# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a6030b4f-56cb-5cd8-805e-1656d2f3e541
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-01-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.01.2011 32.2010.209
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-209_2011-01-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.209

   

  cs

  	
  Lugano

  13 gennaio
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 luglio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 giugno 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI
1, nato nel 1970, da ultimo attivo quale autista, con decisione del 5 gennaio
2006 (doc. AI 27-1) è stato posto al beneficio di una rendita d’invalidità
intera dal 1° settembre 2004 al 31 dicembre 2004 e di una mezza rendita dal 1°
gennaio 2005 al 31 gennaio 2005 (cfr. anche doc. AI 21). Nel corso del mese di
maggio 2009 l’assicurato, su segnalazione della dr.ssa med. __________, ha inoltrato
una nuova domanda di prestazioni AI (doc. AI 40-1).

RI 1                                  B.                                    Esperiti
gli accertamenti medici ritenuti necessari, tra cui una perizia psichiatrica ad
opera del dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia (doc. AI 65), con
decisione del 18 giugno 2010 (doc. 75-1), preavvisata con progetto del 3 maggio
2010 (doc. AI 70-1), l’UAI ha respinto la richiesta non essendo dato un grado
d’invalidità pensionabile.

 

                                  C.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dal consulente RA 1, ha inoltrato
un tempestivo ricorso al TCA (doc. I). L’interessato, con riferimento ad un
certificato medico del 5 luglio 2010 del dr. med. __________ (doc. C) chiede il
rinvio dell’incarto all’amministrazione per una nuova e più approfondita
valutazione medico psichiatrica.

                                         

                                  D.
  Con risposta del 3 agosto 2010 l’UAI propone la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. IV).

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

1.La presente vertenza non pone questioni
giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la
difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STFA del 21
luglio 2003 nella causa N., I 707/00).

 

2.Con le osservazioni del 20 maggio 2010
l’insorgente ha chiesto di essere sottoposto ad una perizia pluridisciplinare
prima dell’emissione della decisione formale (doc. AI 71).

 

                                         Nella
decisione del 18 giugno 2010 l’amministrazione ha stabilito che la
documentazione medica presentata (certificato del dr. med. __________) non ha
apportato alcun elemento medico atto a poter modificare le conclusioni
precedenti ed ha confermato il progetto di decisione del 3 maggio 2010 (doc. AI
75-2).

 

                                         Ai
sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per
costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare
essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di
una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i
fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006
nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b,
127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art.
4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF
126 I 16 consid. 2a/aa,  124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi
citate). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di
motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre
la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a
fondamento della decisione e di poterla impugnare con cognizione di causa, e
dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza
della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a
pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;
essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad
influire sulla decisione (STF del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti;
DTF 129 I 232 consid. 3.2).

                                                                                

                                         In
concreto l’amministrazione, seppur implicitamente, ha preso posizione sulla
richiesta dell’insorgente di sottoporlo ad una perizia pluridisciplinare,
ritenendola di fatto inutile poiché gli atti medici già acquisiti sono
sufficienti per decidere nel merito della richiesta e quello prodotto in sede
di osservazioni al progetto di decisione non apporta, secondo l’UAI, nulla di
nuovo. 

 

                                         Inoltre
nel caso di specie il ricorrente ha ancora potuto far valere le sue ragioni
innanzi un’autorità giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo, come
l’istanza precedente.

                                         Per
cui, l’eventuale violazione del diritto di essere sentito, che del resto non è
neppure è stata sollevata dall’insorgente, è stata comunque sanata in questa
sede, dove l’insorgente ha nuovamente ribadito le sue motivazioni e ha potuto
produrre ulteriore documentazione (cfr. sentenza 9C_738/2007 del 29 agosto
2008; DTF 133 I 201 consid. 2.2; DTF 127 V 431).

 

                                         Il TCA deve pertanto
entrare nel merito del ricorso.

 

                                         Nel
merito

 

                                   3.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la modifica del 6 ottobre 2006 della legge
federale sull’assicurazione invalidità (LAI), di altre leggi federali nonché
della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (5a revisione dell’AI; RU 2007 5129 e segg.). Per la disanima del
diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto in precedenza
occorre rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale, secondo cui
sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello
stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1 pag. 446 seg. con riferimento a
DTF 130 V 329). Ne discende che nel caso in esame si applicano le norme
sostanziali in vigore fino al 31 dicembre 2007 per quanto attiene allo stato di
fatto realizzatosi fino a tale data, mentre per il periodo successivo dal 1°
gennaio 2008 al 18 giugno 2010 seguente, data della decisione impugnata, che
delimita temporalmente il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni
sociali (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con riferimenti), trovano
applicazione le nuove norme (sentenza 9C_443/2009 del 19 agosto 2009).

Va qui rilevato che la 5a revisione dell’AI non ha modificato in
maniera sostanziale le disposizioni legali sulla valutazione del grado
d’invalidità. La giurisprudenza fondata sulle norme precedenti mantiene
pertanto la sua validità (cfr. sentenza 8C_76/2009 del 19 maggio 2009, consid.
2).

 

                                   4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Nel
tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI (cpv. 2 dal 1°
gennaio 2008) prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazio-ne (giurisprudenza confermata dal TFA con una
sentenza del 14 luglio
2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, sentenza del 26
giugno 2003 consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01
pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid.
3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa
S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G.
consid. 4.2, I 475/01).

 

                                   5.   Nel
caso concreto alla luce dei certificati medici prodotti dal ricorrente, l’UAI
ha fatto allestire una perizia psichiatrica ad opera del dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, il quale, in data 15 dicembre 2009, ha esaminato l’insorgente nel corso di una visita durata circa un’ora e mezza (doc. AI 65-2).

 

                                         Dal
referto, datato 15 dicembre 2009, emerge che lo specialista, dopo aver
riassunto l’anamnesi famigliare, sociale, lavorativa e clinica, nonché i dati
soggettivi dell’assicurato e le constatazioni obiettive, ha posto la diagnosi
con ripercussioni sulla capacità lavorativa di sindrome mista
ansioso-depressiva di lieve-media entità (ICD10 F41.2) nell’ambito di problemi
correlati a circostanze economiche (ICD10 Z59) e alla disoccupazione (CID10
Z56) esistente da aprile 2007 (doc. AI 65-5).

 

                                         A
proposito della valutazione e della prognosi il perito ha affermato:

 

"  Il
peritando è una persona primariamente sana e che sembra avere funzionato
adeguatamente sul piano sociale-lavorativo fino al 2003 quando sviluppa una
condizione ansio-depressiva reattiva al fallimento del proprio matrimonio e
alla difficoltà a reinserirsi in ambito occupazionale dopo la perdita del posto
di lavoro. Per tale psicopatologia si fa seguire ambulatorialmente dallo
psichiatra Dr. __________ le cui valutazioni portano all’attribuzione di una
rendita AI completa da settembre 2004 alla fine dello stesso anno ed al 50% per
tutto il mese di gennaio 2005. Dal canto proprio il peritando interrompe il
trattamento specialistico ma lo riprende nel 2007, questa volta con la
psichiatra Dr.ssa __________, per uno stato di patimento caratterizzato da
umore depresso, ansia, ritiro sociale, importante insonnia e saltuari stati
confusionali, il tutto apparentemente mascherato dalla reazione all’incidente
automobilistico subito alcuni mesi prima ma di fatto reattivo alla difficoltà
di rientrare nel circuito lavorativo e soprattutto alle precarie condizioni
finanziarie in cui il peritando versa e che lo portano ad interrompere la presa
a carico psichiatrica con la stessa psicoterapeuta una prima volta a gennaio
2008 e una seconda volta nella primavera di quest’anno. E’ infatti attualmente
seguito dal solo medico curante con una farmacoterapia limitata ad un
ipnoinduttore.

L’impressione
suscitata durante l’attuale valutazione è che lo stato di patimento in cui
versa sembra essere dettato più che altro da sfavorevoli condizioni sociali che
non da un effettivo impedimento di natura psichica. Egli infatti pur
presentando una condizione ansio-depressiva ha ammesso che se riuscisse a
trovare una qualsiasi occupazione che ritiene adeguata alle proprie capacità
non avrebbe problemi a riprendere a lavorare. In pratica il peritando non
lavora non perché è depresso ma è depresso perché non riesce a trovare un
lavoro adeguato alle proprie capacità. Si tratta come si vede di una evidente
compromissione sul piano sociale ma che come in tutte le situazioni di questo
tipo non può che ripercuotersi sulla sanità psichica. Se tuttavia restringiamo
il campo alla sola inabilità lavorativa per esclusivi motivi psichici possiamo
concludere che la capacità lucrativa del peritando è limitata dallo stato di
patimento psichico in atto per non più del 30% in qualsiasi attività lucrativa.

Il rischio di
mantenerlo in questa situazione di inattività è quello di fargli perdere in
modo definitivo la propensione al lavoro dimostrata in passato, che necessita
attualmente di essere sostenuta e rafforzata attraverso una regolare presa a
carico psicoterapica che certamente lo porterebbe al recupero di una
sufficiente condizione timica e della necessaria stabilità emotiva, che gli
darebbero la possibilità di riguadagnare quei margini funzionali che
attualmente sembrano avere come unico ostacolo il fatto di trovare il modo di
realizzarsi anche perché nel corso dell’attuale indagine psichiatrica non sono
emersi elementi deponenti per un grave stato depressivo o sintomi ansiosi
incoercibili o una destrutturazione patologica della personalità.

 

B. Conseguenze sulla
capacità di lavoro

 

Le menomazioni
qualitative e quantitative a livello psicologico e mentale sono essenzialmente
legate alla condizione ansioso-depressiva di lieve-media entità obiettivata,
che compromette la capacità lavorativa del peritando, come autista ed in
qualsiasi altra attività lucrativa, in misura non superiore al 30% da aprile
2007, epoca in cui giunge all’osservazione della Dr.ssa __________ e da allora
è rimasta sostanzialmente immodificata.

Va precisato che tale
grado di inabilità lavorativa va intesa nell’ambito di un’attività esercitata
in percentuale completa.

 

C. Conseguenze sulla
capacità d’integrazione

 

Il peritando presenta
risorse psichiche sufficienti per essere inserito in un programma di
integrazione. Va tuttavia precisato che con una terapia di sostegno ed
un’analisi accurata degli avvenimenti che l’hanno portato all’attuale stato di
malessere psichico, nonché con una farmacoterapia mirata, è teoricamente
possibile che il peritando possa riprendere l’attività di autista
precedentemente esercitata.” (doc. AI 65-7)

 

                                         Sulla
base della citata perizia, il medico SMR, dr. med. __________, l’8 gennaio
2010, posta la diagnosi principale di sindrome ansioso-depressiva di
lieve-media entità nell’ambito di problemi correlati a circostanze economiche e
alla disoccupazione ha confermato la presenza di un’incapacità lavorativa del
30% sia nella precedente attività che in qualsiasi attività confacente al suo
stato di salute a partire da aprile 2007 (doc. AI 66-2).

 

                                         In
sede di osservazioni al progetto di decisione, l’insorgente ha prodotto un
certificato del dr. med. __________, FMH chirurgia, del 17 maggio 2010, il
quale ha affermato:

 

"  A
seguito di un incidente frontale d’auto nel 2005, il signor RI 1 è entrato in
uno stato depressivo-ansioso persistente con progressivo peggioramento
nonostante le cure psichiatriche effettuate finora da vari psichiatri.

Da quando egli è
venuto in mia cura dal 18.08.2009, ho potuto annotare lo stato di grave
deperimento psico-organico, di cui era affetto con un’ampia gamma di disturbi e
sintomi che si possono riassumere in questi termini:

eccessiva debolezza,
stancabilità, irritabilità, con parestesie moleste in tutto il corpo,
difficoltà ad affrontare le varie situazioni della vita, da cui delusioni,
frustrazioni ripetute, senso di sfiducia in sé stesso e verso gli altri,
diminuzione della memoria e modificazioni improvvise dell’umore e della
emotività, tutti disturbi psichici che si intrecciano con i disturbi funzionali
a meccanismo neuro-vegetativo dei vari organi quali cervello con crisi
persistenti di insonnia con emozioni prolungate a carattere di incubi, disturbi
del fegato con difficoltà e cattiva digestione, perdita di equilibrio con varie
cadute, motivo per cui è venuto da me.

I disturbi sensitivi
sono oramai quasi sempre presenti e si tratta, con le cadute, di parestesie,
iperestesie e dolori ora localizzati in questa o in quella parte del corpo, ora
vaganti, con senso di costrizione al torace, formicolii alle spalle, alle mani,
alla faccia, senso di punture, di pulsazioni alle orecchie, o di stiramento
della pelle.

 

La costante
persistenza di disturbi neurovegetativi con il preminente carattere psichico
dei disturbi accusati fa collocare senza alcun dubbio il caso del signor RI 1
fra le malattie mentali e tali da impedire ogni possibilità di ripresa del
lavoro (doc. AI 71-3)

 

                                         Sulla
base della predetta documentazione, il medico SMR, dr. med. __________, ha
affermato:

 

"  Dal
punto di vista medico non vengono apportate novità che possano cambiare la
valutazione basata sulla perizia psichiatrica del dr. __________ del 15.12.2009
che descrive i disturbi dell’A, pone una diagnosi psichiatrica secondo ICD10,
ne descrive risorse e limiti. 

Si sottolinea
l’importanza dei fattori socio economici di questo 39.enne assicurato in
assistenza.

 

Nella sua lettera il
medico di famiglia (dal 18.08.2009) elenca una lista di disturbi
neurovegetative di cui riconosce l’origine psichica.

Questa valutazione non
cambia il giudizio sulla CL emerso dalla perizia.

 

Si fa notare che l’A.
può chiedere l’aiuto al collocamento, che non ha richiesto finora (vedi
rapporto CIP del 30.04.2010).” (doc. AI 74-1)

 

                                         In
sede di ricorso l’insorgente ha presentato un certificato del 5 luglio 2010 del
dr. med. __________, FMH chirurgia, il cui tenore è identico a quello del 17
maggio 2010 (doc. AI 71-3).

                                   6.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato,
sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della
situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001
pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF
125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Va
ancora evidenziato che per quanto riguarda in particolare l'invalidità
cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo
al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla
salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie
mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non
sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della
capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona
volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata
nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale
misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale,
esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto
conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale
attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire
l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute
psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a,
pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e
sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I
148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F.,        I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182
consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito
che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare
la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri
posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF
130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio
2007, I 384/06).

 

                                   7.   Questo
TCA chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la perizia psichiatrica
del 15 dicembre 2009 del dr. med. __________, che, dopo aver posto la diagnosi
di sindrome mista ansioso-depressiva di lieve-media entità (ICD10 F 41.2)
nell’ambito di problemi correlati a circostanze economiche (ICD10 Z59) e alla
disoccupazione (ICD10 Z56) ha accertato una incapacità lavorativa del 30% nella
precedente attività, così come in qualsiasi altra attività confacente al suo
stato di salute.

                                         

                                         Il
perito ha infatti valutato ed esaminato in maniera completa i punti litigiosi,
si è fondato su esami approfonditi, ha preso in conto tutti i mali di cui si
lamenta l’assicurato, in piena conoscenza dei suoi antecedenti e la perizia,
motivata, è chiara nell’esposizione delle correlazioni mediche e nell’apprezzamento
della situazione medica. Il referto, che giunge a risultati concludenti, non
sussistendo indizi concreti che possano mettere in causa la sua credibilità,
dispone di forza probatoria piena.

 

                                   8.   L’insorgente
chiede di rinviare l’incarto all’UAI per una nuova e più approfondita valutazione
medico psichiatrica. Egli fa valere di trascorrere notti insonni, di avere
incubi ricorrenti dovuti al sinistro automobilistico avvenuto alcuni anni fa,
di avere crisi di identità ed assenza di autostima che nessuna terapia ha
saputo curare. L’insorgente sostiene che la visita presso il perito incaricato
dall’UAI non ha “aiutato a centrare il problema”, poiché si è trattato
di una visita di un’ora circa nel corso della quale sono state poste unicamente
domande di carattere personale e privato (doc. I).

 

                                         A
sostegno delle sue argomentazioni, e meglio della richiesta di una nuova
valutazione psichiatrica, l’interessato in sede di ricorso ha prodotto un
certificato del proprio medico curante, Dr. med. __________, FMH chirurgia, del
5 luglio 2010 (do. C), in tutto simile a quello del 17 maggio 2010, del
medesimo specialista (doc. AI 71-3), e già valutato dal medico SMR, dr. med. __________
(cfr. doc. AI 74-1).

                                         Il
curante, dopo aver rammentato che l’insorgente è stato vittima di un incidente
frontale con l’automobile nel corso del 2005, ha descritto i sintomi ed i disturbi psichici di cui è affetto il proprio paziente (eccessiva
debolezza, stancabilità, irritabilità, parestesie moleste in tutto il corpo,
difficoltà ad affrontare le varie situazioni della vita, da cui delusioni,
frustrazioni ripetute, senso di sfiducia in sé stesso e verso gli altri,
diminuzione della memoria e modificazioni improvvise dell’umore e della
emotività), che si intrecciano con i disturbi funzionali a meccanismo neuro-vegetativo
dei vari organi quali il cervello con crisi persistenti di insonnia con
emozioni prolungate a carattere di incubi, disturbi al fegato con difficoltà e
cattiva digestione, perdita di equilibrio con varie cadute. Il curante ha attestato
che i disturbi sensitivi sono sempre presenti, e si tratta, con le cadute, di
parestesie, iperestesie e dolori ora localizzati in questa o quella parte del
corpo, ora vaganti, con senso di costrizione al torace, formicolii alle spalle,
alle mani, alla faccia, senso di punture, di pulsazioni alle orecchie o di
stiramento della pelle.

                                         Il
dr. med. __________ ha infine affermato che questi disturbi neurovegetativi
hanno un preminente carattere psichico e colloca il caso del ricorrente fra le
malattie mentali, tali da impedire ogni ripresa lavorativa.

 

                                         Per
quanto concerne la contestazione secondo cui la visita del dr. med. __________
sarebbe durata circa un’ora (dal referto peritale emerge invece che il
colloquio con il paziente è stato di un’ora e mezzo, cfr. doc. AI 65), il TF ha
già avuto modo di rilevare che il valore probatorio di un rapporto medico non
dipende di massima dalla durata della visita, quanto piuttosto dalla sua
completezza e concludenza (cfr. sentenza 9C_1013/2008 del 23 dicembre 2009, I
1094/06 del 14 novembre 2007, in RSAS 2008 pag. 393 consid. 3.1.1 con
riferimenti).

 

                                         Quanto
agli aspetti sollevati dal dr. med. __________, medico curante del ricorrente
(cfr., per quanto concerne il valore probatorio delle valutazioni dei medici
curanti, consid. 6: il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente; cfr. DTF 125 V 353), e non
specialista in psichiatria, va innanzitutto evidenziato che il perito, dr. med.
__________, nel referto del 15 dicembre 2009, ha preso in considerazione l’incidente frontale (avvenuto nel 2006 secondo il perito, la dr.ssa
__________ [doc. AI 30-1] ed il dr. med. __________ [doc. __________ 7-4] e nel
2005 secondo il medico curante dr. med. __________ [cfr. doc. C]) di cui è
stato vittima l’insorgente, nonché di ulteriori avvenimenti sfortunati che
hanno colpito l’interessato (tra cui un incidente domestico nel 2007 ed un incidente
automobilistico nel 2008) e delle conseguenze che questi accadimenti hanno
avuto sullo stato di salute dell’assicurato (doc. AI 65-4). 

                                         Il
perito ha in particolare tenuto conto dell’ansia, dell’insonnia,
dell’isolamento e degli episodi di confusione mentale insorti in seguito al
primo incidente della circolazione descritti dal dr. med. __________ (in
particolare la stanchezza, l’apatia, il nervosismo, l’assenza di interesse, la
difficoltà nel ricordare le date, doc. AI 65-4 e 5), peraltro presenti almeno dal
18 agosto 2009 (doc. C), ossia da prima della valutazione del perito e
dell’emissione della decisione impugnata (doc. AI 71-3).

                                         Per
il resto il curante, specialista in chirurgia, non ha posto una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta (ma ha affermato che vi è uno “stato
depressivo-ansioso persistente”).

 

                                         Certo,
il dr. med. __________ ha rilevato la presenza di disturbi neurovegetativi che,
oltre alle insonnie persistenti con emozioni prolungate a carattere di incubi,
già prese in considerazione dal perito, provocano anche disturbi sensitivi che
portano a parestesie, iperestesie e dolori localizzati (doc. C).

 

                                         Tuttavia,
lo stesso curante rileva che si tratta di disturbi con preminente carattere
psichico (pertanto di una patologia oggetto della valutazione peritale), già
presenti dal 18 agosto 2009 (cfr. doc. C: “Da quando egli è venuto in mia
cura dal 18.08.2009, ho potuto annotare lo stato di grave deperimento
psico-organico, di cui era affetto con un’ampia gamma di disturbi e sintomi che
si possono riassumere in questi termini: (….) che si intrecciano con i disturbi
funzionali a meccanismo neuro-vegetativo (…)”, sottolineatura del redattore),
ossia da prima dell’esame peritale. Ora il dr. med. __________ ha evidenziato
che “è infatti attualmente (ndr: ossia il 15 dicembre 2009) seguito dal solo
medico curante con una farmacoterapia limitata ad un ipnoinduttore”
(doc. AI 65-6, sottolineatura del redattore). 

                                         L’interessato
si limitava pertanto a seguire una terapia blanda e nel successivo certificato
del 17 maggio 2010 (e in quello del 5 luglio 2010, peraltro identico) il
curante, dr. med. __________, non indica di aver dovuto aumentare o modificare
la somministrazione di medicamenti. 

 

                                         Rilevato
inoltre che il medico SMR, dr. med. __________, ha preso posizione sulla nuova
certificazione prodotta in sede di osservazioni al progetto di decisione, evidenziando
che dal punto di vista medico non vengono apportate novità che possano cambiare
la valutazione della capacità lavorativa (cfr. doc. AI 74-1), questo Tribunale
non ha motivo di scostarsi dalle conclusioni del dr. med. __________.

 

                                         Va
qui evidenziato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (sentenza 9C_1070/2008 del 20 agosto 2009, consid. 7.4). 

                                         Non
va poi dimenticato che ancora di recente, con sentenza 9C_965/2008 del 23
dicembre 2009, il Tribunale federale, in un caso dove l’assicuratore ha
interpellato due medici di fiducia per stabilire la capacità lavorativa del
ricorrente ha confermato la sua giurisprudenza secondo la quale occorre tenere
conto della differenza esistente, ai fini probatori, tra mandato di cura e
mandato peritale (cfr. anche sentenza 9C_114/2007 del 20 luglio 2007 consid.
3.2.3 e I 701/05 del 5 febbraio 2007 consid. 2) e occorre considerare che per
il rapporto di fiducia esistente con il paziente i rapporti dei medici curanti,
anche se specialisti, vanno di principio valutati con le dovute cautele (cfr.
anche DTF 125 V 351 consid. 3b/cc pag. 353; cfr. pure sentenze I 655/05 del 20
marzo 2006 consid. 5.4 e I 814/03 del 5 aprile 2004 consid. 2.4.2 con
riferimenti).

                                         La
circostanza che anche il medico curante è uno specialista va relativizzata nel
senso che in ragione della diversità dell’incarico assunto (a scopo di
trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si può di regola fondare
sulla posizione del medico curante, anche se specialista (cfr. sentenza
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, cfr. anche sentenze 9C_607/2007 dell’11 aprile
2008, consid. 5.3, 9C_114/2007 del 20 luglio 2007, consid. 3.2.3 in fine, e I
701/05 del 5 gennaio 2007, consid. 2).

                                         

                                         Inoltre,
va ribadito che queste conclusioni sono state confermate dal medico SMR, dr.
med. __________.

 

                                         A
questo riguardo va ricordato che per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008 e applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni
mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di
esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

                                         Scopo
e senso del nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella
possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione
degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle
loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare
la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata
una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione
sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si
può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in
SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                         Inoltre
il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF), in una decisione del 24 agosto 2006 nella
causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR nell’ambito dell’assicurazione per l’invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même
pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI
(COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à
l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un
rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en
cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il
est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle
expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit
bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment
énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le
rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour
le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au
regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et
du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I
938/03, consid. 3.2)

 

                                         Visto
quanto sopra, sulla base delle affidabili e concludenti valutazioni del dr.
med. __________ e del medico SMR, dr. med. __________ (cfr. più in generale sul
valore probatorio dei rapporti interni del SMR la sentenza I 143/07 del 14
settembre 2007, consid. 3.3; cfr. pure la sentenza 9C_376/2007 del 13 giugno
2008), a giusta ragione l’UAI ha concluso che l’insorgente è abile al lavoro al
70% nella sua precedente attività ed in ogni altra professione.

 

                                         In
queste condizioni la richiesta di procedere con una nuova valutazione in ambito
psichiatrico va respinta.

 

                                         Va
qui rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora
l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kieser, Das Verwaltungs-verfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450,
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H
103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid.
2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce
una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2
Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                   9.   In
concreto, ritenuto che l’incapacità lavorativa del ricorrente nella sua
precedente attività lucrativa di autista è del 30%, l’assicurato non ha diritto
ad alcuna rendita.

 

                                         Infatti,
conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle
assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno
(DTF 123 V 230 consid. 3c pag. 233; DTF 117 V 275 consid. 2b pag. 278, 394
consid. 4b pag. 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo
1999, pagg. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve
intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior
modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente
mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28 e
sentenze ivi citate; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto
ad una rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito
tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; RCC 1968 pag.
434).

 

                                         Alla
luce di tutto quanto esposto il ricorrente, per ridurre il danno, deve
continuare a mettere a frutto questa sua capacità nella sua precedente
professione di autista. In questo caso è quindi indicato un raffronto
percentuale dei redditi (DTF 114 V 313 consid. 3a e riferimenti; STF I
759/2005 del 21 agosto 2006; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, tesi Friburgo 1995, pag. 154). Ritenuto che il grado
corrispon-dente di incapacità lavorativa del 30% del ricorrente nella
precedente attività non raggiunge il grado minimo di invalidità pensionabile
(40%), non vi sono i presupposti per concedergli una rendita.

                                         In
effetti, per la giurisprudenza se il danno alla salute non è tale da imporre un
cambiamento di professione, di regola il giudizio sull’incapacità al guadagno
non esprimerà valori superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico.
Questo perché si suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la
restante capacità lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare,
l’assicurato esprima una capacità di guadagno della medesima proporzione (RAMI
1993 U 168, pag. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b).

 

                                         A
questo proposito nella sentenza I 759/2005 del 21 agosto 2006 l’Alta Corte ha
rammentato che:

 

"  Du
moment que l'intéressé est capable d'exercer son ancienne profession, une
comparaison des revenus en pour-cent est indiquée (cf. ATF 114 V 313 consid. 3a
et les références). Ainsi, le revenu d'invalide qu'il pourrait escompter gagner
en mettant à profit sa capacité de travail correspond au minimum à 80% du
revenu réalisable sans invalidité, dès lors que les experts du MEDAS ont
attesté une diminution de rendement - de la capacité de travail - de 10% à 20%.
Son incapacité de gain doit donc être fixée à 20% au maximum, ce qui n'ouvre
pas le droit à une rente de l'assurance-invalidité.”

 

                                         In concreto l’insorgente nella precedente professione di autista è
incapace al lavoro nella misura del 30% dall’aprile 2007, ciò che non gli
permette di avere diritto ad una rendita (cfr. anche sentenza 32.2010.69 del 9
dicembre 2010 e sentenza 32.2010.197 del 15 dicembre 2010), come calcolato
dall’UAI.

 

                                         Ne
segue che la decisione dell’amministrazione che ha respinto il diritto a
prestazioni è corretta.

 

                                10.   L’insorgente,
ritenuta l’incapacità lavorativa del 30% (ossia superiore al 20%), sostiene che
l’UAI avrebbe in ogni caso dovuto presentargli un piano concreto di aiuto al
collocamento ed accenna, in coda al ricorso, alla possibilità di riqualifica in
una diversa professione.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente minacciati
d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a
ripristinare, migliorare, conservare o migliorare la loro capacità di guadagno
o la loro capacità di svolgere mansioni consuete. Per stabilire tale diritto
deve essere considerata tutta la durata probabile della vita professionale
rimanente. Fra i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono
previsti pure i provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che
comprendono l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione
professionale (art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI), il
collocamento (art. 18 LAI) e l’aiuto in capitale (art. 18b LAI).

 

                                         L’art.
17 cpv. 1 LAI prevede in particolare che l’assicurato
ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua
invalidità esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al
guadagno possa essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale.

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti
di formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al
termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa
senza previa formazione professionale a causa dell’invalidità.

 

                                         Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in
particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a
procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente
equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti
atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno
(Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid.
2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid. 2a).

                                         

                                11.   In
concreto, pur essendo il grado d’invalidità superiore alla soglia del 20% la
decisione dell’UAI merita conferma. 

 

                                         Infatti,
la circolare sui provvedimenti d’integrazione e di ordine professionale
prevede:

 

"  4010
Le seguenti condizioni devono essere adempiute cumulativa-mente: 

–  a causa di un’invalidità imminente o esistente la persona
assicurata non è più in grado di esercitare la precedente professione o di
compiere le mansioni consuete, lucrative o no; 

–  la persona assicurata deve essere idonea all’integrazione, ossia
essere oggettivamente e soggettivamente in grado di sottoporsi con successo ai
provvedimenti di formazione professionale; 

–  la formazione deve essere compatibile con l’invalidità e
corrispondere alle capacità della persona assicurata. Deve essere inoltre
semplice ed adeguata e offrire possibilità di guadagno pressappoco equivalenti
a quelle della precedente attività. Non sono rimborsate le spese di una
formazione che non prospetta una prestazione lavorativa economicamente
valorizzabile. 

(…)

4013 Se una persona
assicurata è sufficientemente integrata o se può esserle procurato un posto di
lavoro adeguato ed esigibile senza una formazione supplementare, una
riformazione professionale non è necessaria.”

 

                                         Nel
caso di specie l’UAI ha precisato che misure d’ordine professionale, volte al
conseguimento di una qualifica di base, non risultano attuabili. A questo
proposito la consulente in integrazione ha rilevato di concordare con le
conclusioni già espresse nel precedente rapporto del 1° settembre 2005 (doc. AI
68-1). In quell’occasione la consulente che si era occupata del caso aveva
affermato:

 

" 
(…) a mio avviso la difficoltà nel reperire un impiego lavorativo è
legata alla sfavorevole situazione congiunturale. In considerazione del fatto
che il danno alla salute non cagiona particolari limitazioni mediche si ritiene
che l’A. abbia tutte le potenzialità per presentarsi senza particolari elementi
di sfavore sul mercato del lavoro.

 

(…)

 

La presenza sul mercato del lavoro di
attività direttamente accessibili e confacenti con il danno alla salute, induce
a concludere che il signor RI 1 sia direttamente integrabile nel ciclo
produttivo tramite i normali canali di collocamento.” (doc. AI 19-3)

 

                                         Alla
luce di quanto sopra esposto è a giusta ragione che l’UAI ha deciso di non
accordare una riformazione professionale (cfr. anche sentenza 32.2008.204 del
24 giugno 2009 e sentenza 32.2010.10 del 13 settembre 2010).

 

                                         Per
quanto concerne l’aiuto al collocamento, con la decisione
impugnata l’amministrazione non ha respinto la domanda, ma ha indicato di
restare a disposizione, su specifica richiesta, per aiutare l’insorgente in tal
senso.

                                         Per
cui la censura si rivela infondata.

 

                                         Vista
la domanda contenuta nel ricorso, il medesimo, insieme all’incarto completo, va
trasmesso all’amministrazione affinché lo tratti come un’istanza di aiuto al
collocamento.

 

                                12.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.--sono poste a carico del
ricorrente.

                                      

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   L’incarto
è trasmesso all’UAI per i suoi incombenti conformemente al consid. 11.

 

                                   3.   Le
spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti