# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 64d7fe1d-feed-598e-8689-3808875e1de6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-10-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.10.2002 31.2002.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2002-11_2002-10-11.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2002.00011

   

  BS/cd

  	
  Lugano

  11 ottobre 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

statuendo sulla STFA di rinvio del 29
gennaio 2002 nella causa promossa con petizione ex art. 52 LAVS del 10
settembre 1998 (31.98.00051-52) della 

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  1.
  __________,  componenti la comunione ereditaria fu    __________, 
  

  2.
  __________,  

  1.,2. rappr. da: __________,  

   

   

  
	
  in relazione
  alla fallita 

  	
  __________

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con sentenza
del 17 aprile 2000 il TCA, statuendo a Giudice unico, ha accolto due petizioni
ex art. 52 LAVS inoltrate della Cassa di compensazione ____________,
condannando ____________ e ____________ a risarcire rispettivamente fr.
293'839.15 e fr.. 331'315.75 per i contributi paritetici non versati dalla
ditta ____________ (inc. 31.98.0051 -52).

Contro il giudizio cantonale gli ex amministratori sono insorti presso il TFA. 

                               1.2.   Con sentenza
del 29 gennaio 2002 (notificata il 12 febbraio 2002) il TFA ha accolto il
ricorso di ____________ e ____________.

Ravvisando innanzitutto una violazione del diritto di essere sentito in
relazione alla mancata assunzione di mezzi di prova elencati dai ricorrenti
durante la procedura cantonale, l’Alto tribunale ha osservato: 

" 
le argomentazioni addotte dai ricorrenti non
appaiono, in linea di massima, prive di pregio a questo stadio di procedura -
atteso che l'audizione dei testi da loro proposti potrebbe risultare rilevante
sia nella determinazione del ruolo svolto dagli interessati nella società
fallita sia nell'accertamento del momento topico per il decorso del termine
annuo di perenzione giusta l'art. 82 cpv. 1 OAVS, avuto riguardo al fatto che
il deposito della graduatoria del fallimento si è esteso sull'arco di tempo dal
26 maggio al 14 giugno 1997 e che le controverse decisioni amministrative ex
art. 52 LAVS sono state emanate il 12 giugno 1998 -, non potendosi a priori
escluderne la concludenza, la stessa dipendendo ovviamente dal contenuto dei
costituti testimoniali e dei richiami proposti “ (cfr. STFA 29 gennaio 2002
pag. 5, H 220/00).

Infine, considerata la complessità della vicenda sottoposta a giudizio, il TFA
ha ritenuto che la vertenza è stata a torto decisa a Giudice unico, rinviando
gli atti al TCA affinché statuisca “nella sua espressione collegiale,
tenendo conto in sede d’istruttoria dei rilievi formali menzionati dianzi” (
cfr. STFA menz., pag. 7).

                                         

                              1.3.   La
ditta ____________, con sede a ____________ è stata iscritta a Registro di
Commercio l'8 settembre 1971. 

                                       Lo
scopo sociale consisteva nell'acquisto, l'importazione, la vendita, la
progettazione e l'esecuzione di impianti elettrici, telefonici, radio-televisi
ecc.

                                       Negli
anni Novanta il Consiglio di amministrazione era così composto:

                                       ____________
dal 13 marzo 1987 al 25 aprile ________ (pubblicazione nel FUSC) ha ricoperto
la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione, con diritto di firma
individuale; gli è succeduto ____________;

                                       ____________,
a partire dal 25 aprile 1995 è stato segretario mentre ____________,
quale procuratore, entrambi con diritto di firma individuale.

 

                                       La
____________ è stata affiliata quale datore di lavoro presso la Cassa di
compensazione AVS ____________.

                                       La
società non ha versato i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF dal 1993 al
1995 per complessivi fr. 331'315,75 (cfr. doc. .

                                       Con
decreto 20 novembre 1995 del Pretore di ____________ è stato aperto il
fallimento della società (FUSC del 19 gennaio ________).

                                       La
Cassa ha insinuato all’Ufficio fallimenti del Distretto di ____________ (UF) il
proprio credito di fr. 331'315,75 per i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF
dal 1993 al 1995 non soluti dalla società.

                                       Dall'UF
di ____________ la Cassa è venuta a sapere di non poter contare su un dividendo
a tacitazione del proprio credito insinuato. 

                              1.4.   Costatato
di aver subito un danno, il 12 giugno 1998 la Cassa ha emesso nei confronti di
____________ una decisione ex art. 52 LAVS di fr. 293'839,15 relativi ai
contributi paritetici scoperti dal 1993 fino al momento delle dimissioni (cfr.
il relativo conteggio in doc. _).

Sempre nel medesimo giorno l'amministrazione ha notificato ad ____________
un'altra decisione di risarcimento, questa volta per complessivi fr. 331'315,75
concernenti i contributi scaduti dal 1993 al 1995.

                              1.5.   Con
tempestiva opposizione del 10 luglio 1998 ____________ e ____________, per il
tramite dell’allora legale, hanno sostenuto la perenzione del credito risarcito
poiché la decisione sarebbe stata notificata oltre un anno dal deposito della
graduatoria di fallimento avvenuto il 26 maggio 1997.

____________ ha rilevato inoltre che dal 1991 non ha più avuto alcuna mansione
dirigenziale che è stata assunta dal di lui fratello ____________, nel
frattempo deceduto. Era infatti quest'ultimo che avrebbe avuto il compito di
trattenere i contributi e procedere al relativo pagamento. 

Inoltre, l'ex Presidente del CdA ha sottolineato come durante  l'interrogatorio
21 marzo 1997 (cfr. verbale in doc. _ inc. 31.1998.00051) innanzi al Procuratore
pubblico suo fratello lo abbia scagionato, pertanto anche il nipote
____________, da ogni responsabilità riguardo ai mancati impegni verso il fisco
e di riflesso anche verso la Cassa.

Da ultimo ____________ ha sostenuto di aver ricevuto regolarmente da suo
fratello rassicurazioni circa il pagamento degli oneri sociali per cui respinge
ogni addebito di grave negligenza.

____________, ammettendo di esser stato membro del CdA, analogamente a quanto
sostenuto da suo padre, ha contestato di essere responsabile del danno subito
dalla Cassa.

 

                              1.6.   Con
due distinte petizioni del 10 settembre 1998 la Cassa ha postulato la condanna
di ____________ e ____________ al risarcimento  rispettivamente di fr.
293'839,15 e fr. 331'315,75 per gli oneri sociali scaduti e non liquidati dalla
____________.

Riguardo all'eccezione di perenzione la Cassa, facendo riferimento alla
giurisprudenza del TFA, osserva che la decisione è stata notificata un anno
dopo la scadenza della pubblicazione della graduatoria (14 giugno 1997).

In merito a quanto sostenuto dai convenuti, l'attrice è del parere che essi non
hanno portato alcun valido motivo di discolpa.

La Cassa sostiene infatti che essi, quali amministratori, non hanno esercitato
il loro obbligo di vigilanza sulla gestione della società, equiparandoli quindi
a degli "uomini di paglia".

 

                              1.7.   Con
decreto del 16 settembre 1998 le cause sono state congiunte. 

 

                              1.8.   Con
risposta del 28 ottobre 1998 ____________, rappresentato dall’avv. _________,
protestando spese e ripetibili, ha chiesto la reiezione della petizione. 

Ribadendo quanto sostenuto in sede di opposizione, egli ha contestato dunque
ogni addebito di grave negligenza rivolto dalla Cassa, osservando in
particolare di: 

 

" 
(…)

-   di non essersi occupato in prima persona della gestione della
fallita sin dal 1991;

 

-   di non aver mai trascurato né sottovalutato il ruolo della
carica di amministratore;

 

-   di aver delegato tutte le mansioni gestionali e amministrative
al fratello ____________;

 

-   di aver ottenuto assicurazioni dal fratello ____________ che gli
oneri sociali venivano regolarmente pagati e che gli stessi godevano precedenza
rispetto ad altre spese;

 

-   di essersi regolarmente informato presso il fratello circa lo
stato e il pagamento degli oneri sociali e di aver sempre ottenuto positive e
affidanti conferme;

 

-   di essere stato tenuto totalmente all'oscuro dal fratello a
riguardo degli scoperti nei confronti della Cassa;

 

-   di non aver potuto minimamente dubitare a riguardo delle
garanzie date dal fratello, anche poiché nel consiglio di amministrazione
sedeva il figlio ____________, seppure con compiti e ruoli diversi;

 

-   di non aver infine disatteso o violato le regole di prudenza e
attenzione, nell'assoluta convinzione che la società e per essa ____________
attendesse regolarmente agli obblighi verso la Cassa. (…)" (Doc. _, inc.
31.98.51)

 

                              1.9.   ____________,
anch’egli patrocinato dall’avv. _________, ha chiesto la reiezione della
petizione con protesta di spese e ripetibili. 

Dopo aver ribadito le motivazioni esposte nell'opposizione, il convenuto ha
respinto una qualsiasi responsabilità ex art. 52 LAVS, sostenendo che:

 

" 
(…)

-   che all'interno del consiglio di amministrazione vi era, sin dal
1991, un chiaro riparto di competenze nel senso che l'aspetto
dirigenziale-amministrativo era di esclusiva competenza dello zio ____________,
il quale doveva pertanto attendere tra le altre cose, anche l'allestimento dei
conteggi e al pagamento degli oneri sociali;

 

-   di non aver mai sottovalutato il ruolo della carica di
amministratore, adoperandosi di ottenere dallo zio informazioni e ragguagli
concernenti l'andamento della società e in particolare per quanto atteneva il
versamento dei contributi sociali;

 

-   di aver sempre sempre ottenuto, come del resto il padre
____________, assicurazioni dallo zio ____________ che gli oneri sociali
venivano pagati con regolarità e che gli stesi godevano precedenza rispetto ad
altre uscite;

 

-   che nonostante i controlli posti in atto, è stato tenuto
all'oscuro dallo zio attorno agli scoperti verso la Cassa;

 

-   di non aver potuto minimamente dubitare a riguardo delle
garanzie date dallo zio, anche perché nel consiglio di amministrazione sedeva
il padre ____________, di cui lo zio Edy aveva stima e considerazione;

 

-   di non aver infine disatteso o violato le regole di prudenza e
attenzione, nell'assoluta convinzione che la società e per essa ____________
attendesse regolarmente agli obblighi verso la Cassa. (…)" (Doc. _, inc.
31.98.52)

 

                            1.10.   Il
4 dicembre 1998 la Cassa ha prodotto una replica, trasmessa per conoscenza ai
convenuti.

                             1.11.   Alfine di
accertare l'eventuale perenzione del credito risarcitorio, il 26 gennaio 2000
il TCA ha chiesto alla Cassa la corrispondenza avuta con l'UF di ____________,
inviata il giorno seguente (doc. _ inc. 31.1998.51 con allegati).

Il 28 gennaio 2000 il Tribunale ha chiesto all'attrice un complemento
d'informazione (doc. _ inc. 31.1998.51  ).

Tale corrispondenza è stata poi intimata al legale dei convenuti per
osservazioni (doc. _ inc. 31.1998.51).

A seguito delle scritto 7 marzo 2000 dell’allora legale (doc. _ inc.
31.1998.51) il TCA si è rivolto nuovamente alla Cassa (doc. _ inc. 31.1998.51) 
e proceduto ad un accertamento presso l'UF di ____________ (doc. _ e _ inc.
31.1998.51). Con lettera 6 aprile 2000 il legale dei convenuti ha preso
posizione in merito (doc. _ inc. 31.1998.51). 

                             1.12.   Dando seguito
a quanto rilevato dal TFA nella sentenza 29 gennaio 2002, il 4 marzo 2002 lo
scrivente Tribunale ha chiesto ai convenuti, ora patrocinati dall’avv.
_________, di specificare su quali fatti i testimoni notificati dovrebbe essere
chiamati a deporre e sul motivo del richiamo atti dall’UF e dal Ministero
pubblico (doc. _ inc. 31.02.11).

In risposta, l’avv. ________ ha informato del decesso di ____________,
chiedendo la sospensione della causa ex art. 104 CPC fino alla scadenza del
termine per la rinuncia dell’eredità (doc. _ inc. 31.02.11).

Appurata l’intenzione della Cassa di proseguire la vertenza nei confronti degli
eredi del convenuto (doc. _ inc. 31.02.11), il 12 marzo 2002 il TCA ha sospeso
la causa fino al 31 maggio 2002 (doc. _ inc. 31.02.11).

                             1.13.   Il 31 maggio
2002 l’avv. __________ ha comunicato che gli eredi di ____________ non hanno
rinunciato all’eredità, specificando inoltre i motivi della richiesta di mezzi
di prova (doc. _ inc. 31.02.11).

Riattivata la vertenza, in data 4 giugno 2002 il TCA ha chiesto all’UF di
____________ l’edizione dell’incarto aperto a nome della fallita ____________
(doc. _ inc. 31.02.11), ricevuto due giorni dopo (doc. _ inc. 31.02.11).

Alle parti lo scrivente Tribunale ha fissato un termine per la visione degli
atti del fallimento e per formulare delle osservazioni in merito (doc. _ inc.
31.02.11).

La presa di posizione dei convenuti data 13 giugno 2002 (doc. _ inc. 31.02.11),
mentre la Cassa è rimasta silente.

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   A seguito
del decesso di ____________, in applicazione dell’art. 104 CPC (applicabile in
seguito al rinvio dell’art. 23 LPTCA), gli subentrano in causa i suoi eredi di
cui al certificato ereditario 6 giugno 2002 (cfr. doc. _,inc. 31.2002. 11). 

 

                               2.2.   In sede di
risposta i convenuti sostengono l'intempestività delle petizioni 10 settembre
1998 in quanto non sarebbero state inoltrate entro 30 giorni dalla notifica
delle opposizioni, avvenuta il 13 luglio 1998 (cfr. timbro di ricevuta doc. _),
e sollevano l’eccezione di nullità delle petizioni per mancata sottoscrizione
di persone legittimate.

                                         Riguardo
alla ricevibilità delle petizioni va ricordato che il termine dei 30 giorni è
sospeso dalle ferie giudiziarie federali (cfr. SVR 1996 AVS Nr. 107). Ritenuto
che le ferie estive vanno dal 15 luglio al 15 agosto incluso (art. 22a cpv. 1
lett. b LPA), le petizioni del 10 settembre 1998 sono senz'altro tempestive
(sul computo dei termini cfr. art. 20 s LPA). 

Per quanto concerne la seconda censura, la stessa deve essere respinta. La
Cassa ha infatti fornito una dichiarazione e il regolamento interno concernenti
il diritto di firma (Unterschriftenregelung) dai quale risultano che la
vicedirettrice signora ___________ e il funzionario signor ________ - firmatari
delle petizioni - possono legittimamente rappresentare la Cassa, con diritto di
firma collettivo a due (cfr. doc. _ allegati alla replica). 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di
compensazione i danni da esso causati violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti). 

                                         Qualora
più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più
organi di una persona morale, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne
rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e sentenze ivi citate).

                                         La
giurisprudenza non limita la responsabilità agli organi formali, ma anche a
quelle persone che prendono le decisioni che competono a tali organi o curano
l’andamento degli affari e determinano la formazione della volontà della
società (DTF 114 V 214; Nussbaumer, “Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht del
AHV, pag. 102, in Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für
Verwaltungskurse an der Univesität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; dito:
Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996, pag. 1075;
Dieterle/Kieser, Der Schadensersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer
Treuhädler 1995, pag. 661s; 

                                         M. Knus,
Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, tesi, Winterthur 1989,
pag. 16), vale a dire persone che, pur non essendo designate quale organo della
SA, lo sono di fatto in quanto prendono le decisioni di competenza di questi
ultimi e assumono la gestione propriamente detta della società (amministratori
di fatto: DTF 114 V 78 = RCC 1988, pag. 631; RCC 1989, pag. 180).

                               2.4.   I convenuti
sostengono la perenzione del credito risarcitorio.

 

                                         Va
innanzitutto rilevato che, ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto al
risarcimento dei danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa
valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto
conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono
avverati. Contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 OAVS, si tratta di
termini di perenzione, che vengono considerati d’ufficio (DTF 128 V 17 consid.
2a; DTF 126 V 451 consid. 2a; DTF 121 III 388 consid. 3b e riferimenti).

                                         D’altra
parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso
dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non
permette l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di
risarcimento (DTF 128 V 17 consid. 2a; DTF 126 V 444 consid. 3a; 121 III 388
consid. 3a e b; con riferimenti).

                                         Il TFA ha
altresì precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in
cui il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto
giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento
che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la
procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384
consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti).

                                         Decisiva
per la decorrenza del termine annuo di perenzione non è però la data
d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione ne viene
effettivamente a conoscenza (cfr. Nussbaumer, “Das Schadenersatzverfahren
nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV,
Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der
Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998).

 

                                         Quando il
danno risulta da un fallimento, il momento della “conoscenza del danno” ai
sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS non coincide con quello in cui la cassa è a
conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la
giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a
chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce
sufficientemente il suo pregiudizio, in via di massima, quando è
informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce
o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella
liquidazione, nonché il dividendo prevedibile. I medesimi principi sono
applicabili anche nel caso di un concordato con l’abbandono dell’attivo (DTF
128 V 17 consid. 2a; DTF 119 V 92 consid. 3, DTF 118 V 196 consid. 3a con
riferimenti).

La conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere
già prima del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente
allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento,
in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito
ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze viene ammessa
con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti da
persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare
l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504
consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima
assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121
V 240 consid. 3c/aa).

                                         Tuttavia
può accadere che la conoscenza del danno può avvenire dopo il deposito
dello stato di graduatoria se, a questo momento, l’ammontare effettivo degli
attivi non è stato ancora stabilito, poiché, ad esempio, gli immobili devono
dapprima essere venduti, per cui l'amministrazione del fallimento non può
fornire nessuna indicazione in merito a un possibile dividendo. (DTF 118 V 196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266 consid. 5c, Nussbaumer,
op. cit., pag. 406). 

                               2.5.   Nell'evenienza concreta, è incontestato che la graduatoria di
fallimento è stata depositata dal 26 maggio 1997 al 14 giugno 1997.

                                       Ora, secondo la
giurisprudenza del TFA, il termine di perenzione decorre dal giorno dell'esame
effettivo degli atti depositati all'Ufficio fallimenti oppure, in caso di
rinuncia, dalla scadenza del termine di pubblicazione della graduatoria (cfr.
121 V 234). 

Nella precedente procedura, l'attrice fa proprio decorrere l'anno di perenzione
dalla scadenza del termine di pubblicazione della graduatoria in quanto non
l'ha consultata. 

I convenuti, invece, sostengono di avere fondati motivi per supporre che la
Cassa abbia visto tali atti prima del 14 giugno 1997 (cfr. ad esempio risposta
pag. 4 inc. 31.1998.00051). 

Orbene, rispondendo al TCA, con lettera dell'11 febbraio 2000 (doc. _ inc.
31.98.51) l'attrice ha trasmesso copia ( in seguito, su richiesta dei
convenuti, ha trasmesso l'originale, doc. _ allegato al doc. _ inc. 31.98.51)
di un appunto interno datato 4 aprile 1997 (quindi prima del deposito della
graduatoria) in cui è stato riportato il colloquio telefonico avuto dal
funzionario sig. __________ (cfr. doc. _ inc. 31.98.51) con il sig.
____________ dell'UF di ____________ il quale non sarebbe stato in grado di
fare una previsione sull'eventuale dividendo poiché vi erano ancora degli immobili
da vendere, rinviando la questione al momento del deposito della graduatoria.

Interpellato dal TCA, con lettera del 23 marzo 2000 (doc. _ inc. 31.98.51) il
funzionario ____________ ha confermato quanto segue:

 

" 
In merito alla sua richiesta del 20 u.s. posso
in linea di massima confermare il tenore della telefonata del 4.4.1997, non
tanto perché mi possa ricordare quanto detto, ma è senz'altro plausibile che
prima del deposito della graduatoria risulta molto difficile poter determinare
un dividendo per la seconda classe.

 

Alla prima assemblea dei creditori
l'amministrazione del fallimento può unicamente fare una relazione sulla
consistenza dell'attivo e del passivo.

Nel caso che ci occupa i beni immobili
consistevano in partecipazioni della ditta fallita unitamente ad altre società,
era perciò impossibile prevedere il ricavo effettivo prima della realizzazione,
che è avvenuto solo dopo la seconda assemblea dei creditori.

 

Posso perciò confermare l'impossibilità di
determinare l'eventuale dividendo spettante alla cassa di compensazione
____________ prima della vendita degli immobili, che è avvenuta in diversi
momenti tra la fine del 1998 e nel corso del 1999." (Doc. _)

 

                                         Pur non
ricordandosi della telefonata, il funzionario ha comunque escluso una previsione
sull'ammontare del dividendo prima della graduatoria.

                                         Inoltre,
dalla corrispondenza avuta con l’UF (doc. _ allegati al doc. _ inc. 31.98.51),
l’attrice non poteva conoscere di aver subito un danno prima del 26 maggio
1997.

 

                               2.6.   Nella
sentenza di rinvio, il TFA ha ritenuto necessario di accertare il ruolo svolto
dai convenuti nella società fallita e se il termine di perenzione sia da far
decorrere durante il deposito della graduatoria (cfr. consid. 1.2). Tali
quesiti possono rimanere aperti, poiché le petizioni in oggetto vanno respinte
per i motivi che seguono. 

                                         In data 4
giugno 2002 lo scrivente Tribunale ha richiamato dall’UF l’incarto della
fallita (doc. _ inc. 31.02.11).

Con osservazioni 13 giugno 2002 il legale dei convenuti ha in particolare
osservato:

 

“Per quanto concerne la consapevolezza di un'eventuale perdita ri­levo
che l'ufficio dei fallimenti ha scritto il 20 febbraio 1997 alla divisione
principale dell'imposta sul valore aggiunto e an­cora il 4 marzo 1997 all'__________
che non era possibile ipotizza­re un dividendo per i crediti in seconda classe.
La prima assem­blea dei creditori si era svolta il 12 febbraio 1996 e la rela­zione
dell'ufficio presentava attivi per Fr. 327'409.60 e passivi per Fr. 1'500'000.-
in totale, di cui Fr. 250'000.- per salari e Fr. 470'000.- per i creditori in
seconda classe. La stima degli attivi comprendeva immobili per un valore netto
di Fr. 134'758.35 poi effettivamente realizzati per ca. Fr. 50'000.-. Mi
permetto quindi di dubitare, almeno in termini giuridici, dell'esattezza della
dichiarazione a suo tempo inviata dall'ufficio dei falli­menti. Credo anzi che,
al contrario, vi fossero indicazioni tali da far presumere a un creditore
diligente l'esistenza di un danno prima del 12 giugno 1997. “ (doc. _ inc.
31.02. 11).

                                         

Ora, è vero che dalle comunicazioni dell’UF di ____________ 

                                         (cfr.
consid. 2.5) la Cassa poteva ritenere che una previsione sul dividendo non era
ancora possibile, ma è altrettanto vero che all’amministrazione incombeva di
prendere conoscenza del verbale della prima assemblea dei creditori avvenuta il
14 febbraio 1996 (cfr. verbale in doc. _, 1 inc. 31.2002.11).

 

                                         Infatti,
in una recente sentenza del 14 dicembre 2000 nella causa Cassa di compensazione
____________ contro B. e C. pubblicata in DTF 126 V 450, il TFA ha precisato la
propria giurisprudenza relativa all'incombenza della Cassa di assistere o di
farsi rappresentare alla prima adunanza dei creditori:

 

" 
    b) La recourante
ne remet pas en cause le bien‑fondé des incombances fixées par la
jurisprudence précitée (ATF 121 V 240 consid. 3c/aa), que le Tribunal fédéral
des assurances a motivé comme suit:

    Bien qu'en règle générale, le créancier
n'ait aucune obligation de participer à l'assemblée des créanciers dans le
cadre d'une procédure de faillite, sa présence est une incombance dont le
respect peut être déterminant pour la sauvegarde de prétentions de droit public
ou privé élevées contre le failli. Au surplus, l'art. 52 LAVS oblige la
caisse de compensation, en qualité de créancière du droit à la répa­ration du
dommage, à faire valoir celui‑ci dans les délais, par le biais d'une
décision. Selon la jurisprudence, on attend de la caisse qu'elle suive
l'évolution de la procédure de faillite et qu'elle prenne connaissance du dépôt de
l'état de collocation et de l'inventaire (ATF 116 V
75 consid. 3b). Ce sont là deux étapes de la procédure de faillite qui sont
annoncées publiquement (art. 232 et 249 LP). Il est donc logique que la
caisse se fasse représenter à l'assemblée des créan­ciers dans la faillite de
l'employeur affilié (voir aussi VSI 1995 p. 172 sv. consid. 4c).

 

 

    c) Aux termes de l'art. 8a de la Loi
fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite (introduit par la
modification du 16 décembre 1994, entrée en vigueur le 1er janvier 1997), toute
personne peut consulter les procès‑verbaux et les registres des offices
de poursuites et des offices de faillites et s'en faire délivrer des extraits à
condi­tion qu'elle rende son intérêt vraisemblable.

    Selon cette disposition, le droit de
consulter ne se limite pas aux procès‑verbaux des opérations dont
tiennent procès‑verbal les offices des poursuites et les offices des
faillites, aux procès‑verbaux des réquisitions et déclarations qu'ils
reçoivent, ainsi qu'aux registres qu'ils tiennent. Il s'étend à d'autres pièces
telles les états de collocation, états des charges, tableaux de distribution,
procès­verbaux des assemblées des créanciers, procès‑verbaux des
commissions de surveillance, livres comptables et pièces justificatives
notamment. Ce droit de consulter appartient aussi bien aux personnes
formellement parties à une procédure d'exécution forcée et à celles concernées
par une telle procédure qu'à toute personne ayant un intérêt digne de
protection, même en dehors d'une procédure pen­dante (pierre-robert gilliéron, Commentaire de la loi
fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, ad art. 8a no 6 et 7).

    Ainsi, lorsque la caisse de compensation est
partie à la procédure parce qu'elle a produit sa créance dans la faillite, un droit
de consultation des pièces ou de s'en faire remettre des copies découle direc­tement
de l'art. 8a LP. Il n'y a dès lors pas d'obstacle à ce que, en temps utile,
elle requière et obtienne notamment copie du procès-verbal de la première
assemblée des créanciers et du rapport du préposé. Au regard de l'obligation de
diligence assignée à la caisse de compensation par la jurisprudence précitée
(cf. consid. 2b), il apparaît ainsi que cette incombance peut être satisfaite
sous cette forme, sans que la présence ou la représentation par un tiers de la
caisse de compensation soit systématiquement exigée. C'est dans ce sens que
peut être précisée la jurisprudence publiée à l'arrêt ATF 121 V 240.

    d) Dans le cas particulier, la
caisse recourante n'a pas assisté à la première assemblée des créanciers et ne
s'y est pas faite représenter. Elle n'a donc pas eu directement connaissance du
rapport du préposé. Cela n'est cependant pas décisif dans le cadre de l'art. 82
al. 1 RAVS, dès lors qu'il suffit de déterminer si, au regard de ses
incombances, elle aurait pu avoir connaissance de l'existence du dommage avant
la date du dépôt de l'état de collocation. Cette ques­tion peut être tranchée,
comme l'ont fait les premiers juges, en se référant au rapport écrit du préposé
figurant au dossier de la faillite, dont la recourante pouvait, à tout le moins
dès le 1er janvier 1997, demander et obtenir une copie." (DTF
126 V pag. 452-453)

(le sottolineature sono del redattore)

 

                                         Il TFA
nella fattispecie sopra riportata, dopo aver stabilito che quello d'informarsi
presso l'UF e farsi perlomeno trasmettere il rapporto della 1° assemblea dei
creditori è un'incombenza, ha ritenuto che la Cassa poteva rendersi
conto di aver subito un danno nel corso della prima assemblea dei creditori.

Nella sentenza non pubblicata del 17 settembre 2001 nella causa Cassa di
compensazione ____________ contro E.B e M.W. (inc. 31.2000.47- 48) questo TCA
ha ribadito tale concetto.

 

                                         Nel caso
in esame, dagli atti dell’UF non risulta che l’amministrazione si sia fatta
inviare la relazione della prima assemblea dei creditori, ciò che,
conformemente a quanto stabilito in DTF 126 V 450, era tenuta a fare.

                                         Ora,
dalla relazione datata 12 febbraio 1996 risulta che a fronte di un passivo
dichiarato di fr. 1’500'000.--, di cui fr. 250’000.-- per salari arretrati (1a
classe, ai sensi dell’art. 219 cpv. 4 LEF nella versione in vigore sino al
31.12. 1996, applicabile al caso in esame) e fr. 470'000.— per crediti di
seconda classe (tra cui i 

                                         fr.
331'315,75 di contributi non pagati insinuati dalla Cassa), vi era un attivo
stimato di complessivi fr. 327'409 (fr. 134'758,35 di beni immobiliari). 

Pertanto, come nella succitata fattispecie esaminata dal TFA, in concreto la
Cassa, partecipando alla prima assemblea dei creditori tenutasi il 14
febbraio 1996, oppure facendosi trasmettere copia del verbale della prima
assemblea dei creditori con la relativa relazione dell'amministrazione
consegnata a tutti i creditori presenti, si sarebbe resa conto
dell'irrecuperabilità (totale o parziale) del proprio credito di fr.
331'315,75.                   

                                         In queste
circostanze, dunque, la Cassa prima del 12 giugno 1997 aveva
tutti gli elementi per ritenere di aver subito un danno almeno parziale,
ritenuto infatti come la prima assemblea dei creditori sia stata tenuta il 14
febbraio 1996.

Tenuto conto che, secondo la giurisprudenza del TFA, già il momento della
conoscenza di un danno parziale è sufficiente per far decorrere il termine ex
art. 82 cpv. 1 OAVS (DTF 128 V 18 consid. 2a; DTF 126 V 452 consid. 2a; DTF 121
V 243 consid. 3c/bb), le decisioni 12 giugno 1998 risultano essere tardive.

Ne consegue che il credito da risarcimento è da dichiarare perento, per
cui le petizioni in oggetto sono da respingere. 

Risultando i convenuti vittoriosi e rappresentati da un legale, in applicazione
dell’art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, essi hanno diritto ad un’indennità di
ripetibili pari a fr. 2'000.—. 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Le
petizioni sono respinte.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La Cassa
di compensazione ____________ verserà ai convenuti 

                                         fr.
2'000.-- a titolo di ripetibili.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti