# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c7a540a5-c6f4-590d-b1f0-f56b7a90e0be
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.01.2014 32.2013.79
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-79_2014-01-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2013.79

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  22 gennaio
  2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 aprile 2013 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 29 marzo 2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1966, attiva a tempo parziale quale parrucchiera, nel mese di febbraio
 2012 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti a seguito dei
postumi dovuti ad un infortunio alla spalla destra occorsole il 6 dicembre 2010
(doc. AI 1).

 

                                         Raccolta
la documentazione medica, in particolare dall’assicuratore contro gli infortuni
(__________) e dalla cassa malati (__________), sulla base del rapporto finale
21 luglio 2013 del dr. __________, attivo presso il SMR (Servizio medico
regionale dell’AI) e dell’inchiesta per le persone che si occupano
dell’economia domestica, con decisione 29 marzo 2013 (preavvisata il 10 gennaio
2013) l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni, presentando
l’assicurata - considerata quale salariata nella misura del 45% e casalinga nel
restante 55% - un grado d’invalidità non pensionabile dell’8% (doc. AI 56).        

 

                               1.2.   Contro
la succitata decisione insorge l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1,
postulandone l’annullamento ed il riconoscimento di una mezza rendita. In via subordinata,
chiede la retrocessione degli atti per accertamenti medici. Sostenendo come la
situazione medica non sia ancora stabilizzata, l’insorgente rimprovera
all’Ufficio AI di non aver tenuto conto dell’imminente rottura della cuffia dei
rotatori della spalla destra, a causa della quale essa ha subito in data 4
aprile 2013 un intervento di ricostruzione del sovraspinoso con decompressione
sottoacrominale. 

 

                               1.3.   Con
la risposta di causa, confermando la propria valutazione medica, l’Ufficio AI
ha invece chiesto la reiezione del ricorso. In particolare l’amministrazione ha
fatto presente che sino al momento della decisione contestata la valutazione
medica è da ritenere completa, rilevando come l’incapacità lavorativa a seguito
della citata operazione sarà valutata nell’ambito di una revisione (recte:
nuova domanda di prestazioni).

 

                               1.4.   Pendente
causa, con scritti 29 maggio 2013 (VI), 7 giugno 2013 (X), 12 giugno 2013
(XII), 7 novembre 2013 (XX), 12 dicembre 2013 (XXII) e 14 gennaio 2014 (XXVI) l’assicurata
ha prodotto nuova documentazione medica, sulla quale, a richiesta del TCA,
l’Ufficio AI ha preso posizione (VIII, XIV, XXIV).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Nel
caso in esame, oggetto del contendere è sapere se l’assicurarta ha diritto o
meno ad una rendita d’invaliditàRI 1

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).
Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag.
84).

 

                               2.4.   Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività
lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del
concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché - in simili
condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di
guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di
una attività lucrativa.

 

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid.
2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni
consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda
un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione
dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. A sua volta, l'art. 27 cpv. 1
OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa
occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori
domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica
utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività
svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente,
applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer, Bundessozial-versicherungsrecht,
1994, pag. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto
all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e
segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione
può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di
quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte
dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze
locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella
con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un
coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.5.   Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe
in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa
risulta applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “ se l’assicurato
esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente
nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa attività è valutata secondo
l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per
questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e
valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V
146.

 

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano
il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plädoyer
5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR
2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una sentenza 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella
versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.

 

                               2.6.   Infine,
nel caso in cui il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce
una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa
sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta
l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente
invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                               2.7.   Nella
presente fattispecie, per quel che concerne la parte salariata, definita incontestatamente
nella misura del 45%, l’Ufficio AI ha proceduto ad una valutazione medica.

 

                                         In
ambito AI l’assicurata è stata peritata dal dr. __________, attivo presso il
SMR. Nel rapporto 9 luglio 2012 egli ha diagnosticato le seguenti affezioni
invalidanti: stato dopo artroscopia spalla sinistra per capsolotomia
circonferenziale adesiolisi sinovialectomia e gonalgia bilaterale ricorrente su
probabile condropatia. Descritte le capacità funzionali residue e riportate
nell’apposito formulario, il sanitario ha concluso, con effetto dal 28 ottobre
2011, per un’inabilità lavorativa del 30% (25% certificata dal curante per le
affezioni infortunistiche e 5% a causa della gonalgia), dello 0% in attività
adeguate, precedute da una totale inabilità in tutte le attività dal 6 dicembre
2010 e del 50% dal 14 giugno 2011 (doc. AI 31). 

                                         Il
dr. __________, nella perizia 31 luglio 2012 eseguita per conto
dell’assicuratore infortuni, ha valutato una capacità del 75% nell’attività di
ausiliaria di pulizie per i postumi dell’infortunio alla spalla sinistra del 6
dicembre 2010, aumentata a piena abilità lavorativa dal 1° settembre 2012. Egli
ha poi indicato: “la paziente è in grado di eseguire lavori con il cingolo
omero-scapolare sinistro in posizione declive o in abduzione non superiore ai
40-60°, elevazione idem, e portante dei pesi non superiori ai 4-5 kg. Nessuna limitazione per la flesso-estensione del gomito, la flesso-estensione del polso, per la
presa rozza o fine con il polso sinistro, per la prosupinazione. 

                                         La
paziente è in grado di effettuare in misura totale i lavori che tengono conto
di queste limitazioni" (doc. 25/5 – atti cassa
malati.

                                         Di
conseguenza, l’amministrazione ha valutato un’inabilità globale, incluso anche
il danno alla salute extrainfortunistico, nell’abituale attività del 100% dal 6
dicembre 2010, del 50% dal 14 giugno 2011 e del 30% dal 28 ottobre 2011. In attività adeguate e rispettose delle limitazioni funzionali la residua capacità lavorativa è
stata fissata, con effetto dal 28 ottobre 2011, al 100%. 

 

                                         L’assicurata
contesta la succitata valutazione medico-teorica.

                                      

                               2.8.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF
125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e l’art. 49 OAI che
stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del SMR può essere
riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto senza aver
visitato personalmente l’assicu-rato.

 

 

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1°
gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche
del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con
riferimenti). (…)" 

(STF 9C_524/2010
del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii
giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Ritornando
al caso in esame, dopo attento esame della docu- mentazione agli atti, questo
TCA può confermare l’operato dell’Ufficio AI per i seguenti motivi.

 

                                         Come
detto, la ricorrente sostiene che la problematica legata ad una possibile
rottura della cuffia dei rotatori non sia stata debitamente presa in
considerazione.

                                         Al
riguardo, nella perizia 9 luglio 2012 il dr. __________ aveva fatto presente
che “ è solo una questione di tempo ma la paziente si vedrà confrontata con
una rottura della cuffia dei rotatori  della spalla destra di natura
degenerativa” (doc. AI 25-4). Lo stesso perito aveva anche riscontrato
degli iniziali dolori alla spalla destra su impigment con già probabile lesioni
degenerative con rotture interstiziali delle cuffie dei rotatori.

                                         Prima
di lui, il medico curante, dr. __________, con scritto 20 febbraio 2012 aveva
rilevato che “… ci sono da preventivare anche dei lunghi momenti di incapacità
totale, qualora la cuffia dovesse avere bisogno di una sanazione chirurgica”
(doc. AI 62-2).

                                         Allegato
al ricorso, l’assicurata ha prodotto il rapporto del dr. __________, dell’ __________,
relativo alla visita ambulatoriale eseguita il 1° marzo 2013 del seguente
tenore:

 

" 
Paziente che già ad un
precedente controllo clinico del 24.05.2012 presentava dolore ed ipostenia alla
spalla destra e che una RM precedentemente eseguita mostrava tendinosi con
piccole rotture interstiziali del tendine sovra spinoso ritorna riferendo la
persistenza e l'acutizzazione di tali sintomi.

 

All'esame clinico la spalla destra mantiene una
mobilità normale in tutti i piani, segni di impingement positivi e vi è
ipostenia del sovraspinato. In considerazione dell'anamnesi, dell'imaging e dell'esame
clinico, consiglio pertanto alla paziente un intervento per via artroscopica di
riparazione del sovraspinoso e decompressione sottoacromiale.

Dopo l'intervento la paziente manterrà l'arto operato
immobilizzato in un tutore per 3 settimane e quindi eseguirà un periodo di
rieducazione di ca. 3 mesi." (doc. AI 66/16)

 

                                         L’intervento
chirurgico è stato eseguito il 4 aprile 2013 (cfr. il relativo rapporto in doc.
A4).

 

                                         Orbene,
in primo luogo va ricordato che per costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni
sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si
sono realizzati fino al momento della resa della decisione contestata, in casu
il 29 marzo 2013 (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1
pag. 220 con riferimenti).

                                         Va
poi fatto riferimento alle annotazioni del 29 aprile 2013 del SMR, i __________,
dopo aver visionato la nuova documentazione medica, hanno concluso:

 

" 
L'assicurata presenta
attualmente in particolare una problematica a livello della spalla destra.

Già nel 2012 aveva iniziato a presentare dei disturbi
dovuti ad un impingement alla spalla, ossia presenza di dolori a livello della
spalla alzando il braccio oltre i 90°. Ancora l'1.3.2013 in occasione del
controllo presso il dr. __________ la mobilità della spalla era normale.
La presenza d'una sintomatologia d'impingement non è limitante per attività
adatte, ossia p.es. per lavori da svolgere a livello altezza tavolo come
definito in occasione della valutazione SMR.

In considerazione del fatto che l'assicurata è stata
operata il 4.4.2013 l'assicurata è da ritenersi inabile al 100% per la durata
di 3 e 6 mesi a secondo dell'andamento postoperatorio con quindi indicazione a
revisione del caso." (doc. IV/bis)

 

                                         Quindi,
sino al momento della decisione contestata, i medici del SMR hanno tenuto conto
delle condizioni fisiche della ricorrente, inclusa la situazione alle cuffie
rotatorie, rilevando pertinentemente che la mobilità della spalla destra è
stata valutata, al 1° marzo 2013, come normale dal dr. __________. Inoltre, i succitati medici hanno evidenziato che la presenza
d'impingement non è limitante per lo svolgimento di attività adeguate, come, da
esempio, per lavori da svolgere all’altezza del tavolo indicati nella
valutazione 9 luglio 2012 del SMR (cfr. al riguardo la perizia del dott. __________:
la paziente è in grado di eseguire lavori con il
cingolo omero-scapolare sinistro in posizione declive o in abduzione non superiore
ai 40-60°, elevazione idem, e portante dei pesi non superiori ai 4-5 kg”).

 

                                         Questo
TCA non misconosce che la ricorrente si è sottoposta al citato intervento chirurgico,
causante un periodo di totale incapacità lavorativa (al riguardo cfr. scritto
29 aprile 2013 del dr. __________, doc. B). Ha preso poi conoscenza
dell’evoluzione negativa con insorgenza di una sindrome mano-spalla nel quadro
di una CRPS (Complex regional pain syndrome), così come
attestato dal dr. __________ nel certificato del 6 giugno 2013 (doc. D); della
valutazione 30 ottobre 2013 del Centro per la terapia del dolore (doc. F1); della
valutazione del dr. __________ di cui al suo rapporto 18 ottobre 2013 (doc. F2)
ed, infine, del rapporto 14 gennaio 2014 del dr. __________ alla cassa malati __________
in cui riassume il decorso clinico dell’opera- zione, escludendo a quel momento
una ripresa lavorativa (XXV). Trattandosi tuttavia di documentazione attestante
fatti e circostanze accadute dopo la decisione contestata, le stesse
potranno essere valutate solo nell’ambito di una nuova domanda di prestazione e
non, come sostenuto dall’amministrazione, di una revisione della rendita ex
art. 17 LPGA. Al riguardo, qualora una prima richiesta
di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente –
come nel caso in esame – una nuova richiesta è riesaminata soltanto se
l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in
misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 OAI). In
tal senso gli atti sono inviati all’Ufficio AI affinché, esaminata la suddetta
documentazione medica, si pronunci in merito alla nuova domanda di
prestazioni.  

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i
riferimenti ivi citati), che la nuova documentazione prodotta dall’assicurata
non permette di trarre una diversa valutazione della residua capacità
lavorativa valutata dal SMR.

                                         

                             2.10.   Occorre ora procedere alla graduazione
dell’invalidità per la parte d’attività salariata mediante il metodo ordinario
(cfr. consid. 2.3), il cui calcolo è stato esposto nella decisione impugnata ed
è rimasto incontestato.

 

                           2.10.1   Per
quel che concerne il reddito da valida, con riferimento al rapporto 9
gennaio 2013 del consulente in integrazione professionale, l’Ufficio AI ha
preso in considerazione complessivamente fr. 21'615.-- di salario che la
ricorrente percepiva da sana nel 2010 presso il Comune di __________ ed il dr. __________
per l’attività di ausiliaria di pulizia (doc. AI 54). 

 

                          2.10.2.   Per
quel che concerne il reddito da invalida, lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato
non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da
invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).                                              

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

                                         Se
una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità, ha realizzato un reddito
considerevolmente inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente
accontentata, si procede in primo luogo a un parallelismo dei due redditi di paragone.
In pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido
aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure facendo
capo ai valori statistici oppure ancora a livello di reddito da invalido mediante
una riduzione adeguata del valore statistico. In una seconda fase, occorre
esaminare la questione di una deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla
base dei valori medi statistici. A questo riguardo, va tenuto presente che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo dei redditi di raffronto non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali (DTF 134 V 322).

                                         Quando
il reddito da valido differisce considerevolmente dal salario statistico riconosciuto
nello specifico settore economico, il TF ha nel frattempo stabilito, anche in
casi ticinesi (cfr. ad esempio sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid.
4), che se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5 % dal
salario statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla
media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 pag. 325 e può giustificare - soddisfatte
le ulteriori condizioni - un parallelismo dei redditi di paragone, fermo restando
però che questo parallelismo si effettua soltanto per la parte percentuale eccedente
la soglia del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid.
5.5).

 

                                         Nel
caso di specie, conformemente alla citata giurisprudenza, l’Ufficio AI ha utilizzato i dati salariali forniti dalla tabella TA1 (stato 2010) elaborata
dall'Ufficio federale di statistica e relativa ad una professione che
presuppone qualifiche inferiori (categoria 4) nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, pagg. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pagg. 47ss.) per un salario
mensile di fr. 4'238.--. Riportando tale dato su 41.6 ore di durata media
lavorativa settimanale, il salario corrisponde a fr. 52'888.-- per l’intero
anno e per un impiego a tempo pieno. 

                                         L’amministrazione,
tenuto conto di un grado di occupazione del 40%, ha riconosciuto una riduzione
del reddito per attività leggere (4%) e quindi un reddito da invalida di fr. 22'615.--.
Dal raffronto dei redditi il grado d’invalidità risulta essere nullo.

 

                                         Va
qui fatto presente che l’assicurata, prima del danno alla salute, lavorava
nella misura del 45%, percentuale inferiore alla sua residua abilità lavorativa
sia nell’originaria che in attività adeguate, motivo per cui essa non presenta
alcun discapito economico. Un raffronto dei redditi non era del resto necessario.

 

                             2.11.   Per
quel che concerne l'attività di casalinga, va rammentato che
l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente)
dell'economia domestica, come si é visto (cfr. consid. 2.5), è stabilita
confrontando le singole attività ancora accessibili alla richiedente la rendita
AI con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                         Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2012, allo scopo di garantire un'uguaglianza
di trattamento in tutta la Svizzera ha previsto una nuova ripartizione delle
singole attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo - che nel
caso concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a ciascuna di
esse.

 

                                         In
particolare la cifra 3086 prevede:

 

" 
Di regola, si ammette
che i lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono
le seguenti percentuali della sua attività complessiva:

 

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti,
  cucinare, apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
                

           10

  	
                

           50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione
  (spolverare, passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre,
  fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta,
  assicurazioni, uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti
  (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le
  scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i
  malati, curare le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire
  abiti, lavori di volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del
tempo libero (N. 3090)."

 

Mentre
alle cifre 3087, 3088 e 3089 si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività
dev'essere sempre del 100% (Pratique VSI 1997 pag. 298).

 

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e
la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 pag. 244). 

 

In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, una persona
deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la propria
capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro con-facente, acquisizione di impianti
e apparecchi domestici adeguati N. 1048 e 3044 segg.) Deve cioè ripartire
meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei membri della sua famiglia in
misura maggiore rispetto a chi non ha problemi di salute (decisione del TFA del
17 marzo 2005, I 257/04 e DTF 130 V 97 consid. 3.3.3). Se non adotta questi
provve-dimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al
momento della valutazione dell’invalidità, della diminuzione della capacità di
lavoro nell’ambito domestico. 

In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, una persona
attiva nell’economia domestica deve contribuire quanto ragione-volmente
possibile a migliorare la propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro
confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici adeguati, N. 1048 e
3044 segg.). La maggior mole di lavoro può essere presa in con-siderazione per
il calcolo dell’invalidità soltanto se l’assicu-rato non è in grado di svolgere
la totalità dei lavori domestici durante il normale orario di lavoro e
necessita dunque dell’aiuto di terzi (RCC 1984, pag. 143, consid. 5). L’interessato
deve ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei familiari in
misura maggiore rispetto a chi non ha pro-blemi di salute (I 257/04 e DTF 130 V
97 consid. 3.3.3). Se non adotta i provvedimenti volti a ridurre il danno, al
mo-mento della valutazione dell’invalidità non sarà tenuto conto della
diminuzione della capacità al lavoro nell’ambito domestico."

 

                                         Al
riguardo, il TFA ha già avuto modo di stabilire che - in linea di massima e senza
valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle
inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di
collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali
inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291 consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d;
RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001 consid. 4, ). Un
intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona
incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia
chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003
consid. 2).

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2001 nella causa G. C., il TFA (I 102/00) ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta
decisiva (Valterio, op. cit., pag. 211; RCC 1989 pag. 131 consid. 5b, 1984 pag.
144 consid. 5).

 

                                         Nella
fattispecie in esame, l'Ufficio AI ha incaricato l'assistente sociale di esperire
un'inchiesta per le persone che si occupano dell'economia domestica.

                                         Il
relativo rapporto è stato allestito il 5 novembre 2012 (doc. AI 50). Sulla base
degli accertamenti eseguiti presso il domicilio, dopo aver fissato gli
impedimenti di ogni singola mansione, l'assistente sociale ha stabilito una
limitazione complessiva del 15%. In tale inchiesta economica, rimasta del resto
incontestata, è stata correttamente stabilita una ripartizione delle singole
attività domestiche nel rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3086
CIGI, attribuendo un valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori
abituali svolti nell'ambito dell'economia domestica, motivo per cui merita conferma.

 

                             2.12.
  Visto quanto sopra, ritenuta una incontestata ripartizione del 45% quale
salariata e del 55% quale casalinga, dal dicembre 2011
l’assicurata presenta un’invalidità globale dell’8%, percentuale che non dà
diritto ad una rendita, così come esposto nel seguente specchietto indicato
nella decisione impugnata:

 

                                                      Attività
             Quota parte    Limitazione               Grado d’inv. parziale

                                                      Salariata
                  45%                 0%                                                
  0%

                                                      Casalinga                
55%               15%                                                   8%

                                                      Grado
d’invalidità globale                                                                        8%

 

                                         Non
presentando l’assicurata un grado d’invalidità pensionabile, la decisione
impugnata deve essere confermata ed il ricorso respinto.  

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

1.Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Gli
atti sono inviati all’Ufficio AI affinché proceda all’esame di della nuova domanda
di prestazioni conformemente al consid. 2.9.

 

                                   3.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico all’assicurata.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per
il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

giudice
Raffaele Guffi   Fabio Zocchetti