# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d8d24166-35cc-5c81-ad54-662d7ce5953b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-09-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 09.09.1998 11.1998.117
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-117_1998-09-09.html

## Full Text

Incarto n.

  11.98.00117

  	
  Lugano,

  9 settembre 1998/kc

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa n. __________.__________ (interdizione) della Divisione degli interni, Sezione degli enti
locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, promossa con istanza del 29
aprile 1988 dalla

 

	
   

  	
  Delegazione
  tutoria di __________

   

  
	
   

  	
  nei
  confronti di

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dal lic. iur. __________ __________, 

  studio
  legale __________ & __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolto l’appello del 30 luglio 1998
presentato da __________ __________ contro la decisione emessa il 9 luglio 1998
dalla Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contenuta
nell’appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   L’Organizzazione
sociopsichiatrica cantonale si è rivolta il 30 marzo 1998 alla Delegazione
tutoria di __________ perché nei confronti di __________ __________o, cittadino
italiano nato il ____________________ 1946, fosse istituita una tutela. A sostegno
della richiesta essa ha presentato il 21 aprile 1998 un rapporto della Clinica
psichiatrica cantonale dal quale risulta che, affetto da etilismo,
l’interes-sato non solo espone sé medesimo e la famiglia al pericolo di cadere
nel bisogno, ma richiede anche durevole assistenza e protezione. Il 29 aprile
1989 la Delegazione tutoria ha presentato alla Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, un’istanza di
interdizione fondata sull’art. 370 CC, sospendendo provvisoriamente __________
__________ dall’esercizio dei diritti civili e nominandogli un rappresentante
(art. 386 cpv. 2 CC).

 

                                  B.   L’autorità di
vigilanza ha richiamato dall’Ufficio esecuzioni e fallimenti di __________ un
elenco delle procedure in corso contro l’interessato e il 13 maggio 1998 ha
scritto al Servizio ticinese di cura dell’acolismo perché gli inviasse un rapporto
sulle condizioni del paziente. Il rapporto, del 19 maggio 1998, conclude nel
senso che __________ __________ “è in una situazione psicofisica e sociale precaria
che, oltre a mettere in pericolo la propria salute, non gli permette una gestione
sufficiente dei propri interessi socioeconomici individuali e familiari”. Il 20
maggio 1998 l’autorità di vigilanza ha interpellato il Servizio psico-sociale
di __________, il quale con lettera del 18 giugno 1998 ha sottolineato che nel
caso in questione una tutela per alcolismo si giustifica “ampia-mente”. Sentito
in persona il 7 luglio 1998 insieme con la moglie, __________ __________ si è
opposto a qualsiasi intervento tutelare.

 

                                  C.   Con decisione del 9
luglio 1998 la Sezione degli enti locali ha accolto l’istanza di tutela e ha
dichiarato __________ __________ interdetto a norma dell’art. 370 CC, invitando
la Delegazione tutoria di __________ a chiudere la rappresentanza provvisoria e
a nominare un tutore. Secondo l’autorità di vigilanza il provvedimento si impone
per salvaguardare gli interessi personali e patrimoniali del tutelato,
minacciati da etilismo cronico, cirrosi epatica e sospetta atrofia cerebrale.

 

                                  D.   __________ __________
ha inoltrato contro la decisione predetta un appello del 30 luglio 1998 in cui
chiede che, conferitogli il beneficio dell’assistenza giudiziaria, l’istanza di
interdizione sia respinta, la Delegazione tutoria sia tenuta a sopprimere
definitivamente la rappresentanza provvisoria e la decisione impugnata sia
riformata di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 18 agosto 1998 la
Delegazione tutoria di __________ si riconferma nel proprio operato, accludendo
documenti nuovi sui quali l’appellante ha avuto modo di esprimersi il 19 agosto
1998. Il 25 agosto 1998 la Delegazione tutoria ha inviato alla Camera civile di
appello un altro documento nuovo, cui l’appellante non ha reagito.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   I documenti nuovi prodotti
sia con l’appello sia con le osservazioni all’appello sono ammissibili (art.
423a cpv. 2 CPC, applicabile giusta l’art. 54a LAC), come ricevibili sono le
offerte di prova contenute nel memoriale dell’appellante. Tutta la procedura di
interdizione è governata invero, per diritto federale, dal principio
inquisitorio (Schnyder/Murer in:
Berner Kommentar, 3ª edizione, n. 123 ad art. 373 CC con richiami). Nulla osta
quindi alla trattazione del ricorso nel merito.

 

                                   2.   È soggetta a tutela
giusta l’art. 370 CC “ogni persona maggiorenne che per prodigalità, abuso di
bevande spiritose, scostumatezza o per il modo della propria amministrazione
espone sé medesima o la sua famiglia al pericolo di cadere nel bisogno o
nell’indigenza, o richiede durevole assistenza e protezione o mette in pericolo
l’altrui sicurezza”. L’abuso di bevande spiritose non consiste in ebrietà
sporadiche o occasionali, ma nella tendenza incontrollata a consumare quantità
eccessive di alcolici (Stettler
in: Droit civil, Représentation et protection de l’adulte, 2ª edizione, pag.
155 n. 360), in uno stato di dipendenza – ana-logo alla tossicomania – dal quale
l’interessato non sa o non può liberarsi con le sue sole forze (Schnyder/Murer, op. cit., n. 106 segg. ad art. 370 CC). Il
pericolo di cadere nel bisogno, generalmente la conseguenza di una cattiva
amministrazione, non significa la rovina finanziaria; il rischio di un
rilevante scapito economico per l’interessato o la sua famiglia è sufficiente (Stettler, op. cit., pag. 156 n. 363; Schnyder/Murer, op. cit., n. 188 ad
art. 370 CC). Il bisogno di durevole assistenza o protezione, infine, si
identifica sostanzialmente con quello evocato dall’art. 369 CC (Stettler, op. cit., pag. 157 in alto).

 

                                   3.   L’appellante
sostiene che in concreto non ricorrono gli estremi per l’istituzione di una
tutela. Gli atti non dimostrerebbero ch’egli continui ad abusare di alcolici
(tanto meno attestano che non sappia liberarsene), né ch’egli sia stato
licenziato dalle __________ __________ __________ per tale causa, né che sia
mai stato incapace di gestire il suo patrimonio (se non altro prima della
disoccupazione), né che abbia minacciato o percosso moglie e figlia. Oltre a
ciò l’autorità di vigilanza non avrebbe comprovato uno stato di salute che
richieda durevole assistenza o protezione, né ha reso verosimile che una tutela
possa evitare in qualche modo l’as-sunzione di alcolici da parte sua e nemmeno
ha preso in considerazione – per avventura – l’adozione di misure meno
incisive. Del resto, se la situazione fosse davvero quella descritta nel
giudizio impugnato, mal si comprenderebbe perché non sia mai stato ordinato un
ricovero coatto a fini di assistenza (art. 397a CC). Inutilmente gravosa, la
tutela si rivelerebbe perciò inadeguata e sproporzionata.

 

                                   4.   Nella misura in cui
contesta un “abuso di bevande spiritose”, l’appellante nega l’evidenza. Dagli
atti risulta ch’egli ha cominciato a bere quando aveva vent’anni, aumentando
viepiù il consumo di alcol, tanto che nel 1975 si è visto ritirare la licenza
di condurre per guida in stato di ebrietà, licenza che gli è stata ritirata
nuovamente nel 1988, nel 1990 e definitivamente nel 1994. Seguito dal 1991 dal
Servizio ticinese di cura dell’alcolismo (con pochi risultati, data la scarsa
collaborazione), egli è stato segnalato al Servizio psico-sociale di __________
da parte del suo medico di famiglia, il quale aveva riscontrato un consumo di
vino attorno ai tre litri giornalieri. Dal 30 aprile al 29 luglio 1995
l’appellante è poi stato ricoverato presso la Clinica psichiatrica cantonale,
dopo un infortunio della circolazione (senza patente) in stato di ebbrezza, e
nel giugno del 1997 è stato licenziato dalle __________, al cui servizio si
trovava da 13 anni, per problemi “alcol-correlati” (doc. 7). Rimasto
disoccupato e condannato a 90 giorni di detenzione dal Procuratore pubblico per
il noto incidente stradale, egli ha cominciato il 5 agosto 1997 a scontare la
pena in un centro di riabilitazione per alcolisti a __________, ottenendo
tuttavia di esserne dimesso – contro il parere degli operatori – il 19 novembre
successivo, sicché l’autorità penale ha riattivato l’ordine di esecuzione
carceraria. L’appellante si è prestato così a espiare il resto della condanna
presso la Clinica psichiatrica cantonale, dove è rimasto dal 2 febbraio al 23
marzo 1998. Al momento del congedo egli ha rifiutato però ogni forma di aiuto,
nonostante il “grave pericolo di ricaduta alcolica” (doc. 2), accettando solo
di essere seguito dallo psicologo __________ __________ (del Servizio ticinese
di cura dell’acolismo) e dal dott. __________ __________ (del Servizio
socio-psichiatrico). Sta di fatto che dopo di allora egli ha ripreso a bere in
modo smodato (doc. 7), presentandosi saltuariamente al Servizio psico-sociale
“in visibile stato di impregnazione etilica” (doc. 9) e comparendo alterato sia
al Servizio ticinese di cura dell’alcolismo sia al “__________ __________ ”,
quando è in visita a conoscenti (richiesta di ricovero coatto, del 6 agosto
1998, allegata alle osservazioni all’appello). Per finire, il 1° giugno 1998
egli è stato riconosciuto invalido al 100%. Ora, egli non pretende che nei
rapporti citati dianzi medici e psicologi abbiano dichiarato il falso. Negare
un “abuso di bevande spiritose” nelle circostanze descritte sfiora pertanto la
temerarietà.

 

                                   5.   Per quanto riguarda
il “grave pericolo di cadere nel bisogno o nell’indigenza”, rispettivamente la
necessità di “durevole assistenza e protezione” (requisito cumulativo a quello
dell’alcolismo per l’istituzione di una tutela giusta l’art. 370 CC), occorre distinguere.
Contrariamente a quanto afferma l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale
nel suo rapporto del 21 aprile 1988 (doc. 2), intanto, non risulta che
l’appellante abbia mai minacciato moglie o figlia con armi da fuoco. Dagli atti
non risulta nemmeno che prima di rimanere disoccupato egli avesse debiti
importanti o riducesse la famiglia a vivere in condizioni precarie. A
tutt’oggi, del resto, non constano attestati di carenza beni a suo carico. La
situazione economica dell’appellante è verosimilmente precipitata nel 1998,
come dimostra la distinta delle esecuzioni allegata all’appello, e ciò non
tanto per il numero dei precetti intimati (9 tra gennaio e luglio), quanto per
il fatto che due di essi (di complessivi fr. 32 320.15) sono giunti ormai allo
stadio del pignoramento. Ciò premesso, non appare inverosimile che – come assevera
l’appellante (memoriale, punto 5) – le attuali ristrettezze si riconducono a
difficoltà finanziarie accumulatesi dopo la disoccupazione. Se non che, la
stessa disoccupazione si ricollega a un licenziamento avvenuto per problemi
“alcol-correlati” (come risulta con chiarezza dai doc. 7 e 2, che l’appellante
disconosce). Il rapporto di causalità fra “abuso di bevande spiritose” e
“pericolo di cadere nel bisogno” (non seriamente contestato dopo il giugno del
1997) rimane dunque adeguato. In proposito l’appello si rivela privo di
consistenza.

 

                                   6.   Sia come sia,
quand’anche si reputasse l’appellante – e la sua famiglia – al riparo dal
“pericolo di cadere nel bisogno”, l’esito del giudizio non muterebbe. Per
l’istituzione di una tutela a norma dell’art. 370 CC non occorre infatti che
una persona affetta da etilismo esponga necessariamente sé stesso o la sua famiglia
al rischio di vivere negli stenti; basta ch’essa richieda “durevole assistenza
e protezione”. In concreto il cronico abuso di alcolici ha causato
all’appellante gravi danni fisici (cirrosi epatica, sospetta atrofia cerebrale,
polineuropatia: doc. 2 e 9), per tacere dei disturbi alla personalità (doc. 2).
Si tratta di lesioni irreversibili, ma pur sempre suscettive di peggioramento
(doc. 9), con effetti nefasti per i familiari (si pensi alle percosse attestate
dai due rapporti di polizia agli atti) e all’origine di costi sociali notori.
Si rendesse conto di ciò, l’interessato cercherebbe almeno di non deteriorare
oltre la situazione. In realtà egli denota solo indifferenza (doc. 3), se non
assoluta mancanza di cognizione, tant’è che non segue alcuna terapia
ambulatoriale e continua ad abusare di alcolici, onde la prognosi negativa
espressa a livello medico (doc. 9). Poco importa che tale noncuranza o inconsapevolezza
sia dovuta a “precarietà intuitiva” (doc. 3), “pensiero povero”, “capacità
associativa molto limitata”, “ragionamento astratto nullo” (doc. 9),
testardaggine (doc. 10) o a danni fisici provocati dall’alcol. Decisivo è che,
così come stanno le cose, l’appellante non può essere lasciato a sé stesso: gli
occorrono cura, assistenza e protezione durevoli.

 

                                   7.   L’appellante reputa
che la nomina di un tutore non gli impedirebbe di continuare a bere e definisce
il provvedimento in questione sproporzionato, oltre che inutilmente gravoso. La
prima argomentazione è fuori luogo, l’ufficio del tutore consistendo proprio
nel proteggere e assistere l’interdetto in tutti i suoi interessi personali; se
vi è pericolo nel ritardo, il tutore può anche far collocare l’interdetto in
uno stabilimento secondo le disposizioni sulla privazione della libertà a scopo
d’assistenza (art. 406 CC). Per quanto riguarda la seconda argomentazione, è
vero che la tutela costituisce la misura più radicale prevista dalla legge (se
ne veda la scala in: Schnyder/Murer,
op. cit., n. 33 ad art. 367 CC e in: Deschenaux/Steinauer,
Personnes physiques et tutelle, 3ª edizione, pag. 335 n. 862). La misura meno
incisiva però – l’inabilitazione – mira solo accessoriamente all’assistenza personale
(Deschenaux/Steinauer, op. cit.,
pag. 336 n. 868), essendo volta anzitutto a garantire una corretta
amministrazione del patrimonio (art. 395 CC). In caso di etilismo essa è prospettabile,
pertanto, solo qualora occorra combinarla con una privazione della libertà a
scopo di assistenza (art. 397a CC; Schnyder/Murer,
op. cit., n. 206 ad art. 370 CC e n. 324 della parte sistematica). Circa la
curatela, misura ancor meno incisiva, essa non ha fini di assistenza personale
se non ove sia volontaria (si confronti l’art. 394 con l’art. 392 CC). Nella
fattispecie l’assistenza personale è lo scopo principale ed essenziale della
misura adottata. Solo una tutela poteva entrare quindi in considerazione.

 

                                   8.   Da ultimo
l’appellante sostiene che, se il suo caso fosse “così grave e fossilizzato come
afferma la Sezione degli enti locali”, l’unica soluzione sarebbe stata una privazione
della libertà a scopo d’assistenza. A parte il fatto però che una richiesta in
tal senso è già stata presentata dall’Ufficio del tutore ufficiale, il 6 agosto
1998, alla Delegazione tutoria di __________ (copia allegata alle osservazioni
all’appello), l’interessato sembra credere – erroneamente – che una privazione
della libertà a scopo d’assi-stenza escluda altri interventi. In realtà la disposizione
dell’art. 397a CC è una misura speciale, parallela, che non rientra di per sé
nella gerarchia dei provvedimenti tutelari (Deschenaux/
Steinauer, op. cit., pag. 421 n. 1164; Spirig in: Zürcher Kommentar, Zurigo 1995, n. 298 ad art. 397a
CC). Non osta quindi a una tutela, a un’inabilitazione o a una curatela (Stettler, op. cit., pag. 194 in alto;
v. anche Deschenaux/Steinauer,
op. cit., pag. 427 n. 1178). Certo, il termine “alcoolismo“ contenuto nell’
art. 397a cpv. 1 CC equivale ad “abuso di bevande spiritose” nel senso
dell’art. 370 CC (Spirig, op.
cit., n. 51 ad art. 397a CC;
Deschenaux/Steinauer, op. cit., pag. 424 n. 1170), tuttavia gli effetti
di una tutela e quelli di una privazione della libertà a scopi d’assistenza
sono ben diversi: se la prima limita la capacità civile (Stettler, op. cit., pag. 193 n. 474),
ma non tocca la libertà personale, per la seconda vale il contrario. Anche nei
casi di alcolismo l’autorità cerca pertanto di evitare una privazione della
libertà a scopi d’assistenza finché le condizioni familiari e professionali
dell’interessato consentano di soprassedere al provvedimento (Spirig, op. cit., n. 316 ad art. 397a
CC). In concreto non si può dire quindi che istituzione di una tutela contrasti
con i principi di proporzionalità e sussidiarietà che informano il diritto tutorio.

 

                                   9.   Più arduo è
domandarsi se una tutela si giustifichi ancora, nel caso in esame, ove fosse
pronunciata una privazione della libertà a scopo d’assistenza. In un’ipotesi
del genere non è escluso infatti che misure di interdizione possano finanche
apparire superflue (v. Schnyder/Murer,
op. cit., n. 324 della parte sistematica), rispettivamente che una tutela possa
essere sostituita – a parità di effetti – con un’inabilitazione o con una
curatela (Schnyder/Murer, op.
cit., n. 206 ad art. 370 CC; cfr. anche Deschenaux/Steinauer,
op. cit., pag. 336 n. 868 in fine). Sia come sia, il problema non deve essere
risolto in questa sede. Incomberà all’autorità tutoria, nell’evenienza in cui
decidesse di pronunciare una privazione della libertà a scopo d’assistenza,
esaminare il problema – appunto – sotto il profilo della proporzionalità e
della sussidiarietà.

 

                                10.   Nell’appello
l’interessato indica genericamente tutta una serie di prove. I fatti in base ai
quali l’autorità di vigilanza ha emanato la propria decisione sono stati però
sufficientemente accertati, mentre per quel che è delle argomentazioni
contenute nel ricorso non si riscontrano fatti poco chiari, suscettibili di
ulteriore inchiesta. Il giudizio odierno può essere emanato quindi sulla base
degli atti.

 

                                11.   Gli oneri processuali
seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), ma data la situazione
finanziaria difficile in cui versa l’appellante si rinuncia – in via eccezionale
– a prelevare spese. Destinata al rigetto è invece la richiesta di assistenza
giudiziaria, la quale avrebbe presupposto l’introduzione di un appello con
qualche “probabilità di esito favorevole” (art. 157 CPC). In concreto il
ricorso appariva senza serie possibilità di successo già al momento in cui è
stato presentato. Non può dunque farsi questione di gratuito patrocinio. Non si
attribuiscono ripetibili, infine, alla Delegazione tutoria, la quale ha agito
nell’ambito delle proprie attribuzioni ufficiali (cfr. per analogia l’art. 159
cpv. 2 OG).

 

Per questi motivi,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
decisione impugnata è confermata.

 

                                   2.   La richiesta di assistenza
giudiziaria è respinta.

 

                                   3.   Non si riscuotono tasse o
spese né si attribuiscono ripetibili.

 

                                   4.   Intimazione:

                                         – lic. iur. __________
__________, __________;

                                         – Delegazione tutoria di
__________.

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di
vigilanza sulle tutele.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria