# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6dca86fc-2e0b-53cf-8c3d-4be70ada8d82
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-12-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.12.2025 D-7035/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7035-2024_2025-12-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7035/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  d i c e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Susanne Bolz-Reimann,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

rappresentato da Roberta Condemi,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 28 ottobre 2024. 

 

 

 

D-7035/2024 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il (…) settembre 2024, l’interessato, minorenne non accompagnato (di 

seguito: anche RMNA), ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera. 

Egli ha sottoscritto un mandato di rappresentanza legale a favore della Pro-

tezione giuridica della Regione “Ticino e Svizzera centrale” in data (…) set-

tembre 2024. 

A.b Il richiedente, il (…) settembre 2024, è stato sentito nell’ambito di una 

prima audizione quale RMNA, durante la quale egli ha potuto esporre se-

gnatamente la sua biografia, le sue relazioni nel Paese d’origine, il viaggio 

d’espatrio da lui intrapreso, nonché il suo stato di salute ed i suoi motivi 

d’asilo. Egli è stato poi sentito approfonditamente sui suoi motivi d’asilo 

durante un’audizione tenutasi il (…) ottobre 2024. 

Nei suddetti ambiti, l’interessato ha essenzialmente dichiarato di essere 

espatriato dalla Turchia a (…) del (…) rispettivamente ad (…). Nel suo 

Paese d’origine, egli avrebbe iniziato a subire delle percosse e delle discri-

minazioni da parte di amici, compagni di scuola ed insegnanti, dopo che in 

(…), durante una lezione, avrebbe raccontato che la sua famiglia si trovava 

in Svizzera ed in particolare che la sua sorella maggiore sarebbe stata (…) 

nel (…) di B._______ (sito nella provincia di C._______) e la matrigna sa-

rebbe (…). Sulla via per andare a scuola o per tornare a casa dalle lezioni, 

un gruppo di ragazzi di (…), avrebbero inoltre iniziato ad interrogarlo in 

merito alla sorella ed a picchiarlo. In particolare, in un’occasione, gli avreb-

bero sferrato un pugno al petto, ciò dal quale deriverebbero i suoi problemi 

alle vie respiratorie di cui soffrirebbe ancora attualmente. Avendo paura a 

causa di tali episodi, avrebbe chiesto alla madre di poter rimanere a casa, 

ciò che ella gli avrebbe concesso a partire dalla fine delle (…). In seguito, 

egli avrebbe quindi proseguito i suoi studi a distanza, da casa, uscendo 

raramente. Tuttavia, allorché egli usciva dal domicilio, avrebbe rivissuto gli 

stessi episodi inflittigli per mano dei suoi amici. Pertanto, per (…) o (…) 

mesi, non sarebbe più uscito di casa, e quando lo avrebbe fatto, avrebbe 

nuovamente incontrato il gruppo di ragazzi di (…) che lo avrebbero que-

stionato riguardo alla sorella maggiore. Dopo un secondo episodio suc-

cesso a seguito di un lungo periodo in cui egli non sarebbe più uscito di 

casa, dove il predetto gruppo di ragazzi, lo avrebbe picchiato, sia una so-

rella sia la madre, gli avrebbero consigliato di recarsi anche lui in Svizzera. 

La madre lo avrebbe quindi fatto salire su un (…) e gli avrebbe fatto lasciare 

la Turchia. Egli avrebbe timore di tornare nel suo quartiere, in quanto la (…) 

di D._______ sarebbe piccola, e tutti saprebbero tutto di tutti. 

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Pagina 3 

A comprova della sua identità e delle sue allegazioni, il richiedente ha con-

segnato la sua carta d’identità turca originale; ed in fotocopia: i permessi di 

soggiorno svizzeri dei fratellastri E._______ (di seguito anche: E._______) 

e F._______ (di seguito anche F._______), nonché della sorellastra 

G._______ (di seguito anche: G._______); il suo estratto di stato civile; il 

certificato di morte del padre; una decisione del (…) relativa a G._______; 

un documento mostrante i procedimenti aperti nei confronti di G._______ 

in Turchia e la decisione positiva della SEM del 30 ottobre 2014 relativa a 

G._______ che le ha riconosciuto lo statuto di rifugiata e l’asilo in Svizzera 

(cfr. elenco dei mezzi di prova [MdP] della SEM n. 1/2-9/1). 

A.c L’interessato ha potuto presentare, in data 25 ottobre 2024, il parere al 

progetto di decisione negativo della SEM del 24 ottobre 2024. 

B.  

Con decisione del 28 ottobre 2024, notificata lo stesso giorno (cfr. [atto 

della SEM] n. [{…}]-28/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato 

al richiedente, ha respinto la sua domanda d’asilo, altresì pronunciando il 

suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della stessa misura. 

C.  

Tramite il ricorso del 7 novembre 2024 (cfr. risultanze processuali), l’inte-

ressato si è aggravato contro la summenzionata decisione dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o TAF), chiedendo 

l’annullamento della decisione impugnata ed a titolo principale il riconosci-

mento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera. In 

primo subordine, egli ha postulato che gli venga concessa l’ammissione 

provvisoria in Svizzera; ed in secondo subordine che gli atti siano restituiti 

alla SEM per complemento istruttorio e per un nuovo esame delle allega-

zioni in procedura ampliata. Ha inoltre presentato istanza d’assistenza giu-

diziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali 

e del relativo anticipo.  

Al ricorso, sono stati annessi quali nuovi documenti, in copia, la decisione 

del (…) inerente alla sorellastra del ricorrente, G._______, con la relativa 

scheda descrittiva/di traduzione in italiano; scritti in turco del 28 otto-

bre 2024 dei due fratellastri del ricorrente, F._______ e E._______, nonché 

della sorellastra G._______ e di H._______, tutti con le relative schede di 

traduzione in italiano; ed una stampa di un articolo di giornale pubblicato 

su (…) dell’(…) relativo a G._______. 

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Pagina 4 

D.  

Con decisione incidentale del 14 novembre 2024, il Tribunale ha osservato 

che il ricorrente è autorizzato a soggiornare in Svizzera fino a conclusione 

della procedura ed ha rinunciato alla percezione di un anticipo sulle presu-

mibili spese processuali dal ricorrente, riservando tuttavia la decisione 

sull’esito della domanda d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese processuali, al prosieguo di procedura rispet-

tivamente nella sentenza finale. Il Tribunale ha infine invitato l’autorità infe-

riore a presentare una risposta al ricorso. 

E.  

Il 21 novembre 2024, la SEM ha presentato la sua risposta, proponendo il 

respingimento del ricorso. 

F.  

Dal canto suo il ricorrente ha avuto modo d’inoltrare la sua replica il 9 di-

cembre 2024 ed il 17 dicembre 2024 l’autorità inferiore ha trasmesso le 

sue osservazioni di duplica, confermandosi nelle sue precedenti motiva-

zioni e conclusioni. 

G.  

Con scritto del 9 gennaio 2025, l’insorgente ha potuto pronunciarsi in tri-

plica, mentre che la SEM ha accolto la possibilità di presentare le sue os-

servazioni di quadruplica con missiva del 24 marzo 2025, sempre riba-

dendo le sue esposte argomentazioni e conclusioni. 

H.  

Sia il ricorrente sia la SEM, hanno avuto modo di trasmettere al Tribunale 

delle ulteriori osservazioni rispettivamente il 7 aprile 2025 ed il 

22 aprile 2025. Queste ultime sono state inoltrate per conoscenza dal Tri-

bunale al ricorrente, con ordinanza del 30 aprile 2025, nell’ambito della 

quale si è pure statuita la chiusura dello scambio di scritti. 

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi in diritto qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

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1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi), contro 

una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 

LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1  

lett. a–c e art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gra-

vame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente ri-

levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Altresì, il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 Il ricorrente, nel suo gravame, propone quale conclusione ancora più 

subordinata (cfr. ricorso, cifra 4 delle conclusioni, pag. 14), la restituzione 

degli atti alla SEM per complemento istruttorio e per un nuovo esame delle 

sue allegazioni in procedura ampliata. A tenore delle sue argomentazioni 

ricorsuali, l’insorgente si lamenta dapprima che l’autorità sindacata, nella 

valutazione della verosimiglianza dei suoi asserti, non avrebbe tenuto 

conto né della sua minore età né del suo stato d’animo, dovuto anche al 

suo stato di salute che avrebbe influito sulla sua capacità espositiva. Al-

tresì, l’autorità inferiore avrebbe dovuto esaminare l’ipotesi di una persecu-

zione riflessa nei suoi confronti a causa delle problematiche con la giustizia 

turca della sorellastra che ora vive in Svizzera. Peraltro la SEM, sia per il 

fatto che non avrebbe in alcun modo tenuto in considerazione la presenza 

di un’ampia rete famigliare in Svizzera per il ricorrente e che avrebbe do-

vuto svolgere ulteriori analisi in merito al contesto famigliare dell’insorgente 

in Turchia ed in Svizzera, sia poiché il delicato stato psicologico del ricor-

rente non sarebbe stato ancora istruito, sarebbe scaduta in un accerta-

mento incompleto dei fatti rilevanti per la causa (cfr. art. 106 cpv. 1 lett. b 

LAsi e 12 PA; cfr. per la nozione di accertamento inesatto ed incompleto: 

DTAF 2014/2 consid. 5.1, 2007/37 consid. 2.3; e per il contenuto del prin-

cipio inquisitorio: DTAF 2020 VI/6 consid. 2.2, 2019 I/6 consid. 5.1). Per i 

predetti motivi, e vista anche la complessità del caso, il ricorrente ritiene 

poi che lo stesso avrebbe dovuto essere assegnato alla procedura am-

pliata, perché venissero istruite in modo esaustivo la verosimiglianza e la 

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rilevanza dei suoi motivi d’asilo, come pure la questione dell’esecuzione 

del suo allontanamento. 

3.2  

3.2.1 L’audizione di un RMNA deve in principio svolgersi in presenza di un 

curatore o di un rappresentante del medesimo, in un clima di fiducia e con 

dei quesiti adatti alla sua età (cfr. DTAF 2014/30 consid. 2.3). Ai sensi 

dell’art. 7 cpv. 5 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), le persone incaricate dell’audi-

zione di richiedenti l’asilo minorenni devono tenere conto degli aspetti spe-

cifici della minore età. Esse devono quindi prendere in considerazione l’età 

del bambino, la sua maturità (in particolare la sua capacità di comprendere 

i quesiti, di ricordarsi e di comunicare), la complessità della causa e delle 

esigenze procedurali particolari in rapporto al valore probante delle dichia-

razioni (cfr. DTAF 2014/30 consid. 2.3.2). Appartiene alla SEM di prendere 

le misure adeguate perché il minore si senta a suo agio (cfr. ibidem con-

sid. 3.2.2). 

3.2.2 Ora, nel caso concreto, il Tribunale ritiene le censure ricorsuali rela-

tive al fatto che l’autorità inferiore non avrebbe tenuto in debita considera-

zione nella sua valutazione la minore età dell’insorgente come fondate. In 

proposito, si rileva invero come sia l’audizione RMNA del (…) settem-

bre 2024, sia quella sui suoi motivi d’asilo tenutasi il (…) ottobre 2024, non 

abbiano rispettato a livello procedurale i principi succitati per la tenuta di 

un’audizione con un minorenne. Risulta difatti da entrambe le audizioni, 

che la funzionaria incaricata dalla SEM, non abbia per nulla messo a suo 

agio il RMNA, ponendo ad esempio inizialmente ed in conclusione alle au-

dizioni dei quesiti di natura più generica al ricorrente, ma l’ha interrogato 

nello stesso modo distaccato e molto formale, come si farebbe con una 

persona adulta. A titolo esemplificativo, la funzionaria incaricata ha impie-

gato per quasi tutto il corso dei due verbali la forma di cortesia e ha chia-

mato l’interessato in un’occasione “Signore” (cfr. n. 19/13, D30, pag. 5), in-

sistendo in modo importante sulla domanda inerente alla data esatta del 

suo espatrio, malgrado il richiedente avesse esposto fin dal principio di non 

rammentarsi il giorno esatto (cfr. n. 16/10, p.to 5.01, pag. 6; n. 19/13, D32 

seg., pag. 5), ciò che risulta essere verosimile anche ed in particolare alla 

luce della sua minore età. La valutazione poi adempiuta dalla SEM nella 

decisione avversata e nelle prese di posizione successive in merito all’in-

verosimiglianza degli asserti dell’insorgente, risulta in più punti di un’ani-

mosità e veemenza particolari, difficilmente ammissibili nell’ambito della 

valutazione di asserti esposti da minorenni (cfr. segnatamente allorché ri-

tiene la “scaltrezza” del ricorrente nel richiedere di poter rileggere il verbale 

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e che egli avrebbe preparato “a tavolino” una storia con più dettagli nel 

corso dell’audizione sui motivi d’asilo, cfr. pag. 7-8 della decisione avver-

sata; risposta al ricorso, pag. 4; quadruplica, pag. 2-3; o ancora ritenendo 

“estremamente tendenzioso” e non meritevole “in alcun modo di essere 

creduto”, cfr. pag. 7 della decisione impugnata, una spiegazione data dal 

ricorrente). Per di più, il Tribunale rileva, che l’autorità inferiore, nella valu-

tazione della verosimiglianza degli asserti dell’insorgente, si è orientata 

sulla giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale in merito all’esame 

della verosimiglianza di dichiarazioni di testimoni in ambito penale (cfr. 

DTF 128 I 81 consid. 2; DTF 129 I 49 consid. 5; DTF 133 I 33 consid. 4.3), 

che si distanzia per le norme probatorie da quelle valide invece per l’esame 

della verosimiglianza nell’ambito dell’asilo ai sensi dell’art. 7 LAsi (cfr. sen-

tenza del Tribunale D-2534/2023 del 12 giugno 2023 consid. 7.1.1). 

3.2.3 Visto quanto precede, le norme procedurali per la tenuta di un’audi-

zione di un RMNA risultano essere state violate nel caso concreto dalla 

SEM, come pure la valutazione della verosimiglianza contenuta nella deci-

sione avversata ne risulta viziata in più punti e non rispettosa della giuri-

sprudenza circa l’esame della verosimiglianza delle allegazioni di un richie-

dente l’asilo minorenne sviluppata dalla scrivente autorità. Malgrado 

quanto precede, il Tribunale ritiene che sia nel corso della procedura din-

nanzi all’autorità inferiore, sia con il ricorso e con le sue prese di posizione 

successive, il ricorrente abbia potuto presentare le sue ragioni e le sue 

motivazioni ampiamente, ciò che permette al Tribunale di esaminare e va-

lutare con piena cognizione di causa la situazione dell’insorgente. In tal 

senso, nonché per i motivi che seguono (cfr. infra consid. 3.3 e 5), un rinvio 

della causa all’autorità inferiore perché esegua nuovamente le audizioni 

rispettando le normative in vigore e la giurisprudenza sopra esposta per i 

RMNA, rappresenterebbe agli occhi del Tribunale una vana formalità e con-

durrebbe a dei ritardi inutili che non sarebbero conciliabili con l’interesse 

del ricorrente ad un esame celere e diligente del suo caso (cfr. 

DTAF 2013/23 consid. 6.1.3).  

3.3  

3.3.1 Il fatto poi che il ricorrente giunga, rispetto alla verosimiglianza dei 

suoi asserti, ad una conclusione diversa da quella espressa dall’autorità 

inferiore, non è il risultato di una mancanza di presa in analisi dell’età dello 

stesso, bensì deriva dal suo potere d’apprezzamento, e riguarda quindi una 

questione di merito e non formale. Per quanto attiene poi al suo stato di 

salute ed al suo “stato d’animo” al momento in cui egli è stato verbalizzato 

nell’ambito delle due audizioni sostenute dinanzi alla SEM, alla stessa stre-

gua di quanto ribadito più volte da quest’ultima autorità nella sua risposta 

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e nei suoi scritti successivi, anche il Tribunale ritiene che essa ne abbia 

adeguatamente tenuto conto nella sua valutazione. Difatti, si evince chia-

ramente dalla decisione impugnata, come tali aspetti siano confluiti nell’ap-

prezzamento svolto dalla SEM (cfr. p.to II, pag. 6 seg., pag. 8, pag. 13 e 

p.to III, pag. 15). Ancora una volta, il fatto che l’autorità predetta sia giunta 

a conclusioni diverse rispetto a quanto auspicato dal ricorrente, riguarda il 

merito della questione e non la forma. Peraltro, essendo l’autorità inferiore 

giunta alla conclusione che l’insorgente non aveva reso verosimili i suoi 

motivi d’asilo – comprese le problematiche con le autorità turche (cfr. p.to 

II, pag. 11 e pag. 12) – al contrario di quanto sollevato dal ricorrente nel 

suo gravame, la SEM non aveva alcun obbligo di proseguire l’esame di tali 

suoi asserti, anche nell’ambito di una presupposta persecuzione riflessa. 

Si evince poi chiaramente dal provvedimento avversato, come nello stesso 

l’autorità inferiore abbia tenuto conto della situazione familiare dell’insor-

gente per esprimere il suo giudizio (cfr. p.to III, pag. 15 seg.). Riguardo alla 

stessa, sia il ricorrente sia la SEM si sono poi potuti pronunciare compiu-

tamente anche nei loro scritti inoltrati in fase ricorsuale. Per questi motivi, 

e per quelli che verranno esplicati nei considerandi che seguono, il Tribu-

nale ritiene pertanto che l’autorità inferiore abbia accertato a sufficienza ed 

in modo corretto tale aspetto. In proposito si ricorda ancora come l’autorità 

non è tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argo-

mentazioni addotte, bensì può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per 

il giudizio (cfr. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1, 141 V 557 consid. 3.2.1; 

DTAF 2011/37 consid. 5.4.1). Concernente poi più specificatamente lo 

stato di salute dell’insorgente, si ritiene che al momento in cui è stata presa 

la decisione avversata, la SEM avesse tutti gli elementi in proposito per 

esprimersi in merito. Difatti, agli atti non v’era alcun documento medico che 

attestasse e provasse di una qualsivoglia problematica psicologica o dello 

spettro psichiatrico per il ricorrente. Peraltro, malgrado l’insorgente anche 

in fase ricorsuale abbia paventato l’inoltro di refertazione medica che atte-

stasse delle sue problematiche psicologiche (cfr. triplica, pag. 3; osserva-

zioni del 7 aprile 2025, pag. 3), la stessa non è mai pervenuta al Tribunale. 

Sulla base di quanto precede, non si ravvede alcuna ragione di ritenere 

che l’accertamento della SEM riguardo allo stato di salute dell’insorgente 

non fosse corretto e completo già al momento della presa di decisione. 

Infine, dal profilo dell’esecuzione dell’allontanamento non corrisponde al 

vero che l’autorità inferiore sia risultata “imprecisa” come affermato nel ri-

corso (cfr. p.to III, pag. 12), in quanto dell’osservazione che il ricorrente 

attribuisce alla decisione avversata non ve n’è traccia, come neppure del 

passaggio riportato alla pag. 11: “In risposta à ciò, la stessa SEM ha rile-

vato che: […] Oltre ad aver dichiarato di stare bene in Patria con la sua 

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famiglia lei in base alle sue dichiarazioni non ha nemmeno mai subito mi-

nacce”. 

3.3.2 Ne discende quindi che l’autorità sindacata non ha violato (limitata-

mente a quanto esposto al consid. 3.3.1), né il principio inquisitorio che le 

incombeva, né il suo obbligo di accertare in modo completo e corretto i fatti 

giuridicamente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi. Per i predetti 

motivi, non si ravvede neppure la necessità perché il caso venisse trattato 

in procedura ampliata piuttosto che in quella celere, come fatto in specie 

dalla SEM, essendo l’accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti suffi-

cientemente completo ed esatto già al momento della pronuncia del prov-

vedimento sindacato. 

3.3.3 Di conseguenza, la conclusione ricorsuale in secondo subordine, 

deve essere respinta. 

4.  

4.1 Venendo ora al merito, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifu-

giati secondo le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la 

protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro 

qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre te-

nere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). 

4.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivi riconoscibili da terzi (ele-

mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in tutta 

verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2, 2010/57 consid. 2.5). 

4.4 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. Quest’ultima è 

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resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurisprudenza in 

materia invalsa, si ritiene di poter rinviare alla stessa per ulteriori dettagli 

(cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1, 2013/1 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi ci-

tata). 

5.  

5.1 Visto quanto già sopra motivato (cfr. supra consid. 3.2), anche si rite-

nessero verosimili gli asserti del ricorrente concernenti le problematiche 

che egli avrebbe riscontrato per mano di terze persone nel contesto scola-

stico e fuori dallo stesso, gli stessi non sarebbero sufficienti per riconoscere 

un timore fondato per l’insorgente di subire dei seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, nel caso di un suo ritorno in patria. 

5.2 Giova infatti ricordare che, secondo il principio della sussidiarietà della 

protezione internazionale in rapporto alla protezione nazionale, di cui 

all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 

(RS 0.142.30), si può esigere da un richiedente l’asilo che abbia dapprima 

esaurito nel suo paese d’origine, le possibilità di protezione contro delle 

persecuzioni non statali, prima di sollecitare la protezione da parte di uno 

Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; 

DTAF 2011/51 consid. 6.1). Occorre tuttavia precisare che, una protezione 

nazionale adeguata non s’intende come la necessità di una protezione as-

soluta, in quanto nessuno Stato è in grado di garantire una tale protezione 

ad ognuno dei suoi cittadini, in ogni luogo ed in ogni momento (cfr. 

DTAF 2008/5 consid. 4.2). Per costante giurisprudenza, il Tribunale ritiene 

che le autorità turche di perseguimento penale e giudiziarie siano di regola 

capaci e volenterose di offrire protezione nel caso di minacce concrete pro-

venienti da terze persone (cfr. tra le tante le sentenze del TAF E-1498/2024 

del 19 luglio 2024 consid. 7.1, E-1269/2024 del 12 giugno 2024 con-

sid. 6.1.3, E-1543/2024 del 16 maggio 2024 consid. 6.1). 

5.3 Nel caso concreto, il ricorrente non ha dimostrato, né reso perlomeno 

verosimile, con degli indizi concreti e concludenti, neppure nel suo ricorso 

e nei suoi memoriali ricorsuali successivi, che le autorità turche rifiutereb-

bero, o non sarebbero in misura, se sollecitate, di proteggerlo contro delle 

aggressioni o violenze concrete perpetrate da parte di terze persone. In-

vero, egli ha allegato di non avere mai avuto problematiche con le autorità 

turche (cfr. n. 16/10, p.to 7.02, pag. 8; n. 19/13, D92 segg., pag. 10; D102 

D-7035/2024 

Pagina 11 

seg., pag. 11), né dai suoi asserti risultano averne avute i suoi famigliari 

che risiedono ancora in Turchia. E ciò, anche successivamente all’espatrio 

dei fratellastri, della sorellastra G._______ e della matrigna che soggior-

nano attualmente in Svizzera. Inoltre, egli non è mai stato attivo politica-

mente in Turchia, né ha mai avuto alcun contatto, e neppure sa di cosa si 

tratta, con il movimento (…) o con il (…) (cfr. n. 19/13, D94 segg., pag. 10). 

Frattanto, non si ravvede alcun indizio concreto per ritenere che egli possa 

subire, in particolare a causa delle vicende vissute dalla sorellastra 

G._______, che fra l’altro è espatriata già nel (…) (…), una persecuzione 

riflessa per mano delle autorità turche. Egli potrà quindi indirizzarsi alle 

predette, anche sporgendo regolare denuncia – ciò che egli ha allegato di 

non aver mai fatto (cfr. n. 19/13, D80 segg., pag. 9 e D89, pag. 10) – nel 

caso in cui persone terze lo importunassero nuovamente in futuro o lo 

avessero fatto in passato. Gli asserti che egli non avrebbe sporto denuncia 

contro i suoi compagni di scuola, in quanto tra gli stessi ci sarebbero figli 

(…) e di (…), rispettivamente poiché avrebbe avuto paura dei ragazzi di 

(…) (cfr. ibidem, D80 segg., pag. 9 e D89, pag. 10), non risultano essere 

delle motivazioni sufficienti ed oggettive, nonché in grado di capovolgere 

la presunzione di protezione succitata (cfr. supra consid. 5.2). A ciò si ag-

giunge che il ricorrente avrebbe potuto, e potrà anche in futuro se lo vorrà, 

recarsi anche in un’altra regione del suo Paese d’origine, onde eludere i 

suoi timori soggettivi di subire nuovamente dei pregiudizi da parte di terze 

persone, se tornasse a D._______ (cfr. n. 19/13, D116, pag. 12). Invero, 

egli ha affermato come, in particolare nella (…) di I._______, vivano delle 

sorelle, i nonni e degli zii e zie materne (cfr. ibidem, D114, pag. 12), dai 

quali potrà senz’altro riparare e trovare un sostegno, nel caso in cui i suoi 

timori relativi al suo quartiere si concretizzassero nuovamente in futuro. 

Infine, la sua appartenenza all’etnia curda così come le discriminazioni che 

egli avrebbe subito a scuola per questa ragione (cfr. n. 19/13, D29, pag. 4 

seg.; D34 segg., pag. 5 seg., D61 segg., pag. 7 seg.), anche fossero rite-

nute verosimili, non sarebbero, a causa della mancanza d’intensità, atte a 

far giungere al riconoscimento della qualità di rifugiato dell’insorgente, es-

sendo rammentato che il Tribunale non ha, fino ad oggi, riconosciuto al-

cuna persecuzione collettiva contro i curdi in Turchia (cfr. le sentenze del 

TAF E-1019/2025 del 16 aprile 2025, pag. 12; E-4929/2024 del 30 settem-

bre 2024 consid. 4.2.4 e rif. cit.). 

5.4 Concernente poi la documentazione presentata dall’insorgente dinanzi 

all’autorità inferiore (cfr. MdP n. 1/2-9/1), che d’un canto sostiene la sua 

identità ed il legame di parentela con i suoi fratellastri e la sorellastra resi-

denti in Svizzera e d’altro canto le vicende che avrebbero interessato 

quest’ultima in Turchia, circostanze che il Tribunale non intende mettere in 

D-7035/2024 

Pagina 12 

dubbio, non è però atta in alcun modo a sostenere la rilevanza dei motivi 

d’asilo dell’insorgente, non essendoci alcun legame diretto – né indiretto – 

evincibile dagli stessi. Per quanto attiene poi alla documentazione presen-

tata dal ricorrente con il gravame, la stessa non è in grado di rendere mag-

giormente pertinenti ai sensi dell’asilo le sue allegazioni circa i fatti da lui 

posti a fondamento della sua partenza dalla Turchia. Difatti il contenuto 

delle quattro lettere scritte dai famigliari del ricorrente residenti in Svizzera, 

in quanto tali, e per lo più generiche, sono da catalogare come allegazioni 

di parte, per nulla sostanziate con elementi concreti e circostanziati. Peral-

tro, presentano pure dei fatti, per esempio che gli atteggiamenti razzisti che 

avrebbe subito il ricorrente sarebbe derivato dal cognome che porta (cfr. 

scritti di E._______ e di H._______ del 28 ottobre 2024), come pure che la 

famiglia del ricorrente si sarebbe dapprima indirizzata al docente ed alla 

direzione scolastica per risolvere le problematiche dello stesso (cfr. scritto 

di G._______ del 28 ottobre 2024), che l’insorgente non ha mai riportato in 

tal modo rispettivamente mai addotto. Ciò che inficia ancora maggiormente 

la credibilità di tali scritti, ai quali non può pertanto essere riconosciuta al-

cuna valenza probatoria. Infine, per quanto concerne la decisione del (…) 

e l’articolo giornalistico inerente alla sorellastra del ricorrente, G._______, 

non essendoci nello stesso alcun riferimento all’insorgente, non è atto a 

mutare la conclusione del Tribunale succitata in merito all’irrilevanza dei 

suoi motivi d’asilo. 

6.  

Riassumendo, con le sue allegazioni irrilevanti, il ricorrente non è stato in 

grado, neppure con il suo gravame e gli scritti ricorsuali successivi, di ren-

dere perlomeno verosimile (art. 7 LAsi) che al momento del suo espatrio 

dalla Turchia, egli fosse esposto a delle persecuzioni pertinenti ai sensi 

dell’asilo o che esista un rischio fondato di subire dei seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, nel caso di un suo ritorno nel suddetto Stato. Pertanto, è a 

ragione che l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al 

ricorrente ed ha respinto la sua domanda d’asilo. 

7.  

7.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

7.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla  

Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi, art. 44 LAsi, nonché art. 32 dell’ordinanza 

1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

D-7035/2024 

Pagina 13 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tri-

bunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

8.  

L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 44 

LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI). In caso di non adem-

pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvi-

soria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

9.  

9.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce 

nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio; in par-

ticolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(RS 0.105, di seguito: Conv. tortura). L’applicazione di tali disposizioni, pre-

suppone che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale 

sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete 

ragioni la cui esistenza deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. 

DTAF 2008/34 consid. 10; Giurisprudenza e informazioni della Commis-

sione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e 

GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

9.2 Venendo alla presente disamina, a ragione l’autorità resistente nel suo 

provvedimento, osserva che in specie il principio del divieto di respingi-

mento (art. 5 cpv. 1 LAsi), non si applica, in quanto esso protegge soltanto 

persone alle quali è stata riconosciuta la qualità di rifugiato. Per di più, per 

i motivi già sopra enucleati (cfr. consid. 4-6), non sono evincibili agli atti, 

rispettivamente nelle allegazioni ricorsuali dell’insorgente, degli elementi 

concreti che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che 

egli possa essere esposto ad una pena o ad un trattamento proscritti 

dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura nel caso di un suo rimpatrio (cfr. 

sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [CorteEDU], Grande Ca-

mera, Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/66, §§125 e 129 con 

relativi riferimenti). In particolare, ed al contrario di quanto da egli esplicita-

mente sollevato nel gravame (cfr. ricorso, p.to III, pag. 10 seg.), il contesto 

famigliare e socio-culturale d’origine, come si vedrà in seguito (cfr. infra 

D-7035/2024 

Pagina 14 

consid. 10), non risultano né contrari all’art. 3 CEDU né all’art. 3 della Con-

venzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.107, di se-

guito: CDF). Pure la situazione generale dei diritti dell’uomo in Turchia, non 

risulta essere, all’ora attuale, ostativa all’ammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. a tal proposito la giurisprudenza 

costante del Tribunale, tra le altre le sentenze del TAF E-1087/2024 del 

2 maggio 2025 consid. 8.3; E-4011/2023 del 28 aprile 2025 consid. 8.2.4). 

Inoltre, le problematiche di natura medica risultano pertinenti in termini di 

ammissibilità solo in casi straordinari di estrema gravità (cfr. DTAF 2009/2, 

consid. 9.1.2-9.1.6), a cui non è apparentabile la presente fattispecie, visti 

gli atti di causa (cfr. infra consid. 10.4.5). 

9.3 Ne discende quindi che l’allontanamento del ricorrente verso la  

Turchia risulta essere ammissibile nei confronti delle norme internazionali 

applicabili (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

10.  

10.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-

gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

10.2 Il Tribunale, nella sua giurisprudenza costante, ritiene che l’interesse 

superiore del fanciullo – il quale deriva in particolare dall’art. 3 par. 1 CDF – 

può risultare ostativo all’esecuzione dell’allontanamento del minore, e ren-

dere pertanto tale misura inesigibile. Nel quadro di una ponderazione degli 

interessi, i criteri da esaminare sono: l’età del bambino, il suo grado di ma-

turità, i suoi legami di dipendenza, la natura delle sue relazioni con le per-

sone che lo sostengono (prossimità, intensità, importanza per la sua evo-

luzione), l’impegno, la capacità di sostegno e le risorse di queste ultime; lo 

stato e le prospettive del suo sviluppo e della sua formazione scolastica, 

rispettivamente professionale; il grado di riuscita della sua integrazione, 

così come le possibilità e le difficoltà di una reinstallazione nel Paese d’ori-

gine (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; 2009/28 consid. 9.3.2). 

La qualità di minore non accompagnato, impone all’autorità d’asilo di su-

bordinare l’esecuzione dell’allontanamento al soddisfacimento di specifi-

che condizioni, in particolare, in virtù del principio dell’interesse superiore 

del fanciullo ai sensi dell’art. 3 par. 1 CDF, di verificare, concretamente, già 

durante l’istruttoria, se il minore potrà essere adeguatamente preso in ca-

rico dai genitori o da altri membri della sua famiglia o, in caso contrario, se 

D-7035/2024 

Pagina 15 

egli possa essere collocato presso una struttura specializzata che gli offra 

l’assistenza necessaria in funzione della sua età e della sua maturità (cfr. 

DTAF 2021 VI/3 consid. 11.5.2, 2015/30 consid. 7.3; tra le altre le sentenze 

del TAF D-4408/2024 del 15 agosto 2024 consid. 12.2, E-7049/2023 del 

14 febbraio 2024 consid. 6.2). In tal senso, non è sufficiente affermare che 

il minore possa ritornare nella sua famiglia o che esistano nel suo Paese 

d’origine delle strutture appropriate alle quali egli potrà indirizzarsi. Inoltre, 

l’art. 69 cpv. 4 LStrI, prescrive che l’autorità competente, prima del rinvio 

coatto di uno straniero minorenne non accompagnato, si accerti che nello 

Stato di rimpatrio questi sarà affidato ad un membro della sua famiglia, a 

un tutore o a una struttura di accoglienza che ne garantiscano la protezione 

(cfr. tra le altre la sentenza del TAF D-5264/2021 del 23 dicembre 2021, 

pag. 14 seg.). 

Se pure vi sia modo di ritenere che sia la presa in carico sia l’inquadra-

mento di un adolescente di (…) anni d’età non necessiterà delle misure 

estese come invece quelle da prevedere per un bambino in tenera età, ciò 

non toglie che anche un minore prossimo alla maggiore età deve poter 

disporre perlomeno di un punto d’appoggio comprensivo del vitto e dell’al-

loggio, onde evitare che non sia abbandonato a sé stesso per quanto con-

cerne i suoi bisogni elementari (cfr. sentenza del TAF E-7049/2023 succi-

tata consid. 6.2). 

10.3 Nella presente disamina, anche tenuto conto della ripresa del conflitto 

curdo-turco e degli scontri armati tra il PKK (Partito dei Lavoratori del Kur-

distan) e le forze di sicurezza statali dal luglio del 2015 in diverse province 

del sud-est del Paese, nonché degli sviluppi dopo il tentativo del colpo di 

Stato avvenuto nel luglio del 2016, come ritenuto da costante giurispru-

denza di questo Tribunale, in Turchia non vige, ora come prima, un conte-

sto di guerra, guerra civile e violenza generalizzata, riguardante l’integralità 

del territorio, neppure per gli appartenenti all’etnia curda (cfr. tra le altre le 

sentenze del TAF E-1087/2024 succitata consid. 8.4.2; E-5618/2024 del 

20 dicembre 2024 consid. 8.3.2, D-4530/2024 del 19 dicembre 2024 con-

sid. 8.3.1). Inoltre l’insorgente proviene dalla (…) di D._______, sita negli 

omonimi distretto e provincia, regione che non è stata toccata direttamente 

dai terremoti occorsi in Turchia nel febbraio del 2023 (cfr. per la lista delle 

regioni turche interessate dai predetti sismi la sentenza del TAF  

E-2552/2024 del 27 maggio 2024 consid. 9.3.3). Altresì, anche se l’alter-

nativa di soggiorno interna segnalata sopra (ovvero I._______, cfr. con-

sid. 5.3), si trova in una delle province toccate dai sismi precitati, il ricor-

rente non ha mai addotto che i famigliari che ivi abiterebbero avrebbero 

subito dei pregiudizi a causa degli stessi. Pertanto, anche considerata la 

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Pagina 16 

giurisprudenza resa in merito dal Tribunale, che ritiene come anche nelle 

province interessate dai terremoti, l’esecuzione dell’allontanamento non 

sia generalmente inesigibile e svolge per quanto attiene alla valutazione 

dell’esigibilità della misura un esame individuale della situazione di vita nel 

singolo caso (cfr. sentenza di riferimento del TAF E-1308/2023 del 

19 marzo 2024 consid. 11.3.1), dal profilo della situazione generale del 

Paese d’origine, non risultano esserci ostacoli all’esecuzione dell’allonta-

namento del ricorrente. 

10.4  

10.4.1 Pure dal profilo dei motivi personali, non è evincibile all’incarto alcun 

elemento dal quale si possa dedurre che l’esecuzione dell’allontanamento 

implicherebbe una messa in pericolo concreta dell’interessato.  

10.4.2 A tal proposito, v’è infatti innanzitutto da rimarcare come il ricorrente, 

minore e senza carico famigliare, dispone nel suo Paese d’origine, sia a 

D._______ (suo luogo d’origine) sia in altre regioni della Turchia, di un’am-

pia rete famigliare, in particolare della madre, di fratelli e sorelle, nonché di 

nonni e zii e zie materni (cfr. n. 16/10, p.to 3.01, pag. 5; n. 19/13, D105 

segg., pag. 11 seg.). Con gli stessi risulta essere in buoni e regolari contatti 

(cfr. n. 19/13, D9 segg., pag. 2; D110, pag. 11; D115, pag. 12). Il ricorrente 

ha inoltre asserito che con la madre vivrebbero al suo indirizzo d’origine a 

D._______, un fratello ed una sorella maggiori, e che gli stessi lavorereb-

bero per sopperire anche ai bisogni della madre, nonché che quest’ultima 

percepirebbe una rendita d’invalidità; altresì, una sorella maggiore sta-

rebbe lavorando in (…) (cfr. n. 16/10, p.to 1.16.04, pag. 4; n. 19/13, D105 

segg., pag. 11; cfr. anche ricorso, p.to III, pag. 10). Visto l’insieme di tali 

elementi, che si evincono in maniera chiara ed affidabile dalle stesse di-

chiarazioni del ricorrente, si può senz’altro concludere che quest’ultimo po-

trà essere sostenuto, sia finanziariamente, sia materialmente ed affettiva-

mente, dalla sua famiglia d’origine, segnatamente dalla madre e dai fratelli 

e sorelle che vivono in Turchia, che hanno la possibilità concreta di soste-

nerlo e di garantirgli una presa a carico reale, nel caso di un suo ritorno in 

Turchia. In particolare, non v’è agli atti, né men che meno apportati con il 

ricorso e con le osservazioni ricorsuali successive, alcun indizio concreto 

dal quale scaturisca che lo sviluppo psichico e sociale dell’interessato po-

trebbe essere messo in pericolo, nei (…) che lo separano attualmente dalla 

maggiore età, nell’eventualità di una sua reintegrazione nel suo nucleo fa-

migliare. Altresì, per quanto si dia atto della disponibilità, anche finanziaria, 

e dell’attaccamento affettivo che provano i famigliari del ricorrente che vi-

vono in Svizzera nei suoi confronti (cfr. a tal proposito gli scritti da loro pro-

dotti con il ricorso); tuttavia non è in alcun modo provato né reso perlomeno 

D-7035/2024 

Pagina 17 

verosimile che egli condurrebbe presso di loro una vita affettiva e qualita-

tiva inferiore a quella che gli sarebbe riservata in Turchia, come sostenuto 

nel ricorso. Paese, quest’ultimo, dove invece egli dispone dell’affetto e del 

sostegno di tutta la sua famiglia d’origine, mentre che invece i famigliari 

che si trovano qui in Svizzera, erano anni che egli non rivedeva più. V’è 

inoltre da rimarcare come l’insorgente abbia asserito di avere contatti gior-

nalieri con la madre, il fratello maggiore, la sorella maggiore ed un cugino 

paterno dacché si trova in Svizzera (cfr. n. 19/13, D9 segg., pag. 2). Per-

tanto v’è da concludere per l’esistenza effettiva di una rete famigliare sul 

posto, che il ricorrente potrà per di più facilmente reintegrare, essendo che 

non l’ha lasciata da molto tempo. 

10.4.3 Inoltre il ricorrente ha allegato di aver seguito la scuola fino alla sua 

partenza dal Paese d’origine, interrompendo il (…) anno di (…) che 

avrebbe frequentato a distanza, a causa della sua partenza per la Svizzera 

(cfr. n. 16/10, p.to 1.17.04, pag. 4). Egli beneficia quindi già di una forma-

zione scolastica, che potrà proseguire se vorrà, od intraprendere una for-

mazione, al fine d’esercitare un’attività professionale in Turchia. Il fatto che 

egli in Svizzera potrebbe godere di un’istruzione migliore, non è determi-

nante. 

10.4.4 Pertanto, nessun elemento concreto suggerisce che il ricorrente 

non potrebbe riprendere in Turchia – anche tenuto conto dell’irrilevanza dei 

suoi asserti rispetto al suo vissuto nel Paese d’origine – la vita che egli 

conduceva prima del suo espatrio. Inoltre, tenuto conto della sua età – di 

(…) anni compiuti – come pure della durata del suo soggiorno in Svizzera 

– ovvero ad oggi di poco più di un anno – nulla indica che il suo grado 

d’integrazione in Svizzera sia tale che un suo allontanamento verso il suo 

Paese d’origine, dove ne conosce la cultura e la lingua, costituirebbe uno 

sradicamento di natura tale da mettere in pericolo il suo sviluppo. A tal pro-

posito, il fatto che il ricorrente starebbe frequentando regolarmente dei 

corsi di (…), avrebbe iniziato a frequentare la scuola in Svizzera, e sarebbe 

iscritto ad un corso di (…), secondo le allegazioni ricorsuali nonché la do-

cumentazione annessa al ricorso, non sono sufficienti per modificare la 

predetta conclusione. 

10.4.5 Pure lo stato valetudinario del ricorrente, non risulta essere ostativo 

all’esecuzione del suo allontanamento. Difatti, dalle sue allegazioni, si 

evince come egli farebbe, a volte, fatica a respirare, nonché soffrirebbe di 

attacchi di panico, per i quali avrebbe ricevuto dei medicamenti naturali qui 

in Svizzera (cfr. n. 19/13, D14 segg., pag. 3). Egli ha inoltre asserito in fase 

ricorsuale che a partire dal gennaio del 2025 starebbe svolgendo 

D-7035/2024 

Pagina 18 

regolarmente dei colloqui specialistici per le sue problematiche psicologi-

che (cfr. triplica, pag. 3; osservazioni del 7 aprile 2025, pag. 3). Tuttavia, di 

tali asserti e problematiche di salute, e ciò anche malgrado il ricorrente 

abbia reiteratamente asserito che avrebbe prodotto la documentazione 

medica a supporto, non se ne trova alcuna traccia documentale agli atti 

all’inserto (cfr. anche supra consid. 3.3.1). Ciò risulta essere dimostrativo 

del fatto che lo stato di salute del ricorrente è per lo meno stabile e non ha 

dato luogo ad alcuna preoccupazione maggiore, nonché che non risulta 

essere ostativo all’esecuzione del suo allontanamento, ai sensi della giuri-

sprudenza restrittiva applicabile in materia (cfr. sentenze della CorteEDU, 

[Grande Camera], N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.;  

Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, 57467/15, §§121 segg.; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1 e 2011/9 consid. 7.1). Peraltro, egli in patria, potrà 

proseguire gli eventuali trattamenti e cure iniziati in Svizzera, in quanto il 

sistema di salute turco è paragonabile in principio agli standard dell’Europa 

dell’ovest ed offre in particolare delle cure mediche ed in ambito psicolo-

gico-psichiatrico sufficienti (cfr. tra le tante la sentenza del TAF  

E-1087/2024 del 2 maggio 2025 consid. 8.4.4).  

10.5 Ciò detto, apparterrà comunque all’autorità cantonale d’esecuzione, 

poiché si tratta di un minore non accompagnato, di accertarsi – eventual-

mente con l’intermediazione della rappresentanza svizzera nel Paese d’ori-

gine dell’interessato – al momento in cui l’allontanamento sarà concreta-

mente pronto per essere eseguito, che l’insorgente possa essere accolto 

da un membro della sua famiglia al suo arrivo, al fine di assicurare la sua 

presa a carico così come disposto dall’art. 69 cpv. 4 LStrI. L’autorità infe-

riore è quindi invitata a vegliare perché tali disposizioni siano comprese e 

rispettate dall’autorità incaricata dell’esecuzione dell’allontanamento ed a 

sostenerla in tal senso. Altresì, anche la rappresentante legale dell’insor-

gente, è in misura di rammentarle al momento opportuno (cfr. nello stesso 

senso la sentenza del TAF D-1284/2024 dell’11 aprile 2024 consid. 11.4.4). 

10.6 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente in 

Turchia risulta essere conforme al suo interesse superiore quale minore, ai 

sensi dell’art. 3 CDF, ed il suo benessere non risulta essere a rischio nel 

caso di un suo rinvio nel suddetto Paese. 

10.7 Ne discende che l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente è 

quindi pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi). 

D-7035/2024 

Pagina 19 

11.  

Nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il profilo della possibi-

lità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricorrente – che di-

spone di una carta d’identità turca originale tutt’ora valida (cfr. MdP 

n. 1/2) – potrà procurarsi ogni (ulteriore) documento indispensabile al rim-

patrio, usando della necessaria diligenza (art. 47 cpv. 1 LAsi; cfr. 

DTAF 2008/34 consid. 12). 

12.  

Ne consegue che, anche in materia d’esecuzione dell’allontanamento, la 

decisione dell’autorità inferiore va confermata. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni d’acchito sprovviste di possibilità di esito 

favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente, minorenne, 

è indigente; v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 

PA). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-7035/2024 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

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