# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3a86bac1-3727-5197-9693-c9e0e4aa526b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-09-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.09.2020 35.2020.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2020-3_2020-09-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  35.2020.3

   

  CL/gm

  	
  Lugano

  28 settembre 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Christiana Lepori, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 gennaio 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 26 novembre 2019 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2 

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 26 marzo 2016 RI 1, nato
nel 1942, dipendente della __________ e, perciò, assicurato d’obbligo contro
gli infortuni e le malattie professionali presso l’CO 1, è stato investito da
tergo da un’automobile mentre circolava in sella alla propria bicicletta. Egli
è, così, caduto a terra, dopodiché la ruota posteriore dell’autoveicolo gli è “salita
sulla spalla sinistra”. 

                                         In conseguenza del
sinistro - annunciato dalla datrice di lavoro il 31 marzo 2016 -, RI 1 ha
riportato una contusione della spalla sinistra e dell’anca, pure dal lato
sinistro (doc. 1 e 10).

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge sino al
24 aprile 2016, allorquando l’assicurato è tornato ad essere abile al lavoro
nella misura del 100% (doc. 9).

 

                               1.2.   Il 14 gennaio 2019,
all’assicuratore è stata annunciata una ricaduta dell’evento assicurato, con
inabilità lavorativa al 100% dal 7 gennaio 2019 (doc. 11).

                                         L’esame di RMN della
spalla sinistra, effettuato il 18 gennaio 2019, ha evidenziato una lesione
estesa del sovraspinato con retrazione e atrofia muscolare, oltre ad una
lesione parziale dell’infraspinato e del sottoscapolare, nonché una probabile
rottura del capo lungo del bicipite (doc. 29, pag. 3/3).

 

                               1.3.   Esperiti gli accertamenti
medico-assicurativi del caso, con decisione formale del 6 maggio 2019,
l’amministrazione ha negato l’esistenza di un nesso causale naturale tra
l’evento del marzo 2016 ed i disturbi oggetto dell’annuncio di ricaduta del
gennaio 2019 (doc. 37).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’assicurato (doc. 45 e doc. 47), patrocinato dall’avv. RA 1, in
data 26 novembre 2019 l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (doc. 52).

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 13
gennaio 2020, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto
l’annullamento della decisione su opposizione del 26 novembre 2019 ed il
ripristino delle prestazioni LAINF di breve, rispettivamente, di lunga durata.

                                         Il legale ha, in
particolare, chiesto in via principale che venga accertato il nesso di
causalità tra l’evento infortunistico del marzo 2016 ed il danno alla salute
presentato dall’assicurato e, in via subordinata, che trovi applicazione
l’art. 6 cpv. 2 LAINF. 

 

                                         Sostanzialmente, il legale,
fondandosi sulle valutazioni - per le quali meglio si dirà nel prosieguo - del
medico curante del proprio assistito, dr. med. __________ - FMH in medicina
interna generale - ed in parte su quanto osservato dal dr. med. __________ -
specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia -, ha contestato le
conclusioni del medico fiduciario, secondo il cui parere i disturbi alla spalla
sinistra di cui all’annuncio di ricaduta del 14 gennaio 2019 non sono in nesso
causale con l’infortunio del 26 marzo 2019. Ha, poi, ritenuto che dal 26 marzo
2016 RI 1 avrebbe continuato ad accusare dolore alla spalla lesionata, peraltro
oggetto di un nuovo infortunio, occorso il 7 gennaio 2019.

                                         Da ultimo, l’avv. RA 1 ha
protestato spese, tasse e ripetibili (che non ha quantificato, doc. I).

 

                               1.5.   Nella risposta del 3 febbraio
2020, l’CO 1 ha precisato che l’importante sintomatologia dolorosa dichiarata
dall’assicurato in sede di ricorso non trova alcuna conferma agli atti. 

                                         A mente dell’istituto
assicuratore, RI 1 non ha inoltre reso verosimile di essere stato vittima di un
nuovo infortunio il 7 gennaio 2019. 

                                         Le conclusioni cui è
giunto il medico ___________, dr. med. __________ - specialista FMH in
ortopedia e traumatologia -, che ha evidenziato la natura degenerativa delle affezioni
di cui l’assicurato soffre, meritano, quindi, a detta dell’CO 1, conferma (doc.
III). 

 

                               1.6.   Con
scritto del 20 febbraio 2020, il patrocinatore dell’assicurato ha nuovamente
contestato che le lesioni alla spalla siano dovute all’usura, ritenuto, in
particolare, che RI 1, dopo l’infortunio del 2016 - seppur abile al lavoro
nella misura del 100% -, a causa del persistere di dolori all’articolazione, non
ha più svolto le precedenti mansioni (comprensive di lavori pesanti,
all’esterno), occupandosi, poi, solamente d’attività d’ufficio. Ha, poi,
precisato che prima del marzo 2016 la spalla lesa non aveva mai presentato
problemi e che il criterio dell’età ritenuto dal dr. med. __________ non
assume, nel caso di specie, alcuna rilevanza. 

                                         Da
ultimo, ha posto in evidenza il fatto che il proprio assistito, con scritto 6
maggio 2019, non figurante nell’incarto CO 1, aveva già comunicato all’istituto
assicuratore l’evento del 7 gennaio precedente, e meglio come dimostra la
ricevuta 6 maggio 2019 contestualmente prodotta (invio raccomandato n.
98.00.581400.03002690; doc. VII ed allegati).

 

                               1.7.   Con
osservazioni del 4 marzo 2020, l’CO 1 ha rilevato che in data 25 settembre 2019
l’assicurato aveva dichiarato che fino alla fine di dicembre 2018 lavorava
occupandosi al 50% di lavori d’ufficio e al 50% di lavori, anche pesanti,
all’esterno. Ne discende che, secondo l’amministrazione, erroneamente il legale
di RI 1 ha concluso che dal 24 aprile 2016 il proprio assistito era attivo solo
per lavori amministrativi.

Ritenendo irrilevante il fatto
che prima dell’infortunio l’assicurato non aveva mai lamentato disturbi alla
spalla sinistra, l’istituto assicuratore ha ribadito che l’età, in materia di
lesioni alla cuffia dei rotatori, è un elemento fondamentale e va, come tale,
tenuta in considerazione. 

                                         Sulla lettera 6 maggio
2019 indirizzata all’CO 1 dall’assicurato ed inerente - più che l’asserito
infortunio del 7 gennaio 2019 - un precetto esecutivo inviato alla ditta per il
mancato pagamento dei premi, l’amministrazione ha rilevato che detta
comunicazione non è stata trasmessa a tempo debito, segnatamente in tempi non
sospetti. RI 1, in quel momento, era, infatti, già stato informato
dall’assicuratore - con decisione informale - che le condizioni per il
ripristino delle prestazioni non erano date. L’amministrazione ha rilevato che RI
1 non aveva, inoltre, informato né il proprio assicuratore infortuni, né i
medici sull’episodio del 7 gennaio 2019. Egli aveva, per contro, menzionato una
riacutizzazione dei disturbi già nel dicembre 2018; ben prima, quindi,
dell’eventuale infortunio del 7 gennaio 2019 (doc. IX).

 

                               1.8.   Con osservazioni del 20
aprile 2020, l’assicurato, per il tramite del proprio legale, ha ribadito non
aver mai svolto attività pesanti all’esterno successivamente al sinistro del 26
marzo 2016, dopo il quale ha lavorato in ufficio durante la mattina e seguito i
cantieri durante le ore pomeridiane, senza che ciò implicasse alcuna attività
fisica. Prova ne sarebbe che, per compensare la riduzione della propria
attività manuale, RI 1 ha dovuto ricorrere alle prestazioni di ditte esterne.
Il legale del ricorrente, che ha chiesto l’audizione del proprio assistito,
nonché di __________ (segretaria), __________ (tecnico frigorista responsabile)
e __________ (tecnico elettrodomestici) - tutti in grado di confermare il
ricorso ad aziende esterne per compensare la ridotta attività pesante
all’esterno da parte del titolare - si è, per il resto, riconfermato nelle
proprie precedenti allegazioni e conclusioni (doc. XV). Il 30 aprile 2020,
l’avv. RA 1 ha prodotto, a complemento delle proprie osservazioni, i documenti contabili
attestanti l’assunzione di personale esterno (doc. XVII + 1/10).

 

                               1.9.   Con osservazioni del 7 maggio
2020, l’CO 1, rinviando per il rimanente allo scritto 4 marzo 2020, ha rilevato
che determinante ai fini della presente decisione deve essere quanto dichiarato
dall’assicurato - una cui nuova audizione, a mente, dell’amministrazione, non
si impone - il 25 settembre 2019 e non le considerazioni espresse dal legale di
quest’ultimo in sede ricorsuale (doc. XIX).

                             1.10.   Con scritto dell’11 maggio
2020 - trasmesso all’amministrazione il giorno seguente (doc. XXII) -, il
legale dell’assicurato si è riconfermato nelle proprie allegazioni e
conclusioni (doc. XXI).

 

                                         in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   Preliminarmente, richiamata
la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui
l’incarto era stato affidato dall’assicuratore a un legale esterno
all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la
STF 8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide
questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N.
043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una
comunicazione dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto sub judice è stato
trattato dalla funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti
(in concreto, dall’avv. __________), senza che la giurista di lingua italiana, figlia
del Giudice Ivano Ranzanici, se ne sia in alcun modo occupata. 

 

                                         nel merito

 

                               2.2.   Oggetto della lite è la questione di sapere se l’CO 1 era
legittimato a negare il proprio obbligo a prestazioni a proposito dei disturbi
alla spalla sinistra oggetto dell’annuncio di ricaduta del 14 gennaio 2019,
oppure no.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le
prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali,
d’infortuni non professionali e di malattie professionali.

 

Gli assicuratori contro gli
infortuni devono corrispondere le proprie prestazioni anche per le lesioni
corporali esaustivamente enumerate all'art. 6 cpv. 2 LAINF (nella versione
introdotta con la modifica del 25 settembre 2015, entrata in vigore il 1°
gennaio 2017), a condizione che esse non siano attribuibili indubbiamente a una
malattia o a fenomeni degenerativi.

 

Con la revisione della
Legge federale sull’assicurazione contro gli infortuni, entrata in vigore il 1°
gennaio 2017, per quanto concerne le lesioni corporali parificabili ai postumi
d’infortunio, il legislatore federale ha rinunciato al criterio del
fattore esterno.

Il nuovo
art. 6 cpv. 2 LAINF ha il seguente tenore:

 

" L’assicurazione
effettua le prestazioni anche per le lesioni corporali seguenti, sempre che non
siano dovute prevalentemente all’usura o a una malattia:

a. fratture;

b. lussazioni di articolazioni;

c. lacerazioni del menisco;

d. lacerazioni muscolari;

e. stiramenti muscolari;

f.  lacerazioni dei tendini;

g. lesioni dei legamenti;

h. lesioni del timpano.”

 

                               2.4.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. DTF
134 V 109 consid. 9.5.; RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145;
DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 U 133/02; STFA
U 162/02 del 29 gennaio 2001; DTF 121 V 6; STFA H 407/99 del 28 novembre 2000;
STFA C 116/00 del 22 agosto 2000; STFA C 341/98 del 23 dicembre 1999 consid. 3,
pag., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p.
250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V
32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, Basilea 1991, pag. 63). Al riguardo essi si attengono, di
regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (cfr. DTF 129 V 181 consid. 3.1 e
406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine)

 

                                         (cfr. STF 8C_12/2019 del 4
marzo 2019 consid. 3; STF 8C_160/2012 del 13 giugno2012 consid. 2; RAMI 1992 U
142, pag. 75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri
71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza,
qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un
sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio
obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa
naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione
del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni,
l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo
l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità
che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente.
Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della
prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U
363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati). 

 

                               2.5.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si
presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365
 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem
Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M.
Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è
tenuto a riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di
ricadute o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e
A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277). Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato,
e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno
ancora assicurato. Rilevante è soltanto l’esistenza di un nesso di causalità
(cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

 

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206 p. 326 ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni
non può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità è provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.7.   Nel
caso di specie, dalle carte processuali emerge che l’CO 1 ha negato il proprio
obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi lamentati dall’assicurato alla
spalla sinistra ed oggetto dell’annuncio di ricaduta, facendo capo al parere
del medico fiduciario.

 

                                         Da
parte sua, l’assicurato fa valere, fondandosi, in particolare, sui rapporti del
proprio medico curante, che i disturbi della spalla sinistra sarebbero
conseguenti all’evento del 26 marzo 2016. Ciò anche in ragione del fatto che
prima non ne aveva mai sofferto.

 

                                         A
proposito di quest'ultima affermazione giova innanzitutto qui ricordare che la regola “post hoc, ergo propter hoc” (dopo questo,
dunque a causa di questo) non ha valenza scientifica. La giurisprudenza
federale ha stabilito che per il solo fatto d’essere insorto dopo l’infortunio,
un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua conseguenza. Tale
argomento è insostenibile dal profilo della medicina infortunistica e
inammissibile da quello probatorio (cfr. STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013
consid. 7.2.2: “Der Versicherte
argumentiert weiter, "woher sonst, wenn nicht vom Unfall aus dem Jahre
1993, kommen die erwähnten Beschwerden an der linken oberen Extremität?"
Die mit dieser rhetorischen Frage angerufene Beweisregel "post hoc ergo
propter hoc" (vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb S. 341 f.) ist jedoch
praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar und beweisrechtlich nicht
zulässig, …”; STF 8C_245/2017 dell’8 agosto 2017; STF 8C_230/2017 del 22 giugno
2017; sul tema vedi pure Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24
und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30,
nota 96; A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
1995, p. 41).

                                         Dagli atti emerge poi che già
con nota del 18 marzo 2019, il dr. med. __________, preso atto dell’esito della
RMN del 18 gennaio precedente, ha sostenuto che i disturbi alla spalla sinistra
non erano imputabili alla contusione diretta riportata dall’assicurato tre anni
prima, segnatamente in quanto una lesione al sovraspinato di origine
infortunistica avrebbe portato, da subito, all’impossibilità di alzare il
braccio con persistenza del problema. Ciò che per RI 1 non è stato il caso. Lo
specialista ha, quindi, concluso che quella riguardante la spalla del
ricorrente è una “situazione degenerativa normale per l’età” (doc. 20).

 

                                         Dal
rapporto 22 marzo 2019 del dr. med. __________, spec. FMH in medicina interna
generale e medico curante del ricorrente, risulta che il paziente aveva chiesto
di essere visitato “il 10 gennaio per il riacutizzarsi di un forte dolore a
livello della spalla sinistra con estrema difficoltà nei movimenti di
elevazione e della spalla stessa”. Preso atto dei reperti risultanti dalla
RMN del 18 gennaio 2019, il curante ha indirizzato l’assicurato al dr. med. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia
dell'apparato locomotore (doc. 29). Quest’ultimo, e meglio come risulta dal suo
rapporto del 19 febbraio 2019, ha precisato di aver visitato RI 1 il 6 febbraio
2019 e, oltre a prendere atto degli esiti della RMN del 18 gennaio 2019, ha raccolto,
per quanto qui di interesse, la seguente anamnesi: 

 

" Si tratta
di un paziente che in seguito a caduta in bicicletta avvenuta nel marzo 2016,
si è procurato una contusione alla spalla di sinistra e all’anca. Il decorso
inizialmente è stato favorevole con una riduzione praticamente completa dei
dolori ed un buon recupero della mobilità articolare. A partire da dicembre e
gennaio ha lamentato uno scompenso sia dal punto di vista della mobilità, come
pure della sintomatologia dolorosa.” (doc. 19)

 

                                         Nella
nota del 29 aprile 2019, preso atto del rapporto del medico curante, il dr.
med. __________ ha rilevato che se le attuali lesioni della spalla fossero insorte
in occasione dell’infortunio del 26 marzo 2016, l’assicurato non avrebbe potuto
riprendere un’attività lavorativa totale, dal momento che simili lesioni, se causate
da un trauma, provocano un’immediata “impossibilità di muovere l’estremità
in abduzione con ridotta estens. e rotazione”. Il medico ____________ ha
quindi escluso con certezza che il danno refertato grazie alla RMN del 18
gennaio 2019, fosse già presente, con analoga entità, a seguito dell’evento del
23 marzo 2016 (doc. 30).

 

                                         Chiamato
ad esprimersi, con rapporto del 7 novembre 2019, il dr. med. __________ ha dichiarato
che, a seguito dell’infortunio del marzo 2016, il ricorrente era stato inabile
al lavoro per 28 giorni, dopodiché aveva ripreso la sua attività di tecnico
frigorista, occupandosi, per il 50% dell’amministrazione e per l’altro 50%
lavorando all’esterno ed aiutando i dipendenti (in quello che lo stesso assicurato
ha peraltro definito essere un lavoro pesante dal punto di vista fisico, e
meglio come risulta dalle sue dichiarazioni del 25 settembre 2019 - doc. 49,
pag. 1).

                                         Lo
specialista ha, poi, osservato che i reperti risultanti dalla RMN del 18
gennaio 2019:

 

" (…) sono
in modo sicuro non patologie di recente data, ma indiscutibilmente di vecchia
data. Questi processi degenerativa di origine morbosa sono conseguenza di
lesioni della cuffia e quindi normali in questi casi. 

Per quanto concerne la domanda se l’infortunio del 26.03.2016,
quindi più di tre anni e mezzo fa, ha provocato una lesione della cuffia
rotatoria non è possibile con probabilità preponderante perché, come già
descritto nella prima valutazione, una lesione parziale o in più totale provoca
subito una incapacità ad alzare il braccio verso ed oltre l’orizzonte ciò che
non è il caso. (…) Con probabilità preponderante si tratta di una degenerazione
preesistente che è peggiorata nel corso degli ultimi anni in modo normale nella
vita di una persona di 77 anni (…). non entra nemmeno in considerazione
l’articolo 6.2 in quanto si tratta interamente di un problema morboso di
origine degenerativa.”

(doc. 51 pag. 2-3)

 

                               2.8.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02
dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg.
(= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il
valore probante di un rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui
temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle
censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena
conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr.
21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p.
191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.9.   Nel
caso concreto, attentamente valutato l’insieme della documentazione medica,
questo Tribunale non vede alcun
valido motivo per scostarsi dal parere espresso dal dr. med. __________,
specialista - diversamente dal dr. med. __________, medico generalista -
proprio nella materia che qui interessa, secondo il quale i reperti evidenziati
dalla RMN del 18 gennaio 2019, che correlano con i disturbi denunciati
dall’assicurato a livello della spalla sinistra, non costituiscono una conseguenza
naturale dell’evento occorso il 26 marzo 2016. 

 

                                         In
particolare, vista anche l’assenza di pareri specialistici divergenti, il TCA ritiene
che vada attribuito un significato decisivo alle affermazioni secondo le quali,
d’un lato, “non è possibile con probabilità preponderante” che
l’infortunio del 26 marzo 2016 abbia provocato una lesione della cuffia
rotatoria, poiché, se così fosse, vi sarebbe stata un’immediata incapacità ad
alzare il braccio verso e oltre l’orizzonte, ciò che per l’assicurato non era,
invece, stato il caso e, d’altro lato, “con probabilità preponderante si
tratta di una degenerazione preesistente che è peggiorata nel corso degli
ultimi anni in modo normale nella vita di una persona di 77 anni (…)” (doc.
51, pag. 2-3). 

 

                                         Questa
Corte non ignora che, a detta del medico curante, le alterazioni oggettivate
sarebbero, invece, state causate dal sinistro del 26 marzo 2016. Tuttavia, il
suo parere - a maggior ragione non essendo stato espresso da uno specialista e ricordato
che l’Alta Corte ha ripetutamente precisato che le certificazioni del medico
curante hanno un valore di prova ridotto in ragione del rapporto di fiducia che
lo lega al suo paziente (cfr. STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4;
DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances
sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p.
269s.) -, non appare
suscettibile di generare dei dubbi, nemmeno lievi, circa la correttezza della
valutazione enunciata dal medico ____________. 

 

                                         Non
lo è nemmeno quanto osservato dal dr. med. __________. A differenza di quanto
preteso dal rappresentante del ricorrente (doc. I, pag. 4), quest’ultimo non ha
infatti mai sostenuto che quanto refertato il 6 febbraio 2019, sarebbe
conseguenza naturale dell’infortunio del 26 marzo 2016. Il medico curante
specialista si è invero limitato a prendere atto delle condizioni in cui
versava, a quel momento, l’articolazione in questione. 

 

                                         Va peraltro considerato
che, per costante giurisprudenza federale, più
il tempo trascorso fra l'infortunio e la manifestazione dell'affezione è lungo
e più le esigenze riguardanti la prova del legame di causalità naturale devono
essere severe (cfr. RAMI 1997 U 275, p. 188ss.; STF 8C_24/2013 del 18 giugno
2013 consid. 2.2; STF 8C_175/2009 del 26 giugno 2009
consid. 2; STF U
60/07 del 17 gennaio 2008 consid. 2; STFA U 249/05 del 20 febbraio 2006 consid.
1). 

                                         In questo
senso, ad esempio, in una sentenza U 66/05 del 17 agosto 2005 consid. 4, l’Alta
Corte ha negato l’esistenza di un nesso di causalità naturale, trattandosi di
un assicurato, vittima di un infortunio nell’ottobre 2001, i cui disturbi al
polso, braccio e spalla destra nonché alla regione del collo, erano stati
refertati, per la prima volta, nel mese di gennaio 2003.
 In quella fattispecie, il TFA ha giudicato che il lungo tempo di latenza
trascorso sino alla constatazione anamnestica di tali disturbi, costituiva un
importante indizio a favore dell’assenza di una causalità con l’infortunio.
Inoltre, esso ha rilevato che nessuno dei medici curanti aveva refertato un
qualsiasi reperto oggettivo (ad esempio, contusioni, stiramenti oppure
abrasioni) atto a giustificare il quadro clinico in questione (il Tribunale
federale è giunto a questa stessa conclusione nella STF 8C_783/2011 del 6
gennaio 2012 consid. 5.2.2.2, riguardante un assicurato i cui disturbi alla
spalla sinistra erano stati documentati a distanza di 8 mesi
dall’infortunio, come pure nella STF 8C_920/2012 del 28 maggio 2013 consid. 4.1, in cui il tempo di latenza era di alcune settimane: “Aufgrund der fehlenden initialen Beschwerden in diesem Bereich und der
asymptomatischen Latenzzeit von mehreren Wochen sowie unter Berücksichtigung
der Tatsache, dass nach einer AC-Gelenksdistorsion in der Regel von einer
raschen Genesung auszugehen sei, könne die Unfallkausalität nicht bejaht
werden. Hätte der Versicherte von Anfang an eine ACG-Symptomatik aufgewiesen,
wäre dies durch den erstbehandelnden Arzt Dr. med. S.________ oder im Spital X.________
festgestellt worden.“). 

 

                                         Nel caso di specie, disturbi alla spalla sinistra sono stati di nuovo refertati,
per la prima volta, nel gennaio 2019, quindi a distanza di quasi tre anni
dall’evento infortunistico assicurato. 

                                         L’assicurato fa invece
valere, a giustificazione del fatto che i dolori alla spalla, contrariamente a
quanto emerge dall’anamnesi riportata dal dr. med. __________, non sarebbero
mai completamente scomparsi, di essere una persona che sopporta il dolore e
incline a superare le difficoltà. 

 

                                         Dalle
carte processuali non risulta che, durante il periodo aprile 2016 - gennaio 2019, la spalla sinistra sia stata oggetto di cure
specifiche, né che abbia provocato incapacità lavorativa (dall’annuncio di ricaduta
si evince infatti che il lavoro è stato interrotto soltanto dal 7 gennaio
2019 – cfr. doc. 11).

                                         Non trova quindi riscontro
negli atti quanto sostenuto dal ricorrente, ossia che egli ha costantemente
lamentato dei dolori alla spalla sinistra con limitazioni anche nello
svolgimento delle sue mansioni professionali. Anzi, quanto sostenuto in sede
ricorsuale, e meglio che dal 24 aprile 2016 RI 1, abile al 100% al lavoro, non
avrebbe più esercitato alcuna attività pesante, appare in aperta contraddizione
con quanto dichiarato dal medesimo a margine del colloquio del 25 settembre
2019, allorquando, riferendosi al periodo successivo all’infortunio del 26
marzo 2016, aveva riferito che:

 

" Fino alla fine
di dicembre del 2018 lavoravo all’incirca al 50% in ufficio al disbrigo di
pratiche burocratiche, all’allestimento dei preventivi e di offerte,
allestimento di progetti, ecc.

Il rimanente 50% del tempo lavorativo lo passavo direttamente
all’esterno ed aiutavo i dipendenti nell’esecuzione di lavori, ossia posa e
messa in funzione di impianti di refrigerazione e condizionamento. Il lavoro
all’esterno è relativamente pesante dal lato fisico in quanto sovente comporta
il dover movimentare pesi e pure spesso devo lavorare con le braccia oltre
l’orizzonte.” (doc. 49, pag. 1)

 

                                         Si noti, peraltro, che
dalla notifica d’infortunio del 31 marzo 2016 emerge che l’assicurato, già
prima del sinistro, era attivo sia in ufficio che all’esterno (doc. 1).

                                         Del
resto, non può neppure essere ignorato che i disturbi che l’hanno indotto a
consultare il proprio medico curante nel gennaio 2019, sono stati annunciati
all’amministrazione a titolo di ricaduta ex art. 11 OAINF.

 

                                         Conformemente alla
giurisprudenza federale, una ricaduta viene assunta da un assicuratore
infortuni, allorché la sintomatologia a ponte fra l’infortunio e i disturbi
accusati è evidente. Disturbi occasionali non sono sufficienti, ad
esempio quando gli stessi non sono così rilevanti da richiedere un trattamento
(cfr. STFA U 344/03 del 9 dicembre 2004 consid. 3.2.2; 3.3).

                                         L’Alta Corte ha ad esempio
deciso in questo stesso senso in una sentenza U 458/00 del 24 ottobre 2001, in
cui l’assicuratore LAINF non è stato giudicato responsabile della ricaduta
fatta valere nel 1995 da un assicurato che nel 1991, in occasione di un
incidente della circolazione, aveva subito una contusione di un ginocchio,
poiché, benché durante i quattro anni intercorsi tra il sinistro e la nuova
problematica, egli avesse avuto dei disturbi, essi non potevano valere quali
sintomi ponte per il riconoscimento di una relazione di causalità naturale. Infatti
tali disturbi non avevano mai necessitato di cure, né condotto a un’inabilità
lavorativa (cfr. anche la STF U 296/03 del 24 maggio 2004 consid. 2.1.1).

 

                                         Nel
caso di specie, per i motivi che sono già stati diffusamente esposti, non può
essere ammesso che vi sia stata una chiara sintomatologia a ponte ai sensi della
giurisprudenza appena citata. 

 

                                         Infine, secondo
l’insorgente, la natura stessa della lesione da lui presentata - una rottura
della cuffia rotatoria - basterebbe per riconoscerne l’origine infortunistica,
in particolare alla luce del fatto che l’arto controlaterale non verserebbe
nelle medesime condizioni, ciò che escluderebbe una degenerazione
dell’articolazione dovuta all’età (cfr. doc. I, p. 5-6).

                                         Al riguardo,
questa Corte rileva che, in una sentenza 35.2001.1 del 30 ottobre 2002,
essa ha affrontato il tema della rottura della cuffia dei rotatori. In quella
procedura, il TCA aveva ordinato una perizia medico-giudiziaria, affidandone il
mandato alla Clinica di ortopedia e di chirurgia dell'apparato locomotore
dell'Ospedale universitario di Ginevra. I periti giudiziari avevano
sottolineato che con l'invecchiamento la cuffia dei rotatori è sottoposta a un
processo degenerativo, sviluppando le seguenti considerazioni a proposito della
genesi della rottura dei tendini della cuffia dei rotatori:

 

"(…) La question si
une rupture d'un tendon de la coiffe des rotateurs de l'épaule directement liée
à un événement accidentel ou si celui-ci a été aggravé à une condition
dégénérative déjà préexistante est une des plus difficiles dans le domaine des
expertises orthopédiques. II est évident que pour le patient, comme dans le cas
de Monsieur A., la causalité entre la rupture avec apparition de douleurs
immédiates et le traumatisme est clair.

 

La réponse à la question de savoir si et sous quelle
forme existe des ruptures accidentelles de la coiffe des rotateurs qui
satisfont aux conditions requises à leur prise en charge est basée sur des
connaissances ayant trait à l'étiologie, la pathogenèse et l'histoire naturelle
des différentes formes de lésions ou pertes de substances de la coiffe des
rotateurs. La genèse de pertes de substances de la coiffe des rotateurs est
multifactorielle. Elle inclut des mécanismes extrinsèques (macrotraumatisme,
microtraumatisme répétitif, conflit sous-acromial) et des mécanismes
intrinsèques tel que l'hypovascularité et la dégénération primaire due au
vieillissement naturel du tendon. La coiffe des rotateurs est soumise au fil du
phénomène naturel du vieillissement à un processus dégénératif. Quoique le
vieillissement biologique ne soit pas dépendant de l'âge chronologique, il est
néanmoins admis de façon unanime que les pertes de substances de la coiffe
s'accroissent avec l'âge en ce qui concerne leur fréquence, leur épaisseur et
leur étendue. Sur le plan microscopique, ce processus de dégénération débute
déjà avant l'âge de 30 ans. Cependant, les lésions sont rares avant l'âge de 35
à 40 ans mais leur nombre s'accroît dans la 5ème décennie pour aboutir après 50
ans aux pertes de substances totales transfixantes. Entre 50 et 60 ans, même
chez des sujets asymptomatiques, il est possible de démontrer jusqu'à 30% des
cas de pertes de substances partielles ou complètes de la coiffe des rotateurs.
Cette solution de continuité de la coiffe des rotateurs n'est pas subite mais
s'installe de façon graduelle et progressive au fil des mois et des années.
Cette dégénération est due à une diminution de la perfusion provoquant une
atrophie continuelle du tissu tendineux. Cette diminution de perfusion peut
être accentuée par des facteurs extrinsèques comme par des protusions osseuses
(ostéophytes au niveau acromio-claviculaire, acromion en forme de crochet de
type III). (…).” 

(STCA 35.2001.1 succitata - il corsivo è della redattrice) 

 

                                         Quanto
precede dimostra che la tesi dell’assicurato (nato nel 1942), è
scientificamente infondata. 

 

                             2.10.   Come pertinentemente osservato
dall’amministrazione (doc. III, pag. 3), l’art. 6 cpv. 2 LAINF non trova
applicazione nel caso di specie, considerato che l’assicurato è rimasto vittima
di un infortunio ex art. 4 LPGA (in questo senso, cfr. DTF 146 V 51 consid. 9.2
e STF 8C_412/2019 del 9 luglio 2020 consid. 5.2)

 

                             2.11.   Si tratta ora di stabilire se
il 7 gennaio 2019 è accaduto un nuovo evento che ha peggiorato lo stato
preesistente della spalla sinistra. 

 

                                         In proposito, il TCA constata
che il preteso sinistro non è mai stato annunciato all’assicuratore resistente.
La sua (pretesa) esistenza - al di là di una lettera riguardante una
problematica inerente all’incasso di premi in arretrato, la quale sarebbe comunque
stata inviata dal ricorrente dopo che egli era venuto a conoscenza del rifiuto
di corrispondere le prestazioni – è stata evocata, per la prima volta, durante
il colloquio tenutosi il 25 settembre 2019, allorquando RI 1 ha dichiarato che:

 

" Nel corso
del mese di dicembre 2018, in maniera del tutto spontanea e senza il concorso
di un nuovo trauma, avevo iniziato a notare una recrudescenza dei dolori ed una
progressiva limitazione funzionale.

In data 7.1.19, alle ore 07.00, sono poi incorso in un nuovo
infortunio interessante la spalla sinistra. 

Stavo scendendo la rampa in asfalto per recarmi in garage.

Improvvisamente ero scivolato ed ero caduto sul lato sinistro.

Istintivamente per proteggermi dalla caduta avevo allargato
leggermente il braccio sinistro.

Nel momento che avevo caricato il peso del corpo sul braccio
sinistro e di riflesso sulla spalla sinistra, che mi era stata spinta verso
l’alto, internamente avevo risentito una fitta parecchio violenta, simile ad un
pugnale che mi penetrava all’interno della spalla.

Dopo questo nuovo trauma il dolore che mi era insorto alla spalla
mi impediva di muoverla completamente. 

Mi viene chiesto il motivo per il quale in precedenza non è mai
stato menzionato il nuovo infortunio del 7.1.19. 

Devo dire che avendo la spalla già lesionata e non avendo dato
troppa importanza al nuovo fatto, non avevo reputato importante menzionare ai
medici quanto successomi. (…) Devo però ammettere che dopo il nuovo infortunio
del 7.1.19 per due mesi non era più stato assolutamente in grado di muovere la
spalla. 

Quando avevo fatto l’annuncio di ricaduta del 14.1.19 non avevo
menzionato il nuovo infortunio in quanto il dott. __________ mi aveva riferito
che in ogni modo quanto lamentavo alla spalla sinistra era conseguenza
dell’infortunio del 26.3.16 e che il nuovo trauma subito il 7.1.19 aveva solo
accentuato i disturbi e le lesioni che già lamentavo dopo l’infortunio del
26.3.16.” (doc. 3, pag. 3)

 

                                         Quanto riferito in
proposito dall’insorgente non è scevro da contraddizioni. 

                                         Innanzitutto, va rilevato che,
così come dichiarato dallo stesso assicurato, i disturbi alla spalla sinistra
si erano ripresentati nel corso del mese di dicembre 2018 e, pertanto, non nel
gennaio 2019, a seguito di un nuovo evento infortunistico. 

                                         D’altro canto, in un primo
tempo egli ha affermato di non avere  fatto menzione “ai medici” (i quali non
possono essere altri se non i dottori __________ e __________) di quanto gli
sarebbe accaduto quel 7 gennaio 2019. In un secondo tempo, l’assicurato ha per
contro sostenuto che il dr. med. __________ - reso edotto di quanto
asseritamente avvenuto -, lo avrebbe dissuaso dall’annunciare all’amministrazione
il nuovo evento, nella misura in cui quest’ultimo avrebbe soltanto accentuato i
disturbi insorti a seguito del sinistro del marzo 2016. 

 

                                         Secondo il TCA, tutto ciò concorre
a rendere inverosimile l’insorgenza di un preteso nuovo infortunio il 7 gennaio
2019. 

 

                             2.12.   In
esito a tutto quanto precede, questo Tribunale non ritiene dimostrato,
perlomeno con il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico
del settore della sicurezza sociale, che i disturbi alla spalla sinistra oggetto
dell’annuncio di ricaduta del febbraio 2019, costituissero ancora una
conseguenza naturale del sinistro accaduto in data 26 marzo 2016.

                                         In
queste condizioni, posto che l’CO 1 era legittimato a rifiutare al riguardo il
proprio obbligo a prestazioni, la decisione su opposizione impugnata deve
essere confermata.

 

                             2.13.   Da
ultimo, va qui ricordato che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio
conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre
prove (valutazione anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63,
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure STF
9C_632/2012 del 10 gennaio 2013; STF 9C_231/2012 del 24 agosto 2012). Un tale
modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).

 

Il
TCA, ritenendo sufficientemente chiarite le circostanze rilevanti, rinuncia
quindi all'assunzione di ulteriori prove (in particolare, all'audizione
testimoniale dei testi richiesta dal patrocinatore dell’insorgente, così come
all’audizione del ricorrente medesimo - cfr. doc. I).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti