# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aad9a152-cb0d-550b-98d1-018aae7e8ed2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-06-14
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 14.06.2010 14.2010.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2010-35_2010-06-14.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2010.35

  	
  Lugano

  14 giugno 2010

  CJ/FP/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta
  dei giudici:

  	
  Pellegrini,
  presidente,

  Walser
  e Roggero-Will

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques

  

 

 

statuendo
sulla causa a procedura sommaria appellabile (EF 2009.2784) promossa con
opposizione 8 ottobre 2009 da

 

	
   

  	
  AP
  1, __________ 

  patrocinata
  dall’avv. PA 2, 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

il
sequestro 28 settembre 2009 (n__________) richiesto nei confronti di

 

	
   

  	
  M__________, __________ (__________

  

da

                                         

	
   

  	
  AO
  1, __________ 

  patrocinato
  dall’avv. PA 1, __________ 

   

  

in
cui il Pretore __________, con decisione 26 marzo 2010, non ha ammesso
l’opposizione, confermando di conseguenza il sequestro;

 

appellante
AP 1 con allegato 12 aprile 2010, con cui postula la riforma del giudizio impugnato
nel senso – in via principale – di accogliere l’opposizione e di annullare il sequestro,
rispettivamente – in via subordinata – di annullare la sentenza impugnata, con
protesta in tutti i casi delle spese e indennità ripetibili;

 

lette
le osservazioni 17 maggio 2010 con cui il sequestrante chiede la reiezione
dell’appello;

Ritenuto

 

in fatto:                       

                                  A.   Con
istanza 28 settembre 2009, AO 1, __________, ha chiesto al Pretore __________
nei confronti di M__________, __________ (__________), il sequestro in base
all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di “tutti i crediti e pretese di M__________
nei confronti di AP 1, […] __________, nonché tutti gli averi patrimoniali di
qualsiasi natura, compreso denaro in qualsiasi valuta, crediti, titoli e
cartevalori, incluse partecipazioni societarie, azioni, obbligazioni, o titoli
analoghi, metalli preziosi, polizze d’assicurazione, e analoghi valori
patrimoniali, di proprietà del debitore, ad esso intestati, di sua spettanza
a qualsiasi titolo o per i quali il medesimo è avente diritto economico,
depositati presso la medesima società o comunque da essa detenuti a qualsiasi
titolo”, il tutto a concorrenza di complessivi fr. 14'668'119.--, oltre a
interessi dal 22 ottobre 2007 (pari al 15 settembre 2009 a fr. 9'964'939.--). Quale causa del credito l’istante ha indicato il lodo arbitrale 2 ottobre
2007 del Tribunale arbitrale del Centro di arbitrato della Camera di Commercio
di __________, __________, la sentenza 27 febbraio 2007 del Tribunale Superiore
del Distretto giudiziale di __________ e la sentenza 4 settembre 2009 della
Camera di cassazione civile della Corte suprema di giustizia. Sulla questione
dell’appartenenza dei beni sequestrati, l’istante ha esposto che la società AP 1 è detenuta dal debitore (per 57,6%), dallo stesso istante (per 38,4%) e, dal
1989, da un terzo, __________ (4%), i quali hanno conferito alla società un
mandato fiduciario di gestione di partecipazioni societarie, che prevede quote
di ripartizione uguali alle quote azionarie.

 

                                  B.   Lo
stesso giorno, il Pretore ha ordinato il sequestro nei termini della
conclusione così come modificata dall’istante in occasione dell’udienza.

 

                                  C.   L’8
ottobre 2009, AP 1 ha interposto opposizione al sequestro, contestando la competenza
territoriale del primo giudice, il calcolo degli interessi, il tasso di cambio
applicato, la causa del sequestro e l’esistenza e/o l’appartenenza dei beni da
sequestrare. In merito a questi ultimi, a detta dell’opponente 

                                         l’istanza
sarebbe infatti imprecisa, siccome non indicherebbe se siano da sequestrare i
beni della fiduciaria detenuti per conto del debitore fiduciante oppure il credito
da questi vantato nei confronti della fiduciaria in base al rapporto fiduciario.
Inoltre, l’istan-te non avrebbe reso verosimile che il debitore sia domiciliato
all’estero né che il suo preteso credito abbia sufficienti legami con la Svizzera ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. Infine, l’op-ponente ha sostenuto che il
tasso di cambio corretto sia inferiore a quello applicato dal primo giudice e
che il tasso degli interessi che maturano dopo l’emissione del lodo arbitrale
sia quello minimo legale stabilito all’art. 1617 del Codice civile __________
(in seguito CCCol.) e non il tasso bancario corrente.

 

                                  D.   All’udienza
di contraddittorio del 9 marzo 2010, la parte sequestrante ha prodotto un
memoriale di risposta, con cui ha anzitutto contestato la legittimazione attiva
dell’opponente, in quanto rivestirebbe unicamente il ruolo di terzo debitore.
Ha poi evidenziato come la documentazione prodotta da AP 1 a dimostrazione del tasso di cambio non avesse valore probatorio superiore a quella presentata
dalla stessa istante. In merito alla questione degli interessi, il sequestrante
ha prodotto una sentenza del Tribunal Superior di __________, che confermerebbe
l’ap­plicabilità dell’art. 884 CCCol., secondo cui il tasso degli interessi di
mora in materia commerciale, in assenza di convenzione contraria, ammonta ad
una volta e mezzo l’interesse bancario corrente. Per l’istante, il sequestro
non avrebbe carattere esplorativo, siccome ha designato con precisione il terzo
debitore – AP 1 – rispettivamente il luogo di deposito dei beni che detiene per
conto del debitore – la sua sede di __________ – e prodotto documenti che
attestano che la società detiene liquidità, crediti e partecipazioni societarie
di spettanza del debitore. Pacifica pertanto la competenza territoriale del
primo giudice. Per quanto riguarda la causa del sequestro, l’istante si è
riferito ad un memoriale di causa presentato dal debitore in __________ a
dimostrazione del fatto ch’egli ivi è domiciliato e ha ribadito come il legame
del suo credito con la Svizzera sia dato dal fatto che è sorto da abusi commessi
dal debitore unitamente ad una società con sede e amministrazione in Svizzera,
ovvero la stessa AP 1, evidenziando comunque che la questione non è determinante,
giacché il sequestro poggia sua una decisione definitiva ed esecutiva.

                                         In
sede di replica e di duplica, le parti sono rimaste sulle loro rispettive
posizioni.

 

                                  E.   Con
sentenza 26 marzo 2010, il Pretore __________, Sezione 5, ha respinto l’opposizione di AP 1, confermando il sequestro in toto.

                                         In
sintesi, egli ha statuito che l’opponente non era legittimato ad interporre
opposizione al sequestro, dal momento che la misura colpiva solo pretese e beni
intestati al debitore M__________ e non attivi (anche solo formalmente)
intestati ad AP 1, sicché quest’ultima non ne subiva alcun pregiudizio. Per
completezza e nell’eventualità di un’appellazio-ne, il primo giudice ha
d’altronde precisato che le eccezioni dell’opponente in merito al tasso di
cambio e agli interessi erano comunque infondate e che l’istante aveva reso
verosimile sia il domicilio del debitore all’estero sia l’esistenza di un
titolo esecutivo, ammettendo persino l’esistenza di un legame sufficiente del
credito con la Svizzera stante la partecipazione dell’opponente agli abusi
societari compiuti con il debitore a danno dell’istante. Il giudice di prime
cure ha infine considerato adempiute le condizioni per un sequestro generico,
siccome, da una parte, l’istante aveva provato l’esistenza di una convenzione
fiduciaria tra il debitore e AP 1 nonché la consegna alla società di averi spettanti
al primo, e dall’altra aveva indicato nell’istanza sia il luogo di deposito
degli averi che la persona del terzo debitore.

 

                                  F.   Con
l’appello in esame, AP 1 postula – in via principale –  la riforma del giudizio
impugnato, e in via subordinata il suo annullamento e rinvio al primo giudice.
L’appellante contesta innanzitutto la decisione impugnata laddove le nega la
legittimazione attiva, perché il sequestro ne pregiudicherebbe gli interessi
non solo quale terza debitrice ma pure quale depositaria di beni del debitore,
senza contare il proprio legittimo interesse a chiarire quale credito del
debitore è stato sequestrato e se lo stesso sia sequestrabile. L’appellante
critica d’altronde le considerazioni pretorili relative alla questione del
tasso di cambio, allegando che il lodo arbitrale non ha posto interessi di mora
a carico del debitore, che gli stessi non potrebbero comunque decorrere durante
la procedura di ricorso contro il lodo e che l’art. 111 CCCol. è applicabile
solo in materia commerciale, ciò che non sarebbe il caso in concreto, trattandosi
di pretese extracontrattuali. Non potrebbe essere seguito il giudice di prime
cure nemmeno in merito alla causa del sequestro, perché il documento citato non
si riferirebbe al domicilio effettivo del debitore bensì ad una semplice
domiciliazione a scopo d’intimazio­ne di atti giudiziari, mentre sarebbe
esclusa l’esisten­za di un legame del credito – diretto contro il debitore –
con la Svizzera, poiché tutti i fatti posti a fondamento della decisione di
condanna si sarebbero svolti in __________ e non in Svizzera. L’appellante
contesta infine la sequestrabilità dell’ipotetico credito del debitore in
restituzione dei beni da essa detenuti fiduciariamente, siccome il mandato fiduciario
le è stato conferito congiuntamente e potrà quindi essere revocato solo in modo
congiunto: ora non sarebbe ipotizzabile il sequestro né dei diritti formatori
spettanti ai fiducianti né del rapporto contrattuale nel suo insieme, cioè
inclusa la facoltà di revoca del mandato. Del resto, i rapporti interni fra i
fiducianti, tutti residenti all’estero, esulerebbero dalla competenza dei tribunali
svizzeri.

 

                                  G.   Nelle
sue osservazioni, il sequestrante contesta la legittimazione dell’appellante
per interporre sia opposizione al sequestro che appello contro la sentenza
sull’opposizione e chiede la reiezione dell’appello. Per il resto, si esporranno
i motivi della parte appellata, per quanto necessario ai fini del giudizio, nei
successivi considerandi.

 

Considerando

 

 

in diritto:                     

                                   1.   La
decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma
del sequestro (cfr. Reiser, Basler
Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art.
278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF)
interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo può essere
impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art.
278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e
fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c
LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--.
L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti – se nel caso concreto in relazione al
realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate
dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il
mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà
la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro
rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate
soluzioni intermedie (cfr. Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003,
n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures
provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).

 

 

2.La
legittimazione per ricorrere, che presuppone l'esistenza di un interesse degno
di protezione al ricorso, costituisce un presupposto processuale che il giudice
deve esaminare d'ufficio (Hohl, Procédure
civile, vol. II, Berna 2001, n. 2974 seg. e 2993). Ciò vale anche per
l'opposizione al sequestro – l'art. 278 cpv. 1 precisa che l'opponente deve
essere “toccato nei suoi diritti” – e per il ricorso contro la decisione su
opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (CEF 12 settembre 2007, inc.
14.07.33, cons. 4; 26 gennaio 2005, inc. 14.09.109, cons. 3.1; Gasser, Das Abwehrdispositiv der
Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, pag. 603 ad 3a; Reiser, op. cit., n. 20 ad art. 278; Artho von Gunten, op. cit., p. 21 seg. e
p. 148-9 ad 1.3; Jeandin, Aspects
judiciaires relatifs à l’octroi du séquestre, JdT 2006 II 67 ad 2).

 

                               2.1.   Mentre il debitore
sequestrato è in linea di massimo legittimato a formulare opposizione (di
regola non è però così nei casi in cui egli sostiene che i beni sequestrati
appartengono a terzi), la legittimazione dei terzi è più difficile da
delimitare. 

 

                                  a)   Nella dottrina è unanimamente
ammesso che il terzo che vanta un proprio diritto (di proprietà, di pegno,
ecc.) sul bene sequestrato è legittimato ad interporre opposizione al sequestro
(ad es. Gasser, op. cit., p. 605
ad c; Reiser, op. cit., n. 22 ad
art. 278; Artho von Gunten, op.
cit., p. 26 ad IV.1; Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 70 ad art. 278). Gli autori
giungono generalmente alla stessa conclusione per quanto riguarda il terzo
detentore, invocando il preteso rischio per quest’ultimo di dover risarcire il
debitore o il creditore in caso di mancato o carente adempimento degli obblighi
d’infor­mazione nei confronti dell’ufficio d’esecuzione (art. 91 LEF) e di
blocco degli attivi sequestrati (Ottomann,
op. cit., p. 256; Gas­ser, op.
cit., p. 605 ad c; Reiser, op.
cit., n. 23 ad art. 278; Meier-Dieterle, Kurz
Kommentar SchKG, Basilea 2009, n. 2 ad art. 278). Tuttavia, una parte della
dottrina ritiene che sono inoltre necessarie altre circostanze, segnatamente
l’esistenza a carico del terzo di un obbligo di discrezione (Artho von Gunten, op. cit., p. 27-29 ad
IV.2; cfr. pure Jaeger/Walder/Kull/ Kottmann, Bundesgesetz
über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1997-2001, n. 8 ad
art. 278). Quest’ultima tesi è fondata. In effetti, a ben vedere, i rischi
evocati dai primi autori sono in linea di principio inesistenti, perché il
terzo è tenuto per legge ad informare l’Ufficio e a tenere a sua disposizione i
beni sequestrati, sicché non può ovviamente essere ritenuto responsabile per
essersi conformato alla legge (semmai è il creditore o lo Stato a rispondere
delle conseguenze di un sequestro ingiustificato o irregolare). Perché sia
considerato toccato “nei suoi diritti” è quindi necessario che il terzo subisca
un pregiudizio qualificato dovuto a circostanze particolari, ricordato come in
linea di principio il terzo non sia ammesso ad interporre opposizione nell’inte­res­se
della legge o del debitore (Reeb,
op. cit., p. 474). Essendo in definitiva tali limiti gli stessi di quelli posti
per l’ammissione della legittimazione del terzo debitore, ai fini della loro
concretizzazione si può rinviare al successivo considerando.

                                  b)   La situazione dei
terzi debitori è controversa. 

 

                                aa)   Per alcuni autori, i
terzi debitori non sono in linea di massima legittimati ad interporre
opposizione, a meno che il sequestro determini loro un pregiudizio qualificato,
segnatamente intralci gravemente la loro attività economica (Reiser, op. cit., n. 24-25 ad art. 278;
nello stesso senso: Artho von Gunten,
op. cit., p. 27-29 ad IV.2 [con
una riserva a favore delle banche]; Stoffel/
Chabloz, Commentaire romand de la LP, Basilea/Gi­nevra/ Monaco 2005, n.
17 ad art. 278). Per altri, il solo fatto che il sequestro determini un
cambiamento del luogo d’adempimento sembra bastare a legittimare il terzo
debitore (Ottomann, op. cit., p.
256-7 ad c; Gasser, op. cit., p.
605 ad c ). V’è infine chi pare non porre alcun limite (Brönnimann, Feststellung des neuen Vermögens, Arrest,
Anfechtung, in Das revidierte Schuldbetreibungs- und Konkursgesetz (SchKG),
Berna 1995, p. 134 ad d; Cometta,
Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, Rep. 2000, p. 33 ad 8.3.1). 

 

                                bb)   Secondo la
giurisprudenza federale (DTF 112 III 1 cons. 1d e implicitamente anche DTF 125
III 391) in materia di ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF, il terzo debitore è legittimato
a ricorrere contro l’esecuzione del sequestro per salvaguardare i diritti che
la legge gli accorda. La sua legittimazione non è quindi sempre data (cfr. DTF
79 III 3), ma egli deve rendere verosimile che il sequestro pregiudica in modo
rilevante i propri interessi di fatto (arrecando importanti disturbi alla sua
attività economica, cfr. DTF 80 III 124 s., cons. 2, 96 III 109 cons. 1) o lede
i propri diritti (carente indicazione dell’importo massimo da sequestrare, cfr.
DTF 103 III 37 s., cons. 1). Questi principi sono vincolanti anche per
l’interpretazione dell’art. 278 LEF, giacché la nozione di lesione degli
interessi personali dell’opponente è vicina a quella analoga ritenuta per la
determinazione della legittimazione a ricorrere contro un provvedimento
esecutivo in virtù dell’art. 17 LEF (Gilliéron,
BlSchK 1995, p. 134 ad IV/A; Reeb,
op. cit., p. 474; Piégai, op.
cit., p. 162 ad a-b; A. Brogli, La
procédure sommaire en droit des poursuites, tesi Losanna 2003, p. 174).

 

                                cc)   Di conseguenza, il
terzo debitore – come pure il terzo detentore –  per poter opporsi al sequestro
deve dimostrare di subirne un pregiudizio qualificato. In particolare, si dovrà
riconoscere la legittimazione del terzo nell’ipotesi in cui il decreto di sequestro
è manifestamente nullo, segnatamente quando, a causa della mancanza di chiarezza
della sua formulazione, esso potrebbe colpire beni di proprietà di terzi e
ingenerare così un pregiudizio a danno del terzo (cfr. per analogia CEF 26
gennaio 2006, inc. 15.05.115, cons. 2.2 e 3.3, e il rinvio alla DTF 130 III 579
segg.; Stoffel/Chabloz, op. cit.,
n. 17 ad art. 278).  

 

                               2.2.   Nel caso in esame, l’appellante
giustifica la propria legittimazione facendo valere che il sequestro è rivolto
nei suoi confronti anche nella sua asserita qualità di detentore per conto del
debitore degli ipotetici beni da sequestrare e allega d’altronde il proprio
interesse a chiarire quale credito del debitore è stato sequestrato (appello ad
5). Mentre la prima circostanza, come visto, non è in sé sufficiente a
ritenerla legittimata, il secondo argomento è invece fondato (cfr. cons.
2.1/cc), a prescindere dalla questione – appunto da risolvere – di sapere se il
decreto sia davvero ambiguo. Non si vede per contro quale interesse personale
degno di protezione possa avere l’appellante a contestare l’importo del credito
vantato dal sequestrante o la causa del sequestro, e del resto essa non ne
allega alcuno. In qualità di destinataria della sentenza impugnata,
l’appellante, come da essa stessa rettamente rilevato, avrebbe ovviamente qualità
per contestare la tassa di giustizia e le spese, ma in verità non ha sollevato
alcuna censura specifica in merito. Per quanto attiene infine alla censura
fondata sull’asserita insequestrabilità dei beni indicati nel decreto avversato,
la questione della legittimazione dell’appellante può essere lasciata indecisa,
dal momento che esula dalla competenza funzionale di questa Camera, nella sua
veste di giurisdizione d’appello (cfr. infra ad cons. 4).

 

 

                                   3.   Ancorché in modo
perlopiù implicito, l’appellante contesta nuovamente in sede d’appello la
competenza territoriale del primo giudice – questione che va esaminata
d’ufficio (Gilliéron, Commentaire,
n. 38 ad art. 272; art. 97 n. 3 CPC, per il rinvio dell’art. 25 LALEF) –,
asserendo che i rapporti interni fra i fiducianti, tutti residenti all’estero,
esulerebbero dalla competenza dei tribunali svizzeri. Sennonché, come si avrà
ancora l’occasi­one di specificare meglio in seguito (infra ad consid.
5.3-54), dal suo testo si evince chiaramente che il decreto di sequestro ha
quale oggetto le pretese di M__________ nei confronti della stessa appellante
fondate sulla convenzione fiduciaria 25 agosto 1989, rispettivamente i beni
detenuti da essa presso la propria sede per conto del debitore. Ora, è
l’appellante stessa ad aver giustamente ricordato, in prima sede, come i crediti
nei confronti di una persona domiciliata all’estero siano reputati localizzati
al domicilio o alla sede del terzo debitore (fra tanti: DTF 128 III 473, cos.
3). E non è contestato – ciò che peraltro conferma una semplice consultazione
del registro di commercio – che l’appellante abbia la sede in Svizzera, e
meglio nel circondario del primo giudice, né che la stessa sia parte della
convenzione fiduciaria rinnovata nel 1989 (doc. S). E nulla mutano le critiche
dell’appellante in merito all’ubica­zio­ne del domicilio del debitore, perché
seppure quest’Ultimo fosse domiciliato in Svizzera – ciò che in base agli atti
pare tuttavia inverosimile – le sue pretese andrebbero comunque considerate
situate in Svizzera. D’altronde pure i beni mobili e i titoli del debitore
detenuti dall’appel­lante presso la propria sede, rispettivamente le sue
pretese in restituzione di beni del debitore situati all’estero, sono da
considerare localizzati nel circondario del giudice di prime cure (ad es. Stoffel/ Chabloz, op. cit., n. 38-39 e
41 ad art. 272). La competenza del Pretore __________ è pertanto indiscutibile.

 

 

                                   4.   Come
accennato in precedenza, l’appellante contesta la sequestrabilità
dell’ipotetico credito del debitore in restituzione dei beni da essa detenuti
fiduciariamente, siccome lo ritiene irrealizzabile, dal momento che sorgerebbe
unicamente nel momento in cui congiuntamente i fiducianti dovessero revocare il
mandato fiduciario; ora, il diritto di richiedere la revoca del mandato, quale
diritto formatore, non potrebbe essere sequestrato né potrebbe esserlo il
rapporto contrattuale nel suo insieme.

 

                               4.1.   L'impignorabilità
giusta gli art. 92 e 93 LEF deve in linea di massima essere fatta valere
mediante ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF (Ochsner,
Commentaire romand de la LP, Basilea/Gine­vra/Monaco 2005, n. 43-45 ad art. 92;
Gilliéron, Commentaire, n. 62 ad
art. 275; Reiser, op. cit., n. 14
ad art. 278), ritenuto che la mancata tempestiva formulazione del gravame vale
in genere quale rinuncia al beneficium competentiae (CEF 12 gennaio 2000 15.1999.00187).
Eccezionalmente, il giudice, nella fase di concessione del sequestro (ad es. se
l’istante dovesse chiedere il sequestro della rendita AVS percepita dal
debitore) oppure nella procedura di opposizione (art. 278 LEF), può annullare
il proprio provvedimento qualora la nullità del sequestro sia manifesta (cfr. Commentaire
romand de la LP, Basilea/Gine­vra/Monaco 2005, n. 17 ad art.  22;
Lorandi, Betreibungsrechtliche Besch­werde
und Nichtigkeit, Basilea/Gine­vra/Monaco 2000, n. 161 ad art. 22). 

 

                               4.2.   Nella
DTF 108 III 101 (cons. 5), il Tribunale federale ha considerato nulli il pignoramento
e il sequestro di attivi, che per la loro stessa natura non possono essere realizzati
(nel caso di specie il diritto di una banca accreditante nei confronti della
banca corrispondente alla consegna dei documenti previsti nella lettera di
credito). Secondo Gilliéron (op.
cit., n. 68 e 70 ad art. 275), la censura dell’impignorabilità fondata su norme
che esulano dalla LEF o per la stessa natura del diritto patrimoniale di cui è
chiesto il sequestro dovrebbe essere fatta valere con opposizione giusta l’art.
278 LEF. Non è chiaro il motivo di tale distinzione, visto che le autorità esecutive,
nell’ambito delle proprie competenze, devono tenere conto di tutta la
legislazione (e non solo della LEF), non da ultimo in virtù del rinvio – non
esaustivo (ad es. Ochsner, op.
cit., n. 204 ad art. 92) – dell’art. 92 cpv. 4 LEF. Essendo la questione della
pignorabilità di natura prettamente esecutiva, è invece più corretto
considerare anche in tali ipotesi che l’esame della censura compete
esclusivamente all’autorità di vigilanza, fatti salvi i casi di nullità
manifesta.

 

                               4.3.   Nel
caso concreto, l’impignorabilità dei beni indicati nel decreto di sequestro non
può dirsi manifesta. In effetti, contrariamente a quanto sostiene l’appellan­te,
la pretesa dei mandanti in restituzione dei beni detenuti fiduciariamente
dall’appellan­te nel loro interesse non è condizionata alla revoca della
convenzione, come risulta dal suo art. 4 e, a contrario, 7 (doc. S). Del resto,
il diritto alla restituzione di “tutto ciò che per qualsiasi titolo” il
mandatario ha ricevuto in forza del mandato (art. 400 cpv. 1 CO), compresi
quanto consegnatogli dallo stesso mandante, esiste già prima della fine del
mandato, come pure l’obbligo di ritrasferire al mandante i diritti che il mandatario
ha acquistato (a proprio nome ma per conto del mandante) nell’adempimento del
mandato (ad es. Ter­cier/ Favre, Les
contrats spéciaux, 4a ed., Ginevra/Zurigo/ Basilea 2009, n. 5166,
5168 e 5172). Vero è che la convenzione fiduciaria – e meglio i suoi
combinati art. 3 e 4 – sembra comunque prescrivere un’azione congiunta dei
mandanti anche per quanto riguarda l’esercizio del diritto di restituzione. Secondo
la dottrina (v. Fellmann, Berner
Kommentar VI/2.4, Berna 1992, n. 108 e titolo del n. 113), ciascun mandante
potrebbe però esercitare singolarmente la pretesa in restituzione di averi
divisibili anche se il mandato è stato conferito congiuntamente. Gli autori non
precisano se la regola è da intendersi imperativa oppure – come sembra – dispositiva.
Andrebbe d’altronde esaminato se fra i fiducianti sussiste una società semplice
ai sensi del diritto svizzero, come l’ha peraltro stabilito la seconda Camera civile nella causa avviata dal sequestrante contro la fiduciaria nel 1994 in restituzione dei beni fiduciari (STF 23 aprile 2003, inc. 4C.315/ 2002, cons. 4). Infatti, salvo convenzione contraria, l’esercizio dei diritti comuni è in linea di massima
retto dalla regola dell’

                                         unanimità
(art. 534 cpv. 1 CO); d’altronde i beni “trasferiti alla società” (e nel caso
concreto tramite intestazione fiduciaria all’appellante), così come quelli da
essa acquistati per conto dei soci, appartengono loro in proprietà comune (art.
544 cpv. 1 CO) e i loro creditori non possono far valere i propri diritti che
sulla quota sociale del loro debitore (art. 544 cpv. 2 CO). In altre parole, i
beni indicati nel decreto di sequestro – che non comprendono la quota del
debitore nell’eventuale società semplice formata dai tre fiducianti – potrebbero
effettivamente risultare impignorabili (cfr. art. 1 cpv. 1 e 2 del Regolamento
del Tribunale federale concernente il pignoramento e la realizzazione di
diritti in comunione, RS 281.41). Sennonché tale conclusione, come pure
l’ipotetica correlata nullità dell’esecuzio­ne del sequestro, non possono ritenersi
manifeste, segnatamente in assenza di accertamenti in merito ai rapporti interni
tra fiducianti. Ora, siffatti accertamenti, prescritti dall’art. 20a cpv. 2 n.
2 LEF, sono esclusi in questa sede (art. 20 cpv. 2 e 6 LALEF).

 

                               4.4.   A
differenza delle semplici speranze o aspettative di fatto – che sono
impignorabili – le aspettative fondate – come in concreto – su una relazione
giuridica esistente possono essere pignorate, e quindi sequestrate (art. 275
LEF) nella misura in cui il loro valore possa essere sufficientemente determinato,
ciò che dipende dal numero e dall’importanza degli ostacoli che impediscono
l’avve­nimen­to della condizione (cfr. in proposito: CEF 26 gennaio 2010, inc.
15.09.112, cons. 3.1; Gillié­ron,
Commentaire de la LP, vol. II, Losanna 2000, n. 18-21 ad art. 92; vonder Mühll, op. cit., n. 2 ad art. 92;
Ochsner, Commentaire romand de la
LP, Basilea/Gi­nevra/Monaco 2005, n. 47-51 ad art. 92). Tale esigenza tende ad
evitare sperperi insensati (DTF 97 III 27), ossia la realizzazione di pretese
condizionali per un prezzo irrisorio in rapporto al loro valore potenziale. 

 

                                  a)   In
tale ottica, il Tribunale federale vieta in linea di massima il pignoramento o
il sequestro delle singole pretese del proprietario sull’og­getto della sua
proprietà, in particolare della sua pretesa di rivendicazione (cfr. DTF 44 III
19-20; 60 III 232 segg. ad cons. 4; 108 III 97, cons. 3, con ulteriori rif.).
L’appellan­te ritiene che il sequestro in esame violi tali principi, in quanto
colpirebbe il diritto di richiedere la revoca del mandato fiduciario.
Misconosce tuttavia il fatto che in realtà il sequestro si riferisce a  “tutti
i crediti e pretese” del debitore nei confronti della fiduciaria, sicché
non v’è alcun rischio di smembramento dei diritti in questione.

 

                                  b)   Quanto
agli “inestricabili problemi giuridici” evocati nel ricorso (a pag. 8) in
merito alla revoca del mandato congiunto e allo scioglimento dei rapporti interni
fra mandanti, è sufficiente rilevare in questa sede come il sequestrante, nella
sua qualità di membro dell’eventuale società semplice formata dai tre
fiducianti, disponga verosimilmente dei mezzi di provocarne lo scioglimento
(cfr. art. 545 cpv. 1 n. 3, 6 o 7 CP), secondo una procedura che prevede
soluzioni ai problemi denunciati dall’appellante. Anche sotto questo punto di
vista il sequestro non appare pertanto manifestamente nullo.

 

 

                                   5.   Secondo
l’appellante, non avendo il sequestrante reso verosimile l’esistenza di un solo
bene sequestrabile, non sarebbero date le condizioni per un sequestro generico.

 

                               5.1.   L'esame
dei presupposti di ammissibilità di un sequestro generico sono di esclusiva
competenza delle autorità giudiziarie nell’am­­bito della procedura di
opposizione al sequestro giusta l’art. 278 LEF (CEF 2 febbraio 2004, inc.
15.03.210, RtiD II-2004, 775 segg. N. 94c).

 

                               5.2.   Nella
prassi, i sequestri generici ("Gattungsarreste") sono ammessi,
purché il luogo di deposito degli attivi, rispettivamente l'identità del terzo
debitore siano indicati e resi verosimili (cfr. DTF 130 III 579 segg.; STF 17 febbraio
1999, BlSchK 2000, 142; 103 III 86 e 91; 100 III 28; Stoffel, op. cit., n. 29-30 ad art. 272; Rei­ser, op. cit., n. 45 ad art. 275; Gilliéron, Commentaire, n. 53 ad art.
272; Jaques, La saisie et le
séquestre des droits patrimoniaux dont le débiteur est l’ayant droit
économique, ZZZ 2005, 346 ad 4.1; troppo restrittivi: Amonn/Walther, op. cit., n. 35 ad § 51). In materia
bancaria, per evitare il rischio di sequestri puramente esplorativi (cosiddetti
"Sucharreste"), si esige dal sequestrante che renda verosimile,
mediante documenti, l’esistenza di almeno una relazione del debitore presso la
banca indicata (cfr. CEF 25 luglio 2000 [15.00. 75], cons. 4.3; 10 aprile 2000
[14.99.80], cons. 5; 26 gennaio 2006, inc. 15.05.115, cons. 3.2). Per
l’analogia delle situazioni, questa giurisprudenza va senz’al­tro estesa alle
relazioni fiduciarie non bancarie.

 

                               5.3.   Nel
caso concreto, il sequestrante, si noti bene già con l’istanza,
ha reso più che verosimile l’esistenza di una relazione giuridica tra il
debitore e l’appellante, producendo la convenzione fiduciaria che li lega (doc.
R e S). La richiesta di sequestrare “tutti i crediti e pretese di M__________
nei confronti di AP 1 […] __________”, è quindi valida giacché indica senza
ambiguità l'identità del terzo debitore e la causa delle possibili pretese del
debitore (cfr. Stoffel/Chabloz,
op. cit., n. 24 ad art. 272). Poco importa che il decreto non si riferisca
esplicitamente alle pretese in restituzione dei beni detenuti in via
fiduciaria. La giurisprudenza non esige infatti che il creditore designi anche
precisamente l’oggetto e l’importo delle singole pretese da sequestrare (fosse
il caso, l’istituto del sequestro diventerebbe in ampia misura illusorio). Per
quanto riguarda il caso in esame, basta constatare qui come l’appellante non
abbia contestato l’esistenza della convenzione fiduciaria né preteso che si sia
nel frattempo estinta, sicché appare plausibile, già semplicemente in funzione
della stessa natura delle convenzioni fiduciarie, che il debitore possa far
valere pretese contro la fiduciaria, segnatamente in restituzione dei beni
ceduti a titolo fiduciario e/o dei loro frutti. Lo confermano del resto
esplicitamente il punto 4 della Convenzione (doc. S) e altri documenti
allestiti dall’appellante (doc. T, U e V). Non sussiste poi alcun dubbio
sull’appartenenza delle pretese sequestrate, poiché il sequestrante ha
esplicitamente limitato l’originaria istanza ai crediti e pretese “di M__________”.

 

                               5.4.   Un
discorso analogo va tenuto per “gli averi patrimoniali di qualsiasi natura
[…] di proprietà del debitore, ad esso intestati, depositati presso la medesima
società”. Tale formulazione precisa infatti il luogo di situazione dei beni
corporali sequestrati, ovvero la sede della società. Il sequestrante ha
d’altronde specificato anche il loro genere (“denaro in qualsiasi valuta,
crediti, titoli e cartevalori, incluse partecipazioni societarie, azioni,
obbligazioni, o titoli analoghi, metalli preziosi, polizze d’assicurazio­ne, e
analoghi valori patrimoniali”) e reso verosimile che l’appellante detiene
partecipazioni (quindi, si può supporre, titoli) nella società __________
nonché verosimilmente in almeno un’altra società (cfr. doc. T, U, V e STF 23
aprile 2003, inc. 4C.315/2002); la stessa fiduciaria ha riconosciuto che i
titoli appartengono ai fiducianti (pto 2 della Convenzione, doc. S, e doc. T e
U).

 

                               5.5.   Riassumendo,
l’istante ha reso verosimili l’esistenza e l’appar­tenenza al debitore sia di
determinati crediti nei confronti dell’ap­pellante che di beni mobili (titoli),
sicché il decreto di sequestro, così come formulato, è corretto, e la reiezione
dell’opposizione merita conferma.

 

 

                                   6.   Al
termine del suo appello, AP 1 rileva che nel suo dispositivo n. 1 la sentenza
impugnata dichiara inammissibile  (recte: non ha ammesso, ossia ha respinto) l’opposizione
interposta dal debitore M__________, ancorché solo l’appellante ha formulato
opposizione. Tale circostanza, secondo l’appellante, comporta la nullità della
sentenza impugnata qualora l’appello non fosse accolto per i motivi esposti in
precedenza. Giacché, rileva l’insorgente, una sentenza nella quale il
dispositivo dichiara non ammessa una domanda che sarebbe stata formulata da
qualcuno che non ha preso parte al procedimento è già per questo motivo nulla.
Anche la parte appellata si sofferma sull’argomento, rilevando tuttavia che
l’errata formulazione del dispositivo è conseguente a una manifesta svista
redazionale, che può essere corretta direttamante da questa Camera senza
ulteriori formalità. Ora, dal fascicolo processuale e dalla sentenza impugnata
risulta di meridiana evidenza che l’opposizione al sequestro è stata proposta
in data 8 ottobre 2009 dalla sola  AP 1 e non (anche) da M__________ Di questa circostanza
ne danno atto del resto, come visto, le parti medesime che nei rispettivi
allegati si dipartono dal dato di fatto che l’opposizione al sequestro – ossia
il tema del contendere davanti alla a questa Camera - è stata presentata
infruttuosamente davanti al Pretore dalla qui appellante AP 1. Ciò posto, onde
evitare eventuali equivoci e malintesi futuri, motivi di opportunità e di
economia processuale richiedono così che in relazione a questo aspetto questa
Camera provveda di moto proprio e senza far capo ad inutili formalismi
procedurali a fare la necessaria chiarezza, rettificando semplicemente il dispositivo
n. 1 della sentenza impugnata, nel senso di indicare nella AP 1 il soggetto che
ha infruttuosamente sollevato opposizione al decreto di sequestro in rassegna
(cfr. CEF, sentenza del 27 aprile 2010, inc. n. 14.2010.21, consid. 15). Nella
misura in cui l’insorgente ravvisa un motivo di nullità nel citato dispositivo,
l’appello va perciò di nuovo disatteso. Considerata la particolarità del caso,
per questa operazione non si giustifica – sotto questo profilo – né il prelievo
di una tassa di giustizia complementare, né l’assegnazione di indennità.

 

 

                                   7.   Nella
misura in cui è ricevibile, l’appello va quindi respinto.

                                         La
tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza. L’importo
di queste ultime viene determinato in funzione dei limiti inferiori stabiliti
all’art. 11 cpv. 2 lett. a e b del Regolamento sulla tariffa per i casi di
patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle
ripetibili (RL 3.1.1.7.1). 

 

 

 

 

 

 

 

 

Richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48,
49, 61 e 62 OTLEF,

 

 

pronuncia:                 

 

                                    I.   1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l’appello è respinto.

                                         2.   La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 3’000.-- è posta a carico di
AP 1, che rifonderà a AO 1 fr. 20'000.-- a titolo di indennità.

 

 

                                   II.   1.   Il
dispositivo n. 1 della sentenza 26 marzo 2010 del Pretore del Distretto __________
(EF.2009.2784), è così rettificato:

 

                                               “1.   L’opposizione 8/9 ottobre 2009 di AP 1, __________,
avverso il decreto di sequestro 28 settembre 2009 su istanza AO 1, __________, __________,
non è ammessa: 

                                   

                                               §    Di
conseguenza è confermato il sequestro no. __________ decretato il
28 settembre 2009.”

 

                                         2.   Non
si preleva una tassa di giustizia, né si assegnano indennità.

 

 

                                  III.   Intimazione
a:

                                         - avv. PA
2, __________;

                                         - avv. PA
1, __________.

 

                                         Comunicazione
alla Pretura __________

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                                    Il
segretario

 

 

 

 

Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il
valore litigioso della vertenza è di fr.. 14'668'119.—, contro la presente
decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 72
e segg. LTF), con la limitazione di cui al’art. 98 LTF.