# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c17b06cf-0607-59b5-93cf-b9f6868ceb57
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 08.06.2005 11.2002.94
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-94_2005-06-08.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.94

  	
  Lugano

  8 giugno 2005/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2000.1 (divorzio
su richiesta unilaterale) della Pretura del Distretto di Vallemaggia promossa
con petizione del 4 gennaio 2000 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinata dall' RA 1 ) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO 1  

  (ora patrocinato dall'  RA 2 ); 

   

  

sostituita dalla causa DI.2000.25 (divorzio
su richiesta comune con accordo parziale) promossa dalle parti con istanza del
3 ottobre 2000;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 22 agosto 2002 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 10
luglio 2002 dal Pretore del Distretto di Vallemaggia;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolto l'appello del 3 settembre 2002 presentato da AO 1 contro la
medesima sentenza;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO 1 (1954) e AP 1 (1960) si sono sposati a __________ il 18
maggio 1985. Dal matrimonio sono nati i figli L__________, il 25 ottobre 1986,
e Lu__________, il 20 agosto 1988. Il marito è incorporato come guardia delle
fortificazioni, per la piazza d'armi di __________, nel __________. Durante la
vita in comune la moglie non ha svolto attività lucrativa. I coniugi si sono
separati di fatto nel gennaio del 1996, quando il marito ha lasciato l'abitazione
coniugale di __________ (particella n. 1414 RFD) per trasferirsi dai propri
genitori a __________. Dal 1° ottobre 1998 egli vive in un appartamento a __________.
Il 1° marzo 1999 la moglie ha cominciato a lavorare come ausiliaria al 70% per
la __________ di __________.

 

                                  B.   Un
primo tentativo di conciliazione fra i coniugi tenutosi davanti al Pretore del
Distretto di Bellinzona è decaduto senza esito il 

                                         24 marzo 1998 (inc. SP.1998.29). Scaduto infruttuoso il termine di
sei mesi, il marito ha instato il 26 maggio 1999 per un secondo tentativo di
conciliazione davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città (inc. DI.1999.138),
che ha fissato l'udienza per il 13 luglio 1999. Nel frattempo, il 18 giugno
1999, AP 1 ha postulato l'emanazione di misure cautelari (inc. DI.1999.179).
Con decreto emesso il 15 luglio 1999 senza contraddittorio in luogo e vece del
Pretore, il Segretario assessore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha
attribuito l'abitazione coniugale alla moglie, ha affidato i figli alla madre
(riservato il diritto di visita del padre) e ha fissato un contributo
alimentare per moglie e figli di fr. 1900.– mensili (oltre agli assegni per
figli) dal 1° agosto 1999. Divenuto incompatibile con il nuovo diritto del
divorzio, tale procedimento è stato stralciato dai ruoli il 3 gennaio 2000.

 

                                  C.   Il 4
gennaio 2000 AP 1 ha intentato azione davanti al Pretore del Distretto di Vallemaggia,
sollecitando – oltre all'emanazione di provvedimenti cautelari (inc. DI.2000.1)
– la pronuncia del divorzio giusta l'art. 115 CC, l'affidamento dei figli (riservato
il diritto di visita del marito), un contributo alimentare indicizzato di fr.
1997.– mensili per sé, di fr. 665.– per L__________ e di fr. 580.– per Lu__________
(fino alla maggior età o al termine della formazione), lo scioglimento del
regime dei beni e la suddivisione a metà delle prestazioni d'uscita maturate
dai coniugi in costanza di matrimonio. Nella sua risposta del 31 maggio 2000 AO
1 ha avversato la petizione e in via riconvenzionale ha chiesto egli medesimo
il divorzio a norma dell'art. 114 CC. Per il resto, egli ha aderito
all'affidamento dei figli alla moglie (riservato il suo diritto di visita), al
contributo complessivo indicizzato di fr. 1245.– mensili per i figli più gli
assegni familiari (sempre che la moglie pagasse il premio cassa malati per lei
e i figli), alla suddivisione a metà le spese straordinarie e alla ripartizione
del­l'avere di vecchiaia, rivendicando metà del valore dei beni mobili e delle
suppellettili. Inoltre egli ha postulato il versamento di almeno fr. 447 935.– (da
precisare a istruttoria ultimata) in liquidazione dell'abitazione coniugale
(particella n. 1414 RFD di __________), la corresponsione di fr. 127 400.– con
interessi al 5% dal 21 ottobre 1991 in restituzione di un prestito destinato a
estinguere il debito ipotecario gravante la “casa vecchia” della moglie
(particella n. 835 RFD di __________), l'attribuzione delle automobili in uso
alla famiglia agli intestatari e l'assunzione dei debiti fiscali da parte di
ciascuno in proporzione al proprio reddito e alla propria sostanza. Il 31
agosto 2000 AP 1 ha proposto di respingere la riconvenzione e ha confermato le
richieste avanzate con la petizione, salvo aumentare a fr. 2688.90 mensili il
contributo alimentare per sé e a fr. 1175.– quello per ogni figlio (compresi
gli assegni familiari).

 

                                  D.   Il 3
ottobre 2000, su invito del Pretore, le parti hanno introdotto un'istanza di
divorzio su richiesta comune con accordo parziale (inc. DI.2000.25) in
sostituzione della petizione presentata dalla moglie il 4 gennaio 2000. AP 1 ha
confermato in sostan­za le sue richieste, compendiandole in un memoriale del 15
novembre 2000. AO 1 ha ribadito il 23 novembre 2000 le sue pretese, opponendosi
al contributo alimentare per la moglie, ma aumentando quello per L__________ a fr.
850.– mensili e quello per Lu__________ a fr. 750.– mensili fino al 12°
compleanno e fr. 850.– dopo di allora (compresi gli assegni). Inoltre ha
rivendicato non meno di fr. 465 935.– in liquidazione dell'abitazione coniugale, ha anticipato al 15
ottobre 1991 la decorrenza degli interessi per il prestito di fr. 127 400.– e ha
contestato la pretesa della moglie, che esigeva il versamento di fr. 80 658.70 con
interessi al 5% dal 31 dicembre 1991 asseritamente sottratti ai figli. Sentiti
il 18 dicembre 2000, i coniugi hanno confermato l'intenzione di divorziare e
concordato l'affidamento dei figli alla madre, come pure le relazioni personali
con loro e il riparto a metà delle prestazioni d'uscita accumulate dai coniugi
durante il matrimonio. Sugli altri punti essi hanno demandato la decisione al
giudice. Decorso il termine di riflessione di due mesi, i coniugi hanno ribadito
la volontà di divorziare, rimettendo al giudizio del Pretore le conseguenze
accessorie rimaste litigiose.

 

                                  E.   Esperita
l'istruttoria, nel suo memoriale conclusivo del 18 aprile 2002 AP 1 ha confermato
le proprie pretese, salvo diminuire a fr. 1682.– mensili il contributo alimentare
indicizzato per sé, porre a carico del marito due terzi delle spese
straordinarie per i figli, rivendicare la proprietà dell'abitazione coniugale,
offrire al marito fr. 377 697.– in liquidazione del regime dei beni (da cui dedurre i
contributi alimentari arretrati) e proporre un conguaglio di fr. 5000.– ove
mobili e suppellettili (esclusi quelli necessari ai figli) eccedessero un
valore complessivo di fr. 10 000.–. Essa ha postulato inoltre la restituzione (subordinatamente
la consegna a un curatore) di fr. 80 658.70 con interessi al 5% dal 31 dicembre
1991, somma spettante ai figli in ragione di metà ciascuno. Nel suo memoriale
conclusivo del 19 aprile 2002 AO 1 ha confermato le sue domande, riducendo
nondimeno a fr. 817.– mensili il contributo alimentare offerto per L__________,
aumentando a fr. 1017.– mensili quello per Lu__________ (più gli assegni familiari),
a fr. 570 111.– la liquidazione in suo favore dell'alloggio coniugale
(particella n. 1414 RFD di __________) e a fr. 15 000.– quella per il
mobilio e le suppellettili. Al dibattimento finale del 26 aprile 2002 le parti
hanno riaffermato i rispettivi punti di vista. 

 

                                  F.   Con
sentenza del 10 luglio 2002 il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato
i figli alla madre (riservato il diritto di visita del padre), ha fissato in
favore di AP 1 un contributo mensile indicizzato di fr. 523.– fino al 31
ottobre 2004 e di fr. 719.– fino al 31 agosto 2006, un contributo per la figlia
L__________ di fr. 1328.– mensili e uno per il figlio Lu__________ di fr.
1628.– mensili (oltre agli assegni di famiglia) fino alla maggior età, ha posto
eventuali spese straordinarie per i figli a carico dei coniugi in ragione di
metà ciascuno, ha accertato la proprietà esclusiva di AP 1 sulle particelle n.
1414 e 835 RFD di __________, obbligandola a versare al marito complessivi fr.
552 581.– senza interessi in liquidazione del regime dei beni entro un
anno dal passaggio in giudicato della sentenza, da compensare con eventuali
contributi alimentari provvisionali arretrati. Ripartito il mobilio e le
suppellettili tra i coniugi, il Pretore ha condannato inoltre la moglie a
versare al marito un'indennità di fr. 1500.–, ha assegnato ai coniugi le
rispettive automobili in proprietà e ha riconosciuto questi ultimi debitori, in
proporzione al reddito e alla sostanza, degli oneri fiscali insoluti fino alla
scissione delle partite fiscali. Infine egli ha accertato il reciproco diritto
a metà delle prestazioni d'uscita maturate durante il matrimonio (subordinando
alla decisione del Tribunale cantonale delle assicurazioni il calcolo dei rispettivi
importi), ha obbligato AO 1 a restituire a ciascuno dei figli l'importo di fr.
40 000.– con interessi al 5% dall'11 ottobre 1991 e ha invitato la
Commissione tutoria regionale a esigere dalla madre l'inventario della sostanza
della prole. La tassa di giustizia di fr. 3000.– e le spese sono state
suddivise a metà tra i coniugi, compensate le ripetibili.

                                  G.   Contro
la sentenza appena citata è insorta AP 1 con un appello del 22 agosto 2002 nel
quale chiede di aumentare il contributo alimentare per sé a fr. 1947.– mensili
fino al 31 agosto 2008 (rispettivamente a fr. 2240.– ove il contributo per i
figli non comprendesse gli assegni familiari), di fissare in fr. 1175.– mensili
il contributo per ogni figlio più gli assegni familiari sino al termine della
formazione professionale, di porre due terzi delle spese straordinarie per i
figli a carico del marito, di stabilire la liquidazione del regime dei beni in fr.
374 885.– da versare al marito entro due anni dal passaggio in giudicato
della sentenza (oppure, in caso di vendita della casa coniugale, entro trenta
giorni dal ricevimento del prezzo) e di addebitare a AO 1 quattro quinti degli
oneri processuali, con obbligo per lui di rifonderle fr. 5000.– a titolo di ripetibili.

 

                                         AO 1 ha
impugnato anch'egli la sentenza del Pretore con un appello del 3 settembre 2002
in cui postula la soppressio­ne del contributo alimentare per la moglie, la riduzione
di quello per L__________ a fr. 1145.– mensili e di quello per Lu__________ a fr.
1445.– mensili (più gli assegni familiari), l'aumento del saldo in liquidazione
del regime dei beni a fr. 602 031.– con interessi al 5% (da versare entro sessanta giorni dalla
crescita in giudicato della sentenza), la riforma del dispositivo sul calcolo
degli importi di libera uscita nel senso di non trasmettere l'incarto al
Tribunale cantonale delle assicurazioni, ma di ordinare alla cassa di AO 1
l'esecuzione dei necessari conguagli, l'annullamento del dispositivo sulla
restituzione di fr. 40 000.– a ciascun figlio e l'addebito alla moglie di tre quarti degli
oneri processuali, con obbligo per lei di rifondergli fr. 8000.– a titolo di
ripetibili ridotte.

 

                                         Nelle sue
osservazioni del 7 ottobre 2002 AP 1 propone di respingere l'appello del
marito, rettificando in fr. 384 335.– l'importo da lei offerto in liquidazione del regime dei beni.
Con osservazioni del 15 ottobre 2002 AO 1 propone di respingere l'appello della
moglie.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   In appello non sono più controversi né la pronuncia del divorzio,
né l'affidamento dei figli, né il diritto di visita, né l'accertamento della
proprietà esclusiva di AP 1 sulle particelle n. 835 e 1414 RFD di __________,
né la suddivisione in natura del mobilio e delle suppellettili, né
l'assegnazione in proprietà delle automobili, né l'assunzione dei debiti
d'imposta. Al riguardo la sentenza del Pretore ha assunto
pertanto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC; Fankhauser in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungs­recht,
Basilea 2000, n. 9 ad art. 148 CC; v. anche Geiser,
Über­sicht zum Übergangsrecht des neuen Scheidungsrechts in: Hausheer, Vom
alten zum neuen Scheidungsrecht, Berna 1999, pag. 255 n. 6.21). Litigiosi rimangono i contributi di mantenimen­to per moglie e
figli, l'esecuzione del conguaglio relativo alle prestazioni d'uscita dei
coniugi e la liquidazione del regime dei beni. Quest'ultimo tema va esaminato,
alla stessa stregua delle questioni legate al riparto delle prestazioni
d'uscita in materia di cassa pensione (SJ 124/2002 I pag. 539 consid. 3 =
FamPra.ch 2002 pag. 563 consid. 3), prima delle controversie sui contributi di
mantenimento.

 

                                   2.   All'appello AP 1 acclude una dichiarazione del 16 luglio 2002 rilasciata
dalla __________ di __________ in cui si certifica che sua madre __________ è
ospite permanente dell'istituto sin dal 15 novembre 1998 (doc. I). L'atto è
inteso a contrastare quanto il marito aveva sostenuto nel memoriale conclusivo
inoltrato al Pretore, ovvero che nel reddito della moglie andasse computato un
importo di fr. 1200.– mensili versato dalla Sezione degli istituti e dell'aiuto
domiciliare per cure a domicilio prestate alla madre (act. XXXIII, pag. 7 nel
mezzo). Il ricovero della madre di AP 1 in una casa di riposo è un fatto nuovo.
Il documento è nondimeno ammissibile giusta l'art. 138 cpv. 1 CC (art. 423b
cpv. 2 CPC).

 

                                   3.   Con il suo appello AO 1 produce una lettera 3 aprile 2000 dell'avv.
__________, suo precedente patrocinatore, con allegata la copia di un estratto
conto del Credit Suisse di __________. Lo scritto fa già parte dell'inserto
relativo alla procedura cautelare (inc. DI. 2000.1: fascicolo “verbali”),
richiamato dalle parti (act. V e VI). Trattandosi di documento già agli atti,
non occorre statuire della sua ammissibilità.

 

                                    I.   Sull'appello
di AP 1

 

                                   4.   In
virtù dell'art. 206 CC il Pretore ha condannato la moglie a rifondere al marito
l'investimento da questi profuso per costruire l'abitazione coniugale sulla
particella n. 1414 RFD di __________, proprietà di lei. L'appellante contesta
l'applicazione di tale norma, sostiene l'esistenza di una società semplice (sicché
il marito dovrebbe sopportare il minor valore subìto dall'immobile), invoca la
buona fede processuale (facendo valere accordi intervenuti a suo tempo) e
afferma di avere impiegato denaro proprio per completare la casa. Il saldo
spettante al marito in liquidazione dei rapporti patrimoniali relativi al fondo
n. 1414, considerato l'importo di fr. 200 000.– già restituito,
ammonterebbe pertanto a fr. 309 385.–, e non a fr. 444 081.– come ha stabilito il Pretore.

 

                                         a)   Il
primo giudice ha accertato in concreto che originariamente la particella n.
1414 aveva un valore di fr. 1 135 000.–, ma che in seguito a deprezzamento tale valore si è ridotto a fr.
870 000.– (sentenza impugnata, consid. 38). In ossequio all'art. 206
cpv. 1 CC e in mancanza di plusvalore, egli ha così riconosciuto al marito un
credito di fr. 444 081.–, pari all'importo da lui investito (fr. 644 081.–
complessivi), meno fr. 200 000.– già restituiti dalla moglie. L'appellante non contesta la
somma né il deprezzamento del fondo, ma ritiene che l'investimento del marito
sia stato eseguito in un bene di famiglia, di modo che AO 1 non ha “la
posizione di terzo, ma di diretto interessato, di beneficiario personale quale
marito e padre” (appello, n. 7.4).

 

                                               L'opinione
non può essere condivisa. Che il fondo appartenga all'appellante non fa dubbio,
essendo stato da lei acquisito in parte per divisione ereditaria il 28 giugno
1984 e per il resto tramite contratto di permuta il 23 settembre 1992 (act.
XVII: rapporto peritale, allegato particella n. 1414 RFD di __________,
estratto RF; doc. 19). Un successivo mutamento di proprietà in favore del
marito non risulta, ragione per cui l'appellante è divenuta titolare anche
dell'immobile costruito sul fondo. E, proprio perché il marito non ha qualità
di “terzo”, in concreto si applica l'art. 206 CC (Hausheer/Reusser/Geiser in: Berner
Kommentar, edizione 1992, n. 18 ad art. 206 CC). Ora,
dandosi un deprezzamento, il coniuge che ha investito in un bene appartenente
all'altro coniuge non va trattato peg­gio di un creditore qualsiasi, se non per
gli interessi (Tuor/ Schnyder/Schmid/Rumo-Jungo,
Das schweizerische ZGB, Zurigo 2002, § 31, pag. 317 in alto). Sui principi e
sulle norme della società semplice l'art. 206 cpv. 1 CC ha la precedenza come lex
specialis.

 

                                         b)   Né
si ravvisa nella fattispecie una violazione della buona fede processuale. Poco
giova il richiamo al presunto accordo stipulato dai coniugi in caso di vendita
della casa – secondo cui la suddivisione dell'incasso sarebbe avvenuta in proporzione
ai rispettivi apporti – e allo scritto del 12 dicembre 1998 del precedente
legale del marito (appello, n. 7.5). La convenzione cui fa riferimento
l'appellante non risulta infatti essere stata firmata dalle parti (doc. VII:
convenzione allegata alla citata lettera) e in caso di deprezzamento i coniugi
non possono pattuire una diversa modalità di partecipazione per semplice
convenzione (Hausheer in: Basler Kommentar,
ZGB I, 2ª edizione, n. 48 ad art. 206 CC). L'“impostazione della lite” e
l'“argomentazione di diritto” invocata dalle parti “ad istruttoria ultimata”
(appello, n. 7.5 in fine) non sono di alcun interesse.

 

                                         c)   L'appellante
rimprovera al Pretore di avere trascurato un suo investimento di almeno fr. 80 000.– “per la
costruzione della casa”, somma ricavata in parte dalla vendita di una stalla in
comproprietà con il fratello e in parte dalla “successione della zia __________”
(appello, n. 7.6). Ciò risulterebbe dalle testimonianze di __________ e __________
(act. XVI: audizioni del 5 settembre 2001, pag. 2 seg.). Il Pretore ha respinto
siccome non documentate pretese che la moglie avanzava nei confronti del marito
per complessivi fr. 50 000.– dovuti a pagamenti eseguiti per l'acquisto di un furgoncino e
di una VW “Passat”, come pure per l'appartamento locato a __________ e
l'acquisto dei relativi mobili (sentenza impugnata, consid. 33), mentre non si
è pronunciato su contributi in denaro di lei per la costruzione della casa. Sia
come sia, anche volendo seguire la tesi proposta in appello, l'importo di fr.
80 000.– altro non sarebbe che un bene proprio dell'interessata
investito in un altro suo bene proprio, ossia il fondo n. 1414. E, come si è
visto, al deprezzamento subìto da tale proprietà torna applicabile l'art. 206
cpv. 1 in fine CC. Quand'anche fosse provato l'impiego di fr. 80 000.–, il marito
avrebbe quindi il diritto di vedersi restituire quanto investito nel predetto
fondo.

 

                                         d)   L'appellante
sostiene (per la prima volta in appello: act. XXXII, n. 3 e 4) che le parti hanno
investito nell'alloggio coniugale altri fr. 20 410.– ciascuno,
provenienti da risparmi comuni. Al riguardo tuttavia – come la stessa
appellante riconosce (memoriale, n. 7.6) – non sussiste alcuna prova, l'affermazione
esaurendosi in un discorso di verosimiglianza e in mere illazioni. L'assunto
manca perciò di consistenza.

 

                                         e)   L'appellante
sostiene poi che il fondo si è deprezzato perché “la casa è stata ubicata sul
terreno in modo assurdo, senza tener conto di un'ulteriore edificazione che la
superficie e gli indici consentivano”, e rivendica un'indennità di fr. 42 500.–
corrispondente alla metà della perdita di valore stimata dal perito, come
prevedono le norme sulla società semplice (appello, n. 7.8). L'argomentazione
cade nel vuoto. È vero che il fondo n. 1414 appartenente alla moglie si è deprezzato
anche per il motivo indicato dall'appellante (act. XVII: perizia, pag. 11 con
rinvio alle pag. 5 seg.). Già si è spiegato tuttavia che alla fattispecie si applica
l'art. 206 CC, ciò che esclude le norme sulla società semplice (sopra, consid.
4a). Anche al proposito l'appello è destituito di ogni fondamento. 

 

                                         f)    Nelle
sue osservazioni AO 1 rimprovera all'appellante, per quel che è del suo
investimento nella costruzione dell'alloggio coniugale, di essersi dipartita a
torto da un importo di fr. 644 081.–, pur avendo ammesso più volte in giudizio un investimento di fr.
684 081.– (memoriale, ad 7.1). Nella sentenza impugnata il Pretore ha
accertato un importo di fr. 644 081.–, rinviando al doc. 18 (consid. 40). Tale cifra non trova
riscontro però nel documento citato. Sommando le fatture prodotte e
confrontandole con l'estratto scalare del conto n. __________ presso la Banca
della Svizzera Italiana di __________ intestato a AO 1 (doc. 18), il totale dei
bonifici intercorsi fra il 22 aprile 1993 e il 31 dicembre 1994 risulta di fr.
674 081.–. Quanto all'investimento totale del marito nella particella n.
1414, non v'è ragione in definitiva di scostarsi da tale risultanza. Dedotto
l'importo di fr. 200 000.– già versato dalla moglie (sentenza impugnata, consid. 41), la
liquidazione si rivela pertanto di fr. 474 081.– in luogo dei fr.
444 081.– stabiliti dal Pretore.

 

                                   5.   Il
Pretore ha qualificato alla stregua di acquisti l'intera mobilia e le
suppellettili dell'alloggio coniugale, accertandone la comproprietà dei coniugi
(sentenza impugnata, consid. 45). Ciò posto, egli ha attribuito alla moglie
l'arredamento delle stanze dei figli, il cui valore è stato stimato dal perito
in fr. 3000.–, con obbligo per lei di versare al marito un conguaglio di fr.
1500.– (sentenza impugnata, consid. 46), e ha suddiviso il resto attribuendo un
valore complessivo di fr. 13 000.– alla spettanza della moglie e di fr. 13 500.– alla
spettanza del marito, senza prevedere conguagli (sentenza impugnata, consid. 47
e 48). L'appellante contesta l'obbligo di corrispondere al marito fr. 1500.– in
contropartita di quanto a lei assegnato in relazione alle stanze dei bambini e
rivendica dal marito un corrispettivo di fr. 500.– per la differenza tra il valore
dei restanti mobili assegnati a lui (fr. 13 500.–) e quelli a lei
conferiti (fr. 13 000.–).

 

                                         a)   Il
primo giudice ha preso atto dell'accordo delle parti circa l'assegnazione alla
moglie di quanto si trovava nelle camere dei figli, per un valore di fr.
3000.–, e ha di conseguenza attribuito tali beni a lei medesima, obbligandola a
versare al marito fr. 1500.– (sentenza impugnata, consid. 46). Ora, secondo
l'art. 205 cpv. 2 CC se un bene è in comproprietà, chi dimostra un interesse
preponderante può chiedere che tale bene gli sia attribuito per intero contro
compenso all'altro coniuge. In concreto la ricorrente ha preteso appunto che il
mobilio in uso ai figli non fosse suddiviso in natura, ma assegnato a lei (act.
XXXII: conclusioni, ad 5, e domanda n. 4.3). E il Pretore ha aderito alla
richiesta. Non è dato di capire perciò qua­le errore avrebbe commesso il primo
giudice riconoscendo al marito il diritto a un conguaglio. Al riguardo l'appello
non ha pregio.

 

                                         b)   Accertata
l'inesistenza di accordi, il Pretore ha per contro ripartito in natura i mobili
e le suppellettili restanti in applicazione dell'art. 651 CC, procedendo all'attribuzione
per apprezzamen­to (sentenza impugnata, consid. 47). L'appellante rivendicava
un compenso in denaro di fr. 5000.–, stimando il valore complessivo dei mobili
in fr. 10 000.– (act. XXXII: conclusioni, n. 5 e domanda n. 4.3). Dal canto
suo il marito proponeva di assegnare tutto alla moglie e, fondandosi sul valore
complessivo dei mobili stimato dal perito in fr. 30 000.–, chiedeva fr. 15 000.– in
contropartita (act. XXXIII: conclusioni, ad 10b, e domanda n. 6). Ora, in virtù
dell'art. 651 cpv. 2 CC qualora i comproprietari non si accordino circa il modo
di divisione, il giudice ordina la divisione in natura. In tal caso la
differenza può essere conguagliata in denaro (art. 651 cpv. 3 CC). In concreto,
pur constatando la mancanza di accordi sul riparto dei mobili, il Pretore
avrebbe per lo meno dovuto rilevare che entrambe le parti accettavano una
suddivisione a metà. Se non che, egli ha attribuito mobili e suppellettili all'appellante
per fr. 13 000.– e al marito per fr. 13 500.– (sentenza
impugnata, consid. 48; act. XVII: rapporto peritale, pag. 19 seg.), senza
pareggiare il conto. In ultima analisi si giustifica perciò di accogliere la
richiesta dell'appellante e di obbligare il marito a versare un conguaglio, che
tuttavia va quantificato in fr. 250.–, non in fr. 500.–.

 

                                         c)   Ne
segue che la moglie deve al marito fr. 1500.– a conguaglio dell'arredo proveniente
dalle stanze dei figli, ma vanta un credito di fr. 250.– nei confronti di lui
per il resto. Il dispositivo n. 13 della sentenza impugnata va quindi riformato
nel senso che l'attrice è condannata a versare al convenuto, entro trenta
giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, un conguaglio di fr. 1250.–
per l'attribuzione di mobili e suppellettili relativi all'abitazione coniugale.

 

                                   6.   L'appellante
chiede di portare a due anni dal passaggio in giudicato della sentenza il
termine per versare al marito il saldo in liquidazione del regime dei beni.
Nelle conclusioni davanti al Pretore essa aveva proposto però un termine ultimo
al 31 dicembre 2003 (act. XXXII, ad 4.6). E la nuova domanda in appello non
poggia su elementi o mezzi di prova nuovi (art. 423b cpv. 2 CPC), onde
la sua inammissibilità. Per di più, la sentenza del Pretore risale a quasi tre
anni or sono e l'interessata ha sempre saputo di dover far fronte alla
liquidazione del regime dei beni. Inoltre il Pretore ha fissato l'obbligo di
pagamento “entro 360 giorni dalla crescita in giudicato della presente
sentenza” proprio per tenere conto delle condizioni economiche della debitrice
(sentenza impugnata, consid. 32 e 42). Il fondo poi è in ottimo stato e lo
stabile provvisto di finiture medio-superiori, con tutti gli accorgimenti
tecnici necessari (accessi, infrastrutture, isolazione ecc.), ed è situato in
una zona facilmente raggiungibile anche con i trasporti pubblici (act. XVII:
rapporto peritale, pag. 5 a 7). Certo, considerato che l'immobile è stato costruito
per uso proprio, il perito ha prospettato qualche difficoltà nel recupero dell'investimento
(act. XVII: referto, pag. 14 con rinvio alla pag. 13), ma ha nondimeno stimato
il suo valore in fr. 870 000.– (act. XVII: rapporto peritale, pag. 14). Accordare ulteriori
dilazioni in circostanze del genere non sarebbe quindi giustificato.

 

                                   7.   L'appellante
chiede di aumentare a fr. 1947.– mensili il contributo alimentare per sé fino
al 31 agosto 2008, rispettivamente a fr. 2240.– ove i contributi per i figli non
dovessero includere gli assegni familiari. A tal fine il primo giudice si è
dipartito da un reddito netto del marito di fr. 8220.90 mensili (fr. 6511.80 da
attività lucrativa, senza assegni familiari, e fr. 1709.10 da sostanza mobiliare)
a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3961.–. Quanto alla moglie, egli ha
accertato un reddito di fr. 3681.85 mensili (fr. 2174.50 da attività lucrativa
al 70%, fr. 1450.– da sostanza immobiliare e fr. 57.35 da sostanza mobiliare)
rispetto a un fabbisogno minimo di fr. 3423.85. Dedotti i fabbisogni della
famiglia dal reddito, il Pretore ha constatato un'eccedenza di fr. 1561.90
mensili, onde un contributo mensile per la moglie di fr. 523.–. Dal 1° novembre
2004 (18° anno di L__________ e 16° di Lu__________) egli ha computato alla
moglie un'attività lucrativa al 100% e stimato il relativo reddito in fr.
4617.35 mensili (fr. 3110.– da attività lucrativa, fr. 1450.- da sostanza
immobiliare e fr. 57.35 da sostanza mobiliare). Decaduto il contributo alimentare
per L__________, maggiorenne, egli ha calcolato  un'eccedenza di fr. 3825.40
mensili, onde un contributo per l'appellante di fr. 719.– mensili fino al 31
agosto 2006, allorché anche il figlio Lu__________ avrebbe compiuto 18 anni.

                                      

                                   8.   Fissando
i contributi alimentari per la moglie il Pretore ha applicato – completamente a
torto – il metodo consistente nel riparto a metà dell'eccedenza (sentenza impugnata,
consid. 21, 22 e 25). Tale metodo trova il suo fondamento nell'art. 163 cpv. 1
CC, in virtù del quale durante il matrimonio i coniugi provvedono in comune,
ciascuno nella misura delle proprie forze, al debito mantenimento della
famiglia. Dopo lo scioglimento del matrimonio tale obbligo viene meno e il
contributo alimentare va commisurato esclusivamente ai criteri posti dall'art.
125 CC.

 

                                         a)   Nel nuovo diritto l'obbligo di mantenimento dopo il divorzio è
retto – come si è accennato – dall'art. 125 CC, stando al quale se non si può
ragionevolmente pretendere che dopo il divorzio un coniuge provveda da sé al
proprio mantenimento, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia, l'altro
coniuge gli deve un adeguato contributo. Tale norma concreta due principi:
quello secondo cui, dopo il divorzio, ogni coniuge deve provvedere a sé stesso
nella misura del possibile e quello secondo cui ogni coniuge va incoraggiato ad
acquisire o a riacquistare la propria indipendenza economica. Per raggiungere
tale autonomia, che può essere stata compromessa dal matrimonio, uno dei
coniugi può essere tenuto a sovvenzionare l'altro. Così com'è concepito,
l'obbligo dell'art. 125 cpv. 1 CC si fonda soprattutto sulle necessità del
coniuge richiedente e dipende dal grado di autonomia che si può esigere da lui,
in particolare dalla sua capacità di intraprendere un'attività professionale –
o di riprendere un'attività professio­nale interrotta durante il matrimonio –
per sovvenire al proprio “debito mantenimento”. Sotto il profilo finanziario
occorre considerare anzitutto il reddito effettivo dei coniugi, ma anche quello
ch'essi potrebbero conseguire dimostrando buona volontà o facendo prova di
ragionevole sforzo (DTF 128 III 5 consid. 4a).

 

                                         b)   L'ammontare
del contributo di mantenimento deve attenersi altresì agli elementi oggettivi
elencati (non esaustivamente) dall'art. 125 cpv. 2 CC, che corrispondono in
larga misura a quelli elaborati dalla giurisprudenza in applicazione del vecchio
diritto (Werro in: De l'ancien au
nouveau droit du divorce, Berna 1999, pag. 41). Il giudice deve considerare –
in specie – il riparto dei compiti avuto dai coniugi durante il matrimonio, la
durata del medesimo, il tenore di vita adottato dalle parti durante la vita
comune, l'età e la salute di loro, il rispettivo reddito e patrimonio, la
portata e la durata delle cure ancora dovute ai figli, la formazione
professionale e le prospettive di reddito, il presumibile costo del
reinserimento professionale del beneficiario, come pure le aspettative di
vecchiaia e di previdenza, incluso il risultato prevedibile della divisione
delle prestazioni d'uscita (art. 125 cpv. 2 CC). La colpa nella disunione non è
più, per contro, di alcun interesse giuridico (Schwenzer, op. cit., n. 39 ad art. 125 CC).

 

                                         c)   Già
si è detto che il contributo alimentare va commisurato al precetto del “debito
mantenimento”. Verso il basso, esso deve garantire quindi al coniuge beneficiario
almeno il fabbisogno minimo, fermo restando che il debitore del contributo deve
poter conservare il proprio (DTF 127 III 70 consid. 2c con richiami di giurisprudenza).
Verso l'alto, esso non deve eccedere il tenore di vita avuto dal coniuge
beneficiario durante la vita in comune (art. 125 cpv. 2 n. 3 CC; Werro, Concubinage, mariage et démariage,
Berna 2000, pag. 147 n. 673 segg.), a meno che le parti abbiano vissuto in modo
particolarmente economo, sotto le loro possibilità finanziarie, per esempio
allo scopo di acquistare un'abitazione (sentenza del Tribunale federale
5C.230-231/2003 del 17 febbraio 2004, consid 4.1). Quest'ultima ipotesi è
nondimeno estranea al caso in esame, nessuna delle parti adombrando nulla del
genere.

 

                                         d)   In concreto le parti si sono sposate il 18 maggio 1985 e si sono
separate di fatto nel gennaio del 1996. La vita in comune essendo durata oltre
10 anni, il matrimonio può sicuramente definirsi di lunga durata (Schwenzer, op. cit., n. 48 ad art. 125 CC
con riferimenti; sentenza del Tribunale federale 5C.278/2000 del 4 aprile 2001,
consid. 2c). I coniugi hanno dunque diritto di conservare, per principio, il
tenore di vita avuto durante la comunione domestica (sentenze del Tribunale
federale 5C.111/2001 del 29 giugno 2001, consid. 2c, e 5C.205/2001 del 29
ottobre 2001 del 29 ottobre 2001, consid. 4c). Circostanze eccezionali che
giustificherebbero di scostarsi da tale principio (art. 125 cpv. 3 CC) e di
ridurre – o addirittura di rifiutare – un contributo per la moglie non constano.
Occorre quindi valutare se l'appellante possa garantirsi da sé un tenore di
vita analogo a quello di cui godeva prima della separazione oppure, se no,
quanto le manchi a tal fine.

 

                                         e)   In
concreto risulta che prima del matrimonio, fra il 1979 e il 1982, la moglie aveva
lavorato per la __________ di __________ e tra il 1982 e il 1985 per __________
di __________ come ausiliaria di pulizie (doc. XIV: scritto del 1° luglio 2002
alla Pretura del Distretto di Vallemaggia; act. V nell'inc. DI.99.179 della
Pretura della giurisdizione di Locarno Città: audizione AO 1, risposta n. 7).
Dopo il matrimonio l'interessata ha smesso di lavorare per de­dicarsi alla casa
e alla famiglia. Una volta intervenuta la separazione di fatto, il 1° giugno
1997, essa ha svolto poi mansioni di cura a domicilio per la madre (doc. III
richiamato nell'incarto DI.2000.1: decisione del 4 settembre 1997), fino al 15
novembre 1998 (sopra, consid. 2), e dal 1° di­cem­bre 1998 al 28 febbraio 1999
ha riscosso indennità di disoccupazione (doc. IV richia­mato: certificato 24
giugno 1999 nell'incarto fiscale 2001/02). Il 1° marzo 1999 essa è infine stata
assunta come ausiliaria al 70% dalla __________ a __________ (doc. L e M), pur
continuando a occuparsi dei figli L__________ e Lu__________.

 

                                         f)    Ciò
premesso, bisogna accertare il tenore di vita della famiglia fino alla separazione
di fatto (gennaio del 1996). Qualora le risorse odierne dovessero rivelarsi
insufficienti per conservare quel tenore di vita in ragione dei nuovi costi
generati dalla creazione di due economie domestiche separate, il creditore del
contributo ha diritto per lo meno a un livello di vita analogo a quello del
debitore. Solo nel caso in cui il divorzio sia pronunciato dopo una lunga
separazione fa stato la situa­zione dei coniugi durante quel periodo (DTF 130
III 539 consid. 2.2 con numerosi rimandi), sempre che in quel lasso di tempo il
tenore di vita sia diminuito rispetto al tenore di vita avuto durante la
comunione domestica (sentenza del Tribunale federale 5C.230-231/2003 del 17
febbraio 2004, consid. 4.2). Ne discende che un eventuale miglioramento delle
condizioni economiche del coniuge debitore dopo la separazione, ad esempio per
non dover più sostentare i figli, non profitta all'altro. Ininfluente è pure
l'ipotetica situazione in cui si sarebbe trovato un coniuge se fosse ancora
sposato. Nella fattispecie, al momento in cui è stato pronunciato il divorzio
le parti vivevano separate da sei anni, periodo che non può dirsi
particolarmente lungo (DTF 121 III 201: 10 anni; DTF 129 III 7: 16 anni;
sentenza del Tribunale federale 5C.230-231/2003 del 17 febbraio 2004: 12 anni).
La questione è pertanto di valutare – si ripete – il tenore di vita avuto dai
coniugi durante la comunione domestica.

 

                                         g)   Nel
1995 (la separazione di fatto è intervenuta nel gennaio del 1996) il reddito
del convenuto ammontava a fr. 5289.90 netti mensili, compresi gli assegni familiari
(fr. 63 479.– annui: doc. 1 nell'inc. DI.99.179). Alla fine del 1995 il
convenuto possedeva inoltre un capitale di fr. 12 450.35 sul conto n. __________
presso la UBS SA di __________ e fr. 710.15 sul conto in lire italiane n. __________
presso la medesima banca (doc. IV nell'inc. DI.1999.179 della Pretura della giurisdizione
di Locarno Città), oltre a fr. 29 076.15 presso la __________ (doc. IV nell'inc. DI.2000.1: estratto
conto). Complessivamente, dipartendosi da un tasso d'interesse medio del 3½%
come quello che la Camera applicava fino al 2001 per calcolare i redditi da capitale
(I CCA, sentenza inc. 11.2002.64 del 2 agosto 2004, consid. 6c con rinvii), ciò
doveva fruttare fr. 123.20 mensili (3½% di fr. 42 236.65, diviso 12 mesi).
Da parte sua l'appellante non conseguiva alcun reddito (sopra, consid. 8e).
Dalla locazione di un appartamento nell'immobile che si trova sul fondo n. 835,
la famiglia ricavava inoltre fr. 900.– mensili (doc. XXXII, n. 6, con rinvio al
doc. IV nell'inc. DI.2000.1). Il reddito familiare prima della separazione
ammontava dunque a circa fr. 6300.– mensili (fr. 6313.10: fr. 5289.90 più fr.
123.20 più fr. 900.–).

 

                                               Per
quanto riguarda il fabbisogno familiare, poco si desume dal carteggio processuale
sulla situazione fino al gennaio 1996. In sede provvisionale il Pretore aveva
accertato in fr. 3064.60 mensili il fabbisogno minimo del marito e in fr.
2952.60 quello della moglie (decreto cautelare del 16 maggio 2002, inc. DI.2000.1).
A quel momento però i coniugi vivevano già separati. Per risalire al fabbisogno
precedente è necessario quindi dedurre da tale somma la locazione del marito,
il quale abitava ancora in famiglia (fr. 1000.– mensili: decreto citato, consid.
5). Il minimo esistenziale del diritto esecutivo era inoltre quello per i coniugi
che vivevano in comunione domestica (fr. 1370.– invece di fr. 1100.– per le persone
singole: Rep. 1993 pag. 265) e l'onere ipotecario non era di fr. 718.70
(decreto citato, consid. 3), bensì di fr. 733.30 (4% di fr. 220 000.– diviso
12 mesi; doc. IV richiamato: incarto fiscale 1999/2000). Quanto
all'ammortamento, nulla è mai stato preteso. Infine il fabbisogno in denaro dei
due figli (tra i 7 e i 12 anni) ammontava a fr. 580.– ciascuno (raccomandazioni
pubblicate dall'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo, edizione 1996 in: RDT
51/1996 pag. 33), senza il costo dell'alloggio (già compreso nell'onere
ipotecario) né la posta per cura e educazione, fornita in natura dalla madre.
In definitiva, a fronte di un reddito familiare di fr. 6300.– e a fabbisogno
complessivo che può essere stimato in fr. 5360.–, l'eccedenza doveva risultare
alla fine del 1995 di circa fr. 950.–, ossia fr. 475.– per coniuge.

 

                                   9.   Accertato
(per quanto possibile) il tenore di vita che i coniugi     avevano durante la
comu­nione domestica, occorre ancora definire quale sia il fabbisogno odierno
della ricorrente commisurato a tale livello. L'appellante contesta il suo
fabbisogno minimo stimato dal Pretore in fr. 3423.85 mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, onere ipotecario fr. 480.– [fr.
718.70, dedotta la quota dei figli], spese di riscaldamento fr. 100.– stimati,
premio della cassa malati fr. 279.60, manutenzione del bruciatore fr. 32.50,
tassa dei rifiuti fr. 12.50, tassa d'uso della fognatura fr. 20.40, contributi
di costruzione fr. 85.65, acqua potabile fr. 42.90, assicurazione RC privata,
stabili ed economia domestica fr. 123.40, assicurazione “casa vecchia” fr.
42.20, spese di trasferta fr. 347.–, tassa di circolazione e RC auto fr. 180.–,
leasing Opel “Corsa” fr. 377.70, imposte stimate fr. 200.–). Le censure
sollevate dall'interessata vanno esaminate singolarmente.

 

                                         a)   L'appellante
contesta l'onere ipotecario conteggiato dal Pretore (fr. 480.– mensili),
sostenendo che esso raggiunge fr. 718.70. Dal canto suo il convenuto, pur riconoscendo
l'ammontare di fr. 718.70, pretende di ridurre la posta a fr. 431.20 per tenere
conto della quota rientrante nel fabbisogno in denaro dei figli (osservazioni,
n. 5.1.5; appello, n. 2c). Ora, secon­do le raccomandazioni pubblicate
dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento del Canton Zurigo, cui questa Camera
si ispira da un ventennio, il costo dell'alloggio che rientra nel fabbisogno in
denaro di un figlio minorenne è un terzo di quello effettivo; trattandosi di
due figli, un altro quarto del costo effettivo va inserito nel fabbisogno in
denaro del secon­do figlio (Empfeh­lungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen
für Kinder, Zurigo 2000, pag. 13 in alto). E nel costo dell'alloggio rientrano,
oltre l'onere ipotecario (fr. 718.70), le spese di riscaldamento (fr. 100.–
stimati: sotto, consid. 9b), la manutenzione del bruciatore (fr. 32.50), la
tassa dei rifiuti (fr. 12.50), l'uso della fognatura (fr. 20.40), le spese per
l'acqua potabile (fr. 42.90) e i contributi di costruzione (fr. 85.65), per
complessivi fr. 1012.65. Cinque dodicesimi di tale somma rientrano così nel
fabbisogno minimo dell'appellante (fr. 421.95) e il resto in quello dei figli (fr.
590.70). Ciò fino al 

                                               2 settembre 2005, quando L__________ terminerà il tirocinio come
impiegata di commercio (sotto, consid. 14a e 14c). Fino al 20 agosto 2006
(maggiore età di Lu__________), la quota si ridurrà a due terzi (fr. 675.10),
mentre il rimanente terzo (fr. 337.55) rientra nel fabbisogno in denaro di Lu__________.
Dopo di allora nel fabbisogno minimo dell'interessata si dovrà computare l'intero
importo di fr. 1012.65.

 

                                         b)   Considerata
la natura dell'alloggio coniugale, l'appellante fa valere una spesa di
riscaldamento pari a fr. 125.– mensili. Nulla di preciso risultando
dall'incarto, il Pretore ha stimato l'esborso in fr. 100.– mensili. Tale
importo corrisponde a una fornitura di circa 2500 litri di olio combustibile (fr.
100.– diviso 47.45 per 100 litri, moltiplicato per 12 mesi, al prezzo medio dal
1997 al 2004 per quantità da 800 a 3000 litri: si veda ‹www.statistik.admin.ch›: indice svizzero dei
prezzi al consumo). Considerate le dimensioni della casa, la cifra può apparire
al limite della sufficienza. A parte il fatto però che lo stabile è munito di
un sistema di riscaldamento bivalente (termopompa e bruciatore: act. XVII,
perizia, pag. 7 in alto), spettava all'appellante rendere almeno verosimile la
spesa asserita. In mancanza di altri dati, il costo stimato dal Pretore resiste
alla critica.

 

                                         c)   L'appellante
rivendica una spesa di fr. 150.– mensili per la manutenzione dello stabile,
importo che il Pretore non ha ritenuto sufficientemente documentato. Dagli atti
invero non si desume alcunché e poco giova che a quel titolo l'autorità fiscale
riconosca deduzioni fisse (art. 31 cpv. 4 della legge tributaria, RL 10.2.1.1).
Del resto, si volessero reputare i costi di manutenzione come fatti notori,
rimarrebbe ancora da chiarire chi li abbia effettivamente assunti (nello stesso
senso: sentenza inc. 11.2002.64 del 2 agosto 2004, consid. 8c). Anche al riguardo
nulla è dato di sapere. Il mero richiamo dell'appellante alla parità di trattamento
non è di alcun sussidio. Anche in proposito l'appello è destinato all'insuccesso.

 

                                         d)   L'appellante
rimprovera al Pretore di avere escluso dal suo fabbisogno personale la spesa di
fr. 400.– per l'aiuto domestico. Il Pretore ha rilevato da parte sua che la
sorella dell'appellante, sentita come testimone, aveva dichiarato di occuparsi
dei figli durante l'assenza della madre senza percepire alcuna retribuzione, per
tacere del fatto che il costo destinato alla cura dei figli rientra nel
fabbisogno in denaro dei figli medesimi, non in quello del genitore affidatario
(sentenza im­pugnata, consid. 19 in fine). L'opinione del Pretore è corretta e
conforme a quanto prevedono le raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù e
dell'orientamento professionale del Can­ton Zurigo (Empfehlungen zur Bemessung von
Unterhalts­beiträgen für Kinder, op. cit., pag. 13 in basso). Oltre che priva
di motivazione, la doglianza dell'appellante si rivela dunque infondata.

 

                                         e)   D'ufficio
va rettificato invece il minimo esistenziale del diritto esecutivo computato
dal Pretore nel fabbisogno dell'appellante fino al 20 agosto 2006, che passa da
fr. 1100.– mensili (persona sola) a fr. 1250.– mensili (genitore affidatario di
minorenni: FU 2/2001 pag. 74, cifra I n. 1 e 2).

 

                                         f)    Nel
“debito mantenimento” dell'art. 125 cpv. 1 CC va compre­so, infine, quanto è necessario per costituire un'adeguata previdenza a fini di
vecchiaia (Freivogel, Zur Bedeutung
der Begriffe angemessener Bei­trag an den gebührenden Unterhalt unter Einschluss
einer angemessen Altersvorsorge [Art. 125 Abs. 1 ZGB] in: FamPra.ch 2/2000 pag.
257 con rimandi alla nota 12). Il Pretore non ha inserito alcunché a tale scopo
nel fabbisogno minimo dell'interessata, la quale tuttavia non se ne duole. A
ragione, giacché essa riceverà dal marito una congrua prestazione a titolo di
secondo pilastro e, potendo lavorare a tempo pieno (sotto, consid. 10b), è in
grado costituirsi una previdenza autonoma.

 

                                         g)   In definitiva il fabbisogno mensile dell'appellante, commisurato al
livello di cui essa disponeva durante la comunione domestica, risulta di circa fr.
3730.– (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1250.–, costo
dell'alloggio fr. 421.95, assicurazione RC privata, stabili ed economia
domestica fr. 123.40, assicurazione “casa vecchia” fr. 42.20, premio della
cassa malati fr. 279.60, spese di trasferta fr. 347.–, imposta di circolazione
e copertura RC dell'automobile fr. 180.–, lea­sing dell'automobile fr. 377.70,
onere fiscale fr. 200.– stimati, quota di eccedenza fr. 510.–, pari a fr. 475.–
del 1995 rivalutati in base all'aumento del costo della vita). Il 2 settembre
2005 L__________ terminerà la propria formazione, di modo che per l'appellante
il costo dell'alloggio aumenterà da fr. 421.95 a fr. 675.10 mensili, onde un
fabbisogno di fr. 3985.– mensili. Il 20 agosto 2006 anche Lu__________ avrà 18
anni, sicché il costo dell'alloggio lieviterà a fr. 1012.65 mensili. Per
converso, il minimo esistenziale del diritto esecutivo diverrà quello per
persona sola (fr. 1100.–), onde un fabbisogno di fr. 4172.55 mensili.

 

                                10.   Per
quanto attiene al suo reddito mensile, l'appellante rimprovera al Pretore di obbligarla
a estendere la sua attività lucrativa in modo da raggiungere l'autosufficienza
economica dal 31 agosto 2006. Ritiene che, così facendo, il primo giudice abbia
disatteso i principi dell'art. 125 CC e chiede che il termine sia dilazionato fino
al 31 dicembre 2008, il che le consentirebbe di trovare “una occupazione
confacente al 100% più vicina al domicilio o di trasferire quest'ultimo vicino
al posto di lavoro, favorita in ciò dall'età che i figli avranno a quel momento
e dalla vendita della casa” (appello, n. 5.1).

 

                                         a)   Secondo
giurisprudenza invalsa una donna divorziata può essere tenuta a cominciare – o
a ricuperare – un'attività lucrativa a tempo parziale allorché il figlio minore
a lei affidato compie i 10 anni, mentre un'attività a tempo pieno le può essere
imposta dal momento in cui tale figlio raggiungerà i 16 anni (DTF 115 II 10 consid.
3c e 11 consid. 5a; SJ 116/1994 pag. 91; Schwenzer,
op. cit., n. 59 ad art. 125 CC). La prassi relativa al vecchio diritto
del divorzio si dipartiva dal principio, in ogni modo, che dopo i 45 anni d'età
non potesse più pretendersi da una moglie divorziata la ricerca di un'attività
lucrativa (Rep. 1997 pag. 59 consid. 2c con rinvii). Dopo l'entrata in vigore
del nuovo diritto tale limite è stato relativizzato, il Tribunale federale
sottolineando come per determinati posti di lavoro l'offerta fissi il limite
d'assunzione a 50 anni (DTF 127 III 140 consid. 2c). Anche secondo la vecchia
pras­si, del resto, ove al momento del divorzio una moglie di 45 anni già
lavorasse a tempo parziale, la questione era di verificare se un'estensione
dell'attività lucrativa fosse ragionevolmente e concretamente esigibile da lei.
Analogo principio vige oggi, nel nuovo diritto, per donne che a 45 anni non
svolgono – o non svolgono più – attività lucrativa (Schwenzer, op. cit., n. 53 in fine ad art. 125 CC).

 

                                         b)   Nella
fattispecie l'appellante ha compiuto 45 anni il 17 febbraio 2005. Essa non
risulta soffrire di problemi di salute e dal 1° marzo 1999 lavora al 70%, conseguendo
un reddito, non contestato, di fr. 2174.50 netti mensili (sentenza impugnata, consid.
13; appello, n. 5.1.1). Il figlio minore Lu__________ ha compiuto 16 anni il 20
agosto 2004. Il Pretore ha quindi ritenuto possibile, considerato un breve periodo
di transizione, l'esperienza professionale acquisita e la penuria di personale
nell'ambito ospedaliero, che l'appellante assuma un'attività a tempo  pieno dal
1° novembre 2004. Con tali argomenti l'interessata non si confronta. Né si comprende,
senza nulla togliere alla buona volontà dell'interessata, in che modo il tragitto
di 20 km per recarsi da __________ a __________ possa costituire un particolare
aggravio. L'attività lavorativa a tempo pieno, poi, non preclude la possibilità
di trovare un impiego più vicino al suo domicilio. Quanto al reddito ipotetico
stimato dal Pretore in fr. 3110.– mensili per un'attività a tempo pieno,
l'appellante non muove contestazioni (sentenza impugnata, consid. 14; appello,
n. 5.1.1).

 

                                11.   L'appellante
critica il reddito dalla sostanza immobiliare va­lutato dal Pretore in fr. 1450.–
mensili, costituito dalle pigioni di due appartamenti locati nella “casa vecchia”
di __________. A torto. Anzitutto nulla giova invocare quanto accertato dal
primo giudice nella procedura cautelare (appello, n. 5.1.2), ove appena si ricordi
che proprio nella causa di merito è stata esperita una perizia per determinare
– fra l'altro – il “valore locativo della part. 835 RFD __________” (act. VI:
ordinanza sulle prove del 22 maggio 2001). A poco soccorrono poi le asserite
difficoltà finanziarie in cui versa l'attuale conduttrice dell'appartamento di
quattro locali. In mere asserzioni si esauriscono anche gli argomenti secondo
cui la ricerca di nuovi inquilini, vista l'ubicazione dell'immobile, si
prospetterebbe difficile. Il perito ha accertato che lo stabile si trova nel
nucleo del paese, in una zona centrale e tranquilla, a non più di 20 km da __________
(act. XVII: referto, pag. 16). L'alloggio è ben strutturato e in ottimo stato
di conservazione. Stimando in fr. 1200.– la pigione mensile, l'esperto ha pure
tenuto conto dei parametri previsti per il mercato locale (act. XVII: referto,
pag. 18; act. XX: completazione e delucidazione orale, ad 10). Per la locazione
dell'appartamento di due vani poi, egli ha valutato un costo mensile di fr.
450.– dopo avere eliminato le infiltrazioni di umidità, definendo in caso
contrario eccessiva una pigione di fr. 300.– (act. XX: completazione e
delucidazione orale, ad 11). Per finire, il primo giudice ha computato un
canone potenziale di fr. 250.– mensili, in pratica quello riscosso dall'interessata
(appello, n. 5.1.2). In proposito la sentenza sfugge a qualsiasi critica.

 

                                12.   Il
primo giudice ha accertato un ulteriore introito della moglie di fr. 57.35
mensili applicando un tasso d'interesse del 3% a un capitale fr. 22 936.47.
L'appellante sostiene che tale avere va ridot­to di almeno fr. 18 000.–, ossia
dei costi di patrocinio presumibili cui essa dovrà far fronte, oltre a quelli
per la procedura d'appello, e che il reddito calcolato sulla base
dell'eventuale rimanenza sarà irrisorio. La critica non poggia su alcun
riscontro oggettivo, il debito che l'appellante avrebbe accumulato nei
confronti del suo patrocinatore non risultando da alcun conteggio. Quanto al reddito
da capitale (il saldo non è contestato), questa Camera ha già avuto modo di
stabilire che dopo il 1° gennaio 2004 un tasso d'interesse superiore al 2–2¼%
non può più essere presunto (sentenze inc. 11.2002.64 del 2 agosto 2004, consid.
6c, e inc. 11.2002.63 del 3 agosto 2004, consid. 5c). Facendo capo dal 

                                         1°
gennaio 2004 il saggio più basso (analogo tasso sarà applicato alla sostanza
del marito: sotto, consid. 21), la sostanza dell'interessata può presumersi
rendere quindi fr. 38.25 mensili.

 

                                         Ne segue,
in definitiva, che fino al 31 dicembre 2003 il reddito mensile dell'appellante
era di fr. 3681.85 (fr. 2174.50 da attività lucrativa, di fr. 1450.– da
sostanza immobiliare e fr. 57.35 da sostanza mobiliare). Dal 1° gennaio 2004
tale reddito è diminuito a fr. 3662.75 (contrazione del provento della sostanza
mobiliare da fr. 57.35 a fr. 38.25) e che dopo di allora, ossia dal 1° novembre
2004, esso va stabilito in fr. 4598.25 mensili (aumento del reddito da attività
lucrativa a fr. 3110.– mensili).

 

                                13.   Riassumendo,
dal 1° novembre 2004 l'appellante dispone di un reddito mensile di fr. 4598.25,
che le garantisce un tenore di vita superiore al fabbisogno commisurato al
livello di cui disponeva durante la comunione domestica, stimato in fr. 3730.–
(attualmente), in fr. 3985.– (dal 2 settembre 2005) e in fr. 4172.55 mensili
(dal 20 agosto 2006). Nella misura in cui chiede un aumento del contributo
alimentare per sé, l'appellante avanza dunque una pretesa infondata. Anzi, come
si vedrà oltre, su questo punto andrà accolto l'appello del marito, il quale fa
valere che già oggi l'interessata non ha più diritto a contributi di
mantenimento.

 

                                14.   L'appellante
chiede di estendere la durata dei contributi alimentari per i figli sino al
termine della rispettiva formazione professionale, riconducendoli nondimeno a fr.
1175.– mensili per ciascun figlio (più gli eventuali assegni familiari). A tal
fine il Pretore si è dipartito da quanto prevedono le raccomandazioni
dell'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo
(sentenza impugnata, consid. 20), che nel caso di due ragazzi fra i 13 e i 18
anni indicano un fabbisogno medio in denaro di fr. 1700.– mensili per ognuno di
essi (edizione 2000: Rep. 1999 pag. 372), riducendo del 30% (fr. 72.–) la posta
per cura e educazione, fornita in natura dalla madre. Dal fabbisogno in denaro
della figlia L__________ egli ha dedotto anche fr. 300.– mensili, pari a un
terzo circa dello stipendio medio da lei percepito sull'arco dei tre anni di
apprendistato come impiegata di commercio. Il fabbisogno in denaro di L__________
è risultato così di fr. 1328.– e quello di Lu__________ di 1628.– mensili. A
tali contributi il Pretore ha aggiunto gli assegni familiari. Il tutto fino
alla maggiore età dei ragazzi, riservato l'art. 277 cpv. 2 CC” (sentenza
impugnata, dispositivo n. 4). 

 

                                         a)   L'appellante
chiede che i contributi per i figli siano dovuti fino al termine della rispettiva
formazione professionale. Ora, il genitore cui è attribuita l'autorità parentale
può far valere in proprio nome e in vece del figlio minorenne, in una causa di
divorzio, i contributi di mantenimento dovuti al ragazzo. Se quest'ultimo
diventa maggiorenne in pendenza di causa, tale facoltà del ge­nitore continua
anche per i contributi posteriori al compimento dei 18 anni (art. 133 cpv. 1
CC), a condizione che il figlio maggiorenne vi acconsenta (DTF 129 III 55). In
concreto L__________ è diventata maggiorenne il 25 ottobre 2004 e Lu__________
lo diventerà il 20 agosto 2006. Entrambi sono stati sentiti dal Pretore. L__________
ha precisato il 28 novembre 2001 di avere intrapreso un apprendistato di
commercio presso la __________ di __________ (act. XXIII), tant'è che il 1°
luglio 2002 la madre ha trasmesso al Pretore copia del contratto di tirocinio,
specificando però che la figlia non aveva superato il primo anno (doc. XIV). Si
può ragionevolmente prevedere, ad ogni modo, che la ragazza concluderà
l'apprendistato il 2 settembre 2005 (doc. XIV: termine contrattuale protratto
di un anno) e si giustifica perciò di fissare i contributi di mantenimento fino
ad allora. Quanto a Lu__________, egli ha dichiarato il 5 dicembre 2001 di essere
al terzo anno di scuola media (act. XXIV). Allo stato attuale delle cose non è
possibile formulare possibili pronostici attendibili circa successive scelte
scolastiche o professionali di lui. Egli deve dunque essere rinviato di
conseguenza a far valere le sue eventuali pretese dopo la maggiore età a norma
dell'art. 277 cpv. 2 CC, facoltà che del resto rimane aperta anche a L__________
nel caso in cui il 2 settembre prossimo non avesse ancora ultimato la
formazione per circostanze a lei non imputabili.

 

                                         b)   L'appellante
si duole che il Pretore non ha tenuto conto della sua attività lucrativa al
70%, ma a torto. Come si è accennato, nel fabbisogno dei figli il Pretore ha
incluso il 70% in denaro della posta per cura e educazione proprio perché in natura
l'interessata non può prestare più del 30%. Sostenere poi che un'attività al
70% equivalga a un'occupazione piena non è serio. Certo, dal 1° novembre 2004
il Pretore ha imposto all'interessata di estendere l'attività al 100% (16 anni
di Lu__________), ma proprio per tale motivo dopo tale data la posta per cura e
educazione nel fabbisogno di Lu__________ va monetizzata per intero (fr. 240.–
mensili).

 

                                         c)   A
ragione poi – e contrariamente all'opinione dell'appellante – il Pretore ha conteggiato
separatamente il costo dell'alloggio nel fabbisogno dei figli. Solo che avrebbe
dovuto sostituire la quota stimata dalle raccomandazioni (fr. 285.– mensili)
con quella effettiva (Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder,
Zurigo 2000, pag. 12 in basso). In concreto il costo complessivo
dell'abitazione ammonta a    fr. 1012.65 mensili (sopra, consid. 9a). Fino al 2
settembre 2005 entrambi i figli si presumono vivere con la madre. Nel fabbisogno
in denaro del primo va incluso perciò un terzo di tale spesa (fr. 337.55
mensili) e nel fabbisogno in denaro del secondo un quarto (fr.
253.20 mensili: Empfehlungen, pag. 13 in alto). Al momento in cui L__________ avrà concluso l'appren­distato (2 settembre 2005) solo Lu__________
entrerà ancora nel calcolo, fino ai 18 anni. La sua quota per l'alloggio
aumenterà così a fr. 337.55 (un terzo di fr. 1012.65). 

 

                                         d)   Quanto all'indennità di fr. 400.–
mensili rivendicata dall'appellante per l'aiuto domestico nella cura dei figli,
il Pretore ha ricordato che __________ – la quale si occupa di L__________ e Lu__________
in assenza della madre – ha dichiarato di non percepire alcuna retribuzione, ma
solo vitto e alloggio (sentenza impugnata, consid. 20 in mezzo). Il Pretore non
ha dunque ravvisato alcuna spesa apprezzabile. In realtà non bisogna dimenticare
che nel fabbisogno dei figli è già computato in denaro l'equivalente della cura
e dell'educazione che l'appellante non può assicurare personalmente (fr. 168.–
mensili per figlio, rispettivamente fr. 240.– mensili dal 1° novembre 2004:
sopra, consid. 14b). Avesse inteso far valere spese maggiori, l'interessata
avrebbe dovuto dimostrare le sue pretese con un minimo di attendibilità e non solo
con generiche affermazioni (come quella secondo cui “il cibo costa e il Fisco
lo valuta fr. 13.– per ogni pasto”). 

 

                                         e)   L'appellante
rimprovera al Pretore di pretendere che L__________ partecipi al proprio
sostentamento con fr. 300.– mensili. La giurisprudenza ha già avuto modo di
ricordare però che, di regola, il figlio minorenne che ritrae un compenso dalla
sua attività è tenuto a sovvenire a sé stesso in ragione di un terzo del suo
reddito (analogo principio vige, come ha rammentato il Pretore, in materia esecutiva:
Rep. 1993 pag. 267 cifra 3.3; FU 2/2001 pag. 76 cifra IV n. 2). In concreto non
v'è motivo di scostarsi da tale principio. L__________ il 3 settembre 2001
guadagnava, come apprendista impiegata di commercio, fr. 607.– lordi mensili
(doc. XIV: contratto di tirocinio). Il 3 settembre 2003 (secondo anno di
tirocinio) lo stipendio è aumentato a fr. 840.– lordi mensili, pari a fr. 785.–
netti, per passare poi, dal 3 settembre 2004, a fr. 1073.– mensili (doc. XIV),
ossia fr. 1002.80 netti. Ciò posto, la partecipazione di L__________ al proprio
sostentamento va ridotta a fr. 261.– mensili fino al 2 settembre 2004 e
rettificata in fr. 334.– fino al 2 settembre 2005 (termine della formazione
professionale).

 

                                         f)    In
conclusione, fino al 2 settembre 2004 il fabbisogno in denaro di L__________ va
fissato a fr. 1419.55 mensili (costo dell'alloggio di fr. 337.55, cura e educazione
di fr. 168.–, partecipazione al mantenimento di fr. 261.–) e a fr. 1346.55 in
seguito (partecipazione al mantenimento di fr. 334.– invece di fr. 261.–
mensili). Dal 1° novembre 2004, con un'attività lucrativa a tempo pieno,
l'appellante non può più prestare cura e educazione in natura (per un valore di
fr. 240.–), di modo che il fabbisogno di L__________ aumenta a fr. 1418.55
mensili. Il fabbisogno in denaro di Lu__________ ammonta, da parte sua, a fr.
1596.20 mensili (costo dell'alloggio fr. 253.20, cura e educazione fr. 168.–),
per poi passare dal 1° novembre 2004 a fr. 1668.20 mensili (appellante con
attività a tempo pieno). Dal 

                                               3 settembre 2005 (fine della formazione di L__________) la sua quota
per l'alloggio aumenterà nondimeno da fr. 253.20 a fr. 337.55, onde un
fabbisogno di fr. 1752.55 mensili fino al 20 agosto 2006 (18° compleanno). In
che misura il fabbisogno dei figli debba essere posto a carico del padre – e
quindi se sia giustificata la richiesta dell'appellante di ridurre i contributi
che il Pretore ha imposto a AO 1 – sarà esaminato in seguito (sotto, consid.
23).

 

                                15.   L'appellante
sostiene che, vista la florida situazione finanziaria del marito, le spese straordinarie
per i figli vanno addebitate per due terzi a carico di lui. Ora, l'art. 286
cpv. 3 CC prevede che il giudice può obbligare i genitori a versare un
contributo speciale “allorché lo richiedano bisogni straordinari e imprevisti
del figlio”. Un simile contributo si giustifica in caso di necessità
transitorie e imprevedibili dei figli al mo­mento in cui è fissato il
contributo di mantenimento (altrimenti occorre far modificare il contributo ordinario:
sentenza del Tribunale federale 5C.240/2002, consid. 5.1 in: FamPra.ch 2003
pag. 731). Quel che l'appellante chiede, nella fattispecie, non è il versamento
di una determinata somma a copertura di esigenze documentate e quantificate
(sulla nozione: Breitschmid in: Basler
Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 15 ad art. 286), bensì una sorta di
autorizzazione generale ad affrontare – secondo beneplacito – spese per i figli
di cui esigere poi il rimborso dal marito nella proporzione di due terzi. Ciò
non è ammissibile. Dovessero rivelarsi necessarie spese non presumibili e
temporanee per i figli cui il convenuto rifiuti di partecipare, l'appellante
potrà sempre rivolgersi al Pretore (art. 425 cpv. 1 CPC), dimostrandone
l'entità e la necessità.

 

                                   II.   Sull'appello
di AO 1

 

                                16.   Il
Pretore ha condannato la moglie a versare al marito complessivi fr. 108 500.– in
liquidazione dei rapporti patrimoniali per avere, il marito, provveduto con
beni propri (fr. 127 400.–) all'integrale ammortamento del debito ipotecario che gravava
la particella n. 835 RFD di __________, proprietà della moglie, riscuotendo
solo canoni di locazione per fr. 18 900.–. L'appellante obietta che tali
canoni devono essere considerati alla stregua di acquisti e quindi vanno
dedotti dal credito iniziale solo fino a concorrenza di un mezzo (fr. 9450.–).
In proposito l'attrice aderisce all'appello (osservazioni, ad 3). La cifra di fr.
108 500.– accertata dal Pretore va quindi portata a fr. 117 950.–.
L'appellante chiede altresì di ridurre a 60 giorni (più interessi) il termine
di versamen­to stabilito dal Pretore in un anno dal passaggio in giudicato
della sentenza, vista la temporanea difficoltà economica della moglie (sentenza
impugnata, consid. 32). Perché la sentenza impugna­ta dovrebbe essere riformata
in tal senso, però, egli non spiega, Insufficientemente motivato, al riguardo
l'appello si rivela d'acchito irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC
combinato con il cpv. 5). 

 

                                17.   Per
quanto attiene alla particella n. 1414 RFD di __________, l'appellante rivendica
fr. 484 081.– in liquidazione del regime contro i fr. 444 081.–
calcolati dal primo giudice. È vero che la sua pretesa iniziale era di fr. 465 935.– (sopra, consid.
D), ma in sede di conclusioni essa è stata portata a fr. 570 111.– (sopra, consid.
E). Già si è detto poi che il Pretore è incorso in un errore (sopra, consid.
4f) e che l'investimento complessivo va rettificato in fr. 674 081.–. Dedotto
l'anticipo di fr. 200 000.–, la rimanenza risulta per finire di fr. 474 081.– (sopra, consid.
4f). Per i motivi di cui al considerando che precede non può invece trovare accoglimento
la richiesta di ridurre a 60 giorni (più interessi) la restituzione dell'importo.
Ancora una volta, in effetti, l'appellante non si confron­ta con le motivazioni
del Pretore (sentenza impugnata, consid. 42). Sul modo in cui l'appellata
provvederà a restituire la cifra non spetta infine a questa Camera sindacare, e
men che meno imporre all'interessata la vendita di immobili di sua proprietà.

 

                                18.   L'appellante
non contesta il riparto a metà delle prestazioni di li­bero passaggio maturate
dai coniugi durante il matrimonio. Rimprovera al Pretore però di avere demandato
al Tribunale cantonale delle assicurazioni il calcolo dei rispettivi averi di
vecchiaia e chiede di ordinare alla sua Cassa l'esecuzione dei necessari
conguagli. L'appellata aderisce a tale domanda (osservazioni, n. 5). La
decisione del Pretore è per vero inspiegabile. I coniugi si sono accordati sul
riparto a metà del saldo previdenziale accumulato in costanza di matrimonio. In
tal caso l'art. 141 cpv. 1 CC dispone che se gli istituti di previdenza
professionale interessati hanno prodotto un attestato confermante l'attuabilità
della regolamentazione adottata e l'importo degli averi determinanti per il
calcolo delle prestazioni da ripartire, la convenzione omologata dal giudice
vincola anche gli istituti (cpv. 1). In tal caso il giudice comunica a questi
ultimi le disposizioni della sentenza passata in giudicato che li concernono,
comprese le indicazioni necessarie al trasferimento della somma concordata
(cpv. 2). In concreto figurano agli atti i certificati rilasciati dai
rispettivi istituti di previdenza. Per quanto riguarda il marito, la __________
ha attestato al 31 maggio 2002 una prestazione d'uscita di fr. 132 794.–, confermando
parimenti il 25 aprile 2002 l'attuabilità del riparto (doc. XI). Per quel che è
della moglie, la __________ ha confermato l'11 giugno 2002 l'attuabilità del
riparto della prestazione di libero passaggio, quantificandola al 31 maggio
2002 in fr. 8638.50 (doc. XII). I due istituti vanno invitati perciò a
conguagliare le spettanze dei loro assicurati, con la precisazione che determinante
per il riparto è la data del 10 luglio 2002, allorché il divorzio pronunciato
dal Pretore è passato in giudicato.

 

                                19.   L'appellante
contesta anche il contributo alimentare dovuto alla moglie, stabilito dal
Pretore in fr. 719.– mensili fino al 31 agosto 2006. L'appello della moglie
inteso a un aumento di tale obbligo è già stato esaminato (sopra, consid. 13).
Rimane da verificare se il contributo alimentare debba essere soppresso.

 

                                         a)   Per
quanto riguarda il fabbisogno minimo della moglie, l'appellante impugna le
spese per l'uso della vettura a scopo professionale fissate dal primo giudice
in fr. 347.– mensili, sostenendo che la voce di spesa va ridotta al 70% per
tenere conto del grado di occupazione dell'appellata. La tesi è speciosa.
Quand'anche la dipendente non lavori a orario pieno, le trasferte da __________
a __________ e ritorno vanno compiute per intero. Dal 1° novembre 2004, poi,
l'appellata deve esten­dere l'attività professionale al 100%. Il ricorrente
sembra insorgere altresì contro la rata mensile per leasing dell'automobile
(appello, n. 2c), ma di fatto non pretende di stralciare tale importo dal fabbisogno
minimo della moglie stabilito dal Pretore. Al riguardo l'appello non merita
pertanto altra disamina.

 

                                         b)   In
merito al reddito della moglie l'appellante afferma che dal 1° gennaio 2000
bisogna aggiungere alla cifra accertata dal Pretore fr. 1200.– mensili erogati
dalla Sezione degli istituti e dell'aiuto domiciliare per le cure prestate alla
madre. La censura è infondata. Il contributo stanziato dalla Sezione degli istituti
e dell'aiuto domiciliare era inteso a sussidiare le spese di mantenimento della
madre a domicilio (doc. III nell'inc. DI.2000.1: decisione del 4 settembre
1997). Se non che, il documento prodotto in appello comprova che dal 15 novembre
1998 l'anziana è ormai ricoverata alla __________ di __________ (sopra, consid.
2). Dalla documentazione fiscale risulta per altro che dal 1° gennaio 1999 la
moglie ha ricevuto solo indennità dell'assicurazione disoccupazione, cui ha
fatto seguito dal 1° marzo 1999 il salario conseguito presso la __________ di __________
(con un grado di occupazione al 70%), oltre al reddito dalla sostanza immobiliare
e agli alimenti del coniuge (doc. IV richiamato: incarto fiscale 2001/02).

 

                                         c)   L'appellante
si duole che il Pretore non abbia computato un reddito alla moglie sul ricavo
di fr. 50 000.– conseguito con la vendita della particella n. 743 RFD di __________
e quantifica l'entrata in almeno fr. 1200.– annui, ovvero fr. 100.– mensili.
Dagli atti risulta in effetti la stipulazione di una compravendita al prezzo di
fr. 50 000.–, con versamento dell'importo sul conto n. __________ della Banca
dello Stato intestato all'attrice (doc. VI: copia dell'atto pubblico del 21
marzo 2001, clausola n. 3). Su quel conto risulta effettivamente essere intervenuto
il 3 aprile 2001 un bonifico di fr. 50 000.–. Il saldo del conto il 31 dicembre
2001 era nondimeno di fr. 16 362.73 (doc. VI: estratto conto del 29 dicembre 2001), importo di
cui il Pretore ha tenuto conto per calcolare il reddito da capitale (sentenza
impugnata, consid. 16). Perché egli avrebbe dovuto fare altrimenti l'appellante
non spiega. Insufficientemente motivato, anche in proposito l'appello è destinato
all'insuccesso. 

 

                                         d)   In
ultima analisi non vi è dunque motivo di scostarsi dal fabbisogno – commisurato
al livello di vita durante la comunione domestica – riconosciuto alla moglie di
fr. 3730.– mensili, rispettivamente di fr. 3985.– (dal 2 settembre 2005) e di fr.
4172.55 (dal 20 agosto 2006), né dal reddito di fr. 4598.25 mensili (sopra, consid.
9 e 13). E nelle circostanze illustrate non rimane spazio per un contributo alimentare.
Nel risultato l'appello merita dunque accoglimento.

 

                                 20.   L'appellante
chiede pure di ridurre a fr. 1145.– mensili il con­tributo per la figlia L__________
e a fr. 1445.– quello per Lu__________. Già si è detto che però il fabbisogno in
denaro di L__________ è di fr. 1418.55 mensili fino al 2 settembre 2005 e
quello di Lu__________ di fr. 1668.20 mensili fino al 2 settembre 2005,
rispettivamente di fr. 1752.55 dopo di allora (sopra, consid. 14). Al proposito
non giova tornare.

 

                                 21.   Il
Pretore ha accertato il reddito dell'appellante in complessivi fr. 8220.90
mensili (fr. 6511.80 da attività lucrativa, oltre gli assegni familiari, e fr.
1709.10 da capitale). L'interessato afferma di guadagnare non più di fr. 6370.–
mensili, oltre agli assegni familiari. Egli dimentica tuttavia che nel caso di
lavoratori dipendenti fa stato il reddito conseguito al momento del giudizio.
Anzi, gli atti confermano che tra il gennaio e il giugno 2002 l'interessato ha
percepito, compresi gli assegni familiari, uno stipendio medio di fr. 6877.85
mensili (fr. 41 267.– riportato su 6 mesi, doc. XIII: certificato di salario del 1°
luglio 2002), non solo di fr. 6511.80. 

 

                                              Quanto
al reddito da capitale calcolato dal Pretore, l'appellante fa valere che la
sostanza mobiliare accertata dal Pretore (complessivi fr. 683 646.50) è in
realtà di fr. 485 726.50 e rimprovera al primo giudice di avere trascurato tutta una
serie di deduzioni, dall'estinzione di debiti ereditari verso la madre e la
sorella al pagamento di imposte di successione, per tacere di un indennizzo
versato alla madre stessa. In proposito egli richiama una lettera del 3 aprile
2000 del suo precedente patrocinatore, cui era accluso un estratto al 31
dicembre 1999 del conto risparmio n. __________ presso il Credit Suisse di __________.
In realtà tale documento è ormai superato, il primo giudice essendosi fondato
su estratti bancari relativi al primo semestre del 2000 (sentenza impugnata, consid.
8). E sulla base di tale documentazione il primo giudice ha appurato un
capitale di fr. 485 726.50 così composto (sentenza impugnata, consid. 8): fr. 24 152.25 (conto
di risparmio presso la __________), fr. 107  906.– (conto di
risparmio n. __________ all'UBS di __________), fr. 17 162.– (conto privato n. __________
al Credit Suisse di __________), fr. 156 838.25 (conto di
risparmio n. __________ al Credit Suisse di __________) e fr. 179 668.– (conto
deposito titoli n. __________ al Credit Suisse di __________). A ciò egli ha aggiunto,
con riferimento al doc. 2 (nell'inc. DI.2000.1), fr. 197 920.–
depositati su un conto n. __________, sempre al Credit Suisse di __________,
somma che non risultava più dall'estratto aggiornato al 23 maggio 2000 senza
che il marito ne avesse dimostrato l'estinzione o la destinazione finale
(sentenza impugnata, consid. 8).

 

                                              È
vero che quest'ultimo numero di conto non corrisponde ad al­cuna relazione intrattenuta
dall'interessato con la citata banca (doc. VI nell'inc. DI.2000.1: scritto del
31 maggio 2000). Il doc. 2 è invero la fotocopia di un “sommario per categorie
d'investimento” suddiviso in liquidità (conto privato e conto di risparmio),
obbligazioni e azioni (conto deposito titoli). Dall'analoga distinta prodotta
agli atti in originale e aggiornata al 29 marzo 2000 (doc. richiamati nell'inc.
DI.2000.1: distinta, 1ª  e 2ª pagina) si desume che il
conto in questione è in realtà il n. __________ e che il saldo indicato sulla
distinta corrisponde alla somma degli averi depositati allora sul conto privato
n. __________ e sul conto di risparmio n. __________. Includendo nel proprio
conteggio l'importo di fr. 197 920.– e le liquidità sui noti “conto privato” e “con­to risparmio”,
Il Pretore ha dunque computato in doppio gli averi liquidi di cui disponeva
l'appellante. A ragione pertanto quest'ultimo chiede di ridurre il valore della
sostanza mobiliare da fr. 683 646.50 a fr. 485 726.50. Dal 1° gennaio 2004 va presunto, come per la moglie, un
tasso d'interesse del 2% (sopra, consid. 12), onde un rendimento di fr. 809.55.
In definitiva il reddito complessivo del marito si attestava a fr. 8092.15, e
dal 1° gennaio 2004 è diminuito a fr. 7687.40.

 

                                 22.        Il
Pretore ha calcolato il fabbisogno minimo dell'appellante in 

                                              fr.
3961.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, pigione e
spese accessorie fr. 1600.–, premio della cassa malati fr. 83.25, assicurazione
vita “Pax” fr. 146.45, spese d'automobile fr. 499.–, assicurazione RC auto fr.
131.55, imposta di circolazione fr. 51.20, imposte stimate fr. 350.–). Tale fabbisogno
va commisurato tuttavia, come per la moglie (sopra, consid. 9), al tenore di
vita durante la comunione domestica. Al fabbisogno minimo va dunque aggiunta la
quota di eccedenza di fr. 475.– mensili del 1995 (rivalutata in fr. 510.– per
l'intervenuto aumento del costo della vita). Il fabbisogno mensile del marito
va dunque portato d'ufficio a fr. 4471.–. L'appellante chiede che gli si
riconosca un'indennità per pasti fuori casa (respinta dal Pretore: sentenza
impugnata, consid. 12), ma il certificato di salario 2002 indica come luogo di
lavoro __________, non più __________ (doc. XIII). La richiesta manca perciò di
fondamento. Quanto alla postulata maggiorazione del 20% sul minimo esistenziale
del diritto esecutivo, la quota di eccedenza (fr. 510.– mensili) già riconosciuta
nel fabbisogno di AO 1 supera ampiamente tale maggiorazione (limitata da fr.
1100.– a fr. 1375.– mensili). Equi­tativamente l'interessato non può pretendere
di più.

 

                                23.   In
ultima analisi l'appellante, con un reddito di fr. 7687.40 netti mensili e un
fabbisogno di fr. 4471.–, è in grado di sovvenire al mantenimento di entrambi i
ragazzi (fabbisogno in denaro di L__________ fr. 1418.55 mensili fino al 2
settembre 2005, fabbisogno in denaro di Lu__________ fr. 1668.20 fino al 2
settembre 2005 e fr. 1752.55 fino al 20 agosto 2006: sopra, consid. 14),
conservando il tenore di vita avuto durante la comunione domestica e
salvaguardando un margine di fr. 129.65 mensili fino al 2 settembre 2005, rispettivamente
di fr. 1463.85 fino al 20 agosto 2006. Appare per contro equo non addebitare
alla moglie una parte proporzionale del fabbisogno dei figli. È vero che fino
al 2 settembre 2005 essa disporrà di un margine mensile di fr. 868.25 oltre il
suo fabbisogno, tuttavia ciò durerà ben poco (un paio di mesi, tenuto conto del
tempo necessario perché l'attuale sentenza passi in giudicato). Dopo di allora
la situazione si ribalterà a favore del marito, il qua­le potrà disporre di un
agio di fr. 1463.85 mensili rispetto a quello di fr. 613.25 su cui potrà contare
la moglie (sopra, consid. 19).

 

                                         Il
giudizio del Pretore sui contributi che il padre è tenuto a versare per il
mantenimento dei figli deve dunque essere riformato in ragione dei fabbisogni
sopra indicati. Per L__________ il contributo sarà di fr. 1418.55 mensili fino
al 2 settembre 2005 e per Lu__________ di fr. 1668.20 mensili fino al 2
settembre 2005, rispettivamente di fr. 1752.55 mensili fino al 20 agosto 2006,
compresi in entrambi i casi gli assegni familiari che l'appellante continua a
riscuotere (sopra, consid. 21). Essendo i contributi calcolati sulla base dei
parametri acquisiti dall'incarto di prima sede, gli stessi vanno adeguati la
prima volta al passaggio in giudicato della sentenza, con indice base del
gennaio 2002.

 

                                24.   Il
primo giudice ha condannato il convenuto a restituire a ciascun figlio fr. 40 000.– con
interessi al 5% dall'11 ottobre 1991 entro il termine di trenta giorni dal
passaggio in giudicato della sentenza (sentenza impugnata, consid. 53 e 54).
L'appellante contesta che la moglie sia legittimata a chiedere misure a protezione
della sostanza dei figli. Ora, come ha rilevato il Pretore, la protezione della
sostanza di un figlio è disciplinata per analogia dalle norme relative alla
protezione del figlio medesimo (art. 324 cpv. 3 CC; Breitschmid in: Basler Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 2 ad
art. 324-325). La competenza del giudice del divorzio è data pertanto in virtù
dell'art. 315a cpv. 1 CC (Breitschmid, op. cit., n. 3 ad art.
315–315b CC). Chi amministra la sostanza del
figlio, poi, è legittimato anche a condurre processi in materia (Breitschmid, op. cit., n. 10 ad art.
318 CC). E qualora l'autorità parentale competa a un solo genitore, il compito
spetta a lui solo (Breit-schmid,
op. cit., n. 13 ad art. 318 CC). In concreto le parti si sono accordate
all'udienza del 18 dicembre 2000 nel senso che la madre avrebbe esercitato
l'autorità parentale da sé sola (act. II). Quando ha formalizzato il 18 aprile
2002 la richiesta di condannare il marito a restituire il denaro prelevato dai
libretti dei figli (act. XXXII, conclusioni pag. 24), dunque, l'attrice era
perfettamente abilitata a procedere. Poco importa che l'autorità tutoria esiga
poi l'allestimento di un inventario sullo stato del patrimonio (Breitschmid, op. cit., n. 14 ad art. 318
CC). La critica sollevata dall'appellante si rivela priva di qualsiasi
fondamento.

 

                                  III.   Sulle
spese e le ripetibili

 

                                25.   Gli
oneri dell'appello introdotto dall'attrice, correlati alla tassa di giustizia
che il Pretore avrebbe dovuto riscuotere per una causa tanto litigiosa e
combattuta, seguirebbero il vicendevole grado di soccombenza (art. 148 cpv. 1
CPC). L'appellante ottiene causa vinta in minima parte per quanto riguarda la
liquidazione dei mobili e delle suppellettili (riduzione del saldo da versare
al marito da fr. 1500.– a fr. 1250.–), come pure sulla durata del contributo
alimentare per L__________, fin quasi un anno dopo alla maggior età. Esce
totalmente sconfitta invece sull'entità e la durata del contributo alimentare
per sé, così come sull'entità dei contributi per i figli, sul riparto delle
spese straordinarie per questi ultimi, sulle liquidazioni relative alle
particelle n. 835 e 1414, oltre che sulla suddivisione dell'avere di previdenza
professionale. In circostanze del genere sussistono giusti motivi per porre gli
oneri processuali a suo carico (rinunciandosi a prelevare la trascurabile quota
che andrebbe a carico del marito), con obbligo di rifondere alla controparte
un'adeguata indennità per ripetibili.

 

                                         Il
convenuto soccombe del tutto per quanto riguarda la sostanza dei due figli e il
contributo in favore dei medesimi, mentre esce invece vittorioso sul contributo
alimentare per la moglie, sulla liquidazione patrimoniale delle particelle n.
835 e 1414 e sul riparto dell'avere previdenziale. Si giustifica quindi di
porre due quinti degli oneri processuali a suo carico e il resto a carico
dell'attrice, con obbligo per quest'ultima di rifondergli ripetibili ridotte.
Il dispositivo odierno non influisce apprezzabilmente per contro sul dispositivo
inerente agli oneri e alle ripetibili di prima sede, che può rimanere
invariato.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello di AP 1 è parzialmente accolto e la sentenza
impugnata è così riformata:

                                         13.  AP 1 è condannata a versare a AO 1, entro 30
giorni dal passaggio in giudicato della presente sentenza, un conguaglio di fr.
1250.– per maggior attribuzione di mobili e suppellettili relativi all'abitazione
coniugale (particella n. 1414 RFD di __________).

                                         Per
il resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

                                   II.   Gli oneri
processuali di tale appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 1850.–

                                         b) spese                         fr.      50.–

                                                                                fr. 1900.–

                                         sono
posti a carico di AP 1, che rifonderà a AO 1 fr. 3500.– per ripetibili.

 

                                   III.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello di AO 1 è parzialmente accolto e la
sentenza impugnata è così riformata:

                                         4.    AO
1 è condannato a versare a AP 1, anticipatamente entro il 5 di ogni mese, i
seguenti contributi di mantenimento per i figli (compresi gli assegni
familiari):

                                               –
per L__________: fr. 1418.55 fino al 2 settembre 2005,           

                                               –
per Lu__________: fr. 1668.20 fino al 2 settembre 2005 e

                                                                 
fr. 1752.55 fino al 20 agosto 2006.

                                               I
contributi saranno adeguati annualmente all'indice nazionale dei prezzi al
consumo nella misura in cui lo sia il reddito di AO 1, la prima volta nel
luglio del 2005 con indice base quello del gennaio 2002.

                                         6.    La
richiesta di contributo alimentare avanzata da AP 1 è respinta.

                                         8.    AP
1 è condannata a versare a AO 1 fr. 117 950.–
in liquidazione dei rapporti patrimoniali relativi alla particella n. 835 RFD
di __________. La somma dovrà essere corrisposta, senza interessi, entro 360
giorni dal passaggio in giudicato della presente sentenza.

                                         9.    AP
1 è condannata a versare a AO 1 fr. 474 081.–
in liquidazione dei rapporti patrimoniali relativi alla particella n. 1414 RFD
di __________. La somma dovrà essere corrisposta, senza interessi, entro 360
giorni dal passaggio in giudicato della presente sentenza.

                                         10.  La
spettanza di complessivi fr. 592 031.– derivante dai dispositivi n. 8 e 9
potrà essere compensata con contributi provvisionali arretrati dovuti da AO 1 a
AP 1 (inc. DI.2000.01 della Pretura del Distretto di Vallemaggia), esclusi i
contributi per i figli.

                                         17.  AP
1 e AO 1 hanno vicendevolmente diritto alla metà dell'avere di vecchiaia
maturato durante il matrimonio, dal 18 maggio 1985 al 5 settembre 2002, presso
i rispettivi istituti di previdenza. La __________ di __________ e la __________
di __________ sono invitate, dopo il passaggio in giudicato della presente
sentenza, a conguagliare le relative spettanze.

 

                                         Per il
resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

 

 

 

 

                                 IV.   Gli oneri
di tale appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 1950.–

                                         b) spese                         fr.      50.–

                                                                                fr. 2000.–

                                         sono
posti per due quinti a carico dell'appellante e per il resto a carico di AP 1,
che rifonderà alla controparte fr. 2100.– per ripetibili ridotte.

 

                                  V.   Intimazione:

	
   

  	
  – 

  – 

  

                                         Comunicazione:

                                         –  Pretura
del Distretto di Vallemaggia;

                                         –  
(limitatamente al dispositivo n. III/17), dopo il passaggio in giudicato della
sentenza;

                                         – 
(limitatamente al dispositivo n. III/17), dopo il passaggio in giudicato della
sentenza.

 

 

	
  Terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria