# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c3f0b717-6fcf-55d4-863c-e2b819e28d35
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.03.2010 C-382/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-382-2008_2010-03-05.pdf

## Full Text

Corte II I
C-382/2008

{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  5  m a r z o  2 0 1 0

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Blaise Vuille, Andreas Trommer, 
cancelliera Mara Vassella.

A._______,
patrocinato dall'avvocato Jean-Maurice Jordi,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-382/2008

Fatti:

A.
A._______,  cittadino  kosovaro  nato  il  ...,  è  giunto  in  Svizzera  il  17 
settembre  1994  al  fine  di  ricongiungersi  con  il  padre,  residente  in 
Ticino e titolare di un permesso di dimora "B". 

B.
Con sentenza del 7 luglio 2004, cresciuta in giudicato incontestata, la 
presidente  della  Corte  delle  assise  correzionali  di  Riviera  ha 
condannato l'interessato alla pena di  tre mesi di  detenzione sospesi 
condizionalmente per un periodo di prova di due anni, al pagamento 
della tassa di  giustizia di  fr. 100.-  e delle spese giudiziarie  per aver 
venduto 25 grammi di eroina, consegnato per conto di terzi 50 grammi 
di cocaina ad altre persone e per aver intenzionalmente sottratto, con 
lo  scopo di  farne uso, l'autovettura di  proprietà della  sua convivente 
B._______. 

In seguito a tale condanna, il 6 agosto 2004 la Sezione dei permessi e 
dell'immigrazione (SPI) della Repubblica e Cantone Ticino ha intimato 
all'interessato una decisione di ammonimento, osservando che in caso 
di recidiva e di ulteriore comportamento scorretto sarebbe stata esami-
nata  la  possibilità  di  emettere  nei  suoi  confronti  una  decisione  di 
espulsione o di rimpatrio e che, vista la gravità del suo comportamen-
to, la decisione veniva emessa con la comminatoria dell'art. 292 del 
Codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 (CP, RS 311.0) a tenor 
della quale chiunque non ottemperi ad una decisione a lui intimata da 
un'autorità competente o da un funzionario competente è punito con 
l'arresto o con la multa. 

C.
Con decreto d'accusa del 24 gennaio 2005, cresciuto in giudicato in-
contestato, il  pubblico Ministero della Repubblica e Canton Ticino ha 
condannato l'interessato per tentato furto e danneggiamento infliggen-
dogli  una pena di  15 giorni  di  detenzione sospesi  condizionalmente 
per  un  periodo  di  prova  di  due  anni  e  prolungando  di  un  anno  il 
periodo di prova relativo alla pena inflittagli con la sentenza del 7 luglio 
2004.

In data 11 marzo 2005 la SPI ha nuovamente emanato una decisione 
di ammonimento nei confronti dell'interessato, osservando che in caso 

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di recidiva sarebbe stato emesso un provvedimento amministrativo più 
severo. 

D.
Con sentenza del 24 agosto 2006, confermata l'8 novembre 2006 su 
ricorso dalla Corte di  cassazione e di  revisione penale del  Tribunale 
d'appello,  la  Corte  delle  assise  criminali  di  Lugano  ha  condannato 
l'interessato alla pena di tre anni e tre mesi di reclusione e a un sesto 
della  tassa  di  giustizia  di  fr.  3000.-  per  rapina  aggravata,  in  parte 
tentata (una consumata, due tentate), furto aggravato in parte tentato 
(in nove occasioni di cui due tentate), violazione di domicilio, in parte 
tentata  (in  otto  occasioni  di  cui  una  tentata)  e  danneggiamento  (in 
sette occasioni). Con la suddetta sentenza è stata altresì revocata la 
sospensione condizionale della pena di  tre mesi di  detenzione del 7 
luglio  2004  e  della  pena  di  15  giorni  di  detenzione  del  24  gennaio 
2005. 

L'interessato si  trovava in stato di  detenzione a decorrere dal  23 di-
cembre 2005. 

E.
Con decisione del  6 febbraio 2007, la SPI ha informato l'interessato 
che  a  seguito  delle  sue  vicende  giudiziarie  nonché  della  sentenza 
emessa dalla Corte delle assise criminali di Lugano con condanna ad 
una pena detentiva, il suo permesso di dimora veniva revocato. 

L'interessato  ha  interposto  ricorso  il  15  febbraio  2007  dinanzi  al 
Consiglio  di  Stato  della  Repubblica  e  Cantone  Ticino,  il  quale  ha 
respinto il gravame con decisione definitiva del 17 aprile 2007. 

Sulla base di  detta risoluzione governativa, la SPI ha fissato all'inte-
ressato un termine per lasciare la  Svizzera corrispondente alla data 
della sua scarcerazione dal Penitenziario PCT la Stampa di Lugano.

F.
Mediante atto sottoscritto in data 21 settembre 2007, l'interessato ha 
chiesto di essere sentito nel quadro di un'eventuale procedura inerente 
un provvedimento amministrativo, quale il divieto d'entrata. 

G.
Con decisione dell'11 ottobre 2007,  la  Sezione dell'esecuzione delle 

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pene e delle misure ha accolto l'istanza dell'interessato volta a ad otte-
nere il regime del lavoro esterno in qualità di operaio generico.

H.
Il  13 novembre 2007 nell'ambito del  diritto  di  essere sentito  in  vista 
dell'emanazione di un divieto d'entrata nei suoi confronti, l'interessato 
è stato assunto a verbale ed ha dichiarato di convivere da sette anni 
con una cittadina kossovara in  possesso di  un permesso "C" e che 
dopo  la  sua  scarcerazione  avrebbero  avuto  l'intenzione  di  unirsi  in 
matrimonio.

I.
Il  13  dicembre  2007,  l'Ufficio  federale  della  migrazione  (UFM)  ha 
emesso nei confronti dell'interessato una decisione di divieto d'entrata 
di durata indeterminata motivandola come segue: 

"Straniero il cui ritorno in Svizzera è indesiderato a motivo del suo comporta-
mento (rapina aggravata, in parte tentata; furto aggravato, in parte tentato; 

violazione di domicilio, in parte tentato, danneggiamento) e per motivi di ordi-

ne e di sicurezza pubblici."

Ad un eventuale  ricorso l'autorità  di  prime cure ha tolto  l'effetto  so-
spensivo. La decisione è stata notificata all'interessato in data 19 di-
cembre 2007. 

J.
Il 18 gennaio 2008, agendo per il tramite del suo patrocinatore, l'inte-
ressato ha interposto ricorso, postulando l'annullamento della decisio-
ne impugnata, chiedendo la restituzione dell'effetto sospensivo, l'esen-
zione dalle spese procedurali nonché il gratuito patrocinio. In sostanza 
egli ha fatto valere che il giudice penale non ha inflitto all'interessato 
quale pena accessoria l'espulsione dalla Svizzera, formulando pertan-
to una prognosi favorevole e determinando il comportamento dell'inte-
ressato non costituente di minaccia per l'ordine e la sicurezza pubbli-
ca. Il ricorrente ha pertanto asserito che tale decisione viola il principio 
di  proporzionalità,  osservando  che  vista  la  revoca  del  permesso  di 
soggiorno, la suddetta decisione di divieto d'entrata non è necessaria. 
Egli  ha  inoltre  aggiunto  che  l'impresa  C._______,  sua  ex datrice  di 
lavoro,  sarebbe  pronta  a  riassumerlo  al  termine  del  suo  periodo  di 
carcerazione, ove ha tenuto un comportamento esemplare. Egli ha poi 
asserito che il  provvedimento amministrativo risultava sproporzionato 

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tenuto  conto  del  suo  alto  grado  di  integrazione  nonché  della 
formazione conseguita quale montatore di impianti sanitari. Oltre a ciò, 
l'interessato  ha  dichiarato  che  era  in  corso  una  procedura  matri-
moniale e che considerato il  permesso "C" di  cui  è  titolare la futura 
moglie, egli avrebbe avuto il diritto al ricongiungimento familiare. 

K.
Con decisione incidentale del  31 gennaio 2008,  il  Tribunale ammini-
strativo federale (di  seguito: il  Tribunale o il  TAF) ha accolto l'istanza 
volta all'ottenimento dell'assistenza giudiziaria nonché del gratuito pa-
trocinio, non determinandosi sulla questione dell'effetto sospensivo, il 
quale  avrebbe  potuto  essere  esaminato  soltanto  al  momento  della 
scarcerazione qualora l'interessato avesse ripresentato la richiesta.

L.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del 26 febbraio 2008, l'UFM ha postulato la reiezione del gravame. In 
sostanza l'autorità di prime cure ha affermato che il  ricorrente aveva 
subito una pesante condanna emessa dalla Corte delle assise crimi-
nali della Repubblica e Cantone Ticino e che egli aveva interessato le 
autorità  giudiziarie  a  più  riprese,  urtando  palesemente  l'interesse 
pubblico. L'autorità  inferiore ha infine asserito  che i  motivi  addotti  in 
sede  di  ricorso  non  consentivano  di  minimizzare  la  gravità  delle 
infrazioni commesse.

M.
Invitato ad esprimersi in merito al suddetto preavviso, l'interessato non 
ha reagito.

N.
Con decisione del 4 aprile 2008, il Giudice dell'applicazione della pena 
della Repubblica e Cantone Ticino ha pronunciato la liberazione condi-
zionale dell'interessato a far tempo dal  1°  maggio 2008 alla  precisa 
condizione che l'interessato potesse essere legalmente rimpatriato. La 
liberazione  è  infine  stata  anticipata  al  29  aprile  2008  visto  il  volo 
previsto a tale data in partenza da Zurigo a destinazione di  Pristina 
con il quale l'interessato è stato allontanato dalla Svizzera. 

L'interessato si è unito in matrimonio con la compagna in data 16 mag-
gio 2008 in Kossovo.

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O.
In data 2 aprile 2009 l'interessato ha presentato alla Rappresentanza 
di  Svizzera a Pristina una domanda di  autorizzazione d'entrata nello 
spazio Schengen al fine di ricongiungersi con la moglie domiciliata in 
Ticino. 

Diritto:

1.
Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge  del  17  giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il  Tribunale  giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 
amministrativa  (PA,  RS  172.021)  prese  dalle  autorità  menzionate 
all'art. 33 LTAF. In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata 
in  Svizzera  rese dall'UFM -  il  quale  costituisce un'unità  dell'ammini-
strazione federale come definita all'art. 33 let. d LTAF - possono essere 
impugnate dinanzi al TAF che nella presente fattispecie statuisce in via 
definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 let. c cifra 1 
della  legge  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  federale  [LTF,  RS 
173.110]).

Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davan-
ti la Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).

A._______ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso, pre-
sentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. 
art. 50 e 52 PA).

2.
L'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della legge federale sugli stra-
nieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) ha comportato l'abroga-
zione della LDDS conformemente all'art. 125 LStr  in relazione con il 
suo allegato 2, cifra I. 

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr alle procedure introdotte prima 
dell’entrata in vigore della presente legge permane applicabile il diritto 
previgente (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2). Nella specie la decisione im-
pugnata  è  stata  emessa  prima  dell'entrata  in  vigore  della  LStr.  Per 
l'esame materiale del suddetto ricorso ci si deve pertanto riferire alla 
normativa  precedente,  segnatamente  all'art.  13  cpv. 1  LDDS,  come 

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pure alle corrispondenti disposizioni di applicazione. 

In applicazione dell'art. 126 cpv. 2 LStr, la procedura inerente alle do-
mande  presentate  prima dell'entrata  in  vigore  della  LStr  è  retta  dal 
nuovo diritto.

3.
Ai sensi dell'art. 49 PA, il ricorrente può invocare la violazione del dirit-
to federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamen-
to, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti 
nonché l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non 
abbia giudicato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il 
diritto federale nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun 
caso dai motivi del ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti sono in pri-
mo luogo la situazione di fatto e di diritto al momento del giudizio (cfr. 
sentenza 2A.451/2002 del 28 marzo 2003 consid. 1.2  pubblicata par-
zialmente in DTF 129 II 215).

4.
Ai sensi dell'art. 13 cpv. 1 LDDS l'autorità federale può vietare l'entrata 
in Svizzera di stranieri indesiderabili (1a frase). Essa può parimenti, ma 
per una durata non superiore a tre anni, vietare l'entrata in Svizzera di 
stranieri  che abbiano contravvenuto gravemente o più volte alle pre-
scrizioni sulla polizia degli stranieri, ad altre disposizioni di legge o a 
decisioni  prese dall'autorità  in  base a queste disposizioni  (2a frase). 
Fintanto che vale questo divieto, lo straniero non potrà varcare il confi-
ne,  senza  il  permesso  esplicito  dell'autorità  che  l'ha  emanato  (3a 

frase).

Secondo la giurisprudenza relativa alla suddetta disposizione (cfr. DTF 
129 IV 246 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati) è considerato indesidera-
bile lo straniero che ha commesso un crimine o un delitto. Lo stesso 
dicasi per lo straniero il cui comportamento e la cui mentalità non la-
sciano sperare in quella correttezza che costituisce il presupposto del-
l'ospitalità,  o  che abbia  rivelato  incapacità  di  adattamento  all'ordina-
mento vigente nel paese a cui chiede ospitalità o ancora i cui antece-
denti permettono di concludere che non si comporterà com'è giustifi-
cato attendersi  da ogni  straniero che desidera soggiornare tempora-
neamente o durevolmente in Svizzera.

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Il divieto d'entrata previsto all'art. 13 cpv. 1 LDDS non costituisce una 
pena né riveste carattere infamante, bensì configura un provvedimento 
amministrativo di controllo, destinato ad impedire che uno straniero ri-
torni  in  Svizzera all'insaputa dell'autorità  (cfr. sentenza del  Tribunale 
amministrativo federale C-92/2006 del 29 settembre 2008 consid. 3). Il 
divieto d'entrata è infatti una misura di sicurezza il cui scopo è quello 
di  prevenire  un  probabile  perturbamento  dell'ordine pubblico  e  della 
pubblica sicurezza e non di punire un determinato comportamento.

5.
Nel suo gravame il  ricorrente ha fatto valere che i giudici  penali  non 
hanno ritenuto opportuno aggiungere quale pena accessoria l'espul-
sione dalla Svizzera, osservando che pertanto il comportamento del ri-
corrente non è stato considerato una minaccia per l'ordine e la sicu-
rezza pubblica. 

Per quanto attiene alla pena accessoria dell'espulsione dalla Svizzera, 
adottata  in  applicazione  dell'art.  55  del  Codice  penale  svizzero  del 
21 dicembre 1937 (CP, RS 311.0), testo in vigore fino al 31 dicembre 
2006, la stessa è decaduta il 1° gennaio 2007, in seguito all'entrata in 
vigore della legge federale del 13 dicembre 2002 che modifica la parte 
generale  del  Codice  penale  (RU 2006 3459; cfr. art.  388  cpv. 2 CP 
nonché le disposizioni finali della modifica del 13 dicembre 2002, n. 1 
cpv. 2).  Giova inoltre  rilevare  che  a  norma di  una  consolidata  giuri-
sprudenza,  l'autorità  amministrativa  non  è  vincolata  dalle  conside-
razioni del giudice penale, in quanto non persegue il medesimo scopo 
dell'autorità penale e gli interessi che è chiamata a salvaguardare pos-
sono differire. Essa valuta dunque sulla base di criteri autonomi del di-
ritto amministrativo qualora l'allontanamento dalla Svizzera di uno stra-
niero resosi colpevole di un reato sia necessaria e opportuna. Infatti, 
se da un lato il giudice penale è tenuto a decidere in funzione della mi-
gliore prognosi di risocializzazione, dall'altro l'autorità amministrativa si 
prefigge di proteggere la sicurezza e l'ordine pubblico (cfr. DTF 131 II 
352 consid. 4.3.2; 130 II 488 consid. 4.2; 129 II 215 consid. 3.2. e giuri-
sprudenza ivi citata).

6.
Nella fattispecie si constata che durante il suo soggiorno in Svizzera 
A._______  ha  sviluppato  un  comportamento  delittuoso  intenso  e 
recidivo.

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6.1 Come emerge dalla sentenza del 7 luglio 2004 egli  è stato con-
dannato per  aver infranto la  legge federale del  3 ottobre 1951 sugli 
stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (LStup, RS 812.121) per aver 
venduto  un  totale  di  25  grammi  di  eroina  e  consegnato  a  terzi  50 
grammi di cocaina nel periodo tra l'autunno 2001 e il mese di gennaio 
2002 e per aver sottratto l'autovettura di proprietà della sua conviven-
te. Nonostante la decisione di ammonimento del 6 agosto 2004 l'inte-
ressato si  è  reso colpevole di  tentato  furto  e  danneggiamento,  reati 
che hanno condotto al decreto d'accusa del 24 gennaio 2005. Con de-
cisione dell'11 marzo 2005 la SPI ha dunque nuovamente ammonito 
l'interessato. Mediante la condanna pronunciata nei suoi confronti il 24 
agosto 2006 dalla Corte delle assise criminali di Lugano egli è stato ri-
tenuto  colpevole di  rapina aggravata,  in  parte  tentata  siccome com-
messa come associato ad una banda intesa a commettere furti o rapi-
ne, consumata ai danni di una pizzeria l'8 e il 9 novembre 2005 aven-
do sottratto usando violenza una somma di almeno fr. 15'000.- e tenta-
ta presso un'abitazione il 14 e 15 dicembre 2005 e ai danni di una ter-
za persona il 30 novembre 2005; furto aggravato in parte tentato sic-
come commesso come associato ad una banda intesa a commettere 
furti o rapine per avere tra il 15 ottobre 2005 e il 19 dicembre 2005 in 
nove occasioni di  cui due tentate, sottratto rispettivamente tentato di 
sottrarre cose mobili altrui per un valore di almeno fr. 94'000.-; viola-
zione di domicilio, in parte tentata per essere entrato in otto occasioni 
di cui una tentata rispettivamente in una casa, in un'abitazione, in un 
locale chiuso di una casa contro la volontà degli aventi diritto e infine 
danneggiamento per avere in sette occasioni nelle circostanze sopra 
descritte  deteriorato,  distrutto  rispettivamente  reso  inservibile  una 
cosa altrui. Da quanto precede emerge che l'interessato tra l'autunno 
2001 e il 19 dicembre 2005 ha commesso 31 reati, di cui 27 nell'arco 
due mesi. 

6.2 Per  quanto  attiene  ai  reati  di  droga,  essi  sono  da  considerarsi 
gravi  e  tali  da  ledere  l'ordine  e  la  sicurezza  della  società,  ciò  che 
giustifica l'intervento fermo da parte delle autorità amministrative. Le 
persone  coinvolte  in  questo  tipo  di  traffici  devono  perciò  attendersi 
all'adozione di misure di allontanamento o di divieto d'entrata dettate 
dalla legittima necessità di proteggere la collettività dai gravi pericoli 
legali  alla  circolazione  di  sostanze  stupefacenti.  Tali  misure  sono 
inoltre tanto più giustificate quando si è in presenza di traffici di droghe 
pesanti  quali  l'eroina o  la  cocaina. In  effetti  il  commercio  illegale  di 
queste sostanze costituisce un reale rischio per la salute e la vita di 

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numerose persone. Tale è pure la concezione dominante delle autorità 
europee  (cfr.  sentenza  della  Corte  europea  dei  diritti  dell'uomo  del 
19 febbraio 1998, causa Dalia, PCourEDH 1998 I pag.76, in partic. N. 
54; cfr. anche 125 II 521 consid. 4a/aa e riferimenti ivi citati, sentenze 
del  Tribunale  federale  2A.87/2006  del  29  maggio  2006,  consid.  2; 
2A.626/2004  del  6 maggio  2005,  consid.  5.2.2  e  2A.386/2004  del  7 
aprile 2005, consid. 4.3.2). 

Si evince poi dalla condanna del 24 agosto 2006, che l'interessato, or-
ganizzatosi in banda, ha perpetrato numerosi reati contro il patrimonio. 
Per quanto  concerne la  rapina,  essa non costituisce unicamente  un 
crimine contro il patrimonio ma anche un reato contro l'integrità fisica 
e psichica della vittima. Essa è infatti commessa usando violenza, mi-
nacciando quest'ultima di un pericolo imminente alla vita o all’integrità 
corporale o rendendola incapace di opporre resistenza. La rapina co-
stituisce dunque un reato molto grave sia dal punto di vista oggettivo 
che  soggettivo,  ciò  che  si  riflette  anche  nella  pena  la  quale  può 
raggiungere  dieci  anni  di  detenzione  o  una  pena  pecuniaria  non 
inferiore a 180 aliquote giornaliere (cfr. art. 140 comma 1 del Codice 
penale svizzero del 21 dicembre 1937 [CP, RS 311.0]). In concreto il 
ricorrente ha agito quale associato ad una banda intesa a commettere 
furti o rapine, per la quale il Codice penale ha previsto una pena de-
tentiva minima di due anni (Art. 140 comma 3 CP) ciò che costituisce 
un'aggravante. Dal punto di vista soggettivo l'interessato ha agito per 
pura  avidità,  mettendo  in  pericolo  l'integrità  fisica  delle  vittime  e 
rivelando una certa  grettezza d'animo poiché le  vittime scelte  erano 
"buoni  conoscenti" o persone regolarmente frequentate. Il  ricorrente è 
stato inoltre considerato "in un certo senso il perno di tutte le operazioni, 
ciò che non fa di  lui  un capo" ma ne aggrava la colpa. I  giudici  penali 
hanno  poi  sottolineato  il  fatto  che  il  ricorrente  ha  perpetrato  i  detti 
crimini  nonostante avesse un lavoro che gli  garantiva un salario  più 
che dignitoso con il  quale avrebbe potuto vivere senza difficoltà (cfr. 
sentenza della Corte delle assise criminali  del 24 agosto 2006, pag. 
101  seg.).  Non  da  ultimo  si  constata  che  l'interessato  è  stato  de-
bitamente  informato  delle  possibili  conseguenze  del  suo  comporta-
mento mediante due ammonimenti (cfr. decisioni di ammonimento del 
6  agosto  2004  e  dell'11  marzo  2005).  Ciò  nonostante  egli  non  ha 
modificato la sua condotta bensì ha continuato nei suoi intenti. 

6.3 Da quanto precede, in ragione della reiterazione, dell'ampiezza e 
della  pericolosità  degli  atti  criminali  perpetrati  risulta  assolutamente 

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ineccepibile la presenza di un concreto pericolo per l'ordinamento, la 
sicurezza nonché la salute pubblici. Ne consegue che una misura di 
controllo come quella decisa nei confronti di A._______ è legittima e 
giustificata.

7.
Nell'atto  ricorsuale del  18  gennaio 2008 l'interessato  ha fatto  valere 
che avrebbe avuto diritto al ricongiungimento familiare una volta unito-
si in matrimonio con la sua compagna residente in Svizzera e titolare 
di un permesso di  domicilio "C", con cui intrattiene una relazione da 
parecchi anni. Egli si prevale quindi implicitamente del diritto al rispetto 
della vita privata e familiare garantito dall'art. 8 della Convenzione del 
4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà 
fondamentali (CEDU, RS 0.101). Ora, come già accennato in narrativa, 
l'interessato si è unito in matrimonio con la compagna in data 16 mag-
gio 2008 (cfr. certificato del 5 febbraio 2009 di matrimonio dell'ammini-
strazione provvisoria da parte dell'ONU [UNMIK]).

7.1 A questo titolo  occorre preliminarmente sottolineare che il  diritto 
derivante dall'art. 8 CEDU va di principio esaminato nel quadro di una 
procedura di  rilascio di  un permesso di  soggiorno duraturo la  quale 
non è oggetto della presente vertenza. In concreto la valutazione del-
l'applicazione della succitata disposizione è limitata all'entrata in Sviz-
zera (soggiorno di al massimo tre mesi).

7.2 Uno straniero può, secondo le circostanze, prevalersi del diritto al 
rispetto della sua vita privata e familiare garantito dall'art. 8 CEDU per 
impedire la divisione della sua famiglia ed opporsi ad un'ingerenza del-
le autorità nel diritto garantitogli  (DTF 130 II 281 consid. 3.1 e giuri-
sprudenza ivi citata). Tuttavia, affinché possa prevalersi di tale norma, 
egli deve intrattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una 
persona della sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza duratu-
ro in Svizzera ("ein gefestigtes Anwesenheitsrecht"), quindi di un diritto si-
curo all'ottenimento o al rinnovo di un permesso di dimora, vale a dire 
possedere di principio la nazionalità svizzera o disporre di un permes-
so di domicilio (cfr. in particolare DTF 129 II 193 consid. 5.3.1; 127 II 
60 consid. 1d/aa; 126 II 335 consid. 2a; cfr, inoltre  ALAIN WURZBURGER, 
op. cit., p. 285). Inoltre si deve aggiungere che l'art. 13 della Cost., il 
quale garantisce anch'esso il diritto al rispetto della vita privata e fami-
liare, corrisponde, quanto al  suo contenuto, all'art. 8 cpv. 1 CEDU e 

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che nel quadro della polizia degli stranieri non conferisce alcun diritto 
o protezione particolare (DTF 129 II 215 consid. 4.2).

7.3 Secondo la giurisprudenza, le relazioni familiari che possono fon-
dare, in virtù dell'art. 8 cpv. 1 CEDU, un diritto ad un'autorizzazione di 
polizia degli stranieri sono innanzitutto i rapporti tra i coniugi, nonché 
quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione (DTF 129 II 
193 consid. 5.3.1; 127 II 60 consid. 1d/aa; 122 II 289 consid. 1c; 120 Ib 
257 consid. 1d). Le persone che non fanno parte dei rapporti familiari 
precitati  possono  prevalersi  dell'art.  8  CEDU solamente  allorquando 
essi, in ragione della loro invalidità fisica o psichica o di una malattia 
grave, le quali necessitano una presa a carico permanente, dipendono 
dal titolare di un diritto di soggiorno in Svizzera (DTF 120 Ib 257 con-
sid. 1d).

7.4 Tuttavia, il diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito 
dall'art. 8 cpv. 1 CEDU non è assoluto. Infatti, conformemente all'art. 8 
cpv. 2 CEDU, può esservi ingerenza della pubblica autorità nell'eserci-
zio  di  tale  diritto  quando  questa  è  prevista  dalla  legge  e  in  quanto 
costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria 
per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il  benessere economico 
del paese, la prevenzione dei reati,  la protezione della salute o della 
morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (cfr. sentenze del 
Tribunale  federale  2A.536/2002  del  20 dicembre  2002,  2A.276/2001 
del 17 settembre 2001). A questo titolo, incombe alle autorità procede-
re alla ponderazione dei differenti interessi in presenza, vale a dire, da 
una parte l'interesse dello Stato all'allontanamento dello straniero e, 
dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere le sue relazioni fami-
liari (DTF 125 II 633 consid. 2e; 122 II 1 consid. 2; 120 Ib 22 consid. 
4a; decisione del Tribunale federale 2A.614/2005 del 20 gennaio 2006 
consid. 4.2.1). Affinché l'interesse pubblico ad una politica restrittiva in 
materia di soggiorno degli stranieri e di immigrazione passi in secondo 
piano è necessaria l'esistenza di legami familiari particolarmente forti 
nella sfera affettiva ed economica (DTF 120 Ib 1 consid. 3c).

Come si desume da quanto esposto nei considerandi precedenti, con 
il  suo  comportamento  delittuoso  il  ricorrente  ha  violato  l'ordine 
pubblico elvetico e fatto correre dei seri pericoli alla collettività, di cui 
le  autorità  amministrative  sono  appunto  chiamate  a  garantire  la 
protezione.  Pertanto,  in  ragione  della  natura  e  della  gravità  delle 
infrazioni di cui quest'ultimo si è reso colpevole, l'interesse pubblico ad 

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un suo allontanamento dal territorio svizzero prevale manifestamente, 
sul  suo  interesse  privato  a  farvi  ritorno.  Si  constata  infine  che 
B._______  ha  contratto  matrimonio  con  l'interessato  il  16  maggio 
2008,  quindi  posteriormente  alle  condanne  e  al  rimpatrio  di 
quest'ultimo  ed  era  pertanto  a  conoscenza  delle  vicende  giudiziarie 
del marito e del fatto che nei suo confronti poteva essere decretato un 
provvedimento  amministrativo  di  divieto  d'entrata  da  parte  delle 
autorità  elvetiche.  Infine  l'interessata,  qualora  dovesse  desiderare 
vivere  presso il  marito  o rendergli  visita,  non è impedita  dal  recarsi 
all'estero (cfr. DTF 120 Ib 6). 

7.5 Alla luce di  quanto esposto, risulta chiaramente che l'interessato 
non può prevalersi  dell'art. 8 CEDU per opporsi  alla separazione da 
B._______ risultante dalla  misura  di  allontanamento  pronunciata  nei 
suoi confronti in data 13 dicembre 2007.

8.
Essendo la decisione di divieto d'entrata confermata nel suo principio 
resta ora da stabilire se la durata a tempo indeterminato della misura 
di  allontanamento adottata dall'UFM è adeguata alle  circostanze del 
caso concreto (cfr. art. 49 lett. c PA).

8.1 Qualora l'autorità amministrativa pronuncia un divieto d'entrata in 
Svizzera,  essa è tenuta a rispettare i  principi  dell'uguaglianza,  della 
proporzionalità e deve astenersi da qualsiasi arbitrio (cfr. ANDRÉ GRISEL, 
Traité de droit administratif, vol. I, Neuchâtel, 1984, pag. 348, 358 seg. 
e 364 seg;  BLAISE KNAPP,  Précis  de droit  administratif,  Basilea,  1991, 
pag. 103 seg., 113 seg., 124 seg.). Rilevanti sono le particolarità del 
comportamento  illecito,  la  situazione  personale  del  ricorrente  e  una 
corretta valutazione dell'interesse pubblico e privato. In  particolare è 
necessario  che  il  provvedimento  appaia  essenziale  ed  idoneo  a 
raggiungere  lo  scopo  perseguito  dalla  misura  amministrativa  e  che 
sussista  un  rapporto  ragionevole  fra  lo  scopo  perseguito  e  la 
restrizione  alla  libertà  personale  che  ne  consegue  (DTF  130  I  65 
consid. 3.5.1; 128 II 292 consid. 5.1; 126 I 219 consid. 2c).

8.2 A._______ si è reso protagonista di crimini particolarmente peri-
colosi  per  l'ordine pubblico  e  che riguardano beni  giuridici  estrema-
mente sensibili, quali la salute e l'integrità fisica. Il fatto che, come af-
fermato  nel  suo  gravame,  egli  abbia  tenuto  un  comportamento  irre-
prensibile nell'ambito dell'espiazione della pena e che abbia potuto be-
neficiare del regime del lavoro esterno a partire dal 15 ottobre 2007 

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non costituisce un criterio decisivo. Rilevante è infatti il suo comporta-
mento in totale libertà. La gravità del suo comportamento, considerati i 
vari precedenti penali alle spalle, non consentono di modificare a suo 
favore il provvedimento amministrativo emanato nei suoi confronti. 

8.3 Occorre inoltre aggiungere che nella decisione del 4 aprile 2008, il 
Giudice  dell'applicazione  della  pena  ha  accordato  la  libertà 
condizionale  al  ricorrente  alla  precisa  condizione  che  possa  essere 
allontanato dalla Svizzera, non avendo possibilità alcuna di rimanervi 
in  ragione  della  revoca  del  permesso  di  dimora  annuale  ed  ha 
espressamente rilevato che "è da escludere che egli possa essere liberato 
senza  la  matematica  sicurezza  di  essere  rimpatriato.  In  effetti  la  sua 

permanenza  in  Svizzera  lo  metterebbe  comunque  in  una  situazione 

altamente precaria ed esposto ad ulteriori  ingenti  rischi  di recidiva, proprio 

per l'impossibilità di un suo reinserimento."

8.4 Date le  circostanze,  la  ponderazione degli  interessi  in  presenza 
conduce a considerare che, come in precedenza, l'interesse pubblico 
al  mantenimento  della  misura  di  allontanamento  nei  confronti  di 
A._______  prevale  su  quello  di  quest'ultimo  a  potersi  recare  in 
Svizzera senza particolari  controlli. Il  Tribunale ritiene che un divieto 
d'entrata  di  durata indeterminata appare proporzionato allo  scopo di 
protezione dell'ordine e della  sicurezza pubblici  ricercati  con questa 
misura. 

Si osserva infine che secondo una prassi costante dell'autorità compe-
tente, i divieti d'entrata nei confronti di straniere o stranieri indesidera-
bili  possono essere pronunciati  per una durata limitata o illimitata, a 
seconda della gravità del caso concreto e dell'interesse pubblico viola-
to. Per quanto concerne il provvedimento amministrativo di durata illi-
mitata, si precisa che, malgrado non sia stato fissato alcun limite tem-
porale, ciò non significa che la decisione esplichi i suoi effetti per una 
durata perenne e immutabile  bensì  che allo  stato attuale delle  cose 
non è possibile determinarne la durata precisa (cfr. anche DTF 130 II 
493 consid. 5). Di principio lo straniero potrà in ogni momento solleci-
tare il riesame, a condizione che tale richiesta non costituisca una ma-
novra dilatoria. Infatti  se la persona interessata può comprovare che 
dopo l'emissione del provvedimento in oggetto per una periodo relati-
vamente lungo ha condotto una vita rispettosa dell'ordinamento giuri-
dico e delle decisioni della autorità del paese in cui vive  ed ha con il 
suo comportamento fatto prova di una durevole reintegrazione sociale, 

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ciò può comportare la revoca della decisione di divieto d'entrata, poi-
ché la situazione iniziale si è posteriormente modificata, di modo che 
la minaccia dell'ordine e della sicurezza pubblici non è più attuale.  A 
questo  titolo  giova  rilevare  che  nell'ambito  di  un  riesame  l'autorità, 
qualora tutte le condizioni siano adempiute, è più libera nel proprio ap-
prezzamento rispetto al caso di un divieto d'entrata di durata determi-
nata,  di  modo  che  un'eventuale  riduzione  della  misura  adottata  nei 
confronti dell'interessato non gli sarebbe di alcun giovamento.

9.
Ne discende che l'UFM con decisione del 13 dicembre 2007 non ha 
violato il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

10.
L'incarto è trasmesso all'UFM affinché pronunci la relativa decisione in 
merito alla domanda di autorizzazione d'entrata nello spazio Schengen 
inoltrata  dall'interessato  nella  quale  egli  richiede  il  ricongiungimento 
famigliare. 

11.
Conformemente  all'art.  65  cpv. 1  PA se  una  parte  non  dispone  dei 
mezzi necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità 
di successo, l'autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istru-
zione la dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal paga-
mento delle spese processuali.

In concreto il ricorrente è stato posto al beneficio del gratuito patroci-
nio e dell'assistenza giudiziaria con decisione incidentale del 31 gen-
naio 2008 siccome la documentazione agli atti dimostrava la condizio-
ne di indigenza del ricorrente e il gravame non appariva di primo ac-
chito sprovvisto di esito favorevole.

In mancanza di una nota particolareggiata delle spese di rappresen-
tanza da parte del rappresentante legale, esse vanno determinate a 
seconda dell'insieme delle circostanze della fattispecie, della sua diffi-
coltà, nonché della mole di lavoro svolto (art. 65 cpv. 5 PA in relazione 
con l'art. 14 cpv. 2 del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e 
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

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derale (TS-TAF, RS 173.320.2). Il Tribunale considera che un'indennità 
di fr. 800.- a titolo di spese ripetibili appaia equa. La cassa del Tribuna-
le rifonderà tale indennità al rappresentante legale (in analoga applica-
zione dell'art. 64 cpv. 2 della legge federale del 17 giugno 2005 sul Tri-
bunale federale [LTF, RS 173.110]). Pertanto si richiama l'art. 65 cpv. 4 
PA, secondo il quale, ove la parte cessi d'essere nel bisogno deve rim-
borsare l'onorario e le spese d'avvocato alla cassa del Tribunale. 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
L'incarto è trasmesso all'UFM affinché proceda ai sensi del consid. 10. 

3.
Non si prelevano spese processuali.

4.
L'Avv.  Jean-Maurice  Jordi  è  designato  quale  rappresentante  legale 
nella  presente  procedura  e  visto  il  patrocinio  gratuito  accordato  al 
ricorrente,  la  cassa  del  Tribunale  gli  verserà  un'indennità  per  spese 
ripetibili di fr. 800.-.

5.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- autorità inferiore (incarto n. di rif. ... di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno)

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

Data di spedizione: 

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