# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 04a58615-13af-5f9e-acc2-aea4d15d3223
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 12.10.2010 52.2010.206
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2010-206_2010-10-12.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2010.206

   

  	
  Lugano

  12 ottobre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Damiano
  Bozzini, Lorenzo Anastasi, supplente

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sarah Socchi, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 25 maggio 2010 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  RI 2 

  RI 3 

  patrocinati da: 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 4 maggio 2010 del Consiglio di Stato
  (n. 2249), che conferma la decisione 4 maggio 2010 con cui il municipio di
  Arbedo-Castione ha ordinato loro di cessare immediatamente l'esercizio della
  prostituzione nelle camere annesse all'__________ (part. 1119); 

  

 

 

viste le risposte:

-      8 giugno 2010 del
Consiglio di Stato; 

-    22 giugno 2010 del
municipio di Arbedo-Castione; 

 

preso atto delle osservazioni 20 settembre 2009 dei
ricorrenti; 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. RI 1,
qui ricorrente, è proprietaria dell'__________ (part. 1119), situata ad Arbedo
nella zona dei nuclei tradizionali lungo via San Gottardo. La ricorrente RI 2 è
titolare dell'autorizzazione a gestire l'esercizio pubblico, mentre RI 3, pure
ricorrente, funge da gerente dell'esercizio pubblico. L'osteria consta di due
locali (48 posti) e di un servizio esterno (18 posti). Dispone inoltre di 11
camere da affittare, per le quali l'Ufficio dei permessi (UP) ha rilasciato
alla ricorrente RI 2 un'apposita autorizzazione. 

Con rapporto del 29 luglio 2009, il
distaccamento TESEU della Polizia cantonale ha segnalato al municipio di aver
constatato che nelle camere annesse all'esercizio pubblico veniva sistematicamente
praticata la prostituzione. In occasione dell'ultimo controllo del 13 maggio
2008 era stata rilevata la presenza nello stabilimento di 12 donne straniere
non accompagnate. 

 

b. Preso atto del suddetto rapporto, il 6
novembre 2009 il municipio ha ordinato a RI 1, alla RI 2 ed a RI 3 di
sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione nell'__________ e di
ripristinare l'uso autorizzato. 

Il municipio ha in sostanza ritenuto che l'attività
praticata abusivamente costituisse un cambiamento di destinazione, inconciliabile
con la destinazione della zona del nucleo, dalla quale sono bandite le attività
moleste. 

Contro il provvedimento, i destinatari sono
insorti davanti al Consiglio di Stato, contestando l'esistenza stessa di un
cambiamento di destinazione. 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 4 maggio 2010 il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa. 

Disattese le censure sollevate dagli
insorgenti con riferimento al diritto di essere sentito, il Governo ha in
sostanza ritenuto sufficientemente provata l'esistenza di un cambiamento di
destinazione, messo in atto attraverso la trasformazione delle camere dell'esercizio
pubblico in un postribolo. Esclusa la possibilità di conseguire una licenza in
sanatoria, che autorizzasse l'insedia-mento di un'attività manifestamente
inconciliabile con la destinazione del nucleo, l'Esecutivo cantonale ha quindi
confermato l'ordine censurato. 

 

 

                                  C.   Contro il
predetto giudizio governativo RI 1, la RI 2 e RI 3 insorgono davanti al Tribunale
cantonale amministrativo con ricorso del 25 maggio 2010, chiedendo che sia
annullato assieme all'ordine del municipio. 

Gli insorgenti contestano in sostanza l'esistenza
di un cambiamento di destinazione. I rilievi del distaccamento TESEU non
dimostrerebbero che nell'esercizio pubblico viene sistematicamente praticata
questa attività. Il fatto che le camere fossero occupate da donne non
accompagnate provenienti da paesi noti come esportatori di prostitute non
permetterebbe di concludere che l'esercizio pubblico è stato trasformato in un
bordello. 

Tale attività, argomentano i ricorrenti in
via subordinata, semmai c'è stata, si è svolta esclusivamente nelle camere date
in locazione, a loro insaputa. Non potrebbe essere loro addebitata. 

 

 

                                  D.   All'accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni. 

Ad identica conclusione perviene il
municipio, contestando succintamente le tesi degli insorgenti con argomenti che
per quanto necessario saranno discussi nei seguenti considerandi. 

 

 

                                  E.   Delle
risultanze dell'elenco delle notifiche d'albergo richiamato da questo Tribunale
si dirà nei seguenti considerandi. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1
della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). La
legittimazione attiva dei ricorrenti è certa (art. 21 cpv. 2 e 45 LE, art. 43
legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; RL
3.3.1.1). 

Il ricorso, tempestivo (art. 46 cpv. 1
LPamm), è dunque ricevibile in ordine. 

 

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla
base degli atti, integrati dalle notifiche di polizia delle clienti delle
camere annesse all'esercizio pubblico acquisite da questo Tribunale (art. 18
cpv. 1 LPamm). Ulteriori prove non appaiono atte a procurare a questo Tribunale
la conoscenza di altri fatti rilevanti per il giudizio. 

Oggetto del contendere è essenzialmente l'uso
non autorizzato e, a detta del municipio, non autorizzabile delle camere per l'esercizio
non occasionale della prostituzione. 

 

 

                                   2.   Cambiamento
di destinazione

 

2.1. Per cambiamento di destinazione
rilevante dal profilo del diritto pianificatorio ed edilizio si intende
generalmente una modifica delle condizioni di utilizzazione di un edificio o di
un impianto esistente atta a produrre ripercussioni diverse e localmente percettibili
sull'ordinamento delle utilizzazioni (STA 52.2007.182 del 3 settembre 2007
consid. 2.1.; Adelio
Scolari, Commentario, II. ed., Cadenazzo 1996, ad art. 1 LE n. 647
seg.). Dottrina e giurisprudenza considerano rilevanti e quindi atte ad ingenerare
l'obbligo di inoltrare una domanda di costruzione per conseguire il permesso di
costruzione mancante, sia le modifiche dell'utilizzazione che comportano l'applicazione
di norme edilizie diverse da quelle applicabili all'uso preesistente, sia le
modifiche che determinano un'intensificazione o comunque un'alterazione apprezzabile
delle ripercussioni ambientali. Sono inoltre da considerare come cambiamento di
destinazione anche tutte le modifiche delle condizioni di utilizzazione di un'opera
edilizia che incidono in misura non trascurabile sulla sua identità dal profilo
qualitativo, scostandosi dagli scopi per i quali è stata autorizzata e realizzata.

 

2.2. Nel caso concreto, i ricorrenti
contestano l'esistenza stessa del cambiamento di destinazione prefigurato dal
municipio. Non negano che l'uso duraturo di un immobile per praticarvi in modo
sistematico la prostituzione possa integrare gli estremi del cambiamento della
destinazione d'uso. Sostengono tuttavia che nel caso in esame la destinazione
dell'esercizio pubblico non avrebbe subito alcun cambiamento. 

Dall'elenco delle notifiche di polizia
richiamato da questo Tribunale risulta che dall'agosto del 2007 ad oggi le
camere annesse all'__________ sono state date in locazione esclusivamente a
donne. Su 133 locazioni registrate negli ultimi tre anni, nemmeno una interessa
un uomo. Già questa circostanza sorprende. Soltanto due locazioni concernono
clienti svizzere. Tutte le altre ospiti sono straniere. Anche questo dato
suscita interrogativi. I dubbi diventano più consistenti se si guarda la loro
provenienza. La maggior parte proviene infatti da paesi d'oltre-mare. Il drappello
più consistente dal Brasile (49). Seguono le italiane (15 con cognomi ispanici
o comunque non italici), le colombiane (13), le nigeriane (13), le rumene (11),
le dominicane (8) ed altre di paesi dell'est europeo (Slovacchia, Ungheria,
Bulgaria, Russia, Albania) o del Sudamerica (Ecuador, Honduras), noti come
paesi di provenienza di prostitute. 

Di queste locatarie soltanto 24 hanno più di
quarant'anni. Due sole ne hanno più di 50. Tutte le altre sono giovani tra i 20
ed i 40 anni. Nessuna di loro era accompagnata da un marito, da un convivente o
da un familiare. Tutte, nessuna esclusa, hanno preso alloggio singolarmente. Il
quadro che ne esce è del tutto simile, per non dire identico, a quello di
numerosi altri casi giudicati da questo Tribunale, in cui la parte riservata
all'alloggio di certi esercizi pubblici o semplici camere da affittare sono state
trasformate in bordelli (cfr. ad es. STA 52.2009.419/438 del 20 maggio 2010;
52.2008.409 del 6 marzo 2009 in RtiD II-2009 n. 23; 52.2002.26 del 3 aprile
2002; 52.2002.27/28 del 25 marzo 2002 in RDAT II-2002 n. 61). 

Ora, è ben vero che nessuna di queste donne
è stata colta in flagrante mentre si prostituiva. I dati raccolti dall'autorità
di polizia formano comunque un insieme di indizi univoci e convergenti,
caratteristico di questo genere di locali, che permette di affermare con
sufficiente certezza che queste donne fossero dedite alla prostituzione e che
il complesso di camere da affittare sia diventato un postribolo. Nessun elemento
permette anche solo di immaginare che queste donne fossero semplici turiste
provenienti da paesi esotici, che hanno preso alloggio nelle camerette dell'__________,
soggiornandovi anche per più giorni per scoprire quanto di meglio offre il
nostro Cantone a chi lo visita. Nelle circostanze concrete, non appare per
nulla fuori luogo dedurre che come in tanti casi analoghi anche le camerette dell'__________
non fossero utilizzate come alloggio, bensì come stabilimento in cui
esercitarvi la prostituzione. 

L'occupazione costante delle camere dell'esercizio
pubblico da parte di quel genere di locatarie permette dunque di considerare
soddisfatti gli estremi del cambiamento della destinazione d'uso soggetto a
permesso di costruzione. La modifica delle condizioni di utilizzazione è
infatti rilevante dal profilo pianificatorio, ambientale e della polizia delle
costruzioni. Sostanzialmente diverse dalla funzione residenziale (alloggio)
sono le ripercussioni materiali e ideali derivanti all'ambiente circostante
dall'attività lucrativa che vi viene esercitata (cfr. RtiD II-2009 n. 23
consid. 3.2; RDAT I-2002 n. 20 consid. 4). 

Priva di rilievo è la questione di sapere se
i ricorrenti fossero a conoscenza o meno dell'attività svolta dalle locatarie
delle camere. Nella loro qualità di proprietaria, rispettivamente di responsabili
della gestione dello stabile sono comunque tenuti a rispondere dell'uso che ne
viene fatto da parte delle inquiline. 

 

 

                                   3.   Ordine di
ripristino

 

3.1. Giusta l'art. 43 cpv. 1 LE, il
municipio ordina la demolizione o la rettifica delle opere eseguite in
contrasto con la legge, i regolamenti edilizi o i piani regolatori, tranne il
caso in cui le differenze siano minime e senza importanza per l'interesse
pubblico.

Il principio della legalità e quello di
uguaglianza esigono che le costruzioni realizzate senza autorizzazione, in
contrasto con il di-ritto materiale, siano per principio fatte rettificare o
demolire. Ammettere il contrario significherebbe premiare l'inosservanza della
legge, favorire la sua violazione e far sorgere l'impressione che l'autorità non
sia in grado o non voglia esigerne il rispetto (Adelio
Scolari, op. cit., ad art. 43 LE, n. 1277). 

 

3.2. Al fine di impedire che un'opera
edilizia venga utilizzata in modo abusivo dal profilo non soltanto formale
(mancanza del permesso), ma anche sostanziale, siccome contrario alla funzione
assegnata alla zona di utilizzazione, l'autorità deve per principio emanare un
divieto d'uso, ovvero un provvedimento d'imperio, che ingiunga al proprietario
di astenersi dall'utilizzarla secondo modalità che non risultano sorrette dalla
necessaria autorizzazione. A differenza dell'ordine di natura cautelare volto
ad imporre la sospensione di un'utilizzazione formalmente abusiva, un divieto d'uso,
di natura analoga ad un ordine di rettifica o di demolizione, si fonda sull'art.
43 cpv. 1 LE e presuppone una preventiva verifica, da esperire, di regola, nell'ambito
di una procedura di rilascio del permesso in sanatoria, della conformità dell'utilizzazione
instaurata senza permesso con il diritto materiale concretamente applicabile
(RtiD II-2009 n. 23 consid. 2.2). 

 

3.3. Conformemente al principio di economia
processuale ed al divieto di formalismo eccessivo, si può tuttavia prescindere
da tale accertamento quando la violazione materiale è già stata precedentemente
acclarata, quando il proprietario si rifiuta di dar seguito all'ordine di
presentare una domanda di costruzione in sanatoria, oppure quando il contrasto
insanabile con il diritto materiale è palese ed incontestabile (RDAT I-1996, n.
40 consid. 5.3.; II-1994 n. 43 consid. 3.2.; STA 52.2005.128 del 7
gennaio 2009 consid. 3.1.; Christian
Mäder, Das Baubewilligungsver-fahren, Zurigo 1991, n. 644; Adelio Scolari, op. cit., ad art. 43 n. 1264). 

 

3.4. Secondo l'art. 24 delle norme di
attuazione (NAPR) di Arbedo-Castione, la zona dei nuclei tradizionali è di
principio destinata alla residenza ed al commercio. Sono ammesse attività commerciali,
di servizio o produttive non moleste, compatibili con la funzione preponderante
della zona. 

La disposizione, chiarissima, definisce in
modo inequivocabile la funzione della zona e gli insediamenti ammissibili. Non
abbisogna di interpretazione. 

Inammissibili nella zona dei nuclei sono le
attività poco moleste o moleste. Poco moleste sono in generale considerate le
attività che ingenerano ripercussioni diverse da quelle derivanti dall'abi-tare,
ma ancora conciliabili con la destinazione residenziale. Moleste sono invece
considerate le attività che non possono coesistere con l'abitazione. 

 

3.5. Nel caso concreto, il municipio ha ritenuto
che l'esercizio non occasionale della prostituzione nelle camere annesse all'__________
fosse manifestamente incompatibile con la destinazione residenziale,
preponderante nella zona del nucleo. Le immissioni ingenerate da tale attività
sarebbero palesemente inconciliabili con la funzione di zona. Da qui, l'emanazione
di un ordine di cessazione immediata di tale attività. 

La deduzione non presta il fianco a
critiche. Nemmeno i ricorrenti sostengono invero che l'attività in
contestazione possa essere considerata conforme alla funzione della zona di
utilizzazione. Diverse da quelle che derivano dall'abitare ed incompatibili con
la funzione residenziale, sono infatti considerate soprattutto le cosiddette immissioni
immateriali, che l'esercizio della prostituzione svolto a titolo
professionale in alloggi trasformati in postriboli trae inevitabilmente seco
sotto forma di degrado della qualità di vita e delle caratteristiche dell'ambiente
circostante; un quartiere, quello del nucleo di Arbedo, sostanzialmente tranquillo
ancorché attraversato dalla ferrovia e dalla strada cantonale (DTF 117 Ib 147
consid. 2d; STF 1P.191/1997 del 26 novembre 1997; STA 52.98.154/165 dell'11
marzo 1999, consid. 3.7., confermata da STF 1P.213/1999 del 30 marzo 2000 in RDAT II-2000 n. 77). 

Il divieto d'uso va quindi confermato
siccome immune da violazioni del diritto. 

 

 

                                   4.   Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va di conseguenza respinto.

La tassa di giustizia (art. 28 LPamm) è
posta a carico dei ricorrenti RI 1, RI 2 e RI 3 secondo soccombenza. 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 21, 43 LE; 24 NAPR di
Arbedo-Castione; 3, 18, 28, 43, 46 60, 61 LPamm; 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

                                   2.   La tassa
di giustizia di fr. 1'500.- è a carico dei ricorrenti RI 1, RI 2 e RI 3, in solido. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria