# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0d97dba6-a4f2-56eb-b015-606921dc0771
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.11.2017 32.2017.73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-73_2017-11-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.73

   

  FS

  	
  Lugano

  27 novembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 maggio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 marzo 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Con decisione 21 marzo 1995
l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni del 14 febbraio 1995 (doc.
AI 2/6-11) di RI 1, classe 1966, in quanto non date le condizioni assicurative
(doc. AI 5/15).

 

                                         Nel mese di febbraio 1998
l’assicurato ha inoltrato una seconda domanda di prestazioni (doc. AI 7/19-25).
L’Ufficio AI, con decisione 13 gennaio 1999 (doc. AI 30/67-68), cresciuta
incontestata in giudicato, ha respinto il diritto a prestazioni in quanto il
grado d’invalidità (14%) non raggiungeva il grado minimo pensionabile del 40%
ai sensi dell’art. 28 LAI.

 

                                         Il 16 marzo 2005
l’assicurato ha introdotto una terza domanda di prestazioni (doc. AI 33/72-79).
Questo Tribunale, con la STCA del 21 aprile 2009 cresciuta in giudicato –
in accoglimento del ricorso del 26 maggio 2008 presentato tramite l’avv. __________
(doc. AI 91/224-236) –, ha annullato la decisione su opposizione del 23
aprile 2008 con cui l’amministrazione aveva respinto il diritto a prestazioni
(doc. AI 89/214-220) e rinviato gli atti all’Ufficio AI per ulteriori
accertamenti (doc. AI 97/255-278).

                                         Con decisione del 28
dicembre 2010 – confermata da questo Tribunale con la STCA del 10
ottobre 2011 cresciuta in giudicato (doc. AI 149/466-492) – l’Ufficio AI
ha nuovamente negato il diritto a prestazioni (doc. AI 135/399-401).

 

                               1.2.   Il 19 ottobre 2015
l’assicurato ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni (doc. AI
172/584-592).

 

                                         Con decisione 27 marzo
2017, preavvisata il 15 febbraio 2017 (doc. AI 210/785-789; dopo aver
comunicato, con scritto del 23 gennaio 2017 sub. doc. AI 204/771, che il
precedente “progetto di decisione” dell’8 marzo 2016 andava ritenuto
annullato) e oggetto della presente vertenza, l’Ufficio AI –
sulla base della perizia pluridisciplinare del SAM del 6 dicembre 2016 (doc. AI
202/692-765), del rapporto finale SMR del 9 gennaio 2017 del dr. __________
(doc. AI 203/767-770), delle tabelle allestite il 23 gennaio e il 14 febbraio
2017 (doc. AI 205/772, 206/773-776, 208/780-783 e 209/784) e della valutazione
del consulente in integrazione professionale dell’8 febbraio 2017 (doc. AI
207/777-779) – ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni (doc.
AI 213/793-797).

 

                               1.3.   Con il presente ricorso
l’assicurato, tramite l’avv. RA 1 ha contestato, con argomentazioni di cui si
dirà nei considerandi di merito, la valutazione medica ed economica, chiedendo
l’annullamento della decisione impugnata con rinvio degli atti
all’amministrazione per ulteriori accertamenti e, in ogni caso, l’attribuzione
di una rendita intera dal 1. luglio al 20 agosto 2015 (I pag. 8).

 

                               1.4.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI, con argomentazione di cui si dirà, se necessario, in seguito, ha
chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con replica del 7 giugno e
con osservazioni del 14 giugno 2017 le parti si sono confermate nelle loro
allegazioni (VI e VIII).

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   L’insorgente lamenta una violazione
del diritto di essere sentito sostenendo che, non avendo l’amministrazione
specificato concretamente quale/quali attività lavorative adeguate siano ancora
esigibili, egli non ha potuto confrontarsi su questo punto e sul relativo
reddito ipotetico da invalido (punto 7 del ricorso).

 

                                         In sede di risposta
l’amministrazione ha indicato le attività che il ricorrente, malgrado il danno
alla salute, è in grado di esercitare al 100% – “(…) va qui rilevato
che specialmente nell'ambito industriale, ma anche nel settore delle
prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera
sorveglianza – fisicamente assai leggere - che non presuppongono particolari
attitudini intellettuali e che possono essere svolte sia in posizione seduta
che in piedi (per es. attività d'incasso, d'assemblaggio, di confezione
prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente
la postura (cfr. anche in argomento STCA del 28.1.2014 incarto nr. 32.2013.75,
STCA del 21.11.2011 incarto nr. 32.2011.143). (…)” (IV pag. 4) – e
richiamato la giurisprudenza applicabile in merito.

                                         Dal canto suo l’insorgente,
con la replica, ha preso posizione al riguardo (VI punto 1).

 

                                         Va qui ricordato che il
diritto di essere sentito è una garanzia costituzionale formale, la cui
violazione implica l'annullamento della decisione impugnata, a prescindere
dalle possibilità di successo nel merito (DTF 132 V 390 consid. 5.1; 127 V 437
consid. 3d/aa). Ai sensi della giurisprudenza, una violazione di tale diritto –
nella misura in cui essa non sia di particolare gravità – è tuttavia da
ritenersi sanata qualora l'interessato abbia la facoltà di esprimersi innanzi
ad un'autorità di ricorso che gode di piena cognizione.

                                         In questo senso, se mai vi
fosse stata una violazione del diritto di essere sentito, la stessa può essere
sanata davanti a questo Tribunale che gode di un potere cognitivo pieno.

 

                               2.2.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a
prestazioni (cfr. consid. 1.2).

                                         L’insorgente postula
l’annullamento della decisione impugnata con rinvio degli atti
all’amministrazione e, in ogni caso, il diritto ad una rendita intera nei mesi
di luglio e agosto 2015 (cfr. consid. 1.3).

 

                               2.3.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.4.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).

                                         Al riguardo l’Alta Corte
ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini.
In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui
ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di
guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2)

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le
alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del
18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag.
182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In una sentenza I 384/06
del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno
alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                                         Nella DTF 141 V 281 il TF
ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche,
compresi i disturbi somatoformi dolorosi. La capacità di lavoro deve essere
valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile è stata abbandonata.

 

                               2.5.   Qualora una prima richiesta
di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o
perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità
si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87
cpv. 2 e 3 OAI, fino al 31 dicembre 2011 cpv. 3 e 4 OAI). Il TFA, nella DTF 133
V 263, chiamato a pronunciarsi nel caso di nuova domanda presentata dopo
l’assegnazione retroattiva di una rendita limitata nel tempo, ha precisato la
propria giurisprudenza e stabilito che in una tale evenienza la nuova domanda
deve rispettare i requisiti posti dall’art. 87 cpv. 2 e 3 OAI. Scopo di questo
requisito è quello di impedire che l'amministrazione debba costantemente
chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la prestazione in causa è
già stata rifiutata da una precedente decisione cresciuta in giudicato (DTF 130
V 64 consid. 5.2.3; 117 V 198 consid. 4b con riferimenti). Se tale condizione
non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando
una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante
modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione
è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; 117 V 198 consid. 4b; 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10;
Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der
Invalidenversicherung, Universitätsverlag Freiburg Schweiz, 2003, pagg. 84-86).

 

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115, vedi anche STF 9C_80/2013 del 18
settembre 2013 consid. 3.2). In tal caso applicherà, per analogia, le
disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, art. 41
vLAI, art. 87segg. OAI; Pratique VSI 1999 pag. 84; Rüedi, Die
Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in
Schaffhauser/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen in der
Sozialversicherung, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für
Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V 198). La
giurisprudenza sopra menzionata va applicata anche dopo l’entrata in vigore
della LPGA il 1. gennaio 2003, il nuovo tenore dell’art. 87 OAI valido dal 1.
marzo 2004 (STF I 630/06 del 20 giugno 2007, consid. 3 con riferimenti; DTF 130
V 343 consid. 3.5) e l’entrata in vigore il 1. gennaio 2012 dei cpv. 2 e 3
dell’art. 87 OAI corrispondenti ai precedenti cpv. 3 e 4 dello stesso articolo.

 

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv.
1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).

                                         Al riguardo nella DTF 140
V 2 l’Alta Corte ha stabilito che se l'invalidità rinasce per motivi diversi da
quelli che avevano giustificato in passato l'erogazione di una rendita
temporanea (nel frattempo soppressa) ci si trova in presenza di un nuovo evento
assicurato. In tal caso il versamento della nuova rendita interviene al più
presto dopo sei mesi dal nuovo annuncio all'AI (art. 29 cpv. 1 LAI). L'art. 88bis
cpv. 1 lett. a OAI non è applicabile, nemmeno per analogia.

                                         L’art. 88a cpv. 2 OAI è
applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto
a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF
8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con riferimenti).

 

                                         Va ancora rilevato che
nella STF 8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 pubblicata in DTF 141 V 9 e SVR 2015
IV Nr. 21, pag. 62, il TF ha stabilito che “(…) se i fatti determinanti per
il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto da lasciar apparire una
notevole modificazione dello stato di salute da giustificare una revisione, il
grado d'invalidità deve essere stabilito nuovamente sulla base di fatti
accertati in maniera corretta e completa, senza rinvii a precedenti valutazioni
dell'invalidità (DTF 117 V 198 consid. 4b pag. 200; sentenze 9C_378/2014 del 21
ottobre 2014 consid. 4.2; 9C_226/2013 del 4 settembre 2013). Per questa
ragione, nel quadro di una nuova valutazione dello stato di salute e della
capacità di lavoro, un trauma alla spalla aggiuntivo al quadro clinico
esistente non osta alla soppressione di una rendita (consid. 5 e 6). (…)”
(regesto della DTF 141 V 9).

 

                               2.6.   Nella fattispecie in esame, come
accennato (cfr. consid. 1.2), l’Ufficio AI è entrato nel merito della nuova
domanda di prestazioni del mese di ottobre 2015.

 

                                         L’amministrazione ha
ordinato una perizia pluridisciplinare a cura del SAM (doc. AI 191/643-646,
192/647 e 195/652-653).

                                         Nella “richiesta
perizia” del 3 maggio 2016 (doc. AI 190/641-642) il medico SMR dr. __________
ha infatti evidenziato: “(…) Assicurato valutato nel 2010 a livello
ortopedico, neurologico e psichiatrico. Allora impedimento primariamente a
livello delle ance [ndr. recte: anche] (osteonecrosi delle teste femorali
bilateralmente). Intervento di protetizzazione ritenuto esigibile, assicurato
ritenuto (se avesse operato le anche) abile al 85% quale magazziniere (lieve
impedimento derivante dalle problematiche lombari e cervicali). Ritenuto abile
al 60% in attività confacente con seguente grado Al 21% e quindi rifiuto
(decisione confermata con sentenza TCA del 10.10.2011. Attuale nuova domanda
10.2015: Assicurato sottoposto ad impianto di protesi bilaterale con decorso
protratto ma favorevole (trattamento antibiotico prolungato). Dall'attuale documentazione
risulta presenza di osteocondrosi lombare con conflitto L5 a destra in
progressione alla RM del 30.10.2015. Valutazione: In considerazione peggioramento
a livello della colonna lombare con possibile problematica lomboradicolare si
impone rivalutazione del caso per stabilire attuale esigibilità lavorativa. (…)”
(doc. AI 190/641).

 

                                         Dalla perizia
pluridisciplinare del SAM del 6 dicembre 2016 (doc. AI 202/692-765), risulta
che i periti hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di
natura reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________) e
psichiatrica (dr. __________).

 

                                         Sulla base delle
risultanze dei singoli consulti e del soggiorno dell’insorgente presso il
citato centro d’accertamento, i periti hanno posto le seguenti diagnosi:

 

" (…)

5.1    Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:

 

Sindrome cervicospondilogena cronica bilaterale con/su:

 

   -  alterazioni
degenerative plurisegmentali cervicali note tra C3 e C7, con substenosi del
canale spinale, con ernia discale intraforaminale a carico della radice C6 a
ds. ed in minor misura della radice di C4 a ds. (MRI cervicale dell'1.12.2009),

 

 

   -  disturbi
statici del rachide (ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo,
scoliosi sinistroconvessa dorsale),

   -  decondizionamento
e sbilancio muscolare.

 

Sindrome lombospondilogena cronica bilaterale con/su:

 

   -  pregressa
decompressione microchirurgica L5-S1, per sindrome parziale della cauda equina,
associata a radicolopatia iperalgica S1 a ds. per voluminoso lussato erniario,
nel gennaio 1995,

   -  minimi
deficit residui di tipo S1 a ds. senza deficit motori (diminuzione del riflesso
achilleo a ds.),

   -  alterazioni
degenerative plurisegmentali del rachide lombare (osteocondrosi multisegmentaria
con spondilartrosi),

   -  disturbi
statici del rachide (iperlordosi lombare con scoliosi destroconvessa),

   -  protrusione
discale L3-L4 e L5-S1 a ds. (MRI del 30.10.2016),

   -  decondizionamento
e sbilancio muscolare,

   -  obesità (BMI
ca. 31,8 kg/m2).

 

Dolori coxogeni bilaterali di non chiara eziologia con/su:

 

   -  pregressa
decompressione con trapianto di spugnosa alle teste femorali bilaterali, per
necrosi asettica delle teste femorali, il 2.7.1997,

   -  impianto di
protesi totale all'anca ds. per grave coxartrosi secondaria, l’11.12.2013,

   -  impianto di
protesi totale all'anca sin. per grave coxartrosi secondaria, il 6.5.2015,

   -  pregressa
revisione della ferita, toilette e débridement, sostituzione della testa femorale
a sin., il 20.5.2015,

   -  obesità (BMI
ca. 31,8 kg/m2).

 

Periartropatia omeroscapolare bilaterale.

 

 

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:

 

Pregressa sindrome del tunnel carpale a ds., attualmente non
sintomatica.

 

Diabete mellito di tipo 2 non trattato farmacologicamente.

 

Obesità (BMI ca. 31,8 kg/m2).

 

Dislipidemia (ipercolesterolemia).

 

Alluce valgo bilaterale. (…)" (doc. AI 202/715-716).

 

                                         Alla luce degli atti
medici raccolti – dopo un’attenta valutazione e posta la seguente
valutazione medico-teorica globale dell’attuale capacità lavorativa: “(…) L'A
presenta una capacità lavorativa dell’80% come commerciante d’automobili. (…)”
(doc. AI 202/724) – i periti hanno espresso la seguente valutazione
circa le conseguenze sulla capacità lavorativa e d’integrazione:

 

" (…)

8    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

8.1 Capacità di lavoro nell'attività abituale

 

      8.1.1  A
quali deficit funzionali è dovuta un'eventuale riduzione della capacità
lavorativa?

 

La limitazione della capacità
lavorativa è dovuta ai problemi reumatologici, in primis al rachide.

 

      8.1.2  Indicare
la capacità lavorativa per l'attività abituale, in percentuale oppure in ore al
giorno.

 

In percentuale.

 

               8.1.2.1  Se
la capacità lavorativa è stata espressa in percentuale, indicare se tale
percentuale va intesa come tempo di presenza oppure come rendimento globalmente
ridotto nell'arco dell'intera giornata lavorativa.

 

Presenza durante tutto il giorno ma
con rendimento ridotto (capacità lavorativa dell'80%).

 

               8.1.2.2  Se
la capacità lavorativa residua è stata espressa in ore al giorno, precisare se
vi è un'ulteriore riduzione di rendimento o se il rendimento è pieno.

 

---

 

               8.1.2.3  Se
si raccomandano delle pause supplementari, specificare se queste sono già state
conteggiate nella quantificazione della capacità lavorativa residua.

 

Sono già state conteggiate.

 

      8.1.3  Facendo
riferimento all’anamnesi, da quando (mese e anno) la capacità lavorativa
indicata dal perito nell’attività abituale può essere considerata valida?

 

Dal 20 agosto 2015 (a 3 mesi dall'ultimo
intervento all'anca sin.) e continua. A causa degli interventi alle anche
bilateralmente l'A. presenta una capacità lavorativa dello 0% durante 3 mesi, a
partire dall'11.12.2013 sino al 10.3.2014 e poi dal 6.5.2015 sino al 19.8.2015
(a 3 mesi dopo il 2 intervento all'anca sin.). Per il periodo intermedio fra
interventi alle anche fa stato la valutazione del Dr. med. __________ (visita
del 14.4.2010, perizia del 19.4.2010) che aveva codificato una capacità
lavorativa come commerciante d'automobili durante 4 - 6 ore il dì.

 

9    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'lNTEGRAZIONE

 

9.1 Capacità di lavoro in un'attività adeguata

 

      9.1.1  Quali
caratteristiche medico-teoriche dovrebbe avere un'attività adeguata? (nel caso
di una malattia fisica indicare sempre il carico massimo in kg senza
limitazioni e se vi sia un'eventuale difficoltà in lavori di precisione)

 

Deve trattarsi di un'attività
rispettosa dei limiti funzionali di carico, descritti dal reumatologo (vedansi
il nostro punto 6 e l'allegato consulto reumatologico).

 

      9.1.2  Indicare
la capacità lavorativa per attività adeguata, in percentuale oppure in ore al
giorno.

 

In percentuale (rispettivamente in
ore).

 

               9.1.2.1  Se
la capacità lavorativa è stata espressa in percentuale, indicare se tale
percentuale va intesa come tempo di presenza oppure come rendimento globalmente
ridotto nell’arco dell'intera giornata lavorativa.

 

100%.

 

               9.1.2.2  Se
la capacità lavorativa residua è stata espressa in ore al giorno, precisare se
vi è un’ulteriore riduzione del rendimento o se il rendimento è pieno.

 

                8 – 8,5 ore.

 

               9.1.2.3  Se
si raccomandano delle pause supplementari, specificare se queste sono già state
conteggiate nella quantificazione della capacità lavorativa residua.

 

Non abbisogna di pause supplementari.

 

      9.1.3  Facendo
riferimento all'anamnesi, da quando (mese e anno) la capacità lavorativa
indicata dal perito nell'attività adeguata può essere considerata valida?

 

Dal 20.8.2015 (a 3 mesi dal 2 intervento
all'anca sin.) e continua. L'A. ha presentato una capacità lavorativa dello 0%
a causa degli interventi alle anche dall'11.12.2013 al 10.3.2014 e dal 6.5.2015
al 19.8.2015. Nel periodo intermedio presentava una capacità lavorativa del
100% in attività adatte.

 

      9.1.4  Esprimersi
anche sulla capacità lavorativa in ambito domestico, facendo riferimento alle
diverse funzioni.

 

90%.

 

 

9.2 Reintegrazione professionale

 

      9.2.1  Sono
medicalmente sostenibili provvedimenti professionali volti alla reintegrazione?

 

Sì!

 

      9.2.2  In
caso affermativo, a partire da quando (mese e anno)?

 

      Da subito.

 

      9.2.3  Di
quali elementi bisogna tener conto dal punto di vista medico?

 

Bisogna tener conto dei limiti
funzionali descritti dal consulente in reumatologia.

 

                9.2.3.1   I
problemi che ostacolano il reinserimento sono dovuti al quadro clinico stesso?
Se sì, in che misura?

 

                Dal
punto di vista medico-teorico non ve ne sono.

 

      9.2.4  Se
in corso di revisione si constata uno stato di salute invariato, definire se è
presente un potenziale di integrazione professionale che può essere valorizzato
attraverso misure di riallenamento progressivo al lavoro.

 

Lo stato di salute è rimasto invariato
negli ultimi tempi. Si consiglia un riallenamento progressivo al lavoro,
essendo l'A. lontano dal mondo lavorativo da parecchio tempo.

 

9.3 Obbligo di diminuire il danno da parte dell'A.

 

      9.3.1  Come
giudica l’aderenza terapeutica dimostrata dall’A. nel corso degli anni?

 

Buona.

 

      9.3.2  Adeguatezza
della terapia attuale secondo le linee guida. Eventuali proposte terapeutiche?

 

Dal lato terapeutico si consiglia un
calo ponderale per diminuire il carico sul rachide sugli arti inferiori e
superiori. Si consiglia di rinforzare e riequilibrare la muscolatura della
colonna vertebrale, in particolare del corsetto Iombo-addominale e della
muscolatura del cingolo pelvico come auspicato dai curanti dell'A. (specialisti
in neurochirurgia e ortopedia). Inoltre è da rivalutare il trattamento analgesico.

 

      9.3.3  Quale
miglioramento funzionale (in percentuale) ci si può verosimilmente aspettare
con una terapia adeguata e in quanto tempo, indipendentemente dal grado di
motivazione dell’A.? 

 

Il sopraccitato trattamento
migliorerà la qualità di vita dell'A. ma non necessariamente la capacità
funzionale e di carico residuo.

 

     
9.3.4  Altri suggerimenti per aumentare la capacità lavorativa (es.
adeguamento del posto di lavoro, mezzi ausiliari ecc.)

 

      Non ve ne sono.

 

 

10     COERENZA

 

10.1  Descrivere
in modo critico eventuali discrepanze evidenziate tra i sintomi descritti dall'A.,
l'anamnesi e la valutazione clinica durante la visita.

 

Non abbiamo constatato evidenti discrepanze fra la sintomatologia,
l’anamnesi e la valutazione clinica.

 

 

11     OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI

 

11.1  Altri quesiti del medico SMR.

 

Abbiamo valutato la capacità lavorativa dal dicembre 2013 come
richiesto dall'Ufficio Al, rispettivamente dal Servizio Medico Regionale
dell'Ufficio AI, Bellinzona.

 

11.2  Domande
supplementari poste dal rappresentante legale dell'A., Avv. RA 1.

 

                             l
certificati medici del 19.12.2014, 16.6.2015 del Dr. med. __________, del 23.6.2015
del Dr. med. __________, del 30.10.2015 del Dr. med. __________ e dell'1.1.2016
sempre del Dr. med. __________ sono condivisibili? Se no, spieghi il medico
perito i motivi per cui le diagnosi/prognosi in essi contenute sarebbero
sbagliate.

 

Al riguardo della capacità lavorativa condividiamo la valutazione
della capacità lavorativa dello 0% come magazziniere, pizzaiolo, aiuto cucina (e
simili) e operaio come già valutato nella perizia ortopedica del Dr. med. __________
(14-19.4.2010).

 

l sopraccitati rapporti medici non descrivono i limiti funzionali
di carico presenti nell'A. Non condividiamo la capacità lavorativa dello 0% in
tutte le attività, ma valutiamo l'A. abile al lavoro nella misura del 80% come
commerciante d'automobili e del 100% in un'attività rispettosa dei limiti
funzionali di carico, descritta nella nostra perizia e nell'allegato consulto
reumatologico.

 

L'A. ha presentato una capacità lavorativa dello 0% durante 3
mesi, dopo l'intervento dell'11.3.2014 [ndr. recte: 11.12.2013] e a partire dal
6.5.2015 sino al 19.8.2015 (a 3 mesi dal 2. intervento alI'anca sin.).

 

Le diagnosi poste dai curanti sono sovrapponibili alle nostre.

 

I sopracitati certificati non si esprimono sulla prognosi.

 

Come consigliato l'A. è stato sottoposto a perizia.

 

Lasciamo al Servizio Medico Regionale, rispettivamente all'Ufficio
Al, la decisione di inviare copia della nostra perizia al medico curante,
affinché sia informato sulle conclusioni peritali. (…)" (doc. AI
202/724-729)

 

                                         In sede di discussione,
osservato che “(…) le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente
discussione plenaria tra i medici periti del SAM e tra il Dr. med. __________,
Dr. med. __________ e Dr. med. __________ in data 6 dicembre alle ore 11.30,
tramite teleconferenza (…)” (doc. AI 202/716), i periti hanno evidenziato:

 

" (…) L'A.
cittadino svizzero, d'origine __________, dell'età di 50 anni, dopo le scuole
dell'obbligo frequenta un apprendistato come elettricista. L'infanzia e la gioventù
trascorse al suo paese sono caratterizzate dagli eventi bellici e da ferite
all'emitorace di ds. e alla coscia di sin.

Nel 1989 riesce a scappare dal __________ e dopo un lungo viaggio
raggiunge la Svizzera. Si stabilisce poi a __________ e attualmente abita a __________.
Dal 1992 al 2011 è sposato con la signora __________, nata nel 1969, svizzera
d'origine __________; a causa di dissapori vi è un divorzio; l'ex-moglie
lavora, il figlio, nato nel 1992, abita con la madre e lavora presso la ditta __________
di __________.

 

L'A. descrive condizioni economiche non molto agiate e percepisce
fr. 1'800.-- mensili dalla Pubblica Assistenza.

L'A. ha inoltrato varie richieste di prestazioni Al per adulti fra
il 14.2.1995 e il 14.10.2015. L'Ufficio Al non ha mai erogato nessuna rendita.
Un ricorso presso il Tribunale Cantonale delle Assicurazioni è stato accolto il
21.4.2009 e i giudici hanno chiesto un completamento peritale. Invece il
10.10.2011 i giudici hanno respinto il ricorso dell'A., rappresentato dall'Avv.
__________.

 

In fase di revisione l'Ufficio Al ha incaricato il SAM per perizia
per valutare le varie patologie e la capacità lavorativa anche in attività
adatte. Il legale dell'A. Avv. RA 1 pone domande particolari (chiede di prendere
posizione su vari rapporti medici); a queste domande risponderemo a fine perizia.

 

Dal punto di vista lavorativo l'A. lavora come aiuto cucina,
pizzaiolo, operaio di fabbrica e magazziniere. A partire dal 2.8.1998 è
commerciante d'automobili vecchie, recupero d'automobili, cambio di gomme e
batterie. Secondo gli atti svolge l'attività sino al 10.3.2005. A causa dei
suoi disturbi non intraprende più nessun'attività lavorativa.

 

Brevemente ricordiamo che al suo paese d'origine l’A. è colpito da
una scheggia all'emitorace di ds. e una pallottola alla coscia di sin. (a causa
degli eventi bellici).

Verso il 1995 l'A. accusa dolore al rachide lombare con paresi
agli arti inferiori. Aveva già accusato dolori antecedentemente lavorando come
pizzaiolo. Nel gennaio 1995 è sottoposto a decompressione microchirurgica L5-S1
per sindrome parziale della cauda equina, associata a radicolopatia iperalgica
S1 a ds. relativa ad un voluminoso lussato erniario (Prof. Dr. med. __________).

Nel periodo 1996-1997 l'A. è in trattamento reumatologico presso
il Dr. med. __________ per il dolore alle anche; constata una patologia alle
anche e per questo invia l'A. all'ortopedico Dr. med. __________ che opera poi
l'A. a causa di necrosi asettica della testa femorale bilaterale (in
particolare trapianto di spugnosa alle teste femorali). Rimane poi un controllo
presso l'operatore.

Nel marzo del 2005 il Dr. med. __________ parla di peggioramento
delle alterazioni degenerative e discute le indicazioni per protesi all'anca,
dapprima a ds.

Nel maggio 2005 il Prof. Dr. med. __________ non consiglia nessun
intervento operatorio a livello lombare.

Nel maggio 2005 l'A. è sottoposto ad intervento per poliposi
estesa nasale bilaterale.

 

Il 14.6.2005 l'A. è sottoposto a perizia per l'ufficio Al
da parte dell'ortopedico Dr. med. __________. Cita le diagnosi note a livello
lombare e a livello femorale come pure depressione psichica e problemi urologici.
Non può più lavorare come magazziniere, pizzaiolo e operaio e nell'attività di
compra-vendita di automobili 6 ore ogni giorno. Nel giugno 2005 il medico di famiglia
il Dr. med. __________, codifica un'incapacità al 100% dal marzo 2005 (più
volte confermata).

Nel luglio 2005 l'A. è trattato farmacologicamente per prostatite
acuta da parte del Dr. med. __________.

Nell'aprile 2007 anche l'ortopedico Dr. med. __________ codifica
una capacità lavorativa dello 0% dal 7.3.2005.

Nel dicembre 2009 una MRI della colonna cervicale mostra
discartrosi, uncartrosi C3-C7con ernia discale.

Il 19.4.2010 l'A. è sottoposto a perizia ortopedica per
l'Ufficio Al da parte dell'ortopedico Dr. med. __________. Si sofferma
anche sulla patologia cervicale. Può svolgere l'attività di compra-vendita 4-6
ore ogni giorno.

Il 21.6.2010 l'A. è sottoposto a perizia psichiatrica
per l'Ufficio Al da parte della psichiatra Dr.ssa med. __________. Non pone
nessuna diagnosi a pertinenza psichiatrica e valuta l'A. totalmente abile al
lavoro.

Il 5.7.2010 l'A. è sottoposto a perizia neurologica per
l'Ufficio Al da parte del neurologo Dr. med. __________ che esegue anche
esame ENG/EMG. Descrive brachialgie parestetiche a ds. su incipiente
compressione cronica del nervo mediano ds. nel canale carpale e esiti di
lesione del nervo cutaneo laterale del femore a ds. Cita inoltre cervicalgie e
coxartrosi bilaterale. Codifica un'incapacità lavorativa non superiore al 15%.

Nel dicembre 2010 I'A. è visitato dal neurologo Dr. med. __________
che fa notare che il quadro è ben compatibile con un'irritazione della radice
C4 di ds. e che l'asimmetria del riflesso achilleo è presumibilmente esito
dell'ernia discale acuta nel 1995, con problematica radicolare.

Nel marzo 2012 il Dr. med. __________ codifica sempre
un'incapacità lavorativa del 100%.

Nell'ottobre 2013 l'ortopedico Dr. med. __________ consiglia
protesi alle anche bilateralmente. Opera poi l'A, nel mese di dicembre dello
stesso anno con posa di protesi totale all’anca ds. Seguono poi controlli presso
l'operatore che nel certificato del 19.12.2014 codifica un'inabilità lavorativa
del 100% dall'1.1.2015 al 31.12.2015.

Vi è un periodo riabilitativo alla Clinica __________ di __________
nel gennaio-febbraio 2015.

Nel marzo 2015 il curante Dr. med. __________ codifica sempre
un'incapacità lavorativa del 100% e chiede una rivalutazione presso l'Ufficio
Al.

Ad inizio maggio 2015 l'A. è sottoposto a posa di protesi totale
all'anca sin. (operato dal Dr. med. __________). Sempre nel corso del mese di
maggio vi è una revisione della ferita chirurgica con toilette e débridement e
sostituzione della testa femorale. E' trattato con antibiotici a lungo termine
ed è seguito dall'infettivologo Prof. Dr. med. __________.

Il 16.6.2015 il Dr. med. __________ codifica un'incapacità
lavorativa del 100% e il 23.6.2015 il curante Dr. med. __________ dice di
essere d'accordo con l'ortopedico e chiede una revisione presso l'Ufficio Al.

Nel settembre-ottobre 2015 il Prof. Dr. med. __________ e il Dr.
med. __________ constatano che vi è stato un evoluzione favorevole
dell'infetto.

Nell'ottobre 2015 l'A. è visitato dal neurochirurgo Dr. med. __________
a causa di lombalgie croniche viene eseguita una MRI del rachide lombare che
mostra protrusione discale L3-L4, ernia discale L4-L5 come pure a livello L5-S1.
Seguono cure conservative. A fine dicembre 2015 I'A. ha un blocco iperalgico
lombare.

All'inizio gennaio 2016 l'ortopedico Dr. med. __________ codifica
un'incapacità al 100% dall'1.1.2016 al 31.12.2016.

Inizio febbraio 2016 il Dr. med. __________ consiglia cure
conservative per la patologia al rachide.

Nell'aprile 2016 l'A. è sottoposto ad intervento per ernia
inguinale a ds. da parte del Dr. med. __________.

Nel mese di maggio I'A. è visto in Pronto Soccorso a causa di una
reazione allergica e ricoverato anche alla Clinica __________ per stato
infettivo di origine sconosciuta e esofagite da __________.

Nel luglio 2016 il Dr. med. __________ reputa che I'A. debba
essere a beneficio di una rendita AI.

 

Brevemente ricordiamo che il legale dell'A. Avv. RA 1 prega i
periti di prendere posizione sui certificati medici del Dr. med. __________ del
19.12.2014 e 16.6.2015 (nel primo codifica un'incapacità lavorativa del 100%
dall'1.1.2015 al 31.12.2015 e nel secondo inabile al 100% fino alla fine di
luglio quando tornerà per un controllo), del Dr. med. __________ del 23.6.2015
(considera l'A. inabile al lavoro nella misura del 100% e fa riferimento al Dr.
med. __________), sempre del Dr. med. __________ dell'1.1.2016 (incapace al
100% dall'1.1 al 31.12.2016) e il rapporto del Dr. med. __________ del 30.10.2015
(trattasi di un referto radiologico su MRl lombare inviato al Dr. med. __________
e non firmato).

 

Durante il soggiorno presso il SAM I'A. è stato valutato a livello
psichiatrico (Dr. med. __________), reumatologico (Dr. med. __________) e
neurologico (Dr. med. __________). I rapporti dei nostri consulenti sono
allegati in extenso alla nostra perizia.

 

Durante il soggiorno dell'A. presso il SAM, quest'ultimo è stato
sottoposto alle seguenti valutazioni specialistiche, utili per la valutazione
del caso:

 

 

Valutazione psichiatrica

 

Dal punto di vista psichiatrico I'A. è stato valutato dal Dr. med.
__________ che ha incontrato I'A. il 5.10 ed il 19.10.2016.

Il nostro consulente si sofferma sull'anamnesi. A livello
psichiatrico riferisce di essere stato seguito a livello specialistico presso
il Servizio Psicosociale di __________. La presa a carico specialistica gli fu
espressamente consigliata dal proprio medico curante e che questa si concluse
dopo ca. 6 mesi di trattamento, in quanto si sentiva in generale meglio avendo
cambiato lo stile di vita e superato i suoi problemi di disadattamento (legati
allo stato di salute che non migliorava, alla situazione finanziaria precaria e
alla separazione dalla moglie) che in precedenza lo affliggevano. Durante la
presa a carico specialistica gli furono prescritti dei medicamenti ansiolitici
e antidepressivi di cui non ricorda il nome. Attualmente dichiara di non
assumere psicofarmaci e di non essere stato più seguito dallo specialista (noi
periti SAM facciamo notare che non vi sono rapporti medici al riguardo).

 

L'A. mette in primo piano i disturbi a carico dell'apparato locomotorio,
in particolare la sintomatologia dolorosa. Non segnala particolari disturbi a
carico della sfera psicologica e mentale, eccezion fatta per il nervosismo che
spesso avverte, per le preoccupazioni legate all’evoluzione dello stato di salute
e per lo stato d'animo spesso cupo.

 

Il nostro consulente riporta l'esame psichico.

 

Riportiamo in extenso le conclusioni.

 

"L'A. è afflitto da ansie e
preoccupazioni legate al proprio stato di salute e alla situazione attuale che
sta vivendo la quale non corrisponde al proprio modo ideale di vedere le cose
né evidentemente a come era il suo stile di vita quando le cose nel suo
complesso procedevano per il meglio. Il percorso esistenziale dell'A. è stato
attraversato da diverse fasi critiche legate alle vicissitudini anche molto
drammatiche della sua vita (e mi riferisco evidentemente agli eventi bellici
vissuti nel suo paese di origine che per lungo tempo lo hanno tenuto sospeso
tra la vita e la morte) ma tra tutte quelle che lo hanno fatto soffrire di più
dal lato psicologico spiccano quella vissuta in relazione al peggioramento del
proprio stato di salute e quelle legate alla situazione finanziaria e alla separazione
dalla moglie, situazione che portandolo ad una fase di demoralizzazione profonda
lo ha infine indotto a richiedere una presa a carico specialistica proprio in quanto
era giunto a covare in sé persino dei pensieri di morte mentre attualmente pur riconoscendo
di non essere per niente contento della propria situazione ciò non lo ha portato
più a sperimentare gli stessi livelli di malessere esistenziale che lo avevano condotto
vicino al suicidio."

 

Il nostro consulente non pone nessuna diagnosi di pertinenza
psichiatrica. L'A. è abile al lavoro nella misura del 100% in qualsiasi tipo
d'attività. Non ha evidenziato tendenze alla esagerazione e all'estensione e
neppure la simulazione dei sintomi.

 

 

Valutazione reumatologica

 

Dal punto di vista reumatologico I'A. è stato valutato dal
Dr. med. __________ che si sofferma sull'anamnesi, sui documenti medici (esami
specialistici radiologici compresi). Descrive lo status reumatologico. Le
diagnosi da lui poste sono citate al nostro punto 5.

 

II nostro consulente arriva a notare che i dolori irradianti a
partenza dal rachide, i limiti funzionali fatti valere dall'A. e presentati
durante l'esame clinico, sono in gran parte spiegabili con le alterazioni
strutturali finora dimostrate; risulta di difficile interpretazione la
sintomatologia algica coxogena con i relativi deficit funzionali lamentati
dall'A., disturbi che non trovano un chiaro correlato strutturale alla
diagnostica per immagine richiesta dall'ortopedico curante.

L'A. assume come trattamento analgesico 75 mg di Voltaren 2 x 1,
farmacoterapia analgesica sicuramente non proporzionata all'intensità dei
dolori, ritenuti come invalidanti, lamentati dall'A. che inoltre segnalava che
fino a settembre 2016 il fisioterapista curante si limitava a massaggi e TECAR,
misure passive, non in grado di rinforzare e riequilibrare la muscolatura della
colonna vertebrale, in particolare del corsetto lombo-addominale,
rispettivamente della muscolatura del cingolo pelvico, come auspicato dal
neurochirurgo e dall'ortopedico curante. Di conseguenza il trattamento
conservativo tuttora in corso non è adeguato alla patologia presentata dall'A.
e va adattato come consigliato dagli specialisti curanti. L’A. è in eccesso ponderale
di ca. 25 kg, sovrappeso che va a sovraccaricare il passaggio lombosacrale
operato, dolorante, rispettivamente agli articolazioni alle estremità inferiori,
portando inoltre ad una statica delle spalle a riposo svantaggiosa, in costante
lieve abduzione, flessione, rotazione interna. Un trattamento adeguato
"come quello descritto" è in grado di migliorare la qualità di vita
dell'A., non garantendo tuttavia un miglioramento della capacità funzionale di
carico residua.

 

Riportiamo i limiti funzionali e di carico descritti dal nostro
consulente.

 

"                                     Giudico
come lavoro adatto allo stato di salute attuale, un'attività che tiene
pienamente conto dei limiti funzionali e di carico seguenti: l’assicurato può
talvolta sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all’altezza dei fianchi, di
rado pesi oltrepassanti 5 kg fino all'altezza dei fianchi; l’assicurato può di
rado sollevare pesi fino a 5 kg sopra l’altezza del petto, mai pesi
oltrepassanti i 5 kg sopra l'altezza del petto. L'assicurato può molto spesso
maneggiare attrezzi di precisione, talvolta maneggiare attrezzi di media entità,
di rado attrezzi pesanti, mai maneggiare attrezzi molto pesanti. La rotazione
manuale è nomale. L'assicurato può di rado effettuare lavori al di sopra della
testa, di rado effettuare la rotazione del tronco, di rado assumere la
posizione seduta ed inclinata in avanti, di rado la posizione in piedi ed
inclinata in avanti, talvolta assumere la posizione inginocchiata, mai la
posizione accovacciata, può spesso effettuare la flessione delle ginocchia.
L'assicurato può assumere talvolta la posizione seduta di lunga durata, di rado
la posizione in piedi di lunga durata, dovendo avere la possibilità di
alternare le posizioni corporee al bisogno. L'assicurato può molto spesso
camminare fino a 50 metri, talvolta oltre 50 metri, di rado camminare per
lunghi tragitti, come pure talvolta camminare su terreno accidentato, può
talvolta salire le scale, mai salire su scale a pioli."

 

In un lavoro adatto rispettoso dei limiti funzionali e di carico
appena descritti, l'A. è abile al lavoro nella misura del 100% a decorrere dall’11.3.2014
(a distanza di 3 mesi dopo l'impianto di protesi totale all'anca ds.
dell'11.12.2013 sino al 5.5.2015 giorno antecedente all'impianto di protesi totale
all'anca sin.) e di nuovo a decorrere dal 20.8.2015 (a distanza di 3 mesi dopo
il reintervento all'anca sin. del 20.5.2015) con conseguente trattamento antibiotico).

Come addetto alla compra-vendita di autoveicoli, l'A. è abile al
lavoro nella misura dell'80% dal 20.8.2015. Come casalingo l'A. è abile al
lavoro nella misura del 90% a partire dal 20.8.2015.

Dopo la valutazione peritale ortopedica del Dr. med. __________
(visita del 14.4.2010, perizia redatta il 19.4.2010) l'A. era ritenuto inabile
al lavoro per attività pesanti quali magazziniere, pizzaiolo. II nostro
consulente conferma questa valutazione. Sempre il Dr. med. __________ riteneva
I'A. abile al lavoro nella professione di addetto alla compravendita di automobili
durante 4-6 ore il giorno con prevista ripresa di quest'ultima attività in
misura del 100% dopo impianto di protesi totale alle anche dalle 2 parti, ciò
che purtroppo ora non può essere confermato, a seguito dei limiti funzionali di
carico sopraccitati. La valutazione della capacità lavorativa, in particolare
di quella di addetto alla compra-vendita di automobili e stabilita dal Dr. med.
__________ è ritenuta valida sino all'impianto di protesi totale dell'anca sin.
[ndr. recte: ds] dell'11.12.2013 e successivamente a partire dall'11.3.2014 sino
al 5.5.2015.

L'A. è inabile al lavoro per qualsiasi attività lavorativa durante
i periodi di ricovero, in particolare dall’11.12.2013 sino al 10.3.2014 e dal
6.5.2015 sino al 19.8.2015.

 

Riportiamo in extenso le conclusioni della presa di posizione del
nostro consulente al riguardo delle domande supplementari dell'Avv. RA 1.

 

"                                     Rispondo
ora alle domande supplementari poste dal rappresentante legale dell'assicurato,
avvocato RA 1:

 

I
certificati medici del 19.12.2014, 16.6.2015 del Dr. med. __________, del
23.6.2015 del Dr. med. __________, del 30.10.2015 del Dr. med. __________ e
dell'1.1.2016 sempre del Dr. med. __________ sono condivisibili? Se no, spieghi
il medico perito i motivi per cui le diagnosi/prognosi in essi contenute
sarebbero sbagliate.

 

Gli
scritti redatti dal Dr. __________, specialista FMH in chirurgia ortopedica del
19.12.2014 e del 16.6.2015 attestano dei periodi d'inabilità lavorativa totale
senza esprimersi su quale attività facciano riferimento: può essere condiviso,
come menzionato sopra, il periodo d'inabilità lavorativa totale per qualsiasi
tipo di lavoro dal 6.5. 2015 al 19.8.2015, mentre a decorrere dal 20.8.2015
sussiste, sempre per un lavoro adatto allo stato di salute, un'inabilità
lavorativa dello 0%, in qualità di addetto alla compra e vendita di automobili
un’inabilità lavorativa del 20 %, da intendersi come diminuzione del rendimento
sull’arco di una giornata lavorativa normale di 8 - 9 ore, sempre a seguito dei
limiti funzionali e di carico sopraprofilati, non citati dai certificati
menzionati. Il certificato medico redatto dal Dr. __________ il 23.6.2015 fa
direttamente riferimento agli scritti dell'ortopedico curante in questione Dr. __________
sui quali mi sono appena pronunciato, per cui valgono le stesse considerazioni;
va comunque anche osservato che sia il Dr. __________ il 16.6.2015, sia il Dr. __________
il 23.6.2015 sono del parere che l’aspetto medico assicurativo vada rivalutato
da parte dell’assicurazione invalidità, ciò che attualmente sta avvenendo per
il tramite di una perizia pluridisciplinare commissionata dall’assicurazione
invalidità al servizio di accertamento medico. Il documento redatto dal Dr. __________,
specialista FMH in neurochirurgia il 30.10.2015, riprende l’esito della risonanza
magnetica della colonna lombare del 30.10.2015, del quale è stato tenuto conto
nel mio rapporto peritale. Il certificato medico redatto dal Dr. __________
l’1.1.2016 attesta un'inabilità lavorativa del 100% per tutto l’anno 2016 ossia
dall’1.1. al 31.12.2016, sempre senza riferire i motivi di tale giudizio, non
spiegando quali siano i deficit funzionali e di carico presenti nel suo paziente,
per cui questa valutazione non può essere da me condivisa se non per un'attività
pesante quale quella del magazziniere, pizzaiolo o simili, come già ritenuto
dopo l'ultima valutazione peritale ortopedica eseguita dal Dr. __________ di __________
il 14.4.2010; a quel momento, il Dr. __________, quale perito e collega di
specialità del Dr. __________ (ortopedico curante), sebbene l’assicurato
presentasse ancora, oltre alla problematica al rachide cervicale e lombare, una
grave osteonecrosi delle teste femorali bilaterali, quindi uno stato di salute
peggiore rispetto a quanto constatabile dopo l’impianto di protesi totale delle
anche, giudicava l’assicurato, nell’attività di compra-vendita di automobili,
abile al lavoro nella misura di 4-6 ore al giorno, ritenendo poi incrementabile
quest'ultima capacità lavorativa, una volta che l'assicurato fosse stato
sottoposto ad intervento di protesi totale, Dr. __________ che a quel momento
prevedeva una ripresa in questa attività nella misura del 100 %."

 

 

Valutazione neurologica

 

Dal punto di vista neurologico l'A. è stato valutato dai
Dr. med. __________ che si sofferma sull'anamnesi, sui documenti medici a disposizione
(visite neurologiche, esami radiologici compresi e sullo status neurologico).
Il neurologico non mostra deficit sensitivo motorio alle gambe, unico reperto
indicativo di un pregresso danno neurologico costituito dalla diminuzione del
riflesso achilleo a ds., compatibile dunque con un vecchio danno S1. Da questo
lato è riferibile all'intervento avvenuto nel 1995. Non vi sono reperti
comunque più rilevanti dal punto di vista neurologico a livello lombare e non
vi sono deficit maggiori determinanti le limitazioni importanti della capacità
lavorativa. A livello cervicale non vi sono deficit neurologici. Nel 2010 si
era ipotizzato una sindrome radicolare C4 a ds. Attualmente non si rilevano
comunque reperti indicativi di una patologia persistente in tal senso.

Sempre nel 2010 ad una perizia reumatologica era stata diagnostica
[ndr. recte: diagnosticata] una lieve sindrome del tunnel carpale a ds. Attualmente
non vi sono sintomi tipici in tal senso e neppure reperti clinici rilevanti.
Anche agli arti superiori non vi sono deficit neurologici rilevanti.

Per quel che riguarda gli aspetti neurologici, rimangono dunque
minimi deficit riferibili ad una pregressa sindrome radicolare attualmente solo
S1 a ds. in un A. operato per una sindrome della cauda equina acuta su ernia
discale L5-S1 nel 1995. Il reperto neurologico attuale è di entità minima e non
determina un'incapacità lavorativa rilevante. L'A. è abile al lavoro nella misura
del 100%.

 

Il nostro consulente risponde alle domande supplementari poste
dall'Avv. RA 1.

 

"Domande supplementari
poste dal rappresentante legale dell'A., Avv. 

  RA 1

 

I
certificati medici del 19.12.2014, 16.06.2015 del Dott Med. __________, del 23.06.2015
del Dr. Med. __________, del 30.10.2015 del Dr. Med. __________ e dell'1.1.2016
sempre del Dr. Med. __________ sono condivisibili? Se no, spieghi il medico
perito i motivi per cui le diagnosi/prognosi in essi contenute sarebbero sbagliate.

I
certificati medici dei dottori __________ e __________ si riferiscono principalmente
agli aspetti ortopedici e non neurologici. Il Dr. __________ nella sua valutazione
neurologica di ottobre 2015 descrive lombalgie croniche, che si possono tuttora
confermare. Riscontrava una dubbia paresi all’arto inferiore sinistro, attualmente
sicuramente non presente e riteneva che non vi fosse un'origine radicolare dei
sintomi, valutazione che anche da parte mia posso confermare. Ritengo dunque
che la valutazione del Dr. __________ sia corretta, senza reperti di tipo
radicolare. Le alterazioni degenerative discali giustificano il quadro di
lombalgia cronica e questo aspetto, come già riferito più sopra, dovrà essere
valutato in ambito reumatologico, esulando dalle competenze strettamente neurologiche."

 

Non vi sono altre patologie che limitano la capacità lavorativa
dell'A. Si consiglia una presa in carico tramite diete e terapia farmacologica
dell'obesità, dislipidemia (ipercolesterolemia) e diabete mellito. Questo
trattamento serve anche a prevenzione delle malattie cardiovascolari e per diminuire
il carico sul rachide e sugli arti inferiori (tramite calo ponderale).

 

Non sono fattori medici (extra-LAI) i problemi economici, la
situazione familiare, l'assenza di un lavoro, la limitata formazione ecc.

 

Nuovamente ricordiamo che l'ultima richiesta di prestazioni Al per
adulti è stata redatta dall'A, il 14.l0.2015. (…)" (doc. AI 202/716-723)

 

                                         Nel rapporto finale SMR
del 9 gennaio 2017 (doc. AI 2013/767-770) il dr. __________, confermate le
diagnosi poste dai periti del SAM, ha quindi concluso per un’incapacità
lavorativa nell’attività abituale: del 100% dall’11.12.2013, del 20%
dall’11.3.2014, del 100% dal 6.5.2015 e del 20% dal 20.8.2015 e, in un’attività
adeguata: del 100% dall’11.12.2013, dello 0% dall’11.3.2014, del 100% dal
6.5.2015 e dello 0% dal 20.8.2015.

 

                                         L’Ufficio AI, viste le
risultanze mediche suenunciate e ritenute la valutazione del consulente in
integrazione professionale dell’8 febbraio 2017 (doc. AI 207/777-779) e le
tabelle allestite il 23 gennaio e il 14 febbraio 2017 con allegata la
motivazione della riduzione al reddito da invalido (doc. AI 205/772,
206/773-776, 208/780-783 e 209/784), con decisione del 27 marzo 2017 ha negato all’assicurato
il diritto a prestazioni (cfr. consid. 1.2).

 

                               2.7.   Per poter graduare
l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre
di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti.

                                         Il compito del medico
consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale
misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel
fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo
2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2
pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).
Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano
ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore
di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile
2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a e 122 V 160 consid. 1c).

 

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio
delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella DTF 137 V 210 il TF
ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         In una sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il
TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e
l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del
SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto
senza aver visitato personalmente l’assicurato.

                                         Al riguardo, l’Alta Corte,
nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" (…) Per il
nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008 e - almeno in parte
- applicabile in concreto, i servizi medici regionali sono a disposizione degli
uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni,
stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI
secondo l'articolo 6 LPGA - ad esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le
mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti
per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi.

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del nuovo
disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli
uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con riferimenti).
(…)" (STF 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Tuttavia, nel caso in cui
sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei
pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali
rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con riferimenti, in
particolare, alla DTF 139 V 225 e 135 V 465).

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 9C_757/2016 del 10
febbraio 2017 consid. 4.2; 8C_947/2011 del 27 gennaio 2012; 8C_5/2011 del 27
giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011; 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc);
Meyer/Reichmuth, op. cit., ad art. 28a, pag. 398) e che il solo fatto
che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, consid. 5.3).

 

                               2.8.   Nel caso concreto, questo Tribunale,
chiamato a verificare se lo stato di salute è stato accuratamente vagliato
prima dell’emissione della decisione qui impugnata, non ha motivo per mettere
in dubbio la valutazione peritale del SAM, che va considerata dettagliata,
approfondita e quindi rispecchia i parametri giurisprudenziali ricordati al
considerando precedente. Questo per i motivi che seguono.

 

                                         Dal fascicolo (cfr. doc.
AI 202/692-765) risulta che il SAM ha considerato compiutamente tutta la
documentazione medica agli atti precisando debitamente le ragioni per le quali
i periti hanno concluso per un’incapacità lavorativa totale in qualsiasi
attività (in corrispondenza agli interventi di impianto di protesi totale alle
anche e fino a tre mesi dopo gli stessi) dall’11 dicembre 2013 al 10 marzo 2014
e dal 6 maggio 2015 al 19 agosto 2015 e per un’incapacità del 20% nell’attività
abituale e dello 0% in un’attività adeguata dall’11 marzo 2014 al 5 maggio 2015
(tre mesi dopo il primo intervento fino al secondo intervento) e dal 20 agosto
2015 (tre mesi dopo il reintervento all’anca sinistra del 20 maggio 2015) in
avanti.

 

                                         La valutazione dei periti
del SAM non è stata validamente contestata e tantomeno messa in dubbio da
nessun medico, né generico né specialista.

                                         In particolare, quanto al rapporto
del 28 aprile 2017 (doc. B) del dr. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia, indirizzato all’avv. RA 1, questo Tribunale rileva quanto segue.

                                         L’insorgente è entrato in
cura dal dr. __________ a partire dal 22 marzo 2017 (ovvero dopo il progetto di
decisione del 15 febbraio e prima della decisione qui impugnata del 27 marzo
2017).

                                         Lo specialista –
osservato che “(…) alla mia osservazione, dopo aver letto i documenti che ho
potuto consultare e avendo visitato approfonditamente il paziente in diversi
colloqui fin qui instaurati (…)” (doc. B) – ha posto la seguente
diagnosi: “(…) disturbo depressivo ricorrente secondario ad una
modificazione duratura della personalità dopo esperienza catastrofica ICD 10
F62.0 (…)” (doc. B).

                                         Al riguardo questo
Tribunale rileva, da una parte, che il dr. __________ non si è espresso
sull’entità del disturbo depressivo (lieve, medio o grave) (va qui
ricordato che in merito ai disturbi depressivi, siano essi
ricorrenti o episodici, per costante giurisprudenza federale, resa nell’ambito
dell’applicazione della LAI, se essi sono di grado da lieve a medio vanno ritenuti,
secondo la prassi, quali malattie invalidanti solo se sono resistenti alla
terapia in modo significativo (STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.2;
STF 9C_434/2016 del 14 ottobre 2016 consid. 6.3; DTF 140 V 193 consid. 3.3 pag.
197 con riferimenti)). Dall’altra parte che – ancorché in ambito
peritale in precedenza due specialisti, la dr.ssa __________ (cfr. la perizia
psichiatrica del 21 giugno 2010 del CPAS sub doc. AI 119/327-341) e il dr. __________
(cfr. il consulto del 20 ottobre 2016 sub doc. AI 202/733-741), non abbiano
riscontrato alcuna patologia psichiatrica invalidante –, nemmeno il dr. __________
ha evidenziato chiaramente i criteri per porre detta diagnosi. Va qui rilevato
che per la diagnosi F62 e F62.0 secondo il catalogo ICD-10-GM 2010 Indice
sistematico – Versione italiana Tomo 1 (capitolo I-XI), agosto 2011 (edito
dall’Ufficio federale di statistica), vale quanto segue:

 

" (…)

F62.-     Modificazioni
durature della personalità non attribuibili a danno o malattia cerebrale

 

Disturbi della personalità e del
comportamento dell'adulto che si sono sviluppati in soggetti che non presentavano
in precedenza alcun disturbo di personalità, in seguito all'esposizione a
stress-catastrofici o eccessivamente prolungati, o in seguito ad una grave
malattia mentale. Tali diagnosi dovrebbero essere poste solo quando è presente
una chiara e duratura modificazione delle modalità attraverso cui un soggetto
percepisce, ragiona e si pone in relazione con l'ambiente e con se stesso. Il
cambiamento di personalità dovrebbe essere significativo ed essere associato ad
un comportamento inflessibile e maladattativo che non era presente prima dell'esperienza
patogena. La modificazione non dovrebbe essere la manifestazione diretta di un
altro disturbo mentale o sintomo residuo di un disturbo mentale precedente.

 

Escl.: disturbo di personalità
secondario a danno, disfunzione o malattia cerebrale (FO7.-)

 

 

F62.0    Modificazione
duratura della personalità dopo un'esperienza catastrofica

 

Modificazione duratura della
personalità, presente da almeno due anni, conseguente all'esposizione a uno
stress catastrofico. Lo stress deve essere di grado così estremo che non è
necessario considerare la vulnerabilità personale per spiegare il suo profondo
effetto sulla personalità. Il disturbo è caratterizzato da un atteggiamento ostile
e sospettoso verso il mondo, ritiro sociale, sentimenti di vuoto o di
disperazione, una cronica sensazione di essere sulla lama del rasoio, come in
costante pericolo, ed estraneamento. Un disturbo post-traumatico da stress può
precedere questo tipo di modificazione della personalità.

 

             Modificazione della personalità dopo:

             • esposizione
prolungata a situazioni di pericolo di vita, ad esempio essere vittima del
terrorismo

             • prigionia
prolungata con imminente possibilità di essere ucciso

             • tortura

             • disastri

             • esperienze di campo di concentramento

 

             Escl.: disturbo post-traumatico da stress
(F43.1) (…)" (ICD-10-GM 2010)

 

                                         Inoltre il dr. __________ –
oltre a non pronunciarsi sulla capacità lavorativa – non si è neppure
confrontato debitamente con le valutazioni peritali della dr.ssa __________ e
del dr. __________. Tale non può essere ritenuta la semplice e stringata
osservazione con la quale il dr. __________ sostiene che “(…) per quanto
riguarda le valutazioni effettuate per l’AI, prima dalla collega Dr.ssa __________
poi dal Dr. __________, posso soltanto dire che sulla base degli atti che ho
avuto a disposizione, che a mio modo di vedere sono piuttosto sommarie, forse
anche a causa dell’atteggiamento del paziente che non ritiene e non accetta la
necessità di una presa a carico psicoterapeutica e psichiatrica, almeno che non
sia allo stremo e costretto dalle circostanze come già avvenuto in passato nel
caso del suo divorzio o attualmente nel contenzioso con l’AI di fronte
all’ennesimo rifiuto di riconoscere la sua condizione di malato e sofferente.
(…)” (doc. B).

 

                                         Del resto, il rapporto del
28 aprile 2017 del dr. __________ (doc. B) è stato sottoposto ai periti del SAM
che, nel complemento peritale del 31 maggio 2017 (IV), hanno confermato la
presa di posizione del 29 maggio 2017 nella quale il dr. __________ ha concluso
che “(…) ho preso visione del certificato medico del Dr. __________ del
28.04.2017 e ho confrontato quanto da lui riportato con la valutazione da me
effettuata nell’ambito della perizia SAM del 06.12.2016. Il collega Dr. __________
non riporta elementi nuovi rispetto a quelli trattati nella mia valutazione che
è antecedente di alcuni mesi per cui sulla base delle considerazioni riportate
nel suo certificato giunge ad un inquadramento diagnostico diverso da quello da
me formulato. Ritengo pertanto che egli abbia valutato diversamente un medesimo
stato di cose riscontrando in ciò una condizione patologica meritevole di
essere trattata a livello specialistico. Pur tenendo conto di ciò non ritengo
che questo basti a modificare la valutazione specialistica da me effettuata.
(…)” (IV/2).

 

                                         In sede di replica
l’insorgente non ha poi prodotto ulteriore documentazione medica limitandosi a
formulare delle proprie osservazioni personali (cfr. VI punto 2) e concludendo
(seppur egli non sia né medico né tantomeno specialista) che “(…) è indispensabile
incaricare un nuovo specialista per rivalutare secondo i crismi il ricorrente
dal profilo psichiatrico. (…)” (VI punto 2 in fine).

                                         Ritenuto che nessun medico
curante e/o altro specialista si è espresso in merito alle conclusioni a cui è
giunto il SAM avuto riguardo agli aspetti somatici, nemmeno può essere seguito
l’insorgente laddove pretende che, data la natura delle affezioni e
dell’istoriato, dovrà essere visitato “(…) da uno specialista di
chirurgia spinale. (…)” (I, punto 11, pag. 7).

 

                                         Va qui ricordato che se da
una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio,
secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio
dal giudice, dall’altra questo principio non è però assoluto, visto che la sua
portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della
causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). Il
dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle
parti di apportare ove ciò fosse ragionevolmente esigibile le prove necessarie,
avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che
altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove
(DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         In concreto, nonostante
abbia avuto la facoltà, da ultimo ancora dopo la replica (cfr. doc. VI), di
presentare eventuali altri validi mezzi di prova, l’insorgente non ne ha
prodotta e si è limitato a delle esternazioni personali che, in quanto tali,
vanno trattate alla semplice stregua di allegazioni di parte. Egli non ha pertanto
prodotto nessuna documentazione medica atta a mettere in dubbio la valutazione
del SAM confermata anche dal medico SMR dr. __________ nel rapporto finale del
9 gennaio 2017 (cfr. doc. AI 203/767-770).

 

                                         L’obbligo di collaborare
non può peraltro tradursi in una mera contestazione della presa di posizione di
controparte senza addurre degli elementi oggettivi – segnatamente di natura
medica – a sostegno delle proprie argomentazioni. Non è dunque sufficiente
lasciare all'autorità giudiziaria rispettivamente all'amministrazione l'onere
di determinare le condizioni di salute dell’assicurato attuando un nuovo esame
medico rispettivamente richiamando dei referti medici – magari addirittura in
possesso dell’interessato medesimo –, quando alla base della lamentela del
ricorrente vi sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo a
riguardo della diligente valutazione medica effettuata dall’amministrazione
(cfr., tra le tante, STCA 32.2017.40 del 20 settembre 2017 con riferimenti).

 

                                         Questo Tribunale ritiene
pertanto che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e
sufficienti per valutare l'incapacità lavorativa dell'assicurato e in
particolare le limitazioni da osservare, sino all'emanazione del querelato
provvedimento (il 27 marzo 2017, data questa che segna il limite temporale del
potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali; cfr. DTF 132 V 215 consid. 3.1.1; 130 V 140 e 129 V 4; STF
9C_863/2014 del 23 marzo 2015 consid. 3.2.2 e 8C_792/2014 del 23 marzo 2015
consid. 3.3), senza che si renda quindi necessario l'esperimento di
ulteriori accertamenti.

 

                                         Al riguardo,
va ricordato che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce
l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero
modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione
anticipata delle; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; si veda pure DTF 130 II 425
consid. 2.1 pag. 429; 122 II 464 consid. 4a pag. 469; 122 III 219 consid. 3c
pagg. 323-324 e 119 V 335 consid. 3c pagg. 343-344 tutte con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (STF 9C_18/2010 del 7 ottobre
2010 consid. 5.4; SVR 2001 IV Nr. 10 pag. 28 consid. 4b; riguardo
al previgente art. 4 cpv. 1 v. Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c).

 

                               2.9.   L’insorgente sostiene che “(…)
sia il medico reumatologo, sia l'Ufficio AI hanno ritenuto il ricorrente abile
al 100% dal 20.08.2015 in una "attività adeguata". Tale conclusione è
tuttavia insoddisfacente: la perizia evita infatti di specificare concretamente
quale o quali attività adeguate siano ancora esigibili dall'assicurato tenuto
conto delle sue conoscenze specifiche e delle sue oggettive limitazioni
funzionali. (…)” (I, punto 7, pag. 4).

 

                                         Questo Tribunale rileva
innanzitutto che con la risposta di causa a ragione l’amministrazione ha
rilevato che “(…) come del resto già stabilito in occasione della terza
richiesta di prestazioni presentata dall’assicurato (cfr. in tal senso sia la
decisione del 28.12.2010 che la STCA del 10.10.2011), l'amministrazione ha
rettamente concluso che l'assicurato, senza dover prima intraprendere una
riqualifica professionale (specifica), può direttamente svolgere delle attività
adeguate leggere, semplici e ripetitive (cfr. in tal senso i doc. 205-207
incarto Al). Visto quanto sopra, lo scrivente Ufficio ritiene pertanto che -
come rettamente indicato dall'amministrazione all'interno della decisione
impugnata - all'assicurato può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la
sua residua capacità lavorativa in quei settori d'attività accessibili a
lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive, che non richiedono
una preparazione professionale specifica ma possono essere esercitate dopo una
semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve periodo di rodaggio. Sul
mercato generale del lavoro esistono infatti della attività che il ricorrente,
malgrado il danno alla salute, è in grado di esercitare al 100%. Va qui
rilevato che specialmente nell'ambito industriale, ma anche nel settore delle
prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera
sorveglianza – fisicamente assai leggere - che non presuppongono particolari
attitudini intellettuali e che possono essere svolte sia in posizione seduta
che in piedi (per es. attività d'incasso, d'assemblaggio, di confezione
prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente
la postura (cfr. anche in argomento STCA del 28.1.2014 incarto nr. 32.2013.75,
STCA del 21.11.2011 incarto nr. 32.2011.143). (…)” (IV, pag. 4).

 

                                         Circa la capacità di
lavoro residua si sono espressi i periti del SAM (che hanno concluso per una
capacità di lavoro piena in un’attività adeguata rispettosa dei limiti
funzionali posti) alla cui valutazione, visti i motivi esposti al precedente
considerando, va riconosciuta piena forza probatoria.

                                         Va inoltre rilevato che la
giurisprudenza federale ha, in maniera costante, già avuto modo di stabilire
che nel mercato occupazionale aperto a personale non qualificato
o semi qualificato, vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare
nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e
controllo, che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento
frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di
particolari misure di reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF
8C_563/2012 del 23 agosto 2012 consid. 3.3, che ha interamente confermato la
STCA 35.2012.17 del 18 giugno 2012; 9C_635/2007 del 21 agosto 2008
consid. 3.3 e 9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).

                                         Secondo la giurisprudenza,
se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di
fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito, va
rilevato che il TF ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad
attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di
montaggio, compiti di controllo e sorveglianza che non comportano aggravi
fisici, che consentono il cambiamento frequente di posizione e che non
richiedono necessariamente la messa in atto di particolari misure di
reintegrazione professionale (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di
confezione prodotti, di controllo ecc.; cfr. la già citata STF 8C_563/2012 del
23 agosto 2012, consid. 3.3 con riferimenti).

                                         Si può,
quindi, senz'altro ipotizzare – senza far riferimento alla difficoltà concreta
di reperimento di posti di lavoro dovuta all’eccedenza della domanda,
difficoltà che viene assicurata dall’assicurazione contro la disoccupazione e
non dall’assicurazione contro l’invalidità (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991
pag. 332 consid. 3b; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, pag. 83) – che il ricorrente sia in grado di
mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in attività professionali
idonee.

                                         Del resto
deve essere ricordato che il principio dell’esigibilità configura un aspetto di
quello della proporzionalità. Questo principio permette di pretendere da una
persona un determinato comportamento anche se presenta degli inconvenienti,
anche in virtù del principio della riduzione del danno.

                                         Ai fini
dell’accertamento dell’invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro
equilibrato e quindi fittizio; ci dev’essere cioè un certo equilibrio tra
domanda e offerta di posti di lavoro e un’offerta di posti diversificati in
relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta
pertanto di un concetto teorico e astratto (STF 9C_277/2016 del 15 marzo 2017,
consid. 4.1 che conferma la DTF 110 V 273, consid. 4b pag. 276). Un assicurato
non può pertanto avvalersi dell’impossibilità congiunturale di trovare un posto
di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 pag. 347). Ciò non è il caso se
– ipotesi non realizzata nella fattispecie – l'attività ammissibile è possibile
solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro
praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie
alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (STF 9C_277/2016
del 15 marzo 2017; ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a).

 

                                         In questo senso non può
essere seguito l’insorgente laddove nella replica, in contrasto alla succitata
giurisprudenza, pretende che “(…) contrariamente a quanto sostenuto
dall'Ufficio, non è possibile addebitare indistintamente al ricorrente un
intero settore occupazionale per il calcolo del reddito da invalido, tanto meno
concludere che il suo livello formativo possa soddisfare - genericamente - le
esigenze variate di tale settore. È peraltro risaputo che nelle attività
manifatturiere i lavoratori non qualificati (come nel caso del ricorrente)
vengono relegati ad attività spesso faticose e prolungate, incompatibili con i
dolori, le limitazioni funzionali e i problemi di postura riscontrati
nell'assicurato. Occorre altresì precisare che, alla luce dei rapidi progressi
nell'automatizzazione dei processi industriali, attività di semplice controllo
e sorveglianza (passiva) di macchinari non sono oggigiorno (più) immaginabili:
all’operaio sono comunque richieste prestazioni di sforzo e soprattutto
mobilità fisica che le macchine non sono in grado di compiere. (…)” (VI,
punto 1, pagg. 2 e 3).

 

                                         Pertanto questo Tribunale
condivide la conclusione a cui è giunto l’Ufficio AI secondo la quale, sul
mercato equilibrato del lavoro, esistono della attività che il ricorrente,
malgrado il danno alla salute, è in grado di esercitare a tempo pieno (ad
esempio, attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti e di
controllo).

                                         Quanto alla possibilità di
reintegrazione senza la necessità di provvedimenti professionali questo
Tribunale può fare propria la conclusione del consulente in integrazione
professionale che, nella valutazione dell’8 febbraio 2017 (doc. AI 207/777-779),
ha rilevato: “(…) il percorso socio professionale dell'A., l'età e la
scolarità non permettono di proporre una riqualifica professionale. Si può
restare a disposizione per finanziare un periodo di introduzione al lavoro
"mini riqualifica pratica ad hoc" della durata di 3-6 mesi (da
stabilire dettagliatamente in presenza di un concreto posto di lavoro). Dopo
comprovate ricerche di lavoro e su richiesta scritta, si resta a disposizione
per valutare un aiuto al collocamento. Si resta a disposizione per ulteriori
informazioni, si procede con la chiusura del caso. (…)” (doc. AI 207/779).

 

                             2.10.   In merito alla valutazione
economica va innanzitutto rilevato che determinanti sono i dati del 2016.

                                         Infatti, sia che si voglia
ritenere determinante la data di ricezione (9 luglio 2015) della “domanda di
revisione della decisione della rendita d’invalidità” presentata dall’avv. RA
1 l’8 luglio 2015 sub doc. AI 153/496-531) (in questo senso nella
lettera del 22 settembre 2015 indirizzata all’insorgente, accusata la ricezione
della succitata domanda dell’avv. RA 1, l’Ufficio AI ha comunicato
all’insorgente che “(…) dalla documentazione acquisita vi sono le premesse
per l’entrata in materia di una nuova richiesta di prestazioni; a tale scopo
alleghiamo il relativo formulario ufficiale che deve essere ritornato
debitamente compilato in tutti i suoi punti e firmato entro 15 giorni dalla
presente. Qualora l’inoltro dello stesso rispetti il termine assegnato, quale
data di presentazione della nuova richiesta farà stato quella sopra indicata
(09.07.2015), in caso contrario si farà riferimento alla data di ricezione del
formulario ufficiale. (…)” (doc. AI 165/571)) o quella –
nonostante nello scritto del 16 ottobre 2015 (doc. AI 170/579-581),
all’attenzione del funzionario __________, l’avv. RA 1 abbia rilevato che “(…)
osservo che il formulario è stato erroneamente spedito all’indirizzo della ex
moglie a __________ (nonostante l’indicazione del suo attuale domicilio a __________)
e che il mio cliente è stato da lei informato della ricezione soltanto ieri. Pertanto
il termine assegnato è stato ampiamente rispettato, ritenuto inoltre che mi è
stato accennato dell’invio soltanto con lettera dell’8 ottobre us. (…)”
(doc. AI 170/579) – (19 ottobre 2015) di ricezione del formulario
ufficiale (cfr. doc. AI 172/584-592), in ogni caso, conformemente all’art. 29
cpv. 1 LAI, il diritto alla rendita nasce al più presto nel 2016 (gennaio 2016
e/o aprile 2016 ovvero sei mesi dopo l’inoltro della domanda).

 

                                         In particolare –
trattandosi nel caso concreto di una nuova domanda dopo che in precedenza mai
era stato riconosciuto il diritto ad una rendita (cfr. consid. 1.1 e 1.2) –,
conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.5), è a torto che
l’insorgente pretende, in ogni caso, il diritto ad una rendita intera per i
mesi di luglio e agosto 2015 (cfr. consid. 1.3).

                                         Infatti, non trattandosi
nella fattispecie concreta di una domanda di revisione (lo si ribadisce mai
all’insorgente è stato riconosciuto il diritto ad una rendita, nemmeno per un periodo
limitato di tempo), non trova qui applicazione l’art. 88bis cpv. 1 OAI
invocato, a torto, dal ricorrente (cfr. il punto 10 del ricorso e il punto 3
della replica).

                                         Quanto all’applicazione di
detto disposto, nella succitata DTF 140 V 2, il TF ha infatti rilevato che “(…)
quanto alla invocata applicazione, per analogia, dell'art.
88bis cpv. 1 lett. a OAI, è sufficiente il rilievo che la norma
speciale d'ordinanza presuppone, secondo il suo tenore letterale e il suo
contesto sistematico, una rendita in corso (DTF 129 V 211 consid.
3.2.1 pag. 217 in fine e consid. 3.2.4 pag. 219; DTF 109 V 108 consid.
1b pag. 111). (…)” (DTF 140 V 2, consid. 5.4, pag. 8).

 

                          2.10.1.   Reddito da valido

 

                                         Secondo giurisprudenza,
riassunta nella STF 9C_501/2013 del 28 novembre 2013, per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel
momento determinante (corrispondente all'inizio
dell'eventuale diritto alla rendita e/o al momento della sua modifica),
guadagnerebbe secondo il grado di verosimiglianza preponderante quale persona
sana, tenuto conto delle sue capacità professionali e delle circostanze
personali. Tale reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile.
Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha
conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione
dei salari. Soltanto in presenza di circostanze particolari ci si potrà
scostare da questo valore e ricorrere ai dati statistici risultanti dall'ISS (DTF
134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con
riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora dovessero mancare
indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale dell'assicurato o se
l'ultimo salario da lui percepito non corrisponde manifestamente a quello che
egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni verosimiglianza in qualità
di persona valida; per esempio se l'assicurato, prima di essere riconosciuto
definitivamente incapace al lavoro, si trovava in disoccupazione o aveva già
delle difficoltà professionali a causa del deterioramento progressivo del suo
stato di salute o ancora percepiva una remunerazione inferiore alle usuali
norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui il
posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno alla
salute non esiste più al momento determinante della valutazione dell'invalidità
(STF 9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2 con riferimenti).

 

                                         Nella fattispecie –
non ravvedendo alcun motivo per scostarsi dal reddito da valido (stabilito
nella STCA del 10 ottobre 2011 cresciuta incontestata in giudicato; cfr. doc.
AI 149/466-492, in particolare il consid. 2.11) considerato per il 2006, ovvero
fr. 34'003.20 – questo Tribunale ritiene che per il calcolo del reddito
da valido occorre aggiornare l’importo di fr. 34'003.20.

                                         Ribadito che l’anno
determinante è il 2016, il reddito da valido si attesta a fr. 37'664.23 (34'003.20
aumentati del 1.4% per il 2007, del 2.2% per il 2008 e il 2009, dello 0.7% per
il 2010 [cfr. la tabella B10.2 relativa all’evoluzione dei salari nominali,
settore G commercio e riparazione, pubblicata in La Vie économique 6/2012 pag.
95], dell’1.2 per il 2011, dello 0.7 per il 2012, dello 0.5 per il 2013, dello
0.4 per il 2014, dello 0.3 per il 2015 e dello 0.7 per il 2016 [Tabella T1.1.10
Indice dei salari nominali, uomini, 2011-2016, settore G commercio]).

 

                          2.10.2.   Reddito da invalido

 

                                         Per quel che concerne il
reddito da invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa
e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare
perché l'assicurato non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile,
il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta Corte ha stabilito
che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche
concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

                                         In una sentenza del 7
aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/07 del 20
febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito
in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale
in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art. cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

                                         Con sentenza 8C_399/2007
del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione di
sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse
chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di regola
stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV Nr. 12 pag. 45 consid. 6.2;
dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza pubblicata
in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3 l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un gap
salariale del 4%).

                                         La questione è stata
definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima
Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito
diverge di almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso
è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4
pag. 325 e può giustificare – soddisfatte le ulteriori condizioni – un
parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però
soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le
condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze
personali e professionali sono interdipendenti, nel senso che i medesimi
fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contemporaneamente
una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per circostanze
personali e professionali.

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata nella DTF 141 V 1 consid. 5.

 

                                         Nel caso in esame, ritenuto
che l'insorgente non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile, per
il calcolo del reddito da invalido vanno applicati i dati statistici.

                                         In concreto,
dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2014 (vedi,
a proposito del 2012, la STF 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF
142 V 178, in particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2014 skill level (NOGA08),
risulta che il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dagli uomini
per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di
competenze) di 40 ore settimanali nel settore privato (circa la rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347 segg. e
SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad un importo di fr.
63’744.-- (4'300 x 12 mesi).

                                         Adattando all'evoluzione
dei salari nominali questo dato fino al 2016, si ottiene un salario di fr.
64'299.90 (fr. 63’744.-- : 103,2 x 104,1; cfr. Tabella
T1.1.10 Indice dei salari nominali, Uomini, 2011-2016, pubblicata dall'Ufficio
federale di statistica; cfr. la sentenza 8C_671/2013 del 20
febbraio 2014, consid. 4.2).

                                         Questi dati si
riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana. Riportando
queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore
computabili nel 2016 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del
21 luglio 2003, consid. 4.4; vedi. anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio
2008 e la tabella: “Durée normale du travail dans les
entreprises selon la division économique”), il salario lordo medio
ipotetico nazionale da invalido per un uomo ammonta a fr.
67'032.65 (fr. 64'299.90 : 40 x 41,7), ritenuto che la
quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999,
consid. 3a).

                                         Ritenuta la capacità
lavorativa del 100% e applicata la riduzione del 25% (stabilita dal consulente
in integrazione e rimasta incontestata; cfr. le tabella allestite il 23 gennaio
e il 14 febbraio 2017 con le relative spiegazioni sub doc. AI 206/773-776 e
208/780-783) il reddito da invalido si attesta a fr. 39'987.77 (fr. 67'032.65 ridotti del 25% = fr. 50'274.48).