# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2c40f870-a668-599b-8332-904435013b01
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.02.2006 35.2005.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-60_2006-02-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.60

   

  rs/td

  	
  Lugano

  8 febbraio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 agosto 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9 giugno
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 14
ottobre 2002 RI 1 - dipendente della ditta __________ di __________, in qualità
di manovale edile - mentre stava salendo su un muretto per prendere un rotolo
di plastica, è caduto (cfr. doc. 1).

                                         A causa
dell’evento egli ha riportato una frattura pluriframmentaria del calcagno
sinistro (cfr. doc. 2, 3, 4, 7). 

 

                                         Il caso è
stato assunto dall’CO 1, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni di
legge.

 

                               1.2.   Alla chiusura
del caso, sentito il parere del proprio medico di __________ (cfr. doc. 114),
l’Istituto assicuratore, con decisione formale del 2 maggio 2005, ha
riconosciuto all’assicurato un’indennità per menomazione dell’integrità del 10%
(cfr. doc. 125).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta da __________ della __________ per conto
dell’assicurato (cfr. doc. 126), l’assicuratore LAINF convenuto, il 9 giugno
2005, ha ribadito il contenuto del suo primo provvedimento (cfr. doc. G).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 2 agosto 2005, l’assicurato, sempre rappresentato dalla __________,
ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a corrispondergli un’IMI più elevata
(cfr. doc. I).

 

                                         A
sostegno della propria pretesa, il ricorrente ha addotto:

                                         

" 
(…)

L’istante, in data 14/10/2002,
mentre accudiva al proprio lavoro, presso l'impresa generale __________, subiva
un severo infortunio che gli procurava frattura pluriframmentaria al calcagno
sx. Il nostro patrocinato, per ciò che attiene al sinistro summenzionato, viene
dichiarato abile al lavoro, da parte della Convenuta dal 17/11/2003.

 

In seguito al predetto
infortunio l'I, il 28 di novembre 2003, presenta richiesta di prestazioni AI,
non essendo più in grado di esercitare la precedente professioni di manovale
edile; DOC B. Continuando a persistere l'incapacità lavorativa totale il signor
RI 1 può usufruire delle indennità perdita di guadagno da parte
dell'assicurazione __________ come si può evincere dal questionario per il
datore di lavoro; qui prodotto quale DOC C. Il medico curante, dottor __________,
dichiara all'UAI la totale inabilità lavorativa dell'istante; DOC D e DOC E.

 

Proprio in riferimento al
sinistro subito l'I, a un certo punto, necessita di cure psichiatriche che
vengono erogate dalla dottoressa __________; prodotto DOC F.

 

La Convenuta, in data
2/5/2005, emette una decisione con la quale viene riconosciuta un'indennità per
menomazione pari al 10%. Prontamente insorti la Convenuta, il 9/6/2005,
provvede a riconfermare la precedente decisione; qui prodotta quale DOC G

 

CONSIDERANDI

 

Riteniamo che la Convenuta
abbia sottovalutato le problematiche psico-fisiche prodotte dall'infortunio in
oggetto. Risulta chiaro che la stessa affezione psichiatrica sia una diretta
conseguenza della lesione subita. Pertanto l'IMI decisa dalla Convenuta non
corrisponde al danno patito dall'assicurato.

 

 

 

PER QUESTI MOTIVI

 

Chiediamo piaccia
giudicare l'istanza è accolta, la Convenuta sarà astretta ad annullare la
contestata decisione e dovrà procedere ad una valutazione delle proprie responsabilità.

Protestate tasse spese e
ripetibili." (Doc. I)

 

                               1.4.   L’Istituto
assicuratore, in risposta, ha postulato che il ricorso, per quanto ricevibile,
venga integralmente respinto, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra,
nei considerandi di diritto (cfr. doc. IV).

 

                               1.5.   A seguito
del decesso di __________ della __________, il TCA, il 2 dicembre 2005, ha
chiesto all’assicurato di indicare se qualcun altro l’avrebbe rappresentato
nella presente causa (cfr. doc. VIII).

 

                                         Il 6
dicembre 2005 la __________ ha comunicato di avere assunto il patrocinio
dell’assicurato nell’ambito del ricorso interposto avverso la decisione su
opposizione del 9 giugno 2005 emessa dall’CO 1, inviando la relativa procura
(cfr. doc. IX + bis).

 

                               1.6.   Al
rappresentante dell’assicurato è stato assegnato un termine di dieci giorni per
presentare eventuali osservazioni scritte in merito alla vertenza pendente
dinnanzi al TCA (cfr. doc. XI).

 

                                         La __________
ha preso posizione il 16 gennaio 2006 (cfr. doc. XII).

 

                               1.7.   Il 2 febbraio
2006 l’Istituto assicuratore convenuto ha comunicato di rinunciare a formulare
osservazioni, ritenuta l’assenza di nuovi elementi determinanti e richiamandosi
alle proprie motivazioni esposte nei precedenti memoriali (cfr. doc. XIV).

 

                               1.8.   Il doc. XIV
è stato inviato per conoscenza al rappresentante dell’assicurato (cfr. doc.
XV).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                               2.2.   Nella
decisione formale del 2 maggio 2005 l’CO 1 ha accordato all’assicurato un’IMI
del 10%, riferendosi unicamente ai postumi organici al calcagno sinistro (cfr.
doc. 125).

 

Relativamente ai disturbi
psichici lamentati dal ricorrente, l’Istituto assicuratore, con scritto del 25
febbraio 2005, ha confermato quanto affermato in
scritti precedenti, ossia di non essere responsabile, in quanto essi non si
trovano in una relazione di causalità adeguata con l’evento traumatico del 2002
(cfr. doc. 61, 74, 121).

 

                                         L’insorgente,
né con l’opposizione del 14 maggio 2005 (cfr. doc. 126), né con un altro atto
separato, ha espressamente contestato l’assenza di causalità adeguata tra
l’infortunio del 2002 e i disturbi psichici. Egli neppure ha chiesto
l’emanazione di una decisione formale al riguardo. 

                                         Con
l’opposizione del 14 maggio 2005, riferendosi al rapporto del medico di __________,
fondato sulle sole conseguenze organiche (cfr. doc. 114), l’assicurato ha, al
contrario, postulato unicamente un’IMI del 15% (cfr. doc. 126).

 

                                         Nella
decisione su opposizione nulla è stato specificato a proposito della
problematica psichica (cfr. doc. G).

 

                                         L’assicurato,
però, nell’atto ricorsuale, ha contestato il grado dell’IMI riconosciutagli, indicando
che l’assicuratore LAINF convenuto ha sottovalutato le problematiche
psico-fisiche da lui accusate (cfr. doc. I).

 

                                         Al
riguardo l’CO 1, nella risposta di causa, ha osservato:

 

 

 

 

" 
(…)

6.

Quo alla richiesta
d'indennità per menomazione all'integrità relativa alle pretese affezioni
psichiche, la convenuta rileva che il ricorso su tale punto è irricevibile, per
le ragioni seguenti.

 

Con scritto del 19
novembre 2003 (doc. 60), il rappresentante del ricorrente, signor __________
della __________, ha comunicato alla convenuta che il suo assistito, che era
nel frattempo stato ritenuto abile al lavoro al 100% dal 17 novembre 2003 (doc.
54), sarebbe inabile al lavoro per "l'insorgere di grave sindrome
psichiatrica" (doc. 57). Vista l'assenza di documentazione medica a
comprova di quanto asserito, la convenuta ha declinato la propria
responsabilità (doc. 61).

Non avendo più ripreso
l'attività lavorativa dal 18 novembre 2003, le indennità per perdita di
guadagno sono state versate dalla cassa malati __________ (doc. 81): la
convenuta è intervenuta unicamente in merito all'inabilità lavorativa dovuta
all'asportazione del materiale d'osteosintesi.

 

Il 12 febbraio 2005, il
signor __________, sempre in veste di patrocinatore del ricorrente, ha
sollevato nuovamente, a distanza di anni, la pretesa patologia psichiatrica del
ricorrente a suo dire banalizzata dalla convenuta (doc. 120). La convenuta si è
allora determinata con pronuncia del 25 febbraio 2005 (Doc. 121),
sostanzialmente negando la responsabilità per le affezioni psichiche. Sui
motivi addotti, la convenuta si determinerà in seguito (cfr. n. 6.3).

A far tempo dal febbraio
2005 non vi è stata più alcuna reazione in merito da parte del rappresentante
del ricorrente fino all'introduzione del ricorso del 2 agosto 2005.

 

Malgrado la pronuncia del
25 febbraio 2005 non costituisca una decisione formale ai sensi dell'art. 49 LPGA,
difettando l'indicazione dei rimedi giuridici, la stessa è stata trasmessa al
rappresentante del ricorrente, signor __________ della __________. Egli, in
veste di patrocinatore previdenziale del ricorrente (come da lui stesso ammesso
al doc. 57), è persona abituata a gestire tali casi ed è cognita degli aspetti
procedurali in tale ambito. Il signor __________ è pertanto a conoscenza del
fatto che in caso di contestazione di una pronuncia bisogna reagire (o nel
senso di domandare una decisione formale o perlomeno manifestare
l'opposizione), se non nel termine effettivamente previsto di 30 giorni, almeno
in un tempo ragionevole (DTF 104 V 167; RAMI 1979, n. 367, p. 116). Nel caso
concreto un silenzio di 7 mesi non è per nulla ragionevole, se si considera
altresì il fatto che il signor __________ è comunque a conoscenza del termine
di 30 giorni per fare opposizione. La convenuta rileva inoltre che nemmeno
nella sua formale opposizione alla decisione del 2 maggio 2005 (doc. 126), il
signor __________ ha menzionato le presunte affezioni psichiche.

 

Visto quanto sopra
esposto, la convenuta è dell'avviso che la pronuncia del 25 febbraio 2005 (doc.
121) è cresciuta in giudicato ed è pertanto a giusto titolo che il ricorso del
ricorrente su tale punto deve essere dichiarato irricevibile." (Doc. IV)

 

                                         Di
conseguenza questa Corte deve dapprima esaminare se la richiesta ricorsuale di
tenere conto nella valutazione dell’entità dell’IMI anche degli aspetti
psichici è ricevibile o meno.

 

                                         A tale
proposito va rilevato che la giurisprudenza del TFA ha stabilito che l'oggetto
della lite è il rapporto giuridico che - nell'ambito dell'oggetto della
contestazione determinato dalla decisione - costituisce, sulla base delle
conclusioni del ricorso, l'oggetto della decisione effettivamente impugnata.
Secondo questa definizione l'oggetto impugnato e l'oggetto della lite sono
identici allorché la decisione amministrativa è impugnata nel suo insieme. Per
contro, qualora il ricorso riguardi solo una parte dei rapporti giuridici determinati
dalla decisione, i rapporti giuridici non contestati rientrano nella nozione di
oggetto impugnato, ma non in quello di oggetto della lite (cfr. DTF 125 V 413
consid. 1b e 2 = SVR 2001 IV Nr. 27 pag. 83; DTF 131 V 164 consid. 2.1.; STFA
del 19 luglio 2004 nella causa F., U 222/03).

 

                                         Irrilevanti
per la definizione concettuale dell'oggetto litigioso e per la sua distinzione
dall'oggetto impugnato sono gli elementi costitutivi (aspetti parziali,
"Teilaspekte", "aspects": cfr. STFA del 24 febbraio 2005
nella causa S., U 80/04, consid. 1.2.; DTF 110 V 51 consid. 3c e 122 V 244
consid. 2a) del rapporto giuridico regolato dal provvedimento amministrativo,
il quale, per parte sua, non ha da statuire sui singoli danni alla salute e/o
sui singoli motivi in quanto tali, bensì deve esprimersi mediante decisione
sulle prestazioni legali entranti in linea di conto (cfr. ad es. sentenza del
21 luglio 2003 in re K., U 327/02, consid. 3.2). 

 

                                         Aspetti parziali
di un rapporto giuridico definito per via di decisione servono di norma
soltanto alla motivazione del provvedimento e sono di conseguenza sottratti di
principio ad un'impugnazione autonoma (cfr. STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 1.2.; DTF 125 V 416 consid. 2b, 106 V 92 consid. 1).
Essi sono pertanto di principio esclusi dall'esame giudiziario soltanto se
l'oggetto litigioso è cresciuto in giudicato (cfr. STFA del 24 febbraio 2005
nella causa S., U 80/04, consid. 1.2.; DTF 125 V 416 consid. 2b). Cionondimeno,
l'istanza di ricorso esamina gli elementi costitutivi ma non censurati
dell'oggetto litigioso unicamente se ciò si impone alla luce delle richieste
delle parti oppure di altre circostanze emergenti dagli atti (cfr. STFA del 24
febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 1.2.; DTF 125 V 417 consid. 2c,
110 V 52 seg. consid. 4a).

 

                                         Nella DTF
122 V 351 il TFA ha rilevato:

 

" 
(…)

4.- a) In der dem kantonalen Gericht eingereichten
Beschwerde wurde wie zuvor schon im Einspracheverfahren einzig der von der SUVA
angewandte Kürzungsmodus beanstandet und damit die Regelung in Art. 33 Abs. 2
UVV, wonach beim Zusammentreffen von Renten der Invaliden- oder der Alters- und
Hinterlassenenversicherung einerseits und der Unfallversicherung anderseits
eine Leistungskürzung nach Art. 36 Abs. 2 UVG wegen eines vorbestandenen
unfallfremden Gesundheitsschadens nicht bei der Grundrente, sondern bei der
Komplementärrente vorzunehmen ist, als nicht gesetzeskonform bezeichnet.
Ausdrücklich anerkannte der Beschwerdeführer im vorinstanzlichen Verfahren
hingegen die grundsätzliche Zulässigkeit einer Kürzung wegen eines
mitbeteiligten unfallfremden Gesundheitsschadens, den Kürzungssatz von 50%, die Gesamtinvalidität von 75% sowie den versicherten
Verdienst von Fr. 51'500.--. Ebenfalls unbestritten blieb die Höhe der von der
Invalidenversicherung gewährten Rente von monatlich Fr. 2'213.--. Erst in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde werden die Zulässigkeit einer Kürzung an sich wie
auch deren allfälliges Ausmass zusätzlich in Frage gestellt.

  b) Unter diesen Umständen ist zunächst zu prüfen,
ob die neu erhobenen Einwände des Beschwerdeführers überhaupt noch zulässig
sind oder ob diese entsprechend dem in der Vernehmlassung der SUVA vertretenen
Standpunkt einer Überprüfung durch das Eidg. Versicherungsgericht entzogen
sind, nachdem die grundsätzliche Zulässigkeit einer Kürzung wie auch deren
Ausmass weder im Einsprache- noch im kantonalen Beschwerdeverfahren beanstandet
wurden und sich deshalb weder SUVA noch Vorinstanz diesbezüglich zu einer
erneuten Überprüfung veranlasst sahen.  In BGE 119 V 350 Erw. 1b hat das Eidg.
Versicherungsgericht entschieden, dass eine Verfügung - soweit sie in der
Einsprache unangefochten bleibt und nicht von Amtes wegen überprüft wird - in
Teilrechtskraft erwächst. Jenem Entscheid lag indessen insofern ein anderer
Sachverhalt als im vorliegenden Verfahren zugrunde, als die dort
Anfechtungsgegenstand bildende Verfügung zwei verschiedene Rechtsverhältnisse,
nämlich den Anspruch auf eine Invalidenrente einerseits und denjenigen auf eine
Integritätsentschädigung anderseits, betraf (vgl. auch Erw. 1). Bezüglich der
Integritätsentschädigung war jene Verfügung zufolge Nichtanfechtung im
Einspracheverfahren in Rechtskraft erwachsen und dementsprechend im
anschliessenden erstinstanzlichen Beschwerdeverfahren nicht mehr zu überprüfen.
Im vorliegend zur Diskussion stehenden Fall bildete demgegenüber auf allen
Stufen - einsprache- und beschwerdeweise - die Rentenkürzung wegen eines unfallfremden
Vorzustandes Streitgegenstand. Solange aber über den Streitgegenstand und damit
die Rentenkürzung an sich noch nicht rechtskräftig entschieden worden ist,
verbietet sich die Annahme, Einzelkomponenten der streitigen Rentenkürzung wie
etwa der Kürzungsmodus oder das Kürzungsmass seien bereits rechtskräftig
erledigt worden (vgl. BGE 110 V 52 Erw. 3d, nicht
veröffentlichtes Urteil M. vom 15. Mai 1995). Entgegen der Ansicht der SUVA ist
deshalb auf die Verwaltungsgerichtsbeschwerde auch insoweit einzutreten, als
der Beschwerdeführer neu die grundsätzliche Zulässigkeit einer Rentenkürzung
und deren allfälliges Ausmass in Frage stellt." (DTF 122 V 351 consid. 4)

                                         In concreto, alla luce dei principi giurisprudenziali appena citati,
l’oggetto litigioso è dunque rappresentato dal diritto dell’assicurato all’IMI e
dal relativo grado. 

                                         Il fatto
che tale diritto, e quindi la corrispondente entità, sia fondato sulle
conseguenze fisiche dell’infortunio ed eventualmente anche su quelle psichiche
costituisce, per contro, un aspetto parziale, afferente alla motivazione della
richiesta.

                                         Pertanto
la domanda ricorsuale dell’insorgente di considerare anche l’aspetto psichico
per determinare il grado dell’IMI a cui ha diritto risulta prima facie ricevibile.

 

                                         Tuttavia
nel caso di specie l’CO 1, con scritti precedenti alla decisione formale del
maggio 2005, e meglio già nel 2003, nel 2004 e infine nel febbraio 2005 (cfr.
doc. 61, 74, 121), ha indicato al ricorrente che per i disturbi psichici non
era responsabile, in quanto questi ultimi non erano in relazione di causalità
adeguata con l’infortunio del 2002. All’assicurato è stata data la possibilità
di trasmettere documentazione medica in merito. Egli, non solo non ha mai
prodotto alcunché, ma, come già esposto, nemmeno ha chiesto l’emissione di una
decisione formale in merito.

                                         Nello
scritto del 12 febbraio 2005 egli ha comunque osservato che il problema
psichico era stato banalizzato dall’CO 1 (cfr. doc. 120).

                                         L’assicuratore
infortuni, con lettera del 25 febbraio 2005, ha ribadito che la patologia
psichica non è di sua competenza e che l’assicurato non ha mai inviato
certificati medici atti a confutare tale conclusione (cfr. doc. 121). 

                                         Il ricorrente
non ha reagito in alcun modo di fronte a tale atto.

                                         Nell’opposizione,
inoltre, nulla è stato menzionato circa i disturbi psichici.

 

                                         Al
riguardo va segnalato che il TFA, nella DTF 104 V 162 consid. 3, ha stabilito
che un assicurato non è legittimato a pretendere in ogni tempo il rilascio di
una decisione impugnabile, nel caso in cui constati che l’amministrazione,
erroneamente, non abbia reso una tale decisione su una pretesa di diritto
pubblico. Ciò deve avvenire entro un termine ragionevole, a salvaguardia dei
principi della buona fede e della sicurezza del diritto. 

                                         In
proposito, è utile inoltre precisare che, sempre secondo la nostra Corte
federale, sapere se l'assicurato ha manifestato il proprio dissenso entro un
termine ragionevole è una questione che dipende dalle circostanze del caso
concreto (cfr. DTF 126 V 24 consid. 4b, DTF 122 V 367, consid. 3 e
giurisprudenza ivi menzionata; STFA del 14 luglio 2003 nella causa N., C 7/02,
consid. 3, in cui il TFA ha stabilito che, di principio, un atto amministrativo
informale avente però carattere di decisione sostanziale deve essere impugnato
mediante ricorso entro 90 giorni).

 

                                         In casu è
solo con il ricorso che l’insorgente ha indicato che l’affezione psichiatrica è
una diretta conseguenza della lesione subita (cfr. doc. I).

 

                                         In simili
condizioni vi è da chiedersi se l’assicurato ha tempestivamente contestato
l’asserita assenza di causalità tra i lamentati disturbi psichici e l’evento
traumatico del 2002 o se al contrario tale problematica è cresciuta in
giudicato.

                                         Nella
presente evenienza, però, tale questione e il conseguente quesito di sapere se l’oggetto
della lite, ai fini della determinazione del grado dell’IMI a cui ha diritto
l’assicurato, comprende o meno anche le eventuali conseguenze psichiche
dell’infortunio possono in ogni caso restare aperti (cfr. tuttavia RDAT II-2003
N. 68).

 

                                         Infatti,
a prescindere da queste problematiche, la responsabilità dell’CO 1 non potrebbe
comunque essere impegnata per quanto concerne l’erogazione di un’IMI per le
eventuali sequele psichiche del sinistro, facendo difetto – così come verrà
meglio dimostrato nei prossimi considerandi – il carattere durevole
dell’affezione psichica.

 

                               2.3.   Con scritto
del 16 gennaio 2006 il rappresentante dell’assicurato ha, inoltre, chiesto che
venga stabilito l’esatto grado di invalidità presentato da quest’ultimo (cfr.
doc. XII; consid. 1.6.).

 

                                         Al
riguardo va osservato che il mancato riconoscimento di una rendita di
invalidità (cfr. doc. 119, 125) non è stato contestato dall’insorgente né con
l’opposizione, né con il ricorso (cfr. doc. 126; I). 

                                         La decisione
formale del 2 maggio 2005, per quanto attiene a tale questione, è pertanto certamente
passata in giudicato in relazione ai postumi organici dell’infortunio del 2002.

 

                                         Relativamente
ai disturbi psichici lamentati dall’assicurati vale, per contro, quanto
indicato al precedente considerando.

                                         Anche in
questo caso, indipendentemente dalla ricevibilità della richiesta formulata dal
ricorrente pendente causa, una rendita di invalidità per disturbi psichici deve
essere negata, facendo difetto, come verrà esposto in seguito, l’adeguatezza
del nesso di causalità fra tale problematica e il sinistro del 2002.

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.4.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000.

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Per
quanto attiene al diritto materiale, il giudice delle assicurazioni sociali,
dal profilo temporale, applica di principio le relative norme in vigore al
momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF
130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid.
1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 4 giugno 2004 nella causa L., H 6/04;
STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA
del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
su opposizione contestata (cfr. STFA del 22 aprile 2005 nella causa S., U
417/04, consid. 1.1.; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366 consid.
1b; qui: il 9 giugno 2005). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della presente vertenza è il
grado dell’IMI il cui diritto è insorto nel mese di febbraio 2005 (cfr. doc.
116; 125) , ossia posteriormente al 31 dicembre 2002, tornano applicabili le
disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.5.   Giusta
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono con­cesse in caso d'infortunio professionale, d'infortunio
non professionale e di malattie professionali. 

 

                               2.6.   Nondimeno è
utile ricordare che presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da
parte dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità
naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità,
morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione
e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46; cfr. pure sentenza inedita 17
ottobre 1989 in re F.).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno
sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.7.   Il diritto a
prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità
adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.8.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi
psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri
oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella
degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.8.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.8.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.8.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. La questione a sapere se tra simile
infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un
rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento all'evento
stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le
circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano
essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono
servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di
origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.8.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss. consid. 4a). 

                                         

                               2.9.   Se al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche
l'assicurato è ai sensi dell'art. 24 LAINF portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto a
un'indennità per menomazione all'integrità (cfr. STFA del 28 giugno 2002 nella
causa C., U 14/02).

 

                                         Le norme
relative all’IMI, contenute nella LAINF e nella sua ordinanza non hanno subito
alcuna modifica a fronte dell’entrata in vigore della LPGA.

 

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                             2.10.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se vero­similmente
sussisterà tutta la vita al­meno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 pag. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 pag. 438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli artt. 24ss. LAINF è,
dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il
pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew/Ramelet/Ritter,
op. cit., pag. 121).

 

                             2.11.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nel­l'Allegato
3 dell'OAINF. 

 

                                         Una
tabella elenca una serie di le­sioni indicando per cia­scuna il tasso normale
di indennizzazione, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo
del guadagno assicu­rato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (cfr. RAMI 2000 pag. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI
1988 U48 pag. 235 consid. 2a e sentenze ivi cita­te). Deve essere intesa come
una norma valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate se­condo i tas­si previsti
tabellarmente per menoma­zioni di ana­loga gra­vità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nes­suna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per 

                                         menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (RAMI 1991 no. U 132 pag. 308 segg. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                             2.12.   L'INSAI ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA del 22 agosto 2000 nella causa C., I 102/00;
DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA 7.12.1988 nella causa P.; RAMI 1989, no U 71,
pag. 221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987, U21, pag. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                             2.13.   Di principio,
sussiste diritto ad un’indennità per menomazione dell'integrità anche quando è
alterata l’integrità psichica.

                                         Al
proposito il TFA ha osservato quanto segue:

 

" 
a) Nach Art. 24 Abs. 1 UVG besteht Anspruch auf
Integritätsent- schädigung bei dauernd erheblichen Schädigung der körperlichen
oder geistigen Integrität. Der Begriff der geistigen Integrität (intégrité
mentale, integrità mentale) ist in einem weiten Sinne aufzufassen und umfasst -
wie der anspruchsbegründende Gesundheitsschaden bei der Invalidität gemäss Art.
18 UVG (vgl. hierzu Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, S. 350) -
geistige, intellektuelle und psychische Aspekte (Maurer, a.a. O., S. 414; vgl.
auch Gilg/Zollinger, Die Integritätsentschädigung, S. 37, wonach als
Integritätsschaden grundsätzlich jede Beeinträchtigung der “physischen und
psychischen Lebenselemente des Normalmen- schen” gilt). Die Begriffe “geistig”
und “psychisch” werden von Gesetzgeber in der Sozialversicherung als
gleichbedeutend betrachtet (vgl. etwa Art. 23 Abs. 1 und Art. 25 a MVG, wo von
“psychischer Integrität” die rede war, während Art 48 Abs. 1 des MVG vom
19.6.1992 in Anlehnung an die obligatorische Unfallversicherung von geistiger
Integrität spricht, ohne dass damit eine materielle Änderung verbunden war). Wo
das Gesetz  den Begriff der geistigen Gesundheit verwendet, schliesst dieser
die psychische Gesundheit folglich mit ein (vgl. zu Art. 2 Abs. 1 und 2 KVG;
Maurer, Kranken- versicherungsrecht, S. 29). Aus dem Wortlaut von Art. 24 Abs.
1 UVG lässt sich daher nicht ableiten, dass der UVG-Versicherer lediglich
organisch bedingte Beeinträchtigungen der psychischen Integrität zu
entschädigen hat. Vielmehr ist davon auszugehen, dass ein Anspruch
grundsätzlich bei allen psychischen Störungen gegeben sein kann, seien diese
organisch, endogen oder reaktiv bedingt (vgl. i.d.S auch  Maurer,
Schweizerisches Unfallversiche- rungsrecht, S. 414).

 

b) Aus den Materialien zum geltenden
Unfallversicherungsrecht ergeben sich keine Anhaltspunkte dafür, dass nur
organische bedingte Beeinträchtigungen der psychischen Integrität zu
entschädigen sind. Dem Protokoll der Subkommission zur Vorbereitung der UVV
(Sitzung vom 27. Mai 1981) lässt sich zwar entnehmen, dass die SUVA bei der
Aufzählung der Versicherten Tatbestände in der Liste gemäss Anhang 3 zur UVV
“äusserste Zurückhaltung” geübt hat und insbesondere die Psychoneurose und
dauerndes Kopfweh nicht in die Liste aufnehmen wollte. Dies bedeutet jedoch
nicht, dass alle andern, die Integrität beeinträchti- genden geistigen oder
psychischen Defizite  ohne organische Grundlage vom Anspruch ausgeschlossen
werden sollten. Die Liste der Integritätsschäden erwähnt denn auch die mit 20%
bewerte “Beeinträchtigung von psychischen Teilfunktionen wie Gedächtnis und
Konzentrationsfähigkeit” ohne zu präzisieren, dass die Beeinträchtigung eine
organische Grundlage aufzuweisen hat. Aus dem Umstand, dass solche
Beeinträchtigungen  neben dem ebenfalls genannten psychoorganischen Syndrom 
selbständig aufgeführt sind, ist vielmehr zu schliessen, dass eine
Entschädigung auch bei ausschliesslich psychogener Ursache geschuldet ist.

 

c) Ebensowenig spricht das Prinzip der abstrakten
und egalitären Bemessung der Integritätsschäden, wie es in der obligatorischen
Unfallversicherung Geltung hat (BGE 113 V 221 Erw. 4b), für einen
grundsätzlichen Ausschluss der rein psychogen bedingten Beein- trächtigungen
der Integrität vom Anspruch auf Integritätsentschädi- gung. Wird von reinen
Organ- oder Substanzverlusten (wie Verlust eines Armes oder des Gehörs)
abgesehen, sind längst nicht alle körperlichen Integritätseinbussen objektiv
quantifizierbar. Bei dem nach Anhang 3 zur UVV entschädigungspflichtigen
psychoorgani- schen Syndrom kann Art und Umfang der Funktionsausfälle zwar
neuropsychologisch festgestellt werden; der Schweregrad der mit der
Hirnfunktionsstörung allenfalls verbundenen Wesensveränderung kann dagegen nur
geschätzt werden (Tabelle 8 «Integritätsschäden bei psychischen Folgen von
Hirnverletzungen» der von der SUVA herausgegebenen Richtlinien). Gerade dieses
Beispiel zeigt, dass auch psychogene Beeinträchtigungen der Integrität einer
abstrakt-egalitären Bemessung des Integritätsschadens zugänglich sind. Wie
Murer/Kind/Binder aufzeigen, sind schematische Bewertungen psychogener
Störungen in Anlehnung an die Abstufungen bei den Hirnfunktionsstörungen
durchaus möglich (SZS 38/1994 S. 195) ..."

(DTF 124 V 29 consid. 3a, b e c = RAMI 1998 pag. 354 e seg. consid 3a, b e c)

 

                             2.14.   In caso di
affezioni psichiche, è dato diritto ad un indennità per menomazione dell'integrità
soltanto quando è possibile porre una prognosi individuale e precisa a lungo
termine che escluda praticamente per tutta la vita la possibilità di un
cambiamento della situazione per guarigione o miglioramento (cfr. DTF 124 V 29
consid. 4c = RAMI 1998 pag. 354 consid. 4c; STFA del 13 settembre 1999 nella
causa M., U 102/99).

 

                                         Al
riguardo l'Alta Corte si è così espressa:

 

" 
... Ausgehend vom allgemeinen Wortsinn (vgl. hiezu BROCKHAUS/WAHRIG, a.a.O., und DUDEN, a.a.O., unter dem
Stichwort "unabsehbar") kann der Begriff im
vorliegenden Zusammenhang entweder bedeuten, dass nicht damit zu rechnen ist,
dass der Schaden dereinst wegfallen wird, oder aber, dass eine verlässliche
Prognose hinsichtlich des in näherer oder fernerer Zukunft allenfalls
bestehenden Schädens nicht möglich ist."

(DTF 124 V 29 consid. 4c = RAMI 1998 pag. 354 consid 4c).

 

                                    Il TFA ha,
inoltre, considerato che, certamente, questo criterio costituisce una
limitazione importante nel caso di un'affezione di carattere psichico ritenuto
che è difficile prevedere, nel grado della verosimiglianza richiesto, se
un'affezione di questo tipo durerà tutta la vita. Tuttavia, ciò non basta,
secondo il TFA, a dichiarare contrario alla legge l'art. 36 cpv. 1 prima frase OAINF
che non va al di là di quanto previsto dall'art. 24 cpv. 1 LAINF.

 

                             2.15.   Per accertare
il carattere durevole della menomazione dell'integrità psichica, dev'essere
richiamata innanzitutto la prassi applicabile qualora occorra stabilire
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata nei casi di disturbi psichici
consecutivi ad infortunio. Dopo questa analisi si stabilirà se sono necessari
accertamenti dal profilo psichiatrico atti a dimostrare il carattere durevole
della menomazione (DTF 124 V 209 segg.; DTF 124 V 29 segg. = RAMI 1998 pag. 354
segg.).

 

                                         A tale
proposito il TFA ha rilevato quanto segue:

 

" 
... le point de savoir si une atteinte à
l'intégrité psychique a un caractère durable est essentiellement une question
de fait que l'administration ou le juge, s'il y a recours, doit trancher en se
conformant à la règle du degré de vraisemblance prépondérante, appliquée
généralement à l'appréciation des preuves dans l'assurance sociale.

Aussi l'administration et le juge ont-ils besoin -
comme lorsqu'il s'agit d'examiner l'existence d'un lien de causalité naturelle
dans le domaine médical - de renseignements médicaux fournis par des experts.
Du point de vue juridique, peu importe qu'un diagnostic ait été posé non pas
d'après la classification des affections publiées par l'Organisation mondiale
de la santé sous le titre d' "ICD-10" (International Classification
of Diseases) - dont le chapitre V (F) concernant les troubles psychiques a été,
en 1995, recommandé par la Société suisse de psychiatrie en ce qui concerne la
détermination du diagnostic - mais d'après un autre système de classification
reconnu, tant que les éléments de chaque diagnostic particulier apparaissent
clairs sur le vu de l'ensemble des indications et que les constatations
médicales sont pertinentes eu égard au point à examiner (arrêt non publié B. du
2 mai 1997)...

Dans la mesure où l'examen du caractère durable des
troubles psychiques, en tant que notion juridique, est finalement une
question de droit qui doit être tranchée en fonction du cas particulier...

....

A la lumière de cette jurisprudence et compte tenu
du fait que, selon la doctrine psychiatrique majoritaire, seuls des événements
accidentels d'une gravité exceptionnelle entraînent des atteintes durables, il
est objectivement justifié de prendre en considération également l'événement
accidentel lui-même lorsqu'il s'agit d'examiner le caractère durable d'une
affection psychique d'origine accidentelle et de se fonder sur la pratique
applicable à la question de la causalité adéquate en cas de troubles psychiques
consécutifs  à un accident (ATF 115 V 133 ss, 403 ss). 

....

Conformément à cette  jurisprudence et à la doctrine
psychiatrique majoritaire, le droit à une indemnité pour atteinte à l'intégrité
doit être en principe nié en cas d'accident insignifiant ou de peu de gravité
même si l'existence d'un lien de causalité adéquate est exceptionnellement
admise. En cas d'accident de gravité moyenne également, le caractère durable de
l'atteinte doit, en règle générale, être nié sans qu'il soit nécessaire de
mettre en oeuvre dans chaque cas une instruction plus approfondie au sujet de
la nature et du caractère durable de l'atteinte psychique. Il ne convient de
s'écarter de ce principe que dans des cas exceptionnels, à savoir  lorsque l'on
se trouve à la limite de la catégorie des accidents graves pour autant que les
pièces du dossier fassent ressortir des indices évidents d'une atteinte
particulièrement grave à l'intégrité psychique, qui ne paraît pas devoir se
résorber. On doit voir de tels indices dans les circonstances qui sont en
connexité étroite avec l'accident et qui servent de critères lors de l'examen
de la causalité adéquate (ATF 115 V 140 sv consid 6c, 409 sv consid 5c) pour
autant qu'ils revêtent une importance et une intensité particulières et qu'en
tant que facteurs stressants, ils ont de manière évidente favorisé
l'installation de troubles durables toute la vie. Enfin, en cas d'accidents
graves, le caractère durable de l'atteinte à la santé psychique doit toujours
être examiné, au besoin par la mise en oeuvre d'une expertise psychiatrique,
pour autant qu'il n'apparaisse pas déjà évident sur le vu des éléments
ressortant du dossier." (DTF 124 V 209 consid 4b)

 

... 5bb) Im Lichte dieser Rechtsprechung und unter
Berücksichtigung des Umstandes, dass nach herrschender psychiatrischer
Lehrmeinung nur Unfallereignisse von aussergewöhnlicher Schwere zu dauerhaften
Beeinträchtigungen der Integrität führen, erweist es sich als sachgerecht, bei
der Beurteilungen der Dauerhaftigkeit psychogener Unfallfolgen ebenfalls an das
Unfallereignis anzuknüpfen und von der Praxis auszugehen, wie sie für die
Beurteilung der Adäquanz psychischer Unfallfolgen Geltung hat (BGE 115 V 133).
Danach wird die Adäquanz bei banalen bzw. leichten Unfällen in der Regel ohne
weiteres verneint und bei schweren Unfällen in der Regel bejaht; im mittleren
Bereich bedarf es besonderer, objektiv erfassbarer Umstände, damit die Adäquanz
bejaht werden kann (BGE 115 V 138 ff. Erw. 6). In Anlehnung an diese Praxis und
die psychiatrischen Lehrmeinungen ist der Anspruch auf Integritätsentschädigung
bei banalen bzw. leichten Unfällen regelmässig zu verneinen, selbst wenn die
Adäquanz der Unfallfolgen ausnahmsweise bejaht wird. Auch bei Unfällen im
mittleren Bereich lässt sich die Dauerhaftigkeit des Integritätsschadens in der
Regel verneinen, ohne dass in jedem Einzelfall eine nähere Abklärung von Art
und Dauerhaftigkeit des psychischen Schadens Vorzunehmen wäre. Etwas anders
gilt nur ausnahmsweise, namentlich im Grenzbereich zu den schweren Unfällen,
wenn aufgrund der Akten erhebliche Anhaltspunkte für eine besonders
schwerwiegende Beeinträchtigung der psychischen Integrität bestehen, die einer
Besserung nicht mehr zugänglich zu sein scheint. Solche Indizien können in den
weiteren unfallbezogenen Kriterien erblickt werden, wie sie bei der
Adäquanzbeurteilung zu berücksichtigen sind (BGE 115 V 140 f. Erw 6c), sofern
sie besonders ausgeprägt und gehäuft gegeben sind und die Annahme nahelege, sie
könnten als Stressoren eine lebenslang chronifizie- rende Auswirkung begünstigt
haben. Bei schweren Unfällen schliesslich ist die Dauerhaftigkeit des
Integritätsschadens stets zu prüfen und nötigenfalls durch ein psychiatrisches
Gutachten abzuklären, sofern sie nicht bereits aufgrund der Akten als eindeutig
erscheint." (DTF 124 V 29 consid. 5bb=RAMI 1998 pag. 354 consid 5bb)  

 

                                         Pertanto,
secondo la giurisprudenza, in caso di infortunio insignificante o leggero, come
pure di infortunio di grado medio, in linea di principio, il diritto
all'indennità per menomazione all'integrità per conseguenze psichiche va negato,
difettando il carattere durevole del danno. Una deroga a questo principio è
eccezionalmente ammissibile allorché il sinistro vada classificato nella
categoria intermedia al limite degli infortuni gravi e dagli atti risultino
elementi rilevanti a favore di una menomazione dell'integrità psichica
particolarmente grave il cui miglioramento non sembra più essere attuabile.
Tali indizi possono corrispondere ai criteri da prendere in considerazione per
valutare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata nel caso di disturbi
psichici consecutivi a infortunio, se essi rivestono un'importanza e
un'intensità particolari e se, in quanto fattori che causano stress, hanno
favorito in maniera evidente l’instaurarsi di disturbi durevoli per tutta la
vita. 

                                         In tal
caso, come nell'ipotesi di infortuni gravi, andrà verificato dal profilo
medico, mediante l'allestimento di una perizia psichiatrica, se esiste o meno
un'affezione psichica che verosimilmente perdurerà con la stessa intensità per
tutta la vita, a meno che ciò non risulti già in maniera evidente sulla base
degli atti all’inserto (cfr. DTF 124 V 29 consid. 5bb; DTF 124 V 45 consid.
5c/bb; STFA del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04, consid. 3.1.; STFA
del 17 luglio 2003 nella causa F., U 302/00).

 

                                         Al
riguardo è utile evidenziare che il TFA in una sentenza del 20 settembre 2004
nella causa F., U 102/04, ha confermato un precedente giudizio di questa Corte
con cui a un assicurato che si era ferito alla fronte nel tagliare una tavola
con una motosega era stato negato il diritto a un’IMI più elevata del 5% - grado
riconosciuto per l’aspetto somatico - a causa dei disturbi psichici accusati
dallo stesso.

                                         In
effetti l’Alta Corte ha considerato, da un lato, che il carattere duraturo
della menomazione psichica in esame poteva essere negato già solo in
considerazione della documentazione agli atti, in particolare della
constatazione fatta dal medico psichiatra curante dell’assicurato, secondo cui
l’incidente subito aveva determinato nel paziente uno stato di disagio
moderato che ne aveva intaccato l’integrità fisica e psichica. Tale
constatazione escludeva, a mente del TFA, l’esistenza di una lesione
particolarmente grave.

                                         Dall’altro,
che il carattere persistente dell’affezione psichica faceva difetto, anche
perché nessuna delle circostanze strettamente connesse all’infortunio –
classificato dal TCA nella categoria degli infortuni medi e tutt’al più nella
categoria degli infortuni intermedi al limite di quelli gravi – che servono da
criterio per l’esame della causalità adeguata erano nel caso di specie
adempiute. 

 

                             2.16.   Nell’evenienza
concreta, il 14 ottobre 2002, l’insorgente, salendo su un muretto alto circa un
metro e ottanta per prendere un rotolo di plastica, è caduto, procurandosi la
frattura del calcagno sinistro (cfr. doc. 1, 4, 7, 33).

 

                                         Il 25
ottobre 2002 l’assicurato è stato sottoposto a un intervento di osteosintesi
del calcagno con placca di 3,5 mm con 5 buchi e viti canulate di 4,5 mm con
rondella effettuato dal Dr. med. __________, capoclinica di chirurgia presso l’Ospedale
regionale di __________ (cfr. doc. 7).

 

                                         Il 28
marzo 2003 ha avuto luogo una visita medica __________. Dal relativo rapporto
del Dr. med. __________, specialista FMH in medicina interna, risulta:

 

" 
(…)

A distanza di 5 mesi
l'assicurato asserisce ancora forti dolori a tutta la parte esterna della
caviglia e del piede sinistro irradianti fino al ginocchio.

 

Oggettivamente presenza di una caviglia ancora gonfia, con termotatto aumentato,
dolente alla palpazione. Deambulazione con forte zoppia. Netta mioartrofia a
livello del polpaccio sinistro.

Radiologicamente presenza di una demineralizzazione maculare, specialmente a livello
dell'avampiede e appiattimento dell'angolo di Böhler.

Non escluderei una
mioalgodistrofia di Sudek perciò ho prescritto Miacalcic  200 UI. al giorno.
Propongo di fare fisioterapia e un calo ponderale corporeo. 

Restiamo in attesa del
rapporto della visita che verrà effettuata fra 3 settimane dall'operatore dott.
__________ il quale dovrà informarci sull'ulteriore procedere." (Doc. 30)

 

                                         Il Dr.
med. __________, il 21 ottobre 2003, dopo avere controllato lo stato del piede
sinistro dell’assicurato, ha osservato:

 

"  (…)

Fino
ad adesso il paziente lamentava sempre dolori al bordo laterale del piede che
possono essere causati dal materiale di osteosintesi.

Nell'ultimo
controllo vedendo una cicatrice bella ed un piede con trofia normale ed assenza
di materiale di osteosintesi palpabile si rinuncia all'idea di asportazione del
materiale di osteosintesi. Il paziente riesce a caricare il calcagno subendo
solo pochi dolori. 

Addirittura
il paziente riesce a camminare fino ad 1 km senza fermarsi. I nuovi dolori
lamentati in zona dei muscoli peronei non sono spiegabili." (Doc. 47)

 

                                         Il medico
__________, Dr. med. __________, ha nuovamente visitato il ricorrente il 13
novembre 2003. Le conclusioni a cui è giunto il sanitario sono le seguenti:

 

" 
(…)

A distanza di oltre un
anno dall'infortunio l'assicurato asserisce ancora dolori a livello dell'alluce
sinistro irradianti medialmente fino al ginocchio.

 

Oggettivamente presenza di una caviglia praticamente priva di gonfiore, senza
aumento del termotatto alla visita alle ore 09.00.

Funzionalità tibio-tarsica
leggermente ridotta, inversione pure ridotta.

Dolente viene data la
palpazione dell'articolazione tibio-tarsica e sotto-astragalica.

Mioatrofia molto moderata
dell'arto inferiore sinistro.

Deambulazione senza
zoppia.

 

Concludendo, in data
odierna il risultato post-operatorio è molto buono, non vi sono
controindicazioni per una ripresa del lavoro.

L'assicurato viene
pertanto dichiarato abile al lavoro in misura completa a partire da lunedì
17.11.2003." (Doc. 54)

 

                                         Dal
rapporto intermedio del 30 dicembre 2003 relativo al calcagno sinistro, redatto
dal Dr. med. __________, emerge che:

 

" 
(…)

Vedi commento dell'ultimo
rapporto intermedio. Se sotto sforzo rimangono o i dolori peggiorano sarebbe da
discutere ugualmente l'AMO. Dopo questo intervento si potrebbe meglio valutare
con una TAC la situazione articolare. Questo in previsione di un'eventuale
artrodesi. I dolori che il paziente lamenta non possono essere messi in
relazione con una problematica da parte del calcagno (gonfiore, dolori in zona
dei muscoli peronei)." (Doc. 71)

 

                                         Il 5
aprile 2004 il Dr. med. __________ ha asportato il materiale di osteosintesi
dal piede dell’assicurato (cfr. doc. 84).

 

                                         Dal
referto della visita __________ del 1° luglio 2004 risulta che:

 

"  (…)

Soggettivamente l'assicurato asserisce sempre ancora dolori, specialmente nel
compartimento laterale della tibio-tarsica e sotto-astralgica come il tallone e
il bordo laterale del piede sinistro, irradiante a tutta la parte esterna al
lato inferiore sinistro. Gonfiore al carico.

Assumerebbe
ancora regolarmente Olfen. Non avrebbe ancora ripreso il lavoro.

 

Oggettivamente la deambulazione viene eseguita con minima zoppia, fa molta fatica
a camminare sulle punte come sui talloni. Non raggiunge la posizione
accovacciata più di 60°, all'ispezione leggero gonfiore al bordo laterale della
caviglia sinistra. Dolente viene data la palpazione dell'articolazione
tibio-tarsica e sotto-astragalica, specialmente lateralmente come anche il
tallone e il metatarso V. Funzionalità ridotta sia in estensione/flessione come
leggermente in-/eversione con scrosci intrarticolari. Mioatrofia di risparmio a
livello del polpaccio sinistro.

 

Radiologicamente presenza, secondo la TAC del 16.6.2004, di un'importante artrosi
talo-calcaneare con osteo-scleorosi e osteo-fitosi reattiva." (Doc. 94)

 

                                         L’esame
radiologico dell’articolazione tibio tarsica sinistra eseguito il 20 gennaio
2005 ha messo in luce:

 

" 
contenuto minerale simmetrico. Non segni di
artrosi tibiotarsica. Stato dopo frattura del calcagno consolidata con netto
appiattimento dell'angolo tubero articolare e di conseguenza della volta
plantare. Modesti segni di artrosi in corrispondenza dell'articolazione di
Chopard con assottigliamento dello spazio articolare, spazio articolare
comunque piuttosto sottile anche dal lato contro laterale non affetto.

In congruenza articolare talo calcaneale.
Nessun'alterazione significante a livello dell'avampiede sinistro." (Doc.
113).

 

                                         In
occasione della visita medica __________ del 20 gennaio 2005, il Dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia, ha così valutato la menomazione dell’integrità:

 

" 
L’assicurato è portatore del seguente postumo
infortunistico importante e durevole:

stato dopo frattura calcaneare del tipo
tongue-type, scomposta e coperta del piede sinistro, trattata conservativamente,
consolidata senza complicazioni.

Stato dopo AMO.

Residuale irregolarità di moderata entità,
limitatamente a livello dell'articolazione sotto-astragalica, risp.
abbassamento dell'angolo di Böhler nella misura di appena 20°.

Lieve riduzione della mobilità sotto-astragalica
(nella misura di 4°).

 

VALUTAZIONE

10%

 

ARGOMENTAZIONE

Tabella 5.2 del Volume indennità alla menomazione
dell'integrità della Suva, edizione 2000: artrosi sotto-astragalica di media
entità: 5-15%.

Nel caso concreto abbiamo a che fare con segni di
un'artrosi solo di moderata entità, per cui è giustificato un 10%, solo
considerato anche un possibile peggioramento in futuro." (Doc. 114)

 

                                         L'CO 1,
conseguentemente, con decisione formale del 2 maggio 2005 ha riconosciuto al
ricorrente un’IMI del 10% (cfr. doc. 125).

 

                                         A seguito
dell’opposizione dell’assicurato (cfr. doc. 126), l’assicuratore LAINF
convenuto ha nuovamente sottoposto il caso al Dr. med. __________, il quale ,
il 25 maggio 2005 ha allestito il seguente apprezzamento medico:

 

" 
In merito all'opposizione della __________) del
14.5.2005, viene chiesta un'IMI del 15%, anziché il 10% stabilito in base a dei
criteri precisi, con il nostro documento e dettagliato del 21.1.2005.

Quale argomentazione viene menzionata l'età
dell'assicurato (46 anni), il fatto che il postumo tenderà sempre di più a
peggiorare e a degenerare nonché al fatto che il sottoscritto abbia menzionato
anche la cifra del 15%. 

 

Purtroppo il rappresentante legale, risp.
operatore sociale (__________), non entra in merito alla nostra argomentazione
dettagliata del 21.1.2005, dove emerge specificamente, per quale motivo non
era possibile accordare un tasso addirittura del 15%.

 

Il 15% infatti è riservato per un'artrosi di media,
al limite di grave entità, mentre nel caso concreto siamo confrontati con
delle alterazioni post-traumatiche che adempiono i criteri di un'artrosi solo
di moderata entità, per cui era giustificato piuttosto un 5%.

 

Tenendo conto di un possibile (ma non probabile
peggioramento), il competente servizio ha valutato il tasso addirittura del 10%
(in misura abbondanziale).

In sintesi, di rigore abbiamo a che fare
piuttosto con un 7,5%, ma in modo bonale (poiché un peggioramento futuro non
probabile, ma solo possibile), fu accordato il tasso del 10%.

 

Sintomatico è che pure il patronato, non
ha potuto avanzare degli argomenti medico-scientifici, validi a
sostenimento di un aumento dell'IMI reclamato." (Doc. 127)

 

                             2.17.   Per quanto
concerne l'aspetto somatico della menomazione all'integrità, questo Tribunale,
chiamato a pronunciarsi su una questione di carattere medico, non ha valide
ragioni per scostarsi dell'apprezzamento del Dr. med. __________, se si
considera che, per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo
sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. STFA dell'8
luglio 2003 nella causa B., U 259/02; RAMI 1997 U281, p. 282; DTF 104 V 209;
sentenze inedite 5 gennaio 1993 in re S., 5 aprile 1984 in re M. e 2 novembre
1983 in re M.; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 30 seg.).

                                         Il TFA,
nella DTF 122 V 157ss., ha ancora precisato che, nell'ambito del libero
apprezzamento delle prove, è, in linea di principio, consentito che
l'amministrazione ed il giudice delle assicurazioni sociali fondino la loro
decisione esclusivamente su basi di giudizio interne dell'istituto
assicuratore: in questo caso, devono, però, essere poste esigenze severe per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove.

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV10, p. 33ss. e RAMI 1999 U356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Infine,
la somma Istanza - in una sentenza dell'8 settembre 2000 nella causa C., U
291/99, inedita - ha puntualizzato che la circostanza che il medico di fiducia
si sia pronunciato dopo che l'affare è divenuto contenzioso, non è, di per sé,
sufficiente per suscitare dei dubbi circa la sua imparzialità.

                                         Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA
del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb). 

                                         In una
recente sentenza dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, l'Alta Corte ha
infine precisato che il fatto che un medico venga interpellato con regolarità
da un istituto assicuratore per esprimere valutazioni specialistiche non è di
per sé sufficiente per dubitare della sua obiettività e imparzialità.

 

                                         Trattandosi
del valore probante di un rapporto medico determinante è che esso sia completo
sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto
delle censure dell'assicurato, che sia stato redatto in piena conoscenza della
pregressa vicenda valetudinaria (anamnesi), che sia chiaro nella presentazione
del contesto medico e che le conclusioni siano chiare, motivate e condivisibili
(cfr. STFA del 18 aprile 2002 nella causa P., I 550/00; RAMI 1991 pag. 311
consid. 1; RAMI 1996 pag. 191ss.; DTF 122 V 160ss. consid. 1c e riferimenti;
STFA 29.9.1998 in re UAI c. F. non pubbl.).

                                         Determinante
dal profilo probatorio non è, dunque, di principio, l'origine del mezzo di
prova o la sua designazione quale rapporto o perizia, bensì il suo contenuto
(cfr. STFA del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02; STFA dell'8 ottobre
2002 nella causa C., I 673/00; DTF 125 V 352; DTF 122 V 160 in fine).

 

                                         Questa
Corte ritiene che la valutazione dell'IMI effettuata dal medico __________
dell'CO 1, Dr. med. __________, il quale è specialista in chirurgia -
analogamente al Dr. med. __________ che ha effettuato l’intervento di
osteosintesi del calcagno sinistro e in seguito l’asportazione del relativo
materiale (cfr. consid. 2.15.) - e quindi era competente a valutare
convenientemente la menomazione presentata dall’insorgente, è corretta e
adempie i presupposti stabiliti dalla giurisprudenza federale per riconoscere
forza probante a un rapporto medico. 

                                         In particolare
il Dr. med. __________ ha espresso il suo apprezzamento generale e le ragioni
che lo hanno portato a valutare al 10% l'indennità per menomazione
all'integrità in modo chiaro, motivato e convincente, dopo aver proceduto a un
esame approfondito del caso. In particolare il medico, per vagliare il caso del
ricorrente, si è fondato sullo studio del dossier del medesimo, su un esame del
paziente e sui referti radiologici.

 

                                         La
tabella 5 relativa alla menomazione all'integrità dovuta ad artrosi distingue per
l’articolazione sotto-astragalica tra artrosi media, artrosi grave e resezione
o artrodesi. Per l’artrosi media è prevista un’IMI dal 5 al 15%. 

                                         Visto che
in casu l’assicurato presenta una modesta artrosi (cfr. consid. 2.1.5.), non si
giustifica l’erogazione di un’IMI del 15% come da lui chiesto nell’opposizione
(cfr. doc. 126). 

                                         Tale
percentuale viene infatti riconosciuta per casi al limite di quelli di artrosi
grave.

                                         L’assegnazione
di un’IMI del 10% da parte dell’CO 1, che peraltro ha già tenuto conto di un
possibile peggioramento futuro fatto valere dall’assicurato nell’opposizione
(cfr. doc. 126), non presta, per contro, il fianco a critica alcuna.

 

                                         Del resto
l’insorgente a sostegno della sua tesi, secondo cui avrebbe diritto a un’IMI
più elevata del 10%, non ha prodotto alcuna documentazione medica.

                                         Per
quanto attiene poi ai dolori lamentati dall’assicurato e alla sua età (egli è
nato nel 1959), invocata nell’opposizione (cfr. doc. 126), è utile sottolineare
che l'indennità per menomazione dell'integrità si valuta sulla base di
constatazioni mediche. Ciò significa che per tutti quegli assicurati che
presentano uno stesso status medico, la menomazione all'integrità sarà
la medesima; essa è, in effetti, stabilita in maniera astratta, uguale per
tutti. In altri termini, l'ammontare dell'IMI non dipende dalle circostanze
particolari del caso concreto, ma bensì da un apprezzamento medico-teorico
della menomazione fisica o psichica, a prescindere da fattori soggettivi
(DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V 121 consid. 4b e riferimenti ivi menzionati;
RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr., pure, STCA del 12 dicembre 2001 nella causa C.,
inc. n. 35.2001.71, confermata dal TFA con pronunzia del 28 giugno 2002, U
14/02; cfr., altresì, Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 40s.).

                                         In questo senso, fattori quali l'età, la professione e le sofferenze
soggettive patite dall'assicurato, non possono essere presi in considerazione
nella valutazione dell'indennità per menomazione all'integrità.

 

                                         In simili
condizioni non è, dunque, necessario dare seguito ai provvedimenti probatori
pretesi dall’insorgente (perizia medica pluri-disciplinare, cfr. doc. XII;
consid. 1.6.).

                                         Al
riguardo va rilevato, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 pag. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                             2.18.   L’assicurato
sostiene che il grado dell’IMI a cui ha diritto debba essere più elevato anche
in considerazione dei disturbi psichici da lui accusati (cfr. consid. 1.3.;
doc. I).

 

                                         L’11
novembre 2003 la Dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia,
ha in effetti certificato che l’assicurato era in cura presso la stessa dal
10 novembre 2003 (cfr. doc. 55).

                                         L’allora
rappresentante del ricorrente, la __________, in uno scritto al datore di
lavoro del 20 novembre 2003, ha indicato che l’insorgente soffriva di una grave
sindrome psichiatrica (cfr. doc. 57).

                                         L’assicurato,
però, non ha mai dato seguito alla reiterata richiesta di trasmettere un
rapporto medico dettagliato riguardante il suo stato psichico (cfr. doc. 61,
74, 121).

                                         Da un’annotazione
del 14 settembre 2004 di un colloquio telefonico intercorso tra l’assicurato e
l’CO 1 si evince solamente che nel mese di settembre 2004 il ricorrente era
ancora in cura presso la Dr. med. __________ (cfr. doc. 104).

 

                                         Dalla
documentazione agli atti non risulta, dunque, di quali specifici problemi
psichici sia affetto l’assicurato, né se è tuttora in cura presso la Dr. med. __________.

                                                                                

                                         Comunque
in caso di disturbi psichici, in relazione di causalità con l'infortunio in
questione, un assicurato ha diritto a un'indennità per menomazione
all'integrità, qualora sia possibile pronosticare a lungo termine l'esclusione,
praticamente per tutta la vita, della possibilità di un cambiamento della
situazione per guarigione o miglioramento (cfr. STFA del 21 gennaio 2004 nella
causa K. (U 274/02) e consid. 2.13.).

 

                                         Nell'evenienza
concreta, si può prescindere dall'approfondire se il ricorrente a far tempo dal
novembre 2003 ha sempre sofferto di disturbi psichici e dall’esame della
causalità naturale tra l'evento traumatico del 2002 e tali disturbi psichici. 

                                         Il
carattere durevole dell'affezione psichica deve, infatti, essere escluso.

 

                                         Come esposto
sopra (cfr. consid. 2.15.), per stabilire l'aspetto duraturo della menomazione
all'integrità psichica e conseguentemente per valutare se sono o meno necessari
ulteriori accertamenti psichiatrici, va applicata la prassi elaborata al fine
di accertare l'esistenza di una relazione di causalità adeguata nel caso di
disturbi psichici consecutivi a un evento traumatico.

 

                                         In
concreto occorre, dunque, preliminarmente procedere alla qualifica
dell'infortunio subita dal ricorrente.

 

                                         Dall'"Annuncio
d'infortunio LAINF" del 15 ottobre 2002, dal certificato medico LAINF
relativo alla degenza avvenuta immediatamente dopo l’evento traumatico presso
l’Ospedale regionale di __________ e dal rapporto di un colloquio intercorso il
9 aprile 2003 tra un ispettore dell’CO 1 e il ricorrente, risulta che
l'assicurato è caduto da un muro alto circa un metro e ottanta, riportando una
frattura multiframmentaria al calcagno sinistro che ha reso necessario un
intervento di osteotomia (cfr. doc. 1, 4, 6, 7, 33).

 

                                         Alla luce
della dinamica dell'evento e delle lesioni riportate, l'infortunio di cui è
stato vittima l'assicurato non può essere classificato né fra quelli leggeri,
ma neppure fra quelli gravi: si tratta, a mente del TCA, di un infortunio di
media gravità al limite della categoria inferiore.

                                         Confrontato
a fattispecie analoghe a quella ora sub judice, il TFA ha proceduto ad
identica classificazione. 

                                         Ad
esempio nella STFA del 16 ottobre 2001 nella causa A., U 53/01, in cui un
assicurato, a seguito della perdita dell’equilibrio, è caduto indietro da un
camion che stava scaricando dall’altezza di due metri e ha riportato la
frattura del radio distale sinistro e alcune contusioni.

                                         Il TFA,
nella sentenza del 23 settembre 2003 nella causa I., U 92/03, relativa a un
assicurato in piedi su un camion che, quando il veicolo è partito, è caduto,
subendo una contusione alla spalla sinistra, ha esaminato la causalità adeguata
classificando l’infortunio nel modo più favorevole all’assicurato, ossia
ritenendolo di grado medio al limite della categoria degli infortuni leggeri o
insignificanti. La Corte cantonale aveva, invece, considerato la caduta quale
infortunio leggero, negando conseguentemente a priori il rapporto di casualità
adeguata. Essa aveva comunque indicato che anche qualificando l’evento
traumatico di grado medio al limite della categoria degli infortuni leggeri,
nessuno dei criteri posti dalla giurisprudenza per ammettere l’adeguatezza del
nesso casuale tra i disturbi psichici e un infortunio era adempiuto.

                                         Nella
sentenza del 30 giugno 2004 nella causa K., U 121/03, attinente a un assicurato
che cadendo, con ripetute capovolte, da una scala in un centro commerciale si è
ferito al ginocchio destro, al braccio sinistro e alla schiena, la nostra
Massima Istanza ha precisato che di regola le semplici cadute non comportanti
lesioni gravi sono da classificare tra gli infortuni lievi. Il TFA ha,
tuttavia, considerato che nella fattispecie a ragione la Corte cantonale aveva
qualificato il sinistro di grado medio, vista una certa spettacolarità dello
stesso.

 

                                         E’ utile
menzionare anche fattispecie più gravi, vuoi per la dinamica stessa del sinistro,
vuoi per la natura delle lesioni subite dall'assicurato.

                                         Nel caso,
per esempio, di un sinistro in cui un assicurato è caduto da una caldaia
dall’altezza di circa sei metri, il TFA, nella STFA del 6 maggio 2004 nella
causa A., U 153/03, ha indicato che non si era in presenza di un infortunio
grave, bensì di grado medio, soprattutto perché la conseguente lesione del
legamento crociato anteriore di un ginocchio è stata riscontrata solo tre mesi
più tardi.

                                         In una
sentenza dell'8 settembre 1999 nella causa S., U 122/99, il TFA ha
classificato, tutt’al più, fra gli infortuni di grado medio all’interno
della categoria media, l’evento in cui l’assicurato, in preda ai fumi
dell’alcool, è caduto a capofitto in un canale profondo circa due metri e
mezzo, riportando una commotio cerebri con ferita lacero-contusa al
mento ed una frattura radiodistale intraarticolare a sinistra. 

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1998 U 307, p. 448ss., il TFA ha, infine, ritenuto
che una caduta da un’altezza di cinque metri con frattura della tibia, deve
essere considerata un infortunio di media gravità al limite dei casi gravi.

                                         In questa
pronunzia, vi si trova una panoramica di casi concernenti delle cadute:

 

"  a) Die
bisherige Rechtsprechung zur Einteilung der Unfälle mit psychischen
Folgeschäden, bei denen ein Sturz aus einer gewissen Höhe als Ursache auftritt,
in leichte, mittelschwere und schwere Unfälle, zeigt folgendes Bild: Das
Eidgenössische Versicherungsgericht hat den Sturz von einer Leiter aus einer
Höhe von vier bis fünf Metern auf einen Gehsteig mit verschiedenen gravierenden
Knochenbrüchen als schweren Unfall gewichtet (unveröffentlichtes Urteil R. vom
25. Juni 1989). Ebenfalls der Kategorie der schweren Unfälle zugerechnet worden
ist der Absturz eines Kranführers mit einem an der Decke eines Bahntunnels
montierten Krans aus mindestens acht Metern Höhe (unveröffentlichtes Urteil L.
vom 23. Dezember 1997). Im weiteren hat das Eidgenössische Versicherungsgericht
den Sturz in einen rund acht Meter tiefen Kaminschacht mit offener Franktur des
rechten Fusses als Ereignis im Grenzbereich zwischen den mittelschweren und den
schweren Unfällen qualifiziert (unveröffentlichtes Urteil A. vom 10. Mai 1995).
Den Sturz aus mehreren Metern Höhe auf Rücken und Gesäss mit Frakturen an diversen
Metatarsalen und Kontusionen im Bereich des Rückens hat es ebenfalls als ein
mittelschweres Ereignis an der Grenze zu den schweren Fällen eingestuft (SVR
1996 UV Nr. 58 S. 193; unveröffentliches Urteil G. vom 11. Juli 1995).
Derselben Kategorie ist der Sturz aus einer Höhe von etwa fünf Metern von einer
Leiter auf den Boden zugeordnet worden, bei welchem sich der Versicherte eine
Commotio cerebri, eine Beckenschaufelfraktur rechts, eine distale
Radiustrümmerfraktur rechts mit Abriss des Processus styleoideus ulnae, eine
traumatische Bursitis olecrani rechts sowie eine Rissquetschwunde über dem
rechten Auge zuzog (unveröffentlichtes Urteil S. vom 4 Dezember 1996). Als
Ereignis im mittleren Bereich hat es den Sturz in alkoholisiertem Zustand über
eine Treppe, wobei der Versicherte den Kopf aufschlug und eine Nasenbeinfraktur
sowie Rissquetschwunden an der Nasenwurzel erlitt, betrachtet
(unveröffentlichtes Urteil K. vom 19 September 1994). Ebenfalls als
mittelschwer ist der Unfall qualifiziert worden, bei dem der Versicherte aus
einer Höhe von 2,5 bis 3 m von einer Leiter stürzte und sich diverse Prellungen
zuzog (unveröffentlichtes Urteil I. vom 3. November 1995). Demgegenüber hat es
den Unfall, bei dem ein Versicherter das Gleichgewicht verlor, von einem 1,2 m
hohen Gerüst fiel und eine Calcaneusfraktur erlitt, im mittleren Bereich, aber
an der Grenze zu den leichten Fällen angesiedelt (unveröffentlichtes Urteil T.
vom 20 November 1991)." 

                                         (RAMI 1998 cit., consid 3a)

 

                                         Relativamente
alla giurisprudenza cantonale giove segnalare che, in una sentenza del 4
gennaio 2000 nella causa L., 35.1999.9, questa Corte ha considerato di grado
medio, al limite della categoria inferiore, l'infortunio in cui l'assicurato
che si trovava a lavorare su un ponteggio alto al massimo due metri, è stato
colpito al piede sinistro da un puntello di ferro. Ciò gli ha fatto perdere
l’equilibrio ed è caduto a terra, battendo il capo e la regione lombo-sacrale e
riportando una contusione lombo-sacrale, una ferita lacero-contusa alla
caviglia destra, una contusione al piede sinistro, nonché una commozione
cerebrale.

                                         Nella
sentenza del 29 aprile 2003 nella causa B., 35.2003.1, il TCA ha classificato
tra gli infortuni di grado medio all’interno della categoria media, l’evento
traumatico in cui un assicurato è caduto da un ponteggio alto 1.50 metri e ha
battuto a terra la schiena e la gamba sinistra, riportando una contusione
lombosacrale e dell’arto inferiore sinistro.

                                         Inoltre
questo Tribunale, in una sentenza del 19 gennaio 2005 nella causa B.,
35.2004.53, ha ritenuto di grado medio al limite della categoria inferiore il
sinistro in cui un assicurato, mentre stava scaricando un camion, è caduto da
una ribalta dall’altezza di circa ottanta centimetri, fratturandosi quattro
costole e subendo la contusione di un polso.

 

                                         Come
visto precedentemente (cfr. consid. 2.15.), nel caso di infortuni di grado
medio l'aspetto duraturo della menomazione deve, di regola, essere negato.

                                         Nel caso
di specie il carattere durevole della lesione deve dunque essere escluso.
Un'IMI per l'affezione psichica va di conseguenza rifiutata senza procedere ad
ulteriori accertamenti volti a determinare se il disturbo psichico perdurerà
nell'intensità richiesta per tutta la vita.

 

                             2.19.   Va
abbondanzialmente osservato che l'esito della vertenza non sarebbe diverso anche
se l'evento traumatico occorso all'assicurato il 14 ottobre 2002 fosse
classificato, per pura ipotesi di lavoro, nella categoria intermedia al limite
dei casi gravi.

 

                                         In questa
ipotesi, in effetti, il carattere durevole della menomazione è dato se dagli
atti emergono elementi rilevanti che permettono di concludere che si tratta di
una lesione particolarmente grave. Come già esposto (cfr. consid. 2.15.), tali
indizi corrispondono ai criteri per accertare l'esistenza o meno del nesso di
causalità adeguata in caso di affezioni psichiche.

 

                                         Il
giudice è quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.7.3.

                                         Per
ammettere l'adeguatezza - e in forza delle sentenze pubblicate in DTF 124 V 209
e in DTF 124 V 29=RAMI 1998 pag. 354 il carattere duraturo dell'affezione
psichica - sarebbe, pertanto, necessaria, trattandosi di un infortunio di media
gravità al limite di quelli più gravi, la presenza di uno dei fattori
menzionati, purché rivesta un’importanza e un’intensità particolari (cfr.
consid. 2.15.).

 

                                         Va
peraltro sottolineato che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di
causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i postumi
di natura organica (cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI 1993 U166, p. 94 consid.
2c e riferimenti). 

 

                                         Per quel
che riguarda il criterio della particolare drammaticità delle circostanze
concomitanti all'infortunio, attentamente esaminata la dinamica del sinistro
che ha visto coinvolto l'assicurato il 14 ottobre 2002, va ritenuto che esso
non può essere considerato particolarmente drammatico.

                                         A titolo
esemplificativo giova osservare che la nostra Corte federale non ha ammesso la
presenza di tale fattore, trattandosi di una caduta indietro da un camion
dall’altezza di due metri, da cui l’assicurato ha riportato la frattura del
radio distale sinistro e alcune contusioni (STFA del 16 ottobre 2001 nella
causa A., U 53/01).

                                         Tale
criterio è stato negato dal TFA anche nel caso di un assicurato in piedi su un
camion che, quando il veicolo è partito, è caduto, subendo una contusione alla
spalla sinistra (STFA del 23 settembre 2003 nella causa I., U 92/03).

                                         La nostra
Massima Istanza nemmeno ha considerato particolarmente drammatico o
impressionante l’infortunio in cui un assicurato è caduto da una caldaia
dall’altezza di circa sei metri, lesionandosi il legamento crociato anteriore
di un ginocchio (STFA del 6 maggio 2004 nella causa A., U 153/03). 

 

                                         Per quel
che concerne gli altri criteri di rilievo, la lesione patita dal ricorrente - frattura
multiframmentaria del calcagno sinistro -, non è da ritenere particolarmente
grave, né potrebbe essa sola essere ritenuta idonea a provocare un'errata
elaborazione psichica.

                                         Le cure
mediche applicate all'assicurato non sono state errate, né hanno, tanto meno,
aggravato notevolmente gli esiti dell'infortunio.

                                         Limitatamente
alle sole sequele organiche dell'infortunio del 14 ottobre 2002, la cura medica
non ha avuto un decorso sfavorevole né sono intervenute delle rilevanti
complicazioni. 

                                         Al
contrario le cure mediche messe in atto, in particolare l’osteotomia e in
seguito l’asportazione del materiale di osteosintesi, hanno permesso la consolidazione
della frattura calcaneare. Dal rapporto della visita medica __________ del 20
gennaio 2005 risulta che la mobilità dell’articolazione sotto-astragalica è
solo leggermente diminuita e la configurazione del corpo calcaneare senza
allargamento. Inoltre la deambulazione è armoniosa, senza zoppia,
rispettivamente sono assenti difficoltà sia all’andatura sulla punta dei piedi,
sui talloni e sulle scale (cfr. doc. 115).

 

                                         Per
quanto attiene alla durata delle cure mediche delle sequele somatiche dell’evento
traumatico dell’ottobre 2002, va rilevato che l’assicurato, dopo essersi sottoposto
a un intervento di osteosintesi del calcagno nel mese di ottobre 2002 (cfr.
doc. 7), ha effettuato diversi cicli di fisioterapia nei mesi di dicembre 2002,
gennaio e febbraio 2003 (cfr. doc. 21, 22, 34). In seguito egli ha iniziato una
cura di Miacalcic (cfr. doc. 38, 47) e ha ripreso la fisioterapia nel mese di
agosto 2003; un ciclo successivo di fisioterapia è stato eseguito nel mese di
ottobre 2003 (cfr. doc. 41, 47). 

                                         Nel mese
di dicembre 2003, quale terapia, gli è stato prescritto semplicemente di
indossare calze di compressione, oltre che di usare una crema o spray
antiflogistico (cfr. doc. 71). 

                                         In aprile
2004 al ricorrente è stato asportato il materiale di osteosintesi (cfr. doc.
84). Tale operazione è stata comunque annunciata all’CO 1 quale ricaduta del
sinistro del 2002 (cfr. doc. 79). 

                                         Nei mesi
di agosto e novembre 2004 all’assicurato sono state nuovamente prescritte delle
sedute di fisioterapia. Inoltre gli è stato consigliato di portare una scarpa
speciale e di assumere degli analgesici (cfr. doc. 94, 100, 103, 107). 

                                         Alla luce di tutte le
circostanze del caso concreto, non può essere sostenuto che in casu la cura
medica delle sequele organiche dell'infortunio sia stata eccezionalmente lunga.

                                         Per
completezza, in merito, è utile segnalare che la nostra Massima Istanza non ha
considerato sufficiente, per ritenere adempiuto tale criterio, una cura durata poco
meno di due anni nel caso di un assicurato attivo presso le ferrovie che era
stato colpito dal predellino di un vagone e scagliato via, riportando una
frattura della 12° vertebra dorsale e una ferita temporo-frontale destra (cfr.
STFA del 21 marzo 2000 nella causa N., U 233/99)

 

                                         Infine
non appare nemmeno adempiuto il criterio del grado e della durata
dell'incapacità lavorativa. Infatti l'insorgente, per quanto riguarda i postumi
organici dell’infortunio, ha ritrovato la piena capacità lavorativa a decorrere
dal mese di novembre 2003 (cfr. doc. 54; consid. 2.16.). In seguito,
successivamente all’intervento di asportazione del materiale di osteosintesi,
l’insorgente è stato inabile per alcune settimane nel mese di aprile 2004. Il
medico __________, in occasione della visita medica __________ del 20 gennaio
2005, ha nuovamente dichiarato l’assicurato abile nella misura massima
possibile dal 1° febbraio 2005, benché con delle limitazioni per quanto
concerne la sua precedente attività di manovale (cfr. doc. 77; 82; 115; 116).
Inoltre il sanitario ha precisato:

 

"  (…)

Siamo
confrontati con un assicurato 46enne, di età biologica alquanto avanzata, già
affetto da importante adiposità, il quale da oltre 2 anni non ha più ripreso
alcuna attività lavorativa, benché dichiarato abile al lavoro il 17.11.2003, a
cure ultimate di una frattura calcaneare sinistra, trattata cruentemente.

Il
fatto è che il signor RI 1 da novembre 2003 è stato dichiarato ammalato per dei
disturbi di natura psichica, risp. per il fatto di non poter più lavorare.

A
questo si aggiungono (estate 2004) dei disturbi ingravescenti alla schiena,
ultimamente anche dei problemi alla spalla destra, mentre in Agenzia si notano
dei segni di meniscopatia mediale, del ginocchio destro." (Doc. 115)

 

                                         Le ultime
problematiche menzionate dal Dr. med. __________ sono, tuttavia, estranee all’evento
traumatico al calcagno del 2002.

 

                                         A titolo
di raffronto, in una sentenza del 29 marzo 1996 nella causa M., 35.1995.277 -
confermata dal TFA con giudizio del 4 marzo 1998, U 101/96 - il TCA non aveva
considerato realizzato in maniera particolarmente incisiva il criterio del
grado e della durata dell'incapacità lavorativa, trattandosi di un assicurato
la cui inabilità si era protratta, pur con alcune riprese parziali, per circa
due anni.

 

                                         Relativamente
al criterio dei dolori somatici persistenti, va osservato che il ricorrente ha
sempre dichiarato di accusare dolori al piede sinistro (cfr. doc. 6, 14, 30,
38, 54, 94, 115). Tuttavia essi non hanno impedito all’assicurato di ritrovare
la propria capacità lavorativa. Inoltre, da un lato, già nel mese di ottobre
2003 il Dr. med. __________ ha affermato che la cicatrice era bella, il piede
presentava un’atrofia normale e che il paziente riusciva a caricare il calcagno
subendo solo pochi dolori, egli riusciva a camminare fino a un km senza fermarsi
e infine che i nuovi disturbi lamentati in zona dei muscoli peronei non erano
spiegabili (cfr. doc. 48). Dall’altro, i medici __________ hanno riscontrato a partire
dal mese di novembre 2003 una caviglia priva di gonfiore senza aumento del
termotatto, una miatrofia solo modesta del piede sinistro e una deambulazione
senza zoppia o minima (cfr. doc. 54, 94, 115).

                                         Pertanto,
anche ammettendo che il criterio dei disturbi persistenti, in casu, sia
realizzato, esso non lo è comunque certamente in un modo particolarmente
importante e intenso, come invece richiesto dalla giurisprudenza per poter
ammettere l’esistenza di una menomazione dell’integrità psichica
particolarmente grave che non sembra doversi più esaurire (cfr. consid. 2.15.).

                                         Di
conseguenza sulla base delle circostanze concrete occorre concludere che nella
fattispecie in ogni caso non può essere ammesso il carattere persistente
dell'affezione psichica.

 

                             2.20.   Per quanto
concerne il mancato riconoscimento di una rendita di invalidità per disturbi
psichici, occorre indicare che esso risulta corretto, difettando a prescindere
dalla causalità naturale fra quest’ultima e l’infortunio del 2002,
l’adeguatezza del nesso causale.

 

                                         Nel caso
del sinistro occorso all’assicurato nel mese di ottobre 2002, che va
classificato quale infortunio di media gravità al limite della categoria
inferiore (cfr. consid. 2.18.), non è infatti possibile individuare né un
fattore concomitante particolarmente incisivo, né l’esistenza di più fattori
(cfr. consid. 2.8.4.; 2.19.).

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti