# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8f453287-2508-5ba0-bbaa-895733b166ef
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.05.2015 35.2015.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2015-3_2015-05-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2015.3

   

  cr

  	
  Lugano

  20 maggio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 dicembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24 novembre 2014 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 12 luglio 2013 RI 1,
nato nel 1954, attivo dal 1981 in qualità di macchinista, dapprima e di operaio
di cava, poi, presso l’impresa di costruzioni __________ di __________ - e,
pertanto, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 - è rimasto
vittima di un infortunio sul lavoro, che ha interessato l’occhio sinistro,
colpito da una scheggia di ferro (doc. 2).

  

                                         A seguito del sinistro
l’assicurato ha riportato una perforazione bulbare all’occhio sinistro, per la
quale si è reso necessario un intervento d’urgenza (doc. 17). 

                                         Nonostante le cure
prestate, l’assicurato ha perso l’acuità visiva all’occhio sinistro.

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medici del caso, con decisione del 4 agosto 2014, l’CO 1, basandosi sulla
valutazione del 3 luglio 2014 della dr.ssa __________ (doc. 87), ha accordato
all’assicurato un’indennità per menomazione all’integrità del 35%, aggiungendo
che “vi informiamo inoltre che non verranno valutate ulteriori prestazioni
assicurative siccome l’assicurato a partire dal 17 marzo 2014 è stato
dichiarato abile al lavoro in misura completa” (doc. 94).

 

                               1.3.   A seguito dell’opposizione
interposta dall’RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 95) – e dopo avere ottenuto
dal datore di lavoro delle precisazioni a proposito del salario corrisposto
all’interessato dopo l’insorgenza del danno alla salute (doc. 97) - in data 24
novembre 2014, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua decisione del 4
agosto 2014 (doc. 109).

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 22
dicembre 2014, RI 1, sempre rappresentato dall’, ha chiesto l’annullamento
della decisione su opposizione impugnata.

                                         Sostanzialmente, il
rappresentante del ricorrente ha contestato che l’assicurato possa essere
considerato abile al lavoro al 100%, ritenuto che “la perdita di un occhio
pregiudica notevolmente la possibilità di guidare un camion sulle nostre
strade” e considerato che il dr. __________ dell’Ospedale __________ di __________
ha attestato che l’abilità lavorativa per conducente di camion è dello 0%.

                                         Il rappresentante del
ricorrente ha poi criticato la dichiarazione con la quale il datore di lavoro
dell’assicurato ha affermato che se l’interessato avesse continuato l’attività
lavorativa, anziché intraprendere la strada del prepensionamento, avrebbe
continuato a garantirgli il posto di lavoro alle stesse condizioni contrattuali
senza alcuna decurtazione salariale, “pur comprendendo che dopo 33 anni di
servizio __________ moralmente non avrebbe potuto fare una valutazione
differente sulla percentuale lavorativa, rispettivamente sul riconoscimento
salariale”.

                                         Il rappresentante del
ricorrente ha quindi concluso che l’assicuratore LAINF avrebbe dovuto tenere
conto della residua capacità lavorativa dell’assicurato nello svolgimento della
precedente professione di autista di autocarri, producendo, a sostegno della
propria tesi, “un rapporto medico dettagliato dal quale si evince chiaramente
quanto sopra” (doc. I).

                                         

                               1.5.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.6.   In data 28 gennaio 2015 il
rappresentante del ricorrente ha trasmesso al TCA un certificato medico del dr.
__________ “dal quale si evince inequivocabilmente che il signor RI 1 con il
danno patito non potrà mai più effettuare i lavori come prima dell’incidente”
(doc. V + B).

 

                               1.7.   Con osservazioni del 6
febbraio 2015, l’Istituto assicuratore convenuto ha ribadito che per quanto
concerne la capacità lavorativa, fermo restando che le attività per le quali è
richiesta una visione binoculare sono escluse, l’interessato ha potuto “tornare
a lavorare per la ditta __________ dal 17 marzo 2014 fino al prepensionamento
svolgendo altre mansioni compatibili con il suo nuovo stato di salute”. 

                                         L’assicuratore LAINF ha inoltre
nuovamente rilevato che nel caso di specie non vi è perdita di guadagno alcuna,
ritenuto che il datore di lavoro ha espressamente dichiarato che se
l’assicurato avesse deciso di continuare a lavorare, anziché optare per il
prepensionamento, avrebbe continuato ad offrirgli un’attività lavorativa
conforme al suo mutato stato di salute, senza alcuna decurtazione salariale.

                                         Infine, l’assicuratore
infortuni ha osservato che “non è sostanziata una situazione psichica tale da
influire sulla capacità di lavoro del ricorrente”, sottolineando come la
condizione psicologica del ricorrente evidenziata dal dr. __________ differisce
da quella valutata invece dallo psichiatra curante, dr. __________, il quale ha
potuto constatare un miglioramento dello stato psicologico a seguito della
presa a carico specialistica (doc. VII).

 

                               1.8.   In corso di causa, il TCA ha
interpellato il datore di lavoro dell’assicurato, al fine di accertare se il
salario corrisposto dopo il danno alla salute - e che l’interessato avrebbe
continuato a percepire qualora non fosse stato prepensionato - corrispondesse
al suo effettivo rendimento o contenesse una parte di salario sociale (doc.
IX).

 

                                         Il datore di lavoro ha
risposto con scritto del 22 aprile 2015 (doc. X), che è stato immediatamente
sottoposto alle parti per una presa di posizione.

 

                               1.9.   Con scritto del 29 aprile
2015, il rappresentante del ricorrente ha ritenuto la risposta fornita dal
precedente datore di lavoro dell’interessato “alquanto generica”, dato che a
suo parere “la stessa non ha risposto alla precisa domanda da parte del
Lodevole Tribunale “se il salario versato (e che avrebbe continuato a percepire
se non fosse stato prepensionato) corrispondeva al suo effettivo rendimento”. 

                                         Il rappresentante
dell’assicurato ha inoltre osservato che “il lasso di tempo intercorso tra la
ripresa del lavoro e l’entrata in prepensionamento (17 marzo – 30 aprile 2015)
calcolando anche il beneficio delle vacanze maturate, a nostro parere non è
sufficiente per giudicare la residua e effettiva capacità lavorativa” (doc. XII).

 

                                         Tale presa di posizione
dell’assicurato è stato trasmesso all’assicuratore LAINF (doc. XIV), per
conoscenza.

 

                             1.10.   L’amministrazione, dal canto
suo, con osservazioni del 5 magio 2015, ha rilevato che “la risposta fornita dall’arch. __________, il quale conferma di avere versato al ricorrente un
salario corrispondente all’effettivo rendimento di quest’ultimo, negando quindi
l’ipotesi di un salario sociale nel caso in rassegna, suffraga quanto
sostanziato dall’CO 1 nel proprio allegato di risposta” (doc. XIII).

 

                                         Queste considerazioni
dell’assicuratore infortuni sono state trasmesse all’assicurato (doc. XV), per
conoscenza.

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del
21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

                                      

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto litigioso è la
questione di sapere se l’assicurato ha diritto o meno ad una rendita
d’invalidità. 

                                         Non è
invece oggetto di contestazione ed esula quindi dalla presente vertenza il
riconoscimento di un’IMI del 35%.

 

                                         Giusta l'art. 18 cpv. 1
LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno
2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha
modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore cau­sa­le). 

                                         Nell'assi­cura­zione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

                                      

                               2.3.   L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'e­tà, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono deter­minan­ti per valutare il grado d'in­validità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si sarebbe mantenuta
sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.).
Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se per modifiche di
qualche rilievo sono già date al momento del­l'infortunio o se partico­lari
circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile (cfr. RAMI 1993
U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                               2.4.   Nella concreta evenienza, nella
decisione del 4 agosto 2014 l’CO 1 ha indicato che non avrebbe valutato il
diritto dell’assicurato ad ulteriori prestazioni assicurative, siccome a
partire dal 17 marzo 2014 quest’ultimo era stato dichiarato abile al lavoro in
misura completa (cfr. doc. 94).

                                         Nella decisione su
opposizione impugnata, l’amministrazione ha ribadito che a partire dal 17 marzo
2014 l’assicurato “ha ripreso a lavorare per conto del suo datore di lavoro
originario in un’attività sostitutiva alle stesse condizioni salariali”,
escludendo quindi che egli abbia subito una perdita lucrativa.
L’amministrazione ha inoltre aggiunto che “gli accertamenti esperiti in
procedura di opposizione hanno permesso di confermare che la ditta, se
l’assicurato non avesse optato per il prepensionamento, avrebbe continuato a
garantire a quest’ultimo il posto di lavoro alle stesse condizioni” (doc. A1).

 

                                         Il rappresentante del
ricorrente ha contestato le conclusioni dell’CO 1, ritenendo che, dal profilo
medico, l’assicuratore “a nostro parere avrebbe dovuto tenere conto della
residua capacità lavorativa accertata da parte del medico che ha operato RI 1
nella sua professione prima dell’incidente (autista di autocarri)” (doc. I).

 

                                         Chiamato a pronunciarsi,
il TCA rileva che il dr. __________, medico capo clinica di oftalmologia presso
l’Ospedale __________ di __________, in data 13 marzo 2014, ha attestato una incapacità lavorativa dello 0% a partire dal 17 marzo 2014 (doc. 66).                       

                                         Nel referto del 14 marzo
2014 inviato all’assicuratore LAINF, il dr. __________ ha attestato la ripresa
dell’attività lavorativa presso il precedente datore di lavoro a partire dal 17
marzo 2014, sottolineando la totale inabilità lavorativa nelle attività che
implicano una visione binoculare. Egli ha infatti osservato:

 

" Ho visto
il signor RI 1 l’ultima volta il 13 marzo 2014 per un controllo ambulatoriale. 

Come lei già sa il signor RI 1 è stato vittima di un incidente sul
posto di lavoro, il mese di luglio scorso, con conseguente perdita completa
della funzione visiva all’OS.

La situazione clinica è stabile; l’OS non ha più nessuna funzione
visiva e presenta un’iniziale tisi bulbare. L’OD per contro ha una funzione
visiva completa.

Il signor RI 1 ha espresso il desiderio di rientrare sul posto di
lavoro (ditta __________ di __________) per cui dal 17 marzo 2014 sarà di nuovo
abile al lavoro.

Sia ben chiaro che non potrà svolgere delle attività dove una
visione binoculare è necessaria.” (Doc. 69)

 

Rispondendo al rappresentante dell’assicurato, il dr. __________,
con referto del 2 settembre 2014, ha ancora una volta evidenziato la piena
capacità lavorativa nello svolgimento di attività che non richiedano una
visione stereoscopica, indicando che:

 

" Le
riferisco in merito al suo scritto del 7.8.2014 inerente l’abilità lavorativa
in seguito all’infortunio subito all’OS dal summenzionato paziente.

 

Per quanto riguarda il lavoro precedentemente svolto, conducente
di camion, l’abilità al lavoro è da considerare dello 0%. Per altri tipi di
lavori edili, dove la funzione visiva di un occhio solo è sufficiente, si può
considerare un’abilità lavorativa al 100%.” (Doc. 95b)

 

                                         Il TCA non ha motivo per
dubitare delle affermazioni del dr. __________ e ritiene quindi che
l’amministrazione abbia correttamente valutato che l’assicurato sia totalmente
inabile al lavoro in attività che necessitino di una visione stereoscopica, ma abbia
invece recuperato una piena capacità lavorativa nell’esecuzione di lavori che
non richiedano una visione binoculare.

Tale conclusione, del resto, viene confermata anche dalla
documentazione medica prodotta dal rappresentante del ricorrente nella presente
procedura.

Nel referto del 3 dicembre 2014, prodotto in sede ricorsuale, infatti,
lo stesso dr. __________ ha ribadito che l’attività di autista di autocarri è
inesigibile per i soggetti monocoli in quanto richiede una visione binoculare
(cfr. doc. A3).

Inoltre, nel referto del 27 gennaio 2015, prodotto in corso di
causa, anche il dr. __________, spec. FMH in medicina interna, ha confermato l’inesigibilità
delle attività che richiedano una visione stereoscopica. Il dr. __________ ha
infatti indicato che:

 

" (…)

Il paziente ha perso l’occhio sinistro dopo trauma diretto subito
mentre lavorava (12.7.2013). Fino a questo momento lavorava innanzitutto come
traxista o camionista. Per la conseguenza della perdita di un occhio queste
attività non sono più possibili definitivamente per ragioni di sicurezza.
Eventuali altri lavori che richiedono una corretta stereoscopia sono anche
esclusi definitivamente. Sono inoltre esclusi lavori all’esterno con il rischio
di esporre l’occhio destro a microtraumi e traumi (polvere, corpi estranei,
ecc.). (…).” (Doc. B)

 

                                         La piena esigibilità
lavorativa stabilita in ambito medico trova poi conferma nei fatti, ritenuto
che l’assicurato ha effettivamente ripreso a lavorare al 100% come operaio di
cava.

                                         Dalla nota del 28 marzo
2014 concernente la telefonata intercorsa con la ditta __________, risulta
infatti che “mi confermano che il signor RI 1 ha ripreso il lavoro in misura
completa e sta andando bene. L’assicurato lavora e non si è mai lamentato della
situazione. Lo hanno nuovamente integrato nella sua attività precedente
all’infortunio, quindi come operaio di cava” (doc. 71).

 

                                         Il TCA ritiene, inoltre,
che la valutazione di una piena esigibilità lavorativa nello svolgimento di
attività adatte non possa essere rimessa in discussione nemmeno tenuto conto
delle ripercussioni psicologiche dell’infortunio subìto dall’assicurato
evidenziate nei referti del dr. __________ e del dr. __________.

                                         Nel referto del 3 dicembre
2014 il dr. __________, dopo avere posto la diagnosi di “OS grave infortunio
professionale con perforazione del bulbo oculare di sinistra mediante scheggia
metallica di dimensioni importanti: s/d sutura corneale primaria il 12.7.2013;
s/d asportazione del corpo estraneo metallico tramite accesso para bulbare il
17.7.2013; s/d eviscerazione il 6.10.2014 per tisi bulbare” e avere ricostruito
il decorso, ha concluso che:

 

" (…)

Devo dire che questo infortunio ha condizionato parecchio il
signor RI 1 sia nella vita di tutti i giorni a casa, sia nell’idea di un
eventuale rientro all’attività lavorativa (non per forza come autista di
camion). Il paziente è rimasto toccato dalla fatalità dell’incidente avvenuto e
della vulnerabilità dell’occhio. Il paziente proprio per questo è pure stato
allacciato dal suo medico di famiglia ad un sostegno psichico.” (Doc. A3)

 

                                         Nel referto del 27 gennaio
2015, prodotto in corso di causa, il dr. __________, spec. FMH in medicina
interna, ha osservato che:

 

" (…)

In seguito all’infortunio il paziente ha, in maniera comprensibile
e adeguata, sviluppato una sindrome ansiosa depressiva, problematica
psichiatrica che sta curando da uno psichiatra e che causa una diminuzione
della caricabilità psicologica e una diminuzione della capacità di
concentrazione. In teoria potrebbe eseguire attività leggere come: pulizia,
sorveglianza di macchinari, aiuto magazziniere, ecc. (su un arco temporaneo
ridotto attorno al 50%).” (Doc. B)

 

                                         Ora, questo Tribunale sottolinea
che le considerazioni del dr. __________, peraltro non specialista in materia,
contrastano con quanto valutato dallo psichiatra curante dell’interessato, dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale, dopo avere inizialmente
osservato nel referto del 14 gennaio 2014 che “grazie alla presa a carico
psichiatrica-psicoterapeutica si è assistito ad un incipiente lieve
miglioramento delle condizioni psichiche del paziente, non di tale entità però
da avere al momento un riverbero sulla capacità lavorativa”, concludendo che
“da un profilo psichiatrico la prognosi lavorativa è a rigore riservata benché
dovrebbe infine risultare positiva; tra 1-2 mesi dopo benestare da parte
oculistica si potrà forse tentare un rientro parziale in ambito lavorativo”
(doc. 55), nel referto del 18 maggio 2014, ha invece espressamente indicato che “al momento l’eventuale capacità lavorativa è determinata essenzialmente dalla
problematica oculare; il paziente ha ripreso per un breve lasso temporale (dal
17.3 al 30.04.2014) a lavorare prima del prepensionamento. La prognosi è in
questo momento positiva” (doc. 78).

 

                                         Il TCA non ha motivo per
mettere in dubbio queste conclusioni del dr. __________, le quali non possono
venire smentite dal certificato medico del 27 agosto 2014 allestito dallo
stesso psichiatra curante dell’interessato, il quale, dopo avere ribadito
quanto già attestato nel precedente referto del 18 maggio 2014, rilevando che
“grazie alla presa a carico psichiatrico-psicoterapeutica si è assistito ad un
progressivo ridimensionamento del quadro psicopatologico iniziale” e avere
confermato che “l’incapacità lavorativa è determinata essenzialmente dalla
problematica oculare”, ha tuttavia attestato un’inabilità lavorativa del
20% in qualsiasi attività (cfr. doc. 95e, sottolineatura della redattrice).

                                         Tale conclusione del dr. __________,
non giustificata da un relativo peggioramento dello stato di salute
dell’interessato constatato dallo specialista curante – il quale, al contrario,
ha ribadito l’esistenza di un miglioramento dello stato psichico grazie alla
presa a carico specialistica, con una prognosi favorevole - costituisce solo
una diversa valutazione della medesima fattispecie - peraltro effettuata solo
successivamente alla decisione dell’assicuratore LAINF di rifiuto di ulteriori
prestazioni assicurative oltre all’IMI già riconosciuta - ininfluente ai fini
di causa.

 

                                         Alla luce di quanto sopra
esposto, il TCA ritiene quindi che la capacità lavorativa residua
dell’assicurato nello svolgimento di attività adeguate, che non necessitino di
una visione binoculare, sia completa.

Tale conclusione, del resto, risulta conforme alla giurisprudenza
cantonale e federale.

                                         A tale proposito, il TCA
rileva, infatti, che, in una sentenza 8C_356/2012 dell’11 febbraio 2013, l’Alta
Corte, confermando la sentenza dei primi giudici, ha ritenuto corretta la
decisione di soppressione della rendita di invalidità precedentemente accordata
ad un assicurato, dato che dalla perizia pluridisciplinare eseguita su incarico
dell’amministrazione è risultato pienamente esigibile e con un rendimento
completo lo svolgimento di attività lavorative adatte, che non necessitino di
una visione binoculare e che siano rispettose delle altre sue limitazioni
funzionali.

                                         Ancora, in una sentenza I 222/06 del 10 luglio 2007, l’Alta Corte ha confermato la STCA 32.2005.67
del 27 gennaio 2006, con la quale questo Tribunale, sulla base dell’abbondante
documentazione medica agli atti, ha ritenuto l’assicurato totalmente abile al
lavoro nello svolgimento di attività che non richiedano una visione binoculare.

                                         In una sentenza
32.2007.375 del 15 gennaio 2009, cresciuta incontestata in giudicato, questo
Tribunale ha confermato la correttezza della valutazione del SMR in base alla
quale un assicurato, da ultimo attivo quale impiegato amministrativo / autista
/ agente di vigilanza, è stato considerato abile al lavoro al 100% sia nelle
precedenti attività, sia in altre attività adeguate, che non richiedono una
visione stereoscopica.

 

                               2.5.   Quanto agli aspetti
economici, nella decisione su opposizione impugnata l’assicuratore LAINF ha
rilevato che “dagli atti risulta che l’assicurato il 17 marzo 2014 ha ripreso a lavorare per conto del suo datore di lavoro originario in un’attività sostitutiva
alle stesse condizioni salariali. Nel frattempo, l’assicurato ha inoltrato una
domanda di pensionamento anticipato dal 1° maggio 2014, che è stata accettata
essendo egli stato dichiarato abile al lavoro al 100% in attività confacenti.
Gli accertamenti esperiti in procedura di opposizione hanno permesso di
confermare che la ditta, se l’assicurato non avesse optato per il
prepensionamento, avrebbe continuato a garantire a quest’ultimo il posto di
lavoro alle stesse condizioni” (doc. A1).

 

                                         Il rappresentante del
ricorrente ha contestato tale valutazione dell’amministrazione, sottolineando
come non sia realistico ammettere che il datore di lavoro, malgrado quanto da
egli stesso affermato, avrebbe realmente continuato a versare all’assicurato il
medesimo salario percepito prima dell’infortunio, nonostante i notevoli
impedimenti derivanti dall’assenza di una visione binoculare (doc. I).

 

                            2.5.1.   Per determinare il reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione salariale concreta
dell'assicurato, a condizione che cumulativamente il rapporto di lavoro sia
particolarmente stabile, egli sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua, il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale (DTF 126 V 75 consid.
3b/aa pag. 76 con riferimenti). A quest'ultimo proposito va rilevato che per
determinare il reddito da invalido decisivo è il valore in denaro della
prestazione fornita. Se quindi l'assicurato riceve un salario più elevato (il
cosiddetto salario sociale), è determinante solo la parte che rappresenta la
retribuzione del suo effettivo rendimento. Non fanno dunque parte del reddito
da lavoro determinante per la valutazione dell'invalidità le componenti
salariali per le quali è dimostrato che il lavoratore a causa della limitata
capacità lavorativa non è in grado di fornire (alc)una controprestazione (cfr.
art. 25 cpv. 1 lett. b OAI). Secondo l'esperienza generale della vita è poco
verosimile che un datore di lavoro paghi per anni a un lavoratore invalido uno
stipendio senza che questi fornisca una (adeguata) controprestazione. La prova
dell'esistenza di un salario sociale è pertanto sottoposta a requisiti severi,
valendo il principio che i salari pagati equivalgono alla prestazione
lavorativa (DTF 117 V 8 consid.
2c/aa pag. 18; RCC 1980 pag. 321 consid. 2b; cfr. pure sentenza 2A.236/2006 del
28 settembre 2006 consid. 5.4). Nell'ambito dell'apprezzamento delle prove si
deve pure considerare che i datori di lavoro potrebbero essere interessati a
dichiarare il versamento di un salario sociale.

 

                            2.5.2.   Chiamato a pronunciarsi, il
TCA non condivide le critiche sollevate dal rappresentante del ricorrente, le
quali non trovano conferma nelle affermazioni dello stesso datore di lavoro
dell’interessato, interpellato a più riprese dall’amministrazione proprio al
fine di stabilire la natura del salario corrisposto dopo l’insorgenza del danno
alla salute.

                                         

                                         Nella documentazione agli
atti figura uno scritto, datato 30 settembre 2014, con il quale la ditta __________,
rispondendo ad una richiesta dell’assicuratore LAINF, ha dichiarato quanto
segue:

 

" Come già
comunicatovi telefonicamente, e come avevamo già affermato precedentemente, con
la presente vi confermiamo che a partire dal 17 marzo 2014 il signor RI 1 è
ritenuto abile al lavoro al 100%, come sottoscritto dal suo medico curante.

 

Dal 17 marzo 2014 fino al pensionamento anticipato PEAN abbiamo
corrisposto al signor RI 1 il salario al 100%. Nel caso in cui il signor RI 1
avesse continuato l’attività lavorativa avremmo continuato a garantirgli il
posto di lavoro alle stesse condizioni contrattuali senza alcuna decurtazione
salariale.” 

(Doc. 97)

                                         

                                         L’assicurato stesso, nelle
dichiarazioni rilasciate in occasione del colloquio del 1° ottobre 2014 alla
presenza del proprio rappresentante legale e del funzionario incaricato
dell’assicuratore LAINF, ha espressamente indicato che “dopo diversi mesi di
inabilità, sebbene sempre più consapevole che non avrei più potuto guidare
autocarri e timoroso comunque di riprendere a manovrare scavatrici di grosse
dimensioni, sono riuscito a tornare al lavoro in misura completa con il 17
marzo 2014, grazie anche alla disponibilità del mio datore di lavoro che mi ha
offerto la possibilità di lavorare nel __________ di __________, a pari
condizioni salariali” (doc. 103, sottolineatura della redattrice).

 

                                         Nonostante queste chiare
indicazioni dell’assicurato, che confermano la correttezza di quanto affermato
dal suo datore di lavoro, il TCA, preso atto delle contestazioni sollevate in
sede ricorsuale dal rappresentante del ricorrente, in corso di causa ha interpellato
la ditta __________, chiedendo di precisare se il salario versato al signor RI
1 e che il datore di lavoro avrebbe continuato a versare se egli non avesse
optato per il prepensionamento corrispondesse al suo effettivo rendimento o se comprendesse
una quota di salario sociale (doc. IX).

                                         

                                         Con scritto del 22 aprile
2015, l’arch. __________ ha risposto: 

 

" (…)

in riferimento alla vostra richiesta scritta datata 21 aprile
2015, confermiamo che al signor RI 1 abbiamo versato il salario corrispondente
al suo effettivo rendimento.” (Doc. X)

 

Alla luce di questa chiara risposta fornita dal datore di lavoro,
il TCA non può che concludere che il salario percepito concretamente
dall’assicurato dopo essere stato reintegrato successivamente all’insorgenza
del danno alla salute, non costituisce - contrariamente a quanto asserito
genericamente in sede ricorsuale e ancora nelle osservazioni del 29 aprile 2015,
senza tuttavia apportare la benché minima prova nel rispetto del rigore richiesto dalla giurisprudenza sopra esposta (cfr.
consid. 2.5.1.) - un salario sociale, ma corrisponde all’effettivo
rendimento dell’interessato.

 

                                         Il
TCA non ha inoltre motivo di dubitare del fatto che anche qualora l’assicurato
avesse continuato l’attività lavorativa, anziché optare per il
prepensionamento, il datore di lavoro avrebbe continuato a garantirgli il posto
di lavoro alle stesse condizioni contrattuali senza alcuna decurtazione
salariale, così come ripetutamente dichiarato dall’arch. __________.

                                      

                                         Riguardo al valore delle
affermazioni del datore di lavoro in merito all’esistenza o meno di un salario
sociale, il TCA sottolinea che nella sentenza 9C_745/2012 del 30 aprile 2013 il
Tribunale federale, accogliendo il ricorso dell’amministrazione contro la STCA
32.2012.26 del 23 luglio 2012, ha considerato che, contrariamente a quanto
concluso da questa Corte, il salario versato all’assicurato corrispondesse al
suo effettivo rendimento e non contenesse quote di salario sociale, come del
resto inizialmente dichiarato dal suo datore di lavoro, il quale aveva poi in
un secondo tempo cambiato versione, “senza apparente ragione” secondo i giudici
federali. L’Alta Corte ha quindi concluso che “in considerazione di tale
situazione, deve valere il principio per cui i salari pagati sono da ritenere
equivalenti alle prestazioni lavorative fornite”.

                                         

                                         Del resto, nel caso di
specie, la disponibilità del datore di lavoro ad offrire all’interessato
un’attività adeguata, rispettosa delle sue limitazioni funzionali, è stata
riconosciuta dall’assicurato stesso, il quale, in occasione del colloquio del
1° ottobre 2014, ha indicato di avere potuto riprendere a lavorare, a partire
dal 17 marzo 2014, presso il __________ di __________, dove “avevo a
disposizione uno scavatore da 15 t, che movimentavo in uno spazio aperto e
pianeggiante, facilmente gestibile, utilizzato da me per caricare il __________
e gli automezzi. Se occorreva usare la pala gommata o se dovevo eseguire una
qualche manovra che richiedeva maggiore attenzione o particolarità ho sempre
potuto chiamare in mio aiuto, sostituendomi, un collega di lavoro, che eseguiva
per me l’operazione” (cfr. doc. 103). 

 

                                         In conclusione, dunque, è
a giusta ragione che l’assicuratore LAINF convenuto ha ritenuto che
l’assicurato non ha subìto alcun discapito economico.

                                         La decisione su
opposizione impugnata deve, perciò, essere confermata.

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti