# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3ecd9f5f-66b2-5ed4-91c3-bc216d6c183a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-01-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.01.2023 D-3640/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3640-2021_2023-01-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3640/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  g e n n a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Susanne Genner, Jeannine Scherrer-Bänziger 

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 1. A._______, nato il (…), 

2. B._______, nata il (…), 

3. C._______, nata il (…), 

4. D._______, nata il (…), 

5. E._______, nato il (…), 

Afghanistan, 

tutti patrocinati dall'avv. Michela Gentile, (…),  

ricorrenti,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 5 agosto 2021 / (…). 

 

D-3640/2021 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a I ricorrenti 1 e 2 hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) marzo 2021 per sé stessi e per i tre figli. Dai riscontri dattiloscopici 

dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” è risultato che gli in-

teressati avevano depositato una precedente domanda d’asilo in Grecia il 

(…) ottobre 2019 ed in seguito il ricorrente 1 ha depositato una nuova do-

manda d’asilo in Croazia il (…) febbraio 2021, mentre le ricorrenti 2 e 3 

hanno depositato domanda d’asilo in Croazia il (…) gennaio 2021. 

A.b I richiedenti 1, 2 e 3 sono stati sentiti nell’ambito del verbale del rileva-

mento dei dati personali il (…) marzo 2021. Il (…) marzo 2021, si è tenuto 

con i medesimi il colloquio ex art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i cri-

teri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III). Durante lo stesso, sono stati interrogati segnatamente ri-

guardo ad eventuali ostacoli che si opporrebbero all’eventuale competenza 

della Croazia nella trattazione della loro domanda d’asilo, così come in rap-

porto al loro stato di salute, sia per quanto concerne la loro persona, sia 

quella dei ricorrenti 4 e 5. I ricorrenti non hanno prodotto alcun documento 

a sostegno della propria domanda.  

A.c Sulla base degli elementi raccolti, l’autorità elvetica competente, ha 

presentato alla sua omologa croata – in data (…) marzo 2021 – una richie-

sta di informazioni. Le autorità croate hanno confermato la propria compe-

tenza per il trattamento della domanda d’asilo, indicando inoltre che gli in-

sorgenti hanno abbandonato il Paese il (…) marzo 2021. In data (…) aprile 

2021, l’autorità inferiore ha inoltrato una domanda di ripresa in carico degli 

interessati basata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III. Il (…) aprile 2021, l’auto-

rità croata preposta ha risposto positivamente alla suddetta domanda, ac-

cettando la ripresa in carico degli interessati fondandosi sull’art. 20 par. 5 

RD III. 

B.  

Con decisione del (…) agosto 2021 – notificata il (…) agosto 2021 (cfr. atto 

della SEM n. [{…}]-129/1) – l’autorità inferiore non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della 

D-3640/2021 

Pagina 3 

legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), pronunciando nel contempo il trasferi-

mento del richiedente dalla Svizzera verso la Croazia e l’esecuzione della 

medesima misura. 

C.  

Per il tramite del plico raccomandato del (…) agosto 2021 (cfr. risultanze 

processuali), gli interessati sono insorti con ricorso dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro il succitato provvedi-

mento dell’autorità inferiore, chiedendo, in limine, la sospensione dell’ese-

cuzione della decisione in via supercautelare e la concessione dell’effetto 

sospensivo al ricorso. Nel merito, hanno concluso all’annullamento della 

decisione impugnata ed alla restituzione degli atti di causa alla SEM, affin-

ché effettui un esame nazionale della domanda d’asilo o, in subordine, per-

ché proceda ai necessari complementi istruttori e l’eventuale ottenimento 

di idonee garanzie circa le condizioni d’accoglienza in Grecia (recte: Croa-

zia). Contestualmente, hanno presentato istanza di assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del re-

lativo anticipo. 

Al ricorso è stata annessa la copia delle 5 procure degli interessati, la copia 

dello scritto della rappresentante legale del (…) maggio 2021, la copia dello 

scritto della rappresentante legale dell’(…) giugno 2021, la copia del diritto 

di essere sentito della rappresentante legale del (…) luglio 2021 e relativi 

allegati, copia della decisione dell’autorità inferiore del (…) agosto 2021. 

D.  

In data (…) agosto 2021 il Tribunale ordina la sospensione provvisoria 

dell’esecuzione dell’allontanamento degli interessati. 

E.  

L’ (…) settembre 2021, il (…) marzo 2022 e il (…) maggio 2022, la rappre-

sentante legale produce nuova documentazione medica agli atti. 

In data (…) ottobre 2021, la rappresentante legale trasmette un comple-

mento al ricorso, rendendo attento il Tribunale circa le condizioni dei richie-

denti l’asilo in Croazia. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

 

D-3640/2021 

Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

3.  

Giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 Nel loro gravame, gli insorgenti si prevalgono essenzialmente di un ac-

certamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte 

dell’autorità inferiore, e di una conseguente violazione del principio inquisi-

torio. In tal senso, ritengono che la SEM avrebbe dovuto approfondire mag-

giormente quanto sarebbe successo in Croazia, con particolare riferimento 

alle violenze da loro subite sul confine con la Bosnia, oltre che alle carenze 

sistemiche che sussisterebbero nel sistema d’asilo croato.  

4.2 Tali censure verranno esaminate in limine dal Tribunale, in quanto pos-

sono comportare l’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 138 I 

232 consid. 5). 

4.3 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

D-3640/2021 

Pagina 5 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

4.4 Riguardo alle censure sollevate dagli insorgenti in ordine alla loro per-

manenza in Croazia, si osserva quanto segue. La SEM, nella propria deci-

sione, non ha valutato come inverosimili le violenze subite dai ricorrenti al 

confine tra Croazia e Bosnia. Infatti, l’autorità inferiore ha dettagliatamente 

elencato le violenze emerse durante i colloqui Dublino svolti nel corso della 

procedura, compreso l’episodio durante il quale alcuni agenti avrebbero 

sollevato i vestiti all’insorgente 3 al fine di effettuare una perquisizione. In 

riferimento a quest’ultimo episodio, la ricorrente 2 ha affermato che non è 

avvenuta nessuna violenza sessuale, contrariamente a quanto poi accen-

nato di transenna nell’allegato ricorsuale, senza che vi fosse alcun fonda-

mento oggettivo a supporto di tale affermazione, negata dapprima in fase 

istruttoria e sollevata strumentalmente per la prima volta nell’impugnativa 

(cfr. n° 61/3). In merito a questi episodi, l’autorità di prime cure ha concluso 

rettamente che gli stessi siano da ricondurre al comportamento di singoli 

agenti di polizia. Gli stessi insorgenti, infatti, hanno dichiarato nei propri 

colloqui Dublino di aver altresì incontrato poliziotti che li hanno aiutati, in 

particolar modo rispondendo alle richieste di aiuto a seguito del peggiora-

mento della situazione di salute del ricorrente 4 (cfr. n° 61/3 e 64/3). Inoltre, 

dagli atti non emerge alcuna allegazione circa eventuali maltrattamenti su-

biti dai ricorrenti a seguito del deposito della domanda d’asilo in Croazia e 

neppure viene contestata tale eventualità nell’allegato ricorsuale. Di con-

seguenza, la conclusione a cui è giunta l’autorità di prime cure risulta cor-

retta. Pertanto, in rapporto ai predetti aspetti, la SEM non è incorsa in alcun 

accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti nella 

decisione avversata, ed il principio inquisitorio non è dunque stato violato. 

Le censure formali dell’insorgente sono quindi recisamente respinte. 

5.  

Ciò posto, venendo ora al merito, occorre chiedersi se la SEM poteva fare 

applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che 

di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente 

può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato 

internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento. 

5.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

D-3640/2021 

Pagina 6 

previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato 

quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia 

la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa 

in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda 

di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso 

di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). 

Inoltre lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la 

domanda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

5.2 Giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro com-

petente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un 

altro Stato membro possa essere designato come competente. 

5.3 Inoltre, ai sensi dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in de-

roga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame 

non gli compete. 

6.  

Nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo  

“EURODAC”, che gli interessati avevano già depositato una domanda 

d’asilo pregressa in Croazia il (…) gennaio 2021 e rispettivamente il (…) 

febbraio 2021 (cfr. n. 46/2, 48/1, 52/2 e 53/1). I ricorrenti hanno, dal canto 

D-3640/2021 

Pagina 7 

loro, confermato unicamente che in tale Paese sarebbero stati obbligati a 

farsi rilevare le impronte digitali (cfr. n. 59/3). Su tali presupposti, il (…) 

marzo 2021, l’autorità inferiore ha presentato all’autorità croata compe-

tente una richiesta circa lo stato della trattazione della domanda d’asilo dei 

ricorrenti (cfr. n. 66/3, 67/4). Il successivo (…) aprile 2021, le autorità croate 

hanno confermato che i ricorrenti hanno depositato una domanda d’asilo, 

la cui trattazione è stata sospesa in quanto resosi irreperibili (cfr. n. 77/1 e 

78/1). In data (…) aprile 2021, l’autorità inferiore ha trasmesso – entro i 

termini fissati all’art. 23 par. 2 RD III, una richiesta di ripresa in carico fon-

data sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 80/6 e 83/6). La Croazia ha espli-

citamente accolto la stessa il (…) aprile 2021 (cfr. n. 87/1 e 88/1). Visto 

quanto precede, il predetto Paese è quindi tenuto, in principio, a riprendere 

in carico gli insorgenti, al fine di trattare la loro domanda di asilo. Per quanto 

attiene poi alla presenza del presunto figlio/fratello dei ricorrenti in Svizzera 

- di circa 23 anni e residente in Svizzera dal 2015 - la stessa è inconferente 

circa la competenza dello Stato che tratterà la domanda di protezione. In-

fatti, l’art. 9 RD III trova applicazione unicamente nel caso in cui i membri 

della famiglia rientrino nella definizione giusta l’art. 2 lett. g RD III. In casu, 

il membro della famiglia che già godrebbe di protezione in Svizzera sa-

rebbe maggiorenne e di conseguenza lo stesso non rientrerebbe nel 

campo d’applicazione di tale norma. Non è neppure ravvisabile dalle alle-

gazioni dei ricorrenti che esista effettivamente una relazione di dipendenza 

tra di loro ed il presunto figlio. Pertanto, le motivazioni del provvedimento 

impugnato a tal proposito risultano essere corrette. 

Agli occhi del Tribunale, nonostante le prese di posizione critiche di nume-

rosi organismi – in particolare del Consiglio d’Europa – in materia, il si-

stema d’asilo e d’accoglienza croato non presenta delle carenze sistemi-

che, rispettivamente dei rischi avverati di push-backs alla frontiera con la 

Bosnia ed Erzegovina, per quanto attiene ai richiedenti che hanno già de-

positato una domanda di protezione internazionale in Croazia e che sono 

esplicitamente ripresi in carico da tale Stato nel quadro di una procedura 

Dublino (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale F-4998/2022 del 9 no-

vembre 2022 consid. 6.4 con rif. cit., D-4243/2022 del 4 novembre 2022 

consid. 8.5 con ulteriori rif. cit.). Le allegazioni ricorsuali non permettono di 

sovvertire tale suesposta presunzione e di giungere ad un apprezzamento 

diverso da quanto sopra esposto. Pertanto l’applicazione dell’art. 3 par. 2 

2a frase RD III non si giustifica nel caso di specie. 

6.1 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a que-

stioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione 

che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi 

D-3640/2021 

Pagina 8 

umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell’applicazione di tale disposizione normativa, la 

SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata a entrare nel merito 

della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al ri-

guardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

Nel caso in esame, i ricorrenti non hanno dimostrato, con degli elementi 

concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, che lo Stato 

di destinazione non sia intenzionato a riprenderli in carico ed a portare a 

termine correttamente la procedura relativa alla sua domanda di protezione 

in violazione della direttiva procedura. Neppure può essere evincibile dalle 

loro dichiarazioni né dalla documentazione agli atti, che non abbiano avuto 

accesso alla procedura d’asilo in Croazia in passato. Gli episodi di violenza 

che avrebbero subito al confine tra il predetto Paese e la Bosnia non sono 

sufficienti al fine di dimostrare che le condizioni che sarebbero loro riser-

vate a seguito di un loro ritorno in Croazia possano essere così gravi da 

contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tor-

tura. A seguito della ripresa a carico Dublino, infatti, si troverebbero in una 

situazione differente rispetto a quella da loro vissuta prima del deposito 

della domanda d’asilo. Ciò è stato altresì confermato dagli stessi ricorrenti, 

che hanno indicato di aver ricevuto un alloggio e cure mediche una volta 

ottenuto accesso al territorio croato (cfr. n. 61/3 e 64/3). Ad ogni modo, 

appartiene ai ricorrenti sollevare l’eventuale violazione dei loro diritti fonda-

mentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinnanzi alle autorità dello 

Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza 

dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]).  

6.2 Tra le norme imperative che possono condurre all’applicazione delle 

clausole discrezionali rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 2013/24 con-

sid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita 

privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza e il cui 

scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni con la famiglia nu-

cleare, in particolare con il coniuge ed i figli minori (cfr. DTF 137 I 113 con-

sid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del TAF D-2393/2019 del 22 

maggio 2019). L’applicazione di tale norma è stata sollevata dagli insor-

genti in sede ricorsuale. 

D-3640/2021 

Pagina 9 

6.2.1 Seppure detto disposto, rispettivamente l’art. 13 Cost., non garanti-

scano il diritto a soggiornare in un determinato Stato, il diritto al rispetto 

della vita famigliare e privata può essere violato qualora ad uno straniero, 

la cui famiglia risiede in Svizzera, viene vietata la presenza in tale Paese e 

con ciò viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1). 

La protezione conferita dalla norma convenzionale in oggetto non è asso-

luta. Un’ingerenza nella vita familiare è invero ammissibile se questa è pre-

vista dalla legge e se costituisce una misura che, in una società democra-

tica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere 

economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o 

della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (cfr. art. 8 par. 2 

CEDU). A questo titolo, incombe alle autorità procedere alla ponderazione 

dei differenti interessi in presenza, vale a dire, da una parte l’interesse dello 

Stato all’allontanamento dello straniero e, dall’altra, l’interesse di quest’ul-

timo a mantenere le sue relazioni familiari. 

6.2.2 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, per poter invocare 

il diritto al rispetto della vita famigliare ex art. 8 CEDU lo straniero non sol-

tanto deve provare la presenza di una relazione stretta ed effettiva con una 

persona della sua famiglia, ma pure che quest’ultima sia beneficiaria di un 

diritto di presenza garantito o duraturo in Svizzera (cfr. tra le altre DTF 137 

I 351, consid. 3.1; 135 I 143 consid. 1.3.1; DTAF 2013/49 consid. 8.4.1 con 

rinvii, 2012/4 consid. 4.3 con giurisprudenza ivi citata). Occorre tuttavia sot-

tolineare che tale prassi giurisprudenziale è stata elaborata nell’ambito dei 

casi di rifiuto del rinnovo di permessi soggiacenti alla legislazione ordinaria 

sugli stranieri ed è trasponibile solo con le dovute riserve nell’ambito delle 

fattispecie riguardanti i meccanismi del Regolamento Dublino III (cfr. in 

questo senso segnatamente sentenze del TAF DTAF 2021 VI/1 consid. 13, 

E-8349/2015 del 23 agosto 2017 consid. 5.2, E-2457/2016 del 9 maggio 

2016 consid. 3.2; D-7410/2014 e D-7547/2014 du sel 24 agosto 2015, con-

sid. 7.7, E-6169/2014 e E-6167/2014 del 16 dicembre 2014 consid. 5.3 ; 

MONNET JEAN-PIERRE, La jurisprudence du Tribunal administratif fédéral en 

matière de transferts Dublin, in Schengen et Dublin en pratique, questions 

actuelles, 2015, pag. 433). 

6.2.3 La norma protegge innanzitutto i rapporti tra i coniugi nonché quelli 

tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione (cfr. sentenza 

CorteEDU – Van der Heijden c. Paesi Bassi [Grande Camera], n. 42857/05, 

3 aprile 2012, § 50). Non di meno, le relazioni tra maggiorenni (in partico-

lare genitori e figli) possono essere eccezionalmente considerate quando 

tra i famigliari esiste un particolare rapporto di dipendenza, come in caso 

di necessità di prodigare cure speciali per un handicap o una malattia 

D-3640/2021 

Pagina 10 

grave (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 e 120 Ib 257 consid. 1e; sentenza Cor-

teEDU – Moretti e Benedetti c. Italia, n. 16318/07, 27 aprile 2010, § 46). A 

medesima soluzione si giunge anche considerando l’altra clausola discre-

zionale prevista all’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III, secondo il cui 

tenore “laddove a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia 

grave, grave disabilità o età avanzata un richiedente sia dipendente dall’as-

sistenza del figlio, del fratello o del genitore legalmente residente in uno 

degli Stati membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore legalmente 

residente in uno degli Stati membri sia dipendente dall’assistenza del ri-

chiedente, gli Stati membri lasciano insieme o ricongiungono il richiedente 

con tale figlio, fratello o genitore, a condizione che i legami familiari esi-

stessero nel paese d’origine, che il figlio, il fratello, il genitore o il richiedente 

siano in grado di fornire assistenza alla persona a carico e che gli interes-

sati abbiano espresso tale desiderio per iscritto”. Da questa formulazione 

si evince peraltro che la situazione di dipendenza presuppone l’esistenza 

di problemi di salute di una gravità che richiede un’assistenza significativa 

nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, di una sorveglianza o an-

che di un’assistenza e di un’attenzione permanente che solo un parente 

stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). Per-

tanto, la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psicologico 

non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 8.3.5). 

6.2.4 Ora, nel caso che ci occupa, il figlio già presente in Svizzera è mag-

giorenne e, inoltre, non si può a giusto titolo ritenere che “sia stata dimo-

strata una l’esistenza di elementi supplementari di dipendenza che vadano 

oltre i legami affettivi normali” (cfr. sentenza CorteEDU – A.W. Khan c, Re-

gno Unito, n. 47486/06, 12 gennaio 2010, § 32). In buona sostanza ed a 

prescindere dalla questione del diritto di presenza garantito o duraturo in 

Svizzera, gli insorgenti - con particolare riferimento alla ricorrente 2 - non 

hanno presentato alcuna prova concreta né alcun mezzo di prova atto a 

dimostrare che il loro trasferimento pregiudichi un’assistenza quotidiana in-

dispensabile che vada al di là del sostegno morale fornito al membro della 

famiglia che soggiorna in Svizzera, rispettivamente che siano loro a bene-

ficiare di una tale assistenza da parte sua. Nella documentazione medica 

agli atti, non è invero fatta alcuna menzione quanto alla necessità, per l’in-

sorgente, di disporre di un sostegno continuativo da parte di terze persone. 

6.2.5 Non si ravvisa pertanto un obbligo di applicare la clausola di sovranità 

ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. Nemmeno le condizioni 

previste dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III e l’art. 8 CEDU risultano 

date. 

D-3640/2021 

Pagina 11 

6.3 Per quanto concerne l’asserito trattamento subito dai ricorrenti dopo 

aver depositato la domanda d’asilo, vale a dire che le persone in Croazia 

sarebbero scappate appena li avrebbero visti e che alcuni poliziotti avreb-

bero gettato delle bevande alcoliche addosso i vestiti delle ragazze (cfr. n° 

64/3), tali allegazioni risultano essere sommarie e poco circostanziate, e 

non sono in tal senso in alcun modo provate o rese verosimili. Fra l’altro, i 

ricorrenti non hanno allegato di essersi rivolti alle autorità preposte croate, 

onde far valere i loro diritti in merito, se considerava fossero stati violati in 

qualsiasi modo gli stessi. Gli insorgenti, con i loro asserti, non hanno quindi 

apportato alcun indizio oggettivo, concreto e serio che sarebbero privati 

durevolmente, in tale Paese, di ogni accesso alle condizioni materiali d’ac-

coglienza previste dalla direttiva accoglienza e che non potrebbero benefi-

ciare dell’aiuto necessario per far valere i loro diritti. Altresì, non si evince 

dagli atti all’incarto né dal gravame alcun indizio serio e concreto suscetti-

bile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio 

del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi in-

ternazionali rinviandoli in un paese dove la loro vita, integrità corporale o 

libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbero di es-

sere respinti in un tale paese. 

6.4 Per quanto concerne lo stato di salute degli insorgenti si constata che 

il ricorrente 1 non ha lamentato problemi di salute durante il colloquio Du-

blino (cfr. n° 59/3) e neppure ve ne è traccia agli atti.  

La ricorrente 3 è stata curata per una carie profonda e per una ipermia 

della congiuntiva tarsale e bulbare. Quest’ultima problematica è stata ri-

solta (cfr. n° 124/4). 

Alla ricorrente 4 è stata diagnosticata una lesione cistica sottocutanea (cfr. 

n.°91/2), oltre che comedoni infiammatori paranasali, trattati con drenaggio 

di raccolta di grasso e con applicazione di Fucicort (cfr. n° 103/2). Da una 

visita dermatologica, è emersa la presenza di acne-comedonica e pusto-

losa al volto. È stata prescritta una cura tramite Lubex detergente per il 

viso, oltre che Epiduo gel forte (cfr. n° 113/2).  

Invece, al ricorrente 5 sono state trattate carie multiple (cfr. n° 104/2). Dai 

documenti agli atti non sono evincibili ulteriori problematiche o indicazioni 

contrarie ad una risoluzione delle stesse come neppure sono state solle-

vate nell’allegato ricorsuale e nei successivi addendum.  

D-3640/2021 

Pagina 12 

6.5 La situazione valetudinaria della ricorrente 2 invece, presentava dal 

profilo somatico, al (…) giugno 2021 - data della redazione del primo mo-

dulo F4 - un prolasso vescicale, una discopatia asintomatica ed un disturbo 

post-traumatico da stress (cfr. n° 106/3). Tra il (…) ed il (…) luglio 2021 è 

stata sottoposta ad un intervento chirurgico di colporaffia anteriore e poste-

riore. Al contempo sono state diagnosticate una sindrome ansioso-depres-

siva, iperattività detrusoriale, incontinenza da sforzo di grado severo. Alla 

dimissione è stata prescritta dai medici la ripresa della terapia abituale do-

miciliare (cfr. n° 110/3). Dalla documentazione versata agli atti dagli insor-

genti, emerge che in data (…) agosto 2021, la ricorrente 2 è stata sottopo-

sta ad una visita angiologica, durante la quale è stata diagnosticata un’in-

sufficienza vena safena magna bilaterale, iniziale vena safena parva a si-

nistra, in assenza di vene varicose evidenti oltre che edemi declivi, mentre 

è stata esclusa un’arteriopatia periferica obliterante di rilievo agli arti infe-

riori. Dal rapporto medico emerge che non vi siano problematiche angiolo-

giche di rilievo e viene consigliato di indossare una calza elastica di classe 

2 fino a sopra il ginocchio. In data (…) gennaio 2022, la ricorrente 2 si è 

sottoposta ad una nuova visita ginecologica, durante la quale è stato dia-

gnosticato “OAB Dry”, trattata con Vesicare, oltre che “Vaginale Ureapla-

smeninfektion”, trattato con Doxycylin 200mg per 14 giorni, mentre è stato 

constato che l’intervento chirurgico effettuato nel luglio 2021 è stato effi-

cace. Non sono state fornite ulteriori indicazioni circa nuovi esami in ambito 

ginecologico. Infine, dall’ultimo documento prodotto agli atti, emerge che 

da una visita effettuata il (…) maggio 2022 presso un gastroenterologo, è 

stato diagnosticato un lipoma al duodeno e un’infiammazione cronica di 

basso grado. Il medico non ha tuttavia prescritto ulteriori trattamenti, oltre 

quelli indicati in precedenza e dagli atti non emerge che siano stati effettuati 

ulteriori accertamenti. Di conseguenza, la diagnosi relativa alle problema-

tiche somatiche della ricorrente 2 è chiara e le terapie farmacologiche im-

postate, si constata infine che da maggio 2022 non sono pervenuti aggior-

namenti in merito al suo stato di salute.  

Per quanto concerne le problematiche psichiche, da quanto indicato nel 

secondo F4 datato (…) luglio 2021, è stata diagnosticata una sindrome 

post-traumatica da stress, trattata farmacologicamente (cfr. n° 111/4). L’ul-

timo aggiornamento in merito prodotto agli atti dai ricorrenti risale allo 

scorso (…) maggio 2022. Ivi emerge che lo stato di salute psichico della 

ricorrente 2 sia migliorato, la stessa dorme meglio e non ha pensieri suicidi. 

La cura medicamentosa prescritta è composta da Pantoprazol 40 mg, Bet-

miga 50 mg, Cipralex 20 mg e Sequase 50 mg in riserva. Ne deriva che lo 

stato psichico della ricorrente 2 è stabile, la diagnosi chiara e la terapia 

D-3640/2021 

Pagina 13 

farmacologica impostata e pertanto le valutazioni effettuate dall’autorità di 

prime cure risultano tutt’ora corrette.  

6.6 I ricorrenti non hanno pertanto dimostrato di soffrire di problematiche 

mediche che sarebbero ostative all’esecuzione del loro trasferimento, se-

condo la giurisprudenza topica in materia (cfr. sentenza della CorteEDU N. 

contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1; sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-

bre 2016, 41738/10, §181 segg.). Non risulta inopportuno evidenziare a tal 

proposito come, in linea di principio, la Croazia disponga di infrastrutture 

mediche adeguate (sulle possibilità di presa in carico medica nell’ambito 

dell’asilo in Croazia, cfr. le sentenze del Tribunale D-1418/2022 del 

4 aprile 2022 consid. 5.3.6 e D-1241/2022 del 25 marzo 2022 pag. 7). Inol-

tre, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere 

affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria compren-

dente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento es-

senziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assi-

stenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza 

particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psi-

chica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva). Le allegazioni dei ricorrenti 

non sono in grado di rimettere in discussione tale apprezzamento, essendo 

rammentato che il Tribunale ha già più volte ritenuto che l’aiuto apportato 

da organizzazioni non governative permette segnatamente di supplire alle 

lacune delle infrastrutture psicoterapeutiche statali presenti in Croazia (cfr. 

in tal senso la sentenza del Tribunale E-4859/2022 del 9 novembre 2022 

consid. 6.5.1 con rif. cit.). 

6.7 Per quanto concerne, invece, la censura sollevata dai ricorrenti circa la 

violazione del principio di celerità previsto nel sistema Dublino, la stessa 

rientra nell’ambito dell’applicazione della clausola di sovranità.  

6.7.1 I riferimenti giurisprudenziali citati nell’allegato ricorsuale si riferi-

scono a fattispecie differenti rispetto a quella che ci occupa nella presente 

procedura, visto che concernono procedure della durata superiore ai due 

anni. Nondimeno, altresì vista la tempistica della procedura ricorsuale, 

un’analisi di tale aspetto s’impone. 

6.7.2 A tal proposito, occorre dapprima rilevare come d’un canto il sistema 

Dublino, tramite l’esame della domanda da parte di un unico Stato membro 

(«one chance only») intende far fonte al fenomeno delle domande di asilo 

multiple (cosiddetto «asylum shopping», ovvero l’avvio parallelo oppure 

successivo di procedure d’asilo in diversi Stati membri del Regolamento 

D-3640/2021 

Pagina 14 

Dublino III), ed il meccanismo del Regolamento Dublino III non offre per-

tanto il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la domanda 

debba essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3). D’altro canto, il 

richiedente l’asilo deve poter beneficiare, in un termine ragionevole, di un 

accesso effettivo alla procedura d’asilo in uno degli Stati membri (cfr. sen-

tenza del Tribunale F-2001/2021 dell’11 maggio 2021 consid. 6.4 con ulte-

riore riferimento citato). Ora, lo scrivente Tribunale ha ammesso un’entrata 

nel merito a causa della lunga durata della procedura, soltanto in pochi casi 

eccezionali (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale F-6330/2020 con-

sid. 7.2 con ulteriori riferimenti citati; D-2926/2021 consid. 9.2 con rif. citati). 

A titolo esemplificativo, allorché la procedura di competenza dal momento 

della presentazione della domanda d’asilo sino alla sentenza del Tribunale 

amministrativo federale è durata più di due anni e che quest’ultima non era 

imputabile all’insorgente (cfr. F-2001/2021 consid. 6.5: più di 28 mesi; D-

1851/2021 del 5 maggio 2021 consid. 7.4: più di 27 mesi; F-5634/2018 del 

23 aprile 2021 consid. 7.7 e 7.8: 32 mesi; E-6654/2017 del 23 marzo 2020 

consid. 6.1: 32 mesi; D-3394/2017 del 30 agosto 2019 consid. 7.3: 30 

mesi; E-26/2016 del 16 gennaio 2019 consid. 5.2.3: 41 mesi; E-1532/2017 

dell’8 novembre 2017 consid. 6.3.2: 35 mesi). Tuttavia occorre rimarcare 

come vi siano state anche delle procedure per lo stabilimento della com-

petenza, che malgrado delle tempistiche simili agli esempi citati in prece-

denza o addirittura con durate maggiori, non hanno comportato un’entrata 

nel merito della domanda d’asilo dell’interessato (cfr. sentenze del Tribu-

nale F-6330/2020 del 18 ottobre 2021; E-7092/2017 del 25 gennaio 2021; 

E-5474/2018 del 21 dicembre 2018). Quest’ultima soluzione, si può im-

porre eccezionalmente in durate della procedura più corta, allorché vi sono 

ulteriori motivi. A titolo d’esempio, allorché l’annullamento della decisione 

della SEM ed il rinvio della causa alla stessa per lacune procedurali sa-

rebbe stato indicato, ma avrebbe comportato un ulteriore prolungamento 

della procedura di competenza (cfr. sentenze del Tribunale D-3277/2015 

del 26 agosto 2015 consid. 5.4, E-2514/2014 del 29 ottobre 2014 con-

sid. 6.3, E-4664/2014 del 1° settembre 2014 consid. 5.4, E-1768/2014 del 

22 maggio 2014 consid. 6.6–6.8, D-6982/2011 del 9 agosto 2013 con-

sid. 5.3). 

6.7.3 Nel caso in rassegna, i ricorrenti hanno presentato la loro domanda 

d’asilo in Svizzera il (…) marzo 2021. La durata della fase istruttoria dinanzi 

all’autorità di prime cure è durata circa 5 mesi, mentre la durata della pre-

sente procedura ricorsuale circa 16 mesi, per complessivi circa 21 mesi dal 

deposito della domanda d’asilo. Poiché tale durata della procedura non può 

essere ritenuta, anche alla luce di quanto sopra esposto, come estrema-

D-3640/2021 

Pagina 15 

mente lunga, ed inoltre con la presente sentenza la procedura per la de-

terminazione dello Stato membro competente sarà definitivamente con-

clusa, un’entrata nel merito in applicazione della clausola discrezionale di 

cui all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, non si 

impone in specie. Tale conclusione è ulteriormente sostenuta dal fatto che, 

a differenza di quanto considerato dagli insorgenti, la sua situazione di sa-

lute - con particolare riferimento alla ricorrente 2 - è stata nel frattempo 

sufficientemente acclarata ed altresì è evoluta favorevolmente (cfr. supra 

consid. 6.4), e non vi sono altri motivi per ritenere applicabile la clausola di 

sovranità. 

6.8 In siffatte circostanze, non traspaiono quindi elementi per ritenere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria al diritto il suo po-

tere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non risulta per-

tanto alcun motivo per applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 

par. 1 RD III, rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

7.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo dei ricorrenti, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. 

b LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso la Croazia conforme-

mente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato l’au-

torità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere di 

apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto 

i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve quindi 

essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

8.  

Le misure supercautelari statuite dal Tribunale in data (…) agosto 2021 

decadono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-

mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad 

art. 56 PA).  

9.  

Altresì, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta. Le spese processuali 

di CHF 750.– che seguono la soccombenza, sono quindi poste a carico dei 

ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

D-3640/2021 

Pagina 16 

10.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 (dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-3640/2021 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.- sono poste a carico dei ricorrenti. Il 

succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari