# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a9d06750-313a-52df-954d-591605a6ad64
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-09-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.09.2020 D-3999/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3999-2020_2020-09-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3999/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  s e t t e m b r e  2 0 2 0   

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Roswitha Petry, Mia Fuchs,  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dal signor Ugo Di Nisio, SOS Ticino Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas 

Svizzera, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 10 luglio 2020 / N (…). 

 

 

 

D-3999/2020 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino afghano di etnia hazara e confessione sciita, ha de-

positato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) febbraio 2020 dopo aver 

lasciato l’Afghanistan nel mese di (…) o di (…) del 2018 (cfr. atto [...]-11/10 

[di seguito: verbale 1], pag. 5, punto 5.01). 

B.  

B.a Sentito sui motivi d’asilo, A._______ ha narrato, in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, di essere stato impiegato a partire dal 2015 sino al 

suo espatrio dall’Afghanistan, dall’ONG “(…)” presso la sede di D._______ 

(cfr. atto […]-33/11 [verbale 2], pag. 4, D22). Nel mese di (…) del 2018, la 

corriera sulla quale viaggiava in direzione di Kabul, sarebbe stata bloccata 

da un gruppo di talebani, i quali avrebbero perquisito i passeggeri, rinve-

nendo così la tessera di identificazione rilasciata al richiedente dalla “(…)”. 

Insospettiti dalle scritte in lingua inglese, i fondamentalisti avrebbero così 

scoperto la collaborazione fra il ricorrente e l’ONG. Accusandolo di essere 

un infedele, questi avrebbero quindi sequestrato il richiedente, imprigio-

nandolo in un edificio abbandonato ed inferendogli percosse sull’arco di 

diversi giorni, cagionandogli tra l’altro una paralisi facciale della quale sof-

frirebbe tutt’oggi. Sennonché, il quarto giorno A._______ avrebbe soste-

nuto di odiare gli stranieri e di non aver smarrito la propria fede religiosa, 

cosa che avrebbe dimostrato recitando versi coranici. Persuasi, gli estre-

misti avrebbero quindi deciso di liberarlo, a condizione tuttavia ch’egli ac-

cettasse di posizionare un ordigno esplosivo presso la sede della menzio-

nata ONG. Previa accettazione, l’interessato sarebbe dunque stato ricon-

dotto a D._______, ove gli sarebbe stata affidata una sacca contenente la 

bomba, con istruzione di contattare telefonicamente i talebani una volta 

depositata nell’edificio dell’organizzazione, così che questi avrebbero po-

tuto farla detonare. Recatosi presso il dormitorio, egli avrebbe quindi la-

sciato l’esplosivo nella sua camera, per poi dirigersi immediatamente da 

un amico, a E._______, al quale avrebbe confessato l’accaduto. Su consi-

glio del medesimo, i due avrebbero fatto ritorno presso il dormitorio mossi 

dall’intento di recuperare e portare l’ordigno nelle montagne prima di farlo 

brillare telefonando agli estremisti. 

Nondimeno, giunti in loco, i due avrebbero constatato la presenza, intorno 

al dormitorio, di un cordone di polizia, nel frattempo intervenuta a seguito 

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del ritrovamento della sacca. Temendo le ritorsioni delle autorità, egli sa-

rebbe quindi fuggito il giorno medesimo dall’Afghanistan (cfr. verbale 2, 

pag. 6 a 9, D42). 

B.b Onde avvalorare la sua versione dei fatti, il richiedente ha versato agli 

atti della procedura di prima istanza, oltre alla fotocopia della sua Taskara, 

il Diploma in Business Administration, il badge impiegato nonché i contratti 

di lavoro sottoscritti con la “(…)”, il certificato di matrimonio e la pagella 

dell’università (cfr. risultanze processuali).  

C.  

Con decisione del 10 luglio 2020, notificata all’interessato in medesima 

data (cfr. atto [...]-46/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM) ha respinto la domanda di asilo pronunciando contestualmente l’al-

lontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello 

stesso siccome ritenuta lecita, esigibile e possibile. 

D.  

D.a In data 10 agosto 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en-

trata: 11 agosto 2020) l’interessato è insorto contro detta decisione con 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

chiedendo l’annullamento della decisione impugnata ed il riconoscimento 

della qualità di rifugiato nonché la concessione dell’asilo. Sussidiaria-

mente, egli ha postulato il rinvio degli atti alla SEM per un nuovo esame 

delle allegazioni e per un complemento istruttorio. In via ancora più subor-

dinata ha concluso alla concessione dell’ammissione provvisoria in Sviz-

zera. L’insorgente ha altresì presentato istanza di concessione dell’assi-

stenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di 

giustizia e del relativo anticipo, con protestate tasse e spese.  

D.b A sostegno della propria impugnativa, il ricorrente ha prodotto un 

estratto del rapporto del luglio 2020 redatto dall’European Asylum Support 

Office [EASO] e denominato: Country of Origin Information Report «Afgha-

nistan: Criminal law, customary justice and informal dispute resolution». 

E.  

Con missiva del 12 agosto 2020 (data d’entrata: 13 agosto 2020), il ricor-

rente ha trasmesso al Tribunale un atto medico F2 di data 11 agosto 2020, 

con il quale sarebbe stata fra l’altro disposta una risonanza magnetica in 

data 21 agosto 2020. 

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F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza 

sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del 

1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) contro una deci-

sione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1  

lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

3.  

Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

4.  

4.1 Nella prima parte della sua decisione, la SEM ha dapprima ritenuto 

inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, le allegazioni dell’interessato circa il 

sequestro avvenuto nel 2018, oltreché degli eventi da esso derivati.  

4.1.1 Anzitutto, la descrizione dell’atteggiamento assunto dai talebani così 

come pure dei dialoghi che sarebbero intercorsi con essi, sarebbe alta-

mente stereotipata. Parimenti, la rappresentazione del luogo di prigionia, a 

mente della SEM ripetitiva e stereotipata, non soddisferebbe i disposti di 

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tale norma di legge. A ciò si aggiungerebbe il fatto che le indicazioni tem-

porali articolate dal ricorrente nel suo esposto, sarebbero state descritte − 

conto tenuto dell’emotività del momento − con troppa precisione, lasciando 

così trasparire indizi suggerenti un racconto costruito. Del resto, dubbi 

quanto all’assenza di un reale coinvolgimento personale, emergerebbero 

anche dalla struttura della narrazione dell’interessato, il quale avrebbe ri-

portato i fatti suddividendoli per giorni. Vieppiù, l’esposto dell’insorgente 

sarebbe succinto e vago anche per quanto riguarda la descrizione dei quat-

tro giorni passati in prigionia. 

4.1.2 Oltretutto, le affermazioni dell’interessato sarebbero gravate da nu-

merose contraddizioni. Difatti, egli avrebbe dapprima raccontato di essere 

stato oggetto di violenze il secondo giorno, mentre il terzo giorno avrebbe 

cercato di convincere i talebani della sua fede religiosa. Tale versione dei 

fatti sarebbe però stata da lui modificata poco dopo, riferendo che en-

trambe le evenienze si sarebbero svolte il secondo giorno di prigionia. 

Perdipiù, da un raffronto delle dichiarazioni rilasciate durante le rispettive 

audizioni sui motivi d’asilo, si evincerebbero ulteriori incongruenze. Il ricor-

rente avrebbe in effetti inizialmente riferito di essersi accorto delle autorità 

di polizia intervenute presso la sede dell’ONG, mentre si avvicinava alla 

sua stanza, e di aver preso la decisione di espatriare proprio temendo la 

reazione delle autorità statali. Nondimeno, egli avrebbe sostanzialmente 

modificato tale esposto nell’ambito dell’ultima audizione, sostenendo di 

aver constatato l’intervento delle forze dell’ordine dal veicolo del proprio 

amico − senza che si addentrasse nel dormitorio – e di aver deciso di fug-

gire dal Paese prima ancora di sapere dell’intervento delle autorità. 

4.1.3 Infine, parte delle allegazioni del ricorrente presterebbero il fianco a 

critiche dacché illogiche. Mal si comprenderebbe, in particolare, il motivo 

per cui egli avrebbe atteso il terzo giorno per professare la propria fede 

religiosa e nel contempo, attesa la nota efferatezza dei talebani, per quale 

ragione questa semplice asserzione sia stata sufficiente a fare desistere i 

suoi sequestratori, che gli avrebbero pure affidato un esplosivo. Dappoi, la 

SEM ha ritenuto poco credibile il fatto che i fondamentalisti abbiano potuto 

dedurre la collaborazione lavorativa fra l’interessato e l’ONG “(...)” dal con-

tenuto del badge d’identificazione, il quale riporterebbe semplicemente le 

generalità dell’impiegato e il nome dell’impresa. 

In aggiunta, l’esposto circa lo svolgimento dei fatti susseguente alla sua 

liberazione sarebbe, a mente dell’autorità inferiore, incoerente. In questo 

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senso, egli avrebbe dichiarato di temere che l’esplosivo trasportato attra-

verso il mercato sarebbe stato fatto detonare dai talebani; nondimeno egli 

avrebbe pure affermato che questi avrebbero atteso la sua telefonata prima 

di azionare a distanza l’ordigno. Confrontato su tale punto, la giustifica-

zione addotta dal ricorrente non avrebbe apportato maggiore chiarezza. 

Egli avrebbe riferito di avere avuto paura di lasciare la borsa contenente la 

bomba nel mercato poiché non ricevendo sue notizie i talebani avrebbero 

potuto comunque azionare il dispositivo causando numerose vittime. Que-

stionato dagli auditori in merito al motivo per il quale egli avrebbe dovuto 

lasciare la sacca nel bazar, A._______ avrebbe ritrattato quanto preceden-

temente esposto, affermando ch’egli avrebbe ad ogni modo dovuto attra-

versare il mercato, lasciando altresì intendere che il suo timore era legato 

al fatto che i fondamentalisti potessero far detonare l’ordigno mentre tran-

sitava, piuttosto che al fatto di lasciare la bomba nella fiera. Oltremodo, alla 

luce dell’esposta preoccupazione di provocare morti innocenti, mal si com-

prenderebbe per quale ragione il richiedente avrebbe comunque deposi-

tato la sacca presso la sede della “(…)”. Confrontato in merito, A._______ 

avrebbe affermato che i talebani non avrebbero comunque fatto esplodere 

l’ordigno prima di aver ricevuto la sua telefonata, ciò che smentirebbe, se-

condo la SEM, quanto da lui precedentemente narrato. 

Da ultimo, il piano secondo il quale l’insorgente avrebbe portato l’esplosivo 

nelle montagne prima di telefonare ai talebani, mancherebbe di logicità e 

buon senso, giacché quest’ultimi si sarebbero accorti, presto o tardi, dell’in-

ganno. Orbene, la giustificazione fornita al riguardo dall’interessato non sa-

rebbe convincente; quest’ultimo si sarebbe limitato, infatti, a dichiarare che 

i suoi persecutori non sarebbero stati presenti nel momento in cui si sareb-

bero accorti dell’imbroglio ed aggiungendo di avere comunque deciso già 

allora di espatriare.  

4.1.4 Su tali presupposti, anche l’allegazione circa il supposto fermo di 

quarantott’ore subito dalla sorella del richiedente ad opera delle autorità 

afgane sarebbe da ritenersi inverosimile.  

4.1.5 La SEM ha dunque ritenuto che nulla permetterebbe di considerare 

verosimili gli eventi esposti. Tale valutazione non sarebbe d’altro canto ri-

messa in discussione dai mezzi di prova prodotti dal richiedente l’asilo, es-

sendo questi suscettibili di comprovare, se del caso, il suo percorso forma-

tivo e la collaborazione con la menzionata ONG, senza però avvalorare le 

supposte persecuzioni.  

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4.2 Nel prosieguo dell’analisi di cui alla decisione impugnata, la SEM ha 

esaminato l’esistenza di un timore fondato in relazione con il rapporto la-

vorativo fra A._______ e l’ONG “(...)”. Ebbene, a mente dell’autorità infe-

riore, non sarebbe possibile desumere da questa collaborazione l’esi-

stenza di un rischio di persecuzioni future secondo i disposti dell’art. 3 LAsi. 

Il ricorrente, posta l’inverosimiglianza di quanto occorso nel 2018, non 

avrebbe infatti lamentato atti persecutori dall’inizio dell’attività lavorativa, 

né avrebbe rivestito, in seno alla medesima organizzazione, un ruolo tale 

da renderlo noto pubblicamente. 

4.3 In ultimo, l’autorità inferiore si è chinata sul parere espresso al progetto 

di decisione, osservando che le argomentazioni enucleate nel progetto di 

decisione sarebbero frutto di una valutazione d’insieme, e ribadendo per il 

resto le motivazioni espresse con la bozza di decisione negativa. L’autorità 

in parola ha poi considerato che suddetto parere non contenesse fattispe-

cie o mezzi di prova atti a modificare la conclusione. 

Conseguentemente, l’autorità intimata non ha riconosciuto la qualità di ri-

fugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo. 

5.  

5.1 Con la propria impugnativa, l’interessato, dopo aver rammentato i fatti 

esposti in corso di procedura, ha in una prima parte della sua impugnativa 

avversato le valutazioni d’inverosimiglianza enucleate dalla SEM. 

5.1.1 Dapprima, egli ha osservato – richiamando abbondantemente quanto 

già addotto con il parere alla bozza di decisione – che la condizione di 

stress cagionata dagli atti persecutori descritti, sarebbe stata considerata 

dalla SEM unicamente per rimproverargli l’eccessiva precisione nel riferire 

di alcuni passaggi del suo esposto, facendone tuttavia astrazione quando 

chiamata a soppesare punti più incerti e vaghi. 

5.1.2 In aggiunta, con il suddetto parere sarebbero stati confutati numerosi 

punti d’inverosimiglianza senza che l’autorità inferiore si pronunciasse, con 

la decisione sindacata, sulle censure addotte. In tal senso, l’asserzione se-

condo la quale i talebani avrebbero dedotto dalla tessera d’identificazione 

della “(...)” la collaborazione del richiedente con un’organizzazione stra-

niera, non sarebbe inverosimile, ritenuto che sul badge in parola sarebbero 

riportate informazioni unicamente in lingua inglese, ivi compreso l’indirizzo 

web dell’ONG caratterizzato dal dominio “.eu”. Oltretutto, il narrato concer-

nente quanto accaduto posteriormente alla liberazione dell’interessato e 

alla consegna dell’ordigno esplosivo, non darebbe adito a critiche poiché 

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logico e dettagliato. Invero, le spiegazioni di A._______ andrebbero intese 

nel senso che pur essendosi egli ritrovato in circostanze difficili, una volta 

liberato non si sarebbe dato alla macchia, abbandonando la bomba, sic-

come preoccupato delle possibili vittime nel caso in cui i talebani avessero 

deciso di farla detonare in assenza di sue notizie. Al contrario, lasciando 

l’esplosivo presso il dormitorio per poi recarsi a E._______ in cerca di aiuto, 

avrebbe permesso al ricorrente di guadagnare sufficiente tempo per ela-

borare una soluzione. L’insorgente del resto, avendo indicato ai talebani le 

otto di mattina quale orario d’inizio dell’attività lavorativa, ed essendo egli 

stato liberato alle 7:30 circa, disponeva di un certo margine temporale 

prima che i talebani potessero aspettarsi una sua telefonata.  

Perdipiù, le contraddizioni scandagliate dalla SEM a proposito degli avve-

nimenti accaduti al ritorno da E._______ (cfr. supra consid. 4.1.2), sareb-

bero riconducibili ad adattamenti della traduzione, oltreché da una libera 

interpretazione da parte dell’autorità medesima − la quale avrebbe erro-

neamente rimproverato all’interessato di aver inizialmente riferito di essersi 

addentrato nel dormitorio per recuperare l’esplosivo – di alcune afferma-

zioni del richiedente. 

5.1.3 Non da ultimo, l’insorgente ha osservato che diversamente da quanto 

lasciato intendere dalla SEM nella decisione avversata, il fatto che gli sia 

stato affidato l’incarico di piazzare un congegno pirotecnico non sarebbe 

da considerarsi – alla luce delle insidie di tale compito – una ricompensa.  

5.1.4 Vieppiù, il piano consistente nel trasferire la sacca fra le montagne, 

non mancherebbe di logica. Il richiedente avrebbe infatti spiegato, con 

emotività e precisione, che i talebani non sarebbero stati presenti al mo-

mento della detonazione e non sarebbero quindi stati in grado di impedire 

la sua fuga, alla quale avrebbe egli peraltro pensato prima ancora del ri-

torno presso il dormitorio. 

5.1.5 Infine, la verosimiglianza delle allegazioni sarebbe oltremodo com-

provata dall’asserito fermo della sorella del richiedente, come avrebbe d’al-

tro canto più volte ribadito in sede di audizioni.   

5.4 Altresì, con il gravame viene confutata l’analisi dell’autorità inferiore sul 

punto dell’irrilevanza ex art. 3 LAsi, del rapporto lavorativo fra l’ONG “(...)” 

e il ricorrente. 

A mente di quest’ultimo, le circostanze esposte lo avrebbero posto del mi-

rino dei fondamentalisti, esponendolo ad un rischio di persecuzioni future, 

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tanto più che essi, oltre ad essere a conoscenza delle sue generalità, di-

sporrebbero di un’elevata attività di intelligence atta a rintracciarlo. 

5.5 In definitiva, alla luce delle considerazioni che precedono, all’insor-

gente andrebbe riconosciuta la qualità di rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

6.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-

so include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2). Giusta l’art. 3 cpv. 1 

LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-

denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-

giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Vi è pressione 

psichica insopportabile quando una persona è vittima di misure sistemati-

che che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle libertà e dei diritti 

fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo raggiungono un'inten-

sità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre i limiti del sop-

portabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano nello Stato per-

secutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi a questa situa-

zione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 2010/28 con-

sid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti). 

7.  

Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione 

(cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sogget-

tivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnata-

mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-

nenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-

fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

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Pagina 10 

ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferi-

menti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi con-

creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 

2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).  

Inoltre, il fondato timore di essere perseguitato presuppone l’esistenza di 

minacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve in-

tercorrere un nesso causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi de-

caduto, in regola generale, allorquando tra l’ultima persecuzione subita e 

l’espatrio è trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della 

giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta 

quando la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle 

persecuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggetti-

vamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una 

partenza differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 

DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità 

e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame 

di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo 

stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia della 

decisione nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo 

delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un ri-

schio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni 

imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità del bi-

sogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità ma-

teriale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di 

essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle 

persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asyl-

verfahrens, Basilea, 1990, pag. 129 e, a titolo esemplificativo sentenza del 

Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). 

8.  

A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per 

lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato 

è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditorie non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

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Pagina 11 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Occorre altresì che il richiedente stesso appaia 

come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qua-

lità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li 

espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardi-

vamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega-

la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni 

del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è suf-

ficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa 

alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione 

dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non 

deve infatti ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni 

singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli 

elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque de-

terminare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino prepon-

deranti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi 

citata). 

9.  

Ora, a mente di questo Tribunale, il resoconto fornito dal ricorrente è effet-

tivamente pervaso da elementi incongruenti e non è sufficientemente so-

stanziato, mentre in sede ricorsuale non sono stati presentati argomenti o 

mezzi di prova suscettibili di giustificare una diversa valutazione. 

In primo luogo, è d’uopo rilevare come le allegazioni di A._______ risultino 

a tratti generiche e prive di sostanza. A tal proposito, la descrizione di alcuni 

passaggi del racconto risulta alquanto scarna e finanche confusionale. È 

in particolare il caso per quanto concerne l’incapacità del ricorrente di indi-

care la precisa data d’espatrio (cfr. verbale 1, pag. 5, punto 5.01) sebbene 

questo sia intervenuto per sua stessa ammissione il giorno della sua libe-

razione (cfr. verbale 2, pag. 6 a 9, D42 e verbale 3, pag. 10, D87-D88). 

Orbene, questa carenza appare tanto più ingiustificata a fronte dell’impor-

tanza di tale data, così come della minuziosità con la quale l’insorgente ha 

scandito cronologicamente il proprio racconto, separando i diversi giorni di 

prigionia ed indicando i tempi dettati dai vari spostamenti effettuati prima e 

dopo il sequestro.  

D-3999/2020 

Pagina 12 

D’altra parte, nel caso in esame gli indicatori di inverosimiglianza non si 

esauriscono nelle considerazioni a margine. Non va difatti disatteso che 

anche la descrizione del luogo di prigionia nonché delle sevizie ivi impo-

stegli risulta essere insussistente, senza che ciò possa essere giustificato 

dallo stress del momento (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5, paragrafo 1). 

Malgrado quattro giorni di prigionia e ripetuti maltrattamenti, egli ha figurato 

in modo superficiale il locale nel quale sarebbe stato rinchiuso, limitandosi 

a riferire di essere stato portato in una casa in rovina fatta di terra, con il 

pavimento umido e una finestra sul soffitto (cfr. verbale 3, pag. 6, D50). 

Parimenti, quo alle persecuzioni fisiche subite in tale contesto, egli ha sem-

plicemente asserito di essere stato picchiato numerose volte sino a perdere 

ripetutamente i sensi (cfr. verbale 2, pag. 7, D42 e verbale 3, pag. 6, D52 

e segg.). Da ultimo, nel suo esposto si denotano pure aspetti contraddittori; 

l’insorgente ha in un primo momento ricondotto la decisione di fuggire 

dall’Afghanistan ad un consiglio datogli da un amico nel constatare il di-

spiegamento di forze di polizia (cfr. verbale 2, pag. 8, D42). Egli ha però 

modificato tale versione dei fatti nel corso dell’ultima audizione, affermando 

di essersi già risoluto ad espatriare nel momento in cui avrebbe scelto di 

portare la sacca nelle montagne (cfr. verbale 3, pag. 11, D91 e D92). Inoltre 

– senza essere determinante nel caso in rassegna – nell’ambito della visita 

medica del 4 giugno 2020, il ricorrente parrebbe aver riferito che la paralisi 

facciale del quale sarebbe affetto, sarebbe stata cagionata dall’aver dor-

mito su di un pavimento bagnato e freddo, anziché dalle ripetute percosse 

dei talebani (cfr. atto [...]-34/2). 

Ebbene, viene da sé che quanto precede è sufficiente a minare la veridicità 

della versione proposta dall’insorgente, tanto più se considerato che dagli 

atti all’inserto non emergono elementi suscettibili di comprovare che le au-

torità afgane siano attivamente alla ricerca del ricorrente, bloccando peral-

tro i suoi conti bancari (cfr. verbale 2, pag. 8, D42) oltre ché interpellando 

la sorella (cfr. verbale 2, pag. 9, D45 e verbale 3, pag. 11, D93). Partendo 

da tali assunti, non vi è modo di sposare le tesi e le relativizzazioni addotte 

contestualmente al ricorso. Le allegazioni, nel complesso, erano e perman-

gono inattendibili, e ciò indipendentemente dagli ulteriori, contestati, ele-

menti d’inverosimiglianza, i quali possono in specie rimanere inevasi.  

10.  

D’altro canto, rettamente la SEM ha ritenuto che in casu, la sola collabora-

zione lavorativa fra il richiedente e la “(...)” non giustifica il riconoscimento 

della qualità di rifugiato. 

D-3999/2020 

Pagina 13 

10.1 Infatti, va osservato che nonostante nel contesto afgano vada ricono-

sciuta l’esistenza di categorie di persone maggiormente esposte al rischio 

di subire atti pregiudizievoli, segnatamente coloro che sono considerate 

vicine al governo afgano o alla coalizione internazionale (cfr. fra le tante, 

sentenze del Tribunale D-5433/2019 del 6 novembre 2019 consid. 9.1, 

D-2112/2017 del 17 gennaio 2019 consid. 5.2, D-780/2017 del 13 giugno 

2018 consid. 5.5 e riferimenti citati; E-4258/2016 del 20 dicembre 2017 

consid. 5.3.2), un tale profilo, non può, ad esso solo, condurre per prassi a 

comprovare l’esistenza, sia sul piano oggettivo che soggettivo (cfr. sulle 

nozioni DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), di un fondato timore 

di persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenze del Tribunale 

D-7912/2016 del 12 febbraio 2018 consid. 5.4; D-5490/2017 del 12 luglio 

2018 consid. 6.3). Seppure si possa a giusto titolo considerare che il fatto 

di aver lavorato per l’ONG in parola, laddove ammesso, abbia potuto 

esporre il ricorrente ad un rischio astratto di intimidazioni ed altri atti pre-

giudizievoli (cfr. sentenza del Tribunale D-3846/2017 del 19 marzo 2018 

consid. 3.3; EASO, Country of Origin Information Report « Afghanistan In-

dividuals targeted by armed actors in the conflict », dic. 2017, pt. 1.2, pag. 

28 e seg.; UNHCR Eligibility Guidenlines for assessing the international 

protection needs of asylum-seekers from Afghanistan, 10 aprile 2016, 

pag. 34 ss; US Department of State, Afghanistan 2014 Human Rights Re-

port, pag. 2 e 18) e conseguentemente permetta all’insorgente di conside-

rarsi soggettivamente a rischio, quanto risulta decisivo è l’esistenza di inizi 

concreti che lascino presagire l’avvento di persecuzioni determinanti in ma-

teria d’asilo in un futuro prossimo (cfr. sentenza del Tribunale D-6200/2017 

del 26 marzo 2019 consid. 6.3). 

10.2 Orbene, nel presente caso, in assenza di allegazioni verosimili a pro-

posito dei presunti atti persecutori (cfr. supra consid. 9), non vi è modo di 

riscontrare un timore oggettivamente fondato di esposizione a pregiudizi 

rilevanti in materia d’asilo in capo al ricorrente, in quanto difettano indizi 

concreti in tal senso (cfr. sentenza del tribunale D-6200/2017 del 26 marzo 

2019 consid. 6.3). L’esposizione di A._______, conto tenuto del fatto che 

in tutta evidenza egli non occupasse una funzione dirigenziale, non risulta 

invero particolarmente elevata (cfr. ad esempio le situazioni degli interpreti, 

categoria che può invece avvalersi di un rischio accresciuto, sentenza del 

Tribunale D-780/2017 consid. 5.7). Pur non essendo decisivo, va altresì 

constatato come, a differenza di altri comprensori, le regioni di Kabul e di 

D._______ non paiano essere controllate dal gruppo fondamentalista de-

nominato “talebani” (cfr. European Asylum Support Office [EASO], EASO 

Country of Origin Information Report – Afghanistan: Security situation, 

D-3999/2020 

Pagina 14 

June 2019, < https://www.easo.europa.eu/information-analysis/country-ori-

gin-information/country-reports >, consultato in data 24 agosto 2020). In 

definitiva, non si può dunque ritenere che il ricorrente, che non è in grado 

di rendere verosimili le persecuzioni addotte, possa avvalersi di un fondato 

timore di esposizione a pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi in caso di un ipo-

tetico ritorno in patria. 

11.  

Pertanto, le allegazioni dell’insorgente sono in parte inverosimili ed in parte 

irrilevanti in materia d’asilo. Ne discende quindi che la SEM ha a giusto 

titolo negato la qualità di rifugiato al ricorrente, per il che, il ricorso in mate-

ria di riconoscimento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo, 

destituito di fondamento, non merita tutela e la decisione impugnata va 

confermata. 

12.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo re-

lativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]); 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4 e 2011/24 consid. 10.1). 

Pertanto la pronuncia dell’allontanamento va confermata. 

13.  

13.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-

missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adem-

pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvi-

soria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

13.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli 

ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-

sid. 10.2).  

D-3999/2020 

Pagina 15 

13.3 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto inapplicabile il principio del 

non respingimento. Essa ha parimenti considerato l’allontanamento am-

missibile, esigibile e possibile. 

13.4 Con l’impugnativa, il ricorrente avversa anche tale assunto. Anzitutto, 

in ragione degli avvenimenti addotti, egli temerebbe per la propria vita per 

il caso in cui facesse ritorno in Afghanistan. Sicché, l’allontanamento verso 

il Paese di provenienza sarebbe da considerarsi inammissibile. 

14.  

14.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-

zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-

dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

14.2 Il principio di non respingimento protegge unicamente le persone alle 

quali è stata riconosciuta la qualità di rifugiato. Nel caso in esame, visto 

che l'interessato non è riuscito a dimostrare l'esistenza di seri pregiudizi o 

il fondato timore di essere esposto a tali pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

il principio di non respingimento non trova applicazione ed il rinvio dell'in-

sorgente verso l'Afghanistan è dunque ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 

cpv. 1 LAsi. In tali circostanze non v'è inoltre motivo di considerare l'esi-

stenza di un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente di essere 

esposto, nel suo Paese d'origine, ad un trattamento proibito ai sensi 

dell'art. 3 CEDU o dell'art. 1 Conv. tortura. Conformemente alla CorteEDU 

ed al Comitato dell'ONU contro la tortura, spetta all'interessato rendere 

plausibile l'esistenza di un reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto a 

trattamenti contrari a detti articoli (cfr. sentenza della CorteEDU Saadi con-

tro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi riferimenti).  

D-3999/2020 

Pagina 16 

14.3 Ne consegue pertanto che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insor-

gente sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell'art. 83 cpv. 3 LStrl in 

relazione con l'art. 44 LAsi. 

15.  

15.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

15.2 Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence", 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-

tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità 

d'una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-

7.7 con rinvii). 

15.3 Nell'ambito di una recente analisi del Paese dal punto di vista della 

sicurezza e della situazione umanitaria ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStrI, co-

desto Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan, 

già critica, è ulteriormente peggiorata nell'ultimo periodo. Sotto il profilo 

umanitario, la situazione nelle aree rurali dell'Afghanistan è a tal punto 

grave da potersi considerare realizzate le condizioni di minaccia esisten-

ziale ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. sentenza del Tribunale  

D-5800/2016 del 13 ottobre 2017, pubblicata quale sentenza di riferimento, 

in particolare consid. 7.6). Anche nella capitale sia la situazione securitaria, 

dovuta alla situazione di incertezza ed ai molti attentati, che la situazione 

umanitaria, in particolare dovuta all'arrivo di un alto numero di rifugiati in-

terni, si sono nettamente aggravate (cfr. sentenza del Tribunale  

D-3999/2020 

Pagina 17 

D-5800/2016 consid. 8). Conseguentemente, l'esecuzione dell'allontana-

mento va pertanto ritenuta di principio inesigibile anche verso tale luogo, a 

meno che l'interessato possa avvalersi di un insieme di circostanze perso-

nali favorevoli quali la giovane età, l'assenza di prole, le buone condizioni 

di salute, l'esistenza di una solida rete di rapporti sociali e la possibilità di 

procacciarsi il minimo esistenziale e di trovare un alloggio in loco (cfr. sen-

tenza del Tribunale D-5800/2016 consid. 8.4.1; si veda anche 

DTAF 2011/7). Per quanto concerne la rete sociale, essa deve essere in 

grado di offrire adeguato alloggio, assistenza così come aiuto per una rein-

tegrazione sociale ed economica (cfr. sentenza del Tribunale D-4561/2016 

del 20 novembre 2019 consid. 12.3). 

15.3.1 Nel caso in esame l'interessato ha dichiarato di aver vissuto a Kabul 

dall’età di cinque anni fino all’inizio dell’università, continuando a recarvisi 

regolarmente sino all’intervenuto espatrio (cfr. verbale 1, pag. 4, punto 

2.01; verbale 3, pag. 2, D9 a D13). 

Ebbene, l'esecuzione dell'allontanamento verso tale luogo risulta di regola 

inesigibile. Occorre però verificare se in casu vi siano un insieme di circo-

stanze particolari favorevoli che possano eccezionalmente rendere esigi-

bile l'esecuzione dell'allontanamento, in linea con la giurisprudenza succi-

tata (cfr. supra consid. 15.3). 

Va a tal proposito rilevato che il ricorrente è giovane, ha lungamente risie-

duto nella capitale conducendo un’esistenza priva di difficoltà economiche, 

posta anche la proprietà di immobili ereditati dal nonno (cfr. verbale 2, pag. 

4, D26). Egli dispone inoltre di una formazione accademica ottenuta presso 

l’università di D._______ (cfr. verbale 2, pag. 3, D17), città in cui avrebbe 

anche lavorato presso l’ONG “(...)” per diversi anni. È quindi indubbio che 

il ricorrente sia una persona estremamente istruita rispetto agli standard 

afgani e nonostante la giovane età dispone di un’importante esperienza 

lavorativa e di indubbie capacità socio-culturali, per il che non vi sono dubbi 

quanto al fatto che possa trovare sbocchi lavorativi nella regione senza 

essere posto in una condizione di minaccia esistenziale. Pertanto, parte 

delle condizioni di cui alla summenzionata giurisprudenza risulta inconte-

stabilmente adempiuta. 

15.3.2 Sennonché, l'insorgente contesta l'esigibilità di un suo allontana-

mento verso Kabul sulla base del fatto che non disporrebbe di alcuna rete 

sociale in loco, atteso che la moglie risiederebbe in Iran e che la sorella 

sarebbe stata oggetto di un fermo di quarantott’ore ad opera delle autorità 

afgane.  

D-3999/2020 

Pagina 18 

Orbene, è doveroso constatare che dalle dichiarazioni fornite durante le 

audizioni federali, risulta che a Kabul vivano la sorella, il cognato, come 

pure diversi fratelli e sorelle della moglie, con i quali ha dichiarato di intrat-

tenere buoni rapporti in Afghanistan (cfr. verbale 3, pag. 2, D9 e segg.). 

Vieppiù, il cognato così come pure i fratelli della moglie del richiedente, 

esercitano un’attività lucrativa, senza che siano date ad intendere eventuali 

difficoltà economiche (cfr. verbale 3, pag. 3, D15-D18). Pertanto, sono 

identificabili nelle dichiarazioni del ricorrente, a differenza di quanto affer-

mato in sede ricorsuale, sufficienti indizi che lascino dedurre la presenza 

di una dimora come pure di un sostegno economico e famigliare presente 

nella capitale, luogo di ultimo domicilio del ricorrente prima dell'espatrio 

(cfr. verbale 1, pag. 4, punto 2.01), adeguati e sufficienti ai sensi della giu-

risprudenza succitata. 

15.3.3 Infine, quo al suo stato valetudinario, il ricorrente non ha preteso nel 

gravame di soffrire di gravi problemi di salute tali da giustificare un’ammis-

sione provvisoria, senza che da un esame d’ufficio degli atti di causa 

emerga la necessità di una sua permanenza in Svizzera per motivi medici 

(cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 

8.1-8.3). Invero, nemmeno la lieve paralisi facciale dalla quale egli è afflitto 

giustifica una diversa ponderazione. Del resto, dai numerosi referti medici 

agli atti, si evince che l’insorgente non segue attualmente alcun trattamento 

specifico, né parrebbero essere urgentemente necessari ulteriori consulti 

medici (cfr. atto [...]-18/3 del 28 febbraio 2020, atto [...]-19/2 dell’11 marzo 

2020, atto [...]-34/2 del 5 giugno 2020, atto [...]-49/2 dell’11 agosto 2020, 

atto [...]-50/3 del 14 agosto 2020).  

Ad ogni modo, il Tribunale reputa giudizioso rammentare che al ricorrente 

la possibilità di richiedere un aiuto al ritorno per motivi di salute ai sensi 

dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi. 

15.3.4 Di conseguenza l'esecuzione dell'allontanamento del richiedente 

l’asilo risulta pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

con l'art. 44 LAsi).  

15.4 In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-

zione con l'art. 44 LAsi), in quanto il ricorrente, usando della necessaria 

diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 

(cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). 

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

D-3999/2020 

Pagina 19 

16.  

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento la de-

cisione dell’autorità inferiore va confermata. 

17.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA).  

Il ricorso va dunque respinto. 

18.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

19.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità 

di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia 

indigente, v’è luogo di accogliere in questa sede la domanda di assistenza 

giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia 

(art. 65 cpv. 1 PA). 

20.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-3999/2020 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: