# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e604a12d-f8ce-5218-bf72-4e6a2c2f05f8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-03-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.03.2012 D-8163/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-8163-2010_2012-03-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-8163/2010 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  1 9  m a r z o  2 0 1 2  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Christa Luterbacher, Pietro Angeli-Busi, 

cancelliera Zoe Cometti. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nata il (…), 

Stato sconosciuto, alias 

B._______, nata il (…), 

Eritrea, 

ricorrente, 

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento; 

decisione dell'UFM del 27 ottobre 2010 / N (…). 

 

 

D-8163/2010 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

L'interessata, dichiaratasi cittadina eritrea di religione pentecostale e di 

etnia tigrina, sarebbe nata a C._______ (Eritrea) dove vi avrebbe vissuto i 

primi due anni di vita per poi ritornarvi dal dicembre 2006 al 2010 dopo 

aver risieduto a D._______ (Etiopia). Ha presentato domanda d'asilo in 

data 1° agosto 2010 dopo aver raggiunto la Svizzera il medesimo giorno. 

Il viaggio d'espatrio lo avrebbe dapprima intrapreso con il compagno e la 

figlia transitando, per il mezzo dell'automobile da E._______ (Eritrea) per 

giungere a F._______ (Eritrea). Di qui avrebbero proseguito in cammello 

fino a G._______ (Sudan), proseguendo poi con l'automobile raggiun-

gendo H._______ (Sudan) dove sarebbero rimasti 26 giorni. Avrebbe la-

sciato la sua famiglia e proseguito sola con un volo diretto per la Francia, 

ignorando il nome della città nella quale sarebbe atterrata. Con l'aiuto di 

un passatore, avrebbe poi preso un treno per la Svizzera, giungendo a 

I._______ dove ha depositato la sua domanda d'asilo (cfr. verbale d'audi-

zione del 6 agosto 2010 [di seguito: verbale 1], pagg. 1-3 e 7 seg.). 

Sentita sui motivi d'asilo, la richiedente ha dichiarato in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, di essere espatriata in quanto in Eritrea non avreb-

be potuto esercitare la religione pentecostale liberamente. Convertitasi al-

la religione pentecostale nel giugno 2005, allorquando si sarebbe trovata 

in Etiopia, di rientro in Eritrea avrebbe frequentato un gruppo pentecosta-

le che pregava di nascosto. Il (…), mentre l'interessata si sarebbe trovata 

in ospedale, alcuni membri del gruppo di preghiera sarebbero stati arre-

stati dalle autorità eritree. Temendo di essere arrestata a causa del suo 

credo, avrebbe dunque deciso di espatriare (cfr. verbale 1, pagg. 5 seg.). 

In audizione federale ha poi aggiunto che sarebbe espatriata dal Paese 

d'origine in quanto non sarebbe stata in possesso di un documento d'i-

dentità ed avrebbe avuto il timore di dover prestare il servizio militare  

(cfr. verbale d'audizione del 21 settembre 2010 [di seguito: verbale 2], 

pagg. 2 e 6). 

B.  

Il 23 agosto 2010 la richiedente è stata sottoposta all'esame LINGUA dal 

quale sarebbe emerso che probabilmente ella avrebbe risieduto per qual-

che tempo a C._______ ma non per il lasso di tempo da lei indicato. In 

occasione dell'audizione federale, le è stato concesso il diritto di espri-

mersi in merito alla perizia dell'esame LINGUA del 9 settembre 2010  

(cfr. verbale 2, pag. 8). 

D-8163/2010 

Pagina 3 

C.  

Con decisione del 27 ottobre 2010, notificata all'interessata in data 

29 ottobre 2010 (cfr. risultanze processuali), l'Ufficio federale della migra-

zione (di seguito: UFM) ha respinto la succitata domanda d'asilo pronun-

ciando contestualmente l'allontanamento della richiedente dalla Svizzera 

e l'esecuzione del medesimo verso l'Etiopia, siccome lecita, esigibile e 

possibile. 

D.  

In data 23 novembre 2010 (data d'entrata: 24 novembre 2010), la richie-

dente è insorta contro detta decisione con ricorso dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chiedendo l'annullamento 

della decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato, 

nonché la concessione dell'asilo. Ha altresì presentato istanza di conces-

sione dell'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento 

delle spese processuali e del relativo anticipo. 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi 

nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla leg-

ge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge federale sull'asilo del 26 giugno 1998 

(LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in vir-

tù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). 

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

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degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è vin-

colato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giu-

ridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti  

(cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 

3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 

3.  

Giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio degli scrit-

ti. 

4.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizio-

ni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto ac-

cordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-

so include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono 

rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. So-

no pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'in-

tegrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pres-

sione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere 

conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 

2ª frase LAsi). 

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o 

per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di ri-

fugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditto-

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rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

In altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei sum-

menzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un richieden-

te l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione lo-

gica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibilità del contra-

rio, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr. Giurisprudenza ed infor-

mazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 

1993 n. 21). Le dichiarazioni devono essere attendibili, cioè resistenti alle 

obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa in-

terpretazione (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in 

contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi. Peraltro, il 

giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto d'una valutazione com-

plessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni deci-

sive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio dell'approssi-

mazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indi-

scutibili postulati di civiltà giuridica, semplici impressioni dell'autorità giu-

dicante (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1 e GICRA 1995 n. 23). 

5.  

5.1. Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni dell'in-

teressata circa i motivi d'asilo contrarie alla realtà, inattendibili, insufficien-

temente motivate, contraddittorie e quindi inverosimili. 

In particolare, l'interessata, nonostante abbia allegato di essere di etnia 

tigrina e d'aver vissuto per qualche tempo a C._______, non parlerebbe 

tigrino e non avrebbe nemmeno mostrato di comprenderlo. Altresì, in oc-

casione dell'esame LINGUA, le sue conoscenze di C._______ sarebbero 

state oggetto di analisi e sarebbero risultate lacunose. La richiedente non 

sarebbe stata in grado di indicare le località nei pressi di C._______, non 

avrebbe saputo indicare alcun principale numero di telefono urbano, non 

sarebbe stata in grado di localizzare l'Ufficio amministrativo governativo 

del suo quartiere di residenza e nemmeno avrebbe saputo nominare al-

cune società sportive locali. Per giunta, confrontata con tali lacune, l'inte-

ressata avrebbe asserito di non conoscere tali informazioni poiché sareb-

be uscita di rado di casa. Infine, l'UFM ha rilevato che la richiedente non 

avrebbe consegnato alcun documento che potesse comprovare la sua 

pretesa provenienza dall'Eritrea, per il che le dichiarazioni circa la pretesa 

cittadinanza eritrea non sarebbero credibili in quanto sarebbero in contra-

sto con le informazioni di cui dispone l'Ufficio. 

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Inoltre, l'UFM ha considerato come non veritiero il suo timore di essere 

costretta a dover svolgere il servizio militare. L'Ufficio ha ritenuto che tale 

timore sarebbe stato espresso unicamente nell'ambito dell'audizione fe-

derale, benché nell'audizione sulle generalità sarebbe stata invitata ad 

aggiungere, oltre ai motivi che aveva già esposto, se ce ne fossero di ul-

teriori. In occasione dell'esame LINGUA, quest'ultima avrebbe poi indica-

to che non avrebbe dovuto prestare servizio in quanto essendo madre, 

sarebbe stata esonerata. 

Altresì, le allegazioni della richiedente risulterebbero imprecise ed insuffi-

cientemente circostanziate. Circa il rientro in Eritrea, l'interessata non sa-

rebbe stata in grado né di motivare in modo convincente la decisione di 

fare ritorno in Eritrea né di spiegare per quale ragione, avendo dichiarato 

di essere cittadina eritrea, avrebbe dovuto entrare clandestinamente nel 

proprio Paese. Parimenti, le allegazioni della richiedente in merito ai fatti 

che l'avrebbero spinta a lasciare il Paese sarebbero frettolose e superfi-

ciali. L'UFM sottolinea, come l'interessata, non presente all'arresto dei 

propri compagni di preghiera, avrebbe semplicemente dichiarato di aver 

incontrato la madre in strada, la quale le avrebbe riferito l'accaduto e di 

aver quindi deciso di nascondersi da un conoscente, per espatriare al più 

presto. L'autorità inferiore ha indicato che l'interessata non avrebbe sapu-

to spiegare come la madre avesse avuto tali informazioni, limitandosi a 

spiegare che quando succede una cosa simile, la notizia circolerebbe in 

breve tempo. Inoltre, ella non sarebbe stata in grado di spiegare concre-

tamente che cosa l'avrebbe effettivamente spinta a lasciare il Paese, do-

po due settimane dal citato evento, considerato che in tale lasso di tempo 

non le sarebbe accaduto nulla di rilevante. Per giunta, l'Ufficio ha ritenuto 

che il viaggio d'espatrio sarebbe stato descritto in modo effimero e sbriga-

tivo limitandosi a citare alcune delle località più importanti dell'Eritrea e 

non avrebbe saputo specificare nessuna difficoltà incontrata. 

Infine, le dichiarazioni sarebbero risultate inverosimili poiché contradditto-

rie circa fatti importanti. In occasione della prima audizione, la richiedente 

avrebbe indicato di aver atteso due settimane prima del suo espatrio poi-

ché sarebbe stata indecisa se portare o meno sua figlia con sé. Nell'audi-

zione federale, invece, avrebbe affermato di aver dovuto attendere tale 

lasso di tempo perché non avrebbe avuto il denaro necessario per l'espa-

trio e che se avesse potuto, non avrebbe atteso nemmeno un giorno per 

lasciare il Paese. 

Nel complesso, quindi, le dichiarazioni dell'interessata non soddisferebbe-

ro le condizioni di verosimiglianza previste all'art. 7 LAsi. 

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5.2. Con ricorso, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, la ricorren-

te ha contestato la decisione dell'UFM che si fonderebbe su un accerta-

mento errato dei fatti e dei suoi motivi. La ricorrente ribadisce di essere 

cresciuta in Etiopia e che per questo motivo non conoscerebbe in modo 

approfondito l'Eritrea, Paese nel quale vi avrebbe vissuto per un breve 

periodo. Ella reitera il fatto di essere figlia di genitori eritrei, per il che la 

perizia LINGUA non sarebbe atta a inficiare tale allegazione sulla base 

dell'analisi delle allegazioni che la ricorrente ha potuto fornire circa il suo 

breve soggiorno in Eritrea. 

Inoltre, quo al timore di essere condotta con la forza a svolgere il servizio 

militare, purché tardiva, tale allegazione dovrebbe essere presa in consi-

derazione. L'insorgente indica difatti che in occasione della prima audi-

zione avrebbe avuto molta paura, per il che non sarebbe riuscita a dire 

compiutamente quali sarebbero stati i suoi timori. 

La contraddizione rilevata dall'autorità inferiore circa i motivi per i quali el-

la avrebbe atteso due settimane prima di espatriare, è contestata nell'atto 

ricorsuale. Infatti, quest'ultima ha indicato che il fatto di portare con sé o 

meno sua figlia sarebbe dipeso strettamente dai soldi a disposizione. 

Pertanto, l'UFM sarebbe incorso in un accertamento incompleto dei fatti. 

Sulla scorta delle sue dichiarazioni le si dovrebbe riconoscere la qualità di 

rifugiato e concedere l'asilo. 

6.  

Questo Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità infe-

riore nella decisione impugnata, le dichiarazioni decisive in materia d'asilo 

rese dalla ricorrente s'esauriscono in contraddittorie ed imprecise affer-

mazioni. 

6.1. Innanzitutto, per quanto riguarda la frequentazione settimanale del 

gruppo pentecostale in Eritrea, la ricorrente ha indicato in un primo mo-

mento che tale gruppo si incontrava di nascosto per pregare in una casa 

abbandonata a C._______, mentre in un secondo momento ha affermato 

che non avevano un luogo fisso di preghiera e che sarebbero andati 

presso le case dei membri del gruppo (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2, 

pag. 3). 

Poco dettagliate e generiche sono pure le dichiarazioni rilasciate circa 

l'arresto dei membri del gruppo che frequentava. Durante l'audizione 

sommaria ha dichiarato che una parte del gruppo sarebbe stata arrestata 

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il (…), mentre la stessa si sarebbe trovata all'ospedale. Tornando a casa 

dall'ospedale, la madre l'avrebbe avvertita dell'avvenuto arresto. Avrebbe 

dunque incontrato la madre per strada e l'avrebbe informata dell'accaduto 

(cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2, pag. 5). Alla domanda di come avrebbe 

fatto sua madre ad essere a conoscenza di tale evento, la ricorrente ha 

deviato in un primo tempo la risposta adducendo grossolanamente che la 

madre l'avrebbe aspettata per strada e le avrebbe comunicato che alcuni 

del suo gruppo sarebbero stati fermati senza riuscire a fornire le loro ge-

neralità, mentre in un secondo tempo ha indicato che quando succede 

una cosa, lo si verrebbe a sapere subito (cfr. verbale 2, pag. 5). Pertanto 

non saprebbe da chi sua madre lo avrebbe appreso (cfr. ibidem). Inoltre, 

inspiegabilmente, la ricorrente non ha cercato di ottenere ulteriori infor-

mazioni su tale evento (cfr. ibidem). Per giunta, la ricorrente ha soggior-

nato, seppur da un amico di suo padre, per quindici giorni a C._______ 

senza che le sia stato riferito o abbia subito alcunché atto a giustificare un 

fondato timore di persecuzione giusta l'art. 3 LAsi nonostante fosse sem-

pre in contatto con la madre (cfr. verbale 2, pag. 5). 

Altresì, oltre ad aver accennato al timore di essere costretta ad arruolarsi 

al militare solo in occasione dell'audizione federale, quando in particolare 

è stata interrogata su tale questione ella ha indicato che le autorità non 

l'avrebbero mai convocata a tale scopo. Per giunta, in occasione 

dell'esame LINGUA la ricorrente ha dichiarato di non essere stata 

arruolata in quanto madre di una bambina. Interrogata su tale aspetto, 

l'insorgente ha risposto grossolanamente di non essere certa di aver 

risposto nel senso, che il motivo del mancato arruolamento è da 

ricondurre alla mancata convocazione (cfr. verbale 2, pagg. 6 e 8). 

6.2. È, in particolare, d'uopo constatare che, come rettamente ritenuto 

dall'autorità inferiore, la ricorrente non ha reso verosimile nemmeno la 

sua cittadinanza eritrea, ciò che rende inequivocabilmente inconsistente il 

suo timore di essere arruolata nelle milizie eritree. 

A titolo d'esempio, codesto Tribunale non ritiene possibile che la 

ricorrente, la quale ha dichiarato di aver vissuto a C._______ per quattro 

anni, non abbia saputo indicare in quale zoba dell'Eritrea si trovasse tale 

città. Ella ha però saputo rispondere a tale domanda soltanto in 

occasione dell'audizione federale, mentre interrogata su tale questione 

nell'audizione sommaria ella ha semplicemente risposto che non lo 

sapeva. Interrogata sul motivo per cui in occasione della prima audizione 

ella non aveva saputo rispondere circa la zoba, ella ha semplicemente 

indicato che non sarebbe a tutt'ora sicura della risposta, ma sapendo di 

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essere interrogata su tali aspetti avrebbe risposto nel senso. Per giunta, 

sempre per giustificare tali lacune, l'interessata ha aggiunto che benché 

abbia vissuto per quasi quattro anni a C._______, non si sarebbe 

interessata a studiare tali indicazioni concernenti la città in quanto non 

sapeva ancora di voler espatriare e che per ciò fare sarebbe poi servito 

conoscere le differenti zoba (cfr. verbale 1, pag. 2 e verbale 2, pag. 7). 

Inoltre, tenendo conto delle dichiarazioni della ricorrente relative alla sua 

socializzazione in Etiopia ed in Eritrea, mal si comprende che ella abbia 

tali lacune in lingua tigrina. Infatti, ella ha dichiarato che i genitori 

avrebbero parlato il tigrina tra di loro mentre con la figlia avrebbero 

parlato amarico. Inoltre, la ricorrente avrebbe vissuto dal 2006 al 2010 a 

C._______ dove la lingua ufficiale è notoriamente il tigrina. Tenendo 

conto di codeste allegazioni, la ricorrente, anche se ha allegato che in 

Eritrea sarebbe uscita solo di rado, avrebbe saputo, se non in un modo 

perfetto, capire qualche parola in tigrina oppure saperla pronunciare. 

Inoltre la giustificazione data in occasione della prima audizione in merito 

a tale lacuna non può essere ritenuta come tale. Infatti, ella ha allegato 

che non avrebbe voluto imparare il tigrina in quanto studiava in amarico e 

non avrebbe voluto rischiare di confondere le due lingue (cfr. verbale 1, 

pagg. 2 seg. e verbale 7, pagg. 7 seg.). 

Altresì, contrariamente a quanto allegato dalla ricorrente nell'atto di ricor-

so (cfr. ricorso, pag. 2), la perizia LINGUA non arriva a determinare che 

ella non sia cittadina eritrea, bensì constata solamente che ella non ha 

vissuto a C._______ il lasso di tempo da lei dichiarato, ma per un periodo 

molto più breve (cfr. verbale 2, pag. 8). Posto che l'insorgente, in osse-

quio al suo dovere di collaborare, non ha a tuttora consegnato alcun do-

cumento d'identità, viste le sue dichiarazioni circa la sua cittadinanza po-

co circostanziate e prive di dettagli, codesto Tribunale ha sufficienti ele-

menti per dubitare dell'origine eritrea della stessa. 

Sia come sia, la questione della cittadinanza eritrea può d'altronde rima-

nere aperta. Difatti, il Tribunale può altresì esimersi dall'esaminare i timori 

asseriti riguardanti tale Paese considerato che pur nell'ipotesi di un'origi-

ne eritrea, allo stato attuale delle circostanze l'Etiopia non allontana i cit-

tadini eritrei in Eritrea (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale 

E-7319/2010 del 2 marzo 2011 consid. 6.2.2). 

6.3. In conclusione, quindi, questo Tribunale ritiene che l'UFM ha retta-

mente ritenuto che le dichiarazioni della ricorrente non soddisfano le con-

dizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi. 

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Pagina 10 

Ne consegue che, sul punto di questione dell'asilo, il ricorso non merita 

tutela e la decisione impugnata va confermata. 

7.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio federale 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecu-

zione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 cpv. 1 

LAsi). 

L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32 OAsi 1; DTAF 2009/50 

consid. 9). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamen-

to, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

8.  

Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della leg-

ge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) preve-

de che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile 

(cpv. 2). In caso di non adempimento d'una di queste condizioni, l'Ufficio 

federale dispone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 44 cpv. 2 LAsi ed 

art. 83 cpv. 1 LStr). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli osta-

coli all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-

crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'al-

lontanamento (WALTER STÖCKLI, Asyl, in Übersax/Rudin/Hugi/Yar/Geiser 

[Hrsg.], Ausländerrecht, 2ª ed., Basilea 2009, n. 11.148, pagg. 567 seg.). 

Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia d'esecuzione dell'allonta-

namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. GICRA 

1997 n. 27 consid. 4f). 

Da quanto emerge dalle tavole processuali e conformemente a quanto 

ritenuto dall'istanza inferiore, il Tribunale parte dal presupposto che la 

ricorrente possa essere di origine etiope. Non può escludere, tuttavia, che 

ella possa provenire o essere originaria d'un altro Paese. Vista la 

violazione del dovere di collaborare e la socializzazione, per sua stessa 

ammissione (cfr. ricorso, pag. 2), avvenuta in Etiopia, l'esecuzione 

dell'allontanamento viene qui di seguito esaminata verso tale Paese. 

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Pagina 11 

8.1. Giusta l'art. 83 cpv. 3 LStr, l'esecuzione non è ammissibile se la pro-

secuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d'origine o di prove-

nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto interna-

zionale pubblico della Svizzera. 

La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del di-

vieto di respingimento. Giusta l'art. 25 cpv. 3 della Costituzione federale 

della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) ed i di-

sposti di diritto internazionale, possono essere ostativi all'esecuzione del 

rimpatrio in particolare l'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei 

diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, 

RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). L'applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei tratta-

menti contrari a detti articoli. Spetta all'interessato di rendere plausibile 

l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni (cfr. GICRA 1996 n. 18  

consid. 14b lett. ee e GICRA 1995 n. 23). 

Nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione 

dell'UFM relativa alla domanda d'asilo della ricorrente, quest'ultima non 

può prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 LAsi), 

generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico 

ed espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto 

dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30). Infatti, come già 

osservato poc'anzi al consid. 6.2, a mente di questo Tribunale, qualora 

dovesse essere ritenuta cittadina eritrea, l'Etiopia non allontana i cittadini 

eritrei in Eritrea (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale  

E-7319/2010 del 2 marzo 2011 consid. 6.2.2). 

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento in Etiopia è ammissibile ai sensi delle norme di diritto 

pubblico internazionale nonché della LAsi. 

8.2. Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. Se è 

constatato un pericolo concreto è concessa l'ammissione provvisoria, sot-

to riserva dell'art. 83 cpv. 7 LStr. 

D-8163/2010 

Pagina 12 

Si tratta, dunque, d'esaminare se l'allontanamento dell'insorgente è ra-

gionevolmente esigibile, tenuto conto della situazione generale vigente 

attualmente in Etiopia da un lato, e dalla sua situazione personale dall'al-

tro. 

Nella circostanza, codesto Tribunale non può ammettere che la situazio-

ne attuale prevalente in Etiopia è in sé costitutiva d'un impedimento alla 

reintegrazione della ricorrente. È notorio che questo Paese non conosce 

una situazione di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Il Tribunale deve esaminare l'esigibilità dell'allontanamento valutando le 

informazioni in suo possesso con i fatti ritenuti dalle dichiarazioni della 

ricorrente. Tale esame è delimitato dall'obbligo di collaborare della 

ricorrente (cfr. art. 8 LAsi). In casu, la ricorrente è incorsa nella violazione 

di tale obbligo, per il che, il Tribunale non ha elementi sufficienti per 

stabilire concretamente se la ricorrente in Etiopia abbia un'ottima o 

discreta relazione sociale o familiare. Inoltre, tale violazione non permette 

all'autorità giudicante d'esaminare il concreto reinserimento sociale della 

ricorrente. Pertanto, rilevata la violazione del dovere di collaborare, il 

Tribunale si vede obbligato ad esimersi d'effettuare l'esame degli aspetti 

poc'anzi esposti. Ciononostante, il Tribunale può ritenere che ella è 

giovane ed in buona salute. Infatti, nelle sue allegazioni ricorsuali, non ha 

preteso di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare 

un'ammissione provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24). 

Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente deve 

essere considerata ragionevolmente esigibile. 

8.3. Non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, la 

ricorrente, usando della dovuta diligenza potrà procurarsi ogni documento 

necessario al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12). 

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

8.4. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'esecuzione dell'al-

lontanamento è ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Di 

conseguenza, anche circa l'esecuzione dell'allontanamento, la decisione 

va confermata. 

9.  

Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

D-8163/2010 

Pagina 13 

federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; l'autorità di prime 

cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), per il che 

il ricorso va respinto. 

10.  

10.1. Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda 

d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte 

spese processuali è divenuta senza oggetto. 

10.2. Ritenuto che il ricorso era privo di probabilità d'esito favorevole, la 

domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

10.3. Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spe-

se ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

11.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-8163/2010 

Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ver-

samento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrati-

vo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: