# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88baa0e9-4196-56b9-8b35-b46efbcbf628
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-23
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 23.01.2003 SB 2002 46
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SB-2002-46_2003-01-23.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
  Tribunale cantonale dei Grigioni
  Dretgira chantunala dal Grischun

Rif.: Coira, 23 gennaio 2003 Comunicata per iscritto il: 
SB 02 46 (non comunicata oralmente)

Sentenza
Commissione del Tribunale cantonale

Vicepresidente Schlenker, giudici cantonali Schäfer e Vital, attuaria ad hoc Baretta.

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Vista l’istanza 

di P., istante, rappresentato dall’avv. lic. iur. Martino Luminati, Via Sottosassa 71, 
7742 Poschiavo,

concernente indennizzo e riparazione ai sensi dell'art. 161 LGP,

è risultato:

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A. Il 23 ottobre 2000, verso le ore 8, P. era intenzionato a raggiungere 
l’abitazione di A. a B., il quale lo aveva invitato la mattina stessa per chiarire i fatti 
accaduti il giorno precedente. Giunto in dogana P. veniva arrestato e portato al po-
sto di polizia di C., dove veniva ripetutamente interrogato sui motivi della sua azione. 
Il giorno precedente costui si era infatti introdotto nella casa parrocchiale attraverso 
una finestra aperta. La sua intenzione era quella di portare soccorso alla madre di 
A., D., la quale pur trovandosi in casa non aveva aperto la porta d’entrata, nono-
stante che lui precedentemente avesse suonato più volte il campanello. A. sporse 
in seguito querela di parte lesa contro P. per violazione di domicilio e furto. Da tempo 
si riscontravano infatti dei furti a danno delle case parrocchiali di B. e E.. Dopo que-
sto avvenimento si nutrivano forti dubbi sulla colpevolezza di P.. Per questi motivi 
fu trattenuto in fermo di polizia presso le carceri del posto di polizia di C. dal 23 al 
24 ottobre 2000. 

B. Con decreto del 16 agosto 2001 la Procura pubblica dei Grigioni ha 
posto P. in stato d’accusa per violazione di domicilio ai sensi dell’art. 186 CP dinanzi 
alla Commissione del Tribunale del Distretto Bernina. Inizialmente l’istruttoria pe-
nale veniva condotta anche per furto; per mancanza di prove venne però sospesa. 
Con sentenza del 7 novembre 2001, comunicata il 6 dicembre 2001, la Commis-
sione sopraccitata dichiarava P. colpevole di violazione di domicilio. Per questo ve-
niva punito ad una pena detentiva di 15 giorni e al pagamento di una multa di fr. 
300.--. L’esecuzione della pena veniva sospesa dietro imposizione di un periodo di 
prova di due anni.

C. Il 27 dicembre 2001 P. è insorto contro questo giudizio con appello alla 
Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni chiedendo l’annullamento della 
sentenza impugnata ed il proscioglimento da qualsiasi accusa. Con sentenza del 6 
marzo 2002, comunicata il 18 aprile 2002, quest’ultima ha integralmente accolto 
l’appello ed ha annullato la sentenza impugnata. La seconda istanza ha ritenuto che 
allorquando P. si è introdotto nella casa parrocchiale ha agito per effetto di una 
supposizione erronea sullo stato di necessità e, dato che questa supposizione gli è 
favorevole, ha concluso che andava giudicato secondo la stessa. La Commissione 
del Tribunale cantonale ha così ritenuto che il delitto previsto e punito dall’art. 186 
CP non si era verificato, dato che P. si sarebbe introdotto nella canonica, credendo 
che D. si trovasse in pericolo. Per quel che riguarda i costi giudiziari suddetta com-
missione ha stabilito quanto segue:

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“I costi della procedura d’inchiesta di fr. 2'690.20 vanno a carico del Cantone 
dei Grigioni, che per questa procedura rifonde a P. un’indennità a titolo di 
ripetibili di fr. 3'000.--.

I costi della procedura dinanzi alla Commissione del Tribunale distrettuale 
Bernina di fr. 1'000.-- sono sopportati dal Distretto Bernina, che per questa 
procedura paga a P. ripetibili dell’importo di fr. 1'000.--.

I costi della procedura d’appello di fr. 1'200.-- sono addossati al Cantone dei 
Grigioni che per questa procedura versa all’appellante ripetibili dell’importo 
di fr. 1'000.--.”

D. Il 10 dicembre 2002 alla Commissione del Tribunale cantonale è per-
venuta un’istanza di risarcimento ai sensi dell’art. 161 LGP, con la quale P. ha chie-
sto:

“1. Lo Stato del Cantone dei Grigioni sia obbligato a versare a P.  fr. 65'263.-
- quale indennizzo e riparazione, più interessi legali a decorrere dal 6 
marzo 2002.

2. Eventualmente l’indenizzo e la riparazione siano fissati tenor libero apprez-
zamento del giudice.

3.  Spese e ripetibili a carico del convenuto.”

L’importo richiesto risulterebbe composto dalle seguenti cifre:

“- risarcimento per torto morale fr.   8'000.--

- risarcimento spese avvocato in G. fr.      274.--

- risarcimento spese d’immatricolazione fr.   1'261.--

-risarcimento per ritardo nella conclusione degli studi fr. 55'728.--

totale danno fr. 65'263.--“

Il 27 dicembre 2002 la Procura pubblica dei Grigioni ha proposto la reiezione 
dell’istanza, inoltrando la presa di posizione interna del giudice istruttore di Same-
dan del 19 dicembre 2002 e facendo riferimento agli atti.

Dei motivi posti a fondamento dell’istanza e della presa di posizione interna 
si dirà, se necessario, nei considerandi.

La Commissione del Tribunale cantonale considera :

1. Se un accusato viene assolto o il procedimento contro di lui è sospeso 
oppure se una misura coercitiva eseguita nei suoi confronti risulta ingiustificata, in 

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ottemperanza all’art. 161 LGP lo Stato deve a sua richiesta aggiudicargli un risarci-
mento (indennizzo, riparazione) per gli svantaggi che egli ha subito causa le misure 
d’istruttoria. 

Il diritto alla riparazione da parte della persona illegalmente arrestata e incar-
cerata è previsto pure dall’art. 5 n. 5 CEDU; l’avente diritto può quindi fondare la 
sua pretesa anche su questa norma (Trechsel, Die Europäische Menschenrech-
tskonvention, ihr Schutz der persönlichen Freiheit und die Schweizerischen Straf-
prozessrechte, diss., Berna 1974, pag. 371). Questa norma non impone però alcun 
obbligo al Cantone dei Grigioni, dato che con la norma giusta l’art. 161 LGP quest’ul-
timo conosceva già prima della ratifica della Convenzione indennità siffatte. 

Le richieste di risarcimento sono decise dall’autorità presso cui il procedi-
mento era in sospeso da ultimo (art. 161 cpv. 2 LGP). Con sentenza del 6 marzo 
2002, comunicata il 18 aprile 2002, la Commissione del Tribunale cantonale ha as-
solto P. dalla condanna di violazione di domicilio. Questa sentenza non è stata im-
pugnata ed è pertanto cresciuta in giudicato. Suddetta commissione è quindi l’auto-
rità competente per giudicare la domanda di risarcimento (cfr. PTC 1996 no. 35; 
sentenza della Commissione del Tribunale cantonale del 7 novembre 2001 in re D. 
G., SB 01/58). Il diritto a un tribunale indipendente e imparziale giusta l'art. 30 cpv. 
1 Cost. e l'art. 6 n. 1 CEDU non è violato quando il giudice di merito statuisce suc-
cessivamente su una domanda d'indennità (DTF 119 Ia 226 seg.). Le domande di 
risarcimento vanno presentate entro i termini di prescrizione (cfr. DTF 109 IV 63 
riguardante la prescrizione del diritto ad un'indennità ai sensi dell'art. 122 PP) e di 
perenzione. La domanda di risarcimento di P. del 10 dicembre 2002 è tempestiva e 
di conseguenza è ricevibile in ordine.

2. Come esposto in precedenza (cfr. cifra 1) la Commissione del Tribu-
nale cantonale ha prosciolto P.. Questa sentenza di assoluzione conferma quindi 
che la procedura penale aperta nei confronti dell’imputato era ingiustificata. In simili 
circostanze sussiste per principio il diritto ad un’indennità giusta l’art. 161 LGP, an-
che se non si tratta di una procedura illegale come pretende il rappresentante di P., 
l’avvocato Martino Luminati, dato che anche in caso di procedura ingiustificata è 
esplicitamente prevista un’indennità dalla norma di cui in parola (cfr. Padrutt, Kom-
mentar zur Strafprozessordnung des Kantons Graubünden, 2.a edizione, Coira 
1996, cifra 1.6 seg. all’art. 161). Nell’evenienza concreta non si può infatti parlare di 
procedura illegale, visto che la Commissione del tribunale cantonale ha comunque 
riconosciuto che al richiedente doveva venir imputata una grave negligenza. In ap-

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plicazione dei combinati disposti di cui agli artt. 19 cpv. 1 e 186 CP è però pacifico 
che il verdetto pronunciava l’assoluzione di P., in quanto l’art. 186 CP non reprime 
la violazione di domicilio commessa per negligenza (cfr. art. 19 cpv. 2 CP). L’obbligo 
d’indennizzo presuppone una certa gravità obiettiva delle operazioni istruttorie e 
l’esistenza di un pregiudizio considerevole da esse causato (DTF 107 IV 155; cfr. 
anche Padrutt, op. cit., cifra 1.3 seg. all’art. 161). L’accusato prosciolto è tenuto a 
provare tale pregiudizio (DTF 107 IV 155). Lo Stato non può sottrarsi a questo suo 
obbligo quando sono raggiunti i presupposti richiesti dalla legge.

Il 23 ottobre 2000 P. veniva arrestato e ripetutamente interrogato dalla poli-
zia. Veniva rilasciato solamente il giorno seguente, il 24 ottobre 2000, verso le ore 
18. Egli è stato quindi trattenuto per circa 34 ore. Il suo rappresentante ritiene che 
già nell’ambito del primo interrogatorio il richiedente avrebbe ammesso la fattispecie 
oggettiva di una violazione di domicilio e in più avrebbe spiegato in dettaglio i motivi 
per cui era entrato in quel modo nell’appartamento, quindi non vi sarebbe più stata 
alcuna ragione che giustificasse il suo fermo. Benchè la privazione della libertà di 
certo è stato l’atto che ha cagionato il danno maggiore, il rappresentante del richie-
dente, ha precisato che quest’ultimo è stato vittima di altri infondati atti istruttori. Il 
23 ottobre 2000 infatti i Carabinieri di M. avrebbero effettuato una perquisizione do-
miciliare accompagnati da due poliziotti svizzeri in borghese. Questa azione, la 
quale sarebbe addirittura stata avviata senza una regolare domanda di rogatoria, 
avrebbe innescato una reazione a catena nella città natale di P.. Innanzitutto questa 
azione avrebbe causato uno strascico giudiziario anche in G.. Inoltre P. ricoprendo 
alcune cariche pubbliche era una persona conosciuta dalla popolazione. Con una 
lettera anonima, la quale sarebbe stata recapitata sia al sindaco della città che a 
tutti i membri del consiglio comunale, il richiedente veniva accusato quale colpevole 
dei furti perpetrati a danno delle case parrocchiali. Nella stessa lettera sarebbe ad-
dirittura stata messa in dubbio l’opportunità di lasciare degli incarichi pubblici al ri-
chiedente. Questa campagna denigratoria gli avrebbe causato un crollo psicologico. 
Le accuse infondate infatti avrebbero messo oltre che l’imputato stesso, pure tutti i 
suoi famigliari in una situazione estremamente disagevole. La gravità obiettiva delle 
operazioni istruttorie sarebbe infine documentata dal fatto che la Procura pubblica 
avrebbe trascinato P. in tribunale, sebbene antecedentemente non si sia mai curata 
di appurare la fattispecie soggettiva. La Procura non si sarebbe infatti mai posta il 
quesito, se sussisteva un errore sui fatti. 

L’argomentazione addotta dal rappresentante è in grado di evidenziare in 
tutta la sua ampiezza la gravità obiettiva delle operazioni istruttorie condotte dalla 

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Procura pubblica contro P.. È inoltre innegabile che tali operazioni hanno causato 
un pregiudizio considerevole a danno dello stesso. Dato che la fattispecie posta a 
fondamento delle pretese sollevate adempie i presupposti testé citati, al richiedente 
spetta per principio un’indennità giusta l’art. 161 LGP. È quindi dato a questa com-
missione di entrare nel merito di tutto il ventaglio di richieste di risarcimento formu-
late. 

3. L’accusato prosciolto in sede giudiziaria ha diritto ad un’indennità nella 
forma del risarcimento dei danni materiali diretti e della riparazione del torto morale 
(per quest’ultimo cfr. cifra 5). Per danno materiale che va indennizzato va inteso sia 
il danno emergente sia il mancato guadagno per il perdurare del procedimento pe-
nale, premesso in ogni caso l’esistenza di un nesso di causalità adeguato (cfr. 
Guhl/Koller, Das schweizerische Obligationenrecht, 9.a edizione, Zurigo 2000, § 10, 
pag. 72, cifra 36). In analogia all’art. 42 cpv. 2 CO, chi pretende il risarcimento del 
danno ne deve fornire la prova. Alla parte che se ne prevale incombe quindi non 
soltanto l’obbligo di provare l’insorgenza di un danno in nesso di causalità adeguata 
con l’agire ingiusto della controparte, ma altresì l’entità dello stesso (Padrutt, op. 
cit., cifra 1.7 seg. all’art. 161). La richiesta deve essere fondata su fatti precisi e deve 
essere debitamente documentata (cfr. Guhl/Koller, op. cit., § 10, pag. 71, cifra 35). 
All’obbligo di sostanziare il danno si pongono condizioni molto severe, siccome solo 
l’avente diritto può presentare gli elementi necessari per calcolare il danno occorso 
in relazione con la procedura ingiusta. Solo grazie a queste prove il giudice è in 
grado di pronunciare un equo giudizio. 

Il risarcimento può essere negato o ridotto se il richiedente con il suo com-
portamento riprovevole o leggero ha provocato l’istruttoria o l’ha resa più difficile 
(art. 161 cpv. 1, 2.a frase). Chi dà fondato motivo per il compimento di un determi-
nato atto istruttorio con il suo comportamento sospetto non può poi pretendere che 
l’autorità inquirente non agisca in base alla impressione suscitata dal di lui atteggia-
mento. Nella fattispecie in oggetto il comportamento di P. gli è costato l’imputazione 
di una grave negligenza (cfr. sentenza della Commissione del Tribunale cantonale 
del 6 marzo 2002, pag. 9), poichè usando le dovute precauzioni avrebbe potuto 
evitare l’errore sullo stato di necessità. A questa istanza è pertanto data la possibilità 
di ridurre la somma d’indennità richiesta, dato che P. con il suo comportamento 
leggero ha sicuramente provocato l’istruttoria nei suoi confronti. 

4. A mente dell’istante nella fattispecie in esame il suo danno materiale 
diretto ammonta a fr. 57'263.-- ( = fr. 65'263.-- - fr. 8'000.-- per torto morale). Questa 

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somma comprenderebbe le spese per un avvocato in G. di fr. 274.--, le spese d’im-
matricolazione di fr. 1'261.-- ed il risarcimento per il mancato guadagno di fr. 55'728.-
-.

a) La richiesta di risarcimento delle spese d’avvocato in G. deve essere 
accolta. P. si è infatti visto costretto a consultare l’avvocato I., dato che la procedura 
penale aperta nei suoi confronti dalle autorità svizzere ha avuto uno strascico giu-
diziario anche in G.. In occasione della perquisizione domiciliare del 23 ottobre 2000 
da parte della Procura della Repubblica è stata aperta un’ulteriore inchiesta per furto 
e per qualsiasi altra forma di sottrazione di cose (doc. 01/31) presso il Tribunale di 
K. (doc. 01/28). P. veniva iscritto nell’elenco degli indagati. Solamente il 19 aprile 
2001 il Giudice per le indagini preliminari ha decretato l’archiviazione del procedi-
mento per infondatezza della notizia (doc. 01/29). È palese che queste spese sono 
direttamente riconducibili al procedimento apertosi ingiustamente nei confronti di P.. 
Visto le accuse sollevate nei suoi confronti è inevitabile che l’imputato si sia imme-
diatamente rivolto ad un avvocato. Nulla può venir rimproverato a questa sua scelta. 
Anche il giudice istruttore non adduce alcun motivo nella propria presa di posizione, 
per cui questa richiesta non possa essere accolta. I costi del legale in G. di P. am-
montano, come già esposto in precedenza, a fr. 274.-- (doc. 01/30). L’esistenza del 
danno è stato debitamente provato. Inoltre sussiste il nesso causale fra esso e la 
procedura ingiusta. L’istanza di risarcimento su questo punto va pertanto accolta. A 
P. vengono risarcite le spese che costui ha sopportato ingaggiando un avvocato in 
G. per un ammontare di fr. 274.-- oltre interessi al 5% a decorrere dal 6 marzo 2002.

b) Il richiedente pretende inoltre il risarcimento delle spese d’immatrico-
lazione di fr. 1'261.--. Il 2 ottobre 2000 P. aveva infatti pagato per l’anno accademico 
2000/2001 la prima rata delle tasse di iscrizione e contributi universitari per un am-
montare di fr. 627.-- (€ 418.33)(doc. 01/35) e il 29 novembre 2001 la prima rata per 
l’anno accademico 2001/2002 per un importo di fr. 634.-- (€ 423.49)(doc. 01/36). 
Fra gli atti si trova pure una copia del pagamento della seconda rata per l’anno 
accademico 2000/2001 (doc. 01/35). L’ammontare di questa rata non è però stata 
sommata alla cifra richiesta per il risarcimento delle spese d’immatricolazione. Sep-
pure l’ammontare della seconda rata non è affatto cospicua nei confronti della 
prima, questo tribunale ignora i motivi per cui non si abbia chiesto pure il risarci-
mento della stessa. Per quel che riguarda invece il risarcimento della seconda rata 
dell’anno accademico 2001/2002, si può invece dedurre che questo non è stato 
richiesto in quanto in data 18 aprile 2002 la Commissione del Tribunale cantonale 
comunicava l’assoluzione a P. e secondo quanto sostiene il suo rappresentante, 

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appena dopo il proscioglimento dall’accusa, il richiedente è riuscito di nuovo a de-
dicarsi allo studio. I problemi di salute insorti in seguito all’azione ingiusta nei suoi 
confronti gli avrebbero impedito di sostenere degli esami per un periodo pari a 20 
mesi (doc. 01/33). Tutto l’insieme delle circostanze createsi intorno alla procedura 
in parola gli avrebbero infatti causato un crollo psicologico. Di conseguenza egli 
avrebbe dovuto rivolgersi all’Azienda sanitaria locale della Provincia di K. e durante 
i mesi di novembre e dicembre del 2000 avrebbe dovuto effettuare settimanalmente 
dei colloqui di sostegno psicologico, in quanto costui presentava delle sintomatolo-
gie di tipo ansioso depressivo, legato ad una situazione traumatica accadutagli pre-
cedentemente (doc. 01/24 e 01/25). Questa diagnosi viene confermata anche dal 
dott. L., medico di fiducia del richiedente, il quale certificò sia in data 18 gennaio 
2001 (doc. 01/26) che in data 13 agosto 2002 (doc. 01/27) di aver visitato il predetto 
in data 26 ottobre e 28 ottobre 2000 e in seguito di averlo visitato periodicamente. 
Egli avrebbe riscontrato nel paziente un “gran stato di agitazione anche psicomoto-
ria” ed in seguito “uno stato ansioso con insonnia ribelle e spunti depressivi”. Sola-
mente in data 19 giugno 2002 il richiedente sarebbe riuscito a sostenere il primo 
esame dopo l’accaduto. Le spese d’immatricolazione le avrebbe quindi affrontate 
invanamente, dato che durante il periodo in questione lui non sarebbe riuscito a 
sostenere alcun esame. 

Questa argomentazione non può essere condivisa. Dal fatto che il richiedente 
non abbia sostenuto esami, non si può semplicemente trarre la conclusione che i 
costi d’immatricolazione siano stati sopportati inutilmente. Pagando le relative tasse 
per l’immatricolazione, il richiedente poteva accedere a tutti i servizi che un’univer-
sità solitamente offre e godere di tutti i vantaggi che lo stato di studente apporta. 
Dagli atti non emerge che P. nel periodo in qestione non abbia mai frequentato dei 
corsi, ma solamente che quest’ultimo non ha mai sostenuto degli esami (doc. 
01/33). Il sostenimento di esami implica di regola il pagamento di un’ulteriore tassa. 
Dalla fattispecie in esame non emerge che P. abbia pagato delle simili tasse d’iscri-
zione e poi non si sia presentato agli esami a causa del suo stato emotivo precario. 
L’unico esame al quale P. si era iscritto, era quello di Storia Medievale del 24 ottobre 
2000, alle ore 9.30 (doc. 01/32). A questo esame lui non potè presentarsi, dato che 
era sotto fermo provvisorio di polizia. In simili circostanze sarebbe stato possibile 
risarcire al richiedente gli eventuali costi per l’iscrizione all’esame. Nel caso di cui in 
parola però l’obbligo di sostanziare il danno non è stato ossequiato; non viene infatti 
in alcun modo menzionato che il richiedente abbia pagato una tassa d’iscrizione 
all’esame. Su questo punto la richiesta è respinta. I costi d’immatricolazione am-
montanti a fr. 1'261.-- non sono risarcibili. 

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c) Infine P. ha preteso il risarcimento del mancato guadagno, siccome lui 
per i suddetti motivi di salute si è visto costretto a posticipare la conclusione degli 
studi. La sua pretesa in questo punto ammonta a fr. 55'728.--. Questa cifra sarebbe 
il risultato dei seguenti calcoli: Se gli eventi sopraccitati non fossero accaduti il ri-
chiedente avrebbe concluso la propria formazione due anni prima. Con la sua laurea 
in lettere quest’ultimo avrebbe potuto trovare un’occupazione quale insegnante di 
scuola media. In base alle tabelle degli stipendi per il personale della scuola un 
insegnante simile percepisce durante i primi anni un salario mensile lordo di fr. 
2'322.-- (€ 1'548.--)(doc. 01/34). Il ritardo nel dare gli esami sarebbe chiaramente 
riconducibile alle conseguenze delle operazioni istruttorie ingiustamente avviate nei 
suoi confronti, ne conseguirebbe che il comprovato ritardo avrebbe causato un 
danno equivalente a fr. 55'728.-- (=24 x 2'322.--). Anche in questo punto l’argomen-
tazione addotta a sostegno della richiesta non è debitamente documentata. È infatti 
inequivocabile che non esiste sufficiente concretezza della presumibile occupa-
zione futura del richiedente. Non emerge minimamente dagli atti che al richiedente 
sia stata assicurata una simile occupazione, per cui il mancato guadagno non è 
risarcibile nel contesto qui in discussione. I presupposti per l’ottenimento di un’in-
dennità ai sensi del richiamato art. 161 LGP non sono dati. La somma pretesa quale 
risarcimento si fonda su di un’ipotesi. Non v’è infatti il minimo indizio che lui avrebbe 
terminato gli studi entro il tempo da lui previsto e neppure che avrebbe ottenuto 
subito un’occupazione a tempo pieno quale insegnante di scuola media. P. era stu-
dente allorquando si aprì una procedura penale nei suoi confronti ed era studente 
al momento del suo proscioglimento. Non svolgendo alcuna attività lucrativa non 
può pertanto pretendere il risarcimento del mancato guadagno. La sua pretesa si 
fonda solamente su di un ipotetico mancato guadagno. Simili pretese sono infon-
date e non possono essere accolte. Anche a tal riguardo l’azione va respinta.

5. Per la lesione degli interessi personali, come già osservato, va pure 
riconosciuta all’istante un’indennità per torto morale (cfr. DTF 113 Ia 184). Nel caso 
in esame P. pretende la somma di fr. 8'000.-- a titolo di risarcimento del danno mo-
rale. Nella valutazione del torto morale, il giudice gode di ampia libertà di apprezza-
mento delle circostanze. Nel caso concreto non deve perciò essere esaminato se 
l’importo preteso, dal punto di vista quantitativo, è giustificato o meno. Anche se 
l’art. 161 LGP non lo dice espressamente, per il calcolo del danno morale devono 
essere date le condizioni richieste dall’art. 49 CO, ossia una grave lesione oggettiva, 
dalla quale si può dedurre la sofferenza morale del richiedente (cfr. Roland Brehm, 
Berner Kommentar, 2.a edizione, Berna 1998, no. 17 all’art. 49 CO; PTC 1993 no. 
40; DTF 120 II 97; sentenza della Camera di gravame del Tribunale cantonale del 

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13 dicembre 2000 in re R. R., BK 00/44). In considerazione entrano solamente le 
violazioni gravi della personalità. La quantificazione non è semplice, per le diverse 
ragioni che concorrono a determinare il danno. La sua valenza soggettiva e la pos-
sibilità di compensarlo concretamente impediscono di formulare un principio con 
validità generale (cfr. Hauser / Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a. edi-
zione, Basilea 2002, § 109, pag. 536, cifra 8a). Dei criteri indicativi possono per 
esempio essere il genere e la gravità del pregiudizio, l’intensità e la durata delle 
conseguenze sulla personalità della vittima, il grado di colpa dell’autore ed altri an-
cora (cfr. DTF 112 II 133). Nonostante che la giurisprudenza si sia evolta in questa 
materia, non è pertanto ancora possiblile determinare regole generali né fissare li-
miti di calcolo. Per una corretta valutazione del torto morale devono però sicura-
mente essere considerate le circostanze del caso concreto. Quest’ultime, in parte 
già menzionate in precedenza, verranno riassunte brevemente nelle considerazioni 
sottostanti. 

Nell’evenienza in esame P. è stato trattenuto per 34 ore in un posto di polizia. 
A mente dell’istante questo arresto avrebbe innescato una serie di ripercussioni, 
delle quali egli, persona assai sensibile ne risentirebbe ancora attualmente. Durante 
il suo arresto veniva inoltre ordinata una perquisizione della sua abitazione a M. 
(doc. 01/21). Come sostiene il giudice istruttore nella propria presa di posizione, 
questa misura verrebbe regolarmente messa in atto, quando una persona è accu-
sata di furto, indipendentemente dal fatto che l’abitazione si trovi in Svizzera o 
all’estero. Questa misura istruttoria avrebbe però aggravato ulteriormente la situa-
zione di P., rovinandogli definitivamente la reputazione. In M. infatti costui sarebbe 
una personalità in vista oltre che una persona impegnata. Con una lettera anonima 
(doc. 01/22), la quale fu recapitata sia al sindaco (doc. 01/23) e ai membri del Con-
siglio comunale che ad altre persone, si sarebbe relegato il richiedente quale per-
sona disonesta. Si sarebbe inoltre giudicato inopportuno che P. continuasse a man-
tenere cariche pubbliche, quali ad esempio quella di membro del Consiglio della 
Biblioteca comunale o quella di presidente di una corale cittadina. Sempre nella 
stessa lettera si sarebbe inoltre temuto che il richiedente avrebbe potuto entrare a 
fare parte del Consiglio comunale nel caso che un consigliere di maggioranza desse 
le sue dimissioni, P. sarebbe infatti risultato il primo dei candidati non eletti. Queste 
dicerie si sarebbero divulgate velocemente in tutta la cittadina. A causa di questo 
trauma P. avrebbe innanzitutto avuto bisogno di numerose visite mediche, ma so-
prattutto di sostegno psicologico per un notevole lasso di tempo (cfr. cifra 4. b). 
Questo suo stato depressivo influì inoltre negativamente sulla continuazione dei 
suoi studi. Il 7 novembre 2001 la Commissione del Tribunale del Distretto Bernina 

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dichiarò P. colpevole di violazione di domicilio (doc. 01/20). Sebbene ci sarebbero 
stati grossi dubbi circa l’adempimento della fattispecie soggettiva, la commissione 
sopraccitata avrebbe condannato P. a 15 giorni di detenzione e a fr. 300.-- di multa. 
A mente del rappresentante di quest’ultimo, l’intera procedura sarebbe stata carat-
terizzata da un’istruttoria estenuante e a tratti addirittura irregolare. Il fatto che la 
prima sentenza non sia stata assolutoria avrebbe poi lasciato delle tracce indelebili 
nella vita del richiedente. 

A questo punto vanno innanzitutto relativizzati gli effetti nefasti della lettera 
anonima. In concreto è infatti priva di pertinenza l’argomentazione con cui l’istante 
sostiene che la lettera abbia pubblicizzato la procedura aperta nei suoi confronti e 
questo abbia aperto il campo ad una vera e propria campagna denigratoria. Dagli 
atti non emerge infatti che P. abbia dovuto abbandonare le sue cariche. La lettera 
non è quindi stata suscettibile di esercitare un influsso negativo, come preteso dal 
richiedente. Anzi da quanto esposto nella domanda di risarcimento discende che P. 
nell’estate del 2002 è diventato membro del Consiglio comunale. Egli sarebbe infatti 
subentrato quale primo non eletto al posto di un consigliere dimissionario. Alla luce 
di queste constatazioni, la violazione invocata si avvera d’acchito priva di fonda-
mento. 

Il rappresentante ritiene inoltre che la procedura contro P. sia stata condotta 
con un certo e mal comprensibile accanimento. Anche questa affermazione non può 
essere pienamente accolta. La Commissione del Tribunale cantonale ha imputato 
a P. una grave negligenza. Quindi sia l’istruttoria che l’arresto non possono essere 
ritenuti come illegali. Alla luce dell’art. 161 LGP non merita di essere approfondita 
ulteriormente questa questione, in quanto, come già esposto in precedenza (cfr. 
cifra 2), un’indennità è esplicitamente dovuta in entrambi i casi. Il fatto che al richie-
dente è stata imputata una grave negligenza influisce però negativamente sulla li-
bertà di apprezzamento di questo giudice.

Una certa lesione dei suoi diritti della personalità, in particolare del diritto ad 
un’integrità psichica, non può essere negato. La procedura penale ha sicuramente 
avuto degli effetti indesiderati non solo sulla sua situazione personale, ma anche in 
quella famigliare e professionale. In conclusione tenuto inoltre conto del protrarsi di 
più ore di carcerazione ingiusta a danno di una persona rivelatasi in seguito inno-
cente, ma anche della soddisfazione personale già derivabile da questo riconosci-
mento nella sentenza della Commissione del Tribunale cantonale, per cui è del tutto 

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relativizzabile la sofferenza che ne permane, appare equo attribuire per questo titolo 
l’importo di fr. 1'500.-- oltre interessi al 5% a decorrere dal 6 marzo 2002.

6. L’istanza di risarcimento per quel che riguarda il danno materiale di-
retto è stata per la gran maggioranza respinta. Mentre per il risarcimento del torto 
morale l’esito dell’istanza è irrilevante per la decisione dei costi della procedura, in 
quanto l’ammontare del torto morale è lasciato al potere d’apprezzamento del giu-
dice. Si giustifica perciò di accollare i costi della procedura di fr. 1'200.-- per due 
terzi all’istante e per un terzo al Cantone dei Grigioni, che rifonde inoltre al richie-
dente una ridotta indennità a titolo di ripetibili di fr. 800.--.

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La Commissione del Tribunale cantonale giudica:

1. L’istanza è parzialmente accolta e il Cantone dei Grigioni paga a P. l’importo 
complessivo di fr. 1'774.--, di cui fr. 1'500.-- a titolo di riparazione del torto 
morale e fr. 274.-- a titolo di indennizzo, più interessi del 5% a decorrere dal 
6 marzo 2002.

2. I costi della procedura di fr. 1'200.-- vanno per due terzi a carico dell’istante 
e per un terzo a carico del Cantone dei Grigioni, che rifonde al richiedente 
una ridotta indennità a titolo di ripetibili di fr. 800.--.

3. Avverso questa sentenza, se vien fatta valere la violazione del diritto fede-
rale, può esser interposto ricorso per cassazione alla Corte di cassazione del 
Tribunale federale. Questo è da inoltrare al Tribunale federale entro 30 giorni 
della ricezione della sentenza completa nel modo prescritto dall'art. 273 della 
Legge federale sulla procedura penale (PP). Per la legittimazione al ricorso 
e gli ulteriori presupposti del ricorso per cassazione fanno stato gli art. 268 
segg. PP.

4. Comunicazione a:

__________

Per la Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Vicepresidente L'Attuaria ad hoc