# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aca306f3-b4a5-5471-a69c-64419ca2b2cb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.03.2006 36.2005.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2005-2_2006-03-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2005.2

   

  TB

  	
  Lugano

  28 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 gennaio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 23
  novembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa Malati CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1979, dal 1° gennaio 2001 è assicurata presso la Cassa malati CO 1 per
l'assicurazione obbligatoria delle cure di base e per alcune coperture
complementari.

 

Affetta da autismo sin dalla nascita, nel corso
del 2003 le sue condizioni di salute sono peggiorate. Il suo medico curante dr.
med. __________, (doc. A5) le ha quindi prescritto un ricovero di due settimane
in una struttura specializzata che si occupasse esclusivamente di soggetti autistici.
I genitori della ragazza hanno individuato nell'Istituto __________ con sede in __________ Italia) la struttura
adatta per le cure di cui necessitava la loro figlia. Con scritto del 15 marzo
2004 (doc. A4) il papà dell'assicurata,
suo tutore, ha chiesto alla Cassa malati una compartecipazione alle spese per
questo trattamento.

RI 1 è stata ricoverata presso il predetto
Istituto dal 16 al 30 marzo 2004, per un costo di € 2'819,88, a cui si sono aggiunti € 520,63 per le prestazioni fornite
durante lo stesso periodo al suo accompagnatore (totale: Fr. 5'300.- circa, doc. 8).

 

                               1.2.   In seguito
al rifiuto espresso dal suo assicuratore con decisione formale del 23 luglio
2004 (doc. A11) di assumersi i costi del trattamento eseguito in Italia,
confermato tramite decisione su opposizione del 23 novembre 2004 (doc. A1),
l'assicurata, rappresentata dal papà RA 1, il 4 gennaio 2005 (doc. I) è
tempestivamente insorta al TCA,
affermando quanto segue:

 

" 
(…)

-         
RI 1 ha frequentato il laboratorio di
gastronomia della fondazione __________ di __________ da Ott. 1999 ad Apr.
2002.

(…)

-         
Nel mese di Maggio 2002 RI 1 viene visitata e
seguita dalla Dr. sa __________ neopsichiatra di __________ su suggerimento
della Sig.ra __________, responsabile di casa __________, in quanto RI 1 non si
adatta alla vita del Foyer.

-         
Le cure farmacologiche prescritte peggiorano la
salute mentale e fisica di RI 1.

-         
Nel giugno 2003 RI 1 non vuole più frequentare
né il Lab né il Foyer. (…)

-         
Il 24 luglio 2003 la Dr.sa __________ prescrive
un ricovero coatto all'__________. RI 1 si rifiuta (…)

-         
Settembre 2003 lo stato di salute peggiora
(cambiato per la 4 volta medicamento) nuovo tentativo di ricovero. RI 1 alla
presenza del Dr. __________ dell'__________ si rifiuta.

-         
Ottobre 2003 decido di togliere i medicinali
prescritti dalla Dr. __________.

-         
Novembre 2003 da Internet rilevo una lista di
centri specializzati in autismo.

-         
Mi prenoto e nel Marzo 2004 RI 1 viene ricoverata.

-         
Il 19 Aprile RI 1 inizia a lavorare al centro
per anziani di __________, dove è tutt'ora e la direzione è soddisfatta per quantità e qualità del lavoro
svolto.

-         
Chiedo alla CO 1 compartecipazione delle spese
ospedaliere di CHF 5'500.-. Mi
viene negata.

-         
Le motivazioni addotte tutelano più la compagnia
di assicurazione che le persone e la loro dignità.

-         
Chiedo cortesemente un riesame del caso.

-         
Purtroppo nel mio cantone di residenza non ho
avuto quell'aiuto medico
specialistico e delle strutture con personale competente nella patologia dell'autismo.".

-         
 

                               1.3.   Con risposta
del 31 gennaio 2005 (doc. III) la Cassa malati CO 1, riprendendo in sostanza le
motivazioni addotte con la decisione su opposizione, ha proposto di respingere
il ricorso, osservando:

 

" 
(…)

10. (…)

Riguardo alla degenza eseguita dalla signora RI 1
in Italia, dal 16 al 30 marzo 2004, la ricorrente fa valere che in Svizzera, o
per lo meno nel Cantone Ticino, non esistono centri specializzati per l'autismo (allegati 8 e 15).

 

Essa ha ragione, per quanto concerne la realtà
cantonale, mentre tralasceremo per il momento le possibilità offerte nel resto
del territorio nazionale, prioritariamente escluse dall'assicurata per motivi legati alla lingua (allegato 3).

 

Emerge tuttavia dagli atti all'incarto, così come dalla documentazione
raccolta dalla CO 1 Casa malati, che già nel cantone di domicilio esistono
istituti pedagogici cantonali atti a prodigare cure riabilitative ai soggetti autistici
adulti, così come confermato anche dalla Dr. med. __________ con scritto 21
maggio 2004 (allegati A e 12).

 

Affianca inoltre un adeguato seguito
psicoterapeutico l'attività di
ben due enti distinti, che operano nel cantone: la Fondazione ARES (Autismo
Ricerca E Sviluppo e creazione di ambiti curativi ed educativi) e l'Associazione ASIPA (Associazione Svizzero
Italiana per i Problemi dell'Autismo).
Questi enti sono atti a garantire, nella seppur piccola realtà cantonale, una
valutazione e una consulenza psicoeducativa al soggetto, così come un sostegno
alla famiglia e l'impostazione
di interventi riabilitativi al suo interno. Essi sono in grado di attivare
interventi educativi-riabilitativi, i quali, data la complessità dell'affezione, risultano per forza individuali
ed adattati alle esigenze del singolo caso. Propongono interventi mirati all'inserimento lavorativo dei giovani adulti
affetti da autismo e veicolano l'informazione/formazione alle famiglie e agli operatori, sostenendo
nel contempo l'attività di
gruppi di auto aiuto (allegati B e C).

 

Non risulta poi che nel periodo dal 1999 al 2003,
la Signora RI 1 sia stata seguita nel Cantone Ticino da un numero elevato di
medici, tale da poter concludere all'impossibilità di portare a termine un trattamento adeguato ancora
all'interno del territorio
svizzero, nel rispetto del principio della territorialità insito nella LAMal.
Infatti, l'unica persona con
formazione adeguata che si è occupata del caso dell'assicurata è stata la Dr. med. __________, unitamente ad un seguito
terapeutico presso la CPC, durante il quale la psicoterapeuta non ha constatato
un aggravamento dello stato della paziente. Gli altri medici citati dalla
corrispondenza intercorsa sono dei generalisti (Dr. med. __________, Dr. med. __________)
e un oftalmologo (Dr. med. __________), (allegati A, 2, 3, 8, 12, 15, 19).

 

Dall'iter descritto sotto il capitolo relativo i Fatti, si evince con
chiarezza che la Signora RI 1 era affetta sin dalla nascita di autismo. Per
contro, invano si cercherebbero nella documentazione agli atti i certificati
medici idonei a dimostrare che un trattamento adeguato non fosse realmente
possibile in Svizzera o, per lo meno, nel Cantone Ticino. Quest'ultimo argomento, in particolare, muove dall'impressione soggettiva che l'assicurata ha sviluppato, senza cercare
particolari alternative, nei confronti dei medici e dei terapeuti svizzeri
(allegati 2, 8, 12, 15, 19, 22).

 

Quanto poi alla presunta ed esclusiva
specializzazione nel campo dell'autismo che la ricorrente vorrebbe attribuire all'Istituto __________, si dirà che tale struttura
si occupa di disturbi generalizzati dello sviluppo, disturbi dell'apprendimento, disturbi legati all'iperattività, disturbi del linguaggio,
disturbi dell'emotività e
depressione, disturbi del comportamento alimentare. L'elenco delle principali condizioni patologiche trattate dall'istituto comprende ben 23 affezioni, tra le
quali figura anche l'autismo.
La volontà di trascorrere una degenza presso l'istituto non risulterebbe poi dalla recente scoperta dell'esistenza di tale struttura ("Saputo
di questo centro a __________ mi sono precipitato e in pochi giorni ho avuto il
ricovero"), ma costituirebbe più che altro un ritorno alle origini, dato
che già le strutture facenti capo all'Associazione __________ si erano occupate dell'assicurata tra il maggio del 1980 ed il
febbraio del 1994, periodo in cui essa era ancora domiciliata in Italia
(allegati A, D, 15, 22).

 

L'essersi sottoposta poi senza indugio ad una degenza per accertamenti
in Italia, senza prima accertare se la CO 1 Cassa malati avrebbe preso a carico
i trattamenti, ritenendo che si potesse trovare un'alternativa agli interventi riabilitativi proposti in Svizzera, non
significa ancora che siano adempiuti i presupposti legali dell'urgenza e dell'impossibilità di rientrare in Svizzera, dove sicuramente l'interessata avrebbe potuto ricevere
trattamenti analoghi o addirittura, migliori, grazie ad una più diretta
integrazione nei luoghi dove essa vive, interagisce, si muove, lavora e si
integra realmente.

 

Come già citato, l'obbligo di prestazione ai sensi dell'art. 36 cpv. 2 OAMal permette che insorga un caso d'urgenza durante un soggiorno temporaneo all'estero.

(…)

Ora, i problemi legati all'autismo, in discussione nel caso presente,
erano già noti sin dalla nascita. La necessità di un trattamento esisteva
dunque già prima della partenza dal Cantone Ticino per trascorrere un periodo
di accertamento all'Istituto __________.
Queste circostanze depongono contro l'esistenza di un caso d'urgenza ai sensi dell'ordinanza (allegato A).

(…)

Con ciò, dal punto di vista giuridico, il caso
d'urgenza è escluso, motivo per il quale le prestazioni in discussione non possono
essere assunte. La presente deduzione è pure confermata da una recente sentenza
del 31 agosto 2001 (K 83/01 Vr), in cui il TFA ha ribadito nuovamente che un
viaggio all'estero con lo scopo
di sottoporsi a cure mediche esclude il caso d'urgenza.

 

Anche l'ultimo argomento contenuto nell'opposizione, quello fondato sul principio dell'economia del trattamento, a sapere il
presunto risparmio della cassa nel rimborsare le due fatture dell'Istituto __________, per un montante totale
di € 3'340.51, pari a circa CHF
5'000.-, non trova riscontro e,
di seguito, non conduce ad una valutazione differente dell'obbligo di prestazione da parte della
convenuta (allegato 8).

È di fatto incontestabile che un periodo analogo
passato presso una clinica riconosciuta a livello cantonale, come la CPC,
esclusa tuttavia dall'interessata
non per motivi medicalmente provati, bensì sulla base di impressioni soggettive,
sarebbe stata alla cassa fatturata sulla base forfetaria prevista dalla
convenzione, ossia CHF 190.- al giorno, pari a CHF 2850.- per 15 giorni.

(…).".

 

                               1.4.   Con
osservazioni del 5 febbraio 2005 (doc. V) la ricorrente ha precisato che

 

" 
(…)

RI 1, da fine 2002 era in uno stato di
eccitazione e prostrazione da non permetterle di svolgere una vita decente. (…)
La sofferenza ed i patimenti che riguardano la dignità di più persone vanno al
di là delle considerazioni elencate, come se si trattasse di un contratto
commerciale o industriale. La scelta, trovata su Internet a novembre 2003, di
un ospedale con una specializzazione in autismo è stata determinata dalla
disperazione. Però i risultati ci sono, eccome. (…).".

 

                               1.5.   Il 7
dicembre 2005 (doc. XVIII) il TCA ha fatto esperire una perizia medica. Sul rapporto peritale del 14
gennaio 2006 (doc. XIX) le parti hanno potuto prendere posizione (docc.
XXI-XXVII).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Trattandosi
di prestazioni derivanti da fatti avvenuti nel 2004, sono applicabili sia le
nuove norme modificate dall'entrata in vigore, il 1° gennaio 2003, della Legge
federale sulla parte generale delle assicurazioni sociali (LPGA), sia l'Accordo
sulla libera circolazione delle persone (ALC, RS 0.142.112.681) che rinvia, per
quanto concerne la sicurezza sociale, al "Regolamento (CEE) N. 1408/71
del Consiglio del 14 giugno 1971 relativo all'applicazione dei regimi di
sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro
familiari che si spostano all'interno della Comunità", modificato ed
aggiornato dal Regolamento (CE) N. 118/97, Regolamento (CE) N. 1290/97,
Regolamento (CE) N. 1223/98, Regolamento (CE) N. 1606/98 e Regolamento (CE) N.
307/1999 e modificato dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra
la Comunità europea e i suoi Stati membri da una parte e la Svizzera dall'altra
parte, entrato in vigore il 1° giugno 2002.

 

                                2.2   Giusta
l’art. 25 cpv. 1 LAMal, in caso di malattia l’assicurazione obbligatoria delle
cure medico-sanitarie assume i costi delle prestazioni atte a diagnosticare o a
curare una malattia ed i relativi postumi.

Secondo quanto stabilito dal capoverso 2 dello
stesso articolo, queste prestazioni comprendono, in particolare:

-  per
la lett. a: gli esami, le terapie e le cure dispensate ambulatoriamente, al
domicilio del paziente, in ospedale, parzialmente in ospedale o in una casa di
cura dal medico, dal chiropratico e da persone che effettuano prestazioni
previa prescrizione o indicazione medica;

-  per
la lett. b: le analisi, i medicamenti, i mezzi e gli apparecchi diagnostici e
terapeutici prescritti dal medico;

-  per
la lett. e: la degenza nel reparto comune di un ospedale.

 

                               2.3.   I
presupposti dell’assunzione dei costi delle prestazioni definite dagli artt. 25
e segg. sono specificati all’art. 32 LAMal.

Quest'ultimo disposto precisa che “le prestazioni di cui agli artt.
25-31 devono essere efficaci, appropriate ed economiche”.

 

L’art. 41 cpv. 1 LAMal dispone che l’assicurato
ha la libera scelta fra i fornitori di prestazioni autorizzati ed idonei alla
cura della sua malattia. Tale libera scelta è, però, concretamente limitata
dalla successiva precisazione secondo cui, in caso di cura ospedaliera o
semiospedaliera, l’assicuratore deve assumere al massimo i costi secondo la
tariffa applicata nel Cantone di domicilio dell’assicurato.

 

Il capoverso 2 dello stesso disposto precisa,
poi, che, se per motivi di ordine medico, l’assicurato ricorre a un altro
fornitore di prestazioni, la rimunerazione è calcolata secondo la tariffa
applicabile a questo fornitore di prestazioni. Sono considerati motivi di
ordine medico i casi di urgenza e quelli in cui le necessarie prestazioni non
possono essere dispensate:

 

                                         a)
 nel luogo di domicilio o di lavoro dell’assicurato oppure nei relativi
dintorni se si tratta di cura ambulatoriale;

 

                                         b)
 nel Cantone di domicilio dell’assicurato o in un ospedale fuori da questo
Cantone che figura nell’elenco allestito dal Cantone di domicilio
dell’assicurato giusta l’art. 39 cpv. 1 lett. e, se si tratta di cura
ospedaliera o semiospedaliera.

 

                               2.4.   A norma
dell'art. 34 cpv. 2 LAMal, il Consiglio federale può decidere che
l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie assuma i costi delle
prestazioni di cui agli art. 25 cpv. 2 o 29 eseguite all'estero per motivi di
ordine medico. Può designare i casi in cui detta assicurazione assume i costi
del parto effettuato all'estero non per motivi di ordine medico. Può limitare
l'assunzione dei costi di prestazioni dispensate all'estero.

L'art. 34 cpv. 2 LAMal corrisponde all'art. 28
cpv. 2 del progetto di legge elaborato dal Consiglio federale (FF 1992 I 236),
ripreso dalle Camere federali senza che abbia dato luogo ad obiezioni di sorta
(cfr. Boll. uff. CS 1992 pag. 1305, CN 1993, pag. 1847).

 

Nel suo Messaggio del 6 novembre 1991 relativo
alla revisione dell'assicurazione malattia (FF 1992 I 133), il Consiglio
federale rilevava quanto segue:

 

" 
(…) Il principio della territorialità che
continua a reggere il nostro sistema di assicurazione malattia non ci impedisce
di "istituzionalizzarne" le possibili eccezioni. Parecchie casse
malati, già attualmente, hanno iniziato questa apertura nella loro sfera di
autonomia.

 

L'innovazione che figurerà nella legge presenta
il sensibile vantaggio di porre tutti gli assicurati su un piano di
uguaglianza. Essa prende in considerazione i casi in cui le prestazioni sono
fornite all'estero per motivi di ordine medico. Si tratterà pertanto di un caso
di urgenza oppure di un caso per il quale non esiste, in Svizzera, la
prestazione equivalente. La seconda eccezione che abbiamo previsto riguarda il
parto all'estero per motivi che non sono di ordine medico. Pensiamo
principalmente al parto che deve avere luogo all'estero per motivi di
acquisizione della nazionalità (applicazione del principio dello jus soli).

 

Il Consiglio federale avrà la competenza di
fissare limiti ai costi che devono essere assunti; dal profilo della
sistematica, ci si potrebbe ad esempio ispirare alla soluzione adottata agli
art. 10 cpv. 3 LAINF e 17 OAINF (RS 832.20; RS 832.202). (…)".

 

Sulla base dell'art. 34 cpv. 2 LAMal, l'autorità
esecutiva ha emanato gli artt. 36 e 37 OAMal.

Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAMal, l'assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie assume i costi dei trattamenti
effettuati all'estero in caso d'urgenza. Esiste urgenza se l'assicurato che
soggiorna temporaneamente all'estero necessita di un trattamento medico e se il
rientro in Svizzera è inappropriato. Non esiste urgenza se l'assicurato si reca
all'estero allo scopo di seguire questo trattamento.

Il capoverso 4 di tale disposto determina
l'estensione dell'assunzione delle prestazioni dispensate all'estero.

Per il capoverso 5, sono salve le disposizioni
sull'assistenza reciproca internazionale in materia di prestazioni.

 

Come rammenta G. Eugster (Krankenversicherung in:
SBVR, cifra 175), "Der Notfall …liegt… vor wenn die Versicherte Person
im Ausland unvorgesehen und überraschend der Behandlung bedarf …gleiches gilt
wenn im Ausland eine in der Schweiz begonnene Behandlung fortgesetzt werden
muss.".

Secondo l'art. 36 cpv. 1 OAMal, il Dipartimento,
sentita la competente commissione, designa le prestazioni di cui agli artt. 25
cpv. 2 e 29 della legge LAMal, i cui costi sono a carico dell'assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie se le stesse non possono essere
effettuate in Svizzera.

 

Il Dipartimento federale dell'interno (DFI) -
dopo che la Commissione federale delle prestazioni generali ha ritenuto
irrealizzabile l'allestimento di un elenco dei trattamenti da porre a carico
dell'assicurazione di base, dispensati all'estero perché non lo possono essere
in Svizzera - non ha finora fatto uso di questa delega legislativa e non ha
pertanto designato le prestazioni in questione (DTF 128 V 75 e STFA dell'8
ottobre 2002 nella causa D., inc. K 44/00). Il Tribunale federale delle
assicurazioni, da parte sua, effettuata l'esegesi della norma legislativa in
oggetto, ha osservato, in virtù del principio della territorialità che
caratterizza il sistema stesso dell'assicurazione malattia (G. EUGSTER, op.
cit., loc. cit.), di non poter dedurre direttamente dall'art. 34 cpv. 2
LAMal un diritto a prestazioni per i trattamenti effettuati all'estero (DTF 128
V 75 consid. 3). Cionondimeno, la stessa Corte ha evidenziato la volontà
manifestata dal Consiglio federale di fare uso della facoltà prevista dall'art.
34 cpv. 2 LAMal dal momento che non solo esso ha delegato al DFI il compito di
allestire l'elenco delle prestazioni che non possono essere fornite in
Svizzera, ma ha anche fissato il quadro per l'assunzione dei relativi costi (art.
36 cpv. 4 OAMal; DTF 128 V 75 consid. 4b).

 

Il TFA ha concluso che il mancato allestimento
della lista delle prestazioni non può, di per sé e in maniera generale ed
assoluta, costituire un impedimento all'assunzione dei trattamenti medici che
non possono essere effettuati in Svizzera. Ciò ancora meno dal momento che
l'UFAS, preso atto dell'irrealizzabilità di un simile elenco, raccomanda, in
taluni casi ed a determinate condizioni, l'assunzione di queste spese.
Ritenendo la norma legale sufficientemente precisa per essere applicata (DTF
128 V 75 consid. 4b) e rilevando comunque la necessità di assicurarsi, da un
lato, che la prestazione ai sensi degli artt. 25 cpv. 2 e 29 LAMal, che deve
rispondere al criterio di idoneità, non possa realmente essere fornita in
Svizzera, e dall'altro, che i requisiti di efficacia e di economicità vengano
ugualmente presi in considerazione, la Corte federale non ha giudicato
necessario di dover colmare una lacuna e di dover stabilire, caso per caso,
l'elenco delle prestazioni, visto che la disposizione legale è sufficientemente
chiara per essere applicata (DTF 128 V 81).

Il fatto che la Commissione preposta non si sia
(ancora) espressa sull'assunzione, a carico dell'assicurazione di base, di
interventi effettuati all'estero e non praticati in Svizzera, non può escludere
a priori un obbligo prestativo da parte degli assicuratori malattia (STFA citata
dell'8 ottobre 2002, K 44/00).

 

                               2.5.   Come visto,
il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'ALC, che rinvia al Regolamento (CEE)
1408/71.

 

L'art. 2 paragrafo 1 del Regolamento (CEE)
1408/71 prevede che esso si applica ai lavoratori subordinati o autonomi e agli
studenti, che sono o sono stati soggetti alla legislazione di uno o più Stati
membri e che sono cittadini di uno degli Stati membri, oppure apolidi o
profughi residenti nel territorio di uno degli Stati membri, nonché ai loro
familiari e ai loro superstiti.

Per il paragrafo 2, il regolamento si applica ai
superstiti dei lavoratori subordinati o autonomi e degli studenti che sono
stati soggetti alla legislazione di uno o più Stati membri, indipendentemente
dalla cittadinanza di queste persone, quando i loro superstiti siano cittadini
di uno degli Stati membri oppure apolidi o profughi residenti nel territorio di
uno degli Stati membri.

 

L'art. 22 paragrafo 1 del Regolamento (CEE)
1408/71 (dimora fuori dello Stato competente - ritorno o trasferimento di
residenza in un altro Stato membro durante una malattia o una maternità -
necessità di recarsi in un altro Stato per ricevere le cure adeguate) prevede
che il lavoratore subordinato o autonomo che soddisfa le condizioni richieste
dalla legislazione dello Stato competente per aver diritto alle prestazioni,
tenuto conto eventualmente di quanto disposto dall'articolo 18, e:

 

a)  il
cui stato di salute necessita di prestazioni immediate durante la dimora nel
territorio di un altro Stato membro, oppure

 

b)  che,
dopo essere stato ammesso al beneficio delle prestazioni a carico
dell'istituzione competente, è autorizzato da tale istituzione a ritornare nel
territorio dello Stato membro in cui risiede ovvero a trasferire la residenza
nel territorio di un altro Stato membro, oppure

 

c)   che
è autorizzato dall'istituzione competente a recarsi nel territorio di un altro
Stato membro per ricevere le cure adeguate al suo stato,

 

ha diritto:

 

i)    alle
prestazioni in natura erogate, per conto dell'istituzione competente,
dall'istituzione del luogo di dimora o di residenza secondo le disposizioni
della legislazione che essa applica, come se fosse ad essa iscritto; tuttavia,
la durata dell'erogazione delle prestazioni è determinata dalla legislazione
dello Stato competente;

 

ii)   alle
prestazioni in denaro erogate dall'istituzione competente secondo le
disposizioni della legislazione che essa applica. Tuttavia previo accordo tra
l'istituzione competente e l'istituzione del luogo di dimora o di residenza, le
prestazioni possono essere erogate anche da quest'ultima istituzione per conto
della prima, secondo le disposizioni della legislazione dello Stato competente.

 

Per il paragrafo 2, l'autorizzazione richiesta ai
sensi del paragrafo 1 lettera b non può essere rifiutata se non quando è
accertato che lo spostamento dell'interessato è tale da compromettere il suo
stato di salute o l'applicazione delle cure mediche. L'autorizzazione richiesta
a norma del paragrafo 1 lettera c non può essere rifiutata quando le cure di
cui trattasi figurano fra le prestazioni previste dalla legislazione dello
Stato membro, nel cui territorio l'interessato risiede, se le cure stesse,
tenuto conto dello stato di salute dello stesso nel periodo in questione e
della probabile evoluzione della malattia, non possono essergli praticate entro
il lasso di tempo normalmente necessario per ottenere il trattamento in
questione nello Stato membro di residenza.

 

Per l'art. 22bis, in deroga all'art. 2 del Regolamento,
l'articolo 22 paragrafo 1 lettere a e c, si applica anche alle persone che sono
cittadine di uno Stato membro e che sono assicurate secondo la legislazione di
uno Stato membro nonché ai loro familiari che con esse risiedono.

 

                               2.6.   Nel caso in
esame, l'assicurata fa valere, da una parte, che la cura effettuata in Italia
dal 16 al 30 marzo 2004 era urgente; d'altra parte, che la stessa non poteva
essere eseguita in Svizzera per l'inesistenza di istituti specializzati nell'autismo.

Malgrado la particolare situazione di malessere psicofisico
in cui si trovava, va in primo luogo osservato che non è possibile ritenere che
il trattamento a cui l’assicurata è stata sottoposta in Italia fosse urgente; era
infatti da tempo che ella non stava bene. Prova ne è che per migliorare lo
stato di salute di sua figlia, già nel mese di novembre 2003 (doc. I) il papà
della ricorrente, tramite internet, aveva scoperto il predetto istituto
italiano. Tuttavia, la collocazione dell'assicurata in quell'istituto
si è potuta concretizzare soltanto dal 16 al 30 marzo 2004, dopo che a fine
febbraio 2004 (doc. 1) il suo rappresentante ha ottenuto tutte le necessarie informazioni
concernenti il soggiorno ed il costo di una degenza.

Come visto, l'art. 22 paragrafo 1 lett. a del Regolamento (CEE) 1408/71 contempla
il caso dell'urgenza (invero, necessità
immediata) soltanto quando un cittadino già si trova all'estero. Per definizione, è quindi escluso
che si realizzi un caso di necessità immediata quando un cittadino si informa anticipatamente
su dove farsi curare all'estero
e, appositamente, vi si reca.

Inoltre, come risulta dagli atti componenti il corposo
incarto, la convenuta non ha autorizzato l'insorgente a recarsi
all'estero per potere beneficiare di uno specifico trattamento. Le richieste
della ricorrente e del suo medico curante sono infatti datate 15 marzo 2004, ovvero
precedono di un giorno soltanto il ricovero presso l'istituto italiano. Mentre la risposta, negativa, della Cassa malati CO
1, del 1° aprile 2004, è addirittura posteriore al rientro al suo domicilio. Pertanto,
va esclusa anche l'applicazione dell'art. 22 paragrafo 1 lettera c del Regolamento
(CEE) 1408/71.

 

Da quanto precede discende che l'applicazione degli Accordi bilaterali e
meglio del Regolamento (CEE) 1408/71 non permette di riconoscere all'assicurata le prestazioni mediche ricevute
all'estero. In questo senso, l'assicurazione di base delle cure
medico-sanitarie della ricorrente non è tenuta a rimborsarle il costo del
trattamento dispensato in Italia.

 

 

                               2.7.   Anche in
virtù del diritto svizzero e quindi dell'art. 34 cpv. 2 LAMal, che rinvia all'art. 36 cpv. 1 e 2 OAMal, il ricorso andrebbe ugualmente respinto
per i motivi che seguono.

                                      

La legge stessa esclude espressamente che vi sia
urgenza se l'assicurato si reca
all'estero allo scopo di
seguire un trattamento medico (art. 36 cpv. 2 terza frase OAMal).

Ai fini di stabilire se vi è urgenza,
determinante non è soltanto il fatto che l'assicurato necessiti improvvisamente ed inaspettatamente di un
trattamento all'estero, ma
anche che il trattamento non possa essere posticipato e che un ritorno in
Svizzera appaia inappropriato (STFA del 20 aprile 2005 nella causa G.Z., K
24/04, STFA del 5 agosto 2003 nella causa R., K 65/03, consid. 2.2; EUGSTER, op.
cit., pag. 88 cifra 176).

Il TFA ha già avuto modo di affermare che il
concetto di inappropriatezza del rientro non va valutato soltanto in base ai
criteri medici, ma alla luce dell'insieme delle circostanze del caso concreto (STFA del 20 aprile 2005
nella causa G.Z., K 24/04, consid. 4.2, STFA del 23 agosto 2002 nella causa B.,
K 7/02, consid. 4).

 

Dal racconto del rappresentante legale della
ricorrente emerge che la malattia è peggiorata gradualmente, conoscendo dei
periodi più acuti ed altri meno intensi, fino ad arrivare ad uno stato di
malessere persistente negli ultimi quattro anni prima del ricovero all'estero (doc. A4). Da diverso tempo,
inoltre, i genitori erano alla ricerca di strutture idonee al ricovero della
loro figlia ed avevano interpellato diversi medici e diversi istituti in tal
senso. L'ultima esperienza
avuta, presso __________, a loro dire non avrebbe dato i frutti sperati,
contribuendo addirittura al peggioramento delle condizioni di salute di RI 1
(doc. A24). In altre parole, tra l'inizio del peggioramento dello stato di
salute dell'assicurata ed il ricovero in Italia, che avrebbe, a detta del suo
tutore, notevolmente migliorato le condizioni di salute della figlia, è quindi
trascorso diverso tempo, ciò che esclude la comparsa di un caso d'urgenza.

 

Inoltre, come visto al considerando precedente, l'aver pianificato il proprio ricovero all'estero non può, per definizione,
configurare di per sé una situazione d'urgenza ai sensi della dottrina e della giurisprudenza.

 

Non vi sono pertanto elementi che fanno pensare
che vi sia stata una vera urgenza di ricovero dal 16 al 30 marzo 2004.

 

La decisione della Cassa malati si rivela dunque
corretta.

 

                               2.8.   Secondo
l'art. 32 cpv. 1 LAMal, le prestazioni di cui agli articoli 25-31 devono essere
efficaci, appropriate ed economiche. L'efficacia deve essere provata secondo
metodi scientifici. L'efficacia, l'appropriatezza e l'economicità di
prestazioni eseguite da medici svizzeri sono presunte (art. 33 cpv. 1 LAMal;
RAMI 2000 KV 132 pag. 283 seg. consid. 3; STFA del 14 ottobre 2002 nella causa
K., K 39/01, consid. 1.3).

 

Al riguardo l'Alta Corte (giurisprudenza riassunta nella STFA del 20 aprile 2005
nella causa G.Z., K 24/04) ha già avuto modo di rilevare come, in presenza di
diversi metodi o tecniche operative che lasciano oggettivamente prevedere il
buon esito del trattamento della malattia, ossia che sono da considerare
efficaci ai sensi dell'art. 32 cpv. 1 LAMal (EUGSTER, op. cit., cifra 185), l'aspetto
dell'appropriatezza della misura acquisti un'importanza prioritaria (DTF 127 V 146 consid. 5). Dal profilo
sanitario, una misura è appropriata se la sua utilità diagnostica oppure
terapeutica prevale sui rischi che le sono connessi come pure su quelli legati
a cure alternative. Il giudizio sull'appropriatezza avviene mediante
valutazione dei successi ed insuccessi di un'applicazione, come pure in base
alla frequenza con cui sorgono delle complicazioni (EUGSTER, op. cit., cifra
189, in particolare nota 398).

Se i metodi alternativi di trattamento entranti
in linea di considerazione non presentano, dal profilo medico, differenze di
rilievo nel senso che - secondo un esame di idoneità, avuto riguardo allo scopo
perseguito volto ad eliminare, nel limite del possibile, i pregiudizi fisici e
psichici (cfr. DTF 127 V 147 consid. 5; DTF 109 V 43 consid. 2b) - sono da
ritenere equivalenti, l'applicazione meno costosa e, di conseguenza,
maggiormente economica deve essere considerata prioritaria (RAMI 1998 KV 988
pag. 1).

Se, per contro, un determinato metodo di trattamento
presenta, rispetto ad altre applicazioni, vantaggi di natura diagnostica e/o
terapeutica - segnatamente perché comporta rischi minori, una prognosi
maggiormente favorevole per quanto concerne eventuali effetti collaterali e
sequele tardive -, questo aspetto può giustificare l'assunzione delle spese per
la cura più cara (STFA citata dell'8 ottobre 2002 nella causa D., consid. 4.4;
cfr. pure DTF 127 V 147 consid. 5 con riferimento a MAURER, Das neue Krankenversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte sul Meno, 1996, pag. 52).

 

Non potendosi tuttavia giustificare, in vista di
un'eventuale assunzione delle prestazioni effettuate all'estero, un trattamento
meno restrittivo rispetto a quello riservato in ambito intercantonale per le
prestazioni fornite, per necessità d'ordine medico, in un altro Cantone che non
sia quello di domicilio (art. 41 cpv. 2 LAMal), la valutazione
dell'amministrazione dovrà tenere conto, mutatis mutandis, dei principi
sviluppati in tale contesto e, quindi, limitare l'obbligo prestativo ai casi in
cui il trattamento esterno (in concreto: all'estero) dovesse presentare, dal
profilo diagnostico o terapeutico, un valore aggiunto considerevole ("einen
erheblichen diagnostischen oder therapeutischen Mehrwert"; STFA citata dell'8 ottobre 2002 nella causa D., consid. 4.4).

 

Di conseguenza, un'eccezione al principio della
territorialità secondo l'art. 36 cpv. 1 OAMal in relazione con l'art. 34 cpv. 2
LAMal, presuppone la prova che in Svizzera non esista alcuna possibilità di
cura. Oppure, occorre la presunzione che nel caso concreto, per la persona
interessata un provvedimento diagnostico o terapeutico praticato in Svizzera,
se confrontato con l'alternativa proposta all'estero, comporti rischi
importanti e considerevolmente più elevati e che perciò, tenuto conto del
risultato che si intende raggiungere tramite la cura, un trattamento
responsabile da un punto di vista medico ed eseguibile in maniera ammissibile
in Svizzera e, quindi, di tipo appropriato, non sia concretamente garantito (citata
STFA del 20 aprile 2005 nella causa G.Z., consid. 6.2, STFA citata del 14
ottobre 2002 nella causa K., consid. 1.3).

 

Vantaggi minimi, difficilmente valutabili o
addirittura contestati, non possono configurare un valido motivo per porre
l'intervento esterno a carico dell'assicurazione di base (STFA citata dell'8
ottobre 2002 nella causa D., consid. 4.5; cfr. pure DTF 127 V 147 consid. 5 con
riferimento a EUGSTER, op. cit., cifra 761), così come neppure il fatto che una
clinica specializzata all'estero abbia maggiore esperienza nel settore
specifico (STFA citata del 14 ottobre 2002 nella causa K., consid. 1.3).

 

 

                               2.9.   Nella
fattispecie, questa Corte ha appositamente nominato un perito allo scopo di
stabilire se i trattamenti medici ricevuti dalla ricorrente durante la sua
degenza presso l'Istituto __________
in provincia di __________ potevano essere effettuati anche in Svizzera (doc.
XVIII: domanda n. 1), quindi se in Svizzera esistono strutture idonee ed
adeguate che curino specificatamente l'autismo infantile ed il ritardo medio di cui è affetta l'assicurata (doc. XVIII: domanda n. 2). Al
perito è inoltre stato chiesto se gli accertamenti clinico-strumentali e l'impostazione di un progetto riabilitativo
individuale effettuati in Italia hanno comportato per l'interessata dei vantaggi nettamente superiori rispetto ad eventuali
prestazioni che avrebbe potuto ricevere in Svizzera (doc. XVIII: domanda n. 3)
e se, eventualmente, un altro tipo d'intervento sarebbe stato più appropriato nei confronti dell'assicurata (doc. XVIII: domanda n. 4).

 

Il dr. med. __________, psichiatra e
psicoterapeuta FMH nominato dal TCA quale perito, nel suo referto ha innanzitutto precisato che le
risposte ai quesiti peritali posti dal TCA possono offrire una panoramica generale sul problema dell'autismo, ma che effettivamente queste
dovrebbero sempre essere riferite al contesto particolare dei singoli casi
presi in esame, poiché ogni persona affetta da autismo è diversa da ogni altra
per gravità, carattere di base, vicende personali e familiari. Il perito
specifica che ogni situazione richiede provvedimenti terapeutici differenziati
e l'intervento, per essere
efficace, deve essere sempre ben individualizzato.

 

Per quanto concerne il primo quesito sottoposto
alla sua attenzione, l'esperto
ha presentato l'istoriato dell'Istituto di __________ in cui è stata
ospitata la ricorrente, esponendo le caratteristiche scientifiche, terapeutiche,
riabilitative e strutturali che esso offre a soggetti affetti da patologie di
vario tipo caratterizzate da disabilità di diversa natura, fra cui anche l'autismo infantile di cui soffre l'assicurata, dispensando sia trattamenti
riabilitativi ambulatoriali sia di lungodegenza.

Sulla base delle informazioni che lo specialista
ha raccolto, egli conclude che, attualmente, nel Canton Ticino non esistono
centri specializzati come l'Istituto
in cui è stata degente la ricorrente. Per contro, a livello svizzero, vi sono
dei centri specializzati che possono essere considerati sicuramente di almeno
pari livello a quello di __________: uno si trova a Zurigo (Zentrum für Kinder
und Jugendpsychiatrie, Universität Zürich) ed il secondo a Ginevra (Département
Psichiatrie de l'Hôpital Cantonal,
Service de psichiatrie adulte,Unité de psichiatrie du développement mental).

 

Alla seconda domanda sottopostagli, il perito ha
risposto così:

 

" 
Sulla base delle informazioni raccolte non
esistono effettivamente in Ticino strutture idonee ed adeguate che curano
specificatamente l'autismo
infantile ed il ritardo mentale medio di cui è affetta RI 1 (…) mentre a livello svizzero esistono centri specializzati
nella Svizzera francese (Ginevra) e nella Svizzera tedesca (Zurigo). In
Ticino le strutture che si occupano della cura dell'autismo dell'età infantile sono i Centri Psicoeducativi (CPE) e i Servizi Medico-Psicologici
(SMP) cantonali. Per quel che riguarda le
associazioni impegnate nello studio e nella gestione di tutte le problematiche
inerenti l'autismo è presente
in Ticino l'ASIPA (Associazione
svizzero italiana per i problemi dell'autismo) e la Fondazione ARES (Autismo Ricerca e Sviluppo) che hanno
la loro sede a Giubiasco. (…) Compito dell'ASIPA è quello di aiutare le famiglie proponendo giornate di studio,
promuovendo incontri per lo scambio di esperienze, trovando persone competenti
nel campo dell'autismo disposte
a fornire consulenza e organizzando gruppi di volontari disposti ad occuparsi
di ragazzi e adulti affetti da autismo. L'ASIPA non dispone di una struttura adatta né per la diagnosi né per
la presa a carico specifica individualizzata di persone affette da autismo ma nel 1995 ha promosso la nascita della Fondazione ARES (…)
ha dunque una funzione specialistica occupandosi delle misure di intervento
individualizzato per la presa a carico delle persone affette da autismo (valutazione
psicoeducativa, consulenza psicoeducativa e sostegno alle famiglie,
impostazione e verifica degli interventi riabilitativi con la famiglia,
attivazione di interventi educativi-riabilitativi individuali, sostegno dell'inserimento famigliare e all'integrazione scolastica di persone affette
da autismo, programmi mirati all'inserimento lavorativo per adolescenti e giovani adulti affetti da
autismo, informazioni e formazione alle famiglie e agli operatori sulla
problematica dell'autismo) (…).
Nel Cantone Ticino non esistono strutture di accoglienza (scuole
speciali, unità abitative o lavorative, istituti) che accolgano
esclusivamente persone affette da autismo. (…)" (sottolineature della
redattrice)

 

In merito ai trattamenti dispensati in Ticino
dalle summenzionate associazioni e fondazioni, il dr. med. __________ considera
che esse non siano sostanzialmente differenti da quelli erogati in Italia. Tuttavia,
a suo dire, qui mancherebbe una struttura specifica di coordinamento
paragonabile a quelle esistenti in Italia e nella Svizzera interna, che sia in
grado di effettuare degli accertamenti clinico-strumentali e di gestire
efficacemente l'insieme degli
interventi avvalendosi di una competenza scientifica nel campo della
problematica dell'autismo.

 

L'esperto ha evaso come segue il terzo quesito concernente l'esistenza di eventuali notevoli vantaggi
riscontrati dall'esito della
cura in Italia rispetto a prestazioni che l'interessata avrebbe potuto ottenere in Svizzera:

 

" 
(…) gli accertamenti clinico-strumentali e l'impostazione di un programma riabilitativo
individuale effettuato in Italia non ha a mio avviso comportato vantaggi o
svantaggi rilevanti rispetto ad eventuali prestazioni dello stesso tipo che RI
1 avrebbe potuto ricevere in Svizzera nei centri specializzati citati in precedenza (Ginevra, Zurigo). Per quel che riguarda il
territorio ticinese va ribadita l'assenza di una struttura specifica di riferimento per la diagnosi e
la presa a carico intensiva di persone affette da autismo. (…) In definitiva è
presumibile sostenere che il tipo di prestazioni offerte ad RI 1 in
Italia abbia comportato dei vantaggi rispetto ad eventuali prestazioni che
avrebbe potuto ricevere in Ticino mentre ciò non può essere sostenuto prendendo
come pietra di paragone il contesto svizzero dove sono effettivamente presenti
centri specializzati qualificati come quello di __________. (…)
(sottolineature della redattrice)

 

Infine, il dr. med. __________ ha suggerito che allo
stato delle condizioni di salute di allora (fine
2003-inizio 2004) in cui si trovava la ricorrente, l'intervento più appropriato sarebbe stato di fare capo alle
summenzionate associazioni ed istituzioni e, solo in un secondo tempo, qualora
non vi fossero stati dei miglioramenti, di rivolgersi ai citati centri
specializzati in Svizzera o in Italia.

 

                             2.10.   Secondo la
giurisprudenza valida nell'ambito delle assicurazioni sociali e relativa alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I
355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S.,
U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; MEYER-BLASER, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì
il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle perizie
mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha già
avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da
medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; LOCHER, Grundriss des Sozial-versicherungsrechts,
Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA del
25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Per quel che riguarda i
rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di
fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura
senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su
un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                             2.11.   Questo TCA non
ravvisa alcun motivo per non ritenere affidabili le affermazioni del dr. med. __________,
specialista in psichiatria e psicoterapia, che si è largamente documentato sulla malattia dell'autismo consultando diversi
istituti, associazioni e persone preposte alla cura di questa malattia prima di
allestire il proprio dettagliato referto.

Questo Tribunale non può quindi scostarsi dalle
conclusioni del perito, secondo cui l'assicurata avrebbe potuto essere curata adeguatamente anche in
Svizzera. Non vi sono seri indizi in senso contrario, né le considerazioni del
rappresentante della ricorrente, seppure umanamente comprensibili, ma tuttavia non
suffragate da alcuna valida documentazione né referto medico, possono
contraddire questa valutazione specialistica.

 

Come ha evidenziato il perito, nemmeno è
possibile ammettere un considerevole valore aggiunto delle cure dispensate nell'istituto italiano rispetto alle cure
offerte in Svizzera. Infatti, non si tratta di verificare se la cura all'estero abbia, di per sé stessa, provocato
dei vantaggi concreti sulla persona di RI 1 – come pare sia, fortunatamente,
capitato nel caso concreto -, bensì di sapere se i trattamenti proposti in
Italia, come tali, erano suscettibili di comportare dei vantaggi dal profilo
diagnostico o terapeutico rispetto alle prestazioni dello stesso tipo che la
ricorrente avrebbe potuto ricevere sul suolo svizzero.

 

Né si può affermare che, nelle circostanze
concrete, un provvedimento diagnostico o terapeutico praticato in Svizzera, se
confrontato con l'alternativa proposta all'estero, avrebbe comportato rischi
importanti e considerevolmente più elevati.

 

Quanto alle precedenti esperienze fallimentari in
Svizzera, e meglio in Ticino, non risulta che l'assicurata si sia di fatto mai,
prima del ricovero in Italia, sottoposta ad una cura analoga a quella
effettuata in Italia. Dagli atti prodotti emerge infatti che le cure mediche intraprese
fino ad allora sono sostanzialmente consistite in psicoterapie fornite dalla
dr.ssa __________ e dai medici dell'__________ dove l'assicurata era
di tanto in tanto ricoverata, in terapie farmacologiche ed in un lungo soggiorno
presso l'istituto __________ ed
i relativi foyer.

 

Va ancora evidenziato come le ulteriori censure,
ed in particolare la circostanza che in Italia l'intervento sarebbe costato
meno, non hanno alcuna influenza sulla nozione di urgenza enunciata dall'art.
36 OAMal.

 

In simili condizioni, malgrado l'apparente
successo della cura attuata in Italia, le tesi ricorsuali circa l'impossibilità
di seguire in Svizzera un trattamento simile a quello eseguito in Italia vanno
respinte. Non sono pertanto dati i presupposti per ammettere un'eccezione al principio della territorialità
(art. 36 cpv. 1 OAMal).

Di conseguenza non è possibile porre a carico
dell'assicurazione malattia di base i costi fatturati ad RI 1 in seguito alla
sua degenza quindicinale in Italia, presso l'Istituto __________ con sede in __________.

Il ricorso formulato contro la decisione su
opposizione della Cassa malati del 23 novembre 2004 deve essere respinto.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso è
respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti