# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a8fe066-22e9-5a07-8b6c-c4d4bb4b8018
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-01-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.01.2006 35.2005.70
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-70_2006-01-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.70

   

  mm/td

  	
  Lugano

  24 gennaio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’8 settembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9 agosto
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 25
giugno 2002, RI 1 – dipendente dell’Impresa di costruzioni __________ di __________
in qualità di muratore e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni
presso l’CO 1 – è scivolato e ha urtato il gomito destro contro una parete,
riportando una epicondilite radiale (doc. 1 e 5).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha regolarmente
corrisposto le prestazioni di legge.

                                         L’assicurato
ha ripreso il proprio lavoro a far tempo dal 19 agosto 2002. La cura medica è
invece stata dichiarata chiusa a decorrere dal 10 settembre 2002 (cfr. doc. 9).

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di febbraio 2003, all’CO 1 è stata annunciata una ricaduta dell’evento
traumatico del giugno 2002 (doc. 16), determinata dalla sintomatologia algica a
livello omero-radiale, disturbi che hanno reso necessaria l’esecuzione di un
intervento chirurgico di denervazione e di neurolisi del ramo profondo del
nervo radiale e apertura arcata di Frohse (12 febbraio 2003; doc. 17). 

 

                                         L’assicuratore
LAINF ha assunto la ricaduta. 

 

                                         Nel corso
del mese di gennaio 2004, RI 1 è stato sottoposto ad un secondo intervento
chirurgico, un’operazione di Boyd modificata al gomito destro, eseguito dal
Prof. dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica (doc. 44).

 

                               1.3.   La visita
medica di chiusura ha avuto luogo il 23 giugno 2004 a cura del dott. __________,
spec. FMH in chirurgia (doc. 65).

 

                                         Nel mese
di marzo 2005, il patrocinatore dell’assicurato ha informato l’CO 1 che
quest’ultimo, nel frattempo, aveva lamentato disturbi anche alla spalla destra
(doc. 77), sede, all’esame ecografico, di una lesione inveterata del tendine
del muscolo sovraspinato (doc. 81).

 

                                         Esperiti
i necessari accertamenti medico-amministrativi, l’Istituto assicuratore, con
decisione formale del 6 giugno 2005, ha negato l’eziologia traumatica ai
disturbi alla spalla destra e, tenuto conto unicamente delle sequele
infortunistiche al polso destro, ha riconosciuto a RI 1 una rendita di
invalidità del 28% a decorrere dal 1° gennaio 2005, nonché un’indennità per
menomazione all’integrità del 10% (doc. 91).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dal Patronato __________ per conto dell’assicurato
(doc. 93 e 94), l’CO 1, in data 9 agosto 2005, ha ribadito il contenuto della
sua prima decisione (doc. 96).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso dell’8 settembre 2005, RI 1, sempre patrocinato dall’__________,
ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a riconoscergli una rendita di
invalidità del 46% e un’IMI del 50%, argomentando:

 

" 
A parere dell'intimata, il ricorrente causa le
condizioni del braccio destro, dominante, affetto da epicondilite cronica con
importante limitazione funzionale dell'arto superiore destro, sebbene
impossibilitato a continuare la propria attività di muratore sarebbe in grado
di svolgere un'attività lavorativa più consona al suo stato di salute a tempo
pieno con possibilità di ottenere un salario annuo di Fr. 46'278.--, ossia Fr.
17'593.-- o 28% di meno del salario ottenibile da valido. Per quanto è del
danno fisico, esso sarebbe paragonabile a un'artrosi del gomito di grado medio.

 

Il ricorrente contesta sia la valutazione del
danno economico che quello fisico. A suo vedere, e in ciò rinvia agli atti
dell'intimata, egli ritiene di poter utilizzare il braccio destro unicamente
come braccio d'appoggio, non potendo più esercitare degli sforzi e essendo egli
anche limitato per problemi alla spalla destra, problemi causati d'una parte da
compenso per la limitazione funzionale dell'arto, sia eventualmente per un
danno risalente allo stesso infortunio. Quale conseguenza di questa limitazione
funzionale il ricorrente anche in un lavoro adeguato alle sue condizioni non è
in grado di fornire una prestazione continua, ma necessita di pause regolari.

 

Per quanto è del danno fisico, la limitazione da
parte dell'intimata alla sola epicondilite con riconoscimento del tasso del 10%
per una gravità media (livello inferiore giusta tabella 5.2) non appare
corretta alla luce della mancanza di forza e mobilitazione dell'arto; essa non
tiene poi conto del danno alla spalla.

 

(…)

 

Si ritiene pertanto che il salario teorico da invalido
da Fr. 46'278.-- come da accertamenti dell'intimata si riduca del 25% a Fr.
34'708.- e che la perdita economica ammonti pertanto a Fr. 29'162.--, pari al
46% del salario ipotetico da valido.

 

Per quanto è del danno fisico, tenendo conto
dell'uso molto ridotto dell'arto superiore dominante, si ritiene adeguato il
riconoscimento di un'indennità del 50%."

                                         (I)

 

                               1.5.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III + allegato).

 

                               1.6.   In replica,
l’assicurato ha formulato alcune sue considerazioni in merito alla genesi della
diagnosticata rottura della cuffia rotatoria (VII).

 

                                         In data
16 novembre 2005, l’insorgente ha prodotto della documentazione medica, già
presente all’inserto (VIII + allegati).

 

                                         L’assicuratore
LAINF convenuto ha preso posizione al riguardo il 5 dicembre 2005, versando
agli atti una certificazione, datata 25 novembre 2005, del dott. __________,
medico __________ (XI + allegato).

 

                                         All’assicurato
è stato concesso di presentare le proprie osservazioni in merito alla nuova
certificazione del medico fiduciario dell’CO 1 (XII).

 

                                         Il 18
gennaio 2006, il Patronato __________ ha comunicato di mantenere integralmente
il ricorso e, d’altra parte, di rinunciare al mandato conferitogli da RI 1
(XV). 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1° giugno
2002 è entrato in vigore l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione
Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri,
dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in
particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale (art. 8 ALC).

 

                                         L'ALC si
applica alla presente fattispecie visto che l'evento infortunistico è avvenuto
il 25 giugno 2002 (cfr. DTF 128 V 317 consid. 1b/bb nonché STFA del 14
settembre 2005 nella causa C., U 94/05, consid. 1, del 30 dicembre 2004 nella
causa R., U 267/04, consid. 2.1 e del 13 maggio 2004 nella causa F., U 237/03,
consid. 2.1).

                                         I
presupposti materiali per stabilire l’entità delle prestazioni assicurative
spettanti al ricorrente a seguito dell’infortunio del giugno 2002, si
determinano in ogni caso secondo il diritto svizzero. 

                                         Infatti,
anche a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n.
1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi
di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai
loro famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1
cpv. 1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa (cfr. STFA dell’11 gennaio
2005 nella causa D., U 271/03, consid. 1.3.). Così, in virtù dell'art. 53 del
Regolamento, le prestazioni che il lavoratore frontaliero, vittima di un
infortunio sul lavoro, può anche richiedere nel territorio dello Stato competente
- vale a dire dello Stato membro sul cui territorio si trova l'istituzione
competente (art. 1 lett. q del Regolamento) - sono erogate dall'istituzione
competente secondo le disposizioni della legislazione di tale Stato come se
l'interessato risiedesse in quest'ultimo. 

                                         Orbene,
l'istituzione competente, alla quale, conformemente all'art. 1 lett. o punto i
del Regolamento, RI 1 era assicurato al momento della domanda di prestazioni, è
l'CO 1, l'assicurato in questione trovandosi, nel momento determinante, ad
esercitare un'attività subordinata esclusivamente in territorio elvetico ed
essendo, di conseguenza, assoggettato alla legislazione di tale Stato (art. 13
n. 2 lett. a Regolamento; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U
76/03, consid. 1.3. e riferimenti dottrinali ivi menzionati).

                                         Donde
l'applicabilità dell'ordinamento svizzero. 

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose
disposizioni contenute nella LAINF.

                                         A
differenza delle norme di procedura che, in linea di principio, entrano
immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr.
25, consid. 1.2., p. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03;
STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003
nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E.,

I 238/02; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37
p. 316 consid. 3b), le norme di diritto materiale determinanti, nel diritto
delle assicurazioni sociali, sono quei disposti in vigore al momento in cui si
è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid.
1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV
Nr. 25 consid. 1.2.)

                                         Nella
concreta evenienza, visto che in discussione vi sono delle prestazioni (rendita
di invalidità e IMI), il cui diritto è insorto posteriormente al 31 dicembre
2002, tornano senz’altro applicabili le disposizioni di diritto materiale della
LPGA, in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.4.   Il TCA deve,
in primo luogo, esaminare se i disturbi che interessano la spalla destra di RI
1 costituiscono o meno una conseguenza, naturale e adeguata, dell’evento
infortunistico del 25 giugno 2002.

 

                                         In
proposito, l’Istituto assicuratore convenuto ha postulato che il TCA abbia a
verificare se, citiamo: “non avendo l’interessato sollevato alcuna obiezione in
merito alla mancata concessione di prestazioni per la spalla destra in sede di
opposizione, egli era ancora legittimato a formulare delle pretese in sede
giudiziaria, …” (cfr. XI).

 

                                         Questa
Corte ritiene di potersi esimere dall’esaminare oltre la problematica sollevata
dall’CO 1, nella misura in cui, così come verrà meglio dimostrato in seguito,
ai disturbi alla spalla destra deve comunque venir negata l’eziologia
traumatica. 

 

                               2.5.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.6.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del

29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre
2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del

22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del

23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA

6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b,

RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b,

DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF
111

V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113

V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406

consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza
l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990,

                                         p.
1093).

 

                                         In una sentenza del 7
luglio 2005 nella causa R., U 135/05, consid. 3.2, il TFA ha ricordato che:

 

" 
Zu präzisieren ist, dass mit dem status quo sine
der Gesundheitszustand bezeichnet wird, der sich bei einem schicksalsmässig
verlaufenden, krankhaften Vorzustand ergibt, wenn nach einer vorübergehenden,
unfallbedingten Verschlimmerung die auf einen Unfall zurückzuführende
Gesundheitsschädigung vollständig abheilt und der Unfall keine natürliche
Ursache des beim Versicherten vorhandenen Gesundheitsschadens mehr darstellt.
Demgegenüber wird unter dem status quo ante ein unmittelbar vor dem Unfall
bestehender und stabiler Vorzustand verstanden, der wieder erreicht wird, wenn
die unfallbedingte Gesundheitsschädigung vollständig abgeheilt ist (vgl. W.
Morger, Zusammentreffen verschiedener Schadensursachen (Art. 36 UVG),
Versicherungs-Kurier 1987, S. 133 und 137; vgl. auch A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Bern 1985, S. 474). Liegt ein schicksalsmässig
verlaufender krankhafter Vorzustand im Sinne des status quo sine vor, schliesst
dieser das Erreichen des status quo ante aus (Fredenhagen, Das ärztliche
Gutachten, 4. A., Bern 2003, S. 103). Umgekehrt kann ein status quo sine gar nie
eintreten, wenn ein stabiler krankhafter Vorzustand durch einen unfallbedingten
Gesundheitsschaden nur temporär verschlimmert und der status quo ante wieder
erreicht wird." (STFA succitata)

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.7.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione

(DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461

consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117

V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell'assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica

(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V
365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem
Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.8.   Nelle tavole processuali si fa accenno a disturbi a livello
della spalla destra, per la prima volta, nel rapporto relativo alla degenza 27
maggio-9 luglio 2003 presso la Clinica di riabilitazione di __________ (cfr.
doc. 34, p. 2: “Daneben bestehen Schmerzen bei Schulterbewegungen oberhalb der
Horizontalen”), rispettivamente, in quello relativo alla visita fiduciaria di
controllo del 4 agosto 2003 (cfr. doc. 36: “Ultimamente lamenta problemi
anche alla spalla, soprattutto oltre l’orizzontale” – la sottolineatura è del
redattore), quindi a distanza di un anno circa dal sinistro assicurato. 

 

                                         Nel corso
del mese di marzo 2005, RI 1 ha consultato il dott. __________, spec. in
ortopedia e traumatologia a __________, il quale ha diagnosticato, all’esame
ecografico, una lesione inveterata del tendine del muscolo sovraspinato con
evidenti segni di sindrome di conflitto sottoacromiale.

                                         Dal
relativo referto si evince inoltre che l’assicurato, a suo dire, avrebbe
accusato un intenso dolore alla spalla destra durante l’esecuzione di una
seduta di fisioterapia (doc. 81). 

 

                                         Interpellato
dall’CO 1, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, con rapporto
del 21 marzo 2003, ha negato che il danno alla spalla destra possa essere
ricondotto all’infortunio del 25 giugno 2002, tenuto conto della dinamica di
quest’ultimo e del tempo di latenza con cui è apparsa la sintomatologia:

 

" 
Il 25.6.2002 l'assicurato scivola, urta una parete
e si procura trauma contusivo al gomito destro.

L'assicurato è visto a più riprese in __________,
la prima volta l'11.4.2003 dove continua a lamentare dolori al gomito destro,
in seguito l'assicurato è visto anche alla Clinica di riabilitazione di __________
dove anche in quel caso ci si occupa di dolori al gomito destro.

Il 4.8.2003 nuova visita medico-__________ in __________
dove l'assicurato continua a lamentare dolori al gomito destro, per la prima
volta si attesta che ultimamente lamenta problemi anche alla spalla,
soprattutto oltre l'orizzontale, quindi 14 mesi dopo l'infortunio concernente
il gomito destro.

Il 13.1.2004 operazione secondo Boyd al gomito
destro.

Il 23.6.2004 visita medica di chiusura: lamenta
sempre problemi al gomito destro, visto che lo stato attuale veniva ritenuto
definitivo, si procedeva alla definizione dell'esigibilità del lavoro, tenendo
conto dei disturbi funzionali del gomito destro in stato da contusione dello
stesso.

Il 14.3.2005 il servizio di patronato __________
chiede di valutare anche la problematica della spalla destra, viene aggiunto un
certificato del dott. __________ dove si legge: lesione inveterata del
sovra-spinato con evidenti segni di conflitto (Neer positivo, Jobe positivo).

Nel certificato medico iniziale del 6.8.2002 del
dott. __________ si parla soltanto di problemi al gomito, i problemi alla
spalla non vengono menzionati. Nell'annuncio d'infortunio del 10.7.2002 si
legge: scivolando urtava una parete provocando un trauma contusivo.

 

VALUTAZIONE

 

L'assicurato è scivolato procurandosi una
contusione al gomito destro contro una parete; soltanto 14 mesi dopo
l'infortunio in parola, l'assicurato fa valere per la prima volta disturbi alla
spalla destra. Considerata la dinamica dell'infortunio e considerato il lasso
di tempo trascorso tra il trauma iniziale al gomito e l'insorgere di dolori
alla spalla, la causalità tra l'infortunio e questi ultimi non è data." 

                                         (doc. 84)

 

                                         Il citato
medico __________ ha ancora avuto modo di ribadire la propria opinione il 21
settembre 2005:

 

" 
Mi riferisco all'apprezzamento medico, da me
redatto il 21.3.2005, dove valutavo che l'assicurato era scivolato procurandosi
una contusione al gomito destro contro una parete e soltanto 14 mesi dopo, fa
valere per la prima volta disturbi alla spalla destra. Ribadisco, che
considerata la dinamica dell'infortunio e considerato il lasso di tempo
trascorso tra il trauma iniziale al gomito all'insorgere di dolori alla spalla,
la causalità tra l'infortunio e i dolori alla spalla non è data.

La dott.ssa __________, nel suo certificato del
30.8.2005, parla di lesione inveterata del muscolo sovraspinato con segni
evidenti di sindrome da conflitto, verificata in un'ecografia del 2.3.2005.

È proprio il conflitto sotto acromiale che ha
provocato la lesione del muscolo sovraspinato. Il tipo di lesione lamentata
dall'assicurato che è nato nel 1953 e quindi al momento dell'esame aveva 52
anni è classicamente degenerativo e tipico per la sua età.

Infatti, nell'annuncio d'infortunio del 25.6.2002
si legge, scivolando urtava una parete provocando un trauma contusivo al gomito
destro.

Anche nel certificato iniziale del dott. __________
si legge: trauma contusivo diretto al gomito destro.

Tutti questi elementi rendono evidente che il
trauma iniziale era riferito al gomito e non alla spalla, per cui i soli
postumi infortunistici sono da riferire al gomito." 

                                         (III)

 

                                         In data
25 novembre 2005, egli ha precisato che la responsabilità dell’assicuratore
LAINF non può essere ritenuta impegnata neppure dal profilo dell’art. 6 cpv. 3
LAINF, in quanto l’esistenza di una relazione di causalità tra gli esercizi di
fisioterapia eseguiti per la cura del gomito e la rottura della cuffia
rotatoria, non è soltanto improbabile ma addirittura impossibile:

 

" 
La CO 1 non mette affatto in dubbio che vi sia
una lesione inveterata della cuffia dei rotatori, in ogni caso la causalità non
è data e non si può semplicemente sostenere che facendo fisioterapia per il
gomito si può provocare addirittura una lesione della cuffia dei rotatori.
Infatti facendo fisioterapia per il gomito affetto da un'epicondilite si fanno
esercizi di mobilizzazione, massaggi e cose del genere, localizzati al gomito e
certo non si tratta la spalla. Dal punto di vista medico la causalità tra esercizi
di fisioterapia per il gomito e una rottura della cuffia dei rotatori non solo
non è probabile ma non è nemmeno possibile.

In occasione della visita medica di chiusura del
23.6.2004 il medico __________ rilevava la mobilità del gomito destro che era ancora
abbastanza buona. In sostanza vi era un deficit di estensione di 35° e un
deficit di supinazione di circa 30°. Questi deficit non portano certo ad un uso
aumentato tale della spalla destra da portare ad una lesione della cuffia dei
rotatori. Ricordo che la maggior parte delle lesioni della cuffia dei rotatori
è di origine degenerativa e non post traumatica. Nessuna letteratura
scientifica è in grado di provare che una diminuzione della mobilità del gomito
dell'entità sopportata dall'assicurato può portare a lesioni della cuffia dei
rotatori alla spalla omo-laterale. Si tratta di una riduzione della mobilità
abbastanza modesta. Faccio rilevare inoltre che l'assicurato, durante le cure
per il gomito che poi sono sfociate in una rendita, praticamente non ha più
lavorato, quindi ha usato l'arto superiore destro soltanto per le attività
quotidiane. Per questo tipo di attività si può usare la spalla quanto si vuole,
senza portare a una rottura della cuffia dei rotatori." 

                                         (XIbis)

 

                               2.9.   Questa
Corte, chiamata a pronunciarsi su una questione di carattere medico, non ha in
concreto motivi per scostarsi dalla valutazione enunciata dal dott. __________,
specialista proprio nella materia che qui interessa, se si considera che, per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione
è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece
nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato
di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209;
STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         In questo
contesto, il TFA ha peraltro precisato che i pareri redatti dai medici
dell'INSAI hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente
in base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr.
STFA del 10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996
nella causa A., U 49/95).

 

                                         Secondo
il TCA, occorre attribuire un significato particolare al fatto che RI 1, alla
luce di quanto emerge dalle tavole processuali, ha iniziato a lamentare dei
disturbi alla spalla destra soltanto a contare dall’estate del 2003.

                                         Ora,
tenuto conto che, secondo un'affermata giurisprudenza, più il tempo trascorso fra l'infortunio e la
manifestazione dell'affezione é lungo e più le esigenze riguardanti la prova
del legame di causalità naturale devono essere severe (cfr. RAMI 1997 U 275, p. 188ss.; RJJ 1994, p. 46 consid. 1b;
STFA del 15 ottobre 2003 nella causa P., U 154/03, consid. 2.3 e del 30
novembre 2000 nella causa M., U 298/99), questa Corte ritiene che un intervallo
"libero" di un anno circa, faccia
apparire come assai poco plausibile l'esistenza di una relazione di causalità
naturale fra l'evento infortunistico del 25 giugno 2002 ed i disturbi alla
spalla destra (cfr., per un caso analogo, la STCA del 9 febbraio 2004 nella
causa K., inc. 35.2003.60, cresciuta in giudicato). 

 

                                         A conferma
dell’affermazione, contenuta nel referto 25 novembre 2005 del dott. __________,
secondo la quale, citiamo: “la maggior parte delle lesioni della cuffia dei
rotatori è di origine degenerativa e non post-traumatica” (XI bis), giova qui
riprodurre alcune interessanti considerazioni, riguardanti proprio la
patogenesi della rottura dei tendini della cuffia dei rotatori, che il dott. __________,
Capo-clinica presso la Clinica di ortopedia e di chirurgia dell'apparato
locomotorio dell'Ospedale universitario di __________, aveva espresso
nell’ambito di una perizia allestita su incarico del TCA nella causa A., inc. n.
35.2001.1, sfociata nella pronunzia del 30 ottobre 2002, cresciuta in
giudicato:

 

" 
La réponse à la question de savoir si et sous quelle
forme existe des ruptures accidentelles de la coiffe des rotateurs qui
satisfont aux conditions recuises à leur prise en charge est basée sur des
connaissances ayant trait à l'étiologie, la pathogenèse et l'histoire naturelle
des différentes formes de lésions ou pertes de substances de la coiffe des
rotateurs. La genèse de pertes de substances de la coiffe des rotateurs est
multifactorielle. Elle inclut des mécanismes extrinsèques (macrotraumatisme,
microtraumatisme répétitif, conflit sous-acromial) et des mécanismes
intrinsèques tel que l'hypovascularité et la dégénération primaire due au
vieillissement naturel du tendon. La coiffe des rotateurs est soumise au fil du
phénomène naturel du vieillissement à un processus dégénératif. Quoique le
vieillissement biologique ne soit pas dépendant de l'âge chronologique, il est
néanmoins admis de façon unanime que les pertes de substances de la coiffe
s'accroissent avec l'âge en ce qui concerne leur fréquence, leur épaisseur et
leur étendue. Sur le plan microscopique, ce processus de dégénération débute
déjà avant l'âge de 30 ans. Cependant, les lésions sont rares avant l'âge de 35
à 40 ans mais leur nombre s'accroît dans la 5eme décennie pour aboutir après 50
ans aux pertes de substances totales transfixantes. Entre 50 et 60 ans, même
chez des sujets asymptomatiques, il est possible de démontrer jusqu'à 30% des
cas de pertes de substances partielles ou complètes de la coiffe des rotateurs.
Cette solution de continuité de la coiffe des rotateurs n'est pas subite mais
s'installe de façon graduelle et progressive au fil des mois et des années.
Cette dégénération est due à une diminution de la perfusion provoquant une
atrophie continuelle du tissu tendineux. Cette diminution de perfusion peut
être accentuée par des facteurs extrinsèques comme par des protusions osseuses
(ostéophytes au niveau 

acromio-claviculaire, acromion en forme de crochet
de type III).

Chez des sujets au-dessus de 40 ans, la coiffe des
rotateurs n'a très probablement aucune possibilité de régénération. Par la
suite, les fibres tendineuses perdent de force et avec les années le tendon
s'élargit et s'amincit. A ce stade là, dans la majorité des cas, les premiers
symptômes apparaissent en général sous forme de douleurs nocturnes et ensuite
par la diminution de la force du membre intéressé et pseudoparalyse.

(…)."

 

                                         In
conclusione, posto come non si sia potuto accertare, perlomeno
con il grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza federale, un
legame causale con l’evento assicurato, non può neppure essere riconosciuta la
responsabilità dell'CO 1 per i disturbi alla spalla destra annunciatigli nel
mese di marzo del 2005.

                                         È
pertanto a ragione che l’Istituto assicuratore convenuto ha esaminato il
diritto alla rendita di invalidità e quello all’IMI, tenendo conto unicamente
della problematica al gomito destro. 

 

                             2.10.   Rendita
di invalidità

 

                          2.10.1.   Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza del 22 giugno 2004 nella causa G., U
192/03, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18
LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella sentenza del 22 giugno
2004 nella causa G., U 192/03, citata in precedenza, ha rilevato che anche
l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti vedi pure DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). Nell'assi­cura­zione obbligatoria
contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed
adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                          2.10.2.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

 

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del
18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

 

 

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                          2.10.3.   Nella presente
fattispecie, la questione relativa alla valutazione dell'esigibilità lavorativa
è oggetto di contestazione fra le parti.

 

                                         Da un
canto, l’assicuratore infortuni convenuto – fondandosi sull’apprezzamento 23
giugno 2004 espresso dal medico __________, dott. __________, spec. FMH in
chirurgia, in occasione della visita medica di chiusura (cfr. doc. 65, p. 2),
rispettivamente, su quello del 21 settembre 2005 del dott. __________, spec.
FMH in chirurgia ortopedica (cfr. III bis) - ha dichiarato l’assicurato in
grado di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento completo, un’attività
lavorativa leggera, che non comporti il compimento di mansioni gravose per
l’arto superiore destro.

 

                                         Da parte
sua, RI 1 sostiene invece, in termini invero del tutto generici, che il danno
infortunistico gli impedirebbe, anche in un’attività adeguata, di fornire una
prestazione continua, essendo necessario introdurre delle pause regolari (I, p.
2). 

 

                                         Questa
Corte non vede ragioni per scostarsi dalla valutazione dell’esigibilità
lavorativa formulata dai medici __________ dell’CO 1.

 

                                         Riguardo
alla possibilità per l’insorgente di esercitare un'attività adeguata alle sue
condizioni di salute è utile ricordare quanto il TFA e il TCA hanno giudicato
in fattispecie analoghe, riguardanti assicurati anch'essi con problematiche
agli arti superiori. 

 

                                         In una
sentenza inedita del 12 novembre 1996 nella causa I., il TFA ha, ad esempio,
ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità
lavorativa in attività cosiddette sostitutive, trattandosi di un assicurato
cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici interessanti, in
particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare pesi superiori ai 10
kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di 2/3, certi movimenti
non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento del braccio oltre i
60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente servire come aiuto per il
braccio adominante.

 

                                         Il TFA è
pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza del 7 agosto 2001 nella
causa K., U 240/99, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss.,
concernente un assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali
all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori
manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano
destra, nonché il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg, e pertanto ritenuto
praticamente monco di una mano:

 

" 
(…).

Aufgrund der Beschwerden und Funktionsdefizite in
der ganzen rechten oberen Extremität ist der Beschwerdeführer faktisch als
Einhänder einzustufen, der seine rechte Hand bei der Arbeit - wenn überhaupt -
nur noch in ganz untergeordnetem Masse als Hilfshand einsetzen kann. Es kann
ihm daher nicht mehr zugemutet werden, bei einer manuellen Arbeit seinen
rechten Arm und seine rechte Hand dauernd einzusetzen und damit Gewichte bis zu
2 kg zu heben. Überdies fallen häufigere Schreibarbeiten wegen der dabei
auftretenden schmerzhaften Verkrampfungen ausser Betracht. Die im
Einspracheentscheid vom 11. April 1996 genannten Verweisungstätigkeiten, u.a.
Überwachungsarbeiten an automatischen und halbautomatischen
Produktionseinheiten, Qualitätskontrolle, Arbeiten im Auskunftsdienst oder als
Portier, können auch bei vorwiegendem Gebrauch der linken Hand ausgeführt
werden und sind daher vom (unfall-) medizinischen Standpunkt aus grundsätzlich
vollzeitlich zumutbar. Hingegen fällt die Tätigkeit als Transportdisponent
ausser Betracht, nachdem der Beschwerdeführer die gemäss Unfallversicherer
hiefür erforderliche Umschulung (zweijährige Handelsschulausbildung) nicht
erfolgreich beendet hat. 

Bei den angeführten noch zumutbaren erwerblichen
Tätigkeiten handelt es sich um solche, die auf dem allgemeinen ausgeglichenen
Arbeitsmarkt durchaus zu finden sind. Zudem werden in Industrie und Gewerbe
Arbeiten, welche physische Kraft erfordern, in zunehmendem Mass durch Maschinen
verrichtet, während den körperlich weniger belastenden Bedienungs- und
Überwachungsfunktionen eine stetig wachsende Bedeutung zukommt (ZAK 1991 S. 321
Erw. 3b am Ende)." (STFA succitata, consid.
3b)

 

                                         In una
sentenza dell'11 settembre 2000 nella causa C.-F.,

inc. 35.1997.23 - integralmente confermata dal TFA con sentenza dell'8 maggio
2002, U 449/00 - il TCA ha riconosciuto come reintegrabile nel mondo del
lavoro, un'assicurata che, secondo l'avviso dei medici, presentava una mano
sinistra infortunata praticamente inutilizzabile, ad eccezione per delle prese
a tre dita senza forza. 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 febbraio 2003 nella causa P.-G.,

U 329/01 e U 330/01, l'Alta Corte federale ha pure giudicato reintegrabile
professionalmente, un'assicurata, vittima di un grave politrauma, che, secondo
l'avviso dei medici, poteva ancora esercitare un'attività da svolgere in
posizione prevalentemente seduta e non comportante il sollevare,
rispettivamente il trasportare pesi anche solo relativamente importanti, così
come l'utilizzo dell'arto superiore destro in mansioni da eseguire al di sopra
dell'orizzontale:

 

" 
(…).

La tesi cantonale, in quanto conforme alla
giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a
quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi
con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro
sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid.
2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b;
si veda anche sentenza del 4 aprile 2002 in

re W., I 401/01, consid. 4c). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale
aperto a personale femminile non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag.
331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in
particolare appunto nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di
sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e con possibilità
di cambiare frequentemente posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale
ambito bisogna pure considerare la ancor giovane età dell'interessata con
conseguente presumibile buon potenziale di adattamento ad una nuova professione
(cfr. SVR 1995 UV no. 35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata
del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4a-d). 

 

Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità
di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno
poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto
il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c).

 

Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli
inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa
dell'interessata comporterà. Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né
inesigibili, ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle
assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto
può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297
consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52
consid. 3d e 114 V 285

consid. 3)." (STFA succitata, consid. 4.7)

 

                                         Infine,
in una sentenza del 14 aprile 2003 nella causa P.,

inc. n. 35.2002.88, questa Corte ha giudicato completamente abile in attività
leggere dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti
di sorveglianza, un assicurato che, a causa di un, citiamo: "importante
deficit funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro.
Flessione attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione interna
solo fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella regione del
deltoide in corrispondenza del territorio di innervazione del nervo
ascellare", il medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto,
citiamo: "… limitato nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio
dell'arto superiore destro al di sopra della vita, scostato al tronco, così
come nei movimenti di rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente,
macchinari vibranti e contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il
braccio pendente, sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della
vita, tenendo l'arto superiore destro accostato al tronco" (cfr. STCA
succitata, consid. 2.6.). 

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che - da un punto di
vista medico - l'assicurato non può più svolgere la sua originaria professione
di muratore.

                                         Egli è però
totalmente abile in attività a lui confacenti.

 

                          2.10.4.   Per quanto
concerne il reddito da valido, sulla scorta dei dati che figurano
all'incarto (cfr. doc. 88), l'insorgente avrebbe guadagnato, nel 2005 (cfr., a
questo proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non
fosse rimasto vittima dell’infortunio assicurato, un importo annuo di fr.
63'871.--. 

                                         Tale
importo, del resto, non è stato contestato dall'assicurato.

 

                          2.10.5.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V
75ss. e in DTF 129 472ss..

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al
caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato,
al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora
rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

 

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento: 

 

" 
(…).

Weil die Invaliditätsbemessung aufgrund
hypothetischer Vergleichseinkommen und unter Berücksichtigung des in Betracht
fallenden (ausgeglichenen) allgemeinen Arbeitsmarktes zu erfolgen hat, müssen
die DAP auch im konkreten Einzelfall repräsentativ sein. Es genügt daher nicht,
wenn lediglich ein einziger oder einige wenige zumutbare Arbeitsplätze
angegeben werden, weil es sich dabei sowohl hinsichtlich der Tätigkeit als auch
des bezahlten Lohnes um Sonder- oder Ausnahmefälle handeln kann. Unbeachtlich
ist, ob der Arbeitsplatz frei oder besetzt ist, weil die Invaliditätsbemessung
auf der Fiktion eines ausgeglichenen Arbeitsmarktes beruht (BGE110

V 276 Erw. 4b; AHI 1998 S. 291 Erw. 3b). Wenn die Vorinstanz eine Mindestzahl
von fünf zumutbaren Arbeitsplätzen voraussetzt, so erscheint dies in
quantitativer Hinsicht in der Regel als genügend. Im Hinblick auf die
geforderte Repräsentativität der DAP-Profile und der daraus abgeleiteten
Lohnangaben hat der Unfallversicherer im Sinne einer qualitativen Anforderung
jedoch, zusätzlich zur Auflage von mindestens fünf DAP-Blättern, Angaben zu
machen über die Gesamtzahl der aufgrund der gegebenen Behinderung in
Fragekommenden dokumentierten Arbeitsplätze, über den Höchst- und den Tiefstlohn
sowie über den Durchschnittslohn der dem jeweils verwendeten Behinderungsprofil
entsprechenden Gruppe. Damit wird auch die Überprüfung des Auswahlermessens
hinreichend ermöglicht, und zwar in dem Sinne, dass die Kenntnis der dem
verwendeten Behinderungsprofil entsprechenden Gesamtzahl behinderungsbedingt in
Frage kommender Arbeitsplätze sowie des Höchst-, Tiefst- und
Durchschnittslohnes im Bereich des Suchergebnisses eine zuverlässige
Beurteilung der von der SUVA verwendeten DAP-Löhne hinsichtlich ihrer
Repräsentativität erlaubt. Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass die
SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern

(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31. Dezember 2000

[AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE
115 V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der versicherten Person
bezüglich des Auswahlermessens und der Repräsentativität der DAP-Blätter im
Einzelfall sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die
SUVA im Einspracheentscheid damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht
in der Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im
Bestreitungsfall nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA
hat diesfalls im Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu
ermitteln. Im Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

(DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Su questi
temi, cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel
campo delle assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593ss. (p. 602-606),
nonché D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti
dalle assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                          2.10.6.   Partendo dalla
constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici validi per
tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA (cfr., fra le più recenti,
STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00 e del 30 aprile 2002 nella
causa P., U 241/00) - si rivela essere discriminante per gli assicurati attivi
in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più bassi rispetto alla
media nazionale, ritenuto che il reddito da non invalido è quello che verrebbe
effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro Cantone senza il danno
alla salute, questo TCA, in una sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R.,
pubblicata in RDAT I-2001, p. 250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 - successivamente
confermata in più di un'occasione (cfr., ad esempio, STCA del 17 aprile 2001
nella causa B. e del 22 maggio 2001 nella causa M.) - sentito preliminarmente
il parere dell'allora direttore dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________,
ha così precisato la propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires 1996" pag. 17, e
per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua lettera
possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista statistico,
per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ritiene che
nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella che
riflette i salari versati nella nostra regione.

                                         Se si ignorasse questo
aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una legge federale
occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido per tutto il
paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF 124

V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati salariali
irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non garantisce
l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA del 22
maggio 2000 nella causa I.

(I 312/99); DTF 126 I 76).

                                         Del resto, il TFA, nella
sua giurisprudenza, ha per lungo tempo giustamente e regolarmente tenuto conto
dei salari vigenti nel Cantone in cui opera l'assicurato (cfr. RCC 1989 pag.
485 "du Canton concerné"; sentenza del 26 agosto 1998 nella causa K.
W. citata in SVR 1996 UV Nr. 55 pag. 185: "Im Wohnsitz Kanton des
Beschwerdegegners (Thurgau)".

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in SVR 2000 IV Nr. 21, il TCA ha al riguardo precisato:

 

"  La
necessità di adattare i salari medi nazionali alla situazione del Ticino
risulta peraltro implicitamente nella risposta del Consiglio di Stato del 28
settembre 1999 ad una interrogazione dell'On. Ricciardi del 14 agosto 1999
«Bassi salari e reddito famigliare» con la quale chiedeva di pubblicare, dati
disponibili per documentare la situazione relativa al reddito e alle
condizioni  sociali della famiglie in Ticino, nonché di presentare i dati
aggiornati sui livelli salariali nel nostro Cantone:

«(…)

Su scala federale la statistica
ufficiale fornisce diversi dati che permettono di conoscere l'evoluzione e la
struttura dei salari in Svizzera.

 

A livello regionale, le informazioni di
cui si dispone sono molto ridotte e riguardano unicamente la struttura dei
salari, i cui dati vengono rilevati ogni due anni. Si ricorda al lettore che
nel 1994 la statistica è stata sottoposta a profonda revisione, e per
quell'anno, eccezionalmente. Il Ticino ha potuto disporre di informazioni
supplementari.

 

Il calcolo dei dati regionali (grandi
regioni) si basa tuttavia sullo schema di ponderazione dell'economia svizzera,
schema che, come noto, presenta diversità anche importanti rispetto al Ticino.

Non si è certi tuttavia in che misura
questo accorgimento provochi delle distorsioni nei dati pubblicati.

 

Per i prossimi anni è inoltre probabile
che l'UST, ritenuta l'importanza della tematica in questione, riesca a mettere
a disposizione delle regioni un numero più elevato di informazioni. Per il
Ticino si tratterebbe in questo caso di applicare ai dati lo schema di
ponderazione della struttura economica cantonale»."

 

                                         Va pure ricordato che,
secondo il TFA, occorre prendere in considerazione il salario, risultante dalla
tabella, di un uomo, se si tratta di un assicurato, e di una donna se si tratta
di un'assicurata (cfr. Pratique VSI 2000 p. 84-85):

 

" 
Dans ce cas, en raison des inégalités de salaires
entre les deux sexes révélées par les statistiques, il faut se référer, pour
les femmes, aux salaires des femmes et, pour les hommes, aux salaires des
hommes. Il n'est pas question de se baser sur une valeur moyenne entre les
salaires des femmes et des hommes (…)."

(STCA succitata - la sottolineatura è del redattore)

 

                                         In una
sentenza del 5 giugno 2003 nella causa B.

(inc. n. 35.2003.6), il TCA ha inoltre sottolineato come il TFA, che ha posto
il principio della priorità dei dati statistici nazionali rispetto a quelli regionali
- in alcune sue pronunzie ha confermato il reddito da invalido fissato sulla
base di valori regionali.

                                         Ad
esempio, in una sentenza del 10 agosto 2001 nella causa R., I 474/00 - sentenza
che è poi stata ripresa in più di un giudizio federale (cfr., per es., la STFA
del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 4c, parzialmente
pubblicata in DTF 128

V 174s.) - il TFA ha considerato non censurabile l'applicazione dei dati
relativi alla regione "Svizzera orientale" (TA 13), siccome più
favorevoli all'assicurata rispetto al dato nazionale

(cfr. consid. 3c/aa: "Obwohl das Eidgenössische
Versicherungsgericht grundsätzlich die gesamtschweizerischen Werte heranzieht,
ist vorliegend auch nicht zu kritisieren, dass der Berechnung zu Gunsten der
Beschwerdeführerin die tieferen Werte der Region Ostschweiz (TA 13) zu Grunde
gelegt worden sind").

 

                                         Parimenti, nelle sentenze del 30 novembre 2001 nella causa R., I
226/01 e del 20 novembre 2002 nella causa D., I 764/01, l'Alta Corte ha
valutato il reddito da invalido facendo capo al valore afferente al Cantone
Ticino, rispettivamente, alla regione lemanica. 

 

                                         In una
sentenza del 13 giugno 2003 nella causa M., U 236/01, consid. 4.3.2, il TFA ha
ribadito che esso "… non esclude di principio l'applicazione dei valori
regionali, desumibili dalle tabelle TA14 (n.d.r. recte: TA13) - (…) -,
segnatamente laddove questi appaiono maggiormente favorevoli per l'assicurato

(cfr. sentenza del 10 agosto 2001 in re R., I 474/00,

consid. 3c/aa)".

 

                                         In
un'altra sentenza, datata sempre 13 giugno 2003, la nostra Massima Istanza ha
ricordato segnatamente che, citiamo: "… le circostanze del caso concreto
determinano quale sia la tabella da applicare nel caso esaminato. È pertanto
ammissibile ad esempio applicare la tabella TA7, che indica i valori per una
determinata attività, se così facendo è possibile determinare in maniera più
precisa il reddito da invalido (in proposito si veda anche consid. 4c non
pubblicato in DTF 128 V 174). Questa Corte, infine, ha pure ritenuto non criticabile
applicare la tabella TA13, che riferisce dei salari in relazione alle grandi
regioni (sentenza del 10 agosto 2001 in re R. consid. 3c/aa, I 474/00, del 27
marzo 2000 in re P. consid. 3c, I 218/99, del 28 aprile 1999 in re T. consid.
4c, I 446/98)" (STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01, consid.
4.4.). 

 

                                         Il
TFA ha ancora ribadito i medesimi concetti in una sentenza del 20 aprile 2004
nella causa K., I 871/02, consid. 6.3. e in una sentenza del 26 agosto 2004
nella causa C., I 355/03,

consid. 7.4.

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in
CGRSS n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).

 

                          2.10.7.   Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'assicuratore LAINF
convenuto ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso alcune
aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle attività leggere che
l'assicurato sarebbe in grado di esercitare, e meglio l’assemblatore presso la __________
di __________, il venditore di chiosco presso il __________ di __________,
l’operaio di fabbrica presso la __________ di __________, il sorvegliante
presso la __________ di __________ e l’operaio presso la __________ di __________,
i dipendenti di tali ditte percepiscono in media, nel 2005, un reddito annuo
pari a fr. 46'278.60 (cfr. doc. 88 + allegati).

 

                                         L’idoneità
medica delle attività ritenute dall’Istituto assicuratore convenuto è stata
confermata dal dott. __________ con il rapporto del 21 settembre 2005 (III bis:
"Faccio notare che le descrizioni dei posti di lavoro presentate per il
calcolo della rendita contengono delle esigenze fisiche che sono ancora al di
sotto di quelle espresse dal dott. __________ il 23.6.2003, …").

 

                                         Alla luce
della giurisprudenza di cui alla DTF 129 V 472ss., le cinque DPL
prodotte in causa sono numericamente sufficienti.

                                         D’altro canto, sempre in
conformità alla giurisprudenza evocata, l'assicuratore
infortuni ha fornito informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che entrano
in linea di conto alla luce degli impedimenti presentati dall'assicurato, sul
salario massimo e minimo, così come sul salario medio.

                                         In
effetti, dalla tabella prodotta in allegato al doc. 88 si evince che sono 36 i
posti di lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e massimo
ammontano, rispettivamente, a

fr. 26'000.-- e a fr. 63'140.--, e infine che quello medio è di

fr. 43'439.--.

 

                                         A
proposito delle DPL, l'Alta Corte, in una sentenza del 27 gennaio 2005 nella
causa C., U 42/04, ha rilevato che:

 

" 
4.3 La CNA a comparé le revenu sans invalidité de
71'500 fr. - non contesté -  à un revenu d'invalide de l'ordre de 45'000 fr.,
montant correspondant à la moyenne des salaires ressortant de cinq DPT
n'exigeant que des travaux légers et le port de charges légères (comprises
entre 5 et 10 kilos). Certes, la CNA n'a pas communiqué à l'assuré le nombre
total des postes de travail pouvant entrer en considération d'après le type de
handicap, ainsi que le salaire le plus haut, le salaire le plus bas et le
salaire moyen du groupe auquel il est fait référence. Cependant, de son côté,
l'assuré n'a pas soulevé d'objections quant au choix et à la représentativité
de ces DPT durant la procédure d'opposition, comme l'exige la jurisprudence
(ATF 129

V 472 s.). Quoi qu'il en soit, si l'on compare le revenu sans invalidité avec
le revenu d'invalide ressortant des données statistiques de l'Enquête suisse
sur la structure des salaires (ESS) et que l'on admet même un taux de réduction
maximal de 25 % (ATF 126 V 75;

RAMA 2002 n° U 467 p. 513 consid. 3b), la fixation à 37 % du taux d'invalidité
par la CNA n'apparaît ni contraire au droit ni inappropriée."

 

                                         Nel caso in esame, il ricorrente non ha contestato né la scelta, né
la rappresentatività delle DPL prese in considerazione dall’assicuratore LAINF
convenuto.

                                         Pertanto
occorre concludere che, in casu, il reddito da invalido è stato fissato
validamente sulla base delle DPL (per un caso analogo, cfr. STCA del 12
settembre 2005 nella causa C.,

inc. 35.2004.89).

                                         Del
resto, come verrà più dettagliatamente esposto in seguito (cfr. consid. 2.10.9.),
anche volendo per ipotesi procedere al raffronto dei redditi facendo capo ai
dati statistici, il tasso di invalidità del 28% determinato dall’CO 1
utilizzando le DPL si rivela appropriato.

 

                          2.10.8.   Dall'inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari 2004

(cfr., a quest’ultimo proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002

U 467, p. 511ss.), edita dall'Ufficio federale di statistica, più precisamente
dalla tabella TA13, afferente ai dati ticinesi, conformemente alla prassi di
questa Corte, secondo cui la priorità deve essere attribuita ai valori
statistici regionali (rispetto a quelli raccolti a livello nazionale, cfr.
consid. 2.9.6.), il ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato ticinese (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'250.--. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 7/8-2005, p. 98), esso ammonta a

fr. 4'430.62 mensili oppure a fr. 53'167.44 per l'intero anno

(fr. 4'430.62 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr.
STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B.,

U 274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'evoluzione dei salari nominali (per l'adeguamento 2005, si ha a
disposizione un dato, certo parziale, ma comunque indicativo, rappresentato
dalla variazione percentuale dei salari in termini nominali fra il primo
trimestre del 2004 e il primo trimestre del 2005; dato, non ancora pubblicato, che
il TCA ha ottenuto direttamente presso l’UST) - si ottiene, per il 2005, un
reddito annuo di fr. 53'911.78.

 

                          2.10.9.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
recente sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA
ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi
di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di
domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di
svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra
Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito
ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal
danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt
über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung
mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine
triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung
C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002
S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an,
für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas
über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität
differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12
sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser
Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der
Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den
Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug
wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen
wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an
die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt."

                                         (STFA
succitata). 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15 % wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha
applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e
ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et
des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del
redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23
febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata
confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA
del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)."

                                         (STCA
succitata, consid. 2.11.)

 

                                         Nel caso
di specie, va innanzitutto osservato che, a dipendenza delle sequele
infortunistiche interessanti il gomito destro, l'assicurato è stato giudicato
in grado di esercitare a tempo pieno un'attività sostitutiva (cfr. consid.
2.10.3.). 

                                         Sempre a
causa del danno alla salute, egli si trova nell’impossibilità di compiere
lavori pesanti e anche l’esercizio di un’attività leggera non può prescindere
dal rispetto di determinati limiti funzionali. 

                                         D'altro
canto, occorre tenere conto del suo statuto di frontaliere. 

                                         Per il
resto, nessun altro fattore di riduzione può entrare in considerazione ai sensi
della giurisprudenza (cfr. DTF 126 V 78ss.).

 

                                         A mente
dello scrivente Tribunale, le circostanze personali e professionali del caso di
specie giustificano una riduzione del reddito da invalido del 15%.

 

                                         Del
resto, il TFA, in una sentenza del 6 gennaio 2004 nella causa L., U 107/03, ha
ammesso una identica deduzione globale, trattandosi di un assicurato
frontaliere, nato nel 1945, che, a causa del danno infortunistico all'occhio
sinistro, era stato giudicato in grado di svolgere a tempo pieno professioni
sostitutive non necessitanti di una vista stereoscopica. 

                                         D'altra
parte, nella già menzionata sentenza del 20 aprile 2004 nella causa K., I
871/02, la Corte federale ha considerato come "piuttosto severa" la
deduzione del 10% decisa dal TCA, trattandosi di un'assicurata, di nazionalità
straniera, che, a causa del danno alla salute, era stata giudicata in grado di
esercitare attività leggere, da svolgere alternativamente in posizione seduta,
eretta e in movimento e in cui non fosse costretta a sollevare pesi superiori
ai 5/6 kg, soltanto nella misura del 60-70%.

 

                                         Il
reddito da invalido, tenuto conto di una decurtazione del 15%, ammonta quindi a
fr. 45'825.01 (85% di fr. 53'911.78).

 

                                         In
conclusione, il grado di invalidità dell'insorgente - determinato confrontando
i fr. 45'825.01 al reddito che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
intervenuto l’infortunio, e cioè

fr. 63'871.-- - risulta essere del 28.25%, arrotondato al 28% secondo la
giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121,

consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV Nr. 12 p. 44 in
cui il TFA ha stabilito che la giurisprudenza appena menzionata, secondo la
quale il risultato aritmeticamente esatto del grado di invalidità va
arrotondato per eccesso o per difetto alla prossima cifra espressa in
percentuale intera secondo le regole applicabili in matematica, è applicabile
immediatamente, nel senso che essa si estende a decisioni contestate che, dal
punto di vista temporale, sono state emanate prima della pubblicazione della
sentenza in questione).

 

                                         Nella misura
in cui, con la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha riconosciuto a RI
1 una rendita di invalidità del 28%, il suo ricorso deve essere respinto.

                             2.11.   Indennità
per menomazione all’integrità

 

                          2.11.1.   Le norme
relative all'IMI, contenute nella LAINF e nella sua ordinanza, non hanno subito
alcuna modifica a fronte dell'entrata in vigore della LPGA.

 

                                         Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                          2.11.2.   L'art. 36 cpv.
1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art.
24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se
verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed
importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).

 

                          2.11.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato
3 dell'OAINF. 

                                         Una
tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a;
RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per 

                                         menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                          2.11.4.   L'INSAI ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA del 22 agosto 2000 nella causa C., I 102/00;
DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U
71,

p. 221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                          2.11.5.   Nel caso di
specie, l’assicuratore LAINF convenuto, sentito il parere del dott. __________,
ha posto il ricorrente al beneficio di un’IMI del 20% (cfr. doc. 64).

 

                                         Questa la
valutazione che il fiduciario dell’CO 1 ha espresso in occasione della visita medica
di chiusura del 23 giugno 2004:

 

" 
REFERTO

 

Come esiti importanti e durevoli dopo contusione
del gomito destro, con sviluppo di un'epicondilite radiale destra con in
seguito un intervento di denervazione secondo Wilhelm e un intervento di
spostamento distale dell'inserzione degli estensori della mano secondo Boyd,
esistono oggi disturbi funzionali del gomito destro con ipo-mobilità e disturbi
anche della supinazione dell'avambraccio destro.

 

VALUTAZIONE

 

10%

 

GIUSTIFICAZIONE

 

I disturbi soggettivi e lo stato clinico oggettivabile
sono funzionalmente da paragonare a uno stato dove esiste un'artrosi del gomito
destro di modica fino a grave entità.

 

Secondo la tabella 5.2 delle informazioni mediche
sulla menomazione all'integrità della Suva, tale danno comporta un'indennità per
menomazione all'integrità di 10%." 

                                         (doc. 64)

 

                                         A una
conclusione analoga è pure giunto l’altro medico __________ dell’CO 1, dott. __________:

 

" 
Per quanto attiene all’indennità per menomazione
dell’integrità, i soli postumi infortunistici sono quelli riguardanti il
gomito; considerata la mobilità del gomito possiamo sostenere senza problemi
che lo stato clinico è paragonabile ad uno stato dove esiste un’artrosi di
modica entità, secondo la tabella 5.2 questa da diritto ad un’IMI del 10%;
anche guardando la tabella 1.2 e considerando i deficit di mobilità del gomito,
non risulterebbe un’IMI superiore al 10%."

                                         (III bis)

 

                                         Con la
propria impugnativa, l’assicurato pretende che gli