# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cea8e2ef-7af8-5f6d-a9d4-2512d3c77537
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-29
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 29.09.2009 S 2009 121
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2009-121_2009-09-29.pdf

## Full Text

S 09 121
2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 29 settembre 2009

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. …, era impiegata come ergoterapeuta presso l’Ospedale … e in tale qualità 

assicurata presso la … AG (qui di seguito detta assicurazione infortuni) contro 

le conseguenze d’infortuni e malattie professionali. Il 14 luglio 2008, il datore 

di lavoro annunciava un infortunio bagattella: durante il mese di marzo 2008, 

mentre a tavola cercava di sistemare meglio una paziente di circa 80 kg sulla 

sedia a rotelle afferrandola sotto le ascelle e cercando di sollevarla, … sentiva 

un forte dolore alla spalla sinistra. In seguito continuava il proprio lavoro, ma 

a causa del persistere dei dolori, in data 5 maggio 2008, si recava dal medico 

che poneva la diagnosi di borsite subacromiale post-traumatica con parziale 

lesione del tendine sopraspinato. Dopo l’esame MRI eseguito il 15 agosto 

2008 veniva posta la diagnosi di sospetta rottura parziale subtotale 

preinserzionale del sovraspinato. Il 9 dicembre 2008, l’assicurata veniva 

sottoposta ad un intervento di artroscopia con borsectomia e acromioplastica 

alla spalla sinistra. In base al relativo rapporto operatorio, non sarebbe stata 

riscontrata alcuna lesione tendinea e il sopraspinato risultava essere intatto. 

2. Con decisione 12 gennaio 2009 il diritto a prestazioni veniva 

dall’assicurazione infortuni rifiutato, permettendo la dinamica dell’accaduto di 

escludere il verificarsi di un infortunio in senso giuridico e consentendo gli 

accertamenti medici condotti in seguito di escludere la presenza di una 

lesione corporale parificabile ai postumi di un infortunio. La tempestiva 

opposizione 20/23 gennaio 2009 interposta dall’assicurata - forte delle 

convinzioni del medico incaricato della prima consultazione, che riteneva 

sussistesse inizialmente almeno una lacerazione del muscolo deltoide, e del 

chirurgo che l’aveva operata, il quale in un secondo tempo correggeva il 

precedente rapporto operatorio nel senso di aver riscontrata una lesione 

superficiale con sfilacciatura del sopraspinato - veniva respinta con decisione 

13 luglio 2009, non potendo una lesione parziale con sfilacciatura essere 

parificata a una lacerazione dei tendini ai sensi legali e non essendo mai stata 

posta la diagnosi principale di stiramento o lacerazione muscolare.

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 13 agosto 

2009, … chiedeva l’annullamento del provvedimento impugnato e la 

conseguente messa al beneficio delle legali prestazioni assicurative per gli 

effetti dell’evento subito, il quale andrebbe classificato come avvenimento 

infortunistico in considerazione delle caratteristiche del caso concreto. In ogni 

caso, la rottura del sopraspinato rappresenterebbe una lesione corporale 

parificabile ai postumi di un infortunio, come sarebbe stato a più riprese 

confermato anche dagli specialisti del ramo. Il solo parere del consulente 

medico della parte convenuta, che non avrebbe neppure visitata la paziente, 

non potrebbe indubbiamente bastare per confutare le fondate diverse 

conclusioni dei medici che avrebbero visitato per primi nonché operato e 

curato la ricorrente. 

4. Nella propria presa di posizione, l’assicurazione infortuni postulava la 

reiezione del ricorso e la conferma della decisione di rifiuto per i motivi già 

esposti nella decisione su opposizione. 

5. Dal canto suo la ricorrente rinunciava a replicare.

Considerando in diritto:

1. a) Secondo l’art. 6 cpv. 1 della legge federale su l’assicurazione contro gli 

infortuni (LAINF), per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le prestazioni 

assicurative sono concesse in caso d’infortunio professionale, d’infortunio non 

professionale e di malattie professionali. L’art. 4 della legge sulla parte 

generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) definisce infortunio 

qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo 

umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute fisica o 

psichica o che provochi la morte. Cinque sono dunque gli elementi costitutivi 

essenziali dell’infortunio: l’involontarietà, la repentinità, il danno alla salute 

(fisica o psichica), un fattore causale esterno e la straordinarietà di tale fattore. 

Si evince dalla nozione stessa d’infortunio che il carattere straordinario non 

concerne gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in 

quanto tale (RAMI 2000 U 374, pag. 176). Pertanto, è irrilevante il fatto che il 

fattore esterno abbia causato delle affezioni gravi o inabituali. Il fattore esterno 

è considerato come straordinario quando eccede, nel caso concreto, il quadro 

degli avvenimenti e delle situazioni che si possono, oggettivamente, definire 

quotidiane o abituali (DTF 122 V 233 cons. 1, 121 V 38 cons. 1a, 118 V 61 

cons. 2b e 283 cons. 2a). Vi è infortunio unicamente se un fattore esterno ha 

agito sul corpo. L’evento deve accadere nel mondo esterno. Quando il 

processo lesivo si svolge all’interno del corpo umano, senza l’intervento di 

agenti esterni, l’ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in 

caso di sforzo eccessivo o di movimenti scoordinati. La giurisprudenza esige, 

perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi eccessivi, che essi 

superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima è normalmente 

esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o addestramento, essa è 

abitualmente in grado di resistere. Da un altro lato, per poter ritenere che 

lesioni corporali siano state causate da movimenti scombinati o incongrui, gli 

stessi devono essersi prodotti in circostanze esterne manifestamente insolite, 

impreviste e fuori programma. Carente è altrimenti la straordinarietà del 

fattore esterno causale, con la conseguenza che non tutte le caratteristiche di 

un infortunio sono realizzate (DTF 122 V 232 cons. 1, 121 V 38 cons. 1a, 118 

V 61 cons. 2b, 283 cons. 2, 116 V 138 cons. 3a e b nonché 147 cons. 2a).

b) Conformemente alla giurisprudenza, spetta all’assicurato rendere verosimile 

l’esistenza di tutti gli elementi costitutivi d’infortunio. Quando l’istruttoria non 

permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado della 

verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta - tali 

elementi, il giudice dovrà constatare l’assenza di prove o d’indizi e, quindi, 

l’inesistenza giuridica dell’infortunio (DTF 114 V 305. cons. 5b, 116 V 136 

cons. 4b e 111 V 201 cons. 6b). Gli stessi principi sono, ovviamente, 

applicabili alla prova dell’esistenza di una lesione corporale parificabile ai 

postumi di un infortunio (DTF 114 V 306 cons. 5b e 116 V 141 cons. 4b).

2. a) L’assicurazione infortuni ha negato l’esistenza di un infortunio nel senso 

classico, in difetto dell’avvenimento esterno straordinario. Infatti, giusta la 

versione fornita dall’assicurata, l’intenso dolore alla spalla sinistra è stato 

risentito allorquando, a tavola, essa da sola prendeva sotto le ascelle una 

paziente in carrozzella e cercava di sollevarla per meglio raddrizzarla sulla 

sedia a rotelle. Giusta le precise indicazioni fornite dall’interessata sul 

formulario del 24 luglio 2008, alla domanda se fosse successo qualcosa di 

particolare, l’assicurata rispondeva di aver accusato forti dolori alla spalla 

sinistra e alla richiesta se il sollevare pesi rappresentasse un’attività 

straordinaria o quotidiana, l’istante rispondeva qualificando tale attività come 

quotidiana. Il peso della paziente veniva stimato a 80 kg circa e la posizione 

assunta dall’istante al momento dei fatti era descritta come eretta, con le 

ginocchia leggermente piegate. Questa versione dell’accaduto corrisponde a 

quanto riportato sull’annuncio dell’infortunio del 14 luglio 2008 e a quanto 

descritto dal dott. med… il 18 febbraio 2009. Il 7 agosto 2009, lo stesso 

medico precisava che l’assicurata aveva in seguito alla fitta di dolore poi 

dovuto improvvisamente lasciare andare la paziente. Sul formulario 

d’annuncio all’assicurazione stilato dal dott. med. …, che effettuava la prima 

consultazione il 5 maggio 2008, veniva accennato a due traumi da 

sollevamento di due pesanti pazienti avvenuti lo stesso giorno, agli inizi del 

mese di marzo. Detto medico precisava poi in data 27 marzo 2009 tale 

versione accennando a dei dolori insorti dopo un trauma da sollevamento nel 

corso del marzo 2008. Una in parte diversa versione dei fatti, mai però 

confermata dalla diretta interessata, è riportata sulla relazione operatoria del 

9 dicembre 2008, dove viene indicata per la prima volta, accanto al preteso 

trauma da sollevamento, anche una caduta nel febbraio 2008. Questa 

versione non otteneva però alcuna successiva conferma neppure dal chirurgo 

che l’aveva avanzata (vedi dichiarazioni del 7 agosto 2009), per cui non merita 

di essere presa in considerazione. 

b) Dalla descrizione dei fatti proposta dall’assicurata è chiaro che essa ha sentito 

improvvisamente dei forti dolori alla spalla sinistra cercando di raddrizzare 

meglio sulla sedia una paziente del nosocomio presso cui lavora, fatto del 

resto indiscusso, mentre l’interessata non può descrivere un qualsivoglia 

avvenimento esterno straordinario che potrebbe giustificare la qualifica 

dell’accaduto come d’infortunio in senso giuridico. Un tale avvenimento 

avrebbe potuto essere il fatto di aver dovuto improvvisamente e 

inaspettatamente fermare la caduta dell’invalida dalla sedia (nella sentenza U 

166/04 del 18 aprile 2005, il TF ha ammesso il carattere infortunistico nel caso 

di un’assicurata di 35 anni e del peso di 57 kg, attiva come fisioterapista 

presso una casa per anziani, che si è procurata un danno alla salute nel 

tentativo di sostenere un paziente, del peso di 84 kg, che stava 

improvvisamente per cadere, considerando che l’intervento del fattore esterno 

fosse costituito dall’interazione tra il corpo in caduta del paziente e quello della 

ricorrente), lo scivolare nel tentativo di sollevamento, l’eseguire un movimento 

scoordinato in seguito ad uno spavento ecc., ma non certo il fatto di aver 

lasciata andare improvvisamente la paziente (giusta la versione dei fatti fornita 

dal medico in data 7 agosto 2009) dopo la fitta di dolore, essendo questa 

reazione una conseguenza del dolore improvviso risentito e non la causa della 

sua insorgenza. Dalla dinamica dell’accaduto, unico dato che potrebbe 

entrare in considerazione come avvenimento esterno straordinario è lo sforzo 

eccessivo. Come è stato esposto in precedenza ciò entra in considerazione 

qualora lo sforzo ecceda quello che deve essere generalmente considerato 

usuale - in base al lavoro svolto, alla struttura e alle abitudini - per la persona 

in questione. Per sua stessa ammissione, il sollevare pesi è un’attività che 

l’assicurata considera far parte della sua quotidianità. Considerato il tipo di 

struttura in parola, che è ospedale e casa anziani, tali allegazioni vanno 

necessariamente ritenute riferirsi anche all’abitudine di sistemare i pazienti 

sulle sedie, di aiutarli ad alzarsi e a sedersi o coricarsi. In principio quindi, 

l’istante va considerata abituata a sforzi fisici. Resta comunque da stabilire se 

anche in considerazione del peso della paziente si possa concludere 

all’esistenza di uno sforzo eccessivo.

c) Per uomini esercitanti attività manuali sollevare, trasportare o spostare pesi 

inferiori ai 100 kg non viene dal TF considerato sforzo eccessivo (STF U 

252/06 del 4 maggio 2007, U 144/06 del 23 maggio 2006, cons. 2.2, U 222/05 

del 21 marzo 2006, cons. 3.2 e U 110/99 del 12 aprile 2000, cons. 3). In DTF 

116 V 136, il TF negava l’esistenza di uno sforzo eccessivo in relazione alle 

dorsalgie immediatamente lamentate da un infermiere 36enne dopo che lo 

stesso aveva, da solo, trasferito, da un tavolo operatorio a un letto, un 

paziente del peso di 100-120 kg, in quanto l’azione incriminata rientrava nelle 

mansioni quotidiane della sua professione e considerato che il paziente non 

era stato propriamente sollevato. Allo stesso modo è stato giudicato il caso di 

un’infermiera di 53 anni, la quale, intenta a sistemare una degente del peso 

di circa 80 kg che giaceva a letto in posizione anomala, accusava un blocco 

lombare in quanto la collega, impegnata con lei nell’operazione, non aveva 

coordinato l’azione lasciando gravare su di lei tutto il peso della paziente 

(sentenza inedita del 17 dicembre 1993 in re M., U 123/93). Anche in detta 

sentenza il TF, oltre a evidenziare che in realtà non si trattava di dovere 

sollevare l’ammalata, ma solo di farla scivolare nel letto, osservava che lo 

spostamento di una persona ricoverata in un letto d’ospedale fa parte del 

lavoro quotidiano di un aiuto infermiere. In una successiva vertenza, 

pubblicata in RAMI 1994 no. U 185 pag. 70 cons. 2b, veniva per contro 

ammessa l’esistenza di un fattore esterno straordinario nel caso di un’altra 

infermiera 32enne, la quale, impegnata a trasferire dal letto alla sedia a rotelle 

un degente molto pesante, si procurava un trauma da sollevamento nel 

tentativo - riuscito grazie a uno sforzo eccessivo e repentino - di evitare 

l’improvvisa caduta del paziente che si era inaspettatamente afflosciato. 

L’esistenza di un fattore straordinario è ugualmente stata negata in relazione 

al danno alla salute accusato sempre da un’infermiera 39enne intenta, 

insieme a una collega, a trasferire una paziente dal letto alla poltroncina. 

Avendo perso la collega la presa sulla degente, l’assicurata si era ritrovata a 

doverne sostenere tutto il peso da sola onde evitarne la caduta. In 

considerazione dell’abitudine professionale come pure del rapporto di peso 

tra l’assicurata (62 kg) e la paziente (66 kg), il Tribunale federale delle 

assicurazioni ha escluso l’esistenza di uno sforzo straordinario (sentenza 

citata del 15 gennaio 2003 in re S.). Per contro è stato recentemente 

ammesso il carattere straordinario di uno sforzo compiuto da un’infermiera 

49enne che, occupata a spostare insieme a una collega una pensionata 

andicappata dal letto a una sedia, aveva dovuto improvvisamente sostenere 

tutto il peso in quanto la collega aveva mancato la presa. Il carattere 

infortunistico era stato ammesso poiché l’assicurata non aveva avuto altra 

scelta se non quella d’intervenire con uno sforzo violento e repentino onde 

evitare una caduta della paziente (STF del 15 ottobre 2004 U 9/04). 

d) Tenendo in considerazione gli esempi giurisprudenziali esposti nel 

considerando che precede, è indubbio che quanto successo all’istante allora 

47enne nel marzo del 2008 non possa essere qualificato d’infortunio. Si tratta 

infatti dello spostamento-scivolamento (e non del completo sollevamento) di 

una paziente su di una carrozzina, il cui peso doveva essere all’incirca noto 

alla dipendente. Ciò nonostante, l’istante agiva da sola, in una situazione che 

non era urgente e conscia almeno in parte dello sforzo che l’azione richiedeva. 

Essa aveva poi il tempo di posizionarsi, di afferrare la paziente e cercare di 

spostarla senza venire sorpresa da alcun imprevisto. Nel fatto di cercare di 

sollevare la paziente afferrandola sotto le ascelle per sistemarla sulla sedia 

non è in questa situazione ravvisabile alcun avvenimento straordinario per 

una persona abituata a sforzi e operante in settore sanitario. Per questo la 

conclusione a cui è giunta l’assicurazione infortuni che non si tratti d’infortunio 

in senso giuridico merita piena conferma. 

3. a) L’art. 9 cpv. 2 OAINF prevede che se non attribuibili indubbiamente a una 

malattia o a fenomeni degenerativi, le seguenti lesioni corporali, il cui elenco 

è esaustivo, sono equiparate all’infortunio, anche se non dovute a un fattore 

esterno straordinario:

a. fratture;

b. lussazioni di articolazioni;

c. lacerazioni del menisco;

d. lacerazioni muscolari;

e. stiramenti muscolari

f. lacerazioni dei tendini;

g. lesioni dei legamenti;

h. lesioni del timpano. 

Le lesioni corporali di cui all’art. 9 cpv. 2 OAINF sono parificate ad infortunio 

solo se presentano tutti gli elementi caratteristici dell’infortunio, eccezion fatta 

per la straordinarietà del fattore esterno (DTF 116 V 148 cons. 2b; RAMI 1988 

U 57, p. 372). Il fattore scatenante può quindi essere quotidiano e discreto. 

Basta un gesto brusco: non è necessario che esso sia stato scomposto o 

anomalo. In principio, il riconoscimento di un fattore esterno suscettibile di 

agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano è subordinato all’esistenza 

di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi 

alla presenza di un’attività intrapresa nell’ambito di una tale situazione oppure 

di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione del corpo 

che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e psicologicamente 

controllabile (DTF 129 V 470 cons. 2.2.2). Per il resto, conformemente a 

quanto già statuito in precedenza, l’intervento di un fattore esterno può anche 

essere ammesso in caso di cambiamenti di posizione che, secondo 

l’esperienza medico-infortunistica, sono sovente suscettibili di originare dei 

traumi sviluppati all’interno del corpo (come ad es. il rialzarsi improvvisamente 

da posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il 

cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V 

470 cons. 4.2.3). 

b) Esaminando l’art. 9 cpv. 2 OAINF con riferimento alle lacerazioni dei tendini 

(lett. f), il TF ha ricordato che le disposizioni speciali di cui all’art. 9 cpv. 2 

OAINF non tollerano interpretazione né restrittiva né estensiva bensì 

conforme al loro senso e scopo, nei limiti della norma generale. La lista delle 

lesioni corporali parificate non può essere estesa attraverso 

un’interpretazione per analogia (DTF 114 V 302 cons. 3e). A proposito delle 

rotture parziali dei tendini, il TF ha espresso le seguenti considerazioni: si 

parla di stiramento dei tendini quando vi è una distrazione o una tensione 

sproporzionata del tendine. Si parla di una lacerazione quando il tendine viene 

completamente reciso. Poiché la SUVA riconosceva come lesioni corporali 

parificabili ad infortuni anche le lacerazioni parziali del tendine per quanto 

comprovate chiaramente, questa prassi veniva ripresa anche dal TF. Per 

quest’ultimo, alle lacerazioni vere e proprie (Sehnenrisse) vanno dunque 

assimilate le rotture parziali, ossia le lacerazioni di singoli fasci di fibre 

tendinee (Zerreissung einzelner Sehnenfaserbündel), ma unicamente a 

condizione che possano essere provate in modo inequivocabile mediante 

esami con mezzi di contrasto oppure intervento operatorio. Tale rigore 

probatorio si giustifica in ragione delle difficoltà a porre la diagnosi clinica, vuoi 

per l’assenza di deficit funzionale vuoi per le reazioni infiammatorie 

secondarie. Se la rottura parziale non può essere provata a seguito 

d’intervento chirurgico o con mezzi di contrasto, le conseguenze di questa 

assenza di prove vanno a carico di colui che pretende aver diritto a prestazioni 

(DTF 114 V 305s. cons. 5 e A. Bühler, Die unfallähnliche Körperschädigung, 

in SZS 1996, pag. 104 nota 101). Nel giudizio U 235/02 del 6 agosto 2003, il 

TF ha dichiarato inapplicabile l’art. 9 cpv. 2 lett. f OAINF, nel caso in cui una 

lesione tendinea parziale non presentava i segni di una lacerazione o di una 

rottura del tendine stesso. Contrariamente a quanto per esempio disposto in 

relazione ai legamenti (art. 9 cpv. 2 lett. g OAINF), per la cui regolamentazione 

il legislatore ha consapevolmente utilizzato il concetto più ampio di "lesioni", 

comprendente cioè i fenomeni di lacerazione, di stiramento come pure di 

dilatazione, non tutte le lesioni tendinee possono, alla luce dei principi 

suesposti, essere parificate ad infortunio, bensì, giusta la lett. f del predetto 

articolo, solo le lacerazioni o rotture totali (DTF 114 V 302 cons. 3d, 306 cons. 

5c) e, a condizioni più severe, le lacerazioni o rotture parziali (DTF 114 V 306 

cons. 5c). Nella sentenza del 28 agosto 2000 U 441/99, il TF precisava che 

una “lesione” parziale della parte inferiore del tendine del sopraspinato, che 

non presentava i segni di una “lacerazione” del tendine stesso, non potesse 

configurare una lesione corporale parificabile ai postumi di un infortunio. Nello 

stesso senso si esprime anche la sentenza inedita dell'11 settembre 1998 U 

64/97, nel cui contesto la qualifica di lesione parificabile ai postumi d'infortunio 

è stata negata a una "semplice" lesione della cuffia dei rotatori non mostrante 

segni di lacerazione (vedi sentenza del 15 febbraio 2007 del Presidente del 

Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, rif. no. 35.2006.70 e DTF 

123 V 43).  

c) Nell’evenienza in parola, è indiscusso che l’assicurata non abbia riportato una 

lacerazione completa o una rottura completa del tendine sopraspinato, al 

quale sarebbe seguito il tipico deficit funzionale. Nell’annuncio d’infortunio del 

5 agosto 2008 si fa riferimento ad una borsite e a una lesione parziale del 

sopraspinato, il 7 luglio, 14 e 28 agosto 2008 l’ortopedico dott. med. … 

ribadiva la diagnosi di lesione parziale del sopraspinato, dall’esame MRI del 

18 agosto 2008 risultava: sospetto di una rottura all’inserzione del tendine 

sopraspinato con la testa dell’omero, il 13 ottobre 2008 veniva ribadita la 

diagnosi di rottura parziale preinserzionale del sopraspinato e nel rapporto di 

degenza datato 19 gennaio 2009 viene ripresa la nozione di lesione parziale 

del sopraspinato. Giusta il rapporto operatorio dell’intervento praticato il 9 

dicembre 2008, il tendine bicipite era intatto come non era possibile 

evidenziare alcuna lesione del tendine sopraspinato, dell’infraspinato o del 

tendine sottoscapolare, i margini della glenoide erano intatti. I legamenti 

glenomerale superiore, medio e inferiore erano intatti e la superficie della 

cartilagine dell’omero e del glenoide liscia. Per contro veniva segnalata una 

borsite estesa. Come rilevato dal medico di fiducia della convenuta, la 

relazione operatoria era, in effetti, in parte in contraddizione con la diagnosi 

dell’intervento, che si rendeva necessario a causa di “dolori cronici alla spalla 

sinistra in seguito a periartrite omero-scapolare post-traumatica, lesione 

parziale del tendine sopraspinato e acromion tipo II lato sinistro”. Per questo, 

nella propria valutazione del 4 febbraio 2009, il dott. med. … analizzava anche 

la questione sotto l’aspetto di un’eventuale rottura parziale del tendine 

sopraspinato. Teoricamente pertanto, a seguito della contraddizione 

contenuta nel rapporto operatorio e in base a quanto allegato in un secondo 

tempo dal chirurgo incaricato dell’operazione, che correggeva la relazione 

operatoria redatta in precedenza nel senso di aver trovata una lesione 

superficiale del tendine sopraspinato (corrispondenza del 18 febbraio 2009), 

mentre può essere tranquillamente esclusa l’esistenza di una lacerazione 

completa del tendine, potrebbe entrare in considerazione una rottura parziale 

del tendine rientrante sotto l’art. 9 cpv. 2 lett. f OAINF.

d) Il riconoscimento a titolo di lesione corporale parificabile ai postumi 

d’infortunio di una rottura parziale può essere ammesso solo alle più restrittive 

condizioni poste dalla giurisprudenza ovvero a condizione che la lacerazione 

possa essere provata in modo inequivocabile mediante esami con mezzi di 

contrasto oppure intervento operatorio. In questo senso la censura sollevata 

dall’istante nei confronti del dott. med. … è infondata: non è sulla base di una 

visita personale della paziente che la situazione potrà essere meglio chiarita 

(difficoltà a porre la diagnosi clinica per l’assenza di deficit funzionale e per le 

reazioni infiammatorie secondarie), come preteso dall’istante, ma unicamente 

in base all’oggettiva valutazione degli specifici esami medici già agli atti. Nella 

propria nuova versione dell’intervento eseguito, il dott. med. … argomenta 

sostenendo di aver riscontrato una lesione intra-articolare del sopraspinato 

con fenditura superficiale corrispondente a una rottura parziale. Questa tesi 

non viene condivisa dal medico di fiducia della convenuta, il quale non 

considera senz’altro possibile equiparare ad una lacerazione parziale la 

”lesione superficiale con sfilacciatura” riscontrata dal chirurgo. Del resto, per 

il dott. med. …, la pretesa rottura parziale avrebbe dovuto comportare un 

recesso del mezzo di contrasto in occasione dell’esame MRI alla spalla, 

esame eseguito il 15 agosto 2008, ciò che manifestamente non risultava 

invece da detto esame (vedi dettagliata relazione del 4 febbraio e conferma 

del 13 marzo 2009). In queste condizioni è evidente che una lacerazione 

parziale del tendine, anche nella versione proposta a posteriori dal chirurgo, 

non possa essere considerata comprovata in modo inequivocabile come 

invece preteso dalla giurisprudenza federale. Per questo, giustamente, il 

danno alla salute in parola non è stato considerato neppure come una lesione 

parificabile ai postumi di un infortunio. 

e) La prima consultazione dell’assicurata veniva effettuata dal dott. med. … il 5 

maggio 2008. Giusta quanto confermato in data 27 marzo 2009, detto medico 

riscontrava una dolenzia alla pressione all’altezza del subacromio fino 

all’inserzione con il muscolo deltoide e riteneva che la diagnosi fosse di 

lacerazione muscolare. Poiché in occasione della seconda consultazione i 

dolori non regredivano e clinicamente si riscontrava un Pain Full Arc 

(sensazione di scatto doloroso nella elevazione dell’arto anteposto in un 

angolo di movimento tra 60° e 100°), il curante concludeva ad una lesione 

della cuffia dei rotatori. Sul formulario di annuncio all’assicurazione infortuni, 

stilato dopo che la paziente era già stata vista dallo specialista dott. med. …, 

veniva poi indicata la diagnosi posta nel frattempo dal chirurgo, ovvero di 

borsite post-taumatica e lesione parziale del sopraspinato. In realtà però 

dall’inizio si era in presenza di una lacerazione del muscolo deltoide e di una 

lesione della cuffia dei rotatori. Come è già stato esposto in precedenza, il 

semplice riferimento ad una lesione della cuffia dei rotatori non basta per 

ammettere una lacerazione parziale dei tendini (vedi al proposito la 

giurisprudenza citata al cons. 3b in fine riguardante un caso del tutto analogo) 

e tale diagnosi non è stata in seguito comprovata con la necessaria chiarezza 

dall’intervento operatorio eseguito. 

f) Per quanto riguarda invece la diagnosi di lacerazione muscolare, come 

giustamente addotto dall’assicurazione convenuta, questa non può essere 

considerata una diagnosi principale e non giustifica pertanto l’assunzione 

della patologia quale lesione corporale parificabile ai postumi d’infortunio 

(DTF 116 V 152 cons. 4c). In tutta la successiva cronistoria della paziente non 

viene più fatto alcun accenno alla pretesa lesione muscolare, ciò che 

conferma l’evidente secondarietà della diagnosi e la sua insignificanza 

rispetto alla patologia principale.  

4 In conclusione, il rifiuto di prestazioni da parte dell’assicurazione infortuni per 

assenza d’infortunio o di lesione corporale parificabile ad infortunio è 

confermato e il ricorso deve essere respinto. Giusta l’art. 61 LPGA la 

procedura è gratuita (lett. a) e l’assicurazione infortuni non ha diritto al 

rimborso delle ripetibili (lett. f e contrario).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.

3. Non vengono assegnate ripetibili.