# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ebc214ec-74b1-5c81-8f9b-db1c62b060b2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 06.06.2017 14.2017.20
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2017-20_2017-06-06.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2017.20

  	
  Lugano

  6 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Fiscalini

  

 

 

statuendo nella causa __________ (rigetto provvisorio
dell’opposizione) della Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord promossa
con istanza 24 novembre 2016 da

 

	
   

  	
   CO 1  

  (patrocinato dall’__________ PA 2, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   RE 1  

  (patrocinato dall’__________ PA 1,__________)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 9 febbraio 2017 presentato da RE 1 contro la
decisione emessa il 1° febbraio 2017 dal Pretore aggiunto;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Con “contratto di
compravendita immobiliare con dichiarazioni di aggiornamento di diritti di
pegno immobiliare” del 20 dicembre 2013, nella sua qualità di proprietaria della
particella n. __________ RFD di __________, costituita
come proprietà per piani prima della costruzione, la PI 1 – amministrata da RE
1 – ha venduto a CO 1 l’appartamento n. 3 (unità n. __________) e l’au­­torimessa
n. 1 (quota di comproprietà di 1/31 dell’unità n. __________)
al prezzo di fr. 1'000'000.–, di cui fr. 72'000.– secondo il contratto
erano già stati corrisposti alla venditrice, fr. 800'000.– erano da pagare
mediante assunzione del debito ipotecario e fr. 128'000.– da versare sul conto clienti del notaio rogante.

 

                                  B.   Il
10 ottobre 2014 RE 1, proprietario della particella n. __________ RFD di __________
– costituita come proprietà per piani prima della costruzione – ha venduto a CO
1 gli appartamenti n. 5 e 6 (unità n. __________ e __________) e l’autorimes­­sa n. 19 (quota di
comproprietà di 2/20 dell’unità n. __________) al prez­zo di fr. 3'300'000.–, di cui fr. 1'100'000.– erano “già stati pagati dall’acquirente direttamente
(secondo separati accordi) al venditore”, fr. 500'000.–
erano da versare “dall’acquirente
direttamente (e secondo
separati accordi) al venditore” entro il 20 ottobre
2014 e fr. 1'700'000.– da versare a saldo sul conto “deposito-clienti” del notaio rogante, sempre entro
il 20 ottobre 2014. 

 

                                  C.   Con dichiarazione 13 ottobre 2014 RE 1 ha confermato “di aver ricevuto, dall’1 gennaio 2014 a tutt’oggi
in diverse soluzioni e con modalità diverse, dall’ing. CO 1, cittadino italiano,
la somma di CHF 200'000.– per esigenze personali, importo che [s]i [è] impegn[at]o
espressamente a restituire entro e non oltre il 31 dicembre 2014”. E in caso di ritardo si è obbligato “a riconoscere sulla somma non rimborsata nei termini
sopraindicati gli interessi di mora dell’8% da liquidarsi contestualmente alla
restituzione dell’intero capitale”.

 

                                  D.   Il
24 ottobre 2014 CO 1 e RE 1 hanno poi sottoscritto una convenzione in cui, con
riferimento al contratto di compravendita del 10 ottobre 2014 (sopra, consid.
A), hanno modificato parzialmente le modalità di pagamento del prezzo di
compravendita ivi pattuite.

 

                                  E.   Sempre
con riferimento al contratto di compravendita del 10 ottobre 2014 e premesso
che i costi dei lavori di completamento dell’appartamento hanno ecceduto per fr. 47'000.–
gli importi previsti nel capitolato sottoscritto contestualmente alla firma del
rogito, le medesime parti hanno convenuto mediante convenzione del 31 ottobre
2014 che “CO 1 rimborserà a RE
1 la somma di cui alla premessa c) di CHF 47'000.– mediante deduzione dall’importo
di CHF 200'000.–  RE 1 si è obbligato a rimborsare a CO 1 entro e non oltre il
31 dicembre 2014 in adempimento alla dichiarazione di riconoscimento di debito
sottoscritto in data 13 ottobre 2014 che si allega sotto la lettera C)”.

 

                                  F.   Con
precetto esecutivo n. __________ emesso l’11 novembre 2016 dall’Ufficio di esecuzione
di Mendrisio, CO 1 ha escus­so RE 1 per l’incasso di fr. 200'000.– oltre
agli interessi del 8% dal 1° gennaio 2015, indicando quale titolo di credito il
“riconoscimento di debito di
data ’Lugano, 13 ottobre 2014'” (v. sopra ad C).

 

                                  G.   Avendo
RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 24 novembre 2016
CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura della Giurisdizione di
Mendrisio-Nord. Nel termine impartito, la parte convenuta
si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 10
gennaio 2017 in cui ha chiesto la congiunzione della causa con quella “parallela”
pendente tra le medesime parti (inc.__________). Con replica 16 gennaio 2017 l’istante ha confermato la sua domanda, mentre la parte convenuta vi si
è nuovamente opposta con duplica 20 gennaio 2017.

 

                                  H.   Statuendo con decisione del 1° febbraio
2017, il Pretore aggiunto ha respinto la richiesta di congiunzione delle cause, accolto parzialmente l’istanza e
rigettato in via provvisoria l’opposizione
interposta dalla parte convenuta limitatamente a fr. 153'000.– (invece dei fr. 200'000.– richiesti), oltre agli interessi dell’8%
dal 1° gennaio 2015, ponendo le spese
processuali di complessivi fr. 670.– in ragione di un quarto a carico dell’istante e dei rimanenti tre
quarti a carico del convenuto, tenuto a rifondere al­l’istante un’indennità di fr. 2'800.–.

 

                                    I.   Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 9 febbraio 2017 per ottenerne l’annullamento
e la reiezione dell’istanza. L’indomani il presidente della Camera ha accolto
la domanda di effetto sospensivo presentata con l’impugnazione.

 

                                  L.   Con
raccomandata 16 febbraio 2017 l’avv. PA 2 ha prodotto due conferme del mandato
difensivo conferitole firmate dal cliente. Nelle sue osservazioni del 22
febbraio 2017, CO 1 ha poi concluso per la reiezione del
reclamo, previa revoca del decreto di conferimento dell’effetto sospensivo e in
subordine adozione di provvedimenti cautelativi oppure imposizione al convenuto
dell’obbligo di prestare una garanzia pecuniaria. 

 

                                  M.   Con
scritto 24 febbraio 2017 il reclamante ha eccepito la nullità dell’istanza di
rigetto, o alternativamente delle osservazioni al reclamo, siccome non firmate
da un rappresentante legale autorizzato. Il 13 marzo l’avv. PA 2 ha confermato
di aver steso e firmato lei stessa le osservazioni del 22 febbraio 2017. Con
scritto 15 marzo RE 1 ha quindi eccepito l’in­­ammissibilità dell’istanza di
rigetto, a suo dire non sottoscritta da alcun avvocato legittimato. Il 21 marzo
la rappresentante dell’i­­stante ha contestato tale eccezione e infine le parti
hanno ribadito le proprie antitetiche posizioni con scritti 27 marzo e 6 aprile
2017.

 

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 9 febbraio 2017 contro la sentenza notificata al patrocinatore di
RE 1 il 2 febbraio, in concreto il reclamo è senz’altro tempestivo.

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4). Secondo
l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo
restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di
prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                   2.   In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il
riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esisten­­za del
credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice
verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua
natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda
immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid.
4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto
esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587
consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di
sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF;
DTF 136 III 530 consid. 3.2).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Pretore aggiunto ha ritenuto che la dichiarazione del
14 [recte: 13] ottobre 2013 (sopra ad C) costituisce di principio un
riconoscimento di debito per fr. 200'000.– oltre agli
interessi dell’8% dal 1° gennaio 2015, negando la possibilità
di una compensazione sia con i fr. 1'100'000.– menzionato nel rogito n. 793 del 10
ottobre 2014 (sopra ad B), poiché dallo stesso atto risulta che l’acconto è già
stato pagato, sia con i fr. 19'008.– fatturati dal convenuto per l’asserita
emissione di cartelle ipotecarie, ma non resi verosimili. Il primo giudice ha
inoltre considerato che – a prescindere dalla questione della validità formale
– la convenzione del 24 ottobre 2014 (sopra ad D)) non è atta a inficiare il
riconoscimento di debito. Egli ha tuttavia ammesso la compensazione con i fr. 47'000.–
di cui CO 1 si è riconosciuto debitore nei confronti di RE 1 nella convenzione
del 31 ottobre 2014 (sopra ad E).

 

                                   4.   Prima
di entrare nel merito delle censure contenute nel reclamo, la Camera è
costretta a esaminare l’eccezione di carente rappresentanza processuale dell’istante
sollevata dal convenuto.

                                4.1   Con
scritti 24 febbraio, 15 e 27 marzo 2017 (act. XII, XIV e XVI) RE 1 ha eccepito
l’inammissibilità dell’istanza di rigetto, poiché non sarebbe stata
sottoscritta da alcun avvocato legittimato. Osserva infatti che l’avv. PI 2 è stato sospeso dall’esercizio della professione
dall’autorità zurighese di disciplina sugli avvocati e comunque non era autorizzato a rappresentare l’istante da
solo, mentre la firma dell’avv. PA 2 sull’istanza di rigetto non corrisponde a
quella apposta sulle osservazioni al reclamo.

                                4.2   Nelle
proprie lettere 13, 21 marzo e 6 aprile 2017 (act. XIII, XV e XVII) l’avv. PA 2
ha confermato di avere redatto e firmato le osservazioni al reclamo, precisando
che il documento prodotto dall’escusso il 24 febbraio 2017 (allegato all’act.
XII) riguarda un altro incarto pendente presso la Pretura di Mendrisio-Nord e
che il divieto dell’esercizio della professione pronunciato nei confronti dell’avv.
PI 2 è valido solo dal 24 gennaio 2017.

                                4.3   Ora, con dichiarazione del 24 ottobre 2016 l’istante ha conferito procura all’avv. PI 2 “unitamente” alla lic. iur. PA 2 (doc. A accluso all’istanza). L’istanza di rigetto è firmata dall’avv. PI 2 e da una seconda
persona, indicata come “lic.
iur. PA 2, RA” (act. I). Questa seconda firma, co­me sostenuto dal reclamante, è però diversa da quelle apposte dall’avv. PA 2 sulla replica di primo grado (act. IV), sulle osservazioni al reclamo (act. XI) e sugli scritti inviati successivamente
a questa Camera (act. XIII, XV e XVII). E ancora un altro tipo di firma figura
sull’istanza di rigetto dell’opposizione promossa da CO 1
nei confronti di PI 3, debitore solidale del convenuto,
prodotta con la segnalazione del 24 febbraio 2017 (act. XII). D’altronde, la
firma del solo avv. PI 2 sull’istanza di rigetto del 24 novembre 2016, anche se
a quel momento egli non era ancora stato sospeso dall’esercizio della
professione, potrebbe non bastare poiché la procura rilasciata il 24 ottobre 2016 potrebbe essere interpretata, per ipotesi invero
improbabile, come avente carattere collettivo a due con l’avv. PA 2. La
questione può nondimeno essere lasciata indecisa. Il 16 febbraio 2017, in
effetti, CO 1 ha confermato il mandato difensivo conferito all’avv. PA 2 con
esplicito riferimento alla decisione impugnata e al reclamo in esame. L’o­perato
precedente dei suoi patrocinatori può quindi, sia come sia, essere considerato
ratificato, con effetto retroattivo (cfr. art. 132 cpv. 1 CPC e sentenza
della CEF 14.2016.125 del 14 novembre 2016 consid. 5.2 con rinvii). La domanda volta a far accertare inammissibilità dell’istanza
di rigetto si avvera priva di fondamento.

 

                                   5.   Nel
reclamo RE 1 fa prima di tutto valere, ancora una volta, la compensazione con l’anticipo
di fr. 19'008.– da lui prestato
all’istante per l’emissione di cartelle ipotecarie (sotto,
consid. 7.1). L’escusso si duole inoltre che il Pretore aggiunto – senza dare
la motivazione necessaria – non abbia preso in considerazione la convenzione
del 24 ottobre 2014, in cui il creditore procedente si sarebbe assunto oneri di
pagamento nei confronti del debitore (sotto, consid. 7.2). Relativamente alla
negata congiunzione dei due procedimenti pendenti tra le parti, il reclamante
sottolinea la necessità di tenere in considerazione le eccezioni e gli
argomenti da lui ribaditi in entrambe le cause, cosa che non sarebbe avvenuta
nella sentenza impugnata. Di conseguenza, egli ripropone anche la compensazione con quanto dovuto dal­l’istante alla PI 1 (sotto, consid. 7.3).

 

                                   6.   In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice
esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle
parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF 139 III 447
con­sid. 4.1.1). Nella fattispecie, nessuno contesta – ed
è pacifico – che la dichiarazione firmata il 13 ottobre 2014 da RE 1 (doc. B)
costituisce in sé valido titolo di rigetto
provvisorio dell’opposizione nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF per la somma (fr. 200'000.–)
oltre agli interessi (dell’8%) dal primo giorno successivo alla scadenza (il 1°
gennaio 2015) da lui esplicitamente riconosciuti (v. sopra ad C). L’unica
questione da risolvere in questa sede è quella di sapere se la decisione del
Pretore in merito alla reiezione delle (tre) eccezioni di compensazione resiste
alla critica.

 

                                   7.   A norma dell’art. 82
cpv. 2 LEF, all’escusso incombe l’onere di rendere verosimili le eccezioni che
deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1 con rinvii). Esse non solo
devono essere esposte in modo convincente ma devono anche essere sostanziate in
modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono
esserci riscontri oggettivi (Staehelin
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 87 seg. ad art. 82 LEF). Ove l’escusso eccepisca l’estinzione
del credito posto in esecuzione per compensazione con una sua pretesa nei confronti
dell’escutente (art. 120 CO), gli incombe di rendere verosimile non solo il suo
diritto a far valere la compensazione, ma anche, sulla base di giustificativi,
l’esistenza, l’importo e l’esigibi­­lità del proprio credito. Una prova
documentale liquida non è necessaria (sentenza del Tribunale federale
5D_180/2012 del 31 gennaio 2013, consid. 3.3.3; sentenza della CEF 14.2015.23
del 28 maggio 2015, consid. 8; Staehelin,
op. cit., n. 93 seg. ad art. 82 con rimandi).

                                7.1   In primo luogo il reclamante si
duole che il Pretore aggiunto non abbia riconosciuto la compensazione del
credito posto in esecuzione con il costo di fr. 19'008.– da lui pagato per l’emissione di cartelle
ipotecarie per nominali fr. 2'200'000.– nel quadro
della compravendita immobiliare del 10 ottobre 2014 (doc.
1 e sopra ad B) e che secondo il rogito doveva essergli rimborsato dall’i­­stante.
Quest’ultimo non avrebbe mai contestato la fattura emes­sa nei suoi confronti
il 30 aprile 2015 dallo studio RE 1 e nemmeno dimostrato o affermato di averla
pagata lui stesso, motivo per cui il reclamante considera di aver perlomeno
reso verosimile il credito posto in compensazione. A mente sua la conclusione
del Pretore aggiunto è lesiva dell’art. 8 CC, l’istante non avendo dimostrato
di aver pagato il debito assuntosi con il rogito sopraindicato. 

                                  a)   Nella
sentenza impugnata, il primo giudice ha negato la compensazione con i fr. 19'008.– ritenendo che la circostanza non è stata resa verosimile
(pag. 3 in basso).

                                  b)   Ora,
se è vero che la motivazione del Pretore aggiunto è succinta, il reclamante ne
ha nondimeno colto il senso, tanto che si è difeso compiutamente nel reclamo. Ma
senza convincere. Non si disconosce invero che
secondo il contratto di compravendita im­mobiliare l’acquirente CO 1 era tenuto
a rifondere al venditore RE 1 i costi dell’emissione delle cartelle ipotecarie,
e più precisamente “… (in separata sede) i
costi di emissione del titolo in questione (tasse di iscrizione a registro
fondiario e imposta di bollo) …” (doc. 1, punto IV n. 4a, pag. 6 e
sopra, consid. C). Ciò presupponeva però che il venditore avesse effettivamente
pagato tali costi. E secondo l’art. 82 cpv. 2 LEF – norma speciale rispetto al­l’art.
8 CC – spettava a lui rendere tale pagamento verosimile, così come il suo
importo, e non all’escutente dimostrare di aver estinto il debito assuntosi. Orbene, il
reclamante non ha prodotto alcun riscontro oggettivo al
riguardo. Il valore probante della fattura stesa il 30 aprile 2015 dal
suo stesso studio (doc. 2) non è infatti superiore a una semplice allegazione
di parte e il fatto che l’istante non avrebbe mai contestato la fattura, ma l’avrebbe
“ripetutamente riconosciuta nell’ambito dei
colloqui diretti tra le parti” (risposta all’istanza, act. III), non
trova alcun riscontro oggettivo ne­gli atti. Anzi, nella replica 16 gennaio
2017 l’istante ha espressamente contestato
la fattura in questione, considerandola come “inesistente” e “frutto della asserzione avversaria” (act.
IV). L’accerta­­mento del
primo giudice non può di conseguenza essere qualificato come manifestamente
errato. Onde l’infondatezza del reclamo su questo punto.

                                7.2   La
seconda eccezione di compensazione fatta valere dal reclamante riguarda la
convenzione stipulata tra le due parti il 24 ottobre 2014 (doc. 4), che a mente
sua contiene rilevanti aspetti finanziari “suscettibili di vanificare la portata del preteso riconoscimento
di debito” (reclamo, pag. 7 in basso). Sottolineando che il creditore non si è
nemmeno espresso al riguardo, l’escusso ritiene che la motivazione del Pretore
aggiunto, secondo cui tale documento risulta irrilevante nella fattispecie, non
sia né comprensibile, né giusta e che il magistrato avrebbe dovuto chinarsi di
più sui “vasti rapporti di
dare e avere esistenti tra le parti, risultanti da molteplici accordi incrociati” (reclamo, pag. 8 a metà). Da ultimo, il reclamante asserisce che la
questione della forma di tale accordo è in ogni caso del tutto inconferente,
trattandosi soltanto di pattuizioni collaterali riferibili alle modalità di
pagamento che non sarebbero state rispettate.

                                  a)   Il
primo giudice ha motivato la propria decisione, spiegando che – a prescindere dalla questione della validità
formale della convenzione a norma dell’art. 216 CO – essa
non ha alcuna rilevanza nella fattispecie, motivo per cui non è atta a
inficiare il riconoscimento di debito agli atti.

                                  b)   La convenzione del 24 ottobre 2014 prevede che in deroga al punto n.
IV/3/b del contratto di compravendita del 10 ottobre 2014
(sopra ad B), l’acquirente CO 1 s’impegni a corrispondere solo fr. 300'000.–
(anziché fr. 500'000.–) entro il 3 novembre 2014 (anziché il 20 ottobre
2014), secondo le modalità già concordate, e “la differenza di CHF 200'000.– mediante deposito
fiduciario presso il notaio avv. __________, con le modalità con lo stesso
concordate, affinché il medesimo provveda ad accreditare detta somma sul conto
costruzione acceso presso la banca __________ a nome RE 1 subordinatamente all’avvenuta
rifusione del debito di CHF 200'000.– di cui alla dichiarazione di riconoscimento
di debito sottoscritto da RE 1 in data 13 ottobre 2014 e che si allega alla
presente convenzione sotto la lettera A), ma comunque non prima che siano state
concluse ed accettate da CO 1, le opere di ultimazione dei lavori dell’Immobile”
(doc. 4, pag. 1 ad 1 e 2). Sennonché il reclamante
neppure allega che uno o l’altro degli acconti non sia stato pagato,
limitandosi ad accennare vagamente a “vasti rapporti di dare e avere esistenti tra le parti”. Ad ogni modo, in prima sede egli ha fatto valere soltanto che “la componente di CHF 1'100'000.–” del prezzo dell’appartamento (di complessivi fr. 3'300'000.–)
indicata alla cifra 3/a (doc. 1, pag. 5, punto IV) non era stata pagata (act.
III pag. 1 e VII pag. 1). Non ha invece contestato il pagamento dei restanti fr. 500'000.–
(oggetto della convenzione 24 ottobre 2014) né dei fr. 1'700'000.– (doc.
1, pag. 5, punto IV, n. 3/b e 3/c). Non può poi allegare nuovi fatti – il
mancato pagamento di quei due importi – in sede di reclamo (so­pra consid.
1.2).

                                  c)   E se ciò non bastasse, RE 1 non ha
comunque re­so verosimile l’esigibilità dei crediti
che pretende di fondare sulla convenzione del 24 ottobre 2014. In
effetti, egli non ha prodotto i “separati
accordi” previsti dal punto 3/b del contratto di compravendita
né reso verosimile la conclusione e l’accettazione, da parte dell’acquirente,
delle opere di ultimazione dei lavori dell’im­­mobile, cui è subordinato il
versamento della (seconda) tranche di fr. 200'000.– (doc. 4,
pag. 1 ad 2). Nulla può in definitiva essere rimproverato al Pretore
aggiunto neppure in merito alla seconda eccezione.

                                7.3   Da
ultimo, facendo riferimento alla negata congiunzione delle due cause pendenti
fra le stesse parti (inc. 14.2017.19 e 20), il reclamante sostiene che il
Pretore aggiunto non ha tenuto conto delle eccezioni e degli argomenti da lui
ribaditi in entrambe le cause e in particolare di quella inerente alla compensazione con quanto eventualmente dovuto dall’istante alla PI 1 (sopra
ad A). L’escusso ripropone quindi l’eccezione di compensazione con i fr. 200'000.– (composti di fr. 72'000.– e fr. 128'000.–) dovuti da CO 1
(doc. 5, ad IV/3-4), che sarebbero però stati pagati da terzi, così subingressi
nella posizione di creditore (doc. 7).

                                  a)   Ora,
è vero che nella sentenza impugnata il giudice di prime cure non si è espresso
per quel che concerne l’eccezione di compensazione con quanto eventualmente
dovuto dall’escutente alla PI 1. Egli ha negato tale possibilità soltanto nella
sentenza di cui all’inc. __________ (inc. 14.2017.19 pendente pres­so questa
Camera). Non si giustifica tuttavia di
annullare la sentenza di primo grado e di rinviare l’incarto al Pretore aggiunto,
da una parte perché il reclamante non ha formulato alcuna richiesta in questo
senso, e dall’altra poiché l’esercizio si ridurrebbe
a una mera formalità priva di contenuto, fonte di ritardi inutili e incompatibili
con l’interesse delle parti a ottenere una decisione celermente (sentenza del
Tribunale federale 4A_283/2013 del 20 agosto 2013, citata nella sentenza della
CEF 14.2014.205 dell’11 febbraio 2015, consid. 4.3), dal momento che la
causa è matura per il giudizio e la Camera può dunque statuire essa stessa con
pieno potere di cognizione senza retrocederla al primo giudice (art. 327 cpv. 3
lett. b CPC), la questione decisiva da risolvere essendo di natura giuridica
(v. sentenza della CEF 14.2015.104 del 1° ottobre 2015, consid. 2.2).

                                  b)   Il contratto di compravendita del 20 dicembre
2013 (doc. 5) è stato concluso tra CO 1 e la PI 1, persona giuridica estranea
alla fattispecie, motivo per cui da tale rogito non è possibile dedurre alcuna
pretesa personale dell’escusso nei confronti
dell’escutente, in mancanza d’identità tra il creditore della pretesa dedotta
in esecuzione e il presunto debitore del credito posto in compensazione (art.
120 cpv. 1 CO). In particolare, l’escusso non ha in alcun modo reso verosimile
il suo subingresso nella posizione di creditore della PI 1.

                                  c)   Comunque sia, con dichiarazione 10 gennaio 2017 (doc.
7) la PI 1 attesta il pagamento di fr. 200'000.–
“riferito alla compravendita della PPP __________ …”, effettuato nel seguente modo: “CHF 72'000.–
pagati da RE 1 e PI 3 tramite giroconto; CHF 128'000.– accredito su conto
corrente di PI 1 tramite notaio rogante avvocato __________”. Ciò attesta che il prezzo d’acquisto dell’immobile
stabilito con il contratto di compravendita è stato integralmente pagato da CO
1 alla PI 1. Per quanto concerne in particolare l’importo di fr. 72'000.–, lo stesso era già stato versato al
momento della firma del rogito 20 dicembre 2013 (doc. 5, pag. 5, punto IV/ 3).
Per questa somma il debito di CO 1 era già estinto quando RE 1 ha rilasciato la
dichiarazione 13 ottobre 2014.

                                         In
merito al pagamento degli altri fr. 128'000.– da parte di CO 1, esso
doveva intervenire entro il 27 dicembre 2013 (doc. 5, pag. 6, punto IV/3), e la
dichiarazione 10 gennaio 2017 conferma che tale somma è stata accreditata sul
conto corrente della PI 1 tramite il notaio rogante (doc. 7). Anche la scadenza
di questo pagamento, che il reclamante non contesta sia stata rispettata, è
precedente alla menzionata dichiarazione del 13 ottobre 2014.

                                         In
queste circostanze, oltre a non esservi identità tra la società in questione e
l’escusso, quest’ultimo non ha minimamente reso verosimile l’estinzione del
credito posto in esecuzione per compensazione con una sua pretesa di fr. 200'000.–
nei confronti dell’escutente (art. 120 CO). Anche in merito a quest’eccezione,
nell’esito la sentenza impugnata resiste alla critica.

 

                                   8.   Con l’emanazione della decisione odierna, l’istanza di revoca del
decreto 10 febbraio 2017 inerente alla concessione dell’effetto sospensivo
diventa senza oggetto.

 

                                   9.   La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le
ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2
RTar (RL 3.1.1.7.1) per il rinvio dell’art.
96 CPC, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 153'000.–,
raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 1'000.– relative al presente
giudizio, già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico. RE 1
rifonderà a CO 1 fr. 3'000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione alla Pretura della
Giurisdizione di Mendrisio-Nord.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).