# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d251dd2a-9ca5-5388-a12a-30d6c61d0b6b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-07-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.07.2014 11.2010.57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-57_2014-07-11.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.57

  	
  Lugano,

  11 luglio 2014/lw

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OA.2008.427 (modifica di sentenza di divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con petizione del 30 giugno 2008 dall'

 

	
   

  	
  ing. AP 1 († 2013), già in 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (già
  patrocinata dall'avv. M),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 25 maggio 2010 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore
l'11 maggio 2010;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  Con sentenza dell'11 maggio
2010 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha ridotto da fr. 2200.– mensili indicizzati a fr. 1131.– mensili retroattivamente dal 1°
luglio 2008 il contributo alimentare che (1943) doveva alla moglie AO 1 (1942)
in conformità a una sentenza di divorzio 

                                  emanata il 24 gennaio 1992
dal Pretore medesimo. AP 1 ha impugnato tale sentenza davanti a questa Camera con
appello del 25 maggio 2010, chiedendo di sopprimere totalmente il contributo alimentare
dal 1° luglio 2008. Nelle sue osservazioni del 1° luglio 2010 l'avv. M__________ ha proposto, in rappresentanza di AO 1, la reiezione dell'appello, postulando
il beneficio dell'assistenza giudiziaria e la propria designazione in veste di
patrocinatrice d'ufficio.

 

                            B.  AP 1 è deceduto in pendenza
di appello, il 17 maggio 2013, lasciando quali eredi legittimari i figli R__________
(1969) e F__________ (1970). Una procedura per il beneficio d'inventario è
tuttora in corso. Il 28 giugno 2014 AO 1 ha scritto a questa Camera, comunicando di rinunciare senza riserve
al contributo alimentare di fr. 2200.– mensili dal 1° luglio 2008 previsto
nella sentenza di divorzio e di essere d'accordo con l'accoglimento
dell'appello. L'avv. M__________ è stata invitata il 2 luglio 2014 dal
presidente della Camera a precisare quando la convenuta l'avrebbe incaricata di
patrocinarla in seconda sede. La legale ha avuto modo di espri­mersi al riguardo
l'8 luglio 2014.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Nella lettera del 28 giugno 2014 a questa Camera la convenuta dichiara di rinunciare senza riserve al noto contributo alimentare
di fr. 2200.– mensili dal 1° luglio 2008 e di essere d'accordo con
l'accoglimento dell'appello. Ciò configura acquiescenza, pone fine alla lite e
ha forza di cosa giudicata (art. 352 cpv. 1 CPC ticinese, tuttora applicabile
in virtù dell'art. 405 cpv. 1 CPC). In casi del genere il giudice dà atto alle
parti dell'intervenuta acquiescenza e
stralcia la causa dal ruolo (art. 352 cpv. 2 CPC ticinese).

 

                             2.  Rimane da statuire, nelle
circostanze descritte, sulle spese processuali e le ripetibili. Ora, chi
acquiesce in un processo civile, ovvero chi aderisce unilateralmente alla
richiesta della controparte o riconosce esplicitamente tale richiesta, va
considerato – di regola – soccombente (Rep. 1985 pag. 146 in alto). Deve rifondere quindi all'avversario “le tasse, le spese giudiziarie e le ripetibili”
(art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). In concreto non v'è motivo di scostarsi da tale
principio per quanto riguarda il processo di primo grado, nell'ambito del quale
la convenuta ha resistito alla soppressione del contributo alimentare sino alla
fine, proponendo ancora nelle sue conclusioni scritte del 21 aprile 2010 il
rigetto della petizione. La tassa di giustizia di fr. 1000.– e le spese vanno
quindi poste a carico di lei, con obbligo di rifondere all'attore eque ripetibili.
Tenuto conto che la causa non era particolarmente complessa, ma che il legale
dell'attore ha pur sempre dovuto dedicare alla pratica un certo impegno e un
relativo dispendio di tempo, e senza trascurare che si trattava nella fattispecie
di una controversia del diritto di famiglia, un'inden­nità di fr. 7000.– appare
a tal fine ragionevole.

                             3.  Per quanto riguarda il
processo di appello, continua a valere il principio testé enunciato, nel senso
che, risultando la convenuta acquiescente, la tassa di giustizia, le spese e le
ripetibili vanno a lei addebitate. L'interessata sostiene, nella sua lettera
del 28 giu­gno 2014 a questa Camera, di non avere mai ricevuto la sentenza del
Pretore e che, avesse avuto subito conoscenza di tale decisione, avrebbe
rinunciato senza indugio al contributo alimentare, evitando all'ex marito di presentare
ricorso. Così argomentando, essa dimentica tuttavia che davanti al Pretore i
suoi interessi erano difesi dall'avv. M__________, cui il Pretore ha regolarmente
notificato la sentenza dell'11 maggio 2010. AO 1 obietta di avere revocato il
mandato alla legale, ma non pretende di
essere intervenuta prima che statuisse il Pretore (sottolinea anzi, che,
avesse avuto subito conoscenza della decisione, avrebbe rinunciato senza
indugio al contributo alimentare).

 

                                  Si aggiunga che, interpellata al
proposito, l'avv. M__________ ha documentato di avere inviato il 12 maggio 2010 a AO 1 copia della sentenza per raccomandata, salvo vedersi ritornare il plico dopo il periodo
di giacenza all'ufficio postale siccome non ritirato. Ripetuto l'invio per
posta A il 14 giugno successivo, essa ha ricevuto una volta ancora il plico di
ritorno perché respinto dalla destinataria (“retour”). In simili circostanze
la convenuta non può seriamente dolersi di non avere ricevuto la sentenza del
Pretore allorché essa medesima rifiutava di ricevere quanto le perveniva dalla
sua rappresentante. Nulla giustifica così di scostarsi dal principio per cui gli
oneri processuali e le ripetibili di appello sono a carico dell'acquiescente,
fermo restando che la tassa di giustizia va adeguatamente ridotta, la procedura
di appello terminando senza decisione di merito (art. 21 LTG).

 

                             4.  Nelle osservazioni
all'appello l'avv. M__________ chiedeva di am­mettere la convenuta al beneficio
dell'assistenza giudiziaria e di essere designata patrocinatrice d'ufficio
(art. 2 cpv. 1 e 3 cpv. 1 vLag). Chiamata a precisare quando la convenuta le
avrebbe affidato l'incarico di rappresentarla in appello, essa non è stata in
grado tuttavia di sostanziare alcunché. Al contrario: nella lettera
accompagnatoria del 12 maggio 2010 con cui trasmetteva copia della sentenza
alla convenuta, essa medesima ammetteva di ritenere il mandato concluso ove non
avesse ricevuto indicazioni dalla destinataria. E AO 1 non ha neppure ritirato
la lettera. Poco importa che con la sentenza il Pretore abbia designato la legale
patrocinatrice d'ufficio, tale designazione valendo solo per il primo grado di giurisdizione
(art. 15 cpv. 1 in fine vLag), tant'è che la stessa legale chiedeva a questa
Camera di essere designata patrocinatrice d'ufficio anche in appello. Ne segue
che, non essendo stata incaricata di procedere, la legale non era legittimata a
postulare il beneficio dell'assistenza giudiziaria né – tanto meno – a
sollecitare la propria nomina quale patrocinatrice d'ufficio. Onde
l'inammissibilità della domanda.

 

                                  Giovi precisare, ad ogni buon
conto, che la richiesta di assisten­za giudiziaria (e la correlata istanza di
gratuito patrocinio) non avrebbe alcuna possibilità di buon esito nemmeno se
l'avv. M__________ fosse stata munita di regolare procura. Secondo
giurisprudenza, se chi chiede l'assistenza giudiziaria perde la qualità di
parte prima che l'autorità accolga la richiesta, viene meno ogni interesse legittimo
al conferimento del beneficio (RtiD II-2010 pag. 608 consid. 4 con richiami).
Nella fattispecie la convenuta ha perduto la qualità di parte allorché ha
dichiarato di aderire alla petizione di AP 1, l'acquiescenza ponendo fine al processo
(sopra, consid. 1). E poiché a quel momento essa non fruiva dell'assistenza
giudiziaria, sarebbe – comunque sia – venuto meno l'interesse di lei a ottenere
una decisione sul beneficio. Ne segue che in nessun caso la richiesta in
questione potrebbe essere accolta.

 

Per questi motivi,

 

decreta:                1.  Si prende atto che AO 1 rinuncia senza riserve dal 1° lu­glio
2008 al contributo alimentare di fr. 2200.– mensili indicizzati previsto nella
sentenza di divorzio emanata il 24 gennaio 1992 dal Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 6.

 

                             2.  Gli oneri processuali di primo
grado, consistenti nella tassa di giustizia di fr. 1000.– e nelle spese, da
anticipare dalla parte attrice, sono posti a carico di AO 1, che rifonderà alla
parte attrice fr. 7000.– per ripetibili.

 

                             3.  L'appello è stralciato dai ruoli
per intervenuta acquiescenza.

 

                             4.  Gli oneri processuali di appello,
consistenti nella tassa di giustizia di fr. 250.– e nelle spese di fr. 50.–, da
anticipare dalla parte appellante, sono posti a carico di AO 1, che rifonderà
alla controparte fr. 2500.– per ripetibili.

 

                             5.  La richiesta di assistenza
giudiziaria in appello è irricevibile.

 

                             6.  Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv.;

  –.

  

                                  Comunicazione:

                                  – avv.;

                                  – avv. (per);

                                  –;

                                  – Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).