# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 39330c75-3d3f-5d6f-8e96-27882d3b8ef7
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-12-31
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 31.12.2005 PVG 2005 9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2005-9_2005-12-31.pdf

## Full Text

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Konzessionen und Bewilligungen 6
Concessioni ed autorizzazioni

Estrazione d’inerti. Qualificazione giuridica di un terreno alla 
foce di un fiume. Competenze del comune patriziale in qualità 
di proprietario.
– Qualificazione di un terreno alla foce di un fiume; pro- 

prietà privata o demanio pubblico ( cons. 2 ).
– Competenza del comune patriziale come proprietario del 

fondo di decidere in merito alla concessione giusta l’art. 81 
lett. c LC ( cons. 3 ).

Kiesabbau. Rechtliche Qualifikation eines an einer Fluss- 
mündung gelegenen Grundstücks. Zuständigkeit der Bür- 
gergemeinde als Eigentümerin.
– Rechtliche Qualifikation eines an einer Flussmündung 

gelegenen Grundstücks; Privateigentum oder Sache im 
Gemeingebrauch ( E.2 ).

– Zuständigkeit der Bürgergemeinde als Grundeigen- 
tümerin zur Erteilung einer Konzession gemäss Art. 81 lit. c 
GG ( E.3 ).

Considerandi:
2. a) Non è contestato che il comune patriziale sia debita-

mente iscritto a RF in qualità di proprietario del fondo, il quale a 
sua volta è intavolato come bene di congodimento. Per le parti 
convenute non sarebbe però possibile avere la proprietà su di una 
parte del demanio pubblico. Occorre pertanto in primo luogo sta- 
bilire se l’area in parola possa essere considerata una proprietà 
privata o se invece debba essere definita come una cosa apparte- 
nente al demanio pubblico, che soggiace alla sovranità dell’ente 
pubblico. Giusta l’art. 664 CC, le cose di dominio pubblico sono 
soggette alla sovranità dello Stato sul cui territorio si trovano      
( cpv. 1). Non sono soggetti alla proprietà privata, salvo la prova 
del contrario, le acque pubbliche, i terreni non coltivabili, come le 
rupi, le franate, i ghiacciai, i nevai e le sorgenti che ne scaturiscono 
( cpv. 2 ). Il diritto cantonale emana le necessarie disposizioni circa 
l’occupazione delle terre senza padrone ed il godimento e l’uso di 
dominio pubblico, come le strade, le piazze, i corsi d’acqua e il let-

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to dei fiumi ( cpv. 3 ). In merito alle cose di dominio pubblico, l’art. 
119 LICC, precisa che le acque ( fiumi, laghi, ruscelli), le strade e le 
piazze che comprovatamente non sono di proprietà privata, sono 
cose destinate all’uso pubblico e vengono considerate proprietà 
del comune sul cui territorio si trovano ( cpv. 1 e 2 ). Nell’evenienza, 
le parti concordano nel considerare di dominio pubblico il ruscello 
e il sottostante fiume con i rispettivi alvei, ma mentre i due conve- 
nuti considerano che tutto il cono di deiezione sia demanio pub- 
lico, il ricorrente reputa che gli inerti facciano invece oramai parte 
della particella no. 1004 e che vadano pertanto considerati di sua 
proprietà.

b) Sia in primo luogo precisato che la competenza per sta- 
bilire dove corrano esattamente i confini tra un fondo privato e un 
fondo di dominio pubblico spetta al giudice civile e non a quello 
amministrativo. Nell’evenienza occorre però solo stabilire se l’e- 
strazione degli inerti in questione avesse potuto essere decisa dal 
comune politico, senza che fosse determinante la questione di sa- 
pere dove l’eventuale linea di demarcazione tra i due tipi di pro- 
prietà venisse a correre. Giusta la giurisprudenza dominante, la 
delimitazione tra un fondo privato e il letto di un fiume o ruscello 
di dominio pubblico è lasciata al diritto cantonale. In base a que- 
sta concezione, i cantoni possono stabilire simile limite prenden- 
do a fondamento il livello medio o massimo di spostamento delle 
acque alle piene ordinarie o tracciare tali confini amministrativa- 
mente. Se manca una relativa disposizione cantonale, il diritto sviz- 
zero prevede una delimitazione che sia indipendente dalla varia- 
zione del livello delle acque e che venga stabilita in base al livello 
medio dell’acqua ( DTF 93 II 178 cons. 7 e riferimenti e 123 III 454
cons. 5 ).

c) La fissazione dei confini tra le acque pubbliche e il ter- 
reno appartenente a privati o a corporazioni è stato nel nostro 
cantone oggetto del decreto governativo del 15 luglio 1913 ( CS
217.400 ). In base a questa normativa, lungo i corsi di fiumi e tor- 
renti non incanalati ( non corretti) il confine del terreno agricolo o 
del terreno con rivestimento vegetale deve costituire anche il con- 
fine del corso d’acqua ( cifra 1). Nell’evenienza, onde procedere 
all’estrazione d’inerti prevista, è stata necessaria una domanda di 
dissodamento. Per questo non possono al riguardo esservi dubbi 
sul fatto che parte del terreno della particella no. 1004 abbia un ri- 
vestimento vegetale e che pertanto questa sia di proprietà del pri- 
vato intavolato come tale a RF. Del resto il relativo piano delle 
zone 1:2500 «Estrazione Val B.» conferma questo fatto. Al perime-

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tro e alla zona estrazione d’inerti è in ampia parte ( circa per 3/4) so- 
vrapposta una zona forestale. Per questo, forza è di constatare 
che, almeno per la parte del sedime no. 1004 ricoperto da bosco, la 
proprietà del fondo è del comune patriziale e non di quello politico 
a titolo di demanio pubblico.

d) Il fatto che la ghiaia e il terriccio che ricoprono la par- 
ticella no. 1004 siano degli accumuli formatisi con il successivo 
trasporto di materiali da parte del ruscello è ai fini del giudizio inin- 
fluente. Spostamenti di materiali di poca entità, causati da ab- 
bondanti piogge o da interventi dell’uomo, cadono sotto la nor- 
mativa di cui all’art. 660 e 660b CC ( ZBG-Laim, Art. 660, marginali 
1–8 ) e giusta l’art. 660 cpv. 1 CC non producono alcuna modifica 
dei confini della proprietà. Il proprietario del fondo è semplice- 
mente tenuto a permettere all’avente diritto la ripresa delle cose 
trasportate sul proprio fondo dall’acqua ( cfr. art. 700 CC ). Se non 
vi è però ripresa, il proprietario acquista la proprietà su queste  
parti di terreno per accessione per quanto questi materiali si uni- 
scano al suolo e vengano pertanto a far parte integrante del fondo. 
Come si è già detto nel considerando che precede, gli alberi che 
coprono la particella del ricorrente non fanno che confermare l’av- 
venuta completa integrazione di questi spostamenti di terreno a 
favore del fondo del comune patriziale, che ne ha pertanto anche 
acquisito la piena proprietà.

3. a) In base all’accordo stipulato tra il comune patriziale   
e quello politico in data 12 giugno 1984, la particella no. 1004 co- 
stituisce patrimonio di congodimento ai sensi dell’art. 79  lett. d   
LC. Giusta questa disposizione, rientrano nelle proprietà del co- 
mune patriziale i patrimoni di congodimento dei quali il comune 
patriziale è già iscritto a RF federale quale proprietario o la cui pro- 
prietà gli è stata riconosciuta da almeno 30 anni in forma suffi- 
cientemente deducibile da un punto di vista legale ed è rimasta in- 
contestata. In merito alle competenze, l’art. 81 LC precisa che il 
comune patriziale decide dell’alienazione, della costituzione in 
pegno e degli oneri permanenti del patrimonio di sua proprietà       
( lett. c ). È per contro necessario solo il consenso del comune pa- 
triziale per l’alienazione, la costituzione in pegno e la concessione 
di oneri permanenti su proprietà fondiarie che al 1. settembre 1874 
appartenevano già al patrimonio di congodimento del comune o 
che sono stati acquisiti a titolo di compenso in natura in sostitu- 
zione di simili proprietà ( lett. d). Contrariamente a quanto pre- 
tende il consorzio convenuto, la lettera d dell’art. 81 LC non trova 
nell’evenienza alcuna applicazione, non pretendendo alcuna delle

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parti in causa che si tratti di un fondo di congodimento apparte- 
nente già al comune politico il 1. settembre 1874.

b) Per le parti convenute, una concessione non potrebbe 
comunque cadere sotto le nozioni di alienazione o di onere per- 
manente previste all’art. 81 lett. c LC. Quando ad un privato viene 
permesso un uso particolare di un bene pubblico d'uso comune, 
ossia una disponibilità esclusiva e particolarmente intensa, viene 
più precisamente utilizzato lo strumento della concessione (Ulrich 
Häfelin/Georg Müller, Grundriss des allgemeinen Verwaltungs- 
rechts, 4ª ed., Zurigo 2002, marginale 2418 ss.). Fino alla fine del 
19. e anche agli inizi del 20. secolo, la concessione, in particolare 
quella per i diritti sulle acque, sottostava al diritto privato ed era 
vista come un diritto reale limitato, non necessariamente limitato 
nel tempo. Nella concezione moderna della concessione invece, 
l’ente pubblico non può accordare dei diritti particolari sul dema- 
nio pubblico per un tempo indeterminato, giacché un simile agire 
equivarrebbe a rinunciare alla sovranità su tale bene ed ad una 
periodica ponderazione dell’interesse pubblico al mantenimento 
della concessione ( cfr. sul tema DTF 127 II 74 cons. 4b e c ). Non è 
pertanto dato, come pretendono le due parti convenute, qualifi- 
care la concessione come un onere giusta l’art. 81 lett. c LC e mi- 
sconoscere l’applicazione di questo disposto insistendo sulla 
mancanza di permanenza dello stesso. In effetti, non potendo es- 
sere un onere permanente, la concessione in parola non cade 
sotto questa nozione. Considerato però che una concessione ac- 
cordata a titolo permanente equivale ad una alienazione ( DTF 127 
II 75 cons. 4c in fine), forza è di constatare che tale tipo di disposi- 
zione va equiparata ad una alienazione parziale. Questa conclu- 
sione è poi suffragata dal fatto che l’intervento in parola verrà ad 
incidere in modo sostanziale sulle caratteristiche stesse del fondo 
esteticamente e morfologicamente. Non va dimenticato che la 
vertenza riguarda l’alienazione di circa 90 000 m3 di ghiaia, che at- 
tualmente formano un imponente accumulo coperto da piante 
d’alto fusto. Pretendere che l’intervento non verrà ad intaccare la 
sostanza stessa del fondo non è in tali condizioni sostenibile. An- 
che se l’accumulo dovesse effettivamente riformarsi ( cosa non del 
tutto evidente dopo l’intervento di bonifica e rimboschimento pre- 
visto), il processo richiederebbe comunque forzatamente parecchi 
decenni.
U 04 83 Sentenza del 27 maggio 2005 
L’interposto ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale è an- 
cora pendente.