# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a48b7c0a-25f8-577f-ac17-6ec864bcfc9f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-06-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.06.2006 35.2006.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2006-24_2006-06-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2006.24

   

  mm/sdm

  	
  Lugano

  21 giugno
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 marzo 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22
  dicembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 21
marzo 2004, RI 1, dipendente del Comune di __________ in qualità di ausiliaria
di cucina e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso CO 1, è
caduta mentre stava sciando e ha riportato la frattura parzialmente
intra-articolare con dislocazione secondaria del radio distale destro (cfr.
doc. 3, 4 e 5).

 

                                         L’assicuratore
LAINF ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente
le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale del 20 ottobre 2005, CO 1 ha posto
termine alle prestazioni di corta durata (cura medica e indennità giornaliere)
a far tempo dal 1° ottobre 2005, siccome le condizioni di salute di RI 1 si erano
nel frattempo stabilizzate.

                                         D’altra
parte, all’assicurata è stata riconosciuta un’indennità per menomazione
all’integrità del 7.5%.

                                         Infine,
l’assicuratore infortuni le ha negato il diritto a una rendita di invalidità
(doc. 2).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc. F), CO
1, in data 22 dicembre 2005, ha confermato il contenuto della sua prima
decisione 

                                         (doc. 1).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 20 marzo 2006, RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RA 1
ha chiesto che l’assicuratore convenuto le versi ulteriori prestazioni di corta
durata sino a imprecisata data, nonché una rendita di invalidità, argomentando:

" 
(…)

Il datore di lavoro ha licenziato la ricorrente
con effetto dal 30 giugno 2005. Da allora ella non ha potuto svolgere alcuna
attività lavorativa a causa dei persistenti dolori di cui soffre. Occorre
pertanto valutare se la ricorrente possa mettere a frutto la capacità
lavorativa residua in attività professionali più leggere da un profilo dell'impegno
fisico rispetto a quella originariamente esercitata.

Interpellato dalla scrivente nel suo rapporto
medico del 15 marzo 2006 il dr. med. __________ prende posizione proprio su
questo aspetto, alla luce della valutazione medica del dr. __________, affermando
che in un lavoro leggero che non sottoponga il braccio destro a sforzi
particolari, quale un impiego di sorveglianza, di venditrice di articoli
leggeri, di organizzazione ed eventualmente di ufficio, la paziente potrebbe
essere ritenuta abile al lavoro nella misura del 50%.

Ai fini dell'accertamento dell'invalidità ci si
deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci deve essere
cioè un certo equilibrio tra la domanda e l'offerta di posti di lavoro e
un'offerta di posti diversificata in relazione con le capacità professionali,
intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico ed astratto.
Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di
trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita, a meno che l'attività
ammissibile sia possibile solo in forma talmente limitata che il mercato
generale del lavoro praticamente non la conosce, o se il suo esercizio è reso
possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro
medio (cfr. Sentenza 22 febbraio 2006 del TCA, inc. n. 36.2005.80 e
giurisprudenza ivi citata).

Occorre pertanto chiedersi se sul mercato
equilibrato del lavoro possano essere reperiti impieghi di sorveglianza puri,
impieghi quale venditrice esonerata dal compiere allestimenti di vetrine,
inventari della merce, spostamento di casse, e lavori di ufficio nei quali si
possa prescindere dallo scrivere, ritenuti i disturbi lamentati dalla paziente
e certificati dal medico (cfr. doc. G: "Purtroppo la paziente accusa
ancora dolori al polso destro, con limitazione dell'uso del braccio destro
anche nell'economia domestica, dopo 15 minuti accusa dolori diffusi al polso
destro non spiegabili, difficoltà a scrivere, in cucina pelando le patate,
fatica anche a guidare l'automobile".)

Su questo punto dovrà pronunciarsi questo
lodevole Tribunale.

 

Anche volendo ammettere che la ricorrente possa
mettere a frutto una capacità lavorativa residua, la medesima deve essere
valutata nel 50%.

Riguardo al salario da invalido,
punto sul quale occorrerà ritornare anche nel prossimo considerando, la
determinazione di tale reddito può essere ricavata dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di
statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (cfr. DTF
126 V 76). Nella presente fattispecie,
alla luce della costante giurisprudenza di questo Tribunale, confermata
anche dal Tribunale federale delle
assicurazioni, possono essere ritenuti i salari statistici relativi al Cantone Ticino
(cfr. STFA del 13 giugno 2003, inc. 475/01).

 

Il calcolo del reddito da
invalida della ricorrente é pertanto il seguente:

 

TA13, donna, livello 4,
CHF 3'293.- x 12 mesi      CHF
39'516.-­

 

rincaro 0.5%                                                          CHF
197.50

 

guadagno da invalida                                             CHF
39'713.50

 

esigibilità 50%                                                        CHF
19856.75

 

guadagno da invalida                                         CHF
19'857.-

 

Operando il consueto confronto tra i redditi il grado di
invalidità della ricorrente si attesta al (38'112.-
./. 19'857.-) x 100 = 47.89% 

(48% arrotondato)
                 38'112.-

 

vale a dire ben al di sopra del 10% richiesto dall'art. 18 cpv. 1
LAINF.

 

 

Anche volendo seguire la contestata valutazione del dr. __________,
il calcolo effettuato dall'assicuratore non
può essere condiviso.

Nell'ottica di effettuare il
calcolo del grado di invalidità appare corretto confrontare il reddito che la ricorrente avrebbe percepito nel
2005 con quello rilevato dall'Ufficio federale di statistica per mezzo dell'indagine sulla struttura dei salari.
Contrariamente a quanto sostenuto da CO
1, però, tale calcolo deve essere effettuato ricorrendo ai dati contenuti nella tabella TA13 e non nella tabella
TA1 (cfr. STFA del 13 giugno 2003, inc. 475/01).

In una sentenza del 5 giugno
2003, infatti, il TCA ha sottolineato come il TFA in alcune sue pronunzie abbia confermato il reddito da invalido
fissato sulla base di valori regionali, ritenuto come i medesimi siano
più favorevoli all'assicurato rispetto ai dati nazionali, oltre che indiscutibilmente più vicini alla realtà. In
diverse sue sentenze il TFA ha valutato il reddito da invalido facendo capo proprio alla tabella TA13 (cfr. STFA 30
novembre 2001, inc. 

I 226/01; STFA 20 novembre 2002, inc. I 764/01).

Oltre a ciò, neppure condivisibile risulta essere l'applicazione
di un tasso di rincaro dell'1.4% quando il
Comune di __________ applica il tasso dello 0.5% stabilito dal Decreto cantonale del 19 dicembre 2003, così come
ingiustificato risulta essere il calcolo dell'orario di lavoro di 41.7 ore settimanali.

 

Il calcolo corretto si presenterebbe come segue, fermo
restando che a giudizio della ricorrente l'esigibilità del 75% é un valore
contestato e del tutto illusorio. 

 

TA13, donna, livello
4, CHF 3'293.- x 12 mesi      CHF
39'516.-

­

rincaro 0.5%                                                          CHF
197.50

 

guadagno da invalida                                             CHF 39'713.50

 

 
esigibilità se ritenuto 75% CHF 29'785.10

 

guadagno da invalida                                                CHF
29'758.-

 

Il confronto tra i redditi permette pertanto di giungere al grado
di invalidità seguente:

 

(38'112.- ./. 29'785.-) x
100 = 21.84% (22% arrotondato) 

          38'112.-

 

ciò che raggiunge senza ombra
di dubbio il 10% minimo richiesto dall'art. 18 cpv. 1 LAINF.

 

L'assicuratore rifiuta alla qui ricorrente il versamento di
un'indennità per ripetibili. Ora, sebbene
corrisponda al vero che la procedura di opposizione é gratuita, non va
sottaciuto che la ricorrente, sprovvista di conoscenze giuridiche, si é
vista costretta a ricorrere al . patrocinio
della scrivente in considerazione della complessità della tematica e della necessità di reperire e verificare diverse indagini
statistiche e la giurisprudenza relativa alla loro applicazione. La LPGA ha introdotto il principio secondo cui
l'opposizione deve contenere una
conclusione e una motivazione (cfr. art. 10 cpv. 1 OPGA), ragione per la quale
alla qui ricorrente occorreva aiuto già per redigere l'atto di opposizione. Per questo motivo ben si giustifica il
riconoscimento di un'equa indennità già per la procedura di opposizione."

                                         (I)

 

                               1.4.   CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).

 

                               1.5.   In data 24
aprile 2006, la ricorrente ha in particolare ribadito la necessità che questa
Corte ordini una perizia medica giudiziaria (V).

 

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Chiedendo
che CO 1 venga condannata a corrisponderle delle ulteriori prestazioni di corta
durata, l’assicurata contesta implicitamente la data in cui l’assicuratore ha
proceduto alla definizione del caso (fine settembre 2005).

                                         Questa
Corte deve quindi innanzitutto esaminare questo aspetto della vertenza. 

 

                               2.3.   Diritto
alle prestazioni di corta durata

 

                            2.3.1.   Giusta l'art.
10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio
(cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16
LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6
LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF e Ghélew, Ramelet, Ritter,
Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

                                         In una
sentenza del 31 agosto 2004 nella causa M., U 305/03, consid. 4.1, l'Alta Corte
ha precisato, con riferimento alla disposizione di cui all'art. 19 cpv. 1
LAINF, che non è sufficiente che il trattamento medico lasci presagire un
miglioramento di poca importanza oppure che un sensibile miglioramento possa
essere previsto in un futuro ancora incerto. 

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita di invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli art. 24s. LAINF. 

 

                            2.3.2.   Nella concreta
evenienza, con decisione formale del 20 ottobre 2005, poi confermata in sede di
opposizione, CO 1, ritenendo ormai stabilizzate le condizioni di salute
dell’assicurata, nel senso che da ulteriori provvedimenti terapeutici non vi
era da attendersi notevoli miglioramenti, ha posto termine alle prestazioni di
corta durata (doc. 2).

 

                                         La
decisione dell’assicuratore infortuni trova fondamento nel rapporto allestito
dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia, in occasione della visita di
controllo del 1° luglio 2005, secondo cui, già a quel momento, non vi erano più
misure terapeutiche da proporre, mediante le quali migliorare sensibilmente lo
stato di salute della ricorrente (doc. 15, p. 6). 

 

                                         In
assenza di valutazioni mediche contrarie che facciano dubitare
dell’attendibilità del parere espresso dal dott. __________, questa Corte
ritiene che l’amministrazione abbia giustamente considerato stabilizzato lo
stato di salute di RI 1 e che essa abbia pertanto correttamente posto fine alle
prestazioni di corta durata.

 

                               2.4.   Rendita
di invalidità

 

                            2.4.1.   Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza del 22 giugno 2004 nella causa G., U
192/03, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18
LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

 

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella sentenza del 22 giugno
2004 nella causa G., U 192/03, citata in precedenza, ha rilevato che anche
l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti vedi pure DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). Nell'assi­cura­zione obbligatoria
contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed
adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                            2.4.2.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

 

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli valuterà
finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano
sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr.,
su questi aspetti, la STFA
del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del 18 marzo 2002 nella causa
M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                            2.4.3.   Nella
presente fattispecie, l’assicuratore infortuni convenuto – fondandosi
sull’apprezzamento 1° luglio 2005 espresso dal proprio medico di fiducia, dott.
__________ (doc. 15, p. 6: “La paziente è in stato di licenziamento da fine
giugno 05, come addetta alla cucina. Attualmente può essere dichiarata abile e
collocabile per un mestiere dove non deve portare pesi. Essa può lavorare in
una professione quale venditrice o in un impiego di sorveglianza in misura di
almeno il 75% sull’intera giornata.” – il corsivo è del redattore) - ha
dichiarato l’assicurata in grado di svolgere un’attività lavorativa che le
consenta di risparmiare l’arto superiore destro nella misura del 75% (cfr. doc.
2). 

 

                                         Unitamente
alla propria impugnativa, RI 1 ha prodotto una certificazione, datata 15 marzo
2006, del proprio medico curante, dott. __________, medico aggiunto in
chirurgia della mano presso l’Ospedale regionale di __________, il quale si è
così espresso a proposito dell’esigibilità lavorativa:

 

" 
La paziente non ha ancora potuto riprendere la
sua vecchia attività lavorativa di donna di servizio alla mensa cucina presso
il comune di __________, destrimane.

In un lavoro leggero che non sottoponga il
braccio dx a sforzi particolari, per esempio di sorveglianza, di venditrice di
articoli leggeri, di organizzazione ed eventualmente di ufficio, la paziente
potrebbe essere ritenuta abile al lavoro perlomeno al 50% (ricordo che la paziente è destrimane).

I disturbi soggettivi lamentati dalla paziente
non trovano riscontro obiettivo, né dal punto di vista radiologico (la frattura
è guarita senza lasciare tracce), né dal punto di vista neurologico.”

                                         (doc. B –
il corsivo è del redattore)

                                         Sempre in
sede di ricorso, l’assicurata sostiene, riferendosi a quanto il dott. __________
ha attestato sul certificato d’infortunio (cfr. V bis), di non essere in grado
di svolgere quelle attività ritenute adeguate dal medico di fiducia de CO 1,
rispettivamente, facendo accenno al rapporto 15 marzo 2006 dello stesso medico
curante (doc. B), di poterle esercitare soltanto in misura del 50% (cfr. I, p.
7 e 9).

                                         D’altro
canto, sempre secondo l’insorgente, gli impedimenti funzionali legati al danno
alla salute infortunistico potrebbero fare apparire come irrealistiche le
possibilità di trovare, sul mercato generale del lavoro, delle opportunità di
impiego (I, p. 10).

 

                            2.4.4.   Chiamato a
pronunciarsi, il TCA ritiene che la valutazione espressa dal dott. __________,
specialista in chirurgia che vanta un’ampia esperienza in materia di medicina
infortunistica, secondo cui l’assicurata presenta una capacità lavorativa del
75% in attività sostitutive adeguate, possa validamente costituire da supporto
probatorio al presente giudizio, senza che si riveli necessario procedere a
degli ulteriori atti istruttori (perizia medica giudiziaria).

 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01;

SVR 2003 IV Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01;
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C.,

H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA,

H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R.,

U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno
2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986

p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B. P.; STFA del 13
febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25
novembre 1991 nella causa M.;

F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274;

U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122

V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Occorre
inoltre segnalare che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale, l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003
nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U.
Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p.
30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato
che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve
essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per
sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Lo stesso
vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 U
167, p. 95). 

 

                                         Questa
Corte osserva, in particolare, che la valutazione dell’esigibilità lavorativa
enunciata dal dott. __________ non contraddice quella del medico di fiducia
dell’assicuratore infortuni convenuto, anzi la avvalora.

                                         In
effetti, affermando che RI 1 sarebbe in grado di esercitare un’attività idonea perlomeno
nella misura del 50% (doc. B), il chirurgo della mano ha inteso sottolineare
che il 50% rappresenta il grado minimo di capacità lavorativa e che esso
potrebbe essere anche superiore.

 

                                         D’altra
parte, occorre tenere debitamente in conto che, a detta dello stesso dott. __________,
esiste una profonda discrepanza tra lo status oggettivabile a livello
dell’estremità superiore destra e la sintomatologia soggettivamente risentita
dall’assicurata (cfr. doc. B: “I disturbi soggettivi lamentati dalla
paziente non trovano riscontro obiettivo, né dal punto di vista radiologico
(la frattura è guarita senza lasciare tracce), né dal punto di vista
neurologico.” – il corsivo è del redattore). 

                                         In
proposito, va sottolineato che, secondo una costante giurisprudenza, in materia
di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti dall'assicurato
vengono di principio presi in considerazione (ad esempio, nell’ambito della
valutazione della sua capacità lavorativa) soltanto nella misura in cui
procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile.

                                         Nei casi
in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono trovare una sufficiente
correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può che essere sfavorevole
all'interessato (cfr., in questo senso, la STCA del 22 settembre 2003 nella
causa B., inc. 35.2002.4; del 28 luglio 2003 nella causa T.-K., inc. n.
35.2003.26, del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n. 35.1999.90,
confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del 21 settembre
2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con giudizio del 13
marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc. n. 35.1998.61 e
del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10).

 

                                         Infine -
con riferimento ai dubbi manifestati dalla ricorrente riguardo alla possibilità
di mettere concretamente a frutto la sua residua capacità lavorativa sul
mercato del lavoro -, è utile ricordare quanto il TFA e il TCA hanno giudicato
in fattispecie analoghe, riguardanti assicurati anch'essi con problematiche
agli arti superiori. 

 

                                         In una
sentenza inedita del 12 novembre 1996 nella causa I., il TFA ha, ad esempio,
ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità
lavorativa in attività cosiddette sostitutive, trattandosi di un assicurato
cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici interessanti, in
particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare pesi superiori ai 10
kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di 2/3, certi movimenti
non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento del braccio oltre i
60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente servire come aiuto per il
braccio adominante.

 

                                         Il TFA è
pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza del 7 agosto 2001 nella
causa K., U 240/99, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss.,
concernente un assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali
all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori
manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano
destra, nonché il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg, e pertanto ritenuto
praticamente monco di una mano:

 

" 
(…).

Aufgrund der Beschwerden und Funktionsdefizite in
der ganzen rechten oberen Extremität ist der Beschwerdeführer faktisch als
Einhänder einzustufen, der seine rechte Hand bei der Arbeit - wenn überhaupt -
nur noch in ganz untergeordnetem Masse als Hilfshand einsetzen kann. Es kann
ihm daher nicht mehr zugemutet werden, bei einer manuellen Arbeit seinen
rechten Arm und seine rechte Hand dauernd einzusetzen und damit Gewichte bis zu
2 kg zu heben. Überdies fallen häufigere Schreibarbeiten wegen der dabei
auftretenden schmerzhaften Verkrampfungen ausser Betracht. Die im
Einspracheentscheid vom 11. April 1996 genannten Verweisungstätigkeiten, u.a.
Überwachungsarbeiten an automatischen und halbautomatischen
Produktionseinheiten, Qualitätskontrolle, Arbeiten im Auskunftsdienst oder als
Portier, können auch bei vorwiegendem Gebrauch der linken Hand ausgeführt
werden und sind daher vom (unfall-) medizinischen Standpunkt aus grundsätzlich
vollzeitlich zumutbar. Hingegen fällt die Tätigkeit als Transportdisponent
ausser Betracht, nachdem der Beschwerdeführer die gemäss Unfallversicherer
hiefür erforderliche Umschulung (zweijährige Handelsschulausbildung) nicht
erfolgreich beendet hat. 

Bei den angeführten noch zumutbaren erwerblichen
Tätigkeiten handelt es sich um solche, die auf dem allgemeinen ausgeglichenen
Arbeitsmarkt durchaus zu finden sind. Zudem werden in Industrie und Gewerbe
Arbeiten, welche physische Kraft erfordern, in zunehmendem Mass durch Maschinen
verrichtet, während den körperlich weniger belastenden Bedienungs- und Überwachungsfunktionen
eine stetig wachsende Bedeutung zukommt (ZAK 1991 S. 321 Erw. 3b am Ende)." (STFA succitata, consid. 3b)

 

                                         In una
sentenza dell'11 settembre 2000 nella causa C.-F., inc. 35.1997.23 -
integralmente confermata dal TFA con sentenza dell'8 maggio 2002, U 449/00 - il
TCA ha riconosciuto come reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che,
secondo l'avviso dei medici, presentava una mano sinistra infortunata
praticamente inutilizzabile, ad eccezione per delle prese a tre dita senza forza.

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 febbraio 2003 nella causa P.-G., U 329/01 e U 330/01,
l'Alta Corte federale ha pure giudicato reintegrabile professionalmente,
un'assicurata, vittima di un grave politrauma, che, secondo l'avviso dei
medici, poteva ancora esercitare un'attività da svolgere in posizione
prevalentemente seduta e non comportante il sollevare, rispettivamente il
trasportare pesi anche solo relativamente importanti, così come l'utilizzo
dell'arto superiore destro in mansioni da eseguire al di sopra
dell'orizzontale:

 

" 
(…).

La tesi cantonale, in quanto conforme alla
giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a
quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi
con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro
sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid.
2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b;
si veda anche sentenza del 4 aprile 2002 in

re W., I 401/01, consid. 4c). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale
aperto a personale femminile non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag.
331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in
particolare appunto nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di
sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e con possibilità
di cambiare frequentemente posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale
ambito bisogna pure considerare la ancor giovane età dell'interessata con
conseguente presumibile buon potenziale di adattamento ad una nuova professione
(cfr. SVR 1995 UV no. 35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata
del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4a-d). 

 

Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità
di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno
poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto
il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c).

 

Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli
inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa
dell'interessata comporterà. Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né
inesigibili, ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle
assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto
può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297
consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52
consid. 3d e 114 V 285

consid. 3)." (STFA succitata, consid. 4.7)

 

                                         Infine,
in una sentenza del 14 aprile 2003 nella causa P., inc. n. 35.2002.88, questa
Corte ha giudicato completamente abile in attività leggere dal profilo
dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti di sorveglianza, un
assicurato che, a causa di un, citiamo: "importante deficit funzionale e
ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro. Flessione attiva 100°,
abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione interna solo fino
all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella regione del deltoide in
corrispondenza del territorio di innervazione del nervo ascellare", il medico
di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto, citiamo: "… limitato nelle
attività lavorative che richiedono l'ingaggio dell'arto superiore destro al di
sopra della vita, scostato al tronco, così come nei movimenti di rotazione.
Limitato l'uso di utensili, rispettivamente, macchinari vibranti e contundenti.
Trasporto di pesi possibile solo con il braccio pendente, sollevamento di pesi
solo al massimo fino al di sotto della vita, tenendo l'arto superiore destro
accostato al tronco" (cfr. STCA succitata, consid. 2.6.). 

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che - da un punto di
vista medico - l'assicurata non può più svolgere la sua originaria professione di
ausiliaria di cucina.

                                         Nondimeno,
sul mercato generale del lavoro esistono delle attività, essenzialmente di
controllo e di sorveglianza, nel settore industriale e dell’artigianato, che RI
1 sarebbe in grado di esercitare in misura del 75%, nonostante i postumi
residuali che interessano il suo arto superiore destro.

 

                            2.4.5.   Si tratta ora
di esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico. 

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, sulla scorta dei dati che
figurano all'incarto, l'insorgente avrebbe guadagnato, nel 2005 (cfr., a questo
proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non fosse
rimasta vittima dell’infortunio assicurato, un importo annuo di fr. 38’112.

                                         Tale
importo, del resto, non è stato contestato dall'assicurata e può pertanto
essere fatto proprio da questo Tribunale. 

 

                            2.4.6.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75
seg. e in DTF 129 V 472 seg..

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al
caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato,
al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora
rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

 

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento. In tale
contesto l'Alta Corte ha inoltre rilevato: 

 

" 
(…).

Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass
die SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern

(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31. Dezember 2000

[AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE
115 V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der versicherten Person
bezüglich des Auswahlermessens und der Repräsentativität der DAP-Blätter im
Einzelfall sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die
SUVA im Einspracheentscheid damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht
in der Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im
Bestreitungsfall nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA
hat diesfalls im Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu
ermitteln. Im Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

                                         (DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Su questi
temi, cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel
campo delle assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593ss. (p. 602-606); D.
Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                            2.4.7.   Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA si rivela essere
discriminante per gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito
da non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale, in una
sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p.
250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 – in seguito costantemente confermata ed
applicata in tutti i settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per
l'invalidità, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie) - sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore
dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________, ha così precisato la
propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires 1996" pag. 17, e
per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ha quindi
deciso che nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella
che riflette i salari versati nella nostra regione, sulla base della seguente
argomentazione:

 

"  Se
si ignorasse questo aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una
legge federale occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido
per tutto il paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF
124 V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati salariali
irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non garantisce
l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA del 22
maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76)."

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in CGRSS
n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).

 

                                         Nell’ambito
di una procedura ricorsuale attualmente pendente dinanzi al TFA (causa U
56/03), la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28 aprile
2006 ha informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:

 

" 
… la Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella
TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita
dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito
ipotetico da invalido."

 

                                         Ne
consegue che il reddito da invalido andrà d’ora in poi determinato in
applicazione dei valori nazionali (Tabella TA1) oppure, se del caso,
soddisfatte le condizioni di cui alla DTF 129 V 472, in base alle DPL elaborate
dall’INSAI.

 

                            2.4.8.   In concreto,
in applicazione della giurisprudenza federale, occorre dunque, in assenza di
dati salariali concreti, basarsi sui valori statistici e, concretamente,
sull'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2004 (cfr., a quest’ultimo
proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), edita dall'Ufficio
federale di statistica.

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza di cui si è detto al considerando 2.4.7. in fine,
per la determinazione del reddito ipotetico da invalido tornano applicabili i
dati statistici nazionali contenuti nella Tabella TA 1.

 

                                         Orbene -
utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio
federale di statistica - la ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001
U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in
media, un salario mensile lordo pari a fr. 3'893. 

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 1/2-2006, p. 94), esso ammonta a fr.
4'048.72 mensili oppure a fr. 48'584.64 per l'intero anno (fr. 4'048.72 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'evoluzione dei salari nominali, si ottiene, per il 2005, un
reddito annuo di fr. 49'070.48.

 

                                         Visto che
la capacità lavorativa in attività sostitutive è limitata al 75% (cfr. consid.
2.4.4.), il reddito da invalido ammonta a fr. 36'802.86 (risultato intermedio).

 

                            2.4.9.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr.
DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso
di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado
di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra
Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito
ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal
danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt
über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung
mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine
triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung
in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer
Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz
angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer
zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen
wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an
die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt."

                                         (STFA
succitata). 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust,
Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung,
die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha
applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e
ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et
des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del
redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23
febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata
confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA
del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)."

                                         (STCA
succitata, consid. 2.11.)

 

                                         Nel caso
di specie, CO 1 non ha operato alcuna riduzione sul reddito statistico da
invalido e non ha fornito alcuna motivazione al riguardo.

                                         In simili
condizioni, esiste per il TCA un valido motivo per sostituire il proprio
apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr., in questo senso, la già
citata STFA del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2.3 e 2.7).

 

                                         Ai fini
della riduzione del reddito statistico nella concreta evenienza, va innanzitutto
osservato che, a dipendenza delle sequele infortunistiche interessanti l’arto
superiore destro, l'assicurata è sì stata giudicata in grado di esercitare
un'attività sostitutiva, ma soltanto nella misura del 75%.

                                         Ora,
secondo la giurisprudenza federale, non è possibile rinunciare a decurtare il
reddito statistico per il solo fatto che l’assicurato può svolgere un’attività
adeguata soltanto in misura parziale:

 

" 
In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde wird richtig
festgehalten, dass einer gesundheitlich bedingten Einschränkung der
Leistungsfähigkeit grundsätzlich nicht durch einen Abzug vom Tabellenlohn im
Sinne der Rechtsprechung gemäss BGE 126 V 75 Rechnung zu tragen ist. Vielmehr
ist von einer entsprechend eingeschränkten Arbeitsfähigkeit auszugehen. Es kann
mit anderen Worten keinen Unterschied machen, im Rahmen eines Vollzeitpensums
lediglich 75 % der ohne gesundheitliche Beeinträchtigung zu erwartenden
Leistung oder bei einem Arbeitspensum von 75 % die volle Leistung zu erbringen.
Der erwähnte Abzug vom Tabellenlohn will der Erfahrungstatsache Rechnung
tragen, dass die verbliebene Arbeitsfähigkeit aus bestimmten Gründen
(persönliche, berufliche und leidensspezifische Merkmale) nur mit
unterdurchschnittlichem erwerblichem Erfolg auf dem in Betracht fallenden
(ausgeglichenen) Arbeitsmarkt verwertet werden kann (BGE 126 V 80 oben). So
kann es beispielsweise aus betriebswirtschaftlicher Sicht durchaus eine Rolle
spielen, ob bei einem entsprechend reduzierten Arbeitspensum eine volle
Leistung möglich ist, oder ob dieselbe Leistung lediglich im Rahmen eines
Vollzeitpensums erbracht werden kann und auch bei reduziertem Arbeitspensum mit
einer gewissen Leistungseinbusse zu rechnen ist.

 

Im Weitern kann einer erschwerten Verwertbarkeit der
trotz des Gesundheitsschadens noch zumutbaren Arbeitsfähigkeit allenfalls
dadurch Rechnung getragen werden, dass bei der Ermittlung des
Invalideneinkommens auf der Grundlage der Lohnstrukturerhebungen des
Bundesamtes für Statistik auf einen anderen als auf den durchschnittlichen Lohn
in allen Wirtschaftszweigen des privaten Sektors («Total») abgestellt wird (BGE
129 V 483 Erw. 4.3.2; RKUV 2001 Nr. U 439 S. 347 [U 240/99]). Diese
Ausnahmeregelung kommt indessen nur zum Zuge, wenn der Verwertbarkeit der
verbliebenen Arbeitsfähigkeit derart enge Grenzen gesetzt sind, dass praktisch
alle Tätigkeiten eines bestimmten Wirtschaftszweiges ausser Betracht fallen
(RKUV 2001 Nr. U 439 S. 348 f. Erw. 3c/cc).“

                                         (STFA del 15 marzo 2006
nella causa L., U 471/05)

 

                                         Sempre a
causa del danno alla salute, l'assicurata si trova nell’impossibilità di
compiere lavori pesanti e anche l’esercizio di un’attività leggera non può
prescindere dal rispetto di determinati limiti funzionali. 

                                         Altre
circostanze personali che potrebbero giustificare una decurtazione sul reddito
statistico da invalido, non ve ne sono. 

 

                                         Tutto ben
considerato, quindi, il TCA è dell’avviso che con una riduzione globale del 10%
si tenga adeguatamente conto delle specifiche circostanze del caso concreto.

                                         Del
resto, anche nella pronunzia del 15 marzo 2006 nella causa L. appena
citata, la nostra Corte federale ha operato una decurtazione della medesima
entità, tenuto conto, in particolare, del fatto che l’assicurato in un’attività
idonea presentava un rendimento limitato al 75%. 

 

                                         Il
reddito da invalido, tenuto conto di una decurtazione del 10%, ammonta quindi a
fr. 33'122.57 (90% di fr. 36'802.86). 

 

                                         In
conclusione, il grado di invalidità dell'insorgente - determinato confrontando
i fr. 33'122.57 al reddito che essa avrebbe potuto conseguire se non fosse
intervenuto l’infortunio, e cioè fr. 38’112 - risulta essere del 13.09%,
arrotondato al 13% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121, consid.
3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV Nr. 12 p. 44 in cui il
TFA ha stabilito che la giurisprudenza appena menzionata, secondo la quale il
risultato aritmeticamente esatto del grado di invalidità va arrotondato per
eccesso o per difetto alla prossima cifra espressa in percentuale intera
secondo le regole applicabili in matematica, è applicabile immediatamente, nel
senso che essa si estende a decisioni contestate che, dal punto di vista
temporale, sono state emanate prima della pubblicazione della sentenza in
questione).

 

                                         Nella
misura in cui CO 1 ha negato il diritto a una rendita di invalidità, la sua decisione
su opposizione va dunque annullata.

 

                               2.5.   RI 1
rimprovera infine all’assicuratore di non averle assegnato un'indennità per
ripetibili nell'ambito della procedura di opposizione. 

                                         Quindi,
con il proprio gravame, essa postula la rifusione delle spese ripetibili tanto
per la procedura di opposizione che per quella ricorsuale.

 

                                         L’art. 52
cpv. 3 LPGA prevede che la procedura d’opposizione è gratuita e che di regola
non vengono accordate.

 

                                         La
ricorrente fa valere di essersi vista costretta a far capo ad un avvocato in
ragione, citiamo: “… della complessità della tematica e della necessità di
reperire e verificare diverse indagini statistiche e la giurisprudenza relativa
alla loro applicazione.” (I, p. 12). 

                                         L’amministrazione
si limita invece a ricordare il disposto di cui all’art. 52 cpv. 3 LPGA (cfr.
III, p. 5).

 

                                         Nella DTF
130 V 570, il TFA, dopo un’analisi dei lavori preparatori, ha stabilito che
l’opponente che, in caso di soccombenza, avrebbe potuto beneficiare
dell’assistenza giudiziaria, ha diritto alle ripetibili se risulta vincente in
causa:

 

" 
Die Entstehungsgeschichte (zur Bedeutung der
Materialien für die Gesetzesauslegung, insbesondere bei verhältnismässig jungen
Gesetzen siehe BGE 126 V 439 Erw. 3b mit Hinweisen) des Art. 52 Abs. 3 Satz 2
ATSG mit der engen Anlehnung an die analoge Regelung in der obligatorischen
Unfallversicherung, die den Anspruch auf Parteientschädigung im
Einspracheverfahren in Art. 130 Abs. 2 Satz 2 UVV (gültig bis 31. Dezember
2002) ausschloss, was vom Eidgenössischen Versicherungsgericht wiederholt als
gesetzmässig erachtet wurde (BGE 117 V 402 Erw. (II.) 1; RKUV 2003 Nr. U 490 S.
364), zeigt klar, dass der Gesetzgeber die ausnahmsweise Zusprechung einer
Parteientschädigung im Einspracheverfahren unter einer Bedingung als zulässig
und geboten erachtete: Der Einsprecher, der nicht über die erforderlichen
Mittel verfügt, um die Anwaltskosten selbst zu tragen, und der im Falle des
Unterliegens die unentgeltliche Verbeiständung (Art. 37 Abs. 4 ATSG) hätte
beanspruchen können, soll bei Obsiegen vom unterliegenden Versicherungsträger
entschädigt werden. Dieser Tatbestand der Entschädigung der prozessarmen Partei
im Obsiegensfall ist hier unstreitig nicht gegeben.“

                                         (DTF
succitata, consid. 2.2)

 

                                         L’Alta Corte federale,
d’altro canto, ha lasciato aperta la questione a sapere se il diritto alle
ripetibili possa essere riconosciuto anche in altre situazioni eccezionali,
come ad esempio in caso di dispendio o difficoltà particolari (consid. 2.3.2;
cfr., pure, U. Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo-Basilea-Ginevra 2003, ad art. 52
n. 28). 

 

                                         Posto che dagli atti di
causa non emerge che la situazione economica di RI 1 avrebbe giustificato il
riconoscimento dell’assistenza giudiziaria, il TCA – ricordato il carattere
eccezionale del diritto all’indennità per ripetibili nell’ambito della
procedura non contenziosa – ritiene che né la fattispecie presenti delle particolari
difficoltà, né che la trattazione della medesima abbisognava di un impegno particolare
da parte della patrocinatrice dell’assicurata.

                                         Si tratta, in effetti, di
un caso ordinario di determinazione del diritto alla rendita di invalidità.

                                         L’aspetto medico risultava
sufficientemente chiaro grazie alla perizia allestita dal dott. __________ per
conto dell’amministrazione. 

                                         D’altra parte,
sull’aspetto economico esiste un’abbondante giurisprudenza pubblicata sia nella
Raccolta ufficiale che nel sito internet della Confederazione (cfr.
www.bger.ch), rispettivamente, in quello del Cantone Ticino (cfr.
www.sentenze.ti.ch). 

 

                                         In esito a quanto precede,
all’assicurata non può essere riconosciuto il diritto alle ripetibili
nell’ambito della procedura amministrativa (per una identica conclusione in
materia di assicurazione contro la disoccupazione, cfr. la STCA del 28 marzo
2006 nella causa H., inc. n. 38.2005.88). 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto.

                                         §    Nella
misura in cui all’assicurata è stato negato il diritto alla    rendita di
invalidità, la decisione su opposizione impugnata è          annullata.

                                         §§ CO 1
verserà all’assicurata una rendita di   invalidità del 13% a decorrere dal 1°
ottobre 2005.

 

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La CO 1
verserà all’assicurata l’importo di       fr. 1'200.-- (IVA inclusa) a titolo
di ripetibili per la procedura giudiziaria.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti