# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3ca2e142-1745-5fc8-896e-91aa8dd9d725
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-10-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 15.10.2020 12.2019.149
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2019-149_2020-10-15.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2019.149

  	
  Lugano

  15 ottobre 2020/rg

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2015.202
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 31
agosto 2015 da

 

	
   

  	
  AO
  1  

  rappr. dall’avv. dott.  PA
  2  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1  

  rappr. dallo studio legale PA
  1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attrice ha chiesto la condanna della convenuta
al pagamento di EUR 2'020'184.81 oltre interessi al 5% dal 18 novembre 2010 e
di CHF 100'000.- oltre interessi al 5% dal 29 maggio 2015;

 

domanda avversata dalla convenuta, che ha postulato la
reiezione della petizione, e che il Pretore aggiunto, con decisione 2 agosto
2019, ha parzialmente accolto, condannando quella parte al pagamento di EUR
2'020'184.81 oltre interessi al 5% dal 18 novembre 2010;

 

appellante la convenuta,
con appello 16 settembre 2019, con cui ha chiesto di riformare il querelato
giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili
di entrambe le sedi; 

 

mentre l’attrice, con
risposta 29 ottobre 2019, ha postulato la reiezione del gravame, pure con
protesta di spese e di ripetibili;

 

viste la replica spontanea
12 novembre 2019 della convenuta e la duplica spontanea 22 novembre 2019
dell’attrice;

 

letti ed esaminati gli atti
e i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

1.    Il 6 agosto 2009 la società italiana C__________ SpA
(e, in forma abbreviata, __________ SpA), rappresentata dall’allora presidente
del consiglio d’amministrazione __________ V__________, ha aperto presso la
succursale __________ di B__________ D__________ SA la relazione bancaria n. __________,
sottoscrivendo in particolare, oltre al contratto di apertura di un conto e di
un deposito (cfr. doc. C), un atto generale di pegno, con il quale, per
garantire tutti i crediti presenti e futuri della banca nei confronti di “sé
stessa” derivanti da relazioni d’affari, qualsiasi fosse la loro natura
giuridica (conti-corrente, cambiali, esecuzioni di ordini di borsa, eccetera),
o di tutte le altre cause, ha dichiarato di costituire un diritto di pegno su
tutti i suoi averi presso di essa e su tutte le sue pretese nei confronti della
banca stessa (doc. D).

L’8 ottobre 2009 __________ J__________,
direttore della succursale __________ di D__________ SA - nuova ragione sociale
di B__________ D__________ SA (cfr. doc. B) - si è recato presso la sede __________
di C__________ SpA e ha fatto firmare tra le altre cose a quest’ultima, rappresentata
a quel momento dall’amministratore delegato __________ P__________ e in
presenza del vicepresidente del consiglio d’amministrazione __________ C__________,
un nuovo atto generale di pegno, identico a quello precedente, tranne per
quanto riguardava la persona nei confronti della quale dovevano essere
garantiti tutti i crediti presenti e futuri della banca, entità che,
inizialmente lasciata in bianco, è poi stata completata a __________ dalla
banca con l’indicazione “S__________ SA” (doc. E), società riconducibile
a __________ Ca__________.

Il 18 novembre 2010 (doc. I), preso atto che S__________
SA non aveva restituito un anticipo fisso di EUR 2'000'000.- e gli interessi di
EUR 24’384.72 maturati al 30 agosto 2010 (doc. F), D__________ SA, in forza dell’atto
di pegno di cui al doc. E, ha provveduto ad addebitare sul conto di C__________
SpA EUR 2'020'184.81, pari all’esposizione negativa di quella società ancora
risultante in data 15 novembre 2010.

 

 

                                   2.   Con
petizione 31 agosto 2015 AO 1 - nuova denominazione sociale di C__________ SpA (cfr.
doc. 2 e doc. 1 allegato alla duplica spontanea all’appello) -, al beneficio
della necessaria autorizzazione ad agire (doc. A), ha convenuto in giudizio
innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, AP 1 - che aveva ripreso
per fusione gli attivi e i passivi di D__________ SA (cfr. doc. B) - , per
ottenerne la condanna al pagamento di EUR 2'020'184.81 oltre interessi al 5%
dal 18 novembre 2010 e di CHF 100'000.- oltre interessi al 5% dal 29 maggio
2015. Essa ha in sostanza contestato che il suo conto potesse essere addebitato
in virtù dell’atto di pegno di cui al doc. E ed ha preteso la rifusione delle
spese legali preprocessuali nel frattempo assunte.

                                         La
convenuta si è integralmente opposta alla petizione.

 

 

                                   3.   Esperita
l’istruttoria, che tra le altre cose ha comportato il richiamo dell’incarto
penale n. __________ avviato contro __________ __________ J__________ (i cui
atti istruttori saranno di seguito menzionati con il termine doc. AI), e
raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il Pretore aggiunto, con
decisione 2 agosto 2019, in parziale accoglimento della petizione, ha condannato
la convenuta al pagamento di EUR 2'020'184.81 oltre interessi al 5% dal 18
novembre 2010 (dispositivo n. 1) e ha posto le spese processuali di complessivi
CHF 40'736.50 a carico dell’attrice per CHF 2'036.50 e per CHF 38'700.- a
carico della convenuta, obbligata altresì a rifondere alla controparte CHF
60’000.- per ripetibili (dispositivo n. 2). Egli ha ritenuto fondata solo la
pretesa attorea volta al riaccredito di quanto addebitatole il 18 novembre 2010.

 

 

                                   4.   Con
l’appello 16 settembre 2019 che qui ci
occupa, avversato dall’attrice con risposta 29 ottobre 2019 (alla quale hanno fatto seguito la
replica spontanea 12 novembre 2019 e la
duplica spontanea 22 novembre 2019), la convenuta ha chiesto
la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione anche
sull’unica posizione ammessa dal giudice di prime cure, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi. 

 

 

                                   5.   Il
Pretore aggiunto ha preliminarmente osservato che i nuovi fatti allegati dalla
convenuta in sede conclusionale, relativi all’esito dell’azione di
responsabilità avviata in Italia dall’attrice tra gli altri contro i suoi organi,
erano inammissibili giusta l’art. 229 cpv. 1 CPC, siccome non addotti entro 10
giorni dalla loro scoperta, avvenuta 5 mesi prima, in occasione
dell’intimazione del verbale dell’audizione testimoniale per rogatoria di __________
P__________. 

                                         Ciò premesso, egli ha evidenziato che nel caso di
specie la pretesa dell’attrice volta alla restituzione dei suoi averi presso la
convenuta, fondata sul contratto di conto corrente stipulato tra le parti, non
era in sé contestata dalla controparte, e che in buona sostanza si trattava di
stabilire se la convenuta avesse potuto opporle validamente il suo asserito
diritto di pegno dedotto dal doc. E. Atteso che a detta dell’attrice
quest’ultimo atto di pegno, firmato in bianco, avrebbe dovuto essere completato
con il suo nome mentre che per la convenuta la sua completazione con l’indicazione
S__________ SA era conforme alle intenzioni delle parti, e che dunque le loro opinioni
divergevano su un elemento essenziale del contratto di pegno, ossia sulla
designazione dei crediti garantiti e meglio sul debitore di tali crediti, egli,
sulla base di un’interpretazione soggettiva e oggettiva della pattuizione ed in
particolare alla luce delle testimonianze di __________ P__________ (verbale 19
settembre 2017 p. 2) e __________ C__________ (doc. AI 53 p. 5 e 7 e doc. AI
146 p. 5 e 7), che oltretutto avevano smentito l’opposta tesi della convenuta,
suffragata dal teste __________ J__________ (verbale 14 febbraio 2017 p. 3), ha
ritenuto che la reale volontà dell’attrice fosse proprio quella da lei ora
proposta e pertanto fosse divergente da quella della convenuta. Ne ha così concluso,
in diritto, che tra le parti non si era perfezionato alcun contratto di pegno
in virtù del quale l’attrice fosse tenuta a garantire i crediti della convenuta
nei confronti di S__________ SA, sicché all’incontestata pretesa dell’attrice, di
EUR 2'020'184.81 oltre interessi, non poteva essere opposto alcun valido diritto
di pegno.

 

 

                                   6.   In questa sede la
convenuta ha innanzitutto rimproverato al giudice di prime cure di non aver
preso in considerazione alcune circostanze, segnatamente le conclusioni del
Procuratore Pubblico contenute nel decreto di abbandono nei confronti di __________
J__________ (doc. 7), l’azione civile presentata in Italia dall’attrice contro di
lei e nei confronti di E__________ SA, __________ J__________, __________ Ca__________,
__________ P__________ e S__________ C__________ (doc. 3 e 3bis), il contenuto
degli scambi di posta elettronica e le accertate relazioni personali tra J__________
__________, S__________ C__________ e G__________ Ca__________ (doc. 8-10), il
traffico dei pagamenti intervenuto nel periodo topico tra l’attrice e S__________
SA, nonché di aver escluso a priori la rilevanza della testimonianza di J__________
J__________, e con ciò di non aver motivato in modo sufficiente la sentenza,
violando dunque il suo diritto di essere sentita. 

 

 

                               6.1.   Il diritto di ottenere
una decisione motivata, che deriva dal diritto di essere sentito sancito
dall’art. 29 cpv. 2 Cost., offre una garanzia minima e sussidiaria rispetto al
diritto processuale di cui all’art. 238 lett. g CPC. Esso impone in particolare
all’autorità giudicante di indicare in maniera chiara le ragioni che l’hanno
portata a decidere in un senso piuttosto che in un altro, in modo tale da
permettere al destinatario di capire la portata della decisione e di proporre i
rimedi giuridici adeguati con cognizione di causa (DTF 139 IV 179 consid. 2.2,
143 IV 40 consid. 3.4.3). Esso non obbliga però l’autorità giudicante a
pronunciarsi necessariamente su tutte le questioni e le prove proposte dalle
parti, bastando che esamini i temi rilevanti per il giudizio (DTF 142 II 49
consid. 9.2, 143 III 65 consid. 5.2).

 

 

                               6.2.   Nel caso concreto è incontestabile
che l’invero assai succinta motivazione della decisione pretorile riassunta sopra
(giusta o sbagliata che sia) era chiara e precisa e in tal modo permetteva alla
convenuta di capire perché la pretesa attorea qui ancora in discussione era
stata ammessa e con ciò di presentare, come ha poi fatto, il rimedio giuridico
appropriato con cognizione di causa. La doglianza ricorsuale è di conseguenza
infondata. 

                                         Ma quand’anche, per
ipotesi, si volesse confermare, per le ragioni evocate dalla convenuta, la
carente motivazione del giudizio pretorile, si osserva che quest’ultima parte non
ha comunque preteso che quella decisione dovesse essere annullata e completata
su quei temi, essa avendo piuttosto preteso, almeno implicitamente, che quelle circostanze
fossero però prese in considerazione in seconda sede (cfr. per analogia II CCA
24 febbraio 2011 inc. n. 12.2009.64, 26 marzo 2012 inc. n. 12.2010.71), esame a
cui si procederà, per quanto necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

                                   7.   L’assunto del giudice di prime cure, secondo cui i
nuovi fatti allegati dalla convenuta con le conclusioni, relativi all’esito
dell’azione di responsabilità avviata in Italia dall’attrice tra gli altri
contro i suoi organi e conclusasi per quanto riguardava la pretesa di EUR
2'020'184.81 qui in esame con un rimborso a suo favore di oltre EUR
1'000'000.-, sarebbero inammissibili ai sensi dell’art. 229 cpv. 1 CPC siccome
non addotti entro 10 giorni dalla loro scoperta, non può essere condiviso.
L’esistenza dell’azione di responsabilità avviata in Italia dall’attrice tra
gli altri contro i suoi amministratori e, in solido, contro la stessa convenuta
(in seguito dimessa dalla lite per incompetenza per territorio, cfr. doc. 6),
con il conseguente rischio di “un ipotetico riconoscimento all’attrice del
doppio del danno vantato, nella denegata ipotesi, benché remota, di accoglimento
delle pretese in entrambi i procedimenti”, era in effetti già stata evocata
negli allegati preliminari (risposta p. 3 seg.), sicché non si può ritenere che
l’esito di quell’azione, comunicato dal teste __________ P__________, e poi
riportato nell’allegato conclusivo della convenuta, ossia il rimborso a favore
dell’attrice di oltre EUR 1'000'000.-, costituisca un fatto nuovo tale da non
poter essere considerato ai sensi dell’art. 229 CPC (Trezzini, Commentario pratico al CPC, 2ª ed., n. 36 ad
art. 229; TF 4A_375/2016 dell’8 febbraio 2017 consid. 5.1.3 e 5.2.3,
4A_567/2019 del 10 febbraio 2020 consid. 4.4.2).

                                         L’ammissibilità
della circostanza relativa all’avvenuto rimborso a favore dell’attrice da parte
di un debitore solidale della convenuta di un importo superiore a EUR
1'000'000.-, che così ne risulta, da limitarsi qui, in assenza di migliori
indicazioni da parte sua, alla somma di EUR 1'000'000.-, fa sì che
limitatamente a quest’ultima la petizione doveva e deve essere considerata
priva d’oggetto. La dottrina maggioritaria e la giurisprudenza hanno in effetti
già avuto modo di stabilire che il successivo pagamento, ad opera della parte
convenuta o di un debitore solidale, della pretesa azionata nei suoi confronti
fa di principio sì che la relativa causa divenga priva d’oggetto (Leumann/Liebster, in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, ZPO Kommentar, 3ª ed., n. 4 ad
art. 242; Kriech, in:
Brunner/Gasser/Schwander, ZPO Kommentar, 2ª ed., n. 4 ad art. 242; Killias, Berner Kommentar, n. 15 ad art. 242 CPC; Gasser/Rickli, ZPO Kurzkommentar, 2ª ed., n. 1 art.
242; Trezzini, op. cit., n. 7a ad
art. 242; Verda Chiocchetti,
Commentario pratico al CPC, 2ª ed., n. 74 delle osservazioni preliminari agli art.
308-334; Staehelin/Staehelin/Grolimund,
Zivilprozessrecht, 2ª ed., § 23 n. 32; Frank/Sträuli/Messmer,
Kommentar zur zürcherischen Zivilprozessordnung, 3ª ed., n. 11a ad
§ 188 ZPO/ZH; DTF 91 II 146 consid. 1; TF 4C.244/2003 del 23 aprile 2004 consid.
1, 5A_51/2013 del 10 novembre 2014 consid. 3.3, 4A_389/2015 del 9 dicembre 2015
consid. 2.2;
II CCA 17 luglio 2019 inc. n. 12.2018.16).

 

 

                                   8.   Come
rilevato nella decisione impugnata, la fondatezza della pretesa dell’attrice, di
EUR 2'020'184.81 oltre interessi, volta alla restituzione dei suoi averi presso
la convenuta, dipende in larga misura dalla validità e dall’efficacia del
diritto di pegno di cui al doc. E, rispettivamente dalla correttezza della sua
escussione, ritenuto che solo in tali ipotesi quell’atto di pegno sarebbe stato
di principio idoneo ad estinguere per compensazione la sua pretesa (DTF 142 III
746 consid. 2).

 

 

                               8.1.   Nella
risposta all’appello l’attrice ha ribadito che l’atto di pegno di cui al doc.
E, nel caso in cui la sua completazione da parte della convenuta fosse stata conforme
alle sue intenzioni / istruzioni (questione che verrà esaminata più avanti, cfr.
consid. 8.2), sarebbe stato in ogni caso nullo o inefficace, rispettivamente
non avrebbe potuto essere escusso, per le seguenti quattro ragioni. 

 

 

                            8.1.1.   L’attrice
ha innanzitutto sostenuto che quell’atto di pegno, pacificamente firmato in
bianco, senza cioè l’indicazione della persona nei confronti della quale
dovevano essere garantiti i crediti della convenuta, sarebbe già stato nullo
per vizio di forma in quanto non tutti gli elementi essenziali erano stati in
tal modo formalizzati per scritto, come invece previsto dall’art. 900 cpv. 1 e
3 CC. La tesi non può essere condivisa. Per la dottrina maggioritaria, in
effetti, chi è disposto a firmare un atto in bianco con la consapevolezza che
sarà completato dalla controparte conferisce implicitamente a quest’ultima la
facoltà di agire in tal modo, per cui non può in seguito lamentarsi del fatto
che lo stesso non presenti tutti gli elementi di forma prescritti dalla legge (Müller, Berner Kommentar, n. 64 ad art.
13 CO).

 

 

                            8.1.2.   L’attrice
ha aggiunto che l’atto di pegno sarebbe stato parimenti nullo siccome era volto
a garantire “tutti i crediti presenti e futuri della banca nei confronti” del
debitore S__________ SA “derivanti da relazioni d’affari, qualsiasi sia la
loro natura giuridica (conti-corrente, cambiali, esecuzioni di ordini di borsa,
eccetera), o di tutte le altre cause”, ossia crediti non sufficientemente
determinabili o prevedibili ai sensi dell’art. 27 cpv. 2 CC. Il rilievo è infondato. Il Tribunale federale, pur avendo ritenuto di principio contraria
all'art. 27 cpv. 2 CC una clausola che prevedeva la garanzia di tutte le
pretese, sia attuali che future, che il creditore aveva nei confronti del
debitore, ha in effetti precisato che era però valida una clausola in base alla
quale il pegno manuale garantiva gli eventuali crediti attuali e futuri cui le
parti potevano e dovevano ragionevolmente pensare al momento della conclusione
del contratto di messa in pegno (DTF 142 III 746 consid. 2.3). Nel caso di
specie si è verificata per l’appunto quest’ultima eventualità, essendo
incontestabile che la pretesa a fronte della quale era stata escussa la
garanzia, ossia il credito, inizialmente di EUR 1'500'000.- e poi divenuto di
EUR 2'000'000.- (cfr. doc. AI 111 all. 4), concesso al debitore S__________ SA,
rientrava senz’altro nei crediti attuali e futuri cui le parti potevano e
dovevano ragionevolmente pensare al momento della conclusione del contratto di
messa in pegno.

 

                                      

                            8.1.3.   L’attrice
ha quindi evidenziato che l’atto di pegno non sarebbe stato vincolante per lei poiché
era stato sottoscritto da una persona, il suo amministratore delegato __________
P__________, che non disponeva dei necessari poteri di rappresentanza. A torto.
Nonostante dalla visura storica relativa all’attrice allestita il 9 giugno 2009
(doc. 5), consegnata a suo tempo alla convenuta, risulti effettivamente che da
quella data __________ P__________ non sarebbe stato autorizzato a sottoscrivere
un atto di pegno a favore di terzi per un importo illimitato sugli averi
bancari della società che erano allora di EUR 13'000'000.-, essendogli stato
conferito solo “ogni e più ampio potere di ordinaria e di straordinaria
amministrazione sino ad un massimo di EUR 3’000'000.- per ogni singola
operazione”, sta di fatto che il 6 agosto 2009 l’allora presidente del
consiglio d’amministrazione __________ __________ V__________ aveva sottoscritto
a favore di costui il formulario denominato “procura, estensione dei poteri,
elenco delle persone autorizzate” (doc. 12), che nei confronti della
convenuta lo autorizzava tra le altre cose “ad effettuare qualsiasi …
garanzia” e in ogni caso “a fare tutto ciò che gli sembrerà utile e
necessario, come se fosse lui il cliente della banca”.

                                         

 

                            8.1.4.   Manifestamente
infondato è infine l’ultimo assunto dell’attrice, secondo cui quell’atto di
pegno non avrebbe più potuto essere escusso, essendo stato da lei revocato con
lettera 9 settembre 2010 (doc. G) in applicazione della clausola n. 22 delle
condizioni generali annesse al doc. C, secondo cui “salvo convenzione
contraria, le parti si riservano il diritto di risolvere le loro relazioni d’affari
con effetto immediato e, in particolare, di esigere il rimborso immediato di
tutti i crediti e, per la banca, di annullare i crediti in corso e promessi”.
In realtà, in base alla clausola n. 1 delle medesime condizioni generali,
secondo cui “rimangono riservate le convenzioni speciali concluse tra la
banca e i clienti così come per alcuni tipi di operazioni i regolamenti
speciali emanati dalla banca e le usanze in vigore nell’ambito bancario in
Svizzera”, quella clausola non risulta applicabile a un eventuale contratto
di pegno, tanto più che nel relativo atto era stato esplicitamente stabilito
che “i poteri conferiti alla banca dal presente atto … sono considerati come
conferiti irrevocabilmente alla banca” (doc. D e E).

 

 

                               8.2.   Ciò
posto, si tratta di esaminare se l’atto di pegno di cui al doc. E, che - come
detto - era stato firmato l’8 ottobre 2009 a __________ in bianco (per usuali
motivi di riservatezza, trattandosi di un documento contrattuale che avrebbe
poi dovuto passare la frontiera) dall’amministratore delegato dell’attrice __________
P__________, in presenza del vicepresidente del consiglio d’amministrazione dell’attrice
__________ C__________ e del direttore della succursale __________ della
convenuta __________ J__________, avrebbe poi dovuto essere completato dalla banca
indicando, come preteso dalla convenuta, il nome di S__________ SA, oppure,
come preteso dall’attrice, indicando il proprio nome, in altre parole se a quel
momento __________ P__________ (poco importa invece, su questo tema,
l’eventuale conoscenza dei fatti da parte di __________ C__________, che in
effetti, pur essendo stato allora presente, non era il firmatario del
documento) intendesse fornire una nuova garanzia a favore di terzi oppure intendesse
solo aggiornare il doc. D, fermo restando che nel primo caso quell’atto di
pegno, senz’altro valido, sarebbe idoneo a estinguere per compensazione la
pretesa attorea, mentre che nel secondo l’attrice, confrontata anche in tale
evenienza con un atto di pegno valido e in sé atto a estinguere per
compensazione la sua pretesa, potrebbe tuttavia esigere dalla convenuta, che lo
aveva poi completato contrariamente alle sue intenzioni / istruzioni e si era
poi prevalsa di una tale completazione, il risarcimento del danno che le era in
tal modo derivato (DTF 88 II 422 consid. 2d; Müller,
op. cit., n. 65 ad art. 13 CO).

 

 

                            8.2.1.   Come si vedrà qui di seguito, l’aspetto fattuale dev’essere
risolto a favore dell’attrice, e ciò non solo in quanto la versione secondo cui
__________ P__________ intendeva solo aggiornare il doc. D risultava assai più
convincente di quella secondo cui egli avrebbe inteso fornire una nuova
garanzia a favore di terzi, ma anche per il fatto che nel caso in cui nessuna
delle versioni delle parti fosse risultata preferibile si sarebbe dovuto decidere
a sfavore della parte a cui incombeva l’onere della prova di aver completato
l’atto conformemente alle intenzioni / istruzioni dell’attrice, e dunque in
concreto a sfavore della convenuta (cfr. per analogia, sull’onere della prova circa
l’esistenza e il contenuto di un’istruzione del cliente poi eseguita dalla
banca, TF 4C.357/2000 dell’8 maggio 2001 consid. 3 pubbl. in: SJ 2001 p. 583;
II CCA 12 giugno 2002 inc. n. 12.2001.94, 10 marzo 2011 inc. n. 12.2009.46, 11
dicembre 2018 inc. n. 12.2017.74).

 

 

                         8.2.1.1.   Premesso
che le testimonianze rese sul tema da una parte da __________ P__________ (e da
__________ C__________, sia pure solo in sede penale), che confermavano la tesi
dell’attrice, e dall’altra da J__________ __________ J__________, che invece confermava
la tesi della convenuta, erano sostanzialmente di tenore opposto e con ciò si
elidevano reciprocamente, è necessario soffermarsi sulle ulteriori circostanze
risultanti dall’istruttoria.

 

 

                         8.2.1.2.   A
sostegno della propria versione dei fatti la convenuta si è limitata ad
evidenziare le seguenti circostanze indiziarie, in realtà non particolarmente significative:

 

                                         a)
La convenuta ha innanzitutto rilevato che l’8 ottobre 2009, dopo solo due mesi dalla
sottoscrizione dell’atto di pegno di cui al doc. D da parte di __________ __________
V__________, non sarebbe stato necessario sottoscrivere un nuovo identico documento.
La circostanza, pur costituendo un indizio a suo favore, non ha tuttavia una
grande valenza, visto che l’attrice ha obiettato in modo plausibile che la
sottoscrizione di un nuovo identico atto di pegno sarebbe stata richiesta da __________
J__________ a M__________ P__________ per il fatto, non contestato ed anzi riconosciuto
dallo stesso __________ J__________ (cfr. e-mail 9 ottobre 2009 nel plico doc.
AI 111 all. 4), che dal settembre 2009 __________ __________ V__________ non era
più il presidente del consiglio di amministrazione dell’attrice e non aveva più
i poteri operativi e di rappresentanza di cui disponeva nell’agosto precedente,
che frattanto neppure erano ancora stati assegnati al nuovo presidente del
consiglio di amministrazione __________ A__________.

 

                                         b)
La convenuta ha in seguito evidenziato che il procedimento penale promosso nei
confronti di __________ J__________ per i reati di appropriazione indebita, truffa
e falsità in documenti, si era concluso il 3 ottobre 2014 con un decreto di
abbandono (doc. 7), il che costituiva a sua volta un indizio della bontà della
propria versione. La circostanza non è in realtà tale da migliorare la posizione
della convenuta già per il fatto che in tal modo non è stato ancora confermato che
quanto dichiarato da __________ J__________ corrispondeva al vero. La dottrina
e la giurisprudenza hanno oltretutto già avuto modo di stabilire che un
giudizio di non luogo a procedere rispettivamente di reiezione dell’istanza di
promozione dell’accusa non è di per sé vincolante per il giudice civile (cfr. Brehm, Berner Kommentar, 4ª ed., n. 14
segg. ad art. 53 CO; II CCA 11 ottobre 2006 inc. n. 12.2005.116, 8 febbraio
2012 inc. n. 12.2010.233, 28 agosto 2012 inc. n. 12.2011.14, 9 giugno 2016 inc.
n. 12.2015.50).

 

                                         c)
La convenuta si è quindi prevalsa del fatto che l’attrice, contraddicendo
quanto da lei stessa sostenuto in questa causa, nell’ambito dell’azione civile
promossa in Italia il 4 aprile 2012 di cui si è detto (doc. 3) avrebbe rimproverato
tra gli altri proprio a __________ P__________ un comportamento illecito in
occasione della sottoscrizione dell’atto di pegno qui litigioso. L’osservazione
non tiene in realtà conto del fatto che in quel procedimento l’attrice era
partita dal presupposto, qui pacificamente smentito dalla stessa convenuta, che
__________ P__________ non avesse sottoscritto l’atto di pegno in bianco ma quando
lo stesso già riportava il nome di S__________ SA (cfr. doc. 3 p. 29). Ma nemmeno
il fatto che quel procedimento si sia concluso transattivamente con un
risarcimento di oltre EUR 1'000'000.- a favore dell’attrice versato da una non
meglio precisata compagnia di assicurazione migliora poi la posizione della
convenuta, da una parte in quanto non sono noti i termini della transazione e dall’altra
siccome nemmeno è dato di sapere per conto di chi quella compagnia
d’assicurazione era concretamente intervenuta. 

 

                                         d)
La convenuta ha aggiunto che l’esistenza di una garanzia dell’attrice a favore
di S__________ SA era stata confermata dal traffico dei pagamenti intervenuto
nel periodo topico tra quelle due società ed in particolare dal versamento
della seconda alla prima, il 16 ottobre 2009, di una somma di EUR 40'000.- a
titolo di “commissione di garanzia”. È vero il contrario. L’istruttoria,
pur avendo confermato quel versamento (cfr. doc. M), ha in effetti pure
permesso di accertare che il 23 novembre 2009 lo stesso era stato ritornato
alla seconda con la dicitura “storno commissione per garanzia” (cfr. doc.
M).

  

                                         e)
La convenuta ha infine osservato che la sua versione avrebbe pure trovato
conferma nel contenuto degli scambi di posta elettronica tra __________ J__________,
__________ C__________ e __________ Ca__________ (doc. 8-10). Non è così. In
realtà da quei documenti non si evince nulla a proposito dell’atto di pegno in
questione, che era poi stato utilizzato per garantire un credito a favore di S__________
SA inizialmente di EUR 1'500'000.- e poi aumentato a EUR 2'000'000.- (cfr. doc.
AI 111 all. 4). Quei documenti non attestano neppure che __________ P__________,
che non ne era né il mittente né il destinatario, fosse a suo tempo a
conoscenza che beneficiaria dello stesso sarebbe stata quella società. Il fatto
che il 17 febbraio 2010 __________ J__________ avesse scritto a __________ C__________
che era necessario rinnovare un credito di EUR 2'000'000.- di __________ Ca__________
“garantito da te” e abbia con ciò chiesto di far pressione a __________ Ca__________
per il pagamento di EUR 50'000.- di interessi ottenendo come risposta un “me
ne occupo” (doc. 10), rispettivamente che il 22 aprile 2010 __________ C__________
abbia spontaneamente fornito alla convenuta una garanzia personale di EUR
2'000'000.- a favore di S__________ SA (doc. 11) e il 10 settembre 2010 abbia
provveduto a corrispondere a S__________ SA EUR 25'000.- a titolo di interessi
(doc. M), è piuttosto un indizio che la garanzia litigiosa a favore di
quest’ultima società non era stata fornita dall’attrice, ma da __________ C__________
personalmente.

 

 

                         8.2.1.3.   Ben
più convincenti o - come detto - almeno altrettanto convincenti di quelle
evidenziate dalla convenuta sono invece le circostanze indiziarie evocate
dall’attrice a sostegno della propria versione dei fatti, che per altro si
aggiungono a quelle, rivelatesi già a lei favorevoli, di cui alle precedenti
lettere d) ed e):

 

a) L’attrice ha innanzitutto osservato che non vi era
alcuna ragione che avrebbe dovuto indurla, tramite __________ P__________, a
prestare una garanzia a favore di S__________ SA, con cui non era in relazione
d’affari, rispettivamente a favore di un’entità riconducibile a __________ Ca__________,
con il quale essa aveva condiviso solo due affari, nell’ottobre 2008 un
investimento di EUR 1'000'000.- per una quota pari al 4% di T__________ SpA e
nel giugno 2009 un investimento di EUR 1'500'000.- in uno strumento finanziario
partecipativo di __________ SpA (cfr. doc. 4). 

__________ J__________ aveva invece obiettato che nel
novembre 2008 il gruppo di cui faceva parte l’attrice avrebbe acquistato circa
il 99% di T__________ SpA senza aver ancora pagato a __________ Ca__________ la
totalità del prezzo di circa EUR 25'000'000.-, aggiungendo che la concessione
della garanzia litigiosa a una società di quest’ultimo sarebbe stata concordata
proprio a tale scopo (verbale 14 febbraio 2017 p. 2 seg. e doc. AI 34 p. 8
confermato nel verbale 14 febbraio 2017 p. 2): sennonché, dai documenti da lui menzionati
nell’occasione (doc. AI 34 all. 13 e 14), si evince unicamente che l’attrice, con
il menzionato investimento di EUR 1'000'000.- per una quota pari al 4% di T__________
SpA, aveva partecipato all’acquisto di circa il 99% di T__________ SpA,
acquisizione da lei definita attraverso un’operazione che vedeva coinvolta
anche __________, __________ e altri non meglio precisati soci storici di __________,
fermo restando però che dal doc. AI 34 all. 14, che menzionava un “vendor
loan da EUR 25'000'000.-” nella posizione netta 2009 di T__________ SpA, non
risultava che essa fosse debitrice di quest’ultima somma. 

 

                                         b)
L’attrice ha in seguito evidenziato che l’atto di pegno di cui al doc. E non le
sarebbe stato consegnato da __________ J__________ subito dopo la sua
completazione. La circostanza, di per sé neppure contestata dalla convenuta, è
effettivamente significativa, non essendo per nulla usuale in ambito bancario che
un documento comportante un importante obbligo per il cliente non gli venga prontamente
restituito almeno in copia.

 

                                         c)
L’attrice si è quindi prevalsa, nuovamente con pertinenza, del fatto che la
convenuta, richiesta il 13 gennaio 2010 di fornire ai suoi revisori contabili “tutte
le informazioni previste dal modello ABI-REV in uso presso le aziende di
credito” ivi comprese quelle “relative ai contratti derivati e alle
altre operazioni “fuori bilancio” effettuate nell’esercizio 2009 o in corso …
alla data del 31/12/2009”, non aveva dato comunicazione, nell’estratto
conto e nella valorizzazione del portafoglio al 31 dicembre 2009 da lei successivamente
inviati, dell’esistenza di un tale atto di pegno (cfr. doc. AI 1 all. 9). E,
pure a ragione, ha aggiunto che la controparte nemmeno aveva dato comunicazione
dell’esistenza di un tale atto di pegno negli estratti conti trimestrali
allestiti al 31 dicembre 2009, al 31 marzo 2010 e ancora al 30 giugno 2010
(cfr. doc. AI 1 all. 6-8). 

 

                                         d)
L’attrice ha pure rilevato, sempre con pertinenza, che __________ P__________ aveva
già contestato in due diversi momenti l’esistenza dell’atto di pegno a favore
di S__________ SA, una prima volta nel novembre 2009, in occasione di una
telefonata con il funzionario della convenuta __________ P__________, a seguito
della quale ci sarebbe stato un “chiarimento” tra __________ J__________ e __________
C__________ (doc. AI 34 p. 6 e AI 146 p. 9 e soprattutto il relativo all. 1; in
tal senso si è per altro espresso anche __________ __________ V__________, cfr.
doc. AI 13 p. 4), e una seconda volta il 20 aprile 2010, in occasione di un
incontro presso la convenuta, a seguito del quale è per la prima volta venuta
in possesso del documento attestante la messa in pegno dei suoi averi a favore
di quella società. In merito alla prima contestazione __________ J__________ aveva
obiettato che la stessa riguardava più che altro la durata del credito concesso
a S__________ SA (doc. AI 34 p. 6, confermato nel verbale 14 febbraio 2017 p.
2), sennonché __________ P__________ ha smentito quella sua affermazione, evidenziando
invece che a quel momento __________ P__________ gli era sembrato “molto
sorpreso, come se non sapesse della sua esistenza (nel senso che lui non aveva
mai rilasciato alcun pegno a favore di terzi)” (doc. AI 23 p. 3). Quanto alla
seconda contestazione, su cui __________ J__________ non si è confrontato, anche
la stessa può essere ammessa, egli avendo comunque dato atto che qualche giorno
dopo il 22 aprile 2010 vi erano stati diversi incontri con gli organi dell’attrice,
ovviamente riconducibili a una tale contestazione, per cercare di risolvere la
situazione (doc. AI 34 p. 9, confermato nel verbale 14 febbraio 2017 p. 2).

 

                                         e) 
Non va infine sottaciuto che anche S__________ SA (doc. H) e __________ Ca__________
(doc. AI 121 p. 6 e doc. AI 136 p. 7), avevano a loro volta dichiarato di non
aver né chiesto all’attrice di garantire le loro posizioni né di aver saputo
che quest’ultima avesse concesso una tale garanzia, lasciando intendere, specie
il secondo, anche se la sua testimonianza è stata contestata da __________ C__________,
che la garanzia avrebbe semmai dovuto essere fornita da quest’ultimo a titolo
personale (doc. AI 121 p. 7 e 9 segg. e doc. AI 136 p. 8 segg., dove si parla
di un non meglio precisato documento in tal senso che S__________ C__________
avrebbe rilasciato in bianco all’indirizzo della convenuta).

 

 

                            8.2.2.   Non
essendo, nella migliore - per la convenuta - delle ipotesi, stato provato che
l’atto di pegno di cui al doc. E, firmato in bianco da __________ P__________,
era poi stato da lei completato conformemente alle intenzioni / istruzioni
dell’attrice, resta come detto ancora da esaminare, visto che anche in tale
evenienza quell’atto di pegno era però valido e con ciò atto ad estinguere per
compensazione la pretesa attorea, se e in quale misura l’attrice possa tuttavia
pretendere dalla convenuta il risarcimento del pregiudizio che le era derivato dalla
completazione illegittima di quel documento (cfr. supra consid. 8.2), danno
a fronte del quale la controparte ha contrapposto l’esistenza di una colpa
concomitante dell’attrice, stante la responsabilità imputabile ai suoi organi __________
P__________ e __________ C__________, tale da escludere rispettivamente almeno
da ridurre una qualsiasi pretesa a suo favore (art. 44 CO). Il rilievo è parzialmente
fondato. 

 

 

                         8.2.2.1.   Come si è visto, nonostante l’amministratore delegato __________
P__________ fosse effettivamente all’oscuro che l’atto di pegno di cui al doc.
E sarebbe stato completato con il nome di S__________ SA, è però incontestabile
che la circostanza che egli abbia provveduto a firmare quel documento in bianco
non è estranea al fatto che lo stesso potesse essere completato, e in concreto
sia poi stato completato, contro gli interessi dell’attrice.

                                         

 

                         8.2.2.2.   Ben
più importante però è la responsabilità, già ventilata dall’attrice nell’ambito
della più volte menzionata azione civile da lei promossa in Italia il 4 aprile
2012 (doc. 3), da attribuire al vicepresidente del consiglio d’amministrazione __________
C__________, che in particolare non può essere seguito laddove ha sempre negato
di sapere che l’atto di pegno di cui al doc. E doveva essere completato con il
nome di S__________ SA. 

                                         L’istruttoria di causa ha in effetti permesso di
accertare che la concessione della garanzia a favore di quella società era
stata con ogni evidenza ideata e attuata, con il concorso di __________ J__________
(e fors’anche di __________ Ca__________), proprio da __________ C__________,
che nell’ottobre 2009 era in affari con __________ Ca__________ (doc. AI 53 p.
8), gli era allora debitore per almeno EUR 1'750'000.- (doc. AI 53 all. 1 p. 5)
e dunque aveva un chiaro interesse personale a far sì che quella società,
riconducibile a quest’ultimo, potesse ottenere dalla convenuta un credito di
EUR 1'500’000.-, poi aumentato a EUR 2'000'000.-, che nelle intenzioni avrebbe
dovuto essere di brevissima durata, per le proprie esigenze. Non si
spiegherebbe altrimenti per quale motivo egli, oltre a non aver contestato il
17 febbraio 2010 l’assunto di __________ J__________ secondo cui il credito di
EUR 2'000'000.- concesso a __________ Ca__________ era stato “garantito da
te” (doc. 10), nel novembre 2009, informato del fatto che __________ P__________
aveva casualmente comunicato a __________ P__________ l’esistenza dell’atto di
pegno di cui al doc. E, lo avesse rimproverato evidenziando come il contenuto
di quella comunicazione lo “metteva in seria difficoltà” (doc. AI 23 p.
3), il 22 aprile 2010 abbia consegnato alla convenuta una garanzia personale di
ben EUR 2'000'000.- (doc. 11) e il 10 settembre 2010 abbia provveduto a
corrispondere una parte degli interessi maturati sul conto di S__________ SA __________doc.
M), interventi questi che non possono ragionevolmente essere giustificati da un
suo “eccesso di zelo” o ancora, contrariamente a quanto da lui dichiarato, dalla
sua generica volontà di evitare non meglio precisati danni reputazionali o economici
a carico della società (doc. AI 53 p. 8 e doc. AI 146 p. 5 seg.). Si aggiunga
che egli non ha per altro spiegato in modo plausibile perché proprio il 9
ottobre 2009, il giorno successivo alla sottoscrizione dell’atto di pegno, S__________
SA gli abbia poi concesso un prestito personale di EUR 250'000.- (doc. AI 53 p.
9 e doc. 7 p. 9 e 11). 

                                         Visto che nell’ottobre 2009 la convenuta non avrebbe
mai concesso a S__________ SA un credito di EUR 1'500’000.- sulla base di una
semplice garanzia personale di S__________ C__________, come del resto non ha
poi ritenuto sufficiente quella da lui poi fornita il 22 aprile 2010 (doc. 11),
__________ C__________ e __________ J__________ (e fors’anche __________ Ca__________)
hanno messo in atto l’operazione di allestimento dell’atto di pegno in bianco
di cui al doc. E, sottacendo a __________ P__________ la loro reale intenzione
di completarlo con il nome di S__________ SA, il tutto allo scopo di allegarlo
come garanzia, come poi effettivamente fatto (cfr. doc. AI 111 all. 4), all’indirizzo
del comitato crediti della sede centrale della convenuta, ritenuto che l’abuso
nella completazione di quell’atto è tuttavia venuto alla luce allorché,
nell’aprile 2010, l’attrice, non avendo S__________ SA ancora provveduto a
restituire il credito ottenuto e poi rinnovato in due occasioni, è finalmente venuta
in possesso del documento completato attestante la messa in pegno dei suoi
averi a favore di quella società. Che i fatti si siano svolti proprio in tal modo
è altresì comprovato dal messaggio SMS delle 12.17 del 22 aprile 2010, con cui
S__________ __________ aveva risposto a __________ __________, preoccupato di
doversi confrontare con __________ __________ V__________ dopo che l’attrice
era entrata in possesso del doc. E completato a favore di S__________ SA, nei
seguenti termini: “Lascia stare, V__________ lo metterò a posto io. La
soluzione che firmo io non deve conoscerla e come Ca__________ rimborsa te non
è un suo problema. Lo vedrai a cena con comodo e diremo che la prudenza della
firma del documento di P__________ non sarebbe mai stato utilizzato ma era un
modo tuo di farti approvare all’interno l’operazione, o qualcosa del genere. Ma
quando la buriana sarà passata” (doc. AI 61).

 

 

                         8.2.2.3.   Alla
luce di quanto precede, atteso da una parte che __________ J__________ avrebbe
potuto e dovuto riconoscere che __________ C__________, pur rivestendo un ruolo
di primissimo piano all’interno dall’attrice (tanto che nella denuncia penale essa
lo aveva indicato essere il “fondatore del gruppo C__________” e il “promotore”
della società, cfr. doc. AI 1 p. 2, e nella più volte menzionata causa da lei
promossa in Italia gli aveva persino attribuito la qualifica di suo “deus ex
machina”, cfr. doc. 3 p. 3), a quel momento non disponeva però dei
necessari poteri per vincolare da solo la stessa e ritenuto dall’altra che egli
poteva e doveva essere consapevole che nell’occasione costui stava agendo più
nel suo interesse personale che nell’interesse dell’attrice, con il che
l’operazione messa in atto non risultava del tutto “limpida” (anche perché
altrimenti non si capirebbe per quale motivo fino all’aprile 2010 egli non ha
mai provveduto ad informarla dell’avvenuta completazione dell’atto di pegno con
il nome di S__________ SA, cfr. supra consid. 8.2.1.3), appare tutto sommato giustificato,
visto che egli ciononostante, allo scopo di far aumentare il fatturato della
succursale per garantirne la sopravvivenza futura e non da ultimo allo scopo di
raggiungere gli obiettivi postigli internamente dalla convenuta (verbale 14
febbraio 2017 p. 3 e 5, doc. AI 136 p. 10), aveva ritenuto di prestarsi
all’operazione e di assecondarlo, attribuire all’attrice una concolpa pari al
50%, che impone di ridurre in tale misura la sua pretesa a EUR 1'010'092.40
oltre interessi.

                                         

 

                                   9.   Ne discende che
l’appello della convenuta dev’essere parzialmente accolto ai sensi dei
considerandi che precedono.

                                         Le
spese giudiziarie della procedura di prima istanza vanno caricate alle parti in
base alla loro rispettiva soccombenza (art. 106 CPC), ritenuto che la convenuta
è risultata integralmente vincente per la pretesa di CHF 100'000.- mentre che per
la pretesa di EUR 2'020'184.81 è risultata vincente e soccombente in egual
misura, dato che è stata condannata al pagamento di soli EUR 1'010'092.40 e non
sarebbe comunque stata tenuta al pagamento degli ulteriori EUR 1'000'000.- nemmeno
qualora quella somma non fosse frattanto già stata risarcita da terzi. 

                                         Le
spese giudiziarie della procedura di seconda istanza, calcolate sulla base del
valore qui ancora litigioso di EUR 2'020'184.81, anch’esse da attribuire in
base alla soccombenza (art. 106 CPC), vanno invece caricate alle parti in
ragione di metà ciascuna, visto che la convenuta è in definitiva stata
condannata a pagare all’attrice solo il 50% dell’importo posto a suo carico con
la decisione di primo grado.

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il
RTar

 

 

decide:

 

                                    I.   L’appello
16 settembre 2019 di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la
decisione 2 agosto 2019 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, è così riformata:

 

                                         1.     La petizione è parzialmente accolta. Di conseguenza AP 1 è condannata
a pagare a AO 1 EUR 1'010'092.40 oltre interessi al 5% dal 18 novembre
2010. Per la somma di EUR 1'000'000.- la causa è divenuta priva d’oggetto.

                                         2.     La
tassa di giustizia di CHF 40'000.-, le spese d’assunzione delle prove di CHF
386.50 e le spese della procedura di conciliazione di CHF 350.- sono poste a
carico della convenuta per CHF 19'350.- e per CHF 21'386.50 a carico dell’attrice,
obbligata altresì a rifondere alla controparte CHF 5’000.- per ripetibili.

                                         

                                     

                                   II.   Le
spese processuali di appello di CHF 40’000.- sono a carico delle parti in
ragione di metà ciascuna, compensate le ripetibili.

                                      

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  -   ;

  -     .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a CHF 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF).