# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ac42ad68-0310-559d-b6d0-217218f64b65
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 22.09.2017 11.2015.92
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2015-92_2017-09-22.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2015.92

  	
  Lugano,

  22 settembre 2017/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente per statuire
nella causa DM.2012.383 (divorzio su azione di un coniuge) della Pretura del Distretto
di Lugano, sezione 6, promossa con istanza del 10 dicembre 2012 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato dall'avv. dott. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata dall'avv. PA 2),

  

 

giudicando sull'appello
del 23 ottobre 2015 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore il
29 settembre 2015;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 (1960) e AO 1 (1959),
cittadini svizzeri, si sono sposati a __________ il 7 agosto 1983. Dal
matrimonio non sono nati figli. Il marito lavora come analista programmatore
per un istituto di credito (la __________) a __________, la moglie era venditrice
a tempo parziale in un supermercato __________, sempre a __________. I coniugi
vivono separati dall'agosto del 2010, quando il marito ha lasciato l'abitazione
coniugale di __________ (particella n. 612 RFD, comproprietà dei coniugi
in ragione di metà ciascuno) per trasferirsi in un appartamento nel medesimo
Comune.

 

                                  B.   In esito a una
procedura a tutela dell'unione coniugale promossa da AO 1 il 1° marzo 2011, il
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha omologato il 12 aprile 2011 una
convenzione in virtù della quale il marito dichiarava di lasciare l'uso del­l'abitazione
familiare alla moglie, cui si impegnava a versare un contributo alimentare di
fr. 2500.– mensili, più la metà dell'eventuale
bonus annuo elargito dal datore di lavoro (inc. SO.2011.811). Il 2 marzo
2011 AP 1 ha avuto da D__________ (1989) un bambino, A__________, che ha riconosciuto
nel­l'agosto del 2012. Da allora madre e figlio sono andati a vivere con lui. Nel
frattempo, il 12 lu­glio 2012, AP 1 ha postulato davanti al Pretore del
Distretto di Lugano, sezione 3, lo scioglimento della comproprietà sulla particella
n. 612 RFD di __________ (inc. OR.2012.153).

 

                                  C.   Il 10 dicembre 2012 AP
1 ha intentato azione di divorzio dinanzi al Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, proponendo – previo conferimento del gratuito patrocinio – un
contributo alimentare per la moglie di fr. 723.– mensili fino al proprio pensio­namento o, al più tardi, fino al pensionamento
di lei (22 settembre 2023) e sollecitando la suddivisione degli averi previdenziali
accumulati dai coniugi durante il matrimonio. In pen­denza di causa, il 18
febbraio 2013, AO 1 è stata riconosciuta inabile al lavoro nella misura del 40%
dall'Assicurazione Invalidità, che le ha riconosciuto il diritto a una mezza
rendita retroattivamente dal 1° marzo 2010. All'udienza del 17 aprile 2013, indetta
per la conciliazione, i coniugi non hanno trovato un accordo. Il marito è stato
invitato così a valutare se inserire nelle domande di divorzio lo scioglimento
della citata comproprietà immobiliare e a formulare una richiesta di indennità
sostitutiva della prestazione previdenziale (art. 124 cpv. 1 vCC), vista l'invalidità
della moglie, come pure ad aggiornare i dati. In coda al­l'udienza il Pretore
ha assegnato all'attore un termine di 30 giorni per motivare la petizione.

 

                                  D.   Nel suo memoriale del
2 maggio 2013 AP 1 ha ribadito le richieste iniziali, salvo offrire alla moglie
un contributo alimentare di fr. 1100.– mensili indicizzati fino al proprio
pensionamento o, al più tardi, fino al pensionamento di lei (22 settembre 2023)
e un conguaglio previdenziale consistente in un'indennità vitalizia di fr.
500.– mensili dal momento in cui fosse stata sciolta la comproprietà sull'abitazione
coniugale. Relativamente a quest'ultima, egli ha chiesto l'attribuzione dell'intero fondo dietro versamento
alla moglie di fr. 250
000.– oppure la realizzazione
dell'immobile mediante licitazione privata o, in caso di insuccesso, mediante vendita
ai pubblici incanti con suddivisione a metà del ricavo netto. Di conseguenza
egli ha ritirato l'istanza del 12 luglio 2012 volta allo scioglimento della
comproprietà, che il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, ha stralciato
dal ruolo il 27 maggio 2013 senza riscuotere spese, ma condannando 

                                         l'istante a
rifondere alla moglie fr. 320.– per ripetibili.

 

                                  E.   Con risposta e riconvenzione
del 22 agosto 2013 AO 1 ha aderito al principio del divorzio, ma ha instato per
un contributo alimentare di fr. 2035.– mensili indicizzati fino al settembre del 2023 (data del suo pensionamento), ‟riservato
l'art. 129 cpv. 3 CCˮ, e per un conguaglio previdenziale di
fr. 76 000.–. Essa ha consentito altresì allo
scioglimento della comproprietà sul­l'abitazione coniugale mediante attribuzione
del fondo all'attore, chiedendo tuttavia il versamento di fr. 400 000.– netti o, in alternativa, la vendita del
fondo ai pubblici incanti e l'accredito in suo favore di almeno fr. 400 000.–. Infine essa ha postulato a sua volta il
beneficio del gratuito patrocinio. L'attore ha rinunciato a una risposta
riconven­zionale. 

 

                                  F.   All'udienza del 14 novembre
2013, indetta per le prime arringhe, le parti hanno confermato le loro
posizioni e notificato prove. 

                                         Nel corso
dell'istruttoria, il 3 marzo 2014, anche la Cassa pensioni __________ ha
riconosciuto AO 1 parzialmente inabile al lavoro, concedendole una mezza
rendita d'invalidità retroattivamente dal 2 ottobre 2013. Il 1° ottobre 2014 la
convenuta ha lasciato l'abitazione coniugale per trasferirsi in un appartamento,
sempre a __________, e il 12 gennaio 2015 i coniugi hanno venduto l'immobile. Il
20 aprile 2015 la __________ ha confermato il licenziamento di AO 1 per il 30
aprile successivo. 

 

                                  G.   L'istruttoria è
terminata il 5 settembre 2015. Alle arringhe finali del 1° giugno 2015 l'attore
ha ridotto a fr. 250.– mensili indicizzati il contributo alimentare offerto
alla moglie fino al proprio pensionamento o – al più tardi – fino a
22 settembre 2023, ha chiesto che il regime dei beni sia liquidato con la
suddivisione a metà del provento ricavato dalla vendita dell'abitazione
coniugale e ha proposto alla moglie una rendita vitalizia di fr. 500.– mensili a
titolo di conguaglio della previdenza professionale, rinunciando per altro al
gratuito patrocinio. Da parte sua AO 1 ha portato
a fr. 2324.– mensili fino al settembre del 2023 la richiesta di contributo
alimentare, ha preteso il versamento di fr. 16 222.45
in liquidazione del regime dei beni e ha chiesto che sia ordinato alla cassa
pensione del marito (la Fondazione di previdenza __________) o al marito stesso
di corrisponderle un conguaglio in contanti di fr. 104 510.27, senza più sollecitare il beneficio
del gratuito patrocinio.

 

                                  H.   Statuendo con
sentenza del 29 settembre 2015, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha condannato
AP 1 a versare alla moglie fr. 12 169.20
in liquidazione del regime dei beni, oltre a un capitale di fr. 104 510.20 su un ordinario conto di risparmio a
titolo di conguaglio previdenziale e a un contributo alimentare di fr. 1883.–
mensili fino al settembre del 2023 (compreso). Le richieste di gratuito patrocinio
presentate dalle parti sono state stralciate dal ruolo per desistenza. Le spese
processuali di fr. 8000.– sono state poste per un terzo a carico di AO 1 e
per il resto a carico del marito, tenuto a rifondere alla convenuta un'indennità
di fr. 10 000.– per ripetibili ridotte.

 

                                    I.   Contro la sentenza
appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 23 ottobre 2015
per ottenere la riforma del giudizio impugnato nel senso di vedere liquidato il
regime matrimoniale riconoscendo a ciascun coniuge la proprietà dei beni in suo
possesso, di fissare in fr. 500.– mensili non indicizzati l'indennità da lui dovuta
a AO 1 a titolo di previdenza professionale (subordinatamente di stabilire tale
indennità in fr. 104 510.27 a carico
della Fondazione di previdenza __________, da accreditare su un conto di libero
passaggio intestato alla beneficiaria) e di ridurre a fr. 383.– mensili indicizzati
il contributo alimentare per la moglie deciso dal Pretore. Egli chiede inoltre
che le spese di primo grado siano addebitate alle parti in ragione di metà ciascuno
o, in subordine, che l'indennità per ripetibili in favore della convenuta sia
ridotta a fr. 6500.–. Nelle sue osservazioni del 10 dicembre 2015 AO 1 propone
di respingere l'appello o, in subordine, di ordinare alla cassa pensione del
marito (anziché al marito stesso) di versarle il capitale fr. 104 510.20 in contanti.

 

                                  L.   Il
26 maggio 2017 AP 1 ha modificato la propria richiesta di giudizio in materia
di previdenza professionale valendosi del nuovo art. 407b cpv. 2 CPC,
entrato in vigore il 1° gennaio 2017. Egli non ha più offerto così alla
convenuta la rendita vitalizia di fr. 500.– mensili, ma si è limitato a
proporre il versamento su un conto di libero passaggio a lei intestato (o il
versamento alla convenuta medesima) di fr. 85 365.17
da parte della propria cassa pensione. AO 1, cui il memoriale è stato
comunicato, è rimasta silente.

                                      

                                  M.   Il presidente della
Camera ha interpellato il 18 agosto 2017 la Cassa pensioni __________ per
sapere se fosse possibile cumulare al capitale di risparmio maturato da AO 1 la
somma di fr. 85 365.17 prospettata da AP 1
e, in caso affermativo, se l'accredito avrebbe influito sulla mezza rendita di
invalidità percepita dalla beneficiaria dal 2 ottobre 2013. La Cassa pensioni __________
ha risposto il 1° settembre 2017 che “non ci è possibile accreditare la somma
di fr. 85 365.17 come prestazio­ne di
libero passaggio secondo divorzio”, consigliando di depositare il capitale su
un conto di libero passaggio intestato a AO 1. Le parti, cui la risposta della
cassa pensione è stata comunicata, non hanno reagito.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le sentenze di divorzio
sono appellabili entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC),
sempre che – ove rimangano in discussione mere controversie patrimoniali – il
valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.– secondo l'ultima conclusione riconosciu­ta
nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è
dato, ove appena si consideri l'ammontare dei rapporti patrimoniali in
discussione davanti al Pretore (liquidazione del regime dei beni, indennità a
titolo di previdenza professionale, contributo alimentare). Quanto alla
tempestività dell'appello, la decisio­ne impugnata è giunta al legale dell'attore
il 30 settembre 2015. Introdotto il 23 ottobre 2015, il ricorso in esame è
pertanto ammissibile.

 

                                   2.   L'appellante acclude
al suo ultimo memoriale del 26 maggio 2017 il proprio certificato di
previdenza, valuta il 30 novembre 2012 (doc. AA), e il certificato di previdenza
della convenuta, valuta il 1° gennaio 2013 (doc. BB). Ora, l'art. 407b
cpv. 2 CPC, entrato in vigore il 1° gen­naio 2017, dispone che in materia di
previdenza professionale “le parti possono presentare nuove conclusioni sulle
que­stioni toccate dal cambiamento del diritto applicabile; i punti della
decisione che non sono stati impugnati rimangono vincolanti, a meno che siano
così strettamente connessi con le conclusioni non ancora giudicate da
giustificare una decisione complessiva”. In concreto i nuovi documenti prodotti
dal­l'appellante sono quindi ricevibili, per tacere del fatto che lo stesso
certificato di previdenza di AO 1 figura già nell'incarto (doc. 21).

 

                                   3.   Litigiosi
rimangono, in appello, la liquidazione del regime dei beni, il riparto della
previdenza professionale, il contributo alimentare per la moglie e l'indennità in
favore di quest'ultima per ripetibili di primo grado. Il principio del divorzio
invece è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 315 cpv.
1 CPC). Ciò premesso, le controversie legate allo scioglimento del regime
matrimoniale, come quelle relative al riparto delle prestazioni d'uscita in
materia di cassa pensione, vanno esaminate prima delle questioni inerenti ai
contributi alimentari (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in
RtiD I-2005 pag. 778 n. 57c; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2015.43
dell'8 agosto 2017, consid. 3). Occorre quindi procedere a tale stregua.

 

                                    I.   Sulla liquidazione del
regime dei beni

 

                                   4.   Il Pretore ha accertato
anzitutto che il bene principale oggetto di liquidazione era in concreto la
particella n. 612 RFD di __________, che i coniugi hanno venduto il 12 gennaio
2015 per fr. 980 000.– ricavando un utile netto
di fr. 521 665.50, di cui fr. 260 664.– destinati all'attore e fr. 260 326.50 alla convenuta (sentenza impugnata,
consid. 6 con rinvio al doc. HH). Egli non ha trascurato che la moglie
pretendeva di avere investito nell'acquisto dell'immobile non meno di fr. 60 000.– ricevuti a suo tempo dal padre __________
C__________, ciò che il marito contestava (memoriale con­clusivo, pag. 3 punto
2.2). Alla luce delle risultanze istruttorie il primo giudice ha ritenuto la
pretesa fondata sino a concorrenza di fr. 10 676.–,
che ha qualificato come beni propri della moglie. Egli ha ricalcolato così la
spettanza di lei nell'alie­nazione dell'alloggio coniugale in fr. 254 988.50, cui ha aggiunto l'importo di fr. 10 676.–, ottenendo un totale di fr. 265 664.50. E siccome la convenuta aveva già
ricevuto una liquidazione di fr. 260 326.50,
il Pretore ha conclu­so che rimaneva in favore di lei un saldo di fr. 5338.–,
ma avendo la convenuta medesima limitato la doman­da a fr. 5169.25, per finire egli
ha riconosciuto alla moglie tale cifra.

 

                                         a)   L'appellante
contesta che il denaro elargito dal suocero nel 1997 o 1998 (20 milioni di lire
italiane del tempo) sia un investimento profuso nell'abitazione coniugale da ascrivere
ai beni propri della moglie. Sostiene che l'importo di fr. 60 000.– da questa rivendicato come donazione paterna
“è stato speso in altro modo durante il matrimonio” (memoriale conclu­sivo,
pag. 2 punto 2.2). Per quanto riguarda la somma di 

                                               fr.
10 676.– in particolare, egli ricorda che
il suocero aveva sì concesso quel denaro per garantire un mutuo ipotecario destinato
all'acquisto dell'abitazione coniugale, ma a titolo di prestito. Solo quando i
coniugi avevano inteso restituire la somma, due o tre anni dopo (perché l'ammortamento
ipotecario intervenuto nel frattempo non richiedeva più simile garanzia), il
suocero aveva rinunciato al rimborso, dicendo che potevano tenere i soldi. Se
non che – continua l'appellante – a quel momento il denaro non è più servito
per finanziare l'acquisto dell'abitazione coniugale, ma è stato consumato per il
fabbisogno dell'economia domestica, per le vacanze e per comperare nel 2005 una
__________ usata, la quale non ha più valore alcun residuo. A parere dell'appellante,
perciò, il regime matrimoniale deve considerarsi “sciolto con la ripartizione
già avvenuta del provento della vendita della casa di __________”.

 

                                         b)   L'art.
206 cpv. 1 CC prima frase prevede che “se un coniuge ha contribuito senza
corrispettivo all'acquisto, al miglioramento o alla conservazione di beni dell'altro
coniuge e, al momento della liquidazione, ne risulta un plusvalore, il suo
credito è proporzionale al contributo prestato ed è calcolato secondo il valore
attuale dei beni”. Allo scioglimento del regime della partecipazione agli
acquisti un coniuge ha diritto pertanto di recuperare alla stregua di beni propri
– come rileva il Pretore (con rinvio alla sentenza del Tribunale federale
5A_464/2012 del 30 novembre 2012, consid. 6.3.1) – le eventuali somme che
i suoi genitori gli hanno donato per finanziare l'acquisto di un immobile iscritto
nel registro fondiario in comproprietà di entrambi i coniugi. Il problema è che
in concreto AO 1 ha ottenuto dal padre un semplice prestito e che solo al
momento del rimbor­so (due o tre anni dopo) il padre ha convertito il prestito in
donazione (sentenza impugnata, consid. 6). Incombeva così alla convenuta
dimostrare che a quel momento il denaro è stato reinvestito in qualche modo nel­l'immobile,
il marito contestando – come detto – che ciò sia il caso. Al proposito essa non
ha addotto tuttavia alcun elemento di verosimiglianza, poco giovando il fatto che
alle arringhe finali il marito abbia rinunciato a replicare (verbale del 1° giugno
2015, pag. 1 in fondo). Su questo punto l'appello si rivela così provvisto
di buon diritto.

 

                                   5.   Nella sentenza
impugnata il Pretore ha accolto anche l'altra pretesa avanzata dalla convenuta
in liquidazione della partecipazione agli acquisti, l'interessata chiedendo di
reintegrare nei suoi beni propri l'importo di fr. 7000.– speso nel 2005
per comperare la citata __________ in dotazione al marito. Il Pretore ha accertato
che AP 1 non contestava l'acquisto dell'automobile con denaro della moglie
(anzi, come si è visto, sosteneva che tutti i fr. 60 000.– donati dal suocero alla moglie sono stati usati per le
necessità della famiglia). Legittimamente perciò, secondo il Pretore, la
convenuta chiedeva di rientrare in possesso della somma (consid. 7).

 

                                         L'attore eccepisce nell'appello
che la convenuta ha diritto – se mai – di rientrare in possesso dell'automobile,
il cui valore residuo è praticamente nullo, ma non di vedersi riconoscere un credito
di fr. 7000.–. Ed egli si dichiara disposto a consegnare il veicolo dietro
semplice richiesta. La censura è pertinente. I beni acquisiti in sostituzione
di beni propri rimangono beni propri (art. 198 n. 4 CC). Oggetto surrogato, l'automobile
in questione sostituisce perciò il capitale speso per comperarla (Guillod in: Bohnet/Guillod [curatori],
Droit matrimonial, Fond et procédure, Basilea 2015, n. 25 ad art. 198 CC).
Dato che a norma dell'art. 205 cpv. 1 CC ogni coniuge riprende nello
scioglimento della partecipazione agli acquisti i suoi beni che si trovano in
possesso dell'altro, nella fattispecie la convenuta poteva chiedere la consegna
del­l'auto­mobile, ma non rivendicare l'importo profuso nella compravendita. Né
essa ha mai asserito – per ipotesi – di avere mutuato la somma al marito e di
chiederne il rimborso. La pretesa di lei non poteva di conseguenza essere
accolta. Anche su questo punto l'appello merita così accoglimento (analogamente:
I CCA, sentenza inc. 11.1996.50 del­l'8 ot­tobre 1997, consid. 3).

 

                                   II.   Sul riparto della
previdenza professionale

 

                                   6.   Per
quanto riguarda la suddivisione del “secondo pilastro”, il Pretore ha rammentato
che qualora per uno dei coniugi (o per entrambi) fosse già sopraggiunto al
momento del giudizio un caso di previdenza – come nella fattispecie, la convenuta
essendo stata riconosciuta parzialmente invalida – l'art. 124 cpv. 1 vCC conferiva
il diritto a “un'adeguata indennità”. Quand'anche il caso di previdenza riguardasse
un solo coniuge (mentre l'altro disponeva ancora di una prestazione d'uscita),
la questione del riparto era disciplinata nel suo insieme dall'art. 124 vCC (e
non più, nemmeno parzialmente, dall'art. 122 vCC: Pichonnaz in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 1
ad art. 124 vCC). Ciò posto, il Pretore ha accertato che in concreto il marito
aveva accumulato il 31 maggio 2015 una prestazione d'uscita dalla sua cassa
pensione di fr. 288 607.55 e la
moglie il 1° gennaio 2013 una prestazione di fr. 79 587.–. Ogni coniuge aven­do diritto alla metà
della prestazione d'uscita maturata dall'altro, egli ha calcolato il conguaglio
in favore di AO 1 in fr. 104 510.20, importo
che nessuno dei due coniugi pretendeva doversi adeguare verso l'alto né verso
il basso.

 

                                         Rimaneva
da sapere in che modo l'attore avrebbe potuto corrispondere la citata somma
alla convenuta, la quale ne chiedeva il versamento sotto forma di rendita. Al
riguardo il Pretore ha constatato che agli atti non figurava “nessuna dichiarazione
di esecutività dell'istituto di previdenza del marito sulla fattività di un pagamento
del conguaglio direttamente da parte dell'ente previdenziale coinvolto”. Egli
ha reputato nondimeno che l'attore disponga “di risorse sufficienti per sostenere
finanziariamente l'indennizzo dovuto alla moglie, e meglio con un unico
versamento in capitale”, le ristrettezze economiche da lui temute in seguito al
pensionamento potendosi presumere compensate dal fatto che per un decennio
ancora egli avrebbe alimentato ancora la sua previdenza, allorché la vendita
dell'abitazione coniugale poteva supporsi reintegrare il prelievo anticipato
con cui è stato finanziato l'acquisto dell'abitazione primaria. Inoltre – ha
soggiunto il Pretore – AP 1 potrà ancora accantonare risparmi. Tenuto conto di
ciò, egli ha condannato l'attore a versare alla convenuta, su un ordinario
conto di risparmio a lei intestato, l'importo di fr. 104 510.20 in contanti (sentenza impugnata, consid.
8).

 

                                         a)   Nell'appello
l'attore rimproverava al primo giudice di avere proceduto in sostanza a un
riparto delle prestazioni d'uscita dei coniugi secondo l'art. 122 vCC, non
secondo l'art. 124 vCC. Con il risultato di creargli difficoltà economiche e di
ridurlo a vivere con il minimo esistenziale, mentre la convenuta avreb­be
beneficiato di una notevole somma in contanti che avrebbe potuto spendere
liberamente, senza alcuna garanzia di previdenza per la vecchiaia. Per di più, l'appellante
paventava un futuro economico precario, sia perché avrebbe dovuto mantenere una
famiglia di tre persone, sia perché il suo avvenire professionale sarebbe stato
incerto, non potendosi escludere un suo licenziamento, la __________ prevedendo
drastici tagli del personale. Molto più equo sarebbe stato – egli epilogava – imporgli
il versamento di una rendita vitalizia di fr. 500.– mensili, che capitalizzata
corrispondeva al totale dovuto di fr. 104 510.20.

 

                                         b)   Nel
memoriale complementare del 26 maggio 2017 l'appellante ha modificato la
richiesta di giudizio appena citata, valendosi del nuovo art. 407b cpv.
2 CPC. Egli ha rinunciato così a offrire alla convenuta la rendita vitalizia di
fr. 500.– mensili in luogo e vece del capitale di fr. 104 510.20 stabilito dal Pretore, chiedendo che si
ordini invece alla sua cassa pensione (la Fondazione di previdenza __________, __________)
di versare alla cassa pensione di AO 1 (o a AO 1 personalmente) un conguaglio
di fr. 85 365.17. Egli motiva la richiesta
con l'argomento che in virtù del nuovo art. 124 cpv. 2 CC “se, al momento del promovimento della procedura di divorzio, un coniuge
percepisce una rendita d'invalidità e non ha ancora raggiunto l'età di
pensionamento stabilita dal regolamento, l'importo che gli spetterebbe
conformemente all'articolo 2 capoverso 1ter della legge del 17 dicembre 1993 sul libero
passaggio in caso di soppressione della rendita d'invalidità vale come
prestazione d'uscita”. Determinante è perciò – egli sottolinea – la data in cui
è stata promossa la causa divorzio, non più quella in cui la sentenza di
divorzio sarebbe passata in giudicato. La petizione essendo stata presentata in
concreto il 10 dicembre 2012, fa stato la prestazione d'uscita dalla cassa
pensione da lui maturata a quel momento (fr. 250 317.35, valuta il 30 novembre
2012), come pure la prestazione d'uscita dalla cassa pensione maturata dalla
moglie a quel momento (fr. 79 587.–, valuta il 1° gennaio 2013). Il conguaglio da lui dovuto
risulta perciò, egli conclude, di fr. 85 365.17.

 

                                         c)   Il 1°
gennaio 2017 è entrata in vigore la modifica del Codice civile svizzero sul
conguaglio della previdenza in caso di divorzio, del 19 giugno 2015 (RU 2014
pag. 2313 e segg.). La novella prevede il conguaglio dei diritti alla previdenza
acquisiti durante il matrimonio anche nel caso in cui uno dei coniugi
percepisca già una rendita di vecchiaia o di invalidità al momento in cui è
promossa azione di divorzio (per quanto non abbia ancora raggiunto l'età del
pensionamento: art. 124 nCC). Inoltre essa dispone il conguaglio delle prestazioni
acquisite dalla celebrazione del matrimonio fino al momento in cui è promossa
la causa di divorzio (art. 122 nCC) e non più fino al passaggio in giudicato
della relativa sentenza. Dal profilo processuale è decisivo così il momento della
litispendenza secondo l'art. 62 CPC. “Il fatto che in conseguenza di ciò le
prestazioni d'uscita accumulate durante la procedura di divorzio non vengano [più]
divise per metà va accettato nella misura in cui serve a trovare una soluzione
semplice” (FF 2013 pag. 4170 in alto). Il nuovo diritto è applicabile anche alle
cause pendenti al momento della sua entrata in vigore (art. 7dbis tit. fin. CC, art. 407b
cpv. 1 CPC).

 

                                         d)   Nella
fattispecie l'appellante adduce a ragione, ciò premesso, che ai fini del
giudizio è determinante per entrambi i coniugi, in materia di previdenza professionale,
il giorno in cui la petizione di divorzio è stata introdotta, il 10 dicembre
2012. A quel momento la convenuta non era ancora stata dichiarata invalida (al
40%) dall'Assicurazione Invalidità, che le ha riconosciuto il diritto a una
rendita solo con decisione del 18 febbraio 2013, seppure retroattivamente dal
1° marzo 2010 (doc. 17). Ma, soprattutto, essa non era ancora stata dichiarata
invalida dal suo istituto di previdenza, che le ha riconosciuto il diritto a
una mezza rendita unica­mente il 3 marzo 2014, quantunque retroattivamente dal
2 ottobre 2013 (doc. 27; non “dal dicembre 2012”, come la Cassa pensioni __________
allega nella lettera del 1° settembre 2017 a questa Camera). E un coniuge
al beneficio della sola rendita AI non integra gli estremi dell'art. 124 cpv. 1
nCC finché non si veda riconoscere il diritto a una rendita anche dalla sua cassa pensione (Basaglia/Prior,
Le partage de la prévoyance professionnelle en cas de perception d'une
rente, in: FamPra.ch 2017 pag. 82). Quanto a un caso di previdenza che si verifica
durante la causa di divorzio, esso è – come detto – ininfluente (Grütter, Der neue Vorsorgeausgleich im
Überblick, in: FamPra.ch 2017 pag. 133). Ne discende che in concreto il riparto
delle prestazioni d'uscita fra coniugi va attuato secondo la regola ordinaria del­l'art.
123 cpv. 1 nCC (divisione a metà delle prestazioni acquisite), non secondo la
norma particolare dell'art. 124 cpv. 1 nCC (che disciplina l'eventualità in cui
sia già sopraggiunto un caso di previdenza).

 

                                         e)   Come
nel diritto anteriore, anche secondo la legge nuova le pretese di
previdenza professionale acquisite dai coniugi durante il matrimonio vanno
divise a metà (art. 123 cpv. 1 CC) e sono soggette a conguaglio (art. 122 CC).
Le prestazioni maturate dall'uno e dall'altro coniuge, in altri termini, si compensano
(art. 124c cpv. 1 CC; Leuba,
Le nouveau droit du partage de la prévoyance professionnelle en cas de divor­ce,
in: FamPra.ch 2017 pag. 16). Nel caso in esame l'attore ha prodotto un certificato
della sua cassa pensione (la Fondazione di previdenza __________) che attesta
una prestazione di libero passaggio, il 30 novembre 2012, di fr. 250 317.35 (doc. AA di appello). Agli atti
figura anche un certificato prodotto dalla convenuta, che attesta una
prestazione di libero passaggio presso il rispettivo istituto di previdenza (la
Cassa pensioni __________), il 1° gennaio 2013, di fr. 79 587.– (doc. 21, identico al doc. BB di
appello). I due certificati sono sufficientemente vicini alla data del 10 dicembre
2012 per giustificare il conguaglio di fr. 85 365.17
in favore della convenuta calcolato dall'attore.

 

                                         f)    Se
i coniugi non giungono a un'intesa sulla divisione delle prestazioni d'uscita
dal “secondo pilastro”, il giudice decide sul modo di ripartizione e stabilisce
l'importo delle relative quote che dovranno essere versate, chiedendo agli
istituti di previdenza professionale interessati “di fargli pervenire entro un
dato termine un attestato che confermi l'attuabilità della regolamentazione
adottata” (art. 281 cpv. 1 CPC). La Fon­dazione di previdenza __________
ha già confermato all'attore l'8 aprile 2015 che la prestazione d'uscita
da lui acquisita il 31 maggio 2015 poteva essere divisa a metà (doc. LL). A
maggior ragione si può desumere che sia divisibile a metà quella da lui
acquisita il 30 novembre 2012, oggetto del certificato accluso al memoriale del
26 maggio 2017 (doc. AA di appello). Per quanto riguarda la convenuta, questa
Camera ha verificato di propria iniziativa che la citata somma di 

                                               fr.
85 365.17 potesse essere versata in favore
di AO 1 all'istituto di previdenza cui questa è affiliata. La Cassa pensioni __________
ha comunicato tuttavia – come detto (sopra, lett. M) – che ciò non è possibile.
In condizioni del genere non rimane che disporre l'accredito di fr. 85 365.17 su un conto di libero passaggio intestato
a AO 1, ovvero un conto bloccato di cui spetterà alla beneficiaria indicare le
coordinate bancarie o postali. La decisione impugnata deve così essere
riformata in tal senso. Anche su questo punto l'appello merita accoglimento.

 

                                  III.   Sul contributo di
mantenimento per la convenuta

 

                                   7.   Il Pretore ha
ravvisato nella fattispecie un matrimonio di lunga durata (27 anni di vita in
comune), che conferisce a entrambi i coniugi il diritto di conservare anche
dopo il divorzio – per quanto possibile – il tenore di vita raggiunto durante
la comunione domestica. Egli ha constatato nondimeno che la convenuta chiedeva unicamente
la copertura del proprio fabbisogno minimo e che nemmeno l'attore aveva “chiarito
i contorni del tenore di vita goduto prima della separazione”, sicché per
finire egli si è limitato a esaminare in che modo potesse essere finanziato
quel fabbisogno minimo, criterio che l'interessata non contesta.

 

                                         A tal fine il Pretore ha accertato
anzitutto il reddito dell'attore in fr. 7171.– mensili (fr. 6961.– da attività
lucrativa, fr. 210.– dalla sostanza) a fronte di un fabbisogno minimo di fr.
3549.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione 

fr. 1260.– [già dedotta la quota compresa nel fabbisogno in denaro del figlio A__________],
conguaglio spese accessorie fr. 150.–, premio della cassa malati e assicurazione
complementare 

fr. 341.–, franchigia della cassa malati e
spese mediche fr. 100.–, spese d'automobile fr. 250.–, assicurazione
dell'economia domestica e contro la responsabilità civile fr. 78.–, onere
fiscale 

fr. 170.–).

 

                                         Relativamente alla
convenuta, egli ne ha calcolato il reddito in fr. 1732.– mensili (fr.
615.– mensili dalla rendita AI, fr. 567.50 mensili dalla rendita LPP, fr.
549.80 mensili dalla sostanza) per rapporto a un fabbisogno minimo di fr. 3615.–
mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione fr.
1300.–, conguaglio spese accessorie fr. 50.–, premio della cassa malati fr.
386.50, assicurazione com­plementare fr. 314.60, franchigia della cassa malati e
spese mediche fr. 83.35, abbonamento “arcobaleno” fr. 52.–, assicurazione dell'economia
domestica e contro la responsabilità civile fr. 78.–, onere fiscale fr.
150.–).

 

                                         Nelle circostanze
descritte il Pretore ha accertato che l'attore registra un margine disponibile
di fr. 3622.– mensili, mentre la convenuta accusa un ammanco di fr. 1883.–
mensili. Anche considerando che AP 1 deve sopperire al fabbisogno in denaro del
figlio A__________, stimato in fr. 1365.– mensili, il Pretore ha ritenuto così
ch'egli rimane con un margine di fr. 2257.– mensili, sufficienti per colmare il
disavanzo della convenuta. Egli ha condannato di conseguenza l'attore a versare
a AO 1 un contributo alimentare di fr. 1883.– mensili fino al pensiona­mento di
lei, nel settembre del 2023, nemmeno la convenuta postulando contributi di mantenimento dopo di allora.

 

                                         a)   L'appellante
non discute il proprio reddito né l'ammontare del proprio fabbisogno minimo, salvo
dolersi che in quest'ultimo è stato inserito il minimo esecutivo del diritto
esecutivo destinato a una persona sola (fr. 1200.– mensili), mentre egli vive
in comunione domestica con il figlio A__________. Il minimo esistenziale di fr.
1350.– mensili è riservato tuttavia ai genitori affidatari. Non risulta che
l'appellante sia genitore affidatario, per quanto il figlio viva nella me­desima
economia domestica. Il calcolo del Pretore è dunque corretto. Per quel che è
della convenuta, l'appellante non ne rimette in discussione il fabbisogno
minimo. Contesta il reddito di lei, ribadendo ch'essa è abile al lavoro nella
misura del 60%, che il licenziamento da parte della __________ non può essere
messo a suo carico e che, si fosse attivata per ricu­perare almeno un'attività
al 40% presso la __________, essa potrebbe guadagnare fr. 1500.– mensili. Al
reddito effettivo di fr. 1732.– stimato dal Pretore egli aggiunge così un
reddito ipotetico di fr. 1500.–, per complessivi fr. 3232.– men­sili. L'ammanco della convenuta riducendosi in tal modo
a fr. 383.– mensili, l'attore si dichiara disposto a versare un
contributo alimentare per lei di pari importo fino al settembre del 2023.

 

                                         b)   Nella
sentenza impugnata il Pretore ha ricordato che la convenuta ha lavorato per la __________
come venditrice sin dal 1° giugno 1990, inizialmente con un grado d'occupazione
dell'80%, ridotto poi al 40% (ancor prima della separazione) per ragioni di
salute e in seguito progressivamente fino al 10%, quando è intervenuto il
licenziamento per il 30 aprile 2015 (doc. 32). In simili condizioni il primo
giudice si è domandato quale attività professionale potesse ancora svolgere la
convenuta a 56 anni, apparendogli poco verosimile che costei potesse tornare alle
dipendenze della __________, come prospettava l'attore. Tanto meno il Pretore
ha reputato che AO 1 potesse esercitare un'attività di altro genere, come ad
esempio quella di collaboratrice domestica, visti i problemi di artrosi alle
mani e di ernia discale. Egli ha rinunciato così ad ascriverle un reddito
potenziale, limitandosi a computarle i fr. 615.– mensili della rendita AI, i fr.
567.50 mensili della rendita LPP e i fr. 549.80 mensili di reddito della
sostanza, per complessivi fr. 1732.– mensili.

 

                                         c)   Che
la convenuta abbia una capacità lucrativa residua del 60%, come sottolinea
l'appellante, è vero. L'Assicurazione Invalidità però esamina soltanto se una determinata
persona sia in grado di sfruttare economicamente la propria forza lavorativa
residua in un mercato (astratto) nel quale vi sia corrispondenza tra posti
disponibili e offerta d'impiego (RtiD 

                                               I-2015
pag. 867 consid. 4d con citazioni di dottrina e di giurisprudenza), ciò che
sogliono fare anche gli istituti di previdenza ove quella data persona abbia un
“secondo pilastro” obbligatorio. Ma la questione di sapere se un coniuge possa
ragionevolmente provvedere “da sé al proprio debito mantenimento” nel senso del­l'art.
125 cpv. 1 CC non va giudicata in base a criteri teorici. Appurare se quel
coniuge possa conseguire un certo reddito dipende anche dalla concreta situazione
sul mercato del lavoro (DTF 137 III 108 consid. 4.2.2.2; analogamente: RtiD
II-2006 pag. 690 consid. 5a con rinvio). Nella misura in cui invoca la
capacità lucrativa residua della moglie al 60% siccome riconosciuta
dall'Assicurazione Invalidità, l'appellante si vale così di un'argomentazione inconcludente.

 

                                         d)   Soggiunge
l'appellante che, si fosse attivata per ricu­perare almeno un'attività al 40%
presso la __________, la convenuta potrebbe guadagnare fr. 1500.– mensili. A
prima vista la tesi potrebbe anche apparire di qualche pertinenza. Quanto
dichiarato da __________ R__________, direttore del supermercato in cui la
convenuta lavorava, lasciava in effetti ben sperare (“AO 1 potrebbe in ogni
tempo rientrare, compatibilmente con le valutazioni che però dovranno essere
effettuate con il Case Management e l'ufficio del personale”: deposizione
del­l'11 febbraio 2014, verbali pag. 2 in fondo). Sta di fatto che il 20
aprile 2015 la __________ le ha inviato la conferma di licenziamento “in seguito
alle ragioni citate” (doc. 32), riconducibili – secondo la convenuta – a
problemi di salute (verbale del 1° giugno 2015, pag. 2 in alto). Che la convenuta
medesima abbia provocato lo scio­glimento del rapporto di lavoro non risulta, né
sono stati sentiti testimoni al riguardo, né l'appellante revoca in dubbio i
problemi di salute lamentati dalla moglie, cui accenna anche il Pretore (osteoporosi,
artrosi ed ernia discale: sentenza impugnata, consid. 10e in fine). Ch'essa
potesse farsi riassumere dalla __________ appare dunque, nelle circostanze
descritte, inverosimile. Al proposito l'appello cade dunque, una volta ancora,
nel vuoto.

 

                                         e)   Rimane
da domandarsi se, licenziata dalla __________, la convenuta potesse trovare un'occupazione
come venditrice altrove. Il fatto è che a 56 anni, con problemi di salute e con
una capacità lucrativa del 60%, una simile opportunità non poteva darsi per presunta.
Tanto meno ove si consideri che, trattandosi di persone oltre i 50 anni, si
impone particolare cautela nel pronosticare una possibile integrazione quale dipendente
(I CCA, sentenza inc. 11.2015. 3 del 28 febbraio 2017, consid. 6b con
rinvio alla sentenza inc. 11.2006.106 del 7 giugno 2010, consid. 4c con
rinvii). In simili condizioni toccava all'attore rendere almeno verosimili concrete
disponibilità d'impiego sul mercato locale del lavoro. A maggior ragione ove si
pensi che AO 1 non consta avere maturato esperienze professionali fuori del suo
campo d'attività, né avere ottenuto un diploma qualsiasi o avere acquisito esperienze
lavorative in altri settori. L'appellante si duole di dover sopportare tale
stato di cose, ma l'art. 125 cpv. 1 CC è chiaro: se non si può ragionevolmente
pretendere che un coniuge provveda da sé al proprio debito mantenimento,
inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia, l'altro coniuge gli deve un
adeguato contributo di mantenimento. Non incombe alla collettività farsene
carico. Privo di fondamento, al riguardo l'appello è destinato perciò all'insuccesso.

 

                                 IV.   Sulle spese processuali e
le ripetibili

 

                                   8.   Le spese e le
ripetibili dell'attuale giudizio seguono la vicendevole soccombenza (art. 106
cpv. 2 CPC). L'attore ottiene causa vinta sui due punti litigiosi inerenti alla
liquidazione del regime dei beni (per un valore di fr. 12 169.25 complessivi), come pure sull'ammontare
del conguaglio previdenziale dovuto alla convenuta (da fr. 104 510.20 a fr. 85 365.17), mentre
esce sconfitto sulla pretesa riduzione del contributo alimentare (da
fr. 1883.– mensili a fr. 383.– mensili fino al settembre del 2023). Non si
disconosce che in materia di previdenza professionale egli risulta vittorioso
in seguito a una modifica di legge, ma non si deve trascurare nemmeno che su
tal punto la sentenza impugnata (la quale imponeva all'attore un pagamento in
contanti solo perché al Pretore sembrava mancare una dichiarazione di
attuabilità da parte della cassa pensione) non era seriamente difendibile.
Tutto considerato, si giustifica così che l'attore sopporti due terzi degli oneri processuali e che rifonda alla convenuta
un'equa indennità per ripetibili ridotte (pari a un terzo dell'indennità
piena: RtiD 

                                         II-2016 pag. 638 n.
24c).

 

                                   9.   L'esito del giudizio
odierno non incide apprezzabilmente invece sul dispositivo riguardante le spese
processuali di primo grado (fr. 8000.– complessivi), che il Pretore ha
posto per due terzi 

                                         a carico dell'attore e per
il resto a carico della convenuta, con obbligo per quest'ultima di rifondere
all'attore un'indennità di fr. 10 000.–
a titolo di ripetibili ridotte. Davanti al primo giudice infatti l'attore è
risultato largamente soccombente sul contributo alimentare per la convenuta (fr.
1883.– mensili rispetto all'offerta di fr. 250.– mensili) e per quel che
era della previdenza professionale (nel cui ambito egli proponeva una semplice
rendita di fr. 500.– mensili), anche se per finire vede respingere la
pretesa di fr. 16 222.45 avanzata dalla moglie
in liquidazione del regime dei beni. Il suo grado di soccombenza nella proporzione
di due terzi rimane quindi compatibile con l'esito del giudizio.

 

                                         A ragione l'appellante
critica per contro l'indennità a titolo di ripetibili fissata dal Pretore, il
quale indica di essersi dipartito da un'indennità piena di fr. 15 000.–. Chi ottiene causa vinta nella
proporzione di due terzi ha diritto nondimeno, per principio, a un'indennità
per ripetibili pari a un terzo di quella che gli sarebbe spettata se fosse
uscito vittorioso per intero (RtiD II-2016 pag. 638 n. 24c). Alla convenuta andava
quindi riconosciuta un'indennità di fr. 5000.–, non di fr. 10 000.–. L'attore chiedendo di ridurre
l'indennità a fr. 6500.–, non v'è ragione di sospingersi oltre. Su tal punto l'appello
si rivela provvisto di buon diritto.

 

                                  V.   Sui rimedi giuridici a livello
federale 

 

                                10.   Circa i rimedi
esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF, ove appena si consideri l'entità del contributo alimentare litigioso in
appello (fr. 1500.– mensili fino al settembre del 2023).

 

Per questi motivi,

 

decide:                      I.   L'appello è parzialmente
accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:

2.  Il regime dei beni è liquidato con
l'attribuzione in proprietà esclusiva a ciascun coniuge dei beni in suo possesso.

3.  La Fondazione di previdenza __________, __________, è tenuta a trasferire la somma di fr. 85 365.17, prelevandola dalla prestazione di libero passaggio maturata da AP
1, su un conto di libero passaggio intestato a AO 1 del quale la beneficiaria
indicherà le coordinate bancarie o postali. 

7.  Le spese processuali di fr. 8000.–
complessivi, da anticipare dall'attore, sono poste per due terzi a carico
dell'attore medesimo e per il resto a carico della convenuta, cui l'attore
rifonderà un'indennità di fr. 6500.– per ripetibili ridotte.

 

                                         Per
il resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   II.   Le spese di appello, di fr. 5000.–, da anticipare dall'appellante,
sono poste per due terzi a carico dell'appellante medesimo e 

                                         per il resto a carico
della controparte, cui l'appellante rifonderà fr. 2000.– per ripetibili
ridotte. 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv. dott.;

  –
  avv.;

  –(in estratto: consid. 6 e dispositivo
  n. I/3).

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).