# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f868fde-5236-5585-882e-4476d3be68d6
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-08-22
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 22.08.2006 S 2006 62
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_S-2006-62_2006-08-22.pdf

## Full Text

S 06 62

1a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
del 22 agosto 2006

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente pretesa di risarcimento LAVS

1. La … SA di … era stata creata nel 1986. Giusta l’iscrizione a Registro di 

commercio, … era dal 29 giugno 2001 al 13 novembre 2002 membro unico 

del consiglio di amministrazione con firma individuale. Il 29 ottobre 2002, la 

Commissione federale delle banche poneva la ditta in liquidazione. Incaricata 

della liquidazione era la … SA di ... Durante la sua esistenza, la ditta era 

affiliata alla Cassa di compensazione AVS dei Grigioni (qui di seguito detta 

semplicemente cassa di compensazione) e al momento dell’apertura della 

liquidazione risultavano scoperti i contributi paritetici per il 2001 e 2002. In 

seguito, il Ministero Pubblico della Confederazione apriva un procedimento 

contro la ditta e diversi beni della società venivano congelati fino a giudizio 

conosciuto sulle conclusioni della procedura penale indetta verso i 

responsabili. La cassa di compensazione si interessava in seguito presso la 

… SA sullo stato patrimoniale della debitrice. Per la ditta incaricata della 

liquidazione non era però possibile dare delle concrete informazioni in 

particolare sugli eventuali dividendi che i creditori avrebbero potuto aspettarsi, 

essendo la liquidità bloccata all’estero. Il 17 marzo 2005, la cassa di 

compensazione insinuava un credito per un ammontare di fr. 102'233.25. 

2. A questo punto, ritenendo che la propria pretesa potesse rimanere scoperta, 

la cassa di compensazione decideva il 10 marzo 2005 di chiedere la 

restituzione dell’importo complessivo di fr. 104'858.25 per contributi non 

corrisposti sui salari versati per gli anni 2001 e 2002 a ... L’opposizione 

interposta dall’interessato veniva respinta con decisione del 22 maggio 2006. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 20 giugno 

2006, … chiedeva l’annullamento del provvedimento preso. In principio, non 

essendo ancora terminata la procedura di liquidazione, non sarebbe ancora 

attualmente possibile stabilire se la pretesa della convenuta verrà o meno 

onorata. Al momento dell’apertura del fallimento gli attivi della società 

contavano ancora diverse centinaia di migliaia di franchi. Per il ricorrente, 

trattandosi di crediti privilegiati, non sussisterebbero ancora motivi per credere 

che la pretesa sia in pericolo. Del resto, l’istante stesso avrebbe ancora un 

credito salariale scoperto nei confronti del precedente datore di lavoro per un 

importo di fr. 17'000.--. Per il ricorrente sarebbe poi assurdo che l’autorità 

penale lo abbia esonerato da qualsiasi responsabilità per essere poi l’unico 

chiamato a rispondere nei confronti della cassa di compensazione. In realtà, 

gli unici responsabili del disastro finanziario sarebbero i tre azionisti della 

società, attualmente rifugiatisi fuori dalla Svizzera e quindi irreperibili per gli 

inquirenti. Il ricorrente non considera neppure di essere incorso in una 

qualsivoglia violazione dei propri obblighi, giacché sarebbe stato assente per 

grave malattia dal febbraio 2002 e la ditta sarebbe stata chiusa per ordine del 

Ministero pubblico della Confederazione prima che gli fosse possibile tornare 

operativamente attivo in seno alla società. 

4. Dal canto suo, la cassa di compensazione, rinunciava a prendere posizione 

sul ricorso, rinviando a quanto esposto nella decisone su opposizione. 

Considerando in diritto:

1. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 della legge federale sull'assicurazione per la 

vecchiaia e per i superstiti (LAVS) - sia nella sua versione in vigore sino al 31 

dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata in seguito 

all’entrata in vigore della legge federale sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali (LPGA) - il datore di lavoro deve risarcire il danno che 

egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le 

prescrizioni (dell’assicurazione). I presupposti dell'obbligo di risarcimento 

sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in 

materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o 

la negligenza grave. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona 

giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono 

essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 

cons. 5b con riferimenti; DAS 2001 AVS no. 6, pag. 20). Sussidiarietà significa 

che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi alla ditta 

responsabile. Solo nel caso in cui quest’ultima non può far fronte al proprio 

obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e 

direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso quando la 

cassa di compensazione accusa un danno a seguito del fallimento della 

società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates 

nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107). In questo contesto si situa anche 

il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di 

esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre 

al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità della 

ditta. Nell’ambito di una procedura fallimentare il momento determinante per 

poter stabilire l’esistenza di un danno può coincidere con la sospensione della 

procedura per mancanza di attivi giusta l’art. 230 della legge federale sulla 

esecuzione e sul fallimento (LEF), nell’ambito di una liquidazione sommaria 

(art. 231 LEF) o quando viene presentata la relazione sull’inventario e sulla 

massa ai sensi dell’art. 237 LEF (sentenza del TFA del 22 gennaio 2002, H 

122/00), cioè dal momento che è concretamente possibile concludere 

all’insolvibilità della ditta. In questi casi, alla cassa di compensazione è lecito 

richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste 

ancora giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 cons. 3c, confermato in RCC 

1991 pag. 135 cons. 2a).

2. a) Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità 

sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a 

proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche dopo l’entrata in 

vigore del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11). L'Alta Corte ha in particolare 

precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale concernente l'11a 

revisione dell'AVS (DTF 129 V 13 cons. 3.3.), né dai lavori preparatori della 

LPGA (DTF 129 V 13 cons. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento 

della prassi finora adottata. Restano quindi interamente applicabili le massime 

giurisprudenziali ivi riportate. Non è nell’evenienza contestato che una chiara 

definizione del danno subito dalla convenuta non sia ancora possibile, non 

essendosi ancora conclusa la procedura fallimentare. Tenor la giurisprudenza 

del TFA (DTF 114 V 81s.), per avanzare la propria pretesa in risarcimento del 

danno, la cassa di compensazione non è autorizzata ad attendere fino al 

momento in cui verrà a conoscenza del preciso ammontare del danno subito, 

come emergerebbe alla chiusura del fallimento. Al contrario, rientra nei doveri 

della cassa di compensazione informarsi sulle peculiarità di un’eventuale 

pretesa di risarcimento ed avanzare tale pretesa dal momento in cui viene a 

conoscenza di tutte le circostanze circa l'esistenza, lo stato e le caratteristiche 

del danno che probabilmente subirà. Se il preciso ammontare del danno non 

può essere definitivamente stabilito a causa dell'incertezza circa il dividendo 

risultante alla conclusione del fallimento, basterà che la decisione emessa nei 

confronti dei responsabili chieda il risarcimento integrale del debito scoperto 

nei confronti della cassa, contro cessione da parte di quest'ultima 

dell'eventuale dividendo risultante alla conclusione dalla procedura 

fallimentare (DTF 114 V 82s.).

b) Nell’evenienza, il ricorrente contesta che sia attualmente possibile concludere 

all’esistenza di un danno per la cassa di compensazione. Gli attivi della 

società sarebbero stati bloccati per ordine del giudice penale e disponendo la 

società di ancora diverse centinaia di migliaia di franchi, i crediti preferenziali 

come quello in parola non sarebbero a rischio. In effetti, come risulta dalla 

documentazione all’incarto e come del resto la convenuta neppure contesta, 

dalle informazioni raccolte presso la ditta incaricata della liquidazione non è 

attualmente possibile stabilire quale sia la situazione patrimoniale della ditta 

né l’entità dell’eventuale dividendo che i creditori possono attendersi. Dal 

canto suo la cassa di compensazione, dopo aver debitamente insinuato il 

proprio credito per i contributi paritetici non corrisposti per gli anni 2001 e 

2002, ha poi da questa mancanza di informazioni tratto la conclusione che le 

pretese non potessero più essere riscosse e che quindi fosse intervenuto un 

danno. Per questo Giudice, il rispetto del principio della sussidiarietà non 

permette di trarre simili conclusioni, senza che siano stati in precedenza 

esperiti altri accertamenti. Come emerge dalla decisione del 20 settembre 

2004 del Ministero pubblico della Confederazione, nel 2002 - con un decreto 

superprovvisionale - la Commissione federale delle banche ha bloccato le 

relazioni bancarie della ditta. Attualmente, essendo ancora in corso l’inchiesta 

penale, non è dato sapere esattamente l’entità di questi attivi, ma l’istante - 

che è pur sempre stato contabile della società - quantifica questa sostanza a 

diverse centinaia di migliaia di franchi. Del resto anche la liquidatrice 

confermava in data 16 novembre 2005 come “la liquidità è tutt’ora bloccata 

all’estero e che sono in corso procedure civili e penali all’estero che da una 

parte garantiscono che la liquidità non venga spostata, ma dall’altra ci 

prolungano il periodo di liquidazione.” Infine, anche il fatto che trattasi di crediti 

di seconda classe giusta l’art. 219 LEF lascia effettivamente apparire 

criticabile la pretesa avanzata in base ai dati in possesso della convenuta. Per 

questo Giudice, non è attualmente dato concludere senz’altro all’esistenza di 

un danno, per cui già per questi motivi il ricorso deve essere accolto e gli atti 

ritornati alla convenuta per nuovi accertamenti. 

3. Nell’ambito di questi nuovi accertamenti, dovrà inoltre anche essere meglio 

chiarita la questione della durata della responsabilità del ricorrente, in 

particolare in relazione alla sua prolungata assenza per malattia e alla messa 

in liquidazione della ditta prima che questi potesse ridivenire operativo. Se 

infatti è indiscusso che l’organo che subentra in una società abbia il dovere di 

vegliare affinché vengano corrisposti non solo i contributi correnti sui salari, 

ma anche quelli scaduti, dovuti per un periodo precedente alla sua entrata in 

carica (DTF 119 V 401 cons. 4c), la conclusione inversa non è parimenti 

difendibile. Per questo occorrerà chiarire anche le oggettive possibilità che 

l’istante aveva di far fronte alle pretese della cassa di compensazione 

malgrado la prolungata assenza per grave malattia. Al suo ritorno infatti, la 

ditta era già stata messa in liquidazione e quindi l’interessato privato dei propri 

poteri. Non va infine dimenticato che la ditta è stata gestita da azionisti con 

intenzioni presumibilmente fraudolente, ignorate però dall’istante. Anche se la 

responsabilità penale delle persone coinvolte nelle malversazioni in parola 

non esonera certo l’istante dai propri obblighi in qualità di membro del 

consiglio di amministrazione, in particolare dall’obbligo di garantire la 

riscossione e il versamento dei contributi paritetici sui salari, non è dato 

concludere ad una colpa o negligenza grave senza aver previamente 

verificato quale fosse effettivamente la situazione dell’istante in merito alla 

competenza di eseguire effettivamente i pagamenti o di imporre il loro 

versamento. Dagli atti sembra trasparire che una parte della contabilità della 

ditta sia andata distrutta, occorre pertanto anche in quest’ottica chiarire se era 

per l’istante possibile in tali condizioni rendersi oggettivamente conto degli 

impegni legali gravanti su di lui. 

4. In conclusione, il ricorso è accolto nel senso dei considerandi e la decisione 

impugnata viene annullata. Gli atti vengono ritornati alla cassa di 

compensazione per l’espletamento dei necessari accertamenti e l’eventuale 

rilascio di una nuova decisione di risarcimento.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata annullata. Gli atti vengono rinviati 

alla cassa di compensazione per l’espletamento degli accertamenti necessari 

e l’eventuale rilascio di una nuova decisione. 

2. La procedura è gratuita e non vengono assegnate ripetibili.