# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55267916-3245-5517-bf08-63f419ad2b35
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-31
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 31.12.2018 PVG 2018 7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2018-7_2018-12-31.pdf

## Full Text

3/7 Sozialversicherung PVG 2018

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LAVS. Somma delle due rendite per coniugi del 150 %. 
Condivisione dello stesso appartamento in caso di sepa- 
razione legale.
– Dal punto di vista della somma delle rendite per coniugi, se 

una coppia separata legalmente torna a vivere nello stesso 
appartamento questo comporta la fine di fatto della 
separazione.

AHVG. Plafonierung der Ehepaarente auf 150 %. Mitbenut- 
zung der gleichen Wohnung bei einem getrennten Ehe- 
paar.
– In Bezug auf die Plafonierung der Ehepaarrente endet mit 

der Benutzung der gleichen Wohnung durch ein ge- 
richtlich getrenntes Ehepaar – de facto – dessen Tren- 
nung.

Considerando in diritto:
3.1. In conformità a quanto stabilito all’art. 35 cpv. 1 LAVS,

la somma delle due rendite per coniugi ammonta al massimo  al
150 per cento dell’importo massimo della rendita di  vecchiaia 
se entrambi i coniugi hanno diritto a una rendita di vecchiaia o 
uno dei coniugi ha diritto a una rendita di vecchiaia e l’altro a una 
rendita dell’assicurazione per l’invalidità. Per contro, non è pre- 
vista nessuna riduzione a scapito dei coniugi che non vivono più 
in comunione domestica in seguito ad una decisione giudiziaria. 
Secondo quanto previsto dalle Direttive sulle rendite (DR) dell’as- 
sicurazione federale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità alle 
due marginali 5510 e 5511, non sottostanno a limitazione le rendite 
individuali dei coniugi di cui è stata sospesa per ordine giudiziario 
la comunione domestica senza che sia stato ancora pronunciato il 
divorzio (art. 35 cpv. 2 LAVS). La comunione domestica dei coniugi 
può essere considerata sospesa se, nel quadro della procedura 
di divorzio o di separazione, il giudice ha accertato la separazio- 
ne o se, durante la procedura di protezione dell’unione coniugale, 
la coppia è stata separata temporaneamente o per una durata in- 
determinata mediante decisione o accertamento del giudice. Alle 
rendite deve essere fissato un limite massimo se i coniugi conti- 
nuano, malgrado tutto, a vivere insieme o riprendono a vivere in 
comunione domestica. Nella sentenza I 399/02 del 30 aprile 2003 
l’allora Tribunale federale delle assicurazioni affermava la legalità 
alla LAVS di tali specifiche direttive. Nella decisione C-587/2015 e 
C-588/2014 del 2 giugno 2015, il Tribunale amministrativo federale

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pur precisando che a dette direttive emanate dell’ufficio federale 
delle assicurazioni sociali non potesse essere riconosciuto valore 
vincolante di legge per gli organi giudiziari, riconosceva però la 
necessità di osservare tali disposizioni, propriamente sulla questio- 
ne riguardante la ripresa della vita in comune nel caso di coniugi 
separati legalmente, nella misura in cui la loro applicabilità per- 
metta di ottenere nel caso concreto una giusta e adeguata inter- 
pretazione della normativa applicabile. In detta decisione, dopo  
che le due persone separate legalmente erano tornate a vivere 
assieme pur pretendendo di fare vite separate, il Tribunale ammi- 
nistrativo federale aveva ritenuto applicabile la limitazione della 
rendita per coniugi giusta l’art. 35 cpv. 1 LAVS. In principio quindi, 
agli organi giudiziari non è dato scostarsi da tali direttive senza  
che vi siano dei validi motivi, se esse permettono una convincente 
concretizzazione della normativa legale applicabile al fine di fa- 
vorire un’attuazione uniforme del diritto e di garantire la parità di 
trattamento (DTF 133 V 587, cons. 6.1 e 257 cons. 3.2 nonché 133
II 305 cons. 8.1).

3.2. Nell’evenienza, come si è potuto vedere anche in sede 
di sopralluogo, i due ricorrenti abitano un appartamento con entra- 
te separate. La ricorrente ha una camera, un servizio e un tinello 
a sua esclusiva disposizione, mentre il ricorrente dispone di una 
camera e servizio a suo uso esclusivo. Il soggiorno del ricorrente è 
invece situato nello stesso locale dove si trova la cucina in comune, 
per cui questo locale viene, almeno per quanto riguarda l’angolo 
cucina, condiviso tra i due coinquilini. Per il resto, i due ricorrenti 
utilizzano il corridoio in comune. E’vero che detto corridoio è sepa- 
rato da una tenda, intesa a delimitare lo spazio della ricorrente da 
quello del ricorrente, ma in sostanza la ricorrente deve utilizzare tut- 
to il corridoio per accedere ai propri spazi dall’esterno come anche 
il ricorrente deve passare oltre la tenda per recarsi in lavanderia. In 
questo senso quindi il corridoio va considerato parte in comune. La 
ricorrente dispone poi di un servizio separato raggiungibile attra- 
versando gli spazi comuni a tutta la casa. Come precisato in sede 
di sopralluogo, la ricorrente prenderebbe solo il caffè la mattina e 
cucinerebbe saltuariamente e comunque solo per se stessa nella 
cucina in comune, dove i cibi dei due assicurati sarebbero riposti 
separatamente negli armadi e nel frigorifero, mentre cucinerebbe 
regolarmente per altri familiari. Da tale descrizione dei locali e del 
vissuto quotidiano va concluso che gli istanti condividono lo stes- 
so appartamento, pur avendo ognuno degli spazi gestiti in maniera 
del tutto personale.

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3.3. Per la cassa di compensazione, i due coniugi sarebbero 
tornati a vivere assieme nello stesso appartamento, nel senso che 
la ricorrente si sarebbe trasferita nell’appartamento di colui che 
legalmente resta suo marito. In effetti, il contratto di locazione a 
suo tempo sottoscritto dal ricorrente riguardava l’affitto di un ap- 
partamento di tre locali oltre alla cucina e alla sala da bagno (vedi 
contratto di locazione del 20 dicembre 2007). Facendo astrazione 
del servizio destinato alla ricorrente e situato, come si è detto, al 
di fuori dell’appartamento condiviso dai ricorrenti, l’unità abitativa 
qui in discussione conta effettivamente 3 locali (due camere e un 
tinello), una cucina e un servizio. In sede di sopralluogo i ricorrenti 
contestavano fermamente che l’appartamento del ricorrente fosse 
condiviso anche dalla moglie, adducendo che mai il solo ricorrente 
avrebbe disposto di tutti questi spazi e che al trasferimento della 
ricorrente sarebbe preceduto un adeguamento dell’abitazione e la 
destinazione di spazi comuni della casa ad esclusivo uso dell’assi- 
curata. Dagli atti all’incarto però la tesi sostenuta dalla cassa di com- 
pensazione sembra effettivamente essere debitamente comprova- 
ta dal contenuto del contratto di locazione. In sede di sopralluogo, 
i ricorrenti non hanno saputo indicare per quale motivo nell’ambito 
di detto contratto di locazione del 2007 sarebbero stati indicati un 
numero di locali di cui l’istante non avrebbe effettivamente mai di- 
sposto. Giusta poi il contratto di locazione del 31 luglio 2014, la pi- 
gione mensile a carico del solo ricorrente sarebbe rimasta invariata 
per un importo di fr. 800.–; importo al quale andrebbero aggiunti fr. 
60.– di spese mensili. Per la ricorrente un contratto di locazione che 
preveda la corresponsione di una pigione non è agli atti. In sede di 
sopralluogo essa pretende di aver sottoscritto l’allegato al cont- 
ratto di locazione (allegato nel quale viene stabilita la suddivisione 
personale dei locali) e di dover conseguentemente corrispondere 
circa fr. 600.– (con le spese fr. 800.–) mensili di pigione come il ri- 
corrente. Una comprova che un affitto da parte della ricorrente sia 
stato corrisposto non è stata fornita e la pretesa stando alla quale 
i versamenti sarebbero stati fatti in contanti non è pure stata com- 
provata dai relativi regolari prelievi bancari, malgrado il Tribunale 
ne abbia fatta espressa richiesta in sede di sopralluogo. In questo 
senso, la tesi di fondo di controparte, stando alla quale la ricorrente 
sarebbe andata ad abitare nell’appartamento del ricorrente, appare 
verosimile e trova conferma anche nella documentazione versata 
agli atti e nell’assenza dei necessari giustificativi. Di fatto che i due 
ricorrenti versino distintamente il loro affitto per l’appartamento 
locato non è documentato e per la ricorrente non vi è alcuna com-

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prova che un affitto sia mai stato anche effettivamente corrisposto. 
La pretesa che si tratti quindi di due locatari distinti e indipendenti 
non è stata comprovata.

3.4. Per gli istanti, la loro forma di convivenza non avrebbe 
però più nulla a che vedere con una comunione domestica. Ognu- 
no vivrebbe per conto proprio, avrebbe la propria vita ed i prop- 
ri interessi e sarebbe del tutto indipendente dall’altro coinquilino. 
Contrariamente a quanto preteso nel ricorso questa questione non 
ha nell’evenienza la rilevanza determinante che i due assicurati 
intendono attribuirle. Altrimenti detto, dal momento che due per- 
sone separate giudiziariamente tornano a vivere assieme, la loro 
situazione giuridica dal punto di vista del diritto delle assicurazioni 
sociali è quella di una normale copia di coniugi. Questo principio 
non vale invece per le persone divorziate. In DTF 137 V 82 cons. 
5.5, il Tribunale federale non riteneva possibile paragonare ad una 
coppia sposata due persone divorziate che però continuavano a 
vivere in comunione domestica per motivi finanziari (vedi anche 
DTF 134 V 369 cons. 7.1), non essendo possibile per la cassa di com- 
pensazione verificare in detti casi, a parte il palese abuso di diritto, 
l’esistenza o meno di una comunione domestica. Per questo moti- 
vo, nell’ottica dell’art. 35 cpv. 1 LAVS, il Tribunale federale sembra 
preferire in linea di principio, non da ultimo per motivi di pratica- 
bilità, la presa in considerazione dello stato civile (e una persona 
separata legalmente resta sposata) e non fondarsi sul tipo di vita 
che le persone conducono (vedi anche la decisione del Tribunale 
federale 9C_505/2014 del 9 luglio 2014). In ogni caso la distinzione 
che viene fatta in caso di convivenza tra divorziati e coppie separa- 
te legalmente si fonda su motivate differenze di fondo, ed esempio 
sul fatto che con il divorzio viene a cadere l’obbligo di assistenza 
e di mantenimento reciproci di cui all’art. 163 CC che per contro 
perdura per tutta la durata del matrimonio, anche in caso di sepa- 
razione legale (vedi sulla questione anche DTF 137 V 82 cons. 5).

3.5. La soluzione scelta dagli organi incaricati dell’applica- 
zione del diritto delle assicurazioni sociali e dagli organi giudizia- 
ri ha il vantaggio, facendo capo a situazioni familiari formali (ad 
esempio stato civile), di garantire da un lato la sicurezza del diritto 
e di dare all’amministrazione di massa la possibilità di evadere le 
diverse situazioni in base a dei principi praticabili e dimostrabili 
senza grandi dispendi di forze e tempo (vedi sulla questione Thomas 
GächTer in Fampra.ch 2005, pag. 844). Non può infatti essere tralas- 
ciata la difficoltà per l’amministrazione di stabilire se concretamen- 
te due persone vivano in comunione domestica o in una economia

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domestica comune, dipendendo tale valutazione prevalentemente 
da allegazioni fatte da persone interessate ad un determinato esito 
della questione. Per questo, per il Tribunale amministrativo non vi 
sono neppure motivi validi per mettere in discussione tale solu- 
zione prevalentemente formalistica. In questo senso, dopo che la 
coppia legalmente separata è tornata a vivere nello stesso apparta- 
mento, alle condizioni particolari esposte in precedenza, la separa- 
zione è divenuta caduca (Daniel sTeck, op. cit., art. 117/118 marginale
7) e quindi le due persone vanno considerate per quanto riguarda 
la normativa in materia di AVS alla stessa stregua di qualsiasi altra 
coppia di persone sposate. In questo senso la limitazione stando 
alla quale la somma delle due rendite per coniugi è al massimo il 
150 per cento dell’importo massimo della rendita di vecchiaia va 
confermata.

4.1. In conformità a quanto previsto all’art. 17 cpv. 2 LPGA, 
ogni prestazione durevole accordata in virtù di una disposizione 
formalmente passata in giudicato è, d’ufficio o su richiesta, aumen- 
tata, diminuita o soppressa se le condizioni che l’hanno giustificata 
hanno subito una notevole modificazione. Operando una limitazio- 
ne della rendita per coniugi al 150 % dell’importo massimo della 
rendita di vecchiaia, il diritto dei due ricorrenti alla rispettiva ren- 
dita di vecchiaia subisce una riduzione propriamente a partire dal 
momento (mese successivo) che è ripresa la coabitazione. Giusta   
il calcolo effettuato dalla cassa di compensazione, dal 1. settem- 
bre 2014 fino al 31 agosto 2017, la differenza tra l’ammontare delle 
rendite di vecchiaia al quale i due assicurati avrebbero giustamen- 
te avuto diritto e quello invece concretamente percepito come se 
fossero due persone separate a tutti gli effetti ammonta comples- 
sivamente a fr. 13’492.– per la ricorrente e a fr. 14’576.– per il ricor- 
rente. Questi calcoli non vengono contestati, ma viene messo in 
discussione il dovere di restituzione a partire dal settembre 2014. 
Per i due ricorrenti, la riduzione delle due rendite andrebbe eventu- 
almente effettuata dal settembre 2017, ma non potrebbe compor- 
tare una richiesta di restituzione in base ad un calcolo retroattivo 
delle prestazioni percepite dal 1. settembre 2014.

4.2. Come esposto in precedenza, con la ripresa della co- 
abitazione si giustificava una limitazione della rendita per coniugi 
giusta l’art. 35 cpv. 1 LAVS. Da tale data quindi, gli istanti hanno 
percepito delle prestazioni indebite. Giusta l’art. 25 cpv. 1 LPGA, 
le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La 
restituzione non deve essere chiesta se gli interessati erano in buo- 
na fede e verrebbero a trovarsi in gravi difficoltà. La restituzione e

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il suo eventuale condono vengono normalmente decisi in due fasi 
separate. Nella fattispecie, l’oggetto della lite riguarda unicamente 
il tema della restituzione. La cassa di compensazione non ha infatti 
ancora necessariamente potuto pronunciarsi su di una eventuale 
richiesta di condono. Nell’ambito del presente procedimento non 
è allora dato prevalersi della buona fede e della precaria situazione 
finanziaria per (implicitamente) chiedere anche il condono dell’ob- 
bligo di restituzione. L’obbligo di restituzione è di regola subordi- 
nato all’adempimento dei presupposti per la riconsiderazione o per 
la revisione processuale della decisione all’origine delle prestazioni 
in causa (DTF 130 V 318 cons. 5.2 con riferimenti). Di regola, l’adat- 
tamento delle prestazioni dell’assicurazione sociale avviene con ef- 
fetto retroattivo (vedi sentenza del Tribunale federale 9C_744/2012 
del 15 gennaio 2013 cons. 4.1).

4.3. Nel caso in oggetto la cassa di compensazione era abi- 
litata a chiedere la restituzione delle prestazioni fornite indebita- 
mente essendo adempiuti entrambi i presupposti per procedere 
al riesame delle originarie decisioni di rendita di vecchiaia. Da un 
lato, infatti, le decisioni erano manifestamente errate perché erano 
chiaramente contrarie alla legislazione in materia che impone la 
limitazione delle rendite per coniugi (art. 35 cpv. 1 LAVS) e, d’altro 
canto, la loro rettifica assumeva una notevole importanza poiché 
aveva per oggetto una prestazione periodica (DTF 119 V 475 cons. 
1c). Come già precisato, la questione di sapere se i due beneficiari 
fossero o meno in buona fede non ha direttamente alcuna influen- 
za sul fatto che dette prestazioni siano state versate indebitamen- 
te. La restituzione delle prestazioni indebitamente percepite giusta 
l’art. 25 LPGA, presume un calcolo retroattivo dell’indebito, e avvie- 
ne indipendentemente da un’eventuale colpa di coloro che hanno 
ricevuto la prestazione (vedi SVA 1998 PC no. 9 cons. 6a). Ne conse- 
gue che i rispettivi importi chiesti in restituzione, il cui calcolo non 
è come tale contestato, non danno adito a critiche.
S 17 166 Sentenza del 12 giugno 2018

L’interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribuna-      
le federale è stato respinto con sentenza del 21 dicembre 2018 
(9C_574/2018).