# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32b8381a-6e43-575a-8b07-69bce79c2195
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 24.01.2003 11.2002.139
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-139_2003-01-24.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.139

  	
  Lugano

  24 gennaio
  2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____.______
(modifica di misure a protezione dell'unione coniugale) della Pretura della
giurisdizione di Mendrisio Nord promossa con istanza del 3 settembre 2001 dall'

 

	
   

  	
  __________. __________ __________, __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ __________, nata __________, __________ 

  (patrocinata dall'avv. __________ __________.
  __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolta
l'appellazione del 2 dicembre 2002 presentata da __________ __________ contro
la sentenza emessa il 

                                              18
novembre 2002 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ (1964) e __________ __________ (1968) si
sono sposati a __________ __________ 1994. Dal matrimonio sono nati __________
(__________1994) e __________ (__________1996). Il marito, avvocato, è ufficiale
dei registri del Distretto di __________. La moglie, di formazione impiegata
d'ufficio, ha lavorato in una banca fino alla nascita del primo figlio per poi
dedicarsi alla cura di quest'ultimo e alla casa. Un tentativo di conciliazione
tenutosi davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord è decaduto
infruttuoso l'8 novembre 1999 e i coniugi si sono separati di fatto nel corso
di quel mese, quando il marito ha lasciato l'abitazione familiare.

 

                                  B.   In
esito a un'istanza a protezione dell'unione coniugale presentata il 4 aprile
2000 da __________ __________, con sentenza del 10 gennaio 2001 il Pretore
della giurisdizione di Mendrisio Nord ha affidato i figli alla madre (riservato
il diritto di visita del padre), obbligando __________ __________ a versare dal
1° luglio 2000 un contributo alimentare indicizzato di fr. 2443.– mensili per
la moglie, ridotto a fr. 2368.– mensili dal 1° gennaio 2001, e uno di 

                                         fr. 700.–
mensili per ciascun figlio, assegni familiari compresi.

 

                                  C.   Il 3
settembre 2001 __________ __________a, accertato che la moglie si era iscritta
alla Scuola di pedagogia di __________, si è rivolto al Pretore con un'istanza
di modifica delle misure emanate, postulando l'affidamento dei figli (riservato
il diritto di visita della madre), oltre alla soppressione del contributo
alimentare per la moglie (con effetto immediato) e per i figli (dal momento in
cui gli sarebbero stati affidati). In subordine egli ha chiesto di istituire,
per i figli, una custodia alternata (al­la madre durante l'anno scolastico, a
sé durante le vacanze) e di estendere il suo diritto di visita o, in via ancor
più subordinata, di estendere almeno il suo diritto di visita. Alla discussione
dell'8 ottobre 2001, proseguita il 12 dicembre successivo, __________
__________ si è opposta alle domande e ha instato per l'aumento del con­tributo
per sé a una cifra indeterminata e per __________ a fr. 1000.– mensili.
L'istante ha avversato tali richieste. I figli sono stati sentiti nel settembre
del 2002 da __________ __________ __________, del __________ __________
__________ __________ di __________. Esperita l'istruttoria, al dibattimento
finale del 15 novembre 2002 le parti hanno confermato le loro domande sulla
scorta del rispettivo memoriale scritto, la moglie quantificando in fr. 2538.75
mensili la richiesta di contributo alimentare per sé.

 

                                  D.   Statuendo
il 18 novembre 2002, il Pretore ha confermato l'affidamento dei figli alla
madre (estendendo però il diritto di visita del padre), ha ridotto dal 1°
ottobre 2001 il contributo alimentare per la moglie a fr. 2064.50 mensili e ha
aumentato a fr. 800.– mensili quello per il figlio __________. Le spese
dell'istanza presentata dal marito, con una tassa di giustizia di fr. 750.–,
sono state poste per quattro quinti a carico di lui e per il resto a carico
della convenuta, alla quale è stata assegnata un'indennità difr. 1'000.– per
ripetibili ridotte. Gli oneri dell'istanza presentata da __________ __________
sono stati posti per quattro quinti a carico di quest'ultima e per il resto a
carico del marito, al quale è stata assegna­ta un'indennità di fr. 300.– per ripetibili
ridotte.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata __________ __________ ha introdotto un ap­pello del 2
dicembre 2002 per ottenere che, in riforma del giudizio impugnato, il contributo
alimentare per la moglie sia ridotto a fr. 350.– mensili. Nelle sue
osservazioni del 2 gennaio 2003 __________ __________ propone di respingere
l'appello e di confermare sentenza impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'art. 179 cpv. 1 CC consente di modificare o di revocare in ogni
tempo le misure di protezione dell'unione coniugale, adattandole alle nuove
circostanze (Hasenböhler in: Basler Kommentar, 

                                         2ª edizione, n. 3 e 4 ad art.
179 CC; Deschenaux/Steinauer/
Baddeley, Les effets du mariage, Berna 2000, pag. 323, n. 783). Nel
Cantone Ticino le misure a protezione dell'unione coniugale – e, di riflesso,
le istanze volte alla modifica di siffatte misure – sono adottate con la
procedura sommaria contenziosa di camera di consiglio (art. 361 segg. CPC), nel
cui ambito l'esame dei fatti è limitato alla verosimiglianza (Rep. 1991 pag.
431).

 

                                   2.   Litigioso
rimane unicamente, in questa sede, il contributo di man­tenimento per moglie. A
tal fine il Pretore ha accertato il reddito del marito in fr. 8567.– netti
mensili e ha imputato alla moglie un guadagno potenziale di fr. 1800.– mensili.
Lasciati invariati i fabbisogni minimi delle parti accertati nella sentenza del
10 gennaio 2001 (fr. 4146.– mensili il marito, fr. 3008.– men­sili la moglie) e
fissati quelli in denaro dei figli in complessivi fr. 1500.– mensili (fr. 800.–
__________ e fr. 700.– __________), egli ha ridotto il contributo alimentare
per la moglie a fr. 2064.50 mensili. In merito al reddito di quest'ultima il
Pretore ha rilevato che a una madre di due figli non si può imporre un'attività
lucrativa a tempo pieno, ancorché costei debba prepararsi a sovvenire al
proprio mantenimento. Accertati gli orari della Scuola di pedagogia frequentata
da __________ __________, egli ha ritenuto che, con l'aiuto dei genitori, essa
può conciliare la cura dei figli con un'attività di circa 32 ore settimanali.
In tali circostanze – egli ha concluso – con la formazione professionale e
l'esperienza maturata, l'interessata non dovrebbe incontrare difficoltà a
trovare lavoro, ragione per cui, pur apprezzando la disponibilità a migliorare
la formazione, le ha imputato una capacità lucrativa del 40-50% rapportata a un
guadagno di fr. 1800.– mensili calcolato sulla base di quanto essa percepiva
nel 1993 dal suo ultimo datore di lavoro.

 

                                   3.   L'appellante
chiede che questa Camera richiami l'incarto fiscale dei suoceri e gli estratti
catastali delle loro proprietà, prove non ammesse dal Pretore. Ora, per la
formazione del proprio convincimento la Camera civile di appello può ordinare
l'assunzione di prove respinte dal Pretore (art. 322 lett. b CPC). La domanda
dell'appellante è perciò ricevibile. La giurisprudenza ha già avuto modo di
precisare, nondimeno, che l'autorità può rinunciare ad assumere quei mezzi
istruttori il cui presumibile risultato non porterebbe elementi di rilievo
(“apprez­zamento anticipato delle prove”: DTF 125 I 127 consid. 6c/cc in fine,
124 I 211 consid. 4a, 122 V 162 consid. 1d, 121 I 306 consid. 1b, 106 Ia 162
consid. 2b). In concreto il Pretore ha spiegato che l'obbligo di mantenimento
del coniuge derivante dall'art. 163 CC è prioritario rispetto all'assistenza
tra parenti sancita dall'art. 328 CC, sicché la situazione patrimoniale dei
genitori della moglie non ha incidenza sulla fissazione del contributo
alimentare (ordinanza del 28 febbraio 2002, pag. 3). L'istante non si confronta
con tale argomen­tazione e non spende una parola per motivare in che modo l'assunzione
di tali prove potrebbe influire sull'esito del giudizio, limitandosi ad affer­mare
che la moglie può far capo all'intervento dei genitori, “più che facoltosi”
(appello, pag. 8). Ma, come ha già rilevato il primo giudice, le disponibilità
finanziarie dei suoceri non sono suscettibili di alleviare l'obbligo
contributivo di lui, che si estinguerà per principio solo con il divorzio (art.
163 CC).   

 

                                   4.   L'appellan­te
contesta il reddito ipotetico di fr. 1800.– imputato alla moglie, rilevando che
a quest'ultima non si può imporre solo una capacità lucrativa del 40-50%, la
sua disponibilità di tempo settimanale essendo pari a un grado d'occupazione
del­l'80%. A suo avviso, poi, il reddito ipotetico dev'essere calcolato sulla base
delle raccomandazioni salariali pubblicate dalla Società svizzera degli
impiegati di commercio, che prevedono per un'impiegata con la formazione e
l'esperienza della moglie uno stipendio annuo medio di fr. 78 700.–. Egli
chiede pertanto di computare alla convenuta un reddito ipotetico di fr. 5246.–
mensili netti, di modo che il contributo a carico di lui si ridurrebbe a fr.
350.– mensili.

 

                                         a)   La
giurisprudenza relativa al vecchio diritto aveva po­­sto il principio per cui
una separazione (anche solo di fatto) non precludeva ai coniugi il diritto di
mantenere, per quanto pos­sibile, il tenore di vita precedente (DTF 114 II 26).
Tuttavia, ove ciò fosse stato necessario per coprire le spese supplementari
derivanti da due economie domestiche separate, il coniuge che durante la vita
in comune non aveva eser­­citato – o aveva esercitato solo a tempo parziale –
un'attività lucrativa poteva essere tenuto a intraprendere un lavoro rimunerato,
rispettivamente a estendere il suo grado d'occupazione (DTF 114 II 17 consid.
5, 302 consid. 3a). A tale obbligo sfuggivano i coniugi che, durante una vita
in comune di lunga durata, avevano smesso di lavorare – o non avevano lavorato
– per dedicarsi all'economia domestica e avessero compiuto 45 anni al momento
del divorzio (DTF 115 II 11 con­sid. 5a con rinvii). Inoltre un coniuge con
figli poteva essere tenu­to a cominciare – o a ricuperare – un'attività
lucrativa a tempo parziale solo al momento in cui il figlio cadetto a lui affidato
avesse raggiunto i 10 anni di età, mentre un'attività a tempo pieno poteva
essergli imposta al momento in cui tale figlio avesse compiuto i 16 anni (DTF
115 II 10 consid. 3c e 11 consid. 5a; SJ 1994 pag. 91). Tale orientamento giurisprudenziale
non è stato modificato dal nuovo diritto sul divorzio (sentenza del Tribunale
federale 5C.48/2001 del 28 agosto 2001 in re B.; Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n.
59 ad art. 125 CC con riferimenti).

 

                                         b)   Dopo l'entrata in vigore del nuovo diritto del
divorzio i principi testé riassunti sono stati relativizzati. Nella più recente
giurisprudenza in materia di protezione dell'unione coniugale (DTF 128 III 65)
il Tribunale federale ha rilevato che, in caso di separazione, un coniuge può
essere tenuto – dandosene le circostanze – a intraprendere un lavoro retribuito
se ciò può essergli ragionevolmente imposto, appare possibile dal profilo
economico e non si possa ragionevolmente contare su una ripresa della comunione
domestica (consid. 4; analogamente: I CCA, sentenza dell'11 settembre 2002 in
re B., consid. 8a con riferimenti). Già sotto l'egida del vecchio diritto del
divorzio questa Camera aveva sostanzialmente assunto un indirizzo analogo. In
un caso di separazione per tempo indeterminato (art. 147 cpv. 1 vCC) essa aveva
avu­to modo di precisare in effetti – all'appoggio di Hausheer/Spycher (Handbuch des
Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 234, n. 04.113 in
fine con richiami) – che occorreva distinguere secondo lo scopo della
separazione: dan­­dosi qualche probabilità che i coniugi si riconciliassero,
appariva giustificato tutelare il riparto dei ruoli da loro assun­to durante il
matrimonio (e quindi lasciare che la moglie continuasse a svolgere l'eventuale
ruolo di casalinga); in caso con­trario, ove la separazione apparisse durevole
e sembrasse prelude­­re allo scioglimento del matrimonio o perseguire uno scopo
analogo a quello del divorzio, la moglie poteva anche essere tenuta ad assumere
un altro ruolo (I CCA, sen­tenza del 24 novem­bre 1999 in re B., consid. 19).
Con il divorzio, in effetti, il dovere di assistenza derivante dal matrimo­nio
(art. 163 CC) cesserà per prin­cipio e gli subentrerà l'obbligo limitato alle
condizioni dell'art. 125 CC. Il marito potrà essere tenuto a versare un
contributo, in altri termini, solo ove non si possa ragionevolmente pretendere
che l'interessata provveda da sé al proprio “debito mantenimento, inclusa
un'adeguata previdenza per la vecchiaia”. Durante la separazione di fatto la
moglie deve quindi prepararsi a divenire, per quan­to possibile, autosufficiente.

 

                                         c)   Nella
fattispecie i coniugi vivono separati ormai dal novembre del 1999 e nulla rende
verosimile un loro riavvicinamento. La moglie deve quindi prepararsi a
sovvenire da sé, per quanto possibile, al proprio debito mantenimento. Dagli
atti risulta che essa, di formazione impiegata d'ufficio, ha lavorato fino alla
nascita del primo figlio in alcuni istituti bancari, dapprima a __________ e
poi a __________ (doc. C e D). Non si può essere seriamente contestare, dunque,
che con la sua attuale formazione e le sue conoscenze essa sarebbe già in grado
di riacquisire una propria indipendenza economica. Solo dopo la separazione,
nella primavera del 2001, essa ha cominciato a frequentare la Scuola di pedagogia
di __________ con una griglia oraria di 32 ore settimanali (doc. 7), ma è
pacifico che il marito non è tenuto a sovvenzionare una seconda formazione. A
dispetto di ciò rimane tuttavia il fatto che, attualmente, l'interessata deve
accudire a due figli, l'uno di 9 e l'altro di 7 anni. E in tali circostanze non
si impone – di regola – al coniuge affidatario la ricerca di un'attività
lucrativa (sopra, consid. a in fine), salvo che ciò sia necessario per il
sostentamento della famiglia.

 

                                         d)   In
linea di principio si sarebbe potuto imporre all'interessata l'esercizio di una
professione al 50%, di conseguenza, solo dall'__________e del 2006 (10 anni di
__________o) e un'attività a tempo pieno dall'__________ del 2012 (16 anni di
lui). Sotto questo profilo la sentenza del Pretore, che ha computato a
__________ __________ il reddito di un'attività al 40-50% (con un guadagno di
fr. 1800.– netti mensili) fin dal 1° ottobre 2001, risulta finanche favorevole
al marito. Non bisogna trascurare però che in concreto, senza un contributo
finanziario della moglie, l'accresciuto fabbisogno della famiglia dovuto
all'esistenza di due economie domestiche distinte non risulterebbe assicurato.
Comunque fosse, e ancorché con bambini cui accudire, in una certa misura si
sarebbe dovuto imporre pertanto a __________ __________ la ripresa di
un'attività lucrativa. Sta di fatto che, con il reddito potenziale a lei
imputato dal Pretore, la famiglia si ritrova già con un'eccedenza mensile di
fr. 856.50 mensili (sentenza impugnata, consid. 6.3). Non soccorrono dunque le
premesse per obbligare l'interessata ad aumentare il grado d'occupazione
stabilito dal Pretore.

 

                                         e)   Quanto
al fatto che la moglie abbia voluto la fine dell'economia domestica, l'assunto
non è di rilievo per valutare la capacità lucrativa di lei, né la fissazione di
un reddito ipotetico ha carattere di penalità (DTF 128 III 6 prima frase). Per
il resto, il quadriennio di separazione di fatto in caso di opposizione al
divorzio (art. 114 CC) è stato espressamente voluto dal legislatore, al punto
che non commette abuso manifesto nel senso dell'art. 2 cpv. 2 CC nemmeno
il coniuge che, durante quattro anni, si oppone al divorzio per sanzionare l'altro
(SJZ 98/2002 pag. 179 n. 7; sentenza del Tribunale federale __________.__________/__________ dell'11 dicembre 2001, in:
FamPra.ch 2002 pag. 342 e __________ __________/__________I pag. 222).

                                                

                                   5.   Per
quanto riguarda l'ammontare del reddito imputato alla moglie dal Pretore, l'appellante
chiede di dipartirsi da un guadagno annuo di fr. 78 700.– (fr. 6558.– mensili),
corrispondente allo stipendio medio previsto dalle raccomandazioni salariali edite
dalla Società svizzera degli impiegati di commercio per un dipendente che ha il
livello di formazione e l'età della moglie. L'argomentazione non può essere
condivisa. Intanto gli importi indicati non sono vincolanti per i datori di
lavoro. In secondo luogo, dopo quasi dieci anni di assenza dalla professione,
non può dirsi che il livello e la classe di stipendio indicati dalle
raccomandazioni siano quelli riferibili all'interessata. Infine non si deve
dimenticare che nel 1993, prima di cessare l'attività, l'interessata guadagnava
fr. 44 746.– annui, (doc. C, 8° foglio), sicché l'imputazione di un reddito
proporzionalmente superiore non sarebbe giustificato. Si aggiunga che nel Cantone
Ticino, svolgendo un'attività simile a quella precedentemente esercitata, la convenuta
potrebbe ricavare circa fr. 1600.– lordi mensili (art. 22 del contratto collettivo
di lavoro per gli impiegati di commercio e d'ufficio nell'economia ticinese).
Ciò posto, l'apprezzamento del Pretore, che si è dipartito da quanto la moglie
guadagnava a suo tempo tenendo conto delle conoscenze linguistiche e degli
stipendi versati a __________, appare ragionevole e merita conferma.

                                      

                                   6.   L'appello,
infondato, è di conseguenza destinato all'insuccesso. Gli oneri processuali
seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CC). L'appellante rifonderà dalla controparte,
che ha formulato osservazioni con il patrocinio di un legale, un'adeguata indennità
per ripetibili.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:              1.   L'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 350.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
400.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante che rifonderà alla controparte fr. 1200.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
   – avv. __________ __________,
  __________;

  – avv. __________ __________. __________,
  __________.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Nord.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria