# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 07b08542-b68e-5262-9016-63330f01afe0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-29
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 29.05.2013 12.2012.66
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2012-66_2013-05-29.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2012.66

  	
  Lugano

  29 maggio 2013/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente,

  Bozzini
  e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Simoni

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2011.85 - della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 1, promossa con petizione 4 agosto 2011 da

 

 

AO 1, __________

                                       rappr.
dall’avv. RA 2, __________ 

 

contro

 

AP 1, __________ 

                                       rappr.
dall’avv. dr. RA 1, __________ 

 

 

chiedente la condanna
della parte convenuta al pagamento di fr. 72'000.- oltre interessi al 5% dal 25
giugno 2009;

 

domanda avversata dalla
convenuta la quale, con risposta 24 ottobre 2011, ha postulato la reiezione della petizione;

 

e ora sulla questione
pregiudiziale della proponibilità della petizione sollevata dalla convenuta con
l’allegato di risposta, avversata dall’attore e che il Pretore con sentenza 23
marzo 2012 ha respinto;

 

appellante la convenuta
che con atto di appello 4 aprile 2012 chiede, in riforma del giudizio
impugnato, l’inammissibilità della petizione, con protesta di spese e
ripetibili di entrambe le sedi;  

 

mentre l’attore con
risposta all’appello 14 maggio 2012 ne propone la reiezione e con contestuale
appello incidentale, postula, in via principale, la riforma della decisione
impugnata nel senso che vengano fissate e poste a carico della convenuta le
tasse, le spese, così come le ripetibili di primo grado e, in via subordinata,
il rinvio degli atti al Pretore affinché statuisca sulle stesse, con protesta
di spese e ripetibili di secondo grado;  

 

richieste quest’ultime
che, con osservazioni (correttamente: risposta all’appello incidentale) del 21
giugno 2012, la convenuta chiede di giudicare irricevibili e, subordinatamente,
da respingere;

 

letti ed esaminati gli
atti di causa ed i documenti prodotti;

 

ritenuto

 

in fatto:

 

A.   Il 26 giugno 2009 AO 1 ha
annunciato un sinistro alla AP 1, con la quale aveva stipulato un contratto per
la copertura casco totale e casco collisioni dell’autovettura __________,
acquistata in leasing poco più di un mese prima (doc. F, in inc. CM.2011.236).
Dopo aver esperito alcune indagini ed aver interrogato il proprio assicurato,
il 30 settembre 2010 la AP 1 ha comunicato che non avrebbe erogato alcuna
prestazione a seguito dell’incidente che AO 1 avrebbe avuto il 25 giugno 2009 in territorio italiano (doc. Q, in inc. CM.2011.236).

 

B.  Il 6
maggio 2011 AO 1 ha presentato un’istanza di conciliazione innanzi alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1, convenendo in causa la AP 1 (cfr. istanza
di conciliazione, in inc. CM.2011.236). Il 10 maggio successivo il Segretario
assessore della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, ha pertanto citato le parti a comparire personalmente all’udienza che si sarebbe tenuta il 20
giugno 2011 alle ore 10:30, per procedere alla discussione di conciliazione,
pena le relative conseguenze in caso di omissione (cfr. citazione, in inc.
CM.2011.236). Il 30 maggio 2011 la AP 1, per il tramite del suo ispettore
sinistri, ha comunicato alla Pretura di Lugano, sezione 1, che “per motivi di
educazione nei vostri confronti vi segnaliamo che non intendiamo conciliare per
i motivi già indicati all’attore nelle nostre precedenti comunicazioni,
pertanto non ci presenteremo alla convocazione del 20.06.2011” (cfr. lettera 30
maggio 2011, in inc. CM.2011.236). Preso atto di tale volontà della convenuta,
il legale dell’istante ha chiesto alla Pretura che gli fosse rilasciata
l’autorizzazione ad agire, senza dover procedere all’udienza (scritto 9 giugno 2011, in inc. CM.2011.236). Il 16 giugno 2011 il Segretario assessore ha rilasciato l’autorizzazione
ad agire all’istante ritenuto “di non dover procedere all’udienza di
conciliazione così come richiesto dalla parte istante, stante la preannunciata
assenza della parte convenuta, e di dover di conseguenza limitare le spese
della procedura di conciliazione” (cfr. autorizzazione ad agire, in inc.
CM.2011.236).

 

C.  Con
petizione 4 agosto 2011, e pertanto nel termine di tre mesi dal rilascio dell’autorizzazione
ad agire, AO 1 ha postulato la condanna della AP 1 al pagamento di fr. 72'000.-
oltre interessi al 5% dal 25 giugno 2009 (act. I, in inc. OR.2011.85). Questa
domanda è stata avversata dalla convenuta la quale, con risposta 24 ottobre 2011, ha chiesto la reiezione della petizione e nel contempo ha sollevato, in ordine,
l’irricevibilità della stessa. Infatti, secondo la AP 1, il modo di procedere
del Segretario Assessore della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1,
sarebbe stato irrito e contrario al diritto processuale civile federale. In
particolare non si sarebbe dovuto rinunciare all’udienza di conciliazione,
visto l’obbligo di comparsa delle parti (act. II, in inc. OR.2011.85). Con
replica 2 dicembre 2011 l’attore ha contestato i rimproveri della convenuta al
Segretario assessore in quanto contraddittori e in contrasto con il principio
della buona fede. Con duplica 17 gennaio 2012 la AP 1 ha, in sostanza, ribadito
quanto esposto con la risposta di causa (act III e IV, in inc. OR.2011.85). 

 

D.  In
occasione dell’udienza di prime arringhe del 13 marzo 2012 le parti hanno
concordato di limitare il giudizio alla questione pregiudiziale della
proponibilità della petizione (act. V, in inc. OR.2011.85). Con decisione del
23 marzo 2012 il Pretore ha respinto l’eccezione sollevata dalla convenuta,
confermando l’ammissibilità della petizione 4 maggio 2011 (correttamente: 4
agosto 2011). Egli ha inoltre indicato che tasse, spese e ripetibili sarebbero
state fissate in un secondo momento con la decisione di merito (cfr. decisione
impugnata, pag. 3).

 

E.   Contro la decisione del
Pretore, il 4 aprile 2012 la AP 1 ha presentato appello, chiedendo di riformare
il dispositivo di detta sentenza nel senso di dichiarare inammissibile la
petizione del 4 agosto 2011 e di porre a carico dell’attore la tassa di
giustizia, le spese (non quantificate) e di condannarlo al pagamento di fr.
4'000.- a titolo di ripetibili. Essa ha inoltre protestato tasse, spese e
ripetibili di seconda istanza. Con risposta all’appello 14 maggio 2012 l’attore
ha proposto invece la conferma della decisione pretorile, protestando tasse,
spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con contestuale appello incidentale,
l’attore ha postulato inoltre, in via principale, l’ammissibilità della petizione
con protesta di tasse, spese e ripetibili di prima sede da quantificare da
questo Tribunale e, in via subordinata, il rinvio degli atti al Pretore
affinché egli statuisca sulle stesse, con protesta di spese, tasse e ripetibili
dell’appello incidentale. Con osservazioni (correttamente: risposta all’appello
incidentale) 21 giugno 2012 la convenuta ha postulato l’irricevibilità
dell’appello incidentale e, subordinatamente, ha chiesto di respingere il
gravame.

 

 

e considerato

 

in diritto:

 

1.A norma
dell’art. 308 cpv. 1 CPC sono impugnabili mediante appello le decisioni finali e
incidentali di prima istanza (lett. a) e quelle di prima istanza in materia di
provvedimenti cautelari (lett. b). Trattandosi di decisioni pronunciate in
controversie patrimoniali, poi, l’appello presuppone che il valore litigioso
secondo l’ultima conclusione riconosciuta nella decisione raggiunga almeno fr.
10'000.- (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto, la decisione impugnata è
senz’altro una decisione incidentale di prima istanza, ai sensi della citata
norma, superiore ai fr. 10'000.- e retta dalla procedura ordinaria (art. 219 e
segg. CPC). Pacifica è dunque l’appellabilità del giudizio impugnato, entro il
termine di trenta giorni (art. 311 cpv. 1 CPC). L’appello 4 aprile 2012 è
tempestivo, così come la risposta allo stesso e il contestuale appello
incidentale. Ciò posto, nulla osta alla trattazione del gravame. 

 

 

Sull’appello
principale

 

2.   L’art.
197 CPC sancisce il principio secondo cui la procedura decisionale è
proceduta da un tentativo di conciliazione davanti a un’autorità cantonale.
Dai lavori preparatori e dal Messaggio del Consiglio federale del 28 giugno
2006 concernente il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero,
risulta che la volontà del legislatore era quella di imporre come regola la
procedura preventiva di conciliazione a norma dell’art. 197 CPC, con lo scopo
da una parte di sgravare i tribunali e dall’altra di facilitare alle parti
l’accesso alla giustizia con una procedura meno costosa, nonché di responsabilizzare
maggiormente le parti (cfr. Messaggio del Consiglio federale concernente il
Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC) dell’8 giugno 2006, FF 2006
6593, pag. 6595 e 6613). L’art. 197 CPC sancisce così il principio
dell’obbligatorietà del tentativo di conciliazione preventivo: “dapprima
conciliare, poi giudicare” (Messaggio del CF citato, FF 2006 6593, pag. 6700),
mentre l’art. 198 elenca i casi in cui la procedura di conciliazione non ha
luogo. L’elenco delle eccezioni all’obbligo di conciliazione di tale articolo è
esaustivo, ciò che, di principio, limita la possibilità di estendere per
analogia il campo di applicazione della norma (sentenza del Tribunale federale
4A_413/2012 del 14 gennaio 2013, consid. 5 e dottrina ivi citata). L’art. 199 CPC
regola poi i presupposti per una rinuncia delle parti alla procedura di
conciliazione. In particolare, a norma del cpv. 1 della citata norma, nelle
controversie patrimoniali con un valore litigioso non inferiore a 100'000.-
franchi le parti possono convenire di rinunciare alla procedura di
conciliazione. Non vi è quindi alcuna lacuna che possa essere colmata
dall’autorità giudiziaria.

 

                           2.1  Per quanto concerne lo svolgimento
della procedura di conciliazione e i compiti dell’autorità di conciliazione, il
Messaggio ha sottolineato che l’autorità adita non deve solo limitarsi a citare
le parti senza indugio, ma deve anche tenere l’udienza nel termine prescritto.
Essa agirebbe inoltre con troppa leggerezza se, fra l’altro, constatato il
fallimento della transazione, rilasciasse sistematicamente l’autorizzazione a
procedere (Messaggio del CF citato, FF 2006 6593, pag. 6703; Egli in Brunner/Gasser/Schwander (ed.),
Schweizerische Zivilprozessordnung (ZPO), Kommentar, Zurigo/San Gallo 2011,
pag. 1215 ad art. 201 CPC).

                                  Anche secondo la dottrina che si
è chinata su questa specifica questione, per principio e contrariamente alla soluzione
prevista nella procedura sommaria (ove il giudice può rinunciare all’udienza,
cfr. art. 256 cpv. 1 CPC), l’udienza rappresenta il cardine della procedura di
conciliazione. Di conseguenza non è possibile rinunciarvi, nemmeno con l’accordo
delle parti, fatta eccezione se sono dati i presupposti dell’art. 199 CPC e in
caso di ricorso alla procedura alternativa di mediazione (Egli in Brunner/Gasser/Schwander (ed.), op.
cit., pag. 1215 ad art. 201 CPC; Tappy/Novier,
La procédure de conciliation et la médiation dans le Code de procédure civile
suisse (art. 197-218 CPC), in Il Codice di diritto processuale civile svizzero,
nr. 46, vol. 29, Collana rossa CFPG, pag. 106; Hofmann/Lüscher,
Le Code de procédure civile, Berna 2009, pag. 128). Inoltre, un altro autore ha
esplicitamente sostenuto che, nel caso in cui non si addivenga ad un accordo o
una parte ritenga che un’intesa non entri in considerazione, qualsiasi parte in
causa può sì chiedere in qualsiasi momento che venga rilasciata
l’autorizzazione ad agire, a condizione però che sia già stata tenuta almeno
un’udienza di conciliazione (Infanger
in Spühler/Tenchio/

                                  Infanger (ed.),
Basler Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, Basilea 2012, pag. 924,
n. 20 ad art. 203 CPC). 

                                  Anche nell’ambito
di una procedura di divorzio (art. 291 CPC), il Tribunale federale ha già avuto
modo di chinarsi sull’obbligatorietà di tenere un’udienza di conciliazione. Ha
spiegato che dalla suddetta norma non traspare alcun margine di apprezzamento
del giudice nel decidere se tenere o no l’udienza. Inoltre, dopo aver esaminato
la sistematica, l’istoriato legislativo e gli scopi dell’udienza di
conciliazione, l’Alta Corte è giunta alla conclusione che, di principio,
l’udienza di conciliazione va sempre tenuta (DTF 138 III 366). Infine,
l’obbligo di tenere l’udienza di conciliazione è indirettamente confermato
anche dal contenuto dell’art. 206 CPC, che permette di giungere alla conclusione
della procedura di conciliazione proprio nei casi in cui le parti non vi partecipino.
Tale norma è limitata e pensata per regolare questa evenienza (Alvarez/Peter, in Hausheer/Walter (ed.),
Berner Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, Band II, Berna 2012, pag.
2082, n. 6 ad art. 206 CPC). 

 

                           2.2  La procedura obbligatoria di
conciliazione prima dell’avvio della causa giudiziaria costituisce un
presupposto processuale la cui carenza deve essere rilevata d’ufficio dal giudice,
a norma dell’art. 60 CPC (sentenza del Tribunale federale 4A_413/2012 del 14
gennaio 2013, consid. 7; II CCA 1° giugno 2012, inc. n. 12.2011.141; Honegger in Sutter-Somm/Hasenböhler/

                                  Leuenberger
(ed.), Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung (ZPO), 2a
ed., Schulthess, 2013, pag. 1307, n. 10 ad art. 197 CPC).                       

 

                           2.3  L’obbligo
di comparizione personale delle parti all’udienza di conciliazione è sancito
all’art. 204 CPC e non ha il solo scopo di agevolare degli accordi, ma
testimonia dell’assoluto protagonismo delle parti in questa fase conciliativa (Trezzini in Cocchi/Trezzini/Bernasconi,
Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC), Lugano
2011, pag. 929, ad art. 204 CPC). Per quanto riguarda le persone giuridiche,
esse possono essere rappresentate dagli organi, come pure dai propri
procuratori o agenti di negozio. Se quest’ultimi non dovessero però essere
iscritti a registro di commercio, gli stessi devono presentare una valida
procura che gli conferisca esplicitamente la facoltà di rappresentare in
giudizio la società. Tale procura deve tuttavia essere estesa
all’autorizzazione di concludere transazioni (Egli
in Brunner/Gasser/Schwander (ed.), op. cit., pag. 1233 ad art. 204 CPC; Gloor/Umbricht Lukas in Oberhammer (ed.),
ZPO Schweizerische Zivilprozessordnung, Kurzkommentar, 2010, pag. 767, n. 3 ad
art. 204 CPC).

 

                             3.  L’appellante critica il
Pretore, il quale, non avendo dichiarato la petizione inammissibile, avrebbe
leso il diritto procedurale federale. Rimprovera infatti al giudice di prime
cure di non aver ravvisato che al proprio Segretario assessore nulla avrebbe
permesso di soprassedere all’udienza di conciliazione per rilasciare
l’autorizzazione ad agire ed in particolare nulla avrebbe permesso di
soprassedere alla comparizione personale della parte attrice.

 

                                  Visto quanto detto sopra (cfr.
consid. 2.), a ragione l’appellante sostiene che l’udienza di
conciliazione è obbligatoria e va tenuta in ogni caso. Il rispetto delle
formalità di legge risponde a un interesse degno di protezione, che è quello di
favorire la composizione bonaria delle controversie, in particolare di quelle
di valore inferiore a fr. 100'000.-. Il codice di procedura civile svizzero non
prevede infatti la possibilità per le parti di rinunciare alla procedura di
conciliazione nelle controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore
a fr. 100'000.- (cfr. art. 199 cpv. 1 CPC e contrario). Nonostante lo scritto
della AP 1, con il quale si preannunciava la mancata comparizione all’udienza
del 20 giugno 2011, e di quello successivo dell’attore, il Segretario assessore
avrebbe pertanto comunque dovuto svolgere l’udienza e, se del caso, rilasciare
l’autorizzazione ad agire solo in tale sede dandosene i presupposti. Ciò a
maggior ragione se si considera che la summenzionata comunicazione della
convenuta è stata redatta e spedita con largo anticipo rispetto al giorno
fissato per l’incontro tra le parti. Pertanto non si poteva nemmeno escludere
che la compagnia assicurativa avrebbe anche potuto rivalutare la propria
posizione e decidere, in un secondo momento, di presenziare comunque
all’udienza di conciliazione. Inoltre, la lettera del 30 maggio 2011 è stata
sottoscritta dall’ispettore sinistri della AP 1, T__________. Egli non figura nel
registro di commercio quale membro degli organi della società e nemmeno quale
procuratore della stessa e ciò né ora, né al momento della sottoscrizione della
missiva. Ci si chiede pertanto se con il suo scritto egli era autorizzato ad
agire in nome e per conto della AP 1 e se il Segretario assessore non avrebbe
dovuto richiedere un’ulteriore specifica e valida procura in tal senso (cfr.
sentenza del Tribunale federale 4D_2/2013 del 1° maggio 2013). La questione non
necessita comunque di essere risolta in questa sede visto che, come detto
sopra, l’udienza di conciliazione andava comunque tenuta.

 

                             4.  A prescindere da quanto
esposto al considerando precedente, a ragione il Pretore è però giunto alla
conclusione che la richiesta presentata dalla convenuta è abusiva e priva
d’interesse degno di protezione. E ciò per i seguenti motivi:

 

                           4.1  L’art. 52 CPC sancisce che tutte
le persone che partecipano al procedimento devono comportarsi secondo buona
fede. Stante questo principio, dedotto dall’art. 2 del Codice civile svizzero,
alle parti in causa non è permesso, fra l’altro, presentare impugnative a
titolo meramente abusivo, rispettivamente di abusare di facoltà procedurali e
di assumere comportamenti contraddittori (“venire contra factum proprium”).
Di conseguenza va qualificato come abusivo il fatto che una parte sollevi
eccezioni in netto contrasto con la condotta processuale tenuta e che mira
all’ottenimento di un vantaggio ingiustificato. Pure il fatto di persistere
nella propria domanda nonostante sia palese che lo scopo non potrà comunque
essere raggiunto, rappresenta una violazione del divieto di far valere
inutilmente un diritto e, di conseguenza, lede il principio della buona fede (Göksu in Brunner/Gasser/Schwander (ed.),
op. cit., pag. 300, n. 26 ss. ad art. 52 CPC; Gehri
in Spühler/Tenchio/Infanger (ed.), op. cit., pag. 289-290, n. 5 ss. ad art. 52
CPC). L’assenza di un interesse degno di protezione a norma dell’art. 59 cpv.
2  lett. a CPC conduce alla reiezione di una pretesa quand’anche teoricamente
ben fondata (Trezzini, op. cit.,
pag. 169 ad art. 59 CPC; Sutter-Somm/Chevalier
in Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger (ed.), op. cit., pag. 400, n. 31
ad art. 52 CPC).

 

                           4.2  Nel caso concreto, sin dalla
risposta di causa, la convenuta ha criticato l’operato del Segretario assessore
ricordando, fra l’altro, l’obbligo delle parti di comparire all’udienza di
conciliazione. Essa ha quindi postulato l’irricevibilità della petizione e che
le parti fossero “rinviate ad una nuova procedura conciliativa” (act. II,
risposta 24 ottobre 2011, pag. 3 in fine e 2 in alto). Questo modo di agire della convenuta è palesemente contraddittorio, in quanto la stessa non ha finora mai
dimostrato un interesse a giungere ad una conciliazione della vertenza. Sin dal
primo scritto del 30 maggio 2011 la AP 1 ha annunciato che non avrebbe
presenziato all’udienza poiché non intenzionata a conciliare. Dagli atti di
causa dopo l’inoltro della petizione non è mai trasparsa neppure una minima
intenzione di trovare un accordo, vista la ferma contestazione della convenuta
in merito alle pretese avanzate dall’attore. Di conseguenza non si comprende
quali scopi e quali interessi giuridici persegua con questo suo agire contradditorio
la parte convenuta nel voler fare annullare la procedura in corso. A maggior ragione,
considerato il fatto che un accoglimento della sua richiesta non farebbe altro
che allungare la causa e aumentarne i costi.

 

                           4.3  Da un semplice esame della
fattispecie e dei possibili risvolti che la stessa avrebbe potuto avere a
dipendenza delle scelte della convenuta a suo tempo, si rileva quanto segue. Se
il Segretario assessore avesse correttamente tenuto l’udienza e la convenuta
(come preannunciato) non fosse comparsa, all’attore sarebbe comunque stata
rilasciata l’autorizzazione ad agire e la causa davanti al Pretore si
troverebbe, di fatto, allo stato attuale. Ammettendo questa ipotesi non vi è
quindi alcun interesse da tutelare. La seconda e ultima ipotesi, ossia che la
convenuta avrebbe per finire deciso di partecipare all’udienza di conciliazione
e di addivenire ad un accordo, non entra invece nemmeno in considerazione.
Infatti, come spiegato sopra, già dallo scritto 30 maggio 2011 e sino
all’appello 4 aprile 2012 la convenuta ha sempre fermamente contestato la
pretesa attorea chiedendo la reiezione della petizione e non ha mai lasciato
spazio alcuno a possibili accordi. D’altronde, quand’anche la convenuta avesse
inteso intavolare una discussione in tal senso, l’art. 124 cpv. 3 CPC le
avrebbe comunque permesso di tentare una conciliazione in qualsiasi momento.

                                  A ragione il Pretore ha pertanto
concluso che la richiesta della parte convenuta era abusiva e priva d’interesse
degno di protezione. 

                                  

                             5.  L’appellante ha poi evocato
quanto già sollevato davanti al giudice di prime cure, ossia che essa non era
rappresentata da un legale quando è stata citata all’udienza di conciliazione.

 

                                  Anche quest’ulteriore censura
risulta però infondata. Si rileva innanzitutto che l’art. 204 cpv. 2 CPC non
rappresenta un obbligo, bensì una possibilità per la parte (Honegger in
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger (ed.), op. cit., pag. 1338, n. 2 ad art.
204 CPC). Infatti la norma sancisce che le parti possono farsi
assistere da patrocinatori o da persone di fiducia. Inoltre, si rileva che
con scritto 10 maggio 2011, con il quale veniva fissata la data dell’udienza di
conciliazione, il Segretario assessore ha correttamente reso attente le parti
della facoltà di farsi assistere, giusta l’art. 204 cpv. 2 CPC (cfr. citazione
10 maggio 2011, in inc. CM.2011.236, pag. 4). A torto la convenuta si duole
quindi ora di una mancata facoltà, quando questa le era stata chiaramente
indicata. Infine, va considerato che la convenuta è una compagnia
d’assicurazione che dispone di servizi giuridici al suo interno e non può quindi
nemmeno essere considerata una laica in materia. A ragione il Pretore non ha
quindi ritenuto fondata quest’ulteriore censura. 

 

                             6.  A titolo abbondanziale si
rileva che, per quanto attiene alla critica sollevata dall’appellata circa la
mancata impugnazione da parte della convenuta dell’autorizzazione ad agire, il
rilascio di quest’ultima non può essere impugnato. Infatti, l’autorità di
conciliazione è “un’autorità di prima istanza” solo quando emana decisioni a
norma dell’art. 210 CPC (Messaggio del CF citato, FF 2006 6593, pag. 6707; Blickenstorfer in
Brunner/Gasser/Schwander (ed.), op. cit., pag. 1734, n. 6 Vor art. 308-334 CPC
e pag. 1755, n. 6 ad art. 308 CPC). L’autorizzazione ad agire non è una
decisione sul merito della controversia e si limita a constatare l’assenza di
una conciliazione tra le parti. Anche il Tribunale federale ha già avuto modo
di precisare che il rilascio di un’autorizzazione ad agire non è una decisione
giudiziaria (sentenza del Tribunale federale 4C.354/2004 del 9 novembre 2005, consid. 3.2; Egli in
Brunner/Gasser/Schwander (ed.), op. cit., pag. 1248, n. 5 ad art. 209 CPC). Di
conseguenza l’autorizzazione ad agire rilasciata dal Segretario assessore non è
una decisione di un’autorità giudiziaria né tantomeno una decisione ordinatoria,
in quanto mette fine alla procedura di conciliazione. Essa è un presupposto
della procedura giudiziaria ancora da avviare e una sua impugnazione (sia
mediante appello sia reclamo) è quindi d’acchito improponibile
(cfr. sentenza II CCA dell’8 aprile 2013 inc. n. 12.2013.52). La critica
dell’appellata è dunque del tutto infondata.

 

 

                                  Sull’appello incidentale

 

                            7.  Con
appello incidentale del 14 maggio 2012 l’attore rimprovera al Pretore di aver
rinviato la ripartizione e la fissazione delle spese giudiziarie al giudizio di
merito. Egli postula pertanto che sia questo Tribunale a determinarle e,
subordinatamente, che le decida il Pretore a seguito di rinvio.

 

                          7.1  A
norma dell’art. 104 cpv. 1 CPC il giudice statuisce sulle spese giudiziarie
di regola nella decisione finale. Il capoverso 2 dello stesso articolo
sancisce che in caso di decisione incidentale (art. 237) possono essere
ripartite le spese giudiziarie insorte fino a tal momento. 

                                 Nel
caso di cui all’art. 104 cpv. 2 CPC il giudice di primo grado è libero di
decidere sulle spese giudiziarie maturate per quella parte di procedimento (Urwyler, in Brunner/Gasser/Schwander
(ed.), op. cit., pag. 613, n. 4 ad art. 104 CPC). Come risulta dal testo di
legge, si tratta però di una possibilità e non di un obbligo (Sterchi in Hausheer/Walter (ed.), Berner
Kommentar, op. cit., Band I, Berna 2012, pag. 1065, n. 4 ad art. 104 CPC). La
decisione su come si debba procedere è una questione di apprezzamento del
giudice (Schmid in Oberhammer
(ed.), op. cit., pag. 465, n. 3 ad art. 104 CPC).

 

                          7.2  In
merito alla decisione sulle spese giudiziarie della procedura incidentale, il
Codice di procedura civile conferisce al giudice la facoltà di giudizio. Egli
può quindi anche rinviare la ripartizione alla decisione finale, come optato
dal Pretore nel caso concreto. Di conseguenza egli non ha violato alcuna norma
e tantomeno abusato del potere di apprezzamento esplicitamente conferitogli
dalla legge. Anche l’appello incidentale va quindi respinto, in quanto
infondato.

 

                            8.  Nel
caso in cui l’autorità giudiziaria superiore dovesse confermare la decisione
incidentale del giudice di prime cure, essa emana a sua volta una decisione
incidentale. In questo caso si giustifica una separazione dei costi generati
con il mezzo di impugnazione, da ripartire a seconda dell’esito del ricorso (Sterchi in Hausheer/Walter (ed.), Berner
Kommentar, op.cit, Band I, Berna 2012, pag. 1065, n. 5 ad art. 104 CPC con
rinvio a pag. 1068, n. 15 ad art. 104 CPC).  

 

                            9.  Da
tutto quanto precede si deve concludere che sia l’appello, sia l’appello
incidentale devono essere respinti. Gli oneri processuali seguono la
soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Il valore di causa determinante ai fini di
un eventuale ricorso in materia civile al Tribunale federale è fissato in fr.
72'000.-.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

 

richiamati gli art. 106
CPC, la LTG e il Regolamento per la fissazione delle ripetibili,

 

decide:

 

 1.  L’appello
4 aprile 2012 della AP 1 è respinto e la decisione 23 marzo 2012
(incarto OR.2011.85) del Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, è
confermata.

 

                             2.  Le spese processuali di
appello in complessivi fr. 1'000.- sono a carico dell’appellante, che rifonderà
all’appellato fr. 500.- per ripetibili di appello.

 

                             3.  L’appello incidentale 14
maggio 2012 di AO 1 è respinto.

 

                             4.  Le spese processuali
dell’appello incidentale in complessivi       fr. 400.- sono a carico
dell’appellante incidentale, che rifonderà all’appellata incidentale fr. 100.-
per ripetibili di appello incidentale.

 

                             5.  Notificazione:

                                  - avv. 

                                  - avv. 

 

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                      Il vicecancelliere

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause a carattere
pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1 e 100 cpv. 1
LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113,
117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).