# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 74ddbd7e-dbdc-538e-967d-12b58e7365e7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-10-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.10.2016 32.2015.161
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-161_2016-10-19.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.161

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  19 ottobre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 ottobre 2015 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 settembre 2015 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1968, attivo
in qualità di operaio comunale, è stato messo al beneficio di una mezza rendita
di invalidità dal 1. giugno 2005 (grado di invalidità del 50%), a seguito di
una domanda di prestazioni AI per adulti presentata nel settembre 2003 (decisione
25 agosto 2005, doc. AI 50). 

 

                                         L’erogazione della mezza rendita
di invalidità è poi stata confermata dall’amministrazione, in occasione della
procedura di revisione della rendita del 2009, tramite comunicazione del 13
ottobre 2009 (doc. AI 66). In esito ad una nuova procedura di revisione avviata
nel 2010, constatato un transitorio peggioramento delle condizioni di salute
dell’assicurato che aveva subito un intervento alla spalla destra,
l’amministrazione, con decisione del 29 ottobre 2011, gli ha attributo una
rendita intera dal 1. marzo al 31 maggio 2011, momento della ripresa dell’attività
lucrativa, e dal 1. giugno 2011 nuovamente la mezza rendita (doc. AI 107). La
revisione intrapresa nel febbraio 2012 ha quindi portato alla conferma della
mezza prestazione (comunicazione del 27 settembre 2012, doc. AI 118). 

 

                               1.2.   In esito ad una nuova
procedura di revisione, avviata nell’ottobre 2013 su richiesta dell’assicurato
che faceva valere un peggioramento delle sue condizioni, dopo avere esperito
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM) (doc. AI 194), con progetto di decisione del 16 aprile 2015
(doc. AI 198), poi confermato con provvedimento del 18 settembre 2015,
l’Ufficio AI ha concesso un aumento temporaneo della rendita dal 1 dicembre
2013 (tre mesi dopo il peggioramento situato al settembre 2013) sino al 30
aprile 2015 (tre mesi dopo il miglioramento all’inizio 2015) e, quindi, dal 1.
maggio 2015 nuovamente la mezza rendita di invalidità (doc. AI 228). 

 

                               1.3.   Contro questa decisione,
l’assicurato, patrocinato dal RA 1, ha inoltrato tempestivo ricorso al TCA,
postulandone l’annullamento e chiedendo la concessione di una rendita intera ininterrottamente
dal 1. dicembre 2013. Ha pure prodotto nuove certificazioni dei medici curanti.
Delle singole allegazioni si dirà, nella misura del necessario, nei
considerandi di diritto. 

 

                               1.4.   Con risposta del 24 novembre
2015, completata il giorno successivo (doc. VI, VII), l’amministrazione ha
postulato la conferma della decisione impugnata. 

 

                               1.5.   L’assicurato, sempre tramite
il suo rappresentante, ha in seguito formulato ulteriori allegazioni in data 8
e 24 febbraio e 4 maggio 2016, producendo nuove certificazioni mediche (doc.
IX, XIII, XV), sulle quali l’Ufficio AI si è espresso, confermandosi nelle
proprie posizioni, in data 15 febbraio e 18 maggio 2016, sulla base anche delle
osservazioni del SMR (doc. XI, XVII). 

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione l’amministra-zione, dopo aver riconosciuto l’intervento, da
settembre 2013, di un peggioramento delle patologie invalidanti, ha concesso
all’assicurato - già beneficiario di una mezza rendita di invalidità dal giugno
2005 - una rendita intera limitatamente al periodo dal 1. dicembre 2013 al 30 aprile
2015 e se, quindi, a giusto titolo ha ripristinato la mezza prestazione dal 1. maggio
2015. Pacifica essendo infatti l’esistenza di un peggioramento delle patologie
invalidanti giustificante, in via di revisione, l’aumento del grado di inabilità
lavorativa (e di d’invalidità) al 100% dal settembre 2013, litigiosa è l’evoluzione
successiva della capacità lavorativa (e di guadagno). Mentre infatti
l’amministrazione, in base alla perizia SAM, ha ritenuto che dal 1. gennaio
2015 sia intervenuto un miglioramento delle condizioni di salute dell’assicurato
con ripristino del precedente grado di incapacità lavorativa e di invalidità
del 50%, il ricorrente ritiene di essere rimasto inabile in misura di almeno il
70% anche oltre il 1. gennaio 2015. 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). 

                                         Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

 

                                         Nel confronto dei redditi
la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). Secondo la giurisprudenza
per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al
momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido
e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul
diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.3.   Per costante giurisprudenza
quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un
certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo
successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione ex
art. 17 LPGA (cfr. DTF 131 V 164; 131 V 120; 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13;
STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA I 689/04 del 27
dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; K 12/04 del 14 aprile 2005). 

                                         A sua volta, l’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                      

                                         I principi
giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite in regime del
vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF
130 V 349 consid. 3.5).

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88
 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al
guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole.
L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88
 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione
limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         La costante giurisprudenza
ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di
modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività
lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue
conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante
(DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC 1989 p.
323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione
di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di
guadagno.

                                         D'altra parte la modifica
deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in
relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la revisione della rendita è
possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione
iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece
che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta, sia giudicata in modo
diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a; STFA 29 aprile 1991
 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per stabilire in concreto
se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in
particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale
iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova
decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag.
268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
258).

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), secondo l’art. 88bis cpv. 2
lett. a OAI la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per
grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese
che segue la notifica della decisione 

 

                               2.4.   Occorre ancora ricordare che
un danno alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità
tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua
capacità lavorativa sul mercato del lavoro (DTF 127 V 298 consid. 4c).

                                         Al riguardo l'Alta Corte
ha sottolineato che:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. 

Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e
dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)" 

(STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)

 

                                         Infine,
val la pena ancora precisare che per la giurisprudenza affinché un esame medico
in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse
condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su
diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto
(STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

                               2.5.   Nel caso in esame, in
evasione della richiesta di prestazioni del settembre 2003 l’amministrazione aveva
interpellato i medici curanti e in particolare la dr.ssa __________,
internista, che ha in cura l’assicurato dal dicembre 1999. 

Valutata la copiosa documentazione
versata agli atti, nel rapporto medico del 12 gennaio 2005 il medico SMR dr. __________,
posta quali diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa quella di “Proctite
ulcerosa” oltre a “Epicondilite radiale cronica al gomito destro (stato
da denervazione maggio 2003), sindrome di Tietze (dolori dell'articolazione
sternocostale) e Sindrome ansiosodepressiva reattiva( alla sua malattia
intestinale),e, non invalidante, Cataratta OD ( su terapia cortisonica)”,
aveva concluso come segue:

 

" Operaio
comunale (dal 1990), con patologia intestinale dal decorso imprevedibile, con
fasi di esacerbazione con diarrea e perdite di sangue.

Questo comporta frequenti assenze (vedi rapporto DL) che possono
essere di 1-2 giorni fino a 2-3 settimane, ripetute più volte durante l'anno.

Dagli atti emerge una diminuzione della tenuta sul lavoro e
limitazione nell'uso di attrezzi pesanti per dolori al braccio destro
(epicondilite cronica, già operata) e dolori nella regione sternale
(documentata Sindrome di Tietze).

La IL nell'attuale posto di lavoro è da ritenere attorno al 40-50%
(come riferito anche dalla curante) per i motivi sopra esposti. Ritengo che
anche in altre attività la CL non possa essere aumentata in misura
significativa (e anche il guadagno, vedi rapporto DL con stipendi 2003 attorno
ai 5300.-). D'accordo con CIP passo il dossier a FUS che contatterà íl DL per
stabilire l'effettiva CL (data da presenza e rendimento) dell'A. sul posto di
lavoro.” (doc. AI 30)

                                                  

                                                     Dopo aver consultato il datore di lavoro e
il consulente IP, l’Ufficio AI, con decisione del 25 agosto 2005 aveva quindi attribuito
all’assicurato una mezza rendita di invalidità dal 1. giugno 2005, motivando:

 

" Esito
degli accertamenti:

Esaminati gli atti acquisiti in sede d'istruttoria, segnatamente
di carattere medico ed economico, emerge che il suo attuale stato di salute le
impedisce parzialmente di svolgere una qualsiasi attività lavorativa in maniera
continua e senza notevole interruzione a decorrere dal mese di giugno del 2004.

Abbiamo richiesto anche il parere del nostro consulente in integrazione
professionale, il quale con il suo rapporto finale considera che sia
giustificato riconoscere che lei possa esercitare l'attuale attività di operaio
comunale nella misura del 50% inteso come presenza sull'arco dell'intera
giornata lavorativa con diminuzione del rendimento.

Nell'attuale attività svolta al 100% con un rendimento completo
potrebbe percepire un reddito lordo annuo di fr. 67'600.- (stato 2004), mentre
che in attività adeguata al suo stato di salute, con un rendimento del 50%,
potrebbe verosimilmente percepire un reddito lordo annuo di fr. 33'800.- (stato
2004). /

Risulta quindi una perdita di guadagno causata dal danno alla
salute pari ad un tasso del 50%

Decidiamo pertanto:

Possiamo pertanto accordarle un grado Al del 50%, con diritto ad una
mezza rendita d'invalidità a decorrere dal 01 .06.2005, ossia dopo un anno
d'attesa ininterrotto d'incapacità lavorativa (art. 29 cpv 1 lett. b LAI).”

 

                                         La prestazione è quindi
stata confermata, dopo revisione, con comunicazione del 13 ottobre 2009 (doc. AI
66).

                                         Sul piano professionale
l’assicurato è attivo dal gennaio 1990 come operaio generico presso il __________
di __________ (doc. AI 9). A seguito del riconoscimento della mezza rendita di
invalidità, nell’aprile 2005 con il datore di lavoro è stata concordata una
modifica contrattuale nel senso che dal 1. giugno 2005 l’assicurato restava
occupato al 100%, ma con rendimento al 50%, ritenuto come “l’attività
dell’interessato si concretizzerà in particolare nella pulizia delle strade
secondo uno specifico piano di lavoro ed in altre incombenze assegnate secondo
le esigenze del servizio esterno per le proprie condizioni di salute. In via
generale i compiti, competenze e responsabilità vengono adeguati in rapporto
alla reale capacità lavorativa sulla base di un nuovo mansionario allestito
dall’Ufficio __________” (doc. AI 57-13). 

 

                                         Nell’ambito della
revisione avviata nel novembre 2010 è emerso che l’assicurato aveva subito un
intervento alla spalla destra (intervento artroscopico di sutura della cuffia
rotatoria spalla destra e borsectomia parziale subacrominale per lesione del
sovraspinato il 1. dicembre 2010) con conseguente inabilità lavorativa totale
dal 1 dicembre 2010 al 30 maggio 2011. Di conseguenza con decisione del 29
ottobre 2011, l’Ufficio AI ha concesso un aumento temporaneo della rendita,
assegnandone una intera dal 1. marzo al 31 maggio 2011 e, quindi, in seguito di
nuovo una mezza rendita (doc. AI 107). La mezza prestazione è stata quindi
confermata, dopo nuova revisione, con comunicazione del 27 settembre 2012 (doc.
AI 118).

 

                                         Nel settembre 2013
l’assicurato ha segnalato un peggioramento delle sue condizioni, ragione per
cui l’amministrazione ha avviato una nuova procedura di revisione interpellando
dapprima la curante dell’assicurato, dr.ssa __________, la quale, con rapporti
del 25 novembre 2013, 24 febbraio e 22 agosto 2014 e 30 gennaio 2015 ha fatto
valere un peggioramento delle condizioni dell’assicurato con inabilità del 50%
dal 15 marzo 2003 e del 100% dal 2 ottobre 2013 (doc. AI 132, 144, 159, 183,
191). Il peggioramento era da ricondurre, fra l’altro, ad un intervento subito
alla prostata dall’assicurato il 3 ottobre 2013.

Nel rapporto del 13 febbraio
2014 il dr. __________, gastroenterologo curante dell’assicurato, ha riferito come
segue.

 

" Trattasi di
un paziente che ho visto nel corso del mese di settembre per una verifica endoscopica
delle vie digestive inferiori.

Allora la situazione sia dal punto dì vista clinico che istologico
era compatibile con una fase di remissione della nota colite ulcerosa. Qualche
settimana dopo tale esame comunque il paziente avrebbe accusato una recidiva
dei sintomi con 7-10 scariche al giorno frammiste a sangue motivo per cui veniva
visto dal proprio medico curante dr.ssa __________ che constatava clinicamente
una recidiva della malattia. Si procedeva quindi all'abituale approccio mediante
5ASA e cortisonici. In circa 3-4 settimane in seguito la situazione è migliorata.
Il decorso è stato favorevole negli ultimi due mesi. Nell'ultima settimana il
paziente avrebbe lamentato ancora la recidiva dei disturbi compatibili con una
proctite ulcerosa. Una rettoscopia eseguita in data odierna conferma un eritema
della mucosa con qualche ulcerazione a livello del retto motivo per cui si
procedeva ad una terapia mediante Salofalk. Siamo quindi confrontati con un
paziente che presenta un'inabilità al 50% per la suddetta malattia che a
intermittenza presenta una recrudescenza della stessa. Nell'ultimo anno è stato
da me visto unicamente 2-3 volte. Tra l'altro il paziente si trova in mia cura
per una malattia da riflusso gastro-esofageo con esofagite tenuta sotto
controllo mediante IPP a lungo termine. Mi sembra comunque che negli ultimi
anni il decorso sia stato tutto sommato abbastanza favorevole rispetto al
passato e molto probabilmente si può pensare di rivalutare l'invalidità
lavorativa.“ (doc. AI 141)

 

Il 17 marzo 2014 l’assicurato
ha ricominciato a lavorare nella misura del 25% (tempo di lavoro a metà tempo,
ma resa della metà, doc. AI 148), interrompendo in seguito nuovamente
l’attività, per poi ricominciarla nella misura del 25% dal 3 maggio 2014 sulla
base del certificato della curante del 1. luglio 2014, la quale tuttavia dal 4
luglio 2014 ha nuovamente attestato un’inabilità completa (doc. AI 155). 

Sentito il medico SMR,
l’Ufficio AI ha predisposto l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare ad
opera del SAM. Dal copioso referto del 10 aprile 2015 risulta che i periti
hanno fatto capo a consultazioni psichiatrica (dr.ssa __________),
reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________), pneumologica (dr.
__________) e gastroenterologica (dr. __________) nell’ambito di accertamenti e
consulti svoltisi sull’arco di 7 giorni, ponendo le diagnosi di:

 

" 5.1 Diagnosi
con influenza sulla capacità lavorativa: 

Colite ulcerosa limitata al retto. 

Asma bronchiale intrinseca con componente da sforzo. 

Sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F 41.2). 

 

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa: 

Sindrome cervicovertebrale con componente cervicobrachiale su: 

-       alterazioni
degenerative con condrosi C5-C6, in minor misura C6-C7.

Periartropatia omeroscapolare tendinopatica della spalla sin. con:

-     leggera
sintomatologia d'irritazione della cuffia senza impingement su un'iniziale
artrosi acromioclavicolare. 

Sindrome lombovertebrale senza componenti di tipo spondilogeno
irritative su: 

-     discopatie plurisegmentali della colonna lombare. 

Stato dopo denervazione del gomito ds. secondo Wilhelm per 

epicondilopatiaradiale cronica nel 2003. 

Stato dopo intervento chirurgico per ganglio articolare
dell'articolazione sottoaitale sin. nel 2005. 

Stato dopo intervento di sutura della cuffia dei rotatori della
spalla ds. nell'ottobre 2010.

Malattia da reflusso gastroesofageo. 

Stato dopo prostatectomie TUR per BHP stadio Il nell'ottobre 2013.

Sovrappeso corporeo (BMI. 29,3%). 

Astigmatismo corretto con: cataratta all'occhio sin., stato dopo
intervento di facoemulsificazione ed impianto di una lente accomodativa
all'occhio ds. nel gennaio 2004.”

 

                                         I periti hanno concluso
che l’assicurato, per l'attività lucrativa svolta in qualità di operaio
comunale generico, era da considerare abile al lavoro nella misura del 50%
(ridotto rendimento sull'arco di un normale orario giornaliero), ritenuta la
mancata idoneità per mansionari comportanti l'esposizione ad agenti irritativi
delle vie respiratorie, nonché esigenti l'utilizzo sull'arco di un'intera
giornata lavorativa di macchine pulitrici delle strade con posizione di lavoro
costantemente seduta. I periti hanno ricordato che nel caso di ricadute della
malattia infiammatoria intestinale la capacità lavorativa avrebbe potuto diminuire
sino all’80%. La limitazione era da attribuire alle sole patologie di natura
gastroenterologica, pneumologica e psichiatrica. In particolare sul piano gastroenterologico
il rendimento lavorativo era da considerare ridotto a causa della stanchezza
generale, nonché della ridotta resistenza agli sforzi causate sia dal
trattamento in atto, sia dall'affezione stessa. Sul piano psicologico e mentale
il rendimento lavorativo era pure ridotto dalla stanchezza, dalla necessità di
riposi ravvicinati con lento recupero, nonché dagli stati d'ansia con sfumata
depressione. A livello pneumologico l’assicurato era da considerare non idoneo
a mansionari richiedenti l'esposizione ad agenti irritativi delle vie
respiratorie. Sul piano reumatologico infine l’assicurato era da ritenere non
idoneo per mansionari lavorativi esigenti sull'arco dell'intero orario
lavorativo giornaliero la postura costantemente seduta alla guida di macchine
pulitrici. 

                                         Quanto all’evoluzione nel
tempo della capacità lavorativa i periti hanno esposto che l’assicurato - al
beneficio di una mezza rendita per un grado di invalidità del 50% dal 1 giugno 2005,
con aumento del grado di inabilità dal 1. dicembre 2010 al 30 maggio 2011
(intervento chirurgico ortopedico alla spalla ds.) e conseguente attribuzione
di una rendita intera dal 1 marzo al 31 maggio 2011 e quindi nuovamente di
mezza rendita dal 1 giugno 2011 - da settembre 2013 sino a fine dicembre 2014
(recidiva acuta dell'affezione infiammatoria intestinale) era da considerare
abile al lavoro al massimo nella misura del 20%. A decorrere dal 1. gennaio 2015
andava tuttavia ammesso il recupero della pregressa capacità per la sua
attività abituale (50%). Per quanto concerneva invece un'attività più adeguata
allo stato di salute dell'assicurato, che ottemperi cioè alle limitazioni ed ai
deficit funzionali elencati (ossia con sforzi fisici d'intensità da lieve a
media, con possibilità per l'assicurato di recarsi in ogni tempo alla toilette
entro 10-15 min., senza troppe esposizioni alle intemperie od a situazioni di
stress elevato), dal 1. gennaio 2015 la capacità lavorativa poteva raggiungere
il 70-75%, da intendersi come rendimento globalmente ridotto sull'arco di
un'intera giornata lavorativa.

                                         I periti hanno infine
osservato che secondo il perito gastroenterologo era troppo presto “per
decidere su un'eventuale indicazione a provvedimenti professionali volti alla
reintegrazione nella libera economia, vista l'evoluzione ancora incerta della
malattia infiammatoria intestinale. Giudica invece che se la remissione della
malattia infiammatoria intestinale dovesse persistere malgrado la sospensione
del trattamento steroideo, allora la capacità lavorativa dell'A. potrebbe
ulteriormente aumentare, anche tramite provvedimenti professionali.” (doc.
AI 194).

                                         Nel
rapporto finale del 13 aprile 2015 il dr. __________ del SMR ha avallato le
diagnosi poste dal SAM e ha riassunto i periodi di inabilità lavorativa (IL)
dell’assicurato come segue:

 

                                         Attivit
abituale

                                         IL
50% dal 1.06.2005

                                         IL
100% dal 1.12.2010

                                         IL
50% dal 1.06.2011

                                         IL
80% dal 1.09.2013

                                         IL
50% dal 1.01.2015 continua

                                         Attività
adeguata

                                         IL
50% dal 1.06.2005

                                         IL
100% dal 1.12.2010

                                         IL
50% dal 1.06.2011

                                         IL
80% dal 1.09.2013

                                         IL
27.5% dal 1.01.2015 continua (doc. AI 195)

 

                                         Mediante progetto di
decisione 16 aprile 2015 l’amministrazione ha statuito per la conferma della
mezza rendita, fatto salvo per l’attribuzione di una rendita intera dal 1
dicembre 2013 al 30 aprile 2015, a seguito del transitorio peggioramento
accertato dal 1 settembre 2013 al 31 dicembre 2014 (dc. AI 198). 

 

                                         In sede di osservazioni,
l’assicurato ha contestato le conclusioni dell’amministrazione producendo una
presa di posizione del 7 maggio 2015 della dr.ssa __________ affermante:

 

" A causa delle
problematiche sopra elencate, il paziente non riesce a mantenere né la posizione
eretta né tantomeno la posizione seduta per lungo tempo.

La sintomatologia algica è presente sia durante il giorno che
durante la notte malgrado assunzione di terapia farmacologica che non riesce ad
essere controllata in maniera soddisfacente, rendendo molto difficoltosa la quotidianità
e la qualità del sonno del paziente. Lo stesso è fortemente limitato nei semplici
atti ordinari della vita e deve ricorrere all'ausilio di qualcuno per svolgere
le sue normali funzioni quotidiane. Segnalo che il paziente è stato inviato dal
Dr. __________, FMH reumatologia /fisiatria, Clinica __________, per valutazione
e presa a carico specialistica, come consigliato dal collega Dr. __________,
che segue il paziente. Questa situazione clinica, fortemente gravosa, va ad
inficiare in maniera importante la ben nota sindrome depressiva reattiva. Mi
rifaccio comunque ai certificati dettagliati degli specialisti che hanno in
cura il paziente e lo seguono da un punto di vista specialistico.” (doc. AI
209)

 

                                         L’assicurato ha fatto
inoltre pervenire un certificato del 29 aprile 2015 del dr. __________, psichiatra,
il quale ha dichiarato:

 

" In data 16.4.2015
avete statuito sulla situazione occupazionale del signor RI 1 accordandogli il
diritto ad una rendita Al intera a partire dall'1.12.2013 (3 mesi dopo il peggioramento
dello stato di salute nel settembre di quell'anno) fino al 30.4.2015 (grado di inabilità
lavorativa valutato all'80%) ed un ritorno alla mezza rendita Al per, secondo
la vostra valutazione di cui evidentemente noi curanti non abbiamo conoscenza,
ritrovato miglioramento dello stato di salute oggettivato da gennaio 2015 senza
che siano stati previsti provvedimenti di reintegrazione.

 

Non nascondo la mia sorpresa e stupore quando il signor RI 1, in
occasione del nostro più recente incontro del 20.4.2015, mi ha mostrato la
vostra decisione. In effetti mi chiedo come si possa concludere con un
ritrovato stato dì salute compatibile con il ritorno ad una capacità lavorativa
del 50% in un paziente che:

 

Ÿ  dal mese di settembre 2013 a
tutt'oggi è riuscito a riprendere il lavoro al 25% solo dal 13 al 31.1.2014,
dal primo al 28.2.2014, dai 17.3 al 22.4.2014, dal 3 al 31.5.2014, dal primo
all'8.7.2014 e che da allora, inizio luglio 2014, è costantemente dichiarato
totalmente inabile al lavoro per motivi di salute.

 

Ÿ  Dal 21.1.2014 al 19.12.2014 ha
consultato 93 volte medici curanti, fisioterapeuti curanti o centri diagnostici
ospedalieri o ambulatori (103 nel 2013 e solo 73 nel 2012).

 

Ÿ  Vista la lunga assenza dal lavoro,
il fatto che difficilmente il signor RI 1 potrà ritrovare una qualsiasi delle
attività lavorative precedentemente effettuate e che il datore di lavoro non
sembra avere per lui alternative occupazionali, è molto probabile che lo stesso
datore, il __________ di __________, dovrà disdire il contratto di lavoro.
Questo accadimento significherà molto verosimilmente per lui la definitiva perdita
della possibilità di trovare un altro impiego, a causa dello stato di salute dello
statuto di mezzo invalido e della vostra decisione di non applicare in suo favore
nell'immediato alcuna misura reintegrativa. 

 

Ÿ  Nel caso in cui il signor RI 1,
nel suo stato di mezzo invalido, sì ritrovasse da solo alla ricerca di un nuovo
impiego, è lecito predire uno scivolamento nella depressione che, associato
alla precaria condizione fisica, potrebbe provocare uno sconquasso psicosomatico
con ulteriore aggravamento delle patologie fisiche, moltiplicazione degli
interventi medico-sanitari e grave involuzione dell'intero funzionamento
bio-psico-sociale. 

 

Ciò detto concludo affermando che trovo oltremodo superficiale e prospettivamente
inadeguata e al limite dell’assurdo la vostra proposta di decisione del 16
aprile 2015.” (doc. AI 210)

 

                                         È inoltre pervenuta una
presa di posizione 12 maggio 2015 del dr. __________, neurochirurgo, il quale ha
criticato il progetto di decisione, chiedendo di poter consultare le risultanze
mediche (doc. AI 212). Il SMR ha sottoposto la documentazione al SAM per presa
di posizione (doc. AI 215). Con scritto 15 giugno 2015, corredato delle singole
prese di posizione dei periti, il SAM ha quindi preso dettagliatamente preso posizione
sulle certificazioni pervenute e concluso confermando le conclusioni della
perizia SAM, avendo la stessa valutato in maniera completa i punti litigiosi e
sulla base di esami approfonditi che hanno ben tenuto conto dei disturbi
lamentati (doc. AI 219; cfr. in esteso al considerando 2.8 ).

 

                                         La curante ha in seguito
confermato le limitazioni da osservare dall’assicurato nell’attività lavorativa
così come l’inabilità totale dal dicembre 2014 (fatta eccezione per un periodo
al 75% nel maggio e giugno 2015) (doc. AI 217, 222). È stato inoltre prodotto
un certificato del dr. __________, chirurgo ortopedico, in merito all’affezione
alla spalla sinistra (doc. AI 225). 

                                         Sentito il medico SMR
(doc. AI 220, 226), l’Ufficio AI ha quindi reso la decisione litigiosa del 18
settembre 2015, motivando:

 

" Esito
degli accertamenti:

 

con decisione del 25.08.2005 le abbiamo riconosciuto il diritto a
mezza rendita d'invalidità (grado 50%). 

 

La documentazione acquisita all'incarto a seguito della revisione richiesta
a settembre 2013, con particolare riferimento alla perizia pluridisciplinare
esperita presso il Servizio d'accertamento medico di __________, ha permesso al
medico dell'Al di oggettivare un peggioramento dello stato di salute con
conseguente incapacità lavorativa dell'80% in qualsiasi attività lavorativa dal
01.09.2013 al 31.12.2014. Dal 01.01.2015 lo stato di salute è nuovamente
sovrapponibile alla precedente situazione. 

 

Non essendoci sul mercato del lavoro svizzero attività adeguate
nelle quali lei potrebbe meglio valorizzare la capacità di guadagno,
all'incapacità lavorativa dell'80% corrisponde quindi un incapacità al guadagno
di pari entità. 

 

Vi sono quindi i presupposti per riconoscere l'aumento temporaneo
della rendita d'invalidità. 

 

• Audizione, osservazioni al progetto di decisione del
16.04.2015: 

 

abbiamo sottoposto al nostro Servizio Medico Regionale (SMR) la
documentazione medica trasmessa in sede di audizione; il SMR, dopo attenta
valutazione, non ritiene vi siano elementi che possano modificare quanto
espresso nel preavviso decisionale confermando pertanto quanto indicato in sede
peritale e riportato nel rapporto medico finale stilato dal SMR in data
13.04.2015. 

 

Decidiamo pertanto:

 

a decorrere dal 01.12.2013, ovvero tre mesi dal perdurare del
peggioramento dello stato di salute (art. 88a OAI), insorge il diritto ad una
rendita intera (grado 80%).

 

Dal 01.05.2015, tre mesi dal miglioramento dello stato di salute
oggettivato da gennaio 2015, lei ha nuovamente diritto alla mezza rendita
(grado 50%). 

 

Indicazioni importanti

                                          

Reintegrazione: 

Attualmente non sono previsti provvedimenti di reintegrazione.

 

Una nuova verifica della situazione medica, personale e lavorativa
non escluderà, se sarà indicata, l'adozione di provvedimenti reintegrativi con
lo scopo di migliorare la capacità al guadagno.”

(doc. AI 239)

 

                                         Di fronte al TCA
l’assicurata ha prodotto documentazione già agli atti oltre a un certificato
del 13 ottobre 2015 della curante (attestante la presenza di “un’importante
astenia ingravescente accompagnata da tremori intenzionali importanti
invalidanti sotto terapia cortisonica”, doc. A2) e uno scritto 27
ottobre 2015 del dr. __________ (doc. B), sui quali si è espresso il SMR
nell’annotazione 24 novembre 2015, affermando che la documentazione prodotta
non conteneva elementi nuovi (doc. VII/1). È poi ulteriormente pervenuto un
certificato 27 gennaio 2016 della curante (attestante anche l’insorgenza di una
candida in bocca, influenze gastrointestinali e bloccaggi della colonna lombosacrale
recidivanti, doc. C), un certificato della dr.ssa __________, in merito ai
quali il SMR ha osservato che non attestavano un peggioramento del quadro
clinico (doc. XI). Sono stati anche prodotti certificati in relazione ad un
intervento di vasectomia il 18 aprile 2016 (doc. D12), un rapporto in relazione
ad una gastroscopia del 15 marzo 2016 (doc D4) e documentazione della dr.ssa __________.
In merito il SMR ha nuovamente attestato che dalle certificazioni prodotte non
risultava, rispetto alla valutazione SAM, alcuna modifica dello stato di salute
con influsso prolungato sulla capacità lavorativa (doc. XVII). 

 

                               2.6.   Per poter
graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve
disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente
da altri specialisti.

                                         Il
compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

                                         

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì
il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con
rinvii).

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere
una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti
dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio
delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

Nella DTF 137 V 210 il TF ha concluso che
l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso
perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità
svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé
conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3).
Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare
dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione a caso dei mandati;
differenze minime delle tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione
dei criteri di qualità e di controllo e rafforzamento dei diritti di
partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello
dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata necessità di ulteriori
chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo
devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica i cui costi sono
posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e
4.4.2).

Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del
25 aprile 2008).

Va infine
evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici
curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010
del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

 

Va poi rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni
(Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p. 628-629,
 in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze
federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni
di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su
diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004
pubblicata in DTF 130 V 352). 

 

                               2.7.   Nel caso concreto, dopo
attento esame della documentazione agli atti, secondo il TCA l’Ufficio AI ha correttamente
ritenuto che successivamente alla decisione su revisione del 29 ottobre 2011 – con
la quale l’amministrazione, accertato un peggioramento transitorio delle
condizioni di salute (a motivo dell’intervento subito alla spalla destra), ha
confermato il diritto ad una mezza rendita dal 1. giugno 2011 dopo aumento
temporaneo a rendita intera dal 1. marzo al 31 maggio 2011 (doc. AI 107; cfr.
consid. 2.5) – prestazione poi confermata, dopo nuova revisione, nel settembre
2012 (doc. AI 118), sia subentrato un nuovo peggioramento temporaneo delle
condizioni dell’assicurato, nel periodo dal settembre 2013 sino a fine dicembre
2014 (recidiva acuta dell'affezione infiammatoria intestinale), con conseguente
abilità al lavoro del 20% e, quindi, dal 1. gennaio 2015 un nuovo ripristino della
precedente capacità al lavoro per la sua attività abituale del 50%. Dal gennaio
2015 andava quindi considerata ristabilita la pregressa situazione. 

                                         Con pertinenza
l’amministrazione ha concluso che, fatto salvo il periodo dal settembre 2013
alla fine del 2014 e sino al momento decisivo della resa della decisione
impugnata, il ricorrente, malgrado le diagnosi evidenziate dal SAM, era sempre
in grado di esercitare nella misura del 50% la sua professione di operaio
comunale, con le limitazioni indicate (e del resto fattivamente realizzate sul posto
di lavoro), rispettivamente del 70% in una professione maggiormente adatta alle
sue condizioni, con un conseguente grado di invalidità che continua a conferirgli
il diritto ad una mezza rendita d’invalidità. Il TCA ritiene in particolare che
lo stato di salute dell’assicurato sia stato approfonditamente vagliato dai
periti del SAM e non ha motivo per metterne in dubbio la dettagliata e
convincente valutazione multidisciplinare.

                                         

                                         Più precisamente, per
quanto concerne la problematica psichiatrica, risulta dagli atti che l’assicurato
è in cura presso il dr. __________ a decorrere da gennaio 2014, sottoponendosi da
una a tre volte al mese a colloqui psicoterapeutici. Nell’ambito della perizia
SAM, è stato peritato dalla dr.ssa __________, la quale, sulla scorta
dell’ampia documentazione agli atti e due colloqui, della durata di 60 e 30
minuti, eseguito anche il test SCL 90, test in cui I'assicurato ha evidenziato
un lieve aumento delle scale dì attivazione somatica, sintomi depressivi ed ossessività,
ha descritto i disturbi soggettivi ed esposto lo stato psicopatologico e le
diagnosi di “Sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F 41.2)”. Nelle
sue conclusioni la specialista ha affermato che l'assicurato presentava una
struttura premorbosa poco differenziata con un tipo di funzionamento adeguato
ad attività semplici e ripetitive. Ha quindi rilevato che tra la diagnosi posta
dallo psichiatra curante e la sua non esistevano di fatto rilevanti differenze:
l'ambito nosografico era infatti il medesimo (ex nevrosi) e la qualità che si
suppone questi quadri possono avere era sovrapponibile e tendenzialmente lieve.
Ha quindi giudicato difficile confermare un'incapacità lavorativa psichiatrica superiore
al 25-30%. Ha inoltre affermato di ritenere poco probabile che l’assicurato abbia
presentato un'incapacità lavorativa per i soli motivi psichiatrici, superiore a
un 50% anche nelle fasi peggiori e più sintomatiche (per esempio quando
assumeva ca. 50 mg di cortisone al giorno). In conclusione quindi ritiene che la
percentuale d'incapacità lavorativa nella misura del 25-30% vada ritenuta presente
dal dicembre 2014 mentre che per le epoche precedenti, anche in considerazione della
posologia del cortisone, suppone che l’interessato possa aver presentato un malessere
maggiore, anche del 50% tra luglio e dicembre 2014, da ricondurre al fatto che
egli appariva ipostenico, facile alla stanchezza, bisognoso di riposi ravvicinati
e lento nel recupero, lievemente ansioso e sfumatamente depresso. Infine, ha
giudicato la prognosi dal lato psichiatrico tendenzialmente buona, ritenendo
che sarebbe utile intervenire con monitoraggi ravvicinati in modo da poter
intervenire, ove necessario, con farmaci adeguati. Rispetto alle indicazioni dello
psichiatra curante nel gennaio 2015, l’assicurato appariva ad ogni modo migliorato
con riduzione della qualità espressiva dei sintomi. 

                                         Dette conclusioni, supportate
da un approfondito esame clinico, dall’esame della cospicua documentazione agli
atti, meritano conferma.

 

                                         Sul piano neurologico,
nell'ambito degli accertamenti per cervicobrachialgie nel corso del 2013 era
stata descritta una probabile radicolopatia (C6/C7 a sinistra) di tipo
irritativo e non deficitario. Nel gennaio 2014 nell’ambito di un consulto
neurochirurgico presso il dr. __________, tale reperto clinico veniva
interpretato come suggestivo per una o più discopatie degenerative associate a
una possibile componente articolare posteriore e non a un conflitto
disco-radicolare come invece ritenuto dal medico curante di base. Il perito dr.
__________, specialista in neurologia, valutata la documentazione agli atti e
descritti i disturbi soggettivi, ha esposto dettagliatamente lo stato clinico
neurologico risultante nella norma, incluso il referto dell'esame ENG. Il SAM
ha quindi esposto che “nella sua valutazione finale il Dr. med. __________
ribadisce che l'attuale esame clinico neurologico risulta del tutto nella norma
e sottolinea che per le parestesie accusate a livello delle mani l'esame ENG
esclude una sindrome del tunnel carpale. Fa poi notare che attualmente l'A. non
accusa una sintomatologia radicolare a livello degli arti superiori, ciò che è
anche confermato dall'esame clinico. Aggiunge che altrettanto non vi sono segni
clinici per una radicolopatia lombare dove di nuovo l'A. non descrive sintomi
radicolari a livello degli arti inferiori. Il nostro consulente conclude
affermando che globalmente non vi sono delle affezioni a carico del sistema
nervoso centrale o periferico, incluse le radici cervicali e lombari e
pertanto, in assenza di diagnosi neurologiche, non giustifica alcuna
limitazione della capacità lavorativa dell'A, per motivi strettamente
neurologici in qualsiasi attività professionale”. Anche a questa
conclusione, ben motivata e approfondita, che esclude una limitazione della
capacità lavorativa dal profilo neurologico, questa Corte deve aderire. 

 

                                         Per quanto attiene alle
problematiche gastroenterologiche, dal novembre 1998 è stata posta la
diagnosi di una rettocolite ulcerosa con ripetute recidive trattate con
trattamento classico dal gastroenterologo curante dr. __________. L’assicurato
è quindi stato peritato dal dr. __________, gastroenterologo, il quale,
riassunti i dati anamnestici e la cronologia dell’evoluzione della malattia diagnosticata
nel 1997, ha riferito dell'ultimo esame endoscopico al colon effettuato il 10
febbraio 2015 dal dr. __________ (che non aveva mostrato alcuna alterazione
patologica a livello del colon ascendente, del colon trasverso, del colon
discendente e del colon sigmoideo; a livello del retto distale vi erano invece delle
minime alterazioni infiammatorie). Inoltre i numerosi prelievi bioptici avevano
mostrato una mucosa normale ad eccezione della localizzazione del retto dove vi
era una lieve atrofia e distorsione ghiandolare senza infiammazione e senza
displasie. 

                                         Dopo la descrizione dei
disturbi soggettivi dell’assicurato ed esposto lo stato clinico internistico
che, ad eccezione di un addome leggermente globoso e meteoristico, non presentava
masse palpabili o altri aspetti patologici, lo specialista ha posto le diagnosi
di “Colite ulcerosa limitata al retto e malattia da reflusso gastroesofageo”.
Ha quindi osservato che la colite ulcerosa, manifestatasi nel 1997 con localizzazione
sempre solo a livello del retto, non negli altri segmenti del colon, aveva
avuto un decorso caratterizzato da periodi di relativa calma intercalati da
periodi con fase attiva della malattia, recidive nel 2007 e nel 2008 e
nuovamente dal settembre del 2013. Dal luglio 2014 la situazione si era calmata
e il paziente attualmente era in remissione sia endoscopica che istologica, pur
necessitando sempre di terapia di steroidi, attualmente ridotta. La malattia da
reflusso gastroesofageo era al momento sotto controllo con terapia
farmacologica, senza disturbi. 

 

                                         Endoscopicamente l'esofagite
appariva attualmente tranquilla. In merito alla capacità lavorativa lo specialista
ha quindi concluso:

 

" Dal 2005
al settembre del 2013 l'incapacità lavorativa era del 50%.

Dal settembre del 2013 fino a dicembre del 2014 l'incapacità
lavorativa era superiore al 70%. A mio avviso, dal punto di vista
gastroenterologico, dal 1 gennaio del 2015 ci sarebbe di nuovo una capacità
lavorativa del 50% intesa come limitazione di rendimento. Se la remissione
dovesse persistere malgrado la sospensione del Prednisone allora la capacità
lavorativa potrebbe ulteriormente aumentare.

Prognosi: Attualmente la situazione è stabile ma il paziente è
sempre sotto terapia steroidea. Non sì potrà continuare in eterno con questa
terapia e bisognerà cercare di diminuire la dose del Prednisone. È ancora
troppo presto per dire cosa succederà quando il paziente non avrà più steroidi:
la recidiva è senz'altro possibile. Anche nel 2013 era in remissione e, dopo
poche settimane è subentrata una recidiva delle rettite ulcerosa.

 

Diminuzione della capacità lavorativa

La diminuzione della capacità lavorativa è dovuta, durante la fase
acuta, alla diarrea sanguinolente e nella fase attuale alla stanchezza
generale.

Non ci sono possibilità terapeutiche per migliorare attualmente lo
stato di salute.

Se la situazione senza il Prednisone dovesse peggiorare bisognerebbe
discutere se iniziare una terapia con un immunosoppressivo o con un medicamento
biologico.

Attualmente sarebbe possibile effettuare provvedimenti di integrazione
professionale ma mi chiedo se non è troppo presto per decidere, vista
l'evoluzione ancora incerta della malattia. L'assicurato è in grado di svolgere
qualsiasi attività con sforzi fisici da lievi a media intensità, se possibile
con la possibilità di recarsi in toilette entro 10-15 minuti in caso di
necessità e se possibile senza troppe esposizioni alle intemperie o alle situazioni
dì stress.”

 

Da queste conclusioni, ben
motivate e approfondite, che sono state riprese dalla perizia SAM, non vi è
motivo di dipartirsi, dovendosi ritenere che dal punto di vista della malattia
al colon che interessa l’assicurato, dal gennaio 2015 egli va nuovamente considerato
in grado di svolgere qualsiasi attività con sforzi fisici d'intensità da lieve
a media, con la possibilità di recarsi alla toilette entro 10-15 min. in caso
di necessità e senza troppe esposizioni alle intemperie o alle situazioni di
stress. 

                                         

                                         Sul
piano reumatologico l'assicurato lamenta dal 2000 dolori ai piedi
nell'ambito di un pes planus bilaterale flessibile. A decorrere poi dal 2004
ca. sono note lombalgie recidivanti interpretate dal dr. __________ quale insufficienza/instabilità
segmentaria su discopatie degenerative associate a una possibile componente,
articolare posteriore. Egli è inoltre stato operato nel maggio 2003 per un'epicondilopatia
al gomito destro dal dr. __________, il quale giudicava tuttavia non più
esigibili movimenti ripetitivi richiesti dal mansionario lavorativo. Nel corso
del 2010 l'assicurato è stato in cura ortopedica dal dr. __________, il quale
nel dicembre 2010, nell'ambito di un conflitto subacromiale con rottura
parziale del sovraspinoso alla spalla destra, ha proceduto a un intervento di
sutura della cuffia rotatoria, CLB e decompressione sottoacromiale con decorso
postoperatorio favorevole tanto che al controllo nel novembre 2011 giudicava la
spalla guarita. Sempre l'ortopedico dr. __________ ha segnalato pure alla
spalla sinistra, un iniziale quadro di artrosi acromio-claveare con borsite sottoacromiale
nonché tendinosi del sovraspinoso senza rottura delle strutture della cuffia
dei rotatori. Una scintigrafia ossea trifasica effettuata nel 2014 non ha evidenziato
segni riferibili a processi flogistici in fase attiva. Il perito SAM dr. __________,
reumatologo, dopo aver descritto nel dettaglio i dati anamnestici, i disturbi
soggettivi e lo stato clinico reumatologico, inclusi i referti radiologici, ha
escluso la presenza di diagnosi con effetto invalidante ponendo le diagnosi di:

 

" Sindrome
cervicovertebrale con componente cervicobrachiale su: 

-   alterazioni
degenerative con condrosi C5-C6, in minor misura C6-C7.

Periartropatia omeroscapolare tendinopatica della spalla sin. con:

-   leggera
sintomatologia d'irritazione della cuffia senza impingement su un'iniziale
artrosi acromioclavicolare. 

Sindrome lombovertebrale senza componenti di tipo spondilogeno
irritative su: 

-   discopatie plurisegmentali della colonna lombare. 

Stato dopo denervazione del gomito ds. secondo Wilhelm per
epicondilopatiaradiale cronica nel 2003. 

Stato dopo intervento chirurgico per ganglio articolare
dell'articolazione sottoaitale sin. nel 2005. 

Stato dopo intervento di sutura della cuffia dei rotatori ds.
nell'ottobre 2010.”

                                         

                                         Riassumendo la valutazione
del perito, il SAM ha quindi riferito che dal lato reumatologico:

 

" Nella sua
valutazione finale il Dr. med. __________ afferma che per quanta riguarda gli
aspetti reumatologici attualmente, dal punto di vista clinico, i reperti sono
particolarmente blandi. Segnala di non aver riscontrato alcuna sindrome
cervicovertebrale, cervicobrachiale, lombovertebrale o spondilogena o
irritative radicolare sia elle estremità superiori, sia a quelle inferiori. A
livello della colonne lombare precisa di evidenziare prevalentemente una
sindrome lombovertebrale comunque senza segni compressivi ad irritativi
radicolari con alle indagini radiologiche la presenza di discopatia di moderata
entità prevalentemente L3-L4 ma anche agli altri segmenti lombari. Osserva che
per i disturbi alle spalle vi è unicamente un leggero dolore nella abduzione
della spalla sin, sopra i 90°, senza segni d'impingement o per una lesione a
tutto spessore della cuffia dei rotatori. Osserva inoltre che gli interventi ai
quali l'A. è stato sottoposto ai ginocchio ds., al gomito ds., alla spalla ds.
ed alla caviglia sin., hanno portato ad un evoluzione favorevole dei disturbi e
non sono ora limitanti. Precisa poi che attualmente vi è una situazione clinica
e radiologica che non porta a delle limitazioni per quanto riguarda le
attività, per altro già ridotte, nell'ambito di un mansionario lavorativo
corretto nel 2005 e con un'attività al 50%. Giudica pertanto che in questo tipo
di lavoro e con queste limitazioni l'A. possa essere considerato, dal punto di
vista reumatologico, abile al lavoro nella misura completa. Osserva tuttavia
una certa difficoltà dell'A. nel lavorare tutto il giorno seduto ad una
macchina pulitrice delle strade; mansionario che non va considerato indicato e
dovrebbe essere rivalutato, permettendo all'A. di alternare questa attività con
altri lavori.”

 

Anche tale valutazione appare
approfondita e frutto di un esame competente e completo, ragione per cui alla
stessa e alle sue conclusioni va prestata adesione.

 

Infine, per quanto riguarda le
problematiche di natura pneumologica, l’assicurato è stato peritato dal dr.
__________ del servizio di pneumologia dell'Ospedale __________ di __________.
Il SAM ha riferito, in modo completo e approfondito, quanto segue:

 

" L'esame di
spirometria è risultato nella norme, senza indizi a favore di un disturbo
ventilatorio di tipo ostruttivo e il test di bronco-provocazione alla
Metacolina è risultato formalmente negativo, anche se l'A. ha notato
l'insorgenza di una lieve dispnea. In considerazione dell'anamnesi (dispnea da
sforzo) e del miglioramento della sintomatologia con la somministrazione di
corticosteroidi sia topici sia sistemici, il Dr. med. __________ ritiene
suggestive la presenza di un'asma branchiale primariamente di tipo intrinseco. 

L'A. è stato presentato al nostro consulente pneumologo Dr. med. __________
(vedasi consulto allegato). In entrata Io specialista riprende i dati
anamnestici dell'A. focalizzando sull'affezione respiratoria attuale (asma
bronchiale intrinseca di nuova insorgenza). Dopo la descrizione dei disturbi
soggettivi espone lo stato clinico internistico che non presenta segni per
broncospasmo. Descrive quindi gli esami strumentali effettuati (vedasi capitolo
4.2.4). Espone quindi la diagnosi da noi ripresa al capitolo 5. Nelle sue
conclusioni il Dr. med. __________ ricorda che pressa questo A. nel 2013 si ä
manifestata per la prima volte un'asma bronchiale con componente da sforzo che
non ha mai necessitato di una presa a carico con corticosteroidi sistemici che
però egli assume per la colite ulcerosa. Afferma che l'asma branchiale ha un
aspetto di asma. branchiale di tipo leggero, intermittente, con manifestazione
quasi esclusivamente sotto sforzo od al contatto con sostanze irritanti. Annota
che l'A. non è a beneficio di alcuna terapia che invece ha utilizzato
unicamente nella prima fase dopo la diagnosi di asma bronchiale. Giudica
attualmente l'asma bronchiale relativamente stabile e ritiene che l'A., dal
punto di vista valetudinario, non va ritenuto inabile al lavoro nella sua
attività di operaio comunale. Aggiunge però che vi è una teorica non idoneità
per lavori con esposizione ad agenti irritativi non specifici delle vie
respiratorie. Sul piano terapeutico ritiene che, vista la presenza di dispnea
allo sforzo, praticamente abbastanza frequente, l'A. dovrebbe essere sottoposto
per Io meno probatoriamente nuovamente ad una terapia combinata (Seretide o
simili) per lo meno per un mese e poi tentativo di riduzione o sospensione.
Ribadisce quindi che l'A. va considerato, dal punto di vista pneumologico,
abile al lavoro nella misura del 100% con però una non idoneità per lavori con
esposizione ad agenti irritativi delle vie respiratorie.”

 

                                         Pertanto, alla luce di
questi singoli consulti, da considerare approfonditi e ben motivati, effettuata
una discussione plenaria tra i vari specialisti che ha ben valutato le varie
problematiche esistenti, il SAM ha con pertinenza concluso che a dipendenza
delle diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di Colite
ulcerosa limitata al retto, Asma bronchiale intrinseca con componente da sforzo
e Sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F 41.2), l’assicurato
presentava una capacità lavorativa del 50% per l'attività lucrativa svolta in
qualità di operaio comunale generico (ridotto rendimento sull'arco di un
normale orario giornaliero), con non idoneità per mansionari comportanti
l'esposizione ad agenti irritativi delle vie respiratorie, nonché esigenti
l'utilizzo sull'arco di un'intera giornata lavorativa di macchine pulitrici
delle strade con posizione di lavoro costantemente seduta. La limitazione era a
detta dei periti dovuta sul piano gastroenterologico alla stanchezza generale,
nonché alla ridotta resistenza agli sforzi causate sia dal trattamento in atto,
sia dall'affezione stessa; nel caso invece di possibili ricadute acute
dell'affezione infiammatoria intestinale, alla diarrea sanguinolente con
relativa riduzione dello stato clinico generale. Inoltre anche sul psicologico
e mentale il rendimento lavorativo era ridotto dalla stanchezza, dalla
necessità di riposi ravvicinati (già conteggiati nella quantificazione della
capacità lavorativa residua) con lento recupero, nonché dagli stati .d'ansia
con sfumata depressione. Da considerare inoltre erano le limitazioni
pneumologiche, ossia la necessità di astenersi da mansionari richiedenti
l'esposizione ad agenti irritativi delle vie respiratorie. Sul piano
reumatologico infine non idonei erano mansionari lavorativi esigenti sull'arco
dell'intero orario lavorativo giornaliero la postura costantemente seduta alla
guida di macchine pulitrici delle strade. Per quanto riguardava l’evoluzione
nel tempo, secondo i periti, ricordata la limitazione della capacità lavorativa
in misura completa per ogni attività dal dicembre 2010 alla fine di maggio 2011
(intervento chirurgico ortopedico alla spalla destra), con successiva ripresa al
50%, dal settembre 2013 sine a fine dicembre 2014 (recidiva acuta dell'affezione
infiammatoria intestinale) la capacità lavorativa era da considerare ridotta al
massimo del 20% ca. A decorrere poi dall'1 gennaio 2015 il grado di capacità
per la sua attività abituale, andava invece considerato di nuovo nella misura
del 50%. Per quanto riferito ad un’attività adeguata, vale a dire rispettosa
delle limitazioni ed dei deficit funzionali menzionati, con inoltre un solo
sforzi fisici d'intensità da lieve a media, con possibilità di recarsi in agni
tempo alla toilette entra 10-15 min., senza troppe esposizioni alle intemperie
od a situazioni di stress elevato, sempre dal 1. gennaio 2015 la capacità era
da considerare del 70-75% (rendimento globalmente ridotto sull'arco di
un'intera giornata lavorativa).

                                         In conclusione il SAM ha
altresì osservato che secondo il dr. __________ era troppo presto per decidere
su un'eventuale indicazione a provvedimenti professionali volti alla
reintegrazione nella libera economia, vista l'evoluzione ancora incerta della
malattia infiammatoria intestinale. Tuttavia, se la remissione della malattia
infiammatoria intestinale dovesse persistere malgrado la sospensione del
trattamento steroideo, allora la capacità lavorativa potrebbe ulteriormente
aumentare, anche tramite provvedimenti professionali. 

                                                                                 

                               2.8.   A tali conclusioni, fatte
proprie anche dal SMR (cfr. rapporto finale 13 aprile 2015 del dr. __________,
doc. AI 195), si deve aderire, ritenuto che, come verrà illustrato nel prosieguo,
la valutazione SAM non è stata smentita da altra documentazione
medico-specialistica attestante nuove affezioni o una diversa valenza delle
patologie diagnosticate o, ancora, un peggioramento successivo alla perizia e
entro la data della decisione contestata, ricordato come per costante giurisprudenza il giudice
delle assicurazioni sociali si basa di regola sui fatti che si sono realizzati
fino al momento del provvedimento contestato (DTF 132 V 220 consid.
3.1.1).

 

                                         Quanto innanzitutto alle
valutazione globale delle patologie, va qui ricordato che secondo l’Alta Corte,
per determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di
diverse patologie, non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni,
bensì far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione
plenaria fra tutti gli esperti interessati (cfr. STF 9C_913/2012 del 9 aprile
2013, 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; SVR 2008 IV Nr. 15). La questione di
sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se del caso, in
quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio il
giudice non rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4 settembre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In una sentenza I 606/03
del 19 agosto 2005, l'Alta Corte ha inoltre precisato che il giudizio sul grado
complessivo dell’incapacità lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una
perizia pluridisciplinare. In
una sentenza I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15,
pp. 43-45, il TF ha ulteriormente osservato che “una semplice addizione di
diverse inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in
occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle
peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo
esiguo. 

                                         Nella sentenza 32.2011.236
del 17 giugno 2013 il TCA ha nuovamente avuto modo di sottolineare
l’importanza, nel caso di assicurati affetti da diverse patologie, di
determinare il grado complessivo di incapacità lavorativa facendo capo ad un
giudizio globale, scaturente su una ponderata discussione plenaria fra gli
esperti interessati (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; 8C_245/2012 del
9 aprile 2013). 

                                         Nella fattispecie, a
proposito della valutazione globale delle diverse patologie di cui è affetto il
ricorrente, in ossequio a tale giurisprudenza, i diversi specialisti
interpellati dal SAM hanno espressamente dichiarato di aver preso conoscenza
dei contenuti e delle conclusioni dei periti e di concordare con gli stessi,
mediante espressa sottoscrizione all’ultima pagina della perizia, dando altresì
atto di aver esaminato, tramite una discussione collegiale, la questione
dell’incidenza rispettiva dei gradi d’incapacità lavorativa attestati dai vari
profili somatici sulla capacità lavorativa globale (doc. AI 194-43 – 194-47). 

 

                                         Quanto alla documentazione
prodotta dal ricorrente in fase di osservazioni al progetto di decisione, e
meglio la presa di posizione del 7 maggio 2015 della dr.ssa __________ (e
attestazioni di inabilità lavorativa completa e del 75% dal 1. maggio 2015 del
27 maggio 2015, doc. AI 217) e il certificato del dr. __________ del 29 aprile
2015, oltre allo scritto 12 maggio 2015 del dr. __________ (cfr. in esteso al
consid. 2.5), l’amministrazione li ha sottoposti al SAM, il quale, con
complemento di perizia del 15 giugno 2015, suffragato da singoli pareri dei
periti interpellati, ha preso posizione ribadendosi nelle proprie conclusioni come
segue:

 

" (…) 

In sintesi concordiamo pienamente con la presa di posizione dei
nostri consulenti: 

la psichiatra Dr.ssa med. __________ annota che il medico curante
di base dell'A. Dr.ssa med. __________, nel suo certificato del 27.4.2014
attesta un'incapacità lavorativa nella misura del 25%. Osserva quindi che la
psichiatra curante nel suo rapporto del 29.4.2015 non certifica dati sanitari
quanta piuttosto esprime il suo parere rispetto alla decisione dell'Ufficio Al
del Canton Ticino non trovandosi d'accordo. Osserva inoltre che il RA 1 non
pone approfondimenti/ disaccordi a riguardo della valutazione peritale
psichiatrica. Dal lato psichiatrico quindi non vi sono argomenti sostanziali
tali da apportare modifiche alle conclusioni peritali. 

II neurologo Dr. med. __________, dopo attenta lettura della
relazione del neurochirurgo Dr. med. __________ (12.5.2015) e della presa di
posizione del RA 1 (atto del 20.5.2015) non ritiene si possono rilevare nuovi
aspetti per quanta riguarda la parte neurologica. Conferma pertanto quanto
scritto nel suo rapporta del 22.3.2015. 

 

Il reumatologo Dr. med. __________ precisa di aver ritenuto, nel
suo rapporto peritale, che il mansionario professionale ridotto da ultimo
richiesto all'A, poteva essere svolto, dal lato strettamente reumatologico,
nella forma completa. Precisa che le limitazioni funzionali e di carico
descritte in ambito reumatologico tengono conto e sono comprese nell'ambito di
un'attività lavorativa del 50% in un lavoro già di per sé adatto alle sue
condizioni di salute. Segnala di aver preso atto della documentazione del
medico curante di base Dr.ssa med. __________, nonché del neurochirurgo curante
Dr. med. __________ e sottolinea che le alterazioni cliniche evidenziate e
quelle riscontrate radiologicamente non permettono di determinare un'incapacità
lavorativa superiore per l'attività professionale svolta da ultimo dall'A. 

Il gastroenterologo Dr. med. __________ ribadisce che la colite
ulcerosa è un'affezione cronica intestinale che può avere un decorso continuo
ma anche spesso un decorso fluttuante. Osserva che a decorrere dal 2013 la
situazione clinica dell'A. è peggiorata con recidive più frequenti ma, da
quando egli è stato messo sotto trattamento più intensivo vale a dire da luglio
2014, la situazione si è calmata e l'A. attualmente è in remissione sia dal
lato endoscopico sia dal lato istologico. Per questo motivo ribadisce la sua
valutazione di una capacità lavorativa gastroenterologica nella misura del 50%
sino a settembre 2013. A partire poi da questa data sino a dicembre 2014 l'incapacità
lavorativa dell'A, era superiore al 70% mentre a decorrere dall'1.1.2015, dal
lato strettamente gastroenterologico, la capacità lavorativa dell'A, va di
nuovo considerata nella misura del 50% intesa come limitazione di rendimento.
Ribadisce che l'attuale situazione di stabilità è dovuta anche al trattamento
steroidale in atto. Osserva che dal lato clinico non si può ancora prevedere
cosa succederà quando l'A. non avrà più un trattamento steroidale, momento dove
giudica possibile una recidiva. Sottolinea infine che l'attuale medico curante
di base dell'A. Dr.ssa med. __________ certifica un'inabilità nella misura del
25% nel suo certificato medico del 27.4.2015. Ribadisce pertanto la sua
valutazione peritale. 

In conclusione, alla luce di quanto riferito dai nostri
consulenti, possiamo confermare di concordare pienamente con le loro
conclusioni e riteniamo che essi abbiano valutato in maniera completa i punti
litigiosi, fondandosi su esami approfonditi, tenendo conto dei disturbi
lamentati dall'A., in piena conoscenza dei suoi antecedenti con chiarezza e
motivazione. (doc. AI 219)

 

                                         A tali conclusioni,
convincenti e approfondite e rese da specialisti delle materie interessate,
l’amministrazione, sulla base anche del parere del SMR (doc. AI 220), ha con
pertinenza aderito, ritenuto altresì che le certificazioni ulteriori della
curante (doc. AI 221, 222, 223) e del dr. __________, chirurgo ortopedico, in
merito all’affezione alla spalla sinistra (doc. AI 225), come con pertinenza nuovamente
concluso dal SMR (doc. AI 220, 226), non permettono di dipartirsi dalle
predette conclusioni, in quanto non apportano alcuna motivazione sostanziale
che consenta, anche solo lontanamente, di dipartirsi dalle conclusioni del SAM.
Da qui la giusta conferma del progetto di decisione mediante la resa della
decisione del 18 settembre 2015 con la quale ha confermato il progetto di
decisione statuendo un aumento temporaneo della rendita di invalidità (cfr.
consid. 2.5).

 

                                         Tutto bene considerato,
nemmeno la documentazione prodotta di fronte a questa Corte permette di
dipartirsi dalle motivate conclusioni dell’amministrazione, come del resto con
pertinenza concluso dal medico SMR, il quale, nelle Annotazioni del 24 novembre
2015, 15 febbraio e 17 maggio 2016 (doc. VI, XI, XVII), ha osservato che la
stessa non contiene nuovi elementi medici/clinici rispetto alla valutazione
SAM, non risultando dalla stessa una sostanziale modifica dello stato di salute
rispetto alla medesima. Come meglio si vedrà di seguito, in effetti gli attuali
certificati versati agli atti confermano in sostanza le diagnosi poste dalla
perizia SAM e non apportano alcun elemento che possa giustificare una diversa
valenza invalidante delle stesse. 

 

                                         Innanzitutto, per quel che
concerne le certificazioni della dr.ssa __________ del 13 ottobre 2015 (che si
limita ad attestare la presenza di “un’importante astenia ingravescente
accompagnata da tremori intenzionali importanti invalidanti sotto terapia
cortisonica”, doc. A2), del 27 gennaio 2016 (attestante anche l’insorgenza
di una candida in bocca, influenze gastrointestinali e bloccaggi della colonna
lombosacrale recidivanti, doc. C), e del 29 febbraio e 24 marzo 2016 (in cui
elenca le limitazioni nell’esercizio dell’attività lavorativa, doc. D1, D6) negli
stessi la curante si limita in sostanza ad elencare le diverse affezioni, le
quali sono state, come detto, sufficientemente indagate dai periti SAM, e si limita
a confermare, anche per il periodo successivo al 1 gennaio 2015, un’incapacità
lavorativa completa rispettivamente del 25% (recte 75%), senza tuttavia
apportare alcun nuovo elemento oggettivo diagnostico o clinico, senza prendere
minimamente posizione sulla dettagliata valutazione del SAM (di cui peraltro ne
condivide in sostanza le diagnosi) e senza indicare i motivi per i quali le sue
conclusioni sulla capacità lavorativa si discostano da quelle del SAM
rispettivamente le ragioni per le quali le conclusioni peritali non dovrebbero
essere corrette. 

                                         Rilevato quindi come le
valutazioni della dr.ssa __________ siano sostanzialmente riconducibili al medesimo
quadro clinico evidenziato dalla perizia SAM e configurino in sostanza tutt’al
più una differente valutazione delle ripercussioni invalidanti delle medesime
affezioni, la quale, ricordata nuovamente la dianzi citata giurisprudenza in
materia di valutazione da parte dei medici curanti (consid. 2.6), è peraltro
spiegabile con la diversità degli incarichi assunti (a scopo di trattamento
piuttosto che di perizia: cfr. STF 9C_949/2010 del 5 luglio 2011), questo TCA
deve concludere che la stessa non è manifestamente suscettibile di modificare
le conclusioni dell’amministrazione che si fondano, come detto, su convincenti
pareri specialistici confluiti in una perizia SAM dettagliata e convincente.

                                         Del
resto sulle certificazioni della curante si è chinato più volte il medico SMR (cfr.
Annotazioni del 15 febbraio e 17 maggio 2016), affermando che la documentazione
prodotta non conteneva elementi nuovi né un sostanziale e rilevante
peggioramento del quadro clinico rispetto alla valutazione SAM (doc. XI, XVII).

 

                                         Nemmeno permette di
concludere diversamente il certificato del dr. __________ del 27 ottobre 2015
(doc. B), sul quale del resto si è espresso in modo convincente il SMR
nell’annotazione 24 novembre 2015, affermando che la certificazione non
conteneva nuovi elementi rispetto a quello del 29 aprile 2015 (doc. VII/1). In
effetti lo psichiatra curante non menziona elementi nuovi rispetto alla
valutazione SAM, limitandosi in sostanza a elencare i problemi lamentati dal
paziente, ribadendo la sua conclusione di capacità lavorativa del 25%. Né
peraltro lo specialista precisa i motivi che fonderebbero la sua diversa
conclusione in materia di capacità lavorativa rispetto alla perizia del SAM,
rispettivamente rispetto alla valutazione della dr.ssa __________. 

L’assicurato ha inoltre
prodotto un referto relativo alla esofagogastroduodenoscopia eseguita il 15
marzo 2016, al fine di valutare l’evoluzione della “malattia da reflusso
gastroesofageo con ernia iatale ed esofagite stadio I”. Dallo stesso emerge
una situazione stabile con la conclusione “unicamente” di una reperto di “ernia
iatale con esofagite” necessitante di proseguimento della terapia con
Pantoprazol a lungo termine (doc. D4). Richiesto in merito, il medico SMR,
nella sua annotazione del 17 maggio 2016, ha ribadito che da tale
documentazione non risultava alcuna modifica dello stato di salute con influsso
prolungato sulla capacità lavorativa residua (doc. XVII). In effetti, tale
referto non mostra nuovi elementi rispetto al quadro clinico noto, né peraltro
si pronuncia minimamente sulla capacità lavorativa dell’assicurato.

 

                                         Nemmeno rilevante, ai fini
del presente contendere, appare la documentazione prodotta in relazione
all’intervento di vasectomia bilaterale eseguito il 18 aprile 2016 (doc. D10). A
prescindere dal fatto che la stessa non sarebbe comunque di rilievo in questa
sede in quanto riferita a circostanze avvenute successivamente alla resa della
decisione contestata (che, come detto, delimita il potere cognitivo del giudice
delle assicurazioni sociali; cfr. DTF 130 V 138), dagli atti emerge come in
ogni caso l’intervento in questione non abbia causato un’inabilità lavorativa
duratura, ma limitata al periodo dal 18 aprile al 13 maggio 2016. In questo senso
del resto si è espresso il medico SMR (cfr. Annotazione 17 maggio 2016, doc.
XVII). 

                                         Irrilevante, oltre che
assolutamente non suffragata da alcun materiale probatorio, è pure
l’insorgenza, segnalata dal ricorrente con scritto del 4 maggio 2016, di una “epidimite
recidivante” manifestatati dal febbraio 2016 e, quindi, in un momento
ampiamente successivo alla resa della decisione oggetto di disamina (doc. XV).

                                         Infine, non permette di
concludere diversamente nemmeno il certificato della dr.ssa __________ che
riferisce di un consulto per rettoragie, senza alcuna osservazione in merito ad
una eventuale limitazione della capacità lavorativa, in merito alle quali il
SMR ha osservato con pertinenza che non attestavano un peggioramento del quadro
clinico (doc. XI). 

 

                                         Questa Corte deve quindi senza
riserve aderire alle conclusioni del SMR, per il quale le certificazioni
prodotte dal ricorrente non oggettivano elementi che possano comportare una
modifica della dettagliata valutazione eseguita dal SAM e che permettano quindi
di discostarsi dalla stessa, ribadito peraltro il principio per cui il solo
fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

                                         

                                         Né del resto l’assicurato
fa valere nel suo ricorso altre considerazioni che permettano in qualche modo
di scostarsi dalle conclusioni del SAM. In realtà l’assicurato ha formulato un
dissenso sostanzialmente soggettivo nei confronti della valutazione operata
dall’amministrazione, senza produrre elementi di natura medica convincenti idonei
a metterne in dubbio la validità. 

                                         

                                         Del resto, il fatto che
l’assicurato abbia continuato, anche dopo il 1. gennaio 2015, a lavorare
soltanto nella misura del 25%, in base alle certificazioni della curante,
percependo per l’assenza nella misura del 25% le relative indennità
giornaliere, non modifica le suesposte conclusioni. Il riconoscimento di
prestazioni dell’AI si basa in effetti su un’attenta valutazione della capacità
lavorativa e di guadagno dell’assicurato che nella fattispecie ha, come detto,
portato a concludere per la ripresa, dal 1. gennaio 2015, della pregressa
capacità lavorativa del 50%. Tale corretta valutazione, sulla quale
esclusivamente deve basarsi il giudizio dell’amministrazione in merito alle
prestazioni, non può evidentemente essere messa in discussione dalla
circostanza che l’interessato sia attivo professionalmente in misura ridotta
rispetto alla sua capacità lavorativa medico teorica, sulla base di
certificazioni della curante che, come visto, non sono in grado di modificare
conclusioni peritali approfondite. Alla stessa nemmeno può mutare l’addotta
precarietà e fragilità della sua condizione medica, considerato come della
stessa è stato adeguatamente tenuto conto dai periti SAM. 

 

Nemmeno il fatto che in futuro
il datore di lavoro dell’assicurato dovrebbe ulteriormente modificare il
mansionario lavorativo in base alle limitazioni della capacità lavorativa poste
dai medici oppure che lo stesso potrebbe decidere di interrompere il rapporto
di collaborazione, appare rilevante nella fattispecie, trattandosi di questioni
afferenti il rapporto lavorativo. In ogni modo occorre rilevare che per il
momento l’eventualità della perdita del posto di lavoro non appare realizzata
(doc. AI 227). Inoltre, come ammesso dal ricorrente, il suo mansionario
lavorativo è stato adottato più volte alle sue limitazioni nel corso degli anni
ed è compatibile con le stesse (cfr. anche certificato del dr. __________ del 7
luglio 2015, doc. AI 225). Inoltre, ai fini dell’attribuzione delle prestazioni
assicurative dell’AI le problematiche inerenti al mercato occupazionale non sono
di rilievo, per le stesse assumendo esclusiva rilevanza la capacità lavorativa,
rispettivamente la perdita di guadagno che ne deriva, mentre che l’eventuale
mancata occupazione di per sé dovrebbe se del caso essere oggetto di esame da
parte di altri enti assicurativi, segnatamente dell’assicurazione contro la
disoccupazione

 

Quanto infine alla necessità di
monitoraggio medico e, quindi, di ripetute visite mediche, con conseguenti
assenze dal lavoro, la valutazione della capacità lavorativa da parte del SAM
ha già tenuto conto di tali necessità, ove peraltro si ricordi che le rivedute
condizioni lavorative concordate con il datore di lavoro da alcuni anni
manifestamente pure hanno considerato tale aspetto (cfr. fra i tanti doc. AI
25). 

Con riferimento agli
accorgimenti che secondo il ricorrente egli ha dovuto adottare per rendere
compatibile le sue esigenze legate alle problematiche alla salute (per esempio
legate alla necessità di recarsi in bagno) con lo svolgimento dell’attività
lavorativa, va detto che in generale questo TCA non sottovaluta la difficile
situazione in cui l’assicurato si trova. Tuttavia, come detto, il giudizio
sulle prestazioni da erogare non può prescindere da una valutazione obiettiva
della capacità lavorativa medico-teorica, in casu operata con completezza e
competenza dal SAM. Inoltre, sia in proposito richiamato l’obbligo che incombe
all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die
Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp. 57, 551 e 572).

 

Infine, contrariamente a quanto addotto dal
ricorrente nel suo ricorso, la valutazione reumatologica operata dal SAM, sulla
base del dettagliato consulto specialistico effettuato dal dr. __________, dopo
analisi anche delle considerazioni della dr.ssa __________ e del dr. __________,
si riferisce espressamente all’attività professionale svolta dall’assicurato,
con un mansionario ridotto dal 2005. Va nuovamente ricordato che il ricorrente
sin dal 2004 svolge mansioni “concordate che escludono tutta una serie di
attività che ne possono peggiorare lo stato di salute” (attestazione del
datore di lavoro del 16 agosto 2004, doc. AI 25). Nel suo rapporto 11 giugno
2015 il dr. __________ ha precisato di aver ritenuto che questo mansionario
ridotto possa essere svolto nella forma completa, ritenuto che “le
difficoltà al mantenere delle posizioni statiche soprattutto nel condurre delle
macchine pulitrici delle strade oppure le limitazioni nell'ambito dell'alzare
dei pesi fino a circa 10 kg e Ie limitazioni nel piegare ripetutamente la
colonna vertebrale tengono conto e sono comprese nell'ambito di un'attività
lavorativa del 50% in un lavoro già di per se adattato alle condizioni di
salute dell'assicurato. Per questo motivo la mia valutazione era quella dì una
capacità lavorativa completa in questa attività lavorativa parziale e adatta
svolta dal 2005.” (doc. AI 219-8). 

 

Sia detto infine che il
ricorrente non può essere nemmeno seguito laddove interpreta, a giudizio del
TCA impropriamente, l’annotazione 15 aprile 2015 del medico SMR, volendo
segnatamente dedurre che il medico negherebbe l’intervento di un miglioramento
a far tempo dal gennaio 2015 (doc. AI 197). In realtà la precisazione è
manifestamente riferita all’esecuzione di un’attività adeguata, per l’esercizio
della quale il SAM aveva ammesso una capacità lavorativa del 70-75% (doc. AI
194-39). In effetti, il funzionario AI ha sottoposto il 15 aprile 2015 al SMR
la questione di sapere se dal gennaio 2015 vi era stato “in attività adatte”
un miglioramento dello stato di salute con aumento della CL o se si trattava “di
diversa valutazione rispetto alla precedente” (doc. AI 196). La questione
appare in ogni modo priva di rilevanza pratica laddove l’amministrazione, alla
luce di quanto risposto dal SMR (“in realtà lo stato di salute non può
considerarsi migliorato. In questa occasione si è proceduto a definire con
esattezza la misura della capacità lavorativa in attività adeguata, che non fu
fatto così scrupolosamente nel passato come spesso assistiamo nei dossier di
vecchia data”, doc. AI 197), ha basato il suo giudizio ammettendo
unicamente la ripresa dell’inabilità lavorativa pregressa (50% nella sua
attività) e, quindi, giudicando la situazione sostanzialmente invariata
rispetto all’epoca dell’erogazione della mezza rendita. Nessun miglioramento è
quindi stato ammesso. 

 

                                         In
sintesi il ricorrente non fa quindi valer alcuna argomentazione che consenta a
questa Corte di dipartirsi dalle conclusioni della perizia SAM (doc. AI 194),
le quali risultano dettagliate, coerenti e prive di contraddizioni né fa valere
l’esistenza di altre affezioni che non siano già state attentamente vagliate
dai periti del SAM. 

                                         In conclusione,
rispecchiando la perizia SAM del 10 aprile 2015 tutti i criteri di affidabilità
e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.6) e non essendo
provato un peggioramento duraturo e incidente sulla capacità lavorativa,
intervenuto dopo la resa della perizia e prima della decisione contestata del 18
settembre 2015 (la quale delimita, come detto, il potere cognitivo
del giudice delle assicurazioni
sociali, cfr. DTF 130 V 138 consid. 2), a ragione l’Ufficio AI - sulla base anche dei pareri del SMR (sul valore probatorio delle
opinioni espresse dai medici SMR cfr. la STFA I 938/05 del 24 agosto 2006; cfr.
anche sopra al consid. 2.6) -, e richiamato altresì nuovamente l'obbligo di
ridurre il danno che incombe all'assicurato (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pp. 57, 551 e 572), ha ammesso che, successivamente alla
decisione del 29 ottobre 2011 (con la quale è stata confermata l’attribuzione
della mezza rendita, fatta eccezione per il riconoscimento di una rendita
intera dal 1. marzo al 31 maggio 2011, doc. AI 109; cfr. consid. 1.1), se era
da riconoscere un nuovo peggioramento transitorio (con conseguente incapacità
lavorativa totale) dal settembre 2013 sino a fine 2014 (con conseguente
attribuzione di una rendita intera dal 1 dicembre 2013 al 30 aprile 2015), dal
1. gennaio 2015 andava ammesso il ripristino della precedente incapacità
lavorativa e di guadagno (50%), nella sua abituale professione. In attività
leggere e adeguate , inoltre, sempre da inizio 2015, la capacità lavorativa era
del 70% (attività a tempo pieno con riduzione del rendimento). Rispetto al
transitorio peggioramento intervenuto dal settembre 2013, dal gennaio 2015 era
quindi subentrato un duraturo miglioramento dello stato di salute che ha
comportato anche un aumento della capacità lavorativa in ogni attività e,
quindi, il recupero della pregressa capacità lavorativa e di guadagno. Se è
vero che nel corso degli anni si è assistito ad una parziale modifica delle
diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa - nel 2005: “Proctite
ulcerosa, Epicondilite radiale cronica al gomito destro (stato da denervazione
maggio 2003), sindrome di Tietze (dolori dell'articolazione sternocostale) e
Sindrome ansiosodepressiva reattiva alla malattia intestinale”, doc. AI 30;
in sede di revisione del 2011 diagnosi invariate ad eccezione dell’inabilità
completa transitoria a motivo di “intervento artroscopico di sutura della
cuffia rotatoria e borsectomia parziale subacrominale”, doc. AI 98; cfr.
sopra al consid. 2.5 -, ritenuto che il SAM ha posto quali diagnosi invalidanti
quelle di “Colite ulcerosa limitata al retto, Asma bronchiale intrinseca con
componente da sforzo, Sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F 41.2)”
(cfr. sopra consid. 2.5), la situazione non appare comunque sostanzialmente
modificata, malgrado puntuali modifiche delle limitazioni funzionali da
osservare e, soprattutto, non vi è stata, come detto, modifica alcuna dal punto
di vista del grado di inabilità lavorativa (fatta eccezione per il periodo dal
settembre 2013 al dicembre 2014). 

                                         

                                         Visto
quanto sopra, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti
contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno
dell'assicurato sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si
renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti. Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 p. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28 consid. 4b;
riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c). Ne discende che non occorre
predisporre accertamenti ulteriori. 

 

                               2.9.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, se occorre riconoscere un
peggioramento transitorio (con conseguente incapacità lavorativa totale) dal
settembre 2013 sino a fine 2014, dal 1. gennaio 2015 va ammesso il ripristino
dell’incapacità lavorativa e di guadagno (50%) precedente, nell’abituale
professione svolta dal ricorrente; in un’attività leggera adeguata, rispettosa
delle limitazioni funzionali evidenziate dai periti, la capacit lavorativa è
invece del 70% (attività a tempo pieno con riduzione del rendimento). Rispetto
all’epoca dell’attribuzione della mezza rendita, la situazione dell’assicurato
va quindi considerata sostanzialmente invariata, fatta eccezione per il
peggioramento transitorio. 

                                         Ritenuto
quindi che a far tempo dal 1. gennaio 2015 l’assicurato ha riacquistato la
pregressa capacità lavorativa e di guadagno nella misura del 50%, come da
precedente decisione del 25 agosto 2005 (doc. AI 50) rispettivamente
provvedimento 29 ottobre 2011 (dopo revisione e aumento temporaneo della mezza rendita
a intera, doc. AI 109), a far tempo dal 1 maggio 2015 (in applicazione
dell’art. 88a OAI; cfr. sopra consid. 2.3) va correttamente
ripristinato il previgente diritto alla mezza rendita. 

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi correttamente attribuito all’assicurato una rendita d’invalidità
intera limitatamente al periodo compreso tra il 1° dicembre 2013 e il 30 aprile
2015. 

Contrariamente a quanto
osservato dal ricorrente si può prescindere in concreto da una determinazione
del grado di invalidità mediante confronto dei redditi. Innanzitutto in quanto
l’assicurato, almeno per quanto riguarda il periodo determinante sino alla resa
della decisione contestata, rimane tuttora regolarmente dipendente dal comune
di Paradiso in qualità di operaio comunale nella misura del 50%, ossia nella
misura pari alla capacità lavorativa determinata dalla perizia SAM. In tale
attività lav