# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4dd1f5e-9126-59ce-a9c9-50a7bb284921
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-08-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.08.2010 32.2010.151
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-151_2010-08-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.151

   

  FS

  	
  Lugano

  2 agosto 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

statuendo sul ricorso del 2 giugno 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 30 aprile 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1959 – da ultimo attiva quale ausiliaria di pulizie e aiuto cucina presso
l’__________ dove ha effettuato l’ultimo giorno lavorativo effettivo il 12 ottobre
1998 (doc. AI 12/3) –, è stata posta al beneficio di una rendita intera dal 1° ottobre
1999 al 31 dicembre 2001 e di una mezza rendita dal 1° gennaio 2002 (decisione
15 gennaio 2003, cresciuta incontestata in giudicato sub doc. AI 52/1-4).

 

                               1.2.   A
conclusione della revisione, avviata d’ufficio nell’agosto 2004 (doc. AI
55/1-2), con decisione 30 dicembre 2004 (doc. AI 65/1-2), confermata con
decisione su opposizione 30 gennaio 2006 (doc. AI 74/1-5), l’Ufficio AI aveva
confermato il diritto alla mezza rendita.

 

                                         Con
sentenza 27 marzo 2007 (doc. AI 83/1-16) – a seguito del ricorso inoltrato
tramite l’avv. RA 1 (doc. AI 82/2-4) – questo Tribunale ha annullato la
decisione su opposizione 30 gennaio 2006 e rinviato gli atti all’Ufficio AI
affinché, ordinata una perizia psichiatrica e appurato se vi è stato o meno un
peggioramento dal punto di vista reumatologico, rendesse un nuovo provvedimento.

 

                               1.3.   Con
decisione 30 aprile 2010 (doc. AI 126/31-38), preavvisata con progetto 26
febbraio 2010 (doc. AI 112 /1-4), l’Ufficio AI – sulla base della perizia
psichiatrica e del suo complemento 31 luglio e 5 ottobre 2007 (doc. AI 89/1-12
e 93/1-4), dell’esame medico 7 maggio 2008 del dr. __________ (doc. AI 99/1-5),
dell’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
11 novembre 2008 (doc. AI 102/1-7), del rapporto finale 9 novembre 2009 della
consulente in integrazione professionale (doc. AI 109/1-7) e delle annotazioni
27 aprile 2010 del dr. __________ (doc. AI 118/1) – ha stabilito che, con
effetto dal 1. giugno 2010, l’assicurata ha diritto ad un quarto di rendita
(grado d’invalidità 46%) precisando che “(…) per il periodo dal 01.07.2005 al
31.05.2010, quale rendita intera (86%) riceverà una decisione separata. (…)”
(doc. AI 126/31).

 

                               1.4.   Contro
questa decisione, sempre tramite l’avv. RA 1, l’assi-curata ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA con il quale – contestati, con
argomentazioni di cui si dirà se necessario nel merito, la valutazione medica,
quella economica e l’importo della nuova rendita –, oltre al ripristino
dell’effetto sospensivo, ha chiesto, in via principale, il diritto ad una
rendita intera dal 1. giugno 2010 e, in via subordinata, almeno fr. 380.--
quale rendita mensile dal 1. giugno 2010.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI si è opposto al ripristino dell’effetto sospensivo
e – ribadite le proprie argomentazioni e confermato la correttezza del
calcolo dell’importo della rendita effettuato dalla Cassa di Compensazione – ha chiesto di
respingere il ricorso.

 

                               1.6.   Con
scritto 12 luglio 2010 al TCA l’assicurata ha chiesto l’assunzione di alcuni
mezzi di prova.

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 130 V 445 consid. 1 pag. 446 seg.
con riferimento a DTF 130 V 329). Ne consegue che nel caso in esame sono applicabili le norme
materiali in vigore fino al 31 dicembre 2007 per quanto attiene allo stato di
fatto realizzatosi fino a tale data, mentre per il periodo dal 1° gennaio 2008 sino
alla decisione impugnata, che delimita temporalmente il potere cognitivo del giudice
delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con riferimenti),
trovano applicazione le nuove norme. In concreto la questione non ha comunque
particolare portata pratica, poiché la 5a revisione dell'AI non ha modificato
in maniera sostanziale le disposizioni legali sulla valutazione del grado
d'invalidità. La giurisprudenza fondata sulle norme precedenti mantiene pertanto
la sua validità (cfr. STF 9C_443/2009 del 19 agosto 2009 consid. 4 con riferimento
a STF 8C_76/2009 del 19 maggio 2009 consid. 2).

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 30 aprile 2010 – con la quale l’Ufficio
AI ha ridotto il diritto a prestazioni da mezza a un quarto di rendita con effetto
dal 1. giugno 2010 – è conforme o meno alla legislazione federale.

 

                                         L’assicurata
postula il diritto ad una rendita intera dal 1. giugno 2010 e, in via subordinata,
il riconoscimento di una rendita mensile di almeno fr. 380.-- sempre dalla
stessa data.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag.
1411, n. 46).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI (cpv. 1 fino al 31 dicembre 2007) gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il
grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto
del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con
quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è
portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla
nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli
può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità
lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali
del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione
della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento
o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U
156/05, consid. 5).

                                         La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto
dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute
fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione
su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V
222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno
2003, consid. 4.1; STFA I 761/01 del 18 ottobre 2002, consid. 3.1, pubblicata
in SVR 2003 IV Nr. 11 e STFA I 26/02 del 9 agosto 2002, consid. 3.1).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342,
607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss
des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile
per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi
citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre
1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182
consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49 e nelle STF 9_C 830/2007 del 29 luglio 2008 e 9C_959/2009,
9C_995/2009 del 19 febbraio 2010), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigi-bilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di
notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di
altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di
concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico
pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2)
la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato
psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico,
indicante simultaneamente l’in-successo e la liberazione dal processo
risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia;
"primärer Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di
trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata
(DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA I 702/03 del 28 maggio 2004, consid. 5 e STFA
I 870/02 del 21 aprile 2004, consid. 3.3.2; Pratique
VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsun-fähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich
in der Invaliditäts-bemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine, va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria
giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65;
STFA I 873/05 del 19 maggio 2006).

 

                               2.6.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibili di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta
l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente
invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Bundesgesetz
über die Invalidenversicher-ung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 30/31 (art. 17 LPGA), pag. 379-380).

                                         L’Alta
Corte ha precisato che il punto di riferimento temporale per
valutare se si è in presenza di una modifica rilevante del grado di invalidità
suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è costituito,
come nel caso di nuova domanda, dall’ultima decisione cresciuta in giudicato
che si fonda su un esame materiale del diritto alla rendita (DTF 133 V 108 e
STF 9C_520/2009 del 24 novembre 2009, consid. 3.1).

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al
guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni,
non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88a cpv.
2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della
rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione
limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce
che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente
dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione
illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato
o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 OAI.

 

                               2.7.   Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività
lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del
concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché – in simili
condizioni – l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di
guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di
una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico
di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986
pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Duc, op. cit., pag. 1480, n. 224).

 

                                         A
sua volta, l'art. 27 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino
al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di
una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica
s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli
nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei
religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può   esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les assurances sociales
en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di
regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato
è ancora attivo nella sua economia do-mestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit., pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.8.   Nel
caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei
fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile
l’art. 28a cpv. 3 LAI (cfr. art. 28 cpv. 2ter LAI in vigore fino al 31 dicembre
2007) secondo cui:

 

" 
Se l’assicurato esercita
un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda
del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16
LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in
vigore sino al 31 dicembre 2003):

 

" 
Quando si possa
presumere che gli assicurati che esercitano solo parzialmente un’attività
lucrativa o lavorano gratuitamente nell’azienda del coniuge, senza soffrire di
un danno alla salute, eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto alla
rendita un’attività lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente
secondo i principi validi per le persone esercitanti un’attività lucrativa."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in
DTF 125 V 146.

 

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga, è conforme alla
legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg. e STFA I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in DTF 133 V 504 e nella STF 9C_15/2007 del 25
luglio 2007.

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi
reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete
nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella
versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.

 

                               2.9.   Al
fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità,
si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare,
fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in
assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività
lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784
segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150;
STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109;
Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtssprechung
des Bundesgericht zum Sozialversicherugsrecht, 2010, ad art. 5, pagg. 47-50 e
53; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999,
pag. 190 segg.).

 

                                         Riguardo
alla scelta del metodo di calcolo applicabile nei singoli casi, nella STFA I
276/05 del 24 aprile 2006, il TFA ha stabilito che:

 

" 
(…) 

2.3 Tant lors de l'examen initial du droit à la rente
qu'à l'occasion d'une révision de celle-ci (art. 17 LPGA), il faut donc
examiner quelle méthode d'évaluation de l'invalidité il convient d'appliquer. Le choix de l'une des trois méthodes considérées
(méthode générale de comparaison des revenus [art. 28 al. 2 LAI en corrélation
avec l'art. 16 LPGA], méthode spécifique [art. 28 al. 2bis LAI en corrélation
avec les art. 27 RAI et 8 al. 3 LPGA], méthode mixte [art. 28 al. 2ter LAI en
corrélation avec l'art. 27bis RAI, ainsi que les art. 16 LPGA et 28 al. 2bis
LAI en corrélation avec les art. 27 RAI et 8 al. 3 LPGA]) dépendra du statut du
bénéficiaire potentiel de la rente: assuré exerçant une activité lucrative à
temps complet, assuré non actif, assuré exerçant une activité lucrative à temps
partiel. On décidera que l'assuré appartient à l'une ou l'autre de ces trois
catégories en fonction de ce qu'il aurait fait dans les mêmes circonstances si
l'atteinte à la santé n'était pas survenue. Pour les assurés travaillant dans le ménage, il convient
d'examiner si l'assuré, étant valide, aurait consacré l'essentiel de son activité
à son ménage ou à une occupation lucrative après son mariage, cela à la lumière
de sa situation personnelle, familiale, sociale et professionnelle. Ainsi, pour
déterminer voire circonscrire le champ d'activité probable de l'assurée, si elle
était demeurée valide, on tiendra compte d'éléments tels que la situation financière
du ménage, l'éducation des enfants, l'âge de l'assurée, ses qualifications
professionnelles, sa formation ainsi que ses affinités et talents personnels (ATF
117 V 195 consid. 3b; VSI 1996 p. 209 consid. 1c). Selon la pratique, la
question du statut doit être tranchée sur la base de l'évolution de la situation
jusqu'au prononcé de la décision administrative litigieuse, encore que, pour
admettre l'éventualité de la reprise d'une activité lucrative partielle ou
complète, il faut que la force probatoire reconnue habituellement en droit des
assurances sociales atteigne le degré de vraisemblance prépondérante (ATF 130 V
396 consid. 3.3, 125 V 150 consid. 2c, 117
V 194 consid. 3b et les références).

(…)." (STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, consid. 2.3)

 

                             2.10.   Questo Tribunale rileva innanzitutto che giustamente l’Ufficio AI ha
considerato la ricorrente quale persona esercitante un’attività lucrativa a
tempo parziale e, di conseguenza, ritenuta la ripartizione di salariata al 80%
e casalinga al 20%, ha applicato il metodo misto per il calcolo
dell’invalidità.

 

                                         Questa
ripartizione, che si basa sui dati forniti dal datore di lavoro (doc. AI
12/1-3) e dall’assicurata nelle inchieste economiche per le persone che si
occupano dell’economia domestica 22 settembre 2000 e 11 novembre 2008 (doc. AI
17/1-7 e 102/1-7), non è del resto stata contestata.

 

                             2.11.   L’assicurata
era stata posta al beneficio di una rendita intera dal 1° ottobre 1999 al 31
dicembre 2001 e di una mezza rendita dal 1° gennaio 2002 (doc. AI 52/1-4),
sulla base delle seguenti emergenze.

 

                                         L’assistente
sociale, sulla base degli accertamenti esperiti nell’inchiesta economica per le
persone che si occupano dell’economia domestica 22 settembre 2000 (doc. AI
17/1-7), aveva stabilito una limitazione complessiva del 53%.

 

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna e reumatologia, nella perizia 20 settembre
2001 (doc. AI 32/1-12) – posta la diagnosi di “disturbo somatoforme del dolore con: dolori
diffusi al carico, 3/5 segni di Waddel positivi, iposensibilità emicorpo
sinistro – modica sindrome lombo-spondilogena cronica su: turbe statiche
(scoliosi sinistro destro convessa ed iperlordosi lombare), insufficienza muscolare
– modiche alterazioni degenerative (spondilartrosi da L2 a S1) – stato dopo M.
di Scheuermann” (doc. AI 32/8-9) –, aveva riconosciuto l’assicu-rata abile
al lavoro nella misura del 50% nella sua attività e del 100% in un’attività
leggera adeguata osservando che “(…) ritengo altresì necessaria, prima di una
riqualifica professionale, una perizia psichiatrica per escludere un problema
psichiatrico maggiore come causa di questa sindrome somatoforme. Problema
psichiatrico che potrebbe ritenere necessaria una maggiore inabilità
lavorativa, rispetto alla mia attuale valutazione, che si basa unicamente su
criteri reumatologici (…)” (doc. AI 32/12).

 

                                         La
dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia 22 luglio 2002
(doc. AI 40/1-11 e 39/1-3) – posta la diagnosi di “sindrome somatoforme da dolore persistente
(F45.4 dell’ICD 19) in struttura di personalità psicotica (F 60.9 dell’ICD 10)”
(doc. AI 40/9) –, aveva poi espresso la seguente valutazione (e prognosi):

 

" 
(…)

Dai test di psicodiagnostica e dalla relazione
transferale che l’assicurata riesce a stabilire con me durante i due incontri
emerge un’inadeguatezza psichica e un’incongruenza affettiva con tendenza a
confondersi con me. “Io so già tutto e non posso non sapere, è tutto chiaro,
trasparente ….”. Intuizioni confabulatorie e costruzioni di una neorealtà con
confusione tra lei e me persistente durante ambedue gli incontri.

Disturbo di mentalizzazione, fuga dalla vita
intrapsichica fantasmatica e dell’an-goscia verso la somatizzazione della
stessa, che conducono alla fissazione e all’impossibilità di elaborazione del
dolore fisico che diventa il sintomo predominante.

Il funzionamento mentale risulta di tipo fusionale
compromette la percezione dei limiti e l’esame della realtà con inevitabile
disfunzione dell’adattamento alla realtà in generale e a quella psicosociale in
particolare, ma l’assicurata opera il diniego di tutto questo vissuto. A mio
parere esiste una compromissione della capacità di adattamento psicosociale
duratura di questa paziente per ragioni psichiatriche e somatiche che
compromette la capacità lavorativa complessivamente del 50%, per ambedue
problematiche sommate assieme.

L’inacessibilità di questa paziente alle cure
psichiatriche e le somatizzazioni delle angosce fanno pensare alla
cronicizzazione del quadro psicopatologico senza possibilità di ulteriori
miglioramenti.

 

Prognosi del caso: alquanto infausta.

(…)” (doc. AI 40/10)

 

                                         Con
decisione 15 gennaio 2003 (doc. AI 52/1-4) – applicate le incapacità
lavorative alle rispettive quote (del 50% alla quota parte salariata dell’80% e
del 53% a quella di casalinga del 20%) (vedi le motivazioni sub doc. AI 50/1-2)
– l’Ufficio AI  aveva quindi riconosciuto all’assicurata il diritto
ad una rendita intera dal 1. ottobre 1999 e ad una mezza rendita dal 1. gennaio
2002.

 

                             2.12.   Al
considerando precedente sono state esposte le circostanze che giustificarono,
all’epoca, l’assegnazione di prestazioni all’assicurata.

                                         In
tale contesto, va rilevato che il TCA deve situarsi al mese di aprile 2010 (momento
in cui è stata emanata la decisione impugnata) e valutare se, nel frattempo, le
condizioni di salute dell’assicurata hanno subito un miglioramento tale da giustificare
la riduzione del diritto alla mezza rendita.

 

                             2.13.   L’Ufficio
AI, conformemente a quanto indicato da questo Tribunale nella sentenza 27 marzo
2007 (doc. AI 83/1-16) e nell’ambito della revisione intrapresa nell’agosto 2004
(doc. AI 55/1-2), ha predisposto una perizia psichiatrica ed effettuato i
necessari accertamenti per stabilire l’aspetto reumatologico.

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia psichiatrica
31 luglio 2007 (doc. AI 89/1-12) ha posto la diagnosi di “(…) secondo ICD 10: F
33.0 sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale lieve – F 45.4 disturbo
somatoforme da dolore persistente – F 68.2 altre modificazioni durature della
personalità. Disturbo duraturo della personalità da dolore cronico – Anemia
ferripriva (dagli atti della dr.ssa __________) (…)” (doc. AI 89/6) e, nella
valutazione e prognosi, ha concluso che “(…) riteniamo che la peritanda potrà,
mantenendo una dimensione identitaria in seno alla famiglia, e potendo affermare
il suo contributo con i figli, coi quali sembra essere in ottimi rapporti,
riuscire ad impegnarsi in lavori semplici e non pesanti, nella misura del 50%.
Appare altamente improbabile un coinvolgimento professionale maggiore, così
come una risoluzione della sindrome dolorosa ritenendo che la modificazione di
personalità intervenuta impedisca soluzioni definitive. (…)” (doc. AI 89/7-8).
Lo stesso specialista, nel complemento peritale 5 ottobre 2007 (doc. AI
93/1-4), circa l’evoluzione dell’incapacità lavorativa, ha precisato che “(…)
in conclusione consideriamo dagli atti, dall’esame clinico, dalle valutazioni:
IL 100% da ottobre 1998 a dicembre 2001 – IL 50% da gennaio 2002 a marzo 2005 –
IL 100% da aprile 2005 a maggio 2006 (considerazioni plausibili, non pienamente
accertabili con scienza e coscienza, in sede di perizia) – IL 50% da giugno
2006 ad ora (…)” (doc. AI 93/3).

 

                                         Il
dr. __________, medico internista-reumatologo presso il SMR, visto l’esame
medico, nel rapporto 8 maggio 2008 (doc. AI 99/1-5) – posta la diagnosi principale
di “(…) lombalgia cronica con irradiazione pseudoradicolare – cervicodorsalgia
su alterazioni degenerative – discopatia degenerativa da L2 a S1 – stato dopo
intervento per posizionamento PLIF L3-L4-L5 su degenerazione dischi intersomatici
e stenosi canale spinale lombare e con ipertrofia faccette articolari con
conseguenti stenosi foraminali bilaterali (24.04.2006) (…)” e quella ulteriore
con influsso sulla capacità lavorativa di “(…) sindrome ansiosodepressiva (…)”
(doc: AI 99/1) – circa la capacità lavorativa ha rilevato che “(…) si stabilisce incapacità lavorativa del 50% su mezza giornata in
attività lucrativa come cameriera ai piani. Incapacità lavorativa 50% su mezza
gionata come aiuto cuoca. Capacità lavorativa del 100% in tutte le attività
lucrative che rispettano i limiti sopraelencati. Incapacità lavorativa del 10%
come casalinga. Le incapacità lavorative indicate sono esigibili dal giugno
2006 (dopo un mese di riabilitazione nel post intervento posizionamento di
Plif). La capacità funzionale risulta stabile nel tempo dal 2006 ad oggi.
L’assicurata non necessita di ausili ortopedici. (…)” (doc. AI 99/5).

 

                             2.14.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle  inaffidabili (DTF 123 V
176, 122 V 161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332;
ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003,
pag. 453).

 

                                         In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI
2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero
apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta
senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è
quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e
di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri
rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid.
3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo stesso
vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993
pag. 95).

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Il
TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici
SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un
rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI)
- dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard
de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport
médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de
divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)"

(cfr. STFA I 938/05 del 24 agosto 2006, consid. 3.2)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e l’art. 49 OAI che
stabilisce i compiti, ha sottolineato che un rapporto del SMR ha lo stesso
valore di una perizia amministrativa, anche se è stato redatto senza aver
visitato personalmente l’assicurato.

 

                                         Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni.

                                         In
DTF 127 V 294 l'Alta Corte ha infatti fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                             2.15.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni a cui sono giunti il dr. __________ e
il dr. __________.

 

                                         Va
qui innanzitutto rilevato che – dopo che la dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia,
aveva certificato lo sviluppo di ingravescenti sintomi depressivi compatibili
con un episodio depressivo di gravità media (ICD-10 F32.1) (rapporto medico 9
gennaio 2006 indirizzato alla dr.ssa __________ sub doc. AI 77/18-19) e
attestato un’inabilità lavorativa del 100% da gennaio 2005 (scritto 21 febbraio
2006 indirizzato all’avv. RA 1 sub. doc. AI 77/16) – il dr. __________, nella
perizia psichiatrica 31 luglio 2007 (doc. AI 89/1-12), poste le diagnosi note,
nella valutazione e prognosi ha in particolare osservato che “(…) prendiamo
atto che la dr.ssa __________ ponga una diagnosi di episodio depressivo di
media gravità in aprile 2005, periodo in cui comincia la sua presa a carico a
livello psichiatrico. È plausibile che, in determinati periodi di sofferenza
(la signora ha dichiarato che, in passato vedeva “un muro” davanti a sé) le
difese abitualmente usate dalla donna non abbiano tenuto e abbia fatto irruzione
una sintomatologia depressivo-ansiosa, anche di media gravità. Dobbiamo però
notare che la peritanda stessa ha dichiarato di come la sua condizione fisica
sia migliorata dopo l’intervento del dr. __________, accompagnata in pari tempo
da un miglioramento del tono dell’umore; tale è apparsa ai colloqui avvenuti
nello studio. […] La perizia eseguita nel 2004 [ndr.: si intende la perizia del
2002 della dr.ssa __________; cfr. doc. 93/3 penultimo paragrafo] aveva concluso,
oltre alla sindrome somatoforme da dolore persistente, che condividiamo, anche
per una “struttura di personalità psicotica” F 60.9. La categoria ICD  10 F 60.9 è riservata al “Disturbo di personalità non altrimenti specificato;
nevrosi di carattere non altrimenti specificata. Personalità patologica non
altrimenti specificata”. A nostro parere resta ben difficile definire una
“struttura di personalità psicotica”, pur condividendo che la paziente metta in
atto delle difese primitive. Riteniamo piuttosto che si sia sviluppato un
disturbo di personalità, con disturbo di personalità ansioso (da evitamento) e
dipendente, a partire dall’esperienza del dolore, per cui riteniamo più appropriata
una diagnosi di “Altre modificazioni durature della personalità. Disturbo
duraturo della personalità da dolore cronico” ICD 10 F 62.8. Riteniamo che la peritanda potrà, mantenendo una dimensione identitaria in seno alla famiglia,
e potendo affermare il suo contributo con i figli, coi quali sembra essere in
ottimi rapporti, riuscire ad impegnarsi in lavori semplici e non pesanti, nella
misura del 50%. Appare altamente improbabile un coinvolgimento professionale
maggiore, così come una risoluzione della sindrome dolorosa, ritenendo che la
codificazione di personalità intervenuta impedisca soluzioni definitive. (…)”
(doc. AI 89/7-8). Nel complemento peritale 5 ottobre 2007 (doc. AI 93/1-4),
circa l’evoluzione della capacità lavorativa, il dr. __________ ha poi
precisato che “(…) dalla perizia da noi compiuta si è giunti alla conclusione,
dopo attenta valutazione, studio degli atti, impressioni cliniche, che per la
paziente attualmente vada considerata una capacità lavorativa, dal punto di
vista psichiatrico, del 50%, in linea peraltro con la perizia della dr.ssa __________
del 2002. Resta insoluta la questione del riportato aggravamento nel corso del
2005. Va fatto notare che la peritanda stessa ha affermato che il suo tono
dell’umore sia migliorato decisamente dopo l’intervento effettuato presso l’__________
(ricovero dal 23 aprile al 6 maggio 2006, Neurochirurgia, alleghiamo fax agli
atti). In scienza e coscienza non ci è possibile stabilire in maniera
definitiva se nel corso del 2005 vi sia stato un peggioramento delle condizioni
psichiche della paziente, non avendo potuto constatare allora, de visu, le sue
condizioni, e considerando pareri diversi, pur se in tempi diversi (__________
nel 2003, __________ nel 2005-6). Va tenuto comunque conto che la stessa
peritanda esprime una differente valutazione di se stessa prima e dopo
l’intervento, assumendo quindi che effettivamente nel periodo antecedente
l’intervento le sue condizioni psichiche fossero peggiori delle attuali. La
valutazione della dr.ssa __________, pur non presentando tutti gli elementi
diagnostici per un episodio depressivo di gravità media, è peraltro compatibile
con la diagnosi, da noi posta, di sindrome depressiva ricorrente, la quale può
comportare periodi di aggravamento con episodi depressivi di gravità diversa.
Risulta quindi plausibile che, per il periodo compreso tra la presa a carico
della psichiatra (aprile 2005) e l’intervento presso l’__________, con successiva
degenza, (aprile-maggio 2006) l’inabilità lavorativa sia aumentata in maniera
significativa. In questo caso non ci si può che riferire al parere dello specialista
curante per la percentuale di IL. (…)” (doc. AI 93/3).

                                         La
dr.ssa __________, nello stringato scritto 14 aprile 2010 indirizzato all’avv. RA
1, non ha contestato puntualmente le conclusioni del dr. __________ e si è
limitata ha confermare, in modo del tutto generico, che “(…) dal nostro punto
di vista non abbiamo constatato nel tempo alcun miglioramento. Dal momento in
cui è stata introdotta dai colleghi, per il contenimento della nota
sintomatologia dolorosa, una terapia a base di morfina, abbiamo anzi
riscontrato un peggioramento dello stato psichico con instabilità del tono
dell’umore, disturbi della concentrazione, dell’attenzione e della memoria.
(…)” (doc. AI 116/17).

 

                                         Quanto
all’aspetto reumatologico – come si evince dal rapporto di degenza 4 maggio 2006 richiamato
dall’Ufficio AI sub doc. AI 96/1-2 – il 24 aprile 2006 l’assicurata è stata
sottoposta ad intervendo di PLIF L3-L4-L5, e il dr. __________, capo servizio
neurochirurgia dell’Ospedale Regionale di __________, ha indicato il seguente
decorso: “(…) il decorso post-op è stato regolare e caratterizzato dall’assenza
di deficit aggiuntivi e dalla pronta mobilizzazione in prima giornata, con
dolori controllati grazie ad una pompa PCA. Progressivamente veniva rimossa la
pompa a Morfina ed i dolori rimanevano ben controllati con la terapia per
bocca, permettendo una sempre maggiore mobilizzazione. Residuano però
transitori dolori localizzati al versante anteriore delle gambe bilateralmente
per i quali abbiamo istituito un trattamento con Fortecortin con dosaggio a
scalare. Una radiografia eseguita nell’arco della degenza mostra il corretto
posizionamento dell’impianto di stabilizzazione. Trasferiamo la paziente alla
Clinica di __________ il 6.5.2006 per il proseguimento del trattamento
riabilitativo, pregando di non sottoporre la paziente a carichi eccessivi e
favorendo maggiormente una mobilizzazione in acqua. (…)” (doc. AI 96/2).

                                         Dal
canto suo il dr. __________, nel rapporto medico 8 maggio 2008 (doc. AI 99/1-5)
– dopo l’esame medico del giorno precedente e posta la diagnosi di
“(…) lombalgia cronica con irradiazione pseudoradicolare – cervicodorsalgia su
alterazioni degenerative – discopatia degenerativa da L2 a S1 – stato dopo intervento
per posizionamento su degenerazione dischi intersomatici e stenosi canale
spinale lombare e con faccette articolari con conseguenti stenosi foraminali
bilaterali (24.04.2006) (…)” (doc. AI 99/4) –, ha espresso la seguente
valutazione:

 

" 
(…)

Assicurata di 48 anni in buone condizioni generali. Dal
1988 lombalgia ricorrente con autorisoluzione degli episodi. Negli anni
successivi al 1988 peggioramento della sintomatologia al rachide lombare.
Eseguite plurime valutazioni cliniche reumatologiche, neurologiche e
neurochirurgiche. Diagnosi di sindrome lombo-spondilogena con spondilartrosi da
L2 fino a S1. Coesistono turbe statiche con insufficienza muscolare. Per il
riscontro di canale spinale con stenosi lombare viene eseguito posizionamento
chirurgico di PLIF L3-L4-L5 il 24 aprile 2006. Discreto beneficio dopo
l’intervento chirurgico. Buona ripresa della capacità funzionale e buon
miglioramento della sintomatologia al rachide. Dal 2000 coesiste diagnosi da sindrome
fibromialgica. La valutazione reumatologica e funzionale odierna permette di
stabilire una stazionarietà della sintomatologia clinica dal 2006 ad oggi. La
sintomatologia mialgica riferita dall’assicurata è imputabile ad una spiccata
sindrome fibromialgica persistente nel tempo. I limiti oggi identificati sono:
mantenere posizione seduta o in piedi statica per max. 30 min; sollevare
abitualmente da terra o da piano orizzontale max 10 kg; sollevare
saltuariamente da terra o da piano orizzontale max. 15 kg; evitare movimenti
ripetitivi di flessione ed estensione di schiena e collo; limitare il salire e
scendere le scale; evitare la deambulazione su terreni sconnessi; evitare
situazioni di instabilità. Si stabilisce incapacità lavorativa del 50% su mezza
giornata in attività lucrativa come cameriera ai piani. Incapacità lavorativa
50% su mezza giornata come aiuto cuoca. Capacità lavorativa del 100% in tutte
le attività lucrative che rispettano i limiti sopraelencati. Incapacità
lavorativa del 10% come casalinga. Le incapacità lavorative indicate sono
esigibili dal giugno 2006 (dopo un mese di riabilitazione nel post intervento
posizionamento di Plif). La capacità funzionale risulta stabile nel tempo dal
2006 ad oggi. L’assicurata non necessita di ausili ortopedici.

(…)" (doc. AI 99/4-5)

 

                                         Le
valutazioni del dr. __________ – alle quali va riconosciuta piena forza probatoria
– non sono state validamente contestate da un medico specialista in reumatologia.
Quanto al fatto che l’Ufficio AI non ha richiamato il rapporto della Clinica __________
di __________ e della visita 22 giugno 2006 del dr. __________ (cfr. il
rapporto di degenza 4 maggio 2006 sub doc. AI 96/1-2 che menziona il
trasferimento alla Clinica di __________ e la prevista visita dal dr. __________),
va qui evidenziato che l’esame del dr. __________ è posteriore a dette
evenienze e che lo stesso, lo si ribadisce, non è stato smentito da altri certificati
da parte di medici specialisti attestanti nuove patologie.

 

                                         Nemmeno
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo al certificato
medico 15 aprile 2010 (doc. AI 116/15-16) nel quale la dr.ssa __________, FMH
in medicina interna, poste le diagnosi note, non ha contestato validamente le
conclusioni del dr. __________ – rapporto che le era stato trasmesso per
fax il 20 novembre 2008 come richiesto (doc. AI 103/1) – e, confermata
un’inabilità al lavoro del 100% dall’8 ottobre 1998 – va qui ricordato che già
il dr. __________ nella perizia 20 luglio 2001 (doc. AI 32/1-13) aveva concluso
che “(…) dal punto di vista reumatologico la paziente sarebbe abile al massimo
al 50% in un’attività pesante come quella di cameriera ai piani dove deve stare
a lungo in piedi, portare pesi e lavorare in anteflessione. In un lavoro
leggero dove può cambiare posizione una due volte l’ora, dove esista la
possibilità di star seduti, di non sollevare ripetutamente pesi superiori ai 20
kg, o lavorare a lungo in anteflessione, la paziente è abile al 100%. (…)”
(doc. AI 32/8) –, si è limitata ad osservare genericamente che “(…) da un punto di
vista internistico purtroppo anche dopo l’assunzione di 600 mg di Tramudin al
giorno, siamo giunti ad una recrudescenza della sintomatologia algica che ha
invalidato ulteriormente la paziente nella quotidianità. La paziente è sicuramente
difficile da seguire da un punto di vista linguistico in quanto non sempre
riesce ad esprimere il suo disagio ed i suoi malesseri. Per constatare questo
peggioramento ho dovuto assistere ad una nuova frequenza nella richiesta di consultazioni
in quanto la sintomatologia era incontrollabile. Nel settembre 2009 abbiamo
fatto un tentativo con un ulteriore analgesico maggiore più potente, il
PALLADON, nella somministrazione graduale da 2 mg a 8 mg al giorno ma non è
stato tollerato dalla paziente per i disturbi gastrointestinali, fino ad
arrivare alla fine del mese di febbraio 2010 alla somministrazione di morfina
nella misura di 30 mg al giorno (10 mg alla mattina 20 mg alla sera) con delle
gocce di morfina al 2% da integrare alla terapia in caso di necessità. Torniamo
qui di nuovo alle considerazioni fatte dal primo neurochirurgo che ha avuto in
valutazione la paziente che aveva proposto l’apposizione di una pompa di
morfina per riuscire a controllare la sintomatologia dolorosa. Questa misura
naturalmente risulterebbe invasiva e sicuramente non supererebbe al beneficio
della terapia instaurata ora che però come effetti collaterali avrà
inevitabilmente delle sequele sulla struttura psichica della paziente. (…)”
(doc. AI 116/5).

 

                                         Al
riguardo anche il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 27 aprile 2010,
ha concluso che “(…) a mio avviso i chiarimenti dal punto di vista medico
(perizia psichiatrica e reumatologica) sono avvenuti con delle valutazioni
corrette che hanno tenuto conto di anamnesi, documenti medici e visita clinica.
Le conclusioni sono coerenti con quanto riscontrato e descritto nelle perizie.
Chiaramente sono in contrasto con quanto ritenuto dai curanti, ma le conclusioni
sono motivate. Il fatto di prendere o meno contatto direttamente non è decisivo,
abbiamo il rapporto medico e la valutazione clinica che è stata fatta al SMR.
Confermo quindi la parte medica e le valutazioni fatte. (…)” (doc. AI 118/1).

 

                                         Visto
quanto precede – rammentato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria rispetto al perito non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_1070/2008 del 20 agosto 2009, consid, 7.4). Non va
infatti dimenticato che in ragione della diversità dell’incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia) il TF ha già avuto modo di affermare
che in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico
curante anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009) – sulla base delle
affidabili e concludenti valutazioni mediche sopra enunciate, è da ritenere
dimostrato che l’assicurata dal giugno 2006 è abile al lavoro nella misura del
50% in un’attività adeguata.

 

                                         Va
qui ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle
parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto
che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di
prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         La
domanda volta all’allestimento di una perizia giudiziaria pluridisciplinare e
all’audizione del dr. __________ quale teste (anche ammettendo, seppur non
minimamente dimostrato, che il dr. __________ non abbia dato seguito alle richieste
dell’avv. RA 1; cfr. VII) va pertanto disattesa. Infatti, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio
conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero più modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(valutazione anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223
consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non
lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid.
4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         Va
inoltre fatto presente all’assicurata che – quanto al parere della
dr.ssa __________ stante la quale la somministrazione di morfina dalla fine del
mese di febbraio 2010 “(…) avrà inevitabilmente delle sequele sulla struttura
psichica della paziente (…)” (doc. AI 116/15) – in caso di peggioramento
rilevante delle condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente
documentazione medica, ella potrà in futuro presentare una domanda di aumento
del diritto a prestazioni. Il presente giudizio non pregiudica infatti
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato,
il quale delimita il potere cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                             2.16.   Per
quel che concerne la valutazione della capacità dell’assi-curata quale casalinga,
l’Ufficio AI ha fatto esperire un’inchiesta economica per le persone che si
occupano dell’economia domestica l’11 novembre 2008 (doc. AI 102/1-7).

 

                                         Sulla
base degli accertamenti fatti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver
fissato gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l'assistente sociale
ha stabilito una limitazione complessiva del 31% (doc. AI 102/6).

                                         Valutando
i singoli impedimenti, con motivazioni pertinenti, la responsabile ha tenuto
conto delle dichiarazioni dell’assicura-ta in merito alle limitazioni ad eseguire
talune mansioni domestiche.

                                         Considerato
che l’insorgente non ha formulato valide contestazioni (l’avv. RA 1 non ha
contestato puntualmente le affermazioni, riportate ai punti 5.2 “alimentazione”,
5.3 “pulizia dell’appartamento”, 5.4 “spesa e acquisti diversi” e 5.5 “bucato,
confezioni e riparazioni di indumenti”, che hanno portato l’assistente sociale
ad esprimere una diversa valutazione rispetto all’inchiesta del 22 settembre
2000 limitandosi a sostenere che gli impedimenti sarebbero gli stessi dell’anno
2000) e ricordato che in linea di massima e senza valide ragioni non vi è
motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste effettuate dai
servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati, il
cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291
consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d; RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STFA I
102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4,) – alla valutazione dell’assistente
sociale va prestata piena adesione, ritenuto in particolare come essa abbia
compiutamente valutato le difficoltà e l’esigibilità di ogni singola mansione.

                                         Va
inoltre rilevato che nell’inchiesta economica in questione è stata correttamente
stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei parametri
di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un valore complessivo del
100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito dell'economia
domestica. Conforme alla giurisprudenza (DTF 130 V 97, STF I 126/07 del 6 agosto
2007) è del resto anche la presa in considerazione della ripartizione dei
compiti all’interno della famiglia e quindi della collaborazione fornita nella
gestione dell’economia domestica da parte dei familiari.

 

                             2.17.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa
del 50% in un’attività adeguata, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle
assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico-giuridico e
non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a), occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo
economico.

 

                                         Al
riguardo va qui rilevato che, per il calcolo del grado d’invalidità attinente
alla quota parte di salariata, l’Ufficio AI – a differenza di quanto
proposto dal consulente in integrazione professionale nel rapporto finale 9
novembre 2009 (doc. AI 109/1-7) – ha applicato un confronto percentuale dei
redditi concludendo che “(…) l’assicurata risulta abile al 50% (rispetto alla
percentuale d’impiego dell’80%) nell’attività precedentemente svolta di
cameriera ai piani, è proprio esercitando tale attività dove può sfruttare al
meglio la capacità di guadagno residua. (…)” (doc. AI 126/36).

 

                                         Dagli
atti risulta che nella sua ultima attività quale ausiliaria di pulizia e aiuto
cucina l’ex datore di lavoro ha indicato il seguente mansionario: “(…) obbligo
di sollevare pesi: es. aspirapolvere e lucidatrici di tipo industriale, ceste
con bucato, grosse pentole (la cucina prepara regolarmente pasti per 70
persone). Questi pesi vengono spostati ai vari piani (casa senza ascensore). La
signora lavora quasi sempre in posizione eretta, ma spesso deve incurvarsi per
eseguire le pulizie. (…)” (doc. AI 12/3).

 

                                         Ora,
visto il mansionario suesposto e considerate le valutazioni mediche di cui al
consid. 2.15, questo Tribunale deve concludere che l’assicurata non avrebbe più
potuto svolgere la sua attività abituale e che pertanto per la quota parte di salariata
il calcolo del grado d’invalidità andava effettuato procedendo ad un confronto
del reddito da valido con quello ipotetico da invalido.

 

                          2.17.1.   Secondo
la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.2;
STFA del 18 ottobre 2002 I 761/01, consid. 3.1, pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
11; STFA I 26/02 del 9 agosto 2002, consid. 3.1), per cui nel caso concreto sono
determinanti i dati del 2010 visto che é da quest’anno che l’Ufficio AI ha
ridotto il diritto a prestazioni.

 

                          2.17.2.   Per
quel che concerne il reddito da valido, partendo dall’importo di fr. 54'852.20
– salario annuo per il 2007 indicato dal datore di lavoro e
considerato dal consulente in integrazione professionale (doc. AI 106/1 e
109/3) – si ottiene, per il 2010, un reddito da valido pari a fr. 57'809.66 (fr.
54'852.20 +2% per il 2008 [cfr. tabella B 10.2, pubblicata
in La Vie économique, 1/2-2010, pag. 95] +2,1%
per il 2009 + 1,2 per il primo trimestre del 2010 [cfr. la tab. relativa all’evoluzione dei salari nominali
pubblicata sul sito dell’Ufficio federale di statistica] = fr. 57'809.66). Ritenuto il grado di occupazione
dell’80% il reddito da valido per il 2010 si attesta quindi in fr. 46'247.73.

 

                          2.17.3.   Per
quel che concerne il reddito da invalido, in assenza di dati salariali va ricordato che lo stesso è determinato
sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a
condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività
effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Se invece
non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha
intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da
contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità,
può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid.
3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

 

                                         Se
una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità, ha realizzato un reddito
considerevolmente inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente
accontentata, si procede in primo luogo a un parallelismo dei due redditi di paragone.
In pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido aumentando
in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure facendo capo ai
valori statistici oppure ancora a livello di reddito da invalido mediante una
riduzione adeguata del valore statistico. In una seconda fase, occorre
esaminare la questione di una deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla
base dei valori medi statistici. A questo riguardo, va tenuto presente che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo dei redditi di raffronto non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali (DTF 134 V 322). Quando il reddito da valido differisce considerevolmente dal salario
statistico riconosciuto nello specifico settore economico, il TF ha nel
frattempo stabilito, anche in casi ticinesi (cfr. ad esempio sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid. 4), che se il guadagno effettivamente
conseguito diverge di almeno il 5 % dal salario statistico usuale nel settore,
esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid.
4 pag. 325 e può giustificare – soddisfatte le ulteriori condizioni – un
parallelismo dei redditi di paragone, fermo restando però che questo
parallelismo si effettua soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia
del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid. 5.5).

 

                                         Nel
caso di specie, utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio
federale di statistica e da quella relativa all’evoluzione dei salari nominali
pubblicata sul sito dell’Ufficio federale di statistica,
la ricorrente, svolgendo nel 2010 una attività semplice e ripetitiva, livello
di qualifica 4,    avrebbe potuto realizzare un reddito annuo ipotetico
da invalido pari a fr. 53'075.75 (fr. 4'116.-- [ultimo dato
disponibile relativo al 2008] riportati su 41.6 ore [cfr. tabella B 9.2,
pubblicata in La Vie économique, 1/2-2010, pag. 94] moltiplicati per 12 [ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a] +2,1% per il 2009 + 1,2 per il primo trimestre del 2010 [cfr. la tab. relativa all’evoluzione dei salari
nominali pubblicata sul sito dell’Ufficio federale di statistica] = fr. 53'075.75).

 

                                         Il
salario che l’assicurata avrebbe conseguito nel 2010 (con un grado di occupazione
del 100%) quale ausiliaria di pulizia e aiuto cucina presso il suo ultimo datore
di lavoro (fr. 57'809.66, cfr. consid. 2.17.2), è superiore a quello
realizzato, nello stesso anno, in media a livello svizzero dai lavoratori del
settore servizi personali (Tabella TA1 2008, p.to 93, livello di qualifica 4:
fr. 3'465.-- riportato su 41.8 ore [cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique, 1/2-2010, settore O altri
servizi collettivi e personali pag. 94] moltiplicati
per 12 [ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U
274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a] +2,1% per il 2009 +
1,2 per il primo trimestre del 2010 [cfr. la tab.
relativa all’evoluzione dei salari nominali pubblicata
sul sito dell’Ufficio federale di statistica] = fr. 44'895.93).

                                         Nel
caso in esame non sono perciò realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido conformemente alla giurisprudenza federale citata.

 

                                         Determinante
per l'accertamento del reddito senza invalidità non è quanto l'assicurato
potrebbe ragionevolmente guadagnare in qualità di persona esercitante
un'attività lucrativa a tempo pieno, bensì quanto egli ipoteticamente, secondo
il grado della verosimiglianza preponderante, guadagnerebbe senza danno alla salute
(DTF 133 V 504 consid. 3.3 e Pra 1992 no. 224 pag. 877 consid. 4a).

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza suenunciata – ritenuta una capacità lavorativa del 50%
in un’attività adeguata e applicata la riduzione del 20% riconosciuta dal
consulente in integrazione (10% per attività leggera e 10% per riduzione della
redittività; cfr. doc. AI 109/3-4) – il reddito ipotetico da invalido ammonta
a fr. 40'222.15 (fr. 53'075.75 x 50% ridotti del 20% = fr. 21'230.30).

 

                                         Ritenuto
il reddito da valido di fr. 46'247.73 (cfr. consid. 2.17.2) e quello ipotetico
da invalido di 21'230.30, per la parte di salariata la limitazione ammonta al
54.06% ([46'274.73 – 21’230.30] x 100 : 46'274.73 = 54.06%).

 

                          2.17.4.   Poste
infine le quote parti di attività casalinga (20%) e di salariata (80%) (cfr. consid.
2.10) e ritenuta la limitazione del 31% quale casalinga (cfr. consid. 2.16) e
del 54.06% quale salariata (cfr. consid. 2.17.3), il grado d’invalidità globale
è del 49% (20 x 31% + 80 x 54.06% = 49.44% arrotondato al 49% secondo la giurisprudenza
di cui alla DTF 130 V 21 consid. 3.2).

 

                                         Ritenuto
il grado d’invalidità del 49% (cfr. consid. 2.4) è dunque a ragione che
l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad un quarto di rendita
dal 1. giugno 2010 (art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI).

 

                             2.18.   Quanto
alla contestazione dell’importo della rendita – l’avv. RA 1 sostiene che
“(…) a mente della ricorrente la nuova rendita fissata in fr. 259.-- mensili non
è corretta. La nuova rendita dovendo ridursi del 10% rispetto all’ultima
percepita deve essere fissata in almeno fr. 380.--. (…)” (I,
punto 12) – questo Tribunale rileva che l’importo della rendita non corrisponde
al reddito da invalido, la rendita è infatti determinata sulla base del periodo
di contribuzione che presenta l’avente diritto e del suo reddito annuo medio
(art. 36 LAI che rinvia alle disposizioni della LAVS in merito al calcolo delle
rendite ordinarie).

 

                                         Nel
caso concreto gli elementi di calcolo della rendita (durata contributiva computata
10.02 anni e scala rendita 24) sono già stati fissati nella decisione 15 gennaio
2003 (doc. AI 52/1-4) cresciuta incontestata in giudicato e l’importo della
rendita di fr. 259.-- è stato stabilito sulla base del diritto ad un quarto di
rendita, degli anni contributivi (19) e del reddito annuo determinante (fr.
53'352.--) calcolato tenuto conto dell’adegua-mento delle rendite
all’evoluzione dei prezzi e dei salari (art. 33ter LAVS).

 

                             2.19.   L’emanazione
della presente sentenza in tempi brevi rende priva di oggetto la domanda di
ripristino dell’effetto sospensivo presentata dalla ricorrente.

 

                             2.20.   Visto
tutto quanto precede la decisione impugnata va quindi confermata e il ricorso
respinto.

 

                             2.21.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   La
domanda di ripristino dell’effetto sospensivo è respinta in quanto priva di oggetto.

 

                                   3.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio Zocchetti