# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4d1983c-4131-5a16-99f0-f8b6d7f9c329
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-06-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.06.2016 32.2015.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-95_2016-06-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.95

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  13 giugno 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 maggio 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 aprile 2015 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Il 6 settembre 2003 RI 1,
nato il 4 febbraio 1965, di professione operaio generico, ha subito un
infortunio, allorquando, nel scendere da un vagone di un treno sul quale era
salito per manovrare meglio una gru con l'apposita pulsantiera nel ____________
dell'__________, è scivolato da un'altezza di 1-1.2 metri ed è caduto su un
terreno sconneso, riportando una distorsione del ginocchio destro con rottura
del legamento crociato (doc. LAINF 1-1/2; 3-1/4).

 

                                         Il caso è stato assunto
dall'assicuratore LAINF (in casu: __________).

 

1.2.   Dopo essersi sottoposto ad una
plastica del precitato legamento il 20 novembre 2003 ad opera del dr. med. __________,
spec. FMH ortopedia e chirurgia ortopedica, RI 1 ha ripreso la propria attività
lavorativa abituale, in misura totale, a far tempo dal 26 aprile 2004 (doc.
LAINF 3-6/7; 8-1/2). 

Dopo aver lavorato per tre giorni, durante i quali gli è stato notificato il
licenziamento, l'assicurato ha nuovamente cessato la propria attività lucrativa,
in quanto dichiarato inabile al lavoro a far tempo dal 3 maggio 2004 dal
proprio medico curante, dr. med. __________ (doc. LAINF 10-1 e 12-1). Su
richiesta del 24 giugno 2004 del medico __________ dell'assicuratore LAINF (in
casu: __________), dr. med. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica,
l'assicurato è stato ricoverato dal 21 luglio al 20 agosto 2004 alla __________
di __________, durante il quale è stato sottoposto anche ad un consulto psichiatrico
il 27 febbraio (rectius: luglio) 2004 (doc. LAINF 9-1/2 e 11-1/11).

Considerato che, per i postumi infortunistici, l'assicurato, che sarebbe stato
abile al lavoro nella misura di almeno il 50%, ma a causa di ulteriori problemi
di ordine psicologico rilevati dal predetto centro, rimaneva inabile al lavoro
nella misura totale dal punto di vista medico globale, su richiesta del 14 ottobre
2004 del precitato medico circondariale, è stato visitato il 15 novembre 2004 dal
dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, il quale, dopo aver posto
la diagnosi di "lieve sindrome ansiosa depressiva, reattiva ad una
condizione esistenziale precaria (licenziamento), con sindrome da dolore
persistente", ha ritenuto che, dal punto di vista psichiatrico, non vi
fossero "delle conseguenze o delle limitazioni per un'attività
lavorativa completa, compatibilmente con eventuali postumi infortunistici di
tipo somatico" (doc. LAINF 12-1/2; 15-1 e 16-1/3).

Dopo che il precitato medico circondariale ha proceduto il 30 novembre 2004
alla visita di chiusura, ponendo la diagnosi di "disturbi funzionali di
media entità al ginocchio destro e stato di plastica del legamento crociato
anteriore avvenuta il 20.11.2003 in stato di rottura del legamento crociato
anteriore il 6.09.2003 su trauma distorsivo" e definendo l'esigibilità
del lavoro basata su tale problematica, con decisione del 15 dicembre 2004 la __________
ha comunicato all'assicurato che continuava a versare le proprie prestazioni a
titolo di spese di cura e d'indennità giornaliera sino al 28 febbraio 2005, in
quanto ritenuto abile al lavoro al 50% a far tempo dal 1 febbraio 2005 e nella
misura massima possibile a decorrere dal 1° marzo 2005 (doc. LAINF 18-1/3;
20-1/2).

                                         Tale determinazione è
cresciuta incontestata in giudicato.

 

                                         Il 15 dicembre 2004 la __________
ha trasmesso una copia dei propri atti principali riguardanti l'infortunio
all'UAI (doc. LAINF 21-1/31).

 

                               1.3.   RI 1 ha inoltrato il 7
dicembre 2004 una domanda volta all'ottenimento di un orientamento
professionale e di un avviamento ad altra professione all'UAI per le sequele
dell'infortunio professionale occorsogli il 6 settembre 2003 mentre il 24
gennaio 2005 ha inoltrato una richiesta d'indennità di disoccupazione alla
Cassa di disoccupazione __________, dichiarandosi disposto e abile a lavorare
nella misura del 50% a far tempo dal 1° febbraio 2005 (doc. AI 1-1/7; doc. LADI
1-1/8).

 

                                         Alla conclusione degli
accertamenti medici, economici ed assicurativi ritenuti necessari, l'UAI con
decisione dell'11 gennaio 2006 ha rifiutato qualsiasi garanzia per
provvedimenti professionali, essendo il grado d'invalidità nullo (doc. AI
32-1/4). Con scritto del 6 marzo 2006 l'assicurato ha ritirato l'opposizione
cautelare inoltrata il 19 gennaio 2006 avverso la precitata determinazione
(doc. AI 35-1; 37-1).

                                         Con decisione del 7 marzo
2006, cresciuta incontestata in giudicato, l'amministrazione ha stralciato la
procedura di opposizione (doc. AI 38-1/3).

 

                               1.4.   Il 9 settembre 2006 RI 1 ha
subito un altro infortunio, allorquando, nel scendere dall'automobile, le
ginocchia hanno ceduto e, cadendo, si è procurato una contusione della spalla
sinistra. Dopo averlo visitato il 2 marzo 2007 e aver rilevato che lo stato
locale del ginocchio destro era sovrapponibile a quello a suo tempo già accertato
e che la contusione alla spalla era già guarita con misure conservative, il
medico __________, dr. med. __________, ha ribadito l'esigibilità già espressa
il 30 novembre 2004 (doc. LAINF 22-1/3).

 

                                         Mediante decisione del 21
maggio 2008, la __________ ha quindi chiuso la pratica per le conseguenze
dell'infortunio del 6 settembre 2003 ed erogato in favore del proprio
assicurato una rendita d’invalidità del 32% (doc. 24-1/4).

 

                                         Tale determinazione è
cresciuta incontestata in giudicato.

 

                               1.5.   Il 24 marzo 2009 RI 1 ha
inoltrato una nuova domanda volta all'ottenimento di prestazioni AI per adulti
per le sequele del noto infortunio professionale, alla luce della precitata
decisione della SUVA (doc. AI 65-1; 70-1/10).

 

                                         Ottenuta una riqualifica
professionale quale autista, dapprima di camion e successivamente di autobus,
nel corso del 2010 e del 2011 (doc. AI 89-1/2; 112-1/2), svolgendo nel
frattempo anche un periodo di accertamento professionale (dal 12 luglio al 6 agosto
2010) presso il __________ di __________ (doc. AI 94-1/27), l'assicurato ha
avuto diritto al conferimento di un lavoro a titolo di prova dal 1° maggio al
31 ottobre 2012 presso l'__________ di __________ in qualità di conducente di
autobus (doc. AI 116-1; 117-1/3; 119-1-2; 120-1/3).

 

                                         Il 12 novembre 2012 RI 1 è
stato assunto al 50% per i trasporti delle scuole dalla precitata ditta a far
tempo dal 5 novembre 2012 (doc. AI 122-1 e 123/1). Il rapporto di lavoro è
stato disdetto per il 31 marzo 2013 (doc. AI 125-1).

 

                               1.6.   Dopo aver effettuato gli
accertamenti medici, economici ed assicurativi ritenuti necessari, ed aver
raccolto in particolare il parere del 2 marzo 2010 del medico dell'SMR (doc. AI
81) ed il rapporto finale del 17 dicembre 2013 della consulente di integrazione
professionale (doc. AI 128-1/2), l'UAI, ha emanato il progetto di decisione del
28 gennaio 2014, tendente al respingimento della richiesta di rendita, a fronte
di un grado d'invalidità del 23% (doc. AI 132-1/3).

 

                                         In seguito alle osservazioni
al progetto dell'11 febbraio 2014 (doc. AI 134-1/6) e al rapporto del 6 aprile
2014 del dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia (doc. AI 146-1/4),
dopo aver aggiornato la documentazione assicurativa agli atti ed aver effettuato
gli ulteriori accertamenti medici ed economici ritenuti necessari, in
particolare raccogliendo il rapporto del 12 maggio 2014 del medico dell'SMR
(doc. AI 146-1/2), il rapporto del 20 maggio 2014 del dr. med. __________ (doc.
AI 150-1/6), il questionario del datore di lavoro, __________ di __________, dell'11
giugno 2014 (doc. AI 152-1/6), i conteggi di salario settembre, novembre e
dicembre 2012 nonché gennaio-aprile 2013 (doc. AI 152-7/13), il rapporto del 22
luglio 2014 del medico dell'SMR (doc. AI 154-1/2), la perizia psichiatrica del
1° dicembre 2014 delle specialiste del Centro peritale per le assicurazioni
sociali (CPAS; doc. AI 159-1/24), il rapporto finale del 19 dicembre 2014 del
medico dell'SMR (doc. AI 160-1/3) e i relativi complementi del 27 gennaio e del
4 febbraio 2015 (doc. AI 166-1; 168-1), l'UAI, dopo aver preso atto anche del
rapporto del 14 aprile 2015 del medico dell'SMR (doc. AI 179-1), con decisione
del 28 aprile 2015 (doc. AI 180-1/3), preavvisata dal progetto del 25 febbraio
2015 che annullava e sostituiva quello del 28 gennaio 2014 (doc. AI 171-1/3),
ha respinto la richiesta di prestazioni dell'assicurato poiché presenta un
grado d'invalidità del 27%.

 

                               1.7.   Contro questa decisione RI 1,
patrocinato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA
postulandone l'annullamento e sollecitando l’attribuzione di una mezza rendita
d’invalidità dal novembre 2004. Chiede di essere anche posto a beneficio del
gratuito patrocinio e dell'assistenza giudiziaria (cfr. doc. I, pag. 5).

 

                                         L'insorgente contesta
sostanzialmente la valutazione medica-psichiatrica operata
dall'amministrazione, puntualizzando di non essere in grado di svolgere
attività lavorative, ancorché semplici e ripetitive, oltre al grado del 50%. A
suffragio di tale asserzione, produce, tra l'altro, il rapporto del 15 maggio
2015 del dr. med. __________ (doc. C). A fronte di una perdita di guadagno di
almeno il 50%, reputa quindi di aver diritto ad una mezza rendita.

 

                               1.8.   In data 1° giugno 2015 il
rappresentante del ricorrente ha trasmesso al TCA il certificato municipale per
l’ammissione all'assistenza giudiziaria e la relativa documentazione (doc. V).

 

                               1.9.   Con risposta di causa del 14
luglio 2015 (doc. VIII), l’UAI, dopo avere sottolineato come l’aspetto medico
fosse stato accuratamente preso in considerazione e valutato
dall’amministrazione, ha confermato la correttezza della decisione del 28
aprile 2015, producendo il rapporto del 13 luglio 2015 della perita del CPAS
(doc. VIII 1) e l'annotazione del 14 luglio 2015 del medico dell'SMR (doc. VIII
2).

 

                             1.10.   In data 21 luglio 2015 il
rappresentante del ricorrente ha trasmesso al TCA (doc. X) il rapporto del 17
luglio 2015 del dr. med. __________ (doc. G) e la valutazione neuropsicologica
del 15 giugno 2015 della dr. med. __________, psicologa specialista in
neuropsicologia FSP, della Clinica __________ di __________ (doc. H).

 

                             1.11.   Con osservazioni del 2
settembre 2015 (doc. XIV), l’UAI, ha ribadito la correttezza della decisione
del 28 aprile 2015, producendo il complemento del 18 agosto 2015 alla perizia
psichiatrica del 1° dicembre 2014 della perita del CPAS (doc. XIV 1) e
l'annotazione del 31 agosto 2015 del medico dell'SMR (doc. XIV 2).

 

                             1.12.   In data 7 settembre 2015 il
rappresentante del ricorrente ha ribadito la propria contestazione della
valutazione medica-psichiatrica operata dall'amministrazione (doc. XVI).

 

                                         Questo scritto è stato
trasmesso all’UAI il 9 settembre 2015, per conoscenza.

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se a ragione oppure no l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni di RI 1.

 

                                         Secondo l’art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). 

                                         Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

 

                                         Nel confronto dei redditi
la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Secondo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V
222).

                               2.2.   Un danno alla salute psichica
può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da non poter
praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa
sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).

 

                                         Al
riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

"
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da
lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA I 148/98 del 29
settembre 1998, pag. 10 consid. 3b)."

                                         Affinché un rapporto medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti
dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la
nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali”
in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea
2008 pag, 203 e segg. (249-254).

 

                                         Innanzitutto la diagnosi
deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri
posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. STF
9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V
294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten,
in: SZS 1999 pag. 105 ss).

                                         Il
medico deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve
anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte
dell'assicurato. 

                                         Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Il rifiuto del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

                               2.3.   Per poter graduare l'invalidità,
l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre di documenti
che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti.

                                         Il compito del medico
consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale
misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel
fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo
2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2
pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).
Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228
seg.).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; MEYER-BLASER, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         In caso di perizia
giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza motivi imperativi
dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste, appunto, nella
messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica per fornire
un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF 125 V 352 consid.
3b/aa e riferimenti ivi menzionati). 

                                         Il giudice può
disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui il rapporto
peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una controperizia
richiesta dal medesimo tribunale, che porti a un diverso risultato (DTF 101 IV
130).

                                         Il giudice può scostarsene
anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa opinione di altri esperti,
ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza della
perizia giudiziaria.

                                         Questi principi sono stati
confermati da TFA anche nella sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008 al consid.
3.

 

                                         A proposito delle perizie
mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; LOCHER, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994,
pag. 332).

 

                                         In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa,
a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag.
109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007).

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il
Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza
federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di
accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità
alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr.
iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.
L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche
per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto il principio giusta il quale, in caso di divergenze,
l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale
impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale
federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza
secondo DTF 132 V 93), precisando nel contempo che alla persona assicurata
spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad
esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446). L'Alta Corte ha
inoltre puntualizzato che, in caso di accertata necessità di ulteriori
chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo
devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e
4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C
85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid.
3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid.
4.4.2). Questi principi sono stati confermati da TFA anche nella sentenza
9C_120/2011 del 25 luglio 2011 al consid. 4.1).

 

Infine va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                               2.4.   Nella decisione del 28 aprile
2015 (doc. AI 180-1/3), l’amministrazione ha negato la richiesta di prestazioni
dell’assicurato fondandosi, dal profilo medico, sul parere medico del 2 marzo
2010 del medico dell'SMR (doc. AI 81) e sul rapporto finale del 19 dicembre
2014 allestito dal medesimo medico dell'SMR (doc. AI 160-1) e dei relativi
complementi del 27 gennaio e del 4 febbraio 2015 (doc. AI 166-1 e 168-1).

Il medico dell'SMR si è fondato sulla visita di chiusura del 30 novembre 2004
del medico __________, dr. med. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica
(doc. LAINF 18-1/3) e sulla visita medica circondariale del 2 marzo 2007 del
medesimo specialista (doc. LAINF 22-1/3), nonché sul rapporto medico del 2
giugno 2009 del dr. med. __________, FMH urologia (doc. AI 75-1/3)
rispettivamente sulla perizia del 1° dicembre 2014 delle specialiste del CPAS
(doc. AI 159-1/24).

Nel rapporto del 2 marzo 2010 il medico dell'SMR - posta la diagnosi principale
di "gonalgie recidivanti in stato dopo plastica legamentare gin. dx"
e le ulteriori diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di
"stato dopo distorsione spalla sx. con attrito sottoacromiale"
e di "papillomi vescicali recidivanti" -

ha confermato la completa incapacità lavorativa nella precedente professione di
operaio generico dal settembre 2003 al 26 aprile 2004 e dal 3 maggio 2004 al
novembre 2004 ed ha accertato la piena capacità lavorativa (con rendimento
normale) in un'attività adeguata, rispettosa dei limiti funzionali risultanti
dalla visita di chiusura del 30 novembre 2004 della __________, dal novembre
2004, ritenuto pure che in caso di recidive della patologia vescicale l'IL
sarebbe di pochi giorni (doc. AI 81-1/2).

Nel rapporto finale del 19 dicembre 2014 il medico dell'SMR ha posto la
diagnosi principale con influenza sulla capacità lavorativa di "disturbi
funzionali di media entità al ginocchio destro e stato dopo plastica del
legamento crociato anteriore il 20.11.2003 in stato dopo rottura del legamento
crociato anteriore il 6.09.2003" e quale ulteriore diagnosi senza influenza
sulla capacità lavorativa ha invece indicato "episodio depressivo lieve
F 32.0 reattivo a problemi legati all'occupazione Z56". Quanto alla
capacità lavorativa medico-teorica globale, il medico dell'SMR, in assenza di
una patologia psichiatrica invalidante, ha confermato il contenuto del progetto
di decisione del gennaio 2014 e, dunque, il precedente rapporto del 2 marzo 2010
(doc. AI 160-1).

                               2.5.   L'insorgente
contesta sostanzialmente la valutazione medica-psichiatrica operata
dall'amministrazione, puntualizzando di non essere in grado di svolgere attività
lavorative, ancorché semplici e ripetitive, oltre al grado del 50%. A torto.

A questo proposito il TCA osserva infatti quanto segue.

                            2.5.1.   Nel
caso di specie, dagli atti di causa risulta che il 6 aprile 2014 il dr. med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, ha comunicato all'UAI quanto
segue:

" (…) con la
presente vi informo in merito alle condizioni psichiche del mio paziente a
margine e la mia valutazione della sua situazione.(…). Anamnesi psichiatrica

Il paziente mi è stato segnalato dal medico curante a inizio mese
di novembre dello scorso anno a causa di un importante disturbo
ansioso-depressivo slatentizzatosi progressivamente a seguito di annosa
inabilità lavorativa conseguente ad infortunio lavorativo. 

In seguito a suddetto infortunio si era innescata la procedura
assicurativa infortunistica con riconoscimento di una rendita __________ del
32%. Tramite il coinvolgimento dell'Ufficio Invalidità, il paziente aveva
beneficiato di una riqualifica professionale ottenendo la patente per camion e
poi di autobus. 

In considerazione delle sue condizioni fisiche il paziente non è
più riuscito a lavorare a tempo pieno nell'attività nuovamente appresa; il
medico curante ha da sempre ed ancora ultimamente certificato una sua inabilità
lavorativa del 50% per motivi fisici. 

Purtroppo questa complessa situazione con riverbero a livello
socio-lavorativo si è progressivamente complicata con la sovrapposizione di
patologia psichiatrica, di cui io posso certificare. 

L'anamnesi psichiatrica remota del paziente è silente così
come quella familiare.

(…).

Il primo colloquio col paziente è avvenuto presso il mio studio in data
13.11.2013. Egli mi riferisce in merito alla propria storia personale, con
certa esitazione, non avrebbe mai pensato che sarebbe arrivato al punto di
doversi rivolgere ad uno psichiatra.

Non è molto incline ad assumere medicamenti psicoattivi, non vede come
potrebbero migliorare la sua situazione. 

Si sente insicuro, uno straccio, una persona senza valore, inferiore.

Status psichico 

La timia inizialmente è serratamente rivolta verso il polo negativo con
esplicitazione di idee suicidali che però, a conferma del paziente, non
rischiano un imminente passaggio all'atto in senso autoclastico. Sentimento di
"no future", in seguito di futuro molto incerto. Sentimento di
fallimento personale, perdita di ruolo nella società ed a livello familiare
quale capo famiglia. Perdita di fiducia nelle proprie risorse. Sentimento di
solitudine e di essere stato abbandonato al proprio destino. Notevoli
preoccupazioni finanziarie. Spinta volitiva diminuita con progettualità
deficitaria. Astenia. Anedonia con perdita di interessi personali, quali la
musica etnica. Certa contrazione delle social skills. Certo rallentamento
psicomotorio con compromissione della capacità di concentrazione e di
attenzione. Buone capacità intellettive con capacità di critica, che permettono
un lavoro psicoterapeutico più espressivo.

Trattamento 

Sono previsti consulti psicoterapeutici di tipo soprattutto supportivo, a
frequenza ogni 15 giorni circa. Si è prescritta la seguente terapia
psicofarmacologica: DEROXAT Filmtabl 20 mg 1 1 0 0 

Buona la compliance terapeutica; il paziente si è sempre presentato
regolarmente agli appuntamenti, traendone beneficio soggettivo. 

Alcuni colloqui attuati in presenza della moglie, ciò che ha permesso pure una
raccolta eteroanarrmestica; la congiunta ha ribadito la gravità delle attuali
condizioni psichiche del marito, sottolineando il cambiamento occorso durante
gli anni rispetto alla-situazione antecedente all'infortunio. 

Decorso 

Dopo una certa iniziale reticenza da parte del paziente rispetto alla cura
psichiatrica, egli é riuscito infine ad accettare una medicazione
antidepressiva, che ha comportato un miglioramento della timia, perlomeno
rispetto al sentimento di disperazione ed alle idee suicidali. Anche gli
incontri sono vissuti con riferita soddisfazione; il paziente riesce a
riportare pure materiale onirico. 

Persiste però uno stato depressivo sopra descritto, che rischia di
cronicizzarsi e che al momento inficia la sua capacità lavorativa. (…)".

(doc. 146-1/4).

Il medico curante ha quindi valutato "una capacità lavorativa ridotta
del 50% per qualsiasi tipo di attività (…) certificabile dall'esordio del
trattamento psichiatrico-psicoterapeutico", precisando nel contempo che
la prognosi era da ritenersi "riservata;
un miglioramento delle condizioni psichiche non è ipotizzabile entro breve
termine; da parte specialistica si valuta che l'IL parziale sopra specificata
rischia di perdurare "(doc. AI 146-1/4).

A fronte di tali considerazioni, il 13 agosto 2014 l'UAI, con lo scopo di
accertare in maniera approfondita lo stato di salute dal profilo psichico
dell’assicurato, ha dato mandato al CPAS di esperire un accertamento medico
psichiatrico (doc. AI 155-1/3).

La dr. med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, ha
visitato il ricorrente il 2 ottobre 2014 (dalle ore 15.45 alle ore 17.30) e il
14 ottobre 2014 (dalle ore 14.00 alle ore 15.30). Ha avuto pure un colloquio
con la moglie dell'assicurato il 14 ottobre 2014 (dalle ore 13.45 alle ore
14.05) e due colloqui telefonici con lo psichiatra curante anzidetto.

La dr. med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia nonché __________
del CPAS, e la dr. med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel
rapporto peritale del 1° dicembre 2014, dopo aver esposto l’anamnesi del
paziente, i dati soggettivi, quelli oggettivi e la terapia psichiatrica, hanno
posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

" (…)

7.      Diagnosi
nell'ambito della specialità dell'esperto (diagnosi psichiatriche secondo ICD -
10 o DSM-V).

 

7.1    Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro.

Nessuna.

7.2    Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro.

Episodio depressivo lieve codificato
secondo l'ICD 10 al codice 32.0, reattivo ai problemi legati all'occupazione
Z56.

 

8.      Discussione.

Diagnosi psichiatrica.

(…) pongo diagnosi di: episodio depressivo lieve ICD 10 F 32.0.

L'assicurato ha presentato nel corso della vita buone risorse e capacità che ha
saputo applicare in ambito famigliare, lavorativo e sociale in patria e
all'estero.

Dopo l'arrivo in Svizzera come richiedente d'asilo non vengono riferite
difficoltà di adattamento, si è inserito nel contesto sociale intrecciando
rapporti armoniosi con familiari, amici, colleghi. Ha lavorato nel settore
edile con discontinuità e per brevi periodi alternando periodi di
disoccupazione. Non ha manifestato tendenze comportamentali patologiche.

Non vi sono evidenze dall'anamnesi e dagli atti di disturbi psichiatrici con
ripercussioni sul suo funzionamento fino all'autunno 2013.

L'arresto dell'attività lavorativa
dell'assicurato il 06.09.2003 fu per ragioni somatiche infortunistiche. 

(…) Fu ricoverato presso la __________ di __________ dal 21.07.2004 al
20.08.2004 per una rieducazione ortopedica in luogo stazionario e per una
valutazione globale. Il consulente dr. med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia nel suo rapporto del 27.02.2004 pose diagnosi di probabile
disturbo dell'adattamento con ansietà e depressione (F43.2), non proponeva
alcuna terapia farmacologica, solo colloqui di sostegno. Il dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, consulente della __________ nel rapporto medico
del 15.11.2004 (…) pose diagnosi di lieve sindrome ansiosa reattiva ad una
condizione esistenziale precaria (licenziamento) con sindrome da dolore
persistente. Non rileva dal lato medico-psichiatrico limitazioni per
un'attività lavorativa completa compatibile con eventuali postumi
infortunistici di tipo somatico. (…). Dal punto di vista psichiatrico non
necessita di cure specialistiche. (…).

Nel corso dell'autunno 2013, in relazione alle difficoltà finanziarie ed al
mancato reperimento di un nuovo posto di lavoro, l'assicurato ha sviluppato
umore deflesso, apatia, diminuita capacità di provare piacere, preoccupazioni
per il futuro per sé ed i familiari con perdita a progettualità positive,
episodi di insonnia e di ansia, sentimento di frustrazione e di risentimento
per non essere aiutato a trovare un lavoro stabile confacente alle sue
condizioni valetudinarie. L'attenzione dell'assicurato resta centrata sulla
sintomatologia dolorosa alle ginocchia ed al rachide lombare e alle limitazioni
funzionali. La gonalgia é da lui descritta come persistente e penosa ed
associata ai dolori alla spalla sinistre e al rachide lombare è invocata quale
causa di impossibilità nell'esercizio di professioni considerate pesanti. (…).

La sintomatologia sviluppata dall'assicurato dall'autunno 2013 soddisfa i
criteri per la diagnosi di un episodio depressivo codificato secondo l'ICD 10
al codice F32: G1 durata di almeno 2 settimane, G2 assenza di episodi maniacali
o ipomaniacali precedenti, G3 non attribuibile all'uso di sostanze psicoattive
o a malattia mentale organica.

L'episodio depressivo sviluppato soddisfa i criteri per l'episodio depressivo
lieve (F32.0). Criterio A: soddisfatti i criteri generali; ha 2 sintomi del
criterio B umore depresso per la maggior parte della giornata, perdita di
interesse per attività normalmente piacevoli e 2 sintomi del criteri C disturbi
del sonno, lamentazioni di diminuita capacità di concentrarsi (arrivando ad
numero totale di almeno 4 sintomi). 

Inizialmente il quadro clinico descritto agli atti e riferito dall'assicurato
era composto da sintomi depressivi probabilmente di entità media.

Lo stato psichico stando alle descrizioni raccolte e a quanta da me oggettivato
è migliorato dall'inizio dell'episodio depressivo: descrizione dei sintomi
all'esordio e attuali da parte dell'assicurato con evidenza di miglioramento degli
stessi. (…).

Per quanta riguarda le diagnosi differenziali è escludibile una sindrome da
disadattamento ICD 10 F 43.2 (condizione di malessere soggettivo e disturbo
emozionale che interferisce con il funzionamento e le prestazioni sociali e che
insorge nel periodo di adattamento ad un significativo cambiamento di vite od
evento di vite stressante, in cui l'esordio dei sintomi deve verificarsi entro
un mese dall'esposizione all'evento stressante criterio A DCR; con evidenza di
sintomi e di disturbi comportamentali del tipo descritto per le sindromi
affettive F30-39, per le sindromi comprese in F40-48 e per i disturbi della
condotta F91 senza che i criteri per le singole sindromi siano soddisfatte,
criterio B) dopo il licenziamento

Capacità lavorativa.

L'episodio depressivo in corso dall'autunno 2013 non ha mai avuto
ripercussioni sulla sua operatività e capacità lavorativa secondo quanta da me
ricostruito anamnesticamente e agli atti, seconda il decorso descritto e
rilevato e secondo quanto rilevabile oggettivamente (esame clinico e
valutazione dei limiti e delle risorse) al momento della perizia da me
effettuata. 

Non vi è mai stata una riduzione della capacità lavorativa dal lato medico
psichiatrico imputabile all'episodio depressivo sviluppato dal suo esordio ad
oggi.

Anamnesticamente non è evidenziabile alcun peggioramento clinico dell'episodio
depressivo in atto dal momento dell'esordio e dalla prima valutazione della
psichiatra curante e lo stesso è ora indubbiamente lieve F 32.0. I disturbi
della capacità di concentrazione e memorizzazione lamentati dall'assicurato non
sono riscontrabili oggettivamente durante l'esecuzione della perizia. Non
fatica a ricordare le date dei dati anamnestici, le descrizioni sono esaustive
e ricche di particolari; non vi sono deficit nella flessibilità, assertività,
competenza, nella relazione con il perito e ciò trova riscontro nel Mini
ICF-APP: test utilizzato per la descrizione di risorse e deficit (1 rispetto
delle regole: grado di disabilità assente; 2 organizzazione dei compiti: grado
di disabilità lieve; 3 flessibilità: grado di disabilità assente; 4 competenza:
disabilità lieve; 5 giudizio: grado di disabilità assente; 6 persistenza: grado
di disabilità lieve; 7 assertività: grado di disabilità assente; 8 contatti con
gli altri: grado di disabilità assente; 9 integrazione nel gruppo: disabilità
assente; 10 relazioni intime: grado di disabilità assente; 11 attività
spontanee: grado di disabilità non valutabile, nessun hobbies nè attività
ricreative; 12 cura di se: grado di disabilità assente; 13 mobilità: grado di
disabilità lieve). (…).

La terapia psicofarmacologica prescritta appare adeguata allo stato clinico
oggettivato. Prognosi favorevole: assenza di comorbidità psichiatriche, primo
episodio. (…)"

(doc. AI 159-19/22).

                                         Nella
medesima perizia, con espresso riferimento al rapporto 6 aprile 2014 dello
psichiatra che ha in cura l'assicurato, le specialiste del CPAS hanno
evidenziato quanto segue:

" (…)

Lo psichiatra curante attesta un miglioramento della timia, vedi suo
rapporta del 06.04.2014, intervenuto nel periodo di cura. Nel paragrafo decorso
scrive: "è riuscito ad accettare una medicazione antidepressiva che ha
comportato un miglioramento della timia per lo meno rispetto al sentimento di
disperazione e alle idee suicidali. Gli incontri sono vissuti con riferita
soddisfazione. Persiste uno stato depressivo che rischia di
cronicizzarsi". 

Al momento della valutazione peritale da me effettuata l'assicurato
riferisce sentimento di insicurezza per il futuro valetudinario e
professionale, apatia, lamentazioni di una diminuita capacità di pensare e
concentrarsi non oggettivabili clinicamente dal perito nel corso delle visite
effettuate, episodica ansia ed insonnia.

Ora l'entità dell'episodio depressivo è di molto inferiore a quelle definita
dalla psichiatra curante nel suo rapporto e non va altre l'episodio depressivo
lieve. Oggettivamente l'assicurato presenta una lieve deflessione del tono
dell'umore in assenza di sintomi psicotici, di deficit cognitivi ed in assenza
di preminenti segni d'ansia.

Attualmente presenta un episodio depressivo lieve 1CD F32.0.

Lo psichiatra curante dr. med. __________ nel suo rapporto del
06.04.2014 non pone una diagnosi psichiatrica categoriale seconda l'ICD 10 ma
descrittiva. Nel rapporto scrive: "stato depressivo che rischia di
cronicizzarsi". Nel paragrafo "status psichico"
scrive: "timia inizialmente serratamente rivolta verso il polo negativo
con esplicitazione di idee suicidali che però a conferma del paziente non
rischiano l'imminente passage all'atto in senso autoclastico. Sentimento di no
future, in seguito di futuro molto incerta. Sentimento di fallimento personale,
perdita di ruolo nella società e a livello famigliare quale capo famiglia.
Perdita di fiducie nella proprie risorse. Sentimento di solitudine, di essere
stato abbandonato al proprio destino. Notevoli preoccupazioni finanziarie.
Spinta volitive diminuita con progettualità deficitaria. Astenia, anedonia con
perdita di interessi personali quali la musica etnica. Certa contrazione delle
social skills. Certo rallentamento psicomotorio con compromissione della
capacità di concentrazione e attenzione. Buone capacità intellettive, con
capacità di critica". L'oggettività riscontrata nel corso
dell'esame peritale non evidenzia tale quadro. (…)"

(n.d.r.: sottolineature e corsivo del redattore) (doc. AI 159-21).

                                         Il 19 dicembre 2014 il
medico SMR, dr. med. __________, spec. FMH in medicina generale, ha confermato
l’esito della valutazione peritale (doc. AI 160-1).

 

                                         Il 15 maggio 2015 lo
psichiatra curante del ricorrente ha contestato la perizia eseguita dal CPAS,
affermando:

 

" (…).

Premetto che la mia valutazione è basata su consulti che avvengono all'incirca
ogni due settimane, allorquando la perizia si é basata su due incontri col mio
paziente. Ribadisco l'importanza fondamentale del monitoraggio longitudinale
rispetto all'ordinata temporale, che non è tralasciabile, se non screditata, da
un'osservazione puntuale come quella peritale. 

Essendo la mia presa a carico esordita nel mese di novembre 2013,
sostengo di conoscere bene il paziente e di potere confermare senza peccare di
presunzione, di essere giunto ad una valutazione della sua capacità lavorativa
che con buona verosimiglianza corrisponda a quella oggettiva ed oggettivabile.

(…).

L'epoca nella quale si è svolta la perizia era connotata da un entusiasmo
esperito dal paziente, avendo egli in previsione un'attività lavorativa quale
conducente di autopostali. 

Purtroppo tale evenienza non si è verificata dopo numerosi colpi di scena, che
hanno di nuovo innescato un importante disagio psichico. 

Con dimostra inequivocabilmente un equilibrio psichico al momento ancora
alquanto vulnerabile e tendenzialmente instabile. 

Il medico assicurativo di fiducia delle __________, Dr. __________, aveva
inizialmente previsto un preavviso sfavorevole per l'impiego del paziente; dopo
un mio contatto telefonico con approfondita discussione del caso clinico, con
concomitante informazione ed accordo da parte dell'Ufficio AI, Bellinzona, il
medico ha poi dato il suo benestare, ma infine il direttore dell' autopostali
ha rinunciato all'assunzione del paziente ritenendo che non ci fossero
sufficienti garanzie per un trasporto sicuro di terze persone. 

Preciso che le condizioni psichiche del paziente sono sostenute, come pure al
momento della perizia, da una terapia biologica psicoattiva perlomeno di media
entità: 

Deroxat 20 mg 1-1-0-0. 

Lo status psichico attuale comporta al momento una timia depressa con certo
rallentamento psicomotorio. Compromissione della capacità della concentrazione
dell'attenzione, per le quali prevedo tra l'altro una valutazione da parte
neuropsicologica presso la clinica __________ di __________.

Notevole sentimento di insicurezza con incrinazione della fiducia nelle proprie
risorse. Sentimento di non essere all'altezza e di rifiuto a parte della
società. Sentimento di futuro molto incerto. Spinta volitiva tendenzialmente
diminuita con astenia, scarsi interessi personali. Certa contrazione delle
social skills. La tolleranza allo stress è da ritenersi ridotta.

Il perito considera il Mini ICF- APP (test utilizzato per la descrizione delle
risorse e deficit); secondo mia valutazione sussiste compromissione della
flessibilità (3), contrazione delle social skills (8), diminuzione della spinta
volitiva (11). Pure la cura di sé (12) è compromessa (per esempio il paziente
rinuncia per un senso di vergogna a richiedere un aiuto finanziario alla
Pubblica Assistenza per le cure dentarie, procedendo ad autotrattamenti
incongrui, pure citati nella perizia). (…)". (doc. C).

 

                                         Dopo aver
evidenziato che lo "status psichico non collima dunque
con quello descritto dalla Collega perito. Ne consegue che anche dal profilo
psicodiagnostico vi è una differenza, ciò, che sfocia infine su una discrepante
valutazione della sua capacità lavorativa", lo specialista
ha posto la diagnosi di " ICD-10, F33.1 Sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità",
certificando un'incapacità lavorativa del 50%.

                                         Nel medesimo
rapporto lo psichiatra curante ha pure puntualizzato che il "perito
riferisce che non è mai sussistita una incapacità lavorativa per motivi
psichiatrici, ciò che di fatto non corrisponde; ricordo che inizialmente il
quadro psicopatologico del paziente comportava un potenziale autoclastico non
trascurabile".

 

                                         Il 13 luglio
2015 la perita del CPAS, dr. med. __________, ha preso posizione in merito alla
predetta certificazione, affermando quanto segue:

 

" (…).

Come noto lo psichiatra curante dr. med. __________, che fino al momento della perizia da me esperita non aveva
posto alcuna diagnosi categoriale ma solo descrittiva
nel suo rapporto del 06.04.2014 scriveva: anamnesi psichiatrica remota del
paziente silente così come quella famigliare; primo colloquio: 13.11.2013.

Il curante attualmente pone una diagnosi diagnostica categoriale
di sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (F33.1)
senza specificare di quanti e quali episodi si tratti, quanti ne abbia
osservato se insorti dopo la mia valutazione e quanto tempo siano durati visto
che gli stessi non risultano dall'anamnesi dettagliatamente da me descritta e
raccolta fino alla perizia da me esperita.

Tale diagnosi, sindrome depressiva ricorrente (F 33), pertanto non
può essere condivisa né accettata.

Ricordo inoltre che lo psichiatra
curate in citato rapporto (06.04.2014) riferiva di un sopravvenuto
miglioramento della timia rispetto all'inizio della sua presa a carico. 

Alla pagina 16 del mio rapporto descrivevo i disturbi lamentati
dall'assicurato, che non ripeto, e alla pagina 17, nel capito
"constatazioni" descrivevo lo status e lo stato psichico: (…).

Descrivevo le risorse e i deficit presentati in
maniera esaustiva.

Lo stato psichico riportato dal collega nel suo ultimo rapporto non è né
esaustivo né completo: riferisce solamente di una timia depressa con un certo
rallentamento psicomotorio senza alcuna descrizione e cita compromissione delle
capacità di concentrazione e di attenzione. Riporta poi la sintomatologia
(notevole sentimento di insicurezza con inclinazione della fiducia nelle
proprie risorse, sentimento di non essere all'altezza, di rifiuto da parte
della società, sentimento di futuro molto incerto, spinta volitiva
tendenzialmente diminuita con astenia, scarsi interessi personali, certa
contrazione delle social skills, intolleranza allo stress da ritenersi ridotta
sintomatologia già riferita dall'assicurato al momento della perizia da me
effettuata.

La nuova documentazione prodotta non apporta perciò nulla di diverso rispetto a
quanto da me valutato.

Rispetto all'episodio depressivo in corso ricordo che il collega parla di un
episodio attuale di media gravità, diagnosticato invece da me come lieve
gravità e come già specificato sulla base dei criteri diagnostici dell'ICD-10.

La differenza tra me e il collega è solo riguardo all'incidenza dell'episodio
depressivo sulla capacità lavorativa.

Secondo quanto da me valutato l'incapacità lavorativa al 50% già certificata
dal collega non trova una base oggettiva per poter essere condivisa.

Ribadisco pertanto, alla luce della
nuova documentazione prodotta, le mie conclusioni dell'01.12.2014
integralmente. (doc. VIII 1)

 

                                         Il 14 luglio 2015 il
medico SMR, dr. med. __________, ha confermato la presa di posizione
precedente, puntualizzando che non erano necessari ulteriori accertamenti (doc.
VIII 2).

 

                                         Il 17 luglio 2015 lo
psichiatra curante ha preso posizione in merito a quanto evidenziato il 13 luglio 2015 dalla perita del CPAS, affermando:

 

" (…).

Il perito puntualizza che ho posto la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente
senza specificare i singoli episodi.

Di fatto dall'inizio della mia presa a carico, 13.11.2013, il tono dell'umore è
stato costantemente rivolto verso il polo negativo, aggravandosi in situazioni
di maggior stress.

Dall'inizio della mia presa a carico posso individuare perlomeno 2 episodi
depressivi di media entità:

un episodio al momento dell'invio del paziente da parte del medico curante a
me, 11.2013;

un episodio conseguente all'impossibilità di avere un contratto di lavoro,
settembre 2014.

Vi è stata inoltre una recrudescenza del disagio psichico depressivo
allorquando il paziente ha dovuto infine richiedere la Pubblica assistenza,
primavera 2015.

Inoltre l'ICD-10 precisa che sebbene la remissione sia di solito completa tra
gli episodi, una minoranza dei pazienti può sviluppare una depressione
persistente.

Secondo il perito la mia descrizione dello status psichico del paziente nel mio
ultimo rapporto non è esaustiva né completa; di fatto essa è discrepante da
quanto da lei oggettivato; rimando inoltre pure ai miei precedenti documenti.

Nel corso del recente mese di giugno 2015 ho proceduto ad una valutazione
neuropsicologica, Dr.ssa __________, Clinica __________, __________ (che le
invio in allegato).

La testitstica ha potuto quantificare i deficit cognitivi, caratterizzati da:

- moderati deficit del ragionamento visuo-spaziale;

- deficit di memoria visiva a lungo termine;

- difficoltà alle prassie costruttive.

La psicologa sottolinea inoltre che l'attuale stato ansioso-depressivo ha un
impatto negativo sulle capacità cognitive.

Nella perizia il perito invece non ha descritto alcun deficit cognitivo, né
della memoria né delle prassie. (…)” (doc. G).

Stante quanto precede, lo psichiatra curante ha posto la
diagnosi di " ICD-10, F33.1 Sindrome depressiva
ricorrente, episodio attuale di media gravità, al momento in remissione", certificando un'incapacità lavorativa del 50%.

 

Il 13 agosto 2015 la perita del CPAS, dr. med. __________,
ha preso posizione in merito alla predetta certificazione, affermando quanto
segue:

 

" (…).

In detto rapporto, lo psichiatra scrivente, riferisce di aver posto diagnosi di
sindrome depressiva ricorrente secondo l'osservazione da lui fatta, dall'inizio
della sua presa a carico (13.11.2013), di ricorrenza di tre episodi depressivi:
il primo presente al momento dell'inizio della sua presa a carico iniziata 11
13.11.2013, il secondo nel settembre 2014 e il terzo nella primavera 2015.

Anche il secondo e il terzo sono da lui definiti di natura
reattiva.

Al momento della mia valutazione vi era un unico episodio
depressivo e non 2 come oggi il collega riferisce. La mia valutazione era
avvenuta, come a voi noto, il 02.10.2014 e il 14.10.2014.

L'episodio depressivo che avevo rilevato era da me classificato come un
episodio depressivo di grado lieve codificato secondo l'ICD-10 al codice F32 e
reattivo a problemi legati all'occupazione.

Il terzo da lui citato non è a mio avviso da considerare un nuovo episodio
depressivo quanto un oscillazione del tono dell'umore nell'ambito dello stesso
episodio depressivo insorto nel 2013 tanto più che quanto scritto dal collega
appare poco chiaro. Lo stesso scrive due righe più sotto che TICD-10 precisa
che sebbene la remissione sia di solito completa tra gli episodi, una minoranza
dei pazienti può sviluppare una depressione persistente.

Al momento della mia valutazione l'assicurato non presentava nessun deficit
cognitivo.

Ho preso atto della valutazione effettuata neuropsicologica effettuata dalla
psicologa __________, specialista in neuropsicologica FSP della Clinica __________
di __________ del 19.06.2015.

Nella conclusione la collega (…) non esclude o ritiene non eseguibile
l'attività lavorativa.

Dalla valutazione non si evidenziano dei deficit cognitivi che possano
interferire con lo svolgimento di un'attività lavorativa da parte
dell'assicurato.

Nella sua conclusione ribadisce l'impatto negativo dello stato
ansioso-depressivo su alcune capacità cognitive, che quindi non sarebbero di
per sè deficitarie, ma bensì influenzate negativamente reattivamente alla situazione
timica. (…).

Ribadisco alla luce della nuova documentazione prodotta, le mie conclusioni del
01.12.2014 e la mia presa di posizione del 13.7.2015 sulla diagnosi posta e
sulla piena capacità lavorativa dell'assicurato. (…). (doc. XIV 1).

 

                                         Il 31 agosto 2015 il
medico SMR, dr. med. __________, ha confermato le conclusioni precedenti anche
alla luce dell'ultima documentazione presentata (doc. XIV 2).

                            2.5.2.
  Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente
è stato accuratamente vagliato, dal profilo psichico, dall’amministrazione
prima dell’emissione della decisione qui impugnata, richiamata la
giurisprudenza in materia di valore probatorio dei rapporti medici (cfr.
consid. 2.2 e 2.3), non ha motivo per mettere in dubbio la perizia del 1°
dicembre 2014 e i successivi rapporti del 13 luglio e del 17 agosto 2015 del
CPAS, da considerare dettagliati, approfonditi e quindi rispecchianti i
parametri giurisprudenziali sopra ricordati. A tali referti va attribuita piena
forza probante.

La dr. med. __________ ha infatti valutato minuziosamente lo
stato di salute dell'interessato tramite due colloqui approfonditi il 2 ottobre
2014 (dalle ore 15.45 alle ore 17.30) e il 14 ottobre 2014 (dalle ore 14.00
alle ore 15.30) oltre ad un colloquio con la moglie dell'interessato il 14
ottobre 2014 (dalle ore 13.45 alle ore 14.05) e due colloqui telefonici con il suo
psichiatra curante, al termine dei quali, lei e la dr. med. __________, sulla
base di una valutazione globale che ha tenuto conto delle risultanze cliniche
come pure di tutti gli atti medici a disposizione, - dopo aver
evidenziato come RI 1 abbia presentato nel corso della vita buone risorse e
capacità che ha saputo applicare in ambito famigliare, lavorativo e sociale in
patria e all'estero - nel rapporto peritale del 1° dicembre 2014 hanno
descritto dettagliatamente la sintomatologia (umore deflesso, apatia, diminuita
capacità di provare piacere, preoccupazioni per il futuro per sé ed i familiari
con perdita a progettualità positive, episodi di insonnia e di ansia,
sentimento di frustrazione e di risentimento per non essere aiutato a trovare
un lavoro stabile confacente alle sue condizioni valetudinarie) sviluppata
dall'assicurato nel corso dell'autunno 2013, in relazione alle difficoltà finanziarie
ed al mancato reperimento di un nuovo posto di lavoro, evidenziando come la
stessa adempisse i criteri per la diagnosi di un episodio depressivo
(F32; soddisfacendo i criteri: G1 durata di almeno 2 settimane, G2 assenza di
episodi maniacali o ipomaniacali precedenti, G3 non attribuibile all'uso di
sostanze psicoattive o a malattia mentale organica) lieve (F32.0; A:
soddisfatti i criteri generali; ha 2 sintomi del criterio B umore depresso per
la maggior parte della giornata, perdita di interesse per attività normalmente
piacevoli e 2 sintomi del criterio C disturbi del sonno, lamentazioni di
diminuita capacità di concentrarsi; arrivando ad numero totale di almeno 4
sintomi).

La perita dr. med. __________ ha rilevato come inizialmente il quadro clinico -
descritto agli atti e riferito dall'assicurato - fosse composto da sintomi
depressivi probabilmente di entità media, puntualizzando come lo stato psichico
- stando alle descrizioni raccolte e a quanto da lei oggettivato - era
migliorato dall'inizio dell'episodio depressivo.

La specialista ha pure puntualizzato che i disturbi della capacità di
concentrazione e memorizzazione lamentati dall'assicurato non erano riscontrabili
oggettivamente durante l'esecuzione della perizia: non faticava a ricordare le
date dei dati anamnestici, le descrizioni sono esaustive e ricche di
particolari; non vi erano deficit nella flessibilità, assertività, competenza,
nella relazione con il perito e ciò trova riscontro nel Mini ICF-APP, ovvero
nel test utilizzato per la descrizione di risorse e deficit.

Nel proprio rapporto peritale la dr. med. __________ ha motivatamente esposto
le ragioni per le quali ella, ha ritenuto, contrariamente a quanto certificato
dallo psichiatra curante (che poneva peraltro una diagnosi psichiatrica
descrittiva e non categoriale seconda l'ICD 10), come l'entità dell'episodio
depressivo era di molto inferiore a quella definita dallo specialista curante
nel suo rapporto e non andava oltre l'episodio depressivo lieve.

La perita ha infatti espressamente rilevato che oggettivamente l'assicurato
presentava una lieve deflessione del tono dell'umore in assenza di sintomi
psicotici, di deficit cognitivi ed in assenza di preminenti segni di ansia e,
quindi, episodio depressivo lieve ICD 10 F32.0, puntualizzando altresì come
l'oggettività riscontrata nel corso dell'esame peritale non evidenziava lo
status psichico descritto dallo psichiatra curante. 

Da tale accertamento peritale è quindi emerso - come riassunto dal dr. med. __________
del SMR nel rapporto finale del 19 dicembre 2014 (doc. AI 160-1) - che
l'assicurato presenta quale diagnosi psichiatrica unicamente quella di "episodio
depressivo lieve F 32.0 reattivo a problemi legati all'occupazione Z56",
senza alcuna ripercussione sulla capacità di lavoro (doc. AI 159-19).

Nel rapporto del 13 luglio 2015 la perita ha motivatamente esposto le ragioni
per le quali ella, ha ritenuto di non poter condividere né accettare la
diagnosi categoriale nel frattempo posta dallo psichiatra curante di sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (F33.1), con capacità
lavorativa ridotta al 50% per qualsiasi tipo di attività a far tempo dal 13
novembre 2013, e di poter confermare la diagnosi già posta sulla base dei
criteri dell'ICD 10 nella perizia del 1° dicembre 2014, con capacità di lavoro
piena.

La perita ha infatti espressamente rilevato come il curante poneva la diagnosi
categoriale F33.1, senza tuttavia specificare di quanti e quali episodi si
trattasse, quanti ne avesse osservati se insorti dopo la sua valutazione e
quanto tempo siano durati visto che gli stessi non risultavano dall'anamnesi
dettagliata-mente da lei descritta e raccolta fino alla perizia da lei esperita.

La perita - dopo aver evidenziato di aver descritto nella propria perizia sia i
disturbi lamentati dall'assicurato (pag. 16) sia le risorse e i deficit
presentati (pag. 17) - ha parimenti osservato come il collega riferisse
solamente di una timia depressa con un certo rallentamento psicomotorio senza
alcuna descrizione e citando compromissione delle capacità di concentrazione e
di attenzione. Ha poi rilevato come la sintomatologia riportata dal collega
(notevole sentimento di insicurezza con inclinazione della fiducia nelle
proprie risorse, sentimento di non essere all'altezza, di rifiuto da parte
della società, sentimento di futuro molto incerto, spinta volitiva
tendenzialmente diminuita con astenia, scarsi interessi personali, certa
contrazione delle social skills, intolleranza allo stress da ritenersi ridotta)
fosse quella già riferita dall'assicurato al momento della perizia da lei
effettuata. Ha quindi concluso che la nuova documentazione prodotta non
apportava nulla di diverso rispetto a quanto da lei valutato, ribadendo la nota
diagnosi già specificata sulla base dei criteri diagnostici dell'ICD-10, con
capacità di lavoro piena.

Nel rapporto del 17 agosto 2015 la perita ha motivatamente esposto le ragioni
per le quali ella, ha nuovamente ritenuto di poter confermare la diagnosi F
32.0 anziché quella di F 33.1 certificata dallo psichiatra curante che nel
frattempo aveva specificato la ricorrenza di tre episodi depressivi: il primo
il 13 novembre 2013, il secondo nel settembre 2014 (conseguente
all'impossibilità di avere un contratto di lavoro) e il terzo nella primavera
2015 (allorquando ha dovuto richiedere l'assistenza sociale).

La perita ha infatti espressamente rilevato come al momento della sua
valutazione (effettuata il 2 e il 14 ottobre 2014) vi era un unico episodio
depressivo (ovvero quello esordito il 13 novembre 2013) e non due come riferito
dallo psichiatra curante.

Ella ha pure puntualizzato come, a sua mente, quanto accaduto nella primavera
2015, non era un nuovo episodio depressivo bensì un'oscillazione del tono
dell'umore nell'ambito dello stesso episodio depressivo insorto nel 2013, tanto
più che quanto scritto dallo psichiatra curante appariva poco chiaro e due
righe più sotto lo stesso sottolineava che l'ICD - 10 precisa che sebbene la
remissione sia di solito completa tra gli episodi, una minoranza dei pazienti
può sviluppare una depressione persistente.

La perita ha quindi nuovamente ribadito le conclusioni della perizia del 1°
dicembre 2014.

Le risposte fornite dalla dr. med. __________ hanno dunque permesso di chiarire
la questione controversa (cfr. STF 9C_203/2008 del 26 marzo 2009).

                            2.5.3.   In una sentenza 32.2007.323
del 4 febbraio 2009, concernente un altro assicurato, lo specialista in
psichiatria incaricato dall’amministrazione di svolgere una perizia aveva posto
la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di gravità
media (ICD10-F33.1), ritenendo l’assicurato in questione inabile al lavoro al
50%.

In corso di causa, quell’assicurato aveva, per contro, prodotto un
referto redatto da alcuni specialisti in psichiatria da lui privatamente
consultati, dal quale emergeva la diagnosi di disturbo depressivo ricorrente,
episodio attuale severo senza sintomi psicotici (ICD0-F33.2), patologia che
comportava, a mente degli specialisti interpellati, una totale incapacità
lavorativa.

In quell’occasione, il TCA ha chiesto sia agli specialisti
consultati dall’assicurato, sia al perito dell’amministrazione, di spiegare in
cosa consistesse la differenza tra episodio depressivo medio e grave.

Il perito dell’amministrazione ha spiegato che, in
base al sistema diagnostico ICD-10, un episodio depressivo implica che il
paziente presenti alcuni elementi psicopatologici. A seconda del numero
e della gravità dei sintomi presenti, un episodio depressivo può essere
classificato come lieve, moderato oppure grave. 

 

I sintomi cui il perito ha fatto riferimento sono i
seguenti:

 

-     depressione del tono dell’umore;

-     riduzione
dell’energia, stanchezza marcata dopo ogni sforzo anche minimo;

-     diminuita attività;

-     ridotta capacità di provare piacere e interesse;

-     l’umore
varia poco da giorno a giorno ed è spesso insensibile alle circostanze.

 

Analizzando i sintomi appena elencati con
riferimento a quanto da lui stesso constatato in occasione della perizia della
primavera 2007, il perito è giunto alla conclusione che “essi paiono
moderatamente compromessi, ma non in misura completa.” 

 

Il TCA, in quell’occasione, ha quindi concluso che,
fino al momento di emanazione della decisione impugnata, che delimita il potere
cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali, l’assicurato era da
considerare abile al lavoro al 50%, ritenendo che il peggioramento delle
condizioni di salute dell’interessato, con passaggio del disturbo depressivo
ricorrente da una gravità media ad una gravità severa, fosse da valutare in sede
di revisione.

 

                                         Va qui rilevato che nella
classificazione medica delle diagnosi ICD-10-GM 2014 - lista sistematica -
versione italiana pubblicata dall’UFS e obbligatoria per tutti gli ospedali
(comprese le cliniche di riabilitazione, le cliniche psichiatriche e le
cliniche specializzate) dal 1° gennaio 2015), per quanto riguarda il disturbo
depressivo ricorrente viene indicato quanto segue:

 

" F32.-  Episodio depressivo

 

           Negli episodi tipici lievi (F32.0), di media gravità (F32.1)
o gravi         (F32.2 e F32.3), il paziente presenta abbassamento del tono    dell'umore,
riduzione dell'energia e decremento dell'attività.                                        Sono
compromessi la capacità di provare piacere, l'interesse e                                la
concentrazione, ed è comune una stanchezza marcata dopo                                     ogni
sforzo anche minimo. Il sonno è di solito disturbato e          l'appetito è
diminuito. Sono quasi sempre ridotte l'autostima e            la fiducia in se
stessi, ed anche nelle forme lievi sono spesso             presenti idee di
colpa e di inutilità.

           L'abbassamento del tono dell'umore si modifica
scarsamente            da un giorno all'altro, non è correlato alle circostanze
e può     essere accompagnato da sintomi cosiddetti somatici, come la                                  perdita
dell'interesse e dei sentimenti piacevoli, il risveglio      mattutino
parecchie ore prima del solito, il peggioramento            mattutino della
depressione, il rallentamento psicomotorio      accentuato, l'agitazione, la
perdita dell'appetito, la perdita di    peso e la riduzione della libido. In
relazione al numero ed alla                                   gravità dei
sintomi, un episodio depressivo può essere  classificato come lieve, di media
gravità o grave.

 

           Incl.: singoli episodi di:

                    • reazione depressiva

                    • depressione psicogena

                    • depressione reattiva (F32.0, F32.1, F32.2)

 

           Escl.:  disturbi dell'adattamento (F43.2)

se associati a disturbi della condotta
descritti in (F91.-, F92.0)

depressione ricorrente (F33.-)

 

F32.0 Episodio depressivo lieve

 

           Sono generalmente presenti almeno due o tre dei sintomi
      sopra indicati. Il paziente è in genere sofferente a causa di           essi,
ma e in grado di continuare la maggior parte delle sue                                         attività
abituali.

 

F32.1 Episodio depressivo di media gravità

 

           Sono in genere presenti quattro o più dei sintomi
sopraindicati            ed il soggetto ha grandi difficoltà a continuare le
sue attività      abituali.

 

F32.2 Episodio depressivo grave senza sintomi
psicotici

 

           Episodio depressivo in cui molti dei sintomi sono
marcati e     penosi, tipicamente la perdita dell'autostima e le

           idee di colpa o di inutilità. Sono comuni propositi e
atti suicidari          ed è in genere presente un certo numero di sintomi
somatici.

 

           Episodio singolo, senza sintomi psicotici, di
depressione         agitata

           Episodio singolo, senza sintomi psicotici, di
depressione         maggiore

           Episodio singolo, senza sintomi psicotici, di
depressione con  rischio vitale

 

F32.3 Episodio depressivo grave con sintomi
psicotici

 

           Episodio depressivo simile a quello descritto in F32.2,
ma con           presenza di allucinazioni, deliri, ritardo

           psicomotorio o stupor, così gravi da rendere
impossibili le       normali attività sociali. Vi può essere pericolo di

           morte per suicidio, disidratazione ed inedia. Le
allucinazioni ed           i deliri possono o meno essere congrui all'umore.

 

           Singolo episodio di:

           • depressione maggiore con sintomi psicotici

           • psicosi depressiva psicogena

           • depressione psicotica

           • psicosi depressiva reattiva

 

F32.8 Episodi depressivi di altro tipo

           Singoli episodi di depressione mascherata S.A.I.

           Depressione atipica

 

F32.9 Episodio depressivo non specificato

           Disturbo depressivo S.A.I.

           Depressione S.A.I.”

Il TCA non ha quindi motivo per distanziarsi dalle considerazioni della perita
psichiatra del CPAS e, pertanto, dalla diagnosi posta di episodio depressivo
(F32) lieve (F32.0), specificata sulla base dei criteri diagnostici
dell'ICD-10 (F32; soddisfacendo i criteri: G1 durata di almeno 2 settimane, G2
assenza di episodi maniacali o ipomaniacali precedenti, G3 non attribuibile
all'uso di sostanze psicoattive o a malattia mentale organica; F32.0; A:
soddisfatti i criteri generali; ha 2 sintomi del criterio B umore depresso per
la maggior parte della giornata, perdita di interesse per attività normalmente
piacevoli e 2 sintomi del criterio C disturbi del sonno, lamentazioni di
diminuita capacità di concentrarsi; arrivando ad numero totale di almeno 4
sintomi), con piena capacità lavorativa dell'assicurato, contrariamente a
quella di sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità, in
via di risoluzione (F33.1) certificata, ma non specificata sulla base dei
criteri diagnostici dell'ICD-10, dallo specialista curante del ricorrente, con una
capacità lavorativa ridotta al 50% per qualsiasi tipo di attività a far tempo
dal 13 novembre 2013.

In simili circostanze, il fatto che la dr. med. __________ abbia visitato il
ricorrente in due occasioni mentre lo psichiatra curante abbia con lui consulti
regolari ogni ca. 2 settimane, non inficia la piena forza probante della
perizia del 1° dicembre 2014 e dei successivi rapporti del 13 luglio e del 19 agosto
2015.

Giova qui ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr. STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve
en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de
Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF
ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico assunto (a scopo di
trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si può di regola fondare
sulla posizione del medico curante, anche se specialista (cfr. STF I 1102/06
del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007 consid. 2).

 

                                         Ad esempio,
nella sentenza 9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha
sottolineato che:

 

" (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

L’Alta Corte ha nuovamente confermato la sua
giurisprudenza nella STF 9C_457/2012 del 28 agosto 2012, consid. 6.2, nella
quale ha ribadito la correttezza della valutazione eseguita dai periti del
Centro peritale, anziché quella del curante, osservando che “ a ciò si aggiunge che la valutazione
del primo giudice tiene meglio conto della differenza, a livello probatorio,
tra mandato di cura e mandato peritale (cfr., tra le tante, sentenza
9C_151/2011 del 27 gennaio 2012 consid. 5.1 con riferimenti).

Questo principio è stato ribadito anche nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre
2012, consid. 4.4.

In una sentenza 9C_185/2013 del 17 aprile 2013, l’Alta Corte,
confermando la STCA 36.2012.67 dell’11 febbraio 2013, ha ritenuto corretta, nonostante la certificazione dello psichiatra curante, la valutazione
peritale psichiatrica eseguita dal SAM, ricordando che, in presenza di perizie
esterne, il solo fatto che uno o più curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimetterle in discussione e ad imporre
nuovi accertamenti (cfr. fra le tante 9C_330/2012 del 7 settembre 2012 consid.
4; 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4. con riferimenti).

Non consente di addivenire ad una conclusione differente neppure lo scritto
inviato il 15 gennaio 2015 dal dr. med. __________ del __________, già solo per
la circostanza che lo stesso parte dal presupposto che "sia il medico
di famiglia sia lo specialista che ha in cura" il ricorrente "ritengono
che sia abile al lavoro al 50% in qualità di autista di bus" (doc. D).

                            2.5.4.   Questa Corte ritiene pertanto
che lo stato di salute dal profilo psichico dell’assicurato sia stato
dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dall'amministrazione,
segnatamente dalle specialiste del CPAS, prima dell'emanazione della decisione
qui impugnata.

I referti peritali del 19 dicembre 2014, del 13 luglio e del 17 agosto 2015 del
CPAS, conformi alle direttive fissate dalla DTF 137 V 210, hanno
difatti permesso al TCA di fare piena luce sulla situazione valetudinaria
dell'assicurato al momento determinante (cfr. consid. 2.5.1.; 2.5.2. e 2.5.3),
senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori accertamenti medici e, in
particolare, ad una perizia giudiziaria, come richiesto invece in sede
ricorsuale.

In tale contesto, va qui ricordato che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio
conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre
prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II
consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente
all'art. 29 cpv.2 Cost.
(DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

                                         Il TCA rinuncia quindi all'assunzione
di ulteriori prove, ritenendo la situazione sufficientemente chiarita.

                            2.5.5.   Per costante giurisprudenza,
il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione
deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui
essa venne emanata - in concreto il 28
aprile 2015 - quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente
possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione
anteriore alla decisione resa (SVR 2003 IV n. 25 consid. 1.2; DTF 130 V 140 e
129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).

La valutazione neuropsicologica del 15 giugno 2015 della dr. med. __________,
psicologa specialista in neuropsicologia FSP, della Clinica __________ di __________
(doc. H) fa riferimento ad una situazione clinica dell’assicurato posteriore di
oltre un mese alla decisione dell’UAI e dunque, non è rilevante nella presente
procedura.

D'altra parte, va rilevato che tale nuovo documento non permetterebbe comunque
una diversa valutazione della fattispecie, già solamente per il fatto che la
neuropsicologa non ha certificato alcuna inabilità lavorativa dell'assicurato.

A questo proposito val qui la pena di rilevare che se, successiva-mente
all'emissione della decisione impugnata del 28 aprile 2015, l'insorgente
ritiene che vi sia stato un peggioramento del suo stato di salute, potrà
inoltrare in ogni caso una nuova domanda di prestazioni.

                            2.5.6.   Stante quanto precede questo
TCA non può condividere né le contestazioni mosse dall'insorgente nel gravame
alla valutazione medica-psichiatrica operata dall'amministrazione né le
conclusioni a cui è giunto nel ricorso, giusta le quali non sarebbe in grado,
per motivi psichici, di svolgere attività lavorative, ancorché semplici e ripetitive,
oltre al grado del 50%.

                               2.6.   Davanti
a questa Corte il ricorrente che - in sede di osservazioni al progetto di
decisione del 28 gennaio 2014 (poi annullato e sostituito da quello del 25
febbraio 2015) aveva prodotto il certificato dell'11 febbraio 2014 del proprio
medico curante, dr. med. __________, giusta il quale "il paziente
presenta una gonalgia cr. A destra, in stato dopo plastica al legamento
crociato anteriore il 20.11.2003. Quale autista di bus risulta abile al 50%
dall'inizio dell'attività lavorativa e per tempo indeterminato" (doc.
AI 134-2) - non contesta più la valutazione medica-somatica operata
dall'amministrazione. A ragione.

A questo proposito il TCA osserva infatti quanto segue.

                            2.6.1.   Nel caso di specie, dagli atti
di causa risulta che il 25 ottobre 2005 il dr. med. __________, FMH in urologia,
ha diagnosticato, nell'ambito di una macroematuria, un papilloma vescicale
all'assicurato. Nel rapporto medico del 2 giugno 2009 lo specialista ha posto
la diagnosi senza ripercussione sulla capacità lavorativa di "papillomi
vescicali recidivanti, pTa G1-G2; esiti di plurime TUR vescica il 22.12.2005,
22.11.2006, 4.06.2007, 30.03.2009", puntualizzando che si trattava
"di un tumore superficiale della vescica che non comportava al momento
nessuna limitazione dell'abilità lavorativa, ad eccezione degli episodi in cui
il paziente deve essere ricoverato per le resezioni transuretrali con
cessazione dell'abilità lavorativa per circa 3-4 settimane" (doc. AI 75-1/3).

Il TCA non ha ragione di scostarsi da questa valutazione, fatta propria anche
dal medico dell'SMR nel proprio rapporto del 2 marzo 2010. 

Tanto più che le conclusioni del dr. med. __________ - FMH in urologia, e
quindi specialista nella materia che qui ci occupa, che ha più volte operato
l'assicurato e lo ha preso a carico anche in seguito - non sono state smentite
da altri certificati medico-specialistici attestanti una diversa influenza
della patologia dell'assicurato sulla sua capacità lavorativa.

Il fatto che tale diagnosi figuri nel rapporto del 2 marzo 2010 ma non in
quello del 19 dicembre 2014 del medico dell'SMR è irrilevante ai fini del
giudizio, essendo in ogni caso senza influsso sulla capacità lavorativa
dell'assicurato.

Tanto più che neppure il ricorrente pretende il contrario.

                            2.6.2.   Dal profilo ortopedico, dalle
tavole processuali emerge che l'insorgente, a seguito dell'infortunio del 6
settembre 2003 riportato in narrativa, è stato visitato il 30 novembre 2004 dal
dr. med. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, nell'ambito della
visita medica __________ di chiusura della __________. Nel relativo rapporto lo
specialista - dopo aver descritto il decorso post-infortunistico secondo gli
atti nonché i dati soggettivi ed oggettivi e aver posto la diagnosi di "disturbi
funzionali di media entità al ginocchio destro e stato da plastica del legamento
crociato anteriore avvenuta il 20.11.2003 in stato di rottura del legamento
crociato anteriore il 6.09.2003 su trauma distorsivo" e aver osservato
che la situazione era da considerarsi stabilizzata - ha espresso la seguente esigibilità
del lavoro (doc. LAINF 18-1/3).

" L'assicurato
può molto spesso sollevare pesi da 10 a 25 kg fino all'altezza dei fianchi,
talvolta pesi da " 25 a 45 kg fino all'altezza dei fianchi, di rado pesi
superiori ai 45 kg fino all'altezza del franchi. L'assicurato può molto spesso
sollevare pesi di più di 5 .kg al di sopra dell'altezza del petto. L'assicurato
può molto spesso maneggiare attrezzi di leggera, media e pesante entità,
l'assicurato può talvolta effettuare lavori molto pesanti, la rotazione manuale
non è impedita.

L'assicurato può molto spesso lavorare sopra la testa, molto
spesso può effettuare la rotazione dei tronco e molto spesso assumere la
posizione seduta e inclinata in avanti. L'assicurato può talvolta assumere la
posizione in piedi inclinata in avanti, non può mai assumere la posizione
inginocchiata e può di rado effettuare la flessione delle ginocchia.
L'assicurato può molto spesso assumere la posizione seduta di lunga durata e
spesso assumere la posizione in piedi di lunga durata. L'assicurato può molto
spesso camminare oltre i 50 metri; talvolta camminare per lunghi tragitti,
talvolta camminare su terreno accidentato, talvolta salire le scale e talvolta
salire su scale a pioli".

                                         A seguito dell'infortunio
del 9 settembre 2006 riportato in narrativa, il 2 marzo 2007 l'insorgente è
stato nuovamente visitato dal precitato medico circondariale. Nel relativo
rapporto lo specialista - dopo aver descritto il decorso post-infortunistico
secondo gli atti nonché i dati soggettivi ed oggettivi e aver posto la diagnosi
di "disturbi funzionali di media entità al ginocchio destro e stato da
plastica del legamento crociato anteriore avvenuta il 20.11.2003; Stato di
contusione della spalla sinistra con sintomatologia algica in via di
risoluzione" e aver rilevato che lo stato locale del ginocchio destro
era sovrapponibile a quello a suo tempo già accertato e che la contusione alla
spalla era già guarita con misure conservative - ha ribadito l'esigibilità già
espressa il 30 novembre 2004 (doc. LAINF 22-1/3).

Questo Tribunale, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti,
deve concludere che non vi è motivo per distanziarsi dalla valutazione operata
dal medico circondariale della SUVA e fatta propria dal medico dell'SMR nei
propri rapporti del 2 marzo 2010 e del 19 dicembre 2014 (cfr. consid. 2.4).

L’amministrazione poteva legittimamente basare la propria valutazione sugli
accertamenti effettuati dall’assicuratore infortuni inerenti alla patologia con
influsso sulla capacità lavorativa di origine prettamente infortunistica.

La valutazione operata dal medico __________ della __________ e fatta propria
dall’UAI è da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i
parametri giurisprudenziali ricordati al considerando 2.3. ll dr. med. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica, si è espresso su tutte le problematiche
postinfortunistiche lamentate dall'assicurato, ha esaminato accuratamente tutta
la documentazione messa a sua disposizione ed ha valutato la capacità
lavorativa dell'insorgente (sulla base delle indicazioni fornite dal dr. med. __________
- spec. FMH in ortopedia e chirurgia ortopedica, e quindi specialista nella
materia che qui ci occupa, che ha operato l'assicurato e lo ha preso a carico
anche in seguito - e corroborate sia dai referti medici agli atti sia dalle
visite effettuate presso di lui in agenzia), motivando debitamente le sue
conclusioni. Al referto va dunque attribuita piena forza probante.

                            2.6.3.   Questa Corte ritiene pertanto
che, anche dal profilo somatico, lo stato di salute dell’assicurato sia stato
dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dall'UAI prima dell'emanazione
della decisione qui impugnata.

                               2.7.   In conclusione, stante quanto
sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia
ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF
113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da
ritenere dimostrato, secondo il grado della
verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle
assicurazioni sociali, che RI 1 è abile al lavoro al 100% in un'attività
adeguata rispettosa dei noti limiti funzionali a far tempo dal novembre 2004.

                               2.8.   Occorre ora esaminare le
conseguenze del danno alla salute subito dal ricorrente dal profilo
finanziario. Trattasi di una verifica che si impone nonostante il ricorrente abbia
criticato solamente la valutazione medica-psichiatrica effettuata
dall'amministrazione, senza nulla eccepire quanto agli aspetti economici.

                            2.8.1.   Per determinare
il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla
salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa,
nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla
rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale
persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale
reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si
fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del
danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei
salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul
salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella
stessa azienda o in un'azienda simile. Nel caso in cui non fosse possibile
quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si farà riferimento a valori
empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere
conto del principio secondo cui - in assenza di indizi concreti che impongano
una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe di regola, e
conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente
svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale
contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata.
Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e
percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30;
RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è
pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata
da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002
pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).

                                         Un salario di punta può
essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano (RCC
1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno
in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di
lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

Giova qui ricordare che in una sentenza I 696/01 del 4 aprile
2002 al consid. 3b)aa) e seguenti il TF ha dovuto giudicare il caso di un
garagista indipendente che contestava l’ammontare del reddito da valido preso
in considerazione dal Tribunale cantonale e dall’amministrazione. Sulla base del reddito registrato nel conto individuale, entrambe le
autorità avevano ritenuto che l’interessato avrebbe potuto conseguire un
reddito massimo di fr. 20'000 (”Verwaltung und Vorinstanz gehen gestützt auf
die Einträge im IK des Beschwerdeführers davon aus, dass dieser im
Gesundheitsfall höchstens ein Einkommen in der Höhe von Fr. 20'000.- erzielen
würde. In der Tat ist den betreffenden Einträgen zu entnehmen, dass der damals
selbstständigerwerbende Garagist Einkünfte von jährlich höchstens Fr. 16'300.-
(1986/87) und Fr. 16'500.- (1994/95) sowie Fr. 15'300.- (1996/97) erzielt habe.
So besehen ist es nicht zu beanstanden, wenn Verwaltung und Vorinstanz das
Valideneinkommen auf Fr. 20'000.- festgelegt haben, wobei die Gründe, warum der
Beschwerdeführer nicht ein höheres Einkommen verabgabt hat, keiner näheren Erörterung
bedürfen“).

                                         Per l’Alta Corte tuttavia
la circostanza che il ricorrente durante numerosi anni ha esercitato
un’attività indipendente conseguendo redditi inusualmente bassi, che neppure
permettevano un’esistenza dignitosa, non è di per sé decisiva per la fissazione
del reddito da valido (“bb) Verwaltung und Vorinstanz übersehen nun aber den
folgenden entscheidenden Punkt: Dass der Versicherte in der Vergangenheit einen
Einmannbetrieb führte und sich in diesem Rahmen während Jahren mit unüblich tiefen,
kaum existenzsichernden Erwerbseinkommen begnügte, ist für die Festlegung des
Valideneinkommens als solchen nicht entscheidend.“).

                                         Ciò,
perché il reddito da valido di soli fr. 20'000 poteva essere imputato
all’allora ricorrente solo se sulla base di elementi concreti si poteva
concludere che quale persona sana e completamente abile al lavoro si sarebbe
accontentata di un guadagno marginale (“Denn das Valideneinkommen ist nicht
eine vergangene, sondern eine hypothetische Grösse. Ein
Valideneinkommen von bloss Fr. 20'000.- kann dem Beschwerdeführer daher nur
dann angerechnet werden, wenn auf Grund der konkreten Verhältnisse seines
Einzelfalles anzunehmen ist, dass er sich auch als gesunder, voll
leistungsfähiger Berufsmann mit einer solchen Randexistenz begnügen würde.“). Nel caso che il TF era stato chiamato a giudicare sulla base degli atti
non era tuttavia possibile concludere in tal senso (“Gerade dies kann nach Lage
der Akten im Falle des Beschwerdeführers nicht gesagt werden”) ed ha preso in
considerazione quale reddito da valido quello di un meccanico qualificato
figurante nelle usuali tabelle RSS poiché occorreva ritenere che l’interessato,
se non fosse divenuto invalido, avrebbe abbandonato la sua attività
indipendente.

In una sentenza 8C_611/2007 del 23 aprile 2008, a proposito del reddito da valido di un consulente assicurativo che aveva conosciuto delle
forti variazioni annuali del proprio salario il TF non ha censurato la presa in
considerazione, da parte dell’autorità inferiore, della media del reddito
conseguito dall’assicurato negli ultimi tre anni (“Wegen starker
Lohnschwankungen von Jahr zu Jahr stellte das kantonale Gericht zur Bemessung
des Valideneinkommens auf den Durchschnittsverdienst der letzten drei Jahre vor
Eintritt des Gesundheitsschadens ab. Als Bezugsgrösse wählte es die im
Individuellen Konto der gemeldenten beitragspflichtigen Einkommen (Art. 30ter
Abs. 1 AHVG und Art. 135 ff. AHVV) ausgewiesenen, vom Arbeitgeber bestätigten
Lohnsummen“), ma ha rinviato la causa all’autorità inferiore per una
determinazione più precisa del salario percepito dopo ulteriori accertamenti in
ambito fiscale. In sostanza l’Alta Corte ha stabilito che se da una parte il
reddito da valido può, di principio, essere evinto dalle registrazioni figuranti
nel conto individuale della persona assicurata, a quest’ultima non può essere
impedito di comprovare che il reddito ivi registrato non corrisponde a quello
effettivamente conseguito.

                                         

                                         Con sentenza 8C_626/2011 del
29 marzo 2012, in un caso di un assicurato attivo quale indipendente
nell’ambito della pulizia, il cui reddito è variato notevolmente nel corso
degli anni, il TF, dopo aver rammentato il contenuto della sopra citata
sentenza I 696/01 del 4 aprile 2002, ha affermato che nel preciso caso di specie,
alla luce delle notevoli variazioni del reddito, non andava presa in
considerazione la media degli introiti degli ultimi tre anni, ma degli ultimi
12.

 

                            2.8.2.   Circa il reddito da valido, va
rilevato che con decisione dell'11 gennaio 2006 l'UAI aveva rifiutato qualsiasi
garanzia per provvedimenti professionali, essendo il grado d'invalidità presentato
dall'assicurato nullo (doc. AI 32-1/4).

In quell'occasione l'UAI aveva infatti accertato che il salario quale operaio
polivalente locomotista dell'interessato era molto alto (annuncio __________:
fr. 7'459.75 mensili), visto che allo stipendio base di fr. 22.30 orari
andavano aggiunti i vari supplementi per turni di notte e lavori in _________
(doc. AI 13-1). L'interessato nei 2 mesi precedenti l'insorgenza del danno alla
salute (luglio e agosto 2003) aveva conseguito un reddito lordo medio pari a
fr. 7'056.80 che, moltiplicato per 12 mensilità, conduceva ad un reddito da
valido senza il danno alla salute (anno 2003) di fr. 84'862.- (doc. AI 17-1). L'amministrazione
aveva parimenti appurato che l'interessato, originario della ___________ dove
aveva frequentato le scuole dell'obbligo e il liceo, era arrivato in Svizzera
nel giugno 1990 (quale richiedente l'asilo; doc. AI 159-13), dal 1994 al 2002
aveva alternato periodi lavorativi (quale manovale edile, tagliatore di
tondino, tagliatore di pietra, ecc.) a periodi di disoccupazione, dal 7 giugno
al 6 settembre 2003 (giorno dell'infortunio) era occupato quale operaio edile
presso il cantiere _________ e dal 1° febbraio 2005 era nuovamente iscritto
alla disoccupazione. Considerati i diversi datori di lavoro (l'infortunio era
avvenuto a soli 3 mesi dall'inizio dell'ultimo impiego) ed i relativi periodi
di disoccupazione, per stabilire il salario annuo dell'assicurato senza il
danno alla salute, aveva deciso di effe