# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5a786cc1-e24e-5312-ae12-29d788cb24ed
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-05-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.05.2003 11.2003.49
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-49_2003-05-05.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.2003.49

  	
  Lugano

  5 maggio 2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. ___.____/_.__.____
(filiazione: diritto di visita) della Divisione degli interni, Sezione degli
enti locali quale autorità di vigilanza sul­le tutele, che oppone 

 

	
   

  	
  __________ __________ __________, __________ 

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  a

  

 

	
   

  	
  __________ __________ __________ -__________, __________ 

   

  

                                         riguardo
alla figlia __________ (1990);

 

giudicando ora sulla decisione del 31 marzo 2003 con cui l'autorità di vigilanza ha dichiarato
irricevibile un ricorso presentato da __________ __________ __________
-__________ contro una risoluzione del 19 dicembre 2002 con cui la Commissione
tutoria regionale __________, __________, ha affidato al Servizio medico-psicologico
di __________ l'incarico di allestire un rapporto sulla situazione di
__________;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 16 aprile 2003 presentato da __________ __________ __________ -__________
contro la decisione emessa il 31 marzo 2003 dalla Sezione degli enti locali
quale autorità di vigilanza sulle tutele;

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il matrimonio tra __________ __________ __________ (1954) e
__________ nata __________ (1955) è stato sciolto per divorzio il 24 novembre
1998 dal Tribunale di __________, che ha omologato una convenzione del 3 giugno
1998 in cui i coniugi stabilivano – fra l'altro – di conservare l'autorità
parentale congiunta sulla figlia __________ (__________1990), di fissare la
residenza abituale della ragazza al domicilio della madre (nel Ticino) e di
conferire al padre un diritto di visita illimitato o, in mancanza di un
accordo, durante le vacanze scolastiche di Ognissanti, Natale, carnevale,
Pasqua e le ferie estive.

 

                                  B.   __________ __________ __________ -__________ ha introdotto il 20
luglio 1999 davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, un'azione
intesa a far modificare la sentenza di divorzio nel senso di limitare il
diritto di visita a due settimane durante le vacanze estive, due settimane
alternativamente durante le vacanze di carnevale o di novembre (visite da
esercitare nel Ticino finché la figlia avesse “superato le difficoltà attuali”,
oltre a un fine settimana ogni mese, sempre nel Ticino (inc.
__________.__________.__________). Le difficoltà nell'esercizio del diritto di
visita sono persistite (I CCA, sen­tenza del 15 febbraio 2002, inc.
__________.__________.__________). Il 27 agosto 2001 la Commissione tutoria
regionale __________ha istituito alla ragazza una curatela di rappresentanza, nominando
come curatrice l'avv. __________ __________ __________ di __________.
__________ __________ __________ -__________ ha ritirato il 18 settembre 2002
la causa pendente in Pretura.  

 

                                  C.   Preso
atto dello stralcio della causa, la Commissione tutoria regionale ha emanato il
19 dicembre 2002 due risoluzioni. Con la prima (n. __________.__________) essa
ha conferito mandato al Servizio medico-psicologico di __________ perché verificasse
la natura dei problemi connessi al diritto di visita e allestisse entro due
mesi un rapporto su “qualità dei rapporti tra madre e figlia, pro­blematiche
che ostacolano un corretto e regolare esercizio del diritto di visita paterno,
capacità della madre a comprendere i bisogni della figlia, motivazioni che
inducono la figlia a rifiutare di incontrare di padre e se tali motivazioni
sono dovute a qualche forma di pressione o plagio da parte della madre, stato
dell'appartamento abitato dalla madre e dalla figlia sotto il profilo igienico
e organizzativo, eventuali misure (tutorie, di mediazione, altro) da porre in
atto”. Con la seconda risoluzione (n. __________.__________) l'autorità tutoria
ha regolato il diritto di visita natalizio di __________ __________ __________
dal 24 dicembre 2002 al 4 gennaio 2003. Contro tale risoluzione __________
__________ __________ -__________ ha ricorso il 23 dicembre 2002 all'autorità
di vigilanza.

 

                                  D.   Il
diritto di visita non ha avuto luogo per la decisa opposizione della ragazza,
sentita il 24 dicembre 2002 da una delegazione della Commissione tutoria
regionale. L'autorità di vigilanza, visto che il periodo natalizio era ormai
trascorso, ha dichiarato il ricorso privo d'oggetto con decisione del 10 marzo
2003, senza riscuotere tasse o spese.

 

                                  E.   Contro
la decisione relativa al mandato peritale, come detto del 19 dicembre 2002,
__________ __________ -__________ -__________ ha presentato ricorso all'autorità
di vigilanza il 12 marzo 2003, chieden­do il conferimento dell'effetto sospensivo.
Statuendo il 31 marzo 2003, l'autorità di vigilanza ha dichiarato il ricorso
irricevibile. Non sono state prelevate tasse o spese né sono state assegnate
ripetibili.

 

                                  F.   Insorta
a questa Camera con un appello del 16 aprile 2003, __________ __________
__________ -__________ chiede – previa concessione dell'assistenza giudiziaria
– la riforma della decisione predetta, nel senso di annullarla insieme con la
decisione 19 dicembre 2002 della Commissione tutoria. L'appello non è stato
oggetto di intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele, comprese
quelle che disciplinano il diritto di visita dei genitori (art. 275 cpv. 1 CC)
e le misure a protezione del figlio (art. 307 segg. CC), sono appellabili nel
termine di venti giorni a questa Camera (art. 48 della legge
sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8
marzo 1999, cui rinvia l'art. 39 LAC). La procedura è quella degli art. 307
segg. CPC, con le particolarità dell'art. 424a CPC. Tempestivo, sotto
questo profilo l'appello in esame sarebbe dunque ricevibile.

 

                                   2.   Il
ricorso all'autorità cantonale di vigilanza è un rimedio giuridico ordinario,
munito per principio di effetto sospensivo, diretto a un grado di giurisdizione
provvisto di pieno potere cogni­tivo in fatto e in diritto (art. 46 della
citata legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e
curatele; v. anche Geiser in: Basler
Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 19 segg. ad art. 420). Le decisioni
dell'autorità di vigilanza sostituiscono quin­di le risoluzioni delle
Commissioni tutorie regionali, sicché annullando o riformando le prime si
annullano o si riformano automaticamente le seconde. Ne deriva che la richiesta
dell'appellante intesa a far annullare, oltre alla decisione impugnata, la
risoluzione della Commissione tutoria __________non ha portata pratica.

 

                                   3.   I
documenti prodotti con l'appello sono, ancorché nuovi, ammissibili (art. 424a
cpv. 2 CPC). L'intero diritto di filiazione è governato del resto dal principio
inquisitorio illimitato (DTF 120 II 231 consid. 1c con richiamo), alla stessa
stregua del diritto tutelare (Schnyder/Murer
in: Berner Kommentar, 3ª edizione, n. 123 ad art. 373 CC con richiami). Ciò
premesso, non può tuttavia essere dato seguito al richiamo dell'appellante
circa gli incarti delle procedure trattate dalla Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 6, poiché – come si vedrà in seguito – essi non sono di rilievo. Gli
atti di causa sono sufficientemente completi ai fini del giudizio, che dipende
da mere questioni di procedura.

 

                                   4.   Nella
fattispecie l'autorità di vigilanza ha ritenuto che contro la decisione della
Commissione tutoria intesa a far eseguire dal Servizio medico-psicologico di
__________ un rapporto di valutazione familiare non fosse proponibile ricorso,
trattandosi della semplice esecuzione di un mezzo di prova. A titolo abbondanziale,
essa ha soggiunto che il ricorso del 12 marzo 2003 sarebbe stato in ogni modo
tardivo, la decisione impugnata essendo stata intimata il 23 dicembre 2002.

 

                                         L'appellante
sostiene che la risoluzione della Delegazione tutoria le è stata notificata il
23 dicembre 2002, in concomitanza con le ferie natalizie, ciò ha violato il suo
diritto di essere sentita, e rimprovera all'autorità di vigilanza di avere
rilevato in malafede la tardività del ricorso. Essa adduce che la perizia disposta
dalla Commissione tutoria è sproporzionata e avrebbe effetti invasivi nella
famiglia, in violazione dei diritti costituzionali all'integrità fisica e
psichica. Inoltre – prosegue l'appellante – un'analoga perizia è già stata
svolta il 7 giugno 2001 e il suo rifacimento denota, in assenza di indizi
sfavorevoli, puro accanimento.                   

 

                                   5.   A
norma dell'art. 273 cpv. 1 CC il padre o la madre può esigere che il suo
diritto all'esercizio del­le relazioni personali con il figlio sia regolato. Se
la richiesta è avanzata nel quadro di misure a tutela dell'unione coniugale,
oppure nell'ambito di una causa di divorzio o di separazione, la decisione
compete al giudice (art. 133 cpv. 1 CC). Negli altri casi la decisione spet­ta
all'autorità tutoria del domicilio del figlio (art. 275 cpv. 1 CC). Le
regolamentazioni del diritto di visita o le misure a protezione del figlio
decise dall'autorità tutoria sono adottate seguendo la legge sull'or­ga­niz­zazione
e la procedura in materia di tutele e curatele (RL 4.1.2.2). Tali decisioni
sono suscettibili di ricorso all'autorità di vigilanza, a meno che la misura
debba essere presa direttamen­te da quest'ultima (si pensi alla privazione
dell'autorità parentale: art. 311 CC). L'autorità di vigilanza segue, a sua
volta, la legge sull'or­ganizzazione e la procedura in materia di tutele e
curatele (art. 21 della legge medesima). La relativa decisione è poi impugnabile
con appello davanti a questa Camera, secondo le norme della procedura civile
(sopra, consid. 1).

 

                                   6.   In
concreto non pende (più) tra i genitori alcuna causa civile, l'appellante
avendo ritirato l'azione di modifica della sentenza di di­vorzio promossa il 20
luglio 1999 davanti al Pretore del Distret­to di Lugano. La modifica del
diritto di visita, altamen­te conflittuale (I CCA, sentenza del 15 febbraio
2002, inc. __________.__________.__________) incombe dunque all'autorità
tutoria (art. 315b cpv. 2 CC), e in specie alla Commissione tutoria
regionale 17, nella cui giurisdizione è ora domiciliata la ragazza. La
Commissione doveva verificare altresì, di sua iniziativa, se occorrevano
eventuali misure di protezione in virtù degli art. 307 segg. CC. Tali misure
comprendono – giovi ricordare – l'ammonimen­to ai genitori, agli affilianti o
al figlio, le istruzioni per la cura, l'educazione o l'istruzione, la designazione
di una persona o di un ufficio idoneo che abbia diritto di controllo e di informazione
(art. 307 cpv. 3 CC), la nomina di un curatore al figlio perché consigli e
aiuti i genitori nel­la cura del minorenne (art. 308 cpv. 1 CC), la privazione
della custodia parentale e il conveniente ricovero del ragazzo (art. 310 cpv. 1
CC). 

 

                                   7.   Nella
risoluzione del 19 dicembre 2002 (n. __________.__________), su cui l'autorità
di vigilanza ha statuito con la decisione appellata, la Commissione tutoria
regionale ha conferito – come detto – al Servizio medico-psi­co­­lo­gico di
__________ una “valutazione familiare e au­dizione di minore” al fine di
verificare la natura dei problemi relativi al diritto di visita tra padre e
figlia. V'è da domandarsi anzitutto se una simile decisione, che non prevede né
una disciplina del diritto di visita né una misura a protezione del figlio,
bensì la semplice assunzione di una prova, fosse impugnabile. La legge sull'or­ga­niz­za­zio­ne
e la procedura in materia di tutele e curatele non definisce il concetto di
decisione impugnabile. Secondo la procedura per le cause amministrative
nondimeno, cui si deve far capo sussidiariamente in ossequio all'art. 21 della
citata legge (e che è richiamata anche dall'art. 424 cpv. 2 CPC), decisioni del
genere sono considerate meramente “incidentali” (Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese,
Lugano 1997, pag. 234, n. 2 lett. b). Sono impugnabili, dunque, solo ove
provochino al ricorrente un danno “non altrimenti riparabile” (art. 44 LPAmm).

 

                                   8.   Nella
decisione impugnata l'autorità di vigilanza nemmeno accenna a eventuali danni
irreparabili. Ciò induce a interrogarsi se essa abbia avuto corretta nozione
circa il requisito di atto impugnabile. Comunque sia, e come si è visto
poc'anzi, le decisioni dell'autorità di vigilanza sono impugnabili solo con
appello. E l'appello è proponibile unicamente ove soccorrano i presup­posti del
Codice di procedura civile. Dinanzi a questa Camera, in altri termini, la
procedura amministrativa lascia spazio alla proce­dura civile (in materia di
diritto di visita e di protezione del figlio, del resto, il Tribunale federale
può essere adito – se mai – con ricorso per riforma, non con ricorso di diritto
amministrativo). Ora, nella procedura civile ticinese la decisione con cui un
giudice dispone l'assunzione di pro­ve è una semplice ordinanza (“or­di­nanza
sulle prove”: art. 182 CPC), come tale inappellabile (art. 95 cpv. 1 CPC).
L'analoga decisione con cui un Pretore dispone, nell'ambito di misure a tutela
dell'unione coniugale oppure di una causa di separazione o di divorzio,
l'assunzione di rapporti scritti di terzi o di servizi specialistici (sia per
disciplinare il diritto di visi­ta di un genitore, sia in vista di adottare
misure a protezione del figlio), è – appunto – un'ordinanza. Non si vede perché
un simile atto dovrebbe essere trat­tato diversamente qualora emani da
un'autorità tutoria. Tanto meno se si pensa che contro la decisione
dell'autorità tutoria è dato ricorso all'autorità di vigilanza, quanto meno in
caso di danno “non altrimenti riparabile”, mentre nessun rimedio è dato contro
un'ordinanza sulle prove emessa dal giudice.

 

                                   9.   Ne
segue che nella fattispecie non era dato appello contro il sindacato dell'autorità
di vigilanza, nemmeno se il ricorso fosse sta­to tempestivo. È vero che, come
questa Camera ha già avuto modo di rilevare, la risoluzione con cui un'autorità
tutoria dispone l'esame medico o psichiatrico di un minorenne può anche configurare
una misura autonoma a protezione del figlio nel senso dell'art. 307 cpv. 3 CC
(RDAT II-1998 pag. 156 consid. 4a). In proposito bisogna nondimeno distinguere:
se è diretta ai genitori, l'ingiunzione dell'autorità tutoria affinché il
figlio sia sottoposto a esame medico o psichiatrico può considerarsi in effetti
un'“istru­zione per la cura” del ragazzo a men­te dell'art. 307 cpv. 3 CC. Può
quindi essere impugnata davanti all'autorità di vigilanza e, in seguito,
davanti a questa Camera con appello. Se invece l'esa­me psicologico è destinato
solo – come in concreto – a chiarire la necessità di un intervento, l'autorità
tutoria non sapendo ancora se il bene del figlio sia minacciato o no, la
risoluzione è una semplice misura istruttoria (sentenza del Tribunale federale
__________.__________/__________del 19 novembre 2002, consid. 1.2, menzionata
in: FamPra.ch 2003 pag. 200), salvo – ma l'ipotesi è estranea al caso in esa­me
– che tale misura sia combinata con una privazione della liber­tà a scopo d'assistenza
(Breitschimid in: Basler Kommentar,
op. cit., n. 16 ad art. 307 CC; cfr. FamPra.ch 2003 pag. 197). In questo
secondo caso la risoluzione dell'autorità tutoria è impugnabile all'autorità di
vigilanza solo ove sia suscettibile di arrecare un danno irreparabile e non è
più appellabile davanti a questa Camera. L'eventuale pregiudizio irreparabile
può essere fatto va­lere, tutt'al più, nel quadro di un eventuale ricorso di
diritto pubblico al Tribunale federale (si veda, in caso di perizia psichia­trica,
la sentenza del Tribunale federale __________.__________/__________del 27 ottobre
2000, consid. 1a).

 

                                10.   Se ne
conclude che nella fattispecie l'appello dev'essere dichiarato irricevibile, la
decisione presa dall'autorità tutoria configurando – nella procedura civile – l'equivalente
di una semplice “ordi­nanza sulle prove”. Gli oneri processuali del giudizio odierno
seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Dato nondimeno che
l'interessata può essere stata indotta ad appellare in buona fede, questa
Camera non avendo ancora avuto modo di pubblicare la propria giurisprudenza su
casi analoghi, sono date giuste ragioni (nel senso dell'art. 148 cpv. 2 CPC)
per rinunciare eccezionalmente al prelievo di tasse e spese. Non si giustifica
in ogni modo di assegnare ripetibili a __________ __________ __________, al
quale l'appello non è stato intimato. La domanda di assistenza giudiziaria
presentata con l'appello deve invece essere respinta, il ricorso essendo
sprovvisto sin dall'inizio di probabilità di esito favorevole (art. 14 cpv. 1 Lag).

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è irricevibile.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese né si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   L'istanza
di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ __________
-__________ è respinta.

 

                                   4.   Intimazione:

                                         –
__________ __________ __________ -__________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione:

                                         –  Divisione
degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele;

                                         –  Commissione
tutoria regionale __________, __________.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario