# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88079452-4ad1-5343-b6db-4c05b6c79e0b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.11.2023 D-6416/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6416-2023_2023-11-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6416/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Simon Thurnheer;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Russia,   

patrocinato da Cristina Tosone, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 14 novembre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-6416/2023 

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Visto: 

la domanda d’asilo che il ricorrente ha presentato in Svizzera il (…) ottobre 

2023, 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del (…) ottobre 

2023, da cui si evince che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo 

in Svezia il (…) ottobre 2022, 

la convocazione per il colloquio Dublino che si sarebbe dovuto tenere il 27 

ottobre 2023 (cfr. atto SEM n. [{…}]-16/2), 

il mancato svolgimento del Colloquio Dublino in data (…) ottobre 2023 visto 

il rifiuto da parte del richiedente di rispettare le disposizioni del Centro Fe-

derale d’Asilo in materia di utilizzo di telefoni cellulari, nonostante egli sia 

stato edotto a più riprese in merito dal personale presente oltre che dal 

proprio Rappresentante legale (cfr. atto SEM n. 17/1), 

la concessione al richiedente, da parte dell’autorità di prime cure, del diritto 

di essere sentito circa la competenza svedese per lo svolgimento della pro-

cedura d’asilo per iscritto entro il (…) novembre 2023 (cfr. atto SEM n. 

18/3), 

la richiesta del (…) ottobre 2023 da parte della Rappresentante legale 

all’autorità di prime cure di trasmissione della direttiva che vieta l’utilizzo 

del telefono cellulare e la risposta del (…) ottobre 2023 della SEM, da cui 

si evince altresì che al momento della registrazione della domanda d’asilo 

tali informazioni vengono fornite all’interessato (cfr. atti SEM n. 20/2, 23/1 

e 24/1), 

la risposta al diritto di essere sentito del (…) novembre 2023 da parte della 

Rappresentante legale (cfr. atto SEM n. 26/2), 

la richiesta di ripresa in carico del (…) novembre 2023 fondata sull’art. 18 

par. 1 lett. b del Regolamento Dublino (di seguito: RD III) presentata dalla 

SEM alle competenti autorità svedesi (cfr. atto SEM n. 27/5) e la risposta 

positiva da parte di queste ultime dell’8 novembre 2023 sulla scorta dell’art. 

18 par. 1 lett. d RD III (cfr. atto SEM n. 30/1), 

la decisione della SEM del (…) novembre 2023, notificata il medesimo 

giorno (cfr. atto SEM n. 33/1), di non entrata nel merito giusta l’art. 31a 

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cpv. 1 lett. b LAsi, con conseguente trasferimento dell’interessato verso la 

Svezia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito:  

il Tribunale) del (…) novembre 2023 (data d’entrata: […] novembre 2023), 

la decisione del (…) novembre 2023 con cui questo Tribunale ha sospeso 

provvisoriamente l'esecuzione del trasferimento dell'interessato, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 della legge sull’asilo del 26 giu-

gno 1998 [LAsi, RS 142.31]) ed è ammissibile (art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 

1968 [PA, RS 172.021]), 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che il ricorso è manifestamente infondato e la decisione è motivata quindi 

soltanto sommariamente (art. 111 lett. e e 111a cpv. 2 LAsi); che giusta 

l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che l’autorità inferiore ha escluso che in Svezia sussistano delle carenze 

sistemiche ai sensi dell’art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei 

diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU,  

RS 0.101); che non vi è il rischio di violazione del divieto di respingimento; 

che non vi è motivo per l’applicazione degli art. 16 par. 1 e art. 17 RD III 

(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 180/31 del 29 giugno 2013), 

che nel ricorso l’insorgente contesta in primo luogo la violazione da parte 

propria dell’obbligo di collaborare; che egli inoltre solleva una violazione 

del diritto di essere sentito, tra cui il mancato svolgimento del Colloquio 

Dublino personale, oltre che un accertamento incompleto dei fatti giuridi-

camente rilevanti e una violazione del principio inquisitorio, sia in merito al 

suo stato di salute, sia in merito ai motivi che hanno condotto le autorità 

svedesi a non accogliere la sua domanda d’asilo; che inoltre egli rimpro-

vera alla SEM di non aver valutato il rischio di violazione dell’art. 3 CEDU 

in caso di trasferimento in Svezia, 

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che in tal senso, egli si prevale di censure formali, che occorre esaminare 

preliminarmente, in quanto sono suscettibili di condurre all’annullamento 

della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 

II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit., 138 I 232 consid. 5; DTAF 2019 VI/6 consid. 

4.1, 2013/34 consid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3), 

che nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio; che ciò significa che l’auto-

rità competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA); 

che in concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla 

trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal 

fine le opportune prove a riguardo; che il principio inquisitorio non dispensa 

comunque le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in 

modo particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto 

l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi 

propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che, se del caso, l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridica-

mente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, può comportare si-

multaneamente la violazione del diritto di essere sentito, il quale fa parte 

delle garanzie procedurali generali previste dalla Costituzione e consacrato 

all’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. sentenza del Tribunale D-2516/2019 del 17 giu-

gno 2019 consid. 4.2 e rif. cit.), 

che in primo luogo, il ricorrente lamenta che il diritto di essere sentito sia 

stato violato, in quanto egli non avrebbe avuto la possibilità di sostenere 

un colloquio Dublino personale come previsto dall’art. 5 RD III, 

che il Tribunale rileva, contrariamente a quanto indicato dal ricorrente nel 

proprio allegato ricorsuale, oltre che negli scritti della Rappresentante le-

gale del (…) ottobre 2023 e del (…) novembre 2023 (cfr. atti SEM n. 20/2 

e 26/2), che il comportamento adottato dall’interessato rappresenti una 

chiara violazione dell’obbligo di collaborare; che le disposizioni circa il com-

portamento da adottare al CFA, tra cui quelle relative all’utilizzo del tele-

fono, sono comunicate ai richiedenti al momento del loro ingresso e che le 

stesse sono ben conosciute anche dai Rappresentanti legali, tanto che 

nella nota interna redatta dalla SEM circa l’accaduto (a cui il patrocinatore 

ha avuto accesso), è chiaramente indicato che uno di loro fosse presente 

e che abbia spiegato al richiedente che filmare il Colloquio oppure tenere 

il telefono cellulare non fosse possibile e che i suoi diritti sarebbero in ogni 

caso stati tutelati in quanto rappresentato (cfr. atto SEM n. 17/1); che sono 

state concesse quasi 4 ore e più occasioni al richiedente per cambiare idea 

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circa l’utilizzo del proprio telefono cellulare; che nonostante ciò egli non ha 

desistito, rinunciando così a partecipare al Colloquio Dublino deliberata-

mente (cfr. atto SEM n. 17/1); 

che le censure sollevate in sede di ricorso non sono atte ad inficiare tale 

valutazione; che egli infatti vorrebbe addossare la causa alla propria rinun-

cia a partecipare al Colloquio Dublino all’autorità inferiore, che non gli 

avrebbe fornito la base legale secondo cui filmare il Colloquio Dublino op-

pure tenere il telefono non fosse possibile; che in tal senso l’esposizione 

dei fatti effettuata dal ricorrente non coincide con quanto indicato dalla 

SEM, secondo cui un Rappresentante legale presente abbia tentato più 

volte di convincere il richiedente a desistere e a partecipare al Colloquio 

Dublino (cfr. atto SEM n. 17/1); che appare inoltre strumentale che il Rap-

presentante legale chieda all’autorità di prime cure in un secondo momento 

la base legale secondo cui non sia possibile filmare o tenere un telefono 

durante il Colloquio Dublino in quanto tali aspetti sono comunicati ai richie-

denti al loro arrivo al Centro e ci si può attendere che anche i Rappresen-

tanti legali li conoscano, 

che pertanto il Tribunale conclude che il richiedente abbia deliberatamente 

rinunciato a partecipare al Colloquio Dublino, 

che in sostituzione al Colloquio personale, la SEM ha concesso al ricor-

rente il diritto di essere sentito circa la competenza svedese per lo svolgi-

mento della propria procedura d’asilo oltre che in merito al proprio stato di 

salute a cui la Rappresentante legale ha risposto in data (…) novembre 

2023 (cfr. atto SEM n. 26/2); che pertanto le censure circa una violazione 

del diritto di essere sentito vanno recisamente respinte, in quanto il ricor-

rente ha avuto modo di esprimersi più volte; che non può essere addossata 

alcuna colpa alla SEM sotto questo punto di vista, infatti il ricorrente e la 

sua Rappresentante avrebbero potuto esprimersi circa le domande poste 

perlomeno con lo scritto del (…) novembre 2023, ma non lo hanno fatto; 

tale aspetto, oltre alla rinuncia del ricorrente a partecipare al Colloquio Du-

blino, rappresentano una chiara violazione dell’obbligo di collaborare ex 

art. 8 LAsi, 

che pertanto anche la censura relativa alla violazione del principio inquisi-

torio va respinta; che viene osservato che il principio inquisitorio non di-

spensa le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in 

modo particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto 

l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi 

propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1); che nel 

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caso concreto né il richiedente, né la Rappresentante legale hanno fatto 

uso delle possibilità a loro concesse per esprimersi, violando l’obbligo di 

collaborare; che pertanto all’autorità inferiore non incombeva un obbligo 

ulteriore di approfondimento dei fatti, sia per quanto concerne la compe-

tenza della Svezia, sia per quanto concerne lo stato di salute del ricorrente, 

su cui si tornerà di seguito, 

che, venendo ora al merito, la SEM nel contesto della procedura Dublino 

non entra nel merito ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, dopo 

aver passato in rassegna gli art. 7–15 RD III, conclude che un altro Stato è 

competente per l’esecuzione della procedura d’asilo e allontanamento, 

che la Svezia ha riconosciuto la propria competenza, 

che, di conseguenza, la competenza della Svezia è di principio data, 

che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si giustifica nel caso 

di specie, visto che non vi sono fondati motivi per ritenere che in Svezia 

sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fon-

damentali dell’Unione europea (cfr. tra le altre la sentenza D-5908/2022 del 

23 dicembre 2022); che la presunzione secondo cui la Svezia agisca in 

linea con gli standard previsti dal diritto europeo e internazionale non è 

stata rovesciata dal ricorrente; che, in particolare, non vi è ragione di rite-

nere che la Svezia non rispetti il divieto di respingimento e che quindi le 

autorità svedesi allontanino l’insorgente in un Paese ove egli potrebbe su-

bire dei trattamenti contrari agli obblighi convenzionali; che il ricorrente non 

ha fornito, neppure nel proprio allegato ricorsuale, alcun elemento concreto 

atto a sovvertire tale presunzione, 

che neppure l’art. 17 par. 1 RD III («clausola di sovranità»), che è concre-

tizzato in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1,  

RS 142.311), è applicabile, 

che, infatti, il trasferimento in Svezia del ricorrente non contravviene ad 

alcuna norma imperativa di diritto internazionale; che dal punto di vista me-

dico dagli atti emerge che il richiedente soffrirebbe di diabete e che gli sa-

rebbe stato prescritto il farmaco becozyme forte (cfr. atto SEM n. 13/2); che 

egli ha lamentato problematiche dentarie (cfr. atto SEM n. 36/3); che 

avrebbe infine riferito di soffrire di stress ed ansia, per cui è stata sospettata 

una sindrome di Asperger oltre che diagnosticati uno stato ansioso grave 

e uno stato depressivo; che tuttavia il ricorrente ha rinunciato alla visita 

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psichiatrica specialistica presso SPS Chiasso del 22 novembre 2023 (cfr. 

atti SEM n. 37/2, 40/1 e 41/1); che pertanto anche dal punto di vista dell’ac-

certamento del proprio stato di salute il ricorrente non ha ossequiato il pro-

prio obbligo di collaborare, sollevando inoltre problematiche di salute tardi-

vamente ai sensi degli artt. 8 cpv. 1 lett. f e 26a LAsi; che pertanto alla SEM 

non incombeva un ulteriore obbligo di indagare lo stato di salute del ricor-

rente; che dagli atti non emergono problemi di una gravità tale da impedirne 

il trasferimento; che la Svezia dispone notoriamente di un sistema sanitario 

paragonabile a quello svizzero, 

che la Svezia è pertanto tenuta a riprendere in carico il ricorrente in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24 e 29 RD III, 

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente, 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM confermata, 

che le misure supercautelari statuite dal Tribunale il (…) novembre 2023 

decadono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-

mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad 

art. 56 PA), 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto, 

che essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di 

esito favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria va re-

spinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali sono poste a carico 

del ricorrente, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: