# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ebd7de68-8a33-5081-9d98-36a39b4cbfff
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-05-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.05.2020 D-1973/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1973-2020_2020-05-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1973/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  4  m a g g i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Claudia Cotting-Schalch (presidente del collegio),  

Walter Lang, Daniela Brüschweiler,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iran,   

patrocinato dall’avv. Paolo Bernasconi,  

istante,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Revisione (asilo ed allontanamento);  

sentenza del Tribunale amministrativo federale D-5545/2018 

del 24 gennaio 2020. 

 

 

 

D-1973/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino iraniano di etnia curda, con ultimo domicilio nel 

Paese d’origine nella città di B._______, nell’C._______ (…), ha  

presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) dicembre 2015 (cfr. atto 

A1/2; atto A7/12, p.to 1.08 segg., pag. 3 e p.to 2.02, pag. 4; atto A18/22, 

D19 segg., pag. 4 e atto A22/27, R20, pag. 21). 

B.  

Interrogato in merito ai suoi motivi d’asilo, l’interessato ha asserito di  

essere espatriato illegalmente dal suo Paese d’origine nel (…) del 2015, a 

seguito di alcune problematiche che egli avrebbe avuto durante l’espleta-

mento del servizio militare nell’(…) del 2015, per le quali avrebbe disertato. 

Invero egli ha in particolare dichiarato che avrebbe  

subito una perquisizione da parte di una squadra investigativa militare, nel 

corso della quale avrebbero rinvenuto delle fotografie che lo ritraevano in 

contesti militari, un portamonete con l’effige di una bandiera del D._______ 

ed un deodorante di marca (…). A seguito di tali eventi, egli sarebbe stato 

maltrattato e perquisito, nonché invitato a sottoscrivere un verbale di con-

fisca degli oggetti succitati ed in seguito arrestato e trasferito in una pri-

gione militare provvisoria, che si sarebbe trovata in loco. Ivi avrebbe  

conosciuto un altro detenuto di etnia persiana, con il quale si sarebbe  

confidato immantinente anche circa la sua idea di evadere dal carcere. 

Quest’ultimo avrebbe accettato senz’altro ad aiutarlo nel suo progetto  

di fuga e dopo quattro notti da lui trascorse nella cella, ovvero il  

(…), il compagno di reclusione sarebbe ritornato con un’altra persona per 

farlo evadere dalla prigionia, cosa quest’ultima effettivamente andata in 

porto. L’interessato, si sarebbe invero dato alla fuga, recandosi ad 

E._______ da una parente ed ivi avrebbe organizzato il suo espatrio 

dall’Iran (cfr. atti A7/12, p.to 2.01, pag. 4; p.to 5.01 seg., pag. 6 e p.to 7.01 

segg., pag. 7 seg.; A18/22, D74 segg., pag. 8 segg.; A22/27, correzioni a 

pag. 21 segg. e A24/14, D3 segg., pag. 2 segg.). 

C.  

Con decisione del 27 agosto 2018, la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM), non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente 

ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo  

allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione dello stesso provvedimento 

(cfr. atto A25/8). 

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Pagina 3 

Nella stessa decisione, l’autorità inferiore ha soprattutto ritenuto che  

l’arresto e l’evasione dell’interessato nell’(…) del 2015 nell’ambito del suo 

servizio militare fossero inverosimili, a causa di dichiarazioni  

incoerenti, generiche ed a tratti illogiche rilasciate durante i verbali  

d’audizione. Egli avrebbe pertanto lasciato l’Iran in altre circostanze e per 

altri motivi rispetto a quelli addotti. Inoltre, a fronte della situazione presente 

nel suo Paese d’origine e non essendoci nel suo caso specifico degli  

ostacoli personali all’esigibilità del suo allontanamento, l’autorità inferiore 

ha ritenuto l’esecuzione della medesima misura come ammissibile,  

esigibile e possibile. 

D.  

D.a In data 28 settembre 2018, l’interessato è insorto con ricorso avverso 

la suddetta decisione al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il  

Tribunale). Nello stesso, dopo aver contestato punto per punto  

le conclusioni espresse nella decisione avversata in merito  

all’inverosimiglianza delle sue allegazioni da parte della SEM, ritenendole 

invece nel loro complesso credibili, ha ritenuto che lui, anche a causa della 

sua etnia curda, se rientrasse nel suo Paese d’origine, rischierebbe di  

essere arrestato, detenuto ed oggetto di un procedimento penale in  

relazione ad una sua supposta appartenenza ad un movimento politico  

vietato in Iran. Egli verrebbe pertanto visto quale oppositore politico,  

e stante la sua diserzione, rischierebbe di subire una sanzione  

disproporzionata per le sue supposte attività politiche. Inoltre egli avrebbe 

partecipato in Svizzera a tre manifestazioni di protesta contro il regime  

iraniano rispettivamente contro la F._______.  

D.b Con sentenza D-5545/2018 del 24 gennaio 2020 (cfr. risultanze  

processuali contenute nella procedura di cui ai ruoli D-5545/2018), il  

Tribunale ha respinto il precitato gravame, ritenendo specialmente le  

dichiarazioni decisive rese dall’insorgente in corso di procedura in  

relazione agli eventi intercorsi nell’ambito del suo servizio militare, quali 

esaurienti in delle imprecise affermazioni di parte, non corroborate da alcun 

elemento di seria consistenza. L’interessato non avrebbe di fatto reso  

verosimile il presunto fermo e la consequenziale diserzione (cfr. sentenza 

citata consid. 5). Inoltre, la sola evenienza che l’insorgente sia stato  

incorporato nell’esercito onde svolgervi il servizio militare, non  

costituirebbe un pregiudizio rilevante in materia d’asilo, in quanto tutti i  

cittadini in età di leva sono indistintamente sottoposti a tale obbligazione a 

prescindere dalla loro estrazione etnica e sociale. Allo stesso modo, in  

condizioni normali, anche l’eventualità di una sanzione per renitenza e  

diserzione, non configurerebbe una persecuzione rilevante (cfr. ibidem 

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Pagina 4 

consid. 6). Infine, il Tribunale ha ritenuto l’esecuzione dell’allontanamento 

del ricorrente – sia in considerazione della situazione vigente in Iran che 

tenendo conto della situazione personale dell’interessato – come  

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile (cfr. ibidem consid. 9–

11). 

E.  

A seguito della predetta sentenza del Tribunale, per il tramite dello scritto 

4 febbraio 2020, la Segreteria di Stato ha fissato al richiedente un nuovo 

termine di partenza per lasciare la Svizzera al (…) (cfr. atto A37/3). 

F.  

Con scritto datato 1° aprile 2020, indirizzato alla SEM ed intitolato “Istanza 

di riesame e sospensione di allontanamento”, l’interessato, rappresentato 

da un nuovo mandatario rispetto alla procedura ordinaria pregressa (cfr. 

procura dell’11 febbraio 2020 allegata quale doc. A allo scritto del 

1° aprile 2020), ha postulato in via cautelare che sia sospesa la sua  

decisione di allontanamento dalla Svizzera ed in via principale che la sua 

“domanda di riesame” sia accolta, con conseguente annullamento della 

decisione della SEM del 27 agosto 2018 e la ripresa della procedura d’asilo 

in Svizzera, nonché nuovamente ha richiesto la sospensione della  

decisione di allontanamento dalla Svizzera.  

Nel predetto, l’interessato ha in particolare sostenuto che nella decisione 

dell’autorità resistente non si sarebbe tenuto conto di come dal momento 

del deposito della domanda d’asilo del 2 dicembre 2015 ad oggi, in Iran ci 

sia stato un palese deterioramento del rispetto dei diritti umani.  

Segnatamente, dall’ultimo rapporto di (...) relativo all’anno 2019, nonché 

dall’ultima (…) ([…]) del 2014, si evincerebbe che le autorità iraniane siano 

diventate sempre più repressive nei confronti delle minoranze come pure 

dei dissidenti e dei difensori dei diritti umani. Sempre secondo quest’ultima 

fonte, come pure sulla base della presa di posizione di (...) del (…) 2019 in 

merito all’(…), le autorità iraniane avrebbero ulteriormente eroso il diritto 

ad un processo equo, proseguirebbero le confessioni estorte mediante la 

tortura ed altri maltrattamenti, avrebbero eseguito la condanna a morte di 

più di 2'500 persone, in palese violazione delle convenzioni di tutela dei 

diritti umani individuali, nonché violato ripetutamente il diritto alla salute dei 

detenuti. Inoltre vi sarebbero diverse restrizioni ai diritti  

fondamentali come la libertà di espressione, di associazione e di riunione 

pacifica, discriminazioni nei confronti delle donne e delle minoranze – in 

particolare vi sarebbe una forte repressione nei confronti della minoranza 

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curda –, che (...) chiederebbe all’Iran di revocare. In tale contesto di pro-

gressivo deterioramento dei diritti fondamentali delle  

minoranze e della dissidenza, il ricorrente, se rientrasse nel suo Paese 

d’origine, rischierebbe una serie di ritorsioni da parte delle autorità iraniane, 

in quanto disertore, fuggito dal carcere ed espatriato all’estero, nonché di 

origine curda. 

Proseguendo, l’interessato afferma che da quando egli avrebbe lasciato 

l’Iran la sua famiglia vivrebbe nel timore di rappresaglie da parte del regime 

iraniano, e per questo i contatti con la stessa sarebbero molto  

sporadici, comunicando piuttosto con terze persone per avere delle  

informazioni circa i suoi parenti. Inoltre, al fratello del richiedente,  

G._______, durante due colloqui per accedere ad una formazione di  

specializzazione post-laurea in (…) tenutisi nel (…) rispettivamente nel 

(…), avrebbero posto dei quesiti inerenti l’interessato e le sue attività 

all’estero. A seguito di tali interviste, il fratello avrebbe ricevuto una risposta 

negativa di accesso alla formazione, che sarebbe stato interpretato da 

quest’ultimo anche come rappresaglia per la diserzione e l’espatrio del ri-

chiedente. 

Infine, il ritorno dell’interessato in Iran, comporterebbe un rischio per la sua 

incolumità, vista l’attuale emergenza sanitaria globale derivante  

dall’espandersi della pandemia di Coronavirus (detto anche “Covid-19”). 

Altresì, il predetto Stato risulterebbe uno dei paesi maggiormente colpiti al 

Mondo dalla diffusione del virus, ed il paese starebbe avendo grandi  

difficoltà nella gestione della pandemia. Le stime delle persone infettate dal 

virus sarebbero, a detta di diversi esperti, molto superiori di quanto il  

governo iraniano divulgherebbe, impedendo di fatto al personale sanitario 

di diffondere dati riguardanti l’emergenza sanitaria secondo una fonte  

giornalistica (il […]) citata. 

A supporto della domanda predetta, l’interessato ha in particolar modo al-

legato copia dei seguenti documenti, in lingua inglese: 

- un estratto inerente l’Iran del rapporto del 2019 di (...) intitolato “(…)” 

(pag. 23-26; di seguito: doc. 1; che il Tribunale  

ha anche consultato per la presente disamina all’indirizzo internet  

< (…) >, consultato da ultimo il 21 aprile 2020, ove il rapporto risulta 

pubblicato il 18 febbraio 2020); 

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- il rapporto dell’(…), (…), “(…)”, (…), (…), pubblicato il (…) (consultabile 

anche all’indirizzo internet < […] >, consultato da ultimo il 

22 aprile 2020; di seguito: doc. 2),  

- il rapporto di (...), intitolato “(…)”, inerente le proposte al rapporto (…),  

pubblicato il (…) (consultabile anche all’indirizzo internet  

< […] >, consultato il 22 aprile 2020; di seguito doc. 3). 

G.  

Con scritto del 9 aprile 2020 indirizzato al Tribunale, l’autorità inferiore ha 

ritenuto, sulla scorta delle argomentazioni e dei mezzi di prova dell’interes-

sato, che unicamente il motivo relativo all’emergenza sanitaria dovuta al 

Covid-19, in quanto verificatosi successivamente alla sentenza del  

Tribunale del 24 gennaio 2020, dovesse essere valutato in prima istanza 

in quanto costitutivo di una domanda di riesame o di una nuova domanda 

d’asilo. Invece, gli altri argomenti invocati a sostegno della sua richiesta, 

riguarderebbero invece una domanda di una nuova valutazione di fatti che 

già sussistevano al momento della sentenza del Tribunale precitata, che 

sarebbero già passati in giudicato. Essendo costitutivi di motivi di  

revisione, la SEM non avrebbe competenza in materia di tali allegazioni  

dell’interessato. Pertanto l’autorità inferiore ha concluso alla trasmissione 

della domanda del 1° aprile 2020 al Tribunale per il trattamento dei motivi 

di revisione in applicazione dell’art. 8 cpv. 1 della legge federale sulla  

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021). 

H.  

In data 14 aprile 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione  

dell’esecuzione dell’allontanamento dell’istante in via supercautelare (cfr. 

risultanze processuali).  

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

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Diritto: 

1.  

1.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto 

la legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

1.2 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista 

la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 della 

legge sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]), passano in giudicato il 

giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37 

LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per pronunciarsi in merito alle  

domande di revisione interposte contro le proprie sentenze (cfr. 

DTAF 2007/21 consid. 2.1 e 5.1). 

1.3 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 LTF, si applicano per analo-

gia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo federale. Inol-

tre, giusta l’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il miglioramento e il 

completamento della domanda di revisione è applicabile l’art. 67 cpv. 3 PA, 

che rimanda dal canto suo agli art. 52 e 53 PA, e che dispone che la  

domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione, la sua  

tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del ricorso. 

1.4 Per i motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, ai 

sensi dell’art. 127 LTF. 

2.  

Appare d’uopo necessario distinguere la domanda di revisione da una  

domanda di riesame.  

2.1 La domanda di revisione, è un rimedio giuridico straordinario, che  

costituisce il solo rimedio di diritto suscettibile di essere esercitato nei  

confronti di una sentenza cresciuta in giudicato. Se l’istanza interposta 

viene accolta, la crescita in giudicato della sentenza impugnata  

sarà annullata e la fattispecie decisa dovrà nuovamente essere  

giudicata (cfr. art. 128 cpv. 1 LTF per rinvio dell’art. 45 LTAF; MOSER/  

BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

2a ed. 2013, no. 5.36, pag. 303). Il Tribunale si investe di una domanda di 

revisione, se uno dei motivi di revisione esaustivi enunciati agli art. 121–

123 LTF è invocato. In altri termini, l’istante deve prevalersi di uno dei motivi 

legali di revisione o quantomeno invocare dei fatti costitutivi del medesimo. 

Non risulta invece necessario che il motivo invocato sia realizzato,  

trattandosi in tal caso di una condizione per l’accoglimento della domanda 

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e non di una condizione di ricevibilità (cfr. tra le altre la sentenza del  

Tribunale D-3455/2019 del 9 luglio 2019 con riferimenti citati). Al contrario, 

la revisione non permette la correzione di un errore di diritto, di beneficiare 

di una nuova interpretazione o prassi né tantomeno di ottenere un nuovo  

apprezzamento di fatti già noti al momento dell’emissione della  

sentenza di cui viene richiesta la revisione (cfr. ELISABETH ESCHER, in:  

Niggli/Uebersax/Wiprächtiger/Kneubühler [ed.], Basler Kommentar,  

Bundesgerichtsgesetz, 3a ed. 2018, n. 7, pag. 1887 seg. ad art. 123) o di 

far valere mezzi di prova che avrebbero potuto essere prodotti in  

precedenza (cfr. DTAF 2013/37 consid. 2.1, cfr. anche la sentenza del  

Tribunale D-4981/2019 dell’11 dicembre 2019 consid. 2.1 con ulteriore  

riferimento citato). Invece, dei mezzi di prova posteriori alla sentenza del 

Tribunale, anche se riconducibili a dei fatti anteriori, non possono essere 

costitutivi di una domanda di revisione (cfr. art. 123 cpv. 2 lett. a LTF e 

DTAF 2013/22 consid. 13.1). Infine, la domanda di revisione deve rispet-

tare i termini di presentazione di cui all’art. 124 LTF. 

2.2 A differenza invece di un’istanza di revisione, una domanda di riesame, 

è una richiesta indirizzata ad un’autorità amministrativa in vista della  

riconsiderazione di una decisione entrata in forza di cosa giudicata. La  

domanda di riesame è espressamente prevista dalla legislazione in  

materia d’asilo a partire dalla modifica della LAsi del 14 dicembre 2012, in 

vigore dal 1° febbraio 2014 (cfr. art. 111b LAsi). Secondo la giurisprudenza, 

un’autorità non è tenuta ad entrare nel merito di una tale richiesta se non 

nelle due situazioni seguenti: quando la stessa costituisce una “domanda 

di riconsiderazione qualificata”, ossia una domanda per il cui tramite  

l’interessato si avvale di motivi di revisione previsti all’art. 66 PA senza che 

sia precedentemente stata emanata una decisione di merito di seconda 

istanza oppure quando costituisce una “domanda di adattamento”, vale a 

dire nel caso in cui l’interessato si prevale di un cambiamento notevole 

delle circostanze (di fatto o di diritto) dal momento della pronuncia della 

decisione materiale finale (inizialmente corretta) di prima o seconda istanza 

(cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5 con ulteriori riferimenti; DTAF 2010/27  

consid. 2.1 e 2.1.1). Occorre a tal proposito rammentare che differente-

mente dalla “domanda di riconsiderazione qualificata” in materia d’asilo la 

“domanda di adattamento” può vertere unicamente su aspetti relativi 

all’esecuzione dell’allontanamento dal momento che eventuali fatti  

nuovi e determinanti per il riconoscimento dello statuto di rifugiato  

giustificherebbero invece il deposito di una domanda multipla (cfr. 

DTAF 2013/22 consid. 11.3.2; Giurisprudenza ed informazioni della  

Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 1998 n. 1).  

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2.3 Nel caso di una domanda di riesame/domanda multipla, la competenza 

funzionale per l’esame dei nuovi fatti o mezzi di prova, è dell’autorità di 

prima istanza, che dovrà emanare una nuova decisione al riguardo. Al  

contrario, in presenza di una sentenza del Tribunale, i fatti rilevanti attinenti 

i motivi già invocati e venuti a conoscenza dell’interessato susseguente-

mente alla pronuncia della sentenza ed i mezzi di prova decisivi ritrovati 

posteriormente alla stessa ma già esistenti (pseudo nova), rientrano 

nell’ambito dei motivi di revisione ai sensi dell’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, 

applicabile su rinvio dell’art. 45 LTAF, ed esulano dunque dalla competenza 

della SEM (cfr. sentenza del Tribunale D-6097/2019 del 28 gennaio 2020 

consid. 6.1). 

3.  

Ora, nella presente disamina, poiché il ricorrente solleva dei fatti e dei 

mezzi di prova anteriori alla sentenza del Tribunale D-5545/2018 del 

24 gennaio 2020 – per i motivi che verranno esposti di seguito – la  

domanda del 1° aprile 2020 dell’interessato costituisce effettivamente una 

domanda di revisione della sentenza del Tribunale precitata ed è stata  

pertanto trasmessa a giusto titolo al Tribunale da parte della SEM in  

applicazione dell’art. 8 cpv. 1 PA. Tuttavia, per le considerazioni  

dappresso, tale domanda risulta all’evidenza infondata. 

4.  

4.1 Per quanto riguarda le allegazioni circa il timore generico nutrito dai 

famigliari dell’interessato di subire delle repressioni da parte delle autorità 

per il che lo stesso li sentirebbe soltanto sporadicamente, non è dato a 

sapere con certezza quando tali evenienze sarebbero venute a  

conoscenza dello stesso, e pertanto se i medesimi argomenti rispettino il 

termine di 90 giorni dalla loro scoperta ex art. 124 lett. d LTF. Ad uguale 

conclusione si giunge pure per gli eventi che avrebbero riguardato il fratello 

dell’istante nei colloqui tenutisi nel (…) e nel (…), in quanto non vi è alcuna 

menzione da parte dell’interessato nella sua domanda del 1° aprile 2020 

circa il momento in cui egli avrebbe appreso delle suddette circostanze. 

Tuttavia, quandanche si volesse prescindere dalla motivazione circa la 

tempestività di tali argomentazioni dal profilo formale, risulta che gli stessi 

siano tardivi per altri motivi. Invero, appare dalle dichiarazioni rese nel 

corso della procedura ordinaria dal ricorrente, che egli, in antitesi con 

quanto affermato nella domanda in parola, fosse invece in contatto perso-

nale e con una certa frequenza con i suoi famigliari. Durante la procedura 

ordinaria egli ha però unicamente allegato che i suoi parenti gli avrebbero 

riportato che nel (…) avrebbe ricevuto una convocazione da parte delle 

D-1973/2020 

Pagina 10 

autorità, come pure che uno dei fratelli avrebbe riscontrato delle problema-

tiche alla posta per l’invio di documentazione concernente l’interessato (cfr. 

atti A18/22, D55 segg., pag. 6 segg. e A24/14, D78 segg., pag. 10). Inoltre 

inerente strettamente i famigliari, egli ha soltanto raccontato di un evento 

che sarebbe successo quando egli era bambino (cfr. atto A24/14, D87 

segg., pag. 11), ma che non ha alcuna relazione con quanto allegato nella  

richiesta del 1° aprile 2020. I motivi addotti in quest’ultima, sarebbero  

pertanto potuti e dovuti essere presentati dall’interessato già durante la 

procedura ordinaria, facendo prova di un po’ di diligenza ex art. 8 cpv. 1 

lett. d LAsi. Non si entra pertanto nel merito di tali allegazioni, non essendo 

peraltro desumibile dalle stesse, per la loro genericità ed inconsistenza, 

che il richiedente asilo sia minacciato da persecuzioni o da trattamenti  

contrari ai diritti umani (cfr. per maggiori sviluppi la DTAF 2013/22  

consid. 5.4 e consid. 9.3.1 con riferimenti ivi citati e GICRA 1995 n. 9  

consid. 7; cfr. anche la sentenza del Tribunale E-4667/2018 del  

22 gennaio 2020 consid. 4.1.4–4.1.6 con ulteriori riferimenti ivi citati). 

4.2 Ciò vale anche mutatis mutandis per le allegazioni e mezzi di prova sub 

doc. 2 e doc. 3, che per quanto siano anteriori alla sentenza del Tribunale 

del 24 gennaio 2020, avrebbero potuto e dovuto, se l’istante li stimava utili, 

essere invocati e presentati nel quadro della procedura ordinaria,  

essendo tra l’altro dei motivi in parte già addotti nelle argomentazioni  

ricorsuali del 28 settembre 2018 e contenuti nei mezzi di prova presentati 

in tale procedura. Inoltre, la situazione presente in Iran anche dal profilo 

dei diritti dell’uomo e delle minoranze, era già nota al Tribunale al momento 

della presa di decisione della sentenza del 24 gennaio 2020, ed i mezzi di 

prova presentati dall’istante con la domanda, non avrebbero d’acchito  

comunque mutato l’apprezzamento del Tribunale circa la concessione 

dell’asilo come neppure in merito all’ammissibilità ed all’esigibilità  

dell’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, non essendo in alcun 

modo gli stessi determinanti per condurre alla revisione della sentenza del 

Tribunale del 24 gennaio 2020. In tale contesto, si rileva inoltre che dalla 

spiegazione fornita dal ricorrente a supporto delle sue allegazioni e dei 

mezzi di prova di cui sub doc. 2 e doc. 3, ovvero di poter subire delle  

eventuali future rappresaglie da parte delle autorità iraniane in relazione al 

contesto politico e sociale ivi presente, egli si prevale di elementi quali la 

fuga dal carcere e la diserzione, i quali sono già stati ritenuti inverosimili 

nella sentenza del Tribunale succitata. A tal proposito si rammenta come il 

rimedio straordinario della revisione non permetta di ottenere un nuovo  

apprezzamento di fatti già esaminati in procedura ordinaria (cfr. anche  

supra consid. 2.1). Dipoi, in relazione all’origine curda dell’istante ed al fatto 

di essere espatriato, l’interessato non spiega in alcun modo come i  

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documenti prodotti con la domanda del 1° aprile 2020 lo concernerebbero 

direttamente ed implicherebbero un cambiamento rilevante nella sua  

situazione personale rispetto a quanto già constatato nella sentenza del 

Tribunale D-5545/2018. Anche su tale punto in questione, per quanto  

ricevibile, la domanda di revisione è quindi respinta. 

4.3 Infine egli ha prodotto, a supporto delle sue allegazioni inerenti il fatto 

che le autorità iraniane sarebbero sempre più repressive nei confronti delle  

minoranze e della dissidenza, un rapporto di (...) (cfr. sub doc. 1). Tale do-

cumento, per quanto si riferisca ad eventi successi nel 2019, risulta essere 

stato pubblicato però soltanto il (…) (cfr. anche supra lett. F). Anche in rife-

rimento agli stessi, nel suo scritto del 9 aprile 2020, la SEM ha rilevato che 

il ricorrente invocava a sostegno della sua domanda, dei fatti preesistenti 

alla sentenza del 24 gennaio 2020, e che pertanto solo il Tribunale sarebbe 

competente per l’esame dei medesimi. Tale affermazione, non risulta però 

essere condivisibile, nella misura in cui i mezzi di prova posteriori alla sen-

tenza, anche se riconducibili a dei fatti anteriori, non possono motivare una 

domanda di revisione (cfr. art. 123 cpv. 2 lett. a LTF e DTAF 2013/22  

consid. 13.1). In quanto riferibile a tale documento, la domanda del 

1° aprile 2020 dell’istante risulta irricevibile quale istanza di revisione e ri-

sulta invece di esclusiva competenza della SEM nell’ambito di un riesame 

rispettivamente di una domanda multipla (cfr. DTAF 2013/22 consid. 3.1-

13; cfr. anche supra consid. 2). 

5.  

A fronte di tali considerazioni, e poiché la domanda era stata indirizzata 

all’origine alla SEM, la stessa è ritrasmessa all’autorità inferiore per una 

questione di competenza funzionale per quanto concerne il mezzo di prova 

posteriore alla sentenza del Tribunale D-5545/2018 (cfr. sub doc. 1 e  

consid. 4.3), impregiudicate le questioni di ricevibilità o di merito in quanto 

domanda di riesame rispettivamente domanda multipla. Stessa  

argomentazione vale per quanto riguarda le dichiarazioni dell’istante  

inerenti la situazione pandemica dovuta al Covid-19 presente nel suo 

Paese d’origine, per le quali la SEM – come si evince dal suo scritto del 

9 aprile 2020 – risulta essersi già investita. 

6.  

Visto quanto precede, la domanda del 1° aprile 2020, in quanto istanza di 

revisione, nella misura della sua ricevibilità, deve essere respinta.  

D-1973/2020 

Pagina 12 

7.  

Con la presente sentenza le misure supercautelari pronuciate il 

14 aprile 2020 sono revocate. 

8.  

Infine, visto l’esito della procedura, le spese processuali sarebbero da  

mettere a carico dell’istante (cfr. art. 37 LTAF in combinato disposto con 

l’art. 63 cpv. 1 e 5 PA e 68 cpv. 2 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

tenuto conto delle circostanze particolari della fattispecie, si rinuncia alla 

riscossione di spese processuali (cfr. art. 6 lett. b TS-TAF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1973/2020 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Nella misura della sua ricevibilità, la domanda del 1° aprile 2020 in quanto 

istanza di revisione, è respinta. 

2.  

La domanda del 1° aprile 2020 è, per il resto, ritrasmessa alla SEM perché 

proceda ai sensi dei consid. 4.3 e 5. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata all’istante, alla SEM e all’autorità cantonale 

competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Claudia Cotting-Schalch Alissa Vallenari 

 

 

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