# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 784237c0-fe22-56a7-9b21-ed73c5b28112
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.05.2017 32.2016.109
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-109_2017-05-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.109

   

  TB

  	
  Lugano

  8 maggio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 settembre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 agosto 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, 1957, da ultimo attivo
quale manovale edile, il 12 ottobre 2011 (doc. 2) ha chiesto prestazioni AI per
adulti a causa dei postumi dell’infortunio professionale del 29 ottobre 2010,
che l’hanno reso totalmente inabile al lavoro.

 

L’Ufficio assicurazione invalidità ha raccolto la documentazione
medica e professionale e con decisioni del 30 luglio 2012 (docc. 34-37) e del
10 agosto 2012 (doc. 39) ha concesso all’assicurato una rendita intera dal 1° aprile
2012.

                               1.2.   Nella procedura di revisione
avviata subito dopo l’emanazione della decisione di attribuzione della rendita (doc.
38), l’Ufficio AI ha richiamato dall’assicuratore infortuni tutta la
documentazione da esso raccolta, sottoponendola per valutazione il 16 dicembre
2014 (doc. 68) al Servizio Medico Regionale, il quale ha fatto proprie le
conclusioni emerse dalla visita medica di chiusura __________ dell’8 agosto
2014 (doc. 57). Ulteriori accertamenti medici inerenti la problematica
cardiologica emersa sono stati effettuati dall’Ufficio AI e al riguardo lo
stesso dr. med. __________ dell’SMR ha affermato il 23 aprile 2015 (doc. 81)
che le sue precedenti conclusioni non andavano modificate. Il rapporto finale
SMR è stato corretto il 30 giugno 2015 (doc. 85).

 

Nel frattempo, il 6 marzo 2015 (doc. 76) l’assicuratore infortuni __________
ha emesso una decisione con cui ha attribuito all’assicurato una rendita di invalidità
del 19% e un’indennità per menomazione dell’integrità del 30%.

Dopo avere sottoposto l’interessato nel marzo 2016 a nuovi
accertamenti medici specialistici (psichiatrici e ortopedici), con decisione su
opposizione del 30 marzo 2016 (doc. 93), cresciuta incontestata in giudicato
(doc. 106), l’assicuratore infortuni si è riconfermato nella sua decisione.

 

                               1.3.   Con decisione del 22 agosto
2016 (doc. A1), che ribadisce integralmente il progetto di decisione del 10
giugno 2016 (doc. 99) anche alla luce delle osservazioni dell’assicurato del 2
luglio 2016 (doc. 103), l’Ufficio AI ha soppresso la rendita di invalidità.

Sulla base della visita medica di chiusura del 18 marzo 2016 (doc.
224 pag. 459) effettuata dall’assicuratore infortuni, è risultato che la
capacità lavorativa come manovale era nulla dal 29 ottobre 2010, mentre in
altre attività adeguate al suo stato di salute l’assicurato era abile al lavoro
in ragione del 100% dall’8 agosto 2014 (prima visita medica di chiusura __________).

L’amministrazione ha quindi calcolato la perdita di guadagno
dell’assicurato partendo da un reddito da valido di Fr. 68'016.- per gli anni
2014 e 2015 così come attestato dall’ex datore di lavoro (doc. 97) e l’ha
paragonato al reddito statistico da invalido di Fr. 56'244.- conseguibile
quell’anno per 41,7 ore di lavoro settimanali (Fr. 66'169,75) ridotto del 15%
per la necessità di svolgere unicamente attività leggere e per altri fattori di
riduzione, per ottenere un grado di invalidità del 17%, con conseguente
decadenza della rendita dal primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione e quindi dal 1° ottobre 2016.

 

                               1.4.   Con ricorso del 22 settembre
2016 (doc. I) RI 1, patrocinato dall’avv. RA 1, ha chiesto al TCA di
concedergli una rendita intera e in via subordinata di rinviare gli atti
all’Ufficio AI per “gli accertamenti medici necessari, con contestuale
ripristino delle prestazioni fin’ora accordate (rendite mensili d’invalidità)”.
Secondo il ricorrente, che ha riproposto le sue osservazioni al progetto di
decisione, l’Ufficio AI non avrebbe compiutamente accertato il suo reale stato
di salute:

 

" ●    Il
piede dell’assicurato è macellato !

●    La
gamba ancora oggi presenta una colorazione scura: anche un profano si
renderebbe conto dei postumi dell’infortunio.

●    Ancora
oggi, a distanza di anni dall’infortunio sul cantiere, vi è la presenza di una fistola
che continua a spurgare !

●    Tale fistola
va ricollegata alla frattura esposta che nel tempo continua a provocare
infezioni

●    Non è
vero che l’assicurato può svolgere lavori sedentari tantomeno può rimanere
seduto a lungo tempo !

●    Non
solo non può camminare su terreni accidentati, ma, al contrario, l’assicurato
può camminare con l’ausilio di un bastone canadese per non più di 30
minuti su terreni pianeggianti. E la zoppia peggiora indossando la scarpa
ortopedica !!

●    L’assicurato
può rimanere seduto al massimo per 30 minuti mantenendo la gamba rialzata !

●    Non
solo non può salire le scale a pioli (decisione impugnata pag. 6 in basso) ma
il cammino in salita è impossibile, mentre in discesa va un po’ meglio.

●    Non è
vero che non vi sono limitazioni per la rotazione del tronco: il bacino destro
è retro posto, il sinistro è anteposto con i piano posturali sovraelevati a
sinistra, ecc..

 

Nella decisione qui impugnata, l’Ufficio AI, laconicamente,
commenta che “..le osservazioni ..erano prive di documentazione medica
attestante uno stato di salute peggiorato””.

 

Il ricorrente ha inoltre osservato di avere chiesto la sospensione
della procedura in attesa della visita a __________ il 6 ottobre 2016 e ha
attirato l’attenzione sullo stato di salute dell’arto inferiore sinistro visto
che, contrariamente a quanto riferito dal medico dell’assicuratore infortuni,
la fistola si è riaperta. A suo dire, “è sufficiente guardare la gamba
sinistra dell’assicurato per accertarsi che la gamba presenta una ferita viva e
profonda, con tanto di piaga..a dir poco impressionante”.

Egli ha pure rilevato che per rimanere seduto deve tenere alta la
gamba, mentre la posizione eretta è limitata a qualche minuto, perciò in tali
condizioni sarebbe improponibile ““un’attività leggera o molto leggera
idonea al suo stato di salute”. (?!)”.

 

Il 26 settembre 2016 (doc. V) il ricorrente ha prodotto un nuovo
certificato medico della dr.ssa __________ (doc. B1) e una fotografia a colori
dell’ulcera sulla gamba sinistra (doc. B2).

                               1.5.   Nella sua risposta del 6
ottobre 2016 (doc. IV) l’Ufficio AI ha proposto di respingere il ricorso e di
confermare la decisione impugnata. L’amministrazione non ha ravvisato alcun
motivo per distanziarsi dal rapporto finale SMR del 30 giugno 2015, che si
fonda anche sulla visita medica di chiusura dell’8 agosto 2014 della __________
e che conclude per un’abilità lavorativa del 100% in altre attività adeguate al
suo stato di salute rispettose dei limiti funzionali posti dalla dr.ssa med. __________
che l’ha peritato.

Rifacendosi alla decisione su opposizione del 30 marzo 2016 emessa
dall’assicuratore infortuni, cresciuta incontestata in giudicato, l’Ufficio AI ha
evidenziato che dal profilo psichiatrico non è emersa alcuna limitazione,
mentre per i disturbi somatici la citata dottoressa ha rilevato un
miglioramento della chiusura della fistola e della flessione del ginocchio
sinistro, sebbene l’arco di movimento della tibiotarsica sia peggiorato solo di
3 gradi. La perita dell’assicuratore infortuni ha concluso che non sussiste
alcun cambiamento rispetto a quanto valutato nel 2014.

Sulla scorta di queste considerazioni, per l’Ufficio assicurazione
invalidità non v’erano elementi medici che attestassero una incapacità lavorativa
superiore a quella stabilita nelle precedenti valutazioni, perciò non era
necessario esperire ulteriori nuovi accertamenti.

In merito al referto della dr.ssa med. __________ prodotto con il
ricorso, l’amministrazione ha rilevato come lo stesso sia successivo alla
decisione impugnata e che un eventuale peggioramento dello stato di salute
dell’assicurato esuli dal ricorso in esame. Quanto alla preannunciata
documentazione medica dell’Ospedale __________ di __________, la stessa sarebbe
stata se del caso sottoposta al Servizio Medico Regionale per una valutazione.

In conclusione, per l’Ufficio AI va ritenuto dimostrato che
l’assicurato dall’8 agosto 2014 è abile al lavoro in misura del 100% in
attività adeguate al suo stato di salute.

L’Ufficio AI ha infine confermato il calcolo economico eseguito,
peraltro non contestato, e che del resto si apparenta al risultato a cui è
giunto anche l’assicuratore infortuni.

 

                               1.6.   Sul referto del 6 ottobre
2016 (doc. C) dell’Ospedale __________ di __________ prodotto dal ricorrente al
TCA si è espresso il 6 dicembre 2016 il dr. med. __________ del Servizio Medico
Regionale, sul cui parere si è riferita l’amministrazione il 12 dicembre
seguente ribadendo la reiezione del ricorso.

 

L’insorgente non ha formulato nuove osservazioni (doc. XIII).

 

considerato                    in diritto

 

in ordine

 

                               2.1.   Il ricorrente ha fatto
presente al Tribunale di avere chiesto all’amministrazione, nelle sue
osservazioni al progetto di decisione di soppressione della rendita, di
sospendere la procedura in attesa dell’evoluzione del suo stato di salute.

 

Nella decisione impugnata l’Ufficio AI non si è però pronunciato
su questa richiesta, perciò il TCA non deve esaminare nel merito la questione
di attendere l’esito della sua opposizione alla decisione in ambito LAINF prima
di pronunciarsi sul suo ricorso contro la decisione emessa dall’Ufficio AI.

 

Infatti, per costante giurisprudenza federale, la decisione
impugnata costituisce il presupposto ed il contenuto della contestazione sottoposta
all'esame giudiziale (DTF 130 V 388; DTF 122 V 36 cons. 2a, DTF 110 V 51 cons.
3b e giurisprudenza ivi citata; SVR 2005 AHV Nr. 19; SVR 1997 UV Nr. 81, pag.
294).

Se non è stata emessa nessuna decisione, la contestazione non ha oggetto
e non può dunque essere pronunciata una sentenza nel merito (STF C 22/06 del 5
gennaio 2007; DTF 131 V 164 cons. 2.1; DTF 125 V 414 cons. 1A; DTF 119 Ib 36
cons. 1b).

 

In concreto il TCA può pronunciarsi esclusivamente sul tema oggetto
della decisione impugnata e meglio la soppressione del diritto dell’interessato
a una rendita intera di invalidità.

L’altra questione evocata dall’assicurato con il suo
ricorso, ossia la circostanza che l’Ufficio AI non abbia sospeso la procedura
nell’attesa del referto medico susseguente alla visita prevista per il 6
ottobre 2016, esula dalla presente vertenza ed è irricevibile.

 

Ad ogni buon conto, va qui rilevato che pendente
causa il ricorrente è stato poi visitato quel giorno dal Prof. Dr. med. __________,
attivo presso la __________ dell’Ospedale __________ di __________, e che il
relativo referto del 17 novembre 2016, trasmesso al Tribunale, è stato inviato all’Ufficio
AI per una presa di posizione, sul quale si è potuto così esprimere il medico
SMR.

In tali circostanze, la richiesta del ricorrente di
sospendere la procedura è stata superata dalla produzione del certificato della
visita medica e dal fatto che il dr. med. __________ si è pronunciato su di
esso. Come tale la sua lamentela diventa priva di oggetto.

nel merito

 

                               2.2.   Oggetto del contendere è
sapere se è a giusta ragione che, nell’ambito di una revisione d’ufficio, l’Ufficio
assicurazione invalidità ha soppresso il diritto alla rendita intera di invalidità
precedentemente riconosciuto all’assicurato dal 1° aprile 2012, poiché dopo le
visite di chiusura della __________ del 2014 e del 2016 il ricorrente sarebbe
abile al lavoro al 100% dall’8 agosto 2014 in attività adeguate alle sue
condizioni di salute nel rispetto di una serie di limitazioni funzionali e dal
calcolo effettuato con il metodo ordinario risulterebbe un grado AI inferiore
al grado minimo pensionabile (17%).

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

 

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato,
in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di
difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente
un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007:
TF] con sentenza U 156/05 del 14
luglio 2006, consid. 5).

 

                               2.4.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modifica,
che incide quindi in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il
futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile
di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare
una revisione giusta l’art. 17 LPGA.

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di
rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche all’art.
17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).

La revisione avviene d'ufficio quando, in
previsione di una possibile modifica importante del grado d’invalidità o della
grande invalidità oppure del bisogno di assistenza o di
aiuto dovuto all'invalidità, è stato stabilito un termine al momento
della fissazione della rendita, dell’assegno per grandi invalidi o del contributo per l'assistenza (art. 87 cpv. 1 lett. a OAI);
o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare
una notevole modifica del grado d’invalidità, della grande invalidità oppure del bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità (art. 87 cpv. 1 lett. b OAI). Invece, se è fatta domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o di grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto
all'invalidità è cambiato in misura rilevante per
il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 OAI). Infine, qualora
la rendita, l'assegno per grandi invalidi o il contributo per l'assistenza
siano stati negati perché il grado d'invalidità era insufficiente, perché non è
stata riconosciuta una grande invalidità o perché il bisogno di aiuto era
troppo esiguo per avere diritto al contributo per l'assistenza, una nuova richiesta
è riesaminata soltanto se sono soddisfatte le condizioni previste nel capoverso
2 (art. 87 cpv. 3 OAI).

 

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte
del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI).

Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88a cpv. 2
OAI).

 

Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una
prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e
STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L’art. 88a cpv. 2 OAI
è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il
diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).

 

Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa
dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente
periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di
far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa
origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo
d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato
ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005
pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64-65).

Quanto agli effetti della revisione di una rendita, per l’art.
88bis cpv. 2 OAI la riduzione o la soppressione della rendita è messa in atto,
al più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della
decisione (lett. a).

Essa può però intervenire anche retroattivamente dalla data
in cui avvenne la modificazione determinante, se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato oppure se
quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 (lett. b).

L’art. 88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione, ma
anche in caso di modifica del diritto alla rendita stabilito in via di riesame
(riconsiderazione) (Meyer, Rechtsprechung des Bundesgerichtes zum IVG, 2a
edizione 2010, ad art. 30/31 (17 ATSG), pag. 395; Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, 2003, pag.
95).

 

Condizione necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che
l'errore giustificante una riconsiderazione concerna un argomento specifico
dell’AI. La riduzione o soppressione della rendita a seguito di
riconsiderazione avviene quindi di principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett.
a OAI, con effetto pro futuro, eccezion fatta per i casi in cui
l’assicurato ha violato il suo obbligo di informare, nel qual caso una modifica
ha effetto ex tunc (art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF 110 V 297 e 330,
119 V 432; Müller, op. cit., pag. 95 segg.). Il TFA ha pure stabilito che
l’inizio della soppressione con effetto ex nunc della rendita va
stabilito in applicazione analogica dell’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111
V 197).

 

                               2.5.   La costante giurisprudenza ha
stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di
modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività
lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue
conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subìto un cambiamento importante
(DTF 130 V 349 consid. 3.5; DTF 113 V 275 consid. 1a; DTF 112 V 372 consid. 2b e
390 consid. 1b; DTF 109 V 116; DTF 105 V 30; RCC 1989 p. 323).

 

Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque
necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano
subìto una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. Una semplice valutazione
diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate,
non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 351;
DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione,
da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti
al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109
V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010,
p. 379).

 

A proposito della notevole modifica del grado
d'invalidità quale condizione di revisione prevista dall’art. 17 cpv. 1 LPGA,
nella DTF 133 V 545 la nostra Massima Istanza ha precisato che per le rendite
dell'assicurazione invalidità, anche una modifica di poco conto nello stato di
fatto determinante può dare luogo a una revisione se tale modifica determina un
superamento (per eccesso o per difetto) di una soglia minima (cfr. consid. 6).

La revisione si occupa di modifiche nella situazione
personale della persona assicurata (stato di salute, fattore economico).
Modifiche di poco conto dei dati statistici non giustificano per contro una
revisione di una rendita d'invalidità, nemmeno se a seguito di queste modifiche
il valore soglia viene superato (per eccesso o per difetto; cfr. consid. 7).

 

Nella STF 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 il Tribunale federale ha
rammentato che una riduzione o soppressione può essere adottata quando le
circostanze di fatto (di natura valetudinaria e/o economica) rilevanti per il
diritto alla rendita si sono modificate in maniera considerevole (cfr. DTF 130
V 343 consid. 3.5 pag. 349 con riferimenti).

Secondo il principio dell’onere probatorio materiale, la
situazione giuridica precedente deve permanere se una modifica rilevante della
fattispecie non è dimostrabile con il grado della verosimiglianza preponderante
(SVR 2012 IV n. 18 pag. 81, STF 9C_418/2010, consid. 3.1; cfr. anche sentenza
9C_32/2012 del 23 gennaio 2013, consid. 2).

 

Inoltre, nella successiva STF 9C_745/2012 del 30 aprile 2013,
l’Alta Corte ha ricordato che a differenza di quanto prescritto dall'art. 17
cpv. 2 LPGA per le altre prestazioni durevoli, l'art. 17 cpv. 1 LPGA non esige
in relazione alla revisione di una rendita d'invalidità una modifica notevole
dello stato di fatto, ma (solo) una modifica notevole del grado d'invalidità.
Questa modifica può risiedere sia in un cambiamento dello stato di salute sia
in una modifica della componente lucrativa (STF 9C_886/2011 del 29 giugno 2012
consid. 3.1; DTF 133 V 545 consid. 6.1-6.3).

 

Da ultimo, nella DTF 141 V 9 (SVR 2015 IV Nr. 21) il Tribunale
federale ha stabilito che se i fatti determinanti per il diritto alla rendita
si sono modificati a tal punto da lasciare apparire una notevole modificazione
dello stato di salute da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve
essere stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e
completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198
consid. 4b pag. 200; sentenze 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2;
9C_226/2013 del 4 settembre 2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova
valutazione dello stato di salute e della capacità di lavoro, un trauma alla
spalla aggiuntivo al quadro clinico esistente non osta alla soppressione di una
rendita (cfr. consid. 5 e 6).

 

                               2.6.   Nel caso di specie, dopo
avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti e in particolare la
documentazione acquisita dall’assicuratore infortuni che ha sottoposto
l’assicurato a delle visite mediche di valutazione del suo stato di salute,
sentito il parere del consulente in integrazione professionale (doc. 94), con la decisione impugnata l'Ufficio AI ha soppresso
la rendita intera concessa al ricorrente dall’aprile 2012.

 

Considerata un’incapacità lavorativa del 100% nella
precedente attività di manovale, mentre una capacità lavorativa del 100% in
attività adeguate, applicando il metodo ordinario di raffronto dei redditi
l’Ufficio AI ha infatti concluso che il grado di invalidità dell’assicurato
fosse del 17% dall’8 agosto 2014 e quindi che il miglioramento ha portato a
sopprimere la rendita intera e a negare anche dei provvedimenti reintegrativi
professionali.

 

Nel ricorso l’assicurato ha contestato il risultato
a cui è giunta l’amministrazione, evidenziando come gli accertamenti medici
sarebbero lacunosi, poiché non avrebbero tenuto conto delle sue reali
condizioni di salute che i suoi medici curanti hanno invece debitamente
attestato e che non gli permettono di certo di esercitare una qualsiasi
attività lavorativa. Il ricorrente ha in particolare messo in evidenza il
precario stato della gamba sinistra, in cui peraltro la fistola si è riaperta
lasciando scoperta una “ferita viva e profonda, con tanto di piaga..a dir
poco impressionante”. Egli ha quindi preteso l’attribuzione di una rendita
intera di invalidità anche dopo il 30 settembre 2016.

 

                              2.7.   L’Ufficio AI ha richiamato
dall’assicuratore infortuni __________, che si è assunto il caso di infortunio professionale
del 2010, l’intera documentazione medica. L’insorgente ritiene che i numerosi
referti rilasciati dai medici consultati comprovino le sue precarie condizioni
di salute e quindi l’impossibilità di svolgere un’attività lucrativa, come
invece ritenuto possibile dai periti interpellati dall’assicuratore infortuni, il
cui parere è stato seguito dall’Ufficio assicurazione invalidità. A sostegno
delle sue allegazioni, il ricorrente ha prodotto (solo) due certificati medici.

 

Preso atto delle conclusioni peritali, l’8 agosto 2014 (doc. 57)
l’assicuratore infortuni ha informato l’assicurato che, poiché dalla
continuazione della cura non v’era più da attendersi un sensibile miglioramento
delle sue condizioni post-infortunistiche, dal 1° ottobre 2014 le indennità
giornaliere venivano sospese e con decisione del 6 marzo 2015 (doc. 76) gli è
stata attribuita una rendita di invalidità del 19% a decorrere dal 1° ottobre
2014.

 

Nel suo rapporto del 12 agosto 2014 (doc. 214) la dr.ssa med. __________,
specialista FMH in chirurgia ortopedica, ha riferito della visita avvenuta l’8
agosto precedente.

Dopo avere riassunto gli atti medici messi a sua disposizione,
riportato le dichiarazioni dell’assicurato ed esposto l’esito dell’esame clinico
del paziente anche alla luce degli esami in suo possesso, la specialista ha
espresso la propria valutazione.

La diagnosi posta era la seguente:

 

Politrauma il 29 ottobre 2010 con:

Trauma toracico con emopneumotorace
a sinistra, emotorace a destra, contusioni polmonari bilaterali, infrazione del
manubrio dello sterno, frattura costa XII a sinistra, contusione cardiaca.

Trauma addome con rottura della
vescica, contusione epatica.

Trauma bacino con frattura ramo
ileo-ischio pubico a destra, diastasi sacro-iliaca a sinistra, frattura
composta della spina iliaca antero-superiore a sinistra.

Trauma colonna con frattura dei
processi trasversi di L1, L2, L3, L4, L5 di sinistra.

Trauma arto inferiore sinistro con:

Lesione arteria e vena femorale
superficiale a sinistra, rottura completa LCA.

Frattura pluriframmentaria
intraarticolare scomposta, aperta di grado II tipo Pilon della tibia distale
sinistra AO 43-C3.

Frattura pluriframmentaria
scomposta della diafisi peroneale distale sinistra.

Frattura calcagno, tubercolo
inferiore e anteriore piede sinistro.

Frattura dell’osso cuboide piede
sinistro.

Frattura della base del II
metatarso piede sinistro, lussazione tipo Lisfranc a sinistra.

Frattura dell’osso scafoide tarsale
sinistro.

 

Diagnosi non di competenza
infortunistica:

Cardiopatia

Alluce valgo interfalangeo,
pronunciato a sinistra.

 

Soggettivamente l’assicurato riferiva di problemi a camminare in
salita e in discesa in sede della caviglia sinistra, perciò usava una o due
stampelle. V’erano dolori in sede del piede sinistro soprattutto nella parte
laterale dovuti al cambiamento del tempo, cosicché al bisogno assumeva un
Dafalgan. La caviglia sinistra si gonfiava quando camminava per un’ora. Non
sopportava le calze compressive perché gli facevano troppo male alla caviglia e
al piede.

Dal profilo oggettivo la perita ha riscontrato una secrezione
siero-sanguinea della fistola anteriore distale della tibia sinistra. Bloccata
la sotto-astragalica Chopart e Lisfranc di sinistra, ipomobilità della
tibiotarsica sinistra. Scarpe ortopediche difettose.

La specialista ha proposto che il prof. dr. __________
dell’Ospedale __________ di __________ rivedesse l’assicurato per una valutazione
della fistola, nuovamente aperta. Essa ha prescritto delle nuove scarpe
ortopediche e ha chiesto una nuova radiografia del piede e del ginocchio
sinistro.

L’esigibilità lavorativa è stata definita in quella sede,
specificando che la stessa era indipendente da un ulteriore trattamento della
fistola. La chirurga ortopedica ha considerato l’assicurato abile da subito
nella misura dell’esigibilità lavorativa che tenesse conto delle limitazioni
funzionali seguenti: nessuna limitazione per sollevare pesi molto leggeri fino
a 5kg fino all’altezza dei fianchi e oltre l’altezza del petto, talvolta poteva
portare tali pesi e sollevare pesi leggeri tra 5 e 10kg fino all’altezza dei
fianchi, ma di rado poteva portare tali pesi, così come sollevare pesi medi tra
10 e 25kg fino ai fianchi. Nessuna limitazione per il maneggio di attrezzi
leggeri di precisione né per quanto riguarda la mano, per il maneggio di
attrezzi medi; nessuna limitazione per la rotazione della mano, né per lavori
sopra la testa per gli arti superiori. Per gli arti inferiori solo talvolta era
possibile la posizione in piedi, così come la posizione bipodalica. Nessuna
limitazione per la rotazione del tronco, la posizione seduta e inclinata in
avanti e la posizione seduta di lunga durata. Di rado possibile la posizione in
piedi e inclinata in avanti, la posizione inginocchiata e la flessione delle
ginocchia. Talvolta possibile la posizione in piedi di lunga durata, camminare
fino a oltre 50m come pure per camminare per lunghi tratti. Mai più possibile
camminare su terreno accidentato e salire su scale a pioli. Di rado possibile
salire le scale con l’aiuto del corrimano. Equilibrio e stare in equilibrio
possibile a condizione. Nessuna limitazione per l’uso delle due mani.

 

Nel certificato medico del 9 giugno 2015 (doc. 223) allegato
all’opposizione che l’assicurato ha interposto alla decisione del 6 marzo 2015
(doc. 76) dell’assicuratore infortuni, la dr.ssa med. __________, FMH medicina
fisica e riabilitazione, ha diagnosticato postumi in trauma complesso al terzo
distale dell’arto inferiore sinistro in seguito a un incidente sul lavoro nel
2010, per i quali l’assicurato è stato sottoposto a diversi interventi
chirurgici di ricostruzione di fratture pluriframmentarie multiple esposte.
Egli presentava ancora dei dolori quasi costanti a livello pretibiale, la
fistola al terzo inferiore della gamba era ancora aperta in infezione cronica
ed era in corso una terapia antibiotica. L’anno precedente l’interessato ha subìto
un infarto del miocardio e dall’incidente era in cura psichiatrica/psicologica.

Il medico curante ha riferito che al momento della valutazione
l’assicurato non riusciva a stare seduto per più di 30 minuti, doveva alzarsi
per i dolori a livello lombare, inoltre doveva mantenere la gamba rialzata in
posizione assisa. Riusciva a mantenere la stazione eretta senza ausili solo per
alcuni minuti per insorgenza di dolori all’arto inferiore sinistro, non
riusciva a caricare l’arto inferiore sinistro, camminava sempre con un bastone
canadese per circa 30 minuti, il cammino in salita era impossibile a causa
dell’insorgenza di un forte dolore a livello del piede sinistro, mentre in
discesa andava un po’ meglio.

In tali circostanze, l’assicurato presentava un’autonomia e una
performance motoria limitate nella posizione seduta di circa 30 minuti,
un’autonomia in stazione eretta di qualche minuto, una performance motoria e
un’autonomia nella deambulazione con ausilio di circa 30-40 minuti limitato a
un terreno pianeggiante.

A suo dire, nella valutazione di un’abilità lavorativa andava
presa in considerazione la performance motoria e l’autonomia nelle varie
posizioni.

All’esame clinico il bacino destro si presentava retroposto, il
sinistro anteposto con i piani posturali sovraelevati a sinistra, torsione del
cingolo scapolare sinistro, spalla sinistra decentrata, contrattura delle
catene posteriori a destra, deficit degli erettori, contrattura del trapezio a
sinistra, anche libere, disallineamento della gamba sinistra tra tibia e
fibula, con valgitazione del ginocchio e varizzazione della gamba, disfunzione
della femoro-rotulea sinistra, blocco nel range di movimento fibulo-tibiale,
blocco della tibio-tarsica, dell’avampiede, del terzo raggio, tendenza alla
valgitazione dell’alluce, deficit del quadricipite femorale, degli adduttori
dell’anca. Zoppìa a sinistra durante la marcia, che peggiorava indossando la
scarpa ortopedica, peggioramento anche dello squilibrio dei cingoli.

Dalla misurazione su pedana posturometrica-stabilometrica è stato
valutato un sovraccarico di 10kg sull’arto inferiore sinistro, peggiorato dalla
scarpa ortopedica perciò, secondo la curante, se l’interessato continuerà a
portarla aumenterà il sovraccarico a livello del rachide soprattutto lombare,
poi salendo fino a livello cervicale perché la scarpa gli aumentava il
sovraccarico di 8kg, anziché di stabilizzarlo o di ridurlo.

 

Il 17 novembre 2015 (doc. 225 pag. 490) e il 18 febbraio 2016
(doc. 225 pag. 507) l’assicurato è stato visitato dal prof. dr. med. __________,
attivo presso l’Ospedale __________ di __________ alla __________. In questo
secondo referto, relativo alla visita avvenuta una settimana prima, è stato
indicato come il decorso fosse stabile ed invariato dall’ultimo controllo del 12
novembre 2015. Il paziente ha riferito di un decorso senza problemi dall’ultima
consultazione e che i dolori all’arto inferiore sinistro erano rimasti stabili,
mentre si manifestavano in maniera discreta quando camminava per lunghi tratti;
solo di rado v’era secrezione della ferita. All’esame oggettivo non v’erano
segni infettivi, piccola area di disturbo della guarigione della ferita con
crosta fibrinosa in sede pretibiale, prossimale della tibiotarsica a sinistra.
Flessione/estensione tibiotarsica 10°.

 

Su invito dell’assicuratore infortuni, il 2 marzo 2016
l’assicurato è stato peritato durante 60 minuti dalla dr.ssa med. __________,
specialista in psichiatria e psicoterapia, la quale nel suo referto del 9 marzo
2016 (doc. 225 pag. 523) ha riassunto gli atti medici allestiti dal 2010 al
2014 messi a sua disposizione, ha descritto l’infortunio avuto dall’assicurato,
come quest’ultimo trascorreva la giornata, i suoi disturbi attuali, l’anamnesi
sociale e medica.

Dall’esame clinico effettuato la psichiatra non ha riscontrato
sintomi psicotici, il pensiero era corretto nella forma e nei contenuti,
l’umore era buono, l’assicurato scherzava, l’energia vitale era conservata, la
psicomotricità era nella norma e riusciva a stare seduto per tutto il tempo
della visita senza problemi.

Ciò stante, la specialista non ha riscontrato segni psicopatologici
di rilevanza clinica, perciò dal punto di vista psichiatrico non sussisteva
alcuna limitazione ad esercitare un’attività lucrativa.

Il 18 marzo 2016 l’assicurato è stato nuovamente visitato dalla
dr.ssa med. __________, la quale nel suo referto del 22 marzo seguente (doc.
224 pag. 459) ha riassunto i più recenti certificati medici e la perizia
psichiatrica e ha raccolto le dichiarazioni dell’assicurato, che ha affermato che
le dita e la caviglia sinistra erano bloccate, quando dormiva accusava dolore
in sede della gamba antero-inferiormente e della caviglia medialmente. Dopo
camminate lunghe accusava un gonfiore attorno alla caviglia e alla gamba
distale. Assumeva Dafalgan solo al bisogno, ossia due volte alla settimana
oppure una al giorno se si muoveva spesso; il dolore in quei casi aumentava. Se
non si muoveva accusava solo un blocco quando si alzava e quindi doveva muovere
un po’ la gamba e il piede finché si sbloccavano. A suo dire, la situazione era
sempre invariata rispetto a due anni prima; l’unica cosa che era cambiata era
che la ferita ora si era chiusa e rimaneva chiusa. Non aveva dolori al
ginocchio sinistro. Nel 2014 è stato posato uno stent a due riprese.

All’esame clinico la chirurga ortopedica ha osservato che
l’assicurato ha camminato dalla sala d’attesa fino alla sala di consultazione
senza stampella in modo fluido, inizialmente con leggero Duchenne, poi senza
Duchenne, senza zoppìa. Durante l’anamnesi – durata almeno 30 minuti - è
riuscito a stare seduto senza cambiare mai posizione. Poi si è alzato e si è
svestito senza problemi. Abbassamento del bacino a sinistra di 1cm. Marcia
sulle punte e sui talloni possibile, in seguito dolore alla pianta mediale a sinistra
alla marcia sulle punte, alla marcia sui talloni in sede del tendine di
Achille. Accovacciamento possibile con riferimento del dolore in sede mediale
della pianta del piede sinistro. Posizione monopodalica possibile, leggermente
insicura a sinistra. È stato riferito un dolore all’estensione attiva in sede
del III distale pretibiale della gamba sinistra. Caviglia sotto-astragalica
sinistra bloccata, a destra parzialmente bloccata. Piccola area di disturbo
della guarigione della ferita prossimale della tibiotarsica sinistra in sede
pretibiale con tessuto fibrinoso granulomatoso, senza secrezione e senza segno
di infezione. Le cicatrici sul piede sinistro dorsalmente e medialmente erano
calme; colorito cutaneo del piede sinistro fino alla tibiotarsica viola, in
posizione sdraiata normalizzazione del colorito cutaneo.

L’esperta ha preso altresì atto delle recenti radiografie
dell’arto.

La diagnosi posta era di osteomielite cronica silente tibiale
distale sinistra con/su esiti da fistola cutanea pretibiale sopra la
tibiotarsica sinistra, ora chiusa e senza secrezione. Anchilosi
sottoastragalica, Chopart, Lisfranc e pilastro laterale piede sinistro,
ipomobilità della tibiotarsica a sinistra. Traslazione anteriore ginocchio
sinistro in lesione completa del LCA in esiti da politrauma del 29 ottobre 2010
con diverse fratture ed interventi chirurgici.

Diagnosi non di competenza infortunistica: cardiopatia con
anamnesticamente esiti da 2 stent. Alluce valgo interfalangeo, pronunciato a
sinistra. Adiposità per magna, addominale.

Nella sua valutazione la specialista ha riassunto le dichiarazioni
soggettive dell’assicurato e i reperti oggettivi, in cui ha riscontrato che i
plantari delle scarpe ortopediche erano completamente rovinati e le suole
consumate in modo simmetrico sul lato del pilastro laterale, pronunciato
posteriormente. Ella ha proposto di continuare i controlli regolari presso il prof.
dr. med. __________ e, secondo la sua indicazione, di assumere Floxapen,
Vitamina D e Calcimagon D3. Come già espresso durante la visita del 2014, era
assolutamente necessario cambiare le scarpe ortopediche almeno annualmente e i
plantari a sinistra ogni 6-12 mesi.

L’esperta ha confermato un miglioramento per quanto riguarda la
chiusura della fistola cutanea pretibiale distale di sinistra, nessun
peggioramento importante per quanto riguarda la visita peritale dell’8 agosto
2014, ossia da notare un miglioramento della flessione del ginocchio sinistro e
l’arco di movimento della tibiotarsica sinistra peggiorato solo di 3°. La chirurga
ortopedica ha confermato che non si era in presenza di un peggioramento dello
stato ortopedico atto a redigere l’esigibilità.

 

Il 9 giugno 2016 RI 1 si è nuovamente recato a __________ dal
prof. dr. med. __________, il quale il 16 giugno 2016 (doc. 225 pag. 557) ha
attestato un’anamnesi identica a quattro mesi prima, in cui secondo il paziente
dall’ultima consultazione il decorso era senza problemi, i dolori all’arto
inferiore sinistro erano stazionari e la ferita spurgava di rado del liquido.
Anche l’esame clinico e radiologico ha dato i medesimi risultati.

Nella sua valutazione, come nel precedente referto l’esperto ha rilevato
che il decorso era regolare con miglioramento ordinario della guarigione della
ferita dell’arto inferiore sinistro. Anche dal profilo radiologico la
situazione si presentava migliore rispetto all’esame precedente. La cura con
Vitamina D aveva dato buoni risultati. È stato consigliato il proseguimento
dell’assunzione della cura antibiotica con Floxapen fino al prossimo controllo
clinico e radiologico del 6 ottobre 2016. Il paziente doveva anche continuare
ad assumere Calcimagon D3 Forte e gocce di Vitamina D. Al paziente sono state
prescritte le calze elastiche.

 

Durante la visita del 19 settembre 2016 (doc. B1) la dr.ssa med. __________
ha fotografato la gamba dell’assicurato (doc. B2) e ha rilevato un’ulcera di
circa 3.5cm arrossata con margini non tersi a livello del 1/3 distale della
gamba sinistra, affetta da postumi di trauma. La dottoressa ha vivamente
consigliato all’interessato di farsi seguire regolarmente da un centro di
medicazione avanzata presso un ospedale per evitare il peggioramento del quadro
clinico.

 

Infine, il 6 ottobre 2016 l’assicurato si è nuovamente recato dal
prof. dr. med. __________ per un controllo, il quale il 17 novembre 2016 (doc.
C) ha riferito che il paziente ha raccontato cha la nota ferita aveva dei
persistenti problemi di guarigione, che da circa 9 mesi è immutata. Questa
ferita veniva curata con una crema non meglio definita e con un bendaggio.
Quanto ai dolori l’interessato ha affermato che essi erano immutati nel caso di
lunghe camminate. Fino ad aprile 2016 beneficiava di una rendita di invalidità
del 100% e ora gli è stata ridotta al 19%, perché secondo l’assicuratore
infortuni sarebbe abile per attività leggere.

Dall’esame clinico effettuato dallo specialista è emerso un quadro
identico alle precedenti consultazioni.

Il medico ha affermato che sia clinicamente sia radiologicamente
il decorso si presentava stabile senza possibilità di una nuova situazione di
infezione. È stata aumentata la dose di Calcimagon D3 Forte e di Vitamina D3,
mentre gli antibiotici potevano essere interrotti. L’esperto ha accertato una
fistola cronica nell’arto inferiore sinistro nell’ambito di una nota cronica
low grade osteomielite. Non c’era da aspettarsi alcun miglioramento. A suo
dire, una ripresa dell’attività di manovale non era possibile. A causa dei
problemi linguistici e della scolarizzazione una riqualifica professionale sarebbe
stata difficile da attuare, quindi il medico ha consigliato il proseguimento
del riconoscimento della rendita. Un controllo clinico e radiologico è stato
programmato per il 20 aprile 2017.

 

Esprimendosi su quest’ultimo referto medico, il dr. med. __________
del Servizio Medico Regionale, che ne ha riassunto il contenuto, il 6 dicembre
2016 (doc. XII/1) ha ritenuto che esso mostrasse una situazione nota e
sovrapponibile a quella riscontrata in occasione della visita di chiusura __________
del marzo 2016.

Ha inoltre rilevato come si debba tenere presente la cardiopatia
ischemica evidenziata nel 2014 trattata con stenting con decorso regolare; alla
fine del periodo di riabilitazione il 5 dicembre 2014 l’assicurato presentava
disturbi cardiaci. La situazione cardiaca risultava ben compatibile con lo
svolgimento di un’attività lavorativa fisicamente leggera come da esigibilità
della __________.

                               2.8.   Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente
da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio
sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato
è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio
per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato
(DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF
122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01
ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (=
SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa,
a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag.
109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito
dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:

 

" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport
d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont
la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de
l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport
médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de
divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

 

La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni
tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha
precisato quanto segue:

 

" (…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion
entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des
rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard
des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent
de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de
rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175;
SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25
mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert." (…).

 

Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato
accuratamente vagliato dall'Ufficio AI prima dell'emanazione della decisione
impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti non può
che confermare l'operato dell'amministrazione, in quanto le problematiche
ortopediche all’arto inferiore sinistro e psichiche sono state chiarite in modo
soddisfacente dai periti che l’assicuratore infortuni ha nominato appositamente
e i cui pareri sono stati richiamati e fatti propri dall’Ufficio AI.

Anche la problematica cardiologica è stata debitamente indagata
dal Servizio Medico Regionale, che ha raccolto la necessaria documentazione
medica (docc. 69-74).

 

Vanno quindi ritenute determinanti le conclusioni a cui è giunta
lo specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparatore
locomotore dr.ssa med. __________ nella visita di chiusura del 18 marzo 2016.

A questo referto va dunque riconosciuta forza probatoria piena
conformemente alla giurisprudenza esposta (cfr. consid. 2.8).

 

A nulla valgono le lamentele del ricorrente sulla legittimità
delle conclusioni che ha tratto l’Ufficio AI, a suo dire non corrette in
assenza di un approfondimento medico delle sue condizioni di salute che egli aveva
già rilevato nella sua opposizione (doc. 225 pag. 466) alla decisione del 6
marzo 2015 dell’assicuratore infortuni e che ha riproposto nelle sue
osservazioni al progetto di decisione di soppressione della rendita di
invalidità.

 

Va qui rilevato che il più recente referto del 17 novembre 2016
(doc. C) prodotto dall’assicurato pendente causa è sostanzialmente identico ai
precedenti rilasciati dal medesimo prof. dr. med. __________, già vagliati dalla
dr.ssa med. __________.

Inoltre, lo stesso è posteriore alla decisione impugnata, perciò il
suo contenuto non può essere posto alla base del presente giudizio, a meno che
esso riferisca di una situazione antecedente alla decisione contro cui
l’assicurato ha ricorso. Infatti, conformemente alla consolidata
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legittimità
delle decisioni impugnate in base allo stato di fatto esistente al momento in
cui la decisione litigiosa è stata presa (STF 9C_443/2009 del 19 agosto 2009,
consid. 2.2; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1, DTF 109 V 179, DTF 107 V 5), quindi nell’agosto
2016.

 

Ad ogni modo, in esito alla visita di controllo del 6 ottobre 2016,
lo specialista di __________ ha accertato un decorso stabile senza possibilità
di una nuova infezione della gamba, tanto che la cura antibiotica è stata
interrotta. Egli ha pure affermato che l’attività di manovale non era più
esercitabile, ma questo stato di fatto non è qui controverso, visto che anche
la perita dell’assicuratore infortuni ha riconosciuto che l’assicurato è
inabile al 100% come manovale.

La diatriba fra le parti nasce dal grado di capacità lavorativa
che la dr.ssa med. __________ ha stabilito essere del 100% in attività leggere
adeguate allo stato di salute del ricorrente. Su questo punto, però, il prof.
dr. med. __________ non si è pronunciato, perciò ai fini della concessione di
una rendita di invalidità il parere del medico curante non può essere di aiuto
all’assicurato.

 

Neppure di aiuto può essere il certificato del 21 settembre 2016
(doc. B1) della dr.ssa med. __________ prodotto pendente causa dal ricorrente, che
ha attestato semplicemente la (nota) presenza di un’ulcera di 3,5cm arrossata
sulla gamba sinistra dell’assicurato, ma che, anch’ella, non si è pronunciata
sulla capacità lavorativa residua dello stesso.

 

Quanto al suo precedente referto del 9 giugno 2015 (doc. 223 pag.
448) trasmesso all’assicuratore infortuni a sostegno della propria opposizione
e fatto valere anche in questa sede dal ricorrente, va innanzitutto rilevato
che lo stesso è antecedente di nove mesi rispetto alla visita peritale di
chiusura effettuata dalla dr.ssa med. __________. Inoltre, esso è superato per
quanto concerne l’attestazione dell’apertura della fistola al terzo inferiore
della gamba sinistra, dato che alla visita medica del 18 marzo 2016 questa
ferita era chiusa con tessuto granuloso fibrinoso.

Questa stessa situazione è stata d’altronde riscontrata anche dal
prof. dr. med. __________ nei suoi ultimi controlli dell’11 febbraio e del 6
ottobre 2016.

Inoltre, la constatazione che l’autonomia e la performance motoria
dell’interessato sono limitate nella posizione seduta per circa 30 minuti, che
l’autonomia in stazione eretta era di qualche minuto e che la performance
motoria e l’autonomia nella deambulazione con l’ausilio di stampelle era di
circa 30-40 minuti su terreno pianeggiante, si scontra con l’opinione della
chirurga ortopedica che in due occasioni ha visitato l’assicurato, non
rilevando degli impedimenti nelle posizioni seduta ed eretta.

 

A questa conclusione era peraltro giunta pure la dr.ssa med. __________
che, sempre per conto dell’assicuratore infortuni, ha valutato lo status
psichico del ricorrente il 2 marzo 2016 e che ha rilevato che “Egli riesce a
stare seduto per tutto il tempo senza problemi.” (doc. 225 pag. 529),
laddove il colloquio era durato 60 minuti.

 

In merito ai sollevati problemi di deambulazione, va  evidenziato
come la perita ortopedica abbia osservato che il percorso dalla sala d’attesa
alla sala di consultazione è stato effettuato senza stampella e come la marcia fosse
fluida, inizialmente con leggero Duchenne, poi senza Duchenne né zoppìa.

 

Oltre al miglioramento della flessione del ginocchio sinistro e al
peggioramento di 3 gradi dell’arco di movimento della tibiotarsica sinistra,
nel complesso la dr.ssa __________ nel marzo 2016 non ha rilevato un peggioramento
rispetto alla visita medica effettuata l’8 agosto 2014. Lo stato ortopedico non
era quindi peggiorato, perciò confermava la capacità lavorativa residua
stabilita due anni prima (100%), fermo restando la serie di limitazioni
funzionali allora individuate.

 

L’esigibilità lavorativa così determinata è stata ripresa dal
medico SMR nel suo rapporto finale del 30 giugno 2015 e, come detto, ribadita
dalla specialista incaricata dall’assicuratore infortuni nel suo secondo
rapporto del 22 marzo 2016.

 

Stante quanto precede, contrariamente a quanto evidenziato
dall’assicurato, la situazione è chiara, perciò non v’è motivo di dare seguito
alla pretesa ricorsuale di sottoporlo nuovamente a un esame medico retrocedendo
gli atti all’Ufficio AI.

 

Per di più, in virtù della regola secondo cui il principio
inquisitorio che regge la procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni
non è incondizionato, ma trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di
collaborare, quest'obbligo non può tradursi in una mera contestazione della
presa di posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi -
segnatamente di natura medica - a sostegno delle proprie argomentazioni. Non è
dunque sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria rispettivamente
all'amministrazione l'onere di determinare le condizioni di salute
dell’assicurato attuando un nuovo esame medico rispettivamente richiamando dei
referti medici - magari addirittura in possesso dell’interessato medesimo -,
quando alla base della lamentela del ricorrente vi sono (solo) affermazioni di
carattere soggettivo riguardo ad un presunto peggioramento del suo stato
di salute (STCA 32.2016.45 del 10 marzo 2017; STCA 32.2015.120 del 2 agosto
2016; STCA 32.2015.76 dell’8 marzo 2016; STCA 32.2015.69 del 19 febbraio 2016;
STCA 32.2014.187 del 22 settembre 2015; STCA 32.2014.125 dell’8 luglio 2015;
STCA 32.2014.16 del 18 giugno 2014; STCA 32.2012.315 del 30 settembre 2013;
STCA 32.2012.299 del 10 settembre 2013; STCA 32.2012.243 del 27 maggio 2013;
STCA 36.2012.67 dell'11 febbraio 2013 confermata dalla STF 9C_185/2013 del 17
aprile 2013; STCA 32.2008.206 del 15 giugno 2009; STCA 32.2008.178 del 10
giugno 2009; STCA 32.2007.207 del 9 giugno 2008).

 

L'insorgente, rinviando semplicemente a dei referti del 2015 già
vagliati sia dall’assicuratore infortuni sia dall’Ufficio AI come pure ai più
recenti certificati del 21 settembre e del 17 novembre 2016, sostenendo che alla
luce di questa documentazione la situazione non corrisponderebbe alle
conclusioni tratte dalla dr.ssa __________ e quindi alle sue reali condizioni
di salute, con ciò pretendendo quindi l’espletamento di nuovi accertamenti
medici, è venuto meno al suo obbligo di comprovare le sue allegazioni.

Esso si è limitato a contestare la valutazione e l’agire
dell’Ufficio assicurazione invalidità che non avrebbe sufficientemente vagliato
le sue condizioni alla luce dei summenzionati referti medici. Per contro,
l’assicurato non ha saputo comprovare le sue lamentele, visto che né il
rapporto della dr.ssa __________ né quello del dr. med. __________ forniscono
un quadro clinico che comprovi un peggioramento dello stesso, ma attestano
soltanto da un lato la presenza di un’ulcera arrossata nella gamba sinistra, condizione
già nota da anni, e dall’altro lato che la sua capacità lavorativa nell’attività
precedente è nulla, ciò che però non è mai stato contestato dall’amministrazione.

 

In merito all’affermazione di quest’ultimo specialista sulla
opportunità a che l’assicurato continui a percepire una rendita
dall’assicurazione invalidità, espressa il 17 novembre 2016, va rilevato che
tale parere esula dalle sue competenze.

Infatti, in merito al compito del medico, va rilevato che esso può
esprimere soltanto un giudizio medico sulle condizioni di salute di un
assicurato, indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è
incapace al lavoro come pure fornire un importante elemento di giudizio per
determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato
(STF 9C_707/2016 del 1° dicembre 2016).

Il medico non può invece pronunciarsi anche sul grado di
invalidità, visto che la determinazione del grado AI è il risultato di un puro
calcolo economico che spetta al consulente in integrazione professionale sulla
scorta delle indicazioni e limitazioni mediche; quest'ultimo valuta infatti
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta quindi al
consulente, e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
l'esigibilità e la possibilità per l'assicurato di cercare un nuovo impiego su
un mercato equilibrato del lavoro e a proposito degli elementi da prendere in
considerazione (DTF 125 V 256 consid. 4; RtiD II-2008 pag.
274; Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

In concreto, quindi, non spettava al medico curante giudicare il
grado di invalidità da attribuire all’assicurato, questo compito spettando,
essendo di carattere economico e non medico, al consulente in integrazione
professionale (docc. 94 e 98).

 

Pertanto, del certificato del 17 novembre 2016 occorre tenere
presente unicamente il parere strettamente medico fornito dallo specialista
della __________ sul grado di capacità lavorativa dell’assicurato nella sua
precedente attività lavorativa quale manovale. Tuttavia, come già indicato,
egli non ha determinato l’abilità dell’assicurato in altre attività adatte al
suo stato di salute, perciò la sua valenza è soltanto parziale.

 

In altre parole, alla luce di quanto esposto, va osservato che il
medico di __________, che da alcuni anni segue l’assicurato, non ha affermato
né comprovato che lo stato di salute del ricorrente fosse peggiore di quello
accertato nel marzo 2016 dalla collega dr.ssa med. __________.

 

Ad ogni modo, queste affermazioni non sono atte a tutelare la tesi
del ricorrente.

E ciò neppure se il prof. dr. med. __________ ha esaminato lo
stato di salute del suo paziente successivamente alla valutazione della
specialista interpellata dall’assicuratore infortuni.

Addirittura ciò è avvenuto in un momento più prossimo
all’emanazione della decisione impugnata (giugno e ottobre 2016).

 

Questo Tribunale evidenzia, inoltre, che nei suoi ultimi tre
referti di febbraio, giugno e ottobre 2016 il summenzionato medico ha
riscontrato delle condizioni di salute identiche dell’assicurato, quindi senza
alcun peggioramento dal 12 novembre 2015 in poi ma, anzi, un miglioramento
nella guarigione della ferita alla gamba sinistra tanto che ha sospeso la
terapia antibiotica.

 

Infine, va rilevato che il ricorrente non ha sollevato degli
elementi extra-infortunistici per comprovare un peggioramento del suo stato di
salute. Pertanto, a maggior ragione non v’è alcun motivo di discostarsi dalla
perizia allestita il 22 marzo 2016 dalla dr.ssa med. __________ per conto
dell’assicuratore infortuni e tanto meno è necessario effettuare ulteriori
accertamenti medici.

 

Il tali circostanze le lagnanze dell'assicurato, non
circostanziate, devono essere respinte, siccome prive di sostrato medicalmente
oggettivabile.

Il TCA fa dunque proprie le conclusioni formulate dall'Ufficio AI
nella determinazione dell'incapacità lavorativa del ricorrente, ritenendolo
quindi inabile al lavoro al 100% dal 29 ottobre 2010 come manovale edile per i
sopraggiunti problemi alla gamba sinistra rispettivamente abile al 100% dall’8 agosto
2014 in attività adeguate che rispettino i limiti funzionali posti dalla perita.

 

                             2.10.   Stante quanto precede, poiché
l’aspetto economico non è stato contestato come tale dall’assicurato, ciò porta
il TCA a non verificare oltre il calcolo effettuato dall’Ufficio AI e dunque a
ritenere un grado di invalidità del 17% dall’8 agosto 2014, grado stabilito
tenendo presente un’abilità lavorativa residua del 100% in altre attività
lucrative e percentuale che non è però sufficiente per avere diritto a una
rendita di invalidità (art. 28 cpv. 2 LAI).

 

Ne discende che a decorrere dal primo giorno del secondo mese che
segue la notifica della decisione (art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI) la rendita
intera riconosciuta all’assicurato dal 1° aprile 2012 decade.

 

Di conseguenza, è a giusta ragione che dal 1° ottobre 2016 il
ricorrente non ha più diritto al riconoscimento di una rendita intera di
invalidità.

La decisione impugnata deve pertanto essere confermata e il
ricorso integralmente respinto.

 

Al riguardo è comunque utile rilevare che il potere
cognitivo del TCA è limitato alla valutazione della legalità della decisione deferitale
sulla base dei fatti intervenuti fino al momento in cui essa è stata emanata
(DTF 121 V 366; U 29/04 dell’8 novembre 2005).

Un eventuale aggravamento dello stato di salute dell'assicurato
intervenuto in epoca posteriore alla decisione impugnata può, se del caso,
giustificare una nuova domanda (STFA I 816/02 del 4 maggio 2004; STF I 560/05
del 31 gennaio 2007).

 

                             2.11.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

 

L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).

 

Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr.
500.-vanno poste a carico dell'insorgente.

 

Quest’ultimo ha tuttavia chiesto di essere posto al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio.

 

Di principio, anche se un assicurato è soccombente, può essere
posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria sempre che adempia alle relative
condizioni (DTF 124 V 301 consid. 6).

 

L'art. 28 cpv. 2 Lptca stabilisce che la disciplina della difesa
d'ufficio e del gratuito patrocinio è retta dalla Legge sull'assistenza
giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio (LAG).

 

L'art. 2 LAG definisce il principio secondo cui l'assistenza
giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri
della procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi
diritti davanti alle autorità giudiziarie e amministrative.

L'estensione di questo diritto è regolato dall'art. 3 LAG, che
prevede che:

 

"
1 L'assistenza giudiziaria si estende:

- all'esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni;

- all'esenzione dalle tasse e spese processuali;

- all'ammissione al gratuito patrocinio.

2 L'assistenza giudiziaria è
concessa, su istanza, integralmente o in parte; se ne sono dati i presupposti,
l'autorità è tenuta ad accordarla in modo parziale.

3 Essa è esclusa se la
procedura non presenta possibilità di esito favorevole per l'istante.".

 

I presupposti (cumulativi) per la concessione dell'assistenza
giudiziaria sono in principio dati se l'istante si trova nel bisogno, se
l'intervento dell'avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo
non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372
consid. 5b e riferimenti).

 

In particolare, il requisito della probabilità di esito favorevole
difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una
persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe ad
avviare una causa o a continuarla in considerazione delle spese cui si
esporrebbe (STF I 562/05 del 12 febbraio 2007; DTF 129 I 135, consid. 2.3.1,
DTF 128 I 236 consid. 2.5.3; DTF 125 II 275, consid. 4b; DTF 119 Ia 251; Cocchi/Trezzini, op. cit., ad art. 157,
pag. 492, n. 1).

A tal proposito, si osserva che per valutare la probabilità di
esito favorevole non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è
infatti sufficiente che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente
meno possibilità di essere ammesso che di essere respinto, ovvero che non si
debba ammettere che un ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i
propri mezzi (DTF 125 II 275; DTF 124 I 304, consid. 2c). Inoltre, quando le
prospettive di successo ed i rischi di perdere il processo si eguagliano o le
prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non
possono essere considerate senza esito favorevole (DTF 125 II 275; DTF 124 I
304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; Cocchi/Trezzini,
op. cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).

 

Nel caso concreto, alla luce delle considerazioni esposte il
ricorso era sin dall'inizio sprovvisto di esito favorevole.

L'insorgente non ha infatti comprovato mediante specifica
documentazione medica che il suo stato di salute era peggiore rispetto a quello
stabilito dall’assicuratore infortuni. Egli si è limitato ad esprimere delle
considerazioni personali sul suo stato di salute, tuttavia non apportando
alcuna prova a sostegno di queste tesi. Come visto, i certificati medici
richiamati e quelli addotti in sede di ricorso attestano una situazione clinica
sia superata dal miglioramento del suo stato di salute sia, rispettivamente, non
gli sono di alcun aiuto.

Facendo quindi difetto uno dei tre presupposti cumulativi
necessari per ottenere l'assistenza giudiziaria, non occorre verificare oltre
l'adempimento delle altre due condizioni.

Non si fa quindi luogo alla concessione dell’assistenza
giudiziaria.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L’istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio
è respinta.

 

                                   3.   Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti