# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ea41ae2-0d3f-52d9-ac8e-f41ad6cc774c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-10-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.10.2011 31.2011.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2011-5_2011-10-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2011.5

   

  BS

  	
  Lugano

  10 ottobre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1 giugno 2011 di

 

	
   

  	
    RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2 maggio
  2011 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  in relazione alla

  	
  CO 1   

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

   

  FA 1

  (radiata da RC __________)

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in fatto

 

                               1.1.   La FA 1,
iscritta a Registro di Commercio (RC) il __________con sede a __________ (sede in
seguito a __________), aveva quale scopo sociale la fornitura e la posa di
controsoffitti in cartongesso, legno, metallo e altri materiale e di soffitti e
pareti interne divisorie. 

                                         Dall’estratto
RC informatizzato risulta che RI 1 ha assunto la carica di socio gerente, con
diritto di firma individuale, dal 9 maggio 2007 (data di pubblicazione nel
FUSC) sino all’apertura del fallimento (31 maggio 2010). 

 

                               1.2.   La FA 1 è
stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), in qualità di
datrice di lavoro, dal 1° gennaio 2001 al 31 maggio 2010.

 

                                         La
società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha
dovuto sistematicamente diffidarla dal maggio 2002 e precettarla dall’aprile
2004 (cfr. specchietto dell’evoluzione dei pagamenti relativi agli oneri sociali
per gli anni 2007-2010; doc. 1/B-B5). 

 

                                         Il 18
novembre 2009, 20 novembre 2009 e 12 aprile 2010 l’UEF del Distretto di __________
ha rilasciato degli attestati di carenza beni relativi ai contributi paritetici
AVS/AI/IPG/AD e AF non pagati dalla società per gli anni dal 2008 e 2009 (doc.
1/C-C7).

 

                                         Con
decreti 31 maggio 2010 e 11 giugno 2010 la Pretura del Distretto di __________ ha
dichiarato l’apertura del fallimento della società, rispettivamente ha
autorizzato la sospensione della procedura di fallimento ex art. 230 LEF (FUSC 11.06.
2010 e 9.07.2010). 

 

                                         La Cassa
ha insinuato all’UEF di __________ il proprio credito di fr. 247'222,75 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non soluti per gli anni dal 2007 al 2010
(maggio), come pure di riprese salariali per gli anni dal 2005 al 2008 (doc.
1/D-D5). 

 

                                         La
procedura di liquidazione del fallimento è stata definitivamente chiusa per
mancanza di attivo non avendo nessun creditore anticipato le spese per la sua
continuazione (doc. 1/E).

 

                                         La
ragione sociale è stata infine cancellata da RC l’11 ottobre 2010 (FUSC __________).
                                                       

 

                               1.3.   Costatato di
avere subito un danno, con decisione 17 dicembre 2010, confermata con
decisione su opposizione 2 maggio 2011, la Cassa ha chiesto a RI 1il risarcimento
ex art. 52 LAVS di fr. 244'527,20 per contributi
paritetici non soluti dalla FA 1 dal 2007 al 2010, come pure
riprese salariali per gli anni 2007 e 2008 (doc. 1 e 3). 

                               1.4.   Contro la
succitata decisione su opposizione RI 1, per il tramite del suo legale, ha
interposto ricorso postulandone l’annullamento. Facendo presente di essere entrato
nel 2007 nella FA 1 per fare un favore ai signori __________, i quali gli
avevano garantito la solvibilità dell’azienda, e di non aver avuto alcun potere
di controllo sugli affari societari, egli evidenzia di aver appreso alla fine
del 2009 del tracollo della società dovuto alla crisi finanziaria internazionale,
alla concorrenza sleale degli artigiani del __________ ed al dumping salariale.
Egli evidenzia altresì le misure messe in atto per permettere la continuità
della società, sforzi che tuttavia non sono stati sufficienti per evitare
l’insolvenza, motivo per cui egli contesta una sua negligenza grave riguardo al
mancato pagamento dei contributi paritetici da parte della società.

 

                               1.5.   Con la risposta
di causa la Cassa, confermando il contenuto della decisione contestata, postula
l'integrale reiezione del ricorso non avendo l’insorgente fatto valere validi
motivi di  giustificazione, rispettivamente di discolpa atti ad esonerarlo da
una responsabilità ex art. 52 LAVS.  

 

                               1.6.   Il 29 agosto
2011 l’insorgente ha notificato i mezzi di prova da assumere durante
l’istruttoria (VII).

 

 

considerato                    in diritto

                                         

 

                               2.1.   In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire
il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza
grave, le prescrizioni (dell’assicurazione). I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso
di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.

 

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, p. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata
con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di
una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96
V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la
cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo
nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo
contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.
In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni
definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer,
Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 p. 107;
Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in
RSA 1991, p. 163; RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora
più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più
organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne
rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate).

 

                                         Il TFA
(dal 1° gennaio 2007: TF) ha riesaminato il problema della responsabilità
sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a
proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente
all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V
11 = Pratique VSI 2003 pagg. 79 segg.). 

                                         

                                         Nella
fattispecie concreta, a seguito del rilascio degli attestati  di carenza beni
nei confronti della Sistem 2000 Sagl (cfr. consid. 1.2), la Cassa ha chiesto
rettamente, in via sussidiaria, a Aurelio Ghirlanda, organo formale della stessa,
il risarcimento ex 52 LAVS per i contributi paritetici non versati dalla
società.

                                         

                               2.2.   Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28
ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA 31.2002.10 del 10 giugno 2002 consid. 2.3;
Pratique VSI 1994 p. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01 del
4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti,
L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti
del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, in RDAT II 1995 pagg. 369 s; vedi anche
la numerosa giurisprudenza citata in: Istituto delle assicurazioni sociali,
"Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della
Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro”, in RDAT
II 2002 pagg. 519 s; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2 consid. 6). Non sono invece
computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03 del 19 agosto 2003, H
194/96 del 4 novembre 1996).

                                                                                

                                         Nel caso
in esame, oggetto del danno è il mancato pagamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD
e AF dovuti dal 2007 al 2010 (sino a maggio) e determinati in base alle relative
distinte salari, nonché gli oneri sociali su riprese salariali per gli anni
2007 e 2008 accertati dall’ispettore della Cassa mediante un controllo del
datore di lavoro (cfr. doc. 3). 

                                      

                               2.3.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con
riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il
prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta.
Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa,
lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non
ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 p. 608 consid. 5b).

                               2.4.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non
osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo
di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli artt. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 p. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 p. 261 consid.
4b, 1985 p. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b;
Frésard, cit., in RSA 1987 p. 7).                                                 

 

                               2.5.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 p. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con
riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, p.
53). 

                                         I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente
imputabili a tutti gli organi della stessa. 

                                         Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, cit., p. 52; Dieterle/ Kieser, Das
Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, p.
658).

                                         La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e
relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave
negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).

 

                               2.6.   Nella
fattispecie in esame, il ricorrente sostiene di aver accettato la carica di (socio)
gerente della FA 1 per fare un favore ai signori __________, i quali gli
avevano garantito la solvibilità dell’azienda. Per questo motivo rileva di non aver
avuto alcun controllo sugli affari societari i quali venivano direttamente gestiti
dai succitati, evidenziando inoltre di aver appreso con enorme sorpresa del
tracollo della società palesatosi alle fine del 2009 per diverse ragioni
oggettive e importanti tali da sfuggire alla responsabilità degli organi
societari. Quanto asserito non è sufficiente per liberare l’insorgente da una
responsabilità ex art. 52 LAVS.

 

                                         Conformemente
la giurisprudenza federale, i soci gerenti e i gerenti di una Sagl rispondono
dei danni causati dal non pagamento dei contributi sociali come gli organi di
una società anonima. Pertanto nell'ambito della responsabilità ex art. 52 LAVS,
il socio gerente (e il gerente) di una Sagl deve essere parificato ad un
amministratore di una società anonima (DTF 126 V 238 = Pratique VSI
2000, pp. 226-229; cfr. anche Pratique VSI 2002 pp. 177-178; STFA H 20/01 del 21
giugno 2001). Il suo comportamento nell’ambito della gestione va quindi
valutato secondo gli stessi criteri applicati agli amministratori di questa
società (STF 9C_788/2007 del 29 ottobre 2008; STFA H 95/04 del 8 marzo 2005,
STFA H 337/01 del 23 gennaio 2003; STCA 31.02.10 del 10 giugno 2002 e STCA 31.01.38-39
del 14 ottobre 2002).

 

                                         Accettando
il mandato di socio gerente l’insorgente ha quindi assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STF
9C_788/2007 del 29 ottobre 2008; STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA
H 5/02 del 31 gennaio 2003). Giova infatti ricordare come ai sensi dell’art. 716a
cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore (e di conseguenza anche al gerente di
una Sagl) spetta l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in
particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei
regolamenti e delle istruzioni. L’amministratore (rispettivamente il gerente)
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere
irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una
gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale,
l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (STFA H
282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF 114
V 219 = RCC 1989 p. 116; cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella
causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in
conformità all'art. 51 LAVS (STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA H 310/02
del 11 novembre 2003, STFA H 33/03 del 8 ottobre 2003 e STFA H 208/00 + H
209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, op. cit., RSA 1991,
p. 165). 

 

                                         In queste circostanze, il
ricorrente non poteva unicamente fidarsi, almeno sino alla fine del 2009, delle
garanzie di solvibilità fornite dai signori __________ senza controllare, per
quel che concerne la presente vertenza, il pagamento dei contributi. 

                                         Al momento di entrare in
carica (maggio 2007) egli avrebbe pertanto dovuto apprendere che dal 2002 gli
oneri sociali non venivano versati regolarmente se non dopo diffide e che
dall’aprile 2004 venivano regolarmente spiccatti dei precetti esecutivi. Non va
poi dimenticato che l’insorgente disponeva del diritto di firma individuale
(cfr. consid. 1.1).

 

                                         RI 1 ha pertanto
omesso di verificare, almeno fino alla fine del 2009, che i contributi sociali venissero
pagati, ritenuto che al 28 luglio 2009 lo scoperto contributivo relativo al
2008 era di fr. 59'268,35 e nessun onere sociale del 2009 era stato liquidato
(il primo e unico versamento di fr. 865,35 per quell’anno è avvenuto il 10 febbraio
2010; cfr. specchietto dell’evoluzione dei pagamenti relativi agli oneri
sociali per gli anni 2007-2010; doc. 1/B-B5). Questa omissione costituisce,
come detto, una grave violazione del dovere di diligenza di un organo
societario. L’insorgente non poteva, nella veste di socio gerente della FA 1,
accontentarsi di svolgere un ruolo passivo. Del resto, la passività a dispetto
della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere
considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989
p. 115). La passività dimostrata dall’insorgente è quindi in relazione di
causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (STFA H 13/03 del
21 maggio 2003, H 65 /01 del 13 maggio 2002 e H 38/01 del 17 gennaio 2002). 

                                      

                               2.7.   RI 2

 

                                         Occorre pertanto esaminare
se vi sono validi motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa.

 

                               2.8.   Conformemente
la giurisprudenza, costituisce motivo di giustificazione il caso in cui
un datore di lavoro, omettendo il pagamento dei contributi per fare fronte a
una mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in questo modo di salvare
l'impresa che versa in una delicata situazione finanziaria. Un simile
comportamento sfugge a una responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente
se in questo modo il datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli
dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e
al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno
soluti entro un termine ragionevole. La questione decisiva, in tale contesto,
non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva realmente che l'azienda
potesse essere salvata e che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro
prossimo, bensì piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora oggettivamente
sostenibile agli occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12
dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op.
cit., n. 668s, pp. 156ss; vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung des
Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti
di diritto delle assicurazioni sociali, 2006, pp. 25ss e 35s; cfr. anche STFA H
103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha precisato che la ditta che
attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati
deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio
2002 consid. 4.6. con riferimenti e H 336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La
giurisprudenza federale ha ribadito che l’organo della società deve prestare
particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto che la ditta
sta attraversando una crisi finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001 consid.
4a).

                                         Quindi
l’illiquidità della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei
contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla
citata giurisprudenza (STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009). 

 

                                         Da
distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per
salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione,
vi è quello in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione
dell’attività può eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa
seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento a quelle aziende,
che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni
sociali, i propri obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà
economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa di fallimento) e
rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi della loro
esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la
perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007
del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth,
op. cit., n. 696 ss, pp. 163 ss; cfr. anche Meyer, cit., p. 36). Va poi ricordato che per giurisprudenza
non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il differimento dei
pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti venivano
effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                               2.9.   RI 2                                 

                                      

                                         Tuttavia,
va evidenziato che per giurisprudenza (STCA inc. 31.2007.18+20 del 9 giugno
2008 e in c. 31.1995.12 del 14 giugno 1995) la responsabilità del datore di
lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della
società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.

                                         Detto
questo, occorre rilevare che prima delle citate misure i problemi di liquidità
della FA 1, almeno per quanto riguarda il pagamento degli oneri sociali, erano
già cronici. Come evidenziato nella decisione impugnata e non contestato dal
ricorrente, dal maggio 2002 la Cassa ha iniziato a diffidare la società,
avviando dall’aprile 2004 numerose procedure esecutive. Ad esempio, come si
evince dal già citato specchietto dell’evoluzione dei pagamenti relativi agli
anni 2007-2010, dall’ottobre 2007 mensilmente la Cassa ha inviato diffide di
pagamento e fatto spiccare precetti esecutivi (doc. 1/B-B5). Scoperti risultano
i contributi per il 2007 (in parte l’acconto di dicembre e totalmente il
conteggio finale), per il 2008 (parzialmente gli acconti agosto – novembre e
totalmente il conteggio finale) e per il 2009 (tutto l’anno).  

                                         Occorre
in questo contesto ricordare che, secondo la giurisprudenza, non può essere
riconosciuto un motivo di giustificazione se il differimento dei
pagamenti dei contributi paritetici era cronico, e i pagamenti venivano
effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27 giugno 1994 in re M.), ciò che è stato il caso. Vista la succitata evoluzione del debito contributivo, non
appare verosimile che il differimento dei pagamenti fosse riconducibile a momentanea
crisi finanziaria della società o ad una passeggera situazione di illiquidità
(in argomento DTF 123 V 244, 121 V 243, 108 V 188; STFA H 134/02 del 30 gennaio
2003, H 297/03 del 4 novembre 2004, H 277/01 del 29 agosto 2002; RCC 1992 p.
261). Non è pertanto assodato, conformemente alla succitata
giurisprudenza, che il differimento del pagamento degli oneri sociali fosse obiettivamente
indispensabile per la sopravvivenza della società e che si potesse
oggettivamente presumere di liquidare entro breve termine, nel senso di pochi
anni e non di anni, il debito contributivo.  

                                         Non
risultano d’altronde neppure dati motivi di discolpa, invocabili, come detto,
nel caso di aziende che dopo aver per lungo tempo ed ineccepibilmente
provveduto al versamento dei contributi cadono in difficoltà economiche,
vengono sciolte (di regola, come in casu, per fallimento) e causano una perdita
contributiva limitata a due-tre mesi, ciò che non corrisponde al caso in esame.
  

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, non sono nella fattispecie ravvisabili validi
motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa nel senso della
succitata giurisprudenza. 

 

                                         Il
ricorrente deve pertanto risarcire alla Cassa gli oneri sociali non versati
dalla FA 1 per complessivi fr. 244'527,20. 

                                         

                             2.10.   Con scritto 29
agosto 2011 l’insorgente ha notificato i mezzi di prova da assumere pendente
causa (VII).

 

                                         Per costante
giurisprudenza, dall’art. 29 cpv. 2 Cost. deve, tra
l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i
fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne
conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56, 126 I 16, 124 V 181,
375). Sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti
ai fini del giudizio. Possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a
provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun
chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua
conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360). Quindi, se gli accertamenti
svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono
fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione
che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori
misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo
assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, 1999, p. 212; Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
1998, p. 39 no. 111 e p. 117 no. 320; DTF 122 II 469, 122 III 223). In tal caso
non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV N. 10 p. 28; DTF 124 V 94).

 

                                         La
documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito della presente
vertenza, per cui non si rende necessario assumere altre prove. 

                                         In
particolare, vista la chiara giurisprudenza in merito ai motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa e dei chiari rilevamenti esposti, non occorre esperire,
come chiesto, una perizia contabile sulla conformità o meno dell’agire degli
organi societari. Per lo stesso motivo non è necessario sentire i testi __________,
__________ al fine di  dimostrare gli sforzi compiuti dagli organi della
fallita per far fronte alle difficoltà di mercato negli anni 2008 e 2009, le
cui misure sono state peraltro indicate nell’istanza di autofallimento del 28 aprile
2010 (doc. H). Non necessaria è pure la loro deposizione per determinare, come
sostenuto dall’insorgente, l’esatto grado di responsabilità degli organi
formali e di quelli materiali della società. Va qui fatto presente che, secondo la federale, alla cassa di compensazione spetta per legge
un’ampia facoltà di decidere, nel caso di solidarietà tra più debitori, se
convenire in giudizio tutti i debitori o soltanto uno o solo alcuni di essi.
Qualora la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità
può sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. 3). Inoltre,
i rapporti interni, eventualmente di regresso, tra i
singoli responsabili esulano dalla procedura di risarcimento (cfr. DTF 119 V 86
consid. 5a con riferimenti; VSI 1996 p. 306 consid. 6 p. 308).  Non necessario è anche il richiamo dall’UEF di __________ degli atti concernenti
la società, avendo il ricorrente stesso prodotto l’istanza di autofallimento,
come pure gli altri rilevanti documenti concernenti il fallimento (cfr. doc. H
– M). Infine, per tutti questi motivi non occorre dar seguito alla richiesta dell’insorgente
di essere personalmente sentito. 

 

                             2.11.   Visto tutto
quanto precede, il ricorso va respinto e la decisione su opposizione impugnata
confermata.

 

                             2.12.   In DTF 137 V
51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del ricorso in materia
di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità del datore di
lavoro per il danno risultante dalla violazione delle prescrizioni in materia di
AVS, il TF ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico
interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore di lavoro ex art.
52 cpv. 1 LAVS è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il
limite di fr. 30'000.-- o in presenza di una questione di diritto di importanza
fondamentale (circa l’interpretazione in un senso largo della nozione di “responsabilità
dello Stato” ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a LTF vedi Moser-Szless, Le
recours en matière de droit pubblic au Tribunal fédéral dans le domaine des
assurances sociales – aspects choisis, in HAVE 2010 p. 342; Fretz, La
responsabilité selon l’art. 52 LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52
LPP, in HAVE 2009 p. 249; cfr. inoltre anche la DTF 135 V 98 nella quale il TF
si è pronunciato circa l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la responsabilità
del titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione
per il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e la DTF 134 V 138
nella quale l’Alta Corte si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso
in tema di responsabilità dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo
evidenziando, in particolare, che l’eventuale presupposto della “questione di
diritto di importanza fondamentale” – presupposto questo che,
secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibilie il ricorso in materia di
diritto pubblico anche se il valore litigioso non raggiunge i fr. 30'000.-- – deve essere
dimostrata dal ricorrente). 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
é respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati.

 

                                         Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004
Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

 

                                         In
materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo
della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.
30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i
fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF). 

 

                                         Qualora
non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113
LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

 

 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                            Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti