# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 18207b15-3080-553d-bfe5-8655427e0ee8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-04-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.04.2007 32.2006.60
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-60_2007-04-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.60

   

  FS/ll

  	
  Lugano

  17 aprile
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 marzo 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2
  febbraio 2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
domanda 9 marzo 1999, RI 1, classe __________, da ultimo attivo quale educatore
specializzato presso l’Istituto __________ di __________ (doc. 1/2-5 e 1/13-14
incarto disoccupazione), ha chiesto di poter beneficiare di provvedimenti
professionali (doc. AI 5/1-7).

                                         Con
comunicazione 29 agosto 2000 l’assicurato è stato posto al beneficio di
provvedimenti professionali e meglio, di una riformazione professionale in
qualità di docente mediante frequentazione della Scuola __________ di __________
(doc. AI 31/1).

                                         L’assicurato
non ha superato il primo anno di riformazione e, dopo aver sentito il direttore
della scuola e il suo medico curante, il consulente in integrazione professionale
nel suo rapporto finale 13 settembre 2001 si è così espresso:

 

"  (…)

A seguito del rapporto medico del 21 agosto 2001, ho
incontrato il dottor __________, per discutere in modo più approfondito la
situazione dell'assicurato.

Innanzitutto ho spiegato al medico che, tra gli
obiettivi di una riqualifica professionale AI, c'è quello importante del
recupero e miglioramento della capacità di guadagno. Nel caso del signor RI 1
(visto il suo alto stipendio come educatore) questo recupero è possibile
unicamente proponendo una formazione superiore (come quella tentata della
scuola __________).

Le attuali condizioni di salute dell'assicurato non
permettono di pensare che egli possa affrontare delle riqualifiche così
impegnative.

Dall'incontro è emerso che il signor RI 1 è in grado
unicamente di svolgere lavori poco impegnativi e stressanti dal punto di vista
psichico.

Personalmente, concetto che ho ribadito al dott. __________,
ritengo che al momento non ci siano i presupposti per altri provvedimenti
professionali Al (né una riqualifica ma nemmeno un orientamento) a favore
dell'assicurato. Questi non porterebbero infatti a nessun miglioramento delle
sue capacità lavorative e di guadagno.

Egli, a mio giudizio, è da ritenersi abile in lavori
semplici dal punto di vista intellettuale. L'assicurato potrebbe, ad esempio,
esercitare la prima professione imparata d'impiegato d'ufficio (senza assumere
responsabilità) o in una qualsiasi attività non qualificata.

 

Dati economici e capacità di guadagno residua.

 

Nel precedente
lavoro di educare l'assicurato avrebbe potuto guadagnare un salario annuo di
Fr. 97500 nel 1998. Svolgendo un'attività lucrativa adeguata al suo stato di salute (attività
non qualificata al 100%), il signor RI 1 potrebbe in via teorica ricavare un
reddito annuo di Fr. 45390 (valori 1998). La sua attuale capacità di guadagno
residua è quindi del 46%.

 

Propongo l'assegnazione di una mezza rendita Al ed un
riesame della situazione fra circa un anno." (doc. AI 41/1-2)

 

                                         Con
decisioni 14 novembre 2001 e 16 gennaio 2002 l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurato il diritto ad una mezza rendita dal 1° ottobre 1999 al 31 agosto
2000, dal 1° settembre 2001 al 31 ottobre 2001 e dal 1° novembre 2001 in avanti
(doc. AI 50/1-2, 56/1-2 e 55/1-2).

 

                               1.2.   A
conclusione della procedura di revisione avviata nel settembre 2003 (doc. AI
66/1 e 65/1-2), dopo aver esperito gli accertamenti medici del caso (doc. AI 69/1-4,
72/1 e 74/1-4), l’Ufficio AI ha concluso che la situazione clinica è rimasta invariata
rispetto alla precedente decisione di rendita e con decisione 19 ottobre 2004
ha stabilito che l’assicurato “(…) continuerà a beneficiare della medesima
rendita d’invalidità ottenuta finora (grado 54%) (…)” (doc. AI 77/1).

 

                               1.3.
  A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato tramite la RA 1 – con
la quale egli contesta la valutazione medica operata dall’Ufficio AI sostenendo
che il suo stato di salute sarebbe peggiorato – con decisione su opposizione 2
febbraio 2006 (doc. AI 90/1-6) l’Ufficio AI ha confermato la propria decisione
19 ottobre 2004 adducendo che “(…) il SMR dell’AI ha espresso il proprio
giudizio previa completa e dettagliata visita medica, le cui risultanze sono
state coerentemente esposte nel rapporto 16 settembre 2004 agli atti. Ne
discende pertanto che al rapporto in questione può essere riconosciuto pieno
valore probatorio. In conclusione, si può affermare che non vi sono elementi
dal lato medico che depongano per un’incapacità lavorativa superiore a quella
già attestata nelle precedenti valutazioni effettuate dall’amministrazione (…)”
(doc. AI 90/5).

 

                               1.4.   Contro
questa decisione, sempre tramite la RA 1, l’assicurato ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di una rendita intera. Sostanzialmente
egli ribadisce che il suo stato di salute sarebbe peggiorato e produce lo
scritto 24 febbraio 2006 del dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia,
indirizzato al suo rappresentante.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso e, dopo
aver ribadito che non vi è stato alcun peggioramento inerente lo stato di
salute con influsso sulla capacità lavorativa, ha osservato che “(…) nella sua
annotazione 16 marzo 2006 il Dr. __________ del SMR ha precisato quanto segue: “[…]
lo psichiatra espone le sue ragioni per le quali ritiene che l’assicurato attualmente
abbia esaurite le sue possibilità di inserirsi in un posto di lavoro. Il rapporto
non permette però di constatare una modifica dello stato psichiatrico presente
in occasione della valutazione da parte del Dr. __________. In pratica si
tratta di una differente valutazione circa la capacità lavorativa residua in presenza
di un certo danno alla salute, danno che non viene messo in forse dal Dr. __________.
Inoltre va messo l’accento sul fatto che il Dr. __________ non afferma che vi
sia stato un miglioramento ma che lo stato psichiatrico dell’assicurato non ha
subito delle modifiche di rilievo dal momento dell’assegnazione del diritto a
rendita” (…)”.

 

                               1.6.   Con
scritto 3 aprile 2006 al TCA l’assicurato ha rinunciato a presentare altri mezzi
di prova confermandosi nel proprio ricorso.

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha confermato, in sede di
revisione, il diritto di __________ ad una rendita per un grado d’invalidità
del 54%.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.4.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di
una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande
invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si
ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del
grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è
stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il
grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è
modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3
OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per
grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente
o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso
3.

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione
non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto
invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un
cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC
1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la
revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di
guadagno.

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali
come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4
cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente
dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati
effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14
aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del
24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e
332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita
il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire
dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere
considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto
sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non
devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354).

 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, pag. 230).

 

                                         Inoltre,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la
DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   L’assicurato rimprovera all’Ufficio AI di non aver debitamente
tenuto conto della documentazione medica agli atti, contesta il rapporto 16
settembre 2004 del Dr. __________ e, ritenuto il peggioramento dello stato di
salute, postula il riconoscimento del diritto ad una rendita intera.

 

                                         Nell’ambito
della richiesta di prestazioni AI del marzo 1999 (doc. AI 5/1-7),
l’amministrazione, visto il rapporto medico 18 aprile 1999 (doc. AI 12/1-3 e
11/1-7) del dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia – il quale,
posta la diagnosi di “episodio depressivo di media gravità (ICD-10: F32.1) – disturbo
ciclotimico (ICD-10 F34.0) con idee suicidali ricorrenti e con - elementi di:
disturbo impulsivo di personalità (ICD-10: F60.30) in persona con: - perdita
improvvisa del padre all’età di 10 anni (ICD-10: Z61.0), depressione della
madre (ICD-10: Z62.4) ed allontanamento dalla famiglia (ICD-10: Z61.1)”, ha
attestato un’inabilità al 100% nell’attività svolta finora quale educatore dal
26 ottobre 1998 e concluso che altre attività sono proponibili ma che per le
stesse, circa la limitazione del rendimento, “(…) non è possibile, attualmente,
dare indicazioni precise. L’obiettivo deve comunque essere un reinserimento al
100% (…)” (doc. AI 11/6) – e previo contatto telefonico con lo stesso specialista (doc. AI
15/1), ha affidato l’incarico per integrazione (doc. AI 16/1).

 

                                         Nel
rapporto intermedio 10 luglio 2002 il consulente in integrazione professionale
(CIP) ha osservato che “(…) l’assicu-rato ha superato gli esami di ammissione alla
Scuola __________ di __________. L’anno scolastico inizierà il 28 agosto 2000.
Prima di emanare la relativa decisione ritengo importante chiedere al dott. __________
se, dal profilo della salute, ritiene l’assicurato idoneo ad intraprendere
questa riformazione ed, in seguito, esercitare la professione di maestro di
scuola elementare (…)” (doc. AI 26/1).

 

                                         Con
scritto 24 luglio 2000 il dr. __________ ha così risposto all’Ufficio AI:

 

" 
(…)

Ai tempi (vedi il mio rapporto del 18.4.99) mi ero
espresso in maniera scettica per quanto concerneva una riformazione come
maestro. L'evoluzione degli ultimi mesi mi porta invece, oggi, ad esprimermi
pienamente in favore di una tale riformazione.

 

Nell'ambito della psicoterapia il paziente ha elaborato
molti aspetti delle sue difficoltà che avrebbero potuto compromettere un futuro
esercizio della professione di maestro. Inoltre ha compiuto uno sforzo intellettuale
che ritenevo, ai tempi, utopico. Studiando da solo ed impegnandosi con grande costanza
dal mese di ottobre 1999 il paziente si è preparato per gli esami d'ammissione
alla Scuola __________ (simile ad un esame di maturità) che ha poi superato con
successo nel mese di giugno 2000.

Vista l'evoluzione nella psicoterapia, viste le
capacità nello studio e vista la motivazione determinata del paziente non posso
che ritenerlo idoneo, dal profilo medico, alla formazione ed alla professione
di maestro di scuola elementare.

(…).” (doc. AI 28/4-5)

 

                                         Nel
rapporto fine-sorveglianza 31 luglio 2001 il CIP ha rilevato che “(…) come
risulta dall’attestato scolastico della Scuola __________ (13 luglio 2001), il
signor __________ non ha superato il primo anno di riformazione. Il direttore
della scuola, Prof. __________, durante un colloquio ha consigliato al signor RI
1 di non ripetere l’anno. Nonostante le premesse positive espresse dal medico curante
dott. __________ (v. sua lettera del 24 luglio 2000), sembra infatti che vari
problemi legati allo stato di salute dell’assicurato, emersi anche a scuola,
suggeriscano di non continuare in questa direzione formativa. Prima di valutare
se eventuali altri provvedimenti professionali potrebbero migliorare
sensibilmente la sua attuale capacità di guadagno (il signor RI 1 possiede,
oltre a quella di educatore, una formazione commerciale), ritengo opportuno un
aggiornamento medico (…)” (doc. AI 39/1).

 

                                         Il
dr. __________, nel rapporto di decorso 21 agosto 2001 (doc. AI 40/1-2) – ritenuto
lo stato di salute stazionario e le diagnosi senza modifiche – ha osservato
che:

 

" 
(…)

Purtroppo il signor RI 1 non ha superato il primo anno
della scuola magistrale e pare che il direttore non l'abbia incoraggiato a
ripeterlo.

Siamo, quindi, tornati alla situazione di due-tre anni
fa. Il signor RI 1 si ritrova scoraggiato e smarrito e incapace, per il
momento, di fare delle scelte per un eventuale altro tentativo di riformazione
professionale.

Data l'età relativamente giovane del signor RI 1 e
viste le sue buone capacità di base rimango dell'avviso che un ulteriore
tentativo sarebbe auspicabile quando egli si sarà ripreso dall'insuccesso recente.

Ma, lo sottolineo, non sono orientatore professionale.
Sarebbe un grande aiuto se il signor RI 1 potesse essere seguito con più
regolarità, per quanto concerne la riformazione, dal consulente professionale
dell'AI. (Sarei ben disposto ad incontrarlo eventualmente per poter coordinare
meglio i nostri sforzi per evitare un'invalidità permanente al signor RI 1).

(…).” (doc. AI 40/1)

 

                                         Nel
rapporto finale 13 settembre 2001 (doc. AI 41/1-2) il CIP ha, in particolare,
rilevato che “(…) le attuali condizioni di salute dell’assicurato non
permettono di pensare che egli possa affrontare delle riqualifiche così
impegnative [ndr.: si riferisce a formazioni superiori come quella della Scuola
__________]. Dall’incontro [ndr.: con il dr. __________] è emerso che il signor
RI 1 è in grado unicamente di svolgere lavori poco impegnativi e stressanti dal
punto di vista psichico. […] Egli, a mio giudizio, è da ritenersi abile in
lavori semplici dal punto di vista intellettuale. L’assicurato potrebbe, ad
esempio, esercitare la prima professione imparata d’impiegato d’ufficio (senza
assumere responsabilità) o in una qualsiasi attività non qualificata (…)” (doc.
AI 41/1).

 

                                         Sulla
base delle risultanze appena esposte l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurato il diritto ad una mezza rendita dal 1° ottobre 1999 al 31 agosto
2000, dal 1° settembre 2001 al 31 ottobre 2001 e dal 1° novembre 2001 in avanti
(decisioni 14 novembre 2001 e 16 gennaio 2002 rimaste incontestate, doc. AI
50/1-2, 56/1-2 e 55/1-2).

 

                                         In
sede di procedura di revisione avviata nel settembre 2003 (doc. AI 66/1), nel
questionario 16 settembre 2003 (doc. AI 65/1-2), l’assicurato ha sostenuto che
il suo stato di salute è “peggiorato” (doc. AI 65/1).

 

                                         Il
dr. __________, nel suo rapporto medico 29 ottobre 2003 (doc. AI 69/1-4), posta
la diagnosi di “sindrome depressiva medio/grave, ripetuti episodi (ICD-10:
F32.1/2) – disturbo ciclotimito (ICD-10: F34.0) – disturbo impulsivo di
personalità (ICD-10: F60.30)” e attestato uno stato di salute “stazionario”, ha
rilevato:

 

" 
(…)

3.     Dati
anamnestici

 

(Per ulteriori dati anamnestici vedi anche i miei rapporti del 18.04.1999
e del 21.8.2001)

 

Il paziente aveva scelto la sua professione, educatore, in base ad una
motivazione non realistica dettata della sua storia personale (vedi il mio
rapporto del 18.04.1999). Nel corso degli anni, rendendosi conto che le sue
attese non potevano verificarsi, ha mostrato sempre più segni di scompenso
psichico (stati depressivi con idee di suicidio) e delle reazioni inappropriate
sia nella vita quotidiana sia sul lavoro (reazioni aggressive impulsive). Lo
svolgere della sua professione è diventato impossibile dal 26.10.1998.

 

Data la giovane età del paziente e visto che
l'inabilità lavorativa era legata alla sua professione mi era sembrato
ragionevole tentare una riqualifica professionale. Avevo quindi chiesto (vedi
sempre il mio rapporto del 18.4.1999) "una valutazione approfondita da
parte dell'AI riguardante le possibili professioni da scegliere".

 

Non volendo aspettare l'inizio di una tale valutazione
il paziente, a partire della fine del 1999 ha iniziato, su sua spontanea
iniziativa, a prepararsi per l'ammissione alla scuola magistrale impegnandosi
al massimo. Nell'estate 2000 ha superato di fatto gli esami d'ammissione per la
magistrale. A questo punto non si poteva più non sostenere il suo impegno e la
sua scelta (vedi la mia lettera del 24.7.2000). Gli sono quindi stati accordati
dei contributi come provvedimento professionale per poter continuare la
formazione di maestro di scuola elementare.

 

Il paziente, purtroppo, non è riuscito a superare il
primo anno della scuola __________. Sia dalla valutazione del paziente stesso
sia da quella della direzione della scuola è emerso che il fattore limitativo
non è stato tanto l'impegno o il rendimento ma piuttosto le sue difficoltà
relazionali ed emotive. Difatti nel corso dell'anno in cui egli frequentava la __________
erano pure ricomparsi sintomi depressivi non irrilevanti (anedonia, stanchezza
psicofisica, disturbi del sonno, inappetenza ecc.).

 

Dopo questo tentativo di riqualificazione professionale
fallito l'idea di una riqualificazione ha dovuto essere abbandonato (vedi anche
il mio colloquio con il signor __________ dell'Al del 9.9.2001). Il paziente
ciò nonostante non ha voluto accettare di essere invalido "al 100%".
E' stato sostenuto anche da me nel suo desiderio di mantenere almeno una certa
autonomia parziale. Gli è quindi stato[a] assegnata una mezza rendita per
un'incapacità di guadagno al 54% con l'idea che avrebbe potuto guadagnare circa
metà dello stipendio che aveva guadagnato nella sua professione originale con
un lavoro non qualificato.

 

Il paziente, dopo questa decisione, appariva
rasserenato e fiducioso. Si è "lanciato" nella ricerca di lavoro con
entusiasmo. Non appena confrontato con il mondo reale del lavoro riemergevano
però gli stessi problemi che aveva già riscontrato nella sua professione di educatore
che erano sembrati, in un primo tempo, limitati ad essa. Reagiva con
insofferenza, con irascibilità e con aggressività ad ogni inconveniente e ad
ogni piccola critica e abbandonava l'attività iniziata già dopo pochi giorni
(più volte dopo neanche un giorno), al massimo dopo poche settimane,
sconsolato, ricadendo in stati depressivi. Si sentiva vuoto, confuso, teso,
incapace di prendere decisioni se pur banali, senza energia. Di nuovo non
vedeva più scopo nella sua vita e accusava insonnia, inappetenza. Non usciva
più di casa, ecc. Di seguito, riprendendosi un po', rimaneva spesso in
uno stato subdepressivo per diverse settimane, indeciso, senza voglia e senza
prendere iniziative finché, lanciato da un nuovo entusiasmo riprendeva delle
ricerche di possibili attività in maniera spesso caotica.

 

Il ciclo descritto (entusiasmo, reazione d'insofferenza
estrema, ricaduta di depressione, fase subdepressiva e di nuovo entusiasmo
ecc.) si è ripetuto più volte nel corso degli ultimi due anni in contesto
d'attività molto diverse fra di loro: programma occupazionale presso la __________, lavoro
presso un restauratore di mobili, stage per un tirocinio come laborante, inizio
di un tirocinio come libraio, provino al servizio informazioni della __________.

 

Nell'ambito privato il paziente ha presentato i
medesimi problemi. Con le persone a lui vicine, con il figlio, con l'ex-moglie,
con la madre, con i suoi amici, i rapporti si sono sempre più incrinati a causa
delle reazioni insofferenti e aggressive del paziente. Il paziente si è isolato
sempre di più.

 

Il paziente ha vissuto dal settembre 2001 con mezza
rendita AI e con contributi della cassa disoccupazione. La speranza che egli
avrebbe potuto contribuire al proprio sostentamento e mantenere una certa
autonomia, svolgendo un'attività non qualificata, si è rivelata vana. Le
occasioni per una ripresa lavorativa sono tutte fallite a causa dei suoi
problemi psichici. Non rimane oggi che constatare che il paziente è
rimasto de facto inabile al lavoro al 95% (almeno) da allora.

 

 

4/5. Valutazione psichiatrica (Disturbi
soggettivi / Constatazioni) 

 

La sintomatologia del paziente, descritta nei rapporti
precedenti e qui sopra nell'anamnesi, è rimasta sempre invariata.

Nel corso di questi ultimi anni si è accentuata
ulteriormente con l'accumularsi di delusioni e fallimenti. L'idea che il
paziente può mantenere una certa autonomia tramite un'attività lavorativa
regolare deve essere abbandonata definitivamente.

 

E' inabile al lavoro (al guadagno)
al 95% in maniera indeterminata, con ogni probabilità per sempre. Con
l'unica attività lavorativa che gli è possibile, con il restauro occasionale di
mobili in proprio, non riesce, dati i limiti del suo stato di salute, a
superare mediamente i[l] 5%. Dovrebbe quindi essere messo a beneficenza di una rendita
intera a tempo indeterminato.

 

Il paziente si è sempre ribellato contro l'idea
d'essere invalido. Ogni insuccesso ha però compromesso ulteriormente l'immagine
negativa di sé e ha accentuato la sintomatologia descritta. Il compito urgente
e futuro sarà fare accettare il [al] paziente il fatto che non è in grado di
mantenere se stesso in maniera autonoma. (…).” (doc. AI 69/2-3)

 

                                         Il
14 settembre 2004 l’assicurato è stato visitato dal dr. __________, medico SMR.
Nel rapporto medico 16 settembre 2004 (doc. AI 74/1-4) il dr. __________, posta
la diagnosi di “episodio depressivo di media gravità (ICD 10, F32.1) – ciclotimia
(ICD 10, F34.0) – disturbo di personalità emotivamente instabile, tipo
impulsivo (ICD 10, F60.30)” (doc. AI 74/1), ha espresso la seguente
conclusione:

 

" 
(…)

Valutazione/conclusione:

 

In base alle attuali constatazioni obbiettivate
concordo con le valutazioni psicopatologiche proposte dallo psichiatra curante
e cioè che ci troviamo di fronte ad una condizione di patimento psichico caratterizzata
dalla coesistenza di un disturbo della sfera affettiva e di un'alterata
struttura di personalità.

 

Per quanto riguarda il disturbo affettivo, esso è
caratterizzato sostanzialmente da un'instabilità del tono dell'umore con
fluttuazioni, peraltro non marcate, tra stati depressivi e stati di
esaltazione. Questa instabilità affettiva si innesta in una struttura
personologica a sua volta segnata dalla presenza di labilità emotiva ed incoerenza
comportamentale nell'ambito della quale la caratteristica principale è data da
una difficoltà nel controllo degli impulsi che lo porta frequentemente ad agire
in modo esplosivo ed incontrollato. Proprio per questa mancanza di autocontrollo
frequentemente si è trovato in situazioni di contrasto con i propri colleghi e
a mettere in atto comportamenti impulsivi con abbandono del posto di lavoro.

 

Fatte queste premesse, mi sembrano doverose una paio di
considerazioni che mi portano a discordare con le recenti valutazioni sulla
capacità lavorativa dell'assicurato fatte dal dr. __________.

 

Innanzitutto emerge l'impressione che le difficoltà che
l'assicurato incontra nel tenere un'attività lavorativa, anche se semplice, sia
più che altro conseguenza di un mancato reale "impegno" nel cercare
di contrastare i limiti emotivo-comportamentali che lo affliggono. Si tratta
cioè di stati psicopatologici che ben difficilmente compromettono in modo
completo la capacità lavorativa e questo perché in questo tipo di disturbi in
genere si tende a sviluppare con il tempo delle strategie che consentono
migliori capacità adattative. Nel caso in oggetto si ha invece la sensazione
che tutte le attività intraprese siano state "rifiutate a priori", in
quanto probabilmente ritenute non idonee o non sufficientemente interessanti e
conseguentemente "rigettate" attraverso una marcata insofferenza
verso le stesse inevitabilmente sfociata nella messa in atto di comportamenti impulsivi.
Il problema è quindi dato innanzitutto dalla gestione dell'assicurato. E'
importante cioè stabilire con lui una relazione chiara, senza equivoci e priva
di malintesi: una relazione franca e diretta è per lui molto più facilmente
gestibile che non una relazione imperniata su dubbi, ambivalenze, non detti,
modalità che esacerbano le difficoltà relazionali portandolo a situazioni di
"scompenso".

Va poi detto che si tratta di una persona giovane, con
intatte capacità fisiche, senza aggravanti tossicomaniche, dotata di buona
intelligenza e senza significativi limiti dal punto di vista cognitivo che se
sufficientemente sensibilizzata sulla necessità di affrontare i propri impegni
con maggiore "forza di volontà" non sembra mostrare impedimenti alla
possibilità di continuare a fornire prestazioni professionali.

 

Per tali motivi ritengo, come peraltro certificato
dallo stesso psichiatra curante, che lo stato psicopatologico dell'assicurato è
rimasto pressoché invariato e con esso la sua inabilità lavorativa che rimane
pertanto fissata ai limiti identificati nella precedente decisione di rendita

 

Conseguenze sulla capacità lavorativa:

 

l'assicurato presenta dei tratti
affettivo-personologici particolari che rendono difficili ma non impossibili le
sue possibilità di adattamento e che di per sé non sembrano compromettere in
modo completo le sue capacità di lavoro.

A mio avviso egli è in grado di fornire prestazioni
lavorative in attività semplici ed in ambienti tranquilli, in attività che ad
esempio non lo portino a contatti troppo stretti con colleghi e/o clienti dove
potrebbe diventare inevitabile l'incomprensione ed il confronto. (…).” (doc. AI
74/3-4)

 

                                         In
sede di ricorso l’assicurato ha prodotto lo scritto 24 febbraio 2006 –
indirizzato al suo rappresentante – nel quale il dr. __________, circa il
rapporto 16 settembre 2004 del dr. __________, si è espresso come segue:

 

" 
(…)

L'ultima cosa che si può rimproverare al signor RI 1 è
che abbia mancato di impegno e di forza di volontà. Fatto è che non ha mai
voluto arrendersi all'idea d'essere incapace al lavoro e di essere invalido.

In un primo tempo aveva fatto richiesta all'AI per un
orientamento professionale. Questo aiuto non è mai stato fornito dall'AI. Dopo
mesi e mesi d'attesa il signor RI 1 ha deciso quindi di sua iniziativa di
prepararsi per gli esami d'ammissione alla scuola __________ (alta scuola
pedagogica) con l'idea di riqualificarsi come maestro di scuola elementare, e
con grande impegno si è preparato per gli esami d'ammissione che è riuscito a
superare. Non è stato possibile, dopo questo sforzo da parte sua, non sostenere
il suo progetto di riqualifica e l'AI gli ha concesso i sussidi necessari.
Purtroppo il signor RI 1 non è riuscito a superare il primo anno e gli è stato
consigliato in maniera tassativa di abbandonare perché si sono ripresentati i
disturbi psichici e i comportamenti che avevano già portato all'inabilità
lavorativa nel suo mestiere di educatore.

Anche dopo questo insuccesso e questa delusione il
signor RI 1 era lungi dal voler accettare una sua infermità. Era determinato
piuttosto a fare qualsiasi lavoro non qualificato piuttosto di rimanere invalido
e ha preferito accettare una mezza rendita con la convinzione di poter ottenere
50% del guadagno precedente con altri lavori. Ha cercato e iniziato di seguito
più volte dei lavori in ambienti e con requisiti diversi. Ogni volta un nuovo
peggioramento del suo stato psichico ha interrotto questi tentativi di
riprendere un lavoro. Con l'accumularsi degli insuccessi la fiducia del signor RI
1 in se stesso e nelle sue capacità è diminuita e quindi la situazione generale
del suo stato psichico e delle sue capacità di competere con le richieste delle
vita sociale quotidiana sono ulteriormente diminuite. E' importante ricordare
anche che dei peggioramenti del suo stato psichico non avvenivano solo in
concomitanza con dei tentativi di ripresa di un lavoro ma anche per altri
motivi (conflitto con l'ex-moglie, problemi con il figlio, problemi con la
vicina di casa, conflitti con enti e autorità) e più volte in maniera non
prevedibile, cioè senza motivo esterno apparente.

L'idea che il signor RI 1 sta male perché non vuole
lavorare (mancanza di volontà, mancanza d'impegno), come suggerisce il Dr. __________
nella sua valutazione, semplicemente non corrisponde ai fatti.

Il fatto che il signor RI 1 ha interrotto vari lavori,
specialmente in occasione degli ultimi tentativi di riprendere un lavoro, dopo
poco tempo non permette di concludere che abbia mancato di volontà e d'impegno.
E' conseguenza invece della gravità, rispettivamente del peggioramento, del suo
disturbo.

E' chiaro che volontà (motivazione) e impegno di un paziente
sono indispensabili per superare ed eventualmente guarire disturbi psichici, ma
non sono sufficienti. Proprio il caso del signor RI 1 può servire come esempio che
la buona volontà non basta.

Anche gli approcci pedagogici (vedi "relazione
chiara, senza equivoci e priva di malintesi...."; il Dr. __________
dovrebbe saper specificare anche dove e quando esattamente questa sia mancata!)
e le terapie psichiatriche, compresa la psicoterapia, non possono garantire un
miglioramento o, addirittura, la guarigione.

Il Dr. __________ sostiene anche che disturbi come
quello del signor RI 1 migliorino con il tempo. E' vero che le pulsioni
aggressive e sessuali diminuiscono tendenzialmente dopo circa 50 anni d'età
(climaterio!), ma anche questo non è una legge ferrea. Disturbi psichici dovuti
a traumi gravi nell'infanzia e nell'adolescenza, come quelli del paziente
(ricordo che il paziente ha assistito all'età di 10 anni all' annegamento del
padre e ha sofferto dopo della depressione della madre - rinuncio ad entrare
nei dettagli!), non mostrano invece questa tendenza. Ogni tentativo fallito di
superarli peggiora invece di solito la situazione, ogni insuccesso diminuisce
ulteriormente la fiducia nelle proprie capacità, aumenta l'insicurezza, la
tensione e la depressione e quindi la probabilità del prossimo fallimento.

Anch'io sono stato convinto fino a qualche anno fa che
il signor RI 1 possa lavorare con una capacità di guadagno di circa 50%. Il
decorso mi ha però costretto a rivedere questa valutazione. Ha tentato d'inserirsi
più volte, in contesti lavorativi diversi, ed è sempre fallito per gli stessi
motivi. Proprio a causa di questi fallimenti il suo stato psichico è anche
peggiorato rispetto ai tempi dei miei primi rapporti medici all'AI.

(…).” (doc. C)

 

                                         Al
riguardo il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 16 marzo 2006, ha
osservato che “(…) lo psichiatra espone le sue ragioni per le quali ritiene che
l’assicurato attualmente abbia esaurite le sue possibilità di inserirsi in un
posto di lavoro. Il rapporto non permette però di constatare una modifica dello
stato psichiatrico presente in occasione della valutazione da parte del Dr. __________.
In pratica si tratta di una differente valutazione circa la capacità lavorativa
residua in presenza di un certo danno alla salute, danno che non viene messo in
forse dal Dr. __________. Inoltre va messo l’accento sul fatto che il Dr. __________
non afferma che vi sia stato un miglioramento ma che lo stato psichiatrico
dell’assicurato non ha subito delle modifiche di rilievo dal momento
dell’assegna-zione del diritto a rendita” (…)” (doc. III/Bis).

 

                                         Viste
le risultanze mediche appena riprodotte e conformemente alla giurisprudenza
federale in merito alla valutazione probatoria di atti medici (cfr. consid.
2.6), questo Tribunale deve concludere che a ragione l’Ufficio
AI ha stabilito che l’assicurato continuerà a beneficiare della medesima
rendita d’invalidità ottenuta finora (grado d’invalidità 54%).

 

                                         Infatti,
da una parte, a prescindere dalle considerazioni generali che
si impongono sul tema dell’attendibilità delle certificazioni dei medici di
fiducia degli assicurati (cfr. in proposito consid. 2.6), nel rapporto medico
29 ottobre 2003 il dr. __________ non attesta un peggioramento dello stato di salute
dell’assicu-rato: “(…) lo stato di salute dell’assicurato è: stazionario
(…)” (doc. AI 69/2, la sottolineatura é del redattore) e nemmeno riferisce
quali siano state esattamente le conseguenze degli insuccessi nell’ambito
occupazionale sulla sua capacità lavorativa limitandosi ad osservare, senza
tuttavia documentare, che “(…) il paziente ha vissuto dal settembre 2001 con
una mezza rendita AI e con contributi della cassa disoccupazione. La speranza
che egli avrebbe potuto contribuire al proprio sostentamento e mantenere una
certa autonomia, svolgendo un’attività non qualificata, si è rivelata vana. Le
occasioni per una ripresa lavorativa sono tutte fallite a causa dei suoi
problemi psichici. Non rimane oggi che constatare che il paziente è rimasto de
facto inabile al lavoro al 95% (almeno) da allora (…)” (doc. AI 69/3). In
particolare il dr. __________ non dice cosa egli abbia intrapreso dopo i ripetuti
fallimenti nell’assunzione di un’attività lavorativa e – nonostante l’attestata
incapacità lavorativa del 95% almeno dal settembre 2001 e il fatto che egli lo
ha in cura regolarmente dall’ottobre 1997 – come mai è solo dopo essere stato
interpellato dall’Ufficio AI nell’ambito della revisione intrapresa nel settembre
2003 che egli è giunto a una tale conclusione.

                                         D’altra
parte, il dr. __________, nel rapporto 16 settembre 2004 – rapporto a cui
conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.6) va riconosciuta
forza probatoria piena – ha considerato le medesime diagnosi poste dal dr. __________.

                                         Non
va qui poi dimenticato che le decisioni con le quali l’Ufficio AI gli ha riconosciuto
il diritto ad una mezza rendita considerandolo abile totalmente in un’attività
adeguata (doc. AI 50/1-2, 56/1-2, 55/1-2 e 41/1-2) non sono state contestate.
Al contrario, lo stesso dr. __________, in uno scritto 22 novembre 2001 alla
cassa disoccupazione, ha specificato che “(…) il certificato medico redatto da
me il 18.7.2001 contiene un errore. Indica un’inabilità lavorativa al 100%
nella professione di educatore e, erroneamente, a partire dal 1.9.2001, di 50%
per altre attività. Corretto è, invece, che il signor RI 1 è sì inabile al
lavoro come educatore al 100% a tempo indeterminato ma abile al 100% per
altre attività lavorative di sua competenza a partire dal 1.9.2001.
(…)”(doc. 1/17, incarto disoccupazione).

 

                                         Neppure
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo allo scritto 24
febbraio 2006 del dr. __________ indirizzato al rappresentante dell’assicurato.
Infatti, contestate le osservazioni in merito al suo impegno e forza di
volontà, il dr. __________ non ha attestato debitamente un peggioramento della
situazione invalidante del suo paziente e si è limitato a concludere in modo
del tutto generico che “(…) anch’io sono stato convinto fino a qualche anno fa
che il signor RI 1 possa [potesse] lavorare con una capacità di guadagno di
circa 50%. Il decorso mi ha però costretto a rivedere questa valutazione. Ha
tentato d’inserirsi più volte, in contesti lavorativi diversi, ed è sempre
fallito per gli stessi motivi. Proprio a causa di questi fallimenti il suo
stato psichico è anche peggiorato rispetto ai tempi dei miei primi rapporti
medici all’AI (…)” (doc. C).

                                         Il
dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 16 marzo 2006 ha, tra l’altro,
concluso che “(…) il rapporto [ndr.: si riferisce allo scritto 24 febbraio 2006
del dr. __________] non permette però di costatare una modifica dello stato
psichiatrico presente in occasione della valutazione da parte del dr. __________
(…)” (doc. III/Bis).

 

                                         Al
riguardo va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella
causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne
saurait certes mettre sur le
même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de
l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance
à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et
un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore
qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants,
il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle
expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit
bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment
énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a
dès lors aucune raison d'écarter le
rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour
le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au
regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et
du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…).”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,
consid. 3.2)

 

                                         Ciononostante
va fatto presente all’assicurato che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, esso potrà in futuro presentare una domanda di revisione.

 

                                         Visto
quanto precede, la decisione impugnata merita dunque conferma, mentre il
ricorso va respinto.

 

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti