# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4474d558-121e-5457-b2f2-4c62c0b03ef7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-12-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 21.12.2021 17.2021.219
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2021-219_2021-12-21.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2021.219+220+

  234+237+316

  	
  Locarno

  21 dicembre 2021/sm

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Rosa Item e Chiarella Rei-Ferrari

  

 

	
  segretaria:

  	
  Cristina Maggini, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sugli appelli presentati l’11 e il 20
agosto 2021 da

 

	
   

  	
  AP 2, 

   

  rappr. dall’avv.DF 2, 

   

  AP 1,

   

  rappr. dall’avv. DUF 1, 

   

  contro la sentenza emanata il 16 giugno 2021 dalla Corte
  delle assise criminali (motivazione scritta intimata il 10 agosto 2021) nei
  loro confronti

   

   

  

e sull’appello incidentale del 25 agosto 2021 presentato dal

 

	
   

  	
  procuratore pubblico PP 1, 

  

 

esaminati gli atti;

 

ritenuto che:

 

 

 

                                  A.   Confermando
integralmente, avuto riguardo a AP 2, e quasi integralmente, avuto riguardo a AP
1 (con l’eccezione delle imputazioni di tentato inganno nei confronti delle
autorità e contravvenzione alla legge sanitaria cantonale), l’atto d’accusa n.
30/2021 del 22 febbraio 2021, la Corte delle assise criminali ha dichiarato:

 

                                   1.   AP
1 e AP 2 coautori colpevoli di:

 

                                1.1.   truffa
ripetuta

per
avere, nel periodo 22 aprile 2020 – 26 novembre 2020, a __________, __________,
__________, __________ e in altre imprecisate località, per procacciare a sé o
ad altri un indebito profitto, agendo in correità tra loro e in parte con il
fiduciario __________, ingannato con astuzia più persone, affermando cose false
o dissimulando cose vere, oppure confermandone subdolamente l’errore,
inducendole in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui,
per un importo complessivo di CHF 1'060'000.00, e meglio, per avere,

 

                              1.1.1.   nel corso del mese di aprile 2020, richiedendo un
prestito Covid-19 per la ditta individuale di AP 1, allestendo un bilancio e un
conto economico relativi all’anno 2019 dai quali emergevano ricavi d’esercizio
per CHF 1'051'680.00 e un utile di CHF 215'543.49, quando invece dall’esame
della documentazione bancaria della relazione nr. __________ nel 2019
risultavano accrediti pari a EUR 403'890.74 e CHF 1'000.00, inoltrando il
formulario di richiesta di prestito Covid-19 indicante la cifra d’affari
fittizia di CHF 1'050'000.00, correlato con i dati contabili fittizi,
all’istituto bancario, ingannato con astuzia i funzionari di __________,
inducendoli ad atti pregiudizievoli al patrimonio per un importo di CHF
80’000.00, utilizzando AP 1 il denaro in parte per scopi diversi da quelli
previsti dall’Ordinanza del Consiglio federale sulle fideiussioni solidali
Covid-19, ritenuto che con ordine del 9 febbraio 2021 il prestito Covid-19 è
stato interamente rimborsato attingendo dalla liquidità sul conto;

 

                              1.1.2.   nel periodo aprile 2020 – 16 giugno 2020, richiedendo
un prestito Covid-19 per la società __________, allestendo un bilancio relativo
all’anno 2019 dal quale emergevano ricavi d’esercizio per CHF 5'782'159.72 e un
utile di CHF 91'486.12, quando invece dall’incarto fiscale emergeva che la
società nel 2018 aveva registrato ricavi per CHF 10'811.71 e una perdita di
–CHF 39'614.62, mentre nel 2019 era rimasta senza attività, inoltrando il
formulario di richiesta di prestito Covid-19 con i dati fittizi, in particolare
inserendo una cifra d’affari inventata di CHF 5'780'000.00, correlato con i
falsi dati contabili, all’istituto bancario, ingannato con astuzia i funzionari
di __________, inducendoli ad atti pregiudizievoli al patrimonio per un importo
di CHF 500’000.00, utilizzando il denaro per scopi diversi da quelli previsti
dall’Ordinanza del Consiglio federale sulle fideiussioni solidali Covid-19;

 

                              1.1.3.   nel corso del mese di luglio 2020, richiedendo un
prestito Covid-19 per la società __________, allestendo un bilancio e un conto
economico fittizi relativi all’anno 2019 in cui figuravano, contrariamente al
vero, ricavi per CHF 5'357'825.00 e un utile di CHF 69'395.09, nonché un
bilancio e un conto economico 2018 altrettanto fittizi in cui figuravano,
contrariamente al vero, ricavi per CHF 2'417'041.92 e un utile di CHF
20'891.98, quando invece il fiduciario __________ aveva già redatto il bilancio
e conto economico per l’anno 2018 (consegnati all’Autorità fiscale) riportanti
ricavi per -CHF 13'200.00 e una perdita di -CHF 2'626.30, nonché un bilancio
provvisorio 2019 che mostrava una perdita riportata di -CHF 19’958.76,
inoltrando il formulario di richiesta di prestito Covid-19 con i dati fittizi,
in particolare inserendo una cifra d’affari di CHF 5'350'000.00, correlato con
i falsi dati contabili, all’istituto bancario, ingannato con astuzia i
funzionari di __________, inducendoli ad atti pregiudizievoli al patrimonio per
un importo di CHF 480’000.00, utilizzando il denaro per scopi diversi da quelli
previsti dall’Ordinanza del Consiglio federale sulle fideiussioni solidali
Covid-19;

 

                                1.2.   falsità in
documenti ripetuta

per
avere, nel periodo 22 aprile 2020 – 28 luglio 2020, a __________, __________, __________,
__________ e in altre imprecisate località, agendo in correità tra loro e in
parte con il fiduciario __________, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri
diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto,
attestato o fatto attestare in un documento, contrariamente alla verità, un
fatto di importanza giuridica, facendone in seguito uso a scopo di inganno, e
meglio, per avere, 

 

                              1.2.1.   nel corso del
mese di aprile 2020, per la ditta individuale di AP 1, allestito il bilancio e
il conto economico fittizi, nonché il formulario di prestito Covid-19 indicante
una cifra d’affari fittizia indicati al punto 1.1.1 del presente dispositivo,
documenti poi trasmessi a __________ per ottenere il prestito Covid-19 ivi
indicato;

 

                              1.2.2.   nel periodo
aprile 2020 – 16 giugno 2020, per la società __________, allestito il bilancio
fittizio e il formulario di prestito Covid-19 indicante una cifra d’affari
fittizia indicati al punto 1.1.2 del presente dispositivo, documenti poi
trasmessi a __________ per ottenere il prestito Covid-19 ivi indicato;

 

                              1.2.3.   nel corso del
mese di luglio 2020, per la società __________, allestito i bilanci e i conti economici
fittizi, nonché il formulario di prestito Covid-19 indicante una cifra d’affari
fittizia indicati al punto 1.1.3 del presente dispositivo, documenti contabili
poi trasmessi a __________ per ottenere il prestito Covid-19 ivi indicato;

 

                              1.2.4.   il 7 maggio
2020, al fine di evitare i controlli bancari e di giustificare la provenienza
del denaro bonificato da AP 2 e ricevuto sul conto personale di AP 1 presso __________,
provento della truffa di cui al punto 1.1.2 del presente dispositivo, allestito
la fattura fittizia datata 7 maggio 2020 in cui figurava, contrariamente al
vero, che il paziente AP 2 aveva ricevuto delle prestazioni di chirurgia e
implantoprotesi per un importo di CHF 108'000.00, mentre in realtà AP 1 aveva
eseguito solo l’intervento attestato dalla perizia giudiziaria del 1 febbraio
2021 agli atti, prestazioni peraltro eseguite a titolo gratuito all’amico;

 

                                   2.   AP
2 (singolarmente) autore colpevole di:

 

                                2.1.   truffa

per
avere, nel periodo 26 marzo 2020 – 26 novembre 2020, a __________, __________, __________,
__________ e in altre imprecisate località, richiedendo un prestito Covid-19
per la società __________, indicando sul formulario di richiesta una cifra
d’affari fittizia di CHF 5'900'000.00, quando invece dall’esame della
documentazione bancaria nel 2019 risultavano accrediti unicamente per EUR
837'751.95 e CHF 26'699.00, per un totale di CHF 936'078.74, tenuto conto
inoltre che, procedendo __________ tramite compensazioni, la cifra indicata non
corrispondeva alla reale cifra d’affari della società, anche perché dalla
contabilità parziale relativa all’anno 2019 emergeva invece una perdita di –CHF
36'100.99, inoltrando il formulario indicante la cifra d’affari fittizia
all’istituto bancario, ingannato con astuzia i funzionari di _____, inducendoli
ad atti pregiudizievoli al patrimonio per un importo di CHF 500’000.00,
utilizzando il denaro in parte per scopi diversi da quelli previsti
dall’ordinanza del Consiglio federale sulle fideiussioni solidali Covid-19;

 

                                2.2.   falsità in
documenti ripetuta

per
avere, nel periodo gennaio 2018 – 30 luglio 2020, a __________, __________, __________,
__________ e in altre imprecisate località, al fine di nuocere al patrimonio o
ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito
profitto, attestato o fatto attestare in un documento, contrariamente alla
verità, un fatto di importanza giuridica, e meglio, per avere,

 

                              2.2.1.   nel periodo
gennaio 2018 – 31 dicembre 2019, in qualità di direttore nonché di dirigente
effettivo (organo di fatto) della società __________, allestito il bilancio e
il conto economico della società relativo all’anno 2018 in cui figuravano,
contrariamente al vero, ricavi per CHF 3'712’018.76 e costi per CHF
3'704'176.40, nonché la contabilità (parziale) relativa all’anno 2019  in cui
figurava, contrariamente al vero, un importo netto di ricavi da forniture e
prestazioni per CHF 6'272'466.73, dei ricavi da prestazione di servizi per CHF
4'812’385.56 e dei costi per il materiale, la merce i servizi e l’energia per
CHF 5'757'768.25, quando invece dall’esame della documentazione bancaria emerge
che nel 2018 la società aveva incassato solo EUR 256'520.00, mentre nel 2019
EUR 837'751.95 e CHF 26'699.00, tenuto conto inoltre che non vi possono essere
né ricavi né costi se a priori avviene una compensazione;

 

                              2.2.2.   in
veste di direttore e poi amministratore unico di __________, il 26 marzo 2020,
decidendo di richiedere un prestito Covid-19 in favore della società, allestito
il formulario di richiesta indicante la cifra d’affari fittizia indicata al
punto 2.1 del presente dispositivo, poi trasmesso all’istituto bancario __________
per ottenere il prestito Covid-19 ivi indicato;

 

                              2.2.3.   il
30 luglio 2020, richiesto al fiduciario __________ di sottoscrivere il
“formulario K” per la determinazione del detentore del controllo della società __________,
indicando, contrariamente al vero, che egli era l’unico detentore delle azioni
e l’unico con il potere di controllo, e di non detenere partecipazioni a titolo
fiduciario, omettendo volontariamente di inserire il nome di AP 1,
trasmettendolo poi all’istituto bancario __________;

 

Ha, pertanto, condannato AP 1 alla pena detentiva di 3 anni e 4
mesi nonché al pagamento, in favore dello Stato, di un risarcimento equivalente
di fr. 67'831.18. Nei suoi confronti ha, inoltre, ordinato l’espulsione dal
territorio svizzero per la durata di 5 anni.

 

Ha, invece, condannato AP 2 alla pena detentiva di 4 anni e al
pagamento, in favore dello Stato, di un risarcimento equivalente di fr. 957.20.
Nei suoi confronti ha, inoltre, ordinato l’espulsione dal territorio svizzero
per la durata di 8 anni.

 

I primi giudici hanno,
poi, ordinato la confisca e l’assegnazione all’accusatrice privata PC 1 delle
somme di denaro sotto sequestro (segnatamente fr. 67'831.18 e fr. 957.20)
nonché condannato: 

-       AP
2 a versare all’AP fr. 491'866.12 oltre interessi al 5% dal 14 giugno 2021 a
titolo di risarcimento danni;

-       entrambi
gli imputati, in solido, a versare all’AP fr. 976’798.80 oltre interessi al 5%
(dal 22 aprile 2021 su fr. 498'689.34, dal 21 maggio 2021 su fr. 478'109.46) a
titolo di risarcimento danni;

-       entrambi
gli imputati, in solido, a versare all’AP fr. 41'921.60 per le spese legali
sostenute;

-       entrambi
gli imputati, in solido, al pagamento di tasse e spese per la procedura di
primo grado (con ripartizione interna di 3/5 a carico di AP 2 e 2/5 a carico di
AP 1).

 

                                  B.   I due imputati hanno
appellato il giudizio della Corte delle assise criminali.

 

                                   a.   AP 1 lo ha fatto con
annuncio 17 giugno 2021 confermato con dichiarazione 20 agosto 2021 con cui ha
chiesto il suo proscioglimento da ogni imputazione (con conseguente annullamento
dei dispositivi n. 1., 4.1., 5., 6., 9. e 11. della sentenza impugnata), la
reiezione dell’azione civile promossa dall’AP, il dissequestro di tutto quanto
in sequestro nonché l’accollo di tasse e spese allo Stato sia relativamente
alla procedura di primo grado che a quella d’appello.

 

                                  b.   AP 2 ha presentato
annuncio d’appello il 23 giugno 2021 e dichiarazione l’11 agosto 2021 con la
quale ha impugnato l’intera sentenza. Con scritto 18 ottobre 2021, egli ha,
tuttavia, precisato di contestare, unicamente, la sua correità con AP 1 avuto
riguardo alle fattispecie concernenti i prestiti Covid-19 ottenuti per la ditta
individuale di quest’ultimo e per la __________ (punti n.1.1.1., 1.1.2., 1.2.1.
e 1.2.2) e, conseguentemente, la commisurazione della pena (punto 4.2.) nonché
l’espulsione (punto 10). 

 

                                  C.   Con dichiarazione 25
agosto 2021 (anche) il PP ha presentato appello (incidentale). Egli ha chiesto
la condanna di AP 2 alla pena detentiva di cinque anni, la condanna di AP 1
(anche per i reati di tentato inganno nei confronti delle autorità e di
contravvenzione alla legge sanitaria cantonale) alla pena detentiva di 4 anni e
alla multa di fr. 1'000. - e l’espulsione dal territorio svizzero per la durata
di 8 anni di AP 1 e per 10 anni di AP 2.

 

                                  D.   Incontestati,
i dispositivi n. 1.1.3. (limitatamente a AP 2), 1.2.3. (limitatamente a AP 2),
2., 2.1., 2.2., 2.2.1., 2.2.2., 2.2.3., 7., 8. e 12.1sono passati in giudicato.

 

 

Ritenuto che                il 14 dicembre 2021 si è tenuto
il pubblico dibattimento e, a conclusione dei loro interventi,

 

                                     -   il PP ha chiesto la
reiezione degli appelli degli imputati e l’accoglimento del suo appello
incidentale. Ha, quindi, chiesto la condanna di AP 2 alla pena detentiva di 5
anni e di AP 1 (anche per i reati di tentato inganno nei confronti delle
autorità e di contravvenzione alla legge sanitaria cantonale) alla pena
detentiva di 4 anni e alla multa di fr. 1'000. - e ha postulato la loro
espulsione dal territorio svizzero per la durata di 8 anni, avuto riguardo a AP
1, e di 10 anni, avuto riguardo a AP 2;

                                     -   l’avv.RAap 1, in
rappresentanza dell’AP, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado
sia relativamente alla colpevolezza degli imputati sia relativamente ai
risarcimenti, rispettivamente agli indennizzi pronunciati a favore della sua
assistita. Ha chiesto, infine, che gli imputati vengano condannati al pagamento
di un indennizzo anche per le spese legali sostenute nella procedura d’appello,
e meglio come da nota d’onorario prodotta al dibattimento;  

                                     -   l’avv. DUF 1 ha chiesto,
in via principale, il proscioglimento del suo assistito da ogni imputazione,
l’annullamento della misura dell’espulsione, la reiezione dell’azione civile
promossa dall’AP, il dissequestro di tutto quanto in sequestro e l’accollo di
tasse e spese allo Stato sia relativamente alla procedura di primo grado che a
quella di appello. In via subordinata, ha chiesto che la pena detentiva non
superi i 12 mesi e che venga posta al beneficio della sospensione condizionale
con conseguente immediata scarcerazione del suo assistito. Sempre in via
subordinata, ha postulato che la condanna al pagamento a favore dell’AP sia
limitata all’importo ancora scoperto (pari a fr. 318'700. -) e non si è opposto
all’assegnazione ex art. 267 cpv. 5 CPP dell’importo di fr. 67'831.18 a favore
dell’AP (da computarsi a riduzione del debito di fr. 318'700. -). Anche
nell’ipotesi subordinata, ha chiesto l’annullamento della misura
dell’espulsione. Non ha richiesto indennizzi; 

                                     -   l’avv. DF 2 ha chiesto la
reiezione dell’appello del PP e il proscioglimento del suo assistito dalle
imputazioni di cui ai dispositivi 1.1.1. e 1.2.1 della sentenza impugnata
nonché la derubrica da correo a complice in relazione alle imputazioni di cui
ai dispositivi 1.1.2. e 1.2.2. della sentenza impugnata. Ha, poi, chiesto una
massiccia riduzione della pena, nel senso che al suo assistito venga inflitta
una pena detentiva parzialmente sospesa condizionalmente la cui parte da
espiare corrisponda a quanto già espiato finora. Ha, inoltre, postulato l’annullamento
della misura dell’espulsione e si è rimesso al giudizio di questa Corte per le
pretese dell’AP e per la quantificazione dell’indennizzo ex art. 429 cpv. 1
lett. a CPP.

 

 

Considerato

In
fatto e in diritto:

 

vita degli imputati e precedenti

 

                               1.a.   Sulla vita di AP 1 si
richiama, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, quanto esposto al consid. II.,
1) della sentenza impugnata (pag. da 34 a 37) alla cui lettura si rimanda.

Qui ci si limita a rilevare quanto segue.

 

L’imputato è arrivato in Svizzera a giugno 2016, a suo dire poiché
alla ricerca di condizioni pensionistiche migliori rispetto a quelle garantite
in Italia nonché «per pagare meno
tasse» (cfr. verb. dib. d’appello, pag. 3). Al beneficio di un permesso B,
è stato lui ad affermare di aver presentato alle autorità (nel contesto del
rilascio del permesso) un contratto di lavoro e un contratto di locazione «fittizi», cioè falsi (cfr. VI PP
21.1.2021, pag. 4, AI 72). A prescindere dalla rilevanza di tale circostanza
per la valutazione dei presupposti del reato di inganno nei confronti delle
autorità, non si può certo dire che il suo soggiorno in Svizzera sia iniziato
nel migliore dei modi. Né (d’acchito) il suo «esordio»
nel nostro Paese appare in linea con quel profilo da lui tracciato di professionista
serio, di successo (già primario, nel suo ambito, presso varie strutture
ospedaliere in Italia, cfr. VI PP 21.1.2021, pag. 2, AI 72) alla ricerca, in
Svizzera, di soluzioni più interessanti per la sua vecchiaia. In Svizzera/in
Ticino AP 1 non ha mai avuto uno studio dentistico ma ha «sempre lavorato come consulente» (VI
PP 21.1.2021, pag. 2, AI 72). Tuttavia, stando a quel che risulta dagli atti e
alle sue dichiarazioni (VI PP 21.1.2021, pag.
3, AI 72), la sua attività di
consulenza nel nostro Paese si riduce a ben poca cosa: si sa, infatti, di una
sua collaborazione con un solo studio dentistico, segnatamente quello della
dott.ssa __________ (titolare dello studio __________), la quale ha riferito di
una collaborazione con AP 1 iniziata a gennaio 2020, interrottasi, però, poco
dopo a causa della pandemia, ripresa a maggio 2020 e conclusasi -
definitivamente - a fine luglio, a seguito di incomprensioni/tensioni tra lei e
l’imputato («Non gli andava di
colpo più bene niente. […] Era spesso agitato. Si comportava in modo strano.
[…] Aveva anche iniziato a screditarmi. […] Diceva che io non ero all’altezza
di decidere i costi e i preventivi e che spettava a lui», cfr. VI SG 28.1.2021, pag. 3, AI 133; cfr.,
anche, VI PP 5.2.2021, pag. 3, AI 169 in cui AP 1 ha riferito che i rapporti
con la dott.ssa __________ si erano, ad un certo punto, «incrinati»). In realtà, dunque, AP 1,
in Svizzera, ha lavorato molto poco e, quando già si trovava nel nostro Paese,
si recava almeno tre volte a settimana in Italia «perché avevo ancora le consulenze da fare in
Italia, cosa che ho tutt’ora» (cfr. VI PP 21.1.2021, pag. 3, AI 72).
Che egli, nonostante la motivazione addotta in merito alla sua decisione di
venire in Svizzera, non abbia saputo indicare «quante tasse ho pagato dopo il mio arrivo in
Svizzera» e, nemmeno, «in che
modo è migliorata la mia situazione pensionistica» (cfr. verb. dib.
d’appello, pag. 3) lascia perplessi e fa dubitare che, davvero, le ragioni del
suo arrivo nel nostro Paese siano quelle da lui indicate. E, se si considera
che, appena arrivato, si è subito speso a produrre alle autorità contratti
fittizi, rispettivamente che, dopo poco più di due anni dal rilascio del
permesso, è rimasto coinvolto nella presente procedura, non si può non rilevare
che il percorso di AP 1 nel nostro Paese è ammantato di ombre. 

 

Appena arrivato in Svizzera, AP 1 ha abitato a __________, in un
monolocale. Al momento del suo arresto, invece, viveva a __________, in Via __________,
dove aveva in locazione un appartamento per cui pagava un canone di circa fr.
3'800. – mensili nonostante non lavorasse a causa della pandemia e di
(asseriti) «problemi di salute»,
per cui non aveva entrate «se non quella
di una polizza assicurativa». Ciò detto, si ha che, secondo le sue
dichiarazioni, in precedenza, lavorando in Italia (sia quando vi risiedeva che
successivamente al suo trasferimento in Ticino, negli anni dal 2016 al 2020), AP
1 riusciva a conseguire un reddito aggirantesi sui 250/300.000. - € all’anno (cfr.
verb. dib. d’appello, pag 3; allegato 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 2
dove ha detto: «non mi potevo lamentare,
avevo un buon reddito, sui CHF 300/350'000.00 annui»). 

Sempre secondo le sue dichiarazioni, AP 1 non ha debiti. 

 

Il suo unico figlio di 21 anni vive in __________, a __________
(cfr. VI PP 21.1.2021, pag. 5, AI 72) e la sua ex moglie (dalla quale è
divorziato ma con cui ha ancora contatti) vive, pure, in __________, a __________
(cfr. VI PP 21.1.2021, pag. 5, AI 72). 

Richiesto di esprimersi sui suoi progetti una volta terminata la
vicenda di cui alla presente procedura, AP 1 ha spiegato che è sua intenzione «tornare a lavorare nella mia professione e
vivere con la mia famiglia, con i miei cari in __________» (allegato
1 a verb. dib. di primo grado, pag. 2). 

 

                                  b.   AP 1 è incensurato in
Svizzera (AI 35).

Non così in Italia (AI 107) dove è stato condannato:

-       il
29 giugno 2017 a 8 giorni di arresto e al pagamento di una multa di Euro 500. –
(poi sostituiti da 10 giorni di lavoro di pubblica utilità) per guida in stato
di ebbrezza;

-       il
28 ottobre 2019 al pagamento di una multa di Euro 1'750. - per violazione delle
norme per la protezione della fauna selvatica nonché per prelievo venatorio.

 

                               2.a.   Sulla vita di AP 2 si
richiama, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, quanto esposto al consid. II.,
2) della sentenza impugnata (pag. da 39 a 40) alla cui lettura si rimanda.

Qui ci si limita a rilevare quanto segue.

 

Studi in ingegneria delle
telecomunicazioni presso il politecnico di _____ interrotti per - secondo le
sue dichiarazioni - dedicarsi ad «un’attività imprenditoriale»
che lo «occupava molto»,
segnatamente quella di «esperto»
(a soli 21 anni e senza alcuna formazione specifica) «nella
gas cromatografia da processo industriale», settore in cui, «girando il mondo», avrebbe lavorato
come «libero professionista»
dal 1982 al 1988. Titolare della __________ «che
si occupava di commercio di hardware e software» per la quale
avrebbe lavorato fino al 1992. Titolare della
__________ attiva nel commercio della cellulosa e della carta per la quale avrebbe lavorato («in tutto il mondo», anche
se «la sede era sempre __________») fino al 1998. Fondatore della start up __________
«che si occupava di piattaforme di video on demand» («ceduta nel 2001 alla __________»). Co-fondatore della __________ «che si
occupava di telecomunicazioni», società
in cui «sono stato coinvolto fino al 2010, quando ha chiuso a causa di un
furto da parte di uno dei soci». Azionista
della __________. con sede in __________, attiva nel commercio di rame e
metalli per la quale avrebbe lavorato
dal 2011 al 2015 «partecipando ad attività nei paesi dell’est». Titolare della __________ SA attiva nelle
telecomunicazioni, in particolare nello «scambio di traffico telefonico» (dal 2017 al 2018), divenuta in seguito __________
SA, con la quale, dato che il settore delle telecomunicazioni «era un ramo
in grossa sofferenza», nel 2019, avrebbe dato avvio ad un progetto in __________ «nel
campo della desolforazione del gasolio marino nell’ambito della navigazione»
che, sempre secondo le sue dichiarazioni, si sarebbe arenato a causa del Covid, ciò che lo avrebbe indotto a
«riconvertire» __________ SA orientandola sulla quotazione in borsa di
società (cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 2 e 3, AI 32).

 

D’acchito, il CV di AP 2 desta perplessità poiché si esaurisce, in
pratica, nell’elencazione di società (tutte costituite da lui) attive in
settori estremamente diversi l’uno dall’altro, senza che si capisca in cosa,
concretamente, consisteva il suo lavoro. 

E il fatto che in relazione ad una di queste società, - la __________
- l’imputato sia stato condannato in Italia alla pena della reclusione per 2
anni (sospesa condizionalmente) per associazione a delinquere e dichiarazione fraudolenta
mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti (si era
a dicembre 2016) non aiuta, certo, a dissipare queste perplessità.

A maggior ragione se si considera che, malgrado abbia accettato il
patteggiamento (che, giocoforza, implica il consenso dell’imputato con
riferimento alle condotte rimproverategli e alla pena comminatagli), AP 2 si è,
in questo procedimento, dichiarato innocente sostenendo di aver aderito al
patteggiamento solo per evitare «gli
altissimi costi» legati ad un procedimento ordinario. Confrontato, al
dibattimento d’appello (verb. dib. d’appello, pag. 4), con l’inverosimiglianza
di tale dichiarazione avuto riguardo, in particolare, alle pesanti conseguenze
di una simile condanna per un imprenditore innocente, AP 2 ha, ancora una
volta, perso l’occasione di mostrarsi sotto una luce migliore limitandosi a
dire - con una ritrosia degna di migliori cause - di avere «forse un po' esagerato proclamandomi innocente»
e, poi, rivendicando per sé un ruolo secondario - «dei reati societari sono stati commessi e io
avendo dato l’assenso a questi comportamenti sono stato ritenuto responsabile»
- nonostante la sentenza 16 dicembre 2016 del Tribunale ordinario di __________
gli abbia attribuito il ruolo di «ideatore
e principale organizzatore del meccanismo fraudolento» (cfr. AI 31).

 

AP 2 è arrivato in Svizzera nel mese di agosto 2016 dopo aver
conosciuto la sua attuale compagna, __________ (di professione medico ____) che
già si trovava nel nostro Paese. 

La coppia (prima dell’arresto di AP 2) viveva a __________ in un
appartamento preso in affitto. L’imputato, al beneficio di un permesso B dal 28
agosto 2016, ha quantificato le sue entrate mensili, dapprima in circa fr.
8'000. - lordi (in media; VI PP 15.1.2021, pag. 3, AI 32), di seguito in circa
fr. 9'400. - (di cui fr. 4'200. – quale stipendio versatogli da __________ SA e
fr. 5'000. - per consulenze in ambito informatico (VI PP 23.1.2021, pag. 2, AI
91; cfr., anche, verb. dib. d’appello a pag. 4 in cui, senza riuscire a dare
maggiore concretezza a questa sua attività, ha affermato che si trattava di
consulenza «a varie società, tra queste la
__________, una società che ha sede a __________ e in varie parti del mondo. In
sostanza la mia consulenza era finalizzata ad una gestione più efficace dei
database»). 

Ha, poi, quantificato le sue spese mensili in: fr. 4’550. - di
locazione (di cui la metà pagata da __________ SA), fr. 500.- per l’assicurazione
malattia, fr. 400.-/500. - di benzina (mentre le rate del leasing della sua
auto, una __________, sono pagate da __________ SA) e fr. 500.- quale
contributo di mantenimento per la figlia e la sua ex moglie. Infine, ha stimato
i suoi debiti in fr. 25'000/30'000. – di scoperto per la carta di credito e
circa fr. 30'000. - relativi ad un prestito ottenuto da __________. Non ha
immobili di proprietà né in Svizzera né in Italia (quello di cui era
proprietario in Italia lo avrebbe, infatti, lasciato alla ex moglie con il
divorzio). 

Con l’Italia ha un forte legame: non solo perché vi abitano i suoi
due figli e i suoi genitori (oltre che l’ex moglie) ma, anche, perché egli vi
si recava (prima del suo arresto, pandemia permettendo) regolarmente, sia per
visitare i genitori (una volta a settimana) sia per lavoro (almeno 2-3 volte a
settimana; cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 3, AI 32).   

 

                                  b.   In Svizzera AP 2 è
incensurato (AI 29). Della sua condanna in Italia già si è detto al
considerando che precede (cfr., anche, AI 31).

 

avvio dell’inchiesta e circostanze dell’arresto

 

                                   3.   Le modalità con cui
i fatti sono emersi, così come le circostanze dell’arresto degli imputati, sono
descritte ai considerandi III. da 8 a 16. (pag. da 41 a 46) della sentenza
impugnata cui, in virtù dell’art. 82 cpv. 4 CPP, si rimanda.

Qui ci si limita a rilevare quanto segue.

 

L’inchiesta trae origine da una segnalazione dell’ufficio di
comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS), a sua volta
attivatosi a seguito di una comunicazione di sospetto ex art. 9 cpv. 1 lett. a
LRD da parte di __________. Ad attirare (et pour cause) l’attenzione
della banca era stata una visita degli imputati in occasione della quale,
entrambi, avevano annunciato, per inizio ottobre 2020, entrate plurimilionarie sui
loro conti privati (__________) e spiegato l’origine di questi fondi con
investimenti fatti negli Stati Uniti (segnatamente attraverso le società __________
e __________) oltre che con un’attività di intermediazione per la fornitura di
guanti. La notizia dell’imminente
accredito di somme a (ben) sei zeri unitamente alle spiegazioni fornite dagli
imputati hanno indotto (comprensibilmente) la banca ad un’analisi approfondita
delle relazioni bancarie a loro riconducibili in esito alla quale è emerso il
sospetto che i crediti Covid-19 richiesti (ed ottenuti) da __________ SA, da __________
SA e dalla ditta individuale di AP 1 per il tramite di __________ fossero stati
concessi sulla base di informazioni false, rispettivamente che l’utilizzo di
questi prestiti non fosse conforme alle restrizioni previste dall’ordinanza
concernente la concessione di crediti e fideiussioni solidali in seguito al
coronavirus (cfr. AI 1). 

Da qui l’apertura dell’inchiesta sfociata nell’atto d’accusa alla
base della presente procedura.

 

la situazione a marzo 2020

 

                               4.a.   Il 16 marzo 2020, a
fronte della diffusione sempre più rapida del coronavirus, il Consiglio
federale proclamava «la situazione
straordinaria» ai sensi della legge sulle epidemie e, in virtù di
questa situazione, scattava, in Svizzera, il lockdown. Scuole, negozi (ad
eccezione dei negozi di generi alimentari), ristoranti, bar, strutture
ricreative e per il tempo libero (musei, biblioteche, sale cinematografiche,
sale per concerti, teatri, centri sportivi, piscine e stazioni sciistiche)
chiusi, manifestazioni (pubbliche e private) vietate, controlli alle frontiere,
telelavoro, raccomandazione di restare a casa. Queste le conseguenze immediate.
Aperti, oltre ai negozi di generi alimentari, solo farmacie, banche, uffici
postali, l’amministrazione pubblica, stazioni ferroviarie, officine per la
riparazione di mezzi pubblici e privati, servizi di fornitura di pasti:
insomma, solo quanto strettamente indispensabile. Con tanto di autorizzazione
da parte del Consiglio federale per l’impiego di circa 8000 militari in caso di
bisogno (cfr. comunicato stampa 16 marzo 2020 del Consiglio federale). 

 

                                  b.   Pochi giorni dopo, il
Consiglio federale presentava un pacchetto di misure per arginare le
conseguenze economiche della pandemia di coronavirus con l’obiettivo di:

 

«evitare il più possibile i casi di precarietà e sostenere
le persone e i settori colpiti con un’azione tempestiva e mirata, senza
lungaggini burocratiche» 

(comunicato stampa 20 marzo 2020
del Consiglio federale).

 

                                   c.   Tra le misure, la
più rilevante era, senz’altro, la concessione di crediti e fideiussioni
solidali prevista con ordinanza di data 25 ottobre 2020 (Ofis-COVID-19). 

Poiché, a causa delle chiusure aziendali (forzate) e del brusco
calo della domanda, molte aziende non disponevano della liquidità necessaria
per coprire i costi fissi, si è voluto fare in modo che le imprese potessero
chiedere alle (proprie) banche crediti transitori corrispondenti, al massimo,
al dieci per cento della cifra d’affari annua (fino a 500'000 franchi; c.d.
procedura semplificata) o a 20 milioni di franchi (c.d. credito Plus Covid-19), (cfr. spiegazioni di
data 25 marzo 2020 del DFF all’Ofis-COVID-19). 

Insomma, a fronte di una situazione assolutamente straordinaria,
il Consiglio federale, facendo uso della possibilità conferitagli dall’art. 185
cpv. 3 Cost. di emanare ordinanze c.d. di necessità in caso di gravi turbamenti
dell’ordine pubblico, rispettivamente della sicurezza (con validità limitata a
sei mesi, cfr. art. 7d cpv. 2 della legge sull’organizzazione del governo e
dell’amministrazione), ha voluto mettere in campo una misura, anch’essa
straordinaria, per evitare che imprese e lavoratori indipendenti - normalmente operativi e finanziariamente sani
in condizioni diverse - fossero spinti al fallimento a causa di problemi di
liquidità legati al coronavirus.

 

                                  d.   Il carattere
eccezionale di tale misura (già insito nella base legale che la prevedeva), è
evidente se solo si considera che:

 

-     alle
aziende bastava soddisfare dei criteri minimi per beneficiare dei crediti, e
meglio bastava (in sostanza) dichiarare di subìre perdite importanti a seguito
della pandemia;

-     per
velocizzare il processo di ottenimento dei crediti transitori, il modulo di
richiesta era disponibile on line accedendo al portale easygov già in uso alle
imprese (cfr. sito https://covid19.easygov.swiss/);

-     i moduli di
richiesta (cfr. allegati all’ordinanza) erano estremamente semplici da
compilare;

-     non vi
erano documenti da allegare a comprova dell’adempimento dei requisiti di
concessione;

-     i crediti
fino a 500'000 franchi venivano erogati senza lungaggini burocratiche e in
breve tempo dalle banche ed erano garantiti al cento per cento dalla
Confederazione;

-     il tasso
d’interesse per crediti fino a 500'000 franchi era pari a zero;

-     per i
crediti fino a 500'000 franchi bastava compilare il modulo per l’accordo di
credito Covid-19 disponibile online e dichiarare, quindi, che le condizioni per
ottenere il credito (costituzione della società prima del 1° marzo 2020,
assenza di altri crediti ricevuti o richiesti ai sensi dell’ordinanza, assenza
di procedure di fallimento, concordatarie o di liquidazione, notevole
pregiudizio economico, segnatamente per quanto riguarda la cifra d’affari)
erano soddisfatte nonché inviare l’accordo di credito alla banca;

-     per venire
incontro a molte imprese che disponevano solo di un conto presso Postfinance, a
quest’ultima (in deroga al divieto di concedere crediti cui soggiace per legge)
era stato consentito di mettere a disposizione dei suoi clienti aziendali
crediti fino a 500'000 franchi;

-     la garanzia
inizialmente messa a disposizione della Confederazione era pari a ben 20
miliardi di franchi.

 

                                   e.   Che, in soli sei
giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza, siano stati erogati 76'034
crediti per un volume di 14,3 miliardi di franchi, rispettivamente che a fronte
del rilevantissimo numero di richieste di credito la Confederazione abbia
deciso, già nei giorni immediatamente successivi all’adozione del
provvedimento, di portare a 40 miliardi di franchi la garanzia (cfr. comunicato
stampa 3 aprile 2020 del Consiglio federale), è significativo di come tale
provvedimento rispondesse ad una reale (ed impellente) esigenza per moltissime
aziende messe a dura prova dalla pandemia. Ed é anche indicativo della mole di
richieste cui le banche, in pochissimo tempo, si sono trovate a dover far
fronte.

 

                                    f.   Si ha, perciò, che
la situazione pandemica era tale per cui la Confederazione aveva deciso un
intervento pubblico urgente e di grandissimo impatto finanziario (basta pensare
che la somma di cui alla garanzia pubblica messa a disposizione delle imprese
per i prestiti Covid-19 era pari a circa il 55% della spesa annua complessiva
2019 della Confederazione; cfr. Edy Salmina, Le disposizioni federali previste
dall’Ordinanza federale sulle fideiussioni solidali Covid-19, SUPSI, Novità
fiscali, edizione speciale Coronavirus III) affinché tutti gli interessati
potessero accedere ai crediti in modo semplice, rapido e senza lungaggini
burocratiche in un regime (perlomeno per i crediti fino a 500'000 franchi) di
(completa) autocertificazione. 

 

____________________ 

                                      

                                   5.   Dimostrando un
notevole tempismo, AP 2, il giorno successivo all’entrata in vigore della
suddetta ordinanza, ha inoltrato a __________, per conto di __________ __________
(società a lui riconducibile e di cui, a quel momento, era anche AU), una
richiesta per l’ottenimento di un prestito Covid-19 di 500'000. - fr. 

 

Se la sua richiesta fosse stata legittima, gli andrebbe,
semplicemente, riconosciuto di essersi informato (e mosso) con particolare
sollecitudine. 

Sennonché, la sua richiesta era tutto fuorché legittima.

 

                            5.1.a.   Va, preliminarmente,
ricordato che l’ordinanza concernente la concessione di crediti e fideiussioni
solidali in seguito al coronavirus (Ofis-COVID-19) subordinava l’ottenimento di
un prestito per le imprese alle seguenti condizioni:

 

-       costituzione
della società prima del 1° marzo 2020;

-       assenza
di altri crediti ricevuti o richiesti ai sensi dell’ordinanza;

-       assenza
di procedure di fallimento, concordatarie o di liquidazione;

-       notevole
pregiudizio economico, segnatamente per quanto riguarda la cifra d’affari

(cfr. art. 2 cpv. 1 Ofis-COVID-19).

 

                                  b.   L’ordinanza
escludeva, poi, la concessione di una fideiussione solidale se:

 

-       nel
2019 la cifra d’affari del richiedente aveva superato i 500 milioni di franchi;

-       il
credito da garantire sarebbe stato utilizzato dal creditore per effettuare
nuovi investimenti

(cfr. art. 6 cpv. 2 OFis-COVID-19).

 

                                   c.   Infine,
per la durata della fideiussione solidale, erano esclusi:

 

-       la
distribuzione di dividendi, il versamento di tantièmes e la restituzione di
apporti di capitale;

-       la
concessione di prestiti attivi;

-       la
restituzione di prestiti di gruppo;

-       il
trasferimento di crediti garantiti da una fideiussione solidale secondo la presente
ordinanza a una società del gruppo che non ha la propria sede in Svizzera

(cfr. art. 6 cpv. 3 OFis-COVID-19).

 

                                  d.   A
suggello del regime di autocertificazione alla base della concessione dei
crediti, l’art. 11 cpv. 2 Ofis-COVID-19 prevedeva la conferma, da parte del
richiedente, della completezza nonché della veridicità delle informazioni
contenute nel modulo presentato per la richiesta (c.d. modulo per l’accordo di
credito, allegato 2 all’ordinanza).

 

                               5.2.   L’imputato non
contesta la sua colpevolezza in relazione al reato di truffa (e a quello, ad
esso connesso, di ripetuta falsità in documenti) per i fatti che riguardano __________
__________ (cfr. punti 1. e 2. dell’atto d’accusa; 2.1. e 2.2. del dispositivo
della sentenza di primo grado). D’altra parte, egli aveva già ammesso i fatti
alla base di tali imputazioni in occasione del suo interrogatorio al
dibattimento di primo grado (cfr. interrogatorio 15 giugno 2021, allegato 1 a
verb. dib. di primo grado, pag. 3; anche se AP 2 ha, poi, relativizzato - e di
molto - la portata di questa sua assunzione di responsabilità, ritenuto come al
dibattimento d’appello abbia preteso che «con
__________ ritengo la cosa meno grave perché semplicemente i dati con cui ho
compilato il formulario erano solo un po' gonfiati», cfr. verb. dib.
d’appello, pag. 4).

 

Per meglio comprendere il suo profilo, giova, comunque, rilevare
quanto segue.

 

                                   a.   Senza perdere tempo,
il giorno successivo all’entrata in vigore dell’ordinanza, AP 2 ha inoltrato a __________,
per conto di __________ __________ (società di cui era azionista e, a quel
momento, anche AU), il modulo di richiesta per l’ottenimento di un prestito
Covid-19 in ragione di fr. 500'000. - indicando, sul formulario, una cifra
d’affari fittizia (cioè falsa) di fr. 5'900'000. - quando, invece:

 

-       dal
semplice esame della documentazione bancaria relativa ai conti della società
(aperti presso __________ e presso la __________), risultavano, per il 2019,
accrediti (unicamente) per complessivi fr. 936'078.74, rispettivamente dalla contabilità (provvisoria)
relativa al 2019 risultava una perdita di fr. 36'100.99;

-       poco
prima, segnatamente a fine dicembre 2019, egli aveva richiesto a __________ un
credito di fr. 120'000. - (richiesta rifiutata dalla banca) fornendo una cifra
d’affari di (soli) fr. 1.7 mio (cfr. AI 1).

 

                                  b.   Che, inizialmente,
l’imputato abbia tentato di ricondurre ad un malinteso con la banca (che
avrebbe capito male) la cifra d’affari indicata a dicembre 2019 (cfr. VI PP
15.1.2021, pag. 12, AI 32), è (solo) il primo di molti esempi della sua
capacità di «arrampicarsi sui vetri».

 

Dopo aver spiegato che __________ __________, al momento
dell’inoltro della richiesta di credito Covid-19, si occupava di telefonia, e
meglio

 

«di
traffico telefonico dove io acquisto dall’operatore A e lo fatturo
all’operatore B con un margine di guadagno e poi si procedeva per compensazione» (cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 22, AI 32),  

 

rispettivamente che essa agiva quale intermediario (cfr. VI PP
15.1.2021, pag. 5 in cui l’imputato si è espresso in questi termini in
relazione a __________ precisando che, con quest’ultima società, egli agiva,
esattamente, come - in passato - aveva fatto con __________ __________; cfr.,
anche, VI PP 23.1.2021, pag. 21, AI 91), AP 2 ha preteso (o, almeno, così
sembra, ritenuto come le sue dichiarazioni non abbiano il pregio della
chiarezza) che l’importo di fr. 5.9 mio corrispondeva, in realtà, al traffico telefonico
generato, cioè, in sostanza, intermediato/rispettivamente che la società
avrebbe (in futuro) intermediato (il tutto per plausibilizzare, ad ogni costo,
la cifra di 5.9 indicata (cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 22, AI 32).

Quand’anche si volesse prendere per buone le sue dichiarazioni,
cioè quand’anche l’attività di intermediazione di __________ __________ fosse
stata tale da movimentare/generare traffico telefonico per fr. 5.9 mio (e
volendo passare sotto silenzio il fatto che non si sa né il come né il perché
di questa movimentazione) la cifra d’affari indicata nel modulo di richiesta
del credito resta, comunque, assolutamente falsa. Poiché, e sembra quasi
superfluo doverlo spiegare, il fatturato di una società attiva quale
intermediaria non può che essere pari alla somma delle fatture emesse in
relazione alle proprie commissioni e non, certo, al valore della merce/dei servizi
intermediati (e, ancor meno, al valore della merce/dei servizi che avrebbe
intermediato in futuro).

Ma, seguendo il ragionamento dell’imputato (fr. 5.9 mio di
merce/servizi intermediati e fr. 936'078.74 di commissioni accreditati sui
conti), si ha che __________ avrebbe, in concreto, incassato una commissione di
oltre il 15%.

Con il che si impone una domanda: perché questi misteriosi
operatori avrebbero dovuto rivolgersi ad __________, pagandola profumatamente,
anziché procedere, direttamente, ad acquisti/vendite sul mercato? Cosa offriva __________
di tanto interessante?

Sulla questione AP 2 non ha saputo fornire spiegazioni, limitandosi,
in modo piuttosto criptico e fumoso, a sostenere che

 

«gli
operatori telefonici si rivolgevano a __________ per questioni di IVA» (cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 22, AI 32)

 

rispettivamente che

 

«si
interpone __________ per evitare che gli operatori debbano avere problemi con
l’IVA» (cfr. VI PP 23.1.2021, pag.
21, AI 91). 

 

Al riguardo, va osservato che, pur se la sentenza alla base della
condanna di AP 2 in Italia non è di immediata comprensione, la tesi del PP
secondo cui il modus operandi della società __________ - all’origine della
condanna dell’imputato in Italia - non appare, poi, tanto diverso da quello da
lui descritto per __________, non sembra (di primo acchito) destituita di
fondamento:  

 

«AP
2, quale legale rappresentante e “dominus” della società __________ ideatore e
principale organizzatore del meccanismo fraudolento […] Costituivano,
unitamente ad altri cittadini stranieri e in particolare con il non meglio
identificato __________ - fiduciario svizzero che agiva quale legale
rappresentante della società di diritto inglese __________, società fittizia
interposta che emetteva fatture per operazioni oggettivamente inesistenti
utilizzate nell’ambito del meccanismo fraudolento, nonché della società anonima
lussemburghese __________., nella quale confluivano parte dei profitti
dell’attività criminosa - un’associazione criminosa, a carattere     transnazionale,
dedita alla commissione di frodi fiscali nell’ambito della compravendita di
traffico telefonico. In particolare gli stessi: 

-       predisponevano un
servizio di intermediazione telefonica chiamato “__________”, tra l’__________
e la __________, a natura fittizia, che coinvolgeva diversi soggetti internazionali,
collegati o comunque riconducibili al AP 2 e al __________, alcuni dei quali
totalmente privi di struttura operativa (c.d. cartiere) ed in particolare la
società francese __________, __________., __________., __________ (società
cartiera), la società statunitense __________ (società cartiera), la società
inglese __________, al solo scopo di utilizzare le fatture per operazioni
oggettivamente inesistenti e così dedurre costi fittizi;

-       costituivano la
società __________., che non esercitava di fatto alcuna attività di impresa, al
solo fine di far conseguire alla società __________ __________ indebiti
vantaggi fiscali rappresentati dall’abbattimento fraudolento della base
imponibile e dell’attribuzione di crediti IVA inesistenti e di consentire, sempre
a _____ s.p.a. di trasferire all’estero ingenti capitali utilizzando i c/c
intestati a ______ S.r.l.;

-      
realizzavano
un complesso ed artificioso sistema fraudolento, consistente, oltre che
nell’emissione di fatture oggettivamente e/o soggettivamente false, dirette a
realizzare i vantaggi fiscali sopra citati, nel ricevimento di fatture
d’acquisto (in alcuni casi emesse dalle società fittizie nazionali ed estere
sopra indicate) dirette a consentire attraverso un articolato sistema di
compensazioni la chiusura di rapporti debitori e creditori tra la __________ e
le società clienti/fornitori ovvero a trasferire l’originario rapporto
debitorio esistente tra la __________ e la __________ in capo a soggetti
diversi» (cfr. sentenza 13
dicembre 2016 del Tribunale ordinario di __________, AI 31). 

 

Del resto, AP 1 ha dichiarato che, «con riferimento alla sua precedente attività
lavorativa nel settore delle telecomunicazioni», era stato proprio AP
2 a riferirgli che:

 

«in
questo ambito era semplice e facile fare “fuffa” senza che nessuno si
accorgesse. Con questo intendo per esempio allestire documentazione fittizia o
dati contabili fittizi, in quel momento parlava di una società inglese» (cfr. VI PP 21.1.2021 AP 1, pag. 6, AI 72). 

 

Insomma, l’operatività di __________ così come descritta da AP 2
è, per usare un eufemismo, tutto fuorché chiara. Così come, conseguentemente, è
tutto fuorché chiaro in cosa consistesse, in concreto, il lavoro che egli
svolgeva per la società.

Non contribuisce a dissipare queste ombre il fatto che l’imputato
ha dimostrato di saper raccontare tutto e il contrario di tutto. 

Ad esempio: da un lato, ha affermato di essere diventato AU di __________
(pochissimi giorni prima dell’inoltro della richiesta di credito, segnatamente
il 18 marzo 2020) subentrando al fiduciario __________ poiché

 

«In
realtà l’ho sempre gestita io, ma siccome il volume d’affari diventava
sempre più importante ho deciso di subentrare in prima persona e non dover
fare riferimento al fiduciario. Anche per i rapporti con i clienti esteri è
meglio esserci in prima persona»
(VI PP 21.1.2021, pag. 13, AI 32; sott. del red.),

 

ma, d’altro lato, al PP che gli contestava che, dall’ottenimento
del credito Covid, la società non aveva più avuto nessuna entrata sui conti -
ciò che era indicativo dell’interruzione di qualsiasi attività - ha dichiarato
che

 

«è
corretto, non c’erano più clienti, e abbiamo dovuto riconvertire il
business» (VI PP 21.1.2021, pag.
16, AI 32; sott. del red).

 

Poiché i clienti che (asseritamente) generavano importanti (e
crescenti) volumi d’affari non potevano (ragionevolmente) essere «spariti nel nulla» (tutti insieme) in pochi
giorni, e ritenuto, altresì, che l’assenza di accrediti (e, dunque, di
attività) dopo l’ottenimento del credito Covid-19 emerge (inconfutabilmente)
dalla documentazione bancaria agli atti, forza è concludere che AP 2 è, in
realtà, un affabulatore, capace, a seconda delle circostanze, rispettivamente
delle (sue) esigenze, di «vendere lucciole
per lanterne» (ad esempio, come in concreto, millantando volumi d’affari
in realtà inesistenti).

E di questa sua capacità affabulatoria l’imputato ha dato
ampiamente prova. 

Infatti, oltre ad avere (ripetutamente) affermato che __________
si occupava, al momento della richiesta di credito Covid-19, di
telecomunicazioni (tentando, fino al dibattimento di primo grado, di sostenere
la plausibilità della cifra d’affari indicata nel modulo di richiesta proprio
con un’attività in questo settore), egli ha (anche) riferito:

 

-       di aver «chiesto questo prestito in quanto tutti
i progetti di riconversione della società sul business del gasolio
desolforato avevano già dei contratti in atto. I contratti erano già
firmati ma sono stati bloccati dalla pandemia» (VI PP 19.2.2021,
pag. 2, AI 215; sott. del red.);

-       che
«__________ si era indirizzata sul
medicale» (VI PP 15.1.2021, pag. 9, AI 32; sott. del red.),

-      
che «attualmente abbiamo
sottoscritto dei grossi contratti per dei guanti e siamo pronti a ripartire. Per
il resto __________ nel 2020 è stata ferma per il Covid» (VI PP
15.1.2021, pag. 13, AI 32; sott. del red), lasciando, perciò, intendere che,
nel 2020, la società era rimasta inattiva, 

-      
che la società si occupava di sviluppo e manutenzione software
(cfr. AI 1 da cui emerge che questa era l’informazione in possesso di __________).

 

E, «dribblando» tra sue
incongruenze con disarmante disinvoltura, è stato capace di sostenere che,
inizialmente, __________ si occupava di sviluppo e manutenzione software IT, ma
che «si occupava anche di telefonia, fino
a quando, visto il decadere degli utili di telefonia, abbiamo lavorato tutto il
2019 per il contratto __________, che abbiamo firmato a febbraio 2020».
Contratto che, ad un certo punto, doveva, però, essersi arenato, poiché sembrerebbe
essersi reso necessario l’intervento di tale __________ (peraltro beneficiario di
complessivi fr. 10'335.66 in provenienza dal prestito Covid-19) che «ora si trova a __________ per progettare la
ripartenza del contratto». Senza tralasciare che, «qualche entrata», __________
l’avrebbe avuta, pure, «con l’e-commerce»
(cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 14, 15 e 16, AI 32). 

 

Non occorre argomentare molto per spiegare che, da quanto precede,
forza è concludere che __________, al momento della richiesta di credito
Covid-19, era, in realtà, un mero strumento per consentire a AP 2 - pronto ad attribuirle,
secondo le necessità, qualsiasi attività - di intascarsi soldi facili da usare
per i suoi scopi personali. 

Del resto, quasi la metà dell’importo ricevuto (complessivi fr.
222'624.50) è finito direttamente nelle mani di AP 2: attraverso bonifici,
mediante l’uso di carte di credito (complessivi fr. 12'569.80), rispettivamente
con prelevamenti a contanti/bancomat (complessivi fr. 25'600).

E la causale indicata di molti dei bonifici a suo favore (in
ragione di complessivi fr. 134'600. -) era rappresentata da bonus (fr. 34'700.
-), stipendi arretrati (fr. 61'865.14) e rimborsi spese («per viaggi, ristoranti, biglietti treno,
marketing, eccetera», cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 16, AI 32) in
relazione al suo lavoro per __________. Lavoro di cui, tuttavia, non solo non
si sa nulla ma che, a fronte degli elementi suesposti (che impongono di concludere
per l’assenza di un’effettiva operatività di __________, quanto meno lecita),
si rivela un mero artificio per mascherare un uso per scopi esclusivamente
personali dei fondi ottenuti con la richiesta di credito Covid-19. 

Analogo discorso vale in relazione agli importi versati al figlio
(complessivi fr. 31'107.95), asseritamente quali stipendi arretrati.  

Il pagamento di affitti/riscaldamento (per complessivi fr.
34'758.20) si riferisce, poi, in realtà, all’abitazione di AP 2. In virtù di
quanto suesposto, la tesi dell’imputato secondo cui parte dell’appartamento era
stato adibito ad uffici per __________ che, pertanto, versava la metà del
canone di locazione, non ha pregio e, del resto, è stato l’imputato medesimo a
relativizzarne (e di molto) la portata, affermando che «gli uffici li abbiamo adibiti solo ultimamente»
(cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 17, AI 32).

Il pagamento di leasing/benzina/imposte di circolazione (per
complessivi fr. 29'907.17) si riferisce, in realtà, a due veicoli in uso a AP 2
e al figlio (verosimilmente non sempre adibiti a necessità commerciali dell’__________)
oltre ad una «terza macchina targata __________
dove abbiamo aperto una filiale per trattare la parte petrolifera dell’attività
di __________» (cfr. VI PP 15.1.2021, pag. 18, AI 32), filiale (e
vettura allegata) della cui necessità commerciale non si può non dubitare. Per
tacere, poi, dell’assunzione, nel corso del mese di settembre/ottobre 2020, della
compagna di AP 2 per la gestione di un fantomatico magazzino dell’__________
(che, vista la natura delle attività indicate, di magazzini non avrebbe dovuto
avere la necessità).  

Tutto ben considerato, quindi, nella misura in cui conclude che, per
una parte del denaro, risulterebbe «difficile
separare quello che riguarda l’attività di __________ da quello che è inerente
l’attività di AP 2» (AI 210), il rapporto di ricostruzione della
polizia giudiziaria sembra essere troppo benevolo nei confronti di AP 2. 

 

Si ha, pertanto, che i fondi di cui al credito Covid-19 ottenuti fraudolentemente
(mediante l’indicazione di dati falsi) sono stati utilizzati per scopi ben difformi
da quelli previsti dall’ordinanza Ofis-Covid-19.

 

le altre richieste di credito 

 

premessa

 

                                   6.   Gli imputati si sono
conosciuti alla fine del 2019. AP 1 si era rivolto alla compagna di AP 2 -
medico _____ e, a quel momento, titolare di uno studio - per offrirle la sua consulenza in quell’ambito. Pur se, su
questo fronte, nulla si è, per finire, concretizzato, AP 1, senza contatti in
Ticino e con il lockdown che rendeva la possibilità di nuovi incontri estremamente
difficile, ha iniziato a frequentare regolarmente la casa della coppia AP 2/__________,
tanto che ne è nato un rapporto di amicizia (cfr. VI PP 15.1.2021 AP 2, pag. 4,
AI 32; VI PP 21.1.2021 AP 1, pag. 5-6, AI 72) sfociato, poi, «in collaborazione professionale»,
per dirla con le parole di AP 2, secondo cui:

 

«AP
1, nei mesi di marzo-aprile 2020, ha parlato molto con me, anche dei progetti
petroliferi, delle mie attività, e AP 1 ha poi chiesto di partecipare come
finanziatore e come collaboratore indipendente. Mi ha presentato diverse
persone con cui ho poi effettivamente collaborato. […] lui era interessato in
particolare al progetto in __________, così come a dei progetti di società
quotate in borsa in modo da guadagnarci in azioni e poi avere la possibilità di
rendite elevate» (VI PP 15.1.2021,
pag. 4, AI 32).

 

Un racconto, il suo, confermato (nella sostanza) da AP 1, il quale
ha riferito che:

 

«AP
2 in questo periodo mi aveva anche esposto vari progetti che stava seguendo in
prima persona, progetti molto interessanti e affascinanti. Per esempio mi aveva
detto che a gennaio sarebbero dovuti andare lui e sua moglie __________ in __________
per un progetto molto importante con uno sceicco del posto. Mi aveva parlato
anche di una società, la __________, che aveva tre brevetti importantissimi e
voleva quotarsi in borsa […] oltre a questa operazione mi parlava di un’altra
operazione di un’altra società che si chiama __________ che è una società
italiana. Questa società doveva essere quotata in borsa Nasdaq. AP 2 mi aveva
parlato di questi grandi progetti che avrebbero portato a grandissimi ritorni
economici. Mi parlava di miliardi di dollari, ma questo con riferimento solo
alla società __________» (VI PP
21.1.2021, pag. 6, AI 72).

 

È in questo periodo, durante quest’assidua frequentazione tra i
due connotata (soprattutto) da condivisione di affari/di progetti di
investimento, che si situano le altre richieste di credito Covid-19 (di cui ai
punti 3.1., 3.2. e 3.3. dell’atto d’accusa). 

 

ditta individuale di AP 1

 

                                   7.   Il 22 aprile 2020 AP
1, in nome e per conto della propria ditta individuale, ha firmato e, poi,
inoltrato a __________ un formulario di richiesta per un credito Covid-19 in
ragione di fr. 80'000. - indicando una cifra d’affari fittizia (cioè falsa) di
fr. 1'050'000. - e allegando, al modulo di richiesta (su domanda della banca),
un bilancio ed un conto economico relativi al 2019 dai quali emergevano ricavi
d’esercizio per fr. 1'051'680. - nonché un utile di fr. 215'543.49, mentre,
invece, dal semplice esame della documentazione bancaria intestata alla
società, nel 2019 risultavano accrediti per (soli) euro 403'890.74 e fr.
1'000.-. Sulla base del formulario di richiesta del credito e dei relativi
allegati, la banca ha concesso il credito accreditando il relativo importo
sulla relazione bancaria n __________ intestata a AP 1. 

 

                                   a.   AP 1 ha ammesso i
fatti.

                                         Ha, in particolare,
ammesso che la cifra d’affari indicata nel modulo di richiesta così come i dati
di cui al bilancio e al conto economico ad esso allegati erano falsi. Ha, però,
spiegato che era stato AP 2 a suggerirgli la possibilità di richiedere un
prestito Covid-19 con la sua ditta individuale. Ed era stato sempre AP 2 ad
inserire la cifra d’affari nel modulo di richiesta, rispettivamente ad
allestire bilancio e conto economico (cfr. VI PP 21.1.2021, pag. 7, AI 72;
cfr., anche, VI PP 18.2.2021, pag. 4, 5 e 7, AI 212; VI PP 18.2.2021, pag. 3 e
4, AI 213; interrogatorio 15 giugno 2021, pag. 7 e 8, allegato 1 a verb. dib.
di primo grado).

 

                                  b.   AP 2, dal canto suo,
ha ammesso di avere aiutato, materialmente, l’(allora) amico a compilare la
richiesta di credito ma ha affermato che era stato AP 1 a indicargli (anzi: a
dettargli) la cifra d’affari di fr. 1'050'000.-. Ha, invece, negato di avere
approntato bilancio e conto economico 2019, asserendo che non sarebbe stato in
grado di allestire la contabilità di un ______ (cfr. VI PP 23.1.2021, pag. 10 e
11, AI 91; VI PP 18.2.2021, pag. 5, AI 212; VI PP 19.2.2021, pag. 7, AI 215;
interrogatorio 15 giugno 2021, pag. 8, allegato 1 a verb. dib. di primo grado).

In occasione del dibattimento di primo grado, il suo difensore ha,
tuttavia, dato atto che anche il bilancio e il conto economico erano stati
materialmente allestiti da AP 2, ma, analogamente a quanto avvenuto per il
formulario di richiesta credito, su indicazione/su dettatura di AP 1.

 

                                   8.   In relazione a
questi fatti, i primi giudici hanno ritenuto AP 2 e AP 1 autori colpevoli, in
correità, del reato di truffa nonché del reato di ripetuta falsità in
documenti.

 

                               8.1.   AP 1 chiede il suo
proscioglimento da queste imputazioni (punti 3.1., 4.1. e 4.2. dell’atto
d’accusa).

Relativamente al reato di truffa, lo fa, innanzitutto, sostenendo
che, in concreto, difetterebbe il requisito dell’inganno astuto poiché alla
banca sarebbe bastato un semplice raffronto dei documenti prodotti (richiesta
di credito, bilancio e conto economico provvisori dai quali risultava, per il
2019, una cifra d’affari di fr. 1'050'000. - nonché un utile di fr. 21'543.49),
con i dati già in suo possesso e relativi alla movimentazione del conto
intestato a AP 1 (che dava atto di accrediti, per il 2019, in ragione di
complessivi Euro 403'890.74 e fr. 1'000. -), per riconoscere che, in concreto,
vi era un sospetto abuso (ciò che le avrebbe imposto, quindi, di rifiutare il
credito). Con il che, __________ avrebbe agito con un’estrema leggerezza tale
da escludere la realizzazione del presupposto oggettivo dell’inganno astuto.

Inoltre, quand’anche si volesse ritenere adempiuto tale
presupposto, l’assenza di un danno imporrebbe, in ogni caso, il suo
proscioglimento. Infatti, per quanto riguarda la ditta individuale, il mutuo è
stato contratto da lui come persona fisica, i cui conti bancari presso la banca
erogatrice del credito hanno sempre presentato un saldo sufficiente a
rimborsare il prestito.

Relativamente al reato di ripetuta falsità in documenti, pretende,
invece, che né il formulario di richiesta del credito né il bilancio e il conto
economico provvisori avrebbero un valore probatorio accresciuto.

 

                                   a.   Secondo la dottrina,
la questione a sapere se, nel contesto dei crediti Covid-19,
l’autocertificazione contenutisticamente falsa costituisca una «macchinazione» ai sensi della
giurisprudenza sull’inganno astuto, può rimanere irrisolta, ritenuto come vi
sia una base di fiducia che, da sola, fonda l’astuzia anche di una semplice
bugia. 

Non solo. 

L’art. 3 cpv. 1 Ofis-COVID-19
contiene una regola chiara secondo cui l’organizzazione che concede
fideiussioni lo fa senza alcuna formalità per crediti bancari fino a 500.000. -
franchi sulla base di semplici dichiarazioni del richiedente. Una verifica
della veridicità di tali dichiarazioni non è prevista, essendo i controlli
limitati alla completezza/alla correttezza formale (validità della firma) della
richiesta di credito (cfr. art. 11 Ofis-COVID-19; cfr., anche, spiegazioni del
DFF all’ordinanza sulle fideiussioni solidali COVID-19 del 25 marzo 2020).

Con il che:

 

-       ricordato
che vi è astuzia anche quando l’autore prevede che la vittima rinuncerà ad
effettuare una verifica delle false informazioni se, tale previsione, risulta
da un particolare rapporto di fiducia oppure se si fonda su una
regolamentazione chiara o su garanzie (e non costituisce, pertanto, una
semplice aspettativa),

-       ritenuto
che la concessione dei crediti Covid-19 era caratterizzata da una base di
fiducia, da una regolamentazione chiara nonché dalla garanzia della
Confederazione,

 

i richiedenti prevedevano (anzi: sapevano) che la verifica delle
informazioni date in vista dell’ottenimento di crediti giusta l’art. 3 Ofis-COVID-19
non sarebbe stata effettuata

(cfr. Marc Jean-Richard-dit-Bressel / Andrea
Jug-Höhener, Die Profiteure der Krise, Ein Betrug der besonders verwerflichen
Art: Strafbarkeit des Missbrauchs von Corona-Krediten aus einer
Praxisperspektive, in: Jusletter 3. August 2020, pag 7, consid. 3.2., n. 15-22;
Benjamin Märkli / Moritz Gut, Missbrauch von Krediten nach COVID-19
Solidarbürgschaftsverordnung, in: Pratique Juridique Actuelle 6/2020, pag. 722
e segg.; Beat Brechbühl / Jean-Luc Chenaux / Daniel Lengauer / Thomas
Nösberger, Covid-19-Kredite – Rechtsgrundlagen und Praxis der
Missbrauchsbekämpfung, in: Jusletter 5. Oktober 2020, pag. 16 e 17,
consid. 3.6.2.; cfr., anche, sentenza 18 giugno 2021 della Chambre pénale
d’appel et de révision del Canton Ginevra, P/9674/2020, AARP/169/201). 

 

È ben vero che, in tempi normali, si può pretendere da una banca
l’adozione di misure di prudenza per evitare di essere raggirata. Sennonché la
situazione di cui ai prestiti Covid-19, a maggior ragione quelli fino a 500'000
franchi, era del tutto eccezionale. La priorità assoluta delle autorità era,
infatti, quella di erogare i prestiti garantiti dalla Confederazione al più
presto possibile, in regime d’urgenza (di regola il giorno stesso della
domanda) e senza alcuna formalità, al fine di permettere alle imprese di far
fronte ai problemi (contingenti) di liquidità causati dalla chiusura forzata e
dal calo repentino e (quasi) totale della domanda. Pretendere dalla banca anche
solo un controllo ridotto (come quello suggerito dalla Difesa), avrebbe
significato pregiudicare l’obiettivo di rapidità voluto dal Consiglio federale.
Di ciò, evidentemente, erano perfettamente a conoscenza (anche) i richiedenti
malintenzionati, compresi gli imputati. Essi sapevano, cioè, che il credito
era, in pratica, concesso sulla parola, senza le usuali verifiche. E lo
sapevano poiché, a quel momento, non si parlava d’altro. La pandemia con le sue
conseguenze sanitarie ma, anche, economiche, le misure del Consiglio federale,
specie quella - assolutamente straordinaria - legata alla concessione immediata
di prestiti garantiti dalla Confederazione, erano, pressoché, l’unico tema sui
giornali, in TV, alla radio e sui siti d’informazione online. 

 

Va, poi, rilevato che, nel momento in cui è stato richiesto - e
concesso - il credito di cui al punto 3.1. dell’atto d’accusa, le direttive
SECO del 12 maggio 2020 ad attuazione del piano anti abusi varato dal Consiglio
federale (che prevedevano il rispetto delle disposizioni in materia di
riciclaggio di denaro, da parte delle banche, in caso di nuovi clienti), non
erano, ancora, state emanate (e, del resto, AP 1 era, già, cliente di __________).

Si ha, pertanto, che, in concreto, il presupposto oggettivo
dell’inganno astuto, è dato. 

 

                                  b.   In relazione al reato
di truffa, si ha un danno patrimoniale quando il patrimonio della vittima, a
seguito dell’atto di disposizione conseguente all’inganno, è - effettivamente -
diminuito, nel suo complesso, mediante una diminuzione degli attivi,
rispettivamente un aumento dei passivi, un mancato aumento degli attivi o una
mancata diminuzione dei passivi. Nel caso di una c.d. truffa al credito, il
mutuatario inganna il mutuante sulla sua capacità di rimborsare il credito,
cioè sulla sua solvibilità (e, conseguentemente, sulla sicurezza del credito),
rispettivamente sulla sua disponibilità a rimborsarlo. In questo caso, il danno
patrimoniale è dato (e la truffa consumata), se il mutuatario, contrariamente
alle aspettative suscitate nel mutuante al momento della concessione del credito,
offre così poche garanzie per il rimborso del denaro nei termini
contrattualmente pattuiti, per cui il credito è significativamente compromesso
e, di conseguenza, considerevolmente ridotto di valore. Se a chi concede il
credito vengono esibite/millantate garanzie false o insufficienti che, in
realtà, non coprono la sua prestazione, il danno conseguente alla truffa deriva
dal fatto che il mutuante, concedendo un credito in tutto o in parte non
garantito, si espone, inconsapevolmente, al rischio di una sua svalutazione,
ossia che la sua pretesa al rimborso abbia un valore significativamente minore
rispetto a quanto credeva al momento della concessione del credito. Se, invece,
la pretesa al rimborso è economicamente sicura in ragione della situazione finanziaria
del mutuatario, l'inganno sull'esistenza di garanzie non provoca alcun danno
(STF 6B_462/2014 del 27 agosto 2015, consid. 8.1.2; cfr., anche,
Stefan Maeder/Marcel Alexander Niggli in: Basler Kommentar, Strafrecht II,
2019, ad art. 146 CP, n. 206-208; Stefan Trechsel/Dean Crameri, Schweizerisches
Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 3a edizione, ad art. 146 CP, n. 25). 

 

                               b.1.   Se
è ben vero che AP 1 ha millantato una cifra d’affari (il cui dato rappresentava
la sola garanzia nel contesto dei crediti Covid-19), è, però, altrettanto vero
che, in realtà, la pretesa di rimborso della banca era economicamente sicura,
ritenuto che, al momento della concessione del prestito (cioè quello
determinante ai fini della truffa secondo il TF, cfr. DTF 102 IV 84), rispettivamente
al momento dell’accredito in conto di tale prestito (cfr. BK, op. cit., ad art.
146 CP, n. 206 secondo cui determinante è, invece, l’effettiva dazione del
credito), il saldo della sua rubrica CHF/conto privato era di fr. 52'499.89, rispettivamente
di fr. 52'214.49 e quello della sua rubrica EUR/conto corrente privato era di
Euro 149'565.19, rispettivamente di Euro 149'265.19.

Del resto, come indicato nell’atto d’accusa, i soldi sono, per
finire, stati restituiti all’AP attingendo, proprio, dal conto di AP 1 (cfr.,
anche, AI 178). 

Ne consegue che quest’ultimo dev’essere prosciolto dal reato di
truffa di cui al punto 3.1. dell’atto d’accusa.

Il suo appello su questo punto, è, pertanto, accolto.         

 

                                   c.   La tesi
dell’imputato secondo cui il formulario di richiesta del credito Covid-19 non
avrebbe valore probatorio accresciuto non può, per contro, essere condivisa.

 

Infatti, secondo la dottrina chinatasi sulla questione, il
formulario di richiesta del credito Covid-19 sottoscritto dal richiedente,
costituisce, considerato il regime di autocertificazione alla base
dell’ordinanza Ofis-COVID-19, l’unica prova delle condizioni per la concessione
del credito. Con il che, le informazioni in esso contenute comportano,
giocoforza, conseguenze rilevanti a livello giuridico: segnatamente, la
conclusione di un accordo di credito, il pagamento dell’ammontare del credito
e, con ciò, anche, l’esistenza del debito, rispettivamente l’obbligo di
restituzione del debito in capo al richiedente nei confronti della banca. Ciò
che, secondo la dottrina, impone di concludere che si tratta di un documento
con valore probatorio accresciuto di modo che, in caso di una sua
falsificazione, ad esso è applicabile l’art. 251 CP (Marc
Jean-Richard-dit-Bressel / Andrea Jug-Höhener, Die Profiteure der Krise, Ein
Betrug der besonders verwerflichen Art: Strafbarkeit des Missbrauchs von
Corona-Krediten aus einer Praxisperspektive, in: Jusletter 3. August 2020, pag
12, consid. 4, n. 33; Benjamin Märkli / Moritz Gut, Missbrauch von Krediten
nach COVID-19 Solidarbürgschaftsverordnung, in: Pratique Juridique Actuelle
6/2020, pag. 722 e segg.; Beat Brechbühl / Jean-Luc Chenaux / Daniel Lengauer /
Thomas Nösberger, Covid-19-Kredite – Rechtsgrundlagen und Praxis der
Missbrauchsbekämpfung, in: Jusletter 5. Oktober 2020, pag. 17, consid. 3.6.3.;
cfr., anche, sentenza 18 giugno 2021 della Chambre pénale d’appel et de révision
del Canton Ginevra, P/9674/2020, AARP/169/201). 

 

Ritenuta la particolarità del caso, segnatamente il regime di
autocertificazione sancito dall’ordinanza Ofis-COVID-19, anche al bilancio e al
conto economico (pur se provvisori), va riconosciuto un valore probatorio
accresciuto poiché, allegati alla richiesta di credito, tali documenti
costituivano (inevitabilmente) un tutt’uno con essa e andavano, anzi, ad
avvalorarne il contenuto.

 

Ricordato come abbia ammesso che sia la cifra d’affari indicata
nel formulario di richiesta del credito sia i dati contenuti nel bilancio,
rispettivamente nel conto economico 2019 erano falsi, AP 1 va riconosciuto
autore colpevole del reato di ripetuta falsità in documenti di cui ai punti
4.1. e 4.2. dell’atto d’accusa. 

Il suo appello, su questo punto, è, dunque, respinto.

 

                               8.2.   Quanto indicato al
consid. 8.1. b.1. basta per concludere che anche AP 2, va prosciolto
dall’imputazione di truffa in relazione alla ditta individuale di AP 1. Il suo
appello, su questo punto, è, pertanto, accolto.

 

È, tuttavia, bene rilevare, anche in funzione delle imputazioni di
ripetuta falsità in documenti connesse con la fattispecie di cui sopra, che le
argomentazioni di AP 2 a sostegno della sua estraneità ai fatti non può essere
seguita.

Egli pretende, in particolare, di aver allestito il formulario di richiesta
di credito, così come il bilancio ed il conto economico provvisori, su
indicazione di AP 1 argomentando che le cifre che quest’ultimo gli indicava gli
sembravano plausibili tenuto conto di quanto l’amico gli raccontava sulla sua
situazione economica. Così non è.

La sua tesi secondo cui egli, in buona sostanza, avrebbe funto da mero
«scribacchino» limitandosi a recepire
la cifra d’affari dettatagli da AP 1, non può essere creduta già solo perché è
proprio AP 2 ad affermare che compilare il formulario di richiesta di credito  

 

«era
talmente semplice che poteva farlo anche uno scolaro delle scuole medie» (interrogatorio 15 giugno 2021, pag. 5, allegato 1 a
verb. dib. di primo grado),

 

per cui non si vede per quale ragione AP 1 (medico __________ con
una formazione accademica) non sarebbe stato in grado di farlo da solo.

Né appare logico un coinvolgimento di AP 2 per l’allestimento
della contabilità limitato, ancora una volta, alla mera stesura materiale di
cifre suggeritegli da AP 1, poiché, se così fosse, quest’ultimo non avrebbe
avuto alcun bisogno di far intervenire l’amico.

Insomma, l’illogicità dell’assunto difensivo, da sola, lo
destituisce di qualsiasi fondamento.

Né sorregge l’appellante la tesi (peraltro mai sostenuta in sede
d’inchiesta) proposta al dibattimento di primo grado, secondo cui AP 1 si
sarebbe rivolto a lui per la compilazione del modulo di richiesta «perché aveva un Ipad, mentre per la
compilazione serviva un PC» (interrogatorio 15 giugno 2021, pag. 8,
allegato 1 a verb. dib. di primo grado). Detto che, se così fosse, non si
capisce per quale motivo AP 2 non abbia, da subito, spiegato in questo modo
l’aiuto prestato all’amico, è francamente davvero difficile credere che AP 1,
uomo dinamico che intendeva continuare ad essere attivo professionalmente con
un’attività indipendente, non disponesse di un PC. E, comunque, non si vede (né
AP 2 lo spiega) cosa si possa fare con un PC che, per contro, non si può fare
con un Ipad.

AP 2 ha, poi, affermato, in relazione alla ditta individuale
dell’amico che:

 

«AP
1 mi aveva chiesto cosa doveva fare per ottenere il prestito e io gli avevo
detto che potevo metterlo in contatto con delle società inglesi che avrebbero
potuto procurargli un fatturato
(cfr. VI PP 18.2.2021, pag. 6, AI 212).

 

Un’offerta, quella di AP 2 che, di per sé, è rivelatrice di
intendimenti tutt’altro che leciti: perché il fatturato, all’evidenza, non lo
si acquista ma è la risultante di un’attività pregressa. 

Un’offerta che dimostra, quindi, come egli fosse (perfettamente)
consapevole dell’intento di AP 1 di ottenere, mediante la richiesta di credito
Covid-19, un indebito profitto: altrimenti, si sarebbe limitato a spiegare
all’amico la procedura per l’ottenimento del credito (dove trovare il
formulario, come compilarlo, ecc). 

Un’offerta che attesta, infine, come il suo ruolo nella vicenda
sia stato ben maggiore di quanto da lui preteso.

E, per inciso, se il fatturato lo si acquista da società inglesi,
è evidente che non servono particolari conoscenze sull’attività di un __________/sulle
modalità di tenuta della contabilità di un __________.

 

Richiamato quanto esposto al consid. 8.1.c. e ritenuto il suo
ruolo fondamentale nell’allestimento del formulario di richiesta del credito,
rispettivamente del bilancio e del conto economico per l’anno 2019, egli va,
dunque, ritenuto autore colpevole (in correità con AP 1) del reato di ripetuta
falsità in documenti. Il suo appello, su questo punto, dev’essere, quindi,
respinto.

 

__________

                                   9.   Nel corso del mese
di aprile 2020 AP 1 ha acquistato da __________, suo fiduciario, la società __________.
Si trattava di una società dormiente, cioè priva di qualsiasi attività. Il 27
aprile 2020 ha assunto la carica di AU e il 10 giugno 2020 ha aperto, presso __________,
la relazione bancaria IBAN __________ a nome della società. 

Il 16 giugno egli ha inoltrato alla banca, in nome e per conto
della società, un formulario di richiesta per un credito Covid-19 di fr.
500'000. -. Formulario che aveva compilato unitamente a AP 2 e sul quale
figurava una cifra d’affari inventata (cioè falsa) di fr. 5'780'000. -. Al
formulario di richiesta del credito, AP 1 ha, pure, allegato (su domanda della
banca) un bilancio e un conto economico per l’anno 2019. Bilancio e conto
economico creati ad arte da AP 2 attraverso un programma excel che generava
dati a caso partendo dalla cifra d’affari desiderata, dai quali risultavano
ricavi d’esercizio per fr. 5'782'159.72 e un utile di fr. 91'486.12, quando
invece, dall’incarto fiscale, emergeva che la società, nel 2018, aveva
registrato ricavi per fr. 10'811.71 e una perdita di fr. 39'614.62 mentre nel
2019, come ammesso da AP 1, era rimasta dormiente, cioè senza attività (e
questo sino al suo acquisto nell’aprile del 2020). 

Sulla base della richiesta di credito, rispettivamente dei
relativi allegati, la banca ha concesso il credito accreditando il relativo
importo sulla relazione bancaria IBAN __________ intestata a __________ sulla
quale AP 1 aveva diritto di firma. 

 

a.    AP 1 ha
ammesso i fatti.

Ha, in particolare, ammesso che la società __________ era una
società dormiente - cioè, senza attività - e
che il dato relativo alla cifra d’affari indicato nel formulario di richiesta,
così come i dati di cui al bilancio/al conto economico, erano del tutto falsi
(cfr. VI PP 21.1.2021, pag. 8, AI 72; VI PP 18.2.2021, pag. 8, 9 e 12, AI 212).  

Ha, poi, spiegato che l’idea era stata di AP 2, «per avere dei soldi da avere da qualche parte»
(cfr. VI PP 21.1.2021, pag. 12, AI 72), rispettivamente che era stato richiesto «solo un prestito
Covid di CHF 500'000. - perché era il massimo che si poteva chiedere»
(cfr. VI PP 21.1.2021, pag. 11, AI 72; sott. del. red.) e, ancora, che «l’idea di richiedere questo prestito era
che in quel momento AP 2 mi aveva detto che il prestito Covid forse diventava a
fondo perduto e quindi era interessante richiederlo» (cfr. VI PP 18.2.2021,
pag. 8, AI 212).

Ha, infine, riconosciuto che «quando
AP 2 mi ha fatto questa proposta di “inventare” il bilancio di __________ io
gli ho detto che andava bene» (cfr. VI SG 5.2.2021, pag. 8, AI 169).

 

                                  b.   AP 2, sulla
questione, si è così, espresso:

 

«AP
1 voleva già chiedere un prestito Covid e cercava un mezzo per ottenerlo. Mi
aveva detto ad un certo punto che aveva trovato una società, la __________, e
io gli avevo detto che ero disponibile a fornirgli del fatturato telefonico. Io
gli avevo quindi detto che gli avrei fornito dei dati su una tabella Excel per
fare un bilancio provvisorio. Contesto quindi che sia stata mia l’idea di
richiedere un prestito Covid per la __________. ADR che con riferimento al
bilancio provvisorio trasmesso a __________ i dati sono stati inseriti insieme
da me e AP 1. Con questo intendo che è possibile che fisicamente li abbia
inseriti io nella tabella Excel ma comunque alcune cifre me le indicava AP
1. Voglio precisare che in Excel si erano create delle formule matematiche. […]
i dati inseriti nel bilancio io e AP 1 li abbiamo inseriti insieme. In
realtà il programma Excel li genera sulla base di percentuali partendo dalla
cifra d’affari che abbiamo inserito. […]  si tratta di un programma che ho
trovato su internet che simula il bilancio sulla base della cifra d’affari
che si vuole ottenere»
(VI PP 18.2.2021, pag. 12, AI 212).

 

Insomma, secondo AP 2, l’idea della richiesta del credito è stata
di AP 1 ma, per finire, egli ha ammesso di aver apportato il suo contributo per
fornire alla banca il dato (inventato) relativo alla cifra d’affari nonché il
bilancio ed il conto economico a supporto di tale dato contenenti cifre
inventate mediante il programma excel da lui trovato in internet.

 

                                10.   In relazione a questi
fatti, i primi giudici hanno ritenuto AP 2 e AP 1 autori colpevoli (in
correità) del reato di truffa nonché del reato di ripetuta falsità in documenti
(avuto riguardo all’allestimento del formulario di richiesta del credito, del
bilancio e del conto economico).

 

                             10.1.   AP 1 chiede il suo
proscioglimento da queste imputazioni (punti 3.2., 4.3. e 4.4. dell’atto
d’accusa).

Lo fa sostenendo che, in concreto, difetterebbe il requisito
dell’inganno astuto poiché la banca avrebbe commesso delle leggerezze, in
particolare omettendo le verifiche imposte dalle direttive SECO nel frattempo
emanate. Inoltre, quand’anche si ritenesse dato l’inganno astuto, a mente
dell’imputato difetterebbe, comunque, il requisito del danno poiché parte del
prestito sarebbe già stato restituito all’AP mediante l’accordo raggiunto il 25
febbraio 2021, a seguito del quale __________ __________ ha restituito a PC 1
l’importo ricevuto il 9 settembre 2020 da __________ (cfr. doc. TPC 11) e, per
i rimanenti fr. 300'000. -, egli avrebbe riconosciuto un corrispondente credito
correntista nei confronti della società __________ (cfr. doc. dib. 3 allegato a
verb. dib. primo grado) che non vi è motivo di ritenere che non voglia o non
possa onorare, non appena potrà riprendere a lavorare.  

Per quanto concerne il reato di ripetuta falsità in documenti,
solleva la medesima censura già proposta in relazione alla fattispecie
riguardante la sua ditta individuale.

 

a.   Al
momento della richiesta del credito Covid da parte di __________ (16 giugno
2020), la SECO aveva, già, emanato le direttive (datate 12 maggio 2020) ad
attuazione del piano anti-abusi varato dal Consiglio federale che, in caso di
prestiti concessi a nuovi clienti, prevedevano, per la banca, l’obbligo di
identificare il cliente nonché il rispetto delle prescrizioni in materia di
riciclaggio di denaro (cfr. SECO, Missbrauchsbekämpfung: Prüfkonzept, COVID-19
Solidarbürgschaften, consid. 5.2.1). 

 

Ricordato che né la __________ né AP 1 erano - già - clienti di __________,
non si può, certo, sostenere che quest’ultima abbia fatto fronte all’onere di
verifica che le incombeva sulla base delle suddette direttive emanate dalla
SECO, rispettivamente sulla base della LRD cui tali direttive facevano
riferimento. 

Basta, al riguardo, rilevare che lo scopo sociale della società
così come risultava dall’estratto RC

 

«La promozione ed il supporto commerciale, con la
relativa consulenza, nel settore del marketing, della ricerca e della
selezione dei clienti. In tale abito la società si occuperà di sviluppo del
marketing, ricerca clienti e relativa gestione degli stessi, ricerca,
assistenza e gestione dei fornitori per l'esecuzione dei contratti di vendita e
acquisti. Potrà inoltre compiere tutte le operazioni commerciali connesse con
l'oggetto sociale. La società può partecipare ad altre società aventi scopo
analogo»,

 

non ha nulla (ma proprio nulla!) a che vedere con l’attività che AP
1 aveva indicato al momento dell’apertura del conto intestato alla società per
plausibilizzare la provenienza dei fondi (un mio di franchi) che, a suo dire,
avrebbe fatto entrare sul conto. Egli ha, infatti, affermato che le entrate
provenivano da  

 

«fatture
derivanti dall’organizzazione di equipe medico-chirurgiche in collaborazione
con diverse cliniche/ospedali/ecc. e fatture derivanti dal servizio di
implementazione della struttura IT per effettuare telemedicina» (rapporto e profilo attività cliente [__________],
AI 211).

 

Si tratta di un’incongruenza macroscopica e significativa che, da
sola, avrebbe imposto alla banca dei chiarimenti prima di aprire il conto e, a
maggior ragione, prima di concedere il credito Covid-19. Tanto più se si
considera che, malgrado le dichiarazioni d’intenti dell’imputato al momento
dell’apertura del conto (avvenuta il 10 giugno 2020) secondo cui avrebbe
versato parte del suo fatturato pari a 5/6 mio annui (cfr. documentazione __________,
rapporto e profilo attività [KYC], AI 211), e malgrado il consulente di banca, __________,
lo avesse sollecitato a «girare su di noi
un po' di movimentazione» (cfr. VI PP 1.2.2021, pag. 3, AI 144),
nulla è, mai, stato versato sul conto e, per finire, AP 1 si è limitato a
richiedere, pochi giorni dopo averlo aperto, il prestito Covid-19.
L’incongruenza tra lo scopo a RC della società __________ e l’attività indicata
da AP 1, l’assenza di qualsiasi accredito in conto al momento della sua
apertura avrebbero imposto a __________ (cui era noto che la banca di
riferimento dell’imputato era __________, cfr. documentazione __________,
rapporto e profilo attività [__________], AI 211) di approfondire il motivo per
cui egli si rivolgeva a loro e non a __________, per la concessione del
prestito, non potendo - a quel punto - (più) bastare la spiegazione,
inizialmente, fornita da AP 1 secondo cui «voleva
ampliare lo spettro di banche della società» (cfr. VI PP 1.2.2021,
pag. 3, AI 144).

Invece, in estrema sintesi, il __________ ha chiuso gli occhi su
queste evidenti incongruenze mancando clamorosamente agli obblighi - peraltro,
poco più che elementari - che gli erano imposti dalla legislazione citata.

Con il che, forza è concludere che, in concreto, a causa della
negligenza della banca, difetta il requisito oggettivo dell’inganno astuto.

AP 1 va, pertanto, prosciolto dall’imputazione di truffa ex punto
3.2 dell’atto d’accusa.

Il suo appello, su questo punto, è accolto. 

 

                                  b.   Per quanto concerne
le imputazioni di falsità in documenti di cui ai punti 4.3. e 4.4. dell’atto
d’accusa, ricordato che la natura menzognera del formulario di richiesta del
credito, rispettivamente del bilancio e del conto economico provvisori, è
pacifica (e, peraltro, ammessa dall’appellante), si richiama quanto esposto al
consid. 8.1.c. 

AP 1 va, dunque, ritenuto autore colpevole in relazione ad esse ed
il suo appello, su questo punto, è respinto.

 

                             10.2.   Quanto indicato al
consid. 10.1. a. basta per concludere che anche AP 2 va prosciolto
dall’imputazione di truffa in relazione alla __________. 

Il suo appello, su questo punto, è, pertanto, accolto.

 

È, tuttavia, bene rilevare, anche in funzione delle imputazioni di
ripetuta falsità in documenti connesse con la fattispecie di cui sopra, che le
argomentazioni di AP 2 a sostegno della sua estraneità ai fatti non può essere
seguita.

 

                                   a.   Già si è detto dell’assidua
frequentazione tra i due imputati, ad inizio 2020, connotata (soprattutto) da
condivisione di affari/di progetti di investimento. È in questo contesto che si
colloca la loro decisione di partecipare all’investimento riguardante __________,
e meglio al finanziamento della quotazione nella borsa americana di tale
società. Detto che l’effettiva attività di __________ come pure il progetto di
una sua quotazione in borsa (con il coinvolgimento di diverse società con sede
all’estero [Cina, Inghilterra e Stati Uniti]), sono rimasti - per questa Corte
- a dir poco nebulosi, per quanto qui interessa si ha che, ad un certo punto, AP
2 e AP 1 (quest’ultimo convinto dal primo) hanno deciso di partecipare
all’investimento sottoscrivendo un contratto di finanziamento per la quotazione
in borsa di __________. Il contratto reca la data del 16 luglio 2020. Per
partecipare all’investimento, gli imputati hanno utilizzato i soldi di cui ai
prestiti Covid-19 richiesti ed ottenuti da __________, rispettivamente da __________.
È AP 1 a spiegarlo:

 

«I
soldi che uscivano da __________, venivano attribuiti come la mia parte del
finanziamento, quelli che uscivano da __________ venivano attribuiti come parte
del finanziamento di AP 2. Preciso che io dovevo pagare USD 500'000, come AP 2
doveva pagare i suoi USD 500'000. - AP 2 però mi aveva detto che, siccome io
avevo già versato a titolo personale USD 150'000 prima della firma
dell’addendum al contratto, il denaro uscito da __________ sarebbe stato
attribuito in parte a me, riducendo quindi il mio debito nel finanziamento per
pareggiare le quote di finanziamento» (VI SG 5.2.2021,
pag. 10, AI 169).

 

                                  b.   AP
2 pretende che, essendo il contratto per il finanziamento (finalizzato alla
quotazione in borsa) di __________ di un mese successivo la firma del
formulario per la richiesta del credito da parte di __________, la richiesta di
credito Covid-19 non avrebbe nulla a che vedere con il primo e non
riguarderebbe il finanziamento per la quotazione in borsa di __________
(investimento nel quale, lo si ricorda, lui e AP 1 avevano un’interessenza,
partecipando agli utili in ragione del 50% ciascuno), bensì riguarderebbe il
solo AP 1, azionista al 100% di __________. Insomma, AP 2 pretende di non aver
avuto alcun interesse all’ottenimento del credito.

 

                               b.1.   L’argomento è del
tutto ininfluente e non modifica l’effettivo contributo fornito da AP 2 per
l’allestimento del formulario di richiesta del credito, ripettivamente del
bilancio e del conto economico (contenenti dati falsi). 

Peraltro, benché il contratto di finanziamento rechi una data
successiva alla richiesta di credito Covid (segnatamente il 16 luglio 2020,
cfr. allegato A a VI PP AP 1 5.2.2021, AI 169), l’operazione era stata pensata
e organizzata ben prima. In effetti, è stato proprio AP 2 a spiegare, in
relazione a tale investimento, che:

 

«Si trattava di un’acquisizione di una Shell Company
americana per quotare in borsa una società. La società si chiama __________. Si
trattava di una pura operazione finanziaria. […] __________ è un broker
finanziario inglese che si occupa di queste cose. Conosco il titolare __________
per telefono o Zoom.

[…] AP 1 non ha particolari
rapporti con __________, abbiamo fatto solo questa operazione con AP 1 e __________.
L’operazione l’abbiamo fatta io e AP 1, e ci è stata proposta già a febbraio
2020, quando io mi ero preso l’impegno. Inizialmente dovevo finanziare questa
operazione con il progetto in __________, poi causa Covid si è fermato tutto e
l’avrei finanziata con il prestito __________, e per finire abbiamo usato il
prestito Covid» (VI PP 15.1.2021, pag. 11 e 12, AI 32; sott. del red).

 

Con il che, per sua stessa ammissione, l’investimento __________
era sul tavolo già nel febbraio 2020 e, addrittura, AP 2, a quel momento, aveva
già preso l’impegno di finanziare la quotazione in borsa della società. 

 

                               b.2.   AP 2 chiede che il suo
ruolo venga derubricato da correo a complice.

In concreto, non occorre disquisire a lungo per spiegare che,
agendo come ha agito, e cioè fornendo un apporto decisivo nella creazione dei
dati contabili falsi di cui alla richiesta di credito, rispettivamente di cui
al bilancio e al conto economico di __________ per l’anno 2019, AP 2 non può
essere ritenuto un partecipante secondario (STF 6B_527/2011 del
22 dicembre 2011 consid. 2.1; DTF 125 IV 134 consid. 3a).

Avvalora il suo ruolo tutt’altro che secondario, il fatto che
egli, per giustificare i trasferimenti a debito del conto intestato a __________,
ha creato una serie di fatture false (in accordo con AP 1) perché «non si poteva fare senza motivazione»
e bisognava allestire delle fatture «per
creare una giustificazione» (cfr. interrogatorio 15 giugno 2021,
pag. 10, allegato 1 a verb. dib. di primo grado) perché «gli importi erano grossi e le banche avrebbero
chiesto spiegazioni» (cfr. VI PP 18.2.2021, pag. 10, AI 212). E
questo perché, come spiegato da AP 1, non si poteva usare il denaro ottenuto
con il prestito Covid-19 direttamente per effettuare degli investimenti (cfr.
VI PP 18.2.2021, pag. 9, AI 212).

Tra queste fatture vi è, ad esempio, quella datata 7 maggio 2020 e
relativa a prestazioni «di
chirurgia e implantoprotesi» per un totale di 108'000. - fr. emessa da AP 1
(apparentemente) a carico di AP 2 (doc. O allegato a AI 73). In realtà, i
lavori eseguiti da AP 1 per l’amico, nel corso del mese di maggio 2020,
ammontavano a (soli) circa fr. 5'200. - (cfr. perizia 1° febbraio 2021 della
dott.ssa __________, AI 155). E, del resto, entrambi gli imputati, hanno
ammesso che si trattava di una fattura gonfiata/fittizia (cfr.VI SG AP 1
5.2.2021, pag. 11, AI 169; cfr. interrogatorio AP 2 15 giugno 2021, pag. 11,
allegato 1 a verb. dib. di primo grado).  

 

Richiamato quanto esposto al consid. 10.1.b. e ritenuto il suo
apporto fondamentale nell’allestimento del formulario di richiesta del credito,
rispettivamente del bilancio e del conto economico per l’anno 2019, egli va
ritenuto autore colpevole del reato di ripetuta falsità in documenti commessa
in correità con AP 1. 

Il suo appello, su
questo punto, è, perciò, respinto.

 

                             10.3.   Entrambi gli imputati
chiedono, poi, il loro proscioglimento dal reato di falsità in documenti ex
punto 4.7. dell’atto d’accusa in relazione alla fattura 7 maggio 2020 emessa da
AP 1 (cfr. consid. 10.2.b.2).

 

Al riguardo si osserva, innanzitutto, che la tesi del procuratore
pubblico secondo cui la fattura godrebbe di una credibilità accresciuta poiché
emana da un medico __________ non può essere seguita. Se è ben vero che i
professionisti del settore medico-sanitario riconosciuti dalle assicurazioni
malattia hanno una funzione di garante nei loro confronti (con il che le
fatture emanate da detti professionisti godono di un valore probatorio accresciuto)
è, però, altrettanto vero che, in concreto, AP 1 la fattura l’ha prodotta alla
banca, non ad un’assicurazione malattia, e lo ha fatto nella sua veste di
cliente della banca, non come medico __________.

Si osserva, poi, che il TF ha già avuto modo di rilevare che, di
principio, le fatture non hanno un valore probatorio accresciuto e costituiscono dei documenti nei rapporti tra il loro autore e il loro
destinatario solo in particolari circostanze, atteso che di regola contengono
delle semplici affermazioni del primo sulla prestazione dovuta dal secondo.
L'estensore può rendersi colpevole di falsità ideologica in documenti nel caso
in cui la fattura dal contenuto inveritiero non funga unicamente da fattura, ma
sia prima di tutto destinata, oggettivamente e soggettivamente, a servire da
documento giustificativo per la contabilità del suo destinatario, che viene con
ciò falsata. Una destinazione oggettiva a giustificativo contabile dev'essere
ammessa laddove l'autore agisca d'intesa con il destinatario, soggetto
all'obbligo di tenere una contabilità, rispettivamente con i suoi organi o
impiegati, ed emetta, su suo ordine o impulso oppure con il suo consenso, una
fattura dal contenuto inveritiero che serva da giustificativo contabile (cfr.
DTF 134 IV 130).

In concreto ciò non era il caso. 

La fattura non era destinata a giustificativo
contabile per il suo destinatario, ovvero AP 2. Essa serviva a giustificare la
movimentazione creata ad arte dagli imputati sul conto di __________ per
impedire che la banca si accorgesse che i soldi di cui al credito Covid-19
andavano, in realtà, a finire in un investimento (in spregio a quanto previsto
all’art. 6 cpv. 2 Ofis-Covid-19).

 

Ne discende che gli imputati devono essere prosciolti
da tale imputazione e il loro appello, su questo punto, è, pertanto, accolto.

                                      

__________

                                11.   Il 28 luglio 2020 __________,
in nome e per conto della __________ (di cui era AU), ha firmato e, poi,
inoltrato (su indicazione degli imputati) a __________ un formulario di
richiesta per un credito Covid-19 in ragione di fr. 480'000. - indicando una
cifra d’affari fittizia (cioè falsa) di fr. 5'350'000. -  e allegando al modulo
di richiesta (su domanda della banca) un bilancio ed un conto economico relativi
al 2019 in cui figuravano, contrariamente al vero, ricavi per fr. 5'357'825. -
e un utile di fr. 69'395.09, nonché un bilancio e un conto economico 2018
altrettanto fittizi, in cui figuravano, contrariamente al vero, ricavi per fr.
2'417'041.92 e un utile di fr. 20'891.98, quando, invece, il fiduciario __________
aveva già allestito il bilancio e il conto economico per l’anno 2018
(consegnati all’autorità fiscale) riportanti ricavi per fr. -13'200. – e una
perdita di fr. 2'626.30 e aveva, pure, allestito un bilancio provvisorio 2019
che mostrava una perdita riportata di fr. 19'958.76. 

                                     Sulla base del
formulario di richiesta di credito e dei relativi allegati, la banca ha
concesso il credito accreditando il relativo importo sulla relazione bancaria
(aperta il 27 luglio 2020) IBAN __________ intestata alla società. 

 

a.    AP 2 ha
ammesso le sue responsabilità in relazione a tali fatti e non contesta la sua
colpevolezza in relazione alle imputazioni ad essi relative (punti 3.3., 4.5. e
4.6 dell’atto d’accusa).

Egli ha raccontato che l’idea di acquisire __________ era stata
comune, cioè sua e di AP 1, che entrambi erano azionisti della società in
ragione del 50% ciascuno (con il che, le decisioni, le prendevano insieme) e che
il loro intento era quello di usare il prestito Covid-19 per il finanziamento
di __________ (cfr. VI PP 18.2.2021, pag. 13). 

Ha, quindi, ammesso di aver allestito lui i bilanci provvisori di __________,
«sempre utilizzando il programma Excel»,
così come ha riconosciuto che la cifra d’affari indicata nel modulo di
richiesta era «fittizia» (cfr.
VI PP 18.2.2021, pag. 13, AI 212). Ha, con ciò, dato atto che l’iniziativa era
partita da lui e da AP 1, non da __________ (che, però, era AU della società),
il quale era, peraltro, all’oscuro del fatto che i soldi sarebbero stati usati
per __________ (cfr. VI PP 18.2.2021, pag. 15, AI 212). 

 

b.    AP 1 ha ammesso di aver saputo che la richiesta di
credito Covid-19 era finalizzata all’ottenimento di denaro da investire in __________
e ha, pure, riconosciuto di aver saputo che la richiesta si fondava su «dati fittizi in quanto la società era inattiva.
In sostanza ero lo stesso modus operandi di __________» (cfr. VI PP
18.2.2021, pag. 14, AI 212).

Ha contestato, tuttavia, di aver avuto un qualsiasi ruolo nella vicenda,
rispettivamente un qualsiasi interesse, argomentando - a sostegno di questa sua
tesi - che egli non era azionista della società, non
è mai stato AU della medesima (neppure di fatto), non aveva diritto di firma
sul suo conto, non aveva accesso al conto neppure mediante e-banking e non ha
né compilato né sottoscritto n