# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e187bd2-b174-5cd1-93b9-8dc71d22683a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-11-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 16.11.2023 15.2023.75
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2023-75_2023-11-16.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2023.75

  	
  Lugano

  16 novembre 2024

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo sul ricorso 10 luglio 2023 di

 

	
   

  	
   RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio
d’esecuzione, Centro di competenza dei precetti esecutivi (CCPE),
o meglio contro la decisione d’irricevibilità emessa il 27 giugno 2023 in
merito alla domanda d’esecuzione n. __________ presentata dalla ricorrente nei
confronti dell’

 

	
   

  	
  PI 1, __________

   

  

ritenuto
in fatto e considerando in diritto:  

 

                                         che il 27 giugno 2023 il Centro di competenza dei precetti esecutivi
(CCPE) dell’Ufficio d’esecuzione (UE) ha dichiarato irricevibile la domanda
d’esecuzione presentata da RI 1 il 19 maggio 2022 nei confronti dell’PI 1 per
l’incasso di fr. 300'000.– oltre agl’interessi del 5% dal 20 novembre 2000, “considerato che verte sulla stessa pretesa di
altre precedenti esecuzioni mai proseguite e di fatto ritenute manifestamente
abusive” con riferimento alle sentenze emesse da
questa Camera nelle procedure 15.2022.97-150-151;

 

                                         che
con ricorso del 10 luglio 2023, RI 1 impugna il provvedimento appena menzionato,
chiedendo l’immediato risarcimento dell’intero importo riportato sulla domanda
d’esecu-zione oltre agl’interessi di mora
del 5%, “più tutti i danni di ogni ge­nere che mi avete cagionati, morali, materiali, offesa
alla mia dignità, eccetera”;

 

                                         che
la ricorrente afferma di aver avuto conoscenza delle tre decisioni citate e
allegate al provvedimento impugnato solo a ricezione del medesimo, e rileva che
tali decisioni riguardano creditori che non sono l’PI 1;

 

                                         che
la ricorrente dichiara di voler inoltrare una denuncia o querela penale contro
il presidente della Camera per abuso di autorità, denunciando un “abuso dei diritti e di ingiustizia fai da te”;

 

                                         che nelle sue osservazioni del 13 luglio 2023 l’UE ha chiesto alla Camera
di dichiarare il ricorso irricevibile senza preventiva notifica alla
controparte per osservazioni;

 

                                         che
l’UE rileva come da novembre del 2020 la ricorrente abbia avviato ben ventun esecuzioni contro l’PI 1
senza mai chiederne il proseguimento, ciò che costituisce un manifesto abuso di
diritto;

 

                                         che
nella misura in cui la ricorrente intende ottenere dallo Stato il risarcimento
del danno di cui si professa vittima, il ricorso è irricevibile, in quanto si
tratta di una domanda che compete al giudice civile (art. 22 della legge sulla
responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici, RL 166.100)
e non dell’autorità di vigilanza, la cui competenza è limitata alla verifica
della legalità e opportunità dei provvedimenti degli organi di esecuzione per
debiti e fallimenti (art. 17 cpv. 1 LEF), come ben sa la ricorrente (sentenza
della CEF 15.2020.20 del 10 aprile 2020, consid. 1);

 

                                         che
il ricorso è pure irricevibile per quanto concerne la decisione
d’irricevibilità impugnata, siccome RI 1 non formula alcuna conclusione al
riguardo né alcuna motivazione (giusta l’art. 7 cpv. 3 lett. a e b della legge
cantonale sulla procedura di ricorso in
materia di esecuzione e fallimento [LPR, RL 280.200]), limitandosi a
denunciare un generico e non circostanziato “abuso dei diritti e di ingiustizia fai da te”;

 

                                         che
la ricorrente non contesta in particolare di aver promosso ventun esecuzioni
contro l’PI 1 senza mai pro­seguirle, ciò che del resto risulta dagli atti e
costituisce un manifesto abuso di diritto giusta l’art. 2 cpv. 2 CC, dal
momento che RI 1 persegue così evidentemente altri fini che non l’incasso del
preteso credito, come già evidenziato nelle decisioni citate dall’UE (sentenze
15.2022.97 del 7 settembre 2022, pagg. 2 in fondo e 3 in alto e 15.2022.150-151
del 1° marzo 2023 consid. 2.2);

 

                                         che contrariamente a quanto
allega, la ricorrente ha avuto conoscenza della prima sentenza citata già il 21
settembre 2022, quan­do l’ha ritirata alle ore 17:33 presso lo sportello
postale di Figino, (tracciamento
dell’invio raccomandato n. __________);

 

                                         che pur avendo scelto la
ricorrente di non ritirare le altre due decisioni appena citate, le stesse sono da ritenersi validamente
notificate in virtù dell’art. 138 cpv. 3 lett. a CPC (stante il rinvio
dell’art. 14 cpv. 1 LPR), giacché ella doveva aspettarsene
la notificazione, avendo lei stessa adita
l’autorità di vigilanza;

 

                                         che ad ogni modo il carattere
abusivo della domanda d’esecuzione ora in esame è manifesto a prescindere dalla
notificazione di quel­le decisioni, non potendo la ricorrente ignorare le numerose
esecuzioni da lei promosse contro l’PI 1 sempre con la stessa causale;

 

                                         che
con replica spontanea del 27 luglio 2023, RI 1 ha ripercorso l’iter
dell’emanazione del provvedimento impugnato e chiesto la ricusa di tutti i
funzionari dell’UE e dell’autorità di vigilanza;

 

                                         che
tale atto è tardivo (art. 17 cpv. 2 LEF), e dunque inammissibi­le, nella misura
in cui si fonda su fatti non già allegati nel ricorso e contiene una nuova
domanda – di ricusa –, peraltro non motivata, in particolare perché RI 1 non
espone quale sarebbe in concreto l’interesse personale dei funzionari dell’UE e
dei membri dell’autorità di vigilanza ai sensi degli art. 10 e 11 LEF nella
fattispecie;

 

                                         che per legge non si preleva la tassa di
giustizia e non si assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61
cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]);

 

                                         che
RI 1 è però avvertita che se dovesse presentare
altri ricorsi contro il rifiuto di dare seguito a domande d’ese­cuzione
manifestamente abusive verrà condannata a una multa fino a fr. 1'500.– e al
pagamento di tasse e spese in virtù dell’art. 20a cpv. 1 n. 5 LEF;

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è irricevibile.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –   ;

  –  .

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio d’esecuzione, Centro di competenza dei precetti esecutivi, Faido.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                            Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.