# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d7606d09-12b2-5a83-a8e1-94ba65272999
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-08-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 16.08.2000 INC.1999.38611
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-38611_2000-08-16.html

## Full Text

N. 386.99.11 M                                                          Lugano,
16 agosto 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 13/17 settembre 1999 da

__________

(patrocinato di fiducia dall’avv. __________)

avverso la
decisione di perquisizione e sequestro bancario 6 settembre 1999 del Procuratore
Pubblico avv. __________, emanata nell’ambito del procedimento penale
avviato nei confronti di __________ (avv. dott. __________) e altri, e volta ad
ottenere il blocco degli averi nonché l’edizione della documentazione bancaria
riferentesi alla relazione __________ a lui intestata presso la __________;

lette le
osservazioni 24/27 settembre 1999 della parte civile __________, e 27 settembre
1999 del magistrato inquirente, che postulano concordemente la reiezione del
gravame, e preso atto della rinuncia dell’accusato __________ a formulare
osservazioni proprie;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP 2308/99/EM/EM;

ritenuto

in fatto:

A.

__________ è
stato tratto in arresto in data 4 giugno 1999, in virtù di corrispondente
ordine 1° giugno 1999 del competente Procuratore Pubblico, in quanto sospettato
di avere effettuato, nella sua qualità di operatore sul mercato dei cambi di
divise (“forex”), delle operazioni manipolate, traendo per sé e per terzi un
indebito profitto e causando, fra gli altri, alla parte civile e proprio datore
di lavoro __________ un danno patrimoniale (v. verbale MP 4 giugno 1999, ore
08.40, inc. GIAR 386.99.1 doc. _). Il giorno successivo, questo giudice ha
confermato l’arresto, con contestuale intimazione della promozione d’accusa per
titolo di amministrazione infedele a scopo di lucro (inc. GIAR cit., doc. _).

 

B.

Dopo aver
inizialmente negato ogni addebito, già avanti a questo giudice __________ ha
ammesso le proprie responsabilità, confermando di aver scientemente e
volutamente posto in atto operazioni forex a prezzi di sfavore per la propria
banca, andando d’accordo con l’acquirente, il quale sapeva che poteva
immediatamente rivendere quanto acquistato a condizioni di favore a prezzo di
mercato, e dividendo con lui l’utile conseguito (v. verbale GIAR cit., p. 2).
Ha ammesso, fra l’altro, operazioni con la società di brokeraggio __________, e
per essa con tale __________ (loc. cit., p. 4).

 

C.

Sulla scorta
di questi ed altri accertamenti, il Procuratore Pubblico – con la
collaborazione della parte civile __________ – ha disposto quegli
approfondimenti utili per chiarire il meccanismo schizzato supra: ciò
gli ha permesso, fra l’altro, di raccogliere fondati indizi di un attivo
coinvolgimento nelle malversazioni non solo del broker __________, bensì
anche di tre dei contitolari della __________ SpA, appunto __________,
__________ e __________, contro i quali l’accusa è stata promossa in tempi
successivi (11 novembre 1999, v. inc. MP, doc.376, 377 e 378; v. in proposito
anche la decisione 12 agosto 1999 di questo giudice in re N., inc. GIAR
386.99.7).

 

D.

L’istruttoria
ha sinora permesso di accertare che i proventi dei reati addebitati
all’accusato __________, da lui commessi con la collaborazione effettiva del broker
(e pure coaccusato) __________, confluivano su due conti detenuti dagli
accusati __________ – per il tramite di una società costaricana ed una
fiduciaria – presso la Banca __________ (v., per la fattispecie, la decisione
12 agosto 1999, inc. GIAR 386.99.7), dai quali il denaro veniva ritirato per
cassa, per poi essere distribuito agli interessati. Parimenti è emerso che il
denaro di spettanza di coloro che, presumibilmente, hanno cooperato con i
responsabili della __________ SpA nella commissione dei reati qui inquisiti
sembra seguire un percorso ben determinato ed unico per numerosi sospetti
complici: il percorso scelto, unitario per tutti, si esaurisce con prelevamenti
in contanti dal già menzionato conto presso la Banca __________, e successivi
versamenti su conti detenuti dai sospetti complici (o correi) presso la
__________ (v. verbale MP __________ 25 gennaio 2000, p. 10-11) o altrove (v.
verbale MP __________ 26 gennaio 2000, p. 8), eventualmente per contanti (v.
verbale MP __________ 26 gennaio 2000, p. 1) (v. in dettaglio anche la
decisione 31 marzo 2000 di questo giudice in re banche X e Y, inc. GIAR
386/387.99.15, consid. 4b p. 8).

 

E.

Il qui
reclamante __________ è per l’appunto il titolare di uno delle relazioni presso
__________ bloccate dal magistrato inquirente dopo aver individuato il
meccanismo sopra descritto. Non appena accortosi del blocco, si è presentato
subito al Procuratore Pubblico, il quale l’ha sentito come teste in data 20
agosto 1999. Dieci giorni più tardi ha inoltrato l’istanza di dissequestro
della propria relazione bancaria, respinta dal Procuratore Pubblico con la
decisione qui impugnata (inc. GIAR 386.99.11 doc. _). Il magistrato inquirente
fonda la propria decisione sull’attività di trader dell’istante (allora,
per conto dell’Istituto __________, più tardi di una sua partecipata in
Lussemburgo) – attività che accomuna __________ ad altre persone titolari di
conti presso la __________, parimenti alimentati per cassa dall’accusato
__________ (ed, in misura più ridotta, dai coaccusati __________ e __________)
(decisione impugnata, cit., p. 1-2). E tutti questi traders sarebbero
coloro che, d’accordo con __________ (supra, consid. C), avrebbero
cooperato nella commissione dei reati qui inquisiti, concludendo – per conto e,
dunque, ai danni dei rispettivi datori di lavoro – le fittizie operazioni forex
(supra, consid. B).

 

F.

Il reclamante
contesta il punto di vista del Procuratore Pubblico: in entrata al proprio
reclamo (inc. GIAR 386.99.1 doc. _) evidenzia la propria disponibilità ad
essere sentito dal magistrato inquirente (loc. cit., pto. 1 p. 1), al quale
avrebbe fornito una spiegazione “lunga ed esauriente” circa la
provenienza dei fondi bloccati (loc. cit., pto. 2 p. 2), integrata da un
memoriale di tale signor __________ (loc. cit., pto. 3 p. 2). Emergerebbe
allora che gli attivi sequestrati avrebbero “una legittima e specifica
causale: costituiscono le liquidazioni di operazioni speculative sui cambi da
lui compiute con la __________ ” (loc. cit., pto. 4 p. 3). Non
basterebbero, a smentire quanto precede, l’assenza di precisazioni sugli
istituti con i quali il reclamante avrebbe concluso le operazioni forex, atteso
che egli esclude di averle effettuate ai danni del proprio datore di lavoro; né
la constatazione che il conto __________, dal quale provenivano i contanti
accreditatigli, fosse stato comprovatamente alimentato dal provento dei reati
ai danni di __________ (loc. cit., pto. 5.1 p. 4). In altre parole, mancherebbe
“qualsiasi prova circa l’illecita causale in relazione con i versamenti
effettuati dal signor __________ [...]”, ragione per cui “debbono essere
prese per buone e determinanti le dichiarazioni concordanti fatte dal signor __________
quale teste e confermate da __________ ” (loc. cit., pto. 6 p. 5).
Dichiarazioni che, inoltre, spiegherebbero in modo coerente la ragione di
versamenti di somme da __________ a __________ (loc. cit., pto. 8 p. 7).

 

G.

Il
Procuratore Pubblico ha redatto delle osservazioni estremamente dettagliate ed
esaurienti (inc. GIAR 386.99.11, doc. 6); ha tuttavia chiesto, in entrata, che
la loro conoscenza fosse vietata al reclamante, almeno fino ad avvenuta
audizione degli allora coindagati (ed ora coaccusati) titolari di __________,
__________ e __________ (loc. cit., premessa, p. 2). Nel merito, egli spiega
con chiarezza perché ritenga che l’utile delle operazioni illecite ai danni di
__________ sia confluito sul conto __________, ed in quali relazioni stiano
questo conto e quello del reclamante (loc. cit., pto. a p. 2); sottolinea come
un’altra ventina di traders di altri istituti bancari detenga conti
presso la __________, tutti verosimilmente alimentati per contanti dal conto
__________ (loc. cit., pto. b p. 3); definisce poco credibile che gli enormi
utili generati sul conto __________, e poi distribuiti ai titolari dei conti
presso __________, possano scaturire soltanto da operazioni personali da parte
dei traders legati a __________, tanto più che al momento della stesura
delle osservazioni era appena stato inoltrato al magistrato un ulteriore
esposto da parte di una banca italiana, che accusava un proprio dipendente –
nel frattempo licenziato – di illeciti del tutto simili a quelli imputato a
__________ (ibid.). Tutto ciò spingeva il magistrato inquirente a concludere
che gli indizi a suffragio dell’ipotesi accusatoria, in quello stadio iniziale
dell’inchiesta, erano più che sufficienti per giustificare il rifiuto del
dissequestro. Preannunciava poi che, prima di inoltrare rogatorie mirate nei
confronti del qui reclamante, riteneva opportuno attendere l’evasione delle
rogatorie a Milano (loc. cit., pto. c p. 4).

 

H.

La parte
civile __________, dal canto suo (inc. GIAR 386.99.11 doc. _), dichiarava di
condividere l’opinione del magistrato inquirente: dopo aver ribadito le
certezze che la celere inchiesta aveva – al momento della stesura delle
osservazioni – già permesso di raccogliere (natura dei fondi che avevano
alimentato il conto __________, connessione di questo conto con quello
sequestrato del reclamante, irregolarità delle operazioni a danno di
__________, loc. cit., pti. 3-4 p. 1-2), la parte civile negava qualsiasi
credibilità alla versione fornita dal reclamante, ossia che gli accrediti a lui
versati dai responsabili di __________ fossero spiegabili come consulenze (loc.
cit., pti. 5-6 p. 2). Proprio il rapporto fra __________ e __________ appariva
meritorio di approfondimento (loc. cit., pto. 7 p. 2), giustificato dagli
indizi già allora sussistenti (loc. cit., pto. 10 p. 3); parimenti giustificata
era la necessità di mantenere il sequestro ordinato fino ad esaurimento
dell’istruttoria sui punti descritti (loc. cit., pto. 9 p. 3).

 

I.

L’accusato
__________, con scritto 20 settembre 1999 (inc. GIAR 386.99.11 doc. 4), si è
rimesso al prudente giudizio dell’istanza adita.

 

Considerato

in diritto:

1.

a)        Per quanto attiene le questioni d’ordine,
pacifica è la tempestività del reclamo. Altrettanto evidente è pure la
legittimazione di __________ all’inoltro del reclamo: sebbene al momento
dell’inoltro delle osservazioni del magistrato inquirente, la sua posizione
fosse ancora quella di persona oggetto di informazioni preliminari (loc. cit.,
p. 4), la sua legittimazione ad inoltrare reclamo derivava comunque dalla sua
titolarità del conto sotto sequestro, ciò che lo faceva apparire senz’altro
persona a beneficio di legittimo interesse (art. 280 cpv. 2 CPP).

b)        Le richieste di cautela nella motivazione
del presente giudizio, formulate dal Procuratore Pubblico in ingresso alle
proprie osservazioni (cit., p. 1-2) e volte ad evitare che altri indiziati (poi
formalmente accusati) patrocinati dal medesimo legale potessero beneficiare di
informazioni dedotte dal presente incarto per costruirsi una linea di difesa compatibile
con le dichiarazioni già agli atti, hanno spinto questo giudice a ritardare
l’emanazione della propria decisione. Come si vedrà più avanti, infatti, le
remore del Procuratore Pubblico non sono più giustificate.

 

2.

            a)        Pur
nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca
penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi
vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori
patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti
dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht
nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota
45, con rinvii). Sottostanno a tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr.
1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi (“Surrogate”, v. Schmid,
cit., pto. 4.3.2, p. 334 ss.). Completamente rivisto è l’istituto della
confisca risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al
giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con
eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60
CPS), se - pur essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1
cpv. 1 CPS - i valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non
siano più reperibili (v. Schmid, cit., pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto.
4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti direttamente alla parte lesa in
applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v. Schmid,
cit., pto. 4.4.1, p. 339). Infine, la misura può essere ordinata non solo nei
confronti dell’autore, bensì anche di terzi che abbiano beneficiato dei
proventi del reato, a meno che non trovino applicazione le eccezioni
contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (art. 59 cfr. 2 cpv. 1 ultima frase
CPS; v. Schmid, cit., pto. 4.3.3, p. 336 ss.). Per non vanificare la
portata di questa norma, il magistrato inquirente può ordinare il sequestro di
tali beni a titolo probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP;
v. Schmid, cit., pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio (art. 59 cfr. 2
cpv. 3 CPS).

            b)        Un
ordine di perquisizione e sequestro bancario può rappresentare un attentato ai
diritti personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura d’inchiesta,
pertanto, deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare
sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il
giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che
occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione
17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid. 2), infine deve essere
rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis
de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469, con
rinvii; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 3. Aufl.
Basel 1997, § 69 margin. 3). La verifica della fondatezza di questi
presupposti, per il doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve
essere costante negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con
sempre accresciuta esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità
materiale, a partire dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in
seguito ed indilatamente approfondito con gli accertamenti probatori del caso
(v., in contesto più generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.).

 

3.

a)        Nell’ottica di un’analisi dei presupposti sostanziali che
legittimano un sequestro, va premesso che il postulato dissequestro del conto
__________ intestato al reclamante deve essere visto nella prospettiva
delle relazioni coinvolte nei fatti oggetto d’inchiesta. Va allora rammentato
che l’istruttoria ha sinora permesso di accertare che i proventi dei reati
addebitati all’accusato __________, da lui commessi con la collaborazione
effettiva del broker (e pure coaccusato) __________, confluivano su due
conti detenuti dagli accusati __________, __________ e __________ – per il
tramite di una società costaricana ed una fiduciaria – presso la Banca
__________ (v., per la fattispecie, la decisione 12 agosto 1999, inc.
386.99.7), dai quali il denaro veniva ritirato per cassa, per poi essere
distribuito agli interessati. Nel contempo, questi giri del denaro di spettanza
di coloro che, presumibilmente, hanno aiutato i responsabili della __________
SpA nella commissione dei reati qui inquisiti sembrano seguire un percorso ben
determinato ed unico per numerosi sospetti complici: il percorso scelto,
unitario per tutti, si esaurisce con prelevamenti in contanti dalla Banca
__________ e versamenti su conti detenuti dai sospetti complici (o correi)
presso la __________ (v. verbale MP __________ 25 gennaio 2000, p. 10-11) o
altrove (v. verbale MP __________ 26 gennaio 2000, p. 8), eventualmente per
contanti (v. verbale MP __________ 26 gennaio 2000, p. 1; per quanto esposto al
presente considerando, v. già decisione 31 marzo 2000 in re Banche X e Y, inc.
GIAR 386.99.15, consid. 4b p. 8).

b)        Inoltre, che __________ siano coinvolti in operazioni sulle
divise di carattere illecito, è ipotesi accusatoria estremamente seria, fondata
su concreti indizi di colpevolezza e meritoria di approfondimento e,
verosimilmente, giudizio di fronte alla competente corte di merito: proprio per
rispetto della competenza di giudizio riservata al giudice del merito, non
appare opportuno qui esaminare l’ipotesi in dettaglio (v. già decisione 31
marzo 2000 in re Banche X e Y, inc. GIAR 386.99.15, consid. 4b p. 7). È
pertanto senz’altro sostenibile che tutti coloro che hanno beneficiato dei
versamenti effettuati da __________ in uscita dal “loro” conto presso la Banca
__________ abbiano fornito un qualche aiuto ai succitati nel perfezionamento
dei reati loro addebitati, e che perciò siano stati gratificati. È proprio in
base a questa senz’altro seria ipotesi di connessione con i reati inquisiti che
sono stati a suo tempo mantenuti i sequestri ordinati a carico di altre persone
coinvolte (v. ad es. gli incarti GIAR 386.99.7 e 386.99.8, con le relative
decisioni 12 agosto 1999 e 17 novembre 1999).

 

4.

a)        La posizione di __________, tuttavia, si differenzia da
quelle già giudicate in due sensi: in primo luogo, egli non faceva parte di una
delle strutture di brokeraggio sotto inchiesta, bensì è da annoverare fra quei
privilegiati traders di istituti bancari autorizzati da __________ ad
effettuare operazioni in proprio (fra questi lo annovera esplicitamente
__________ a verbale MP 25 gennaio 2000, p. 13; sul concetto di “clienti”
__________ v. verbale MP __________ 25 gennaio 2000, p. 5, 8 e 10; verbale MP
__________ 26 gennaio 2000, p. 4; verbale MP __________ 25 gennaio 2000, p.
12). Secondariamente, va rammentato che l’univoca tesi difensiva sostenuta
dagli accusati __________ è che le operazioni fittizie loro attribuite erano
effettuate non per generare un illecito profitto, bensì per “spostare” banking
points maturati sulla base di operazioni private e monetizzare
conseguentemente i guadagni realizzati: che ciò sia vero o meno, come detto, è
una valutazione di merito che spetterà alla competente Corte. In ogni caso,
semmai tali operazioni abbiano creato delle perdite, queste si verificavano
presso le cosiddette “points banks”, ovvero quegli istituti
impieganti traders che avevano concluso con __________ uno specifico
accordo di appoggio (v. verbale MP __________ 25 gennaio 2000, p. 2-3). Ed a
dire dei responsabili di __________, l’Istituto __________ – datore di lavoro
del reclamante – non figura fra le “points banks” cui il broker
faceva capo (in tal senso v. anche verbale MP __________ 20 agosto 1999, agli
atti MP p. 4).

b)        Nell’ottica della concretezza degli indizi di reato, dunque,
la posizione del reclamante è estremamente diffusa: è senz’altro possibile che
almeno parte delle operazioni che hanno generato profitti anche a suo vantaggio
(oltre che ai titolari di __________) siano di carattere illecito, simili – per
intenderci – a quelle commesse (ed ammesse) dal trader __________ a
carico della __________. Non si può tuttavia escludere che, almeno in parte, i
rilevanti guadagni incamerati dal reclamante sul conto __________ provengano
davvero da operazioni forex effettuate per proprio conto, e soprattutto senza
danno per alcuno.

 

5.

a)        Se questo giudice avesse dovuto decidere il presente reclamo
dodici mesi orsono, ad inchiesta appena avviata, la decisione impugnata sarebbe
con tutta verosimiglianza stata confermata: a quello stadio dell’inchiesta,
l’ineccepibile logica alla base dell’ipotesi accusatoria avrebbe rappresentato
sufficiente sostegno agli indizi di colpevolezza a carico di __________ perché
agli inquirenti venisse concesso di procedere nell’inchiesta con gli attivi del
reclamante bloccati. Né a quel momento avrebbero avuto presa alcuna le
obiezioni sollevate dal reclamante. Esse, infatti, costituivano il tentativo di
giustificare il dissequestro sulla base di una valutazione anticipata del
merito, e non tenevano in debito conto che allo stadio di decisione incidentale
in corso di istruttoria è sufficiente che l’ipotesi delittuosa appaia
ragionevolmente verosimile: raccogliere prove conclusive, da sottoporre al giudizio
della corte di merito, è appunto lo scopo dell’istruttoria.

b)        A dodici mesi di distanza, invece, l’ulteriore mantenimento
del sequestro non può più essere dato per scontato. Vi osta in primo luogo il
principio di proporzionalità (supra, consid. 2b), in virtù del quale il
grave attentato alla libertà personale che un sequestro causa a chi ne è
oggetto deve essere limitato (nell’estensione e nel tempo) a quanto
strettamente indispensabile per l’acclaramento dei fatti ed affinché la corte
di merito possa statuire sull’attribuzione dei fondi.

Nel caso di specie, il magistrato inquirente del Ministero
Pubblico del Cantone Ticino ha condotto l’istruttoria con grande solerzia ed
impegno, fino a quando ha potuto far capo a documentazione e persone qui
residenti. L’istruttoria ha subito un primo, invero modesto, rallentamento a
causa delle commissioni rogatorie inviate alle autorità italiane in data 16
giugno e 27 luglio 1999, e volte ad ottenere, tra l’altro, l’audizione di
alcuni indiziati residenti in Italia, segnatamente i titolari di __________ (AI
75, 145 e 146). Dopo parziale rinuncia agli atti chiesti (segnatamente alle
perquisizioni, v. AI 355), le rogatorie sono state evase nel corso dei mesi di
ottobre-novembre 1999 (v. le citazioni sub AI 320 e 323, rispettivamente la
documentazione acquisita sub AI 389 e 431). Le successive richieste di
assistenza giudiziaria internazionale su Milano, scaturite da quanto appreso
grazie alle prime rogatorie e ad altri atti istruttori esperiti nel frattempo e
volte ad ottenere fra l’altro gli atti del procedimento penale asseritamente
aperto in Italia contro uno dei traders, rispettivamente il diritto di
partecipare alla sua audizione (AI 359), sono invece rimaste inevase (alla
risposta 5 aprile 2000 dell’UFP, AI 441, sono allegati unicamente gli esposti
di denuncia). Appare dunque sempre più difficile che il magistrato inquirente
riesca ad acquisire dai colleghi italiani, in tempi ragionevolmente compatibili
con il principio di proporzionalità, ulteriori elementi di giudizio atti a
meglio delineare la complessa fattispecie e, di riflesso, la posizione – fra
gli altri – del qui reclamante.

c)         In secondo luogo, a valere – questo – quale ulteriore
elemento di giudizio atto ad indebolire l’ipotesi accusatoria originariamente formulata,
va anche rilevato che solo altri due istituti bancari (gli italiani Banco
__________ e Banca __________, v. AI 173 e 258 nonché inc. GIAR 386.99.15) si
sono notificati nel procedimento ticinese quali parti lese. La banca alle
dipendenze della quale era il qui reclamante, invece, non appare essersi
interessata in alcun modo al presente procedimento. L’inchiesta, in altre
parole, è in una fase di stallo, conseguenza del manifesto disinteresse delle
potenziali parti lese (segnatamente italiane) e della mancanza di un qualsiasi
riscontro da parte dell’autorità rogata.

d)        Ne discende, in conclusione, che il sequestro a suo tempo
ordinato dal Procuratore Pubblico non può essere ulteriormente mantenuto: dato
il lungo tempo trascorso, esso non appare più compatibile con il principio di
proporzionalità. Inoltre, il fatto che questo lungo lasso di tempo sia
trascorso senza che agli atti si siano aggiunti nuovi, concreti elementi atti a
suffragare l’originaria ipotesi accusatoria non può che – di converso – indebolire
la medesima. L’istruttoria può, ovviamente, proseguire: ma gli elementi che
avrebbero giustificato il parallelo mantenimento del sequestro avversato sono
nel frattempo venuti meno.

 

6.

Il reclamo
deve allora essere accolto, con la presente decisione esente da spese e
suscettibile di impugnazione avanti alla Camera dei ricorsi penali entro dieci
giorni dalla sua intimazione. L’accoglimento del reclamo essendo motivato
essenzialmente con il lungo tempo trascorso e non con gli argomenti addotti dal
reclamante, giustifica che a quest’ultimo non vengano riconosciute ripetibili
(v. art. 9 cpv. 6 CPP per il principio).

*   *   *

Per i quali
motivi

richiamati i
citati articoli di legge e gli artt. 280 ss. CPP

d e c i d e :

1.      Il
reclamo 13/17 settembre 1999 di __________ avverso la decisione di rifiuto del
dissequestro 6/7 settembre 1999 è accolto.

§   Conseguentemente,
a crescita in giudicato della presente decisione è ordinato il dissequestro
degli attivi depositati sul conto __________ detenuto dal reclamante presso la
__________.

2.      Non
si prelevano tassa né spese di giustizia. Non si attribuiscono ripetibili.

3.      Contro
la presente decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi
penali del Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.      Intimazione:

-    avv. dott. __________, per sé e per l’accusato
__________, con copia delle osservazioni del magistrato inquirente e delle
parti civili __________ e __________;

-    avv. __________, per sé e per le parti civili __________ e
__________, con copia delle osservazioni del magistrato inquirente;

-    avv.
__________, per sé e per il reclamante, con copia delle osservazioni del
magistrato inquirente e delle parti civili __________ e __________;

5.      Comunicazione:

-    avv.
__________, per sé e per l’accusato __________;

-    avv. __________, per sé e per gli accusati __________ e
__________;

-    avv. __________, per sé e per gli accusati __________ e
__________;

-    avv. prof. __________, per sé e per l’accusato __________;

-    avv.
__________, per sé e per l’accusato __________;

-    avv. __________, per sé e per la parte civile __________;

-    avv.
__________, per sé e per le parti civili __________ e __________).

giudice __________