# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0d6f663b-a594-5b9c-a732-12a2127c8e46
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-21
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 21.12.2018 16.2016.80
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2016-80_2018-12-21.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2016.80

  	
  Lugano

  21 dicembre 2018/rn

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Bozzini

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo (“appello”) del 19 dicembre 2016 presentato dalla

 

	
   

  	
  RE
  1  

  (patrocinata
  dall'avv.  PA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 22 novembre 2016 dal Pretore della giurisdizione di
  Mendrisio Sud nella causa n. SE.2015.16 (contratto di mandato) promossa con
  istanza del 20 marzo 2015 nei confronti della

  	 

 

	
   

  	
  CO
  1  

  (patrocinata
  dall'avv.  PA 2 ),

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 26 marzo 2014 la
società CO 1, __________, attiva nel settore della produzione, importazione,
esportazione e distribuzione di articoli di puericultura, rappresentata dall'amministratore
unico __________ N__________, ha sottoscritto con la RE 1, __________, un
contratto per gestire gli aspetti contabili della società che prevedeva, tra
l'altro, le seguenti prestazioni:

 

                                         Contabilità
e dichiarazioni fiscali

                                         Tenuta
contabilità mensile;

                                         Dichiarazioni
IVA trimestrali;

                                         Dichiarazione
fiscale annuale;

                                         Allestimento
conto annuale.

 

                                         Il
contratto prevedeva un onorario di fr. 6600.– annui e di fr. 210.– a
persona per le ‟entrate/uscite collaboratori e relativi annunci alle
istituzioniˮ. L'accordo contemplava altresì le tariffe applicabili in caso
di prestazioni supplementari non comprese nell'offerta servizi. Lo stesso 26
marzo 2014 un analogo contratto è stato sottoscritto tra la società __________
SA, __________, sempre rappresentata dall'amministratore unico __________ N__________,
e la RE 1. 

 

                                  B.   Il 12 giugno 2014 la RE
1 ha trasmesso alla CO 1 una nota di complessivi fr. 12 290.– inclusa l'IVA (nota
n. 1219), per prestazioni “come da offerta 2.3.2014” (fr. 1650.–) e per
prestazioni fuori offerta (fr. 9730.–). Il 20 giugno 2014 la mandante ha riconosciuto
quanto dovuto ‟pro rata temporis” per le prestazioni oggetto del
contratto (fr. 1650.–), contestando per il resto la nota “le prestazioni essendo
comprese nel contratto sottoscritto il 26 marzo 2014” salvo riconoscere alla mandataria
ore ‟extraˮ, di complessivi fr. 2200.–, comprensive anche di quelle
svolte per la __________ SA. Il 1° ottobre 2014 la RE 1 ha rifiutato la proposta
sollecitando il pagamento dell'intera fattura. Il 20 ottobre 2014 la mandante
ha versato alla mandataria fr. 3088.80.

 

                                  C.   Ottenuta il 20 gennaio
2015 l'autorizzazione ad agire (CM. 2014.102), con petizione del 20 marzo 2015
la CO 1 si è rivolta al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud per
ottenere la condanna della CO 1 al pagamento di fr. 9201.20 oltre interessi
del 5% dal 12 giugno 2014. Nelle sue osservazioni del 6 maggio 2015 la convenuta
ha proposto di respingere la petizione. All'udienza del 31 agosto 2015, indetta
per il dibattimento, le parti hanno confermato le loro posizioni. L'istruttoria,
congiunta con la causa introdotta dalla RE 1 nei confronti della __________ SA
(inc. SE. 2015.15), è cominciata seduta stante e si è chiusa il 25 agosto 2016. Alle arringhe finali le parti hanno rinunciato, limitandosi
a conclusioni scritte del 3 e del 31 ottobre 2016 in cui ognuno ha mantenuto le
proprie domande.

 

                                  D.   Statuendo
il 22 novembre 2016, con sentenza unica per due procedimenti, il Pretore ha
respinto le petizioni. Alla RE 1 sono state addebitate tutte le spese processuali
(fr. 1200.– della procedura contro la CO 1 e fr. 800.– di quella
contro la CO 1) così come le ripetibili (fr. 1800.– alla CO 1 e fr. 1200.– alla
__________ SA).

 

E.  Contro la decisione appena
citata la RE 1 è insorta a questa Camera con due separati appelli del 19
dicembre 2016 in cui chiede di annullare il giudizio impugnato riformandolo nel
senso di accogliere la petizione nei confronti delle due società convenute. Nelle
sue osservazioni del 10 febbraio 2017 la CO 1 chiede di dichiarare irricevibile
il rimedio giuridico o quanto meno di respingerlo.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La RE 1 ha
introdotto due reclami separati contro la medesima decisione. Trattandosi di
due persone giuridiche diverse, quantunque amministrate dalla stessa persona,
si giustifica di decidere i due rimedi separatamente.

 

                                   2.   Le decisioni emanate
nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di controversie
patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo
entro trenta giorni dalla notificazione (art.
321 cpv. 1 CPC). L'appello è ammissibile solo se il valore litigioso
raggiungeva almeno fr. 10 000.– secondo l'ultima
conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC), in
difetto di che è dato unicamente reclamo (art. 319 lett. a CPC). Nella fattispecie
non fa dubbio che il valore litigioso non raggiunge fr. 10 000.–, la pretesa
dell'istante ammontando a fr. 9201.20. “L'appello” introdotto dalla RE 1 andrebbe
trattato alla stregua di un reclamo.

 

                                         Nelle osservazioni al
reclamo la CO 1 ritiene che nella misura in cui la controparte ha introdotto un
appello invece di reclamo il rimedio va d'acchito dichiarato inammissibile.
Ora, è vero che qualora una parte scelga erroneamente un certo tipo di rimedio
in luogo di quello corretto, quello va dichiarato irricevibile. Nondimeno, per
non incorrere in un formalismo eccessivo, una conversione dell'atto litigioso
può, in determinate circostanze, entrare in linea di conto se i presupposti di
ammissibilità del rimedio corretto sono dati. Ciò è di principio possibile
anche se la parte ricorrente è rappresentata da un mandatario professionalmente
qualificato. 

 

                                         In concreto, la RE 1 è
rappresentata da un mandatario professionalmente qualificato, il quale non può
valersi di una semplice svista ove appena si pensi che egli ha deliberatamente
scelto di non introdurre un reclamo quantunque tale via fosse indicata dal
Pretore quale rimedio giuridico esperibile contro la decisione da lui emessa.
Tenuto conto che un mandatario professionalmente qualificato non può ignorare
che l'appello non è dato ove il valore litigioso sia inferiore a fr. 10 000.–,
andrebbe così esaminato se il patrocinatore in questione non sia incorso in una
grave negligenza a suo carico ciò che giustificherebbe di rifiutare la conversione
dell'atto litigioso e dichiarare irricevibile il rimedio (sentenza del Tribunale
federale 5A_221/2018 del 4 giugno 2018 in: SZZP/RSPC 2018
pag. 408). Nella fattispecie, ci si può esimere dall'approfondire la questione
poiché quand'anche si convertisse, il reclamo è destinato all'insuccesso. 

                                      

                                   3.   Quanto
alla tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è stata notificata
al patrocinatore dell'istante il 24 novembre 2016 (tracciamento dell'invio
n. __________, agli atti). Introdotto il 19 dicembre
2016 (data del timbro postale sulla busta d'invio), il reclamo in esame è
pertanto tempestivo.

 

                                   4.   Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata
l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente
errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di
cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale,
cantonale o estero – da parte della giurisdizione inferiore. Per quanto
concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione
limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in
modo manifestamente errato (DTF 140 III 88 consid. 2.2 con rinvii). 

 

                                   5.   Il
Pretore ha accertato innanzitutto l'esistenza di un contratto di mandato tra le
parti in relazione alla fornitura di prestazioni non solo per la tenuta della
contabilità e per servizi amministrativi per il 2014 ma, sulla base delle
testimonianza di __________ N__________, amministratore unico della convenuta,
e di __________ A__________, direttore sostituto dell'istante, anche per la
chiusura dell'anno contabile 2013. Per il primo giudice, premesso che litigiosa
era la parte di onorario per prestazioni eseguite dall'istante ‟fuori
offertaˮ e non l'onorario forfettario calcolato pro rata temporis,
spettava alla mandataria allegare in modo chiaro e circostanziato l'esatta
composizione della propria pretesa, ovvero come si “ottenessero gli importi
aggiuntivi indicati nei ricapitolativi di cui al doc. E”. Ciò, a suo parere, avrebbe
permesso di verificare la congruità dell'onorario rivendicato. Il Pretore non
ha disconosciuto che l'attrice aveva prodotto dei ricapitolativi (doc. H) da
cui si evincono i vari dispendi orari per la trattazione delle pratiche per le due
società mandanti, ma ha preso atto che in relazione a tali riassunti Angelo
Albisetti ha indicato che ‟gli elenchi sono riferiti alle ore svolte
effettivamente per ogni singolo mandato e non si tratta delle stesse ore calcolate
due volte. Tutte le prestazioni indicate nel 2014 non sono calcolate nella
parte straordinaria del doc. E (prestazioni fuori offerta). L'indicazione
oraria è riferita al lavoro effettivamente prestato e serve a noi per valutare
se vi è corrispondenza tra l'offerta e l'impiego di lavoro richiestoˮ.

 

                                         A giudizio del Pretore in
tali circostanze non sarebbe chiaro cosa effettivamente sia stato fatturato
alla convenuta e cosa invece sia stato ritenuto compreso nell'onorario di base
giacché non è dato di sapere come l'istante sia giunta agli importi per prestazioni
‟fuori offertaˮ di cui al plico doc. E e riportati nella fattura.
Tali documenti – continua il primo giudice – si limitano a una elencazione generica
senza riferimenti ai dispendi orari indicati nei citati ricapitolativi. Per il
Pretore neppure è dato a divedere quale tariffa oraria, che variava per contratto
a seconda delle competenze e qualifiche del personale, sia stata applicata. In
definiva, a suo dire, non è perciò possibile verificare la congruità degli
onorari pretesi, l'istante avendo fallito nel suo onere di allegare in modo
compiuto per quali prestazioni chiede di essere remunerata. Non risultando agli
atti né l'attrice spiegando quali prestazioni siano comprese nel forfait di
base e sopportando le conseguenze di tale carenza il primo giudice ha così respinto
la petizione.

 

                                   6.   La reclamante
afferma che con la conclusione del contratto di mandato è “corretto che le sia
corrisposto un congruo onorario per le prestazioni svolte e mai contestate
dalla convenuta”. Essa ritiene “scorretto” avere lavorato gratuitamente o
quasi, ciò che ‟cozza con il senso della giustiziaˮ. A suo parere,
pur dovendo essa comprovare la congruità della pretesa, la convenuta non ha mai
contestato il diritto della mandataria a un onorario per il proprio operato, la
conclusione di una tariffa oraria e la sua applicazione né tanto meno la
congruità dell'onorario. 

 

                                         L'interessata
sostiene che le contestazioni della convenuta erano invece puntuali sulle
prestazioni ordinarie, elencate nel doc. H, ossia quelle secondo il contratto
per la tenuta della contabilità 2014 e sono state da lei respinte e confutate,
avendo essa dimostrato di avere fornito le prestazioni fatturate mediante la produzione
di “una
fitta e completa documentazione e le testimonianze di A__________ e __________ Ar__________
che hanno seguito di persona la pratica”. Essa rimprovera al primo giudice di avere accertato che
le prove fornite non permettevano di distinguere tra le prestazioni ‟fuori
offertaˮ e quelle secondo contratto senza tenere conto delle testimonianze
di A__________ e Ar__________, i quali hanno descritto il loro operato e
spiegato perché le censure della convenuta andavano respinte.

 

                                         La
reclamante fa valere di avere presentato una lista completa delle prestazioni ‟fuori
contrattoˮ per la chiusura provvisoria al 31 ottobre 2013 e definitiva
del 2013 (doc. F), e che senza contestazioni da parte della mandante, un
semplice confronto tra il doc. H e il doc. F permette di distinguere tra le
prestazioni ‟fuori contrattoˮ e quelle ‟a forfaitˮ.
Essa ritiene che anche il doc. E distingue le prestazioni, sicché ritiene
provata la pretesa, tanto più che la tariffa oraria è specificata nel contratto
e i testi hanno dimostrato la corretta applicazione della stessa, per altro mai
contestata come tale giacché litigiose erano le ore eseguite. Per la reclamante,
il primo giudice avrebbe comunque potuto fissare una remunerazione considerando
le circostanze pertinenti e che fosse proporzionata ai servizi resi, non
essendo proporzionata la fissazione a zero di tale onorario.

 

                                         Secondo
la RE 1 l'istruttoria ha permesso di appurare che la sua pretesa è congrua e
corrisponde alle modalità di computo concordate. Per l'attività svolta per la
chiusura del 2013 e quella provvisoria al 31 ottobre 2013 essa riafferma che l'importanza
del lavoro svolto e il dispendio di tempo emergono dal doc. E, ciò che è stato confermato
dai testi A__________ e Ar__________. Il doc. F – essa procede – riguarda la
corrispondenza in merito all'esecuzione di prestazioni ‟fuori offertaˮ,
come riferito dalla teste Ar__________. Poi il doc. H – soggiunge l'interessata
– elenca in dettaglio le prestazioni come hanno riferito i due testimoni. Costoro,
per di più, hanno altresì confermato come i ritardi e le difficoltà sostenuti
dalla convenuta erano da ricondurre a carenza di documentazione. Per il 2014 –
essa continua – i servizi offerti sono riassunti al doc. E, elencati in
dettaglio al doc. H, e sono stati confermati dai due testi. A suo giudizio le
recriminazioni sull'errata fatturazione non hanno trovato riscontro (pag. 12 n
15), come dichiarato da __________ Al__________. Essa epiloga rilevando che le
prestazioni rivendicate ai doc. E e H sono state dimostrate e che i testi hanno
confermato la legittimità della richiesta pecuniaria basata sul contratto di
mandato.

 

                                   7.   Nelle sue
osservazioni la CO 1 afferma che il rimedio giuridico limitato ad un ‟copia-incollaˮ
delle conclusioni deve essere dichiarato irricevibile non confrontandosi l'interessata
con la sentenza impugnata. Tuttavia, per tacere del fatto che neppure la
convenuta pretende che l'intero allegato sarebbe interamente irricevibile tant'è
che vi è sola una ‟parziale irricevibilitàˮ, “i punti n. 10 e 12 non
sono stati ripresi pedissequamente dalle conclusioni”. 

 

                                         Ora, l'obbligo di motivazione di un reclamo prescritto
dall'art. 321 cpv. 1 CPC equivale a quello di un appello (art. 311 cpv. 1 CPC:  sentenza
del Tribunale federale 5D_190/2014 del 12 maggio 2015 consid. 2). Esso impone
al reclamante di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea,
non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti. A tal fine non basta
quindi reiterare gli argomenti addotti in prima istanza (cfr. CCR sentenza n.
16.2018.22 del 29 maggio 2018 con rinvio a: sentenza del Tribunale federale
4A_218/2017 del 14 luglio 2017 consid. 3.1.2 con rinvio a DTF 138 III 375
consid. 4.3.1 DTF 138 III 375 consid. 4.3.1). In concreto, nella misura in cui si esaurisce nella pressoché testuale
riproduzione del memoriale conclusivo del 3 ottobre 2016 (dalla
pag. 9 alla pag. 14: n. 13-15) e non si confronta con
la sentenza impugnata, il reclamo sarebbe irricevibile. Tuttavia la
convenuta trascura che il Pretore ha respinto la pretesa già per il fatto che –
in sintesi (sopra consid. 5) – l'attrice non aveva provato quali prestazioni sarebbero
state fatturate alla convenuta ‟fuori offertaˮ e quali invece erano
comprese nell'onorario di base contrattuale, senza quindi esaminare la
congruità dell'onorario. In tali circostanze la riproduzione delle conclusioni su
tale tema era senz'altro ammissibile in questa sede.

 

                                   8.   Nella fattispecie, l'attività svolta dalla RE 1 è indubbiamente
stata effettuata nell'ambito di un contratto di mandato (art. 394 cpv. 1 CO;
DTF 135 III 259, consid. 2.1). Giusta l'art. 8 CC, colui che procede in
causa per ottenere la remunerazione delle sue prestazioni è gravato dell'onere
di dimostrare l'esistenza dell'asserito mandato – in
concreto pacifica – così come la congruità della sua pretesa (RtiD II-2007 pag. 736 consid. 5; II CCA sentenza
inc. 12.2014.27 del 21 luglio 2014 consid. 4). Il mandatario deve in
particolare provare che l'onorario da lui preteso corrisponde alle modalità di computo
concordate, è giustificato in base all'uso, oppure ancora è oggettivamente
proporzionato in base alle circostanze, così come la congruità della sua
pretesa rispetto agli usi vigenti nel settore. Se non vi è alcun uso comune, il
giudice fissa la remunerazione dovuta tenendo conto di tutte le circostanze
pertinenti, fermo restando che essa deve essere oggettivamente proporzionata ai
servizi resi (DTF 135 III 262 consid. 2.2; RtiD II-2007 n. 42c pag. 736; Werro, Commentaire Romand, CO I, 2ª edizione
n. 40 e 46 all'art. 394).

 

                                   9.   Ora, le modalità di
computo concordate sono pacificamente quelle di cui al contratto sottoscritto
il 26 marzo 2014 in cui era prevista una parte di onorario per prestazioni
elencate nel contratto ‟a forfaitˮ mentre per le attività non
comprese nell'offerta di servizi ‟saranno discusse e convenute
separatamente e verranno fatturate sulla base delle tariffe orarie in Chf (IVA
8% e spese escluse) presetazioni seguenti: Direttore sostituto 220.- Specialisti
salari 140.- Senior amministrativo 110.- supporto 85.- Le tariffe orarie
applicate dipendono dalle qualifiche così come dall'esperienza professionale
delle persone implicate sul mandatoˮ (doc. G). Nel maggio del 2014 la mandataria
ha disdetto il contratto. Confrontata alla nota finale di fr. 12 290.– la CO 1
ha reputato di corrispondere fr. 1650.– (oltre all'IVA), calcolato pro
rata temporis per le prestazioni professionali di cui all'offerta del 26
marzo 2014 (doc. E) oltre a fr. 1210.– supplementari (v. osservazioni pag. 7 ad
4). Il primo giudice – come spiegato – non ha considerato chiara la
suddivisione tra prestazioni professionali di cui al contratto e le altre e
pertanto la composizione della pretesa.

 

                                         a)   Anzitutto, diversamente
da quanto crede l'interessata, il Pretore non le ha negato ogni remunerazione
per le prestazioni svolte, né ha deciso che non dovesse essere remunerata. Rimproverando
in sostanza all'attrice di non avere operato una chiara distinzione tra le
prestazioni comprese nel contratto da quelle supplementari, ha riconosciuto queste
ultime comprese nei fr. 1650.– ammessi dalla convenuta. Né egli ha mai
accertato che quest'ultima non pretendeva di dover un onorario per l'operato
dell'istante, anzi, essa medesima avendo riconosciuto l'importo calcolato per l'offerta
di cui al doc. E.

 

                                         b)   Ciò
posto, nel reclamo l'interessata sembra equivocare la sentenza impugnata. Nella
decisione impugnata il primo giudice non ha esaminato le puntuali contestazioni
della convenuta, come essa sembra credere sostenendo di averle confutate, ma ha
accertato che l'istruttoria non ha permesso di stabilire per quali precise
prestazioni era chiesto l'onorario supplementare di fr. 9730.– di cui al doc. E
e quindi da quali precise prestazioni era composta la pretesa. 

 

                                         c)   A
tale riguardo la reclamante – in sintesi – ritiene che le testimonianze di __________
A__________ e di __________ Ar__________ permettevano di distinguere tra le
prestazioni ‟fuori offertaˮ e quelle secondo contratto descrivendo
il loro operato. Ora, __________ Ar__________, a proposito di tale distinzione,
ha affermato che le prestazioni in merito alla chiusura del 2013 erano fuori
offerta e ha spiegato altresì che la nota al cliente per le prestazioni non
previste nel forfait è stata allestita in base all'elenco delle attività giornaliere
di cui al doc. H (deposizione del 7 aprile 2016 verbali pag. 2 in mezzo). Essa,
tuttavia, ha anche confermato che il doc. H non distingue tra prestazioni dell'offerta
e le prestazioni supplementari (loc. cit.). Sulla base di tali dichiarazione,
la valutazione probatoria del primo giudice non può dirsi arbitraria ovvero manifestamente
insostenibile. Né al Pretore incombeva ipotizzare quali prestazioni sarebbero
attinenti all'offerta e quelle estranee alla stessa.

 

                                         d)   Relativamente
alle dichiarazioni di __________ A__________, egli ha affermato di avere
considerato nella fatturazione come supplementari una parte dei lavori iniziali
e tutte le prestazioni eseguite per la chiusura provvisoria al 31 ottobre 2013
e per la chiusura 2013. Egli ha poi affermato che il doc. H è l'elenco puntuale
di tutte le prestazioni per l'esecuzione del mandato sia ordinario che
straordinario nel 2014, mentre il doc. F è l'elenco della corrispondenza da lui
intrattenuta  per l'esecuzione delle prestazioni non comprese nell'offerta. Il
teste ha infine rilevato che tutte le prestazioni indicate nel 2014 non sono
calcolate nella parte straordinaria del doc. E (prestazioni fuori offerta:
deposizione del 2 novembre 2015, verbali pag. 3 in alto). Nella misura in cui
con tale ultima affermazione l'interessato conferma per finire che le prestazioni
di cui al doc. H si riferiscono alle prestazioni ordinarie, la valutazione del
Pretore sfugge una volta di più alla critica.

 

                                   e)  Per
il resto, un semplice confronto tra il doc. F e il doc. H non permette “facilmente di
distinguere quali prestazioni elencate dal doc. H fossero fuori contratto e
quelle invece rientrassero nel calcolo forfettario” come pretende
la reclamante. Come si è visto __________ Al__________ ha precisato che tutte
le prestazioni indicate nel 2014, compresa quindi anche la chiusura del 2013,
non sono calcolate nella parte straordinaria del doc. E (prestazioni fuori offerta),
allorquando il doc. F elenca prestazioni correlate alla chiusura del 2013. Anche
al riguardo l'apprezzamento del Pretore non appare insostenibile.

 

                                         f)    La reclamante
infine ritenere che il primo giudice avrebbe comunque potuto fissare un onorario
adeguato ai servizi resi, non essendo equo
non riconoscerle alcunché. Se non che spettava
all'interessata precisare le proprie prestazioni e non al Pretore accertare d'ufficio
quali prestazioni fossero ‟fuori offertaˮ. Visto quanto precede, il
reclamo, che non ha evidenziato nessun manifesto errore nell'accertamento dei
fatti o nell'applicazione del diritto da parte del primo giudice dev'essere respinto.

 

                                10.   Le spese processuali seguono la soccombenza (art. 106 cpv.
1 CPC). La CO 1, che ha presentato osservazioni per il tramite di un patrocinatore,
ha diritto a un adeguata indennità per ripetibili. 

 

Per questi motivi, 

 

decide:                     1.   Nella misura in cui è ricevibile, il reclamo è respinto.

                                

                                   2.   Le spese processuali di fr. 950.– sono poste a
carico della reclamante che rifonderà alla controparte fr. 1000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –   
  ;

  –
     .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
della giurisdizione di Mendrisio Sud.

 

 

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.