# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 787e6296-0782-56b8-8729-0fc6da155355
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-12-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 02.12.2014 17.2014.114
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2014-114_2014-12-02.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2014.114

  	
  Locarno

  2 dicembre 2014/cv

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  	 

	
   

  	 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  
								

 

	
  segretaria:

  	
  Sara Lavizzari, vicecancelliera

  

 

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 3 marzo 2014 da 

 

	
   

  	
  AP 1

   

  rappr. dall'avv. DI 1, 6928 Manno 

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei
  suoi confronti il 21 febbraio 2014 dalla Pretura penale di Bellinzona
  (motivazione scritta intimata il 10 aprile 2014)

  

 

 

ritenuto che              -   con decreto d’accusa n.
1027/2012 del 5 marzo 2012 il procuratore pubblico ha ritenuto AP 1 autore colpevole
di lesioni semplici per avere, a __________, sul piazzale del distributore di
benzina “__________”, in data 12 giugno 2011, intenzionalmente cagionato un
danno al corpo o alla salute di __________, e meglio per avergli sferrato un
pugno al volto, provocandogli con tale gesto un grande ematoma alla base del
naso ed una ferita sul lato destro del naso (così come riportato nel
certificato medico agli atti). 

 

                                         Avverso tale decreto
d’accusa AP 1 ha interposto tempestiva opposizione.

 

                                     -   Dopo il dibattimento, con
sentenza 21 febbraio 2014 (intimata il 10 aprile 2014) il giudice della Pretura
penale ha dichiarato AP 1 autore colpevole di lesioni semplici per i fatti
compiuti nelle circostanze descritte nel decreto di accusa.

 

                                         In applicazione della pena
il pretore ha condannato AP 1 alla pena pecuniaria di 15 (quindici) aliquote
giornaliere da fr. 140.- (centoquaranta) cadauna, per un totale di fr. 2’100.-
(duemilacento), pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2
(due) anni, alla multa di fr. 300.- (trecento) e al pagamento di tasse e spese
giudiziarie. 

 

preso atto che         -   contro la sentenza del giudice
della Pretura penale AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre
appello. 

Dopo avere ricevuto la
motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione di appello 2 maggio
2014, egli ha dichiarato di impugnare l’intera sentenza di prime cure,
postulando il suo proscioglimento e protestando tasse, spese e ripetibili di
primo e secondo grado (III). 

 

                                     -   Contestualmente alla
dichiarazione d’appello, l’appellante ha presentato un’istanza probatoria, che
è stata respinta con decreto del 28 agosto 2014 (V). 

 

                                     -   La presidente di questa
Corte ha poi assegnato alle parti un termine di 5 giorni per comunicare il loro
consenso allo svolgimento del procedimento d’appello con procedura scritta (V).
L’imputato non vi ha acconsentito. 

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento il
5 novembre 2014 durante il quale:

                                         - l’appellante
ha chiesto il suo proscioglimento;

- l’AP ha chiesto la reiezione
dell’appello e la conferma delle

  sentenza impugnata.

 

 

Considerando 

 

in diritto                   1.   Giusta l’art. 398 cpv. 1
CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo
grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare,
mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del diritto,
compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o
ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o
incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP -
secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein pouvoir
d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti
impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in fatto e
in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure.

Sulla questione della
cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo di precisare che
l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate
ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad
individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma
deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che
sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.
2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766). 

 

                                   2.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza (Bernasconi e altri, in Codice
svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 139,
n. 1, pag. 297; Bernasconi, in Codice svizzero di procedura penale, op. cit.,
ad art 10, n. 24, pag. 49; Bénédict/Treccani, in Commentaire romand, Code de
procedure pénale, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2, pag. 603; Schmid, op. cit.,
Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, in Basler Kommentar,
Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art 10, n. 47, pag. 170 e seg.) che, in
applicazione dell’art. 10 cpv. 2 CPP, valuta liberamente, secondo il
convincimento che trae dall’intero procedimento (Bernasconi e altri, op. cit.,
ad art 10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, op. cit., Praxiskommentar, ad art. 10,
n. 4 e 5, 23; Kuhn/Jeanneret, in Commentaire romand, Code de procedure pénale,
Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, 70-72; DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401
consid. 1c.bb). 

 

                                   3.   Il principio della presunzione
d’innocenza - garantito dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2
patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare
l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la
valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto
di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione
del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le
altre, STF 13.5.2008 in 6B.230/2008, consid. 2.1.; STF 19.4.2002 in 1P.20/2002,
consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41, 124 IV 86 consid. 2a pag. 88; 120
Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così come ricordato dall’art 10
cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione più favorevole
all’imputato.

Il precetto non impone,
tuttavia, che l'assunzione delle prove conduca ad un assoluto convincimento.
Semplici dubbi astratti e teorici - sempre possibili poiché ogni fatto
collegato a vicende umane lascia inevitabilmente spazio alle incertezze - non
sono sufficienti ad imporre l’applicazione del principio in dubio pro reo.

Il principio dell’in dubio
pro reo è così disatteso soltanto quando il giudice penale avrebbe dovuto
nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e
insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a;
124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF 6B_369/2011 del 29 luglio 2011
consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009 consid. 6.1; 6B_579/2009 del 9
ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del 13 giugno 2008 consid. 2.2;
6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.121/2007 del 5 marzo 2008
consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.8.1; 1P.20/2002 del 19
aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid.
10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid. 3.3; Schmid,
Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch des
schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13, n. 233-235,
pag. 90-91; Tophinke, inv Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 82-83, pag.
182; Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n.
11-13, pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag.
97; Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag.
73). 

 

 

                                         L’accusato

 

                                   4.   AP 1 è nato il __________
a __________ (in provincia di __________). Dopo essersi trasferito in Svizzera,
nel 1991 ha sposato a __________ __________ e dal matrimonio sono nati due
figli: __________ (__________) e __________ (__________).

                                         Di professione agente di
sicurezza, ha lavorato dapprima alle dipendenze della __________ e da 12 anni
lavora per il servizio di sicurezza del __________ (verb. interrogatorio
dell’imputato, allegato al verb. primo grado, pag. 2). Il suo salario lordo
ammonta a fr. 5'600.- mensili (verb. dib. d’appello, pag. 2).

 

                                         Risultanze
dell’inchiesta 

 

                                   5.   Il procedimento
penale che ci occupa prende avvio da un litigio sorto, il 12 giugno 2011, tra AP
1 e __________, alla stazione di servizio __________ di __________. 

                                         __________, intenzionato a
lasciare il piazzale della stazione di servizio a bordo della sua autovettura,
stava eseguendo una retromarcia. 

                                         AP 1, che si trovava in
sosta appena dietro di lui, ha azionato un avvisatore acustico. __________ -
che ha ritenuto la strombazzata sproporzionata e provocatoria - ha reagito
insultando AP 1 che è sceso dalla vettura e, a piedi, si è affiancato a quella
di __________ che, da parte sua, è rimasto all’interno dell’abitacolo (AI 3,
pagg. 1-2).

 

                                         Su quanto accaduto in
seguito i due protagonisti hanno, fin dal principio, fornito due versioni
divergenti. 

                                         __________ ha accusato AP
1 di avergli sferrato un pugno sul naso, ferendolo e rompendogli gli occhiali
da vista che indossava. AP 1, da parte sua, ha invece negato di aver picchiato __________,
sostenendo di essersi avvicinato alla sua vettura unicamente per chiedere
spiegazioni in merito ai pesanti insulti ricevuti dal conducente. 

 

                                   6.   Nel settembre 2011 __________
ha sporto querela nei confronti di AP 1 per i reati di vie di fatto e di
lesioni semplici (AI 1). I due sono, dunque, stati sentiti a verbale dalla
polizia e hanno sostanzialmente mantenuto le rispettive posizioni già espresse
ai poliziotti intervenuti sul posto il giorno dell’accaduto (di cui però non vi
è formalmente traccia agli atti, cfr. rapporto d’inchiesta di polizia
giudiziaria del 31.01.2012, AI 3, pagg. 1-2).

 

                                   a.   __________ ha
spiegato che - sentito il clacson suonato da AP 1 in un modo che in quelle
circostanze era, secondo lui, assolutamente sproporzionato - ha reagito a
quella che egli ha interpretato come una provocazione rivolgendo a AP 1 la
frase “che cazzo vuoi deficiente”. 

                                         __________ ha, poi, così
descritto quanto accaduto in seguito:

 

“ Di fatto,
poiché la manovra era fattibile, ho continuato ad indietreggiare sino ad
arrivare ad un parcheggio che nel frattempo si era liberato.

Mi ero parzialmente inserito in tale parcheggio, con l’obiettivo
di girare ed andarmene, quando ho notato che dalla vettura citata in precedenza
è sceso il conducente che si è diretto verso di me.

Io, per sentire cosa voleva quell’uomo, ho abbassato il finestrino
e, quando questi è giunto alla mia altezza, mi ha sferrato un forte pugno al
volto. 

Più precisamente questi appena mi ha raggiunto ha pronunciato le
parole: “prendi questo coglione” e poi mi ha sferrato un pugno che in pratica
mi ha tramortito. Il colpo è stato talmente forte che, oltre a sanguinarmi il
naso, ho avuto la testa pesante per 3-4 giorni tanto che sospetto che fosse una
commozione celebrale. A questo punto alcuni clienti mi hanno soccorso e mi
hanno accompagnato presso i bagni della stazione a pulirmi il naso e a cercare
di recuperare i sensi. Nel frattempo un dipendente del distributore di benzina
ha chiamato la Polizia e poco dopo è sopraggiunta una pattuglia i cui agenti
hanno proferito col sottoscritto e con l’uomo che ha sferrato il pugno che è
stato quindi identificato in AP 1” (verbale 19.11.2011, allegato 1 al rapporto
di polizia 31.01.2012, AI 5, pag. 3).

 

                                         A dire di __________, il
forte pugno ricevuto da AP 1 l’ha non solo ferito al naso, ma ha anche spezzato
in due gli occhiali da vista che portava:

 

“ Dopo alcuni
minuti mi sono parzialmente ripreso e ho cercato di guardare il giornale e ho
realizzato che non avevo più gli occhiali e controllando ho visto che una metà
si trovava sul sedile anteriore destro mentre la seconda metà sul sedile
posteriore. In sostanza, per il forte colpo ricevuto, oltre a ferirmi il naso
(certificato medico allegato), AP 1 mi ha anche spezzato gli occhiali in due
parti e, nella rottura, questi mi hanno a loro volta provocato delle ferite al
volto” (verbale 19.11.2011, allegato 1 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 5,
pag. 3).

 

                                  b.   Nel certificato
medico del dott. med. __________ di __________ (allegato alla querela penale
del 05.09.2011, A 1) si legge che il paziente, che il medico riferisce di aver
visitato il 14 giugno 2011 alle ore 8.00, “accusa dolore di testa,
vertigine, epitassi, dolore al naso” e “presenta un grande
ematoma alla base del naso e una ferita sulla faccia destra del naso”.

 

                                         Le ferite ed escoriazioni
riportate da __________ sono documentate anche dalla fotografia allegata al
certificato medico. Una seconda fotografia, allegata alla querela, ritrae gli
occhiali da vista di __________, spezzati in due parti in corrispondenza della
lente sinistra e sprovvisti dello stanghino destro (AI 1).

 

                                   c.   Interrogato una
prima volta il 02.01.2012, AP 1 ha fornito una versione diversa da quella di __________
sull’accaduto, negando categoricamente di averlo colpito al volto. Egli ha
spiegato di aver suonato l’avvisatore acustico all’indirizzo di __________ per
renderlo attento alla sua presenza poiché temeva che, nell’eseguire la
retromarcia, egli potesse urtare la sua vettura. A dire di AP 1 l’uomo ha però
reagito male:

 

“ A questo punto
l’uomo, dopo aver corretto la manovra, mi si è affiancato e, dopo aver
abbassato il finestrino, si è rivolto a me insultandomi con ingiurie tipo:
“italiano di merda, straniero del cazzo, vaffanculo, testa di cazzo, coglione”.

Dopo avermi insultato ha proseguito con la sua manovra e quindi ad
indietreggiare sino a fermarsi poco dietro la mia vettura ma spostato a destra.

A questo punto sono sceso dalla mia automobile e mi sono
avvicinato all’uomo che, con il finestrino aperto, si trovava ancora seduto
nella sua vettura. 

Da parte mia gli ho chiesto cosa volesse e se era il caso di
offendermi in quella maniera poiché, da parte mia, avevo suonato solo per
evitare una collisione. (...) Io gli ho solo parlato ed io non l’ho colpito in
alcun modo.

In quel frangente, ovvero mentre gli parlavo, ho notato che l’uomo
non aveva gli occhiali e presentava un graffietto sul naso (...). Non so perché
aveva questo graffio e forse se l’è procurato nel togliersi gli occhiali.

Dopo che gli ho rivolto la parola l’uomo, che non ha mai smesso di
insultarmi, è sceso dalla vettura ed è andato nel negozio a chiedere un
cerottino per coprire il graffio citato in precedenza. 

L’impiegata del negozio della stazione di servizio ha avvisato la
polizia per cui poco dopo è giunta una pattuglia della Polizia Cantonale. In
presenza degli agenti ho raccontato la mia versione e hanno sentito anche
quella dell’uomo (PS 02.01.2012, allegato 4 al rapporto di polizia 31.01.2012,
AI 3 , pagg. 2-3).

 

                                         AP 1 si è, poi, rifiutato
di firmare il verbale dell’interrogatorio esigendo la presenza del suo
avvocato. Egli é stato, dunque, sentito nuovamente il 26.01.2012, presente il
suo difensore. In quell’occasione, egli ha completato le sue precedenti
dichiarazioni precisando che __________, dopo essersi fatto dare il cerotto, ha
espressamente rifiutato di far chiamare l’ambulanza come, invece, gli era stato
proposto sia dall’impiegata dell’__________ che dalla polizia e di non avere
nessuna idea né sul come __________ si sia procurato l’ematoma e le
escoriazioni al naso successivamente riscontrate dal medico né sul perché egli
l’abbia querelato per un reato mai commesso (PS 26.01.2012, allegato 2 al
rapporto di polizia 31.01.2012, pagg. 3-5).

 

                                   7.   Al dibattimento di
primo grado sono stati sentiti AP 1, __________ e __________, l’impiegata dell’__________
di __________. 

 

 

                                   a.   __________ ha chiarito
immediatamente di non avere assistito alla lite e di essere uscita dal negozio
della stazione __________ unicamente a fatti avvenuti poiché allertata da un
cliente e di aver trovato __________ “visibilmente scosso e con il naso che
sanguinava” (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag.
1). Ha, poi, aggiunto che quando ha raggiunto __________ egli indossava gli
occhiali e di ricordarsi che erano rotti, nel senso che mancava uno stanghino.
Ha anche precisato che l’uomo “continuava a metterli e toglierli”
(verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1). Ha, quindi,
spiegato di aver dato a __________ un cerotto e di averlo disinfettato, ma di
non aver messo un tampone “perché non sanguinava dalle narici ma dal naso dove
poggiano gli occhiali” (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo
grado, pag. 2). 

                                         Ha negato di aver visto un
ematoma sul viso dell’uomo. 

                                         Ha, poi, aggiunto di avere
chiesto a __________ se doveva chiamare un’ambulanza (verbale di audizione,
allegato al verb. dib. primo grado, pagg. 1 e 2).

 

                                  b.   AP 1 e __________
hanno, dal canto loro, sostanzialmente mantenuto le proprie posizioni. AP 1 ha
precisato unicamente che, il giorno dell’accaduto, sul viso di __________ non
vi era un ematoma come quello raffigurato nella fotografia allegata al
certificato medico e che “al massimo togliendosi gli occhiali lui si è fatto
un graffio” (verb. interrogatorio imputato, allegato al verb. dib. primo
grado, pag. 1). 

 

                                         __________ invece, dopo
aver confermato la bontà delle dichiarazioni delle teste __________, ha però
ribadito che, in seguito al colpo al volto ricevuto da AP 1, gli occhiali da
vista che indossava si sono rotti in due parti. Ha poi così descritto gli
istanti che hanno seguito il pugno ricevuto:

 

“ sono rimasto
intontito in macchina. Ho cercato gli occhiali che erano caduti e mi sono
accorto che sanguinavo e quindi sono uscito per entrare in negozio, dove mi
hanno accompagnato delle persone che mi hanno visto che ero molto scosso.

Da dove sanguinava?

Dalla parte esterna del naso e molto.

Perché non ha accettato l’ambulanza? Non era così grave al punto
di dover andare all’ospedale. Il sangue si era fermato. 

Perché era annebbiato? Perché il pugno mi ha fatto stare male.
Ancora un giorno dopo avevo le vertigini e per questo ho deciso di andare dal
dottore.

Ha guidato dopo i fatti? Si. Da lontano vedo abbastanza bene. Ho
degli occhiali tipo bifocali. Ho comunque guidato solo 500 metri fino a casa” (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                         Appello

 

                                   8.   L’appellante - che
chiede il suo proscioglimento - sostiene che il primo giudice ha accertato in
modo inesatto i fatti.

                                         Innanzitutto perché, nello
stabilire quanto accaduto fuori dalla stazione __________, il pretore non ha considerato
il comportamento di __________ negli istanti precedenti la lite. Segnatamente, non ha considerato che __________ ha posteggiato la sua vettura in un
luogo che ostruiva la possibilità di movimento degli altri conducenti, che
l’ha, poi, insultato pesantemente senza alcun motivo e, infine, che lui lo ha
raggiunto mentre si accingeva ad eseguire una manovra non permessa (III, pag.
1). Poi perché ha accertato in modo inesatto anche le cause e l’entità del
danno alla salute diagnosticato a __________, danno che - a suo dire -
quest’ultimo potrebbe essersi benissimo procurato da solo togliendosi
“frettolosamente e con atteggiamento scosso” gli occhiali da vista visto che
egli presentava unicamente una semplice ferita sul lato della narice, che è
stata curata con l’apposizione di un semplice cerotto. Al contrario, continua
l’appellante, __________ non sanguinava internamente dal naso, non presentava
nessun ematoma - che in caso di pugno al volto sferrato con la foga descritta
dall’AP sarebbe stato forzatamente immediatamente visibile subito dopo i fatti -
e ha rifiutato l’intervento dell’ambulanza, ciò che permette di escludere la
tesi secondo cui egli abbia ricevuto un colpo al naso tale da tramortirlo e da
causargli dei giramenti di testa per giorni così come da lui preteso (III, pag.
2). Infine, a mente dell’appellante, il pretore nemmeno ha considerato che __________
ha mentito anche su altri aspetti relativi a quanto successo quel giorno, in
particolare in relazione al fatto che al momento in cui ha proferito l’insulto __________
aveva il finestrino abbassato, che i suoi occhiali da vista in seguito
all’accaduto risultavano spezzati in due e che __________ ha atteso l’arrivo
della polizia in un posteggio che nel frattempo si era liberato.

                                         In conclusione,
l’appellante sostiene che il pretore ha sbagliato a credere alla versione di __________
e non alla sua, ritenuto da un lato che non vi sono in atti elementi per
concludere che egli mente, mentre ve ne sono che dimostrano che è l’accusatore
privato a mentire e dall’altro considerato a maggior ragione che egli, di
professione agente di sicurezza, non solo sa come comportarsi quando una
persona è scossa ed ha un comportamento “sopra il righe” - come era __________
il giorno dei fatti - ma è anche consapevole delle pesanti conseguenze
(rescissione del contratto di lavoro) che può avere per lui una condanna penale
dal profilo professionale (III, pag. 3). In conclusione, egli pretende che

 

“ il voler
chiedere a __________ (recte __________) i motivi per i quali era stato così
pesantemente insultato, è un diritto legittimo, personale e professionalmente
usuale (...). Ma dal voler chiedere ad essere autore di reato, vi sono elementi
che devono essere logicamente e coerentemente comprovati. Questo, nella
sentenza e nella fattispecie giudicata, non è avvenuto” (III, pag. 3).

 

                                   9.   Questa Corte è,
dunque, chiamata ad accertare se AP 1, il 12 giugno 2011, ha colpito con un pugno al volto ___________, causandogli i danni descritti nel certificato
medico del dottor __________. 

 

                                   a.   È da ritenersi
assodato, poiché ciò risulta dalle dichiarazioni convergenti di entrambi i
protagonisti, ribadite anche in occasione del dibattimento d’appello (verb.
dib. d’appello, pagg. 2-4), che:

 

                                         -
 il 12 giugno 2011, presso il piazzale della stazione __________ di __________,
c’è stato un litigio tra le parti;

                                         -
 in seguito al colpo di clacson a lui indirizzato da AP 1, __________ ha
inveito contro di lui;

                                         -
 AP 1 è, poi, sceso dalla propria vettura e si è avvicinato a piedi al veicolo di
__________, che è, invece, rimasto all’interno dell’abitacolo.

 

                                  b.   Su quanto accaduto
successivamente all’avvicinarsi di AP 1 alla vettura di __________, in atti vi
sono unicamente le dichiarazioni, divergenti, dei due protagonisti, che vanno
lette e valutate alla luce delle dichiarazioni della teste __________ - che non
ha assistito all’alterco ma che è intervenuta sul posto subito dopo i fatti - e
delle risultanze oggettive degli accertamenti medici a cui __________ si è
sottoposto presso il dottor __________ il 14 giugno 2011. 

 

                                   c.   Da un’attenta
lettura degli atti, ed in particolare delle dichiarazioni delle parti e della
teste __________, emerge che le dichiarazioni rilasciate da __________ durante
l’inchiesta e al dibattimento di appello presentano svariate incongruenze.

 

                               c.1.   Innanzitutto, __________
ha sempre sostenuto, ancora in sede di appello, che in seguito al pugno al
volto infertogli da AP 1 gli occhiali da vista che indossava si sono spezzati
in due (verbale 19.11.2011, allegato 1 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 5,
pag. 3; verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2). 

                                         Al dibattimento di appello
ha ribadito di aver realizzato di non indossare più gli occhiali solo in un
secondo momento, e meglio dopo essere stato medicato dalla gerente della
stazione di servizio, quando li ha ritrovati, rotti, all’interno della sua
autovettura:

 

“ Sul momento non
mi sono neanche acconto di non avere più gli occhiali. Me ne sono reso conto
solo dopo essere stato medicato, in particolare dopo che sono rientrato in
macchina e ho trovato solo metà degli occhiali. La seconda metà l’ho trovata
solo in seguito, perché era finita sul sedile posteriore. (...)

Fino all’arrivo della polizia sono rimasto seduto in macchina. È
li che mi sono accorto di non avere più gli occhiali. (...) A domanda dell’avv.
DI 1 rispondo che, mentre aspettavo la polizia, ho cercato di leggere i
giornali. È solo vedendo che non ci riuscivo che mi sono reso conto di aver
perso gli occhiali” (verb. dib. d’appello, pag. 4). 

 

                                         __________ ha anche
precisato di non aver più indossato gli occhiali dopo il colpo ricevuto:

 

“ L’avv. DI 1 mi
chiede se è in quel momento che ho ritrovato gli occhiali e li ho indossati. Ma
come potrei averli indossati visto che, come risulta dalle fotografie, erano
rotti in due pezzi.

A domanda dell’avv. DI 1 rispondo che la foto degli occhiali l’ho
fatta io appena arrivato a casa” (verb. dib. d’appello, pag. 4). 

 

                                         Queste sue dichiarazioni
sono in contrasto con quelle della teste __________, che è intervenuta dopo il
diverbio. La teste ha, infatti, riferito in modo chiaro che, in quel momento, __________
indossava ancora gli occhiali da vista, che erano unicamente sprovvisti di uno
stanghino e che egli continuava a metterseli e toglierseli (verbale di
audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1). 

                                         Non vi è alcun motivo per
dubitare delle dichiarazioni della teste, a maggior ragione considerato che
ella ha descritto il gesto di togliersi e mettersi gli occhiali ripetutamente
compiuto da __________ davanti a lei. 

                                         Occorre, dunque, ritenere
accertato che, contrariamente alle dichiarazioni di __________, quando egli è
sceso dalla vettura – quindi, dopo il preteso “scontro” con AP 1 – i suoi
occhiali non erano rotti a metà.

                                         Da questo accertamento,
discende che la foto in atti portata a supporto della versione di __________ o
non ritrae gli occhiali che egli indossava quel giorno oppure, se invece li
ritrae, la loro rottura è avvenuta successivamente allo “scontro” di cui
trattasi.

 

                               c.2.   Anche nel riferire le
conseguenze causategli dall’asserito pugno sferratogli da AP 1, __________ non
solo non è stato lineare, ma nemmeno è stato coerente con le dichiarazioni della
teste __________. 

 

                                         Innanzitutto egli ha
modificato più volte le sue dichiarazioni sulle conseguenze dell’asserito pugno
ricevuto. Inizialmente alla polizia ha detto di aver ricevuto un “pugno che
in pratica mi ha tramortito. Il colpo è stato talmente forte che, oltre a
sanguinarmi il naso, ho avuto la testa pesante per 3-4 giorni tanto che
sospetto che fosse una commozione celebrale” (verbale 19.11.2011, allegato
1 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 5, pag. 3).

                                         Poi, davanti al giudice di
prime cure, ha ridimensionato le conseguenze del colpo ricevuto al solo
sanguinamento, copioso, della parte esterna del naso (“Da dove sanguinava?
Dalla parte esterna del naso e molto”, verbale di audizione, allegato al
verb. dib. primo grado, pag. 2) e a vertigini presenti ancora il giorno
successivo. 

                                         Al dibattimento d’appello
ha nuovamente cambiato versione. Da un lato, ha parlato di perdita di sangue
non solo dalla parete esterna del naso ma anche dalle narici, ciò che ha
richiesto un tamponamento per fermare il sangue e, dall’altro, ha definito la
ferita esterna un semplice graffietto, curato con l’apposizione di un cerotto:

 

“ Subito dopo il
pugno ho avuto uno stordimento e ho sentito che sanguinavo, sia dalle narici
che dalla parete esterna del naso. Riguardo quest’ultimo sanguinamento ha
ragione AP 1 quando dice che si trattava di un graffietto che era dovuto alla
rottura degli occhiali. (...) A soccorrermi concretamente – ho poi saputo dopo
– è stata la gerente del negozio. È stata anche lei a chiamare la polizia. Sempre la gerente mi ha tamponato il naso. All’esterno del naso mi sembra che mi
abbia messo un cerotto” (verb. dib. d’appello, pag. 4).

 

                                         La gerente della stazione
di servizio ha, però, riferito unicamente di un sanguinamento dalla parte
esterna del naso e ha espressamente escluso di aver applicato un tampone al
naso, che internamente non sanguinava (verbale di audizione, allegato al verb.
dib. primo grado, pag. 2). Versione questa in linea con quella sempre sostenuta
anche da AP 1, che ha sempre riferito – ancora al dibattimento d’appello -
unicamente di un graffietto che sanguinava sulla parete esterna del naso (PS
02.01.2012, allegato 4 al rapporto di polizia 31.01.2012, AI 3 , pagg. 2-3;
verb. interrogatorio imputato, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1;
verb. dib. d’appello, pag. 2).

 

                               c.3.   Le dichiarazioni di __________
risultano, poi, essere in contrasto con quelle di AP 1 e, sopratutto, della
teste __________ anche in relazione al posizionamento della sua vettura dopo il
diverbio. Egli ha raccontato, sia davanti al primo giudice che davanti a questa
Corte, di aver spostato la sua autovettura dalla posizione in cui si trovava
(fuori posteggio, poiché stava eseguendo una manovra di uscita) in un
parcheggio che si era nel frattempo liberato, e di aver atteso lì l’arrivo
della polizia (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag.
2; verb. dib. d’appello, pag. 4). 

                                         Sia la teste __________
che AP 1 hanno, invece, escluso che ciò sia avvenuto, affermando che la vettura
di __________ è sempre rimasta fuori posteggio (verbale di audizione, allegato
al verb. dib. primo grado, pag. 1; PS 02.01.2012, allegato 4 al rapporto di
polizia 31.01.2012, AI 3 , pag. 2; verb. dib. d’appello, pag. 2).

 

                               c.4.   Le dichiarazioni di __________
sulla posizione del finestrino della sua autovettura al momento in cui ha
insultato AP 1 risultano, pure, essere inattendibili. Egli ha affermato di aver
abbassato il finestrino della sua vettura solo quando AP 1 gli si è avvicinato,
precisando al dibattimento d’appello che “quando ho detto la frase “cosa
cazzo vuoi” avevo il finestrino chiuso” (verb. dib. d’appello, pag. 4). È
evidente che si tratta di una versione dell’accaduto inverosimile e che non può
essere creduta, già solo per il fatto che, se __________ avesse effettivamente
avuto i finestrini chiusi, AP 1 non avrebbe potuto sentire la frase che __________
– come da lui stesso ammesso – gli ha rivolto. 

 

                               c.5.   Infine, anche le
circostanze in cui si è svolta la visita medica presso il dottor __________
appaiono poco chiare. 

                                         Da un lato, per quanto
concerne il giorno in cui la visita medica è stata effettuata. Se dal
certificato medico e dall’allegata fotografia siglata dal dottore, risulta che __________
è stato visitato alle ore 8.00 del 14 giugno 2011, e cioè due giorni dopo i
fatti, __________ ha fornito una versione diversa e contraddittoria. Ha preteso
di essere andato dal medico il giorno successivo ai fatti (e, dunque, il 13
giugno e non il 14), per poi, però, nello stesso tempo precisare che “la
data indicata sulla fotografia (il 14 giugno, n.d.r.) è quella in cui il dottor
__________ mi ha visitato” (verb. dib. d’appello, pag. 4). 

                                         D’altra parte, anche la
questione relativa alla radiografia cui __________ sarebbe stato sottoposto in
occasione della visita medica desta qualche perplessità. La fattura del medico
riferisce dell’esecuzione di una “radiografia cranio totale o parziale”. __________
ha, però, negato che sia mai stata effettuata una radiografia:

 

“ Il dottor __________
non mi ha dato delle cure particolari. (...) Non mi ha prescritto
antidolorifici. Non mi ha fatto delle radiografie” (verb dib. d’appello, pag.
4).

 

                                   d.   Non
va, poi, dimenticato che l’imputato - che lavora quale addetto alla sicurezza
da numerosi anni (da 12 anni è alle dipendenze del __________) e che, pertanto,
si trova da anni quotidianamente confrontato con situazioni di tensione e di
conflitto - non ha precedenti penali a suo carico: ciò significa che egli è in
grado, proprio per esperienza professionale, di risolvere situazioni di
conflitto senza far capo alla violenza. 

 

                                   e.   Tutte queste
incongruenze, peraltro su aspetti centrali della vicenda (come la rottura degli
occhiali o le conseguenze dell’asserito pugno ricevuto), tolgono forza probante
all’unico riscontro oggettivo in atti, e cioè al certificato medico del
14.06.2011 del dottor __________, che riferisce della presenza, sul volto
dell’accusatore privato, oltre che di una piccola  ferita sulla parte destra
del naso, anche di un ematoma posto alla base del naso.

                                         Gli tolgono forza
probante, non solo le già citate incongruenze nelle dichiarazioni di __________,
ma anche il fatto che egli è stato visitato dal dottor __________ unicamente
due giorni dopo l’accaduto, e meglio il 14 giugno 2011. In queste condizioni, in particolare visto quanto sopra, non può essere esclusa  l’ipotesi secondo
cui l’ematoma – che lo si ricorda non era presente al momento in cui è stato
medicato al naso immediatamente dopo i fatti – abbia cause diverse da quelle
che l’AP gli attribuisce.

 

                                         Per quanto riguarda il
graffio sulla parete esterna del naso - la cui esistenza è stata ammessa dalle
parti coinvolte e dalla testimone __________ - non vi sono elementi in atti (al
di là della dichiarazioni di __________ che, come detto, non sono state lineari
e coerenti) per poter accertare che esso sia stato causato da un pugno al volto
come quello descritto dall’accusatore privato. Non vi sono, infatti, elementi
in atti che possano escludere che, come suggerito anche da AP 1, __________ si
sia procurato da solo il graffio, sfilandosi frettolosamente e con foga gli occhiali
da vista che indossava, in un momento di agitazione dovuto al diverbio. Anzi
questa appare l’ipotesi più verosimile, poiché sostenuta sia dal tipo di ferita
– superficiale e appena visibile - sul naso dell’accusatore privato, sia dal
fatto che gli occhiali da vista che __________ indossava hanno semplicemente
perso uno stanghino, così come riferito dalla teste __________. 

                                         Sia la ferita che il danno
agli occhiali sono compatibili con il surriferito gesto. Non lo sono, invece,
con un pugno al naso inflitto con una certa foga, che avrebbe forzatamente
causato un danneggiamento degli occhiali di ben altra entità e, di conseguenza,
una ferita sulla parte esterna del naso ben più profonda e ben più grave. 

 

                                         In questo contesto forza è
concludere che quanto in atti non basta per accertare che AP 1 ha colpito con
un pugno al volto __________.

                                         Ricordato il principio in
dubio pro reo, AP 1 deve, pertanto, essere prosciolto dal reato di lesioni
semplici.

 

                                         Tassa di giustizia,
spese e ripetibili

 

                                10.   Visto l’esito
dell’appello, sia gli oneri processuali di prima sede che quelli di appello
sono posti a carico dello Stato (art. 428 CPP). 

 

                                         Essendo pienamente
assolto, a AP 1 viene riconosciuta un’indennità ex art 429 cpv 1 lett a CPP di
fr 2’000.- per la procedura di prima istanza e di fr. 2’000.- per la procedura
di appello. 

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      3, 10, 76, 77, 78, 80, 81, 84,
343, 348 e segg., 379 e segg., 398 e segg. CPP;

                                         123 CP;

                                         32 cpv. 1 Cost., 6
par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 Patto ONU II,

                                         nonché, sulle spese e
sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG,

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

 

                           1.   L’appello
è accolto. 

 

                               1.1.   Di conseguenza, la
sentenza impugnata è annullata e AP 1 è prosciolto dall’accusa di lesioni
semplici per i fatti descritti nel DA 1027/2012 del 5 marzo 2012.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali del giudizio di primo grado, di complessivi fr. 910.-
(novecentodieci), sono posti a carico dello Stato.

 

                                   3.   A titolo di
indennità giusta gli art. 429 segg. CPP, lo Stato della Repubblica del Cantone Ticino
rifonderà a AP 1 l'importo di fr. 4'000.-.

 

                                   4.   Gli oneri
processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.        1'000.-           

-  altri disborsi                            fr.           200.-           

                                                     fr.        1'200.-

 

                                         sono posti a carico dello
Stato.

 

 

                                   5.   Intimazione a:

    

	
   

  	
   

  

                                         

                                   6.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.