# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3af0116d-0cc9-5fba-840d-2edf454056f0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 14.12.2011 72.2011.91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2011-91_2011-12-14.html

## Full Text

Incarto
  n.

  72.2011.91

  	
  Mendrisio,

  14 dicembre 2011/da

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

  
					

	
  composta da:

  	
  Mauro Ermani,
  Presidente

  
	
   

  	
  GI 1GI 2
  giudice a latere

  AS 1,
  assessore giurato

  AS 2,
  assessore giurato

  AS 3,
  assessore giurato

  AS 4,
  assessore giurato

  
	
   

  	
   

  
	
   

  	
  Andrea
  Minesso, vicecancelliere

  

 

sedente nell’aula penale di questo palazzo pretorio, per giudicare

 

	
  nella causa penale

  	
  Ministero pubblico

  

 

	
   

  	
  e in qualità di accusatori privati:

   

  
	
   

  	
  ACPR 1 

  ACPR 2 

  rappresentati dall’avv. RAAP 1

   

  ACPR 3 

  

 

	
  contro

  	
  IM 1

  rappresentato dall’avv. DUF 1

  
	
   

  	
   

  

	
   

  	
  in carcerazione
  preventiva dal 27 novembre 2010 all’8 aprile 2011 (133 giorni)

  
	
   

  	
  in esecuzione anticipata
  della pena dall’8 aprile 2011

  

 

imputato,
a norma dell’atto d’accusa n. 91/2011 del 22 settembre 2011, di

 

 

                                   1.   tentato omicidio
intenzionale

subordinatamente lesioni semplici

per avere,

la sera del 26 novembre 2010, verso mezzanotte,

a __________, in Via __________, nell’atrio dell’appartamento
coniugale al primo piano, dopo averla costretta a chiudere la porta a chiave,

tentato di uccidere sua moglie ACPR 1 (avendo comunque preso in
considerazione tale eventualità),

 

subordinatamente,

intenzionalmente cagionatole un danno al corpo o alla salute,

 

afferrandola con forza al collo, dapprima con la mano sinistra e
poi con entrambe le mani, spingendola contro la porta d’entrata e le pareti del
corridoio, colpendola pure con sberle, pugni e calci, stringendo la presa al
collo sempre più forte fino a tramortirla,

desistendo dal suo agire perché sua moglie si divincolava, lo
colpiva con gli stivali che teneva in mano e cadeva a terra, 

procurandole delle lesioni escoriative localizzate alla regione
anteriore e laterale sinistra del collo, un trauma al fianco destro e un trauma
cranico non commotivo, come meglio descritto nel certificato medico 27.11.2010
del pronto soccorso dell’Ospedale Regionale di __________ e nel rapporto
29.11.2010 del medico legale, agli atti;

 

 

                                   2.   presa d’ostaggio
aggravata

per avere, a __________,

la notte del 26/27 novembre 2010, fino alle ore 07.50 circa,

in Via __________, nell’appartamento coniugale al primo piano,

sequestrato ed essersi impadronito di sua moglie ACPR 1 e del figlio
di lei Y. (nato il __________), per costringere dapprima sua moglie e poi gli
agenti della Polizia cantonale, a fare, omettere o tollerare un atto,
minacciando di uccidere, di cagionare una lesione personale grave o di trattare
con crudeltà il bambino, la donna o entrambi,

 

e meglio, dopo i fatti descritti al punto precedente,

 

                                2.1   per essersi
impadronito del piccolo Y.,

afferrandolo e trattenendolo con forza vicino a sé, spostandosi
con lui verso il balcone dove si era rifugiata sua moglie, puntandogli la
pistola alla tempia destra, minacciando di ucciderlo, per costringere sua
moglie a non più gridare aiuto e a rientrare nell’appartamento;

 

                                2.2   per avere, subito
dopo,

sequestrato sua moglie e il bambino nel soggiorno, limitandone la libertà
per oltre sette ore, facendoli sedere su una sedia, in una poltrona e in
seguito anche sul divano, sedendosi a sua volta su uno sgabello di fronte a
loro, minacciando ripetutamente di uccidere il bambino puntandogli contro la
pistola da distanza ravvicinata, se sua moglie non l’avesse ascoltato e se non
avesse risposto alle sue domande, minacciandola pure di romperle le gambe e le
braccia con una mazza da baseball che aveva preso dal balcone;

 

inoltre, quando i primi tre agenti della Polizia cantonale
suonavano e bussavano alla porta dell’appartamento, l’imputato dopo aver preso
la munizione e caricato l’arma, ordinava a sua moglie di non aprire e di dire
agli agenti che non era successo nulla e di andarsene, minacciandola di
uccidere il bambino se non l’avesse fatto, puntandogli nuovamente la pistola
alla tempia;

 

quando poi, verso le ore 02.00 circa, quattro agenti dei reparti
speciali e due dei reparti mobili irrompevano nell’appartamento, l’imputato si
alzava immediatamente in piedi, puntando la pistola carica contro la moglie e
il bambino, minacciando di sparare e di ucciderli se gli agenti non fossero
usciti subito;

 

in seguito, nelle ore successive, durante le conversazioni
telefoniche con gli agenti del gruppo negoziati, l’imputato rifiutava di
arrendersi o di consegnare il bambino, minacciando ripetutamente di sparare
alla moglie e al bambino, che nel frattempo si erano addormentati sul divano e
su una poltrona, nel caso in cui la Polizia avesse nuovamente tentato di
entrare nell’appartamento;

 

per finire, verso le ore 07.40 circa, dopo aver esploso un colpo
di pistola e dopo che sette agenti dei reparti speciali irrompevano
nell’appartamento, l’imputato s’impadroniva della donna e del bambino,
afferrandoli e trattenendoli vicino a se, abbassandosi e riparandosi dietro il
bambino, minacciando di ucciderli puntando contro di loro la pistola carica,
costringendo gli agenti a fermarsi, indietreggiare e uscire dall’appartamento;

 

dopo di che, distratto dal responsabile dei reparti mobili
speciali, l’imputato veniva sorpreso da tre agenti penetrati alle sue spalle
dal balcone, neutralizzato, disarmato e arrestato, fase nel corso della quale
esplodeva due colpi di pistola;

 

                                   3.   tentato omicidio
intenzionale, ripetuto

subordinatamente esposizione a pericolo della vita altrui,
ripetuta

per avere,

a __________, il 27 novembre 2010, tra le ore 07.40 – 07.50 circa,

in Via __________ nell’appartamento coniugale al primo piano,

nelle circostanze di cui al punto 2 del presente atto di accusa,

dopo avere ripetutamente puntato la pistola carica e disassicurata
contro di loro, sia alla testa che ad altre parti vitali del corpo,

agendo in uno stato psicofisico alterato dall’alcool,

 

tentato di uccidere sua moglie ACPR 1, il figlio di lei Y. (nato
il __________) e gli agenti dei reparti speciali della Polizia cantonale __________.,
__________., __________., __________., __________., __________., __________., __________.,
__________. e __________ (avendo comunque preso in considerazione tale
eventualità),

 

subordinatamente,

messo senza scrupoli in pericolo imminente la loro vita,

 

e meglio per avere,

 

                                3.1   esploso un colpo di
pistola, mentre era seduto sullo sgabello di fronte ai suoi familiari e parlava
al telefono con un agente del gruppo negoziati, proiettile che non colpiva
nessuno, ma impattava nella parete del soggiorno, alle spalle di Y., che si era
addormentato sulla poltrona, mentre ACPR 1 dormiva vicino a lui sul divano;

 

                                3.2   tentato di sparare
all’agente dei reparti speciali __________., che era penetrato
nell’appartamento dal balcone, puntandogli la pistola carica e con colpo in
canna alla testa da distanza ravvicinata, non riuscendo nel suo intento perché
l’agente reagiva immediatamente colpendolo con un pugno al volto
destabilizzandolo;

 

                                3.3   tentato di uccidere
gli agenti dei reparti speciali __________., __________., __________., __________.,
__________., __________., __________., __________., __________. e __________.,
sua moglie e il bambino, esplodendo altri due colpi di pistola da distanza
ravvicinata, prima di essere immobilizzato a terra e prima che la pistola si
inceppasse, proiettili che sfioravano i presenti e si conficcavano nel
frigorifero, rispettivamente nella parete del soggiorno, dopo essere stati
deviati dal pavimento, da una gamba del tavolo e da quella di una sedia;

 

 

                                   4.   violenza o minaccia contro
le autorità e i funzionari

per avere,

a __________, il 27 novembre 2010,

in Via __________, nell’appartamento coniugale al primo piano,

nelle summenzionate circostanze,

usato violenza e minaccia contro gli agenti della Polizia
cantonale, impedendo loro di compiere un atto che rientrava nelle loro funzioni
e meglio di procedere alla liberazione di sua moglie ACPR 1 e del figlio di lei
Y. e di procedere al suo arresto, minacciandoli ripetutamente con la pistola,
rifiutando di consegnare la pistola, di liberare i suoi familiari, nonché
ribellandosi e opponendosi all’arresto;

 

 

                                   5.   infrazione alla LF sulle
armi

per avere,

in data imprecisata nel mese di gennaio o febbraio 2010, senza
diritto,

intenzionalmente introdotto sul territorio svizzero, dall’__________,
una pistola semiautomatica marca SIG modello P210 no. di serie __________, con
due caricatori e 38 cartucce FMJ 9 mm Luger, acquistata a __________ da uno
sconosciuto al prezzo di fr. 1'500.-, detenendola al suo domicilio di __________,
dove gli è stata sequestrata dalla Polizia il 27 novembre 2011;

 

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;

reati previsti: dagli art. 111 CP, richiamato l’art. 22 CP,
subordinatamente 123 cifra 2 cpv. 1 CP, subordinatamente 129 CP, 185 cifra 1 e
2 CP, 285 cifra 1 CP e 33 cpv. 1 LARM.

 

 

	
  Presenti

  	
  §  il 8 PP 1, in rappresentanza del Ministero pubblico;

  §  l'imputato IM 1,
  assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;

  §  l’avv. RAAP 1, patrocinatore (con GP)
  degli accusatori privati ACPR 1 e Y. (indicato nell’atto d’accusa con
  l’iniziale del nome, Y.).

   

  

 

Espletati i pubblici      martedì 13 dicembre 2011, dalle
ore 09:30 alle ore 15:12;

dibattimenti                  mercoledì 14 dicembre
2011, dalle ore 17:00 alle ore 17:18.

 

 

Evase le seguenti

questioni:                      Il difensore, avv. DUF 1,
precisa che il suo assistito non è ancora ufficialmente divorziato, ma che egli
ha sottoscritto la convenzione di divorzio e che la relativa istanza è tuttora
pendente.

 

Sentiti                         §   il
Procuratore pubblico, il quale, dopo avere ricordato che sono novecento
all'anno i casi di litigi domestici che interessano le forze di polizia, elenca
alcuni precedenti riguardanti l'imputato e meglio: le minacce proferite nel
2005 contro un amico (il quale riferì pure di una pistola detenuta
dall'imputato, ma mai rinvenuta); il litigio con la moglie avvenuto nel luglio
2010 (in occasione del quale l'imputato l'avrebbe presa per i capelli) e
l'intervento della Polizia comunale nel settembre 2010 a causa di un ulteriore, accesa discussione con la moglie. Passa quindi in rassegna i fatti
avvenuti la sera del 26 novembre 2011. Per quanto riguarda il primo capo
d'imputazione (tentato omicidio intenzionale sub. lesioni semplici), la
Pubblica accusa ribadisce la sua convinzione che IM 1 volesse uccidere la
moglie o che quantomeno avesse preso in conto tale eventualità. In relazione al
secondo capo d'imputazione (presa d'ostaggio aggravata), evidenzia che la
pistola è comparsa quando la moglie, dopo essersi trovata a terra, ha tentato
di raggiungere il balcone. A quel momento, la pistola aveva già il caricatore
inserito con la munizione (sette colpi). L'imputato aveva consapevolezza della
pericolosità delle armi da fuoco: lui stesso ha raccontato di un episodio di
cui era stato sfortunato protagonista proprio un cugino. La presa d'ostaggio ha
riguardato dapprima il bambino (di cui si era impadronito per costringere la
moglie a fare ciò che voleva l'imputato), poi il bambino e la moglie (per
tenere sotto scacco la Polizia). Nonostante la gravità della situazione,
l'imputato ha sempre mantenuto tutta la sua determinazione: seppur confrontato
con una sproporzione di mezzi, egli non ha demorso. L'arma non è stata caricata
inavvertitamente ma volontariamente, prima che il colpo venisse esploso:
l'imputato ha sparato proprio per dimostrare la sua determinazione, ben
cosciente del rischio. IM 1 non era in uno stato tale da non capire cosa stesse
succedendo: difatti egli si è accorto dell'arrivo degli agenti dal balcone
nonostante fosse in quel momento appositamente distratto dall'ufficiale di
polizia e ha avuto il riflesso di girarsi e puntare la pistola contro l'agente __________
La condotta dell'imputato - determinato e consapevole - ha messo in pericolo la
vita di dieci agenti della Polizia cantonale, oltre che di sua moglie e del
bambino. Ad ogni modo merita di essere elogiata la professionalità mostrata
dalla Polizia cantonale sia in occasione dell'intervento, sia nel seguito del
procedimento. Quanto al terzo capo d'imputazione (tentato omicidio intenzionale
ripetuto, sub. esposizione a pericolo della vita altrui ripetuta), a mente
della Pubblica accusa deve essere riconosciuto il dolo eventuale (sia nei
confronti della moglie sia degli agenti di polizia): sebbene non siano dati gli
elementi per ammettere la sua piena intenzione di uccidere, l'imputato ha
accettato di agire malgrado fosse cosciente del rischio. Rammentato che la
comminatoria minima di pena nei casi di presa d'ostaggio aggravata (avendo
l'imputato minacciato di uccidere i suoi ostaggi) è di tre anni, espone i
criteri rilevanti per la commisurazione della pena. Innanzitutto, il precedente
penale a carico dell'imputato (le minacce contro un amico), contrariamente a
quanto potrebbe apparire, é di una certa gravità se si tiene conto anche delle
minacce rivolte contro la moglie nel luglio 2010. Poi vi è da considerare la
lunga durata dei fatti di cui all'atto d'accusa. Quanto allo stato psicofisico
dell'imputato, nonostante questi si trovasse sotto l'effetto dell'alcol
(misurato alle ore 08:30 del mattino, il suo tasso alcolemico era pari all'1.67
per mille), si può affermare che il suo comportamento non era quello da persona
ubriaca. Se avesse provocato la morte di una o più persone, l'imputato avrebbe
meritato una pena detentiva di 15 o 16 anni. Nel caso concreto, trattandosi di
semplice tentativo, tenuto conto di una lieve scemata responsabilità (pari a
circa il 30%) e considerato l'atteggiamento generale dell'imputato (il quale
non ha avanzato alcuna proposta di risarcimento né ha dimostrato consapevolezza
del rischio da lui creato), la Pubblica accusa, postulata l'integrale conferma
dell'atto d'accusa, chiede che IM 1 sia condannato a una pena detentiva di
dieci anni e che sia ordinata la confisca di tutto quanto posto in sequestro;

 

                                    §   l’avv.
RAAP 1, rappresentante degli accusatori privati ACPR 1 e Y., la quale
inizia la propria arringa ringraziando gli agenti di polizia che sono
intervenuti e ricordando come in questa vicenda abbiano corso il rischio di
morire. Mette in risalto la violenza domestica subìta anche da Y. (la madre
essendo stata picchiata più volte) e l'apparente invisibilità di quest'ultimo
agli occhi dell'imputato. Ricorda come IM 1 abbia puntato la pistola contro il
piccolo, usandolo finanche come uno scudo. Afferma che i danni patiti
potrebbero provocare in Y. un disturbo postraumatico da stress, malgrado egli
appaia tranquillo. A mente della patrocinatrice, la Corte deve valutare
severamente i reati ascritti all'imputato, fornendo così la giusta visibilità
al piccolo Y.. Per quanto attiene ai capi d'imputazione 1 e 3 dell'atto
d'accusa, la rappresentante degli accusatori privati considera che il confine
che separa il tentativo di omicidio dalle lesioni semplici sia stato senz'altro
varcato dall'imputato, nonostante quest'ultimo non lo abbia ammesso. Al
riguardo ricorda che sono sufficienti gli indizi esteriori nonché le regole
dell'esperienza della vita per giungere a tale conclusione. Elenca in dettaglio
gli elementi indicati dalla giurisprudenza del Tribunale federale in proposito
(DTF 133 IV 1, 125 IV 242), tra cui il grado di probabilità dell'evento, la
gravità della violazione del dovere di diligenza e il movente. Sottolinea che,
in concreto, l'imputato ha proferito minaccia di uccidere (dopo, peraltro,
avere in passato dichiarato che presto sarebbe diventato famoso) e quella sera
ha caricato e disassicurato la pistola (da lui stesso acquistata
precedentemente) nonostante fosse ubriaco e non atto a maneggiarla. Individua
nella gelosia il suo movente. Ritiene che il dolo eventuale debba essere
ammesso (DTF 103 IV 65). Quanto alla presa d'ostaggio (reato che protegge due
beni, ossia la libertà dell'ostaggio e la libertà della vittima di coazione),
considera che gli elementi costitutivi siano sicuramente realizzati. Per ciò
che attiene ai capi d'imputazione 4 e 5, rinvia all'atto d'accusa e, seppur
conscia di non doversi esprimere al riguardo, si associa alla richiesta di pena
avanzata dalla Pubblica accusa. Passando al risarcimento dei danni subìti,
premesso che il torto morale è sempre incalcolabile, rammenta che i suoi due
assistiti hanno trascorso otto ore durante le quali hanno creduto di morire.
Chiede pertanto un'indennità di CHF 10'000.- a testa per moglie e figlio,
definendola una cifra modesta ma conforme alla giurisprudenza dell'Alta Corte
federale. Per il resto, dopo avere informato che nessuna terapia è stata finora
seguita, chiede il riconoscimento del principio secondo cui gli eventuali costi
futuri saranno a carico dell'imputato e postula la condanna di quest'ultimo al
pagamento delle spese legali (CHF 12'797.90), concludendo con l'appello alla
Corte affinché sia così data visibilità alla moglie e a Y.;

 

§l’avv. DUF 1, difensore
dell’imputato IM 1, il quale premette che tutti sono consapevoli che poteva
finire peggio, che poteva scapparci il morto e che anche all'imputato è andata
bene. Tuttavia, ritiene che non si debba essere eccessivamente severi e che sia
invece importante assicurare equilibrio ed equità. Definisce la vicenda un
dramma della gelosia: l'imputato amava sua moglie anche se nel modo sbagliato e
non sopportava che questa frequentasse liberamente altri uomini. Quella sera
lui la scorge in un bar, ma lei non gli presta alcuna attenzione. L'imputato, a
mente della difesa, è un geloso patologico, nonostante ciò non sia stato
pienamente riconosciuto nella perizia, e cita al riguardo un articolo
scientifico di __________ (già prodotto con la richiesta di completamento della
perizia). Ribadisce che il suo assistito non aveva alcuna intenzione di
uccidere la moglie: voleva semplicemente che la smettesse di vedere altri
uomini e che lo rispettasse come marito. Afferma che IM 1 si trovava in uno
stato confusionale, sia per le violente emozioni, sia per l'alterazione
alcolica. Per quanto riguarda il primo capo d'imputazione, sostiene che la
conversazione con il mediatore della polizia, presa quale fondamento dell'atto
d'accusa, è in realtà confusa. Non vi è alcun dolo diretto nell'imputato, ma
neppure un dolo eventuale: la stessa moglie non menziona alcun strangolamento
nel corso del suo interrogatorio ed è sempre lei a dichiarare che l'imputato a
un certo punto l'ha lasciata, a riprova dell'assenza dell'intenzione di
uccidere. Il rapporto medico del dottor PE 1 parla d'altronde di escoriazioni
superficiali e non conclude minimamente per un qualsiasi pericolo per la vita.
Risulta estremamente difficile, nell'ipotesi dello strangolamento, sostenere
l'esistenza di un dolo eventuale di uccidere. Nel caso concreto l'imputato non
ha mai avuto l'intenzione di causare la morte della moglie e quindi il presunto
reato non ha mai avuto inizio. D'altronde, il fatto che l'atto d'accusa
contenga anche una subordinata conferma la debolezza dell'imputazione di tentato
omicidio. Per ciò che attiene al secondo capo d'accusa, afferma che la presa
d'ostaggio non è stata orchestrata dall'imputato, il quale neppure si era
accorto, al suo arrivo nell'appartamento, della presenza del bambino. Ad ogni
modo l'imputazione di cui al punto 2 dell'atto d'accusa non è contestata. Per
contro, è contestato che l'imputato abbia minacciato la moglie di romperle le
gambe, così come indicato nel punto 2.2 dell'atto d'accusa, sebbene si tratti
di un aspetto comunque irrilevante. Quanto al terzo capo d'imputazione, citata
la giurisprudenza riguardante l'art. 129 CP (tra cui DTF 121 IV 67 e la
sentenza 23.06.2005, inc. 72.2004.83, del Tribunale penale cantonale), contesta
l'esposizione dei fatti della Pubblica accusa in relazione all'esplosione del
primo colpo di pistola, poiché Y. dormiva sulla poltrona, in posizione defilata
rispetto alla traiettoria del proiettile. Osserva che la fotografia nr. 7 della
ricostruzione non è corretta, poiché la moglie in realtà si trovava sul divano.
Il colpo è partito accidentalmente durante la manipolazione dell'arma (DTF 94
IV 60). Gli altri due colpi sono stati esplosi inavvertitamente a causa della
fase convulsa dovuta all'irruzione della polizia. All'imputato si può quindi
rimproverare tutt'al più il reato di cui all'art. 129 CP. Quanto alle
imputazioni di cui ai punti 4 e 5 dell'atto d'accusa, rileva soltanto che il
punto 4 è assorbito dalla presa d'ostaggio, mentre il punto 5 non è causale
rispetto a quest'ultima. In relazione ai precedenti del suo assistito,
definisce comunque corretto il suo rapporto con la moglie e considera veniale
l'episodio avvenuto nel 2005. Chiede che sia riconosciuta l'attenuante
specifica di cui all'art. 48 lett. c) CP, quantomeno per la fase iniziale o che
sia almeno tenuta in conto nell'ambito del movente. Sostiene che il dramma
della gelosia è stato superato con la firma, da parte dell'imputato, della
convenzione di divorzio. Postula il riconoscimento della scemata responsabilità
ai sensi dell'art. 19 CP e conclude chiedendo che la pena non superi i tre anni
di detenzione, da computarsi il carcere preventivo sofferto. Per quanto attiene
alle pretese degli accusatori privati, non si oppone al principio, ma si
rimette alla valutazione della Corte per gli importi delle indennità per torto
morale.

 

 

Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

                                    I.   Curriculum vitae

 

Interrogato dalla polizia IM 1 ha dichiarato:

 

"
Da parte mia posso dire che sono nato il __________ a __________
(__________) ed in questo luogo ho svolto le scuole elementari sino alla 5
classe. A 11 o 12 anni è morto mio padre ed io, per forza di cose ho iniziato a
lavorare.

Voglio precisare che io sono cittadino __________ in quanto mio
papà, dopo il servizio militare svolto in __________ per il __________, è
rimasto in questo luogo e si è sposato con mia mamma che è originaria del __________.
Per questo motivo io ho ereditato la cittadinanza __________. Come detto, dopo
la morte di mio padre, ho iniziato a lavorare come apprendista meccanico. Ho
lavorato in officina per due o tre anni ed in seguito, nel 1974 o nel 1975 è
scoppiata la guerra civile. In quegli anni ho smesso di lavorare e con la mia
famiglia, composta da mia madre, mio fratello __________ siamo andati ad
abitare da mia sorella __________ a __________ (capitale del __________). Ho
trascorso qualche anno da mia sorella ed in seguito, quest’ultima con suo
marito hanno lasciato la capitale per andare in __________. Io sono restato con
mia madre e mio fratello ed ho iniziato nuovamente a lavorare come meccanico.
All’età di 15 anni ho dovuto iscrivermi per forza nelle forze militare del __________
poiché vi era in atto la guerra civile ed avevano bisogno di persone.

Per fortuna, essendo cittadino __________, sono stato esentato dal
prestare servizio militare ed ho continuato la mia attività di meccanico.
All’età di 17 anni e mezzo, ho lascito il lavoro nell’officina e sono andato in
__________. In questa nazione ho iniziato nuovamente a lavorare come riparatore
di motori fino a quando, nel 1990 ho raggiunto la Svizzera, e meglio __________.
Qui ho lavorato inizialmente in cucina come lavapiatti e tuttofare. Nel 2003 ho
raggiunto il Ticino e ho lavorato come magazziniere presso la ditta __________
di __________. Ho lavorato per questa azienda per uno o due anni e poi ho fatto
un periodo di disoccupazione. Ho poi lavorato in una ditta di pulizie (__________
di __________) fino a quando, nel 2008, ho cambiato lavoro, svolgendo
l’attività di aiuto cuoco presso l’albergo __________. In questo esercizio
pubblico vi ho lavorato per 1 anno circa, e successivamente ho trovato un altro
impiego presso l’albergo __________. A ottobre di quest’anno, l’albergo ha
chiuso la stagione ed io ho iniziato un piccolo periodo di disoccupazione.

 

L’interrogante mi chiede se non ho mai svolto il servizio militare
in __________. Da parte mia rispondo che probabilmente, avendo vissuto per
diverso tempo in __________, non mi hanno mai mandato la citazione. Io non ho
mai fatto richiesta di prestare servizio”. (PS 20.12.10).

 

Dalla perizia psichiatrica si apprende:

 

"
Per l’anamnesi familiare si segnala che il padre, d’origine __________,
autista di professione, è deceduto nel corso di un incidente della circolazione
nel 1972. Viene descritto come disponibile e presente. La madre, del 1928, di
etnia __________, è tuttora vivente ed è descritta come brava e anch’essa
disponibile.

Non sono conosciute eredopatie psichiatriche nell’alvo familiare.

Il periziando è il penultimo di una fratria di sette, di cui
quattro abitanti ancora in __________ e una sorella deceduta in tenera età per
ragioni non note. Il fratello più giovane vive in __________.

 

Per l’anamnesi personale segnaliamo che il periziando è nato nel ’__
da parto eutocito, a __________ in __________. Non ha particolari ricordi della
prima infanzia, che sembra però essersi svolta nel contesto della “normalità”
seguendo i canoni di una popolazione coloniale. Scolarità minima e poco
valutabile, caratterizzata da frequenti “bigiate”. Il suo sviluppo sentimentale
ha inizio in __________ con una ragazza di colore, con la quale, alcuni anni
fa, ha ancora avuto un contatto telefonico. Con il rientro in __________
nell’81, incontra __________, la prima moglie, nata nel ’66, con la quale starà
insieme, prima di sposarsi, quattro anni. Matrimonio nell’85, e nascita della
figlia __________ nel __________. Incontra la moglie ad una festa di paese e la
loro relazione è caratterizzata da obiettivi comuni: formari sì una famiglia,
ma con una modalità d’attuazione diversa. Il primo conflitto è insorto con la
nascita della loro figlia: il periziando avrebbe voluto che essa crescesse con
loro, mentre la mamma desiderava che __________ fosse gestita dalla nonna
materna e dalla cognata. Questa confusione familiare ha portato la bimba a
chiamare mamma, la zia. La moglie, disoccupata in __________, viene invitata
dai suoi familiari a stabilirsi per le stagioni in Svizzera. Il periziando
acconsente senza vivere sentimenti di gelosia. Due anni più tardi, anch’egli
viene in Svizzera a lavorare con la moglie, dapprima all’Hotel __________, dal
’91 al ’95, ed in seguito a __________ pure in un Hotel, per altri cinque anni.

Nel contempo, la relazione con la moglie degrada, fino a giungere
alla separazione nel 2002 ed al divorzio ca. nel 2004. Il periziando subisce il
degrado della vita familiare, secondo lui influenzato da fattori esterni, in
particolare da rapporti intrafamiliari.

La separazione ed il divorzio avvengono senza che il periziando e
sua moglie abbiano occasione di spiegarsi. Secondo il periziando, la famiglia
della moglie ha fatto da filtro, tanto che alle sue numerose telefonate non ha
mai avuto risposta.

 

Nel 2005 il periziando minaccia un suo conoscente, nel contesto di
una festa, dopo aver bevuto molto alcol. Secondo il suo racconto anamnestico,
un anno più tardi però sarebbe stato il suo amico a chiedergli scusa per
l’accaduto, invitandolo a casa sua. Non ha tuttavia accettato l’invito.

 

L’incontro con la sua attuale moglie avviene nel 2007, in occasione di un matrimonio __________. Dopo tre mesi di conoscenza, il periziando va a
vivere nell’appartamento della sua futura moglie, che sposerà nel luglio del
2008. La relazione degrada progressivamente a causa di litigi legati,
soprattutto, al fatto che lei riallaccia i rapporti con un suo ex amante. Il
peritato reagisce dapprima abbandonando l’appartamento, ma rientrando per
renderla visita, si trovava confrontato con una moglie triste e confusa che lo
pregava di non lasciarla sola. Il periziando decide così di restare a casa,
questo anche nei momenti di maggiori diatriba.

Il periziando ha viepiù l’impressione e la consapevolezza di
perdere l’esclusività affettiva, ed ogni intrusione telefonica o visiva di un
altro uomo nella vita della moglie, diventa motivo di litigio. Di nuovo,
proprio per evitare la degenerazione in violenza del suo vissuto di gelosia,
lascia – per la seconda volta – la casa. Ma quando tornava, trovava la moglie
nuovamente triste e depressa, e sempre con la richiesta di non essere
abbandonata. In questo contesto il vissuto del periziando si modifica ancor
più, egli infatti diventa semrpe più possessivo e, nel contempo, sviluppa una
depressione reattiva.

 

Per quanto concerne l’uso di sostanze additive, il periziando nega
l’uso di sostanze stupefacenti. Per contro, la sua anamnesi è ricca
d’intossicazioni alcoliche recidivanti. La prima ubriacatura avviene a 18 anni,
e descrive le ulteriori intossicazioni alcoliche come caratterizzate da
un’importante logorrea. Le intossicazioni alcoliche sono legate, nel suo caso,
ad un’amnesia anterograda”.
(AI 85).

 

 

II. Precedenti

 

IM 1 ha un precedente per minaccia. Con decreto di accusa del 16
agosto 2005 è stato condannato ad una multa di fr. 300.- per aver minacciato di
sparare con una pistola tale __________. Nel relativo rapporto di polizia si
legge:

 

"
In data 04.07.2005 ore 1600, il querelante __________, inoltrava
brevi manu, presso la vostra cancelleria, una denuncia penale contro l’amico IM
1 dimorante a __________, per minacce di morte, in merito ai fatti avvenuti nel
corso della notte, ore 0100 a __________, all’esterno del centro __________.

 

Il querelante è stato interrogato il 16.07.2005, dove ha
confermato che al termine di una festa __________ tenuta appunto presso il
centro __________ di __________, sul piazzale dell’edificio, per futili motivi,
dopo una colluttazione, veniva minacciato di morte dal IM 1, nel senso che gli
avrebbe sparato con una pistola.

A porre termine al litigio fra le parti, intervenivano degli
avventori che erano presenti alla festa. Dopo i fatti, il querelante faceva
rientro verso il domicilio, dove, a __________, all’uscita autostradale, nei
pressi del nuovo posto di Polizia, notava la vettura del querelato, ferma in
appostamento. Il querelante spaventatosi per le minacce proferite poco prima
dal querelato, fermava una vettura della polizia che si trovava in zona,
spiegando l’accaduto agli agenti. I colleghi, con il querelante si recavano al
domicilio del querelato senza che però questi si facesse trovare. (jour N. __________).

In sede d’interrogatorio il querelante ha puntualizzato che il
querelato in casa, teneva una pistola che a suo tempo, in due o tre occasioni,
gli aveva mostrato durante delle visite al suo domicilio ed è per questo
motivo, sentendosi in pericolo, il __________ ha inoltrato la predetta querela.

In data 21.07.2005 si chiedeva al SPP __________ un ordine di
perquisizione e sequestro presso l’abitazione del querelato alfine di
verificare la presenza o meno di un’arma da fuoco.

In data 22.07.2005, ore 0700, il sottoscritto, unitamente al
collega sgtc __________ e due colleghi della Pol Com di __________, ci si
recava al domicilio del querelato il quale, sentite le motivazioni della nostra
presenza, acconsentiva senza alcun problema alla perquisizione domiciliare, la
quale dava esito negativo.

Per contro durante la perquisizione al suo veicolo Mazda 323
targato __________, nel cruscotto, si rinveniva una pistola giocattolo in
plastica, di colore nero, mancante del tappo rosso sulla canna.

Tradotto in ufficio a __________, il querelato, è stato
interrogato in merito alle minacce contro il __________ e al rinvenimento della
pistola giocattolo.

IM 1 ha ammesso che la notte del 04.07.2005 ore 0100, all’esterno
del ristorante __________, dopo una discussione sfociata in vie di fatto,
minacciava di morte il __________ affermando che gli avrebbe sparato.

Ha pure ammesso che dopo la lite e le minacce rivolte al
querelante, con il suo veicolo, si recava a __________ nei pressi del nuovo
posto di Polizia e questo poiché a suo dire si sarebbe dovuto trovare con una
ragazza e non per aspettare il __________ onde commettere atti di rilevanza
penale.

 

Per quanto riguarda il possesso di una pistola, il IM 1 ha negato di aver mai posseduto un’arma da fuoco e tantomeno di averla mostrata in altre occasioni
al querelante e di aver minacciato delle persone.

In merito alla pistola giocattolo rinvenuta nel suo veicolo, il
querelato nelle sue dichiarazioni è stato molto evasivo nel senso che in un
primo momento ha dichiarato che l’arma giocattolo era di un bambino, poi ha
asserito di averla trovata due settimane fa nel suo veicolo e di non sapere chi
ce l’avesse messa, forse da qualche suo amico!!!!!.

Una volta trovata l’arma giocattolo, la depositava nel cassetto
porta oggetti dove questa mattina è stata da noi ritrovata e sequestrata.

 

IM 1 ha dichiarato che le minacce espresse nei confronti del __________
sono state dettate da un momento di rabbia e soprattutto dal suo stato fisico
alterato da bevande alcoliche e che mai avrebbe messo in atto quanto affermato.
Oltre al reato di minacce, il querelato è stato denunciato anche per infrazione
alla Larm siccome l’arma giocattolo è sprovvista del tappo rosso sulla canna e
alla vista di qualsiasi profano, quest’arma può essere sicuramente scambiata
per un’arma vera.

 

IM 1 si è impegnato in futuro a tenere un comportamento normale e
di limitarsi dal bere alcolici in modo smisurato.”

 

 

                                  III.   L’acquisto dell’arma
usata la sera dei fatti

 

Dagli atti è emerso che nel gennaio 2010 l’imputato ha acquistato
l’arma poi utilizzata la notte dei fatti all’origine delle principali e più
gravi imputazioni qui oggetto di disamina. L’accusato, che ha peraltro
raccontato di avere una certa paura delle armi da fuoco, ha riferito di averla
acquistata a __________, al prezzo di fr. 1'500.-,dietro indicazioni di uno
sconosciuto incontrato a __________ e che voleva vendergli del “fumo”. A suo
dire voleva semplicemente, per la sua sicurezza personale, portarla in __________,
dove in passato aveva assistito ad una sparatoria. L’accusa non ha preteso che
tale acquisto fosse già finalizzato a risolvere, a modo suo, il conflitto
famigliare. Certo, resta qualche dubbio sulle spiegazioni fornite dall’imputato
ma, sia che sia, è stato comunque accertato che, nel periodo indicato egli ha
prelevato dal suo conto, in una sola volta, proprio l’importo indicato. A ciò
aggiungasi che, avesse acquistato la rivoltella già con l’intenzione di usarla
contro la moglie, IM 1 l’avrebbe impugnata già in occasione dell’antefatto di
cui si riferisce qui di seguito. Con il che l’accusa di cui al N. 5 dell’AA è
stata confermata.

 

 

                                 IV.   L’antefatto

 

Quella oggetto di disamina non è la prima volta in cui gli agenti
sono dovuti intervenire presso l’abitazione coniugale dei IM 1 a __________. Di particolare rilievo, per comprendere la dinamica dei fatti poi succedutisi, è quanto
accaduto la sera 12 luglio 2010. Nel relativo rapporto di polizia si legge:

 

"
Si presenta presso i nostri sportelli ACPR 1 asserendo che nella
serata di ieri veniva malmenata dal marito IM 1.

 

In pratica ieri sera terminato il lavoro ACPR 1 si fermava al Bar __________
per bere qualcosa in compagnia del suo ex fidanzato e di un suo amico. Il
marito verso le ore 2200 visto che la moglie non era ancora rincasata, decideva
di andarla a cercare.

La trovava all’interno del Bar __________ dove entrava. Lei vedendolo
arrivare lasciava il Bar e si recava presso il loro appartamento. Pochi minuti
dopo i due si ritrovavano entrambi nella loro abitazione.

 

In questo frangente IM 1 la prendeva per il collo e gli tirava i
capelli. Lei si spostava in camera da letto dove veniva raggiunta dall’uomo che
tramite ventilatore le dava un colpo alla spalla.

 

A seguito di questo lei lasciava l’appartamento per la notte,
andando da una sua amica senza ritenere necessario avvisare la Polizia.

 

Oggi si presentava presso i nostri uffici per la denuncia.

 

ACPR 1 acconsentiva alla sospensione del procedimento penale nei
confronti del marito.

 

Visto che la donna non ha paura a far rientro presso il suo
domicilio con il marito, i coniugi lasciavano i nostri uffici assieme.”

 

In particolare quella sera l’imputato aveva visto la moglie al bar
in compagnia di un suo ex e, colto dalla gelosia, ha reagito in maniera
quantomeno inadeguata. La lite è poi proseguita a casa dove IM 1 non è però
riuscito ad impedire alla moglie di lasciare l’appartamento.

Il giorno dopo la moglie è sì rientrata a casa ma, da allora, ha
deciso di dormire in camera con suo figlio (avuto da una precedente relazione
con tale __________ all’epoca in cui questi scontava una pena in regime di semi
prigionia), mentre il marito è rimasto nella camera matrimoniale. A mente di
lei la relazione con il consorte era, di conseguenza, da considerarsi chiusa e
si sentiva quindi libera di frequentare altri uomini, mentre, di tutta
evidenza, per lui non lo era del tutto, così come il fatto di continuare a
condividere il medesimo appartamento lo autorizzava a nutrire ancora molte
speranze che tutto tornasse come prima.

 

 

                                  V.   Le circostanze
dell’arresto

 

Nel rapporto di arresto si legge:

 

"
In data 27 novembre 2010, verso le ore 00:10, presso la centrale
del Reparto Mobile __________ veniva chiesto l’intervento della Polizia
Cantonale a __________ – Via __________, per una lite domestica.

 

La segnalazione veniva fatta dalla signora __________, inquilina
del palazzo ubicato in Via __________. Durante la prima richiesta d’intervento,
spiegava che al primo piano c’era in atto una lite domestica che vedeva
coinvolti i coniugi IM 1 e ACPR 1. Pochi minuti dopo, la richiedente richiamava
i nostro servizi comunicando che la lite era degenerata ed il marito, con una
pistola, teneva in ostaggio la moglie e suo figlio.

Alfine di verificare quanto stesse accadendo, veniva inviata una
pattuglia sul posto. Quest’ultima, dopo un sopraluogo, poteva accertare che
effettivamente nell’appartamento al primo piano IM 1, mediante una pistola,
teneva sequestrati la moglie ACPR 1 ed il figlio di lei, Y..

La pattuglia aveva stabilito un primo contatto con il
sequestratore, senza però riuscire a persuaderlo dal suo intento criminoso. Le
circostanze, ed in particolar modo l’atteggiamento aggressivo ed irresponsabile
del sequestratore, non permettavano agli agenti intervenuti di entrare
nell’appartamento alfine di risolvere la questione.

Venivano quindi attuate le misure del caso, con particolare
riguardo all’intervento di un gruppo di negoziatori e dei reparti mobili
speciali.

Il gruppo di negoziatori riusciva a stabilire un contatto con IM 1,
il quale, durante i colloqui, ribadiva la sua intenzione di uccidere la moglio ACPR
1 e il figlio di quest’ultima, Y.i e di farsi uccidere dalla Polizia. Questo
nel caso in cui qualcuno avesse tentato di entrare nell’appartamento.

Dopo una lunga fase di negoziazione, durante la quale il
sequestratore non dava segni di collaborazione, verso le ore 07.50, veniva
udita un esplosione d’arma da fuoco all’interno dell’appartamento. Trovandosi
confrontati a questa situazione, sapendo delle intenzioni dell’autore armato, i
reparti speciali intervenivano, facendo irruzione nell’appartamento.

Riuscivano quindi a neutralizzare l’autore e liberare gli ostaggi.

Nessuno rimaneva ferito anche se nel corso di questa operazione
l’autore, come ammesso, esplodeva dei colpi.

 

L’autore del sequestro, a seguito dell’immobilizzazione, riportava
delle contusioni come da certificato medico allegato.

Prima di essere verbalizzato veniva portato con l’ambulanza
all’Ospedale Civico di __________ per le cure del caso e si provvedeva pure a
prelevi per le analisi tossicologiche ed alcolemiche.

Veniva in seguito accompagnato al Commissariato di __________ per
essere interrogato. Dichiarava che questa situazione era da ricondurre alla
vita coniugale con la moglie, ormai compromessa. Di fatto, sebbene vivessero
sotto lo stesso tetto, da quando avevano deciso di separarsi, circa 4 mesi fa,
svolgevano due vite completamente separate.

 

L’accusato spiegava che la sera del 26 novembre 2010 era rincasato
verso le ore 22.00, dopo aver sorbito qualche birra durante la giornata. Non
trovando la moglie a casa, decideva di andare nuovamente in giro. Giunto
all’esterno di un esercizio pubblico situato a __________ – Via __________ (di
fronte al negozio __________), notava la vettura di ACPR 1. Decideva quindi di
verificare dove si trovava la consorte e per questo guardava l’interno del Bar
dalla finestra.

Queste circostanze permettevano a IM 1 di appurare che la moglie
si stava intrattenendo con una persona anziana.

La moglie, notando la sua presenza, con un cenno della mano lo
invitava ad allontanarsi. Questo insieme di situazioni, gli provocavano un
forte senso di rabbia e rancore nei confronti di ACPR 1.

 

IM 1 si allontanava quindi dall’esercizio pubblico e rincasava a __________.
Al sopraggiungere della moglie, avvenuto a quanto pare poco prima della
mezzanotte, iniziava una discussione verbale, che ben presto degenerava in
violenza fisica.

 

Il marito andava in camera, prendeva la pistola che teneva
custodita in un comodino con i rispettivi proiettili e di rientro nel salotto
la puntava contro il figlio di ACPR 1 (con esattezza l’interrogatorio non ha
permesso di stabilire l’esatto momento in cui è stata caricata l’arma ma
certamente nel corso dell’inchiesta sarà un fatto da appurare). Sta di fatto,
che ad un certo punto IM 1 si trovava tra le mani la pistola carica.

 

Stando alla versione dell’accusato, la Polizia raggiungeva in seguito
il palazzo in cui viveva e gli chiedeva di poter entrare nell’appartamento
alfine di capire cosa stesse succedendo.

Sostanzialmente IM 1 rifiutava categoricamente, minacciando i
presenti e soprattutto il figlio di ACPR 1 che costantemente teneva sotto tiro
con la pistola.

 

Veniva poi contattato telefonicamente da un agente di Polizia che
tentava di farlo desistere dai suoi atti ma lui non ne voleva sapere.

 

Ad un certo momento, stando sempre alle dichiarazioni
dell’accusato, gli agenti di Polizia facevano irruzione nell’appartamento e
lui, per farli desistere, puntava nuovamente la pistola in direzione del
bambino, minacciando di aprire il fuoco. Gli agenti, trovandosi confrontati a
questa situazione, indietreggiavano sino ad uscire dall’appartamento.

 

Veniva quindi nuovamente intrapresa una fase di negoziazione, la
quale però non portava ad un risultato concreto.

Verso le ore 07.50 circa, dopo che dalla sua pistola faceva
esplodere un proiettile, gli agenti di polzia facevano una seconda irruzione
nell’appartamento. Durante questa fase, sempre a dire dell’accusato, partiva
dalla sua pistola una secondo proiettile.

Veniva quindi immobilizzato, trasportato all’ospedale civico per
le cure del caso, e quindi interrogato.

 

La moglie è pure stata interrogata e sostanzialmente ha confermato
quanto dichiarato dal marito IM 1, spiegando che suo figlio, durante il
sequestro, era costantemente sotto tiro dalla pistola impugnata dal marito. Che
il marito minacciava la vita del bambino puntando la pistola all’altezza della
sua tempia. La donna non ha potuto terminare la sua audizione a causa del suo
stato di spossatezza. Il verbale sarà ripreso domani (domenica 28.11.2010) dopo
che la donna sarà stata visitata dal patologo PE 1.

 

Rileviamo che pure la donna è stata sottoposta ai prelievi per la
determinazione del tasso alcolemico ed all’esame tossicologico.

 

(…)

 

La donna ed il bambino hanno avuto ospitalità dalla famiglia __________.
Pure intervenuta la signora __________ (__________) la quale ha preso a carico
il minore durante l’interrogatorio della vittima ACPR 1”.

 

A circa un’ora dagli ultimi accadimenti, IM 1 è stato sottoposto a
prelievo del sangue che ha rivelato un tasso medio di alcolemia dell’1,78‰
(minimo 1,69, max 1,87). Tenuto conto del tasso di eliminazione che nella prima
ora è di ca. lo 0,2‰, si ha che nell’ultima fase IM 1 aveva un tasso alcolemico
superiore al 2‰ se si prende il valore a lui più favorevole, ossia quello
massimo. Ne discende che la sua scemata imputabilità va presunta, come da
costante prassi giurisprudenziale che fissa nel 2‰ il valore a partire dal
quale si deve considerare limitata la capacità di intendere e di volere. Ci
torneremo.

 

 

                                 VI.   I fatti dell’AA (N. 1-4)

 

                                   1.   In linea generale la Corte
ha accertato i fatti così come indicato nel rapporto d’inchiesta in atti e
riassunti nell’atto d’accusa.

 

                                   2.   L’accusa di tentato
omicidio sub. di lesioni semplici (AA N. 1)

 

                                  a)   Dopo una giornata passata
inoperosa, IM 1 ha cenato ancora in casa. Ha poi deciso di uscire a __________
in sella alla sua motoretta. Percorrendo una strada che non costituisce la via
più breve, è giunto davanti al bar __________ di __________ dove vedeva la
moglie ballare con un uomo più anziano. Fermatosi davanti al bar e richiamata
l’attenzione della moglie, questa gli faceva cenno di andarsene. Fatto sta che
invece di proseguire per __________ faceva rientro a casa. In precedenza la
consorte (verso le 21’00) era uscita con il figlio con l’intenzione di andare a
prendere un amico, alla stazione di __________, che avrebbe dovuto giungere da __________.
In realtà questa persona non è arrivata e la donna ha così deciso di non
rientrare subito a casa e di passare un po’ di tempo con un’amica al bar __________,
dove poi giunse il marito. Fece rientro a casa verso la mezzanotte. Una volta
parcheggiata la vettura, unitamente al figlio, saliva le scale con gli stivali
in mano onde non far rumore. Sortite le chiavi dalla borsetta, ha aperto la
porta e, mentre il bambino raggiunse di corsa la sua camera, è stata subito
aggredita dal marito, che si è immediatamente impossessato delle chiavi così da
impedirle di uscire.

 

                                  b)   La Corte, relativamente a
questo frangente, ha accertato i fatti così come raccontati dalla vittima,
apparsa del tutto credibile e sincera, e ben riassunti nel rapporto di polizia:

 

"
ACPR 1, a quell’ora, come spiegato nel capitolo 3.2, era
rientrata al suo domicilio con il figlio Y.. In base alla versione della donna,
una volta entrata, trovava IM 1 all’interno del corridoio che lo aspettava.
Mentre la donna stava chiudendo la porta a chiave, l’imputato sovrapponeva la
sua mano destra a quella della moglie e con la sinistra gli afferrava il collo.
Lei tentava di gridare ma lui stringeva troppo forte, tanto da non permettere
alla donna di chiedere soccorso. La vittima vedeva il figlio piangere manon
poteva far altro che guardare. Tentava invano di liberarsi ma nualla di ciò che
faceva la aiutava a far perdere la presa dal collo.

ACPR 1, ha spiegato che in queste circostanze ha pensato di
morire, anche perché in quei momenti si è ricordata di alcune frasi proferite
da suo marito in situazioni tranquille e non conflittuali, quando gli aveva
detto che “…sarebbe arrivato il suo giorno…”

 

Ad un certo punto, sempre mentre il marito le cingeva il collo,
quest’ultimo la spingeva contro la porta. La donna vedeva nuovamente suo figlio
piangere e cercava di liberarsi facendo dei movimenti verso il basso. Riusciva
finalmente nel suo intento, scivolando sul pavimento, con la schiena rivolta
verso il muro. In quelle circostanze le girava la testa a causa della forte
stretta al collo. Si alzava e, avendo in mano i suoi stivali, per difendersi,
riusciva a colpire l’imputato. Quest’ultimo iniziava a sanguinare.

 

A seguito di ciò, ACPR 1 veniva spinta dal marito contro qualcosa
di duro, verosimilmente la porta o il muro, ed afferrata nuovamente al collo
con entrambi le mani. La donna ricorda che il marito stringeva molto forte,
tanto da non più riuscire a respirare per un lungo periodo. In questi momenti, ACPR
1 si sentiva mancare e, le pare di ricordare che il marito, rendendosi conto di
cosa stesse facendo, allentava la presa, tanto da farla cadere a terra.

 

La vittima descrive quei momenti come se fosse stordita, e,
naturalmente, spaventata. Cercando di superare quei brutti momenti, rimaneva a
terra per qualche istante, per poi trascinarsi sino al divano a tastoni. Qui
riusciva a mettersi in piedi, ad aprire la porta finestra del balcone e una
volta all’esterno a chiedere aiuto. La donna era evidentemente sotto shock,
tanto che quando si trovava all’esterno del balcone, per sua stessa ammissione,
ha pure pensato di saltare per fuggire dal marito. Quest’ultimo è stato più
veloce di lei e si è presentato con una pistola puntata alla tempia di Y.”.

 

                                   c)   Relativamente all’accusa di
tentato omicidio per la stretta al collo della donna, la Corte ha ritenuto che
nel comportamento dell’uomo non vi fosse l’intento di uccidere. Questo in
particolare prestando fede alla versione della stessa vittima che, agli
inquirenti, ha dato atto che l’uomo, una volta accortosi che faceva fatica a
respirare, ha mollato la presa. Orbene se davvero avesse voluto ucciderla, mal
si comprende per quale ragione IM 1, proprio nel momento in cui l’evento
avrebbe potuto realizzarsi, avrebbe desistito. A ciò aggiungasi che se avesse
davvero voluto uccidere la moglie, avrebbe pure potuto farlo anche in seguito
utilizzando la pistola. La Corte ha quindi considerato che l’accusato ha
commesso il reato di lesioni semplici causando alla moglie, già in questa prima
fase, le lesioni riscontrate (trauma cranico e lesioni cutanee al collo
compatibili con un afferramento manuale) nei certificati medici dell’OR__________
e del dott. PE 1 in atti.

 

                                  d)   Certo è che, già a questo
stadio, si può concludere che in realtà il vero intento dell’imputato era di
impedire che le cose andassero come in occasione del citato antefatto e meglio
che la moglie potesse lasciare l’appartamento e rifugiarsi, senza troppe
difficoltà, altrove.

 

                                   3.   L’accusa di presa
d’ostaggio aggravata

 

                                  a)   Una volta liberatasi dalla
presa al collo del marito, la donna si è spostata sul balcone da dove ha
chiamato aiuto, in particolare rivolgendosi all’inquilina del piano di sopra (__________).
Visto ciò l’accusato ha preso la pistola che si trovava nell’armadietto della
sala e l’ha puntata contro il piccolo Y.. Al che, sempre dal balcone, nel
chiamare aiuto la moglie ha urlato “__________, __________, chiama la polizia
perché lui ha una pistola”. In quel frangente la moglie è poi stata fatta
rientrare, sotto minaccia, nell’appartamento.

 

                                  b)   Così allertata da __________,
la polizia giungeva poco dopo sul posto. Così il rapporto di polizia:

 

"
In data 27 novembre 2010, verso le ore 00:10, presso la centrale
del Reparto Mobile __________ veniva chiesto l’intervento della Polizia Cantonale
a __________ – Via __________, per una lite domestica.

 

La segnalazione veniva fatta dalla signora __________, inquilina
del palazzo situato in Via __________. In una prima telefonata la donna
spiegava che al primo piano dell’immobile in cui abitava, vi era in atto una
lite domestica che vedeva coinvolti i coniugi IM 1 e ACPR 1. Pochi minuti più
tardi, __________ chiamava nuovamente i servizi di Polizia comunicando che la
lite era degenerata e IM 1, con una pistola, teneva in ostaggio la moglie e suo
figlio.

 

Al fine di verificare quanto stesse accadendo, venivano inviate
due pattuglie sul posto. Una di queste rimaneva all’esterno per controllare la
situazione, mentre la seconda, composta da tre agenti, entrava nel palazzo. Uno
di loro prendeva contatto con la richiedente, mentre gli altri due si recavano
al primo piano dove parlavano con gli inquilini presenti 

 

(…)

 

La situazione creatasi quella sera era critica, le pattuglie di
primo intervento erano consapevoli che all’interno dell’appartamento non era in
atto una “semplice” lite domestica, e le testimonianze orali raccolte tra gli
inquilini lasciavano intendere che IM 1 minacciava la moglie ACPR 1 e, con
tutta probabilità anche il figlio Y.. Necessitava quindi l’intervento dei
reparti speciali, addestrati ad un intervento rapido, deciso, ed equipaggiati
con materiale tecnico e protettivo adatto a questi tipi di avvenimenti.

 

Alle ore 01.20 circa del 27 novembre 2010, il capogruppo dei
reparti speciali – __________ – Sgtm della Polizia Cantonale, arrivava
nell’immobile di Via __________ ed alle ore 01.55, dopo aver valutato la
situazione ed aver effettuato una ricognizione dei luoghi, unitamente ad altri
tre agenti a lui subordinati che nel frattempo lo avevano raggiunto, si
posizionava all’esterno della porta principale dell’appartamento.

 

Il responsabile dell’intervento – __________, attraverso la porta
principale chiusa, aveva modo di parlare sia con ACPR 1 che con IM 1.
Quest’ultimo ribadiva a più riprese quanto già dichiarato alle prime pattuglie
intervenute sul posto, ovvero che non avrebbe aperto la porta e di ritornare
alle ore 08.00.

 

Chiaramente la situazione non permetteva di attendere ulteriore
tempo, ritenuto che, anche il responsabile dei gruppi speciali, aveva avuto la
percezione che IM 1 stesse condizionando la donna, impedendole di esprimersi
liberamente e di aprire la porta. La sensazione di __________ era che la voce
dell’imputato fosse alterata dalla rabbia.

Verso le ore 02.00 del 27 novembre 2010, a seguito dell’inosservanza dell’imputato di un ordine perentorio di aprire la porta, previa
autorizzazione dell’ufficiale di picchetto, il gruppo speciale entrava in
azione.

Quest’ultimi erano equipaggiati con il giubbotto antiproiettili
pesante, un gillet tattico con la scritta Polizia, uno scudo balistico con
scritta Polizia e la propria arma d’ordinanza. Uno di loro aveva con sé l’arma
non letale (che spara proiettili di gomma); nessuno portava il casco
antiproiettile.

Per entrare nell’appartamento veniva utilizzata un’apposita pressa
idraulica che, posizionata sul telaio della porta, permetteva di divaricarne i
montanti, riuscendo ad aprire la porta senza difficoltà. Nell’insieme
l’irruzione nell’appartamento veniva effettuata da quattro agenti dei reparti
speciali e da due dei reparti mobili.

Il terzo poliziotto del reparto mobile, posizionato anch’esso nel
corridoio vicino alle scale, al momento dell’irruzione, sentendo i colleghi
all’esterno che gridavano intimando: “alt, Polizia”, usciva all’esterno per
verificare cosa stesse succedendo, pensando che qualcuno era saltato dal
balcone. Appurava in seguito che dalla finestra dell’appartamento dell’imputato
era stata gettata una mazza da baseball.

 

Una volta entrati, gli agenti del corpo speciale instauravano un
contatto visivo con l’imputato, il quale si trovava in fondo al corridoio a
destra, rispetto all’entrata principale. Per contro, i due agenti del reparto
mobile, una volta varcata l’entrata principale, giravano a sinistra,
controllando la presenza di persone nelle camere e nel bagno.

 

I due agenti del reparto mobile non avevano modo di notare cosa
stesse succedendo all’interno del salotto, in quanto intenti a verificare le
camere ed il bagno. __________ aveva però modo di sentire il capogruppo del
reparto speciale – __________ – che intimava “giù la pistola”, mentre un uomo
(l’imputato) rispondeva in modo deciso, ma con una certa agitazione, di
andarsene.

 

Il capogruppo del reparto speciale – __________ – nel descrivere
quelle circostanze, nella sua audizione spiegava:

 

“…Siamo avanzati fino all’angolo
sinistro del corridoio e ci siamo disposti proprio all’entrata della sala. Ho
visto l’uomo in piedi e in mezzo alla sala, posizionato verso il divano…”

 

“…Io sono entrato per terzo e l’ho
visto in piedi. Lui era girato parzialmente verso il tavolo, con le braccia
lungo il corpo. Come siamo entrati nell’appartamento abbiamo subito detto
all’uomo che eravamo della Polizia, di fermarsi e di mostrarci le mani. Ricordo
che dalla posizione indicata in precedenza, l’uomo si è girato verso di noi e
ha alzato il braccio puntandoci la pistola contro. Ha fatto il movimento con il
braccio destro…”

 

“…Successivamente l’uomo ha puntato
la pistola anche contro la donna e il bambino. Lui si trovava dietro di loro e
con la pistola li toccava fisicamente. Si spostava una volta puntandola contro
la donna, un’altra contro il bambino e poi contro di noi. In quei momenti ho
potuto vedere bene la pistola. Mi sono reso conto che si trattava di una
pistola tipo militare 210 con il cane armato e il caricatore inserito. Lui
teneva il dito nel grilletto. Non ho visto se la pistola fosse assicurata o
meno…”

 

“…Siamo rimasti all’interno
dell’appartamento complessivamente circa due minuti. Quando ho visto il
comportamento dell’uomo, sconsolato, ho deciso di ripiegare. Ho ordinato agli
agenti di ripiegare. Da parte mia ho alzato le mani per mostrargli che non ero
armato, dicendogli di stare tranquillo che non avremmo fatto niente e che
saremmo usciti, visto che lui ci minacciava dicendoci di uscire perché
altrimenti avrebbe sparato alla donna e al bambino…”

 

Un secondo agente del reparto speciale – __________ – caporale
della Polizia Cantonale, descrivendo la situazione che si era venuta a creare
in quei frangenti, spiegava:

 

“…Subito dopo essere entrati i miei
colleghi si sono accorti che l’imputato si trovava nella sala alla destra
dell’entrata, poiché si sentivano le voci e le urla. Da parte mia ho
controllato la camera di fronte alla porta d’entrata. Mi sembra che fosse buia
e ho quindi utilizzato la torcia per controllare se vi fosse qualcuno. Non
c’era nessuno all’interno. Ho poi svoltato l’angolo verso il bagno e l’altra
camera, ma non sono entrato nei due locali. Nel corridoio non c’era nessun
altro. Ho poi raggiunto i miei colleghi, che si trovavano all’inizio della sala.

 

Dalla mia posizione sentivo
l’imputato che urlava, ma non ricordo esattamente le sue parole. Mi sembra che
dicesse di andare via altrimenti avrebbe sparato, ma non sono sicuro di queste
parole.

 

IM 1 si trovava in piedi nella
sala, verso sinistra, vicino alla finestra. Davanti a lui vi era la donna e il
bambino, anche se quest’ultimo l’ho visto solo in seguito. La donna era seduta,
mentre presumo che il bambino fosse sdraiato. Tra noi e la donna e il bambino,
se ben ricordo, vi era un tavolo con le sedie…” 

“…Ricordo che lui puntava l’arma
contro di loro, come pure contro di noi, facendo un movimento da sinistra a
destra e viceversa…”

 

“…ADR che dalla mia pisizione, ero
il quarto uomo, ho visto la sagoma dell’uomo e l’arma, ma non posso dire se la
stessa fosse o meno carica, se avesse il dito nel grilletto oppure no…”

 

“…Ricordo che l’agente che fungeva
da sicurezza allo scudo ha intimato a IM 1 di buttare l’arma. È poi subentrato
il capogruppo, che gli ha fatto la stessa intimazione. Il capogruppo mi ha
quindi chiesto di prendere l’arma 40 millimetri, ossia l’arma non letale. Sono corso a prenderla nel furgone e quando sono risalito nell’appartamento i miei
colleghi stavano indietreggiando…”

 

Un terzo agente dei gruppi speciali – __________ – appuntato della
Polizia Cantonale, ha descritto la medesima situazione nella maniera seguente:

 

“…Ad un certo punto il capogruppo
ci ha ordinato di entrare. Eravamo in quattro. Io ero in seconda posizione,
subito dopo il collega con lo scudo balistico. Quando siamo entrati
nell’appartamento, il corridoio non era illuminato dalle luci interne ma dal
riverbero della luce delle scale. Ho rivolto lo sguardo verso destra, in
direzione della sala. La sala non era completamente al buio, ma vi era della
luce e ho potuto vedere il qui presente IM 1, più o meno al centro della sala,
e ho visto che teneva in mano una pistola perché l’ho vista luccicare. Ho
riconosciuto che era una SIG 210…”

 

“…Dalla mia posizione ho potuto
vedere che il cane era armato, il caricatore era nell’arma e il dito nel
grilletto. IM 1 puntava la pistola contro la donna e il bambino, come pure
verso di noi. Quando puntava la pistola contro la donna e il bambino la puntava
verso parti vitali del loro corpo. Io mi trovavo a circa due metri, due metri e
mezzo da IM 1, mentre lui era a circa 80 cm – 1 metro dalla donna e il bambino. In questa fase IM 1 non si è fatto scudo con la moglie o il bambino, come
invece nel secondo intervento…”

 

“…ADR che mentre puntava l’arma, IM
1 minacciava di ammazzare la donna, di ammazzare il bambino e di ammazzarci. Ad
un certo punte ha pure iniziato a contare dicendo che al tre li avrebbe
ammazzati.

 

Io ho reagito all’ordine del mio
capogruppo, che ci aveva detto di retrocedere…”

 

Il quarto agente dei gruppi speciali – __________ – sgt. della
Polizia Cantonale, nella sua audizione, ha dichiarato:

 

“…Ad un certo punto il capogruppo
ha ordinato di entrare nell’appartamento. Un mio collega ha aperto la porta con
la pressa idraulica. Io sono stato il primo del gruppo ad entrare e non sapevo
quale situazione avrei trovato all’interno. Non sapevo se doveva girare a
destra, a sinistra o andare di fronte. Non appena aperta la porta ho visto che
c’era della luce verso destra e quindi verso la sala, mentre il corridoio e le
altre camere non so se erano illuminate. Ho visto un movimento alla mia destra
e ho capito che il pericolo veniva da quella parte e quindi mi sono girato da
quel lato proteggendomi con lo scudo. Avevo una buona visuale verso la sala e
non ho avuto bisogno di utilizzare la torcia…”

 

“…Sono avanzato con il mio compagno
per pochi passi nel corridoio fino all’altezza dell’angolo sinistro della sala.
Non siamo andati oltre perché sulla destra vi era l’angolo cucina aperto e
siccome era un locale non controllato poteva essere fonte di pericolo.

Dalla posizione in cui mi trovavo
ho visto un uomo. Era in piedi con il braccio destro sicuramente lungo il
fianco mentre non saprei dire come teneva il braccio sinistro. Si è girato
nella nostra direzione e ci ha mostrato l’arma.

 

Per mostrare l’arma intendo dire
che l’ha puntata alla tempia del bambino o a quella della donna oppure puntava
l’arma contro di noi o se la puntava anche contro se stesso…”

 

“…Quando la puntava contro la donna
e il bambino l’avvicinava e l’allontanava da loro non saprei dire fino a che
distanza è arrivato, anche se la distanza era ravvicinata…”

 

“…ADR che ho avuto l’impressione
che la donna piangesse e gridasse. Forse gridava anche il bambino. Devo dire
che in quei momenti l’uomo gridava dicendoci di andare via altrimenti avrebbe
sparato e ammazzato qualcuno. Da parte nostra intimavamo all’uomo di
arrendersi. Il nostro tono era deciso e forte…”

 

“…ADR che dalla mia posizione ho
potuto chiaramente vedere che l’uomo teneva il dito nel grilletto, che il cane
era armato e il caricatore inserito nell’arma. Non saprei dire se l’arma era o
meno assicurata…”

 

“…Il nostro capogruppo ci ha quindi
ordinato di retrocedere…”

 

Dalle audizioni degli agenti, emerge in modo chiaro e univoco che
l’imputato, invece di arrendersi e consegnarsi alla polizia, al momento
dell’irruzione alzava il braccio e, impugnando una pistola, la puntava
alternativamente contro gli agenti, contro ACPR 1 e contro suo figlio Y.. In
queste circostanze, IM 1 intimava ai poliziotti di andarsene altrimenti avrebbe
sparato alla moglie, a suo figlio Y. o alla Polizia.

 

Tre dei quattro agenti che hanno avuto il contatto visivo con
l’imputato, hanno specificato che trovandosi ad una distanza ravvicinata, hanno
visto chiaramente che egli aveva l’arma con il cane armato, il dito chiaramente
sul grilletto ed il caricatore inserito nell’arma. Condizioni queste che sono
ad alto rischio per la partenza di un colpo intenzionale o accidentale.

 

Vista la gravità della situazione, non potendo garantire
l’incolumità del bambino e della donna, e non avendo altresì un margine di
manovra (ritenuto il comportamento dell’accusato che puntava la pistola in
direzione degli ostaggi minacciando di ucciderli), gli agenti decidevano di
ripiegare sul pianerottolo, in attesa di un momento più favorevole”.

 

Da questi fatti si può chiaramente dedurre che, una volta
intervenuti sul posto, gli agenti non hanno creduto alle spiegazioni fornite
dai coniugi che era tutto a posto, in particolare per il rifiuto di aprire la
porta. L’imputato, che non voleva, da un lato, che la moglie se ne andasse e,
dall’altro, non ammetteva l’intromissione della polizia, ha continuato a tenere
sotto minaccia della pistola sia la moglie sia il bambino. A quest’ultimo ha
pure impedito di andare a far pipì in bagno, costringendo la madre a fargliela
fare in un sacchetto poi rimasto nella sala. IM 1 non voleva perdere il
controllo della situazione nemmeno per un istante, da qui l’impedimento al
bambino di andare in bagno.

Fatto sta che verso le 02.00, tramite un apposito dispositivo, gli
agenti dei gruppi speciali hanno forzato la porta d’entrata. Purtroppo
l’intervento non ha consentito di liberare gli ostaggi perché l’imputato li
teneva sotto tiro con la pistola, che rivolgeva pure contro di loro. Sulla
questione di sapere se la pistola era già carica a quel momento, l’imputato non
ha saputo dire con precisione, raccontando di ricordarsi che ad un certo punto
è andato in camera a prendere le munizioni ma di non sapere esattamente quando
ha armato la rivoltella. A mente della Corte, al momento dell’intervento delle
02.00, quand’anche sia molto probabile che IM 1 fosse già andato a prendere i
colpi e li avesse inseriti nell’arma, ancora non vi sono prove certe che la
stessa fosse già pronta per sparare. In effetti, come vedremo in seguito,
durante le conversazioni con i mediatori, si capisce molto bene che l’imputato,
nel minacciare gli agenti che non avrebbe liberato gli ostaggi se gli agenti
non lo avessero lasciato stare e nel convincerli che non scherzava affatto, ha ricordato
loro che in occasione del primo intervento la pistola non era carica ma nel
momento della conversazione sì e che poteva esplodere, come ha fatto, un colpo
in qualsiasi momento. Ci torneremo.

 

                                   c)   Visto ciò gli agenti hanno
saggiamente desistito dall’impiegare la forza per liberare gli ostaggi, optando
per la mediazione. Ancora il rapporto di polizia:

 

"
Dopo l’intervento dei gruppi speciali, che a causa del
comportamento dell’imputato non hanno potuto intervenire in un’azione
dirompente, ritenuto come gli ostaggi erano sempre sotto la costante minaccia
di morte di IM 1, ed ogni tentativo di liberazione avrebbe avuto conseguenze
catastrofiche per gli ostaggi, si chiamava in servizio l’apposito gruppo di
negoziatori.

Verso le ore 02.30 – 02.45 questi agenti specializzati nella
negoziazione riuscivano ad entrare in servizio e davano inizio ad un primo
contatto telefonico.

Il poliziotto che conduceva la negoziazione era un ispettore di
Polizia, poi rilevato da un altro agente, entrambi coadiuvati da altri
colleghi.

Tutti i tentativi di liberare gli ostaggi in modo “diplomatico” si
erano rilevati inefficaci, in quanto l’imputato, sebbene più volte aveva
manifestato l’intenzione di rilasciare il bambino, non aveva dato seguito alle
sue parole. Durante queste “trattative”, l’imputato aveva minacciato più volte
gli agenti, dicendo che se fossero entrati o avrebbe visto la faccia di un
poliziotto, gli avrebbe sparato.

La fase di negoziazione si protraeva sin verso le ore 07.45
quando, un’esplosione all’interno dell’appartamento, aveva dato inizio ad una
seconda irruzione degli agenti del corpo speciale.

In questo contesto, le regole d’ingaggio e le tattiche
d’intervento prevedono l’irruzione immediata, ritenuto come l’imputato avrebbe
potuto uccidere o ferire un ostaggio e un rapido intervento avrebbe potuto
salvare le persone sequestrate”.

 

L’imputato, rimasto solo in casa con gli ostaggi, ha continuato a
tenere sotto il proprio controllo, arma in pugno, moglie e bambino,
sorseggiando superalcolici.

 

Agli atti vi sono le registrazioni di tre telefonate tra gli
agenti mediatori, le prime due con tale __________ e la terza con tale __________,
e il IM 1.

Nella prima, durata quasi un’ora e mezza, il mediatore, dopo
essere entrato per quanto possibile in empatia con l’accusato, ha cercato più
volte di convincerlo a liberare, nello stesso interesse del sequestratore,
incondizionatamente gli ostaggi, incontrando sempre l’opposizione del IM 1, il
quale ribadiva che gli agenti mai avrebbero dovuto entrare in casa, con chiaro
riferimento all’episodio della forzatura della porta d’entrata. Va detto che,
in questi frangenti, pur avendoli sotto controllo, entrambi gli ostaggi hanno
preso sonno, uno sul divano e l’altro sulla poltrona.

 

A nulla è valsa anche la seconda telefonata, durata poco più di
sette minuti, effettuata sempre dal primo mediatore, __________, il quale lo ha
più volte invitato a liberare almeno il bambino. Invano, pur dichiarandosi
contrario di principio, IM 1 ha riferito che lo avrebbe fatto con calma al suo risveglio
senza intervento della polizia e soprattutto senza armi, avvertendo che il
giubbotto antiproiettile non sarebbe servito agli agenti “perché se sparo io
sparo nella testa”.

 

Attorno alle 07.15 i mediatori hanno effettuato una terza ed
ultima chiamata. Questa volta alla cornetta si è presentato tale __________,
identificandosi come il superiore di __________. IM 1 in un primo tempo ha manifestato il suo disappunto per il cambiamento dell’interlocutore. In
seguito quest’ultimo lo ha più volte esortato a liberare il bambino e a
desistere nella presa d’ostaggi. IM 1 che, pur continuando a bere, non ha mai
dato l’impressione di non capire i termini della conversazione, ha più volte
detto che avrebbe liberato il bambino quando voleva lui e senza la presenza
della polizia. Invitato ad arrendersi incondizionatamente, ha opposto che non
voleva finire in prigione per 6 anni. L’interlocutore non gli ha promesso
l’impunità, ma lo ha invitato ad arrendersi nel suo interesse, perché per
fortuna non era successo nulla di grave, non aveva sparato e nessuno si era
fatto male, spiegandogli che sarebbe stato portato in centrale per chiarire i
fatti e che, sulla questione prigione sì o no, si sarebbe pronunciato un
giudice che avrebbe certamente tenuto conto, a suo favore, il fatto di essersi
arreso. Tutti questi tentativi sono però risultati vani. IM 1 ha continuato a mantenere il possesso degli ostaggi, quantunque dormissero: ogni qualvolta che __________
lo portava al dunque, ossia la liberazione incondizionata del bambino, egli ha
opposto il suo rifiuto. Verso la fase finale della conversazione i toni
dell’agente si sono fatti più decisi, anche se non ha mai perso la pazienza e
ha sempre mantenuto un esemplare sangue freddo. L’accusato, ormai accortosi che
non avrebbe potuto farla franca, invece di consegnarsi, ha voluto alzare i toni
della minaccia e, per dimostrare che non scherzava e che pertanto era meglio
per tutti che gli agenti lo lasciassero in pace, ha ricordato all’interlocutore
che, se la volta precedente (ossia durante l’intervento delle 02.00) ancora la
pistola non era carica, ora lo era e, per provare la sua determinazione, ha
esploso, intenzionalmente, il primo colpo. Che il colpo sia stato sparato
intenzionalmente, oltre che dal fatto che dalla registrazione non si sentono
movimenti di carica o di posa della cornetta (necessaria poiché per armare
l’arma occorre inevitabilmente l’uso di entrambe le mani) che lo hanno
preceduto, lo si capisce in modo inequivocabile dalla registrazione (dalla sua
trascrizione e soprattutto dalla sua audizione) della telefonata stessa: “sai,
quando sono entrati quei due imbecilli qui (ndr chiaro riferimento agli agenti
intervenuti alle 02.00) di merda qui (….), la pistola non era carico, adesso
l’ho caricata. C’è vuoto”. In altri termini: “guarda che quando sono
intervenuti i tuoi colleghi prima, l’arma non era carica, ma adesso lo è e, per
dimostrarti che è come dico io, ascolta questo, e da lì ha esploso il colpo!”.

Da tale esplosione moglie e figlio si sono risvegliati improvvisamente.

Di tutta evidenza si è trattato di un colpo esploso
intenzionalmente, per ribadire la sua risolutezza a non volersi arrendere alla
polizia. Da lì in poi agli agenti non è rimasta che la decisione più estrema,
ossia l’intervento con la forza.

 

                                  d)   Ne discende che si è
trattato di una presa d’ostaggi aggravata per le minacce e per l’uso dell’arma,
carica, da cui ha intenzionalmente esploso un colpo, nello stesso locale dove
dormivano la moglie e il di lei figlio. Gravi minacce espresse per costringere
la polizia a non intervenire e liberare finalmente gli ostaggi.

 

                                   4.   L’accusa di tentato
omicidio intenzionale sub. di esposizione a pericolo della vita altrui

 

                                  a)   Udito il colpo di pistola le
forze dell’ordine hanno deciso per l’irruzione nell’appartamento. Una volta
giunti all’interno hanno ingiunto nuovamente al IM 1 di arrendersi. Invano.
Questi si è invece fatto scudo con il bambino rivolgendo la pistola, pronta a sparare
- tant’è che aveva poco prima esploso un colpo durante la citata conversazione
con il mediatore – sia contro il bambino stesso sia contro gli agenti
intervenuti. Soltanto il sangue freddo di uno degli agenti, che è riuscito ad
approfittare di un attimo di distrazione dell’accusato per sferrargli un colpo
di disturbo al volto, ha permesso di finalmente destabilizzarlo, disarmarlo e
liberare gli ostaggi dal loro incubo. Il tutto non senza che l’accusato facesse
resistenza, tanto è vero che durante la colluttazione che è seguita al colpo
infertogli dall’agente, ha esploso ben due colpi che non hanno miracolosamente
colpito nessuno. Sempre dal rapporto di polizia:

 

"
La seconda irruzione del gruppo speciale ha avuto inizio appena
udita un’esplosione provenire dall’appartamento dell’imputato. A questo secondo
intervento partecipavano nove agenti del reparto speciale, unitamente al capo
impiego, e meglio:

 

- __________, tenente della Polizia Cantonale

- __________ Sgtm della Polizia Cantonale

- __________ Sgtm della Polizia Cantonale

- __________ Sgt della Polizia Cantonale

- __________ Caporale della Polizia Cantonale

- __________ Caporale della Polizia Cantonale

- __________ Caporale della Polizia Cantonale

- __________ Appuntato della Polizia Cantonale

- __________ Appuntato della Polizia Cantonale

- __________ Appuntato della Polizia Cantonale

 

Il capo impiego dell’intervento – __________ – Tenente della
Polizia Cantonale , nel descrivere questa seconda irruzione, nonché
l’atteggiamento dell’imputato, si è espresso nella seguente maniera (estrapolazioni effettuate dal verbale di __________
redatto il 18 aprile 2011 dinnanzi al Procuratore Pubblico PP 1) :

 

"
…Al momento in cui è partito il
colpo mi trovavo all’esterno del palazzo, sul piazzale. Sono salito
nell’appartamento, dove erano già entrati gli agenti __________. Mi sono subito
accorto che la situazione era difficile e praticamente gli agenti si trovavano
confrontati ad una situazione simile a quella del primo intervento, così come
mi era stata descritta.

 

Gli agenti erano arrivati fino
all’angolo della sala e sbarravano il passaggio. Io li ho seguiti e ho visto
che IM 1 era in piedi circa al centro del soggiorno, a circa un metro, un metro
e mezzo dal tavolo che si trova a sinistra, così come si vede nella fotografia
6-8 che mi viene sottoposta. Alla destra di IM 1 vi era il bambino, mentre alla
sua sinistra la donna…”

 

"
…IM 1 cinturava con il braccio con
il quale impugnava la pistola le spalle del bambino, mentre spostava la pistola
a volte verso la Polizia, a volte contro il bambino e a volte contro la donna…”

 

"
…Vista quella situazione ho
ordinato agli agenti di retrocedere e da parte mia mi sono avvicinato a IM 1,
parlandogli e cercando di attirare la sua attenzione verso di me, poiché sapevo
che il gruppo che sarebbe entrato dal balcone aveva bisogno di un diversivo.
Sono rimasto circa un minuto e mezzo , due minuti a parlare con IM 1…”

 

"
…Preciso che mentre colloquiavo
con IM 1 mi sono avvicinato lentamente a lui in modo tale che la sua
attenzione, come pure l’arma, fosse rivolta verso di me e non verso il bambino
o la donna…”

 

"
…Durante la conversazione che ho
avuto con IM 1 l’ho più volte invitato a consegnarmi l’arma, gli ho detto di
tutto e di più per distrarlo, cercando anche di improvvisare. Da parte sua mi
minacciava, dicendomi di uscire, ma non ricordo nel dettaglio cosa mi dicesse.
Durante la conversazione ho avuto modo di vedere l’impatto sul muro del colpo
che aveva esploso, e ho capito che non aveva munizioni a salve.

 

ADR: che durante tutto quel periodo
IM 1 ha sempre tenuto il dito nel grilletto. Il cane era armato. Io ho tenuto
sempre l’attenzione su di lui, guardando l’arma, il suo movimento e guardandolo
negli occhi. Per non tradirmi non ho mai guardato verso il balcone. Mi ero
avvicinato a IM 1 al punto che mi mancava un passo per raggiungerlo. La mia
intenzione era quella di poter reagire e proteggermi nel caso in cui mi avesse
sparato. Improvvisamente IM 1 si è girato di scatto verso gli agenti entrati
dal balcone.

La reazione di IM 1 mi ha sorpreso, perché pensavo non si fosse accorto dell’entrata degli agenti. Quando lui ha
puntato l’arma contro di loro è stato subito bloccato a terra…”

 

L’agente del reparto speciale che è entrato dal balcone e faceva
parte del gruppo che ha neutralizzato IM 1, si è espresso nella seguente
maniera (estrapolazioni effettuate dal verbale di
__________ redatto il 18 aprile 2011 dinnanzi al Procuratore Pubblico PP 1)
:

 

"
…Quando vi è stata l’esplosione
del primo colpo, io mi trovavo ancora in quella posizione. Mi sono quindi
precipitato con i colleghi nell’appartamento, sia quelli usciti dall’appartamento
di fronte, sia quelli posizionati al piano superiore. Sono entrato
nell’appartamento e mi ricordo di essere stato spinto all’interno della camera,
che si trova proprio di fronte all’entrata. Quando sono entrato vi era un
ammassamento di colleghi verso il soggiorno. Dalla mia posizione non vedevo né
l’imputato, né la donna, né il bambino.

 

Ad un certo punto qualcuno ha
gridato “il balcone”. Io e i due colleghi già menzionati in precedenza siamo
usciti dal palazzo e ci siamo recati sul balcone mediante la scala. Prima di
salire la scala ci siamo velocemente organizzati…”

 

"
…Il nostro compito era quello di
prendere di sorpresa l’imputato, cercando di non fare rumore. Io ho superato il
collega con lo scudo, ho aperto lentamente la porta finestra del balcone e la
tenda e sono entrato con un piede all’interno del locale. Ricordo molto bene
che a quel momento IM 1 si è subito girato verso di me puntandomi la pistola al
volto. La distanza tra di noi era di circa un metro, mentre la sua pistola era
a circa 20 cm dalla visiera del casco. Istintivamente ho reagito dando un pugno
al volto di IM 1. Portavo i guanti e non impugnavo la pistola. Se avessi
reagito impugnando la pistola che tenevo alla coscia, avrei perso del tempo
importante…”

 

"
…Con il pugno inferto a IM 1 sono
riuscito a destabilizzarlo e ricordo che si è spostato verso il lato sinistro,
e meglio verso il frigo e la libreria che si vedono nelle fotografie n.7 e 8
che mi vengono sottoposte. Non ho mollato il contatto con lui e ho seguito il
suo movimento bloccandogli il polso della mano con la quale impugnava la
pistola.

 

ADR che ho preso con le due mani il
suo polso destro e ho spinto il braccio verso il basso mentre nel contempo ho
spinto con il mio fianco cercando di metterlo a terra…”

 

"
…ADR che mi sono accorto in quei
momenti che sono stati esplosi due colpi. Il primo quando ho bloccato il polso
del IM 1 tenendo la pistola verso il basso in direzione del pavimento, il
secondo quando ho fatto il movimento rotatorio appena descritto. Anche questo
colpo è stato esploso verso il basso. In quei momenti IM 1 non ha mai mollato
la pistola, l’ha sempre impugnata, anche quando era a terra. Lui non è più
riuscito ad esplodere colpi perché la pistola si era inceppata…”

 

Il secondo agente del reparto speciale entrato dal balcone, ha
descritto la situazione venutasi a creare dopo lo sparo nella maniera seguente (estrapolazioni effettuate dal verbale di __________
redatto il 18 aprile 2011 dinnanzi al Procuratore Pubblico PP 1) :

 

"
…Sono rimasto in quel monovolume
fino al momento in cui vi è stata la prima esplosione a seguito della quale
siamo intervenuti.

 

A quel momento, dapprima sono
entrato all’interno del palazzo, ma poi visto che eravamo in tanti sono uscito
all’esterno con due colleghi perché il nostro compito era quello di entrare
nell’appartamento dal balcone. Sono stato il primo a salire dalla scala. Con me
avevo lo scudo e la mazza che doveva servire per rompere la finestra. Portavo
il giubbotto antiproiettile, ma non il casco balistico perché quando ero
rimasto nel monovolume l’avevo tolto nell’eventualità che avrei dovuto correre.
Ero armato con la pistola d’ordinanza.

 

Arrivato sul balcone mi sono
accorto che la porta finestra era aperta, ma le tende erano tirate e non si
vedeva all’interno. Pensando che l’imputato fosse distratto dall’intervento dei
miei colleghi, abbiamo deciso di guardare all’interno aprendo le tende. Ci
siamo accorti che lui era di spalle. Io sono stato il secondo agente ad entrare
nell’appartamento. Il mio collega che mi ha preceduto è andato dritto verso il
divano, mentre io verso sinistra passando davanti alla poltrona che si vede
nelle fotografie 7 e 8 che mi sono state mostrate, in modo tale da “aprirci”.
Dopo pochi secondi IM 1 si è girato e ha puntato la pistola contro di noi. Io
ero di fianco al mio collega a circa un metro di distanza, mentre IM 1 era a
circa due metri di fronte a me…”

 

"
…A quel punto il mio collega l’ha
colpito con un pugno al volto. L’ha colpito con il pugno destro e IM 1 ha fatto un movimento rotatorio verso sinistra, verso la parete con la televisione. Io gli ho
afferrato il braccio sinistro, mentre il mio collega quello destro, con il
quale impugnava la pistola. Tutti e tre siamo andati a sbattere contro la
televisione e poi siamo andati a terra. Ricordo che eravamo già a terra quando
ho sentito l’esplosione di due colpi…”

 

"
…Mi vengono mostrate le fotografie
n. 25 e 28 della Polizia scientifica relative alla traiettoria dei due colpi
esplosi, uno nel frigo e l’altro contro la gamba del tavolo. Io avevo il ricordo
che i colpi fossero stati esplosi quando eravamo a terra, ma siccome tutto si è
svolto in una frazione di secondo, è possibile che il primo sia stato esploso
quando IM 1 era ancora in piedi…”

 

L’ultimo agente del reparto speciale – __________ – caporale della
Polizia Cantonale, il quale faceva parte del gruppo entrato nell’appartamento
attraverso la finestra balcone, si è espresso come segue (estrapolazioni effettuate dal verbale __________
redatto il 18 aprile 2011 dinnanzi al Procuratore Pubblico PP 1) :

 

"
…Mi trovavo ancora vicino alla
porta d’entrata del palazzo, quando ho sentito uno sparo. Mi sono spostato
verso il balcone e con i due colleghi siamo risaliti. Io ero l’ultimo dei tre.
Avevo le mani libero ed ero equipaggiato con giubbotto antiproiettile, casco
balistico e con l’arma d’ordinanza…”

 

"
…Al momento in cui siamo entrati,
l’imputato si è girato verso di noi e ci ha puntato contro la pistola. La mia
visuale era parzialmente impedita dai miei due colleghi che mi precedevano e
non ricordo di aver visto il bambino, in questo primo momento. Ricordo invece
di aver visto una “massa” di persone costituita dall’imputato e da sua moglie.
Entrando dal balcone l’imputato e la moglie si trovavano circa al centro del
locale, l’uomo sulla destra e la donna sulla sinistra. Non saprei dire se lui
trattenesse la donna e se vi era contatto tra di loro. A quel momento ho visto
il mio collega partire e colpire IM 1 con un pugno alla faccia. IM 1 si è
spostato verso sinistra, verso il mobile, seguito dai miei due colleghi che lo
bloccavano.

 

A quel momento mi sono accorto del
bambino, che era in piedi vicino all’angolo sinistro della poltrona, dalla mia
prospettiva. Guardando la fotografia n.8 della Polizia Scientifica che mi viene
sottoposta, lui era dal lato dove è indicata la freccia rossa. Ho visto che il
bambino era trascinato dalla massa costituita da IM 1 e dai miei due colleghi.
Non so dove si trovasse la donna in quel momento. Non saprei dire perché il
bambino era trascinato, ossia se qualcuno lo tratteneva oppure no. Quando ho
visto il bambino mi sono precipitato per proteggerlo e fargli scudo. A quel
momento ho visto le due fiammate dell’esplosione dei due colpi. La pistola si
trovava poco distante da me e dal bambino, all’altezza della mia anca destra…”

 

"
…A domanda dell’avv. DUF 1
rispondo che quando sono partiti i due colpi IM 1 non era ancora a terra e il
bambino era ancora vicino a lui, assieme al sottoscritto e lo proteggevo…”

 

Mentre i tre agenti menzionati stavano facendo irruzione dal
balcone, vi erano altri sei agenti che penetravano nell’appartamento dalla
porta principale forzata con la pressa idraulica nel precedente intervento.

 

L’agente __________ – sgtm della Polizia Cantonale, ha spiegato
quanto segue (estrapolazioni effettuate dal
verbale di __________ redatto il 18 aprile 2011 dinnanzi al Procuratore
Pubblico PP 1) :

 

"
…Al momento in cui abbiamo sentito
lo sparo siamo intervenuti all’interno dell’appartamento. Ricordo che
all’interno dello stesso filtrava già un po’ di luce perché erano circa le
07.30, anche se con precisione non so indicare l’orario. Il corridoio era
illuminato e credo anche il soggiorno. Io, con due uomini, mi sono recato verso
il soggiorno. Io ero preceduto da un agente con lo scudo, da uno che fungeva da
sicurezza e io ero la terza persona…”

 

"
…Dalla mia posizione ho visto
l’imputato in piedi nella sala. Davanti a lui teneva il bambino con il braccio
sinistro, mentre con la mano destra puntava la pistola contro il bambino e
contro di noi…”

 

"
…ADR che quando l’imputato puntava
la pistola contro il bambino ho visto che una volta gliel’ha puntata sul
fianco, poi davanti e poi la puntava contro di noi. Non posso dire se
gliel’abbia puntata alla testa.

ADR che non posso dire se la
pistola fosse carica, se lui avesse il dito nel grilletto e se il cane fosse
armato. Presumevo che l’arma fosse carica perché aveva appena esploso un colpo.
In quelle situazioni è molto difficile capire se l’arma è o meno carica, anche
se per noi, in questi interventi, l’arma viene sempre considerata carica.

 

A domanda dell’avv. DUF 1, che mi
sottopone le fotografie della fase 24 e 25 della ricostruzione fotografica
effettuata con la vittima, rispondo che il bambino non era seduto ma vedevo
tutti e tre di fronte a me. Di sicurot l’imputato teneva il bambino con il
braccio e si era accovacciato alla sua altezza. Per me il bambino non era
seduto.

 

Io ho intimato all’imputato di
gettare l’arma e di parlarne, ma lui rispondeva di uscire dall’appartamento.
Ricordo che anche la donna ci ha detto di uscire…”

 

"
…A quel punto siamo indietreggiati
nel corridoio dell’appartamento in modo da toglierci dalla vista dell’imputato
e per lasciare il posto ad un collega non “bardato”, affinché potesse avere un
contatto con l’imputato. Il collega era in civile e credo che portasse solo il
gilet o la giacca con la scritta Polizia. Siamo indietreggiati fino all’altezza
della porta d’entrata dell’appartamento. Io sapevo che un altro gruppo sarebbe
intervenuto dal balcone ed è per questo che noi avremmo dovuto attirare
l’attenzione dell’imputato per distrarlo. Mentre ci trovavamo fuori dalla vista
dell’imputato ho sentito l’esplosione di due colpi. Non ho visto le circostanze
in cui li ha esplosi, perché quando sono avanzato l’imputato era già stato
bloccato a terra da un collega. Era nella fase dell’atterramento…”

 

Un secondo agente – __________ – Sgtm della Polizia Cantonale, ha
spiegato la seconda irruzione dalla porta principale nella seguente maniera (estrapolazioni effettuate dal verbale di __________
redatto il 12 aprile 2011 dinnanzi al Procuratore Pubblico PP 1) :

 

"
…Verso le ore 07.30 circa il mio
capo era appena salito con l’ascensore al secondo piano per darmi la data
d’ordine per l’intervento, quando abbiamo sentito uno sparo.

A quel punto il mio capo mi ha dato
l’ordine di intervenire. Il primo gruppo che è entrato nell’appartamento è
stato quello che si trovava nell’appartamento n.3. Io e il mio gruppo ci siamo
accodati e mischiati con gli altri agenti.

 

Entrato nell’appartamento ho
controllato gli altri locali per vedere se la donna e il bambino fosse stati in
quei locali, ma non c’erano. Mi sono messo dietro agli altri agenti e da quella
posizione ho visto che l’uomo teneva con il braccio sinistro una persona, ma
non so dire se era la donna o il bambino. Lui si era abbassato all’altezza
della persona che teneva e le puntava contro la pistola. Nel contempo ci diceva
di andare via. Non ricordo se minacciava di spararci o di sparare alla persona
che teneva. Ricordo comunque che si era abbassato e che la visuale che avevo in
quel momento non era uguale a quella precedente. Ci è stato quindi ordinato di
ripiegare e siccome io ero uno degli ultimi che ero entrato, sono stato anche
il primo ad uscire all’esterno.

 

Noi siamo usciti, mentre
all’interno è rimasto il mio Ufficiale vestito in civile, che ha iniziato a
parlare con l’uomo.

 

Siamo usciti tutti sul pianerottolo
e dopo circa un minuto, un minuto e mezzo, ho sentito un altro sparo. A quel
punto siamo entrati e ho visto che alcuni colleghi aveva già bloccato l’uomo a
terra…”

__________ – Sgt della Polizia Cantonale, il quale anch’esso ha
partecipato alla seconda irruzione passando per la porta principale, ha
dichiarato (estrapolazioni effettuate dal
verbale di __________ redatto il 12 aprile 2011 dinnanzi al Procuratore Pubblico
PP 1) :

 

"
…Ad un certo punto, mentre mi
trovava nell’appartamento n.3, abbiamo sentito l’esplosione di un colpo e
abbiamo ricevuto l’ordine di entrare nell’appartamento. Io ero il secondo
agente ed ero munito di arma non letale. Entrati nell’appartamento la luce era
accesa come in precedenza, la visuale era buona e non ho avuto bisogno della
pila.

Entrati nell’appartamento siamo
girati verso destra, nella sala. Della situazione che ho visto ho un ricordo
abbastanza indelebile. Ricordo di aver visto l’uomo in piedi, grossomodo al
centro della sala, con il braccio sinistro teneva il bambino all’altezza del
busto, mentre con la mano destra gli puntava la pistola al fianco destro del
bambino. Non saprei dire se aveva nuovamente il dito nel grilletto e il cane armato,
ma quello che ho notato di sicuro è che l’uomo si faceva scudo del bambino, si
era abbassato alla sua altezza e gli puntava con forza la pistola nel fianco.
Ho prestato particolare attenzione a questi dettagli poiché avevo con me l’arma
non letale e dovevo trovare il momento più opportuno per eventualmente sparare
un colpo…”

 

"
…A domanda dell’avv. DUF 1
rispondo che quella situazione è durata per un certo tempo, ma non saprei
indicare se pochi minuti o di più. In ogni caso ci siamo bloccati e non abbiamo
potuto intervenire sull’uomo e il capogruppo ci ha ordinato di retrocedere.
Mentre facevamo quel movimento mi sono accorto che qualcuno interveniva con
abiti civili ma con le dovute protezioni per cercare il contatto con l’uomo e
tenere un profilo più basso…”

 

"
…Noi siamo retrocessi fino a circa
all’altezza della porta d’entrata. In quel momento c’è stato un assembramento
di agenti nel corridoio, per cui mi sono trovato in posizione retrocessa e non
ho più avuto la visuale sulla sala e quindi non vedevo cosa succedeva.

Ho udito degli spari, ma non ho
potuto vedere in che circostanze sono stati esplosi. Io ho seguito l’onda degli
altri agenti e sono tornato nella sala. Ho incrociato un collega con il bambino
e la donna che uscivano, mentre nella sala ho visto l’uomo a terra che veniva
bloccato da due colleghi…”

 

__________ – caporale della Polizia Cantonale, ha spiegato la
seconda irruzione con queste parole (estrapolazioni
effettuate dal verbale di __________ redatto il 18 aprile 2011 dinnanzi al
Procuratore Pubblico PP 1) :

 

"
…Durante queste discussioni ad un
certo punto abbiamo sentito l’esplosione di un colpo. Sono sceso con i colleghi
al primo piano e assieme a quelli del primo gruppo siamo entrati
nell’appartamento. Eravamo in tanti e io sono entrato nella camera di fronte
alla porta d’entrata. Quando IM 1 ci ha ordinato di uscire dall’appartamento io
e un collega abbiamo pensato di rimanere nella camera, che era al buio, nella
speranza che quando tutti gli altri fossero usciti IM 1 si avvicinasse alla porta.
In quel momento l’avremmo bloccato . La situazione è invece mutata e siamo
usciti…”

 

"
…Quando noi siamo usciti,
all’interno dell’appartamento è rimasto l’Ufficiale. Io sentivo urlare e poi
abbiamo sentito un altro colpo e siamo entrati nell’appartamento. Ricordo di
aver visto IM 1 a terra, bloccato da tre colleghi..”

 

__________ Appuntato della Polizia Cantonale, nello spiegare la
seconda irruzione di quella mattina, ha dichiarato (estrapolazioni
effettuate dal verbale di __________ redatto il 18 aprile 2011 dinnanzi al
Procuratore Pubblico PP 1) :

 

"
…Al momento in cui è stato esploso
il colpo ho seguito i colleghi all’interno dell’appartamento. Sono svoltato a
sinistra e mi sono recato nella camera in fondo all’appartamento. Questa mia
posizione non era stata pianificata, ma sono stato io a decidere di andare
verso quella camera perché non sapevo dove fosse l’imputato. La camera era
vuota…”

 

"
…ADR che quando sono entrato
nell’appartamento non ho visto cosa succedeva alla mia destra, ossia verso il
soggiorno. Sono intervenuto nel soggiorno solo in seguito e lì ho visto
l’imputato già a terra, bloccato da uno o più colleghi. Io li ho aiutati
tenendo per una gamba l’imputato…”

 

Da ultimo, la versione rilasciata dall’agente – __________ –
appuntato della Polizia Cantonale, il quale ha spiegato (estrapolazioni effettuate dal verbale di __________ redatto il 12
aprile 2011 dinnanzi al Procuratore Pubblico PP 1) :

 

"
…Quando abbiamo sentito
l’esplosione del colpo sono sceso di corsa dalle scale, ho preso lo scudo che
era rimasto nel corridoio al secondo piano e mi sono posizionato davanti alla
porta. Sono stato raggiunto dagli altri colleghi e assieme siamo entrati
nell’appartamento. Io ero il primo agente con lo scudo di protezione.

 

Anche a quel momento la luce dell’appartamento
era accesa. La luce era diffusa. Io mi assicuravo con lo scudo e con l’arma
d’ordinanza con la torcia accesa. Mi sono diretto verso la sala e mi sono
posizionato all’altezza dell’angolo sinistro della sala. Da quella posizione ho
visto IM 1 che si trovava grossomodo al centro della sala. Con il braccio
sinistro teneva il bambino con sé, mentre con la mano destra impugnava la
pistola e gliela premeva contro il fianco. IM 1 era un po’ abbassato,
“accucciato” all’altezza del bambino e si faceva scudo con lui. Non saprei dire
se IM 1 aveva il dito nel grilletto. Non vedevo bene perché forse era coperto
da un braccio del bambino…”

 

"
…AD preciso che in occasione di
questo secondo intervento io portavo anche il casco balistico. Vista la
situazione che si era creata ci siamo bloccati e poi siamo retrocessi nel
corridoio, lasciando spazio ad un agente in borghese che ha cercato il contatto
con il IM 1.

 

Ho sentito l’esplosione di un
colpo, ma non saprei dire in che circostanze è stato esploso. Siamo quindi
tornati verso la sala e ricordo di aver sentito un collega che diceva “ho il
bambino”, portandolo fuori. Ho visto altri colleghi che erano entrati dal
balcone. Non ricordo se avevano già immobilizzato IM 1 o se lui era ancora in
piedi. Non ricordo se, quando sono partiti i colpi, IM 1 era già a terra o era
ancora in piedi.

 

ADR che io non ho partecipato
all’immobilizzazione di IM 1, ma sono intervenuto solo a supporto dei miei
colleghi. Non ho avuto contatti fisici con lui. In seguito sono uscito dall’appartamento
e non ho più avuto contatti di alcun genere…”

 

                                  b)   A mente della Corte non vi
sono prove sufficienti per affermare che si è trattato di un tentato omicidio.
Se, da un lato, è vero che IM 1 ha puntato la pistola contro gli agenti e gli
ostaggi e che dalla stessa sono pure partiti due colpi, è altrettanto vero che
questi colpi sono partiti accidentalmente durante la colluttazione volta a
disarmarlo e ad arrestarlo. Si tratta, a mente della Corte, di una tipica
situazione di messa in pericolo configurante il reato di cui all’art. 129 CP,
nella misura in cui, nelle circostanze concrete (arma carica, puntata,
disassicurata e con il cane armato, quindi pronta allo sparo così come era noto
all’accusato che aveva poco prima esploso un colpo parlando con il mediatore),
il pericolo di morte appariva molto probabile, poiché l’imputato si trovava in
prossimità di più persone che avrebbero concretamente potuto essere raggiunte
da una pallottola, non foss’altro che di rimbalzo (DTF 94 IV 60). Ne discende
che l’imputato è stato riconosciuto colpevole di esposizione a pericolo della
vita altrui, reato ripetuto e consumato.

 

 

                                VII.   La pena

 

                                   1.   Quanto ai criteri
determinanti per commisurare la pena, la gravità della colpa è fondamentale.
L'art. 47 CP stabilisce esplicitamente che il giudice commisura la pena alla
colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni
personali di lui, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il
legislatore ha in sostanza aggiunto la necessità di prendere in considerazione
l’effetto che la pena avrà sulla vita a venire del condannato, codificando la
giurisprudenza secondo la quale il giudice può ridurre una pena apparentemente
adeguata alla colpa del reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono
eccessivamente severe (DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 con
rinvii; DTF 128 IV 73 consid. 4 pag. 79; 127 IV 97 consid. 3 pag. 101). Questi
aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo delle riduzioni
marginali, la pena dovendo essere sempre adeguata alla colpa; il giudice non
potrebbe ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti gravi (Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, AT II, Strafen und
Massnahmen, n. 72 ad § 6; Stratenwerth/Wohlers,
op. cit., n. 17