# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4bf9125f-b025-5f77-b6ed-fea10b55f8c4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-11-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.11.2009 D-5925/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5925-2006_2009-11-11.pdf

## Full Text

Corte IV
D-5925/2006/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l l ' 1 1  n o v e m b r e  2 0 0 9

Giudici Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Martin Zoller;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
B._______, nata il (...),
C._______, nato il (...),
Mongolia,

ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 28 aprile 2006 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-5925/2006

Fatti:

A.
Il  20  marzo  2006,  gli  interessati,  di  etnia  khalkha,  originari  di 
D._______  (Mongolia),  dove  hanno  avuto  ultimo  domicilio,  hanno 
presentato  una  domanda  d'asilo  in  Svizzera.  Hanno dichiarato,  in 
sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali  d'audizione  del 
30 marzo 2006  e  del  14  aprile  2006)  che  la  signora  B._______ 
avrebbe rivestito la carica di caposezione del Partito democratico del 
distretto  di  E._______.  Il  5  febbraio  2006,  nel  corso  di  una 
manifestazione  illegale  organizzata  dall'interessata,  una  persona 
sarebbe deceduta in seguito al cedimento della struttura del palco, dal 
quale  gli  oratori  arringavano  i  manifestanti.  Il  giorno  seguente, 
l'interessata sarebbe stata condotta al posto di Polizia del distretto di 
E._______ ed interrogata sugli avvenimenti del giorno precedente, con 
l'accusa  di  omicidio  volontario,  in  quanto  organizzatrice  della 
manifestazione. Dopo essere stata trattenuta per 72 ore e la convalida 
dell'arresto,  il  (...),  sarebbe  stata  incarcerata  nella  prigione  di 
F._______.  Nel  frattempo,  il  marito  -  il  quale  avrebbe  altresì 
partecipato alla manifestazione organizzata dalla consorte -  avrebbe 
deciso di vendere la loro casa attorno al 27 febbraio 2006 e si sarebbe 
recato, assieme ai loro bambini, presso i suoi suoceri ad D._______. In 
carcere,  il  27 febbraio 2006,  la  richiedente avrebbe subito  un aborto 
spontaneo e sarebbe quindi stata trasferita nell'ospedale del carcere, 
dal  quale  sarebbe evasa nella  notte  tra  il  9  e  il  10  marzo 2006  ed 
avrebbe raggiunto la casa dei suoi genitori,  ritrovando suo marito e i 
loro figli. L'indomani - per il timore di essere nuovamente arrestata - la 
richiedente avrebbe deciso di  espatriare, assieme al marito e al loro 
figlio più piccolo. A sostegno della loro domanda d'asilo, i  richiedenti 
hanno  esibito  il  7  aprile  2006  le  copie  di  tre  telefax  con  relativa 
traduzione, di  cui  un avviso di  ricerca nei  confronti  della  richiedente 
del  25  marzo  2006  del  Dipartimento  della  Polizia  del  distretto  di 
E._______, una lettera del 25 marzo 2006 dell'avvocato G._______ e 
una lettera del 31 marzo 2006 della Commissione nazionale dei diritti 
umani  della Mongolia all'attenzione del  comitato dell'immigrazione in 
Svizzera. Il 14 aprile 2006, gli interessati hanno altresì presentato due 
articoli di giornale nonché sette foto. 

B.
Con decisione del  28 aprile 2006,  notificata agli  interessati  il  giorno 
medesimo  (cfr.  avviso  di  ricevimento  agli  atti  A 16/1),  l'UFM  ha 

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respinto  la  succitata  domanda  d'asilo.  Detto  Ufficio  ha  pure 
pronunciato  l'allontanamento  dei  richiedenti  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso il loro Paese d'origine, siccome 
lecita, esigibile e possibile.

C.
Il 24 maggio 2006, gli  interessati,  hanno inoltrato ricorso  dinanzi alla 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  (CRA) contro  la 
menzionata  decisione  dell'UFM.  Hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata, la concessione dell'asilo e, 
in via sussidiaria,  l'ammissione provvisoria. Hanno altresì presentato 
una domanda d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo.

D.
Il  3  luglio  2006,  con decisione incidentale,  la  CRA ha considerato il 
gravame siccome privo di probabilità d'esito favorevole ed ha respinto 
la summenzionata domanda d'assistenza giudiziaria. Ha quindi invitato 
i  ricorrenti  a  versare  un  anticipo  di  CHF  600.-  a  copertura  delle 
presumibili spese processuali, con comminatoria d'inammissibilità del 
ricorso, in caso di mancato versamento di detto anticipo. 

E.
Il 17 luglio 2006, i ricorrenti hanno tempestivamente versato l'anticipo 
richiesto. 

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art. 31 e art. 33 lett. d della legge 
sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
[LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del  26 giugno 1998 
[LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Il TAF osserva, altresì, che dal 1° gennaio 2007 giudica, in quanto 
sia  competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31  dicembre  2006  presso  le 
commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi 

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dei  dipartimenti.  Il  giudizio  si  svolge  secondo  il  nuovo  diritto 
processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni  transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48, all'art. 50 e all'art. 52 PA.

3.
3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.
5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  non 
sufficientemente  motivate,  poco  concrete  e  dettagliate  nonché 
contraddittorie  e  quindi  inverosimili  le  allegazioni  dei  richiedenti  su 
punti essenziali concernenti la loro domanda d'asilo. In particolare, la 
richiedente  non sarebbe stata in  grado di  rendere  verosimile  la  sua 
partecipazione  attiva  in  seno  al  Partito  democratico  del  distretto  di 
E._______,  nonché  l'organizzazione  e  la  partecipazione  alla 
manifestazione  del  5 febbraio 2006.  Infatti,  quanto  allo  scopo  della 
citata manifestazione, essa si sarebbe limitata a spiegare che - visto 
l'aumento del costo della vita e dei trasporti pubblici - avrebbero voluto 
ridurre i prezzi delle corse degli autobus per gli studenti e far dimettere 
il governo. Inoltre, circa il modo in cui la manifestazione sarebbe stata 
organizzata  e  le  persone  radunate,  essa  avrebbe  affermato 
inizialmente  che  in  Mongolia  vi  sarebbero  tutti  i  giorni  delle 

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manifestazioni.  In  seguito,  la  ricorrente  avrebbe  dichiarato  di  aver 
allestito la tribuna e, quando gli  oratori parlavano, la gente, che man 
mano passava,  si  sarebbe fermata ad ascoltare. Infine, ella  avrebbe 
affermato che i membri del Partito sapevano del raduno e che avevano 
distribuito volantini. In merito all'asserita prigionia ed in particolare sul 
luogo  di  detenzione,  le  dichiarazioni  della  richiedente  sarebbero 
stereotipate,  approssimative  e  convenzionali  -  avendo ella  affermato 
che il  pavimento della cella era di pietra, il  letto duro, la ventilazione 
non  buona,  la  cella  mal  odorante  e  che  il  mangiare  era  passato 
attraverso una finestrella sulla porta - senza alcun dettaglio tipico ed 
individuale  suscettibile  di  considerare  che  la  ricorrente  abbia 
realmente  vissuto  i  fatti  citati.  In  aggiunta,  il  richiedente  si  sarebbe 
contraddetto  più  volte,  ad  esempio  sul  fatto  di  essere  un  semplice 
simpatizzante oppure membro del Partito, di aver partecipato o meno 
alle manifestazioni organizzate dal Partito e ancora di  aver avuto un 
contatto o meno con sua moglie durante il suo fermo. Inoltre, entrambi 
i  richiedenti avrebbero reso affermazioni contraddittorie, per esempio 
sull'avvertimento dell'arresto della richiedente nonché sulla data in cui 
avrebbero parlato dell'organizzazione dell'espatrio. Quanto ai mezzi di 
prova esibiti, l'UFM ha considerato che gli stessi non sarebbero atti a 
corroborare i  motivi  d'asilo dei richiedenti  e, quindi,  rilevanti  ai  sensi 
della  LAsi.  Infatti  gli  articoli  di  giornale  riporterebbero  la 
manifestazione svoltasi tra il 12 e il 16 gennaio 2006 e non citerebbero 
il  nome  degli  interessati,  mentre  che  gli  altri  tre  documenti 
costituirebbero  soltanto  dei  fax  e  quindi  non  sarebbero  adeguati  a 
dimostrare  un'eventuale  persecuzione  nei  loro  confronti.  L'UFM  ha 
concluso  che  le  allegazioni  presentate  non  soddisferebbero  le 
condizioni  di  verosimiglianza  previste  dall'art.  7  LAsi.  Per 
conseguenza,  non  sarebbe  riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  nella 
fattispecie.  Infine,  l'autorità  inferiore  ha  considerato  che  né  la 
situazione  politica  o  economica  del  Paese  d'origine,  né  altri  motivi 
relativi  alla  persona  dei  richiedenti  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e 
pratico, si opporrebbero all'esecuzione del loro allontanamento in detto 
Paese.

5.2 Nel gravame, gli insorgenti hanno fatto valere che - contrariamente 
a quanto ritenuto dall'UFM - essi avrebbero reso un racconto preciso, 
senza contraddizioni, fornendo diversi elementi per avvalorare la loro 
vicenda. Infatti, avrebbero esibito - sebbene si tratterebbe di fotocopie 
inviate via fax - la lettera dell'avvocato, che confermerebbe quanto da 
loro raccontato, nonché l'avviso di ricerca emesso dal Dipartimento di 

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Polizia e la lettera della Commissione per i diritti umani in Mongolia. In 
merito agli stessi, i ricorrenti hanno segnalato che avrebbero tentato di 
farsi  inviare  gli  originali  di  tali  documenti,  anche  se  per  loro 
risulterebbe difficile. A loro  dire,  l'UFM avrebbe avuto  più  mezzi  per 
instruire la causa e non si sarebbe dovuto limitare a ritenere che tali 
documenti  -  in  copia  -  non  potrebbero  dimostrare  l'esistenza  di 
persecuzioni,  allorquando  detto  Ufficio  avrebbe  per  esempio  potuto 
prendere  contatto  con  la  rappresentanza  diplomatica  svizzera  in 
Mongolia  per  far  accertare  la  veridicità  delle  loro  allegazioni.  Di 
conseguenza, i ricorrenti hanno concluso che la decisione dell'UFM si 
fonderebbe  su  un  accertamento  inesatto  e  incompleto  dei  fatti 
determinanti e sarebbe affrettata e superficiale dal punto di vista del 
diritto. Alla luce di quanto esposto, i ricorrenti hanno fatto valere che 
l'esecuzione  del  loro  allontanamento  non  sarebbe  lecito  in  quanto 
sarebbero esposti, in caso di rinvio, a trattamenti inumani e degradanti 
vietati  dall'art.  3  della  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti 
dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950  (CEDU, 
RS 0.101), né sarebbe ragionevolmente esigibile o ammissibile.

6.
6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condi-zione femminile (art. 3 LAsi).

6.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 

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concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri 
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  vero-simiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili 
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudi-
cante (GICRA 1995 n. 23).

7.
7.1 Il TAF osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità inferiore 
nella decisione impugnata, le dichiarazioni decisive rese dai ricorrenti 
in corso di procedura si esauriscono in mere ed imprecise affermazioni 
di  parte,  non  corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria 
consistenza. Inoltre, gli  insorgenti  si sono limitati  a mere congetture, 
non fondate su alcun indizio oggettivo, con riferimento agli evocati fatti. 
In  particolare,  basti  rilevare  che proprio  i  motivi  a  fondamento  della 
domanda d'asilo degli insorgenti - ovvero la partecipazione attiva della 
moglie  al  Partito  democratico  e  l'organizzazione  da  parte  sua  della 
manifestazione  in  questione  nonché  la  conseguente  messa  in 
detenzione  -  sono  manifestamentamente  inverosimili,  alla  luce  delle 
loro  dichiarazioni  imprecise,  non  sufficientemente  motivate  e 
contraddittorie,  in  particolare  della  ricorrente.  Infatti,  nonostante 
l'insorgente  abbia  affermato  di  essere  un'attivista  del  Partito 
democratico  dal  2000  e  caposezione  del  medesimo  nel  distretto  di 
E._______ dal 2004 (cfr. verbale della ricorrente del 14 aprile 2006 D3 
pag.  2),  non  ha  saputo  rispondere  correttamente  alla  domanda  a 
sapere chi  avesse creato tale Partito  (cfr. ibidem D61 pag. 7). Dalle 
informazioni  raccolte  da  codesto  Tribunale,  risulta  che  nel  2000,  al 
momento della creazione del Partito, il signor Zorig - menzionato quale 
fondatore  del  suddetto  Partito  dalla  ricorrente  -  era  già  deceduto 
(ovvero nel 1998) e il Partito è invece stato costituito dalla fusione tra il 
Partito  nazionale  democratico  e  il  Partito  sociale  democratico  della 
Mongolia.  Inoltre,  quanto  allo  scopo  e  all'organizzazione  della 
manifstazione del 5 febbraio 2006, come rettamente rilevato dall'UFM, 
la ricorrente si è limitata ad affermare che la vita era diventava cara, 
soprattutto il prezzo dei trasporti pubblici che volevano fosse ridotto, in 
particolare per gli studenti e volevano che il governo si dimettesse (cfr. 
ibidem  D42-43  pagg.  5-6).  L'insorgente  ha  reso  altresì  versioni 
contrastanti  sul  modo  in  cui  si  sarebbe  svolta  la  suddetta 
manifestazione  (cfr.  verbale  d'audizione  della  ricorrente  del 

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14 aprile 2006 D48-50 pag. 6), ciò che risulta essere poco credibile, se 
la ricorrente avesse effettivamente ricoperto il ruolo quale caposezione 
e  organizzatrice  della  manifestazione  per  il  Partito.  Per  di  più,  la 
decrizione  dell'insorgente  delle  condizioni  durante  il  periodo  di 
prigionia  risultano stereotipate  -  essendosi  ella  limitata  a  dare  delle 
semplici informazioni sul letto (cfr. verbale d'audizione della ricorrente 
del  30 marzo 2006  pag.  5),  sul  pavimento  (cfr.  verbale  d'audizione 
della ricorrente del 14 aprile 2006 D92 pag. 11), sul numero e nome 
delle altre detenute (cfr. ibidem D94 pag. 11) e sulla cella (cfr. ibidem 
D95-96  pag. 11)  -  tanto  più  che  ella  non  ha  fornito  alcun  dettaglio 
personale,  che  si  può  invece  ragionevolmente  pretendere,  da  una 
persona che ha effettivamente vissuto tali  fatti. In aggiunta, l'asserita 
liberazione dalla detenzione risulta a dir poco incredibile, ritenuto che 
è  inconcepibile  che  il  marito  abbia  potuto  organizzare  l'espatrio, 
immaginando e sperando che la  moglie  sarebbe fuggita  dal  carcere 
(cfr.  verbale  d'audizione  del  ricorrente  D15  pag.  4).  A  comprova 
dell'inverosimiglianza di quanto evocato, si rileva che i ricorrenti hanno 
affermato che essi pensavano di lasciare la Mongolia già prima degli 
avvenimenti  addotti  (cfr.  ibidem  D82  pag.  10  e  verbale  d'audizione 
della ricorrente del 30 marzo 2006 pagg. 4 e 5). Non da ultimo, come 
rilevato dall'UFM, il marito della ricorrente ha reso anche dichiarazioni 
imprecise  e  contraddittorie,  nonché  in  contrapposizione  con  le 
affermazioni della moglie, ciò che a titolo abbondanziale - senza che 
sia necessario enumerare ogni elemento - non fa altro che avvalorare 
l'inverosimiglianza  della  loro  vicenda,  così  come  già  assodata  da 
quanto  sopraevocato. Infine,  il  TAF osserva  che  -  contrariamente  a 
quanto preteso dai ricorrenti in sede di ricorso - i documenti prodotti 
dagli stessi - quali mezzi di prova - non possono essere ritenuti atti a 
corroborare in nessun modo le loro allegazioni, così come sono state 
rese  nel  corso  delle  audizioni.  Per  quanto  attiene  agli  articoli  di 
giornale e alle sette foto, codesto Tribunale rimanda alle osservazioni 
dell'UFM  e  rileva  che  tali  documenti  -  oltre  che  ad  essere  stati 
presentati  senza  la  debita  traduzione  -  si  riferiscono  ad  un'altra 
manifestazione che non ha alcuna relazione con i fatti addotti e le foto 
non riportano le immagini dei ricorrenti. In merito agli  altri documenti 
prodotti,  come rettamente  evidenziato  dall'autorità  inferiore,  si  tratta 
semplicemente  di  tre  fax  in  copia,  che  come  tali  non  hanno  alcun 
valore probatorio in quanto facilmente contraffabili. Infatti, risulta che la 
lettera dell'avvocato e della  Commissione nazionale  dei  diritti  umani 
della Mongolia presentano una data che è stata aggiunta o modificata 
posteriormente  a  mano,  mentre  che  l'asserito  avviso  di  ricerca  fa 

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riferimento ad una data di  nascita  diversa da quella  dichiarata dalla 
ricorrente  (cfr.  documento  in  confronto  a  verbale  d'audizione  della 
ricorrente del 30 marzo 2006 pag. 1). Inoltre, i timbri presenti sui fax in 
copia  non  sono  né  determinabili,  né  verificabili.  Del  resto,  codesto 
Tribunale non può condividere la  censura avanzata dai  ricorrenti  nei 
confronti  dell'UFM quanto ad un accertamento inesatto e incompleto 
dei  fatti  (cfr.  ricorso  pag.  3),  allorquando  sono  gli  insorgenti  che 
avrebbero dovuto adoperarsi  -  presso la  rappresentanza diplomatica 
svizzera in Mongolia -  al  fine di  presentare i  necessari  documenti  in 
originale per avvalorare i fatti da loro addotti, tanto più che avrebbero 
potuto disporre della mediazione dell'asserito avvocato, assegnato alla 
ricorrente.  Per  conseguenza,  questi  documenti  sono  da  ritenersi 
inadeguati a dimostrare il racconto degli autori del gravame. In siffatte 
circostanze, non vi è ragione di ritenere che in particolare la ricorrente 
non possa beneficiare in Patria di  un equo processo in relazione ad 
eventuali  accuse mosse nei  suoi  confronti,  ritenuto che non vi  sono 
indizi  per  presumere  che  le  autorità  mongole siano  manchevoli  di 
volontà e di infrastrutture appropriate per offrire tali garanzie ai propri 
cittadini. Ad ogni modo, si rileva che, un eventuale errore giudiziario ai 
danni  della  richiedente non è,  di  per  sé,  rilevante in  materia d'asilo. 
Visto  quanto  precede,  questo  Tribunale  ritiene  che  l'UFM  ha 
rettamente  considerato  che  le  dichiarazioni  dei  ricorrenti  non 
soddisfano le condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi.

7.2 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  sul  punto  di 
questione  dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento, 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

8.
I ricorrenti  non  adempiono  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

9.
9.1
9.1.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  7  del  presente 
giudizio, non emergono dalle  carte  processuali  neppure elementi  da 
cui desumere che l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti in 
Mongolia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 

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Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 
(LStr, RS 142.20).

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere 
esposto, nel  Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei  trattamenti 
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui i 
ricorrenti possano essere esposti in caso di rimpatrio al rischio reale 
ed  immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni, 
contrariamente  a  quanto  essi  hanno  preteso  in  sede  di  ricorso  con 
semplici e generali  allegazioni (cfr. ricorso pagg. 3-4). In altri  termini, 
quest'ultimi  non  hanno  saputo  fornire  un  insieme  d'indizi,  oppure 
presunzioni  non  contraddette,  sufficientemente  gravi,  precisi  e 
concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti 
che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate.

9.1.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

9.2
9.2.1 Inoltre,  in  Mongolia  non  vige  attualmente  una  situazione  di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale.

9.2.2 Quanto  alla  situazione  personale  degli  insorgenti,  i  medesimi 
sono giovani ed hanno entrambi una formazione scolastica superiore. 
La  ricorrente  si  è  laureata  in  (...)  all'università  (cfr.  verbale  della 
ricorrente del 30 marzo 2006 pag. 2 e del 14 aprile 2006 D1 pag. 2), 
mentre il marito ha compiuto una formazione universitaria per gli (...), 

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D-5925/2006

ottenendo  un  diploma  quale  (...)  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
30 marzo 2006 pag. 2 e del 14 aprile 2006 D1-D2 pag. 2). Egli, quale 
giocatore di (...), ha inoltre aperto una attività, organizzando partite di 
(...) per cinque anni e successivamente ha svolto l'attività di (...) (cfr. 
verbale d'audizione del 30 marzo 2006 pag. 2 e del 14 aprile 2006 D3-
D5 pag. 2). In aggiunta, gli insorgenti dispongono di un'importante rete 
sociale in Patria, segnatamente loro figlio, rimasto con i genitori della 
ricorrente ad D._______, nonché la sorella del ricorrente (cfr. verbale 
d'audizione  del  ricorrente  del  30  marzo  2006  pagg.  2-3  e  della 
ricorrente pag. 2). Non hanno, altresì, preteso nel gravame di soffrire 
di  gravi  problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione 
provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza che da un esame d'ufficio degli 
atti di causa emerga la necessità di una permanenza degli autori del 
gravame in Svizzera per motivi medici. In siffatte circostanze, l'autorità 
inferiore  ha  rettamente  ritenuto  siccome  adempiti  i  presupposti  per 
formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive 
possibilità per gli stessi di un adeguato reinserimento sociale nel loro 
Paese d'origine.

9.2.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie.

9.3 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  i 
ricorrenti,  usando  della  dovuta  diligenza  potranno  procurarsi  ogni 
documento necessario al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è 
dunque pure possibile.

10.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e la 
querelata decisione confermata.

11.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art.  111a  cpv.  2  LAsi)  dal  giudice  unico,  con 
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

12.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono la  soccombenza,  sono poste a carico dei  ricorrenti  (art. 63 
cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

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D-5925/2006

sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale  del  21  febbraio  2008  [TS-TAF, RS  173.320.2]).  Esse  sono 
computate con l'anticipo spese, di 600.- CHF, versato dai ricorrenti il 
17 luglio 2006. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti. 
Esse sono compensate con l'anticipo spese, di 600.- CHF, versato il 
17 luglio 2006 dai ricorrenti.

3.
Comunicazione a:

- ricorrenti (plico raccomandato)
- UFM, Divisione Soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- H._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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