# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c559d22-196f-5efc-910d-5398df56e60d
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-31
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 31.10.2008 S 2008 93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2008-93_2008-10-31.pdf

## Full Text

S 08 93

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
del 31 ottobre 2008

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI

1. …, 1946, svolgeva nella propria vita professionale diverse attività ed era da 

ultimo impiegato presso il Comune di … in qualità di operaio ausiliario. L’11 

aprile 2007, l’assicurato introduceva formale domanda di prestazioni da parte 

dell’assicurazione per l’invalidità (AI) a causa di difficoltà respiratorie. Dopo 

aver chiarito la situazione polmonare del richiedente, l’Ufficio AI del Cantone 

dei Grigioni (qui di seguito semplicemente ufficio AI) preavvisava 

negativamente la richiesta e in data 2 giugno 2008 veniva formalmente deciso 

il rifiuto di prestazioni sotto forma di rendita d’invalidità, presentando l’istante 

un grado d’invalidità di solo il 13%. Con effetto a partire dal 31 maggio 2008, 

il Comune di … metteva fine al rapporto di lavoro con il richiedente. 

2. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 1. luglio 

2008, … chiedeva, dal profilo formale, che all’ufficio AI venisse ordinata 

l’edizione dell’incarto e che il Tribunale concedesse all’istante il diritto ad una 

replica. Per l’evasione della controversa questione si sarebbe poi imposto un 

complemento dell’istruttoria tramite l’allestimento di una perizia 

pluridisciplinare sullo stato di salute complessivo dell’istante. Nel merito, il 

ricorrente postulava l’accoglienza dell’istanza e il riconoscimento di una 

rendita d’invalidità intera. Il rifiuto deciso non terrebbe debitamente in 

considerazione tutte le patologie invalidanti che il richiedente presenterebbe, 

in particolare una certa labilità mentale che inciderebbe fortemente sulla 

residua possibilità di trovare un’occupazione. Anche il calcolo del grado 

d’invalidità sarebbe censurabile sia per quanto riguarda i redditi presi a 

paragonane sia per l’insufficiente decurtazione operata. Dal calcolo proposto 

in sede di ricorso risulterebbe almeno un grado d’invalidità del 43%. 

3. Nella propria presa di posizione l’ufficio AI chiedeva la reiezione del ricorso. 

Dal profilo medico, l’istante risulterebbe abile in misura completa nell’esercizio 

di un’attività a carattere sedentario. Procedendo alla determinazione del grado 

d’invalidità secondo i metodi stabiliti dalla giurisprudenza del Tribunale 

federale, non risulterebbe alcun diritto ad una rendita d’invalidità. Poiché 

nell’ambito della sua intera vita professionale, le pretese ridotte capacità 

cognitive dell’istante non avrebbero mai inciso manifestamente sulla capacità 

lucrativa, non sussisterebbero validi motivi per esplicare accertamenti nello 

specifico settore. 

4. Replicando, il ricorrente si riconfermava nelle proprie precedenti allegazioni e 

proposte, mentre l’ufficio AI rinunciava ad introdurre una duplica.  

Considerando in diritto:

1. a) E’ principalmente controverso il grado d’invalidità del ricorrente. Prima però di 

analizzare tale questione si impongono alcune considerazioni sulla 5a 

revisione della legge federale su l’assicurazione per l’invalidità (LAI), entrata 

in vigore il 1. gennaio 2008. Con la 5a revisione AI sono stati introdotti nuovi 

strumenti destinati a favorire la reintegrazione e il reinserimento 

socioprofessionale al fine di evitare la concessione di rendite. Si tratta, per la 

precisione, del rilevamento e dell’intervento tempestivi nonché dei 

provvedimenti di reinserimento. Il rilevamento tempestivo ha lo scopo di 

individuare il più rapidamente possibile gli assicurati che hanno smesso di 

lavorare a causa di una malattia o di un infortunio e rischiano di diventare 

invalidi. Una volta presentata la richiesta di prestazioni AI invece, possono 

essere ordinati provvedimenti d’intervento tempestivo. Lo scopo di questi 

provvedimenti è far sì che l’assicurato possa mantenere il posto di lavoro 

attuale o essere reintegrato in un altro. Un intervento rapido permette di 

evitare che lo stato di salute si deteriori. I provvedimenti di intervento 

tempestivo previsti dovranno essere facilmente accessibili e poco costosi. 

Essi possono consistere in adeguamenti del posto di lavoro, corsi di 

formazione, collocamento, orientamento professionale di base, riabilitazione 

socioprofessionale e provvedimenti d’occupazione. Questi provvedimenti 

sono attuati dopo un colloquio di valutazione con l’assicurato e se del caso 

con il datore di lavoro o altri attori (assicurazione contro la disoccupazione, 

aiuto sociale, assicuratore d’indennità giornaliera in caso di malattia, ecc.). 

Questa valutazione si conclude con l’elaborazione di un piano d’integrazione. 

La fase d’intervento tempestivo dura sei mesi a partire dalla presentazione 

della richiesta di prestazioni AI e si conclude con la notifica della decisione di 

principio, che stabilisce se sia necessario proseguire sulla via 

dell’integrazione o se invece vada esaminata la questione del diritto ad una 

rendita. Durante questo periodo non sono versate indennità giornaliere. I 

provvedimenti d’intervento tempestivo non sono un diritto. I provvedimenti di 

reinserimento hanno lo scopo di preparare l’assicurato ai provvedimenti 

d’integrazione professionale e si rivolgono a persone che presentano 

un’incapacità lavorativa minima del 50% da almeno sei mesi e in particolare 

a persone con problemi psichici. Esistono due tipi di misure: le misure di 

riabilitazione socioprofessionale, che servono a raggiungere e o a ripristinare 

l’idoneità all’integrazione e ad abituarsi ad un’attività sul libero mercato del 

lavoro e i provvedimenti d’occupazione, che hanno lo scopo di mantenere una 

struttura nell’impostazione della giornata e preservare la capacità lavorativa 

residua. Per avere diritto a questi provvedimenti, l’assicurato deve poter 

garantire una presenza quotidiana di almeno due ore per quattro giorni la 

settimana. Il reinserimento delle persone invalide è favorito anche attraverso 

incentivi ai datori di lavoro, in particolare mediante un assegno per il periodo 

d’introduzione e un contributo al datore di lavoro. 

b) Nel caso concreto purtroppo, la pratica è stata, in termini temporali, 

prevalentemente assoggettata al diritto preesistente e l’assicurato è stato 

licenziato dal precedente datore di lavoro poco prima della decisione 

riguardante il rifiuto di prestazioni da parte dell’AI. Resta comunque il dubbio 

che un tempestivo intervento presso il datore di lavoro - in base alle possibilità 

offerte dal 1. gennaio 2008 dalla LAI giusta quanto esposto nel considerando 

che precede - avrebbe permesso il conseguimento di un risultato, in termini 

d’integrazione, più soddisfacente di quello (non) raggiunto nel caso concreto, 

anche in considerazione dell’avanzata età dell’istante, al quale mancano tre 

anni al pensionamento. Infatti, il curante aveva già nel rapporto del 24 aprile 

2007 accennato alla personalità alquanto semplice dell’assicurato ed alla 

conseguente necessità di trovare un accordo con il datore di lavoro per 

occupare ulteriormente il paziente con rendimento ridotto, considerata 

l’evidente difficoltà di occupare il ricorrente in un'altra attività. Il datore di lavoro 

stesso aveva poi sollecitato gli organi AI, il 28 marzo 2008, ad oltre un anno 

dal sussistere dell’inabilità al lavoro, a voler procedere finalmente ad una 

evasione della pratica. Purtroppo, al momento attuale, una ripresa della 

precedente attività, almeno nei termini fino ad ora esplicati, non sembra più 

proponibile (vedi disdetta del rapporto di lavoro con il comune per il 31 maggio 

2008 e relazione del medico curante del 24 giugno 2008).

2. a) Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della legge sulla parte 

generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), per invalidità s’intende 

l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata 

da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, 

malattia o infortunio. Giusta l’art. 28 cpv. 1 LAI, l’assicurato ha diritto ad una 

rendita intera se è invalido almeno al 70%, a tre quarti di rendita se è invalido 

almeno al 60%, ad una mezza rendita se è invalido almeno al 50% o a un 

quarto di rendita se è invalido almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il 

grado d’invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro 

che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell’invalidità e dopo 

l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di 

un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di 

mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe 

potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado 

d’invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del 

reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello 

che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore 

(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 e 104 V 136).

b) Sul danno alla salute è competente a pronunciarsi il medico (DTF 114 V 314 

cons. 3c e 105 V 158 cons. 1). A questi spetta descrivere la menomazione 

fisica o psichica di cui l'assicurato è affetto e specificare quali impedimenti 

funzionali ne derivino. Solitamente al medico si chiede un giudizio sintetico, in 

termini percentuali, sull'idoneità parziale o totale a compiere l'attività finora 

svolta. Se l'attività precedentemente svolta dall'assicurato non è più da questo 

esigibile, il medico è tenuto a dire di quali disfunzioni ed impedimenti fisici o 

psichici soffre il paziente (DTF 115 V 134 cons. 2, 114 V 314 cons. 3c). È a 

questo punto compito dell'amministrazione stabilire e valutare quali siano, alla 

luce dei dati medici raccolti, le reali possibilità di lavoro di cui l'assicurato 

dispone e poter così stabilire quale potrebbe ancora essere il reddito 

conseguibile da invalido (DTF 125 V 261 cons. 4).

c) Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso 

valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami 

approfonditi, tenga conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito 

in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro 

nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della 

situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate 

(DTF 125 V 352, 122 V 160; Pratique VSI 2001 pag. 108, 1997 pag. 123). A 

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura 

amministrativa, il TF ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui 

siano state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza 

probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate 

sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non 

inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 178 cons. 4b e 122 V 161). 

Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio 

consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi 

di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e 

l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze 

severe (DTF 125 V 352 cons. 3a e 122 V 157). Le perizie affidate dagli organi 

dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici 

esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie 

conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, 

dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi 

concreti che mettano in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109; 

STFA 26 agosto 2004 nella causa I 355/03). Per quel che riguarda i rapporti 

concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il 

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia 

esistente tra medico e paziente, nelle situazioni di dubbio, il curante attesterà 

in favore del proprio cliente (DTF 125 V 353 cons. 3b/cc e Pratique VSI 2001 

p. 109). Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere 

la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli 

si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. 

d) Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle 

assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 

123 V 233 cons. 3c, 117 V 278 cons. 2b; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur 

Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572). In virtù di tale 

obbligo, egli deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per 

ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità, 

segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lucrativa, se 

necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 cons. 4a e riferimenti). 

Dalla persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente 

provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e 

soggettive del caso concreto, quali la residua abilità, le ulteriori circostanze 

personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di 

domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività 

lavorativa (DTF 113 V 28 cons. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 cons. 5a/aa e 

5a/bb). Occorre in altri termini che i provvedimenti che entrano in 

considerazione, in particolare il cambiamento di occupazione, siano anche 

socialmente esigibili (vedi su detta nozione Peter Omlin, Die Invalidität in der 

obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 2002 ss.). La 

situazione sociale di un assicurato è, infatti, in larga misura influenzata dalla 

propria attività. Per evitare cambiamenti radicali è pertanto importante che la 

riabilitazione professionale avvenga, per quanto possibile, laddove 

l’interessato dispone già di conoscenze professionali specifiche e della 

necessaria esperienza, giacché simili aspetti hanno generalmente anche una 

positiva ripercussione in termini economici (STA S 07 139). 

3. a) Per quanto riguarda il danno alla salute, il dott. med. … che visitava il paziente 

il 22 gennaio 2007 poneva la diagnosi di BPCO con una possibile componente 

asmatica di grado moderato con una marcata iperinflazione polmonare. Nella 

relazione del 23 gennaio 2007, il pneumologo non si esprimeva però 

sull’abilità lavorativa. Chiamato a determinarsi su detta questione, l’esperto 

riteneva esistere una limitazione fino al 100% per lavori pesanti e medio 

pesanti. Per lavori fisici leggeri o sedentari era invece ipotizzabile un’abilità 

pressoché completa, in un ambiente di lavoro senza esposizione ad agenti 

irritativi per le vie respiratorie. Per una più precisa valutazione erano però 

ritenuti ancora necessari la concreta valutazione del carico di lavoro 

nell’attività svolta di operaio comunale, il test ergospirometrico e quello di 

marcia di sei minuti sotto la terapia adeguata proposta (vedi complemento del 

25 giugno 2007). Degli ulteriori accertamenti veniva incaricato lo specialista 

in malattie polmonari dott. med. ... Nella sua relazione del 9 novembre 2007, 

il dott. med. … poneva la diagnosi di BPCO stadio GOLD II con bronco-

ostruzione ed iperinflazione di grado medio nonché dispnea da sforzo. In 

termini di abilità lavorativa il pneumologo riteneva il paziente inabile 

completamente per attività richiedenti sforzi fisici importanti, abile al 50% per 

attività fisiche di grado medio e completamente abile per mansioni lavorative 

sedentarie o comprendenti una leggera attività fisica e in ambienti esenti da 

agenti irritanti le vie respiratorie. In conformità a queste due valutazioni, 

l’ufficio convenuto ha considerato che l’abilità lavorativa dell’assicurato fosse 

completa in attività leggere e/o a carattere sedentario. Per questo giudice la 

documentazione all’incarto non permette di giungere ad una simile 

conclusione in assenza di una valutazione globale delle patologie invalidanti 

che il ricorrente presenta. 

b) Compito del medico è in primo luogo quello di definire quali impedimenti 

nell’esecuzione del lavoro svolto riscontri l’assicurato. Solo qualora la 

precedente attività non sia più esigibile o qualora l’assicurato non svolga più 

alcun attività è dato riferirsi ai dati puramente teorici. In altri termini, se l’attività 

precedentemente svolta era ancora da considerarsi esigibile, era in primo 

luogo in base a questa attività che andava considerata l’abilità lavorativa 

residua. Per un uomo di 61 anni (al momento dell’indagine medica) è 

determinante la questione di sapere se può continuare a svolgere la propria 

attività, se si impone un cambiamento di occupazione, se questo è esigibile 

ed eventualmente a quali condizioni. Inizialmente, il curante non riteneva 

l’assicurato in grado di svolgere altre attività (vedi relazione del 24 aprile 2007, 

domanda 2.2). Il dott. med. …, nella propria valutazione partiva dal 

presupposto che l’assicurato potesse ancora essere occupato presso il 

precedente datore di lavoro con un rendimento ridotto e giudicava, secondo i 

criteri ATS, che il paziente presentasse una inabilità medico-teorica di grado 

III, pari al 50%. L’esigibilità di altre attività era stata dal medico confermata in 

forma teorica, nella misura in cui il pneumologo riteneva l’assicurato 

impiegabile in attività a carattere sedentario e richiedenti solo uno sforzo fisico 

leggero. Il 28 giugno 2008, il curante doveva riconoscere però che un ulteriore 

impiego come operaio ausiliario non entrava più in considerazione, a causa 

di fattori supplementari con incidenza sulla residua abilità lucrativa quali 

l’obesità, l’ipotireosi e dinamiche intrapsichiche. Che tali diagnosi fossero 

considerate dai pneumologi non invalidanti non è determinante, trattandosi di 

problematiche insorte in parte solo in seguito e che esulavano comunque 

dall’indagine che i due esperti erano stati chiamati a svolgere. Per questo, la 

conclusione alla quale è giunto l’ufficio convenuto non risulta convincente. Per 

questo Giudice s’impone un esame pluridisciplinare che valuti la capacità 

lavorativa residua del ricorrente nell’esercizio della precedente attività e, 

qualora questa non risultasse più esigibile, che proceda ad una valutazione 

della residua abilità in un’attività conforme al danno riportato. 

c) Nell’esercizio delle numerose e differenziate precedenti attività, le pretese 

difficoltà cognitive del ricorrente non hanno influito sulla capacità lavorativa. 

In questo senso non è dato senza dubbio concludere alla presenza di un 

impedimento di entità tale da influire in modo addizionale nella valutazione 

della capacità lavorativa e lucrativa residua. A seconda della sua importanza, 

la pretesa labilità mentale dell’istante potrebbe però apparire rilevante per 

determinare le attività ancora esigibili. Onde evitare che qualsiasi personalità 

semplice possa pretendere un esame del proprio quoziente d’intelligenza o 

contestare la propria capacità di esercitare una serie di professioni è al 

riguardo necessario operare con una certa prudenza. Infatti, in base alle 

tabelle RSS (riscossione struttura salariale), emanate dell’ufficio federale di 

statistica, il livello di qualifica 4 si riferisce ad attività semplici e ripetitive che 

non presuppongono che delle facoltà intellettive nella norma e senza la 

necessità di conoscenze professionali specifiche. In questo senso anche delle 

capacità intellettive alquanto modeste non contrastano con l’applicazione del 

livello di qualifica 4. Dalla documentazione all’incarto non vi sono motivi per 

ritenere che la situazione del caso concreta sia diversa e che di conseguenza 

la labilità che l’interessato presenta esuli manifestamente dalla norma. Se 

però nell’ambito dell’indagine pluridisciplinare dovesse per i medici apparire 

evidente che la situazione intellettuale e mentale dell’istante dovesse 

scostarsi dalla norma e assumere carattere patologico, nulla si opporrebbe in 

tal caso ad una indagine più approfondita, onde stabilire quali attività siano 

ancora esigibili dall’istante tenuto conto anche di tale limitazione. 

4. In deroga all’art. 61 lett. a LPGA, la procedura di ricorso in caso di controversie 

relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale 

cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è 

determinata tra fr. 200.-- e fr. 1000.-- in funzione delle spese di procedura e 

senza riguardo al valore litigioso (art. 69 cpv. 1bis LAI). Per questo all’ufficio 

convenuto vengono accollati fr. 700.-- di spese, mentre il ricorrente che vince 

la causa e che si è avvalso della collaborazione di una rappresentante legale 

ha diritto alla rifusione delle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto nel senso dei considerandi e la decisione impugnata 

annullata. Gli atti sono ritornati all’ufficio AI affinché, dopo aver esperito i 

necessari accertamenti, emani una nuova decisione sul diritto a prestazioni 

da parte dell’assicurazione invalidità. 

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.--, il cui importo sarà versato dall’Istituto 

delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Ufficio AI, entro trenta 

giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze 

del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3 L’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Ufficio AI, versa 

a … fr. 3772.10 (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.