# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8e4877cf-fe2f-5b94-aa52-fb0dd6a2144c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-07-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 16.07.2018 80.2018.54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2018-54_2018-07-16.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2018.54

  80.2018.55

  	
  Lugano

  16 luglio 2018

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello­

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretario

  	
  Filippo
  Pfister, vicecancelliere

  

 

 

	
  parti

  	
   RI
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 20 marzo 2018 contro la decisione del 21 febbraio 2018 in materia di IC e
  IFD 2012 e 2013.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   Per il periodo
fiscale 2012, RI 1 dichiarava redditi complessivi per fr. 14'092.–,
corrispondenti ad una rendita AVS di fr. 7'092.– e a un reddito della
sostanza immobiliare di fr.  7'000.–. 

                                         Per il periodo fiscale
2013, dichiarava invece redditi complessivi per fr. 14'140.–, composti da
una rendita AVS di fr. 7'140.– e a un reddito da sostanza immobiliare di fr. 7'000.–.

                                         Per entrambi i periodi
fiscali, il 18 settembre 2017, l’RS 1 sottoponeva al contribuente un calcolo
delle entrate e delle uscite, dal quale risultava un’insufficiente
disponibilità finanziaria, e lo invitava a prendere posizione, comprovando ogni
rettifica apportata. Chiedeva inoltre documentazione in merito ad un debito e
un credito nei confronti della __________ SA e diversa documentazione bancaria
relativa all’incasso di una caparra, ad un deposito presso la banca __________
e a comprova di pretesi debiti nei confronti di persone domiciliate all’estero.

                                         Non avendo ottenuto alcuna
risposta, l’autorità fiscale reiterava la richiesta di collaborazione, con
lettera del 29 settembre 2017, avvertendo il contribuente che altrimenti
avrebbe provveduto a una tassazione d’ufficio. 

                                         Il 19 ottobre 2017 si
teneva un’audizione, con la partecipazione di __________, in rappresentanza del
contribuente, che annunciava il successivo invio della documentazione richiesta.
Nessun documento perveniva tuttavia all’Ufficio di tassazione.

 

 

                                  B.   Per quanto attiene al
periodo fiscale 2012, con decisione del 6 dicembre 2017, l’Ufficio di
tassazione (in seguito: UT), accertava per l’IC un reddito imponibile di fr. 374'600.–
(determinante per l’aliquota: fr. 375'600.–), e una sostanza imponibile di
fr. 90'000.– (determinante per l’aliquota: 560'000.–). Per l’IFD il
reddito imponibile veniva stabilito in fr. 379'400.– (determinante per l’aliquo­ta:
380'400.–).

                                         Ai dati dichiarati dal
contribuente venivano aggiunti fr. 400'000.– quali “prestazioni valutabili
in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per insufficienza di disponibilità
finanziaria”.

 

 

                                  C.   Relativamente al
periodo fiscale 2013, con decisione anch’essa del 6 dicembre 2017, l’UT
accertava per l’IC un reddito imponibile di fr. 56'800.– (determinante per
l’aliquota: fr. 58'800.–) e una sostanza imponibile di fr. 44'000.– (determinante
per l’aliquota: 480'000.–). Per l’IFD il reddito imponibile veniva stabilito in
fr. 61'400.– (determinante per l’aliquota: 63'700.–).

                                         Ai dati dichiarati dal
contribuente venivano aggiunti fr. 80'000.– quali “prestazioni valutabili
in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per insufficienza di disponibilità
finanziaria”.

 

 

                                  D.   Con unico reclamo del
4 gennaio 2018, RI 1, rappresentato dal lic. iur. PR 1, impugnava le decisioni
di tassazione IC/IFD 2012 e 2013 asserendo che le stesse riportavano dei dati
non corrispondenti alla sua reale situazione economica. In particolare rilevava
di essere pensionato, malato, indigente e con un figlio minorenne a carico. RI
1 dichiarava che nel 2012 e nel 2013 aveva potuto vivere unicamente grazie a
dei prestiti personali ricevuti in attesa della realizzazione della sua
proprietà di __________ (Italia). Produceva inoltre conteggi relativi al
calcolo dell’utile immobiliare derivante dalla vendita di una proprietà nel
2011, e dei contratti concernenti la vendita di azioni della __________ SA di
Lugano.

 

 

                                  E.   In data 15 gennaio
2018, l’UT trasmetteva nuovamente al lic. iur. PR 1 i calcoli delle entrate e
delle uscite, per i periodi fiscali oggetto delle decisioni di tassazione, dai
quali emergeva un ammanco di disponibilità finanziaria di fr. 301'317.–
per il 2012 e un’eccedenza di fr. 17'183.– per il 2013, invitandolo a
prendere posizione sui medesimi. Il contribuente veniva altresì invitato a
trasmettere la documentazione bancaria a comprova dei prestiti esteri ricevuti per
gli anni 2012 e 2013 nonché i relativi contratti e i piani di rimborso, informandolo
che la documentazione sarebbe dovuta essere precisa e completa, risultando
insufficiente la prova costituita dalla dichiarazione fatta dal creditore
domiciliato all’estero in quanto difficilmente comprovabile. Contestualmente, RI
1 veniva avvisato che in caso di inosservanza della richiesta di informazioni,
il reclamo sarebbe stato deciso sulla base della documentazione già a
disposizione dell’UT con conseguente conferma della decisione di prima istanza.

 

 

                                  F.   RI 1, sempre tramite
il lic. iur. PR 1, rispondeva con scritto del 30 gennaio 2018 specificando di
avere ricevuto dei prestiti in contanti dalla ex moglie e dagli amici avv. PI 3
e PI 4. A comprova dell’esistenza di questi prestiti, egli forniva delle attestazioni
di riconoscimento di debito firmate dalle parti e controfirmate dal fiduciario
luganesePI 5.

 

 

                                  G.   Con decisione su
reclamo del 21 febbraio 2018, tanto per il periodo fiscale 2012 quanto per il
2013, l’UT respingeva il reclamo riconfermando la decisione di prima istanza.
Entrambe le decisioni venivano motivate come segue:

                                         “(…) Con lettera del 15.1.2018 l’autorità fiscale ha richiesto al rappresentante
del contribuente di prendere posizione sul calcolo delle entrate e delle
uscite, dal quale emergeva un ammanco di liquidità e la comprova dei prestiti
ricevuti da terzi (girata bancaria ecc.). In riscontro il rappresentante
comunicava che i prestiti ricevuti, serviti per il sostentamento, sono avvenuti
a contanti allegando le attestazioni di riconoscimento di debito. Come già
comunicato nella richiesta del 15.1.2018 la prova costituita dalla
dichiarazione fatta dal presunto mutuante, domiciliato all’estero, non è
sufficiente in quanto difficilmente controllabile (…). In considerazione di
quanto sopra, delle precise richieste nella lettera del 15.1.2018 e che è a
carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a
ridurre il debito verso l’erario, l’autorità fiscale si vede costretta a
riconfermarsi nella decisione di prima istanza.”

 

 

                                  H.   Con unico ricorso del
20 marzo 2018 RI 1, personalmente, insorge avverso le decisioni su reclamo del
21 febbraio 2018. L’insorgente ribadisce innanzitutto di trovarsi in una situazione
di indigenza come dimostrerebbe anche il verbale di pignoramento allegato al
ricorso.

                                         RI 1 ritiene
inoltre di aver sufficientemente comprovato l’esistenza dei debiti da lui
contratti con l’ex moglie PI 6 e gli amici PI 4 e PI 3. A suo dire, lui e l’ex
moglie si sono sempre aiutati reciprocamente e in contanti senza che fosse
necessario ricorrere a dei bonifici. A mente dell’insorgente, il debito nei confronti
di PI 6 è effettivo e verrà rimborsato una volta venduta la proprietà di __________
(I). Per quanto attiene al debito nei confronti di PI 3, lo stesso sarebbe
dimostrato dal fatto che il creditore detiene in deposito una cartella
ipotecaria da euro 280'000.– quale garanzia. Tutti i debiti sarebbero poi
comprovati dagli attestati di riconoscimento di debito accettati dai creditori
e controfirmati dal fiduciario PI 5 in qualità di testimone.

                                         RI 1 conclude riaffermando
che i dati riportati nelle decisioni di tassazione non corrispondono alla sua
reale situazione economica. 

 

 

                                    I.   Con osservazioni
del 14 maggio 2018 l’UT ribadisce la bontà del proprio operato, proponendo la
reiezione del ricorso. 

                                         L’autorità fiscale
evidenzia come il reclamo sarebbe stato potuto venir dichiarato irricevibile,
non avendo l’insorgente prodotto i giustificativi richiestigli. Pur non avendolo
dichiarato irricevibile, l’UT si è trovato costretto a respingere il reclamo,
non essendo gli asseriti debiti sufficientemente comprovati. L’autorità fiscale
spiega che per i debiti professati verso creditori risiedenti all’estero, esige
dal contribuente delle informazioni più precise e più complete di quelle
effettivamente fornite nel caso concreto, così da garantire la generalità dell’imposta
e la parità di trattamento dei contribuenti. 

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Nella procedura fiscale
vigono la massima ufficiale e il principio inquisitorio. L’autorità di
tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti fiscalmente
rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte le indagini
necessarie (art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in
particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai
contribuenti (decisione TF 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; cfr., al proposito,
Berger, Voraussetzungen und
Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190). La procedura
fiscale è inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196
LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione determinano
con il contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per un’imposizione
completa ed esatta. Al contribuente è imposto l’obbligo di fare tutto il
necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (art. 200 LT; art.
126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la situazione in maniera
esaustiva e trasparente (decisione TF 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006, in: StR
61 p. 442).

 

                                         1.2.

                                         Di principio, in
applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8 CC, nella
procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità
fiscale è tenuta a dimostrare l’e­­sistenza di elementi che fondano o aumentano
l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che
concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e
121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).

                                         La descritta regola sull’onere
probatorio non è però assoluta, in quanto non lascia alcuno spazio a
considerazioni inerenti le effettive possibilità probatorie o comportamenti
ostruzionistici (Schär,
Normentheorie und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p.
435). Una prima eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in
maniera colpevole ed in violazione dei propri obblighi, la collaborazione,
possibile ed esigibile, nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo
fiscale. Una seconda eccezione si verifica invece quando il contribuente, per
motivi a lui estranei, non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il
suo debito d’imposta oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non
può essere pretesa (Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar
zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2ª ediz. Basilea 2008, n. 29 ad
art. 130 LIFD, p. 342 e riferimenti).

                                         In definitiva, la massima
ufficiale e il principio inquisitorio trovano i loro limiti nel dovere di
collaborazione del contribuente, indipendentemente dalla ripartizione oggettiva
dell’onere probatorio (Zweifel,
op. cit., n. 3 ad art. 123 LIFD, p. 263 con la 2° ed. del 2017; Althaus-Houriet, in: Noël/Aubry Girardin [a cura di], Impôt
fédéral direct, 2a ediz., Basilea 2017, n. 4 ad art. 123 LIFD, p. 1637).

 

                                         1.3.

                                         Secondo gli articoli 204
cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio,
in base a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida,
non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non
possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. A
tal fine, può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione
patrimoniale e del tenore di vita del contribuente.

                                         La tassazione d’ufficio
può essere impugnata soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta.
Il reclamo deve essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206
cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere della prova:
non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria valutazione,
bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente inesatta.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Nella fattispecie, come
visto, l’UT si è discostato dalla dichiarazione presentata dal ricorrente ed ha
rivalutato i suoi redditi, ritenendo che quelli dichiarati non fossero sufficienti
per coprire il suo fabbisogno e far fronte al suo tenore di vita.

 

                                         2.2.

                                         L’autorità ha
dapprima allestito una tassazione d’ufficio nel ristretto senso contemplato degli
art. 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD, indicando nei rimedi giuridici l’esistenza
dei requisiti posti dagli art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD e le conseguenze
in caso di inottemperanza. Con la decisione impugnata vi ha tuttavia rinunciato,
sostituendo la tassazione d’ufficio con una ordinaria, senza inversione dell’o­nere
della prova. Con decisione del 21 febbraio 2018 ha infatti notificato a RI 1
una tassazione ordinaria, con la conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini
d’ufficio, nell’intento di ricostruire la verità materiale, non è mai venuto
meno. Come ha stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia
alla tassazione d’ufficio non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di
determinare gli elementi imponibili in base ad una valutazione, rispettando le
regole relative all’onere della prova (sentenza del Tribunale federale del 22
febbraio 2006, n. 2A.561/2005 consid. 3).

 

                                         2.3.

                                         Come anticipato in
narrativa, l’UT ha a più riprese sottoposto al ricorrente un calcolo delle
entrate e delle uscite, dal quale emergeva un’importante mancanza di
disponibilità finanziaria, invitandolo a prendere posizione. 

                                         Nel calcolo entrate/uscite
per il periodo fiscale 2012, l’autorità fiscale ha accertato entrate
complessive per fr. 1'399'756.– a fronte di uscite per fr. 1'701'082.–, ciò che
comporta un ammanco di fr. 301'317.–. 

                                         Analogamente, per il 2013
l’autorità fiscale ha accertato entrate complessive per fr. 128'525.– e uscite
per 111'342.–, con una conseguente eccedenza di soli fr. 17'183.–.

                                         Non avendo RI 1 in alcun
modo giustificato la sua mancanza di disponibilità, l’UT ha reputato di doversi
basare sulle decisioni prese per gli anni precedenti, dalle quali emergeva una
disponibilità media tra i fr. 90'000.– e i fr. 100'000.–. L’autorità
fiscale ha quindi aggiunto “altri redditi” per 400'000.– per il 2012, giungendo
così a una disponibilità annua di 98'683.–, pari a fr. 8'223.55 mensili. 

                                         Analogamente, a fronte di
una disponibilità per il 2013 calcolata in fr. 17'183.–, l’UT ha ripreso
fr. 80'000.– a titolo di “altri redditi”, giungendo a una disponibilità
annua di fr. 97'183.– equivalenti a fr. 8'098.55 mensili. Anche per
il 2013 è quindi stata calcolata una ripresa atta a riportare la disponibilità
di RI 1 ai livelli degli anni precedenti. 

                                         L’insorgente sostiene che
la situazione economica prospettata dall’UT non corrisponde a quella reale.
Egli, ribadendo di trovarsi in serie difficoltà economiche, ha anche prodotto
un verbale di pignoramento per dimostrare quanto da lui asserito; sennonché
detto verbale risale al 19 maggio 2017, quindi diversi anni dopo i periodi
fiscali 2012 e 2013, oggetto delle decisioni impugnate. Nulla prova pertanto
che nel 2012 e nel 2013 l’insorgente si trovasse in una situazione d’indigenza.

                                         In ogni caso, a
prescindere dalla valutazione del fabbisogno per il sostentamento personale,
resta il rilevante ammanco dovuto alle ingenti uscite del 2012. 

                                         Non avendo il ricorrente
messo in discussione il calcolo delle entrate e delle uscite in quanto tale, se
non per la sua pretesa indigenza, la questione litigiosa si concentra sul
riconoscimento dei debiti da lui professati.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         RI 1 sostiene di aver
ricevuto in prestito delle importanti somme di denaro nel corso dei due periodi
fiscali oggetto delle decisioni avversate. Nello specifico, il ricorrente
avrebbe ricevuto complessivamente i seguenti importi:

·        
dall’ex moglie PI 6, residente a __________ (Inghilterra):

-    
euro 596'000.–;

-    
sterline 213'000.–;

-    
fr. 60'000.–;

·        
dall’amico PI 4, residente a __________ (Italia):

-    
euro 70'000.–;

-    
fr. 230'000.–;

·        
dall’amico PI 3, residente a __________ (Italia):

-    
euro 190'000.–.

 

                                         3.2.

                                         Il contribuente deve fare
tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (articoli
126 cpv. 1 LIFD e 200 cpv. 1 LT). Deve segnatamente fornire, a domanda
dell'autorità di tassazione, informazioni orali e scritte e presentare libri
contabili, giustificativi e altri attestati, come anche documenti concernenti
le relazioni d'affari (articoli 126 cpv. 2 LIFD e 200 cpv. 2 LT). 

                                         La giurisprudenza esige
una collaborazione “particolarmente qualificata” nei rapporti giuridici
internazionali. Si tratta per esempio di prestazioni nei confronti di uno Stato
estero con cui non è in vigore una convenzione per evitare la doppia imposizione
(CDI) oppure con uno Stato estero con cui è in vigore una CDI che ancora non
soddisfa gli standard attuali dell’OCSE in materia di scambio di informazioni
(art. 26 del Modello di convenzione fiscale dell’OCSE). Secondo la giurisprudenza
del Tribunale federale, le relazioni del beneficiario estero della prestazione
sono sottratte al controllo delle autorità fiscali interne, ragione per cui un
contribuente che voglia trarre un qualsiasi vantaggio da questa relazione internazionale
sottostà all’onere della prova e a un obbligo di collaborazione accresciuti
(cfr. p. es. la sentenza 2C_16/2015 del 6.8.2015, in RF 70/2015 p. 811, consid.
2.5.2 con riferimenti a dottrina e giurisprudenza).

 

                                         3.3.

                                         Nella fattispecie, il
ricorrente ha invocato l’esistenza di cospicui finanziamenti ottenuti da
persone residenti in Italia. 

                                         Il 23 febbraio 2015
Svizzera e Italia hanno firmato un Protocollo che modifica la Convenzione del 9
marzo 1976 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica italiana per evitare le
doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte
sul reddito e sul patrimonio (CDI-I; RS 0.672.945.41). Con la modifica è stato
integrato nella CDI lo standard internazionale sullo scambio di informazioni su
domanda (art. 27 CDI-I).

                                         Il Protocollo è entrato in
vigore il 13 luglio 2016 dopo che le procedure di ratifica si sono concluse in
entrambi i Paesi. 

                                         La nuova disposizione
sullo scambio di informazioni su domanda è applicabile dall’entrata in vigore
del Protocollo (13 luglio 2016) per fatti avvenuti dal 23 febbraio 2015, giorno
della firma (art. III paragrafo 2 del Protocollo del 23 febbraio 2015).

                                         Per i periodi fiscali
litigiosi, l’autorità fiscale svizzera non poteva pertanto fare capo allo
scambio d’informazioni con l’Italia, per verificare l’esistenza dei pretesi
prestiti. D’altronde, in Italia non viene riscossa un’imposta patrimoniale sui
beni mobili. È quindi più che giustificata la pretesa dell’autorità fiscale di
una collaborazione particolarmente qualificata, da parte del contribuente.

 

                                         3.4.

                                         Il Tribunale federale ha
avuto modo di affermare che si giustifica di non ammettere in deduzione, dal
reddito imponibile, gli interessi pagati su un preteso mutuo acceso nei
confronti di un parente domiciliato all'estero, in mancanza di sufficienti
prove dell’esistenza di tale debito. È pure giustificata l’imposizione di un
reddito d’altra fonte che tenga conto della sproporzione esistente fra le spese
del contribuente e le entrate dichiarate, per lo stesso periodo (sentenza n.
2P.267/1998 e 2A.382/1998 del 7 luglio 1999, in: RDAT I-2000 n. 15t). Anche in
quella fattispecie, il contribuente aveva addotto di avere contratto un debito
nei confronti di una persona residente all’estero. L’Alta Corte, nella sua
decisione, ha rammentato che, se, di norma, per un creditore domiciliato in
Svizzera è sufficiente indicare semplicemente il suo nome e indirizzo, per i debiti
professati verso creditori che – come in concreto – risiedono all’estero, il
fisco ha il dovere di esigere dal contribuente delle informazioni più precise e
più complete, dando prova di un maggiore rigore d’indagine, così da garantire
la generalità dell'imposta e la parità di trattamento tra gli amministrati (ASA
55 137 consid. 3a).

                                         Analogamente, il Tribunale
federale ha ritenuto che non fosse arbitrario il rifiuto della Camera di
diritto tributario di riconoscere l’esistenza di un prestito nei confronti di
un cittadino francese, nel caso di un contribuente che aveva prodotto il
contratto di mutuo solo dopo essere stato tassato per un reddito d’altra fonte
di fr. 40'000, a dipendenza di una sproporzione fra entrate e uscite. In
particolare aveva ammesso che si potesse ritenere singolare, vista la somma in
discussione, il fatto che né il ricorrente né sua moglie si fossero ricordati
prima di tale prestito; inoltre era insufficiente la prova costituita dalla
dichiarazione fatta dal preteso mutuante, domiciliato all’estero, in quanto
difficilmente controllabile (sentenza n. 2A.355/1997 e 2P.276/1997 del 6
ottobre 1998, in: RDAT I-1999 n. 15t).

                                         In un altro caso ancora,
l’Alta Corte ha negato la deduzione dal reddito imponibile di un asserito
debito nei confronti di una società di diritto tedesco, nel frattempo
liquidata, il cui titolare del diritto di firma, espressamente interpellato in
merito all’identità dei creditori effettivi, si era detto impossibilitato di
dar seguito alla richiesta, poiché lesiva dei diritti della personalità. Nella
stessa sentenza, il Tribunale federale aveva poi anche rilevato che, quando il
contribuente non è in grado di produrre le prove che gli sono state richieste
riguardo ai debiti da lui esposti, l’autorità fiscale gli nega la deduzione di
tali debiti in applicazione delle regole generali concernenti l’onere
probatorio ed impone lo stesso importo quale reddito da altra fonte; ciò
costituisce la logica conseguenza dell’inadempimento da parte dei contribuenti
dei loro oneri probatori e del fatto che il reddito soggetto all’imposta
comprende la totalità dei proventi che pervengono al contribuente durante un
determinato periodo (sentenza n. 2A.389/2002 e 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003,
in: RDAT II-2003 n. 15t).

 

                                         3.5.

                                         Tornando alla fattispecie
in discussione, a comprova degli asseriti prestiti, il ricorrente allega
diverse dichiarazioni scritte con le quali i due amici e l’ex moglie attestano
di aver prestato i succitati importi.

                                         I documenti in questione
non soddisfano le esigenze stabilite dalla legge e dalla giurisprudenza citate.
Non bastano certo le dichiarazioni sottoscritte dai pretesi mutuanti. In tal
senso nulla muta il fatto che le attestazioni di riconoscimento di debito siano
state controfirmate dal fiduciario luganese PI 5, potendo egli, evidentemente,
unicamente garantire che le dichiarazioni sono state sottoscritte senza alcuna
costrizione ma non certo l’effettiva esistenza dei prestiti. 

                                         Stupisce inoltre che il
contribuente cerchi di giustificare la mancanza di qualsivoglia documentazione
o tracciamento bancario asserendo che tutti i trasferimenti di denaro sono
avvenuti in contanti. Appare infatti francamente poco credibile e per nulla
realistico che i creditori, tutti residenti all’estero, si siano recati da RI 1
– o che quest’ultimo si sia recato da loro – per consegnare, rispettivamente
farsi consegnare, svariate decine di migliaia di euro, sterline e franchi in contanti.

                                         Curioso inoltre che le
dichiarazioni concernenti i pretesi prestiti siano state prodotte solo in sede
di reclamo e solo dopo esplicita richiesta dell’autorità fiscale. 

                                         Nel caso in esame quindi,
come visto, la dimostrazione dell’esi­­stenza dei pretesi prestiti è
estremamente lacunosa e comunque insufficiente a consentire il loro
riconoscimento.

 

 

                                   4.   Il ricorso è
conseguentemente respinto.

                                         Tassa di giustizia
e spese sono a carico del ricorrente, soccombente.

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.  1'000.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr. 1'100.–

                                         sono a carico del
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di .

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello

Il
presidente:                                                         Il segretario: