# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b925d4d6-2eba-5554-8950-488fc2bdd538
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.11.2023 D-5817/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5817-2023_2023-11-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5817/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Aileen Truttmann;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Stato sconosciuto,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 16 ottobre 2023 / N (…). 

 

 

 

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Visto 

la domanda d’asilo che il ricorrente ha presentato in Svizzera il 27 luglio 

2023, 

l’estratto dalla banca dati europea di rilevamento delle impronte digitali (Eu-

rodac) del 31 luglio 2023 dal quale si evince che l’interessato ha inoltrato 

una domanda d'asilo in Francia il 19 ottobre 2018, in Germania il 24 giugno 

2019, nei Paesi Bassi il 7 luglio 2019, il 15 febbraio 2021 e il 7 ottobre 2021 

e in Belgio il 31 marzo 2022 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migra-

zione [di seguito: SEM] n. […]-7/1),  

il verbale del colloquio Dublino dell’8 agosto 2023 (cfr. atto SEM n. 12/3), 

la richiesta di ammissione del 5 settembre 2023 presentata dalla SEM alle 

competenti autorità olandesi e fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del regola-

mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 

giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III, 

RD III) (cfr. atto della SEM n. 14/5), 

la risposta negativa delle autorità olandesi del 13 settembre 2023, nella 

quale le stesse hanno indicato la Francia quale Paese competente (cfr. atto 

SEM 17/2), 

le successive richieste di ammissione datate 14 settembre 2023 presentate 

dalla SEM alle competenti autorità francesi e belghe sempre in base all’art. 

18 par. 1 lett. b del RD III (cfr. atti SEM n. 18/7 e 21/7),  

la dichiarazione di accettazione datata 27 settembre 2023 con la quale le 

autorità belghe hanno accolto la richiesta di ammissione del ricorrente in 

Belgio (cfr. atto SEM n. 24/1),  

la risposta negativa del 28 settembre 2023 con la quale le autorità francesi 

hanno invece rifiutato la richiesta di ammissione,  

la decisione del 16 ottobre 2023, notificata il 17 ottobre 2023 (cfr. atto SEM 

n. 28/1), con la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda di 

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asilo in virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31) e ha conseguentemente ordinato il trasferimento 

dell’interessato verso il Belgio, 

la cessazione del mandato di rappresentanza in favore della Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale sottoscritta il 17 ottobre 

2023 (cfr. atto SEM n. 29/1), 

il ricorso datato 23 ottobre 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato e trac-

ciamento invio; data di entrata: 25 ottobre 2023) inoltrato al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con il quale l’interessato 

chiede al Tribunale “di voler considerare la mia situazione, e di entrare nel 

merito della mia domanda di asilo, applicando la predetta clausola di so-

vranità [art. 17 RD III]” (cfr. ricorso pag. 2); il ricorrente ha altresì presentato 

istanza d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento 

delle spese processuali,  

le misure cautelari del 26 ottobre 2023 mediante le quali il Tribunale ha 

sospeso provvisoriamente l’esecuzione del trasferimento in parola, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei seguenti 

considerandi, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. 

a‒c e art. 52 PA;  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che adito con un ricorso contro una decisione 

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di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si limita ad 

esaminare la fondatezza di tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1), 

che il ricorso in parola risulta manifestamente infondato e, pertanto, il pre-

sente giudizio è motivato soltanto sommariamente (art. 111 lett. e cum 111a 

cpv. 2 LAsi), 

che il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti giusta l’art. 111a cpv. 1 

LAsi,  

che, nel merito, occorre chiedersi se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, secondo il quale non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e d’allontanamento,  

che nella procedura Dublino la SEM non entra nel merito del ricorso ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando conclude, in virtù dell’art. 3 par. 

1 RD III e dopo aver passato in rassegna gli artt. 7-15 RD III (criteri per 

determinare lo Stato membro competente), che un altro Stato è compe-

tente per l’esecuzione della procedura d’asilo e l’allontanamento,  

che lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è te-

nuto a prendere in carico il richiedente conformemente alle condizioni po-

ste agli artt. 21, 22 e 29 RD III,  

che, nel caso in esame, il Belgio ha riconosciuto la propria competenza per 

la trattazione della domanda d’asilo del ricorrente (cfr. atto SEM 24/1), 

che, pertanto, la competenza del Belgio per la trattazione della domanda 

d’asilo dell’interessato è di principio data, 

che, ciò posto, nella decisione avversata l’autorità inferiore ha altresì 

escluso che in Belgio sussistano delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 

3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà 

fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); la SEM ha ritenuto 

che, in concreto, non sussista alcun rischio di violazione del divieto di re-

spingimento e che, considerate le motivazioni d’asilo addotte nonché le 

affezioni delle quali soffre l’interessato, non sussista neppure il motivo per 

l’applicazione della clausola di sovranità di cui all’art. 17 cpv. 1 RD III cum 

art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

(OAsi 1, RS 142.311),   

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che, invocando l’art. 17 par. 1 RD III (concretizzato in diritto interno dall’art. 

29a cpv. 3 OAsi 1), il ricorrente si oppone tuttavia al trasferimento; che, in 

particolare, egli indica di non voler tornare in Belgio in quanto vi sarebbe 

una diffusa criminalità che potrebbe abusare del suo stato di vulnerabilità 

ed esporlo ad un serio pericolo; l’insorgente sostiene inoltre che in detto 

Stato egli non avrebbe diritto al vitto e all’alloggio poiché le autorità prepo-

ste non rispetterebbero la Direttiva Accoglienza; che, infine, la documenta-

zione medica agli atti e le carenze sistemiche nel sistema di accoglienza 

belga risulterebbero essere ostativi al trasferimento ordinato dalla SEM sic-

ché occorrerebbe applicare la clausola di sovranità succitata,  

che, giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti in tale Stato, che implicano il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell’art. 4 CEDU, lo Stato membro che ha avviato la 

procedura di determinazione della competenza prosegue l’esame dei cri-

teri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro può essere 

considerato competente, 

che nella fattispecie il Tribunale non ritiene tuttavia giustificata l’applica-

zione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III in quanto non vi sono fondati motivi 

per ammettere che in Belgio sussistano carenze sistemiche ai sensi 

dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; che, pe-

raltro, il ricorrente non indica in che misura e per quali ragioni sussistereb-

bero tali carenze, 

che, inoltre, in deroga all’art. 3 par. 1 RD III, ciascuno Stato membro può 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un Paese terzo anche se tale esame non gli compete 

in base ai criteri stabiliti nel presente regolamento (art. 17 par. 1 RD III, 

cosiddetta clausola di sovranità); che tale disposizione è concretizzata in 

diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, il quale prevede che, se 

motivi umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora secondo il RD III un altro Stato sarebbe competente 

per il trattamento della domanda d’asilo; che nell’applicazione di tale 

norma, la SEM dispone di un potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 

consid. 7 seg.); che, al contrario, se il trasferimento del richiedente nel 

Paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto in-

ternazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata a 

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entrare nel merito della domanda d’asilo e il Tribunale dispone di pieno 

potere di esame al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che secondo la giurisprudenza della CorteEDU, il respingimento forzato di 

persone che soffrono di problemi medici costituisce una violazione dell’art. 

3 CEDU unicamente in circostanze eccezionali (cfr. sentenze della Cor-

teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 

consid. 7.1),  

che ciò risulta essere segnatamente il caso laddove la malattia dell’interes-

sato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar pre-

supporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia come una 

prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, 26565/05); che la CorteEDU ha altresì precisato che 

una violazione dell’art. 3 CEDU può anche sussistere qualora vi siano dei 

seri motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti medici 

adeguati nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio 

di un grave, rapido e irreversibile peggioramento delle condizioni di salute 

comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §180-193),  

che, nel caso concreto, non risulta tuttavia che la gravità delle affezioni alla 

salute del ricorrente sia sufficiente per raggiungere la soglia elevata dispo-

sta dalla giurisprudenza succitata, 

che dal rapporto medico del 22 agosto 2023, relativo ad una visita perso-

nale alla quale il ricorrente non si è presentato, emerge che egli soffre di 

un abuso medicamentoso con Rivotril 10 mg fino a 3 volte al giorno e pre-

senta segni di lesioni da arma da fuoco (cfr. atto SEM 13/3); che il succes-

sivo rapporto medico datato 19 ottobre 2023, conseguente ad un consulto 

psichiatrico dello stesso giorno, indica invece la diagnosi di “sindrome da 

disadattamento, con disturbo misto delle emozioni e della condotta (ICD-1 

O: F43.25). Disturbi psichici e comportamentali dovuti all'uso di alcol: 

Abuso nocivo (ICD-10: F10.1)”, nonché la prescrizione terapeutica con 

“Psychopax gtt 15-15-15-15, Truxal 50 mg 1-0-0-1, Haldol gocce […].” (cfr. 

atto SEM 30/3),  

che, a fronte di tali affezioni, non si evince pertanto la stretta necessità per 

il ricorrente di rimanere in Svizzera al fine di evitare un grave, rapido e 

irreversibile peggioramento delle sue condizioni di salute in Belgio,  

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che su questi presupposti, il Tribunale giudica che la fattispecie non rientra 

manifestamente nelle casistiche giurisprudenziali suindicate, tanto più che 

è notorio che lo Stato di destinazione disponga di infrastrutture mediche 

sufficienti,  

che, inoltre, le addotte circostanze emerse durante il colloquio, secondo le 

quali a B._______ qualcuno avrebbe messo una pillola nel bicchiere del 

ricorrente ingenerando in lui un malessere mentale, ch’egli preferirebbe vi-

vere sempre solo e non in compagnia (dormendo ad esempio per strada 

piuttosto che restare all’interno del centro di accoglienza) e che in Belgio ci 

sarebbero “molte persone che si drogano e molte bande criminali” (cfr. atto 

SEM 12/3 pag. 2), risultano inconferenti per il giudizio,  

che, infatti, per ammettere una violazione dell’art. 3 CEDU non è sufficiente 

allegare, in maniera generica e senza alcuna valida motivazione con riferi-

mento al caso concreto, la sussistenza di una diffusa criminalità asserita-

mente pregiudizievole per la propria l’incolumità fisica (cfr. ricorso pag. 1), 

che, ad ogni buon conto, dagli atti di causa non emergono elementi che 

portano il Tribunale ad ammettere una qualsivoglia e concreta esposizione 

personale a maltrattamenti in caso di trasferimento in Belgio del ricorrente,  

che, in definitiva, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbe 

tale da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del suo trasferimento in Belgio; che 

dagli atti di causa non emergono neppure validi e sufficienti elementi per 

applicare l’art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità) e per ammettere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il proprio potere di 

apprezzamento nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.),  

che è pertanto a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente (art. 31a cpv. 1 lett. b Lasi) ed ha pronun-

ciato il suo trasferimento verso il Belgio (art. 44 Lasi); che, di riflesso, con 

il provvedimento impugnato l’autorità inferiore non ha violato il diritto fede-

rale né abusato del suo potere di apprezzamento e non ha accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

LAsi); che il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità 

inferiore confermata, 

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che il Belgio è quindi tenuto a prendere in carico il ricorrente in ossequio 

alle condizioni poste agli art. 23, 24 e 29 RD III (cfr. atto SEM 24/1), 

che le misure cautelari statuite dal Tribunale 26 ottobre 2023 decadono con 

la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER in: WALDMANN/WEIS-

SENBERGER [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad art. 56 

PA), 

che avendo statuito nel merito del ricorso, le richieste di concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso, come pure d’esenzione dal versamento 

di un anticipo sulle presumibili spese processuali, formulate dalla ricor-

rente, sono divenute prive d’oggetto, 

che, essendo il ricorso manifestamente sprovvisto di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che le spese processuali di CHF 750.– sono quindi poste a carico del ricor-

rente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa è 

pertanto definitiva, 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: