# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c03b1d70-35bf-5f39-bf2d-d7737eb0c3f4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-10-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.10.2005 35.2005.54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-54_2005-10-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.54

   

  mm/ss

  	
  Lugano

  26 ottobre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 luglio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 25
agosto 2002, a RI 1 – all’epoca alle dipendenze del ristorante "__________"
di __________ in qualità di donna delle pulizie con un pensum del 100%
e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso la CO 1 – è rimasta
intrappolata la mano sinistra in una porta automatica di un vagone del trenino
delle ____________, riportando la frattura del IV metacarpo.

 

                                         L’assicuratore
LAINF ha riconosciuto la propria responsabilità e ha regolarmente corrisposto
le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, nel corso del mese di maggio
2003, la CO 1 ha dichiarato l’assicurata abile al lavoro in misura completa e
non più bisognosa di cure mediche, a far tempo dal 17 giugno 2003.

                                         L’assicuratore
si è peraltro riservato di valutare la menomazione all’integrità, "trascorso
un periodo ragionevole di assuefazione" (doc. 53). 

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che RI 1, a decorrere dal 19 maggio 2003, ha lavorato
in misura del 50% quale aiuto-cucina presso il Bar "__________" di __________.

                                         Dopo
circa 6 settimane, per la precisione a contare dal

16 giugno 2003, essa ha abbandonato l’impiego, a causa dei disturbi
interessanti l’estremità superiore sinistra (doc. 54). 

 

                                         Con
scritto del 1° dicembre 2003, sentito il parere del proprio medico di fiducia,
l’assicuratore infortuni é ritornato sui propri passi, ripristinando il diritto
alle indennità giornaliere a far tempo dal 16 giugno 2003 (doc. 101).

 

                               1.3.   In data
27-28 maggio 2004, l’assicurata é stata sottoposta, per conto della CO 1, ad
una valutazione della capacità funzionale presso la Clinica di riabilitazione
di __________ (doc. 148). 

 

                                         Con
decisione formale del 20 dicembre 2004 (doc. 164), l’assicuratore infortuni ha
ritenuto RI 1 abile al lavoro in misura completa con effetto retroattivo a
decorrere dal

16 giugno 2003, ha preteso la restituzione di un importo di

fr. 14'596.50, corrispondente alle indennità giornaliere corrispostele nel
frattempo e, infine, le ha riconosciuto un’indennità per menomazione
all’integrità del 10% (indennità di fr. 10'680.-- compensata con la pretesa di
restituzione, con rinuncia a esigere la differenza). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc.
165), la CO 1, in data 21 aprile 2005, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. 168).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 25 luglio 2005, RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RA 1,
ha chiesto l’annullamento della decisione del 20 dicembre 2004, che il suo caso
venga mantenuto aperto, nonché il versamento di un’IMI pari a un capitale di
fr. 16'020.--, argomentando:

 

" 
Le valutazioni mediche - specialistiche
formulate dai diversi professionisti che hanno avuto in cura la ricorrente
stanno ad attestare che dal profilo oggettivo (e non solo soggettivo) sussiste
ancora attualmente una concreta limitazione per quest'ultima nello svolgimento
di un'attività lavorativa. La presa di posizione della CO 1 del 26 maggio 2003
(doc. F) è stata sconfessata dalle successive risultanze mediche. Inoltre, la
conclusioni contenute nel rapporto indetto dalla __________ di __________ (doc.
Q), oltre che ad essere avversate sulla base di motivazioni contenute nello
scritto 19 ottobre 2004 (doc. S), non fanno cenno alcuno in merito alla così
decretata retroattività della capacità lavorativa della ricorrente al mese di
giugno 2003. In questo stato di cose, è lecito ritenere che l'eventuale
ripristino dell'abilità lavorativa non può esplicare effetto "ex
tunc", ma semmai (ammesso e non concesso), "ex nunc", ovverosia
dal mese di giugno 2004, e ciò dal momento in cui la ricorrente è stata
ritenuta dalla CO 1 abile al lavoro nella misura totale. Tanto più che non
appare cosa logica postulare la restituzione in contanti (per indebita
riscossione) delle prestazioni liberamente erogate dalla CO 1 sulla base degli
accertamenti effettuati dal medico fiduciario di quest'ultima, i quali denotano
un carattere vincolante per ambo le parti. Alla ricorrente non può parimenti
venir imputata una mancanza di obiettività e di impegno per essere venuta meno
al proprio obbligo di intraprendere tutto quanto da ella ragionevolmente
esigibile per contenere (o ridurre) il danno alla salute. L'istruttoria di causa
consentirà di accertare gli sforzi sostenuti dalla ricorrente presso il Bar __________
di __________, rispettivamente la ragione della mancata ripresa dell'attività
lavorativa.

Gli attuali disturbi alla mano sinistra pregiudicano l'espletazione di un'attività
lavorativa nella misura del 50%: il cosiddetto "status quo ante" non
è a tutt'oggi raggiunto (doc. V).

Per questo motivo, il caso che interessa la ricorrente deve rimanere aperto.

(...)

La ricorrente contesta infine la percentuale assegnatale del 10% a valere quale
danno residuo in rapporto con la retrazione dell'apparato estensore.

L'anchilosi flesso-estensoria non concerne solamente il polso, ma anche le dita
della mano sinistra. Per questa ragione, alla luce delle indicazioni contenute
nella Tabella n. 5 della SUVA, una menomazione dell'integrità nella misura del
15% può apparire giustificata rispetto al caso concreto.

Tanto più che il medico fiduciario della CO 1 già aveva proposto una
menomazione dell'integrità par al 12% (doc. P, pag. 6)." 

                                         (I)

 

                               1.5.   La CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. V).

 

 

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose
disposizioni contenute nella LAINF.

                                         A
differenza delle norme di procedura che, in linea di principio, entrano
immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr.
25, consid. 1.2., p. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03;
STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003
nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E.,

I 238/02; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37
p. 316 consid. 3b), le norme di diritto materiale determinanti, nel diritto
delle assicurazioni sociali, sono quei disposti in vigore al momento in cui si
è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid.
1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV
Nr. 25 consid. 1.2.).

                                         Nella
concreta evenienza, visto che in discussione vi è il diritto a prestazioni a
partire da un’epoca, il mese di giugno 2003, posteriore all’entrata in vigore della
LPGA, tornano applicabili le disposizioni di diritto materiale di quest’ultima
legge.

 

                               2.3.   L’oggetto
della lite è circoscritto alla questione a sapere se l’assicuratore LAINF convenuto
é o meno legittimato a dichiarare RI 1 completamente abile al lavoro a far
tempo dal 16 giugno 2003 e, di fatto, a negarle il diritto ad una rendita di
invalidità.

                                         In
secondo luogo, questa Corte dovrà verificare l’entità dell’indennità per la menomazione
all’integrità di cui è portatrice l’assicurata. 

 

                               2.4.   Con la
decisione formale del 20 dicembre 2004, poi confermata in sede di opposizione,
la CO 1 ha dichiarato l’insorgente totalmente abile al lavoro con effetto
retroattivo al

16 giugno 2003 e ha preteso la restituzione delle indennità giornaliere versate
nel frattempo, corrispondenti ad un importo di fr. 14'596.50 (fr. 6'627.60 per
il periodo 16 giugno-

30 novembre 2003 e fr. 7'968.90 per il periodo 21 febbraio-

31 maggio 2004). 

                                         Tale
importo è stato compensato, nella misura di fr. 10'680.--, con l’indennità per
menomazione all’integrità e, trattandosi della differenza, l’assicuratore LAINF
vi ha rinunciato (cfr. doc. 164).

 

                                         Con una
sentenza del 10 maggio 2004 nella causa D., U 199/03, pubblicata in DTF 130 V
380ss. e in SVR 2004 UV Nr. 16 p. 53, il TFA ha stabilito che l’assicuratore
infortuni ha la possibilità di porre fine, con effetto ex nunc e pro futuro, al
proprio obbligo prestativo, inizialmente riconosciuto mediante il versamento di
indennità giornaliere e l’assunzione di spese di cura, senza doversi richiamare
a un motivo di revoca (riconsiderazione o revisione processuale). È solo nel
caso in cui pretenda la restituzione di prestazioni assicurative, indebitamente
versate, che esso deve richiamarsi a un tale motivo.

                                         Nella
fattispecie esaminata dal TFA, il caso è stato liquidato invocando il fatto che
un evento assicurato – dopo un esame corretto della situazione – in realtà non
si era mai verificato.

                                         Nella
citata pronunzia il TFA ha, tuttavia, precisato che sono esclusi i casi
relativi a prestazioni di lunga durata, segnatamente a rendite di invalidità,
in quanto in tali evenienze il principio della protezione della buona fede si
oppone all’atto di porre termine con effetto immediato alle stesse.

 

                                         Nella
concreta evenienza, nella misura in cui la CO 1 ha chiesto all’assicurata la
restituzione delle indennità giornaliere corrispostele durante il periodo 16 giugno 2003-31 maggio 2004, in ossequio ai menzionati
dettami giurisprudenziali, la fondatezza di tale pretesa è subordinata all’adempimento
delle condizioni della riconsiderazione oppure della revisione processuale di
una decisione amministrativa.

 

                               2.5.   Secondo l'art. 53 cpv. 1
LPGA, le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore
scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non
potevano essere prodotti in precedenza.

 

                                         D'altra parte,
l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e
se la loro rettifica ha una notevole importanza (cpv. 2).

 

                                         Conformemente
ad un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,
l'amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è
senza dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (cfr. STFA del
23 marzo 2004 nella causa D., C 227/03; STFA del 12 febbraio 2004 nella causa
B., C 349/00; STFA del 17 dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 28
novembre 2003 nella causa S., C 307/01; STFA del 21 luglio 2003 nella causa T.,
C 81/03; STFA del

28 aprile 2003 nella causa F., C 24/01 e C 137/01; STFA del

7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01; STFA del 28 febbraio 2003 nella causa
M., C 353/01; STFA del 5 novembre 2002 nella causa C., C 165/02; le STFA del 6
luglio 2001 nelle cause B.,

C 274/99; I, C 278/99 e O, C 279/99; STFA del 6 giugno 2000 nella causa B., C
407/99, consid. 2; DTF 129 V 110 = SVR 2003 ALV Nr. 5, p. 15; DTF 127 V 466,
consid, 2c, p. 469; DTF 126

V 399 = DLA 2001 N. 37, p. 247; DLA 2000 N. 40, p. 208;

DLA 1998 N. 15, consid. 3b, p. 79 e 80; SVR 1997 ALV Nr. 101, p. 309 consid. 2a
e riferimenti).

 

                                         Nella
concreta evenienza, la questione a sapere se la correzione della decisione di
versare a RI 1 indennità giornaliere anche dopo il 15 giugno 2003 rivesta
un'importanza rilevante, con riferimento all’entità dell’importo chiesto in
restituzione, può rimanere insoluta, siccome, a mente del TCA, la medesima
decisione non può essere considerata manifestamente errata ai sensi della
giurisprudenza. 

 

                                         In
effetti, solo un errore crasso dell'amministrazione giustifica la
rettifica della decisione, pena la lesione ingiustificata della sicurezza del
diritto (cfr. A.-C. Doudin, La rente d'invalidité dans l'assurance-accidents
selon la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990, p. 302;
U. Kieser, Die Abänderung der formell rechtskräftigen Verfügung nach der
Rechtsprechung der EVG - Bemerkungen zur Revision, Wiedererwägung und
Anpassung, in SZS 1991, p. 135).

 

                                         La nostra
Corte federale ha statuito che ciò è il caso della decisione dell'assicuratore
infortuni che considera a torto che il diritto alla rendita d'invalidità era a
priori escluso per il fatto che l'assicurata era in grado di riprendere
un'attività lucrativa a tempo parziale; emergeva, inoltre, dalla documentazione
medica agli atti che essa non era però in grado di estendere oltre la sua
attività professionale. L'assicuratore non aveva commesso soltanto un errore di
apprezzamento - che di principio non è soggetto a riconsiderazione - ma pure un
errore di diritto interessante i principi stessi che regolano la valutazione
dell'invalidità in materia d'assicurazione contro gli infortuni

(cfr. DTF 119 V 475).

                                         In questo
ordine d'idee, è manifestamente inesatta la decisione dell'amministrazione che
sopprime la rendita d'invalidità disattendendo circostanze giuridicamente
rilevanti, quando il raffronto fra i redditi doveva condurre ad un tasso
d'invalidità di valore pensionabile (cfr. DTF 117 V 8).

                                         Per
contro, non è stata considerata manifestamente errata la decisione di un
assicuratore malattie di rimborsare un trattamento dentario, fondata su delle
indicazioni fornite dal medico curante dell'assicurato che, da parte sua, aveva
diagnosticato delle cisti follicolari, quand'anche il medico fiduciario ha, in
seguito, escluso la presenza di cisti e che un esperto ha dichiarato che solo
un esame istologico avrebbe potuto confermare la diagnosi di cisti follicolare
(STFA 8 giugno 1989 nella causa H.).

 

                                         In
casu, l’assicuratore LAINF convenuto è ritornato sulla propria decisione di
considerare la ricorrente inabile al lavoro anche dopo il 15 giugno 2003 - decisione
che era stata presa sulla base delle raccomandazioni formulate, a suo tempo, dal

dott. __________, medico di fiducia - sulla scorta delle risultanze di una
valutazione della capacità funzionale eseguita presso la Clinica di
riabilitazione di __________ nel corso del mese di maggio 2004 (cfr. doc. 124,
p. 1: "L’inserto medico allestito ci ha permesso di definire il diritto a
prestazioni assicurative a favore dell’assicurata con effetto a posteriori. Più
precisamente, le risultanze che si sono ottenute presso la __________ in __________
(vedasi allegata perizia) hanno evidenziato importanti discrepanze tra i
referti clinici e le indicazioni soggettive dell’assicurata; la valutazione
effettuata dal 27 al 28 maggio 2004 rispecchia, peraltro, lo stato di salute
come era al momento dell’ultimo controllo del 03 marzo 2004 del perito

dr. med. __________ ed è il motivo per cui rivediamo retroattivamente la nostra
responsabilità assicurativa"). 

 

                                         Pertanto,
alla base della decisione qui in discussione vi potrebbe essere stato, tutt'al
più, un errore di apprezzamento (dell’esigibilità lavorativa), che di principio
non è soggetto a riconsiderazione (cfr. DTF 126 V 23 consid. 4c; RAMI 1998

K 990, p. 253, in cui il TFA ha stabilito che il fatto che i medici curanti
abbiano espresso a proposito della capacità lavorativa della loro paziente un
parere diverso da quello manifestato da un perito ulteriormente incaricato
dall'assicurazione per l'invalidità non basta, di per sé, a fondare una
riconsiderazione, anche se si dovesse ammettere che i primi hanno commesso un
errore di valutazione; DTF 119 V 475 e SVR 1996 UV 42, p. 129ss.).

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, le condizioni di una riconsiderazione ai
sensi dell'art. 53 cpv. 2 LPGA non sono realizzate.

                                         Non
rimane, pertanto, che da valutare l'eventualità della revisione processuale
(cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA).

 

                                         L'amministrazione
è tenuta a procedere a una revisione processuale se si manifestano nuovi
elementi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica
differente

(cfr. STFA del 23 marzo 2004 nella causa D., C 227/03; STFA del 12 febbraio
2004 nella causa B., C 349/00; STFA del

17 dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 21 luglio 2003 nella causa
T., C 81/03; STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01; STFA del 6 giugno
2000 nella causa B.,

C 407/99; DTF 127 V 466, consid. 2c, p. 469 e la giurisprudenza ivi citata; SVR
1997 ALV Nr. 101, p. 309 consid. 2a e riferimenti; DLA 1998 N. 15, consid. 3b,
p. 79 e 80).

 

                                         Nuove, secondo costante giurisprudenza federale, vanno
considerate quelle circostanze che si sono realizzate fino al momento in cui,
nel procedimento principale, allegazioni di fatto sarebbero ancora state
lecite, ma che tuttavia, nonostante sufficiente attenzione, erano sconosciute
all’istante (cfr. STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01; DLA
1995, p. 64 consid. 2b e riferimenti; DTF 122 V 134 e seg.). 

                                         Inoltre,
i fatti nuovi devono essere rilevanti, ovverosia essere idonei a modificare la
base fattuale della decisione e a condurre, attraverso un appropriato
apprezzamento giuridico, ad una diversa decisione (DTF 110 V 141 consid. 2, 293 consid. 2a; RAMI 1991 K 855, p. 16; A. Grisel,
Traité de droit administratif, Vol. II, Neuchâtel 1984, p. 942ss.; U. Kieser, ATSG Kommentar, 2003, ad art. 53, n. 10).

                                         Per quel che riguarda i nuovi mezzi di prova,
essi devono essere tali da provare o fatti nuovi importanti che fondano la
revisione o fatti che erano conosciuti nel procedimento precedente, ma che non
hanno potuto essere provati a detrimento dell’istante. Se i nuovi mezzi di
prova sono destinati a provare fatti già allegati anteriormente, il richiedente
deve dimostrare di non aver potuto produrli nella precedente procedura.

                                         Un
mezzo di prova è considerato come concludente, qualora si debba ammettere che
avrebbe condotto ad una diversa decisione, nel caso in cui l'assicuratore ne
avesse avuto conoscenza nella procedura amministrativa (STFA del 13 aprile 1993
nella causa G.P.).

                                         In sostanza, il nuovo mezzo di prova non deve solo servire
ad apprezzare i fatti ma pure ad accertarli (DTF 110 V 141,

consid. 2). Non è pertanto sufficiente, ad esempio, che una nuova perizia
valuti in modo diverso una determinata fattispecie. Occorrono, piuttosto, nuove
circostanze, che facciano apparire oggettivamente incompleta la base su cui si
fonda la precedente decisione. Per la revisione di una decisione non basta che,
successivamente, il perito tragga, da fatti già conosciuti, delle conclusioni
differenti. Non costituisce neppure motivo di revisione la circostanza che
siano stati forse valutati in modo errato fatti già conosciuti nella procedura
principale. Occorre piuttosto che l'apprezzamento non corretto sia avvenuto
poiché fatti determinanti ai fini del giudizio erano sconosciuti o rimasti non
provati.

 

                                         Nel caso
concreto, la perizia del 21 giugno 2004 elaborata
dai sanitari della Clinica di riabilitazione di __________, che dovrebbe
costituire il mezzo di prova nuovo, non comprende altro che un apprezzamento diverso
della capacità lavorativa di RI 1, rispetto a quello a suo tempo espresso dal
medico fiduciario della CO 1 (il quale era servito da base per la decisione di
indennizzare l’insorgente anche dopo il 15 giugno 2003; cfr. doc. 98, p. 16). 

                                         Esso non
contiene quindi alcuna nuova circostanza di fatto, suscettibile di fondare una
revisione processuale. 

                                         A questo preciso proposito, è utile ripetere che non
costituisce un nuovo mezzo di prova, la perizia che valuta semplicemente in
maniera diversa la medesima fattispecie (cfr. RAMI 1998 K 990, p. 253s.;
Th. Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, p. 364 e giurisprudenza
ivi citata).

                                         In
conclusione, non essendo soddisfatti i presupposti né di una riconsiderazione,
né di una revisione processuale, la CO 1 non era legittimata a ritornare, con
effetto retroattivo, sulla decisione di riconoscere a RI 1
indennità giornaliere anche per il periodo posteriore al 15 giugno 2003 e,
quindi, nemmeno a pretendere la restituzione dell’importo di fr. 14'596.50,
così come ha pertinentemente osservato la ricorrente stessa (I, p. 9: "In
questo stato di cose, è lecito ritenere che l’eventuale ripristino dell’abilità
lavorativa non può esplicare effetto "ex tunc", ma semmai (ammesso e
non concesso), "ex nunc", ovverosia dal mese di giugno 2004, e cioè
dal momento in cui la ricorrente è stata ritenuta dalla CO 1 abile al lavoro
nella misura totale"). 

 

                               2.6.   Per quanto riguarda la
situazione posteriore al 31 maggio 2004, la CO 1 ha dichiarato l’assicurata in grado di esercitare, a tempo pieno e con un rendimento completo,
un’attività leggera, quale quella da lei svolta alle dipendenze del Bar "__________"
di __________ nei mesi di maggio e giugno 2003, conseguendo, sempre con
riferimento all’occupazione presso il Bar "__________", un reddito
superiore al suo guadagno assicurato (cfr. doc. 168, p. 8) e, quindi, le ha di fatto negato il diritto
alla rendita di invalidità. 

                                         In proposito, il TCA osserva
quanto segue. 

 

                            2.6.1.   Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a
seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza del 22 giugno 2004 nella causa G.,

U 192/03, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18
LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8

cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18

cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi
sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella sentenza del 22 giugno
2004 nella causa G., U 192/03, citata in precedenza, ha rilevato che anche
l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che anche in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti vedi pure DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso
causale adeguato (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni deve esserci per giunta un nesso causale, naturale ed adeguato, tra
il danno alla salute e l'infortunio.

 

                            2.6.2.   Giacché il
danno alla salute e la perdita della capacità di guadagno devono essere in relazione
causale, il primo avrà giuridica rilevanza solo nella misura in cui riduca la
seconda.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del
18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P.,

U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata,

consid. 4d).

 

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino

(cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art.
28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono
determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire
un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare
il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile
sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                            2.6.3.   L’assicuratore LAINF convenuto
ha fondato la propria decisione sulle risultanze della perizia allestita dalla Clinica
di __________. 

 

                                         Secondo
questa Corte, le conclusioni contenute nel referto peritale del citato Centro
di riabilitazione, non consentano di ritenere l’insorgente completamente abile
nella professione di aiuto-cucina.

                                         Al
riguardo, il dott. __________, medico responsabile della valutazione della
capacità funzionale, e la fisioterapista/ergonoma __________, autori del
rapporto 21 giugno 2004, hanno in effetti riconosciuto una capacità limitata al
50%, che si traduce in mezza giornata di lavoro, ponendo quale obiettivo
futuro il raggiungimento di una piena abilità lavorativa (cfr. doc. 148, p.
2).

 

                                         Questo
aspetto non merita comunque di essere maggiormente approfondito, nella misura
in cui, come verrà dimostrato qui di seguito, RI 1 potrebbe meglio valorizzare
la sua capacità lavorativa residua, esercitando un’attività ragionevolmente
esigibile tenuto conto delle possibilità offerte dal mercato generale del
lavoro, ciò in ossequio al principio generale del diritto delle assicurazioni
sociali che obbliga l'assicurato ad intraprendere tutto quanto può da lui
essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze
delle sue affezioni invalidanti (DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr.,
anche, DTF 115 V 52 consid. 3d e 114 V 285 consid. 3).

 

                            2.6.4.   Attentamente
esaminata la documentazione presente all'inserto, il TCA è dell’avviso che la
ricorrente, malgrado le sequele dell'infortunio del 25 agosto 2002,
interessanti l’estremità superiore sinistra, potrebbe esercitare, a tempo pieno
e con un rendimento completo, un'attività lucrativa leggera, che non comporti
sforzi eccessivi con la mano sinistra (mano dominante).

 

                                         Ciò
risulta dalla valutazione della capacità funzionale compiuta presso il Centro
di riabilitazione di __________, i cui specialisti hanno appunto giudicato
l’assicurata capace esercitare a tempo pieno un lavoro leggero, che non
richieda sforzi eccessivi con la mano sinistra (cfr. doc. 148, p. 2). 

                                         In
particolare, essi hanno accertato che RI 1 è in grado di compiere, senza
problemi, le seguenti mansioni:

 

" 
(…)

sollevare da terra alla vita (fino a 7.5 kg)

sollevare da terra alla vita (fino a 5 kg)

spostare orizzontalmente (fino a 7.5 kg)

tirare, spingere

portare con la mano destra (fino a 10 kg)

portare con la mano sinistra (fino a 5 kg)

trasportare con entrambe le mani davanti al corpo
(fino a 7.5 kg)

lavorare sopra la testa

stare in piedi con il tronco flesso in avanti

stare seduto con il tronco flesso in avanti

rotazione da seduto, rotazione in piedi

stare inginocchiato, stare accovacciato

inginocchiarsi ripetutamente,

stare seduto a lungo 

stare in piedi a lungo

camminare

salire le scale, salire una scala a pioli

stare in piedi/camminare su una piccola
superficie (equilibrio)

coordinazione mano destra, 

forza mano destra" (doc. 148, p. 6).

 

                                         Impedimenti
sono stati rilevati a livello unicamente della coordinazione (limitata) e,
soprattutto, della forza della mano sinistra (fortemente limitata; cfr. doc.
148, p. 6). 

 

                                         Il dott. __________,
chiamato dalla CO 1 a definire l’ulteriore procedere, ha invece sostenuto che
la precedente attività di donna delle pulizie è esigibile nella misura del 50% almeno,
mentre che in attività più confacenti, quale la cassiera, l’assicurata potrebbe
raggiungere una capacità lavorativa del 

66 2/3% (doc. 153, p. 3).

                                         Questo
Tribunale non ritiene che l’apprezzamento dell’esigibilità lavorativa espresso
dal dott. __________, peraltro completamente immotivato, sia suscettibile di scalfire
il valore probante della perizia eseguita a __________, le cui conclusioni sono
il risultato di approfonditi e ripetuti test della capacità funzionale,
eseguiti da personale specializzato (così come del resto riconosciuto dallo stesso
dott. __________, cfr. doc. 112, p. 5: "Per poter stabilire se vi sono
ancora delle attività ragionevolmente proponibili o se si debba ripiegarsi su
una rendita d’invalidità, degli accertamenti più approfonditi in un istituto
specializzato come la Clinica riabilitativa di __________ sono ancora
necessari" – la sottolineatura è del redattore) sull’arco di due giornate.

 

                                         D’altronde,
riguardo alla possibilità per l'assicurata di esercitare un'attività adeguata
alle sue condizioni di salute è utile ricordare quanto il TFA e il TCA hanno
giudicato in fattispecie analoghe, riguardanti persone assicurate anch'esse con
problematiche agli arti superiori.

 

                                         In una
sentenza inedita del 12 novembre 1996 nella causa I., il TFA ha, ad esempio,
ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità
lavorativa in attività cosiddette sostitutive, trattandosi di un assicurato
cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici interessanti, in
particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare pesi superiori ai 10
kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di 2/3, certi movimenti
non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento del braccio oltre i
60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente servire come aiuto per il
braccio adominante.

 

                                         Il TFA è
pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza del 7 agosto 2001 nella
causa K., U 240/99, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss.,
concernente un assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali
all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori
manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano
destra, nonché il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg, e pertanto ritenuto
praticamente monco di una mano:

 

" 
(…).

Aufgrund der Beschwerden und Funktionsdefizite in
der ganzen rechten oberen Extremität ist der Beschwerdeführer faktisch als
Einhänder einzustufen, der seine rechte Hand bei der Arbeit - wenn überhaupt -
nur noch in ganz untergeordnetem Masse als Hilfshand einsetzen kann. Es kann
ihm daher nicht mehr zugemutet werden, bei einer manuellen Arbeit seinen
rechten Arm und seine rechte Hand dauernd einzusetzen und damit Gewichte bis zu
2 kg zu heben. Überdies fallen häufigere Schreibarbeiten wegen der dabei
auftretenden schmerzhaften Verkrampfungen ausser Betracht. Die im
Einspracheentscheid vom 11. April 1996 genannten Verweisungstätigkeiten, u. a.
Überwachungsarbeiten an automatischen und halbautomatischen
Produktionseinheiten, Qualitätskontrolle, Arbeiten im Auskunftsdienst oder als
Portier, können auch bei vorwiegendem Gebrauch der linken Hand ausgeführt
werden und sind daher vom (unfall-) medizinischen Standpunkt aus grundsätzlich vollzeitlich
zumutbar. Hingegen fällt die Tätigkeit als Transportdisponent ausser Betracht,
nachdem der Beschwerdeführer die gemäss Unfallversicherer hiefür erforderliche
Umschulung (zweijährige Handelsschulausbildung) nicht erfolgreich beendet hat. 

Bei den angeführten noch zumutbaren erwerblichen
Tätigkeiten handelt es sich um solche, die auf dem allgemeinen ausgeglichenen
Arbeitsmarkt durchaus zu finden sind. Zudem werden in Industrie und Gewerbe
Arbeiten, welche physische Kraft erfordern, in zunehmendem Mass durch Maschinen
verrichtet, während den körperlich weniger belastenden Bedienungs- und
Überwachungsfunktionen eine stetig wachsende Bedeutung zukommt (ZAK 1991 S. 321
Erw. 3b am Ende)." (STFA
succitata, consid. 3b)

 

                                         In una
sentenza dell'11 settembre 2000 nella causa C.-F.,

inc. 35.1997.23 - integralmente confermata dal TFA con sentenza dell'8 maggio
2002, U 449/00 - il TCA ha riconosciuto come reintegrabile nel mondo del
lavoro, un'assicurata che, secondo l'avviso dei medici, presentava una mano
sinistra infortunata praticamente inutilizzabile, ad eccezione per delle prese
a tre dita senza forza. 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 febbraio 2003 nella causa P.-G., 

U 329/01 e U 330/01, l'Alta Corte federale ha pure giudicato reintegrabile
professionalmente, un'assicurata, vittima di un grave politrauma, che, secondo
l'avviso dei medici, poteva ancora esercitare un'attività da svolgere in
posizione prevalentemente seduta e non comportante il sollevare,
rispettivamente il trasportare pesi anche solo relativamente importanti, così
come l'utilizzo dell'arto superiore destro in mansioni da eseguire al di sopra
dell'orizzontale:

 

" 
(…)

La tesi cantonale, in quanto conforme alla
giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a
quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi
con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro
sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid.
2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b;
si veda anche sentenza del 4 aprile 2002 in re W., I 401/01, consid. 4c). Si
tratta segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale femminile non
qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una
sufficiente offerta di occupazioni, in particolare appunto nell'industria, in
cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non
comportano aggravi fisici e con possibilità di cambiare frequentemente
posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale ambito bisogna pure
considerare la ancor giovane età dell'interessata con conseguente presumibile
buon potenziale di adattamento ad una nuova professione (cfr. SVR 1995 UV no.
35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata del 4 aprile 2002 in re
W. consid. 4a-d). 

 

Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità
di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno
poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto
il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c).

Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli
inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa dell'interessata
comporterà. Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né inesigibili,
ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle assicurazioni
sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto può da lui
essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo possibile alle
conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297 consid. 4b/cc; DTF
113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52 consid. 3d e 114 V
285

consid. 3)." (STFA succitata, consid. 4.7)

 

                                         Infine,
in una sentenza del 14 aprile 2003 nella causa P.,

inc. n. 35.2002.88, questa Corte ha giudicato completamente abile in attività
leggere dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti
di sorveglianza, un assicurato che, a causa di un, citiamo: "importante
deficit funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro.
Flessione attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione
interna solo fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella regione del
deltoide in corrispondenza del territorio di innervazione del nervo
ascellare", il medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto,
citiamo: "… limitato nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio
dell'arto superiore destro al di sopra della vita, scostato al tronco, così
come nei movimenti di rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente,
macchinari vibranti e contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il
braccio pendente, sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della
vita, tenendo l'arto superiore destro accostato al tronco" (cfr. STCA
succitata, consid. 2.6.).

 

                                         Questa
Corte rileva infine che se è vero che il mercato del lavoro accessibile agli
assicurati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale è in
generale limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche (cfr.
RCC 1989, p. 331 consid. 4a), è altrettanto vero che nell'industria e
nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più
spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e
sorveglianza (cfr. SVR 2002 UV 15, p. 49

consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid. 3b, STFA del 20 aprile 2004 nella causa
K., U 871/02, consid. 3). 

                                         Anche in
questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori
ausiliari, così come é il caso per il settore delle prestazioni di servizio.

 

                                         In simili
condizioni, il TCA deve concludere che l’assicurata è totalmente abile in
attività che presentino le caratteristiche dettate dai sanitari della Clinica __________
di __________.

 

                            2.6.5.   Per quanto
concerne il reddito da non invalido, questo Tribunale constata che, al
momento dell’infortunio, quindi nel 2002, RI 1 percepiva un salario mensile lordo
di fr. 3'000.— (x 12 mensilità; cfr. doc. 1). 

                                         Adeguando
tale reddito all’evoluzione dei salari in termini nominali nel settore alberghiero
e della ristorazione

(cfr. tab. B 10.2, pubblicata in La Vie économique, 10-2005,

p. 83), risulta che l’assicurata, nel 2004 (cfr., a questo proposito, DTF 128 V
174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non fosse rimasta vittima
dell'infortunio dell’agosto 2002, avrebbe guadagnato nel 2004 fr. 3'075.--/mese
oppure fr. 36'900.--/anno. 

 

                            2.6.6.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, il TCA osserva quanto segue.

 

                                         Trattandosi della
determinazione del reddito ipotetico da invalido conseguibile da manodopera
maschile nel Cantone Ticino in attività leggere e non qualificate, svolte a
tempo pieno e con rendimento completo in un mercato del lavoro equilibrato,
questo Tribunale, utilizzando dati salariali concreti, ha stabilito, in una
sentenza di principio pubblicata in SVR 1996, UV N° 55 p. 183, che il reddito
annuo ammonta:

 

                                         per il 1992 fr. 34'000.--

                                         per il 1993 fr. 34'500.--

                                         per il 1994 fr. 35'000.--

                                         per il 1995 fr. 35'000.--

 

                                         Lo scrivente TCA ha, poi,
escluso cambiamenti nella remunerazione e ritenuto, anche per il 1996,
l'importo di

fr. 35'000.-- (STCA 27 agosto 1996 in re M.). Simile aumento è, poi, stato
escluso anche per il 1997 (STCA 18 marzo 1998 in re O.), per il 1998 (STCA 19
giugno 1998 in re M.) e per il 1999

(cfr. STCA 28 gennaio 2000 in re C.).

 

Per alcuni anni, questi
parametri sono stati approvati dal TFA, in particolare nella sentenza pubblicata
in RAMI 1998 U 292

pag. 223 (= SVR 1998 UV N° 6 p. 15s.). 

 

                                         In una sentenza del 27
ottobre 1999 nella causa S., pubblicata in SVR 2000 IV N° 21, il TCA ha
riconfermato la propria giurisprudenza, dopo avere constatato che i salari di
riferimento sarebbero praticamente identici anche utilizzando i risultati
dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari dell'ufficio federale di
statistica (cfr. DTF 124 V 324 = Pratique VSI 1999 pag. 51 seg.; Pratique VSI
2000 pag. 84-85) riducendoli, se del caso, conformemente a quanto stabilito
dall'Alta Corte (cfr. DTF 124

V 323-324 = Pratique VSI 1999 pag. 55-56; Pratique VSI 2000 pag. 85-86).

 

                                         La giurisprudenza federale
relativa alla fissazione del reddito da invalido è stata oggetto
di una completa verifica da parte del Tribunale federale delle assicurazioni
(cfr., a tale proposito,

D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel campo delle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593 segg. (p. 602-606)).

                                         In una sentenza del 30
giugno 2000 nella causa B. (I 411/98) - pervenuta al TCA il 24 luglio 2000 -
l'Alta Corte si è in particolare così espressa riguardo alle conclusioni del
suo esame:

 

"  (…)

3.- b) Contrariamente all'UAI, l'autorità giudiziaria cantonale ha
invece proceduto al prescritto confronto dei redditi. Per quel che riguarda, in
particolare, il reddito ipotetico d'invalido, essa, facendo capo alla propria
giurisprudenza sviluppata in tema di determinazione del salario di riferimento
ai fini del calcolo della capacità di guadagno residua, finora più volte confermata
dal Tribunale federale delle assicurazioni, ha ritenuto l'importo di fr.
35'100.‑, che corrispondeva nel 1994 alla retribuzione annua media
conseguibile sul mercato del lavoro ticinese da operai o impiegati non
qualificati con problemi di salute in attività leggere adeguate (SVR 1996 UV
no. 55 pag. 186 consid. 2.11). Orbene, la questione dei salari medi fondati su
dati statistici, cui pure la predetta prassi giudiziaria ticinese si riferisce,
è stata oggetto di una recente sentenza del 9 maggio 2000 del Tribunale
federale delle assicurazioni nella causa A. (I 482/99), destinata alla
pubblicazione.

 

4.- In tale sentenza di principio la Corte ha in sostanza
stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato, in
primo luogo, la situazione salariale concreta in cui versa l'assicurato.
Qualora i dati economici effettivi difettino per l'inattività di quest'ultimo,
possono essere ritenuti, conformemente alla giurisprudenza, i dati forniti
dalle statistiche salariali.

La questione di sapere se e in quale misura i salari medi
fondati su dati statistici devono essere ridotti dipende dall'insieme delle
circostanze personali e della situazione professionale del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente facendo un uso corretto
del potere di apprezzamento che le compete. La Corte ha precisato, al riguardo,
come una riduzione complessiva massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul
reddito di lavoro.

Questa Corte ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza, che nell'ambito dell'esame della riduzione globale da operare -
percentuale che è stimata e deve essere succintamente motivata
dall'amministrazione -, il giudice delle assicurazioni sociali non può senza
valido motivo sostituire il proprio apprezzamento a quello
dell'amministrazione. (n.d.r., in quella sentenza il TFA ha operato una
riduzione del 15% invece del 40% effettuata dai giudici cantonali).

5.- Ora, la prassi della Corte cantonale ticinese, secondo
cui il presunto reddito d'invalido realizzabile, su un mercato del lavoro
equilibrato, da un lavoratore poco o non qualificato in attività confacenti
allo stato di salute è valutato senza particolare riferimento alle circostanze
specifiche del caso concreto, ma secondo criteri uniformi, non soddisfa le
esigenze poste dalla nuova giurisprudenza precitata.

 

In queste condizioni, il giudizio di prima istanza e la decisione
amministrativa devono essere annullati, nel senso che gli atti sono rinviati
all'Ufficio ricorrente perché, stabilito il tasso d'invalidità fondandosi sulla
recente giurisprudenza di questa Corte, statuisca di nuovo sul diritto ai
provvedimenti professionali in lite."

(STFA succitata)

 

                                         La nostra Corte federale
ha pure emesso numerose sentenze in materia d'assicurazione contro gli
infortuni. Si tratta di fattispecie in cui questo TCA aveva proceduto a
quantificare il reddito da invalido in applicazione della suesposta prassi, a
discapito della valutazione operata dall'INSAI sulla base dei dati risultanti
dalla documentazione sui posti di lavoro (DPL). 

                                         La prima di queste pronunzie
è stata emanata nella causa INSAI c/ L., U 181/98 e reca la data del 22 maggio
2001. Essa è stata successivamente confermata con i seguenti giudizi: STFA

31 maggio 2001 nella causa INSAI c/ M., U 286/98; 31 maggio 2001 nella causa
INSAI c/ M., U 275/98; 31 maggio 2001 nella causa INSAI c/ M., U 279/98; 11
giugno 2001 nella causa INSAI c/ M., U 17/99; 11 giugno 2001 nella causa INSAI
c/ S.,

U 285/98; 19 giugno 2001 nella causa INSAI c/ P., U 271/98;

21 giugno 2001 nella causa R. c/ INSAI, U 349/98; 27 giugno 2001 nella causa
INSAI c/ B., U 362/98; 28 giugno 2001 nella causa INSAI c/ C.-D. C., U 18/99; 2
luglio 2001 nella causa INSAI c/ F., U 4/99; 9 luglio 2001 nella causa INSAI c/
M.,

U 142/99; 10 luglio 2001 nella causa UAI c/ C. e INSAI c/ C.,

I 442/99 + U 256/99; 18 luglio 2001 nella causa G. c/ INSAI e INSAI c/ G., U
154 + 163/99; 19 luglio 2001 nella causa INSAI

c/ T., U 190/99; 27 luglio 2001 nella causa INSAI c/ B., U 252/99; 31 luglio
2001 nella causa G., U 311/99; 5 ottobre 2001 nella causa INSAI c/ B., U
165/00; 5 ottobre 2001 nella causa INSAI

c/ I., U 91/00; 10 ottobre 2001 nella causa INSAI c/ C.,

U 217+225/00; 16 ottobre 2001 nella causa M., U 301/00;

13 febbraio 2002 nella causa INSAI c/ L., U 41/00; 19 febbraio 2002 nella causa
INSAI c/ C., U 99/00; 19 febbraio 2002 nella causa INSAI c/ C., U 268/00; 5
marzo 2002 nella causa INSAI

c/ CE fu M., U 155/00; 15 marzo 2002 nella causa A. c/ INSAI e INSAI c/ A., U
220 + 238/00; 18 marzo 2002 nella causa INSAI c/ K., U 239/00; 18 marzo 2002
nella causa INSAI c/ P. S.,

U 235/00; 24 aprile 2002 nella causa INSAI c/ R., U 240/00;

30 aprile 2002 nella causa INSAI c/ P., U 241/00; 8 maggio 2002 nella causa
C.-F., U 449/00; 23 maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U
234/00).

 

                                         Sostanzialmente, il TFA ha
approvato i dati salariali utilizzati dall'INSAI, dopo avere anche verificato,
in applicazione della DTF 126 V 75ss., che, nel caso di specie, l'importo
ritenuto dall'assicuratore LAINF appariva plausibile alla luce dei dati dedotti
dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio federale
di statistica, considerata la possibilità di ridurre il salario statistico fino
al limite massimo del 25%:

 

"  (…)

Ai fini di stabilire le ripercussioni economiche
dell'impossibilità, per l'assicurato, di svolgere la precedente attività, le
istanze inferiori hanno fatto capo ad un paragone dei redditi, come lo
prescrive l'art. 18 cpv. 2 LAINF, già citato. Per quel che riguarda, in
particolare, il reddito ipotetico da invalido, i primi giudici, in modifica di
quanto stabilito nel provvedimento amministrativo impugnato e prevalendosi
della propria giurisprudenza sviluppata in tema di determinazione del salario
di riferimento per il calcolo della capacità di guadagno residua, hanno ritenuto
l'importo di fr. 35'000.--, che corrispondeva negli anni dal 1994 al 1998 alla
retribuzione annua media conseguibile sul mercato del lavoro ticinese da operai
o impiegati non qualificati con problemi di salute in attività leggere
adeguate. Orbene, la questione dei salari medi fondati su dati statistici, cui
pure la predetta prassi giudiziaria ticinese si riferisce, è stata oggetto di
una recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni pubblicata in

DTF 126 V 75 segg.

 

c) In tale sentenza di principio la Corte ha in sostanza stabilito
che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo
luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato.
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

 

d) Ora, la prassi della Corte cantonale ticinese, secondo cui il presunto reddito d'invalido realizzabile, su un
mercato del lavoro equilibrato, da un lavoratore poco o non qualificato in
attività confacenti allo stato di salute è valutato senza particolare
riferimento alle specifiche del caso concreto, ma secondo criteri uniformi, non
soddisfa manifestamente le esigenze poste dalla nuova giurisprudenza precitata
(nello stesso senso: sentenze 19 aprile 2001 in re P., I 226/00, 31 gennaio
2001 in re R., I 10/00 e 30 giugno 2000 in re B, I 411/98). Il giudizio
querelato non può quindi essere tutelato.

e) Per determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'istituto ricorrente ha compiuto degli accertamenti
presso alcune aziende del Cantone Ticino appurando come in attività leggere,
che anche l'interessato sarebbe in grado di esercitare dal profilo sanitario, i
dipendenti di tali ditte percepissero un reddito annuo medio pari a

fr. 42'030.--. Orbene, il Tribunale federale delle assicurazioni può aderire
alla valutazione del guadagno ipotetico di invalido operata dall'INSAI.
L'importo stabilito appare plausibile alla luce dei dati statistici sulla
struttura dei salari editi dal competente Ufficio federale - dati secondo i
quali la retribuzione annua media dei lavoratori di sesso maschile attivi in
occupazione semplici e ripetitive nel settore privato ammontava, nel 1997, a
fr. 54'245.-- (fr. 4'294.-- : 40 x 41,9 x 12 x 100,5%) - quando si consideri
come, ai sensi della giurisprudenza in DTF 126 V 75 sopra indicata, le
specifiche circostanze del caso concreto siano suscettibili di comportare una
riduzione del salario statistico fino, realizzate tutte le premesse, al limite
massimo del 25%.

 

3.- In tali condizioni, ritenuto che il reddito ipotetico conseguibile
senza invalidità (fr. 50'568.-- annui) non è mai stato contestato dalle parti
in causa, la decisione amministrativa in lite che riconosce all'opponente il
diritto ad una rendita calcolata su un'invalidità del solo 17% merita di essere
ristabilita." (STFA 22 maggio 2001 nella
causa L. c/ INSAI, p. 4ss.) 

 

                                         L'Alta Corte nelle
sentenze menzionate non aveva comunque risolto la questione di principio a
sapere quale deve essere, in materia di assicurazione contro gli infortuni, il
rapporto tra i dati dell'Ufficio federale di statistica (ai quali il TFA fa
costantemente riferimento nella giurisprudenza pubblicata, cfr. DTF 124 V
323-324 e DTF 126 V 75) e le DPL (cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze …, p.
604-605). 

                                         Tale questione è stata
invece affrontata in una sentenza del

28 agosto 2003 nella causa C., U 35/00 + U 47/00, pubblicata in DTF 129 V
472ss. (= RAMI 2003 U 494, p. 383ss.), in cui il TFA - dopo avere sottolineato
le difficoltà che comporta il volere imporre un ordine di priorità fra dati
statistici e DPL, siccome ognuno dei due metodi presenta
vantaggi e svantaggi

(cfr. DTF 129 V 477, consid. 4.2.1) - ha definito quali sono i presupposti che
devono essere soddisfatti affinché il reddito da invalido possa essere
validamente determinato sulla base dei salari DPL:

 

" 
(…).

Weil die Invaliditätsbemessung aufgrund
hypothetischer Vergleichseinkommen und unter Berücksichtigung des in Betracht
fallenden (ausgeglichenen) allgemeinen Arbeitsmarktes zu erfolgen hat, müssen
die DAP auch im konkreten Einzelfall repräsentativ sein. Es genügt daher nicht,
wenn lediglich ein einziger oder einige wenige zumutbare Arbeitsplätze
angegeben werden, weil es sich dabei sowohl hinsichtlich der Tätigkeit als auch
des bezahlten Lohnes um Sonder- oder Ausnahmefälle handeln kann. Unbeachtlich
ist, ob der Arbeitsplatz frei oder besetzt ist, weil die Invaliditätsbemessung
auf der Fiktion eines ausgeglichenen Arbeitsmarktes beruht (BGE110

V 276 Erw. 4b; AHI 1998 S. 291 Erw. 3b). Wenn die Vorinstanz eine Mindestzahl
von fünf zumutbaren Arbeitsplätzen voraussetzt, so erscheint dies in
quantitativer Hinsicht in der Regel als genügend. Im Hinblick auf die
geforderte Repräsentativität der DAP-Profile und der daraus abgeleiteten
Lohnangaben hat der Unfallversicherer im Sinne einer qualitativen Anforderung
jedoch, zusätzlich zur Auflage von mindestens fünf DAP-Blättern, Angaben zu
machen über die Gesamtzahl der aufgrund der gegebenen Behinderung in
Fragekommenden dokumentierten Arbeitsplätze, über den Höchst- und den
Tiefstlohn sowie über den Durchschnittslohn der dem jeweils verwendeten
Behinderungsprofil entsprechenden Gruppe. Damit wird auch die Überprüfung des
Auswahlermessens hinreichend ermöglicht, und zwar in dem Sinne, dass die
Kenntnis der dem verwendeten Behinderungsprofil entsprechenden Gesamtzahl
behinderungsbedingt in Frage kommender Arbeitsplätze sowie des Höchst-, Tiefst-
und Durchschnittslohnes im Bereich des Suchergebnisses eine zuverlässige
Beurteilung der von der SUVA verwendeten DAP-Löhne hinsichtlich ihrer
Repräsentativität erlaubt. Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass die
SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern

(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31. Dezember 2000 [AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1
lit. b VwVG, BGE 115 V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der
versicherten Person bezüglich des Auswahlermessens und der Repräsentativität
der DAP-Blätter im Einzelfall sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu
erheben, damit sich die SUVA im Einspracheentscheid damit auseinander setzen
kann. Ist die SUVA nicht in der Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen
zu genügen, kann im Bestreitungsfall nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt
werden; die SUVA hat diesfalls im Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund
der LSE-Löhne zu ermitteln. Im Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen
Gerichts, die Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen,
gegebenenfalls die Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des
DAP-Lohnvergleichs einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE
vorzunehmen."

(DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Al
riguardo, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi
scelti dalle assicurazioni sociali, in RDAT

II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed.
istituto delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona
2004, p. 128-131.

 

                            2.6.7.   Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA (cfr., fra le
più recenti, STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00 e del 30 aprile
2002 nella causa P., U 241/00) - si rivela essere discriminante per gli
assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più
bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito da non invalido è
quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro
Cantone senza il danno alla salute, questo TCA, in una sentenza del 4 settembre
2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p. 250ss. e in SVR 2001 IV n.
35 - successivamente confermata in più di un'occasione (cfr., ad esempio, STCA del
17 aprile 2001 nella causa B. e del 22 maggio 2001 nella causa M.) - sentito
preliminarmente il parere dell'allora direttore dell’Ufficio federale di
statistica, dottor __________, ha così precisato la propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires 1996" pag. 17, e
per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. Vbis)

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (...)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. Vbis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ritiene che
nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella che
riflette i salari versati nella nostra regione.

                                         Se si ignorasse questo
aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una legge federale
occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido per tutto il
paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF 124

V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati salariali
irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non garantisce
l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA del 22
maggio 2000 nella causa I.

(I 312/99); DTF 126 I 76).

                                         Del resto, il TFA, nella
sua giurisprudenza, ha per lungo tempo giustamente e regolarmente tenuto conto
dei salari vigenti nel Cantone in cui opera l'assicurato (cfr. RCC 1989 pag.
485 "du Canton concerné"; sentenza del 26 agosto 1998 nella causa K.
W. citata in SVR 1996 UV Nr. 55 pag. 185: "Im Wohnsitz Kanton des
Beschwerdegegners (Thurgau)".

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in SVR 2000 IV Nr. 21, il TCA ha al riguardo precisato:

 

"  La
necessità di adattare i salari medi nazionali alla situazione del Ticino
risulta peraltro implicitamente nella risposta del Consiglio di Stato del 28
settembre 1999 ad una interrogazione dell'On. Ricciardi del 14 agosto 1999
«Bassi salari e reddito famigliare» con la quale chiedeva di pubblicare, dati
disponibili per documentare la situazione relativa al reddito e alle condizioni
sociali della famiglie in Ticino, nonché di presentare i dati aggiornati sui
livelli salariali nel nostro Cantone:

 

«(…)

Su scala federale la statistica
ufficiale fornisce diversi dati che permettono di conoscere l'evoluzione e la
struttura dei salari in Svizzera.

 

A livello regionale, le informazioni di
cui si dispone sono molto ridotte e riguardano unicamente la struttura dei
salari, i cui dati vengono rilevati ogni due anni. Si ricorda al lettore che
nel 1994 la statistica è stata sottoposta a profonda revisione, e per
quell'anno, eccezionalmente. Il Ticino ha potuto disporre di informazioni
supplementari.

 

Il calcolo dei dati regionali (grandi
regioni) si basa tuttavia sullo schema di ponderazione dell'economia svizzera,
schema che, come noto, presenta diversità anche importanti rispetto al Ticino.

Non si è certi tuttavia in che misura
questo accorgimento provochi delle distorsioni nei dati pubblicati.

 

Per i prossimi anni è inoltre probabile
che l'UST, ritenuta l'importanza della tematica in questione, riesca a mettere
a disposizione delle regioni un numero più elevato di informazioni. Per il
Ticino si tratterebbe in questo caso di applicare ai dati lo schema di
ponderazione della struttura economica cantonale»"

 

                                         Va pure ricordato che,
secondo il TFA, occorre prendere in considerazione il salario, risultante dalla
tabella, di un uomo, se si tratta di un assicurato, e di una donna se si tratta
di un'assicurata (cfr. Pratique VSI 2000 p. 84-85):

 

" 
Dans ce cas, en raison des inégalités de salaires
entre les deux sexes révélées par les statistiques, il faut se référer, pour
les femmes, aux salaires des femmes et, pour les hommes, aux salaires des
hommes. Il n'est pas question de se baser sur une valeur moyenne entre les
salaires des femmes et des hommes (…)."

                                         (STCA
succitata - la sottolineatura è del redattore)

 

                                         In una
sentenza del 5 giugno 2003 nella causa B.

(inc. n. 35.2003.6), il TCA ha inoltre sottolineato come il TFA, che ha posto
il principio della priorità dei dati statistici nazionali rispetto a quelli
regionali - in alcune sue pronunzie ha confermato il reddito da invalido
fissato sulla base di valori regionali.

                                         Ad
esempio, in una sentenza del 10 agosto 2001 nella causa R., I 474/00 - sentenza
che è poi stata ripresa in più di un giudizio federale (cfr., per es., la STFA
del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 4c, parzialmente
pubblicata in DTF 128

V 174s.) - il TFA ha considerato non censurabile l'applicazione dei dati
relativi alla regione "Svizzera orientale" (TA 13), siccome più
favorevoli all'assicurata rispetto al dato nazionale

(cfr. consid. 3c/aa: "Obwohl das Eidgenössische
Versicherungsgericht grundsätzlich die gesamtschweizerischen Werte heranzieht,
ist vorliegend auch nicht zu kritisieren, dass der Berechnung zu Gunsten der
Beschwerdeführerin die tieferen Werte der Region Ostschweiz (TA 13) zu Grunde
gelegt worden sind").

 

                                         Parimenti, nelle sentenze del 30 novembre 2001 nella causa R., I
226/01 e del 20 novembre 2002 nella causa D., I 764/01, l'Alta Corte ha
valutato il reddito da invalido facendo capo al valore afferente al Cantone
Ticino, rispettivamente, alla regione lemanica. 

 

                                         In una
sentenza del 13 giugno 2003 nella causa M., U 236/01, consid. 4.3.2, il TFA ha
ribadito che esso "… non esclude di principio l'applicazione dei valori
regionali, desumibili dalle tabelle TA14 (n.d.r. recte: TA13) - (…) -,
segnatamente laddove questi appaiono maggiormente favorevoli per l'assicurato

(cfr. sentenza del 10 agosto 2001 in re R., I 474/00, consid. 3c/aa)".

 

                                         In
un'altra sentenza, datata sempre 13 giugno 2003, la nostra Massima Istanza ha
ricordato segnatamente che, citiamo: "… le circostanze del caso concreto
determinano quale sia la tabella da applicare nel caso esaminato. È pertanto
ammissibile ad esempio applicare la tabella TA7, che indica i valori per una
determinata attività, se così facendo è possibile determinare in maniera più
precisa il reddito da invalido (in proposito si veda anche consid. 4c non
pubblicato in DTF 128 V 174). Questa Corte, infine, ha pure ritenuto non
criticabile applicare la tabella TA13, che riferisce dei salari in relazione
alle grandi regioni (sentenza del 10 agosto 2001 in re R. consid. 3c/aa, I
474/00, del 27 marzo 2000 in re P. consid. 3c, I 218/99, del 28 aprile 1999 in
re T. consid. 4c, I 446/98)" (STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I
475/01, consid. 4.4.). 

 

                                         Il
TFA ha ancora ribadito i medesimi concetti in una sentenza del 20 aprile 2004
nella causa K., I 871/02, consid. 6.3. e in una sentenza del 26 agosto 2004
nella causa C., I 355/03, consid. 7.4.

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle
assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in
CGRSS n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).

 

                            2.6.8.   In concreto,
in applicazione della giurisprudenza federale, occorre dunque basarsi sui
valori statistici e, concretamente, sull'inchiesta svizzera sulla struttura dei
salari 2002 (cfr., a quest’ultimo proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467,

p. 511ss.), edita dall'Ufficio federale di statistica.

 

                                         Conformemente
alla prassi di questa Corte, secondo cui la priorità deve essere attribuita ai
valori statistici regionali (rispetto a quelli raccolti a livello nazionale,
cfr. consid. 2.10.), tornano applicabili i dati afferenti al Ticino contenuti
nella tabella TA13.

 

                                         Orbene -
utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio
federale di statistica - la ricorrente, svolgendo nel 2002 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato ticinese (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439,

p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un
salario mensile lordo pari a fr. 3'273.--. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 7/8-2005, p. 98), esso ammonta a

fr. 3'417.31 mensili oppure a fr. 41'007.72 per l'intero anno

(fr. 3'417.31 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr.
STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B.,

U 274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique, 10-2005, p. 83) -
si ottiene, per il 2004, un reddito annuo di fr. 42'150.79.

 

                                         Qualora,
già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una persona
assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività equivalente e che
non si possa sostenere che essa si sia volontariamente accontentata di una
retribuzione modesta, si deve ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso
negativamente sul reddito da valido potrebbero anche influenzare il reddito da
invalido. Accertato che l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla
media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito medio
realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va
ridotto in proporzione (cfr. AHI 1999, p. 329 consid. 1; ZAK 1989, p. 458s.
consid. 3b; STFA del 5 dicembre 2003 nella causa S., I 630/02, consid. 2.2.2 e
del 2 dicembre 2002 nella causa R., I 53/02, consid. 3.3).

 

                                         Con
scadenza biennale, l'Ufficio cantonale di statistica (Ustat) pubblica uno
studio, elaborato a partire dai rilevamenti compiuti dall'Ufficio federale di
statistica, che illustra i salari mensili lordi (mediana) nel settore privato
ticinese, secondo i campi di attività, le qualifiche richieste e il sesso.

                                         Ora,
dallo studio pubblicato nel 2004 emerge che il salario lordo medio percepito, nel
2002, da una donna con qualifiche inferiori in attività dell’industria
alberghiera e della ristorazione, ammontava a fr. 3’059.— oppure, riportato su
41.7 ore

(cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie
économique, 7/8-2005,

p. 98), a fr. 3'189.--. 

                                         Dopo
adeguamento all’evoluzione dei salari in termini nominali nel settore
alberghiero e della ristorazione (tab. B 10.2, pubblicata in La Vie
économique, 10-2005, p. 83), si ottiene, per il 2004, un salario mensile
lordo pari a fr. 3'268.72. 

 

                                         Pertanto
- posto che quanto RI 1 avrebbe guadagnato nel 2004, qualora avesse continuato
a lavorare alle dipendenze del Ristorante "__________" (fr.
3'075.--/mese;

cfr. consid. 2.8.), si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la
media dei salari per un'attività equivalente (cioè fr. 3'268.72) - sono
realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido, in
applicazione della prassi appena menzionata

(fr. 42'150.79 decurtati del 5.92% = fr. 39'781.91).

 

                            2.6.9.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"

(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
recente sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J.,

I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito
statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e
al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute,
era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del
60%.

                                         La nostra
Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito
ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal
danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d. h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt
über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung
mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine
triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002

S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an,
für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas
über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität
differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12
sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser
Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der
Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den
Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.

 

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt

(Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten
Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom
Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der
Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft
gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese
genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein
solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52%
und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt.”

                                         (STFA
succitata). 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% ("Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15 % wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen"). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R.,

inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità
secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito
statistico da invalido, argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R.,

I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, "en regard de l’âge de l’assuré et des
limitations résultant de l’atteinte à sa santé" (la sottolineatura è del
redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419

consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115

V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa
S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune
circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad
esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto
che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle
assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I
1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23
febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata
confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA
del

4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                                         Nel caso
di specie, va innanzitutto osservato che, a dipendenza delle sequele
infortunistiche interessanti l’estremità superiore sinistra, l'assicurata è
stata giudicata in grado di esercitare a tempo pieno un'attività sostitutiva
(cfr. consid. 2.7.). 

                                         Sempre a
causa del danno alla salute, essa presenta però talune limitazioni legate all’uso
della mano sinistra dominante, nel senso soprattutto di una velocità di
esecuzione ridotta. 

                                         In tali
circostanze, si giustifica una riduzione del 10% per gli impedimenti
addebitabili al danno alla salute.

 

                                         Al
momento determinante, RI 1 aveva l’età di 42 anni, ciò che non consente una
riduzione supplementare.

 

                                         L’assicurata
è originaria della __________ ma possiede la nazionalità svizzera, avendo
sposato, nel 1991, un cittadino svizzero, residente in Ticino. 

                                         D’altro
canto, da quando si trova in Ticino, essa è sempre stata professionalmente
attiva. 

                                         Questi
aspetti non giustificano ulteriori deduzioni.

 

                                         Tutto ben
considerato, il TCA è dell’avviso che con una riduzione globale del 10% si
tenga adeguatamente conto delle specifiche circostanze del caso concreto.

 

                                         Il
reddito da invalido, tenuto conto di una decurtazione del 10%, ammonta quindi a
fr. 35'803.71 (90% di fr. 39'781.91).

 

                                         In
conclusione, il grado di invalidità dell'insorgente - determinato confrontando
i fr. 35'803.71 al reddito che essa avrebbe potuto conseguire se non fosse
intervenuto l’infortunio, e cioè

fr. 36'900.-- - risulta essere del 2.97%, arrotondato al 3% secondo la
giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121,

consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV Nr. 12 p. 44 in
cui il TFA ha stabilito che la giurisprudenza appena menzionata, secondo la
quale il risultato aritmeticamente esatto del grado di invalidità va
arrotondato per eccesso o per difetto alla prossima cifra espressa in
percentuale intera secondo le regole applicabili in matematica, è applicabile
immediatamente, nel senso che essa si estende a decisioni contestate che, dal punto
di vista temporale, sono state emanate prima della pubblicazione della sentenza
in questione).

 

                                         Non
raggiungendo il grado dell’invalidità presentata dall’assicurata la soglia del
10% prevista dall’art. 18 cpv. 1 LAINF, la CO 1 le ha correttamente negato il
diritto alla rendita di invalidità. 

 

                               2.7.   Oggetto di
contestazioni è pure l’entità della menomazione all’integrità di cui la
ricorrente è portatrice.

                            2.7.1.   Le norme
relative all'IMI, contenute nella LAINF e nella sua ordinanza, non hanno subito
alcuna modifica a fronte dell'entrata in vigore della LPGA.

 

                                         Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'in­fortunio, accusa una menomazione importante e dure­vole all'in­tegrità
fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.7.2.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente
sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).

 

                            2.7.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato
3 dell'OAINF. 

 

                                         Una
tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a;
RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36

cpv. 4 OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per 

                                         menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato

(cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi menzionata).

 

                            2.7.4.   L'INSAI ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano
il giudice (cfr. STFA del

22 agosto 2000 nella causa C., I 102/00; DTF 125 V 377

consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.;

RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).