# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b7fc6e19-9f5c-5aa0-8834-fd3ab7e652d5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.10.2015 32.2015.13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-13_2015-10-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.13

   

  cs

  	
  Lugano

  7 ottobre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 gennaio 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 24 novembre 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1962, da
ultimo autista indipendente, ha inoltrato, nel corso del mese di maggio 1997,
una domanda di prestazioni AI per adulti (doc. AI 1-1).

 

                               1.2.   Con decisione del 13 luglio
1999 (doc. AI 44-1) l’UAI ha assegnato a RI 1 una mezza rendita con effetto dal
1° giugno 1997. 

 

                               1.3.   Con comunicazioni del 16
ottobre 2002 (doc. AI 58-1) e del 3 aprile 2008 (doc. AI 99-1), in quest’ultimo
caso dopo aver acquisito una perizia del SAM (doc. AI 92-1), l’UAI ha
confermato il diritto a mezza rendita. 

 

                               1.4.   Nel corso del mese di aprile
2010 l’amministrazione ha avviato una nuova procedura di revisione della prestazione,
in seguito alla quale, con decisione del 24 novembre 2014, preavvisata dal
progetto del 15 ottobre 2014 (doc. AI 169), ha soppresso la rendita (doc. A).

 

                               1.5.   RI 1, rappresentato dall’avv.
RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendone l’annullamento
e domandando contestualmente di essere messo al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. I). Il ricorrente contesta l’aspetto
medico, rilevando un peggioramento, anziché un miglioramento, del suo stato di
salute, con conseguente riduzione del reddito percepito quale invalido.
L’insorgente richiama l’incarto AI, la sua cartella clinica dai dr. med. __________,
__________ e __________ e, dalla __________, il “certificato di salario per
l’intero anno 2014 Dr. __________”; infine domanda, riservata una rinuncia,
l’allestimento di una perizia neutra atta a determinare il suo stato di salute
e quindi il suo grado di capacità lavorativa.

 

                               1.6.   Con risposta del 6 marzo 2015
l’UAI propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove
necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. X). Il 25 marzo 2015
l’amministrazione ha prodotto ulteriori documenti (doc. XIV). 

 

                               1.7.   Con osservazioni del 7 aprile
2015 il ricorrente ha contestato la risposta dell’UAI, ribadendo le sue ragioni
e chiedendo di richiamare l’intero incarto relativo alla segnalazione
rispettivamente al verbale di audizione del __________ __________ (doc. XVI). 

 

                               1.8.   Il 17 aprile 2015 l’UAI ha
confermato la richiesta di reiezione del ricorso (doc. XVIII). 

 

                               1.9.   In data 28 aprile 2015 il
ricorrente ha prodotto un referto del 21 aprile 2015 del dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia (doc. XX/H), sul quale l’UAI ha preso posizione
il 28 maggio 2015 (doc. XXIV). 

 

                             1.10.   L’11 giugno 2015 l’insorgente
ha trasmesso al TCA ulteriore documentazione medica (doc. XXVI), su cui l’UAI
ha presentato osservazioni il 18 giugno 2015, rilevando segnatamente che i
referti prodotti non rivestono valenza retrospettiva e gli esiti dell’intervento
del 26 giugno 2015 vanno semmai esaminati nel contesto di una nuova richiesta
di prestazioni (doc.XXVIII).

 

                                         in diritto 

 

                               2.1.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). 

 

                                         Secondo l'art. 28 cpv. 2
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié
pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto
conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.2.   Se il grado d'invalidità del
beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante
sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). Qualsiasi
cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA. 

                                         La rendita può essere
oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello
stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di
guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una
modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi
pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). 

                                         Una semplice valutazione
diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate,
non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372
consid. 2b e 390 consid. 1b). 

                                         Per stabilire in una
situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108).
Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima
decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, p. 379). 

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2
OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della
rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione
limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137). 

                               2.3.   Va
ancora rilevato che con sentenza 8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 = DTF 141 V 9
e SVR 4/5 2015, IV Nr. 21, pag. 62, il TF ha stabilito che se i
fatti determinanti per il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto
da lasciar apparire una notevole modificazione dello stato di salute da
giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve essere stabilito
nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e completa, senza
rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198 consid. 4b pag.
200; sentenze 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2; 9C_226/2013 del 4
settembre 2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova valutazione dello
stato di salute e della capacità di lavoro, un trauma alla spalla aggiuntivo al
quadro clinico esistente non osta alla soppressione di una rendita (consid. 5 e
6). 

                                         

                                         Secondo
la giurisprudenza (cfr. sentenza I 465/05 del 6 novembre 2006, pubblicata in
DTF 133 V 108), il punto di riferimento temporale per valutare se si è in
presenza di una modifica rilevante del grado di invalidità suscettivo di
incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è costituito, nel caso di
nuova domanda, dall’ultima decisione cresciuta in giudicato che si fonda su un
esame materiale del diritto alla rendita.

 

                               2.4.   Nel caso
concreto si tratta quindi della decisione del 13 luglio 1999 e della perizia
del SAM del 17 settembre 1998 (doc. AI 30-1).

 

                                         In quell’occasione i
periti avevano posto la diagnosi principale di sindrome depressiva a colorito
ansioso, con somatizzazione, lombosacralgie croniche, periartropatia della
spalla destra su attrito sottoacromiale e ipertensione nervosa e le diagnosi
secondarie di modico conflitto femoropatellare a destra, dislipidemia mista,
iperirucemia e lieve adipositas (doc. AI 30-9/10). Gli specialisti hanno
concluso rilevando che l’interessato è totalmente incapace al lavoro nella
precedente attività di autista indipendente e operaio dal 21 giugno 1996 e
incapace al lavoro al 50% in attività leggere a partire dalla medesima data.

                                         Il 4 gennaio 2008, in
seguito ad un ulteriore esame peritale, gli specialisti hanno stabilito che lo
stato di salute del ricorrente è stazionario ed hanno confermato le precedenti
diagnosi (doc. AI 92-15: diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:
sindrome depressiva ricorrente [ICD-10 F33.1], sindrome ansiosa generalizzata
[ICD-10 F41.1], personalità semplice, tendenza alla somatizzazione; diagnosi
senza influenza sulla capacità lavorativa: possibile lieve periatropatia
omeroscapolare cronica residua destra senza evidenza clinica per impingement,
senza evidenza clinica per una lesione della cuffia dei rotatori con arto-MRI
del 7.01.1997 normale, radiografie convenzionali attuali normali; sindrome
lombospondilogena cronica, senza anomalie cliniche di rilievo con radiografie
convenzionali attuali senza patologie clinicamente rilevanti, sindrome femoropatellare
bilaterale anamnesticamente senza anomalie cliniche di rilievo con radiografie
convenzionali attuali normali, esiti radiologici da distrofia di crescita di
Scheuermann al passaggio dorsolombare senza rilevanza clinica). I periti hanno
concluso che l’insorgente è incapace al lavoro al 50% in tutte le attività e
che non è stato possibile “attestare un miglioramento o un peggioramento
dello stato di salute dell’A. rispetto alla valutazione SAM del 1998” (doc.
AI 92-20).

 

                                         In seguito alla revisione
avviata nel corso del mese di aprile 2010 l’insorgente è stato sottoposto ad
una nuova valutazione peritale pluridisciplinare del SAM. I periti il 27 agosto
2014 (doc. AI 165-1) hanno posto le diagnosi con influenza sulla capacità
lavorativa di periartropatia omeroscapolare tendinotica cronica a destra:
pregressa rottura transmurale parziale del sovraspinato e sottoscapolare,
rottura del capolungo del bicipite; ricostruzione della cuffia dei rotatori e
decompressione sottoacromiale il 23.8.2011 (Dr. med. __________), periartopatia
omeroscapolare tendinotica cronica a sinistra: rottura transmurale parziale del
sovraspinato (sonografia funzionale il 14.4.2014), distimia (ICD-10 F34.1),
ansia con somatizzazioni (ICD-10 F41.9), gambling (ICD-10 F63.0) e la diagnosi
senza influenza sulla capacità lavorativa di sindrome del dolore cronico non
specifica/fibromialgia/sindrome somatoforme, sindrome femoropatellare
bilaterale, sindrome lombospondilogena cronica: radiografia convenzionale senza
alterazioni degenerative a carico della colonna lombare, esiti da distrofia
crescita di Scheuermann al passaggio dorsolombare, probabile DISH (iperostosi
scheletale idiopatica diffusa), ipercolesterolemia.

 

                                         I periti hanno evidenziato
che la capacità lavorativa dell’assicurato è da considerare nella misura
dell’80% nelle attività finora svolte e in attività adeguata, intesa come
riduzione del rendimento. Lo stato di salute dal punto di vista psichiatrico “risulta
migliorato dal mese di giugno del 2013, epoca della relazione del curante Dr.
med. __________, in cui la diagnosi si è modificata rispetto alla ricorrenza di
un quadro distimico per definizione meno rilevante nella qualità, e quindi
nell’effetto sul funzionamento”. Gli specialisti hanno rilevato un “miglioramento
del quadro dalla perizia del 2008, ma anche dal 2013, visto che il curante ha
ritenuto di poter ridurre e sospendere l’acido valproico come a confermare il
miglioramento. L’A. è ritenuto inabile al lavoro al 50% in attività fisicamente
medio-pesanti (quella esercitata non è ritenuta tale)”, mentre in attività
leggere ed adatte è abile al lavoro nella misura dell’80% (doc. AI 165-28/29).

 

                                         In sede di ricorso
l’insorgente ha prodotto un referto del 13 novembre 2014 del dr. med. __________,
FMH reumatologia e riabilitazione, il quale ha affermato:

 

" (…)

Diagnosi:

 

-   peri-artropatia
omero-scapolare della spalla destra in stato dopo rottura transmurale quasi
completa del tendine del sovraspinato, con artroscopia della spalla destra,
nonché tenotomia del capo lungo del bicipite avvenuto il 23.08.2011,
probabilmente anche resezione acromeo-clavicolare. Attualmente presenza di
alterazioni di tipo osteofitosico sub-acromiali che indentano il passaggio sub-acromiale.

-   Peri-artropatia
omero-scapolare tendinopatica della spalla sinistra con leggera sintomatologia
d’impingement su iniziale artrosi acromeo-clavicolare ed omartrosi.

-   Sindrome
cervico-vertebrale su alterazioni degenerative significative C5/C6 e C6/C7, con
a questi segmenti un’importante osteocondrosi e spondilosi anteriore e
posteriore, nonché un’uncartrosi ed una spondilartrosi.

-   Gonalgie bilaterali su alterazioni degenerative iniziali.

-   Sindrome
lombo-vertebrale su leggere alterazioni statiche, nonché presenza di
alterazioni osteocondrotiche e spondilosiche L1/L2, L3/L4 e L4/L5 e possibile
stato dopo Morbo di Scheuermann toracale.

 

(…)

 

Ho visitato questo nostro sopramenzionato paziente per
un’esacerbazione della sintomatologia dolorosa piuttosto nella zona cervicale,
al cinto scapolare bilateralmente e alla colonna lombare.

Clinicamente vi è una limitata mobilità alla colonna cervicale con
dei dolori alla palpazione alle zone d’irritazione.

Per quanto riguarda la spalla destra, il risultato post-operatorio
non è particolarmente brillante, con una limitata mobilità a 110° in elevazione
ed abduzione, dei dolori a questo movimento, una sintomatologia d’impingement,
un test Jobe positivo.

Ultimamente sono subentrati dei dolori alla spalla sinistra
nell’ambito di un’iniziale sintomatologia di peri-artropatia della spalla, con
leggero impingement, nonché radiologicamente presenza di un’iniziale artrosi
acromeo-clavicolare di omartrosi, senza segni per calcificazioni.

Alla spalla sinistra, molto probabilmente, è presente anche qui
una lesione almeno parziale della cuffia dei rotatori.

 

In associazione a queste patologie piuttosto invalidanti per il
paziente, ci sono quelle già note alla colonna vertebrale nell’ambito di una
sindrome lombo-vertebrale. Le alterazioni degenerative alla colonna lombare si
associano a mio modo di vedere anche alle problematiche degenerative nella
parte bassa della colonna toracale, con un possibile stato dopo Morbo di
Scheuermann.

Non vi sono segni radicolari e compressivi o irritativi e non vi
sono deficit sensitivo motorici né alle estremità superiori né inferiori.

 

Dal mio punto di vista il paziente dovrebbe essere ripresentato ad
un chirurgo delle spalle per valutare la situazione attuale. (…) E’ da
chiedersi poi se un secondo intervento alla spalla destra sia indicato o meno.
A mio modo di vedere è forse meglio rimanere conservativi.

 

Per quanto riguarda la spalla sinistra, propongo un’infiltrazione
sub-acromiale.

 

Per quanto riguarda i disturbi alla colonna cervicale e del cinto
scapolare in generale, potrebbero essere utili degli approcci di tipo
fisioterapico. (…)” (doc. AI 177-14/15)

 

                                         Chiamati ad esprimersi in
merito i periti del SAM, preso atto delle affermazioni del consulente, dr. med.
__________, FMH reumatologia, hanno confermato la loro valutazione (doc. X/1).
Lo specialista ha infatti affermato: 

 

" (…)

Dal mio punto di vista le diagnosi del Dr. __________
corrispondono sostanzialmente alle mie e questo in modo particolare per quanto
riguarda le spalle e la colonna lombare. Si parla inoltre di una sindrome
cervicospondilogena che non compare alla mia valutazione ma è molto
probabilmente da intendere nell’ambito della sindrome del dolore cronico con
dolori generalizzati che il paziente lamenta da tempo. Alterazioni degenerative
cervicali significative sono quasi costanti in persone di oltre 50 anni.

 

Dal mio punto di vista non vi sono dunque elementi nuovi nella
lettera del dr. __________ del 13.11.2014 e non vi sono in particolare elementi
che indichino un peggioramento della situazione o che possano modificare la mia
valutazione della capacità lavorativa.” (doc. X2)

 

                                         Anche il medico SMR, dr.
med. __________, il 2 marzo 2014 ha confermato le conclusioni del rapporto
finale del mese di agosto 2014 (doc. X/3). Chiamato a prendere posizione su
ulteriore documentazione medica, il dr. med. __________ il 14 aprile 2015 ha
affermato:

 

" (…)

Per quanto concerne la valutazione pneumologica, sottolineo che la
dispnea di grado 2, secondo la scala MRC, indica la comparsa di difficoltà
respiratorie solo quando il soggetto è confrontato con un’attività fisica
ordinaria.

 

Non si tratta quindi di dispnea a riposo e neppure di difficoltà
respiratoria che compaiono per attività fisiche di bassa entità.

 

Per questo motivo la dispnea, allo stadio attuale diagnosticato,
non riduce la capacità lavorativa per un’attività sedentaria come quella di
trasportatore e distributore di giornali, attività che è stata considerata
nella perizia SAM.

 

Qualsiasi attività che prevede carichi leggeri resta parimenti
esigibile secondo le indicazioni della perizia SAM.

 

Per quanto concerne gli aspetti psichiatrici, si ribadisce che la
valutazione peritale della Dr.ssa __________ è adeguata e fatta secondo le
linee guida sulle perizie. Il perito ha ravvisato una distimia, ovvero una
depressione lieve con andamento stabile, cronico ed annessi sintomi d’ansia,
ragion per cui sarebbe stato inutile protrarre l’esame clinico per altri mesi.

 

Peggioramenti dello stato psicopatologico non sono tra l’altro
dimostrati nemmeno dagli atti prodotti finora, mentre il mantenimento di una
presa a carico psichiatrica ha un valore preventivo raccomandato, ma non indica
automaticamente una gravità maggiore della patologia ansioso depressiva.

 

Sul rapporto del Dr. __________ del mese di novembre 2014 il SAM
ed in particolare il Dr. __________, hanno già avuto modo di determinarsi in
precedenza e non vi sono nuovi elementi” (doc. XVIII/1)

 

                                         Pendente causa
l’insorgente ha prodotto un certificato del suo medico curante, dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia del 21 aprile 2015, il quale, dopo aver
rammentato di seguire il ricorrente dal 1998, ha affermato:

 

" (…)

Non rivengo sulla sua anamnesi socio-professionale e familiare che
è a lei ben nota la sua situazione psichica è invece peggiorata nel corso degli
ultimi tempi, effettivamente nel 2013, egli ha necessitato un ricovero
ospedaliero presso la Clinica __________ di __________ dove è stata degente dal
25.03.2013 al 22.04.2013 con le seguenti diagnosi:

 

- Distimia (ICD-10 GM F34.1);

- Altri disturbi di personalità e forme miste (ICD-10 GM F 61);

- Gioco d’azzardo patologico (OCD 10 GM F 63.0).

 

Inoltre egli soffre di una serie di patologie organiche:

 

- Ipertensione arteriosa;

- Artrosi;

- Problemi alla spalla destra.

 

Ragion per la quale è seguito in modo regolare dal medico di
famiglia Dr. med. __________ che mi legge in copia.

Malgrado i vari disturbi egli ha comunque sempre lavorato nella
misura del 50% e nel 2013, come già accennato, in seguito al secondo divorzio e
dei problemi socio-familiari, aveva presentato varie difficoltà e dei problemi
nel poter esercitare la sua professione come autista con il ritiro della sua
patente.

Dal punto di vista psichiatrico ha sempre presentato dei periodi
di relativo benessere associati a dei periodi di netto peggioramento ma ha
sempre potuto svolgere la sua attività lavorativa nella misura del 50%.

Si tratta di una persona che soffre di un disturbo di personalità
importante, ragion per la quale la sua presa a carico è sempre stata molto
difficile ma nell’arco del suo peggioramento egli si è resa conto, prendendo
coscienza dell’importanza della sua patologia psichica, di quanto fosse
dispensabile l’assunzione dei farmaci, mentre la sua compliance medicamentosa
era molto ridotta.

Durante il mio recente colloquio del 10.04.2015 egli appare molto
depresso, teso e ansioso.

E’ molto preoccupato per la sua situazione socio-professionale e a
quanto pare sembra che ci saranno nuovamente dei problemi con il ritiro della
patente, tutto ciò non fa che peggiorare una situazione già di per sé precaria.

La sua inabilità lavorativa nella misura del 50% negli ultimi sei
mesi è assolutamente da confermare e la sua prognosi futura rimane incerta”
(doc. H)

 

                                         I periti del SAM, il 26
maggio 2015, dopo aver descritto l’assunzione dei medicamenti, hanno rilevato:

 

" (…)

Le visite psichiatriche sono state nel 2013 cinque e nel 2014
dieci visite.

 

Dagli estratti inviati alla cassa malati il 18.3.2015, quindi
nell’arco di tutto l’anno 2014 non abbiamo rilevato altro oltre a quanto
sopraccitato per quanto concerne la problematica psichiatrica. L’A. ha
acquistato solo a febbraio e ad aprile i farmaci a lui prescritti. Questo fatto
non conferma quanto affermato dal suo psichiatra curante Dr. med. __________,
che in data 21.4.2015 scrive che “egli avrebbe preso coscienza dell’importanza
della patologia psichica e di quanto fosse indispensabile l’assunzione dei
farmaci, mentre precedentemente al 2013 la compliance sarebbe stata ridotta.”

Sulla base dei riscontri oggettivi agli atti dunque,
l’affermazione del curante, non è avvalorata dai fatti. In presenza di un
attestato peggioramento non è comprensibile che l’ultimo ricovero psichiatrico
risalga al marzo 2013, ben più di due anni orsono e inoltre senza una terapia
farmacologica adeguata che avrebbe dovuto essere potenziata/modificata.

Pertanto l’A. deve innanzitutto continuare la presa a carico
psichiatrica e assumere i farmaci come prescritti, senza i quali l’ulteriore
potenziale margine di miglioramento non potrà avvenire.

 

I documenti da voi sottoposti non sono in grado di giustificare un
peggioramento, ma avvalorano la nostra valutazione psichiatrica.

Dal lato pneumologico una dispnea NYHA 2 non influenza la capacità
lavorativa in attività leggere-medio pesanti come quelle svolte dall’A.” (doc.
XXIV/1)

 

                                         Il medico SMR, dr. med. __________,
il 27 maggio 2015 ha rilevato:

 

" (…)

Per una sindrome depressiva maggiore, in generiche alterazioni
della personalità non ben codificate, abbiamo riconosciuto la rendita nel 1998
e l’abbiamo confermata nel 2008 (con l’aggiunta di una sindrome ansiosa
generalizzata e tendenza alla somatizzazione).

 

La perizia della dr.ssa __________ del 27.05.2014 ha oggettivato
un miglioramento della condizione depressiva, permanendo invece l’ansia con
somatizzazioni e la presenza di gioco d’azzardo patologico.

 

La condizione depressiva è attualmente una distimia, ovvero una
leggere depressione cronica che non incide sul funzionamento generale.

 

Il disturbo di personalità a cui fa riferimento il dr. __________
non è descritto e viene solo definito “importante”.

 

Esso non compare neppure nelle certificazioni precedenti del Dr. __________
(es rapporto medico in GED del 01.06.2010) e non trova conferma alcuna nella
perizia della Dr.ssa __________ del 2014.

 

La presenza di un disturbo di personalità, con severe ripercussioni
sulla capacità lavorativa, non è quindi probabile.

 

Un disturbo di personalità normalmente crea dei problemi di
relazione e non di rendimento. Riduce quindi lo spettro di attività
proponibili, piuttosto che la capacità funzionale.

 

Se fosse presente un disturbo di personalità non specificato (come
da noi ammesso nel 1998), esso rappresenterebbe piuttosto un fattore di rischio
per scompensi depressivi o per la rottura dei contratti lavorativi a causa di
conflitti con collaboratori e superiori.

 

In questo caso specifico esso non implicherebbe alcun calo di
rendimento nell’attività lavorativa abituale, che viene svolta con continuità
da mesi e non richiede particolari competenze relazionali.

 

I periti SAM hanno preso visione della nuova certificazione
prodotta dal Dr. __________ e confermano che essa non apporta oggettivi
elementi atti ad inficiare le conclusioni peritali” (doc. XXIV/2)

 

                                         L’11 giugno 2015
l’insorgente ha prodotto ulteriore documentazione medica, del mese di giugno
2015, relativa ad una “re-rottura della cuffia dei rotatori della spalla
destra”. Il dr. med. __________, dell’__________, ha evidenziato che il “paziente
è portatore di una re-rottura, presumibilmente determinata dall’usura e
dell’esiguità dello spazio sottoacromiale che determina un conflitto
sottoacromiale cronico. E’ indicata l’esecuzione di una decompressione e
re-ricostruzione del sovraspinato il cui esito risulta più delicato e viene
eseguito a scopo antalgico” (doc. I/2). L’8 giugno 2015 lo specialista ha
precisato che il ricorrente è inabile al lavoro al 50% dal 1° giugno 2015 al 26
giugno 2015 “(intervento)” (doc. I/1).

 

                                         Il 18 giugno 2015 il
medico SMR, dr. med. __________, ha affermato:

" (…)

L’evento recente di re-rottura della cuffia dei rotatori della
spalla destra non mette in discussione le valutazioni mediche emesse
precedentemente a tale evento.

 

Si confermano pertanto le conclusioni del RAF 28.08.2014 fino al
30.05.2015.

 

Dal 01.06.2015 possiamo accogliere la certificazione di
peggioramento, con IL 50% a causa dei dolori e delle limitazioni funzionali
alla spalla destra.

 

Per tre mesi dopo l’intervento l’assicurato sarà da considerare
inabile al 100%, quindi tornerà abile nelle percentuali indicate nel RAF sopra
citato” (doc. XXVIII/1)

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza
(cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine
di poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in
seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanita-rie,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili
(Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
partico-lare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzia-lità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel che concerne il
Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità, l’Alta
Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è
incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44
LPGA (consid. 6 e 7).

 

                                         In merito al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF 136 V 376
il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'orga-no esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella
procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare
ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti
di parte le prove assunte dall'amministra-zione nella precedente fase non
contenziosa. 

 

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale
ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al
valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art.
72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,
formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul
Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente
le garanzie procedurali, visto il poten-ziale di ricavi dell’attività dei SAM
nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a livello amministrativo)

                                         - assegnazione a caso dei
mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         - differenze minime delle
tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         - miglioramento e
uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

                                         - rafforzamento dei
diritti di partecipazione:

                                         -- in caso di divergenze
l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale
impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale
federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurispru-denza
secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla persona assicurata
spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad
esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a livello dell’autorità
giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA
1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11
aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione
invalidità (consid. 4.4.2).

                                         Infine, il Tribunale
federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard
processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà
decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

                                                                                 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei
rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza
valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Affinché un rapporto medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

 

                                         Innanzitutto la diagnosi
deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri
posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. STF
9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V
294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten,
in: SZS 1999 pag. 105 ss).

                                         Il medico deve pronunciarsi
sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare l'esigibilità
della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. 

                                         Tale
prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso,
l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione
sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico
della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in
evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la
regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme
dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il rifiuto
del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i
quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre
2001).

 

                               2.7.   Come
visto, secondo la giurisprudenza (cfr. sentenza I 465/05 del 6 novembre 2006,
pubblicata in DTF 133 V 108), il punto di riferimento temporale per valutare se
si è in presenza di una modifica rilevante del grado di invalidità suscettivo
di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è costituito, come nel
caso di nuova domanda, dall’ultima decisione cresciuta in giudicato che si
fonda su un esame materiale del diritto alla rendita. Da questo punto di vista
un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non
è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V
262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in:
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art.
41, pag. 258).

 

                               2.8.   In
concreto, si tratta della decisione del 13 luglio 1999, emessa in seguito alla
perizia del SAM del 17 settembre 1998 (doc. AI 30-1). Occorre pertanto
stabilire se dopo il 13 luglio 1999 lo stato di salute del ricorrente è migliorato.

 

                               2.9.   In
una sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 il TF ha rammentato che una
riduzione o soppressione può essere adottata quando le circostanze di fatto (di
natura valetudinaria e/o economica) rilevanti per il diritto alla rendita si
sono modificate in maniera considerevole (cfr. DTF 130 V 343 consid. 3.5 pag.
349 con riferimenti). Secondo il principio dell’onere probatorio materiale, la
situazione giuridica precedente deve permanere se una modifica rilevante della
fattispecie non è dimostrabile con il grado di verosimiglianza preponderante
(sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile 2013; SVR 2012 IV n. 18 pag. 181,
9C_418/2010, consid. 3.1; cfr. anche sentenza 9C_32/2012 del 23 gennaio 2013,
consid. 2). Inoltre con sentenza 8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 = DTF 141 V 9
e SVR 4/5 2015, IV Nr. 21, pag. 62, il TF ha stabilito che se i
fatti determinanti per il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto
da lasciar apparire una notevole modificazione dello stato di salute da
giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve essere stabilito
nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e completa, senza
rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198 consid. 4b pag.
200; sentenze 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2; 9C_226/2013 del 4
settembre 2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova valutazione dello
stato di salute e della capacità di lavoro, un trauma alla spalla aggiuntivo al
quadro clinico esistente non osta alla soppressione di una rendita (consid. 5 e
6). 

 

                             2.10.   Nel caso di
specie questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione, non ha motivo
per mettere in dubbio la valutazione dell’UAI che si basa sulla perizia
pluridisciplinare del SAM del 18 marzo 2014 (doc. AI 158-1), che ha rilevato un
miglioramento dello stato di salute dal punto di vista psichico ed un
conseguente miglioramento della capacità lavorativa che ha portato il
ricorrente a poter svolgere le attività leggere in misura dell’80%.

 

                                         Tale valutazione è da
considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri
giurisprudenziali ricordati al considerando che precede. 

                                         I periti si sono espressi
su tutte le patologie lamentate dall’assicurato, hanno esaminato accuratamente
tutta la documentazione messa a loro disposizione ed hanno valutato la capacità
lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni risultanti dalla visita
effettuata presso di loro.

                                         Al referto va
attribuita piena forza probante.

 

                                         In particolare circa lo
stato di salute psichico, la Dr.ssa med. __________, consulente del SAM, dopo
aver visitato il ricorrente in data 25 aprile 2014 e 23 maggio 2014 (doc. AI
165-33), ha rilevato un miglioramento dello stato di salute del ricorrente
rispetto alla perizia del 4 gennaio 2008 (doc. AI 92-1) e dunque anche rispetto
alla situazione valetudinaria accertata con la decisione del 13 luglio 1999,
ritenuto che con la perizia del 4 gennaio 2008 era stata attesta una sostanziale
stabilità dello stato di salute rispetto alle valutazioni emerse dalla perizia
del 17 settembre 1998.

 

                                         La consulente ha
evidenziato che si è passati da una diagnosi con ripercussione sull’incapacità
lavorativa di sindrome depressiva ricorrente (ICD-10 F 33.1) e sindrome ansiosa
generalizzata (ICD-10 F 41.1) alla diagnosi senza ripercussione sulla capacità
lavorativa di distimia (ICD-10, F 34.1), ansia (ICD-10, F 41.9) con
somatizzazioni e gambling (ICD-10, F 63.0). Ciò viene confermato dalla diagnosi
posta dai medici della Clinica __________, dove l’assicurato è stato degente dal
25 marzo 2013 al 22 aprile 2013 e ripresa dal dr. med. __________ nel referto
del 21 aprile 2015 (doc. H). La dr.ssa med. __________ rileva che “il quadro
messo in luce nel corso dei colloqui, mostra elementi psicopatologici
collegabili ad un quadro distimico (umore lievemente depresso cronicamente) e
di ansia con somatizzazioni associati a gambling. Se di per se stessi tali
quadri non comportano il riconoscimento di una percentuale di IL”, per la
consulente “il quadro gambling va inteso come espressione seria di una
sintomaticità di spettro ossessivo, associato agli altri aspetti descritti
produce una riduzione della caricabilità del soggetto ed una IL del 20% come
difetto di rendimento, per l’attività da ultimo svolta e tutte le altre
teoricamente esigibili. Si registra un miglioramento del quadro della perizia
del 2008 e anche dal 2013 visto che il curante ha ritenuto di poter ridurre e
sospendere l’Acido Valproico come a confermare il miglioramento” (doc. AI
165-37). 

                                         Anche il medico SMR, dr.
med. __________, ha rilevato come attualmente la condizione depressiva è una
distimia, ossia una leggera depressione cronica con andamento stabile che non
incide sul funzionamento generale (doc. XXIV/2 e XVIII/1). Ciò rende inutile
protrarre l’esame clinico per altri mesi (cfr. doc. XVIII/1).

 

                             2.11.   Va qui rammentato che il TF ha
ritenuto che la diagnosi di distimia, non è, in quanto tale, invalidante (cfr.
la sentenza I 649/06 del 13 marzo 2007, pubblicata in SVR 2008 IV n° 8 pag. 23,
nella quale il Tribunale federale ha sottolineato di avere già evidenziato, a
più riprese, che la diagnosi di distimia – che corrisponde ad una depressione
cronica del tono dell'umore, che non è sufficientemente grave da giustificare
una diagnosi di sindrome depressiva ricorrente grave, di media gravità o lieve
- pur potendo dare luogo ad una diminuzione del rendimento, non è, in quanto
tale, invalidante).

 

                                         L’Alta Corte ha ribadito tale principio in una sentenza
9C_294/2008 del 19 marzo 2009, nella quale ha precisato quanto segue:

 

"
(...)

4.3 Secondo il sistema di classificazione
ICD-10 convenzionalmente utilizzato, la distimia configura una depressione
cronica dell'umore che non è sufficientemente grave o nella quale i singoli
episodi non sono sufficientemente prolungati da giustificare una diagnosi di
sindrome depressiva ricorrente grave, di media gravità o lieve (cifra F34.1). A
tal riguardo il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha già avuto modo di affermare
a diverse riprese che una distimia non esplica di principio - a seconda delle
circostanze - effetti invalidanti (sentenze 1938/05 del 24 agosto 2006, consid.
4.1 e 5; 1834/04 del 19 aprile 2006, consid. 4.1; 1488/04 del 31 gennaio 2006,
consid. 3.3). Tale conclusione, che si fonda su osservazioni medico-empiriche e
che pertanto costituisce una questione giuridica, non ha però valore assoluto.
Un disturbo distimico può nel singolo caso pregiudicare notevolmente la
capacità lavorativa se è associato ad altre diagnosi, come ad esempio a un
disturbo serio della personalità (sentenza 1653/04 del 19 aprile 2006, consid.
3). Se per contro lo stato psichico evidenzia "unicamente" una
distimia, ciò può anche comportare una riduzione dell'attitudine al lavoro, ma
non determina, in quanto tale, un danno alla salute ai sensi di legge (SVR 2008
IV no. 8 pag. 23, consid. 3.3.1 [I 649/06]). (...)" 

 

                             2.12.   Nel referto del 21 aprile
2015, il dr. med. __________, ha confermato la diagnosi di distimia, riportando
quanto stabilito dai medici della Clinica __________ e non ha più fatto cenno
né alla sindrome ansiosa né alla sindrome depressiva (doc. H). Certo, il
curante ha rilevato la presenza di altri disturbi di personalità e forme miste
(ICD-10 GM G 61; cfr. doc. H) ed ha sostenuto che vi sarebbe stato un nuovo
peggioramento dello stato di salute dell’interessato. Sennonché, come
evidenziano i periti del SAM, quanto affermato dal curante non trova conferma
sulla base dei riscontri oggettivi, e meglio dell’acquisto, limitato, di
medicamenti (doc. XXIV/1: “[…] dagli estratti inviati alla cassa malati il
18.3.2015, quindi nell’arco di tutto l’anno 2014 non abbiamo rilevato altro
oltre a quanto sopraccitato per quanto concerne la problematica psichiatrica.
L’A. ha acquistato solo a febbraio e ad aprile i farmaci a lui prescritti.
Questo fatto non conferma quanto affermato dal suo psichiatra curante Dr. med. __________,
che in data 21.4.2015 scrive che “egli avrebbe preso coscienza dell’importanza
della patologia psichica e di quanto fosse indispensabile l’assunzione dei
farmaci, mentre precedentemente al 2013 la compliance sarebbe stata ridotta”[…]”).
Inoltre in presenza di un peggioramento non è comprensibile che l’ultimo
ricovero psichiatrico risalga al marzo 2013 e senza alcuna terapia
farmacologica adeguata. Conformemente al suo obbligo di ridurre il danno
l’interessato deve semmai continuare la presa a carico psichiatrica ed assumere
i farmaci come prescritti (cfr. doc. XXIV/1). Quanto affermato dai periti del
SAM trova conferma anche nelle parole del medico SMR, dr. med. __________, il
quale evidenzia che il disturbo di personalità cui fa riferimento il dr. med. __________
non è descritto e viene solo definito “importante”, non compare nelle
certificazioni precedenti e non è stato rilevato dalla consulente del SAM,
dr.ssa med. __________ in occasione delle due visite del 25 aprile 2014 e 23
maggio 2014. Il medico SMR rileva del resto che un disturbo di personalità crea
problemi di relazione con i propri colleghi di lavoro, ma non di rendimento.
Riduce lo spettro delle attività proponibili ma non la capacità funzionale. Se
il disturbo di personalità fosse presente, esso sarebbe semmai un fattore di
rischio per scompensi depressivi o per la rottura di contratti lavorativi a
causa di conflitti con collaboratori o superiori (cfr. doc. XXIV/2 e doc. 180).

 

                                         Circa il ruolo del medico
SMR, va rammentato che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi
medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni
mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di
esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

                                         Scopo e
senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurati-ve, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in
SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                         In concreto, in assenza di
elementi medici oggettivi, non vi sono pertanto motivi per ritenere un
peggioramento dello stato di salute psichico del ricorrente rispetto a quanto
accertato nella valutazione peritale, mentre va confermato il miglioramento
dello stato di salute rispetto allo stato di fatto accertato con la perizia del
SAM del 17 settembre 1998 (doc. AI 30-1 e seguenti) e del il referto del SAM
del 4 gennaio 2008 (doc. AI 165-1).

 

                             2.13.   In sede di ricorso
l’insorgente contesta anche la valutazione reumatologica producendo un referto
del 13 novembre 2014 del suo curante, dr. med. __________, FMH reumatologia e
riabilitazione (doc. B), che tuttavia non apporta nuove informazioni atte a sovvertire
le valutazioni peritali.  

 

                                         Il consulente del SAM, dr.
med. __________, FMH reumatologia, che evidenzia come il curante pone diagnosi
simili a quelle rilevate nel corso della visita del 14 aprile 2014, eccetto la
sindrome cervicospondilogena che “è molto probabilmente da intendere
nell’ambito della sindrome del dolore cronico con dolori generalizzati che il
paziente lamenta da tempo” (doc. X/2) e come “alterazioni degenerative
significative sono quasi costanti in persone di oltre 50 anni” (doc. X/2),
ha rettamente affermato che non vi sono nuovi elementi medici posti dal dr.
med. __________ che non siano già stati presi in considerazione ed in
particolare non vi è alcun elemento oggettivo che indica un peggioramento dello
stato di salute o che possa modificare la valutazione peritale (cfr. doc. X/2).       

 

                                         A questo
proposito il TF ha più volte avuto l’occasione di ribadire che la
differente valutazione medica tra il curante ed il perito è spiegabile con la
diversità degli incarichi assunti (a scopo di trattamento piuttosto che di
perizia: cfr. sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.2, sentenza
9C_151/2011 del 27 gennaio 2012, cfr. anche sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio
2011, nonché sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010). 

                                         Al ricorrente va
ugualmente ricordato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un'opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (cfr. ad esempio sentenza citata 9C_721/2012 consid. 4.4 con
riferimento; sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2). Anche
perché il medico curante, che vede il proprio paziente quando il disturbo si
trova in una fase acuta, tende a farsi un'idea diversa della gravità del danno
alla salute rispetto al perito il cui esame invece non si focalizza sulla
necessità di cura in un dato momento (sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre
2013, consid. 3.2; SVR 2008 IV n. 15 pag. 43 consid. 2.2.1 [I 514/06]).

 

                                         Malgrado
la presenza di una fibromialgia e di una sindrome somatoforme (cfr. doc. AI
165-27), nulla cambia, nel preciso caso di specie, la recente sentenza
9C_492/2014 del 3 giugno 2015, destinata a pubblicazione, con la quale il TF ha
modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche,
compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato stampa del 17 giugno
2015, in: www.bger.ch) e secondo cui la capacità di lavoro deve essere valutata
nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. L’Alta Corte ha stabilito che la presunzione secondo cui questi
disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile è stata abbandonata. 

                                         Al consid. 8, il TF ha infatti
rammentato che, come già spiegato in DTF 137 V 210, le perizie raccolte
secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore
probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo
caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate
nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova
disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto
federale (“In intertemporalrechtlicher Hinsicht ist 
sinngemäss wie in BGE 137 V 210 (betreffend die rechtsstaatlichen Anforderungen an die medizinische
Begutachtung) vorzugehen. Nach diesem Entscheid
verlieren gemäss altem Verfahrensstandard eingeholte Gutachten nicht per se
ihren Beweiswert. Vielmehr ist im Rahmen einer gesamthaften Prüfung des
Einzelfalls mit seinen spezifischen Gegebenheiten und den erhobenen Rügen
entscheidend, ob ein abschliessendes Abstellen auf die vorhandenen
Beweisgrundlagen vor Bundesrecht standhält (BGE a.a.O. E. 6 in initio S. 266). In sinngemässer Anwendung auf die nunmehr materiell-beweisrechtlich geänderten
Anforderungen ist in jedem einzelnen Fall zu prüfen, ob die beigezogenen
administrativen und/oder gerichtlichen Sachverständigengutachten -
gegebenenfalls im Kontext mit weiteren fachärztlichen Berichten - eine
schlüssige Beurteilung im Lichte der massgeblichen Indikatoren erlauben oder
nicht. Je nach Abklärungstiefe und -dichte kann zudem unter Umständen eine
punktuelle Ergänzung genügen“).

 

                                         In concreto, per i motivi appena esposti, non vi sono ragioni per
scostarsi dalle valutazioni del Dr. med. __________, non avendo del resto il
consulente applicato la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile (cfr. doc. AI 165-27). Del resto nelle loro ultime prese di posizione
(doc. B e H), né il reumatologo curante, dr. med. __________, né lo psichiatra
curante, dr. med. __________, hanno indicato nelle diagnosi la presenza di una
fibromialgia o di una sindrome somatoforme con influsso sulla capacità
lavorativa (doc. B e H).

 

                                         Non vi sono di conseguenza
ragioni per scostarsi dalle valutazioni peritali in ambito reumatologico.

 

                             2.14.   Per quanto concerne la
patologia pneumologica e le valutazioni del 4 febbraio 2015 e del 2 aprile 2015
del dr. med. __________, __________ __________ di __________ (allegato doc. D)
e del 27 dicembre 2014 del dr. med. __________, medico assistente presso
l’Ospedale __________ di __________ (allegato al doc. D), basti qui rilevare
che la dispnea di cui è affetto il ricorrente, allo stadio attuale, non riduce
la sua capacità lavorativa in attività leggere e confacenti al suo stato di
salute, ossia in attività che prevedono carichi leggeri secondo quanto
stabilito con la perizia del SAM (cfr. presa di posizione del 14 aprile 2015
del dr. med. __________ [doc. XVIII/1] e presa di posizione del SAM del 26
maggio 2015 [doc. XXIV/1]). Per cui la recente diagnosi di dispnea di origine
multifattoriale con/su sospetta asma bronchiale di eziologia indeterminata e di
recente insorgenza; sindrome restrittiva moderata, verosimilmente secondaria a
sospetta disfunzione diaframmatica destra presente da anni ed obesità e
possibile componente ansiogena iperventilatoria sovrapposta (cfr. allegato D),
non modifica la valutazione della capacità lavorativa all’80% in attività
leggere e confacenti al suo stato di salute.

 

                             2.15.   L’interessato ha prodotto un
certificato dell’8 giugno 2015 del dr. med. __________, dell’__________, che ha
attestato un’incapacità lavorativa dell’interessato al 50% dal 1° giugno 2015
al 26 giugno 2015, giorno previsto per un intervento di decompressione e
re-ricostruzione del sovraspinato (cfr. doc. I/1 e I/2 e I/3).

 

                                         Va
qui evidenziato che secondo costante giurisprudenza
l'autorità giudicante deve limitare l'esame del caso alla situazione effettiva
che si presenta all'epoca in cui è stata resa la decisione impugnata, in
concreto il 24 novembre 2014, ritenuto che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di
accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa. I
fatti accaduti posteriormente e che hanno modificato questa situazione devono
di regola formare oggetto di un nuovo provvedimento (cfr. fra le tante: DTF 121
V 366 consid. 1b; 116 V 248 consid. 1a). 

 

                                         In concreto, ritenuto che
i certificati del dr. med. __________ concernono un periodo successivo alla
decisione impugnata e non contengono elementi retrospettivi, non vanno presi in
considerazione nell’ambito della presente procedura. 

 

                                         Del
resto il medico SMR, dr. med. __________, ha evidenziato come l’evento di “re-rottura
della cuffia dei rotatori della spalla destra non mette in discussione le
valutazioni mediche emesse precedentemente a tale evento” e che semmai vi è
stato un peggioramento dal 1° giugno 2015, con una incapacità lavorativa del
50% a causa dei dolori e delle limitazioni funzionali alla spalla destra e poi
un’inabilità totale per tre mesi dopo l’intervento. In seguito l’incapacità
lavorativa è da considerare come in precedenza (doc. XXVIII/1). 

                                         Per
cui, neppure questi referti sono d’aiuto al ricorrente. 

 

                             2.16.   Infine
l’insorgente rileva che il peggioramento o perlomeno la stabilità del suo stato
di salute ed il conseguente mancato miglioramento della situazione
valetudinaria, è confermato dalla costante cifra di reddito che negli anni è
riuscito a percepire, mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua. La
diminuzione del suo reddito da invalido intervenuta a partire dal 2010
comproverebbe la sua difficoltà nello svolgere, pur se a tempo ridotto,
l’attività quale autista, poiché non è mai stato in grado di percepire il
salario figurante nella decisione impugnata. Per cui le conclusioni tratte non
sarebbero sorrette né dal profilo prettamente medico, né dal profilo oggettivo
del reddito concretamente percepito. 

 

                                         Come
rileva giustamente l’UAI, la valutazione della capacità lavorativa in attività
leggere ed il relativo miglioramento dello stato di salute si fondano
esclusivamente sulle emergenze mediche e non sull’andamento del reddito il
quale, semmai, è stato utilizzato per il calcolo del grado d’invalidità, ma non
per stabilire la sua capacità lavorativa (nozione prettamente medica). Il solo
fatto che vi sia stato un miglioramento dello stato di salute è già sufficiente
per procedere con la revisione della rendita, senza che sia necessario un
concomitante miglioramento della situazione reddituale. Nella più volte citata sentenza
8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 = DTF 141 V 9 e SVR 4/5 2015, IV Nr. 21, pag.
62, il TF ha stabilito che se i fatti determinanti per il diritto
alla rendita si sono modificati a tal punto da lasciar apparire una notevole
modificazione dello stato di salute da giustificare una revisione, il grado
d'invalidità deve essere stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in
maniera corretta e completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità
(DTF 117 V 198 consid. 4b pag. 200; sentenze 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014
consid. 4.2; 9C_226/2013 del 4 settembre 2013). Per questa ragione, nel quadro
di una nuova valutazione dello stato di salute e della capacità di lavoro, un
trauma alla spalla aggiuntivo al quadro clinico esistente non osta alla
soppressione di una rendita (consid. 5 e 6). 

 

                             2.17.   Di
per sé il ricorrente non contesta puntualmente il calcolo del grado
d’invalidità. 

 

                                         Circa
il reddito da valido l’UAI ha correttamente utilizzato l’importo che era stato
accertato dalla consulente in integrazione il 23 aprile 1999 (doc. AI 36-2 e 149-8).
L’amministrazione lo ha aggiornato al 2012 giungendo ad un ammontare di fr.
51'011 (doc. AI 149-8). Nel 2014, anno di emissione della decisione di soppressione
della rendita la quale è “effettiva alla fine del mese che segue
l’intimazione della” medesima (cfr. doc. A, dispositivo), esso ammonta a
fr. 51'779 (+ 0.7% nel 2013 e + 0.8% nel 2014). 

 

                                         Per quanto
concerne il salario da invalido, l’UAI che ha correttamente ritenuto che
l’interessato sfrutta al meglio la sua capacità lavorativa residua in
un’attività dipendente, a giusta ragione ha preso in considerazione il
reddito evinto dalla Tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica.
Il ricorrente, svolgendo nel 2010 una professione che presuppone qualifiche
inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR
2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile
lordo pari a fr. 4'901.--, ossia fr. 58'812 all’anno (4'901 X 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18
febbraio 1999, U 274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Secondo la più recente giurisprudenza
del TF (sentenza 8C_671/2013 del 20 febbraio 2014, consid. 4.2), per
l'indicizza-zione dei salari nell'ambito dell'accertamento del reddito
ipotetico da invalido occorre applicare la Tabella T1.1.10.

                                         Il salario statistico
svizzero adeguato al rincaro ammonta pertanto a fr. 60’929 (Fr. 58’812
: 100 x 103,6) nel 2014.                          

                                                                                 

Questi dati si riferiscono,
però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana.

                                         Riportando così queste
cifre su un orario medio di lavoro settimanale di 41,88 ore computabili nel 2014
(cfr. comunicato stampa dell’Ufficio federale di statistica del 21 maggio 2015,
pag. 5, durata settimanale contrattuale di lavoro), il salario
medio ipotetico da invalido ammonta a Fr. 63’792 (Fr. 60’929 : 40 x 41,88).

 

                                         Secondo la giurisprudenza federale, per gli
assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale
(affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. 

                                         L’Alta Corte ha
precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc). In concreto il salario da invalido è stato ridotto del 10% (5% per
attività leggere e 5% per ragioni sociali). Ritenuto che l’insorgente non
contesta questo parametro e che, il giudice delle assicurazioni sociali non
può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell’assicurazione ma deve piuttosto fondarsi su circostanze tali da fare
apparire il proprio apprezzamento come quello maggiormente appropriato (DTF 126
V 75 consid. 6 pag. 81; DTF 137 V 71 consid. 5.2 pag. 73 seg.), esso va
confermato. 

 

                                         Raffrontando il reddito da
valido di fr. 51’779 con quello da invalido di fr. 63’792,
ridotto dapprima del 20% (grado dell’incapacità lavorativa) a fr. 51'033.60 e
poi del 10% a fr. 45'930.25, si ottiene un grado d’invalidità dell’11,3%,
arrotondato all’11% (cfr. DTF 130 V 121, consid. 3.2), che non dà diritto ad
alcuna rendita. 

 

                                         In queste condizioni è a
giusta ragione che l’UAI ha soppresso la prestazione.

 

                             2.18.   Il
ricorrente, oltre all’incarto AI, prodotto dall’amministrazione, ha chiesto
l’assunzione di numerose prove.

 

                                         Alla luce
delle valutazioni peritali e delle successive prese di posizione dei medici del
SAM e del medico SMR, che si sono espressi sull’ulteriore documentazione medica
presentata dall’assicurato, non è necessario richiamare le cartelle mediche dai
curanti, dr. med. __________, __________ e __________. I curanti, segnatamente
il dr. med. __________ ed il dr. med. __________, si sono già espressi sia in
sede amministrativa che in sede giudiziaria, tramite referti medici che sono
stati valutati anche da questo Tribunale (cfr. in particolare doc. B; doc. H). 

                                         Il
TCA, avendo già diffusamente esposto i motivi per i quali le valutazioni agli
atti sono sufficienti per decidere nel merito del ricorso, senza la necessità
di effettuare ulteriori accertamenti medici, ribadito che alla
perizia del SAM va attribuita piena forza probatoria e che gli ulteriori
referti medici prodotti dall’assicurato non sono atti a sovvertirne le
conclusioni rinuncia pure all’allestimento di una perizia giudiziaria
come chiesta dall’insorgente.

 

                                         Per quanto
concerne il richiamo del certificato di salario della __________ per il 2014,
va rammentato che l’interessato ha comunque prodotto il contratto di lavoro che
lo lega alla società da luglio 2014 al 30% dove figura l’importo concordato (doc.
AI 162-1 e 163-1). Questa circostanza, come visto in precedenza (consid. 2.16 e
2.17), non permette comunque all’insorgente di ottenere una prestazione
dell’AI. 

 

                                         Infine
questo TCA rinuncia anche al richiamo dell’incarto dell’__________, rilevato da
una parte come gli atti rilevanti sono stati prodotti dal medesimo assicurato e
dall’altra che il salario percepito dalla __________ non è determinante per il
calcolo della prestazione (cfr. consid. 2.17). 

 

                                         Va qui rammentato che conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no.
320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA
dell'11 gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid.
3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di
procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         In queste condizioni il
TCA rinuncia all’assunzione di ulteriori prove.

 

                             2.19.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso. 

 

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- andrebbero poste a carico del
ricorrente.

 

                                         Quest’ultimo chiede
tuttavia di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il
gratuito patrocinio.

                                         Ai sensi dell’art. 61
lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il
diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente
può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale disposto mantiene il principio
che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, ATSG Kommentar,
Zurigo, Basilea, Ginevra 2009, ad art. 61, n. 102, pag. 788).

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al
vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 102s) – sono in principio
dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è
necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito
positivo (DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

                                         Il diritto all’assistenza
giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal pagamento delle tasse di
giustizia e delle spese, dall’altro - nella misura in cui necessario - il
diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a con
riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed.; Müller, Grundrechte in der
Schweiz, 1999, p. 544).

 

                                         Nella
fattispecie, dagli atti emerge che l’insorgente è al beneficio della pubblica
assistenza (doc. I/7).

                                         In tali circostanze
l’indigenza deve essere ammessa.

                                         Considerato che
l’interessato non dispone delle necessarie conoscenze giuridiche, per cui l'intervento
di un legale appare senz'altro giustificato e che le argomentazioni non erano
palesemente destituite di esito favorevole, il TCA ritiene che nella
fattispecie siano soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione
dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, riservato l'eventuale
obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell’insorgente dovesse in
futuro migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; sentenza 32.2011.202 del 16
maggio 2012; STFA del 15 luglio 2003, I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio
2002, U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V
301, consid. 6).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L’istanza tendente alla
concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è accolta.   

                                         Di conseguenza RI 1 è
ammesso al gratuito patrocinio dell’avv. RA 1.

 

                                   3.   Le
spese, per complessivi fr. 500.--, sono a carico del ricorrente. A seguito
della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte
dallo Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti