# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 357a56ff-f1d8-5404-b1f2-8f94df49669a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 31.05.2013 90.2011.73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2011-73_2013-05-31.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2011.73

   

  	
  Lugano

  31 maggio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente

  Giovan Maria Tattarletti, Matea Pessina, supplente

  

 

	
  segretario:

  	
  Fulvio Campello, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 13 settembre 2011 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinati da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 12 luglio 2011 (n. 3969), con cui il
  Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore di Vico
  Morcote;

  

 

 

viste le risposte:

-    4 novembre 2011 della
Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità;

-    1° dicembre 2011 del
municipio di Vico Morcote;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.     a. RI 1 è proprietario del mapp. 24 di Vico Morcote, sul quale grava
un onere di abitazione vita natural durante a favore di RI 2. Sulla porzione
est del fondo, che ha una superficie complessiva di 282 mq, sorge un edificio
di 118 mq. A ovest della particella si trova invece il giardino (164 mq), che
confina con il mapp. 25, di proprietà del comune. Questo fondo, di complessivi
323 mq, ospita in particolare la casa comunale (superficie 133 mq), situata a
sud rispetto al giardino di RI 1. Il nucleo in quel punto degrada da nord verso
sud, in direzione del lago, di modo che il mapp. 25 si presenta in pendio e la
casa comunale sporge unicamente per un piano a monte, mentre a valle l'edificio
conta due livelli, costituiti dal citato piano e da un alto porticato, che
permette l'accesso dalla sottostante piazzetta. Attualmente, la gronda dell'edificio
comunale si situa a un'altezza oscillante tra i 447.37 m.s.m. (angolo sud-est) e i 447.43 m.s.m. (angolo nord-ovest), mentre il colmo del tetto a
quattro falde è posto alla quota di 449.70 m.s.m. 

b. Entrambe le particelle sono inserite nel perimetro della zona nucleo di
vecchia formazione (NV) del piano regolatore approvato con risoluzione 21
dicembre 1988 (n. 9636). Il mapp. 25 è inoltre gravato da un vincolo di edifici
e attrezzature d'interesse pubblico (EAP) per l'amministrazione pubblica (n.
1). La zona NV è retta dall'art. 32 delle norme d'attuazione del piano
regolatore (NAPR '88), il quale prevede in particolare che ogni intervento è
sottoposto alle prescrizioni generali da esso specificate e alle disposizioni
indicative per ciascuna unità immobiliare, trascritte negli elaborati grafici e
descrittivi allegati, denominate "schede" (cpv. 2). Per quanto qui interessa,
il mapp. 25 è oggetto della scheda n. 19, che alla voce configurazione altimetrica,
prevede la conservazione integrale dello stato di fatto per la casa comunale.

 

 

B.     Nelle sedute dell'11 e 19 maggio 2010 l'assemblea comunale di Vico Morcote ha adottato la revisione del piano regolatore. Tale
strumento traccia un perimetro per l'allestimento di un piano particolareggiato
del nucleo, nel quale risultano compresi i due citati fondi. In attesa
dell'approvazione del piano particolareggiato, l'art. 46 delle norme
d'attuazione del piano regolatore (NAPR '11) prevede una disciplina transitoria,
che mantiene applicabili le schede indicative previste dal piano approvato il
21 dicembre 1988 (cpv. 2). Il legislativo comunale ha tuttavia modificato la
scheda n. 19 relativa al mapp. 25. Essa prevede in particolare una variazione
in altezza per le gronde su tutti i fronti sino alla quota di 448.5 m.s.m. e per il colmo a 451.1 m.s.m, ciò che permette una sopraelevazione dell'edificio esistente
di ca. 1.10 m in corrispondenza delle gronde e di 1.40 m al colmo del tetto.

 

 

C.    a. Contro la pianificazione adottata dal comune, RI 1 e RI 2 sono
insorti davanti al Consiglio di Stato, chiedendo la non approvazione della
scheda n. 19 relativa al mapp. 25. Secondo i ricorrenti il vincolo non era
sorretto da interesse pubblico, siccome il bisogno della collettività non era
stato né provato, né suffragato da calcoli; esso non risultava nemmeno previsto
nella tabella degli investimenti del rapporto di pianificazione. Inoltre,
atteso come la nuova pianificazione prevedeva l'allestimento di un piano particolareggiato,
ritenevano contrario alla logica pianificatoria anticipare il disciplinamento
di questo elemento puntuale - posto anche che l'edificio è situato in posizione
strategica nel nucleo - quando il rapporto di pianificazione stesso indicava la
necessità di salvaguardare e valorizzare il nucleo vecchio, oltre che di procedere
a studi pianificatori specifici.

b. Con risoluzione 12 luglio 2011 il Consiglio di Stato ha approvato il piano
e, nel contempo, ha respinto il ricorso di RI 1 e RI 2. Secondo il Governo l'entità
dell'intervento, che non pregiudicava la tutela del nucleo, era contenuta e
l'edificio situato in un settore marginale dello stesso. Inoltre, la risposta
al ricorso inoltrata dal municipio motivava debitamente la necessità di nuovi
spazi, da cui l'interesse pubblico. 

 

 

D.    Con ricorso 13 settembre 2011 RI 1 e RI 2 insorgono davanti al
Tribunale cantonale amministrativo chiedendo l'annullamento della decisione del
Governo e la sua riforma nel senso di annullare la scheda n. 19. Essi
ribadiscono le censure avanzate davanti al Consiglio di Stato. Gli insorgenti soggiungono
che le motivazioni espresse dal municipio in sede di risposta - peraltro
nemmeno intimata alle parti - sono tardive, siccome avrebbero dovuto essere
fornite dall'assemblea comunale. Tale modo di procedere svuoterebbe di ogni
portata e contenuto la garanzia della proprietà, le competenze e obblighi del
legislativo comunale, le componenti obbligatorie del piano regolatore, i
principi fondamentali della LALPT, il diritto di essere sentiti dei proprietari
interessati e, da ultimo, il principio democratico.

 

 

E.      La Divisione chiede che il ricorso sia respinto,
mentre il municipio - pur senza determinarsi - spiega diffusamente i motivi a
sostegno della scelta contestata.

 

 

F.     Il 28 febbraio 2013 una delegazione del Tribunale ha tenuto un'udienza
sui luoghi della contestazione, scattando alcune fotografie, acquisite agli
atti. In quel frangente i rappresentanti del comune hanno prodotto una variante
"riduttiva" di possibile intervento sull'edificio comunale, che
prevede un innalzamento inferiore a quello approvato dal Governo. Secondo
questo documento, ai fini di realizzare un terzo livello, sarebbe sufficiente
fissare a 450.12 m.s.m. (Δ
+0.42 m) la quota del colmo e a 448.18 m.s.m. quella della gronda (Δ +0.80 m). Entro il termine impartito, i ricorrenti hanno comunicato al Tribunale di non aderire alla
proposta formulata in sede di udienza. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.      1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data, il
ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio
del 23 maggio 1990; LALPT; BU 1990, 365, in vigore sino al 31 dicembre 2011; art. 30 cpv. 1 legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011; Lst; RL
7.1.1.1, in vigore dal 1° gennaio 2012) e la legittimazione dei ricorrenti certa (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT,
dal 1° gennaio 2012 art. 30 cpv. 2 lett. b Lst). I gravami sono pertanto ricevibili in ordine.

1.2. Poiché il controverso piano regolatore è
stato adottato e approvato in vigenza della LALPT, esso dovrà essere
esaminato, nel merito, in applicazione di quest'ultima legge (art. 107 Lst). 

2.      2.1. In campo pianificatorio il comune ticinese
fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett.
b della legge federale sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979
(LPT; RS 700) il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano
regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale
autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT; dal 1° gennaio 2012,
art. 29 cpv. 1 Lst), che approva il piano - e decide i ricorsi - con pieno
potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legalità ma anche
dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate
di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro
subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti
(art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad
intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare
l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi
pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente
attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della
pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 dell'ordinanza sulla pianificazione del territorio del 28 giugno
2000 (OPT; RS 700.1; RDAT
II-2001 n. 78 consid. 6b, II-1999 n. 27 consid. 3).

2.2. Il potere cognitivo del Tribunale
cantonale amministrativo è invece circoscritto alla violazione del diritto
(art. 38 cpv. 2 LALPT; dal 1° gennaio 2012, art. 30 cpv. 3 Lst e
relativo rinvio agli art. 61 seg. della legge di procedura per le cause amministrative
del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c, II-1999
n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per poter ossequiare l'art.
33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale interviene quale unica
autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81 consid. 3, 109 Ib 121
consid. 5; Bernhard Waldmann/

Peter Hänni, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 64 ad art. 33),
segnatamente quindi i casi in cui sono impugnati un diniego di
approvazione rispettivamente una modifica d'ufficio del piano regolatore
disposti dal Consiglio di Stato. 

 

 

3.      I ricorrenti contestano la modifica della scheda n. 19, la quale
permette la sopraelevazione della casa comunale che sorge sul mapp. 25 di Vico
Morcote, a valle del mapp. 24 di loro pertinenza. In particolare, essi
contestano che tale facoltà sia sorretta da un pubblico interesse, siccome il
bisogno non sarebbe stato provato. Non sussisterebbe infatti alcun progetto,
mancherebbe la concreta intenzione edificatoria e difetterebbe anche un'analisi
della necessità degli spazi, nonché delle possibili ubicazioni alternative. Le
giustificazioni addotte dal municipio in sede di risposta davanti al Governo,
peraltro nemmeno intimata loro, sarebbero tardive. Essi contestano anche la
scelta di anticipare questa scelta pianificatoria puntuale, quando la nuova
pianificazione prevede l'allestimento di un piano particolareggiato, siccome il
nucleo vecchio merita di essere salvaguardato e valorizzato al termine di studi
specifici. 

 

 

4.       La Confederazione, i cantoni e i comuni elaborano e
coordinano le pianificazioni necessarie ai loro compiti d'incidenza territoriale
(art. 2 cpv. 1 LPT). Per i piani d'utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati,
a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - quest'obbligo si
traduce nella necessità di disciplinare l'uso ammissibile del suolo (art. 14
cpv. 1 LPT). Questi strumenti devono difatti delimitare, in primo luogo, le
zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT), conferendo all'intero
territorio una funzione chiara e ben definita. Il diritto cantonale può inoltre
prevedere delle altre zone di utilizzazione (art. 18 cpv. 1 LPT). I piani
regolatori devono difatti tener conto degli sviluppi prevedibili non solo per
le zone edificabili (art. 15 lett. b LPT), ma anche per gli altri generi di
utilizzazione del territorio. Essi possono quindi, segnatamente, disporre delle
zone per gli edifici e le attrezzature di interesse pubblico che serviranno a
soddisfare i bisogni futuri della collettività, purché questi bisogni siano
indicati con precisione e l'aspettativa circa la loro realizzazione abbia una
buona verosimiglianza di concretizzarsi. Una volta soddisfatte queste premesse,
l'autorità pianificatoria può prendere in considerazione, ai fini della determinazione
di queste zone, anche delle necessità che eccedono il periodo di 15 anni,
determinante per il dimensionamento delle zone edificabili giusta l'art. 15
lett. b LPT. Ciò che importa, sotto l'aspetto dell'interesse pubblico, è che il
bisogno sia provato in modo sufficiente e che la realizzazione dell'opera
pubblica sia prevista con una relativa certezza (RtiD I-2012 n. 10 consid. 5.1.
con rinvii; Waldmann/Hänni,
op. cit., n. 20 ad art. 18). La creazione, da parte dell'ente
pianificante, di zone per edifici e impianti di interesse pubblico su
importanti superfici di terreno, senza precisarne la funzione, semplicemente
per poter disporre della maggior libertà di manovra possibile in vista della
sistemazione territoriale, non adempie a queste condizioni (cfr. Eric Brandt/Pierre Moor, Commentario
LPT, Zurigo 1999, n. 22 ad art. 18 con rinvii; Adelio
Scolari, Commentario, Cadenazzo 1996, n. 174 ad art. 28 LALPT). In
quest'ordine di idee l'art. 28 cpv. 2 LALPT stabilisce che le rappresentazioni
grafiche che compongono il piano regolatore devono fissare, tra l'altro, i
fondi destinati a zone per i servizi e le attrezzature di interesse pubblico
(lett. d).

 

 

5.      Il piano particolareggiato (art. 28 cpv. 2 lett. c, 54 segg. LALPT)
organizza e disciplina nel dettaglio l'uso ammissibile di una parte esattamente
delimitata del territorio comunale, quando particolari obiettivi di promozione
urbanistica o socio-economica lo giustificano oppure interessi inerenti alla
protezione naturalistica o ambientale, di monumenti, nuclei o centri storici lo
richiedono. Esso deve essere previsto nell'ambito di un piano regolatore
comunale (art. 54 cpv. 2 LALPT). Il piano
particolareggiato regola nel dettaglio l'uso dei singoli fondi, stabilendo per
ciascuno ad esempio l'ubicazione e la dimensione dei fabbricati, le superfici
da mantenere libere, l'arredo di superficie e le caratteristiche degli edifici;
può inoltre stabilire la formazione in comune di infrastrutture che interessino
un preciso numero di proprietari, come aree di svago, posteggi e strade di
accesso. Il piano particolareggiato si distingue
dal piano regolatore per il diverso grado di specificazione delle utilizzazioni
e per la diversa intensità delle restrizioni adottate (cfr. Adelio
Scolari, Commentario, Cadenazzo
1996, n. 409 seg. ad art. 54 LALPT, con relativi rinvii alla giurisprudenza).

6.      6.1.
Nell'ambito del piano regolatore previgente, il comune ha elaborato
uno studio di dettaglio che prevedeva diverse schede per ogni fondo compreso
nella zona nucleo di vecchia formazione. Tale impostazione è stata approvata
dal Consiglio di Stato con risoluzione 21 dicembre 1988, il quale ha tuttavia
attribuito alle schede unicamente un valore indicativo, adeguando di conseguenza
l'art. 32 NAPR '88. Il Governo aveva infatti ritenuto che esse non potessero
essere vincolanti, poiché non dovevano precludere possibilità derogative da
adottare d'intesa con l'allora commissione cantonale per la protezione delle
bellezze naturali e del paesaggio (ris. citata, pag. 26). Quanto alle altezze,
l'art. 32 cpv. 3 lett. c NAPR '88 prevede che "le misure in altezza
delle gronde e dei colmi, come il loro andamento direzionale, non devono essere
superiori alle quote trascritte sulle relative schede indicative allegate".

6.2. 

6.2.1. Con la revisione del piano regolatore, il comune di Vico Morcote si è
posto l'obiettivo di salvaguardare il nucleo di vecchia formazione, attraverso
un sistema capillare di prescrizioni particolareggiate (art. 4 lett. b NAPR '11).
Ha così deciso di disciplinare il nucleo tradizionale attraverso l'elaborazione
di un piano particolareggiato, che dovrebbe tener conto di diversi criteri,
indicati nel rapporto di pianificazione, ritenuto che la rilevanza
storico-architettonica del nucleo necessita di studi particolari. Il rapporto indica
la necessità di procedere a una valutazione dei singoli edifici e degli spazi
liberi e, in un secondo luogo, all'elaborazione di direttive per gl'interventi
edilizi, l'uso e la sistemazione degli spazi aperti e di quelli pubblici,
rinunciando così all'imposizione di vincoli troppo rigidi e normative
edificatorie eccessivamente limitative o penalizzanti (rapporto di pianificazione,
pag. 43). In attesa dell'approvazione del piano particolareggiato, l'art. 46 NAPR
'11 prevede una disciplina transitoria, che mantiene applicabili
le schede indicative previste dal piano approvato il 21 dicembre 1988 (cpv. 2).
Il comune ha tuttavia frattanto deciso di modificare la scheda n. 19,
riferita al mapp. 25, in modo da permettere una sopraelevazione della casa
comunale di ca. 1.10 m in corrispondenza delle gronde e di 1.40 m al colmo del tetto. 

6.2.2. La scelta di procedere a questa modifica puntuale, che non trova la
minima giustificazione negli atti pianificatori, è stata dibattuta in sede di
adozione del piano regolatore in occasione dell'emendamento presentato da RI 2,
teso a ottenere lo stralcio della nuova scheda n. 19 dal piano regolatore
(verbale della seduta del consiglio comunale). In questo senso, torna utile
riportare un passaggio del verbale dell'assemblea comunale dell'11 maggio 2010:

La mancanza di un progetto
attuale di ristrutturazione o di innalzamento dello stabile comunale è
confermata anche dal capo dicastero costruzioni __________, il quale indica che
l'altezza di circa ml. 1.50 è stata valutata semplicemente per mantenere la
possibilità di realizzo in un futuro. Anche il Sindaco indica che la proposta
municipale è una questione di cautela, senza sapere al momento attuale cosa
succederà in futuro, ritenuto che nel caso in cui l'assemblea dovesse decidere
in tal senso le possibilità edificatorie verrebbero limitate, e ritenuto che in
ogni modo eventuali opposizioni ad un futuro progetto potranno essere sollevate
dall'organo legislativo comunale anche in futuro, per esempio sulla concessione
dei crediti necessari all'investimento per il momento non ancora definito. 

Solo
in sede di risposta davanti al Consiglio di Stato, il municipio ha meglio precisato
le necessità (ampliamento della cancelleria comunale, creazione dell'ufficio
del segretario, della sala del municipio, di una saletta per le commissioni, di
un locale per l'ufficio tecnico, di una sala assembleare da usare anche quale locale
di voto, oltre a locali tecnici e depositi) che intendeva soddisfare attraverso
la realizzazione di tre livelli abitabili, in luogo dei due attuali, ottenibili
unicamente con una moderata soprelevazione dell'edificio, che permettesse di
sfruttare il sottotetto. 

 

 

7.      L'intenzione di adeguare la casa comunale alle necessità sorte
successivamente alla sua costruzione, dettate in particolare dall'aumento della
popolazione, è in linea di principio senz'altro legittima. Essa, tuttavia, non
poteva essere approvata dal Consiglio di Stato, per i seguenti motivi.  

7.1. Attraverso la modifica contestata, il
comune ha messo mano a un parametro edilizio fondamentale, qual è l'altezza
massima degli edifici, concedendo un incremento dello sviluppo verticale della
casa comunale sul mapp. 25. Tale variazione, operata unicamente in relazione a
quest'edificio, non è sorretta da una valutazione del suo impatto nel delicato
tessuto del nucleo, che la pianificazione comunale si prefigge di salvaguardare
con l'istituzione del piano particolareggiato. Tale agire si pone dunque in
contrasto con il metodo che il legislatore comunale stesso indica di voler
seguire. Non basta che tale variazione sia volta a permettere la realizzazione
di un'opera di pubblico interesse per giustificarne il fondamento e per
garantire il corretto inserimento pianificatorio del nuovo volume nel pregevole
contesto in parola. Infatti, il comune ha proceduto ad un'anticipazione di un
elemento puntuale della futura pianificazione, limitandosi ad adeguare i parametri
del fondo alla necessità contingente (peraltro molto vaga dal profilo
progettuale e, come si vedrà in seguito, anche da quello della sua fattibilità
finanziaria), senza preoccuparsi di verificare se tale scelta fosse
sostenibile. Così procedendo, il comune ha inteso rendere subito applicabile
una regolamentazione che esso stesso dichiara ancora necessitare di studi e
approfondimenti, come dimostra il fatto che il legislatore comunale ha
rinunciato ad adottare immediatamente lo strumento particolareggiato definitivo,
mantenendo in vigore transitoriamente la precedente disciplina. Il comune non
ha nemmeno proceduto a una ponderazione globale degli interessi, così come
prescritto dall'art. 3 OPT (supra, 2.2.), ciò che avrebbe permesso di
verificare la consistenza dell'interesse pubblico dell'intervento non solo in
rapporto alle ripercussioni che questo avrebbe avuto sul fondo dei ricorrenti
nell'ottica della garanzia della proprietà, ma anche e soprattutto proprio in
riferimento alla tutela e valorizzazione del nucleo, che l'elaborando piano
particolareggiato persegue. In questi termini, l'intervento prospettato appare
avulso dal contesto pianificatorio in cui è inserito e si appalesa pertanto illegittimo.

7.2. Non dev'essere poi dimenticato che la controversa misura è riferita a una
zona AP/EP. Ne consegue che, come prevede il chiaro testo dell'art. 30 LALPT,
l'intervento deve essere considerato nel programma di realizzazione, componente
obbligatoria del piano regolatore (art. 26 LALPT), che costituisce in buona
sostanza un preventivo di massima degli interventi a carico dell'ente pubblico,
volto a dimostrare la sostenibilità finanziaria di questo strumento e, di
conseguenza, l'attuabilità dei relativi vincoli (RtiD I-2012 n. 10 consid. 6.2.
con rinvii citati, con la precisazione che la STA citata è la n. 90.2008.60). Costi che il documento non contempla.

 

 

8.      Per i motivi che precedono il ricorso deve essere accolto. Il Tribunale
rinuncia a prelevare una tassa dall'ente pubblico soccombente, che non è
intervenuto in lite per tutelare interessi economici propri (art. 28 LPamm).
Esso non può essere tuttavia liberato dall'obbligo rifondere le ripetibili ai
ricorrenti, assistiti da un patrocinatore, a valere per entrambe le sedi di
ricorso (art. 31 LPamm).

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

§. Di conseguenza la risoluzione 12 luglio 2011 (n.
3969) del Con-siglio di Stato è annullata nella misura in cui approva la modifica
della scheda n. 19 relativa al mapp. 25 di Vico Morcote. 

 

 

                                   2.   Non si
prelevano la tassa di giustizia e le spese. Il comune di Vico Morcote rifonderà
a RI 1 e RI 2 le ripetibili, complessivamente fr. 1'500.-, a valere per
entrambe le sedi di ricorso. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario