# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 754fcba7-4a42-528e-9c12-0c17fe13da04
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-11-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 20.11.2001 INC.2000.50606
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-50606_2001-11-20.html

## Full Text

N. 506.2000.6 L                                                         Lugano,
20 novembre 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sull’istanza
presentata l'8 novembre 2001 dal

 

 

Procuratore pubblico
avv. __________

 

 

intesa ad ottenere una terza
proroga della durata di sei mesi del carcere preventivo cui è astretto

 

 

__________,              __________, attualmente presso
il Penitenziario cantonale

                                               (patrocinato dall'avv.
__________)

 

 

nel procedimento pendente contro
quest’ultimo per titolo di truffa e altri reati;

 

 

 

viste le osservazioni 16 novembre
2001 dell'accusato, che si oppone all'istanza, consentendo con misure
sostitutive dell'arresto;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

 

1.

 

 

Come noto, __________, avvocato
con studio proprio a __________, venne arrestato il 24 agosto 2000, con
contestuale promozione dell'accusa nei suoi confronti per titolo di truffa,
estorsione, corruzione attiva e riciclaggio di denaro: il carcere preventivo
già è stato prorogato una prima volta di tre mesi e cioè sino al 23 maggio
2001, compreso (v. decisione 19 febbraio 2001, inc. GIAR __________), ed una
seconda volta per altri sei mesi e quindi sino al 22 novembre 2001, compreso
(v. decisione 21 maggio 2001, inc. GIAR __________)

 

Riassuntivamente l'accusato è
imputato dell'ottenimento indebito di consulenze e favori dal funzionario
statale __________, con il quale ha pure fraudolentemente incassato da terzi
denaro asseritamente destinato a manovre corruttive, ed in altro più ampio
contesto di riciclaggio di importanti somme di denaro connesse con traffici di
stupefacenti, attraverso diverse operazioni via via illustrate in corso di
istruttoria, con conseguente estensione dell'accusa all'ipotesi di
organizzazione criminale secondo l'art. 260 ter CP (verbale 21 dicembre 2000
dinnanzi al magistrato inquirente, pag. 3). Nell'ambito di queste sue attività
avendo __________ chiesto ad un notaio di autenticare una firma con brevetto
antidatato, si è pure arrivati all'accusa di istigazione a falsità in atti
formati da pubblici ufficiali o funzionari, di cui all'art. 317 CP, in
relazione all'art. 24 CP (verbale 13 agosto 2001 dinnanzi al magistrato
inquirente, pag. 4).

 

 

 

2.

 

 

Il Procuratore pubblico, ritenuti
presenti pericolo di collusione e pericolo di fuga, chiede un'ulteriore proroga
di sei mesi del carcere preventivo cui è astretto __________ con circostanziato
esposto che poggia principalmente sulle necessità istruttorie, anche al
cospetto dell'atteggiamento dell'accusato, fatto di ritrattazioni, di silenzi e
di rinvio della sua definitiva presa di posizione ad un verbale conclusivo 

 

__________ si oppone alla
concessione della nuova proroga, per il privilegio della libertà personale per
l'assenza di sufficienti necessità istruttorie in indagini correnti da più anni
(ferma restando la legittimità di rinviare il suo 

esposto ad un verbale conclusivo, per evitare il ripetersi di confusione, come
in precedenti verbali), essendo d'altra parte escluso pericolo di fuga, il
centro dei suoi interessi essendo in Ticino.

 

 

 

3.

 

 

Per le premesse giuridiche e
giurisprudenziali, vale ovviamente quanto già indicato in precedenza (v.
decisione 21 maggio 2001, consid. 3):

 

L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito
dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo a' sensi
dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e
concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono
presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui
concerne - i bisogni dell’istruzione, segnatamente per evitare collusione, ed
il pericolo di fuga (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale
cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad
assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale
espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16
novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3).

L'eccezione della cautelare privazione della libertà
personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto
cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di
quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel
solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con
maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione
della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988
pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei
ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag.
128).

 

 

 

4.

 

 

Ancora oggi, sufficienti
presupposti di legge, come ricordato nel considerando precedente, sono presenti
nella situazione personale e processuale di __________ a legittimare e
giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà,
eventualmente sino al dibattimento processuale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4.1

 

In proposito nelle precedente
citata decisione, fu costatato sul primo fondamentale presupposto per
legittimare cautelare privazione della libertà:

 

Anche se non è stata esplicitamente posta in
discussione l'esistenza di adeguati indizi di colpevolezza, occorre esaminarne
d'ufficio gli estremi, trattandosi della condizione preliminare e di base per
consentire privazione della libertà. In ogni modo, per non pregiudicare il
discorso di merito, è sufficiente far riferimento a quanto riassunto nell'istanza,
che corrisponde alle dichiarazioni dell'accusato ed agli accertamenti in atto,
a giusta ragione senza contestazione in questa sede. A parte le fattispecie
consumate con __________, emerge un importante coinvolgimento in operazioni di
riciclaggio, con partecipazione ad organizzazioni criminali, sia pure - al dire
di __________ - quale "piccolo anello" (verbale di polizia 25
aprile 2001, pag. 6), ma - va qui costatato - essenziale nella movimentazione
attraverso il territorio svizzero di importi per svariati milioni di franchi,
ed a questo riguardo basta la seguente ammissione dell'accusato (dopo
persistenti fantasiose versioni):

 

"Tutta l'operazione doveva aggirarsi sui 60
miliardi di lire italiane, di cui 55 circa sono stati da me movimentati per
i cambi LIT / CHF - CHF / US$.

Confermo che i CHF 11'949'160.- rinvenuti e
sequestrati nel mio studio, nonché l'equivalente delle commissioni depositate
in banca, fanno parte di questa operazione denominata "__________".
Ovvero trattasi di denaro consegnatomi da questa organizzazione calabrese,
provento dal traffico di droga."

(verbale di polizia 19 aprile 2001, pag. 8)

 

 

Sino a quando - come si vedrà -
l'accusato si è volontariamente astenuto da attiva collaborazione, nei numerosi
verbali di polizia che si sono susseguiti, __________ è stato confrontato con i
particolari degli addebiti, poi ripresi in puntuali interrogatori dinnanzi al
magistrato inquirente, anche con sostanziale aggravamento della sua posizione
processuale.

 

 

4.2

 

L'approccio dell'accusato alle
operazioni istruttorie per un certo tempo ha confermato mancanza di
collaborazione con persistente reticenza, come già ricordato nel precedente
analogo giudizio:

 

Anche se "quantomeno molto avanzata",
al dire dell'accusato, l'inchiesta non è ancora completa, sia per la sua
complessità e per la necessità di accertamenti in via rogatoria, sia per il
comportamento dello stesso __________, che al proposito ha significativamente
affermato:

 

"Alle ore 12.00 la discussione veniva
interrotta per permettermi di riflettere e in questo frangente, sempre stando
ai verbalizzanti, avevo affermato che fino ad oggi ho dichiarato il 70 % della
verità. Fatto che confermo."

(verbale di polizia 25 aprile 2001, pag. 6)

 

 

 

 

 

 

 

"Voglio ribadire che dopo aver raccontato
anche delle bugie o delle verità parziali, nel mio verbale del 19 aprile 2001
ho raccontato la verità o almeno più verità di quanto abbia mai detto in
precedenza."

(verbale 26 aprile 2001, pag. 1, dinnanzi al
magistrato inquirente)

 

Basta ora ricordare che proprio
nell'ultimo verbale menzionato, __________ aveva indicato certo __________
quale suo referente per un'operazione di complessivi circa 60 miliardi di lire,
con dovizia di particolari sui ripetuti contatti, ma poi:

 

"__________
non esiste. E' stata una mia invenzione nella sola speranza di porre fine
all'inchiesta. Pensavo che questo personaggio inesistente il cui nome è stato
preso da quello di un mio amico d'infanzia, di professione dentista, e
collegandolo stupidamente alla faccenda <__________ >, si ponesse fine
all'inchiesta per la quale mi sentivo enormemente stanco. Anche i riferimenti
dei luoghi di incontro, pure se reali, sono stati inventati."

(verbale di polizia 13 luglio 2001, pag. 1)

 

e quindi:

 

"Nel
mio verbale del 13 luglio ritratto la mia precedente resa al PP …

…

Nego quindi
di aver conosciuto l'__________ …"

(verbale 13 agosto 2001, pag. 1, dinnanzi al
magistrato inquirente)

 

A partire dal 23 agosto 2001,
come risulta da corrispondente verbale dinnanzi alla polizia, __________
rifiuta di continuare con gli interrogatori, rinviati a:

 

"… dopo
avere conferito una volta per tutte con il mio legale, avv. __________, per
fare il punto della situazione fino ad oggi, data la grande confusione che ho
in testa",

 

con il seguente cenno in coda
allo stesso verbale:

 

"Il
verbalizzante mi fa rilevare che agli inquirenti di polizia , dopo il verbale
del 14.8.2001 ho loro dichiarato, tra le altre cose, che in questa indagine
<ho mentito e mento tutt'oggi per paura>. Vorrei precisare che
nella foga del discorso, ho detto non solo che ho mentito per paura ma che ho
detto anche delle verità".

 

Seguono altri verbali di polizia,
in cui l'accusato ha dettato le stesse conclusioni, sino a quello del 7
novembre 2001, con l'illustrazione da parte del Procuratore pubblico della
situazione e l'esortazione a mutare atteggiamento, con le seguenti lapidarie
conclusioni dell'accusato:

 

 

 

 

 

 

"Prendo
atto che il mio difensore vorrà che io rifletta su ciò di cui il PP mi ha reso
attento.

Per il
momento confermo la mia intenzione di avvalermi della facoltà di non
rispondere, così come stabilito d'intesa con il mio difensore",

 

come peraltro risultante da
precedenti scambi di corrispondenza tra patrocinatore e magistrato inquirente.

 

Questo quadro - pur nel pieno
rispetto dell'accusato di non rispondere, ma di fronte alla mole di fatti,
contatti, flussi di denaro e persone coinvolte - porta ineluttabilmente a
concretezza di pericolo di collusione.

 

 

4.3

 

Ancora il descritto
comportamento, inteso vuoi a mascherare le proprie azioni, vuoi a tutelare
terzi compartecipi, permette di considerare alquanto evidente il pericolo di
fuga, come concluso in precedenza:

 

Per quanto concerne il pericolo di fuga, si ricorda
che i criteri determinanti per stabilire se questo presupposto sia dato o meno
sono il carattere del prevenuto, il suo domicilio, la sua professione, la sua
situazione famigliare e i suoi legami con lo Stato in cui egli é inquisito (SJ
103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in re S.C. del Tribunale federale;
sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP 314/94). L'apprezzamento di tutte le
circostanze, per invocare appunto un rischio di fuga, deve lasciar presumere
che le conseguenze di una fuga appaiano per l’accusato come un male minore
rispetto a quello derivante per lui dall'ulteriore carcerazione, con maggior
forza quanto più i reati imputati comportino pene edittali od eventualità di
pena concreta importanti (in questo senso Mario Luvini; in REP 1989, pag. 292, con i riferimenti ivi
indicati; sentenza 14 novembre 1994 in re S.V., CRP 341/94).

Come già considerato nella precedente richiamata
decisione, la situazione personale di __________, che intrattiene una relazione
sentimentale con una cittadina ceca e che si vede annullata la possibilità di
esercitare la sua professione in Svizzera, i suoi rapporti con l'estero e
meglio le passate connivenze, con interesse collusivo e con verosimili
disponibilità anche finanziarie, e la prospettiva di una condanna di rilievo
fanno più che concreta l'eventualità della scelta di latitanza. Né vale
ricordare che non si sottrasse all'arresto, quando poteva ritenere scarsi gli
elementi a suo carico, tanto da negare fermamente e raccontare frottole nelle
viste di un rapido rilascio.

 

 

 

5.

 

 

Anche il giudizio finale non può
che corrispondere a quello reggente l'attuale periodo di proroga:

 

Il carcere preventivo sin qui sofferto e ipotizzabile
sino al deferimento al giudice del merito, in un procedimento che risulta
essere condotto con coerente sollecitudine 

nonostante l’atteggiamento sicuramente defatigatorio dell’accusato, è
pienamente rispettoso del principio di proporzionalità, tenuto anche conto del
complesso dei fatti da accertare e delle persone coinvolte e residenti
all'estero, nonché della prevedibile pena privativa della libertà, verosimilmente
da espiare.

Di conseguenza l’istanza di proroga del carcere
preventivo è accolta come proposta dal magistrato inquirente, con la presente
decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 lett. f TG e
contrario), e suscettibile di impugnazione alla Camera dei ricorsi penali (art.
284 cpv. 1 lett. a CPP). Il Procuratore pubblico sa dell'obbligo di celerità
(art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP) ed all'accusato rimane garantita la
procedura intesa ad ottenere la libertà provvisoria (art. 107 ss CPP), per cui
e per le ragioni sviluppate sopra non ha senso di fissare un termine inferiore.

 

 

Per i quali motivi,

 

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.      L’istanza è accolta.

 

          Di conseguenza il carcere preventivo cui è astretto
__________ è prorogato sino al 21 maggio 2002, compreso.

 

 

2.      Non si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

 

 

3.      Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei
ricorsi penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

4.      Intimazione:

-    avv. __________, per sé e per l'accusato;

-    Procuratore pubblico avv. __________, sede (con copia delle 

osservazioni
dell’accusato e con atti dell'incarto MP __________ di ritorno);

-    Direzione del Penitenziario cantonale, Lugano-Cadro.

 

 

 

 

                                                                              giudice
__________