# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8852f7a0-10c0-5b28-a738-82176c31041a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.09.2010 D-3918/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3918-2006_2010-09-15.pdf

## Full Text

Corte IV
D-3918/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 5  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Gérard Scherrer e Walter Lang, 
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Kosovo,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Disconoscimento della qualità di rifugiato e revoca 
dell'asilo; 
decisione dell'UFM del 28 settembre 2005 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-3918/2006

Fatti:

A.
L'interessato,  cittadino  di  etnia  albanese  originario  di  B._______ 
(Kosovo), ha inoltrato una domanda d'asilo in Svizzera in data  (...). A 
seguito  della  sentenza  del  21  novembre  1996  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA), l'UFM gli ha riconosciuto  
la qualità di rifugiato e gli ha accordato asilo in Svizzera. 

B.

B.a Il  13  maggio  2005,  l'UFM,  tramite  posta  elettronica,  ha  fatto 
richiesta  all'Ufficio  di  collegamento  svizzero  a  Pristina  (di  seguito: 
Ufficio di collegamento) di verificare se l'interessato abbia o meno fatto 
ritorno in Kosovo e, in caso affermativo, di inoltrare il maggior numero 
possibile di informazioni in merito, ad esempio la frequenza dei viaggi, 
la data, la durata, i luoghi visitati (vedi e-mail agli atti, act. B5/1). 

B.b Tramite e-mail del (...) (cfr. act. B6/1), l'Ufficio di collegamento ha 
comunicato  all'UFM  di  essersi  recato  all'indirizzo  indicato 
dall'interessato  quale  suo  ultimo  domicilio  prima  dell'espatrio 
(cfr. audizione  sui  fatti  del  24  agosto  1993,  pag. 1,  act.  A1/13)  e  di 
avere incontrato uno dei suoi fratelli. Quest'ultimo avrebbe confermato 
che  l'interessato  si  recherebbe  regolarmente  in  Kosovo  per 
trascorrervi le vacanze, rispettivamente che ogni estate rimarrebbe un 
mese presso la famiglia a Pristina.

C.

C.a Il 25 agosto 2005, l'UFM ha annunciato all'interessato l'intenzione 
di revocare l'asilo e di ritirare la qualità di rifugiato pronunciati a suo 
favore,  in  applicazione dell'art. 63  cpv. 1  lett. b  e  cpv. 2  della  legge 
sull'asilo  del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31). Detto Ufficio, infatti – 
basandosi su informazioni in suo possesso, secondo cui l'interessato 
si recherebbe regolarmente nel suo Paese d'origine per trascorrere le 
vacanze  presso  la  sua  famiglia  –  ha  ritenuto  che  egli  si  sarebbe, 
tramite  tale  comportamento,  volontariamente  riposto  sotto  la 
protezione  dello  Stato  di  cui  possiede  la  cittadinanza 
(art. 63 cpv. 1 lett.  b  LAsi  in  relazione  con  l'art.  1  sezione  C  [di 
seguito: C] n. 1 della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei 
rifugiati [Conv.; RS 0.142.30]). In secondo luogo, visto l'elevato numero 

Pagina 2

D-3918/2006

di  condanne  subite  dall'interessato  (13  in  tutto,  dall'aprile  1994 
all'ottobre 2003) ed il fatto che in varie occasioni la pena inflittagli non 
sia stata sospesa condizionalmente, detto Ufficio ha considerato che 
egli  ha  commesso  reati  particolarmente  riprensibili  ai  sensi 
dell'art. 63 cpv. 2 LAsi,  i  quali  giustificherebbero  anch'essi  la  revoca 
dell'asilo.  L'UFM  ha  pertanto  invitato  l'interessato  a  determinarsi  in 
merito.

C.b Tramite scritto del 23 settembre 2005, l'interessato ha presentato 
le  proprie  osservazioni  in  merito  alla  revoca  dell'asilo  e  al 
disconoscimento della qualità di rifugiato. In sostanza, l'interessato – 
dichiarando  esplicitamente  di  non  poter  negare gli  addebiti  mossigli  
dall'UFM limitatamente ai reati commessi in Svizzera – ha sottolineato 
che i vari problemi di ordine psichico, di cui soffrirebbe e che starebbe 
trattando  tramite  un  sostegno  terapeutico  ed  una  terapia 
farmacologica,  potrebbero  in  parte  spiegare  il  suo  atteggiamento 
delittuoso.  Egli  ha  altresì  considerato  che  il  suo  stato  di  salute 
meriterebbe  un'accorta  valutazione  nel  contesto  di  un'eventuale 
revoca  dello  statuto  di  rifugiato,  essendo  improbabile  che  l'autorità 
cantonale,  visti  i  reati  da lui  commessi,  provveda al  rinnovo del  suo 
permesso  di  dimora.  Alla  luce  dei  problemi  enunciati  e 
dell'inadeguatezza  in  proposito  del  sistema  sanitario  in  Kosovo, 
l'interessato  ha  chiesto  il  mantenimento  della  qualità  di  rifugiato  e 
dell'asilo in via "del tutto eccezionale" e, in via subordinata, alla luce 
dell'illiceità  ed  inesigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento,  la 
concessione dell'ammissione provvisoria. Ha allegato al suo scritto un 
certificato medico stilato il (...) dal Dr. C._______ dell'D._______. 

C.c Tramite decisione del 28 settembre 2005, l'UFM ha disconosciuto 
la  qualità  di  rifugiato  dell'interessato  e  gli  ha  revocato  l'asilo  giusta 
l'art.  63  cpv. 1  lett.  b  e  cpv.  2  LAsi.  Detto  Ufficio  ha  dapprima 
considerato che l'interessato, stando ad informazioni in suo possesso, 
rientrerebbe  regolarmente  in  Kosovo,  e  –  così  facendo  –  avrebbe 
volontariamente ricercato la protezione dello Stato di cui possiede la 
cittadinanza conformemente  all'art.  1  sezione  C cifra  1  (recte:  n. 1)  
Conv.,  le  cui  condizioni,  come  stabilite  dalla  CRA  nella  decisione 
pubblicata in Giurisprudenza ed informazioni della CRA (GICRA) 1996 
n. 7, sarebbero pienamente realizzate nella fattispecie. Egli, difatti, non 
avrebbe mai invocato di essere stato costretto a rientrare in Kosovo. 
I ripetuti soggiorni in detto Paese, come appurati dall'UFM, ed il fatto 
che  egli  li  abbia  "tacitamente  ammessi"  nella presa  di  posizione 

Pagina 3

D-3918/2006

antecedente la decisione di revoca, non solo starebbero a dimostrare 
che avrebbe avuto l'intenzione di porsi nuovamente sotto la protezione 
del suo Paese d'origine, ma pure che – ritenuta la giurisprudenza in 
merito  (GICRA 1996 n. 9 e 2002 n. 8) – egli  avrebbe effettivamente 
ottenuto la protezione richiesta. L'UFM ha poi ritenuto che la revoca 
dell'asilo  si  giustificherebbe  altresì  alla  luce  delle  condanne  penali,  
peraltro mai negate dall'interessato, inflitte a quest'ultimo. Difatti,  non 
solo  ammonterebbero a  13  (aprile  1994-ottobre  2003),  ma "in  varie 
occasioni" sarebbero state formulate senza sospensione condizionale. 
L'interessato si  sarebbe  pertanto  reso  colpevole  di  reati 
particolarmente riprensibili ai sensi dell'art. 63 cpv. 2 LAsi. Per quanto 
attiene ai problemi di natura psichica addotti dall'interessato, l'autorità 
di prime cure li ha ritenuti "ben lungi dall'essere gravi", tanto più che 
egli,  come  emergerebbe  dal  certificato  medico  versato  agli  atti, 
seguirebbe  la  terapia  in  modo  discontinuo  e  con  scarsa  adesione. 
Inoltre, in Kosovo ed in particolare a Pristina esisterebbero le strutture  
mediche  necessarie  al  trattamento  dei  suoi  problemi.  Infine,  gli 
specialisti  in  Svizzera  presso  i  quali  sarebbe  in  cura  potrebbero 
prepararlo  al  meglio  al  rientro  in  Kosovo,  dove  egli  potrà  trovare 
sostegno presso la famiglia. 

D.
Il 26 ottobre 2005, il ricorrente ha interposto ricorso dinanzi alla CRA 
contro la succitata decisione dell'UFM. Ha chiesto l'annullamento della 
decisione  impugnata,  il  mantenimento  della  qualità  di  rifugiato  e  di 
essere  esentato dal  pagamento delle  spese processuali. Per quanto 
attiene  ai  reati  addebitatigli  dall'UFM,  il  ricorrente  –  seppure  non 
contestandoli – ne ha negato la riprensibilità, essendo, a suo dire, le 
condanne  di  breve  durata  e,  nel  maggiore  dei  casi,  sospese 
condizionalmente. I  reati  commessi,  poi,  non  sarebbero  stati  tali  da 
attentare alla sicurezza interna o esterna della Svizzera. Inoltre, egli  
ha definito l'"accusa" di essersi regolarmente recato in Kosovo come 
infondata, non essendo – benché in possesso di  un titolo di  viaggio 
rilasciato  dall'UFM –  mai  ritornato  nel  suo  Paese  d'origine  da  oltre 
12 anni. Egli ha indicato che, del resto, consultando il titolo di viaggio 
antecedente  quello  attuale,  agli  atti  presso  l'UFM,  si  potrebbe 
verificare  se  vi  siano  stati  apportati  timbri  di  entrata  e/o  uscita 
per/dalla  Serbia  e  Montenegro,  rispettivamente  per  il/dal  Kosovo. 
Inoltre,  contrariamente  a  quanto  indicato  dall'UFM,  nella  presa  di 
posizione  del  28 settembre 2005,  egli  non  avrebbe  mai  tacitamente 
ammesso  di  essersi  recato  in  Kosovo,  ma  semplicemente  non  si 

Pagina 4

D-3918/2006

sarebbe  espresso  sul  tema  in  quella  sede.  Inoltre,  i  funzionari 
dell'Ufficio  di  collegamento  recatisi  al  domicilio  del  fratello  I.  A. non 
avrebbero – come asserito dall'UFM – interrogato quest'ultimo, bensì 
suo figlio (...) (vale a dire il nipote del ricorrente), le cui dichiarazioni  
non sarebbero peraltro, vista la sua minore età, utilizzabili ai fini della 
presente  procedura,  come  trasparirebbe  dalla  copia  della 
dichiarazione in albanese dello stesso I. A. del (...) allegata al ricorso, 
debitamente tradotta in italiano. Per tutti questi motivi, il ricorrente ha 
chiesto espressamente che l'UFM presenti la prova formale di un suo 
allegato rientro in Patria. Per quanto concerne il suo stato di salute, da 
ultimo, egli ha precisato che questo sarebbe cronico e che, a detta dei  
suoi medici, sarebbe necessario – per una questione di continuità del 
trattamento  –  che  egli  possa  beneficiare  delle  cure  necessarie  in 
Svizzera.

E.
L'11 novembre 2005, il ricorrente ha inoltrato alla CRA un'integrazione 
al  ricorso del 26 ottobre 2005. In sostanza, ha ribadito di  non avere 
fatto rientro in Kosovo da oltre 12 anni ed ha sottolineato di non avere 
alcun interesse a ritornare in  detto Paese. Difatti,  in caso di  ritorno, 
temerebbe  per  la  sua  incolumità  fisica  per  i  motivi  già  riconosciuti 
tramite sentenza del  TAF del  21 novembre 1996. In  Patria,  poi,  non 
sarebbe proprietario di alcun bene e non avrebbe legami affettivi o di 
amicizia con nessuno, tanto più che entrambi i genitori ed il fratello H.  
sarebbero deceduti, il fratello E. vivrebbe negli E._______, il fratello M. 
vivrebbe  in  Svizzera  e  con  l'unico  fratello  che  ancora  vivrebbe  in 
Kosovo,  I.  A.,  non  intratterrebbe  alcun  rapporto.  I  reati  che  ha 
commesso, poi, non sarebbero di grave entità e le relative condanne 
non di  lunga durata, ragione per cui non si  potrebbe parlare di  reati 
riprensibili. A differenza di quanto sostenuto dall'UFM nella decisione 
impugnata,  inoltre,  il  (...)  egli  sarebbe  stato  sì  arrestato,  ma 
unicamente per  tentato  furto  e  non anche per  infrazione alla  Legge 
federale  del  3  ottobre  1951  sugli  stupefacenti  e  sulle sostanze 
psicotrope  (LStup,  RS  812.121).  Infine,  le  sue  condizioni  di  salute 
richiederebbero  un  prosieguo  delle  cure  psichiatriche  in  Svizzera. 
Al presente  atto  integrativo  al  ricorso,  il  ricorrente  ha  allegato  la 
dichiarazione del fratello I. A. del (…) in originale.

F.
Tramite  decisione  incidentale  del  15  novembre  2005,  la  CRA  ha 
esonerato il ricorrente, ritenuta la sussistenza di motivi particolari, dal 

Pagina 5

D-3918/2006

pagamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  spese  processuali.  Nel 
contempo, ha invitato l'autorità inferiore ad esprimersi sul ricorso. 

G.
Tramite  scritto  del  (...),  l'F._______  ha  inoltrato  alla  CRA  copia  del 
decreto  d'accusa  del  (...),  cresciuto  in  giudicato  il  (...),  col  quale  il 
ricorrente è stato ritenuto colpevole di furto di poca entità e di ripetuto 
abuso  di  un  impianto  per  l'elaborazione  di  dati,  e  condannato  a  tre 
mesi di detenzione sospesi condizionalmente. La CRA ha provveduto, 
nello stesso mese di novembre 2005, ad inviare una copia del decreto 
all'UFM (v. act. B14/4).

H.
Il 2 dicembre 2005 ed al fine di ottenere informazioni complementari 
all'e-mail  del  (…)  (v.  paragrafo  B.b),  l'UFM  ha  contattato 
telefonicamente  l'Ufficio  di  collegamento,  il  quale  ha  comunicato 
(v. nota  di  conversazione  agli  atti,  act.  B15/1)  che  la  discussione al  
domicilio dell'interessato avrebbe "effettivamente [...] avuto luogo con 
un giovane la cui età potrebbe essere di (...) anni", che il giovane si 
sarebbe  presentato  come  il  fratello  minore  del  ricorrente,  che  la 
conversazione si sarebbe svolta "in modo assolutamente normale" ed 
il  giovane  avrebbe  capito  "molto  bene"  le  domande  postegli,  che  il 
giovane sarebbe stato "100% affermativo nelle risposte concernenti il  
rientro  regolare  del  ricorrente  nel  suo  Paese  per  trascorrervi  le 
vacanze", che la conversazione sarebbe durata "un buon momento" ed 
il giovane avrebbe fornito risposte "alquanto chiare e precise", che, da 
ultimo, non vi sarebbe "alcun motivo" che possa permettere di dubitare 
della  capacità  di  discernimento  del  giovane  in  questione. L'UFM ha 
incluso tali  informazioni  nelle  osservazioni  al  ricorso del  7 dicembre 
2005,  sottolineando  inoltre  che,  al  contrario  di  quanto  allegato  dal  
fratello  del  ricorrente,  le  dichiarazioni  del  giovane  interrogato 
sarebbero valide ed integralmente utilizzabili ai fini della procedura in 
corso. Detto Ufficio ha, infine, indicato che il ricorrente sarebbe stato 
nel  frattempo  nuovamente  condannato,  menzionando  il  decreto 
d'accusa del (...) (v. paragrafo G).

I.
Il 23 dicembre 2005, il ricorrente ha inoltrato l'atto di replica, ribadendo 
di non essere rientrato in Kosovo da oltre 12 anni, di non avervi più né 
interessi,  né  congiunti  e  di  non  intrattenere  alcun  rapporto  con  il  
fratello  I.  A.  residente  a  Pristina.  Ha  sottolineato  inoltre  come 

Pagina 6

D-3918/2006

l'asserzione  dell'UFM,  secondo  cui  funzionari  dell'Ufficio  di 
collegamento  avrebbero  interrogato  il  fratello  minore  del  ricorrente, 
non sarebbe plausibile e pertanto errata, essendo lui stesso il fratello 
minore  della  famiglia. La persona  interrogata  non  potrebbe pertanto 
essere che il nipote del ricorrente, rispettivamente figlio (...) del fratello 
I. A., il quale per di più non avrebbe alcun interesse a spacciarsi per  
suo fratello minore ed a dichiarare falsamente di averlo incontrato in 
Kosovo. Il ricorrente ha inoltre espresso dubbi in merito al fatto che il  
giovane sia stato interrogato nella  sua lingua madre ed ha reputato 
molto  probabile  che le  sue risposte  siano state  fraintese. Ha altresì 
espressamente  chiesto  di  venire  a  conoscenza  del  verbale  della 
discussione intercorsa tra i funzionari dell'Ufficio di collegamento ed il 
giovane. 

J.
Il  24  gennaio  2006,  il  ricorrente  ha  inoltrato  alla  CRA  un  rapporto 
medico  stilato  il  (…)  dal  Dr.  G._______  ed  il  rapporto  d'uscita 
dall'H._______, stilato il (...) dalla Dr.ssa I._______.

K.
Il 17 maggio 2006, il ricorrente ha versato agli atti un rapporto medico 
non datato stilato dall'D._______, un rapporto medico emesso il  (...) 
dal  J._______  ed  un  certificato  medico  del  (...)  emesso  dalla 
K._______.

L.
Il 27 giugno 2006 il ricorrente ha inoltrato una lettera alla CRA, con la 
quale  ha  contestato  nuovamente  di  essere  già  stato  arrestato  o 
condannato per infrazione alla LStup.

M.
Il 18 ottobre 2006, l'UFM ha trasmesso alla CRA un certificato medico, 
stilato  il  (...)  dal  Dr.  L._______,  riguardante  il  ricorrente  ed 
erroneamente pervenutogli. 

N.
Tramite scritto del 14 aprile 2010, il  ricorrente ha versato agli  atti  le 
copie dei seguenti documenti attinenti alla sua situazione attuale: un 
attestato del (...) del M._______ a testimonianza della sua volontà di  
trovare un impiego, un attestato di lavoro del (...), rilasciato dalla Città 
di  N._______, un contratto di  lavoro a tempo indeterminato stipulato 
nel (...)  con la ditta E. di N._______, l'autorizzazione di  corta durata 

Pagina 7

D-3918/2006

del (...) valida per 30 giorni rilasciata dalla F._______, la sua richiesta 
per un permesso di lavoro del (...) ed una copia del certificato medico 
del (...) emesso dalla K._______ (già agli atti,  v. paragrafo K). 

O.
Tramite scritto del 21 maggio 2010, l'UFM ha ritenuto che i mezzi di  
prova versati  da ultimo agli  atti  non comportano modifiche nella sua 
posizione ed ha rinviato ai considerandi della decisione impugnata.

P.
Tramite scritto del 9 agosto 2010, il ricorrente ha versato agli atti una 
dichiarazione  dell'"O._______"  del  (...)  che  confermerebbe  che,  in 
caso di rientro in Kosovo, la sua vita sarebbe in pericolo.

Q.
Il  30  agosto  2010,  il  ricorrente  ha  fatto  pervenire  al  Tribunale  una 
lettera  da  lui  redatta,  nella  quale  dichiara  la  sua  gratitudine  alla 
Svizzera  per  averlo  accolto  quale  rifugiato  politico  nonché  il  suo 
pentimento  in  merito  al  comportamento  da  lui  assunto  negli  anni 
passati.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) giudica 
definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM  (art.  31  e 
art. 33 lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del 
17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32], art. 105 LAsi e art. 83 lett. d della 
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Dal  1° gennaio  2007,  il  Tribunale  giudica,  in  quanto  sia 
competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31  dicembre  2006  presso  le 
commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi  
dei  dipartimenti.  Il  giudizio  si  svolge  secondo  il  nuovo  diritto 
processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 

Pagina 8

D-3918/2006

d'ammissibilità di  cui  agli  artt. 48, 50 e 52  della legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021).

3.
3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi invocati dalle parti  (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della 
decisione  impugnata  (v. Sentenza del  Tribunale  D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5.

5.1 L'oggetto della presente procedura, consistente nella decisione di 
disconoscimento della qualità di rifugiato e di revoca dell'asilo, non ha 
alcuna  incidenza  sul  diritto  del  ricorrente  a  rimanere  in  Svizzera, 
ritenuto che egli  – come comunicato al  Tribunale dalla  F._______ in 
data (...) – è stato posto al beneficio di un permesso (...). 

5.2 Vi è pertanto da esaminare unicamente se l'autorità inferiore ha 
rettamente  considerato  come  adempiute  le  condizioni  per  applicare 
l'art. 1 C n.  1  Conv.,  rispettivamente  rettamente  disconosciuto  al 
ricorrente  la  qualità  di  rifugiato  e  revocato  l'asilo  giusta 
l'art. 63 cpv. 1 lett.  b  LAsi  (cfr. consid.  6),  rispettivamente 
63 cpv. 2 LAsi (cfr. consid. 7-8). 

6.

6.1

6.1.1 Giusta  l'art.  63  cpv.  1  lett.  b  LAsi,  l'UFM  revoca  l'asilo  o 
disconosce la  qualità  di  rifugiato  per  i  motivi  menzionati  all'art.  1  C 
numeri  1-6  Conv..  Ai  sensi  della  predetta  norma,  le  clausole  di 

Pagina 9

D-3918/2006

cessazione indicano le condizioni in cui lo statuto di rifugiato prende 
fine.  Tali  clausole  sono  fondate  sull'assunto  secondo  il  quale  la 
protezione internazionale non deve essere mantenuta laddove non è 
più necessaria o non si giustifichi più. Tale è il caso, ad esempio,  se 
una persona ha volontariamente ridomandato la protezione dello Stato 
di cui possiede la cittadinanza (art. 1 C n. 1 Conv.).

6.1.2 Secondo  dottrina  e  giurisprudenza,  per  ammettere  che  un 
rifugiato abbia volontariamente ridomandato la protezione dello Stato 
di  cui  possiede  la  cittadinanza  devono  essere  cumulativamente 
adempiute le seguenti tre condizioni (cfr. GICRA 2002 n. 21 consid. 6, 
con rimandi a GICRA 1996 n. 7): 
-  l'atto  col  quale  il  rifugiato  domanda  la  protezione  deve  essere 
compiuto volontariamente, nel senso che non può essere imposto al 
rifugiato  né  dalle  circostanze  inerenti  alla  sua  situazione  nel  Paese 
che lo ospita, né dalle autorità di questo Paese,
-  l'azione  intrapresa  dal  rifugiato  deve  aver  carattere  intenzionale, 
ovvero  deve avere  per  obbiettivo  l'assoggettamento  alle  autorità  del 
Paese di cui possiede la cittadinanza e
- l'azione intrapresa deve essere coronata da successo, nel senso che 
una  persona  non  solo  deve  sollecitare  la  protezione  del  Paese 
d'origine,  ma  occorre  pure  che  la  protezione  richiesta  gli  venga 
effettivamente accordata. 

6.1.3 In  virtù  del  principio  inquisitorio  ancorato  all'art.  12  PA (per 
rimando dall'art. 6 LAsi), spetta all'autorità – e non alle parti in causa – 
accertare i fatti. Benché anche le parti  rivestano un ruolo importante 
nel chiarimento degli elementi fattuali rilevanti, l'autorità non è, in altre 
parole, vincolata alle loro domande ed offerte di prova, bensì è tenuta 
ad  accertare  d'ufficio  gli  elementi  suscettibili  di  determinare  la 
decisione e ad assumere di propria iniziativa  quelle prove che ritiene 
idonee per l'accertamento dei fatti rilevanti (cfr. RENÉ A.RHINOW / HEINRICH 
KOLLER /  CHRISTINA KISS: Öffentliches  Prozessrecht  und  Justizver-

fassungsrecht  des  Bundes,  Basilea/Francoforte  sul  Meno  1996, 

n. 909;  CHRISTOPH AUER,  in  merito  all'art.  12  PA,  in:  CHRISTOPH AUER / 
MARKUS MÜLLER /  BENJAMIN SCHINDLER [ed.]:  Kommentar  zum 
Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, Zurigo/S. Gallo, 2008, 
n. 6-15, pagg. 191 segg.). 

L'autorità può ritenere un fatto come comprovato unicamente quando 
è convinta della sua esistenza. In assenza di prove chiare, la stessa è 

Pagina 10

D-3918/2006

tenuta a decidere secondo il principio della probabilità preponderante 
se un fatto possa essere o meno reputato come dimostrato. La mera 
possibilità  che  un  fatto  si  sia  potuto  realizzare  non  basta  per 
addossare alla fattispecie in questione una determinata conseguenza 
giuridica  (cfr.  RENE A.  RHINOW /  BEAT KRÄHENMANN:  Schweizerische 
Verwaltungsrechtsprechung,  vol.  complementare,  Basilea/Francoforte 
sul  Meno,  1990,  pag.  298).  L'autorità  si  serve,  se  necessario,  dei 
mezzi di prova elencati dalla legge. Essa, in altri termini, non è tenuta 
ad assumere prove per  ogni  elemento  fattuale. Fatti  notori  e  relativi 
all'esperienza generale di vita non devono essere dimostrati. Lo stesso 
dicasi per elementi fattuali non contestati dalle parti e per i quali ci si  
potrebbe aspettare che la parte toccata da un eventuale cambiamento 
fattuale lo segnali lei stessa a tutela dei suoi interessi. Questo vale in 
particolare nell'ambito della giurisdizione amministrativa contenziosa, 
dove la legge esige che le richieste ricorsuali  siano motivate, vale a 
dire corroborate anche da considerazioni  sui  fatti  rilevanti,  e  dove è 
compito del ricorrente segnalare errori commessi dall'autorità inferiore 
nell'accertare i fatti. 

Per  la  procedura  d'asilo,  l'autorità  competente  deve  verificare,  per 
quanto possibile,  quelle  allegazioni  del  richiedente  l'asilo  che ritiene 
rilevanti  ai  fini  della  concessione  o  revoca  dell'asilo.  A  dette 
allegazioni, tuttavia, l'autorità non può opporre mere controallegazioni 
o supposizioni. Quanto opposto alle  allegazioni  del  richiedente deve 
essere in altre parole o chiaramente dimostrato, o per lo meno – in 
applicazione  del  criterio  della  probabilità  preponderante  –  essere 
oggettivamente più vicino alla verità di quanto lo siano le allegazioni  
fatte  valere  dal  richiedente  (cfr.  SAMUEL WERENFELS: Der  Begriff  des 
Flüchtlings  im schweizerischen Asylrecht,  Berna 1987,  pag. 135). In 
particolare,  nell'ambito  di  una  procedura  di  revoca  dell'asilo,  l'onere 
della  prova  in  merito  al  fatto  che  il  ricorrente  adempi  le  condizioni 
giustificanti  il  disconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  e  la  revoca 
dell'asilo  ai  sensi  dell'art.  63  cpv. 1  lett.  b  LAsi  incombe all'autorità 
inferiore.

6.2

6.2.1 Il Tribunale rileva che, nella fattispecie, l'UFM rettamente non ha 
motivato la decisione di disconoscimento della qualità del rifugiato con 
i  fatti  penalmente  rilevanti  commessi  dal  ricorrente  e  le  rispettive 
condanne inflittegli. Secondo la prassi vigente, infatti, né la LAsi né la 

Pagina 11

D-3918/2006

Conv. prevedono il disconoscimento dello statuto di rifugiato a causa di 
motivi  d'indegnità  insorti  posteriormente.  In  altri  termini,  per  tale 
misura  sono  determinanti  unicamente  i  motivi  previsti 
all'art. 1 C Conv., tra i quali non è ricompresa la commissione di reati  
particolarmente riprensibili nel Paese ospitante (cfr. GICRA 2003 n. 11 
consid. 8). 

6.2.2 L'autorità  inferiore  non  è  tuttavia  riuscita  a  fornire  la  prova 
inequivocabile ed inconfutabile che il ricorrente si sia recato in Kosovo. 
Come  risulta  dagli  atti  di  causa,  infatti,  le  informazioni  citate  nella 
decisione impugnata di  cui  sarebbe in possesso e che starebbero a 
dimostrare  i  viaggi  in  Kosovo  del  ricorrente,  risultano  unicamente 
dall'intervista che collaboratori  dell'Ufficio  di  collegamento avrebbero 
effettuato  ad  una  persona  presso  l'indirizzo  indicato  dal  ricorrente 
quale suo ultimo domicilio, ovvero l'allora domicilio del fratello I. A., e  
di cui, peraltro, agli atti non vi è alcun rapporto formale, ma solo un e-
mail  ed una nota telefonica (v. act. B6/1 e B15/1). A prescindere dal 
fatto di  sapere se la persona intervistata sia stata il  fratello I. A. del  
ricorrente  o,  come  quest'ultimo  sostiene  nel  memoriale  di  ricorso 
allegando  una  dichiarazione  dello  stesso  fratello  I.  A.,  suo  nipote 
minorenne,  le  informazioni  dedotte  da  detta  intervista  sono  da 
qualificare come informazioni di terzi ai sensi dell'art. 12 lett. c PA, alle 
quali  può  –  a  differenza  di  informazioni  risultanti  da  interrogatori  di 
testimoni,  dove  false  testimonianze  possono  avere  conseguenze 
penali (cfr. art. 307 del Codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 
[CP,  RS  311])  –  essere  attribuito  solamente  un  valore  probatorio 
ridotto. Difatti,  terze persone interrogate a titolo informativo non solo 
non possono essere obbligate a dichiarare il vero, ma possono rifiutare 
di deporre senza temere alcuna conseguenza giuridica (cfr. PATRICK L. 
KRAUSKOPF/KATRIN EMMENEGGER,  in:  Praxiskommentar  VwVG,  Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Zurigo 2009, art. 12 n. 125). In altre parole, 
se le risposte fornite nell'intervista in questione rappresentano, da una 
parte, degli indizi a favore della tesi dell'UFM secondo cui il ricorrente 
sarebbe rientrato in Kosovo, dall'altra parte, esse – costituendo l'unico 
mezzo  di  prova  di  cui  si  è  servito  l'UFM  per  corroborare  le  sue 
asserzioni  –  non  sono  oggettivamente  sufficienti  a  renderle 
inconfutabili  e,  pertanto,  per  trarne  delle  conclusioni  negative  per  il 
ricorrente. Inoltre,  in tale contesto e a differenza di  quanto sollevato 
dall'UFM, il fatto che il ricorrente non si sia espresso – nella sua presa 
di posizione antecedente la decisione impugnata – sulle dichiarazioni 
a  cui  è  stato  confrontato,  non  rappresenta  anch'esso  un  elemento 

Pagina 12

D-3918/2006

oggettivo atto a rendere inconfutabile la tesi del suo ritorno in Kosovo, 
anche alla luce del suo libretto di viaggio agli atti  (che non presenta 
alcun  timbro  di  entrata  o  uscita  per  la  Repubblica  federale  di 
Jugoslavia,  rispettivamente per  il  Kosovo, bensì  solo  timbri  italiani  e 
timbri portanti la scritta "P._______", una città portuale in Albania).

6.2.3 In esito alle considerazioni che precedono, gli  elementi  addotti  
dall'UFM  nel  provvedimento  impugnato  non  forniscono  la  prova 
inconfutabile  che  il  ricorrente  abbia  effettivamente  fatto  rientro  i 
Kosovo negli  anni seguenti  la concessione dell'asilo. Pertanto, l'UFM 
ha accertato i fatti in maniera incorretta.

6.2.4 Ne  discende  che,  secondo  lo  stato  degli  atti  di  causa,  le 
condizioni per l'applicazione dell'art. 1 C n. 1 Conv. non sono in casu 
adempiute. L'UFM ha  pertanto  a  torto  disconosciuto  al  ricorrente  la 
qualità di rifugiato e revocato l'asilo ai sensi dell'art. 63 cpv. 1 lett. b  
LAsi.

7.

7.1

7.1.1 A  titolo  preliminare  e  nonostante  il  ricorrente  non  abbia  mai 
contestato i  reati  addebitatigli  dall'UFM nella  decisione impugnata,  è 
d'uopo rilevare che i reati da lui commessi prima dell'entrata in vigore 
della  nuova  LAsi  il  1°  ottobre  1999  (trattasi  in  concreto  dei  reati 
commessi  dall'aprile  1994  al  febbraio  1999)  non  sono  in  ogni  caso 
rilevanti per giustificare la revoca dell'asilo giusta l'art. 63 cpv. 2 LAsi. 
Essendo infatti la commissione di reati particolarmente riprensibili un 
nuovo  motivo  di  revoca  dell'asilo,  la  revoca  a  causa  di  un  reato 
commesso  prima  dell'entrata  in  vigore  della  nuova  LAsi  è 
inammissibile,  mancando  una  disposizione  transitoria  in  tal  senso 
(cfr. Decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  svizzero  [DTAF] 
2009/3 consid. 3). Per la presente procedura di revoca dell'asilo fanno 
dunque  stato  unicamente  i  reati  commessi  dal  ricorrente  a  partire 
dall'entrata in  vigore della  nuova LAsi  fino ad oggi,  vale a dire i  sei 
reati seguenti:
-  aiuto al  soggiorno illegale (art. 23 cpv. 1 dell'allora Legge federale 
sulla dimora ed il domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 [LDDS]),  
cfr. decreto d'accusa del (...) (cfr. act. B1/3); condanna alla pena di tre  
giorni di detenzione; 
-  incendio  colposo  (art.  222  cpv.  1  CP),  cfr.  decreto  d'accusa  del 

Pagina 13

D-3918/2006

(...) (cfr. act. B1/105); condanna a multa di CHF 300.-; 
-  infrazione  all'allora  Legge  federale  sul  trasporto  pubblico  del 
4 ottobre 1985 (LTP), cfr. ordine di esecuzione del (...) (cfr. act. B1/2); 
condanna a multa di CHF 350.-;
- incendio colposo (art. 222 cpv. 1 CP), cfr. ordine di esecuzione del 
(...) (cfr. act. B1/2); condanna a multa di CHF 300.-;
-  infrazione all'allora  LTP, cfr. ordine  di  esecuzione del  (...)  (cfr. act.  
B1/2); condanna a multa di CHF 420.-;
- furto di poca entità (art. 139 CP) e ripetuto abuso di un impianto per 
l'elaborazione di dati (art. 147 cpv. 1 CP), cfr. decreto d'accusa del (...) 
(cfr. act. B14); condanna alla pena di tre mesi di detenzione sospesa 
condizionalmente  per  un  periodo  di  prova  di  tre  anni  ed  alla  pena 
accessoria dell'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di tre 
anni sospesa condizionalmente per un periodo di prova di cinque anni.

7.1.2 Giusta l'art. 63 cpv. 2 LAsi, l'UFM revoca l'asilo al rifugiato che 
ha  attentato  alla  sicurezza  interna  o  esterna  della  Svizzera,  la 
compromette  o  ha  commesso  reati  particolarmente  riprensibili. 
La revoca dell'asilo secondo l'art. 63 cpv. 2 LAsi presuppone, secondo 
la  giurisprudenza,  un'indegnità  all'asilo  qualificata,  segnatamente  la 
perpetrazione di un reato più grave del semplice atto riprensibile di cui 
all'art. 53 LAsi, ostativo alla concessione dell'asilo. Per essere definito 
particolarmente riprensibile,  il  reato commesso deve, in altre parole, 
essere comminato di una pena considerevole e caratterizzato da una 
certa intensità (cfr. GICRA 2003 n. 11 consid. 7).

Sono da qualificarsi  come atti  riprensibili  che comportano l'indegnità 
all'asilo  giusta  l'art. 53  LAsi,  di  norma quegli  atti  che corrispondono 
alla  definizione  astratta  di  "crimini"  prevista  dal  codice  penale 
(cfr. GICRA  2003  n.  11  consid.  7;  WALTER STÖCKLI,  Asyl,  in: 
Uebersax/Rudin/Hugi  Yar/Geiser  [ed.],  Ausländerrecht, 
Basilea/Ginevra/Monaco  2009,  n. 11.51).  Giusta  l'art.  9  cpv.  1  del 
Codice  penale  svizzero  del  21 dicembre  1937  nella  versione 
antecedente il  1° gennaio 2007 (RU 54 799, di  seguito: vCP), erano 
considerati crimini gli atti per i quali la legge prevedeva la reclusione.  
Quest'ultima era definita dall'art. 35 vCP come la più grave delle pene 
privative della libertà, di una durata minima di un anno e massima di  
20 anni o di  carattere perpetuo nelle ipotesi previste espressamente 
dalla legge. Giusta l'art. 10 CP sono invece qualificati  come crimini  i 
reati per i quali è prevista una pena detentiva di oltre tre anni (cpv. 2). 
Sono delitti invece i reati per cui è prevista una pena detentiva sino a 

Pagina 14

D-3918/2006

tre  anni  o  una  pena  pecuniaria  (cpv.  3).  La  differenziazione  tra 
reclusione e detenzione, come prevista dal vCP, è stata abolita. Non 
essendoci indizi per cui il legislatore abbia voluto – con la ridefinizione 
del  concetto  di  "crimine"  –  ridefinire  indirettamente  anche il  termine 
"riprensibile" utilizzato agli artt. 53 e 63 cpv. 2 LAsi, non vi è motivo di  
rinunciare  a  mettere  in  relazione  il  concetto  di  atti  riprensibili  con 
quello di crimine di cui all'art. 10 CP. Ne deriva che sono (tuttora) da 
qualificare come atti riprensibili ai sensi dell'art. 53 LAsi quegli atti per 
i  quali  la  legge  prevede  una  pena  detentiva  di  oltre  tre  anni 
(cfr. Sentenza del Tribunale D-975/2007 del 24 marzo 2009 consid. 4.3 
in fine). 

Secondo la giurisprudenza, l'autorità che revoca l'asilo ai sensi dell'art.  
63  cpv.  2  LAsi  deve  rispettare  il  principio  della  proporzionalità. 
Secondo tale principio, tra la misura restrittiva decisa dall'autorità (in 
casu  revoca  dell'asilo)  e  gli  interessi  pubblici  perseguiti  tramite  tale 
misura  deve  sussistere  un  rapporto  di  equilibrio:  in  altre  parole,  la 
misura  restrittiva  ordinata  dall'autorità  non  deve  risultare 
sproporzionata rispetto alla portata dell'interesse pubblico perseguito 
(cfr. GICRA 2003 n. 11 consid. 7). 

7.1.3 Il  diritto  di  essere  sentito  è  una  garanzia  costituzionale  di 
carattere  formale  (art.  29  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 [Cost.; RS 101]). Da tale 
diritto costituzionale sgorga l'obbligo per l'autorità di  motivare la sua 
decisione,  la  quale  è  da  considerarsi  sufficientemente  motivata, 
allorquando  il  destinatario  ne  possa  comprendere  il  contenuto  e  la 
portata,  la  possa,  altresì,  puntualmente  contestare,  laddove  lo 
ritenesse opportuno, e nella  misura in  cui  l'autorità  di  ricorso possa 
esercitare  il  suo  controllo.  L'estensione  della  motivazione  dipende 
dall'oggetto  della  decisione,  dalla  natura dell'affare,  come pure dagli 
interessi  in  gioco  dell'interessato.  La  giurisprudenza  esige  ad  ogni  
modo  una  motivazione  accurata  nel  caso  in  cui  gli  interessi 
giuridicamente  protetti  della  persona  interessata  siano  lesi  in  modo 
grave, quale è il caso in materia di concessione dell'asilo (GICRA 2006 
n. 24 consid. 5.1 e relativi riferimenti). In linea di principio, affinché una 
decisione sia da ritenere sufficientemente motivata, è sufficiente che 
l'autorità  abbia  illustrato,  anche brevemente,  i  motivi  alla  base delle 
sue  conclusioni,  in  maniera  tale  che  l'interessato  possa  seguirne  i  
ragionamenti, potendo, se del caso, contestare con piena cognizione 
di  causa  i  punti  non  condivisi.  Sebbene  la  motivazione  debba  far 

Pagina 15

D-3918/2006

emergere le riflessioni dell'autorità in merito agli elementi di fatto e di 
diritto  essenziali  che hanno influenzato la decisione, l'autorità  non è 
comunque tenuta a pronunciarsi su tutti i fatti, argomentazioni e mezzi 
di  prova invocati  dalle  parti,  ma può permettersi  di  limitarsi  a  quelli  
che, senza arbitrio, le sembrano decisivi per la risoluzione della causa 
(DTF 130 II 530 consid. 4.3, DTF 129 I 232 consid. 3.2, DTF 126 I 97 
consid. 2b).

7.1.4 I ricorsi interposti contro le decisioni dell'UFM hanno, di regola, 
effetto riformatorio; in sede eccezionale è previsto l'annullamento della 
decisione di prima istanza ed il rinvio della causa all'autorità inferiore  
(art.  105 LAsi,  e  art.  6  LAsi  in  relazione  all'art.  61  cpv. 1  PA). Una 
decisione  riformatoria  entra  in  linea  di  conto  di  principio  quando  la  
causa è matura per il giudizio, come nel caso di specie. 

7.2

7.2.1 Nella fattispecie, l'UFM nella decisione impugnata ha omesso di 
motivare  adeguatamente  la  decisione  impugnata  sotto  due  aspetti. 
Detto  Ufficio  si  è  infatti  limitato  ad  elencare  i  reati  commessi  dal 
ricorrente (data della condanna, reato e pena inflitta, v. pagg. 1-2) e a 
concludere alla loro particolare riprensibilità unicamente alla luce della 
loro  quantità  ("egli  è  pertanto  recidivo")  ed  il  fatto  che  "in  varie 
occasioni"  il  ricorrente  sarebbe  stato  condannato  ad  una  pena  non 
sospesa condizionalmente (pag. 3). In altre parole, non traspare dalla 
decisione  che  l'autorità  di  prime  cure  abbia  in  un  qualche  modo 
considerato la pena prevista dal CP per i  singoli  reati  commessi dal 
ricorrente,  rispettivamente  abbia  ponderato  se  essi  raggiungano 
un'intensità  tale  da  poterli  definire  "particolarmente  riprensibili"  ai 
sensi della legge e della giurisprudenza. Sarebbe invece stato tenuto a 
motivare  adeguatamente  sotto  quali  aspetti  il  comportamento  del 
ricorrente  andrebbe  qualitativamente  oltre  la  semplice  riprensibilità 
(v. Sentenza  del  Tribunale D-1678/2008  del  4 novembre  2009 
consid. 4.3.2) e giustificherebbe la revoca dell'asilo, cosa che invece 
non  ha  fatto.  Secondariamente,  non  emerge  dai  considerandi  del 
provvedimento  impugnato  che  l'autorità  inferiore  abbia  ponderato  la 
misura  di  revoca  ordinata  con  l'interesse  pubblico  perseguito  dalla 
stessa. 

7.2.2 Tuttavia, dall'incartamento emerge che tra gli atti commessi dal 
ricorrente dal 1° ottobre 1999 sino ad oggi unicamente quelli di furto e 
abuso di  un impianto per l'elaborazione di  dati  sono da considerarsi 

Pagina 16

D-3918/2006

riprensibili  ai  sensi  della  legge,  in  quanto,  per  essi,  è  prevista  una 
pena detentiva sino a cinque anni. 

Per quanto attiene alla questione a sapere se le infrazioni commesse 
dal ricorrente siano da qualificarsi come particolarmente riprensibili ai  
sensi dell'art. 63 cpv. 2 LAsi, il Tribunale considera dapprima che per i  
reati menzionati poc'anzi la pena comminata è stata di soli tre mesi di 
detenzione, sospesi  condizionalmente per un periodo di  prova di  tre 
anni. Inoltre, dagli atti non traspare che il ricorrente, dal 2004 fino ad 
oggi, si sia nuovamente reso colpevole di atti  perseguiti  penalmente. 
Ne  discende  che,  segnatamente  in  virtù del  principio  della 
proporzionalità,  la  revoca  dell'asilo,  allo  stato  attuale  degli  atti  di 
causa,  non  è  giustificata.  Di  conseguenza,  il  ricorso  è  accolto  e  la 
decisione impugnata annullata. 

8.
Visto  l'esito  della  procedura,  si  prescinde  dal  prelievo  di  spese 
processuali  (art.  63  PA),  ragione  per  cui  la  domanda  d'assistenza 
giudiziaria del ricorrente è divenuta senza oggetto. 

9.
Ritenuto che il ricorrente è difeso in questa sede da un mandatario, si  
giustifica altresì l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili  
(art. 64 PA e art. 7 segg. del  regolamento sulle tasse e sulle  spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del  
21 febbraio  2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). La  stessa,  in  assenza di 
una nota dettagliata, è fissata d'ufficio ex aequo et bono in CHF 800.-, 
conto tenuto del lavoro effettivo ed utile svolto dal rappresentante del  
ricorrente (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

(dispositivo alla pagina seguente

Pagina 17

D-3918/2006

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto e la decisione impugnata annullata.

2.
Non si prelevano spese processuali. 

3.
Al ricorrente è assegnata un'indennità di ripetibili di CHF 800.- a carico 
dell'Ufficio federale della migrazione.

4.
Comunicazione a:

- patrocinatore del ricorrente (plico raccomandato)
- autorità inferiore, con allegato l'incarto N [...] (per corriere interno; in 

copia) 
- F._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

Pagina 18