# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fbbf2418-350e-506e-8140-43e8a30451ff
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-01-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di espropriazione 20.01.2005 10.2004.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TE_001_10-2004-101_2005-01-20.html

## Full Text

Incarto n.

  10.2004.101-DHDH_EV_NUMERO

  12/97

   

  	
  Lugano

  20 gennaio 2005

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Presidente supplente del Tribunale di
  espropriazione

  
	
   

  
	
   

  
					

 

 

	
  Composto

  dal Presidente supplente

  	
  Stefano Camponovo

  
	
  e
  dai membri

  	
  arch.
  Dario Medici

  arch. Ferruccio Robbiani

  
	
  segretaria
  giurista

  	
  Paola
  Carcano

  

 

 

statuendo
sulla richiesta di indennità per espropriazione materiale presentata con
istanza 16 aprile 1997 da

 

	
   

  	
  ISCE
  1 composta da: 

  1.
  MIST 1 

  2.
  MIST 2 

  rappr.
  da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  
	
   

  	
  COEP
  1 

  rappr.
  da: RA 2 

   

  

 

 

	
   

  	
  relativamente
  al mapp. n. 1369 di __________

   

   

  

 

 

 

letti
ed esaminati gli atti, udite le parti ed assunte le necessarie prove,

 

 

 

 

 

ritenuto                             in fatto

1.            
__________ e __________ sono
le attuali proprietarie in comune del mappale no. 1369 RFD di __________, così
descritto:

prato - mq 3688.

Si tratta di un mappale ricavato dalla lottizzazione della part. 649 RFD __________,
di originari mq 11'408 e oggetto di diritto di compera (come da atti prodotti
dall'istante al Tribunale il 29 gennaio 2004). 

2.            
Il fondo part. 1369 si
presenta pianeggiante nella propria parte inferiore; attualmente è coltivato
parzialmente ad orto e con alberi da frutta, mentre è essenzialmente prativo
verso il mapp. no. 1366.Nella sua parte superiore esso è invece in declivio e
con piante boschive (in particolare, il confine a nord/ovest é in pratica un
bosco).

Le due parti, quella inferiore pianeggiante e quella superiore in pendenza,
sono simili quanto ad ampiezza.

Il mappale nella sua parte verso i fondi 1367 e 1368 è attraversato da un
piccolo ruscello che corre in direzione del mapp. 1368, lasciando il fondo in
direzione di __________. 

Non vi sono particolari manufatti all'interno del mappale (fatte salve due
piccole serre ed un vecchio prefabbricato, già deposito di attrezzi per
imprese).

Non vi sono piante di particolare pregio; vi sono comunque una decina di alberi
da frutta.

Al fondo si accede tramite la strada (Via Riaa) che giunge fino al confine col
mapp. 1369, a lato del mapp. 1368.

3.            
Il Piano regolatore (PR)
precedentemente in vigore a __________ era stato deciso con risoluzione del 21
dicembre 1971 del Municipio di __________, adottato dal Consiglio Comunale il
12 giugno 1973 ed approvato dal Consiglio di Stato a titolo provvisorio con
risoluzione n. 3970 del 21 maggio 1975, ed a titolo definitivo con risoluzione
n. 1215 del 25 febbraio 1976.

Detto PR aveva inserito il mappale no. 649 "per 2/3 in zona R2 e per il
restante 1/3 nella zona residua" (risoluzione CdS, pag. 23 in fine).

4.            
Il nuovo PR di __________ è
stato adottato dal Consiglio comunale il 21 marzo 1996. Esso ha attribuito il
mappale in oggetto alla zona residua, lungo una striscia a confine con i
mappali  1366, 1367, 1368, e 977 (per quest'ultimo parzialmente) e per il
rimanente (per la restante parte confinante con il mappale n. 977 e per tutta
quella limitrofa al confine con il Comune di __________) alla zona
"siepi/boschetti" (come da colorazione bianca, rispettivamente verde
nel Piano delle Zone).

 

5.            
Detta scelta,
contrastata con ricorso dai proprietari del mappale n. 1369, è stata confermata
con l'approvazione del nuovo PR ad opera del Consiglio di Stato, avvenuta il 27
agosto 1997 con risoluzione n. 4207.

Motivi di contenibilità del PR sono alla base di detta decisione, rispettivamente
avevano dettato la scelta comunale.

6.            
Adito con ricorso
del 3 ottobre 1997 dai proprietari interessati, con decisione del 20 agosto
1998 (inc. 90.97.148) il Tribunale della pianificazione del territorio, sulla
scorta delle medesime considerazioni, ha confermato la decisione governativa. I
proprietari interessati non hanno presentato ricorso al Tribunale Federale; è
così stato acquisito definitivamente l'azzonamento previsto per il mappale n.
1369.

7.            
Il 16 aprile 1997
i proprietari del mappale in questione hanno presentato al Tribunale di
espropriazione una richiesta di indennità per espropriazione materiale di fr.
848'240.-- (fr. 230.-- il mq).

8.            
Il 21 aprile 1997
è stata decretata dall'allora Presidente del Tribunale di espropriazioni della
giurisdizione sottocenerina la composizione completa del Tribunale, con la
nomina dei periti arch. Dario Medici e arch. Ferruccio Robbiani (arch. Luciano
Montorfani quale supplente). 

9.            
Il 30 aprile 1997
il Comune di __________ si è opposto alla richiesta considerandola irricevibile
(perché presentata prima dell'approvazione del PR), subordinatamente comunque
da negarsi nel merito. 

10.        
Il 24 ottobre 2003
il Presidente del Tribunale di espropriazioni ha trasmesso il presente incarto
al Presidente supplente avv. Stefano Camponovo. 

11.        
Il 26 gennaio 2004
si è svolta l'udienza preliminare. Durante la stessa il Presidente supplente
del Tribunale d'espropriazioni ha comunicato alle parti che effettivamente la
notifica degli istanti era intempestiva. Tuttavia, nel frattempo (e da tempo,
dal 27 agosto 1997) il nuovo PR era entrato in vigore: la reiezione
dell'istanza per intempestività ad anni di distanza dalla sua introduzione e
con la possibilità che essa fosse immediatamente reintrodotta, avrebbe
rappresentato un formalismo eccessivo (con violazione del principio di economia
procedurale), ritenuto comunque che un'eventuale indennità avrebbe potuto
essere riconosciuta solo a decorrere dalla data di approvazione del PR.  

Agli atti è stata acquisita in quella sede una planimetria prodotta dagli
istanti.

12.        
Il 27 gennaio 2004
è stata emessa dal Tribunale di espropriazione l'ordinanza sulle prove.

13.        
Il 27 gennaio 2004
gli istanti hanno prodotto atti notarili, con le relative istanze, relativi ai
diritti di compera concessi e poi prorogati sulle superfici in esame.

14.        
Il 5 febbraio 2004
il Comune di __________ ha prodotto gli atti pianificatori richiestigli.

15.        
Il 16 febbraio
2004 è stato esperito il sopralluogo.

16.        
Il 15 marzo 2004
gli istanti hanno prodotto uno schizzo planimetrico ed un rilievo di
canalizzazioni esistenti, allestiti da M__________ G__________ & Figlio di
B__________ M__________, comunicando nel contempo di volere rinunciare al teste
__________.

17.        
Il Tribunale di
espropriazione ha richiesto al geometra revisore del Comune, a mezzo del
Municipio, un'attestazione relativa alla parte inedificabile ed eventualmente
edificabile del mappale n. 1369 secondo il PR del 1976: essa è stata acquisita
agli atti con scritto dell'8 novembre 2004 del geometra, confermante il fatto 
che la superficie corrispondente all'attuale mappale n. 1369 non era inserita
in zona edificabile dal PR del 1976.

18.        
Il 19 novembre
2004 si è svolta l'audizione testimoniale del teste __________ (indetta
d'ufficio, dopo che gli istanti vi avevano rinunciato). 

19.        
Alle parti è stato
di seguito assegnato un termine fino al 15 gennaio 2005 per prendere visione
della documentazione acquisita agli atti e per presentare un memoriale
conclusivo . A detta facoltà il Comune ha rinunciato già in sede di  udienza,
mentre gli istanti con scritto 14 gennaio 2005 hanno pure dichiarato di
rinunciare all'inoltro di un memoriale conclusivo e all'indizione di un'udienza
per il dibattimento finale, riconfermandosi nelle tesi di fatto e di diritto
contenute nell'istanza.

considerato                      IN
DIRITTO

20.        
La
proprietà è garantita; in caso di espropriazione o di restrizione equivalente
della proprietà è dovuta piena indennità (art. 26 CF).

Di conseguenza, ai sensi dell'art. 5 LPT il diritto cantonale deve prevedere
un'adeguata compensazione di vantaggi o svantaggi rilevanti, derivanti da
pianificazioni secondo la legge federale sulla pianificazione del territorio
del 22 giugno 1979; per le restrizioni della proprietà equivalenti ad
espropriazioni derivanti da pianificazioni, secondo detta legge, è dovuta piena
indennità.

La legislazione ticinese, all'art. 39 cpv. 1 Lespr, prevede in effetti che
pretese derivanti da vincoli che configurano gli estremi dell'espropriazione
materiale debbano essere fatte valere entro il termine di dieci anni dal giorno
in cui è entrato in vigore il provvedimento dal quale si vogliono fare derivare
le suddette pretese.

21.        
Secondo la vigente
giurisprudenza, vi è espropriazione materiale, che dà diritto ad una piena
indennità, quando l'uso attuale od il prevedibile uso futuro di una proprietà
immobiliare é vietato o ridotto in modo particolarmente grave così che il
proprietario colpito è privato delle facoltà essenziali dipendenti dal diritto
di proprietà medesimo. Una limitazione di minore rilievo può ugualmente
costituire espropriazione materiale ove essa colpisca un solo proprietario od
un numero ristretto di proprietari in modo tale che, fosse loro negato
l'indennizzo, essi sarebbero costretti a sopportare, a beneficio della
comunità, un sacrificio per loro eccessivo ed incompatibile con il principio
della parità di trattamento. In entrambi i casi il miglior uso del fondo è da
prendere in considerazione solo se, al momento determinante, esso appare come
molto probabile in un prossimo avvenire; un tale miglior uso del fondo va riferito,
di regola, alle concrete - in fatto e per legge - possibilità edificatorie del
terreno medesimo (DTF 123 II 489 c. 6a, 121 II 417 c. 4a, 119 Ib 124 c. 2b; RDAT
1990 n. 67 e 85, I-1991 n. 68, I-1992 n. 49; Grisel, Traité de droit
administratif, 1984, vol II, p. 769; Riva, Hauptfragen der materiellen
Enteignung, 1990, p. 113 ss).

La problematica verte dunque
sul grado di ingerenza dell’atto pianificatorio nella sfera protetta e sul
potenziale edificatorio, elementi che soggiacciono ad una ponderazione oggettiva
ed assurgono a criteri decisivi per il giudizio sulla legittimità di un
eventuale risarcimento. In quest’ottica occorre vagliare tutti gli elementi che
qualificano il fondo influenzandone le possibilità di sfruttamento –
riconducibili tanto alla legislazione vigente in materia pianificatoria ed
edilizia, quanto alla effettiva e prevedibile utilizzazione del suolo ed alle
qualità del fondo medesimo – al fine di accertare se, al momento
dell’istituzione del vincolo, l’edificabilità fosse una realtà di fatto
concreta ed attuabile a breve termine oltre che giuridicamente ammissibile.

22.        
Nel tema specifico
dell’espropriazione materiale assume importanza il concetto di dezonamento.
Esso si produce quando l’autorità pianificatoria estromette un fondo da una zona
già definita come edificabile da un piano di utilizzo conforme alla Legge sulla
pianificazione del territorio (LPT), per attribuirlo ad una zona non
edificabile. Benché in quest’ottica possa dirsi limitativo del diritto di
proprietà, non necessariamente il dezonamento si traduce automaticamente anche
in un’espropriazione materiale: infatti la circostanza è comunque soggetta ad
un’obbligatoria verifica in relazione alle particolarità della fattispecie
concreta ed in ogni caso è subordinata all’imprescindibile requisito di
verosimiglianza dell’edificabilità del fondo (Riva, op. cit., no. 140,
161-163).

Viceversa l’autorità pianificatoria che, adottando il suo primo piano di
utilizzazione conforme alla LPT, omette di attribuire un terreno alla zona
edificabile attua non un dezonamento, bensì - come si dirà in seguito - una
cosiddetta non-attribuzione che secondo un’opinione diffusa non adempie ai
presupposti dell’espropriazione materiale e quindi nemmeno legittima un
risarcimento (Riva, op. cit., no. 114, 141-145; DTF 121 II 417 c.
3e, 122 II 326 c. 4, 125 II 431 c. 3b; RDAT II-1998 no. 47 c. 3b). E’
risaputo infatti che la legislazione in materia di pianificazione del
territorio è, per sua stessa essenza, dinamica, così che il nostro ordinamento
giuridico non riconosce al proprietario un generico diritto all’attribuzione
del fondo ad una zona edificabile o al mantenimento di uno specifico regime
edilizio, neppure se il terreno era edificabile in base al diritto previgente (DTF
122 II 326 c. 6a).

Una non-attribuzione potrebbe comportare un obbligo di indennizzo solamente in
via eccezionale, qualora circostanze particolari, concrete ed oggettive,
avrebbero giustificato l’inserimento del fondo in una zona edificabile. Tale
ipotesi potrebbe concretizzarsi qualora il fondo fosse edificabile o quantomeno
dotato delle infrastrutture di urbanizzazione primaria, fosse compreso nel PGC
ed il proprietario avesse già investito somme considerevoli in vista della sua
urbanizzazione ed edificazione, ritenuto che i presupposti citati devono essere
adempiuti cumulativamente; oppure qualora il fondo fosse situato in un
territorio già largamente edificato ai sensi dell’art. 15 let. a LPT; oppure
ancora qualora l’azzonamento fosse legittimato dalla buona fede, istituto
quest’ultimo che sembrerebbe peraltro estendersi all’insieme degli aspetti che
caratterizzano l’eccezione sostanzialmente finalizzata a compensare, attraverso
un risarcimento, una reale aspettativa di miglior uso che il proprietario, a
fronte di motivi oggettivamente fondati e concreti, ha riposto nell’ente
pubblico e che questi ha deluso (Riva, op. cit., no. 114, 146-160; DTF
121 II 417 c. 4b, 122 II 326 c. 6a, 125 II 431 c. 4a).

23.        
La misura
pianificatoria definitiva che sopprime o limita la componente edificabile sottrae
il bene al mercato dei fondi edilizi, ne compromette la libera disponibilità
privata e, di riflesso, ne riduce il valore. Decisiva per il giudizio
sull’espropriazione materiale e per l’estimo è, pertanto, la data di entrata in
vigore della misura stessa causa del pregiudizio (DTF 122 II 326 c. 4b; RDAT
II-1991 no. 68; Riva, op. cit., no. 194).

Nell’ordinamento giuridico ticinese l’atto pianificatorio definitivo che
programma, organizza e disciplina le attività di incidenza territoriale è il PR
(art. 24 LALPT; cfr. inoltre art. 14 LPT), che entra in vigore con
l’approvazione del Consiglio di Stato (art. 39 cpv. 1 LALPT), produce effetti
giuridicamente vincolanti e crea la presunzione di pubblica utilità per tutte
le espropriazioni, le imposizioni e le opere pubbliche previste (art. 40
LALPT). Ad esso si riconduce quindi l’esame retrospettivo del giudice
finalizzato ad accertare i presupposti dell’espropriazione materiale.

24.        
 Per valutare se vi è
espropriazione materiale occorre nella fattispecie avantutto rammentare che la
giurisprudenza considera la data dell'entrata in vigore della legge federale
sulla pianificazione del territorio (LPT), il 1. gennaio 1980, come momento
determinante: tutte le restrizioni della proprietà legate al primo adattamento
dei PR alla LPT, e quindi successive al 1. gennaio 1980, costituiscono, di
principio, dei casi di non inclusione ("Nichteinzonung") in zona
edificabile (DFT 123 II 488; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du
territoire, construction, expropriation, p. 597), e non dei casi di esclusione
stricto sensu.

In effetti, poiché la regolamentazione precedente non è sorta sotto l'egida dei
disposti procedurali della LPT (segnatamente gli art. 4, 26 e 33), di principio
unicamente un PR posteriore all'entrata in vigore della citata legge federale
risponde alle esigente formali della LPT.

Orbene, di regola una mancata inclusione in zona edificabile di un mappale da
parte del primo PR adottato secondo i suddetti principi della LPT non
costituisce violazione del diritto alla proprietà (Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,
op. cit., p. 597), e quindi non fonda alcun diritto ad un indennizzo.

25.        
 Nella fattispecie la
superficie corrispondente all'odierno mappale no 1369 non era edificabile già
sotto l'egida del PR del 1976.

Ciò risulta dalla lettura dei piani agli atti, e pure dai documenti prodotti
dagli istanti il 29 gennaio 2004 nei quali vi è l'atto notarile di proroga del
diritto di compera del 13 marzo 1991, che - per una svista - al suo punto n. 2
afferma che

"parte edificabile della vecchia Part. n. 649 (seicentoquarantanove)
determinata in circa mq 3'730 (tremilasettecentotrenta) è ora formata dalla
Part. n. 1369 (milletrecentosessantanove) - prato di mq 3688
(tremilaseicentoottantotto)";

in realtà, trattasi della superficie inedificabile, come ammesso dal teste __________
a specifica domanda del Presidente del Tribunale.

In ogni caso, lo scritto dell'8 novembre 2004 del geometra revisore, acquisito
agli atti d'ufficio, ciò ha inequivocabilmente confermato.

 

26.        
Nella fattispecie non v'è
dunque stata alcuna diminuzione delle capacità edificatorie del fondo in
oggetto con l'approvazione del nuovo PR. Esso era in effetti già inedificabile,
e lo era da più di un ventennio. Il semplice fatto che le parti ne prevedessero
una futura edificabilità, come emerge dalla lettura degli atti notarili di
concessione e di proroga di diritto di compera, non inficia tale
considerazione. Ne consegue che i proprietari non hanno né mai hanno avuto un
diritto all'inserimento del loro fondo in zona edificabile, né possono ritenere
che il loro fondo sia stato in qualsivoglia modo limitato nelle proprie
potenzialità edificatorie dal nuovo PR, proprio perché dette potenzialità
edificatorie non sono mai sussistite.

Ci si potrebbe dunque fermare qui, non trattandosi nella fattispecie di
dezonamento, ma neppure di non attribuzione, bensì semplicemente di conferma di
non attribuzione.

In sostanza non v'è che da prendere atto della  - attualmente - definitiva
esclusione del fondo dalla zona edificabile, a seguito della citata sentenza
del Tribunale della Pianificazione del Territorio, e constatare che detta
esclusione non fa che riprendere una precedente identica  scelta pianificatoria
operata con il PR del 1976.

27.        
Abbondanzialmente, si rileva
che se anche il mappale in oggetto fosse stato edificabile secondo il PR
precedente, la scelta pianificatoria del nuovo PR non avrebbe comportato
espropriazione materiale. In effetti nella fattispecie la normativa comunale
precedente risaliva al 1976, ed era di conseguenza stata emanata precedentemente
all'entrata in vigore della LPT, così che il nuovo PR comporta comunque un caso
di non inclusione in zona edificabile, e non di esclusione. 

Invero ciò non sarebbe però sufficiente per negare a priori qualsivoglia
conformità alla predetta LPT, giacché criterio determinante è la conformità
materiale della normativa pianificatoria comunale con la legge federale, e non
quella formale (Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit.,  p. 598).

E' ben vero che la giurisprudenza avalla questo criterio essenzialmente nel
senso di limitarsi a presumere che un PR adottato dopo l'entrata in vigore di
quest'ultima le sia conforme, senza che ciò assurga ad assioma, né tantomeno
che leghi il giudice (DTF 10.10.1997 consid. 3c, non pubblicato); essa non
prevede esplicitamente invece che un PR adottato precedentemente possa essere
conforme alla medesima legge federale.

Non v'è tuttavia motivo di negligere questa seconda possibilità.

E' quindi necessario chinarsi pure su detto quesito, in un'ottica - come detto
- comunque abbondanziale.

28.        
Al suddetto quesito si
risponde negativamente: il PR del 1976 non soddisfa i requisiti successivamente
imposti dalla LPT.

In effetti non risulta esservi stato particolare coinvolgimento popolare ai
sensi dell'art. 4 cpv.2  LPT, né uno studio di contenibilità approfondito. Ma
soprattutto, e ciò è decisivo, il PR del 1976 appare dimentico del principio
generale di un uso parsimonioso e misurato del suolo (art. 1 cpv. 1 LPT), e di
quello (equipollente con gli altri) del mantenimento di sufficienti superfici
coltive idonee all'agricoltura (art. 3 cpv. 2 lett. a LPT). Basti dire in
merito che il Consiglio di Stato nella propria risoluzione di approvazione del
PR ha stralciato completamente la seconda tappa di sviluppo voluta dal Comune
(località "__________" e __________ ").

Ne discende in conclusione che il primo PR conforme alla LPT è quello approvato
con risoluzione no. 4207 del 27 agosto 1997; non può dunque di principio
esservi spazio per un indennizzo a carattere espropriativo. E ciò poiché la riduzione,
anche a tappe, di una zona edificabile sovradimensionata rispetto ai bisogni
regionali e comunali costituisce per l'appunto un caso di
"Nichteinzonung" (cfr. infra, consid 14), cioè di mancata inclusione
di fondi in zona edificabile (DTF 119 Ib 130 consid. 3) e non di esclusione
stricto sensu, giacché dette zone edificabili non rispettano le esigenze
dell'art. 15 lett. b LPT. Si tratta d'altronde di riduzione conforme agli scopi
e ai principi della pianificazione del territorio (art. 1 e 3 LPT) nonché alla
definizione di zona edificabile (art. 15 LPT), e come tale rispondente ad un
interesse pubblico importante; in effetti le zone edificabili sovradimensionate
sono non solo inappropriate, ma addirittura contrarie alla legge (DTF 117 Ia
307 consid. 4b). Analogo discorso vale per la soppressione di una zona
edificabile provvisoria, giacché quest'ultima non è stata adottata secondo una
procedura democratica (art. 4 cpv. 2 LPT) né emanata dall'autorità competente
in materia di adozione di PR, e quindi non è catalogabile quale zona
edificabile ai sensi della LPT.

Il concetto di zona edificabile è d'altronde nozione di diritto federale
(Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., p. 597), e come tale estranea a
qualsivoglia influenza interpretativa di diritto cantonale.

29.        
Eccezionalmente la mancata
inclusione in zona edificabile nel senso sopra descritto può costituire invece
un caso di espropriazione materiale, e quindi fondare un diritto
all'indennizzo, se la destinazione di un terreno alla zona edificabile si impone
in ragione di circostanze speciali.

In particolare, un diritto all'inclusione in zona edificabile (e quindi un
diritto all'indennizzo) esiste se il proprietario possiede un terreno pronto
alla costruzione ("baureif"), cioè se il fondo è dotato di un'urbanizzazione
di base, è situato nel perimetro di un piano delle canalizzazioni conforme alla
legislazione della protezione delle acque, e se il proprietario ha investito
somme importanti per gli allacciamenti e per il progetto di costruzione: si
tratta di condizioni cumulative (DTF 125 II 434 consid. 4a e 5b), l'ultima
delle quali invero criticata da parte della dottrina, che la ritiene eccessiva
e financo estranea alla problematica dell'espropriazione materiale
(Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., p. 604).

30.                    
Nella
fattispecie tali presupposti di eccezionalità non sono adempiuti.

Il fondo si presenta di principio come solo parzialmente urbanizzato. In
effetti esso è dotato di accesso, ma non era e non é compreso dal Piano
Generale delle Canalizzazioni (PGC). 

Esso non risultava nel precedente PR inserito nel comprensorio soggetto ai
contributi ai sensi della LALIA (v. piano datato aprile 1983), era situato
all'esterno del limiti del PGC (v. Piano Generale delle Canalizzazioni del
marzo/giugno 1978), e non era toccato dall'acquedotto comunale e dal progetto
generale di fognature.

Pure il nuovo PGS (Piano Generale di smaltimento delle acque), approvato dalla
Sezione protezione acque il 7 settembre 2002, così come con il nuovo
regolamento delle canalizzazioni (approvato dalla Sezione enti locali il 25
luglio 2002), escludono il mappale in oggetto dal comprensorio da essi
interessato.

Non è dunque dato il requisito  dell'urbanizzazione del fondo. E ciò malgrado
esso sia stato dotato di canalizzazioni e allacciamenti elettrici (teste __________,
in relazione agli atti prodotti dagli istanti con scritto del 15 marzo 2004 del
loro patrocinatore); in effetti tale dotazione è avvenuta in un secondo tempo
rispetto alla domanda di costruzione oggetto del fascicolo indicato come
"G" nei piani trasmessi dal Comune al Tribunale.

Neppure gli istanti hanno sostanziato particolari spese da essi sostenute in
relazione all'urbanizzazione del mappale n. 1369 (d'altronde, dette spese
avrebbero interessato di principio avantutto la superficie edificabile oggetto
di parcellazione, e la parte di spesa relativa al mappale n. 1369 sarebbe stata
comunque esigua, se anche fosse sussistita).

31.        
Un'altra eccezione al
principio del mancato indennizzo è data qualora il fondo in oggetto si situi in
zona già largamente edificata e che dovrebbe quindi essere inserita in zona
edificabile conformemente all'art. 15 lett. a LPT. E ciò perché i proprietari
hanno in tal caso un'aspettativa legittima in relazione al fatto che i loro
fondi restino edificabili, soprattutto se inseriti in zona edificabile
provvisoria ai sensi dell'art. 36 cpv. 3 LPT (DTF 121 II 426 consid. 6a). La
nozione di comprensorio già largamente edificato deve però essere interpretata
strettamente. Essa non comprende infatti essenzialmente che la parte
urbanizzata di un'agglomerazione e le brecce nel tessuto edificato (DTF 125 II
434 consid. 4a).

32.        
Nel caso in esame neppure
questo requisito appare adempiuto.

In effetti il mappale n. 1369 è prospiciente ad un'ampia superficie inedificata
e inedificabile, mentre la vicinanza con la zona edificabile è relativa solo ad
una sua limitata parte di perimetro.

Ne consegue che non può essere sostenuto che il mappale n. 1369 appartenga ad
un comprensorio già largamente edificato, anche se parzialmente esso lambisce
effettivamente un tale comprensorio.

33.        
Eccezionalmente, il diritto
all'indennizzo può infine pure derivare dal principio della buona fede,
segnatamente  in caso d'assicurazioni date dall'autorità competente nell'ottica
della modifica di un piano o dell'impegno a spese importanti per preparare il
terreno alla costruzione. Tuttavia detta protezione della buona fede è limitata
ad una certa durata, che si valuta secondo la singola situazione giuridica (DTF
125 II, 434 consid. 4a, 119 Ib 144, consid. 4e). Perché un'indicazione anche
erronea o un'assicurazione vincoli l'autorità, occorre che sia stata espressa
da quest'ultima in un caso concreto relativo ad una persona determinata, che
detta autorità sia stata competente ad esprimerla, che l'interessato non abbia
potuto rendersi conto del carattere erroneo dell'indicazione o
dell'assicurazione ricevuti, che detto interessato abbia preso a tale fine
delle disposizioni irrevocabili e che l'ordinamento giuridico non sia stato
modificato nel frattempo (DTF 117 Ia 287 consid. 2b, 116 Ib 187 consid. 3c, 115
Ia 18 consid. 4a).

34.        
Nulla di tutto ciò risulta
agli atti.

Lo scrivente Tribunale ha sì reperito, tra gli atti relativi al precedente PR,
nel fascicolo con la dicitura "Ricorsi" copia della Relazione e preavviso
sui ricorsi della Commissione di Piano Regolatore del COEP 1 (non datata), che
alla sua pagina n. 126 propone di assegnare interamente l'allora mappale n. 649
(quindi compresa la superficie dell'attuale mappale n. 1369) alla  zona R2 "dietro
presentazione di un piano valido di urbanizzazione, da parte del ricorrente, a
giudizio del Municipio. Detto piano deve risolvere anche il problema del
servizio acqua potabile". Tuttavia, si tratta unicamente di un
preavviso (Relazione, pag. 1), emanato oltretutto da un'autorità non certo atta
a soddisfare le severe esigenze giurisprudenziali in materia. 

Inoltre, di detto preavviso gli istanti hanno  beneficiato per quanto attiene
alla superficie effettivamente riconosciuta edificabile. 

35.        
Infine, é ben vero che l'enumerazione
delle suddette tre tipologie di condizioni di eccezione (giustificanti un
indennizzo) non è esaustiva (DTF 125 II 434 consid. 4a, 122 II 428 consid. 4c).
E' necessario esaminare sempre, secondo l'insieme delle circostanze ed in
particolare il principio della buona fede, se un'inclusione di un fondo in zona
edificabile sembri imporsi, così che si può assumere che il proprietario possa
ritenere di disporre di un terreno molto verosimilmente edificabile per propria
sola iniziativa (DTF 125 II 434 consid. 4a e 6, 122 II 457 consid. 4a, 121 II
423 consid. 4b). D'altra parte non è sufficiente soddisfare una delle suddette
tipologie di condizioni per concludere per l'esistenza di un caso di
espropriazione (DTF 122 II 457 consid. 4a); in effetti, è necessario valutare
l'insieme delle circostanze di fatto e di diritto, ritenuto che la situazione
giuridica è comunque prioritaria (DTF 122 II 458 consid. 4c).

36.        
Neppure tenendo conto del più
ampio respiro concesso dalla suddetta giurisprudenza si giunge a conclusioni
differenti dalle precedenti.

In effetti la mancata inclusione della superficie in esame alla zona
edificabile, foss'anche solo parzialmente, non si appalesa quale atto
suscettibile di fondare alcun indennizzo espropriativo, né gli istanti hanno
portato qualsivoglia elemento in merito.

37.        
Le tasse e le spese di
complessivi fr. 600.-- seguono la soccombenza: esse sono dunque a carico degli
istanti.

Al Comune di __________, convenuto in causa senza un patrocinatore, non sono
assegnate ripetibili.

Per i quali motivi,

richiamata la Legge di espropriazione dell'8 marzo
1971,

dichiara e pronuncia:

 

1.   
L'istanza di pretese
d'indennità per espropriazione materiale del 16 aprile 1997 di MIST 1 e MIST 2,
__________, è respinta.

2.   
La tassa di giustizia e le spese,
di complessivi di fr. 600.--, sono a carico delle istanti in solido. Non si
attribuiscono ripetibili.

3.   
Contro la presente pronuncia è
data facoltà di ricorso al Tribunale cantonale amministrativo, Lugano, nel
termine di trenta giorni dall'intimazione.

                                        

                                        4.    Intimazione a:

	
   

  	
  -
  

  -
  

   

  

 

 

per il Tribunale di
espropriazione,

 

 

 

il
Presidente supplente                                                                                     La
segretaria giurista

 

 

Stefano
Camponovo                                                                                         Paola
Carcano