# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6ae3af4a-1442-5fcb-b6c6-ad8c8e001237
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-12-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.12.2023 F-1330/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1330-2022_2023-12-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1330/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  5  d i c e m b r e  2 0 2 3     

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gregor Chatton, Regula Schenker Senn,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

…,   

patrocinata dal MLaw Enea Scarpino,  

Assistenza Legale,  

Via Pioda 2 A,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Documenti di viaggio per stranieri (altro); decisione della 

SEM del 15 febbraio 2022. 

 

 

 

F-1330/2022 

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Fatti: 

A.  

Il … 1995, A._______ (la ricorrente), nata il … 1946 in Libano, priva di 

qualsiasi documento di legittimazione nazionale, ha raggiunto con due dei 

suoi figli suo marito B._______ e i suoi due altri figli in Svizzera (cfr. anche 

la procedura di ricorso F-1318/2022, avente lo stesso oggetto, relativa al 

marito della ricorrente).    

B.  

Nel 1996, in seguito al rigetto della sua domanda d’asilo da parte dell’Ufficio 

federale dei rifugiati (UFR), la ricorrente ha beneficiato dell’ammissione 

provvisoria (permesso F), dopodiché ha ottenuto un permesso di dimora 

B.    

C.  

Il 7 ottobre 1998, l’UFR ha respinto una domanda di riconoscimento dello 

statuto di apolide da parte dell’intera famiglia, considerando in particolare 

che “gli interessati [la ricorrente, suo marito e i loro quattro figli] non 

avessero compiuto tutti gli sforzi necessari per ottenere la cittadinanza 

libanese”.    

L’11 novembre 1998, la ricorrente e i suoi familiari hanno impugnato la 

decisione dell’UFR davanti al Dipartimento federale di giustizia e polizia 

(DFGP; cfr. consid. F).  

D.  

Nel luglio 2000, uno dei figli della ricorrente che aveva indicato in un 

documento per la sua procedura di matrimonio che suo nonno paterno era 

un cittadino turco che aveva risieduto ad Aleppo fino al 1937, si è rivolto 

alle autorità consolari di Turchia a Berna per vagliare la possibilità di 

ottenere un passaporto turco per i membri della sua famiglia, le quali gli 

hanno risposto di indirizzarsi alle autorità consolari di Siria a Ginevra 

“concernant votre père né à Halep [sic]”.   

Nel febbraio 2002, su richiesta del medesimo figlio della ricorrente, le 

autorità consolari siriane l’hanno informato che “as we do not have any 

official documents to certify their nationality, we are not in the position to 

answer your question”.   

E.  

Il 24 aprile 2002, la ricorrente ha inoltrato una prima domanda di rilascio di 

passaporto per stranieri all’UFR, il quale l’ha respinta.  

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F.  

Il 1° novembre 2005, il DFGP ha rigettato il ricorso contro il rifiuto di 

riconoscimento dello statuto di apolide. Rilevando di aver “ottenuto da fonti 

confidenziali delle informazioni secondo cui il [marito della ricorrente] 

sarebbe cittadino turco e probabilmente anche siriano”, accreditate da un 

“documento originale di stato civile turco [relativo a suo padre]”, il DFGP, 

una volta sentito su questo punto il marito della ricorrente, che ha 

contestato l’autenticità del documento in questione e dichiarato di essere 

vittima di un complotto da parte di due cittadini svizzeri di origini turche, ha 

ritenuto che gli interessati “non hanno profuso tutti gli sforzi che ci si poteva 

ragionevolmente attendere al fine di accertare le loro origini e di 

conseguenza la loro nazionalità” (decisione del DFGP, §§ 19, 21, 25 e 30; 

N.B.: non vi è traccia di questo documento nell’incarto N ...).     

G.  

Il 15 maggio 2006, la ricorrente ha presentato all’allora Ufficio federale della 

migrazione (UFM), subentrato all’UFR, una seconda richiesta di rilascio di 

un passaporto per stranieri. 

Il 12 dicembre 2006, l’UFM ha respinto la domanda, asserendo in sostanza 

che la ricorrente avrebbe potuto “ottenere dalle autorità del suo Paese un 

passaporto valido, attivandosi con la necessaria diligenza e facendone 

regolare domanda presso la rappresentanza consolare”. 

H.  

Il 28 luglio 2010, la ricorrente ha di nuovo richiesto all’UFM il rilascio di un 

passaporto per stranieri. 

Il 18 agosto 2010, l’UFM ha comunicato alla ricorrente che “siamo disposti 

a rilasciarle il documento richiesto, che le verrà inviato secondo la 

procedura abituale”. 

Il 23 settembre 2010, l’UFM ha formalmente accolto la domanda della 

ricorrente, riservato il pagamento del relativo emolumento di fr. 120.–.  

Il 14 ottobre 2010, l’UFM ha confermato alla ricorrente di aver ricevuto 

l’importo dell’emolumento, invitandola a contattare le autorità competenti 

ticinesi per rilevare i suoi dati biometrici, ciò che è avvenuto nei giorni 

successivi.    

Il 27 ottobre 2010, il DFGP ha quindi emesso il passaporto per stranieri in 

favore della ricorrente, con data di scadenza del 26 ottobre 2015.      

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I.  

L’11 settembre 2015, la ricorrente ha inoltrato alla Segreteria di Stato della 

migrazione (SEM), subentrata all’UFM, un’ulteriore domanda di passaporto 

per stranieri. 

Il 1° dicembre 2015, la SEM ha comunicato alla ricorrente che le condizioni 

per l’emissione del documento richiesto non erano adempiute, nella misura 

in cui “è lecito esigere che lei solleciti il rilascio di un passaporto nazionale 

presso le autorità competenti del suo Stato d’origine in Svizzera”. La SEM 

ha fissato alla ricorrente un termine fino al 29 dicembre successivo per 

richiedere una decisione formale. 

Il 20 gennaio 2016, la SEM ha prorogato il detto termine fino al 18 febbraio 

seguente “per farci avere i documenti dell’ambasciata libanese”.   

Il 29 agosto 2016, non avendo ricevuto i documenti richiesti, la SEM ha 

chiuso la procedura relativa alla domanda di passaporto per stranieri “in 

quanto priva d’oggetto”.      

J.  

Il 7 luglio 2020, la ricorrente ha ottenuto un permesso di domicilio C valido 

fino al 6 luglio 2025.  

K.  

Il 3 maggio 2021, la ricorrente ha fatto pervenire all’Ufficio della migrazione 

del Canton Ticino (UMCT) una nuova domanda di passaporto per stranieri. 

Il 24 giugno 2021, l’UMCT ha trasmesso la domanda alla SEM.  

Il 3 novembre 2021, la SEM ha comunicato alla ricorrente che le condizioni 

per l’emissione di un passaporto per stranieri non erano soddisfatte, 

precisando che è “lecito esigere che […] solleciti il rilascio di un passaporto 

nazionale presso le autorità competenti del suo Stato d’origine in Svizzera 

[…]. In base ai documenti forniti, […] non è considerata come sprovvista di 

documenti di viaggio […]”. La SEM ha informato la ricorrente che aveva la 

possibilità di chiedere una decisione formale entro il 2 dicembre seguente.  

L’11 novembre 2021, la ricorrente ha risposto alla SEM che “è priva di 

documenti nazionali validi. E ha già ampiamente dimostrato di trovarsi 

nell’oggettiva impossibilità di procurarseli. Circostanza che a suo tempo le 

avete già riconosciuto, accordandole il passaporto per stranieri allora 

richiesto. Pretendere ora che dimostri ancora una volta un fatto già 

dimostrato e da voi ammesso è evidentemente contrario alla buona fede, 

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costituisce un formalismo eccessivo e un abuso di diritto”. Su questa scia 

la ricorrente ha aggiunto che tutti i membri della sua famiglia “in passato 

hanno accertato di non possedere nemmeno la nazionalità siriana, né 

quella turca”, invitando la SEM a rivedere la sua posizione o ad emanare 

una decisione formale.   

L.  

Il 15 febbraio 2022, mediante decisione formale, la SEM ha quindi respinto 

la domanda di rilascio di un passaporto per stranieri, rilevando in sostanza 

che “la nazionalità dell’interessata non è ancora attualmente chiara. In 

poco meno di trent’anni anni di residenza in Svizzera, l’interessata non ha 

dimostrato una reale volontà di provare la sua identità e di conseguenza la 

sua nazionalità. Nonostante gli argomenti fatti valere […], la SEM ritiene 

che l’interessata non ha profuso tutti gli sforzi che ci si poteva 

ragionevolmente attendere al fine di accertare le sue origini”.   

M.  

Il 21 marzo 2022, per il tramite del suo legale, la ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo l’annullamento della 

decisione della SEM con la concessione dell’assistenza giudiziaria. 

All’impugnativa la ricorrente ha allegato i documenti A a L, di cui si dirà, per 

quanto necessario, di seguito. 

In compendio, la ricorrente sottolinea che l’UFM ha approvato, nel 2010 

(cfr. consid. H), la sua domanda di rilascio di un passaporto per stranieri e 

“ha dunque riconosciuto l’oggettiva impossibilità per la medesima di 

procurarsi un documento nazionale”, (ricorso, § 3). A questo proposito la 

ricorrente enfatizza, da un lato, “i suoi rilevanti sforzi intrapresi negli anni 

per cercare di ottenere un documento nazionale dal proprio stato d’origine, 

il Libano. Dal 1992 al 2013 l’Ambasciata libanese a Berna ha infatti 

rilasciato ben 9 dichiarazioni attestanti il fatto che […] non è iscritta nei 

registri libanesi e che pertanto non ha la nazionalità di tale Stato” (ricorso, 

§ 4 e doc. G). Dall’altro lato, la ricorrente puntualizza, con riferimento 

all’ultima attestazione delle autorità consolari del Libano del 21 febbraio 

2022 (doc. J), che, siccome la nazionalità libanese si acquisisce “per 

discendenza paterna (diritto di sangue) e non sulla base del luogo di 

nascita (diritto di suolo), […], senza prova dell’iscrizione nel registro del 

Libano (del marito o del padre), […] non può ottenere la nazionalità 

libanese, ritenuto che né suo marito, né suo padre sono iscritti nel registro 

libanese” (ricorso, § 8). In base a questi argomenti la ricorrente conclude 

di avere diritto di ottenere un passaporto per stranieri, tanto più che dispone 

ormai di un permesso di domicilio C, rilevando inoltre che il persistere nel 

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rifiutarglielo costituirebbe “un’evidente ingiustificabile contraddizione 

rispetto alla decisione dell’UFM del 18.08.2010” (ricorso, § 11).      

N.  

Il 20 aprile 2022, questo Tribunale ha invitato la ricorrente a compilare il 

formulario “domanda di gratuito patrocinio” entro il 24 maggio a venire.  

Il 28 aprile 2022, la ricorrente ha inoltrato il formulario compilato con allegati 

i relativi giustificativi.  

Il 4 agosto 2022, la ricorrente ha comunicato a questo Tribunale che, per il 

fatto di essere priva di un passaporto per stranieri, non aveva potuto 

rendere visita a sua sorella gravemente malata in Libano, che nel frattempo 

è deceduta, puntualizzando di non capire “per quale ragione non le venga 

accordato un semplice documento di viaggio, peraltro già accordatole in 

passato senza problemi di sorta (e senza che lo Stato subisse alcun 

pregiudizio di alcun tipo)”.  

Il 23 dicembre 2022, questo Tribunale ha accolto la domanda di assistenza 

giudiziaria, invitando nel contempo la SEM a rispondere al ricorso entro il 

1° febbraio 2023.  

O.  

Il 24 gennaio 2023, la SEM ha risposto al ricorso. Riferendosi alla decisione 

del DFGP del 1° novembre 2005 (cfr. consid. F), la SEM ribadisce che la 

ricorrente “non ha fornito nessuna prova concreta degli sforzi che avrebbe 

profuso da quando è entrato [sic] in Svizzera, ossia dopo 33 anni [sic], per 

provare la sua identità e nazionalità”. Riguardo al passaporto per stranieri 

attribuito alla ricorrente nel 2010 (cfr. consid. H), la SEM pretende che ciò 

sarebbe avvenuto poiché “nel 1996, è nata una bambina a seguito di una 

relazione della figlia dell’interessato con un cittadino della Bosnia e 

Erzegovina. Dopo avere riconosciuto la bambina, il padre è poi ritornato 

nel suo Paese, senza lasciare recapito. Non essendo più rintracciabile, la 

bambina non ha mai potuto ottenere un passaporto nazionale da parte 

delle autorità bosniache. Di conseguenza, viste le specificità del caso, 

l’allora […] UFM aveva deciso, nell’interesse della bambina, di rilasciare 

alla stessa un passaporto per stranieri, e di conseguenza anche alla 

madre. Sempre nel 2010, una domanda di passaporto per stranieri era poi 

stata approvata anche a favore di un altro figlio [della ricorrente] (il quale 

ha poi ottenuto la cittadinanza svizzera nel 2011), per una questione di 

equità di trattamento. Anche alla luce dei suddetti fatti, le domande di 

rilascio di un passaporto per stranieri inoltrate dall’interessato e da sua 

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moglie nel 2010 sono altresì state approvate per una questione di equità di 

trattamento con gli altri membri della famiglia”. Per concludere, la SEM 

chiede dunque di respingere il ricorso.     

P.  

Il 24 maggio 2023, la ricorrente si è premurata di ottenere da questo 

Tribunale dei ragguagli sullo stato della procedura.  

Il 6 giugno 2023, informandola che la sua causa riveste carattere prioritario, 

senza però poter dare indicazioni più precise circa la tempistica della 

stessa, questo Tribunale ha invitato la ricorrente a replicare entro il 6 luglio 

2023.  

Q.  

Il 7 giugno 2023, la ricorrente ha trasmesso la replica, ribadendo le sue 

argomentazioni e conclusioni, alla quale ha allegato una copia dell’8 

febbraio 2022 del certificato di nascita di uno dei suoi figli, avvenuta il 21 

novembre 1966 presso l’“… Medical Center” (doc. M), commentando che 

“ha dato alla luce il figlio […] in Libano il … novembre 1966 […] e dal Libano 

– non disponendo di alcun documento nazionale valido – è potuta uscire 

(per poi giungere in Svizzera) solo grazie ad un lascia-passare di sola 

andata (documento, quest’ultimo, già agli atti)”.    

R.  

Il 13 giugno 2023, questo Tribunale ha fatto pervenire una copia della 

replica alla SEM con il relativo allegato, invitandola a presentare una 

duplica entro il 13 luglio successivo.      

S.  

Il 22 giugno 2023, la SEM ha inoltrato la duplica, riconfermando in sostanza 

le proprie conclusioni, con la precisazione che “benché l’interessata sia 

titolare di un permesso di domicilio C, il rilascio di un passaporto per 

stranieri non costituisce un vero e proprio diritto in quanto la stessa non ha 

per il momento dimostrato l’impossibilità di ottenere dei documenti 

d’identità comprovanti la sua nazionalità nonostante tutti gli sforzi esigibili 

profusi”.   

T.  

Il 10 ottobre 2023, rispondendo ad un sollecito scritto della ricorrente, 

questo Tribunale le ha comunicato che la sentenza sarebbe stata emanata 

entro il più breve termine, tenuto conto della complessità della fattispecie e 

della necessità di portare a termine le verifiche intraprese nel frattempo.     

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Pagina 8 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 

dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate 

dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 

LTAF.     

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 15 febbraio 2022 (rifiuto di rilasciare un passaporto per stranieri), che 

non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione 

ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a 

giudicare il presente ricorso. Dato che la procedura verte su una decisione 

in materia di diritto degli stranieri concernente il rilascio di documenti di 

viaggio a stranieri privi di documenti, la presente sentenza non può essere 

impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. art. 83 

lett. c cifra 6 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 

173.110]). 

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA).  

In concreto, la ricorrente ha inoltrato il ricorso tempestivamente, nel rispetto 

dei requisiti i previsti dalla legge, per cui lo stesso è ammissibile e nulla 

osta quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso la trattazione della causa, oggetto della decisone 

impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha un pieno 

potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso l'eccesso o 

l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto o 

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Pagina 9 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di principio, 

all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo luogo, la 

situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 con 

i riferimenti giurisprudenziali).   

3.  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”)  

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph 

Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). 

Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del 

ricorso (“iura novit curia”, art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione 

d'ufficio del diritto).    

4.  

Il presente litigio verte sul rifiuto da parte della SEM di rilasciare alla 

ricorrente un nuovo passaporto per stranieri, e ciò sulla base del motivo 

che la medesima non potrebbe essere considerata come sprovvista di 

documenti di viaggio ai sensi della legge e della giurisprudenza svizzere.    

5.  

Fondandosi sulla legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005, 

parzialmente modificata e ridenominata, con effetto dal 1° gennaio 2019, 

legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20 [LStr, 

RU 2018 3171]; N.B.: le modifiche materiali in questione, come pure quelle 

successive, sono ininfluenti sulla trattazione della presente procedura), 

nonché sulla legge del 26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31), sulla 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (CSR, RS 

0.142.30) e sulla Convenzione del 28 settembre 1954 sullo statuto degli 

apolidi (CSA, RS 0.142.40), il Consiglio federale ha emanato l’ordinanza 

concernente il rilascio di documenti di viaggio per stranieri del 14 novembre 

2012 (ODV, RS 143.5), in vigore dal 1° dicembre 2012.   

L’ODV ha subito diverse modifiche dal 2015 al 16 febbraio 2022, quando è 

stata emanata la decisione impugnata, entrate in vigore rispettivamente il 

1° marzo 2017 (RU 2017 563), il 15 settembre 2018 (RU 2018 3129), il 1° 

giugno 2019 (RU 2019 1475), il 2 febbraio 2020 (RU 2019 2633), il 1° aprile 

2020 (RU 2020 955) e l’11 marzo 2022 (RU 2022 168).   

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Pagina 10 

In virtù delle norme transitorie, alle procedure relative al rilascio di un 

documento di viaggio pendenti al momento dell'entrata in vigore dell’ODV, 

si applica il nuovo diritto (art. 32 ODV). Ciò premesso, siccome in concreto 

la domanda di passaporto per stranieri è stata inoltrata il 3 maggio 2021, e 

che la decisione impugnata è stata emessa il 16 febbraio 2022, è 

applicabile ratione temporis l’ODV nella sua versione in vigore dal 1° aprile 

2020 fino all’11 marzo 2022. Gli articoli dell’ODV sono pertanto citati, in 

appresso, secondo il loro tenore durante il detto periodo.    

6.  

6.1 Durante il suo soggiorno in Svizzera lo straniero deve essere in 

possesso di un documento di legittimazione (nazionale) valido (art. 89 

LStrI). In assenza di documenti di legittimazione lo straniero è tenuto a 

procurarseli o a collaborare a questo fine con le autorità (art. 90 lett. c 

LStrI).   

I documenti di viaggio secondo l'art. 1° cpv. 1 ODV (titoli di viaggio per 

rifugiati, passaporti per stranieri e documenti di viaggio sostitutivi per 

stranieri) costituiscono documenti di legittimazione di polizia degli stranieri; 

con essi non si può provare né l'identità né la cittadinanza dello straniero 

(art. 12 cpv. 1 ODV). Pertanto, i detti documenti non sostituiscono un 

passaporto (nazionale) valido riconosciuto dalla comunità internazionale 

(cfr. la sentenza del TAF C-5873/2011 del 26 giugno 2013 consid. 5).   

6.2 Uno straniero che è privo di documenti di legittimazione, ma che è 

titolare di un permesso di domicilio, il quale è di durata illimitata e non è 

vincolato da condizioni, ha diritto ad un passaporto per stranieri (artt. 34 

cpv. 1 e 59 cpv. 2 lett. c LStrI nonché 4 cpv. 1 ODV).   

In proposito il Consiglio federale ha specificato che “i rifugiati riconosciuti e 

gli apolidi beneficiano già di un diritto al rilascio di documenti d’identità in 

base ai pertinenti accordi internazionali. Il medesimo diritto dovrebbe 

essere garantito anche alle persone prive di documenti al beneficio del 

permesso di domicilio” (Messaggio del Consiglio federale relativo alla legge 

federale sugli stranieri [Messaggio], dell’8 marzo 2002, FF 2002 3327, pag. 

3421). Così, gli artt. 28 CSR e CSA, che hanno il medesimo tenore, 

prevedono che gli Stati contraenti rilasciano ai rifugiati/agli apolidi che 

risiedono regolarmente sul loro territorio titoli di viaggio che permettano loro 

di viaggiare fuori di tale territorio, sempreché non vi si oppongano motivi 

impellenti di sicurezza nazionale o d’ordine pubblico.  

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Pagina 11 

6.3 Può (in tedesco: “kann”; in francese: “peut”) essere rilasciato dalla SEM 

un passaporto per stranieri a uno straniero sprovvisto di documenti di 

viaggio, ma titolare di un permesso di dimora (art. 4 cpv. 2 ODV), come 

pure ad una persona ammessa provvisoriamente e sprovvista di documenti 

di viaggio, se la SEM ne autorizza il ritorno in Svizzera conformemente 

all'art. 9 ODV, in particolare per il disbrigo di importanti e improrogabili 

pratiche strettamente personali (artt. 1° cpv. 1 lett. b e 4 cpv. 4 ODV).     

6.4 È considerato sprovvisto di documenti di viaggio ai sensi dell’ODV lo 

straniero che non possiede documenti di viaggio validi del suo Stato 

d'origine o di provenienza e: (a) dal quale non si può pretendere che si 

adoperi presso le autorità competenti del suo Stato d'origine o di 

provenienza per ottenere il rilascio o la proroga di un documento di viaggio; 

o (b) per il quale l'ottenimento di documenti di viaggio non è possibile (in 

tedesco: “für welche die Beschaffung von Reisedokumenten unmöglich 

ist”; in francese: “qu'il est impossible de lui procurer des documents de 

voyage”; art. 10 cpv. 1 ODV).  

Ritardi nel rilascio di un documento di viaggio da parte delle competenti 

autorità dello Stato d'origine o di provenienza non motivano l'assenza di 

documenti di viaggio (art. 10 cpv. 2 ODV).  

Non può segnatamente essere chiesto alle persone bisognose di 

protezione e ai richiedenti l'asilo di prendere contatto con le autorità 

competenti del loro Stato d'origine o di provenienza (art. 10 cpv. 3 ODV; 

cfr. anche la DTAF 2014/23 consid. 5.2).  

L'assenza di documenti di viaggio è accertata dalla SEM nell'ambito 

dell'esame della domanda (art. 10 cpv. 4 ODV). 

6.5 Dal canto suo, la giurisprudenza ha precisato che la questione 

dell’impossibilità di procurarsi dei documenti di viaggio nazionali deve 

essere analizzata in base a criteri oggettivi, non soggettivi (cfr. la sentenza 

del Tribunale federale 2A.335/2006 del 18 ottobre 2006 consid. 2.1 con i 

relativi riferimenti). L’impossibilità è oggettiva quando, nonostante che lo 

straniero intraprenda tutti i passi necessari in vista di procacciarsi un 

documento di viaggio nazionale, la sua richiesta è rifiutata dalle autorità del 

suo paese senza motivi sufficienti (cfr., tra le numerose, le sentenze del 

TAF F-1163/2017 del 13 aprile 2018 consid. 5.2 e C-5873/2011 del 26 

giugno 2013 consid. 4.4). D’altra parte, incombe allo straniero fornire la 

prova dell’impossibilità oggettiva di ottenere un passaporto nazionale 

valido da parte delle autorità del suo paese (cfr., in particolare, la sentenza 

F-1330/2022 

Pagina 12 

del TAF F-525/2018 del 4 aprile 2019 consid. 6.2 con i riferimenti 

giurisprudenziali). 

    

6.6 È utile ancora ricordare che l'emissione di un passaporto è di esclusiva 

competenza del paese d'origine della persona interessata, il quale decide 

sulla base di procedure e modalità previste dal suo diritto nazionale. In altri 

termini, il rilascio, il ritiro e l'annullamento di un passaporto fanno parte della 

competenza sovrana di ogni Stato ed è nell'ambito di tale competenza che 

vengono definite le condizioni nella legislazione nazionale (cfr., a questo 

proposito, l'avviso giuridico della Direzione di diritto internazionale pubblico 

del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), del 17 febbraio, 17 

giugno e 23 luglio 1999, Giurisprudenza delle autorità amministrative della 

Confederazione [GAAC] 64.158, 64.22 cifra 1.1 nonché 65.70, parti A e C, 

all’indirizzo: http://www.vpb.admin.ch/ital/cont/aut/aut_1.1.3.2.html [non 

più disponibile in linea]).     

7.  

In concreto, la ricorrente non possiede il passaporto di nessuno Stato che 

potrebbe entrare, prima facie, in linea di conto per provare la sua identità, 

innanzitutto il Libano, ma anche eventualmente la Turchia o la Siria (cfr. 

consid. A e F). Una volta giunta in Svizzera, la ricorrente ha ottenuto 

dapprima un permesso F, quindi un permesso B nel 1996 (cfr. consid. B).  

La sua domanda di riconoscimento dello statuto di apolide è stata rigettata 

nel 2005 (cfr. consid. C e F). Dal 7 luglio 2020, la ricorrente detiene un 

permesso di domicilio C (cfr. consid. J), cosicché può far valere un diritto 

ad ottenere un passaporto per stranieri se è priva di documenti di 

legittimazione (cfr. consid. 6.2). In questo senso, dunque, la ricorrente si 

trova in una situazione più favorevole di quella in cui si trovava nel 2010, 

quando disponeva di un permesso B, che offre soltanto la possibilità di 

ottenere un passaporto per stranieri alla persona priva di documenti di 

legittimazione (cfr. consid. 6.3).  

Ciò premesso, la questione che si pone, sul piano sostanziale, è quindi 

quella di sapere se il fatto di non possedere un passaporto nazionale sia 

dovuto ad un’impossibilità oggettiva oppure se sia imputabile alla 

ricorrente, nel senso che quest’ultima non avrebbe profuso, come pretende 

la SEM, tutti gli sforzi da lei esigibili per procurarsi un documento di 

legittimazione nazionale (cfr. consid. 6.4 e 6.5).   

8.  

Prima di trattare questa questione è però necessario esaminare le censure 

formali che solleva la ricorrente in relazione al suo diritto di essere trattata 

F-1330/2022 

Pagina 13 

secondo il principio della buona fede (cfr. artt. 5 cpv. 3 e 9 della Costituzione 

federale [Cost., RS 101]) e senza arbitrio (cfr. art. 9 Cost.) da parte degli 

organi dello Stato (cfr. ricorso, § 11 [consid. M] e lo scritto della ricorrente 

alla SEM dell’11 novembre 2021 [consid. K]).  

8.1 A titolo preliminare è utile notare che il rifiuto della SEM di rilasciare alla 

ricorrente un nuovo passaporto per stranieri non è assimilabile ad una 

revoca della decisione, entrata in forza, dell’UFM del 23 settembre 2010, 

dato che quest’ultima, in quanto “Dauerverfügung”, ha esaurito i suoi effetti 

di lunga durata il 26 ottobre 2015 (cfr., riguardo alle condizioni per revocare 

una decisione entrata in forza, la DTF 143 II 1 consid. 4 e 5; N.B.: il rifiuto 

della SEM del 1° dicembre 2015 [consid. I] è una semplice comunicazione 

alla ricorrente, non una decisione formale).      

 

8.2 Secondo una giurisprudenza consolidata, il principio della buona fede 

conferisce all'amministrato, a certe condizioni, il diritto di esigere dalle 

autorità che si conformino alle promesse o alle assicurazioni fattegli e che 

non tradiscano la legittima fiducia posta in esse (“Anspruch auf Schutz des 

berechtigten Vertrauens”; cfr. le DTF 131 II 627 consid. 6.1, 130 I 26 consid. 

8.1 e 129 I 161 consid. 4). In questo senso, un'indicazione o una decisione 

dell'amministrazione possono obbligare quest'ultima ad acconsentire ad un 

amministrato di appellarvisi, anche se errate, qualora le seguenti condizioni 

siano cumulativamente adempiute: (a) l'autorità è intervenuta in una 

situazione concreta nei confronti di una persona determinata; (b) essa ha 

agito nei limiti delle sue competenze o presunte tali; (c) l'amministrato non 

ha potuto rendersi conto immediatamente dell'erroneità dell'indicazione 

ricevuta o delle sue proprie deduzioni; (d) in base a tale indicazione egli ha 

preso disposizioni concrete alle quali non potrebbe rinunciare senza subire 

un pregiudizio; infine (e) la regolamentazione in materia non è cambiata 

dopo che l'autorità ha formulato il suo avviso. L’amministrato non può 

invece beneficiare della protezione della sua buona fede se sussistono 

interessi pubblici preponderanti che vi si oppongano (cfr. DTF 131 II 627 

consid. 6.1 con i relativi riferimenti; cfr. anche la sentenza del TAF A-

1391/2006 del 16 gennaio 2008 consid. 2.3).  

 

In concreto, alla ricorrente è già stato concesso una volta il passaporto per 

stranieri il 27 ottobre 2010, con validità quinquennale fino al 26 ottobre 

2015 (cfr. consid. H). All’epoca la ricorrente disponeva di un permesso B e, 

pertanto, le poteva essere rilasciato un passaporto per stranieri se era 

sprovvista di documenti (cfr. art. 3 cpv. 2 vODV del 20 gennaio 2010 in 

vigore dal 1° marzo 2010 al 1° dicembre 2012 [RU 2012 6049], identico 

all’art. 4 cpv. 2 ODV: “A uno straniero sprovvisto di documenti titolare di un 

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Pagina 14 

permesso di dimora annuale può essere rilasciato un passaporto per 

stranieri”). Come si può chiaramente inferire dal testo di questa norma, per 

decidere di rilasciarle il passaporto per stranieri della durata massima di 

cinque anni, oltretutto non vincolato dall’esigenza di adoperarsi per 

acquisire un passaporto nazionale (cfr., al contrario, la sentenza del TAF 

F-2316/2020 del 16 agosto 2022 consid. B e 4.2 [passaporto per stranieri 

di durata annuale “zwecks Passbeschaffung”]), l’UFM ha dovuto valutare 

che la ricorrente fosse sprovvista di documenti secondo la legge (cfr. art. 6 

cpv. 4 vODV) e la giurisprudenza. Ora, se la ricorrente doveva essere 

considerata sprovvista di documenti nel 2010, non è comprensibile come 

la SEM possa pretendere che non sia sprovvista di documenti nel 2022, 

tenuto conto che dal 2010 in poi la situazione fattuale, rispetto a quella 

vagliata dall’UFM, non è mutata, come giustamente sottolinea la ricorrente 

(cfr. ricorso, §§ 5, 9 e 10 [consid. M]). Peraltro, la spiegazione fornita dalla 

SEM per giustificare la concessione del passaporto per stranieri alla 

ricorrente nel 2010, ossia la necessità di trattarla in modo uguale a sua 

figlia (principio della parità di trattamento), non regge, nella misura in cui la 

ricorrente non era toccata neanche indirettamente, sul piano legale, dalla 

situazione di sua figlia, che, come madre detentrice dell’autorità parentale, 

doveva poter recarsi in Bosnia e Erzegovina per rintracciare il padre 

bosniaco di sua figlia e richiedere un passaporto in favore di quest’ultima 

(cfr. consid. O). In questo senso, si deve ammettere che le condizioni 

giurisprudenziali a), b), c) nonché e) sopraelencate, che permettono di 

prevalersi, con la condizione d), del principio della buona fede, sono 

soddisfatte. La condizione d) non risulta però essere adempiuta, dato che 

la ricorrente, grazie al suo passaporto per stranieri, non ha preso 

disposizioni concrete alle quali non potrebbe ora rinunciare senza subire 

un pregiudizio, limitandosi infatti a beneficiare, durante cinque anni, del 

documento in questione.    

 

Ne deriva che, malgrado la chiara contraddittorietà dell’agire della SEM 

rispetto all’agire dell’UFM, la ricorrente non può invocare con successo il 

principio costituzionale della protezione della buona fede, per cui la relativa 

censura deve essere dichiarata infondata.      

     

8.3 Secondo una giurisprudenza costante, una decisione è arbitraria se 

contraddice in maniera palese la situazione di fatto, viola gravemente una 

norma o un principio giuridico chiaro e incontestato, non è sorretta da 

ragioni serie e obiettive, non ha né senso né scopo o contrasta in modo 

intollerabile il sentimento di giustizia e di equità. Non vi è arbitrio per il solo 

fatto che una soluzione diversa potrebbe essere immaginabile e sembrare 

addirittura migliore. Una decisione va annullata, in quanto arbitraria, se 

F-1330/2022 

Pagina 15 

appare, non solo nella sua motivazione ma anche in relazione al suo esito, 

manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, 

gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e 

indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della 

giustizia e dell'equità (cfr. DTF 138 I 305 consid. 4.3 e 134 I 140 consid. 

5.4, nonché le sentenze del Tribunale federale 8C_727/2017 dell’11 

gennaio 2018 consid. 2.2 e 4P.212/2004 dell’11 gennaio 2005 consid. 4.1 

con i riferimenti). Dal canto suo, la dottrina rileva in particolare che “la 

première des exigences posées par la prohibition de l’arbitraire est celle de 

la cohérence interne: l’ordre juridique ne peut tolérer des actes qui sont 

contradictoires. Sur ce point, l’interdiction de l’arbitraire entretient un lien 

évident avec la bonne foi” (PIERRE MOOR, ALEXANDRE FLÜCKIGER, VINCENT 

MARTENET, Droit administratif, Vol. 1 – Les fondements, 3a ed., 2012).  

 

In concreto, con la decisione impugnata la SEM disconosce l’accertamento 

effettuato dall’UFM nella decisione del 23 settembre 2010, entrata in forza 

e poi scaduta, secondo la quale la ricorrente era sprovvista di documenti 

di legittimazione ai sensi della legge e della giurisprudenza. Si deve 

dunque ammettere con la ricorrente, come già rilevato analizzando la 

censura formale relativa al principio della buona fede (cfr. consid. 8.2), che 

il confronto di queste due decisioni rivela una contraddizione nell’agire della 

stessa autorità (la SEM in qualità di subentrante dell’UFM). In proposito, la 

SEM non pretende che, dal 2010 al 2022 (e fino ad oggi), siano intervenuti 

dei cambiamenti negativi nella situazione di fatto rispetto a quella che ha 

accertato e valutato l’UFM nel 2010. Nondimeno, la SEM sostituisce il 

proprio apprezzamento di questa identica situazione a quello dell’UFM, 

affermando in sostanza che “fintantoché la [ricorrente] non avrà dimostrato 

di essersi adoperata e di aver intrapreso tutto quanto possibile per chiarire 

le sue origini e la sua nazionalità […], […] non potrà essere considerata 

sprovvista di documenti ai sensi dell’ODV” (decisione impugnata, pag. 4 in 

fine). Però, come detto, concedendo il passaporto per stranieri alla 

ricorrente nel 2010 per la durata massima di cinque anni e non vincolato 

dall’esigenza di acquisire un passaporto nazionale, l’UFM non ha potuto 

non accertare che la ricorrente era oggettivamente sprovvista di documenti 

di legittimazione ai sensi della legge e della giurisprudenza, riconoscendo 

così, di riflesso, che aveva intrapreso tutto quanto esigibile per procurarsi 

un documento nazionale. Se così non fosse stato, l’UFM non avrebbe 

potuto rilasciarle il passaporto per stranieri da lei richiesto (cfr. artt. 6 cpv. 

4 e 10 cpv. 5 vODV), salvo ad ammettere, a posteriori, che si fosse trattato 

di un errore. Nondimeno, la valutazione della SEM che invalida questo 

accertamento, rimproverando alla ricorrente che non avrebbe profuso 

soggettivamente tutti gli sforzi esigibili per ottenere dei documenti di 

F-1330/2022 

Pagina 16 

legittimazione, non appare né manifestamente insostenibile, né in aperto 

contrasto con la situazione reale, né gravemente lesiva di una norma o un 

principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con 

il sentimento della giustizia e dell'equità. In altre parole, la valutazione della 

SEM del 2022, se comparata alla valutazione dell’UFM del 2010, non può 

dirsi di per sé arbitraria e, tanto meno, erronea.       

Ne discende che, rifiutando di concedere alla ricorrente un nuovo 

passaporto per stranieri, la SEM non ha infranto il principio costituzionale 

del divieto dell’arbitrio, dimodoché la censura formulata dalla ricorrente si 

rivela essere infondata.  

9.  

Stabilito che il rimprovero che la SEM muove alla ricorrente di non avere 

prodigato tutte le sue forze per ottenere un documento di legittimazione 

nazionale, non può, sul piano formale, dirsi né arbitrario né erroneo, si deve 

comunque esaminare se questo rimprovero regga anche sul piano 

materiale, ciò che costituisce l’oggetto del litigio (cfr. consid. 4 e 7).  

9.1 Dato che la ricorrente è nata in Libano nel 1946, per cui è lecito ritenere 

che i suoi genitori siano cresciuti nel primo dopoguerra, è bene menzionare 

che il contesto storico e politico in cui si inserisce la questione della sua 

nazionalità, è quello complesso della dissoluzione dell’Impero ottomano 

nel corso della Prima Guerra Mondiale e negli anni successivi, con 

l’apparizione, in particolare, della Turchia, del Libano e della Siria come 

entità statali (nazionali), questi ultimi due paesi sotto protettorato francese 

praticamente fino al secondo dopoguerra (cfr., a titolo d’esempio, RANIA 

MAKTABI, “The Libanese census of 1932 revisited. Who are the 

Lebanese?”, in: British Journal of Middle Eastern Studies, 1999; MALAK 

BENSLAMA-DABDOUB, “Colonial legacies in Syrian nationality Law and the 

risk of statelessness”, 2021; entrambi gli articoli sono disponibili sul sito: 

www.researchgate.net).    

 

9.2 Tutti e tre questi paesi vengono nominati negli atti di causa. Tuttavia, 

alla luce dei pochi fatti conosciuti (cfr. consid. A, C, D, K, M e Q), è 

ragionevole ammettere, ai fini della presente procedura, che la ricorrente 

potrebbe più verosimilmente ottenere, se del caso, la cittadinanza libanese 

che non la cittadinanza turca o siriana. In proposito si osservi, in modo del 

tutto generale, che, prima dell’apparizione di queste tre entità statali 

(nazionali), chi risiedeva sul loro territorio era un suddito ottomano (“a 

Turkish [i.e. Ottoman] subject”), e che, chi risiedeva sui loro rispettivi 

territori dopo la dissoluzione dell’Impero ottomano, acquisiva, in linea di 

F-1330/2022 

Pagina 17 

principio, la cittadinanza del suo paese di residenza (cfr. MAKTABI, op. cit., 

pagg. 225 e 226, e BENSLAMA-DABDOUB, op. cit., pag. 15; cfr. anche l’art. 

30 del Trattato di Losanna del 24 luglio 1923, dal tenore seguente: “Les 

ressortissants turcs établis sur les territoires qui, en vertu des dispositions 

du présent Traité, sont détachés de la Turquie, deviendront, de plein droit 

et dans les conditions de la législation locale, ressortissants de l’Etat 

auquel le territoire est transféré”, Trattato interamente consultabile sul sito: 

https://archive.org/details/lausanne1923sdn/mode/2up).   

Come si può ben intuire, in questa configurazione remota di scomposizione 

e ricomposizione di entità statali, principalmente su base nazionale, dopo 

la caduta di un impero, in un’epoca in cui il funzionamento delle burocrazie 

era ancora rudimentale, la più grande difficoltà consisteva, aggravandosi 

col passare del tempo, nel provare i fatti rilevanti (in generale, la filiazione 

[ius sanguinis] o il luogo di nascita [ius soli]) per il riconoscimento di una 

nazionalità. Così, nel caso del Libano, è determinante la cittadinanza del 

padre al momento della nascita della richiedente, ossia in concreto nel 

1946, dimodoché le persone che desiderano riacquisire la cittadinanza 

libanese “should have their names or the names of their paternal ancestors, 

or male relatives on their father’s side, listed on the census of 1921 – 1924, 

either residents or immigrants’ registers, and/or the records of the census 

of 1932, immigrants’ registers, available at the Ministry of Interior and 

Municipalities” (Consulate General of Lebanon in New York, “Reacquiring 

Lebanese Citizenship”, cfr.: https://nylebcons.org/reacquiring-lebanese-

citizenship/ [stato: 18.10.2023]). Questa difficoltà probatoria è inerente, 

mutatis mutandis, anche alle legislazioni sulla cittadinanza siriana e turca, 

le quali si basano di per sé sul “ius sanguinis” (cfr. www.syrianationality.org 

e, per la Turchia, https://www.refworld.org/docid/4496b0604.html [stato: 

19.10.2023]). 

 

9.3 In concreto, se si misurano i ripetuti sforzi della ricorrente per procurarsi 

un passaporto nazionale durante la sua presenza in Svizzera (cfr. incarto 

N ..., passim), si deve osservare, sinteticamente, quanto segue. A proposito 

del Libano, le autorità consolari di questo paese hanno da ultimo 

confermato, il 21 febbraio 2022, che la ricorrente “sans preuve de registre 

(registre du mari ou du père) au Liban, […] ne peut obtenir la nationalité 

libanaise, étant donné que ni le mari, ni le père, sont inscrits au registre 

libanais” (doc. J-A, annesso al ricorso [consid. M]; cfr. anche il consid. 9.2). 

Riguardo alla Turchia, le autorità consolari di questo paese hanno fatto 

esplicito riferimento al luogo di nascita del marito della ricorrente, ossia 

Aleppo, indicando loro di rivolgersi, per questa ragione, alle autorità 

F-1330/2022 

Pagina 18 

consolari siriane (cfr. consid. D e 9.2). Rispetto alla Siria, le autorità 

consolari di questo paese hanno informato la ricorrente che, in assenza di 

qualsiasi documento comprovante la sua nazionalità siriana, non sono in 

grado di rilasciarle un passaporto (cfr. consid. D e 9.2). Questi tentativi 

mostrano che l’impossibilità di ottenere un passaporto nazionale è da 

ricondurre, in definitiva, al fatto che la ricorrente non dispone (più) di un 

documento originario autentico, come ad esempio un certificato ufficiale 

che attesti la sua nascita nel 1946 (padre, madre e luogo dell’evento), da 

cui possa derivare il suo diritto di dichiararsi cittadina di un determinato 

Stato e rivendicarne il passaporto. Questo stato di cose, del tutto 

particolare nel caso in esame, è strettamente legato alla lontananza nel 

tempo degli eventi determinanti e, come sopra esposto, al contesto storico 

e politico in cui essi sono accaduti. In questo senso è poco intelligibile 

l’affermazione conclusiva della SEM, nella duplica, che la ricorrente “non 

ha per il momento dimostrato l’impossibilità di ottenere dei documenti 

d’identità comprovanti la sua nazionalità nonostante tutti gli sforzi esigibili 

profusi [sic]” (duplica, pag. 2). Ad ogni modo, rimangono riservati eventuali 

cambiamenti futuri, a priori non esclusi e per definizione indipendenti dalla 

volontà della ricorrente, nella legislazione del Libano, della Turchia oppure 

della Siria, che dovessero permetterle di procacciarsi più facilmente il 

passaporto nazionale di uno di questi tre Stati. In quest’ottica è ancora 

giudizioso osservare, dalla prospettiva di un esame dell’inadeguatezza (cfr. 

art. 49 lett. c PA), che, anche se la ricorrente dovesse in fin dei conti 

ottenere un documento di legittimazione nazionale, sia esso libanese, turco 

o siriano, questo fatto non influirebbe in maniera determinante sulla 

continuazione, in virtù del suo permesso di domicilio C, del suo soggiorno 

di quasi trent’anni in Svizzera (cfr. art. 34 cpv. 2 LStrI). Questo tende a 

deporre, in definitiva, anche a favore della buona fede della ricorrente.    

         

9.4 Così, alla luce del quadro legale e fattuale appena descritto, nonché 

dell’inadeguatezza, e con speciale riguardo all’integrazione riuscita della 

ricorrente in Svizzera, di cui testimonia il suo permesso di domicilio C, 

questo Tribunale non intravede nessun interesse pubblico preponderante 

per negarle la concessione di un nuovo passaporto per stranieri come da 

lei richiesto (rinnovo).  

10.  

In conclusione, rifiutandosi di rilasciare alla ricorrente un passaporto per 

stranieri, la SEM ha violato il diritto federale (art. 49 lett. a/c PA), dimodoché 

il ricorso deve essere accolto e la decisione impugnata annullata.  

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Pagina 19 

Statuendo direttamente sulla controversia, questo Tribunale concede così 

l’approvazione per il rilascio alla ricorrente di un passaporto per stranieri 

(cfr., per analogia, la sentenza del TAF F-1628/2019 del 14 ottobre 2019 

consid. 7.2).      

11.  

11.1 Le spese processuali sono messe, di regola, a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, tenuto conto dell’esito positivo del ricorso, non si prelevano 

spese processuali, con la precisazione che la ricorrente beneficia, ad ogni 

modo, dell’assistenza giudiziaria.   

11.2 Considerato che il ricorso è ammesso, la ricorrente ha diritto a 

un’indennità per le spese necessarie derivanti dalla causa (spese ripetibili: 

artt. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF).  Dato che non ha presentato 

alcuna nota delle spese fatturatele dal suo patrocinatore, l’indennità deve 

essere fissata sulla base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Ora, in 

base all’ampiezza e al contenuto del ricorso e dei successivi scritti, che 

rispecchiano, in definitiva, la complessità del litigio, è appropriato attribuire 

alla ricorrente un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'500.–, a carico della 

SEM. 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. 

2.  

La decisione della SEM del 15 febbraio 2022 è annullata e la concessione 

alla ricorrente di un passaporto per stranieri è approvata.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Alla ricorrente è attribuita un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'500.–, a 

carico della SEM.  

5.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente e alla SEM. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

 

Data di spedizione: 

F-1330/2022 

Pagina 21 

Comunicazione: 

– alla ricorrente (raccomandata; allegato: copia della duplica della SEM, 

per conoscenza);  

– alla SEM (n. di rif. … / N ...).