# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 812efe8c-e84e-527b-af00-275525dbda24
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-09-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 06.09.2018 52.2018.151
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2018-151_2018-09-06.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2018.151

   

  	
  Lugano

  6 settembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Flavia
  Verzasconi, presidente,

  Matteo
  Cassina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara
  Maspoli

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 22 marzo 2018 della

 

 

	
   

  	
  RI
  1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione del 28 febbraio 2018 (n. 896) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione del 27 luglio
  2017 dell'Ufficio dell'ispettorato del lavoro del Dipartimento delle finanze
  e dell'economia in materia di sanzione pecuniaria nell'ambito della LDist
  (mancato rispetto delle condizioni salariali);

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

                                  A.   La RI 1, con sede a __________,
è una ditta che si occupa del commercio e della distribuzione di bevande. 

Nell'ambito di un controllo volto ad accertare le condizioni lavorative e
salariali nel settore del commercio all'ingrosso, il 15 marzo 2017 l'Ufficio
dell'ispettorato del lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia
(UIL) ha invitato la RI 1 a fornire copia dei contratti di lavoro e delle buste
paga del mese di marzo 2017, nonché la distinta dei dipendenti debitamente
compilata.

 

 

                                  B.   Dopo aver constatato che la
retribuzione minima non era stata rispettata, il 16 maggio 2017 l'UIL ha
intimato alla RI 1 un rapporto, prospettandole l'adozione di una sanzione
amministrativa giusta l'art. 9 della legge federale concernente le misure
collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi previsti
nei contratti normali di lavoro (legge sui lavoratori distaccati; LDist; RS
823.20) per inosservanza del salario minimo prescritto dal contratto normale di lavoro per il
settore del commercio all'ingrosso (CNL),
entrato in vigore il 1° gennaio 2016. In particolare, ha rimproverato alla
ditta di aver versato a quattro dipendenti (__________), occupati a
tempo pieno, per il mese di marzo 2017, salari inferiori (fr. 12'290.-
complessivi) a quelli minimi (circa fr. 13'483.60 complessivi) prescritti
(differenza complessiva di circa fr. 1'193.60). 

Dopo avere raccolto le
sue osservazioni, il 27 luglio successivo l'autorità
cantonale ha inflitto alla RI 1 una multa di fr. 1'221.-. La decisione è stata
resa sulla base degli art. 1 cpv. 2 e
9 cpv. 2 lett. c LDist, nonché 3 lett. d del regolamento della legge d'applicazione della LDist e della legge
federale contro il lavoro nero del 24 settembre 2008 (RLLDist-LLN; RL
843.310). 

 

 

                                  C.   Con giudizio del 28 febbraio
2018, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta dalla RI 1.

In sostanza,
l'Esecutivo cantonale - accertato l'assoggettamento della ricorrente al CNL in
questione - ha ritenuto che vi fossero gli estremi per infliggere una sanzione
pecuniaria in virtù dei motivi addotti dall'UIL, considerando la decisione
impugnata conforme al principio della proporzionalità. 

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, la soccombente insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento. 

La ricorrente contesta
la realizzazione dell'infrazione, pretendendo che i suoi dipendenti non svolgessero
la loro attività lavorativa per 45 ore settimanali, ma per 40 al massimo. La
retribuzione loro riconosciuta sarebbe peraltro conforme all'andamento negativo
della ditta e all'attuale situazione congiunturale. 

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato che il Dipartimento,
quest'ultimo con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, in
seguito. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza di questo
Tribunale è data dall'art. 9 cpv. 1 della legge
d'applicazione della LDist e della legge federale concernente i provvedimenti
in materia di lotta contro il lavoro nero dell'11 marzo 2008
(LLDist-LLN; RL 843.300). 

Il gravame in oggetto, tempestivo giusta
l'art. 68 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre
2013 (LPAmm; RL 165.100) e presentato da una persona (giuridica) senz'altro
legittimata a ricorrere (art. 65 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in
ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25
cpv. 1 LPAmm). 

 

 

                                   2.   2.1. Per combattere il
pericolo di un'eventuale pressione sociale potenzialmente connessa con la
comparsa sul mercato del lavoro svizzero di manodopera a buon mercato
proveniente dai Paesi dell'UE, il Dipartimento federale dell'economia (DFE) ha
elaborato delle misure di accompagnamento per l'introduzione dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la
Comunità europea nonché i suoi Stati membri sulla libera circolazione
delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS
0.142.112.681), volte a istituire una base giuridica al fine di evitare un
dumping sociale e salariale a scapito dei lavoratori in Svizzera. 

                                         In questo senso, l'8
ottobre 1999 è stata adottata, tra l'altro, la già citata legge federale
concernente condizioni lavorative e salariali minime per lavoratori distaccati
in Svizzera e misure collaterali, entrata in vigore il 1° luglio 2004. La LDist
obbliga i datori di lavoro esteri che distaccano lavoratori in
Svizzera nell'ambito di una prestazione di servizi transfrontaliera a
rispettare le condizioni lavorative e salariali minime prescritte nelle leggi
federali, nei contratti collettivi di lavoro di obbligatorietà generale e nei
contratti normali di lavoro ai sensi dell'articolo 360a del codice delle obbligazioni del 30 marzo 1911 (CO; RS 220). Quest'ultima
disposizione precisa infatti che, qualora in
un ramo vengano ripetutamente e abusivamente offerti salari inferiori a quelli
usuali e non esista un contratto collettivo di lavoro, possono essere stabiliti
contratti normali di lavoro che prevedano salari minimi vincolanti. Questa
misura vale per tutte le aziende del ramo interessato. 

 

2.2. La LDist è stata modificata il 15 giugno 2012 (vedi n.
I.2 della legge federale sull'adeguamento delle misure collaterali alla libera circolazione delle persone del 15 giugno 2012; RU
2012 6703). Nella sua nuova versione, essa è stata denominata "legge federale concernente le misure collaterali per i
lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi previsti nei contratti
normali di lavoro". 

L'art. 1 cpv. 2 prima frase LDist disciplina ora il controllo
dei datori di lavoro che impiegano lavoratori in Svizzera e le sanzioni
applicabili a tali datori di lavoro, qualora questi violino le disposizioni sui
salari minimi prescritte in un contratto normale di lavoro ai sensi
dell'articolo 360a CO. Tale disposizione, entrata in vigore il 1°
gennaio 2013, si è resa necessaria in quanto le autorità
cantonali non erano in grado di sanzionare i datori di lavoro che infrangevano
le disposizioni sui salari minimi prescritte nei contratti normali di lavoro
quando impiegavano lavoratori in Svizzera. La modifica legislativa consente ora
di garantire la parità di trattamento tra i datori di lavoro svizzeri ed
esteri. In precedenza, infatti, soltanto i datori di lavoro esteri potevano
essere sanzionati in base alla LDist (cfr. Messaggio concernente la legge federale
sull'adeguamento delle misure collaterali alla libera circolazione delle
persone del 2 marzo 2012, FF 2012 3017, n. 1.2.2).

 

                                         2.3. Allo scopo di
disciplinare il settore del commercio all'ingrosso, il 10 novembre 2015 il Cantone Ticino ha adottato un contratto normale
di lavoro (CNL), entrato in vigore il 1° gennaio 2016 per la durata di tre anni
(cfr. BU 50/2015 del 13 novembre 2015 e art. 6 CNL). Tale contratto è applicabile
alle aziende del settore del commercio all'ingrosso (art. 1 CNL). L'art. 2 CNL
dispone in particolare che il salario orario minimo di base per il personale
non qualificato è di fr. 17.30, mentre quello per il personale qualificato (AFC
o titolo equivalente o superiore) e per gli impiegati di commercio è di fr. 19.65
(cpv. 1), precisando che il pagamento del salario a provvigione è possibile
solo se attuato a partire dal salario minimo
(cpv. 2) e che al salario orario di
base vanno aggiunte le indennità per le vacanze (8.33% per 4 settimane e 10.64%
per 5 settimane) e per i giorni festivi (3.6% per 9 giorni, cfr. cpv. 3).

Il salario orario minimo - vincolante (cfr. art. 360d cpv. 2 CO e FU 076/2015 del 25 settembre 2015) - è stato frattanto adeguato in base all'art. 4 CNL ai
nuovi livelli salariali decisi dalle parti per il contratto collettivo di
lavoro per gli impiegati di commercio nell'economia ticinese per il 2018
e all'indice nazionale dei prezzi al consumo del mese di novembre 2017 (cfr. FU
102/2017 del 22 dicembre 2017); tale adeguamento, entrato in vigore il 1° gennaio
2018, non è comunque qui di rilievo.

                                         2.4. L'art. 3 lett. d RLLDist-LNN precisa che l'UIL è competente per
i controlli che la legislazione federale attribuisce alla Commissione
tripartita per quanto riguarda le disposizioni di un contratto normale di
lavoro sui salari minimi ai sensi dell'art. 360a CO. 

 

 

                                   3.   3.1. Come accennato in
narrativa, nell'ambito di un controllo volto ad accertare le condizioni
lavorative e salariali nel settore del commercio all'ingrosso, il 15 marzo 2017
l'UIL ha richiesto alla ricorrente copia dei contratti di lavoro e delle buste
paga del mese di marzo 2017, come pure la distinta dei dipendenti debitamente
compilata. Acquisiti tali dati, l'autorità cantonale ha riscontrato che l'insorgente
non aveva rispettato il salario minimo prescritto dal CNL nei riguardi di
quattro collaboratori. In particolare, secondo gli accertamenti dell'UIL, i dipendenti,
impiegati a tempo pieno nella misura di 45 ore settimanali, sarebbero stati
retribuiti con fr. 12'290.- lordi allorquando il minimo previsto dal CNL sarebbe
stato di fr. 13'483.64, con un ammanco pari a fr. 1'193.64 (- 8.85% in media),
così suddiviso: 

                                         -  fr.
880.91 a scapito di __________, impiegata tuttofare non qualificata, retribuita
con fr. 2'490.- lordi allorquando il minimo previsto dal CNL sarebbe stato di
fr. 3'370.91 (- 26.13%); 

                                         -  fr.
70.91 a scapito di __________, autista-venditore non qualificato, retribuito
con fr. 3'300.- lordi allorquando il minimo previsto dal CNL sarebbe stato di
fr. 3'370.91 (- 2.10%);

                                         -  fr.
170.91 a scapito di __________, autista-venditore non qualificato, retribuito
con fr. 3'200.- lordi allorquando il minimo previsto dal CNL sarebbe stato di
fr. 3'370.91 (- 5.07%); 

                                         -  fr.
70.91 a scapito di __________, autista-venditore non qualificato, retribuito
con fr. 3'300.- lordi allorquando il minimo previsto dal CNL sarebbe stato di
fr. 3'370.91 (- 2.10%). 

                                         Sulla base di tali riscontri,
l'UIL ha quindi inflitto alla ricorrente una multa di fr. 1'221.-. L'Esecutivo
cantonale - pur criticando i criteri schematici applicati dall'autorità
dipartimentale per commisurarne l'ammontare - ha tutelato tale provvedimento, ritenendolo
adeguato alla gravità oggettiva dell'infrazione commessa e alla colpa della
ricorrente. 

3.2. L'insorgente contesta di avere disatteso i salari minimi prescritti dal
CNL. I quattro dipendenti in questione avrebbero infatti lavorato 40 ore
settimanali (meno ancora nel periodo invernale) e non 45, come invece accertato
dalle precedenti autorità sulla scorta dei contratti di lavoro prodotti davanti
all'UIL. Questi ultimi sarebbero invero stati erroneamente stilati sulla base
di un modello che riporta un totale di ore lavorative superiore alla realtà. L'insorgente
- che già ne aveva trasmesso una copia non firmata al Governo - produce in
questa sede i contratti "corretti" (indicanti un tempo di lavoro pari
a 40 ore alla settimana), retrodatati e sottoscritti dagli interessati. 

La tesi ricorsuale è manifestamente smentita
dagli atti. Come correttamente rilevato dal Governo, la settimana
lavorativa di 45 ore non è infatti dimostrata soltanto dai contratti di lavoro conclusi originariamente tra le parti, bensì anche
dalla distinta dei dipendenti che la ricorrente stessa ha compilato all'attenzione
dell'autorità dipartimentale, che l'aveva richiesta proprio nell'ambito
di un controllo delle condizioni lavorative e salariali in seno alla ditta.
Malvenuta è quindi ora l'insorgente a pretendere che le ore di lavoro
settimanalmente prestate dai quattro collaboratori in questione fossero in
realtà soltanto 40. L'interessata non si avvede peraltro che, quand'anche si volesse dar credito alla sua tesi, il
salario lordo versato a __________ (fr. 2'490.-) risulterebbe in ogni caso
inferiore rispetto a quello minimo (fr. 2'996.40) sancito dal CNL. Nulla può inoltre
dedurre dall'affermazione secondo cui nel periodo invernale la durata
del lavoro sarebbe ancora inferiore, rimasta peraltro allo stadio del puro
parlato. Nessun effetto retroattivo può infine essere riconosciuto ai nuovi
contratti prodotti in questa sede, che, benché retrodatati, non sono stati sottoscritti
prima del 23 agosto 2017 (data alla quale sono stati trasmessi, non firmati, al
Governo), ovvero successivamente al controllo eseguito dall'UIL. 

A prescindere dall'asserita difficile
situazione economica della ricorrente e dalla congiuntura del mercato, la
materialità dell'infrazione risulta quindi sicuramente
data.

 

 

                                   4.   Assodata la sussistenza
dell'infrazione, resta ora da verificare l'entità della sanzione inflitta alla
ricorrente. 

4.1. Giusta l'art. 9 cpv. 2 lett. c LDist (nella versione
vigente al momento dei fatti), l'autorità cantonale competente
può, per infrazioni alle disposizioni sui salari minimi prescritte in un contratto
normale di lavoro ai sensi dell'art. 360a CO commesse da datori di
lavoro che impiegano lavoratori in Svizzera, pronunciare una multa
amministrativa sino a fr. 5'000.-; è applicabile l'art. 7 della legge federale
sul diritto penale amministrativo del 22 marzo 1974 (DPA; RS 313.0). 

Secondo l'art. 9 cpv. 3 vLDist, l'autorità che pronuncia una sanzione
notifica una copia della sua decisione all'organo di controllo competente ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 lett. a, come pure alla
Segreteria di Stato dell'economia (SECO), la quale tiene un elenco -
pubblico - delle imprese e delle persone che sono state oggetto di una sanzione
passata in giudicato.

L'art. 7 cpv. 1 DPA sancisce che, se la multa applicabile non supera
i fr. 5'000.- e se la determinazione delle persone punibili secondo l'art. 6
DPA esige provvedimenti d'inchiesta sproporzionati all'entità della pena, si
può prescindere da un procedimento contro dette persone e, in loro vece,
condannare al pagamento della multa la persona giuridica, la società in nome
collettivo o in accomandita o la ditta individuale.

4.2. In concreto, l'UIL ha inflitto alla
ricorrente una multa di fr. 1'221.-. Tale importo è stato determinato
applicando una formula elaborata dalla stessa
autorità di prime cure e ratificata dalla Sezione delle finanze e dell'economia
con risoluzione 30 aprile 2014, la quale prende in considerazione
diversi parametri (cfr. n. 11 del modello), quali il salario lordo orario di
riferimento dovuto e quello effettivamente versato, per poi calcolare lo scarto
medio percentuale (8.85%) e giungere infine all'importo della sanzione tramite
la seguente formula: fr. 5'000.- (valore massimo della multa) x 8.85% x 1.38
(fattore NL corrispondente al numero di lavoratori occupati a tempo pieno con
salario inferiore al CNL) x 2 (fattore T pari al numero di mesi in infrazione
rilevati nel periodo controllato). 

Tale modo di agire non può essere tutelato. La formula elaborata
dall'UIL è infatti già stata ripetutamente criticata da questo Tribunale, in
quanto lesiva dei principi fondamentali del diritto vigenti in questo ambito
(cfr., fra le tante, RtiD I-2015 n. 41 consid. 5.2; STA 52.2016.266 dell'11
ottobre 2017 consid. 4.2; 52.2016.337 del 1° febbraio 2017 consid. 5.2 e
riferimenti). Pur essendo comprensibile che sia stato concepito per motivi di
praticità, il tariffario in parola costituisce soltanto una sorta
di direttiva interna volta ad assicurare un'interpretazione ed
un'applicazione uniforme delle prescrizioni legali da parte dell'apparato
amministrativo (Adelio Scolari,
Diritto amministrativo, parte generale, II ed., Cadenazzo 2002, n. 129 con
numerosi riferimenti) e non è in alcun modo vincolante per gli amministrati o
per i tribunali (DTF 128 I 167 consid. 4.3, 121 II 473 consid. 2b), nemmeno
qualora risultasse conforme all'ordinamento giuridico. Giova in effetti ricordare
per l'ennesima volta all'UIL (il quale incomprensibilmente persevera
nell'ignorare le indicazioni giurisprudenziali fornite da questa Corte) che dal
profilo strettamente giuridico la commisurazione dell'entità della sanzione
dipende dal caso specifico e deve debitamente tenere conto della gravità
oggettiva e soggettiva dei fatti rimproverati (cfr. sentenza Verwaltungsgericht
Bern dell'8 febbraio 2016, in: BVR 2017 pag. 255 consid. 6.3; cfr. anche STA
52.2016.337 citata consid. 5.2). L'attuazione
di questi principi impone quindi un'attenta presa in considerazione di tutte le
circostanze del caso e non può essere ridotta ad un semplice calcolo matematico.
Ma anche laddove, come nella presente fattispecie, l'autorità volesse far capo
a criteri schematici predefiniti, ciò non la esime dal verificare se il risultato
così ottenuto sia rispettoso dei disposti che governano questo specifico ambito
del diritto.

4.3. Ferme queste premesse di ordine generale, in concreto la multa di fr. 1'221.-
inflitta alla ricorrente appare tutto sommato correttamente commisurata alle
circostanze oggettive e soggettive che caratterizzano il caso di specie e, pur
essendo stata calcolata mediante una formula che (come appena esposto) non può
essere condivisa, merita comunque tutela. 

Da un lato, la violazione della legge da parte
dell'insorgente non va certo sottovalutata, dal momento che riguarda ben quattro
collaboratori, che nel periodo considerato sono stati retribuiti con uno
stipendio che presentava una differenza media - non certo trascurabile - dell'8.85% rispetto al minimo
previsto dal CNL, ritenuto che in un caso lo scarto individuale ha raggiunto il
26.13%. Non risulta peraltro che la differenza di salario sia stata
successivamente corrisposta ai dipendenti, i quali hanno dunque subito un danno
economico. Neppure giova alla ricorrente l'aver continuato a negare, ancora in
questa sede, gli addebiti mossi nei suoi confronti, dimostrando così di non
avere preso coscienza del suo errore. D'altro canto, va tenuto conto del fatto
che l'infrazione, così come accertata dall'autorità di prime cure, è stata
commessa sull'arco di un solo mese e che l'interessata risulta, quantomeno
dagli atti, incensurata. 

Per tutti questi motivi, la multa di fr. 1'221.- va pertanto
confermata. Oltre che essere contenuta nei limiti concessi dalla legge,
tale sanzione risulta rispettosa del principio della proporzionalità e tiene
debitamente conto della gravità oggettiva dell'infrazione rimproverata
all'insorgente, nonché del grado di colpa ad essa ascrivibile. 

 

 

                                   5.   In esito alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere
respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico della
ricorrente, secondo soccombenza (art. 47 cpv. 1 LPAmm). 

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

1.   Il ricorso è
respinto.

 

 

2.   La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 800.-, già anticipate dall'insorgente,
rimangono a suo carico.

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                            La
vicecancelliera