# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cd2766f9-5ae7-5c33-84b2-31e5e2c86eeb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.03.2022 D-1952/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1952-2020_2022-03-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1952/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

William Waeber, Walter Lang,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

  
 A._______, nato il (…), 

Stato sconosciuto,  

(…), 

ricorrente, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 31 marzo 2020 / N (…). 

 

 

 

D-1952/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, dichiaratosi cittadino siriano, ha depositato una domanda 

d’asilo in Svizzera il 18 ottobre 2016. 

B.  

Sentito sui motivi d’asilo alla base della sua domanda, egli ha dichiarato, 

in sostanza e per quanto qui di rilievo, di essere nato a Damasco pur 

essendo originario di Quneitra (in arabo: القنيطرة, al-Qunayṭra) nei pressi 

delle alture del Golan. Trasferitosi in Libano all’età di due anni, vi avrebbe 

risieduto sino al 2016 munito di un permesso di soggiorno rinnovabile 

semestralmente. Ha quindi addotto di essersi recato nel suo presunto 

Paese d’origine in sole due occasioni nel 2009 onde richiedere e ritirare il 

proprio documento di identità. Una volta giunto in scadenza il suo titolo di 

soggiorno libanese, e meglio, il 27 settembre 2016, egli sarebbe stato 

fermato ad un posto di blocco e detenuto per 5 giorni. Rilasciato previa 

notificazione di un foglio di via, avrebbe lasciato il Libano l’8 ottobre 2016 

(cfr. atto SEM A13).  

C.  

A sostegno della sua versione dei fatti il richiedente l’asilo ha versato agli 

atti un documento originale in formato fototessera, ch’egli ha preteso 

essere la predetta carta d’identità siriana (ufficialmente: bitaqa shakhsiya) 

rilasciata l’11 agosto 2009 a Damasco. 

D.  

Il 14 settembre 2018 l’autorità inferiore, per il tramite del Servizio 

identificazione e consultazione visa, ha sottoposto tale mezzo di prova ad 

un’analisi di autenticità. Secondo il consequenziale rapporto si tratterebbe 

manifestamente di una contraffazione. 

E.  

Il 9 ottobre 2018, all’interessato è stata concessa la facoltà di esprimersi 

oralmente sulle risultanze degli accertamenti di cui sopra. 

F.  

Con decisione del 31 marzo 2020, notificata il 7 aprile 2020, la SEM ha 

respinto la succitata domanda d’asilo pronunciando nel contempo 

l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera e non intravedendo ostacoli 

all’esecuzione di tale misura.  

D-1952/2020 

Pagina 3 

G.  

Il 4 maggio 2020, dopo aver già indirizzato al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale), l’8 aprile 2020, uno scritto con cui egli 

chiedeva una proroga per lasciare il Paese, il richiedente l’asilo è insorto 

avverso la precitata decisione chiedendone l’annullamento, il 

riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo in 

Svizzera; in subordine la ritrasmissione degli atti alla SEM per una nuova 

decisione; contestualmente di essere esentato dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo, con protestate spese e ripetibili. 

H.  

Con decisione incidentale del 27 maggio 2020, il Tribunale ha respinto la 

domanda di assistenza giudiziaria invitando l’insorgente a versare un 

anticipo di CHF 750.– a copertura delle presunte spese processuali, 

somma tempestivamente corrisposta da quest’ultimo. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

D-1952/2020 

Pagina 4 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, la SEM, dopo aver giudicato contraffatto il 

documento d’identità prodotto dal ricorrente, ha ritenuto integralmente 

inverosimile la sua versione dei fatti, a partire dall’asserita cittadinanza 

siriana. Confrontato con gli indizi di falsificazione constatati dal servizio 

specializzato, il ricorrente non avrebbe fornito allegazioni concludenti. Su 

questi presupposti, l’autorità resistente è partita dal presupposto che 

l’insorgente, che pure avrebbe asserito di aver vissuto per larga parte della 

sua vita in Libano e di essere nato da madre libanese, non abbia dimostrato 

una reale volontà a chiarire la sua cittadinanza. Con ciò, nemmeno i timori 

inerenti un rientro in Siria sarebbero verosimili. 

4.2 Nel gravame l’insorgente ribadisce nuovamente di aver ottenuto 

legalmente il documento di identità presentato all’attenzione dell’autorità 

inferiore. Aggiunge di non disporre, suo malgrado, di ulteriori argomenti atti 

a confutare le conclusioni cui è giunta la SEM né dei mezzi finanziari 

necessari all’allestimento di una controperizia. Non di meno, il ricorrente 

sottolinea di non aver riconosciuto trattarsi di un documento falso, bensì di 

aver semplicemente dichiarato che forse l’inchiostro si sarebbe guastato 

poiché lasciato nella plastificazione, della cui contraffazione egli non 

sarebbe stato al corrente. Il richiedente l’asilo rivendica poi di aver 

suggerito all’autorità resistente di procedere con ulteriori verifiche, ad 

esempio per mezzo dell’ambasciata, richiesta a cui non sarebbe stato dato 

alcun riscontro. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

D-1952/2020 

Pagina 5 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

5.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali 

pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

5.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

5.4 La prova della cittadinanza di un richiedente asilo, in quanto 

componente dell’identità, soggiace ad un apprezzamento di 

verosimiglianza giusta i criteri di cui all’art. 7 LAsi (cfr. sentenza del 

Tribunale D-3369/2017 del 22 marzo 2019 consid. 6.2; Giurisprudenza ed 

informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo 

[GICRA] 2005 n° 8 consid. 3). Differentemente dai casi di inganno 

sull’identità ai sensi dell’art. 36 cpv. 1 lett. a LAsi, laddove la prova dello 

stesso spetta all’autorità di prima istanza (cfr. sentenza del Tribunale D-

3074/2015 del 17 maggio 2017 consid. 3.2 e riferimenti citati), l’onere 

incombe all’insorgente (cfr. sentenza D-3369/2017 consid. 6.4; per 

maggiori sviluppi DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 – 5.4).  

5.5 Inoltre, sebbene nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre 

procedure di natura amministrativa ‒ si applichi il principio inquisitorio  

(cfr. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi; DTAF 

2015/1 consid. 4.2), tale massima non dispensa le parti dal dovere di 

collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di 

provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione non sia in 

grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA; DTAF 2019 I/6 consid. 

5.1). Se la parte rifiuta di dare il proprio contributo al chiarimento della 

fattispecie per ciò che ci si può ragionevolmente attendere da essa, 

l’autorità può tenerne conto a suo sfavore nell’apprezzamento delle prove 

e, in determinate circostanze, può esimersi dall’indagare ulteriormente (cfr. 

D-1952/2020 

Pagina 6 

per maggiori sviluppi DTF 130 II 482 consid. 3.2; DTAF 2015/1 consid. 4.2 

e seg.; sentenza del Tribunale federale 2A.669/2005 del 10 maggio 2006 

consid. 3.5.2). 

6.  

6.1 Nel caso in narrativa v’è da rilevare che il solo documento di identità 

versato agli atti dall’insorgente è stato sottoposto ad un’analisi presso la 

sezione Identificazione e Consultazione visti dell’autorità inferiore. 

Quest’ultimo servizio ha reputato che detto mezzo di prova sarebbe 

inequivocabilmente il prodotto di una contraffazione e ciò sulla base di 

diversi indicatori. In primo luogo, la carta di identità sarebbe priva di 

elementi sicurezza UV. La qualità della stampa di fondo e della 

personalizzazione non corrisponderebbe dipoi agli standard di un 

documento originale. L’inchiostro variabile sullo stemma della Repubblica 

Araba di Siria sarebbe un’imitazione.  

6.2 Ora, questo Tribunale, dopo aver a sua volta esaminato il documento 

e preso conoscenza del rapporto emesso dalla sezione Identificazione e 

Consultazione, nonché del materiale comparativo disponibile, ritiene che 

non vi sia motivo di scostarsi dalle conclusioni cui è giunta l’autorità 

inferiore. In effetti, le difformità segnalate appaiono significative e di 

indubbia pertinenza per la valutazione della fedefacenza del mezzo di 

prova. Le stesse sono peraltro state espressamente sottoposte 

all’insorgente già nel corso della procedura di prima istanza. Questi si è 

sostanzialmente limitato a rivendicare l’autenticità della carta d’identità e a 

ricondurre parte delle difformità all’invecchiamento della stessa. Egli non 

ha però contestato, né in tale sede, né tantomeno nel proprio allegato 

ricorsuale, gli indicatori di falsificazione in quanto tali. Non ha 

effettivamente ammesso di essersi procurato un documento falso, ma 

nemmeno ha messo in discussione quanto emerso dagli accertamenti 

svolti. Così, indipendentemente dalla questione a sapere se possano o 

meno essere intese nel senso di un riconoscimento circa la non autenticità 

del mezzo di prova, le argomentazioni dell’insorgente appaiono 

palesemente inconferenti.  

6.3 Peraltro, nell’ambito della diaspora siriana è notoria e ben referenziata 

la disponibilità all’acquisto di tale tipologia di documenti (cfr. The Guardian, 

How easy is it to buy a fake Syrian passport?, consultato il 01.02.2022 

all’indirizzo < https://www.theguardian.com/world/2015/nov/17/how-easy-

is-it-to-buy-fake-syrian-passport >). Conto tenuto di questi elementi, 

nemmeno si rendeva in concreto necessario raccogliere ulteriori 

informazioni. Sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio 

D-1952/2020 

Pagina 7 

il diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), 

una tale richiesta deve invero vertere su fatti che non si evincono già 

dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 3; sentenza del Tribunale 

amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.3).  

6.4 Già solo su questi presupposti, si può concludere che il ricorrente non 

abbia reso verosimile la sua cittadinanza siriana. Così, nemmeno le 

allegazioni riguardanti le problematiche riscontrare in Libano a causa della 

presunta condizione di esule come pure i timori circa l’eventualità di dover 

fare ritorno in Siria ossequiano le condizioni di cui all’art. 7 LAsi. 

7.  

La SEM ha pertanto a giusto titolo negato la qualità di rifugiato al ricorrente. 

Il ricorso, sul punto di questione dell’asilo e della qualità di rifugiato va 

conseguentemente respinto. 

8.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.  

9.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

10.  

10.1 A questo soggetto, la SEM ha preliminarmente contestualizzato i limiti 

all’accertamento dei fatti d’ufficio derivanti dalla mancata collaborazione 

del richiedente asilo. Su questi presupposti non ha rilevato l’esistenza di 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento. 

D-1952/2020 

Pagina 8 

10.2 Nella propria impugnativa, il ricorrente non censura la valutazione 

dell’autorità resistente su tale punto di questione.  

11.  

11.1 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 

consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

11.2 In applicazione dei principi esposti sub. consid. 5.5, quando 

l’interessato, con il suo comportamento, impedisce all’autorità di accertare 

se egli risulti esposto o meno a pericolo nel paese di provenienza, 

l’esecuzione dell’allontanamento non può essere evitata (cfr. WALTER 

KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990, 

pag. 262; si veda anche DTAF 2014/12 consid. 5.9). Ciò è segnatamente 

il caso quando il richiedente asilo non collabora alla delucidazione della 

sua cittadinanza rendendo de facto impossibile l’esame degli ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento verso il suo reale paese d’origine (cfr. 

sentenze del Tribunale D-2640/2017 del 15 luglio 2019 consid. 6.3 e D-

4895/2013 del 21 novembre 2013 consid. 7.2). Non è infatti compito delle 

autorità elvetiche competenti in materia d’asilo ricercare, in assenza di 

indicazioni da parte del richiedente, eventuali impedimenti riguardanti un 

paese ipotetico (cfr. sentenze del Tribunale D-620/2017 del 15 febbraio 

2018 consid. 6.2; D-3921/2015 del 5 agosto 2016 consid. 7.2). Nello stesso 

senso, nulla osta all’esecuzione dell’allontanamento quando la stessa è 

subordinata al soddisfacimento di determinati fattori favorevoli (cfr. DTAF 

2011/7 consid. 9.9) ed il ricorrente fornisce indicazioni fuorvianti circa la 

sua situazione personale la cui entità è tale da non permettere all’autorità 

d’asilo di determinare se egli rientra o meno in suddetti criteri (cfr. sentenza 

del TribunaleD-4497/2017 del 10 gennaio 2020 consid. 12). In tale ultima 

eventualità, qualora l’autorità si convinca che l’interessato abbia agito di 

sorta onde occultare l’esistenza di alcuni fattori favorevoli (quali ad 

esempio la presenza di famigliari) essa sarà per logica conseguenza 

legittimata a considerare adempiuta la circostanza dissimulata (cfr. a titolo 

esemplificativo sentenze del Tribunale D-1973/2017 consid. 11; D-

3174/2015 del 17 novembre 2016 consid. 6.3.4; E-5724/2014 del 30 marzo 

2014 consid. 4.3). 

 

D-1952/2020 

Pagina 9 

11.3 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi 

all’esecuzione del rimpatrio in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte 

europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola 

possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di 

insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di destinazione 

non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti 

all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri motivi che 

permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di 

essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti 

contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

 

11.4 Nel caso in narrativa, come già segnalato dall’autorità inferiore, non vi 

è modo di esprimersi in piena cognizione di causa sull’ammissibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento verso un Paese ipotetico. Peraltro, il 

principio di non-refoulement protegge unicamente le persone alle quali è 

stata riconosciuta la qualità di rifugiato. In siffatte circostanze non v’è inoltre 

motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio 

per l’insorgente di essere esposto, nel suo Paese d’origine ad un 

trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 Conv. tortura.  

11.5 Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l’esecuzione 

dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

12.  

12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

Nel caso di specie, visto quanto esposto sub. consid. 11.2. e 12.2, 

l’esecuzione dell’allontanamento può essere considerata anche 

ragionevolmente esigibile, facendo difetto indicazioni contrarie convincenti 

(cfr. sentenza del Tribunale D-1886/2019 del 9 novembre 2020 consid. 

11.6). 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

D-1952/2020 

Pagina 10 

13.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 2 LStrI).  

L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile. 

14.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull’anticipo 

spese di CHF 750.– versato il 5 giugno 2020.  

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

D-1952/2020 

Pagina 11 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente 

e prelevate sull’anticipo spese versato il 5 giugno 2020. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

 

Data di spedizione: