# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fced9f02-3f44-5bfd-ac1f-fadcf3edc2bb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-10-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.10.2025 D-3795/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3795-2023_2025-10-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3795/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  o t t o b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Manuel Borla;  

cancelliera Sara Miljanovic. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Colombia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 31 maggio 2023 / N (…). 

 

 

 

D-3795/2023 

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Visto 

la domanda d’asilo che l’interessato, cittadino colombiano, ha depositato 

in Svizzera il (…) maggio 2022,  

il verbale d’audizione secondo l’art. 29 della legge sull’asilo del 26 giu-

gno 1998 (LAsi, RS 142.31) del (…) ottobre 2022 (cfr. atto SEM 

n. [{…}]- 15/17), 

i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza,  

la decisione di assegnazione alla procedura ampliata del 18 ottobre 2022 

(cfr. atto SEM n. 18/2), 

la dichiarazione di rinuncia al mandato di rappresentanza da parte del 

Consorzio SOS (…) Caritas Svizzera datato 18 ottobre 2022 (cfr. atto SEM 

n. 20/1), 

la decisione del 31 maggio 2023, con la quale la SEM non ha riconosciuto 

all’interessato la qualità di rifugiato, ha respinto la sua domanda d’asilo e 

ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, considerando l’ese-

cuzione di quest’ultima misura come possibile, ammissibile e ragionevol-

mente esigibile,  

il ricorso datato 6 luglio 2023 e trasmesso il medesimo giorno (cfr. timbro 

del plico raccomandato; data di entrata: 7 luglio 2023), con il quale l’insor-

gente chiede al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o 

TAF) l’annullamento della decisione avversata, il riconoscimento della qua-

lità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; a titolo subordinato, 

egli postula l’ammissione provvisoria in Svizzera e, in alternativa, la resti-

tuzione degli atti di causa all’istanza inferiore per una nuova decisione nel 

merito; egli presenta altresì istanza di assistenza giudiziaria totale, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal relativo 

anticipo, nonché istanza di gratuito patrocinio, nel senso di designarli un 

avvocato d’ufficio,  

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 

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(LTAF, RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 

(LTF, RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, in virtù dell'art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF,  

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo (art. 3 e 7 LAsi), non trattandosi di questioni discrezionali, sono 

nozioni giuridiche che il Tribunale esamina liberamente (cfr. THOMAS 

SEGESSENMANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: 

Asyl 2/13, pag. 11-20); che, inoltre, il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata e neppure dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2), 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico, con l'approvazione di un secondo 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, in tal caso, la sentenza è motivata sol-

tanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che, nel caso concreto, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in 

virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi,  

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

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le misure che comportano una pressione psichica insopportabile 

(art. 3 cpv. 2 LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di per-

secuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove 

persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta; che 

sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti 

e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che non sono 

pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che, nel caso concreto, il richiedente sentito sui motivi d’asilo, ha dichiarato 

in sostanza e per quanto qui di rilievo, di fare parte di un’iniziativa ambien-

talista volta a contrastare crimini ambientali; che l’(…) marzo 2021, dopo 

aver scoperto che i dissidenti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Co-

lombia (di seguito: FARC) appartenenti a B._______ svolgevano delle atti-

vità illecite, avrebbe denunciato tali crimini ambientali alla C._______; che, 

successivamente alla sua denuncia, egli avrebbe subito in data (…) gen-

naio 2022 un attentato alla sua vita da parte di due motociclisti con volto 

coperto; che, a causa dell’aggressione subita, si sarebbe trasferito con la 

moglie a D._______, dove si sarebbe rivolto alla polizia per segnalare i fatti 

avvenuti; che, tuttavia, la polizia lo avrebbe indirizzato al Ministero pub-

blico, il quale gli avrebbe indicato a sua volta di rivolgersi alle autorità com-

petenti del luogo dell’accaduto; che il richiedente e la moglie avrebbero 

sporto denuncia telefonica alle Procura di E._______ a F._______, che 

anch’essa avrebbe rinviato alla Procura di G._______, territorialmente 

competente; che, a quel punto, il richiedente avrebbe deciso di non prose-

guire, ritenendo non più opportuno procedere con la denuncia; che, dopo 

essere stato contattato per sapere se volesse ricoprire il ruolo di (…), 

avrebbe ricevuto nel mese di febbraio 2022 una telefonata anonima in cui 

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veniva insultato e gli veniva intimato di non accettare tale incarico; che il 

richiedente, dopo aver messo in vendita la propria abitazione online, 

avrebbe ricevuto un’ulteriore telefonata carica di minacce; che, non avendo 

egli altri nemici al di fuori dei dissidenti delle FARC, ogni situazione di mi-

naccia e persecuzione nei suoi confronti sarebbe dunque riconducibile 

esclusivamente alle sue iniziative legate all’ambiente; che, di conse-

guenza, il richiedente teme, in caso di ritorno nel Paese d’origine, di poter 

subire nuove minacce da parte delle FARC e di temere, pertanto, per la 

propria vita; che, in data (…) maggio 2022, il ricorrente è dunque espa-

triato; che, una volta espatriato, egli avrebbe denunciato i fatti di cui sa-

rebbe stato vittima, ricevendo il 27 settembre 2022 la conferma elettronica 

per il deposito della denuncia alla Procura Generale della Nazione,  

che la SEM ritiene priva di fondamento l’attribuzione, fatta dal ricorrente, 

dell’asserita aggressione subita da parte dei due motociclisti, nonché delle 

chiamate anonime ricevute contenenti minacce e parolacce, ai dissidenti 

delle FARC; che, in concreto, non vi sarebbero elementi a sostegno di tale 

tesi; che, inoltre, da quando il ricorrente ha lasciato il territorio di F._______ 

in data (…) gennaio 2022 per trasferirsi dalla madre a D._______ per poi 

espatriare in data (…) maggio 2022, risulta che non si siano più verificati 

episodi di violenza nei suoi confronti, ad eccezione della chiamata anonima 

ricevuta dopo la pubblicazione dell'annuncio di vendita della casa; che, di 

conseguenza, le allegazioni del ricorrente non consentirebbero di ricono-

scere un pericolo serio e concreto da parte dei dissidenti delle FARC; che, 

non essendo le allegazioni idonee a suscitare, in una persona ragionevole 

che si trovasse nella medesima situazione, il timore di essere perseguitata, 

né a giustificare la decisione di espatriare, le dichiarazioni del richiedente 

non soddisferebbero di conseguenza le condizioni richieste per il ricono-

scimento della qualità di rifugiato previste all'art. 3 LAsi; che, inoltre, dispo-

nendo la Colombia di un programma di protezione dei testimoni e di strut-

ture per la protezione dei cittadini, in particolare di un sistema di polizia e 

giudiziario relativamente adeguato, sarebbe ragionevole attendersi che il 

ricorrente ricorra innanzitutto, nel Paese di origine, alle misure di prote-

zione contro eventuali persecuzioni da parte di terzi; che, in concreto, le 

autorità avrebbero mostrato di voler dare seguito alla denuncia del ricor-

rente; che tuttavia egli avrebbe lasciato il Paese senza consentire allo Stato 

di adottare misure adeguate alla sua tutela; che, pertanto, il ricorrente di-

sporrebbe ancora della possibilità di rivolgersi alle autorità competenti per 

ottenere la necessaria protezione; che, infine, l’esecuzione dell’allontana-

mento sarebbe possibile, ragionevolmente esigibile e ammissibile,  

 

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che l’insorgente contesta, tuttavia, la valutazione dell’autorità inferiore, in 

quanto questa non terrebbe in considerazione l’esposizione al pericolo per 

la propria vita, nonché per la propria integrità fisica qualora dovesse far 

ritorno nel Paese d’origine; che, inoltre, in Colombia gli attivisti a tutela 

dell’ambiente e, in generale, gli attivisti sociali sarebbero perseguitati, mi-

nacciati e uccisi; che, in merito alla circostanza di non essere riuscito a 

provare che la propria incolumità fosse minacciata dai dissidenti delle 

FARC, egli ribadisce che le modalità di perpetrazione delle minacce, non-

ché la profilazione dei target, sarebbero riconducibili proprio ai membri di 

tale gruppo; che, inoltre, gli atti intimidatori di cui il ricorrente sarebbe stato 

vittima sarebbero avvenuti in momenti particolari per essere solo coinci-

denze; che, per il ricorrente, appare evidente che i suoi spostamenti siano 

stati controllati e i suoi dati ricercati e recuperati al fine di essere utilizzati 

per intimidirlo e sottoporlo a timore e pressione psicologica; che nemmeno 

la denuncia di tali episodi persecutori ha potuto assicurare al ricorrente la 

protezione del proprio Stato, considerando oltretutto che la Colombia ri-

mane uno dei Paesi più pericolosi al mondo per chi difende i diritti umani; 

che, visti tali aspetti, pure l’esecuzione dell’allontanamento risulterebbe 

inammissibile, nonché non ragionevolmente esigibile,  

 

che, ciò posto, il Tribunale giudica che le argomentazioni contenute nel ri-

corso non possono intaccare le corrette conclusioni alle quali è giunta l’au-

torità inferiore,  

 

che, con riferimento all’asserita aggressione subita dal ricorrente da parte 

di due motociclisti, è a giusta ragione che l’autorità inferiore ha rilevato l’as-

senza di prova circa il collegamento tra tale episodio e l’attività di denuncia 

svolta dal ricorrente; che, oltre al fatto che l’aggressione si sarebbe consu-

mata in modo talmente repentino da non consentire alcun tipo di scambio 

verbale o identificativo tra le parti, va altresì rilevato come la sola circo-

stanza che gli aggressori indossassero fazzoletti (…) e (…) a copertura del 

volto non rappresenta elemento sufficiente a dimostrare un nesso causale 

con l’attività di denuncia e tutela ambientale svolta dal ricorrente; che, inol-

tre, è lo stesso ricorrente a formulare una propria valutazione soggettiva in 

merito, senza che vi siano elementi oggettivi che possano ricondurre 

all’identità degli aggressori; che, in effetti, neppure dalla denuncia sporta in 

data (…) marzo 2021 alla C._______, relativa ai presunti crimini ambien-

tali, risulta che il ricorrente abbia fornito indicazioni circa l’identità dei loro 

autori (cfr. mezzi di prova della SEM [di seguito: mdp SEM] n. 3/3), sicché, 

anche sotto tale profilo, difetta qualsivoglia elemento idoneo a collegare 

l’aggressione subita dal ricorrente a soggetti coinvolti nei fatti oggetto della 

sua precedente attività di denuncia,  

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che, anche con riferimento alla singola chiamata anonima ricevuta dal ri-

corrente a seguito della richiesta delle autorità di presenziare alle elezioni 

quale (…), si rileva l’assenza di elementi concreti idonei a dimostrare un 

nesso tra la chiamata successiva a tale richiesta e l’attività di denuncia 

svolta dal ricorrente; che, considerato inoltre che egli si è rifiutato sin 

dall’inizio di svolgere l’attività di (…), sussiste inoltre una carenza di perti-

nenza tra l’episodio allegato e le motivazioni addotte a sostegno della do-

manda d’asilo del ricorrente,  

 

che, infine, neppure in relazione alle telefonate minatorie ricevute dopo la 

pubblicazione dell’annuncio di vendita dell’abitazione è possibile stabilire 

un collegamento con l’attività di denuncia svolta dal ricorrente, né ricon-

durre tali minacce a soggetti determinati; che, di conseguenza, anche tale 

allegazione si configura come una congettura del ricorrente, non suppor-

tata da elementi concreti idonei a suffragarla, 

 

che, oltre a quanto già esposto, giova rilevare che il riconoscimento della 

qualità di rifugiato deve essere negata anche in virtù del principio della 

sussidiarietà della protezione internazionale rispetto alla protezione 

nazionale,  

 

che le persecuzioni non riconducibili ad organi governativi, rivestono un 

carattere determinante per il riconoscimento della qualità di rifugiato 

soltanto nel caso in cui lo Stato in questione non accordi la protezione 

necessaria alla persona interessata; che, invero, secondo il principio della 

sussidiarietà della protezione internazionale rispetto alla protezione 

nazionale di cui all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 

luglio 1951 (RS 0.142.30), la persona interessata deve dapprima aver 

esaurito nel Paese d’origine le possibilità di protezione contro delle 

eventuali persecuzioni non statali, prima di sollecitare la protezione presso 

uno Stato terzo, 

 

che l’effettiva protezione nel Paese d’origine non va inoltre intesa quale 

garanzia di protezione individuale a lungo termine contro persecuzioni non 

statali; che nessuno Stato ha infatti la capacità di garantire ovunque e in 

qualunque momento l’assoluta sicurezza ai propri cittadini; che, al 

contrario, occorre che vi sia a disposizione una struttura di protezione 

funzionante ed efficiente che renda possibile un procedimento penale, 

segnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico ottemperanti 

(cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3; DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti 

citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; ex multis sentenze del TAF D-3015/2022 

del 19 luglio 2022 consid. 8.2; E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3),  

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che, in merito alle asserite persecuzioni, dagli atti risulta che il ricorrente si 

sia rivolto alle autorità unicamente dopo il suo espatrio, come confermato 

dal documento di registrazione del 27 settembre 2022 (cfr. mdp 

SEM n. 11/2); che, in concreto, il ricorrente ha pertanto mancato di fornire 

la necessaria collaborazione alle autorità colombiane affinché quest’ultime 

potessero intervenire efficacemente per proteggerlo, avendo egli rinunciato 

a tornare a G._______ per rilasciare le dichiarazioni in merito all’asserita 

aggressione; che, ciononostante, le autorità colombiane competenti hanno 

mostrato di sapersi attivare e di voler dar seguito alle denuncia, registrando 

la stessa; che, tuttavia, essendo il ricorrente espatriato, egli non ha dato 

alcuna possibilità allo Stato di intraprendere delle misure adeguate ed effi-

caci nei suoi confronti,  

 

che, pertanto, come rilevato dall’autorità inferiore, l'interessato non è stato 

in grado di fornire elementi concreti a sostegno dell'asserita incapacità e/o 

non volontà di protezione da parte dell'autorità del proprio Paese d'origine, 

 

che, infine, su tali presupposti nemmeno la documentazione ed i mezzi di 

prova prodotti, così come le varie critiche sollevate da alcune organizza-

zioni non governative in merito al sistema colombiano, riportate dal ricor-

rente nel gravame (cfr. ricorso pagg. 6-7), consentono di giungere a diverso 

esito, 

 

che, per questi motivi, è quindi a giusto titolo che la SEM non ha ricono-

sciuto nelle persecuzioni addotte dall’interessato un carattere determinante 

per il riconoscimento della sua qualità di rifugiato, 

 

che, di riflesso, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell’asilo, la decisione impugnata va quindi confer-

mata, 

 

che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali 

la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento 

dalla Svizzera (cfr. artt. 14 cpv. 1 e 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

 

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'allontana-

mento, 

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che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), il quale dispone che l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l'am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi), 

 

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera,  

 

che, a tale proposito, il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispone della 

qualità di rifugiato (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, non v’è 

pure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e 

serio di essere esposto ad un trattamento proibito, in relazione 

all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105), 

 

che l'esecuzione dell'allontanamento risulta pertanto ammissibile 

(art. 44 LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI),  

 

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

 

che nel paese d'origine non vige attualmente un contesto di guerra, guerra 

civile, violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione 

nella totalità del territorio nazionale (cfr. la sentenza del TAF E-2817/2023 

del 20 aprile 2023 consid. 8.4.1 e relativi riferimenti), 

 

che nemmeno la situazione personale dell’interessato risulta d’impedi-

mento all’esecuzione dell’allontanamento; che, in effetti, il ricorrente vanta 

un’esperienza lavorativa variegata, avendo egli svolto attività come (…), 

(…), (…), (…), (…), (…) ed (…), dimostrando di essere una persona piena 

di iniziativa e versatilità; che egli potrà reinserirsi con facilità nel contesto 

socio-professionale colombiano; che, inoltre, il ricorrente gode di una rete 

sociale sufficientemente sviluppata, che include la presenza di sua madre 

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e di sua moglie, la rete sociale risalente al periodo scolastico e le amicizie 

della gioventù; che inoltre, come già constatato dalla SEM, egli potrà in-

stallarsi nell’ampia capitale del suo Paese, proseguendo ivi la sua vita, tro-

vando un lavoro e una nuova abitazione in cui alloggiare, qualora egli de-

cidesse di non più vivere e lavorare al (…) della madre,  

 

che inoltre non emergono elementi che si oppongono ad un trasferimento 

in un’altra città della Colombia; che altresì, non vi sono dubbi che il ricor-

rente in caso di necessità potrà rivolgersi nuovamente alle autorità per 

chiedere protezione, come del resto già fatto una volta espatriato, 

 

che dunque l’esecuzione dell’allontanamento risulta ragionevolmente esi-

gibile (art. 44 LAsi in relazione all’art. 83 cpv. 4 LStrI),  

 

che, infine, il ricorrente dispone sia del passaporto che della carta d’iden-

tità; che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento risulta parimenti possi-

bile (art. 44 LAsi in relazione all’art. 83 cpv. 2 LStrI),  

 

che non sussistono pertanto elementi ostativi all'esecuzione dell’allontana-

mento del richiedente verso la Colombia; che, di riflesso, la querelata de-

cisione va confermata anche su questo aspetto,  

 

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto i fatti giuridi-

camente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la de-

cisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA),  

 

che, considerato quanto precede, il ricorso, manifestamente infondato, 

deve quindi essere respinto e la decisione della SEM confermata,  

 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA); che pa-

rimenti la domanda di nomina di un patrocinatore d'ufficio viene respinta 

(art. 65 cpv. 2 PA), 

 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico del ricorrente 

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(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

 

che, in principio, la sentenza non può essere impugnata con ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d cifra 

1 LTF), che la presente pronuncia è quindi definitiva,  

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. Il 

succitato importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale, entro un ter-

mine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sara Miljanovic 

 

 

Data di spedizione:  

  

D-3795/2023 

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Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata; allegato: fattura) 

– SEM, per l'incarto N (…)  (in copia) 

– Autorità cantonale competente