# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8dec97a6-3b85-5bf1-9334-7c170a5e2891
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-04-20
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 20.04.2004 S 2003 177
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_S-2003-177_2004-04-20.pdf

## Full Text

S 03 177

1a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
del 20 aprile 2004

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente diritto all'indennità LADI

1. …, 1972, è coniugata, abita a … e ha lavorato per ultimo come impiegata di 

servizio. Dal 2 dicembre 2002, l’assicurata rivendica il diritto all’indennità di 

disoccupazione in ragione dell’80%. Il 24 aprile e il 1. maggio 2003, la 

disoccupata veniva invitata a voler proporre la propria candidatura presso i 

ristoranti … di … e … di ... Un contratto non veniva a conclusione. Chiamata 

a determinarsi al riguardo, l’interessata adduceva di non disporre di 

un’automobile e che le sarebbe pertanto stato impossibile attenersi agli orari 

di lavoro richiesti dal datore di lavoro utilizzando i mezzi di trasporto pubblici. 

2. Con decisione 21 agosto 2003, l’Ufficio per l’industria, arti e mestieri e lavoro 

dei Grigioni (UCIAML) negava all’assicurata l’idoneità al collocamento. Per 

l’UCIAML, il fatto che l’assicurata non sia in grado di accettare un’occupazione 

fuori dal proprio luogo di domicilio, che si trova in un piccolo paese di 

montagna, la renderebbe non idonea al collocamento. La tempestiva 

opposizione presentata dall’assicurata veniva respinta con decisione 13 

novembre 2003. 

3. Nel ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 22 dicembre 2003, la 

ricorrente chiedeva di essere posta al beneficio dell’indennità di 

disoccupazione. L’istante non considera che le sia imputabile il rifiuto dei due 

posti di lavoro, dopo essere venuta a conoscenza che gli impieghi 

prevedevano degli orari di lavoro non conciliabili con le corse dei mezzi di 

trasporto pubblici. 

4. Dal canto suo, l’UCIAML postulava la non entrata nel merito del ricorso o 

eventualmente la sua reiezione. Per l’ufficio convenuto, tenendo in 

considerazione qualsiasi modalità di calcolo dei termini, l’istanza presentata il 

22 dicembre 2003 sarebbe comunque tardiva. Il ricorso sarebbe però anche 

materialmente infondato, essendo nelle condizioni della ricorrente 

oggettivamente impossibile trovare un’occupazione adeguata. L’assicurata 

vivrebbe, infatti, in un piccolo paesino di montagna, dove la dipendenza dai 

mezzi di trasporto pubblici renderebbe praticamente vana qualsiasi ricerca 

d’impiego. 

Considerando in diritto:

1. Il 1. gennaio 2003 è entrata in vigore la legge federale del 6 ottobre 2000 sulla 

parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), la quale contiene 

diverse disposizioni applicabili anche nell’ambito dell’assicurazione contro la 

disoccupazione. Essendo stata la decisione impugnata emanata dopo 

l’entrata in vigore della LPGA (DTF 127 V 467 cons. 1, 121 V 366 cons. 1b), 

le nuove disposizioni si applicano al caso in parola.

2. a) L’ufficio convenuto oppone alla ricorrente la tardività dell’istanza. Giusta l’art. 

60 cpv. 1 LPGA, il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla notifica 

della decisione. Qualora il termine sia computato in giorni, esso inizia a 

decorrere il giorno dopo la notifica (art. 38 cpv. 1 LPGA). Il termine è rispettato 

se il ricorso viene presentato al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 39 

cpv. 1 LPGA). I termini stabiliti dall’autorità in giorni non decorrono per ferie 

giudiziarie dal 18 dicembre al 1. gennaio incluso (art. 38 cpv. 4 lett. c LPGA). 

Evidentemente, poiché l’ufficio convenuto oppone alla ricorrente l’eccezione 

di tardività, la prova del mancato ossequio dei termini di ricorso spetta 

all’amministrazione (vedi per tutte PTA 1993 no. 83). Questa parte dal 

presupposto che la decisione impugnata, essendo stata spedita il 14 

novembre 2003, sarebbe stata recapitata all’interessata il giorno seguente (15 

novembre 2003), e che conseguentemente il termine di 30 giorni sarebbe 

comunque trascorso infruttuoso quando, il 22 dicembre 2003, il presente 

ricorso veniva consegnato all’ufficio postale. L’allegazione non merita 

protezione.

b) La raccomandata in parola è stata dall’ufficio convenuto consegnata alla posta 

venerdì 14 novembre 2003. A sostegno dell’inosservanza dei termini l’ufficio 

non adduce alcuna altra prova. Considerando però come la consegna degli 

invii raccomandati non avvenga di regola il sabato (pertanto il primo giorno 

lavorativo seguente era il lunedì 17 novembre 2003), che una lettera 

raccomandata può restare in giacenza alla posta per sette giorni prima del 

suo ritiro (fino al 24 novembre 2003) e che a partire dal 18 dicembre correvano 

le ferie giudiziarie precedenti il Natale, non è dato considerare comprovata la 

tardività del ricorso. In termini di prove, la decisione viene pertanto ad essere 

sfavorevole all’ufficio convenuto che intende appellarsi alla tardività del ricorso 

fondandosi su delle allegazioni che sono rimaste indimostrate. Vada ricordato 

che a comprova dell’eventuale tardività del ricorso, l’ufficio convenuto avrebbe 

potuto semplicemente richiedere e in seguito introdurre a questo Giudice 

l’attestazione della posta riguardante la data di notifica della decisione su 

opposizione. 

3. a) Tra i presupposti del diritto all’indennità di disoccupazione, l’art. 8 cpv. 1 lett. 

f LADI annovera l’idoneità al collocamento. La disoccupata è idonea al 

collocamento se è disposta, capace ed autorizzata ad accettare 

un’occupazione adeguata (art. 15 cpv. 1 LADI). Questa definizione 

dell’idoneità al collocamento presuppone due elementi: la capacità al lavoro, 

da un lato, intesa come la facoltà di fornire un lavoro (più precisamente di 

esercitare un’attività lucrativa salariata) senza che l’assicurata ne sia impedita 

per motivi inerenti alla propria persona e, d’altra parte, la disponibilità ad 

accettare un lavoro confacente ai sensi dell’art. 16 LADI. Questo secondo 

elemento non implica soltanto la volontà di assumere un determinato lavoro, 

qualora se ne presentasse l’occasione, ma anche la disponibilità sufficiente 

quanto al tempo che l’assicurata può consacrare ad un impiego e quanto al 

numero dei potenziali datori di lavoro. L’idoneità al collocamento può essere 

rifiutata se gli sforzi nella ricerca di un lavoro sono insufficienti, se l’assicurata 

continua a rifiutare un’occupazione adeguata o se essa limita le proprie 

ricerche di lavoro ad un settore nel quale non ha concretamente che delle 

deboli possibilità d’impiego (DTF 123 V 216 cons. 3 e 120 V 394 cons. 1 e 

riferimenti). In particolare, una disoccupata deve essere considerata non 

idonea al collocamento, se una limitazione troppo importante nella scelta di 

un posto di lavoro rende notevolmente incerta la possibilità di trovare un 

impiego (DTF 123 V 216 cons. 3 e riferimenti). Per stabilire se vi è idoneità al 

collocamento occorre esaminare le possibilità concrete di collocamento, 

esistenti sul mercato del lavoro generale, che entrano in considerazione per 

la persona in cerca di un impiego, tenendo conto della situazione 

congiunturale, come pure di tutte le altre circostanze. 

b) Alla disoccupata è stata negata l’idoneità al collocamento dopo che era stata 

reputata non essere in grado di esercitare un’attività professionale fuori dal 

villaggio di montagna dove abita. In effetti, nella sentenza pubblicata in DLA 

1963 no. 7 e no. 12, il Tribunale federale delle assicurazioni negava l’idoneità 

al collocamento ad un’assicurata che lavorava da anni nell’unica manufattura 

di pietrine del suo pese e che non riteneva possibile “assentarsi dal paese per 

ragioni personalissime che non desiderava mettere in pubblico”. La fattispecie 

oggetto della presente vertenza non può però essere messa sullo stesso 

piano. La ricorrente non ha un mezzo di trasporto privato, per cui dipende dai 

mezzi di trasporto pubblici. Essa non vuole pertanto rimanere in paese, ma 

può svolgere un lavoro solo per quanto questo sia raggiungibile con i mezzi 

di trasporto pubblici. Esaminando le possibilità di movimento dell’istante, forza 

è di constatare che sull’arco della giornata le ore che la ricorrente può lavorare 

non limitano la sua disponibilità in modo inaccettabile. Il paese che l’istante 

abita (…) dispone durante la giornata di numerose corse tra quella delle ore 

7:34 del mattino e quelle delle ore 20:13 o 21:13 per rientrare la sera. La 

disoccupata può pertanto essere sul posto di posto di lavoro entro un arco di 

tempo che varia dalle ore 8:00 alle ore 20:00 circa. E’ evidente che una simile 

disponibilità di tempo esclude che la ricorrente possa essere considerata 

oggettivamente non idonea al collocamento, avendo la possibilità di essere a 

disposizione del mercato del lavoro propriamente durante quelle ore della 

giornata che sono normalmente considerate per la maggior parte delle 

persone attive le tipiche ore lavorative. 

c) Analizzando concretamente i due posti di lavoro che le sono stati attribuiti e 

partendo dagli orari della prima corsa, la ricorrente potrebbe essere a … alle 

ore 7:47 ed a ... alle ore 8:27. La sera, l’ultima corsa per il domicilio della 

ricorrente parte da … alle ore 20:03 e da … alle ore 20:29. Il fatto che per ben 

due volte l’assicurata non abbia potuto concludere un contratto di lavoro, 

essendo questi orari di lavoro inconciliabili con le richieste dei datori di lavoro 

non permette di concludere alla sua mancanza di idoneità al collocamento, 

tanto più se si considera che l’impiego in … era solo tra il 40 e il 60% e quello 

a … del 50%. Chiare indicazioni quanto agli incompatibili orari di lavoro sono 

poi stati forniti solo dal datore di lavoro di …, dove la presenza sul posto di 

lavoro era pretesa dalle ore 7:00 del mattino, condizione manifestamente non 

conciliabile con l’uso dei mezzi di trasporto pubblici e pertanto non imputabile 

all’assicurata. Quali invece fossero gli orari di lavoro a … non emerge dagli 

atti. Secondo l’attestazione fornita dal potenziale datore di lavoro, la candidata 

non è stata assunta, non potendo rispettare gli orari di lavoro a causa della 

mancanza di mobilità. In tali condizioni non è dato sapere quali fossero le 

concrete esigenze del datore di lavoro e conseguentemente se il posto di 

lavoro fosse raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici o meno. In tali 

condizioni non è pertanto dato trarre conclusioni sull’idoneità al collocamento 

dell’assicurata. Già per questi motivi la decisione impugnata deve essere 

annullata. 

d) A prescindere da quanto esposto in precedenza, è indubbio che possa essere 

particolarmente difficile trovare un lavoro in un settore come quello degli 

esercizi pubblici, se la disoccupata non è mobile. Infatti, nel ramo della 

ristorazione gli orari di lavoro possono spesso iniziare insolitamente presto il 

mattino o protrarsi fino a tardi la sera. Per questo, vengono spesso anche 

messi a disposizione dei dipendenti delle possibilità di vitto o di alloggio. A 

questo proposito è bene ricordare alla ricorrente che in termini di esigibilità è 

unicamente considerata non esigibile un’attività che necessita di un tragitto di 

oltre due ore sia per recarsi sul posto di lavoro, sia per il rientro e che non 

offre la possibilità di un alloggio conveniente nel luogo di lavoro (cfr. art. 16 

cpv. 2 lett. f LADI). Nell’evenienza, non è dato sapere se i lavori segnalati 

offrissero una possibilità di alloggio o meno. Anche sotto questo aspetto alla 

ricorrente non può pertanto essere concretamente mosso alcun rimprovero. 

Spettava in queste condizioni all’ufficio convenuto chiarire meglio la situazione 

di lavoro onde poter stabilire se effettivamente la ricorrente non avesse alcuna 

possibilità di recarsi al lavoro con i mezzi di trasporto pubblici o di 

eventualmente trovarsi un alloggio presso il datore di lavoro. Evidentemente 

nell’ambito di una simile inchiesta non può essere ignorato che le attività 

proposte alla ricorrente non riguardavano degli impieghi all’80%, ma solo tra 

il 40 e il 60%. Che per un impiego al 40% il costo dell’alloggio fuori casa sia 

in queste condizioni probabilmente sproporzionato al reddito conseguibile va 

pure debitamente tenuto in considerazione. Del resto, anche per un datore di 

lavoro non è certo interessante mettere a disposizione dell’impiegata a tempo 

ridotto una possibilità di alloggio come per il dipendente a tempo pieno. 

Ignorando tutti questi aspetti degli impieghi segnalati alla ricorrente e 

considerandola semplicemente come non idonea al collocamento, malgrado 

dei volumi di lavoro decisamente ridotti, l’ufficio ha preso una decisione che 

viola anche il principio della proporzionalità. Il rifiuto dell’idoneità al 

collocamento è, infatti, una misura estremamente incisiva e che di 

conseguenza va applicata come ultima ratio. Qualora all’assicurata fosse 

effettivamente imputabile il rifiuto di un’occupazione adeguata, la prima 

misura che entrerebbe in considerazione sarebbe la sospensione dal diritto 

all’indennità e non subitamente la negazione dell’idoneità al collocamento. 

4. Giusta l’art. 16 cpv. 2 lett. e LADI, non è considerata adeguata un’occupazione 

che è svolta in un’azienda in cui non si lavora normalmente a causa di un 

conflitto collettivo di lavoro. La ricorrente si appella a torto a questo disposto, 

considerando che i lavori che le sono stati segnalati non fossero delle attività 

con dei normali orari di lavoro. L’art. 16 cpv. 2 lett. e LADI non si riferisce agli 

orari di lavoro in generale, ma riguarda quelle aziende che sono confrontate 

con dei conflitti collettivi di lavoro e dove pertanto non si può lavorare 

normalmente. Per il resto, per quanto esposto in precedenza, se gli orari di 

lavoro lo richiedono, è esigibile che l’assicurata alloggi nel luogo di lavoro 

giusta quanto previsto all’art. 16 cpv. 2 lett. f LADI. Ne discende che, nelle 

concrete circostanze e in base agli atti all’incarto, la ricorrente non può essere 

considerata inidonea al collocamento. In seguito all’accoglienza del ricorso, la 

decisione impugnata deve essere annullata.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata annullata. 

2. La procedura è gratuita. Non vengono assegnate ripetibili.