# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cdeccf50-2da2-5887-b4a9-2928249bb158
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-12-20
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 20.12.2012 RR.2012.210
**Docket/Reference:** RR.2012.210
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2012-210_2012-12-20

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP).

Sentenza del 20 dicembre 2012 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Giorgio Bomio e Roy Garré,  

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

A., 

 

 

rappresentato dall'avv. Olivier Corda, 

 

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

 

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Sequestro di un conto bancario (art. 33a OAIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2012.210 

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 Fatti: 

A. Nell'ambito di un procedimento penale condotto dalla Procura della 

Repubblica presso il Tribunale di Roma, Direzione distrettuale antimafia, nei 

confronti, tra gli altri, di A., per titolo di traffico illecito di sostanze 

stupefacenti, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (art. 

73 e 74 D.P.R. 309/90 – Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli 

stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei 

relativi stati di tossicodipendenza), l'autorità inquirente italiana trasmetteva 

alla Svizzera, in data 23 maggio 2002, una domanda di assistenza 

giudiziaria internazionale in materia penale volta al sequestro, e contestuale 

acquisizione della relativa documentazione, di qualsiasi relazione bancaria in 

essere presso la banca B. di pertinenza del soggetto indagato (act. 1.3). 

B. Il Ministero pubblico della Confederazione (di seguito: MPC), cui in data 

24 giugno 2002 l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG) delegava 

l'esecuzione della predetta richiesta di assistenza, emanava, in data 

16 luglio 2002, un'ordinanza di entrata in materia, mediante la quale veniva 

altresì ordinato alla banca B. il sequestro di ogni e qualsiasi relazione di 

pertinenza del qui ricorrente e produzione della relativa documentazione 

(act. 1.4). 

C. Con decisione di chiusura del 29 agosto 2002, il MPC, ad evasione della 

commissione rogatoria, trasmetteva all'autorità rogante la documentazione 

bancaria richiesta, mantenendo al contempo il sequestro sulla relazione 

no. 1 presso la banca B. intestata a A., nonché sulla relazione no. 2 intestata 

al di lui padre, C. (act. 1.5). 

D. Con sentenza del 18 febbraio 2003 del Giudice dell'udienza preliminare, A. è 

stato riconosciuto colpevole dei reati ascrittigli e condannato alla pena 

complessiva di dodici anni di reclusione e centomila euro di multa. Il giudice 

ha altresì disposto la confisca di quanto soggetto a sequestro preventivo 

nell'ambito del procedimento penale. La sentenza è stata parzialmente 

riformata in appello, dove l'imputato è stato assolto in ordine al reato 

associativo, con conseguente riduzione della pena. La sentenza è stata 

confermata per il resto. Nell'ultimo grado di giudizio, la Corte suprema di 

cassazione, in data 11 gennaio 2005, ha ulteriormente ridotto la pena a nove 

anni e quattro mesi di reclusione, mantenendo intatta nel resto la sentenza 

impugnata.  

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E. In data 5 luglio 2012, il ricorrente, per il tramite del suo patrocinatore, si è 

rivolto al MPC postulando il dissequestro del conto bancario di cui è titolare, 

rilevando il disinteresse dell'autorità rogante, la quale non avrebbe più fatto 

pervenire nessuna comunicazione alle autorità svizzere, dopo quasi dieci 

anni dai fatti (act. 1.12). 

F. Con decisione di chiusura del 27 luglio 2012 il MPC ha respinto l'istanza del 

qui ricorrente, rilevando che l'autorità rogante avrebbe richiesto, con scritto 

del 12 luglio 2012, di mantenere il sequestro in parola in attesa che la stessa 

possa procedere ad inoltrare specifica richiesta di confisca (act. 1.1). 

G. Avverso tale decisione si aggrava A. con ricorso 29 agosto 2012, postulando 

il dissequestro immediato della relazione bancaria accesa presso la banca 

B., censurando in sostanza una violazione del principio di proporzionalità, la 

misura del sequestro protraendosi da troppo tempo, e ledendo in siffatta 

maniera sia la garanzia della proprietà sia l'obbligo di celerità. A dire del 

ricorrente, inoltre, nello Stato richiedente non vi sarebbe alcun procedimento 

tendente alla confisca dei beni di sua pertinenza che si trovano in Svizzera 

(act. 1). Con scritto del 19 settembre 2012 indirizzato al MPC e in copia alla 

scrivente Corte, il ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione a suffragio 

delle proprie argomentazioni (act. 6.1). 

H. Con osservazioni del 27 settembre 2012 e, rispettivamente, del 

9 ottobre 2012, tanto l'UFG (act. 8) quanto il MPC (act. 9), postulano la 

reiezione del gravame, rilevando che nel frattempo l'autorità estera, oltre ad 

aver specificatamente postulato il mantenimento del sequestro con lettera 

12 luglio 2012, ha provveduto ad inoltrare una nuova richiesta di assistenza 

giudiziaria tendente alla confisca dei beni sequestrati (act. 9.1). Il MPC rileva 

inoltre che l'autorità rogante ha presentato alla competente Corte di Appello 

di Roma un'istanza finalizzata all'integrazione del dispositivo della sentenza 

di condanna resa in data 27 novembre 2003 nei confronti del qui ricorrente, 

in modo da evitare dubbi circa l'esatto contenuto del provvedimento di 

confisca all'epoca emanato (act. 9.2). Per le stesse autorità, si 

giustificherebbe quindi il mantenimento del sequestro perlomeno sino a 

eventuale decisione di confisca nello Stato richiedente. 

I. Invitato a determinarsi al proposito, il ricorrente, con replica del 

25 ottobre 2012, si è sostanzialmente riconfermato nelle proprie conclusioni 

espresse in sede di ricorso, evidenziando la non confiscabilità del conto 

bancario in oggetto poiché, a suo dire, non noto all'autorità estera al 

momento della pronuncia della sentenza di condanna, la quale limiterebbe in 

maniera esplicita, e non soggetta ad interpretazione o integrazione, il 

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contenuto del provvedimento di confisca, escludendo in tal modo i beni che 

si trovano in Svizzera (act. 11). 

J. Sia il MPC, con duplica del 7 novembre 2012, sia l'UFG con duplica del 

giorno successivo, ribadiscono le proprie posizioni, postulando il 

mantenimento del sequestro e contestuale reiezione del gravame (act. 13  

e 14). 

K. Delle ulteriori e specifiche argomentazioni delle parti espresse nei rispettivi 

allegati si dirà, nella misura del necessario all'emanazione del presente 

giudizio, nei successivi considerandi in diritto. 

 

 Diritto: 

1.  

1.1. In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 

sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;  

RS 173.71) e 19 cpv. 2 del regolamento del 31 agosto 2010 

sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), 

la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza 

giudiziaria internazionale. 

1.2. I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana 

e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea 

di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in 

vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 

(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che 

completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in 

vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-

svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta  

ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 

e segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 

14 giugno 1985 (CAS). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul 

riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa 

a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la 

Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle questioni 

che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola 

espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più 

favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di 

favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in 

materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa 

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ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-

svizzero; DTF 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 

consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche 

nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 

CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo svizzero). È fatto salvo il rispetto 

dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

1.3. Il ricorso è stato interposto contro la decisione del MPC del 27 luglio 2012 

che ha respinto l'istanza di dissequestro presentata dall'insorgente 

relativamente ai suoi averi depositati presso la banca B., Lugano. In quanto 

titolare del conto oggetto dell'avversata misura rogatoriale, A. è legittimato a 

ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 

5.2.1 pag. 138; 118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

2.  

2.1. La decisione mediante la quale un'autorità d'esecuzione in materia di 

assistenza internazionale ordina un sequestro è una decisione incidentale ai 

sensi dell'art. 80e cpv. 2 AIMP (sentenza del Tribunale federale 1A.245/2002 

del 24 febbraio 2003, consid. 1). In linea di massima questo vale anche 

allorquando l'autorità d'esecuzione conferma un sequestro o respinge una 

domanda di dissequestro (TPF 2007 124 consid. 2.2). In tutti i casi, la 

procedura in corso deve concludersi infatti con una decisione di chiusura che 

determini la destinazione finale dei valori (v. art. 74a cpv. 1 unitamente ad 

art. 80d AIMP), fermo restando che nell'attesa di tale decisione le misure 

conservative restano in vigore, riservato il caso di espressa comunicazione 

da parte dell'autorità estera che la confisca non può più essere pronunciata 

(v. art. 33a OAIMP e art. 11 e seg. CRic). 

2.2. L'art. 74a AIMP regola il destino degli oggetti e valori sequestrati a titolo 

conservativo. Tali valori possono essere consegnati allo Stato richiedente a 

scopo di confisca o di restituzione all'avente diritto, segnatamente quando si 

tratti del prodotto o del ricavo di un reato, del valore di rimpiazzo o 

dell'indebito profitto (cpv. 2 lett. b). La consegna può avvenire in ogni stadio 

del procedimento estero, di regola su decisione passata in giudicato ed 

esecutiva dello Stato richiedente (cpv. 3). Tale regolamentazione costituisce 

una particolarità della "piccola assistenza" conformemente alla terza parte 

dell'AIMP. Di regola, è sufficiente che una procedura legata ad una causa 

penale sia pendente all'estero ai sensi dell'art. 63 cpv. 3 AIMP affinché 

l'assistenza sia concessa; ciò significa che l'assistenza può essere fornita ad 

uno stadio molto precoce della procedura. Per contro, la consegna di valori a 

scopo di confisca o di restituzione è, di regola, unicamente possibile dopo la 

chiusura della procedura penale o di confisca estera, allorquando esiste una 

sentenza esecutiva (DTF 126 II 462 consid. 5c; 123 II 595 consid. 4 e 5; 

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sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.207 del 6 novembre 2008, 

consid. 2.3). In certi casi, la giurisprudenza ha ammesso che tale sistema può 

sfociare in situazioni insoddisfacenti, dovute al fatto che i sequestri 

conservativi ordinati in esecuzione di domande di assistenza possono 

protrarsi notevolmente nel tempo, segnatamente a causa di esigenze 

procedurali nello Stato richiedente (v. sentenza del Tribunale federale 

1A.335/2005 del 18 agosto 2006, consid. 1; TPF 2007 124 consid. 2.3.4; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2009.159 dell'8 marzo 2010, 

consid. 2). Orbene, secondo il Tribunale federale, i titolari di conti bancari 

sequestrati da lungo tempo devono poter disporre della possibilità di far 

riesaminare da un'autorità giudiziaria la legalità, rispettivamente la 

proporzionalità della misura coercitiva prima dell'emanazione di una 

decisione di dissequestro o di consegna dei fondi allo Stato richiedente 

(v. sentenza del Tribunale federale 1A.335/2005 del 18 agosto 2006, 

consid. 1). 

2.3. A livello procedurale occorre quindi considerare la decisione impugnata come 

una decisione di chiusura, come peraltro correttamente effettuato dal MPC. 

Ne consegue che, da una parte, l'ammissibilità del gravame non è 

subordinata all'esistenza di un pregiudizio immediato ed irreparabile ai sensi 

dell'art. 80e cpv. 2 AIMP e, dall'altra, il termine per ricorrere non è quello 

previsto per le decisioni incidentali (art. 80k AIMP). Interposto, quindi, nel 

termine di trenta giorni previsto per le normali decisioni di chiusura, il ricorso 

è formalmente ammissibile.  

3.  

3.1. Nel suo ricorso, A. sostiene che l'autorità rogante si sarebbe disinteressata 

alle sorti dei beni sequestrati in Svizzera. In particolare, non vi sarebbe in 

Italia, posteriormente alla sentenza dell'11 gennaio 2005 della Corte suprema 

di cassazione, alcun procedimento tendente alla confisca dei beni depositati 

in Svizzera. L'unico provvedimento di confisca, emanato contestualmente alla 

sentenza di primo grado (e non modificato nei successivi gradi di giudizio) 

delimiterebbe in maniera univoca i beni oggetto della misura confiscatoria. 

Sarebbero così violati, a distanza di quasi otto anni dalla sentenza definitiva, 

la garanzia della proprietà, l'obbligo di celerità e il principio di proporzionalità. 

Circa i nuovi fatti intervenuti posteriormente all'emanazione dell'avversata 

decisione di chiusura, in particolare in merito alla commissione rogatoria del 

28 agosto 2012 mediante la quale la Procura Generale presso la Corte 

d'appello di Roma ha chiesto la consegna a scopo di confisca di quanto 

depositato sulla relazione bancaria del ricorrente presso la banca B., e in 

merito all'istanza 26 settembre 2012, presentata alla Corte d'appello di Roma 

dalla stessa autorità, finalizzata all'integrazione del dispositivo della sentenza 

27 novembre 2003, il ricorrente, in sede di replica, ha contestato la validità e 

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la legittimità di tale modo di procedere, ritenuto a tutti gli effetti un mero 

espediente non meritevole di tutela giudiziale. Egli ribadisce inoltre che non 

sarebbe possibile procedere alla confisca di quanto sotto sequestro in 

Svizzera, poiché le autorità italiane non sarebbero al corrente di beni 

all'estero di sua pertinenza.  

3.2. Di regola, il sequestro di fondi deve essere mantenuto sino alla notifica di una 

decisione definitiva ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che 

quest'ultimo non abbia comunicato che una tale decisione non può più essere 

pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e 

rinvii; v. anche art. 11 e seg. CRic). La durata di un sequestro ordinato a 

scopo di restituzione o di confisca deve tuttavia rispettare il principio della 

proporzionalità; esso non può dunque prolungarsi in maniera indefinita (v. 

ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière 

pénale, 3a ed., Berna 2009, pag. 314 n. 340). Il trascorrere del tempo può 

implicare il rischio d'intaccare eccessivamente la garanzia della proprietà 

(art. 26 cpv. 1 Cost., richiamato l'art. 36 cpv. 3 Cost.) o di contravvenire 

all'obbligo di celerità ancorato all'art. 29 cpv. 1 Cost. (DTF 126 II 462 

consid. 5e). Per questi motivi, trascorso un certo lasso di tempo, la misura 

coercitiva deve poter essere revocata o l'assistenza rifiutata. In questo modo, 

la Svizzera ha respinto una domanda d'assistenza haitiana tredici anni dopo 

la decisione di sequestro, non avendo lo Stato richiedente dato seguito alle 

richieste d'informazioni atte a dimostrare che esisteva ancora un interesse 

all'esecuzione della domanda (sentenza non pubblicata del Tribunale 

federale 1A.222/1999 del 4 novembre 1999). D'altro canto, trattandosi 

d'assistenza accordata alle Filippine nel quadro dell'affare Marcos, il 

Tribunale federale ha impartito alle autorità dello Stato richiedente un ultimo 

termine per produrre una decisione di prima istanza di confisca di valori 

sequestrati da oltre venti anni (sentenza del Tribunale federale 1A.335/2005 

del 18 agosto 2006, consid. 6.2). Oltre a prendere in considerazione la durata 

dei sequestri litigiosi, il principio della proporzionalità esige che si tenga conto 

anche del grado di complessità dell'inchiesta. In questo senso il Tribunale 

penale federale ha giudicato ancora proporzionata una durata di dodici anni 

per un sequestro legato all'affare Salinas (TPF 2007 124 consid. 8.2.3).  

3.3. Nel caso concreto, e in particolare alla luce dei nuovi fatti occorsi dopo il 

ricorso presentato da A., non è possibile sostenere che l'autorità rogante sia 

disinteressata delle sorti degli averi sequestrati in Svizzera presso la banca 

B., Lugano. Nella fattispecie l'autorità estera non ha certo agito con 

particolare tempestività, ove si consideri che il procedimento è terminato con 

sentenza definitiva dell'11 gennaio 2005, ma la recente commissione 

rogatoria presentata in data 28 agosto 2012, volta precisamente alla 

consegna a scopo di confisca degli averi sequestrati, dimostra in modo 

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inequivocabile l'interesse attuale alla confisca dei fondi sequestrati. L'esame 

della durata complessiva dell'avversato sequestro, peraltro ancora nei termini 

della giurisprudenza summenzionata, diviene così superfluo in ragione 

proprio della nuova commissione rogatoria presentata, con la conseguenza 

che le censure relative all'asserita violazione del principio di proporzionalità e 

celerità devono essere respinte. Considerazioni circa la trasmissione degli 

averi depositati sul conto oggetto dell'avversata misura rogatoriale esulano 

pertanto - siccome premature - dalla presente procedura. Questi argomenti 

verranno, se del caso, trattati nell'ambito di un eventuale ricorso contro la 

decisione con la quale il MPC statuirà sulla commissione rogatoria presentata 

in data 28 agosto 2012. 

4. Alla luce di tutto quanto esposto, il ricorso deve essere respinto. Le spese 

seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato 

l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta l'art. 73 

cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 del regolamento del 

31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della 

procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella 

fattispecie a fr. 6'000.--. Essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 6'000.-- è posta a carico del ricorrente. Essa è 
coperta dall'anticipo delle spese di pari importo già versato. 

 
 
Bellinzona, il 20 dicembre 2012 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:  Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 

 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Olivier Corda 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia 

 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF). 
 
  

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