# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c92ed703-b3b6-5526-84ef-6ec092dae117
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.06.2005 30.2004.80
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2004-80_2005-06-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2004.80

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  22 giugno
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca
  Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 settembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 17 agosto
  2004 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1
  

   

   

  in materia di assegni per grandi invalidi
  AVS

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
7 ottobre 2003, RI 1 ha presentato una domanda tendente ad ottenere un assegno
per grandi invalidi (cfr. doc. 1).

 

                                  B.   Con
decisione 24 maggio 2004 la Cassa CO 1 ha respinto tale richiesta poiché
dall'inchiesta eseguita a domicilio e dalle informazioni assunte dal medico
curante si può ritenere che l'assicurata non necessita di aiuto regolare e
notevole da parte di terzi per gli atti quotidiani della vita tale da
giustificare il riconoscimento di un assegno di grado medio (cfr. doc. 6).

                                         Essendosi
l’assicurata tempestivamente opposta alla succitata decisione, per il tramite
della RA 1 (cfr. doc. 8 e doc. 9), con decisione su opposizione del 17 agosto
2004 la Cassa ha ribadito il rifiuto dell'assegno per grandi invalidi,
rilevando di riconoscere pieno valore probatorio all’inchiesta a domicilio
svolta dall’assistente sociale dell’AI, la quale, contrariamente a quanto
indicato dall’assicurata nel formulario di richiesta di assegno per persone
grandi invalide dell’AVS, ha appurato che l’assicurata necessita dell’aiuto di
terzi unicamente per alzarsi/sedersi/coricarsi, mangiare e spostarsi (cfr. doc.
11).

 

                                  C.   Con
tempestivo atto di ricorso, RI 1, sempre rappresentata dalla RA 1, ha postulato
l’annullamento della decisione su opposizione ed il riconoscimento di un
assegno per grandi invalidi.

L'assicurata ha in particolare osservato, come risulta peraltro dalla richiesta
di assegno per grandi invalidi sottoscritta dal suo medico curante, Dr. __________,
di necessitare di aiuto nel compiere i seguenti atti quotidiani della vita:
alzarsi/sedersi/coricarsi, consumare esclusivamente cibi speciali, lavarsi,
fare il bagno/la doccia, spostarsi in casa e spostarsi fuori casa, attività
quest’ultima per la quale utilizza un bastone da passeggio. L’assicurata è
inoltre affetta da una depressione di tipo reattivo. Il rappresentante
dell’assicurata ha inoltre rilevato che la decisione di rifiuto dell’assegno
presa dalla Cassa è molto probabilmente dovuta alla grande dignità e al
rispetto di se stessa con le quali l’assicurata si è presentata all’assistente
sociale (cfr. doc. I).

 

                                  D.   Con
risposta di causa del 13 settembre 2004 la Cassa, confermando la decisione su
opposizione, ha invitato il TCA a voler respingere il ricorso. La Cassa ha in
particolare rilevato che in sede ricorsuale l'assicurata ha contestato la
valutazione operata dall'assistente sociale che ha eseguito la visita a
domicilio, senza apportare tuttavia elementi che permettano di ritenerla errata
(cfr. doc. III).

 

                                  E.   Pendente
causa il TCA ha chiesto al rappresentante dell’assicurata di produrre la
documentazione medica attestante le limitazioni funzionali che affliggono la
sua assistita (cfr. doc. V).

 

                                         Il
rappresentante dell’assicurata ha inviato al TCA quanto richiesto in data 18
aprile 2005 (cfr. doc. VI).

                                         La
documentazione inviata dalla ricorrente è stata trasmessa all’amministrazione
(cfr. doc. VII), con la facoltà di presentare osservazioni scritte. In data 13
maggio 2005 l’amministrazione ha osservato di avere sottoposto la
documentazione medica inviata dal TCA al vaglio del Servizio medico regionale
dell’AI, il quale ha stabilito che non vi sono elementi atti a modificare la
valutazione clinica dell’assicurata (cfr. doc. VIII).

                                         Queste
osservazioni sono state trasmesse con la facoltà di presentare osservazioni
scritte al rappresentante dell’assicurata (cfr. doc. IX), il quale, nonostante
un sollecito (cfr. doc. X), è rimasto silente.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le
cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         nel
merito

 

                                   2.   Con
l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della Legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000,
sono state apportate diverse modifiche di carattere formale alla LAVS.

 

Da un punto di vista
temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali in vigore
al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti (SVR
2003, IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; DTF 127 V 467
consid. 1, DTF 126 V 136 consid. 4b; DTF 121 V 366 consid. 1b; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3
pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e
STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1 pag. 3).

Il Tribunale federale
delle assicurazioni, ai fini dell'esame di una vertenza, si fonda infatti di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento dell'emanazione della
decisione amministrativa contestata (STFA del 1° luglio 2003 nella causa G.C-N,
consid. 1.2., H 29/02; DTF 121 V 366 consid. 1b).

Il giudice delle
assicurazioni sociali non tiene quindi conto di modifiche legislative e di
fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento
amministrativo in lite (STFA del 16 dicembre 2003 nella causa O.C., K 140/01;
STFA del 16 giugno 2003 nella causa R.C.G., C 130/02; STFA del 7 marzo 2003
nella causa L. e G.G., H 305/01; STFA del 29 gennaio 2003 nella causa M.D.L., U
129/02, consid. 1.3, pag. 3).

Dal profilo del diritto
materiale si applicano così le disposizioni in vigore prima delle modifiche
apportate dalla LPGA.

 

Per contro, le norme procedurali,
in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata applicazione (SVR
2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b; DTF 112 V 360
consid. 4a).

 

                                         In
concreto l’assicurata ha chiesto l’attribuzione di un assegno grandi invalidi
nel 2003, per cui trovano subito applicazione le norme della LPGA e le relative
modifiche apportate alla LAVS.

 

                                   3.   Oggetto
del contendere è sapere se l'assicurata ha diritto ad un assegno grandi
invalidi dell’AVS.

 

                                   4.   Secondo
l’art. 9 LPGA è considerato grande invalido colui che, a causa di un danno alla
salute, ha bisogno in modo permanente dell’aiuto di terzi o di una sorveglianza
personale per compiere gli atti ordinari della vita.

 

                                   5.   L'art.
43 bis cpv. 1 LAVS dispone che hanno diritto all'assegno per grandi invalidi i
beneficiari di rendite di vecchiaia o di prestazioni complementari con
domicilio e dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera, che presentano
un'invalidità di grado elevato o medio (art. 9 LPGA). La rendita di vecchiaia
anticipata è parificata al godimento di una rendita di vecchiaia. 

 

L'art. 43 bis cpv. 2
LAVS prevede che il diritto all'assegno per grandi invalidi sorge il primo
giorno del mese in cui tutte le condizioni sono soddisfatte, ma al più presto
dal momento in cui l'assicurato fu grande invalido di grado elevato e medio per
un anno intero, senza interruzione.

 

L'art. 43 bis cpv. 5
LAVS stabilisce che le disposizioni della Legge federale del 19 giugno 1959
sull'assicurazione per l'invalidità (LAI) sono applicabili per analogia alla
valutazione della grande invalidità. Spetta agli uffici per l'assicurazione
invalidità di determinare, per le casse di compensazione, il grado della grande
invalidità. Il Consiglio federale può promulgare prescrizioni complementari.

 

                                         L’art.
66bis cpv. 1 OAVS prevede che l’art. 37 capoversi 1 e 2 lett. a e b
dell’Ordinanza del 17 gennaio 1961 sull’assicurazione per l’invalidità (OAI) è
applicabile per analogia alla valutazione della grande invalidità.

 

                                         L'art.
37 OAI distingue tre gradi di grande invalidità:

 

                                     1.La
grande invalidità è reputata di grado elevato se l’assicurato è totalmente
grande invalido. Questo è il caso quando necessita dell'aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere gli atti ordinari della vita e il suo stato
richiede inoltre cure permanenti o una sorveglianza personale.

 

                                         2.La grande invalidità è di
grado medio se l’assicurato, pur munito di mezzi ausiliari, necessita:

 

                                            a. di aiuto regolare e notevole
di terzi per compiere la maggior parte degli atti ordinari della vita; 

 

                                            b. di aiuto regolare e notevole
di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre,
di una sorveglianza personale permanente;

 

                                            c.  di aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna,
inoltre, di un accompagnamento permanente nell’organizzazione della realtà
quotidiana ai sensi dell’art. 38.

 

                                     3.La
grande invalidità è di grado lieve se l’assicurato, pur munito di mezzi
ausiliari:

 

                                         a. è costretto a ricorrere
in modo regolare e considerevole all’aiuto di terzi per compiere almeno due
atti ordinari della vita;

                                         b. necessita di una sorveglianza
personale permanente;

 

                                         c.  necessita in modo
durevole, di cure particolarmente impegnative, richieste dalla sua infermità;

 

                                         d. a causa di un grave
danno agli organi sensori o di una grave infermità fisica, può mantenere i contatti
sociali con l'ambiente solamente grazie a servizi di terzi forniti in modo
regolare e considerevole; oppure 

 

                                         e. è costretto a ricorrere
ad un accompagnamento costante nell’organizzazione della realtà quotidiana ai
sensi dell’art. 38.

 

                                   6.   Secondo
costante giurisprudenza, sono considerati come atti ordinari della vita gli
atti consistenti nel vestirsi, svestirsi, alzarsi, sedersi, sdraiarsi,
mangiare, provvedere all’igiene personale, andare al gabinetto, spostarsi e
stabilire dei contatti sociali.

                                         Per
atti che permettono di stabilire dei contatti sociali con l’ambiente bisogna
intendere il comportamento normale all’interno della società così come
richiesto dall’esistenza quotidiana (cfr. DTF 117 V 27 consid. 4b e 146 consid.
2; DTF 105 V 52; DTF 104 V 127; RCC 1980 pag. 62; Valterio, Droit et pratique
de l’assurance-invalidité, pag. 275).

                                         La
giurisprudenza del Tribunale federale ha inoltre stabilito che un assicurato
deve essere ritenuto “totalmente” grande invalido quando abbisogna dell’aiuto
di terzi in tutti gli atti ordinari della vita rilevanti. E’ tuttavia
sufficiente che l’aiuto sia necessario in “misura notevole” in ogni singolo
atto (DTF 106 V 157; 105 V 55 consid. 2; 104 V 130). Negli atti ordinari della
vita composti da più operazioni parziali non è necessario che l'assicurato
abbisogni dell'aiuto di terzi nella maggior parte di essi, ma basta che in una
singola operazione parziale abbisogni regolarmente ed in misura notevole di
tale aiuto. L'aiuto è da ritenere notevole quando, per esempio (RCC 1990 pag.
50, RCC 1989 pag. 229, RCC 1987 pag. 265, RCC 1981 pag. 364):

 

                                         -     nel cibarsi
l'assicurato provvede da solo a tale atto, ma non può spezzettare gli alimenti
oppure è in grado di portare il cibo alla bocca soltanto con l'aiuto delle dita;  

 

                                         -     nel farsi la pulizia
personale quotidiana l'assicurato non può lavarsi, pettinarsi o radersi, oppure
fare il bagno o la doccia da solo;

 

                                         -     nello spostarsi e nel
contatto con l'ambiente abituale l'assicurato non può spostarsi da solo in casa
o fuori di casa oppure abbisogna dell'aiuto di terzi per stabilire il contatto
con l'ambiente abituale.

 

                                         Con
sentenza 22 maggio 1995 nella causa S. pubblicata in DTF 121 V 88, il TFA -
modificando la propria precedente giurisprudenza - ha ancora stabilito che pure
la messa in ordine degli abiti, la pulizia del corpo, l’utilizzazione di
gabinetti speciali in relazione con la necessità di fare i propri bisogni
costituiscono funzioni parziali di quest'ultimo atto ordinario della vita. La
persona che per effettuare una di queste funzioni necessita dell’aiuto di
terzi, è pertanto considerata grande invalida per questo atto fisiologico
ordinario.

                                         Di
principio, dunque, si deve ritenere che un assicurato non sia atto a compiere
un atto ordinario della vita nella misura in cui non può eseguirlo se non in un
modo non conforme agli usi correnti (DTF 106 V 159 consid. 2b).

                                         Inoltre,
il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che l'aiuto di cui
abbisogna l'assicurato può essere inteso sia come aiuto diretto di terzi, sia
come sorveglianza dell'assicurato durante il compimento degli atti
ordinari della vita rilevanti: per esempio quando la persona che lo sorveglia
lo esorta a compiere un atto, che rimarrebbe incompiuto senza l'espresso
incitamento di un terzo a causa dello stato psichico dell'assicurato (aiuto indiretto
di terzi: RCC 1990 pag. 50, RCC 1986 pag. 512, DTF 107 V 149 consid. 1c, DTF
106 V 157, 105 V 56 consid. 4a).

                                         Infine,
la giurisprudenza federale ha stabilito che la condizione dell'aiuto di terzi
(diretto, rispettivamente indiretto) è talmente ampia che gli altri presupposti
cumulativamente richiesti dall'art. 36 cpv. 1 OAI delle cure permanenti o della
sorveglianza personale assumono soltanto importanza secondaria. Il termine
"permanente" deve essere inteso come antitesi di transitorio e non
nel senso di 24 ore su 24. Le cure e la sorveglianza non sono da riferire agli
atti ordinari della vita: si tratta invece di prestazioni di ordine medico o di
aiuto sanitario rese necessarie dallo stato fisico o psichico dell'assicurato.
Come cure si intendono, per esempio, la necessità di somministrare giornalmente
dei medicamenti o fare delle fasciature. Il presupposto della sorveglianza
personale è dato, per esempio, quando l'assicurato non può essere lasciato solo
tutta la giornata a causa delle sue assenze mentali (RCC 1990 pag. 51, RCC 1986
pag. 512, DTF 107 V 139, DTF 106 V 158; DTF 105 V 56 consid. 4b).

                                   7.   Nel
caso in esame, dal questionario relativo alla richiesta di un assegno per
grandi invalidi compilato il 7 ottobre 2003 dal coniuge dell’assicurata emerge
che ella necessita dell'aiuto di terze persone per alzarsi/sedersi/coricarsi,
per lavarsi, per fare il bagno/la doccia, per spostarsi in casa e fuori casa e
che ella può mangiare solo alimenti speciali. Non è stata per contro indicata
alcuna necessità di aiuto per quanto riguarda gli altri atti ordinari della
vita quale vestirsi/svestirsi, per mangiare (l'assicurata non ha la necessità
di farsi servire i pasti a letto, né di farsi tagliare gli alimenti e farsi
aiutare a portarli alla bocca), per pettinarsi ed andare al gabinetto.

                                         Dal
questionario emerge inoltre che l'interessata abbisogna di cure permanenti di
giorno e necessita di una sorveglianza personale di giorno (cfr. doc. 1).

                                         Nella
parte dedicata alle constatazioni del medico, il Dr. __________, specialista
FMH in medicina interna di __________, ha indicato la diagnosi di sindrome del
dolore cronico in stato dopo decompressione per canale spinale stretto operato
il 12.02 senza successo e una depressione reattiva cronicizzata. Egli ha poi
confermato che le indicazioni sulla grande invalidità esposte dall’assicurata
corrispondono alle sue constatazioni, che lo stato di salute non può essere
migliorato con provvedimenti sanitari e che la prognosi è sfavorevole (cfr. doc.
1 pag. 4).

 

                                         L’UAI
ha ordinato l’esecuzione di un’inchiesta domiciliare. Con rapporto 18 maggio
2004 l’assistente sociale ha rilevato quanto segue:

 

"  (...)

Incontro la signora RI 1 al proprio domicilio in compagnia del marito.
All'inizio del colloquio, la signora mi racconta dei numerosi interventi (circa
20) che ha dovuto subire durante la sua vita. L'assicurata soffre della
sindrome del dolore cronico in stato dopo decompressione per canale spinale
stretto, operato il 12 febbraio 2003 senza successo.

 

 

3.1.1  VESTIRSI - SVESTIRSI

 

Per quanto concerne l'atto, la signora riesce a svolgerlo in modo
autonomo.

 

3.1.2  ALZARSI - SEDERSI - CORICARSI

 

La signora RI 1 sostiene che da ottobre 2001 ha bisogno di aiuto nello
svolgimento totale dell'atto. Nel momento in cui il dolore diviene troppo forte
per essere sopportato, necessita dell'aiuto del marito per alzarsi, sedersi e
coricarsi. Quasi tutti i giorni ha un momento in cui l'aiuto è indispensabile.

 

3.1.3  MANGIARE (PASTI PREPARATI NORMALMENTE)

 

Dal formulario di richiesta AGI, la signora RI 1 risulta autonoma per
quanto riguarda il taglio degli alimenti. Durante il colloquio invece
l'assicurata sostiene di avere poca forza nelle mani a causa di un problema e
per questo motivo, di non riuscire nel taglio degli alimenti. Le è stato
consigliato l'intervento chirurgico che lei non ha nessuna voglia di subire. Ho
cercato di saperne di più sull'argomento ma l'assicurata non ricorda né il nome
della patologia e tantomeno è in possesso di un certificato medico che la possa
confermare.

 

3.1.4  PROVVEDERE ALLA PROPRIA PULIZIA PERSONALE

 

La signora riesce a provvedere alla propria pulizia personale
quotidiana in modo autonomo. La doccia riesce a farla da sola ma necessita la
presenza del marito in caso di bisogno.

 

3.1.5  ANDARE AL GABINETTO

 

Per quanto riguarda l'atto, la signora è completamente autonoma sia
per la pulizia personale che per il riordino dei vestiti.

 

3.1.6  SPOSTARSI

 

In casa la signora RI 1 riesce a spostarsi in modo autonomo aiutandosi
con il bastone. La notte assume regolarmente del sonnifero e a causa dello
stato confusionale in cui si trova, necessita di aiuto di terzi per andare al
gabinetto.

Senza l'accompagnamento del marito, la signora dice di non sentirsi
sicura di andare fuori casa. La signora cammina lentamente e la sua paura è
quella di non riuscire ad attraversare le strisce pedonali prima del rosso.

 

3.2  L'ASSICURATO NECESSITA DI CURE PERMANENTI?

 

L'assicurata provvede personalmente all'assunzione quotidiana dei
medicamenti. 

 

3.3  L'ASSICURATO NECESSITA DI SORVEGLIANZA PERSONALE?

 

No, la signora RI 1 non necessita di sorveglianza personale anche se
sostiene di sentirsi più sicura con la presenza costante del marito.

 

 

PROPOSTA DI DECISIONE

 

Le condizioni per l'assegnazione di un AGI non sono assolte in quanto
la signora RI 1 risulta dipendere da terzi per 3 atti ordinari della vita:
l'alzarsi-sedersi-coricarsi, il mangiare e lo spostarsi. Inoltre, anche per
quanto riguarda gli atti sopraccitati, non ho nessun rapporto medico che li
possa confermare.

 

Si tratta pertanto di un rifiuto." (Doc. 5a)

 

                                         In
esito alle succitate conclusioni, l’amministrazione ha dunque negato
l’erogazione di un assegno per grandi invalidi poiché l’assicurata non necessita
di aiuto regolare e notevole da parte di terzi per gli atti quotidiani della
vita tale da giustificare il riconoscimento di un assegno di grado medio, visto
che la stessa necessita di aiuto di terzi per compiere 3 atti
(alzarsi/sedersi/coricarsi, mangiare e spostarsi) ma non necessita di sorveglianza
personale continua.

 

                                   8.   Con
il ricorso l’assicurata ha contestato le risultanze dell’inchiesta domiciliare,
che, a suo parere, non ha tenuto conto delle difficoltà riscontrate
nell’espletamento di tutti gli atti ordinari, probabilmente a causa della grande
dignità e rispetto di se stessa con la quale si è presentata all’incaricata.
L’assicurata ha inoltre osservato che nell’inchiesta domiciliare non è stato
preso dovutamente in considerazione l’aspetto psicologico (cfr. doc. I).

 

                                         Nel
caso in esame, al fine di valutare i presupposti per l’erogazione di un assegno
per grandi invalidi e conformemente alla prassi, l’assistente sociale si è
dunque recata al domicilio dell’assicurata. Come rettamente rilevato
dall’amministrazione in sede di risposta, l’incaricata redige un rapporto
relativo all’indagine eseguita e non un verbale soggetto a rapporto. 

                                         Al
riguardo, va rilevato che nella già citata sentenza pubblicata in DTF 128 V 93,
l’Alta Corte ha stabilito che un rapporto d’inchiesta dell’ufficio AI acquista
valore probatorio, in analogia alla giurisprudenza in merito alla fedefacenza
dei rapporti medici (DTF 125 V 352 consid. 3a), se sono adempiuti determinati
fattori (in questo senso TCA 32.2002.115 in re M. del 20 maggio 2003 confermata
dal TFA con sentenza 2 novembre 2004 I 458/03).

                                         Innanzitutto,
secondo l’Alta Corte, l’estensore dell’inchiesta (in casu si trattava appunto
di un’inchiesta sulla durata e l’intensità dell’assistenza per cure a
domicilio) deve essere una persona qualificata, che conosca il contesto in cui
la persona bisognosa di cura vive, nonché le affezioni (diagnosi) e limitazioni
mediche. Nel rapporto devono essere contenute le indicazioni ricevute
dall’assicurato e, se è il caso, le opinioni divergenti delle parti coinvolte
nell’inchiesta. Il testo del relativo rapporto deve essere inoltre plausibile,
dettagliato e motivato in merito ai singoli provvedimenti di cura ed assistenza
da prendere in considerazione e inoltre deve corrispondere alle indicazioni
acquisite in loco. Se ciò è il caso, allora il rapporto d’inchiesta acquisisce
valore probatorio pieno.

                                         Tuttavia,
continua il TFA, il giudice delle assicurazioni sociali interviene solo in
presenza di valutazioni chiaramente insostenibili, errate. Questo in
considerazione del fatto che la persona competente che ha eseguito l’inchiesta
possiede una conoscenza maggiore della fattispecie che il tribunale chiamato in
causa a seguito di un ricorso (DTF 128 V 93 consid. 4). 

                                         Il
TFA ha ancora avuto modo di ribadire questi concetti nella citata sentenza 2
novembre 2004 nella causa M., I 458/03, nella quale l’Alta Corte, confermando
quanto già stabilito dal TCA in una sentenza del 20 maggio 2003, inc.
32.2002.115, ha confermato la decisione di negare ad un assicurata il diritto
ad un assegno grandi invalidi dato che ella risultava dipendere da terzi solo
per il compimento di un atto ordinario della vita, come emerso dall’inchiesta
domiciliare contestata dalla ricorrente.

 

                                         Nel
caso in esame, l’inchiesta è stata svolta per conto dell’Ufficio AI
dall’assistente sociale, persona senz’altro qualificata per poter compiere
simili accertamenti. Essa ha dunque riportato quanto riferito dall’assicurata
in merito all’espletamento degli atti ordinari, mentre le difficoltà asserite
ora in sede di gravame non trovano alcuna conferma nel rapporto 18 maggio 2004,
né tantomeno nella documentazione medica depositata agli atti. L’incaricata si
è basata sulla documentazione medica agli atti nel constatare che l’interessata
necessita un regolare aiuto di terzi per quel che concerne l’alzarsi/sedersi/coricarsi,
il mangiare e lo spostarsi, escludendo del resto la necessità di una
sorveglianza personale. Il TCA non ha motivo per ritenere errate o
insostenibili le valutazioni espresse dall’incaricata, competente in materia,
che non sono smentite da nessuna certificazione medica agli atti. Ciò anche
sulla base delle considerazioni che seguono. 

 

                                         Al
fine di meglio precisare la fattispecie, il TCA ha invitato il rappresentante
dell’assicurata a produrre la documentazione medica attestante gli interventi
chirurgici subiti dalla sua assistita e le limitazioni funzionali di cui soffre
(cfr. doc. V). Il rappresentante dell’assicurata ha quindi chiesto al medico
curante di RI 1, Dr. __________, di rispondere alle richieste del TCA.

                                         Con
scritto del 18 aprile 2005 il Dr. __________ ha comunicato quanto segue:

 

"  La paziente sopraccitata si è presentata presso la
mia consultazione in data 15.04.05 alfine di allestire un certificato medico
come da voi richiesto.

 

Come potete vedere dai rapporti allegati si tratta di una paziente
68enne alla quale a seguito di dolori invalidanti agli arti inferiori è stato
diagnosticato un canale spinale stretto a livello L4/L5 che è stato operato
tramite intervento di decompressione bilaterale in data 18.11.02.

 

Purtroppo dopo un iniziale miglioramento della sintomatologia i dolori
si sono nuovamente cronicizzati tanto da diventare invalidanti e questo
nonostante un’importante farmacoterapia classica nonché tramite derivati
morfinici ad alto dosaggio. A complicare la situazione c'è pure una
polineuropatia periferica molto dolorosa e fastidiosa ed uno stato depressivo
reattivo.

 

La paziente a seguito dei suoi dolori è notevolmente limitata nelle
attività domestiche che vengono in gran parte svolte dal marito il quale deve
accompagnare la paziente tutte le volte che quest'ultima esce di casa anche per
piccoli spostamenti.

 

Liberato dal segreto medico da parte della paziente mi permetto
d'allegare copia dell'ultimo rapporto di degenza all'__________ di __________
dove si può vedere come i dolori della paziente siano così importanti tanto che
la stessa è stata inviata per ulteriori terapie dal Collega Dr. __________
specialista nel dolore cronico. All'arrivo per la visita nel mio studio il
15.04.05 alla paziente era stato fornito un apparecchio speciale (Tens) per
cercare d'alleviare i suoi dolori. Al momento è ancora troppo presto per
esprimere un parere sull'evoluzione della malattia." (Doc. VI)

 

                                         Il
curante ha trasmesso al TCA un rapporto 11 dicembre 2002 inviatogli dal Dr. __________,
__________ presso l’__________ di __________, relativo alla degenza
dell’assicurata presso il citato ospedale dal 14 novembre 2002 al 22 novembre
2002 (cfr. doc. VI I) da cui si evidenzia la patologia e l'iter dell'intervento
subito il 18 novembre 2002.

 

Il Dr. __________ ha
pure trasmesso al TCA un rapporto redatto dal Prof. Dr. Med. __________, __________
di __________, dove l’assicurata è stata ricoverata dal 23 marzo 2005 al 2
aprile 2005, del seguente tenore:

 

"  Trattasi di una paziente con multipli fattori di
rischio cardiovascolari. Da due giorni lamenta delle parestesie all'arto
superiore e inferiore destro, lamenta inoltre un episodio di dispnea acuta con
dispnea da sforzo e ortopnea. Agli esami di laboratorio d'ingresso si riscontra
una troponina positiva a 0,34 ng/ml. L'Ecg non mostra modificazioni di
carattere ischemico anche nel decorso, invece si assiste a una bradicardia
estrema di origine verosimilmente medicamentosa (Metoprololo e Floxifral). Dopo
sospensione del Metoprololo assistiamo alla normalizzazione della frequenza
cardiaca e del tratto QT e consigliamo al medico curante di controllare nel
prossimo futuro il QT ed eventualmente, in caso di allungamento, sospendere il
Froxifral.

Si decide, d'accordo con il nostro cardiologo, di eseguire una
coronarografia, la quale è risultata normale. Interpretiamo quindi gli enzimi
cardiaci positivizzati su bradicardia estrema.

 

Per quanto riguarda il diabete abbiamo osservato valori glicemici del
tutto normali anche senza terapia antidiabetica orale.

 

Presentando la paziente diversi fattori di rischio e accusando
parestesie all'emicorpo dx con cedimento della gamba dx e diminuzione della
forza al braccio dx abbiamo eseguito una TAC cerebri che ha escluso lesioni
emorragiche o ischemiche del parenchima cerebrale. In fossa cranica posteriore
è presente una formazione iperdensa ovalare millimetrica periventricolare che
in prima ipotesi è compatibile con un aneurisma calcificato. Il duplex dei vasi
precranici mostra un'ateromatosi a livello carotideo bilaterale senza creare
tuttavia stenosi significative. 

L'Holter ECG non ha mostrato aritmie maggiori, né episodi di
fibrillazione atriale. 

Dato il sospetto clinico di un evento cerebrovascolare minore è stata
introdotta un'antiaggregazione.

 

Data la presenza di dolori lombari cronici refrattari alla terapia
finora assunta abbiamo coinvolto il Dr. __________, anestesista e specialista
del dolore, per una presa a carico specialistica, che visiterà la paziente
ambulatorialmente." (Doc. VI/L)

 

                                         A
prescindere dal fatto che secondo costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la
legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto e di
diritto esistente al momento in cui essa è stata resa – ossia il 17 agosto 2004
- e che i fatti
accaduti posteriormente modificante questa situazione devono di regola formare
oggetto di un nuovo provvedimento ( DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V
248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102), la nuova documentazione medica
non è rilevante ai fini dell’esito della presente fattispecie. Come rettamente
rilevato dal Dr. __________ nella nota 12 maggio 2005 (cfr. doc. VIII bis), i rapporti
trasmessi dal Dr. __________ al TCA non apportano nuovi elementi di giudizio. Il Dr. __________ ha infatti espresso le seguenti osservazioni:

 

"  (...)

          Rapporto d'inchiesta per AGI
dell'8.05.04 eseguita dalla signora __________. Si descrive la situazione
risultante dal colloquio con l'assicurata e con la valutazione diretta della
correlazione dei dati "sanitari" con quelli valetudinari. Si
conclude: 

         -   autonomia per l'atto del
vestirsi e svestirsi

-   affermazione di necessità di aiuto
per alzarsi, sedersi coricarsi

         -   affermazione di necessità
per tagliare alimenti per poca forza nelle mani e di previsto intervento
chirurgico non meglio precisato

         -   pulizia personale autonoma,
necessità della presenza del marito in caso di bisogno. 

         -   andare al gabinetto in
autonomia

         -   spostamenti autonomi,
malgrado bastone, ma aiuto di notte a causa dei sonniferi. 

         -   insicurezza negli spostamenti all'esterno

         -   nessun problema per
l'assunzione di medicamenti - nessuna necessità di sorveglianza

 

In base ai documenti a disposizione si poteva ammettere la necessità
di aiuto per l'espletamento delle funzioni di casalinga e, nel contempo che la
funzionalità fosse sufficiente per compiere gli atti ordinari della vita. Con
una sindrome dolorosa dopo intervento neurochirurgico, come descritto, si
comprende come certi atti possano essere rallentati, ma non richiedenti aiuti
particolari, come il vestirsi/svestirsi, l'alzarsi/coricarsi e il cambiamento
di posizione (sedersi/alzarsi). Non è descritta alcuna patologia che
giustifichi la necessità di aiuto per il taglio di alimenti (si ricorda che la
patologia descritta colpisce la colonna e gli arti inferiori). Per quanto
riguarda la doccia, con l'apposito sgabello che si può inserire nella
struttura, una sorveglianza/assistenza non si rende necessaria. Questo è
avvalorato dal fatto che comunque l'atto del vestirsi e dell'igiene personale
risultano autonomi.

Sempre in base alla certificazione si può giustificare
l'accompagnamento fuori dall'abitazione.

 

In fase d'opposizione non sono stati prodotti certificati/rapporti
medici che potessero giustificare una valutazione diversa."

 

 

                                         Dopo
esame dei Rapporti medici trasmessi dal dott. __________ il dott. __________
evidenzia come:

 

 

"  Si deve osservare che dai documenti prodotti
attualmente si può rilevare unicamente una diminuzione di forza prensile
distale all'arto superiore dx. costatato all'entrata in ospedale dopo evento
acuto risalente a due giorni prima del ricovero (marzo 2005). Indipendentemente
dal fatto che tale evento si è verificato molto dopo l'introduzione del
ricorso, ancora non si sa quale sia lo stato attuale, cioè se il disturbo
"prensile" è regredito o meno. Si commenta comunque che l'evento è
stato definito "minore" e che il deficit era molto ridotto in
confronto a quello che succede generalmente con TIA (attacco ischemico transitorio)
e ictus. Nei casi di TIA e di eventi minori, in genere, il deficit regredisce
completamente nello spazio di poco tempo.

Non vi sono dunque documenti che possano far attestare, anche dopo
tale evento, l'insorgenza di danni funzionali di lunga durata limitanti le
possibilità di compiere gli atti ordinari della vita in modo più rilevante di
quanto già costatato.

 

Una breve nota ancora per quanto riguarda il diabete mellito: si
tratta di un diabete che non richiede insulina, ma solo antidiabetici orali, e
di dieta. È però ora consensuale che la dieta diabetica non comporti la
preparazione di cibi speciali o una composizione particolare, ma che è utile
un'alimentazione variata, bilanciata qualitativamente e quantitativamente. 

Principio alimentare valido per tutti e non solo per i diabetici. Dal
lato medico non costituisce questo motivo di differenza particolare nella
preparazione dei pasti." (Doc. VIII/bis)

 

 

                                   9.   Da
quanto precede, questo TCA non può che concludere che dalla documentazione
medica trasmessa dal Dr. __________ non si possano dedurre ulteriori
limitazioni rispetto a quelle già apprezzate in sede di decisione che possano
giustificare il riconoscimento di un grado di grande invalidità. L’assicurata, che presenta uno stato
dopo intervento della colonna, sindrome dolorosa, depressione e polineuropatia,
necessita, come rilevato dal Dr. __________, di un tempo maggiore per
effettuare atti quali il vestirsi-svestirsi, l’alzarsi-coricarsi, il
sedersi-alzarsi, atti che risultano quindi rallentati a causa della sindrome
dolorosa dopo intervento neurochirurgico di cui è affetta.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, se a ragione dell'infermità determinati atti sono rallentati,
ciò non basta per ammettere una grande invalidità (RCC 1989 pag. 228 e 1986
pag. 507 STFA citata in re M.).

 

Dalle attestazioni
mediche all’inserto non emerge nessuna patologia che giustifichi la necessità
di aiuto per il taglio di alimenti (la patologia descritta colpisce la colonna
e gli arti inferiori), né particolari problemi per quanto riguarda il fare la
doccia, atto che tramite l’apposizione di uno sgabello nella struttura non
necessita di una sorveglianza ed assistenza particolari. Parimenti l'atto del
vestirsi e dell'igiene personale risultano autonomi, come rilevato
dall’assistente sociale nell’inchiesta domiciliare (cfr. doc. 5a).

 

Nonostante la diminuzione di forza prensile distale
all’arto superiore destro constatato nel marzo 2005 (e quindi posteriormente
all’emanazione della decisione su opposizione impugnata) il Dr. __________ ha
indicato che non vi sono agli atti documenti che possano attestare l’insorgenza
di danni funzionali di lunga durata che limitino in maniera maggiore rispetto a
quanto già valutato durante l’inchiesta domiciliare le possibilità
dell’assicurata di compiere gli atti ordinari della vita. Inoltre, il Dr. __________
ha rammentato che il diabete mellito di cui soffre l’assicurata non necessita
di insulina, ma solo di antidiabetici orali e di una dieta variata (cfr. doc.
VIII bis). Infine, da nessun certificato medico agli atti emerge che l’assicurata
necessiti una sorveglianza personale permanente, né di un aiuto regolare e
notevole di terzi per compiere degli atti ordinari della vita. Anche quanto attestato dal Dr. __________ non permette di giungere
ad una differente conclusione. Va infatti rilevato che il fatto che
l’assicurata dipenda da terzi per i suoi spostamenti è già stato tenuto in
considerazione nell’inchiesta domiciliare agli atti (cfr. doc. 5a) e nella
decisione oggetto della presente vertenza.

 

                                10.   In conclusione, sulla base dell’inchiesta 18 maggio 2004, cui va
dato pieno valore probatorio (cfr. consid. 8.), ritenuto che perlomeno fino al
momento della decisione contestata l’assicurata necessita di regolare aiuto di
terzi per alzarsi/sedersi/coricarsi, mangiare e spostarsi, ma senza necessità
di una sorveglianza personale permanente, l’amministrazione rettamente non ha
erogato un assegno per grandi invalidi. 

 

                                         Pertanto,
visti i considerandi precedenti, il ricorso deve essere respinto e la decisione
impugnata confermata.

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                 1.-   Il
ricorso è respinto.

 

                                 2.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi
  implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Gianluca
Menghetti