# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4b9eb7c9-20a1-5a36-9206-76e3abf95d72
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-03-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.03.2015 32.2014.30
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-30_2015-03-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.30

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  25 marzo 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 31 marzo 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 marzo 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1981,
da ultimo attivo in qualità di montatore di impianti sanitari, in data 3 agosto
 2011 ha inoltrato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per
adulti, per le sequele degli infortuni del 9 luglio 2003 e del 27 luglio 2011
(doc. AI 1-1/7).

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, l’Ufficio AI con la decisione del 5 marzo 2014
(doc. AI 63-1), preavvisata con progetto dell’11 luglio 2013 (doc. AI 49-1), ha
attribuito all’assicurato una mezza rendita d’invalidità (grado 50%)
limitatamente al periodo di tempo compreso tra il 1° giugno 2012 e il 30 giugno
2013.

 

                               1.3.   Contro questa decisione
l’assicurato, rappresentato dall’avv. __________ della RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e
il riconoscimento del diritto ad una riformazione professionale (doc. I).

 

                                         Il ricorrente ha
contestato il fatto che l’Ufficio AI, in un primo tempo, ha calcolato una
riduzione dal reddito statistico per attività leggere, ma poi senza motivazione
l’ha esclusa dal calcolo della capacità di guadagno. 

                                         L’avv. __________ ha poi
sollevato una violazione dell’art. 47 LPGA, in quanto – a suo dire – non vi era
nell’incarto AI il calcolo della capacità di guadagno residua e i documenti
citati nella corrispondenza tra l’UAI e l’assicuratore infortuni, in
particolare il rapporto della visita medica di chiusura del 5 marzo 2013 (doc.
I, pag. 4/5).

                                          

                                         Nel merito della vertenza,
l’insorgente ha contestato le limitazioni funzionali stabilite nel rapporto
della visita medica di chiusura del 5 marzo 2013 e confermate - in data 2
dicembre 2013 - dal Servizio Medico Regionale (SMR). 

                                         Secondo l’avv. __________,
l’apprezzamento medico dell’Istituto assicuratore non tiene conto delle
limitazioni al ginocchio sinistro descritte dal medico curante Dr. __________
(doc. I, pag. 7).                         

 

                                         A mente del ricorrente,
visto che l’assicurato può svolgere un’attività in piedi solo saltuariamente e
deve evitare di portare pesi, è giustificata una riduzione dal reddito
statistico del 15% (10% per lavori leggeri e 5% per altri fattori di
riduzione).

 

                                         Dal punto di vista
economico l’insorgente ha quindi calcolato un gap salariale dell’8,91%
da applicare al caso concreto. Dopo il confronto dei redditi calcolato con i
dati del 2011 l’avv. __________ è quindi giunta a un grado d’invalidità del 23%
che giustifica – a suo dire – il diritto ad una riqualifica professionale (doc.
I, pag. 9).

 

                                         La rappresentante del
ricorrente ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con
gratuito patrocinio per la presente procedura (doc. I, IX).

 

                               1.4.   In risposta, l’UAI si è
riconfermato nel proprio provvedimento rilevando, in particolare, che le
limitazioni funzionali al ginocchio sinistro indicate dal medico curante Dr. __________
– che secondo il ricorrente non sarebbero state prese sufficientemente in
considerazione dall’amministrazione – non sono da ostacolo allo svolgimento di
attività leggere adeguate inserite nella TA1 (categoria 4.2. attività semplici
e ripetitive). L’UAI ha quindi osservato che tali nuove limitazioni vengono
smentite dall’attività lavorativa presso __________ assunta dall’assicurato
(cfr. doc. V+1-5).

 

                                         Dal profilo economico,
l’UAI ha ribadito di non applicare alcun gap salariale, in quanto il
salario inferiore alla media è stato conseguito da RI 1 per motivi economici.
L’assicurato essendo qualificato e avendo esperienza professionale avrebbe
potuto conseguire un salario maggiore, ma si è accontentato di quello
versatogli dal suo ultimo datore di lavoro (doc. V).

 

                                         Per quanto concerne la
riduzione dal reddito da invalido, l’amministrazione ha riconosciuto –
correggendo parzialmente la propria decisione – una riduzione del 10% per
attività leggere. L’UAI ha comunque evidenziato che anche volendo riconoscere
il 15% di riduzione il tasso d’invalidità sarebbe comunque del 16% e non
darebbe diritto a provvedimenti professionali (doc. V). 

 

                                         In via subordinata,
qualora l’assicurato presentasse un grado d’invalidità superiore al 20%,
l’amministrazione ha postulato il rinvio degli atti per l’esame del diritto a
misure di riqualifica ex art. 17 LAI (doc. V). 

 

                               1.5.   In data 6 maggio 2014 l’avv. __________
si è riconfermata nelle proprie argomentazioni contestando le conclusioni
mediche dell’amministrazione (SMR) circa i nuovi disturbi al ginocchio sinistro
di RI 1 (doc. VII). Dal profilo economico l’insorgente ha ribadito la richiesta
di riduzione del 15% (10% per attività leggere e 5% per altri fattori di
riduzione) dal reddito statistico da invalido, oltre che l’applicazione del gap
salariale. L’insorgente ha contestato l’argomentazione dell’UAI, secondo
cui RI 1 si sarebbe accontentato di un salario inferiore alla media (doc. VII).

 

                                         Il doc. VII è stato
inviato all’UAI per osservazioni (doc. VIII).

                               1.6.   Il 17 luglio 2014 la
rappresentante di Martin Paris ha trasmesso a questa Corte il certificato medico
del 4 luglio 2014 del Dr. __________ (doc. X+B).

 

                                         Il doc. X e l’allegato
sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. XI).

 

                               1.7.   Con le osservazioni del 24
luglio 2014 l’UAI, dopo aver sottoposto la nuova documentazione al vaglio del
SMR, si è riconfermato nella decisione impugnata (doc. XII+bis).

 

                                         I doc. XI, XII+bis sono
stati trasmessi alla RA 1 per conoscenza (doc. XIII).

 

                               1.8.   Con scritto del 13 novembre
2014, l’UAI ha preso posizione in merito alle critiche dell’insorgente
riguardanti il mancato invio di atti riguardanti altre assicurazioni sociali
(doc. XV).

 

                               1.9.   In data 31 ottobre 2014, il
TCA ha richiamato dall’__________ l’intero incarto concernente l’assicurato
(doc. XIV) e lo ha messo a disposizione delle parti, per esame, e per formulare
osservazioni scritte (doc. XVI).

 

                                         Questa Corte ha inoltre
trasmesso lo scritto del 13 novembre 2014 dell’UAI alla RA 1, per osservazioni
(doc. XVI).

 

                             1.10.   L’11 dicembre 2014 l’avv. __________
ha comunicato di rinunciare all’esame degli atti __________, mentre ha preso
posizione sullo scritto del 13 novembre 2014 dell’UAI (doc. XVII).

 

                             1.11.   L’UAI, da parte sua, ha
formulato le proprie osservazioni il 10 dicembre 2014 producendo l’annotazione
del 9 dicembre 2014 del Dr. __________ (doc. XVIII+bis).

 

                                         I doc. XVIII+bis sono
stati trasmessi alla RA 1, per osservazioni (doc. XX), mentre il doc. XVII è
stato inviato all’UAI per conoscenza (doc. XIX).

 

                             1.12.   Il 12 gennaio 2015 l’avv. __________
ha preso posizione sulle osservazioni dell’UAI (doc. XXI).

 

                                         I doc. XX e XXI sono stati
inviati alla RA 1, per conoscenza (doc. XXII).

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   Nel proprio ricorso
l’insorgente ha lamentato una violazione dell’art. 47 LPGA che garantisce
all’assicurato la consultazione degli atti che lo riguardano. Secondo l’avv. __________,
nell’incarto AI trasmesso all’assicurato non v’è traccia dell’allegato allo
scritto del 22 marzo 2013 indirizzato all’__________, in cui è esposto il
calcolo della capacità di guadagno residua (cfr. doc. AI 40-1, doc. I, pag. 4).
Documento che è invece presente negli atti LAINF (doc. LAINF 176).

 

                                         L’insorgente
ha quindi censurato l’Ufficio AI che nel proprio incarto, trasmesso su CD, non
ha inserito l’allegato allo scritto dell’UAI del 22 marzo 2013 e alcuni
documenti parte integrante del dossier dell’assicuratore infortuni, in
particolare il rapporto di visita del 5 marzo 2013, nel quale si fa esplicito
riferimento nel progetto di decisione AI, e gli allegati alla lettera dell’__________
del 28 agosto 2013 (doc. I, pag. 5).

 

                                         L’UAI, il 13
novembre 2014, ha fornito i seguenti chiarimenti:

 

" (…)

con riferimento alla causa in oggetto, ed a
complemento di quanto già esposto in sede di risposta, gradiremmo fornire
alcune precisazioni in merito alle obiezioni sollevate da controparte
riguardanti il mancato invio di atti riguardanti altre assicurazioni sociali,
al fine di chiarire le motivazioni alla base di tale scelta strategica.

 

Innanzitutto, fatto salvo il caso comunque non
frequente in cui si presentano problematiche di natura pregiudiziale, durante
l'istruttoria l'assicurato svolge un ruolo prettamente passivo, essendo in
questa fase compito dell'amministrazione raccogliere gli elementi determinanti
per stabilire il diritto a prestazioni. Sarà solo al momento

dell'emissione del preavviso che sarà chiamato ad
esprimersi in merito ai contenuti dell’istruttoria. L'importanza di visionare
gli atti di altre assicurazioni sociali, come del resto gli stessi atti
formanti l'incarto Al, è quindi alquanto relativa, tanto più se si considera
che il

prosieguo dell'istruttoria potrebbe condurre ad
inficiare la validità di valutazioni ancora provvisorie.

 

A ciò s'aggiunga il fatto che sovente
all'istruttoria in ambito Al può affiancarsi quella di un altro ramo
assicurativo (il più delle volte l'assicurazione infortuni). Se siamo in grado
di giudicare in merito all’opportunità di trasmettere i nostri atti, lo stesso
non può dirsi qualora ci troviamo a gestire incarti di un'altra assicurazione,
la visione dei quali può risultare problematica soprattutto durante le prime
fasi dell'istruttoria. Una richiesta diretta da parte dell'assicurato elimina
tale potenziale rischio.

 

In conclusione riteniamo pertanto che la nostra direttiva interna
in base alla quale atti di altre assicurazioni sociali non vengono in nessun
caso inviati all’assicurato prima della conclusione dell’istruttoria garantisca
al meglio gli interessi di tutte le parti coinvolte, senza del resto comportare
alcuna violazione del diritto d’essere sentito dell’assicurato, al quale resta
comunque garantita la facoltà di visionare l’incarto completo al momento in cui
viene emesso il preavviso." (doc.XV)

 

                                         Il
diritto di essere sentito – espressamente sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. –
garantisce segnatamente il diritto dell'amministrato di prendere parte a una
procedura decisionale suscettibile di ledere la sua sfera giuridicamente
protetta (DTF 121 V 152 e giurisprudenza ivi citata). In tale diritto rientra
anche il diritto dell’assicurato di partecipare all’assunzione delle prove
rilevanti o quantomeno di potersi esprimere sul relativo esito probatorio se
questo è idoneo a influenzare la decisione (DTF 122 V 157, 121 V 360), ciò che
presuppone che l’assicurato formuli una domanda per ottenere il diritto di
consultare gli atti che gli sono o gli dovrebbero essere noti (art. 47 LPGA;
DTF 132 V 387). Di regola gli Uffici AI subordinano la consultazione degli atti
a una domanda scritta (art. 8 OPGA). Si tratta di un diritto di natura formale,
la cui violazione comporta di regola l’annullamento della decisione impugnata,
a prescindere dall’incidenza di una tale lesione sul risultato materiale della
procedura (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa, 126 V 132 consid. 2b e riferimenti ivi
citati). Qualora l’istanza superiore gode dello stesso potere cognitivo
dell’autorità che ha emesso la decisione contestata, la giurisprudenza ammette
che il vizio - purché non particolarmente grave - possa essere sanato nel corso
della procedura di seconda istanza. Una correzione del vizio può tuttavia entrare
soltanto eccezionalmente in linea di conto (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa, 126 I
72, 126 V 132 consid. 2b). 

 

                                         L’art.
47 cpv. 1 LPGA sulla consultazione degli atti prevede che purché siano tutelati
interessi privati preponderanti, hanno diritto di consultare gli atti: a. l'assicurato per i dati che lo riguardano; b. le parti per i dati di
cui necessitano per tutelare un diritto o adempiere un obbligo conformemente a
una legge d'assicurazione sociale oppure per far valere un rimedio giuridico
contro una decisione emanata in base alla stessa legge; c. le autorità
competenti per i ricorsi contro decisioni emanate in base a una legge
d'assicurazione sociale, per i dati necessari per adempiere tale compito; d. la
persona responsabile e il suo assicuratore per i dati di cui necessitano per
valutare un regresso dell'assicurazione sociale.

 

                                         Nel
caso di dati riguardanti la salute, la cui comunicazione potrebbe ripercuotersi
sfavorevolmente sulla salute della persona autorizzata a consultare gli atti,
si può esigere che essa designi un medico, incaricato di comunicarle questi
dati (cpv. 2).

 

                                         Nella
direttiva interna dell’Ufficio AI del 3 febbraio 2011, al punto 2.1.2. viene
indicato quanto segue:

 

" 2.1.2 A livello procedurale

 

Come visto, nel limite del possibile si tenterà di
evitare un invio degli atti, soprattutto ad uno stadio procedurale iniziale.

Ad una prima richiesta di prestazioni verrà quindi
automaticamente inviato il modulo "rifiuto invio
incarto/documento", tramite il quale si invita appunto l'assicurato a
pazientare sino al termine dell'istruttoria, momento in cui la
documentazione agli atti sarà definitiva e

completa, ciò che consentirà fra l'altro al diretto
interessato una presa di posizione con cognizione di causa.

 

In caso di nuova domanda, si procederà conformemente
a quanto precedentemente indicato (cf. punto 2.1.1)

Se si ritiene che un invio degli atti è possibile,
si rammenti che all'assicurato dovrà comunque essere inviata esclusivamente
copia dell'incarto Al. Il rifiuto di inviare incarti di altre assicurazioni non
è infatti stato ritenuto quale fatto suscettibile di violare il diritto di

essere sentito (cf. STCA 30.8.2010)

L'interessato andrà avvertito circa il fatto che un
eventuale secondo invio di atti prima della conclusione dell'istruttoria non
sarà più gratuito. All'incarto verrà quindi annessa una lettera accompagnatoria
in tal senso ("atti in visione assicurato provvisorio GED/CD').

 

Se invece si ritiene di non poter dar seguito alla
richiesta, si invierà all'assicurato una comunicazione con i motivi che hanno
giustificato il rifiuto ("il rifiuto invio incarto").

Su domanda si dovrà emanare una decisione
impugnabile. Considerato che questo tipo di decisione non pone termine alla
procedura, si tratterà di una decisione incidentale, ovvero

direttamente impugnabile al Tribunale (quindi non
preceduta da un preavviso).

 

A livello di termini, l'assicurato ha di principio
diritto ad un riscontro da parte dell'amministrazione entro trenta giorni dalla
richiesta (cf. marg. 27 Circolare sull'obbligo del segreto)” (doc. 5).

 

                                         Il TCA, nella sentenza
32.2010.48 del 30 agosto 2010, non ha ravvisato una violazione del diritto di
essere sentito, nel caso di un’assicurata, alla quale l’Ufficio AI non aveva
inviato la documentazione riguardante altri enti assicurativi (assicuratore
infortuni e assicuratore di indennità giornaliera).

                                         Questa Corte ha
sottolineato che l’assicurato aveva potuto prendere visione dell’intera
documentazione riguardante il suo caso anche presso l’assicuratore infortuni e
l’assicuratore di indennità giornaliera semplicemente formulando a tali enti la
relativa richiesta, così come aveva fatto con l’Ufficio AI.

 

                               2.2.   Nel caso in
esame, il TCA rileva che la RA 1, con scritto di posta
elettronica del 27 maggio 2013, ha richiesto all’Ufficio AI copia dell’incarto
concernente l’assicurato (doc. AI 45-1).

 

                                         Il 28 maggio
2013 l’Ufficio AI ha trasmesso alla RA 1 gli atti componenti l’incarto AI in
formato Compact Disc (CD) (doc. AI 46-1).

 

                                         Per quanto
riguarda la documentazione riguardante l’assicuratore __________, la RA 1,
in data 27 maggio 2013, ha richiesto all’__________ l’invio dell’incarto
concernente RI 1 (doc. LAINF 183).

 

                                         Con scritto del 5 giugno 2013 l’__________ ha trasmesso alla RA 1 gli
atti originali richiesti (doc. LAINF 184-1).

 

                                         Dall’esame
degli atti dell’assicurazione invalidità, su formato CD, effettivamente non
figurano i documenti citati dal ricorrente, ovvero l’allegato della lettera
dell’__________ all’UAI del 12 marzo 2013 (il rapporto di visita del 5 marzo
2013), gli allegati alla lettera di risposta dell’UAI all’__________ del 22
marzo 2013 (il calcolo della capacità di guadagno residua) e gli allegati alla
lettera dell’__________ all’UAI del 28 agosto 2013 (il calcolo del grado
d’invalidità e il riassunto dei dati determinanti per la fissazione della
rendita) (cfr. doc. AI 38-1, 40-2, 40-3, 40-4, 40-5, 40-6, 52-1, doc. LAINF
169, 194, 195, 196, 197).

 

                                         Il
TCA non può approvare questo modo di procedere.

 

                                         Infatti,
allorché l’amministrazione prende una decisione nei confronti dell’assicurato,
tutti i documenti di altre assicurazioni sociali espressamente da lei citati
come allegato devono figurare tra gli atti messi a disposizione per la
consultazione. A maggior ragione, se si considera che l’istruttoria dinanzi
all’UAI era, a quel momento, già conclusa.

                                         

                                         Questa Corte – in data 20 novembre 2014 – ha informato le parti
di avere richiamato dall’__________ l’intero incarto concernente l’assicurato,
mettendolo poi a disposizione delle parti per esame (doc. XVI).

 

                                         Alla luce di
quanto sopra, visto che l’insorgente ha avuto comunque
la possibilità di consultare gli atti dell’Ufficio AI e dell’__________, i cui
incarti sapeva essere stati trasmessi al TCA (doc. II e doc. XVI), e di
esprimersi in merito innanzi al TCA, autorità giudiziaria che gode del pieno
potere cognitivo, occorre concludere che, in ogni caso, la
violazione del diritto di essere sentito è stata sanata in questa sede (sulla
sanatoria della violazione del diritto di essere sentito da parte dell’istanza
di ricorso avente pieno potere cognitivo cfr., ad esempio, DTF 132 V 387, consid.
5, pag. 390; STF 9C_961/2009 del 17 gennaio 2011; STF 2C_471/2009 del 23 luglio
2010; STF 9C_617/2008 del 6 agosto 2009 consid. 3.2.3 e STF 9C_127/2007 del 12
febbraio 2008).

                                         

                                         Il
TCA deve pertanto entrare nel merito del ricorso.

 

                                         Nel merito

 

                               2.3.   Secondo l'art. 8 cpv. 1 LAI
gli assicurati invalidi o direttamente minacciati d'invalidità hanno diritto ai
provvedimenti d'integrazione necessari e atti a ripristinare, migliorare, conservare
o avvalorare la capacità di guadagno. Per stabilire tale diritto deve essere
considerata tutta la durata di lavoro prevedibile.

                                         Fra i provvedimenti
d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i provvedimenti
professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono l'orientamento
professionale (art. 15 LAI), la prima formazione professionale (art. 16 LAI),
la riformazione professionale (art. 17 LAI) ed il collocamento (art. 18 cpv. 1
LAI).

 

                               2.4.   L’art. 17 LAI prevede in particolare
che:

 

" L’assicurato
ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità
esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno
possa essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido ai sensi di
questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del
danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una
perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

                                         Ai sensi dell’art. 6 cpv.
1 OAI

 

" per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di
formazione necessari a mantenere o migliorare sensibilmente la capacità di
guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di
un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa
dell’invalidità." 

 

                                         Con
riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme
delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente
un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta
dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite
del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag.
495 consid. 2a). 

                                         L'assicurato ha in
particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel suo
caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b). 

                                         Una formazione non può
quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto del principio della
proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti d’integrazione appare
ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
131).

                                         Secondo
la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico
dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione professionale
ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la reintegrazione
effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e se egli solo con
tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di conseguire un
guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza invalidità
nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti completivi non
esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di guadagno del 20%:
DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai provvedimenti d'integrazione
professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique
VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e
STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.5.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 1 LAI, in
vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad
una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se
sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio 2008.

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito
ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che
avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136;
Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del
TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al
momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido
e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222, cfr. anche cfr.
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003
nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella
causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una
rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per
un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I
597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre
2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04;
STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004
nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al riguardo cfr. STCA
32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.

 

                               2.7.   L’art. 17 cpv. 1 LPGA
stabilisce che:

 

" Se il
grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole
modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente
o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di
rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a
proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                                         Una
diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente
approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di revisione, né un caso
di riconsiderazione (cfr. STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005 pubblicata in
plaidoyer 1/06, pag. 64-65).

 

                               2.8.   Per poter
graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve
disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente
da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. 

                                         Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF
122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         In caso di
perizia giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza
motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste,
appunto, nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza
medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF
125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati). 

                                         Il giudice può
disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui il rapporto
peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una controperizia
richiesta dal medesimo tribunale, che porti a un diverso risultato (DTF 101 IV
130).

 

                                         Il giudice può scostarsene
anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa opinione di altri esperti,
ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza della perizia
giudiziaria.

                                         Questi principi sono stati
confermati in una sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008 nella quale il
Tribunale federale ha sottolineato che:

 

" Per quanto
concerne in particolare le perizie giudiziarie la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
proprie conoscenze specifiche e di valutare, da un punto di vista medico, una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre il giudice a non fondarsi su un
tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie nella
perizia stessa oppure l'esistenza di altri rapporti in grado di inficiarne la
concludenza. In tale evenienza, la Corte giudicante può disporre una superperizia
oppure scostarsi, senza necessità di ulteriori complementi, dalle conclusioni
del referto peritale giudiziario (DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 353 e
riferimenti)." 

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale
federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale
relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico
(SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla
Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul
Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta Corte è arrivata
alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione
(consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che
attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie
procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti
dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica
(consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare
dei correttivi:

                                         (a livello amministrativo)

                                         - assegnazione a caso dei
mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         - differenze minime delle
tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         - miglioramento e
uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

                                         - rafforzamento dei
diritti di partecipazione:

                                         -- in caso di divergenze
l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale
impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale
federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza
secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla persona assicurata
spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad
esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a livello dell’autorità
giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale
amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica
(consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 

                                         Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi
sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine, il Tribunale
federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard
processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà
decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_947/2011 del 27 gennaio 2012; 8C_5/2011 del 27
giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011; 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         Al riguardo la giurisprudenza federale
sottolinea costantemente che occorre tenere conto della differenza, a livello
probatorio, tra mandato di cura e mandato peritale (cfr. STF 9C_697/2013 del 15
novembre 2013 consid. 3.2.; 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 consid. 4.4.
con riferimenti; 9C_457/2012 del 28 agosto 2012, consid. 6.2.).

                                         Infine, va ricordato che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Nella decisione del 5 marzo
2014, l’amministrazione ha attribuito all’assicurato una mezza rendita
d’invalidità limitatamente al periodo di tempo compreso tra il 1° giugno 2012 e
il 30 giugno 2013, ritenuto che dalla valutazione medica di chiusura in ambito
LAINF del Dr. __________, seguita da un raffronto dei redditi, è emerso che
l’interessato non presenta un grado di invalidità pensionabile, dopo tale data.

 

                                         Il TCA è, quindi, ora
chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.6. e 2.7.,
se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI 1, a fare
tempo dal 1° luglio 2013 e negato l’applicazione di provvedimenti
professionali.

 

                             2.10.   La nozione di invalidità in ambito
AI coincide di massima con quella vigente in materia LAINF (e di assicurazione
militare), motivo per cui la determinazione della stessa, anche se viene
apprezzata indipendentemente dal singolo assicuratore sociale, addebitabile ad
un medesimo danno alla salute, conduce in via generale ad un uguale tasso (DTF 127
V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con riferimenti). Il TFA ha quindi
ribadito la funzione coordinatrice del concetto unitario dell’invalidità nei
diversi settori delle assicurazioni sociali. Questo per evitare che, in
presenza della medesima fattispecie, diversi assicuratori apprezzino in modo differente
il grado d’incapacità al guadagno (DTF 131 V 120). 

                                         Ciononostante, il singolo
assicuratore non è tenuto ad assumere automaticamente il grado d’invalidità
fissato da un altro assicuratore senza predisporre i propri accertamenti,
dall’altra parte esso non può determinare il tasso dell’incapacità al guadagno
totalmente indipendentemente da quanto già deciso da un altro assicuratore sociale,
non essendo tuttavia escluse delle differenti valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V
292, 119 V 471). 

                                         In tal senso, in una
sentenza del 26 luglio 2000, pubblicata in DTF 126 V 128ss (cfr. anche Pratique
VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta Corte ha avuto modo di precisare che quando un
infortunio è l'unica causa dell'invalidità, l'AI deve in linea di principio
attenersi alla valutazione dell'invalidità cresciuta in giudicato in ambito
LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza di motivi pertinenti, può essere
determinato un diverso grado d'invalidità, ritenuto che una valutazione diversa
non basterebbe, neppure se fosse sostenibile o persino equivalente (DTF 131 V
123). 

                                         In una decisione U183/98
dell'8 luglio 1999, il TFA ha stabilito che l'assicuratore infortuni non deve
scostarsi dalla valutazione dell'assicuratore AI, fintanto che quest'ultimo si
fonda su un'istruzione approfondita, sia dal profilo medico che dal punto di
vista professionale. Infine, gli organi dell'assicurazione invalidità non sono
vincolati e devono scostarsi dalla valutazione dall’assicuratore infortuni,
allorquando, ad esempio, quest'ultimo abbia tralasciato di operare un raffronto
dei redditi (AHI-Praxis 1998 p. 170).

 

L'aspetto del coordinamento è in seguito stato relativizzato in
successive sentenze nelle quali il Tribunale federale ha ritenuto non
vincolante la valutazione dell'invalidità da parte dell'assicurazione infortuni
o dell'assicurazione invalidità per l'altro assicuratore (DTF 131 V 362; VSI
2004 pag. 182 consid. 4.3 pag. 186 [I 564/02]; cfr. inoltre pure la sentenza U 148/06 del 28 agosto 2007, consid. 6, pubblicata in DTF 133 V 549).

                                         L’Alta Corte ha infatti
statuito che l'assicuratore infortuni non è legittimato ad opporsi a una decisione
o a ricorrere contro una decisione su opposizione dell'Ufficio AI riguardante
il diritto alla rendita in quanto tale o il grado d'invalidità, e la valutazione
dell'invalidità dell'assicurazione per l'invalidità non esplica effetti
vincolanti nei suoi confronti (DTF 131 V 367 consid. 2.2.). 

                                         Il medesimo principio vale
anche nei confronti dell’Ufficio AI con riferimento alla valutazione effettuata
dall’assicuratore infortuni (STF U 148/2006 del 28 agosto 2007, pubblicata in DTF
133 V 549).

 

                                         Successivamente il
Tribunale federale ha ancora ribadito che, l’assicurazione per l’invalidità non
è vincolata alla valutazione dell’invalidità dell’assicurazione contro gli
infortuni (cfr. STF 9C_529/2010 del 24 gennaio 2011; DTF 133 V 549 consid. 6).

 

                             2.11.   Nel rapporto di visita medica
di chiusura del 5 marzo 2013 il Dr. __________, spec. FMH in chirurgia generale
e della mano e medico __________, ha posto la seguente diagnosi:

 

" (…)

Diagnosi:
  infortunio della circolazione con scooter il 09.07.2003 con

                                                                                 Frattura
osso metatarsal IV, fratture ossa cuneiformi 2 e 3                                                     piede
destro più tardi diagnosi di instabilità cronica alla                                                                 caviglia
destra e corpo libero caviglia destra.

                                                                                 In
data 08.07.2010 plastica legamentare legamenti esterni                                                            caviglia
destra, artrotomia e asportazione corpo libero                                                           (fecit
dott. __________, specialista chirurgia ortopedica                                                  FMH).

                                                                                 Persistenti
disturbi, dolori e deficit funzionale                                                                                   dell'articolazione
della caviglia destra.

                                                                                 Nuovo
infortunio del 27.07.2011 con trauma distorsivo del                                                      ginocchio
sinistro e sospetta meniscopatia traumatica                                                            laterale.

                                                                                 16.12.2011
artroscopia, meniscectomia parziale selettiva                                                             menisco
laterale fecit dott. __________.

                                                                                 Il
caso per il ginocchio sinistro è già stato chiuso con                                                                         capacità
lavorativa per questa articolazione totale e                                                       completa
dal 01.04.2012, attualmente e praticamente                                                       nessun
disturbo a questa articolazione." (doc. AI 115-7)

 

                                         Il medico __________ si è
poi espresso, per quanto riguarda l’esigibilità lavorativa, rilevando quanto
segue:

 

" (…)

Per quanto riguarda la problematica post-traumatica
alla caviglia e piede destro viene espressa l'esigibilità lavorativa sulla base
della visita medica odierna, tale capacità lavorativa è da ritenersi nella
misura massima possibile a partire dal 01.04.2013.

 

Esigibilità lavorativa:

sollevare e portare pesi: l'assicurato può sollevare
e portare pesi molto leggeri fino a 5 kg fino all'altezza dei fianchi senza limitazioni, pesi leggeri fra i 5 e i 10 kg fino all'altezza dei fianchi senza limitazione, pesi medi fra i 10 e i 25 kg fino all'altezza dei fianchi senza limitazioni, pesi pesanti dai 25 ai 45 kg fino all'altezza dei fianchi talvolta, pesi molto pesanti oltre ai 45 kg fino all'altezza dei fianchi mai. Con le
limitazioni esposte può sollevare oltre l'altezza del petto pesi fino e oltre i
 5 kg. Maneggio di attrezzi leggeri e di precisione senza limitazione, medi
senza limitazione, lavoro pesante manuale rozzo talvolta, molto pesante mai.
Non problemi di rotazione delle due mani. Posizione mobilità: lavori sopra la
testa senza limitazione, rotazione del tronco, posizione seduta e inclinata in
avanti e in piedi e inclinata in avanti senza limitazione. Posizione
inginocchiata spesso, di flessione delle ginocchia spesso. Posizione di lunga
durata seduta senza limitazione, in piedi spesso, posizione a libera scelta
senza problemi. Spostamento fino a 50 m senza limitazione, camminare per oltre 50 m spesso, per lunghi tratti di raro, su terreno accidentato mai. Salire le scale spesso, scale a
pioli di raro. Uso delle due mani senza problemi, nessun problema attuale di
equilibrio o stare in equilibrio. Per quanto riguarda il piede e la caviglia
destra viene valutata la situazione, al momento attuale lo stato non dà diritto
ad una IMI (in particolar modo per quanto riguarda il piede e la caviglia
destra)." (doc. AI 115-9)

 

                                         Con la
decisione formale del 9 dicembre 2013, l’__________ ha quindi riconosciuto a RI
1 il diritto a una rendita d’invalidità del 16% a far tempo dal 1° maggio 2013
(doc. 206 incarto LAINF).

 

                                         L’insorgente ha contestato
la valutazione medica dell’__________, in particolare le limitazioni
funzionali, sulla base dei referti del Dr. __________. Secondo l’avv. __________
l’apprezzamento medico dell’assicuratore infortuni non terrebbe conto delle
limitazioni conseguenti alla patologia al ginocchio sinistro (doc. I, pag. 7).

 

                                         Il Dr. __________, spec.
FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, in data 6 agosto 2013, dopo aver
predisposto una risonanza magnetica al ginocchio sinistro, ha concluso
indicando quanto segue:

 

" (…)

Per quanto concerne l’esigibilità al lavoro e riferendomi alle
conclusioni del Medico __________ della __________ Dr. __________ ritengo che
il paziente non possa assumere una posizione inginocchiata e flessione delle
ginocchia spesso, bensì solo raramente. Una posizione di lunga durata seduta
dovrebbe essere possibile, mentre in piedi solo saltuariamente. Concordo con la
valutazione del Dr. __________ per quanto concerne gli spostamenti a piedi,
mentre ritengo che il paziente non possa salire le scale spesso. 

Pertanto ritengo che il paziente non potrà più riprendere a tempo
pieno la sua attività lavorativa abituale di montatore di impianti sanitari."
(doc. AI 51-7)

 

                                         La risonanza magnetica è
stata svolta il 1° ottobre 2013 (doc. AI 58-3), e il Dr. __________ ha fornito
la seguente valutazione:

 

" (…)

La risonanza magnetica del ginocchio sinistro eseguita l’1.10.2013
aveva mostrato delle alterazioni degenerative del margine libero del corno
posteriore e del corpo del menisco mediale, qualche piccola formazione
gangliare a livello della porzione posteriore del compartimento tibiale mediale
ed una condromalacia tibio-femorale e femoro-rotulea. È stata quindi esclusa
una nuova lesione meniscale che avrebbe richiesto un eventuale ri-intervento.

La problematica è quindi da attribuire a questa condropatia.
Quest’ultima può spiegare almeno in parte i disturbi che il paziente accusa al
ginocchio sinistro.

Per quanto concerne la capacità funzionale del ginocchio sinistro
non dovrebbero esserci ulteriori limitazioni rispetto a quelle precedentemente
indicate, se non chè evitare di portare pesi."

(doc. AI 58-4).

 

                                         Alla luce delle certificazioni
del Dr. __________ e della RM eseguita il 1° ottobre 2013, il medico di
circondario Dr. __________ ha preso posizione nell’apprezzamento medico del 7
novembre 2013, valutando se i disturbi accusati dall'assicurato al ginocchio
sinistro sono da mettere in relazione causale almeno probabile con l'infortunio
del 27 luglio 2011 e se la situazione era da considerarsi stabilizzata in
occasione della visita eseguita il 5 marzo 2013, anche per quanto riguarda il
ginocchio sinistro.

                                         Il medico di circondario –
in data 12 novembre 2013 (apprezzamento del 7 novembre 2013) – ha concluso in
questi termini:

 

" (…)                                

Si ricorda ancora una volta l'infortunio del 27.07.2011 e il
relativo intervento del 16.12.2011 di artroscopia, meniscectomia parziale
selettiva del menisco laterale del ginocchio sinistro eseguita dal dott. __________.

Alla mia visita medica del 05.03.2013 l'assicurato non aveva
problemi al ginocchio sinistro. Su richiesta del dott. __________ e a scopo
delucidativo abbiamo concesso la possibilità di eseguire l'esame RM che, come
detto sopra, ha mostrato le patologie summenzionate di condropatia
femorotibiale e femoropatellare, lo stato da artroscopia e meniscectomia
parziale laterale del ginocchio sinistro e le lesioni degenerative menzionate.
Non si sono trovati nuovi aspetti, comunque non da attendersi in uno stato dopo
meniscectomia parziale selettiva quindi limitata al menisco laterale del
ginocchio destro. Le conclusioni parlano di alterazioni degenerative dei
menischi senza nuove lesioni. I nuovi disturbi accusati dall'assicurato non
sono più da mettere in relazione causale almeno probabile con l'infortunio del 27.07.2011.
Visto le conclusioni del collega dott. __________ e il referto della nuova RM citata
si ritiene che la situazione era comunque da considerarsi stabilizzata in
occasione della mia visita eseguita il 05.03.2013 anche per quanto riguarda il
ginocchio sinistro.

Durante la visita l'assicurato lamentava i dolori al piede destro
caviglia destra, non al ginocchio sinistro che per questo non era stato
rivisitato dal punto di vista clinico." (doc. 205)

 

                                         L’Ufficio AI, sulla base
delle valutazioni del medico di circondario e di quelle del Servizio Medico
Regionale (SMR), ha concluso per una piena abilità lavorativa dell’assicurato
in attività adeguate (doc. 63-1).

 

                                         Secondo la patrocinatrice
del ricorrente, invece, le limitazioni funzionali indicate dal medico curante,
Dr. __________, devono essere prese in considerazione nella valutazione
dell’esigibilità lavorativa (doc. I, pag. 7).

 

                                         Orbene. Secondo il Dr. __________,
le alterazioni degenerative del margine libero del corno posteriore e del corpo
del menisco mediale, le formazioni gangliari a livello della porzione
posteriore del compartimento tibiale mediale e la condromalacia tibio-femorale
e femoro-rotulea, possono spiegare i disturbi di RI 1 al ginocchio sinistro
(doc. AI 58-4). 

 

                                         A mente del medico
curante, le limitazioni funzionali del ginocchio sinistro dovrebbero
corrispondere a quelle indicate nel precedente referto. Si aggiunge solo la
limitazione nel portare pesi (doc. AI 58-4). Come visto, il Dr. __________, in
data 6 ottobre 2013, ha ritenuto che: “il paziente non possa assumere una
posizione inginocchiata e flessione delle ginocchia spesso, bensì solo
raramente. Una posizione di lunga durata seduta dovrebbe essere possibile,
mentre in piedi solo saltuariamente” (…) ritengo che il paziente non
possa salire le scale spesso” (doc. AI 51-7). 

 

                                         In questo senso vanno pure
i referti del 4 luglio 2014 e del 26 agosto 2014 del Dr. __________ (cfr. doc.
LAINF 233 e 244).

 

                                         Alla luce di quanto sopra,
considerato che il Dr. __________ ha concluso che i nuovi disturbi accusati
dall'assicurato non sono più da mettere in relazione causale almeno probabile
con l'infortunio del 27 luglio 2011, il TCA può condividere le conclusioni del
medico curante Dr. __________ e prendere in considerazione le limitazioni
funzionali da lui indicate.

 

                                         Tuttavia, come rettamente
indicato dall’UAI in sede di risposta (cfr. risposta del 17 aprile 2014, doc.
V, pag. 2), le nuove limitazioni funzionali aggiuntive indicate dal Dr. __________
non sono da ostacolo all’esercizio di attività semplici e ripetitive della
categoria 4 TA1. 

                                         

Infatti è noto che specialmente nell’ambito
industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono delle
attività di mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non
presuppongono particolari attitudini intellettuali e che possono essere
svolte sia in posizione seduta che in piedi (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio,
di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare
frequentemente la postura.

 

                                         È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate
possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice
non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347;
VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

                                         Il Tribunale federale ha
nuovamente avuto occasione di richiamare la sua giurisprudenza nella STF 8C_399/2007
del 23 aprile 2008, con la quale ha confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno
2007, osservando:

 

" 8.2 Come
rettamente rilevato dal Presidente del Tribunale cantonale, tuttavia, la
questione se la capacità lavorativa in posizione prevalentemente eretta risulta
effettivamente ridotta non va risolta in questa sede. In effetti in
considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive contemplate
dai settori della produzione e dei servizi (cfr. ISS, livello di esigenze 4,
tabella TA1) - un numero significativo di queste attività sono infatti di
natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto adatte al
danno alla salute presentato dall'assicurato (v. per analogia la sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b)
- la Corte ha già ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali
analoghe, che esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la
propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza DTF
119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c).
Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non qualificato
o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente
offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir
eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi
fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag.
482 consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”

 

                                         Il Tribunale federale ha
ribadito la propria giurisprudenza in una STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012, nella quale, confermando la sentenza 32.2012.41
del 24 luglio 2012 di questa Corte, ha ritenuto esigibili da parte
dell’assicurata le attività leggere e prevalentemente sedentarie considerate
dall’amministrazione (quali, ad esempio, quella
di impiegata in un call center o quella di operaia generica, ad esempio presso
una ditta farmaceutica), sottolineando che “le
professioni (leggere e ripetitive, poco qualificate) indicate sono esercitabili
senza necessariamente mettere in atto particolari misure di reintegrazione
professionale (cfr. per analogia sentenze 9C_673/2009 del 14 aprile 2010
consid. 6.2, 9C_753/2008 del 26 ottobre 2009 consid. 3.5 e U 463/00 del 28
ottobre 2003 consid. 3.3)”.

 

In un’altra sentenza 8C_563/2012 del 23 agosto 2012,

                                         confermando la pronuncia
di questo Tribunale 35.2012.17 del 18 giugno 2012, l’Alta Corte ha ribadito
che, nel caso di un’assicurata, affetta da disturbi a livello del rachide
lombo-sacrale e ritenuta, dal profilo medico, ancora abile al lavoro al 100% in
attività adeguate, esistesse un mercato del lavoro sufficientemente ampio in
cui realizzare la sua capacità lavorativa residua, esercitando attività leggere,
con possibilità di alternare la postura.

 

                                         Alla luce di tutto quanto
sopra esposto, questo TCA deve concludere che l’insorgente è abile al lavoro al
100% in attività adeguate.

 

                             2.12.   Occorre ora esaminare le
conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente va
ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui sono determinanti
i dati del 2013 (la rendita è stata soppressa a partire dal 1° luglio 2013).

 

                          2.12.1.   Per quel che concerne il reddito
da valido, l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe
potuto percepire da sano nel 2011, in fr. 62'330.-- sulla base di un salario
orario di fr. 27.45 (cfr. questionario del datore di lavoro del 8 settembre
2011, doc. AI 8-3) moltiplicato per 2096 ore annue e tredicesima, secondo il
CCL settore dei sanitari (doc. AI 63-2). 

                                         Aggiornando il dato al
2013 (+0,8 per il 2012; +0,7% per il 2013), si ottengono fr. 63'268.45.

 

                                         Questo dato può essere
ammesso dal TCA e in sede di ricorso non è più stato contestato dall’insorgente
(cfr. doc. I, pag. 8/9).

 

                          2.12.2.   Per quanto riguarda il reddito
da invalido, va ricordato che
lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività
lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da
valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai
rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica,
che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di
lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485
consid. 3b).

 

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede
da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non
può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

                                         

                                         In
una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In un’altra sentenza
8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la
questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore
fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di
regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La questione è stata
definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale nella sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009, pubblicata in DTF 135 V 297, ha ricordato che:

 

"
3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr:
cfr. DTF 135 V 297), il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza,
ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di
almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente
settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore
alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli
altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto
(consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente
alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3).
Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei
all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non
possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della
deduzione per circostanze personali e professionali." 

 

                                         Utilizzando
i dati forniti da questa tabella, l’assicurato, svolgendo nel 2010 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’901.--.

                                         Riportando questo dato su
41.6 ore (cfr. tabella pubblicata sul sito web dell’Ufficio
federale di statistica), esso ammonta a fr. 5'097.04 mensili oppure a fr.
61'164.48 per l'intero anno (fr. 5'097.04 x 12).

 

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali (da quantificare in +1% per il 2011,
+0.8% per il 2012 e +0.7% per il 2013, cfr. la relativa tabella pubblicata sul
sito web dell’Ufficio federale di statistica), si ottiene, per il 2013 un
reddito annuo di fr. 62'706.20. 

 

                                         Nella decisione impugnata,
l’Ufficio AI ha concluso che non è possibile adottare il
principio del parallelismo dei redditi e ridurre il reddito statistico da
invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20
febbraio 2008 ed alla STF 8C_44/2009 sopra menzionate, nonché alla DTF 135 V
297.

                                         RI 1 – sempre secondo
l’UAI –  dopo aver cambiato diversi datori di lavoro (nel periodo dal 2002 al
2005) ha lavorato stabilmente presso la __________ e si è accontentato di un
salario inferiore alla media: “l’assicurato – essendo qualificato ed avendo
esperienza professionale – avrebbe potuto conseguire un salario maggiore
rispetto a quello di CHF 27.45 versatogli dal suo ultimo datore di lavoro”
(doc. V, pag. 4).

 

                                         Il ricorrente – da parte
sua – ha respinto questa argomentazione concludendo che non vi sono motivi per
ritenere che egli si sia accontentato di un reddito modesto (doc. I, pag. 9).

 

                                         L’Alta Corte, nella
sentenza 9C_21/2014 del 2 aprile 2014, ha ricordato che:

 

" (…)

Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che se una
persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità (per esempio a causa
della sua carente formazione scolastica o professionale, delle sue carenti
competenze linguistiche, delle limitate possibilità di assunzione dovute a uno
statuto di lavoratore stagionale, ecc.), ha realizzato un reddito considerevolmente
inferiore alla media dei salari nazionali conseguibili nello stesso ambito
professionale (cfr. ad esempio RtiD 2009-II pag. 194, 9C_83/2008) - tale limite
essendo stato fissato al 5% - senza che vi si sia spontaneamente accontentata,
si procede a un parallelismo dei due redditi di paragone per la parte
percentuale eccedente la soglia del 5% (DTF 135 V 297). In
pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido
aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure
facendo capo ai valori statistici oppure ancora a livello di reddito da
invalido mediante una riduzione adeguata del valore statistico (DTF 134 V 322).

 

Questa giurisprudenza intende garantire che i due redditi di
riferimento vengano stabiliti sulla medesima base. Ora, se una persona
assicurata realizzava nell'attività svolta senza danno alla salute un salario
considerevolmente inferiore alla media poiché le sue qualità personali
rendevano impossibile il conseguimento di un salario medio, non si può
presumere che la stessa persona con il pregiudizio alla salute possa realizzare
(anche solo in proporzione) un salario medio. Di conseguenza, se si prende in
considerazione un salario senza invalidità che per i detti motivi si situava
considerevolmente al di sotto della media, allora si deve tenere conto degli
stessi fattori estranei all'invalidità anche per determinare il reddito
ipotetico da invalido. Il parallelismo dei redditi tiene così conto della
circostanza che la persona assicurata, da invalida, non è realisticamente in
grado di realizzare il salario statistico medio, per cui occorre riconoscerle
un salario da invalida conseguentemente più basso. Non si giustificherebbe in
effetti in alcun modo contrapporre a un reddito senza invalidità nettamente al
di sotto della media (nazionale) un reddito da invalido medio (nazionale: SVR
2007 UV n. 17 pag. 56, U 75/03) realisticamente irrealizzabile. Per converso,
laddove un reddito da invalido di fascia media è realisticamente conseguibile
rispettivamente ragionevolmente esigibile, un reddito da valido inferiore alla
media (per motivi economici) non deve essere adattato al livello medio (DTF 135 V 58 consid.
3.4.3 e 3.4.4 pag. 61 segg.; cfr. pure sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013
consid. 4.4).

4. 

4.1. L'UAI lamenta in primo luogo una
violazione del diritto in quanto la Corte cantonale avrebbe applicato alla
fattispecie il principio del parallelismo dei redditi senza che però fossero
realizzate tutte le condizioni per procedervi. In particolare contesta che il
giudice di prime cure potesse apoditticamente concludere che l'assicurato non
si sarebbe accontentato di un guadagno modesto. Oltre a censurare questa
conclusione perché adottata senza procedere ad alcuna verifica, l'Ufficio
ricorrente reputa che gli atti indurrebbero a ritenere piuttosto la tesi
contraria. 

4.2. I dati di riferimento vanno adeguati in
base al principio del parallelismo dei redditi soltanto se è comprovato che
l'assicurato non intendeva accontentarsi di un salario modesto. Come rileva a
ragione l'insorgente, non vi è una presunzione in tal senso (sentenza
9C_205/2011 del 10 novembre 2011 consid. 8.4, in RtiD 2012 II pag. 414 segg.)."

 

                                         In una STCA 32.2012.165
del 29 novembre 2012 il TCA, accertato come l’assicurato, prima del danno alla
salute, avesse svolto da anni l’attività di ristoratore indipendente
conseguendo modesti redditi, ha negato l’applicazione del gap salariale avendo
concluso che l’interessato si era accontentato di tali redditi. 

 

                                         Questo Tribunale ha pure
confermato la non applicazione del gap salariale nel caso di
un’assicurata che, cessata l’attività di cameriera presso un esercizio pubblico
chiuso per fallimento, ha accettato un nuovo impiego quale cameriera per un
salario sensibilmente inferiore alla media. Appurato che il salario pattuito
era dovuto a ragioni personali e non alla particolarità del mercato, il TCA
aveva concluso che l’interessata si era accontentata di una simile retribuzione
(STCA 32.2012.207 del 6 maggio 2013, confermata con STF 9C_430/2013 del 22 luglio
2013).

 

                                         Nella sentenza 32.2013.199
del 18 settembre 2014, il TCA ha negato l’applicazione del gap salariale
ad un’assicurata che sebbene non avesse delle competenze lavorative specifiche
(aveva conseguito un diploma di maestra d’asilo, ma non aveva mai svolto questa
attività) è rimasta alle dipendenze della medesima ditta dal 1° settembre 1987
al 30 giugno 2006 (doc. AI 11-1) percependo per 18 anni uno stipendio inferiore
alla media dei salari svizzeri e senza aver mai cercato un’occupazione
alternativa.

 

                                         Nella presente fattispecie
questo Tribunale non ha motivi per scostarsi da quanto deciso
dall’amministrazione.

 

                                         Dal rapporto della
consulente in integrazione professionale __________ e dal curriculum vitae
dell’assicurato, si evince che RI 1 dopo le scuole dell’obbligo ha conseguito
nel 2002 l’attestato federale di capacità (AFC) (doc. AI 3-1), quale montatore
di impianti sanitari. Dal 2002 al 2005 ha lavorato presso diversi datori di lavoro: un mese presso __________, due mesi presso __________, tre mesi presso __________,
tre mesi presso __________, quattro mesi presso __________ e cinque mesi presso
__________, tutti attivi nel settore impianti sanitari e riscaldamenti (doc. AI
2-1). 

                                         Dal 1° settembre 2005 alla
fine di novembre 2011 (cfr disdetta, doc. AI 4-3) è stato alle dipendenze, a
tempo pieno (100%), presso la __________ di __________. Dal 1° aprile 2012 ha percepito le indennità di disoccupazione (doc. AI 44-3). In sede di risposta è quindi emerso
che l’insorgente ha lavorato, sempre a tempo pieno, dal 7 aprile 2014 al 30
settembre 2014 presso __________, quale magazziniere (doc. V2).

 

                                         Nel periodo alle
dipendenze della __________ di __________, ovvero sei anni e tre mesi, RI 1 ha
percepito un salario inferiore alla media. Dal questionario del datore di
lavoro, oltre che dalla notifica LAINF, emerge un salario di base orario (tempo
pieno) di fr. 27.45 (2010-2011) (doc. AI 8-3, doc. LAINF 59). Dall’estratto
conto individuale allegato alla risposta di causa emerge inoltre che il salario
annuale tra il 2006 e il 2009 ha subìto poche variazioni (leggermente aumentato
tra il 2006 e il 2007) (doc. V4).

 

                                         Orbene, come rettamente
indicato dall’amministrazione (cfr. risposta 17 aprile 2014, pag. 4, doc. V),
sebbene l’assicurato avesse un attestato federale di capacità ed esperienza nel
settore è rimasto alle dipendenze della __________ di __________ per più di 6
anni, percependo uno stipendio inferiore alla media dei salari svizzeri e senza
aver mai cercato un’occupazione alternativa.

 

                                         L’assicurato avrebbe
infatti guadagnato nel 2013 fr. 63'268.45 / anno per un’occupazione a tempo
pieno (cfr. consid. 2.12.1.). Questo reddito si situa, per ragioni estranee
all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente
(cioè fr. 73'643.05, cfr. Tabella TA1 p.to 41-43 “Costruzioni”, livello
di qualifica 3, fr.5’742.-- X 12 mesi =
68’904.-- riportato su 41.7 = 71'832.40 e aggiornato al 2013).

 

                                         Aggiornato al 2013 il
salario dell’assicurata è dunque inferiore del 14% alla media dei salari
svizzeri.

 

                                         A corroborare questa tesi,
nello scritto di posta elettronica del 25 giugno 2013 la __________ di __________
(ditta nella quale RI 1 aveva iniziato l’apprendistato di montatore di impianti
sanitari, doc. AI 2-1) comunicava alla patrocinatrice che per un buon operaio
con attestato federale di capacità ed esperienza di 11 anni il salario orario è
di fr. 32.-- / 33.--. Successivamente il salario orario quale capo cantiere è
di fr. 33.- / 34.-- (doc. AI 51-8).

 

                                         Alla luce di quanto sopra,
secondo il TCA può essere qui ritenuto che il ricorrente, per motivi estranei
all'invalidità, si sia deliberatamente accontentato di un reddito
considerevolmente inferiore a quello che avrebbe potuto ottenere nel settore
specifico (STF 9C_21/2014 consid. 4.3).

 

                                         In tale evenienza, dunque,
il parallelismo dei redditi non è applicabile alla fattispecie e, pertanto, il
reddito statistico ipotetico da invalido va confermato, per l'anno 2013, in fr. 62'706.20.

                                         

                             2.13.   In ossequio alla
giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una sentenza del 25
luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una
riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%).

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15%. 

 

                                         In
una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito alcune
indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la
riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella
causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato
(47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava
un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un
mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età
e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello
retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I
138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione
sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni,
dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore
dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04,
consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un
permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un
fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid.
2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna
applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di
invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR
1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati
(circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare
disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss.
consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U
80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune
circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad
esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto
che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle
assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza
federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale
legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un
caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere
limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può
comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in
questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid.
2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione
(15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività
leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in
cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle
difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del
15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione
della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il
TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti
legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione
(anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

                                      

Questa indicazione, posta sulla base dello studio della
giurisprudenza federale, di accordare ad ognuno dei fattori di rilievo una
decurtazione del 5%, è stata poi ribadita da questo Tribunale nella STCA
32.2012.36 del 31 gennaio 2013, nella quale il TCA - distanziandosi dalla
prassi adottata autonomamente dall’Ufficio AI del Canton Ticino sulla base di
una direttiva interna che prevede, tra l’altro, delle deduzioni percentuali
varianti dall’1% al 10% in funzione delle limitazioni nel portare i pesi - ha
evidenziato che l’applicazione della riduzione percentuale deve avvenire utilizzando
esclusivamente dei multipli di 5. 

Con sentenza
9C_179/2013 del 26 agosto 2013, il Tribunale federale ha interamente confermato
quanto stabilito da questo Tribunale, sviluppando le seguenti considerazioni:

 

" (…)

5.5. La decisione del Tribunale cantonale di
distanziarsi dalla deduzione operata dall'UAI a titolo di circostanze
particolari non viola il diritto federale né configura altrimenti un abuso o un
eccesso nell'esercizio del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido
motivo. Come fanno giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi
il Tribunale federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni
dei multipli di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare - a causa
dell'ininfluenza del calcolo per l'esito della valutazione - il giudizio
dell'istanza precedente. L'applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe
invece problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente
concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria
(cfr. Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung [IVG], in:
Murer/Stauffer [ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, 2a ed. 2010, pag. 314). In tali condizioni,
rappresentando questo argomento già valido motivo per scostarsi dalla
valutazione dell'amministrazione, non occorre verificare oltre l'altro motivo
posto a fondamento della pronuncia impugnata e contestato in sede federale,
ovvero quello dell' (in) applicabilità di una direttiva amministrativa interna che
regoli autonomamente per il proprio Cantone le riduzioni sul reddito statistico
da invalido. 

 

5.6. L'UAI si
richiama del resto a torto alle sentenze 9C_390/2011 del 2 marzo 2012 e
9C_299/2011 del 21 novembre 2011 per invocare l'esistenza di prassi parallele
in altri cantoni. In realtà dalle citate sentenze non emerge nulla di tutto
ciò. La "feuille de calcul" menzionata in dette sentenze null'altro è
se non il calcolo interno dell'invalidità che precede l'emanazione della
decisione amministrativa. Per il resto, è sufficiente il rilievo che anche in
quelle vertenze, laddove applicata, la riduzione effettuata dall'ufficio AI
interessato corrispondeva a un multiplo di 5.” 

 

                             2.14.   In concreto, nella decisione
impugnata, l’amministrazione in sede di risposta ha corretto la precedente
riduzione del solo 5% (altri fattori di riduzione, cfr. doc. AI 63-3) e ha
applicato una riduzione del 10% per attività leggere (cfr. risposta del 17
aprile 2014, doc. V).

 

                                         L’insorgente, da parte
sua, ha postulato una riduzione del 15% (10% per lavori leggeri e 5% per altri
fattori di riduzione; doc. I, pag. 8).

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la questione del potere d'esame
del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle assicurazioni qualora si
tratti di verificare, in materia di assicurazione per l'invalidità,
l'estensione della riduzione operata sul reddito da invalido accertato sulla
base dei dati statistici conformemente alla DTF 126 V 75.

 

                                         L'Alta Corte al consid. 5.2
si è così espressa:

 

" Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal fédéral, celui de
l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche pas limité dans ce
contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou l'abus du pouvoir
d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la décision
administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui concerne
l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de savoir si
une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a adoptée
dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les principes
généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son résultat. A cet
égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif pertinent, substituer
sa propre appréciation à celle de l'administration; il doit s'appuyer sur des
circonstances de nature à faire apparaître sa propre appréciation comme la
mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid. 6 p. 81).»

 

                                         Nel caso di specie, alla
luce di quanto stabilito dal Tribunale federale nella sentenza del 26 agosto
2013 (cfr. consid. 2.13.), il TCA ritiene corretta la riduzione del 10%. 

                                         Altre circostanze
personali che potrebbero giustificare una decurtazione maggiore sul reddito
statistico da invalido non ve ne sono.

 

                                         Tuttavia, anche applicando
la riduzione del 15% richiesta dall’insorgente, la soluzione finale non cambia.

 

                                         Procedendo quindi al
raffronto dei redditi, con riferimento al 2013, partendo da un salario da
invalido di fr. 62'706.20, ammettendo la riduzione del 10%, il
reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 56'435.60. Confrontando ora
questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 63'268.45
(consid. 2.12.1.), emerge un tasso d’invalidità del 10,7%, arrotondato all’11% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto né ad una rendita d’invalidità, né a provvedimenti
professionali, come stabilito nella decisione impugnata.

 

                                         Procedendo invece al
raffronto dei redditi, con riferimento al 2013, partendo da un salario da
invalido di fr. 62'706.20, ammettendo la riduzione del 15%, il
reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 53'300.25. Confrontando ora
questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 63'268.45
(consid. 2.12.1.), emerge un tasso d’invalidità del 15,7%, arrotondato al 16% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto né ad una rendita d’invalidità, né a provvedimenti
professionali, come stabilito nella decisione impugnata.

 

                                         Le prestazioni
dell’assicurato vanno soppresse a partire dal 1° luglio 2013, in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se la capacità al guadagno dell’assicurato
o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande
invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (cfr. STF 9C- 971/2009 del 14 giugno 2011
consid. 3.1).

 

                                         Visto quanto precede, la
decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.

 

                             2.15.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca
e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative
all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale
delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra
200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- andrebbero poste a
carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria (cfr.
consid. 2.16.).

 

                                         Al riguardo il Consiglio
federale nel Messaggio concernente la modifica della legge federale
sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione della procedura)
del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:

 

" (...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito patrocinio, la
procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere gratuita (con
riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati interessati, come
negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in considerazione le
particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le persone meno abbienti
possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito delle procedure di
ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni e, per le persone
residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso AVS/AI. In altri
termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio in seguito a circostanze
particolari che riguardano il singolo caso, per le controversie concernenti
prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti di spesa inferiori
rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di politica sociale,
fisseranno questi limiti non in funzione del valore litigioso, ma in funzione
dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di spesa (dai 200 ai 1000
franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione totale
dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento
espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.
(...)"

 

                             2.16.   Deve ancora essere verificato
se il ricorrente può essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con
il gratuito patrocinio (doc. I, IX).

 

                                         Ai sensi dell’art. 61
lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il
diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente
può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia
sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in
vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso
doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria.
L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla
concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto
federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto
cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).

 

A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge sull’assistenza giudiziaria
e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011,
l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e dalle
cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione al
gratuito patrocinio.

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al
vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati
se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento
dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag)
e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14
cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

                                      

                                         Per valutare se un
assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza, si
tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di esistenza
agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b,
p. 48 consid. 7c).

                                         Al minimo esecutivo
va, infatti, aggiunto un supplemento al     massimo del 15-25% (cfr. STFA U
102/04 del 20 settembre      2004).

 

                                         Nella fattispecie, dalle
carte processuali risulta che il ricorrente, coniugato con __________,
ausiliaria di pulizie presso __________, dispone, quali entrate, del proprio
stipendio presso __________ di fr. 4'200.-- lordi mensili, pari a fr. 2'963.20
netti (vedi estratto conto __________), della rendita __________ di fr. 528.65
mensili e dello stipendio della moglie di fr. 26.67 per 16 ore al mese, che
corrispondono a fr. 5’000.50 netti annui, secondo il certificato di salario
allegato, fr. 417.10 mensili (doc. XVII).

 

                                         Il reddito della famiglia dell’assicurato, composta da lui, dalla
moglie e dal figlio (__________del 2008) ammonta dunque a fr. 3'908.95.

 

                                         Per
quanto riguarda il calcolo del fabbisogno, all’assicurato deve essere applicato
l’importo base mensile per coniugi pari a fr. 1'700.--, più fr. 400.-- per il
figlio, stabiliti per il calcolo del minimo esistenziale LE