# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2225ad9b-6aff-52c8-ac66-c27c29a456df
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-06-13
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 13.06.2014 RH.2014.9
**Docket/Reference:** RH.2014.9
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RH-2014-9_2014-06-13

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Montenegro. Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Montenegro. Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Montenegro. Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Montenegro. Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 AIMP).

Sentenza del 13 giugno 2014 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré, 

Cancelliere Giampiero Vacalli 

   

Parti   

A.,  

rappresentato dall' avv. Elio Brunetti, 

 

Reclamante 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al 

Montenegro 

 

Ordine di arresto in vista di estradizione (art. 48 cpv. 2 

AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RH.2014.9 

- 2 - 
 
 

Fatti: 

A. In data 5 dicembre 2013, il Tribunale di prima istanza di Kotor (Montenegro) 

ha emesso un ordine di arresto (n. Iks. 155/2013) nei confronti di A. cittadino 

italiano nato il 15 febbraio 1962, in seguito alla condanna alla pena di sei mesi 

di carcere pronunciata il 25 ottobre 2013 dallo stesso Tribunale per i reati di 

aggressione e lesioni personali (art. 399 e 151 cpv. 1 CP montenegrino) in re-

lazione a fatti verificatisi il 16 agosto 2012 a Budva in occasione di una lite tra 

il predetto e B. (act. 3.5 pag. 6). 

 

 

B. Mediante segnalazione dell'11 aprile 2014, Interpol Podgorica ha richiesto alle 

competenti autorità svizzere l'arresto provvisorio ai fini di estradizione di A. 

(act. 3.1). 

 

 

C. Il 13 maggio 2014 l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG) ha emesso 

un'ordinanza di arresto provvisorio, trasmessa al Ministero pubblico del Can-

tone Ticino e sfociata, lo stesso giorno, nel fermo dell'estradando (act. 3.2). 

Nel suo interrogatorio del 14 maggio 2014 davanti al Procuratore pubblico tici-

nese, A. ha confermato di essere la persona ricercata dalle autorità montene-

grine, opponendosi tuttavia alla sua estradizione in via semplificata. In data 

16 maggio 2014, l'UFG ha emesso nei suoi confronti un ordine di arresto ai fini 

di estradizione (act. 3.4). 

 

 

D. Con telefax all'UFG del 28 maggio 2014, il Ministero della Giustizia montene-

grino ha trasmesso la richiesta formale di estradizione nei confronti del recla-

mante datata 27 maggio 2014 (act. 3.5). 

 

 

E. Con reclamo del 30 maggio 2014 indirizzato alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale, A. ha postulato, in via principale, l'accertamento 

dell'inadeguatezza dell'ordine di arresto ai fini di estradizione emesso nei suoi 

confronti nonché la sua immediata ed incondizionata scarcerazione e, in via 

subordinata, la revoca dell'ordine in questione e l'adozione, durante la proce-

dura estradizionale, di misure cautelari sostitutive alla carcerazione, più preci-

samente il versamento di una cauzione, il deposito dei suoi documenti di legit-

timazione, l'obbligo di presentarsi giornalmente presso un posto di polizia o 

l'assoggettamento alla sorveglianza mediante braccialetto elettronico. 

 

 

F. Con osservazioni del 6 giugno 2014 l'UFG ha proposto di respingere il recla-

mo e di addossare le spese a carico del reclamante (act. 3). Mediante sua re-

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plica del 10 giugno 2014 il reclamante ha confermato le conclusioni presentate 

in sede ricorsuale, aggiungendo inoltre che la copia della sentenza contenuta 

nella domanda di estradizione non costituirebbe una valida prova dell'esisten-

za del giudizio di condanna del reclamante. 

 

 

G. Delle ulteriori e specifiche argomentazioni sollevate dalle parti si dirà, per 

quanto necessario all'emanazione del presente giudizio, nei successivi consi-

derandi in diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione 

delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in relazione 

con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza giudiziaria internaziona-

le in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e dell'art. 19 cpv. 1 

del regolamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; 

RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui re-

clami contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro dieci 

giorni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv. 2 AIMP), il 

gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradando è pacifica. 

Il gravame è di conseguenza ricevibile in ordine. 

 

 

2.  

2.1 L'estradizione fra il Montenegro e la Confederazione Svizzera è anzitutto retta 

dalla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; RS 

0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese ed il 6 giugno 

2006 per il Montenegro, dal relativo Protocollo addizionale del 15 ottobre 1975 

nonché dal Secondo Protocollo addizionale del 17 marzo 1978, entrambi en-

trati in vigore il 9 giugno 1985 per la Svizzera ed il 6 giugno 2006 per il Monte-

negro (RS 0.353.11 e 0.353.12). 

 

2.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detto trattato 

e nei relativi protocolli non regola espressamente o implicitamente, come pure 

quando il diritto nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello 

convenzionale (cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente al-

la relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 

consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 

124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 

1a). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 

2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24, consid. 1.1). 

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2.3 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti della 

Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo ricer-

cato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla domanda 

conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato sull'art. 48 

cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi, a questo sta-

dio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma solamente sul-

la legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estradizione (DTF 130 II 

306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108 consid. 3; LAURENT 

MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale, Basile-

a/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative a pretese 

irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione, come pure alla 

sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente nell'ambito della 

procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 119 Ib 

193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in prima istanza e, in sede di 

ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in seguito, in ultima istanza e 

alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il Tribunale federale (v. DTF 

133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giurisprudenza, durante tutta la pro-

cedura di estradizione la carcerazione della persona perseguita costituisce la 

regola mentre la scarcerazione rimane l’eccezione (DTF 130 II 306 consid. 

2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108 consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 con-

sid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire interna-

tionale en matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, n. 348 pag. 324 e seg. non-

ché n. 350 pag. 326 e seg.; STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi 

Zurigo 2002, pag. 57). L’ordine di arresto in vista di estradizione può tuttavia 

essere annullato, rispettivamente la liberazione ordinata, segnatamente se è 

verosimile che la persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione né com-

prometterà l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 159), se 

essa può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se 

le sue condizioni non le permettono di essere incarcerata o se altri motivi lo 

giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estradizione e i documenti 

a suo sostegno non pervengono tempestivamente (art. 50 cpv. 1 AIMP) o an-

cora se l’estradizione appare manifestamente inammissibile (art. 51 cpv. 1 

AIMP). La sussistenza dei presupposti che giustificano l’annullamento 

dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione, deve essere valutata 

secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio l’impegno assunto dalla 

Svizzera in virtù dell'art. 1 CEEstr di consegnare – ove la domanda di estradi-

zione sia accolta e cresciuta in giudicato – le persone perseguite dallo Stato 

che ne ha fatto la richiesta (v. JdT 2012 IV 5 n. 142). In questo senso, la libe-

razione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condi-

zioni più restrittive di quelle applicabili in materia di carcerazione preventiva 

giusta gli art. 220 e segg. CPP (v. DTF 130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 con-

sid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c). 

 

- 5 - 
 
 

2.4 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro normativo 

generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di richie-

dere l'arresto e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale do-

manda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito della stessa (v. art. 16 n. 1 e 

3). Applicabile è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 

22). Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e, 

rispettivamente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presentata 

col prescritto corredo, la Convenzione precisa che, tuttavia, la liberazione 

provvisoria è sempre possibile "in quanto la Parte richiesta prenda tutte le mi-

sure da essa ritenute necessarie per evitare la fuga dell'individuo richiesto" 

(art. 16 n. 4). Nessuna disposizione contiene invece la CEEstr circa la carce-

razione estradizionale tra il momento della presentazione della domanda e la 

decisione. Applicabile è quindi unicamente il diritto dello Stato richiesto, com-

patibilmente col rispetto degli obblighi di consegna del ricercato che derivano 

dalla Convenzione (DTF 109 Ib 223 consid. 2a, con rinvii; MOREILLON, op. cit., 

n. 7 e 9 ad art. 47 AIMP). 

 

 

3.  

3.1 Nel suo gravame l'insorgente sostiene di essere estraneo ai fatti addebitatigli 

nell'ambito del procedimento penale montenegrino, adducendo che le circo-

stanze alla base degli accadimenti del 16 agosto 2012 sarebbero diametral-

mente opposte a quelle alla base della richiesta di Interpol Podgorica. 

 

3.2 Secondo l'art. 53 AIMP se la persona perseguita afferma di poter provare che, 

al momento del fatto, non si trovava nel luogo di commissione, l'UFG procede 

ai chiarimenti necessari (cpv. 1). Nei casi palesi ed univoci, l'estradizione è 

negata. Negli altri casi, le prove a discarico sono comunicate allo Stato richie-

dente invitandolo a dichiarare entro breve termine se intende mantenere la 

domanda (cpv. 2). A tal proposito, giova ricordare che non è compito del giu-

dice dell'estradizione ma del giudice estero del merito pronunciarsi sulla col-

pevolezza della persona oggetto di una domanda d'estradizione (DTF 122 II 

373 consid. 1c; 112 Ib 215 consid. 5b; 109 Ib 60 consid. 5a). L'eccezione a ta-

le principio è appunto data, secondo costante giurisprudenza, allorquando la 

persona perseguita è in grado di fornire un alibi ai sensi dell'art. 53 AIMP, os-

sia la prova evidente ch'ella non si trovava sul luogo del crimine al momento 

della sua commissione (DTF 113 Ib 276 consid. 3b; 112 Ib 215 consid. 5b; 

109 Ib 317 consid. 11b); una versione dei fatti differente da quella descritta 

nella richiesta estera di arresto in vista di estradizione o semplici argomenti a 

discarico non possono essere presi in considerazione a tale titolo (JdT 2012 

IV 5 n. 140). In altre parole, è necessario che il fatto invocato come alibi con-

duca ineluttabilmente ad un giudizio d'innocenza nello Stato richiedente e alla 

messa in libertà, ciò che giustifica la reiezione della domanda d'estradizione 

(v. sentenze del Tribunale federale 1A.199/2006 del 2 novembre 2006, consid. 

- 6 - 
 
 

2.6; 1A.174/2006 del 2 ottobre 2006, consid. 4; 1A.159/2006 del 17 agosto 

2006, consid. 5; 1A.43/2006 del 6 aprile 2006, consid. 2). La facoltà prevista 

all'art. 53 cpv. 2 AIMP non implica per l'UFG l'apertura di una procedura spe-

ciale e complessa destinata a determinare la realtà dell'alibi invocato (DTF 

112 Ib 215 consid. 5b; 92 I 108 consid. 1). In particolare, l'interrogatorio di 

persone residenti all'estero non rientra nella sua missione (sentenza 

1A.174/2006, consid. 4.5; 1A.79/1994 del 7 giugno 1994, consid. 3c; 

1A.206/1989 del 17 gennaio 1990, consid. 3c). Occorre comunque diffidare 

delle testimonianze rese da persone vicine alla persona perseguita, persone 

che potranno in ogni caso essere citate davanti all'autorità di giudizio (senten-

za del Tribunale federale 1A.149/2004 del 20 luglio 2004, consid. 2; 

1A.54/1994 del 27 aprile 1994, consid. 2b; 1A.88/1990 del 3 maggio 1990, 

consid. 4b). 

 

3.3 Nella fattispecie il reclamante si limita a contestare i fatti imputatigli dall'autori-

tà rogante senza fornire alcun elemento concreto che possa condurre questa 

Corte a considerare che sia data l'esistenza di un alibi. Anzi, egli stesso am-

mette di essersi trovato in vacanza nella località dove si sono svolti i fatti og-

getto della sentenza montenegrina del 25 ottobre 2013, in compagnia della 

moglie, dei due figli nonché di una coppia di amici con i rispettivi figli, invocan-

do semmai la legittima difesa o comunque una diversa versione dei fatti (v. 

act. 3.3 pag. 2 e seg.). Non vi è dunque alcuno spazio per un'applicazione 

dell'art. 53 AIMP. 

 

 

4.  

4.1 L'estradando afferma che i motivi e le prove documentali forniti dimostrerebbe-

ro l'inammissibilità manifesta della sua estradizione in senso stretto. Egli, in 

primo luogo, denuncia le gravi irregolarità del processo a suo carico tenutosi 

in Montenegro: la sua mancata citazione ad apparire con conseguente crassa 

violazione di garanzie procedurali elementari (diritto di essere sentito, diritto 

ad un equo processo, diritto ad una difesa efficace) ed un apprezzamento dei 

fatti arbitrario. In secondo luogo, si dice esposto al rischio di trattamenti de-

gradanti e lesivi dei diritti dell'uomo in relazione all'esecuzione della pena de-

tentiva. 

 

4.2 Nella fattispecie, il reclamante sembra confondere la procedura relativa alla 

detenzione in vista d'estradizione con quella estradizionale. Va subito chiarito 

che tutte le censure relative a pretese irregolarità formali o sostanziali della 

domanda di estradizione in quanto tale (ed è questo il caso dell'argomento ri-

guardante la copia della sentenza, ritenuta non costituente una valida prova 

dell'esistenza di condanna del reclamante; v. comunque la problematica e-

mersa nella causa RR.2009.169 decisa dal Tribunale penale federale il 

22 gennaio 2010, lett. L) o della relativa procedura sollevate dal reclamante 

- 7 - 
 
 

sono a questo stadio della procedura premature (v. consid. 2.3 supra). Esse 

potranno semmai essere fatte valere in occasione di un ricorso contro un'e-

ventuale decisione di estradizione che a tutt'oggi fa difetto. La manifesta  

inammissibilità della domanda estera costituisce l'unica eccezione a que-

sta regola (DTF 130 II 306, 310 consid 2.3; DTF 111 IV 108, 110 consid. 

3a). Certo, nel suo gravame egli allega precise e circostanziate censure su 

pretese gravi irregolarità e manipolazioni della procedura all'estero. Tuttavia 

esse, a questo stadio della procedura, non permettono di concludere che l'e-

stradizione sia manifestamente inammissibile ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 AIMP. 

Secondo la giurisprudenza, infatti, tale disposizione trova applicazione unica-

mente allorquando una delle ipotesi previste agli articoli da 2 a 5 AIMP è sen-

za alcun dubbio realizzata (DTF 111 IV 108 consid. 3a; sentenza del Tribunale 

federale 1S.1/2007 del 1° febbraio 2007, consid. 4.5), fatto questo che non si 

verifica nella fattispecie. In effetti il Montenegro si dice, nella domanda formale 

di estradizione, disposto a rigiudicare il caso in presenza dell'accusato. In 

considerazione di questa garanzia non è possibile affermare che, ad un esa-

me prima facie, l'estradizione sia manifestamente inammissibile. Le censure 

che possono quindi essere trattate nella presente procedura sono esclusiva-

mente quelle legate alla validità formale della richiesta d'arresto provvisorio, 

nonché alla legalità e proporzionalità della detenzione estradizionale subita 

dall'interessato. 

 

 

5.  

5.1 Il reclamante chiede che si prescinda dalla sua carcerazione, non essendovi 

ragioni per ritenere che egli si sottrarrà all'estradizione. Lo attesterebbero il 

suo atteggiamento processuale, volto alla piena collaborazione ed al rispetto 

delle autorità inquirenti, nonché la sua incensuratezza. Pertanto, l'ordine di ar-

resto ai fini di estradizione sarebbe inadeguato e andrebbe revocato. 

 

5.2 Come già rilevato, per costante giurisprudenza durante tutta la procedura di 

estradizione la carcerazione della persona perseguita costituisce la regola 

mentre la scarcerazione rimane l'eccezione (v. consid. 2.3 supra e riferimenti 

ivi citati). Giusta l'art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP, l'Ufficio può tuttavia prescindere 

dall'emettere un ordine di arresto in vista d'estradizione segnatamente se la 

persona perseguita verosimilmente non si sottrarrà all'estradizione né com-

prometterà l'istruzione penale. Queste due condizioni sono cumulative; se l'in-

teressato si prevale unicamente della realizzazione di una delle stesse non 

potrà pretendere che si rinunci alla detenzione estradizionale (DTF 109 Ib 58 

consid. 2). 

 La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione  

estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II 306 

consid. 2.4 - 2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo di ne-

gare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera erano indi-

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scussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da diciotto 

anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e otto anni, 

entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Ticino), essendo 

stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna a una pena pri-

vativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanziarie in cui l'interes-

sato lasciava la moglie e i figli permettevano di considerare che il rischio di fu-

ga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scongiurato tramite l'adozio-

ne di misure sostitutive (sentenza del Tribunale federale 8G.45/2001 del 

15 agosto 2001, consid. 3a). In un altro caso, è stato considerato che l'am-

piezza dell'attività delittuosa (costituzione di un'associazione criminale allo 

scopo di perpetrare truffe fiscali) e l'eventualità di una pena privativa della li-

bertà di lunga durata costituivano elementi sufficienti a rendere verosimile il ri-

schio che il reclamante potesse sottrarsi all'estradizione, sebbene egli avesse 

legami importanti con la Svizzera, essendo titolare di un permesso B, coniuga-

to con una cittadina svizzera e stesse per diventare padre. Tale rischio, acu-

tizzato dalla sua giovane età, non veniva sminuito dal fatto che, come ritenuto 

anche nelle altre cause, fosse a conoscenza del suo perseguimento e non 

fosse nondimeno fuggito: soltanto con l'ordine di arresto in vista d'estradizione 

si erano infatti concretate sia le accuse sia la possibilità effettiva di essere e-

stradato (sentenza 8G.49/2002 del 24 maggio 2002, consid. 3b). Tenuto conto 

di questa giurisprudenza, il Tribunale penale federale ha quindi confermato 

l'esistenza del pericolo di fuga nel caso di una persona perseguita con moglie, 

due bambini (di sette anni e mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Sviz-

zera (sentenza BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo 

esito nel caso di una persona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci 

anni, con moglie e quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto an-

ni (sentenza BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una per-

sona ininterrottamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli amici 

più stretti (sentenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In una sen-

tenza del 24 novembre 2009 il Tribunale penale federale ha per contro ordina-

to la liberazione di un uomo di 76 anni residente in Francia accusato negli Sta-

ti Uniti di aver commesso in quel Paese, nel 1978, atti sessuali con una mino-

renne, e adottato misure sostitutive della detenzione (sentenza del Tribunale 

penale federale RR.2009.329, parzialmente pubblicata in RStrS - BJP 1/2010 

pag. 9). In quell'occasione, l'autorità giudicante ha considerato che il pericolo 

di fuga non era così marcato da impedire l'adozione di misure sostitutive della 

detenzione (v. ibidem consid. 6.3). Visto anche che la pena massima commi-

nabile all'estero era di due anni di detenzione, il Tribunale ha ritenuto che il 

pagamento di una elevata cauzione corrispondente alla metà dei beni patri-

moniali dell'estradando, unitamente all'utilizzo di un braccialetto elettronico 

("Electronic Monitoring"; sull'applicabilità di questo sistema di sorveglianza v. 

DTF 136 IV 20; v. inoltre NATHALIE BERLOVAN, L'electronic monitoring en Suis-

se, in Jusletter 19 marzo 2012), costituivano misure atte a scongiurare il peri-

colo di fuga (v. sentenza RR.2009.329 consid. 6.6.6). Parimenti, il Tribunale 

- 9 - 
 
 

federale ha ordinato la liberazione di una donna americana di 47 anni residen-

te a Zurigo dal 1955, con stretti legami affettivi e professionali in Svizzera. 

L'Alta Corte ha considerato che le precarie condizioni di salute della donna, 

unitamente al fatto che la stessa, una volta al corrente dell'inchiesta penale in 

Italia e dell'ordine di arresto spiccato nei suoi confronti dalle autorità di quel 

Paese, non abbia intrapreso nulla per lasciare la Svizzera, fossero elementi 

importanti per concludere che il pericolo di fuga era estremamente esiguo. 

Quest'ultimo è stato in definitiva scongiurato con l'adozione di misure sostituti-

ve quali il deposito di una cauzione di fr. 50'000.- nonché la consegna dei do-

cumenti d'identità (v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid. 

3c). 

 

5.3 Discende dalla prassi menzionata che in concreto non si è in presenza di cir-

costanze particolari che imporrebbero di derogare, in via eccezionale, alla re-

gola della carcerazione. Il reclamante asserisce di avere la ferma intenzione di 

non sottrarsi alle proprie responsabilità e di essere incensurato. Tali afferma-

zioni non possono tuttavia essere considerate sufficienti ed idonee a scongiu-

rare il pericolo di fuga. Certo al reclamante è stata inflitta una pena di durata 

relativamente breve (sei mesi), in seguito ad un processo in contumacia e 

quindi con la possibilità di un esito differente in caso di rifacimento del proces-

so; egli non ha però affermato né dimostrato di avere legami familiari, affettivi 

o professionali sul territorio elvetico conformi alla suddetta giurisprudenza. 

Anzi, il reclamante, che è di nazionalità italiana, ha dichiarato di essere in 

Svizzera solo di passaggio: egli è domiciliato a Roma dove vive con moglie e 

figli, motivo per cui, vista la vicinanza con la frontiera, potrebbe facilmente ri-

piegare in Italia, anche se fosse obbligato a deporre i documenti di identità, 

contando sulle facilitazioni di movimento all'interno dello Spazio Schengen. 

Una volta giunto nel suo Paese si potrebbe avvalere dell'art. 26 Cost./I per 

contestare la sua estradizione. Il rischio di fuga resta dunque relativamente 

elevato, seppur in presenza di una pena detentiva molto più breve rispetto a 

quelle oggetto della giurisprudenza citata al consid. 5.2.  

 

5.4 Il reclamante propone di sostituire la carcerazione con provvedimenti cautelari 

che risulterebbero essere più proporzionati e giustificati alla fattispecie, ossia il 

versamento di una cauzione di fr. 20'000.-- contestualmente alla predisposi-

zione di una sorveglianza tramite braccialetto elettronico con un raggio di mo-

vimento limitato, il blocco dei documenti di identità e l'obbligo di annunciarsi 

regolarmente ad un posto di polizia per attestare la sua presenza in Svizzera. 

 La sorveglianza tramite braccialetto elettronico (che non impedisce una fuga, 

ma permette eventualmente solo di constatarla a posteriori: v. sentenza del 

Tribunale penale federale RR.2009.329, consid. 1.1.2 e riferimenti citati), la 

consegna dei documenti di identità e l'obbligo di annunciarsi non sono di per 

sé sufficienti a scongiurare un pericolo di fuga. Per quanto concerne la cau-

zione, il Tribunale federale ha precisato che l'assenza di una dettagliata espo-

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sizione della situazione finanziaria dell'estradando impedisce all'autorità pre-

posta di fissare l'importo della cauzione, ritenuto pure che, in assenza di dati 

completi, anche una cauzione elevata non sarebbe sufficiente a scongiurare il 

pericolo di fuga (v. sentenza del Tribunale federale 8G.11/2003 del 21 febbra-

io 2003, consid. 5; v. anche sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2010.76 del 5 maggio 2010, consid. 4.3). Non fornendo il reclamante nes-

suna informazione sulle sue condizioni finanziarie e tanto meno relativi docu-

menti, egli non rende possibile un accertamento della sua situazione patrimo-

niale, impedendo così di fissare l'importo di una cauzione concretamente dis-

suasiva. Ciò non toglie che in presenza di dati e documenti più precisi, in con-

siderazione delle particolarità della fattispecie, la sua situazione potrebbe ve-

nire rivalutata, ma spetta al reclamante fornire all'UFG le informazioni finanzia-

rie necessarie per esaminare nuovamente se una cauzione effettivamente 

proporzionata alla sua reale situazione finanziaria, combinata con eventuali al-

tre misure, possa ovviare il pericolo di fuga.  

 

 

6. Sulla base dell'incarto non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero di 

ordinare la scarcerazione dell'estradando. In definitiva, sussistendo un reale 

pericolo di fuga e in assenza di altri provvedimenti alternativi alla carcerazio-

ne, attualmente ipotizzabili sulla base dell'incarto, la decisione impugnata va 

tutelata. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradando ordinando misure 

cautelari sostitutive, precisato comunque che la carcerazione in vista di estra-

dizione può divenire sproporzionata se supera la pena detentiva che ci si deve 

aspettare nello Stato richiedente (v. TPF 2008 56), problematica che nel caso 

concreto non è ancora emergente, ma che va ovviamente monitorata vista la 

durata relativamente corta (ma comunque nei limiti di cui all'art. 2 n. 1 CEEstr) 

della pena inflitta in Montenegro. 

 

 

7. In conclusione il reclamo è integralmente respinto. Le spese seguono la soc-

combenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrati-

va del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b 

LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 

4
bis

 PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, 

gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 

(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.--. 

- 11 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 13 giugno 2014 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Elio Brunetti 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o 
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali decisioni 
non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF). 
 
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali notificate 
separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla carcerazione in 
vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un pregiudizio irreparabile 
o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale consentendo di 
evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 LTF). Se non è data facoltà di 
ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 e 2 LTF o se tale facoltà 
non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate mediante ricorso contro la decisione finale 
in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93 cpv. 3 LTF). 
 
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile 
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo 
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).