# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d3abbb66-8bba-5810-bc8a-0a90741f5455
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-05-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.05.2010 D-1199/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1199-2007_2010-05-28.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1199/2007/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 8  m a g g i o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Thomas Wespi;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Sudan,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 15 gennaio 2007 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1199/2007

Fatti:

A.
Il (...), l'interessato ha presentato una domanda d'asilo in Svizzera. Ha 
dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali 
d'audizione  del  18  dicembre  2006  [di  seguito:  verbale  1]  e  del 
9 gennaio 2007 [di seguito: verbale 2] di essere d'etnia (...), originario 
del  villaggio  di  B._______  in  provincia  di  C._______  nell'ovest  del 
Sudan e di essere espatriato per il timore di essere ucciso dai nemici 
di  suo padre,  il  quale  sarebbe stato  assassinato  alla  fine  del  2005, 
rispettivamente all'inizio dell'anno 2006 durante la guerra razziale nella 
sua regione, rispettivamente per la povertà che regnerebbe da sempre 
in Sudan. Dopo la morte del padre, l'interessato sarebbe rimasto nel  
suo villaggio per un mese con sua sorella, il di lei marito e l'amico di  
suo  padre,  residente  a  Karthum  (Sudan),  presso  il  quale  egli  si 
sarebbe  successivamente  rifugiato  per  una  settimana,  prima  di 
espatriare definitivamente dal suo Paese d'origine.

B.
Con decisione del 15 gennaio 2007, notificata all'interessato il giorno 
medesimo (cfr. atto A 16/1),  l'UFM ha respinto la succitata domanda 
d'asilo.  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento 
dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento verso 
un'altra regione del suo Paese d'origine, escluso il Darfur, per esempio 
a Khartum, siccome lecita, esigibile e possibile. 

C.
Il  14  febbraio  2007,  l'interessato  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al 
Tribunale  amministrativo  federale  (TAF) contro  la  menzionata 
decisione dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della 
decisione impugnata, nonché la concessione dell'asilo e della qualità 
di  rifugiato  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione 
provvisoria.  Ha  altresì  presentato  una  domanda  d'assistenza 
giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese 
processuali e del relativo anticipo. 

D.
Il  3  maggio  2007,  con  decisione  incidentale,  il  TAF ha  rinunciato, 
ritenuta la sussistenza di motivi particolari  (art. 63 cpv. 4 della legge 
federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 
172.021]),  a  chiedere  al  ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a 

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copertura  delle  presumibili  spese  processuali.  Nel  contempo,  ha 
invitato l'autorità inferiore a presentare una risposta al ricorso.

E.
L'8 maggio 2007, l'UFM ha presentato le proprie osservazioni, in cui  
ha proposto la reiezione del gravame. Le stesse sono state trasmesse 
dal TAF al ricorrente per informazione. 

Diritto:

1.
Il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art.  
31 e art. 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo federale del 
17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del 
26 giugno  1998  [LAsi,  RS 142.31]  e  art.  83  lett.  d  della  legge  sul 
Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui agli art. 48, 50 e 52 PA.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti  
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

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5.

5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  che  le 
allegazioni  presentate  dal  richiedente  non  soddisferebbero  le 
condizioni di verosimiglianza previste dall'art.  7 LAsi, in quanto, da un 
lato, non sufficientemente motivate e inattendibili  a tal  punto di  dare 
l'impressione  che  i  fatti  addotti  non  sarebbero  stati  vissuti 
personalmente  dal  richiedente  e,  dall'altro  lato,  perché  incompatibili 
con l'esperienza generale di vita o la logica dell'agire. In particolare, il  
richiedente non sarebbe stato in grado di precisare alcunché in merito 
alla guerra tra le tribù o indicare se vi fossero altri  conflitti  in Sudan, 
oppure  di  fornire  l'identità  di  chi  avrebbe  ferito  il  padre  e  di  coloro 
contro  cui  quest'ultimo  avrebbe  combattuto. Secondo  l'UFM,  se  egli 
avesse realmente vissuto i fatti addotti o temesse di essere ucciso, si 
sarebbe informato sui  suoi eventuali  assassini  e sulla  situazione nel 
suo Paese, visto che avrebbe potuto chiedere spiegazioni a suo padre 
o  rivolgersi  all'amico  di  famiglia.  Inoltre,  il  ricorrente  si  sarebbe 
contraddetto in merito alla morte del genitore. Infine, l'UFM ha ritenuto 
che  la  povertà  o  la  guerra  esistenti  nel  Paese,  non  sarebbero 
pertinenti e quindi rilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. In conclusione, non 
sarebbe  quindi  riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  nella  fattispecie. 
Di conseguenza,  non  sarebbe  applicabile  il  principio  del  divieto  di 
respingimento  all'allontanamento  del  richiedente,  la  cui  esecuzione 
sarebbe  ammissibile,  ritenuto  che  non  vi  sarebbero  indizi  circa  il 
rischio di esposizione a trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione 
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101).  Detto  Ufficio  ha,  altresì, 
considerato l'esecuzione dell'allontanamento del richiedente possibile 
nonché  ragionevolmente  esigibile  non  verso  il  Darfur,  bensì  verso 
un'altra  regione  del  Paese,  per  esempio  a  Khartum,  dove  non  vi  
sarebbe  violenza  generalizzata  e  dove  il  ricorrente  avrebbe  già 
soggiornato  nonché  potrebbe  avvalersi  del  sostegno di  un amico  di 
famiglia.  Inoltre,  non  esisterebbero  motivi  individuali  del  richiedente 
che si opporrebbero a tale esecuzione, visto che egli sarebbe giovane, 
in buona salute, disporrebbe di un'esperienza lavorativa e avrebbe dei 
familiari in patria.  

6.
Nel gravame, richiamati i fatti esposti quanto al timore di essere ucciso 
in patria come sarebbe avvenuto nel caso di suo padre, il ricorrente fa 
valere di  non essere stato in grado di  fornire le  informazioni  che gli  

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sarebbero state chieste dall'UFM, non perché non fosse reale ciò che 
avrebbe  raccontato,  bensì  in  quanto  non  avrebbe  studiato. 
Egli sostiene  inoltre  che  la  sola  contraddizione  rilevata  dall'autorità 
inferiore sarebbe di poco conto e avrebbe avuto modo di spiegarla nel 
corso dell'audizione. Infine, il ricorrente ritiene che – contrariamente a 
quanto  affermato  dall'UFM  –  la  situazione  attuale  in  Sudan  non 
garantirebbe  il  suo  rientro  in  detto  Paese  nella  dignità  e  nella 
sicurezza,  così  come,  alla  luce di  quanto esposto  e  della  realtà dei 
fatti,  la  sua  vita  sarebbe  seriamente  in  pericolo.  Di  conseguenza, 
l'esecuzione del suo allontanamento in Sudan sarebbe inesigibile. 

7.

7.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

7.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri  
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili  

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postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (GICRA 1995 n. 23).

8.

8.1
8.1.1 Il TAF osserva che le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in 
corso di procedura si esauriscono in mere ed imprecise affermazioni di 
parte,  non  corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria 
consistenza. Inoltre, l'insorgente si  è  limitato a pure congetture, non 
fondate su alcun indizio oggettivo, con riferimento agli evocati fatti. In  
particolare, il ricorrente non è stato in grado di fornire alcun dettaglio 
circa gli avvenimenti che sarebbero a fondamento della sua domanda 
d'asilo,  segnatamente  in  merito  alla  guerra  razziale  –  che  sarebbe 
scoppiata nella sua regione – nonché in merito alla morte del padre, 
che  sarebbe  seguita  a  tali  scontri.  Segnatamente,  il  ricorrente  si  è 
limitato a riferire dell'esistenza di una guerra razziale tra bianchi e neri  
e  non  ha  saputo  argomentare  il  coinvolgimento  nella  stessa  di  suo 
padre (cfr. verbale 1 pag. 4 e verbale 2 D39 pag. 4). Infatti, l'insorgente 
non ha indicato né il ruolo di suo padre in questa guerra (cfr.  verbale 2 
D42-43 pag. 4),  né tantomeno contro chi  costui  avrebbe combattuto 
(cfr. verbale  1  pag. 5  e  verbale  2  D45),  limitandosi  ad  affermare in 
maniera generale che combatteva contro i nemici, ovvero un gruppo di 
bianchi,  senza  alcuna  precisazione  di  sorta  (cfr.  verbale  2  D46-50 
pag. 5). Inoltre, l'insorgente non è stato in grado di collocare nel tempo 
lo scontro avvenuto e la susseguente morte del padre, affermando di 
non  ricordarne  la  data  esatta  (cfr.  verbale  2  D52  e  D57  pag.  5), 
rispettivamente  dando  delle  indicazioni  confuse  e  contraddittorie  in 
merito  a  tali  eventi  (cfr.  verbale  1  pag.  4  a  cofronto  con  verbale  2 
D55- 56  e  D64-65  pagg.  5-6).  Orbene,  le  evocate  dichiarazioni 
contradditorie,  vaghe  e  non  circostanziate  del  ricorrente  portanto 
proprio  sui  punti  essenziali  della  sua  domanda  d'asilo,  ciò  che  è 
certamente  degno  di  nota,  contrariamente  a  quanto  preteso  dal 
ricorrente in sede di ricorso (cfr. ricorso pag. 2). In siffatte circostanze, 
non soccorre l'insorgente  la  pretesa giustificazione secondo cui  non 
avrebbe saputo le evocate informazioni, poiché non avrebbe studiato 
(cfr. ricorso pag. 2), bensì è manifesto che i fatti addotti dal ricorrente 
non sono stati circostanziati in quanto non sono stati realmente vissuti  
dal  medesimo  e  sono,  pertanto,  inverosimili.  D'altronde,  il  ricorrente 
non  ha  nemmeno  dimostrato  un  qualsivoglia  legame  tra  gli 
avvenimenti addotti e il suo asserito timore di essere ucciso dai nemici 

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di suo padre, allorquando egli  non ha nemmeno abbozzato l'identità 
degli stessi (cfr. verbale 2 pagg. 4-5) ed ha dichiarato, da un lato, di  
non  essere  stato  coinvolto  nella  guerra  (cfr.  verbale  1  pag.  4)  e, 
dall'altro, di non essere mai stato attaccato o minacciato (cfr. ibidem 
pag.  5)  e  che,  in  definitiva,  a  lui  non  sarebbe  successo  nulla  di 
personale (cfr. ibidem e verbale 2 D40 pag. 4). Da ultimo, a sostegno 
dell'infondatezza del timore di essere esposto a eventuali persecuzioni 
sia nel suo villaggio che a Karthum (cfr. verbale 2 D68 e D70 pag. 6), 
dove  il  ricorrente  si  sarebbe  rifugiato,  il  TAF sottolinea  che  egli  ha 
dichiarato di  essere rimasto per ben un mese a B._______ dopo la 
morte  del  padre  (cfr. verbale  2  D66 pag. 6)  e  di  non  sapere  se  gli  
asseriti nemici di suo padre erano anche a Karthum (cfr. ibidem D124 
pag. 9). In conclusione, senza che sia necessario menzionare ulteriori 
elementi  di  inattendibilità  del  racconto  reso  dall'insorgente,  questo 
Tribunale  ritiene  che  l'UFM  ha  rettamente  considerato  che  le 
dichiarazioni  del  ricorrente  non  soddisfano  le  condizioni  di 
verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi.

8.1.2
Inoltre,  il  secondo  motivo  d'asilo  fatto  valere  dal  ricorrente  in  sede 
d'audizione, ovvero l'asserita povertà regnante in Sudan (cfr. verbale 1 
pag.  5),  è  come  facilmente  riconoscibile,  palesemente  irrilevante  ai 
sensi  dell'art.  3  LAsi,  come  rettamente  rilevato  dall'UFM  nella  sua 
decisione (peraltro non contestata su questo punto nel ricorso). 

8.2 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  sul  punto  di 
questione  dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento, 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

9.
Il ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

10.

10.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20). 
Giusta  tale  norma  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 

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possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

10.2
10.2.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  8  del  presente 
giudizio, non emergono dalle  carte  processuali  neppure elementi  da 
cui  desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente  in 
Sudan  possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr.

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3  CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  
esposto, nel Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti  
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui il  
ricorrente possa essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale ed 
immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni, 
contrariamente a quanto egli ha preteso in sede di ricorso, affermando 
con semplici e generali allegazioni che la sua vita sarebbe in pericolo 
e, a causa della situazione attuale in Sudan, non sarebbe garantito un 
rientro  nella  dignità e nella  sicurezza (cfr. ricorso pagg. 2-3). In  altri 
termini, quest'ultimo non ha saputo fornire un insieme d'indizi, oppure 
presunzioni  non  contraddette,  sufficientemente  gravi,  precisi  e 
concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti  
che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate.

10.2.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

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10.3
10.3.1 Inoltre,  in  Sudan,  eccetto  per  quanto  riguarda la  regione del 
Darfur (cfr. GICRA 2006 n. 25), non vige attualmente una situazione di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. fra le tante  
Sentenza  del  TAF  D-3754/2006  del  10  giugno  2009  consid.  7.2; 
D- 3574/2006  del  3  giugno  2009  consid.  7.2;  E-1628/2007  del 
19 giugno 2008 consid. 7.2) .

Segnatamente, sebbene il ricorrente, secondo le sue dichiarazioni, sia 
originario dell'ovest del Sudan, ovvero del Darfur, non emerge alcun 
elemento  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del 
ricorrente in un'altra regione del Paese, segnatamente a Karthum o a 
At  Tukul,  quale  alternativa  di  soggiorno  interno  possa  implicare  un 
pericolo concreto per il medesimo ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr. 

D'altronde,  sebbene  egli  non  abbia  studiato,  ma  abbia  appreso 
unicamente a leggere e scrivere (cfr. verbale 2 D34-35 pag. 4), egli è  
ancora giovane ed ha lavorato in Sudan come (...) dall'età di (...)  anni 
(cfr. verbale 1 pag. 2). Per di più, a seguito del suo espatrio, ha potuto 
acquisire  altre  esperienze  lavorative,  quale  per  esempio  (...) 
(cfr. ibidem pag. 5). Inoltre, da un lato, l'insorgente dispone di una rete 
sociale a Karthum, dove risiede l'amico di suo padre che si è occupato 
di  lui  durante  il  mese  successivo  alla  morte  di  quest'ultimo  e  l'ha 
ospitato per una settimana prima del suo espatrio (cfr. verbale 1 pag. 3 
e verbale 2 D26 e D28 pag. 3, nonché D67 pag. 6). Il ricorrente, del 
resto,  non  ha  contestato  in  sede  di  ricorso  il  suo  eventuale 
allontanamento  a  Karthum, bensì  ha,  durante  la  procedura di  prima 
istanza, esplicitamente reso apprezzamenti sulla suddetta città, dove 
ha  potuto  pregare  e  beneficiare  dell'elettricità,  nonché  scoprire  il 
telefono,  ciò  che  non  gli  sarebbe verosimilmente  stato  possibile  nel 
suo villaggio (cfr. verbale 2 D74 pag. 6). Dall'altro lato, il ricorrente può 
anche contare sulla presenza in patria della sorella e del di lei marito, i  
quali risiedono a Tukul ([recte: At Tukul] Sudan; cfr. verbale 1 pag. 3 e 
verbale  2  D38  pag.  4  e  D67  pag. 6).  Peraltro,  il  ricorrente  non  ha, 
altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute tali  
da giustificare un'ammissione provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza 
che da un esame d'ufficio degli  atti  di  causa emerga la necessità di  
una sua permanenza in Svizzera per motivi medici. Infine, l'insorgente 
potrà, se necessario, richiedere altresì un adeguato aiuto al ritorno ai 
sensi  dell'art.  93  cpv. 1  lett. d LAsi.  In  siffatte  circostanze,  l'autorità 

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inferiore  ha  rettamente  ritenuto  siccome  adempiti  i  presupposti  per 
formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive 
possibilità  per  il  medesimo  di  un  adeguato  inserimento  sociale  in 
un'altra regione del suo Paese d'origine, per esempio a Karthum o a 
At Tukul, quale alternativa di soggiorno interno.

10.3.2 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  del  ricorrente  verso  il  Sudan  è  ragionevolmente 
esigibile nella fattispecie.

10.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  il 
ricorrente,  usando  della  dovuta  diligenza  potrà  procurarsi  ogni 
documento necessario al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è 
dunque pure possibile.

11.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e la 
querelata decisione confermata.

12.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art.  111a  cpv.  2  LAsi)  dal  giudice  unico,  con 
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

13.

13.1 Giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, se una parte non dispone dei mezzi 
necessari  e  le  sue  conclusioni  non  sembrano  prive  di  possibilità  di 
successo,  l'autorità  di  ricorso,  il  suo  presidente  o  il  giudice 
dell'istruzione la dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal  
pagamento  delle  spese  processuali. In  particolare,  l'assistenza 
giudiziaria  viene  ammessa  solo  nei  casi  in  cui  le  probabilità  d'esito 
favorevole del ricorso siano superiori a quelle di rigetto, o, perlomeno, 
se  non  siano  eccessivamente  inferiori  a  quest'ultime.  L'autorità 
chiamata a pronunciarsi sulla richiesta deve, altresì, sulla base degli 
atti  a sua disposizione, procedere ad un apprezzamento anticipato e 
sommario  dei  mezzi  di  prova per  determinare  l'esito  probabile  della 
procedura (Decisione del Tribunale federale svizzero [DTF] 124 V 89 
consid. 6a pag. 89). Per la concessione dell'assistenza giudiziaria,  il 
criterio della probabilità di successo del ricorso, secondo la dottrina e 

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in  base  alla  giurisprudenza  federale,  è  decisivo  (BENOIT BOVAY, 
Procédure administrative, Berna, 2000, pag. 239 e relativi riferimenti). 
Le  suddette  condizioni  per  la  dispensa  dal  pagamento  delle  spese 
processuali devono essere analizzate secondo le circostanze concrete 
del  caso  al  momento  della  presentazione  della  domanda  e  devono 
essere realizzate cumulativamente. 

13.2 Nella  fattispecie,  in  considerazione di  quanto  precedentemente 
esposto,  le  allegazioni  ricorsuali  dell'insorgente  già  al  momento 
dell'inoltro  del  ricorso  erano  sprovviste  d'esito  favorevole.  In  siffatte 
circostanze,  una  delle  due  condizioni  cumulative  di  cui 
all'art. 65 cpv. 1 PA non è adempiuta. 

13.3 Pertanto,  la  domanda  di  assitenza  giudiziaria  nel  senso  della 
dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta. 

14.

14.1 Ai  sensi  dell'art.  63  cpv.  1  PA,  l'autorità  di  ricorso  mette  nel 
dispositivo  di  regola  le  spese  processuali  a  carico  della  parte 
soccombente.  Se  questa  soccombe  solo  parzialmente,  le  spese 
processuali sono ridotte. 

14.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di 
spedizione della presente sentenza.  

4.
Comunicazione a:

- ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia) 
- D._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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