# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bba5158c-76df-5f71-b95e-af5ba4ff1387
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.06.2024 D-3497/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3497-2024_2024-06-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3497/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 8  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Susanne Bolz-Reimann;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato l’(…), 

Serbia,  

c/o CFA Chiasso,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
Contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (art. 40 in relazione all'art. 6a cpv. 2 

LAsi);  

decisione della SEM del 28 maggio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-3497/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______, asserito cittadino serbo di etnia rom 

privo di documenti d’identità, ha presentato in Svizzera l'8 gennaio 2024 

(cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione di seguito: SEM o 

autorità inferiore n. […]-2/2), 

il verbale dell’audizione del 21 maggio 2024 relativo ai motivi d’asilo 

(cfr. atto SEM n. 17/14), 

la decisione della SEM del 28 maggio 2024, notificata il medesimo giorno 

(cfr. atto SEM n. 21/1), con cui essa non ha riconosciuto all’interessato la 

qualità di rifugiato, ha respinto la domanda d’asilo senza ulteriori 

chiarimenti (art. 40 LAsi in combinato disposto con l’art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi) e pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera nonché 

l’esecuzione di tale misura ritenendola ammissibile, esigibile e possibile 

(cfr. atto SEM n. 20/10), 

il ricorso erroneamente datato 22 maggio 2024 (cfr. timbro del plico 

raccomandato; data di entrata: 4 giugno 2024) per mezzo del quale 

l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: Tribunale), postulando, in via principale, l’annullamento della 

decisione avversata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo in Svizzera; in via subordinata, la concessione 

dell’ammissione provvisoria per inammissibilità e/o inesigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento; contestualmente egli chiede la 

concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

pagamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 

142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito dello stesso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi da un giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di 

una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che il Tribunale rinuncia allo scambio degli scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che, in sostanza e per quanto qui di rilievo, il ricorrente ha dichiarato che 

nel 2015 avrebbe iniziato una relazione con una donna proveniente da una 

famiglia abbiente ed influente; che la coppia si sarebbe poi trasferita a 

B._______, alfine di allontanarsi dalla di lei famiglia, contraria a tale 

relazione in ragione dell’etnia rom dell’interessato; che i partner avrebbero 

avuto due figli, nati rispettivamente nel (…) e nel (…); che la famiglia della 

compagna avrebbe scoperto tale relazione sei mesi dopo l’inizio della loro 

convivenza e avrebbe iniziato a cercarli usando pure dei falsi account sui 

social media, per tale ragione, la coppia avrebbe cambiato spesso 

abitazione in diverse zone di B._______; che le fotografie dei partner 

sarebbero pure state affisse nelle stazioni di polizia in quanto ricercati; che, 

nel 2017 la madre della compagna le avrebbe telefonato comunicandole la 

volontà dell’intera famiglia di accettare l’interessato e di invitarli 

all’abitazione famigliare; che, una volta giunti alla casa della famiglia della 

compagna, l’insorgente sarebbe stato picchiato ed allontanato dalla propria 

partner e dai figli; che, da tale momento, nonostante le innumerevoli 

richieste presentate alla polizia, il ricorrente non avrebbe più avuto nessuna 

notizia da parte di questi ultimi, venendo vessato dagli agenti che gli 

avrebbero comunicato di non avere alcun diritto di vedere la sua prole e 

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ricevendo numerose lettere anonime in cui sarebbe stato accusato di 

essere di etnia rom e gli sarebbe pure stato intimato di smettere di cercare 

i propri figli e di andarsene o sarebbe stato ucciso; che gli agenti di polizia 

non avrebbero dato peso a tali missive e avrebbero minacciato il ricorrente 

dicendogli di cessare la ricerca dei propri bambini o l’avrebbero ucciso; 

che, nell’agosto 2023, mentre si trovava dinanzi ad un negozio nel centro 

di C._______, l’interessato sarebbe stato accoltellato da individui 

sconosciuti che gli avrebbero intimato di non cercare più i suoi figli 

aggiungendo che ad ogni modo non li avrebbe più rivisti; che avrebbe 

segnalato tale accadimento alle forze dell’ordine, dopodiché si sarebbe 

nascosto in vari luoghi per proteggersi fino al suo espatrio avvenuto nel 

dicembre 2023; che l’interessato non ha considerato di trasferirsi altrove in 

Serbia, in quanto ritiene che sarebbe stato trovato ovunque e che il Paese 

sarebbe governato da criminali; che egli ha infine menzionato che avrebbe 

sempre subito complicanze in ragione della sua appartenenza all’etnia rom 

e di essere stato nominato dispregiativamente quale “zingaro” in più 

occasioni, 

che, nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto inverosimili ai sensi 

dell’art. 7 LAsi le allegazioni dell’interessato vertenti sulle modalità e le 

cause dell’allontanamento forzato dai propri figli operato dalla famiglia della 

compagna, così come le minacce di morte ricevute, l’accoltellamento 

subito nell’agosto 2023 ed i suoi rapporti con le forze dell’ordine nell’ambito 

delle ricerche dei propri figli; che le ulteriori allegazioni dell’insorgente 

relative alle discriminazioni e ai pregiudizi subiti in ragione della sua 

appartenenza all’etnia rom, sebbene verosimili, non sono considerati 

pregiudizi seri giusta l’art. 3 cpv. 2 LAsi, pertanto tali motivi non sono 

rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi; che la SEM ha infine rammentato che la 

Serbia rientra tra gli Stati in cui vi è la presunzione di assenza di 

persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, 

che, in sede di ricorso, l’insorgente critica scarnamente la valutazione della 

SEM ritenendo che le proprie allegazioni sarebbero verosimili ai sensi 

dell’art. 7 LAsi, come pure rilevanti giusta l’art. 3 LAsi, in quanto avrebbe 

subito in Patria seri pregiudizi ex art. 3 cpv. 2 LAsi, perlomeno nel senso di 

una pressione psichica insopportabile; che l’insorgente si è del resto 

limitato a riportare nuovamente i fatti da lui addotti durante l’audizione sui 

motivi d’asilo; che egli ritiene inoltre che la protezione offerta in Serbia dalle 

autorità non sarebbe sufficiente; che, infine, vista la sua situazione, 

l’esecuzione dell’allontanamento nel suo Paese d’origine non sarebbe né 

ammissibile, né ragionevolmente esigibile, 

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che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); che 

sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi), 

che vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima di 

misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle 

libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo 

raggiungono un’intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile 

oltre i limiti del sopportabile, condurre un’esistenza degna di un essere 

umano nello Stato persecutore, di modo che la persona perseguitata può 

sottrarsi a questa situazione forzata unicamente tramite la fuga all’estero 

(cfr. DTAF 2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti), 

che chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi); che la qualità di rifugiato è 

resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che sono inverosimili in particolare le allegazioni che su punti importanti 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 

cpv. 3 LAsi); che la dottrina riconosce quattro elementi di base della 

“verosimiglianza”: le indicazioni del ricorrente devono essere, in primo 

luogo sufficientemente fondate, in secondo luogo concludenti e, in terzo 

luogo plausibili; che la persona interessata dev’essere inoltre credibile; che 

il giudizio sulla verosimiglianza non deve ridursi a una mera verifica della 

plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il 

frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad 

essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, 

quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 

consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),  

che il Tribunale giudica che le scarne argomentazioni contenute nel ricorso 

dell’insorgente non possono modificare le corrette conclusioni alle quali è 

giunta l’autorità inferiore, 

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che, anzitutto, a fronte di un’attenta valutazione degli atti di causa, occorre 

rilevare che l’intero esposto del ricorrente, oltre ad essere privo di dettagli, 

è caratterizzato da contraddizioni, incoerenze ed illogicità; che, in 

particolare, il ricorrente non ha reso verosimili le dinamiche e le cause 

secondo cui sarebbe stato forzatamente separato dalla compagna e dai 

figli, come pure i suoi rapporti con gli agenti di polizia in tale frangente; che, 

infatti le allegazioni addotte si rivelano chiaramente contradditorie e 

incompatibili con la logica; che, inoltre, l’interessato non ha neppure reso 

verosimile l’asserito accoltellamento subito nell’agosto 2023, essendo 

anche tali allegazioni prive di dettagli ed incongruenti, 

che, su questi aspetti, conviene per i dettagli rinviare ai corretti 

accertamenti e alle motivazioni indicate nella decisione impugnata, alla 

quale può essere prestata adesione (art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio 

dell’art. 4 PA), 

che, del resto, tali indicatori di inverosimiglianza non vengono neppure 

giustificati nel gravame; che il ricorrente si è limitato, tramite il proprio 

ricorso, a trascrivere nuovamente i fatti già emersi in sede di audizione sui 

motivi d’asilo e a chiedere una rivalutazione delle prove addotte; che 

occorre tuttavia rilevare che egli non ha presentato alcun mezzo probatorio 

a sostegno delle proprie allegazioni, 

che le discriminazioni e pregiudizi che il ricorrente avrebbe patito in Serbia 

in ragione della sua etnia rom – segnatamente il fatto di essere stato più 

volte nominato dispregiativamente quale “zingaro” – non sono rilevanti per 

l’asilo poiché difettano dell’intensità sufficiente per ammettere un serio 

pregiudizio per la vita, l’integrità fisica e la libertà ai sensi dell’art. 3 LAsi; 

che, infatti, non si può affermare che le difficoltà sociali riscontrate rendano 

l’esistenza dell’insorgente in Patria impossibile o insopportabile ai sensi 

della legge sull’asilo, 

che, infine, la sola appartenenza all’etnia rom non costituisce di principio 

un motivo di persecuzione (cfr. tra le tante la sentenza del Tribunale E-

4289/2019 del 6 settembre 2019), 

che, per i dettagli riguardanti tali aspetti, conviene nuovamente rinviare alle 

corrette motivazioni menzionate nella decisione impugnata, a cui si presta 

adesione (art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell’art. 4 PA), 

che, alla luce di quanto sopra, le allegazioni dell’interessato non risultano 

verosimili rispettivamente rilevanti in materia d’asilo, 

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Pagina 7 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi),  

che le persecuzioni che sono dovute a terzi e non ad organi governativi, 

non rivestono un carattere determinante per il riconoscimento della qualità 

di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in questione non accordi la 

protezione necessaria al richiedente; che infatti, secondo il principio della 

sussidiarietà della protezione internazionale in rapporto alla protezione 

nazionale, di cui all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 

28 luglio 1951 (Conv. Rifugiati, RS 0.142.30), si può esigere da un 

richiedente asilo che egli abbia dapprima esaurito nel suo Paese d’origine, 

le possibilità di protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali, 

prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 

consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le tante 

altre anche sentenza del Tribunale D-76/2023 del 13 gennaio 2023 

pag. 5),  

che in una pari eventualità, le autorità d’asilo sono di principio tenute a 

verificare unicamente l’effettività della protezione offerta da parte dello 

Stato d’origine (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3),  

che inoltre, nel caso in cui lo Stato d’origine sia stato designato come sicuro 

ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste una presunzione legale di 

protezione contro i pregiudizi da parte di terze entità (cfr. DTF 138 II 513 

consid. 7.3),  

che il Consiglio federale ha inserito la Serbia nel novero dei Paesi esenti 

da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. allegato 2 

all’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]) e si è attenuto a questa 

valutazione nell’ambito delle periodiche verifiche giusta l’art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che vi è dunque una presunzione legale di protezione da parte delle 

autorità serbe,  

che, secondo la prassi, l’effettiva protezione nel Paese d’origine non è 

d’altro canto da intendersi quale garanzia di protezione individuale a lungo 

termine contro persecuzioni non-statali; che nessuno Stato ha la capacità 

di garantire ovunque e in qualunque momento l’assoluta sicurezza ai propri 

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cittadini; che occorre al contrario che vi sia a disposizione una struttura di 

protezione funzionante ed efficiente che renda possibile un procedimento 

penale, segnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico 

ottemperanti (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3, DTAF 2013/11 consid. 5.1 

con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. tra le altre anche la 

sentenza del Tribunale D-3015/2022 del 19 luglio 2022 consid. 8.2), 

che, nel caso in esame, il ricorrente non è stato in grado di fornire elementi 

concreti a sostegno dell’asserita incapacità e/o non volontà di protezione 

da parte delle autorità serbe; che, del resto, come già sopraesposto, le 

allegazioni del ricorrente relative ai suoi rapporti con le autorità statali sono 

state ritenute inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, 

che, per questi motivi, non vi sono gli estremi per dedurre un’impossibilità 

generalizzata di far capo alla protezione statale, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione, tenendo però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 OAsi 1; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 dalla legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI),  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM 

dispone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la 

prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di 

provenienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera,  

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che anzitutto l’insorgente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì, non vi 

sono indizi seri per ritenere un rischio personale, concreto e serio di essere 

esposto ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 della Convenzione 

per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 

4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o all’art. 3 della Convenzione contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 

10 dicembre 1984 (RS 0.105; di seguito: Conv. tortura), 

che, d’altro canto, occorre rammentare che le questioni di natura medica 

possono avere influssi sull’ammissibilità dell’allontanamento solo in casi 

straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-

9.1.6), essendo per il resto la problematica da analizzare sotto il profilo 

dell’esigibilità ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI,  

che, alla luce delle circostanze del caso, l’esecuzione dell’allontanamento 

risulta ammissibile, 

che, ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica,  

che, con decisione del 25 ottobre 2017, la quale produce effetto dal 

1° gennaio 2018, il Consiglio federale ha designato la Serbia come Stato 

verso cui il ritorno è di norma ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 5 LStrI 

e art. 18 dell’Ordinanza concernente l’esecuzione dell’allontanamento e 

dell’espulsione di stranieri dell’11 agosto 1999 [OEAE, RS.142.281]), 

che per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel 

caso di rientro nel loro Paese d’origine o di provenienza, potrebbero non 

ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime 

d’esistenza; che per cure essenziali, si intendono le cure di medicina 

generale e d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità 

umana (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3),  

che se le cure necessarie possono essere assicurate nel Paese d’origine 

dei richiedenti, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti 

in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese deve essere 

considerata ragionevolmente esigibile; che invece non lo è più, ai sensi 

della disposizione precitata, se, in ragione dell’assenza di possibilità di 

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trattamento adeguato, lo stato di salute degli interessati si degraderebbe a 

tal punto da condurli in maniera certa alla messa in pericolo concreta della 

loro vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della 

loro integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3),  

che dagli atti presenti all’incarto emerge che il ricorrente assume farmaci 

contro il dolore e che soffre di stress ed insonnia,  

che il Tribunale parte dal presupposto, in linea con la sua prassi, che in 

Serbia esista un’adeguata assistenza sanitaria di base – compresa la cura 

delle malattie mentali – e che l’accesso ad essa sia garantito (cfr. tra le 

tante la sentenza del Tribunale D-4627/2019 del 19 settembre 2019 consid. 

8.3.3 e la sentenza del Tribunale E-7219/2015 del 27 aprile 2016 consid. 

7.4.3); che le problematiche sopra descritte non permettono dunque di 

concludere che in caso di allontanamento in Serbia lo stato di salute 

dell’interessato si degraderebbe a tal punto da condurlo in maniera certa 

ad una messa in pericolo concreta della vita o ad un pregiudizio serio, 

durevole e notevolmente più grave della sua integrità fisica; che il ricorrente 

non ha apportato alcuna prova atta a convincere il Tribunale del contrario, 

che nemmeno la situazione personale dell’interessato giustifica una 

diversa valutazione del caso; che egli possiede un diploma di meccanico 

di automobili e vanta esperienza lavorativa quale operaio edile; che, così 

stando le cose, nulla permette di concludere, anche tenuto conto della sua 

età avanzata, quanto al fatto che egli non riuscirebbe a reintegrarsi nel suo 

Paese d’origine riuscendo a sovvenire ai propri bisogni, 

che, pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la querelata decisione va confermata, 

che, pertanto, la SEM con la decisione impugnata, non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che, di conseguenza, il ricorso va respinto, 

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Pagina 11 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: