# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6b403112-a5bd-5f0f-bf27-51d86452e88b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-09-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.09.2023 D-5141/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5141-2023_2023-09-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5141/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  s e t t e m b r e  2 0 2 3   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Aileen Truttmann;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia, 

patrocinato dalla dott. iur. Maryligia Zaccuri, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 12 settembre 2023 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera il  

(…) giugno 2023, 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del (…) giugno 

2023, da cui si evince che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo 

in Croazia il (…) giugno 2023, 

il verbale del colloquio Dublino del (…) luglio 2023, durante la quale al ri-

chiedente è stato concesso il diritto di essere sentito circa la competenza 

della Croazia relativa alla trattazione della sua domanda d’asilo (cfr. atto 

SEM n. [{…}] – 13/3), 

la richiesta di ripresa in carico del 18 luglio 2023 fondata sull’art. 18 par. 1 

lett. b del Regolamento Dublino (di seguito: RD III) presentata dalla SEM 

alle competenti autorità croate (cfr. atto SEM n. 14/5), 

l’accettazione da parte delle autorità croate del (…) agosto 2023 della ri-

chiesta di ripresa in carico sulla scorta dell’art. 20 par. 5 RD III, 

la decisione della SEM del (…) settembre 2023, notificata il  

(…) settembre 2023 (cfr. atto SEM n. 22/1), di non entrata nel merito giusta 

l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, con conseguente trasferimento dell’interessato 

verso la Croazia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito:  

il Tribunale) del (…) settembre 2023 (data d’entrata: […] settembre 2023), 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 della legge sull’asilo del 26 giu-

gno 1998 [LAsi, RS 142.31]) ed è ammissibile (art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 

1968 [PA, RS 172.021]), 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

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che il ricorso è manifestamente infondato e la decisione è motivata quindi 

soltanto sommariamente (art. 111 lett. e e 111a cpv. 2 LAsi); che giusta 

l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel corso del colloquio Dublino l’interessato ha confermato di essere 

entrato illegalmente in Croazia a bordo di un TIR e di essere stato costretto 

dalle autorità a registrare le proprie impronte; che in tale contesto sarebbe 

stato picchiato, insultato, spogliato e infine rilasciato in centro città; che in 

seguito avrebbe ricontattato il passatore e dopo complessive 16 o 17 ore 

ha ripreso il viaggio verso la Svizzera (cfr. atto SEM n. 13/3), 

che l’autorità inferiore ha escluso che in Croazia sussistano delle carenze 

sistemiche ai sensi dell’art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei 

diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, 

RS 0.101); che non vi è il rischio di violazione del divieto di respingimento; 

che non vi è motivo per l’applicazione degli art. 16 par. 1 e art. 17 RD III; 

che in riferimento alle affermazioni di trattamenti illegali in Croazia, l’auto-

rità di prima istanza ha osservato che gli abusi da parte delle forze di polizia 

croate sarebbero da ricondurre al comportamento scorretto di singoli agenti 

di polizia; che inoltre, ha evidenziato come l’interessato non ha dichiarato 

di aver adito le vie legali al fine di tutelare i propri diritti in tal senso; che 

infine, la SEM ha valutato che il richiedente non soffre di alcuna affezione 

medica, 

che in sede ricorsuale, l’insorgente contesta la decisione di non entrata nel 

merito della SEM; che in particolare, egli ritiene che l’autorità di prime cure 

abbia motivato in modo insufficiente la mancata applicazione della clausola 

di sovranità; che inoltre egli sostiene che la SEM abbia accertato in modo 

incompleto i fatti giuridicamente rilevanti; che dipoi, egli ritiene che non vi 

sarebbero garanzie di una trattazione conforme alle direttive della propria 

domanda d’asilo in Croazia; che in tale Paese sussisterebbero carenze si-

stemiche; che lo zio ed il cugino vivrebbero in Svizzera; che egli avrebbe 

subito violenze da parte della polizia croata e di conseguenza il trasferi-

mento in Croazia lo esporrebbe a trattamenti contrati all’art. 3 CEDU, 

che appare opportuno d’ingresso esaminare la censura formale relativa ad 

un accertamento inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti, in particolare 

che la SEM avrebbe omesso di accertare in modo concreto i rischi legati al 

suo trasferimento in Croazia, sia in rapporto alle violenze da lui subite da 

parte delle autorità croate, sia con riferimento alle condizioni d’accoglienza 

presenti in tale Paese; che, invero, tali argomentazioni proposte dall’insor-

gente nel suo ricorso, in quanto si riferiscono principalmente ad aspetti 

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materiali, sono in realtà tese a rimettere in causa l’apprezzamento di merito 

compiuto dall’autorità inferiore; che esse verranno pertanto trattate nel pro-

sieguo, 

che per quanto attiene invece alla censura relativa ad una carente motiva-

zione circa la mancata applicazione della clausola di sovranità, l’obbligo di 

motivare la decisione è corollario del diritto di esser sentito; che detta pre-

rogativa è finalizzata a permettere ai destinatari della decisione di com-

prenderla ed eventualmente impugnarla e all’autorità di ricorso deve es-

sere in grado, se adita di esercitare il proprio controllo (cfr. DTF 139 V 496 

consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 

20 maggio 2020 consid. 7.1); che in casu la decisione dell’autorità di prime 

cure appare invero sufficientemente motivata e contiene riferimenti concreti 

alla situazione personale del richiedente (cfr. decisione impugnata, punto 

II, pag. 8); che non si ravvede pertanto alcuna violazione del principio in-

quisitorio da parte della SEM; che pertanto le censure formali vanno inte-

gralmente respinte, 

che la SEM, nel contesto della procedura Dublino, non entra nel merito ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, dopo aver passato in rassegna 

gli art. 7–15 RD III, conclude che un altro Stato è competente per l’esecu-

zione della procedura d’asilo e allontanamento, 

che la Croazia ha riconosciuto la propria competenza per la trattazione 

della domanda d’asilo in questione sulla scorta dell’art. 20 par. 5 RD III (cfr. 

atto SEM n. 17/2), 

che il ricorrente sembrerebbe contestare la competenza croata vista la pre-

senza sul territorio elvetico dello zio e del cugino; che ammesso e non con-

cesso che si trattino di parenti dell’interessato, il legame di parentela ad-

dotto non rientra tra il novero di quelli definiti quali “familiari” dall’art. 2 lett. 

g RD III; che il ricorrente non ha neppure dimostrato alcun legame di di-

pendenza dagli asseriti parenti; che di conseguenza non risultano applica-

bili né l’art. 16 RD III, né l’art. 8 CEDU, 

che, di conseguenza, la competenza della Croazia è di principio data, 

che, giusta l'art. 3 par. 2 RD III, qualora si hanno fondati motivi di ritenere 

che sussistano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

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l'esame per verificare se un altro Stato possa essere designato come com-

petente, 

che il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della CEDU, 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-

mani o degradanti (RS 0.105), della Convenzione sullo statuto dei rifugiati 

(RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 

1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,  

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa è presunto da parte dello Stato in questione, 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

dal diritto internazionale, 

che lo scrivente Tribunale – confrontato con casi di procedura di ripresa in 

carico («take back») – ha già avuto modo di evidenziare come il sistema 

d’accoglienza croato, benché oggetto di diverse critiche da parte di svariati 

enti, non sia contraddistinto da carenze sistemiche né presenti comprovati 

rischi di respingimenti («push-backs»; cfr. la sentenza di riferimento del 

TAF E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.5), 

che le allegazioni ricorsuali, non sufficientemente concrete e circostanziate 

dall’interessato, come pure l’assenza di elementi in tal senso agli atti, non 

permettono di sovvertire la suesposta presunzione, 

che di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se motivi 

umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della stessa, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità ed il 

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Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1), 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-

dura, 

che la Croazia infatti, nel suo scritto del (…) agosto 2023, ha accettato di 

continuare l'esame della procedura in accordo con la summenzionata di-

rettiva («to continue to determine responsibility for the above mentioned 

person») (cfr. atto SEM 17/2), 

che il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento, 

che inoltre, agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,  

che altresì, per quanto concerne gli asseriti maltrattamenti subiti da parte 

delle autorità croate, si costata come il ricorrente avrebbe deciso di lasciare 

il Paese dopo sole 16 o 17 ore senza adire alle vie legali; che perciò, sarà 

compito dell’insorgente rivolgersi alle autorità di polizia croate onde tutelare 

la propria incolumità, 

che infine, per quanto concerne lo stato di salute del ricorrente si osserva 

che egli ha dichiarato in sede di colloquio Dublino di stare bene fisica-

mente,  

che dagli atti all’incarto non risulta alcuna informazione medica,  

che ad ogni modo in linea di principio il Paese in questione dispone di in-

frastrutture mediche adeguate ed in quanto Stato firmatario della direttiva 

accoglienza; che deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la neces-

saria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di 

pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi 

mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richie-

denti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, ap-

propriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata 

direttiva; cfr. nello stesso senso le sentenze del TAF D-4402/2023 consid 

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8.4.3 e D-3639/2023 consid. 8.3.2.3) che non vi sono dunque motivi per 

ritenere che il ricorrente non potrà beneficiare – ove necessario – di tratta-

menti e di accertamenti medici supplementari,  

che, pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale in Croazia 

sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o 

all'art. 3 Conv. Tortura,  

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva accoglienza),  

che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità), 

che la Croazia è pertanto tenuta a prendere in carico il ricorrente in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24 e 29 RD III, 

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente, 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta,  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali sono poste a carico 

del ricorrente, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: