# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1538fed2-569c-52bc-9443-3b0c09abc9f9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-02-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.02.2022 38.2021.89
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2021-89_2022-02-07.html

## Full Text

Incarto
  n.

  38.2021.89

   

  rs

  	
  Lugano

  7 febbraio 2022        

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 8 novembre 2021 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 6 ottobre 2021 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Il
24 maggio 2021 la RI 1 di __________, che è stata costituita il 27 gennaio 2020
e ha avviato la propria attività connessa alla gestione del Bar __________ di __________
il 5 novembre 2020 e dell’attigua pompa di benzina già in precedenza nel mese
di marzo 2020 (cfr. doc. 3), ha inoltrato alla Sezione del lavoro un
preannuncio di lavoro ridotto per il periodo a decorrere dal 1° giugno 2021
(cfr. doc. 1; estratto RC reperibile nel sito www.zefix.ch).

 

                                         Dal
relativo Formulario di preannuncio si evince, da un lato, che il lavoro ridotto
colpisce 3 dipendenti (con contratto di lavoro di durata indeterminata) sui 4
dell’azienda e che la perdita di lavoro probabile è del 50% (cfr. doc. 1 pti.
2.1, 3, 4.1), dall’altro, che quale causa è stato indicato che “(…)
disposizioni COVID-19 derogate dal Consiglio di Stato dove vigeva la chiusura
totale dell’attività. In seguito a ciò il lavoro è notevolmente diminuito”
(cfr. doc.1 p.to 2.2).

 

                                         Il
5 luglio 2021 la società ha precisato che in realtà le persone colpite da
lavoro ridotto sono due, e meglio __________ e __________ (cfr. doc. 3).

 

                               1.2.   Il
16 agosto 2021 la Sezione del lavoro ha sollevato opposizione, nel senso che il
diritto alle indennità per lavoro ridotto non è stato riconosciuto per il
periodo dal 1° giugno al 31 agosto 2021, rilevando:

 

" (…) ritenuto
come la società sia di nuova costituzione e che ha avviato la propria attività
in piena pandemia, ciononostante assumendo nuovo personale a tempo
indeterminato, e non essendo più colpita da alcun ordine di chiusura
dell'autorità, la perdita di lavoro che ne deriva non risulta computabile a
partire dal 31 maggio 2021, essendo evitabile e senza alcun carattere di
eccezionalità. Inoltre, non essendo per il periodo in esame in vigore
restrizioni particolari, lo scrivente Ufficio non ritiene verosimile la perdita
di lavoro annunciata in misura del 50%. Invero, unica limitazione imposta all'esercizio
pubblico è l'impossibilità di disporre dei posti all'esterno, (…).

 

(…). la società ha inizialmente indicato, quale causa della
perdita di lavoro, una diminuzione di posti a sedere sia all'interno sia
all'esterno dovuta alle misure di distanziamento. In seguito, la società ha
asserito che "I posti a sedere (...) in terrazza non ce ne sono in quanto
l’amministrazione dello stabile ce li hanno tolti. Ci siamo pure, rivolti a un
legale per vedere di risolvere la questione". Ne consegue pertanto che, in
ogni caso, la perdita di lavoro derivante dall'impossibilità di usufruire dello
spazio esterno non è computabile, in quanto vi è un terzo responsabile del
danno, come si evince dalla documentazione presentata dalla società. (…)” (Doc.
12 pag. 3)

 

                               1.3.   La RI 1, l’8 settembre 2021,
ha interposto opposizione contro la decisione del 16 agosto 2021, facendo
valere:

 

" (…)

- Noi abbiamo ripreso un'azienda esistente
e, dai conti che ci hanno sottoposto il locale con adiacente pompa di benzina
funzionava. E per questo motivo, che adduciamo che il calo di lavoro è dovuto
alle disposizioni COVlD-19 derogate dal Consiglio di Stato dove vigeva la
chiusura totale dell'attività, in seguito a ciò il lavoro è notevolmente
diminuito.

Nel 2020 i locali sono rimasti chiusi dal 17.03.2020 al 11.05.2020
(chiusura di tutte le aziende) e in seguito, dal 22.12.2020 al 31.05.2021,
causando una perdita non indifferente.

Non potevamo certo prevedere che dopo poco più di un mese
dall'apertura si dovesse ancora chiudere dal 22.12.2020 al 31.05.2021.

- Inoltre voi asserite che abbiamo assunto da subito (dal
05.11.2020) personale al 100%. Vi comunichiamo che in un bar con annesso pompa
di benzina devono esserci almeno due persone per turno. (…)” (Doc. 13)

 

                               1.4.   Con decisione su opposizione
del 6 ottobre 2021 la Sezione del lavoro ha confermato il provvedimento del 16
agosto 2021, motivando come segue:

 

" (…)

3. Nel caso concreto l'opponente lamenta
una perdita di lavoro dovuta alle chiusure imposte dalle autorità federali a
partire dal 22 dicembre 2020 che interessa ancora ad oggi i due dipendenti assunti quali camerieri presso il bar.

Quanto alle presunte ripercussioni odierne delle predette
chiusure, anzitutto la perdita di lavoro non può ritenersi computabile in
quanto, vista la documentazione prodotta, non è stata comprovata dalla ditta,
ritenuto segnatamente che i locali interni di bar e ristoranti erano di nuovo
accessibili a partire dal 31 maggio 2021 senza particolari restrizioni (cfr.
art. 5a Ordinanza COVID 19 situazione particolare).

Inoltre, nemmeno con riferimento alla possibilità di sfruttamento
della terrazza (la quale, secondo l'autorizzazione alla gerenza del 26 luglio
2021, conta di totali 9 posti a sedere), la perdita di lavoro annunciata può
essere indennizzata, in quanto imputabile unicamente a terzi: i posti esterni
non hanno potuto infatti essere utilizzati a causa di una vertenza di carattere
civile in corso con il locatore ed un vicino garage (cfr. documenti inviati
all'UG in data 30 luglio 2021).

Di conseguenza, ritenuto che la perdita di lavoro lamentata è
imputabile direttamente a terzi responsabili (art. 32 cpv. 3 LADI, art. 51
OADI) e che inoltre, quanto al locale interno, non è nemmeno stato dimostrato
quali conseguenze avrebbe avuto la pandemia a seguito delle riaperture del 31
maggio 2021, non è possibile riconoscere il diritto alle indennità per lavoro
ridotto (…)” (Doc. A)

 

                               1.5.   Contro la decisione su
opposizione del 6 ottobre 2021 la RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al
TCA, nel quale ha chiesto l’annullamento della stessa e la concessione delle
indennità per lavoro ridotto a favore dei due dipendenti (cfr. doc. I
pag. 4).

 

                                         A sostegno della propria
pretesa ricorsuale l’insorgente ha addotto che non è corretto quanto
rimproverato dall’amministrazione, ossia che avrebbe potuto evitare le
riduzioni mediante provvedimenti adeguati ed economicamente sopportabili o
rendendo un terzo responsabile del danno, precisando che la stessa autorità non
fa accenno alcuno a chi sarebbe questo terzo responsabile.

                                         Riguardo alla questione
della terrazza, il cui mancato sfruttamento secondo la Sezione del lavoro
sarebbe da imputare a una vertenza civile con il garage adiacente ed un vicino,
la ricorrente ha asserito:

 

" (…) La
nuova LEAR ha previsto il certificato di idoneità obbligatorio entro tre anni
dall'entrata in vigore della legge medesima. Quindi, il comune per rilasciare
tale certificato ha dovuto verificare l'idoneità edilizia, sanitaria, di
sicurezza, ecc. dell'esercizio, emanando la relativa decisione. Una volta che
la decisione era definitiva poteva essere consegnata all'autorità cantonale per
il rilascio dell'autorizzazione: senza questa decisione di idoneità il locale
sarebbe chiuso. In altre parole, l'attestato di idoneità è uno degli attestati
e requisiti di diritto pubblico come lo è la presentazione del certificato e
dell'assicurazione RC.

Se l'autorizzazione ci permette 9 posti, significa che l'autorità
comunale (prima) e cantonale (dopo) hanno emesso tale decisione che è cresciuta
in giudicato amministrativamente, cioè con il tacito consenso di tutti coloro
che erano legittimati ad eventualmente ricorrere.

E se le persone devono essere 9, significa che se ne prevediamo di
più piomba la multa e avremmo problemi con le assicurazioni se succedesse
qualcosa.

Contrariamente a quanto si fa trapelare dalla decisione, la
vertenza civile non ha quindi alcun legame con l'autorizzazione LEAR (e quindi
anche edilizia). (…)” (Doc. I pag. 2)

 

                                         È stato altresì affermato
che pure scorretto è che dal 31 maggio 2021 non vi sono più restrizioni negli
esercizi pubblici, indicando:

 

" (…) il
personale ha sempre dovuto utilizzare la mascherina, e questo ancora oggi. Vi
sono dei numeri massimi per le tavolate (tranne per le famiglie e conviventi) e
le distanze da mantenere da seduti tra i tavoli, dato che le persone si
toglievano la mascherina. A questo aggiungiamo i corposi piani di protezione (a
disposizione volentieri anche il nostro che ha ripreso il modello elaborato da
GastroTicino in collaborazione con la SECO, l'Ufficio federale della sanità
pubblica e i sindacati) con tutte le modifiche avvenute tra il mese di maggio e
oggi (le ultime dal 1° novembre). Non è
un caso quindi che le stesse ILR sono state prolungate anche per il settore
esercentesco.

E tralasciamo pure la paura che regna ancora nelle persone, o in
talune persone, soprattutto gli anziani.

Non è neppure un caso che GastroSuisse lo scorso 21 settembre abbia pubblicato
e ribadito la forte contrazione delle entrate negli esercizi pubblici non
direttamente situati nei centri grossi o in tipiche località turistiche.
Contrazioni, lo ha scritto GastroSuisse, che dalla loro indagine si situa anche
fino al 30%.

Per questo non capiamo in alcun modo cosa dobbiamo ancora
dimostrare, visto che abbiamo allegato tutti i conteggi e tutte le autorità
riconoscono che vi è una contrazione generalizzata per diversi fattori. (…)” (Doc.
I pag. 3)

 

                                         La Sagl sostiene, da un
lato, che implicitamente la Sezione del lavoro la invita a licenziare il
personale e che ciò, senza gli aiuti e a fronte della ridotta attività, sarebbe
l’unica soluzione. Dall’altro, che un licenziamento comporterebbe comunque un
carico sull’assicurazione contro la disoccupazione. Infine, che “perdere chi
sa già cosa fare, significa dovere poi un giorno rispiegare ad un nuovo assunto
il da farsi, cosa che comporta un costo. E tutto ciò con il presupposto che si
trovi il personale valido”. (Doc. I pag. 3)

 

                               1.6.   Nella sua risposta del 6
dicembre 2021 la Sezione del lavoro ha proposto la reiezione del ricorso con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
doc. III).

 

                               1.7.   Il
7 dicembre 2021 il presidente del TCA ha assegnato alle parti un termine di 10
giorni per presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. IV). Le parti
sono rimaste silenti.

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto
del contendere è la questione di sapere se a ragione o meno la Sezione del
lavoro non abbia riconosciuto alla ricorrente il diritto alle indennità per
lavoro ridotto a favore dei dipendenti __________ e __________ a decorrere dal
mese di giugno 2021.

 

                               2.2.   I
presupposti del diritto all'indennità per lavoro ridotto sono regolati all'art.
31 LADI.

                                         Questa
disposizione prevede esaustivamente (cfr. DTF 119 V 36) quattro condizioni
materiali, espresse positivamente, e tre condizioni personali, espresse
negativamente, per potere beneficiare dell'indennità per lavoro ridotto.

 

                                         Le
condizioni positive sono enumerate al cpv. 1 dell'art. 31 LADI secondo cui i
lavoratori, il cui tempo normale di lavoro è ridotto o il cui lavoro è
integralmente sospeso, hanno diritto a una indennità per lavoro ridotto se:

 

"
a.   sono soggetti
all'obbligo di contribuzione all'assicurazione contro            la
disoccupazione e non hanno ancora raggiunto l'età minima   per l'obbligo di
contribuzione nell'AVS;

b.   la perdita di lavoro è computabile (art. 32);

  c.   il rapporto di lavoro non è stato
disdetto;

  d.   la perdita di lavoro è
probabilmente temporanea ed è presumibile           che con la diminuzione del
lavoro potranno essere conservati i    loro posti di lavoro."

 

                                         Secondo
il cpv. 1bis in vigore dal 1° luglio 2003 per verificare i
presupposti del diritto di cui al cpv. 1 lett. d, in casi eccezionali può
essere effettuata un'analisi aziendale a carico del fondo di compensazione.

                                         I
requisiti appena esposti devono essere adempiuti nella loro totalità.

 

                                         L’art.
32 cpv. 1 LADI prevede che:

 

"
Una perdita di lavoro è
computabile se:

a. è dovuta a
motivi economici ed è inevitabile e

b. per
ogni periodo di conteggio è di almeno il 10 per cento delle ore di lavoro
normalmente fornite in complesso dai lavoratori dell’azienda.”

 

                                         Il
cpv. 3 dell’art. 32 LADI stabilisce che;

 

"
Il Consiglio
federale disciplina per i casi di rigore la computabilità di perdite di lavoro
riconducibili a provvedimenti delle autorità, a perdite di clienti dovute alle
condizioni meteorologiche o ad altre circostanze non imputabili al datore di
lavoro. Esso può, per questi casi, prevedere termini di attesa più lunghi di
quelli di cui al capoverso 2 e stabilire che la perdita di lavoro è computabile
soltanto in caso di completa cessazione o considerevole limitazione
dell’esercizio.”

 

                                         Al
riguardo l’art. 51 OADI precisa quanto segue:

 

"
1 Le perdite di lavoro dovute a provvedimenti
delle autorità o ad altre circostanze non imputabili al datore di lavoro sono
computabili se il datore di lavoro non può evitarle mediante provvedimenti
adeguati ed economicamente sopportabili o rende­re un terzo responsabile del
danno.

2 La
perdita di lavoro è segnatamente computabile se è stata cagionata da:

a. il divieto di
importare o di esportare materie prime o merci;

b. il
contingentamento delle materie prime o dei materiali d’esercizio, compresi i
combustibili;

c. restrizioni
di trasporto o chiusura delle vie d’accesso;

d. interruzioni
di lunga durata o restrizioni notevoli dell’approvvigionamento energetico;

e. danni causati
da forze naturali.

3 La
perdita di lavoro non è computabile se i provvedimenti delle autorità sono
dovuti a circostanze delle quali il datore di lavoro è responsabile.

4 La
perdita di lavoro dovuta a un danno non è computata nella misura in cui sia
coperta da un’assicurazione privata. Se il datore di lavoro non è assicurato
contro una tale perdita, ancorché l’assicurazione sia possibile, la perdita di
lavoro è com­putata il più presto dopo la fine del periodo di disdetta applicabile
al contratto di lavoro in­dividuale.”

 

                                         La clausola relativa ai
casi di rigore secondo l’art. 32 cpv. 3 LADI e 51 OADI si riferisce a
situazioni che non sono immediatamente riconducibili a motivi economici ma che
rendono più difficile o impossibile l’attività economica. Si tratta di
circostanze eccezionali. L’elenco di cui all’art. 51 cpv. 2 OADI non è
esaustivo (cfr. STF 8C_474/2021 del 19 ottobre 2021 consid. 3).

 

                                         L’art.
33 LADI enuncia:

 

" (…)

1 Una perdita di lavoro non è computabile:

a. se è dovuta a misure d’organizzazione
aziendale, come lavori di pulizia, di ripa­razione o di manutenzione, nonché ad
altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti, oppure a circostanze
rientranti nella sfera normale del rischio azien­dale del datore di lavoro;

b. se è usuale nel ramo, nella
professione o nell’azienda oppure se è causata da oscillazioni stagionali del
grado d’occupazione;

c. in quanto cada in giorni festivi, sia
cagionata da vacanze aziendali o sia fatta valere soltanto per singoli giorni
immediatamente prima o dopo giorni festivi o vacanze aziendali;

d. se il lavoratore non accetta il
lavoro ridotto e dev’essere pertanto rimunerato secondo il contratto di lavoro;

e. in quanto concerna persone vincolate
da un rapporto di lavoro di durata deter­minata o da un rapporto di tirocinio o
al servizio di un’organizzazione per la­voro temporaneo oppure;

f.  se è la conseguenza di un conflitto
collettivo di lavoro nell’azienda in cui lavo­ra l’assicurato.

 

2 Il
Consiglio federale, per evitare abusi, può prevedere altri casi in cui la
perdita di lavoro non è computabile.

 

3 Il
Consiglio federale definisce il concetto di oscillazioni stagionali del grado
d’occupazione.”

 

                                         Le
condizioni negative sono stabilite all'art. 31 cpv. 3 LADI, secondo cui non hanno
diritto all'indennità per lavoro ridotto:

 

" a.   i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il
cui     tempo di lavoro non è 

      sufficientemente controllabile;

b.   il coniuge del datore di lavoro occupato
nell'azienda di 

      quest'ultimo;

  c.   le persone che, come soci,
compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda,
determinano o possono influenzare risolutamente le decisioni del datore di
lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell'azienda."

 

                               2.3.   Nella
Prassi LADI ILR, la Segreteria di Stato dell’economia (in seguito: SECO) ha
stabilito che:

 

"
(…)

C3    La perdita di lavoro dovuta a motivi economici deve essere
inevitabile. Questo presupposto è la conseguenza dell’obbligo di diminuire il
danno che impone al datore di lavoro di prendere tutte le misure
ragionevolmente esigibili per evitare la perdita di lavoro.

 

C4    La cassa nega il diritto all’indennità soltanto se può dimostrare,
in base a sufficienti motivi concreti, che la perdita di lavoro avrebbe potuto
essere evitata e se vi sono misure che il datore di lavoro ha omesso di
adottare. 

 

C5    Il lavoro ridotto non deve essere considerato a priori come una
misura evitabile perché il datore di lavoro avrebbe potuto evitarlo licenziando
parte del personale o perché i lavoratori avrebbero potuto trovare
un'occupazione presso un altro datore di lavoro. 

 

C6    Se però il datore di lavoro è consapevole da tempo che la sua
azienda necessita di una ristrutturazione, si può esigere che quest’ultimo
adotti per tempo i necessari provvedimenti (p. es. adeguamento della sua gamma
di prodotti alle nuove esigenze del mercato).

(…).

 

C9    Le perdite di lavoro dovute a provvedimenti delle autorità o ad
altre circostanze non imputabili al datore di lavoro sono computabili se il datore
di lavoro non può evitarle mediante provvedimenti adeguati ed economicamente
sopportabili o non può rendere un terzo responsabile del danno.

(…).

 

D1    Una
perdita di lavoro non è computabile se: 

         · è dovuta ad
altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti, oppure a circostanze
rientranti nella sfera normale del rischio aziendale del datore di lavoro; 

· è usuale nel ramo, nella professione o nell’azienda; 

· è causata da oscillazioni stagionali del grado di occupazione; 

         · cade in
giorni festivi, è cagionata da vacanze aziendali o è fatta valere soltanto per
singoli giorni immediatamente prima o dopo giorni festivi o vacanze aziendali; 

· il lavoratore non accetta il lavoro ridotto; 

         · concerne
persone vincolate da un rapporto di lavoro di durata determinata; 

· concerne persone vincolate da un rapporto di tirocinio; 

         · concerne
persone al servizio di un’organizzazione per lavoro temporaneo; 

         · è la
conseguenza di un conflitto collettivo di lavoro nell’azienda in cui lavora
l’assicurato. 

 

La perdita di lavoro non è computabile in nessuno di
questi casi anche se è dovuta a provvedimenti delle autorità o ad altre
circostanze non imputabili al datore di lavoro (C7 segg.) 

 

ð Giurisprudenza 

DLA 1996/1997 pag. 54 (Un istituto che si occupa essenzialmente
di test di screening della tubercolosi presso i ragazzi in età scolastica
subisce una perdita di lavoro in seguito a una decisione dell'autorità
cantonale della sanità pubblica che ordina la soppressione di questi test. Una
simile perdita di lavoro è legata ai progressi compiuti nella lotta contro la
tubercolosi e rientra nei rischi normali di questo tipo di istituto) 

 

DTF 121 V 371 (Una perdita di lavoro dovuta a una
diminuzione dei sussidi rientra nella sfera normale del rischio aziendale di un'impresa
di trasporto ferroviario, è usuale nel ramo e, con molta probabilità,
considerata la situazione finanziaria della Confederazione, non è solo
temporanea) 

 

DTF 119 V 498 (Per un’impresa specializzata nella
costruzione di gallerie, l’afflusso imprevedibile di acqua ad alto tenore
solforico e cloridrico malgrado le indagini preliminari non rientra nella sfera
normale del rischio aziendale) 

 

Sfera normale del rischio aziendale 

 

D2    Una perdita di lavoro non è computabile se è dovuta a misure
d’organizzazione aziendale, come lavori di pulizia, di riparazione o di
manutenzione, nonché ad altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti,
oppure a circostanze rientranti nella sfera normale del rischio aziendale.
Rientrano nella sfera normale del rischio aziendale le perdite di lavoro usuali
che si verificano regolarmente e che, pertanto, sono prevedibili e possono
essere calcolate in anticipo. 

 

D3    I rischi aziendali «normali» non possono, secondo la
giurisprudenza, essere determinati in base a un criterio applicabile a tutte le
aziende. Vanno invece determinati nei singoli casi in base all'attività
specifica dell'azienda e alla situazione che la caratterizza. Le perdite di
lavoro che possono intervenire in ogni azienda rientrano nella sfera normale del
rischio aziendale. Soltanto le perdite di lavoro straordinarie per l'azienda
sono computabili. 

 

D4    Per quanto riguarda le nuove aziende, una mancanza di

         ordinazioni
durante la fase di avvio, ossia per un periodo di 2 anni circa, è ritenuta
usuale e le conseguenti perdite di lavoro rientrano nella sfera normale del
rischio aziendale. Non rientrano invece tra questi rischi le perdite di lavoro
subite, ad esempio, da un’azienda esistente che è stata ripresa da un altro
datore di lavoro con un semplice cambiamento di nome oppure le perdite di
lavoro dovute a provvedimenti delle autorità.

 

D5    Il fatto che il datore di lavoro si concentri su un grande cliente
o su un cliente principale non è di per sé un motivo sufficiente per negargli
il diritto all’ILR adducendo che la diminuzione delle ordinazioni rientra nella
sfera normale del rischio aziendale. Il servizio cantonale si oppone al
versamento dell’indennità se l'azienda non dimostra in modo credibile che il
cliente effettuerà in tempi brevi nuove ordinazioni che le permetteranno di
ritornare a lavorare a pieno regime o che troverà nuovi sbocchi sul mercato.

 

D6    Rientrano nella sfera normale del rischio aziendale in particolare:
le fluttuazioni regolari delle ordinazioni e le perdite di lavoro dovute a lavori
di rinnovo o di revisione; le oscillazioni del grado di occupazione causate da
un aumento della concorrenza; le perdite di lavoro nel settore della
costruzione derivanti dal rinvio dei lavori per insolvibilità del committente o
dal ritardo di un progetto in seguito a una procedura di opposizione pendente;
le perdite di lavoro dovute a malattia, infortunio o ad altre assenze del
datore di lavoro o di un dirigente. (…)”

 

                               2.4.   Nella “Direttiva 2020/10:
Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»” del 22 luglio
2020 in relazione all’indennità per lavoro ridotto sono stati introdotti in
particolare i punti 2.1 - 2.6 che sono stati sostanzialmente mantenuti nelle
seguenti versioni, e meglio nella Direttiva 2020/12 del 27 agosto 2020 e nella Direttiva
2020/15 del 30 ottobre 2020. 

                                         In quest’ultima la SECO ha
precisato che:

 

"
(…)

2.1    Perdita di lavoro temporanea 

Anche ammesso che la pandemia si verifichi in varie
ondate, va notato che sia la pandemia stessa sia la perdita di lavoro ad essa
associata devono essere considerate temporanee. 

 

2.2    Perdite di lavoro per motivi economici 

A causa dell’insorgenza improvvisa, dell’entità e
della gravità, una pandemia non può essere considerata un normale rischio
aziendale a carico del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 33 capoverso 1
lettera a LADI, anche se è probabile che colpisca qualsiasi datore di lavoro.
Pertanto, le perdite di lavoro dovute al calo della domanda di beni e servizi
per questo motivo sono computabili in applicazione dell’articolo 32 capoverso 1
lettera a LADI. Il datore di lavoro deve tuttavia comprovare in modo verosimile
che le perdite di lavoro suscettibili di verificarsi nella sua impresa sono
riconducibili allo scoppio della pandemia. Un semplice richiamo alla pandemia è
una giustificazione insufficiente.

(…).

 

2.3    Perdite di lavoro dovute a
provvedimenti delle autorità o ad altre circostanze non imputabili al datore di
lavoro 

Anche i provvedimenti adottati dalle autorità in
relazione alla pandemia sono da considerarsi circostanze eccezionali, pertanto
le perdite di lavoro dovute a tali provvedimenti rientrano nella
regolamentazione speciale ai sensi dell’articolo 32 capoverso 3 LADI e
dell’articolo 51 OADI. Ciò vale anche per le misure che interessano solo
singoli settori o rami economici e per le misure disposte dalle autorità
cantonali o comunali. 

 

Sono computabili le perdite di lavoro non imputabili
al datore di lavoro, come quelle dovute all’impossibilità per i lavoratori di
raggiungere il luogo di lavoro.

 

Al contrario, non sono computabili le perdite di
lavoro riconducibili a una condotta scorretta del datore di lavoro (art. 51
cpv. 3 OADI). 

(…).

 

2.5    Diritto all’ILR nell’ambito del
graduale allentamento delle restrizioni

Con il graduale allentamento delle restrizioni, per la maggior
parte delle aziende interessate il provvedimento delle autorità decade come
giustificazione. Pertanto, in linea di principio, l’attività deve essere
ripresa non appena consentito. Questo requisito è espressione dell’obbligo di
riduzione del danno. Tuttavia, vi sono quattro situazioni in cui il diritto
all’ILR può ancora sussistere:

 

(1) In base alle misure sanitarie ancora in vigore, un’azienda può
riassumere soltanto parte dei suoi collaboratori. In questo caso, il diritto
all’ILR è concesso per la perdita di lavoro di quei collaboratori che non
possono essere reimpiegati o che possono esserlo solo parzialmente, a
condizione che siano soddisfatte le altre condizioni per il diritto. In questo
caso, la perdita di lavoro computabile è ancora dovuta a provvedimenti delle
autorità e si applica l’art. 32 cpv. 3 LADI in combinato disposto con l’art. 51
OADI.

 

(2) Per ragioni economiche, un’azienda può riassumere soltanto
parte dei suoi collaboratori oppure non è in grado di procurarsi i prodotti
necessari per una completa ripresa delle sue attività e quindi può riassumere
soltanto parte della sua forza lavoro. La perdita di lavoro computabile è dovuta
alle conseguenze economiche della pandemia. Il diritto all’ILR è ancora valido,
a condizione che siano soddisfatte le altre condizioni per il diritto.

 

(3) Un’azienda deve continuare a restare chiusa se non è in grado
di attuare le misure comportamentali e igieniche richieste o se si prevede che,
alla riapertura, le perdite saranno superiori a quelle riportate durante la
temporanea chiusura. Qualora sia oggettivamente impossibile attuare le
necessarie misure comportamentali e igieniche, il lavoro deve essere sospeso.
In questo caso il datore di lavoro ha diritto all’ILR per i collaboratori
interessati, a condizione che siano soddisfatte le altre condizioni per il
diritto. L’azienda deve dimostrare in modo plausibile che le perdite alla
riapertura supererebbero quelle riportate durante la chiusura temporanea. In
tal caso, e qualora il rischio di licenziamenti o di chiusura definitiva
aumenti, sussiste il diritto all’ILR.

 

(4) Un’azienda deve continuare a restare chiusa come conseguenza
indiretta dei provvedimenti delle autorità ancora in vigore. Ad esempio, un
ristorante non può riaprire perché è raggiungibile soltanto tramite un’azienda
di trasporto turistico (es. funivia o cabinovia) ancora soggetta a un divieto
di esercizio. Per esercitare il diritto all’ILR, il datore di lavoro deve
dimostrare questa conseguenza indiretta. Ciò è dovuto al fatto che le perdite
di lavoro dovute a provvedimenti ufficiali o ad altre circostanze per le quali
il datore di lavoro non è responsabile sono computabili se il datore di lavoro
non può evitarle con provvedimenti adeguati ed economicamente convenienti o non
può indicare un terzo come responsabile del danno (art. 51 cpv. 1 OADI).

 

Se un’azienda continua a rivendicare una perdita di lavoro
superiore all’85% per i periodi di conteggio da giugno in poi, deve presentare
le corrispondenti giustificazioni alla CD e supportarle con opportuni documenti
aziendali. La CD deve sottoporre al vaglio del SC i conteggi non plausibili al
di sopra del valore soglia. Le modalità di verifica per le aziende appartenenti
al settore della gastronomia sono descritte nell’allegato 1 della direttiva
2020/08 – l'allegato rimane in vigore. Questa procedura viene applicata in modo
analogo sia ad altre aziende sia in caso di successivo allentamento delle
restrizioni.

Per il periodo di conteggio relativo a maggio 2020, l’azienda può
continuare ad effettuare i conteggi per oltre l’85% anche senza
giustificazione. Tuttavia, la CD è libera di chiedere una giustificazione anche
per questo periodo di conteggio. (…)”

 

                                         I p.ti 2.1, 2.2., 2.3 sono
rimasti invariati nella “Direttiva 2021/01 Aggiornamento «Disposizioni speciali
a causa della pandemia»” del 20 gennaio 2021 che ha sostituito la Direttiva del
30 ottobre 2020.

                                         Al p.to 2.5 è stato
inserito quanto segue:

 

" (…)

(5) Un’azienda deve rispettare le condizioni imposte dall’autorità
che le impediscono di svolgere un’attività economica, per esempio la
limitazione dell’orario di apertura fino alle 19 per un ristorante che genera
buona parte dell’incasso la sera. L’azienda deve dimostrare in modo plausibile
che le perdite dovute alla continuazione parziale supererebbero quelle
riportate durante la chiusura temporanea.

In tal caso, e qualora il rischio di licenziamenti o di chiusura
definitiva aumenti, sussiste il diritto all’ILR.

 

Se un’azienda continua a rivendicare una perdita di lavoro
superiore all’85% per i periodi di conteggio da giugno 2020 a novembre 2020 in
poi, deve presentare le corrispondenti giustificazioni alla CD e supportarle
con opportuni documenti aziendali. La CD deve sottoporre al vaglio del SC i
conteggi non plausibili al di sopra del valore soglia.”

 

                                         La
Direttiva 2021/06 del 19 marzo 2021 che ha sostituito la Direttiva 2021/01 del
20 gennaio 2021 ai p.ti 2.1, 2.2., 2.3 e 2.5. ha aggiunto il p.to 2.2.c
relativo alle aziende di nuova costituzione:

 

" 2.2 c
Aziende di nuova costituzione 

A causa dell’insorgenza improvvisa, dell’entità e della gravità,
una pandemia non può essere considerata un normale rischio aziendale a carico
del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 33 capoverso 1 lettera a LADI,
anche se è probabile che colpisca qualsiasi datore di lavoro. Pertanto, le
perdite di lavoro dovute al calo della domanda di beni e servizi per questo
motivo sono computabili in applicazione dell’articolo 32 capoverso 1 lettera a
LADI, anche se l’azienda è in fase di avvio. 

Si applica l’eccezione già prevista nella Prassi LADI ILR D4 a
seguito di provvedimenti delle autorità. Poiché non è prevista l’applicazione
della regola dei due anni, nel modulo di preannuncio semplificato non si deve
indicare la data di costituzione. 

La situazione sarebbe diversa per un’azienda costituita durante la
pandemia (dal 16 marzo 2020) che, senza aver mai svolto in precedenza
un’attività commerciale, commetterebbe un abuso del diritto imputando
direttamente le ore perse a ragioni economiche. Se questi fatti vengono
accertati in occasione di un controllo del datore di lavoro da parte della SECO
o sulla base di una segnalazione agli organi esecutivi, l’azienda deve aspettarsi
un rifiuto o un riesame dell’autorizzazione.”

 

                                         La
Direttiva 2021/07 del 20 aprile 2021, che ha sostituito quella del 19 marzo
2021, non ha apportato modifiche ai p.ti 2.1, 2.2, 2.2 c, 2.3 e 2.5, mentre la
Direttiva 2021/13 del 30 giugno 2021, che ha sostituito la Direttiva del 20
aprile 2021, ha adeguato il p.to 2.5 in fine:

 

" (…) 

Se un’azienda continua a rivendicare una
perdita di lavoro superiore all’85% per i periodi di conteggio da giugno 2020 a
novembre 2020 in poi e da giugno 2021 una perdita di lavoro superiore al 50%,
deve presentare le corrispondenti giustificazioni alla CD e supportarle con gli
opportuni documenti aziendali. La CD deve sottoporre a vaglio del SC i conteggi
non plausibili al di sopra del valore soglia.

 

Per dimostrare la plausibilità delle
perdite di lavoro fatte valere, i beneficiari di lunga durata devono - con
effetto immediato - in particolare essere tenuti a comprovare che

- le perdite di lavoro dovute a motivi
economici continuano a essere inevitabili;

- vi sono ancora perdite attribuibili alla
pandemia e ai corrispondenti provvedimenti delle autorità; e

- la perdita di lavoro continua a essere
considerata temporanea e l’ILR permetterà di mantenere i posti di lavoro.”

 

                                         I p.ti 2.1, 2.2, 2.2 c,
2.3 e 2.5 sono pressoché rimasti immutati nella Direttiva 2021/16:
Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»” del 1° ottobre
2021 che ha sostituito la Direttiva 2021/13 del 30 giugno 2021.

 

                                         La Direttiva
2021/21 del 17 dicembre 2021, che sostituisce la Direttiva 2021/16 del 1°
ottobre 2021, indica a pag. 3 che i p.ti 2.1, 2.2, 2.3 e 2.5. non sono più
validi dal 31 dicembre 2021.

                                         Per quanto concerne il
p.to 2.2 c, è precisato che lo stesso è stato inserito nella “Direttiva 2021/22
«Adeguamenti delle Prassi LADI»” del 17 dicembre 2021 che prevede in relazione
alla Prassi LADI ILR:

 

"
D4a       Valido dal 19.03.2021

  A causa dell’insorgenza improvvisa,
dell’entità e della gravità, una pandemia non può essere considerata un normale
rischio aziendale a carico del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 33
capoverso 1 lettera a LADI, anche se è probabile che colpisca qualsiasi
datore di lavoro. Pertanto, le perdite di lavoro dovute al calo della domanda
di beni e servizi per questo motivo sono computabili in applicazione dell’articolo
32 capoverso 1 lettera a LADI, anche se l’azienda è in fase di avvio. Si
applica l’eccezione già prevista nella Prassi LADI ILR D4 a seguito di
provvedimenti delle autorità. La situazione sarebbe diversa per un’azienda
costituita durante la pandemia (dal 16 marzo 2020) che, senza aver mai svolto
in precedenza un’attività commerciale, commetterebbe un abuso del diritto
imputando direttamente le ore perse a ragioni economiche. Se questi fatti
vengono accertati in occasione di un controllo del datore di lavoro da parte
della SECO o sulla base di una segnalazione agli organi esecutivi, l’azienda
deve aspettarsi un rifiuto o un riesame dell’autorizzazione.” (cfr. https://www.arbeit.swiss/secoalv/it/home/service/publikationen/kreisschreiben---avig-praxis.html).

                               2.5.   Le
direttive amministrative - come la Prassi LADI emanata
dalla SECO - non costituiscono norme giuridiche e non sono
vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_503/2021 del
18 novembre 2021 consid. 4.2.; STF 8C_463/2021 del 9 novembre 2021 consid.
4.2.; STF 9C_458/2020 del 27 settembre 2021 consid. 4.1.; DTF 147 V 79 consid.
7.3.2.; STF 8C_721/2020 del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF 9C_631/2019
del 19 giugno 2020 consid. 2.3.; DTF 144 V 195; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag.
438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).

 

                                         Quest’ultimo deve tenerne
conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili giustificata
nel caso di specie (cfr. STF 8C_272/2021 del 17 novembre 2021 consid. 3.1.3.;
STF 8C_721/2020 del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF 8C_214/2020 del 18
febbraio 2021 consid. 3.2; DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; STF 8C_405/2018 del 22
gennaio 2019 consid. 6.1.1; DTF 142 V 442 consid. 5.2 pag. 445 seg.; DTF
140 V 314 consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF
133 V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V
286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229
consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e
riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c,
pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c,
pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

 

                                         Il giudice deve, invece,
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1.; DTF 130 V 229 consid. 2.1.;
STF H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid.
1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997
ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127,
SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V
65 consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220
consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233
consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4
consid. 3a; vedi inoltre Bois,
"Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag.
77ss; Duc-Greber: "La portée
de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale"
in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo,
"Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage",
Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul
Meno 1992, pag. 296-297).

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                               2.6.   Nella presente evenienza dalle
carte processuali emerge che la società RI 1 con sede a __________, in via __________,
è stata iscritta a registro di commercio il 27 gennaio 2020. Dall’estratto RC
risulta il seguente scopo:

 

" (…) La gestione operativa e amministrativa di esercizi
pubblici, di aree di servizio e di stazioni di benzina. L'acquisto, la vendita,
lo scambio, il prestito, l'importazione e l'esportazione, il trasporto, la distribuzione
e il commercio di prodotti petroliferi e i suoi derivati così come gli altri
prodotti affini. Il servizio di take-away. L'acquisto e la vendita di beni
mobiliari e immobiliari, l'assunzione di rappresentanze e di concessioni di
qualsiasi genere. Attività di cambio valute in divise e operazioni connesse. La
società può assumere dei mandati di rappresentanza e/o eleggere degli uffici di
rappresentanza come pure succursali in Svizzera e all'estero. La società può
esplicare ogni attività che sia direttamente o indirettamente correlata con lo
scopo sociale o che sia utile per il perseguimento dello stesso. La società può
detenere immobili sia in Svizzera sia all'estero e può detenere partecipazioni
di società svizzere o estere.”

 

                                         Il capitale della società
di fr. 20'000.-- appartiene a __________, la quale, oltre a essere socia, è
unica gerente della Sagl (cfr. estratto RC reperibile nel sito www.zefix.ch).

 

                                         La RI 1, che ha ripreso
un’azienda già esistente (cfr. doc. 13), gestisce il Bar __________, sito in
via __________ a __________, la cui attività è iniziata il 5 novembre 2020, e
l’attigua stazione di servizio avviata in precedenza, e meglio dal mese di
marzo 2020 (cfr. doc. 3).

                                         In effetti le “Autorizzazioni
provvisorie alla gerenza per esercizio senza alloggio” concesse il 2 novembre
2020 e l’11 gennaio 2021 al gerente __________, domiciliato a __________ in via
__________ e marito della socia gerente, __________, prevedono quale datore di
lavoro la RI 1, ma quale insegna “Bar __________” (cfr. doc. 11; 10, 7).

                                         È solo nell’“Autorizzazione
alla gerenza per esercizio senza alloggio” del 26 luglio 2021 che l’insegna è
stata modificata in “Bar __________”. 

                                         Inoltre, come del resto
nelle Autorizzazioni provvisorie, è precisato che la struttura è costituita da
30 posti interni e da 9 posti esterni sulla terrazza (cfr. doc. 9; 10; 11).

 

                                         L’organico del personale
dal mese di novembre 2020 è composto della responsabile al 100%, __________
(salario lordo fr. 3'500.-- al mese), del gerente al 100%, __________ (salario
lordo fr. 3'500.-- al mese + tredicesima) e di due camerieri al 100%, __________
(salario lordo fr. 3'500.-- al mese) e __________ (salario lordo fr. 2'000.--
al mese), figli di __________ e __________ nati il __________ 1998,
rispettivamente il 22 novembre 2000 (cfr. doc. 7; 3; 4).

 

                                         I quattro contratti di
lavoro di durata indeterminata sono stati conclusi con la RI 1 il 31 ottobre
2020 con effetto dal 5 novembre 2020 (cfr. doc. 4).

 

                                         La
RI 1, il 24 maggio 2021, ha inoltrato alla Sezione del lavoro un preannuncio di
lavoro ridotto a far tempo dal 1° giugno 2021 per i dipendenti __________ e __________,
con una perdita di lavoro probabile del 50%. È stato indicato che “il motivo
per cui abbiamo introdotto il lavoro ridotto è dovuto alle disposizioni
COVID-19 derogate dal Consiglio di Stato dove vigeva la chiusura totale
dell’attività. In seguito a ciò il lavoro è notevolmente diminuito” (cfr.
doc. 1, consid. 1.1.).

 

                                         La società ha precisato, il
5 luglio 2021, che “da quando il locale è stato riaperto prima come take-away
e in seguito dal 31.05.2021 occupando i posti a sedere ho notato una
diminuzione della clientela. Comunque visto le misure di distanziamento abbiamo
dovuto anche ridurre i posti a sedere all’interno” e il 9 luglio 2021 che “(…)
faccio notare che i posti sia in terrazza che all’interno sono diminuiti in
seguito alle misure di distanziamento per COVID-19” (cfr. doc. 3).

                                         Il 6 luglio 2021 la
ricorrente, in relazione al mese di giugno 2021, ha affermato, da un lato, che
le ore previste per __________, __________ e __________ erano 176 ciascuno,
corrispondenti a quelle contrattuali. Dall’altro, che le ore lavorate da __________
erano pari a 0, mentre quelle lavorate da __________ e __________ 176 ore
ognuno.

 

                                         Per i mesi di agosto e
settembre 2021 a fronte di 176 ore mensili previste è stato indicato che
sarebbero state lavorate 176 ore al mese da __________, ma nessuna ora da __________,
come pure da __________ (cfr. doc. 3).

 

                                         Inoltre il 9 luglio 2021 è
stato dichiarato che le cifre d’affari mensili (pompa di benzina + bar) dal
giugno 2020 al maggio 2021 (l’attività del bar è ad ogni modo iniziata dal
novembre 2020) sono state le seguenti:

 

-       giugno
2020            fr. 607

-       luglio
2020              fr. 2’661

-       agosto
2020            fr. 3’804

-       settembre
2020       fr. 3’055

-       ottobre
2020           fr. 3’355

 

-       novembre
2020       fr. 5'372 di cui fr. 2'556 (bar)

-       dicembre
2020        fr. 3'282 di cui fr. 1'312 (bar)

-       gennaio
2021          fr. 2'596 di cui fr. 512 (bar take away)

-       febbraio
2021          fr. 3'128 di cui fr. 670 (bar take away)

-       marzo
2021             fr. 3'473 di cui fr. 765 (bar take away)

-       aprile
2021              fr. 4'226 di cui fr. 1'227 (bar take away)

-       maggio
2021           fr. 6'142 di cui fr. 2'394 (bar)” (Doc. 3; 7).

 

                                         Il probabile sviluppo del
volume d’affari dei seguenti quattro mesi è stato stimato in fr. 5'100.--
mensili da giugno a settembre 2021 (cfr. doc. 3).

 

                                         Nel mese di giugno 2021
tale previsione è stata superata. In effetti il fatturato complessivo ammonta a
fr. 7'028 (fr. 3700 pompa benzina + fr. 3'328 bar; cfr. doc. 7).

 

                                         Sempre il 9 luglio 2021 la
Sagl ha puntualizzato che il numero dei posti a sedere all’interno era a quel
momento, a seguito delle disposizioni Covid-19, di 18 e in terrazza non ve ne
erano “in quanto l’amministrazione dello stabile ce li hanno tolti, Ci siamo
pure rivolti a un legale per vedere di risolvere la questione” (cfr. doc.
7)

 

                                         La
Sezione del lavoro, il 16 agosto 2021, ha negato alla __________ il diritto
alle indennità per lavoro ridotto per il periodo dal 1° giugno al 31 agosto
2021 chiesto a favore dei dipendenti __________ e __________, ritenendo, da una
parte, non computabile la perdita di lavoro essendo evitabile e senza alcun
carattere di eccezionalità, dall’altra, in ogni caso non verosimile la perdita
di lavoro annunciata del 50% non essendo in vigore per il periodo in esame
particolari restrizioni (cfr. doc. 12; consid. 1.2.).

                                         Tale
provvedimento è stato confermato dalla decisione su opposizione del 6 ottobre
2021, in cui l’amministrazione ha in particolare evidenziato che la perdita di
lavoro lamentata in relazione all’impossibilità di sfruttare la terrazza è
imputabile direttamente a terzi responsabili (art. 32 cpv. 3 LADI, art. 51
OADI) e che, per quanto riguarda il locale interno, nemmeno è stato dimostrato
quali conseguenze avrebbe avuto la pandemia a seguito delle riaperture del 31
maggio 2021 (cfr. Doc. A; consid. 1.4.).

 

                               2.7.   Chiamata a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, questa Corte rileva innanzitutto che il 19 giugno 2020
il Consiglio federale ha adottato, sulla base dell’art. 6 cpv. 2 lett. a e b
della Legge federale sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell’essere
umano (Legge sulle epidemie, LEp) relativo alla situazione particolare (l’art.
6 cpv. 1 LEp enuncia che “vi è una situazione
particolare se a. gli organi esecutivi ordinari non sono in grado di
prevenire e di combattere la comparsa e la propagazione di malattie
trasmissibili e vi è uno dei seguenti rischi: 1. un
rischio elevato di contagio e di propagazione, 2. un
particolare pericolo per la salute pubblica, 3. un
rischio di gravi conseguenze per l’economia o per altri settori vitali; b.
l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha accertato l’esistenza di una
situazione sanitaria d’emergenza di portata internazionale che rappresenta una
minaccia per la salute pubblica in Svizzera) – secondo cui “sentiti i Cantoni, il Consiglio federale può: a.
ordinare provvedimenti nei confronti di singole persone; b.
ordinare provvedimenti nei confronti della popolazione” –, l’Ordinanza
sui provvedimenti per combattere l’epidemia di COVID-19 nella situazione
particolare (Ordinanza COVID-19 situazione particolare) in vigore dal 20,
rispettivamente 22 giugno 2020 (cfr. RU 2020 2213).

 

                                         L’art. 1 della citata
Ordinanza, relativo all’oggetto e allo scopo, prevede che la medesima
stabilisce provvedimenti nei confronti della popolazione, delle organizzazioni,
delle istituzioni e dei Cantoni per combattere l’epidemia di COVID-19 (cpv. 1).
I provvedimenti sono finalizzati a impedire la diffusione del coronavirus (COVID19)
e a interrompere le catene di trasmissione (cpv. 2).

 

                                         L’Ordinanza COVID-19
situazione particolare è stata regolarmente adattata a seconda della situazione
epidemiologica (cfr. https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/2020/439/it/history).

 

                                         Per quanto concerne la
ristorazione, oltre all’obbligo di registrazione dei dati di contatto dei
presenti introdotto nell’Ordinanza COVID-19 situazione particolare il 19 giugno
2020 (cfr. art. 5 e Allegato), il 18 ottobre 2020, con effetto dal giorno
successivo, è stato inserito l’art. 5a secondo cui “nelle strutture della
ristorazione, nei bar, nei club, nelle discoteche e nelle sale da ballo, gli
alimenti e le bevande possono essere consumati soltanto stando seduti”
(cfr. RU 2020 4159).

                                         L’art. 5a è poi stato
modificato il 28 ottobre 2020 prevedendo segnatamente che dal giorno successivo
le strutture della ristorazione e i bar dovevano rimanere chiuse tra le ore
23.00 e le ore 06:00, come pure che non potevano sedersi più di quattro persone
a un tavolo. Tale limitazione non veniva applicata ai genitori con figli, né
alle mense e alle offerte delle strutture diurne delle scuole dell’obbligo
(cfr. RU 2020 4503).

 

                                         Nel frattempo nel Canton
Ticino il Consiglio di Stato con Risoluzione n. 5200 dell’8 ottobre 2020,
valida dal 9 ottobre 2020, al p.to 3 aveva decretato che “in tutte le
strutture della ristorazione è ammessa unicamente la consumazione al tavolo,
rispettivamente al posto assegnato. Si deve provvedere alla raccolta dei dati
degli ospiti, registrando - per almeno una persona al tavolo (…)”.

                                         La Risoluzione n. 5529 del
26 ottobre 2020, in vigore dal 28 ottobre 2020, p.to 2 enunciava che “nelle
strutture della ristorazione così come nelle manifestazioni con servizio di
cibi e bevande: gli ospiti sono tenuti a sedersi; - al singolo tavolo possono
prendere posto al massimo 4 persone (ad eccezione dei genitori con figli)”.

 

                                         L’11
dicembre 2020 il Consiglio federale ha varato nuove restrizioni per le
manifestazioni e per gli orari di apertura di ristoranti e altre strutture
accessibili al pubblico.

                                         Ai sensi dell’art. 5a cpv.
1 lett. b dell’Ordinanza COVID-19 situazione particolare, in vigore dal 12
dicembre 2020:

 

" 1 Oltre al
piano di protezione secondo l’articolo 4, alle strutture della ristorazione, ai
bar e ai club si applica quanto segue: 

 

    b.    agli orari di apertura si applica quanto segue: 

           1.
tra le ore 19.00 e le ore 06.00 le strutture devono rimanere chiuse; sono fatti
salvi i numeri 2 e 3, 

           2. le
strutture della ristorazione in alberghi riservate agli ospiti dell’albergo, i
servizi di fornitura di pasti e i negozi di cibi da asporto (takeaway) possono
restare aperti tra le ore 06.00 e le ore 23.00, 

           3.
nella notte tra il 24 e il 25 dicembre e nella notte tra il 31 dicembre e il 1°
gennaio le strutture possono restare aperte fino alle ore 01.00;”

 

                                         Inoltre l’art. art. 7 cpv.
2-5 sancisce:

 

" 2 Un
Cantone può estendere gli orari di apertura di cui agli articoli 5a capoverso 1
lettera b numero 1 e 5abis se nel Cantone interessato sono adempiute le
seguenti condizioni: 

 

    a.    sono
disponibili le capacità necessarie secondo l’articolo 5c capoverso 3 lettere b
e c; 

    b.    il
numero di riproduzione è inferiore a 1 per almeno sette giorni consecutivi;
fanno stato i dati pubblicati dal Theoretical Biology Group dell’Istituto di
biologia integrativa del Politecnico federale di Zurigo; 

    c.    il
numero delle nuove infezioni per 100 000 persone è inferiore negli ultimi sette
giorni alla media nazionale; fanno stato i dati pubblicati dall’UFSP. 

 

3 Se del caso può stabilire che le strutture della ristorazione, i
bar e i club possono restare aperti fino al massimo alle ore 23.00. 

 

4 Se intende estendere gli orari di apertura, si mette d’accordo
con i Cantoni limitrofi. Informa l’UFSP della sua decisione. 

 

5 Se il numero di riproduzione è superiore a 1 per tre giorni
consecutivi o se una delle condizioni di cui al capoverso 2 lettere a e c non è
più adempiuta deve revocare immediatamente l’estensione degli orari di
apertura.”

 

                                         È stato previsto che tali
disposizioni avrebbero avuto effetto sino al 22 gennaio 2021 (cfr. RU 2020
5377).

 

                                         Per completezza va
osservato che in Ticino il Consiglio di Stato, con Risoluzione n. 6496 del 7
dicembre 2020, aveva inasprito le misure per combattere la diffusione del
coronavirus già dal 9 dicembre 2020, decretando in particolare la chiusura dei
bar dalle 19:00 e dei ristoranti dalle 22:00.

 

                                         Il 18 dicembre 2020 gli
art. 5a e 7 dell’Ordinanza COVID-19 situazione particolare del 19 giugno 2020
sono stati modificati con effetto dal 22 dicembre 2020 al 22 gennaio 2021 (cfr.
RU 2020 5813):

 

" Art. 5a
Disposizioni particolari per le strutture della ristorazione, i bar, i club, le
discoteche e le sale da ballo 

 

1 L’esercizio di strutture della ristorazione, bar, club, discoteche
e sale da ballo è vietato. 

 

2 Il divieto non vige per le strutture seguenti: 

    a.    le
strutture che offrono cibi e bevande da asporto (take-away) e i servizi di
fornitura di pasti; 

    b.    le
mense aziendali che servono esclusivamente le persone che lavorano nell’azienda
interessata e che per la distribuzione e la consumazione di cibi e bevande nel
piano di protezione prevedono le misure seguenti: 

           1.    per
la consumazione nel settore della ristorazione vige l’obbligo di stare seduti, 

           2.    durante
la consumazione tutte le persone devono rispettare la distanza obbligatoria; 

    c.    le
mense e le offerte delle strutture diurne delle scuole dell’obbligo che servono
esclusivamente gli allievi, i docenti e i dipendenti della scuola; 

    d.    le
strutture della ristorazione e i bar riservati esclusivamente agli ospiti
dell’albergo; a questi si applica quanto segue:

           1.    la
dimensione dei gruppi di ospiti può comprendere al massimo quattro persone per
tavolo; questa limitazione non si applica ai genitori con figli, 

           2.    per
gli ospiti vige l’obbligo di stare seduti, segnatamente i cibi e le bevande
possono essere consumati soltanto stando seduti, 

           3.    tra
i gruppi di ospiti deve essere mantenuta la distanza obbligatoria o devono
essere installate barriere efficaci, 

           4.    i
gestori devono registrare i dati di contatto di almeno un ospite per ogni
gruppo di ospiti. 

 

3 Le strutture di cui al capoverso 2 lettere a e d possono restare
aperte tra le ore 06.00 e le ore 23.00. Nella notte tra il 31 dicembre e il 1°
gennaio le strutture di cui al capoverso 2 lettera d possono restare aperte
fino alle ore 01.00.”

 

" Art. 7
cpv. 2, frase introduttiva, lett. b e c, nonché 3–6

 

2 Un Cantone può stabilire l’apertura di ristoranti, bar e club di
cui all’articolo 5a e delle strutture culturali, ricreative, per il tempo
libero e sportive di cui all’articolo 5d, come pure estendere gli orari di
apertura di cui all’articolo 5abis se nel Cantone interessato sono adempiute le
condizioni seguenti: 

    b.    il
numero di riproduzione è inferiore a 1,00 per almeno sette giorni consecutivi;
fanno stato i dati pubblicati dall’UFSP; 

    c.    gli
ultimi sette valori della media giornaliera mobile su sette giorni del numero
di casi confermati in laboratorio sono inferiori alla media nazionale; fanno
stato i dati pubblicati dall’UFSP. 

3 Se del caso può stabilire che le strutture della ristorazione, i
bar e i club possono restare aperti fino al massimo alle ore 23.00 e nella
notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio fino al massimo alle ore 01.00. 

4 Se intende aprire strutture o estendere gli orari di apertura di
cui al capoverso 2, il Cantone si mette d’accordo con i Cantoni limitrofi.
Informa l’UFSP della propria decisione. 

5 Se il numero di riproduzione è superiore a 1,00 per tre giorni
consecutivi o se una delle condizioni di cui al capoverso 2 lettere a e c non è
più adempiuta, il Cantone deve revocare immediatamente l’apertura delle
strutture o l’estensione degli orari di apertura di cui al capoverso 2. 

6 Dal 5 gennaio 2021 al numero di riproduzione di cui ai capoversi
2 lettera b e 5 si applica il valore 0,90.”

 

                                         Il 6 gennaio 2021 sono
state abrogate con effetto dal 9 gennaio 2021 le possibilità di agevolazioni
cantonali di cui all’art. 7 cpv. 2-6 (cfr. RU 2021 2).

 

                                         Il 13 gennaio 2021 la
durata di validità delle modifiche dell’11 dicembre 20201 e del 18 dicembre
20202 dell’Ordinanza COVID-19 situazione particolare è stata prorogata sino al
28 febbraio 2021 (cfr. RU 2021 6).

 

                                         Il divieto di esercizio
per strutture della ristorazione, bar, club, discoteche e sale da ballo, ad
eccezione, segnatamente, delle strutture della ristorazione e i bar riservati
esclusivamente agli ospiti dell’albergo, è stato mantenuto per il mese di marzo
2021 (cfr. modifica del 24 febbraio 2021, RU 2021 110).

 

                                         L’art. 5a cpv. 2
dell’Ordinanza COVID-19 situazione particolare del 19 gennaio 2020 è stato
modificato, il 14 aprile 2021, nel senso che dal 19 aprile 2021 il divieto non
vigeva più per “le strutture della ristorazione, i bar e i club, comprese le
strutture take-away, se offrono posti a sedere per la consumazione di cibi e
bevande esclusivamente nelle aree esterne; per aree esterne s’intendono le
terrazze e altre aree all’esterno dell’edificio che, per garantire la libera
circolazione dell’aria: 1. non sono coperte, o 2. sono coperte e aperte su
almeno la metà dei lati”. 

                                         È stato altresì previsto,
in particolare, che l’art. 5a avrebbe avuto effetto fino al 31 maggio 2021 e
che dopo tale data sarebbe decaduto (cfr. RU 2021 213;
https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-83106.html).

 

                                         Il 26 maggio 2021 il
tenore dell’art. 5a cpv. 1 dell’Ordinanza è stato modificato con effetto dal 31
maggio 2021 come segue:

 

" 1
Lʼesercizio di discoteche e sale da ballo è vietato. 

 

2 Alle strutture della ristorazione, ai bar e ai club in cui la
consumazione avviene sul posto, si applica quanto segue: 

    a.    tra i
gruppi di ospiti deve essere mantenuta la distanza obbligatoria o devono essere
installate barriere efficaci; 

    b.    per
gli ospiti vige lʼobbligo di stare seduti, segnatamente i cibi e le
bevande possono essere consumati soltanto stando seduti; 

    c.    la
dimensione dei gruppi di ospiti in luoghi chiusi può comprendere al massimo
quattro persone per tavolo e, in aree esterne, al massimo 6 persone per tavolo;
questa limitazione non si applica ai genitori con figli; 

    d.     i
gestori devono registrare i dati di contatto di tutti gli ospiti; sono esentati
dalla registrazione dei dati di contatto i bambini in compagnia dei genitori.”
(RU 2021 300)

           

                                         Il 23 giugno 2021 è stata
abrogata l’Ordinanza COVID-19 situazione particolare del 19 giugno 2020 a
decorrere dal 26 giugno 2021 ed è stata emanata una nuova versione dell’Ordinanza
sui provvedimenti per combattere l’epidemia di COVID-19 nella situazione
particolare (cfr. RU 2021 379).

                                         L’art. 12 della nuova
Ordinanza riguardante le disposizioni particolari per le strutture della
ristorazione, i bar e i club enuncia:

 

" 1 Alle
strutture della ristorazione, ai bar e ai club in cui la consumazione avviene
sul posto si applica quanto segue: 

    a.    nei luoghi chiusi: 

           1.  tra
i gruppi di ospiti deve essere mantenuta la distanza obbligatoria o devono
essere installate barriere efficaci, 

           2.  per
gli ospiti vige l’obbligo di stare seduti, segnatamente i cibi e le bevande
possono essere consumati soltanto stando seduti, 

           3.  gli
ospiti devono sempre portare una mascherina facciale se non sono seduti al loro
tavolo, 

           4.  i
gestori devono registrare i dati di contatto di una persona per gruppo di
ospiti; 

    b.    nelle
aree esterne, tra i gruppi di ospiti deve essere mantenuta la distanza
obbligatoria o devono essere installate barriere efficaci.”

 

                                         Dal 26 giugno 2021 nei
ristoranti è, pertanto, stata revocata la limitazione del numero di persone per
tavolo e all’esterno le dimensioni dei gruppi non sono più state limitate, come
pure è stato revocato l’obbligo di consumare stando seduti (cfr.
https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-84127.html;
https://www4.ti.ch/dss/dsp/covid19/direttive/alberghi-ristoranti-e-capanne/).

 

                               2.8.   In
relazione alla domanda di indennità per lavoro ridotto inoltrata dalla RI 1, il
TCA ricorda avantutto che l’art. 31 cpv. 1 lett. d LADI, prevede che i
lavoratori hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto se “la perdita di
lavoro è probabilmente temporanea ed è presumibile che con la diminuzione del
lavoro potranno essere conservati i posti di lavoro”. (cfr. consid. 2.2.)

 

                                         Per
costante giurisprudenza federale si presume che la perdita di lavoro sia
temporanea (cfr. DTF 111 V 379 consid. 2b pag. 384, Rubin, “Commentaire de la loi sur
l’assurance-chômage”. Ed. Schulthess 2014 pag. 345).

                                         Le
direttive della SECO (cfr. consid. 2.4.) stabiliscono peraltro chiaramente che
“sia la pandemia stessa, sia la perdita di lavoro ad essa associata devono
essere considerate temporanee”.

 

                                         Questo Tribunale rileva,
altresì, che la RI 1, pur avendo iniziato l’attività connessa al Bar __________
nel mese di novembre 2020 (la stazione di benzina invece era attiva dal marzo
2020) è stata fondata nel mese di gennaio 2020, ovvero precedentemente allo
scoppio della pandemia e ha ripreso un’azienda già esistente (cfr. estratto RC;
doc. 13; consid. 2.6.).

                                         Pertanto il caso di specie
non concerne una ditta costituita durante la pandemia (cfr. STCA 38.2021.46 del
25 ottobre 2021; STCA 38.2021.47 del 25 ottobre 2021).

                                         Giova in ogni caso osservare
che la perdita di lavoro di un’azienda costituita durante la pandemia è
computabile se è dovuta, in particolare, a provvedimenti adottati dalle
autorità, quali gli ordini di chiusura, a meno che non si sia confrontati con
un abuso di diritto (cfr. STCA 38.2021.32 del 13 settembre 2021; Prassi LADI
ILR p.to D4; Direttiva 2021/06: Aggiornamento “Disposizioni speciali a causa
della pandemia “ del 19 marzo 2021 p.to 2.2 c; Direttiva 2021/22 “Adeguamenti
delle Prassi LADI” del 17 dicembre 2021 p.to D4a; consid. 2.4.).

 

                               2.9.   Il Tribunale federale, in una
sentenza 8C_17/2021 del 20 maggio 2021 consid. 4.6.3., pubblicata in DTF 147 V
359, ha ricordato, facendo riferimento al Messaggio concernente la legge
federale sulle basi legali delle ordinanze del Consiglio federale volte a far
fronte all’epidemia di COVID-19 (Legge COVID-19) del 12 agosto 2020, che il
senso e lo scopo dell’indennità per lavoro ridotto non è garantire l’esistenza
dell’azienda o coprire la perdita di fatturato, bensì quello di evitare dei
licenziamenti.

 

                                         Il Messaggio 20.058
concernente la legge federale sulle basi legali delle ordinanze del Consiglio
federale volte a far fronte all’epidemia di COVID-19 (Legge COVID-19) del 12
agosto 2020 prevede, in effetti, che “in quanto strumento dell’assicurazione
contro la disoccupazione lo scopo l’IRL non è quello di garantire la
sopravvivenza dell’esercizio o di coprire le perdite e la diminuzione del
fatturato, bensì quello di salvaguardare i posti di lavoro. Di fatto s’intende
evitare che il temporaneo calo della domanda dei prodotti e servizi offerti e
la conseguente perdita di lavoro provochi a breve termine un’ondata di
licenziamenti” (cfr. FF 2020 5797 segg. (5818)).

 

                                         Al riguardo cfr. pure STF
8C_555/2021 del 24 novembre 2021 consid. 3.3.1.

 

                                         L’Alta Corte, con sentenza
8C_503/2021 del 18 novembre 2021, ha confermato il giudizio del Tribunale
amministrativo del Canton Svitto che aveva accolto il ricorso di una Sagl che
gestiva un salone di parrucchiere alla quale era stato negato il diritto a
indennità per lavoro ridotto richiesto a favore di due collaboratori dal 1°
settembre 2020 al 31 agosto 2021. 

                                         Il TF ha deciso che, a
ragione, la Corte cantonale, in conformità a quanto previsto al p.to 2.5. della
Direttiva emessa dalla SECO “Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della
pandemia»” (in particolare versioni 2021/07 aprile 2021 e 2021/16 1° ottobre
2021), aveva concluso che la società aveva reso credibile che la perdita di
lavoro era economica e da ricondurre alla pandemia.

                                         La nostra Massima Istanza
ha ritenuto ininfluenti le circostanze che nel Canton Svitto il settore dei
parrucchieri possa essere stato confrontato con uno sviluppo economico e che
nelle immediate vicinanze della ricorrente abbiano aperto quattro nuovi
parrucchieri. Questi elementi non sono stati considerati significativi ai fini
della valutazione di quel caso di specie, in quanto i singoli saloni nella loro
rispettiva struttura aziendale, nell’offerta e nel segmento di clientela
possono differire notevolmente uno dall’altro, cosicché pure in misura diversa
possono essere colpiti da una perdita di lavoro dovuta alla pandemia.

 

                                         In
una successiva sentenza 8C_555/2021 del 24 novembre 2021, menzionata sopra,
l’Alta Corte ha respinto l’impugnativa dell’Ufficio del lavoro interposta
contro il giudizio emanato sempre dal Tribunale amministrativo del Canton
Svitto con cui era stato accolto il ricorso inoltrato da una Sagl che gestiva
un bar contro il diniego del diritto a ILR per i mesi di novembre e dicembre
2020, deciso dall’amministrazione poiché, avendo ridotto i giorni e l’orario di
apertura dell’esercizio pubblico, avrebbe violato l’obbligo di ridurre il
danno. 

                                         Il
Tribunale federale ha evidenziato che, in prima
battuta, l’amministrazione aveva negato le ILR solo per i nuovi dipendenti,
ossia per le persone assunte meno di sei mesi prima del preannuncio di lavoro
ridotto. Tale decisione del 27 novembre 2020 era poi stata revocata il 2
dicembre 2020 e il diritto a ILR era stato negato a tutti i dipendenti per
violazione dell’obbligo di ridurre il danno. In simili condizioni la nostra
Massima Istanza ha indicato che non era oggetto della lite la questione di
sapere se tutti i dipendenti adempissero le condizioni per avere diritto alle
ILR (cfr. consid. A.a e 3.1.).

                                         Il
Tribunale cantonale aveva del resto rinviato gli atti all’amministrazione per
nuova decisione ai sensi dei considerandi.

                                         Il TF ha ritenuto corretto
il giudizio della Corte del Canton Svitto, la quale aveva considerato
plausibile che la ricorrente, nei giorni di chiusura, non avrebbe potuto
gestire il bar in modo proficuo e che la riduzione dei tempi di apertura non
era dovuta alla sottoccupazione dei dipendenti, bensì era la conseguenza della
flessione della domanda e delle restrizioni connesse alle misure di igiene
accresciute, quindi della pandemia di Covid-19. 

                                         Il Tribunale cantonale
aveva, pertanto, ritenuto, da una parte, che la limitazione degli orari di
apertura fosse sensata dal profilo dell’economia dell’azienda e non costituiva
una violazione dell’obbligo di ridurre il danno.

                                         Dall’altra, che in
applicazione del criterio della verosimiglianza preponderante fosse dato un
nesso causale adeguato tra il crollo del numero degli avventori e la pandemia,
rispettivamente le misure ordinate dalle Autorità.

                                         Di conseguenza l’Autorità
giudiziaria di primo grado aveva rettamente stabilito che sussisteva una
perdita di lavoro computabile ai sensi dell’art. 31 cpv. 1 lett. b LADI. 

 

                                         Il TCA, dal canto suo, in
una sentenza 38.2021.32 del 13 settembre 2021 ha constatato che la Sezione del
lavoro aveva riconosciuto il diritto alle indennità per lavoro ridotto a favore
del personale di una società costituita dopo lo scoppio della pandemia (nel
mese di luglio 2020, con inizio il 17 ottobre 2020) che gestisce un esercizio
pubblico il quale aveva dovuto limitare gli orari di apertura dal 12 dicembre
2020, rispettivamente cessare l’attività il 22 dicembre 2020, a seguito dei
provvedimenti restrittivi adottati dalle autorità per combattere il
coronavirus, ad eccezione di due dipendenti - una che svolgeva funzioni
dirigenziali e un’altra addetta alle pulizie delle camere (in sostituzione di
altro personale) -, in quanto assunte benché non realmente necessarie.

                                         Contrariamente alla
Sezione del lavoro, questo Tribunale ha accordato, per principio, il diritto
alle prestazioni anche alle due assicurate menzionate assunte nel mese di
ottobre 2020 con effetto dal 1° gennaio 2021.

                                         Al riguardo è stato
precisato, da una parte, che la presenza di una addetta alle pulizie era
essenziale, poiché la pulizia dell’esercizio pubblico risulta essere
un’attività imprescindibile per la buona conduzione dello stesso e, fatto salvo
il primo periodo di apertura, non poteva essere svolta esclusivamente da
personale preposto ad altre mansioni fondamentali, come i camerieri.

                                         D’altra parte, che anche
l’assunzione di una responsabile della ristorazione e del settore alberghiero
si rivelava necessaria, in quanto persona determinante per la conduzione della
struttura.

                                         Di conseguenza la perdita
di lavoro in relazione alla domanda di indennità per lavoro ridotto a favore
delle due dipendenti è stata considerata computabile.

 

                                         Questa Corte, con sentenza
38.2021.46 del 25 ottobre 2021, ha accolto il ricorso di una società a cui la
Sezione del lavoro aveva negato il diritto all’indennità per lavoro ridotto dal
31 luglio al 31 agosto 2020, ritenendola un’azienda di nuova costituzione che
non aveva mai esercitato la propria attività prima dello scoppio della
pandemia.

                                         Il TCA ha osservato, da un
lato, che la società era stata costituita a fine febbraio 2020 e avrebbe dovuto
cominciare l’attività ad aprile 2020 (iniziata poi l’11 maggio 2020 a causa
delle chiusure imposte dal 16 marzo 2020), per cui non si era confrontati con
una situazione di abuso di diritto. Dall’altro, che la stessa aveva acquistato
da un’altra società l’esercizio pubblico già esistente e operativo dal 2018.

                                         Infine, che i motivi
indicati per la riduzione della clientela (modifica delle abitudini delle
persone; smart working) risultavano legati alla pandemia di modo che la perdita
di lavoro era computabile.

                                         Questo Tribunale ha,
perciò, concluso che il diritto all’indennità per lavoro ridotto doveva essere
riconosciuto - facendo riferimento anche all’art. 333 cpv. 1 e 1bis CO - agli
assicurati già dipendenti della precedente società che sono stati assunti dalla
nuova, nonché alla persona che non era attiva in precedenza presso l’esercizio
pubblico, poiché assunta con un ruolo di responsabilità.

 

                                         Cfr. pure STCA 38.2021.47
del 25 ottobre 2021 concernente la società di cui alla STCA 38.2021.46 in
relazione al periodo 9 settembre - 9 dicembre 2020.

 

                                         Con sentenza 38.2021.61
del 6 dicembre 2021, non ancora cresciuta in giudicato, il TCA ha per contro
confermato il modo di procedere della Sezione del lavoro che ha riconsiderato
la propria decisione di riconoscimento del diritto all’ILR dal 12 dicembre 2020
al 2 marzo 2021 al personale (10 dipendenti) di una società che gestisce un
esercizio pubblico, negandolo a due dipendenti (una attiva al 100% e una al
50%), in quanto i loro contratti di lavoro di durata indeterminata erano stati
disdetti nel mese di ottobre 2020 per il 31 dicembre 2020. 

                                         Non sono state considerate
atte a sovvertire l’esito della vertenza le circostanze che la collaboratrice
al 50%, dal 1° gennaio 2021, era stata assunta da un’altra società gestita dal
medesimo amministratore unico, rispettivamente che la seconda collaboratrice
era stata riassunta a far tempo dal 1° gennaio 2021 all’80% ma con lo stipendio
invariato.

 

                             2.10.   Nel caso di specie la società
ricorrente ha assunto a tempo pieno quattro dipendenti - membri della medesima
famiglia (padre, madre e due figli), di cui i coniugi, __________ e __________,
sono la socia e gerente unica della società, rispettivamente il gerente
dell’esercizio pubblico - alla fine di ottobre 2020 con effetto dal 5 novembre
2020 (cfr. consid. 2.6.), ossia quando la situazione epidemiologica stava
peggiorando sensibilmente e le autorità federali, nonché del Canton Ticino avevano
già adottato, relativamente al settore della ristorazione, delle disposizioni
aggiuntive rispetto alla sola registrazione dei dati (consumazioni solo seduti,
4 persone per tavolo; chiusura tra le ore 23:00 e le ore 06:00; cfr. consid.
2.7.).

 

                                         Il 7 dicembre 2020, del
resto, il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha poi decretato la chiusura
dei bar dalle 19:00 e dei ristoranti dalle 22:00 a partire dal 9 dicembre 2020.

                                         L’11 dicembre 2020 il
Consiglio federale ha ordinato la chiusura segnatamente dei ristoranti e dei
bar tra le 19:00 e le 6:00 a partire dal 12 dicembre 2020.

                                         Il Consiglio federale, il
18 dicembre 2021, ha inoltre deciso che con effetto dal 22 dicembre 2020 dovevano chiudere le strutture della ristorazione, senza alcuna deroga durante le festività.
Potevano rimanere aperte soltanto le mense aziendali, le mense scolastiche
della scuola dell'obbligo e le strutture della ristorazione degli alberghi
riservate ai propri ospiti. Restavano inoltre consentite la vendita di cibi e
bevande da asporto e i servizi di consegna. (cfr. consid. 2.7.; https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-81745.html).

 

                                         Pertanto, già dal profilo
della tempistica delle assunzioni e del relativo pensum, il modo di
procedere dell’insorgente sembra contrastare con l’obbligo di riduzione del
danno e l’eventuale perdita di lavoro, visto ad ogni modo che l’assunzione di
personale durante un periodo molto difficile, come è quello riguardante la
pandemia, comporta in sé il pericolo di subire perdite, sembra essere dovuta a
circostanze rientranti nel normale rischio aziendale (cfr. art. 33 cpv. 1 lett.
a LADI).

 

                                         Il TCA prende atto
dell’asserzione della RI 1 secondo cui sono state assunte quattro persone a
tempo pieno dal 5 novembre 2020, in quanto “in un bar con annessa pompa di
benzina devono esserci almeno due persone per turno” (cfr. doc. 13).

 

                                         Tuttavia in casu la
questione relativa alle assunzioni durante la pandemia non merita di ulteriori
approfondimenti. 

 

                                        In effetti il 19 aprile
2021 bar e ristoranti hanno potuto riaprire le
loro terrazze, a condizione che fossero rispettate regole quali l’obbligo di
consumare stando seduti e d’indossare la mascherina finché non arrivavano le
consumazioni, la limitazione a quattro ospiti al massimo per tavolo, l’obbligo
di registrare i dati di contatto di tutti gli avventori e di mantenere una
distanza di 1,5 metri fra i tavoli o di installare tra loro pareti divisorie
(cfr. https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-83106.html)

 

                                         Dal
31 maggio 2021 gli esercizi pubblici, grazie al miglioramento della situazione
epidemiologica, hanno poi potuto riaprire anche gli spazi al chiuso, osservando
le seguenti regole: obbligo di distanziare i tavoli o d’installare una parete
divisoria; non più di quattro clienti per tavolo; registrazione dei dati di
contatto di tutti gli avventori; obbligo di consumare stando seduti. Sulle
terrazze sono stati consentiti sei clienti per tavolo. È stato, inoltre,
revocato l’obbligo di chiusura dei locali tra le 23 e le 6 del mattino. La
mascherina non doveva essere indossata quando si stava seduti al tavolo
(cfr. https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-83697.html).

 

                                         Infine con effetto dal 26
giugno 2021 è stata revocata la limitazione del numero di persone per tavolo.
Al chiuso restava in vigore l’obbligo di consumare stando seduti, tra i gruppi
doveva essere rispettata la distanza prescritta. I dati di contatto
continuavano a essere registrati, ma bastavano quelli di una persona per
gruppo. Era sempre obbligatorio indossare la mascherina, salvo quando gli
ospiti erano seduti al tavolo. All’esterno le dimensioni dei gruppi non erano
più limitate ed è stato revocato l’obbligo di consumare stando seduti. Anche
all’aperto, tuttavia, tra i gruppi doveva essere rispettata la distanza
prescritta. Non dovevano per contro più essere registrati i dati di contatto (cfr.
https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-84127.html).

 

                                         Nel periodo dal 1° giugno
2021, data a partire dalla quale sono state chieste le indennità per lavoro
ridotto a favore dei due dipendenti __________ e __________ (cfr. doc. 1; 3),
dunque, gli esercizi pubblici avevano riaperto sia le terrazze che gli spazi
interni. Dal 26 giugno 2021 poi il numero di persone al tavolo sia all’esterno
che al chiuso non era più limitato.

 

                                         Come rilevato
dall’amministrazione (cfr. doc. A; III), nel caso di specie la terrazza,
nonostante le aperture dal 19 aprile 2021, non ha potuto essere sfruttata,
indipendentemente dai nove posti previsti nell’“Autorizzazione alla gerenza per
esercizio senza alloggio” (cfr. consid. 2.6.), per ragioni che esulano dalla
pandemia, più precisamente a causa di problematiche con il locatore e il garage
adiacente al bar in relazioni alle quali la società ricorrente è rappresentata
da un legale (cfr. doc. 11). 

 

                                         È vero, come fatto valere
nel ricorso (cfr. doc. I; consid. 1.5.), che alcune misure restrittive erano
comunque ancora in vigore, come in particolare l’uso della mascherina
segnatamente da parte del personale e il distanziamento tra i tavoli.

 

                                         Tuttavia, da un lato,
l’utilizzo delle mascherine da parte dei dipendenti, come pure degli avventori,
non limita di per sé lo svolgimento dell’attività dell’esercizio pubblico,
bensì costituisce uno strumento volto alla diminuzione della propagazione della
malattia dovuta al coronavirus, in particolare in uno spazio ristretto, e
permette di evitare provvedimenti più incisivi, come la chiusura dei locali.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha d’altronde raccomandato tale
misura indicando che deve essere considerata normale quando ci si trova con
altre persone (cfr. STF 2C_793/2020 dell’8 luglio 2021, pubblicata in DTF 147 I
393).

 

                                         Dall’altro, dagli atti non
risulta che le limitazioni connesse alla pandemia ancora valide nel lasso di
tempo a decorrere dal 1° giugno 2021 abbiano inciso negativamente sugli affari
dell’azienda. Il fatturato concernente il bar della Sagl, che ha peraltro
sempre lavorato quale take away (come anche quello derivante dalla pompa di
benzina), è al contrario aumentato in modo sensibile a partire dal mese di
maggio 2021 ed è pari a fr. 2'394 per quel mese e a fr. 3'328 per il mese di
giugno 2021 (fr. 2'556 novembre 2020, fr. 1'312 dicembre 2020, fr. 512 gennaio
2021, fr. 670 febbraio 2021, fr. 765 marzo 2021, fr. 1'227 aprile 2021; cfr.
consid. 2.6.).

                                         Del resto, come
evidenziato dalla parte resistente nella risposta di causa (cfr. doc. III), per
il mese di giugno 2021 le ore lavorate da __________ e __________ (176 ore)
corrispondono alle ore previste e contrattuali (cfr. doc. 3; consid. 2.6.).

 

                                         L’obbligo di presentare il
certificato COVID attestante l’avvenuta vaccinazione, la guarigione
dalla COVID-19 o il risultato negativo di un test per poter entrare nei
ristoranti e nei bar menzionato nel ricorso (cfr. doc. I pag. 2) è dal canto
suo entrato in vigore il 13 settembre 2021 (cfr. art. 12 Ordinanza COVID-19
situazione particolare, modifica dell’8 settembre 2021; RU 2021 542; https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-85035.html),
per cui non riguarda in ogni caso la fattispecie relativa al mancato
riconoscimento del diritto alle indennità per lavoro ridotto dal 1° giugno al 31
agosto 2021 (cfr. doc. 12; A; consid. 1.2.; 1.4.).

 

                                         In simili condizioni,
nella presente evenienza non è stata resa credibile una perdita di lavoro
economica da ricondurre alla pandemia, a differenza dei casi giudicati dal
Tribunale federale nelle sentenze 8C_503/2021 del 18 novembre 2021 e
8C_555/2021 del 24 novembre 2021 citate al consid. 2.9.

 

                                         A ragione, pertanto, la
Sezione del lavoro ha sollevato opposizione al preannuncio di lavoro ridotto
del 24 maggio 2021 in applicazione degli artt. 31 cpv. 1 lett. b, 32 cpv. 1 e 3
LADI e 51 OADI).

 

                                         La decisione su
opposizione del 6 ottobre 2021 deve, di conseguenza, essere confermata.

 

                             2.11.   L’art.
61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura
deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti;
la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte
alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

 

Il 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica
della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve
essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in
vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie
relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge
interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può
imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o
sconsiderato. 

 

Secondo l’art. 82a LPGA (Disposizione transitoria,
cfr. RU 2021 358), ai ricorsi pendenti dinanzi al tribunale di primo grado al
momento dell’entrata in vigore della modifica del 21 giugno 2019 si applica il
diritto anteriore.

 

In concreto il ricorso è dell’8 novembre 2021, per
cui torna applicabile la disposizione legale valida dal 1° gennaio 2021. 

 

Trattandosi di prestazioni LADI, il legislatore non
ha previsto di prelevare le spese (cfr. STCA 38.2021.32 del 13 settembre 2021
consid. 2.11.; STCA 38.2021.43-44 del 13 settembre 2021 consid.2.12.; STCA
38.2021.11 del 7 giugno 2021 consid. 2.7.; STCA 38.2021.9 del 18 maggio 2021
consid. 2.14.; STCA 38.2021.8 dell’8 marzo 2021 consid. 2.8.).

 

Sul tema cfr. anche STF 8C_265/2021 del 21 luglio
2021 e STF 9C_394/2021 del 3 gennaio 2022.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti