# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 94851706-cd20-5a69-9488-ff63d93b9132
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.10.2008 32.2007.300
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-300_2008-10-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.300

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  9 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 settembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 14 agosto 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, da ultimo attiva quale ausiliaria per pulizie in un campeggio
(doc. AI 5/1-4), nel mese di ottobre 2005 ha inoltrato una richiesta di prestazioni
AI per adulti in quanto affetta da “(…) ansia, depressione, insonnia, dolori
spalla dx e braccio dx, colonna vertebrale in toto, dolore arti inferiori
bilaterali, cefalea (…)” (doc. AI 1/1-7).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici e economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare
a cura del Servizio di accertamento medico dell’assicurazione invalidità (SAM),
con decisione 14 agosto 2007 (doc. AI 58/1-2), preavvisata con progetto 26
aprile 2007 (doc. AI 47/1-5), l’Ufficio AI ha riconosciuto all’as-sicurata il
diritto ad una rendita intera dal 1. aprile al 30 settembre 2006, argomentando:

 

" 
(...)

Dal mese di aprile 2005 (inizio dell'anno di attesa) la
capacità lavorativa dell'assicurata è limitata in modo rilevante.

 

Si tratta quindi di identificare altre attività
semplici, leggere e non qualificate accessibili alle residue abilità del
soggetto. In concreto non si ritiene che l'assicurata disponga di un
sufficiente bagaglio attitudinale e cognitivo per accedere in tempi ragionevoli
ad una categoria di attività avanzata o qualificata.

 

Partendo dalle limitazioni medico-teoriche e tenendo
conto della configurazione della realtà economica del Cantone Ticino, si può
ritenere che, pur considerando le componenti riduttive, in situazione di
equilibrio, il mercato del lavoro accessibile sia ancora sufficientemente esteso.

 

A livello teorico, oltre all'attività sopraccitata, la
signora RI 1 potrebbe essere occupata, per un 70%, quale operaia generica in
ambito industriale (in posizioni, non strettamente legate ad una catena di
produzione continua), addetta al controllo e/o sorveglianza qualità, commessa /
cassiera, ausiliaria di lavanderia, collaboratrice domestica, custode, ...

 

La pratica d'invalidità è stata pertanto sottoposta al
vaglio del nostro Servizio integrazione professionale per una valutazione dal
profilo economico-professio-nale, il quale ha proceduto al confronto dei
redditi che ha portato alle seguenti conclusioni.

 

Calcolo della capacità di guadagno residua 

 

Salario da valida:

 

Quale ausiliaria per pulizie presso il Campeggio __________
di __________, l'assicurata nel 2005, senza il danno alla salute, avrebbe
potuto percepire un salario annuo di Fr. 41'605.-.

 

Reddito da invalida:

 

Quale ausiliaria per pulizie: Fr. 24'963.- (60% di Fr. 41'605.-).

 

In altre attività adeguate:

Siccome le professioni che l'assicurata può ancora
svolgere nonostante il danno alla salute, oltre alla sopraccitata, sono da
considerare attività generiche, semplici e ripetitive, ci si può riferire ai
rilevamenti statistici ufficiali, editi periodicamente dall'Ufficio federale di
statistica, noti come "tabelle RSS". Ai fini del calcolo fa stato il
valore mediano.

 

La nuova giurisprudenza impone quindi che il reddito da
invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei valori nazionali
(tabella TA1).

 

Nel caso concreto ci si riferisce alla categoria 4.2
che stabilisce una media dei salari di tali attività. In base a questi dati,
per le donne, viene definito un salario ipotetico nel 2005 di Fr. 49'070.--.

 

Oltre alle limitazioni espresse in sede medica, si
ritiene opportuno applicare le seguenti riduzioni:

 

●   5% per attività leggera

●   5% per svantaggi salariali
derivanti da contingenze particolari (lungo periodo di inattività e potenziale
difficoltà di adattamento / cambiamento professionale dovuta alla lunga
esperienza maturata presso il medesimo datore di lavoro).

 

Secondo le statistiche RSS del 2005, considerando
quindi un reddito ipotetico senza danno alla salute di Fr. 49'070.--, una
riduzione personale del 10% ed una capacità di lavoro residua del 70% in attività
adeguata, risulta un reddito da invalida di Fr. 30'914.--. 

 

 

Grado d'invalidità:

 

41'605 - 30'914 x 100 = 26 % 

       41'605

 

Le osservazioni presentate il 29.05.2007 in opposizione
al progetto di decisione 26.04.2007, supportate dai certificati medici
25.05.2007 della psichiatra Dr.ssa __________, 24.05.2007 del Dr. __________,
rispettivamente del successivo rapporto 01.06.2007 del Dr. __________, sono
state attentamente esaminate sia a livello medico che amministrativo.

 

Il nostro Servizio medico regionale (SMR) ha tuttavia
convalidato quanto evidenziato nell'ambito peritale da parte dei medici del
Servizio di accertamento medico dell'AI (SAM - rapporto del 02.02.2007),
ritenendo per contro l'attuale documentazione medica prodotta non tale da
permettere di modificare il giudizio relativo all'esigibilità professionale.

 

Per quanto attiene poi alla valutazione delle
dichiarate limitazioni in ambito casalingo, non si ritiene di dover procedere
in merito, considerato che per l'apprezzamento del grado di invalidità è stato
applicato il solo metodo del confronto dei redditi e questo in quanto il caso
dell'assicurata è stato esaminato tenendo conto di un esercizio di attività
lucrativa a tempo pieno.

 

Concludendo, gli atti dell'incarto che hanno consentito
di poter definire un solo diritto temporaneo alla rendita risultano completi e
dunque, da questo profilo, si può desumere che la situazione è stata
adeguatamente indagata, in modo tale che ulteriori passi istruttori non sono
più reputati necessari. Di conseguenza, per quanto attiene alla richiesta di un
colloquio, lo scrivente Ufficio Al non ravvede l'esigenza di dover chiarire
ulteriormente i fatti, risultando quest'ultimi, dalla lettura della documentazione,
già sufficientemente esaustivi.

 

 

Decidiamo pertanto:

 

A decorrere dal 01.04.2006 (dopo un anno di attesa in
incapacità al lavoro, art. 29 cpv. 1 lett. b LAI) l'assicurata ha diritto ad
una rendita intera d'invalidità limitata fino al 30.09.2006 (tre mesi dopo il miglioramento
dello stato di salute - art. 88a cpv. 1 OAI).

 

 

Ulteriori informazioni

 

Tenendo conto del curriculum scolastico e professionale
della signora RI 1 e della sua percentuale di abilità lavorativa residua (70%),
non è possibile intravedere dei provvedimenti professionali (riqualifica) che
possano sensibilmente aumentare la sua capacità di guadagno residua.

 

Considerata la presenza sul mercato del lavoro di
sufficienti attività accessibili e confacenti con il danno alla salute, si
ritiene che l'assicurata sia direttamente integrabile nel ciclo produttivo.

 

Se l'assicurata dovesse trovare un datore di lavoro
disposto ad assumerla, si resta peraltro a disposizione per un'introduzione al
posto di lavoro (formazione ad hoc) in un'attività confacente con il danno alla
salute e che le permetterebbe di recuperare la capacità di guadagno residua.

 

Qualora la signora RI 1 lo richiedesse, si resta
inoltre a disposizione per valutare e vi sono i presupposti per un aiuto al
collocamento da parte dell'AI.

(…)" (doc. AI 56/2-4)

 

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione medica e censurata
la mancanza di un’inchiesta a domicilio – ha chiesto:

 

" 
(…)

1.  Il ricorso è accolto ai sensi dei
considerandi. Di conseguenza, è concessa alla Signora RI 1 una rendita
invalidità al 100% a partire dal  1° aprile 2006 e per un tempo illimitato.

 

2.  Protestate eventuali tasse, spese e ripetibili.

(…)." (I)

 

 

                               1.4.   Con
la risposta l’Ufficio AI – ribadita la validità della perizia pluridisciplinare
del SAM confermata dal servizio medico regionale dell’AI (SMR) e osservato che,
con il ricorso, non sono stati apportati elementi o prove inerenti lo stato di
salute che giustifichino una diversa valutazione – ha chiesto di respingere il
ricorso.

 

 

                               1.5.   Con
scritto 15 ottobre 2007 l’avv. RA 1 ha comunicato al TCA “(…) di non richiedere
altri mezzi di prova, insistendo tuttavia affinché venga esperita una perizia a
domicilio dell’assicurata. (…)” (VI).

 

 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D. SA, H 180/06 e H 183/06;
STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato antecedentemente
al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili.
Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al
tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se a ragione l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurata il diritto a una rendita limitatamente al periodo dal 1. aprile
al 30 settembre 2006.

                                         L’assicurata
postula il riconoscimento del diritto alla rendita intera anche dopo il 30
settembre 2006.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un
ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA
inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003
nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9
agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13
giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di
essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità
di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non
può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se
non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico
di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986
pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

 

                                         A
sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in
vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre
2003), precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di
una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica
s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli
nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei
religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J.L. Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di
regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato
è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.6.   Nel
caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei
fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile
l’art. 28 cpv. 2ter LAI (cfr. di seguito l’art. 27bis cpv. 1 OAI nelle versioni
in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre
2003) secondo cui:

 

" 
Qualora l’assicurato
eserciti un’attività lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente
nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo
l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità
per questa attività è determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso,
occorre determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione
gratuita nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni
consuete e poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità
patita nei due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis cpv. 2 OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore
sino al 31 dicembre 2003):

 

" 
Quando si possa
presumere che gli assicurati che esercitano solo parzialmente un’attività
lucrativa o lavorano gratuitamente nell’azienda del coniuge, senza soffrire di
un danno alla salute, eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto
alla rendita un’attività lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata
esclusivamente secondo i principi validi per le persone esercitanti un’attività
lucrativa."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in
DTF 125 V 146.

                                         La
giurisprudenza di cui alla DTF 125 V 146 è stata confermata nella sentenza I
156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Essa
è stata ribadita nella STF 9C_15/2007 del 25 luglio 2007 e nella STF I 126/07
del 6 agosto 2007 (DTF 133 V 504).

 

                               2.7.   Al
fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità,
si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se,
ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno
esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262;
AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF
120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag.
109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht,
BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                               2.8.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I
166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di
concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico
pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2)
la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato
psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico,
indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo
del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali
o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti
riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130
V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e
del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2;
Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensver-gleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser /Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeits-unfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine, va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria
giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65;
STFA del 19 maggio 2006 nella causa O. (I 873/05).

 

                               2.9.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I
597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre
2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04;
STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004
nella causa T., I 299/03).

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                                         A
sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità
del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il
futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta.

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 p. 137).

 

                             2.10.   Il
TCA rileva innanzitutto che va data piena conferma alla qualificazione della ricorrente,
data dall’Ufficio AI, quale salariata al 100%.

 

                                         Emerge infatti dall’inserto che l’assicurata, prima del sopraggiungere
dei problemi di salute, ha lavorato per diverse stagioni a tempo pieno presso
il campeggio __________ di __________ e per poco più di quattro mesi per la
casa anziani __________ di __________ (doc. 1/20-21, 1/26-27, 1/28-29 e 1/31-32
dell’in-carto disoccupazione). È inoltre da ritenere – viste anche le domande
d’indennità di disoccupazione 27 ottobre 2004 e 24 febbraio 2005 nelle quali ha
dichiarato di essere disposta e capace a lavorare a tempo pieno (doc. 1/1-4 e
1/15-18 dell’incarto disoccupazione) – che se non fosse subentrato il
pregiudizio alla salute, essa avrebbe continuato a lavorare in questa misura.

                                         Del
resto l’assicurata non ha mai contestato il fatto di essere stata considerata
salariata al 100%.

 

                                         E’
dunque a ragione che l’Ufficio AI, per il calcolo del grado d’invalidità, ha
applicato il metodo consueto del raffronto dei redditi ad esclusione di quello
specifico e misto (cfr. consid. 2.4, 2.5 e 2.6).

 

                                         Parimenti,
è pure a ragione che l’Ufficio AI non ha ordinato un’inchiesta per le persone
che si occupano dell’economia domestica. Un tale accertamento si giustifica
infatti allorquando – a differenza del presente caso – l’interessata esercita
e/o vuole esercitare un’attività lavorativa a tempo parziale e per il resto è
attiva quale casalinga.

 

                                         La
richiesta, ribadita con scritto 15 ottobre 2007 (cfr. consid. 1.5 e VI), di una
“perizia a domicilio” deve pertanto essere respinta.

 

                             2.11.   Nelle
annotazioni 26 luglio 2006, il dr. __________, medico SMR, ha concluso che “(…)
a questo punto si impone una valutazione plurispecialistica presso il SAM prima
di poter giustificare o meno erogazione di prestazioni sia a carattere reintegrativo
che sia come rendita in questa giovane ATA. A SAM (reuma – psi – neuro ed evt.
ortopedica). (…)” (doc. AI 25/1).

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del SAM (doc. AI 26/1-2).

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare 2 febbraio 2007 (doc. AI 29/1-39) risulta che i periti,
dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive,
hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura
psichiatrica (dr. __________), neurologica (dr. __________) e reumatologica
(dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente
diagnosi:

 

" 
5.1      Diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa

 

Periartropatia omeroscapolare tendinopatica in parte
anchilosante a livello della spalla destra in:

 

     ●    stato
dopo distorsione il 28.03.2002,

     ●    manifestazione di un
conflitto sottoacromiale con lesione parziale articolare del sovraspinato,

     ●    frattura osteocondrale della
spalla destra ed intervento chirurgico artroscopico con acromioplastica anteriore,
debridement intrarticolare e rimozione di un flake osteocartilagineo intrarticolare
libero il 10.10.2005,

     ●    sviluppo di una spalla
congelata nel decorso

 

Stato dopo intervento chirurgico al pollice destro per
una tendinite De Quervain nel maggio 2005.

 

Cefalee in parte di carattere emicranico, tendenti alla
cronicizzazione.

 

Sindrome mista ansioso depressiva.

 

 

5.2      Diagnosi senza influenza sulla
capacità lavorativa

 

Fibromialgia.

 

Stato dopo interventi per varici varicose agli arti
inferiori nel 1970 e nel 2004.

 

Stato dopo ernioplastica epigastrica il 7.11.2006.
)." (doc. AI 29/13-14)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i
periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale dell’attuale
capacità lavorativa: “l’attuale grado di capacità lavorativa medico-teorica
globale dell’A. nella sua professione svolta di ausiliaria per pulizie è
valutabile nella misura del 60% in considerazione delle limitazioni discusse
sopra (attività sull’arco di un’intera giornata lavorativa con rendimento
ridotto). Per l’attività di casalinga (economia domestica di due persone) non
sussistono limitazioni della capacità lavorativa.” (doc. AI 29/17), hanno concluso:

 

" 
(...)

8         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Si manifestano principalmente nell'ambito delle
menomazioni dovute ai disturbi constatati a livello muscolo - scheletrico,
mentre in parte minore a livello psicologico e mentale e neurologico.

 

Sul piano muscolo - scheletrico bisogna dapprima
rilevare che l'A, è destrorsa e presenta pertanto limitazioni nell'utilizzo del
braccio destro sopra l'orizzontale in particolar modo sopra i 140° e limitata è
pure la rotazione interna. Difficoltà e quindi limitazione è pure presente nel
tenere degli oggetti pesanti e degli oggetti alzati sopra l'orizzontale. Vi
sono poi difficoltà e limitazioni nell'eseguire lavori ripetitivi, monotoni,
eventualmente contro pressione o contro resistenza con il braccio destro.
Queste limitazioni comportano una riduzione della capacità lavorativa
nell'attività svolta di donna di pulizie nella misura del 30%.

 

A livello psicologico e mentale nonché sul piano
neurologico il rendimento dell'A. è ridotto anche se in forma minima dallo
stato ansioso riscontrato, dalle cefalee in parte emicraniche con tendenza alla
cronicizzazione.

 

In una valutazione d'assieme riteniamo pertanto l'A.
attualmente capace al lavoro per l'attività da ultimo svolta in qualità di
donna di pulizie nella misura del 60% (riduzione del rendimento sull'arco di
un'intera giornata lavorativa).

 

Per quanto riguarda la determinazione temporale della
limitazione della capacità di lavoro dobbiamo rifarci agli atti medici a nostra
disposizione. Causa riacutizzazione dei disturbi alla spalla destra l'A. è
stata ritenuta inabile al lavoro nella misura del 50% a partire dal 12.04.2005.
A partire invece dal 16.06.2005 il grado di capacità lavorativa è da
considerare nullo per l'attività svolta di donna ausiliaria per le pulizie a
causa dei disturbi relativi al conflitto sottoacromiale con lesione parziale
articolare e del sovraspinato alla spalla destra. Da allora lo sviluppo della
limitazione della capacità di lavoro non è stato favorevole a causa dello sviluppo
di una spalla congelata con intervento chirurgico in data 10.10.2005, ed è
quindi persistita una incapacità lavorativa totale. Nel maggio 2006 l'A. è poi
stata sottoposta a un intervento per una tendinite al pollice destro per cui è
da ritenere totalmente inabile al lavoro sino a 3 mesi dopo tale intervento
(sino a fine luglio 2006). A partire da questa data l'A. è da ritenere abile al
lavoro nella misura del 60% in qualità di ausiliaria per pulizie.

 

 

9         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

In considerazione degli aspetti psicopatologici
descritti non riteniamo che provvedimenti di integrazione possano migliorare
sensibilmente l'attuale stato valetudinario dell'A. Riteniamo invece che la
prosecuzione delle cure psichiatriche e l'introduzione di un trattamento
preventivo delle cefalee emicraniche possono ulteriormente migliorare la
capacità lavorativa dell'A. nell'attività da ultimo effettuata fino a raggiungere
la misura del 70%.

 

Riteniamo che l'A., dal punto di vista medico teorico,
sia in grado di svolgere altre attività professionali che tengano conto delle
limitazioni reumatologiche descritte dal nostro consulente a pagina 8 del suo
rapporto, attualmente nella misura del 70 - 80%, migliorabile con le misure
sopra descritte sino a raggiungere la misura completa.

 

 

10       OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su
un'esauriente discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolare non sono poste.

(...)" (doc. AI 29/17-18)

 

                                         L’Ufficio
AI – viste le risultanze della perizia del SAM e ritenuta la valutazione del
consulente in integrazione professionale (doc. AI 45/1-4) – con progetto di decisione
26 aprile 2007 (doc. AI 47/1-5) ha riconosciuto all’assicurata il diritto a una
rendita intera dal 1. aprile al 30 settembre 2006.

 

                                         Con
osservazioni 29 maggio 2007, sempre tramite l’avv. RA 1, l’assicurata ha
contestato la valutazione medica e prodotto nuova documentazione (doc. AI
49/5-8, 49/18, 49/19 e 51/2).

 

                                         Al
riguardo, nelle annotazioni 12 giugno e 5 luglio 2007, il dr. __________, si è
così espresso:

 

" 
(…)

A mio giudizio non posso che ribadire le limitazioni
del SAM che ritengo ben formulato e coerente come anche espresso da parte mia
1.3.2007.

 

Le attuali osservazioni mediche riportate dai curanti
non permettono a mio giudizio di cambiare le esigibilità esposte dal SAM.

(…)." (doc. AI 52/1)

 

" 
(…)

A mio giudizio dopo aver ripreso atto della perizia
pluridisciplinare del SAM e delle limitazioni ivi esposte non posso che
convalidarle essendo di natura neutrale e effettuate da periti basandosi su
esteso e specialistico esame clinico approfondito.

 

L’attuale documentazione del medico curante dr. __________
è coerente ma di parte ed inoltre ricordo che essa si basa solo su un esame che
può essere anche influenzato dalla collaborazione della paziente ai fini
assicurativi

 

Personalmente reputo dopo queste osservazioni puramente
per quanto riguarda la documentazione medica pertanto per noi vincolante la
valutazione del SAM

(…)." (doc. AI 55/1)

 

                                         Con
decisione 18 luglio 2007 l’Ufficio AI ha quindi confermato il diritto ad una
rendita intera dal 1. aprile al 30 settembre 2006.

 

                             2.12.   Affinché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni
dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA del 26 agosto 2004 nella
causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U
329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF
122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a,
1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                             2.13.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM, i
quali hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata
è portatrice, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in
merito alla sua capacità residua al lavoro del 60% nella sua precedente
attività e del 70% in attività adeguate rispettose dei limiti funzionali posti.

 

                                         I
periti hanno infatti evidenziato che:

 

" 
(...)

Patologia psichiatrica

 

 

L'A. è attualmente in cura psichiatrica presso la dr.ssa
__________ per una sindrome mista ansioso depressiva (vedasi atto del
21.12.2005). Ella è quindi stata presentata al nostro consulente in psichiatria
dr. __________ (vedasi consulto allegato). Nel suo rapporto rimanda al capitolo
3 della perizia per quanto riguarda i dati anamnestici. Descrive lo stato
psichico dove non evidenzia deficit cognitivi, vi è una lieve flessione in
senso depressivo del tono dell'umore con un significativo livello di ansia
generalizzata. Nessuna alterazione della forma o del contenuto del pensiero. Il
dr. __________ conferma quindi la diagnosi di una sindrome mista ansioso
depressiva. Nella sua valutazione finale il dr. __________ precisa che
nell'attuale esplorazione psicopatologica non ha potuto rilevare una depressione
clinicamente significativa. Ritiene inoltre di non poter formulare la diagnosi
di un disturbo somatoforme visto che la patologia articolare è tale da
giustificare completamente da sola i dolori riferiti. Fa .notare che
nell'attualità questa A. sta attraversando un periodo discretamente buono,
avendo deciso di sospendere i farmaci antidepressivi che produrrebbero più effetti
collaterali che benefici. L'A. stessa dichiara di sentirsi maggiormente
soddisfatta che in passato, rispetto ai figli e alla propria relazione
coniugale. Ritiene pertanto che i disturbi psichiatrici non possono
giustificare una incapacità lavorativa del 100%. Ritiene giustificato
considerare che la recente esperienza negativa con il datore di lavoro (scarsa
comprensione del dolore fisico e delle limitazioni conseguenti) abbia
contribuito a mantenere uno stato ansioso che interferisce, almeno in misura
minima con la normale ripresa del lavoro. Sul piano valetudinario ritiene
pertanto presente una incapacità lavorativa nella misura del 20%. In qualità di
casalinga non ritiene vi siano attualmente limitazioni dal punto di vista
psichiatrico.

 

 

Patologia reumatologica

 

Dagli atti sappiamo che l’A. non è più stata in grado
di continuare l'attività lucrativa quale ausiliaria per pulizie a causa di una
recrudescenza dei dolori alla spalla destra a partire da giugno 2005. L'A. è
quindi stata presentata al nostro consulente in reumatologia dr. __________
(vedasi consulto allegato). Nel suo rapporto il dr. __________ riprende i dati
anamnestici facendo capo al capitolo 3 della perizia focalizzando sugli aspetti
muscolo - scheletrici. Descrive in dettaglio i disturbi attuali dell'A., lo
stato reumatologico dove conferma la persistenza di una certa sintomatologia di
impingement alla spalla destra nonché dolori a livello del pollice destro e
nella zona dell'articolazione radiocarpica con difficoltà all'estensione del
pollice. Dopo la descrizione delle radiografie il dr. __________ espone le
diagnosi reumatologiche da noi citate al capitolo 5. Nella sua valutazione finale
riferisce che dopo un trauma distorsivo alla spalla destra avvenuto il
28.03.2002, si è manifestato un decorso con dolore intenso e persistente che ha
portato dopo varie terapie medicamentose e fisioterapie, nonché infiltrazioni
ed accertamenti di tipo diagnostico all'esecuzione di un intervento chirurgico
artroscopico con acromioplastica anteriore, debridement intrarticolare e
rimozione di un flaké osteocartilagineo intrarticolare libero in data
10.10.2005. L'ulteriore decorso è stato complicato non solo dalla persistenza
della sintomatologia dolorosa, ma da uno sviluppo di una spalla congelata che
ha richiesto ulteriori sedute di fisioterapia ambulatoriale. Precisa però che
grazie a queste terapie nonché a nuove infiltrazioni di corticosteroidi, vi é
stato un miglioramento della mobilità della spalla destra che attualmente
dimostra ancora una limitazione soprattutto nella rotazione interna di circa 1/3.
Fa notare che l'A. ha poi sviluppato anche una problematica dolorosa a livello
del pollice destro con la diagnosi di una tendinite De Quervain al tendine
estensore del pollice che ha dovuto essere operata nel maggio 2006. Precisa che
le indagini cliniche attuali non mostrano patologie significative a livello né
della colonna vertebrale né delle altre articolazioni. Per contro dal lato
clinico vi è una spiccata dolenzia alla palpazione della muscolatura
paravertebrale in particolar modo dal lato destro e vi sono tutti i tender
points necessari per la diagnosi di una fibromialgía.

 

Alla luce di queste patologie descrive le limitazioni
funzionali dal lato reumatologico (pagina 8 del suo rapporto). Sul piano
valetudinario ritiene che l'A. presenti una riduzione della capacità lavorativa
nell'attività svolta di donna di pulizie al massimo nella forma del 30%.
Aggiunge che in attività professionali rispettose delle limitazioni descritte,
l'A. presenta ancora una capacità lavorativa nella misura completa dai lato
reumatologico.

 

 

Patologia neurologica

 

Dagli atti risulta che l'A. presenta cefalee con
carattere emicranico per cui sarebbe pure stata valutata dal neurologico dr. __________
a __________ (vedasi atto dell'1.02.2006). Ella è quindi stata presentata al
nostro consulente in neurologia dr. __________ (vedasi consulto allegato). In
entrata del suo rapporto il dr. __________ conferma la presenza di cefalee in
parte dal carattere emicranico, tendenti alla cronicizzazione. Riprende in
seguito i dati anamnestici facendo capo al capitolo 3 della perizia e
focalizzando negli aspetti neurologici. Descrive poi in modo dettagliato lo
stato neurologico che risulta nella norma senza segni di lateralizzazione.
Descrive poi gli esami elettrofisiologici effettuati (vedesi capitolo 4.2.3.).
Nella sua valutazione finale il dr. __________ fa notare che le brachialgie
destre sono di origine piuttosto ortopedico - reumatologico. A riguardo delle
cefalee sottolinea che una terapia profilattica per l'emicrania finora non è
mai stata fatta, ed inoltre che la terapia attuale sembra poco logica. Ritiene
che per le cefalee in parte dal carattere emicranico, in parte soprattutto con
una componente tensiva, tendenti alla cronicizzazione, si può valutare una
limitazione della capacità lavorativa non superiore tuttavia al 20 - 30% e da
integrare nell'incapacità globale. A riguardo della prognosi fa notare la
possibilità di un miglioramento in futuro sia migliorando il quadro psichico
che con un trattamento preventivo.

(…)" (doc. AI 29/15-16)

 

                                         La
dettagliata ed approfondita valutazione pluridisciplinare del SAM non è stata
smentita da altri validi certificati da parte di medici specialisti attestanti
un peggioramento delle sintomatologie.

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia psichiatrica, la dr.ssa __________, FMH in psichiatria
e psicoterapia – a prescindere dalle considerazioni che si impongono sul tema
dell’attendibilità delle certificazioni dei medici di fiducia degli assicurati
(cfr. in proposito consid. 2.12) –, nel rapporto medico 25 maggio 2007
indirizzato all’avv. RA 1 (doc. AI 49/18), pone le stesse diagnosi su cui i
periti del SAM – in particolare il dr. __________ nel suo consulto 15 gennaio
2007 (doc. AI 29/19-22) – già si sono chinati.

                                         In
particolare, la dr. __________ non ha contestato validamente né la valutazione,
nè l’esclusione della diagnosi di sindrome da dolore somatoforme, nè i miglioramenti
evidenziati dal dr. __________ – “(…) non credo si debba formulare diagnosi da
disturbo somatoforme, visto che la patologia articolare è tale da giustificare
completamente, da sola, i dolori riferiti dalla signora. […] Nell’attualità
l’A. sta attraversando un periodo discretamente buono, avendo deciso di sospendere
i farmaci antidepressivi che produrrebbero più effetti collaterali che
benefici. Dichiara di sentirsi maggiormente soddisfatta che in passato, rispetto
ai figli ed alla propria relazione coniugale. Per tanto, siccome tale disturbo
psichiatrico non ha mai determinato, da solo, un’inabilità lavorativa, anche
nell’attuali-tà, non ritengo giustificato un IL del 100% (…)” (doc. AI
29/20-21) – e ha sostenuto in modo del tutto generico che “(…) personalmente
ritengo che la paziente non ha presentato nè miglioramenti nè peggioramenti di
sorta dal punto di vista psichiatrico a partire dall’autunno scorso. Resta da
segnalare che la paziente presenta una grave difficoltà legata al disturbo di
personalità di base che non l’aiutano ad affrontare la sintomatologia dolorosa
presentata. La paziente si pone in una posizione passiva, regressiva,
invalidante senza alcuna progettualità futura. Dal punto di vista psichiatrico
ritengo che l’incapacità lavorativa della paziente sia da considerarsi del 50%.
Non vedo come la stessa possa essere migliorata visto il decorso cronico
dell’ultimo anno. (…)” (doc. AI 49/18).

 

                                         Per
quanto riguarda l’aspetto ortopedico il dr. __________, FMH in ortopedia e
chirurgia ortopedica, nella lettera 25 maggio 2007 indirizzata all’avv. RA 1,
non ha posto alcuna diagnosi, non si è espresso sulla capacità lavorativa e, espresse
delle perplessità in merito alla decisione dell’Ufficio AI, si è limitato a
concludere in modo del tutto generico che “(…) mi permetto di comunicare che ho
regolarmente seguito la paziente durante tutto l’anno 2006 e non ho visto né soggettivamente
né oggettivamente nessun miglioramento dello stato di salute. Al contrario ho
notato un peggioramento soggettivo e anche oggettivamente una diminuzione della
mobilità e della funzione della spalla destra. (…)” (doc. AI 49/19).

                                         Il
TCA rileva inoltre che il dr. __________ cade in contraddizione visto che, nel
precedente rapporto 17 luglio 2006, aveva, in particolare, osservato che “(…)
l’ho [ndr. si riferisce all’assicu-rata] rivista nel 05 con riacutizzazione a
livello della spalla ds che in seguito è stato operata dal collega Dr. __________
di __________ con purtroppo in seguito una spalla gelata e una sindrome
spalla-mano che ha necessitato infiltrazioni di cortisone e fisioterapia
intensa con attualmente un lento miglioramento. In più ho dovuto
operarla per una tendinite di De Quervain con attualmente un’evoluzione relativamente
favorevole. (…)” (doc. AI 23/1 le sottolineature sono del redattore).

                                         Del
resto, sempre nel rapporto medico 17 luglio 2006, il dr. __________ aveva
attestato un’inabilità lavorativa totale per un periodo indeterminato anche
avuto riguardo alla problematica psichiatrica: “(…) da notare che la paziente è
seguita per problemi psichici e non penso che andremo verso un recupero della
capacità lavorativa. (…)” (doc. AI 23/1).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna, nella lettera 1. giugno 2007 indirizzata
all’avv. RA 1, dopo aver descritto le constatazioni della sua ultima visita
dell’11 maggio 2007, non si è espresso chiaramente sulla capacità lavorativa residua
e si è limitato a rilevare in modo del tutto generico che “(…) con le summenzionate
premesse la RI 1 non risulta abile nella sua attività di ausiliaria di pulizia,
sia in ambito professionale sia pure in ambito casalingo: dove notoriamente le
attività professionali manuali sono ripetitive e la coinvolgono nell’arco di
tutta la giornata. Come discusso ritengo una valutazione omni-comprensiva
necessaria per valutare il grado [di] abilità lavorativa della RI 1, cosa che
non è avvenuta (assenza di una valutazione a domicilio). Oltre a ciò da quando
seguo la RI 1 (dicembre 2005) il suo stato di salute non è in alcun modo
migliorato, semmai la sindrome dolorosa all’arto superiore a sx è peggiorata.
(…)” (doc. AI 51/2).

                                         In
particolare, oltre a non precisarne le ragioni e i tempi, il dr. __________ non
ha prodotto alcun documento atto a dimostrare l’asserito peggioramento all’arto
sinistro

                                         Inoltre,
non è dato di sapere come il dr. __________ abbia potuto concludere che dal
dicembre 2005 lo stato di salute non è in alcun modo migliorato allorquando
egli, nel rapporto medico 2 febbraio 2006, aveva osservato che “(…) per quanto
concerne le problematiche di salute inerenti la spalla destra e le turbe
psichiche, nel corto periodo da quando seguo la RI 1 non ho avuto occasione di
approfondire le tematiche per cui vi prego di rifarvi agli atti del Dr. __________
a __________, e Dr.ssa __________ a __________. (…)” (doc. AI 15/4).

 

                                         Va
qui evidenziato che anche il dr. __________, nelle annotazioni 12 giugno e 5
luglio 2007 (doc. AI 52/1 e 55/1 riportati in esteso al consid. 2.11), ha
concluso che la documentazione medica prodotta non è atta a cambiare la
valutazione espressa dal SAM.

 

                                         Al
riguardo va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella
causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un
rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI)
- dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard
de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport
médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de
divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La
valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf.
consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR
ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif
que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du
déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu
de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière
propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne
fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,
consid. 3.2)

 

                             2.14.   Appurata
una capacità lavorativa del 60% nella sua precedente occupazione e del 70% in
attività adeguate rispettose delle limitazioni funzionali poste, ricordato
inoltre che l'invalidità
nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere
economico-giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid.
4a), occorre esaminare le conseguenze del danno alla
salute dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso
concreto sono determinanti i dati del 2006 (anno in cui è stato riconosciuto il
diritto ad una rendita intera limitato nel tempo).

 

                          2.14.1.   Per
quanto concerne il reddito da valido, dalle tavole processuali
emerge che, a tale titolo, l’amministrazione ha considerato un importo di fr.
41’605.--, riferito all’anno 2005 (doc. AI 5/2-4, 45/2 e 56/2).

                                         Questo
importo non è stato contestato dall’assicurata.

 

                                         Quale
reddito da valido per l’anno 2006 va dunque considerato l’importo di fr.
42'104.26 (fr. 41’605.-- moltiplicati per la variazione percentuale dei salari del
1.2% nell’anno 2006; cfr. tabella B10.2 pubblicata in La vie économique 5-2008,
pag. 87).

 

                          2.14.2.   Per
quanto riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75
seg..

 

                                         Tale
reddito va segnatamente determinato
sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al
riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento
a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV Nr. 17, STFA del 5
settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

 

                                         Questa
Corte, con sentenza del 7 aprile 2008 nella causa D. (32.2007.165), fondandosi
sulla sentenza del 20 febbraio 2008 nella causa C., (U
8/07), ha stabilito che “(…) quando il salario da valido
conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario
medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va
ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in
RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Il
TF, con sentenza del 23 aprile 2008 nella causa F. (8C_399/2007), ha lasciato
aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui
il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV Nr. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                          2.14.3.   Utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio
federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439,
pag. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pag. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media,
un salario mensile lordo pari a fr. 4’019.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 5-2008, pag. 86), esso ammonta a fr.
4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.60 per l'intero anno (fr. 4'189.80 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18
febbraio 1999, consid. 3a).

 

                                         Vista
la capacità lavorativa del 70% in un’attività adeguata rispettosa dei limiti
funzionali posti – richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) – e applicata la
riduzione riconosciuta dalla consulente in integrazione professionale del 10% –
“(…) 5% per attività leggera – 5% per svantaggi salariali derivanti da contingenze
particolari (lungo periodo di inattività e potenziale difficoltà di adattamento
/ cambiamento professionale dovuta alla lunga esperienza maturata presso il
medesimo datore di lavoro (…)” (doc. AI 45/3) –, il reddito statistico da invalido
corrisponde a fr. 18'854.10 (fr.
50'277.60 x 70% ridotti del 10% = fr. 31'674.88).

 

                                         All’importo
di fr. 31'674.88 non va poi applicata alcuna riduzione per gap salariale.

                                         Infatti,
il salario che l’assicurata avrebbe conseguito nel 2006 quale ausiliaria di
pulizie presso il suo ultimo datore di lavoro (fr. 42'104.26, cfr. consid.
2.14.1), è superiore a quello realizzato, nello stesso anno, in media a livello
svizzero dai lavoratori del settore sanità e servizi personali (Tabella TA1
2006, p.to 93, livello di qualifica 4: fr. 3’309.-- riportato su 41.7 ore/settimana
= 3’449.63 x 12 mesi = 41’395.59).

 

                          2.14.4.   In
simili circostanze, ritenuto i redditi da valido e da invalido (anno 2006) di fr. 42'104.26 rispettivamente di fr. 31'674.88, il grado
d’invalidità deve essere cifrato al 25% ([42'104.26 – 31'674.88] : 42'104.26 x
100 = 24.77% arrotondato al 25% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2).

 

                                         Anche
nell’ipotesi in cui si volesse applicare la deduzione massima possibile del 25%
il grado d’invalidità non raggiungerebbe il grado pensionabile del 40%. In
questa evenienza – ritenuto un reddito da invalido di fr. 26'395,74 (fr. 50'277.60
x 70% ridotti del 25% = fr. 26'395.74) – il grado d’invalidità
sarebbe del 37.30% ([42'104.26 – 26'395.74] : 42'104.26 x 100 = 37.30%)

 

                                         Alla
stessa soluzione, grado d’invalidità non pensionabile, si giungerebbe infine
con ogni verosimiglianza anche volendo aggiornare i redditi al 2007.

 

                             2.15.   Dalla
perizia del SAM 2 febbraio 2007 risulta che l’inabilità al lavoro del 50% da
aprile e del 100% da giugno 2005 è persistita fino alla fine del mese di luglio
2006. Da allora l’assicura-ta è stata ritenuta abile al lavoro nella misura del
60% nella sua precedente occupazione e del 70% in attività adeguate rispettose
delle limitazioni funzionali poste.

                                         Di
conseguenza, all’assicurata va riconosciuto il diritto ad una rendita intera
dal 1. aprile 2006 (dopo un anno di attesa ai sensi dell’art. 29 cpv. 1 lett. b
LAI) fino al 31 ottobre 2006 (tre mesi dopo il miglioramento riscontrato alla
fine mese di luglio 2006, cfr. art. 88a cpv. 1 OAI) e non solo fino al 30
settembre 2006 come erroneamente ritenuto dall’Ufficio AI.

 

                                         Pertanto
la decisione impugnata va annullata e riformata nel senso che all’assicurata è
riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1. aprile al 31 ottobre 2006.

 

                             2.16.   L’assicurata
ha chiesto l’esecuzione di un’inchiesta per le persone che si occupano
dell’economia domestica, l’edizione di documenti, l’allestimento di una perizia
giudiziaria e l’audi-zione personale.

 

                                         A
tal proposito va rilevato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998. pag. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, Berna 1983, pag. 274;
si veda pure DTF 122 II  469 consid. 4.1; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V
162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         Nel
caso in esame, da una parte, per quanto riguarda l’ese-cuzione di un’inchiesta
per le persone che si occupano dell’economia domestica già è stato detto al
consid. 2.10, mentre che non sono stati indicati i documenti di cui si chiede
l’edizione.

                                         D’altra
parte, alla perizia del SAM va riconosciuta forza probatoria piena e non vi
sono validi motivi per ritenere inaffidabile la valutazione posta dai periti,
motivo per cui non appare necessario procedere né all'allestimento di una
perizia per verificare quanto già accertato né all’audizione personale richiesta.

 

 

                             2.17.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, in casu si giustifica una ripartizione delle spese di
complessivi fr. 200.-- in misura di fr. 180.-- a carico della ricorrente e di
fr. 20.-- a carico dell’Ufficio AI.

 

                                         Parzialmente
vincente in causa, la ricorrente, patrocinata da un legale, ha diritto ad
un’indennità per parziali ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è parzialmente accolto.

                                         §    La decisione impugnata
è annullata.

                                          §§   A RI 1 é riconosciuto
il diritto ad una rendita intera dal 1° aprile al 31 ottobre 2006.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente in ragione di fr.
180.-- e dell’Ufficio AI in ragione di fr. 20.--.

                                         L’Ufficio
AI verserà inoltre all’assicurata fr. 200.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili
parziali.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti