# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 551b3a34-b11d-5d23-9ced-d71c04d3fb4f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.06.2017 32.2016.145
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-145_2017-06-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.145

   

  cs

  	
  Lugano

  6 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 dicembre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 31 ottobre 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1967, panettiere
e pasticciere indipendente, dal 2009 contitolare (con la moglie) della __________
di __________ (cfr. pag. 39 incarto AI), nel corso del mese di ottobre 2014 ha
inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. 6 incarto AI). 

 

                               1.2.   Dopo aver esperito gli
accertamenti ritenuti necessari, ed in particolare aver acquisito la perizia
del 26 ottobre 2015 del dr. med. __________, FMH reumatologia, il rapporto
finale del SMR del 29 ottobre 2015, il rapporto d’inchiesta per l’attività
professionale indipendente del 4 luglio 2016 ed il rapporto dell’11 agosto 2016
della consulente in integrazione professionale, con decisione del 31 ottobre
2016 (doc. A2), preavvisata dal progetto del 16 agosto 2016, l’UAI ha negato il
diritto ad una rendita, essendo il grado d’invalidità del 19%. 

 

                               1.3.   RI 1, rappresentato dall’avv.
RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendo in via
principale il riconoscimento di una rendita d’invalidità ed in via subordinata
che gli atti siano ritornati all’UAI affinché proceda ad esperire ulteriori
accertamenti medici ed economici volti a stabilire il diritto a prestazioni
dell’AI (doc. I). L’insorgente contesta sia l’aspetto economico che l’aspetto
medico, sostenendo preliminarmente che l’UAI non avrebbe motivato
sufficientemente il rifiuto di accogliere le richieste avanzate in sede
amministrativa. 

                                         Nel merito il ricorrente
rammenta che il perito lo ha considerato inabile al lavoro nella precedente
attività nella misura del 75% ed abile in misura completa in attività
confacenti che non implichino la posizione eretta prolungata, il sollevamento
di carichi (capacità ridotta a 5kg), come pure l’ante-flessione e la rotazione
del tronco. 

                                         Secondo l’insorgente l’UAI
non avrebbe tenuto in giusta considerazione né i seri danni alla salute che lo
affliggono né l’entità degli stessi e la loro ripercussione sullo svolgimento
di un’attività lavorativa, anche leggera. L’interessato contesta segnatamente
la presa di posizione dell’11 ottobre 2016 del medico SMR, dr. med. __________,
che avrebbe liquidato in poche parole e senza approfondire la questione, la
visita effettuata a __________ presso il dr. med. __________, specialista in neurochirurgia
e chirurgia della colonna vertebrale, il quale, al contrario di quanto
erroneamente indicato dal medico SMR, non è un ortopedico. 

                                         Per l’assicurato, la
discrepanza tra il perito dell’UAI ed il medico __________ è la risultanza
della diversa specializzazione dei due sanitari. A questo proposito
l’interessato sostiene che le sue patologie sono da sottoporre ad un
neurochirurgo, specialista nel trattamento delle patologie alla colonna
vertebrale, anche perché lo stesso perito del SAM ha affermato che la sua
valutazione “tiene unicamente conto delle patologie di competenza
reumatologica”. L’insorgente rileva inoltre di dover assumere giornalmente
analgesici, tra cui il Tramal, ottenibile unicamente su prescrizione medica,
per lottare contro il dolore, medicamenti che deve assumere anche in vacanza.
Non vi sarebbe pertanto alcuna possibilità di svolgere un’attività leggera. La
conclusione del dr. med. __________, secondo il quale in un’attività leggera la
sua capacità lavorativa è del 50%, corrisponderebbe meglio alla realtà. Inoltre,
la possibilità di esercitare un’attività leggera solo in maniera parziale, giustificherebbe
una riduzione del reddito da invalido di almeno un ulteriore 5%. Ciò poiché la
totalità degli uomini che esercitano un’attività a tempo parziale è
svantaggiata. 

                                         Il ricorrente contesta poi
la conclusione del CIP sulla scorta dell’accertamento svolto presso il CAP,
secondo cui avrebbe una propensione per attività pratico-manuali e di movimento
e meno per attività che richiedono logica e ragionamento (vendita, addetto alla
consegna di merce, addetto alla logistica, ev. camionista). 

                                         L’insorgente sostiene che
una prova pratica non è mai stata eseguita ed è comprensibile la non
disponibilità da lui espressa al cambiamento, non volendo abbandonare la sua
attività che svolge ormai da oltre 30 anni, per la quale ha effettuato
importanti investimenti e che rappresenta un’importante fonte di sostentamento
per tutta la famiglia, composta dal coniuge e da 3 figli minorenni agli studi.
Essa è del resto l’unica attività svolta dal 1982. 

                                         Per il ricorrente le
attività pratico-manuali sono quelle che più sollecitano il fisico e pertanto
non possono essere esercitate, tenuto conto delle importanti limitazioni
elencate nella perizia reumatologica, la quale, secondo il ricorrente, sarebbe in
contrasto con le attività suggerite dal CAP e confermate dal CIP. 

                                         L’interessato passa poi in
rassegna le professioni proposte (addetto alla consegna di merce, addetto alla
logistica, venditore), indicando i motivi per i quali non sarebbero esigibili.
Ritenuto dunque il ventaglio ristretto delle possibili attività lavorative
esigibili, ciò che lo svantaggia sul mercato del lavoro equilibrato del lavoro,
chiede un’ulteriore riduzione del 5%. 

                                         Infine, l’assicurato
contesta le conclusioni dell’inchiesta per indipendenti. Egli rileva che gli
utili aziendali hanno registrato un progressivo aumento e un picco in rialzo
proprio nel 2014, anno in cui si è assistito ad un aumento della produttività a
causa della chiusura di un panificio in zona e della conseguente acquisizione
di parte dei clienti da parte della sua azienda. Inoltre, proprio nel 2014 si è
ammalato ed ha dovuto aumentare il personale della sua azienda per poter far
fronte da una parte ad una mole di lavoro sempre maggiore e dall’altra ad una
diminuzione del suo rendimento. 

                                         Per il ricorrente le
entrate sarebbero state maggiori e verosimilmente sarebbero aumentate ancora negli
anni a venire a fronte di uno stato di salute non compromesso. Egli avrebbe
potuto far fronte con la propria forza lavorativa a un aumento di produzione,
limitando al massimo i costi aggiuntivi. Ciò avrebbe pure aumentato il proprio
salario, essendoci un accrescimento dell’attività e dell’utile aziendale. A
questo proposito evidenzia che malgrado avesse costatato una crescita
dell’utile aziendale, per un agire prudenziale non ha provveduto immediatamente
ad aumentare proporzionalmente a questa crescita anche il proprio salario. Lo
avrebbe fatto l’anno seguente, una volta chiusa la contabilità e dopo aver
potuto raffrontare i bilanci. Ciò non è accaduto, vista l’intervenuta malattia
la quale ha in parte bloccato o perlomeno rallentato il positivo corso degli
eventi. Per cui la media degli anni dal 2009 al 2013 non rispecchierebbe la
reale situazione dell’azienda. 

                                         L’interessato contesta anche
la successiva presa di posizione della consulente che ha effettuato l’inchiesta
per indipendenti e sostiene che è possibile provare senza ombra di dubbio un
andamento di costante crescita dell’azienda e un notevole aumento dell’utile
dal 2013 e soprattutto dal 2014. L’insorgente critica pure l’attribuzione di
1/3 degli utili alla moglie. Ritenuto come ella svolge già un’attività
lavorativa da dipendente a tempo parziale al di fuori della propria
panetteria-pasticcieria ed ha tre figli minori di cui occuparsi, non è
credibile quantificare in 1/3 la sua presenza in azienda. Ella si occupa
prevalentemente della fatturazione una volta al mese e del controllo dei
pagamenti, ritenuto che dell’allestimento della contabilità se ne occupa una
fiduciaria. 

 

                               1.4.   Con risposta del 30 dicembre
2016 l’UAI propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove
necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV). 

 

                               1.5.   Il 12 gennaio 2017 il
ricorrente ha prodotto un certificato del 3 gennaio 2017 del medico curante,
dr. med. __________, volto a provare l’intensità dei dolori di cui soffre, tale
da dover far un uso quotidiano di un forte farmaco antidolorifico anche a
riposo. Ciò gli impedirebbe di poter svolgere un’attività lavorativa al 100%
con un pieno e costante rendimento (doc. VI). 

 

                               1.6.   Con osservazioni del 18
gennaio 2017, cui ha allegato l’annotazione del 17 gennaio 2017 del medico SMR,
dr. med. __________, l’amministrazione ha ribadito la richiesta di reiezione
del ricorso (doc. VIII). 

 

                               1.7.   Il 6 febbraio 2017
l’insorgente ha prodotto un ulteriore referto del dr. med. __________, del 31
gennaio 2017 (doc. X). 

 

                               1.8.   Chiamato ad eventualmente
esprimersi in merito, l’UAI è rimasto silente (doc. XI).

 

 

                                         in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   L’insorgente sostiene che
l’amministrazione non avrebbe sufficientemente motivato la decisione impugnata,
non indicando esaustivamente le ragioni del rifiuto di accogliere le richieste
formulate in sede amministrativa. Egli fa valere una violazione del diritto di
essere sentito.

 

                                         Ai sensi dell'art. 29 cpv.
2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza,
dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per
l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei
suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire
sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di
partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di
determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04;
DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V
131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui
giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa,
124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).

Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo
per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da
un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le
ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del
provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di
permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione
medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito
ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole
circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (sentenza
del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).

 

                                         Nel caso di specie non è
ravvisabile una violazione del diritto di essere sentito. L’amministrazione
nella decisione del 31 ottobre 2016 ha preso posizione sulle osservazioni del
ricorrente al progetto di decisione, motivando, in due pagine, le ragioni per
le quali ha confermato la reiezione della richiesta. 

                                         Il ricorrente ha potuto
comprendere le ragioni alla base del rifiuto della domanda di prestazioni,
tant’è che le ha contestate in sede giudiziaria con un ricorso a questo
Tribunale.

 

                                         Va del resto rammentato
che una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato,
come in concreto, riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di
ricorso che gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I
279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183). 

                                         Nel caso di specie, il TCA
dispone di un pieno potere di esame in tal senso (cfr. anche sentenza
8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio
inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento
della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).

                                         

                                         Non va poi dimenticato che
il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio
della causa all'amministrazione se una simile operazione si esaurirebbe in uno
sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in
contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della
parte ad essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con
riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).

 

                                         Il TCA può
pertanto entrare nel merito del ricorso. 

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità
al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno
alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità. 

 

                                         Per l'art. 28 cpv. 2 LAI
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore. Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.3.   Per
quanto attiene l’esame delle conseguenze del danno alla salute dal profilo
economico e, quindi, la determinazione del grado di inabilità, va ricordato che
l'invalidità
nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere
economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275
consid. 4a). 

                                         I
dati economici risultano pertanto determinanti. 

                                         Al
medico compete la valutazione dello stato di salute del peritando, della misura
e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace al lavoro. Il medico
stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute limita l’interessato
nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita in particolare alle
funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo la sua esperienza di
vita entrano in linea di conto nel caso concreto (cfr. anche DTF 125 V 261
consid. 4, 115 V 143 consid. 2, 114 V 314 consid. 3c).

                                         D’altro
canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base
alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido.

 

                                         In
particolare, al fine di determinare l'incapacità al guadagno mediante il metodo
ordinario di cui all’art. 16 LPGA, occorre porre in confronto il reddito che
l'assicurato avrebbe conseguito senza il danno (reddito da valido) con quello
risultante dalle attività esigibili nonostante il danno alla salute (reddito da
invalido). Determinante per il raffronto dei redditi ipotetici è il momento
dell'inizio dell’eventuale diritto alla rendita, tenuto conto che
l'amministrazione deve considerare inoltre eventuali rilevanti modifiche dei
redditi di riferimento intervenute sino all'emanazione della decisione
contestata.

                                         In
ogni modo, ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e
quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le
capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un
concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276). Un assicurato non può pertanto
avvalersi dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per
pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

                                      

                                         Secondo
la giurisprudenza per accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza
l'invalidità (reddito da valido) è decisivo stabilire, secondo il principio
della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al
momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano (STFA
I 782/03 del 24 maggio 2006; STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G.,
I 475/01 e 23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag.
100 consid. 3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il
reddito dev'essere fissato il più concretamente possibile. Determinante è
dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle
competenze professionali come pure delle circostanze personali per un
prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi,
l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in
merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr.
U 168 pag. 100s. consid. 3b). 

                                         Per
quel che concerne invece il reddito da invalido, lo stesso deve essere determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (cfr. DTF 126 V 76
consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso un’attività
lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da
valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai
rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica (Pratique
VSI 2002 pag. 68 consid. 3b;
DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid.
3b).

                                         

                               2.4.   Va poi ricordato che, secondo
la giurisprudenza del TFA (dal 1° gennaio 2007: TF), nei
casi in cui il calcolo dei redditi risulti particolarmente difficile, occorre
che la graduazione dell’invalidità avvenga ispirandosi al metodo specifico
applicabile alle persone non esercitanti un’attività lucrativa (art. 27 OAI),
eccezionalmente secondo il metodo straordinario.

                                         Capita in particolare nel caso
di indipendenti, dove un calcolo sufficientemente preciso dei redditi da porre
a confronto sia escluso (Pratique VSI 1998 p. 121; pag. 255; SVR 1996 IV Nr. 74
p. 213ss. consid. 2b; RAMI 1996 p. 36 consid. 3b e 3c; DTF 104 V 137 consid. 2c;
DTF 97 V 57; DTF 104 V 139; DTF 105 V 154ss consid. 2a).

                                         L’invalidità è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento
nella situazione concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 pag.
121). Perciò l’invalidità sarà valutata considerando le ripercussioni
economiche dovute alla riduzione del rendimento sulla situazione concreta dove
si svolge l’attività dell’assicurato divenuto invalido (DTF 105 V 151). 

                                         In
tal caso si procede a paragonare le attività svolte prima e dopo la sopravvenienza
del danno alla salute, riferendosi al metodo specifico applicato a coloro i
quali non svolgono attività lucrativa (art. 27 OAI; Pratique VSI 1998 p. 122
consid. 1a). La differenza sostanziale tuttavia con quest’ultimo metodo
consiste nel fatto che il grado di invalidità non viene stabilito direttamente
sulla base del raffronto tra le attività. Dapprima, infatti, sulla base di tale
raffronto, si constata l’impedimento dovuto al danno, poi si valutano gli
effetti di tale impedimento sull’incapacità di guadagno (metodo straordinario;
Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a; SVR 1996 IV Nr. 74 p.
213ss consid. 2b; DTF 105 V 151, 104 V 138). Una determinata limitazione
della capacità produttiva funzionale può, non deve tuttavia forzatamente,
produrre una perdita di guadagno della medesima entità (Pratique VSI 1998 pag.
123 consid. 1a).

 

                                         Se
si volesse, nel caso di persone attive, fondarsi esclusivamente sul risultato
ottenuto dal confronto delle attività, si violerebbe il principio legale
secondo cui per questa categoria di assicurati l'invalidità deve essere
stabilita in base all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2; VSI 1998 pag. 122 consid. 1a e pag. 257 consid. 2b; cfr. in
particolare STFA inedite del 27 agosto 2004 in re I, I 543/03 e del 12 maggio 2004 nella causa T., I 540/02).

 

                                         Secondo
giurisprudenza infine, il metodo straordinario è spesso applicato alle persone
con attività lucrativa indipendente o comunque nei casi in cui anche solo uno
dei redditi determinanti per il raffronto non può essere accertato o stimato in
maniera affidabile (STFA I 543/03 del 27 agosto 2004 in re I, consid. 4.3 e STFA I 224/01 del 22 ottobre 2001, consid. 2b).

 

                                         Nel caso di un indipendente, il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale
federale) ha precisato che il solo raffronto tra l’utile realizzato prima e
quello conseguito dopo l’incidente, non conduce a conclusioni affidabili per
quel che riguarda la perdita di guadagno che dipende dall’invalidità. In
effetti, troppi fattori influenzano gli utili di un’azienda, come ad esempio la
situazione congiunturale e la situazione concorrenziale, di conseguenza le
oscillazioni sono dovute anche ad aspetti estranei all’invalidità.

                                         Di conseguenza l’allora TFA ha
stabilito che i soli documenti contabili non sono dei mezzi idonei a stabilire
in maniera affidabile i redditi ipotetici (RAMI 1996 p. 34, p. 36 consid. 3b;
DTF 104 V 137 consid. 2c). 

 

                               2.5.   In concreto l’assicurato è
stato sottoposto ad una perizia reumatologica ad opera del dr. med. __________,
reumatologia FMH, il quale, dopo aver visitato il ricorrente in data 12 ottobre
2015, con referto del 26 ottobre 2015, dopo aver descritto l’anamnesi
familiare, sociale, sistemica, personale ed attuale, i dati soggettivi e la
constatazione oggettiva, ha posto la diagnosi di pertinenza reumatologica di
lisi istmica L5 con consecutiva spondilistesi L5/S1 (Meyerling grado II-III) e
stenosi foraminale con compressione della radice L5 bilateralmente,
compressione foraminale con compressione della radice L5; segni di
osteocondrosi con lieve anterolistesi di L3 su L4 di I° grado, protrusione
discale posteriore ad ampio raggio e la diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa di lisi istmica L5 con consecutiva spondilolistesi L5/S1 (Meyerling
grado II-III) e stenosi foraminale con compressione della radice L5
bilateralmente e segni di osteocondrosi con lieve anterolistesi di L3 su L4 di
I° grado, protrusione discale posteriore ad ampio raggio (pag. da 155 a 159
incarto AI). 

 

                                         Circa
le conseguenze sulla capacità di lavoro, il perito ha affermato:

 

" (…)

Nella sua ultima attività principale quale panettiere pasticciere,
in seguito ai limiti funzionali e di carico citati nell’allegato, dato che
questa attività implica la posizione eretta con sovente anteflessione e
sollevamento di carichi superiori a quelli attualmente possibili (capacità
ridotta a 5 kg e nulla oltre i 5 kg), giudico il paziente inabile al lavoro al
75%. Per salvaguardare la salute dell’assicurato è importante un’attività
lavorativa alternativa che non implichi la posizione eretta prolungata con
sollevamento di pesi.

 

Della capacità funzionale e del carico basate naturalmente sulla
nostra valutazione odierna, una volta che i dolori miglioreranno con un
eventuale intervento di stabilizzazione potrebbe diventare meno restrittiva.

 

Una ricollocazione adeguata alle attuali condizioni di salute e
alle risorse dell’assicurato è possibile, a condizione che questo lavoro gli
possa consentire di evitare il sollevamento di carichi (capacità ridotta a 5
kg) ed evitare l’ante-flessione e la rotazione del tronco. Giudico un
rendimento del 100%. Questa valutazione tiene unicamente conto delle patologie
di competenza reumatologica.

 

Per quanto riguarda i lavori domestici ritengo modulare
autonomamente i ritmi e i compiti del lavoro e giudico una IL del 20%.” (pag.
159 incarto AI)

 

                                         Il
29 ottobre 2015 il medico SMR, dr. med. __________, ha confermato la
conclusione del SAM (pag. 164 incarto AI). 

 

                                         Il
30 novembre 2015 la dr.ssa med. __________, __________ dell’Ospedale __________
di __________, ha affermato che l’interessato “(…) da quando è diventato
sostituto panettiere e da quando deve caricare meno i pesi, ha un sollievo dei
suoi sintomi, riuscendo a svolgere le sue attività quotidiane in maniera
abbastanza regolare. Lavora ancora al 100% ma sollevando meno pesi” (pag.
175 incarto AI). 

 

                                         Il
27 settembre 2016 il dr. med. __________, “Facharzt für Neurochirurgie
speziell Wirbelsäulenchirurgie”, presso l’”__________”, dopo aver visitato
l’insorgente in data 26 settembre 2016, aver descritto l’anamnesi e i reperti
clinici e radiologici, ha affermato:

 

" (…)

Auch wenn ich denke dass eine Ischialgie links
vorliegt ist diese durch die Morphologie nicht ganz zu erklären. Es müsste eine
Femoralgie L4 durch die Kompression der L4 Nervenwurzel vorliegen. Es gibt aber
Innervationsvarianten so dass letzendlich bei fehlenden anderen Ursachen
insbesondere lokal am Knie diese schmerzen spinal bedingt sind. Die Beschwerden
sind rein belastungs- und bewegungsabhängig. Es bestehen morphologisch
schwerste Veränderungen an der LWS, so dass eine schwere Tätigkeit wie die des
Bäckers überhaupt nicht mehr in Frage kommt. Damit besteht eine 100%-ige Arbeitsunfähigkeit
für schwere Tätigkeiten. Ich kann mir vorstellen dass für eine leichte Tätigkeit
welche sicher nicht im Verkauf ist eine 50%-ige Arbeitsfähigkeit besteht. Dies
beurteile ich aus chirurgischer Sicht. Eine differenzierte Erfassung einzelner
Tätigkeiten ist natürlich im Rahmen meiner Sprechstunde nicht möglich. Auch
eine chirurgische Sanierung welche für den Patienten wohl nicht in Frage kommt
kann einen Wiedereinstieg in seine Tätigkeit als Bäcker wahrscheinlich nicht
ermöglichen. Es würde aber doch eine Verbesserung der Lebensqualität bringen.
Dies ist aber jetzt nicht Diskussionsthema. Ich hoffe mit den Angaben dem
Patienten weitergeholfen zu haben. (…)” (pag. 350-351 incarto AI)

 

                                         L’11
ottobre 2016 il medico SMR, dr. med. __________, dopo aver visionato il citato
referto, ha affermato:

 

" (…)

La documentazione inviata dal rappresentante legale (valutazione
ortopedica del 9.2016) in fase di osservazioni al progetto non riporta
modificazioni significative rispetto alla valutazione peritale reumatologica
esperita in ottobre 2015 per quel che riguarda dati obbiettivi medici / clinici
funzionali e riferendosi ad anche Imaging radiologico del 2014; in essa ci si
esprime su esigibilità residuale in attività adeguate al 50% di esigibilità
(mentre il perito reumatologo del 10.2015 valutava l’esigibilità residuale
totale in attività adeguate).

 

Ricordo inoltre:

 

-       Assenza
di nuovi accertamenti radiologici (dal 2014) e specialistici negli ultimi anni
(se non a fini assicurativi con unica consultazione a __________ dal dr. med. __________)

-       Obbiettività
clinica funzionale analoga alle due visite (a distanza inoltre di praticamente
un anno e quindi indicatore di stabilità senza peggioramenti o necessità di
trattamenti nel tempo o da prevedere per il momento)

 

La discrepanza nella valutazione di esigibilità funzionale
residuale tra perito neutrale reumatologo e visita ortopedica a __________ su
mandato del medico curante e quindi da valutare di parte può venire
giustificata da questo motivo in diverso ruolo dei medici coinvolti.

 

Proposta

 

In conclusione non si ritiene attualmente presente documentazione
tale da motivare nuovi accertamenti medici ai fini amministrativi e si ritiene
ancora valida la valutazione riportata nel rapporto finale SMR del 29.10.2015.”
(pag. 360 incarto AI)

 

                                         Il
5 dicembre 2016 il medico curante, dr. med. __________, FMH medicina generale,
ha attestato che il ricorrente “a causa di dolori cronici necessita di una
medicazione antalgica giornaliera con Tramadolo 50mg una volta al giorno”
(doc. B). 

 

                                         Il
17 gennaio 2017 il medico SMR, dr. med. __________, ha affermato che “di principio
l’assunzione di una capsula di Tramal 50 mg al giorno è compatibile con
un’attività lavorativa al 100%. In una prima fase di assunzione Tramal può p.
es. essere compromessa l’idoneità alla guida. Da notare che l’assicurato assume
da tempo Tramal (vedi perizia reumatologica di 10.2015). L’attuale dosaggio
risulta basso. Tramal può essere somministrato nella misura fino a 400 mg/al
giorno. Non è documentata nel presente caso una particolare intolleranza verso
il Tramal. Non vi è certificata inidoneità alla guida” (doc. VIII). 

 

                                         Il
31 gennaio 2017 il dr. med. __________ ha preso posizione sulle considerazioni
del medico SMR, rilevando:

 

" (…)

Concordo pienamente con il suo scritto che non è la capsula di
Tramal che porterà all’inabilità la lavoro del Sig. RI 1.

L’assunzione di questo farmaco anche se gli effetti secondari
possono essere molto variegati da persona a persona non è il problema è solo un
tentativo di compensare la sofferenza del paziente che presenta dei danni di
salute molto importanti.

Anche aumentando la dose del farmaco avrà forse un beneficio,
forse a discapito degli effetti secondari ma non avrà certamente una guarigione
o un miglioramento della capacità lavorativa.

Il contenzioso mi sembra piuttosto da vedere sulla decisione a mio
modo di vedere assolutamente iniqua della incapacità lavorativa attestata al
19% quando tutti i documenti presentati compresa una perizia di parte di un
Neurochirurgo di __________ attestano una inabilità superiore.” (doc. C)

 

                               2.6.   Per costante giurisprudenza (cfr.
sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanita-rie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
partico-lare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri
di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi
in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di
metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel che concerne il
Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità, l’Alta
Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è
incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44
LPGA (consid. 6 e 7).

 

                                         In merito al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF 136 V 376
il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura
giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in materia
di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte le prove
assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa. 

 

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale
ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al
valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art.
72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,
formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul
Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente
le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM
nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della  loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a livello amministrativo)

                                         - assegnazione a caso dei
mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         - differenze minime delle
tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         - miglioramento e
uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

                                         - rafforzamento dei
diritti di partecipazione:

                                         -- in caso di divergenze
l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale
impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale
federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza
secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla persona assicurata
spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad
esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a livello dell’autorità
giudiziaria di prima istanza)

 

                                         In caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA
1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11
aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione
invalidità (consid. 4.4.2).

                                         Infine, il Tribunale
federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard
processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà
decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei
rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza
valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.7.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emanazione della
decisione impugnata, dopo attento esame della documentazione medica agli atti,
deve confermare l’operato dell’UAI che, basandosi sulla perizia del 26 ottobre
2015 del dr. med. __________, FMH reumatologia, ha ritenuto l’insorgente
capace al lavoro al 100% in attività leggere e confacenti al suo stato di
salute con le limitazioni ivi descritte.

 

                                         La valutazione peritale è
da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri
giurisprudenziali ricordati al considerando che precede. Il perito si è espresso
su tutte le patologie lamentate dall’assicurato, ha esaminato accuratamente
tutta la documentazione messa a sua disposizione ed ha valutato la capacità
lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni risultanti dalla visita
effettuata il 12 ottobre 2015.

                                         Al referto va attribuita
piena forza probante.

 

                                         Il ricorrente contesta la
perizia facendo capo alla valutazione del 27 settembre 2016 del dr. med. __________,
“Facharzt für Neurochirurgie speziell Wirbelsäulenchirurgie” attivo
presso l’”__________” e sostenendo che lo specialista __________ sarebbe meglio
in grado di determinare la capacità lavorativa del ricorrente, essendo
specialista in neurochirurgia e chirurgo della colonna vertebrale, a differenza
del perito incaricato dall’UAI che è specializzato in reumatologia. 

                                         A questo proposito va
rilevato che con sentenza 9C_965/2008 del 23 dicembre 2009 pubblicata in RtiD
II-2010 a pag. 208, il TF ha già avuto modo di prendere posizione su una
censura simile, affermando:

 

" (…)

4.1 A sostegno della sua tesi, il ricorrente osserva
che non si tratta unicamente di statuire su due valutazioni mediche divergenti
(quelle dei medici incaricati dall'assicuratore malattia, da un lato, e quelle
dei medici curanti dall'altro), ma anche di considerare che il dott. F.________
è passato all'atto di un delicato intervento chirurgico che è riuscito e che
ora lo fa stare bene. Egli mette inoltre in dubbio il fatto che la Corte
cantonale si sia fondata sul parere di esperti competenti, in possesso dei
requisiti necessari. Sostiene al contrario che, essendo le ernie discali di
competenza di un neurochirurgo, la valutazione del caso non poteva essere
affidata a un reumatologo e a un chirurgo ortopedico.

 

4.2 Nella misura in cui contesta, per la prima volta
in sede federale, la competenza dei dott. G.________ e R.________, il
ricorrente fa (implicitamente) valere un motivo di ricusa per fondati motivi ai
sensi dell'art. 44 LPGA (cfr. Ueli Kieser, Arzt als
Gutachter, in Arztrecht in der Praxis, 2a ed. 2007, pag. 438; lo stesso,
ATSG-Kommentar, 2a ed. 2009, pag. 568, n. 18 all'art. 44).
Già solo per questo motivo, ci si potrebbe seriamente domandare se la censura,
che poteva senz'altro essere sollevata in sede cantonale, non sia contraria al
principio della buona fede, valido pure in ambito procedurale (DTF 130 III 66 consid. 4.3 pag. 75; 127 II 227 consid. 1b pag. 230; 121 I 30 consid. 5f pag. 38), e in particolare
all'obbligo incombente alle parti di invocare motivi di ricusazione non appena
ne abbiano conoscenza (cfr. sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni
I 193/05 del 7 settembre 2006, riassunta in RSAS 2007 pag. 61, consid. 3.5).

 

La questione può tuttavia rimanere indecisa in
quanto il primo giudice poteva validamente e senza arbitrio fondarsi sulle
valutazioni degli specialisti incaricati da [… omissis …] per statuire sul
merito. Basti a tal proposito rilevare che, come in altri settori specialistici
della medicina, i confini dell'area di competenza del neurologo, dell’ortopedico
e del reumatologo non sono assolutamente netti e, in generale, dipendono dal
tipo di affezioni studiate e dalla terapia praticata. Per quanto concerne più
precisamente la problematica relativa all'ernia discale - comunque
convincentemente esclusa dai medici interpellati dall'opponente - va inoltre
precisato che essa non necessariamente è di sola competenza del neurologo, ma
può anche essere di pertinenza ortopedica (cfr., alla voce ernia discale, La
grande enciclopedia medica UTET, 2007, VI vol., pag. 132), come del resto hanno
già (implicitamente) avuto modo di rilevare in altre occasioni le istanze
giudiziarie (in questo senso ad esempio sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 59/93 del 12 aprile 1994 consid. 2-4).

 

Per il resto, le sentenze cui rinvia il ricorrente
per dimostrare che la mancata specializzazione dei medici intervenuti
determinerebbe una palese violazione del principio dell'accertamento d'ufficio
dei fatti, riguardano accertamenti in ambito psichiatrico operati da medici non
specialisti della specifica disciplina e non sono manifestamente pertinenti
alla vertenza qui in esame. (…)”

 

                                         Anche
in concreto, rilevato come l’interessato, conformemente alla giurisprudenza
(cfr. DTF 137 V 210), è stato preventivamente reso attento circa il nome del
perito e la necessità di un “esame medico reumatologico” in data 31
luglio 2015 (pag. 129 incarto AI) e non ha sollevato alcuna obiezione in merito
alla sua specializzazione nel termine assegnatogli, né ne ha chiesto la ricusa
(cfr. pag. 129 e seguenti incarto AI; cfr. anche certificato del 7 ottobre 2015
del dr. med. __________ [pag. 151 incarto AI], il quale, pur accennando al “disturbo
neurochirurgico”, non ha contestato la nomina del perito; cfr. anche la
risposta dell’UAI del 14 ottobre 2015 [pag. 153 incarto AI]), ci si potrebbe
chiedere se la sua censura non sia tardiva. 

 

                                         In
ogni caso, se è vero che il perito ha affermato che la sua valutazione tiene
unicamente conto delle patologie di competenza reumatologica (pag. 159 incarto
AI), dall’altra va evidenziato come le diagnosi su cui si basano il perito ed
il dr. med. __________ sono simili (“lisi istmica L5 con consecutiva
spondilistesi L5/S1 (Meyerling grado II-III) e stenosi foraminale con
compressione della radice L5 bilateralmente, compressione foraminale con
compressione della radice L5; segni di osteocondrosi con lieve anterolistesi di
L3 su L4 di I° grado, protrusione discale posteriore ad ampio raggio” (pag.
da 155 incarto AI) e “chronische rezidivierende Ischialgie links teilweise
L5 und S1 links; geringes Lumbalsyndrom bei isthmischer Spondylolisthese L2/3
und L4/5” (pag. 355 incarto AI) e che il perito, maggiormente preciso nelle
sue diagnosi, ha indicato che si tratta di “diagnosi di pertinenza
reumatologica” (pag. 158 incarto AI, punto 4).

 

                                         Del resto, il medico SMR,
dr. med. __________, ha approfonditamente valutato il referto dello specialista
__________ (cfr. pag. 100 incarto AI), ed ha, giustamente, rilevato come,
malgrado il tempo trascorso (perizia del 26 ottobre 2015; visita a __________
del 26 settembre 2016), i referti oggettivi (medici e clinici funzionali) sono
rimasti stabili (pag. 356 incarto AI: “[…] LWS
ap/seitlich vom 26.09.2016: Im Vergleich zur Voruntersuchung von 2014 keine
wesentliche Befundverschelchterung, Oberkörperabweichung nach links,
Anterolisthese von L3 gegenüber L4, isthmische Spondylodese L4/5 bei Lyse L4
unter Berücksichtigung dass es zu einer Teilsakralisation von L5 gekommen ist”
Deutliche Diskusdegeneration”) e dunque la
valutazione del dr. med. __________ non fa stato di alcun peggioramento
dello stato di salute dell’interessato ma si esaurisce in una diversa
valutazione del medesimo stato valetudinario. Come evidenzia il dr. med. __________,
la discrepanza “può venire giustificata” dal “diverso ruolo dei
medici coinvolti”, ritenuto in particolare come il dr. med. __________ sia
stato incaricato dal medico curante, dr. med. __________, di effettuare l’esame
medico.

 

                                         Al ricorrente va
ricordato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un'opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi accertamenti
(cfr. ad esempio sentenza citata 9C_721/2012 consid. 4.4 con riferimento; sentenza
9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2). 

 

                                         A
nulla cambia la circostanza che il medico SMR nell’annotazione ha scritto “visita
ortopedica a __________”, allorché il dr. med. __________ è neurochirurgo e
specialista per la chirurgia vertebrale, trattandosi di una svista che non ha
alcuna incidenza sulla valutazione. Ciò trova conferma anche in una recente
sentenza federale, 9C_762/2016 del 13 febbraio 2017, dove il TF ha affermato
che:

 

" 4.2.1. Konkret bemängelt der
Beschwerdeführer, der RAD-Bericht sei nicht beweiskräftig, weil dem RAD-Arzt
die notwendigen fachärztlichen Kenntnisse fehlten, um die Auswirkungen der
neuen Diagnosen auf die Arbeitsfähigkeit zu beurteilen, er überdies von falschen
Annahmen (falsche Jahresangabe bezüglich Begutachtung, unzutreffende Wiedergabe
der gutachtlichen Einschätzung der Arbeitsfähigkeit) ausgehe und seine
Einschätzung im Gegensatz zu derjenigen des Dr. med. C.________ nicht auf einer
klinischen Untersuchung beruhe. 

 

Diese Rügen verfangen nicht. Zu den geltend
gemachten somatischen Diagnosen bzw. Befunden, aus welchen der Beschwerdeführer
eine Verschlechterung des Gesundheitszustandes seit der Begutachtung ableiten
will, hat - wie die Vorinstanz zutreffend bemerkte - der RAD- Internist Dr.
med. D.________ nachvollziehbar und schlüssig Stellung genommen. Ihm oblag
dabei einzig die Beurteilung, ob aufgrund der neu eingereichten Berichte eine
massgebliche Verschlechterung des Gesundheitszustands seit der Begutachtung
ausgewiesen war bzw. ob weitere Abklärungen notwendig waren; hierzu bedurfte es
keiner klinischen Untersuchung. Auch ist im vorliegenden Fall nicht erkennbar,
weshalb der RAD-Arzt für diese Beurteilung nicht befähigt gewesen sein sollte.
Abweichende fachärztliche Aussagen namentlich zur Arbeitsfähigkeit, aufgrund
derer die fachärztlichen Aussagen im Gutachten hätten entkräftet werden können
(vgl. Urteil 9C_942/2008 vom    16. März 2009 E. 5.3), lagen
keine vor. Beim behandelnden Dr. med. C.________, dessen Berichte - so der
Beschwerdeführer - eine Verschlechterung der Halswirbelsäulen-Problematik
zeigten, handelt es sich um einen Allgemeinmediziner. Keine Einschätzung zur
Arbeitsfähigkeit enthält sodann der - erst nach Verfügungserlass datierende - Bericht
des Chirurgen Dr. med. E.________ vom 1. Juni 2016, soweit er überhaupt
Rückschlüsse auf die im Zeitpunkt des Abschlusses des Verwaltungsverfahrens
gegebene Situation erlaubt (Urteil 9C_136/2009 vom 10. August 2009 E. 2.5 mit
Hinweisen), was offen bleiben kann. Was den Vorwurf der falschen Annahmen
betrifft, geht aus dem RAD-Bericht ohne Weiteres hervor, dass sich Dr. med.
D.________ über die zeitlichen Abläufe im Klaren war - bei der unzutreffenden
Jahresangabe handelt es sich offensichtlich um einen Verschreiber - und er die
gutachtliche Einschätzung der Arbeitsfähigkeit korrekt wiedergegeben hat.”

 

                                         Ne
segue che non vi è motivo per distanziarsi dalla perizia amministrativa. 

 

                                         Per quanto concerne invece
le valutazioni del medico curante, dr. med. __________, del 5 dicembre 2016
(doc. B) e del 31 gennaio 2017 (doc. C), il quale del resto è d’accordo con il
medico SMR, dr. med. __________, circa gli effetti del medicamento assunto dal
suo paziente (doc. C: “[…] concordo pienamente con il suo scritto che non è
la capsula di Tramal che porterà all’inabilità lavorativa del Sig. RI 1 […]”),
esse si esauriscono in una generica contestazione del grado d’invalidità
calcolato dall’UAI nel 19%, grado che tuttavia, come si vedrà meglio in
seguito, non va confuso con il grado d’incapacità lavorativa.

 

                                         Alla luce di tutto quanto
sopra esposto questo TCA, sulla base della perizia del dr. med. __________,
deve di conseguenza concludere che l’insorgente in attività leggere e confacenti
al suo stato di salute è capace al lavoro al 100% con le limitazioni ivi
indicate.

 

                               2.8.   L’assicurato contesta anche le
attività che sono state ritenute esigibili dal consulente professionale, e
meglio la vendita, l’addetto alla consegna di merce, l’addetto alla logistica.
Egli rileva come una prova pratica non sia mai stata eseguita e come sia
comprensibile la non disponibilità da lui espressa al cambiamento, non volendo abbandonare
la sua attività che svolge da ormai oltre 30 anni, per la quale sono stati
effettuati importanti investimenti e che rappresenta un’importante fonte di
sostentamento per tutta la famiglia composta anche dal coniuge e da 3 figli
minorenni agli studi. Essa è del resto l’unica attività svolta dal 1982. Il
ricorrente evidenzia poi come le attività pratico-manuali siano quelle che più
sollecitano il fisico e pertanto non possono essere esercitate tenuto conto
delle importanti limitazioni elencate nella perizia reumatologica. La
valutazione reumatologica, secondo il ricorrente, sarebbe inoltre in contrasto
con le attività suggerite dal CAP e confermate dal CIP. L’interessato passa poi
in rassegna le professioni proposte (addetto alla consegna di merce, addetto
alla logistica, venditore), indicando i motivi per i quali non sarebbero
esigibili. 

 

                               2.9.   Nel caso in esame la
consulente in integrazione professionale, nella valutazione dell’11 agosto 2016
(pag. 324 incarto AI), preso atto delle limitazioni funzionali (caricabilità
massima di 5 kg, alternanza della postura al bisogno, evitare l’ante-flessione
e rotazione del tronco), ritenuta ideale un’attività da svolgersi
principalmente in piedi, senza pesi o attività di forza che vada a sollecitare
la schiena, dopo aver esaminato il rapporto del centro d’accertamento
professionale di __________ del 4 agosto 2016 (pag. 316 e seguenti incarto AI),
ed aver rilevato che l’insorgente attualmente “si occupa della preparazione
degli impasti (attualmente più che altro supervisiona l’operato dei
collaboratori), svolge anche una parte di pratiche amministrative aiutato dalla
moglie (contabilità e fatture). Oltre a questo l’A. si occupa anche della
manutenzione dei furgoni. In caso di assenza dei fattorini l’A. si occuperebbe
anche della consegna del pane. L’orario di lavoro è compreso dalle 22.30 alle
7.30 ca.”, ha concluso che:

 

" (…)

Il periodo di osservazione ha messo in luce una
propensione per attività pratico-manuali e di movimento, meno per attività che
richiedono logica e ragionamento.

 

Il percorso è stato caratterizzato da un’evoluzione
limitata rispetto ad una proiezione professionale futura, l’A. è rimasto molto
focalizzato sulla sua attività d’indipendente e le difficoltà e implicazioni in
termini economici.

 

L’orientatore presente al Centro ha ravvisato delle
risorse che potrebbero essere valorizzate in un altro ambito professionale e ha
delineato alcune possibili settori professionali quali la vendita, la
logistica, la manutenzione o i trasporti.

 

Al termine del colloquio ho comunicato all’A. la
possibilità di svolgere un accertamento pratico nel settore della vendita (panettiere,
pasticciere) non lontano dal luogo di domicilio. L’A. ha però comunicato
nell’immediato di non essere disponibile nell’immediato (agosto e settembre) in
relazione alla sua attività.

L’A. è stato informato in merito a tale possibilità
e alla necessaria disponibilità da parte sua per poter intraprendere un nuovo
percorso. Al momento però non sembrano esserci i presupposti poiché l’A.
prosegue l’attività e ha degli obblighi verso i collaboratori. La sua attività
lavorativa permette il sostentamento della sua famiglia e questa è una delle
ragioni di maggiore preoccupazione rispetto al futuro.

 

(…)

 

Il periodo di accertamento ha confermato la buona
tenuta fisica e la capacità lavorativa completa in un’attività confacente allo
stato di salute attuale.

Sulla base degli elementi raccolti vi sono le
condizioni per attuare dei provvedimenti professionali.

Quale consulente si resta a disposizione rispetto
all’attuazione di provvedimenti in vista di una reintegrazione professionale
futura, così come discusso con l’A. in occasione del recente colloquio. (…)”

 

                                         Il 21 ottobre 2016, in
sede di osservazioni al progetto di decisione, la consulente ha precisato:

 

" (…)

Secondo quanto emerso a __________ i possibili
ambiti professionali individuali risultano compatibili con le limitazioni
funzionali indicati in sede medica e questo sia per l’attività quale addetto
alla consegna di merce, sia per l’addetto alla logistica, sia per il settore
della vendita (resta inteso per merce leggera tenuto conto della caricabilità
ridotta). È stata presa in considerazione anche quale attività possibile quella
di addetto alla consegna di merce leggera che reputo idonea se non prevede
tratte troppo lunghe che costringano il sig. RI 1 a restare seduto per troppo
tempo, con la possibilità di alzarsi. Per contro l’attività di camionista, che
prevede il trascorrere la maggior parte del tempo seduto, non la reputo
indicata.

 

Inoltre osservo come il sig. RI 1 sia stato scettico
e refrattario sin dall’inizio rispetto alle proposte scaturite a __________
legate a cambiamento di attività. Questo si è evidenziato in particolar modo
durante il percorso svolto a __________ nel corso del quale ha manifestato poco
coinvolgimento e propositività mantenendo un’attitudine passiva nella
riflessione e discussione rispetto ad un possibile orientamento professionale
futuro.

 

Il rappresentante legale osserva che delle prove
pratiche non sono state eseguite. In realtà le proposte che sono scaturite a __________
risultano da un periodo di osservazione pratica generale (non svolti in un
settore specifico).

La fase successiva all’accertamento prevedeva
infatti un periodo di pratica professionale nel settore professionale
individuato. Al sig. RI 1, al termine dell’accertamento, è stata indicata la
possibilità di svolgere un periodo di pratica nel settore della vendita. Tale
proposta è stata formulata anche nel progetto di decisione emesso lo scorso
12.8.2016 ma non si è avuto nessun seguito. Pertanto, senza la disponibilità da
parte del sig. RI 1, ulteriori accertamenti pratici non hanno potuto essere
messi in atto e per tale motivo non ritengo sia plausibile contestarli a priori
da parte del rappresentante legale.” (pag. 363 incarto AI)

 

                             2.10.   Va
innanzitutto rammentato che il concetto d’invalidità è riferito ad un mercato
del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta
implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di
manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da
offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si
dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue
residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il
diritto ad una rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità
dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in
una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa
generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le
possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse o perlomeno non
realistiche (STF 8C_248/2014 del 29 agosto 2014 consid. 2; DTF 110 V 276
consid. 4b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer
1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).

                                         

                                         Secondo
la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare
in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il
TF ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore
industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di
controllo e sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008; VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003 consid. 4.7).

                                         Occorre
inoltre ricordare che le difficoltà del mercato del lavoro rappresentano un
elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e giurisprudenza,
l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue
capacità di guadagno (DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 pag. 96; SVR
1995 UV 35 pag. 106 consid. 5b e riferimenti). Se, malgrado tale impegno,
un’occupazione confacente all’interessato non è reperibile in concreto, questo
è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale, considerata la nozione di
mercato equilibrato del lavoro, né l’assicurazione per l’invalidità né quella
contro gli infortuni sono tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b).

 

                                         Il TF ed il TCA hanno già
avuto modo di confermare la possibilità di svolgere attività leggere in
maniera completa per persone che presentavano limitazioni importanti.

 

                                         In una sentenza 35.2002.88
del 14 aprile 2003, questa Corte ha giudicato completamente abile in attività
leggere dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti
di sorveglianza, un assicurato che, a causa di un "importante deficit
funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro. Flessione
attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione interna solo
fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella regione del deltoide in
corrispondenza del territorio di innervazione del nervo ascellare", il
medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto "… limitato nelle
attività lavorative che richiedono l'ingaggio dell'arto superiore destro al di
sopra della vita, scostato al tronco, così come nei movimenti di rotazione.
Limitato l'uso di utensili, rispettivamente, macchinari vibranti e contundenti.
Trasporto di pesi possibile solo con il braccio pendente, sollevamento di pesi
solo al massimo fino al di sotto della vita, tenendo l'arto superiore destro
accostato al tronco" (cfr. STCA succitata, consid. 2.6.).

 

                                         È pure stato dichiarato in
grado di esercitare, a tempo pieno e con un rendimento completo, un’attività
adeguata, nella quale venga ingaggiata prevalentemente la mano destra in
mansioni non gravose per il polso, con la mano controlaterale a svolgere una
funzione ausiliaria, un assicurato, cuoco di professione, che soffriva - a
livello dell’estremità superiore sinistra – di una sindrome dolorosa e da
risparmio cronica con deficit funzionali, in presenza di una lieve artrosi
dell’articolazione radio-ulnare distale, di una modica artrosi
dell’articolazione radio-carpale nonché di una neuropatia del mediano e - a
destra – di una leggera sindrome dolorosa e da inattività con una lieve artrosi
dell’articolazione radio-ulnare distale, un’incipiente artrosi
dell’articolazione radio-carpale ed una lieve neuropatia del mediano (cfr. STCA
35.2004.38 del 3 marzo 2005). 

 

                                         È poi stato ritenuto
completamente abile in attività leggere, da svolgere all’altezza del banco
implicanti unicamente la manipolazione di oggetti leggeri, un assicurato, di
professione muratore, che soffriva di una sindrome da attrito sottoacromiale ad
entrambe le spalle, persistente malgrado le operazioni eseguite nel frattempo
(riparazione cuffia dei rotatori, acromioplastica a livello della due spalle;
STFA I 356/04 del 12 maggio 2005, consid. 2.2 e 3.1). 

 

                                         Con un giudizio I 27/06 e
U 18/06 del 24 agosto 2006, consid. 5.2.3, il TFA ha considerato in grado di
svolgere a tempo pieno semplici mansioni di sorveglianza, rispettivamente, di
controllo, così come lavori in un chiosco nonché attività ausiliarie nel campo
della gastronomia o in un magazzino, un assicurato, nato nel 1948, che soffriva
di dolori cronici alla spalla destra con irradiazione al braccio destro, di
un’importante rottura della cuffia dei rotatori a destra (con rottura completa
del tendine dei muscoli sovra- e infraspinato, rottura parziale del tendine
sottoscapolare e lussazione del tendine del bicipite), di un’artrosi
dell’articolazione acromio-claveare e di una persistente pseudoparalisi del
braccio destro (diagnosi differenziale: spalla congelata post-traumatica). 

 

                                         Con sentenza 8C_451/2016
del 17 ottobre 2016, pubblicata in SVR 3/2017, IV Nr. 20, pag. 53, il TF ha
stabilito che sul mercato equilibrato del lavoro vi sono possibilità di
occupazione sufficientemente realistiche per persone ritenute funzionalmente
monche di un braccio e che possono ancore eseguire soltanto lavori leggeri
(consid. 5.1).

 

                                         In concreto questo
Tribunale ritiene che anche nel caso di specie nel mercato generale del lavoro,
anche se si volesse, per pura ipotesi di lavoro, non ritenere esigibili le
professioni citate dalla consulente in integrazione, esistano delle
occupazioni, essenzialmente di controllo e di sorveglianza, che il ricorrente,
nonostante i disturbi che lo interessano, sarebbe in grado di esercitare in
maniera completa (cfr. anche sentenza 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 consid. 2.2
e seguenti).

 

                                         Del resto questo Tribunale
ritiene che pure le professioni di addetto alla consegna di merce, di addetto
alla logistica e nel settore della vendita sarebbero esigibili. A proposito
della circostanza che il dr. med. __________ ha sostenuto che quest’ultima
professione non sarebbe esigibile, va rilevato che per costante giurisprudenza
(cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministra-zione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4
pag. 261; 115 V 133
consid. 2 pag. 134; 114 V 310
consid. 3c pag. 314; 105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanita-rie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

                                         Ne
segue che spetta al consulente in integrazione professionale, come avvenuto in
concreto indicare quali professioni sono concretamente esigibili. 

                                         Ora, il consulente in
integrazione ha potuto accertare come tutte e tre le professioni citate sono
compatibili con le limitazioni funzionali indicate in sede medica (pag. 362
incarto AI). 

                                         Del resto, come si vedrà
in seguito nell’ambito del raffronto dei redditi, anche se si volesse ritenere,
per pura ipotesi di lavoro, che esse non sono esigibili e che dunque, sempre
per pura ipotesi di lavoro, occorra ridurre di un ulteriore 5% il salario da
invalido come richiesto dall’insorgente a causa del ventaglio ristretto delle
professioni esigibili, l’interessato non avrebbe comunque diritto ad alcuna
rendita.

 

                             2.11.   Quanto alla circostanza che l’insorgente
non intende abbandonare la sua attività, l’unica esercitata dal 1982, per la
quale sono stati effettuati importanti investimenti e che rappresenta
un’importante fonte di sostentamento per tutta la famiglia composta anche dal
coniuge e da 3 figli minorenni agli studi, basti qui rilevare che
all’interessato, ancora relativamente giovane, essendo nato nel 1967, incombe
l’obbligo di ridurre il danno e può di conseguenza essergli imposto, oltre che
di cambiare attività, anche di svolgere un’attività dipendente in luogo di
quella indipendente esercitata finora.

 

                                         Con sentenza
9C_924/2011 del 3 luglio 2012, a proposito di un garagista indipendente
dall’inizio degli anni 1990, capace al lavoro al 50% sia nella precedente
attività che in attività confacenti al suo stato di salute (grado poi aumentato
al 70%), il TF ha rammentato che nell’ambito dell’assicurazione invalidità vige
il principio generale secondo il quale una persona invalida deve, prima di
domandare prestazioni, intraprendere tutto quanto gli è possibile per attenuare
le conseguenze della sua invalidità. Per questo motivo un assicurato non ha
diritto ad una rendita quando è capace, cambiando professione, di ottenere un
reddito escludente un’invalidità che gli darebbe il diritto ad una rendita. Ciò va esaminato alla luce delle circostanze oggettive e soggettive del
caso di specie (“5.2 Au vu des arguments du recourant, il convient cependant
d'examiner si le Tribunal fédéral doit s'écarter des constatations faites par
la juridiction cantonale sur l'exigibilité d'un changement de profession de la
part du recourant ou du raisonnement suivi par celle-ci, dans les limites de
son pouvoir d'examen (cf. consid. 1 supra). 5.2.1 Dans le domaine de
l'assurance-invalidité, on applique de manière générale le principe selon
lequel une personne invalide doit, avant de requérir des prestations,
entreprendre de son propre chef tout ce qu'on peut raisonnablement attendre
d'elle pour atténuer le mieux possible les conséquences de son invalidité;
c'est pourquoi un assuré n'a pas droit à une rente lorsqu'il serait en mesure,
au besoin en changeant de profession, d'obtenir un revenu excluant une invalidité
ouvrant droit à une rente. La réadaptation par soi-même est un aspect de
l'obligation de diminuer le dommage et prime aussi bien le droit à une rente
que celui à des mesures de réadaptation. L'obligation de diminuer le dommage
s'applique aux aspects de la vie les plus variés. Toutefois, le point de savoir
si une mesure peut être exigée d'un assuré doit être examiné au regard de
l'ensemble des circonstances objectives et subjectives du cas concret (ATF 113
V 22 consid. 4a p. 28 et les références) »).

                                         Tra le
circostanze soggettive vi sono la capacità lavorativa residua o i fattori
personali come l’età e la situazione professionale concreta. Fra le circostanze oggettive vi sono l’esistenza del mercato
equilibrato del lavoro e la durata prevedibile del rapporto di lavoro (“Par
circonstances subjectives, il faut entendre en premier lieu l'importance de la
capacité résiduelle de travail ainsi que les facteurs personnels tels que
l'âge, la situation professionnelle concrète ou encore l'attachement au lieu de
domicile. Parmi les circonstances objectives doivent notamment être pris en
compte l'existence d'un marché du travail équilibré et la durée prévisible des
rapports de travail (arrêts du Tribunal fédéral 9C_540/2011 du 15 mars 2012
consid. 3.2 et les arrêts cités, destiné à la publication, et 9C_578/2009 du 29
décembre 2009 consid. 4.2.2 et les arrêts cités). Par ailleurs, plus la mise à
contribution de l'assureur est importante, plus les exigences posées à
l'obligation de réduire le dommage devront être sévères. C'est le cas, par
exemple, lorsque la renonciation à des mesures destinées à réduire le dommage
conduirait à l'octroi d'une rente ou au reclassement dans une profession
entièrement nouvelle (ATF 113 V 22 consid. 4d p. 32 et les références citées; arrêt
du Tribunal fédéral 9C_578/2009 du 29 décembre 2009 consid. 4.2.3
et les références citées). »).

                                         Nel caso
giudicato dal TF l’interessato, per diminuire il danno, avrebbe dovuto cambiare
lavoro, guadagnando un importo superiore. Disponendo di una capacità di lavoro
residua del 70% poteva esercitare altre attività come quella di gestore della
logistica, nel commercio al dettaglio o come ricezionista di un garage.
Inoltre, avendo 53 anni al momento in cui la questione dell’esigibilità si è
posta, il ricorrente non aveva ancora raggiunto la soglia a partire dalla quale
la giurisprudenza considera generalmente che non esiste più alcuna possibilità
reale di sfruttare la capacità residua di lavoro in un mercato equilibrato (“5.2.2
En l'espèce, les juges cantonaux ont constaté que le revenu d'invalide que le
recourant aurait été en mesure de réaliser était plus élevé que celui perçu
dans son métier de garagiste. Contrairement à ce
que soutient ce dernier, une augmentation notable du revenu d'invalide auquel
il pourrait prétendre en cas de changement de profession n'est pas exigé. En
effet, pour diminuer son dommage, il suffit, au sens de la jurisprudence sus
exposée (consid. 5.2.1 supra), qu'un assuré puisse réaliser, dans une activité
adaptée, un revenu d'invalide supérieur à celui provenant de la poursuite de
son métier.

                                         Par
ailleurs, les premiers juges ont constaté que la poursuite de l'entreprise du
recourant était menacée à terme et que la liquidation de cette dernière se
ferait sans difficulté, celle-ci n'ayant que très peu d'actifs. Ces
constatations ne sont pas remises en cause par le recourant. N'étant pas
manifestement inexactes, elles lient par conséquent le Tribunal fédéral (cf.
consid. 1 supra). Compte tenu des circonstances ainsi constatées, on peut
raisonnablement attendre du recourant qu'il change de profession pour diminuer
son dommage puisque sa demi-rente d'invalidité s'en verrait réduite. En effet,
en exerçant une activité salariée (voir consid. 5.2.3 infra), celui-ci serait
en mesure d'augmenter sa capacité de gain de telle sorte que seul le droit à un
quart de rente lui serait ouvert.

                                         5.2.3 Les
autres arguments avancés par le recourant ne sont pas plus pertinents. Les
juges cantonaux ont constaté qu'il disposait d'une capacité résiduelle de travail
de 70 % et qu'il pouvait l'exercer dans une activité adaptée comme celle de
gestionnaire en logistique ou de commerce de détail ou encore comme
réceptionniste dans un garage. Il existe ainsi une large palette d'activités au
profit desquelles celui-ci peut mettre à disposition sa capacité résiduelle de
travail qui est relativement importante. Le recourant ne conteste pas que ce
genre d'activité est compatible avec son état de santé. De plus, sa capacité
résiduelle de travail fixée à 70 % tient déjà compte de ses problèmes de santé
et n'est pas de nature à l'empêcher de trouver une telle activité sur un marché
du travail équilibré. En effet, selon la jurisprudence, il n'y a pas lieu
d'examiner la question de savoir si un invalide peut être placé eu égard aux
conditions concrètes du marché du travail, mais uniquement de se demander s'il
pourrait encore exploiter économiquement sa capacité résiduelle de travail
lorsque les places de travail disponibles correspondent à l'offre de la main d'oeuvre
(ATF 110 V 276 consid. 4b; arrêt I 350/89 du 30 avril 1991 consid. 3b, in RCC 1991 p. 332; cf. ATF 130 V 346 consid. 3.2; arrêt du Tribunal fédéral 9C_695/2010
du 15 mars 2011 consid. 5 et les arrêts cités). Au demeurant, âgé de 53 ans au
moment où la question de l'exigibilité d'un changement de profession se posait,
le recourant n'avait de loin pas atteint le seuil à partir duquel la
jurisprudence considère généralement qu'il n'existe plus de possibilité
réaliste d'exploiter la capacité résiduelle de travail sur un marché du travail
supposé équilibré (cf. arrêt du Tribunal fédéral 9C_695/2010
du 15 mars 2011 consid. 6.2 et les arrêts cités). Par ailleurs, on ne voit pas
en quoi l'argument selon lequel il s'est constitué une clientèle fidèle
l'entraverait pour trouver un nouveau travail. »).

 

                                         Cfr. anche la sentenza 9C_501/2009 del 12 maggio 2010 relativa ad un
assicurato che aveva ottenuto il diploma d’ingegnere all’estero e che, arrivato
in Svizzera nel 1979, aveva esercitato diverse attività, tra le quali quella di
autista per cinque anni e che dal 1988 ha lavorato come indipendente nel ramo della ristorazione (specializzato nella cucina orientale). Il TF al consid. 3 ha evidenziato:

 

" L'intimé a mis un terme à son activité lucrative indépendante en juin 

2005, invoquant des problèmes de santé. La cessation
de cette activité justifie de procéder à une révision du droit à la demi-rente
d'invalidité, en vertu de l'art. 17 LPGA. En effet, comme les champs
d'activités professionnels comparés ont disparu, la méthode extraordinaire
d'évaluation qui tenait compte de la réalité concrète de l'activité de traiteur
indépendant n'a plus de fondement.

Le degré de l'invalidité doit
ainsi être revu et déterminé désormais selon la méthode générale de comparaison
des revenus, ce qui n'est d'ailleurs pas contesté.”

 

                                         Va segnalata anche la sentenza 9C_578/2009 del 29 dicembre 2009,
pubblicata in SVR 6/2010 IV n. 37, inerente un agricoltore indipendente. In
quel caso il TF ad un assicurato 57enne al momento della decisione litigiosa,
incapace al lavoro al 50% sia nella sua precedente attività che in attività
confacenti al suo stato di salute, ha riconosciuto la mezza rendita, rilevando
tuttavia che si trattava di un caso limite, relativo ad un agricoltore
indipendente che non possedeva alcuna esperienza professionale in un altro
ambito e che faceva fatica a comprendere e ad adattarsi alle esigenze dei
mutamenti strutturali in corso nell’agricoltura. 

 

                                         L’Alta Corte ha rilevato:

 

" 4.3.1 Selon les constatations du Tribunal cantonal, qui lient le 

Tribunal fédéral (cf. supra consid. 1 et 3),
l'intimé dispose d'une capacité résiduelle de travail attestée médicalement de
50 % qu'il peut exploiter aussi bien dans son activité habituelle d'agriculteur
que dans toute autre activité adaptée à ses limitations fonctionnelles. Dans la
première hypothèse, l'intimé peut prétendre à l'octroi d'une demi-rente
d'invalidité, tandis que dans la seconde hypothèse il n'aurait droit, compte
tenu du revenu qu'il pourrait raisonnablement réaliser dans une activité
adaptée (calculé sur la base des données statistiques résultant de l'Enquête
suisse sur la structure des salaires), qu'à l'allocation d'un quart de rente.

4.3.2 C'est à la lumière des circonstances concrètes
de la présente affaire qu'il convient d'examiner si l'intimé peut être tenu de
mettre fin à son activité indépendante d'agriculteur au profit d'une activité
salariée plus lucrative.

En premier lieu, il convient de constater que
l'intimé n'a pas véritablement mis en oeuvre, pour peu que cela soit objectivement
possible dans une entreprise agricole du type et de la
taille de celle de l'intimé, de mesures tendant à adapter son activité à ses
capacités résiduelles. Il ressort de l'enquête économique établie dans le cadre
de l'instruction du dossier - dont les constatations principales ont été
reprises dans le jugement attaqué - que l'intimé se limite désormais à
accomplir les tâches d'exploitation qui sont encore à sa portée sur le plan
physique et qu'il est désormais suppléé par son fils pour les autres travaux.

D'un point de vue objectif, rien ne fait obstacle à ce que
l'intimé change d'activité professionnelle. Âgé de 57 ans au moment de la
décision litigieuse, l'intimé n'avait pas atteint l'âge à partir duquel la
jurisprudence considère généralement qu'il n'existe plus de possibilité
réaliste de mise en valeur de la capacité résiduelle de travail sur un marché
de l'emploi supposé équilibré (cf. arrêts 9C_918/2008 du 28 mai 2009 consid.
4.2.2, 9C_437/2008 du 19 mai 2009 consid. 4 et I 819/04 du 27 mai 2005 consid.
2.2 et les références). Il ne semble par ailleurs pas que le choix de postes de
travail exigibles soit si limité qu'il rende très incertaine la possibilité de
trouver un emploi dans un lieu proche de son domicile.

Cela étant, l'intimé ne semble posséder aucune expérience
professionnelle dans un domaine économique autre que celui dans lequel il
oeuvre actuellement. L'exercice d'une nouvelle activité adaptée aux limitations
fonctionnelles l'affectant impliquerait, en tout état de cause, une reconversion
professionnelle. Dans les faits, le passage du statut d'agriculteur indépendant
à celui de salarié constitue une profonde remise en question
socio-professionnelle, qui présuppose des facultés d'adaptation considérables
d'un point de vue subjectif. L'enquête économique a mis en évidence que
l'intimé peinait à comprendre et à s'adapter aux exigences liées à la mutation
structurelle actuellement en cours dans l'agriculture. Au regard de son âge et
de son état d'esprit, il apparaît douteux que l'intimé soit en mesure de
s'intégrer dans une démarche personnelle de remise en question professionnelle.

On relèvera pour finir que les perspectives de revenu offertes par
un changement d'activité ne sont que légèrement plus élevées par rapport au
revenu que l'intimé serait en mesure d'obtenir dans le cadre de son activité
agricole. Même si son exploitation agricole est très probablement condamnée à
disparaître à plus ou moins brève échéance, il paraît difficile dans ces
conditions d'exiger de l'intimé, eu égard à l'attachement subjectif et
personnel qui le lie à son entreprise, qu'il l'abandonne pour se lancer dans la
recherche aléatoire d'un emploi adapté à ses limitations fonctionnelles.

4.3.3 Au vu de l'ensemble des circonstances,
aussi bien favorables que défavorables, et même si la présente affaire doit
assurément être regardée comme un cas limite, il convient d'admettre que le
Tribunal cantonal n'a pas abusé de son pouvoir d'appréciation, en considérant
qu'il ne pouvait être exigé de l'intimé qu'il change d'activité afin de
réaliser un revenu excluant le droit à une demi-rente d'invalidité.”

 

                                         In concreto l’interessato è nato nel 1967, per cui, da un punto di
vista oggettivo nulla osta ad un cambiamento dell’attività lavorativa giacché
l’insorgente non ha ancora raggiunto l’età a partire dalla quale la
giurisprudenza considera generalmente che non esistono possibilità per
valorizzare la capacità lavorativa residua in un mercato del lavoro ritenuto
equilibrato. Inoltre, i posti di lavoro esigibili non sono così limitati da
rendere incerta la possibilità di trovare un’occupazione in un luogo prossimo
al domicilio del ricorrente che vive in una zona densamente popolata e con
numerosi posti di lavoro (cfr. sentenza 9C_578/2009 del 29 dicembre 2009,
pubblicata in SVR 6/2010 IV n. 37, consid. 4.3.2; nonché la già citata sentenza
9C_924/2011 del 3 luglio 2012).

 

                                         L’interessato
inoltre è già stato confrontato, almeno una volta, al passaggio da attività
dipendente ad attività indipendente, poiché dopo l’apprendistato ha lavorato
dal 1987 al 1989 per la __________ di __________, per poi lavorare come
indipendente e fondare nel corso del mese di novembre 2008 la ____________________.
Egli inoltre, come emerge dagli atti, ha continuato, seppur in maniera
saltuaria, a collaborare all’interno della propria panetteria, modificando le
proprie mansioni. 

                                         L’assicurato,
nel corso degli anni, è dunque stato capace ad adattarsi alle nuove situazioni
che si sono create e non emerge che non sia capace di comprendere e di
adattarsi alle mutate esigenze economiche e si trova di conseguenza in una
situazione ben differente rispetto a quella accertata nella sentenza
9C_578/2009 del 29 dicembre 2009 (“L'enquête économique a mis en évidence
que l'intimé peinait à comprendre et à s'adapter aux exigences liées à la
mutation structurelle actuellement en cours dans l'agriculture. Au
regard de son âge et de son état d'esprit, il apparaît douteux que l'intimé
soit en mesure de s'intégrer dans une démarche personnelle de remise en
question professionnelle. » ; cfr. anche la valutazione del 4
agosto 2016 del CAP [pag. 315 e seguenti incarto AI], da cui emergono, seppur
tra alcune difficoltà [cfr. in particolare pag. 321], risorse per potersi
reintegrare nel mondo del lavoro [pag. 322 : « […] qualora entrasse
nell’ottica del cambiamento, dispone di risorse interessanti ai fini di una
redifinizione professionale (senso del lavoro, serietà, impegno, competenze
manuali – non fini e di precisione […] » ; cfr. anche pag. 325).

                                         Alla luce di
tutto quanto sopra esposto è a giusta ragione che l’UAI ha stabilito che
l’insorgente deve cambiare professione per ridurre il danno e segnatamente
svolgere un’attività dipendente dove può meglio sfruttare la sua capacità
lavorativa residua.

 

                             2.12.   L’interessato
contesta infine le conclusioni dell’inchiesta per indipendenti del 4
aprile 2016 (pag. 214 incarto AI). Egli rileva che gli utili aziendali hanno
registrato un progressivo aumento e un picco in rialzo proprio nel 2014, anno
in cui si è assistito ad un aumento della produttività a causa della chiusura
di un panificio in zona e della conseguente acquisizione di parte dei clienti
da parte della sua azienda (cfr. anche pag. 139 e seguenti incarto AI).
Inoltre, proprio nel 2014 si è ammalato ed ha dovuto aumentare il personale
della sua azienda per poter far fronte da una parte ad una mole di lavoro
sempre maggiore e dall’altra ad una diminuzione del suo rendimento. Ciò ha causato
un aumento dei costi. 

                                         Secondo il ricorrente le
entrate sarebbero state maggiori, e verosimilmente sarebbero aumentate ancora
negli anni a venire, se lo stato di salute non fosse stato compromesso. Se non
si fosse ammalato avrebbe inoltre potuto far fronte con la propria forza
lavorativa all’aumento della produzione, limitando i costi aggiuntivi. Egli
avrebbe pure aumentato il proprio salario, essendoci un accrescimento
dell’attività e dell’utile aziendale. A questo proposito evidenzia che malgrado
avesse costatato una crescita dell’utile aziendale, per un agire prudenziale
non ha provveduto immediatamente ad aumentare proporzionalmente a questa
crescita anche il proprio salario. Lo avrebbe fatto l’anno seguente, una volta
chiusa la contabilità e dopo aver potuto raffrontare i bilanci. Ciò non è
accaduto, vista l’intervenuta malattia, la quale ha in parte bloccato o
perlomeno rallentato il positivo corso degli eventi. 

                                         Per cui la media degli
anni dal 2009 al 2013 non rispecchierebbe la reale situazione dell’azienda. 

                                         L’interessato contesta anche
la successiva presa di posizione della consulente in sede di osservazioni al
progetto di decisione e sostiene che è possibile provare senza ombra di dubbio
un andamento di costante crescita dell’azienda e un notevole aumento dell’utile
dal 2013 e soprattutto dal 2014. Infine l’insorgente critica l’attribuzione di
1/3 degli utili alla moglie, poiché non corrisponderebbe alla realtà, ritenuto
come ella svolge già un’attività lavorativa da dipendente a tempo parziale al
di fuori della propria panetteria-pasticcieria ed avendo anche tre figli minori
di cui occuparsi, non è credibile quantificare in 1/3 la sua presenza in
azienda. Ella si occupa prevalentemente della fatturazione una volta al mese e
del controllo dei pagamenti, ritenuto che dell’allestimento della contabilità
se ne occupa una fiduciaria. 

 

                          2.12.1.   A
quest’ultimo proposito la consulente ha affermato che:

 

" (…)

Il reddito senza invalidità, nel caso
dell’assicurato, è frutto di due componenti, il salario e l’utile aziendale; in
occasione della valutazione ho preso atto da una parte del salario che l’assicurato
si è attribuito in funzione del lavoro eseguito, dall’altra degli utili
conseguiti nell’esercizio dell’attività. Così facendo, peraltro, ho tenuto
conto del lavoro svolto effettivamente dai coniugi __________ in seno
all’azienda, attribuendo alla moglie unicamente un/terzo degli utili nonostante
sia proprietaria del 50% del capitale.

 

Per quel che concerne eventuali proiezioni di
guadagno per gli anni a venire, non ci sono elementi che li sostengano e
quantifichino; certamente non può essere preso a riferimento il primo anno di
malattia (bisognerebbe guardare ad un tempo più lungo) per valutare e
quantificare una capacità di guadagno maggiore.” (pag. 347 incarto AI)

 

                                         Questo TCA non ha motivo
per annullare la ripartizione dell’utile aziendale stabilito dalla consulente
nell’ambito dell’accertamento d’inchiesta per l’attività professionale
indipendente. 

                                         La moglie dell’insorgente
detiene il 50% del capitale della società a garanzia limitata ed è socia e
gerente con diritto di firma individuale dell’azienda (pag. 215 incarto AI).
Dall’inchiesta emerge inoltre che l’interessata, presente al momento del
colloquio (pag. 219 incarto AI), ha spiegato di controllare le entrate della
società ogni 2-3 giorni ed ha precisato che per il proprio ruolo amministrativo,
peraltro non remunerato, ha quantificato un tempo di lavoro corrispondente ad
un normale 50%. Ella ha così descritto le mansioni in seno alla società: “il
martedì tutto il giorno e il mercoledì mattina sono giorni “fissi” in cui
settimanalmente effettua i controlli dei pagamenti; ad essi si aggiungono le 8
ore per la fatturazione oltre alle registrazioni delle entrate ed uscite che
esegue sul Banana. Nel complesso ritiene che per tutto l’impegno impieghi circa
20 ore alla settimana.” È lei infatti che tiene la contabilità della
società  e solo per la preparazione di conto economico e bilancio si rivolge ad
una fiduciaria una volta l’anno: questo con lo scopo di tenere bassi i costi
(pag. 219 incarto AI). Il 24 aprile 2015 il medesimo ricorrente aveva
quantificato in 16 ore alla settimana senza stipendio il lavoro svolto dalla
moglie (pag. 83 incarto AI).

                                         La consulente ha
correttamente rilevato che in considerazione del fatto che si tratta di
un’attività a conduzione famigliare, tenuto conto delle dichiarazioni della
moglie che ha quantificato in modo dettagliato e circostanziato il proprio
impegno, le prestazioni effettuate vanno tenute in considerazione proporzionalmente
ai benefici aziendali; è infatti innegabile che anche la moglie dell’assicurato
concorra ad aumentare i benefici e al tempo stesso a diminuirne i costi
aziendali. E’ vero che l’interessata esercita pure un’attività di carattere
dipendente, ma essa si svolge nella misura di 2 mezze giornate alla settimana
presso uno studio medico (pag. 145 incarto AI). Ciò che, pur prendendo in
considerazione la necessità di cura dei tre figli, nati nel 1999, 2001 e 2005 e
dunque relativamente grandi, non le impedisce di occuparsi in maniera
importante della ditta di famiglia. Alla luce di quanto sopra, l’attribuzione
di un terzo degli utili aziendali alla moglie dell’insorgente va confermata.

 

                                         Questo
Tribunale non ha pertanto alcun motivo per mettere in discussione le risultanze
dell’inchiesta economica (sul valore probante di tali inchieste, cfr. STF
9C_35/2007 del 4 aprile 2008; DTF 130 V 61; DTF 128 V 93; STCA 32.2005.197 del
6 settembre 2006). 

                                         A
questo proposito va del resto rammentato che, in linea di massima e senza
valide ragioni, non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste
effettuate dai servizi sociali in quanto essi dispongono di collaboratori
specializzati e un intervento da parte dell'autorità giudiziaria
nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica
unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93
consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 consid. 2). 

 

                          2.12.2.   L’insorgente contesta poi il
reddito da valido (fr. 73'533) preso in considerazione dall’UAI che ha eseguito
la media degli esercizi dal 2009 (anno subito successivo alla fondazione della
sagl) al 2013 (anno precedente l’insorgere del danno alla salute) dell’azienda.

 

                                         Con sentenza
I 686/03 del 29 ottobre 2004 l’Alta Corte ha ricordato che la giurisprudenza
ritiene adeguato tener conto della media dei redditi percepiti negli ultimi tre
esercizi (si veda in proposito sentenza del 17 dicembre 1998 in re G., I
304/98, consid. 3a, pubblicata in AJP
1999 pag. 484).

 

                                         In una
sentenza 8C_611/2007 del 23 aprile 2008, a proposito del reddito da valido di un consulente assicurativo che aveva conosciuto delle forti variazioni annuali
del proprio salario il TF non ha censurato la presa in considerazione, da parte
dell’autorità inferiore, della media del reddito conseguito dall’assicurato
negli ultimi tre anni  (“Wegen starker Lohnschwankungen von Jahr zu
Jahr stellte das kantonale Gericht zur Bemessung des Valideneinkommens auf den
Durchschnittsverdienst der letzten drei Jahre vor Eintritt des
Gesundheitsschadens ab. Als Bezugsgrösse wählte es die im Individuellen Konto
der gemeldenten beitragspflichtigen Einkommen (Art. 30ter Abs. 1 AHVG und Art.
135 ff. AHVV) ausgewiesenen, vom Arbeitgeber bestätigten Lohnsummen“), ma
ha rinviato la causa all’autorità inferiore per una determinazione più precisa
del salario percepito dopo ulteriori accertamenti in ambito fiscale. In
sostanza l’Alta Corte ha stabilito che se da una parte il reddito da valido
può, di principio, essere evinto dalle registrazioni figuranti nel conto
individuale della persona assicurata, a quest’ultima non può essere impedito di
comprovare che il reddito ivi registrato non corrisponde a quello
effettivamente conseguito.

 

                                         Con sentenza 8C_626/2011 del 29 marzo 2012, in un caso di un assicurato attivo quale indipendente nell’ambito della pulizia, il cui reddito
è variato notevolmente nel corso degli anni, il TF ha affermato che nel preciso
caso di specie, alla luce delle notevoli variazioni del reddito, non andava
presa in considerazione la media degli introiti degli ultimi tre anni, ma degli
ultimi 12.

 

                                         Con
sentenza 9C_751/2011 del 30 aprile 2012, il TF ha giudicato il caso di
un’assicurata che aveva percepito nel corso dell’ultimo anno in cui ha svolto
un’attività dipendente (1999), prima di avere problemi di salute, un reddito
nettamente superiore rispetto a quello conseguito negli anni precedenti. L’Alta
Corte ha tutelato la decisione dei giudici cantonali che avevano preso in
considerazione, quale reddito da valido, la media degli ultimi 3 anni (dal 1997
al 1999), affermando al consid. 4.1 quanto segue:

 

" Avant d'examiner l'unique grief du recourant, qui s'en prend à
l'abattement opéré par les premiers juges sur le revenu avec invalidité
résultant des statistiques ESS, il convient de se pencher sur l'argumentation
de l'intimée relative au revenu sans invalidité. L'assurée reproche à la
juridiction cantonale de ne pas s'être référée au