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**Case Identifier:** 36146b41-ea21-546a-a84e-7003b91a5c11
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-06-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.06.2020 D-2244/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2244-2018_2020-06-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2244/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 6  g i u g n o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Muriel Beck Kadima, Gérald Bovier,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

patrocinato dal lic. iur. Mario Amato,  

Consultorio giuridico di SOS Ticino,  

Via Zurigo 17, 6900 Lugano,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 17 gennaio 2018. 

 

 

 

D-2244/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, cittadino dello Sri Lanka di etnia Tamil, ha depositato una 

domanda d’asilo in Svizzera il 9 dicembre 2015. Egli, originario di 

B._______ (Chavakachcheri, Distretto di Jaffna, Provincia del Nord), 

avrebbe risieduto in varie località della regione, salvo farvi ritorno prima di 

lasciare il paese nel luglio del 2013 (cfr. atto A3). 

A.b Sentito approfonditamente sui motivi d’asilo il 15 dicembre 2017, 

l’interessato ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, di 

essere figlio di un ex membro assassinato delle Tigri per la liberazione 

della patria Tamil (LTTE) nonché di aver a sua volta aiutato 

marginalmente tale gruppo paramilitare nel corso del 2005-2006, 

procurando del cibo dietro remunerazione. Ciò avrebbe condotto le 

autorità dello Stato centrale ad importunare regolarmente la sua famiglia, 

tanto che la madre, nel 2007, si sarebbe immolata dandosi fuoco. Egli 

sarebbe a sua volta stato oggetto di visite. Nonostante il suo 

trasferimento in altre località, i problemi con le autorità non si sarebbero 

fermati. Tornato a Jaffna, nel novembre del 2012 sarebbe stato oggetto di 

un fermo da parte dei militari. In tale contesto le autorità lo avrebbero 

interrogato e gli sarebbe stato chiesto di effettuare alcuni acquisti per loro 

conto. I militari gli avrebbero fatto visita anche in seguito. Nel 2013, dopo 

la morte della nonna, il richiedente asilo avrebbe lasciato il paese con il 

fratello (cfr. atto A15). 

A.c Nel corso della procedura di prima istanza, egli ha versato agli atti la 

sua carta d’identità in originale, il certificato di morte della madre, il 

certificato di morte del padre ed il suo certificato di nascita, oltre ad alcune 

foto riguardanti il viaggio (cfr. atto A13-14). 

B.  

Con decisione del 17 gennaio 2018, notificata al ricorrente il 22 gennaio 

2018 (cfr. tracciamento degli invii) la Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM) ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato 

l’allontanamento del ricorrente dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto 

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile l’esecuzione 

dell’allontanamento. 

C.  

In data il 21 febbraio 2018 (recte: 22 febbraio 2018, cfr. timbro del plico 

raccomandato), il ricorrente è insorto contro la summenzionata decisione 

con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

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Tribunale), chiedendo, in via principale, l'annullamento della decisione 

impugnata, nonché la concessione dell'asilo e, in via sussidiaria, che il 

gravame fosse demandato alla SEM per una nuova decisione. In via ancor 

più subordinata di essere ammesso provvisoriamente in Svizzera. 

Contestualmente di essere esentato dal versamento di un anticipo a 

copertura delle presunte spese processuali. 

D.  

Con sentenza del 27 febbraio 2018, il Tribunale ha dichiarato inammissibile 

il suddetto ricorso in quanto tardivo (numero di ruolo D-1101/2018). 

E.  

Il 1° marzo 2018 l’interessato ha presentato una domanda di revisione sulla 

scorta di un rapporto di trasmissione proveniente dall’apparecchio del suo 

patrocinatore, secondo il quale l’allegato ricorsuale sarebbe stato 

trasmesso al Tribunale per telefax il 21 febbraio, ossia tempestivamente. 

F.  

Il 18 aprile 2018 il Tribunale ha accolto la predetta istanza di revisione 

riaprendo la procedura ricorsuale (numero di ruolo D-1256/2018). 

G.  

Con ordinanza del 21 giugno 2018, il Tribunale ha quindi esentato il 

ricorrente dal versamento di anticipo a copertura delle presunte spese 

processuali invitando nel contempo l’autorità inferiore a presentare una 

risposta al gravame. 

H.  

Il 5 luglio 2018 la SEM si è riconfermata nelle proprie posizioni proponendo 

la reiezione del gravame. 

I.  

La replica dell’insorgente del 24 luglio 2018 è pervenuta al Tribunale il 25 

luglio 2018 congiuntamente ad un certificato medico datato 27 aprile 2018 

ed attestante l’esistenza di una sindrome post traumatica da stress e ad 

una dichiarazione in lingua straniera della zia. 

J.  

L’autorità inferiore ha inoltrato la propria duplica il 20 agosto 2018. La 

stessa è poi stata trasmessa per conoscenza all’insorgente il 22 agosto 

2018. 

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Pagina 4 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), 

considerata la riapertura della procedura sancita dalla sentenza su 

revisione del Tribunale D-1256/2018 del 18 aprile 2018, alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato insufficientemente 

motivate le allegazioni di A._______ a proposito del fermo subito nel 2012. 

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Pagina 5 

L’incoerenza, la vaghezza e la superficialità della sua descrizione di tale 

episodio ne avrebbero inficiato la verosimiglianza. Dipoi, ha proseguito 

l’autorità inferiore, la versione dell’insorgente sarebbe incongruente sin 

dalle indicazioni biografiche. Le macroscopiche contraddizioni a riguardo 

dei luoghi di residenza e delle scuole frequentate manifesterebbero 

l’assenza di credibilità dell’intero complesso allegatorio avanzato. Su tali 

presupposti e conto tenuto della giurisprudenza, in capo al ricorrente non 

sussisterebbero fattori di rischio tali da esporlo a seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. 

3.2 Nel proprio gravame, il ricorrente censura la valutazione dell’autorità 

inferiore. Sebbene l’interessato ammetta essersi espresso laconicamente 

circa il fermo del 2012, egli ritiene quantomeno di essere stato in grado di 

riferire gli aspetti principali relativi a tale evento, che andrebbe ad ogni 

modo inserito in un contesto più ampio legato alle attività del padre per 

conto delle LTTE, alla sua uccisione ed al suicidio della madre. Eventi 

questi, di cui non v’è traccia nella decisione avversata –  risultando quindi 

verosimili – e che gli avrebbero comportato dei traumi di una certa 

consistenza. D’altro canto, prosegue l’insorgente, le contraddizioni 

recensite dalla SEM non riguarderebbero aspetti rilevanti per la procedura 

d’asilo e sarebbero con ogni probabilità da ricondurre ad un malinteso 

intercorso nell’ambito dell’audizione sulle generalità, essendo stato fatto 

riferimento ad un tipo di istituto scolastico (…) e non ad un luogo. Su tali 

presupposti, la decisione apparrebbe essere stata presa sulla base di un 

accertamento inesatto ed incompleto dei fatti rilevanti. Occorrerebbe poi 

considerare come il ricorrente presenti ad ogni modo un profilo di rischio 

per via dell’appartenenza ad una famiglia da tempo sospettata di vicinanza 

alle LTTE e della domanda d’asilo presentata in Svizzera. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali 

pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre 

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tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 in fine LAsi). 

4.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

4.4 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).  

5.  

5.1 Con riferimento alla presente disamina, il Tribunale constata come le 

allegazioni dell’insorgente contengano effettivamente diversi indicatori di 

inverosimiglianza. In primo luogo, l’esposizione biografica contraddittoria 

mette in discussione la credibilità generale del ricorrente. A prescindere dal 

fatto di sapere se l’acronimo “(…)” si riferisca ad una tipologia di istituto 

scolastico – cosa che pare essere effettivamente il  

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caso – o ad una località, va constatato come egli abbia inizialmente 

affermato di aver frequentato dodici anni di formazione integralmente a 

B.______ (cfr. atto A3, D 1.17.04) salvo contraddirsi in seguito indicando 

una serie di ulteriori scuole situate in altre località quali (…), (…), (….) e 

(…) (cfr. atto A15, D68 – D69). Confrontato in merito non ha saputo fornire 

spiegazioni valide (cfr. atto A15, D70). La situazione non differisce quanto 

all’illustrazione dei luoghi di residenza, avendo egli nell’audizione giusta 

l’art. 29 LAsi menzionato (…) (1995-1998; 1999-2002), (….) (2002-2007), 

(…) (2008-2009), (…) (2009-2010) e (…) (2010-2013) ossia fornendo 

indicazioni in parte contrastanti rispetto a quanto addotto in precedenza, e 

meglio, di aver soggiornato, oltre che a (…), a (…) (2000-2002), (…) (2007-

2010; località presso […]) e (…) (2010-2011, presso […]). Per quanto 

riguarda poi i motivi d’asilo in senso stretto, e meglio, l’episodio cardine del 

fermo del 2012, è a giusto titolo che l’autorità resistente lo ha giudicato 

insufficientemente sostanziato. Il racconto spontaneo reso dall’insorgente 

è a tal punto succinto da lasciare seri dubbi quanto ad un reale vissuto. 

Chiamato a rendere conto dei suoi motivi di fuga, egli si è infatti limitato ad 

affermare “Ho richiesto asilo qui perché nel mio paese ci sono problemi con 

i militari del governo. Principalmente il problema era con i militari del 

governo. Anche mio padre è stato ucciso da loro. Sono stato anche 

arrestato. Ho studiato in diversi posti a causa di questo. Sono partito dal 

paese nel 2013” (cfr. atto A15, D7). Dipoi, chiestogli di riferire 

dettagliatamente circa il fermo, egli non è stato in misura di addurre 

elementi concreti caratterizzanti il vissuto. Dall’insieme delle sue 

allegazioni e nonostante le innumerevoli richieste dell’auditore, si riesce 

infatti unicamente a evincere che l’insorgente sarebbe stato prelevato dal 

domicilio verso le 12.00 con la giustificazione di essere sottoposto ad alcuni 

accertamenti e trattenuto sino al pomeriggio previa richiesta di effettuare 

delle commissioni (cfr. atto A15, D98 e seg.). Sennonché, spontaneamente 

l’insorgente nemmeno è riuscito a specificare quale fosse il soggetto delle 

domande postegli, domande che ha del resto quantificato in modo del tutto 

impreciso come “due o tre” (cfr. atto A15, D100). Di fronte all’insistenza 

dell’autorità inferiore, questi ha quindi accennato al fatto che i militari gli 

avrebbero chiesto quando sarebbe rientrato, dove fosse prima e cosa 

facesse (cfr. atto A15, D103), quesiti alquanto generici. Anche di fronte al 

tentativo di comprendere il motivo per il quale il ricorrente avesse definito 

arresto tale episodio la risposta di quest’ultimo è stata evasiva ed 

inconcludente (cfr. atto A15, D105: “dato che ero rientrato a casa dopo 

quasi quattro o cinque anni, mi hanno arrestato”). Per non dire della 

descrizione del luogo dell’interrogatorio identificato con la generica formula 

della “stanza con un tavolo e delle sedie” (cfr. atto A15, D112) nonostante 

poco prima il richiedente asilo avesse parlato di un “campo in cui c’era un 

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campo più piccolo” (cfr. atto A15, D111). D’altronde, chiamato a dettagliare 

maggiormente il predetto locale, egli non ha saputo recare a sostegno 

validi elementi, comparandola laconicamente all’ufficio in cui era in corso 

la sua audizione ed aggiungendo unicamente un dettaglio circa la presenza 

di due finestre. 

5.2 Viene inoltre da sé che la dichiarazione rilasciata dalla zia e prodotta in 

sede ricorsuale abbia un valore probatorio pressoché nullo, rientrando la 

medesima nel novero delle attestazioni di compiacenza. Si denoti 

quantomeno come le informazioni in essa presentate, laddove indicano 

che il padre sarebbe deceduto nel 1997, non collimino affatto con quanto 

dichiarato in corso di procedura dall’insorgente, il quale ha collocato tale 

evento nel 1999 (cfr. atto A15, D8). 

5.3 Su tali presupposti, si può ritenere che l’autorità inferiore abbia a giusto 

titolo rimesso in discussione la credibilità dell’intero complesso di 

allegazioni dell’insorgente. Con ciò, non si necessitava di esaminare se gli 

ulteriori motivi addotti, più distanziati temporalmente, ossequiassero o 

meno singolarmente i criteri suesposti. Si rilevi quantomeno come gli 

avvenimenti precedenti, quand’anche verosimili, e segnatamente la morte 

del padre, paiano d’acchito troppo distanziati nel tempo per poter 

giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato (cfr. DTAF 2011/50 

consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5).  

6.  

6.1 Del resto, la sola appartenenza all’etnia Tamil e il deposito di una 

domanda d’asilo all’estero non sono elementi di rischio sufficienti per 

comprovare un timore fondato di esposizione a seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015 [pubblicata come 

sentenza di riferimento] del 15 luglio 2016 consid. 8.4.6). Inoltre, 

nonostante quanto censurato nel gravame, non si può partire dall’assunto 

che in specie esistano legami presunti o effettivi con le LTTE, attuali o 

passati, che dal punto di vista delle autorità srilankesi, possano essere 

interpretati quali volontà di voler riaccendere il conflitto etnico nel paese 

(cfr. ibidem, consid. 8.4.1 e 8.5.3; sentenza E-350/2017 del 3 ottobre 2017 

consid. 4.3.1). Nemmeno sono recensibili in casu un impegno politico 

particolare contro il regime durante l’esilio, con lo scopo di voler rianimare 

il movimento separatista tamil (cfr. ibidem, consid. 8.4.2 e 8.5.4; sentenza 

E-350/2017 consid. 4.3.1) né si deduce dagli atti che l’interessato sia stato 

iscritto in una lista di controllo ad uso delle autorità (cfr. ibidem, consid. 

8.4.3 e 8.5.2; cfr. anche: sentenza del Tribunale E-350/2017 del 3 ottobre 

2018 consid. 4.3.1). In buona sostanza, non appare che l’insorgente possa 

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Pagina 9 

essere visto come una minaccia per l’unità e la coesione nazionale (cfr. in 

merito anche: sentenza E-350/2017 consid. 4.4). 

6.2 Certo, il fatto che egli sia di etnia tamil ed originario della provincia del 

Nord come pure la durata del suo soggiorno in Svizzera ed il suo rimpatrio 

senza il possesso di un passaporto non permettono di escludere ch’egli 

possa attirare su di sé l’attenzione delle autorità al suo ritorno ed essere 

interrogato (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 8.4.4, 9.2.4 e 

9.2.5; sentenze del Tribunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 

2017 consid. 4.4 e 4.5 [sentenza in parte pubblicata in DTAF 2017 VI/6]). 

Il rientro del ricorrente in Sri Lanka senza il possesso di un passaporto, 

potrebbe inoltre esporlo a dover versare una multa da 50’000 a 100’000 

rupie (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 8.4.4). Ciò non 

permette però di riconoscere il rischio di trattamenti rilevanti nel contesto 

dell’art. 3 LAsi. 

 

6.3 Pertanto il ricorrente non può prevalersi, nelle circostanze particolari 

del caso di specie, nemmeno di un timore fondato di persecuzione futura, 

in un prossimo avvenire e secondo un’alta probabilità, per dei motivi 

posteriori alla sua fuga (art. 54 LAsi). Questa valutazione è tanto più 

giustificata in quanto il ricorrente ha lasciato lo Sri Lanka nel maggio 2013, 

ossia successivamente alla fine delle ostilità tra le LTTE e l’esercito 

regolare. 

7.  

In virtù di quanto sopra, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità 

di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione 

impugnata va confermata.  

 

8.  

8.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato 

l’allontanamento del richiedente, ha considerato l’esecuzione dello stesso 

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

8.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. Atteso ch’egli 

avrebbe la qualità di rifugiato, si applicherebbe il principio del non 

respingimento. In specie pure l’art. 3 CEDU sarebbe ostativo 

all’esecuzione dell’allontanamento, giacché rimpatriando l’insorgente lo si 

esporrebbe ad un trattamento inumano e degradante. Visto il suo carattere 

assoluto, l’art. 3 CEDU sarebbe applicabile anche laddove le persecuzioni 

non traggano origine da entità statali. In tal senso, gioverebbe richiamare 

anche l’avviso contrario al rinvio in Sri Lanka di molte organizzazioni 

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Pagina 10 

umanitarie. Nella replica viene poi fatto riferimento, sulla scorta di un 

certificato medico, ad un trauma subito dall’insorgente in giovane età, e 

meglio, all’impiccagione del padre.  

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.  

10.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

11.  

11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in 

particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5%7Czpixhk

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peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero 

possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei 

trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza 

deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; 

GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

11.2 Nel caso in esame, il Tribunale rileva che il ricorrente non ha stabilito 

di avere un profilo di una persona che possa interessare le autorità 

srilankesi in modo particolare al suo ritorno, né l’esistenza di motivi seri ed 

avverati di fondare un rischio reale di essere sottoposto ad un trattamento 

vietato dalle disposizioni succitate al suo ritorno nel paese d’origine. 

11.3 Del resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non 

è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile 

l’esecuzione dell’allontanamento. La stessa Corte Edu ha affrontato 

ripetutamente la questione, giungendo a conclusione che non si possa 

presumere che i tamil che ritornano da un paese europeo siano minacciati 

da un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (cfr. Corte Edu, R.J. contro 

Francia, del 19 settembre 2013, n. 10466/11; E.G. contro Gran Bretagna, 

del 31 maggio 2011, n. 41178/08; T.N. contro Danimarca, del 20 gennaio 

2011, n. 20594/08; P.K. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, n. 

54705/08). La recente evoluzione congiunturale susseguente all’elezione 

alla presidenza di Gotabaya Rajapaksa – nonostante possa di principio 

implicare una possibile accentuazione della situazione di rischio per le 

persone che possono avvalersi di un determinato profilo – non permette di 

ritenere che interi gruppi di popolazione siano esposti al rischio di 

persecuzioni. Su tali presupposti è invece necessario determinare se 

sussistano legami personali del richiedente con le elezioni presidenziali del 

16 novembre 2019 o con le conseguenze delle stesse, evenienza che non 

ricorre nel caso in esame (cfr. sentenza del Tribunale D-2274/2018 del 18 

giugno 2020 consid. 6.1). 

11.4 Le questioni mediche (cfr. infra consid. 10.6) non sono inoltre tali da 

influire sull’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, posto che 

risultano pertinenti solo in casi straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le 

altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-9.1.6). 

11.5 L’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente è pertanto 

ammissibile. 

12.  

https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5%7Czpixhk

D-2244/2018 

Pagina 12 

12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. Entrano altresì in linea di conto i motivi personali, segnatamente 

medici, che possono esporre a pericolo concreto il richiedente l’asilo (cfr. 

DTAF 2014/26 consid. 7). 

12.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di 

rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino 

alla morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).  

12.3 E’ notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil 

ed il governo di Colombo nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga 

attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata 

che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio 

nazionale (cfr. sentenza E-1866/2015). In tale contesto il Tribunale ha 

altresì proceduto all’attualizzazione della giurisprudenza pubblicata nella 

DTAF 2011/24 ed ha confermato che l’esecuzione dell’allontanamento è 

ragionevolmente esigibile in tutta la provincia Settentrionale ad eccezione 

della regione di Vanni (per la regione di Vanni cfr. la sentenza di riferimento 

D-3619/2016 del 16 ottobre 2017) qualora i criteri individuali dell’esigibilità 

siano dati (in particolare l’esistenza di una solida rete familiare o sociale, 

così come la possibilità di accedere ad un alloggio e di prospettive 

favorevoli quanto alla copertura dei bisogni elementari [sentenza E-

1866/2015 consid. 13.3.3]). Da notare che già la precedente DTAF 2011/24 

considerava di principio esigibile l’esecuzione dell’allontanamento verso la 

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Pagina 13 

provincia settentrionale. Tale sentenza operava inoltre una distinzione a 

seconda del momento nel quale il richiedente asilo aveva lasciato la 

regione. Se ciò era avvenuto susseguentemente alla fine della guerra civile 

avvenuta nel maggio 2009, l’esecuzione dell’allontanamento era da 

ritenersi di principio ragionevolmente esigibile. In presenza di un espatrio 

antecedente, si necessitava di vagliare l’esistenza di una prognosi 

favorevole di reinserimento in base agli usuali indicatori personali. 

12.4 Nel caso specifico, il ricorrente proviene dalla provincia del Nord e 

meglio, dal Distretto di Jaffna. Pertanto, in riscontro alla giurisprudenza 

succitata, il suo ritorno in tale regione d’origine risulta da un punto di vista 

generale ragionevolmente esigibile.  

12.5 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in 

caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento 

diviene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure 

mediche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina 

generale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme 

alla dignità umana. Lo straniero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv. 

4 LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un 

accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o 

mantenere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura 

ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di 

destinazione dell’interessato, non raggiungono lo standard elvetico. In tal 

senso, se le cure necessarie possono essere assicurate nel paese 

d’origine del richiedente, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli 

prescritti in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà 

ragionevolmente esigibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della 

disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di possibilità di 

trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si degradasse così 

rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla messa in pericolo 

concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente 

grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 e relativi 

riferimenti). 

12.6 Ciò non è tuttavia il caso nella presente fattispecie. Secondo la 

documentazione medica agli atti l’insorgente soffre di una sindrome post 

traumatica da stress ed è in trattamento farmacologico con una terapia a 

base di Quetiapina. Non avendo nel frattempo il patrocinatore 

dell’insorgente prodotto certificati medici aggiornati, si parte dal 

presupposto che la patologia non abbia subito evoluzioni significative (cfr. 

cfr. sentenza del Tribunale E-2022/2015 del 28 aprile 2017 consid. 3.5). 

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Pagina 14 

Ora, per costante giurisprudenza, si ritiene che in Sri Lanka vi siano 

sufficienti possibilità di trattamento per il quadro clinico in questione (cfr. 

sentenze del Tribunale D-1498/2018 del 7 maggio 2020; D-7355/2016 

dell’11 febbraio 2019 consid. 11.5.2; D-5221/2018 del 24 giugno 2019 

consid. 9.7). Pertanto, i problemi medici dell’insorgente non risultano 

ostativi all’esecuzione del rinvio. 

12.7 D’altro canto il ricorrente è giovane, ha frequentato ben 12 anni di 

scuola beneficiando pure di aiuti per gli studi “scolarship”. Egli ha lasciato 

il paese nel 2013, ossia successivamente al miglioramento della situazione 

ingenerato dalla fine della guerra civile. Nonostante il ricorrente abbia 

dichiarato di non aver più alcun contatto con i famigliari in patria, non è 

inoltre escluso che possa riallacciarli una volta fatto ritorno in Sri Lanka. Si 

può inoltre partire dal presupposto che grazie ai numerosi soggiorni per 

studi nella regione egli disponga di un’ulteriore rete sociale alla quale possa 

far capo in caso di bisogno nel contesto di un reinserimento. Non vi è 

dunque da temere ch’egli sia esposto ad una situazione di minaccia 

esistenziale in caso di rientro in patria a causa dell’impossibilità a 

procacciarsi il minimo vitale. 

In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento è 

ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

13.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 2 LStrI). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi 

e DTAF 2008/34 consid. 12).  

L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile. 

14.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

D-2244/2018 

Pagina 15 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 16 

 

 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

 

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

2.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

 

Data di spedizione:       

  

D-2244/2018 

Pagina 17 

Comunicazione a: 

– rappresentante del ricorrente (raccomandata; allegato: bollettino di 

versamento)  

– SEM, con l’incarto N 663 241 (in copia) 

– Sezione della popolazione del cantone Ticino (in copia)