# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 18308a75-ef3a-5545-a444-8ae6504b6ef8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.10.2006 32.2005.236
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-236_2006-10-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.236

   

  FC/gm

  	
  Lugano

  24 ottobre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassna-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul
ricorso del 6 dicembre 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su
  opposizione del 2 novembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio
  assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1
  Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione
  federale per l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nell’agosto
2003, RI 1, nata nel __________, casalinga, già al beneficio dal 2002 di mezzi
ausiliari (scarpe ortopediche; doc. AI 2, 10), ha presentato una richiesta di
prestazioni AI per adulti tendente all’ottenimento di una rendita in quanto
affetta da “Malattia (Depressione dic. 2001), Incidente (Patologia
vertebrale) 1972”  (doc. AI 12).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, per decisione 12 agosto 2005 l’Ufficio AI ha respinto
la richiesta di prestazioni, motivando:

 

"  (…)

Esito
degli accertamenti:

 

•    Dalla documentazione acquisita all’incarto, con
particolare riferimento all’inchiesta esperita a domicilio, risulta un
impedimento nello svolgimento delle abituali mansioni richieste nella
conduzione dell’economia domestica del 21%.

 

     Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%, il
diritto alla rendita non esiste.

 

     Decidiamo pertanto:

 

•    La richiesta di prestazioni è respinta." (Doc. AI 33)

 

                               1.2.   A
seguito dell'opposizione interposta dall’assicurata, con la quale ha postulato
l'assegnazione di una rendita d’invalidità, e la produzione di un certificato
medico del dr. __________ tramite l’avv. __________ subentrata quale patrocinatrice
dell’assicurata (doc. AI 33 e 39), in data 2 novembre 2005 l’Ufficio AI ha
emanato una decisione su opposizione confermando il precedente provvedimento:

 

"   (...)

3. Nella fattispecie e
come di consuetudine, va ricordato che l'amministrazione ha espresso il proprio
convincimento prendendo la decisione che si è imposta sulla scorta della
documentazione raccolta nel corso della procedura istruttoria.

 

In
sede di opposizione, l'assicurata ha dissentito dal rifiuto a prestazioni
ribadendo uno stato di salute compromesso al punto tale da rendere problematica
la conduzione dell'economia domestica e costituire un impedimento assoluto
nell'assunzione di un'attività lucrativa extra casalinga.

 

A
tal proposito, occorre anzitutto evidenziare che l'atto di opposizione,
corredato dalla certificazione medica prodotta dal Dr. __________, è stato
sottoposto per competenza al Dr. __________ del SMR, il quale, con rapporto
interno del 25 ottobre 2005, ha posto le sue osservazioni, denotando in
particolare che la descrizione del disturbo dell'umore, anche cronico, non può
essere tale da motivare un ulteriore incremento delle limitazioni per rapporto
ad un'attività che non richiede un costante rendimento o obblighi di ritmo sostenuti.
Pertanto, quanto presentato dall'opponente non riveste forza probatoria alcuna
nei confronti di un durevole ed oggettivo peggioramento dello stato
valetudinario, motivo per cui gli accertamenti di carattere medico esperiti dall'amministrazione
e i conseguenti apprezzamenti del SMR non possono altro che essere confermati
anche in questa sede.

 

4.
Fatte queste considerazioni prettamente di carattere medico, occorre esaminare
l'opposizione laddove l'assicurata si è lamentata dell'impossibilità di poter
svolgere una professione lucrativa a causa dello stato di salute cagionevole,
ponendo indirettamente all'amministrazione il quesito a sapere se il metodo di
valutazione adottato per stabilire il grado di invalidità sia corretto.

 

A
questo proposito, è opportuno evidenziare che la giurisprudenza in vigore,
precisa che per stabilire l'invalidità di assicurate coniugate, separate o
divorziate, determinante è l'attività che verrebbe esercitata se non fosse
insorto il danno alla salute. È quindi necessario esaminare la situazione
generale dell'assicurata in relazione alle componenti personali, professionali,
sociali ed economiche, alfine di determinare se essa, nel caso avesse goduto di
buona salute, avrebbe dedicato la parte più importante della sua attività ad
un'occupazione lucrativa a tempo pieno o parziale o all'economia domestica. Per
circoscrivere il campo di attività probabile dell'assicurata, nell'ipotesi che
avesse goduto di buona salute, bisogna di conseguenza prendere in
considerazione la necessità finanziaria che la spinge a riprendere o ad estendere
l'attività lucrativa, come pure gli eventuali oneri educativi e di cura dei
figli, la sua età, le sue qualifiche professionali, la sua formazione e le sue
affinità e capacità personali.

 

Nello
specifico, valutando attentamente gli atti dell'incarto, non sono emersi
elementi particolari ed indizi concreti che possano indurre l'amministrazione a
valutare il grado di invalidità dell'assicurata giusta l'art. 16 LPGA (vedi
considerando 2), segnatamente alla luce della componente finanziaria garantita
dal marito in virtù di una convenzione alimentare convenuta fra le parti,
nondimeno anche del fatto che l'assicurata stessa non ha mai manifestato
durante il matrimonio intenzione alcuna di riprendere un'attività lucrativa,
nonostante il fatto che le contingenze familiari, così come l'età e l'indipendenza
delle figlie, nate nel 1983 e 1985, lo avrebbero certamente consentito.

 

Conseguentemente,
l'operato dell'amministrazione comportante la valutazione del caso giusta gli
impedimenti riscontrati nell'ambito casalingo deve trovare piena conferma, così
come merita tutela la decisione impugnata.

 

L'Ufficio
AI del Canton Ticino pertanto

 

risolve:

 

1.
L'opposizione è respinta. 

2.
La procedura è gratuita. (...)" (cfr. doc. AI 42)

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso al TCA l'assicurata ha contestato il provvedimento amministrativo
e ribadito quanto chiesto con l’opposizione precisando:

 

"  Con decisione 2 novembre 2005, pervenuta il 7 novembre
2005, l'Ufficio dell'assicurazione invalidità ha emesso la decisione su
opposizione, respingendola. La decisione 12 agosto 2005, alla quale la ricorrente
ha interposto opposizione, ha valutato l'impedimento a svolgere le mansioni
abituali di conduzione dell'economia domestica nella percentuale del 21% e
pertanto insufficiente per poter ricevere una rendita di invalidità.

 

Con
la decisione impugnata l'Ufficio invalidità ha confermato tale valutazione e pertanto
il rifiuto di riconoscimento di ogni rendita, ciò che non può essere accettato.

 

Intanto
va sottolineato che la ricorrente soffre di patologia fisica e psichica, ciò
che incide sia sullo svolgimento delle mansioni casalinghe sia sull'assunzione
di lavoro extra-coniugale.

 

Secondo
lo psichiatra curante dr. __________ l'assicurata presenta un aggravamento del
suo stato psichico che la rende completamente inabile; tale accertamento non è
stato in alcun modo preso in considerazione dall'Autorità la quale rimanda ad osservazioni
del dr. __________ del SMR, sconosciute all'assicurata, con le quali si
contesta la certificazione prodotta. Ciò non può essere accettato posto che di
fronte ad un rapporto del medico specialista, che segue la ricorrente dal 2001,
esigibile è un approfondimento del caso, ciò che non è avvenuto.

Non
si fa parola nella decisione impugnata della patologia fisica, importante, di
cui soffre la ricorrente.

Una
corretta valutazione deve in ogni caso tener conto di tutta la situazione
personale, fisica e psichica, ciò che per contro non sembra essere avvenuto,
considerato che l'accento nell'impugnata decisione è stato posto sullo stato di
salute psichica. A tal proposito va ricordato che nel rapporto medico
psichiatrico agli atti risulta che "la percentuale di inabilità vada
rivalutata e quantificata nella misura del 30/40%"; se si pon mente anche
all'impedimento dovuto alla patologia fisica non si può che concludere che il
grado di invalidità è superiore a quanto sin qui valutato, ciò che si chiede
venga riconosciuto.

 

Nell'ambito
del metodo di valutazione del grado di invalidità, la ricorrente ha sottolineato
di ritenere di non trovarsi nelle condizioni di poter assumere un impegno lavorativo
fuori casa.

 

L'autorità
nell'esaminare la ripercussione economica del danno alla salute si è espressa
in modo insostenibile giungendo alla conclusione che non è possibile procedere
ad una valutazione secondo l'art. 16 LPGA.

 

L'autorità
ha sostenuto che l'assicurata non ha mai manifestato intenzione alcuna di
riprendere l'attività lavorativa nonostante il fatto che le contingenze
familiari così come l'età delle figlie, nate nel 1983 e 1985, lo avrebbero
certamente consentito; queste considerazioni non possono che venir interpretate
in un'accezione negativa da parte dell'assicurata e dalla stessa recisamente
respinte.

 

L'assicurata
non ha mai espresso intenzioni, non sa che cosa intende l'autorità con
contingenze familiari non vede come si possa dire che non ha ripreso il lavoro
malgrado avesse potuto farlo.

 

I
fatti, così come risultanti dall'incarto, dicono che l'assicurata si è dedicata
durante il matrimonio esclusivamente alla famiglia e che la stessa oggi ritiene
di non trovarsi nelle condizioni di poter assumere un impegno fuori casa, date
le sue invalidanti condizioni di salute, psichiche e fisiche.

 

E'
escluso che l'autorità possa riferirsi a infondati e non istruiti elementi per
rifiutare, a torto, la richiesta di rendita.

 

Si
chiede quindi che la decisione sia annullata e che venga riconosciuto il
diritto alla rendita di invalidità." (cfr. doc. I)

 

                               1.4.   Nella
risposta di causa l’UAI, rilevato come nel suo gravame l’assicurata sollevasse
in sostanza le stesse obiezioni già trattate in sede di opposizione, ha confermato
il contenuto della decisione su opposizione chiedendo la reiezione del gravame
(IV).

                                      

 

                                         in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se RI 1 ha diritto ad una rendita d'invalidità.

 

                                         Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del

6 ottobre 2000, la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in
ambito AI.

 

                                         Al
riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di principio,
entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003 IV Nr. 25,
consid. 1.2.,

pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4°). Per quanto concerne invece
le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel
diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore
al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF
129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

Nella DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo
all'eventuale insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione
per l'invalidità già prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi
ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il
periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene
sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso
avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le
succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora
valide (DTF 130 V 343). 

                                         

                                         Trattandosi
nel caso in esame di eventuali prestazioni durevoli riferite sia ad un periodo
antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003 (l’assicurata ha addotto patologie
invalidanti presenti dal 1972 e 2001, doc. AI 12), occorrerebbe distinguere,
dal punto di vista del diritto applicabile, i periodi prima e dopo
l’introduzione della LPGA.

Ritenuto che le nuove norme (LPGA) non hanno apportato dal punto di vista
materiale alcuna sostanziale modifica riguardo ai succitati concetti dell’AI,
le disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile
comprensione, vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore
al 1° gennaio 2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme
valide sino al 31 dicembre 2002. 

 

                               2.3.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con
gli artt. 7 e 8 cpv. 1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
pag. 216ss).

 

                                         Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003,
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66
2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (art. 16 LPGA e 28 cpv. 2 vLAI: metodo generale del raffronto dei
redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000
pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232).

La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una
sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione).
L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima
di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica
di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI nella versione in vigore
sino al 31 dicembre 2002) parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità: SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid.
2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit,. p. 199).

 

                                         A
sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in
vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre
2003), precisa:

 

"  Per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli
usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e
di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158

consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di
regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se
l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente,
le incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio,

op. cit. pag. 211).

 

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura famigliare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.5.   Nel
caso in cui invece l’interessato svolga solo parzialmente un’attività lucrativa
torna applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI (cfr. art. 27bis cpv. 1 OAI nelle
versioni in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al
31 dicembre 2003) secondo cui

 

"Qualora
l’assicurato eserciti un’attività lucrativa a tempo parziale o collabori
gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è
determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche le mansioni
consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso
2bis. In tal caso, occorre determinare la parte rispettiva dell’attività
lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e quella
dello svolgimento delle mansioni consuete e poi determinare il grado
d’invalidità in funzione della disabilità patita nei due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore sino al 31
dicembre 2003)

 

"  Quando si possa presumere che gli assicurati che
esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente
nell’azienda del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute,
eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività
lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i
principi validi per le persone esercitanti un’attività lucrativa."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge del TFA in DTF 125 V
146.

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna
dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante
il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato
del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il
punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere.
Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un
danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato
eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è
piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità
lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe
persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid.
2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e
sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I
148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                               2.7.   Nella
fattispecie al fine di valutare l’invalidità dell’assicurata l’Ufficio AI ha
applicato il metodo di calcolo specifico per le persone non esercitanti
un’attività lucrativa in quanto ha appurato che l’interessata, prima
dell’insorgere del danno alla salute, non svolgeva, dal 1982, alcuna attività
lavorativa. 

                                         Alla
luce delle conclusioni tratte dai medici, che hanno concluso per un’inabilità
in qualsiasi attività del 30-40%, e dall’assistente sociale - che ha effettuato
un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
al domicilio dell’interessata concludendo per un grado di impedimento del 21% -,
l’amministrazione ha concluso per il rifiuto della rendita in quanto
l’invalidità riconosciuta alla ricorrente non raggiungeva la soglia minima del
40%. 

                                         RI
1 contesta queste conclusioni.

 

 

                               2.8.   In
data 6 ottobre 2003 il dr. __________, specialista in psichiatria e medico
curante dell’assicurata, nel suo rapporto medico all’Ufficio AI, ha posto come
diagnosi “Sindrome depressiva cronica, dal 1997/8 e patologia ossea
post-traumatica”  dichiarandola inabile al lavoro nella misura del 50% dal
21 dicembre 2001 e precisando:

 

"  (...)

La
paziente, diplomata in commercio, madre di 2 adolescenti, si è recentemente separata
dal marito dopo una lunga relazione conflittuale (doppia vita del marito). Depressione
nervosa. Inoltre essa soffre di una patologia ossea che non le permette di
eseguire certi lavori a lungo, di modo che il reinserimento professionale
appare compromesso. Ciononostante la paziente desidera avere un'occupazione a
tempo parziale.

Ritengo
indicata l'assegnazione di una mezza rendita AI. (...)" (cfr. Doc. AI 14)

                                         

                                         Sentito
il medico del Servizio medico regionale dell’Assicura-zione invalidità (in seguito:
SMR), l’Ufficio AI ha affidato il compito di esperire un accertamento ambulatoriale
di tipo psichiatrico ai sanitari dell’__________ (di seguito __________), i quali,
con un dettagliato referto datato 25 marzo 2005, hanno posto la diagnosi di “Sindrome
mista ansioso-depressiva” esponendo le seguenti valutazioni e conclusioni:

 

"  (...)

5. VALUTAZIONE E PROGNOSI

La
valutazione clinica emersa nel corso del colloquio depone per la presenza di un
disturbo affettivo compatibile con la diagnosi di Sindrome mista
ansioso-depressiva. Non avendo a disposizione un certificato medico dettagliato
da cui desumere l'evoluzione dello stato psichico nel corso degli ultimi anni
(abbiamo in possesso solo un breve rapporto, di cui si fa sopra menzione), si
possono unicamente avanzare delle ipotesi circa l'evoluzione clinica stessa.
Certamente la mancata prescrizione di una terapia psicofarmacologica più
specifica e al tempo stesso la somministrazione riservata al bisogno di un blando
ansiolitico a basso dosaggio (Temesta 1mg exp), depongono per l'esclusione
pregressa di un scompenso depressivo franco. La personalità premorbosa della
signora tende d'altra parte ad un senso di insicurezza costante ed ad una bassa
autostima. Nell'attuale, il timore di un mancato introito economico da parte
dell'ex­-coniuge e la percezione di un'imminente autonomizzazione da parte
delle figlie, hanno certamente attivato una preoccupazione relativa al proprio
futuro e al proprio sostentamento.

Si
ritiene tuttavia che dal punto di vista psichiatrico la percentuale di
inabilità vada rivalutata e quantificata nella misura del 30-40%.

 

 

B. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI LAVORO 

1. Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale

Si
precisa che la signora non ha mai lavorato ad eccezione di un breve periodo di
pochi anni, dopo il conseguimento del diploma. L'introduzione nel mondo del
lavoro tenuto conto delle condizioni cliniche, della fragilità emotiva, del
senso di insicurezza e di incertezza generate, dovrebbe essere graduale.

 

2. L'ambiente di lavoro è in grado di sopportarne i disturbi psichici?

Si
precisa che la signora, a parte alcuni anni dopo il conseguimento del diploma
in cui ha lavorato come impiegata, non ha più svolto alcuna attività lucrativa
dedicandosi per sua scelta alla cura della casa e della propria famiglia.

 

C. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI INTEGRAZIONE

1.E' possibile effettuare provvedimenti d'integrazione?

Non
si ravvisano allo stato attuale indicazioni per provvedimenti d'integrazione.

 

2. E' possibile migliorare la capacità di lavoro?

Indubbiamente
una presa in carico ambulatoriale più strutturata (la frequenze delle visite
risulta essere solo mensile) e l'appoggio di una terapia psicofarmacologica più
incisiva, potrebbero portare ad un miglioramento del quadro clinico e di
conseguenza ad un miglioramento della capacità lavorativa.

 

3. L'assicurato è in grado di svolgere altre attività?

L'assicurata
può svolgere qualsiasi attività nella misura del 60-70%; per il restante 30-40%
va considerata lavorativamente incapace.

 

CONCLUSIONI:

Si
ritiene utile consigliare il ricorso ad una terapia farmacologica che possa
aiutare a modulare le risposte emotive pure comprensibili della signora al fine
di ripristinare uno stato quo tale da permettere una vita qualitativamente più
soddisfacente." (cfr. doc. AI 26)

 

                                         Nelle
sue Annotazioni del 12 aprile 2005 il medico SMR osservava:

 

"  La perizia permette di determinare una IL in qualsiasi
attività del 30-40%. Si può concludere con una limitazione del 35% della CL che
permette di decidere con un rifiuto di prestazioni” (doc. AI 28)

                                                                                 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi incaricato l’assistente sociale di allestire un’inchiesta economica
per le persone che si occupano dell’economia domestica. Sulla base degli accertamenti
eseguiti presso il domicilio dell’assicurata il 19 luglio 2005, con rapporto 5
agosto 2005 l’assistente sociale ha concluso per un grado d’inabilità
complessivo del 21% esponendo quanto segue:

 

" 
(...)

DEFINIZIONE
DELL'ATTIVITÀ LUCRATIVA

 

 

a.  formazione scolastica
e professionale

 

     scuole dell'obbligo
- scuola "__________"

 

b.  se non fosse
intervenuto il danno alla salute, l'assicurata eserciterebbe oggi  un'attività
lucrativa?

 

     La signora RI 1 ritiene di non trovarsi nelle
condizioni di poter assumere un impegno fuori casa.

 

§   Eventuale situazione economica

 

     Vedi convenzione all'incarto. Il marito versa fr.
4'100.- mensili a favore dell'assicurata.

 

§   Attività svolta e in che misura

 

     Nessuna dopo il
matrimonio

 

c.  L'assicurato conferma le indicazioni fornite dal
datore di lavoro sul questionario apposito?

 

     -.-

 

(...)

 

5. ATTIVITÀ –
descrizione degli impedimenti dovuti all'invalidità

 

5.1 Conduzione
dell'economia domestica

 

	
  pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo

  	
  importanza
  assegnata

  	
  5
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
  0
  %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
  0
  %

  

 

Nessun impedimento.

 

 

5.2 Alimentazione

 

	
  preparazione
  dei pasti, pulizia della cucina, riserve

  	
  importanza
  assegnata

  	
  45
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
  20
  %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
  9
  %

  

 

La
signora RI 1 prepara personalmente i pasti per sé e la figlia con la quale convive.
A causa del dolore alla schiena evita di rimanere in piedi a lungo. All'infuori
di un maggior impiego di tempo, dovuto alla necessità di lavorare a tappe e
alternare spesso la posizione, la signora RI 1 non segnala altre difficoltà.

 

Considero
un maggiore impiego di tempo pari al 20 %.

 

 

5.3 Pulizia dell'appartamento

 

	
  rispolvero,
  pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare i letti, ecc.

  	
  importanza
  assegnata

  	
  20
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
  30
  %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
  6
  %

  

 

La
signora RI 1 ha deciso, tra l'altro, di lasciare la grande abitazione coniugale
perché troppo impegnativa da mantenere pulita. Da tempo delegava ad un aiuto
domestico i lavori più impegnativi. Ora vive in tre locali e mezzo e,
distribuendo il lavoro sull'arco di più giorni, può eseguire le pulizie
personalmente. La signora RI 1 sottolinea di non poter lavorare in modo
continuativo, mantenendo un ritmo di lavoro sostenuto. Incontra maggiori
difficoltà mentre pulisce in basso o in alto. Si tratta di posizioni che
portano all'intensificazione dei dolori alla schiena. Le figlie l'aiutano nelle
pulizie di fino, nel lavaggio dei vetri e nel cambio delle lenzuola. La signora
RI 1 spiega di poter lavorare al mattino mentre al pomeriggio sente la
necessità di riposarsi almeno durante due ore.

 

L'assicurata
descrive difficoltà legate alla problematica fisica e, in parte, alla stanchezza
che l'accompagna sempre. La signora RI 1 può occuparsi delle pulizie di casa
organizzandosi come meglio le conviene e a dipendenza di come si sente. Attribuisco
pertanto un impedimento pari al 30 %, in considerazione dell'aiuto prestato
dalle figlie (peraltro esigibile) e il maggior impiego di tempo nell'esecuzione
dei lavori domestici dovuto alla problematica psico-fisica.

 

 

5.4 Spesa e acquisti
diversi

 

	
  compresi
  pagamenti, trattative assicurazioni e rapporti ufficiali

  	
  importanza
  assegnata

  	
  10
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
  20
  %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
  2
  %

  

 

Si
fa accompagnare dalle figlie per effettuare la spesa settimanale in modo tale
che l'aiutino a trasportare le borse della spesa. La signora RI 1 spiega di
evitare di recarsi in luoghi "nuovi" poiché teme un attacco di
panico. Ha ridotto allo stretto necessario le uscite poiché si sente al sicuro
soltanto fra le mura di casa. Guida l'automobile per recarsi dal dott. __________
a __________, ma non se la sente di guidare, per esempio, fino a __________ se
non accompagnata da una figlia. Si occupa personalmente delle questioni amministrative
e dei pagamenti che la riguardano.

 

L'assicurata
vive "isolata" nella sua abitazione dove trova la tranquillità e
sicurezza che le necessita. Non vi è un effettivo impedimento nel fare le
spese, ma l'autonomia appare ridotta dalla situazione psichica vissuta.
Conteggio un impedimento pari al  20 %.

 

 

5.5 Bucato, confezione e
riparazione di indumenti

 

	
  lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc.

  	
  importanza
  assegnata

  	
  20
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
  20
  %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
  4
  %

  

 

La
lavanderia è facilmente accessibile trovandosi al pianterreno come
l'appartamento dell'assicurata. La signora RI 1 esegue personalmente il bucato
per sé e le figlie e stira, poco per volta, l'intero bucato. Anche in questo
ambito segnala di non poter lavorare in modo continuativo, ma a tappe di dieci
minuti. Ne deriva un maggior impiego di tempo.

 

L'impedimento
dovuto al maggior impiego di tempo non supera il 20 % poiché la collaborazione
delle figlie adulte è da ritenersi esigibile.

 

5.6
Cura dei bambini e di altri membri della famiglia

 

	
  comprsa
  educazione, attività comuni, compiti, ecc.

  	
  importanza
  assegnata

  	
  0
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
  0
  %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
  0
  %

  

-.-

 

 

5.7 Diversi

 

	
  cura
  delle piante, giardinaggio, cura degli animali, attività di utilità pubblica,
  creazione artistica, impegno a favore di terzi, volontariato

  	
  importanza
  assegnata

  	
  0
  %

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
  0
  %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
  0
  %

  

 

-.-

 

 

	
  Valutazione
  dell'assistente sociale

  	
  totale
  delle attività

  	
  100 %

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
  21 %

  

 

 

§   Chi esegue i lavori, che a causa della
sua invalidità, l'assicurata non può svolgere personalmente nell'economia
domestica?

     Indicare il nome, l'indirizzo, il grado
di parentela, genere dei lavori delegati, ore di lavoro per settimana e salario
orario versato

 

Le figlie

 

 

6.  GRADO ATTUALE DEGLI IMPEDIMENTI

 

	
  Attività

  	
  Ripartizione

  	
  Impedimento

  	
  GRADO
  D'INVALIDITÀ

  
	
  Salariata

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  Casalinga

  	
  100 %

  	
  21 %

  	
  21 %

  
	
  TOTALE

  	
   

  	
   

  	
  21 %

  

 

(...)" (cfr. doc. AI 31)

 

                                         Sulla
base di questi accertamenti, l’amministrazione, con decisione 12 agosto 2005,
ha negato il diritto a prestazioni d’invalidità ritenendo il grado d’invalidità
della richiedente inferiore al 40% (doc. AI 33). 

 

                               2.9.   Nell’opposizione
29 agosto 2005 RI 1 ha contestato le conclusioni dell’amministrazione chiedendo
ulteriori accertamenti medici (doc. AI 33).

                                         In
data 5 ottobre 2005 la patrocinatrice della richiedente ha fatto pervenire
all’Ufficio AI un attestato medico del 12 settembre 2005 del dr. __________, il
quale ha rilevato:

 

"  Rispetto alla situazione valutata nel mio, certificato
AI del 6.10.2003, si è verificato un aggravamento del quadro complessivo, in
particolar modo riguardo al disturbo dell'umore, che tende a cronicizzarsi.

 

Si
ricorda che la paziente soffre di un disturbo psichico in relazione all'avvenuta
separazione dal marito, sotto la forma di una depressione nervosa reattiva. La
paziente ha sopportato per anni una situazione coniugale estremamente
conflittuale, dalla quale essa non trovava la forza di uscire, malgrado il
disprezzo dimostrato dal coniuge e malgrado la paziente fosse al corrente della
doppia vita del marito. La paziente riferisce di essersi sentita molto sola; il
marito assente, freddo, indifferente, si comportava come se essa non esistesse,
provocando nella paziente sentimenti di rabbia impotente e sintomi di derealizzazione.
Il quadro patologico, reattivo alla situazione famigliare improntata alla violenza
psicologica, necessitava di una presa a carico specialistica.

L'accudire
le figlie, oggi entrambe maggiorenni, frenava la paziente dal mettere un termine
a una relazione che la faceva solo soffrire.

 

I
disturbi fisici, di cui la paziente soffre da anni, in seguito ad un infortunio
in gioventù, disturbi documentati, tendono inoltre ad aggravare lo stato
psichico già precario e rendono la paziente inidonea a lavorare, tanto più che,
negli anni del matrimonio, la paziente era casalinga e, poco dopo aver concluso
l'apprendistato come impiegata di commercio, non ha più lavorato fino ad oggi.

 

In
preda ad una sofferenza psichica, la paziente ha dovuto rivolgersi al
sottoscritto e ha intrapreso una psicoterapia il 21.12.2001." (cfr. doc.
AI 39)

 

                                         Richiesto
in merito, il medico SMR ha osservato quanto segue nelle sue Osservazioni 25
ottobre 2005:

 

"  La documentazione medica psi inviata parla di un
disturbo dell'umore che tende a cronicizzarsi.

La
perizia psi ha permesso di evidenziare una limitazione psi in un attività di
tipo salariata. La giurisprudenza tiene in considerazione piu realistica la
valutazione dell'inchiesta casalinga. Un disturbo dell'umore anche cronico non
motiva un ulteriore incremento delle limitazioni in un attività che non
richiede un costante rendimento  o obligi di ritmo sostenuto.

Ritengo
che gli elementi medici psi inviati non motivano oggettivamente un peggioramento
durevole.

Possiamo
respingere l'opposizione e confermare la nostra decisione." (cfr. doc. AI
41)

 

                                         Con
la decisione su opposizione del 2 novembre 2005, l’amministrazione, rilevato
come un sostanziale peggioramento delle condizioni di salute dell’interessata
non fosse comprovato, ha confermato il precedente provvedimento negando che
l’assicurata dovesse essere considerata come salariata (doc. AI 42; cfr. consid.
1.2). 

 

                             2.10.   Con
il presente ricorso RI 1 contesta le conclusioni dell’amministrazione adducendo
in sostanza che non avrebbe valutato esaurientemente le sue reali condizioni di
salute (I; cfr. sopra consid. 1.3). 

                                      

                                         Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è
determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,
si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si
lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti
(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o
nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono
inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004 nella
causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U
329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14
aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del
24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e
332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita
il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire
dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere
considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto
sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).

 

                                         Se vi
sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura
senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su
un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). 

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische]
Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso,
l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                             2.11.   Per
quanto concerne la patologia psichiatrica di cui è affetta RI 1, questo TCA, richiamata
la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici,
non intravvede ragioni che impediscano di far proprie le conclusioni cui sono
giunti i medici dell’__________ interpellati, specialisti nella materia che qui
interessa, che hanno compiutamente valutato il danno alla salute lamentato
dall’assicurata.

                                         In
effetti i sanitari dell’__________ hanno sottoposto la richiedente ad una
valutazione approfondita ed accurata, stilando il 25 marzo 2005 un dettagliato
rapporto medico - che del resto l’interessata non ha mai contestato - in cui è
stato accertato che la ricorrente, affetta da  sindrome ansioso-depressiva,
presentava comunque una capacità lavorativa in ogni attività del 60-70% (doc.
AI 26 e consid. 2.8). A tale perizia, che non evidenzia contraddizioni e non si
può affermare essere fondata su accertamenti di fatto errati, può quindi
senz’altro essere attribuita forza probatoria piena conformemente ai succitati
criteri stabiliti dalla giurisprudenza. 

                                         

                                         Dopo
l’emanazione del provvedimento 12 agosto 2005, l’assicurata ha di fatto sostenuto,
sulla base del certificato del dott. __________ del 12 settembre 2005, che le
sue condizioni psichiche erano peggiorate (cfr. consid. 2.9 e doc. AI 39).

Ora, il
rapporto del dr. __________ non è tale da modificare le conclusioni cui sono
giunti i periti incaricati dall’amministrazione nel loro referto del 25 marzo
2005. In particolare, tale certificato non permette di stabilire con chiarezza
un peggioramento dello stato di salute della richiedente da un punto di vista
psichiatrico intervenuto tra la perizia del 25 marzo 2005 e la decisione su
opposizione del 2 novembre 2005. In effetti, il medico curante dell’interessata
ha in realtà attestato le patologie già note e un peggioramento delle
condizioni che tuttavia non è riuscito a sostanziare né a precisare non
indicandone né la misura né l’eziologia. In particolare, l’affermazione per cui
il disturbo dell’umore riscontrato nella paziente, e già noto, tenderebbe a cronicizzarsi,
non muta la sostanza del quadro invalidante già precedentemente accertato, come
del resto pertinentemente osservato nelle Annotazioni del 25 ottobre 2005 dal
medico del SMR cui è stato sottoposto per osservazioni il certificato del medico
curante della richiedente (cfr. consid. 2.9; doc. AI 41). Anzi, l’unica
descrizione data dal sanitario non fa in sostanza che ripercorrere quanto già
affermato nel precedente rapporto medico all’attenzione dell’Ufficio AI del 6
ottobre 2003 (doc. AI 14). 

Bisogna
quindi concludere che dall’attestazione del 12 settembre 2005 del medico
curante di RI 1 non si rilevano elementi tali da evidenziare con chiarezza un
peggioramento rilevante della patologia psichiatrica rispetto alla situazione
accertata dai periti nel referto del 25 marzo 2005, anche perché non vi è da
escludere che il peggioramento citato dal dr. __________, espressamente
riferito al precedente certificato del 6 ottobre 2003, fosse in realtà già
intervenuto nel momento in cui, nel marzo 2005, la ricorrente è stata peritata
dai medici dell'__________.

A
prescindere quindi dal fatto che la certificazione del dr. __________ non meriterebbe
di essere presa in considerazione ai fini del presente giudizio in quanto non
sufficientemente circostanziata e dettagliata e, quindi, non conforme ai
succitati criteri stabiliti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.6 e 2.10), va
detto che in ogni caso da tale referto non si evincono sufficienti elementi per
ammettere con alta verosimiglianza l’insorgere di un peggioramento delle
condizioni di salute rispetto a quanto accertato precedentemente in sede
peritale e avallato dai medici del SMR. 

 

                                         Al
proposito va comunque anche ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta
dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono
essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo
principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere
delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid.
1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione
comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‑ ove ciò
fosse ragionevolmente esigibile ‑ le prove necessarie, avuto riguardo
alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V
264 consid. 3b con riferimenti).

Ora, questo Tribunale
ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e
sufficienti per valutare l'inabilità lavorativa dell'assicurata sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti. 

 

Quanto d’altra
parte ai problemi ortopedici lamentati dalla ricorrente, relativi alla frattura
del femore subita nel 1972, non vi sono all’inserto atti medici che permettano
di concludere per una limitazione rilevante. In effetti, l’unica valutazione
specialistica è quella del dr. __________, chirurgo ortopedico, il quale, in
data 3 aprile 2002, aveva concluso per una capacità lavorativa dell’assicurata
intatta a dipendenza dei postumi della rottura del femore (doc. AI 9-1). Agli
atti non vi sono altre attestazioni mediche che permettano di concludere
altrimenti, né del resto l’assicurata, che peraltro non risulta nemmeno essere
seguita da un medico per tale problema, ha sostenuto mai prima diversamente,
segnatamente nel senso che i problemi ortopedici abbiano subito un
deterioramento di rilievo. 

                                         

                                         In
conclusione, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
specialistiche, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278
consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato con il grado della
verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142
consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che sino al momento dell’emanazione del querelato provvedimento
l'assicurata presentava una capacità lavorativa di almeno il 60%.

 

Ciononostante va fatto presente all’assicurata che in caso di
peggioramento rilevante delle condizioni di salute, debitamente comprovato da
pertinente documentazione medica, essa potrà in futuro presentare una domanda
di revisione. 

                                      

                             2.12.   Per
quel che concerne d’altra parte l'attività di casalinga e la valutazione dei
relativi impedimenti, va ricordato che l'invalidità delle persone che si
occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, come si é
visto (cfr. consid. 2.4 e 2.5), è stabilita confrontando le singole attività
nell'economia domestica ancora accessibili alla richiedente la rendita AI, con
i lavori che può eseguire una persona sana.

                                         Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di
garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra 3097),
ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base
di un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano  essere stati
rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

 

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

"Di regola, si ammette che i lavori di
una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

   

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti,
  cucinare, apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
            10

  	
            50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione
  (spolverare, passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre,
  fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta,
  assicurazioni, uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti
  (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le
  scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i
  malati, curare le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire
  abiti, lavori di volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del
tempo libero (N. 3090)."

 

Mentre alle cifre 3096
e ss. si legge ancora:

 

"  Il totale delle attività dev'essere sempre del 100 %
(Pratique

VSI
1997 p. 298).

 

Di
norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e la valutazione dei singoli
compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di
trattamento a livello svizzero ed offrono un margine per una valutazione
realistica dei sin­goli casi. Un'altra valutazione può essere applicata
soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema (RCC 1986 p. 244).
All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una proposta.

 

In
virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una persona deve con­tribuire quanto
ragionevolmente possibile a migliorare la pro­pria capacità lavorativa (p. es.
metodo di lavoro confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici
adeguati N. 1045 e 3045 segg.). Essa deve ripartire meglio il suo la­voro e
ricorrere all'aiuto dei membri della sua famiglia, nella misura abituale. Se
non adotta questi provvedimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà
tenuto conto, al momento della valutazione dell'invalidità, della diminuzione
della capa­cità di lavoro nell'ambito domestico."

 

                                         Per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate nell'economia
domestica, il TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in linea di massima
e senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni
delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori
specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (AHI-Praxis
1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235 consid. 2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5;
STFA 22 agosto 2001 nella causa C.G., consid. 4, I 102/00). Un intervento da
parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata
dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente
erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA 11 agosto 2003 nella causa S. consid. 2,
I 681/02).

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2001 nella causa G.C., il TFA (I 102/00) ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa
risulta decisiva (Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984
p. 144 consid. 5).

 

Il TFA ha inoltre
precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell’assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli
accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio
1999 nella causa M.J.V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una
presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole
mansioni accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla
valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica -  è da
considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi
psichici (STFA 11 agosto 2003 nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003
nella causa S., I 685/02).

 

                             2.13.   Nella
specie, l'Ufficio AI ha incaricato l'assistente sociale di esperire
un'inchiesta economica per le persone che si occupano dell'economia domestica.

                                         Il
relativo rapporto è stato allestito il 5 agosto 2005 (doc. AI 31). Sulla base
degli accertamenti fatti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver fissato
gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l'assistente sociale ha
quindi stabilito una limitazione complessiva del 21% (cfr. consid. 2.8). 

Alla valutazione dell’assistente sociale, genericamente contestata dalla
ricorrente, va prestata piena adesione, ritenuto in particolare come essa abbia
compiutamente valutato le difficoltà e l’esigibilità di ogni singola mansione
casalinga, tenendo adeguatamente conto peraltro delle indicazioni fornite
dall’interessata. 

                                         Va
inoltre rilevato che nell’inchiesta economica in questione è stata
correttamente stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel
rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un
valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti
dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica. Conforme alla
giurisprudenza è del resto pure la presa in considerazione della ripartizione
dei compiti all’interno della famiglia, e, quindi, della collaborazione dovuta
nella gestione dell’economia domestica della ricorrente da parte delle due
figlie ormai maggiorenni. 

Alla luce delle considerazioni che precedono e tenuto conto di tutte le
circostante concrete, questo TCA non può che ritenere adeguato il grado
d'invalidità dell'assicurata quale casalinga stabilito dall’Ufficio AI sulla
base dell'accertamento domiciliare.

Il grado globale
d’impedimento del 21% va pertanto confermato.

 

 

                             2.14.   Quanto
infine all’allegazione, espressa dalla ricorrente più o meno implicitamente,
per la quale a torto l’amministrazione non l’avrebbe considerata parzialmente
salariata, la stessa non può mutare all’esito del presente contendere. 

                                         Va
qui ribadito che, con lo scopo di accertare il metodo applicabile per il
calcolo del grado di invalidità, occorre innanzitutto stabilire se un
assicurato deve essere considerato come persona esercitante un'attività
lucrativa a tempo pieno, parziale o senza attività e questo in base a cosa egli
avrebbe fatto se non fosse subentrato il danno alla salute (SVR 1996 AI Nr. 76;
DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella
causa M.M; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht,
BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s). 

 

                                         Nella
specie, dall’inserto è emerso che la ricorrente ha lavorato pochi anni prima del
matrimonio, celebrato nel 1980, e ha poi interrotto, per sua scelta, e comunque
sicuramente non per motivi di salute, ogni attività lucrativa nel 1982 (doc. AI
2), senza poi più riprenderla. D’altra parte, considerato come le figlie
dell’assicurata sono nate nel 1983 e 1985, la ripresa di un’attività lucrativa,
se desiderata, sarebbe stata per l’assicurata da tempo possibile, almeno a
tempo parziale. Va detto inoltre che l’interessata, durante la procedura di
fronte all’AI, non ha mai dichiarato chiaramente di essere intenzionata a
riprendere il lavoro.

                                         Alla
luce di queste considerazioni le affermazioni per cui la ripresa di un’attività
lucrativa sarebbe essenzialmente ostacolata dal suo stato di salute risultano
quantomeno poco credibibili. 

                                         

                                         Ma
a prescindere da queste costatazioni, va detto che anche volendo considerare
l’assicurata parzialmente salariata e, quindi, anche volendo fissare al 50% la
quota riservata alle mansioni professionali ed al restante 50% quella dedicata
alle occupazioni casalinghe, il grado di invalidità globale non raggiungerebbe
comunque la soglia pensionabile di grado d’invalidità del 40%, considerato come
per la mansioni casalinghe il grado di inabilità è del 21% e quello per quella
ipotetica di salariata, nella professione precedentemente praticata di impiegata
d’ufficio (ritenuta perfettamente esigibile dai medici, sia dal profilo psichiatrico
che da quello ortopedico; cfr. doc. AI 26 e 9) del 40% al massimo (cfr. perizia
medici __________, citata al consid. 2.8); in tale evenienza infatti il grado
d’invalidità globale sarebbe del 30,5% (50 x 40% + 50 x 21%). Nemmeno
considerando un’attività salariata esercitata all’80%, sarebbe del resto
possibile giungere ad una tasso d’inabilità complessivo conferente il diritto
ad una rendita di invalidità. 

 

                             2.15.   Visto
quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.

 

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi
  implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti