# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 01487cd3-275f-5961-a65a-6bef100f92cc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-01-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 17.01.2013 9.2013.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2013-15_2013-01-17.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2013.15

  	
  Lugano

  17 gennaio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione

  del Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice unico ai sensi dell'art. 48 lett.
  f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito dalla 

  segretaria:

  	
   

  Alessia Leoni Romelli, vicecancelliera 

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 367.2009/R.86.2010
(protezione del figlio: spese peritali) della Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele che oppone

 

	
   

  	
  RI 1 

  (patrocinati dall'avv.
  PA 1)

   

  
	
   

  	
  all'allora

  	 

 

	
   

  	
  Commissione tutoria regionale __________, 

   

  riguardo a un procedimento aperto a protezione del
  figlio RI 3 (1999)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sul ricorso, recte, ora, reclamo del
1° giugno 2011 presentato da RI 2 e RI 1 contro la
sentenza emessa il 26 aprile 2011 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele; 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   RI 2 (1959), cittadino italiano e RI 1 (1962) si sono sposati a C__________
il 25 maggio 1994. Dal matrimonio è nato RI 3, il __________ 1999. Il 30 aprile
 2009 l'Ispettorato __________ delle scuole comunali, B__________,
ha segnalato alla Commissione tutoria regionale __________ taluni comportamenti
giudicati “particolarmente aggressivi violenti” di RI 3. Gli stessi si reiteravano
sin dall'anno scolastico 2003/2004. L'Ispettorato ha auspicato “un'indagine
approfondita” nel bene di RI 3 stesso e degli altri allievi. La Commissione
tutoria regionale, nella sua seduta del 15 maggio 2009 – alla quale i genitori
di RI 3 non hanno partecipato né consta che siano stati invitati –, ha deciso
di fare “esperire una perizia specialistica” vista “la gravità della situazione,
che caratterizza questo bambino”. Così, con decisione del 24 giugno 2009 l'autorità tutoria ha incaricato la dott. __________ C__________, psichiatra e psicoterapeuta,
di “effettuare una valutazione” su RI 3.

 

                                  B.   Il
19 novembre 2009 la specialista ha consegnato un rapporto in cui ha ravvisato
che RI 3 soffre di una “patologia psichica”, rilevando che l'ambiente
scolastico “non è la causa del disagio” del bimbo, ma “il luogo dove questo
viene manifestato”. La dott. C__________ ha poi concluso che RI 3 “necessita di
una presa a carico psichiatrica e psicoterapeutica intensiva”, suggerendo il “C__________
del Servizio medico psicologico”. Questa struttura permette infatti un'“osservazione
clinica più approfondita” con la possibilità, per RI 3, di “mantenere la
frequenza scolastica”. Presa conoscenza del referto, la Commissione tutoria regionale,
con decisione “supercautelare” del 22 dicembre 2009 ha collocato RI 3 “in esternato” presso il C__________ dall'11 gennaio 2010. La decisione è
stata dichiarata “immediatamente esecutiva”.

 

                                  C.   I
genitori, con istanza del 23 dicembre 2009, hanno postulato la revoca della
misura. Esprimendosi al riguardo il 5 gennaio 2010, l'autorità tutoria ha respinto l'istanza confermando, in via cautelare, quanto deciso in
precedenza, convocando i genitori a un'udienza dell'8 gennaio successivo, in
occasione della quale, RI 2 e RI 1 hanno ribadito di “non condividere” le
misure adottate. Con decisione del 14 gennaio successivo, la Commissione tutoria
regionale ha di nuovo confermato il collocamento di RI 3 presso il C__________
per un periodo di osservazione e valutazione di sei mesi. Adita dai genitori
con ricorso del 15 gennaio 2010, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha
convocato i genitori, l'ispettrice scolastica, i responsabili del C__________ e
il responsabile del servizio di sostegno pedagogico a

un'udienza il 9 marzo 2010. Al termine di quella discussione, le parti hanno
trovato un accordo che ha permesso di stralciare la procedura, nel senso che RI
3 avrebbe frequentato il C__________ a metà tempo, il resto del tempo essendo
reinserito nella Scuola elementare di B__________. Il 30 giugno 2010 il C__________
ha reso le proprie osservazioni alla Commissione tutoria regionale.

 

                                  D.   Nel
frattempo, il 29 marzo 2010 la dott. __________ C__________ ha inviato la
propria nota d'onorario di fr. 13 800.– (lettura ed elaborazione incarti,
colloqui peritali con i genitori e con RI 3, colloqui con i medici curanti,
colloqui con le insegnanti, la direttrice della scuola e l'ispettorato, test
psicodiagnostici, incontro in CTR, telefonate ed e-mail e stesura perizia).
L'autorità tutoria ha inviato la nota ai genitori convocandoli per il 21 maggio
2010 successivo. In seguito, il 15 giugno 2010, i genitori hanno sollecitato la
Commissione tutoria a emanare una “decisione formale” riguardo alle spese,
rilevando di non essere soccombenti. Rispondendo il 17 giugno 2010, l'autorità tutoria ha indicato che l'“art. 19 cpv. 1 della legge sull'organizzazione e la procedura
in materia di tutele e curatele” è “chiaro”, non ravvisando dunque motivi per
rendere una “decisione formale”. Essa ha infine proposto ai genitori un termine
al 30 giugno successivo per sottoporle un “piano di pagamento”. Il 28 giugno
2010 constatando “che le trattative con il vostro legale non sono andate a buon
fine” la Commissione tutoria regionale ha trasmesso a RI 2 e RI 1 una fattura
del 25 giugno 2010 per fr. 13 800.–. Il 5 luglio 2010 i genitori hanno
adito l'Autorità di vigilanza sulle tutele con un ricorso contro il citato
scritto del 17 giugno 2010. Statuendo il 26 aprile 2011, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto il ricorso senza prelevare oneri processuali e
senza assegnare ripetibili.

 

                                  E.   Contro
la decisione menzionata, RI 2 e RI 1 si sono aggravati alla prima Camera civile
del Tribunale d'appello per ottenere che – concesso l'effetto sospensivo – il
loro ricorso sia accolto e di conseguenza siano annullate le decisioni del 26
aprile 2011 dell'Autorità di vigilanza sulle tutele, del 17 giugno 2010 della
Commissione tutoria regionale __________ e la fattura del 25 giugno 2010 della medesima
autorità, sicché essi non debbano pagare l'onorario della dott. __________ C__________.
Il ricorso non ha fatto oggetto di intimazione.

 

                                  F.   In
data 1° gennaio 2013, il ricorso, recte, ora, reclamo in oggetto è stato
trasmesso per competenza a questo giudice.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Con l'entrata in vigore della modifica del 19 dicembre 2008 del
Codice civile (in materia di protezione degli adulti, diritto delle persone e
diritto di filiazione), i procedimenti pendenti sono continuati dalla nuova
autorità competente; si applica il nuovo diritto di procedura (art. 14a
cpv. 1 e 2 Titolo finale del Codice civile). 

                                         L'autorità
giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale di
appello (art. 2 cpv. 2 LPMA), che giudica, nella composizione di un giudice
unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione,
già Commissioni tutorie regionali (art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti
maggiorenni e minorenni (art. 450 CC in relazione con gli 314 cpv. 1 e 440 cpv.
3 CC) e, per analogia – in assenza di una norma transitoria specifica (BSK
Erw.Schutz- Reusser, art. 14a Titolo finale CC, n. 12) – contro le decisioni
emanate dall'Autorità di vigilanza sulle tutele nella veste di autorità
amministrativa di ricorso a norma del precedente diritto procedurale.

                                         Quanto
alla procedura applicabile, nella misura in cui non sia già regolata dagli art.
450 segg. CC, si applicano sussidiariamente le norme sulla procedura di ricorso
davanti al Tribunale cantonale amministrativo (art. 74b LPAmm).

 

                                   2.   Nella decisione impugnata l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha
ricordato che i costi peritali non sono spese della misura tutoria, ma spese di
procedura. E queste, qualora il procedimento si concluda con l'emanazione di
misure a protezione del figlio, vanno a carico – per principio – del figlio
stesso. Nella fattispecie, l'Autorità di vigilanza ha ribadito che la
Commissione tutoria regionale ha sì preso misure a protezione di RI 3, ma la
procedura si è conclusa nondimeno con un accordo transattivo che comunque sia
“si inseriva in un piano terapeutico e di protezione”. In ogni caso – ha poi
proseguito l'autorità – a prescindere dalla misura adottata, una valutazione di
RI 3 era “senz'altro […] indispensabile”. Infine, per l'autorità, nulla ha
impedito ai genitori di presentare “a tempo debito” una richiesta di assistenza
giudiziaria, per lo meno “limitata alla dispensa dal pagamento della tassa di
giustizia e delle spese”. Così, in definitiva, il ricorso era da respingere.

 

                                   3.   Litigiosa
è solo la questione della soccombenza di RI 2 e RI 1 nella procedura –
stralciata per transazione – in merito al collocamento del figlio RI 3 presso
il C__________ e il conseguente pagamento della nota d'onorario della dott. __________
C__________ (fr. 13 800.–). Al riguardo giova ricordare che le spese occasionate da una procedura a protezione del figlio non
rientrano negli oneri di mantenimento a carico dei genitori (art. 276 cpv. 1
CC), ma seguono l'esito della procedura medesima e vanno addebitati al figlio,
sempre che il procedimento si concluda con l'emanazione di misure protettrici.
In tal caso i genitori devono sì farsi carico dei costi, ma non in forza dei
loro doveri di mantenimento, bensì in virtù dei loro doveri generali di assistenza
nei confronti del figlio (RtiD I-2008 pag. 1010 n. 15c). Se la procedura a
protezione del figlio si conclude senza che l'autorità tutoria adotti misure
concrete, per contro, le spese di procedura non possono essere addebitate al
figlio né ai genitori, salvo che questi o il figlio le abbiano provocate con un
comportamento reprensibile (RtiD I-2008 pag. 1010 n. 15c, consid. 6 non pubblicato).

 

                                   4.   In
concreto, quando la Commissione tutoria ha incaricato la dott. __________ C__________
di eseguire una valutazione su RI 3 avrebbe dovuto richiedere un preventivo di
spesa. Tanto più sapendo che i costi sarebbero potuti
finire – indirettamente – a carico ai genitori (obbligo di assistenza fra
parenti: sopra, consid. 3) e che, non fossero stati in grado di
finanziare l'esborso, costoro avrebbero dovuto postulare subito l'assistenza
giudiziaria (DTF 130 I 182 consid. 3), una richiesta di assistenza giudiziaria
non potendo avere effetto retroattivo (Rep. 1994 pag. 385;
RDAT I-1996 pag. 306). Nel caso in rassegna i ricorrenti non pretendono di
essere privi di mezzi per coprire i costi loro addebitati dall'Autorità di
vigilanza. Non avendo subìto alcun pregiudizio, non possono quindi dolersi al
riguardo. Né – debitamente patrocinati – mai hanno richiesto un preventivo di
spesa né hanno instato per il beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

                                   5.   In
ogni caso, in concreto i genitori vanno comunque sia considerati soccombenti nella
procedura nella quale la nota d'onorario della dott. C__________ è stata
emessa. Il reclamo pertanto vede la sua sorte segnata per i motivi in appresso.

 

                                         a)  Durante
un incontro a scuola tra, fra le altre, RI 1 e le docenti di RI 3 è emerso che
“già in prima elementare erano state notate forme di aggressività”. Le docenti
hanno poi rilevato che a volte lo studente lancia “delle sedie in classe” oppure
accade che “butti in terra le cose che ha sul banco, che spacchi degli oggetti,
che prenda un compagno per il collo, che dica di voler infilzare i compagni con
una spilla di sicurezza, che rincorra gli altri con dei sassi, che insulti
altri bambini, insomma che perda il controllo delle sue azioni” (Note
dell'incontro del 30.3.2009 in: cartelletta “corrispondenza” nella busta verde
annessa all'incarto richiamato, pag. 1). Al medesimo incontro, la dott. Ca__________
ha indicato di ritenere “importante avviare un lavoro che permetta ad

RI 3 di trovare strategie alternative a quelle utilizzate attualmente per sfogare
la sua rabbia” (incontro citato, pag. 2).

 

                                         b)  A__________
H__________, animatrice del doposcuola, ritiene RI 3 una “persona intelligente
e molto sensibile”, ma “spesso confrontato con forti emozioni che si
manifestano in maniera improvvisa e inaspettata” e in quei frangenti RI 3 “non
è in grado di tener conto della regola del rispetto verso lo spazio e i suoi compagni”:
La stessa rivela poi che comunque sia “ad oggi” il bimbo “frequenta il
Doposcuola con piacere […] con un atteggiamento che si è modificato più positivamente
sia verso lo spazio che i suoi compagni di gioco” (nota del maggio 2009 in:
cartelletta “corrispondenza” nella busta verde annessa all'incarto richiamato).

 

                                         c)  L__________,
direttrice dell'istituto scolastico di M__________, ha indicato che RI 3 ha
“atteggiamenti aggressivi e spropositati nei confronti dei compagni”. Ciò
posto, la scuola aveva “suggerita una terapia per il bambino e anche per i
genitori, ma questi non hanno mai ritenuto di dover dar seguito ai
suggerimenti, anzi da quel momento hanno interrotto qualsiasi tipo di contatto
con il sostegno” (osservazioni di L__________ quale “situazione famigliare C__________
e D__________” in: cartelletta “corrispondenza” nella busta verde annessa all'incarto
richiamato). La stessa direttrice ha anche ricordato che in caso di discussioni,
RI 3 “prendeva in mano una ciotola e faceva per tirarla” o ancora “minacciava
un compagno con una spilla di sicurezza aperta, oppure li prendeva per il
collo”. Spiegata la situazione alla madre, quest'ultima ha invece “sempre dato
la responsabilità ad altri” (interrogatorio di L__________ del 14 maggio 2009
in: cartelletta “verbali” nell'incarto citato, pag. 3 seg.). Infine, l'interrogata
ritiene che “la segnalazione alla CTR […] sia stata necessaria per aiutare il
bambino” (interrogatorio citato, pag. 4).

 

                                         d)  Nel loro reclamo all'Autorità di vigilanza sulle tutele, RI 2 e RI 1
hanno più volte ribadito di volere vedere RI 3 reinserito “nel suo ambiente”
(ricorso, pag. 10), e meglio “nella sua classe” (ricorso, pag. 11) di “M__________”
(ricorso, pag. 13). Certo, con l'accordo transattivo concluso all'udienza del 9
marzo 2010 (sopra, consid. C), RI 3 è rientrato a tempo parziale in una scuola
comunale e per il resto del tempo è rimasto presso il C__________ –
sconfessando così solo parzialmente la decisione della Commissione tutoria
regionale –; tuttavia, la struttura nella quale è rientrato non è stata la “sua
classe” di M__________, ma una classe nella scuola elementare di B__________,
il ritorno a M__________, a detta del C__________, non era “opportuno”
(rapporto citato, pag. 3). Pur riconoscendo come “positiva” l'esperienza, il C__________
rileva che RI 3 fatica ancora a interagire con i compagni, sicché il bimbo e i
genitori “poss[o]no ancora beneficiare di un lavoro con noi”, a tal punto che
una presa a carico di RI 3 è stata evocata anche per la ripresa dell'anno
scolastico 2010/2011 durante il quale egli sarebbe andato alle Scuole Medie
(rapporto citato, pag. 3). Tutto ciò posto i genitori vanno in ogni caso
considerati soccombenti, benché l'autorità tutoria non sia esente da rimproveri
per come ha gestito il tema dei costi.

 

                                         e)  Dagli atti emerge dunque che una valutazione di RI 3 era necessaria.
E ciò per capire l'origine dei suoi comportamenti nei confronti dei compagni.
Certo, l'episodio subìto da RI 3 – poi sfociato in un'azione penale – può avere
aggravato la situazione, ma non può essere considerato la causa dei suoi atteggiamenti
in classe, siccome gli stessi si manifestavano già prima. Si consideri poi che
come traspare dal rapporto del 30 giugno 2010 del C__________, l'inserimento di
RI 3 in quel contesto terapeutico era necessario, ciò perché, in alcune situazioni
specifiche, i genitori di RI 3 pareva che andassero “talvolta in difficoltà nel
sostenere RI 3 a prendere distanza ed elaborare le diverse situazioni
conflittuali che loro figlio si trova a vivere” (pag. 2 in: cartelletta
“corrispondenza” nell'incarto citato). E ciò, senza nascondere che per la dott.
F__________, che segue da anni RI 3, egli è “un bambino intelligente che sa
ragionare bene” (“Note dell'incontro del 30.3.2009 in: cartelletta
“corrispondenza” nella busta verde annessa all'incarto richiamato, pag. 2 in alto).

 

                                   6.   Gli
oneri processuali seguono la soccombenza (art. 28 LPamm). Non si pone problema
di ripetibili, il reclamo non essendo stato notificato per osservazioni.

 

                                   7.   Per
quel che è dei rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro la
presente sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi protezione del figlio
il ricorso in materia civile è ammissibile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF).
Ciò non vale però per quanto attiene all'addebito dei
costi procedurali (fr. 13 800.–), il cui valore non raggiunge la soglia di
fr. 30 000.–
ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

per questi motivi,

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il reclamo
è respinto e la decisione impugnata confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
del reclamo, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia (ridotta)       fr. 250.–

                                         b)
spese                                        fr.   50.–

                                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dei reclamanti. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -; 

   

  
	
   

  	
  Comunicazione:

  - 

  

 

 

 

 

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

giudice Franco Lardelli                                         Alessia
Leoni Romelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione
a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.