# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 089d7501-29e0-5fc7-a32a-ea3ef5e5ef2a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-11-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.11.2025 F-8446/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-8446-2025_2025-11-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-8446/2025 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  n o v e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Susanne Genner, giudice unica, 

con l’approvazione della giudice Christa Preisig;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…),  

Marocco,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 27 ottobre 2025. 

 

 

 

F-8446/2025 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) ot-

tobre 2025. Dai riscontri dattiloscopici dell’unità centrale del sistema euro-

peo “Eurodac”, del 14 ottobre 2025, è risultato che il richiedente aveva de-

positato delle domande d’asilo precedenti in Bulgaria il (…) ed in 

C._______ il (…). 

A.b Il 14 ottobre 2025, l’autorità elvetica competente ha presentato 

all’omologa autorità (…), una domanda di ripresa in carico del richiedente 

fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri 

e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III).  

A.c Il (…) ottobre 2025 si è tenuto con il ricorrente il colloquio Dublino. 

A.d Il 21 ottobre 2025, la C._______ ha risposto negativamente alla do-

manda di ripresa in carico formulata dalla SEM il 14 ottobre 2025, indi-

cando la Bulgaria quale Stato membro competente, in quanto quest’ultimo 

Paese avrebbe risposto positivamente il 6 agosto 2025 ad una sua do-

manda di ripresa in carico ed avrebbe prolungato di conseguenza il termine 

di trasferimento per il ricorrente.  

A.e La SEM ha pertanto presentato, in data 21 ottobre 2025, una domanda 

di ripresa in carico alla Bulgaria basata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III. 

Quest’ultimo Stato ha risposto positivamente il 24 ottobre 2025, indicando 

di riprendere in carico il ricorrente in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III. 

B.  

Con decisione del 27 ottobre 2025, notificata il 28 ottobre 2025 (cfr. [atto 

della SEM] n. [{…}]-27/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31), con conseguente pronuncia del trasferimento 

del medesimo verso la Bulgaria ed esecuzione della predetta misura. 

C.  

Per il tramite del ricorso datato 31 ottobre 2025, ma inviato soltanto il 3 no-

vembre 2025 (cfr. risultanze processuali: data apposta sulla busta dell’invio 

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postale raccomandato), l’insorgente ha impugnato il succitato provvedi-

mento dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale o 

TAF), chiedendo, in ordine, di sospendere immediatamente l’esecuzione 

del suo trasferimento verso la Bulgaria, e nel merito, di annullare la deci-

sione della SEM e di ordinare alla predetta autorità di esaminare la sua 

domanda d’asilo in Svizzera. Al ricorso è stata allegata unicamente la copia 

della decisione avversata. 

D.  

Il 4 novembre 2025 il Tribunale ha pronunciato, quale misura supercaute-

lare, la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento del ri-

corrente. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale am-

ministrativo federale (LTAF, RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale 

(LTF, RS 173.110) in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto en-

trare nel merito del gravame. 

2.  

Per i motivi che seguono, il ricorso è manifestamente infondato, ed è quindi 

deciso dalla giudice unica, con l’approvazione di una seconda giudice 

(art. 111 lett. e LAsi). Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinun-

cia allo scambio di scritti. 

3.  

3.1 La SEM nel contesto della procedura Dublino e nel caso di una proce-

dura di ripresa in carico (inglese: take back), come è il caso di specie, non 

entra nel merito di una domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi quando, senza aver effettuato un nuovo esame di determinazione 

dello Stato membro competente secondo il capo III RD III (cfr. DTAF 2017 

VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione espressa o tacita di ripresa 

in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro Stato è competente per 

l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento. Inoltre, ai sensi 

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dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III, lo Stato membro è tenuto a riprendere in 

carico, alle condizioni di cui agli art. 23, 24, 25 e 29, un cittadino di un paese 

terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-

tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un 

altro Stato membro senza un titolo di soggiorno. 

3.2 Nel caso concreto, risulta dall’estratto Eurodac del 14 ottobre 2025, 

che il ricorrente è entrato illegalmente in Bulgaria il (…) e che la sua do-

manda d’asilo è stata registrata il (…). Inoltre, la richiesta di ripresa in ca-

rico presentata dalla SEM il 21 ottobre 2025 all’indirizzo della sua omologa 

bulgara e basata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 21/7), dopo un primo 

rifiuto di ripresa in carico da parte della C._______ (cfr. n. 20/1), è stata 

espressamente accettata dalla Bulgaria entro il termine prescritto all’art. 25 

par. 1 RD III, il 24 ottobre 2025, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III 

(cfr. n. 24/1). Di conseguenza, la competenza della Bulgaria per la tratta-

zione della domanda d’asilo del ricorrente è di principio data.  

3.3 Le argomentazioni reiterate dal ricorrente nel ricorso, circa il preleva-

mento delle sue impronte digitali da parte delle autorità bulgare contro la 

sua volontà, e le circostanze che egli non avrebbe avuto intenzione di re-

stare in Bulgaria né di chiedere ivi protezione, non avendo mai richiesto lì 

l’asilo, o ancora il suo desiderio che la sua domanda d’asilo sia esaminata 

in Svizzera, non sono in grado di confutare la suddetta competenza. Si 

rileva infatti innanzitutto in merito, come il ricorrente non ha la possibilità di 

scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda d’asilo verrà 

esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3) e che circa l’obbligo di fornire le 

impronte digitali, tutti gli Stati membri Dublino sono obbligati a rilevare le 

impronte digitali di cittadini di Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera 

esterna (cfr. art. 14 par. 1 del Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce l’«Eurodac» per 

il confronto delle impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]). In pro-

posito poi, oltreché le risultanze dell’estratto Eurodac che danno atto del 

fatto che le autorità bulgare hanno registrato una domanda d’asilo del ri-

corrente, a favore di tale registrazione vi sono pure le circostanze che il 

ricorrente stesso ha allegato di aver rilasciato le impronte digitali in Bulgaria 

nonché che lì vi avrebbe trascorso circa (…), soggiornando in un Centro 

(cfr. n. 18/3). Del resto, il suo desiderio che la domanda d’asilo sia esami-

nata in Svizzera dove potrebbe contare su un sistema giusto e rispettoso 

dei diritti fondamentali, rileva della convenienza personale, che non rimette 

per nulla in dubbio la competenza della Bulgaria nella trattazione della sua 

domanda d’asilo. Peraltro, si rimarca ancora in proposito che il RD III in-

tende far fronte al fenomeno delle domande di asilo multiple (“asylum 

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shopping”) e non dà, come neppure altre norme internazionali, la possibilità 

all’interessato di scegliere lo Stato per la trattazione della sua domanda 

d’asilo – in casu la Svizzera – che offre, a suo vedere, le migliori condizioni 

d’accoglienza o per le cure mediche (cfr. DTAF 2017 VI/7 consid. 6.11).  

4.  

4.1 Proseguendo nell’analisi, occorre evidenziare come nella sua sentenza 

di riferimento F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020, il Tribunale ha statuito 

che, sebbene il sistema d’asilo bulgaro presenti effettivamente delle ca-

renze che riguardano sia la procedura d’asilo sia le condizioni d’acco-

glienza e di detenzione dei richiedenti l’asilo, queste, certo preoccupanti, 

non costituiscono tuttavia delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 

RD III, e per questo, in principio, i trasferimenti di richiedenti verso la  

Bulgaria possono essere effettuati. Inoltre, delle procedure d’asilo corrette 

non risultano sistematicamente impossibili. Altresì, le condizioni dei centri 

di accoglienza e di detenzione, sebbene siano precarie, non possono es-

sere qualificate come disumane o degradanti (cfr. sentenza del TAF  

F-7195/2018 consid. 6 e, in particolare, consid. 6.6.7). Da allora, tale giuri-

sprudenza è stata confermata a più riprese (cfr. ex multis le sentenze del 

TAF F-6003/2025 del 18 agosto 2025 consid. 5.3, F-2619/2025 del 28 lu-

glio 2025 consid. 3, F-4683/2025 del 10 luglio 2025 consid. 6.2.2). 

4.2 Le constatazioni generali ed astratte formulate nel ricorso circa le con-

dizioni di accoglienza che sarebbero presenti in Bulgaria, non sono in 

grado di far giungere il Tribunale ad altra conclusione rispetto alla giurispru-

denza succitata. Inoltre non vi è agli atti alcun indizio fondato e concreto 

che lasci presupporre che il ricorrente, che si osserva ha soggiornato in 

Bulgaria per un breve periodo ([…]) e che il predetto Stato membro ha ac-

cettato esplicitamente la sua ripresa in carico (cfr. n. 24/1), non potrà be-

neficiare degli aiuti e dei diritti procedurali che gli spettano secondo le di-

rettive accoglienza (2013/33/UE) e procedura (2013/32/UE) nel suddetto 

Stato membro e, nel caso contrario, esigerne il rispetto presso le autorità 

bulgare e ciò anche se dalla risposta ricevuta da parte delle autorità bul-

gare risulta che la sua domanda d’asilo sarebbe stata ivi respinta (cfr. 

n. 24/1). Non presentando la procedura di asilo e le condizioni di acco-

glienza in Bulgaria delle carenze sistemiche come già sopra osservato, non 

risultano a tal proposito necessari ulteriori commenti rispetto al principio di 

non-respingimento (cfr. sentenza della Corte di giustizia dell’Unione euro-

pea nelle cause riunite C-228/21, C-254/21, C-297/21, C-315/21 e  

C-328/21 del 30 novembre 2023 consid. 142).  

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4.3 Pertanto, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 RD III non si giustifica nel caso 

di specie. 

5.  

5.1 Per opporsi al suo trasferimento in Bulgaria, il ricorrente nel ricorso, ha 

allegato il rischio di trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell’art. 3 

CEDU (RS 0.101), nel caso in cui egli venisse rinviato nel suddetto Paese. 

5.2 Giusta l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione con-

cretizzata in diritto interno svizzero all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311), ciascuno 

Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione in-

ternazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD III. 

Nell’applicazione di quest’ultima norma, la SEM, dispone di potere di ap-

prezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferi-

mento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

5.3 Contrariamente a ciò che egli adduce nel ricorso, il Tribunale non rileva 

alcuna ragione sufficiente per dubitare delle informazioni contenute nei ri-

scontri Eurodac, secondo le quali egli avrebbe depositato una domanda 

d’asilo nel suddetto Paese, per le ragioni già sopra esplicate (cfr. con-

sid. 3.3). Tali circostanze conducono a pensare che le autorità bulgare 

erano disposte ad aprire ed a condurre una procedura d’asilo nei suoi con-

fronti nel rispetto del diritto internazionale. Tuttavia, anche se ciò non do-

vesse essere stato il caso, non vi sono oggettivamente delle ragioni suffi-

cienti per supporre che il ricorrente dovrebbe subire nuovamente dei mal-

trattamenti nel quadro di un trasferimento legale in Bulgaria sulla base del 

RD III. Altresì, se il ricorrente dovesse ritenere di essere stato maltrattato 

da personale delle autorità, o che lo sarà in futuro, sarà sua incombenza 

rivolgersi alle preposte autorità o al sistema di giustizia presenti nello Stato 

in questione, che sono in principio disposti ed in grado di fornire protezione 

sufficiente da minacce o agiti illeciti da parte di terze persone, nel caso di 

bisogno anche con l’aiuto di organizzazioni caritative ivi presenti (cfr. tra le 

altre le sentenze del TAF F-6003/2025 del 18 agosto 2025 consid. 6.3,  

F-2619/2025 del 28 luglio 2025 consid. 4.1).  

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Pagina 7 

5.4 Da ultimo, anche dal profilo medico, il Tribunale non ravvede agli atti 

all’inserto documenti medici che attesterebbero di una qualsivoglia proble-

matica di salute dell’insorgente, confermando quindi quanto asserito da 

quest’ultimo, ovvero di beneficiare di un buono stato di salute (cfr. n. 18/3). 

Pertanto non vi sono in specie problemi di salute che risulterebbero ostativi 

ad un suo trasferimento in Bulgaria secondo la giurisprudenza convenzio-

nale in materia (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo N. 

contro Regno Unito del 27 maggio 2008, Grande Camera, n. 26565/06; 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, Grande Camera, 

41738/10, § 181 segg. confermato in Savran contro Danimarca del 7 di-

cembre 2021, Grande Camera, 57467/15, § 121 segg.; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1). Di conseguenza non si può considerare neppure che il ricorrente 

sia particolarmente vulnerabile, il che richiederebbe, in conformità con la 

giurisprudenza del Tribunale, l’ottenimento di garanzie da parte delle auto-

rità bulgare prima di eseguire tale misura (cfr. sentenza di riferimento del 

TAF precitata F-7195/2018 consid. 7.4.1 seg.; ex multis la sentenza del 

TAF F-6003/2025 del 18 agosto 2025 consid. 6.4). 

5.5 Riassumendo, la SEM non ha quindi violato gli obblighi internazionali 

della Svizzera non entrando nel merito della domanda d’asilo del ricorrente 

ex art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi e pronunciando il suo trasferimento verso la 

Bulgaria ai sensi dell’art. 44 LAsi, in particolare dal profilo delle disposizioni 

pertinenti di diritto internazionale pubblico e non esistendo eccezioni alla 

regola generale dell’allontanamento (art. 32 OAsi 1). Infine, il Tribunale ri-

tiene che la SEM abbia accertato i fatti rilevanti in modo completo e accu-

rato e non abbia ecceduto o abusato del suo ampio potere discrezionale 

nel rifiutare di accettare l’esistenza di ragioni umanitarie nell’ambito degli 

art. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 OAsi 1. Non v’è quindi alcun motivo di 

applicare le clausole discrezionali precitate. Il ricorso deve quindi essere 

respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

6.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda dell’insor-

gente tendente alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, risulta 

divenuta senza oggetto. Inoltre, con la presente sentenza, le misure super-

cautelari pronunciate il 4 novembre 2025 sono revocate. 

7.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, sono po-

ste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del 

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

F-8446/2025 

Pagina 8 

8.  

La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

F-8446/2025 

Pagina 9 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Susanne Genner Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: