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**Case Identifier:** 2eb6be3b-12a5-5eda-9007-ea18da446cbb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.03.2024 D-1139/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1139-2024_2024-03-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1139/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  m a r z o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Aileen Truttmann;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Bielorussia,   

rappresentato da Rosa Maisto,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 13 febbraio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-1139/2024 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) ot-

tobre 2023, insieme alla supposta compagna B._______ (di seguito anche: 

C._______; di cui agli atti della SEM N […]). Da ricerche intraprese dalla 

SEM nella banca dati europea “Eurodac” del 10 ottobre 2023, è risultato 

che il richiedente avesse depositato due domande d’asilo pregresse in  

Germania, il (…) rispettivamente il (…). 

A.b Il (…) ottobre 2023, con il richiedente si è tenuto il colloquio Dublino ai 

sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). 

Nel predetto, egli ha avuto modo di essere sentito in particolare riguardo al 

suo stato di salute e rispetto agli eventuali motivi che si opporrebbero alla 

competenza della Germania nella trattazione della sua domanda d’asilo. 

Alla fine del verbale, gli è anche stata prospettata da parte della SEM la 

possibilità che il suo incarto e quello di C._______ venissero separati e gli 

è stato dato modo di presentare i suoi argomenti contrari in merito a tale 

circostanza. A supporto dei suoi asserti, egli ha prodotto su supporto USB 

due audio in lingua russa nonché degli scambi di messaggi elettronici con 

i servizi sociali di D._______. 

A.c Il 18 ottobre 2023, l’autorità inferiore ha inoltrato alla sua omologa te-

desca una richiesta d’informazioni ex art. 34 RD III in merito allo statuto del 

richiedente in Germania come pure al figlio che egli avrebbe riferito essere 

presso i servizi sociali tedeschi. L’autorità tedesca competente, ha risposto 

con comunicazione del 20 ottobre 2023, riferendo come egli non avrebbe 

ottenuto lo statuto di rifugiato in Germania, che sarebbe il padre di 

E._______, nato il (…) e che sia la sua compagna sia il figlio sarebbero 

scomparsi dal (…). 

A.d Il 1° dicembre 2023, la preposta autorità elvetica ha richiesto alla sua 

corrispettiva tedesca, la ripresa in carico dell’interessato sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III. La Germania ha risposto positivamente alla 

domanda, il 5 dicembre 2023, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. c RD III.  

B.  

Con decisione del 13 febbraio 2024, notificata il 15 febbraio 2024 (cfr. [atto 

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Pagina 3 

della SEM] n. [{…}]-91/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo del richiedente giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con 

conseguente pronuncia del trasferimento dell’interessato verso la Germa-

nia ed esecuzione della predetta misura, nonché constatando l’assenza di 

effetto sospensivo di un eventuale ricorso contro la decisione. Tramite de-

cisione separata del 19 febbraio 2024, la SEM non è neppure entrata nel 

merito della domanda di asilo di C._______, pronunciando il suo trasferi-

mento verso il F._______ (cfr. dossier elettronico della SEM N […]). 

C.  

Tramite il ricorso, inoltrato il 22 febbraio 2024 (cfr. risultanze processuali), 

l’insorgente ha impugnato la succitata decisione dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con richieste procedurali ten-

denti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso ed alla 

sospensione dell’allontanamento in via supercautelare, e d’altro canto, 

all’accoglimento dell’istanza d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esen-

zione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. Nel 

merito ha concluso, in via principale, all’annullamento della decisione av-

versata, all’accertamento della competenza da parte della Svizzera ed 

all’esame nazionale della domanda d’asilo; in via subordinata ha invece 

postulato la restituzione degli atti alla SEM per il completamento dell’istrut-

toria, a garanzia di un accertamento esaustivo della sua situazione. 

Al ricorso, quale nuova documentazione, il ricorrente ha annesso: tre 

stampe di fotografie su foglio A4 (cfr. sub doc. 3); lettera manoscritta di 

C._______ del 19 febbraio 2024 con scheda di traduzione allegata (cfr. sub 

doc. 4); copia del foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2) del 

18 ottobre 2023 relativo all’insorgente (cfr. sub doc. 5) e copia del F2 del 

23 ottobre 2023 sempre inerente quest’ultimo (cfr. sub doc. 6) 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

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Pagina 4 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi). Inoltre, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scam-

bio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

Nel suo ricorso, l’insorgente si prevale essenzialmente di uno stabilimento 

inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

lett. b LAsi) da parte della SEM – con consequenziale violazione anche del 

principio inquisitorio – sia in riferimento alla relazione che egli avrebbe con 

la compagna C._______ (di cui alla procedura ricorsuale ai ruoli del Tribu-

nale D-1256/2024) – e che avrebbe comportato quale conseguenza anche 

l’erronea separazione degli incarti – sia poiché dagli atti all’incarto e dall’in-

dice degli stessi, si evincerebbe un’istruzione palesemente confusa e lacu-

nosa da parte dell’autorità inferiore. 

4.1 Ora, per quanto attiene alle censure sollevate dall’insorgente in rela-

zione ad un’incompleta ed inesatta istruzione della relazione del ricorrente 

con C._______, si osserva come le stesse si confondano in realtà con il 

merito, ovvero sono rivolte contro l’apprezzamento svolto dall’autorità infe-

riore in specie. In quanto tali, verranno quindi trattate di seguito. Tuttavia, 

occorre già evidenziare che, al contrario di quanto sostenuto nel gravame, 

l’autorità sindacata ha tenuto conto, nell’apprezzamento della natura della 

loro relazione, di tutti gli elementi rilevanti presenti all’incarto, motivando 

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sufficientemente e chiaramente il suo giudizio negativo rispetto ad una re-

lazione stretta ed effettiva tra di loro (cfr. p.to II, pag. 4 seg. della decisione 

avversata). Relazione amorosa che la SEM, al contrario da quanto argo-

mentato nel ricorso (cfr. p.to 32, pag. 6 seg.), non ha mai ritenuto inverosi-

mile, bensì da quanto evincibile limpidamente dalla decisione, è la rela-

zione stretta ed effettiva ai sensi delle disposizioni topiche e della giurispru-

denza applicabile in materia, che non è stata ritenuta data. Che poi la SEM 

abbia valutato in maniera differente dal ricorrente le sue allegazioni ed i 

mezzi di prova agli atti, per le considerazioni sufficientemente motivate e 

chiare presenti nel provvedimento impugnato ed avendo l’interessato po-

tuto esprimersi in merito ampiamente, anche riguardo all’eventuale sepa-

razione degli incarti (cfr. n. 22/4), non risulta essere lesivo né del principio 

inquisitorio (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), né dell’obbligo di motivazione 

posto in capo all’autorità inferiore (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2,  

136 V 351 consid. 4.2, 129 I 232 consid. 3.2; sentenza del Tribunale fede-

rale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2; DTAF 2013/34 con-

sid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2), o ancora del diritto di essere sentito del 

ricorrente (cfr. per il suo contenuto la sentenza del Tribunale D-1636/2019 

del 5 ottobre 2022 consid. 3.1), bensì deriva dal potere di apprezzamento 

della SEM. Peraltro, in punto alla separazione degli incarti, proprio perché 

l’autorità inferiore ha dato la possibilità di esprimersi al ricorrente anche al 

riguardo (cfr. n. 22/4), nonché che della separazione dei suddetti incarti il 

ricorrente ne è venuto a conoscenza con certezza almeno nell’ambito della 

decisione avversata, potendo presentare con il gravame tutti i suoi motivi 

contrari, non s’intravvede nell’agire della SEM alcuna violazione procedu-

rale nei suoi confronti. Pure sfuggono le ragioni per le quali, come argo-

mentato dall’insorgente (cfr. p.to 32, pag. 7 del ricorso), l’autorità inferiore 

avrebbe dovuto notificare la trattazione separata del suo incarto da quello 

di C._______ alle autorità tedesche, in quanto ciò appariva chiaro dalla 

domanda di ripresa in carico trasmessa alle autorità tedesche in data 1° di-

cembre 2023 (cfr. n. 60/8), essendo peraltro ricordato come per 

C._______, la competenza della trattazione della sua domanda d’asilo è 

stata riconosciuta in capo ad altro Stato membro rispetto alla Germania 

(cfr. decisione della SEM del 19 febbraio 2024 di cui al dossier elettronico 

della SEM N […]).  

4.2  

4.2.1 L’obbligo di costituire un incarto completo (Aktenführungspflicht), op-

ponibile alle autorità amministrative, è il corrispettivo al diritto di consulta-

zione dell’incarto (cfr. DTF 138 V 218 consid. 8.1.2; 130 II 473 consid. 4.1; 

124 V 372 consid. 3b; 124 V 389 consid. 3a). La violazione dell’obbligo di 

costituire un incarto completo può infatti apportare pregiudizio al diritto di 

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essere sentito delle parti (cfr. DTF 115 Ia 97 consid. 4). Tale prerogativa è 

inoltre imposta all’autorità anche dallo stesso principio inquisitorio (cfr. 

KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY, in: Waldmann/Weissenberger [ed.],  

Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 42 ad art. 12; SVR 2011 IV Nr. 44 

[TF 8C_319/2010 del 15 dicembre 2010] consid. 2.2.2). L’autorità è segna-

tamente tenuta a costituire ed a mantenere un incarto completo durante 

tutto il corso del procedimento, in modo da poter dar seguito ad eventuali 

richieste di consultazione delle parti ed a facilitare la trasmissione in se-

conda istanza. Nell’inserto deve essere registrato tutto ciò che riguarda la 

fattispecie (cfr. DTF 124 V 372 consid. 3b; 115 Ia 97 consid. 4c). In tal 

senso, l’incarto deve essere organizzato, accessibile e completo – segna-

tamente è esatta l’archiviazione ordinata, nonché la paginazione e la regi-

strazione completa degli atti nell’inventario dell’incarto – e deve essere vi-

sibile chi l’ha costituita ed in che modo (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.3; 

DTAF 2011/37 consid. 5.4.1 con riferimento citato; sentenza del Tribunale 

D-5377/2018 del 22 novembre 2018). Il diritto di essere sentito è una ga-

ranzia di natura formale, la cui violazione implica, di principio, l’annulla-

mento della decisione impugnata, a prescindere dalle possibilità di suc-

cesso nel merito (cfr. DTF 129 I 323 consid. 3.2; 126 I 15 consid. 2a). Una 

violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di prima 

istanza non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del gra-

vame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di 

una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un 

rinvio all’autorità inferiore allorquando una tale sanzione costituirebbe una 

mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile 

con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della 

causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 133 I 201 consid. 2.2). Secondo la 

giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in 

merito davanti ad una autorità di ricorso che dispone del medesimo potere 

d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). 

4.2.2 Riguardo alla costituzione ed alla numerazione dell’incarto in parola 

da parte dell’autorità inferiore, si osserva dapprima che, a differenza di 

quanto sollevato nel ricorso dall’insorgente (cfr. p.to 40, pag. 9), il referto 

datato 24 ottobre 2023 – e prodotto da quest’ultimo con il gravame (cfr. sub 

doc. 6) – si trova nella documentazione all’inserto della SEM ed è corretta-

mente registrato quale atto n. 94/2 nell’indice degli atti. Lo stesso, come 

peraltro l’F2 del 16 ottobre 2023, dalla data apposta nell’indice degli atti, 

appaiono essere stati registrati soltanto successivamente all’emanazione 

della decisione avversata. Riguardo all’atto classato n. 93/2 agli atti della 

SEM, si osserva però che, seppure sia registrato quale F2 di una visita del 

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16 ottobre 2023 nell’indice degli atti del dossier elettronico N (…), lo stesso 

è in realtà relativo ad una visita di medesima data di C._______ e non del 

ricorrente. Malgrado tale effettivo errore nella registrazione del documento 

in questione, tuttavia il Tribunale non ritiene di dover annullare per questo 

la decisione avversata. Difatti, dagli atti all’incarto e dalla decisione avver-

sata si desumono chiaramente le diagnosi che sono state poste al ricor-

rente nei controlli medici successivi alla visita medica del 16 ottobre 2023, 

e si evince che delle stesse – e dei fatti rilevanti desumibili dalla medesima 

documentazione – l’autorità inferiore ne ha tenuto conto in modo corretto e 

completo nella sua valutazione (cfr. p.to II, pag. 6 della decisione impu-

gnata). L’insorgente, nell’ambito del ricorso, ha peraltro potuto presentare 

l’F2 del 16 ottobre 2023, mancante agli atti all’inserto dell’autorità inferiore. 

Ne discende quindi che, anche se il diritto di essere sentito del ricorrente 

ed una violazione del principio inquisitorio su tali punti in questione, venis-

sero constatati dal Tribunale, gli stessi sarebbero stati completamente sa-

nati in ambito ricorsuale. Altresì la violazione constatata, non risulta essere 

di particolare gravità ed un rinvio degli atti alla SEM per questo motivo, 

risulterebbe quindi un mero formalismo eccessivo, che pregiudicherebbe 

l’interesse stesso del ricorrente ad un’evasione celere della sua causa (cfr. 

supra consid. 4.2.1). Per quanto poi riguarda il resto della tenuta della do-

cumentazione del dossier da parte dell’autorità inferiore, non si ravvedono 

ulteriori lacune od inesattezze, che possano condurre alla conclusione d’in-

completezza – per quanto non già sopra considerato – e di confusione della 

stessa. Difatti, da una mera lettura degli atti presenti all’indice – i quali cor-

rispondono, salvo il già sopra citato documento n. 93/2, esattamente a 

quanto fatto confluire nel dossier – risulta che la maggior parte dei docu-

menti ivi cancellati, riguardano il dossier di C._______, che è stato sepa-

rato prima dell’emanazione della decisione da parte della SEM da quello 

del ricorrente. Pertanto, sotto tale profilo, la tenuta degli atti della SEM ri-

sulta perfettamente chiara, ricostruibile e corretta. 

4.3 Di conseguenza, le doglianze mosse nei confronti della decisione av-

versata, non sono in grado di condurre all’annullamento della medesima. 

La conclusione in via subordinata proposta nel ricorso, deve quindi essere 

respinta. 

5.  

5.1 Proseguendo nell’analisi, nel caso di una procedura di ripresa in carico 

(take back), come è il caso di specie, di principio non viene effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). Inoltre, la determina-

zione dello Stato membro competente avviene sulla base della situazione 

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esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda di prote-

zione internazionale (art. 7 par. 2 RD III). 

5.2 Nel caso di specie, le investigazioni intraprese dalla SEM hanno rive-

lato che il ricorrente aveva depositato domanda d’asilo in Germania il (…) 

ed il (…) (cfr. n. 9/1 e 10/1). A seguito delle informazioni ricevute dalla Ger-

mania (cfr. n. 30/3) e delle dichiarazioni rilasciate dall’insorgente nell’am-

bito del colloquio Dublino (cfr. n. 22/4), l’autorità inferiore, il 1° dicem-

bre 2023, ha quindi chiesto all’autorità tedesca preposta e nel termine fis-

sato all’art. 23 par. 2 RD III, la ripresa in carico dell’interessato sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 60/8). La Germania ha risposto posi-

tivamente il 5 dicembre 2023, quindi nel termine previsto all’art. 25 par. 1 

RD III, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. c RD III (cfr. n. 69/3). Sulla scorta 

di quanto precede, la competenza della Germania è di principio data, ciò 

che non viene del resto censurato dal ricorrente nel suo gravame. Per gli 

asserti opposti dal ricorrente al suo trasferimento in Germania nell’ambito 

del colloquio Dublino, può essere senz’altro rinviato alla motivazione com-

pleta e corretta in merito contenuta nella decisione avversata (cfr. p.to II, 

pag. 3), non essendo peraltro sollevato nulla in proposito nel ricorso. 

5.3  

5.3.1 Il ricorrente, seguendo le dichiarazioni da lui rilasciate nel corso del 

colloquio Dublino ed implicitamente sollevato nel ricorso, si oppone ad un 

suo trasferimento verso il sopra citato Paese e la separazione – anche fi-

sica degli incarti – dalla compagna C._______, con la quale formerebbe 

una famiglia e vorrebbero sposarsi, nonché avrebbero un figlio in comune 

ed uno concepito da poco. Egli avrebbe comprovato quindi di nutrire con 

la medesima C._______, una relazione stretta ed effettiva, a differenza di 

quanto ritenuto a torto dalla SEM. 

5.3.2 Ora, secondo l’art. 2 lett. g RD III, sono ritenuti “familiari”, purché la 

famiglia sia già costituita nel paese d’origine, segnatamente il coniuge del 

richiedente o il partner non legato da vincoli di matrimonio con cui abbia 

una relazione stabile. La giurisprudenza ha confermato che l’art. 2 lett. g 

RD III, che definisce i familiari, non prevede ulteriori presupposti per i co-

niugi (in senso formale), mentre per i partner non sposati esige una rela-

zione stabile (cfr. DTAF 2017 VI/1 consid. 4.2). 

5.3.3 A fronte degli elementi all’incarto, anche il Tribunale, alla stessa stre-

gua dell’autorità inferiore, giunge alla conclusione che il ricorrente e 

C._______ non siano, al momento, impegnati in una relazione stabile ai 

sensi della giurisprudenza precitata. Risulta dalle sue dichiarazioni difatti 

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come egli ha dichiarato di aver vissuto con C._______ soltanto da (…) a 

(…) del (…) in Germania. Dal (…) del (…) quest’ultima – che avrebbe ot-

tenuto un visto (…) – si sarebbe spostata in G._______ da un conoscente, 

da dove ella lo avrebbe ricontattato nel (…) del (…) per dirle che avrebbe 

vissuto in schiavitù e di essere incinta. Egli si sarebbe quindi spostato in 

H._______ da amici fino a fine (…) del (…) e soltanto a (…) del (…)  

C._______ lo avrebbe ricontattato. Ella lo avrebbe raggiunto ad I._______ 

il (…), dal quale poi come famiglia, assieme al figlio E._______, nato il (…), 

si sarebbero spostati in Germania chiedendo asilo. Essi avrebbero abitato 

per circa un mese e mezzo in un alloggio sociale in  

Germania ed a (…) del 2023 i servizi sociali tedeschi avrebbero preso il 

loro figlio E.______ con l’accusa di (…). In seguito con la compagna – con 

la quale non sarebbe sposato ufficialmente – avrebbero raggiunto la Sviz-

zera nell’ottobre del 2023 (cfr. n. 22/4). Ora, dai predetti elementi, al con-

trario di quanto sostenuto dall’insorgente nel gravame, non si desume in 

alcun modo che C._______ si sia allontanata da lui involontariamente nel 

(…) del (…), allorché si sarebbe recata in G._______. Inoltre, anche dopo 

che la predetta lo avrebbe contattato dicendole di essere incinta e gli 

avrebbe raccontato della sua situazione di schiavitù, non appare che egli 

abbia intrapreso nulla per raggiungerla in qualche modo, andando invece 

in H._______ da amici. È soltanto dal (…) del 2023, ricontattato da 

C._______, che i due si sarebbero ricongiunti ed avrebbero proseguito il 

loro percorso migratorio assieme, convivendo con il figlio E._______ per 

circa un mese e mezzo in Germania. Riguardo a E._______ v’è da rilevare 

come, a differenza di quanto sostenuto nel ricorso, non risulti alcuna prova 

concreta del legame effettivo biologico tra questi ed il ricorrente. Invero, è 

lo stesso insorgente che ha dichiarato che nel certificato di nascita di 

E._______ risulterebbe soltanto la maternità (cfr. n. 22/4), non ha mai alle-

gato di averlo riconosciuto ufficialmente, ed anche dallo scambio di mes-

saggi elettronici con i servizi sociali tedeschi prodotti a sostegno dei suoi 

asserti (cfr. n. 72/2), non si evince in alcun modo che egli abbia intrapreso 

alcun atto concreto per provare di essere il padre del bambino, malgrado 

la richiesta in tal senso da parte dei servizi sociali per rilasciare delle infor-

mazioni in merito a E._______, o ancora di aver intrapreso qualcosa di 

concreto, per tentare di recuperarne assieme alla madre la patria potestà, 

o per lo meno per poterlo rivedere. Anzi, con C._______, poco dopo che il 

figlio di questa sarebbe stato affidato ai servizi sociali tedeschi, si sareb-

bero spostati in Svizzera, senza neppure attendere la conclusione della 

loro procedura d’asilo in Germania. Certo, dalle informazioni ricevute dalla 

Germania e dagli asserti del ricorrente, E._______ risulterebbe essere suo 

figlio, ciò che però di fatto agli atti non è stato in alcun modo comprovato 

con elementi concreti. Le copie di fotografie prodotte con il ricorso, non 

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sono all’evidenza in grado di provare tale legame effettivo. Altresì, per 

quanto dal (…) del 2023 ad oggi, il ricorrente avrebbe convissuto con la 

compagna, tale periodo di coabitazione, di nove mesi, ed anche aggiun-

gendo il mese precedente dall’(…) al (…) del (…), non risulta sufficiente 

perché egli possa prevalersi dell’esistenza di una comunità familiare dure-

vole ai sensi della giurisprudenza topica in materia (sulla nozione del con-

cubinato stabile protetto dalla legge cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.3.2 e 3.3.3; 

DTF 138 III 157 consid. 2.3.3; 140 V 50 consid. 3.4.3). La conclusione pre-

detta non viene ribaltata neppure alla luce degli asserti del ricorrente (cfr. 

n. 22/4) e di C._______ (questi ultimi contenuti nel suo scritto del 19 feb-

braio 2024 prodotto con il ricorso sub doc. 4), anche reiterati nel gravame, 

di volersi sposare ufficialmente, in quanto essi non hanno concretamente 

iniziato alcuna procedura di matrimonio e lo stesso non appare quindi im-

minente. Anche i due audio di minacce prodotti agli atti (cfr. n. 47/1 e 55/1), 

non risultano contenere alcun elemento di qualsivoglia sostanza a favore 

dell’intensità della relazione del ricorrente con C._______. Per quanto in-

fine attiene al bambino che aspetta C._______, e che da un esame dei suoi 

atti risulta essere appena a poco più di due mesi di gravidanza, e che non 

è all’ora attuale in alcun modo stato riconosciuto formalmente, anche tale 

circostanza non permette di dimostrare la durata e l’intensità delle loro re-

lazioni. Si rammenta in tale contesto che la presenza di bambini in comune 

non costituisce che un elemento tra gli altri da prendere in considerazione 

per determinare se una relazione al di fuori del matrimonio debba essere 

ritenuta quale vita famigliare, essendo precisato che la durata della vita in 

comune gioca un ruolo di primo piano, anche se non è di per sé sola de-

terminante, in quanto la qualità di una comunità di vita si valuta conside-

rando l’insieme delle circostanze della stessa (cfr. DTAF 2012/4 con-

sid. 3.3.2 con ulteriori rif. cit.).  

5.3.4 Visto quanto sopra, il Tribunale considera che non vi siano sufficienti 

indizi che permettano di ritenere che il ricorrente e C._______ (non sposati 

ufficialmente né aventi dei figli assieme ufficialmente riconosciuti) siano im-

pegnati in una relazione stabile. Pertanto, C._______ non può essere con-

siderata membro della famiglia del ricorrente ai sensi dell’art. 2 lett. g RD 

III, e pertanto una sua eventuale presenza in Svizzera o un suo allontana-

mento verso un altro Stato membro, non ha alcuna incidenza sulla deter-

minazione dello Stato membro responsabile per l’esame della domanda 

d’asilo del ricorrente. Alla luce di tale conclusione, inoltre, l’autorità inferiore 

ha proceduto in maniera corretta alla separazione dell’incarto del ricorrente 

da quello di C._______, e la doglianza sollevata in tal senso nel ricorso, 

deve quindi essere integralmente respinta. 

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Pagina 11 

6.  

Proseguendo nell’analisi, nemmeno l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase 

RD III, si giustifica nel caso in rassegna. Invero, non vi sono fondati motivi 

per ritenere che in Germania sussistano carenze sistemiche ai sensi 

dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 

364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE; cfr. tra le tante la sentenza del 

Tribunale E-520/2024 dell’8 febbraio 2024 consid. 4.2), ciò che peraltro il 

ricorrente non sostiene. Inoltre, la presunzione secondo cui la Germania 

agisca in linea con gli standard e le norme previsti dal diritto europeo e 

internazionale non è stata rovesciata dal ricorrente, alla luce degli atti all’in-

carto e delle allegazioni ricorsuali. 

7.  

7.1 Resta ancora da esaminare se, malgrado la competenza di principio 

della Germania, l’autorità inferiore debba esaminare la domanda di prote-

zione internazionale del ricorrente in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III 

(“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata in diritto interno sviz-

zero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni pro-

cedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), che prevede che se 

“motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente 

per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di tale norma, la SEM 

dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al 

contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione con-

travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle 

della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata a entrare nel merito della do-

manda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

7.2  

7.2.1 Il ricorrente, con le sue dichiarazioni (cfr. n. 22/4) e le sue argomen-

tazioni ricorsuali, prevalendosi della relazione con C._______ e del fatto 

che sarebbero una famiglia e desidererebbero sposarsi, invoca indiretta-

mente l’applicazione della clausola di sovranità al suo caso e la protezione 

dell’art. 8 CEDU.  

7.2.2 Come già esposto sopra (cfr. consid. 5.3), non v’è all’occorrenza né 

prova né un insieme d’indizi verificabili e sufficientemente concreti dell’esi-

stenza di una relazione stretta ed effettiva ai sensi della giurisprudenza 

topica resa in materia (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2, 139 I 330 consid. 2.1, 

137 I 351 consid. 3.1, 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2012/4 consid. 4.3, 

2008/47 consid. 4.1). Il Tribunale rileva inoltre che è l’interessato stesso 

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Pagina 12 

che sembra aver creato la situazione amministrativa nella quale si trova, 

poiché insieme a C._______ avrebbero lasciato la Germania dove risiede-

rebbe tutt’ora E._______ ed avrebbero concepito un bambino allorché la 

competenza della Svizzera nell’ambito della trattazione della loro domanda 

d’asilo era tutt’altro che certa. Ciò detto, in ogni caso per il ricorrente e 

C._______ sarà ancora possibile, se loro desiderio, mantenere la loro re-

lazione anche se rinviati in Stati membri differenti, con telefonate, messaggi 

e/o permessi di visite regolate dalle autorità straniere competenti. Come 

inoltre osservato a ragione dalla SEM nella decisione avversata, sarà inol-

tre possibile per il ricorrente più facilmente, se da lui voluto e permesso da 

parte delle autorità preposte tedesche, di mettersi in contatto con 

E._______. Sarà inoltre possibile sia per il ricorrente sia per C._______, 

depositare, anche dopo la nascita dell’altro bambino, una domanda di ri-

congiungimento famigliare in debita forma in Germania o in F._______ e di 

attendere, ivi, la conclusione di tale procedura. Ne discende quindi che il 

ricorrente non può prevalersi validamente dell’art. 8 CEDU per impedire un 

suo trasferimento verso la Germania. 

7.3 Non s’intravvedono poi né negli atti di causa né nel ricorso, ulteriori 

elementi che si opporrebbero ad un suo trasferimento nello Stato in que-

stione. Segnatamente, egli non ha fornito indizi seri e concreti suscettibili 

di comprovare che un suo ritorno in Germania lo esporrebbe al rischio di 

essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei 

richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza). An-

che dal profilo medico, non vi sono problemi di una gravità tale da impe-

dirne il rinvio, non essendo le problematiche di salute residuali e tutt’ora in 

trattamento (cfr. F2 del 18 ottobre 2023 prodotto con il ricorso; n. 37/3, 

40/2, 41/3, 46/2, 49/2, 52/3, 76/2, 83/2 e 94/2), classificabili quali gravi ai 

sensi della giurisprudenza convenzionale in materia (cfr. sentenze della 

Corte europea dei diritti dell’uomo N. contro Regno Unito del 27 mag-

gio 2008, Grande Camera, n. 26565/06; Paposhvili contro Belgio del 13 di-

cembre 2016, Grande Camera, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1), e 

già sufficientemente acclarate dall’autorità inferiore, alla quale decisione si 

rinvia per il resto (cfr. p.to II, pag. 6). Del resto egli potrà continuare a be-

neficiare dei trattamenti e delle cure necessarie anche in Germania, Stato 

che dispone notoriamente di strutture sanitarie sufficienti (cfr. tra le tante la 

sentenza del Tribunale F-227/2024 del 15 gennaio 2024 consid. 6.5). Inol-

tre, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, il predetto Paese 

deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

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Pagina 13 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-

cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-

sistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza). 

7.4 In siffatte circostanze, non si ravvedono quindi indicatori per ritenere 

che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di 

apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun 

motivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III, 

rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Di conseguenza, in mancanza 

dell’applicazione di tali norme da parte della Svizzera, la Germania rimane 

competente per il seguito della domanda d’asilo e d’allontanamento del ri-

corrente in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

8.  

In conclusione, il ricorso deve dunque essere respinto e la decisione 

dell’autorità inferiore confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le richieste tendenti d’un 

canto alla sospensione dell’allontanamento in via supercautelare e della 

concessione dell’effetto sospensivo al ricorso e d’altro canto all’esenzione 

dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese processuali, formu-

late dal ricorrente nel gravame, sono divenute prive d’oggetto. 

10.  

Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

12.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

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Pagina 14 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.  

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Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: