# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4262a48-fd66-5a28-b56c-1803cea46f61
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-02-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.02.1997 11.1996.125
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-125_1997-02-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00110

  11.96.00125

  	
  Lugano

  5 febbraio 1997/gb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  
						

 

	
  segretaria:

  	
  Gianinazzi,
  vicecancelliera

  

 

sedente
per statuire nella causa __________ (azione di rivendicazione e accertamento
della proprietà) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, promossa con
petizione del 10 aprile 1996 da

 

	
   

  	
  __________, __________ (__________)

  (patrocinata
  dagli avvocati __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________, __________ 

  __________, __________ 

  __________, __________ 

  formanti
  la comunione ereditaria fu __________ __________

  (patrocinati
  dagli avvocati __________, __________, e __________, __________); 

   

  

e
ora sui decreti 19 giugno 1996 con
cui all’attrice è stato ordinato di prestare una cauzione processuale e del
18 luglio 1996 con cui il Pretore ha accolto la domanda presentata il 10
maggio/26 giugno 1996 dai convenuti tendente alla prestazione di una garanzia
in relazione al provvedimento cautelare emanato inaudita parte il 12 aprile
1996;

 

esaminati gli atti

 

posti i seguenti

 

punti di questione:

 

                           1.           Se dev’essere
accolta l’appellazione presentata il 28 giugno 1996 da __________ contro il
decreto emanato il 19 giugno 1996 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione
2;

 

                           2.           Se dev’essere
accolta l’appellazione presentata il 30 luglio 1996 da __________ contro il
decreto emanato il 18 luglio 1996 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione
2;

 

                           3.           Il giudizio sulle
spese e ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il
__________, proprietario dei fondi n. __________e __________ RFD di __________
come pure delle quote di comproprietà (3/4 sulla particella n. __________e
sulla particella n. __________ e ½) è deceduto a __________ il __________ 1995.
__________, durante gli ultimi venti anni, è stata la sua convivente.

 

                                  B.   Il
10 aprile 1996 __________ ha convenuto davanti al Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 2, __________, __________ e __________, figli del defunto e membri
della comunione ereditaria, rivendicando la proprietà delle particelle n.
__________ e __________ RFD di __________ e delle citate quote di comproprietà
nonché tutti gli oggetti contenuti nella villa. A giustificazione della sua
pretesa essa ha dichiarato di aver acquistato gli immobili il 23 aprile 1986
per fr. 2 500 000.– e di averli poi rivenduti al conte a titolo fiduciario il 6
settembre 1989 per                 fr. 3 000 000.–, di modo che il secondo
contratto non sarebbe giuridicamente vincolante poiché simulato. In via
provvisionale essa ha inoltre chiesto al Pretore di ordinare l’annotazione a registro
fondiario del blocco di ogni trasferimento di proprietà relativamente ai fondi
n. __________ e __________RFD di __________.

 

                                  C.   Statuendo
inaudita parte il 12 aprile seguente, il Pretore ha ordinato all’Ufficiale del
registro fondiario di Lugano di annotare una restrizione della facoltà di
disporre a carico dei fondi n. __________ e __________ RFD di __________
intestati alla Comunione ereditaria fu __________, composta di __________,
__________ e __________ __________.

 

                                  D.   All’udienza
del 10 maggio 1996, indetta per la discussione, i convenuti si sono opposti
alle domande dell’attrice e hanno postulato la revoca del decreto superprovvisionale.
In via subordinata, in caso di accoglimento della domanda cautelare, essi hanno
chiesto, sulla base dell’art. 380 CPC, di ordinare all’attrice di prestare una
garanzia di  fr. 500 000.–. Contestualmente essi hanno presentato un’istanza
tendente al versamento di una cauzione processuale di fr. 300 000.– sulla base dell’art.
153 cpv. 1 lett. b CPC, essendo l’attrice domiciliata in __________.

 

                                  E.   Con
decreto del 19 giugno 1996 il Pretore ha ordinato all’attrice di prestare una
cauzione processuale di fr. 150 000.– e di versare questo importo – entro venti
giorni dall’intimazione del decreto, pena lo stralcio della causa – su un conto
vincolato presso la Banca __________. 

 

                                  F.   Contro
il predetto decreto __________ è insorta con appello del 28 giugno 1996, in cui
postula, previa concessione dell’effetto sospensivo, l’annullamento della
decisione impugnata. Con decreto del 2 luglio 1996 il Pretore ha concesso al
gravame effetto sospensivo. Nelle osservazioni del 18 luglio 1996 __________,
__________ e __________, concludono per il rigetto dell’appello e la conferma
del decreto impugnato.

 

                                  G.   Il
18 luglio 1996 il Pretore ha accolto pure la domanda di prestazione di garanzia
e ha ordinato all’attrice di depositare presso la Pretura o su di un conto
vincolato presso la __________ __________, __________, l’importo di fr. 300
000.– . La tassa di giustizia di fr. 600.– e le spese sono state poste a carico
dell’attrice.

 

                                  H.   __________
è insorta contro quest’ultimo decreto con appello del 30 luglio 1996 in cui
chiede, previa concessione dell’effetto sospensivo, che la decisione impugnata
sia annullata. Con decreto del 20 agosto 1996 la presidente di questa Camera ha
accordato all’appello effetto sospensivo. Nelle osservazioni del 29 agosto 1996
__________, __________, __________ e __________ hanno proposto la reiezione del
gravame e la conferma del decreto impugnato. Contestualmente essi hanno chiesto
l’intersecazione di una frase contenuta nell’appello.

 

Considerando 

 

in diritto:                   I.   Sull’appello
28 giugno 1996

 

                                   1.   Giusta
l’art. 153 cpv. 1 lett. b CPC il convenuto può in ogni stadio della lite
chiedere che l’attore presti cauzione per il rimborso delle spese e per il
pagamento delle ripetibili se questi è domiciliato all’estero e non beneficia
di disposizioni di un trattato internazionale.

 

                                   2.   Il
Pretore, accertato che l’attrice è domiciliata in __________, ha accolto la
domanda di prestazione di cauzione processuale, poiché tale Stato non beneficia
di alcun esonero in virtù di una convenzione internazionale né di un trattato
bilaterale. L’appellante sostiene invece di aver mantenuto il proprio centro
d’interessi – e quindi il domicilio – a __________, con residenza secondaria a
____________________L’idea di costituire un nuovo domicilio in __________ era
semmai legata al matrimonio con il __________: non essendovi stato alcun matrimonio,
non vi sarebbe stato nemmeno un trasferimento di domicilio.

 

a)    Giusta l’art. 20 cpv. 1
lett. a LDIP una persona fisica ha il domicilio nello Stato dove dimora con
l’intenzione di stabilirvisi durevolmente. Il tenore di questa norma
corrisponde a quello dell’art. 23 CC. Sebbene l’art. 20 cpv. 2 LDIP disponga
l’inapplicabilità delle disposizioni del codice civile alle fattispecie internazionali,
ai fini dell’interpretazione dell’art. 20 cpv. 1 LDIP si può nondimeno far capo
alla giurisprudenza relativa all’art. 23 CC (Patocchi/Geisinger,
Code DIP annoté, Losanna 1995, nota 1 ad art. 20; DTF 119 II 65, 169). Secondo
una consolidata giurisprudenza del Tribunale federale, l’intenzione di
stabilirsi durevolmente in un luogo non viene determinata sulla base della
volontà soggettiva di una persona, bensì valutando le circostanze oggettive,
riconoscibili ai terzi, che permettono di dedurre l’intenzione della persona di
agire in tal senso (DTF 97 II 3-4). Di conseguenza si considera “domicilio” il
luogo dove una persona mostra, mediante il proprio comportamento esteriore, di
aver stabilito il centro delle sue relazioni e dei suoi interessi; di regola
risulta decisivo l’uso regolare di locali a scopo di abitazione (Riemer, Personenrecht des ZGB, Berna
1995, nota 184, pag. 87).

 

b)       In
concreto l’appellante sostiene che il suo domicilio si trova a __________, con
residenza secondaria a __________, e non in __________ come ritenuto dal
Pretore. La tesi non può tuttavia essere accolta, non trovando alcuna conferma.
Intanto agli atti vi è una dichiarazione dell’Ufficio controllo abitanti di
__________, dalla quale risulta che l’appellante si è trasferita in __________
il 31 dicembre 1995 (doc. 8), circostanza per altro ammessa dalla stessa
attrice in occasione dell’udienza del 10 maggio 1996 (cfr. verbale pag. 6, in
alto). Essa ha indicato inoltre come fosse intenzione del conte trasferirsi a
sua volta in __________ dopo il matrimonio con lei, ma che tale intenzione non
si è concretata per la morte di questi (verbale 10 maggio 1996, pag. 6).
Infine, essa è effettivamente partita alla volta del __________

c)       ,
dove possiede un appartamento (doc. D pag. 3). In simili circostanze non v’è
alcun elemento che lasci intravedere l’intenzione dell’appellante di mantenere
il centro della propria vita e dei propri interessi a __________. Al contrario,
risulta semmai comprensibile che, deceduta la persona che la legava all’Europa,
essa abbia realizzato il progetto di tornare nel suo paese di origine, dove appunto
possiede un appartamento.

 

c)    L’appellante non può
nemmeno pretendere di essere liberata dall’obbligo di prestare una cauzione
processuale poiché al beneficio di disposizioni di un trattato internazionale.
Infatti il __________, Stato di domicilio dell’appellante, non ha aderito né
alla Convenzione dell’Aja del 1° marzo 1954 relativa alla procedura civile né
alla Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 volta a facilitare l’accesso
internazionale alla giustizia.

 

                                   3.   L’appellante
ritiene di dover essere esonerata dall’obbligo di prestare cauzione processuale
poiché fa parte della comunione ereditaria. A torto. A prescindere dalla
circostanza che la tesi secondo cui il defunto l’aveva istituita erede
principale non trova alcun riscontro probatorio, l’attrice, negli allegati di
causa, non ha fondato le sue pretese sulle norme del diritto successorio, bensì
su quelle attinenti ai diritti reali. Ne deriva che la giurisprudenza citata
dall’appellante non è applicabile, non essendo la fattispecie di natura successoria.

 

                                   4.   Da
ultimo l’appellante ritiene che l’obbligo di prestare una cauzione processuale
sia contrario all’art. 60 Cost., che consacra l’uguaglianza di tutti i
cittadini svizzeri all’interno dei cantoni. A torto. 

 

a)    Intanto l’appellante
travisa il senso dell’art. 60 Cost. e dimentica che tale disposto non trova
applicazione nelle fattispecie internazionali, limitandosi a obbligare i
cantoni a trattare in modo eguale i cittadini del proprio cantone e quelli
degli altri cantoni (Grisel in: Kommentar
zur Bundesverfassung der schweizerischen Eidgenossenschaft, 1989, nota 13 e 15
ad art. 60). Inoltre tale norma non risulta violata nella presente fattispecie,
dal momento che anche i cittadini svizzeri di attinenza ticinese vengono
obbligati a prestare cauzione processuale qualora risultino domiciliati in uno
Stato che non beneficia di un trattato internazionale. 

 

b)   Giovi infine rilevare che
la disparità di trattamento fra i cittadini svizzeri domiciliati in uno Stato
al beneficio di una convenzione che esclude il versamento di una cauzione processuale
e quelli domiciliati in altri Stati, trova la sua giustificazione nella
reciprocità garantita dai suddetti trattati. Ai sensi dell’art. 153 cpv. 1 
lett. b CPC entrano infatti in linea di conto solamente trattati internazionali
o convenzioni bilaterali che prevedono espressamente il reciproco esonero
dall’obbligo di prestare garanzia per le spese processuali (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura
civile ticinese annotato, Lugano 1993, nota 10 ad art. 153; cfr. art. 14 Convenzione
dell’Aja del 25 ottobre 1980 volta a facilitare l’accesso internazionale alla
giustizia e art. 17 della Convenzione dell’Aja del 1° marzo 1954 relativa alla
procedura civile). 

 

       Ciò posto, l’appello deve
essere respinto e il decreto impugnato confermato.

 

 

                                   II.   Sull’appello
30 luglio 1996

 

                                   5.   Il
Pretore ha ordinato il versamento della garanzia sulla base dell’art. 380 CPC
dopo l’emanazione del provvedimento cautelare inaudita parte – di cui i
convenuti hanno chiesto la revoca – e prima della decisione sulla conferma
dello stesso. L’appellante contesta tale decisione asseverando che il Pretore
non può, né d’ufficio né su istanza di parte, statuire sulla garanzia tre mesi
dopo l’emanazione del provvedimento cautelare inaudita parte, prima della
conferma dello stesso, di modo che l’obbligo di prestare garanzia è stato
adottato in urto con l’art. 380 CPC. L’argomentazione è destituita di buon
fondamento. 

 

                             6.a)            Per
l’art. 376 cpv. 1 CPC il giudice ordina, anche prima dell’introduzione della
causa, su istanza di parte, provvedimenti cautelari idonei, quando vi è fondato
motivo di temere che dal ritardo a procedere nelle vie ordinarie potrebbe derivare
un danno considerevole. In particolare possono essere ordinati provvedimenti
tendenti alla conservazione in genere dell’oggetto della lite e dello stato di
fatto esistente (art. 376 cpv. 2 lett. c CPC), quali ad esempio l’annotazione
di una restrizione della facoltà di disporre a registro fondiario (Hohl, La réalisation du droit et les procédures
rapides, Friburgo 1994, nota 519 seg., pag. 168 seg.). Quasi tutti i Cantoni
prevedono la possibilità di far dipendere l’adozione di provvedimenti
conservativi dalla prestazione di garanzie da parte dell’attore; trattandosi di
misure prese in un procedimento sommario, essi sono infatti suscettibili di non
corrispondere all’effettiva realtà giuridica e risultare pertanto di
pregiudizio alla parte convenuta (Hohl,
op. cit., nota 554, pag. 178 seg.; Gloor,
Vorsorgliche Massnahmen im Spannungsfeld von Bundesrecht und kantonalem Zivilprozessrecht,
Zurigo 1982, pag. 84; Cocchi/Trezzini,
op. cit., nota 29 ad art. 376). Spetta ai Cantoni il compito di stabilire se il
giudice decide sulla prestazione di una garanzia d’ufficio o su istanza di
parte. A ogni modo la dottrina è concorde nel ritenere che la massima d’ufficio
si impone qualora venga adottato un provvedimento cautelare senza contraddittorio,
non avendo la parte convenuta alcuna possibilità di partecipazione a questo
stadio del procedimento (Pelet, Mesures
provisionnelles: droit fédéral ou cantonal?, Losanna 1987, nota 134 e
riferimenti ivi citati, pag. 118 seg.). Nel Cantone Ticino il giudice può,
d’ufficio o su istanza di parte, subordinare l’ordine o la conferma di provvedimenti
cautelari ad adeguate garanzie, da prestare entro un termine perentorio (art.
380 cpv. 1 CPC). In virtù della massima ufficiale egli ha dunque la possibilità
di ordinare la garanzia quando lo ritiene più opportuno: all’emanazione del
provvedimento cautelare senza contraddittorio, successivamente se il perdurare
della misura cautelare può risultare pregiudizievole per la controparte (Pelet, op. cit., nota 136 pag. 120)
oppure con la conferma della stessa.

 

b)   Nella fattispecie i
convenuti hanno presentato la richiesta tendente al versamento di una garanzia
in occasione dell’udienza del 10 maggio 1996, indetta per la discussione sulle
misure cautelari emanate senza contraddittorio. Essi hanno proposto in via
principale la reiezione del gravame e in via subordinata, qualora il
provvedimento cautelare fosse stato confermato, la prestazione di una garanzia
bancaria (verbale pag. 2). La questione relativa alla prestazione di una garanzia
dipendeva quindi dalla conferma della misura cautelare. I convenuti hanno poi
modificato la loro domanda con lo scritto del 26 giugno 1996, nel quale hanno
invitato il giudice a pronunciarsi sulla garanzia prima che sulla conferma del
provvedimento cautelare. La questione di sapere se i convenuti potevano
modificare la loro richiesta può rimanere irrisolta giacché il giudice può
ordinare la prestazione della garanzia d’ufficio. In concreto la sua decisione
appare inoltre giustificata dal fatto che in occasione dell’udienza del 10
maggio 1996 è emersa la necessità di una lunga istruttoria, per cui la durata
del provvedimento cautelare potrebbe risultare di notevole incidenza per i convenuti.

 

                                   7.   L’appellante
ritiene che la prestazione di una garanzia non entra in considerazione, non
avendo i convenuti reso verosimile l’esistenza di un concreto rischio di
pregiudizio. Essi si sono limitati ad accennare a trattative relative alla
vendita della proprietà senza peraltro menzionare gli eventuali acquirenti
(doc. 7). Tali considerazioni sono prive di rilevanza giuridica, ritenuto che
il provvedimento adottato dal Pretore è già di per sé atto a causare
pregiudizio ai convenuti. 

 

                                   8.   L’appellante
ritiene inoltre che la restrizione della facoltà di disporre non reca pregiudizio
a coloro che detengono la capacità di disporre della proprietà, poiché non
impedisce di alienare il bene. 

 

a)    Ora, l’attrice, con la
petizione, aveva chiesto al giudice di ordinare, in via cautelare,
l’annotazione a registro fondiario del blocco di ogni possibile trasferimento
di proprietà relativamente ai fondi n. __________ e __________ RFD di
__________ (cfr. petizione 10 aprile 1996, pag. 5). Il Pretore, non essendovi
alcun fondamento giuridico a sostegno di tale domanda, ha invece ordinato
l’annotazione di una restrizione della facoltà di disporre ai sensi dell’art.
960 cpv. 1 n. 1 CC. In realtà sarebbe stato più opportuno ordinare
l’annotazione di un’iscrizione provvisoria ai sensi dell’art. 961 cpv. 1 n. 1
CC. L’annotazione di cui all’art. 960 cpv. 1 n. 1 CC si riferisce infatti solo
a pretese di carattere obbligatorio tendenti al trasferimento della proprietà e
alla costituzione di diritti reali limitati su fondi (Rep. 1985 318 e
riferimenti vivi citati; Rep. 1993 159). In caso di un’azione tendente
all’accertamento e/o rivendicazione della proprietà (art. 641 CC), come di
un’azione di modifica di iscrizione indebita (art. 975 CC), entra in
considerazione, quale misura cautelare, l’annotazione dichiarativa dell’art.
961 cpv. 1 n. 1 CC, la quale ha la funzione essenziale di prevenire l’acquisto
da parte di un terzo che si fidasse dello stato inesatto dell’iscrizione di cui
l’attore si propone di ottenere la rettifica (Rep. 1985 318; Deschenaux in: Schweizerisches Privatrecht,
vol. V/3, I, Basilea 1988, pag. 392). 

 

b)   Tutte le annotazioni a
registro fondiario – siano esse basate sugli art. 959, 960 o 961 – hanno il
medesimo effetto, ovvero quello di limitare la facoltà di disporre del
proprietario iscritto a registro. Il diritto o rispettivamente il rapporto giuridico
annotato ha infatti la priorità nei confronti dei diritti posteriormente
acquisiti sull’immobile; è pertanto assai improbabile che qualcuno proceda
all’acquisto di un fondo consapevole del rischio che esso potrebbe venirgli
successivamente sottratto da colui che beneficia dell’annotazione (Steinauer, Les droits réels, vol. I,
Berna 1990, nota 795, 801 - 803, pag. 216 segg.). La tesi dell’appellante,
secondo cui il fatto di poter disporre giuridicamente del fondo nonostante
l’annotazione impedisce l’insorgere del danno non può pertanto essere
condivisa. Del resto, questa Camera ha già avuto modo di stabilire che qualora
venga ordinata dal giudice, in via provvisionale, l’annotazione a registro
fondiario della restrizione della facoltà di disporre, è da ammettere l’istanza
del proprietario tendente a essere garantito per l’annotazione (Cocchi/Trezzini, op. cit., nota 2 ad art.
380 CPC). 

 

                                   9.   L’appellante
contesta pure l’ammontare della garanzia determinato dal Pretore, fr. 300
000.–, come pure la modalità di versamento della stessa previsto in contanti.
Essa ritiene che l’importo della garanzia deve essere determinato anche in
funzione della potenzialità finanziaria della parte tenuta a versarla. 

 

a)    L’adeguatezza della
garanzia dev’essere intesa non solo in relazione al presumibile danno che il
provvedimento richiesto potrebbe causare alla parte convenuta nel caso in cui
la pretesa di merito dell’istante dovesse risultare infondata, ma anche in
relazione alla potenzialità finanziaria della stessa parte istante. Una simile
considerazione si impone allo scopo di non vanificare il provvedimento
cautelare e di renderlo, in pratica, illusorio e inattuabile (Cocchi/Trezzini, op. cit., nota 3 ad art.
380; Pelet, op. cit., nota 135 e 136, pag. 119 seg.; Gloor, op. cit., pag. 84; Meier,
Grundlagen des einstweiligen Rechtsschutzes, Zurigo 1983, pag. 301 seg.).

 

b)   Nella fattispecie la
determinazione della garanzia nella misura di un decimo del valore venale della
villa nel 1989 (doc. G), per altro non contestato, appare corretta (cfr. anche
I CCA sentenza del 2 agosto 1978 in re CE B./CE B., pag. 5). Che l’appellante
non sia finanziariamente in grado di versare una simile garanzia non è
dimostrato né emerge dagli atti. Dal fascicolo processuale si evince, per
contro, che nel mese di ottobre 1992 essa ha ricevuto dal __________ l’importo
di fr. 1’000’000.– (doc. 6). L’attrice appare quindi in grado di far fronte
alla domanda di garanzia. Non vi è tuttavia motivo per limitare la garanzia a
un pagamento in contanti, come disposto dal Pretore. Va pertanto riconosciuta
all’appellante la facoltà di prestare una garanzia bancaria per l’importo di
fr. 300’000.–. Su questo punto, dunque, l’appello dev’essere accolto. 

 

                                  III.   Sulla
domanda di intersecazione

 

                                10.   Da
ultimo occorre esaminare la domanda di intersecazione formulata dai convenuti
con le osservazioni all’appello in relazione alla frase seguente, contenuta
nell’appello 30 luglio 1996:

 

                                         “l’avv.
__________, contro il quale è pendente una denuncia penale, si è di fatto introdotto
(a quanto egli afferma per conto dei figli __________) nel gennaio scorso
immediatamente dopo il decesso del __________) nelle abitazioni di __________ e
__________ e nel deposito di __________ prelevando tutte le chiavi delle varie
casseforti, innumerevoli oggetti di valore, documentazione attinente a diversi
conti bancari destinati all’appellante e, addirittura, alcune buste contenenti
denaro contante.”

 

                                         Giusta
l’art. 68 CPC le parti e i loro patrocinatori hanno il dovere, fra gli altri,
di non fare uso di espressioni ingiuriose od offensive. I toni usati
dall’appellante per definire il comportamento tenuto dal legale del __________,
oltre che suo, risultano senz’altro offensivi, poiché inducono a ritenere
ch’egli si sia comportato in maniera illecita senza che vi sia alcuna prova in
merito. Oltre a ciò tali affermazioni sono del tutto irrilevanti nel contesto
della presente vertenza. Devono quindi essere stralciate a norma dell’art. 68
cpv. 3 CPC.

 

                                11.   Gli
oneri processuali dell’appello del 28 giugno 1996 seguono la soccombenza (art.
148 cpv. 1 CPC) e sono posti a carico dell’appellante, che rifonderà alle
controparti un’adeguata indennità per ripetibili. Per quel che concerne
l’appello del 30 luglio 1996, ritenuto che esso ha esito favorevole
limitatamente alla modalità di versamento della garanzia, si giustifica di
porre gli oneri processuali a carico dell’appellante nella misura di nove
decimi con l’obbligo di rifondere a controparte un’adeguata indennità per
ripetibili. Non si giustifica invece una modifica del decreto impugnato in
relazione alla ripartizione degli oneri processuali e alla fissazione delle
ripetibili.

 

Per questi motivi

 

vista per le spese anche la tariffa
giudiziaria

 

pronuncia:              1.            L’appello
28 giugno 1996 è respinto e il decreto impugnato è confermato.

 

                           2.           Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia                                       fr. 450.–

                                         b) spese                                                         fr.  
50.–

                                                                                                                 fr.
500.–

 

                                         sono posti a carico
dell’appellante con l’obbligo di rifondere alle controparti fr. 800.– a titolo
di ripetibili di appello.

 

                           3.           L’appello 30 luglio
1996 è parzialmente accolto nel senso che il considerando 1 decreto impugnato è
così modificato:

 

“La domanda
dei convenuti è accolta e di conseguenza è fatto ordine __________ __________
di fornire una garanzia bancaria irrevocabile per l’importo di fr. 300 000.– a
titolo di garanzia a dipendenza del provvedimento supercautelare 12 aprile
1996.”

 

                                         Per il resto il decreto
impugnato rimane invariato.

 

                           4.           Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia                                       fr. 450.–

                                         b) spese                                                         fr.  
50.–

                                                                                                                 fr.
500.–

 

                                         sono posti per quattro
quinti a carico dell’appellante e per un quinto a carico degli appellati in
solido, con l’obbligo per l’appellante di rifondere alle controparti fr. 720.–
a titolo di ripetibili ridotte d’appello.

 

                           5.           Intimazione a:

                                         - avv. __________,
__________;

                                         - avv. __________,
__________;

                                         - avv. __________,
__________;

                                         - avv. __________,
__________.

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 2.

 

 

Per la Prima Camera civile del
Tribunale di appello

La presidente                                                         La
segretaria