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**Case Identifier:** 5e856d18-3887-59c5-8dc0-959a4547b6e3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.09.2010 D-6047/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6047-2010_2010-09-02.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6047/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Muriel Beck Kadima;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Nigeria,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 25 agosto 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6047/2010

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessato ha inoltrato il (...) in Svizzera,

il documento che l'UFM ha consegnato, letto e spiegato al richiedente 
lo stesso giorno (cfr. act. A3) e mediante il quale l'ha reso attento circa 
la necessità di consegnare, entro le 48 ore successive all'inoltro della 
sua istanza, un documento d'identità o di  viaggio, con comminatoria 
che, in caso di mancata consegna e in assenza di motivi scusabili, non 
si entra nel merito della sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione del  3 agosto 2010 (di  seguito: verbale 1)  e del  
25 agosto 2010 (di seguito: verbale 2),

il  verbale  della  decisione  dell'UFM  del  25 agosto  2010,  notificata 
oralmente (cfr. avviso di notifica e di ricevuta sottoscritto dal ricorrente, 
act. A11),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il 
Tribunale) il 25 agosto 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato) contro 
la precitata decisione dell'UFM,

la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuta  al  Tribunale  via  fax  il 
26 agosto 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art.  33 lett. d LTAF, nonché art. 
105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

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che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che,  ai  sensi  dell'art.  111a  cpv. 1  LAsi,  si  rinuncia  allo  scambio  di  
scritti,

che, nell'ambito delle audizioni sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere cittadino nigeriano di etnia igbo, di essere nato a B._______e, 
prima dell'espatrio, di avere avuto il domicilio a C._______,

che  egli  ha  dichiarato  di  avere  lasciato  il  suo  Paese  d'origine  per 
sottrarsi alle minacce di morte infertegli da parte di sconosciuti dopo il  
decesso  del  padre,  rispettivamente  dopo  la  denuncia  sporta  dalla 
madre al fine di chiarire le circostanze del decesso di quest'ultimo,

che  il  richiedente  ha  affermato  di  essersi  dapprima  spostato  da 
C._______  fino  in  D._______;  che  da  E._______  avrebbe  poi 
raggiunto in  aereo dapprima F._______ e, infine,  G._______ in data 
(...); che dopo due mesi di  permanenza in Svizzera egli  – durante il  
tentativo di superare i confini (…) in treno – sarebbe stato rimandato in  
Svizzera dalle autorità (...), 

che il ricorrente ha dichiarato di avere passato i controlli aeroportuali  
munito di un passaporto con false generalità e riportante una foto di 
una terza persona, procuratogli da un passatore,

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che  l'UFM  ha  sottolineato,  da  un  lato,  che  il  richiedente  non  ha 
consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia  d'asilo  nessun 
documento d'identità suscettibile di identificarlo, e dall'altro, ha stabilito 
che nessuna delle eccezioni previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata 
nel caso di specie, 

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che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Nigeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  contesta  che  nel  caso  concreto  non 
sussistano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi; che,  
in tale contesto, egli dichiara di avere lasciato il passaporto e la carta  
d'identità  presso  il  suo  domicilio  e  di  avere  viaggiato  munito  di  un 
passaporto procuratogli dal passatore; che, una volta in Svizzera, egli  
avrebbe provato  varie  volte a contattare la  sua famiglia,  ma invano, 
visto  che  tutti  i  parenti  sarebbero  fuggiti;  che,  pertanto,  gli  sarebbe 
oggettivamente  impossibile  farsi  pervenire  qualsivoglia  documento; 
che,  inoltre,  il  ricorrente  contesta  che  non  ricorrano  i  presupposti 
dell'art. 32  cpv.  3  lett.  c  LAsi  nella  fattispecie  circa  la  necessità  di  
ulteriori  chiarimenti  per  l'accertamento  della  qualità  di  rifugiato  o 
dell'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento: 
che,  difatti,  egli  non  avrebbe  avuto  altra  scelta  che  lasciare  il  suo 
Paese,  visto  che  un'effettiva  protezione  statale  non  vi  sarebbe 
garantita e che egli non vi avrebbe alcuna alternativa interna di rifugio 
per fuggire alle minacce subite in seguito al decesso del padre; che 
egli ritiene di avere esposto i suoi motivi d'asilo in maniera dettagliata,  
sotanziata e coerente; che, infine, la situazione in Nigeria non sarebbe 
affatto sicura e che, in caso di rientro, la sua vita sarebbe in pericolo, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua  domanda  d'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
di  dispensa  dal  versamento  di  un  anticipo  corrispondente  alle 
presumibili spese processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 

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di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che, in merito all'asserito viaggio intrapreso dalla Nigeria, il ricorrente 
non ha saputo fornire indicazioni precise né in merito agli aeroporti da 
cui sarebbe transitato, né in merito al costo complessivo del viaggio 
intrapreso (cfr. verbale 1 pag. 8); che egli si è inoltre contraddetto in 
merito  all'identità figurante sul passaporto con cui  avrebbe viaggiato 
(cfr. verbale 2 pag. 4/D26-27); che egli ha ricondotto la facilità con la 
quale  avrebbe  potuto  passare  i  controlli  aeroportuali  munito  di  un 
passaporto riportante una foto di una terza persona alla somiglianza 
fisica che contraddistinguerebbe i nigeriani (cfr. verbale 2 pag. 4/D33); 
che la dichiarazione secondo cui, in Svizzera, egli sarebbe stato solo 
di passaggio (cfr. ibidem pag. 4/D34), è in netta contraddizione con il 
suo inoltro di una domanda d'asilo, 

che le indicazioni dell'insorgente in merito al viaggio intrapreso ed alle  
sue modalità risultano pertanto vaghe e non corroborate da elementi 
descrittivi  concreti  che  ne  supporterebbero  la  verosimiglianza;  che, 
inoltre,  varcare  il  confine  di  Schengen  da  un  aeroporto  con  un 
passaporto la cui foto non corrisponde alla persona che lo esibisce al  
controllo,  come  l'insorgente  sostiene  di  avere  fatto,  costituisce 
un'impresa pressoché impossibile,

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che, pertanto, codesto Tribunale ritiene che il ricorrente non può avere 
viaggiato nelle circostanze descritte, 

che,  inoltre,  non  soccorrono  l'insorgente  le  stereotipate  allegazioni 
ricorsuali  secondo cui  non  sarebbe riuscito  a  contattare  nessuno in 
Patria,  al  fine  di  farsi  spedire  un  documento  di  legittimazione 
(cfr. ricorso pag. 2), in quanto tali affermazioni non rappresentano dei 
motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi (v. DTAF 2010/2), 

che, peraltro, il ricorrente avrebbe avuto più di due settimane di tempo 
tra l'audizione sulle generalità, in cui era stato interpellato per la prima 
volta  su  eventuali  documenti  d'identità  da  versare  agli  atti,  e  la 
seconda audizione, per tentare con ogni mezzo di mettersi in contatto 
con il  suo Paese; che le dichiarazioni  secondo cui  egli  non sarebbe 
riuscito a contattare nessuno perché i suoi familiari sarebbe tutti fuggiti  
(cfr. verbale 2 pag. 2/D8-9) non convince alla luce delle dichiarazioni 
rese in sede di prima audizione secondo cui la madre, il fratello e le  
sorelle abiterebbero in Nigeria,

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti,  
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni  
della causa, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

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che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il  
legislatore ha introdotto con l'art. 32 cpv. 2 lett. a nonché cpv. 3 LAsi  
una  procedura  sommaria,  nell'ambito  della  quale  è  statuito 
sull'adempimento o meno della qualità di rifugiato, nonostante che la 
stessa  termini  con  una  decisione  di  non  entrata  nel  merito 
(DTAF 2007/8, consid. 5),

che non si entra nel merito di una domanda d'asilo allorquando sulla 
base di  un esame sommario è riconoscibile  che il  richiedente l'asilo 
non  adempie  manifestamente  la  qualità  di  rifugiato:  che  ciò  può 
risultare  sia  dalla  manifesta  inconsistenza  sia  dalla  manifesta 
irrilevanza dei motivi  d'asilo addotti;  che la manifesta irrilevanza può 
altresì  risultare  dalla  palese assenza  di  una sufficiente  intensità  dei 
pregiudizi, dall'inattualità degli stessi nonché dall'evidente esistenza di 
un'alternativa  di  rifugio  interna  dalle  persecuzioni  statali  oppure  di 
un'appropriata  protezione  statale  contro  l'agire  illegittimo  di  terzi 
(DTAF 2007/8, consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di essere espatriato per  
sottrarsi alle minacce di morte ricevute telefonicamente, dopo che la 
madre  avrebbe  sporto  denuncia  per  fare  luce  sulle  circostanze  del 
decesso del padre del ricorrente, 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione,

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, a guisa d'esempio, il ricorrente si è contraddetto in merito al suo 
spostamento a C._______, avvenuto già prima del decesso del padre 
(cfr. verbale 2 pag. 9/D80), rispettivamente, secondo un'altra versione, 
dopo  il  decesso  e  l'inizio  delle  minacce  telefoniche  (cfr.  verbale  1 
pag. 6); che lo stessi dicasi circa le visite al suo domicilio da parte di 
sconosciuti:  durante  la  prima audizione  l'insorgente  ha  allegato  che 
queste sarebbe iniziate nel (...), appena dopo i funerali per il decesso 
del  padre  e  che egli  avrebbe  parlato  con dette  persone  (cfr.  ibidem 
pag. 6), mentre che durante la seconda audizione egli ha dichiarato di  
aver  ricevuto  dette  visite  appena  dopo  aver  inoltrato  denuncia 

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(cfr. verbale 2 pag. 6/D40); che, in merito alle persone arrestate dalle 
autorità in seguito alla denuncia, egli, durante la prima audizione, ha 
saputo  indicare  il  nome  di  una  di  esse  (cfr.  verbale  1  pag.  6),  per 
invece – durante l'audizione sui motivi d'asilo – dichiarare di ignorarne 
l'identità,  rispettivamente  di  non  essersi  interessato  in  merito 
(cfr. verbale  2  pag.  7/D48-53);  che  mal  si  comprende  come  mai  il  
ricorrente abbia deciso di espatriare nel (...) quando, stando alle sue 
dichiarazioni,  dal  (...)  egli  non sarebbe più stato minacciato in alcun 
modo  (cfr.  verbale  1  pag.  7);  che,  pertanto,  e  considerate  ulteriori  
contraddizioni, per le quali si rimanda al provvedimento impugnato, le 
dichiarazioni  del  ricorrente  a  sostegno  della  sua  domanda  non 
meritano credibilità, 

che, nel  gravame, l'insorgente si  è limitato a dichiarare di  non poter 
ottenere  un'appropriata protezione statale in  Nigeria e di  non avervi 
alcuna alternativa interna di rifugio, senza tuttavia sostanziare in alcun 
modo tali allegazioni; che, inoltre, egli non si è espresso sulle singole 
incongruenze riscontrare nel suo racconto dall'autorità inferiore e non 
ha  fornito  alcun  argomento  atto  a  confutare  la  conclusione 
d'inverosimiglianza  a  cui  è  giunta  quest'ultima  nel  provvedimento 
impugnato,  limitandosi  a  dichiarare  di  avere  esposto  i  suoi  motivi  
d'asilo in maniera dettagliata e coerente, 

che,  considerata  l'evocata  inverosimiglianza  delle  dichiarazioni  rese 
dal ricorrente a sostegno della sua domanda d'asilo, non v'è motivo di 
ritenere  che  egli  non  possa  ottenere  in  Patria,  se  opportunamente 
sollecitata,  un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro  agire 
illegittimo di terzi nei suoi confronti,

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che,  pertanto,  non  risultano  elementi  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi  da  cui  dedurre  la  necessità  di  ulteriori 
accertamenti  ai  fini  della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato 
dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto di vista dell'ammissibilità (cfr. DTAF 2009/50 consid. 8),

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che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Nigeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  pregiudiziali 
dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS  142.311];  Giurisprudenza  ed 
informazioni della Commissione svizzera di  ricorso in materia d'asilo 
[GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
LStr;  che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento 
deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3  
LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Nigeria  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 

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coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  è  tuttora 
giovane,  ha  frequentato  sei  anni  di  scuola  elementare,  sei  anni  di  
scuola  secondaria  e  due  anni  e  mezzo  di  corsi  al  politecnico  di 
H._______  (cfr.  verbale  1  pag.  2);  che,  inoltre,  egli  ha  lavorato  in 
proprio e con buoni guadagni in veste di (…) dal (...) fino all'espatrio 
(cfr. ibidem e verbale 2 pag. 10/D90); che egli dispone in Patria – dove 
ha vissuto sin dalla nascita – di una rete sociale-familiare, dato che vi  
vivono la madre, il  fratello e cinque sorelle (cfr. verbale 1 pagg. 3-4); 
che, infine, l'insorgente è in buona salute; che, infatti, non ha preteso 
nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano 
giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria  (cfr. GICRA 2003  n. 24), 
senza  che  ad  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la 
necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

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che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagine seguente)

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D-6047/2010

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale entro un 
termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente decisione.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
I._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di pagamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di I._______ (via fax, 
per  l'incarto  N  [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  al 
ricorrente e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- J._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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