# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fe68eaad-c8bd-571e-b7cb-28593981f2d3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-06-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.06.2016 D-4207/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4207-2014_2016-06-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-4207/2014 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  g i u g n o  2 0 1 6  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Hans Schürch, Gérald Bovier,  

cancelliera Sebastiana Stähli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Ucraina,  

 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione  

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione dell'UFM del 14 luglio 2014 / N (…). 

 

 

 

D-4207/2014 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

L'interessato, di cittadinanza ed etnia ucraina, è nato e cresciuto a 

Slowjansk (ucraino) rispettivamente Slawjansk (russo), nella regione 

(Oblast’) di Donec’k (Doneck), dove ha vissuto fino al suo espatrio avve-

nuto il 9 maggio 2014. In data 15 maggio 2014 è entrato in Svizzera ed il 

giorno seguente, il 16 maggio 2014, ha depositato la domanda d'asilo in 

oggetto. 

Sentito sui motivi d'asilo, il richiedente ha dichiarato in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, di essere espatriato poiché mentre faceva il servizio 

militare sarebbe arrivato un gruppo – il "settore destra" (in ucraino: pravii 

sektor) – che avrebbe dato l'ordine di uccidere tutte le persone che dimo-

stravano e protestavano in piazza. Avrebbe anche dovuto dimostrare le uc-

cisioni tramite dei mezzi di prova e per ogni persona uccisa avrebbero ri-

cevuto USD 500.– (cfr. verbale d'audizione sulle generalità del 2 giu-

gno 2014 [di seguito: verbale 1], pag. 10; verbale d'audizione sui motivi d'a-

silo del 4 luglio 2014 [di seguito: verbale 2], D87-D88, pagg. 8-9). Egli 

avrebbe tentato di evitare di uccidere i civili e il 9 maggio 2014, quando 

avrebbero ricevuto l'ordine di uccidere la popolazione civile, e la sparatoria 

sarebbe iniziata egli sarebbe fuggito (cfr. ibidem). 

B.  

Con decisione del 14 luglio 2014, notificata all'interessato il medesimo 

giorno (cfr. atto A15/1), l'Ufficio federale della migrazione (UFM; ora Segre-

teria di Stato della migrazione, SEM) ha respinto la succitata domanda d'a-

silo, pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e l'esecu-

zione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile.  

C.  

In data 25 luglio 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

28 luglio 2014), l'interessato è insorto contro la summenzionata decisione 

dell'UFM con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale) ed ha chiesto in via principale l'annullamento della deci-

sione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la conces-

sione dell'asilo. In via subordinata ha chiesto la trasmissione degli atti 

all'autorità inferiore per una nuova decisione oppure la concessione 

dell'ammissione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontana-

mento. Ha altresì presentato, secondo il senso, una domanda di assistenza 

giudiziaria.  

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Pagina 3 

D.  

Il certificato medico del (…) 2015, trasmesso al Tribunale tramite la SEM, 

della Dr. med. B._______ ha informato l'Ufficio della migrazione del can-

tone C._______ che a fine settembre 2014 al richiedente era stata diagno-

sticata l'epatite C stadio (…) con (…).  

E.  

Con ordinanza del 13 maggio 2015 il Tribunale ha invitato la SEM a pre-

sentare le sue osservazioni in merito al ricorso nonché al certificato medico 

del (…) 2015 entro un termine fissato al 28 maggio 2015. 

F.  

Il rapporto medico del (…) 2015 ("Kurzbericht") con allegato il rapporto 

epatologico del (…) 2015 della clinica D._______ di C.________ è stato 

trasmesso dalla SEM al Tribunale. 

G.  

Con ordinanza del (…) 2015 il Tribunale ha trasmesso all'autorità inferiore 

i due rapporti medici datati (…) 2015 e (…) 2015 invitando l'autorità infe-

riore a presentare le osservazioni in merito entro il medesimo termine fis-

sato al 28 maggio 2015. 

H.  

Le osservazioni della SEM del 28 maggio 2015, inviate al ricorrente con 

ordinanza del 10 giugno 2015 con facoltà di esprimersi in replica e ritornate 

al Tribunale con l'avviso "non ritirato", tramite le quali l'autorità inferiore ha 

confermato la decisione impugnata e proposto la reiezione del gravame.  

I.  

Con lettera del 23 giugno 2015 il Tribunale ha nuovamente inviato al ricor-

rente le osservazioni della SEM del 28 maggio 2015 e fissato un nuovo 

termine per esprimersi in replica, considerato che l'indirizzo a cui era stata 

inviata l'ordinanza del 10 giugno 2015 non corrispondeva pienamente 

all'indirizzo fornito dal cantone C._______ al Tribunale. Le stesse sono di 

nuovo ritornate al Tribunale con il medesimo avviso "non ritirato". 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

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Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. L'UFM rientra 

tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione 

ai sensi dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art, 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo,  

la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto  

di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di  

diritto degli stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA  

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi ad-

dotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 con-

sid. 2). 

3.  

3.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

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Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere 

conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 

2ª frase LAsi). Non sono rifugiati le persone che sono esposte a seri pre-

giudizi o hanno fondato timore di esservi esposte per aver rifiutato di pre-

stare servizio militare o per aver disertato (art. 3 cpv. 3 LAsi), è fatto salvo 

il rispetto della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(art. 3 cpv. 3 LAsi in fine).  

3.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e re-

lativi riferimenti). 

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4.  

4.1 Nella decisione impugnata l'UFM ha ritenuto inverosimili i motivi d'asilo 

dell'interessato.  

In primo luogo, il racconto sarebbe infatti contraddistinto da più divergenze. 

In particolare sarebbero palesemente contraddittorie le allegazioni concer-

nenti lo svolgimento dell'assassinio del padre poiché durante la prima au-

dizione avrebbe asserito che delle donne avrebbero visto come improvvi-

samente il padre era caduto a terra in seguito al colpo di un'arma da fuoco. 

Le stesse si sarebbero poi recate presso la sua divisione per avvertirlo del 

fatto e al suo ritorno a casa gli avrebbero raccontato l'accaduto. Sennon-

ché, nell'audizione susseguente egli avrebbe dichiarato che soltanto una 

donna gli avrebbe comunicato l'evento e nessuno sarebbe stato diretta-

mene testimone dell’accaduto, bensì un gruppo di militari che girava per 

strada si sarebbe fermato per recuperare la salma e in siffatta circostanza 

sarebbe stato chiesto a tali militari di avvisarla. Confrontato in merito a tali 

divergenze, egli avrebbe affermato che nessuno avrebbe assistito all'omi-

cidio, ma il corpo del padre sarebbe stato trovato a terra e delle signore 

avrebbero semplicemente fermato il camioncino militare che passava per 

strada al fine di avvisarla dell'accaduto. Oltremodo, nell'audizione sulle ge-

neralità avrebbe dichiarato che uno dei capi del reggimento avrebbe giu-

stificato la mancata comunicazione del decesso del padre poiché avrebbe 

temuto un suo suicidio, mentre nel corso della seconda audizione avrebbe 

affermato che due membri del “settore destra” gli avrebbero esposto siffatta 

giustificazione. Avrebbe anche dapprima affermato che i militari del reggi-

mento e del “settore destra” gli avrebbero detto che la morte del padre era 

un avvertimento nei suoi confronti, per poi allegare che sarebbero stati gli 

stessi due esponenti del “settore destra” ad intimidirlo. Per di più sarebbero 

incongruenti le asserzioni in merito all'ultimatum per fornire le prove dell'uc-

cisione di civili. Infatti, egli avrebbe in un primo tempo indicato che gli era 

stata impartita la data del 9 maggio 2014 quale termine per produrre delle 

prove, in un secondo tempo avrebbe invece precisato che non gli sarebbe 

stato impartito alcun ultimatum.  

In secondo luogo, le sue allegazioni non sarebbero sufficientemente moti-

vate. Invero, la descrizione in merito all'accaduto dell'8 maggio 2014 si sa-

rebbe contraddistinta per la marcata inconsistenza delle sue affermazioni. 

Nel racconto libero avrebbe spontaneamente narrato la cronologia dei fatti 

avvenuta dall'8 maggio 2014 al 9 maggio 2014, in particolare avrebbe in-

dicato di essere venuto a conoscenza della morte del padre una volta tor-

nato a casa, tuttavia allorché esortato a spiegare la giornata egli avrebbe 

liquidato la richiesta limitandosi unicamente a dettagliare le attività militari 

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svolte quel giorno. In merito al suo vissuto personale avrebbe raccontato 

in maniera molto lacunosa ed evasiva di aver prestato servizio fino alle 

19.00 dopodiché di essere tornato a casa aggiungendo che avrebbe do-

vuto presentarsi alla sua unità militare alle sei del mattino. Nonostante i 

vari inviti ad esprimersi, egli non avrebbe mai evocato spontaneamente la 

morte del padre o di altri elementi scatenanti la decisone di fuggire dal 

Paese. Oltremodo, sempre soltanto dopo numerose sollecitazioni avrebbe 

addotto di essersi dapprima recato all'obitorio, di aver girovagato per strada 

e di aver in seguito recuperato i suoi averi prima di tornare all'unità. Unica-

mente quando invitato esplicitamente a menzionare se fosse successo 

qualcosa di rilevante nel corso della notte si sarebbe poi espresso in merito 

all'avvertimento ricevuto. Ciò confermerebbe che qualora avesse effettiva-

mente vissuto i fatti personali addotti, li avrebbe sicuramente esposti in 

modo ben più preciso, minuzioso e soprattutto convincente. Inoltre, la sua 

incapacità di esporre il suo vissuto personale sarebbe radicalmente ed in-

spiegabilmente in contrasto con la sua abilità nel circostanziare fluida-

mente le sue attività in ambito militare.  

Nell'insieme quindi, essendo le dichiarazioni dell'interessato inverosimili, 

l'UFM non ne ha analizzato la loro rilevanza e pertanto non gli ha ricono-

sciuto la qualità di rifugiato ed ha respinto la sua domanda d'asilo.  

Avendo respinto la domanda d'asilo, l'UFM ha pronunciato l'allontana-

mento del richiedente dalla Svizzera. Ha indicato che non vi sarebbero in-

dizi tali da dedurre un rischio di esposizione dell'interessato nel suo Paese 

d'origine a pene o trattamenti vietati dall'art. 3 CEDU. Oltre ad essere am-

missibile, l'esecuzione dell'allontanamento sarebbe pure ragionevolmente 

esigibile, invero egli godrebbe di buona salute, disporrebbe di una buona 

istruzione e di una solida esperienza professionale come militare profes-

sionista e vista l'inattendibilità delle sue dichiarazioni, nulla permetterebbe 

di escludere che in Patria non abbia una densa rete famigliare su cui con-

tare. Infine, l'esecuzione dell'allontanamento sarebbe possibile sia sul 

piano tecnico che pratico.  

4.2 Con ricorso l'insorgente ha preliminarmente contestato la decisione 

dell'UFM circa l'inverosimiglianza constatata dei suoi motivi d'asilo, segna-

tamente in merito alle contraddizioni. Circa l'incongruenza rilevata in merito 

alla comunicazione della morte del padre egli non ricorderebbe di essersi 

contraddetto, né che gli fosse stato accordato il diritto di esprimersi al ri-

guardo. Non si sarebbe neppure contraddetto quando avrebbe menzionato 

che l'uccisione del padre sarebbe stata un avvertimento nei suoi confronti, 

egli avrebbe inizialmente parlato del “settore destra” e del reggimento, 

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mentre nel corso della seconda audizione avrebbe genericamente indicato 

che era stato avvertito. In merito alle altre incongruenze avrebbe già fornito 

sufficienti chiarimenti in sede d'audizione. Per quanto attiene alla lacunosa 

descrizione degli avvenimenti occorsi tra l'8 e il 9 maggio 2014, egli rileva 

che nel corso dell'audizione sui motivi d'asilo avrebbe semplicemente riba-

dito e precisato quanto già dichiarato in precedenza, dando per scontato 

che fosse inutile ripetere tutto quanto detto nel corso della prima audizione 

e all'inizio della stessa. La ripetizione delle stesse domande l'avrebbe inol-

tre messo in difficoltà. Circa la mancata menzione del decesso del padre 

egli osserva che essa sarebbe già stata menzionata in precedenza. Non 

sarebbe neppure condivisibile l'opinione dell'UFM in merito alla differenza 

di esposizione tra le sue attività militari e il suo vissuto personale. Egli in-

fatti, era un militare e conduceva una vita da militare, pertanto non vi sa-

rebbe nessuna distinzione tra vissuto militare e vissuto personale, soprat-

tutto in una situazione di crisi.  

Per quanto attiene all'allontanamento, l'insorgente ha rilevato che l'esecu-

zione dello stesso verso l'Ucraina sarebbe illecita e non ragionevolmente 

esigibile. Invero, l'UFM non avrebbe effettuato nessuna valutazione reali-

stica e individualizzata, limitandosi all'assunto che la situazione politica vi-

gente in Ucraina sarebbe sicura. Al contrario, in Ucraina sarebbe oggi in 

corso una vera e propria guerra civile. L'analisi dell'autorità inferiore sa-

rebbe pertanto stereotipata e superficiale e la decisione sarebbe merite-

vole di annullamento su questo punto.  

4.3 Con osservazioni del 28 maggio 2015 la SEM ha considerato che i mo-

tivi scatenanti la fuga del richiedente sarebbero già stati debitamente ana-

lizzati e ritenuti inverosimili nella decisione impugnata. L’attività militare del 

richiedente sarebbe verosimile, ma essa si sarebbe conclusa in tempi e 

modalità diverse, pertanto l'autorità inferiore escluderebbe la diserzione 

dell'interessato. Per quanto attiene ai certificati medici stabiliti in Svizzera 

dai quali si evince che il richiedente è affetto da epatite cronica C, di (…) e 

dovrebbe seguire una terapia di 6 mesi non costituirebbe un impedimento 

al rimpatrio del richiedente giacché con la debita organizzazione egli po-

trebbe senz'altro proseguire il trattamento medico appropriato pure in 

Ucraina, dove sussistono le adeguate strutture sanitare atte a trattare la 

sua patologia. Oltremodo, l'interessato potrebbe richiedere un aiuto al ri-

torno per motivi sanitari ai sensi dell'art. 93 LAsi. A sostegno di tale posi-

zione, vi sarebbe poi il comportamento adottato dal richiedente dall'arrivo 

in Svizzera, il quale si sarebbe reso reo di reiterati furti, ciò che costitui-

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rebbe un ulteriore elemento per escluderlo dalla concessione di un'ammis-

sione provvisoria per motivi medici. La SEM propone dunque la reiezione 

del gravame. 

5.  

Questo Tribunale osserva che, le dichiarazioni decisive in materia d’asilo 

rese dall’insorgente in corso di procedura in parte non adempiono i criteri 

di verosimiglianza giusta l’art. 7 LAsi ed in parte, per quanto verosimili, non 

risultano rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

5.1 Innanzitutto, le allegazioni dell’insorgente inerenti agli avvenimenti 

dell’8 e 9 maggio 2014 ed alle circostanze dell’espatrio risultano inverosi-

mili poiché sostanzialmente contraddittorie, vaghe ed illogiche.  

5.1.1 Il ricorrente si contraddice più volte in merito alla richiesta di uccidere 

dei civili e di fornirne le prove ai suoi superiori. Nel corso dell’audizione 

sulle generalità ha invero dichiarato che gli avevano assegnato, come ter-

mine per presentare le prove che dimostravano l’uccisione di un civile il 

9 maggio 2014, giorno della vittoria della seconda guerra mondiale (cfr. 

verbale 1, pag. 10). Al contrario, nel corso dell’audizione federale non ha 

invece fatto menzione di alcun termine per presentare la documentazione 

per dimostrare di aver ucciso qualcuno ed ha allegato di non aver mai rice-

vuto un termine come tale (cfr. verbale 2, D182-D183, pag.17 e D201, 

pag. 19). Tali allegazioni non adempiono dunque i criteri previsti dall’art. 7 

LAsi. 

Inoltre, benché non si contesti che il “settore destra” (pravii sektor) fosse 

attivo nella regione di Slowjansk nella primavera del 2014 (cfr. British Broa-

dcasting Corporation [BBC], Profile: Ukraine’s ultra-nationalist Right Sec-

tor, 28.04.2014, < http://www.bbc.com/news/world-europe-27173857 >, 

consultato il 18.05.2016; The Guardian, Slavyansk shootout threatens to 

bury Ukraine peace deal, 21.04.2014, < http://www.theguardian.com/ 

world/2014/apr/20/ukraine-agreement-falters-shoot-out-slavayansk >, 

consultato il 18.05.2016), le dichiarazioni dell’insorgente circa lo stesso 

sono oltremodo divergenti. In merito alla proporzione esistente tra i militari 

regolari ed il “settore destra” (pravii sektor) egli ha infatti dapprima riferito 

una proporzione di cinquanta e cinquanta (cfr. verbale 1, pag. 10), per poi 

indicare un rapporto di settanta a trenta (cfr. verbale 2, D103-D104, 

pag. 10) ed infine indicare la proporzione di dieci persone dell’esercito re-

golare e cinque persone del “settore destra” (cfr. verbale 2, D109, pag. 11). 

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Dipoi, come rettamente ritenuto dall’autorità inferiore nella decisione impu-

gnata, risultano palesemente divergenti le dichiarazioni dell’insorgente in 

merito alla morte del padre. In un primo tempo ha dichiarato di aver ap-

preso al rientro a casa alle sette di sera dell’8 maggio 2014 dell’uccisione 

del padre (cfr. verbale 1, pag. 11). Le donne che hanno assistito al decesso 

del padre, gli hanno riferito come questo sia improvvisamente caduto da-

vanti all’entrata di casa colpito da una pallottola (cfr. ibidem). Ha poi ag-

giunto che le donne si sono recate alla sua divisione al fine di avvertirlo, 

tuttavia i suoi commilitoni non gli hanno detto nulla per timore che potesse 

suicidarsi in quanto aveva con sé l’arma (cfr. ibidem). In un secondo tempo 

ha per contro dichiarato che è stata E._______, la vicina, ad avvertirlo della 

morte del padre (cfr. verbale 2, D126-D127, pag. 12 seg.). Secondo quanto 

riferito da E._______, il padre è stato trovato morto con un colpo alla testa 

vicino all’entrata di casa e nessuno aveva assistito all’accaduto (cfr. ver-

bale 2, D132-D138, pag. 13). Inoltre le vicine di casa non si sono recate 

alla sua divisione per portargli la notizia, bensì è arrivato un camioncino 

con dei soldati che hanno raccolto il corpo (cfr. verbale 2, D139, D143, 

pag. 13 seg). E._______ e le altre vicine di casa hanno informato i militari 

che si trattava del di lui padre ed i militari hanno risposto che portavano il 

corpo all’obitorio e poi gliel’avrebbero comunicato (cfr. ibidem). Tuttavia i 

commilitoni non avevano voluto comunicarglielo poiché egli era in pos-

sesso di un’arma e temevano il suo suicidio (cfr. verbale 2, D154, pag. 15). 

Confrontato alle sopraccitate incongruenze nel corso dell’audizione sui mo-

tivi d’asilo si è limitato a confermare la seconda versione, ossia che nes-

suno aveva assistito al decesso del padre e che forse non era stato tradotto 

giusto (cfr. verbale 2, D199, pag. 19). Questa giustificazione non soccorre 

tuttavia l’insorgente e come tale va respinta giacché al termine dell’audi-

zione sulle generalità il contenuto del verbale è stato ritradotto al richie-

dente, il quale ne ha confermato l’esattezza e correttezza apponendo la 

sua firma su ogni pagina dello stesso. In sede ricorsuale non ha neppure 

fornito elementi di rilevo che possano permettere al Tribunale di modificare 

il suo apprezzamento, difatti si è semplicemente limitato ad asserire di non 

ricordare di essersi contraddetto, né che l’UFM gli avesse dato il diritto di 

esprimersi in merito alle divergenze (cfr. ricorso, pag. 2).  

Infine, risultano contrarie alla realtà ed alle informazioni a disposizione del 

Tribunale le dichiarazioni circa gli avvenimenti del 9 maggio 2014, giorno 

dei festeggiamenti della vittoria della seconda guerra mondiale. L’insor-

gente ha in effetti allegato di essere stato trasportato con la sua unità nelle 

zone della città dove avrebbero avuto luogo i festeggiamenti e di aver rice-

vuto l’ordine di sparare e di uccidere la popolazione civile. Dopo che i suoi 

commilitoni hanno iniziato a sparare senza motivo alla popolazione civile e 

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che due uomini sono morti egli ha deciso di disertare (cfr. verbale 2, D162-

D170, pag. 15 seg.). Il Tribunale rileva tuttavia che da fonti russe e 

dell’OSCE Special Monitoring Mission to Ukraine (SMM) nella città di 

Slowjansk in questa data, si è effettivamente svolta la festa della comme-

morazione della vittoria della seconda guerra mondiale nella quale vi è 

stata una sparatoria ed un bambino che stava giocando è stato ferito gra-

vemente, tuttavia non vi è conoscenza di altre vittime (cfr. Ria Novosti, Un 

dodicenne è stato ferito gravemente nel centro di Slowjansk da una mitra-

gliatrice, 9.05.2014 < http://ria.ru/world/20140509/1007164552.html >, 

consultato il 23.05.2016; Argomenti e Fatti, Che cosa è successo a  

Mariupol e a Slowjansk il giorno della vittoria?, 09.05.2014, 

< http://www.aif.ru/euromaidan/uadontknows/chto_proishodit_v_mariu-

pole_i_slavyanske_v_den_pobedy >, consultato il 23.05.2016; OSCE Spe-

cial Monitoring Mission to Ukraine [SMM], Latest from the Special Monito-

ring Mission in Ukraine – based on information received until 18:00 hrs, 14 

May [Kyiv time], 15.05.2015, < http://www.osce.org/ukraine-smm/ 

118608 >, consultato il 23.05.2016). Nella città di Mariupol sarebbe anche 

avvenuta una sparatoria nella quale sarebbero morti tre civili e ventitré sa-

rebbero stati feriti. Presumibilmente le forze di sicurezza ucraine avrebbero 

aperto il fuoco sui civili che stavano dimostrando pacificamente (cfr. Argo-

menti e Fatti, Che cosa è successo a Mariupol e a Slowjansk il giorno della 

vittoria?, 09.05.2014, < http://www.aif.ru/euromaidan/uadontknows/ 

chto_proishodit_v_mariupole_i_slavyanske_v_den_pobedy >, consultato 

il 23.05.2016). 

5.1.2 Le dichiarazioni dell’insorgente in merito all’espatrio risultano poi 

prive di fondamento. In particolare, appare poco credibile che sia riuscito 

ad organizzare il viaggio d’espatrio in un solo giorno, così come appare 

inverosimile che sia riuscito ad organizzare l’espatrio, compiere più di 

1'300 km fino alla frontiera con la Polonia, tra cui alcuni di questi chilometri 

effettuati a piedi, il tutto in meno di ventiquattro ore (cfr. verbale 1, pag. 8; 

verbale 2, D22-D23, pag. 3, D48, pag. 5). Per di più ha indicato in maniera 

molto vaga come ha organizzato l’espatrio, adducendo di non averlo orga-

nizzato direttamente bensì di essersi affidato all’unione dei veterani afghani 

che gli aveva già proposto diverse volte di disertare ed egli fino alla morte 

del padre aveva rifiutato (cfr. verbale 2, D54-D62, pag. 6). Dalle dichiara-

zioni dell’insorgente appare dunque poco chiaro il ruolo esatto svolto 

dell’unione dei veterani afghani. Il Tribunale ha fondati dubbi di ritenere che 

la partenza dell’insorgente sia stata più pianificata e meno spontanea di 

quanto indicato. Appare poi poco verosimile che egli sia riuscito a procu-

rarsi USD 1'600.– per pagare il passatore. Pur ammettendo che egli abbia 

D-4207/2014 

Pagina 12 

tenuto i suoi risparmi in casa come dichiarato, ancora non spiega come sia 

riuscito a cambiarli in una valuta straniera in così poco tempo.    

5.1.3 Di conseguenza, il Tribunale ritiene che l’interessato ha verosimil-

mente lasciato il suo Paese d’origine per altri motivi ed in altre circostanze 

da quelli addotti.  

5.2 In secondo luogo, malgrado si reputi che l’interessato abbia verosimil-

mente lasciato il suo Paese d’origine in altre circostanze da quelle addotte, 

il Tribunale non dubita del fatto che l’insorgente sia effettivamente stato un 

militare professionista ed un’eventuale diserzione dell’interessato – benché 

riserbi ancora qualche dubbio al riguardo – non può essere senz’altro 

esclusa e va pertanto analizzata nella fattispecie.  

5.2.1 La giurisprudenza ha confermato che con l’adozione dell’art. 3 cpv. 3 

LAsi la prassi sinora seguita riguardo alle persone che motivano una do-

manda d’asilo con il rifiuto di servire o la diserzione le loro paese d’origine 

rimane valida (cfr. DTAF 2015/3 consid, 4.3-4.5 e 5). Il fatto di sottrarsi ad 

un obbligo di servire o di disertare non costituiscono dei motivi di per sé 

sufficienti per fondare la qualità di rifugiato a meno che ne risulti una per-

secuzione ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi. In altri termini, alla persona inte-

ressata deve essere riconosciuta la qualità di rifugiato soltanto se, in se-

guito alla sua renitenza o diserzione – per motivi di razza, religione, nazio-

nalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni 

politiche – deve temere un trattamento che comporta seri pregiudizi ai 

sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 consid. 5, in particolare con-

sid. 5.9). 

Il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettivamente 

fondato allorquando il richiedente è in contatto con le autorità militari (cfr. 

Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in 

materia d'asilo [GICRA] 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39). Detto contatto è 

presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure se 

la persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. ibidem). 

Inoltre, per poter ritenere che le sanzioni in cui incorrerebbe il ricorrente 

per essersi rifiutato di servire, rispettivamente per aver disertato, siano così 

sproporzionate da essere qualificate come atti di persecuzione – e dunque 

assumere un carattere discriminatorio (“malus relativo”) o sproporzionato 

(“malus assoluto”) (cfr. circa le due nozioni GICRA 2006 n. 3 consid. 4.2 

pag. 32 e relativi riferimenti) – presuppone che si verifichi che tali atti vanno 

oltre quanto necessario allo Stato interessato per esercitare il suo legittimo 

D-4207/2014 

Pagina 13 

diritto di mantenere una forza armata (cfr. sentenza della Corte di giustizia 

dell’Unione europea [CGUE] del 26 febbraio 2015 C-472/13, Andre Law-

rence Sheperd contro Bundesrepublik Deutschland, punto 31 e 50). 

5.2.2 L’insorgente allega in sede ricorsuale che se viene quantomeno rico-

nosciuto come militare professionista come ammesso dall’UFM si do-

vrebbe dedurne che sarebbe verosimile che egli, allontanandosi 

dall’Ucraina per non dover essere costretto a compiere atti inumani e cri-

mini di guerra, si sarebbe sottratto ai suoi obblighi militari.  

Nella fattispecie, egli ha dichiarato di aver eseguito il servizio militare ob-

bligatorio per un anno e mezzo dal 2007, dopodiché è rimasto volontaria-

mente sotto contratto a partire dal 2009 (cfr. verbale 2, D43-D45, pag. 5).  

In Ucraina, la pena prevista per diserzione può essere compresa tra i due 

e i dieci anni di detenzione a seconda delle circostanze (cfr. art. 408 del 

codice penale ucraino), la pena massima può essere aumentata a dodici 

anni di detenzione nel caso in cui è stato dichiarato lo stato di guerra. Se-

condo un articolo della Defense News di agosto 2015, circa 50'000 soldati 

su 250'000 sono soldati di professione e non risulta che essi, in caso di 

diserzione rischiano di subire una pena più alta (cfr. Defense News, Official: 

Ukraine Must Boost Professional Troop Numbers, 05.08.2015, 

< http://www.defensenews.com/story/defense/land/2015/08/05/official-

ukraine-must-boost-professional-troop-numbers/31184933/ >, consultato il 

23.05.2016). 

Tuttavia, in pratica, secondo le dichiarazioni di un rappresentante della giu-

stizia militare, nel 2014 circa diecimila persone sono state registrate per 

aver lasciato la loro unità militare senza autorizzazione, contro quattro-

cento persone è stata pronunciata una pena pecuniaria rispettivamente 

una pena sospesa con la condizionale e tre persone sono state condan-

nate a sette anni di prigione. Non è noto se sono state aperte procedure 

contro tutti i presunti disertori (cfr. Vesti, Lo Stato Maggiore ha stimato il 

numero di disertori dall’inizio dell’Anti-Terror-Operation, 20.06.2015, 

< http://vesti-ukr.com/donbass/104275-v-genshtabe-podschitali-koliche-

stvo-dezertirov-s-nachala-ato >, consultato il 23.05.2016). Il presidente 

ucraino Petro Poroschenko ha espresso comprensione per i disertori della 

prima chiamata alle armi del 2014 poiché erano stati mal preparati al con-

flitto armato ed un terzo dei soldati avrebbe già disertato dopo le prime 

sparatorie (cfr. Vesti, Quasi un terzo delle persone reclutate nella prima 

chiamata alle armi hanno disertato, 22.03.2015, < http://vesti-ukr.com/don 

D-4207/2014 

Pagina 14 

bass/93300-pochti-tret-mobilizovannyh-pervoj-volny-stali-dezertirami >, 

consultato il 23.05.2016).  

Nella fattispecie dunque, in assenza di ulteriori elementi agli atti, non vi è 

modo di considerare che un’eventuale pena per diserzione possa essere 

considerata sproporzionata – ossia che vada oltre quanto necessario allo 

Stato interessato per esercitare il suo legittimo diritto di mantenere una 

forza armata – o che egli rischi di subire delle pene discriminatorie in ra-

gione della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-

nato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche. Non vi sono invero indizi 

per ritenere che egli sarà considerato come un oppositore politico e l’even-

tuale etnia russa dell’insorgente indicata nel suo passaporto – quand’an-

che egli si è dichiarato di etnia ucraina (cfr. verbale 1, pag. 4) – non costi-

tuisce ovviamente un elemento sufficiente. 

A titolo abbondanziale, va da ultimo osservato che il ricorrente prima di 

potersi prevalere della diserzione come motivo d’asilo per non dover com-

piere degli atti inumani, avrebbe dovuto ricorrere alla procedura per otte-

nere lo status di obiettore di coscienza. Nella fattispecie l’interessato non 

ha richiesto od iniziato una simile procedura per ottenere lo status di obiet-

tore di coscienza, per cui non avendolo fatto, esclude ogni protezione a 

meno che egli non dimostri di non aver potuto disporre, nella situazione 

concreta, di nessuna procedura siffatta (cfr. sentenza della CGUE del 

26 febbraio 2015C-472/13, Andre Lawrence Sheperd contro Bundesrepu-

blik Deutschland, punto 44 e seg.). 

Di conseguenza, quand’anche verosimile, la diserzione non risulta comun-

que rilevante nella fattispecie. 

5.3 In conclusione, in virtù di quanto sopra, il Tribunale rileva che i motivi 

d’asilo dell’insorgente sono in parte inverosimili ed in parte – per quanto 

verosimili – irrilevanti, per il che, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo, destituito di fondamento, non 

merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

6.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l’UFM (ora SEM) 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecu-

zione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l’UFM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

D-4207/2014 

Pagina 15 

cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo re-

lativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamento, 

il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

7.  

Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 LStr pre-

vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d'una di queste 

condizioni, l’UFM (ora SEM) dispone l'ammissione provvisoria (art. 44 LAsi 

ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStr). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato 

al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare 

o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'allontana-

mento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

7.1 L'esecuzione dell'allontanamento non è ammissibile se la prosecu-

zione del viaggio dello straniero verso il Paese d'origine o di provenienza 

o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazionale 

pubblico della Svizzera (art. 83 cpv. 3 LStr). Sicché nessuno può essere 

costretto in alcun modo a recarsi in un Paese dove la sua vita, la sua inte-

grità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi menzio-

nati all'art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe d'essere costretto a re-

carsi in un Paese di tal genere (art. 5 LAsi ed art. 33 della Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 [Conv., RS 0.142.30]). Giusta 

l'art. 25 cpv. 3 Cost., l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105) e l'art. 3 CEDU, nessuno può essere sottoposto 

a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti (cfr. DTAF 2013/27 

consid. 8.2). 

Come correttamente indicato dall’UFM nella decisione impugnata, il princi-

pio di non-refoulement protegge unicamente le persone alle quali è stata 

riconosciuta la qualità di rifugiato. Nella misura in cui codesto Tribunale ha 

confermato la decisione dell’UFM relativa alla domanda d'asilo del ricor-

rente, quest'ultimo non può prevalersi del principio del divieto di respingi-

mento (art. 5 LAsi). Pertanto l'allontanamento verso l’Ucraina è sotto tale 

aspetto pacifico. 

D-4207/2014 

Pagina 16 

In siffatte circostanze non v'è motivo di considerare l'esistenza di una ri-

schio personale, concreto e serio per l'insorgente di essere esposto, nel 

suo Paese d'origine, ad un trattamento proibito ai sensi dell'art. 3 CEDU o 

dell'art. 1 Conv. tortura. Conformemente alla CorteEDU ed al Comitato 

dell'ONU contro la tortura, spetta all'interessato rendere plausibile l'esi-

stenza di un reale rischio ("real risk") di essere sottoposto a trattamenti 

contrari a detti articoli (sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi 

contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi riferi-

menti). Altresì, la situazione generale circa il rispetto dei diritti dell’uomo in 

Ucraina non conduce attualmente a dover considerare l’esecuzione dell’al-

lontanamento su tutto il territorio come inammissibile. Pertanto, l’esecu-

zione dell’allontanamento in Ucraina è ammissibile ai sensi delle norme di 

diritto internazionale pubblico nonché della LAsi. 

7.2 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence", 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di 

rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

ad una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino 

la morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l'ordinaria quotidianità d'una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L'autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii). 

Si tratta, dunque, di esaminare se l'allontanamento dell'insorgente è ragio-

nevolmente esigibile, tenuto conto della situazione generale vigente attual-

mente in Ucraina da un lato e dalla sua situazione personale dall'altro. 

D-4207/2014 

Pagina 17 

7.2.1 Il Tribunale parte dal principio che l'esecuzione dell'allontanamento 

verso l’Ucraina non sia generalmente inesigibile. Invero, nonostante gli 

scontri prevalenti all’est del Paese dove i pregiudizi si ripercuotono tuttavia 

unicamente localmente nelle regioni di Luhansk e di Donec’k, nel resto del 

Paese attualmente non vige una situazione di guerra, guerra civile o vio-

lenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità 

del territorio nazionale (cfr. tra le altre, sentenza del TAF E-3917/2015 del 

10 luglio 2015 consid. 8.3.1).  

7.2.2 L’interessato proviene sì da una regione dell’Ucraina teatro di scontri, 

tuttavia – in quanto detentore di un passaporto ucraino (cfr. verbale 1, 

pag. 7) – ha la possibilità di stabilirsi in un’altra regione del Paese control-

lata dalle autorità ucraine (“innerstaatliche Aufenthaltsalternative”, cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 8.5.2; 2010/41 consid. 8.3.3.6; sentenza del TAF  

E-4149/2015 del 2 marzo 2016 consid. 6.3.1).  

Di conseguenza, si può ragionevolmente pretendere che il ricorrente faccia 

uso dell’alternativa di soggiorno interno esistente, senza ritrovarsi in una 

situazione che minacci la sua esistenza. Nonostante la difficile situazione 

economica causata dalla persistenza del conflitto, la quale ha indotto un 

grande esodo della popolazione ed ha reso più difficile l’accesso al lavoro 

e all’alloggio, il ricorrente dispone comunque di una buona formazione sco-

lastica di undici anni, parla ucraino (sua lingua madre) nonché molto bene 

russo ed ha pure buone conoscenze dell’inglese (cfr. verbale 1, pag. 5). 

Sebbene l’insorgente disponga di esperienza professionale unicamente 

come militare (cfr. ibidem), egli è però giovane, celibe e senza figli o per-

sone a carico e gli dovrebbe essere possibile reintegrarsi professional-

mente ed ottenere un reddito per sopperire ai propri bisogni in un’altra re-

gione dell’Ucraina in un periodo di tempo relativamente rapido. 

Va poi rilevato che il ricorrente, una volta che si sarà registrato presso le 

autorità competenti in quanto sfollato (“internally displaced person”: IDP), 

potrà esercitare i propri diritti e le proprie libertà, in particolare avere ac-

cesso ai servizi medici, all’educazione, all’assistenza sociale, alla pensione 

e all’aiuto umanitario (cfr. Internal Displacement Monitoring Centre [IDMC] / 

Protection Cluster Ukraine, Update in IDP Registration, 08.2015, 

< https://www.humanitarianresponse.info/en/system/files/documents/files/ 

ukraine_pc_registration_update_august_en_0.pdf >, consultato il 

18.11.2015; UK: Home Office, Country Information and Guidance – 

Ukraine: Crimea, Donetsk & Luhansk, gennaio 2016, pag. 35 seg..; UN 

High Commissioner for Refugees [UNHCR], Ukraine. UNHCR Operational 

Update [28 December 2015 – 19 January 2016], 19 gennaio 2016, pag. 2). 

D-4207/2014 

Pagina 18 

Di conseguenza, il Tribunale ritiene che con il ritorno in Ucraina il ricorrente 

non si ritroverà in una situazione in cui la sua esistenza sarà minacciata.  

7.2.3 Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi pro-

blemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria (cfr. 

DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 consid. 9.3.2). Stando ai certificati 

medici del (…) 2015 e del (…) 2015 si evince che il ricorrente è affetto da 

epatite C cronica, di (…), la quale necessita di una terapia di sei mesi ed 

un successivo controllo tre mesi dopo il termine della terapia. Essendo or-

mai trascorso più di un anno dall’inoltro di tali certificati, non avendo l’insor-

gente trasmesso ulteriori aggiornamenti della sua situazione medica, il Tri-

bunale parte dunque dal presupposto che egli abbia completato il tratta-

mento per l’epatite C. 

Sia come sia, quand’anche il trattamento non sia stato effettuato, rispetti-

vamente terminato, ed il ricorrente sia tuttora affetto da epatite C, tale pro-

blema non costituisce comunque un ostacolo all’esecuzione dell’allontana-

mento. Infatti, in Ucraina dalla primavera del 2015 è iniziato un progetto 

pilota volto ad ampliare l’accesso al trattamento con nuovi farmaci moderni 

che prevede il trattamento di 1'500 pazienti e per il quale è prevista 

un’espansione per il 2016 e 2017. Per di più, soldati ed altre persone ap-

partenenti ad organi di sicurezza potranno in futuro farsi curare gratuita-

mente e con medicamenti moderni. La maggior parte delle persone tutta-

via, al momento non ha ancora accesso a medicamenti gratuiti (cfr. Inter-

national HIV/AIDS Alliance in Ukraine, Hepatitis C: War in the East of 

Ukraine is a Driver of the Epidemic! 28.07.2015, < http://www.aidsal-

liance.org.ua/ru/news/pdf/01-12_2015/07/dayc_en.pdf >, consultato il 

23.05.2016). Lo Stato mette inoltre a disposizione circa USD 8 mio. per il 

trattamento dell’epatite, tali fondi permetteranno a circa 16'000 persone 

l’accesso ad una terapia (cfr. Global Health Institute, Strategies to Increase 

Access to Hepatitis C Treatment: A Question of Price or Public Health? 

Study based on the situation in the Eastern European selected countries 

Russia, Ukraine and Georgia, 02.2015, < https://intranet.isglobal.org/doc-

uments/10179/3408669/Strategies+to+Increase+Access+to+Hepatitis+C+ 

Treatment/2024ff58-b41a-41d1-9a96-7c19343ffe6c >, consultato il 

23.05.2016). Non è ancora chiaro sulla base di quali criteri le persone 

hanno accesso ai trattamenti per l’epatite finanziati dal governo. Le per-

sone vulnerabili dovrebbero tuttavia essere favorite (cfr. International 

HIV/AIDS Alliance in Ukraine, Alliance Ukraine secures Hepatitis C treat-

ment for people living with HIV, 11.09.2013, < http://www.aidsal-

liance.org/about/news/250-alliance-ukraine-secures-hep-ctreatment-for-

people-living-with-hiv >, consultato il 23.05.2016). Inoltre, il ministero della 

D-4207/2014 

Pagina 19 

salute ucraino è attualmente in trattativa con un grossa casa farmaceutica 

per la messa a disposizione di un nuovo medicamento a dei prezzi abbor-

dabili ad un grande numero di persone (cfr. International HIV/AIDS Alliance 

in Ukraine, The Cutting Edge Drug to Treat Patients with Hepatitis C is Fi-

nally in Ukraine, 27.05.2015, < http://www.aidsalliance.org.ua/ru/news/ 

pdf/01-12_2015/05/Sofosbuvir%20in%20Ukraine_en.pdf  >, consultato il 

23.05.2016).  

In conclusione, in casu non emerge la necessità di una permanenza in 

Svizzera dell'insorgente per motivi medici in quanto egli avrà, se del caso, 

la possibilità di accedere ad un trattamento per l’epatite C. Altresì, giova 

ricordare al ricorrente che ha la possibilità di richiedere un aiuto al ritorno 

per motivi di salute ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi. 

7.2.4 Di conseguenza, In considerazione di tutto quanto precede, l'esecu-

zione dell'allontanamento del ricorrente è ragionevolmente esigibile (art. 83 

cpv. 4 LStr in relazione all'art. 44 LAsi). 

7.3 Infine, in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo 

della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in 

relazione all'art. 44 LAsi). L’insorgente, usando della necessaria diligenza, 

potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 

cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

8. Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 

106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inade-

guata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese proces-

suali è divenuta senza oggetto. 

10.  

10.1 Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali al momento dell’inoltro del ri-

corso sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese proces-

suali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

D-4207/2014 

Pagina 20 

10.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

11.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4207/2014 

Pagina 21 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

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