# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9c52cdc8-e5d1-50be-acb2-eb2895739f07
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 22.03.2010 90.2009.71
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2009-71_2010-03-22.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2009.71

   

  	
  Lugano

  22 marzo 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale amministrativo

  
	
  Raffaello
  Balerna

  
	
   

  
						

 

	
  assistito
  

  dal
  segretario:

  	
   

  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso 3 novembre 2009 del

 

 

	
   

  	
  RI
  1,

  patr.
  da:   PR 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 14 ottobre 2009 (n. 5171) del Consiglio di Stato, che ordina al
  Dipartimento del territorio di allestire una variante del piano regolatore
  del comune di RI 1 volta alla ridefinizione del comparto concernente i mapp.
  970 e 971 di quel comune;

  

 

 

viste:

-
la risposta 17 novembre 2009 della Divisione dello sviluppo territoriale e
della mobilità;

-
la replica 10 febbraio 2010 del RI 1;

-
la duplica 10 marzo 2010 della Divisione dello sviluppo territoriale e della
mobilità;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

che, con risoluzione 6
luglio 2004 (n. 3048), il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore
del comune di RI 1, fissando a quest'ultimo un termine di 18 mesi per adottare
le varianti scaturite dall'esame di legalità e opportunità;

che, con risoluzione 5 novembre 2008 (n. 5599), statuendo sull'istanza di
intervento dell'arch. CO 1, proprietario dei mapp. 970 e 971 di quel comune, il
Consiglio di Stato ha fissato al comune di RI 1 un termine di sei mesi per
sottoporre al Dipartimento del territorio, per l'esame preliminare, le varianti
di adeguamento del piano regolatore comunale richieste, comprensive di quella
per la ridefinizione dell'assetto dei suddetti mappali di proprietà dell'arch. CO
1;

che, con risoluzione 14 ottobre 2009 (n. 5171), fondata sull'art. 105 della
legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del
territorio, del 23 maggio 1990 (LALPT; RL 7.1.1.1), il Consiglio di Stato,
preso atto che il termine impartito nella risoluzione 5 novembre 2008 era stato
disatteso per quanto interessava la ridefinizione dell'assetto pianificatorio
del comparto ai mapp. 970 e 971, ha incaricato il Dipartimento del territorio
di allestire la variante su questo oggetto;

che, con gravame 3 novembre 2009, il comune di RI 1 insorge dinanzi al
Tribunale, censurando la menzionata risoluzione governativa, in quanto
illegale, sproporzionata e lesiva della sua autonomia;

che, con risposta 17 novembre 2009, la Divisione dello sviluppo territoriale e
della mobilità chiede che il ricorso venga dichiarato irricevibile e in
subordine respinto;

che dei rispettivi argomenti si dirà in dettaglio, per quanto necessario, in diritto;

 

 

considerato,                   in diritto

 

che la competenza del
Tribunale, e per esso di questo giudice delegato, è data (art. 207 cpv. 1 della
legge organica comunale, del 10 marzo 1987; LOC; RL 2.1.1.2; 49 cpv. 2 legge
sull'organizzazione giudiziaria, del 10 maggio 2006; LOG; RL 3.1.1.1); il ricorso
è tempestivo (art. 46 cpv. 1 legge di procedura per le cause amministrative,
del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1) e la legittimazione del ricorrente certa
(art. 207 cpv. 2 LOC; 43 LPamm);

che il gravame, in quanto tale, è pertanto ricevibile in ordine; può inoltre
essere evaso sulla scorta degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm);

che, in caso di inadempienza di un comune, il Consiglio di Stato può far
allestire un piano regolatore o una variante dello stesso a spese del comune
(art. 105 cpv. 2 LALPT);

che, nel caso in esame, in sede di approvazione del piano regolatore del comune
di RI 1, che ha avuto luogo attraverso la risoluzione 6 luglio 2004 (n. 3048), il
Consiglio di Stato non ha approvato l'azzonamento - in parte in zona residenziale
estensiva e in parte in zona agricola - dei mapp. 970 e 971, ingiungendo al
comune di elaborare una variante entro 18 mesi dalla crescita in giudicato
della risoluzione stessa (cfr. risoluzione citata, cifra 3.5.1, lett. e, pag.
25, cifra 5.2, lett. B, pag. 74, pag. 75 e allegato n. 1 alla stessa);

che, dopo aver preso atto che i termini per l'elaborazione delle varianti erano
abbondantemente scaduti, con risoluzione 5 novembre 2008 (n. 5599), mediante la
quale ha evaso l'istanza di intervento dell'arch. CO 1, il Consiglio di Stato
ha fissato un nuovo termine di sei mesi al comune per sottoporre al Dipartimento
del territorio, per l'esame preliminare, le varianti di adeguamento del piano
regolatore comunale richieste, comprensive di quella per la ridefinizione
dell'assetto dei suddetti mappali di proprietà dell'arch. CO 1; la decisione
avvertiva (dispositivo n. 2) che, nell'ipotesi di inosservanza del termine
fissato, il Governo avrebbe fatto capo alle misure coattive previste all'art.
105 cpv. 2 LALPT;

che, di conseguenza, accertata l'inadempienza del comune di far fronte
all'obbligo di pianificare il suo territorio, che gli deriva dagli art. 2 della
legge federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS
700), 3 e 24 cpv. 1 LALPT, il Consiglio di Stato poteva senz'altro far
allestire dal Dipartimento del territorio la variante in oggetto, in vista di
una sua approvazione da parte del Governo medesimo, a tenore dell'art. 105 cpv.
2 LALPT;

che, invano, il ricorrente tenta di contestare la pronuncia, sostenendo di
dover attendere l'esito della procedura di espropriazione materiale promossa dall'arch.
CO 1 nei confronti del comune il 4 maggio 1998
 a seguito dei vincoli imposti sulle particelle attraverso il previgente piano
regolatore, approvato dal Consiglio di Stato con risoluzione 13 aprile 1976 (n.
2582) e frattanto abrogato;

che, da un lato, come rettamente obietta la Divisione dello sviluppo
territoriale nella risposta, il ricorso è invero ammissibile, a questo stadio
della procedura, solo nella misura in cui censura la legalità della decisione
di esecuzione sostitutiva (allestimento della variante tramite il Dipartimento),
non invece - come pretende il ricorrente - di quella della decisione
sostanziale che ne sta alla base (obbligo per il comune di allestire la
variante), pacificamente cresciuta in giudicato e per la quale il comune era
già stato diffidato ad agire;

che, in ogni caso, al di là di questa pregiudiziale, già di per sé decisiva per
la sorte del ricorso, va rilevato che l'esito della procedura di espropriazione
materiale riferita ai vincoli, frattanto abbandonati, istituiti sui mapp. 970 e
971 attraverso il previgente piano regolatore - esito che, oltretutto, non
appare per nulla imminente - non attenua o sospende in alcun modo l'obbligo,
per il comune, di pianificare, nell'ambito del nuovo piano regolatore, il
territorio interessato; lo aveva del resto già fatto al momento dell'adozione
della revisione del piano stesso, quando la domanda di espropriazione materiale
in rassegna era pendente;

che, di conseguenza, nemmeno merita ascolto, in quanto superata (per i motivi
appena citati) da un lato, prematura dall'altro ed oltretutto di dubbia legittimità
e pertinenza, l'affermazione del comune, secondo il quale "l'eventuale
obbligo di versare un'indennità per espropriazione materiale che porterebbe il
Comune alla rovina potrebbe anche giustificare l'inserimento di un'area in zona
edificabile. (…)" (cfr. ricorso, pag. pag. 15);

che, inoltre, dagli stessi atti prodotti dal comune ricorrente, ma in
particolare dal doc. E (replica 14 aprile 2008 dell'arch. CO 1 dinanzi al
Tribunale d'espropriazione, pag. 1 seg.), risulta che la menzionata procedura
d'esproprio era stata riattivata dal proprietario il 5 febbraio 2007 proprio a
causa del fatto che il comune non aveva dato seguito - a distanza di anni - all'ingiunzione
del Governo, fatta in sede di approvazione del piano regolatore, di allestire
una variante per le proprietà interessate;

che non giova infine al
ricorrente la tesi, sostenuta per la prima volta nell'allegato di replica
(cifra 5, pag. 4) allo scopo di contrastare la sussistenza dell'obbligo di
pianificare, secondo cui "si potrebbe validamente sostenere che è
ancora in vigore il piano regolatore che vincola l'area in discussione per la
realizzazione di alloggi a carattere sociale e a pigione moderata": in
effetti, sia comecchesia, il comune è tenuto ad approntare una variante di piano
regolatore per i fondi in discussione a tenore della risoluzione governativa 6
luglio 2004 di approvazione della revisione di questo strumento pianificatorio;

che, pertanto, la risoluzione del Consiglio di Stato dev'essere confermata, in
quanto immune di violazioni di legge;

che il gravame, infondato e nello stesso tempo defatigatorio, va di conseguenza
respinto;

che, ciò malgrado, il
comune può essere sollevato dal pagamento delle spese di decisione (art. 28
LPamm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 2 LPT, 3, 24, 105 LALPT, 207 LOC; 3, 4, 28, 43, 46
LPamm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   In quanto ammissibile, il
ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   Non si preleva una tassa di
giudizio.

 

 

                                   3.   Contro la presente
decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a
Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. della legge sul Tribunale federale, del 17
giugno 2005; LTF; RS 173.110). 

 

 

	
                                     4.   Intimazione a:

  	
  .

  

 

 

 

Il
giudice delegato                                                                              Il
segretario

del
Tribunale cantonale amministrativo