# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7990bc41-3427-5e70-b50d-d6333c4157a2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-09-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 13.09.2023 11.2021.116
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2021-116_2023-09-13.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2021.116

  	
  Lugano

  13 settembre 2023/jh    

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Giamboni

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa DM.2020.146 (divorzio su azione di un coniuge) della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con petizione dell'11 aprile 2014 da

 

	
   

  	
   AO
  1 ora in  

  (patrocinato
  dall'avv.  PA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP
  1  

  (patrocinata
  dall'avv.  PA 1 ),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando
sull'appello del 31 agosto 2021 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa
dal Pretore il 24 giugno 2021 e sull'appello incidentale del 28 ottobre 2021
presentato da AO 1 contro la medesima sentenza;

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   La cronistoria del
caso in esame è diffusamente illustrata nella sentenza – passata in giudicato –
emessa il 3 giugno 2020 da questa Camera (inc. 11.2018.106). Ai fini
dell'attuale giudizio basti ricordare che con decisione del 16 agosto 2018 il
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha sciolto per divorzio il
matrimonio celebrato il 14 febbraio 1998 a __________ fra AO 1 (1962) e AP 1
(1960), ha ordinato la divisione a metà della previdenza professionale maturata
in Svizzera dai coniugi in costanza di matrimonio prevedendo la trasmissione
degli atti al Tribunale cantonale delle assicurazioni dopo il passaggio in
giudicato della sentenza per definire l'entità di tali prestazioni (dispositivo
n. 2), ha liquidato il regime dei beni attribuendo a AO 1 la proprietà per
piani n. 12 385 , pari
a 250/1000 della particella n. 43
RFD di __________, e ha condannato
il medesimo a versare alla moglie fr. 222 312.68
in liquidazione del regime matrimoniale, ogni coniuge rimanendo proprietario
per il resto dei beni in suo possesso o a lui intestati (dispositivo n. 3).
Infine il Pretore ha respinto una richiesta di contributo alimentare della
moglie (dispositivo n. 4) e ha stralciato dal ruolo, siccome priva d'interesse,
un'istanza cautelare del 29 novembre 2017 con cui il marito postulava la
soppressio­ne di quel contributo già in pendenza di causa (dispositivo n. 5).
Le spese processuali di 

fr. 22 000.– (di cui fr. 5207.75 per
una perizia) sono state poste per un terzo a carico del marito e per il resto a
carico della convenuta (dispositivo n. 6), condannata
a rifondere all'attore 

fr. 6000.– per ripetibili ridotte (dispositivo n. 7; inc. DM.2014.116).

 

                                  B.   In parziale
accoglimento di un appello presentato il 18 settembre 2018 da AP 1, con
sentenza del 3 giugno 2020 questa Camera ha annullato i dispositivi n. 2, 6 e 7
di tale decisione (con rinvio degli atti al Pretore per nuovo giudizio in
materia di previdenza professionale nel senso dei considerandi) e ha riformato il
dispositivo n. 3, aumentando a fr. 338 412.68
quanto dovuto da AO 1 a AP 1 in liquidazione del regime dei beni. Accertato che
il marito beneficia di spettan­ze di “trattamento di fine rapporto (TFR)” in
Italia e la moglie di averi previdenziali in Svizzera, questa Camera ha appurato
– in sintesi – che contrariamente all'opinione del Pretore il giudice svizzero
è competente per statuire anche sugli averi previdenziali di un coniuge maturati
all'este­ro, il conguaglio avvenendo in tal caso – di rego­la – sotto forma di
un'indennità adeguata mediante liquidazione in capitale o rendita nel senso
dell'art. 124e cpv. 1 CC. In mancanza di ogni accertamento nella
fattispecie sull'ammontare delle spettanze previdenziali in Svizzera e al-

                                         l'estero accumulate
dai coniugi dal giorno del matrimonio fino all'avvio della causa di divorzio, il
dispositivo n. 2 della sentenza impugnata è stato quindi annullato e gli atti
rinviati al primo giudice perché eseguisse i necessari accertamenti e statuisse
al riguardo (sentenza inc. 11.2018.106 del 3 giugno 2020, dispositivi n.
14 a 19). Analoga sorte è toccata ai dispositivi sulle spese giudiziarie, in
merito alle quali il Pretore è stato invitato a giudicare nuovamen­te al
momento in cui avrebbe statuito sul rinvio (sentenza citata, consid. 24).

 

                                  C.   In seguito al rinvio,
il Pretore ha comunicato alle parti il 16
giugno 2020 l'apertura di un nuovo incarto
(DM.2020.146) e l'assunzione agli atti di tutta la documentazione relativa
al precedente fascicolo. Il 27 agosto 2020 egli ha poi fissato alle parti un
termine di 30 giorni per produrre determinati documenti. AP 1 ha dato seguito
all'invito il 23 settembre 2020. AO 1, ottenute numerose proroghe, ha
comunicato il 19 gennaio 2021 di non essere riuscito farsi rilasciare un'attestazione sulle sue “spettanze
pensionistiche all'este­ro”, date le difficoltà correlate al fallimento
del suo precedente datore di lavoro (il __________ S.p.A.),
allegando quanto in suo possesso. In seguito, su richiesta di AP 1, il Pretore
ha fissato all'attore il 26 gennaio 2021 un termine per produrre la sua “certificazione
unica 2015 (CUD)”. L'interessato ha fatto seguire tale documento il 5 marzo
2021 e contestualmente ha proposto di respingere ogni pretesa dell'ex moglie
intesa all'ottenimento di un'indennità adeguata secondo l'art. 124e cpv.
1 CC. Infine, così invitata dal Pretore, AP 1 ha formulato il 9 marzo 2021 la
propria richiesta di giudizio, postulando un'indennità di fr. 636 122.– complessivi. L'attore ha ribadito la sua
posizione il 18 marzo 2021 e la convenuta la propria il 22 aprile 2021. Il
23 aprile 2021 il Pretore ha avvertito le parti che avrebbe giudicato sulla
base degli atti, senza indire un dibattimento finale. AP 1 si è detta d'accordo
il 26 aprile 2021 e AO 1 il 14 maggio 2021. 

 

                                  D.   Statuendo con
sentenza del 24 giugno 2021, il Pretore ha condannato AO 1 a versare a AP 1 un'indennità
adeguata secondo l'art. 124e cpv. 1 CC di fr. 50 207.80 (dispositivo n. 1), ha disposto la
divisione a metà “come di legge” degli averi di previdenza professionale
accumulati da AP 1, prevedendo la trasmissione degli atti al Tribunale
cantonale delle assicurazioni dopo il passaggio in giudicato della sentenza per
calcolare il capitale di previdenza soggetto a divisione accumulato dalla data
del matrimonio fino alla litispenden­za della causa di divorzio (dispositivo n.
2), ha posto le spese processuali di complessivi fr. 22 000.– per un terzo a carico del­l'attore e per il resto a carico
della convenuta (dispositivo n. 3) e ha condannato quest'ultima a versare
all'ex marito fr. 6000.– per ripetibili ridotte (dispositivo n. 4).

 

                                  E.   Contro la sentenza
appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 31 agosto 2021 in
cui chiede che la sentenza impugnata sia annullata e riformata nel senso che
l'indennità adeguata secondo l'art. 124e cpv. 1 CC dovutale da AO 1 sia portata
a fr. 75 207.80, che le spese
processuali siano poste per quattro quinti a carico di lui e che costui sia
obbligato a versale fr. 6000.– per ripetibili ridotte. Nella sua risposta del
28 ottobre 2021 AO 1 propone di respingere l'appello e con appello incidentale
chiede di rifiutare ogni indennità adeguata all'ex moglie, di porre le spese
processuali interamente a carico di lei e di condannare la medesima a
rifondergli fr. 14 000.– per ripetibili.
In osservazioni del 9 dicembre 2021 AP 1 conclude per la reiezione dell'appello
incidentale e con replica spontanea ribadisce le proprie richieste in appello.
Il 22 dicembre 2021 AO 1 ha introdotto una duplica spontanea all'appello e una
replica spontanea al proprio appello incidentale, riaffermando la sua
posizione. AP 1 non ha più reagito.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   Le sentenze di divorzio sono appellabili entro 30 giorni dalla notificazione (art.
311 cpv. 1 CPC), sempre che – ove rimangano in discussione mere controversie
patrimoniali – il valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.– secondo l'ultima conclusione
riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale requisito
è dato, ove appena si consideri
l'ammontare degli averi pensionistici dell'ex moglie soggetti a conguaglio
(complessivi fr. 25 914.90;
doc. 2) e l'indennità adeguata secon­do l'art. 124e cpv. 1 CC da lei rivendicata davanti al Pretore
(fr. 63 122.–; sopra, lett. C). Quanto
alla tempestività del rimedio giuridico, la sentenza impugnata è giunta alla
patrocinatrice

                                         della convenuta il 30 giugno 2021 (tracciamento del­l'invio
n. 98.__________, agli atti). Il termine
per appellare è cominciato a decorrere così il giorno seguente, ma è rimasto
sospeso dal 15 luglio al 15 agosto 2021 (compresi) in forza del­l'art. 145 cpv. 1 lett. b CPC. Presentato il 31
agosto 2021, ultimo giorno utile, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                         Altrettanto vale per l'appello incidentale.
L'invito a formulare osservazioni all'appello principale è stato notificato
alla patrocinatrice dell'attore il 29 settembre 2021(tracciamento del­l'invio n. 98.__________, agli atti) e il memoriale andava presentato entro 30 giorni
(art. 312 cpv. 2 CPC). Il termine per appellare in via incidentale è cominciato
a decorrere perciò l'indomani e sarebbe scaduto sabato 29 ottobre 2021. Depositato
il 28 ottobre 2021, anche tale ricorso è di
conseguenza tempestivo.

 

                                    I.   Sull'appello principale

 

                                   2.   AP 1 appella i
dispositivi n. 1, 3 e 4 della sentenza di primo grado, che chiede di riformare
con tre nuovi dispositivi, numerati da 1 a 3 (appello, pag. 2). Quanto al dispositivo n. 2 della
sentenza impugnata (suddivisione a metà degli averi della previdenza
professionale dell'ex moglie), si conviene con l'attore ch'esso non è stato
impugnato ed è divenuto definitivo (risposta e appello incidentale del 28
ottobre, pag. 4). Del resto nell'appello la convenuta non muove censure al
riguardo e le sue domande concernono unicamente l'indennità adeguata secondo
l'art. 124e cpv. 1 CC, le spese processuali e le ripetibili.

 

                                   3.   Litigiosa è anzitutto,
nella fattispecie, l'indennità adeguata secon­do l'art. 124e cpv. 1 CC
che AP 1 chiede di aumentare da fr. 50 207.80
a fr. 75 207.80, facendo valere di
avere prelevato anticipatamente fr. 25 000.–
dalla sua precedente cas­sa pensione al momento di acquistare l'abitazione
coniugale e lamentando che l'immobile sia stato assegnato all'ex marito con la
sentenza di divorzio senza tenere conto di tale investimento nello scioglimento
della comproprietà e nella liquidazione del regime dei beni.

 

                                         a)   L'attore
contesta in primo luogo la ricevibilità della domanda, formulata in franchi
svizzeri, facendo valere che la prestazio­ne da suddividere, ossia la sua
spettanza di “trattamento di fine rapporto (TFR)”, è in euro. È vero che in
virtù del­l'art. 84 CO chi vanta in Svizzera un credito in valuta
straniera deve pretenderne il pagamento in tale moneta. Ciò vale per le pretese
contrattuali, come pure per le obbligazioni derivanti da atto illecito,
segnatamente in un processo di risarcimento danni (DTF 149 III 57 consid. 5.1
con rinvii). V'è da interrogarsi se tale giurisprudenza sia applicabile anche
alle pretese fondate sul diritto di famiglia. Sia come sia, controversa nella
fattispecie non è l'indennità adeguata secondo l'art. 124e cpv. 1 CC
dovuta alla convenuta in ragione degli averi previdenziali che l'ex marito ha accantonato
in Italia, bensì quella da lei pretesa in seguito a un prelievo anticipato dai suoi
averi di libero passaggio in Svizzera. In simili condizioni la giurisprudenza
evocata dall'attore non entra manifestamente in considerazione. 

 

                                         b)   Ciò
premesso, in merito al prelievo anticipato di fr. 25 000.– fatto valere dall'ex moglie il Pretore ha ricordato che la
liquidazione del regime dei beni e la suddivisione degli averi pre-videnziali
sono questioni distinte, rilevando che la convenuta non può pretendere di “correggere”
in ambito previdenziale una sentenza passata in giudicato sullo scioglimento
della comproprietà immobiliare (sentenza impugnata, pag. 4 verso l'alto). L'interessata
oppone che il prelievo anticipato di averi previdenziali non rientra nel regime
dei beni, ma va suddiviso secondo l'art. 122 CC e aggiunto alla prestazio­ne
d'uscita o, come in concreto, all'indennità adeguata dovutale dall'ex marito. Essa
adduce che le condizioni per una rinuncia al computo del prelievo anticipato
non sono adempiute nel caso specifico, giacché l'immobile in cui tale prelievo è
stato investito non si è deprezzato. Elencate le possibilità con cui un coniuge
rimasto proprietario di un immobile che ha beneficia­to di un prelievo
anticipato può risarcire il coniuge che lo ha eseguito, l'appellante conclude
che nella fattispecie il Pretore avrebbe dovuto fissare una diversa chiave di
riparto della sua prestazione d'uscita. Avendone disposto la suddivisione a
metà, non restava che prevederne il rimborso tramite un'indennità adeguata secondo
l'art. 124e cpv. 1 CC. L'appellante principale chiede pertanto che
l'importo dovutole dall'ex coniuge sia
aumentato di fr. 25 000.– a complessivi fr. 75 207.80.

 

                                         c)   AO
1 rimprovera all'appellante di contraddire sé stessa nel­la misura in cui
lamenta – da un lato – il mancato computo del noto importo nella liquidazione
del regime dei beni e chie­de – dall'altro – l'inclusione del medesimo nel
quadro della previdenza professionale. Ribadisce che un eventuale prelie­vo
anticipato investito nell'abitazione coniugale doveva esse­re rimborsato con lo
scioglimento del regime dei beni e che, in tal caso, sarebbe stata annotata nel
registro fondiario una restrizione della facoltà di disporre, la quale lo
avrebbe obbligato al rimborso al momento del passaggio di proprietà della quota
di lei in suo favore. Afferma altresì che in realtà la somma di fr. 25 000.– proveniva da un'assicurazione sulla vita
e non dalla previdenza professionale e che in ogni modo non v'è prova che tali
averi siano stati investiti nell'acquisto dell'abitazione coniugale. Anzi, a
suo avviso il prelievo anticipato andrà computato se mai nel calcolo della metà
della prestazione d'uscita accumulata dall'ex moglie durante il matrimonio da
versare in suo favore secondo l'art. 122 CC.

 

                                         d)   Agli
atti figura un'attestazione rilasciata il 21 settembre 2020 dalla “__________
SA per incarico di __________, Fondazione collettiva LPP”, “Servizio clienti
Previdenza professionale”, dalla quale risulta che il 1° aprile 1998 AP 1
ha prelevato fr. 25 000.– “per
la proprietà d'abitazione” (doc. 1). In simili circostanze si può escludere che
l'importo provenga da un'assicurazione priva­ta, come asserisce l'attore. La
questione è che, come si evince dalla citata attestazione, il 27 dicembre
2002 la convenuta ha riscosso in contanti la
sua prestazione d'uscita di fr. 30 242.45
presso tale cassa pensione “per attività lucrativa indipendente” (doc. 1). Secondo
l'art. 5 cpv. 1 lett. b LFLP in effetti un assicurato può esigere il versamento
in contanti della sua prestazione d'uscita se comincia un'attività lucrativa
indipendente e non è più soggetto alla previdenza professionale obbligatoria. E
in caso di pagamento in contanti della prestazio­ne di libero passaggio il
rimborso del prelievo anticipato non è più possibile (art. 30d cpv. 3
lett. c LPP), tant'è che in siffatta evenienza un'eventuale menzione nel
registro fondiario può essere radiata (art. 30e cpv. 3 lett. c LPP; Stauffer in: Stauffer/Geiser/Gätcher
[curatori], LPP et LFLP, Berna 2010, n. 11 ad art. 30d).

 

                                         e)    Fino al sopraggiungere di un caso di
previden­za il versamen­to anticipato va computato fra gli averi pensionistici
soggetti al conguaglio delle prestazioni d'uscita (art. 123 CC). Se tuttavia
prima del divorzio è sopraggiunto per il coniuge assicurato un caso di
previdenza, il denaro non è più bloccato e i fondi investiti nell'alloggio non
rientrano più nel circuito previdenziale, ma devono essere trattati nel quadro
della liquidazione del regime dei beni, come un versamento in contanti del
“secondo pilastro” (DTF 141 III 148 consid. 4.2.1; RtiD II-2022 pag. 609 n. 2c consid.
5b con rinvii). In condizioni del genere il prelevamento anticipato va trattato alla stregua di una prestazione in
capitale della cassa pensione, che costituisce un acquisto a norma dell'art.
197 cpv. 2 n. 2 CC, indipendentemente dal fatto che esso sia avvenuto prima o
durante il matrimonio (RtiD II-2022
pag. 610 consid. 5b; II-2011 pag. 685 n.
10c).

 

                                         f)
   In concreto è pacifico che non è ancora sopraggiunto un caso di previdenza
in capo a AP 1, ma poiché il prelievo anticipato non era più rimborsabile dopo
il pagamento in contanti della
prestazione di libero passaggio presso la sua precedente cassa pensione, la fattispecie va assimilata a quella in
cui un assicurato ha raggiunto il pensionamento ordinario. Che dal 1° dicembre
2009 l'interessata sia nuovamente assicurata presso un altro istituto di previ-denza
professionale poco importa, tant'è che essa non ha apportato nessuna
prestazione di libero passaggio al momento dell'affiliazione (doc. 2). L'aspettativa
nei confronti del precedente istituto professionale si è ormai attuata e il
prelievo anticipato, trattato come una prestazione in capitale di carattere
definitivo, va considerato alla stregua di un acquisto, conformemente all'art.
197 cpv. 2 n. 2 CC. Ove il regime matrimoniale
sia sciolto per divorzio occorre nondimeno tenere con­to, per determinare la
cifra da considerare nei beni propri del coniuge assicurato, del­l'art. 207
cpv. 2 CC, oltre che del­l'art. 124e CC, e determinare un'indennità
adeguata in favore dell'altro coniuge (RtiD II-2022 pag.
610 consid. 5c con rinvii).

 

                                         g)   Nella fattispecie l'impossibilità di
rimborsare il prelievo anticipato (art. 30d
cpv. 3 lett. c LPP) precede lo scioglimento del regime dei beni
(intervenuto l'11 aprile 2014: art. 204 cpv. 2 CC). Il capitale andava ascritto
quindi agli acquisiti della convenuta in applicazione del­l'art. 197 cpv. 2 n. 2 CC, ma costei
avrebbe potuto valersi dell'art. 207 cpv. 2 CC, secondo cui il capitale che un
coniuge riceve da un istituto di previdenza è imputato ai beni propri fino a
concorrenza del valore capitalizzato della rendita che sareb­be spettata a tale
coniu­ge allo scioglimento del regime dei beni, e chiedere di tenere conto
dell'investimento di beni propri nell'abitazione coniuga­le ai fini del
compenso per l'attribuzione dell'immobile all'attore secondo l'art. 205 cpv. 1
CC. In definitiva, l'interessata avrebbe dovuto far valere le sue pretese
relative al prelievo anticipa­to, se mai,
nella liquidazione del regime dei beni e nello scioglimento della comproprietà,
questioni che non essendo oggetto del rinvio al Pretore sono ormai passate in
giudicato ed esulano pertanto dall'oggetto del presente procedura (DTF 140 III
470 consid. 4.2.1). Quanto a un'eventuale indennità adeguata secondo l'art. 124e
cpv. 1 CC, sarebbe spettato all'attore esigerla, facendo valere che l'ex moglie
aveva ottenuto un prelievo anticipato non più soggetto a rimborso e aveva ricevuto
in contanti una prestazione di libero passaggio accumulata (in parte) durante
il matrimonio. L'appellante principale non può pretendere dall'ex marito invece
una siffatta indennità in ragione di un capitale da lei medesima ottenuto dalla
propria precedente cassa pensione e che avrebbe potuto recuperare allo scioglimento
della comproprietà con la liquidazione del regime dei beni. Su questo punto l'appello vede di
conseguenza la sua sorte segnata.

 

                                   4.
  AP 1 contesta dipoi la ripartizione degli oneri processua­li, chiedendo che le
spese siano poste per quattro quinti a carico dell'ex marito e che questi sia
tenuto a rifonderle fr. 6000.– per ripetibili ridotte.

 

                                         a)   Il
Pretore ha ricordato che con la sentenza di divorzio del 16 agosto 2018 le
spese processuali erano state poste per un terzo a carico del marito e per due
terzi a carico della moglie, tenuta a rifondere al marito fr. 6000.– per
ripetibili ridot­te. Posto ciò, egli ha ritenuto che l'esito della sentenza su
rinvio non modifichi apprezzabilmente il vicendevole grado di soccombenza e ha
confermato il precedente riparto (senten­za impugnata, pag. 5 a metà).

 

                                         b)   L'appellante
principale fa valere che con la decisione emessa il 3 giugno 2020 da questa
Camera la sentenza di divorzio è stata non solo annullata e rinviata al Pretore
per nuovo giudizio in materia di previdenza professionale, ma anche riforma­ta sulla
liquidazione del regime dei beni, nel senso che le si sono riconosciuti, per
finire, fr. 338 412.68 mentre l'ex
marito offriva appena fr. 100 815.– e
lei chiedeva fr. 423 150.–, onde
una soccombenza di lui per almeno l'80%. Essa dà atto della sconfitta in merito
al contributo di mantenimento dopo il divorzio, tuttavia ricorda che l'attore
si opponeva al versamento di un'indennità adeguata secondo l'art. 124e
cpv. 1 CC. A suo parere si giustifica perciò di ripartire gli oneri processuali
come lei propone. 

 

                                         c)   L'attore
sostiene che in esito alla sentenza di questa Camera del 3 giugno 2020 sono stati
sì annullati i dispositivi n. 2, 6 e 7 della sentenza di divorzio ma che gli
atti sono stati rinviati al Pretore per un nuovo giudizio unicamente in materia
di previdenza professionale. A suo parere di conseguenza solo tale aspetto
avrebbe potuto influire sulla ripartizione delle spese giudiziarie, giacché la
liquidazione del regime dei beni era ormai definitiva. Egli contesta in ogni
modo, alla luce delle richieste di giudizio avversarie, il grado di soccomben-za
stimato dalla convenuta sia per quanto attiene alla liquidazione del regime dei
beni sia riguardo all'indennità adeguata giusta l'art. 124e cpv. 1 CC.

 

                                         d)   Dalla
prima obiezione dell'attore giova subito sgombrare il campo. I dispositivi n. 6
e 7 della sentenza del 16 agosto 2018 annullati nel precedente giudizio di questa
Camera concernevano infatti gli oneri dell'intera causa di divorzio. Il loro
annullamento implicava pertanto che il primo giudice statuisse nuovamente su
tutte le “spese giudiziarie di primo grado” e non solo su quelle relative alla
sentenza su rinvio, come per altro figurava espressamente nelle motivazioni di
tale pronunciato (I CCA, sentenza inc. 11.2048.106 del 3 giugno 2020 consid. 24
in fine). E dovendosi giudicare sugli oneri dell'intera causa di primo grado
occorre valutare l'esito del procedimento nel suo complesso e non solo in
relazione alla questione rinviata per nuovo giudizio.

 

                                         e)   Le
spese giudiziarie (cioè le spese processuali e le spese ripetibili: art. 95
cpv. 1 CPC) sono poste, di regola, a carico della parte soccombente (art. 106
cpv. 1 prima frase CPC), mentre in caso di soccombenza reciproca sono ripartite
per principio secondo l'esito del processo (art. 106 cpv. 2 CPC). In
quest'ultima eventualità il grado di soccombenza si valuta sulla base del
raffronto tra le richieste di giudizio e il pronunciato del tribunale,
determinando in quale proporzione ogni parte risulti vittoriosa o soccombente,
dopo di che si suddividono le spese compensando in tutto o in parte i
rispettivi cre-diti (RtiD II-2016 pag. 638 consid. 1 con rimandi). In casi
par-ticolari il giudice può scostarsi da tale principio e ripartire i costi
secondo equità facendo capo al proprio apprezzamen­to, in specie nelle cause
del diritto di famiglia (art. 107 cpv. 1 lett. c CPC). Ciò gli consente
di prescindere da una suddivisione strettamente aritmetica degli oneri
processuali, al pun­to che in simili procedure anche la parte vincente può
essere tenuta a sopportare oneri processuali (sentenza del Tribunale federale 5A_489/2019
del 24 agosto 2020 consid. 19.1 con rinvii). In proposito il giudice gode
di ampio apprezzamento sia per quel che riguarda la ripartizione delle spese
sia sull'applicazione dell'art. 106 CPC (DTF 139 III 358 consid. 3; analogamente:
I CCA, sentenza inc. 11.2022.89 del 24 ottobre 2022, consid. 2a). 

 

                                         f)    Nella
fattispecie il litigio verteva davanti al primo giudice sul­l'ammontare della
liquidazione patrimoniale, sull'obbligo di mantenimento dopo il divorzio e
sulla previdenza professionale, mentre le parti concordavano sullo scioglimento
del matrimonio per divorzio e sul principio dell'attribuzione all'attore
dell'abitazione coniugale in comproprietà. L'ex marito offriva fr. 100 815.– in liquidazione del regime dei beni (aumentati
a fr. 164 247.– con il memoriale conclusivo),
rifiutava ogni contributo all'ex moglie e proponeva
inizialmente il riparto a metà della sua “prestazione di fine rapporto” al
netto delle imposte, previa deduzione della metà degli averi di previden­za
accumulati dalla moglie, rifiutando ogni indennità adegua­ta secondo l'art. 124e cpv. 1 CC nel procedimento
consecutivo al rinvio. La convenuta quantificava nel memoriale conclusivo in
fr. 423 150.– la sua pretesa in liquidazione del
regime dei beni, chiedeva un contributo alimentare di fr. 1820.– mensili (ridotti
a fr. 1332.20 mensili nel memoriale) fino al pensionamento del coniuge e,
rifiutata la suddivisione a metà dei propri averi previdenziali, un'indennità
adeguata secondo l'art. 124e cpv. 1 CC di € 57 355.95, portati a fr. 63 122.– nel procedimento di rinvio.

 

                                         g)   Per
finire, in esito alla precedente sentenza di questa Came­ra e al giudizio ora
impugnato, la convenuta ottiene una liquidazione del regime dei beni di fr. 338 412.68 e un'indennità adeguata di fr. 50 207.80, ma si vede rifiutare un contributo
di mantenimento e dovrà ripartire a metà con l'ex marito la prestazione
d'uscita (complessivi fr. 25 914.90;
doc. 2) accantonata presso la sua cassa pensione. Essa pretende invero di
valutare il grado di soccombenza sulla sola questione della liquidazione
patrimoniale, compensando la propria soccombenza in merito al contributo di
mantenimento con la vittoria sulla questione dell'indennità adeguata. Per
tacere del fatto nondimeno che essa risulta soccombente anche sulla
suddivisione dei propri averi previdenziali e che sull'indennità adeguata la
sua vittoria è meramente parziale, i valori litigiosi in materia di previdenza
e di mantenimento non sono comparabili, ove appena si consideri che rendite e
prestazioni periodiche vanno capitalizzate (art. 92 cpv. 1 CC). In ultima
analisi, tenuto conto degli importi litigiosi, la convenuta ottie­ne circa tre
settimi di quanto preteso. Dal profilo quantitativo essa risulta così
soccombente in misura preponderante, ma non nella proporzione stimata dal primo
giudice (due terzi). Ed è vero che, rispetto alla situazione che scaturiva
dalla precedente sentenza di primo grado del 16 agosto 2016, in esito al
divorzio essa ottiene nel comples­so fr. 166 307.80
in più, sicché la valutazione del Pretore secondo cui il grado di soc-combenza
delle parti non si è modificato “in maniera rilevan­te” non è sostenibile (sentenza
impugnata pag. 5).

 

                                         h)   Non
si trascura che nella sentenza di divorzio del 16 agosto 2018, cui la sentenza
impugnata fa riferimento, il Pretore aveva evocato anche la “natura del
procedimento” e la circostanza che la “moglie soccombe sul divorzio e sul
contributo alimentare” (consid. G nell'inc. DM.2014.116). Allo scioglimento del
matrimonio per divorzio, tuttavia, l'interessata aveva aderito già con la
risposta, sicché tale aspetto non era litigioso e non ha comportato particolare
dispendio di tempo per il giudice né per la patrocinatrice dell'attore. Della richiesta
di giudizio inerente al contributo alimentare, poi, si è già tenuto conto nella
valutazione della reciproca soccombenza (sopra, consid. g). Altri motivi che
giustifichino un riparto equitativo degli oneri processuali in favore
dell'attore non se ne ravvisano, né egli ne prospetta. E del resto nella
fattispecie il litigio si riduceva a questioni di carattere pecuniario (sentenza del Tribunale federale 5A_245/2021
del 7 settembre 2022 consid. 4.2.1 con rinvii; v. anche Maier, Kostenfolgen in familienrechtlichen Prozessen, in:
FamPra.ch 2019 pag. 1140 seg.). Tutto ponderato, in parziale accoglimento dell'appello gli
oneri di primo grado, non contestati quanto al loro ammontare, vanno posti così
per quattro settimi a carico della convenuta e per il resto a carico
dell'attore. L'indennità per ripetibili in favore di quest'ultimo si riduce di
conseguenza (da un terzo a un settimo di quella
che gli sarebbe spettata se fosse uscito vittorioso per intero: cfr. RtiD
II-2016 pag. 638 n. 24c).

 

                                   II.
 Sull'appello incidentale

 

                                   5.   AO
1 rifiuta all'ex moglie
ogni indennità adeguata secon­do l'art. 124e cpv. 1 CC, contestando
anzitutto la natura previdenziale delle spettanze di “trattamento di fine
rapporto”. Al riguardo il Pretore ha ricordato che nella precedente sentenza
questa Camera ha riconosciuto tali spettanze come averi previdenziali e che in
caso di rinvio degli atti per nuovo giudizio l'autorità inferiore è vincolata a
tali indicazioni, sicché le argomentazioni dell'attore non sono di rilievo
(sentenza impugnata, pag. 3 a metà).

 

                                         a)   L'appellante
incidentale obietta che nella sua precedente decisione questa Camera si è limitata
a definire pacifica la natura previdenziale delle sue spettanze di “trattamento
di fine rapporto”, che tuttavia solo i dispositivi acquistano forza di
giudicato e che il computo di tali averi è stato rinviato al Pre-tore. Egli
sostiene così, richiamandosi a giurisprudenza e dottrina italiana, che il
“trattamento di fine rapporto” è un emolumento contributivo la cui
corresponsione è differita al momento della cessazione del rapporto di lavoro e
che solo dopo la riforma del 2005 tali averi possono confluire in un fondo di
previdenza complementare, il quale attribuirà al lavoratore una pensione
privata accanto alla pensione garantita dal sistema previdenziale obbligatorio
nazionale. A suo parere, dunque, nella misura in cui è rimasto in azienda, il suo
“trattamento di fine rapporto” costituisce un credito nei confronti del datore
di lavoro, credito che non sarà mai corrisposto, visto l'intervenuto
fallimento. Nella misura in cui è stato versato in un fondo pensionistico
privato, poi, quel credito corrisponde a un avere previdenziale del “terzo
pilastro”, al quale l'art. 124e CC non è applicabile. 

 

                                         c)   La
convenuta eccepisce che nel precedente giudizio questa Camera non ha accertato
solo la natura previdenziale delle spettanze di “trattamento di fine rapporto” facenti
capo all'ex marito, ma ha stabilito altresì che la loro liquidazione sarebbe
dovuta avvenire mediante liquidazione in capitale o rendita a norma dell'art.
124e CC.

 

                                         d)   Una decisione di rinvio vincola per
principio l'autorità cui è destinata. Nel precedente giudizio questa Camera ha rilevato
come non fosse in discussione “che le spettanze del marito in Italia denominate
‘trattamento di fine rapporto (TFR)’ e regolate agli art. 2120 segg. del Codice
civile italiano configurino averi previdenziali” e che “tanto le spettanze di AP
1 in Svizzera quanto le spettanze del marito in Italia” sono soggette a
conguaglio sotto forma di indennità adeguata mediante liquidazione in capitale
o rendita nel senso dell'art. 124e CC. Ha rinviato così gli atti al
Pretore per accertare tali spettanze e definire l'ammontare dell'indennità
adeguata (sentenza citata, consid. 14, 18 e 19). Ciò non lascia spazio a una
rivalutazione del carattere previdenziale delle spettanze di “trattamento di
fine rapporto” che pertengono all'appellante incidentale. La giurisprudenza e
la dottrina italiana richiamate dall'interessato esulano manifestamente dai
limiti del rinvio e nulla mutano al proposito. Si aggiunga, ad ogni buon conto,
che in un caso analogo il Tribunale federale ha respinto il ricorso di un
coniuge titolare di spettanze di “trattamento di fine rapporto” accumulate in
Ita-lia, il quale contestava – con argomenti analoghi a quelli 

                                               addotti dall'attore – l'accertamento
dell'autorità cantonale che qualificava tali pretese come averi di previdenza
professionale (sentenza del Tribunale federale 5A_422/2015 del 10 febbraio
2016 consid. 6.2.1). Sul fallimento del datore di lavoro dell'appellante
incidentale si tornerà in appresso (consid. 7d).

                                      

                                   6.
  Per l'attore sussistono in concreto motivi gravi che fanno apparire iniqua la
divisione a metà della sua spettanza di “trattamento di fine rapporto” e che
giustificano di rifiutare all'ex moglie ogni adeguata indennità nel senso
dell'art. 124e CC.

 

                                         a)   Il
primo giudice, premesso che per giurisprudenza un siffatto rifiuto presuppone
una situazione manifestamente iniqua, ha ritenuto che l'eventuale
patrimonio accantonato dalla convenuta non basta per rifiutare una suddivisione
degli averi previdenziali, anche l'ex marito disponendo verosimilmente di
capitali rilevanti in seguito alla vendita dell'abitazione coniugale. Né può
essere rimproverato all'ex moglie – egli ha continuato – di avere percepito i
contributi alimentari stabiliti in pendenza di causa o di avere proceduto
all'incasso delle sue spettanze in liquidazione del regime matrimoniale. Quanto
all'attuale situazione lavorativa dell'attore, il Pretore non è stato in grado
di accertare il relativo reddito sulla base della documentazione agli atti. In
definitiva, a suo parere, le circostanze evocate da AO 1 non permettono di ravvisare
un'iniquità manifesta che giustifichi di derogare al principio del riparto
paritario degli averi previdenziali (sentenza impugnata, pag. 4 in basso).

 

                                         b)   L'appellante
incidentale obietta che l'abitazione coniugale, il cui valore è stato stimato in
fr. 1 360 000.–
ai fini della liquidazione del regime dei
beni, è stata svenduta in realtà il 13 apri­le 2021 a fr. 910 000.–, essendo egli stato obbligato ad
alienar­la per evitarne la messa all'incanto in seguito della procedura
esecutiva avviata dalla convenuta. Una volta estinti i debiti e pagate le spese
– egli prosegue – a lui sono rimasti so­lo fr. 78 006.67, mentre l'ex moglie ha ottenuto
fr. 358 235.10, onde uno squilibrio che “urta il
sentimento comune di giustizia e equità”. L'attore si duole altresì dei
contributi “ingiustamente versati pendente procedura di appello”, sostenendo
che la convenuta ha procrastinato la causa allo scopo di continuare a riscuotere
i contributi provvisionali (per complessivi fr. 28 930.–). A suo parere, inoltre, occorre tenere
conto dei “contributi ingiustamente versati pendente procedura di pri­mo grado”
– a suo avviso accumulati dall'ex moglie – di com-

                                               plessivi
fr. 214 972.50, in ragione di una rata per il
rimborso di un mutuo mai effettuato inserita nel fabbisogno minimo di lei e
delle eccedenze mensili sul suo fabbisogno minimo. Per di più, egli soggiunge,
dopo il fallimento del suo datore di lavoro egli ha trovato unicamente
un'attività su chiamata con una retribuzione oraria di fr. 18.55, mentre la convenuta
ha conservato il proprio impiego con un reddito di fr. 4175.– mensili
netti che le consente di mettere da parte nuovi averi previdenziali. In simili
circostanze non si giustifica indennità alcuna in favore di lei.

 

                                         c)   La
convenuta sottolinea che l'immobile è stato attribuito al­l'attore su sua
richiesta e che la vendita è stata una scelta di lui, né si può rimproverarle di
avere legittimamente incassato quanto riconosciutole in liquidazione
patrimoniale. Essa fa valere altresì che al riguardo i fatti addotti in
appello, nuovi, sono irricevibili. Quanto ai contributi provvisionali, l'interessata
obietta di avere percepito quanto era in suo diritto e che, seppure non avesse
riappianato un debito, quel passivo rimane a suo carico. A mente sua inoltre
l'ex marito non ha recato alcuna prova del fatto che essa avrebbe cumulato
rispar­mi durante la procedura di divorzio né, tanto meno, ha dimostrato quale
sia il suo reddito attuale e l'impossibilità di versare nuovi contributi
previdenziali. In definitiva, essa epiloga, l'attore non ha dimostrato gli
estremi per derogare alla suddivisione a metà degli averi previdenziali.

 

                                         d)   L'indennità
adeguata dell'art. 124e cpv. 1 CC è stabilita secondo il diritto e
l'equità, una volta valutate le circostanze concrete. Il giudice deve fondarsi così
sul principio del­l'art. 123 cpv. 1 CC, che prevede il riparto a metà
degli averi di previdenza accumulati dai coniugi, ma deve evitare anche ogni
schematismo e può adattare l'importo così ottenuto per tenere conto la
situazione globale delle parti. In tale ambito egli può ispirarsi ai principi degli
art. 124a e 124b cpv. 2 e 3 CC per rifiutare totalmente o in
parte un'indennità adeguata al coniuge creditore o, al contrario, per
concedergli una quo­ta superiore (sentenza del Tribunale federale 5A_679/2019
del 19 maggio 2021 consid. 5.3 con numerosi rinvii).

 

                                         e)   Secondo
l'art. 124b cpv. 2 CC un rifiuto si giustifica se sussistono motivi
gravi, in particolare ove la divisione per metà appaia iniqua sotto il
profilo della liquidazione del regime dei beni
o della situazione economica dopo il divorzio (n. 1) oppu-

                                               ­re
dei bisogni previdenziali dei
coniugi, in particolare tenuto conto della loro differenza di età (n. 2). Le
condizioni poste dall'attuale disciplina, in vigore dal 1° gennaio 2017, sono
meno severe di quelle previste dal diritto previgente, che esigeva una
divisione “manifestamente iniqua” (DTF 145 III 60 consid. 5.3.2 con rinvii; I
CCA, sentenza inc. 11.2016.36/37 del 28 febbraio 2018 consid. 9m; Leuba/Meier/Papaux Van Delden, Droit du divorce, Conditions – effets – procédure, Berna
2021, pag. 195 n. 508; Geiser in:
Basler Kommentar, ZGB I, 7ª edizione, n. 5 e
18 ad art. 124b; Jungo/Grütter
in: FamKomm Scheidung, 4ª edizione, n. 12 ad art. 124b). Inoltre
l'enumerazione non è esaustiva, sicché il giudice può tenere conto, oltre che
di circostanze in cui si ravvisi un abu­so di diritto, di altri gravi motivi come – ad esempio – la violazione da
parte di un coniuge del dovere di contribuire al mantenimento della
famiglia (DTF 145 III 56). Una deroga al riparto paritario resta, in ogni
modo, un'eccezione (sentenza del Tribunale federale 5A_277/2021 del 30 novembre
2021 consid. 7.1.2).

 

                                         f)    Per
quanto attiene alla differenza degli importi che le parti hanno ricavato dall'alienazione
dell'alloggio coniugale, a ragione la convenuta fa notare che tali dati sono addotti
per la prima volta in appello. Certo, già davanti al Pretore l'interessato lamentava
di aver dovuto svendere l'abitazione per fr. 910 000.– e che l'ex moglie aveva ottenuto
“più di quanto avrebbe percepito se avesse tenuto lei la casa”, ma egli non
indicava neppure per ordine di grandezza quanto gli sarebbe rimasto dopo avere
pagato i debiti e le spese (memoriali del 23 febbraio 2021, pag. 2 e del
18 marzo 2021, pag. 4 n. 4.2). Ora, il principio
inquisitorio illimitato, applicabile in prima sede, governa la divisione della
previdenza professionale laddove si tratti di verificare l'entità di una
prestazione d'uscita (com­presi gli averi di libero passaggio e i prelievi
anticipati per la proprietà di un'abitazione) o l'insorgere di un caso di
previdenza (DTF 129 III 486 consid. 3.3; più di recente: sentenza del Tribunale federale 5A_392/2021 del 20 luglio 2021consid. 3.4.1.1). Non vale quindi per l'accertamento di gravi motivi nel
senso dell'art. 124b cpv. 2 CC (Leuba/Meier/ Papaux Van Delden, op.
cit., pag. 197 n. 512 con rinvio).

 

                                               Trattandosi
così di una materia governata dal principio dispositivo, in secondo grado continua
dunque ad applicarsi l'art. 317 cpv. 1 CPC, secondo cui nuovi fatti sono
proponibili in appello se vengono immediatamente addotti e se dinanzi alla
giurisdizione inferiore non era possibile farli valere nemmeno con la diligenza
esigibile, tenuto conto delle circostanze. Spetta alla parte che
intende valersi di simile facoltà indicare i motivi che le hanno impedito di
sottoporre tali elementi al primo giudice nonostante la diligenza che si poteva
esigere da lei (DTF 144 III 349 consid. 4.2.1 con rinvii). Motivi che
giustifichino di ammettere per la prima volta in appello i dati relativi alla
destinazione del prez­zo di vendita dell'immobile l'appellante adesivo non ne
addu­ce e nemmeno se ne ravvisano, se si considera che la compravendita è stata
stipulata – stando alle allegazioni dell'interessato – il 13 aprile 2021 e
che l'istruttoria è stata chiusa il 23 aprile 2021 senza obiezioni da
parte sua. L'argomento non può dunque essere considerato ora ai fini del
giudizio.

                                               Ciò
posto, mere differenze nella situazione patrimoniale e nelle prospettive
reddituali dei coniugi non bastano per scostarsi dal riparto a metà degli averi di previdenza accumulati durante
il matrimonio e non tutte le disparità che risultano dalla divisione a
metà della previdenza professionale, o che la divisione lascia sussistere, sono
motivi gravi (FF 2013 pag. 4182). In concreto sono state riconosciute all'interessato, con il divorzio, spettanze
nello scioglimento della comproprietà immobiliare finanche superiori a quelle
dell'ex moglie e anche nella liquidazione del regime dei beni AO 1 ha potuto
partecipare all'aumento degli acquisti di lei (I CCA, sentenza inc.
11.2018.106 del 3 giugno 2020 consid. 6h, 6i e 10). La situazione non è
dunque paragonabile alle ipotesi prospettate dalla dottrina, ad esempio nel
caso di coniugi che hanno adottato la separazione dei beni (Leuba/ Meier/Papaux Van Delden, op. cit., pag. 197 n. 513 con rinvii; Geiser, op. cit. n. 19 ad art. 124b
CC; Jungo/Grütter, op.
cit., n. 14 ad art. 124b). Nel quadro della
sentenza di divorzio, infatti, la situazione economica delle parti appariva
equilibrata. 

 

                                               Non si disconosce che nel frattempo l'immobile è stato
venduto a un prezzo nettamente inferiore a quello stimato nel calcolo del
compenso per lo scioglimento della comproprietà immobiliare (doc. M), sicché
gli equilibri scaturiti dalla sentenza di divorzio si sono modificati a
detrimento dell'attore. Ciò si riconduce tuttavia alla strategia processuale dell'attore
medesimo, il quale, anche dopo avere preso atto delle risultanze peritali e
delle richieste di giudizio della convenuta, ha preteso l'assegnazione della
comproprietà senza considerare – o quanto meno sottacendo al giudice del
divorzio – che avrebbe potuto incontrare difficoltà nel versare al­l'ex moglie il
compenso dell'art. 205 cpv. 2 CC. E gli interessi economici dell'ex moglie
nell'ottenere quel pagamento erano altrettanto legittimi rispetto a quelli che l'attore
ha addotto per postulare l'attribuzione della proprietà sull'immobile (cfr. sentenza
del Tribunale federale 5A_24/2017 del 28 dicembre 2017 consid. 5.2). In
simili circostanze le allegazioni dell'appellante incidentale, a prescindere
dalla loro limitata ricevibilità, non avrebbero potuto giustificare, sotto il
profilo del­l'equità, una deroga al riparto paritario della previdenza.

 

                                         g)   In
relazione ai contributi versati all'ex moglie durante la cau­sa di divorzio e
in pendenza di appello, l'attore non ha dimostrato che costei non li abbia
destinati al mantenimento e abbia accantonato risparmi tali da far apparire
iniqua la divisio­ne per metà. Ad ogni buon conto il contributo di mantenimen­to
determinato nella procedura a tutela dell'unione coniugale si fondava sul
metodo di calcolo consistente nel dedur­re dal reddito complessivo dei
coniugi i rispettivi fabbisogni minimi, suddividendo l'eccedenza a metà, e
garantiva così a entram­bi il medesimo margine disponibile sul fabbisogno
minimo (cfr. I CCA, sentenza inc. 11.2012.38 del 10 marzo 2014 consid. 4 e 9).
Avesse inteso contestare una posta del fabbisogno minimo dell'ex moglie o far
valere cambiamenti nella rispettiva situazione finanziaria, l'attore avrebbe
potuto chiedere la modifica di quel contributo (art. 276 cpv. 2 e 3 CPC) o chiedere
che la soppressione dell'obbligo di mantenimento pronunciata con la sentenza di
divorzio decorresse già da quel momento (art. 126 cpv. 1 CC). Le sue doglianze
sono lungi dunque da sostanziare estremi di iniquità.

 

                                         h)   Per
quanto attiene alla pretesa disparità dei redditi degli ex coniugi, l'appellante
adesivo non si confronta con la motivazione del Pretore, il quale ha ritenuto
impossibile accertare il suo reddito mensile sulla base della documentazione
agli atti (sentenza impugnata, pag. 5 in alto). Nel suo memoriale l'attore
ribadisce di percepire una retribuzione oraria di fr. 18.55, ma non pretende
che sia possibile stimare dal solo contratto di lavoro le sue entrate mensili o
dedurre da ciò soltanto la sua incapacità di accantonare contributi
previdenziali (doc. I). Su tal punto l'appello incidentale si rivela finanche irricevibile
per difetto di motivazione (art. 311 cpv. 1 CC). Si aggiunga che, secondo
taluni autori, lacune previdenziali dopo il divorzio possono essere prese in
considerazione solo nel quadro del­l'art. 124b cpv. 3 CC, ovvero nel
caso di un'incapacità di guadagno per motivi riconducibili alla cura dei figli
comuni dopo il divorzio (Leuba/Meier/Papaux
Van Delden, op. cit., pag. 196 n. 511 e
pag. 200 n. 517). In definitiva l'interessato non ha sostanziato quindi gli
estremi per rifiutare all'ex moglie un'adeguata
indennità nel senso dell'art. 124e CC.

 

                                   7.   L'attore fa valere
infine che, comunque sia, il “trattamento di fine rapporto” da lui maturato in
azienda va calcolato pro rata fino 

                                         al­l'11
aprile 2014 e al netto delle imposte, sicché ammonta in real­tà a € 23 239.78,
pari a fr. 27 943.51 al tasso di cambio di quel momento.

 

                                         a)   Il
Pretore ha accertato gli averi previdenziali dell'ex marito sulla base della citata
“certificazione unica 2015”,
relativa al 2014, dalla quale risulta che dal 1° gennaio 2001 egli ha maturato
un “trattamento di fine rapporto (TFR)” di € 57 063.45 presso il precedente datore di lavoro, oltre a € 35 060.92 dal 1° gennaio 2007 versati su
un fondo. Considerato che tale attestazione
è un documento di carattere nazionale del­l'Agenzia delle entrate
italiana, egli ha ritenuto che gli importi sono indicati in euro e non in
franchi svizzeri. Ne ha valutato quindi il corrispettivo, al tasso di cambio al
momento del giudizio di 1.09, in complessivi fr. 100 415.56 (sentenza impugnata, pag. 3 in
alto). Più oltre egli ha calcolato l'indennità adeguata in favore dell'ex
moglie in fr. 50 207.80, suddividendo
tale importo a metà (sentenza impugnata, pag. 5).

 

                                         b)   L'appellante incidentale fa valere che secondo la sua busta
paga del dicembre 2014 il “trattamento
di fine rapporto” in azienda ammontava a fr. 46 879.33, compresi fr. 6054.22 maturati durante l'intero
2014. Egli calcola così le sue spettanze l'11 aprile 2014, data del “divorzio” (recte:
della litispendenza), in fr. 42 338.66,
rispettivamente in € 35 211.79 al
tasso di cambio del 31 dicembre 2014. Egli dichiara inoltre che tali averi sono
soggetti a tassazione separata, con un onere d'imposta che egli calcola in € 11 972.–, onde un capitale netto di € 23 239.78, pari a fr. 27 943.51, sempre che
tale importo gli sia effettivamente versato, visto il fallimento del datore di
lavoro.

 

                                         c)   La
convenuta allega che nella sua precedente sentenza questa Camera ha accertato
gli averi previdenziali del marito in € 114 711.90 e che il doc.
P certifica averi per complessivi € 92 124.37. Essa contesta
altresì che i calcoli dell'ex marito trovino giustificazione negli atti. Quest'ultima
obiezione non è fondata. In realtà il precedente giudizio di questa Camera non
contiene accertamenti sulla consistenza degli averi previdenziali di AO 1,
tant'è che gli atti sono stati ritornati al Pretore proprio per integrare
l'istruttoria (anche) su tale aspetto. La cifra menzionata dalla convenuta si
riferiva unicamente alle censure da lei formulate in quella procedura di
appello (sentenza inc. 11.2018.106 del 3 giugno 2020 consid. 12, 18 e 19).
Sulla quantificazione degli averi previdenziali dell'attore, pertanto, la
precedente sentenza non vincola il giudice del rinvio.

 

                                         d)   Che il
fallimento della __________ S.p.A., preceden­te datrice di lavoro dell'attore,
sollevasse incognite sulla sorte del “trattamento di fine rapporto” rimasto in azienda era stato sottolineato
anche nella precedente sentenza di questa Camera (consid. 18). L'interessato tuttavia
non ha recato il minimo elemento di prova atto a dimostrare che le spettanze
attestate dalla documentazione agli atti non gli saranno più corrisposte (cfr. doc.
C). Inoltre l'attore fonda i suoi calcoli sui dati che risultano dalla sua
busta paga del dicembre 2014 (doc. I), ma non spiega perché il documento
considerato dal Pretore, che costituisce pur sempre una certificazione
all'attenzione dell'autorità fiscale italiana e dalla quale risultano averi ben
più elevati, non sia attendibile (doc. P). Per di più, l'appellante incidentale
si diffonde in calcoli sulla valutazione delle spettanze maturate pro rata nel
2014 fino all'avvio della causa di divorzio, sulla presumibile imposta a suo
carico e sull'ammontare delle sue spettanze di “trattamento di fine rapporto”
al netto degli oneri fiscali, ma non indica, per finire, di quanto andrebbe
ridotta l'indennità adeguata stabilita nella decisione impugnata. Se non che, anche
in materia di divisione della previdenza professionale, per essere ricevibili
pretese e contestazioni pecuniarie vanno sempre cifrate (sentenza del Tribunale
federale 5A_346/2016 del 29 giugno 2017 consid. 2.1, non pubblicato in DTF 143
III 361; più di recente: sentenza del Tribunale federale 5A_194/2020 del 5
novembre 2020 consid 1.1). Ne segue che al riguardo l'appello che si rivela una
volta ancora irricevibile per carenza di requisiti formali.

 

                                   8.   Con
l'appello incidentale l'attore chiede infine che le spese processuali siano
poste integralmente a carico dell'ex moglie e che
quest'ultima sia tenuta a rifondergli un'indennità di fr. 14 000.– per ripetibili (pag. 2). Le motivazioni
di tale richiesta di giudizio, formulate nel quadro della risposta e della
duplica all'appello principale sono già state trattate (sopra, consid. 4). Al riguardo
non soccorre dunque ripetersi.

 

                                  III.   Sulle
spese processuali e le ripetibili di appello

 

                                   9.   Le
spese dell'appello principale seguono la vicendevole soccombenza (art. 106 cpv.
2 CPC). AP 1 ottiene, per finire, una riduzione delle spese processuali a suo
carico, ma non nella misura richiesta. Essa soccombe integralmente, per
converso, sull'aumento dell'indennità adeguata. Tenuto conto dei valori
litigiosi in gioco, nel complesso si giustifica così di addebitarle sette
ottavi degli oneri processuali e di porre il resto a carico del marito, il
quale ha diritto a un'adeguata indennità per ripetibili ridotte (sei ottavi
dell'indennità piena: RtiD II-2016 pag. 638 consid. 3). Le spese
dell'appello incidentale, invece, seguono l'integrale soccombenza di AO 1 (art.
106 cpv. 1 CPC), con obbligo di rifondere alla convenuta un'adeguata indennità
per ripetibili. 

 

                                 IV.   Sui
rimedi giuridici a livello federale

 

                                10.   Per
quanto riguarda i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul
piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini
dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF raggiunge agevolmen­te la soglia di fr. 30 000.–, ove appena si consideri l'ammontare
litigioso dell'indennità adeguata nel senso dell'art.124e cpv. 1 CPC
(fr. 25 000.– per l'appello principale, fr. 50 207.80 per l'appello incidentale) e la
quota litigiosa delle spese processuali (fr. 10 266.65 di spese processuali, fr. 12 000.– di ripetibili per l'appello
principale, rispettivamente fr. 7333.35 di spese processuali e fr. 8000.– di
ripetibili per l'appello incidentale).

 

Per questi motivi,

 

decide:                      I.   L'appello principale è
parzialmente accolto, nel senso che la sentenza impugnata sono così riformata:

                                         3.
 Le spese processuali di fr. 22 000.– (compresi i costi per la perizia e per il
successivo complemento di fr. 5207.75, il richiamo di do­cumenti per fr. 601.–
e le indennità per i testimoni di complessivi fr. 80.–) sono poste per tre
settimi a carico dell'attore e per il resto a carico della convenuta.

                                         4.
 La convenuta è condannata a versare all'attore fr. 2500.– per ripetibili ridotte.

 

                                   II.   Le spese dell'appello
principale, di fr. 2000.–, sono poste per sette ottavi a carico di AP 1 e per il
resto a carico di AO 1, al quale l'appellante principale rifonderà fr. 3000.–
per ripetibili ridotte.

 

                                  III.   Nella misura in cui è
ricevibile, l'appello incidentale è respinto.

 

                                 IV.   Le spese dell'appello
incidentale, di fr. 3000.–, sono poste a

                                         carico di AO 1, che
rifonderà a AP 1 fr. 4000.– per ripetibili.

 

                                  V.   Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv.   ;

  –
  avv.   .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione
di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116
LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso
durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto
sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).