# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4863bc6-f4bd-5216-89ca-2e9c53db49a5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-05-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.05.2001 41.2000.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_41-2000-1_2001-05-11.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  41.2000.00001

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  11 maggio 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 aprile 2000 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 febbraio 2000 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio federale ass. militare, 3001 Berna,  

  rappr. da: __________,  

   

  in materia di assicurazione militare
  federale

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Durante un
corso di ripetizione svolto nel settembre 1992 __________ è rimasto incastrato
con il piede destro sotto il sollevatore che stava guidando e che
improvvisamente si è ribaltato.

Questo infortunio gli ha procurato uno schiacciamento delle parti molli della
gamba e del piede destro, la frattura del II e del III metatarso laterale della
caviglia destra.

L'Assicurazione militare ha riconosciuto la piena responsabilità della
Confederazione.

 

                               1.2.   Nel novembre
1992 è stata costata la presenza di un morbo di Sudek ed avviata un'intensa
terapia (doc. _).

Il 20 aprile 1993 l'assicurato è stato sottoposto ad un intervento chirurgico
al piede sinistro (doc. _).

In occasione del suo ricovero nell'agosto 1993 presso l'Ospedale __________, a
seguito di un trauma alla mano sinistra con conseguente comparsa di formicolii
alla mano stessa, al ricorrente è stata diagnostica una "sospetta sclerosi
multipla con iperestesia-iperalgesia dell'emicorpo sinistro" (doc. _).

Per questo motivo l'assicurato è stato visitato dal dr. __________, primario
del servizio di neurologia dell'Ospedale Regionale di __________ che ha
confermato, nel suo rapporto 20 agosto 1993, il sospetto di tale diagnosi (doc.
_) che poi si è conclamata.

Il 15 settembre 1993 l'assicurato è stato quindi sottoposto ad una visita da
parte del medico del circondario dell'AM, dr. __________, il quale ha escluso
il nesso causale fra l'infortunio al piede destro e la sclerosi multipla,
acconsentendo anche di sottoporlo ad un cambiamento professionale (doc. _).

Pertanto, l'11 ottobre 1993 l'UFAM ha informato l'assicurato di aver incaricato
l'Ufficio regionale AI di provvedere alla sua reintegrazione professionale,
rimarcando nel contempo che per la sclerosi multipla non sussisteva alcuna
responsabilità della Confederazione, essendo tale affezione estranea al
servizio militare (doc. _).

A seguito della ripetuta manifestazione degli effetti della sclerosi multipla,
l'assicurato non ha potuto concludere la riformazione professionale nel campo
informatico, per cui a partire dal 1° agosto 1996 è stato messo al beneficio di
una rendita d'invalidità (doc. _). 

                               1.3.   Con
decisione 29 aprile 1994, intimata all'allora patrocinatore dell'assicurato,
l'UFAM gli ha riconosciuto una rendita per la formazione professionale con
effetto retrattivo dal 1° febbraio 1994 al 31 agosto 1994, rilevando comunque
che per la sclerosi multipla non sussisteva una responsabilità della
Confederazione (doc. _). Con un'altra decisione, del 16 dicembre 1994 e
intimata al  medesimo studio legale, l'assicurazione ha esteso la rendita per
la formazione professionale fino al 31 luglio 1994, ricordando nuovamente che
la sclerosi multipla è "estranea al servizio militare" (doc. _).

 

                               1.4.   Nel luglio
1996 __________ è stato sottoposto ad un osteotomia secondo Weil delle ossa metatarsali
II-VI nonché ad un'escissione a cuneo secondo Kocher dell'alluce destro (doc.
_). Nel novembre dello stesso anno egli ha subito un'osteotomia correttiva del
calcaneo destro, una correzione del dito II nonché una nuova escissione a cuneo
secondo Kocher dell'alluce (doc. _).

                                         Con
decisione 15 gennaio 1998 l'UFAM ha attribuito all'assicurato una rendita per
menomazione dell'integrità del 7,5% per i postumi dell'infortunio al piede
destro riportato durante il corso di ripetizione del 1992, con effetto
retroattivo al 1° giugno 1997 (doc. _). 

Nel mese di settembre 1998 __________ è stato sottoposto nuovamente ad
un'osteotomia correttiva, questa volta della prima falange dell'alluce e una
trasposizione del tendine estensore del dito II (doc. _).

 

                               1.5.   Con lettera
24 novembre 1998 dell'avv. __________, patrocinatore di __________, ha chiesto
all'AM il riconoscimento di una rendita d'invalidità a seguito del trauma del
1992. 

In risposta, il 26 novembre 1998 l'amministrazione gli ha  innanzitutto
ricordato la non sussistenza della responsabilità della Confederazione in
relazione alla sclerosi multipla, mentre, per quel che riguarda l'affezione al
piede destro, l'assicurato è da considerare totalmente abile al lavoro per cui
non sussiste il diritto ad una rendita (doc. _).

Con lettera 10 marzo 1999 (doc. _) l'avv. __________, contestando la posizione
dell'amministrazione, ha ribadito che la sclerosi multipla ha avuto inizio a
seguito dell'incidente del 1992, per cui ha chiesto che l'assicurazione se ne
assuma la responsabilità. A sostegno di quanto richiesto il legale ha anche
allegato un rapporto del 19 febbraio 1999 del Dr. med. __________, specialista
in neurologia (doc. _) e uno datato 1° marzo 1999 del medico curante Dr.
__________ (doc. _).

                                         In
risposta, il 25 maggio 1999 l'AM ha ricordato al patrocinatore che l'assicurato
non aveva sollevato alcuna obiezione contro la lettera 11 ottobre 1993 e
nemmeno contro la decisione 29 aprile 1994. Inoltre, sulla base della nuova
documentazione medica, l'amministrazione non ritiene che vi siano le premesse
legali per l'entrata in materia per una revisione e una riconsiderazione delle
decisioni prese (doc. _).

Il 21 luglio 1999, dissentendo da quanto esposto dall'assicurazione, l'avv.
__________ ha chiesto l'apertura di una procedura formale (doc. _).

 

                               1.6.   Con
preavviso 6 agosto 1999 l'UFAM ha ribadito l'inesistenza delle premesse legali
per la revisione o la riconsiderazione delle decisioni relative al non
riconoscimento della responsabilità della Confederazione per la sclerosi
multipla (doc. _), ciò che è stato contestato dal legale dell'assicurato con lettera
14 settembre 1999 (doc. _). 

L'avv. __________ ritiene in particolare precipitosa la decisione 29 aprile
1994 in quanto a quell'epoca non erano conosciute tutte le conseguenze del
trauma che si sono manifestate pienamente solo negli anni 1995 -1999 e solo
dopo ogni intervento al piede destro si erano susseguiti degli attacchi di
sclerosi multipla.

Ritenendo le obiezioni formulate non idonee a modificare il preavviso, con
decisione formale 12 novembre 1999 l'AM ha confermato la propria presa di
posizione (doc. _), a cui è seguita l'opposizione tempestiva dell'assicurato
(doc. _).

 

                               1.7.   Mediante
decisione su opposizione del 28 febbraio 2000 l'UFAM non è entrato nel merito
di una revisione processuale e di una riconsiderazione della presa di posizione
del 11 ottobre 1993 oramai da considerare come decisione cresciuta in
giudicato.

L'amministrazione, dopo aver esposto i dettami di diritto e di giurisprudenza
inerenti alla revisione di decisioni e decisioni su opposizione ex art. 101
LAM, ha rilevato che:

 

" 
(…)

Il Dr. __________ interpreta fatti già noti e non
porta nessun elemento che indichi che la fattispecie fosse incompleta al
momento in cui l'assicurazione militare prese la decisione di non riconoscere
la responsabilità della Confederazione per la sclerosi multipla. Quanto  egli
afferma oggi avrebbe potuto essere affermato da lui, o da un altro medico, già
nel 1993. Il suo recente rapporto non può quindi essere considerato un nuovo
mezzo di prova ai sensi dell'art. 101 LAM.

Le condizioni formali dell'art. 101 LAM non sono
quindi date. Per questo l'assicurazione militare non entra nel merito di una
revisione della decisione dell'11 ottobre 1993. (…)" (doc. _, pag. 5-6)

 

                                         L'AM non
ritiene inoltre di essere incorsa in errore alfine di giustificare una riconsiderazione
secondo l'art. 103 LAM, rilevando in particolare quanto segue:

 

" 
(…)

Secondo questo
articolo l'assicurazione militare non può essere obbligata a procedere ad una
riconsiderazione né dall'assicurato né dal giudice. Se il sig. __________
dimostrasse che la decisione AM del 1993 era indubbiamente erronea dal punto di
vista del diritto vigente al momento dell'emanazione o per quanto concerne la
determinazione della fattispecie, l'assicurazione militare potrebbe decidere di
entrare in materia per quanto concerne la riconsiderazione della stessa (DTF
117 V 12 consid. 2a e giurisprudenza ivi menzionata; DTF 119 V 479 consid.
1b/cc nonché la decisione del Tribunale delle assicurazioni del Canton Ticino
del 21 gennaio 1999 nella causa R.-S. / Ufficio federale dell'assicurazione
militare)

Fatta questa
premessa va detto che dall'esame della decisione informale dell'11 ottobre 1993
non risulta nessun indizio che permetta di concludere che essa fosse sbagliata.

Pur essendo
all'epoca ancora in vigore la Legge federale sull'assicurazione militare del 20
settembre 1949, le disposizioni, per quanto concerne la responsabilità non sono
mutate. Esse sono infatti state riprese negli art. 5-7 della nuova LAM del 19
giugno 1992, entrata in vigore il 1. gennaio 1994.

La responsabilità
dell'assicurazione militare è determinata dall'esistenza di un legame di
causalità tra il servizio militare e l'affezione (DTF 122 V consid. 2b/bb, 111
v 373 consid. 2a e b). Per quanto concerne le affezioni accertate dopo il
servizio, come è indubbiamente il caso per la sclerosi multipla di cui soffre
il sig. __________, "l'assicurazione militare risponde soltanto se, con
probabilità preponderante, l'affezione è stata causata o aggravata durante il
servizio oppure se è stabilito con probabilità preponderante che si tratta di
postumi tardivi o della ricaduta di un'affezione assicurata" (art. 6
LAM)). Questo significa che il riconoscimento della responsabilità della
Confederazione è possibile unicamente qualora l'esistenza di un legame di
causalità tra l'affezione e il servizio militare è più verosimile della sua
inesistenza. La semplice possibilità che un tale rapporto esista non basta (DTF
111 V 374).

Non solo nel
rapporto dello specialista Dr. __________ non ci sono indizi che permettano di
dire che la decisione dell'11 ottobre 1993 fosse sbagliata ma, al contrario,
quanto egli afferma va a sostengo della stessa.

 

Secondo il Dr.
__________ un legame tra il trauma al piede destro subito in servizio e la
sclerosi multipla, seppur possibile, non si può provare. Da quanto egli scrive
non risulta nemmeno che, con probabilità preponderante (art. 6 LAM), esista una
relazione fra l'affezione assicurata e la sclerosi multipla.

Le condizioni
formali dell'art. 103 LAM non sono quindi date. Per questo l'assicurazione
militare non entra nel merito di una riconsiderazione." (Doc. _, pag. 6)

 

                               1.8.   Con
tempestivo atto di ricorso __________, sempre rappresentato dall'avv.
__________, postula l'annullamento della decisione con conseguente
riconoscimento da parte della AM delle prestazioni assicurative inerenti alla
sclerosi multipla.

Egli sostiene che al momento della resa della decisione non erano conosciute
tutte le conseguenze del trauma che porterebbero ad un nesso di casualità
naturale tra l'incidente e l'insorgenza della sclerosi multipla, rilevando poi:

 

" 
(…)

Da parte dell'AM non è provato che, per
denegata ipotesi, eliminato mentalmente il trauma da schiacciamento, oggi il
sig. __________ sarebbe stato ugualmente affetto da sclerosi multipla. Sono
questa prova può escludere il nesso causale tra i due eventi.

 

È scientificamente provato, invece, che la
sclerosi multipla, lo testimoniano i precisi rapporti medici del Dr. med.
__________ del 19 febbraio 1999 e del Dr. med. __________ del 1 marzo 1998 e
del 7 dicembre 1999, è data proprio perché ci fu quella "conditio sine qua
non" iniziale: il trauma fisico (nel caso specifico al piede destro),
complicato da Sudeck-distrofia, risp. l'infezione al piede e la
somministrazione di dosi elevate di penicilina con relativa allergia che
rovinarono il sistema immunitario del sig. __________. (…)" (doc. _, pag. 5)

 

                                         Qualora
il TCA dovesse riscontare una contraddizione tra i due rapporti medici
prodotti, l'assicurato chiede inoltre l'erezione di una perizia medica neutra.

 

                                         Il
ricorrente ritiene inoltre che:

 

" 
(…)

Solo in seguito alle varie esperienze, subentrate
dopo le decisioni degli anni 1993/94 dell'AM, si è potuto appurare che il
trauma del 1992 avviò i relativi processi infettivi, sviluppandosi nel tempo in
maniera latente e con delle conseguenze tardive.

 

Queste ultime devono essere riconosciute come
diretta conseguenza del trauma iniziale e devono essere correttamente valutate
quali fatti nuovi, posteriori alle decisioni
emanate dall'AM, tali da rendere necessaria una revisione delle stesse con
relativa rettificazione e assegnazione al nostro mandante della indennità per
perdita di guadagno (invalidità).

 

La controparte non valuta correttamente la
catena degli avvenimenti dal 1993/94 sino ad oggi; una catena continua, tanto è
vero che, dopo ogni intervento operatorio, si verificava una reazione
infettiva/allergica che rovinava sempre più il sistema immunitario del sig.
__________.

 

Il decorso naturale della malattia, quindi, è
stato continuo negli ultimi sei anni e come tale è comprovato, diversamente da
quanto affermato dalla controparte nella Decisione su Opposizione al punto 2
delle Considerazioni. (…)" (Doc. _, pag. 8)

L'assicurato conclude, facendo riferimento alla sentenza DTF 117 V 365,  che
l'assicurazione deve rispondere anche perché la sclerosi multipla sarebbe la
conseguenza delle terapie instaurate successivamente al trauma da
schiacciamento, rilevando che:

 

" 
(…)

A causa dell'alta dose di Kenacortin (nel nostro
caso l'insieme della Sudeck-distrofia, infezione post. operatoria e allergia
alla penicilina), si è creato uno squilibrio totale del sistema
immunitario (Abwehr).

 

Anche a titolo abbondanziale, in ogni caso, questa sentenza dice chiaramente che le crisi e gli
attacchi susseguenti agli anni 1993/94 di sclerosi multipla (conseguenza
dell'insieme dei fattori sopracitati), che provocavano di volta in volta lo
squilibrio immunitario del ricorrente, risultano essere il fatto nuovo
che né la controparte né i suoi medici si sono dati la preoccupazione di valutare
e di approfondire negli anni 1993/94 con l'emanazione della loro decisione.

 

Se essi avessero approfondito, avrebbero dovuto
accettare di non conoscere la vera causa, oggi palese e comprovata, del fatto
nuovo ora conosciuto. (…)" (doc. _, pag. 9)

 

                               1.9.   Con risposta
del 17 maggio 2000 l'AM, rappresentata 

                                         dall'avv.
__________, postula la reiezione del gravame.

Innanzitutto l'assicurazione contesta l'esistenza di un nesso causale per i
seguenti motivi:

 

" 
(…)

Se si esamina il rapporto 19 febbraio 1999 del
dott. __________, specialista FMH in neurologia (atto N. _), prodotto dal
ricorrente, non si può certo ritenere che questa preponderante verosimiglianza
sia raggiunta. Infatti, il medico afferma bensì che la coincidenza cronologica
lascia a prima vista sospettare una relazione fra le due diagnosi, ma subito
precisa:

 

-   "Come sappiamo, il momento in cui subentra la sclerosi
multipla non è esattamente definibile e la manifestazione dei sintomi clinici
rispettivamente la diagnosi pronunciata dal neurologo non corrisponde
certamente all'inizio della patologia;

 

-   dato che non è possibile per i neurologi riconoscere e capire
- o solo parzialmente - la causa della MS, la relazione fra un trauma fisico,
una Sudeck-distrofia e una sclerosi multipla è solo supponibile ma non
accertabile."

 

E il dott. __________ aggiunge che:

 

-   "In casi singoli questi elementi sono sempre stati messi
in relazione fra di loro ma non hanno finora potuto essere fornite da una
statistica approvata o da un'inchiesta sulle tendenze".

 

-   "Non siamo in grado di provare che un trauma periferico
con delle complicazioni secondarie possa rappresentare un tale stimolo per in
seguito provocare l'insorgere di una patologia demielinizzante del sistema
nervoso centrale".

 

Anche il rapporto del dott. __________, pure
prodotto dal ricorrente (atto N. _), peraltro dovuto a una medico generico e
non ad un neurologo, non consente di dedurre con probabilità preponderante che
il nesso di causalità naturale fra il trauma e la sclerosi multipla sia
dimostrato.

 

Il dott. __________ si limita a constatare
"in questo particolare paziente una grande probabilità che la malattia
stessa sia stata scatenata dall'infortunio con la complicazione della malattia
di Sudeck" riferendosi alla concatenazione cronologica degli eventi, ma fa
dipendere questa constatazione dal rapporto del dott. __________ che dice
invece di non poter fornire, quale specialista, la prova di questa relazione
causale.

 

Non è quindi nemmeno possibile, come sostiene il
ricorrente al punto 7 del gravame, chiedere l'erezione di una perizia medica
neutrale, qualora codesto lodevole Tribunale ritenesse che esiste una
contraddizione fra le indicazioni dei medici: infatti, questa contraddizione
non è rilevabile fra i rapporti dei due medici prodotti dal ricorrente.

Da un lato, abbiamo un parere chiaro dello
specialista che attesta l'impossibilità scientifica di stabilire un rapporto di
causalità, mentre dall'altro c'è il rapporto del medico di famiglia che, pur
rifacendosi a questo certificato specialistico, giunge a conclusioni opposte,
peraltro non suffragare da validi argomenti. (…)" (Doc. _, pag. 7-8)

 

                           L'amministrazione ribadisce quindi la non esistenza dei presupposti
sia per una revisione che una riconsiderazione della decisione del 1993.

 

                                         L'assicurazione
conclude rigettando anche la tesi del ricorrente che vedrebbe la sclerosi
multipla una diretta conseguenza delle terapie instaurate dopo l'infortunio
atta a giustificare la richiesta attorea, in quanto:

 

" 
(…)

Come insegna tuttavia la sentenza del Tribunale
federale citata dallo stesso ricorrente (DTF 117 V 365) presupposto essenziale
per una tale assunzione di responsabilità da parte dell'assicuratore è però
"eine fehlgeschlagene medizinische Behandlung des Unfalls" e nessun
elemento valido permette di sostenere che all'origine della insorgenza della
sclerosi multipla vi sia un trattamento errato da parte dei medici che si sono
occupati della cura dei postumi del trauma assicurato, in particolare nemmeno
la scoperta che il ricorrente non sopportava un certo tipo di antibiotico.

Inoltre, da nessun certificato medico e nemmeno
da nessun valida argomentazione del ricorrente è desumibile che la causa della
sclerosi multipla sia da fare risalire a questo trattamento."

(Doc. _, pag. 11)

 

                             1.10.   Con lettera
31 maggio 2000 il ricorrente ribadisce la richiesta di una perizia giudiziaria.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Con lettera 11
ottobre 1993 l'UFAM ha informato l'assicurato di aver incaricato l'Ufficio
regionale AI di provvedere alla sua reintegrazione professionale, rimarcando
nel contempo che per la sclerosi multipla non sussisteva alcuna responsabilità
della Confederazione, essendo tale affezione estranea al servizio militare
(doc. _).

Seppur tale scritto non aveva carattere formale, esso costituisce oramai una
decisione cresciuta in giudicato per i seguenti motivi.

Ai sensi dell'art. 96 cpv. 1 LAM i casi di esigua importanza possono essere
liquidati senza formalità. Tuttavia se l'assicurato non condivide la liquidazione
semplificata del suo caso egli può esigere una decisione formale (art. 96 cpv.
2 LAM) ritenuto che, secondo la giurisprudenza sviluppata attorno all'art. 30
cpv. 1  e 120 LAINF, un termine di due anni eccede il lasso di tempo d'esame e
di riflessione conveniente per opporsi al rilascio di una decisione informale
(cfr. DTF 102 V 16 DTF 106 V 246 consid. 1, 122 V 369). In tale caso
un'eventuale contestazione è da ritenere contraria alla buona fede (cfr. 102 V
consid. 2a pag. 16, DTF 106 V consid. 2c in fine pag. 246).

Va comunque rilevato che nella decisione 29 aprile 1994 ex art. 98 LAM,
riguardante la concessione di una rendita per la formazione professionale,
l'amministrazione aveva ribadito di non riconoscere la responsabilità per la
sclerosi multipla. Tale decisione è stata intimata all'allora patrocinatore
dell'assicurato il quale non ha fatto opposizione, per cui la stessa è
cresciuta in giudicato (ex art. 98 cpv. 3 LAM). 

Solo con lettera 24 novembre 1998 l'assicurato ha iniziato a contestare la non
responsabilità della Confederazione in merito alla sclerosi multipla, per cui
la decisione informale 11 ottobre 1993 può essere ritenuta come cresciuta in
giudicato.

                               2.3.   Mediante il
proprio gravame il ricorrente postula che venga dichiarata la piena responsabilità
dell'AM per la sclerosi multipla, con conseguente riconoscimento delle relative
prestazioni assicurative. 

Sostanzialmente viene chiesta la modifica di una decisione cresciuta in
giudicato che può avvenire unicamente mediante una revisione ex art. 101 LAM
oppure in via di riconsiderazione ex art. 103 LAM.

                               2.4.   Secondo un
principio generale del diritto delle assicurazioni sociali - principio
ancorato, a partire dal 1994, nell’art. 103 LAM (cfr. Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, 2a edizione, Berna 1997, pag. 363.) -
l'amministrazione può, in ogni momento, riconsiderare una decisione passata
formalmente in giudicato e che non ha fatto oggetto di una sentenza giudiziale,
se questa decisione risulta indubbiamente errata e la sua rettifica riveste
un'importanza notevole. Secondo la giurisprudenza del TFA, l'amministrazione
non vi può tuttavia essere obbligata né dall'assicurato né dal giudice.
Decisioni, con le quali si é negata l'entrata nel merito di una domanda di
riconsiderazione, non possono, per principio, venir impugnate. Per contro,
qualora l'amministrazione entri nel merito di una tale domanda, esamini i
presupposti della riconsiderazione e, finalmente, renda una nuova decisione di rifiuto, quest'ultima può fare
oggetto d'impugnativa. In questo caso, il giudice si limiterà però ad esaminare
se i presupposti per una riconsiderazione della confermata decisione sono o
meno soddisfatti. Concretamente, si tratterà d'esaminare se l'amministrazione
ha ritenuto, a torto o a ragione, che la sua decisione cresciuta in giudicato
non fosse manifestamente errata e/o che una sua rettifica non rivestisse
un'importanza notevole (DTF 117 V 12 consid. 2a e giurisprudenza ivi
menzionata; DTF 119 V 479 consid. 1b/cc; STFA 24.9.1997 in re C.). 

                               2.5.   La riconsiderazione deve essere distinta dalla cosiddetta
revisione processuale di una decisione amministrativa (cfr. art. 101 LAM).
L'amministrazione é, infatti, tenuta a ritornare su di una sua decisione
formalmente cresciuta in giudicato, se si scoprono nuovi elementi o mezzi di
prova, atti a condurre ad una diversa conclusione giuridica (DTF 122 V 21
consid. 3a; DTF 122 V 138 consid. 2c; DTF 122 V 173 consid. 4a; DTF 122 V 272
consid. 2; DTF 121 V 4 consid. 6; STFA 1.10.1998 in re F.). 

 

                                         Nuove,
secondo costante giurisprudenza federale, vanno considerate circostanze che si
sono realizzate fino al momento in cui, nella procedura amministrativa,
allegazioni di fatto sarebbero ancora state lecite, ma che tuttavia, nonostante
sufficiente attenzione, erano sconosciute all’istante. 

                                         Inoltre,
i fatti nuovi devono essere rilevanti, ovverosia essere
idonei a modificare la base fattuale della decisione e a condurre,
attraverso un appropriato apprezzamento giuridico, ad una diversa decisione
(DTF 110 V 141 consid. 2, 293 consid. 2a; RAMI 1991 K855, p. 16; A. Grisel,
Traité de droit administratif, Vol. II, Neuchâtel 1984, p. 942ss.). 

                                         Per quel
che riguarda i nuovi mezzi di prova, essi devono essere tali da provare o fatti
nuovi importanti che fondano la revisione o fatti che erano conosciuti al
momento della precedente procedura ma che non hanno potuto essere provati a
detrimento dell’istante. Se i nuovi mezzi di prova sono destinati a provare
fatti già allegati anteriormente, il richiedente deve dimostrare di non aver
potuto produrli nella precedente procedura.

                                         Un mezzo
di prova é considerato come concludente qualora si debba ammettere che avrebbe
condotto ad una diversa decisione, nel caso in cui l’assicuratore ne avesse
avuto conoscenza nella procedura amministrativa (STFA 13.4.1993 in re G. P.).
In sostanza, il nuovo mezzo di prova non deve solo servire
ad apprezzare i fatti ma pure ad accertarli (DTF 110 V 141, condi. 2).

Non è pertanto sufficiente, ad esempio, che una nuova perizia (STFA del 25
febbraio 1998 in re G. C) valuti i fatti in modo differente. Occorrono
piuttosto nuovi elementi di fatto, i quali fanno apparire oggettivamente
incompleta la base di decisione precedente. Per la revisione di una sentenza
non basta che il medico perito, dai fatti conosciuti all'epoca della sentenza
principale tragga successivamente conclusioni diverse da quelle tratte dal
Tribunale. Nemmeno costituisce motivo di revisione la circostanza che il
Tribunale abbia forse apprezzato in modo inesatto fatti conosciuti già durante
la procedura principale. Occorre piuttosto che l'apprezzamento non corretto sia
avvenuto perché fatti determinanti ai fini del giudizio erano sconosciuti o
rimasti non provati (DTF 110 V 141 consid. 2; 293 consid. 2a; 108 V 171 consid.
1; 99 V 191 e giurisprudenza ivi citata; STFA 13.4.1993 in causa G.P. non
pubblicata).

                               2.6.   Secondo
l'art. 6 della LAM del 20 settembre 1949, nel tenore in vigore al momento della
decisione di cui è chiesta la revisione, la responsabilità della Confederazione
è data per le affezioni accertate dopo il servizio, ciò che è
sicuramente il caso in esame, allorquando sono state probabilmente
"causate da influenze subite durante il servizio"; l'assicurazione
risponde pure per l'aggravamento di un'affezione al servizio se dovuto
probabilmente "ad influenze subite durante il servizio". Questo,
principio è stato ripreso nell'art. 6 della nuova LAM del 19 giugno 1992
entrata in vigore il 1° gennaio 1994 (DTF 123 V 140 consid. 2c ).

                                         Instaurando
il principio della causalità, la responsabilità dell'AM è data se, con
probabilità preponderante, vi è un nesso tra l'affezione riscontrata e il
servizio prestato. La verosimiglianza di tale nesso causale deve essere
comunque maggiore che la sua inesistenza, ritenuto come la semplice possibilità
dell'esistenza di un simile nesso non sia sufficiente (DTF 111 V 374 consid.
2b, cfr. J. Mäschi, Kommentar zum Budesgesetz über di Militärversicherung
(MVG), Berna 2000, ad art. 6, pag. 96, N.17). Inoltre, tale rapporto di
causalità deve essere adeguato (cfr. in merito: DTF 123 V 139 consid. 3c,
Mäschi, op. cit, ad art. 6, pag. 94, N. 8). 

                                         Infine,
la prova del nesso di causalità deve essere comunque fornita dall'assicurato
(Mäschi, op. cit, ad art. 6 pag. 96, N.16; Steger-Bruhin, Die Haftungsgrundsätze
der Militärversicherung, Zurigo 1996, pag.173).

                                         A tal
proposito va comunque ricordato che nell'ambito delle assicurazioni sociali, la
procedura è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per
il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice. 

Questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa. Il dovere processuale
di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare -
ove ciò fosse ragionevolmente esigibile - le prove necessarie, avuto riguardo
alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti esse
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 125 V
195 consid. 2 con riferimenti). 

 

                               2.7.   Nella
fattispecie in esame il ricorrente ritiene che la sclerosi multipla sia dovuta
ai postumi del trauma da schiacciamento avuto al piede destro (con innesto di
una distrofia Sudek) ed alle infezioni post traumatiche e postoperatorie
(allergia alle alte dosi di penicillina) che hanno leso il sistema
autoimmunitario, affezioni che sono intervenute posteriormente alle decisioni
emanate dall'UFAM.

L'assicurato sostiene quindi l'esistenza di un legame di causalità naturale fra
il trauma avuto nel 1992 e il sopraggiungere della sclerosi multipla sulla
scorta dei certificati medici del medico curante Dr. __________ e del Dr.
__________, neurologo.

Nel rapporto 19 febbraio 1999 il Dr. __________ rileva in particolare che la
coincidenza cronologica del trauma al piede, la distrofia Sudek e la sclerosi
multipla "lascia a prima vista un legame temporale ma anche
causale", precisando comunque che:

 

" 
(…)

1)   Come
sappiamo, il momento in cui subentra la sclerosi multipla  non è esattamente
definibile e la manifestazione dei sintomi clinici risp. la diagnosi
pronunciata dal neurologo non corrisponde certamente all'inizio della
patologia.

 

2)   Dato
che non è possibile per i neurologi di riconoscere e capire - solo parzialmente
- la causa della MS, una relazione fra un trauma fisico, una Sudeck-distrofia e
una sclerosi multipla è solo supponibile ma non accertabile.

 

In casi singoli questi elementi sono sempre stati
messi in relazione fra di loro, ma non hanno finora potuto essere fornite delle
prove da una statistica approvata o da un'inchiesta sulle tendenze. (…)"

(Doc. _, pag. 2)

 

                                         per
concludere come segue:

 

" 
(…)

La sclerosi multipla raffigura una risposta
immunologica a uno stimolo che non ci è ancora del tutto conosciuto. Non siamo
in grado di provare che un trauma periferico con delle complicazioni secondarie
possa rappresentare un tale stimolo per in seguito provocare l'insorgere di una
patologia demielinizzante del sistema nervoso centrale. In cambio non posso
provare che non vi sia un rapporto fra il trauma, le complicazioni secondarie
dovute al trauma e la MS.

 

I testi scientifici di cui dispongo non riescono
a dare più chiarezza in questa questione. Si noti però che degli specialisti a
livello internazionale potrebbero probabilmente dare delle risposte più precise
di me.

 

In conclusione ritengo che vi sia una possibile
relazione fra il trauma, le complicazioni da una parte, e la sclerosi multiple
dall'altra, che però la prova non può essere fornita né per questo caso, né in
base alla mia documentazione specialistica. Non c'è però neanche la prova per
escludere un rapporto esistente." (Doc. _, pag. 3)

 

                           Il medico curante dr. med. __________ ha costatato che:

 

" 
(…)

Valutando il referto neurologico emesso dal Dott.
__________ il 19.02.99 come pure risalendo dalla letteratura, constato in
questo particolare paziente una grande probabilità, che la malattia stessa sia
stata scatenata dall'infortunio con la complicazione della malattia di Sudek.
Questo innanzitutto perché dopo ogni intervento ortopedico, si è manifestato
una crisi acuta della sclerosi multipla.

Quest'ultima è attualmente sotto trattamento di
Interferone. (…)" (Doc. _)

 

                                         Infine,
con lettera 7 dicembre 1999 il medico curante, una volta letta la decisione
contestata, dopo uno studio della letteratura medica elencata nel medesimo
scritto, ha concluso che:

 

" 
(…)

La casistica inerente la sclerosi multipla indica
chiaramente sempre più che questa affezione in parecchi casi ha un evidente
nesso causale con un processo d'infezione autoimmunitario.

 

Una lesione o infezione che attacca il sistema
immunitario è molto probabile che diviene pure fattore scatenante, anche se
magari dopo qualche tempo silente, di sclerosi multipla.

 

Nel caso del signor __________, mio paziente, ciò
si è infatti verificato in quanto egli ha subito un grave trauma al piede dx
con rilevanti e gravi infezioni post- traumatiche e post - operatorie e ha leso
il suo stistema autoimmunitario.

In questo senso non posso affatto approvare
l'affermazione dell'assicurazione militare che non vi siano aspetti nuovi nel
caso del Sig. __________ in quanto è palese che l'assicurazione non ha tenuto
conto questo aspetto nella sua precedente decisione del 1994 perché non ha
considerato tale fattore mentre lo stesso è assolutamente determinante per una
corretta valutazione medica." (…) (Doc. _)

 

                               2.8.   Orbene, nel
caso in esame l'assicurato non porta nuovi fatti nel senso della giurisprudenza
citata al consid. 2.5, ma propone una diversa valutazione di fatti già noti.

In effetti, al momento di escludere un nesso causale fra le conseguenze
dell'infortunio e la sclerosi multipla, nel suo rapporto 28 settembre 1993 il
medico del circondario AM 7 si è basato sugli esami neurologici eseguiti
qualche mese prima all'Ospedale __________. 

Infatti, nel rapporto 20 agosto 1993 il dr. __________, primario di neurologia
del nosocomio luganese, aveva confermato il sospetto di sclerosi multipla
formulato dai sanitari dell'Ospedale __________ (doc. _), dove l'assicurato si
era presentato a seguito di un taglio al dito della mano sinistra. Lo
specialista aveva comunque rilevato che " il paziente ha presentato
sporadici episodi di formicolii all'avambraccio sinistro, più frequentemente
che a destra, da alcuni anni, a sua detta dovuti ad una cattiva posizione del
braccio destro durante il sonno" (doc. _) e quindi non come
conseguenza dello schiacciamento del piede destro.

Inoltre, era anche nota la distrofia Sudek come pure lo sviluppo di una
tassidermia dovuta probabilmente alla penicillina riscontrato durante la
degenza nell'ottobre 1992 all'Ospedale __________, a seguito dell'infortunio,
con conseguente cambiamento dell'antibiotico (doc. _). 

                                         Del
resto, come rettamente osservato dall'amministrazione, dagli atti medici
successivi alla decisione non risulta che l'allergia alle dosi di penicillina
abbia provocato in maniera determinante le disfunzioni del sistema immunitario,
come d'altronde il peggioramento della sclerosi multipla non può essere
attribuito al trauma subito nel 1992 o al trattamento successivo. Tant'è che
gli interventi chirurgici al piede subiti nel 1996 non hanno causato
complicazioni postoperatorie (cfr. doc. _).

Giustamente l'UFAM evidenzia che non vi sono degli indizi che permettono di
sostenere che la sclerosi multipla sia dovuta ad un trattamento errato da parte
dei medici, ciò che, in caso affermativo, avrebbe potuto significare
l'assunzione del caso da parte dell'assicurazione (cfr. DTF 117 V 365).

Del resto, lo stesso assicurato non è stato in grado di fornire elementi
probatori in tal senso. 

Sta di fatto che né il ricorrente, né i diversi medici interpellati non hanno
mai sollevato perplessità sul fatto che l'AM non rispondesse della sclerosi
multipla. 

È vero che, come sostenuto dal ricorrente stesso, a causa della sequela
ininterrotta di interventi e ricadute "non era umanamente pensabile (…)
che (l'assicurato, ndr) considerasse in precedenza, fra tutti i suoi disagi e
dolori, la questione di diritto procedurale per far valere i suoi diritti nei
confronti dell'Assicurazione militare" in quanto "in quei
terribili frangenti (..) riusciva a pensare solo alla propria salute"
(ricorso pag. 10). 

Ma è altrettanto vero che dall'incidente sono passati sei anni prima che il
ricorrente iniziasse la presente procedura. Del resto egli è stato anche
patrocinato, almeno durante le procedure concernenti l'indennità per
l'integrazione professionale, senza che il suo legale abbia sollevato obiezione
alcuna.

 

                               2.9.   L'assicurato
sostiene inoltre di aver reso verosimile, sulla base dei rapporti dei dott.
__________ e __________, con probabilità preponderante un nesso causale tra il
trauma e lo sviluppo della sclerosi multipla.

                                         

Va comunque precisato che affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è
determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,
si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si
lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti
(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o
nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono
inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialverziasicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123). 

Il TFA ha inoltre precisato che, nell'ipotesi in cui si tratti di una lite in
materia di prestazioni, dall'art. 4 CF (ora art. 29 CF) rispettivamente 6 CEDU,
non può essere dedotto il diritto di essere sottoposto ad una perizia medica
esterna (DTF 122 V 157). 

A proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS
1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).

Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio
consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su
basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda
l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste
delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, in dubbio,
egli attesta a favore del suo paziente (U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230 cfr. anche SVR
2000 IV no. 10).

 

                                         Orbene,
come rettamente rilevato dall'amministrazione, dal rapporto del neurologo Dr.
__________ non si può desumere, secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, l'esistenza di un nesso causale tra il trauma dell'assicurato e
l'insorgenza della sclerosi multipla. 

Anzi, egli stesso attesta l'impossibilità, sul piano scientifico, di stabilire
se un trauma periferico, in casu lo schiacciamento del piede, con delle
complicazioni secondarie possa essere da stimolo per l'insorgenza di una
patologia demielinizzante del sistema nervoso centrale. Una relazione tra il
trauma e le complicazioni secondarie da un lato e la sclerosi multipla
dall'altro, è stata giudicata dal citato sanitario unicamente come possibile.

Nella sua relazione 1 marzo 1999 il medico curante Dr. __________ sostiene che
la malattia sia dovuta con "grande probabilità" alla
concatenazione degli eventi a seguito dell'infortunio, poiché dopo ogni
intervento operatorio si è manifestata una crisi acuta di sclerosi multipla.

A mente del TCA questa relazione non è idonea a ribaltare l'esito della
vertenza in oggetto. Infatti, il sanitario, pur basandosi sul rapporto del
medico specialista Dr. __________, giunge ad una conclusione differente senza
apportare una motivazione convincente. La sola circostanza che dopo ogni
intervento chirurgico l'assicurato manifesti i sintomi della sclerosi multipla
non significa giocoforza che il tutto debba risalire allo schiacciamento del
piede destro avvenuto nel 1992.

Nemmeno il tenore della lettera 7 dicembre 1999 del medico curante può portare
ad una diversa conclusione. In quello scritto il Dr. __________ ha riportato la
tendenza della letteratura specialistica da lui letta ed elencata, che
indicherebbe un evidente nesso causale tra la sclerosi multipla e l'infezione
immunitaria, senza comunque addurre argomenti che porterebbero ad una
conclusione diversa da quella fatta dal Dr. __________, specialista in
neurologia.

Non va comunque dimenticato che, per ammettere un motivo di revisione, la nuova
perizia non deve limitarsi a valutare in modo differente fatti già esistenti al
momento della resa della decisione, come lo è nel caso in esame (cfr. consid.
2.5).

In queste circostanze, non sussistendo fatti nuovi o mezzi probatori nuovi ai
sensi della giurisprudenza illustrata al consid. 2.5, la domanda di revisione
processuale, esaminata nel merito dall'UFAM (contrariamente a quanto lascia
credere la decisione formale di non entrata nel merito), deve essere pertanto
respinta. 

                             2.10.   Il ricorrente
ha chiesto anche la riconsiderazione della decisione e l'amministrazione si è
espressa con un giudizio di non entrata nel merito. 

Conformemente al consid. 2.4, il giudice non può obbligare l'amministrazione a
procedere alla riconsiderazione di una decisione. Le pronunzie amministrative
con le quali si é negata l'entrata nel merito di una domanda di
riconsiderazione, non possono, per principio, essere impugnate. 

Per contro, qualora l'amministrazione entri nel merito di una tale domanda,
esamini i presupposti della riconsiderazione e, finalmente, renda una nuova
decisione di rifiuto, quest'ultima può fare oggetto d'impugnativa. In questo
caso, il giudice si limiterà però ad esaminare se i presupposti per una
riconsiderazione della confermata decisione sono o meno soddisfatti. 

Nella fattispecie, l'amministrazione, come per la domanda di revisione
processuale, è in realtà entrata nel merito della domanda di riconsiderazione
poiché ha esaminato i relativi presupposti, negando comunque che la decisione
in oggetto fosse errata. Pertanto, concretamente il TCA deve innanzitutto
esaminare se l'amministrazione ha ritenuto, a torto o a ragione, che la
decisione cresciuta in giudicato non fosse manifestamente errata.

                                        

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA per valutare se una decisione è manifestamente
errata, bisogna partire dalla situazione di diritto, inclusa la prassi, vigente
al momento in cui il provvedimento è stato preso; un cambiamento di
giurisprudenza intervenuto in seguito non qualifica come erronea la precedente
prassi adottata (cfr. ad esempio, nell’ambito della LAINF, DTF 120 V 132
consid. 3c). La riconsiderazione ha quindi lo scopo di correggere una iniziale
applicazione errata del diritto, compresa una valutazione erronea dei fatti (DTF
117 V 17 consid. 2c; Kieser, Die Abänderung der formell rechtskräftigen
Verfügungen nach der Rechtsprechung des EVG, Bemerkungen zu Revision,
Wiedererwägung und Anpassung, SZS 1991 pag. 134s).

Orbene, alla luce dei considerandi precedenti, in particolare consid. 2.8 e
2.9, non vi è motivo per sostenere che la decisione  di cui è chiesta la
riconsiderazione sia stata palesemente errata ai sensi della giurisprudenza.
Infatti, il diritto allora in vigore è stato correttamente applicato, come pure
corretta è stata la valutazione dei fatti accertati a suo tempo.

Ne consegue che la domanda di riconsiderazione deve essere respinta.

                             2.11.   L'assicurato
ha chiesto l'erezione di una perizia giudiziaria volta ad accertare il nesso
causale tra l'infortunio e la sclerosi multipla. 

 

                                         Al
proposito si osserva che quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce
l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predomi­nante e che altri provvedimenti probatori più non
potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si
rinuncerà ad assumere altre prove (RCC 1986 pag. 202 consid. 2 d; sentenza TFA
del 3 dicembre 1993 in re M.T., sentenza TFA del 27 ottobre 1992 in re A.B.P.,
sentenza TFA del 13 febbraio 1992 in re M.O., sentenza TFA del 13 maggio 1991
in re A.A., sentenza TCA del 25 novembre 1991 in re G.M.; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274). Un tale modo di procedere non
lede il diritto di essere sentito sancito dall'art. 4 CF (RCC 1986 pag. 202,
consid. 2 d; RAMI 1985 pag. 238 consid. 2d; DTF 106 Ia 162 consid. 2b; Walter,
"Il diritto alla prova in Svizzera" in Rivista trimestrale di diritto
e procedura civile, 1991, pag. 1292).

 

                                         Nel caso
in esame, secondo il TCA, la documentazione agli atti è sufficiente per
pronunciare il presente giudizio.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti