# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 16716755-7f4f-592c-a25b-7e46554e5411
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-12-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 12.12.2023 R 2023 51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2023-51_2023-12-12.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 23 51

5a Camera 

Presidenza Zanolari Hasse

Giudici Brun e Pedretti

Attuaria Schupp

SENTENZA

del 12 dicembre 2023

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____ e AA._____, 

ricorrenti

contro

Comune di B._____, 

convenuto

e

C._____ e CA._____, 
convenuti

concernente opposizione edilizia

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I. Ritenuto in fatto:

1. A._____ con domanda di costruzione del 16 gennaio 2023 riguardante il 

mappale n. E._____ (di proprietà sua e di AA._____), zona "D._____" 

(zona nucleo NV) di B._____, intendeva sostituire la caldaia a gasolio con 

una pompa di calore per il riscaldamento e la produzione di acqua calda 

sanitaria. Si indicava che si trattava di un nuovo impianto di riscaldamento 

(pompa di calore aria/acqua splittata). L'unità interna si prevedeva di 

situarla al pianterreno nel locale tecnico attuale, insieme all'accumulatore 

d'acqua di riscaldamento e il bollitore e l'unità esterna lungo il muro di 

contenimento tra l'edificio principale e quello accessorio. Si riteneva che 

sul fondo confinante n. F._____ l'edificio n. G._____ non presenta aperture 

in direzione dell'unità esterna, mentre sul fondo confinante n. H._____ a 

est è locata una casa unifamiliare [edificio n. I._____] i cui locali sensibili 

al rumore sono in posizione sopraelevata (circa 2,50 m) a una distanza di 

circa 3,20 m. La ditta fornitrice aveva ritenuto un livello di potenza sonora 

di 46 dBA. Si ricordavano i valori limite di esposizione determinati 

dall'Ordinanza contro l'inquinamento fonico (OIF; RS 814.41). Si 

richiamava l'art. 11 della Legge sulla protezione dell'ambiente (LPAmb; 

RS 814.01), e si riteneva che sia di notte che di giorno si sarebbe ottenuto 

un livello sonoro nettamente inferiore ai limiti citati, si concludeva quindi 

che sarebbero rispettate le esigenze di protezione fonica imposte dall'OIF 

e per questo motivo non sarebbero state previste ulteriori misure così da 

non gravare economicamente il costo dell'intervento (si allegava il 

"Formulario di verifica del rispetto delle esigenze acustiche per PdC 

aria/acqua, con elencati i valori osservati e i fattori di correzione). Anche il 

principio di prevenzione veniva ritenuto come debitamente considerato; 

indipendentemente dal carico inquinante le emissioni verrebbero limitate 

nella misura massima consentita dal progresso tecnico, dalle condizioni di 

esercizio e dalle possibilità economiche.

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2. La domanda di costruzione è stata pubblicata dal 2 al 21 febbraio 2023. 

3. Con scritto del 20 febbraio 2023 C._____ e CA._____, proprietari 

dell'edificio n. I._____ sul mappale n. H._____ confinante con il mappale 

di A._____ e AA._____, sollevavano opposizione contro la domanda di 

costruzione in quanto ritenevano che l'impianto non rispettasse le 

distanze. Inoltre essi ritenevano che in assenza di una perizia fonica 

attestante il rispetto dei limiti di emissioni foniche previsti dalla legge, essi 

non potrebbero ritenere attendibile quanto affermato nella domanda di 

costruzione riguardo al non superamento di tali limiti. Chiedevano che 

qualora venisse accordata la posa fossero predisposte tutte le misure 

necessarie per non superare le emissioni.

4. L'architetto del progetto prendeva posizione in data 1° marzo 2023 

confermando che l'impianto rispetterebbe i valori limite d'esposizione al 

rumore secondo l'OIF, aggiungendo che nel calcolo effettuato non si 

sarebbe tenuta in considerazione l'attenuazione fonica della barriera fisica 

interposta tra l'impianto e l'abitazione dei signori C. e CA._____, infatti il 

muro retrostante e la soletta di copertura avrebbero una dimensione 

sufficiente per nascondere la linea di vista tra sorgente e ricettore. Il 

responsabile della ditta installatrice e A._____ firmavano il documento 

come conferma che si sarebbero realizzati tutti i provvedimenti fonici 

proposti in rispetto della domanda di costruzione risp. che se in seguito 

alla messa in esercizio della pompa di calore i signori C. e CA._____ si 

sarebbero lamentati per il rumore eccessivo A._____ avrebbe esperito 

verifiche tramite misurazioni secondo l'OIF e se i limiti fossero superati 

l'impianto rimaneva inutilizzato fino alla conformità in questo senso.

5. Il 2 aprile 2023 C._____ e CA._____ si esprimevano nuovamente 

confermando le loro posizioni. Essi contestavano l'affermazione secondo 

cui il loro muro e la loro soletta fungerebbero da ulteriore attenuazione 

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fonica. Essi ritenevano che si saprebbe che con un tale impianto maggiore 

sarebbe la distanza e minori sarebbero i disagi dovuti al rumore; il terreno 

dei signori A. e AA._____ sarebbe sufficientemente grande da permettere 

un'ubicazione più consona e rispettosa delle distanze previste dalla legge. 

Ricordavano la realizzazione di tutti i necessari provvedimenti fonici atti a 

limitare il rumore.

6. Il 24 aprile 2023 l'architetto si esprimeva nuovamente, chiedendo 

conferma o smentita, ritenendo che nella zona nucleo sarebbe ammessa 

una distanza da confine di 0 m, infatti gli edifici n. J._____ e K._____ sul 

fondo n. E._____ sarebbero a ridosso dell'edificio n. I._____ sul fondo n. 

H._____, quindi essendo la termopompa subordinata all'edificio dovrebbe 

beneficiare della medesima distanza di confine (citava l'art. 22 della Legge 

edilizia comunale [qui di seguito: LE]). Poi si citava la seconda parte 

dell'art. 20 cpv. 5 LE secondo il quale le costruzioni seminterrate che non 

sporgono dal terreno determinante non devono rispettare la distanza dal 

confine. Il mappale n. H._____ si troverebbe in posizione sopraelevata 

rispetto al mappale n. E._____, facendo sì che l'impianto risulterebbe 

seminterrato. In conclusione si riteneva che l'unità esterna non dovrebbe 

mantenere la distanza di 2,50 metri dal confine.   

7. Con decisione del 10 maggio 2023 il Comune di B._____ (qui di seguito: 

Comune) per il tramite del suo Municipio (qui di seguito: Municipio) 

respingeva la domanda di costruzione di A._____ e accoglieva 

l'opposizione di C._____ e CA._____ ai sensi dei considerandi, cioè il 

Comune considerava che l'aggregato esterno della termopompa non 

rispettava la distanza dal confine di 2,50 m ai sensi dell'art. 20 cpv. 6 LE. 

8. In data 31 maggio 2023 A._____ e AA._____ (qui di seguito: ricorrenti) 

interponevano ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo del Cantone dei 

Grigioni. Essi ritenevano che purtroppo il Comune aveva negato 

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l'autorizzazione benché l'art. 20 cpv. 5 LE non prevedrebbe una distanza 

dal confine per le costruzioni seminterrate. Inoltre il Comune per la licenza 

di costruzione del locale tecnico nel 2002 avrebbe classificato tale locale 

come seminterrato. La pompa di calore scelta soddisferebbe tutti i requisiti 

di legge, certificati inclusi, che dovrebbe adempiere riguardo le prescrizioni 

relative al rumore. L'ubicazione sotto una terrazza sarebbe prevista come 

isolamento acustico supplementare, oltre al piano seminterrato, e non 

causerebbe emissioni acustiche da rispettare secondo la legge.

9. In data 14 agosto 2023 C._____ e CA._____ (qui di seguito: convenuti) 

prendevano posizione. Essi ritenevano che la pompa di calore 

prevedrebbe un aggregato esterno che verrebbe posizionato a ridosso del 

muro di loro proprietà e proprio al di sotto della loro terrazza, non 

rispettando i limiti di distanza minima. Non si potrebbe fare un paragone 

con la licenza edilizia concessa nel 2002 per la costruzione del locale 

tecnico, in quanto tale costruzione non avrebbe previsto nessun manufatto 

esterno come sarebbe invece previsto in questo caso. Come si potrebbe 

evincere dall'estratto del registro fondiario allegato, a favore della loro 

particella sarebbe iscritto un diritto di costruire a confine a carico della 

particella n. J._____ e stalla n. K._____ di proprietà dei ricorrenti, questo 

diritto verrebbe notevolmente pregiudicato con l'installazione di un 

aggregato esterno fisso posto a ridosso del proprio muro. 

10. Con presa di posizione del 16 agosto 2023 si esprimeva anche il Comune 

per tramite del Municipio (qui di seguito: convenuto), chiedendo il rigetto 

del ricorso. Secondo il convenuto la licenza edilizia sarebbe stata negata 

perché non avrebbe rispettato la LE riguardo alle distanze da confine con 

i vicini. Inoltre per concedere la licenza edilizia vi sarebbero altre questioni 

da analizzare. Riguardo all'art. 20 cpv. 5 LE si riteneva che la posa 

dell'impianto della pompa di calore sarebbe previsto a livello del terreno 

determinante e non come costruzione seminterrata. Anche in presenza di 

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una tale costruzione seminterrata vi sarebbe da rispettare una distanza 

dal confine. Si citavano poi le definizioni di "costruzioni interrate" risp. 

"distanza dai confini" alle cifre 2.4 risp. 7.1 del Concordato intercantonale 

sull'armonizzazione delle definizioni edilizie (CIAE). La definizione di 

"costruzione seminterrata" si evincerebbe dall'art. 20 cpv. 5 LE. Quindi 

determinante per sapere se si tratta di una costruzione seminterrata che 

impone o no il rispetto della distanza da confine sarebbe quindi la nozione 

di "terreno determinante" definita dalla cifra 1.1 CIAE. Si citava in questo 

senso poi parte della sentenza del Tribunale amministrativo del Cantone 

dei Grigioni [STA] R 2020 103 del 1° febbraio 2022 (consid. 5.1.2) e altre 

sentenze (cfr. STA R 2019 42 del 25 agosto 2020 consid. 3; PTA 1992 n. 

10 consid. 2.b.). In concreto la posa della termopompa di calore sarebbe 

prevista sul piazzale interno della particella n. E._____ di B._____ dei 

ricorrenti, piazzale delimitato nelle quattro direzioni da quattro case. La 

posa sarebbe prevista contigua al confine est della particella n. E._____ 

verso la particella n. H._____ dei convenuti, ovvero a zero metri di distanza 

dal confine. Si considerava poi che la posa della termopompa sporgerebbe 

interamente dal terreno determinante. Si dovrebbe comunque rispettare la 

distanza minima di confine anche se si fosse in presenza di una 

costruzione seminterrata con un impianto che supererebbe solo 

parzialmente il terreno determinante.

Il convenuto citava poi l'art. 75 cpv. 1 della Legge sulla pianificazione 

territoriale del Cantone dei Grigioni (LPTC; CSC 801.100). Da questo 

articolo conseguirebbe che i Comuni potrebbero prevedere delle distanze 

da confine superiori a quanto previsto dalla LPTC ma non inferiori a 2,5 m. 

Si citavano poi l'art. 20 cpv. 6 LE e l'art. 21 lett. a e lett. b LE. La distanza 

minima di 2,5 m prescritta dall'art. 20 cpv. 6 LE avrebbe una portata 

generale e oltre ad applicarsi alle "piccole costruzioni", alle "costruzioni 

accessorie" e ad altri oggetti indicati all'art. 40 Ordinanza sulla 

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pianificazione territoriale del Cantone dei Grigioni (OPTC; CSC 801.110) 

andrebbe pure applicata alla parte generale dell'articolo cioè "Dove la 

legge edilizia non prescrive distanze da confine": una termopompa 

sicuramente sarebbe riassumibile sotto la clausola generale, che 

troverebbe una base nell'art. 76 cpv. 1 LPTC. Nemmeno si potrebbe 

accordare una deroga, in quanto per una tale si necessiterebbe di una 

convenzione tra gli interessati (art. 77 cpv. 1 LPTC, ovvero in casu i 

confinanti) che non esisterebbe. 

Si citava l'art. 72 LE, che riguarderebbe solo la strutturazione edilizia e non 

la distanza da confine. Non potrebbe quindi essere invocato per sostenere 

che questi impianti non "chiamerebbero" delle distanze da confine. La 

formulazione dell'art. 20 cpv. 6 LE imporrebbe comunque il rispetto della 

distanza minima di 2,5 m. Questa distanza minima sarebbe pure 

consigliata dalla direttiva "Obbligo di autorizzazione per pompe termiche" 

dell'aprile 2014, emanata dall'Ufficio natura e ambiente (UNA) dei Grigioni. 

Dato che si tratterebbe della posa di un nuovo impianto di pompa di calore 

questo sarebbe sottoposto alla legislazione sulla protezione fonica, quindi 

dovrebbe soddisfare i valori limite d'immissione e i valori di pianificazione 

(cfr. art. 7 cpv. 7 LPAmb, art. 2 cpv. 1 e art. 7 cpv. 1 OIF, allegato 6 OIF). 

Si richiamava la Relazione tecnica del 16 gennaio 2023 dei ricorrenti e 

inoltre si richiamava la situazione delle particelle n. F._____ e n. H._____ 

e si concludeva che oltre a costruire a confine senza rispettare le distanze, 

si creerebbe un disturbo solo verso un vicino (cioè i convenuti), 

privilegiando l'altro vicino (verso una parete senza finestre e a lunga 

distanza). Questo modo di procedere non sarebbe corretto in relazione al 

principio di limitazione preventiva delle immissioni (principio di 

prevenzione, art. 11 cpv. 2 LPAmb, art. 7 cpv. 1 lett. a OIF). La 

giurisprudenza del Tribunale federale ricorderebbe infatti che per una 

pompa di calore andrebbero rispettati cumulativamente sia i valori di 

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pianificazione (cfr. art. 7 cpv. 1 lett. b OIF), sia il principio di limitazione 

preventiva delle immissioni, nella misura in cui ciò sarebbe realizzabile dal 

punto di vista tecnico e d'esercizio e economicamente sopportabile. 

Inoltre, anche se i valori di pianificazione sarebbero rispettati in caso di 

collocazione dell'impianto in un determinato luogo, vi sarebbe comunque 

una violazione del principio di prevenzione se entrasse in considerazione 

un'altra collocazione idonea a ridurre i rumori che fosse tecnicamente 

possibile ed economicamente sopportabile. In relazione al principio di 

prevenzione anche la distanza dal confine e tra edifici potrebbe avere il 

suo peso, di modo che, oltre a pretendere il rispetto delle distanze minime 

da confine valide per gli edifici (piccole costruzioni) e per gli impianti, si 

potrebbe anche esigere che la collocazione della termopompa dovrebbe 

avvenire in un luogo esterno che creerebbe meno problemi verso le parti 

sensibili del vicinato. Concretamente, anche se apparentemente non 

sarebbero violati i limiti massimi di rumore validi nelle ore notturne per le 

zone di sensibilità II, uno sforzo ulteriore per diminuire i rumori si potrebbe 

fare senza creare spese supplementari o porre problemi tecnici particolari. 

Inoltre visto che si tratterebbe di una corte interna della zona nucleo con 

una situazione edificatoria stabile, sarebbe possibile scegliere 

un'ubicazione che potrebbe creare in modo definitivo un impatto meno 

dannoso verso i vicini. Le soluzioni per la posta della termopompa a una 

distanza di almeno 2,5 m dai vari confini della particella in questione 

sarebbero innumerevoli, per esempio a ridosso della costruzione 

accessoria n. K._____ sul fondo dei ricorrenti. 

Si informava infine che andrebbero considerati anche gli artt. 72, 37, 38, 

34, 15 e 22 cpv. 6 LE.

Si concludeva ritenendo che il ricorso avrebbe sorpreso il convenuto e il 

municipale caporamo, in quanto quest'ultimo sarebbe stato contattato in 

seguito alla decisione di diniego della licenza edilizia da uno dei ricorrenti, 

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il quale in seguito alla spiegazione del caso, sarebbe stato soddisfatto. Si 

sarebbe concordato che egli avrebbe inoltrato una nuova domanda di 

costruzione con un'ubicazione diversa.

11. Con ulteriore scritto del 20 agosto 2023 i ricorrenti prendevano posizione, 

apportando due osservazioni: essi avrebbero parlato con il municipale 

preposto riguardo al caso, ma non avrebbero mai assicurato di fare una 

nuova domanda edilizia. Inoltre il convenuto avrebbe elencato sotto le 

prove anche un sopralluogo, questo sarebbe stato effettuato sul posto 

senza informarli, poi sarebbero anche state fatte e pubblicate foto della 

loro proprietà privata, senza chiedere la loro autorizzazione. Si riteneva 

tale modo di procedere come giuridicamente non corretto e le foto non 

potrebbero quindi essere usate come prove.

12. Con scritto del 24 agosto 2023 il Tribunale ha assegnato ai convenuti e al 

convenuto un termine per l'inoltro di un'eventuale presa di posizione. Detto 

termine è trascorso inutilizzato.

II. Considerando in diritto:

1. La competenza del Tribunale amministrativo per giudicare il ricorso contro 

la decisione del 10 maggio 2023 del convenuto è data dall'art. 49 cpv. 1 

lett. a della Legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 370.100). La 

legittimazione dei ricorrenti è pacifica (cfr. art. 50 LGA). Essendo 

tempestivo e rispondendo alle condizioni di forma (cfr. art. 52 cpv. 1 e art. 

38 LGA) il ricorso è dunque ricevibile.

2. Per quanto riguarda l'aspetto formale è da valutare il petito dei ricorrenti.

2.1. I ricorrenti hanno affermato nella loro replica che il convenuto avrebbe 

esperito un sopralluogo senza informarli, scattando e pubblicando foto 

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della loro proprietà privata, senza richiedere la loro autorizzazione; ciò non 

sarebbe legalmente consentito e le foto non potrebbero quindi essere 

usate come mezzo di prova. Nessuno dei convenuti si è espresso in 

merito.

2.2. La LGA non contiene una disposizione che affronti esplicitamente 

l'utilizzabilità di prove ottenute illegalmente. Le disposizioni di legge del 

diritto federale, così come esistono attualmente in particolare nel Codice 

di procedura penale (art. 141 [CPP; RS 312.0]) e nel Codice di procedura 

civile (art. 152 [CPC; RS 272]), non sono applicabili nel caso in questione, 

o non sono direttamente applicabili, ma sono al massimo applicabili nella 

misura in cui esprimono un diritto superiore. Di conseguenza, secondo la 

giurisprudenza e la dottrina, devono essere applicati i principi generali. Ciò 

significa che, in particolare l'art. 29 cpv. 1 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera (Cost; RS 101) è da prendere in considerazione, 

secondo il quale ogni persona ha diritto (tra l'altro) alla parità ed equità di 

trattamento in procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie o amministrative 

(riguardo ai procedimenti giudiziari vedi anche Fairnessgebot ["fair trial"] 

ai sensi dell'art. 6 cifra 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti 

dell'uomo e delle libertà fondamentali [CEDU; RS 0.101]). Il principio di 

giustizia procedurale o di equità così sancito è decisivo anche e soprattutto 

per la questione dell'utilizzabilità di prove ottenute illegalmente. Quindi 

esiste un divieto fondamentale all'utilizzo di prove ottenute illegalmente. 

Tuttavia, questo divieto non è assoluto. In presenza di interessi prevalenti 

nell'applicazione del diritto pubblico, può essere utilizzata in via 

eccezionale una prova ottenuta illegalmente. L'interesse pubblico a 

stabilire la verità deve essere soppesato con l'interesse della persona 

interessata (cfr. sentenza del Tribunale federale 8C_7/2020 del 3 

novembre 2020 consid. 3.2.2). In conclusione in linea di principio, le prove 

ottenute illegalmente non possono essere utilizzate.

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Visto che in casu per giudicare la fattispecie sono sufficienti le restanti foto 

agli atti oltre a quelle presentate dal convenuto, in particolare le foto 

presentate dai ricorrenti, non si prendono in considerazione le foto 

presentate dal convenuto (cfr. doc. 4.2. convenuto). Si può quindi lasciare 

aperta la questione riguardante un'eventuale illegalità nell'assunzione 

delle prove.

3. Controversa è la validità della decisione del 10 maggio 2023.

3.1. In prima battuta ci si sofferma sulla problematica delle distanze dal confine.

3.1.1. L'art. 75 cpv. 1 LPTC prevede che nella costruzione di edifici che superano 

il livello del terreno determinante si deve osservare una distanza di 2,5 m 

dal confine rispetto a ogni fondo vicino, se la legge edilizia del comune non 

prescrive distanze superiori. 

L'art. 76 cpv. 1 LPTC prevede che per superfici aperte coperte da un tetto, 

come pensiline e simili valgono le distanze dal confine per gli edifici, 

misurate a partire dal cornicione di gronda fino al confine del fondo. 

L'art. 77 cpv. 1 LPTC prevede che l'autorità edilizia comunale può 

autorizzare distanze inferiori rispetto a quelle stabilite nella presente legge 

e nella legge edilizia del comune, se è stata conclusa una convenzione tra 

gli interessati e non vi si contrappongono interessi pubblici preponderanti. 

L'autorità edilizia comunale ordina la menzione della distanza inferiore nel 

registro fondiario.

L'art. 20 LE "Distanza dal confine, tra edifici, dalle strade, dal bosco e dai 

corsi d'acqua", prevede quanto segue. L'art. 20 cpv. 5 LE prevede che le 

costruzioni interrate e le parti delle costruzioni seminterrate che non 

sporgono dal terreno determinante non devono rispettare distanze dal 

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confine. L'art. 20 cpv. 6 LE ritiene: "Dove la legge edilizia non prescrive 

distanze dal confine, nonché per piccole costruzioni (2.2), costruzioni 

accessorie (annessi) (2.3), e per gli oggetti elencati all'art. 40 cpv. 5, 6, 7, 

8, 12, 16 e 20 dell'OPTC, va tenuta una distanza minima dal confine di 1.5 

m 2.50 m."

Le piccole costruzioni sono definite all'art. 21 cpv. 1 lett. a LE per quanto 

riguarda altezza e superficie e alla cifra 2.2 CIAE (vedi anche il messaggio 

allegato) come "[…] edifici indipendenti che non superano le dimensioni 

ammesse e che comprendono solo superfici utili secondarie." Si 

considerano piccole costruzioni per es. i garage, le rimesse per attrezzi, i 

padiglioni di giardino, le serre e i chioschi (edicole) […].

Le costruzioni accessorie (annessi) vengono definite all'art. 21 cpv. 1 

lett. b LE per quanto riguarda altezza e superficie e alla cifra 2.3 CIAE 

(vedi anche il messaggio allegato) come "[…] annessi ad un altro edificio, 

non superano le dimensioni ammesse e comprendono solo superfici utili 

secondarie." Le costruzioni accessorie superano almeno una delle 

dimensioni ammesse.

Art. 22 cpv. 5 LE ("Zona nucleo NV") ritiene che per gli ampliamenti e le 

nuove costruzioni, non oggetto del cpv. 4 va mantenuta una distanza dal 

confine di 2.50 m. Con l'accordo del vicino è ammessa la costruzione a 

confine. 

La cifra 2.4. del CIAE (vedi anche il messaggio allegato) definisce le 

costruzioni interrate come "edifici che, ad eccezione dell'accesso, delle 

ringhiere e dei parapetti si trovano completamente sotto il livello del terreno 

determinato o sistemato." 

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La cifra 2.5 del CIAE (vedi anche il messaggio allegato) ritiene che le 

costruzioni seminterrate sono edifici che si trovano sopra il livello del 

terreno determinante o modificato, al massimo fino alla misura ammessa. 

La cifra 7.1. del CIAE (vedi anche il messaggio allegato) definisce la 

distanza dai confini come "distanza tra la base della facciata proiettata e i 

confini della particella." La distanza dai confini delle costruzioni accessorie 

(annessi) è misurata separatamente. 

3.1.2. Per quanto ritenuto dalle parti si rimanda alle cifre pertinenti della 

fattispecie. In sintesi il convenuto è del parere che la pompa di calore sia 

riassumibile sotto la clausola generale dell'art. 20 cpv. 6 LE, la quale si 

baserebbe sull'art. 76 cpv. 1 LPTC e anche l'UNA consiglierebbe una 

distanza di 2,5 m. 

È quindi da chiarire in primo luogo se la pompa di calore ricade sotto 

l'applicazione dell'art. 20 cpv. 6 o cpv. 5 LE. 

Codesto Tribunale ha già deciso in precedenza (cfr. STA R 22 34 del 13 

giugno 2023 consid. 5.2 e 5.3) che una pompa di calore non è una piccola 

costruzione ai sensi del CIAE. Inoltre le termopompe non sono enumerate 

all'art. 20 cpv. 6 LE risp. all'art. 40 cpv. 5, 6, 7, 8, 12, 16 e 20 OPTC. La 

pompa di calore chiaramente non è una costruzione accessoria (annesso) 

in quanto in casu non è annessa direttamente a un altro edificio, ma è di 

carattere indipendente (l'art. 20 cpv. 6 LE infatti rimanda alla cifra 2.3 del 

CIAE e vedi anche il messaggio allegato, cfr. anche PTA 1989 n. 23 e STA 

R 2019 35 del 1° settembre 2020 consid. 2.3). Si nota che l'art. 20 cpv. 6 

LE prescrive "Dove la legge edilizia non prescrive distanze dal confine" e 

continua con "nonché per […]" ed elenca poi le tre varianti qui sopra 

trattate, lasciando quindi spazio oltre a queste tre varianti anche per una 

clausola di applicazione generale. Analizzando gli articoli della LE non 

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sono regolate distanze dal confine per le termopompe, questo è anche il 

caso per la LPTC o la OPTC. Quindi si può approvare quanto ritenuto dal 

convenuto, cioè che in casu è applicabile la clausola generale dell'art. 20 

cpv. 6 LE: "Dove la legge edilizia non prescrive distanze dal confine […] 

va tenuta una distanza minima dal confine di 1.5 m 2.50 m". Ciò per quanto 

non si voglia sussumere una termopompa sotto il termine "nuove 

costruzioni" di cui all'art. 22 cpv. 5 LE che per la zona nucleo, come quella 

in discussione, egualmente prevede una distanza dal confine di 2,5 m (in 

quanto chiaramente in casu l'accordo del vicino per una costruzione a 

confine non è dato).

I ricorrenti in sintesi invocano l'applicazione dell'art. 20 cpv. 5 LE e inoltre 

ritengono che il locale tecnico sarebbe stato classificato come 

seminterrato con licenza di costruzione nel 2002. 

Sebbene sia vero che nella lettera del 18 aprile 2002 il convenuto abbia 

informato di approvare le modifiche apportate alla licenza edilizia in 

questione come ai piani inoltrati, "inerente la formazione del nuovo locale 

tecnico (tank) parzialmente interrato sulla vostra particella […]", tale 

riferimento fallisce, in quanto dai piani inoltrati dai ricorrenti agli atti risulta 

chiaro che nel caso del tank non si tratta di una costruzione seminterrata 

(paragonando alla cifra 2.5 del CIAE e del messaggio allegato), ma di una 

minima parte della costruzione interrata – probabilmente le fondamenta, 

come è d'altronde il caso per molte costruzioni – infatti anche nella lettera 

sopracitata il convenuto non scriveva "seminterrato" ma "parzialmente 

interrato". 

Per quanto riguarda l'applicazione dell'art. 20 cpv. 5 LE anche tale 

richiamo fallisce, perché innanzitutto nel caso concreto non si tratta 

evidentemente di una costruzione interrata per la quale non si dovrebbero 

rispettare le distanze dal confine. Inoltre, per quanto si volesse parlare di 

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una costruzione seminterrata, va osservato che i ricorrenti non sono in 

grado di dimostrare che il terreno determinate sarebbe al di sopra della 

prevista ubicazione della termopompa e che quindi si potrebbe 

considerare la termopompa una parte di una costruzione seminterrata che 

non sporge dal terreno determinante.

3.1.3. In conclusione si ritiene che la pompa di calore deve mantenere una 

distanza dal confine di 2,5 m e la decisione impugnata è in tal senso da 

confermare. 

3.2. Si valuta ora per completezza anche la problematica legata alle immissioni 

foniche.

3.2.1. La pompa di calore in questione è un nuovo impianto fisso ai sensi 

dell'art. 7 cpv. 7 LPAmb e art. 2 cpv. 1 OIF, il cui funzionamento provoca 

emissioni di rumore e quindi si applicano le disposizioni federali in materia 

di protezione dal rumore. Ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 della LPAmb e 

dell'art. 7 cpv. 1 lett. b dell'OIF la costruzione di impianti fissi è autorizzata 

solo se le immissioni foniche da essi prodotte non superano da sole i valori 

di pianificazione nelle vicinanze. L'autorità esecutiva valuta le immissioni 

acustiche esterne determinate degli impianti fissi sulla base dei valori 

limite di esposizione secondo gli allegati 3 e segg. OIF (art. 40 cpv. 1 OIF). 

In casu si applicano i valori di pianificazione stabiliti nell'allegato 6 dell'OIF 

(vedi art. 1 cpv. 1 lett. e di tale allegato). Le emissioni di rumore 

(provenienti dall'impianto) devono anche essere limitate con misure 

preventive, nella misura in cui ciò sia tecnicamente e operativamente 

fattibile ed economicamente sostenibile (principio di prevenzione; art. 11 

cpv. 2 LPAmb e 7 cpv. 1 lett. a OIF). La protezione dal rumore è quindi 

garantita dall'applicazione cumulativa dei valori di pianificazione e dal 

principio della limitazione preventiva delle emissioni. Il solo rispetto dei 

valori di pianificazione non significa che siano state adottate tutte le misure 

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di limitazione imposte dal principio di prevenzione delle emissioni e che il 

progetto in questione sia conforme alla legislazione sulla protezione 

ambientale; i casi sono da esaminare alla luce dei criteri stabiliti dall'art. 

11 cpv. 2 della LPAmb e dall'art. 7 cpv. 1 lett. a dell'OIF per stabilire se il 

principio di prevenzione richieda un'ulteriore limitazione delle emissioni. In 

questo contesto, il principio di prevenzione prevede che, nella scelta 

dell'ubicazione di un nuovo impianto, si tenga conto delle emissioni che 

esso produrrà e della protezione di terzi contro gli effetti dannosi e 

fastidiosi (cfr. DTF 141 II 476 consid. 3.2; sentenze del Tribunale federale 

1C_603/2018 del 13 gennaio 2020 consid. 3.2 e 1C_204/2015 del 18 

gennaio 2016 consid. 3.7). Per gli impianti che rispettano i valori di 

pianificazione della protezione acustica, vengono tuttavia prese in 

considerazione ulteriori misure di protezione come misura precauzionale 

solo se in questo modo è possibile ottenere, con uno sforzo relativamente 

ridotto, una significativa riduzione aggiuntiva delle emissioni (cfr. DTF 127 

II 306 consid. 8, sentenza del Tribunale federale 1C_603/2018 del 13 

gennaio 2020 consid. 3.2). Il Tribunale federale ha stabilito che dal 

principio di prevenzione non può derivare una protezione assoluta contro 

le emissioni. Piuttosto, sono da accettare disturbi lievi e insignificanti (cfr. 

HÄNNI, Planungs-, Bau und besonderes Umweltschutzrecht, 7a ed., Berna 

2022, p. 409; DTF 126 II 307 s.). 

3.2.2. Per quanto ritenuto dalle parti si rimanda alle cifre pertinenti della 

fattispecie. 

Nella relazione tecnica riguardante la pompa di calore del 16 gennaio 2023 

l'esame del principio di prevenzione non è sufficiente. Per esempio non è 

stato detto perché (come ha giustamente notato il convenuto) nonostante 

il rispetto dei valori di pianificazione della protezione acustica 

all'ubicazione prevista, non siano stati considerati anche altri luoghi sulla 

parcella n. E._____ (non così vicini alla parcella dei vicini n. H._____), risp. 

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perché per esempio questi richiederebbero uno sforzo eccessivo e/o 

porterebbero solo a una riduzione insignificante delle emissioni. Inoltre 

non è stato neppure affermato che (per motivi tecnici) l'unità esterna non 

potrebbe essere collocata più lontana dal locale tecnico interno.

Nella presa di posizione del 1° marzo 2023 l'ufficio progettista ha 

sottolineato come nel calcolo effettuato non fosse stata tenuta in 

considerazione l'attenuazione fonica della barriera fisica interposta tra 

l'impianto e l'abitazione dei convenuti, si scriveva che infatti il muro 

retrostante e la soletta di copertura avrebbero una dimensione sufficiente 

a nascondere la linea di vista tra sorgente e ricettore. Si ritiene al riguardo 

che è sensato che venga utilizzato il già presente isolamento acustico. 

Tuttavia nel materiale dei ricorrenti (risp. del progettista) manca una 

valutazione dell'ubicazione con la quale si possa individuare la migliore 

soluzione per il vicinato, in particolare i convenuti, o almeno si possa 

presentare in modo convincente, perché in altri luoghi sulla parcella in 

questione non sia possibile ottenere (con un minimo sforzo) una 

significativa riduzione aggiuntiva delle emissioni. In questo senso il 

convenuto notava appunto (riprendendo i dati della relazione tecnica dei 

ricorrenti) che in direzione dell'unità esterna della termopompa non vi sono 

finestre sull'edificio n. G._____ [particella n. F._____] e la distanza tra la 

termopompa e la facciata di questo edificio è superiore ai 17 metri. Al 

contrario, rispetto alla particella n. H._____ c'è la casa unifamiliare degli 

opponenti con locali sensibili al rumore in posizione sopraelevata (circa 

2,50 m) ad una distanza di circa 3,20 m dall'impianto in progetto; così solo 

i convenuti verrebbero fortemente svantaggiati, inoltre sebbene dall'altra 

parte del mappale dei ricorrenti non ci sono finestre e sussiste una lunga 

distanza. 

3.2.3. Si conclude che il confronto nel rapporto tecnico risp. nella domanda di 

costruzione con il principio di prevenzione è insufficiente. In ogni caso si 

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ritiene che l'ubicazione scelta per l'impianto non rispetta la distanza di 

confine e quindi già per questo motivo non è adeguata né conforme alla 

legge.

4. Visto quanto suesposto la decisione del convenuto è da confermare e il 

ricorso è da respingere.

5. Visto l'esito della controversia, le spese procedurali composte da una 

tassa di Stato fissata a CHF 2'000.00 e spese di cancelleria sono accollate 

ai ricorrenti soccombenti in causa (cfr. art. 73 cpv. 1 LGA). Ai convenuti 

non sono assegnate ripetibili giusta la regola nell'art. 78 cpv. 2 LGA.

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate le seguenti spese processuali:

- una tassa di Stato di CHF 2'000.00

- e le spese di cancelleria di CHF 390.00

totale CHF 2'390.00

Tali spese sono poste a carico di A._____ e AA._____.

3. Non sono assegnate spese ripetibili.

4. [vie di diritto]

5. [Comunicazioni]