# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 498c83f1-1d2a-553b-829b-827522627c0f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-03-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.03.2016 32.2015.61
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-61_2016-03-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.61

   

  FS

  	
  Lugano

  4 marzo 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 aprile 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 marzo 2015 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Nel mese di agosto 2013, RI 1,
classe 1976, da ultimo attivo quale operaio muratore presso la __________ di __________
(cfr. doc. AI 17/1-10), ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti
in quanto affetto da “(…) sindrome lombare cronica invalidante, discopatia
bi-segmentale L 3-4 L 4-5, anomalia transizione lombosacrale, ipercifosi dors.
alta (…)” (doc. AI 1/1-6).

 

                               1.2.   Con decisione 5 marzo 2015,
preavvisata il 21 novembre 2014 (doc. AI 62/1-4) – sulla base della perizia reumatologica del 30 ottobre 2014
del dr. __________ (doc. AI 53/1-12), del rapporto finale del 31 ottobre 2014
del medico SMR dr. __________ (doc. AI 54/1-4) e della tabella con rapporto
allestiti il 3 novembre 2014 dal consulente in integrazione professionale (doc.
AI 61/1-3) –, l’Ufficio AI ha
riconosciuto all’assicurato il diritto ad una rendita intera dal 1. aprile 2014
(trascorso l’anno di attesa di cui all’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI) al 31
gennaio 2015 (tre mesi dopo che il perito ha attestato una capacità lavorativa
totale in un’attività adeguata dal 30 ottobre 2014 ai sensi dell’art. 88a cpv.
1 OAI) ed alle rispettive rendite completive per i figli (doc. AI 73/1-3 e le
motivazioni sub doc. AI 69/1-4).

 

                               1.3.   Contro la decisione del 5
marzo 2015, tramite l’avv. RA 1, l’assicurato ha inoltrato il presente ricorso
al TCA con il quale – contestata
la valutazione medica (l’Ufficio AI non ha accertato l’aspetto psichiatrico
limitandosi a quello somatico) e quella economica (l’amministrazione non ha
applicato alcun gap salariale e non ha riconosciuto nessuna deduzione dal
reddito da invalido) – ha chiesto
l’attribuzione di una rendita d’invalidità (senza specificarne il grado) anche
dopo il 31 gennaio 2015.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI – viste le annotazioni
del 16 marzo 2015 con le quali il medico SMR dr. __________ ha confermato la
valutazione reumatologica del perito dr. __________ (cfr. doc. AI 74/1), ritenuto
che potendo essere fatto risalire al più presto all’inizio di febbraio 2015
(cfr. l’annotazione SMR del 24 aprile 2015 sub IV/1) l’eventuale peggioramento dello
stato di salute da un punto di vista psichiatrico esula dalla presente vertenza
potendo fare oggetto di un nuovo provvedimento e osservato che anche se si
dovesse tenere conto (per ipotesi di lavoro) del gap salariale dell’8,78% e di
una deduzione dal reddito da invalido del 10% il grado d’invalidità non raggiungerebbe
il minimo pensionabile attestandosi al 10,3% –
ha chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con scritti del 19 maggio, 9
e 23 giugno 2015 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA i rapporti medici del 15
maggio e del 5 giugno 2015 del dr. __________ e il complemento di informazione
del 21 giugno 2015 del dr. __________ (VI, X e XIV con allegati doc. B, C e D).

 

                                         La succitata
documentazione è stata sottoposta all’Ufficio AI che, con scritti del 22
maggio, 19 giugno e 3 luglio 2015 –
corredati dalle annotazioni 22 maggio, 12 giugno e 2 luglio del dr. __________
(VIII/1, XII/1 e XVI/bis) –, ha
formulato le proprie osservazioni (VIII, XII e XVI).

 

                                         Le osservazioni del 3
luglio 2015 con l’allegata annotazione 2 luglio 2015 del dr. __________ sono
stati trasmessi al ricorrente che è rimasto silente (XVII).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione l’Ufficio AI ha soppresso il diritto a prestazioni dal 1.
febbraio 2015 (il diritto alla rendita intera dal 1. aprile 2014 al 31 gennaio
2015 non è contestato).

                                         L’insorgente chiede la
riforma della decisione impugnata e il riconoscimento del diritto ad una
rendita d’invalidità (senza specificarne il grado) anche dopo il 31 gennaio
2015 (cfr. consid. 1.3).

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit,
2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Secondo l'art. 28 cpv. 2
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.3.   Per costante giurisprudenza
quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un
certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo
successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione ex
art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I
597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19
ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I
299/03 del 29 giugno 2004). A sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che
se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole
modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente
o soppressa, d’ufficio o su richiesta. I principi giurisprudenziali sviluppati
in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343, consid. 3.5,
pagg. 349-352). Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo
di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in
caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del
cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da
tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia
(art. 88a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid.
4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L’art. 88a cpv.
2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il
diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con
riferimenti). Giusta l’art. 29 bis OAI (Risorgere dell’invalidità dopo la
soppressione della rendita), se la rendita è stata soppressa a causa
dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente
periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di
far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa
origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo
d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

 

                               2.4.   Dopo una prima valutazione ad
opera dei medici SMR dr. __________ e dr. __________ (cfr. le annotazioni del
30 ottobre 2013, del 25 febbraio 2014 e del 27 maggio 2014 sub doc. AI 28/1,
37/1 e 47/1-2), l’Ufficio AI ha ordinato una perizia reumatologica a cura del
dr. __________ (cfr. doc. AI 48/1-3, 49/1-2 e 51/1).

 

                                         Nella perizia
reumatologica del 30 ottobre 2014 (doc. AI 65/1-14) il dr. __________, FMH in
reumatologia e medicina interna – descritti
l’anamnesi, lo status e la documentazione medica e poste le seguenti diagnosi
con ripercussioni sulla capacità lavorativa: “(…) Sind. Lombovertebrale
cronica senza neurologia su/con: - discopatia L3/4 e L4/5; - sind. faccettaria;
- anomalia transizionale lombosacrale con tendenza alla sacralizzazione a sx; -
termoablazione dei rami articolari mediali L3-L5 a sx 02/21014; - infiltrazione
periradicolare L5 a sx 08/2014. (…)” (doc. AI 53/8) –, ha espresso la seguente valutazione e
prognosi:

 

" (…)

A.5        VALUTAZIONE E PROGNOSI:

 

L'assicurato riferisce di aver sofferto di dolori lombari da 4-5
anni prima dell'infortunio, che localizza nell regione lombolgluteale sx, i
quali non hanno tuttavia mai compromesso la sua attività lavorativa.

 

Dopo una caduta sulla schiena nel 2012 lamenta un brusco ed
immediato peggioramento di dolori lombari con irradiazione all'arto inferiore
sx.

Le Rx eseguite dopo l'infortunio hanno permesso di escludere delle
lesioni traumatiche alla colonna vertebrale.

 

Ad una RMN della colonna lombare del 21.05.2012 è poi risultata
una discopatia L3/4 con bulging discale ed iniziale faccettopatia, una iniziale
discopatia L4/5 con segni di disidratazione ed iniziale bulging senza rilevanti
compressioni, con note degenerative tipo Modic 2 sulle limitanti vertebrali,
nonché un'anomalia della tranisizione lombosacrale con tendenza alla
sacralizzazione a sx. II disco L5/S1 è conseguentemente assottigliato, senza
erniazioni.

 

Visto l'insuccesso della terapia conservativa usuale è stato
indirizzato al Centro __________, dove i test infiltrativi effettuati evocavano
una sofferenza delle faccette articolari posteriori.

 

Dall'autunno 2012 fino all'aprile 2013 l'assicurato aveva poi
ripreso l'attività lavorativa, con mansioni pesanti in cui riferisce che doveva
ripetutamente sollevare pesi anche di 50-70 kg, ciò che secondo lui ha portato
ad un bloccaggio lombare, per il quale ha dovuto di nuovo sospendere il suo
lavoro, questa volta in via definitiva.

 

L'assicurato è poi stato trattato in ambito stazionario presso la
Clinica __________ di __________ (luglio 2013), con una termocoagulazione dei
rami articolari mediali L3-L5 a sx (febbraio 2014) e con una infiltrazione
periradicolare L5 a sx (agosto 2014) con risultati soggettivamente recepiti
come scarsi se non nulli, ad ogni modo non duraturi.

 

Nel suo ultimo rapporto del 2 ottobre u.s. Dr. __________ ritiene
che un intervento di spondilodesi su 2 livelli, in ragione del contesto clinico
e socio-economico del paz., non sia consigliare. Già nel febbraio u.s. aveva
inoltre proposto un reinserimento professionale del paz, in ragione anche della
sua giovane età e dello scarso correlato clinico e radiologico.

 

Attualmente l'assicurato riferisce che le algie presentano un
moderato fondo costante, appaiono in posizione seduta dopo 1-2 e camminando
dopo ½-1ora e di essere limitato nel piegarsi. Non è per contro descritto un
peggioramento al colpo di tosse o allo starnuto ma piuttosto una certa
meteosensibilità ai cambiamenti climatici e al freddo. Inoltre le algie migliorano
con la presa di farmaci.

 

Dal lato clinico vi è un lieve abbassamento dell'emibacino dx di
1.0 cm ma non vi sono alterazioni significative della statica vertebrale. La
regione lombosacrale sx è dolente alla palpazione. La muscolatura paravertebrale
non è contratta. La mobilità lombare è leggermente ridotta in flessione
anteriore e alla flessione laterale sx. Non sono inoltre stati messi in
evidenza segni radicolari irritativi o deficitari, bensì unicamente una diffusa
diminuzione della sensibilità al tatto di tutto l'arto inferiore sx, di natura
dunque sicuramente non radicolare ma piuttosto funzionale. Oggettivamente è non
di meno presente una discreta ipotrofia muscolare dell’arto inferiore sx
(perimetri diminuiti di 2 cm alla coscia e di un cm al polpaccio, rispetto a
dx).

 

Come descritto sopra il reperto RMN evoca una discopatia L3/4 e
L4/5 con iniziale faccettopatia L3/4 ed una anomalia transizionale
lombosacrale. Il reperto è in effetti piuttosto modesto in rapporto alla clinica,
come d'altra parte già affermato anche da Dr. __________.

Non di meno, in una attività lavorativa pesante con carichi in
posizioni non sempre ergonomiche, tale problematica lombare può effettivamente
risultare limitante. Dal lato terapeutico le varie opzioni conservative e
semi-invasive sono state sfruttate adeguatamente. Concordo inoltre pienamente
con il parere del Dr. __________ di ritenere non indicato un intervento
neurochirurgico-ortopedico maggiore di stabilizzazione.

 

Durante l'esame non ho mai notato una tendenza aggravante da parte
da parte dell'assicurato.

(…)" (doc. AI 53/8-10)

 

                                         Quanto alle conseguenze
sulla capacità di lavoro e d’integrazione il perito ha concluso:

 

" (…)

B.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ Dl LAVORO

 

B.1                                Menomazioni
(qualitative e quantitative) dovute ai disturbi constatati:

 

                             Dal lato
reumatologia la problematica lombare è dunque l'unica di valenza invalidante in
questo assicurato.

 

                             Nel
quadro delle patologie segmentali L3/4 e L4/5 si può per tanto considerare come
segue l'esigibilità al lavoro (mai = 0%; di rado = 1-5%, fino a ½ h; talvolta =
6-33%, da ½ a 3 h; sovente = 34-66%, da 3 a 5¼ h; molto sovente = 67-100%,-da 5½
a 8 h):

 

         Sollevare e portare pesi fino a 10 kg: sovente.

         Sollevare e portare pesi fino a 25 kg: talvolta.

         Sollevare e portare pesi >25 kg: non esigibile.

         Maneggio di attrezzi leggeri e di precisione: normale.

         Maneggio di attrezzi medi: sovente.

         Maneggio di attrezzi pesanti: di rado.

         Lavori sopra l'altezza del capo: normale.

Posizione seduta e seduta chinata:
sovente, con possibilità di cambiare posizione ogni 1-2 ore.

Posizione eretta: sovente, con
possibilità di cambiare posizione ogni 1-2 ore.

         Posizione eretta chinata: talvolta.

         Rotazioni del tronco: talvolta.

         Posizione accovacciata: sovente.

         Flessione delle ginocchia: normale.

         Camminare fino a 50 m: normale.

         Camminare oltre i 50 m: normale.

         Camminare su lunghi tragitti (>30-60 min): talvolta.

         Camminare su terreni dissestati: sovente.

         Salire o scendere le scale: normale.

         Salire su scale a pioli: talvolta.

         Equilibrio, bilanciamento: non limitato.

 

 

B.2   Conseguenze dei disturbi sull’attività attuale:

 

Sulla base di tutto quanto precede è
da ritenere che l'assicurato non sia in grado di svolgere lavori particolarmente
pesanti nel contesto dell’edilizia. L'inabilità lavorativa completa a partire
dal 04.04.2013 appare per tanto giustificata e probabilmente definitiva nelle
professioni precedentemente esercitate sui cantieri di costruzione.

 

 

C.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'lNTEGRAZIONE:

 

C.1   È
possibile effettuare provvedimenti d'integrazione? Sono in corso o previsti?

 

         Non sono in corso particolari provvedimenti
d'integrazione.

 

Dal lato reumatologico l'assicurato
dovrebbe eseguire una regolare ginnastica posturale e di rinforzo/tonificazione
della muscolatura paraspinale e degli addominali. Le altre opzioni terapeutiche
sono altrimenti già state sfruttate.

 

Non vi sono inoltre particolari
controindicazioni ad eventuali misure di riconversione professionale, anche se
va detto che le conoscenze linguistiche dell'assicurato sono carenti, nonostante
si trovi in Ticino dal 2002.

 

 

C.2   È
possibile migliorare la capacità di lavoro sul posto di lavoro attuale?

 

         No.

 

 

C.3   L'assicurato è in grado di svolgere altre
attività?

 

Un'attività lavorativa adatta all'assicurato
è dunque un'attività senza carichi eccessivamente pesanti e variata, nel
rispetto dei limiti precedentemente stabiliti (B.1).

 

In un'attività adatta così definita;
dal lato reumatologico, l'assicurato presenta una normale capacità lavorativa,
sia come orario di lavoro sia come rendimento, a partire dalla data di questa
perizia.

 

L'assicurato può inoltre svolgere
normalmente tutte le attività domestiche richieste dalla vita quotidiana.

(…)" (doc. AI 53/10-12).

 

                                         La valutazione del dr. __________
è stata confermata dal dr. __________ che, nel “Rapporto finale SMR” del 31
ottobre 2014 (doc. AI 54/1-4), ha concluso che dal 30 ottobre 2014 (data della
perizia del dr. __________) vale un’incapacità lavorativa dello 0% in un
attività adeguata rispettosa dei limiti funzionali posti mentre che per
l’attività abituale l’incapacità lavorativa è definitiva e del 100%.

                               2.5.   Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità,
all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di
documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo
stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato
è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio
per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili
dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag.
134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in
seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili
(Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a,
pag. 389).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125
V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b/bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212;
SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2014, pag. 550-551).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Va poi ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Nell’evenienza concreta, richiamata
la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici,
questo Tribunale, per i motivi di seguito esposti, non intravede ragioni che
gli impediscano di far proprie le conclusioni a cui è giunto l’Ufficio AI.

 

                            2.6.1.   Patologia somatica

 

                                         Alla perizia del dr. __________,
il quale ha compiutamente valutato (sulla base di tutti gli atti medici
all’incarto) le differenti affezioni di cui l’assicurato è portatore, va
riconosciuta piena forza probatoria.

                                         Questo Tribunale deve
pertanto fare propria la conclusione a cui è giunto il perito secondo la quale
l’insorgente, dal 30 ottobre 2014, è abile al lavoro nella misura del 100% in
un’attività adeguata rispettosa delle limitazioni funzionali poste.

 

                                         La dettagliata ed
approfondita valutazione del dr. __________ non é stata del resto smentita da
altri certificati da parte di medici specialisti attestanti nuove patologie ed
è stata confermata dal medico SMR dr. __________ sia nel rapporto finale 31
ottobre 2014 che nelle annotazioni 16 marzo 2015 (doc. AI 54/1-4 e 74/1).

 

                                         In particolare non è
possibile concludere differentemente avuto riguardo al rapporto 2 febbraio 2015
del dr. __________, FMH in reumatologia, (doc. A2) e al referto radiologico del
13 febbraio 2015 del dr. __________, primario del servizio di radiologia
dell’Ospedale __________ di __________, (doc. A3).

                                         Infatti, il dr. __________
non si è confrontato minimamente con la perizia reumatologica del dr. __________,
non ha posto diagnosi diverse e circa l’abilità lavorativa in un’attività
adeguata ha concluso per un’abilità “(…) quantomeno in buona misura (almeno
l’80%) (…)” (doc. A2).

                                         Trattandosi dunque di una
diversa valutazione questo Tribunale non ha alcun motivo per scostarsi dalle conclusioni
a cui è giunto il perito dr. __________.

                                         Va qui rammentato che il
TF ha più volte avuto l’occasione di ribadire che la differente valutazione
medica tra il curante ed il perito è spiegabile con la diversità degli
incarichi assunti (a scopo di trattamento piuttosto che di perizia: cfr., tra
le tante, STF 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.2,  9C_151/2011 del 27
gennaio 2012 consid. 5.3 e 9C_949/2010 del 5 luglio 2011 tutte con
riferimenti).

                                         Al ricorrente va
ugualmente ricordato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un'opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (cfr. STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 consid. 4.4 e 9C_697/2013
del 15 novembre 2013 consid. 3.2 entrambe con riferimenti). Anche perché il
medico curante, che vede il proprio paziente quando il disturbo si trova in una
fase acuta, tende a farsi un'idea diversa della gravità del danno alla salute rispetto
al perito il cui esame invece non si focalizza sulla necessità di cura in un
dato momento (STF 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2 e I 514/06 del
25 maggio 2007 consid. 2.2.1 pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 15 pag. 43).

 

                                         Quanto al referto
radiologico del 13 febbraio 2015 il dr. __________ ha concluso che “(…) rispetto
al 21.05.2012 quadro fondamentalmente invariato con leggera osteocondrosi
L4-L5, L5-S1 con bulging diffuso senza veri e propri conflitti radicolari. (…)”
(doc. A3).

 

                                         Il medico SMR dr. __________,
nell’annotazione del 16 marzo 2015, ha poi rilevato che “(…) in merito alla
valutazione reumatologica non concordiamo sulla IL del 20% espressa dal Collega
__________ in quanto anche la RM del 13.02.2015 conferma uno stato clinico stabile
ed invariato rispetto allo stesso esame del 21.05.2012. 

                                         Dalla visione dei
documenti presenti agli atti rimane valida la valutazione espressa nel RAF (IL
0% in attività adeguata). (…)” (doc. AI 74/1).

 

                            2.6.2.   Patologia extra somatica

 

                                         Il dr. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, nella relazione medica del 20 aprile 2015
indirizzata all’avv. RA 1 – posta
la diagnosi di “(…) Sindrome da disadattamento con reazione mista
ansioso-depressiva in evoluzione verso una sindrome depressiva persistente (…)”
(doc. A4) –, ha espresso la
seguente valutazione: “(…) Si tratta di un soggetto che mi hai inviato a
causa di una sofferenza psicologica significativa reattivamente alla perdita
della sua funzionalità somatica dovuta a delle problematiche lombari che
determinerebbero una patologia dolorosa significativa, non oggettivabile nella
sua entità sintomatologica, da un esame di immagine radiologica. Egli presenta
una sofferenza significativa con un’iperattivazione emozionale visibile lungo
il corso di tutto il colloquio, ove era facilmente teso, inquieto, agitato. Al
colloquio era presente la moglie, che ha agito come interprete/traduttrice. In
effetti il signor RI 1 presenta, pur essendo in Ticino da tredici anni,
significative difficoltà nella comunicazione in lingua italiana. Considerata la
problematica caratterizzata dalla presenza di un disturbo del rachide
dorso-lombare, di una dolorabilità persistente (disturbo da dolore somatoforme?),
di una scarsa integrazione culturale e della insorgenza di una psicopatologia
depressiva, ho discusso con il signor RI 1 della possibilità che possa essere
anche seguito direttamente nella sua lingua da una psicologa/psicoterapeuta di
origine albanese che è attiva a __________. Egli si è detto d'accordo di
effettuare una psicoterapia direttamente con la signora __________, psicologa e
psicoterapeuta presso lo studio del Dr. __________, Psichiatra e
Psicoterapeuta, suo marito, a __________. Ho già annunciato allo studio del Dr.
__________ il signor RI 1. Dal punto di vista farmacologico egli è a beneficio
di una farmacoterapia con Deroxat 20 mg una pastiglia al mattino che hai
introdotto da circa due mesi. Al momento non ho modificato l'approccio
farmacologico. (…)” (doc. A4).

 

                                         Al riguardo il medico SMR
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nell’annotazione del 24
aprile 2015, si è così espresso: “(…) Caso esclusivamente reumatologico, in
cui nozione di sintomatologia psichiatrica compare di transenna
nell'osservazioni al progetto del 2 marzo 2015: si legge a pag. 2 che
l'assicurato è stato inviato dal generalista Dr. __________ al reumatologo Dr. __________
il 2 febbraio 2015: quest'ultimo si esprime sulla patologia somatica di sua
competenza e non fa menzione di segni o sintomi d'interesse psichiatrico. Cronologicamente
subito dopo, il Dr. __________ sembra notare un umore depresso e invia il suo
paziente allo psichiatra Dr. __________ che visita l'assicurato una sola volta
il 26 marzo 2015. Pertanto, nozione di una sintomatologia d'interesse
psichiatrico sembra verosimile solo dopo il 2 febbraio 2015; l'entità di tale
eventuale peggioramento psichico e la relativa conseguenza sullo stato
valetudinario sono tuttavia incerti: ll Dr. __________ certifica una diagnosi
di sindrome da disadattamento con reazione mista ansioso depressiva in
evoluzione verso una sindrome depressiva persistente ma non si esprime in
termini di percentuale d'inabilità lavorativa. Lo psichiatra si è avvalso della
moglie dell'assicurato come interprete, non ha avuto dunque un colloquio diretto
con l'assicurato, ma attraverso il filtro di una persona non neutrale. Lo
psichiatra descrive la medicazione prescritta dal generalista ma non prende
posizione al riguardo rispettivamente invia subito l'assicurato a una psicologa
d'origine albanese (non medico psichiatra) con la quale potrà esprimersi nella
sua lingua. Solo al termine della relazione del Dr. __________ si legge della
presa medicamentosa di Deroxat (paroxetina, antidepressivo) a dosaggio blando
da circa 2 mesi, introdotto dal Dr. __________, fatto questo che conferma
ulteriormente che l'osservazione di sintomi di probabile origine psichica da
parte del curante di base risale verosimilmente a inizio febbraio 2015, non
prima. In conclusione, perlomeno fino al 2 febbraio 2015 non vi è evidenza
della presenza di segni o sintomi di patologia psichica con o senza influsso sulla
capacità lavorativa in qualsiasi attività adatta ad eventuali limiti funzionali
somatici. (…)” (IV/1).

 

                                         Dal canto suo il dr. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto medico del 15 maggio 2015 – osservato che segue l’insorgente in
collaborazione con la psicologa __________ dal 21 aprile 2015 e poste le
diagnosi di “(…) - Episodio depressivo di grado medio F 32.1 (ICD 10) -
Sindrome somatoforme da dolore persistente F 45.4 (ICD 10) (…)” (doc. B) –, ha espresso la seguente valutazione: “(…)
Attualmente in considerazione del serio quadro psicopatologico ritengo il
paziente inabile al lavoro al 100% nella sua professione. Il paziente presenta
una marcata apatia, anedonia, ritiro sociale, disturbi del sonno, elementi
riconducibili ad un disturbo post-traumatico da stress legato alla guerra in __________,
dolori focalizzati alla colonna vertebrale ed agli arti inferiori. In
considerazione del fatto che la componente psichica è in prevalenza reattiva
alle sofferenze somatiche, l'inabilità lavorativa globale risulta a mio avviso
completa anche per attività lavorative semplici. Dall'anamnesi del paziente
risulta che l'affezione psichica è riconducibile all'incidente avuto sul posto
di lavoro nel 2011 che ha accentuato i dolori alla schiena già presenti dal
2009. Globalmente concordo con le considerazioni del collega Dr. Med. __________
anche se ritengo che la situazione è peggiorata con una prognosi negativa. (…)”
(doc. B).

 

                                         Al riguardo il medico SMR
dr. __________, nell’annotazione del 22 maggio 2015, ha osservato: “(…) Ho
preso nozione del breve certificato del Dr. __________ del 15.05.2015. Si
tratta di un rapporto che certifica una diagnosi diversa rispetto a quanto
indicato dal Dr. __________, episodio depressivo di grado medio contro sindrome
da disadattamento con reazione mista ansiosodepressiva in evoluzione verso una
sindrome depressiva persistente. E' anche indicata una breve descrizione di
status in cui è anche evocato un disturbo post-traumatico da stress legato alla
guerra in __________, quest'ultimo senza alcuna descrizione oggettiva. E' anche
segnalata una dichiarazione soggettiva dell'assicurato che fa risalire
l'affezione psichica all'incidente avvenuto sul posto di lavoro nel 2011.
Tenuto conto che il Dr. __________ ha visto l'assicurato per la prima volta il
21 aprile u.s. e che nozione, o meglio un'intuizione di un eventuale disturbo
psichico, sembra essere intravista dal generalista curante Dr. __________ solo
in febbraio 2015, non vi è alcuna evidenza oggettiva di un disturbo psichico di
qualsiasi tipo e gravità fino a febbraio 2015. Dopo attento riesame di tutti
gli atti medici presenti in dossier, non vi è da parte di nessuno dei medici
intervenuti sul caso alcun accenno ad un eventuale disturbo psichico, con o
senza influsso sulla capacità lavorativa fino al momento in cui il Dr. __________
invia il suo paziente dallo psichiatra Dr. __________ che visita l'assicurato
per la prima e unica volta il 26 marzo 2015 e, a sua volta, lo invia al Dr. __________,
il quale visita l'assicurato il 21 aprile 2015. In conclusione, confermo quanto
già affermato il 24 aprile u.s., cioè che perlomeno fino al 2 febbraio 2015 non
vi è prova della presenza di segni e/o sintomi di psicopatologia con o senza
influsso sulla capacità lavorativa in qualsiasi attività compatibile con
eventuali limiti funzionali somatici. (…)” (VIII/1).

 

                                         Con rapporto medico del 5
giugno 2015 il dr. __________ ha rilevato: “(…) In merito alla
documentazione medica che ci è stata trasmessa riguardante le annotazioni
medico psichiatriche del SMR datate 28.05.2015 contesto formalmente le
considerazioni espresse dal Dr. med. __________. In primo luogo egli considera
contradittoria la diagnosi che abbiarno formulato di Episodio depressivo di
grado medio (F 32.1 ICD 10) rispetto a quella formulata dal Dr. Med. __________
di Sindrome da disadattamento con reazione mista ansioso depressiva in
evoluzione verso una sindrome depressiva persistente. In realtà la
sintomatologia ansioso depressiva si è cristalizzata nel tempo sfociando in uno
stato depressivo di media gravità. La diversità di valutazione scaturisce dal
fatto che le due diagnosi sono state poste in tempi differenti e l'evoluzione
del quadro psicopatologico non è stata positiva. Inoltre Dr. __________ rileva
che il medico di famiglia Dr. __________ non ha mai fatto cenno nei suoi
rapporti della componente psichiatrica del disturbo del sig. RI 1. I medici
generalisti non hanno una formazione specifica per potere diagnosticare e
curare le patologie di stampo psichiatrico. Spesso nella mia pratica quotidiana
incontro questo tipo di situazioni dove i medici di famiglia si focalizzano
sulle problematiche somatiche rispettando in maniera ortodossa il proprio campo
di competenze. Concludo sottolineando l'importanza per questa situazione
specifica che il paziente è accolto e seguito nella propria lingua madre
(albanese) ciò che ci permette di avere una valutazione psicodiagnostica più
dettagliata ed approfondita. Una eventuale prossima rivalutazione clinica dovrà
a mio avviso avvalersi della presenza di un interprete italiano-albanese. Per
quanto sopraesposto rigetto le conclusioni del SMR ribadendo che attualmente il
paziente resta inabile al lavoro al 100 % per ragioni psichiche. (…)” (doc.
C).

 

                                         Al riguardo il dr. __________,
nell’annotazione del 12 giugno 2015, ha concluso che il rapporto del 5 giugno
2015 del dr. __________ “(…) non contiene nuove informazioni di carattere
medico-psichiatrico rispettivamente modificazioni significative di quanto già
noto. Rimangono pertanto valevoli le mie precedenti prese di posizione. (…)”
(XII/1).

 

                                         Il dr. __________, FMH in
medicina interna, nel complemento di informazione del 21 giugno 2015 (doc. D),
ha preso posizione in merito merito alla conclusione del dr. __________ secondo
la quale “(…) fino al 2 febbraio 2015 non vi è prova della presenza di segni
e/o sintomi di psicopatologia con o senza influsso sulla capacità lavorativa in
qualsiasi attività compatibile con eventuali limiti funzionali somatici. (…)”
(VIII/1).

                                         Il dr. __________, nel
succitato complemento del 21 giugno 2016 –
osservato che da lungo tempo segue l’insorgente per una problematica
lombosacrale che non ha risposto alle misure mediche applicate, che la
richiesta di prestazioni AI ed il ricorso all’assistenza dell’assicurato sono
riconducibili alla perdita del posto di lavoro ed all’impossibilità di trovarne
uno nuovo a causa dei problemi di salute, che da questa situazione si è
sviluppato uno stato depressivo reattivo che ha reso necessaria la segnalazione
allo specialista dr. __________, che la comunicazione non è mai stata adeguata
a causa delle difficoltà linguistiche (parla pochissimo l’italiano) del
paziente e che anche lo specialista dr. __________ ha proposto la continuazione
della cura presso uno psichiatra che parla la lingua dell’interessato –, ha concluso che “(…) grazie a questo
aiuto mi sono potuto rendere conto, solo retrospettivamente, di quanto mi era
perfettamente sfuggito in precedenza: Il paziente é vittima di una sindrome da
stress post traumatico che ha sempre mantenuta "segreta" dentro di
se. Ha partecipato attivamente alla guerra dei __________ (fatto a me finora
sconosciuto) contro l'esercito serbo, vivendo esperienze altamente drammatiche
e violente, che non ha mai voluto né potuto condividere con altri, nemmeno con
i famigliari piu' stretti. Scopro parlando con la moglie, che per lungo tempo é
stato vittima di incubi di morte, che lo portavano a risvegliarsi urlando. Questo
paziente ha quindi, fin dalla sua venuta in Svizzera, portato dentro di sé le
stimmate di questo quadro psichiatrico, gestito con le sue scarse risorse
psichiche, e che alla fine, si é innestato sulla sintomatologia dolorosa
degenerativa dorsolombare, facendo precipitare il quadro in una situazione
apparentemenfe senza vie d'uscita. Ritengo quindi che tutta la presa di
posizione Al debba essere ridiscussa integralmente alla luce di queste
importanti informazioni. (…)” (doc. D).

 

                                         Al riguardo il dr. __________,
nell’annotazione del 2 luglio 2015, si è così espresso: “(…) Prendo nozione
di certificato del generalista Dr. __________ con data 21.06.2015, il quale
introduce la diagnosi di sindrome da stress post-traumatico, che sarebbe
insorta prima dell'arrivo in Svizzera dell'assicurato. Non è fornita alcuna
indicazione oggettiva se non che la moglie dell'assicurato avrebbe adesso,
giugno 2015, riferito al Dr. __________ che il marito avrebbe avuto in passato
incubi notturni che lo portavano a risvegliarsi urlando. Tale diagnosi non è
mai stata posta da nessun specialista psichiatra né dal Dr. __________ né dal
Dr. __________: ricordo che quest'ultimo specialista ha potuto visitare
l'assicurato nella sua lingua madre e non fa menzione nella sua documentazione
ad alcun segno o sintomo anche solo eventualmente attribuibile a sindrome da
stress post-traumatico. In conclusione, il certificato del Dr. __________ non
modifica le mie precedenti prese di posizione. (…)” (XVI/bis).

 

                                         Viste le suesposte
risultanze questo Tribunale osserva che, prima delle succitate valutazioni
mediche degli specialisti dr. __________ del 20 aprile 2015 e dr. __________
del 15 maggio e del 5 giugno 2015, dalla documentazione agli atti non risulta
alcuna presa a carico psichiatrica e nemmeno l’attestazione di un danno alla
salute di questa natura.

                                         Dallo scritto del 2 marzo
2015 dell’avv. RA 1 (doc. AI 71/1-3) si evince inoltre che è dopo la
valutazione del dr. __________ del 2 febbraio 2015 che il dr. __________ “(…)
visto l’umore depresso […] ha ritenuto necessario un consulto psichiatrico (…)”
(doc. AI 71/2).

                                         In questo senso – ribadito che l’invio ad uno specialista
in psichiatria risale al mese di febbraio 2015 e che dagli atti non risulta
alcuna cura di questa natura prima del mese di aprile 2015 e applicando il
criterio della probabilità preponderante utilizzato abitualmente per
l'apprezzamento delle prove nel settore delle assicurazioni sociali (STF
9C_316/2013 del 25 febbraio 2014 consid. 5.1; 8C_999/2010 del 15 marzo 2011
consid. 3.3; 8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; DTF 138 V 218 consid. 6
pag. 221; 129 V 177 consid. 3 pag. 181; 126 V 353 consid. 5b pag. 360; 125 V
193 consid. 2 pag. 195) – questo
Tribunale deve ritenere che a ragione l’Ufficio AI ha ritenuto che un’eventuale
danno alla salute di natura psichiatrica è insorto al più presto dal febbraio
2015.

 

                                         Quanto all’incapacità
lavorativa totale in qualsiasi attività attestata dal dr. __________ (cfr. doc.
B e C), lo specialista ha precisato che l’inabilità lavorativa vale attualmente
– “(…) rigetto le conclusioni
del SMR ribadendo che attualmente il paziente rimane inabile al lavoro al 100%
per ragioni psichiche (…)” (doc. C) –
e non ha effettuato una valutazione retrospettiva.

                                         Va qui evidenziato che nel
caso di una valutazione retrospettiva della capacità lavorativa di un
assicurato, in assenza di più attendibili elementi, va data particolare
importanza alle certificazioni rese dal medico curante (su questo punto vedi
Boltshauser, “Invaliditätsbemessung bis zur feststehenden Dauerinvalidität” in:
Rechtsfragen der Invalidität in der Sozialversicherung, Band 45, St. Gallen
1999; cfr. ad esempio STCA 32.2012. 208 del 17 maggio 2013 e 32.2005.147 del 14
settembre 2006).

                                         In merito all’assunto del
dr. __________ secondo il quale “(…) spesso nella mia pratica quotidiana
incontro questo tipo di situazioni dove i medici di famiglia si focalizzano
sulle problematiche somatiche rispettando in maniera ortodossa il proprio campo
di competenze (…)” (doc. C), va rilevato quanto segue.

                                         Nella misura in cui, con
il succitato assunto, il dr. __________ pretendesse che la mancata attestazione
nel tempo di un danno alla salute di natura psichiatrica fosse riconducibile al
fatto che “(…) i medici di famiglia (…)” – qui intesi come il
medico curante – non si pronuncerebbero in merito in quanto ciò supererebbe
le loro competenze, vale quanto segue.

                                         È prassi normale che se confrontato
con una problematica che supera il suo campo di competenza, il medico curante
presenta il proprio assistito ad uno specialista. Anche nel caso concreto è
stato per l’appunto l’internista dr. __________ che ha annunciato l’assicurato
allo specialista dr. __________.

                                         Inoltre, riguardo alla
conclusione del dr. __________ secondo il quale “(…) il paziente è vittima
di una sindrome da stress post traumatico che ha sempre mantenuto
“segreta” dentro di sé (…)” – sulla
diagnosi di disturbo post-traumatico da stress, al tempo di latenza
dell’insorgenza del disturbo e alla differenza diagnostica con una modifica duratura
della personalità illustrative sono le STF 9C_62/2015 del 20 novembre 2015,
8C_851/2014 e 8C_852/2014 del 14 aprile 2015 e 8C_538/2014 del 6 febbraio 2015
pubblicata in SVR 2015 IV Nr. 28 pag. 85) –
va evidenziato che il dr. __________ non è uno specialisa in psichiatria e che
il dr. __________ (pur avendo la possibilità di sentire l’interessato nella sua
lingua madre) non ha posto detta diagnosi.

 

                                         L’avv. RA 1 sostiene
inoltre che “(…) la presa di posizione del dr. med. __________ è priva di
qualsiasi valenza probatoria, ritenuto che in ambito psichiatrico il medico
fiduciario dell’assicurazione sociale o il perito psichiatra non possono
allestire valutazioni e rapporti senza aver visitato l’assicurato. Già per
questa semplice ragione la valutazione del dr. med. __________ è inefficace.
(…)” (X)

                                         Questo Tribunale rileva
che in concreto il medico SMR dr. ____________________ non ha espresso una
valutazione in senso stretto riguardo alle conseguenze delle diagnosi
psichiatriche poste dagli specialisti dr. __________ e dr. __________. Il dr. __________,
nelle succitate annotazioni del 24 aprile e del 22 maggio 2015, ha infatti, in
particolare, evidenziato che si tratta di un “(…) caso esclusivamente
reumatologico, in cui nozione di sintomatologia psichiatrica compare di
transenna nell'osservazioni al progetto del 2 marzo 2015: si legge a pag. 2 che
l'assicurato è stato inviato dal generalista Dr. __________ al reumatologo Dr. __________
il 2 febbraio 2015: quest'ultimo si esprime sulla patologia somatica di sua
competenza e non fa menzione di segni o sintomi d'interesse psichiatrico. […]
Solo al termine della relazione del Dr. __________ si legge della presa
medicamentosa di Deroxat (paroxetina, antidepressivo) a dosaggio blando da
circa 2 mesi, introdotto dal Dr. __________, fatto questo che conferma
ulteriormente che l'osservazione di sintomi di probabile origine psichica da
parte del curante di base risale verosimilmente a inizio febbraio 2015, non
prima. In conclusione, perlomeno fino al 2 febbraio 2015 non vi è evidenza
della presenza di segni o sintomi di patologia psichica con o senza influsso
sulla capacità lavorativa in qualsiasi attività adatta ad eventuali limiti
funzionali somatici.” (…)” (IV/1) e osservato che “(…) dopo attento
riesame di tutti gli atti medici presenti in dossier, non vi è da parte di
nessuno dei medici intervenuti sul caso alcun accenno ad un eventuale disturbo
psichico, con o senza influsso sulla capacità lavorativa fino al momento in cui
il Dr. __________ invia il suo paziente dallo psichiatra Dr. __________ che
visita l'assicurato per la prima e unica volta il 26 marzo 2015 e, a sua volta,
lo invia al Dr. __________, il quale visita l'assicurato il 21 aprile 2015. In
conclusione, confermo quanto già affermato il 24 aprile u.s., cioè che
perlomeno fino al 2 febbraio 2015 non vi è prova della presenza di segni e/o
sintomi di psicopatologia con o senza influsso sulla capacità lavorativa in
qualsiasi attività compatibile con eventuali limiti funzionali somatici. (…)”
(VIII/1).

                                         Ora – ribadito che dagli atti (nonostante il dr. __________, FMH in
reumatologia e medicina interna, già nel rapporto del 9 luglio 2012 indirizzato
al dr. __________ (doc. AI 14/6-10) avesse rilevato che “(…) non mi risulta
chiaro il motivo dell’aumentata stanchezza riferita dal paziente; mi riferiva
che in merito era già stato sottoposto ad un esame del sangue, di cui non
possiedo gli esiti; qualora questo sintomo rimanesse senza sostrato, bisognerà
prendere in considerazione fattori extrasomatici che saranno determinanti per
il buon reinserimento nel processo lavorativo. (…)” (doc. AI 14/9-10)) non risulta alcuna cura di natura
psichiatrica prima del mese di febbraio 2015 e ricordata la particolare
importanza che deve essere attribuita alle certificazioni rese dal medico
curante nel caso di una valutazione retrospettiva della capacità lavorativa di
un assicurato in assenza di più attendibili elementi –, tutto ben considerato, questo Tribunale ritiene di poter
fare propria la conclusione a cui è giunta l’amministrazione secondo la quale
un eventuale danno alla salute di natura psichiatrica (danno questo che, come
si dirà, necessita di ulteriori accertamenti medici) è insorto al più presto nel
febbraio 2015.

                                         Di conseguenza l’effetto
di un tale danno sul grado d’invalidità potrà essere considerato solo nel mese
di maggio 2015 (tre mesi dopo la sua insorgenza ex art. 88a cpv. 2 OAI), ovvero
in un momento posteriore alla decisione impugnata che delimita dal punto di
vista temporale il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali
(DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con riferimenti).

                                         Ritenuto pertanto che,
come si dirà al prossimo considerando, gli atti vanno trasmessi
all’amministrazione affinché tratti la documentazione medico psichiatrica
prodotta in questa sede alla stregua di una domanda di revisione della
decisione qui impugnata, la succitata censura non merita ulteriore disamina (in
argomento, circa la validità di un parere SMR solo sulla base degli atti e
l’insorgere di una problematica psichiatrica posteriore alla decisione
impugnata, vedi la STF 9C_310/2015 del 15 gennaio 2016).

 

                                         Vista la diagnosi posta
dal dr. __________ di “(…) Sindrome somatoforme da dolore persistente F 45.4
(ICD 10) (…)” (doc. B), va segnalato inoltre che nella DTF 141 V 281 il TF
ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche,
compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. lettera circolare AI n. 334 del
7 luglio 2015 [disponibile unicamente nella versione tedesca e francese] e
lettera circolare AI n. 339 dell’8 settembre 2015). La capacità di lavoro deve
essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in
maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza
risultati predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi
disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà
ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

                                         In concreto gli
accertamenti psichiatrici che l’amministrazione metterà in atto dovranno tenere
conto anche della nuova giurisprudenza.

 

                            2.6.3.   In conclusione – appurato che da un punto di vista
somatico (patologia reumatologica) la capacità lavorativa in un’attività
adeguata è del 100% dal 30 ottobre 2014 (cfr. consid. 2.6.1) e ritenuto che un’eventuale
inabilità al lavoro da un punto di vista extra somatico potrebbe essere sorta
al più presto nel mese di febbraio 2015 (cfr. consid. 2.6.2) – la valutazione medica secondo la quale
dal 4 aprile 2013 vi è un’incapacità al lavoro totale in qualsiasi attività
mentre che dal 29 ottobre 2014 la capacità lavorativa in un’attività adeguata è
del 100% (cfr. il rapporto finale SMR del 31 ottobre 2014 sub doc. AI 54/1-4) va
confermata e gli atti trasmessi all’Ufficio AI affinché tratti la
documentazione medico psichiatrica prodotta in questa sede alla stregua di una
domanda di revisione della decisione impugnata.

 

                                         Infatti, quando
l’amministrazione ha emanato la propria decisione il 5 marzo 2015 – momento, lo si ripete, che segna il
limite temporale del potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali – il termine di tre mesi (scaduto nel
maggio 2015 stante l’eventuale inizio di un eventuale danno alla salute di
natura psichiatrica al più presto con il mese di febbraio 2015) necessario per
poter considerare un eventuale danno alla salute di questa natura ai sensi
dell’art. 88a cpv. 2 OAI non era ancora trascorso, di modo che questo Tribunale
non è legittimato a pronunciarsi, ritenuta anche la necessità di ulteriori
accertamenti medici al riguardo, in merito alla problematica psichiatrica (in
argomento vedi anche le STCA 32.2007.323 del 4 febbraio 2009 e 32.2008.68 del
27 aprile 2009).

 

                               2.7.   Per quel che concerne la
valutazione economica – ricordato
che secondo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi fa stato il momento
dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita e/o del
miglioramento/peggioramento dello stato valetudinario (DTF 129 V 222; cfr.,
pure, STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1), per cui nel caso concreto
sono determinanti i dati del 2014 vista la rendita intera riconosciuta dal 1.
aprile 2014 e il miglioramento dello stato di salute ravvisabile nella capacità
lavorativa duratura del 100% in un’attività adeguata dal 30 ottobre dello
stesso anno – va rilevato quanto
segue.

 

                                         Nel 2014 il reddito da
valido ammonta a fr. 57'330.-- (salario mensile di fr. 4'410.-- moltiplicato
per 13 mensilità; cfr. doc. AI 58/1).

 

                                         Nello stesso anno il
reddito da invalido ammonta a fr. 66'158.40.

                                         Infatti, utilizzando i
dati forniti dalla tabella TA 1 –
secondo la giurisprudenza federale sono esclusivamente applicabili, in difetto
di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA 1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04) –, l’assicurato, svolgendo nel 2012 un’attività
semplice di tipo fisico o manuale nel settore privato, avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 5’210.--. Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique,
3/4-2015, pag. 88), dopo adeguamento all'indice dei salari nominali (+0,7% per
il 2013 e +0,8% per il 2014) e moltiplicati per 12, si ottiene, per il 2014, un
reddito annuo di fr. 66'158.40.

 

                                         Visti i suddetti redditi
il grado d’invalidità è nullo.

 

                                         Anche volendo applicare le
pretese riduzioni dell’8.78% per il gap salariale (in argomento cfr. la DTF 135
V 297) e del 10% per attività leggera, il grado d’invalidità non raggiungerebbe
la soglia pensionabile del 40%.

                                         Infatti, in questa evenienza,
il reddito da invalido si attesterebbe a fr. 54'314.72 (66'158.40 ridotto
dell’8.78% e del 10%). Ritenuti un reddito da valido di fr. 57'330.-- e da
invalido di fr. 54'314.72, si ottiene un grado d’invalidità del 5% ([57'330 - 54'314.72]
x 100 : 57'330 = 5.25% arrotondato al 5% secondo la giurisprudenza di cui alla
DTF 130 V 121 consid. 3.2).

 

                               2.8.   In simili circostanze, visto
tutto quanto precede, la decisione impugnata va confermata.

                                         Gli atti vanno trasmessi
all’Ufficio AI affinché, una volta crescita in giudicato la presente sentenza,
tratti la documentazione medico psichiatrica prodotta in questa sede alla
stregua di una domanda di revisione della decisione del 5 marzo 2015.

 

                               2.9.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                         §    Gli
atti vanno trasmessi all’Ufficio AI affinché proceda come indicato al considerando
2.8.

 

                                   2.   Le spese per complessivi
fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti