# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3422e909-90cd-50c7-bfe5-7cd8e9fdc1ea
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2005-09-21
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 21.09.2005 BB.2005.76
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2005-76_2005-09-21.pdf

## Full Text

Sentenza del 21 settembre 2005 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Andreas J. Keller e Tito Ponti,  
Cancelliera Joséphine Contu  

   
 
Parti 

  
A., rappresentata dall’avv. Reto Mengiardi, 

Reclamante 
 

 contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE,  

Controparte 
 

Oggetto  Ricorso contro la lingua del procedimento 
(art. 105bis cpv. 2 PP) 

 

B u n d e ss t r a f g e r i c h t   

T r ib una l  pé na l  f édé ra l  

T r ib una l e  p e na l e  f e de r a l e  

T r ib una l  pe na l  f ede ra l  

Numero dell ’ incarto: BB.2005.76 
 
 
 

 

 

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Fatti: 
 

A. La A., istituto di diritto pubblico con sede a Z., é oggetto di un'indagine pre-
liminare di polizia giudiziaria per il titolo di riciclaggio di denaro ai sensi del-
l'art. 305bis CP. L'indagine, che coinvolge una decina di persone fisiche e 
giuridiche, é condotta in italiano dalla sede distaccata di Lugano del Mini-
stero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC). 
 
 

B. Con decisione del 28 giugno 2005, il Procuratore federale incaricato dell'in-
chiesta, ritenuta la lingua parlata dalla maggioranza delle parti in causa, 
quella del luogo di commissione dei reati e lo stadio di avanzamento del-
l'indagine, ha stabilito che la lingua del procedimento é quella italiana (v. 
act. 1.2). 

 
 
C. Avverso questa decisione, il 6 luglio 2005 la A. é insorta – per il tramite del 

proprio patrocinatore – con un reclamo dinanzi alla Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale. Essa postula in via principale l'annullamento 
della decisione querelata e la conduzione dell'indagine aperta nei suoi con-
fronti in lingua tedesca; in via subordinata, chiede di tradurre in tedesco tutti 
i rilevanti atti scritti del procedimento oppure le parti rilevanti degli stessi (a 
spese del MPC), come pure di procedere a tutti gli interrogatori in presenza 
di un traduttore e di redigere i verbali di interrogatorio in tedesco (v. act. 1). 

 
 
D. Nelle sue osservazioni del 2 agosto 2005, il MPC ha chiesto la reiezione 

del reclamo in misura della sua ammissibilità, ritenendo che la decisione 
impugnata è pienamente giustificata dalle emergenze istruttorie e per nulla 
arbitraria (v. act. 10). 

 
 
E. Con replica del 22 agosto 2005, la reclamante ha sostanzialmente ribadito 

le argomentazioni esposte in sede di reclamo, contestando il contenuto del-
le osservazioni del MPC (v. act. 14). 

 
Non è stata richiesta una duplica al MPC. 

 
 
F. Con decreto del 14 luglio 2005, il Presidente della Corte dei reclami penali 

ha respinto la domanda di effetto sospensivo contenuta nel gravame (v act. 
8). 

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Diritto: 
 

1.  
1.1 Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP gli atti e le omissioni del procuratore generale 

della Confederazione possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei 
reclami penali del Tribunale penale federale, seguendo le prescrizioni pro-
cedurali degli art. 214 – 219 PP. La legittimazione attiva è data, essendo la 
reclamante destinataria della decisione querelata e direttamente toccata 
dalle operazioni o dalle omissioni del Procuratore pubblico (art. 214 cpv. 2 
PP). 

 
1.2 Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del pro-

curatore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal 
giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo-
gia). Nella fattispecie, la decisione impugnata è datata 28 giugno 2005 ed è 
pervenuta al patrocinatore della reclamante il 1° luglio 2005 (v. act. 1.2). 
Datato 6 luglio 2005, e introdotto quindi entro il termine di cui all'art. 217 
PP, il rimedio in esame è tempestivo. 

 
1.3 La Corte dei reclami penali fruisce di piena cognizione e esamina libera-

mente l’applicazione del diritto nelle questioni relative a misure coercitive 
quali, ad esempio, misure di negazione della libertà personale o di perqui-
sizione e sequestro; nelle altre questioni – come nella fattispecie – essa in-
terviene solo qualora l'autorità inferiore abbia ecceduto il margine discre-
zionale di cui dispone (v. sentenza del Tribunale federale 1S.13/2005 del 
22 aprile 2005 consid. 4, relativa ad un sequestro; sentenze del Tribunale 
penale federale BB.2005.4 del 27 aprile 2005 consid. 2 e BB.2005.27 del 5 
luglio 2005 consid. 2.1). 

 
 
2. La decisione impugnata é stata redatta in italiano, lingua scelta per l'istru-

zione del procedimento riguardante la A. e gli altri co-imputati. L’art. 37 cpv. 
3 della legge federale sull’organizzazione giudiziaria del 16 dicembre 1943 
(OG; RS 173.110) prevede che «la sentenza è redatta in una lingua ufficia-
le, di regola in quella della decisione impugnata. Se le parti parlano un’altra 
lingua ufficiale, la sentenza può essere redatta in questa lingua». Questa 
disposizione permette, all’evidenza, una certa flessibilità nell’utilizzo delle 
lingue nazionali da parte delle autorità federali. Il MPC è organizzato in 

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modo tale da poter utilizzare indifferentemente le lingue nazionali; di princi-
pio, al fine di garantire un’unitarietà della procedura dall’inizio alla fine, gli 
atti procedurali adottati sono tutti redatti nella medesima lingua. Inoltre, se-
condo la sentenza del Tribunale federale 1A.235/2003 dell’8 gennaio 2004, 
consid. 1, da un avvocato che esercita la sua attività in Svizzera ci si può 
attendere la conoscenza, perlomeno passiva, delle lingue nazionali. In con-
creto, il patrocinatore del reclamante – pur se di lingua madre diversa dall'i-
taliano – ha dimostrato con l’inoltro di un allegato ben articolato di essere 
sufficientemente cognito della lingua italiana per assicurare la difesa della 
sua cliente; non vi sono pertanto ragioni per derogare alla regola prevista 
dall’art. 37 cpv. 3 prima frase OG. 

 
 
3. La reclamante chiede in primo luogo che sia ordinato al MPC di condurre 

l'intera indagine in lingua tedesca. 
 
3.1 Nell'ambito della procedura penale, la scelta della lingua utilizzata per l'i-

struzione e i dibattimenti è, di regola, dettata dal principio della territorialità: 
la lingua applicabile è quella ufficiale al foro del perseguimento (DTF 121 I 
196 consid. 2). Questo criterio trova tuttavia una difficile applicazione nel-
l'ambito della procedura penale federale, considerato che le autorità della 
Confederazione hanno la competenza per agire su tutto il territorio naziona-
le e in tutte le regioni linguistiche del paese e che devono essere capaci di 
istruire e giudicare nelle tre lingue ufficiali, ossia l'italiano, il tedesco e il 
francese (art. 16 cpv. 2 PP; v. SCHWANDER, Die sprachlichen Rücksichten 
in der Strafrechtspflege des Bundes, in RPS 82 (1996) pag. 14 e segg.). La 
legge non si esprime sui criteri che devono essere presi in considerazione 
per la scelta della lingua nella quale deve svolgersi l’inchiesta preliminare 
dapprima e, in seguito, l’istruzione preparatoria. L’art. 97 PP prevede tutta-
via che i dibattimenti davanti al giudice del merito devono aver luogo, di re-
gola, nella lingua dell’imputato, se questo parla francese, tedesco o italia-
no. Per quanto riguarda l’art. 37 cpv. 3 OG – la cui applicazione analogica 
può essere ammessa davanti al Tribunale penale federale – esso si limita a 
prevedere che le sentenze della giurisdizione di ricorso sono di regola re-
datte nella lingua della decisione attaccata. Contrariamente a quanto la-
sciato implicitamente intendere dalla reclamante, gli art. 5 e 6 CEDU non 
impongono assolutamente la scelta di una lingua determinata per la condu-
zione della procedura penale. Gli art. 5 n. 2 e 6 n. 3 lett. a e e CEDU si limi-
tano infatti ad esigere che certe informazioni siano fornite all’imputato “in 
una lingua a lui comprensibile” e che possa farsi assistere gratuitamente da 
un interprete “se non comprende o non parla la lingua impiegata 
nell’udienza” (v. sentenza del Tribunale penale federale BK_B 028/04 del 

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6 luglio 2004 consid. 2.1). In una sua decisione dell'11 gennaio 2005 (v. 
sentenza 1S.6/2004 consid. 2.5, con i riferimenti di dottrina e giurispruden-
za ivi citati), il Tribunale federale, pur rilevando l'assenza di una disposizio-
ne legale esplicita che impone la scelta di una delle lingue ufficiali per la 
conduzione dell'inchiesta preliminare e l'ampio potere di apprezzamento di 
cui conseguentemente il MPC dispone in quest'ambito, ha precisato quali 
dovrebbero essere i principali criteri validi per l'attribuzione linguistica di  
un'inchiesta preliminare a livello federale: occorre tenere conto della lingua 
parlata dalla maggioranza dei soggetti implicati nell'inchiesta e di quella del 
luogo di commissione dei reati oppure quella dell'esecuzione delle misure 
coercitive (ad esempio, in caso di sequestri penali). 

 
3.2 Il procedimento aperto nei confronti della reclamante è da ricondurre alle 

inchieste condotte in Italia (e alle relative commissioni rogatorie esperite in 
Svizzera) nei confronti di B. e altri per titolo di organizzazione criminale fi-
nalizzata alla falsificazione di documenti contabili ed extracontabili di socie-
tà del gruppo Parmalat, alla raccolta di risparmio mediante l'emissione di 
obbligazioni con manipolazioni dei corsi borsistici e alla distrazione di 
somme di denaro in danno delle società di predetto gruppo. Si ricorderà – 
per inciso – che queste operazioni hanno portato ad un rapido collasso del-
la multinazionale agro-alimentare italiana, con conseguente grave danno 
economico di risparmiatori e azionisti. Nel corso delle inchieste esperite in 
Italia e in Svizzera é risultato che, tra le complesse operazioni poste in es-
sere dagli indagati, ve ne è più di una alla quale dei consulenti della A. a-
vrebbero offerto copertura formale, utilizzando conti bancari intestati agli 
indagati in Italia (o a persone e entità a loro riconducibili) aperti presso 
questo istituto. Su richiesta della autorità italiane, il MPC ha quindi procedu-
to al blocco delle relazioni bancarie sospette, all'apertura dell'inchiesta nei 
confronti di alcuni collaboratori della A. per titolo di riciclaggio di denaro ex 
art. 305bis CP, nonché ad una serie di interrogatori di persone in altro modo 
suscettibili di essere informate sui fatti, soprattutto in relazione alle opera-
zioni finanziarie effettuate tramite la predetta banca (v. act. 1.3, 1.4, nonché 
act. 10.1 – 10.8). 

 
3.3 L'indagine che riguarda anche la reclamante ha avuto origine, come detto, 

dalla richiesta di assistenza giudiziaria delle autorità italiane incaricate di far 
luce sul cosiddetto "caso Parmalat". Da principio, la segnalazioni giunte in 
Svizzera, facevano stato del coinvolgimento in operazioni finanziarie so-
spette di certo C., un consulente in investimenti della A. di evidenti origini 
italiane ma cresciuto in Svizzera e bi-lingue italiano-tedesco, e di un cittadi-
no brasiliano residente in Brasile (non cognito delle lingue nazionali svizze-
re). Risulta quindi del tutto logico che l'inchiesta sia stata di primo acchito 

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attribuita all'antenna italofona del MPC, che appariva la più adatta alla com-
prensione della notevole mole di documenti arrivata dall'Italia a supporto 
della domanda rogatoriale e ad eventualmente interrogare il predetto inda-
gato nella sua lingua madre (v., a tale proposito, la dichiarazione di C. a 
pag. 1 del suo verbale di interrogatorio dell'11 agosto 2004, act. 10.3). Nel 
proseguo, l'indagine si è estesa ad altri soggetti, sino ad un odierno numero 
di undici. Ora, secondo quanto affermato dal MPC nelle proprie osserva-
zioni al gravame – affermazioni di cui la Corte adita non ha motivo di dubi-
tare – ben sette delle persone fisiche implicate nell'indagine preliminare so-
no di lingua madre italiana o capiscono perfettamente tale lingua; due par-
lano invece esclusivamente la lingua tedesca e una – verosimilmente – non 
si esprime in nessuna delle lingue ufficiali della Confederazione (il già men-
zionato cittadino brasiliano). Quanto alla A., istituto di diritto pubblico di un 
cantone ufficialmente bi-lingue (tedesco e italiano; v. art. 3 cpv. 1 della Co-
stituzione del Canton Grigioni del 18 maggio/13 settembre 2003), esso non 
può ragionevolmente prevalersi dell'ignoranza della lingua italiana, per cui 
deve essere ritenuto a giusto titolo anche un soggetto italofono. A fronte di 
otto imputati che condividono la lingua italiana, l'autorità inquirente fa inve-
ce stato di soli cinque imputati che condividono la lingua tedesca; tre di 
queste persone infine, hanno in comune il bilinguismo tedesco-italiano. In 
applicazione dei dati relativi alle conoscenze linguistiche delle parti al pro-
cedimento si evince quindi che la lingua maggioritaria è proprio l'italiano 
(8/11) e non il tedesco (5/11), per cui nella fattispecie va riconosciuto che il 
MPC non ha ecceduto nel suo potere discrezionale nella scelta della lingua 
del procedimento, dato che la scelta è avvenuta in considerazione della lin-
gua delle persone fisiche o giuridiche ritenute i principali autori 
dell’infrazione perseguita, vale a dire in applicazione del criterio della lingua 
dei futuri dibattimenti. 

 
Certo – come rilevato anche dalla reclamante – se si applica l'altro criterio 
di scelta linguistica menzionato dalla giurisprudenza del Tribunale federale, 
ossia quello del luogo di commissione del reato o, rispettivamente, quello 
del luogo in cui vengono eseguite delle misure coercitive, il legame con la 
lingua italiana si fa più labile; dall'incarto emerge infatti che le misure coer-
citive sinora adottate (segnatamente la perquisizione e il blocco di relazioni 
bancarie sospette presso la A.) si situano soprattutto nel Canton Grigioni, e 
che anche l'attività penalmente censurabile degli indagati sembra piuttosto 
radicata in questo cantone, pur se il MPC fa stato di operazioni compiute 
dagli indagati anche in altri cantoni svizzeri, tra cui il Ticino, e persino all'e-
stero (v. osservazioni act. 10, pag. 9). Nell'ambito di una valutazione globa-
le della lingua del procedimento non va tuttavia dimenticato che l'attività 
criminale presupposta al reato di riciclaggio di denaro perseguito in Svizze-

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ra, ossia la falsificazione di documenti contabili ed extracontabili di società 
del gruppo Parmalat e la distrazione di somme di denaro in danno delle so-
cietà di predetto gruppo, é stata commessa perlopiù in Italia. L'inchiesta in 
esame ha inoltre un indubbio quanto stretto legame con la procedura di as-
sistenza giudiziaria fornita alle autorità inquirenti italiane: della ingente mole 
di documentazione già acquisita agli atti (una ottantina di classificatori, v. 
act. 10.9), la maggior parte é redatta in italiano, per cui la scelta della lin-
gua principale del procedimento interno non poteva in questo caso pre-
scindere anche da considerazioni di economia processuale. Allo stadio at-
tuale del procedimento, il passaggio ad un'altra lingua nazionale comporte-
rebbe infatti un lavoro di traduzione sproporzionato e un conseguente ral-
lentamento inopportuno dell'inchiesta (v. sentenza del Tribunale penale fe-
derale BK_B 230/04 del 3 marzo 2005 consid. 2.3). 

 
3.4 Risulta da quanto precede che il MPC è in diritto di condurre la sua inchie-

sta in lingua italiana e che le sue decisioni possono essere validamente 
emanate in questa lingua. In questo ambito, il reclamo è dunque infondato. 

 
 
4. In via subordinata, la reclamante postula la traduzione in tedesco (a spese 

del MPC) di tutti i rilevanti atti scritti del procedimento oppure delle parti ri-
levanti degli stessi, l'esperimento di tutti gli interrogatori di suoi responsabili 
alla presenza di un traduttore nonché la redazione dei relativi verbali in te-
desco. 

 
4.1 La persona citata al fine di essere interrogata nel quadro di una procedura 

penale federale ha il diritto, come l'imputato, di farsi assistere da un inter-
prete se essa non si esprime nella lingua utilizzata dall'autorità (v. sentenza 
BK_B 028/04 del 6 luglio 2004 consid. 3.2). Si tratta questa di una concre-
tizzazione dei principi iscritti agli art. 5 n. 2 e 6 n. 3 lett. a e e CEDU, per i 
quali ogni accusato ha diritto ad essere informato “in una lingua a lui com-
prensibile” della natura e dei motivi dell'accusa formulata a suo carico e che 
questi può farsi assistere gratuitamente da un interprete “se non compren-
de o non parla la lingua impiegata nell’udienza”. In concreto non vi sono 
però ragioni per credere che il MPC non voglia assicurare la presenza di un 
interprete gratuito durante gli interrogatori di responsabili della A. che non 
parlano la lingua italiana; é d'altronde quello che l'autorità inquirente ha fat-
to in occasione dell'interrogatorio di un altro implicato nell'inchiesta di lingua 
madre tedesca (v. sentenza BB.2005.77 del 21 settembre 2005 consid. 
4.1). 

 

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4.2 La giurisprudenza dedotta dall'art. 6 n. 3 lett. a CEDU ha regolarmente 
sancito il diritto dell'imputato di ottenere la traduzione degli atti dell'incarto 
la cui comprensione è necessaria per garantire una condotta equa del pro-
cedimento, precisando tuttavia che la traduzione di questi atti non deve ne-
cessariamente avvenire per iscritto, che può limitarsi ai soli passaggi rile-
vanti per la difesa e che gli atti di un incarto possono essergli spiegati dal-
l'avvocato, valendo per quest'ultimo la presunzione della conoscenza per-
lomeno passiva delle lingue nazionali (v. sentenza del Tribunale penale fe-
derale BK_B 230/04 del 3 marzo 2005 consid. 2.1, con i riferimenti dottrinali 
e giurisprudenziali citati). In altre parole, l'accusato non ha il diritto di chie-
dere la traduzione nella sua lingua materna di ogni e qualsiasi atto del pro-
cedimento che lo riguarda, perché ciò causerebbe un irragionevole quanto 
ingiustificato rallentamento dell'inchiesta (DTF 118 Ia 462, 465 consid. 2a e 
2b; sentenza del Tribunale federale 4P.154/2002 del 17 settembre 2002). 

 
La trasposizione di questi principi nella fattispecie porta a dover respingere 
le richieste della reclamante. Come già osservato in precedenza, a pre-
scindere dal fatto che durante la deposizione di responsabili della A. di lin-
gua madre tedesca (o di altra lingua diversa dall'italiano) il MPC può sen-
z'altro assicurare la presenza di traduttori, la reclamante è in concreto assi-
stita da un avvocato che é tenuto a conoscere, almeno passivamente, le 
lingue nazionali (v. consid. 2, supra); ne è ben dato di vedere, pur valendo 
l'indiscusso principio della libera scelta del patrocinatore, per quale motivo 
un istituto come la A. – dotata di un capitale sociale di 300 milioni di franchi 
svizzeri (v. act. 1.5) e di una somma di bilancio di alcuni miliardi – non pos-
sa eventualmente far capo per la sua difesa ad uno dei numerosi profes-
sionisti attivi nel foro di Z. con buone conoscenze dell'italiano, nella dene-
gata ipotesi in cui l'attuale patrocinatore non dovesse disporre di sufficienti 
cognizioni in questa lingua (v., a questo proposito, consid. 2 supra). Se ne 
deduce che la reclamante – per il tramite del suo difensore – è senz'altro in 
grado di capire il contenuto delle decisioni a lei destinate e dei verbali di in-
terrogatorio dei suoi rappresentanti. Per quanto attiene infine alla traduzio-
ne in lingua tedesca di decisioni che si riferiscono direttamente a determi-
nati imputati, segnatamente di misure coercitive adottate nei confronti di 
queste persone, giova infine osservare che il MPC, come accennato nelle 
sue osservazioni, non ha escluso che su richieste "ad hoc" di una parte al 
procedimento o di terzi toccati da misure d'inchiesta possa procedere a tra-
duzioni in altre lingue di atti importanti del procedimento o di parti di essi (v. 
act. 10, pag. 11 in fondo). Le richieste formulate a titolo subordinato dalla 
reclamante nel suo gravame devono quindi essere ritenute evase ai sensi 
di quanto testè riportato. 

 

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5. Viste le considerazioni che precedono, il reclamo deve essere respinto, nel-

la misura in cui è ammissibile. Conformemente all'art. 245 PP, le spese 
processuali sono poste a carico della parte soccombente (art. 156 cpv. 1 
OG). Queste sono calcolate giusta l'art. 3 del Regolamento dell’11 febbraio 
2004 sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) 
e ammontano nella fattispecie a fr. 1'500.--, comprensive di quelle per l'e-
manazione della decisione sull'effetto sospensivo. Dedotto l'anticipo delle 
spese di fr. 1'000.--. già pervenuto, la reclamante è invitata a versare alla 
cassa del Tribunale penale federale il saldo di fr. 500.--. 

 
 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. Il reclamo è respinto, nella misura in cui è ammissibile. 
 
2. La tassa di giustizia di fr. 1'500.-- è posta a carico della reclamante. Dedotto 

l'anticipo delle spese di fr. 1'000.--, già pervenuto, essa è invitata a versare 
alla cassa del Tribunale penale federale il saldo di fr. 500.--. 

 
 

Bellinzona, il 21 settembre 2005 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    La Cancelliera:  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a 
 
- Avv. Reto Mengiardi  
- Ministero pubblico della Confederazione 
 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Contro questa sentenza non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.