# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8eaa0ee9-3071-5d9f-920f-b0c44258ec50
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.03.2022 32.2022.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2022-2_2022-03-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2022.2

   

  FC

  	
  Lugano

  29 marzo 2022   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 gennaio 2022 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 9 dicembre 2021 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in
fatto

                                

                           1.1  RI 1,
nato nel 1963, di professione piastrellista, nell’ottobre 2020, adducendo
problemi alla schiena, ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti.

                                  Eseguiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, inclusa una perizia reumatologica,
con decisione del 9 dicembre 2021 - confermativa di un progetto di decisione
del 26 ottobre 2021 - l’Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni avendo
stabilito che l’assicurato era da considerare inabile in ogni attività in
misura completa dal 14 gennaio 2020, con ripresa dal 17 giugno 2021 di
un’abilità dell’80% nell’abituale attività di piastrellista e dal 1. marzo 2021
di una capacità lavorativa completa in attività leggere adeguate, con un
conseguente grado di invalidità del 7%. 

 

                           1.2  Con
ricorso al TCA l'assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, contesta le
conclusioni tratte dall’amministrazione, sulla base di attestazioni mediche già
agli atti e un nuovo certificato del curante, sottolineando le sue precarie
condizioni di salute e chiedendo l’annullamento della decisione contestata con
il riconoscimento di una rendita intera d’invalidità dal mese di aprile 2021 e
subordinatamente il rinvio dell’incarto all’Ufficio AI per nuovi accertamenti
medici (doc. I). 

                                  

                           1.3  Con risposta di causa dell’8 febbraio
2022 l’Ufficio AI chiede la reiezione del ricorso e la conferma della decisione
contestata, ritenendo corretta sia la valutazione medico-teorica che la
definizione del grado d’invalidità (doc. IV).

 

considerato                 in
diritto

 

                                  in
ordine

 

                           2.1  La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015;
8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                 nel
merito

 

                           2.2  Oggetto
del contendere è sapere se correttamente l’Ufficio AI ha negato all’assicurato
il diritto ad una prestazione d’invalidità.  

                                  Va
rilevato che il 1° gennaio 2022, ossia dopo l’emanazione della decisione
impugnata, è entrata in vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI
che concerne (anche) il diritto alla rendita (cfr. RU 2021 705).

                                  Occorre
tuttavia ricordare che per la disamina del diritto a una rendita di invalidità
eventualmente già insorto in precedenza, di norma, occorre rifarsi alle regole
generali del diritto intertemporale secondo cui sono applicabili le
disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che
deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF
130 V 445 consid. 1, pag. 446 seg. con riferimento a DTF 130 V 329). 

                                  In
concreto al ricorso contro la decisione emanata il 9 dicembre 2021 – data che,
di principio, delimita temporalmente il potere cognitivo del giudice delle
assicurazioni sociali (cfr. DTF 132 V 220 consid. 3.1.1) – si applicano le
norme sostanziali in vigore fino a quel momento. Ogni riferimento alle norme
applicabili in concreto, salvo indicazione contraria, va quindi inteso nel
tenore in vigore fino al 31 dicembre 2021. 

 

                           2.3  Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità
al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno
alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. 

                                  Occorre quindi che il danno alla
salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il
caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n.
46). 

Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o
parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di
compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di
attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono
essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra
professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità
al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o
parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che
entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o
psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle
misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo
l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione
d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere
giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita
se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni
consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante
provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto
un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno
senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8
LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28
cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se
sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al
60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                  Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000
p. 84).                                 

                                  Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                           2.4  Per costante giurisprudenza (cfr. STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità,
all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di
documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo
stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato
è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio
per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili
dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133
consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                  Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c).

                                  Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                  Nella DTF 137 V 210 il TF ha
concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione
attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione
invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è
di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid.
2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto
necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione
a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia;
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e
rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e
3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid.
4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                  Se vi sono dei rapporti medici
contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero
materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto
che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                  Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc) e che il solo fatto che uno o
più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a
rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

                                  Va ancora evidenziato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere
diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629,
 in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze
federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

 

                                  In quest’ultima sentenza l'Alta
Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo
questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten,
in: SZS/RSAS 1999 pag. 105 ss.), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                  Il perito deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere
premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto
psico-sociale della persona esaminata.

                                  Del resto, un rifiuto di una
rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze
tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei
dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura,
le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti
dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto
insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente
psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001; DTF 130 V 352).

 

                           2.5  Questo Tribunale, chiamato a
verificare se, nel caso di specie, lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emanazione della
decisione impugnata, dopo attento esame della documentazione medica agli atti,
non ha alcun motivo per scostarsi dalla perizia reumatologica del 2 agosto 2021
eseguita dal dr. __________, specialista FMH in reumatologia, che ha concluso
per una capacità lavorativa nel suo ultimo impiego di piastrellista del 20%. In
un’attività adatta rispettosa delle limitazioni funzionali elencate,
l’assicurato era invece da considerare abile in misura piena a partire al più
tardi dall’inizio di marzo 2021 e cioè a circa 3 settimane dall’infiltrazione
dei rami mediali delle ultime radici spinali L3, L4, L5 eseguita il 4 febbraio
2021 dal dr. __________ dell’Ambulatorio terapia del dolore dell’Ospedale __________
di __________ (doc. AI pag. 73). 

                                  Nel suo referto, il perito, dopo
aver riassunto accuratamente la documentazione agli atti – in particolare un rapporto
del neurochirurgo dr. __________ del 5 maggio 2020 che ha posto le diagnosi di
cervicalgie e brachialgie bilaterali croniche, nonché lombalgie e cruralgie
bilaterali croniche, che sconsigliavano “attività con sollevamento di pesi
ripetuti, movimenti ripetitivi di flessione ed estensione ed eventualmente in
torsione”, e ha consigliato un chiaro calo ponderale e esercizio fisico;
valutazioni del dr. __________ del 6 novembre 2020 e 5 febbraio 2021, che
riassumono quanto già espresso dal dr. __________ circa le sintomatologie
conosciute nell'ambito una sindrome cervico-lombare con sintomatologia
attualmente piuttosto lombare e cronica e consigliano pure un calo ponderale e un
impegno muscolare di tipo riabilitativo, per rinforzare i muscoli addominali e
paravertebrali, oltre a sedute di mesoterapia antalgica e infiltrazioni dei
rami mediali delle ultime radici spinali di L5, L4 e L3 a destra e a sinistra;
doc. AI pag. 130) – e analizzato i vari referti radiologici all’inserto (RM
colonna cervicale del 2 aprile 2014 e 22 gennaio 2020, RM della colonna lombare
del 5 ottobre 2020 e 22 gennaio 2020; doc. AI pag. 135), ha riassunto
l’anamnesi famigliare, personale, sociale, professionale e patologica, i
disturbi soggettivi e le affezioni attuali e le constatazioni obiettive e ha
quindi posto le diagnosi di:

 

" 
(…)

6.1 con
ripercussione sulla capacità lavorativa

Sindrome
lombo-vertebrale con componente spondilogena prevalentemente sul lato

destro su
alterazioni degenerative plurisegmentali soprattutto L4-L5 e L5-S1.

 

6.2 senza
ripercussione sulla capacità lavorativa

Cervicalgie
su moderate alterazioni degenerative

Epicondilopatia
ulnare bilaterale

Morbo di
Dupuytren al IV raggio di destra e al V raggio di sinistra.”

 

                                  Lo
specialista ha quindi illustrato che l’assicurato aveva interrotto l’attività
professionale nella forma completa a partire dal gennaio 2020, a causa dei
dolori nella zona lombare con dei bloccaggi recidivanti e dei disturbi alla
colonna cervicale. Egli presentava attualmente “una sindrome
cervico-vertebrale su delle alterazioni degenerative plurisegmentali di
moderata entità stabili ormai dal 2014 data della prima risonanza magnetica e
non peggiorate a un controllo di RM del 2020. Non ha mai presentato a livello
cervicale delle irradiazioni di tipo irritativo radicolare alle estremità
superiori”, e alla colonna lombare vi erano dei dolori presenti da anni con
una risonanza magnetica del 2015 che mostrava già delle alterazioni
degenerative iniziali che avevano mostrato un'evoluzione con alla RM del 2020
soprattutto interessamento dei segmenti L4-L5 e L5-S1 con osteocondrosi a tali livelli.
Non vi erano tuttavia compressioni o irritazioni radicolari. L’assicurato aveva
avuto dei blocchi lombari ripetuti a seguito dell'attività professionale
piuttosto pesante da lui svolta.

                                  In
merito alla capacità lavorativa il perito ha affermato:

 

" 
(…)

8.1
Capacità lavorativa nell'attività svolta finora

Ritengo
rassicurato a partire dalla mia visita abile al lavoro nella forma del 80% per
quanto riguarda l'ultima attività professionale svolta quale piastrellista
posatore dì piastrelle. Ricordo a questo proposito che lavorava assieme al
figlio in una ditta di due sole persone. Attualmente il figlio è da solo. Penso
che in questa situazione vi possa essere una comprensione da parte del datore di lavoro permettendo all'assicurato di
svolgere un'attività lavorativa adeguata
alle sue condizioni di salute con una riduzione del rendimento del 20%. Il figlio può aiutare nei lavori
più pesanti.

Rispetto
alla valutazione del Dr. med. __________ riscontro in effetti un miglioramento

soggettivo
dei disturbi.

Per
quanto riguarda l'attività di casalingo lo ritengo abile al lavoro nella forma
completa da sempre.

 

8.2
Capacità lavorativa in un'attività adeguata

Per
un'attività lavorativa adeguata, che tenga in considerazione le limitazioni
funzionali da me sopraelencate, ritengo l’assicurato abile al lavoro al più
tardi a partire dall'inizio di marzo del
2021 e cioè a 3 settimane dall'infiltrazione dei rami mediali delle ultime
radici spinali L3, L4 e L5 nella forma
completa sull'arco di un'intera giornata con un rendimento del 100%. (…)”

 

                                         E
circa le limitazioni da osservare ha affermato:

 

" 
(…)

L'assicurato
è limitato in attività particolarmente pesanti in cui debba mantenere posizioni
statiche prolungate soprattutto con la parte superiore del corpo leggermente
flessa in avanti oppure lavorare, come il piastrellista di solito fa,
inginocchiato con movimenti di rotazione della colonna vertebrate.

Limitato
nell'alzare dei pesi superiori ai 15-20 kg ripetutamente.

Può
mantenere la posizione seduta cambiando appoggio per almeno 2 ore, può camminare
per 1 km su terreno piano.

Può
mantenere la posizione in piedi cambiando appoggio per più di 2 ore.”

 

                                  In
merito ai provvedimenti sanitari e alle terapie con ripercussioni sulla
capacità lavorativa ha affermato che “L'assicurato può continuare con della
fisioterapia. Importanti sono anche delle informazioni di tipo ergonomico. Attualmente
non assume terapie medicamentose antidolorifiche se non del Celebrex 200 mg al
bisogno. In caso di esacerbazione della sintomatologia dolorosa vi sono ancora
ampie possibilità terapeutiche. Eventuali ulteriori blocchi lombari, non
possono essere esclusi a priori.” (doc. AI pag. 139).

 

                                  Ora, tutto
ben considerato, il referto del dr. __________, le cui conclusioni sono
peraltro state condivise senza riserve anche dal SMR nel rapporto del 30 agosto
2021 (nel quale la dr.ssa __________ ha concluso per un’inabilità
lavorativa completa dal 14 gennaio 2020, con ripresa di un’abilità
nell’attività abituale dell’80% dal 17 giugno 2021 (data del consulto del dr. __________)
e in attività adeguate del 100% dal 1. marzo 2021, a 3 settimane
dall'infiltrazione dei rami mediali delle ultime radici spinali L3, L4 e L5,
come concluso dal perito; doc. AI pag. 140), è da considerare
dettagliato, approfondito e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali
ricordati al considerando 2.4. Lo specialista si è in effetti espresso sulla
globalità delle patologie lamentate dall’assicurato, ha esaminato accuratamente
tutta la documentazione messagli a disposizione ed ha valutato la sua capacità
lavorativa anche sulla base delle indicazioni risultanti dalla visita effettuata
presso di lui. Contrariamente a quanto eccepito dal ricorrente (ricorso pag. 4,
doc. I), il medico ha pure esaminato approfonditamente l’evolversi dello stato
di salute del ricorrente, e in particolare delle affezioni alla schiena,
prendendo in considerazione tutta la documentazione medica prodotta ed
acquisita nel corso della procedura amministrativa. 

                                  Il
referto peritale non ha tralasciato alcun elemento di rilievo, ha eseguito gli
esami più appropriati e studiato la documentazione agli atti, ha descritto nei
particolari l’anamnesi e l’esame clinico ed ha risposto alle questioni poste
dall’AI. 

 

                                  Secondo questo Tribunale alla
perizia del dr. __________ va quindi attribuita piena forza probante.

                                  

                           2.6  Alle
conclusioni tratte dall’amministrazione sulla base della perizia reumatologica
si deve aderire, ritenuto che, come verrà illustrato nel prosieguo, le stesse
non sono state smentite da altra documentazione medico-specialistica attestante
nuove affezioni o una diversa valenza delle patologie diagnosticate o, ancora,
un peggioramento successivo alla perizia e entro la data della decisione
contestata, ritenuto che per la
giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali si basa di regola sui
fatti che si sono realizzati fino alla resa del provvedimento contestato (cfr. DTF
132 V 220 consid. 3.1.1).

 

                                  Dalle
ben motivate conclusioni della perizia del dr. __________ e del SMR non è in
effetti possibile scostarsi sulla base delle certificazioni prodotte
dall’assicurato nel corso della procedura amministrativa e contestualmente alle
osservazioni al progetto di decisione del 26 ottobre 2021.  

 

                                  Innanzitutto, la documentazione
prodotta dall’assicurato in corso di procedura prima della stesura della
perizia reumatologica del 2 agosto 2021 – segnatamente i rapporti del
dr. __________ del 6 novembre 2020 (per la diagnosi di sindrome cervicale
cronica e dorsolombare cronica, doc. AI pag. 75), del 5 febbraio 2021
(attestante l’esecuzione di un’infiltrazione per la cura della sindrome cervico
lombare, doc. AI pag. 73), del dr. __________ del 25 maggio 2020 (relativo alla
notifica dell’infortunio del 20 settembre 2019 alla __________, doc. AI pag.
77), del dr. __________, neurochirurgo, del 5 maggio 2020 per le diagnosi di
cervicalgie e brachialgie bilaterali croniche, lombalgie e cruralgie bilaterali
croniche (doc. AI pag. 78), referti di esami radiologi di RM colonna lombare il
5 ottobre 2015, RM colonna cervicale il 22 gennaio 2020, RM cervicale il 2
aprile 2014, attestato del 20 marzo 2014 del dr. __________ del Pronto soccorso
per cervicalgie, dorsalgie e lombalgie (doc. AI pag. 87), rapporto operatorio
relativo all’intervento del 18 dicembre 2015 per emorroidi (doc. AI pag. 89),
scritto della dr.ssa __________ del reparto di chirurgia dell’ospedale di __________
del 4 ottobre 2016 per flemmone arto inferiore destro (doc. AI pag. 93),
rapporto 27 settembre 2017 del dr. __________, cardiologo (doc. AI pag. 95) e
19 settembre 2017 del dr. __________ relativo ad un esame di colonoscopia (doc.
AI pag. 100) – sono stati, per quanto di rilievo circa la capacità
lavorativa dell’assicurato,  approfonditamente ed adeguatamente esaminati non
solo dal SMR (rapporto 6 maggio 2021, doc. AI pag. 106), ma anche e soprattutto
dal dr. __________ nella perizia del 2 agosto 2021 alle cui conclusioni, ben
motivate e complete, si può rinviare. 

 

                                 D’altra parte, in fase di
osservazioni al progetto di decisione del 26 ottobre 2021, con un certificato
del 24 novembre 2021 il dr. __________, generalista curante, ha attestato in
sostanza un’inabilità lavorativa del 100% e chiesto una rivalutazione del caso,
affermando che “il paziente che ha lavorato tutta una vita come
piastrellista, un lavoro fisicamente e particolarmente pesante (alzare pesi,
lavorare in ginocchio, lavorare in posizioni scomode per tante ore al giorno e
spesso in ambienti freddi e umidi). Il suo corpo e in particolare la sua
schiena, è "consumata" e degenerata. Il paziente ha dei dolori
violenti recidivanti, spesso anche di notte. Prende regolarmente il Celebrex
200 mg. Le patologie della colonna vertebrale, in particolare delta cervicale e
della lombare, tendono a peggiorare e vengono confermate dagli specialisti. Una
ripresa del suo lavoro, anche solamente parziale, è assolutamente impensabile”
(doc. AI pag. 159). 

                                  Detta certificazione è stata
sottoposta alla dr.ssa __________ del SMR, la quale, con Annotazione del 30
novembre 2021, ha affermato che “il medico curante non porta nuovi elementi
clinici che non siano stati valutati da parte del perito reumatologo; pertanto
non c'è la necessità di sottoporre la sua lettera al perito. Il RAF del
30.08.2021 rimane invariato” (doc. AI pag. 162).

                                  

                                  Questa conclusione va condivisa,
non emergendo dalle scarne certificazioni del curante alcun elemento nuovo o
significativo che non sia stato approfonditamente valutato dal perito o dal SMR
rispettivamente che sia idoneo a modificare le conclusioni peritali,
limitandosi il medesimo in sostanza a riepilogare i trascorsi professionali e
patologici relativi ai noti problemi alla schiena, menzionando i dolori
sofferti dal paziente, ma non specificando su quali motivazioni egli fonderebbe
la sua conclusione circa l’impossibilità di ritornare ad esercitare il suo
lavoro e non pronunciandosi sulla capacità lavorativa in attività leggere ed
adeguate alle limitazioni derivanti dalle affezioni alla schiena.

 

                                        Né
del resto il ricorrente produce in questa sede nuova documentazione che attesti
una sostanziale modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione del
perito reumatologo e del SMR, né ha fornito elementi che consentano in qualche
modo di considerarne inattendibili le conclusioni.  

                                  In
questa sede egli si limita in effetti a ribadire la contestazione della valutazione
medica, esprimendo tuttavia in sostanza un dissenso puramente soggettivo,
sostenendo che gli dovrebbe essere riconosciuta un’inabilità lavorativa
maggiore.

                                  Produce
varie certificazioni già agli atti e già esaminate dal perito reumatologo (doc.
A-E), oltre ad un nuovo certificato del 10 gennaio 2021 del curante del
seguente tenore:

 

" 
(…)

Conosco
il signor RI 1 dal 2004.

E' sempre
stato un grande lavoratore come piastrellista.

Già nel
2014 sono stati fatti i primi accertamenti a causa di dolori e bloccaggi acuti recidivanti a livello cervicale e lombare.

Fino
all'inizio 2020 ha cercato di resistere e di andare avanti malgrado i dolori quotidiani, aiutato con analgesici, miorilassanti e
fisioterapia.

Il suo
lavoro da piastrellista è particolarmente pesante, è quasi tutto il giorno in posizioni
di lavoro contratte, in ginocchio, movimenti di rotazione, alzare pesi. In più è frequentemente esposto all'umidità e al
freddo.

Si è
consumato e a partire dal gennaio 2020 non ha più potuto riprendere il suo lavoro.

I dolori
lombari e cervicali ('hanno condizionato in modo importante da non più poter continuare a lavorare.

Oltre
alla fisioterapia e a un consumo importante di analgesici sono state fatte delle infiltrazioni presso il centro del dolore all'__________.

La
gravita della problematica viene confermata dal dr. __________, neurochirurgo. La
ripresa del lavoro, anche solo parzialmente, è assolutamente impensabile.”
(doc. F) 

 

                                  In
merito a tale certificazione l’amministrazione, nella sua risposta di causa dell’8
febbraio 2021, ha affermato con pertinenza che la stessa ricalca nella sostanza
il precedente certificato del 24 novembre 2021 prodotto in fase di osservazioni
al progetto di decisione, il quale, come detto, è stato adeguatamente esaminato
dal SMR (cfr. annotazione del SMR del 30 novembre 2021, doc. AI pag. 162). 

                                  

                                  Ribadite
le considerazioni generali che si impongono sul tema dell’attendibilità delle
certificazioni dei medici di fiducia (anche se specialisti; cfr. STF U
202/01 del 7 dicembre 2001; cfr. consid. 2.4; sia pure evidenziato che il TF,
nella STF 9C_757/2016 del 10 febbraio 2017, ha rilevato che “(…) il fatto
che il medico curante la segua da più tempo non è un criterio ritenuto dalla
giurisprudenza per apprezzare il valore probatorio di un rapporto valetudinario
(cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 352 con riferimenti). Al contrario, la
prassi prevede che, di principio, deve essere considerato con la necessaria
prudenza l'avviso dei medici curanti a causa dei particolari legami che essi
hanno con il paziente (cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/cc pag. 353), per cui,
secondo esperienza comune, il medico curante tende generalmente, in caso di
dubbio, a pronunciarsi in favore del proprio paziente in ragione del rapporto
di fiducia che lo unisce a quest'ultimo. (…)” (STF 9C_757/2016 del 10
febbraio 2017, consid. 4.2)) l’unica certificazione prodotta dal
ricorrente, segnatamente quella del dr. __________, non consente in alcun modo
di dipartirsi dalle conclusioni del perito reumatologo e del SMR che si sono
espressi in modo coerente e privo di contraddizioni. 

                                  

                                  All’assicurato
va del resto ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione
comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare - ove ciò fosse
ragionevolmente esigibile - le prove necessarie, avuto riguardo alla natura
della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover
sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con
riferimenti).

                                  Così
stanti le cose, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti
contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno
dell'assicurato sino alla resa del querelato provvedimento, senza che si renda
necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti (valutazione anticipata delle prove, fra le tante
cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1 p. 429 e riferimenti; anche DTF 135 V
465). 

                                  

                                  Pertanto,
visto quanto sopra, il TCA
ritiene dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido
nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2
e i riferimenti ivi citati) che l’assicurato presenta nella sua attività
lavorativa di piastrellista un’inabilità totale dal 14 gennaio 2020 al 16
giugno 2021 ed in seguito abile dell’80%, mentre che in attività leggere e
adeguate egli è inabile completamente dal 14 gennaio 2020 sino alla fine di
febbraio 2021 e in seguito nuovamente abile pienamente.

                                  Le conclusioni in merito alla capacità lavorativa della decisione
contestata vanno quindi confermate.  

                                  

                           2.7  Per quel
che concerne l’aspetto economico, rimasto sostanzialmente incontestato, per
determinare il grado di invalidità l’Ufficio AI ha proceduto al raffronto dei
redditi, mediante il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3), procedendo al
relativo calcolo considerando come dal 1. marzo 2021 l’assicurato risultasse
abile al lavoro nella misura del 100% in attività confacenti.

                                  Il
calcolo è stato esposto nella decisione impugnata come segue:

 

"  (…) 

Tenuto
conto dei limiti funzionali dovuti al danno alla salute e del suo iter
socio-professionale, lei risulta tuttora reintegrabile sul mercato libero del
lavoro in una vasta gamma di attività generiche e non qualificate, di tipo
semplice e ripetitivo, che non necessitano di alcuna formazione e che sono reperibili sia nel settore
Secondario sia nel Terziario.

Dal
profilo salariale, la giurisprudenza imposta dall'Alta Corte federale indica che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell'inchiesta sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio
federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che
riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (STFA 12 ottobre 2006
nella causa S., D 75/03, e del 5 settembre 2006 nella causa P., l 222/04).
Sempre in base alla giurisprudenza federale, tali redditi possono ancora essere
diminuiti nella misura massima del 25%, e ciò al fine di considerare quei
fattori che nel caso di specie sono suscettibili di influenzare il reddito che
l’assicurato potrebbe percepire, quali ad esempio le limitazioni addebitabili
al danno alla salute, l'età, la nazionalità, il grado di occupazione (cfr. DTF
126 V 75).

 

Reddito
da valido

Considerato
che il rapporto di lavoro con il precedente datore di lavoro è stato disdetto
per motivi estranei al danno alla salute, per definire il reddito da valido
facciamo capo ai valori statistici editi dall'Ufficio federale di statistica,
riferiti all'abituale campo professionale (costruzioni). In base ai valori
statistici federali, tabella RSS, TA1, categoria professionale 41-43
(costruzioni), attività semplici e ripetitive, settore maschile, anno 2018
aggiornato al 2020, otteniamo un reddito
annuo lordo di Fr. 70’711.00.

 

Reddito
da invalido 

Facendo
riferimento ai dati statistici forniti dalla sopraccitata tabella elaborata
dall'Ufficio federate di statistica (RSS, TA1, media dei redditi di tutte le
categorie professionali, attività semplici e ripetitive, settore maschile, anno
2018 aggiornato al 2020), considerando una capacità lavorativa del 100% ed
applicando una riduzione salariale del 5% per attività leggera, si evince che
lei potrebbe ancora realizzare un reddito annuo lordo di Fr. 65'505.45
svolgendo un'attività adeguata al suo
stato di salute.

 

Confronto
dei redditi

Reddito
da valido                                                                      CHF
70’711.00

Reddito
da invalido                                                                   CHF
65'505.45

Perdita
di guadagno                                                                 CHF  
5'205.55

Grado
d'invalidità                                                                                       7%

 

Essendo
il grado d'invalidità inferiore al 40%, il diritto alla rendita non sussiste.

Pur
avendo lei presentato un'incapacità lavorativa di lunga durata, tenuto conto
che la presentazione ufficiale della richiesta d'invalidità è avvenuta in data
07.10.2020 e che un diritto a rendita può
nascere al più presto dopo sei mesi dalla data del deposito della domanda, nel suo
caso specifico un diritto alla prestazione citata non può entrare in
considerazione nemmeno per un periodo transitorio, a fronte del fatto che, alla
scadenza dei sei mesi dalla ricezione della domanda (mese di aprile 2021) lei
era già ritenuto totalmente abile al lavoro in attività adeguate ed il grado
d'invalidità era inferiore al 40%.(…).”  (doc.
G)

 

Tale
calcolo, che applica la giurisprudenza del Tribunale federale in materia di
confronto dei redditi (cfr. la giurisprudenza, riassunta nella STF 9C_501/2013
del 28 novembre 2013), e per quanto riguarda i salari applicati ha fatto
correttamente capo ai dati salariali statistici ufficiali dichiarati
applicabili dal Tribunale federale (riguardo all’applicabilità dei dati
salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta
sulla struttura dei salari, e meglio i dati salariali forniti dalla la RSS
TA1-tirage skill level Svizzera, emanata dall'Ufficio federale di statistica di
Berna, cfr. DTF 142 V 178, in particolare consid. 2.5.7; DTF 128 V 174; a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, pagg. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pagg. 47ss.), procedendo pure
correttamente (e incontestatamente) all’applicazione di una riduzione sul
salario da invalido del 5% per “attività leggere” (doc. AI pag. 149),
così come il conseguente grado di invalidità determinato dall’amministrazione
nel 7%, vanno pertanto confermati.  

                           2.8  Considerati
quindi gli accertati gradi di inabilità lavorativa, nell’attività abituale
quale piastrellista del 100% dal 14 gennaio 2020 al 17 giugno 2021 e in seguito
del 20%, e in attività adeguate del 100% dal 14 gennaio 2020 al 1. marzo 2021 e
in seguito dello 0% con conseguente grado di invalidità del 7%, non è dato
alcun diritto a una rendita di invalidità. 

                                  In
effetti l’assicurato, pur avendo presentato un'incapacità lavorativa di lunga
durata (inabilità lavorativa completa dal 14 gennaio 2020 sino al 17 giugno
2021 per quanto riguarda l’attività di piastrellista e sino al 1. marzo 2021
per quanto riguarda attività leggere adeguate), ha presentato la sua richiesta
di prestazioni il 7 ottobre 2020. Ora, ricordato che un diritto alla rendita
può nascere al più presto dopo sei mesi dalla data del deposito della domanda,
l’assicurato non ha diritto ad alcuna prestazione ritenuto che alla scadenza
dei sei mesi dalla ricezione della domanda (mese di aprile 2021) egli era già
da considerarsi totalmente abile al lavoro in attività adeguate, con un
conseguente grado di invalidità del 7% e, quindi, inferiore al grado minimo
pensionabile del 40%.

 

                                  Ricordato
inoltre come secondo l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente
minacciati d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione per
quanto essi siano necessari e idonei a ripristinare, conservare o migliorare la
loro capacità al guadagno o la loro capacità di svolgere mansioni consuete
(lett. a) e le condizioni per il diritto ai diversi provvedimenti siano
adempiute (lett. b) e come la soglia minima di diminuzione della capacità di guadagno
conferente diritto a provvedimenti di riformazione professionale è del 20% (DTF
130 V 489 consid. 4.2; 124 V 110 consid. 2b), in concreto, essendo il grado di
invalidità del ricorrente inferiore alla soglia del 20%, a ragione con la
decisione censurata l'Ufficio AI ha pure rifiutato di concedere provvedimenti
di integrazione professionale. Nella decisione l’amministrazione ha in merito con
pertinenza osservato che “La valutazione della pratica da parte del nostro
consulente in integrazione professionale AI ha portato a concludere che non vi
sono i presupposti per attuare provvedimenti professionali in quanta non
permetterebbero di migliorare la sua attuale capacità di guadagno residua.
Nella fattispecie, non appaiono inoltre limitazioni tali da rendere
problematica la ricerca di un posto di lavoro adeguato nel mercato primario
tramite i normali canali di collocamento” (doc. G).

                                  

                           2.9  Ne
consegue che la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va
respinto.

                                  All’assicurato
va comunque fatto presente che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, egli potrà in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni. Il
presente giudizio non pregiudica infatti eventuali suoi diritti nei confronti
dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla
data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere
cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                         2.10  Secondo
l'art. 69 cpv. 1bis LAI in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile
in concreto (cfr. la disposizione transitoria dell’art. 82a LPGA in
combinazione con gli art. 61 lett. a e fbis LPGA nel tenore in
vigore dal 1° gennaio 2021) la procedura di ricorso dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni
dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso
(DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24
settembre 2008).

                                  Visto
l’esito della vertenza, le spese di fr. 500 sono poste a carico del ricorrente.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                             1.  Il
ricorso è respinto.

 

                             2.  Le
spese di fr. 500 sono poste a carico del ricorrente.

 

                             3.  Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                  L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                           Il
segretario di Camera

 

giudice Raffaele Guffi                                   Gianluca
Menghetti