# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 282aedde-4117-5453-a96b-fc49fb462bec
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.03.2022 D-1094/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1094-2022_2022-03-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1094/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 6  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Nina Spälti Giannakitsas;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iraq,  

rappresentato dalla signora Giuseppina Santoro,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM dell’8 febbraio 2022 / N (…). 

 

 

 

D-1094/2022 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) dicem-

bre 2021 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. [{…}]-2/2), 

i verbali del rilevamento dei dati personali del (…) dicembre 2021 (cfr. atto 

n. 13/10), del colloquio Dublino del (…) dicembre 2021 (cfr. atto n. 16/2) e 

dell’audizione sui suoi motivi d’asilo del (…) gennaio 2022 (cfr. atto 

n. 24/11), 

i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza (cfr. atti 

n. 19/1; n. 20-, mezzi di prova n. 1 e n. 2), 

il parere del 7 febbraio 2022 (cfr. atto n. 27/3), inoltrato dal ricorrente a se-

guito del progetto di decisione negativo dell’autorità inferiore del 4 feb-

braio 2022 (cfr. atto n. 26/8), 

la decisione della SEM dell’8 febbraio 2022 – notificata il medesimo giorno 

(cfr. atto n. 29/1) – con cui la predetta autorità non ha riconosciuto la qualità 

di rifugiato al richiedente, ha respinto la sua domanda d’asilo, nonché ha 

pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera parimenti decretandone 

l’esecuzione dello stesso provvedimento in quanto ammissibile, esigibile e 

possibile, 

il ricorso dell’8 marzo 2022 (cfr. risultanze processuali), per il cui tramite il 

ricorrente ha concluso, a titolo principale, al riconoscimento della qualità di 

rifugiato ed alla concessione dell’asilo; in primo subordine, che gli atti siano 

restituiti alla SEM per una nuova valutazione sul punto del riconoscimento 

della qualità di rifugiato e dell’asilo; in secondo subordine, alla concessione 

dell’ammissione provvisoria; in terzo subordine, alla restituzione degli atti 

di causa all’autorità inferiore per una nuova valutazione sul punto dell’ese-

cuzione dell’allontanamento; con contestuale domanda di concessione 

dell’assistenza giudiziaria – nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo – ed allegati quali nuovi mezzi di 

prova: copia di una tessera del “(…)”, del (…) B._______, asserito padre 

del ricorrente (cfr. sub doc. 3); ed una chiavetta USB contenente cinque 

video dove si vedono degli aerei volare nel cielo, tre video di un’esplosione 

(due tracce video sono identiche), ed un video ricordo di due martiri (cfr. 

sub doc. 4), 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

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e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-

stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi in relazione 

con l’art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in rela-

zione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, 

RS 142.318]; DTAF 2020 I/1 consid. 7), alla forma e al contenuto dell’atto 

di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice in qualità di giudice unico con l’approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che altresì, ai sensi dell’art. 111a 

cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti,  

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che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi ricono-

sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili 

da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5); che, sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, se-

gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-

partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni; che, 

infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi 

di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui 

che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e rela-

tivi riferimenti); che, sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su 

indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e 

secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 

LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di perse-

cuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano; 

che devono invece sussistere prove sufficienti di una minaccia concreta 

passibile di indurre chiunque si trovi nella stessa situazione a temere la 

persecuzione (cfr. DTAF 2014/27 consid. 6.1 e 2010/57 consid. 2.5); che, 

perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia necessario che la 

situazione di persecuzione sia ancora attuale (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati; DTAF 2010/57 consid. 4.1; WALTER KÄLIN, 

Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 129), 

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che l’interessato, cittadino iracheno, di etnia curda, con ultimo domicilio in 

Iraq a C._______ (nel distretto di D._______, in provincia di E._______, 

facente parte della F._______ [di seguito: G._______]), ha dichiarato nel 

corso delle sue audizioni che il padre, (…), a partire dall’(…) del (…) e fino 

a circa (…) o (…) mesi prima del suo espatrio avvenuto il (…), sarebbe 

stato minacciato con circa 4 messaggi da guerriglieri del PKK (acronimo in 

italiano per: Partito dei Lavoratori del Kurdistan) di (…) – istituiti tra il (…) 

ed il (…) dalle autorità curde nel (…) dell’Iraq per controllare il territorio e 

limitare i movimenti delle guerriglie del PKK ed i danni provocati dagli scon-

tri tra guerriglieri del PKK e le forze (…), ed il padre del ricorrente sarebbe 

stato (…) di C._______ – altrimenti sarebbe stato ucciso lui o i suoi fami-

gliari; che anche gli altri membri degli (…) e tutti i loro famigliari sarebbero 

stati minacciati nello stesso modo; che nell’(…) del (…) il (…) gestito dal 

padre sarebbe stato preso di mira da alcuni guerriglieri del PKK, in cui 

avrebbe perso la vita un (…), mentre un altro sarebbe rimasto ferito; che 

anche un amico del padre, (…), sarebbe stato ucciso da un (…); che pure 

il padre dell’insorgente avrebbe rischiato di morire a seguito dell’esplosione 

di un ordigno piazzato da guerriglieri del PKK sulla strada che egli percor-

reva per recarsi a lavorare, ma che tale ordigno sarebbe stato scoperto 

prima della sua esplosione; che il padre successivamente sarebbe stato 

trasferito negli (…) a H._______, ove eserciterebbe tutt’ora le sue man-

sioni; che l’interessato non avrebbe riscontrato direttamente delle proble-

matiche in Iraq, tuttavia indirettamente le minacce rivolte a suo padre ed ai 

suoi famigliari, avrebbero toccato anche lui; che per questo, e poiché era 

l’unico figlio maschio della famiglia, il padre l’avrebbe fatto espatriare; che 

egli teme di essere ucciso nel caso di un suo rientro in patria, 

che nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha negato l’esistenza di 

persecuzioni ai sensi dell’art. 3 LAsi; che segnatamente a parte le minacce 

generiche rivolte a suo padre ed ai suoi famigliari, le quali non avrebbero 

peraltro avuto alcun seguito, a lui direttamente non sarebbe successo nulla 

in Iraq; che inoltre attualmente il padre non sarebbe più (…), per cui il mo-

tivo stesso delle minacce da parte dei guerriglieri del PKK sarebbe venuto 

a cadere e non risulterebbe più attuale; che inoltre al padre non sarebbe 

più accaduto nulla dopo la ricezione dell’ultimo messaggio e nessun altro 

dei suoi famigliari, a parte l’interessato, avrebbe lasciato il domicilio fami-

gliare,  

che in sede ricorsuale l’insorgente avversa la valutazione della SEM; che 

in particolare, per quanto riguarda l’irrilevanza dei suoi asserti, egli ritiene 

che nella decisione impugnata l’autorità inferiore non avrebbe valutato in 

modo attuale ed esaustivo i suoi timori di persecuzioni riflesse; che invero, 

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non considerando correttamente il contesto familiare e previgente nel suo 

distretto di provenienza, l’intero esame del caso di specie sarebbe influen-

zato, in misura decisiva, da una valutazione erronea della situazione gene-

rale attuale; che a mente del ricorrente, inoltre, considerando il contesto di 

riferimento attuale, il suo profilo di rischio, quale (…) e membro della fami-

glia maggiormente esposto al rischio di ritorsioni, dopo il trasferimento del 

padre sarebbe, al contrario di quanto affermato nella decisione sindacata, 

accresciuto, dal momento che per il PKK potrebbe essere più facile colpire 

per rappresaglia il figlio piuttosto che direttamente il padre, 

che le tesi ricorsuali non possono essere seguite; che il Tribunale non ri-

tiene difatti che le motivazioni contenute nel gravame siano tali da rimettere 

in discussione l’analisi adempiuta dall’autorità inferiore, alla quale risulta 

anzitutto giudizioso rinviare anche in questa sede, per quanto non verrà di 

seguito motivato, 

che in primo luogo, si rileva come le considerazioni presentate nel ricorso 

sulla situazione che sarebbe attualmente vigente nel I._______, a diffe-

renza di quanto vorrebbe sussumere la rappresentante legale e mettere in 

relazione con l’art. 3 LAsi, rappresentano in realtà delle argomentazioni 

che riguardano l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento – come già 

denotato a ragione dall’autorità inferiore mutatis mutandis per le allegazioni 

espresse già in merito nel parere al progetto di decisione della SEM (cfr. 

p.to II, pag. 5 della decisione impugnata) – e che verranno pertanto trattate 

dal Tribunale in tale sede, 

che si rammenta, nel summenzionato contesto, come segnatamente delle 

situazioni di violenza generalizzata o di guerra, non rappresentino dei seri 

pregiudizi per uno dei motivi esaustivamente esposti all’art. 3 cpv. 1 LAsi 

(razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo so-

ciale o opinioni politiche), 

che per il resto, come a ragione denotato dalla SEM nella decisione impu-

gnata, a parte delle minacce che avrebbe ricevuto il padre via messaggio, 

e che sarebbero state rivolte anche ai suoi famigliari da parte del PKK, il 

ricorrente ha asserito di non aver riscontrato alcuna problematica diretta e 

personale nel suo Paese d’origine (cfr. atto n. 24/11, D84 seg., pag. 9); che 

tali minacce, che peraltro sarebbero state indirizzate indistintamente, se-

condo gli asserti dell’insorgente, a tutti i (…) ed ai loro famigliari (cfr. atto 

n. 24/11, D51, pag. 6), sarebbero cessate (…) o (…) mesi prima l’espatrio 

dell’insorgente, ed inoltre il padre sarebbe stato nel frattempo trasferito dal 

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(…) di C._______ (…) di H._______ (cfr. atto n. 24/11, D63 segg., pag. 7 

seg.) e non gli sarebbe più successo nulla (cfr. atto n. 24/11, D81, pag. 9), 

che pertanto, a fronte degli elementi succitati, anche il Tribunale, alla 

stessa stregua dell’autorità inferiore, non intravvede nelle allegazioni 

dell’insorgente dei motivi sia dal profilo oggettivo che da quello soggettivo, 

che quest’ultimo sia stato esposto, o lo sarà in un futuro prossimo e se-

condo un’elevata probabilità, ad una persecuzione pertinente ai sensi 

dell’art. 3 LAsi; che invero le sue dichiarazioni rappresentano unicamente 

degli indizi di persecuzioni ipotetiche che potrebbero avvenire in un futuro 

più o meno lontano, ma non risultano in alcun modo concrete, sostanziate 

ed attuali ai sensi della giurisprudenza sopra esposta, 

che altresì, se il ricorrente dovesse essere esposto a delle minacce con-

crete nel suo Paese d’origine una volta rientratovi, egli potrà senz’altro in-

dirizzarsi alle autorità dello stesso, le quali già in passato hanno dimostrato 

di avere la possibilità e la capacità di proteggerlo a seguito delle minacce 

ricevute dal padre (cfr. atto n. 24/11, D79, pag. 8), essendo peraltro il padre 

stesso (…) (cfr. atto n. 24/11, D25 segg., pag. 4), ciò che viene supportato 

pure dalla copia del documento allegata al ricorso (cfr. sub doc. 3), la quale 

per il resto, non risulta fondare o rendere maggiormente credibili che l’in-

sorgente sia stato esposto in patria a dei seri pregiudizi ex art. 3 LAsi o che 

lo sarebbe in futuro, 

che in virtù di quanto sopra, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la deci-

sione impugnata va quindi confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg.; art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4), 

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento, 

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che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-

tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale la 

stessa dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nel provvedimento impugnato, la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’al-

lontanamento ammissibile e ragionevolmente esigibile – sia dal profilo della 

situazione presente nella regione di provenienza dell’insorgente che da 

quello personale di quest’ultimo – nonché possibile, 

che nel proprio gravame, l’insorgente avversa anche le conclusioni dell’au-

torità inferiore circa l’ammissibilità e l’esigibilità della misura d’esecuzione 

dell’allontanamento; che invero egli ritiene come considerando i suoi timori 

di persecuzioni riflesse da parte dei guerriglieri del PKK, così come l’evo-

luzione attuale nel I._______, che a suo dire – citando anche alcune fonti 

(rapporti dell’[…] del […] e dell’[…] dell’[…], come pure un articolo della 

[…]) – sarebbe mutata e deteriorata negli ultimi anni, ed in particolare pro-

prio nella regione di E._______, l’esecuzione del suo allontanamento sa-

rebbe inammissibile ed inesigibile; che egli conclude come in tale contesto, 

quantomeno la SEM debba procedere ad un complemento dell’istruttoria 

tenendo conto delle informazioni attuali e verificabili sulla situazione 

nell’area d’origine del ricorrente, 

che al contrario di quanto argomentato dall’insorgente, anche agli occhi del 

Tribunale, non si ravvisano in casu elementi ostativi all’esecuzione dell’al-

lontanamento del ricorrente verso la sua regione di provenienza nel  

I._______, 

che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già sopra enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), non 

avendo egli dimostrato, che in caso di ritorno nel suo paese d’origine, egli 

sarebbe esposto a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che per le stesse ragioni, non vi sono indizi per ritenere che l’interessato 

possa essere esposto ad un rischio personale, concreto e serio di tratta-

menti proibiti in relazione all’art. 3 CEDU (RS 0.101) o all’art. 3 della Con-

venzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),  

che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi 

in relazione con l’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

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che inoltre, secondo giurisprudenza costante dello scrivente Tribunale, 

nelle (…) province (…) dell’Iraq: E._______, J._______, K._______ e 

L._______, non vige attualmente una situazione di violenza generalizzata 

e la situazione politica non risulta tesa al punto tale che un’esecuzione 

dell’allontanamento, in modo generale, sarebbe da ritenere inesigibile; che 

la pronuncia dell’esecuzione dell’allontanamento nella predetta regione, è 

in principio esigibile per la persona richiedente, che è originaria di tale re-

gione oppure che vi ha vissuto per un lungo periodo e vi dispone di una 

rete sociale (famiglia, parenti o conoscenti) o vanta dei legami con i partiti 

dominanti (cfr. DTAF 2008/5 consid. 7.5.8; giurisprudenza confermata 

dalla sentenza di riferimento E-3737/2015 del 14 dicembre 2015 con-

sid. 7.4.5; cfr. anche tra le altre le sentenze del Tribunale E-710/2022 del 

7 marzo 2022 consid. 9.3.1, E-4484/2021 del 22 febbraio 2022 con-

sid. 8.4.1, D-3524/2021 del 18 febbraio 2022, E-1780/2020 del 1° otto-

bre 2021 consid. 8.3.1), 

che tale giurisprudenza, non risulta essere posta in discussione neppure 

dalle argomentazioni e fonti citate nel ricorso dall’insorgente, e pertanto 

rimane del tutto di attualità, 

che in tal senso, essendosi la SEM riferita correttamente nell’argomenta-

zione presentata nella decisione avversata, alla tutt’ora attuale giurispru-

denza del Tribunale in rapporto alla regione d’origine dell’insorgente (cfr. 

p.to III, pag. 6 della decisione impugnata), non si intravvede nel provvedi-

mento avversato alcun accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridi-

camente rilevanti, in particolare attinente la situazione di sicurezza pre-

sente nell’G._______, che richiederebbero degli ulteriori atti istruttori o ac-

certamenti, passando il caso alla procedura ampliata (cfr. art. 26d LAsi), 

così come proposto in modo generico dall’insorgente nel suo gravame (cfr. 

p.to 3, pag. 7 e p.to 5, pag. 9), 

che neppure i video presenti nella chiavetta USB (cfr. sub doc. 4), inoltrata 

dal ricorrente quale nuovo mezzo di prova in fase ricorsuale, sono atti a 

ribaltare la conclusione del Tribunale surriferita; che, per quanto attiene i 

video di esplosioni e di aerei che attraversano il cielo, si osserva inoltre 

come per gli stessi non viene indicato né il luogo né la data, dove rispetti-

vamente in cui i medesimi sarebbero stati girati, e quindi potrebbero riferirsi 

a qualsiasi contesto, 

che dal canto suo il ricorrente ha vissuto dalla nascita e fino al suo espatrio 

a C._______, nel distretto di D._______, in provincia di E._______; che 

secondo i suoi asserti, egli dispone nel suo Paese d’origine del suo nucleo 

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famigliare composto dai genitori e da (…) sorelle, (…) delle quali sarebbero 

sposate (cfr. atto n. 24/11, D13 segg., pag. 3 seg.), come pure di altri zie e 

zii tutti viventi nella provincia di E._______ (cfr. atto n. 24/11, D35 seg., 

pag. 4); che in tal senso, si può partire dal presupposto che il ricorrente nel 

suo paese d’origine, dispone di una sufficiente rete sociale, sulla quale, nel 

caso di necessità, potrà contare, 

che le allegate difficoltà economiche della sua famiglia (cfr. atto n. 24/11, 

D38 segg., pag. 4 seg.), ribadite anche nel suo ricorso, risultano contra-

stare con altri elementi, quali il fatto che il padre lavorerebbe negli (…) 

come (…) e che avrebbe finanziato il suo viaggio d’espatrio (cfr. atto 

n. 24/11, D37, pag. 4), come pure che il ricorrente non ha mai effettuato 

alcuna attività lavorativa, malgrado l’abbandono della scuola, che ha potuto 

comunque adempiere fino al (…) anno (cfr. atto n. 24/11, D21 segg., pag. 3 

seg.); indizi che dimostrano una certa disponibilità finanziaria da parte della 

famiglia del ricorrente,  

che alla luce di quanto sopra, l’insorgente non si ritroverà comunque in una 

situazione d’indigenza tale da non poter coprire i suoi bisogni fondamentali, 

potendo peraltro, in caso di necessità, oltreché contare sui famigliari pure 

presenti nella sua regione, anche sui parenti che risiedono in M._______ 

(cfr. atti n. 13/10, p.to 3.01, pag. 4; 24/11, D42 segg., pag. 5), 

che inoltre, il ricorrente è giovane e risulta godere di ottima salute (cfr. atti 

SEM n. 16/2; 22/2; 24/11, D4, pag. 2), non avendo peraltro preteso nel gra-

vame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare la sua 

ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 con-

sid. 9.3.2), nonché dispone di una buona scolarizzazione, 

che, riassumendo, non si ravvisa alcun aspetto che faccia concludere che 

il ricorrente, nel caso di un suo rientro nel paese d’origine, per dei motivi 

personali dal profilo economico, sociale o valetudinario, verrebbe a trovarsi 

in una situazione di emergenza esistenziale, 

che in considerazione di quanto precede, l’esecuzione del suo allontana-

mento, risulta pure essere ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi), 

che infine, nemmeno risultano esservi impedimenti sotto il profilo della pos-

sibilità dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

con l’art. 44 LAsi), il ricorrente essendo tenuto a collaborare all’ottenimento 

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dei documenti di viaggio che gli permettano di ritornare nel suo paese d’ori-

gine (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12), 

che il contesto legato alla pandemia da coronavirus (detto anche Covid-19) 

non è, per il suo carattere temporaneo, di natura tale da porre in discus-

sione le conclusioni che precedono; che se dovesse, nel caso di specie, 

ritardare momentaneamente l’esecuzione dell’allontanamento, questa in-

terverrebbe necessariamente più tardi, in tempi appropriati (cfr. tra le tante 

le sentenze del Tribunale D-3524/2021 con ulteriori rif. cit., D-5674/2021 

del 10 gennaio 2022 consid. 9.6), 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente)   

D-1094/2022 

Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della pre-

sente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: