# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cc86a258-c8aa-568b-ae4e-0b3e6162e5c6
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-18
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 18.03.2022 S 2022 26
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2022-26_2022-03-18.pdf

## Full Text

Comunicata in data

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 22 26

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

Giudice unico Racioppi

Attuario Rogantini

SENTENZA

del 18 marzo 2022

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali

A._____,

patrocinata dall'avv. Milca Molteni, 

ricorrente

contro

Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro dei Grigioni,

resistente

concernente sospensione dal diritto all'indennità

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I. Ritenuto in fatto:

1. A._____ nacque nel 1992, è sposata e madre di una bambina nata il 

20 aprile 2020. Dal 2016 al 2021 ha lavorato come impiegata di lavanderia 

per la succursale della B._____ SA a C._____. Il 28 luglio 2021 ha 

dichiarato per scritto in tedesco di voler disdire il contratto di lavoro con 

effetto dal 31 ottobre 2021 (act. C.8). Nel seguito il 1° novembre 2021 si è 

iscritta alla disoccupazione, rivendicando un'indennità giornaliera nella 

misura del 100% a partire da quella data (act. C.3).

2. Con scritto del 16 novembre 2021 l'Ufficio per l'industria, arti e mestieri e 

lavoro dei Grigioni (UCIAML) l'ha invitata a esprimersi in merito al motivo 

della disdetta del contratto di lavoro, in quanto sarebbe tenuto a 

sospendere il diritto all'indennità in caso di disoccupazione imputabile alla 

persona assicurata (act. C.9). Tale scritto è stato redatto in tedesco.

3. A._____ ha risposto in italiano il 19 novembre 2021 di aver deciso a 

malincuore di dare la disdetta per il motivo di aver ricevuto una proposta 

migliore di lavoro (act. C.10). Starebbe facendo troppe ore in più, 

lavorando per esempio dalle ore 07.00 alle ore 19.00. Di sera sentirebbe 

che fisicamente e mentalmente non ce la farebbe più. Avrebbe colto la 

nuova opportunità anche per fare delle nuove esperienze lavorative. Se 

tutto andrebbe bene, le darebbero un contratto annuale con una paga più 

alta.

4. Con decisione in tedesco del 22 novembre 2021 l'UCIAML ha sospeso il 

diritto all'indennità di A._____ per 37 giorni, ritenendo che l'assicurata 

avrebbe disdetto il rapporto di lavoro senza previamente assicurarsi un 

altro impiego (act. C.11). Con le sue osservazioni del 19 novembre 2021 

lei non avrebbe avanzato dei motivi sufficienti che giustificherebbero di 

considerare non più ragionevolmente esigibile da lei restare nel 

precedente posto di lavoro.

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5. A._____ ha interposto opposizione contro detta decisione in data 

23 novembre 2021 (act. C.12), ripetendo di aver dovuto lavorare dalle ore 

07.00 alle ore 19.00, spesso anche fino alle ore 20.00 con una pausa 

pranzo di soli 45 minuti. Sarebbe stata esausta, sia fisicamente che 

psicologicamente. Avrebbe una bambina di 19 mesi e arrivare a casa alle 

ore 20.00 dopo 12 ore di lavoro sarebbero troppo. Il marito sarebbe 

impiegato presso un'azienda da 15 anni e molte volte lavorerebbe pure lui 

fino alle ore 19.00 per fare lavori extra. Nessuna babysitter accetterebbe 

di stare con un bambino fino alle ore 19.30 di notte. Infatti anche l'asilo le 

avrebbe detto che non sarebbe umano lasciare un bambino lontano da 

sua madre per 12 ore al giorno. Lei avrebbe chiesto più flessibilità alla 

datrice di lavoro, ma non le sarebbe stata data. Inoltre non si sarebbe mai 

dimessa se il lavoro sarebbe stato dalle ore 07.00 alle ore 17.00 come 

dovrebbe essere l'orario normale. Avrebbe dovuto sacrificare il suo lavoro 

per non sacrificare quello del marito. Sarebbe molto faticoso lavorare 

12 ore al giorno e tornare a casa e vedere la figlia solo per 1 ora. 

Chiederebbe come avrebbe potuto fare di meglio. Non sarebbe giusto 

penalizzarla così come si penalizzerebbe chi si dimette senza avere un 

altro lavoro. Del resto lei avrebbe trovato un impiego dal 1° dicembre 2021 

(vedi il contratto di lavoro allegato all'opposizione). Chiederebbe perciò di 

rivedere la decisione e considerare la sua situazione, anche un po' con il 

cuore, essendo una questione di umanità.

6. Il 7 dicembre 2021 l'UCIAML ha invitato l'opponente a inoltrare la 

registrazione degli orari mensili per il periodo da giugno 2021 a ottobre 

2021 (act. C.13). Essi sono in seguito pervenuti all'UCIAML pochi giorni 

dopo per i mesi da gennaio ad aprile 2021 e da giugno a ottobre 2021 (act. 

C.14), come pure le disposizioni contrattuali di lavoro e altri documenti 

(act. C.15).

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7. L'UCIAML ha respinto l'opposizione con decisione del 26 gennaio 2022, 

confermando la sospensione dal diritto all'indennità (act. B.1; manca 

invece nell'incarto dell'UCIAML).

8. Il 25 febbraio 2022 A._____, ormai patrocinata da un'avvocata, ha 

presentato ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni 

avverso questa decisione (act. A.1). Chiede in via principale 

l'annullamento della decisione impugnata e in via subordinata la riduzione 

della sospensione dal diritto all'indennità a un massimo di 10 giorni, il tutto 

sotto protesta di tasse e ripetibili.

9. Con risposta del 10 marzo 2022 l'UCIAML ha proposto la reiezione 

integrale del ricorso (act. A.2).

10. La ricorrente ha rinunciato a replicare con scritto del 17 marzo 2022, 

confermando le argomentazioni e richieste di cui al ricorso (act. A.3).

11. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 

del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerando in diritto:

1. Giusta l'art. 1 cpv. 1 della Legge federale sull'assicurazione contro la 

disoccupazione e l'indennità per insolvenza del 25 giugno 1982 (Legge 

sull'assicurazione contro la disoccupazione, LADI; RS 837.0) in unione 

con l'art. 2 e l'art.56 cpv. 1 della Legge federale sulla parte generale del 

diritto delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; RS 830.1) le 

decisioni su opposizione (e quelle contro cui un'opposizione è esclusa) 

possono essere impugnate mediante ricorso. Ogni cantone istituisce un 

tribunale delle assicurazioni per giudicare come istanza unica i ricorsi in 

materia di assicurazioni sociali (art. 57 LPGA). È competente il tribunale 

delle assicurazioni del cantone il cui servizio cantonale ha deciso (art. 100 

cpv. 3 LADI e art. 128 cpv. 2 dell'Ordinanza sull'assicurazione obbligatoria 

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contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza del 31 agosto 1983 

[Ordinanza sull'assicurazione contro la disoccupazione, OADI; 

RS 837.02]; cfr. l'art. 119 OADI). Nell'occorrenza ha deciso l'UCIAML 

quale servizio cantonale ai sensi dell'art. 85 LADI, cosicché è data la 

competenza di questa Corte (vedi l'art. 1 cpv. 1 e l'art. 5 cpv. 1 della Legge 

d'applicazione sul collocamento e sull'assicurazione contro la 

disoccupazione del 19 ottobre 2005 [LAdLC/LADI; CSC 545.100] in unione 

con l'art. 1 dell'Ordinanza della legge d'applicazione sul collocamento e 

sull'assicurazione contro la disoccupazione del 30 giugno 2009 

[OLAdLC/LADI; CSC 545.270] e con l'art. 49 cpv. 2 della Legge sulla 

giustizia amministrativa del 31 agosto 2006 [LGA; CSC 370.100]). Il 

termine di ricorso è di 30 giorni dalla notificazione della decisione (art. 60 

cpv. 1 LPGA). Gli artt. 38 segg. LPGA sono applicabili per analogia (art. 60 

cpv. 2 LPGA).

2. Oggetto di litigio è la sospensione dal diritto all'indennità giornaliera per 

37 giorni. Questa Camera del Tribunale competente decide in 

composizione di giudice unico giusta l'art. 43 cpv. 3 lett. a LGA, siccome 

non è prescritta una composizione di 5 giudici e in base agli atti (act. C.1) 

il valore litigioso non supera i CHF 5'000.00 (CHF 3'614.00 [guadagno 

assicurato] x 0.8 [l'aliquota dell'indennità giornaliera corrisponde all'80% 

del guadagno assicurato giusta l'art. 22 cpv. 1 LADI] / 21.7 [conversione 

del guadagno mensile in guadagno giornaliero ai sensi dell'art. 40a OADI; 

il risultato intermedio corrisponde all'indennità giornaliera, arrotondata a 

CHF 133.50] x 37 giorni = CHF 4'939.50).

Il ricorso della ricorrente legittimata al ricorso e patrocinata da un'avvocata 

è tempestivo, contiene una motivazione e un petito di principio accoglibile 

ed è pertanto ricevibile in ordine.

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3. La questione che si pone è essenzialmente se la disdetta del contratto di 

lavoro da parte della ricorrente sia stata fatta in circostanze tali da 

giustificare una sospensione dal diritto all'indennità.

3.1. Giusta l'art. 17 cpv. 1 LADI l'assicurata che fa valere prestazioni 

assicurative deve, con l'aiuto dell'ufficio del lavoro competente, 

intraprendere tutto quanto si possa ragionevolmente pretendere da lei per 

evitare o abbreviare la disoccupazione. In particolare è suo compito 

cercare lavoro, se necessario anche fuori della professione precedente. 

Deve poter comprovare tale suo impegno. Questa disposizione definisce 

il principio dell'obbligo di ridurre il pregiudizio ancorato nel diritto delle 

assicurazioni sociali. Ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI, poi, 

l'assicurata è sospesa dal diritto all'indennità se è disoccupata per propria 

colpa. La disoccupazione è segnatamente imputabile all'assicurata che ha 

disdetto lei stessa un rapporto di lavoro senza previamente assicurarsi un 

altro impiego, a meno che non si potesse ragionevolmente esigere la lei di 

conservare il vecchio impiego (art. 44 cpv. 1 lett. b OADI). Secondo 

costante giurisprudenza non è più ragionevolmente esigibile la 

continuazione del rapporto di lavoro in particolare quando l'occupazione è 

divenuta inadeguata ai sensi dell'art. 16 LADI oppure lo era fin dall'inizio e 

dunque non ne sarebbe stata esigibile l'accettazione. In questo contesto 

in termini di prova l'esigibilità della permanenza nel vecchio posto di lavoro 

è presunta. Essa deve inoltre essere valutata più rigorosamente 

dell'esigibilità dell'accettazione di un nuovo posto di lavoro (vedi per il tutto 

fra tante la sentenza 8C_107/2018 del 7 agosto 2018 consid. 3).

3.2. Nella fattispecie la ricorrente fa valere sostanzialmente che le ore 

lavorative sarebbero state troppe, rispettivamente che avrebbe dovuto 

lavorare troppo a lungo di sera e che così non avrebbe potuto occuparsi 

di sua figlia nata nel mese di aprile 2020. In altre parole gli orari di lavoro 

sarebbero stati inconciliabili con la situazione famigliare, il che andrebbe 

considerato inadeguato ai sensi dell'art. 16 cpv. 2 lett. c LADI. Inoltre 

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andrebbe tenuto conto che lei si sarebbe occupata presto di trovare un 

nuovo impiego. Difatti avrebbe già iniziato al nuovo posto di lavoro in data 

1° dicembre 2021. Di conseguenza l'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI non sarebbe 

applicabile.

3.3. L'UCIAML risponde a tal proposito che la ricorrente avrebbe inoltrato 

numerose registrazioni degli orari di lavoro, dalle quali si potrebbe 

evincere che negli anni 2018 e 2019 lei avrebbe lavorato regolarmente fino 

dopo le ore 18.00 e a volte anche oltre le 19.00, ma che all'epoca la 

ricorrente non sarebbe ancora stata mamma di una bambina. Gli orari di 

lavoro degli anni 2018 e 2019 sarebbero quindi trascurabili. Nel mese di 

giugno 2021 la ricorrente avrebbe lavorato al massimo fino alle ore 17.15, 

nel mese di luglio 2021 soltanto due volte fino a dopo le ore 18.00 e 

avrebbe finito al più tardi alle ore 18.07. Contrariamente a quanto da lei 

affermato, non avrebbe dunque mai lavorato fino a dopo le ore 19.00 in 

questo periodo e non avrebbe neanche mai lavorato dodici o più ore al 

giorno. Di conseguenza la ricorrente non riuscirebbe a comprovare 

l'inadeguatezza del rapporto di lavoro sciolto.

3.4. Innanzitutto si costata in questa sede che agli atti figurano esclusivamente 

le stampe della registrazione delle ore di lavoro per i mesi da gennaio ad 

aprile 2021 e da giugno a ottobre 2021 (act. C.14). I documenti relativi ad 

altri anni non sono stati versati agli atti o comunque non sono stati 

trasmessi a questa Corte. Come addotto giustamente dall'UCIAML, gli 

anni 2018 e 2019 non sono utili per chiarire la domanda in giudizio, poiché 

d'un canto concernono il periodo precedente alla nascita della bambina 

della ricorrente e d'altro canto antecedono anche la pandemia che ha 

avuto un forte impatto anche sul campo di lavoro della ricorrente. Nel 2020 

la ricorrente dichiara di non aver lavorato a seguito della gravidanza – 

nonché, si presume, del congedo di maternità –, il che non è stato 

contestato e può senz'altro essere riconosciuto.

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3.5. Secondo la ricorrente nel 2021, poi, vi sarebbe stato lavoro ridotto a causa 

della pandemia. Gli orari per lei incompatibili avrebbero del resto 

riguardato regolarmente il periodo invernale. Ciò può di principio 

corrispondere. È pur vero che la sua datrice di lavoro ha confermato che 

si tratta di un'attività sottoposta a notevoli fluttuazioni stagionali e che la 

ditta beneficia di un'autorizzazione per lavorare oltre gli orari normali, così 

come nei giorni festivi e domenicali. È consaputo anche che in Engadina 

Alta tipicamente il periodo invernale, in particolare quello delle feste 

natalizie e di capodanno, può essere intenso in questo settore. Va tuttavia 

riconosciuto d'altronde anche che secondo le condizioni generali di 

impiego della ditta in cui lavorava la ricorrente era prevista una somma 

normale di ore di lavoro settimanali di 42 ore per un impiego a tempo 

pieno, con un totale massimo consentito di 45 ore ai sensi della Legge 

federale sul lavoro nell'industria, nell'artigianato e nel commercio del 

13 marzo 1964 (Legge sul lavoro, LL; RS 822.11). Nell'autorizzazione per 

il lavoro domenicale e nei giorni festivi del 30 settembre 2018 (act. C.16) 

l'orario massimo di lavoro per la domenica e i giorni festivi è stato definito 

dalle ore 07.00 alle ore 18.00. Come sancito dall'art. 22 cpv. 1 

dell'Ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro del 10 maggio 2000 

(OLL 1; RS 822.111), poi, l'autorizzazione dispone che la durata massima 

della settimana lavorativa può essere prolungata di 4 ore al massimo, 

purché essa non venga superata nella media semestrale. In questi termini 

e sapendo soprattutto che la ricorrente ha una bambina di soli due anni si 

può partire dall'idea che doveva essere possibile alla ricorrente 

raggiungere un accordo con la datrice di lavoro che le permetta di 

trascorrere perlomeno le serate con sua figlia e di non doverla fare 

accudire da terzi. Vi si aggiunge che guardando le registrazioni delle ore 

lavorative nel 2021 non vi sono i minimi indizi che un tale accordo non 

dovesse essere possibile. Si costata difatti che la ricorrente per ¾ del 

mese di gennaio e in parte anche gli altri mesi dell'anno ha lavorato solo 

di mattina, specie in primavera, e che ha oltrepassato le ore 17.15 soltanto 

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durante 3 settimane, ossia dalla fine di luglio a metà agosto, per 4 volte la 

settimana, lavorando al più tardi fino alle ore 18.22, oltre a tre singole e 

isolate volte al mese da metà agosto in poi. Agli atti non vi sono documenti 

alla comprova di tentativi di trovare un accordo con la datrice di lavoro in 

merito alle ore serali come li adduce in sede di ricorso. Se ne deve 

desumere che non può valere come sufficientemente verosimile che la 

ricorrente ha effettivamente discusso il problema con i suoi superiori – 

purché ve ne sarebbe stato uno anche nella stagione invernale 2021/2022, 

il che difronte agli orari estivi da lei lavorati pare piuttosto improbabile. A 

tutto ciò vi si aggiunge ancora che la ricorrente ha disdetto il contratto di 

lavoro precedente – a tempo indeterminato – in data 28 luglio 2021 per la 

fine di ottobre 2021, sapendo di poter cominciare il nuovo impiego 

prospettato – a tempo determinato – soltanto dal 1° dicembre 2021 in poi 

e lasciando così coscientemente un mese senza remunerazione, con 

l'intento di chiedere la disoccupazione in quel periodo. In conclusione a 

mente di questa Corte la ricorrente non ha dimostrato l'inadeguatezza del 

suo vecchio impiego, cosicché la sua disdetta porta a una sospensione 

dal diritto all'indennità giusta l'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI in unione con 

l'art. 44 cpv. 1 lett. b OADI.

4. In via eventuale la ricorrente chiede che la sospensione sia ridotta ad al 

massimo 10 giorni. L'UCIAML non si è espresso in merito. Nella decisione 

impugnata si è limitato a considerare grave la colpa della ricorrente ai 

sensi dell'art. 30 cpv. 3 LADI in unione con l'art. 45 cpv. 3 lett. c OADI e di 

fissare per questo motivo la sospensione a 37 giorni. Tenendo conto 

dell'ampio potere discrezionale dell'UCIAML (cfr. ad esempio la sentenza 

del Tribunale federale 8C_332/2019 del 18 settembre 2019 consid. 3.3), 

delle raccomandazioni della Prassi LADI ID e di tutte le circostanze 

particolari del caso in giudizio, a mente di questa Corte la colpa della 

ricorrente può essere ritenuta grave e la sospensione di 37 giorni pare 

giustificata, visto l'intervallo previsto nell'OADI che va da 31 a 60 giorni in 

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caso di colpa grave e non essendovi elementi che ne giustificano una 

riduzione.

5. La procedura è gratuita (art. 61 lett. fbis LPGA). La parte soccombente 

viene di regola obbligata a rimborsare alla parte ricorrente vincente le 

spese necessarie causate dalla procedura (art. 61 lett. g LPGA; vedi anche 

l'art. 78 cpv. 1 LGA). All'UCIAML, che ha del resto agito nell'esercizio delle 

sue attribuzioni ufficiali (cfr. l'art. 78 cpv. 2 LGA), non vanno dunque 

riconosciute spese ripetibili.

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si prelevano spese.

3. Non si riconoscono spese ripetibili.

4. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia di diritto 

pubblico ai sensi degli artt. 82 segg. della Legge sul Tribunale federale del 

17 giugno 2005 (LTF; RS 173.110). Il ricorso è da inoltrare al Tribunale 

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, per scritto entro 30 giorni 

dalla notificazione della decisione con il testo integrale nel modo prescritto 

dagli artt. 42 seg. LTF. Per l'ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti 

e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 82 segg. e 90 segg. 

LTF.

5. [Comunicazioni]