# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5eee0487-ae60-5e15-b3f0-a9a617dcbf00
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.04.2021 D-4004/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4004-2020_2021-04-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4004/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Constance Leisinger, Walter Lang,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato dalla MLaw Cinzia Chirayil,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento; termine del  

ricorso accorciato);  

decisione della SEM del 10 luglio 2020 / N (…). 

 

 

 

D-4004/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, asserito cittadino afghano, di etnia hazara e religione sciita, 

ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) febbraio 2020 (cfr. 

atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. […]-1/2 

e n. 10/9, p.to 1.08 segg., pag. 3). 

B.  

A seguito d’investigazioni intraprese dall’autorità inferiore, è risultato che il 

richiedente l’asilo aveva già presentato una prima domanda d’asilo in 

B._______ il (…), ove il (…) era stata registrata anche la sua entrata ille-

gale (cfr. atti SEM n. 6/1, n. 7/1 e n. 11/2). 

C.  

Il (…) febbraio 2020, si è tenuta con il succitato una prima audizione rela-

tiva in particolare ai suoi dati personali, alle sue relazioni famigliari ed al 

suo viaggio d’espatrio (cfr. atto SEM n. 10/9; di seguito: verbale 1), mentre 

che il (…) marzo 2020, all’interessato è stato accordato il diritto di essere 

sentito concernente la possibile responsabilità della B._______ per il trat-

tamento della sua domanda d’asilo come pure circa il suo stato di salute 

(colloquio Dublino; cfr. atto SEM n. 17/2).  

Durante gli stessi, egli ha segnatamente dichiarato, quale ultimo domicilio 

nel paese d’origine, il villaggio di C._______, nel distretto di D._______, 

provincia di E._______. Tuttavia, il suo ultimo indirizzo sarebbe stato all’in-

terno di una (…) a F._______. Sarebbe espatriato nel mese di (…) del (…) 

(secondo il calendario persiano; mese di […] del […] secondo il calendario 

gregoriano), giungendo in Europa alla fine del (…) mese dell’anno (…) o 

(…), attraverso la B._______. Ha inoltre affermato di essere affetto da 

scabbia con lesioni sovra-infette, per le quali è già in trattamento medico, 

come pure di avere dei problemi dentali, i quali sarebbero stati da lui già 

segnalati. 

D.  

A seguito di tali evenienze, l’autorità elvetica competente ha richiesto 

all’omologa autorità (…), delle informazioni ai sensi dell’art. 34 Regola-

mento Dublino III, riguardo la procedura del richiedente in B._______ e 

circa alcune conseguenze di un suo eventuale rinvio nel precitato Paese 

(cfr. atto SEM n. 19/3, n. 20/1 e n. 21/2). Richiesta che è stata rinnovata 

dalla Svizzera rispettivamente il (…) (cfr. atti SEM n. 31/1 e n. 32/2) ed il 

(…) (cfr. atto SEM n. 37/1 e n. 38/1). 

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Pagina 3 

E.  

Nel contempo, con scritto del 17 aprile 2020, la rappresentante legale 

dell’interessato ha trasmesso alla SEM i seguenti documenti: la copia della 

tazkira dell’interessato, la copia di un diploma professionale, due docu-

menti relativi la procedura d’asilo in B._______, una “Pink card” (…) (cfr. 

atto SEM n. 33/8 e busta dei mezzi di prova nel dossier N-Box, mezzi di 

prova 1 e 2). 

F.  

Non avendo ricevuto alcuna risposta alle pregresse richieste d’informa-

zione, l’autorità svizzera incaricata ha inviato, in data (…), una richiesta di 

ripresa in carico dell’interessato da parte della B._______ (cfr. atti SEM 

n. 39/5 e n. 40/2). Quest’ultima ha rifiutato la precitata richiesta il (…) (cfr. 

atti SEM n. 41/2 e n. 42/2). Pertanto la SEM ha informato il richiedente, con 

scritto del 20 maggio 2020, che la procedura Dublino era conclusa e che 

la sua domanda d’asilo sarebbe stata esaminata in Svizzera (cfr. atto SEM 

n. 43/1). 

G.  

L’(…) giugno 2020 (cfr. atto SEM n. 46/11; di seguito: verbale 2) rispettiva-

mente il (…) luglio 2020 (cfr. atto SEM n. 49/16; di seguito: verbale 3), il 

richiedente è stato sentito nell’ambito di due audizioni federali riguardo se-

gnatamente i suoi motivi d’asilo. 

Durante le medesime egli ha, in sostanza e per quanto qui di rilievo, asse-

rito di essere espatriato dall’Afghanistan verso l’G. _______, illegalmente, 

alla fine del (…) mese dell’anno (…) (secondo il calendario persiano; con-

formemente al calendario gregoriano: il […] mese dell’anno […] oppure il 

[…] mese del […]; cfr. verbale 2, D14, pag. 3 e D35 seg., pag. 9). Le pro-

blematiche che l’avrebbero condotto a lasciare il suo Paese d’origine risa-

lirebbero a dei problemi che avrebbe avuto il padre e che la madre gli 

avrebbe narrato. Invero, il genitore sarebbe stato un comandante della 

zona di D._______ al tempo della guerra dell’Afghanistan contro la 

H._______, e sarebbe stato responsabile della custodia delle armi. Una 

volta terminata la guerra, il padre si sarebbe dato alla fuga, e delle persone 

di un gruppo che avrebbero preso parte alle ostilità si sarebbero presentate 

a casa sua per cercare le armi. Non trovandole, avrebbero aggredito e fe-

rito la madre che si sarebbe in seguito a tale episodio ammalata e dopo 

qualche tempo sarebbe deceduta. Il padre in seguito si sarebbe risposato 

ed avrebbe avuto (…) figli, ma a causa delle problematiche pregresse sa-

rebbe nuovamente espatriato dall’Afghanistan. Allorché l’interessato fre-

quentava il (…) o l’(…) anno di scuola, un membro del gruppo con il quale 

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avrebbe avuto i problemi precitati il padre, di nome “I._______” (di seguito: 

I._______), che abitava nella sua zona, lo avrebbe avvicinato per strada 

facendolo salire sulla sua vettura. Il primo gli avrebbe proposto di collabo-

rare con tale gruppo svolgendo delle piccole mansioni, in cambio di denaro 

ed altre prestazioni. L’interessato avrebbe però declinato l’offerta, in parti-

colare affermando di essere ancora giovane, di andare a scuola e di non 

avere il permesso di lavorare. In un’altra occasione, circa (…) dopo, 

I._______, lo avrebbe fatto salire sulla sua vettura, in presenza anche di 

un altro uomo di nome “J._______” della zona di K._______, e sarebbero 

usciti da D._______. Sarebbero giunti in un luogo dove vi era una mo-

schea, dove avrebbe in particolare visto dei bambini un po’ più grandi di lui, 

armati, che parlavano e si drogavano. Avrebbe trascorso la notte in tale 

posto e la mattina seguente gli avrebbero chiesto di trasportare delle armi 

e di metterle dentro al bagagliaio della vettura, come pure di nascondere 

dello stupefacente negli pneumatici. Durante tali azioni, egli sarebbe stato 

filmato senza che se ne accorgesse. In seguito si sarebbe recato insieme 

a I._______ e “J._______” nel distretto di L._______, ivi sostando per un 

giorno ed una notte prima di rientrare a D._______, ove avrebbero offerto 

all’interessato dei soldi per il lavoro svolto, ma egli avrebbe rifiutato la pro-

posta, rispondendo che voleva studiare. In un’altra occasione, I._______, 

avrebbe nuovamente parlato all’interessato, riferendogli che egli ora era 

obbligato a lavorare per loro in quanto sarebbe divenuto loro socio avendo 

partecipato ai loro reati, facendogli inoltre vedere i filmati che avevano gi-

rato e minacciandolo di consegnarlo allo Stato se non avesse collaborato. 

Egli d’allora avrebbe realmente temuto, raccontando a casa ciò che gli era 

accaduto, nonché cercando di recarsi sempre a scuola con altri bambini. 

Tuttavia, un giorno sul percorso per la scuola, I._______ lo avrebbe nuo-

vamente avvicinato e fatto salire con la forza nella sua vettura, ove si tro-

vava anche “J._______”. Gli avrebbero ingiunto di inghiottire una busta di 

plastica con dentro dei “pezzi bianchi”, ma egli si sarebbe rifiutato. Non 

dando seguito alle loro insistenze, lo avrebbero fatto scendere dalla vet-

tura, picchiato, ed in seguito legato alla vettura con una corda per i piedi e 

le mani e trascinato così sul selciato. Egli sarebbe svenuto e si sarebbe 

ritrovato all’ospedale, ove sarebbe rimasto diversi mesi prima di guarire, 

avendo riportato in particolare delle fratture alle (…) ed ai (…). Successi-

vamente, avendo terminato l’(…) anno scolastico, si sarebbe trasferito a 

F._______, ove avrebbe frequentato dei corsi, lavorando pure nello stesso 

periodo. Alla fine dell’anno (…) (secondo il calendario persiano; l’anno […] 

secondo il calendario gregoriano) si sarebbe iscritto presso la (…) (“[…]”), 

che avrebbe frequentato per (…) anni. Poco prima della fine dell’ultimo 

anno della scuola militare, si sarebbe presentato a lui, durante il giorno 

preposto per le visite famigliari – spacciandosi per un suo parente – un 

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nipote di I._______. Quest’ultimo, che avrebbe lavorato quale (…), recen-

temente avrebbe cambiato posto all’interno dei medesimi trasferendosi a 

F._______. Egli lo avrebbe minacciato che sarebbe stato ucciso non ap-

pena fosse uscito dalla scuola, in quanto ora che l’interessato avrebbe ter-

minato quest’ultima, sarebbe divenuto il loro maggior nemico. Lo avrebbe 

anche minacciato che avrebbero potuto consegnare le sue fotografie ed i 

suoi dati ai talebani o mandarli anche ai trafficanti d’organi umani che lo 

avrebbero ucciso. Il richiedente, dopo tale visita, avrebbe denunciato le mi-

nacce ricevute ai suoi superiori ed agli insegnanti, che malgrado l’apertura 

di un fascicolo per il caso, gli avrebbero riferito che non sarebbe riuscito a 

fare nulla contro di loro, in quanto il nipote di I._______ era una persona 

importante all’interno dei (…). Temendo per la sua vita e per quella dei suoi 

fratelli, egli dopo la fine dell’(…), avrebbe pertanto desistito dal recarsi 

all’università, e si sarebbe dapprima recato a M._______, per in seguito, 

attraverso il N._______, proseguire per l’G. _______. Ivi avrebbe lavorato 

illegalmente per circa tre anni, prima di intraprendere il viaggio per l’Eu-

ropa, sovente venendo pure espulso dalla polizia iraniana. Ma lui, tutte le 

volte, si sarebbe recato a M._______ e da lì nuovamente sarebbe rientrato 

in G._______. Egli ha inoltre riferito che, a parte le problematiche legate a 

I._______, non avrebbe avuto alcun capo famiglia per proteggerlo, e per 

questo motivo se egli avesse continuato la carriera militare, avrebbero po-

tuto inviarlo nei posti pericolosi, dove ci sarebbero i talebani e le persone 

di etnia pashtun (cfr. verbale 3, D76, pag. 10). A seguito della sua partenza 

dal Paese d’origine, avrebbe pure saputo dalla matrigna che ella si sarebbe 

trasferita con i suoi (…) figli, per paura, presso il padre (di lei; cfr. verbale 

3, D105 segg., pag. 13 seg.). 

Nel corso dell’ultima audizione, l’interessato ha presentato quale ulteriore 

documento: copia a colori di una fotografia che lo rappresenterebbe in-

sieme ad un gruppo di militari (cfr. verbale 3, D6 segg., pag. 2 e D114, 

pag. 14; busta dei mezzi di prova nel dossier N-Box, mezzo di prova n. 3). 

H.  

L’8 luglio 2020 è stato notificato dalla SEM alla rappresentante legale del 

richiedente l’asilo il progetto di decisione (cfr. atto SEM n. 52/9). La se-

conda ha presentato le sue osservazioni nel parere del 9 luglio 2020 (cfr. 

atto SEM n. 55/3).  

I.  

Con decisione del 10 luglio 2020, notificata in medesima data (cfr. atto 

SEM n. 57/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di rifugiato 

all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando altresì il 

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suo allontanamento dalla Svizzera. Tuttavia, ha concesso al richiedente 

l’asilo l’ammissione provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione dell’allon-

tanamento. 

J.  

Per plico raccomandato del 10 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali), 

l’insorgente ha inoltrato ricorso avverso la succitata decisione al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo l’annullamento 

della decisione impugnata e la restituzione degli atti di causa alla SEM per 

complemento istruttorio. Ha altresì formulato istanza di assistenza giudi-

ziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e 

del relativo anticipo.  

Il ricorrente ha allegato al gravame, quale nuovo documento, copia della 

ricevuta di spedizione del mezzo di prova n. 2 (contenuto nella busta dei 

mezzi di prova di cui al dossier N-Box […]). 

K.  

Con decisione incidentale del 17 agosto 2020, lo scrivente Tribunale ha ac-

colto l’istanza di assistenza giudiziaria dell’insorgente ed ha parimenti invi-

tato la SEM a presentare una risposta al ricorso, prendendo anche segna-

tamente posizione ai sensi dei considerandi. 

L.  

L’autorità di prime cure ha presentato le sue osservazioni di risposta il 

21 agosto 2020 ove ha proposto il respingimento del ricorso. 

M.  

Per mezzo della replica dell’11 settembre 2020, l’insorgente ha preso po-

sizione in merito alle pregresse osservazioni della SEM, allegando quale 

ulteriore documentazione: copia del foglio di trasmissione di informazioni 

mediche (F2) del (…) relativo un consulto psichiatrico dell’insorgente, come 

pure gli originali del suo diploma militare e della sua tazkira (già prodotte 

precedentemente in copia). 

N.  

Il 22 settembre 2020, l’autorità inferiore ha presentato la sua duplica, ove 

ha in special modo preso posizione in relazione alla nuova documenta-

zione presentata con la replica dall’insorgente, ritenendo che la prima non 

avesse alcun influsso sulle valutazioni effettuate dalla SEM nella decisione 

impugnata in punto alla verosimiglianza ed alla rilevanza dei suoi motivi 

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d’asilo. Ha quindi confermato le conclusioni presenti nella decisione avver-

sata ed ha proposto nuovamente di respingere il gravame. 

O.  

Con decisione del 25 settembre 2020 il richiedente è stato attribuito dalla 

SEM al (…) (cfr. atto SEM n. 70/1). 

P.  

Per il tramite della missiva del 14 ottobre 2020, l’insorgente ha trasmesso 

al Tribunale le sue osservazioni di triplica, riconfermandosi nelle sue con-

clusioni ricorsuali. 

Q.  

Il 27 ottobre 2020, l’autorità sindacata ha inviato la sua quadruplica, ricon-

fermandosi essenzialmente nelle sue conclusioni precedenti e nelle consi-

derazioni espresse nella decisione avversata e nei pregressi scritti. Tali os-

servazioni sono state inviate per conoscenza al ricorrente dal Tribunale con 

ordinanza del 5 novembre 2020, con cui ha anche pronunciato la chiusura 

dello scambio di scritti (cfr. risultanze processuali). 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-

tenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

rese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Or-

dinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus 

del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi 

citata). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo il ricorrente stato posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento nella decisione avversata del 10 luglio 2020, e non 

avendo l’insorgente contestato specificatamente la pronuncia del suo al-

lontanamento, oggetto del litigio in questa sede, risulta pertanto essere 

esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto della sua domanda d’asilo 

e del riconoscimento della qualità di rifugiato. 

4.  

4.1 Nella querelata decisione, l’autorità resistente, ha in primo luogo deno-

tato come il lungo periodo di alloggio per il ricorrente presso il Centro fede-

rale d’asilo competente, senza aver intrapreso dei passi procedurali con-

creti, fosse dovuto alla situazione pandemica del Covid-19. Invero, la scelta 

di applicare alla fattispecie la procedura celere, sarebbe stata giustificata 

dalla non complessità del caso. Peraltro, il termine di ricorso impartito, sa-

rebbe di 30 giorni. In secondo luogo la SEM ha ritenuto le allegazioni del 

ricorrente circa i suoi motivi, la natura e l’origine della persecuzione alle-

gata come pure del suo persecutore inverosimili. Questo in quanto avrebbe 

reso delle dichiarazioni tardive circa il nome del gruppo di cui alcuni membri 

sarebbero stati alla base dei pregiudizi da lui narrati, come pure le sue di-

chiarazioni in merito sia al suo persecutore, che al motivo della presunta 

persecuzione e di convesso anche circa il suo timore, sarebbero contrad-

distinte da diverse incongruenze ed illogicità. Ulteriore contraddizione la si 

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Pagina 9 

rileverebbe anche in merito al momento in cui l’interessato si sarebbe re-

cato a F._______ dopo la dimissione dall’ospedale, come pure circa il fatto 

di non essere al sicuro da alcuna parte in Afghanistan se non all’interno 

della scuola militare, allorché tuttavia sarebbe stato ricoverato presso 

l’ospedale di D._______ per ben (…) mesi, senza che gli fosse successo 

nulla. Ulteriore discrepanza la si evincerebbe dalla sua asserzione che i 

suoi persecutori avrebbero voluto che egli lavorasse per loro altrimenti 

l’avrebbero ucciso, che non combacerebbe con la realtà dei fatti da lui nar-

rati, ovvero di avere varie volte rifiutato di collaborare per il medesimo 

gruppo, da ultimo durante l’episodio che l’avrebbe condotto all’ospedale. 

Inoltre discordanti e vaghe sarebbero pure le sue asserzioni in merito al 

momento in cui egli avrebbe lasciato l’Afghanistan, affermando dapprima 

trattarsi di (…) o (…) mesi dopo la visita del nipote di I._______, e succes-

sivamente trattarsi di “(…)”. L’autorità inferiore si è infine espressa riguardo 

alle osservazioni presentate con il parere del 9 luglio 2020 dalla rappresen-

tante legale, concludendo che non vi fossero dei fatti o dei mezzi di prova 

presentati che giustificassero una modifica della decisione impugnata. In 

particolare, la procedura istruttoria sarebbe stata completa ed il caso in 

parola non presenterebbe una fattispecie e dei motivi d’asilo particolar-

mente complessi da giustificare un suo passaggio in procedura ampliata. 

Inoltre, attinente la richiesta di svolgere una perizia medico-legale per le 

cicatrici presenti sul corpo dell’interessato, siccome l’origine di queste ul-

time non potrebbe comunque essere stabilita tramite una tale perizia, la 

stessa non risulterebbe rilevante per la sua procedura d’asilo. Circa poi la 

domanda di effettuare una perizia psichiatrica, d’un canto dagli atti all’in-

serto non risulterebbe alcuna documentazione medica a supporto delle as-

serite problematiche psichiche, e d’altro canto tali problemi valetudinari, 

non sarebbero comunque rilevanti per la valutazione della sua qualità di 

rifugiato, soprattutto poiché l’esecuzione del suo allontanamento non sa-

rebbe stata pronunciata. Le interruzioni segnalate dalla rappresentante le-

gale durante l’esposizione dei motivi d’asilo dell’insorgente durante le sue 

audizioni, sarebbero state indicate nell’interesse dello svolgimento dell’au-

dizione e dell’istruttoria, e quindi nell’interesse stesso del ricorrente. Peral-

tro, in un’occasione citata dalla medesima rappresentante legale come 

inopportuna, sarebbe intervenuta anche lei, ripetendo inoltre quanto detto 

dianzi dall’auditrice. 

4.2 Con il suo gravame, il ricorrente ha preliminarmente sottolineato l’ina-

deguatezza della trattazione di un caso complesso, come sarebbe quello 

in parola, nell’ambito della procedura celere invece che in quella ampliata, 

visti i brevi termini normativi per l’istruzione della domanda d’asilo, scelta 

dell’autorità inferiore che avrebbe concorso all’apprezzamento incompleto 

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ed inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti, ad una violazione dell’obbligo 

di motivazione da parte dell’autorità di prime cure ex art. 35 PA, ed alla 

violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente. Riguardo quest’ul-

timo punto, nella decisione avversata, l’autorità sindacata avrebbe omesso 

– violando di convesso il diritto di essere sentito del ricorrente – di apprez-

zare la pertinenza ex art. 3 della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) della 

circostanza accertata che l’insorgente facesse parte dell’(…). Difatti, la sua 

semplice appartenenza, come indicato già in sede di parere, a quest’ultimo 

organismo, sarebbe un fattore idoneo a renderlo un individuo inviso ad un 

gruppo armato antigovernativo, in quanto l’(…) sarebbe supportata dalle 

forze (…) sotto guida (…). Fonti concordi confermerebbero inoltre il rischio 

per i membri delle forze armate afghane, di cui anche l’(…) farebbe parte, 

di essere vittime di attacchi mirati da parte di insorgenti quali talebani o altri 

gruppi armati. Anche lo scrivente Tribunale condividerebbe tale apprezza-

mento, espresso nella sentenza D-780/2017 del 13 giugno 2018. Già solo 

per questi motivi, il provvedimento impugnato andrebbe annullato. Prose-

guendo nell’analisi, il ricorrente ha ritenuto che la SEM abbia erroneamente 

apprezzato nel suo giudizio d’inverosimiglianza, alcune sue asserzioni, ap-

plicando in modo inesatto gli art. 3 e 7 LAsi. Invero, a differenza di quanto 

sosterrebbe l’autorità pregressa nella sua decisione, anche esaminando la 

posizione effettiva di (…) all’interno del panorama politico afghano attuale, 

parrebbe plausibile che il nipote di un comandante di quest’ultimo gruppo, 

possa far parte (…). Inoltre, tale circostanza sarebbe di rilevanza partico-

lare nell’ottica dell’esame del fondato timore di persecuzione dell’interes-

sato così come per l’assenza di alternativa di protezione interna. Il fatto poi 

che a distanza di quasi (…) anni dalla fuga del ricorrente dal suo villaggio 

d’origine, i suoi persecutori siano riusciti ad individuarlo, rafforzerebbe l’as-

sunto che questi ultimi possano contare su di una rete estesa di informatori 

e collaboratori all’interno di importanti istituzioni afghane notoriamente cor-

rotte. Il ricorrente ha seguito a sostenere che, malgrado le dichiarazioni da 

lui rese circa il conflitto che avrebbe opposto il padre del ricorrente e 

I._______, non risultino essere caratterizzate dalla medesima precisione 

che in quelle relative alle evenienze che lo riguarderebbero personalmente, 

ciò sarebbe imputabile proprio all’assenza di conoscenza diretta riguardo 

a tali eventi. Tale circostanza non parrebbe pertanto sufficiente per conclu-

dere circa l’inverosimiglianza della persecuzione di cui egli sarebbe stato 

vittima in passato da parte di I._______, che invece sarebbe stata caratte-

rizzata da un numero elevato di dettagli. Anche tenendo conto delle per-

centuali di bambini in Afghanistan che sarebbero oggetto di varie forme di 

sfruttamento lavorativo, che non verrebbe sufficientemente criminalizzato 

da parte della legislazione afghana, le allegazioni dell’insorgente circa i 

tentativi di reclutamento ed il fatto di sangue seguito al suo rifiuto di ingerire 

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degli stupefacenti, sarebbero verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, per la loro 

linearità, concretezza e plausibilità. Circa poi la supposta tardività della 

menzione dei persecutori appartenenti al gruppo “(…)”, il ricorrente ha os-

servato che egli non sarebbe mai stato questionato in merito al nominativo 

del precitato gruppo, ma soltanto circa il nome dei suoi membri. Il fatto che 

egli lo abbia nominato spontaneamente soltanto nel corso della seconda 

audizione, sarebbe una circostanza da imputare piuttosto all’elevato nu-

mero di dettagli caratterizzanti il suo racconto spontaneo. Quest’ultimo ha 

inoltre confermato che, per l’unica contraddizione effettivamente contenuta 

nei suoi verbali d’audizione riguardo all’evenienza di non aver fatto rientro 

al domicilio prima di recarsi a F._______, la stessa sarebbe ascrivibile ad 

un’imprecisa traduzione del passaggio o ad un suo refuso, spiegazione che 

sarebbe convincente, ritenuta la generale plausibilità delle sue allegazioni. 

Infine l’insorgente ha ribadito l’importanza di eseguire una perizia medico-

legale riguardo alle cicatrici presenti sul suo corpo ed alle sue problemati-

che di salute psichica. L’autorità inferiore, vista la sussistenza di indizi di 

tortura e la verosimiglianza delle dichiarazioni del ricorrente in merito al 

fatto di sangue di cui egli è stato vittima da parte di I._______ a causa del 

suo rifiuto di partecipare al traffico di stupefacenti, avrebbe dovuto intra-

prendere ulteriori accertamenti prima di concludere la sua istruttoria. 

4.3 Nella sua risposta del 21 agosto 2020 la SEM, rimandando innanzitutto 

per la valutazione della verosimiglianza delle dichiarazioni dell’insorgente 

alla decisione avversata, ha ritenuto in seguito il profilo del ricorrente come 

di non particolare rischio ai sensi dell’art. 3 LAsi. Invero, il solo fatto che il 

ricorrente abbia frequentato la scuola militare a F._______, non comprove-

rebbe di per sé l’esistenza concreta di un timore fondato di persecuzione 

rilevante secondo il precitato disposto. In assenza di allegazioni verosimili 

in merito ai supposti atti persecutori, un timore oggettivamente fondato di 

subire dei pregiudizi pertinenti ai sensi dell’asilo non sarebbe dato. Ri-

guardo poi la figura del padre, l’autorità inferiore ha dapprima precisato 

come il ricorrente non avrebbe mai dichiarato che suo padre sarebbe stato 

“comandante delle (…)” come erroneamente descritto dal Tribunale nella 

decisione incidentale del 17 agosto 2020. Tuttavia, anche si ritenesse che 

il padre del ricorrente possa aver avuto un ruolo parificato a quello di un 

comandante, proprio le inverosimiglianze palesatesi nella narrazione 

dell’interessato riguardo alle persecuzioni che egli avrebbe subito a causa 

dell’inimicizia del padre con I._______, sarebbero indicative della loro inat-

tendibilità e di una mancanza di causalità tra il supposto ruolo ricoperto dal 

padre e quanto occorso al ricorrente. Peraltro si tratterebbe di allegazioni 

risalenti ad almeno un trentennio prima e di cui non si avrebbe alcuna trac-

cia concreta. Per quanto attinente poi l’etnia, la religione e la provenienza 

D-4004/2020 

Pagina 12 

del ricorrente, quest’ultimo non avrebbe d’un canto mai menzionato tali ele-

menti nel contesto delle persecuzioni da lui asserite e dei motivi d’asilo 

proposti. D’altro canto, pur non negando che tali elementi possano essere 

rilevanti in determinati contesti, come ritenuto a ragione dallo stesso Tribu-

nale nella sua sentenza D-3480/2019 del 27 maggio 2020, la SEM ha rite-

nuto che in specie il profilo del ricorrente e la persecuzione allegata sareb-

bero ben diversi dalla predetta fattispecie analizzata dal Tribunale. Peraltro 

persecuzione dovuta al gruppo (…) che la SEM reputa essere inverosimile, 

per i motivi già esposti nella decisione impugnata. 

4.4 Per il tramite della sua replica dell’11 settembre 2020, il ricorrente ha in 

primo luogo fatto il punto sulla sua situazione valetudinaria dal profilo psi-

cologico e psichiatrico, nonché evidenziato le difficoltà che avrebbe avuto 

nell’ottenere un appuntamento presso il (…), a causa della mancanza 

dell’interprete il giorno fissato per i colloqui. Pur accogliendo con soddisfa-

zione il rigoroso esame del suo profilo di rischio da parte della SEM, il ri-

chiedente ha tuttavia espresso una mancanza di condivisione in merito alla 

conclusione a cui sarebbe giunta la precitata autorità. Invero, un fattore che 

permetterebbe di parificare la sua causa a quella oggetto della sentenza 

D-3480/2019 del Tribunale si ravviserebbe nel fatto che I._______, a causa 

del suo ruolo gerarchico, continuerebbe a beneficiare di una completa im-

munità giudiziaria, e quindi la conclusione dell’accordo tra il (…) e (…) non 

sarebbe di per sé sufficiente ad escludere un rischio attuale di persecu-

zione in capo al ricorrente. Egli disapproverebbe anche le conclusioni della 

SEM circa l’assenza d’interconnessione tra le sue vicende e quelle del pa-

dre – il quale effettivamente sarebbe stato comandante delle (…) – in 

quanto, come spiegato dall’insorgente, l’origine dei suoi problemi risali-

rebbe alla fuga di suo padre da D._______. In tal senso, il ricorrente ha 

espresso la necessità di procedere ad un nuovo giudizio in merito alla va-

lutazione sul punto della verosimiglianza, ed in particolare in relazione ai 

tentativi di un suo reclutamento nel traffico di stupefacenti e dell’aggres-

sione subita a D._______, considerata la stretta correlazione tra queste 

vicende e gli eventi antecedenti il suo espatrio.  

4.5 Con la sua duplica, l’autorità resistente ha segnatamente osservato 

come sia i mezzi di prova originali che il certificato medico sarebbero stati 

consegnati dal ricorrente soltanto in fase ricorsuale, malgrado fosse a co-

noscenza del suo obbligo di collaborare. Per di più, egli si sarebbe recato 

al (…) soltanto a seguito della decisione della SEM. Tuttavia, anche consi-

derando tale certificato medico, la diagnosi ivi indicata non avrebbe alcun 

influsso sulla decisione d’asilo presa, e non sarebbe né atto a comprovare 

alcunché di rilevante circa i suoi motivi d’asilo come nemmeno in merito 

D-4004/2020 

Pagina 13 

all’esame della verosimiglianza effettuato dall’autorità inferiore. Neppure i 

mezzi di prova originali introdotti in fase ricorsuale muterebbero le conclu-

sioni esposte nella decisione avversata, visto che le fotocopie degli stessi 

mezzi di prova si troverebbero già agli atti, nonché la precitata decisione 

non si baserebbe nemmeno su tale documentazione. La SEM ha infine 

sottolineato che nei passaggi indicati nei verbali dalla rappresentante le-

gale del ricorrente, non vi sarebbe, al contrario di quanto sostenuto dalla 

predetta, alcuna menzione di “(…)”. 

4.6 Nelle sue osservazioni di triplica, il ricorrente ha essenzialmente soste-

nuto che nel suo comportamento non si ravviserebbe alcuna violazione del 

suo obbligo di collaborare, in quanto egli non avrebbe potuto trasmettere 

prima l’originale della sua tazkira e del diploma militare per via della situa-

zione dovuta alla pandemia da Covid-19. Inoltre la visita medica sarebbe 

stata effettuata a seguito dell’emanazione della decisione avversata. Ha 

infine ribadito che l’assenza di valutazione del profilo di rischio nella deci-

sione avversata, costituirebbe una violazione dell’obbligo di motivare la de-

cisione, rispettivamente del diritto di essere sentito dell’insorgente, da cui 

si dedurrebbe un’istruttoria inaccurata in relazione alla fattispecie da parte 

della SEM. 

4.7 Per mezzo della sua quadruplica, l’autorità inferiore ha in particolare 

denotato come la valutazione della rilevanza dei mezzi di prova e quella 

invece circa il profilo di rischio di un richiedente sarebbero due aspetti dif-

ferenti, eventualmente valutati entrambi, singolarmente, in una decisione 

in materia d’asilo. La SEM tuttavia non avrebbe messo in dubbio né l’iden-

tità del ricorrente, né che egli abbia frequentato la scuola militare, circo-

stanze di cui ai mezzi di prova prodotti, e pertanto questi ultimi non sareb-

bero atti a mutare la conclusione esposta nella decisione avversata. 

5.  

Occorre dapprima denotare come le censure formali sollevate dal ricor-

rente circa l’inadeguatezza della trattazione del presente caso nella proce-

dura celere invece che in quella ampliata, che avrebbe concorso all’accer-

tamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure 

di una motivazione lacunosa della decisione ai sensi dell’art. 35 PA e di una 

violazione del suo diritto di essere sentito, vanno trattate d’ingresso, in 

quanto potrebbero condurre alla cassazione della decisione avversata. 

5.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

D-4004/2020 

Pagina 14 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-

tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-

che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1; 2012/21 consid. 5). L’autorità incorre in un ac-

certamento inesatto quando fonda la propria decisione su fatti incorretti e 

non conformi agli atti. Un accertamento incompleto è invece da constatare 

quando non è tenuto conto di tutti gli elementi fattuali giuridicamente rile-

vanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2). Il principio inquisitorio non è illimitato, 

in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 

PA ed art. 8 LAsi; cfr. AUER/BINDER, in: Kommentar zum Bundesgesetz 

über das Verwaltungsverfahren [VwVG], 2a ed. 2019, ad art. 12 n. 9). Il Tri-

bunale è tenuto ad effettuare d’ufficio un esteso controllo delle circostanze 

di fatto ritenute nella decisione avversata (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi e 49 

lett. b PA). Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze in 

tal senso, pur considerando il tenore dell’art. 61 cpv. 1 PA, spesso non ci 

si può esimere dal retrocedere gli atti all’autorità di prima istanza, di modo 

che questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei 

fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.191). Ciò nondimeno, il Tribunale resta libero 

di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale soluzione ap-

pare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.2 e rif. citati; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. cit., n. 1155). 

5.2 Dal canto suo, una violazione del diritto di essere sentito (garantito 

all’art. 29 cpv. 2 Cost. [RS 101]) del ricorrente da parte dell’autorità di prima 

istanza, non comporta automaticamente l’accoglimento del gravame e l’an-

nullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di una violazione 

grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un rinvio all’autorità 

inferiore allorquando una tale sanzione costituirebbe una mera formalità, 

provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile con lo stesso 

interesse della parte interessata ad un’evasione celere della causa (cfr. 

DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; DTF 133 I 201 consid. 2.2). Secondo la giuri-

sprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere sentito può es-

sere sanata se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in me-

rito davanti ad una autorità di ricorso che dispone del medesimo potere 

d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d).  

5.3 Ora, venendo al caso in parola, il Tribunale rileva d’ingresso come la 

questione circa lo smistamento tra la procedura celere (art. 26c LAsi) e la 

procedura ampliata (art. 26d LAsi), è già stata trattata dalla precitata auto-

D-4004/2020 

Pagina 15 

rità ricorsuale nella sua sentenza di principio E-6713/2019 del 9 giu-

gno 2020 (prevista per la pubblicazione quale DTAF). Alla stessa si può 

pertanto rinviare senz’altro per ulteriori dettagli. Il Tribunale, condivide con 

il ricorrente la conclusione secondo la quale la fattispecie sarebbe dovuta 

essere smistata in ampliata. Questo in quanto, non solo non è stato possi-

bile per l’autorità inferiore rispettare i termini procedurali riguardo alla fase 

preparatoria, disattendendo sensibilmente al lasso temporale previsto dal 

legislatore di ventuno giorni e durando di fatto 139 giorni, ma ha anche 

avuto quale conseguenza che il termine di soggiorno al Centro federale per 

richiedenti l’asilo (CFA) presso il quale era alloggiato il ricorrente di 140 

giorni, che avrebbe dovuto includere non solo la procedura celere di otto 

giorni massimali, anche la durata della procedura ricorsuale, è stato supe-

rato. Ciò che va inoltre osservato è che l’audizione tenutasi l’(…) giu-

gno 2020 e rubricata “secondo l’art. 26 cpv. 3 LAsi/Audizione secondo 

l’art. 29 LAsi”, non soltanto è durata 4 ore e 15 minuti, pause escluse, ma 

durante la maggior parte del tempo sono state affrontate questioni concer-

nenti i motivi d’asilo dell’insorgente (cfr. atto SEM n. 46/11, in particolare 

dalla D19 segg., pag. 3 segg.). Pertanto non si può partire dall’assunto che 

si trattasse di un’interrogazione sommaria ai sensi di quanto disposto 

all’art. 26 cpv. 3 LAsi secondo quanto indicato anche dall’autorità inferiore 

nella decisione avversata – che peraltro sarebbe stata da svolgere durante 

la fase preliminare di 21 giorni, termine già oltrepassato nella fattispecie di 

più di tre mesi – quanto piuttosto di una prima audizione sui motivi d’asilo 

ex art. 29 LAsi (cfr. sentenze del Tribunale D-3435/2020 del 21 luglio 2020 

consid. 6.5, E-1765/2020 del 14 aprile 2020 consid. 6.3.2, E-5624/2019 

del 13 novembre 2019 consid. 5.3.1). Questo implica che v’è stato in spe-

cie anche l’inosservanza del termine di otto giorni lavorativi per l’emissione 

delle decisioni nella procedura celere, dato che il provvedimento sindacato 

è stato notificato a distanza di (…) giorni dopo la prima audizione inerente 

i motivi d’asilo del ricorrente. Oltreché, ne deriva che l’audizione svoltasi il 

(…) luglio 2020, durata ben 5 ore e 10 minuti (pausa non compresa) ed il 

cui verbale contiene (…) pagine relative i motivi d’asilo dell’interessato, sia 

da classificare quale accertamento supplementare giustificante di principio 

lo smistamento in procedura ampliata (cfr. sentenza del Tribunale  

E-4367/2019 del 9 ottobre 2019 consid. 7). Tale assunto appare peraltro 

rilevabile dalla stessa conclusione della funzionaria incaricata al termine 

dell’audizione dell’(…) giugno 2020, allorché osserva che il richiedente 

l’asilo sarebbe stato successivamente invitato ad un secondo colloquio ove 

gli “verranno poste ulteriori domande sui motivi della sua domanda d’asilo” 

(cfr. verbale 2, D44, pag. 10). La tesi dell’autorità inferiore circa il fatto che 

il lungo periodo d’alloggio al CFA senza aver intrapreso dei passi procedu-

rali concreti, sarebbe da far risalire alla situazione pandemica dovuta al 

D-4004/2020 

Pagina 16 

coronavirus, nonché che il caso in oggetto sarebbe stato trattato nel con-

testo della procedura celere in quanto giustificata dalla non complessità 

dello stesso, risulta soltanto in parte condivisibile. Se è infatti indubbio 

come la situazione legata alla pandemia abbia potuto creare dei problemi 

tecnici e d’organizzazione per l’autorità inferiore con la conseguenza pos-

sibile anche di una dilatazione dei tempi istruttori, resta il fatto che in specie 

è stato necessario interrogare approfonditamente l’interessato due volte 

sulle motivazioni che l’hanno indotto alla fuga dal suo Paese d’origine. Per-

tanto, ciò risulta essere indizio di una certa complessità del caso di specie 

che avrebbe dovuto condurre la SEM a passare il medesimo in ampliata, 

conclusione che era stata peraltro proposta dalla rappresentante legale 

dell’insorgente nel proprio parere al progetto di decisione negativa dell’au-

torità sindacata. In tale contesto si sottolinea inoltre come la non semplicità 

del caso di specie e l’assenza di una qualsivoglia motivazione nella deci-

sione avversata riguardo all’eventuale profilo di rischio dell’insorgente, così 

come richiesto nel parere dalla rappresentante legale, abbia condotto il Tri-

bunale a dover svolgere un’istruzione preliminare della causa in particolare 

su tale punto in questione. Ne deriva che, in merito a quest’ultimo aspetto, 

la SEM abbia violato il principio inquisitorio, accertando in modo incompleto 

i fatti determinanti, nonché violando il suo obbligo di motivare compiuta-

mente la propria decisione ex art. 35 cpv. 1 PA, e di convesso quindi anche 

il diritto di essere sentito del ricorrente.  

5.4 Tuttavia, il fatto che l’autorità inferiore non abbia proceduto al passag-

gio del caso in procedura ampliata, come pure che abbia violato i suoi ob-

blighi ed il diritto di essere sentito dell’interessato come sopra esposto, non 

conduce questo Tribunale a pronunciare l’annullamento del provvedimento 

querelato così come richiesto dal ricorrente. Quest’ultimo ha difatti potuto 

beneficiare del termine di trenta giorni – anche se per il tramite dell’art. 10 

dell’Ordinanza Covid-19 asilo – per presentare il suo ricorso, termine cor-

rispondente a quello in procedura ampliata. Si è del resto potuto esprimere 

ampiamente sia nel suo gravame che nelle prese di posizione successive 

riguardo segnatamente il profilo di rischio che a mente sua egli adempi-

rebbe e che avrebbe una rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi. Dal canto suo, 

pure l’autorità resistente si è pronunciata compiutamente su tale aspetto, 

in particolare nella sua risposta del 21 agosto 2020, così come richiesto dal 

Tribunale con decisione incidentale del 17 agosto 2020. Relativo tali circo-

stanze, il diritto di essere sentito del ricorrente è stato quindi sanato durante 

la procedura ricorsuale, e la fattispecie appurata sufficientemente anche in 

relazione alle medesime. Alla luce di questi elementi, non si ritiene quindi, 

anche per motivi di celerità e d’economia processuale, di dover annullare 

D-4004/2020 

Pagina 17 

il provvedimento impugnato per le irregolarità sopra osservate, che risulte-

rebbe di fatto una mera formalità lesiva degli stessi interessi dell’insorgente 

ad un’evasione rapida della sua pratica (cfr. supra consid. 5.1 e 5.2).  

5.5 Per il resto, non si ritengono invece condivisibili le argomentazioni del 

ricorrente inerenti la violazione del principio inquisitorio da parte della SEM 

e di un inaccurato accertamento dei fatti legati alle cicatrici sul corpo e alle 

problematiche psichiche che egli avrebbe e che a mente sua sarebbero 

degli indizi di maltrattamenti e/o di torture connessi ai suoi motivi d’asilo. 

Invero, come rettamente osservato dall’autorità resistente, in specie una 

perizia medico-legale o altri complementi istruttori su tale punto posto in 

questione non risultavano né opportuni né necessari come si vedrà anche 

dappresso a causa dell’inverosimiglianza e dell’irrilevanza degli eventi ad-

dotti dall’insorgente (cfr. infra consid. 7 e 8). Del resto, l’origine delle cica-

trici stesse come pure dei problemi medici non potrebbe comunque essere 

determinata con certezza. Peraltro, per le problematiche psichiche e fisiche 

da lui segnalate, l’insorgente ha potuto beneficiare di colloqui medici (cfr. 

atti SEM n. 14/3, n. 15/4, n. 16/6, n. 17/2, n. 22/2, n. 23/2, n. 24/1, n. 28/2, 

n. 29/2, n. 30/2, n. 63/1, n. 66/4, n. 67/2), e le prime, come rettamente os-

servato nella decisione avversata dall’autorità inferiore ed in seguito con la 

propria duplica del 22 settembre 2020, non erano state segnalate dal ricor-

rente al (…) del CFA prima dell’emissione della decisione avversata, ma 

soltanto successivamente. Durante la procedura istruttoria di prima 

istanza, il ricorrente aveva difatti unicamente addotto di avere delle proble-

matiche dovute alla scabbia nonché ai denti (cfr. atto SEM n. 17/2) e di 

soffrire di problemi di memoria. Per questi ultimi si sarebbe rivolto in pas-

sato, allorché si trovava in G._______, ad uno psicologo che gli avrebbe 

prescritto dei medicinali che egli però si sarebbe rifiutato di assumere (cfr. 

verbale 2, D5 segg., pag. 2 seg.). Pertanto, sotto tale profilo, non solo non 

si ravvisa alcun accertamento inesatto e/o incompleto dei fatti determinanti 

da parte dell’autorità inferiore, bensì le stesse problematiche psichiche 

(con una diagnosi di reazione depressiva prolungata, presentante defles-

sione timica con prevalente tendenza alla chiusura relazionale, insonnia e 

ansia fluttuante, con prescrizione di un farmaco; cfr. atti SEM n. 66/4, 

n. 67/2), appaiono essere ininfluenti per la definizione della presente ver-

tenza.  

5.6 Ne discende quindi che le censure formali mosse dal ricorrente nel gra-

vame devono essere respinte. 

D-4004/2020 

Pagina 18 

6.  

Nella presente fattispecie, il ricorrente per mezzo della propria rappresen-

tante, si è limitato a presentare delle conclusioni meramente cassatorie ri-

guardo all’accertamento incompleto ed inesatto dei fatti pertinenti da parte 

dell’autorità inferiore, senza tuttavia proporre alcuna conclusione relativa 

alla concessione dell’asilo. Tuttavia nel gravame (cfr. p.to 24 segg., pag. 6 

segg.), come pure nelle prese di posizione successive del ricorrente, 

quest’ultimo ha argomentato anche in relazione alla verosimiglianza ed alla 

rilevanza dei suoi motivi d’asilo, dimostrando pertanto con tali considera-

zioni di non voler rinunciare di fatto totalmente agli aspetti materiali d’asilo. 

Pertanto il Tribunale, esaminerà dappresso anche la verosimiglianza e la 

rilevanza dei motivi d’asilo allegati dall’insorgente.  

7.  

7.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

7.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pe-

ricolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

7.3 In tale contesto, il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come 

stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento ogget-

tivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Pertanto, 

è riconosciuto come rifugiato solo colui che ha dei motivi oggettivamente 

riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) 

di essere esposto, in tutta probabilità e in un futuro prossimo, a una perse-

cuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, se-

gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua ap-

partenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. Colui 

che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un 

timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’og-

getto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza 

D-4004/2020 

Pagina 19 

ivi citata). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi con-

creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. 

DTAF 2010/57 consid. 2.5 con rinvii). 

Il timore di essere perseguitato presuppone inoltre l’esistenza di minacce 

attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve intercorrere 

un nesso causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi decaduto, in 

regola generale, allorquando tra l’ultima persecuzione subita e l’espatrio è 

trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della giurispru-

denza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando 

la fuga interviene da sei a dodici mesi dopo la fine delle persecuzioni. 

Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettivamente plau-

sibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una partenza 

differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 2009/51 

consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità e la concretezza 

delle minacce implica altresì la persistenza di un legame di causalità ma-

teriale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo stesso si ritiene 

interrotto allorquando, al momento della pronuncia della decisione, nel 

paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo delle circo-

stanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un rischio concreto 

di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e riferi-

menti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni imperiose che per-

mettano di derogare alla condizione dell’attualità del bisogno di protezione; 

DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità materiale fa parimenti di-

fetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di essere perseguitato 

sia originato da cause che non siano riconducibili alle persecuzioni subite 

sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, pag. 129 

e, a titolo esemplificativo, la sentenza del Tribunale D-2243/2015 del 15 di-

cembre 2017 consid. 8.4.1). 

7.4 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

D-4004/2020 

Pagina 20 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pure nutrendo degli eventuali 

dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale 

versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e re-

lativi riferimenti). 

7.5 Ora tornando al caso di specie, il Tribunale rileva dapprima come i con-

tatti che il ricorrente ha narrato aver avuto con I._______ allorché il primo 

era al suo (…) o (…) anno scolastico, se d’un canto appaiono contenere 

diversi elementi descrittivi di dettaglio e sufficientemente coerenti tra loro, 

come denotato rettamente dallo stesso insorgente nel suo gravame, tutta-

via sono presenti nelle sue dichiarazioni delle incoerenze e delle allega-

zioni tardive importanti, che minano fortemente la veridicità di alcuni suoi 

asserti o insinuano dei dubbi fondati che gli eventi non si siano svolti effet-

tivamente nel modo da lui indicato. 

7.5.1 In primo luogo, per quanto il ricorrente abbia descritto presentando 

diversi elementi plausibili e concreti gli incontri avuti con il suddetto 

I._______ (indicando ad esempio sia le circostanze in cui i medesimi sa-

rebbero avvenuti, che i dialoghi intercorsi tra loro, o ancora come avrebbe 

reagito I._______ alle sue risposte di rifiuto di voler lavorare per il gruppo 

al quale apparteneva o come egli avrebbe evitato in seguito ai primi incontri 

di rivedere I._______, cfr. verbale 2, D25 segg., pag. 5 segg.; verbale 3, 

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Pagina 21 

D26 segg., pag. 4 segg.); tuttavia il Tribunale concorda con la SEM ri-

guardo alla circostanza che l’interessato abbia nominato il gruppo del quale 

avrebbe pure fatto parte il precitato in qualità di uno dei (…) (cfr. verbale 3, 

D83 seg., pag. 11), soltanto tardivamente. Invero, malgrado sia stato of-

ferto più volte al ricorrente la possibilità di spiegare a quale gruppo le per-

sone di cui egli parlava avrebbero fatto parte, ponendogli il funzionario in-

caricato della SEM anche direttamente dei quesiti in merito al loro nomina-

tivo (cfr. verbale 2, D22 e D23, pag. 5; verbale 3, D19 segg., pag. 3 seg.), 

è soltanto in conclusione alla seconda audizione sui motivi d’asilo che il 

ricorrente ha riferito che I._______ farebbe parte del gruppo “(…)” (cfr. ver-

bale 3, D79 seg., pag. 10). La spiegazione fornita dal ricorrente sia durante 

la medesima audizione (cfr. verbale 3, D81, pag. 11), che nel suo atto ri-

corsuale non risulta essere in alcun modo esplicativa della tardività di tali 

asserti. Egli ha difatti potuto esprimersi nel corso già della prima audizione 

ampiamente riguardo alle persone che lo avrebbero perseguitato in patria, 

ma durante la medesima non ha mai nominato tale gruppo, malgrado gli 

sia pure stato chiesto esplicitamente (cfr. verbale 2, D22 seg., pag. 5), ri-

manendo sempre molto generico nella descrizione del medesimo (cfr. ver-

bale 2, D21 e D23 pag. 5), anzi dapprima riferendo trattarsi di non meglio 

precisate “persone” e “nemici” del padre (cfr. verbale 2, D20 seg., pag. 4 

seg.). Apparse soltanto nel corso della seconda audizione, e dopo che il 

ricorrente aveva nuovamente potuto narrare, anche con quesiti puntuali da 

parte dell’auditore della SEM, di quali persone temerebbe in caso di ritorno 

nel suo Paese d’origine (cfr. verbale 3, D18 segg., pag. 3 seg.), i suoi as-

serti in merito al gruppo di “(…)”, peraltro allegazioni generiche e di facile 

fruizione da parte di chiunque, ed all’appartenenza di I._______ al precitato 

(cfr. verbale 3, D79 segg., pag. 10 seg.), non appaiono essere in alcun 

modo credibili. Sempre in relazione al gruppo al quale sarebbe appartenuto 

I._______, risultano in secondo luogo discrepanti le allegazioni dell’interes-

sato circa le attività dei suoi membri, nonché il timore o meno di essere 

arrestati per commissione di atti illegali da parte del governo afghano (cfr. 

verbale 2, D21 segg., pag. 5 e D34, pag. 8; verbale 3, D21 segg., pag. 4, 

D63 segg., pag. 8 e D75, pag. 10). Poiché il ricorrente non ha in merito 

addotto alcunché a spiegazione delle stesse, ed onde evitare inutili ridon-

danze, si rinvia su tale punto e per il resto alla decisione avversata, la quale 

risulta essere sufficientemente dettagliata e motivata in merito (cfr. p.to II, 

pag. 5 seg.). In terzo luogo, nell’esposizione del ricorrente degli episodi che 

l’avrebbero visto protagonista con I._______, sono riscontrabili diverse in-

coerenze. Se invero durante la seconda audizione, egli ha riferito che un 

tale di nome “J._______” abitante della “zona K._______” sarebbe stato 

presente soltanto durante l’ultimo incontro avuto con I._______ (cfr. ver-

bale 3, D24, pag. 4), e che egli non avrebbe potuto aggiungere null’altro 

D-4004/2020 

Pagina 22 

nei confronti di quest’ultimo avendolo visto soltanto una volta (cfr. verbale 

3, D94, pag. 12), a parte come era vestito e le sue caratteristiche molto 

generiche (cfr. verbale 3, D95 segg., pag. 12). Tuttavia nel corso della 

prima audizione l’insorgente ha dichiarato che I._______ sarebbe stato in 

compagnia di J._______ anche allorché il ricorrente sarebbe stato con-

dotto al di fuori del suo villaggio e gli avrebbero in particolare intimato di 

nascondere degli stupefacenti negli pneumatici della vettura (cfr. verbale 

2, D27 segg., pag. 6 seg.). Oltreché contraddirsi sul numero di volte e cir-

costanze nelle quali avrebbe incontrato J._______, v’è inoltre da rimarcare 

un’ulteriore discrepanza nelle dichiarazioni dell’insorgente, allorché gli è 

stato posto il quesito circa la persona che si sarebbe trovata nella vettura 

assieme a I._______ e proveniente dalla zona di K._______ che si sarebbe 

presentato. Invero, egli ha in modo incoerente ed illogico risposto che la 

medesima persona sarebbe stata I._______ stesso (cfr. verbale 2, D27 

seg., pag. 6). Il ricorrente si è inoltre contraddetto anche riguardo al posto 

ove si sarebbe recato dopo le dimissioni dall’ospedale, asserendo dap-

prima di aver stazionato per un periodo a casa, senza uscire dalla stessa 

abitazione (cfr. verbale 2, D31, pag. 7) ed in un secondo momento invece 

di essersi recato direttamente a F._______ dopo l’uscita dall’ospedale (cfr. 

verbale 3, D15, pag. 3; D46 seg., pag. 6 seg. e D86 seg., pag. 11). La giu-

stificazione addotta dal ricorrente nel gravame per spiegare tale importante 

incoerenza, ovvero che quanto da lui asserito nella prima audizione si trat-

terebbe di una traduzione scorretta o di un suo refuso, non appare essere 

in alcun modo convincente. Invero, non soltanto il ricorrente ha sottoscritto 

il verbale d’audizione, dopo che gli era stato previamente riletto e tradotto, 

confermandone quindi integralmente il suo contenuto, ma ha anche indi-

cato essersi recato a casa, aggiungendo pure di avervi soggiornato per un 

periodo e le modalità presso la stessa, ovvero di non poter uscire. Questi 

ultimi elementi di dettaglio non possono di certo dar luogo a fraintendimenti 

di sorta dal profilo della traduzione o essere soggetti ad errore nel riportarli 

da parte del ricorrente. Le evenienze discordanti e tardive sopra enunciate, 

conducono quindi il Tribunale a ritenere, in modo complessivo, che le per-

secuzioni allegate dall’insorgente per mano di I._______ prima della sua 

partenza per F._______ non siano da ritenere in preponderanza verosimili 

così come da lui narrate.  

7.5.2 La conclusione succitata risulta essere rafforzata dalle asserzioni del 

ricorrente, in parte incoerenti, illogiche e poco plausibili, riguardo al periodo 

che egli avrebbe trascorso a F._______ ed all’incontro avuto con il nipote 

di I._______ presso l’(…). Egli ha difatti dapprima asserito che, le “persone 

con cui avevo già avuto problemi” appena avrebbero saputo che egli aveva 

D-4004/2020 

Pagina 23 

fatto la scuola militare, si sarebbero recate a casa della matrigna e l’avreb-

bero minacciata di ucciderle i figli se il ricorrente non avesse collaborato 

con loro (cfr. verbale 2, D34, pag. 8). Salvo poi, di quest’ultima visita al 

domicilio famigliare e della minaccia profferita in tale contesto non esservi 

però traccia nell’audizione successiva, ove invece la minaccia di venire uc-

ciso se non avesse lavorato per le persone che lo stavano perseguitando 

sarebbe stata ricondotta dal ricorrente direttamente a lui e rivoltagli dal ni-

pote di I._______ (cfr. verbale 3, D65, pag. 8). Il fatto però che quest’ultimo 

avrebbe dichiarato che sarebbe stato ucciso se lui non avesse collaborato 

con loro, non risulta essere un’affermazione combaciante con quanto as-

serito nel corso della prima audizione, ove il ricorrente ha unicamente so-

stenuto che il nipote di I._______ lo avrebbe minacciato di morte, in quanto 

egli avrebbe ora terminato la scuola militare e pertanto sarebbe divenuto il 

“loro nemico più grande” (cfr. verbale 2, D34, pag. 8). Incongruente e vago 

appare anche il periodo che sarebbe trascorso dalla visita del figlio del fra-

tello di I._______ sino alla sua partenza dall’Afghanistan, avendo d’un 

canto il ricorrente asserito trattarsi di “forse (…) o (…) mesi” (cfr. verbale 2, 

D42, pag. 9), e d’altro canto invece di “forse (…) o più” (cfr. verbale 3, D71, 

pag. 9). Sempre riguardo a quest’ultimo punto, egli ha inoltre dapprima ri-

ferito di essersi iscritto all’università a seguito della fine dell’(…) soste-

nendo e superando pure l’esame d’ammissione (cfr. verbale 2, D34, 

pag. 8), allorché invece in seguito ha lasciato intendere che egli avrebbe 

unicamente terminato l’(…) senza intraprendere alcun passo per andare 

all’università in quanto intimorito dalle minacce rivoltegli dal nipote di 

I._______ (cfr. verbale 3, D72, pag. 9). Appare peraltro illogico ed incon-

gruente con le stesse affermazioni del ricorrente riguardo al fatto che il 

gruppo al quale apparteneva I._______ fossero persone importanti, con 

relazioni con lo Stato, l’ufficio della sicurezza nazionale e con la polizia, 

nonché che diversi membri delle loro famiglie lavorassero per lo Stato af-

ghano e quindi difficilmente venissero fermati per le loro azioni illegali (cfr. 

verbale 2, D21, pag. 5), che essi ritenessero il ricorrente un pericolo per 

loro soltanto poiché egli aveva adempiuto la scuola militare ed a cono-

scenza di alcuni eventi di cui egli era stato anche protagonista (cfr. verbale 

2, D34, pag. 8; verbale 3, D65, pag. 8 e D75 pag. 10). Peraltro, se effetti-

vamente avessero temuto che l’insorgente potesse rappresentare un peri-

colo per loro, appare a dir poco privo di logica, che il ricorrente sia stato 

ricercato e trovato da I._______ soltanto a distanza di più di (…) o (…) 

anni, e casualmente proprio allorché egli stava ultimando la scuola militare. 

Ciò poiché dalle stesse dichiarazioni del ricorrente, se ne desume che po-

tesse essere facilmente trovato dallo stesso, avendo il gruppo al quale ap-

parteneva dei contatti all’interno dei diversi organi statali (cfr. verbale 2, 

D21, pag. 5), ed essendo il suo stesso nipote un (…) (cfr. verbale 2, D34, 

D-4004/2020 

Pagina 24 

pag. 8; verbale 3, D99, pag. 13). Riguardo quest’ultima evenienza poi, a 

differenza di quanto sostenuto dal ricorrente nel gravame, la SEM nel prov-

vedimento avversato non ha mai posto in dubbio che negli organi statali 

afghani possano essere impiegate anche delle persone appartenenti a dei 

gruppi ostili al governo, ma si è unicamente pronunciata, in relazione al 

nipote di I._______, riguardo alle diverse incongruenze e vaghezze nelle 

dichiarazioni dell’insorgente (cfr. p.to II/2, pag. 5 seg. della decisione av-

versata). Pertanto, non possono essere seguite le argomentazioni dell’in-

sorgente in tal senso. Inoltre I._______ conosceva bene la famiglia del ri-

corrente, e quindi sarebbe stato per lui facilmente possibile richiedere od 

estorcere le informazioni riguardo a quest’ultimo direttamente ai suoi fami-

gliari, senza impiegare svariati anni prima di localizzarlo. Per di più, anche 

il comportamento tenuto dal ricorrente al suo arrivo a F._______ non ap-

pare essere congruo con quello di una persona che teme delle ripercus-

sioni da parte di terzi. Invero egli, prima di iscriversi all’(…), risulta avere 

svolto diversi lavori, ed aver vissuto a F._______ senza adottare alcun ac-

corgimento particolare sino alla presunta visita del nipote di I._______. (cfr. 

verbale 2, D31 segg., pag. 7 segg.; verbale 3, D48 segg., pag. 7 seg.). 

Neppure il fatto che la matrigna del ricorrente con i di lei figli si sia trasferita 

in un villaggio vicino presso suo padre (di lei), soccorre in qualche modo il 

ricorrente nelle sue allegazioni (cfr. verbale 3, D105 segg., pag. 13 seg.). 

Da quanto asserito in merito dal ricorrente, non è infatti dato a sapere quali 

motivi effettivi abbiano spinto la stessa a riparare presso la casa paterna, 

né men che meno risulta che il medesimo sia stato ricercato da chicchessia 

presso la medesima dopo la sua partenza dall’Afghanistan. Il Tribunale non 

può fondare però il suo giudizio su delle mere supposizioni e speculazioni, 

ed in relazione a tali allegazioni non si entrerà pertanto ulteriormente in 

merito. Infine, neppure le allegate problematiche di memoria da parte del 

ricorrente (cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2 seg.), sono atte a scalfire le suc-

citate considerazioni in merito all’inattendibilità delle dichiarazioni rese dal 

medesimo. Invero, le stesse non possono essere assurte a spiegazione 

delle importanti discrepanze ed illogicità sopra evidenziate. 

7.5.3 Alla luce delle considerazioni sopra esplicate, lo scrivente Tribunale 

ritiene quindi che a ragione la SEM ha considerato complessivamente le 

allegazioni del ricorrente come inverosimili, sia per quanto successo in re-

lazione ad I._______ prima della sua partenza per F._______, che succes-

sivamente in quest’ultima località. Ciò posto, non risulta pertanto necessa-

rio esaminare se le asserzioni del ricorrente riguardo alle problematiche 

che avrebbe avuto il padre nel Paese d’origine siano o meno verosimili, in 

quanto in ogni caso i problemi da lui addotti con I._______ non risultano 

essere credibili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Da ultimo si osserva come le prove 

D-4004/2020 

Pagina 25 

prodotte dal ricorrente sia dinanzi all’autorità inferiore, come pure in fase 

ricorsuale, riguardano il suo percorso accademico come pure la sua iden-

tità, circostanze che non vengono poste in discussione dal Tribunale come 

si vedrà anche in seguito (cfr. infra consid. 8.1), ma che non sono atte ad 

apportare alcun elemento nuovo a supporto della veridicità delle asserzioni 

riguardo i motivi d’asilo del ricorrente, come a giusta ragione ritenuto anche 

dall’autorità inferiore. 

7.6  

7.6.1 Tenuto conto di tutto quanto precede, v’è quindi luogo di concludere 

che il ricorrente non ha mai subito personalmente dei pregiudizi determi-

nanti da parte di I._______ né di membri del gruppo a cui quest’ultimo ap-

parteneva prima della sua partenza definitiva dall’Afghanistan. Pertanto, 

anche il suo timore di subire delle ripercussioni da parte degli stessi, nel 

caso di un suo rientro in Afghanistan, risulta essere del tutto infondato. 

7.6.2 In tali circostanze, resta tuttavia ancora da esaminare se, malgrado 

l’assenza di una persecuzione passata, come dal ricorrente addotto egli 

sia tuttavia fondato a temere di subire una persecuzione futura da parte di 

gruppi ostili al governo, in caso di ritorno nel suo paese d’origine, per il fatto 

della sua passata appartenenza all’(…). 

8.  

8.1 In tale contesto, v’è luogo dapprima di rilevare come il Tribunale non 

metta in dubbio che il ricorrente abbia svolto gli studi allegati presso l’(…) 

a F._______, viste anche le prove prodotte in merito dal medesimo nel 

corso di procedura. Evenienza che non viene neppure posta in discussione 

dalla SEM nel provvedimento sindacato, come del resto pure ribadito dalla 

medesima autorità nella sua quadruplica (cfr. supra consid. 4.7).  

8.2 Proseguendo nell’analisi, il Tribunale ha riconosciuto alcune categorie 

di persone particolarmente esposte al rischio di subire persecuzioni rile-

vanti in materia d’asilo (cfr. sentenze del Tribunale E-4454/2017 del 10 ot-

tobre 2019 consid. 6.2, D-3480/2019 del 27 maggio 2020 consid. 5.6.6,  

D-2112/2017 del 17 gennaio 2019 consid. 5.2, E-1775/2016 del 3 dicem-

bre 2018 consid. 6.3 e 6.4, D-780/2017 del 13 giugno 2018 consid. 5.5,  

D-4286/2016 del 4 giugno 2018 consid. 6.3 e 7, D-3846/2017 del 

19 marzo 2018 consid. 3.3). Si tratta invero di coloro che sono considerati, 

a torto o a ragione, vicini al governo o alla coalizione internazionale, o che 

sono sospettati di essere impregnati da valori occidentali e che non si fon-

dano più sulla società afghana, come pure degli stessi membri delle forze 

D-4004/2020 

Pagina 26 

di sicurezza e delle milizie filogovernative (cfr. Schweizerische Flüchtling-

shilfe, Afghanistan: Gefährdungsprofile, 30.09.2020, pag. 9-10; EASO, Af-

ghanistan, Anti-Governement Elements [AGEs], 11.08.2020, consulta- 

bile al sito: < https://coi.easo.europa.eu/administration/easo/PLib/2020_08 

_EASO_COI_Report_Afghanistan_Anti_Governement_Elements_AGEs. 

pdf >, consultato da ultimo il 14 gennaio 2021, pag. 22-24; EASO, Country 

Guidance: Afghanistan, giugno 2019, < https://www.easo.europa.eu/sites/ 

default/files/Country_Guidance_Afghanistan_2019.pdf >, consultato il 

14 gennaio 2021, pag. 49). I membri delle loro famiglie sono pure suscet-

tibili di essere vittime di atti di violenza (cfr. sentenze del Tribunale  

D-3480/2019 consid. 5.6.5, E-4258/2016 del 20 dicembre 2017 con-

sid. 5.3.2). Queste categorie di persone possono prevalersi, sul piano sog-

gettivo, di un fondato timore di essere esposte, in un futuro prossimo e 

secondo un’alta probabilità, a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, in 

quanto rischiano realmente ed in modo mirato di essere vittime d’intimida-

zioni, di rapimenti o ancora di uccisioni (cfr. sentenze del Tribunale  

D-3480/2019 consid. 5.6.6 con ulteriore riferimento citato, E-4942/2016 del 

3 luglio 2018 consid. 4.2; sulla nozione cfr. anche DTAF 2010/57 con-

sid. 2.5 e relativi riferimenti). Tuttavia, ciò che è decisivo in una fattispecie, 

non è il punto di vista soggettivo del timore di persecuzione, bensì l’ele-

mento oggettivo. In altre parole: l’esistenza d’indizi concreti che lascino 

presagire l’avvento, in un futuro poco distante e secondo un’elevata proba-

bilità, di una persecuzione determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sen-

tenze del Tribunale D-3480/2019 consid. 5.6.7, D-3846/2017 consid. 3.4).  

8.3 Ora, nel caso che ci occupa, v’è da constatare che non vi sono degli 

elementi che permettano di corroborare che la succitata ipotesi sia realiz-

zata in specie. Invero, come a ragione osservato dalla SEM nella sua ri-

sposta al ricorso del 21 agosto 2020, l’insorgente non dispone di un profilo 

particolare che lo possa rendere un obiettivo di atti di violenza da parte sia 

dei Talebani che di altri gruppi ostili al governo come da lui sostenuto. In-

vero, a parte quanto già sopra ritenuto inattendibile riguardo alle sue di-

chiarazioni di essere stato oggetto di tentativi di reclutamento e d’atti di 

violenza e minacce da parte di membri del gruppo di (…) (in casu di 

I._______ e del di lui nipote), come pure in un episodio che i medesimi 

avrebbero minacciato la matrigna; egli anche dal momento in cui ha iniziato 

i suoi studi presso l’(…) a F._______, sino alla sua fine, non è mai stato 

l’oggetto effettivo di persecuzioni o di ricerche da parte di qualsivoglia 

gruppo d’opposizione al governo afghano o alle forze internazionali o an-

cora (…). Ciò anche se sarebbe stato facile per loro localizzarlo, sia a 

F._______ che precedentemente al suo domicilio. Il ricorrente si è invece 

D-4004/2020 

Pagina 27 

potuto dedicare a F._______ liberamente dapprima ai suoi studi e nel con-

tempo a diverse attività lavorative (cfr. verbale 2, D31, pag. 7 seg.; verbale 

3, D48 segg., pag. 7), ed in seguito ai suoi studi militari (cfr. verbale 2, D33 

segg., pag. 8 seg.), senza incontrare alcuna difficoltà da parte di gruppi 

ostili al governo, e questo nell’arco di (…) anni e (…) o (…) anni (cfr. verbale 

2, D43, pag. 9). Egli non ha inoltre mai addotto di aver svolto delle azioni 

militari su suolo afghano, che potrebbero aver reso pubblici i suoi studi 

all’(…), essendosi dedicato unicamente agli studi militari, senza peraltro 

ottenere alcun grado militare. Ha vieppiù indicato che durante i predetti 

studi non si sarebbe più recato nel suo villaggio natale (cfr. verbale 2, D34, 

pag. 9), ciò che rende ancora meno probabile che egli sia stato individuato 

da tali gruppi. Altresì egli, dopo aver ottenuto il diploma, avrebbe interrotto 

i suoi studi militari non proseguendoli all’università, ed espatriando pochi 

mesi dopo (cfr. verbale 2, D34 segg., pag. 9 seg.). Siffatti elementi, condu-

cono alla conclusione che il profilo del ricorrente non presenti, sul piano 

oggettivo, alcun motivo di ritenere che egli possa dar luogo, in un futuro 

prossimo e secondo un’alta probabilità a degli atti di persecuzione in caso 

di un suo ritorno nel Paese d’origine, a causa dei suoi soli studi effettuati 

presso l’(…) a F._______. Si sottolinea inoltre come tale profilo del ricor-

rente, si distingua nettamente da quello invece degli insorgenti di cui alle 

sentenze citate nel gravame (cfr. D-780/2017 del 13 giugno 2018 e D-

3480/2019 del 27 maggio 2020), in particolare per la loro particolare espo-

sizione, già pregressa all’espatrio, a causa della funzione da loro eserci-

tata. Pertanto non può essere comparabile alla situazione individuale del 

ricorrente come invece a torto da lui addotto. 

8.4 Neppure il fatto allegato dal ricorrente che il padre fosse stato “coman-

dante della zona D.________” quale (…) (cfr. verbale 2, D19 seg., pag. 4), 

risulta essere un indizio che rafforzi il profilo di rischio del ricorrente. Invero, 

anche se tali dichiarazioni fossero ritenute verosimili, l’insorgente non ha 

mai avuto delle ripercussioni individuali e mirate in relazione al ruolo del 

padre. In ogni caso, come denotato rettamente dalla SEM nella sua rispo-

sta, tali fatti sarebbero comunque riconducibili ad un passato molto remoto, 

e l’espatrio del ricorrente non avrebbe pertanto con i medesimi più alcuna 

connessione temporale (cfr. anche supra consid. 7.3). In merito a tale 

punto in questione, appare inoltre opportuno rammentare che le dichiara-

zioni che portano su degli elementi essenziali di una domanda d’asilo non 

possono basarsi unicamente su dei semplici sentito dire, come è il caso di 

specie per le allegazioni riguardo al padre (cfr. a titolo esemplificativo la 

sentenza del Tribunale E-5949/2020 del 3 dicembre 2020 con ulteriori rife-

rimenti citati). Per il resto, la sua sola appartenenza all’etnia hazara non 

costituisce un motivo rilevante fondante un timore di persecuzione futura 

D-4004/2020 

Pagina 28 

ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenze del Tribunale E-5949/2020, D-

3480/2019 consid. 5.6.8, D-541/2019 dell’11 luglio 2019, E-3129/2017 del 

30 agosto 2018), come nemmeno la sola confessione sciita o la sua pro-

venienza da una regione controllata dai Talebani, ovvero dalla provincia di 

E._______, risultano essere dei motivi costituenti un tale timore (cfr. tra le 

altre la sentenza D-3480/2019 già citata consid. 5.6.8). Motivi del resto dei 

quali il ricorrente neppure se ne prevale, come osservato rettamente 

dall’autorità inferiore nella sua risposta del 21 agosto 2020. Il fatto poi che 

egli sarebbe stato senza un capo famiglia, e che se avesse continuato la 

carriera militare lo avrebbero potuto per questa circostanza inviare “nei po-

sti dove ci sono i talebani e le persone di etnia pashtun” (cfr. verbale 3, 

D76, pag. 10), risultano essere delle circostanze irrilevanti. Questo in 

quanto, da tali asserzioni generiche, non può essere dedotto alcun rischio 

concreto di persecuzioni future legate a tali evenienze, posto anche come 

i pregiudizi passati legati alla figura paterna come pure quanto gli sarebbe 

successo nel contesto (…), sono già state ritenute circostanze irrilevanti 

rispettivamente inverosimili. 

8.5 Pertanto il ricorrente non può prevalersi di un timore fondato di perse-

cuzione futura in un prossimo avvenire e secondo un’alta probabilità, per 

dei motivi posteriori alla sua fuga (art. 54 LAsi).  

9.  

In virtù di quanto sopra, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità 

di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione im-

pugnata va confermata. 

10.  

Ne discende che l’autorità inferiore, con la decisione impugnata, non ha 

violato il diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso va pertanto respinto. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto la domanda di assi-

stenza giudiziaria con decisione incidentale del 17 agosto 2020, non sono 

riscosse spese. 

D-4004/2020 

Pagina 29 

12.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata nello Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-4004/2020 

Pagina 30 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: