# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ae4fc95b-cd2e-50c0-96c9-6fa057357abe
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.05.2015 32.2014.107
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-107_2015-05-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.107

   

  TB

  	
  Lugano

  22 maggio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 agosto 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 16 giugno 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                                  A.   Il
5 aprile 2013 (doc. 1) RI 1, nato nel 1972, ha chiesto prestazioni AI per adulti a causa dell'ernia del disco e della scoliosi laterale destra che dal 7 gennaio
 2013 l'hanno reso inabile al lavoro al 100%.

 

                                  B.   L'Ufficio
assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici (docc.
6-9) e professionali (doc. 5), ha sottoposto l'assicurato a perizia medica il 9
settembre 2013 (doc. 20), ha fatto allestire l'11 settembre 2013 (doc. 21) un
rapporto finale dal Servizio Medico Regionale, ha convocato l'assicurato per un
colloquio svoltosi il 4 dicembre 2013 (doc. A7) e il consulente in integrazione
professionale ha reso una valutazione (doc. 24).

Con decisione del 16 giugno 2014 (doc.
A13), preavvisata il 5 dicembre 2013 (doc. A8), l'Ufficio AI ha respinto la
richiesta di prestazioni a motivo che, potendo esercitare a tempo pieno
un'attività leggera rispettosa di determinati limiti funzionali, il paragone
fra il reddito da valido (Fr. 62'414.- nel 2012) e il reddito ipotetico da
invalido (Fr. 62'414.- meno la riduzione del 15% per fattori personali = Fr. 53'052.-)
dà un grado di invalidità del 15% che, essendo inferiore al grado minimo
pensionabile (40%), non dà luogo a una rendita di invalidità né a provvedimenti
professionali.

 

                                  C.   Il
13 agosto 2014 (doc. I) RI 1 si è rivolto al Tribunale chiedendo una rivalutazione
della sua situazione medica, non ritenendo che l'Ufficio AI abbia dato il necessario
peso ai certificati medici prodotti e alla perizia stessa, visto che a causa
delle sue patologie, di carattere degenerativo, gli è impossibile svolgere
qualsiasi attività lucrativa che comporti tanto di stare in piedi quanto di
stare seduto sia a medio che a lungo termine.

Il ricorrente ha inoltre espresso una
nota di biasimo per l'agire dell'amministrazione definito "alquanto
strano e al limite della legalità, dato che non sono stati rispettati i miei
diritti quale assicurato, e non è stata fatta alcuna valutazione in modo
razionale visto i tempi e le procedure di valutazione.". A suffragio
della sua tesi il ricorrente ha prodotto diversi certificati medici.

 

                                  D.   Nella
risposta del 1° settembre 2014 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha
proposto di respingere il ricorso, evidenziando che per la valutazione dello
stato di salute dell'assicurato si è fondato sulla perizia affidata al dr. med.
__________, il quale ha valutato in modo approfondito la sua capacità lavorativa
sia nella precedente attività sia in altre, individuando dei limiti funzionali
da rispettare. A detta perizia, peraltro confermata dal medico dell'SMR, va dunque
riconosciuta piena forza probatoria.

Quanto alla documentazione prodotta con
il ricorso, l'amministrazione ha evidenziato che la stessa è già stata
analizzata e considerata dal perito per la sua valutazione del 2013. Ne discende
che dal 7 gennaio 2013 il ricorrente va ritenuto abile al lavoro al 100% in
attività adeguate alle sue condizioni di salute.

Infine il calcolo economico del grado di
invalidità, peraltro non contestato, va dunque confermato, così come il rifiuto
di concedere una rendita d'invalidità essendo la perdita di guadagno inferiore
al grado minimo del 40%.

 

Il ricorrente non ha prodotto nuovi
mezzi di prova (doc. V).

 

 

considerato                    in diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria
(STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF
H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).

 

 

nel merito

 

                                   2.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

 

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e
Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

L'art. 28 cpv. 1 LAI
prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al
guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli
assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%,
a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al
40%.

In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1,
104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere
qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione
oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a
trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA
[dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

 

Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini,
op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende,
d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità
di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

Al proposito va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio
dell'eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione) ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati
sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; DTF 128 V 174).

L'Alta Corte ha anche precisato che l'amministrazione è comunque tenuta,
prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all'inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

 

Tale principio è poi stato esteso anche all'assicurazione per l'invalidità
(DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01 del 26 giugno 2003 consid. 3.1, I 670/01 del 3 febbraio
2003, pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, I 761/01 del 18 ottobre 2002 consid.
3.1, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e I 26/02 del 9 agosto 2002 consid. 3.1;
cfr., inoltre, STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.2).

 

                                   3.   Nel
caso di specie l'UAI, dopo aver richiamato gli atti medici ritenuti
determinanti ed avere sottoposto l'interessato ad una perizia medica, con la decisione impugnata ha negato al ricorrente il diritto a una
rendita d'invalidità. Il raffronto
fra il reddito conseguito senza invalidità e il reddito ottenibile in un'attività ragionevolmente esigibile malgrado
determinate limitazioni funzionali, tenuto inoltre conto di una riduzione
personale del 15% per la possibilità di svolgere soltanto delle attività leggere
con delle limitazioni indicate dal perito dr. med. __________, ha infatti dato
luogo ad una perdita di guadagno (grado d'invalidità) del 15%.

 

Nel ricorso l'assicurato ha affermato che la sua incapacità lavorativa
è totale viste le patologie di cui è affetto, malattie che tanto i suoi curanti
quanto il perito stesso hanno potuto accertare. È quindi impensabile che egli
riprenda una qualsiasi attività lucrativa, poiché non è in grado di lavorare né
stando in piedi né stando seduto. Il ricorrente ha inoltre chiesto di
verificare l'operato dell'Ufficio AI, ritenuto superficiale e sbrigativo.

 

                                   4.   L'Ufficio
AI ha raccolto tre certificati medici e un compact disc, come pure ha
espressamente interpellato i curanti dell'assicurato (docc. 6 e 7). Questi
stessi certificati sono stati poi nuovamente prodotti dall'interessato
unitamente al suo ricorso e portano sulle condizioni di salute della sua
schiena nel 2013.

 

Il 12 febbraio 2013 (doc.
A4bis) l'assicurato si è sottoposto a una risonanza magnetica alla colonna
lombare, stante una lombalgia resistente al trattamento con antiinfiammatori. È
stata riscontrata una osteocondrosi monosegmentale L5-S1 e minima scoliosi sinistro-convessa
punto massimo L3; una piccola ernia sub-legamentare mediolaterale a destra a
livello L5-S1 che causa un conflitto con la radice S1 di destra nel recesso
laterale.

 

Il dr. med. __________,
FMH in neurochirurgia, il 14 marzo 2013 (doc. A4) ha visitato l'assicurato e ha
diagnosticato un'insufficienza/instabilità segmentaria. Dopo avere esposto
l'anamnesi, lo status e l'esito della predetta RMI, ha concluso che il reperto
erniario non era sintomatico da un punto di vista clinico, mentre la
sintomatologia algica lombare era estremamente suggestiva per una problematica
discogena. I lievi disturbi di sensibilità agli arti inferiori non sono stati
invece chiariti, imputandoli semmai a disturbi di tipo pseudo-radicolari.

L'esperto non ha escluso
la possibilità che la sintomatologia algica lombare potesse diventare cronica,
se non quotidiana. Pertanto, l'assicurato avrebbe dovuto evitare movimenti
ripetuti in flessione, estensione, torsione o movimenti laterali del tronco,
così come il sollevamento ripetuto di pesi superiori a 5kg o sporadicamente
superiori a 10kg. Ha pertanto consigliato un rinforzo della muscolatura paravertebrale
posteriore e addominale suggerendo di praticare il nuoto sul dorso almeno due
giorni alla settimana. Il neurochirurgo ha infine spiegato di non potere escludere
che il reperto erniario non potesse prima o poi causare una radicolopatia S1
consensuale.

 

Il terzo rapporto medico
è stato redatto il 27 maggio 2013 (doc. A2) dal dr. med. __________, FMH in
neurochirurgia, quale secondo parere, dopo avere preso atto del referto del
collega e della risonanza magnetica.

Lo specialista ha
rilevato una sintomatologia dolorosa mista lombare e a volte anche radicolare
di tipo S1 destro. A quel momento il dolore lombare predominava, mentre da un
punto di vista clinico non c'erano deficit sensitivo motori. Si trattava di influenzare
favorevolmente la situazione lombare in modo tale da far continuare
all'assicurato l'attività di apprendistato di custode.

L'esperto ha consigliato
un intervento chirurgico di stabilizzazione e fusione L5-S1 così da risolvere
il problema dell'insufficienza segmentaria e orientarlo favorevolmente verso le
sue attività con un periodo di convalescenza dai 2 ai 3 mesi, ricordando che l'esito
sarebbe stato favorevole, sia in termini di radicolopatia che in termini di
lombalgia con una fusione del segmento L5-S1.

 

Attivo presso il Servizio
Medico Regionale dell'Ufficio AI il dr. med. __________, FMH medico
generalista, SIM attestato medico perito, SGV attestato medico fiduciario, ha esaminato
questi certificati individuando una sindrome lombo-vertebrale cronica per ernia
subligamentare e, per chiarire ulteriormente le condizioni di salute
dell'assicurato e le eventuali conseguenze sulla sua capacità lavorativa, ha
predisposto una perizia reumatologica (doc. 12).

 

Preso atto dei
certificati medici esposti, il dr. med. __________, FMH reumatologia e medicina
interna, ha peritato l'assicurato il 9 settembre 2013 su invito dell'UAI (doc.
16) e in pari data ha reso il suo referto (doc. 20) esponendo l'anamnesi
personale, sistematica e sociale, i dati soggettivi dell'assicurato, le constatazioni
oggettive con esame reumatologico della colonna vertebrale e delle articolazioni
periferiche, esame neurologico.

La diagnosi posta era di
sindrome lombovertebrale parzialmente lombospondilogena cronica in
osteocondrosi L5-S1 con piccola ernia discale sublegamentare mediolaterale a
destra a contatto con la radice di S1 a destra nel recesso laterale, disturbi
statici del rachide, decondizionamento e sbilancio muscolare; periartropatia
omeroscapolare anamnestica a sinistra.

Nella sua valutazione il
reumatologo ha evidenziato come dal 2003 l'assicurato abbia sviluppato dei blocchi iperalgici lombari, lombalgie di carattere meccanico con esacerbazione
nel gennaio 2013. Il perito era d'accordo con il neurochirurgo curante sul
fatto che l'interessato avrebbe dovuto mantenere un corsetto muscolare
lomboaddominale ricondizionato al fine di stabilizzare il passaggio lombosacrale,
aumentando così anche la sua resistenza agli sforzi fisici. A dire dell'esperto,
queste misure terapeutiche erano in grado di migliorare la qualità di vita
dell'assicurato, ma non necessariamente la sua capacità funzionale e di carico
residua. Quale lavoro adatto al suo stato di salute attuale il perito ha
ritenuto un'attività che tenesse conto dei limiti funzionali e di carico
individuati per la capacità funzionale residua: normale nel sollevamento e/o
trasporto di carichi fino a pesi leggeri (6-10kg), ridotta per pesi medi
(11-25kg); normale per manipolazione di oggetti leggeri/medi, ridotta per
attrezzi molto pesanti; ridotta per lavori a braccia elevate, con rotazione, in
posizione eretta e piegata in avanti; normale se seduto e piegato in avanti,
inginocchiato o con ginocchia in flessione; lievemente ridotta sia se in
posizione statica seduta sia statica eretta; normale per spostamenti oltre i
50m, lievemente ridotta per lunghi tragitti, su terreno accidentato, per
salire/scendere le scale e su ponteggi e scale a pioli; normale nell'impiego
delle mani, solo in parte se in equilibrio/bilanciarsi.

In conclusione, in un
lavoro adatto allo stato di salute, lo specialista ha giudicato l'assicurato
abile al lavoro dal 7 gennaio 2013 sull'arco di una giornata lavorativa normale
di 8-9 ore con un rendimento massimo del 100%.

Come custode,
l'assicurato poteva eseguire tutto il mansionario inerente a questa attività
che tenesse pienamente conto dei limiti funzionali e di carico citati e questo
nella misura del 100% con un rendimento massimo del 100%, sempre dal 7 gennaio
2013.

 

Preso atto di tutti i
suesposti referti medici, l'11 settembre 2013 (doc. 21) il dr. med. __________,
medico SMR, ha posto la diagnosi di sindrome lombovertebrale parzialmente
lombospondilogena cronica in osteocondrosi L5-S1 con piccola ernia discale,
disturbi statici del rachide, decondizionamento e sbilancio muscolare,
confermando una piena capacità lavorativa in qualsiasi attività lavorativa,
fermo restando un carico massimo di 10kg, l'alternanza della postura al
bisogno, la necessità di pause supplementari, la ridotta capacità di
manipolazione di oggetti molto pesanti, nelle posizioni di lavoro a braccia
elevate, nelle posizioni di lavoro con rotazione o nella posizione eretta e
piegata in avanti.

 

                                   5.   Per
costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare
in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure
nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

Quanto alla valenza probante di un
rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati
oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato
approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del
contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto
(DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA
ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove
definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e
perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la
giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi
dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione
del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista
medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un
tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri
di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi
in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di
metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V
31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in
sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora
TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle
opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" (…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence
a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et
de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La
valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf.
consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR
ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif
que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du
déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu
de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière
propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir
de tel." (…)

Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile
2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto
ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni tra medici curanti e periti
interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha precisato quanto segue:

 

" (…)

On
ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants,
il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle
expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit
bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A
cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4
p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I
514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée
par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du
seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire.
Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert." (…).

 

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile
2007).

 

                                   6.   Sia
il perito sia il medico del Servizio Medico Regionale che hanno avuto modo di
valutare tutta la documentazione medica raccolta, giungono entrambi alla medesima
conclusione, ovvero che l'assicurato è totalmente abile al lavoro in qualsiasi attività
lavorativa che tenga conto dei citati determinati limiti funzionali e di carico.

In particolare, per il
dr. med. __________ il ricorrente poteva continuare ad esercitare l'attività
abituale di custode, ma nell'esecuzione del mansionario doveva tenere conto degli
evidenziati limiti funzionali e di carico. Per lavori adatti al suo stato di
salute l'assicurato è risultato altresì abile al 100%.

Per il dr. med. __________
l'assicurato era pure abile in qualsiasi attività lavorativa che non prevedesse
il disbrigo di lavori particolarmente pesanti, che potesse alternare la
postura, effettuare pause supplementari e non assumere particolari posizioni di
lavoro.

 

Nel suo atto ricorsuale
l'assicurato stesso ha evidenziato la diagnosi posta dal perito e le
limitazioni funzionali individuate da quest'ultimo, giungendo però alla
conclusione che "in questa situazione non mi è possibile svolgere alcun
lavoro che comporti sia di stare seduto che in piedi sia medio che lungo
termine.". (doc. I).

 

Il ricorrente non è stato
tuttavia in grado di comprovare queste conclusioni con la produzione di
documentazione medica che prevede un grado di (in)capacità lavorativa diverso.

Anzi. Gli atti medici prodotti
con il ricorso sono i medesimi che sia il perito sia il medico SMR hanno avuto
modo di valutare già nel 2013. Anche il compact disc allegato al ricorso, in
precedenza trasmesso all'Ufficio AI con le osservazioni al progetto di decisione
(doc. 31), era già stato comunque debitamente preso in considerazione dal
perito (doc. 33) e quindi dall'amministrazione prima di rendere la decisione
impugnata.

I tre certificati e il
CD-ROM prodotti al TCA dal ricorrente nell'agosto 2014 non gli sono dunque di
alcun aiuto e altri certificati medici che attestano che l'assicurato non sia
in grado di esercitare nemmeno delle attività semplici e leggere non ve ne
sono.

 

A ben vedere, poi, i tre
referti medici agli atti neppure si esprimono sulla capacità lavorativa dell'assicurato.
È soltanto il perito reumatologo che si è pronunciato su questo argomento, determinante
ai fini dell'attribuzione di una rendita di invalidità.

 

Stando così le cose,
questo Tribunale non può che confermare la conclusione a cui è giunta l'amministrazione,
la quale si è a sua volta basata sul parere del perito interpellato. Il
reumatologo ha effettuato un'attenta valutazione delle condizioni di salute
dell'interessato ottenendo dai suoi medici curanti tutte le necessarie
informazioni mediche per potere dettagliatamente e compiutamente valutare la
sua capacità lavorativa. Il dottor __________ ha preso atto e ha esaminato nel
dettaglio le patologie di cui è affetto il ricorrente, giungendo alla
conclusione che egli risulta totalmente abile al lavoro, non solo come custode (attività
per la quale aveva iniziato un apprendistato), ma anche in un lavoro adatto al
suo stato di salute, fermo restando in entrambi i casi il rispetto dei limiti
funzionali e di carico evidenziati dall'esperto.

D'altronde, anche il
medico dell'SMR, dr. med. __________, ha confermato questi gradi di capacità
lavorativa del ricorrente, perciò questo Tribunale vi si attiene serenamente.

 

Così come stabilito
dall'amministrazione, in assenza di prove contrarie va dunque ritenuto che le
condizioni di salute del ricorrente gli permettono di esercitare dal 7 gennaio
2013 qualsiasi attività lavorativa, anche quella di custode, tenuto però conto
dei limiti funzionali e di carico individuati dal perito reumatologo.

 

Sulla scorta di questo grado
di (in)capacità lavorativa l'Ufficio AI ha stabilito il grado di invalidità
dell'assicurato, corrispondente alla perdita di guadagno che risulta, giusta l'art.
16 LPGA, dal confronto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe
dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Dal calcolo economico
effettuato dall'Ufficio AI, non contestato dal ricorrente, emerge che il
paragone fra il reddito da valido (da anni l'assicurato non lavorava più ed in precedenza
i redditi conseguiti con attività lavorativa erano discontinui e diversi viste
le numerose e variegate attività esercitate, perciò l'UAI ha giustamente fatto
capo ai dati statistici anche per individuare il reddito da valido) ed il
reddito ipotetico che l'assicurato potrebbe conseguire da invalido tenuto conto
sia della sua capacità lavorativa residua del 100% in attività adeguate al suo
stato di salute sia della riduzione del 15% per motivi personali, dà una
perdita di guadagno del 15%, percentuale che non è tuttavia sufficiente per l'attribuzione
di una rendita di invalidità, siccome inferiore al 40% (art. 28 LAI).

 

                                   7.   Per
quanto concerne le lamentele del ricorrente in merito al modo in cui la sua
pratica sarebbe stata trattata dall'Ufficio AI, che l'interessato ha definito
strano e al limite della legalità, questo Tribunale non ravvisa alcun errore né
superficialità da parte dei funzionari incaricati.

 

In effetti, giova qui
ricordare all'assicurato che i suoi medici curanti sono stati correttamente
interpellati dall'UAI e che, su invito del Servizio Medico Fiduciario, al fine
di meglio chiarire il suo stato di salute egli è stato pure sottoposto ad una perizia
medica.

Il dr. med. __________
l'ha visitato personalmente e ha preso atto dei referti medici (scritti ed
elettronici) allestiti dai colleghi prima di pronunciarsi il 9 settembre 2013 e
di porre la sua diagnosi.

 

Tuttavia, su rinvio
dell'art. 28a LAI, l'art. 16 LPGA, come visto, definisce la nozione di
invalidità che, occorre qui ribadirlo, è un concetto prettamente economico e
non medico, il compito del medico consistendo esclusivamente nel porre un giudizio
sullo stato di salute e nell'indicare in quale misura e in quali attività
l'assicurato è incapace al lavoro (STF 9C_708/2007 dell'11 settembre 2008
consid. 3.6; DTF 110 V 273 consid. 4a). Pertanto, indipendentemente dalla
diagnosi posta dal perito, con cui il ricorrente è peraltro d'accordo, il grado
di invalidità viene stabilito dall'Ufficio AI mediante un calcolo puramente
economico. Viene infatti verificato in che misura il danno alla salute
impedisce all'assicurato di conseguire un reddito ipotetico in un'altra
attività più adeguata al suo stato di salute e quindi di stabilire la perdita
di guadagno rispetto all'attività precedentemente esercitata.

Ciò è stato fatto
correttamente dall'amministrazione.

 

In merito al colloquio
avuto il 4 dicembre 2013 con un funzionario dell'Ufficio AI e alla (breve)
durata della conversazione, di cui il ricorrente si è lamentato, va qui
rilevato che lo stesso, ai fini della determinazione del diritto alla rendita
di invalidità, era del tutto ininfluente. Come indica l'intestazione stessa del
relativo verbale (doc. A7), questo colloquio serviva quale aiuto al
collocamento dell'assicurato, ossia era un sostegno attivo nella ricerca di un
posto di lavoro (art. 18 LAI). Nulla a che vedere, quindi, con il calcolo del
grado di invalidità che, peraltro, è stato debitamente spiegato al ricorrente
proprio in quell'occasione ("In sede di colloquio vengono esposti tutti
gli aspetti relativi al calcolo del grado d'invalidità, i presupposti che
regolano il diritto a prestazioni, sia sotto forma di rendita che provvedimenti
professionali.").

 

Di conseguenza, la
circostanza che l'indomani dal predetto colloquio orale sia stato emesso il
progetto di decisione di rifiuto della rendita di invalidità è totalmente
ininfluente e nulla ha a che vedere con l'esito stesso della domanda di
prestazioni.

Come detto, il rifiuto
della rendita è stato deciso sulla base della perizia del 9 settembre 2013 del
dr. __________ e del calcolo matematico (riportato nella decisione impugnata) che
ne è seguito.

 

L'operato dell'Ufficio
assicurazione invalidità va dunque integralmente confermato.

                                   8.   Per
quanto concerne la richiesta (implicita) del ricorrente di aiutarlo ad ottenere
una riqualifica professionale, va qui evidenziato quanto segue.

 

Secondo l'art. 8 cpv. 1 LAI gli
assicurati invalidi o direttamente minacciati d'invalidità hanno diritto ai
provvedimenti d'integrazione per quanto essi siano necessari e idonei a
ripristinare, conservare o migliorare la loro capacità al guadagno o la loro
capacità di svolgere mansioni consuete (lett. a) e le condizioni per il diritto
ai diversi provvedimenti siano adempiute (lett. b).

Per stabilire tale diritto deve essere
considerata tutta la durata probabile della vita professionale rimanente (art.
8 cpv. 1bis LAI).

Fra i provvedimenti d'integrazione
concessi in virtù della LAI sono previsti pure i provvedimenti di reinserimento
per preparare all'integrazione professionale (art. 8 cpv. 3 lett. abis LAI) ed
i provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono
l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione professionale
(art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI), il collocamento
(art. 18 LAI), il lavoro a titolo di prova (art. 18a LAI), l'assegno per il
periodo di introduzione (art. 18b LAI), l'indennità per sopperire all'aumento
dei contributi (art. 18c LAI) e l'aiuto in capitale (art. 18d LAI).

 

L'art. 17 cpv. 1 LAI prevede in
particolare che l'assicurato ha diritto alla formazione in una nuova attività
lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione professionale e se grazie
ad essa la capacità al guadagno può essere presumibilmente conservata o migliorata,
in misura essenziale.

 

Invalido ai sensi di questa
disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del danno
alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una
perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 130 V 489 consid. 4.2; DTF 124 V
110 consid. 2b; STFA I 164/05 del 22 dicembre 2006 consid. 7; SVR 2010 IV Nr.
24; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b). La soglia minima di diminuzione della
capacità di guadagno conferente diritto a provvedimenti di riformazione
professionale è quindi del 20%.

 

Secondo l'art. 6 cpv. 1 OAI, per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di
formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al
termine della prima formazione professionale o dopo l'inizio di un'attività
lucrativa senza previa formazione professionale a causa dell'invalidità.

Con riformazione
professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure
reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità
di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia attività
e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del possibile, la
capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag.
495 consid. 2a).

 

                                   9.   In
concreto, il grado d'invalidità del ricorrente è inferiore alla soglia del 20%
(la decisione del 16 giugno 2014 l'ha infatti stabilito nel 15%), perciò egli
non ha diritto di beneficiare di provvedimenti professionali e quindi di una
riqualifica professionale.

 

Con sentenza 9C_734/2010 del 18 maggio
2011 il Tribunale federale, in un caso in cui un'assicurata invalida al 40%
(percentuale calcolata secondo il metodo misto: consid. A in fine) aveva
chiesto di essere messa a beneficio di provvedimenti integrativi di natura
professionale, ha affermato:

 

"
(…)

6. (…) Sennonché, a prescindere dalle
argomentazioni esposte nel giudizio impugnato, cui si rinvia per brevità,
l'insorgente sembra dimenticare che nel momento determinante della decisione
amministrativa in lite le si presentava un ventaglio relativamente ampio di professioni
(leggere e ripetitive, poco qualificate) possibili che non richiedevano necessariamente
la messa in atto di particolari misure di reintegrazione professionale (cfr.
per analogia sentenze 9C_673/2009 del 14 aprile 2010 consid. 6.2, 9C_753/2008
del 26 ottobre 2009 consid. 3.5 e U 463/00 del 28 ottobre 2003 consid. 3.3).
Già solo per questo motivo, la richiesta non può dunque trovare accoglimento.".

 

Queste conclusioni vanno
fatte proprie anche dal TCA visto che, potendo lavorare al 100% in attività adeguate
al suo stato di salute, non v'è motivo per riqualificare professionalmente
l'assicurato.

 

Al ricorrente rimane però
sempre aperta la via dell'aiuto al collocamento, la cui domanda può essere
(ri)presentata all'Ufficio AI in qualsiasi momento, indipendentemente dal fatto
che un primo tentativo di aiuto sia fallito il 4 dicembre 2013 (doc. A7).

 

                                10.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in
caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

 

L'entità delle spese è determinata fra
Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

Visto l'esito della vertenza, le spese
per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico dell'insorgente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata
e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il giudice delegato                                                Il
segretario

 

Ivano Ranzanici                                                   Gianluca
Menghetti