# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 35cb2170-9b47-5f51-8c15-a5d043787e2b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-02-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.02.1996 41.1995.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_41-1995-10_1996-02-24.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  41.95.00010

  AMF 4/93

   

  DC/nh

  	
  Lugano

  24 febbraio 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale
  cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Stefano Bernasconi (in sostituzione di Valerio Valsangiacomo,
  impedito)

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

statuendo sul ricorso del 30 luglio 1993 di

 

	
   

  	
  __________,  

  rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 15 febbraio 1993 emanata da

  
	
   

  	
  Uff.fed.assicurazione militare, 3001 Berna,  

  rappr. da: UFAM, 6500 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione militare federale.

  

 

 

ritenuto,                           in fatto

 

                                1.1   Il 18 maggio 1989, __________,
di professione consulente di previdenza, mentre si trovava in servizio militare
è inciampato e caduto scendendo da una scala. Egli ha riportato un trauma di
eversione/rotazione esterna al ginocchio destro con rottura del crociato
posteriore destro con rottura di tutto l'apparato capsulo-legamentare mediale. 

                                         Il 25 maggio 1989 ha
subito un'operazione di ricostruzione della parte postero-mediale del legamento
laterale mediale e del legamento crociato posteriore, come pure della cucitura transossea
del legamento crociato posteriore (cfr. Doc. _).

 

                                1.2   Durante il periodo di
inabilità lavorativa, totale o parziale, l'assicurazione militare ha versato
all'assicurato le relative indennità giornaliere. 

                                         In particolare tali
prestazioni sono state pagate, fondandosi su un certificato del medico curante
dottor __________ che aveva stabilito una inabilità lavorativa del 25% in modo
duraturo, anche se il dottor __________ della Clinica __________, in un
rapporto del 19 novembre 1990, aveva ritenuto l'assicurato totalmente abile al
lavoro (cfr. Doc. _).

                                         L'assicurazione militare
ha interrotto l'erogazione di indennità giornaliere dal 1° giugno 1992,
richiamando le conclusioni di una perizia effettuata dal prof __________ della
Clinica ortopedica dell'__________ (cfr. rapporto del 9 aprile 1992, Doc. _).

 

                                         Nella decisione formale
del 12 febbraio 1993 l'Ufficio federale dell'assicurazione militare (in
seguito: UFAM) ha rifiutato di assegnare a __________ una rendita d'invalidità,
rilevando in particolare:

 

" 
Questi presupposti giuridici e medici non giustificano la
presunzione di un diritto ad una rendita d'invalidità.

E' da considerare
il fatto che anche un'incapacità lavorativa teorica, certificata dal medico,
non basta per giustificare una perdita economica effettiva, in quanto è da
presumere che l'assicurato può adattare la sua situazione sul lavoro a
dipendenza degli impedimenti dovuti all'affezione al ginocchio. L'assicurato
deve guidare frequentemente quando si reca presso la clientela, e anche se dopo
un'ora al volante deve fermarsi per muovere il ginocchio un danno economico
reale non è visibile. Un effettivo danno economico è però il presupposto per
l'erogazione di prestazioni dell'assicurazione militare (art. 20 LAM/8 OLAM; art.
23, 24 LAM art. 41 cpv. 1 lett. a LAM; p.es. DTF 110 V 119, DTF 96 V 112).
Vista la particolare situazione pratica dell'attività del signor _______, un
tale pregiudizio è da escludere. Infatti l'amministrazione di stabili e la
contabilità come pure le acquisizioni assicurative possono essere effettuate
sia di giorno sia di sera. La normale giornata lavorativa di lavoro può quindi
essere liberamente programmata e distribuita su di un ampio arco di ore.
L'assicurato non ha finora prodotto nessuna prova di un effettivo danno economico
a complemento di una pura valutazione medico-teorica."

 

(Doc. _)

 

                                         L'UFAM ha poi così
giustificato il grado della menomazione dell'integrità del 2,5% riconosciuto
all'assicurato:

 

" 
La valutazione operata da parte dell'assicurazione militare è
basata su una vasta casistica di situazioni paragonabili che da decenni
permette di valutare i casi con una linea uniforme. Per la perdita totale di
una funzione vitale quale l'udito, la vista, il camminare ecc. è accordata, di
massima, una rendita del 50% (DTF 117 V 71 set., DTF 113 V 143 consid. 2c, 112
V 390 consid. 1 e riferimenti).

Applicando queste
norme la menomazione nel presente caso è da commisurare al 2,5%. Il paziente
soffre di una leggera instabilità dell'articolazione e di una modesta artrosi femoro-patellare.
Ha fastidiosi dolori al ginocchio, con una sensibilità al tempo e una
sensazione di instabilità. Questi reperti soggettivi e oggettivi non permettono
di ammettere una menomazione più ampia. Anche il calcolo del patrocinatore
nella opposizione porterebbe allo stesso risultato se fosse applicabile: la
diminuzione funzionale medico-teorica del 10% di una gamba trasferita sui
parametri applicabili (50% per la perdita totale della funzione delle due
gambe) porta ad una menomazione del 2,5%. - E' da aggiungere che una simile
leggera menomazione dell'integrità comporta l'attribuzione di una rendita solo
grazie ad una recente modifica della pratica amministrativa dell'assicurazione
militare. - Ai sensi dell'articolo 23 LAM la rendita può essere attribuita a decorrere
dal 1° gennaio 1992. La stessa è stata riscattata ai sensi dell'art. 25 al 2.
LAM con effetto e capitalizzazione al 1° settembre 1992. Dal 1° gennaio al 31
agosto 1992 sono state versate rate mensili. Queste prestazioni già versate in
data 14 luglio 1992 sono da confermare.

 

In via eventuale il
signor __________ chiede un'indennità a titolo di riparazione morale. Una
riparazione ai sensi dell'art. 40bis LAM non viene concessa, se è attribuita
una rendita per la rilevante menomazione dell'integrità (art. 40bis al 2
LAM)."

 

(Doc. _)

 

                                1.3   Contro questa decisione
l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA, nel quale il suo
patrocinatore sottolinea in particolare:

 

" 
Rendita d'invalidità 

L'UFAM ritiene che
lo scoperto economico del ricorrente sia inferiore al 10% e pertanto esso non
dà diritto ad una rendita d'invalidità.

Decisivo è
l'effettivo pregiudizio economico calcolato paragonando i ricavi ipotetici con
e senza affezioni.

L'UFAM ritiene che
il ricorrente non subisca nessun danno economico, in quanto 

" 
l'amministrazione di stabili e la contabilità come pure le
acquisizioni assicurative possono essere effettuate sia di giorno sia di sera.
La normale giornata lavorativa di lavoro può quindi essere liberamente
programmata e distribuita su di un ampio arco di ore."

In altri termini si
sostiene che il ricorrente può guadagnare lavorando giorno e notte quello che
guadagnava prima dell'incidente lavorando solo di giorno (Sic!).

Proprio su questo
ragionamento dell'UFAM è data la prova del pregiudizio economico del
ricorrente, il quale, se dovesse lavorare solo di giorno come tutti gli altri,
non sarebbe più in grado di raggiungere il guadagno che raggiungeva prima
dell'incidente.

La documentazione
che si produce è pure prova sufficiente del danno economico del ricorrente (Dich.
fiscale!).

L'UFAM dimentica
poi il fatto che se un domani l'assicurato dovesse cambiare attività, andando
alle dipendenze di terzi, egli dovrà lavorare solo di giorno, durante le usuali
ore lavorative, ed è proprio questo ch'egli non è in grado di fare!

Secondo il Dr.
__________ la parziale incapacità lavorativa è del 25% e non del 10%.

Non si intravvede
per quale motivo l'UFAM non debba accettare l'asserzione del citato medico.
Notasi che in data 16.3.1993 il ricorrente è stato dichiarato inabile al
servizio. A tale proposito si richiama l'intero incarto dalla CVS.

 

Grado di
menomazione dell'integrità

Il ricorrente
ribadisce che il grado di menomazione della propria integrità è del 10%.

A tale proposito
richiama la casistica citata in DTF 117 V 78/79, dove si evince un grado del 

 

    5%                per
"geringfügiger Knieschaden"

  10%                per
"Schmerzen im linken Bein, Hinken und                                        Stockbedürftigkeit"

 

L'UFAM misconosce
le conseguenze del danno alla salute del ricorrente sulle sue funzioni vitali
primarie. Il lavorare è certamente una funzione vitale. Se ora il ricorrente
non può più lavorare come faceva prima dell'incidente, certamente subisce
un'incidenza negativa sulle sue funzioni vitali primarie. Questa è calcolata in
percentuale del +/- 5%.

E' stato accertato
che il ricorrente soffre di forti dolori alla gamba destra dopo un'attività
prolungata ad esempio alla guida dell'automobile, alla scrivania o camminando,
con conseguente interruzione di detta attività. Qualvolta deve pure fare uso
del bastone. Egli soffre pure di una rilevante artrosi femoro-patellare.

Una indennità
per un grado di menomazione al 10% è pertanto dovuta.

Il ricorrente
contesta che le prestazioni citate dall'UFAM gli siano state versate.

 

Qualora al
ricorrente non venga versata nessuna rendita per menomazione dell'integrità è
pacifico che egli ha diritto ad un'indennità a titolo di riparazione morale,
la quale dovrà tenere conto di tutte le operazioni subite dall'assicurato, del
lungo periodo di degenza (3 anni!), dell'impossibilità di svolgere quelle
attività che svolgeva prima dell'incidente!"

 

                                1.4   Nella sua risposta del 13
settembre 1993 l'UFAM propone di respingere il ricorso e osserva:

 

" 
In relazione alla richiesta di una rendita d'invalidità, la
documentazione presentata dal ricorrente nel suo ricorso non apporta nessun
elemento comprovante un reale scapito economico.

L'Assicurazione
militare ha erogato dal 1989 al 31 maggio 1992 indennità giornaliere per
incapacità lavorativa variante dal 25% al 100% per un totale di fr. 103'000.-
circa.

Queste prestazioni
sono andata evidentemente a ridurre il reddito imponibile in quanto esenti da
imposte.

Il contenzioso
riguarda peraltro unicamente il periodo dopo il 1° giugno 1992. Per questo
periodo non viene prodotto nessun documento che provi l'esistenza di un
effettivo scapito economico.

 

Per quanto concerne
la menomazione rilevante all'integrità rinviamo al doc. _ che rappresenta un
estratto della casistica dell'Assicurazione militare con le valutazioni di casi
similari.

Una copia viene
allegata all'attenzione del patrocinatore del ricorrente.

Una valutazione
superiore al 2,5% riconosciuto, romperebbe l'equilibrio della prassi e l'equità
nel trattamento dei casi.

 

L'Assicurazione
militare assegna al ricorrente una rendita per menomazione all'integrità ciò
che esclude in ogni caso, ai sensi dell'art. 40bis al. 2 LAM, l'attribuzione di
una indennità per torto morale. Per questo motivo tale punto non è stato
oggetto di una decisione da parte nostra."

 

                                1.5   Il 29 settembre 1993 il
patrocinatore dell'assicurato ha fatto pervenire al TCA della documentazione,
subito trasmessa alla controparte per conoscenza (cfr. Doc. _), relativa alla
dichiarazione d'imposta 1993/1994 (cfr. Doc. _).

 

                                1.6   Il 20 giugno 1995, sentite
dal Giudice delegato, le parti si sono riconfermate nelle rispettive
allegazioni (cfr. Doc. _).

 

                                         in diritto

 

                                2.1   Giusta l'art. 23 cpv. 1 LAM,
l'indennità di malattia è sostituita da una rendita per l'invalidità se
l'affezione assicurata cagiona un pregiudizio presumibilmente permanente alla
capacità al guadagno o provoca una menomazione rilevante dell'integrità fisica
o psichica.

                                         Nel caso di una
limitazione della capacità di guadagno l'art. 24 cpv. 1 LAM predispone
l'assegnazione di una rendita d'invalidità per un tempo determinato o
indeterminato. Secondo la giurisprudenza il grado di invalidità viene fissato -
come in materia di assicurazione per l'invalidità e di assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni - stabilendo il rapporto fra il reddito che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività ragionevolmente esigibile da lui
in condizioni di mercato equilibrato del lavoro, e il reddito che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (DTF 112 V 380 consid. 1a e
sentenze ivi citate).

 

                                2.2   Nella fattispecie l'UFAM ha
negato all'assicurato il diritto ad una rendita d'invalidità, richiamando, da
una parte, la giurisprudenza federale secondo cui uno scapito economico inferiore
al 10% non dà diritto ad una rendita d'invalidità (cfr. RAMI 1988 pag. 230seg)
e, dall'altra, il fatto che il lieve grado d'inabilità lavorativa constatato
nella fattispecie non ha comunque nessuna incidenza sulla capacità di guadagno,
visto che l'assicurato ha la possibilità di organizzare liberamente la propria
attività, lavorando se del caso anche di sera (cfr. consid. 1.2).

                                         Ora, riguardo al primo
aspetto, il TCA constata che in una sentenza del 12 settembre 1994 nella causa
K. pubblicata in DTF 120 V 368, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
modificato la propria giurisprudenza ed ha stabilito che il riconoscimento di
un grado d'invalidità inferiore al 10% non esclude a priori l'assegnazione di
una rendita permanente. Questa nuova giurisprudenza è senz'altro applicabile
alla presente fattispecie visto che la decisione amministrativa non è ancora
cresciuta in giudicato (cfr. DTF 119 V 244; in caso contrario vedi comunque i
principi ribaditi del TFA in DTF 121 V 157seg).

 

                                         A proposito del grado
dell'invalidità nel caso concreto, il TCA nota che, dal profilo medico teorico,
non vi è nessun fondato motivo per scostarsi dalle valutazioni del perito Prof.dott.
__________, il quale si è così espresso:

 

"2. Besteht
eine Erwerbsunfähigkeit als freier Verwalter und Verischerungskonsulent?

Wenn
ja, in welchem Ausmass in % und voraussichtlich für welche Dauer?

 

Im
Vergleich zur gesunden Gegenseite besteht hier eine funktionelle
Beeinträchtigung des rechten Knies, die wir auf 10% beziffern. Für den Patienten
resultiert daraus auch eine direkte Beeinträchtigung seiner beruflichen
Aktivität, die nach unserer Meinung maximal auf 10% zu veranschlagen ist. Dabei
handelt es sich aller Voraussicht nach um eine dauernde
Funktionsbeeinträchtigung."

 

(Doc. _)

 

                                         Come si è visto (cfr. consid.
2.1) l'invalidità è però un concetto economico.

                                         Ora, l'UFAM afferma che
l'inabilità lavorativa medico-teorica accertata non provocherebbe nessuna
incapacità di guadagno, in quanto l'assicurato potrebbe organizzarsi
recuperando di sera quelle attività che, per motivi di salute, non può più
svolgere durante la giornata.

                                         A ragione il ricorrente
contesta questa conclusione sostenendo che le ripercussioni economiche di un
determinato danno alla salute devono essere valutate prendendo in
considerazione il normale orario di lavoro e considerando tutto il
mercato del lavoro ragionevolmente esigibile.

                                         Mancano tuttavia fra gli
atti dell'assicurato indicazioni precise circa lo scapito economico subito
dall'assicurato per il danno alla salute riconosciuto dall'assicurazione
militare.

                                         In simili condizioni, a
mente del TCA, la decisione per quel che concerne la rendita d'invalidità, deve
essere annullata in ordine e gli atti ritrasmessi all'UFAM per nuovi
accertamenti (in particolare sembra opportuno richiamare al ricorrente la
notifica di tassazione 1993/1994).

 

                                2.3   Una menomazione
dell'integrità corporale giustifica di regola il riconoscimento di una rendita
dell'assicurazione militare quando da un punto di vista oggettivo comporta per
l'assicurato un pregiudizio considerevole nella qualità della vita. Sono
considerati pregiudizi giuridicamente considerevoli ai sensi di questa
definizione i disturbi delle funzioni primarie della vita, ma non i semplici
impedimenti negli altri ambiti dell'esistenza, quali la pratica di uno sport o
la partecipazione a manifestazioni della vita sociale e altre attività
consimili. La rendita per menomazione rilevante dell'integrità fisica o
psichica è determinata equamente secondo le circostanze (art. 25 cpv. 1 LAM).
Secondo la giurisprudenza la menomazione dell'integrità è valutata in
percentuali ottenute dal confronto delle condizioni anatomiche e funzionali
dell'assicurato prima e dopo l'insorgere del danno alla salute assicurato (DTF
117 V 76 consid. 3a/aaa e sentenze ivi citate).

                                         L'art 40bis cpv. 1 LAM
stabilisce al cpv. 1 che, per circostanze particolari, l'assicurazione può
assegnare alla vittima di lesioni corporee, o, in caso di morte, alla famiglia,
un'equa riparazione.

                                         Secondo l'art. 40 cpv. 2
LAM detta riparazione è però esclusa se è attribuita la rendita per rilevante
menomazione dell'integrità fisica o psichica.

 

                                2.4   Nell'evenienza concreta l'UFAM
ha attribuito a ____________ una rendita per rilevante menomazione.

                                         A ragione dunque
l'amministrazione ha rifiutato di erogare la prestazione dell'art. 40 bis cpv.
1 LAM (cfr. consid. 2.3 in fine).

 

                                         Riguardo al grado della
rendita, contestato dal ricorrente, va ancora ricordato quanto segue.

 

                                         La determinazione della
rendita ex art. 25 deve basarsi, indipendentemente da considerazioni sulla
capacità lavorativa, sul pregiudizio corporale come tale, che va valutato in
percentuale, sulla base di raffronti dello stato funzionale ed anatomico prima
e dopo l'evento pregiudizievole per la salute, tenuto conto del grado di
assuefazione dell'assicurato (DTF 96 V 112; DTF 112 V 390; DTF 113 V 143; DTF
117 V 76; STFA del 26 agosto 1992 nella causa I.P, non pubblicata).

 

                                         Tale determinazione
avviene in primo luogo attuando un paragone con i casi precedentemente
trattati, così da assicurare una certa uguaglianza di trattamento. E in
quest'ambito, il TFA ha avuto modo di giudicare utili le apposite tabelle
allestite dall'UFAM (STFA - non pubblicata - del 18.10.1983 nella causa  Molliet).

                                         Il tenore stesso dell'art.
25 cpv. 1 vieta, però, una valutazione puramente astratta ed egualitaria. Il
criterio oggettivo deve quindi essere ponderato con una valutazione
dell'aspetto soggettivo (con riferimento all'età, alla professione, ...) in
modo che in ogni singolo caso si possa determinare in che misura l'assicurato,
in seguito al pregiudizio delle proprie funzioni vitali primarie, sia stato
limitato nel godimento della vita.

                                         Non è, dunque, la
menomazione oggettiva in sé che va indennizzata, quanto le ripercussioni che questa
ha per l'assicurato.

 

                                         In una sentenza del 7
marzo 1987 nella causa B. pubblicata in DTF 113 V 140, il Tribunale federale
delle assicurazioni ha stabilito che la determinazione percentuale o in gradi
della menomazione dell'integrità non può essere basata direttamente né per
analogia sui tassi indicati nell'allegato 3 dell'OAINF (cfr. consid. 2c e 3).

                                         Questa giurisprudenza è
poi stata confermata in una sentenza dell'11 gennaio 1991 nella causa X,
pubblicata in DTF 117 V 71 (consid. 3c/cc).

 

                                         Nella fattispecie l'UFAM
ha attribuito all'assicurato una rendita per menomazione dell'integrità del
2,5%.

                                         In sede di risposta di
causa l'amministrazione ha fatto pervenire un elenco di casi (cfr. Doc. _) in
cui è stato riconosciuto un grado di menomazione che si fissa tra lo 0 e il
10%.

                                         Anche alla luce di questa
casistica, a mente del TCA, la fissazione del grado di menomazione
dell'integrità al 2,5% per le affezioni patite dall'assicurato rispetta i
requisiti fissati all'art. 25 LAM (cfr. consid. 2.1).

 

                                         Su questo aspetto la
decisione impugnata deve dunque essere confermata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso è parzialmente
accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §)     Di
conseguenza la decisione dell'UFAM relativa al rifiuto di una rendita
d'invalidità è annullata in ordine e gli atti sono rinviati all'amministrazione
per nuovi accertamenti dal profilo economico.

                                         §§)  E'
confermata la rendita per menomazione dell'integrità con una percentuale del
2,5%.

 

                                 2.-   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         L'UFAM verserà al
ricorrente fr. 500.- a titolo di ripetibili.

 

                                 3.-   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale Federale delle Assicurazioni, Adligenswilerstrasse
24, 6002 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti