# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b5ae993-6e97-530c-9331-9f79df0828bc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 05.08.2009 32.2009.36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-36_2009-08-05.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.36

   

  FS/vm

  	
  Lugano

  5 agosto 2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 febbraio 2009
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 7 gennaio 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1961, da ultimo attivo quale capo squadra nei vari cantieri presso la
__________ (doc. AI 3/1 e 6/1-3), nel mese di giugno 2006 ha presentato una richiesta
di prestazioni AI per adulti (doc. AI 2/1-8).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso – tra cui una perizia psichiatrica
a cura del Centro __________, una perizia reumatologica a cura del dr. __________
e un periodo di accertamento professionale presso il Centro di __________ –, l’Ufficio
AI, con decisione 7 gennaio 2009 (doc. AI 57/1-4), preavvisata con progetto 24
ottobre 2008 (doc. AI 48/1-4), ha negato all’assicurato il diritto a una rendita
essendo il grado d’invalidità non pensionabile.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurato, tramite l’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione medica – ha chiesto:

 

" 
(…)

PRELIMINARMENTE

 

1.  Il ricorrente è posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con esenzione dal pagamento di tasse e spese e con il gratuito
patrocinio del sottoscritto legale.

 

2.  Spese e tasse come di rito.

 

 

NEL MERITO

 

1.  Il ricorso è accolto e di conseguenza è
annullata la decisione dell’Ufficio AI del 07.01.09.

     § Al Signor RI 1 è riconosciuta una
rendita AI intera.

 

2.  Tasse, spese e ripetibili protestate.

(…)." (doc. AI 58/7)

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI – rilevato che il danno alla salute “(…) è
stato valutato correttamente ed il ricorso non porta elementi di valutazione
oggettivi o prove idonei a sconfessare tale valutazione. (…)” (IV, pag. 2) – ha
chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con
scritto 4 marzo 2009 la patrocinatrice dell’assicurato –ribadita “(…) la necessità
di allestire una perizia, oggettiva e approfondita sullo stato attuale di salute
(psichica e fisica) del mio rappresentato (…)” (VI) – ha trasmesso al TCA il
“breve rapporto d’uscita” 6 febbraio 2009 relativo alla visita presso il Pronto
Soccorso dell’Ospedale Regionale di __________.

 

                               1.6.   Con
osservazioni 18 marzo 2009 l’Ufficio AI – rilevato che il SMR ha stabilito che
“(…) “l’attuale documentazione medica non permette di oggettivare o rendere
verosimile una modifica sostanziale dello stato di salute dell’assicurato,
stato di salute accertato tramite valutazione peritale psichiatrica e reumatologica”
(…)” (VIII, pag. 2) – ha confermato la risposta di causa.

 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D.
SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA
del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella
causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00;
STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002
pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento della nascita dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato
antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI
non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito
fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 7 gennaio 2009, con la quale l’Ufficio
AI ha negato all’assicurato il diritto ad una rendita, è conforme o meno alla
legislazione federale.

                                         L’assicurato,
contestata la valutazione medica, ha chiesto il diritto ad una rendita intera.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un
ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA
inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003
nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella
causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I
166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Nella
DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo
da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.

                                         Tali
criteri sono stati così riassunti dal TFA che, nella sentenza I 404/03 del 23
aprile 2004, si è così espresso:

 

" 
(…)

6.2 A determinate condizioni, anche un disturbo da
dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per
le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03,
consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale). Secondo
giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da
dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto
tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare
luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12
marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare
pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo
principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da
dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro
oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI
2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in
fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali,
presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di
notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri
criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla
vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi
citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori
psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla
salute suscettibili di originare   un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art.
4 cpv.1 LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2,
con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi
deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione
riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei
criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa,
rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000
pag. 155 consid. 2c).

(…)" (STFA del 24 aprile 2004 nella causa N., I
404/03, consid. 6.2).

 

                                         Anche
in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha
evidenziato che:

 

" 
(…)

5.2 In una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo
di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e
durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali
(1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti
della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione
sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la
liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario
tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso
di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché
di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e
sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag.
155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung,
in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,
San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

(…)" (STFA del 28 maggio 2004 nella causa B., I
702/03, consid. 5.2).

 

                                         Nella
DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         A
proposito dell'esame dei criteri fissati dalla giurisprudenza, in una sentenza
9C_111/2008 del 27 gennaio 2009 l'Alta Corte, in un caso concreto, si è così
espressa:

 

" 
(...)

3.

3.1 En premier lieu, la juridiction cantonale de
recours a constaté l'absence de comorbidité psychiatrique au trouble
somatoforme douloureux. Le recourant ne remet pas en cause cette constatation
de fait, qui lie dès lors le Tribunal fédéral (art. 105 al. 1 LTF).

 

3.2 Le Tribunal cantonal a porté ensuite son examen sur
les quatre autres critères que la jurisprudence a posés. Il a constaté que deux
de ces critères sont réalisés chez le recourant: d'une part, l'existence
d'affections corporelles chroniques ou d'un processus maladif s'étendant sur
plusieurs années sans rémission durable; d'autre part, la présence d'un état
psychique cristallisé sans évolution possible au plan thérapeutique, marquant
simultanément l'échec et la libération du processus de résolution du conflit
psychique (profit primaire tiré de la maladie). En revanche, il a constaté que
les deux autres critères font défaut, savoir la perte d'intégration sociale
dans toutes les manifestations de la vie, ainsi que l'échec de traitements
thérapeutiques ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art et
de mesures de réhabilitation, cela en dépit de la motivation et des efforts de
la personne assurée pour surmonter les effets des troubles somatoformes
douloureux. La juridiction cantonale a admis que le recourant ne présente pas
de cumul des critères dégagés par la jurisprudence, cela avec une certaine
intensité et constance, ce qui l'a conduite à nier l'existence d'un trouble
somatoforme douloureux ayant une répercussion sur la capacité de travail.

 

Le recourant invoque une constatation des faits
manifestement inexacte et incomplète, en reprochant aux juges cantonaux de les
avoir établis en contradiction flagrante avec les rapports médicaux versés au
dossier, plus particulièrement celui de l'Hôpital X.________ du 17 juillet
2007. Toutefois, le recourant
n'établit pas que les constatations de fait du tribunal cantonal seraient manifestement
erronées. Non seulement il ne démontre pas que cette autorité aurait constaté à
tort que la perte de l'intégration sociale, deuxième critère, se serait étendue
à toutes les manifestations de la vie, dès lors qu'il reconnaît conserver
quelques contacts avec d'anciens collègues, mais il n'aborde pas le quatrième
critère relatif à l'échec des traitements thérapeutiques, dont les premiers
juges ont pourtant nié l'existence.

 

En ce qui concerne l'appréciation globale de l'effort
de volonté que le recourant pourrait fournir afin de surmonter ses douleurs,
l'intéressé reste assez superficiel. Les moyens invoqués dans le recours ne
sauraient conduire la Cour de céans à substituer sur ce point l'appréciation du
recourant à celle des premiers juges, d'autant que ces derniers ont nié un
caractère invalidant aux douleurs en rappelant que seuls deux critères parmi
les quatre précités ont pu être retenus. A cet égard, la reconnaissance du
premier des quatre critères par le tribunal cantonal ne convainc pas, car la
seule présence d'un symptôme induisant un trouble somatoforme douloureux
(singulièrement un syndrome fibromyalgique, dont le docteur G.________,
spécialiste en rhumatologie et en médecine interne, a fait état dans un rapport
du 14 juillet 2005), ne permet pas encore d'admettre l'existence d'une
affection corporelle chronique ou d'un processus maladif. Il en va de même du
critère du profit primaire tiré de la maladie que les premiers juges ont aussi
retenu, car celui-ci suppose un contexte psychodynamique qui n'est pas réalisé.
On ajoutera qu'à la lecture du rapport psychiatrique du 21 juin 2006 dont
l'office intimé disposait, la solution retenue dans la décision du 19 février
2007 se concilie avec les principes jurisprudentiels applicables en matière de
troubles somatoformes douloureux. Quant à l'incidence du second rapport de
l'Hôpital X.________ du 17 juillet 2007 sur l'issue du litige, l'opinion des
premiers juges est pertinente et il peut y être renvoyé.

(…)" (STFA del 29 gennaio 2009 nella causa V., 9C_111/2008, consid. 3).

 

                                         La
nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si
è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

" 
(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una
recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla
pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha
stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere
in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di
controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia
presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si
giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di
applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di
disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere
invalidante di una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si
deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie
o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante
l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una
componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.

(…)" (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05,
consid. 4)

 

                               2.6.   Nell’evenienza
concreta, nelle annotazioni 29 marzo 2007, il dr. __________, medico SMR, ha
concluso che “(…) si rende attualmente necessaria, in un primo tempo, una
perizia psichiatrica.” (doc. AI 17/1).

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del Centro __________ (doc. AI 18/1-2).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia e direttore del Centro __________,
nella perizia 28 aprile 2007 (doc. AI 20/1-7), dopo aver illustrato l’anamnesi,
i dati soggettivi e l’esame psichico, non ha posto alcuna diagnosi con ripercussioni
sulla capacità lavorativa, ritenuta la sindrome somatoforme da dolore
persistente (ICD 10 F 45.4) quale diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa.

 

                                         Lo
specialista si è poi espresso in questi termini:

 

" 
(…)

6.     VALUTAZIONE
E PROGNOSI

        

Alcune considerazioni preliminari devono essere fatte
rispetto alla diagnosi trovata negli atti. La malattia della figlia dell'A
inizia nei primi mesi del 2005 ed il periodo maggiormente critico per la famiglia
è in maggio 2005, quando la ragazza subisce un intervento per nulla risolutivo
sui problemi di deambulazione. In questo periodo l'A non sviluppa nessuna
reazione depressiva all'evento stressante, che, al contrario, viene
fronteggiato con energia. I periodi di inabilità lavorativa cominciano solo
dalla fine del 2005. Nemmeno a fine dicembre 2005 si riscontra una chiara
sindrome depressiva; si rilevano solo dei dolori degni di indagini ulteriori.
Il sospetto di depressione larvata viene avanzato, solo come ipotesi, dalla
neurologa nel luglio 2006, dopo che tutte le indagini sono risultate negative.
La depressione ipotizzata dalla neurologa non trova però nessuna conferma
nell'accertamento psichiatrico del Dr. __________ del settembre 2006, e neppure
in quello della psichiatra Dr.ssa __________, dell'ottobre 2006. Entrambi gli
specialisti notano solo una sindrome somatoforme. D'altra parte, anche il
medico curante, fino al mese di gennaio 2007, non ha mai spronato vigorosamente
l'A ad intraprendere una presa in carico psichiatrica, cosa che avrebbe
sicuramente fatto molto tempo prima, se avesse sospettato una depressione maggiore
grave.

Improvvisamente, la diagnosi di depressione viene
formulata da uno specialista psichiatra solo il 19.01.2007, insieme con la
diagnosi di "disturbo della personalità con tendenze passivo - autosvalutative".
Queste diagnosi vengono trascritte dallo psichiatra curante nel 2007 sul
certificato per la cassa malati, senza ulteriori approfondimenti documentati.

In merito a queste due ultime opinioni faccio ora due
considerazioni.

E' possibile che l'A abbia avuto un singolo episodio
depressivo, limitato nel tempo e di breve durata, quando è stato visto dalla
psichiatra nel gennaio 2007. Tuttavia, l'oggettività da me rilevata non consente
di parlare di depressione ed è in linea con quella descritta dai due colleghi
psichiatri che hanno visto il paziente nel corso del 2006. Se episodio
depressivo vi è stato, questo è ora risolto grazie alla terapia adeguata messa
in atto dal Dr. __________. Inoltre, i tratti di passività ed autosvalutazione
rilevati dalla Dr.ssa __________, possono essere spiegati dal fatto che quando
ha osservato il paziente egli era, per l'appunto, depresso. Non è necessario
parlare di un disturbo della personalità, che peraltro non trova elementi
oggettivi a sostegno. I disturbi della personalità sono modalità erronee di
rapportarsi con sé stessi e con gli altri, che insorgono precocemente e durano
nel tempo. L'ottimo funzionamento sociale e lavorativo precedente al disturbo
somatoforme (l'A era capo squadra nella ditta!) contrasta con un disturbo di personalità
di tipo passivo - autosvalutativo.

 

In conclusione; nell'attualità l’A non presenta nessun
segno obiettivo di depressione e nega categoricamente qualsiasi sintomo. Non vi
è nessun isolamento sociale e si può parlare di un buon funzionamento nel
contesto familiare. Tutto ciò è confermato dalla descrizione della “giornata
tipo” sopra riportata. Non vi è poi alcun disturbo della personalità, ma solo
una certa rassegnazione e passività. Questo è un atteggiamento tipico che viene
assunto da chi è portatore di un disturbo somatoforme e permane per molto tempo
fuori dal lavoro. La possibilità di restare in malattia rappresenta un potente
vantaggio secondario, che non fa altro che rafforzare e mantenere il disturbo,
inducendo il paziente ad assumere il ruolo e l'atteggiamento dell'invalido.
Essendovi conflitti di ordine nevrotico alla base del disturbo somatoforme, è
importante eliminare categoricamente ogni vantaggio secondario, se si vuole
sperare di incidere in modo positivo e terapeutico sui sintomi. In questo
senso, una rendita di invalidità non è assolutamente indicata. Non essendoci
una base organica dietro ai dolori, uno sforzo di volontà dell'assicurato per superare
gli stessi o per imparare costruttivamente a conviverci, è esigibile.

 

L'A va pertanto considerato abile, per qualsiasi
lavoro, al 100%. da subito.

 

 

B.      
CONSEGUENZE
SULLA CAPACITA' DI LAVORO

 

1.      
Menomazioni
qualificative e quantitative dovute ai disturbi constatati 

        Nessuna

 

2.      
Conseguenza
dei disturbi sull'attività attuale

 

2.1   
Come si
riproducono i disturbi sull'attività attuale dell'assicurato?

Nulla

 

2.1   
L'attività
attuale è ancora praticabile?

Si, al 100%

 

2.2   
E'
considerabile una diminuzione della capacità di lavoro?

No

 

2.3. Da quando esiste una limitazione
della capacità di lavoro provata a livello medico-teorici di almeno il 20%

        Nulla

 

 

C.      
CONSEGUENZE
SULLA CAPACITA' D'INTEGRAZIONE

 

1.      
E'
possibile effettuare provvedimenti d'integrazione? Ve ne sono in corso? Ne sono
previsti?

Non entrano in considerazione

                                                       (…)" (doc. AI 20/5-7)

 

                                         Nelle
annotazioni 21 agosto 2007 il dr. __________, medico SMR, ha osservato che “(…)
a distanza di oltre un anno dalla suddetta valutazione reumatologica in virtù
anche di una valutazione neurologica effettuata in aprile 2006, coadiuvata
anche da accertamenti radiologici dove si evidenziava che l’incapa-cità lavorativa
totale e prolungata dell’A. in questione non era giustificata, ritengo che per
valutare gli attuali limiti funzionali per configurare un’attività adeguata
allo stato di salute odierno dell’A. sia necessario un ulteriore accertamento
medico specialistico reumatologico (Dr. __________).” (doc. AI 21/1).

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del dr. __________ (doc. AI 22/1-2).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in reumatologia e medicina interna, nella perizia reumatologica
2 ottobre 2007 (doc. AI 25/1-7) – posta la diagnosi di “(…) emisindrome del
dolore cronico a destra in – tendenza fibromialgica – decondizionamento muscolare
– minime alterazioni degenerative della colonna cervicale e lombare (protusioni
discali C3-C6, L3-L5) – disturbi statici del rachide (cifosi dorsale prolungata
con scoliosi toracolombare sinistroconvessa) (…)” (doc. AI 25/6-7) –, circa le
conseguenze sulla capacità di lavoro e d’integrazione, si è così espresso:

 

" 
(…)

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute,
un'attività medio-leggera, con carichi variabili, non troppo statica, non
troppo monotona, con possibilità di alternare frequentemente le posizioni corporee.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico
l'assicurato abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento massimo
del 100%, a decorrere dal 27.12.2005.

 

Nella sua ultima professione come capo squadra sui
cantieri, a seguito dei dolori cronici, giudico l'assicurato abile al lavoro
sull'arco di una giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione del
rendimento del 25%, a partire dal 27.12.2005. (…)" (doc.
AI 25-7)

 

                                2.7.   Quanto alla valenza probante
di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano
stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami
completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia
stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano
ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore
di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A proposito delle perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che,
nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti,
hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducono a ritenerle    inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversiche-rungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

                                         In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI
2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero
apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta
senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è
quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e
di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri
rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid.
3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Il
TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a
admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de
l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs
rien valoir de tel. (…)"

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/05,
consid. 3.2)

 

                                         Per quel che riguarda i rapporti del medico
curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc); Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008, il Tribunale federale
ha sottolineato che:

 

" 
(...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux arrêts
cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le cadre
de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les
conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans
le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont fondés,
sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé
la décision attaquée.

(...)" (STF
del 29 gennaio 2008 nella causa C., 9C_289/2007, consid. 4.2)

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a
p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard,
il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la
jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.

(…)." (cfr. STFA del 16 ottobre nella causa N., 9C_142/2008, consid. 2.2)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso
deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag.
571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate
alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D.
Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie
Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg.
(249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti, i quali
hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicura-to è
portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in
merito all’assenza di patologie psichiatriche con ripercussioni sulla capacità
di lavoro e alla capacità lavorativa del 100% con una diminuzione del
rendimento del 25% nella sua attività abituale e del 100% con rendimento pieno
in un’attività adeguata, dal 27 dicembre 2005.

 

                            2.8.1.   Per
quanto riguarda l’aspetto extra somatico il dr. __________, nella perizia 26
aprile 2007 (doc. AI 20/1-7), ha escluso una patologia psichiatrica con ripercussioni
sulla capacità di lavoro e ha diagnosticato una sindrome somatoforme senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa. Lo specialista ha poi concluso che “(…)
nell’attualità l’A non presenta nessun segno obiettivo di depressione e nega categoricamente
qualsiasi sintomo. Non vi è nessun isolamento sociale e si può parlare di un
buon funzionamento nel contesto famigliare. Tutto ciò è confermato dalla
descrizione della “giornata tipo” sopra riportata. Non vi è poi alcun disturbo
della personalità, ma solo una certa rassegnazione e passività. Questo è un atteggiamento
tipico che viene assunto da chi è portatore di un disturbo somatoforme e
permane per molto tempo fuori dal lavoro. La possibilità di restare in malattia
rappresenta un potente vantaggio secondario, che non fa altro che rafforzare e
mantenere il disturbo, inducendo il paziente ad assumere il ruolo e
l’atteggiamento dell’invalido. Essendovi conflitti di ordine nevrotico alla
base del disturbo somatoforme, è importante eliminare categoricamente ogni
vantaggio secondario, se si vuole sperare di incidere in modo positivo e
terapeutico sui sintomi. In questo senso, una rendita di invalidità non è
assolutamente indicata. Non essendoci una base organica dietro ai dolori, uno
sforzo di volontà dell’assicurato per superare gli stessi o per imparare costruttivamente
a conviverci, è esigibile. (…)” (doc. AI 20/6).

                                         Ha
poi evidenziato che “(…) la depressione ipotizzata dalla neurologa non trova
però nessuna conferma nell’accertamento psichiatrico del Dr. __________ del settembre
2006, e neppure in quello della psichiatra Dr.ssa __________, dell’ottobre
2006. Entrambi gli specialisti notano solo una sindrome somatoforme.
(…)” (doc. AI 20/6, la sottolineatura è del redattore).

 

                                         La
dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia 19 gennaio
2007 indirizzata alla __________ (doc. 3/5-10 dell’incarto cassa malati) – posta la
diagnosi di “(…) episodio depressivo di media gravità senza sintomi psicotici
(F 32.1 dell’ICD 10) – sindrome somatoforme da dolore persistente (F 45.4
dell’ICD 10) – disturbo di personalità con tendenze passivo-autosvalutative (F
60.8 dell’ICD 10) (…)” – aveva concluso che “(…) la terapia farmacologica impostata dal Dr. __________
non ha dato risultati, così che non possiamo prevedere – per il momento – la
ripresa della capacità lavorativa, nemmeno a tempo parziale. Quest’ultima è
stata tentata nel mese di settembre 2006, per qualche giorno, senza portare dei
risultati di alcun tipo. Tuttavia ritengo importante proseguire con il
trattamento psichiatrico, in particolar modo con un regolare sostegno
psicoterapeutico dando spazio e tempo all’assicurato per ripensare lentamente a
tutto quello che gli sta capitando, trovare sollievo a potersi confidare con
qualcuno, trovando comprensione per quello che gli è accaduto e discolparsi.
Senza questo tentativo, la prognosi è alquanto infausta, nel senso della
cronicizzazione della malattia depressiva. Con questo trattamento, persiste una
pur sottile speranza di miglioramento, ma non prima di diversi mesi di cura,
anche se persiste un’inabilità lavorativa per malattia da oltre un anno.
Complessivamente, la prognosi è ancora alquanto riservata. (…)”.

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel certificato medico 9
febbraio 2007 (doc. 4/2 dell’incarto cassa malati), aveva poi ripreso le
diagnosi poste dalla dr.ssa __________ e confermato un’inabilità lavorativa al
100% da gennaio 2007.

                                         Al
riguardo il dr. __________ ha osservato che “(…) improvvisamente, la diagnosi
di depressione viene formulata da uno specialista psichiatra solo il 19.1.2007,
insieme con la diagnosi di “disturbo della personalità con tendenze passivo-autosvalutative”.
Queste diagnosi vengono trascritte dallo psichiatra curante nel 2007 sul
certificato per la cassa malati, senza ulteriori approfondimenti documentati.
In merito a queste due ultime opinioni faccio ora due considerazioni. E’ possibile
che l’A abbia avuto un singolo episodio depressivo, limitato nel tempo e di
breve durata, quando è stato visto dalla psichiatra nel gennaio 2007. Tuttavia,
l’oggettività da me rilevata non consente di parlare di depressione ed è in
linea con quella descritta dai due colleghi psichiatri che hanno visto il
paziente nel 2006. Se episodio depressivo vi è stato, questo è ora risolto
grazie alla terapia adeguata messa in atto dal Dr. __________. Inoltre, i
tratti di passività ed autosvalutazione rilevati dalla Dr.ssa __________,
possono essere spiegati dal fatto che quando ha osservato il paziente egli era,
per l’appunto, depresso. Non è necessario parlare di un disturbo della
personalità, che peraltro non trova elementi oggettivi a sostegno. I disturbi
della personalità sono modalità erronee di rapportarsi con sé stessi e con gli
altri, che insorgono precocemente e durano nel tempo. L’ottimo funzionamento
sociale e lavorativo precedente al disturbo somatoforme (l’A era capo squadra
nella ditta!) contrasta con un disturbo della personalità di tipo passivo – autosvalutativo.
(…)” (doc. AI 20/6).

 

                                         Le
circostanziate e puntuali conclusioni del perito dr. __________ non sono state
validamente contrastate dal dr. __________ che – pur avendone avuto la possibilità
(il referto gli è stato trasmesso il 18 ottobre 2007 e su sua richiesta ancora
il 15 gennaio 2008 [doc. AI 27/1 e 34/1] –, nello scritto 14 aprile 2008
indirizzato al Centro professionale di __________, non si è espresso
chiaramente sulla capacità lavorativa limitandosi ad osservare, senza tuttavia
documentare e oltretutto in modo del tutto generico, che:

 

" 
(…)

Dalla mia esperienza come terapeuta dopo un anno di
incontri settimanali non posso purtroppo che costatare la presenza di un paziente
che lamenta in modo ripetitivo la stessa sintomatologia algica lasciano solo
progressivamente un limitato spazio per parlare delle speranze deluse e dei
rancori spesso non espressi che hanno gravato sul suo vissuto. A livello
terapeutico l'alleanza terapeutica rimane difficile da stabilizzare quando si
tratta di discriminare i dolori legati al prorprio corpo e la sofferenza legata
alla malattia della figlia, esplicita portatrice, prima della malattia, delle
speranze per il futuro. "Non mi si crede" rimane allora il leitmotiv
che ricale anche l'iter diagnostico travagliato attraversato dal paziente con
sua figlia. La povertà dei sogni e delle associazioni non permettono attualmente
un lavoro di messa in prospettiva delle difficoltà attuali con dei vissuti anteriori
non elaborati. I lutti non sono elaborati e se il paziente non parla di depressione
è più per mancanza di espressività affettiva differenziata e per una necessità
espressa di mantenere tutta la vita psichiatrica al momento come immobilizzata.
Non ha impedito che ha cominciato a dormire meglio con un antidepressivo
(Remeron 30 mg) che a sprazzi riesce ad esprimersi in modo più affettivo.
L'investimento per il futuro in un progetto anche lavorativo rimane però al
momento scarso.

A titolo psichiatrico ritengo dunque la capacità
lavorativa ridotta per necessità psichica di contenere la vita psichica in una
posizione d'immobilità che corrisponde ad una sintomatica d'inibizione. Non
condivido il parere del perito che parla in modo generico di conflitti
nevrotici e di vantaggi secondari appoggiandosi più su una logica teorica che
sulla descrizione e la massa in evidenza di una qualsiasi conflittualità. La
crisi attraversata dal paziente è invece complessa, di tipo identitario, attraverso
l'esperienza di ripetute migrazioni e perdita di punti di riferimento e di tipo
più nevrotico nella ricerca di una figura genitoriale (datore di lavoro,
medici, entità assicurativa) idealizzata e deludente. La capacità a vivere le
emozioni e i pensieri come espressione del proprio vissuto e della propria vita
psichica rimane infine fragile (problematica identitaria), una difficoltà che
porta il paziente ad aver delegato in partcolare alla figlia le prorprie
speranze deluse per il futuro e, confrontato alla malattia della figlia, a
vivere sul proprio corpo il dolore di un lutto non elaborato. La scarsità
dell’elaborazione mentale può spiegare la povertà espressiva della
sintomatologia psichica, povertà non assimilabile alla normalità.

Spero aver così, egregio Collega, potuto esprimere la
complessità di una situazione clinica d'inibizione e di quasi fobia
dell'investimento lavorativo non assimilabile a manifestazioni psichiatriche di
tipo simulazioni e dove il dolore prende il posto dell'ansietà fobica.

(…)" (doc. AI 41/6-7)

 

                                         Al
riguardo anche il dr. __________, nelle annotazioni 24 giugno 2008 (doc. AI
44/1-2), ha concluso che “(…) la sintomatologia presentata dall’A. bene si
spiega con la tendenza fibromialgica, messa in evidenza all’occasione della
visita reumatologica presso il Dr. __________, con conseguente determinazione
della CL. Dal punto di vista psichiatrico, il Dr. __________ non definisce un
grado di IL (“A titolo psichiatrico ritengo dunque la capacità lavorativa
ridotta …”); le sue osservazioni rappresentano una differenza
d’interpretazione della stessa sintomatologia. Rimangono d’attualità le conclusioni
del Dr. __________. (…)” (doc. AI 44/2).

 

                                         Nemmeno
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo allo scritto 7
novembre 2008, indirizzato all’assicu-rato, nel quale il dr. __________ ha rilevato
– ancora una volta in modo generico e senza documentare – che “(…) posso dunque
concludere ad una sintomatologia cronica (iniziata nel 2005) senza
miglioramenti soggettivi e con piuttosto un peggioramento da circa 6 mesi, con
un ritiro sociale che si limita alla cerchia famigliare e a pochi contatti con
i connazionali, una difficoltà maggiore a pensare ai vissuti legati alla grave
malattia cronica anche se stabilizzata della figlia e una resistenza ad
immaginare delle alternative ad un destino che vede slittare verso la paralisi
definitiva. Mi permetto di definire inesistente la speranza di una qualsiasi
capacità lavorativa che è rimasta purtroppo assente durante la terapia. (…)”
(doc. AI 54/6).

 

                            2.8.2.   Per
quanto riguarda l’aspetto somatico il TCA rileva quanto segue.

 

                                         Il
dr. __________, nella dettagliata e approfondita perizia reumatologica 2 ottobre
2007 (doc. AI 25/1-7), ha concluso che, a contare dal 27 dicembre 2005,
l’assicurato è abile al lavoro al 100% con una flessione del 25% del rendimento
nella sua professione di capo squadra in cantieri e al 100% con rendimento pieno
in un’attività adeguata.

 

                                         Questa
valutazione non è stata smentita da altri certificati da parte di medici
specialisti attestanti nuove patologie e/o un peggioramento delle
sintomatologie.

 

                                         In
particolare non è possibile concludere differentemente neanche avuto riguardo
al rapporto 19 novembre 2008 (doc. AI 54/4-5) nel quale il dr. __________, Capo-servizio
del Servizio di __________ dell’Ospeadale regionale di __________, non
oggettiva un peggioramento dello stato di salute, non si pronuncia sulla
capacità lavorativa, considera l’aspetto psichiatrico pur non essendo egli
specialista e si augura che nella propria rivalutazione l’Ufficio AI tenga
conto “(…) dell’età, […], della provenienza etnica e dei parametri sociali (…)”
(doc. 54/5).

                                         Va
qui ricordato che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di   originare un'incapacità di
guadagno (STFA inedite del 13 luglio 2004 nella causa V., I 681/03, consid. 4.2
e del 23 aprile 2004 nella causa N, I 404/03, consid. 6.2, entrambe, a loro
volta, si riferiscono alla sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02,
consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

                                         Del
resto il dr. __________ – dopo aver evidenziato che “(…) si tratta di una situazione delicata
poché, il p. (e questo da diversi mesi) evoca l’estensione di disturbi del
tutto simili a quelli notati all’emicorpo dx anche a quello sx con coinvolgimento
preferenziale della regione cervico-dorso-scapolare. Si tratta di dolori, per
ciò che concerne l’emicorpo sx, speculari rispetto a quelli sentiti a dx (che restano
prevalenti nel panorama sintomatico), a detta sua invalidanti che interferiscono
sull’energia vitale, sulla possibilità di svariate attività (tar l’altro anche
di tipo manuale-professionale) e sul sonno che tutto sommato resta di qualità mediocre
con alterazione dell’archi-tettura e del timing. Nel frattempo il p. non parla
direttamente di cervico-brachialgie (o di lombosciatalgie, eventualmente) coinvolgenti
gli arti di sx, di qualche cosa che potrebbe essere assimilato ad una
claudicatio neurogena o ancora di dolori parossistici-neuropatici. I disturbi
sono piuttosto diffusi, in profondità, sensibili alla pressione locale
(parzialmente reattivi al riposo) e, tutto sommato, agiscono “intossicando la
qualità di vita del p.”. L’esame neurologico è nuovamente normale […]. Non
importanti (significativi disturbi delle sensibilità elementari (tatto-algica),
del s. posturale e pallestesia. Non disturbi della linea vegetativa (non
nozione d’ipotensione ortostatica, di disturbi sfinterici o altro). Le
condizioni generali del p. (sebbene dichiari anche una relativa inappetenza e
un affaticamento costante) sembrerebbero conservate. (…)” –, lo si
ribadisce senza tuttavia oggettivare e oltretutto in forma ipotetica, ha concluso
che “(…) dal mio punto di vista non posso che sottolineare il peggioramento
dello stato clinico di questo p. Il tutto sembrerebbe collimare con una forma
particolare, come già sottolineato, di fibromialgia. In funzione di questa mia
impressione odierna (e degli esami già realizzati in precedenza), una malattia
reumatismale (sistemica, vascolitica ecc) risultano alquanto improbabili sia
dal profilo clinico che radiologico e laboratoristico. Non vi sono segni di
compromissione (focale o generale) del sistema nervoso centrale o periferico.
(…)” (doc. AI 54/5).

 

                                         Non
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo al certificato
medico 11 novembre 2008 nel quale la Dr.ssa __________, FMH in medicina interna,
non si è espressa sulla capacità lavorativa attestando, in modo del tutto generico,
che “(…) il paziente sopraccitato, noto per dolori cervico-brachiali e
lombo-crurali a destra accompagnati da alterazioni soggettive della
sensibilità, presenta dal gennaio 2008 un peggioramento del quadro clinico con
dolori cervicali anche a sinistra irradianti alla spalla e all’arto superiore
sinistro. I disturbi sono persistenti e resistenti alle terapie. E’ seguito dal
Dr. __________ FMH in neurologia e dal Dr. __________ FMH in psichiatria.”
(doc. AI 54/3).

 

                                         Al
riguardo va rilevato che anche il dr. __________, nelle annotazioni 18 dicembre
2008 – riferendosi allo scritto 7 novembre 2008 del dr. __________ indizizzato
all’assicurato, al certificato medico 11 novembre 2008 della dr.ssa __________
e al rapporto 19 novembre 2008 del dr. __________ –, ha concluso che “(…) la
nuova documentazione medica non apporta nessun nuovo elemento sia clinico che
strumentale per oggettivare un peggioramento dello stato di salute dell’A. Le
valutazioni dei diversi medici sono già state prese in considerazione
all’occa-sione delle perizie (psichiatrica Dr. __________ 20.04.2007 e
reumatologica Dr. __________ 02.10.2007) che hanno permesso di definire il
grado d’incapacità lavorativa alla base del progetto di decisione dell’UAI
(24.10-2008) (…)” (doc. AI 56/1).

 

                                         Nemmeno
dal “breve rapporto d’uscita” 6 febbraio 2009 del Pronto soccorso dell’Ospedale
regionale di __________ risulta un peggioramento valetudinario duraturo (doc.
D).

                                         Al
riguardo anche il dr. __________, nelle annotazioni 16 marzo 2009, ha concluso
che “(…) l’attuale documentazione non permette di oggettivare o rendere
verosimile una modifica sostanziale dello stato di salute dell’assicurato,
stato di salute accertato tramite valutazione peritale psichiatrica e reumatologica.”
(VIII/Bis).

 

                            2.8.3.   Rispecchiando
le perizie del dr. __________ e del dr. __________ tutti i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7),
alle stesse può dunque esser fatto riferimento. Inoltre, non essendo
l’interessato affetto da altre patologie invalidanti che avrebbero dovuto essere
ulteriormente indagate, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica
agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al
guadagno dell'assicurato sino all'emanazione del querelato provvedimento.
Pertanto, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti
ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbst-verantwortung, Friborgo 1999,
pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialver-sicherugsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche
Meyer Blaser,   Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
221), è da ritenere siccome dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante,
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 129 V 51 consid. 2.4; DTF
126 V 353 consid. 5b; DTF 125 V 193 consid. 2 e i riferimenti ivi citati), che
sino al momento dell'emanazione della decisione impugnata l'assicurato
presentava una capacità lavorativa del 100% con una diminuzione del rendimento
del 25% nella sua attività abituale e del 100% con rendimento pieno in un’atti-vità
adeguata, dal 27 dicembre 2005.

 

                                         Ciononostante
va fatto presente all’assicurato che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, egli potrà in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni. Il
presente giudizio non pregiudica infatti eventuali suoi diritti nei confronti
dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla
data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere
cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4)

 

                            2.8.4.   Quanto
alla richiesta, formulata dall’avv. RA 1, di una perizia giudiziaria (“(…) si
chiede quindi viste le risultanze diametralmente opposte delle valutazioni agli
atti (quelle effettuate dall’Ufficio AI e quelle dei medici di fiducia della __________
e dei medici curanti del ricorrente dall’altra), che il qui ricorrente sia
sottoposto a perizia neutra atta a determinare lo stato fisico/psichico dello
stesso e l’impatto che questo stato ha sulla capacità lavorativa passata, presente
e in particolare futura. (…)” doc. AI 58/7), il TCA rileva quanto segue.

 

                                         Per
quel che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha riconosciuto loro pieno valore probante, fintantoché non vi sono degli
indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (STFA del 10
luglio 2003 nella causa C., U 168/02; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).

                                         Trattandosi
specificatamente delle perizie esperite dai centri medici di accertamento
dell’AI, il TFA, nella DTF 123 V 175, ha esplicitamente ammesso che l’imparzialità e l’indipen-denza di questi servizi nei confronti dell’amministrazione
e dell’UFAS sono garantite.

                                         Inoltre
va ricordato che, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero più modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(valutazione anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II
consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

 

                                         Nel
caso in esame, già si è detto che il dr. __________, nella perizia psichiatrica
26 aprile 2007 (doc. AI 20/1-7) – dopo aver evidenziato che anche gli
specialisti dr. __________ e dr.ssa __________ avevano diagnosticato solo una
sindrome somatoforme –, ha criticato puntualmente e motivato le ragioni per le
quali si discostava dalle conclusioni della dr.ssa __________ e del dr. __________.
La dr.ssa __________ non si è poi più pronunciata sul caso dell’assicurato e il
dr. __________, pur avendone avuto la possibilità, non ha criticato validamente
e tempestivamente le conclusioni del perito dr. __________ limitandosi ad osservazioni
generiche e non documentate. Anche il dr. __________, avuto riguardo al
rapporto psichiatrico 14 aprile 2008 del dr. __________ e all’ulteriore documentazione
medica prodotta in sede di opposizione (doc. AI 54/1-6), ha ribadito che non è
possibile concludere per un peggioramento dello stato di salute intercorso dopo
le perizie del dr. __________ e del dr. __________.

                                         La
richiesta di una perizia giudiziaria va pertanto disattesa.

 

                               2.9.   Quanto
alla valutazione economica il TCA rileva quanto segue.

 

                                         L'invalidità nell'ambito delle
assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico-giuridico e
non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a).

 

                                         Questo
Tribunale – visto che il consulente in integrazione professionale, nella nota
11 gennaio 2008 (doc. AI 32/1-3), ha evidenziato che “(…) ho contattato
l’ingegnere sig. __________ presso la __________ di __________ il quale mi
comunica che il 90% delle attività sono pesanti, oltre a coordinare il lavoro
il capo squadra lo deve pure eseguire. Il 10% delle attività sono
amministrative (compilazioni rapporti di lavoro, ecc). In base a queste
valutazioni e leggendo l’incarto – limitazioni mediche – valuto improbabile che
l’A. riesca a riprendere la sua attività abituale in misura del 100% con
diminuzione del rendimento del 25%. Inoltre ha già effettuato tentativi con
esito negativo. (…)” (doc. AI 32/2) e (dopo il fallimento del periodo
d’accerta-mento professionale; doc. AI 41/1-4 e 42/1-2), nel rapporto finale 8
ottobre 2008 (doc. AI 46/1-3), ribadito che “(…) nel rapporto sopra citato si
ritiene improbabile che l’A. possa riprendere la sua attività abituale (si
vedano motivazioni nel rapporto del 11.01.2008). Permane comunque una CL del
100% in attività adeguate. (…)” (doc. AI 46/1) – ritiene che a ragione
l’Ufficio AI, per il calcolo del grado d’invalidità, ha confrontato i redditi
da valido e da invalido e non si è fondato su un confronto percentuale.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid.
3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR
2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid.
3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid.
4.2, I 475/01), nel caso concreto, visto che il perito
dr. __________ ha attestato una flessione del rendimento nella sua attività
abituale del 25% a contare dal 27 dicembre 2005, sono determinanti i dati del
2006.

 

                            2.9.1.   Riguardo
all’accertamento del reddito da valido, va ricordato che, è decisivo stabilire,
secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato
guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano
(STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella
causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti,
cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più
concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che l’assicurato
avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali come pure
delle circostanze personali per un prospettato avanzamento professionale (quali
la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi
sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635
consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b). Considerato
come di regola bisogna presumere che senza il danno alla salute l’assicurato  
avrebbe continuato la precedente attività, decisivo risulta di regola l’ultimo
guadagno conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita
dei salari (RKUV 2000 n. U 400 pag. 381 e riferimenti; DTF 129 V 222 consid.
4.3.1 pag. 224) o comunque il salario che potrebbe
essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in
un'azienda simile (cfr. ad esempio la Circolare, edita dall'UFAS, sull'invalidità
e la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità, cifra marg. 3025).

 

                                         Il
Tribunale federale, in una sentenza 8C_290/2007 del 7 luglio 2008 consid. 5.1,
ha ribadito che:

 

" 
(…) occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi
concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe
di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività
precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid.
2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro
considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una
carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168
pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto
sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi
concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002 pag. 161
consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata). (…)"

 

                                         Dagli
atti risulta che nel 2006, quale capo squadra nei vari
cantieri della __________, senza il danno alla salute, l’assicu-rato
avrebbe potuto conseguire un reddito annuo pari a fr. 72'878.-- (5'606.-- x 13
= 72'878.-- vedi doc. AI 6/2 e 46/2).

 

                                         L’importo
di fr. 72'878.--, peraltro rimasto incontestato e determinato correttamente dal
consulente in integrazione professionale sulla base di quanto attestato dal
datore di lavoro, va ritenuto quale reddito da valido per l’anno 2006.

 

                            2.9.2.   Per
quanto riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75
seg..

 

                                         Tale
reddito va segnatamente determinato
sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al
riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento
a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV Nr. 17, STFA del 5
settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

 

                                         Questa
Corte, con sentenza del 7 aprile 2008 nella causa D. (32.2007.165), fondandosi
sulla sentenza del 20 febbraio 2008 nella causa C., (U
8/07), ha stabilito che “(…) quando il salario da valido
conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario
medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va
ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in
RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Il
TF, con sentenza del 23 aprile 2008 nella causa F. (8C_399/2007), ha lasciato
aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui
il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV Nr. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza la quale,
nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, ha ricordato che:

 

" 
(…)

3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio
2009, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale,
precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito
effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario
statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere
considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V
322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un
parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si
procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la
soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa
sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già
aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione
una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e
professionali.

(cfr. STFA del 3 giugno 2009 nella causa P.,
8C_44/2009, consid. 3.3)

 

                            2.9.3.   Utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio
federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006 una attività semplice
e ripetitiva, livello di qualifica 4, avrebbe potuto realizzare un reddito
annuo ipotetico da invalido pari a fr. 59’197.32 (fr. 4'732.--
riportati su 41.7 ore [cfr. tabella B 9.2, pubblicata in
La Vie économique, 3-2009, pag. 98) moltiplicati per 12
[ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98
del 18 febbraio 1999, consid. 3a]).

 

                                         Vista
la capacità lavorativa del 100% in un’attività adeguata rispettosa dei limiti
funzionali posti – richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo
1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumut-barkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer
Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) – e applicata
la riduzione riconosciuta dal consulente in integrazione professionale del 15%
– “(…) 5% per attività leggere – 10% per esperienza prof. Monovalente, cambio
di attività, difficoltà di adattamento e limitazioni mediche (…)” (doc. AI 46/2)
–, il reddito statistico da invalido corrisponde a fr. 50'317.72 (fr. 59’197.32
ridotti del 15% = fr. 50'317.72).

 

                                         All’importo
di fr. 50'317.72 non va poi applicata alcuna riduzione per gap salariale.

                                         Infatti,
il salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2006 presso il suo ultimo
datore di lavoro (fr. 72'878.--, cfr. consid. 2.9.1), è
superiore a quello realizzato, nello stesso anno, in media a livello svizzero
dai lavoratori del settore costruzioni (Tabella TA1 2006, p.to 45, livello di
qualifica 3: fr. 5’422.-- riportato su 41.7 ore/settimana x 12 mesi = fr. 67'829.22).

 

                                         Quanto
alla riduzione del 15% – a prescindere dal fatto che non è stata contestata e
ricordato che per costante giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla
valutazione dell’am-ministrazione senza fondati motivi (DTF 126 V 75, consid.
5b/dd e 6, pag. 80-81) – il TCA si limita qui ad osservare che la stessa tiene adeguatamente
conto del fatto che l’assi-curato è in grado di esercitare un’attività
sostitutiva nella misura del 100% e dei suoi limiti funzionali.

 

                            2.9.4.   In
simili circostanze, ritenuti i redditi da valido (anno 2006) di fr. 72'878.-- (cfr. consid. 2.9.1) e da invalido
di fr. 50'317.72 (cfr. consid. 2.9.3), il grado d’invalidità deve essere cifrato
al 31% ([72'878 – 50'317.72] : 72'878 x 100 = 30.95% arrotondato al 31% secondo
la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2).

 

                                         Di
conseguenza, a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicura-to il diritto ad una
rendita essendo il grado d’invalidità non pensionabile (consid. 2.4).

 

                             2.10.   In
simili circostanze, visto quanto precede, la decisione impugnata va quindi confermata
e il ricorso respinto.

 

                             2.11.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza e il rifiuto dell’assistenza giudiziaria (come si vedrà
al prossimo considerando), le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della
ricorrente.

 

                             2.12.   Nel
ricorso l’assicurato ha formulato istanza di assistenza giudiziaria con
gratuito patrocinio.

 

                                         Ai
sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale
deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA mantiene il
principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza
giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione
della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser,
op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (U. Kieser, “ATSG – Kommentar”,
ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno
(cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno
indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente
privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).

                                         Il
TCA, chiamato ora a pronunciarsi, ritiene che nella presente fattispecie non
sia soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. STFA
del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA dell'8 febbraio 2001 nella
causa B., I 446/00; STFA del 26 settembre 2000 nella causa D.N., U 220/99; STFA
del 17 ottobre 2001 nella causa X, 1P.569/2001; STFA del 6 marzo 2001 nella
causa E. e E., 5P.426/2000; STFA del 17 maggio 2000 nella causa B., 1P
281/2000; DTF 119 Ia 253 consid. 3b).

                                         Tale
presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue
che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe
al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STFA del 26
settembre 2000 nella causa D.N.; RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b;
DTF 119 Ia 251; B. Cocchi/F. Trezzini, Codice di procedura civile ticinese
massimato e commentato, Lugano 2000, ad art. 157, pag. 491-492, n. 1).

                                         Per
valutare, in sede ricorsuale, la probabilità di esito favorevole è infatti sufficiente
che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di
essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA del 9
agosto 2005 nella causa M., K 75/05; STFA del 10 agosto 2005 nella causa M., I
173/04; STFA del 29 agosto 2005 nella causa H., I 422/04; STFA non pubbl. del
29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c).

                                         Inoltre,
quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano
o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande
non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF
124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; B. Cocchi/F. Trezzini, op.
cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).

 

                                         Nel
caso concreto, alla luce della giurisprudenza federale e delle considerazioni
sopra esposte, la presente vertenza doveva apparire, dopo un esame forzatamente
sommario, destinata all'insuccesso già al momento della presentazione del
ricorso, in quanto le prospettive di esito favorevole erano considerevolmente
minori dei rischi di perdere la causa. In effetti, come esposto ai considerandi
precedenti, i periti interpellati dall’Ufficio AI si sono espressi chiaramente
e le loro valutazioni non sono state contestate validamente da altri specialisti.
La conclusione secondo cui la lite era già di primo achito destituita di esito
favorevole si giustifica tanto più se si considera che in sede ricorsuale
l’interessato – fatto salvo il “breve rapporto d’uscita” 6 febbraio 2009 del
Pronto soccorso dell’Ospedale regionale di __________ (doc. D) – non ha
prodotto la benché minima documentazione medica che potesse contrastare le
valutazioni dei periti.

 

                                         In
simili condizioni, non essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti
cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve pertanto essere respinta.

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   La
domanda d’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è respinta.

 

                                   3.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti