# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b642ea69-5f4d-54b6-8006-86e42f9f3c40
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-10-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.10.2010 C-2421/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-2421-2009_2010-10-29.pdf

## Full Text

Corte II I
C-2421/2009

{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 9  o t t o b r e  2 0 1 0

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Antonio Imoberdorf, Jean-Daniel Dubey, 
cancelliera Mara Vassella.

A._______,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Rifiuto dell'approvazione al rilascio del permesso di 
dimora ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-2421/2009

Fatti:

A.
Entrato in Svizzera il  21 ottobre 2002 attraverso il  valico di  Chiasso, 
A._______, cittadino pakistano nato il ..., alias B._______, nato il  ..., 
ha depositato una domanda d'asilo a Chiasso il 23 dicembre 2002.

B.
L'interessato  è  stato  assunto  in  qualità  di  lavapiatti  dal  2  settembre 
2003 presso il Ristorante C._______ e a decorrere dal 4 giugno 2004 
quale ausiliario di cucina nel Ristorante D._______. 

C.
Con decreto di accusa del 29 settembre 2003, il Procuratore pubblico 
del Canton Ticino ha condannato l'interessato alla multa di fr. 200.- e 
al versamento alla parte civile FFS dell'importo di fr. 75.70 a titolo di ri -
sarcimento per aver conseguito e ottenuto fraudolentemente prestazio-
ni di trasporto sulla tratta tra Bellinzona e Lugano l'11 agosto 2003. 

D.
Con decisione del 3 marzo 2004, l'Ufficio federale dei rifugiati  (UFR; 
attualmente UFM) ha respinto la domanda d'asilo interposta dall'inte-
ressato.  A  quest'ultimo  è  stato  dunque  impartito  un  termine  per 
lasciare  la  Svizzera  al  28  aprile  2004,  sotto  comminatoria  di  mezzi 
coercitivi in caso di trasgressione. 

Il 31 marzo 2004, l'interessato ha impugnato la predetta decisione da-
vanti all'allora competente Commissione svizzera di ricorso in materia 
d'asilo (CRA). Con sentenza del 10 agosto 2006, la CRA ha respinto il 
ricorso.

Con missiva del 14 agosto 2006, l'UFM ha impartito un nuovo termine 
all'interessato per lasciare la Svizzera al 5 ottobre 2006. L'interessato 
è stato reso edotto dell'obbligo di intraprendere tutte le pratiche neces-
sarie per l'ottenimento dei documenti di viaggio per la partenza dalla 
Svizzera. 

Il 7 settembre 2006 l'interessato ha postulato la proroga del termine di 
partenza. L'UFM ha respinto la richiesta il 25 settembre 2006 (recte 22 
settembre 2006) riconfermando la partenza dell'interessato alla  data 
prevista. 

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Con scritto del 22 settembre 2006 l'Ufficio regionale degli stranieri di 
Lugano  ha  informato  la  Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione 
(SPI, attualmente: Sezione della Popolazione) che l'interessato aveva 
preso atto di dover lasciare la Svizzera entro il  5 ottobre 2006 e del 
suo dovere di procurarsi i documenti necessari al fine di poter lasciare 
la Svizzera. 

Il  17 ottobre 2006 la SPI ha inoltrato presso l'UFM una domanda di 
sostegno all'esecuzione dell'allontanamento dell'interessato.

E.
Nel frattempo, con decreto d'accusa del 9 gennaio 2006, il Procuratore 
pubblico  del  Canton Ticino  ha condannato  l'interessato  alla  pena di 
cinque giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo 
di prova di due anni per aver ricettato un telefono cellulare al prezzo di 
fr. 50.-.

F.
Con scritto del 26 ottobre 2006, agendo per il tramite del suo patroci -
natore, l'interessato ha richiesto una proroga del permesso di lavoro 
presso la SPI, non avendo ancora ottenuto il passaporto da parte del-
l'Ambasciata del Pakistan. L'autorità adita ha dichiarato con scritto del 
6 novembre 2006 che per continuare l'attività lavorativa era necessario 
presentare regolare domanda di rinnovo del suo permesso N all'Ufficio 
regionale degli stranieri di Lugano e, nel contempo, doveva continuare 
gli  sforzi  per  ottenere  i  documenti  di  legittimazione rivolgendosi  alla 
sua Ambasciata o direttamente alle competenti autorità del Pakistan. 

Il  permesso N è  stato  rinnovato  in  favore dell'interessato sino al  20 
aprile 2007 e poi sino al 20 ottobre successivo. 

G.
Con  missiva  del  17  gennaio  2007,  la  SPI  ha  nuovamente  richiesto 
all'UFM se fosse possibile ottenere un documento di viaggio a favore 
dell'interessato. In seguito a tale richiesta, con scritto del 22 gennaio 
2007 l'UFM ha richiesto presso l'Ambasciata del Pakistan il rilascio di 
un documento di viaggio in favore dell'interessato. 

H.
Interrogato dalla Polizia cantonale ticinese, l'interessato ha dichiarato 
di  essere d'accordo di rientrare in Patria qualora avesse ottenuto un 
lasciapassare dal  Pakistan (cfr. verbale d'interrogatorio  del  24 aprile 

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2007). 

Con fax del 25 giugno 2007 l'UFM ha informato la SPI che la suddetta 
Ambasciata aveva l'intenzione di effettuare presso la sua sede a Berna 
un'audizione prevista per il 5 luglio 2007. Dal relativo protocollo d'audi-
zione risulta che l'interessato ha insistito sul fatto che tutti i suoi fami-
gliari erano deceduti e che egli non ha più alcun contatto in Pakistan.

I.
Con istanza dell'8 novembre 2007, agendo per il tramite del suo patro -
cinatore, l'interessato ha inoltrato presso l'Ufficio regionale degli stra-
nieri un'istanza volta ad ottenere un permesso di dimora ai sensi del-
l'art.  14  cpv. 2  della  legge  sull'asilo  del  26  giugno  1998  (LAsi,  RS 
142.31). 

Con scritti del 14 febbraio, 24 aprile e 1° luglio 2008, la SPI ha solleci -
tato l'interessato affinché producesse un documento di identità o, se-
gnatamente, indicasse gli sforzi messi in atto per ottenerlo.

Con lettera del 10 luglio 2008, l'interessato ha informato la SPI che i  
dati forniti al momento della presentazione della domanda d'asilo non 
corrispondevano al vero. Egli era tuttavia in possesso di una copia del 
passaporto da cui risultavano le sue vere generalità, ovvero che il suo 
nome  era  A._______  nato  il  ....  Non  disponendo  più  dell'originale, 
l'interessato si era rivolto all'Ambasciata del Pakistan a Berna per farsi 
rilasciare un nuovo passaporto ma quest'ultima ha dichiarato di  non 
rilasciare passaporti ai propri concittadini in possesso di un permesso 
N. Qualora l'interessato avesse ottenuto un permesso di dimora B, egli 
avrebbe potuto richiedere il rilascio di un passaporto nazionale valido.

J.
Il 7 novembre 2008 la SPI ha proposto la concessione di un permesso 
di  dimora annuale a favore dell'interessato ad ha trasmesso l'incarto 
per approvazione all'UFM. 

Con missiva del 21 gennaio 2009 l'UFM ha informato l'interessato che 
prevedeva di rifiutare l'approvazione siccome le condizioni di qui all'art. 
14 cpv. 2 LAsi non erano adempiute. L'autorità di prime cure ha con-
cesso all'interessato un termine fino al 4 febbraio 2009 al fine di espri -
mersi in merito. 

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Con scritto del  4 febbraio 2009, l'interessato ha dichiarato di  essere 
pentito di aver fornito un'altra identità, sottolineando che se avesse ri -
chiesto la  rettifica dei  dati  personali  prima della  presentazione della 
domanda non  sarebbe stata  verosimilmente  contestata  la  violazione 
dell'obbligo di collaborare. Egli ha inoltre fatto valere di essere autono-
mo finanziariamente e di non aver mai violato l'ordinamento giuridico 
svizzero. La sua buona integrazione deve pertanto essere considerata 
preponderante rispetto alla lieve violazione dell'obbligo di collaborare. 

K.
Con decisione del 18 marzo 2009, l'UFM ha rifiutato l'approvazione al  
rilascio  di  un  permesso di  dimora in  applicazione dell'art.  14  cpv. 2 
LAsi  a  favore  dell'interessato  sottolineando  che  soltanto  nell'ambito 
della procedura di richiesta di un permesso di dimora egli ha fornito la 
fotocopia di un passaporto nazionale con le sue vere generalità. Così 
facendo egli è venuto meno all'obbligo di collaborare all'accertamento 
dei fatti ai sensi dell'art. 8 LAsi durante la procedura d'asilo. La rettifica 
dei  dati  appena  prima  di  presentare  la  domanda  di  rilascio  di  un 
permesso  di  dimora  non  modifica  sostanzialmente  la  situazione, 
poiché l'interessato ha consapevolmente mentito alle autorità basando 
tutta la  procedura d'asilo  su dati  personali  falsi. Ne consegue che il 
fatto  di  non  aver  rivelato  la  sua  identità  rappresenta  un  motivo 
d'esclusione ai sensi dell'art. 31 cpv. 2 dell'ordinanza sull'ammissione, 
il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201). L'UFM ha poi ag-
giunto  che,  contrariamente  a  quanto  asserito  dall'interessato,  egli  è 
stato condannato a due riprese. 

L.
Il  21 aprile  2009 l'interessato è insorto contro la  suddetta  decisione 
postulandone  l'annullamento  nonché  l'approvazione  al  rilascio  del 
permesso di  dimora ai  sensi  dell'art.  14  cpv. 2  LAsi.  Egli  ha  inoltre 
richiesto di  essere esentato dal pagamento anticipato delle spese di 
giudizio. In  sostanza  il  ricorrente  ha  ribadito  quanto  dichiarato  nello 
scritto del 4 febbraio 2009. Egli ha poi ri tenuto che la sua situazione 
deve  essere  considerata  un  caso  di  rigore  vista  la  sua  buona 
integrazione e  che pertanto  l'aver nascosto la  sua identità  nonché i 
reati succitati non possono essere ritenuti determinanti. 

M.
Con decisione incidentale del 10 giugno 2009, il Tribunale ha accolto 
l'istanza di gratuito patrocino a favore dell'interessato. 

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N.
Chiamata ad esprimersi in merito al suddetto gravame, con preavviso 
del 30 giugno 2009 l'autorità di  prime cure ha postulato la reiezione 
del gravame affermando che il ricorrente ha intenzionalmente occulta-
to  alle  autorità  la  sua  identità  ed  ha  presentato  una  copia  del 
passaporto riportante le vere generalità unicamente al momento della 
domanda volta ad ottenere il rilascio di un permesso di dimora B. Tale 
comportamento  deve  essere  ritenuto  abusivo  e  non  rispettoso  dei 
principi dello Stato di diritto. 

O.
Invitato ad esprimersi in merito al suddetto preavviso, con replica del 3 
agosto 2009 il ricorrente si è richiamato alle sue argomentazioni pre-
cedenti, sottolineando in sostanza che la prassi dimostra che spesso i 
dati  dei richiedenti l'asilo vengono modificati  in corso di  procedura e 
che il comportamento del ricorrente non può essere ritenuto tale come 
descritto dall'autorità inferiore. 

P.
Con duplica del 22 settembre 2009 l'UFM si è riconfermato nelle sue 
allegazioni  ed  ha  osservato  che  l'agire  del  ricorrente  costituisce  un 
comportamento abusivo che si distanzia sostanzialmente dal rettificare 
la propria identità nel corso della procedura o a procedura conclusa al 
fine di avere una registrazione corretta dei propri dati. 

Diritto:

1.

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta 
l'art. 31 LTAF il  Tribunale  giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 
amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità  menzionate al-
l'art. 33 LTAF. 

In particolare, le decisioni relative al rilascio del permesso di dimora ai 
sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi rese dall'UFM - il quale costituisce un'uni-
tà dell'amministrazione federale come definita all'art. 33 lett. d LTAF - 
possono essere impugnate dinanzi al TAF che nella presente fattispe-
cie statuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con 

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l'art. 83 lett. c cifra 2 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale fede-
rale [LTF, RS 173.110]).

1.2 Salvo in casi in cui la LAsi non disponga altrimenti, la procedura 
davanti la Tribunale è retta dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF (cfr. art. 6  
LAsi).

1.3 A._______ è destinatario della decisione impugnata ed ha dunque 
il  diritto  di  ricorrere  (art. 105 LAsi)  e il  suo ricorso, presentato nella 
forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. art. 50 e 52 
PA).

2.
Ai sensi dell'art. 106 cpv. 1 LAsi, il ricorrente può invocare la violazione 
del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprez-
zamento, l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente 
rilevanti e l'inadeguatezza. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale 
nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi  
del ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti sono in primo luogo la si-
tuazione  di  fatto  e  di  diritto  al  momento  del  giudizio  (cfr.  sentenza 
2A.451/2002 del 28 marzo 2003 consid. 1.2 pubblicata parzialmente in 
DTF 129 II 215).

3.

3.1 Secondo il tenore dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, il Cantone può con il be-
nestare dell'UFM rilasciare un permesso di dimora alle persone attri-
buitegli conformemente alle disposizioni in vigore in materia d'asilo. A 
tale scopo le seguenti disposizioni devono essere soddisfatte:

a) l'interessato si trova in Svizzera da almeno cinque anni dalla pre-
sentazione della domanda d'asilo;

b) il luogo di soggiorno dell'interessato era sempre noto alle autorità; e 

c) si è in presenza di un grave caso di rigore personale in considera-
zione del grado di integrazione dell'interessato. 

Questa disposizione, entrata in vigore il 1° gennaio 2007, ha sostituito 
i capoversi 3 a 5 dell'art. 44 LAsi (RU 2006 4745, pag. 4767). Essi pre-
vedevano in sostanza la possibilità di pronunciare l'ammissione provvi-
soria a favore di richiedenti l'asilo in una situazione di rigore personale  

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grave. In paragone alla previgente legge, il nuovo art. 14 cpv. 2 LAsi ha 
esteso il campo di applicazione: esso include anche i richiedenti l'asilo 
respinti migliorando così il loro statuto giuridico, considerato che, oltre 
all'ammissione provvisoria, hanno la possibilità, a certe condizioni, di 
ottenere un permesso di dimora (cfr. DTAF 2009/40 consid. 3.1). 

Ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 LAsi qualora il Cantone intenda fare uso di 
tale possibilità, dovrà avvisare senza indugio l'UFM. 

3.2

3.2.1 Come sopra menzionato, la procedura di rilascio di un permesso 
di dimora secondo l'art. 14 cpv. 2 LAsi deve essere avviata dai cantoni 
che  intendono  fare  uso  di  tale  possibilità  (cfr.  14  cpv.  3  LAsi).  La 
competenza decisionale spetta tuttavia all'UFM che può rifiutare la sua 
approvazione o limitare la portata della decisione cantonale (cfr. art.  
14 cpv. 2 LAsi  e art. 86 OASA in relazione con l'art. 99 della  legge 
federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20). 
Contrariamente alle altre procedure in materia di diritto sugli stranieri 
la persona interessata ha qualità di parte unicamente nella procedura 
di  approvazione  dinanzi  all'UFM  (art.  14  cpv.  4  LAsi),  ovvero  a 
decorrere dalla richiesta presentata dal Cantone. 

Nella presente fattispecie, la SPI ha trasmesso l'incarto in oggetto con 
un preavviso favorevole all'UFM il 7 novembre 2008. Pertanto i criteri  
applicabili al grave caso di rigore personale ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 
LAsi  devono  essere  valutati  in  considerazione  dell'art.  31  OASA 
entrato in vigore il 1° gennaio 2008.

3.2.2 I criteri determinanti per l'apprezzamento di un caso di rigore ai  
sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi erano elencati  sino al  1° gennaio 2007 
nell'art.  33  dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 (Ordinanza 1 sull'asilo, OAsi 1) nel suo tenore in 
vigore fino al 31 dicembre 2007. A decorrere dall'entrata in vigore LStr 
e  delle  relative  ordinanze  d'esecuzione,  in  particolare  dell'OASA,  il  
previgente  art.  33  OAsi  1  è  stato  abrogato  e  sostituito  dall'art.  31 
OASA,  il  quale  comprende  una  lista  rappresentativa  di  criteri  da 
esaminare  al  fine  di  riconoscere  l'esistenza  di  un  caso  di  rigore 
personale.

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4.

4.1 Il Tribunale ha avuto l'occasione di pronunciarsi di recente in meri -
to all'interpretazione dell'art. 14 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF precitato consid. 
5.2 e 5.3) ed è giunto alla conclusione che la nozione di un caso di ri-
gore  grave prevista  da questa  disposizione,  corrisponde a  quella  di 
caso personale particolarmente grave prevista all'art. 30 cpv. 1 lett. b 
LStr come anche al previgente art. 13 lett. f dell'ordinanza che limita 
l'effettivo degli stranieri del 6 ottobre 1986 (OLS, RU 1986 1791). Infatti 
conformemente a tale concezione, l'art. 31 OASA, il quale disciplina i 
casi personali particolarmente gravi, rinvia all'art. 14 cpv. 2 LAsi e al -
l'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr.

4.2 Il tenore del testo dell'art. 14 cpv. 2 LAsi indica chiaramente che le 
condizioni d'applicazione di questa disposizione devono essere restrit -
tive come lo sono quelle inerenti ai casi di rigore del diritto degli stra-
nieri (cfr. DTAF precitato consid. 6.1; DTAF 2007/45 consid. 4.2; DTF 
130 II 39 consid. 3).

4.3 Secondo la prassi e la giurisprudenza relative ai casi personali di  
estrema  gravità,  sviluppate  in  rapporto  con  l'art.  13  lett.  f  OLE,  è 
necessario  che  la  persona  interessata  si  trovi  in  una  situazione  di 
bisogno  personale.  Ciò  significa  che  le  sue  condizioni  di  vita  e 
d'esistenza in caso di rinvio dalla Svizzera, paragonate alle condizioni  
medie  degli  stranieri  nella  stessa  situazione,  comporterebbero  delle 
gravi  conseguenze. Nell'apprezzamento di  un caso di  rigore occorre 
tener  conto  dell'insieme  delle  circostanze  del  caso  concreto.  Ne 
discende che i  criteri  sviluppati  dalla  giurisprudenza federale  e oggi 
ripresi all'art. 31 cpv. 1 OASA non costituiscono un catalogo esaustivo 
e non devono essere adempiuti  cumulativamente (cfr. DTAF 2009/40 
consid. 6.2). Va segnatamente tenuto conto della situazione particolare 
delle  persone  che  hanno  fatto  o  fanno  l'oggetto  di  una  procedura 
d'asilo  (cfr.  DTF  123  II  125  consid.  3).  D'altro  canto,  il  fatto  che  lo 
straniero abbia soggiornato in Svizzera durante un lungo periodo, che 
si  sia  ben  integrato  socialmente  e  professionalmente  e  che  il  suo 
comportamento non abbia mai  dato adito a lagnanza alcuna, non è 
sufficiente per costituire un caso personale di estrema gravità; è inoltre 
necessario che la relazione della persona interessata con la Svizzera 
sia stretta e che non si possa esigere da essa che vada a vivere in un  
altro paese, segnatamente nel suo Paese d'origine (cfr. DTAF 2009/40 
consid. 5.2.1 e giurisprudenza ivi citata). A questo titolo va sottolineato 

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che le relazioni di lavoro, d'amicizia o di vicinato che il  ricorrente ha 
allacciato  durante  il  periodo  di  permanenza  in  Svizzera  non 
costituiscono di principio dei legami talmente stretti con la Svizzera atti  
a  mettere  la  persona  interessata  in  una  situazione  di  bisogno 
personale  grave,  in  caso  di  ritorno  nel  Paese  d'origine  (cfr.  DTAF 
2007/45 consid. 4.2). 

Va infine sottolineato che ai sensi dell'art. 31 cpv. 2 OASA il richieden-
te deve rivelare la sua identità. 

5.
Il Tribunale ha già avuto modo di esprimersi in merito all'art. 31 cpv. 2 
OASA ed ha ritenuto che questa norma è stata emanata nel rispetto 
dei principi della delega legislativa, in particolare per quanto concerne 
il fatto che il richiedente sia tenuto a rivelare la propria identità. Essa 
infatti  non esce dal  quadro legislativo ed è in rapporto con lo scopo 
perseguito giacché per definizione un titolo di soggiorno può essere ri-
lasciato unicamente se l'identità della persona interessata è conosciu-
ta. Senza conoscere  l'identità  non è  pertanto  possibile  rilasciare  un 
qualsivoglia  permesso  di  soggiorno. Infine  il  Tribunale  ha  osservato 
che anche la legge stessa, segnatamente l'art. 8 LAsi, disciplina l'ob-
bligo di collaborare della persona interessata, dovendo fra l'altro que-
st'ultima dichiarare le sue generalità (cfr. sentenza del Tribunale ammi-
nistrativo federale C-3811/2007 del 6 gennaio 2010 consid. 6 e riferi -
menti ivi citati). 

6.
In concreto, l'interessato ha depositato una domanda d'asilo il  23 di-
cembre 2002 sotto una falsa identità. La domanda è stata respinta su 
ricorso dalla CRA il 10 agosto 2006 ed è stato impartito al ricorrente 
un termine di partenza al 5 ottobre 2006. Nonostante egli fosse stato 
informato a più riprese dell'obbligo di intraprendere tutti i passi neces-
sari  per  l'ottenimento  dei  documenti  di  viaggio,  l'interessato  non  ha 
mai ottemperato a tale richiesta sottacendo la sua vera identità e osta-
colando  volontariamente  il  rilascio  dei  suoi  documenti  di  viaggio  da 
parte dell'Ambasciata del  Pakistan (cfr. audizione presso tale Amba-
sciata). Pure in occasione dell'istanza dell'8 novembre 2007 volta alla 
concessione di un permesso di dimora ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi 
egli ha declinato la falsa identità utilizzata in precedenza. Solo nel lu-
glio 2008 ed a seguito delle sollecitazioni formulate dalla SPI, il ricor-
rente ha rivelato la sua vera identità esibendo copia del suo passapor -

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to pakistano. Egli ha pertanto volutamente celato la sua identità anche 
al momento dell'introduzione dell'istanza di concessione del permesso 
di dimora per poi dichiararla improvvisamente nel corso di tale proce-
dura senza addurre alcuna motivazione attendibile. Tale atteggiamento 
disattende il  principio della  buona fede e non trova di  conseguenza 
protezione giuridica (cfr. ULRICH HÄFELIN / GEORG MÜLLER / FELIX UHLMANN, 
Allgemeines  Verwaltungsrecht,  5.  vollständig  überarbeitete  Auflage, 
Zürich/St. Gallen 2006, cifra 712 segg.). 

Per questo motivo l'autorità inferiore ha rifiutato a ragione l'approvazio -
ne al rilascio di un permesso di dimora ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi. 

7.
A titolo aggiuntivo, il Tribunale constata tuttavia che neppure le condi -
zioni di  un grave caso di rigore personale ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 
LAsi sono adempiute. 

7.1 Come  già  rilevato  nei  considerandi  precedenti,  il  fatto  che  uno 
straniero  abbia  soggiornato  in  Svizzera  durante  un periodo  relativa-
mente lungo, che sia ben integrato socialmente e professionalmente e 
che il suo comportamento non abbia dato adito a lagnanza alcuna non 
è sufficiente al fine di ammettere un caso personale particolarmente ri-
goroso (cfr. DTF 128 II 200 consid. 4 e sentenze precitate). È inoltre 
necessario che la non riconoscenza di una caso di rigore comporti per 
la persona toccata delle gravi conseguenze personali. 

7.2 In concreto il ricorrente è entrato in Svizzera all'età di 29 anni e vi 
soggiorna da otto. In questo periodo egli ha sicuramente instaurato dei 
rapporti e, mediante il suo impiego, ha potuto garantire la sua indipen-
denza finanziaria. Tuttavia, da quanto emerso, non può prevalersi di le-
gami profondi e duraturi, idonei ad ammettere un caso di rigore perso-
nale. Mediante le attività svolte finora egli non ha acquisito delle cono-
scenze o qualifiche specifiche che non potrebbe più mettere in pratica 
nel  suo paese d'origine. Neppure  la  sua evoluzione professionale  è 
stata considerevole a tal punto da giustificare l'ammissione di un caso 
di rigore ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi in relazione con l'art. 31 cpv. 1 
OASA. Inoltre, per quanto attiene alle pene inflitte al ricorrente con i  
decreti d'accusa del 29 settembre 2003 rispettivamente del 9 gennaio 
2006, nonostante queste siano di lieve entità, va osservato che il ricor-
rente non ha saputo mantenere un comportamento rispettoso dei prin-
cipi dello Stato di diritto (cfr. art. 31 cpv. 1 lett. b OASA). Infine si con-
stata che l'interessato è nato in Pakistan, luogo in cui ha trascorso tut-

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ta la sua infanzia e la sua gioventù e buona parte della sua vita d'adul -
to. Questi anni appaiono essenziali per la formazione della personalità 
e per l'integrazione sociale e culturale (cfr. DTF 123 II 125 consid. 49),  
ragione per la quale egli non avrà grandi difficoltà a reinserirsi social-
mente e professionalmente nel suo Paese d'origine.

7.3 Il Tribunale non ignora il fatto che il ritorno in Patria dopo un sog -
giorno di diversi anni in Svizzera può comportare delle difficoltà. Effet -
tivamente, una volta ritornato nel suo Paese d'origine, il  ricorrente si 
troverà indubbiamente in una situazione meno favorevole di quella vis-
suta in Svizzera. La sua situazione sarà tuttavia simile a quella di molti  
altri suoi connazionali rimasti in Pakistan. Tale circostanza non rappre-
senta una ragione sufficiente per poter beneficiare di un permesso di  
soggiorno fondato sulla base di una situazione di estrema gravità per -
sonale in quanto lo scopo di questo permesso non è quello di sottrarre 
l'interessato dalle condizioni di vita del suo Paese d'origine. Egli deve 
trovarsi in una situazione personale di estrema gravità che renda im-
possibile  esigere  da  lui  il  riadattamento  alla  sua  esistenza  passata. 
Come già rilevato da questa Corte (cfr. DTAF 2007/16 consid. 10), non 
vengono prese in considerazione le circostanze generali (economiche, 
sociali  o sanitarie) a cui è confrontata l'insieme della popolazione ri-
masta in Patria e a cui anche la persona interessata sarà confrontata 
al  suo ritorno, salvo nel caso in cui quest'ultima può far valere delle 
difficoltà concrete e proprie alla sua situazione particolare. Ciò non è il 
caso nella presente fattispecie. 

Pertanto anche in considerazione del suo grado d'integrazione l'inte-
ressato non avrebbe potuto avvalersi di un permesso di dimora ai sen-
si dell'art. 14 cpv. 2 lett. c LAsi. 

8.
Ne  discende  che  l'UFM  con  decisione  del  18  marzo  2009  non  ha 
violato il diritto federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; 
l'autorità di prima cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Per questi motivi il ricorso va respinto.

9.
Il ricorrente è stato posto al beneficio del gratuito patrocinio pertanto  
non si prelevano spese processuali (cfr. art. 65 cpv. 1 PA).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Non si prelevano spese processuali. 

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- autorità inferiore (incarto n. di rif. ... di ritorno)
- Sezione  della  popolazione,  Bellinzona,  per  informazione  (incarto 

cantonale di ritorno)

La presidente del collegio: La cancelliera:

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella

Data di spedizione: 

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