# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 15c4dfa0-4d15-584a-bc56-c88728dc80d4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 18.06.2013 72.2013.14
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2013-14_2013-06-18.html

## Full Text

Incarto
  n.

  72.2013.14

  	
  Lugano,

  18 giugno 2013/rs

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

  
					

 

	
  composta da:

  	
  giudice Rosa
  Item, Presidente

  
	
   

  	
  GI 1 7 

  GI 2 8 

  
	
   

  	
  AS 3 3 

  AS 4 4 

  AS 5 5 

  AS 6 6 

  
	
   

  	
  Anna Grümann,
  vicecancelliera

  

 

sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare

 

	
  nella causa penale

  	
  Ministero pubblico

  

 

	
   

  	
  e in qualità di accusatore privato:

   

  ACPR 1, 

  rappresentato dall’avv. RAAP 1 

  

 

	
  contro

  	
  IM 1

   

  patrocinato dall’avv. dott. DUF 1 

  

 

	
   

  	
  in carcerazione preventiva dal
  24.07.2012 al 28.08.2012 (36 giorni)

  
	
   

  	
  in anticipata esecuzione della
  pena dal 29.08.2012

  

 

imputato,
a norma dell’atto d’accusa nr. 13/2013 del 12 febbraio 2013, di

 

                                   1.   tentato omicidio
intenzionale

per avere, in data 24.07.2012, a __________, in via dell’__________,
presso la propria abitazione coniugale, a mano di un’arma da taglio, tentato
intenzionalmente di uccidere ACPR 1; 

 

segnatamente, 

 

dopo un primo alterco con la moglie in merito al di lei stato
psico-fisico alterato dall’alcool e al motivo della presenza in casa della
vittima, 

 

allontanandosi successivamente dall’abitazione per circa 10/15
minuti,

 

rientrando in casa, verso le ore 17.30/18.30, e sorprendendo la
moglie abbracciata alla vittima sulla poltrona della sala,    

 

afferrando dal lavello della cucina un coltello con lama lunga 20 cm e larga 7 cm e rincorrendo quindi la vittima, che nel frattempo è riuscita a scappare
all’interno della camera degli ospiti e a chiudere a chiave la porta, 

 

colpendo quindi la porta con una prima coltellata, danneggiandola,
forzando poi la porta a spallate, scardinandone la serratura e riuscendo a
guadagnarsi una fessura di circa 20 cm, nella quale infilava il braccio
sinistro munito del coltello, sapendo che la vittima si trovava in
quell’istante dietro quella porta e tentava di richiuderla,

 

infierendo quindi più colpi alla cieca, ma almeno 4, muovendo il
braccio con moto orizzontale, verso la vittima e riuscendo con tali gesti
efferati a colpirla in più punti delle mani, causandole così una grave lesione
alla mano destra, e meglio una lesione in regione metacarpale che ha
interessato i tendini, 

 

tentato di uccidere, rispettivamente preso in considerazione di
uccidere, con tale suo agire, ACPR 1, 

 

ritenuto come in un secondo momento egli è riuscito, con
un’ulteriore spallata ad aprire la porta e, alla vista del sangue,
improvvisamente desistere dal suo intento, per poi arretrarsi e, grazie
all’intervento della moglie, dare la possibilità al malcapitato di uscire di
casa ed allontanarsi dall’abitazione; 

 

                                   2.   lesioni gravi 

per avere, nelle suindicate circostanze di fatto e di tempo di cui
al pto. 1, infierendo più colpi alla cieca, a mano di un coltello,
intenzionalmente cagionato un grave danno al corpo di ACPR 1, e meglio una
lesione da taglio in regione metacarpale della mano destra che ha interessato
anche i tendini e che non consentirà una “restitutio ad integrum” della
funzionalità della mano, come indicato dai certificati medici agli atti
dell’istituto di medicina legale di __________; 

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;

reati previsti: dagli art. 111 CP e art. 122 CP;

richiamato: l’art. 22 cpv. 1 CP;

 

 

	
  Presenti:

  	
  §    il Procuratore Pubblico PP 1, in
  rappresentanza del Ministero Pubblico; 

  §    l’imputato IM 1, assistito dal suo
  difensore d’ufficio, avv. DUF 1;

  §    ACPR 1, accusatore privato;

  §    in qualità di interprete per la
  lingua __________, __________, i cui dati sono noti alla Corte, il quale
  viene reso edotto sugli obblighi nell’ambito della traduzione come pure sulle
  comminatorie di pena previste dall’art. 307 cpv. 1 CP in caso di falsa
  traduzione.

   

  

 

 

	
  Espletato il pubblico
  dibattimento:

  	
   

   

  lunedì 17 giugno 2013, dalle ore
  10:15 alle ore 14:45;

  martedì 18 giugno 2013, dalle
  ore 12:05 alle ore 12:20.

  

 

 

Evase le seguenti

questioni:                      Verbale del dibattimento

 

I.

Il PP dichiara di ritirare
l’imputazione di lesioni gravi (punto 2. dell’atto d’accusa), vista la più
recente giurisprudenza del Tribunale federale.

Il difensore non ha osservazioni
al riguardo.

 

II.

La Presidente prospetta, in
alternativa al punto 1. dell’atto d’accusa, l’imputazione di tentato omicidio
passionale ai sensi dell’art. 113 CP.

Prospetta inoltre la desistenza
giusta l’art. 23 CP. 

 

La PP non ha osservazioni e si
rimette al proprio intervento.

L’avv. DUF 1 prende atto della
prospettazione e non ha nulla da aggiungere. 

 

 

Sentiti:                       §   il Procuratore Pubblico, il quale ripercorre
anzitutto i fatti alla base dell’atto d’accusa. Illustra poi i motivi per i
quali nella concreta fattispecie non è dato l’omicidio passionale ai sensi
dell’art. 113 CP, rispettivamente l’attenuante di cui all’art. 48 lett. c CP.
Spiega inoltre le ragioni per le quali sono escluse anche le attenuanti
specifiche di cui all’art. 48 lett. a cifra 2 e 48 lett. b CP. Pur
riconoscendo che l’imputato ha agito sotto l’influsso di una forte spinta
emotiva, rileva che il perito ha comunque escluso la scemata imputabilità.
Ritiene che l’imputato si sia reso colpevole di tentato omicidio intenzionale,
commesso con dolo eventuale, che rasenta il dolo diretto. Venendo alla
commisurazione della pena, rileva che l’imputato ha agito per orgoglio ferito
ma che si è comunque fermato alla vista del sangue. Sottolinea la gravità della
lesione causata alla mano della vittima. Tenuto inoltre conto della
collaborazione prestata dall’imputato, del corretto comportamento processuale,
del rispetto verso l’autorità che ha dimostrato e dello stato d’animo in cui ha
agito, propone la condanna di IM 1 alla pena detentiva di 4 anni e 8 mesi.
Chiede inoltre la revoca della sospensione condizionale della pena detentiva di
13 mesi. Postula che nei confronti dell’imputato venga ordinata la
continuazione del trattamento ambulatoriale intrapreso. Chiede la confisca del
coltello in sequestro e - a crescita in giudicato della sentenza - il
dissequestro del vestiario in sequestro. Postula il riconoscimento di congrue
indennità civili all’accusatore privato;

 

                                    §   l’avv.
DUF 1, difensore dell’imputato, il quale ripercorre la dinamica dei fatti
alla base dell’atto d’accusa, che è stato possibile ricostruire grazie alla
collaborazione del suo assistito. Mette in evidenza il rapporto tra i coniugi __________,
fondato su un sentimento di amore reciproco. Non contesta che il suo assistito
si sia reso colpevole di tentato omicidio commesso per dolo eventuale. Contesta
invece la qualifica giuridica di tentato omicidio intenzionale e spiega le
ragioni per le quali deve invece essere riconosciuto l’omicidio passionale.
Mette in rilievo le numerose attenuanti che nella commisurazione della pena
devono andare a favore del suo patrocinato, segnatamente la collaborazione, il
fatto che l’omicidio è rimasto al livello del tentativo e che IM 1 ha desistito
nonché la provocazione da parte della vittima. In merito ai precedenti penali
del suo assistito, rileva che nulla hanno a che fare con i fatti oggi in
giudizio. Contesta l’ammontare della pretesa di risarcimento per torto morale
presentata dalla vittima, non sufficientemente comprovata. In merito alla
richiesta di risarcimento delle spese legali, chiede che venga riconosciuta la
tariffa dell’assistenza giudiziaria. Non si oppone a una presa a carico da
parte dello psichiatra.

 

 

Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

 

SITUAZIONE PERSONALE

 

                                   1.   Vita anteriore

 

In merito alla sua situazione personale, IM 1 ha dichiarato:

 

"
Sono nato e cresciuto in __________ e dopo aver frequentato le
scuole a __________, mi sono buttato nel mondo del lavoro facendo più mestieri,
dal lavapiatti, al buttafuori, al cameriere, al telefonista. L’ultimo lavoro
era quello presso la __________ come centralinista, lavoro che ho perso un anno
e 2 mesi fa. Oggi sono in disoccupazione ed in teoria dovrei ricominciare
presso la medesima azienda sempre come telefonista.

Mi sono spostato una prima volta con una cittadina di __________
che ho conosciuto a __________ e dalla quale ho avuto mio figlio __________ che
oggi ha 8 anni.

Purtroppo mia moglie, a causa di una grave malattia, è deceduta
circa 6 anni fa.

Il bambino, che al momento della morte della mamma si trovava con
lei a __________, sono andato a prenderlo e l’ho portato a casa mia e l’abbiamo
cresciuto io e mia mamma. E’ intervenuta poi mia sorella chiedendo
l’affidamento del bimbo e la Tutoria gliel’ha concesso. Mio figlio oggi vive
con mia sorella.

Con lui comunque io ho un buon rapporto, riesco a vederlo e a
passare del tempo insieme. [...].

Non ho altri fratelli o sorelle. __________ ha altri fratelli,
figli di precedenti mariti o compagni di __________ (ex moglie) ma che non ha
mai conosciuto.”

(cfr. verbale PP 26.07.2012, AI 6, pag. 12-13)

 

In merito ai suoi piani per il futuro, al dibattimento l’imputato
ha dichiarato di avere già “un posto di lavoro come telefonista quando
uscirò. In carcere voglio fare un apprendistato di cuoco, della durata di 2
anni, per conseguire l’attestato cantonale di aiuto cucina” (verbale
d’interrogatorio dell’imputato pag. 2, all. 1 al verbale del dibattimento).

 

                                   2.   Situazione finanziaria

 

In merito alla sua situazione economica, l’imputato ha dichiarato di
avere “... valanghe di debiti. Non so indicare la cifra complessiva ma ho
molti ACB e molte esecuzioni in corso, la maggior parte in relazione a tasse e
cassa malati non pagate. La mia situazione finanziaria è critica visto che
percepisco unicamente CHF 2'000.-- al mese e solo l’affitto di casa ammonta a
CHF 900.--” (cfr. verbale PP 26.07.2012, AI 6, pag. 13).

In effetti, dall’estratto dell’Ufficio esecuzione di __________
acquisito agli atti (doc. TPC 17) risultano a suo carico 73 attestati di
carenza beni per complessivi Fr. 84'811.-- presso l’UE di __________ e 11
attestati di carenza beni per complessivi Fr. 7'854.78 presso l’UE di __________.

Al dibattimento l’imputato ha ripetuto che si tratta di tasse
arretrate e cassa malati e di essere stato tassato d’ufficio perché non aveva
presentato le dichiarazioni d’imposta (verbale d’interrogatorio dell’imputato
pag. 2, all. 1 al verbale del dibattimento).

 

                                   3.   Precedenti penali

 

In merito ai precedenti penali, l’imputato ha dichiarato durante
l’inchiesta:

 

"
… che sull’aspetto dei miei precedenti penali riferisco che sono
stato condannato a 13 mesi con la sospensione condizionale della pena per un
periodo di 3 anni, per avere trasportato __________ in __________ di ca. 400 grammi di cocaina.

Non ho altre condanne e neppure altri procedimenti in corso, né qui né in altri
Cantoni o all’estero.” 

(verbale PP 26.7.2012, pag. 13)

 

Al dibattimento ha precisato che oltre alla condanna a 13 mesi del
01.02.2012 ha subito altre condanne sempre per infrazione alla LF sugli
stupefacenti in quanto gestiva un canapaio (verbale d’interrogatorio
dell’imputato pag. 1, all. 1 al verbale del dibattimento).

Le dichiarazioni di IM 1 trovano riscontro negli atti, dai quali
risulta che l’imputato è stato condannato (cfr. decreti di accusa e sentenza
agli atti; estratto del casellario giudiziale del 25.7.2012, AI 5):

                                     -   l’11.06.2002 alla pena di
15 giorni di detenzione sospesa per due anni per infrazione alla LF sugli stupefacenti
(vendita di canapa); 

                                     -   il 14.07.2003 alla pena di
90 giorni di detenzione sospesa per due anni per ripetuta infrazione alla LF
sugli stupefacenti (vendita di marijuana);

                                     -   il 01.02.2012 alla pena
detentiva di 13 mesi per infrazione aggravata e contravvenzione alla LF sugli
stupefacenti (importazione e vendita di cocaina nonché consumo di cocaina e
marijuana), pena sospesa condizionalmente per 3 anni. 

 

In merito al consumo di stupefacenti, l’imputato ha precisato di
non aver mai consumato droghe pesanti:

 

"
... Non ho mai consumato cocaina, eroina o altre droghe pesanti.
Ho invece consumato, negli anni passati, marijuana. Nel momento in cui sono
stato arrestato nel 2011, in relazione ad un trasporto di cocaina, ho
dichiarato che una parte di quella cocaina era destinata al mio consumo. Ho
detto questo perché io sapevo che dicendo così avrei scontato meno carcere. Non
so chi me l’abbia detto, è una leggenda metropolitana. Non so nemmeno se è
vero. Di questa circostanza io ho riferito solo all’arresto perché in seguito
l’ho ritrattata. Non so perché per finire mi è stata comunque addossata.”

(verbale IM 1 21.12.2012, pag. 6)

 

                                   4.   Vita sentimentale

 

                              4.1.   L’imputato ha
dichiarato di essersi sposato il __________ con l’attuale moglie __________,
cittadina __________ che aveva conosciuto 15 anni prima presso l’esercizio
pubblico __________, dove era impiegata quale accompagnatrice. La sua
intenzione sarebbe stata quella di iniziare una relazione con questa donna in
quanto desiderava da lei un bambino ma siccome la stessa non poteva averne, la
interruppe. In seguito - come visto - sposò una cittadina __________ dalla
quale ha avuto il figlio __________.

In relazione all’attuale moglie, l’imputato ha riferito che:

"
Circa due anni fa, tramite la sorella della mia attuale moglie
che vive a __________, siamo di nuovo entrati in contatto, tanto che come già
detto in precedenza ci siamo sposati in data ________. Da quella data in poi
non abbiamo mai avuto problemi di coppia. Abbiamo avuto unicamente delle
discussioni perché talvolta la mia attuale moglie abusa di bevande alcoliche.
Discussioni che non sono mai degenerate e rimaste nell’ambito famigliare.
Infatti la Polizia non è mai intervenuta per tali discussioni.

Mia moglie lavora da circa un mese tra __________ e __________.

A __________ lavora in qualità di badante presso l’abitazione di una persona
anziana dove anche dorme. Durante la giornata lavora come addetta alle pulizie
in un hotel a __________. Lei ha libero il martedì e mercoledì. Giorni che
trascorre a __________ con me. Il resto della settimana lo trascorre nei __________.”

(cfr. verbale 24.07.2012, AI 1, pag. 2).

In merito al rapporto con sua moglie, l’imputato ha ampiamente
riferito al PP nel verbale del 26.7.2012 (pagg. 2-4):

"
Il mio rapporto con __________ è buono nei momenti in cui non
beve. Quando consuma alcolici diventa invece intrattabile e ingestibile. Fa
scenate di gelosia, diventa raramente aggressiva. In queste circostanze io preferisco
allontanarmi e cercare di evitarla il più possibile in modo tale che la sbronza
le passi. Il giorno dopo lei al 90% non ricorda mai quanto accaduto nei momenti
in cui era sotto l’influsso di alcool.

ADR che la sua gelosia non ha alcun fondamento oggettivo. 

Ho un unico amico ed è il padrino di mio figlio, __________ di __________ [suo correo per parte dei fatti di cui alla condanna
del 1.2.2012]. Se esco la sera esco solo con lui. Andiamo in giro
solitamente a __________ e passiamo le serate nei bar o andiamo in giro a fare
grigliate. 

Mia moglie più volte mi ha rimproverato dicendomi che secondo lei e sua sorella
io sarei un “puttaniere”. __________ mi ha pure detto che non so quale membro
della sua famiglia in __________ fa sogni strani su di me e sui miei presunti
tradimenti. __________ viene da un paese latino e a queste cose ci crede molto.
Lei è convinta che io la tradisco.

Questa gelosia emerge solo quando lei è sotto l’influsso di alcolici.

ADR che __________ è arrivata in __________ il 20 o il 21 dicembre 2011.
Ci siamo sposati circa un anno prima, il ___________ in __________ ma mia
moglie è arrivata in __________ solo successivamente. Quando è arrivata è
venuta subito ad abitare con me a __________. Non ha mai lavorato ed ha
iniziato unicamente un mese fa. Attualmente, da circa un mese, lavora in
effetti nel __________, tra __________ e __________. Fa la badante per una
signora anziana di sera e di giorno lavora in albergo come tutto fare. Durante
il periodo di convivenza i nostri rapporti sono sempre stati buoni.

Lei sin da subito, al suo arrivo in __________, mi ha parlato dei suoi problemi
con l’alcool che già aveva in __________. Mi sono poi accorto che questo
problema persisteva perché beveva tutti gli alcolici che avevamo in casa. Se lei
ne ha a disposizione non riesce a starne senza.

Io ho cercato per quanto ho potuto di eliminare questo rischio buttando via
tutti gli alcolici ma lei riusciva a recuperarli, soprattutto a casa di sua
sorella che abita qui sopra a __________.

ADR che non passavamo tutto il tempo insieme, né nel periodo di maggiore
convivenza e neppure nell’ultimo periodo in cui __________ veniva in __________
per 2 giorni alla settimana, il martedì ed il mercoledì. 

__________ si reca spesso a __________ da sue conoscenza di cui non so nulla.

ADR che __________ capitava spesso che pure rimanesse fuori casa a
dormire. Lei mi diceva che stava in Via __________ a __________.

Mi viene chiesto se mi riferiva da chi passava le notti fuori casa.

__________ mi aveva detto che erano amici di una conoscente di __________.
Nel corso di una degenza in ospedale per un’ernia __________ aveva conosciuto
una ragazza __________ che faceva l’infermiera e che poi è diventata sua amica.
E’ sempre tramite questa ragazza che è riuscita poi a trovare il lavoro nei __________.

Mi viene chiesto se io di questa situazione non ho sospettato qualcosa di
strano ipotizzando eventuali storie clandestine da parte di mia moglie.

Io non ho mai pensato che mi tradisse con qualcun altro. E’ vero che è
rimasta fuori casa a dormire qualche volta, ma solo 2 o 3 volte.

ADR che non era tantissimo il tempo che passava insieme io e __________
e questo per svariati motivi. Da una parte né mia mamma né mio figlio Oscar la
sopportano e questo mi crea abbastanza problemi soprattutto nelle relazioni con
questi miei famigliari.

Mi viene chiesto se abbiamo mai discusso per questioni di gelosie da parte
mia.

E’ capitato poche volte che abbiamo discusso per mia gelosia. La causa per
queste poche volta era sempre la medesima. Lei 15 anni fa faceva il mestiere
più vecchio del mondo e in quest’ambito, fra i suoi clienti, frequentava un
signore di una certa età del __________ con il quale aveva avuto diverse
discussioni. 

Da quando è arrivata in __________, __________ voleva contattare nuovamente
queste persona per spiegarsi e parlare con lui. Non so molto di più ma questa
sua intenzione mi dava evidentemente fastidio e gliel’ho detto tentando di
convincerla a lasciar perdere perché era una storia passata.

Lei non sentiva ragioni e si è intestardita a tal punto che una volta mi ha
pure chiesto di andare io a parlare con lui. Mi aveva chiesto di rintracciarlo
e di cercare il suo numero di telefono.

ADR che io non ho nessuna idea del motivo reale per il
quale __________ volesse parlare con questo uomo.

ADR che nonostante questi pochi episodi, non abbiamo mai litigato
arrivando alle mani. Non ho mai messo le mani addosso a mia moglie. Anche se mi
arrabbiavo di questa situazione la cosa finiva verbalmente.

Ho già detto che poi delle volte in cui eravamo insieme capitava abbastanza
spesso che lei fosse alterata dall’alcool e quindi io come detto, in queste
circostanze preferivo lasciar perdere.

ADR che quando esco di casa con gli amici esco sempre senza mia moglie
perché so già come andrebbe a finire la serata. Lei berrebbe tutto il tempo e
mi rovinerebbe la serata oltre a rovinarla a lei e agli altri. Per questo con __________
non usciamo mai insieme al ristorante o al bar. Quando siamo insieme stiamo a
casa.

Mi viene chiesto, viste le difficoltà con mia moglie, se sono realmente
innamorato di lei.

Io le voglio molto bene malgrado gli sbalzi che lei ha ogni tanto. Sono
8 mesi che siamo insieme e quindi sto imparando a conoscerla.

In realtà ho conosciuto __________ già 16 anni fa qui al __________ quando io
all’epoca facevo il buttafuori nel locale. Abbiamo avuto una relazione ed io
all’epoca, già pensavo di farmi una famiglia con lei ed avere dei figli.

La cosa è andata in fumo perché __________ non può più avere figli per
questioni mediche. Questo aspetto unito pure al fatto che __________ si
intratteneva con altre persone e pure con l’anziano di cui ho sopra riferito,
mi ha portato a terminare la relazione. Ho risentito __________ circa 2 anni fa
per il tramite della sorella ed io ho cercato di rimettermi in contatto con lei
dopo la morte di mia moglie.

Ci siamo sentiti per telefono e per mail fino al momento in cui ho deciso di
andare da lei nell’inverno del 2010. In __________ sono rimasto circa un mese
nel corso del quale l’ho frequentata e subito sposata.”

(verbale 26.7.2012, AI 6, pagg. 2-4)

 

Al dibattimento IM 1 in merito ai rapporti con la moglie ha
indicato che “attualmente sono ottimi. Mi viene a trovare tutte le settimane
alla __________. Presso la __________ vedo anche mio figlio __________, una o
due volte al mese. Quando viene mio figlio, di solito vengono anche mia sorella
e mia madre” (verbale d’interrogatorio dell’imputato, all. 1 al verbale del
dibattimento, pag. 1).

 

                               4.2.   __________ ha
sostanzialmente confermato le dichiarazioni dell’imputato in merito al loro
rapporto (cfr. verbale d’interrogatorio del 28.8.2012, AI 50). Ha infatti
dichiarato che quando era arrivata in __________ circa 15 anni fa, faceva la
prostituta presso il __________ e che qui aveva conosciuto IM 1. Avevano
iniziato una relazione durata circa tre mesi. Poi lei era dovuta ripartire
perché le scadeva il permesso e “prima che io partissi mi aveva proposto di
sposarlo ma io gli dissi di no, non tanto perché non ero affezionata a lui,
quanto piuttosto per il fatto che sapevo che lui voleva un figlio ed io non
glielo potevo dare” (VI 28.8.2012, AI 50, pag. 2). 

Per 6 o 7 anni non aveva sentito più nulla di IM 1, fino a quando lui l’aveva
contattata. Si sentivano regolarmente e lui le mandava soldi in __________.
Dopo circa due anni, IM 1 - che nel frattempo era rimasto vedovo - le aveva
nuovamente chiesto di sposarla e lei dopo un po’ di tempo aveva acconsentito,
precisando che si sono sposati “perché ci volevamo bene” (verbale
citato, pag. 3). 

A dicembre 2011, un anno dopo il matrimonio, __________ ha raggiunto il marito
in __________. __________ ha dichiarato - contrariamente a quanto riferito
dall’imputato (cfr. supra) - di essere stata accolta bene dalla famiglia del
marito e di avere un buon rapporto con suo figlio (verbale citato, pag. 4).

In __________ inizialmente non ha lavorato, fino a quando, a luglio 2012,
ha trovato un impiego nel Canton __________.

In merito al rapporto con il marito, __________ ha riferito che IM 1 l’ha
sempre trattata in modo “gentile e cortese” e che solo in un’occasione
hanno avuto una discussione (verbale citato, pag. 3). Ha confermato che:

 

"
È vero che abbiamo degli stili e dei gusti di vita differenti e
che da quando sono in __________ abbiamo passato poco tempo insieme. Io voglio
molto bene a mio marito e sono venuta in __________, ribadisco, per costruire
una vita con lui.

In verità qui in __________ mi sono sentita molto sola, lui a marzo ha iniziato
a lavorare alla __________ per 4 mesi, fino a giugno e io rimanevo a casa da
sola.

(VI __________ 28.8.2012, pag. 8)

 

__________ ha dichiarato di non avere mai avuto discussioni per
motivi di gelosia con il marito “perché lui sa che io sono una persona per
bene e lui si fida di me” (verbale citato, pag. 5), pur confermando di
avere effettivamente frequentato un signore di __________ che aveva conosciuto __________,
il quale le aveva comperato una casa in __________, signore che aveva rivisto
anche dopo il matrimonio con IM 1 per ringraziarlo (verbale citato, pagg. 5-6).

Ha inoltre confermato di andare spesso a __________ a trovare una sua nipote e
una sua amica __________ oppure a fare le pulizie a casa del marito di
un’amica, dove più volte si era fermata a dormire (pag. 8).

__________ si è definita una persona gelosa, rilevando che “IM 1 sta sempre
in giro con il suo amico __________ e non so né dove fanno né cosa fanno. So
che vanno a passeggio e fanno delle grigliate. Io con loro non sono mai andata
perché non mi interessa, non mi piace trovarmi in compagnia di altre persone”
(verbale citato, pag. 6). Ha comunque riferito che non crede che il marito
la tradisca (verbale citato, pag. 7).

__________ ha confermato di avere problemi con l’alcool e che il marito stava
cercando di aiutarla a superarli:

 

"
A causa dei problemi avuti in __________ ho iniziato a bere per
poterli dimenticare. In pratica sin dalla maggiore età, dopo i 18 anni, ho
iniziato a bere; bevo solo quanto ho dei problemi. A me non piace bere e lo
faccio unicamente quando mi sento giù di morale. Quando sono arrivata in __________
mi sono sentita sola e triste e per questo è capitato che in alcune occasioni
ho abusato di alcool.

ADR che IM 1 sapeva di questo mio problema già prima che ci sposavamo.
Lui mi aveva confortata dicendomi che in __________ avremmo iniziato una nuova
vita e che i problemi sarebbero passati.

IM 1 mi ha visto circa 4 o 5 volte ubriaca.

ADR che all’inizio bevevo per nostalgia e poi è morto mio fratello.
Nell’ultimo periodo a causa del lavoro che mi impegnava molto e non venivo
retribuita.

Mi viene chiesto che tipo di effetto ha su di me l’eccesso di alcool.

Rispondo che io non so come mi comporto quando bevo perché non lo ricordo mai.
Mio marito dice che quando bevo divento particolarmente allegra. Una volta mi
aveva detto che ero diventata aggressiva nei suoi confronti.

 

Mi si dice che mio marito ha dichiarato che io quando bevo
divento “intrattabile e ingestibile”.

Io questo non lo so perché non ricordo mai quello che faccio.

 

ADR che IM 1 mi ha aiutata, cercando di eliminare questo
mio disturbo. Ad esempio ha eliminato tutti gli alcolici in casa.”

(VI __________ 28.8.2012, pag. 6)

 

 

 

 

 

PERIZIA PSICHIATRICA

 

                                   5.   L’accusato in corso
d’inchiesta è stato sottoposto a perizia psichiatrica da parte del dottor __________.
L’esperto nel proprio referto del 10.09.2012 (AI 53) ha stabilito che “… non
ritengo che le manifestazioni psichiche e comportamentali del peritando siano
tali da configurare una turba psichica di notevole gravità permanente e di
lunga durata” (pag. 13).

L’esperto ha escluso il riconoscimento di una scemata imputabilità
rilevando che l’imputato “ha agito sotto la spinta di uno stato emotivo che
non ha saputo contenere ma che non era comunque tale da escluderne né
diminuirne l’imputabilità” (pag. 12).

Il perito giudiziario ha ritenuto che l’imputato presenta una “problematica
legata al narcisismo inconsapevole” che unitamente alla “difficoltà a
gestire le spinte emotive che da essa derivavano, la situazione di disagio
sociale e la presenza nella relazione di coppia di importanti fattori di
disturbo per una normale vita coniugale, rendono il quadro generale della
situazione difficile e passibile a mio modo di vedere di una possibilità di
recidiva del reato” e ciò finché “non si saranno modificate le
condizioni che si sono venute a creare” (pag. 13).

Il perito ha ritenuto pertanto opportuna l’adozione fin da subito di “misure
terapeutiche ambulatoriali” in quanto detto trattamento “svolto in un
clima di collaborazione da parte del peritando dovrebbe in linea teorica essere
idoneo a contenere il rischio di nuovi reati” (pag. 14; cfr. perizia
psichiatrica e successive completazioni, AI 48, AI 53 e AI 79).

 

Dal rapporto del dottor __________ risulta che da ottobre 2012
l’imputato si è sottoposto al trattamento ambulatoriale consigliato dal perito
e che lo stesso prosegue con un’evoluzione positiva (doc. TPC 19).

 

 

CIRCOSTANZE DELL’ARRESTO

 

                                   6.   Le circostanze che
hanno condotto all’arresto dell’imputato risalgono al 24 luglio 2012 quando
alle ore 18.33 veniva richiesto l’intervento della Polizia per un
accoltellamento a __________, in un’abitazione privata. La Polizia prendeva
contatto con i militi della __________ di __________ che stavano già
soccorrendo la vittima identificata in ACPR 1, cittadino __________ che,
trasportato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale __________ di __________,
veniva operato d’urgenza per una grave ferita alla mano destra, dovuta alla
recisione di tre tendini e di un’arteria e per altre ferite alla mano sinistra.
La vittima non veniva giudicata in pericolo di vita (cfr. rapporto
d’arresto provvisorio 25.07.2012, AI 1).

Gli agenti intervenuti sul posto procedevano al fermo dell’autore,
IM 1, che al loro arrivo si trovava all’esterno, nei pressi della sua
abitazione, teatro dei fatti, in attesa della Polizia e con lo stesso si
recavano presso il suo domicilio dove vi era la moglie, __________, cittadina __________
che era sotto l’influsso di sostanze alcoliche. Come risulta dal rapporto di
arresto provvisorio, la stessa risultava positiva al test indicativo dell’alito
nella misura del 1.48% alle ore 21.55 (cfr. rapporto di arresto provvisorio
25.07.2012 AI 1). Le analisi del sangue per la determinazione dell’etanolemia
daranno esito positivo nella misura del 1.78 g/kg (1.69 - 1.87 g/kg) alle ore
21.30 del 24.07.2012 (cfr. AI 13). 

Al suo arrivo all’interno dell’appartamento, la Polizia constatava
che la donna aveva provveduto a pulire parte delle tracce di sangue
nell’appartamento (cfr. rapporti di intervento della Polizia, AI 54).

 

                                   7.   La Polizia
Scientifica procedeva alle constatazioni del caso, all’allestimento della
documentazione fotografica e al sequestro del coltello, rinvenuto sporco di
sangue nel lavello della cucina.

                                                                                L’appartamento
veniva sigillato per i prelievi di tracce ed impronte (cfr. rapporto di arresto
provvisorio, AI 1; rapporto Polizia scientifica, AI 86, in particolare foto 50 e 51).

 

                                   8.   Condotto presso il
posto di Polizia, IM 1 veniva sottoposto (alle ore 20.10) al test etanografico
che dava risultato negativo (rapporto di arresto provvisorio AI 1, pag. 4). 

Successivamente al verbale di interrogatorio, IM 1 veniva condotto presso il PS
dell’Ospedale __________ di __________ dove veniva sottoposto al prelievo del
sangue per la determinazione dell’alcolemia e per l’esame tossicologico atto a
verificare l’assunzione di sostanze stupefacenti nonché per la sottoposizione a
visita medica (cfr. rapporto di arresto provvisorio AI 1, pag. 4). Sia l’esame
dell’etanolemia che quello tossicologico hanno dato esito negativo (AI 11 e AI
42). 

 

                                   9.   Il 25 luglio 2012
veniva interrogata __________ in qualità di imputata per i supposti reati di
violenza o minaccia contro l’autorità e i funzionari (art. 285 CP), impedimenti
atti d’autorità (art. 286 CP), lesioni semplici (art. 123 CP) e minaccia
(art. 180 CP) e ciò per il comportamento aggressivo assunto nei confronti
dell’agente di polizia femminile intervenuta nell’abitazione (cfr. verbale
polizia 25.07.2012). La __________ dichiarava di non ricordare assolutamente
nulla di quanto le veniva contestato affermando di avere il giorno prima, da
mezzogiorno in avanti, bevuto mezza bottiglia di whisky e 5 o 6 birre da un
litro l’una.

La stessa affermava inoltre di non ricordare nulla dei fatti del
giorno prima ma solo di aver visto “ad un dato momento del sangue un po’
dappertutto a casa mia”, due poliziotti in divisa ma nulla più (cfr.
verbale 25.07.2012 ore 11.27). 

Interrogata quale testimone nell’ambito del procedimento a carico
del marito, __________ ha dichiarato che il 24.07.2012 era rientrata da __________
con il treno poco prima delle ore 09.00, di aver preso da __________ il bus per
__________ raggiungendo l’abitazione di sua sorella, dove è rimasta fino a
mezzogiorno circa, bevendo del whisky. Verso le ore 13.00 ha preso il treno per __________ per rientrare a casa. Con lei aveva due borse di vestiti da
riparare, essendo lei sarta e degli alimenti datigli da sua sorella.

In treno le si sono seduti accanto due ragazzi __________ che si
sono messi a parlare con lei in italiano un po’ scarso e le hanno chiesto se
aveva qualcosa da mangiare. Scesi a __________, ha portato i ragazzi a casa sua
dove gli ha offerto degli yoghurt. Suo marito non era a casa; gli ha telefonato
dicendogli che sarebbe andata a __________ per una commissione. Con i due
ragazzi ha preso il treno per __________. Uno dei ragazzi si è fermato in
stazione mentre l’altro l’ha accompagnata a __________. Qui ha portato le
scarpe della signora presso la quale lavora dal calzolaio e poi con il ragazzo
è andata da una sua amica, tale ______. Qui ha bevuto della birra e del whisky
che le aveva dato sua sorella e che aveva messo in una bottiglietta e hanno
parlato del più e del meno. Terminata la visita all’amica, lei ed il ragazzo
sono rientrati in treno a __________. Non sa a che ora è rientrata e afferma di
non ricordare se a casa c’era o meno il marito e che “qui i miei ricordi
sono vaghi”. 

Preso atto delle dichiarazioni del marito in merito
all’accoltellamento, __________ dichiara di non ricordare nulla dei particolari
riferiti dal consorte a proposito dell’accoltellamento e di rammentare “che
ad un dato momento ho visto tanto sangue in casa mia e che in seguito è
arrivata la polizia, nulla di più”. Afferma inoltre che entrambi i ragazzi
le hanno proposto di fare del sesso con lei e che prima di andare a __________,
quando erano a casa, ACPR 1 l’ha seguita quando lei è andata in camera da letto
per cambiarsi, chiudendo la porta a chiave dietro di lui. Lei ha capito quali
erano le intenzioni del ragazzo e voleva farlo uscire; in quel momento è giunto
sull’uscio della camera l’altro ragazzo di cui non conosce il nome, che ha
fatto uscire il suo amico (cfr. verbale 25.07.2012 ore 12.32).

 

Da rapporto d’inchiesta di Polizia giudiziaria 20.11.2012 risulta
che il ragazzo che accompagnava ACPR 1 il pomeriggio del 24.07.2012, è stato
identificato in __________, nato il 01.01.1994, cittadino __________, anch’egli
richiedente l’asilo. Lo stesso “nonostante i nostri solleciti e citazioni,
non si è mai presentato nonostante le citazioni. A partire dal 24.08.2012 si è
reso definitivamente irreperibile” (rapporto d’inchiesta di Polizia
giudiziaria del 20.11.2012, AI 78).

 

                                10.   IM 1 veniva
interrogato dalla Polizia e forniva una prima versione dei fatti. L’accusato
riferiva che il 24 luglio 2012 nel pomeriggio, dopo aver fatto la spesa
settimanale a __________ al Centro __________ (tavolino magico), aveva preso il
bus delle 17.15 da __________ in direzione di __________. Rientrato a casa, sua
moglie non c’era anche se aveva notato che era rientrata dai __________ perché
aveva visto dei vestiti fuori posto. 

Dopo aver fatto la doccia e mangiato alcuni panini, si era seduto
sulla poltrona a guardare la televisione. Dopo circa 10 minuti è rientrata sua
moglie, che era ubriaca fradicia - tanto che è caduta mentre entrava nella sala-cucina
- e che “... era in compagnia di un ragazzo di colore che mia moglie ha
detto essere suo cugino”. Lui, alzandosi in piedi, ha salutato il ragazzo
che si è seduto sulla poltrona accanto alla sua e gli ha offerto una sigaretta
che quest’ultimo gli ha chiesto. Al suo saluto in __________, il ragazzo gli ha
risposto in italiano. Ha quindi capito che il ragazzo non era __________ e non
poteva quindi essere il cugino di sua moglie. 

Ne è nata una discussione con quest’ultima volta a sapere chi era
questa persona. La moglie gli diceva che era un ragazzo che aveva incontrato
sul treno, che lo aveva portato a casa perché era un bravo ragazzo e simpatico.
Lui si è molto arrabbiato per il fatto che la moglie aveva portato a casa uno
sconosciuto per cui si è vestito ed è uscito sulla strada principale a fumare.

Dopo essersi tranquillizzato, è rientrato in casa con l’intenzione
di invitare il ragazzo ad andare via. Appena ha aperto la porta, ha sentito che
avevano messo la musica ad alto volume. “Giunto nel salotto-cucina, ho visto
mia moglie abbracciata con il ragazzo che si stavano baciando (….) sulla
poltrona”. 

Alla vista di questa scena IM 1 ha dichiarato di essersi “alterato
tantissimo, per dirla in dialetto “son dai för da matt””. Si è avvicinato
al lavello della cucina e ha “impugnato un coltello di grosse dimensioni,
quello che uso per tagliare le costine”.

Con il coltello nella mano destra si è avvicinato al ragazzo che
in quel momento si è alzato dalla poltrona dove era seduto con la moglie e si è
rifugiato nella camera degli ospiti. Pensa di averlo colpito con il coltello in
questo frangente. Il ragazzo teneva la porta chiusa. Lui con una spallata è
riuscito ad aprirla e “a questo punto ho visto tanto sangue per terra, sui
muri e sul letto all’interno della camera”. Alla vista di tutto quel
sangue si è bloccato ed è indietreggiato poiché “Vedendo il sangue mi
sono spaventato”.

Ha quindi lasciato uscire il
ragazzo che ha perso diverse gocce di sangue. Lui lo ha seguito fin
sull’ingresso della palazzina “e in seguito ho fatto rientro. Ho buttato il
coltello nel lavello dove poi è stato ritrovato dagli agenti. Sono nuovamente
uscito sul pianerottolo incontrando il vicino che abita al secondo piano il
quale mi ha chiesto cosa era questo casino e come mai c’era tutto quel sangue.
Il vicino asseriva che bisognava chiamare la Polizia. Lo invitavo a farlo lui
perché io non ero in grado. Ero agitatissimo e mi tremavano le mani” (verbale
polizia 24.07.2012).

L’imputato ha riconosciuto
sulla foto che gli è stata sottoposta dagli interroganti, il coltello che aveva
impugnato (doc. 1 allegato al verbale 24.07.2012).

IM 1 al termine del verbale
veniva arrestato. 

Con decisione del 27 luglio 2012 il GPC ne confermava l’arresto
(AI 10).

 

 

ATTO D’ACCUSA

 

                                11.   La Pubblica accusa,
effettuati gli interrogati dei protagonisti della vicenda, il loro confronto,
sentita la moglie dell’imputato, il figlio del padrone di casa e sviluppata
l’inchiesta con gli accertamenti medico legali, i rilievi della Scientifica, la
ricostruzione dei fatti operata sulla base delle rispettive versioni dei due
protagonisti e chiesto un parere al medico legale sul tipo di sanguinamento
provocato dalle lesioni subite dalla vittima rispettivamente sulla
compatibilità delle versioni dei due protagonisti per rapporto alle ferite
riscontrate, con atto d’accusa del 12 febbraio 2013 ha deferito IM 1 dinanzi alla Corte delle assise criminali per tentato omicidio intenzionale
(punto 1 dell’AA). 

 

La Pubblica accusa ha imputato inoltre all’accusato, in relazione
alla grave ferita alla mano destra, il reato di lesioni gravi (punto 2
dell’AA), imputazione che in aula, all’apertura del dibattimento, ha
correttamente ritirato poiché assorbita dall’imputazione di tentato omicidio
(cfr. verbale dibattimentale pag. 2).

 

 

ULTERIORI DICHIARAZIONI DELL’IMPUTATO

 

                                12.   Dichiarazioni
predibattimentali dell’imputato

 

Nel verbale dinanzi alla PP (AI 6) IM 1 mantiene sostanzialmente
la stessa versione dei fatti che aveva reso alla Polizia, versione nella quale non
ricorda quando ha colpito la vittima e quante volte. 

Più nel dettaglio, IM 1 ribadisce che quando la moglie è rientrata ubriaca con
quello che gli ha presentato come suo cugino, il suo stato d’animo “era di
nervosismo, “sull’incazzato andante”” (pag. 5).

Quando è rientrato dopo aver fumato per calmarsi e ha visto la moglie e il
ragazzo sulla poltrona che si baciavano e si toccavano, “l’incazzatura è
passata oltre, sono andato fuori di matto” (pag. 5). Ha quindi preso “l’unico
coltello che taglia bene” dal lavello. Il ragazzo ha tentato di scappare e
quando gli è passato davanti, lui “probabilmente” lo ha colpito: “dico
probabilmente perché io questo ricordo nella mia mente non è registrato.
Sicuramente l’ho colpito, ma tra le urla di lei, la mia incazzatura e lui che
scappava, continuo a dire che io il gesto specifico non lo ricordo. Sono
comunque sicuro di averlo colpito prima che lui entrasse e si rifugiasse nella
camera degli ospiti” (pag. 6). Il ragazzo si è quindi rifugiato nella
camera degli ospiti e gli impediva l’entrata “appoggiandosi con tutto il suo
corpo e la sua forza alla porta” (pag. 6). Ad un certo punto con una
spallata è riuscito ad aprire la porta e vedendo sangue ovunque, si è bloccato.
A questo momento la moglie si è messa in mezzo tra lui ed il ragazzo. Lui è
indietreggiato e ha lasciato uscire il ragazzo, che ha seguito con il coltello
in mano. Poi è rientrato in casa. In quel momento il suo stato d’animo era “indescrivibile.
Ero fuori dalle grazie di Dio” (pag. 7).

A domanda dell’interrogante IM 1 ribadisce che “io so che l’ho colpito, per
forza l’ho colpito almeno una volta perché c’era il sangue, ma non so ora come
ora dove l’ho colpito. Sono sicuro che quando ho visto il sangue mi sono
bloccato e secondo me l’ho colpito nel tragitto dalla poltrona alla camera”,
precisando di non avere assolutamente il ricordo di essere riuscito a far
entrare la lama del coltello lateralmente alla porta (pag. 10), salvo poi
dichiarare che “può essere che si sia ferito alla mano sinistra quando io
avevo il coltello all’interno della porta” (pag. 11). IM 1 dichiara inoltre
che è possibile che ha inferto quattro colpi alla vittima, ma di non ricordarlo
(pag. 11).

 

Nel verbale 30.07.2012 l’imputato dichiara di essersi ricordato di
alcuni particolari che vuole riferire. Ammette di aver inseguito il ragazzo
quando questi si è rifugiato nella camera degli ospiti e di essere riuscito,
dopo aver dato una o due spallate alla porta, ad infilare il braccio sinistro,
nella cui mano aveva il coltello, nella fessura tra la porta semiaperta e lo
stipite e che “in seguito ho dato 4 o 5 fendenti o meglio colpi alla
rinfusa, senza vederlo, perché lui rimaneva dietro la porta, tra questa e la
libreria bianca” (pag. 2). Ha precisato che la fessura era di circa 20 cm, spazio in cui è “riuscito ad infilare tutto il braccio e a muoverlo con in mano il coltello”
(pag. 2).

In seguito il ragazzo è riuscito a spingerlo fuori e a richiudere la porta
ma lui con un’altra spallata è riuscito a riaprirla ed è in questo momento che
ha visto il sangue a terra e ovunque. Ricorda che il ragazzo si teneva strette
le due mani in modo congiunto e gli domandava di lasciarlo uscire. Lui dopo
aver visto il ragazzo con le mani conserte e il sangue in terra, si è tirato
indietro e la moglie si è frapposta tra loro. Ripete di essere stato “… fuori
dalla grazia di Dio” e di non aver “saputo gestire la mia rabbia”
(pag. 2).

Questa versione dei fatti viene confermata dall’imputato anche a confronto con
la vittima (verbale di confronto del 07.08.2012, AI 23) e ribadita integralmente
durante la ricostruzione (cfr. verbale del 24.09.2012, AI 64), in occasione
della quale l’imputato ha aggiunto che “Ricordo solo ora, vedendo il danno
alla porta, che nel momento in cui la porta si è chiusa, io l’ho colpita con il
coltello, danneggiandola” (pag. 4). 

L’imputato mantiene la medesima versione dei fatti anche durante
l’interrogatorio dinanzi al PP del 21.12.2012 (AI 85), dove dichiara inoltre,
riferendosi a ACPR 1, che “per fortuna è riuscito ad entrare in quella
stanza, altrimenti non sarebbe finita così bene” (pag. 3).

 

                                13.   Dichiarazioni rese
dall’imputato al dibattimento

 

Al dibattimento IM 1 ha confermato questa stessa versione
apportandovi alcune precisazioni. Ha dichiarato infatti per la prima volta di
aver visto il ragazzo seduto sul bracciolo della poltrona “con il braccio
intorno alle spalle di mia moglie, e con la mano infilata sotto la maglietta,
che le stava toccando i seni” (verbale d’interrogatorio dell’imputato pag.
3, all. 1 al verbale del dibattimento).

Ha ribadito che vedendo questa scena l’incazzatura che aveva già “è passata
oltre, sono andato fuori di matto” e si è diretto subito verso il lavello
della cucina che dista “si e no un metro, un metro e mezzo dalla poltrona”
a prendere il coltello. Ha ripetuto che si trattava del coltello che usa per
tagliare le costine e che “era l’unico che tagliava bene”. Era stato lui
che quella mattina aveva lavato le stoviglie ed anche il coltello. Il coltello
che ha preso tagliava bene perché era stata sua madre che aveva affilato la
lama. 

Ha dichiarato che sul lavello non c’erano altri coltelli “solo quelli da
tavola, coltelli e forchette”. 

Ha affermato di non sapere perché quando ha visto la moglie in atteggiamenti
teneri con il ragazzo, ha preso il coltello. Neppure ha giustificato il motivo
per il quale ha preso proprio quel coltello che tagliava bene e non un altro
coltello da tavola che pur si trovava - per sua stessa ammissione - sul
lavello, dichiarando che si è trattato di una cosa rapida e veloce e che ha “afferrato
la prima cosa che ho visto a portata di mano” e che ha preso “quel
coltello senza pensarci”.

Ha dichiarato di non sapere cosa voleva fare al ragazzo quando con il coltello
lo ha rincorso, che tutto è durato pochissimo e che non sa “cosa ho pensato
in quel momento”.

Ha riconosciuto di aver danneggiato la porta della camera con il coltello e ha
ribadito “che è stato per fortuna che la vittima è riuscita a chiudersi
dietro la porta”. Ha precisato che “Quella è stata la prima
coltellata che ho inferto nella direzione della vittima” (verbale
d’interrogatorio dell’imputato pag. 3-4, all. 1 al verbale dibattimentale).

L’imputato non ha neppure saputo giustificare il motivo per cui non ha
affrontato la vittima a mani nude posta la differenza di altezza e corporatura
(pesava 105 kg al momento dei fatti come lui stesso ha dichiarato) rispetto al
ragazzo che lui stesso ha riconosciuto essere “mingherlino” rispetto a
lui, ripetendo che tutto si è svolto molto velocemente. 

IM 1 ha confermato di sapere “che la vittima si trovava immediatamente
dietro la porta” che cercava di non farlo entrare, affermando di non aver
mirato i colpi ma di aver “infilato il braccio nella porta e ho dato 3 o 4
colpi in senso orizzontale. Possono essere stati 4 o 5 colpi. La direzione dei
colpi era da sinistra a destra, con moto orizzontale”. L’imputato, tenuto
conto del braccio infilato nella porta, dei 4-5 colpi inferti alla cieca, in
modo orizzontale con le braccia all’altezza del busto, tenuto conto che la
vittima era più bassa di lui, ha ammesso che con tali azioni andava a colpire
la vittima “probabilmente all’altezza della faccia, o meglio alla parte
superiore del busto, dal busto in su”, ripetendo comunque di non aver,
nell’agitazione del momento, “pensato cosa fare alla vittima”. 

Ha indicato di aver impiegato circa 30 secondi per crearsi - dando due spallate
- lo spazio nella porta dove ha infilato il braccio ma di non aver pensato, in
quei 30 secondi, a quello che stava facendo.

L’imputato ha ripetuto che dopo aver dato questi 4 o 5 colpi, il ragazzo “era
riuscito a richiudere la porta”, che lui, con un’ulteriore spallata, ha
aperto “per 45 gradi” e di aver visto in tal modo “un pezzo di faccia
di ACPR 1 che sporgeva e ho visto che teneva le mani strette. In quel momento
ho visto anche tutto il sangue che c’era per terra. In quel momento mi sono
fermato, mi sono tirato indietro nel corridoio. In quel momento quando mi sono
spostato indietro e ACPR 1 era sulla porta, è intervenuta mia moglie, che ha
aperto completamente la porta e lo ha fatto uscire” (verbale
d’interrogatorio dell’imputato pag. 5, all. 1 al verbale del dibattimento).

L’imputato in aula ha ripetuto che quando “ho visto il sangue in terra mi
sono spaventato. Diciamo che non è stata una bella scena. A terra c’era una
pozza di sangue” e che “quando ho visto tutto quel sangue, mi sono reso
conto di averlo colpito seriamente. Mi sono spaventato per me ma anche per lui.
Solo in un secondo momento mi è stato detto che l’avevo colpito alle mani, io
non sapevo dove l’avevo colpito” (verbale d’interrogatorio dell’imputato
pag. 5).

 

 

DICHIARAZIONI DELLA VITTIMA

 

                                14.   ACPR 1 (__________),
cittadino __________ richiedente l’asilo, da subito dà una versione
sensibilmente diversa da quella dell’imputato in merito all’accoltellamento
(cfr. verbale vittima 25.07.2013). Dichiara che quando con la donna sono
entrati in casa, la stessa ha aperto con le sue chiavi la porta e che a casa “non
c’era nessuno”. Lui si è seduto sul divano e poco dopo la donna si è seduta
sulle sue gambe: “siamo rimasti così per dieci minuti. Ci siamo baciati con
la lingua”. Ad un certo momento, girando la testa ha visto la faccia di un
uomo in piedi e si è spaventato. La donna gli diceva che “quella persona era
suo marito”. Scesa dalle sue gambe, mentre la donna parlava in corridoio
con il marito che era arrabbiato, lui si è alzato in piedi e ha visto che
l’uomo si è diretto all’angolo cucina. Lo ha visto di schiena che stava
cercando qualcosa e quando si è girato l’ha visto con un coltello in mano. ACPR
1 ha dichiarato che:

 

"
A quel momento sono scappato. Sono andato alla porta principale,
ma era chiuso a chiave. Ho cercato di aprirla, ma non ci sono riuscito. Sono
entrato in un’altra stanza dove la porta era aperta (non chiusa a chiave).
Girandomi vedevo l’uomo che mi seguiva con il coltello in mano.

 

Entrando nella camera, ho bloccato la porta con il mio peso.
Tenevo la porta sia con il busto che con le mani. Fino a questo momento non ho
subito alcuna lesione.

 

In seguito l’uomo spingeva la porta cercando d’entrare. La porta
non era completamente chiusa, si apriva nella mia direzione, l’uomo era
riuscito a far entrare la lama del coltello. Ho cercato di prenderla, ma non ci
sono riuscito. Stimo che il coltello era all’altezza del mio viso. Ricordo che
a quel momento mi sono ferito alla mano sinistra. 

Non ricordo bene i dettagli di come questo sia accaduto. Era tutto veloce ed
avevo molta paura.

 

A quel momento la porta si è aperta e lui è riuscito ad entrare
nella stanza. L’uomo, brandendo il coltello, mi ha dato un fendente dall’alto
verso il basso. [...].

 

Successivamente mi sono protetto alzando il braccio destro
all’altezza della faccia. Qui il coltello mi feriva la mano destra. Io muovevo
ripetutamente le mani davanti alla faccia, poiché ero spaventato e pensavo che
quest’uomo mi uccidesse.

 

Dopo aver sentito il dolore, mi guardavo la mano e vedo il taglio
profondo.

 

ADR che la mano destra si è ferita quando ho alzato il braccio e
mi proteggevo il viso.

 

ADR che la mano destra era aperta e che la usavo come scudo per
proteggermi il volto.

 

ADR che se non avessi messo le mani davanti alla faccia, l’uomo mi
avrebbe colpito il collo con il coltello.

 

In seguito ho notato che dalla mano destra usciva tanto sangue e
che scorreva come una fontana. Gli dicevo in italiano all’uomo di lasciarmi
stare e che era colpa della donna che mi aveva portato a casa.

 

L’uomo quando ha visto il sangue, è scappato via. [...].”

(verbale ACPR 1 25.07.2012, pagg. 3-4) 

 

ACPR 1 ha aggiunto che “dopo che l’uomo è scappato, la donna è
venuta da me e si è messa in mezzo dicendo di farla finita e di smetterla”
(verbale ACPR 1 25.07.2012, pag. 5).

 

In sostanza in questo primo verbale ACPR 1 dichiara:

                                     -   che quando è entrato in
casa con la donna, a casa non c’era nessuno; 

                                     -   che fino al momento in cui
si è chiuso nella stanza di fianco alla porta d’entrata, non aveva subito
alcuna lesione; 

                                     -   di essere stato colpito
alla mano destra quando l’uomo è riuscito ad entrare nella stanza; 

                                     -   che la mano destra che
teneva aperta come scudo mentre alzava il braccio per proteggersi il viso, si è
ferita poiché colpita da un fendente dall’alto verso il basso; 

                                     -   e di aver ricevuto in
totale quattro colpi di coltello. 

 

                                15.   A questa prima
versione resa all’indomani dai fatti, la vittima ha apportato nel corso dei
successivi verbali, quo al momento e alle modalità dell’accoltellamento,
diverse modifiche:

 

                                  a)   Nel verbale PP del
26.07.2013, la vittima ribadisce che quando sono entrati in casa non c’era
nessuno e che l’uomo è arrivato successivamente mentre lui era con la donna
sulla poltrona a baciarsi appassionatamente. Conferma che quando ha visto che
l’uomo, che era arrabbiato, aveva preso un coltello in mano, lui è scappato e
si è rifugiato nella stanza aperta perché ha visto che l’uomo lo stava
seguendo. Dichiara - contrariamente a quanto affermato nel primo verbale - di
non avere il ricordo preciso di aver prima tentato di aprire la porta d’entrata
per scappare. Dichiara poi che: 

 

"
Una volta all’interno di questa camera ho cercato di chiudere la
porta ma l’uomo l’ha bloccata ad un certo momento con il suo piede. Io con
tutta la forza che avevo ho spinto la porta verso l’esterno con tutto il mio
corpo, mani, spalle e gambe. In quel momento l’uomo ha infilato il coltello tra
lo spazio aperto della porta, spazio che posso stimare in circa 20 cm. Nel contempo l’uomo teneva comunque aperta la porta con il suo piede.

 

[...]

Prima ha inserito la punta del coltello, poi tutto il coltello
muovendolo e pure, poi, tutto il braccio, sempre muovendolo in ogni verso. In
seguito è riuscito pure a piegare il braccio verso la porta e verso l’interno,
continuando sempre a muovere il coltello, dove io mi trovavo. In quel momento è
riuscito a colpirmi sulla mano sinistra, parte esterna che dal mignolo scende
verso il polso, ed io, in quel momento, ho lasciato la presa sulla porta. Lui è
entrato, spingendo la porta verso l’interno. Io ho fatto un paio di passi
indietro e sono finito vicino ad un mobile.”

(verbale ACPR 1 26.7.2012, pag. 5)

 

ACPR1 afferma di essere finito dove inizia il tappeto, vicino al
letto e che “... in quel momento l’uomo continuava a muovere il braccio
impugnando il coltello e mirava verso la parte superiore del mio corpo, vicino
al collo” (verbale citato, pag. 5).

                                         Dichiara poi che “...
mentre io ho alzato entrambe le braccia per coprirmi, l’uomo mi ha inferto un
colpo dall’alto verso il basso”, precisando che: 

 

 

 

"
... Ricordo che mi ha colpito una volta ferendomi. Immediatamente
è schizzato sangue ovunque, come una fontana. Io sono scoppiato a piangere dal
dolore e dall’enorme spavento. Gli ho detto in italiano “ti prego per favore,
vado via. Perché hai fatto così?”. 

In quel momento anche l’uomo si è fermato ed è indietreggiato. Secondo me
quando ha visto il sangue schizzare, si è spaventato anche lui. In quello
stesso momento è arrivata la donna e si è messa tra me e lui.”

(verbale ACPR 1 26.7.2012, pagg. 5-6)

 

La vittima afferma quindi di essere stata colpita alla mano destra
all’interno della camera quando l’imputato è riuscito ad aprire la porta e con
un colpo dall’alto verso il basso. 

 

                                  b)   Nel verbale di
confronto del 07.08.2012 (AI 23), ACPR 1 afferma che gli “sembra di
ricordare” di avere, ad un certo punto, chiesto una sigaretta all’uomo, ma
di non ricordare la sua presenza all’interno della casa prima che lo stesso li
scoprisse sulla poltrona (cfr. verbale cit. pag. 4).

Dichiara che quando ha visto all’improvviso l’uomo e la sua
imponenza fisica, si è spaventato e che non appena ha visto che è andato a
prendere il coltello, è scappato. Riafferma di essere andato verso l’uscita ma
che la porta era chiusa a chiave e che per tale motivo si è infilato nella
stanza accanto all’uscita che aveva la porta aperta. E’ entrato all’interno e
ha cercato di chiudere la porta con tutto il suo corpo. Non è riuscito a
chiuderla interamente perché l’uomo è riuscito a trattenerla. Afferma di essere
stato impedito nei movimenti perché “avevo un taglio sulla mano sinistra ed
è anche per questo che non sono riuscito a chiudere la porta a chiave”
(verb. cit. pag. 6). 

Dichiara di non sapere né quando né come è stato ferito alla mano sinistra ma
che “di sicuro è avvenuto nel tragitto tra il salotto e la camera” (pag.
6) e ciò contrariamente a quanto affermato nel verbale del 25.07.2012 allorché
aveva dichiarato di non essere stato ferito fino al momento in cui si era
chiuso nella camera. ACPR 1 ha poi riferito che “Subito dopo il qui presente
è riuscito ad infilare la lama del coltello nella fessura tra la porta e lo
stipite, è riuscito ad infilare il braccio e in quel frangente ha fatto 2 o 3
volte il movimento del braccio dall’alto in basso. Credo che è in quel momento
che è riuscito a colpirmi un’altra volta sul palmo della mano sinistra”
(verb. cit. pagg. 6-7).

ACPR 1 dichiara di aver cercato di trattenere la porta con tutta la sua forza ma
ad un dato momento l’uomo è riuscito ad aprirla: “La porta si è aperta
completamente e il qui presente è entrato nella stanza, ponendosi a circa 50 cm dalla soglia. Nello stesso momento il qui presente ha inferto almeno un altro colpo dall’alto
verso il basso ferendomi in modo importante alla mano destra” (pag. 7).

Dalla ferita è subito fuoriuscito il sangue in modo importante, “zampillando
tutto intorno e pure sulle pareti”. Il dolore è stato lancinante, la ferita
era molto profonda e il sangue continuava ad uscire come una fontana. ACPR 1
aggiunge che “Devo dire che anche il qui presente, dopo aver visto il sangue
zampillare, si è fermato” (pag. 7).

Lui ha urlato dal dolore e ha chiesto all’uomo di lasciarlo
andare. Nel frattempo la donna è intervenuta e si è frapposta tra loro. A
questo punto IM 1 “è arretrato”. Lui lo ha supplicato di lasciarlo
andare dicendogli “ti prego ti prego”. Ha dichiarato che in quel momento
“ho visto nei suoi occhi la sua rabbia ed io l’ho interpretata come se
volesse ancora ammazzarmi” e che “l’uomo non è più intervenuto su di me,
la donna ha aperto la porta che era chiusa a chiave e io sono riuscito a
correre fuori di casa. Quando ho visto il sangue io pensavo che stavo per
morire e credo che anche il qui presente si sia spaventato come me, dopo aver
visto anche lui il sangue” (verb. cit. pag. 7).

ACPR 1, come già detto, si dichiara sicuro di essere stato colpito anche
durante il tragitto tra il salotto e la camera, cosa di cui si è accorto quando
in camera ha cercato di chiudere a chiave la porta senza riuscirci e ciò
diversamente da quanto aveva dichiarato nel primo verbale 25.07.2012.

 

ACPR 1 afferma in sostanza che l’uomo lo ha affrontato “faccia
a faccia” e che lo ha colpito quando la porta era completamente aperta e
l’uomo era entrato all’interno della stanza a 50 cm dalla soglia ed è in quel momento che gli ha causato l’importante ferita alla mano destra.
Ribadisce inoltre di non essere riuscito a chiudere la porta completamente
anche se mancavano pochi centimetri per riuscire a chiuderla (verb. cit. pag.
8).

 

                                  c)   Nel verbale di
ricostruzione 24 settembre 2012 (AI 65) ACPR 1 ammette per la prima volta che
quando con la donna sono arrivati a casa “c’era qualcuno in casa” e
rende, per questa prima parte, una versione con la quale si allinea a quella
dell’imputato. 

A suo dire, entrati in casa, la donna si è messa a parlare con l’uomo
dicendogli di pur entrare. Lui ha salutato l’uomo dicendogli “buongiorno”
in italiano e l’uomo gli ha risposto in spagnolo o colombiano. Lui si è seduto
sulla poltrona e gli ha chiesto una sigaretta che l’uomo gli ha dato
mostrandogli il pacchetto sul mobile del corridoio. Lui si è alzato, ha preso
la sigaretta, l’ha accesa e si è seduto di nuovo in poltrona.

Nel frattempo il marito stava discutendo con la moglie e subito dopo si è
alzato e si è allontanato. Afferma che la donna non gli ha detto che l’uomo era
suo marito - cosa che ha saputo in un secondo momento - ma solo di salutarlo.
La donna ha acceso lo stereo e gli si è buttata tra le braccia.

Dopo circa una ventina di minuti ha girato lo sguardo e ha visto l’uomo che lo
stava fissando. Si trovava in piedi davanti allo specchio. Ha sentito poi un
rumore di stoviglie e voltando lo sguardo ha visto l’uomo con in mano un
coltello. Immediatamente ha allontanato la donna, si è alzato dalla poltrona e
si è dato alla fuga.

Quando è scappato è passato dinanzi all’uomo e “ho visto che lo stesso ha
cercato di colpirmi senza raggiungermi. La seconda volta mi ha colpito
all’altezza della mano sinistra, alla base del mignolo” (pag. 3) e ciò
contrariamente a quanto dichiarato nel verbale PP 26.07.2012.

“Dopo essere stato ferito” ha cercato di scappare attraverso la porta
principale che era chiusa a chiave. Si è quindi rifugiato nella stanza
adiacente che era socchiusa:

 

"
Una volta all’interno ho subito chiuso la porta con una mandata utilizzando
la chiave inserita nella serratura [circostanza
di cui in precedenza non aveva mai riferito]. Un attimo dopo l’uomo è
comunque riuscito a sfondarla, forzandola in modo tale da riuscire ad entrare
parzialmente con il suo corpo. In particolare dalla fessura di circa 20 cm, l’uomo è riuscito a fare entrare parzialmente la sua gamba e pure il suo braccio. Presumo
che si tratti della parte sinistra del suo corpo.

Dopodiché ha iniziato a muovere il braccio con in mano il
coltello, in modo frenetico.

Non so dire quanti colpi ha tentato di infliggermi ma comunque più di uno. Io
facevo resistenza sulla porta, cercando comunque di non farmi colpire con il
coltello. Negli stessi istanti, l’uomo è riuscito a colpirmi nuovamente alla
mano sinistra. Ad un certo punto l’uomo ha spalancato la porta e ci siamo
trovati faccia a faccia, all’interno della camera. In quel momento mi ha
colpito violentemente sul palmo della mano destra, dall’alto verso il basso.
Nonostante si fosse accorto di avermi ferito alla mano, l’uomo ha comunque
tentato ripetutamente di colpirmi all’addome.”

(verbale ACPR 1 24.09.2012, pag. 3)

 

ACPR 1 afferma che nel momento in cui l’uomo lo ha colpito, lui
aveva la mano destra all’altezza del busto, “a circa 90 gradi con il palmo
della mano rivolto verso l’alto. Il colpo dell’uomo mi ha raggiunto in questa
posizione e da lì ha più volte insistito facendo scivolare avanti e indietro il
coltello nella ferita, allo scopo di raggiungere l’addome. A quel momento il
sangue è schizzato in modo esorbitante un po’ ovunque. Quindi l’uomo si è
spaventato, arretrando di qualche metro nel corridoio” (verb. cit. pag. 3).

E’ intervenuta poi la donna che ha preso il braccio destro del marito,
facendolo indietreggiare di più e si è posta tra loro due.

 

Con l’ultima versione resa nel verbale 24.09.2012, ACPR 1 si
allinea a quanto dichiarato dall’accusato per quel che concerne l’arrivo e casa
ed il marito della donna che era presente nell’appartamento. Tale versione
diverge poi da quanto aveva affermato in precedenza allorché aveva dichiarato
di essere stato colpito una sola volta, mentre si trovava all’interno della
camera con le mani protese verso l’alto nel tentativo di proteggersi il viso ed
il collo. 

Posto di fronte a tali divergenze, ACPR 1 dichiara che quanto affermato in
precedenza “non è corretto”. Giustifica le divergenze tra le
dichiarazioni da lui rese allegando che quando ha dato le precedenti versioni
non stava bene ed era sotto l’effetto di medicamenti, in particolare di
antibiotici, e “che con questo tipo di medicamento non è facile ricordarsi”
(verbale 24.09.2012 pag. 4).

La versione della vittima diverge quindi da quella dell’imputato sul momento
dell’accoltellamento e sulle modalità di produzione delle ferite alle mani. 

 

 

DICHIARAZIONI DEL VICINO DI CASA

 

                                16.   In data 24 gennaio
2013 veniva interrogato, quale persona informata sui fatti, __________, figlio
del proprietario dell’immobile che occupa l’appartamento sito al secondo piano
dello stabile dove è situato l’appartamento dei coniugi __________.

Lo stesso ha dichiarato di non poter riferire nulla in merito
all’accoltellamento. Ha indicato di essere rientrato dalla lavanderia, porta
secondaria verso le ore 17.00 e che:

 

"
... aprendo la porta interna che da sull’atrio ho osservato
schizzi di sangue sui muri. Era una scena che definisco forte. Sentivo IM 1 era
in casa sua e discuteva ad alta voce. Non rammento le parole che esternava. Anche
perché parlava in __________. Ero solo ho suonato il campanello della porta
entrata appartamento IM 1 e in pochi secondi sono presentati alla porta IM 1 e
la moglie. Io ho chiesto cosa era successo e lui testualmente per quanto mi
ricordo mi ha detto:

“…. Ne ho accoltellato uno ho sempre detto a mia moglie di non portare a casa
uomini e se lo prendo lo ammazzo…” a quel punto io gli ho detto “…. chiamo la
polizia...”, lui mi ha detto “….sì sì chiama la polizia…”. Mi sono spostato
nella lavanderia e ho chiamato la Polizia tramite 117. Ho spiegato alla Polizia
quanto avevo osservato e di venire immediatamente. 

Mi sono rispostato nell’atrio accanto all’appartamento IM 1 e
ho notato che la coppia stava ancora discutendo in spagnolo. Non capivo cosa
dicevano ma non era una discussione ad alta voce. Mi sono permesso di dire loro
“… ma vi rendete conto di cosa è successo?...”. A quel punto lui mi ha detto “…
esco a fumare una sigaretta …”. Io gli ho detto “….ma adesso arriva la
polizia…”. Lui mi ha risposto “…..li aspetto qua fuori…”.”

(verbale __________ 24.01.2013, AI 97, pagg. 2-3) 

 

__________ ha aggiunto che dopo qualche minuto è arrivata la
Polizia.

Ha precisato che IM 1, quando gli ha aperto la porta era sporco di sangue sulla
camicia all’altezza del fianco sinistro e che gli è sembrato “sotto shock”,
mentre la moglie gli “sembrava sotto influsso di alcolici” (cfr. verbale
____________ 24.01.2013).

 

 

CONVINCIMENTO DELLA CORTE

 

                                17.   Nel valutare i fatti a
giudizio la Corte non ha avuto a disposizione dichiarazioni di testimoni in
quanto l’accoltellamento è avvenuto all’interno dell’abitazione dove oltre ai
due protagonisti era presente solo la moglie dell’imputato che si trovava però
in comprovato stato di ebrietà. La stessa infatti, come visto, ha dichiarato di
non ricordare assolutamente nulla dell’accoltellamento (verbale 25.07.2012, AI
2) mentre che __________ ha riferito unicamente dei momenti successivi
all’accoltellamento. 

La Corte si è quindi basata sui seguenti riscontri: 

 

                                  a)   sulla relazione della
visita medico legale 26.07.2012 in merito alle lesioni riscontrate sulle mani
della vittima (AI 8)

Il medico legale nella sua relazione del 26.07.2012 (AI 8) basata sulla
visita della vittima effettuata il 25.07.2012 - alla presenza della Polizia
Scientifica - presso l’Ospedale di __________, sulle informazioni ricevute dal
Dr. __________, medico del reparto dell’__________ di __________ e sulle foto
scattate in sala operatoria prima dell’intervento subito alla mano (cfr. AI 86,
foto da 77 a 81), ha rilevato:

                                     -   una ferita profonda alla
mano destra. La lesione alla mano destra (che ha necessitato di un intervento
chirurgico) ha interessato i tendini flessori (erano stati recisi 8 tendini flessori
delle ultime 4 dita) e i rami dell’arteria radiale e ulnare prossimalmente
alla formazione dell’arco palmare, ivi decorrenti;   

                                     -   due ferite al palmo della
mano sinistra, suturate con punti non riassorbibili;

                                     -   una lesione cutanea,
superficiale, alla mano sinistra ad andamento curvilineo, della lunghezza di
circa 1 cm. 

A giudizio del medico legale “la lesione alla mano destra ha comportato una
sezione completa di molteplici tendini e vasi decorrenti nel palmo della mano,
che ha necessitato di un intervento chirurgico urgente. 

Le lesioni riportate, sebbene trattate chirurgicamente,
difficilmente consentiranno una restituito ad integrum della funzionalità della
mano, segnatamente dei movimenti di flesso-estensione delle ultime quattro dita
della mano destra. Appare altamente probabile il persistere di un deficit
dell’organo della prensione la cui entità non è, allo stato, valutabile; si
dovrà attendere un periodo di alcuni mesi per procedere alla valutazione del
danno” (pag. 5).

Il medico legale ha stabilito che “... le lesioni sono ubicate in regioni
corporee tipiche per l’essere state prodotte in tentativi di difesa” ma di
non poter riferire nulla in merito alla direzione con cui esse sono state
inferte (pag. 5). 

In detta relazione si legge ancora che ACPR 1 “non ha comunque mai versato
in pericolo di vita” (pag. 6).

 

                                  b)   sulla documentazione
fotografica e sui rilievi allestiti dalla Polizia scientifica (AI 86) 

Dagli stessi risulta in particolare:

                                     -   che la porta della
camera teatro dei fatti, presenta sul lato esterno un taglio obliquo situato ad
un’altezza di circa 5 cm sopra la maniglia (AI 86, foto 18);

                                     -   la rottura dello stipite
in legno della porta verosimilmente a seguito delle diverse spallate
dell’imputato (AI 86, foto 20);

                                     -   il chiavistello che sporge
dalla sua sede (posizione chiusa) e la maniglia della porta, la placchetta e la
chiave con evidenti tracce di sangue (AI 86, foto 20);

                                     -   le molteplici tracce di
sangue rilevate sul muro a destra della porta (con visione dall’interno verso
l’esterno) d’accesso della cameretta e, in minor quantità, sul comodino e sul
letto (AI 86, foto da 23 a 25);

                                     -   le ulteriori tracce di
sangue sul muro a destra del mobile (AI 86, foto 28 ed il richiamo alla
foto 26);

                                     -   la constatazione che la
porta della camera, quando del tutto aperta, copre buona parte del muro
visibile nella fotografia (AI 86, foto 28 con il richiamo alla foto 26); 

                                     -   la presenza di tracce di
sangue al suolo contrassegnate dal numero 11 (AI 86, foto 27, 29 e 30),

oltre che, come si constata
dalla documentazione fotografica, l’assenza di tracce importanti di sangue sul
tappeto.

 

 

                                  c)   sul parere medico legale
26.11.2012 in merito alle lesioni riportate dalla vittima (AI 81) 

Il parere medico-legale quo al tipo di sanguinamento provocato
dalle lesioni inferte alla vittima, ha stabilito che “vi fu certamente una
lesione arteriosa e, sicuramente, di alcune vene di calibro minore decorrenti
in regione palmare” (pag. 2). La ferita ha dunque provocato un
sanguinamento di tipo arterioso e di tipo venoso:

                                     -   il
sanguinamento arterioso è caratterizzato da “spruzzi ematici” di forma
tondeggiante, ravvicinati e di piccole dimensioni che si producono praticamente
contemporaneamente alla lesione del vaso, insieme a gocciolature prodotte dalla
fuoriuscita di sangue a minor pressione (tra una pulsazione e l’altra). La
fuoriuscita di sangue dall’arteria avviene in modo “pulsante”,
coerentemente con i battiti cardiaci. Lo specialista considera che tale tipo di
sanguinamento “è compatibile con quanto si evidenzia nell’immagine scattata
sul muro della camera degli ospiti con riferimento numerico “8” della polizia (vedi foto allegata)” (pag. 3);

                                     -   il sanguinamento venoso è
caratterizzato da fuoriuscita del sangue, con minima pressione, che si
raccoglie nelle concavità e cade, per gravità, verso il basso. Anche in questo
caso il sanguinamento è immediato, ma contrariamente a quello arterioso, è
continuo (non pulsatile), anche se di minor entità e generalmente tende a
decrescere col passare del tempo per collabimento dei vasi. 

 

Chiamato ad esprimersi anche sulla compatibilità delle versioni
rese dai due protagonisti in rapporto alle ferite riscontrate, il medico legale
ha ritenuto che:

 

"
La lesione alla mano destra fu prodotta all’interno della camera
degli ospiti, subito a destra della porta (con visione dall’interno della
stanza). Sanguinamento di tipo arterioso è infatti evidente sul muro adiacente
la porta e, in minor entità, sul letto. [...]”

(AI 81, pag. 4)

 

In merito alla dinamica del ferimento il medico legale attesta che
alla mano destra, si tratta di “un’unica ferita a margini regolari” e
che non si evidenziano “intaccature dei margini o delle strutture profonde
riferibili a molteplici passaggi della lama nella ferita”, per cui la
lesione è stata cagionata “da un unico colpo inferto con un’arma da taglio”
(pag. 4). 

La lesione prodotta è “una lesione da taglio” e non “da punta e
taglio”, cioè il coltello non è penetrato perpendicolarmente (con la punta)
nel palmo della mano, bensì la lama ha agito tangenzialmente ad esso (pag. 4).

Il medico legale attesta inoltre quanto segue:

 

"
La lesione, per tipologia e localizzazione appare compatibile con
un gesto difensivo. 

La lesione può essere stata provocata:

- sia quando l’aggressore si trovava fuori dalla stanza ma con il
braccio oltre la porta (quindi la lesione è avvenuta immediatamente all’interno
della stanza), coerentemente con le dichiarazioni dell’aggressore.

- sia all’interno della stanza, ma sempre in prossimità della soglia della
porta (dunque non in posizione arretrata rispetto all’uscio), in un tentativo
frontale di aggressione. In quest’ultimo caso la mano destra della vittima si
trovava rivolta con il palmo verso l’aggressore e perpendicolare rispetto alla
lama. In tale eventualità la porta doveva essere aperta a sufficienza per
consentire all’aggressore di entrare nella stanza e dunque, avrebbero dovuto trovarsi
imbrattamenti ematici analoghi a quelli sul muro (schizzi), anche sul versante
esterno della porta (che non sembrano presenti dalla visione delle immagini ritraenti
i luoghi). La vittima doveva però trovarsi comunque sulla soglia della porta,
come indicano gli schizzi ematici sul muro, e non in posizione più interna
nella camera, come invece sostenuto dalla vittima.”

(parere medico legale in merito alle lesioni subite da ACPR 1, AI
81, pag. 5) 

 

                                  d)   sull’arma utilizzata

Dal rapporto della Polizia scientifica (AI 86) risulta che il
coltello utilizzato dall’imputato è un coltello da cucina avente una lama di 20 cm e larga 7 cm alla base (cfr. AI 86: foto 50-51), coltello che è stato rinvenuto (e
sequestrato) dalla Polizia Scientifica nel lavello della cucina con evidenti
tracce ematiche e che - come già detto - l’imputato ha riconosciuto come quello
da lui utilizzato il 24.07.2012 per colpire ACPR 1 (cfr. verbale IM 1
24.07.2012, pag. 4). 

 

                                18.   Sulla base di tali
riscontri la Corte in merito al momento ed alle modalità dell’accoltellamento
ha accertato che l’accusato a mano del coltello ha rincorso la vittima
sferrando una prima coltellata in direzione della stessa che ha colpito la
porta della stanza (foto n. 18 dell’AI 86) dietro la quale la vittima si è
rifugiata chiudendosi a chiave e che l’imputato, sfondando la porta e creandosi
un varco nella stessa ed infilandovi il braccio sinistro, ha ferito con il
coltello ACPR 1 quando si trovava all’esterno della stanza - e non all’interno
della stessa - con la vittima dietro la porta (foto da n. 23 a n. 25: schizzi ematici sul muro a destra della porta e in minor quantità sul letto), in
particolare quando ha sferrato le (almeno) 4 coltellate in direzione della
vittima, che cercando di proteggersi e facendosi scudo con le mani, ha
riportato le ferite compatibili con gesti difensivi come riferito dal
medico-legale. 

 

La Corte ha altresì accertato che dopo aver inferto questi colpi,
l’imputato - dopo avere, con un’ulteriore spallata, aperto di più la porta come
attestato dalle fotografie della ricostruzione (AI 86, foto 117 e 118) - alla
vista del sangue e della vittima che teneva le mani congiunte, si è bloccato, è
indietreggiato e non ha più proseguito nella sua azione, lasciando uscire il
ragazzo che, attraverso la porta apertagli dalla moglie, si è allontanato, ciò
che - ha osservato la Corte - l’imputato ha sempre dichiarato in modo costante
e ritenuto inoltre come tale comportamento dell’autore, è sempre stato ammesso
dalla vittima, pur nell’ambito della propria versione (cfr. verbale confronto
07.08.2012 pag. 7-8; verbale ricostruzione imputato 24.09.2012 pag 4; verbale
ricostruzione vittima 24.09.2012 pag. 3).

Sulla base di detti accertamenti la Corte ha confermato i fatti descritti
nell’atto d’accusa.

 

 

IN DIRITTO

 

                                19.   Giusta il disposto
dell’art.111 CP: “Chiunque intenzionalmente uccide una persona è punito con
una pena detentiva non inferiore a cinque anni, in quanto non ricorrano le
condizioni previste negli articoli seguenti”. 

 

L’art. 22 cpv. 1 CP stabilisce che: “Chiunque, avendo
cominciato l’esecuzione di un crimine o di un delitto, non compie o compie
senza risultato o senza possibilità di risultato tutti gli atti necessari alla
consumazione del reato può essere punito con pena attenuata”.

 

L’art. 23 CP cpv. 1 CP - che è stato prospettato dalla Corte
(cfr. verbale dibattimentale pag. 4) - recita che: “Se l’autore ha
spontaneamente desistito dal consumare un reato iniziato o ha contribuito ad
impedirne la consumazione, il giudice può attenuare la pena o prescindere da
ogni pena”. 

 

                                20.   Per l’art. 111 CP, è
necessario - dal profilo oggettivo - un comportamento omicida, la morte di un
essere umano e un rapporto di causalità naturale ed adeguato tra il
comportamento dell’autore e la morte della vittima. Risulta evidente che
trattandosi in concreto di un tentato omicidio, la morte e il rapporto di
causalità non devono evidentemente essere realizzati. 

Il comportamento omicida può consistere in un’azione o in
un’omissione. Poco importa sapere il mezzo utilizzato per compiere tale azione.
Infatti, l’illiceità non si caratterizza attraverso il modo di procedere, ma
attraverso il risultato finale desiderato o ottenuto. 

 

In casu, restando sull’aspetto oggettivo, bisogna considerare che
il comportamento dell’accusato, ovvero quello di munirsi di un coltello di
grosse dimensioni e di inseguire il suo antagonista e di colpire ripetutamente
con un coltello avente una lama di 20 cm la vittima che sapeva trovarsi immediatamente dietro la porta intenta a tenerla chiusa - vittima che sapeva
essere più piccola e bassa di lui -, sferrando almeno 4 colpi con moto
orizzontale da sinistra verso destra e quindi in direzione della parte alta del
busto fino alla testa (compreso il collo) della vittima, deve essere senz’altro
qualificato come comportamento omicida e questo in relazione al fatto che
quella zona del corpo cui sono stati diretti i colpi, è notoriamente sede di
organi vitali e vasi arteriosi importanti ai quali l’accusato ha attinto
ripetutamente con un coltello ben affilato, tagliente e di grosse dimensioni.

L’accusato ha colpito alla cieca con colpi diretti in una zona del
corpo che notoriamente è particolarmente sensibile e in una situazione che
vedeva la vittima nei pressi della maniglia e dell’apertura della porta intenta
a tenerla chiusa e quindi in una posizione ravvicinata. E’ stato quindi solo
per caso e per i gesti di difesa della vittima che i colpi inferti
dall’accusato hanno ferito le mani ed in particolare in modo grave la mano
destra, ciò che dimostra oltre ogni dubbio che le coltellate hanno raggiunto la
vittima.

In queste condizioni la probabilità che le coltellate dirette alla
zona del busto e della testa (compreso il collo) potessero ferire a morte la
vittima, è molto elevata. Poco importa in concreto la circostanza che la
vittima non è mai stata in pericolo di vita, dal momento che l’accusa è quella
di tentato omicidio e non di lesioni gravi intenzionali, imputazione cui la
Pubblica accusa ha rinunciato all’inizio del dibattimento. 

 

                                21.   Dal profilo soggettivo
il reato di omicidio è intenzionale. Esso è realizzato qualora l’autore abbia
avuto l’intenzione di causare la morte della sua vittima; il dolo eventuale è
sufficiente (Corboz, Les infractions en droit suisse, p. 26). 

 

Sussiste dolo eventuale quando I'agente ritiene possibile che
I'evento o iI reato si produca e cionondimeno agisce poiché prende in
considerazione I'evento nel caso in cui si realizzi e pur non desiderandolo lo
accetta (DTF 133 IV 9 e 131 IV 1). Chi prende in considerazione I'evento
qualora si produca, ossia lo accetta, lo vuole e a tal fine basta che l’autore
ritenga possibile il realizzarsi dell’atto e se ne accolli il rischio (art. 12
cpv. 2 seconda frase CP; Jenny, Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea
2007, art. 12 N 43 segg.; Trechsel/Jean-Richard, Schweizerisches
Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2008, art.
12 N 13; Stratenwerth/Wohlers, Schweizerisches Strafgesetzbuch,
Handkommentar, Stämpfli Verlag AG, Berna 2007, art. 12 N 7; Corboz, Commentaire
Romand, Code pénal I, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2009, art. 12 N 62 segg.;
Dupuis/Geller/Monnier/Moreillon/Piguet, Code pénal, Partie générale, Helbing
Lichtenhahn, Basilea 2008, art. 12 N 15 segg. e Favre/Pellet/Stoudmann, Code
Pénal Annoté, Ed. Bis & Ter, Losanna 2007, art. 12 N. 2.4 segg.), mentre
non è necessario che lo desideri e lo approvi (DTF 121 IV 249). 

II discrimine tra dolo eventuale e negligenza cosciente può rivelarsi delicato,
sia in un caso come nell'altro, infatti I'autore nel dolo eventuale ritiene
possibile che I'evento o iI reato si produca mentre v'è negligenza e non dolo
qualora I'autore, per un'imprevidenza colpevole, agisce presumendo che
I'evento, che ritiene possibile, non si realizzi (DTF 130 IV 58). Quindi, la differenza
tra dolo eventuale e negligenza cosciente risiede nella volontà dell'autore e
non nella sua coscienza (DTF 133 IV 9). 

Quanto l’autore di un reato sa, vuole o accetta è un dato di fatto
(DTF 128 I 177, 125 IV 242, 119 IV 1, 110 IV 20 e 110 IV 74). 

Il dolo eventuale, quale fatto interiore, può essere accertato
solo in base ad elementi esteriori ragion per cui, in quest'ambito, Ie
questioni di fatto e di diritto sono strettamente connesse tra di loro e
coincidono parzialmente (DTF 133 IV 1). 

In mancanza di confessione il giudice può, di regola, dedurre la volontà
dell'interessato fondandosi su indizi esteriori e sulle regole dell'esperienza.
Può desumere la volontà dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove
I'eventualità che I'evento si produca era tale da imporsi all'autore, in modo
che si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato (DTF 133 IV 222 e
130 IV 58). Quest’interpretazione deve ragionevolmente prendere in
considerazione il grado di probabilità che l’evento si realizzi, alla luce
delle circostanze concrete e dell’esperienza della vita (DTF 133 IV 1).
La probabilità deve essere di un grado elevato poiché il dolo eventuale non può
essere ammesso con leggerezza (DTF 133 IV 9 e sentenza non pubblicata del TF
6B.519/2007 del 29.1.2008). Tra gli elementi esteriori da cui è possibile
dedurre che l’agente ha accettato l’evento illecito nel caso che si produca
figurano, in particolare, la gravità della violazione del dovere di diligenza e
la probabilità, nota all’autore, della realizzazione del rischio, il movente e
la modalità con cui l’atto è stato commesso (DTF 125 IV 242 e sentenza non
pubblicata del TF 6B.519/2007 del 29.1.2008). Quanto più grave è tale
violazione e quanto più grande tale rischio, tanto più fondata risulterà la conclusione
che l’agente, malgrado i suoi dinieghi, aveva accettato l’ipotesi che l’evento
considerato si realizzasse. La conclusione per cui l’autore ha accettato il
risultato non può però essere dedotta dal semplice fatto che ha agito sebbene
fosse consapevole del rischio della sopravvenienza del risultato, in quanto
trattasi di un elemento comune al dolo eventuale e alla negligenza cosciente
(DTF 130 IV 58).

 

Nel caso concreto la Corte ha ritenuto che taluni elementi
militano per una intenzionalità diretta come il munirsi in cucina di un
coltello di grosse dimensioni, con una lama di 20 cm, ben affilato e tagliente, in un contesto dove l’imputato poteva agevolmente affrontare la
vittima a mani nude vista la differenza di altezza e corporatura rispetto al
ragazzo così come indizierebbe un dolo diretto la prima coltellata sferrata
dall’accusato che ha colpito la porta - all’altezza di 5 cm sopra la maniglia - tempestivamente chiusa dalla vittima.

D’altra parte però le successive 4 coltellate sferrate con il
braccio sinistro all’interno della porta in direzione della vittima, sono state
sferrate alla cieca, ciò che militerebbe piuttosto per un dolo eventuale. 

La Corte ha concluso ritenendo che l’accusato ha agito con dolo
eventuale di alto grado. 

Prendendo dal lavello della cucina (che distava un metro/un metro
e mezzo dalla sua posizione) il coltello di grosse dimensioni, inseguendo la
vittima e tirando una prima coltellata finita contro la porta e poi ancora
vibrando alla cieca con il braccio sinistro infilato all’interno della porta
almeno 4 coltellate con moto orizzontale in direzione del busto e della testa
compreso il collo - zone del corpo notoriamente sensibili - della vittima che
sapeva essere dietro la porta, intenta a tenerla chiusa, in prossimità della maniglia
e pertanto ad una distanza ravvicinata, l’accusato si è assunto consapevolmente
l’altissimo rischio di ferire a morte il suo antagonista. In tali circostanze
la Corte ha ritenuto che l’imputato ha preso in considerazione, accettandola,
l’ipotesi di colpire a morte ACPR 1.

La Corte su tale punto ha anche osservato che l’accusato non ha
mai detto, neppure in aula, cosa voleva fare con il coltello. Ha ammesso
unicamente che se la vittima non si fosse rifugiata dietro la porta, non le
sarebbe andata così bene con riferimento alle sole ferite alle mani,
rispettivamente ha ammesso di essere andato fuori di testa nel momento in cui
ha visto il ragazzo abbracciato alla moglie in atteggiamenti affettuosi. La
Corte ha pertanto ritenuto che se l’accusato avesse voluto solo ferire la
vittima, l’avrebbe certamente detto, cosa che invece non ha mai fatto
affermando solo di essere andato fuori di testa, “son nai for da matt”.
La reazione immediata dell’accusato - ha osservato la Corte - è stata quella di
prendere il coltello di grosse dimensioni dal vicino lavello (dove sapeva che
era, avendolo lui stesso lavato al mattino), di inseguire la vittima alla quale
ha sferrato subito una prima coltellata finita contro la porta, di non fermarsi
davanti alla porta chiusa ma di insistere prendendola a spallate finché è
riuscito, scardinandola, a crearsi un varco e ad infilarvi il braccio e a
sferrare almeno 4 coltellate alla cieca dove sapeva trovarsi in quei momenti la
vittima, con colpi diretti alla parte alta del busto compreso la testa
dimostrando con ciò una notevole determinazione nel colpire il suo antagonista.

 

                                22.   La Corte ha
considerato inoltre che quando l’accusato, con un’ulteriore spallata, è
riuscito ad aprire la porta, alla vista della scena cui si è trovato confrontato,
ha interrotto la sua azione. In particolare quando IM 1 ha visto “un pezzo
di faccia di ACPR 1 che sporgeva e (...) che teneva le mani strette. In quel
momento ho visto anche tutto il sangue che c’era per terra. In quel momento mi
sono fermato, mi sono tirato indietro nel corridoio”. 

IM 1 ha aggiunto che quando ha
visto il sangue a terra “mi sono spaventato. (...) A terra c’era una pozza
di sangue”, ed ancora che “mi sono spaventato per me ma anche per lui
(...)” (cfr. verbale d’interrogatorio dell’imputato pag. 5, all. 1 al
verbale del dibattimento).

La Corte ha ritenuto che l’apertura, con un’ulteriore spallata, della porta da
parte dell’accusato era, anche dal punto di vista temporale, la continuazione
della sua azione mirata all’apertura della porta nell’intento di colpire
ulteriormente la vittima. L’accusato invece bloccandosi come ha fatto - quando
è riuscito ad aprire la porta - alla vista del sangue, ha interrotto la sua
azione e ha desistito spontaneamente dal consumare il reato (art. 23 CP), ritenuto
che sull’interruzione della sua azione, le dichiarazioni dell’autore sono
sempre state costanti e che anche quelle della vittima, pur nelle diverse
versioni da essa fornite in merito alla dinamica, sono su tale punto sempre rimaste
le stesse laddove ha ammesso che l’accusato alla vista del sangue si è fermato/bloccato
ed è indietreggiato (cfr. verbale confronto 07.08.2012 pag. 7-8; verbale
ricostruzione vittima 24.09.2012 pag. 3). 

 

La giurisprudenza riconosce il carattere spontaneo della desistenza
quando questa è determinata da motivi interni come vergogna, compassione o
paura di delinquere. E’ ammesso che i motivi interni possono anche essere sorti
in seguito a circostanze esterne, come ad esempio le invocazioni della vittima
(DTF 115 IV 121 consid. 2.h). La Corte ha ritenuto di assimilare la vista del
sangue alle invocazioni della vittima.

 

                                23.   L’accusato è stato
pertanto riconosciuto autore colpevole di omicidio intenzionale tentato, avendo
desistito spontaneamente dal consumare il reato, reato che ha commesso con un
dolo eventuale di alto grado.

 

                          24.   La
difesa, nel corso della sua arringa non ha contestato l’imputazione di tentato omicidio
ma ha postulato l’applicazione dell’omicidio passionale tentato di cui all’art.
113 CP, che quindi è stato prospettato, in alternativa al punto 1. dell’atto
d’accusa, dalla Corte (verbale del dibattimento, pag. 4).

La Corte non ha ritenuto realizzata tale ipotesi poiché l’accusato, a suo
giudizio, non ha agito “cedendo ad una violenta commozione dell’animo
scusabile per le circostanze”. 

In concreto, lo stato psicologico in cui si trovava IM 1 al momento dei fatti,
in base alla perizia psichiatrica, è da ricondurre ad una ferita dei tratti
narcisistici della sua personalità. L’accusato ha quindi agito per un motivo egoistico
e non perché in preda ad una violenta commozione dell’animo. 

La violenta commozione dell’animo deve inoltre essere scusabile per le
circostanze (DTF 119 IV 203 consid. 2a; 118 IV 233 considerando 2a; STF
10.07.2012, 6B 246/2012 condierando 2.4.1). Deve trattarsi di circostanze
oggettive. 

Nel caso concreto la Corte ha considerato che nelle stesse circostanze una
qualsiasi persona ragionevole, non avrebbe avuto la stessa reazione dell’imputato,
risposta che trova la sua origine e la sua causa in un sentimento di “lesa
maestà” e meglio nel suo orgoglio ferito da rapportare al narcisismo
inconsapevole dei tratti della sua personalità che non costituisce comunque, a
giudizio del perito, una considerevole patologia psichiatrica. 

La Corte ha ritenuto che IM 1 non si è trovato confrontato con una situazione
così drammatica come invece preteso, tra l’altro, dalla giurisprudenza per il
ricorrere della fattispecie di cui all’art. 113 CP.
In altri termini le circostanze in cui l’accusato si è trovato ad agire,
da un punto di vista etico oggettivo, non giustificavano la reazione che ha
avuto l’accusato da ricondurre, come detto, ai tratti particolari della sua
personalità. 

In ogni caso la Corte ha anche considerato che non vi era alcuna proporzione
tra la provocazione costituita dal vedere la vittima sulla poltrona del salotto
in atteggiamento affettuoso con la moglie e la reazione avuta dall’accusato, considerando
anche che aveva di fronte un ragazzo di statura e corporatura più piccola della
sua, disarmata e a mani nude.

 

 

COMMISURAZIONE DELLA PENA

 

                                25.   Nella commisurazione
della pena (art. 47 CP) il giudice tiene conto della colpa del reo, della vita
anteriore e delle condizioni personali di lui nonché dell’effetto che la pena
avrà sulla sua vita. Il legislatore ha in sostanza aggiunto la necessità di
prendere in considerazione l’effetto che la pena avrà sulla vita a venire del
condannato, codificando la giurisprudenza secondo la quale il giudice può
ridurre una pena apparentemente adeguata alla colpa del reo se le conseguenze
sulla sua esistenza futura appaiono eccessivamente severe (DTF 6B.14/2007 del
17 aprile 2007, consid. 5.2 con rinvii; DTF 128 IV 73 consid. 4; 127 IV 97
consid. 3). Questi aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo
delle riduzioni marginali, la pena dovendo essere sempre adeguata alla colpa;
il giudice non potrebbe ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti
gravi (Stratenwerth,
Schweizerisches Strafrecht, AT II, Strafen und Massnahmen, N 72 ad § 6; Stratenwerth/Wohlers, Schweizerisches
Strafgesetzbuch, Handkommentar, Stämpfli Verlag AG, Berna 2007, N 17 e 18 ad
art. 47 CP). 

Secondo l’art. 47 cpv. 2 CP la colpa è determinata secondo il
grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la
reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché tenuto
conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore
aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione. La norma riprende, mutatis
mutandis, la giurisprudenza relativa all’art. 63 vCP (Stratenwerth/Wohlers,
op. cit., N 4 ad art. 47 CP) a mente della quale per valutare la gravità della
colpa entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno
indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del proposito
(determinazione) o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto,
l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del
pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione
dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà
personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato
(collaborazione, pentimento, volontà di emendamento; DTF 129 IV 6 consid. 6.1;
124 IV 44 consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 e DTF 116 IV 288
consid. 2).

 

Vanno inoltre considerati - sempre secondo la citata
giurisprudenza - la situazione familiare e professionale dell’autore,
l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale,
gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44
consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 e DTF 116 IV 288
consid. 2a). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale
all’espiazione della pena (Strafempfindlichkeit) per rapporto allo stato
di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai
rischi di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3; DTF 6B.14/2007 del 17 aprile
2007, consid. 6.4; 6P.152/2005 del 15 febbraio 2006, consid. 8.1 e 6S.163/2005
del 26 ottobre 2005, consid. 2.1 con rinvii; Stratenwerth, op. cit., N 53 segg. ad § 7). Esigenze di prevenzione generale,
per converso, svolgono solo un ruolo di secondo ordine. Dice, espressamente, al
riguardo il TF: "Considerazioni di prevenzione generale possono
influenzare la commisurazione della pena soltanto quando non diano luogo a una
pena superiore a quella che corrisponde alla colpa” (DTF 118 IV 342).

Il principio della parità di trattamento, da parte sua, assume
rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in
modo di per sé conforme all’art. 47 CP (che ha la stessa portata del previgente
art. 63 CP) diano luogo a un’obiettiva disuguaglianza; il confronto tra casi
concreti suole invece essere infruttuoso, ogni fattispecie dovendo essere
giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive (DTF 123 IV
150; DTF 116 IV 292; v. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c). In merito, la CCRP ha
ripetutamente affermato e ribadito che per sostenere che una sanzione rientri
fra le rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme all'art.
63 (ora 47) CP diano luogo ad un'obiettiva disuguaglianza, non basta
confrontare questo o quell'elemento oggettivo di determinazione della colpa, ma
occorrerebbe paragonare tutte le circostanze oggettive, ma anche soggettive,
che hanno concorso a determinare la pena, ciò che nella prassi si rivela assai
arduo poiché ogni soggetto ha una sua specificità propria e ogni agire fonda le
sue radici che gli sono proprie. La stessa CCRP ha precisato in merito che il
principio della parità di trattamento suole assumere un ruolo più importante
solo all'interno di una medesima fattispecie che coinvolge più imputati (CCRP
5.9.2005 in re A., consid. 8h e 13.12.2005 consid. 8f).

 

                                26.   La colpa di IM 1 deve
essere innanzitutto qualificata come grave. La Corte è rimasta colpita dalla
facilità con la quale l’accusato si è armato di un grosso coltello da cucina e
dalla facilità con cui ne ha fatto uso sferrando una prima coltellata che per
fortuna è andata a colpire la porta della stanza dietro la quale la vittima si
era rifugiata e dal fatto che è ricorso al coltello senza alcuna necessità
visto che aveva di fronte una persona a mani nude e di corporatura inferiore
alla sua.

La Corte ha considerato che l’ostacolo costituito dalla porta chiusa non è
servito a trattenere l’accusato e farlo riflettere su quel che stava facendo
nonostante abbia impiegato per sua stessa ammissione 30 secondi per crearsi un
varco nella porta, come ha dichiarato in aula. Anzi, ha perseverato nel suo
intento fino a che è riuscito ad infilare il braccio sinistro nella porta e a
sferrare almeno 4 colpi alla cieca, diretti alla parte superiore del corpo del
suo antagonista. La Corte è rimasta colpita dalla particolare ostinazione
dimostrata dal fatto che quando la vittima è riuscita a richiudere la porta e
quando IM 1 aveva già sferrato almeno 4 coltellate in direzione della vittima,
non si sia fermato ma con grande convinzione sia riuscito con un’ulteriore
spallata ad aprire quella porta, ciò che a giudizio della Corte dimostra un
agire dell’accusato connotato, sino a questo momento, da una grande
determinazione. 

La colpa dell’accusato è ancora grave poiché al momento dei fatti non
aveva bevuto, non aveva assunto sostanze stupefacenti e neppure ha agito sotto
la spinta emozionale tale da non più fargli comprendere quel che faceva: era
lucido, non avendo bevuto alcolici né consumato stupefacenti e, stante alla
perizia psichiatrica, cosciente di quel che faceva. Ha agito per orgoglio
ferito, per la ferita narcisistica dei tratti della sua personalità e quindi
per il suo egoismo non ha esitato a mettere concretamente in pericolo una vita
umana, che solo grazie al caso non è stata colpita mortalmente