# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 61fc0c42-39da-5abc-abf2-82361333c07e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-03-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 15.03.1999 90.1998.71
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1998-71_1999-03-15.html

## Full Text

Incarto n.

  90.98.00071

  	
  Lugano

  15 marzo 1999

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliera

  	
  Matea Pessina

  

 

visto
il ricorso del 13 marzo 1998 di

 

	
   

  	
  1. __________ __________, __________, 

  2. __________ __________ -__________, __________,
  

  3. __________ __________ -__________, __________,
  

  1.,2.,3. avv. __________.
  __________, __________ __________, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione __________febbraio 1998 (n° __________)
  del Consiglio di Stato, che approva la revisione totale del PR di __________
  -__________; 

  

 

                                         viste le osservazioni 15
maggio 1998 del Municipio di __________ -__________ e 10 luglio 1998 del
Consiglio di Stato;

 

                                         letti ed esaminati gli
atti;

 

                                         esperiti i necessari
accertamenti;

 

r i t e n u t o,

 

in fatto

 

                                   a.   I signori __________
__________, __________ __________ -__________ e __________ __________
-__________ sono comproprietari a __________ -__________ del mapp. n°
__________ RFD. Le signore __________ -__________ sono inoltre comproprietarie
dei mapp. n° __________e __________RFD. I fondi, situati in località __________
e fra essi confinanti, formano una vasta proprietà, attribuita dal vecchio PR
alla zona R2a. Da notare che la parte sud del mapp. n° __________RFD era
gravata da una zona AP "__________, punto panoramico", circondata da
un'area di protezione del paesaggio e visuale, che colpiva per circa la metà
anche il mapp. n° __________RFD. A complemento della zona AP era prevista nelle
immediate vicinanze (mapp. n° __________RFD) la formazione di un piccolo
parcheggio.

 

                                  b.   Il 22 aprile 1996 il
Consiglio comunale di __________ -__________ ha approvato la revisione totale
del PR, riconfermando in sostanza il vecchio azzonamento: i fondi vengono
attribuiti alla zona R2, la zona AP, abbinata ad un vincolo di punto panoramico
(cfr. art. 33 NAPR), viene riservata alle "Attrezzature per il tempo
libero e lo svago" e, salvo per un leggero ampliamento verso sud,
l'estensione dell'area di stacco, retta dall'art. 34 NAPR, viene mantenuta.

 

                                   c.   Avverso tale
ordinamento, ritenuto privo di interesse pubblico e lesivo del principio della
proporzionalità, sono insorti davanti al Consiglio di Stato con atto separato
ma con motivazioni sostanzialmente identiche i proprietari dei suddetti
mappali, chiedendo lo stralcio o il ridimensionamento sia dell'area AP22 che
dei vincoli di protezione paesaggistica e riservandosi la facoltà di avanzare
pretese di carattere espropriativo. 

                                         Il Municipio, in sede di
risposta, chiedeva la reiezione dei gravami.

 

                                   c.   Con ris. gov. 4
febbraio 1998 (n° __________) il Consiglio di Stato ha approvato la revisione
totale del PR di __________ -__________, respingendo integralmente i ricorsi di
cui sopra e stralciando d'ufficio il supplemento d'altezza che l'art. 44 cpv. 3
NAPR, concernente la zona R2/R2P, concedeva ai terreni con pendenza superiore
al 40%.

 

                                  d.   Dissentendo da tale
decisione, i signori __________ e __________ -__________ insorgono ora con atto
congiunto davanti al TPT, riproponendo le censure disattese dal Governo e
chiedendo la reintegrazione nell'art. 44 NAPR della normativa concernente il
supplemento d'altezza, il cui stralcio violerebbe l'autonomia comunale.

 

                                   e.   Aderendo
esclusivamente a quest'ultima richiesta, il Municipio di __________ -__________
nelle sue osservazioni ribadisce le conclusioni a cui era giunto in prima sede.

                                         Il Consiglio di Stato chiede
la reiezione del gravame. 

 

                                    f.   In data 22
settembre 1998 è stato esperito il sopralluogo, durante il quale le parti si
sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande, rinunciando al
dibattimento finale. 

 

c o n s i d e r a t o,

 

in diritto

 

                                   1.   A norma dell’art. 38
LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale
della pianificazione del territorio (TPT), entro 30 giorni dalla notificazione.

                                         L’art. 38 LALPT legittima
a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno
di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (nuovo
cpv. 4 lett. c, in vigore dal 15 marzo 1995).

                                         In concreto la
legittimazione attiva dei ricorrenti è senz’altro data a norma dell’art. 38
cpv. 4 lett. b) LALPT.

                                         Presentato nei termini di
legge, e quindi tempestivo, il ricorso è ricevibile in ordine.

 

                                   2.

                                2.1   Sempre restando in
ambito procedurale, gli insorgenti criticano lo stralcio da parte del Consiglio
di Stato del supplemento d'altezza che l'art. 44 cpv. 3 NAPR, concernente la
zona R2/R2P, concedeva ai terreni con pendenza superiore al 40%.

                                         A loro dire infatti,
l'intervento dell’autorità governativa, oltre a rivelarsi inconciliabile con
l'autonomia riservata al Comune in materia di pianificazione territoriale,
sarebbe incongruente laddove viene fatto invito al Comune di rielaborare se del
caso la norma.

                                         A questo proposito occorre
osservare che il comune gode di autonomia in quelle materie che il diritto
cantonale o federale non regola esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte
alla regolamentazione del comune, conferendogli una notevole latitudine
decisionale (DTF 115 Ia 44). Il comune ticinese usufruisce di questa autonomia
in materia di pianificazione del territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e
riferimenti).

                                         L’autonomia non è però
assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone
Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di
Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò
significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle
scelte pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo
con l’autonomia riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2 cpv.
3 LPT: “Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti”. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente sostituire
il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettarne il diritto di
scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna. Il
Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la
soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente
insostenibile. Nella sua veste di autorità superiore di vigilanza esso veglia
affinché la pianificazione comunale rispetti il diritto e segnatamente i
principi pianificatori fondamentali enunciati dalla LPT, si conformi alla
pianificazione cantonale, in particolare al Piano direttore (art. 6 LPT) e si
armonizzi convenientemente con quella dei comuni vicini e regionale. Se il PR
presentatogli per approvazione non risponde a questi requisiti o appare per
altri versi insostenibile il Consiglio di Stato o lo rinvia sui punti difformi
ordinando al comune di procedere alle necessarie varianti oppure modifica il
piano d'ufficio (art. 37 LALPT). 

 

                                2.2   Di norma l'autonomia
comunale vuole che si segua la prima via. L'approvazione del PR da parte del
Consiglio di Stato quale autorità superiore di vigilanza non muta, malgrado
l'effetto costitutivo di cui è munita, la natura del piano che è e rimane di
diritto comunale. L'autorità di approvazione non può attraverso una
modifica d'ufficio del PR sostituirsi al comune nell'ambito delle sue
competenze, statuendo in suo luogo e vece contro la sua volontà, eludendo il
processo di formazione democratica della volontà comunale: "nell'ambito
della procedura approvativa il governo è unicamente autorizzato a decidere ev.
modifiche del PR se il loro contenuto è chiaramente definibile e la modifica
serve a emendare carenze o errori pianificatori evidenti " (DTF 111 Ia
69-70, consid. 3d, rilievo nostro). Così quando la soluzione può essere una
sola, senza possibili alternative (cfr. Alfred Kuttler, Zum Schutz der
Gemeindeautonomie in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep.
1991, pag. 45 e segg., in part. pag. 55).

                                         Nella fattispecie, il
Consiglio di Stato pur condividendo la scelta di accordare dei supplementi per
terreni con forte pendenza, ha ritenuto che già l'altezza di base di ml. 9.00
fosse piuttosto elevata per una zona R2 e che un ulteriore aumento avrebbe
comportato delle difformità tipologiche nell'edificazione (formazione di
zoccoli di una certa entità). Il Comune veniva quindi invitato a rivedere, se
del caso, l'altezza base in modo da poter riprendere il concetto del
supplemento per terreni in forte pendenza (cfr. p.to 4.7, p. 29 della decisione
impugnata). Orbene, le modifiche d’ufficio operate dal Consiglio di Stato si
sono incontestabilmente rese necessarie per adeguare il progetto ai precetti
della LPT: anzitutto perché, malgrado la denominazione "zona residenziale
estensiva R2/R2P", l'altezza base di ml. 9.00 permette una comoda edificazione
di tre piani fuori terra (cfr. art. 35 RALE) e risulta in effetti molto
elevata, e secondariamente perché non v'è chi non veda come l'impatto di una
facciata dell'altezza di ml 12.00, altezza permessa dalla normativa stralciata
d'ufficio, oltre a comportare le alterazioni tipologiche indicate dal Governo,
modifichi sensibilmente le caratteristiche di una zona dove finora erano
ammessi edifici alti al massimo ml. 7.50, con un supplemento di ml. 1.00 per
terreni con pendenza superiore al 50% (cfr. vecchio art. 52 NAPR, concernente
la zona R2a). Dal momento che lo stralcio effettuato dal Consiglio di Stato è
risultato corretto e congruente, oltre che sensato in termini di economia
processuale, le censure ricorsuali su questo punto devono essere respinte. 

 

                                   3.   Zona AP22                   

                                3.1   Nel merito i
ricorrenti censurano anzitutto l’esistenza di un qualsiasi interesse pubblico
all'istituzione della zona AP22 destinata allo svago e al tempo libero,
istituita sulla parte sud del mapp. n° __________RFD. A comprova delle loro
tesi, essi sottolineano come la stessa, già prevista dal vecchio PR, non sia
mai stata realizzata.

                                         A tal proposito occorre
osservare come l’assegnazione di un fondo ad una zona per lo svago e il tempo
libero comporti una restrizione importante della proprietà privata.

Per prassi costante del Tribunale federale una restrizione di diritto pubblico
della proprietà è compatibile con la garanzia della proprietà sancita dall’art.
22ter Cost. solo se si fonda su una base legale (che deve essere chiara ed
esplicita quando la limitazione è particolarmente grave, DTF 114 Ia 117 consid.
3), è giustificata da un interesse pubblico preponderante, rispetta il
principio di proporzionalità, non viola la garanzia della proprietà quale
istituto e dà luogo a piena indennità ove equivalga ad una espropriazione (DTF
115 Ia consid. 4, 114 Ia 249 consid. 5a, 114 Ia 337 consid. 2, 113 Ia 364
consid. 2).

                                         Nella fattispecie il
problema della violazione della garanzia della proprietà quale istituto non si
pone. I problemi espropriativi esulano invece dalle competenze del TPT.

 

                                3.2   In merito al
presupposto della base legale, del resto neppure contestato dagli insorgenti,
va rilevato che ai sensi dell’art. 26 LALPT il PR si compone di un rapporto di
pianificazione, di rappresentazioni grafiche, di norme di attuazione e di un
programma di realizzazione. Le rappresentazioni grafiche comprendono (art. 28
LALPT) i piani del paesaggio, delle zone, del traffico, delle attrezzature e
costruzioni di interesse pubblico e il piano indicativo dei servizi pubblici.
Esse fissano, in particolare, i vincoli speciali cui è assoggettata
l’utilizzazione di taluni fondi, in particolare per la protezione delle acque,
la tutela del paesaggio, dei contenuti naturalistici del paesaggio,
degli edifici storico culturali o della vista panoramica (art. 28 cpv. 2
lett. h). Nelle rappresentazioni grafiche figurano pure i fondi destinati a
zone per i servizi e le attrezzature di interesse pubblico di importanza
comunale (art. 28 cpv. 2 lett. d). Da notare che la riserva di questi spazi
permette alle autorità incaricate di organizzare il proprio territorio, di far
fronte, tra l’altro, al compito pianificatorio di cui all’art. 3 cpv. 2 lett. d
LPT, che prevede espressamente l’obbligo di conservare all’interno del
paesaggio degli spazi ricreativi. Il vincolo apposto sul fondo dispone quindi
di una base legale chiara ed esplicita.

 

                                3.3   Il concetto di
interesse pubblico è un concetto dinamico, che evolve in una con la società
riflettendone esigenze e aspirazioni (in questo senso DTF in ZBl 1976 pag. 362,
cit. in Rhinow/Krähenmann Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung n°. 57). In
linea generale è pubblico l'interesse che coinvolge la generalità dei cittadini
o una sua parte significativa e che compete al potere pubblico promuovere
nell'esercizio delle sue funzioni. Si può dire che v'è interesse pubblico ad un
provvedimento di pianificazione del territorio quando la sua adozione
corrisponde ad un bisogno importante, chiaramente recepito dalla collettività
(cfr. G. Müller, Commentaire de la Const. féd. No. 34). Non occorre invece che
il bisogno sia immediato.

                                         Per quanto attiene
specificatamente alle zone AP/EP occorre fare le seguenti considerazioni
d’ordine generale. E’ nella natura dei piani regolatori di tener conto degli
sviluppi prevedibili, non solo per le zone edificabili (art. 15 lett. b LPT;
DTF 110 Ia 53 consid. 4a, 109 Ia 191 consid. 4) ma anche per ogni altra fascia
di utilizzazione da essi delimitata (DTF 109 Ia 267 consid. 4a). Come la
giurisprudenza federale ha ripetutamente precisato, l’interesse pubblico può
anche risiedere in bisogni futuri della collettività. Occorre però che la
pianificazione “indichi con la massima esattezza possibile il fine
perseguito e che la previsione formulata abbia una certa verosimiglianza di
avverarsi” (DTF 113 Ia 464; cfr. pure 114 Ia 339 seg. consid. 2d).                                        Che
l'esecuzione delle opere prospettate possa richiedere un lungo lasso di tempo
non è motivo sufficiente per togliere concretezza alla previsione. E neppure
osta all'istituzione delle zone AP-EP il fatto che sulle opere da inserirvi si
fosse discusso da lungo tempo senza averle mai realizzate (RDAT II 1993, n. 37,
p. 96).

 

                                3.4   Nel caso concreto va
premesso che la proprietà delle signore __________ -__________ è situata
nell'alta fascia collinare di Tenero-Contra ed è costeggiata a nord dalla
strada comunale che parte dal nucleo di __________ per raggiungere la località
__________ del __________. I fondi, di una superficie complessiva di circa
4'200 mq, confinano ad est, per circa la metà del mapp. n° __________ RFD, con
una stradina di servizio che prende inizio dalla strada comunale e permette di
raggiungere sia il previsto parcheggio (che con la revisione viene ridotto a
quattro stalli), sia il mapp. n° __________RFD e l'area gravata dal vincolo
AP22. Quest'ultima, ritagliata nella parte sud del mapp. n° __________RFD,
interessa una superficie di circa 600 mq, leggermente prospiciente rispetto al
resto della proprietà e sorretta da muri di sostegno, da cui si gode una
splendida vista sul __________ di __________ e sul lago __________.

                                         Va inoltre aggiunto che il
PR di __________ __________ non prevede per la fascia collinare altre zone
destinate allo svago e al tempo libero.

                                         Orbene, l’interesse
pubblico del vincolo risiede indubbiamente nell’importanza di creare
sufficienti superfici di svago per la popolazione di __________ -__________ ai
sensi dell'art. 3 cpv. 2 lett. d LPT: l’area AP22 si presta infatti a
costituire un bellissimo belvedere ed un eccellente luogo di sosta per gli abitanti
e gli ospiti del Comune. Inoltre, per la sua situazione nel bel mezzo della
zona R2 - zona che ha subito tramite la revisione un sensibile aumento dei
parametri edificatori (cfr. art. 44 NAPR e art. 52 vecchie NAPR) -, la
superficie vincolata permetterà di contribuire all'adeguata strutturazione
dell'insediamento dell'alta fascia collinare, con l'inserimento di ulteriore
spazio verde, così come enunciato dall'art. 3 cpv. 3 lett. e) LPT. Nello stesso
tempo tramite la misura viene salvaguardato un luogo unico e di rara bellezza,
che per la sua particolarità contribuisce a dar pregio e a connotare il
paesaggio dell'alta collina. Seppur per la sua ubicazione, leggermente discosta
rispetto alla strada comunale, e per la sua grandezza tutto sommato contenuta,
l'area in questione non si presta a richiamare un forte afflusso di persone,
cionondimeno va ammesso che in casu le necessità della collettività prevalgono
sull’interesse delle signore __________ -__________ a disporre liberamente del
loro fondo. Vista inoltre l'unicità della situazione dell'area colpita dal
vincolo e l'assenza di altre aree di svago sulla collina non si può nemmeno
sostenere che sia stato invocato un generico interesse pubblico al fine di dar
corso ad un indiscriminato accaparramento di terreni, per non meglio
specificate e ancor meno dimostrate esigenze future.

                                                                                

                                3.5   Appurata quindi la
sussistenza di un sufficiente interesse pubblico all'imposizione del vincolo,
resta da esaminare se la misura risulta rispettosa del principio della proporzionalità,
segnatamente se il mezzo adottato è il meno incisivo fra quelli possibili, è
idoneo a conseguire lo scopo di interesse pubblico prefisso e se sussiste un
rapporto ragionevole tra il risultato da raggiungere e le restrizioni della
proprietà necessarie al suo conseguimento (DTF 111 Ia 98, 113 Ia 137). 

                                         Le ricorrenti negano
l’adeguatezza della scelta pianificatoria all’esame. Questa censura non può
però essere seguita. L'area in questione presenta infatti, nell'estensione
prevista, tutte le caratteristiche adatte per un’utilizzazione a scopo
ricreativo e distensivo. La superficie dell'area AP22 è infatti dimensionata
verso est quel tanto che basta per permettere l'accesso dalla stradina al mapp.
n° __________RFD, mentre sugli altri lati consente di dare un certo agio al
belvedere, senza tuttavia penalizzare eccessivamente la proprietà delle
ricorrenti. Trattandosi infatti di un'unica proprietà e prescindendo quindi dal
confine che corre fra il mapp. n° __________e __________RFD, alle signore __________
-__________ rimane garantita un’agevole edificazione (certo nei limiti di
altezza e di sfruttamento propri della R2) fino al limite dell'area di stacco,
che grava il mapp. n° __________ RFD: questa superficie, libera da vincoli, pur
non godendo della splendida vista che si dispiega dall'area AP22, è tutt’altro
che spregevole o di poco conto. L’azzonamento risulta quindi senz’altro
adeguato al raggiungimento dello scopo perseguito con il vincolo. Esso è
inoltre certamente il meno incisivo. Alla luce di queste considerazioni si può
senz’altro concludere che la misura pianificatoria all’esame rispetta il
principio della proporzionalità.

 

                                   4.   Aree di stacco

                                4.1   Come detto, le
restrizioni di diritto pubblico della proprietà devono fondarsi su una base legale,
devono cioè essere previste da una norma generale e astratta emanata
dall’organo competente. Per gli atti normativi importanti la competenza spetta
esclusivamente al legislatore; è cioè richiesta una legge in senso formale,
soggetta a referendum. Per disposizioni di secondaria importanza basta invece
una legge in senso materiale (ordinanza o regolamento) emanata dall’esecutivo,
al quale il legislatore può peraltro delegare entro certi limiti e a certe
condizioni le proprie competenze legislative (cfr. G. Müller, Comm. Cost. féd.,
art. 22ter n. 27 seg.). Se la restrizione della proprietà è grave (per la
definizione vedi DTF 115 Ia 365) la giurisprudenza esige una base legale chiara
ed esplicita (DTF 106 Ia 366 consid. 2 con rif.), intendendo con ciò che la
restrizione deve potersi desumere con sicurezza dalla legge (DTF 108 Ia 36). 

                                         Nel caso di restrizioni
della proprietà imposte da un piano regolatore va considerato che questo
strumento pianificatorio non è, visto nel suo complesso, né norma generale
astratta né decisione amministrativa, ma un istituto giuridico sui generis che
a seconda dei casi prende i tratti dell’una piuttosto che dell’altra categoria.
Generalmente la restrizione della proprietà che ne deriva si presenta sotto un
duplice aspetto: essenzialmente pianificatorio il primo (ad es. fissazione di
un punto di vista su una determinata particella) e normativo l’altro (ad es.
regolamentazione dei punti di vista). Quel che importa è che la restrizione
della proprietà sia deducibile dal PR, che questo sia adottato dal legislatore
comunale e che il comune sia competente in materia. “In generale una
regolamentazione comunale costituirà una base legale sufficiente se è stata
adottata dall’organo legislativo comunale”, precisa Moor (Droit administratif,
I. vol., 2.a ed. pag. 336), attribuendo al principio della gerarchia delle
norme e non della base legale l’esigenza che il comune sia competente a
legiferare nella specifica materia secondo il diritto cantonale. Come afferma
Jagmetti (Commentario alla Costituzione federale, ad art. 22quater no. 10),
entro i limiti della loro autonomia i comuni "possono essere attivi in
materia di legislazione e creare loro stessi le basi per una restrizione della
proprietà". 

 

                                4.2   Nel caso che ci occupa
occorre anzitutto analizzare se l'area di stacco prevista a contorno della zona
AP22 e le finalità con essa perseguite sono formulate con la dovuta chiarezza
per poter costituire una valida base legale ai sensi della giurisprudenza.

                                         Esaminando il Piano delle
zone e la normativa d'applicazione si può subito rilevare una discrepanza
terminologica fra la rappresentazione grafica e la definizione normativa:
infatti se da un lato la Legenda definisce "area di stacco" le
porzioni del territorio comunale indicate nel Piano con un tratteggio diagonale
nero, dall'altro le NAPR sono silenti in merito al contenuto e alla portata del
vincolo. Malgrado tale incongruenza è tuttavia da ritenere che il Comune abbia
inteso regolamentare questo vincolo all'art. 34 NAPR concernente le aree di
rispetto, che recita: 

 

                                              1.    Le aree di rispetto
mirano a conferire e mantenere un aspetto paesaggistico pregiato ed equilibrato
agli insediamenti.

                                              2.    Esse vanno
mantenute libere da nuove edificazioni; è concesso il mantenimento di
costruzioni principali esistenti. 

 

                                              3.    Su dette superfici
la vegetazione va curata convenientemente; nelle aree di rispetto delimitate
nei pressi del lago la vegetazione dovrà mantenere e conservare una trasparenza
verso lo stesso.

 

                                              4.    Queste superfici
incluse nella zona edificabile sono computabili ai fini dello sfruttamento del
fondo edificabile.

 

                                         Infatti, se da un lato
nella Legenda del __________ delle zone non sono previste aree di rispetto ma
unicamente aree di stacco, a p. 27 del Rapporto pianificatorio settembre 1995,
p.to 7.2.9, si può leggere: "Aree di rispetto: queste aree, sono
superfici di diversa grandezza che si vuole mantenere aperte e libere nelle
quali non è ammessa alcuna edificazione, si vuol determinare uno stacco (sottolineatura
nostra) paesaggistico e di equilibrio tra gli insediamenti esistenti, per
salvaguardare un'immagine paesaggistica ben strutturata della zona collinare
sul promontorio del territorio comunale". 

 

                                4.3   Ammessa dunque
l'equivalenza fra area di stacco e area di rispetto - errore che risulta
facilmente emendabile mediante una semplice rettifica della Legenda - va ora
analizzato se l'emanazione del contestato vincolo risulta sorretta da un
sufficiente interesse pubblico.

                                         Nel caso all'esame l'area
di stacco contestata occupa la parte dei mapp. n° __________, __________,
__________, __________, __________e __________RFD che confina direttamente, a
valle o lateralmente, con l'area AP22. I motivi alla base della misura sono
stati ben riassunti nel Rapporto pianificatorio che accompagna la revisione:
l'interesse pubblico al provvedimento è sicuramente da ricercare nella
necessità di valorizzare e garantire la protezione di un comparto
particolarmente vulnerabile dal profilo paesaggistico, garantendo nello stesso
tempo un giusto equilibrio fra aree edificate e non. Risulta in effetti fuori
dubbio che un'edificazione a diretto contatto con la zona AP22, oltre a
compromettere la magnifica vista che si gode dal belvedere, verrebbe a
collidere con l'esigenza di salvaguardare un luogo che per la sua conformazione
spicca nella morfologia dell'alta collina, contribuendo a darle pregio dal
profilo paesaggistico, e con la volontà di strutturare la zona dal profilo
insediativo. Non può quindi essere rimproverato al Comune di aver ritenuto preponderante
l’interesse pubblico a evitare questo pregiudizio rispetto all’interesse dei
proprietari a edificare senza curarsi della salvaguardia del paesaggio.

                                         Inoltre, contrariamente a
quanto sostengono i ricorrenti, anche il dimensionamento della fascia di stacco
appare proporzionato al risultato di protezione ricercato: l'estensione della
fascia permette infatti di controllare adeguatamente l'attività edilizia nelle
dirette vicinanze della zona AP22, garantendone la salvaguardia e la
valorizzazione dal profilo spaziale e strutturale. La misura non risulta
inoltre eccessivamente penalizzante per i proprietari: ritenuto infatti che,
secondo l'art. 34 cpv. 4 NAPR, le aree di stacco sono computabili ai fini dello
sfruttamento del fondo edificabile, ai signori __________ e __________
-__________ rimane garantito, seppur in modo vincolato, il medesimo potenziale
edificatorio. Per tutti questi motivi anche questa censura non merita di venir
accolta.

 

                                   5.   Punto panoramico

                                         La revisione all'esame
prevede un vincolo di punto panoramico in tre località: lungo Via __________,
in zona __________ e in zona __________. Quest'ultimo grava i mapp. n°
__________, __________, __________, __________, __________e __________RFD (cfr.
art. 33 cpv. 1 NAPR). In particolare, secondo l'art. 33 cpv. 2 NAPR, "al
fine di valorizzare o mantenere punti di vista particolari o visuali, il
Municipio può imporre l'ubicazione e la dimensione di un edificio, nonché la
conformazione della sistemazione esterna (alberature, siepi, ecc.) (...)
".

                                         A questo proposito va
anzitutto rilevato che non vi è dubbio che il panorama che si spiega alla vista
guardando a valle dal ciglio della zona AP22 sia degno di salvaguardia. Come
detto, il colpo d’occhio sul __________ di __________ e sul lago __________ è
veramente notevole. Sull'interesse pubblico in genere di un vincolo di punto
panoramico è poi inutile dilungarsi: appare evidente che non si può cercare un
risultato (nella fattispecie la tutela della vista) senza poi dotarsi dei mezzi
necessari per raggiungerlo. Cionondimeno va osservato che, secondo la
giurisprudenza in materia, l'interesse pubblico vuole che la vista panoramica
sia garantita per quanto possibile dal suo punto migliore, vale a dire, nel
caso concreto, dal limite sud della zona AP22, e non da altre parti. Orbene, a
mente di questo Tribunale se da un lato l’interesse a controllare la
conformazione della sistemazione esterna nonché l'ubicazione e la dimensione
delle costruzioni (cfr. art. 33 cpv. 2 NAPR) che potrebbero sorgere sui fondi posti
a valle della zona AP22, è senz'altro dato, dall'altro non risulta
comprensibile la necessità di sottoporre al vincolo anche il mapp. n°
__________RFD, posto a nord dell'area AP22, e il mapp. n° __________RFD, posto
ad est e gravato per metà della sua estensione dall'area di stacco. Ritenuta
quindi l'assenza di un sufficiente interesse pubblico all'imposizione del
vincolo sui suddetti fondi, i ricorsi meritano di venir accolti su questo
punto. 

                                   6.   Per le pregresse
considerazioni il ricorso viene quindi parzialmente accolto.

                                         Le spese, le tasse di
giudizio, nonché le ripetibili seguono la soccombenza.

                                         Poiché il comune è
intervenuto non a difesa di interessi patrimoniali ma nell'esercizio delle sue
funzioni pubbliche va esente da spese e tassa di giudizio.

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla fattispecie,

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

 

                                         § Di conseguenza i mapp.
n° __________e __________RFD vengono stralciati 

                                            dall'art. 33 cpv. 1
NAPR concernente i punti panoramici.

 

                                   2.   I ricorrenti vengono
condannati in solido al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese nella
misura di fr. 600.-- (seicento).

                                   3.   Intimazione:                   -
avv. __________. __________, __________ 

                                        - Municipio di _________

                                                                                -
Consiglio di Stato, Bellinzona

                                        - Sezione pianificazione urbanistica,                       Bellinzona

 

Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                           Il
segretario