# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b332e0d4-483e-531f-829c-6a7ee99c443f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-12-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.12.2014 52.2014.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2014-15_2014-12-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2014.15

   

  	
  Lugano

  9 dicembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Flavia Verzasconi e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso 10 gennaio 2014 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 4 dicembre 2013 (n. 6407) del Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa
  presentata dall'insorgente avverso la decisione 7 ottobre 2013 del Dipartimento
  delle istituzioni, Sezione della popolazione, in materia di rilascio di un
  permesso di dimora UE/AELS;

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

                            A.  a. Entrato in Svizzera il 1° agosto
1994 unitamente alla madre __________ (1961), il cittadino italiano RI 1 (1986)
è stato posto al beneficio di un permesso di dimora il 4 luglio 1995. Il 3 febbraio
2000, egli ha ottenuto un'autorizzazione di domicilio, in seguito trasformata
in un permesso di domicilio UE/AELS.

Nel settembre 2004 il ricorrente è andato a vivere in un indirizzo
diverso da quello della madre; un mese più tardi ha iniziato a richiedere l'aiuto
sociale.

 

b. Durante il suo soggiorno in Svizzera, RI 1 ha interessato
più volte le nostre autorità amministrative e giudiziarie penali, nei seguenti
termini:

26.09.07         sequestro della
licenza di condurre da parte della polizia;

05.10.07         NLP __________ per contravvenzione, il
26.09.07, alla legge federale sugli stupefacenti
e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951 (LStup; RS 812.121): non si è
fatto luogo a procedimento penale in quanto si trattava di un caso di poca
entità, ma ammonimento formale;

08.09.08         DA __________ per
infrazione alle norme della circolazione (26.09.07), guida senza licenza di
condurre o nonostante revoca (08.11.07): condanna alla pena pecuniaria di 15
aliquote giornaliere da fr. 40.- cadauna, sospesa condizionalmente con un periodo
di prova di 3 anni, e alla multa di fr. 200.-;

15.03.10         DA
__________ per vie di fatto (01.02.10): condanna alla multa di fr. 400.-;

19.08.10                        DA __________
per contravvenzione alla LStup (gennaio 2008-16.06.10): condanna alla multa di
fr. 200.-;

11.10.10         DA __________ per lesioni semplici
(04.08.10): condanna alla pena pecuniaria di 7 aliquote giornaliere da fr. 30.-
cadauna, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, nonché
alla multa di fr. 150.-, non revoca della sospensione

condizionale
della pena pecuniaria di cui al DA 08.09.08 ma ammonimento forma-

le;

26.11.10         ammonito dal Dipartimento sulle
conseguenze in caso di recidiva o di comportamento scorretto;

18.06.12         DA __________ per grave infrazione
alle norme della circolazione (27.04.12): condanna alla pena pecuniaria di 45
aliquote giornaliere da fr. 50.- cadauna, sospesa condizionalmente con un
periodo di prova di 4 anni, nonché alla multa di 

fr. 1'200.- e revoca del beneficio della sospensione
condizionale della pena con-

cesso alla pena pecuniaria di cui al DA 11.10.10;

10.01-             incarcerazione
per 29 giorni (per multe non pagate: decreti dipartimentali 22 e

27.02.13         29.01.10; 12 e
19.03.10; 02, 16 e 23.04.10; 20.08.10; 24.09.10; 01.10.10) e 19

giorni (sentenza penale 18.06.12).

 

c. Il 23 novembre 2011, l'insorgente ha notificato la propria partenza alla volta del Regno Unito a decorrere dalla
fine di quel mese, cosicché il suo permesso di domicilio UE/AELS è decaduto.

 

                            B.  a. Il 25 giugno 2012 RI 1, il quale
continuava a percepire le prestazioni assistenziali in Svizzera, ha chiesto il
rilascio di un permesso di dimora UE/AELS alla ricerca di un posto di lavoro.

 

b. Il 9 agosto 2013 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni gli ha comunicato
di voler valutare la sua posizione e, dopo
avergli dato la possibilità di
esprimersi al riguardo, con decisione 7 ottobre 2013 gli ha negato il
rilascio di un permesso di dimora UE/AELS, ordinandogli di lasciare il territorio
svizzero entro il 7 novembre successivo. L'autorità ha tenuto conto che l'interessato non lavorava e non disponeva dei
necessari i mezzi finanziari per poter mantenersi nel nostro Paese. Il
provvedimento è stato reso sulla base degli
art. 6 dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera
e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione
delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), 2 e 24 del relativo Allegato I, 16 e 23 dell'ordinanza
sull'introduzione della libera circolazione delle persone del 22 maggio
2002 (OLCP; RS 142.203).

 

 

                            C.  Con
giudizio 4 dicembre 2013 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta
risoluzione dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta
da RI 1, ribadendo in sostanza i motivi addotti dalla Sezione della popolazione
e rimproverandogli di avere violato l'ordine pubblico elvetico durante il suo
precedente soggiorno nel nostro Paese. Ha inoltre considerato la decisione
impugnata conforme al principio della proporzionalità.

 

 

                            D.  Contro la predetta pronunzia
governativa, il soccombente si aggrava ora davanti
al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando
il rilascio di un permesso di dimora UE/AELS, se del caso con la condizione di
procacciarsi un lavoro e di rendersi economicamente indipendente, rinunciando
alle prestazioni assistenziali.

Il ricorrente sostiene di aver sempre cercato un lavoro, ma
invano. Ritiene che la decisione impugnata sia in ogni caso contraria al principio della proporzionalità, in
quanto ha già vissuto a lungo in Svizzera e non ha più contatti con i parenti
in Italia.

 

                            E.  All'accoglimento dell'impugnativa
si oppongono sia il Consiglio di Stato che
il Dipartimento, senza formulare particolari osservazioni al riguardo.

 

 

                             F.  Con decreto d'accusa 22 aprile
2014 (DA __________), il Procuratore pubblico ha condannato RI 1 alla multa di
fr. 200.-, per contravvenzione (per negligenza) alla legge federale sulle armi
per avere, il 30 ottobre 2013 a Chiasso, detenuto in tasca dei pantaloni un
coltello a scatto senza la necessaria autorizzazione d'importazione e del
permesso di porto d'armi sul territorio elvetico.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

                             1.  La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della presente vertenza è data
dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla legislazione
federale in materia di persone straniere
dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo
giusta l'art. 46 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative
del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966,
181) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art.
43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla
base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).

 

 

                             2.  2.1. L'ALC si rivolge ai cittadini
elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità europea e
disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività
economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1
ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni
di diritto interno.

In concreto, in quanto cittadino italiano e titolare di un
documento di legittimazione valido, il ricorrente può prevalersi di primo
acchito del menzionato accordo bilaterale per esercitare un'attività lucrativa,
ricercare un lavoro o, a determinate condizioni, per risiedere senza attività
lucrativa (cfr. art. 2 paragrafo 1 e 2 Allegato I ALC; STF 131 II 339, consid.
2).

2.2. L'art. 33 della legge
federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20) dispone
che per soggiorni di oltre un anno
è rilasciato un permesso di dimora (cpv. 1). Esso è rilasciato per un
determinato scopo di soggiorno e può essere vincolato a ulteriori condizioni
(cpv. 2). È di durata limitata e può essere prorogato se non vi sono motivi di
revoca secondo l'articolo 62 (cpv. 3).

L'art. 62 LStr dispone che l'autorità
competente può revocare i permessi, eccetto quelli di domicilio, e le altre
decisioni giusta la medesima legge se lo straniero ha violato in modo rilevante o ripetutamente o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in
Svizzera o all'estero o costituisce una minaccia per la sicurezza interna o
esterna della Svizzera (lett. c) oppure se egli o una persona a suo
carico dipende dall'aiuto sociale (lett. e).

La testé menzionata legge federale si applica però ai cittadini
comunitari soltanto se il menzionato accordo
bilaterale non contiene disposizioni derogatorie o se non prevede disposizioni
più favorevoli (cfr. art. 12 ALC; 2 cpv. 2 LStr).

Dato che l'accordo in parola non può legittimare misure più incisive di quelle previste dal diritto svizzero
(cfr. art. 2 ALC nonché art. 2 cpv. 2
LStr), occorre, di principio,
verificare se la decisione di revoca si giustifichi tanto dal profilo del
diritto interno che nell'ottica del trattato bilaterale. Ritenuto però che
la normativa interna non prevede
disposizioni più favorevoli di quelle previste dall'ALC, il caso in rassegna
va pertanto esaminato sotto il profilo dell'accordo settoriale in parola.

 

 

                             3.  3.1. Giusta l'art. 6 cpv. 1 Allegato I ALC, il lavoratore dipendente
cittadino di una parte contraente che occupa un impiego di durata uguale o
superiore a un anno al servizio di un datore di lavoro dello Stato ospitante
riceve una carta di soggiorno della durata di almeno 5 anni a decorrere dalla data
del rilascio, automaticamente rinnovabile
per almeno 5 anni. In occasione del primo rinnovo, la validità della
carta di soggiorno può essere limitata, per un periodo non inferiore ad un
anno, qualora il possessore si trovi in una situazione di disoccupazione
involontaria da oltre 12 mesi consecutivi. Ora,
 la Corte di giustizia delle Comunità europee
(CGCE) ha precisato che dev'essere considerato quale
"lavoratore" il soggetto che esegue
per un certo tempo, a favore di un'altra persona e sotto la direzione di questa, prestazioni in contropartita
delle quali percepisce una rimunerazione. La Corte ha aggiunto che, una volta cessato il rapporto di lavoro, l'interessato perde, in linea
di principio, la qualità di lavoratore, fermo tuttavia restando che, da un
lato, questa qualifica può produrre degli effetti dopo la cessazione del
rapporto di lavoro e che, dall'altro, una persona all'effettiva ricerca di un impiego
deve pure essere qualificata come un lavoratore (sentenze CGCE del 12 maggio
1998 nella causa Martinez Sala/Freistaat
Bayern, C-85/96 Racc. 1998 I-2691, punto
32; 3 luglio 1986 Lawrie-Blum/Land Baden-Württemberg, 66/85, Racc. 1986
2121, punto 17). La CGCE ha considerato a più riprese che l'effetto utile dell'art.
39 del Trattato CE (ex art. 48) esige che venga concesso all'interessato un termine
ragionevole in grado di consentirgli di prendere conoscenza, sul territorio dello
Stato in cui si trova, delle offerte di lavoro corrispondenti alle sue
qualifiche professionali e di adottare, se del caso, le misure necessarie al
fine di essere assunto (sentenza CGCE del 26 febbraio 1991 Antonissen,
C-292/89, Racc. 1991 I-745, punto 16; sentenza CGCE del 23 gennaio 1997 Tetik/Land
Berlin, C-171/95, Racc. 1997 I-329, punto 27; sentenza CGCE del 20 febbraio
1997 Commissione delle Comunità europee/ Regno del Belgio, C-344/95, Racc. 1997
I-1035, punto 16). Essa ha pure rilevato che, mancando una disposizione comunitaria
volta a disciplinare la durata del soggiorno
dei cittadini comunitari in cerca di occupazione, gli Stati membri hanno
il diritto di fissare un termine ragionevole
a tal fine. Un lasso di tempo di 6
mesi è stato considerato adeguato nel caso di un cittadino comunitario che mai
aveva lavorato in precedenza nello Stato ospitante (sentenza CGCE del 26
febbraio 1991 Antonissen, C-292/89, Racc. 1991 I-745, punto 21); per contro la Corte ha reputato insufficiente un termine di tre mesi (sentenza CGCE del 20 febbraio 1997 Commissione delle
Comunità europee/Regno del Belgio, C-344/95, Racc. 1997 I-1035, punto
18). Essa ha comunque rilevato pure che il diritto di soggiorno per cercare lavoro
non può essere fatto valere per vari anni da una persona che non ha alcuna prospettiva di lavoro (cfr. sentenza CGCE del 26
maggio 1993 Tsiotras/Landeshauptstadt Stuttgart, C-171/91, Racc. 1993
I−2925, punto 14).

L'art. 18 OLCP dispone peraltro che per
la ricerca di un impiego, i cittadini dell'UE e dell'AELS non necessitano di un
permesso se il soggiorno non supera tre mesi
(cpv. 1). Se il soggiorno
per la ricerca di un impiego si protrae oltre i primi tre mesi è rilasciato loro un permesso di
soggiorno di breve durata UE/AELS della validità di tre mesi per anno
civile (cpv. 2). Questo permesso può essere prorogato fino a un anno purché i
cittadini dell'UE e dell'AELS dimostrino i loro sforzi di ricerca e sussista
una prospettiva reale di impiego (cpv. 3).

 

3.2. In concreto, è incontestato che RI 1 non esercita alcuna
attività lucrativa ormai da parecchi anni. Neppure in
questi ultimi due anni e mezzo, da quando ha depositato la domanda di rilascio
di un permesso di dimora il 25 giugno 2012,
egli ha dimostrato di avere prodigato tutti gli sforzi necessari per procacciarsi
un lavoro e che sussista in tal modo una prospettiva reale di impiego.

In siffatte circostanze, egli
non può pertanto essere considerato, allo
stato attuale, quale "lavoratore" ai sensi dell'ALC.

 

 

                             4.  4.1. Gli art. 6 ALC e 24 cpv. 1 Allegato I ALC
garantiscono comunque ai cittadini di una parte contraente che non svolgono un'attività economica il diritto di soggiornare
nel territorio dell'altra parte contraente, se dimostrano di disporre,
per sé e per i membri della loro famiglia,
di mezzi finanziari sufficienti per non dover ricorrere all'assistenza sociale
durante il soggiorno e di un'assicurazione malattia che copra tutti i rischi. Per il computo dei
mezzi finanziari sufficienti nel contesto di un soggiorno senza attività
lucrativa, vanno incluse anche le indennità giornaliere versate dall'assicurazione contro la disoccupazione (art.
24 cpv. 3 dell'Allegato I all'ALC).

Secondo l'art. 16 cpv. 1 OLCP, i mezzi finanziari di cui dispongono
un cittadino dell'UE o dell'AELS e i suoi familiari sono considerati
sufficienti se superiori alle prestazioni d'assistenza concesse a un
richiedente svizzero e se del caso ai suoi familiari, tenuto conto della loro
situazione personale conformemente alle direttive CSIAS sull'impostazione e sul
calcolo dell'aiuto sociale (cpv. 1). I mezzi finanziari a disposizione invece di
un cittadino della UE o dell'AELS avente diritto a una rendita o dei suoi familiari
sono considerati sufficienti, precisa il capoverso 2 della medesima norma, se superano
l'importo che autorizzerebbe un richiedente svizzero e se del caso i suoi
familiari a percepire le prestazioni complementari giusta la legge federale sulle
prestazioni complementari all'assicurazione
per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità, del 6 ottobre 2006 (LPC;
RS 831.30).

 

4.2. Ora, è incontestato che RI 1 è privo di mezzi
finanziari, al punto da necessitare dell'aiuto sociale per il suo sostentamento.
Va peraltro rilevato che già durante il suo precedente soggiorno nel nostro
Paese egli è stato costantemente a carico dell'assistenza pubblica, contraendo
a partire dal 2004 un debito complessivo nei confronti dello Stato che, al
momento della sua partenza per l'estero avvenuta alla fine del novembre 2011,
ammontava ormai a circa fr. 100'000.- (cfr. estratto conto 18.11.13 Ufficio del
sostegno sociale e dell'inserimento, agli atti).

Non potendo inoltre far capo ad alcuna garanzia finanziaria
fornita da terzi, RI 1 non può quindi prevalersi del menzionato accordo
bilaterale, nemmeno per ottenere un permesso di dimora quale persona senza
attività lucrativa giusta gli art. 6 ALC, 24 Allegato I ALC e 16 OLCP.

 

 

                             5.  Ad identica conclusione si può
giungere anche se si applicasse il diritto interno, già sulla base dell'art. 62
lett. e LStr, poiché vi è il rischio concreto che una volta ottenuto un permesso
di dimora in Svizzera, il ricorrente continui a far capo all'aiuto sociale.

In siffatte circostanze, non è pertanto necessario verificare
se egli adempie anche le premesse per il diniego del permesso per avere interessato
più volte le nostre autorità amministrative e giudiziarie penali e per essere
oberato da debiti (art. 62 lett. c LStr), così come rilevato dal Consiglio di
Stato e contestato dall'insorgente.

 

 

                             6.  La decisione censurata risulta inoltre
conforme al principio della proporzionalità.

Certo, RI 1 (1986) ha già soggiornato in Svizzera dal 1°
agosto 1994 al beneficio di un permesso di dimora e, dal 3 febbraio 2000, di
domicilio. D'altra parte, però, nel novembre 2011 egli ha notificato la propria
partenza dalla Svizzera alla volta della Gran Bretagna, ciò che ha portato alla
decadenza della sua autorizzazione di domicilio (art. 61 cpv. 1 lett. a LStr).
Circostanza, questa, che nemmeno l'insorgente mette in discussione.

Va peraltro osservato che durante il suo precedente soggiorno
in Svizzera, egli è stato a carico dell'assistenza pubblica durante molto
(troppo) tempo ed ha pure interessato più volte le nostre autorità giudiziarie
penali e amministrative, dimostrando in tal modo di avere grossi problemi di integrazione.

Inoltre la sua presenza in Svizzera a partire dalla richiesta
di rilascio di un permesso di dimora UE/AELS depositata il 25 giugno 2012 è
soltanto tollerata in attesa di un giudizio definitivo riguardo alla sua
domanda e non risulta dagli atti che vi siano impedimenti tali da rendere
inesigibile il suo rientro in Italia, segnatamente nella provincia di Varese,
dove è nato e vivono diversi suoi familiari - non da ultimo il padre con il
quale potrebbe riprendere infine i contatti - ritenuto pure che lingua, cultura
e costumi sono assai simili a quelli ticinesi. Tanto più che, oltre a essere
ancora giovane ed in buon salute, egli è pure titolare di un AFC quale
impiegato in logistica conseguito durante il suo precedente soggiorno in Svizzera,
dove ha pure imparato le nostre lingue ufficiali. Fattori, questi, che egli
potrà senz'altro sfruttare, se lo vorrà, per poter procacciarsi finalmente un
lavoro.

 

 

                             7.  Ne
discende che non rilasciando un permesso di dimora a RI 1, la Sezione della popolazione non ha disatteso le disposizioni legali applicabili.

 

 

                             8.  In esito alle considerazioni che
precedono, il ricorso va dunque respinto.

La tassa di giustizia e le
spese secondo soccombenza sono poste pertanto a carico del ricorrente e tengono
comunque conto della sua difficile situazione finanziaria (art. 28 LPamm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

 

                             2.  Spese e tassa di giustizia, per
complessivi fr. 500.-, sono a carico del ricorrente.

 

 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                            Il segretario