posteggio rimasto libero al quinto piano
dell’autosilo di __________, ha violato il dovere di prudenza che è imposto
dalle norme della circolazione stradale. Egli ha, infatti, ammesso che ben
sapeva quale fosse la finalità della manovra in retromarcia eseguita da TE 2 -
e, cioè, che la donna stava andando ad occupare il posteggio rimasto libero
all’inizio del piano (“in fondo al parcheggio, verso l’uscita, ho notato la
presenza di una vettura ferma con l’indicatore di direzione acceso. Ho quindi
capito che era sua intenzione occupare il posteggio appena liberatosi (…)”, verbale
di interrogatorio di AP 1 del 12 aprile 2011, pag. 3 ) - ciò che l’ha,
del resto, indotto, in un primo tempo, a restare fermo in cima alla rampa per
consentire il regolare svolgimento di tale manovra (“La vettura vista in
lontananza iniziava quindi la sua manovra di retromarcia nella mia direzione.
Vedendo tale manovra sono rimasto fermo in cima alla rampa”, verbale di
interrogatorio di AP 1 del 12 aprile 2011, pag. 3). 

In una situazione come quella descritta, dove TE
2 era legittimata ad attendersi di poter terminare senza intralci la sua
manovra, un comportamento prudente imponeva a AP 1 di non muoversi prima che TE
2 avesse effettivamente posteggiato il suo veicolo, ciò che, tuttavia,
l’appellante non ha fatto, ripartendo prima che la manovra fosse terminata e
urtando così l’autovettura ancora in movimento. 

Così facendo l’appellante ha agito in violazione
degli art. 31 cpv. 1 LCStr 3 cpv. 1 ONC.

 

                                  b.   Non può nemmeno essere condivisa la tesi dell’appellante secondo cui
è TE 2 ad aver infranto le regole imposte dalla Legge sulla circolazione stradale
per le manovre di retromarcia, rendendola l’unica responsabile della collisione
verificatasi. Come giustamente ritenuto dal primo giudice, contrariamente a
quanto sancito dall’art. 36 cpv. 4 LCStr - che impone al conducente che si
appresta a fare marcia indietro di non ostacolare gli altri utenti della
strada, che hanno la precedenza - in concreto, al momento in cui AP 1 è
ripartito manifestando la sua intenzione di procedere per primo, TE 2 stava già
eseguendo la sua manovra in retromarcia e, anzi, l’aveva quasi terminata,
avendo iniziato ad immettersi nel posteggio rimasto libero (verbale di
interrogatorio di TE 2 del 12 aprile 2011, pag. 2; verbale di interrogatorio di
TE 1 del 13 aprile 2011, pag. 2; verbale di audizione di TE 1 del 16 novembre
2011, pag. 2). Anche le parti delle due vetture che, come confermato da
entrambi i protagonisti (verbale di audizione di AP 1 del 16 novembre 2011,
pag. 2; verbale d’interrogatorio di TE 2 del 12 aprile 2011, pag. 5), sono
entrate in collisione tra loro (parte anteriore sinistra del veicolo guidato da
AP 1 e fiancata destra della vettura di TE 2) dimostrano che l’urto è avvenuto
nel momento in cui la manovra era pressoché terminata e TE 2 stava svoltando
per immettersi in retromarcia nel posteggio. Già solo per questo motivo la
disposizione di legge invocata dall’appellante non può trovare applicazione. 

Inoltre, per completezza, si osserva che non
occorre chinarsi sulla liceità o meno della manovra eseguita da TE 2, ritenuto
come in ambito penale ognuno risponde delle proprie azioni e omissioni, sicché
l’eventuale comportamento antigiuridico altrui non discrimina ne attenua la
responsabilità dell’appellante per la violazione di prescrizioni imputabili a
propria colpa (STF del 7 gennaio 2004, inc. 6P.137/2003, consid. 2.5; STF del
14 ottobre 2003, inc. 6S.297/2003, consid. 3.3). 

 

                                   4.   AP 1 contesta, poi, la sua condanna per inosservanza dei doveri in caso
d’infortunio. Sostiene, dapprima, di essersi fermato in seguito all’urto e di
aver preso atto della situazione, senza che gli possa dunque venir rimproverata
una violazione dell’art. 51 cpv. 1 LCStr (motivazione scritta, consid. 4, pag.
5). Pretende, poi, che nemmeno un’infrazione all’art. 51 cpv. 3 LCStr,
applicabile in presenza di soli danni materiali, può essergli addebitata,
essendo egli la vittima della maldestra manovra della TE 2 e non l’autore del
sinistro, al quale spettano gli obblighi sanciti dall’art. 51 cpv. 3 LCStr
(motivazione d’appello, consid. 4, pag. 5). Quale vittima egli non poteva
essere dunque consapevole di trovarsi in una situazione che generava per lui
gli obblighi previsti dalla LCStr, a maggior ragione considerato che nessuno,
nemmeno l’inserviente che lo ha rincorso, gli ha chiesto di fornire i suoi dati
o gli ha detto di attendere l’arrivo della polizia (motivazione d’appello,
consid. 4, pag. 5), ma anzi, le scuse a lui fornite da TE 2 dopo l’accaduto lo
legittimavano a partire senza ulteriori formalità (motivazione d’appello,
consid. 4, pag. 6).

 

                               4.1.   Il giudice di prime cure, visto il comportamento dell’appellante,
che dopo aver urtato la vettura di TE 2 è “ripartito in fretta e furia senza
fornire la benché minima indicazione” e “neppure dopo essere stato rintracciato
dall’inserviente è tornato sui suoi passi, né ha dimostrato di voler collaborare
al chiarimento delle circostanze dell’infortunio” (sentenza impugnata, consid.
7, pag. 6), nonostante fosse consapevole che l’inserviente lo avesse raggiunto
a seguito di quanto appena accaduto, ha ritenuto adempiuti gli elementi
costitutivi dell’art. 51 cpv. 1 e 3 LCStr, confermando dunque la condanna
proposta nei confronti dell’appellante.

 

                               4.2.   Visto quanto sopra concluso, non ha da essere approfondita la
censura dell’appellante relativa al suo essere vittima e non colpevole. 

 

                               4.3.   Giusta l’art. 92 cpv. 1 LCStr chiunque, in caso d’infortunio, non
osserva i doveri impostogli dalla presente legge, è punito con la multa.

I cpv. 1 e 3 dell’art. 51 LCStr prevedono che, in
caso d’infortunio nel quale hanno parte veicoli a motore, tutte le persone coinvolte
devono fermarsi subito e provvedere, per quanto possibile, alla sicurezza della
circolazione. Se vi sono soltanto danni materiali, il loro autore deve avvisare
immediatamente il danneggiato indicando il nome e l’indirizzo. Se ciò è
impossibile, deve avvertire senza indugio la polizia.

L’art. 51 LCStr sanziona dunque:

                                           -  la violazione del
dovere generale di fermarsi in seguito all’incidente (Jeanneret, Les
dispositions pénales de la Loi sur la circulation routière, Berna 2007, ad art.
92, n. 27-28, pag. 157) e di garantire la sicurezza della circolazione (cpv.
1), che s’impone a tutti i conducenti coinvolti in una collisione (Jeanneret,
op. cit., ad art. 92, n. 23-24, pag. 156) a prescindere dai danni verificatisi;

                                           -  la violazione del
dovere di avviso immediato al danneggiato, che s’impone all’autore di soli
danni materiali (e non corporali) e si concretizza tramite la comunicazione di
nome e indirizzo al danneggiato (Jeanneret, op. cit., ad art. 92, n 111, pag.
178). E’ autore del danno materiale ogni persona all’origine di una delle cause
dell’incidente, indipendentemente dalla colpa e dal fatto che abbia subito
personalmente un danno (Jeanneret, op. cit., ad art. 92, n. 101-102, pagg.
175-176; Bussy&Rusconi, Code Suisse de la circulation routière, Commentaire,
ad art. 51 LCR, n. 3.1, pag. 488). Se la comunicazione immediata e diretta al
danneggiato non è possibile, ad esempio per l’assenza dello stesso sul luogo
dell’incidente, allora l’autore del danno deve avvisare la polizia (Jeanneret,
op. cit., ad art. 92, n. 113, pag. 179).

Non viola l’art. 51 LCStr ma l’art 56 cpv 2 ONC ,
invece, il conducente che, dopo essersi fermato, lascia il luogo dell’incidente
senza partecipare alla costatazione dei fatti in via amichevole o tramite
l’intervento della polizia (Jeanneret, op. cit., ad art. 92, n. 123-124, pag.
180; Bussy&Rusconi, op. cit., ad art. 51 LCR, n. 3.10, pag. 490).

Dal profilo soggettivo, infrange intenzionalmente
l’art. 92 LCStr, il conducente che, sa di trovarsi coinvolto in un incidente, e
decide liberamente di non ossequiare i doveri che la legge gli impone
(Jeanneret, op. cit., ad art. 92, n. 132, pag. 182) in virtù di una morale
collettiva e di un buon senso che chiunque, oltre ad averli appresi poiché
titolare di un permesso di condurre, è in ogni caso tenuto ad avere (Jeanneret,
op. cit., ad art. 92, n. 150, pag. 187). 

 

                               4.4.   AP 1, che si è, sì, fermato in seguito all’incidente rispettando il
dovere generale imposto dall’art. 51 cpv. 1 LCStr, ha invece chiaramente
violato il dovere di avviso sancito dall’art. 51 cpv. 3 LCStr. Egli, quale
conducente all’origine della collisione (cfr. considerandi 2.4 e 4.2), e dunque
autore dei danni materiali causati alla sua stessa vettura e a quella di TE 2,
doveva immediatamente comunicare a quest’ultima, presente sul luogo
dell’incidente, il proprio nome e il proprio indirizzo e non era certamente
autorizzato a partire senza fornire informazione alcuna. 

Irrilevanti e pretestuose sono le argomentazioni
sollevate al riguardo dall’appellante. 

 

Visto tutto quanto precede, considerato che la
multa di fr. 250.-- appare nel complesso adeguata alla colpa dell’appellante,
la decisione del primo giudice deve essere confermata e l’appello disatteso.

 

                                   5.   Sulla
tassa di giustizia e sulle spese.

Gli oneri processuali del presente giudizio
consistenti in fr. 500.-- per tassa di giustizia e in fr. 100.-- a titolo di
spese, seguono la soccombenza e sono, pertanto, posti a carico dell’appellante
(art. 428 cpv. 1 CPP).

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      visti gli art.
9 Cost, 31 cpv. 1, 51 cpv. 1 e 3, 91 cifra 1, 92 cifra 1 LCStr, 3 cpv. 1 ONC,
106 CP, 10 e 398 e segg. CPP, nonché sulle spese e le ripetibili, l’art. 428
CPP e la LTG

                                                                                                                         

nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art.
428 CPP e la LTG rispettivamente il Regolamento sulla tariffa per i casi di
patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle
ripetibili, 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello è respinto,

Di conseguenza:

 

                               1.1.   AP 1
è autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione stradale per
avere, il 12 aprile 2011 a __________, alla guida della vettura , circolando
all’interno dell’autosilo __________, urtato una vettura che stava eseguendo
una regolare manovra di parcheggio ed essersi in seguito allontanato omettendo
di osservare i doveri imposti dalla legge in caso di infortunio.

 

                               1.2.   AP 1
è condannato:

 

                            1.2.1.   alla
multa di fr. 250.-- (duecentocinquanta) con l’avvertenza che, in caso di
mancato pagamento, la pena detentiva sostitutiva è fissata in giorni 3 (tre). 

 

                            1.2.2.   al
pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 710.-- (settecentodieci)
per il procedimento di primo grado.

 

                                   2.   Gli oneri processuali, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.            500.-           

-  spese complessive                fr.            100.-           

                                                     fr.            600.-           

 

sono posti a carico dell’appellante. 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
         

  

 

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art.
100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.