# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9777be66-d25f-5436-bd31-931275642832
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-29
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 29.11.2006 SB 2006 31
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SB-2006-31_2006-11-29.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Tribunale cantonale dei Grigioni
Dretgira chantunala dal Grischun

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Rif.: Coira, 29 novembre 2006 Comunicata per iscritto il: 
SB 06 31 (non comunicata oralmente)

Sentenza
Commissione del Tribunale cantonale

Presidenza Presidente Brunner
Giudici Riesen-Bienz e Möhr 
Attuario Crameri

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Visto l’appello penale

della P r o c u r a  p u b b l i c a  d e i  G r i g i o n i , Sennhofstrasse 17, 7001 Coira, ap-
pellante,

contro

la sentenza del Tribunale distrettuale Moesa del 7 giugno 2006, comunicata il 20 
luglio 2006, in re contro X., appellato, rappresentato dall’avv. lic. iur. Mario Antonio 
Ghidoni, Casa Aurelia, 6535 Roveredo,

concernente lesioni semplici,

è risultato:

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A. X. è cresciuto a A. in seno alla famiglia di sette persone in condizioni 
normali. Ivi ha frequentato la scuola elementare. Al ginnasio a B. ha conseguito la 
maturità, è poi stato seminarista a A. ed ha studiato teologia a C.. Indi s’è occupato 
dell’insegnamento all’Abbazia di D. ed al Seminario di E. Infine s’è fatto sacerdote 
e gli è stata affidata la Parrocchia di F.. Dopo il suo pensionamento ha costituito la 
fondazione X. per la gioventù, che ha e gestisce un ostello per fanciulli. Tuttora egli 
s’occupa unicamente dell’affitto dell’ostello, mentre che l’assistenza dei fanciulli 
spetta ai rispettivi genitori, maestri o direttori sportivi. Inoltre funge da G.. Per l’anno 
2003 è stato imposto provvisoriamente per un reddito di fr. 38'200.--. Non ha 
sostanza imponibile.

Nel casellario giudiziale è iscritta una condanna a scapito di X.; con sentenza 
del 14 giugno 1995 la Commissione del Tribunale del Circolo Calanca gli ha inflitto 
una multa di fr. 1'000.-- per violazione dell’art. 23 cpv. 4 della Legge federale 
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS, RS 142.20). 

B. Dopo che con mandato penale del 27 giugno 2005 la Presidente del 
Circolo Calanca aveva ritenuto colpevole X. di lesioni semplici ai sensi dell’art. 123 
cifra 2 CP nei confronti del fanciullo H. e l’aveva condannato a sette giorni di 
detenzione, la cui esecuzione l’aveva condizionalmente sospesa per un periodo di 
prova di due anni e dopo che contro questa pronuncia era stata inoltrata tempestiva 
opposizione ed in seguito completata l’istruttoria nonchè proposta azione adesiva 
dal danneggiato, con decreto del 28 febbraio 2006 la Procura pubblica dei Grigioni 
ha messo l’opponente in stato d’accusa in conformità al mandato penale dinanzi al 
Tribunale distrettuale Moesa. L’atto d’accusa si fonda sulla seguente fattispecie:

“X. aveva organizzato per il periodo dal 21 al 29 febbraio 2004 una colonia 
per vacanze a F. per bambini dagli 8 ai 12 anni. H., il quale allora aveva dieci 
anni, si era annunciato per questa colonia e quindi sabato, 21 febbraio 2004, 
verso le ore 14.00, i suoi nonni lo accompagnavano da X. a F.. Era l’unico 
bambino presente. Assieme all’accusato passava il pomeriggio sciando. La 
sera cenavano assieme e poi facevano dei giochi. Verso le ore 20.00, o 
anche un po’ più tardi, dato che H. era un po’ raffreddato, iniziava a tossire. 
Quindi l’accusato gli offriva una tisana e lo accompagnava in bagno, 
spiegandogli che avrebbe curato la sua tosse. Su ordine dell’accusato H., 
sempre in bagno, si toglieva i vestiti e rimaneva nudo davanti all’accusato. 
L’accusato penetrava poi con la punta di un clistere nell’ano d’H., pompando 
per tre volte consecutive dell’acqua fredda nell’intestino del bambino. 
L’accusato non aveva usato alcun lubrificante e non aveva nemmeno 
sterilizzato il clistere; egli in precedenza non aveva neanche fatto bollire 
l’acqua che poi avrebbe usato per i rispettivi clisteri. In nessun modo i 
rappresentanti legali d’H. avevano dato il consenso a X. per effettuare questi 
clisteri. Inoltre il clistere in questione non era fatto appositamente per esser 
usato sul corpo di bambini e la punta era pure difettosa. Nel momento in cui 

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gli venivano effettuati i clisteri, H. stava diritto in piedi davanti all’accusato. 
Subito dopo si doveva sedere sul gabinetto, affinché l’acqua potesse di 
nuovo fuoriuscire. In seguito si doveva nuovamente mettere in piedi davanti 
all’accusato, il quale penetrava con il clistere una seconda volta e poi, dopo 
che H. si era di nuovo dovuto sedere sul gabinetto, anche una terza volta 
ancora nell’ano d’H., introducendo ancora dell’acqua. H. subiva questa 
procedura perché temeva che altrimenti l’accusato lo avrebbe schiaffeggiato.

Atti: 3.1, 3.3, 3.5, 3.6, 3.8 - 3.10, 3.19, 3.20, 4.1, 4.2, 4.5.

Stando al rapporto del medico legale dr. med. I., non esiste alcun motivo 
ragionevole per curare la tosse e il raffreddore con dei clisteri. A causa di 
questi clisteri H. ha subito dolori non irrilevanti e un trauma psichico per 
offesa del pudore.

Atto: 3.18.”

La Procura pubblica ha chiesto che l’accusato sia dichiarato colpevole di 
lesioni semplici giusta l’art. 123 cifra 2 CP, che sia condannato a 7 giorni di 
detenzione, che l’esecuzione della pena sia sospesa condizionalmente per un 
periodo di prova di 2 anni e che gli siano addossate le spese di procedura.

L’accusato ha proposto il suo proscioglimento per insussistenza di reato.

Il rappresentante di H. ha postulato che l’accusato sia condannato a versare 
alla vittima l’importo di fr. 5'000.-- quale risarcimento per torto morale e fr. 4'819.85 
per i danni materiali, il tutto oltre interesse al 5% a far tempo dal 21 febbraio 2004.

C. Con sentenza del 7 giugno 2006, comunicata il 20 luglio 2006, il 
Tribunale del Distretto Moesa ha giudicato:

“1. X. è prosciolto dall’accusa di lesioni semplici (art. 123 cifra 1 cpv. 1 in 
unione alla cifra 2 cpv. 2 CP).

2. L’attore adesivo H., (il petito civile) è rinviato al competente giudice 
ordinario civile ai sensi dell’art. 131 cpv. 6 LGP.

3. La tassa e le spese d’istruttoria di fr. 3'773.50 restano a carico della 
Procura pubblica dei Grigioni. La tassa di giudizio del Tribunale 
distrettuale Moesa di fr. 1'800.-- rimane a carico del Tribunale 
distrettuale Moesa.

4. (Comunicazione).”

D. Il 7 agosto 2006 la Procura pubblica s’è appellata contro questo 
giudizio alla Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni ed ha chiesto:

“1. Le cifre 1 e 3 della sentenza del 7 giugno 2006 siano annullate.

2. X. sia dichiarato colpevole di lesioni giusta l’art. 123 cifra 1 CP in unione 
all’art. 123 cifra 2 cpv. 2 CP.

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3. X. sia condannato a 7 giorni di detenzione. Gli sia concessa la 
sospensione condizionale della pena, fissando un periodo di prova di 2 
anni.

4. Costi a norma di legge.

L’appellato ha proposto la reiezione dell’appello. Il rappresentante della parte 
lesa e l’istanza precedente hanno rinunciato a prendere posizione.

La Commissione del Tribunale cantonale considera :

1. Ai sensi dell’art. 141 cpv. 1 LGP contro le sentenze dei tribunali 
distrettuali il procuratore pubblico può proporre appello alla Commissione del 
Tribunale cantonale dei Grigioni. L’appello dev’essere inoltrato entro 20 giorni dalla 
comunicazione scritta dell’impugnato giudizio; esso va motivato e devono essere 
indicati i vizi della sentenza di prima istanza e se il giudizio è impugnato totalmente 
o soltanto parzialmente (art. 142 cpv. 1 LGP). L’appello della Procura pubblica del 
7 agosto 2006 è tempestivo e motivato. Esso adempie quindi gli anzidetti 
presupposti, sicchè è ricevibile in ordine.

2. Nell’ambito della procedura d’appello la cognizione della 
Commissione del Tribunale cantonale è libera ed illimitata; anche con riguardo 
all’esercizio del potere discrezionale essa non è legata alla sentenza dell’istanza 
precedente (art. 146 cpv. 1 LGP). Tuttavia di massima l’esame dell’impugnato 
giudizio è limitato ai petiti d’appello (Padrutt, Kommentar zur Strafprozessordnung 
des Kantons Graubünden, 2. Aufl. Chur 1996, art. 146 cifra 1 seg. con riferimenti).

3. a) Il Tribunale distrettuale Moesa ha prosciolto X. dall’accusa di lesioni 
semplici ai sensi dell’art. 123 cifra 1 cpv. 1 in unione alla cifra 2 cpv. 2 CP. In 
sostanza ha considerato che i clisteri fatti ad H. non gli hanno cagionato né un danno 
all’integrità corporale, né un danno alla salute fisica. A suo dire un danno alla salute 
psichica poi non è provato. 

b) Coll’appello la Procura pubblica fa valere che la fattispecie dell’art. 123 
CP protegge non solo l’integrità corporale, ma anche la salute fisica e psichica. Essa 
è del parere che il trattamento ha causato al fanciullo forti dolori, quindi un danno 
alla salute fisica. Inoltre per offesa al pudore questi ha subito un trauma psichico. 

c) Ai sensi dell’art. 123 cifra 1 cpv. 1 CP è punibile, a querela di parte, 
sia chi cagiona un danno al corpo, sia chi lo cagiona alla salute di una persona. Il 

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colpevole è perseguito d’ufficio, se egli ha agito contro una persona incapace di 
difendersi o contro una persona, segnatamente un ragazzo, di cui aveva la custodia 
o doveva aver cura (art. 123 cifra 2 cpv. 2 CP). Dal testo legale risulta in modo 
inequivocabile che sono protette tanto l’integrità corporale quanto la salute. 
L’incolumità corporale è danneggiata, se sono provocate lesioni esterne o interne, 
che richiedono al minimo un certo trattamento e periodo di guarigione, p. es. rotture 
di ossa, anche se non sono complicate e guariscono relativamente in fretta senza 
problemi, ma anche commozioni cerebrali, contusioni con ematomi e escoriazioni, 
se sono più di semplici graffiature. Sono invece le contusioni e le graffiature 
manifestamente innocue, così da guarire in breve tempo, esse non sono reputate 
lesioni semplici, bensì vie di fatto (Andreas Roth, Basler Kommentar, StGB II, 2003, 
art. 123 n. 4). Del pari dicasi del danno alla salute. La nozione di salute comprende 
non unicamente la salute fisica, ma anche quella psichica. Effetti di qualsiasi 
genere, se provocano soltanto innocui, passeggeri e brevi disturbi del benessere 
sono ritenuti solo vie di fatto. Corrisponde per contro il disturbo, anche se 
passeggero, ad uno stato patologico, va ammesso un danno alla salute e quindi 
una lesione semplice. Ciò vale segnatamente se sono causati forti dolori, se la 
vittima subisce uno shock o se è ubriacata o narcotizzata, senza conseguenze 
permanenti o di lunga durata. La vera difficoltà è quindi la questione di sapere che 
grado deve raggiungere il danno alla salute per esser reputato lesione semplice 
conformemente all’art. 123 cifra 1 CP. Di rilevante importanza è l’entità del dolore 
inflitto alla vittima. Dato però che questo criterio è indefinito, al giudice è lasciato un 
ampio potere discrezionale (Andreas Roth, op. cit., art. 123 n. 5; 
Stratenwerth/Jenny, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I, 6. Aufl., Bern 
2003, § 3 n. 6 - 8); Rehberg/Schmid/Donatsch, Strafrecht III, 8. Aufl., Zürich 2003, 
pag. 33 seg.).

d) Dal profilo dell’integrità corporale non è controverso che H. non ha 
subito dei danni con l’applicazione dei clisteri. Lesioni interne o esterne non sono 
state costatate nè dal fanciullo, né da sua madre, né dal dott. J., specialista FMH in 
malattie dell’infanzia e dell’adolescenza, K., a cui il ragazzo l’11 marzo 2004, quindi 
18 giorni dopo il trattamento, ha raccontato l’accaduto (atti 4.5, 4.1 e 3.8). Di conse-
guenza possono essere ritenute sostenibili le conclusioni dei giudici precedenti, ba-
sate sulle testimonianze del fanciullo e della mamma nonché sullo scritto del dott. 
J. del 24 dicembre 2004, nel senso che essi hanno negato delle lesioni corporali. 
Del pari dicasi anche quanto ai non irrilevanti dolori all’intestino, che l’appellante, 
fondandosi sulla perizia del 21 ottobre 2005 del dott. med. I., sostituto-primario 
dell’Ospedale cantonale, E. (atto 3.18), pretende siano stati provocati dai clisteri. 

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Infatti va rilevato che la perizia è stata allestita circa un anno ed otto mesi dopo 
l’evento, senza una visita del ragazzo e che essa sta in contrasto colle testimo-
nianze di quest’ultimo e con quanto riferito dal dott. J.. H. ha testimoniato che quella 
sera aveva la tosse e che dopo aver cenato gli era venuto il mal di pancia. Il prete 
gli aveva chiesto se voleva un tè, ma non si ricordava di averlo preso. Poi aveva 
dovuto andare con lui in bagno ed abbassare i pantaloni a mezza gamba. Il parroco 
gli aveva messo una pompetta nel sedere e fatto salire l’acqua nella pancia. Sentiva 
tutto freddo nel ventre. L’acqua messa nel clistere era fredda. A lui quest’acqua 
dava fastidio, non era un bella sensazione. Dopo aver svuotato la pancia nel gabi-
netto, il sacerdote aveva ripetuto il trattamento tre o quattro volte. Infine gli aveva 
detto che tutto sarebbe passato, ma ciò malgrado la tosse e il mal di pancia persi-
stevano (atto 4.5, pagg. 3 e 4). A dolori al ventre lamentati dal fanciullo il dott. J. non 
accenna affatto nel suo scritto del 24 dicembre 2004. Ne viene che i non irrilevanti 
dolori all’intestino, pretesi dal perito, non sono stati la conseguenza dell’incriminata 
cura. Può quindi essere ammesso, come hanno concluso i primi giudici, che l’acqua 
fredda nell’intestino ha causato al ragazzo dei disturbi, ma non dei forti dolori, che 
avrebbero dovuto essere provocati per esser reputati di natura patologica e quindi 
un danno alla salute fisica.

e) Dal profilo psichico l’indagine si rivela per contro più complessa. H. ha 
testimoniato che in colonia non c’era nessun altro bambino e che il prete gli aveva 
assicurato che altri fanciulli sarebbero arrivati verso sera, ciò che non era stato il 
caso. Lui aveva sì acconsentito ad un trattamento, che gli avrebbe fatto bene, ma 
non sapeva esattamente in che consisteva la cura ed il parroco non glielo aveva 
detto. Aveva anche molta paura perché in quella casa era solo con il sacerdote e 
temeva che gli avrebbe potuto dare una sberla. Dopo il trattamento era andato in 
camera sua; era spaventato perché non sapeva cosa gli aveva fatto il prete. Passati 
circa dieci minuti aveva telefonato a sua madre. Piangendo le aveva spiegato cosa 
era successo (atto 4.5, pagg. 3 - 5). La madre del ragazzo ha testimoniato che quella 
sera suo figlio le aveva telefonato quattro volte; la prima volta verso le ore 17.00 
perché in colonia non c’erano altri bambini, la seconda volta un’ora o forse un’ora e 
mezza più tardi perché si sentiva solo, la terza volta verso le ore 19.00 per chiederle 
come si faceva il sugo e la quarta volta dopo le ore 22.00. Questa volta egli parlava 
a bassa voce perché aveva paura di farsi sentire dal parroco. Inoltre piangeva, era 
molto spaventato e le aveva detto di venire a prenderlo domenica mattina. Sempre 
secondo la testimonianza della mamma, il fanciullo era stato colpito dall’evento, poi-
ché fino a fine giugno non voleva più andare in colonia (atto 4.1, pagg. 2 - 4). Infine 
dalla perizia del dott. I. si evince che il ragazzo per offesa al pudore - ha dovuto 

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spogliarsi e sopportare le manipolazioni all’ano - ha subito un trauma psichico (atto 
3.18).

Ora, alle testimonianze del fanciullo e della madre nonchè al parere del dott. 
I. dev’essere contrapposto che unicamente un accertamento da parte di un medico 
specialista, eseguito immediatamente dopo l’accaduto, avrebbe potuto stabilire se 
il preteso danno alla salute psichica avesse raggiunto connotazioni tali da poter es-
sere reputato uno shock. La chiarificazione di una turba psichica richiede appunto 
particolari cognizioni, che i giudici non possono arrogarsi. I giudici di primo grado 
hanno concluso che dalle indagini non è risultato che il ragazzo ha riportato delle 
conseguenze tali da pregiudicare la sua salute psichica. Da questa conclusione la 
Commissione del Tribunale cantonale non ha motivo di scostarsi. Infatti un accerta-
mento specialistico non è stato fatto. A questo proposito non si può fare a meno di 
rilevare che il dott. J. stesso, a cui senza indugio è stato raccontato l’evento, non ha 
ritenuto necessario di ordinare una perizia psichiatrica, ma unicamente di annun-
ciare il sospetto di abuso perpetrato dal prete. Il dott. I. ha sì osservato che il fan-
ciullo era stato traumatizzato, ma il suo avviso non è convincente, poiché è stato 
espresso circa un anno e otto mesi dopo l’accaduto, senza una visita del ragazzo. 
Oltracciò esso non si fonda nemmeno sulle testimonianze del fanciullo, essendo 
esse state fatte l’8 febbraio 2006, mentre che la perizia è stata allestita il 21 ottobre 
2005. Ne viene che, come a ragione hanno ritenuto i giudici precedenti, un danno 
di grado patologico alla salute psichica del ragazzo non è sufficientemente docu-
mentato. 

4. a) L’appellante pretende inoltre che anche in caso di conferma dell’impu-
gnata sentenza le spese processuali devono essere addebitate interamente all’ap-
pellato. A motivo adduce che questi col suo comportamento ha adempito la fattispe-
cie di vie di fatto (art. 126 CP) e violato il principio degli artt. 28 CC e 41 CO.

b) Ai sensi dell’art. 157 LGP in caso d’assoluzione o d’abbandono del 
procedimento, il tribunale può accollare in tutto o in parte le spese di procedura 
all’accusato, se egli col suo contegno ha reso necessaria l’esecuzione dell’istrut-
toria e del procedimento giudiziario.

Giusta l’art. 32 cpv. 1 Cost. e 6 cifra 2 CEDU ognuno è presunto innocente 
fintanto che non sia condannato con sentenza passata in giudicato. Secondo la giu-
risprudenza è inconciliabile colla costituzione e convenzione motivare il giudizio, 
con cui all’accusato in caso di proscioglimento o d’abbandono del procedimento 

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sono addebitate le spese, rimproverandogli direttamente o indirettamente d’essersi 
reso passibile di pena, rispettivamente d’essere colpevole penalmente. Per contro 
è conciliabile colla costituzione e convenzione accollare i costi all’accusato non con-
dannato, se egli, responsabile secondo i principi del diritto civile - vale a dire nel 
senso di un’analoga applicazione dei principi derivanti dall’art 41 CO - ha chiara-
mente violato una norma di comportamento di tutto l’ordinamento giuridico svizzero 
e quindi causato il procedimento penale o ostacolato la sua esecuzione (DTF 119 
Ia 332 cons. 1b, 116 Ia 162 cons. 2e). Ai sensi dell’art. 41 cpv. 1 CO “chiunque è 
tenuto a riparare il danno illecitamente cagionato ad altri sia con intenzione, sia per 
negligenza od imprudenza”. Secondo il diritto civile v’è quindi responsabilità, se a 
qualcuno è cagionato un danno con un comportamento illegale e - tranne in casi di 
responsabilità causale - colpevole. Illecito giusta l’art. 41 cpv. 1 CO è un comporta-
mento, se viola norme che direttamente o indirettamente vietano di provocare dei 
danni, rispettivamente prescrivono al soggetto di diritto un comportamento evitante 
dei danni (Altherr/Brehm/Bühlmann, Schweizerisches Obligationenrecht, 2. Aufl., 
Bern 1994, art. 41 cifra 18). L’obbligo di assumere i costi da parte dell’accusato per 
aver causato il procedimento o ostacolato la sua esecuzione è quindi una respon-
sabilità approssimata a principi del diritto civile per un comportamento illecito e col-
pevole.

c) Come è stato esposto un danno all’integrità corporale ed alla salute 
fisica del ragazzo non è stato causato e che gli sia stato provocato uno shock non 
è documentato. La censura dell’appellante, secondo cui l’appellato avrebbe adem-
pito la fattispecie di vie di fatto ai sensi dell’art. 126 CP è insostenibile. In primo 
luogo di vie di fatto questi non è stato accusato, sicchè non è stato chiarito se i 
fastidi lamentati dal fanciullo avrebbero dovuto essere reputati vie di fatto. In se-
condo luogo per inconciliabilità cogli artt. 32 cpv. 1 Cost. e 6 cifra 2 CEDU il preteso 
addossamento delle spese all’appellato non s’intenderebbe col rimprovero d’aver 
commesso delle vie di fatto, quindi d’esser penalmente colpevole. Quanto poi alla 
pretesa di accollargli le spese per violazione degli artt. 28 CC e 41 CO va rilevato 
che egli non ha contravvenuto al divieto generale di arrecare dei danni, quindi al 
principio generale giuridico “neminem laedere”. Questo principio è appunto concre-
tizzato nelle menzionate disposizioni. Ai sensi dell’art. 41 CO il danno illecitamente 
cagionato ad altri dev’essere riparato. Giusta l’art. 28 cpv. 1 CC chi è illecitamente 
leso nella sua personalità può, a sua tutela, chiedere l’intervento del giudice contro 
chiunque partecipi all’offesa. Lesivo della personalità è segnatamente ogni inva-
denza, importunità o molestia corporale, come p. es. una sberla. Pertanto nell’eve-
nienza concreta un danno o una lesione della personalità non sono stati provocati, 

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rispettivamente non sono documentati, sicchè i costi del procedimento (istruttorio e 
giudiziario) non possono essere addebitati all’appellato.

5. In simili circostanze l’appello si rivela infondato sotto i due aspetti e va 
quindi respinto. Le spese della procedura di seconda istanza seguono la soccom-
benza (art. 160 cpv. 1 LGP). All’appellato è rifusa un’indennità a titolo di ripetibili di 
fr. 1'000.-- (art. 160 cpv. 4 LPG). Con questo importo il suo dispendio processuale 
è compensato, sicchè può esser rinunciato a metterlo al beneficio della difesa d’uf-
ficio. 

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La Commissione del Tribunale cantonale giudica:

1. L’appello è respinto.

2. I costi della procedura d’appello vanno a carico del Cantone dei Grigioni, che 
rifonde all’appellato un’indennità a titolo di ripetibili di fr. 1'000.--.

3. Avverso questa sentenza, se vien fatta valere la violazione del diritto fede-
rale, può esser interposto ricorso per cassazione alla Corte di cassazione del 
Tribunale federale. Questo è da inoltrare al Tribunale federale entro 30 giorni 
della ricezione della sentenza completa nel modo prescritto dall'art. 273 della 
Legge federale sulla procedura penale (PP). Per la legittimazione al ricorso 
e gli ulteriori presupposti del ricorso per cassazione fanno stato gli art. 268 
segg. PP.

4. Comunicazione a:

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Per la Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Presidente L'Attuario