# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f7c4569-389c-56fe-9257-9d2c14075ef3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-10-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 08.10.2020 17.2019.130
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2019-130_2020-10-08.html

## Full Text

AP 1AP 1AS 5

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  17.2019.130

  17.2020.290+291

  	
  Locarno

  8 ottobre 2020/sm 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Rosa Item e Chiarella Rei-Ferrari

  

 

	
  assessori giurati:

  	
  AS 1 (supplente)

  AS 2

  AS 3

  AS 4

  AS 5

  

 

	
  segretario:

  	
  Felipe Buetti, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con
annuncio del 16 aprile 2019 da 

 

	
   

  	
  AP 1

   

   

  rappr. dall' DI 1 

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata il
  15 aprile 2019 dalla Corte delle assise criminali (motivazione scritta
  intimata il 17 maggio 2019) nei suoi confronti e nei confronti di IM 1

  

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 3 giugno 2019;

 

 

ritenuto che:          A.   con atto d’accusa ACC 11/2019
del 15 gennaio 2019 il procuratore pubblico ha imputato a:

 

                               [A.]     IM
1 e AP 1

 

                                 1.     assassinio

per
avere,

agendo
in correità tra loro,

in
data 19.07.2016, a __________, presso l’abitazione della vittima

con
particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo o modalità
particolarmente perversi, ucciso intenzionalmente †VITT 1, ex
moglie di IM 1, nonché madre dei propri figli PC 1(__________) e PC 2(__________),

 

                                    Ø     consistendo il movente e scopo perversi nella soppressione
dell’obbligo di mantenimento mensile di complessivi CHF 3'400 nella misura di
CHF 3’000 a favore dell’ex moglie †VITT 1 e nella misura di CHF 400 del di lui figlio PC 1., 

                                    Ø     consistendo le modalità particolarmente perverse nello stordire la
vittima offrendole dell’alcool, nell’afferrarla quindi al collo, comprimendole
con il pollice la regione anteriore del collo, al di sotto della cartilagine
cricoide, perdendo di conseguenza la vittima i sensi, indi, mettendola a terra
sulla schiena, continuando a premere con le dita su tale zona, sino a assenza
di percezione del polso radiale, indi trasportandola, ancora viva, nella stanza
ai piedi del letto, dove sul braccio destro praticava, con un taglierino alcuni
tagli al polso destro, al fine di simulare un suicidio,

 

e
meglio,

 

dopo
aver ricevuto la decisione supercautelare del 08.06.2016 della Pretura di
distretto di __________ di trattenuta dal salario pari a CHF 3'400 a valere
quale titolo di contributi alimentari,

 

AP 1
esercitando pressioni sul marito IM 1 in specie sulla necessità di trovare una
soluzione affinché questo contributo venisse soppresso, diversamente lei
sarebbe tornata in __________, sapendo come il marito non avrebbe mai
sopportato di vivere senza di lei, instillando quindi l’idea che in __________
avrebbero trovato un sicario, indicando quindi AP 1, all’obiezione del marito
che in __________ non ve ne fossero, che il sicario doveva farlo lui e che lei
lo avrebbe supportato,

pianificando
quindi entrambi come fare affinché non si “lasciassero tracce”, optando per la
stimolazione (tramite massaggio) di strutture nervose presenti nel collo che
regolano la funzionalità cardiaca deprimendola e per la simulazione di
un suicidio mediante taglio delle vene, visto lo stato depressivo e di
alcolista della vittima,

 

indi
in data 19.07.2016, sfruttando la circostanza che il figlio  era partito per __________
per qualche giorno, IM 1 acquistando una bottiglia di vino, 

recandosi
presso l’abitazione dell’ex moglie, dopo aver preparato in precedenza in uno
zaino tutto l’occorrente, ovvero guanti in lattice, taglierino, stracci e
liquido per pulire, 

 

facendo
bere la vittima nel mentre discutevano,

 

afferrandola
poi al collo e comprimendole con il
pollice la regione anteriore del collo, al di sotto della cartilagine cricoide,
perdendo di conseguenza la vittima i sensi, indi, mettendola a terra sulla
schiena, continuando a premere con le dita su tale zona, sino a assenza di
percezione del polso radiale, indi trasportandola ancora viva, nella stanza ai
piedi del letto, dove sul braccio destro praticava, con un taglierino alcuni
tagli al polso destro, al fine di simulare un suicidio,

 

ucciso
intenzionalmente †VITT 1,

 

pulendo
poi IM 1 il pavimento della sala, le maniglie e il tavolo,

 

rientrando
infine a casa a __________, dove l’attendeva la moglie AP 1, trovandola, alla
comunicazione del risultato “soddisfatta, trasmettendo una sensazione di
entusiasmo”,

 

bruciando
ancora la stessa sera IM 1 lo zaino nel camino esterno,

mentre
il giorno successivo AP 1 provvedeva, sempre nel camino esterno, a bruciare i
vestiti usati dal marito,

 

venendo
infine rinvenuta †VITT 1, dal figlio PC 1, il 21.07.2016 priva di vita;

 

fatti
avvenuti :nelle circostanze di luogo
e di tempo indicate;

reato
previsto: dall’art. 112 CPS;

 

 

                                         [B.]     AP 1,
singolarmente

 

                                            2.     denuncia
mendace (tentata e consumata)

 

per
avere,

denunciato
all'autorità come colpevole di un crimine o di un delitto una persona che
sapeva innocente, per provocare contro di essa un procedimento penale,

 

e
meglio,

a __________,
in data 25.03.2018 chiamando la Polizia Cantonale, dichiarando “Per favore
venite qui, mio marito… Via… ehmmm via __________°, per favore veloce!”,

 

venendo
quindi richiamata dalla centrale: “…..Ma si non vev… ma si no voi venite qui lui mi
uccide sicuro, …

….Mi
mette mani addosso…”

 

e
ancora,

a __________
in medesima data, nel corso del verbale dinnanzi alla Polizia Cantonale che la
vedeva quale accusatrice privata/imputata, dichiarato contrariamente al vero:
“mi ha solo afferrato al petto.
Successivamente quando sapevo che la Polizia era arrivata volevo uscire
dall’appartamento, avevo aperto la porta principale ma lui l’ha rinchiusa
chiudendomi dentro la mano sinistra……mi ha anche detto che mi avrebbe ucciso”

 

a __________
in data 29 giugno 2018, nel corso del verbale del Ministero Pubblico d’arresto
e dichiarando in particolare che il marito la minacciava di morte e anche “E poi mi ha detto che se avessi raccontato a qualcuno
questa cosa, mi avrebbe ucciso. 

Io mi sono spaventata e tremavo e non immaginavo che
lui arrivasse ad uccidere. E poi mi aveva detto che se lo avessi raccontato mi
avrebbe a sua volta ucciso. E mi ha detto che sarei dovuta rimanere sempre con
lui per sempre”

 

provocato
l’apertura di un procedimento penale contro IM 1 per minaccia, lesioni semplici
e vie di fatto,

 

nonché,

 

a __________,
in data 13 luglio 2018, durante il verbale al Ministero Pubblico, dichiarando
che il marito la costringeva a rapporti sessuali: 

che litigava, lui urlava. Diceva che
ero sua moglie, che dovevo dormire con lui altrimenti andava all’Ufficio stranieri,
dicendo che mi avrebbe denunciato.

Mi viene chiesto in che senso mi
avrebbe denunciato e io rispondo che
preciso che lui mi diceva che mi avrebbero tolto il permesso e sarei dovuta
tornare in __________. E poi mi diceva che mi avrebbe ucciso. Insomma, tutto
insieme.

Mi viene chiesto ogni quanto
succedevano questi litigi, e io rispondo che magari io riuscivo a dormire accanto a lui due
giorni, poi capivo internamente che non ce l’avrei più fatta. Glielo dicevo,
gli dicevo che non potevo stare vicino a lui, ma lui continuava a rispondermi
che ero comunque sua moglie e dovevo fare quello che diceva lui

Mi viene chiesto se lui ha
esercitato violenza su di me, e io rispondo di no, è stata una violenza psichica. Non mi ha mai
picchiato.

Mi viene chiesto se dovevo
semplicemente dormire con lui, o dovevo accontentarlo e io rispondo che non sempre dovevo avere dei rapporti con lui, ma è
successo.

Questi rapporti non erano voluti, “IM
1 ha visto questo”. Nel senso che io non volevo, IM 1 lo capiva perché piangevo
quasi. Io capivo che dovevo concedermi, altrimenti lui mi avrebbe ucciso.

ADR che io piangevo dopo, non durante l’atto…”

 

tentato
di provocare contro IM 1 l’apertura di un procedimento penale per violenza
carnale, non riuscendo nel suo intento;

 

fatti
avvenuti: nelle circostanze di luogo
e di tempo indicate;

reato
previsto: dall’art. 303 CPS;

 

 

                                         [C.]     IM 1,
singolarmente

 

                                            3.     infrazione
alla LF sulle armi e sulle munizioni 

 

per
avere, senza diritto,

a __________/__________,
in data 4.07.2016 alienato 3 fucili (e una baionetta), in specie 3 moschetti 31
marca 31 Schmidt Rubin K31 cal 7.5 X 55 al negozio “__________” di __________,
sprovvisto della patente di commercio per armi da fuoco;

fatti
avvenuti: nelle circostanze di luogo
e di tempo indicate;

reato
previsto: dall’art. 33 cifra 1 LArm.

 

 

                                  B.   Il processo di primo
grado si è tenuto davanti alla Corte delle assise criminali nelle date 8, 9 e
15 aprile 2019;

 

                                   1.   Con l’accordo delle
parti, il presidente ha così modificato l’atto d’accusa:

 

                                   -     l’imputazione di cui al punto 3 è di denuncia
mendace e non denuncia mendace tentata e consumata;

                                   -     viene
aggiunta, al punto 1, per AP 1, l’ipotesi alternativa di istigazione
all’assassinio ai sensi dell’art. 112 CP, in relazione all’art. 24 cpv. 1 CP;

 

                                   2.   In esito al
dibattimento, con sentenza 15 aprile 2019 (sentenza motivata intimata il 17
maggio 2019), la Corte delle assise criminali ha dichiarato:

 

                                  -     IM
1 autore colpevole di assassinio (in correità con AP 1), lo ha prosciolto
dall’imputazione di infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni (punto 3
dell’AA) e, a fronte di una richiesta di pena di 14 anni formulata dalla
pubblica accusa, lo ha condannato – ritenuti uno stato di scemata imputabilità
e il sincero pentimento – alla pena detentiva di 16 anni, da dedursi il carcere
preventivo sofferto e ha, inoltre, ordinato nei suoi confronti un trattamento
ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena;

 

                                  -     AP
1 autrice colpevole di assassinio (in correità con IM 1) e di denuncia mendace
per i fatti del 29 giugno e del 13 luglio 2018, l’ha prosciolta
dall’imputazione di denuncia mendace limitatamente ai fatti del 25 marzo 2018 e
l’ha condannata alla pena detentiva a vita, da dedursi il carcere preventivo
sofferto;

 

                                  -     ha
inoltre condannato IM 1 ed AP 1 “in solido nella misura di ½ ciascuno”,
al pagamento delle seguenti indennità:

                                                    -     a
PC 2 fr. 35'000.00 a titolo di indennità per torto morale;

                                                    -     a
PC 1 fr. 35'000.00 a titolo di indennità per torto morale;

                                                    -     a
PC 3fr. 25'000.00 a titolo di indennità per torto morale e fr. 11'677.80 a
titolo di risarcimento danni;

                                                    -     a
PC 2, PC 1 ed PC 3 fr. 22'268.00 “a titolo di risarcimento danni”,
da versare allo Stato del Cantone Ticino, in quanto beneficiari di gratuito
patrocinio.

 

                                  C.   La sentenza della
Corte delle assise criminali è stata tempestivamente impugnata da AP 1 con
annuncio 16 aprile 2019 e dichiarazione di appello 3 giugno 2019, con cui
l’appellante dichiara di impugnare i dispositivi 1 e 2 (chiedendo il
proscioglimento dalle imputazioni di assassinio e di denuncia mendace), il
dispositivo 5.2 (relativo alla pena inflittale dai primi giudici), il
dispositivo 6 (relativo alle indennità cui è stata condannata), il dispositivo
7 (relativo alla reiezione della sua istanza di indennizzo) e il dispositivo 10
(relativo alla condanna al pagamento di tasse e spese di primo grado).

 

                                  D.   La citata sentenza di
primo grado è stata tempestivamente impugnata anche da IM 1 con annuncio 17
aprile 2019 e dichiarazione di appello 7 giugno 2019, con cui l’appellante
dichiara di impugnare il dispositivo 1 (chiedendo la derubricazione del reato
da assassinio a omicidio intenzionale), il dispositivo 5.1 (chiedendo una
riduzione della pena detentiva a 7 anni, subordinatamente, in ogni caso una
sensibile riduzione), il dispositivo 6.4 (chiedendo l’annullamento del “risarcimento
danni” a favore degli AP da versare allo Stato) e il dispositivo 10
(chiedendo una diversa ripartizione interna di tasse e spese di primo grado
poste in solido a carico dei condannato, in ragione di 1/3 a suo carico e di
2/3 a carico di AP 1).

 

Con scritto 27 novembre 2019, IM 1 ha, tuttavia, dichiarato di
ritirare il suo appello. Il procedimento è, quindi, stato stralciato con
decisione del 3 dicembre 2019.

 

                                  E.   In assenza di
impugnazione, i dispositivi n. 1, nella misura in cui riguarda IM 1, 3, 4, 5.1,
6 nella misura in cui riguarda IM 1, 8, 9, 10, nella misura in cui riguarda IM
1, 11, 12 sono passati in giudicato.

 

                                  F.   Con istanza
probatoria del 23 agosto 2019, AP 1 ha chiesto l’acquisizione agli atti di
tutte le fotografie eventualmente scattate in occasione dell’esame autoptico
eseguito in data 23 luglio 2016 da parte della dr.ssa __________, nonché
l’audizione del dott. __________ e della dott. __________, estensori della
perizia di parte da lei commissionata e prodotta al dibattimento di primo
grado.

L’istanza è stata accolta nella misura in cui le fotografie
scattate in occasione dell’esame autoptico sono state acquisite agli atti il 28
gennaio 2020 e l’istante ha potuto visionarle in data 5 febbraio 2020. Alla
richiesta di audizione dei periti di parte, invece, la difesa ha rinunciato con
il suo scritto del 3 giugno 2020.

 

                                  G.   Il dibattimento di
appello era stato fissato per i giorni 3-5 marzo 2020.

 

                                  H.   Con istanza
probatoria presentata il 23 febbraio 2020, la difesa di AP 1 ha chiesto che le
conversazioni chat in __________ fra l’imputata e altre persone fossero
tradotte integralmente. A seguito dell’istanza, il dibattimento di appello è
stato, quindi, annullato ed è stata indetta un’udienza preliminare il 4 marzo
2020.

In esito all’udienza, dopo discussione, l’istanza probatoria è
stata evasa nel senso che alla difesa è stato assegnato un termine per
verificare i messaggi agli atti e comunicare alla Corte di quali chiedesse la
traduzione. Ciò che la difesa ha fatto con scritto del 30 aprile 2020.

La traduttrice è stata nominata e incaricata della traduzione il
26 maggio 2020.

 

                                    I.   Il pubblico
dibattimento è stato nuovamente indetto e si è tenuto i giorni 8, 9, 29, 30
settembre e 1. ottobre 2020.

Nella fase della discussione:

 

-  la difesa
dell’appellante AP 1 ha chiesto il suo proscioglimento da ogni imputazione e
l’integrale accoglimento dell’istanza di indennizzo da lei presentata;

 

-  la PP e la
patrocinatrice degli AP hanno chiesto la reiezione dell’appello e la conferma
della sentenza di primo grado.

 

Il pubblico dibattimento è stato riaperto l’8 ottobre 2020, per la
comunicazione orale del dispositivo della sentenza.

 

ritenuto

 

in via preliminare     

 

 

                                   1.   La Difesa ha
censurato – oltre al ritardo con cui è stato permesso alla sua patrocinata di
contattare la sua ambasciata e di ottenere, così, un difensore di fiducia – la
qualità delle traduzioni sostenendo che la loro imprecisione è all’origine di
molte di quelle che sono state ritenute dichiarazioni imprecise e/o
contraddittorie della sua patrocinata. Patrocinata che, dal canto suo, ha
sostenuto che, in particolare nei primi interrogatori, “nessuno mi
ascoltava” tanto che poi “si vede che hanno scritto quello che
volevano” (all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 43) e che alcune sue
dichiarazioni sono il frutto di pressioni di cui è stata vittima.

 

 

 

 

avviso alla rappresentanza estera competente

 

                           [1.] a.   L’art. 214 cpv. 1 CPP
prevede, tra l’altro, che, se una persona è arrestata provvisoriamente o posta
in carcerazione preventiva o di sicurezza, l’autorità penale competente ne
avvisa immediatamente, se l’interessato lo domanda, la rappresentanza estera
competente (lett. b). Tale diritto del cittadino straniero arrestato è ancorato
nella Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963, in
vigore per la Svizzera dal 19 marzo 1967 (RS 0.191.02), il cui art. 36 cifra 1
lett. b indica, fra l’altro, che, a domanda dell’interessato, le autorità
competenti dello Stato di residenza devono avvertire senza indugio il posto
consolare dello Stato d’invio allorché, nella sua circoscrizione consolare, un
cittadino di questo Stato è arrestato, incarcerato o messo in stato di
detenzione preventiva o d’ogni altra forma di detenzione.

L’avviso deve, dunque, essere trasmesso dall’autorità “immediatamente”,
rispettivamente “senza indugio”, ciò che, secondo la dottrina, va
interpretato di caso in caso, ma non dovrebbe comunque eccedere, sia
nell’ottica del CPP che in quella del diritto internazionale, il termine
massimo di 48 ore dal momento dell’arresto, vale a dire lo stesso termine entro
il quale il PP deve presentare l’istanza di carcerazione al giudice dei
provvedimenti coercitivi (cfr. Albertini/Armbruster,
in Basler Kommentar StPO, 2a ed. 2014, n. 7 ad art. 214 CPP e nota n. 14).

AP 1 è stata arrestata il 28 giugno 2018. Subito sentita dalla
polizia e informata dei suoi diritti, ha espressamente dichiarato di volere che
l’ambasciata __________ venisse avvisata del suo arresto (PS 28.06.2018 AP 1
all. 28 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 3). È poi stata sentita dalla PP il
giorno seguente, nel verbale della persona arrestata, alla fine del quale le è
stato nuovamente chiesto se volesse che la rappresentanza diplomatica del suo
paese di origine venisse avvertita del suo arresto e lei ha, nuovamente,
risposto di volere che venisse avvisata la sua ambasciata (AI 109 PP 29.06.2018
AP 1, pag. 34).

Dagli atti risulta che l’ambasciata __________ è stata avvisata
con scritto della PP soltanto il 9 luglio 2018 (AI 128), ossia ben 11 giorni
dopo l’arresto di AP 1. L’avviso è, dunque, manifestamente tardivo.

Se è vero che l’autorità penale può rinunciare all’avviso di cui
all’art. 214 cpv. 1 CPP, qualora lo scopo dell’istruzione lo imponga (cpv. 2;
cfr. su una tale posticipazione, Albertini/Armbruster,
in Basler Kommentar StPO, 2a ed. 2014, n. 9 seg. ad art. 214 CPP), in concreto
non si intravedono motivi – né la PP ne ha addotti – per cui un avviso
immediato alla rappresentanza consolare ____ avrebbe potuto in qualche modo
mettere a rischio gli scopi istruttori. All’evidenza non si tratta, quindi, di
un caso di applicazione del cpv. 2, bensì di una violazione dell’esigenza di
immediatezza di cui al cpv. 1 dell’art. 214 CPP. Tuttavia, ritenuto l’esito del
presente procedimento, nonché il fatto che AP 1 ha ancora personalmente richiesto,
in data 17 luglio 2018, un colloquio con il console __________ (AI 157) e che
la sezione consolare dell’ambasciata __________ si è manifestata per la prima
volta presso il ministero pubblico il 24 luglio 2018 (AI 170), si può
concludere che l’appellante non ha subito pregiudizi sostanziali nei suoi
diritti di difesa a causa della tardività dell’avviso, per cui si rende
superfluo attardarsi oltre sulle eventuali conseguenze dell’indubitabile
ritardo con cui la PP ha agito.

 

la PP non ascolta AP 1? 

 

                           [1.] b.   È ben possibile che,
durante l’inchiesta, l’appellante abbia avuto la sensazione di non essere
ascoltata. Che così fosse, o meglio che la convinzione della PP della sua
colpevolezza fosse impermeabile a tutto quel che lei poteva dire, emerge dalla semplice
lettura dei verbali ed è provato, per esempio, dal fatto che,
nell’interrogatorio del 29 novembre 2018, nonostante lei si fosse continuamente
sin lì (e anche dopo) detta estranea alla decisione di uccidere e alla sua
messa in atto, la PP se ne esce con la seguente affermazione:

 

“PP: Ma, signora, a me è
sorto un po’ un dubbio… però… è un mio dubbio… Le chiedo di prendere posizione.
Non è che dopo aver… lei con IM 1 pensato… quello che è stato pensato nel 2016
e poi eseguito da IM 1 nel 2016… ovvero uccidere la moglie… la seconda fase del
suo piano era… visto che comunque andava già da uno psichiatra il IM 1… era
rimasto a casa per malattia dal lavoro… per problemi psichici… non è che lei
riferendo… questi comportamenti poco consoni in un contesto, in fondo di
dolore, sperava di metterlo in clinica potendo quindi beneficiare dello
stipendio di IM 1 senza avercelo tra le scatole, quindi a casa?

DI 1: non ho capito la domanda, PP… È una domanda o è una
sua constatazione?

PP: le ho fatto una… la mia constatazione che… se per
caso non è che, pensato quello che hanno pensato… con IM 1… poi quello che IM 1
ha eseguito… la seconda parte del piano della signora era, visto che IM 1 era
un po’ deboluccio di nervi, visto che quindi stava a casa per malattia di nervi,
e visto che se gli danno il riconoscimento della malattia di nervi lo stipendio
scorre [ndr: non chiaro] lo stesso, ma stando a casa il IM 1 se lo
doveva sopportare… se il suo piano finale non era prevedere di mandarlo in una
bella clinica psichiatrica…

T: sta chiedendo: questo è il mio piano?

DI 1: sì, secondo la procuratrice la domanda è…

PP: no… è un’ipotesi… non ho detto che è così…

DI 1: no… scusa… le è sorto il dubbio, dice…

PP: eh eh eh sì è un mio dubbio non è che per caso…

DI 1: è un suo dubbio, il secondo… la seconda parte del
piano che ha fatto lei era di mettere… di avere l’opinione o l’idea di mettere
poi IM 1 in clinica così lei prendeva i soldi…

PP: … i soldi senza doversi sopportare… senza dover
sopportare IM 1 a casa…

AP 1: come potevo sapere…

DI 1: rispondi alla domanda, questa è la domanda di prima [ndr:
non chiaro], era il suo piano questo, signora?

AP 1: ma no! Che piano!” (AI 327 PP 29.11.2018 AP 1, pag. 13
(righe 24-31); video 00001 minuto 34:39 – 38:10 ca.)

 

E occorre osservare, qui, che il “dubbio”, l’“ipotesi”
presentata come tale dalla PP il 29 novembre 2018 ha origini lontane
nell’inchiesta e persiste – nonostante tragga manifestamente origine (come
giustamente rilevato dalla difesa di AP 1) da un accertamento errato – anche
oltre questo verbale di novembre, fino al verbale finale del 10 gennaio 2019
(AI 391).

 

                               b.1.   Già in occasione del
verbale di polizia del 24 maggio 2018, in cui viene sentita come testimone, a AP
1 viene contestato che, dagli accertamenti esperiti, risulta che il 23 luglio
2016 lei avrebbe “contattato la moglie di __________, collega di lavoro di IM
1, alla quale avevo spiegato che la sua ex moglie era morta ed ero preoccupata
perché quest’ultimo continuava insistentemente a ridere nonostante il contesto
drammatico”. Richiesta di prendere posizione, AP 1 (in seguito: AP 1)
risponde di non ricordare (PS 24.05.2018 AP 1 all. 25 a
RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 7). E ha ben ragione, AP 1, di non ricordare
l’episodio oggetto della contestazione, perché, come si vedrà, esso (per lo
meno, così come le è stato contestato) non è mai avvenuto.

La fonte ritenuta dalla PP è una nota del 25 luglio 2016 inserita
daTE 1, capo di IM 1, nell’incarto professionale di quest’ultimo, acquisito
agli atti dagli inquirenti nell’AI 35. La nota, o meglio la parte di essa che
qui interessa, recita così:

 

“Giovedì 21 luglio 2016 la ex
moglie di IM 1 si toglie la vita tagliandosi le vene. 72 ore più tardi, dopo
averla insistentemente cercata, il figlio minorenne si reca a casa trovando il
cadavere della madre. IM 1 viene convocato per il riconoscimento della salma.

Telefono della compagna __________
alla moglie di __________ sabato 23 luglio:

La compagna di IM 1 spiega quanto
successo. Si rivolge alla moglie di __________ con grosse preoccupazioni legate
al comportamento strano di IM 1, continua insistentemente a ridere in un
contesto drammatico. […] __________, 25.07.2016, TE 1” (AI 35, classificatore
“Personalvertraulich”, allegato 120 [secondo la lista “spulcio”] in separazione
3)

 

Ma il suo contenuto, come anche si vedrà, per molti aspetti non è
esatto. Gli inquirenti, tuttavia, in quel momento non lo sanno ancora.

 

                               b.2.   La nota viene, quindi,
fatta propria dalla PP che la completa estrapolandone la “seconda fase del
piano” (ossia l’idea di far ricoverare IM 1 in clinica, che però non era
ancora stata denominata così) e la ripropone a AP 1, nel frattempo arrestata e
posta in carcerazione preventiva da ormai una quindicina di giorni, nel verbale
del 13 luglio 2018:

 

“Mi viene chiesto perché il 23
luglio 2016 ho chiamato la moglie di __________ dicendo che ho grosse
preoccupazioni legate al comportamento strano di IM 1 che continuava
insistentemente a ridere in un contesto drammatico.

R: non mi ricordo, non mi ricordo
neanche di averla chiamata. È successo due anni fa.

Mi viene chiesto se IM 1 rideva
insistentemente in un contesto drammatico, o se piuttosto non era un inizio di
tentativo verso una moglie di un collega di lavoro per mettere in clinica IM 1.

R: non mi ricordo.

Mi viene chiesto se ho mai
pensato che era una buona cosa che IM 1 fosse ricoverato in una clinica e io
rispondo di no, non l’ho mai
pensato.” (AI 143 PP 13.07.2018 AP
1, pag. 8 seg.)

 

AP 1 – che, anche qui, come già con la polizia il 24 maggio 2018,
risponde di non ricordare la telefonata contestatale – nega, anche, di aver
avuto un simile piano.

 

A questo punto la “moglie” di __________ e TE 1 non erano
ancora stati sentiti. Neanche la PP, quindi, poteva ancora sapere che il
contenuto della contestazione era errato.

 

                               b.3.   In seguito, vengono –
finalmente – sentiti anche TE 1 eTE 2.

Il primo, confrontato con la sua nota del 25 luglio 2016, non fa
altro che confermare di avere avuto le informazioni finite nella nota da __________,
che gli avrebbe raccontato della telefonata della “compagna” di IM 1 a
sua “moglie” (PS 07.08.2018 TE 1 all. 63 a RPG
07.01.2019, AI 381, pag. 8).

Grazie al verbale di TE 2, invece, si può, innanzitutto, chiarire
che questa non è la moglie di __________, bensì la sua compagna e che entrambi
sapevano bene, sin dalla primavera del 2016, che AP 1 e IM 1 si erano sposati (PS 11.09.2018 TE 2 all. 65 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 3
seg.). TE 2 spiega, poi, che la notizia della morte di VITT 1 non le era stata
data da AP 1 nel corso di una telefonata (telefonata che, appunto, non è mai
avvenuta), bensì da IM 1 in un’occasione in cui lui ed AP 1 avevano reso visita
a lei e a __________ (si era a luglio 2016) e che lei si era messa a ridere a
causa dell’“espressione normale” con cui IM 1 aveva detto “è morta”,
appena arrivato con AP 1 a casa della coppia. Poi, confrontata con la nota di TE
1, ha confermato quanto appena riferito, spiegando che la nota era errata:

 

“Questa nota non è corretta e
precisa. Io non ho parlato con AP 1 al telefono ma personalmente a casa mia con
entrambi. È stato IM 1 a dirmi che la sua ex moglie era morta. Corrisponde però
che io parlando con il mio compagno, che probabilmente ha riportato quanto
detto a TE 1, gli avev[o] detto che IM 1 era strano perché ha raccontato il
fatto rimanendo sempre in piedi senza sedersi. Questo per circa mezzora. Non
sembrava rattristato e nemmeno soffrire per quanto accaduto. Non ricordo bene,
ma nel contesto di una mia domanda, aveva risposto ridendo. Nonostante mi
sforzi non ricordo più che domanda era” (PS 11.09.2018 TE 2 all. 65 a RPG
07.01.2019, AI 381, pag. 4)

 

È, quindi, TE 2 che ha trovato IM 1 strano in occasione del
racconto della morte della ex moglie e che ne ha parlato con il compagno, __________.
Questi ha riferito al capo (TE 1) ciò che – sbagliando – aveva capito e
ritenuto di quel che la compagna gli aveva detto. TE 1, a sua volta, ha
consegnato nella famosa nota ciò che – sbagliando pure lui – aveva capito e
ritenuto di quanto raccontatogli da __________. L’effetto “telefono senza fili”
insomma. E la poca accuratezza della nota è illustrata anche dal fatto che
essa, come visto, ha fatto diventare AP 1 la “compagna __________” di IM
1 e TE 2 la “moglie di __________”.

Ben si capisce, dunque, che AP 1 non ricordasse una telefonata mai
avvenuta e che fosse anche piuttosto sorpresa di fronte alla contestazione di
tutta una questione (ossia la stranezza di IM 1 al momento del racconto della
morte della ex moglie) che, in realtà, era nata e si era sviluppata fra TE 2, __________
e TE 1, e alla quale lei, AP 1, era totalmente estranea.

 

                               b.4.   Il 29 novembre 2018,
quindi, nonostante l’audizione di TE 2 abbia mostrato come la testimone avesse
– in modo chiaro, logico e coerente – smentito l’unica fonte (ossia la nota 25
luglio 2016 di TE 1) su cui poggiava l’ipotesi in questione, la PP torna a
contestarla, in modo invero sorprendente, all’imputata, come visto sopra (AI
327 PP 29.11.2018 AP 1, pag. 13 [righe 24-31]; video 00001 minuto 34:39 – 38:10
ca.).

E si nota che nel medesimo verbale la PP contesta a AP 1 di aver
avuto dei “comportamenti collusivi” per aver chiamato TE 2 subito dopo
essere stata sentita in polizia il 24 maggio 2018 (AI 327 PP 29.11.2018 AP 1,
pag. 12-13; Video 00001, min. 23:50 – 34:36 ca.; cfr., per la trascrizione di
tutto il passo, infra consid. 1.d, pag. 17 segg.):

 

“subito dopo essere stata
interrogata in polizia, lei telefona, scrive alla TE 2 e le chiede di riferire
quelle cose lì… e le ho letto quello che ha detto la TE 2… ha capito adesso? le
chiedo perché questi comportamenti… cullosivi…” (AI 327 Video 00001 min.
29:10-29:34)

 

“La polizia le chiede di spiegare
cos’era la storia del 2016 in cui lei aveva riportato a questa signora che IM 1
parlava, rideva in contesti drammatici… lei risponde: non ricordo. Però cosa fa
subito dopo esser stata interrogata in polizia, contatta la TE 2.” (AI 327
Video 00001 min. 31:18-31:42)

 

quando, in realtà, dalle dichiarazioni di TE 2 (PS
11.09.2018 TE 2 all. 65 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 5) e dai pochi
messaggi scambiati fra le due il 24 e il 27 maggio 2018 (messaggi peraltro contestati
alla testimone) si evince chiaramente che non è stata AP 1 a chiamarla né a
iniziare gli scambi di messaggi, bensì la TE 2, perché era preoccupata:
attribuire a AP 1 in quel frangente una qualche intenzione collusiva equivale,
quindi, a un’evidente esagerazione, quando non a una distorsione della realtà.

 

                               b.5.   E l’ipotesi della “seconda
parte del piano” trova la sua via – e neanche più in forma particolarmente
ipotetica – anche nel verbale finale del 10 gennaio 2019, dove la PP inserisce,
in mezzo alle tante altre, senza neppure chiedere una presa di posizione
dell’imputata, la seguente contestazione:

 

“Mi viene contestato che era mia
intenzione di far apparire IM 1, dopo gli avvenuti fatti del 19.07.2016, come
una persona “matta”, con problemi psichici poiché se così fosse stato poteva
venir chiuso in una struttura continuando a percepire lo stipendio.

Si richiama la nota d’incarto
personale di lavoro di IM 1 indicata dal tenente colonnello TE 1, il
25.07.2016, e relativo verbale PG del 07.08.2018 […]” (AI
391 PP 10.01.2019 AP 1, pag. 100-101)

 

Dove, si noterà, si richiamano la famosa nota di TE 1 – il cui
contenuto, ormai, si sa che è errato – e la sua audizione che, si è visto, non
fornisce alcun ulteriore elemento sul tema, mentre viene completamente ignorata
l’audizione di TE 2

 

Evidente, dunque, in questo esempio, l’ostinazione con cui la PP
ha portato avanti le sue tesi nonostante le risultanze degli atti. E, quindi, è
comprensibile la sensazione dell’imputata secondo cui nulla di quel che andava
a suo favore veniva preso in considerazione. Sensazione che lei ha tradotto con
un “non sono ascoltata” e “tanto voi scrivete quello che volete”.

 

pressioni?

 

                           [1.] c.   Per contro, già solo
sulla scorta del decreto di non luogo a procedere emesso dal PG __________ in
data 11 gennaio 2019 (doc. dib. di appello n. 6), si può ben escludere che,
durante l’inchiesta, siano state esercitate pressioni (ai sensi degli art. 140
seg. CPP) a danno dell’imputata.

 

incomprensioni e traduzioni

 

                           [1.] d.   Che, durante
l’inchiesta, ci siano stati problemi di comunicazione fra i diversi attori è
certo. In parte, questi problemi sembrano da attribuire alla tecnica
d’interrogatorio scelta dalla PP che, spesso, si risolveva nella contestazione
di una serie (a volte, molto lunga) di messaggi alla cui conclusione
l’interrogata dichiarava – e non senza ragione – di non capire quale fosse la
domanda cui doveva rispondere. Altre volte i problemi erano, certamente, da
attribuire ad errori o imprecisioni nella traduzione. Lo dimostra (oltre a
quanto si annoterà in seguito), per esempio, il fatto che nel verbale 28 giugno
2018 si legge che AP 1 ha dichiarato di non sapere che IM 1 (di seguito: solo IM
1) aveva due figli (PS 28.06.2018 AP 1 all. 28 a RPG
07.01.2019, AI 381, pag. 4: “se io avessi saputo che IM 1 […] aveva
un sacco di debiti e due figli, non avrei lasciato la __________”). L’assurdità
della cosa dimostra che la verbalizzazione è frutto di un errore verosimilmente
da attribuire alla dinamica, già di per sé complicata, dell’interrogatorio
mediato da un’interprete: non è, infatti, ipotizzabile che AP 1 – che ha sempre
raccontato che ad averla colpita favorevolmente tanto da convincerla a sposarlo
era proprio il fatto che i due figli vivessero con lui, e non con la madre –
abbia, alla polizia, detto una cosa tanto assurda (peraltro, subito corretta il
giorno successivo, AI 109 PP 29.06.2018 AP 1, pag. 6).

Di come la questione linguistica (o meglio la scelta degli inquirenti
di considerare, dei messaggi, soltanto le parti che loro ritenevano rilevanti,
e che poi ha originato l’istanza probatoria presentata il 23 febbraio 2020)
abbia complicato questa inchiesta è testimone – tanto per fare un altro esempio
– l’errore di comprensione del significato di un sms scritto da AP 1 al marito
che è stato inteso dalla PP come se AP 1 cercasse di stimolare il marito ad
essere “più maschio” (a portare i pantaloni):

 

“Mi viene contestato tuttavia il
fatto che il messaggio che segue io sollecito sul fatto che IM 1 portava i
pantaloni e gli chiedo nuovamente degli annunci”. Risposta: “non so cosa
significhi quel messaggio” (AI
109 PP 29.06.2018 AP 1, pag. 17)

 

quando, in realtà, si verrà, poi, a scoprire che il vero
significato del messaggio era: “IM 1 hai fatto l’annuncio per vendere i
pantaloni di __________?” (messaggio 20.03.2016 ore 10:14:24, in doc. dib.
n. 3). 

 

Altri problemi devono essersi verificati durante gli
interrogatori: basti pensare a quell’esortazione fatta da AP 1 alla traduttrice
all’inizio dell’interrogatorio del 13 luglio 2018 (“chiedo all’interprete di
fare il suo lavoro e di tradurre bene, non come l’altra volta” (AI 143 PP 13.07.2018 AP 1, pag. 2) che è stata verbalizzata ma,
curiosamente, non indagata.

Vi è, poi, che la visione della videoregistrazione del confronto e
la lettura della sua trascrizione evidenziano alcune criticità, alcuni problemi
di comprensione, causati in parte già da questioni “ambientali” (molti
partecipanti, divisi in due locali con collegamento audio non ottimale) ma
anche dal modo di formulare le domande da parte della PP (spesso lunghe,
articolate e, a volte, difficili da comprendere) tanto che spesso – e non a
torto – l’imputata chiede quale sia la domanda posta. Basta, sul tema, rilevare
che già la prima domanda rivolta, in quell’occasione, a AP 1 ha richiesto – per
essere più o meno compresa – una serie di botta e risposta in cui sono
intervenuti i diversi attori e che occupano ben due pagine di trascrizione (AI 265 trascrizione di PP 28.09.2018 confronto IM 1/AP 1, pag.
15 e 16).

Criticità vengono, poi, evidenziate dalla visione delle altre
videoregistrazioni: al di là delle competenze specifiche dell’interprete (non
diplomata), la comprensione reciproca era certamente resa difficoltosa dalla
“complessità” delle domande della PP che dovevano, dapprima, essere comprese
dall’interprete (esercizio, a volte, non facile), quel che l’interprete aveva
compreso della domanda andava, poi, tradotto e la traduzione di quel che
l’interprete aveva compreso della domanda della PP andava, poi, recepita e
compresa dall’interrogata la cui risposta doveva, poi, a sua volta, essere
compresa dall’interprete che, di seguito, doveva tradurla in italiano e così
via. Come detto, il processo – di per sé sempre laborioso e delicato – era, in
concreto, reso ancor più difficoltoso dalle modalità in cui l’interrogatorio
veniva svolto, non a caso (e non a torto), in un momento dell’interrogatorio
del 29 novembre 2018, AP 1 sbotta in un (significativo) “che minestrone”
(AI 327 PP 29.11.2018 AP 1, video 00001 min. 27:20 ca.,
cfr. doc. dib. di appello n. 8 perizia 13.04.2020 n. 3 e doc. dib. di appello
n. 11 PP 29.11.2018 AP 1, pag. 14, dove l’espressione ____
viene resa così: “è una specie di pastone [nel senso di un casino
(traduzione letterale: porridge)]”).

Ecco alcuni esempi di domande problematiche dal punto di vista
della loro comprensione:

 

“PP: Ma non capisco ancora
che da un lato lei non è tranquilla, da un lato cerca di dire a PC 1 che non
c’entra niente, all’amica dice che lui doveva sposare un’altra donna, non lei,
che era tutta colpa sua… e poi cerca anche di influenzare, in data 29 maggio,
la TE 2… AP 1 mi diceva che la polizia avrebbe dovuto contattarmi perché il IM
1, dopo la morte dell’ex moglie, era strano. E io gli dicevo guarda che non
c’entro niente, mica l’ho frequentato dopo la morte dell’ex moglie…

T: chiede di ripetere, per favore

PP: Lei passa il tempo dall’arresto del IM 1… prima questo
grande sconforto un po’ con tutti, sto male, è colpa mia, piange, alla fine
dice che si impicca, eccetera eccetera eccetera… cerca di influenzare un po’ PC
1 dicendo: “ma, il papà non ha fatto niente”. Poi dopo lei viene sentita in
polizia il 24 maggio, le viene chiesto perché in polizi… eh… a suo tempo aveva
detto che il IM 1 faceva delle risate vacu… eh.. ehm… a sbalzo… e perché
l’aveva detto alla moglie del suo capo… e s’è risentita questa cosa in polizia
che le viene chiesta… lei scrive esattamente il 29 maggio, quindi poco dopo
alla… no, scrive prima… eh… scrive alla moglie del… questo capo che si chiama TE
2 che doveva poi riferire del fatto che IM 1 era strano dopo la morte della
moglie…

T: ma eh… riferire… doveva riferire questa moglie
polizia o AP 1?

PP: eh… TE 2 doveva riferire

(ndr.: AP 1 e T discutono… AP 1
non capisce…)

PP: perché fa questa telefonata con la TE 2?

AP 1: io non capito… la domanda… non ho capito cosa…

PP: allora, signora… allora prima tenta di influenzare PC
1 quando IM 1 viene arrestato perché gli dice guarda che il papà è innocente…

AP 1: io ho già spiegato

PP: ok, le sto facendo il riassunto, d’accordo signora?
se ascolta forse può anche capire… Le dico che quindi tenta di influenzarlo… le
dico quello che è il mio pensiero, quello che le contesto, che è quello che
devo contestarle, d’accordo? Per prendere posizione… quindi prima contatta PC 1
il 3 e il 4 maggio dice il papà è innocente, vieni da me, parliamo, cosa t’hanno
chiesto, eccetera eccetera… sii uomo eccetera eccetera… fa un po’ la disperata
con l'amica __________ dicendo che è tutta colpa sua, alle figlie dice ora mi
ammazzo è tutta colpa mia, siamo in questa situazione… poi passa un po’ il
tempo, viene sentita in polizia, il 24 maggio…

AP 1: io?

PP: sì, lei viene sentita il 24, il 25 maggio,
dall’ispettrice __________, che le chiedono un po’ alcune cose sul IM 1 e
quant’altro e le chiedono soprattutto il perché lei aveva riferito a una
signora, che era la moglie del datore… del __________… che IM 1, subito dopo la
morte della ex moglie era strano, rideva in contesti strani… e lei dice…

AP 1: chi lei?

PP: Lei, lei, AP 1, risponde in polizia non ricordo

AP 1: no, io ho detto che io non ricordo che ho chiamato TE
2 e…

PP: Esatto… ascolti! mi faccia finire, io ho detto e lei
ha risposto non ricordo

AP 1: sì

PP: mmh, però, subito dopo essere stata interrogata in
polizia, lei telefona, scrive alla TE 2 e le chiede di riferire quelle cose lì…
e le ho letto quello che ha detto la TE 2… ha capito adesso? le chiedo perché
questi comportamenti… cullosivi…

T: io ho scritto alla signora… io ho scritto a questa
signora e l’ha chiesto se l’hanno chiamato in polizia.

PP: esatto, infatti… e lei de... AP 1 mi diceva che la
polizia avrebbe dovuto contattarmi perché il IM 1 dopo la moglie dell’ex moglie
era strano… e la… la TE 2 le risponde io non c’entro nulla non… IM 1 non l’ho
frequentato dopo la morte dell’ex moglie

(parlano AP 1 e T…)

AP 1: lei (indica T), penso non… non ha capito giusto

T: eh… possiamo ripetere?

PP: allora, signora…

T: iniziando, mi scusi, iniziando…

PP: Io le sto un po’ contestando che lei nei giorni
dell’arresto del IM 1… vuoi ha cercato un po’ di influenzare PC 1, o di sapere…
…cosa avessero riportato a PC 1, cosa PC 1 sapessero, cosa PC 1 aveva detto
alla polizia, perché glielo chiede espressamente… Poi viene interrogata lei
dalla polizia. La polizia le chiede di spiegare cos’era la storia del 2016 in
cui lei aveva riportato a questa signora che IM 1 parlava, rideva in contesti
drammatici… lei risponde: non ricordo. Però cosa fa subito dopo esser stata
interrogata in polizia, contatta la TE 2.

AP 1: sì

PP: ecco, questo, a mio modo di vedere è un po’ un
atteggiamento collusivo e le chiedo perché!

AP 1: io ho solo chiesto…

T: se l’hanno chiamata, se l’hanno chiamata in polizia…
Io ho… Io ho solo… ho telefonato a quella signora solo per chiedere se l’hanno
chiamata in polizia.

PP: no, dopo ci parla anche

AP 1: di cosa?

PP: del fatto che IM 1 dopo la morte era strano…

AP 1: no, non è vero.

PP: non ci parla, ok… Perché aveva chiesto… (ndr:
rivolgendosi all’isp. __________:) se era stata chiamata… la verbalizzante
mi contesta se però io ci parlo anche e le chiedo anche della ci… della
questione che IM 1 era strano... e rispondo che non è vero…

PP: Signora perché aveva chiesto a PC 1 di dirgli cosa
aveva detto alla procuratrice, alla polizia, cosa era stato chiesto?

AP 1: io ho già risposto a questa domanda.

PP: allora facciamo che ho l’elzheimer e non mi ricordo
cosa mi ha risposto…

AP 1: procuratrice non può essere elzheimer…

PP: inizia anche prima del dovuto…

AP 1: mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

T: lei sta chiedendo eh… quando esattamente quella
signora dice che queste parole erano dette da AP 1

PP: eh… durante la telefonata quando si sono sentite dopo
lo scambio di sms…

DI 1: se lo dice a verbale, è questa la domanda…

PP: sì sì

T: e questo è successo dopo interr… dopo che lei era qua

PP: certo.

DI 1: va bene così, tanto è una questione… perché c’è il
verbale e leggeremo poi il verbale

PP: ma era presente, credo…

DI 1: ero presente, certo” (AI 327 PP 29.11.2018 AP 1, pag.
12-13; Video 00001, min. 23:50 – 34:36 ca.; n.d.r: è in seguito che
la PP esterna il suo “dubbio” sulla seconda parte del piano)

 

 

“PP: Signora, le chiedo di
dirmi anche se sempre per fare un po’ di luce sulle varie dichiarazioni… volevo
sapere, lei cosa provava per il fatto che si dovessero prorogare gli alimenti
all’ex moglie e le ricordo quello che lei ha dichiarato nei suoi verbali:
allora il 24 maggio…

n.d.r: segue una pagina
abbondante fitta e scritta in piccolo che corrisponde a 10 minuti di lettura,
per ritornare alla domanda:

PP: Allora, mi può spiegare com’è che si sentiva, quindi
con la storia… ah sì che la… c’era una possibilità che potesse migliorare la
cosa e che VITT 1 iniziasse a lavorare, idea che le aveva dato un’amica…
allora, in definitiva come si sentiva con la questione che c’era arrivato
questi alimenti che questi alimenti… andavano gioco forza pagati anche perché
poi sarebbero stati detratti definitivamente dallo stipendio… qui, nel verbale
di arresto siamo un po’ scocciata… nel primo verbale reso, invece, sembrava che
manco fosse… si fosse accorta che ci fossero gli alimenti da pagare, ma che
addirittura stavate bene a _____. Allora qual è delle due

AP 1: mi avvalgo facoltà non rispondere.” (AI 327 PP
29.11.2018 AP 1, pag. 38-40; Video 00004 min. 12:15 – 22:15)

 

“T: sta form… sta
formulando… dice che non capisco niente per questa medicina che… che prendo…
ancora una volta

PP: eh vabbè, va bene, “non capisco niente per la
medicina che sto assumendo”. Allora l’ultima volta, signora, lei aveva capito
che IM 1, per tutte queste pressioni, per i debiti, per i debiti che lei gli
ricordava, per le fatture che gli inviava, per le richieste di risolvere, di
chiamare il datore di lavoro, per le richieste di trovare un lavoro, per tutte
le… di vendere la casa, di risolvere la questione per esempio della Swica, di
risolvere la questione della… dell’immobiliare, di affittare una nuova
appartamento, eh… di telefonare per la scuola di… di __________, di telefonare
a spostare il dentista, di telefonare qua, di telefonare là, di che non voleva
più vedere PC 2 nel… eh… che non voleva più vedere PC 2… qua su e giù… si
sentiva da questa situazione schiac-cia-to come lui ha detto “avevo un nodo,
un’infelicità”…

T: questo ha detto lui

PP: Sì! Ho capito, la mia domanda è se lei aveva capito che
lui si sentiva così.

AP 1: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

PP: A completezza delle dichiarazioni di IM 1, io
richiamo tutte le chat intercorse da almeno a partire … marzo 2016 sino al
luglio 2016, quindi marzo, aprile, maggio, giugno, luglio… cinque mesi, in cui
lei sostanzialmente, quasi giornalmente, poi non le ho copiate tutte, sollecita
IM 1… anche queste verranno trovate nella loro interezza nel rapporto
d’inchiesta. Preciso che queste, tra IM 1 ed AP 1, visto che era per la maggior
parte erano in italiano, non sono state tradotte dalla signora, ma sono state
tradotte con il Google translate per dove non si capiva ma la maggior parte
sono in italiano. Se poi ci fossero dei problemi evidentemente, posso sempre
provvedere, ma le produrrò… ve le farò avere dopo che… vengano… quindi per
esempio lei scrive… sono prese dal telefono di IM 1 perché le sue non c’erano…
(AI 391 PP 10.01.2019 AP 1, pag. 9; video 00001 min. 00:00 – 03.23)

 

n.d.r: da qui in poi la PP legge
messaggi, per circa un’ora e un quarto (verbale pag. 9-69!):

video 00001 min. 03.23 – 29:39
(fine)

video 00002 min. 00:00 – 45:01
(tutto)

video 00003 min. 00:00 – 07:00

 

PP: Mi viene quindi contestato come da queste chat e da
quello che riferisco subito a __________ si capisce come il mio solo interesse
era i soldi, risolvere la situazione, pretendere da IM 1, anche che lavorasse
mentre lui in vacanza, mentre a IM 1… eh… e s… sapendo che IM 1 fa di tutto,
scrivo alla mia amica __________ che IM 1 non fa niente, mentre all’amica __________
dipingo tutto un’altra situazione, faccio la leggera, priva di preoccupazioni,
cercando di convincerla a raggiungermi in __________, ché saremmo state molto
bene insieme.

Mi viene quindi fatto prendere atto
se confermo… se convengo che io per mesi, sia quando ero in __________ che
quando ero in __________, sollecitavo IM 1, sollecitavo IM 1, lo comandavo, gli
facevo credere che non sarei tornata in __________ quando ero in __________,
gli facevo credere di amarlo, mentre alla mia amica __________, con la quale
sembra che io abbia uno strettissimo legame, continuo a esternare la mia
insofferenza verso IM 1, verso il figlio, verso il debito con la moglie… cioè
più che debito, scusi, alimenti, di come non sopporto vivere a __________, che
troveremo un’altra casa per la figlia, perché ha trovato lavoro a __________,
che non posso più vivere lì, che non sopporto di non avere soldi…

Ha capito? Quello che si evince dai
messaggi…

T: Qual è la domanda?

PP: Se avesse ascoltato… la domanda l’avrebbe capita… va
bene, la rileggo… eh…

__________: Vuole che la rileggo io?

PP: Mi viene chiesto quindi se convengo che io per mesi,
sia quando in __________ che quando ero in __________, sollecitavo IM 1, lo
comandavo, gli facevo credere che non sarei tornato in __________ quando ero in
__________, ritardavo il rientro, gli facevo credere di amarlo, mentre alla mia
amica __________, con la quale sembra che io abbia uno strettissimo ra… ra…
legame, continuo a esternare la mia insofferenza verso IM 1, verso il figlio,
verso gli alimenti a favore della moglie, che non sopporto di vivere a __________,
che troveremo un’altra casa per la… perché la figlia ha trovato un lavoro a __________,
che non posso più vivere lì, che non sopporto di non avere soldi.

Adesso gliel’ho letta una seconda
volta la domanda, l’ha capita? Gliela può… ha capito cosa intendo?

T: ha detto che ha capito

PP: ha capito?

AP 1: mi avvalgo della facoltà di non rispondere” (AI 391
PP 10.01.2019 AP 1, pag. 69; video 00003 min. 07:00 – min. 12:10 ca.)

 

Detto questo, visto l’esito del presente giudizio, il tema non
necessita di ulteriori approfondimenti, se non un ultimo, relativo al verbale
finale.

 

interrogatorio finale

                           [1.] e.   

                               e.1.   Per dirla con le
parole del messaggio concernente il CPP, l’interrogatorio finale “serve in
primo luogo a fare il punto in modo chiaro e sintetico sui capi d’accusa e a
sentire a questo proposito il parere dell’imputato” (pag. 1173 del
messaggio concernente l’unificazione del diritto processuale penale del 21
dicembre 2005).

Altrimenti detto, lo scopo dell’interrogatorio finale è quello di
“verificare la posizione conclusiva dell’imputato al termine degli
accertamenti, consentendogli di pronunciarsi in piena conoscenza di causa sulle
risultanze istruttorie, contribuendo alla decisione di merito del magistrato
inquirente e facilitando l’impostazione dibattimentale da parte del tribunale”
(John Noseda in: Codice Svizzero
di procedura penale CPP – Commentario, ed. 2010, n. 1 ad art. 317 CPP).

Esso non deve, quindi, “limitarsi ad una ripetizione automatica
di verbali già resi, ma deve costituire un momento di sintesi, di
chiarezza, di verifica critica delle eventuali contraddizioni, lacune o
imprecisioni delle risultanze finora assunte” (John Noseda in: Codice Svizzero di procedura penale CPP –
Commentario, ed. 2010, n. 1 ad art. 317 CPP, sott. del red.).

Non per nulla la dottrina rinvia, per i contenuti
dell’interrogatorio finale, all’art. 325 cpv. 1 lett. f-g CPP: ciò che conferma
come esso debba rispondere ai requisiti di sintesi e chiarezza (cfr. Steiner, in Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, 2a ed. 2014, n. 7 ad art. 317 CPP; Landshut/Bosshard, in
Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur schweizerischen Strafprozessordnung
(StPO), 2a edizione 2014, n. 6 ad art. 317 CPP).

 

                               e.2.   È ben evidente che
l’interrogatorio finale agli atti (cfr. AI 391 PP 10.01.2019 AP 1)
non consente di perseguire lo scopo per cui questo strumento è stato voluto dal
legislatore.

Già solo (si fa per dire) perché esso si compone di 107 pagine:
ciò che, di per sé, è palesemente in contrasto con il concetto di sintesi. A
maggior ragione, se si considera che, in concreto, le imputazioni addebitate a AP
1 erano solo due, non particolarmente complesse dal profilo fattuale e il
materiale probatorio raccolto non propriamente ricco.

L’assenza di organicità, di indicazioni succinte e precise
relativamente ai fatti alla base delle imputazioni contestate alla donna, unita
alla ripetizione di paginate e paginate di chat (quelle consecutive sono ben
60, da pag. 9 a pag. 69, intercalate da pochissime considerazioni della PP),
non può, poi, ragionevolmente, aver consentito all’imputata di pronunciarsi con
cognizione di causa sulle risultanze istruttorie. Del resto, le dichiarazioni
di AP 1 in esso contenute si contano sulle dita di una mano: non solo o non
tanto perché, qua e là, si è avvalsa della facoltà di non rispondere ma,
soprattutto, perché, per pagine intere, la sua opinione/presa di posizione non
è nemmeno richiesta. Eppure, l’interrogatorio finale, dovrebbe,
prioritariamente, servire proprio a questo: sentire il parere dell’imputato
rispetto alle risultanze istruttorie.

 

 

fatti

 

                                   2.   IM 1 e VITT 1 (di
seguito: solo VITT 1) si sono sposati nel dicembre 1993. Dalla loro unione sono
nati i figli PC 2, il 3 settembre 1996, ed PC 1, il 18 gennaio 1999.

Nel 2014, IM 1 ha deciso di lasciare la moglie.

Lo ha deciso – ha detto – a causa dei debiti che lei aveva
accumulato. Richiesto di spiegare in cosa consistessero i debiti – cioè, in che
cosa la prima moglie avesse scialacquato i soldi che lui guadagnava – IM 1 non
è stato in grado di fornire alcuna spiegazione: si è limitato a dire che la
donna non pagava le fatture “tant’è che ne avevo trovate nascoste anche
all’interno dell’armadio” e che gli aveva semplicemente detto che
“non si riusciva ad arrivare alla fine del mese” (PS
03.05.2018 IM 1 all. a rapporto di arresto provvisorio 04.05.2018, AI 1, pag.
3; cfr, anche AI 18 PP 04.05.2018 IM 1, pag. 5: “non pagava le fatture, non
so perché facesse così”).

Ricordato, poi, che lo stesso IM 1 ha affermato che “VITT 1 non
spendeva molto per lei, non spendeva in vestiti, non facevamo tante vacanze”
(AI 18 PP 04.05.2018 IM 1, pag. 7), è difficile credere – come preteso da IM 1
(cfr., per es., PS 18.05.2019 IM 1 all. 12 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 4
dove, fra l’altro, dice “VITT 1 ha fatto ripiombare la famiglia in nuove
difficoltà finanziarie”; cfr. anche AI 83 PP 13.06.2018 PC 3, pag. 5 dove
il padre di VITT 1 dichiara che l’ex-genero gli aveva detto che “mia figlia
aveva accumulato debiti per circa CHF 50'000.”) – che la situazione
debitoria della famiglia (nella convenzione di divorzio, i debiti, oltre a
quelli ipotecari, sono quantificati in circa fr. 50'000.-) fosse (tutta) da
attribuire alla moglie. Non ha da essere spiegato che, da solo, il preteso
mancato tempestivo pagamento delle fatture non è atto a creare una tale
situazione debitoria (ma, tutt’al più, a fondare l’obbligo al pagamento di
interessi di ritardo). Nemmeno può essere preteso che tale situazione fosse da
addebitare al costo degli alcoolici di cui VITT 1 (perlomeno, in alcuni
periodi) abusava.

Ne segue che il reale motivo per cui – nonostante il buono
stipendio del marito – la famiglia IM 1 “non arrivava alla fine del mese”
e, perciò, accumulava debiti non è stato chiarito.

Una ricostruzione volta ad accertare la causa di questi debiti
sarebbe stata opportuna poiché avrebbe aiutato anche a meglio definire le
diverse sfaccettature delle persone coinvolte.

La pubblica accusa non ha ritenuto di doverla ordinare, preferendo
aderire acriticamente alla versione – in sé poco credibile poiché insufficiente
a spiegare la situazione – di IM 1.

Pertanto, qui, l’unica conclusione che si può trarre è che non è
possibile stabilire chi, davvero, sia all’origine dei debiti familiari (cioè,
chi spendeva più di quanto si potesse permettere).

Ciò nonostante, quel che è certo è che IM 1 ha sempre addossato
tutta la responsabilità di questa situazione alla prima moglie.

 

Sul tema, va ancora annotato che, già nel suo primo verbale, agli
inquirenti IM 1 ha detto di avere lasciato la gestione delle finanze familiari
nelle mani della moglie anche dopo avere saputo delle fatture rimaste impagate
perché “non mi piaceva la contabilità” (PS 03.05.2018 IM 1 all. a
rapporto di arresto provvisorio 04.05.2018, AI 1, pag. 4). Dunque, nonostante
sapesse dei problemi della moglie (depressione e abuso di sostanze alcoliche di
cui era perfettamente consapevole almeno dal 2010; AI 18 PP 04.05.2018 IM 1,
pag. 5) e nonostante sapesse “che non si arrivava alla fine del mese”, IM
1, per comodità, perché non gli piaceva la contabilità, si è disinteressato
della questione.

Salvo, poi, chiamarla a motivazione della sua – successiva – decisione
di por fine al suo matrimonio.

 

Va aggiunto che IM 1 non si è fatto scrupolo nemmeno di comunicare
tale sua decisione alla moglie via sms in ottobre 2014, mentre lei era degente
presso la Clinica __________ a __________ (cfr. PS 07.05.2018 PC 2 all. 43 a
RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 4; AI 90 PP 21.06.2018 IM 1 pag. 2 seg.).

 

Ciò detto, è opportuno annotare che, in quel periodo, IM 1 non
stava soffrendo per la fine del matrimonio. Neppure passava il suo tempo libero
a riflettere sui motivi del fallimento di un matrimonio durato quasi 20 anni.
Molto più prosaicamente, si dedicava a cercare, in internet, una donna con cui
sostituire quella – malata – che si era deciso a lasciare: o meglio, come lui
stesso aveva detto al figlio, si era messo a cercare “una bella __________”:

 

“adesso mi trovo una bella __________
su internet” (AI 89 PP 20.06.2018 PC 1, pag. 4).

 

                                   3.   In questa sua
ricerca, IM 1 si imbatte ben presto (si era in ottobre/novembre 2014) in AP 1
con cui inizia, da subito, un fitto scambio di messaggi (AI 88 PP 19.06.2018 PC
2, pag. 4). La donna, evidentemente, gli è piaciuta da subito: infatti, senza
dar tempo al tempo, già a dicembre dello stesso anno, la invita a raggiungerlo
in __________. AP 1 acconsente e, da sola (cioè, senza le figlie), arriva nel
nostro paese per un soggiorno di pochi giorni nel periodo delle feste
natalizie.

In quell’occasione, IM 1 le presenta la madre e i figli.

Ma non solo. Le regala il classico anello e le chiede di sposarlo
(verb. dib. di appello pag. 3; AI 90 PP 21.06.2018 IM 1, pag. 3; PS 28.06.2018 AP
1 all. 28 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 3 seg.; AI 109 PP 29.06.2018 AP 1,
pag. 5).

Non le dice, però, che lui è ancora sposato con VITT 1.

 

                                   a.   Già su questo –
banale – tema, IM 1 non è stato trasparente con gli inquirenti. Infatti, il 10
luglio 2018 dice di essere sicuro di avere parlato del suo stato civile a AP 1
già in occasione del suo primo soggiorno in Svizzera, anche se, poi, aggiunge
(quasi a parare future contestazioni) di non sapere se ci sia, però, stato un
fraintendimento dovuto alla lingua (AI135, pag 16, righe 26-28). È solo al
primo dibattimento che ammette di averle nascosto di essere ancora sposato (“so
che non gliel’ho detto subito, ma più in là nel tempo”, verb. dib. di primo
grado, all. 1, pag. 5). E che sia così – cioè che lui non glielo abbia detto
subito – è certo: in caso contrario, AP 1 non sarebbe giunta in Svizzera, a
febbraio, con le carte necessarie per il matrimonio.

 

                                  b.   AP 1 accetta la proposta
di matrimonio.

Interessanti sono le rispettive motivazioni. Lui decide di
sposarla perché il suo viso gli è piaciuto tanto da dire di essersene
innamorato alla sola vista delle foto (AI 90 PP 21.06.2018 IM 1,
pag. 3). O, forse, lo ha fatto per ripicca verso VITT 1 come dice, il 4 maggio
2018, agli inquirenti che gli chiedono come mai ha cercato subito una nuova
compagna: “io volevo che lei (n.d.r: VITT 1) prendesse rabbia del fatto che
avevo trovato AP 1” (AI 18 PP 04.05.2018 IM 1, pag. 8).

Lei, invece, decide di accettare la proposta di matrimonio perché
pensa che IM 1 sia una persona seria e responsabile, visto che i figli vivono
con lui – e non con la madre – e visto che tiene a regolarizzare subito la loro
relazione con il matrimonio (AI 109 PP 29.06.2018 AP 1, pag. 5).

 

                                   4.   Convinta che nulla
osti al matrimonio, AP 1 decide di lasciare definitivamente la __________.
Liquida tutto quel che ha, chiede le carte per il matrimonio, lascia il lavoro
e l’appartamento e, nel febbraio 2015, parte con le due figlie alla volta della
Svizzera (PS 24.05.2018 AP 1, all. 25 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 6; PS
28.06.2018 AP 1, all. 28 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 4; AI 90 PP 21.06.2018 IM
1, pag. 4).

Se, appena giunte in Ticino, le figlie di AP 1 possono, da subito,
frequentare le scuole, diverso è, evidentemente, il discorso per il matrimonio.
E IM 1 è, qui, costretto a dire a AP 1 che, in realtà, lui è ancora sposato.

Così, per cercare di farla rimanere oltre la scadenza del visto
turistico, IM 1, a nome della madre, chiede all’Ufficio stranieri un permesso
di soggiorno per AP 1 come badante: per questo, non esita a spingere la madre a
mentire alla polizia (e meglio, a farle dichiarare che aveva conosciuto AP 1
durante una sua degenza all’__________ di __________ e che, in quell’occasione,
lei le propose i suoi servizi).

 

                                   a.   Detto per inciso, in
questo procedimento, con gli inquirenti cercherà, poi, di addossare la
responsabilità di quella richiesta alla sua stessa madre (“l’idea di questa
storia è stata di mia madre”, “mai avrei scritto all’ufficio
stranieri di mia iniziativa una cosa non vera”; AI 90 PP 21.06.2018 IM 1,
pag. 4 seg.) e, poi, cambiando versione, ad un’amica della madre (“l’idea di
assumerla come badante l’ha avuta un’amica di mia madre”, AI
135 PP 10.07.2018 IM 1, pag. 18).

 

                                   5.   Tornando ad inizio
2015, si ha che il tentativo di ottenere in modo fraudolento il permesso di
soggiorno non va a buon fine. Perciò, alla scadenza del visto turistico (fine
aprile 2015), AP 1, con le figlie, deve far rientro in __________ (PS
28.06.2018 AP 1 all. 28 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 4 segg.; PS 24.05.2018 AP
1 all. 25 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 6).

Il progetto di entrambi è di ricongiungersi al più presto in
Svizzera.

 

                                   a.   Nel frattempo, IM 1
invia all’amica del denaro per permetterle di sistemarsi in qualche modo: lo si
ricorda, in __________, AP 1 non aveva più nulla, avendo liquidato tutto ad
inizio 2015 credendo di potere subito sposare IM 1 e rimanere in Svizzera.

Si scoprirà che, almeno in parte, IM 1 usa dei soldi prelevati dal
conto della figlia PC 2 (sms fra IM 1 e PC 1 del 01.07.2015, in annesso RR,
classificatore 15, a RPG 07.01.2019, AI 381).

Per scrupolo, va detto che nulla agli atti permette di accertare
che, di questa meschinità, AP 1 abbia mai saputo qualcosa o men che meno che
lei ne fosse all’origine.

 

                                  b.   Agli atti vi sono dei
messaggi in cui AP 1 e/o le di lei figlie chiedono a IM 1 se, come e quando
sarebbero potute tornare in Svizzera e gli manifestano il loro desiderio di
farlo. C’è chi ha voluto vedere in questi messaggi una sorta di pressione, un
tentativo di mantenere vivo l’interesse di IM 1 e ottenere, così, che, davvero,
lui si adoperasse per farle tornare. L’interpretazione appare viziata da un pregiudizio
di fondo. Da un lato, l’interesse di IM 1 era ben vivo e non necessitava di
essere puntellato (lui si dichiarava perdutamente innamorato e pronto a fare
tutto per l’amata). D’altra parte, è ben comprensibile e legittimo che chi,
fidandosi delle assicurazioni di IM 1, aveva lasciato tutto quel che aveva per
vivere con lui gli chieda – una volta costretta a rientrare in patria con le
pive nel sacco – lumi sul futuro e sulle sue intenzioni così da potere, se del
caso, riorganizzare la propria vita. Altrettanto legittimo è che lo faccia con
una certa insistenza: la precarietà non piace, infatti, a nessuno (cfr., per
esempio, messaggi citati in AI 273 PP 17.10.2018 __________, pag. 6-8 e 9-13).

 

                                   c.   Ma nello stesso
senso c’è altro. Convinta sin da subito della natura manipolatrice di AP 1, già
nell’interrogatorio del 29 giugno 2018 (cioè, quello
dell’arresto; AI 109), la PP le rimprovera di essersi – nei messaggi del 22-24
aprile 2016 (che non riprende) – lamentata con IM 1 “per indurre un po’ di
tenerezza”:

 

“Mi viene fatto prendere atto di
come poi lo rendo partecipe sulla lungaggine e fatica di fare il viaggio e di
come sono malconci i bus in __________ (cfr. messaggi del 22-24 aprile 2016).

R: è vero, è stato lui a chiederlo.

Mi viene chiesto se non era
piuttosto per il fatto che volevo indurre un po' di tenerezza a IM 1 e io
rispondo di no. Dopo 500 km in bus
dopo aver preso l’aereo potevo essere stanca” (AI 109 PP 29.06.2018 AP 1, pag. 19).

 

La contestazione evidenzia come la lettura degli atti sia stata
unidirezionale e viziata da una convinzione pregressa: non ha da essere
spiegato che, come poi ha replicato l’interessata, sarebbe ben legittimo
provare stanchezza dopo un viaggio simile ed altrettanto legittimo sarebbe
parlarne con la persona con cui si vive.

Ciò detto, si ha che, in realtà, nei molti messaggi che i due si
sono scambiati in quei 2/3 giorni, AP 1 non si lamenta mai se non all’inizio (o
meglio, dopo 4 ore), con un breve accenno ad un mal di testa e poi – volendo
essere critici (perché i suoi sms, anche in questi momenti, sono più un resoconto
che non una lamentela) – con il racconto di un guasto al bus su cui viaggiava e
dell’attesa del taxi per poter arrivare a destinazione. Ma tutto questo nel
contesto di un lunghissimo scambio di messaggi – sollecitati sempre da IM 1 che
le diceva continuamente di scrivergli dandogli notizie del viaggio mentre lei,
spesso, lo esortava a dormire – che ha riempito molte e molte pagine del doc.
dib. n. 3 (da pag. 283 a pag. 322).

 

Dunque, nessuna lamentela. Ma solo un resoconto – sollecitato più
e più volte da IM 1 – del suo viaggio.

Trovare in questi sms una volontà manipolatrice di AP 1 significa
andare oltre – senza che ci sia nulla di oggettivo a giustificarlo – il loro
(banalissimo) significato oggettivo.

 

                                   6.   AP 1 e le figlie
tornano in Svizzera, per rimanervi, nell’agosto successivo.

IM 1 le va a prendere all’aeroporto con una nuova automobile, una
BMW X3, che aveva acquistato (d’occasione, in leasing) il 25 giugno precedente
(all. 79 a RPG 07.01.2019, AI 381).

Quando (come si vedrà più avanti) inizia a percorrere la via –
come visto, per lui abituale – di addossare agli altri la responsabilità delle
sue azioni, IM 1 sostiene di avere acquistato questa vettura perché così voleva
AP 1. Infatti, dal “la BMW X3 in leasing l’ho presa nel giugno 2015 perché
piaceva ad AP 1, le piacevano le macchine alte”
del 21 giugno 2018 (AI 90 PP 21.06.2018 IM 1, pag.
8) si passa ad un – ben diverso poiché contiene un’attribuzione di
responsabilità – “l’ho acquistata per assecondare AP 1”:

 

“voglio dire che io la BMW X3 l’ho
acquistata per assecondare AP 1 e anche per far colpo su di lei.” (AI135 PP
10.07.2018, pag. 17)

 

Senza rilevare il (significativo) cambiamento di versione fra i
due verbali, ancora una volta, si è voluto credere acriticamente alle
dichiarazioni di IM 1 (cfr. AI 109, pag. 8 e 9 in cui la PP cerca di
sostanziare il dire di IM 1 chiedendo ad AP 1 se le piace la BMW oppure la
sentenza di primo grado, consid. 57 pag. 81) e, con ciò, concludere che anche
l’acquisto della vettura (superfluo e poco accorto, vista la situazione
debitoria di IM 1) fosse da ricondurre ad un capriccio della donna cui lui non
ha saputo resistere.

L’interpretazione non regge.

Non solo perché, come si vedrà, il materiale raccolto dalla
pubblica accusa (quasi solo sms) descrive una AP 1 piuttosto preoccupata della
situazione familiare e desiderosa di contenere le spese. Non solo perché, nei
messaggi scambiati fra i due durante la separazione (AP 1, lo si ricorda, era
in __________ da fine aprile ad agosto 2015) non si trovano richieste della
donna in tal senso. Ma soprattutto perché le dichiarazioni di IM 1 sono
sconfessate da quelle del figlio PC 1 che dice che era il padre a volere “il
macchinone”, che era “un suo orgoglio” averlo, perché tutti i
suoi colleghi ce l’avevano:

 

“era anche un suo orgoglio perché
tutti i suoi colleghi avevano il ‘macchinone’” (AI 89 PP 20.06.2018 PC 1 pag.
5).

 

Che, poi, nella decisione di acquistare la BMW abbia pesato anche
il desiderio di far colpo su AP 1 (cui, effettivamente, piacevano le BMW) è
probabile. Ma questo ancora non significa che AP 1 abbia, in qualche modo,
chiesto o insistito affinché lui procedesse a quell’acquisto.

 

                                   7.   Oltre al fatto di
essere ancora sposato, quando le chiede di raggiungerlo in Svizzera, IM 1
nasconde a AP 1 anche la sua situazione debitoria.

Sarà lei a dovere a poco a poco scoprire che la situazione
finanziaria dell’uomo che credeva le avrebbe garantito un futuro migliore non
era quella che il “macchinone” con cui in agosto del 2015 era andato a
prenderla all’aeroporto sembrava indicare. Scoprirà man mano che i soldi non
bastavano ad arrivare alla fine del mese. E lui le dirà dei suoi debiti
soltanto a spizzichi, quando, in sostanza, non lo poteva più nascondere.

 

                                   a.   È opportuno
sottolineare che, nemmeno su questo tema, IM 1 ha saputo rendere dichiarazioni
lineari e costanti.

Il 18 maggio 2018, alla polizia dice di averglielo detto, anche se
AP 1 gli rinfaccerebbe sempre il contrario, e aggiunge che probabilmente doveva
esserci stato un problema di comunicazione dovuto alla lingua. Non specifica
esattamente quando glielo avrebbe detto, ma dal contesto e dalla scusa della
lingua, sembra abbastanza chiaramente lasciare intendere di averla informata
dei suoi debiti sin dall’inizio (PS 18.05.2019 IM 1 all. 12 a RPG 07.01.2019, AI
381, pag. 6).

In seguito, il 1. settembre 2018, a domanda del difensore di AP 1,
ammette che inizialmente non le aveva detto della sua situazione finanziaria.
Nemmeno qui, tuttavia, riesce ad essere preciso sul momento in cui l’avrebbe
informata (AI 227 PP 01.09.2018 IM 1, pag. 9).

Nel confronto del 28 settembre 2018, poi, conferma di non
averglielo detto subito (durante il primo, breve soggiorno per le feste
2014/2015) e aggiunge che gli sembra di non averla informata nemmeno durante i
tre mesi del secondo soggiorno, cioè quello da febbraio ad aprile 2015 (AI 265
trascrizione di PP 28.09.2018 confronto IM 1/AP 1, pag. 27-28).

Il 7 novembre 2018, dopo che gli viene ricordato quel che aveva
detto il 18 maggio 2018, dice di avere informato AP 1 dopo l’agosto 2015 (AI
300 PP 07.11.2018 IM 1, pag. 16, cfr. video 00005 min. 12:00 ca. PP: “da
agosto via” IM 1: “Sì”).

Al dibattimento di primo grado, invece, cambia nuovamente versione
sostenendo che gli sembra che AP 1 “l’abbia saputo la seconda volta che è
venuta in Svizzera, quando è stata qui 3 mesi tra febbraio e aprile 2015”
(verb. dib. di primo grado, all. 1, pag. 6).

 

                                  b.   Diversamente dal
marito, AP 1 ha costantemente dichiarato di aver saputo dei debiti solo poco
prima del matrimonio (celebrato nel febbraio 2016), e meglio di avere avuto una
visione più o meno completa della situazione solo dopo l’arrivo di una lettera
in cui erano elencati una serie di debiti di IM 1, che lei si era fatta
tradurre da un’amica e, a seguito della quale, finalmente, lui le aveva
illustrato la situazione (AI 381, pag. 4; AI 109 pag. 8; AI 327, pag. 42; all.
1 al verb. dib. di primo grado, pag. 28). E ha anche sempre sostenuto – in modo
del tutto ragionevole e, perciò, credibile – che, se lo avesse saputo quando
ancora era in __________, cioè se avesse avuto piena contezza della situazione
finanziaria di IM 1, avrebbe rinunciato al trasferimento in Svizzera con le
figlie (PS 28.06.2018 AP 1 all. 28 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 4; AI 109 PP
29.06.2018 AP 1, pag. 12; verb. dib. di primo grado, all. 1, pag. 27),
spiegando proprio che “io non avrei voluto neanche essergli di peso, anche
perché io avevo già due figlie” (AI 109 PP 29.06.2018 AP 1, pag. 13).

 

Le dichiarazioni di AP 1 sono, nella loro sostanza, confermate da
quelle della figlia __________: pur se la ragazza ha mostrato qualche
confusione sui tempi e pur se quel che dice non può essere preso alla lettera
(avuto riguardo alla sua età), dalle sue dichiarazioni si evince che, se la
madre aveva (ben presto dopo il loro trasferimento in Svizzera) capito che non
si navigava nell’oro perché “vedeva le fatture in casa”, è soltanto ai
tempi del matrimonio (lei dice: due mesi dopo) che IM 1 le ha detto “che
aveva un sacco di debiti” (PS 09.05.2018 __________ all. 45 a RPG
07.01.2019, AI 381, pag. 3 e 5).

 

Vero è che il 3 gennaio 2016 AP 1, in un messaggio inviato a IM 1,
già parla di “pagare il debito di Berna” e che, in uno scambio di
messaggi del 17 dicembre 2015, lei e la figlia __________ già parlano di
cercare uomini più ricchi e con meno “problemi”. Non è, però, dato
sapere quanto e cosa AP 1, in quei momenti, sapesse del “debito di __________”
o della situazione finanziaria di IM 1 in generale.

Sicuramente – poiché ciò è conforme al normale andamento delle
cose – AP 1 matura solo progressivamente, con l’andare del tempo, la
consapevolezza della reale situazione finanziaria del marito, tanto è vero che,
ancora il 5 marzo 2016, lei gli scrive rimproverandolo perché aveva scoperto
un’altra cosa in relazione ai debiti che il marito le aveva nascosto:

 

AP 1: “Che cosa è questa fattura
che è arrivata? Tu devi pagare così tanti soldi?” (ore 10.26.12)

IM 1: “Noi ci stiamo tutto bene,
10'000 franchi da __________, il resto vendendo la casa adesso, siate paziente”
(ore 10.29.37)

AP 1: “Bisogna pagare ancora
6'000?” (ore 10.35.27)

AP 1: “16'202 bisogna ancora
pagare?” (ore 10.36.07)

AP 1: “A noi non rimarranno soldi
per la ristrutturazione e mobili” (ore 10.36.38)

IM 1: “Abbiate pazienza, tutto si
risolve” (ore 10.38.06)

AP 1: “Niente si risolve. Noi siamo
poveracci, noi non possiamo comprare l'altra casa” (ore 10.41.02)

AP 1: “Troppi debiti” (ore
10.47.28)

IM 1: “Finirà questa sofferenza,
promess[o]” (ore 10.51.25)

AP 1: “Come?” (ore 10.51.49)

AP 1: “Mi hai detto che era rimasto
pagare 13'000 a __________. Ancora rimane il debito molto grande, perché di
nuovo mi hai detto una bugia?” (ore 11.07.59:; sott. del red)

IM 1: “Io non potevo ricordarmi,
quanto era il dannato debito, chiedo scusa ancora una volta” (ore 11.09.59) [doc.
dib. n. 3; chat del 5.3.2016].

 

La dichiarazione di AP 1 secondo cui IM 1 le dice dei debiti (e
sicuramente non in modo esaustivo) soltanto poco prima del matrimonio, in
particolare dopo che lei gli mostra quel foglio (probabilmente un attestato
dell’UE) che l’amica le aveva tradotto è, dunque, del tutto credibile.

 

Se ne deve, dunque, dedurre che anche su questo tema IM 1 ha
mentito: prima a AP 1, poi, durante l’inchiesta, agli inquirenti.

 

                                   8.   Il 21 dicembre 2015,
il matrimonio tra IM 1 e VITT 1 viene sciolto per divorzio ed è omologata la
convenzione stipulata il 13 ottobre 2015 dai coniugi (che vivevano già separati
dal novembre 2014). Convenzione che, tra l’altro, prevede che IM 1 è debitore
di un contributo alimentare mensile complessivo di fr. 3'400.- (fr. 3'000.- per
l’ex-moglie e fr. 400.- per il figlio PC 1) e stabilisce, in caso di mancato
pagamento o pagamento parziale per due mesi consecutivi, la possibilità di
trattenuta di salario diretta a carico del debitore (doc. 3-5 all. a PS 18.05.2018
IM 1 all. 12 a RPG 07.01.2019, AI 381).

 

                                   a.   Nonostante –
probabilmente per poter arrivare presto al divorzio – abbia sottoscritto la
convenzione, IM 1 non ha mai accettato l’idea di dover versare un contributo,
in particolare all’ex-moglie. Il 6 luglio 2015, IM 1 aveva parlato al dott. __________
delle sue difficoltà nel far fronte agli alimenti (“la circostanza di
versare gli alimenti non gli faceva piacere, mi ha detto che non sapeva come
fare”; AI 70 PP 30.05.2018 dott. __________, pag. 3).

 

                                  b.   La sua avversione a
contribuire al mantenimento di quella che, ormai, per lui, non rappresentava
altro che un fastidio aveva radici profonde. Infatti, già nel 2014, IM 1
costringeva la moglie quasi a elemosinare, scusandosene, il versamento di un
po’ di soldi. Emblematico è questo scambio di messaggi fra i due (ancora)
coniugi risalente a inizio novembre 2014 (cioè, a un periodo in cui AP 1 era
semplicemente un bel viso in internet):

 

	
   

  
	
  03.11.2014

  11:08:56

  	
  VITT
  1

  	
  Ciao come sta[i]?

  Avrei bisogno che tu mi spedisca un po’ di soldi per
  piacere.

  Grazie

  
	
  03.11.2014

  11:30:56

  	
  IM
  1

  	
  ·        
  Mandami
  le co[o]rdinate bancarie

  
	
  03.11.2014

  13:42:02

  	
  VITT
  1

  	
  Questo è il mio numero di conto

   

  Fammi sapere quando li invii e quanto metti

  Grazie

  Ciao

  
	
  03.11.2014

  13:44:56

  	
  VITT
  1

  	
  Ti ripeto l’ultimo numero

   

  
	
  04.11.2014

  11:25:55

  	
  IM
  1

  	
  ·        
  Ciao soldi ok
  500 fr. sul tuo conto.

  
	
  04.11.2014

  11:26:30

  	
  VITT
  1

  	
  Grazie mille

  Ciao

  
	
  25.11.2014

  08:25:43

  	
  VITT
  1

  	
  ·        
  Ciao mi potresti
  mettere soldi sul conto per favore

  grazie

  E
  fammi sapere quanti

  Buona
  giornata

  
	
  25.11.2014

  08:28:22

  	
  IM
  1

  	
  ·        
  Ok

  
	
  25.11.2014

  10:47:32

  	
  IM
  1

  	
  ·        
  Siamo
  chiamati dalla pretura di __________ “mercoledi 17 dicembre 2014 alle ore
  14:15

  
	
  25.11.2014

  10:52:53

  	
  VITT
  1

  	
  ·        
  Si
  Sì la mia avvocatessa mi ha avvisata

  
	
  26.11.2014

  14:50:00

  	
  VITT
  1

  	
  ·        
  Scusa,
  mi hai per caso messo i soldi sul conto

  
	
  26.11.2014

  16:17:13

  	
  IM
  1

  	
  ·        
  Fatto

  
	
  26.11.2014

  16:17:45

  	
  VITT
  1

  	
  ·        
  E
  quanto hai versato per favore

  
	
  26.11.2014

  16:31:26

  	
  IM
  1

  	
  ·        
  Quanto
  basta

  
	
  26.11.2014

  16:32:09

  	
  VITT
  1

  	
  ·        
  E
  scusa quanto sarebbe

  

(in AI 86 messaggi fra IM 1 e VITT
1)

 

Quel “quanto basta” scritto in risposta ad una moglie che,
scusandosi, chiede “quanto hai versato, per favore” raggela.

Il tono e i contenuti – sprezzanti e autoritari – dei messaggi di IM
1 non necessitano di commenti: basta dire che essi evidenziano la sua profonda
avversione nei confronti di un obbligo alimentare di cui – per usare un
eufemismo – non comprende il senso. Altrettanto evidentemente, con la sua
freddezza, questo scambio evidenzia che, per lui, VITT 1 era, già allora, solo
un fastidio.

 

                                   c.   Del resto, poco
dopo, nella risposta 17 dicembre 2014 all’istanza di misure a protezione
dell’unione coniugale presentata l’11 novembre 2014 dalla moglie, IM 1
chiedeva, oltre all’attribuzione in uso esclusivo dell’abitazione coniugale
(dove intendeva abitare con i figli), l’integrale reiezione della richiesta
della moglie di un contributo alimentare a suo carico (“si chiede che ognuno
dei coniugi provveda al proprio mantenimento”). Non ha da essere spiegato
da quali sentimenti IM 1 era animato quando ha preteso che la moglie – malata e
senza alcuna attività lavorativa extra-casalinga – venisse lasciata, da subito,
senza alcun supporto economico e senza un luogo dove vivere. Quando, cioè,
pretendeva che la moglie venisse lasciata in mezzo ad una strada e senza un soldo
(in AI 36, incarto pretura __________).

 

                                  d.   Che il tema degli
alimenti alla moglie ossessionasse sin dall’inizio IM 1 risulta anche dalle
dichiarazioni del dott. __________ (lo psichiatra da cui era in cura) che ha
dichiarato che, già ad ottobre 2014, l’uomo, oltre a lamentarsi per avere
dovuto vendere la baita di __________ per far fronte ai debiti accumulati –
diceva lui – dalla moglie (AI 52 PP 16.05.2018 dott. __________, pag. 3), si
lamentava ripetutamente della prospettiva di doverle versare metà della sua
busta paga:

 

“IM 1 “non digeriva” (sue testuali
parole) che metà del suo stipendio andasse alla moglie” (AI 52 PP 16.05.2018
dott. __________, pag. 3)

 

E che IM 1 non abbia fatto tesoro del tempo per cercare di capire
il senso di quell’obbligo alimentare lo dimostra il fatto che, un anno più
tardi, ancora il 9 novembre 2015, diceva allo stesso specialista che, se AP 1
non avesse ottenuto il permesso di rimanere in Svizzera, lui se ne sarebbe
andato definitivamente dal nostro Paese, non tanto (o non solo) perché non
poteva vivere senza il nuovo amore, ma “pur di non passare i soldi alla
ex-moglie” (AI 52 PP 16.05.2018 dott. __________, pag. 4). Interessante,
poi, notare che il dott. __________ ha tenuto a precisare che, quando gli
parlava della questione alimenti, “IM 1 appariva piuttosto anaffettivo anche
nei confronti dell’attuale compagna” (AI 52 PP 16.05.2018 dott. __________,
pag. 4).

 

                                   9.   Tornando al dicembre
2015 e ai mesi successivi, si ha che a __________ la situazione della nuova “famiglia
allargata” – composta da IM 1, AP 1, il figlio di lui (PC 2 lascia __________
per __________ negli ultimi mesi del 2015) e le due figlie di lei – non era
delle più rosee. Infatti, in un calcolo prudenzialmente ridotto all’osso, il
fabbisogno mensile minimo della famiglia si attestava sui fr. 5'910.- (minimo
vitale LEF [importo base per conviventi di fr. 1'700.- aumentato di fr. 600.-
per ciascuna figlia e di fr. 200.- per PC 1, considerando il contributo di fr.
400.- già dovuto a suo favore], cui si aggiungono l’onere ipotecario mensile
[fr. 1'000.-], i premi minimi per l’assicurazione malattia [fr. 1'500.-] e la
rata mensile per il leasing della nota BMW [fr. 310.-]).

Se a questi si aggiungono i fr. 3'400.- di contributo alimentare
mensile, si arriva ad un importo (fr. 9'310.-) che è già superiore al salario
(pur buono) percepito da IM 1. Infatti, anche considerando gli stipendi
effettivamente percepiti (cioè, gli importi base aumentati delle diverse
variabili indennità), le entrate di IM 1 nel 2015 hanno superato i fr. 9'000.-
soltanto in due occasioni e i fr. 8'000.- soltanto in altre due occasioni,
mentre, da gennaio a luglio 2016, solo due volte hanno superato (ma di poco)
fr. 8'000.- e, infine, a giugno e luglio erano inferiori a fr. 7'000.- (cfr. AI
42, estratti conto IM 1 presso Banca __________; cfr., anche, doc. 13 all. a PS
18.05.2019 IM 1 all. 12 a RPG 07.01.2019, AI 381).

Se ne deriva, quindi, il quadro di una situazione difficile, in
cui le entrate non coprivano le spese fisse minime. E questa situazione non era
certamente addebitabile a AP 1 o a sue pretese spese/esigenze esagerate.

 

                                10.   Contrariamente
all’assunto accusatorio, dagli atti risulta che AP 1 ha cercato di far fronte a
questa situazione rimboccandosi le maniche.

Certo, per lei – priva di formazione specifica e inserita in un
contesto regionale periferico economicamente sfavorito – non era facile trovare
un lavoro. Tuttavia, da quanto risulta dagli atti, lei da subito si è data da
fare per cercare un’occupazione.

Significativo del modo in cui AP 1 ha reagito alla situazione è,
fra gli altri, lo scambio di messaggi fra AP 1 e IM 1 del 18 dicembre 2015 (in
doc. dib. n. 3). I coniugi parlano del viaggio previsto per l’indomani a __________:
AP 1 dice a IM 1 (che propone un’uscita di più giorni) che ci rimarranno solo
un giorno così da risparmiare i soldi dell’albergo; propone alternative più
vicine e meno costose (passeggiate a __________ o __________); chiede il costo
della benzina necessaria per arrivare a __________ e, alla notizia che il costo
si aggira sugli 80.- fr., dice che, allora, al mattino, lei preparerà a casa
dei panini così da risparmiare i soldi del ristorante (sms 18.12.2015 ore
19:57:53; 20:00:28; 20:02:56).

Dopo questa discussione in cui la donna ha dimostrato di essere
tutto fuorché una capricciosa spendacciona, poco più in là nella serata, AP 1
riceve la notizia secondo cui TE 2 (si tratta, come si è visto in precedenza [consid.
1.b.3, pag. 12 seg.] di TE 2, la compagna di __________, collega di lavoro di IM
1) le ha trovato un lavoro e che, per questo, deve presentarsi l’indomani alle
10:00 presso l’albergo __________ di __________ (sms 18.12.2015, ore 22:01:45).
Senza esitazione, AP 1 annulla il previsto viaggio a __________ (che, in
requisitoria, la PP, dimostrando di non avere letto correttamente gli atti, le
ha opposto come una delle molte manifestazioni dei suoi capricci) e scrive al
marito:

 

“sarò molto contenta se mi
assumono” (sms 22:04:02)

“andiamo a dormire. Buonanotte
amore mio. IM 1 andrà tutto bene, bisogna solo registrare il matrimonio
immediatamente e pagare tutti i debiti” (sms 22:07:27)

 

L’episodio è confermato anche dal messaggio con cui, il giorno
successivo, AP 1 dice all’amica __________ che il viaggio era stato annullato
perché, appunto, quel mattino aveva avuto un colloquio di lavoro: “ho avuto
un colloquio, domani devo lavorare. Per il momento faccio la prova. Dopo il 26
inizio a lavorare” (CARP LIX, conversazione n. 6 AP 1-__________). Di quel
lavoro presso l’albergo __________ di __________ si fa menzione anche nel
verbale del 28 giugno 2018, dove AP 1 ha dichiarato che quanto da lei
guadagnato era servito per pagare le fatture della famiglia (PS 28.06.2018 AP 1
all. 28 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 9).

La PP non ha, evidentemente, memorizzato né gli sms né la
dichiarazione di AP 1.

 

                                11.   

                                   a.   Alcuni sms agli atti
– in particolare, alcuni scambiati con l’amica e la figlia (sono quelli citati
a pag. 355 del giudizio di primo grado) – evidenziano che, nel gennaio 2016, AP
1, proprio a causa della difficile situazione finanziaria, non faceva propriamente
dei salti di gioia all’idea del matrimonio e che, già in quel periodo, si
guardava attorno per cercare altri uomini. O meglio, per cercarne di più
agiati.

La cosa non sorprende se solo si pon mente al fatto che quel che
ha spinto AP 1 ad accettare di sposare IM 1 non era tanto un irresistibile
sentimento amoroso quanto la convinzione di avere trovato un uomo “serio e
responsabile”, cioè un uomo che potesse garantire a lei e alle figlie una
vita più agiata di quella che conducevano al loro paese.

Pertanto, in quest’ottica, è del tutto logico che la scoperta che
la situazione di IM 1 non era proprio quella che lei aveva creduto che fosse
abbia fatto vacillare la sua decisione di sposarlo e l’abbia spinta a cercare
delle alternative.

Chi ha i piedi al caldo potrà facilmente giudicare male AP 1 (così
come le molte altre donne che, con identiche aspettative e per identici motivi,
lasciano i loro paesi d’origine per sposare uomini svizzeri di cui sanno poco,
se non nulla).

Ma quel che è certo è che questo non la rende, necessariamente, la
donna capricciosa, egoista, piena di esigenze e totalmente priva di scrupoli al
punto da essere capace di spingere ad uccidere “per una manicure” che la
pubblica accusa e la rappresentante degli AP hanno voluto descrivere.

 

                                  b.   È anche vero che,
alla fine, AP 1 si è decisa a sposare IM 1 perché per lei e le figlie quel
matrimonio era l’unica via per ottenere il permesso di rimanere in Svizzera.

E ancora una volta, la cosa non sorprende poiché è nella logica
delle molte situazioni di questo tipo.

 

                                   c.   Agli inquirenti e,
poi, anche ai primi giudici AP 1 ha detto che, almeno per un certo periodo, lei
ha amato IM 1.

Si è voluto vedere in quest’affermazione una delle tante bugie
della donna.

Questa Corte ha, al riguardo, un’opinione diversa.

Non solo per quel che si legge in un sms che, in tempi non
sospetti, lei ha inviato all’amica __________:

 

“io lo amavo molto, fino a quando
non è saltata fuori la bugia riguardo i suoi debiti” (sms 16.6.2016, ore 8:32)

 

Non solo, o non tanto, perché lei si è fatta tatuare (dalla figlia
__________) su un piede/gamba il nome “IM 1” (cfr. AI 265 trascrizione
di PP 28.09.2018 confronto IM 1/AP 1, pag. 22; AI135 pag 20) o perché in
molte conversazioni chat quel che lei scrive sembra evidenziare, perlomeno,
dell’affetto nei confronti del marito.

Per esempio, numerose sono le conversazioni via sms in cui lei lo
esorta a mangiare, ad avere cura di lui durante le giornate al lavoro e in cui
si informa di come gli sta andando il lavoro. Fra tutte, si cita il seguente
scambio di messaggi del 10.01.2016 (con inizio alle ore 09:17):

 

AP 1: Buongiorno IM 1, hai
dimenticato prendere soldi per pranzo. Tu verrai?

IM 1: Ciao, no, questo è normale

AP 1: No

AP 1: Cosa mangerai per pranzo?

AP 1: Perché non hai preso i soldi?

AP 1: Niente di buono

AP 1: Io non capisco

AP 1: Adesso vieni a casa per
favore

IM 1: Noi non abbiamo soldi

AP 1: Ho lasciato per te i soldi
sul tavolo

AP 1: Perché non li hai presi?

AP 1: Tu sei come un bambino (…)

AP 1: Vieni a casa per prendere i
soldi

AP 1: Tu non puoi essere affamato
24 ore

AP 1 Tu verrai a casa? (cfr. mess.
in doc. dib. n. 3)

 

Ma anche e soprattutto perché si può definire amore anche quel
sentimento che si prova per la persona cui ci si affida e cui si delega il compito
di assicurarci una vita migliore. Certo. Non si tratta né di amor cortese né di
amour fou. Ma può essere, pur sempre, una forma di sentimento.

 

                                  d.   Così, con motivazioni
diverse, forse poco nobili (per calcolo, l’una, e perché lei aveva un bel viso,
l’altro), nel febbraio 2016, AP 1 e IM 1 si sposano.

 

                                12.   Facendo un passo
indietro, è importante segnalare che, già il 10 gennaio 2016, in una
conversazione via sms in cui si lamenta di non poter dare a AP 1 e alle sue
figlie tutto quel che loro meritano, IM 1 dice che la soluzione è “sparare”.
Visto il contesto, è evidente che (contrariamente a quanto da lui preteso al
dibattimento di primo grado), con quello “sparare”, IM 1 non si riferiva
ad un suo suicidio: infatti, la sua morte non avrebbe certamente migliorato la
situazione di AP 1 e delle figlie che lui si disperava di non poter trattare
nel modo dovuto. Evidentemente, quello “sparare” non poteva che essere
riferito all’ormai ex-moglie: perché la sua morte avrebbe azzerato il suo
obbligo alimentare così che il suo stipendio sarebbe tornato nella sua
esclusiva disposizione.

 

IM 1 a AP 1, il 10.1. 2016, ore
18.27:43: “Irresponsabile, uomo irresponsabile, senza testa, ma da me
c’è, per trovare subito una soluzione”

AP 1 a IM 1, il 10.1.2016, ore
18.28.05: “Quale soluzione?”

IM 1 a AP 1, il 10.1.2016, ore
18.29.10: “Sparare” (sott. del red)

AP 1 a IM 1, il10.1.2016, ore
18.29.27: “Chi”

AP 1 a IM 1, il 10.1.2016, ore
18.35.54: “IM 1 non pensare di questo!” (sott. del red)

(…)

IM 1 a AP 1, il 10.1.2016, ore
18.39.30 “Impossibile non pensare di questo, come noi viviamo? Come fare felici
__________ e __________? Come posso farlo?”

AP 1 a IM 1, il 10.1.2016, ore
18.40.16: “Perché non ci hai pensato prima?”

IM 1 a AP 1, il 10.1.2016, ore
18.44.13): “Io non lo so, io ero egoista, io volevo semplicemente che voi tutte
da me, ho pensato solo al nostro amore, c’era desiderio per vivere con voi”
(doc. dib. n. 3).

 

Interessante è annotare che, allo “sparare” di IM 1, AP 1
risponde immediatamente con un “IM 1 non pensare di questo”. La reazione
non è propriamente tipica della donna senza scrupoli e disposta a tutto pur di
soddisfare i propri capricci descritta dalla pubblica accusa.

 

                                13.   Nemmeno dopo il
matrimonio, la situazione migliora. Anzi. La vita della famiglia allargata
continua, così, fra mille difficoltà, nel costante tentativo – sempre destinato
al fallimento – di far quadrare i conti.

 

                         [13.] a.   Secondo la pubblica
accusa, che si fonda sull’AI 380, era AP 1 a tenere la contabilità di casa e a
decidere quali conti pagare. Così come presentata, la circostanza è fuorviante.

Dapprima, perché definire i fogli manoscritti che compongono l’AI
380 una contabilità familiare è dar loro una dignità che, in realtà, non hanno.
In quei fogli, AP 1 – che, arrivata da poco in Svizzera, cercava di capire una
realtà che, ancora, le era estranea – altro non ha fatto che annotare, come
poteva e riusciva (cioè, malamente) le fatture che mensilmente arrivavano a
casa:

 

“La PP mi ricorda che sono stati trovati dei fogli con
dei conti scritti con la mia scrittura. Mi mostra l’AI 380 relativo al 2016.
Confermo che quei fogli sono stati scritti da me. Li ho scritti per capire
quali erano le nostre spese: mi facevo gli appunti per capire” (verb. dib. di
appello, pag. 5).

 

Dare un significato diverso a quei fogli significa stravolgerne il
senso.

Come da lei dichiarato, AP 1 cerca di capire quali fossero le
spese cui la famiglia doveva far fronte. Lo fa annotando gli importi delle
fatture che arrivano a casa e, poi, fotografando le fatture e inviando le foto
al marito per avere spiegazioni. Ecco solo alcuni esempi fra i tanti in atti:

 

AP 1: Cos’è? (ore 11.15.12)

Manda foto a IM 1:

IM 1: Oggi telefono in banca (ore
12.01.02)

AP 1: Cos’è? Di nuovo una sorpresa?
(ore 12.01.34)

AP 1: Hai preso un credito? (ore
12.02.10)

IM 1: No, questo sarà ammortamento
(ore 12.02.41)

AP 1: Come? Io non capisco (ore
12.02.58)

IM 1: Questa è una chiusura annuale
dei conti (ore 12.03.56)

AP 1: È scritto che bisogna pagare
1847 fino al 31.12.2015 (ore 12.04.27)

IM 1: Non deve essere pagato (ore
12.04.36)

AP 1: Allora perché è arrivata la
fattura? Hai telefonato in banca? (ore 12.04.59)

IM 1: Sì, oggi telefono subito (ore
12.05.40) [chat del 30 dicembre 2015; doc. dib. n. 3].

 

AP 1: Cosa è? (ore 10.20.02)

Manda foto a IM 1:

IM 1: Tassa (ore 10.21.31)

AP 1: Quanto bisogna pagare? (ore
10.22.08)

AP 1: Noi abbiamo pagato tutte le
fatture! (ore 10.22.17) [Chat del 19 febbraio 2016; doc. dib. n. 3)

 

Dopo aver mandato al marito
delle foto:

AP 1: Cosa questo? (ore 13.02.12)

IM 1: Ho telefonato, apre alle 1400
(ore 13.38.32)

AP 1: Cosa questo? (ore 14.36.09)

IM 1: Per pagare affitto a
Bellissima, ho telefonato ma non risponde nessuno, continuo a provare (ore
14.37.34)

IM 1: Puoi buttare via questa
fattura (ore 14.59.06)

AP 1: ok (ore 15.49.37)

AP 1: Per fortuna (ore 14.49.47)

IM 1: Ti amo troppo AP 1 (ore
15.51.05) [chat del 22 giugno 2017; AI 225 PP 30.08.2018 AP 1, pag. 4 e 5]

 

AP 1: IM 1 hai mangiato? (ore
12.21.55)

Dopo aver mandato foto al
marito:

AP 1: Arrivato questo (ore
12.22.07)

AP 1: Cosa! (ore 12.47.16)

AP 1: ? (ore 12.47.18)

IM 1: Dicono che non possiamo
cambiare cassa malati fino a quando non paghiamo tutto (ore 12.57.49)

AP 1: Ah ok (ore 12.58.02) Chat del
20 settembre 2017; AI 225 PP 30.08.2018 AP 1, pag. 22]

 

Dopo aver mandato foto al
marito:

AP 1: Cassa malati cosa? (ore
13.27.09)

IM 1: Solita fattura mensile (ore
13.27.45) [chat del 14 giugno 2017, AI 225 PP 30.08.2018 AP 1, pag. 3]

 

Dopo aver mandato foto al
marito:

AP 1: Cosa questo? (ore 11.05.46)

IM 1: Tranquilla niente da pagare
(ore 11.11.32)

AP 1: Cosa questo? (ore 11.11.44)

AP 1: Hai mangiato IM 1? (ore
12.35.57)

IM 1: Si si e tu? (ore 12.40.05)
[chat del 7 agosto 2017, AI 225 PP 30.08.2018 AP 1, pag. 10]

 

La semplice lettura di questi messaggi dimostra come la tesi di AP
1 in grado di tenere la contabilità e di decidere autonomamente che cosa pagare
e cosa no sia del tutto insostenibile. Certo, AP 1 sollecitava il marito
sottoponendogli – ma non solo nel 2016, anche negli anni successivi – le
fatture che arrivavano a casa. Ma lo faceva per farsi spiegare di cosa si
trattava e che cosa bisognava farne. Era lui – non lei – a decidere che cosa
andava fatto con le diverse fatture.

 

                         [13.] b.   Secondo la tesi
accusatoria, AP 1 – donna esigente e piena di capricci – ha, da subito dopo il
suo arrivo, subissato il marito di pretese e di richieste che lui, innamorato
com’era, cercava ad ogni costo di accontentare.

La realtà che emerge dagli atti è diversa.

 

                               b.1.   Lo stesso IM 1 aveva,
inizialmente, detto che AP 1 non aveva particolari pretese e che a __________ –
cioè, nel periodo che qui interessa – conducevano una vita semplice (PS
18.05.2019 IM 1 all. 12 a RPG 07.01.2019, AI 381, pag. 7). Che AP 1 non avesse
particolari pretese è, poi, confermato anche da PC 1 – il figlio di IM 1 – che
ha dichiarato agli inquirenti di non avere mai assistito a scene in cui AP 1
“reclamasse di volere più soldi o regali da mio padre” (AI 89
PP 20.06.2018 PC 1, pag. 5).

Del resto, che le pretese di AP 1 non fossero tali da portare un
uomo alla disperazione risulta in modo lampante da alcuni messaggi in atti. In
particolare da uno in cui, nel corso del 2016, AP 1 appare felice di avere
comprato per sé dei pantaloni da 10 € e, per il marito, delle camicie che
costavano 9 €. Oppure da una chat del 2017, in cui la donna dice al marito, che
insiste, di non volere più comprare le scarpe nuove per sé perché i soldi non
bastano a pagare una fattura appena arrivata:

 

“Ho comprato a IM 1 delle
bellissime camicie a 9 euro e per me i pantaloni da 10 euro. Perché spendere i
soldi in vestiti?” (mess. a __________ del 10.04.2016, ore 19.57, CARP LIX,
conversazione n. 6 AP 1-__________)

 

Dopo aver mandato foto al
marito.

AP 1: Come? (ore 9.59.32)

AP 1: abbiamo calculato ieri (ore
9.59.48)

IM 1: Non so, non abbiamo calcolato
__________, i 100 fr. e altri 100 dei due pagamenti (ore 10.01.02)

AP 1: Ah, sì (ore 10.01.27)

AP 1: E cosa fare? (ore 10.01.39)

AP 1: Non compro scrape (ore
10.31.39)

IM 1: Andiamo stasera a comprare le
scarpe (ore 10.01.53)

IM 1: Certo che si (ore 10.02.10)

AP 1: Ma nooooo (ore 10.02.25)

IM 1: Si certo bisogna (ore
10.02.38)

AP 1: Vado con scrape aperti __________
(ore 10.02.46)

IM 1: Alle 16.00 finisco di
lavorare e ci troviamo a __________ così compri le scarpe (pre 10.04.04)

AP 1: Noooo (ore 10.04.18)

IM 1: Sì si così ho deciso (ore
10.04.33)

AP 1: Non sappiamo anche quanti
soldi altra carta (ore 10.04.42)

IM 1: Non preoccuparti (ore
10.04.59)

AP 1: Come? (ore 10.05.29)

AP 1: Sempre (ore 10.05.32) [Chat
del 26 giugno 2017; AI 225 PP 30.08.2018 AP 1, pag. 5 e 6]

 

Non ha da essere spiegato che le donne fatali, quelle che portano
alla rovina gli infelici che cadono sotto le loro grinfie, non si accontentano
di pantaloni da 10 € e neppure rinunciano all’acquisto di un paio di scarpe
perché i soldi non bastano.

 

                            b.1.1.   Va, qui, annotato che,
dando ancora una volta prova di una convinzione talmente granitica da essere
aprioristica di essere confrontata ad una donna pesantemente manipolatrice, la
PP ha contestato a AP 1 il messaggio in cui lei resiste al marito che la spinge
a comprare le scarpe e, poi, quello che verrà citato qui (del 5 luglio 2017)
rimproverandola di avere, con essi, mentito al marito mostrandogli lucciole per
lanterne. I punti significativi dello scambio di messaggi del 5 luglio 2017
sono i seguenti:

 

AP 1: e dopo andiamo con __________
un centro commerciale (ore 20:06:07)

IM 1: Cosa dovete comperare? (ore
20:06:31)

AP 1: R