# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a63dcdf5-cf81-5d2e-a6fa-177734b779c9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.11.2017 32.2017.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-69_2017-11-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.69

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  13 novembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 maggio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 marzo 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1958, direttore
di banca, nel novembre 2014 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI indicando
quale danno alla salute una “cardiopatia dilatativa d’origine ischemica;
pregresso STEMI con PTCA 12. 2011 + impianto ICD maggio 2014” (doc. 1
incarto AI). 

 

                                         Dopo avere raccolto la
necessaria documentazione medica, tra cui quella proveniente dall’assicuratore
malattia __________, con rapporto 12 febbraio 2016 il dr. __________ del SMR
(Servizio medico regionale dell’AI) ha accertato le seguenti inabilità
lavorative sia nell’originaria professione sia in attività adeguate: 100% dal 21
maggio 2014, 80% dal 17 novembre 2014, 70% dal 1° maggio 2015 e 50% dal 14
settembre 2015 continua (doc. 52 incarto AI).

                                         Proceduto alla
determinazione del grado d’invalidità secondo il cosiddetto “raffronto
percentuale”, con decisione del 23 marzo 2017, preavvisata il 3 agosto 2016,
l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1° maggio
2015, ridotta a mezza rendita dal 1° gennaio 2016 (tre mesi dal miglioramento
dello stato di salute ex art. 88a cpv. 1 OAI) (doc. 70 incarto AI; cfr le
motivazioni in doc. 67 incarto AI). 

 

                               1.2.   Contro la succitata decisione
l’assicurato, per il tramite dell’avv. __________ ha interposto ricorso postulando
il riconoscimento di una intera rendita intera anche dopo il 1° gennaio 2016. In
primo luogo egli sostiene una violazione del diritto di essere sentito per
carenza di motivazione, ritenendo come l’Ufficio AI non abbia debitamente
tenuto conto della documentazione medica prodotta in sede amministrativa. 

                                        Il ricorrente contesta poi
la valutazione medico-teorica, ritenendola incompleta. Altrettanto contestata è
la determinazione del grado d’invalidità, indicando quale reddito da valido un
importo di almeno fr. 191'000.-- e ritenendo impossibile la continuazione con
il danno alla salute della sua attuale attività di direttore di banca al 50%.

 

                               1.3.   Con la risposta di causa, l’Ufficio
AI ha chiesto la reiezione del ricorso e la conferma della decisione impugnata,
contestando in primo luogo una violazione del diritto di essere sentito. 

                                         Rileva inoltre come i
curanti abbiano certificato dal punto di vista cardiologico un’inabilità
lavorativa nella sua professione gradualmente aumentata nel corso dei mesi, evidenziando
inoltre come lo psichiatra curante non abbia mai attestato un’incapacità.
L’amministrazione ricorda infine che il grado d’invalidità è stato fissato
mediante il raffronto percentuale dei redditi.

 

                               1.4.   Con replica 16 giugno 2017 il
ricorrente ha inoltrato le sue osservazioni in merito alla risposta di causa,
producendo documentazione del suo datore di lavoro (VIII, doc. F - I) ed il 4
luglio 2017 l’Ufficio AI ha comunicato che tali nuovi scritti non apportano
nuovi elementi di giudizio (X).

 

                               1.5.   Il 10 luglio 2017
l’assicurato ha inoltrato una “triplica spontanea” (XII).

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   L’assicurato lamenta una violazione
del diritto di essere sentito sostenendo che la decisione contestata è carente
di motivazioni laddove non spiega la ragione per cui l’Ufficio AI non ha tenuto
conto della documentazione medica prodotta in sede di osservazioni al progetto
di decisione del 3 agosto 2016.

 

                                         Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno
diritto di essere sentite. Per costante giurisprudenza (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008 consid. 4.2), dal diritto di essere sentito deve in particolare
essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di
una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i
fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 132 V 387, 127 V 219,
127 V 431, 127 I 56, 126 V 130). Il diritto di
essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie
decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona
interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento e di
poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere
all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima.
Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed
esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole
circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF U
397/05 del 24 gennaio 2007 consid. 3.2 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid.
3.2 pag. 236).

                                         In
questo senso, nell’ambito della procedura di preavviso ai sensi dell’art. 57a
cpv. 1 LAI, l’Ufficio AI non può limitarsi a prendere conoscenza delle
obiezioni sollevate da un assicurato nell’ambito delle procedura di audizione
preliminare ed esaminarle: esso deve nella sua decisione di reiezione indicare
i motivi per i quali non le ammette o non può prenderle in considerazione
(Meyer, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, ad art. 57a p. 476). 

                                         Infine, ai
sensi della giurisprudenza, una violazione di tale diritto - nella misura in
cui essa non sia di particolare gravità - è tuttavia da ritenersi sanata
qualora l'interessato abbia la facoltà di esprimersi innanzi ad un'autorità di
ricorso che gode di piena cognizione. La riparazione di un eventuale vizio deve
comunque avvenire solo in via eccezionale (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa p. 437).

 

                                         Ritornando al caso in
esame, va fatto presente che, a seguito delle osservazioni 8 settembre 2016
dell’assicurato al progetto di decisione 3 agosto 2016, in data 30 novembre
2016 l’Ufficio AI aveva trasmesso alla Cassa di compensazione __________
(competente per il calcolo ed il versamento della rendita; art. 60 cpv. 1 lett.
b e c LAI) le motivazioni che confermavano l’erogazione della rendita intera
dal 1° maggio 2015 e della mezza rendita dal 1° gennaio 2016 (doc. 58 e 59
incarto AI). 

                                         In data 24 ottobre 2016, quando
il termine prorogato per la presentazione di nuova documentazione era ormai
scaduto, il ricorrente aveva prodotto un rapporto del dr. __________ ed uno del
dr. __________ (doc. 63 incarto AI) che sono stati valutati il 10 gennaio 2017 dal
dr. __________ (pag. 189 incarto AI). Di conseguenza, l’11 gennaio 2017
l’Ufficio AI aveva inviato alla succitata cassa di compensazione le nuove
motivazioni da allegare alla decisione qui contestata, le quali riprendevano le
ragioni del SMR per cui non aveva ritenuto rilevante la nuova documentazione
prodotta (doc. 67 e 69). Ciononostante, come si evince agli atti, alla
decisione contestata sono state allegate le prime motivazioni, ossia quelle
senza il riferimento alle conclusioni del SMR (pagg. 199 – 201 incarto AI). 

                                         L’insorgente ha tuttavia
avuto la possibilità di prendere posizione davanti a questo Tribunale che gode
del pieno potere cognitivo. Un’eventuale violazione del diritto di essere
sentito è stata pertanto sanata in questa sede, dove l’assicurato ha nuovamente
ribadito le proprie censure.

 

                               2.2.   Oggetto del contendere è
sapere se all’assicurato va confermata la mezza rendita dopo il 1° gennaio 2016
o meno. 

                                         

                               2.3.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit,
2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

 

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.4.   Per costante
giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una
rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per
un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I
597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre
2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04;
STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004
nella causa T., I 299/03). 

 

                                         A sua
volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che “ Se il
grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole
modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente
o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 p. 137).

 

                                         Circa gli
effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un
assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la
riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è
messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

 

                                         L’art. 88bis
cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in
cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo
ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77
OAI.

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza
(cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Inoltre,
in DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354).

 

                                         In una sentenza 9C_323/2009
del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il TF,
richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e
l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del
SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto
senza aver visitato personalmente l’assicurato.

 

                                         Al riguardo, l’Alta Corte,
nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" (…)
per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008
e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici regionali sono
a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto
alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato -
determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad esercitare un'attività
lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente
esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico
nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con
riferimenti). (…)" (STF 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in ragione della diversità
dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di
lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche
se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11
aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente
con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del
suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz
über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungs-recht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo
fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie, l’Ufficio
AI si è fondato sul rapporto 12 febbraio 2016 del dr. __________, attivo presso
il SMR, il quale sulla base della documentazione raccolta, tra cui quella
proveniente dall’assicuratore malattia, diagnostica una cardiomiopatia
dilatativa di origine ischemica (con FE% del 35%), ha ritenuto l’assicurato
inabile nella sua ed in altre attività nella misura del 100% dal 21 maggio
2014, 80% dal 17 novembre 2014, 70% dal 1° maggio 2015 e del 50% dal 14
settembre 2015 continua. Per contro egli non ha ritenuto invalidante la sindrome
ansiosa depressiva reattiva (ICD10: F41.2) (doc. AI 39 incarto AI). 

 

                                         Come detto, la succitata
valutazione si fonda su diversi certificati medici attestanti dal punto di
vista cardiaco un graduale aumento della capacità lavorativa nell’attuale
attività di direttore di banca come in altre attività. A tal riguardo va fatto
riferimento al rapporto 8 giugno 2015 del medico curante dove sono state
esposte le incapacità lavorative riportate dal SMR e dove in particolare il
decorso è stato definitivo come “lentamente favorevole” seppur il
paziente “… presenta sempre una molto limitata funzione cardiaca e di
conseguenza una limitata prestazione fisica” (pag. 107 incarto AI). Il lento
miglioramento è stato confermato dallo stesso curante nei successivi rapporti
15 ottobre 2015 in cui è stato attestato un “tentativo ripresa al 50% dal 15
settembre 2015” (pag. 123 incarto AI) e del 24 dicembre 2015 ove è stata
confermata “… inabilità al 50% dal 14 4.2015 e continua” con “… attualmente
stabilità di decorso” (pagg. 132 incarto AI; cfr. anche doc. 7 e 14 incarto
cassa malati).  

 

                                         Dal punto di vista
psichiatrico, nel rapporto 4 febbraio 2015 lo psichiatra curante ha fra l’altro
rilevato che per la sindrome ansioso depressiva l’assicurato segue una “ …
terapia antidepressiva che ha permesso un buon miglioramento della
sintomatologia depressiva”, che “ la prognosi è favorevole da un punto
di vista psichiatrico” e che “l’inabilità lavorativa, attualmente è
abile al 30%, non è mai stata certificata da un punto di vista psichiatrico.
L’attuale grado d’inabilità lavorativa permette comunque al paziente di gestire
al meglio stress e tensioni che evidentemente oltre che a dare problemi per la
cardiopatia avrebbero ripercussione negative anche per la sintomatologia
ansioso-depressiva” (pagg. 95 e 99 incarto AI). 

                                         Nel successivo referto 14
ottobre 2015 il dr. __________, riportando una telefonata avuta con il suo
paziente, ha rilevato che quest’ultimo “attualmente ha ripreso l’attività
lavorativa al 50% con beneficio e soddisfazione come per altro descritto
precedentemente non vi è al momento attuale inabilità lavorative per ragioni
psichiatriche“ (pag. 121 incarto AI), situazione confermata anche il 23
dicembre 2015 nel senso della stazionarietà dello stato di salute (pag. 130
incarto AI). L’assenza di un’inabilità psichiatrica è stata da ultimo
confermata dallo psichiatra curante con scritto 24 novembre 2016 allegato al
ricorso (doc. E).  

 

                                         Tenuto conto quindi di
un’abilità lavorativa del 50% quale direttore di banca, l’Ufficio AI ha correttamente
determinato il grado d’invalidità del 50% in applicazione del cosiddetto
raffronto percentuale.

 

                                         A tal riguardo, secondo
giurisprudenza riassunta in 9C_225/2016 del 14 luglio 2016, se la
persona interessata non sfrutta in maniera completa e ragionevolmente esigibile
la capacità lavorativa residua, il reddito da invalido va di principio
determinato alla luce dei dati forniti dalle statistiche salariali come
risultano segnatamente dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita
dall'Ufficio federale di statistica (ISS; DTF 126 V 75 consid. 3b pag. 76
con riferimenti). Tuttavia, è possibile derogare a questo principio e fissare
la perdita di guadagno direttamente in base all'incapacità di lavoro operando
un confronto percentuale (“Prozentvegleich”). Questo metodo costituisce
una variante ammissibile del raffronto dei redditi basato su dati statistici:
il reddito da valido è preso in considerazione nella misura del 100%, mentre il
reddito da invalido è preso in considerazione tenendo conto dell'incapacità
lavorativa, la differenza percentuale corrisponde in tal modo al grado
d'invalidità (sentenze 8C_628/2015 del 6 aprile 2016 consid. 5.3.5 e
8C_211/2013 del 3 ottobre 2013 consid. 4.1 con i riferimenti pubblicata in SVR
2014 UV n. 1 pag. 1; Meyer/Reichmuth, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung [IVG], 3 aed. 2014, n. 35 e seg. ad art. 28 a
LAI). L'applicazione di questo metodo si giustifica quando il salario da valido
e quello da invalido sono fissati in base agli stessi dati statistici, oppure quando
il lavoro precedentemente svolto è ancora possibile (perché il contratto di
lavoro per esempio non è stato sciolto), oppure quando questo lavoro offre
le migliori possibilità di reintegrazione professionale (perché per esempio il
salario prima dell'invalidità è superiore a quello da invalido) (sentenze
9C_310/2009 del 14 aprile 2010 consid. 3.2 e 8C_294/2008 del 2 dicembre 2008
consid. 6.4.1).” (Sottolineatura del redattore).

 

                               2.7.   Con il presente ricorso
l’assicurato ritiene non proponibile l’attività al 50% quale direttore di
banca. 

                                         A tal riguardo egli fa
riferimento al rapporto 7 dicembre 2016 del dr. __________, specialista in
cardiologia, prodotto in sede amministrativa ed esaminato dal SMR (cfr.
annotazioni 10 gennaio 2017 in doc. 66 incarto AI), il quale ha fra l’altro
evidenziato:

 

" (…)

6.   Valutazione della capacità lavorativa quale direttore di
banca:

Sicuramente le mansioni dirigenziali
nel settore bancario portano a un importante carico di stress psichico, come
era evidente ai tempi degli eventi acuti. In questo senso ritengo improponibile
un tipo di attività come quella di direttore che, anche se eseguita per metà
tempo, imporrebbe dei ritmi e un carico di responsabilità che sul signor RI 1
potrebbero effettivamente favorire uno stato catecolaminergico a rischio di
recidiva aritmica. Inoltre l’entità delle mansioni è difficilmente
conciliabile con la comprensibile affaticabilità psichica ma in parte anche
fisica che il paziente accusa al termine di una giornata lavorativa nonostante
ora, da qualche mese, lavori già da tempo ridotto (50%).

Come detto quindi penso che, per
motivi cardiologici, l’attività di direttore non sia più proponibile.

 

 

7.   Procedere:

Certamente il paziente ha ancora delle
potenzialità a livello lavorativo, che sta sfruttando in maniera adeguata nelle
mansioni che svolge attualmente e con il compenso contrattuale che gli è stato
concesso (50%). In questo senso non si giustifica un’inabilità lavorativa
completa ma certamente bisogna considerare, nel calcolo della perdita di
guadagno, l’impossibilità di tornare a svolgere mansioni (e quindi percepire il
salario) per il quale egli è stato formato ed ha lavorato per anni in qualità
di direttore di banca a tempi pieno.” (Doc. D; sottolineatura del redattore).

 

                                         Quindi, il succitato
cardiologo ritiene non più proponibile l’attività di direttore al 50% svolta dall’assicurato
da diversi mesi anche se rileva che a livello delle potenzialità il suo
paziente sfrutta al massimo tale pensum lavorativo, escludendo la possibilità
che lo stesso ritorni a svolgere tale attività a tempo pieno. 

                                         A prescindere da tale non
chiara e congruente valutazione medica, va fatto presente che dalla
documentazione prodotta in questa sede risulta che il ricorrente non è più in
grado di continuare la sua precedente attività di direttore di banca a tempo
parziale.

                                         In effetti, con scritto 31
maggio 2017 il suo datore di lavoro ha in particolare rilevato:

 

" (…)

Egregio signor RI 1,

ci riferiamo alla recente decisione dell’AI con la quale le è
stata confermata l’invalidità al 50%.

Durante i vari colloqui intercorsi con la Direzione della Banca,
ci ha comunicato di non essere comunque in grado di lavorare a pieno ritmo e di
poter quindi garantire un impegno massimo del 10-15%, motivo per cui ha avviato
le pratiche per ottenere dall’AI un grado d’invalidità del 100%.

Il suo precario stato di salute, che perdura oramai da alcuni anni
e di cui siamo sinceramente dispiaciuti, e conseguentemente la sua ridotta performance
lavorativa hanno costretto la Banca a dovere assumere un nuovo collaboratore
che la sostituisse. (…)” (Doc. F)

                                         

                                         e gli ha proposto un prepensionamento
dal 1° luglio 2017 (doc. F).

 

                                         In data 6 giugno 2017 il
legale dell’assicurato ha risposto a quanto sopra. Per quel che concerne
l’impegno lavorativo disponibile, egli ha precisato:

 

" (…) Rispetto
al vostro scritto è comunque necessario precisare quanto segue. Il signor RI 1
non è effettivamente in grado di sostenere la propria attività lavorativa al
100%, è in effetti pendente una procedura volta all’ottenimento alla rendita
invalidità. Ciò nonostante, quanto riportato nello scritto 31 maggio 2017,
ovvero di poter garantire l’impegno massimo del 10-15%, non è stato dichiarato
dal mio assistito. Si tratta peraltro di una valutazione che compete ai medici.
(…)”

 

                                         A prescindere dal grado
d’impegno massimo garantito, con scritto 10 luglio 2017 il ricorrente ha fra
l’altro allegato la disdetta del rapporto di lavoro con effetto al 31 dicembre
2017, inclusivo dei giorni di vacanza non ancora goduti ed eventuali
straordinari (doc. O).

                                         In queste circostanze l’assicurato
ora non può mettere a maggior frutto la sua residua capacità lavorativa
nella sua originaria attività di direttore di banca. Non essendo più possibile
una tale continuazione del rapporto contrattuale, la determinazione del grado
d’invalidità mediante il raffronto percentuale non risulta più giustificata, ma
s’impone l’applicazione del metodo ordinario (cfr. consid. 2.3).

                                         Ritenuto tuttavia che lo
scioglimento del contratto di lavoro è avvenuto successivamente all’emissione
della decisione contestata (in casu 23 marzo 2017), momento che delimita dal
punto di vista temporale il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni
sociali (DTF 136 V 24 consid. 4.3; 130 V 445 consid. 1.2 con rinvii; 129 V
consid. 1.2), ciò non può essere preso in considerazione nella presente
procedura.

                                         Tuttavia gli atti sono
trasmessi all’Ufficio AI affinché valuti nell’ambito di una procedura di
revisione ex art. 17 LPGA le succitate nuove circostanze. 

 

                                         Confermata quindi la mezza
rendita, la decisione impugnata va parimenti confermata, mentre il ricorso è da
respingere. 

 

                               2.8.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

                                         L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso.

                                         

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Gli
atti sono trasmessi all’Ufficio AI affinché proceda nelle proprie incombenze ai
sensi del consid. 2.7. 

 

                                   3.   Le
spese di procedura per fr. 500.-- sono poste a carico dell’insorgente.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti