# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 308670ff-dc28-542b-befa-c3e0d1af86df
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2001-01-03
**Language:** it
**Title:** Bundesgericht I. öffentlich-rechtliche Abteilung 03.01.2001 1A.3/2000
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BGer/CH_BGer_001_1A-3-2000_2001-01-03.html

## Full Text

[AZA 0/2] 

 

1A.3/2000 

 

   I C O R T E D I   D I R I T T O   P U B B L I C O 

   ***************************************************** 

 

    
  3 gennaio 2001 
  
 

 

Composizione della Corte: giudici federali Aemisegger, pre- 

sidente della Corte e vice-presidente del Tribunale federa- 

le, Féraud e Catenazzi. 

Cancelliere: Crameri. 

 

________ 

 

Visto il ricorso di diritto amministrativo del 23 dicembre 

1999 presentato da 
  A.________, Lugano, patrocinato dall'
  
 

avv. Filippo Ferrari, Lugano, contro la decisione emessa il 

3 dicembre 1999 dalla 
  Direzione generale delle dogane, Ber-
 

na, nell'ambito di una procedura di assistenza giudiziaria 

in materia penale avviata su domanda della Repubblica fran- 

cese; 

    
  R i t e n u t o i n f a t t o : 
  
 

 

    
  A.- 
  
 

 Il 26 gennaio 1996 il Giudice istruttore della  

"Cour d'appel d'Aix-en-Provence - Tribunal de Grande Ins- 

tance" di Nizza ha inoltrato all'allora Ufficio federale di 

polizia (UFP), ora Ufficio federale di giustizia, una ri- 

chiesta di assistenza giudiziaria nell'ambito di un'inchie- 

sta penale aperta contro i cittadini italiani B.________ e 

C.________ per falsità in documenti, contrabbando, compli- 

cità e partecipazione a una frode. Secondo la domanda, il 

24 maggio 1995 i due inquisiti furono interpellati a 

Carros, città vicino a Nizza, mentre prendevano in consegna 

un contenitore nel quale furono scoperti e sequestrati 798 

scatoloni contenenti 39900 stecche di sigarette d'un valore 

complessivo di circa sei milioni di franchi francesi: i do- 

cumenti relativi al carico indicavano invece colli di mate- 

ria plastica (PVC). Il contenitore, proveniente da Aruba 

(Antille olandesi), era stato scaricato ad Amsterdam (NL), 

per essere trasportato, attraverso la Francia, in Italia, 

le operazioni essendo state rese possibili dall'allestimen- 

to di documenti falsi; i contatti tra i due sospettati e i 

mandanti avvenivano per il tramite di un numero telefonico 

svizzero. L'Autorità estera ha quindi chiesto di identifi- 

care il titolare della linea telefonica e i responsabili di 

una ditta di Locarno che potrebbe essere coinvolta nella 

truffa. 

 

    
  B.- 
  
 

 Con decisione del 19 marzo 1997 la Direzione  

generale delle dogane, cui l'UFP aveva delegato l'esecuzio- 

ne della rogatoria, ha accolto la domanda estera. 

 

       L'11 marzo 1998 l'Autorità di esecuzione ha effet- 

tuato una perquisizione presso A.________, a Lugano, proce- 

dendo anche a interrogarlo. 

 

       Con decisione del 3 dicembre 1999 la Direzione del- 

le dogane ha ordinato la trasmissione dei mezzi di prova 

all'Autorità richiedente. 

 

    
  C.- 
  
 

 Avverso questa decisione A.________ presenta  

un ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale, 

chiedendo di annullarla. Dei motivi si dirà, in quanto ne- 

cessario, nei considerandi. 

 

       La Direzione generale delle dogane e l'UFP, che si 

è astenuto dal formulare osservazioni complementari asso- 

ciandosi a quelle presentate dall'Autorità di esecuzione, 

concludono per la reiezione del gravame. 

 

    
  C o n s i d e r a n d o i n d i r i t t o : 
  
 

 

    
  1.- 
  
 

 a) Italia e Francia sono parti contraenti del-  

la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia 

penale del 20 aprile 1959 (CEAG; RS 0.351.1). La legge fe- 

derale sull'assistenza internazionale in materia penale del 

20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1) e la sua ordinanza di appli- 

cazione (OAIMP; RS 351.11) sono applicabili alle questioni 

che la prevalente Convenzione internazionale non regola 

espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 

nazionale sia più favorevole all'assistenza di quello con- 

venzionale (art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 123 II 134 consid. 1a), 

fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 123 

II 595 consid. 7c). 

 

       b) Secondo la norma speciale dell'art. 25 cpv. 6 

AIMP il Tribunale federale non è vincolato dalle censure e 

dalle conclusioni delle parti; esso esamina liberamente se 

i presupposti per la concessione dell'assistenza sono adem- 

piuti e in quale misura essa debba esser prestata (DTF 123 

II 134 consid. 1d, 118 Ib 269 consid. 2e). Non è tuttavia 

tenuto, come lo sarebbe un'autorità di vigilanza, a verifi- 

care la conformità delle decisioni impugnate con l'insieme 

delle norme applicabili (DTF 123 II 134 consid. 1d). 

 

       c) Interposto tempestivamente contro una decisione 

di trasmissione di documenti, acquisiti in esecuzione di 

una domanda di assistenza resa dall'Autorità federale di 

esecuzione, il ricorso di diritto amministrativo è ricevi- 

bile sotto il profilo dell'art. 80g cpv. 1 AIMP. 

 

       d) Come rilevato a ragione dal ricorrente, la de- 

cisione impugnata non indica chiaramente quali informazioni 

vengono trasmesse, visto che nel suo dispositivo, dopo che 

nella decisione stessa si è accennato alla perquisizione e 

all'interrogatorio, si parla semplicemente della notifica 

di "mezzi di prova". Nella risposta al ricorso la Direzione 

generale delle dogane precisa che l'unico mezzo probatorio 

concernente il ricorrente e che, secondo il dispositivo, 

verrà trasmesso, sarà il verbale d'interrogatorio. Ne segue 

che essa ha escluso dalla trasmissione il verbale della 

perquisizione di un locale adibito a ufficio presso l'abi- 

tazione del ricorrente, perquisizione che ha dato esito 

negativo: il ricorrente sarebbe comunque legittimato a im- 

pugnare anche la trasmissione di questo verbale (art. 80 

lett. b AIMP in relazione con l'art. 9a lett. b OAIMP; DTF 

126 II 258 consid. 2d/aa, 123 II 161 consid. 1d/aa). 

 

       Il ricorrente è stato sottoposto a una misura coer- 

citiva e cioè all'interrogatorio quale incolpato, come si 

evince dal verbale. Egli è pertanto legittimato a opporsi 

alla trasmissione di questo mezzo di prova (art. 80h lett. 

b; DTF 126 II 258 consid. 2d e rinvii e consid. 2d/bb; v. 

DTF 122 II 130 consid. 2b in fine, 121 II 459 2c sulla le- 

gittimazione del teste). 

 

    
  2.- 
  
 

 Il ricorrente fa valere dapprima che il proce-  

dimento penale estero, secondo quanto è dato di sapere, sa- 

rebbe già concluso, visto che la richiesta è del 1995, e 

che la sua esecuzione non sarebbe mai stata sollecitata. 

 

       La critica è infondata. Una procedura d'assistenza 

aperta in Svizzera diventa priva di oggetto, trattandosi di 

materiale probatorio, solo quando lo Stato richiedente la 

ritiri espressamente, ciò che non si verifica in concreto. 

In tale ambito, la giurisprudenza considera inoltre che la 

domanda estera diventa senza oggetto se il processo all' 

estero si è nel frattempo concluso con un giudizio defini- 

tivo; l'Autorità di esecuzione non deve d'altra parte esa- 

minare se il procedimento penale estero segua effettivamen- 

te il suo corso (DTF 113 Ib 157 consid. 5a pag. 166; 
  Robert
  
 

    
  Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en ma-
 

tière pénale, Berna 1999, n. 168). 

 

    
  3.- 
  
 

 Il ricorrente adduce che l'Autorità estera non  

avrebbe fornito indizi sufficienti a dimostrare la sussi- 

stenza di una truffa in materia fiscale, e che in partico- 

lare essa non ha provato la sottrazione fiscale sia avvenu- 

ta mediante un inganno astuto. Egli sostiene inoltre che la 

decisione impugnata non ha tenuto conto del fatto che i re- 

quisiti relativi all'inganno astuto secondo l'art. 146 CP 

sarebbero divenuti più restrittivi. 

 

       a) Contrariamente all'assunto ricorsuale, la do- 

manda estera adempie le esigenze formali degli art. 14 CEAG 

e 28 AIMP, nella misura in cui queste disposizioni esigono 

ch'essa indichi il suo oggetto e il motivo, come pure la 

qualificazione giuridica dei reati, e presenti un breve 

esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere alla 

Parte richiesta di esaminare se non sussista una fattispe- 

cie per la quale l'assistenza dovrebbe essere negata (DTF 

118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a, 117 Ib 64 

consid. 5c pag. 88). 

 

       aa) Nel caso di una truffa in materia fiscale 

(art. 3 cpv. 3 secondo periodo AIMP in relazione con l'art. 

24 OAIMP, che rinvia al reato di truffa in materia di tasse 

secondo l'art. 14 cpv. 2 della legge federale sul diritto 

penale amministrativo, del 22 marzo 1974, DPA; RS 313.0), 

perché la domanda possa essere accolta, l'autorità richie- 

dente, pur non essendo tenuta a fornire una prova rigorosa, 

deve esporre sufficienti motivi di sospetto; essi possono 

fondarsi su indizi - risultanti per esempio da testimonian- 

ze o da documenti - idonei a suffragare obiettivamente le 

indicazioni fornite dallo Stato estero, almeno nel senso 

che tali indicazioni non appaiano come del tutto prive di 

fondamento (DTF 117 Ib 53 consid. 3 pag. 63 seg., 116 Ib 96 

consid. 4c, 115 Ib 68 consid. 3a/bb 3c, 114 Ib 56, 111 Ib 

242 consid. 5). Ciò implica una deroga alla prassi secondo 

cui l'autorità svizzera non deve, di regola, pronunciarsi 

sulla realtà dei fatti addotti (DTF 117 Ib 88 consid. 5c in 

basso e rinvio). Tuttavia, non si può pretendere dallo Sta- 

to richiedente ch'esso fornisca particolari, che proprio la 

domanda di assistenza intende chiarire. 

 

       Inoltre, contrariamente a quanto parrebbe assumere 

il ricorrente, la Parte richiedente non deve provare la 

commissione del reato prospettato, ma soltanto esporre in 

modo sufficiente le circostanze e i gravi indizi - e non 

semplici supposizioni (DTF 114 Ib 56 consid. 3d pag. 66) - 

sui quali fonda i propri sospetti. Spetterà al giudice 

straniero del merito esaminare se l'accusa potrà esibire o 

no le prove dell'asserito reato (DTF 122 II 367 consid. 

2c). Per di più, l'assistenza dev'essere accordata non sol- 

tanto per raccogliere ulteriori prove a carico dei presunti 

autori ma anche per acclarare se i reati fondatamente so- 

spettati siano effettivamente stati commessi (DTF 118 Ib 

547 consid. 3a pag. 552). 

 

       bb) Dalla rogatoria risulta che l'Autorità estera 

sospetta B.________ e C.________ d'aver importato illegal- 

mente, utilizzando documenti contenti alterazioni fraudo- 

lente, 39900 stecche di sigarette della marca "Marlboro" di 

un valore complessivo di circa sei milioni di franchi fran- 

cesi, mentre i documenti relativi al carico menzionavano 

colli di materia plastica (PVC). Secondo l'Autorità estera, 

l'insieme delle operazioni, interrotte in Francia, è stato 

reso possibile solo mediante l'approntamento di documenti 

alterati, di cui sei dettagliatamente indicati - con mit- 

tenti e destinatari - nella richiesta e prodotti con la 

stessa; questi atti sono stati allestiti per far credere a 

torto che i contenitori contenessero materie plastiche in- 

vece che sigarette. Il loro uso qualifica il sospettato 

contrabbando come frode fiscale e non come semplice evasio- 

ne fiscale. Non vi è pertanto motivo per chiedere all'Auto- 

rità estera di completare la domanda (art. 28 cpv. 6 AIMP), 

come richiesto implicitamente dal ricorrente. 

 

       In effetti, le operazioni compiute ai danni dello 

Stato estero sarebbero represse dall'art. 14 cpv. 2 DPA, 

secondo cui è punito chi, con il suo subdolo comportamento, 

ossia mediante un inganno astuto, fa sì che l'ente pubblico 

si trovi defraudato, in maniera rilevante, di una tassa, di 

un contributo o di un'altra prestazione o sia altrimenti 

pregiudicato nei suoi interessi patrimoniali, e dall'art. 

15 DPA, relativo alla falsità in documenti e al consegui- 

mento fraudolento di una falsa attestazione. Le Autorità 

estere sospettano che gli indagati abbiano allestito e fat- 

to uso di documenti falsi; per interpretare la nozione di 

truffa in materia fiscale occorre riferirsi all'art. 14 

cpv. 2 DPA e pertanto, secondo la costante giurisprudenza, 

alla definizione della truffa di cui all'art. 146 CP (e del 

previgente art. 148) e alla relativa giurisprudenza del 

Tribunale federale (DTF 122 II 422 consid. 3a e rinvii, 122 

IV 197 consid. 3d, 246 consid. 3a), rispettivamente, per la 

definizione dell'art. 15 DPA, a quella di falsità in docu- 

menti giusta l'art. 251 CP (DTF 123 IV 17 consid. 2, 61 

consid. 5a e b, 132 consid. 3; 
  Zimmermann, op. cit., n. 412
 

e 416; 
  Gerhard Hauser, Schweizerische Rechts- und Amtshilfe
 

bei Zigarettenschmuggel, in: AJP 2000 pag. 1391 segg., 1393 

segg.; sentenza inedita del 22 febbraio 1995 in re T., con- 

sid. 2). 

 

       La rogatoria si fonda sull'asserita lesione dell' 

art. 441-1 CP francese ("faux et usage"), reato punibile in 

Svizzera secondo l'art. 251 CP (sentenza inedita del 12 lu- 

glio 1995 in re F., consid. 6). L'allestimento e l'uso di 

falsi documenti costituisce un inganno astuto secondo le 

citate norme e la relativa giurisprudenza (DTF 116 Ib 96 

consid. 4c). La truffa in materia fiscale può essere tutta- 

via realizzata non solo mediante l'uso di documenti falsi 

ma anche in altri casi di inganno astuto (DTF 125 II 250 

consid 3b, 115 Ib 68 consid. 3a/bb pag. 77 in fine). Secon- 

do la giurisprudenza, per poter ammettere la truffa, devono 

tuttavia essere state necessariamente compiute particolari 

macchinazioni, seguiti particolari stratagemmi o posti in 

atto interi tessuti di menzogne o rilasciate false dichia- 

razioni, la cui verifica sia possibile soltanto mediante 

sforzi particolari, non esigibili dalla vittima (DTF 125 II 

250 consid. 3b e rinvii). Il Tribunale federale ha recente- 

mente stabilito che si è sempre in presenza di una truffa 

in materia fiscale quando il contribuente presenta all'au- 

torità tributaria documenti secondo l'art. 110 n. 5 cpv. 1 

CP, inesatti o incompleti, poiché la loro elevata attendi- 

bilità favorisce la disposizione delle autorità fiscali a 

rinunciare a eseguire controlli e a esaminare ulteriormente 

la veridicità del contenuto di tali documenti (DTF 125 II 

250 consid. 3c). 

 

       cc) Il ricorrente si limita a contestare in manie- 

ra del tutto generica la sussistenza di un inganno astuto e 

non fa valere che gli atti falsificati non sarebbero docu- 

menti secondo l'art. 110 n. 5 CP (sulla nozione di documen- 

ti v. DTF 123 IV 132 consid. 3b/aa). Certo, anche se il 

ricorrente non si esprime sul tema, occorre ricordare che 

la falsità ideologica in documenti non è sempre ammessa nel 

caso di dichiarazioni dal contenuto menzognero. Il caratte- 

re di documento di uno scritto è relativo e anche in pre- 

senza di scritti dal contenuto inveritiero non si è sempre, 

e necessariamente, in presenza di una falsità in documenti, 

ritenuto che in tale ambito la recente giurisprudenza ha 

peraltro assunto una linea restrittiva (DTF 126 IV 65 con- 

sid. 2, 125 IV 273, 17 consid. 2a/aa-cc con riferimenti an- 

che alla dottrina; sentenza inedita del 30 agosto 1995 in 

re H., consid. 4, apparsa in: Revue suisse de la propriété 

intellectuelle 1996 269; 
  Günther Stratenwerth, Schweizeri-
 

sches Strfarecht, Besonderer Teil II: Straftaten gegen Ge- 

meininteressen, 5aed., Berna 2000, pag. 109 segg.). 

 

       Nella fattispecie, anche qualora gli scritti liti- 

giosi non dovessero costituire documenti, si sarebbe comun- 

que in presenza di un inganno astuto e, pertanto, di una 

truffa in materia fiscale. Le persone sospettate hanno in 

effetti fatto uso di numerosi scritti, tra cui quattro let- 

tere di una società internazionale di marketing a Locarno, 

sei documenti concernenti un versamento di 33'600 franchi 

francesi da parte della Società di Banca Svizzera a Locar- 

no, agente per conto della società appena citata, documenti 

e 19 fotocopie concernenti un invio urgente e riguardanti 

due contenitori apparentemente carichi di PVC, due fatture 

della X.________ a una società di Aruba indicante che la 

merce consisteva in "synthetic resin PVC", quattro documen- 

ti emananti da una ditta di Cesano Maderno, presso Milano, 

destinata alla Y.________ SA a Carros e indicanti l'impor- 

tazione di merci in materia plastica e, infine, una fattura 

di un'altra società di Aruba destinata alla Y.________ SA. 

L'Autorità di esecuzione ha quindi ritenuto a ragione che 

l'impiego abusivo di numerosi scritti e l'interposizione di 

varie ditte site in diversi Paesi è costitutivo di una 

truffa in materia fiscale (sentenza inedita del 27 novembre 

2000 in re W. consid. 4c). 

 

       Ne segue che, non trattandosi di una semplice sot- 

trazione fiscale o di contrabbando come asserito a torto 

dal ricorrente, l'assistenza dev'essere concessa, qualora 

anche le altre condizioni siano adempiute, fattispecie 

quest'ultima non contestata dal ricorrente (DTF 117 Ib 53 

consid. 3 pag. 63 in fine e 64 in alto; sulla truffa in 

materia fiscale compiuta mediante l'allestimento e l'uso di 

false bollette doganali v. la sentenza del 1° aprile in re 

A. consid. 3, apparsa in Rep 1999 132). Il principio della 

doppia punibilità (al riguardo v. DTF 124 II 184 consid. 

4b) non è stato violato. 

 

    
  4.- 
  
 

 Il ricorso è respinto. Le spese seguono la  

soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG). 

 

Per questi motivi 

 

    
  i l T r i b u n a l e f e d e r a l e 
  
 

 

    
  p r o n u n c i a : 
  
 

 

       1. Il ricorso è respinto. 

 

       2. La tassa di giustizia di fr. 5000.-- è posta a 

carico del ricorrente. 

 

       3. Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, 

alla Direzione generale delle dogane e all'Ufficio federale 

di giustizia. 

 

 

Losanna, 3 gennaio 2001 

VIZ 

 

              

In nome della I Corte di diritto pubblico  

                    

del TRIBUNALE FEDERALE SVIZZERO:  

Il Presidente, 

 

Il Cancelliere,