# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c5b1aef2-acd7-5641-b627-fbea678ae742
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-05-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.05.2020 D-6090/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6090-2019_2020-05-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6090/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  5  m a g g i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice William Waeber,  

cancelliere Manuel Piazza. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), 

Iran,   

entrambi patrocinati da Massimiliano Minì,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); de-

cisione della SEM del 7 novembre 2019 / N (…). 

 

 

 

D-6090/2019 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

Gli interessati, cittadini iraniani, sono espatriati il 7 settembre 2019 e sono 

entrati in Svizzera il giorno seguente, dove il 23 settembre 2019 hanno 

depositato una domanda d’asilo (cfr. verbali del rilevamento dati personali 

del 30 settembre 2019 di A._______ [atto 20/7], pag. 5 e di B._______ [atto 

21/7], pag. 6). 

B.  

B.a Sentito sui motivi d’asilo, A._______ ha riferito di aver subito pressioni 

da parte di Vezarat-e Ettela’at va Amniat-e Keshvar (VEVAK; di seguito: 

Ettela’at), il servizio segreto iraniano, intenzionato a estrapolargli informa-

zioni su presunti oppositori al regime. Egli, già nel 2003 o nel 2004 sarebbe 

stato invitato presso Ettela’at poiché avrebbe cercato di contattare telefo-

nicamente canali televisivi dell’opposizione, salvo poi venir rilasciato con 

l’indicazione di fornire da quel momento in poi informazioni sulle persone 

che prendevano parte alle proteste. Nel 2016 e nel 2018 egli sarebbe stato 

nuovamente convocato dopo aver fatto ritorno da due viaggi in Europa con 

la moglie. Nel primo caso il fermo si sarebbe concluso con il suo rilascio 

dopo che gli sarebbe stato richiesto di fornire informazioni su oppositori al 

regime e iraniani convertiti al Cristianesimo eventualmente incontrati du-

rante i viaggi. La seconda volta sarebbe invece stato trattenuto per circa 

due giorni, il primo dei quali l’avrebbe trascorso bendato e avrebbe ricevuto 

un unico pasto molto salato ma non il permesso di andare in bagno. Nel 

luglio del 2019 gli sarebbe inoltre stata sequestrata l’automobile per tre 

settimane e comminata una multa, perché sua moglie non avrebbe rispet-

tato le regole dell’Hijab alla guida. Egli ha però asserito che in quel periodo 

la sua automobile sarebbe stata in riparazione. Sempre nel luglio del 2019, 

sarebbe infine stato invitato un’ultima volta presso Ettela’at e rilasciato die-

tro ulteriore richiesta di fornire le informazioni raccolte durante il viaggio 

che si apprestava a compiere, dal quale non avrebbe tuttavia più fatto ri-

torno. Il padre di A._______ avrebbe inoltre un passato da Mojahedin, per 

il che sarebbe a sua volta stato sospettato di essere un oppositore del re-

gime (cfr. verbale d’audizione del 28 ottobre 2019 di A._______ [atto 

35/25]). 

B.b B._______, dal canto suo, ha sostanzialmente confermato la versione 

resa dal marito. Ha inoltre riferito di un episodio nel corso del quale le 

avrebbero sequestrato il cane (cfr. verbale d’audizione del 29 ottobre 2019 

di B._______ [atto 34/13]). 

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Pagina 3 

C.  

Con decisione del 7 novembre 2019 (atto 40/10), notificata ai richiedenti il 

medesimo giorno (cfr. atto 42/1), la Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM) ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontana-

mento dei richiedenti dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile l’esecuzione dell’allontanamento. 

D.  

In data 18 novembre 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en-

trata: 19 novembre 2019) i ricorrenti sono insorti contro la summenzionata 

decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale), chiedendo in via principale l’annullamento della deci-

sione impugnata nonché la concessione dell’asilo; in subordine la restitu-

zione degli atti alla SEM onde procedere con dei complementi istruttori ed 

emettere una nuova decisione; in via ancor più sussidiaria la concessione 

dell’ammissione provvisoria. Hanno altresì presentato una domanda di di-

spensa dal pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo. 

E.  

Il 20 gennaio 2020, i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale dei mezzi di 

prova attestanti lo stato di salute di B._______. 

F.  

Il 7 febbraio 2020, i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale tre ulteriori do-

cumenti riguardanti lo stato di salute di B._______. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 

6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale in virtù 

dell’art. 31 LTAF giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

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I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Può modificare una decisione er-

rata a favore di una parte (art. 62 cpv. 1 PA) anche se nel gravame non 

viene formulata una richiesta in tal senso. 

L’autorità di ricorso non è però tenuta ad effettuare un riesame completo 

della fattispecie né a ricercare tutti i possibili errori di diritto che non ap-

paiono evidenti o che si deducono facilmente dalla contestazione o dagli 

atti di causa (cfr. DTF 119 V 349 consid. 1a; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed., 2013, n. m. 1.55). 

3.  

I ricorsi manifestamente infondati sono decisi dal giudice in qualità di giu-

dice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) 

e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). 

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti. 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato che i ricorrenti non 

possano avvalersi di un timore fondato di essere sottoposti in futuro a mi-

sure persecutorie. Essi sarebbero infatti espatriati legalmente senza alcun 

inghippo a più riprese senza adottare particolari precauzioni. Pur cono-

scendo i metodi di Ettela’at, i ricorrenti avrebbero inoltre deciso di ignorarne 

le richieste e compiere i predetti viaggi senza avvisare tale servizio, dando 

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maggior peso alle esigenze di viaggio aziendali che ai loro timori. Del resto 

lo stesso Ettela’at non avrebbe adottato alcuna misure per impedire il loro 

espatrio. Da un punto di vista oggettivo i ricorrenti non presenterebbero un 

profilo a rischio. Infatti non sarebbero degli oppositori, non avrebbero op-

positori in famiglia e non avrebbero manifestato dissenso nei confronti 

dell’Islam. Il padre di A._______ avrebbe sì un passato da Mojahedin, ma 

dal 1982 Ettela’at si limiterebbe a interrogarlo a scadenze regolari. La SEM 

ha inoltre ritenuto che i ricorrenti non sarebbero esposti a un pregiudizio 

sufficientemente serio ai fini del diritto d’asilo. A._______ sarebbe infatti già 

stato convocato due volte presso Ettela’at, senza che ciò gli abbia causato 

problemi maggiori. Unicamente durante il secondo interrogatorio sarebbe 

stato maltrattato, non sarebbe stato fatto però uso spropositato di violenza 

ed egli avrebbe ripreso la sua vita come prima. Del resto egli non risulte-

rebbe avere contenziosi aperti con le autorità. 

4.2 Nel ricorso, i ricorrenti avanzano di avere un timore sufficientemente 

fondato ai fini del diritto d’asilo. Da un punto di vista soggettivo essi teme-

rebbero ripercussioni da parte di Ettela’at al loro ritorno in Iran perché, non 

essendo disposti a collaborare, non potrebbero riferire le informazioni ri-

chieste da tale servizio. Non si spiegherebbe inoltre perché avrebbero do-

vuto abbandonare la loro ottima posizione sociale, se non a causa di un 

fondato timore. Temerebbero infine una reazione sproporzionata di Et-

tela’at dal momento che si sarebbero liberati dei passaporti omettendo di 

fare ritorno in patria alla scadenza del visto. Da un punto di vista oggettivo, 

essi presenterebbero un profilo a rischio. Le attività giovanili di protesta 

svolte da A._______ e il passato da Mojahedin di suo padre potrebbero 

infatti attirare le attenzioni del regime iraniano. A._______ inoltre, in quanto 

per lavoro viaggerebbe regolarmente fuori dall’Iran, sarebbe stato indivi-

duato da Ettela’at come utile collaboratore. I ricorrenti temerebbero infine 

che il predetto servizio possa utilizzare contro di loro il fatto che all’estero 

avrebbero frequentato esuli iraniani. I ricorrenti ritengono inoltre di essere 

esposti a un pregiudizio sufficientemente serio ai fini del diritto d’asilo. 

Quanto successo a A._______ durante il secondo interrogatorio configure-

rebbe infatti gli estremi di una tortura. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

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5.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere 

conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in 

fine LAsi). La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 

3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, su-

scettibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine. 

5.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 

3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente 

dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad 

una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono 

maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che 

è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timo-

re (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto 

per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul pia-

no oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e sufficienti 

che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, 

l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, 

quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potreb-

bero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 

2.5 e relativi riferimenti). 

5.4 Nel caso in cui un atto pregiudizievole rilevante in materia d'asilo si sia 

già prodotto al momento della fuga, si può partire dalla presunzione che un 

fondato timore di esposizione a seri pregiudizi ulteriori sia dato (cfr. WALTER 

KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 127; OSAR [ed.], Manuel 

de la procédure d'asile e de renvoi, 2a ed., 2016, pag. 194 e riferimenti 

citati). Perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia necessario 

che la situazione di persecuzione sia ancora attuale. L'attualità e la con-

cretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame di cau-

salità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo stesso 

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si ritiene interrotto se, al momento dell'espatrio, il fondato timore di essere 

perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle perse-

cuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, op. cit., pag. 129 e, a titolo 

esemplificativo, sentenza del Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 

consid. 8.4.1). 

6.  

6.1 Ora, nel caso in esame la verosimiglianza dei fatti raccontati dai ricor-

renti non è stata rimessa in discussione dall’autorità resistente. Si pone 

quindi la questione di sapere se il timore dei ricorrenti di subire persecu-

zioni future determinanti in materia d’asilo da parte delle autorità iraniane 

sia fondato. 

6.2 Ebbene, è innanzitutto opportuno constatare come vi siano in casu forti 

dubbi quanto al fatto che l’espatrio sia effettivamente da ricondurre ad una 

situazione persecutoria. I ricorrenti hanno infatti riferito di regolari viaggi 

turistici in Europa, cui pare potersi apparentare – quantomeno  

inizialmente – anche quello alla base della presente richiesta di protezione 

(cfr. segnatamente atto 35/25, pag. 11). A._______ ha del resto affermato 

che al momento di lasciare l’Iran, avrebbe quantificato le probabilità di farvi 

ritorno attorno al 50 per cento, non essendogli oltremodo chiara la volontà 

in tal senso della congiunta, cosa che rafforza la tesi circa l’assenza di ne-

cessità di sottrarsi a circostanze a tal punto gravi da esporre gli interessati 

a pericoli per la vita o altri beni giuridici superiori (cfr. atto 35/25, pag. 18). 

Inoltre, il fatto che nonostante fossero espressamente stati invitati a farlo, 

essi non abbiano avvisato Ettela’at della loro intenzione di recarsi 

all’estero, non plaude certo al millantato timore di subire atti pregiudizievoli 

da parte di tale servizio. Si rilevi d’altro canto come la sola esistenza di 

pregressi, in assenza di attualità della persecuzione, non risulta sufficiente 

alla concessione dell’asilo (cfr. supra). D’altro canto, il Tribunale non rav-

visa alcun elemento di rischio nel profilo dei ricorrenti. Anche ammettendo 

che lo stesso possa risultare utile agli scopi di Ettela’at, nessun indizio 

porta a concludere che i ricorrenti saranno esposti a seri pregiudizi in caso 

di mancata collaborazione con le autorità iraniane. Essi infatti in Svizzera 

hanno reso visita a un ex oppositore al regime, ma non lo sono essi stessi. 

Inoltre, non hanno manifestato dissenso nei confronti dell’Islam né addotto 

propositi volti a sovvertire l’ordine sociale in essere nel loro paese d’origine, 

nel quale le rispettive famiglie paiono del resto ben integrate, quantomeno 

a livello economico. 

6.3 In definitiva, non si ravvisano in specie indizi concreti che lascino pre-

sagire che per i ricorrenti vi sia il rischio, in caso di rientro nel loro Paese, 

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di subire una qualsivoglia persecuzione rilevante ad opera delle autorità 

iraniane, sia a causa del loro espatrio, che per le loro frequentazioni o le 

loro opinioni, a maggior titolo che il resto della popolazione. 

7.  

In virtù di quanto sopra esposto la SEM ha a giusto titolo negato la qualità 

di rifugiato ai ricorrenti, per il che il ricorso in materia di riconoscimento 

della qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo, destituito di fonda-

mento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

8.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata. 

9.  

9.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-

missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adem-

pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvi-

soria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

9.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta-

coli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-

rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un osta-

colo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). 

Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell’allonta-

namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF 

2009/51 consid. 5.4). 

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Pagina 9 

10.  

10.1 Nella propria decisione la SEM ha considerato l’esecuzione dell’allon-

tanamento dei richiedenti ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi-

bile. Per quanto riguarda l’esigibilità, la SEM ha fatto presente che i ricor-

renti sarebbero giovani, laureati, in buona salute e proprietari di una casa. 

La loro situazione economica sarebbe inoltre buona. Potrebbero infine ri-

prendere l’attività professionale interrotta a causa dell’espatrio e contare 

sull’appoggio dei genitori. B._______ avrebbe sì un problema di salute, ma 

per il quale già in Iran avrebbe ricevuto cure adeguate. 

10.2 Con ricorso, gli insorgenti avversano anche tale assunto. Ritengono 

infatti che l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe né lecita né ragio-

nevolmente esigibile. 

11.  

11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-

zione del rimpatrio in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell’uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o ren-

dere verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

11.2 Nel caso in esame, visto che gli insorgenti non sono riusciti a dimo-

strare un fondato timore di essere esposti a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 

3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova applicazione ed il 

loro rinvio verso l’Iran è dunque ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 

1 LAsi e dell’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 

1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). 

11.3 Inoltre il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che, per quanto ri-

guarda il rispetto dei diritti umani, attualmente l’esecuzione dell’allontana-

mento in Iran non risulta essere generalmente inammissibile (cfr. sentenza 

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Pagina 10 

del Tribunale E-5026/2019 del 25 novembre 2019 consid. 8.3). Non v’è 

inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e 

serio per gli insorgenti di essere esposti, nel loro Paese d’origine ad un 

trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 Conv. tortura. Per 

quanto attiene ai menzionati fattori di rischio nella fattispecie, nell’ambito di 

una valutazione d’insieme, secondo il Tribunale non vi è da ritenere, nono-

stante i ricorrenti abbiano chiesto asilo all’estero, che la soglia per ammet-

tere un «real risk» sia raggiunta. A tal proposito va rilevato che il timore che 

le autorità iraniane espongano i ricorrenti a seri pregiudizi è stato ritenuto 

infondato (cfr. consid. 7.2). 

Pertanto, come rettamente ritenuto nella decisione litigiosa, l’esecuzione 

dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

12.  

12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

12.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le 

difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una 

regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi 

di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-

zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-

sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 

12.3 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se 

gli insorgenti concludono a giusta ragione o meno al carattere inesigibile 

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dell’esecuzione dell’allontanamento, tenuto conto della situazione generale 

vigente attualmente in Iran, da un lato, e della loro situazione personale, 

dall’altro. 

12.4 Nella fattispecie, in Iran attualmente vi sono delle proteste di piazza 

contro il regime al governo ma non vige una situazione di guerra, guerra 

civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popolazione 

nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza del Tribunale D-

5473/2019 del 25 novembre 2019 consid. 5.2.1). 

12.5 Quanto alla situazione personale dei ricorrenti, essi sono giovani ([…] 

anni B._______, […] il marito) e laureati (in architettura lei, in industria tes-

sile e in ingegneria industriale lui). B._______ prima dell’espatrio lavorava 

come architetta, nell’agenzia pubblicitaria della madre e insegnava archi-

tettura. Il marito invece era attivo nella fabbrica di tessuti di famiglia. Perlo-

meno nelle ditte dei genitori i ricorrenti potranno quindi ricominciare a lavo-

rare, una volta tornati in patria. I famigliari (genitori, fratelli, zii) si trovano in 

Iran e con loro i ricorrenti sono in costante contatto e in buoni rapporti. In 

Iran possiedono una casa e un’automobile. La situazione personale dei 

ricorrenti, conseguentemente, permette di concludere al carattere esigibile 

dell’esecuzione dell’allontanamento. 

Infine, i ricorrenti non hanno preteso nel gravame di soffrire di gravi pro-

blemi di salute tali da giustificare un’ammissione provvisoria, senza che da 

un esame d’ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una loro per-

manenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e 

relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3). A._______ gode di 

buona salute. B._______, che soffre di alcune problematiche ginecologi-

che minori, era già adeguatamente seguita prima dell’espatrio. Come 

emerge dalla documentazione medica trasmessa dai ricorrenti, in Svizzera 

la cura è proseguita e non ci sono stati peggioramenti. 

In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento è 

ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

13.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 

LStrI). I ricorrenti dispongono infatti delle loro carte d’identità originali, 

emesse dal loro Paese d’origine e tutt’ora valide. Usando della necessaria 

diligenza, potranno procurarsi ogni ulteriore documento indispensabile al 

rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12). 

D-6090/2019 

Pagina 12 

L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile. 

14.  

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento la de-

cisione dell’autorità inferiore va confermata. 

15.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 

106 cpv. 1 LAsi), altresì la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), per il 

che il ricorso va respinto. 

16.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

17.  

Ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favore-

vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

18.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

19.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-6090/2019 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Manuel Piazza 

 

 

Data di spedizione: