# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 41966688-4a6d-5b6c-b644-849dc2a01db7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-11-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.11.2003 32.2003.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2003-25_2003-11-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2003.25

   

  BS/tf

  	
  Lugano

  20 novembre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 marzo 2003 di

 

	
   

  	
  ____________ 

  rappr. da: ___________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 24 febbraio 2003 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con domanda
2 marzo 2000 __________, classe 1972, ha chiesto all'Ufficio assicurazione
invalidità (UAI) l'erogazione di prestazioni AI per adulti.

Espletati gli accertamenti medici del caso, mediante decisione 13 settembre
2001 l’amministrazione le ha riconosciuto una rendita intera d’invalidità a
partire dal 1° marzo 1999, apportando la seguente motivazione:

" 
Dalla documentazione agli atti risulta che lei
presenta una totale incapacità lavorativa e di guadagno a partire dal 1995
(interruzione degli studi universitari).

Dal 1.1.1996 (dopo un anno di attesa) sorge pertanto il diritto ad una rendita
intera AI.

La prestazione viene però versata unicamente a partire dal 1.3.1999 in quanto
la domanda è tardiva (retroattività massima di un anno dalla richiesta).“ (Doc.
_)

 

                                         Con
tempestivo ricorso, l’assicurata, per il tramite di suo padre, ha contestato la
decisione amministrativa ed ha postulato il riconoscimento della rendita intera
dal 1° gennaio 1996.

 

                                         Questo
Tribunale, con sentenza 29 gennaio 2002, ha respinto l’atto ricorsuale non
essendo dati i presupposti per versare, ai sensi dell’art. 48 cpv. 2 seconda
frase LAI, la rendita intera arretrata prima dei dodici mesi precedenti la
domanda tardiva di prestazioni (inc. 32.2001.84). 

Adito dall’assicurata, sempre rappresentata dal padre, con giudizio del 6
agosto 2002 il TFA, in parziale accoglimento del ricorso, ha annullato la
decisione dello scrivente Tribunale, rinviando gli atti all’UAI per
l’espletamento di ulteriori accertamenti (I 125/02). 

Rilevato che con referto peritale 6 luglio 2001 il dr. __________, specialista
in psichiatra e psicoterapia, aveva diagnosticato alla ricorrente un grave
disturbo da borderline della personalità e, in via eventuale, da una
schizofrenia e come simile diagnosi sia stata posta anche dal medico curante,
d.ssa __________, nel rapporto 1° febbraio 2000 alla cassa malati della
paziente, l’Alta Corte ha poi precisato quanto segue:

" 
Ora, visto che nell'ipotesi di schizofrenia, che
non può sulla base degli atti essere esclusa con la necessaria certezza, è
possibile concedere la restituzione dei termini prevista dall'art. 48 cpv. 2
seconda frase LAI, considerato inoltre che il dott. __________ è stato
incaricato di redigere la perizia nell'ambito della verifica del diritto della
ricorrente a provvedimenti d'integrazione professionale, e non già nell'ottica
del citato disposto legale, il tema merita di essere approfondito. A tal fine
gli atti sono ritornati all'amministrazione." (STFA 6.08.2001 pag. 3, I
125/02).

 

                               1.2.   L’UAI ha
quindi proceduto agli accertamenti disposti dal TFA, interpellando il perito
dr. __________ (doc. AI _), il medico curante dr.ssa __________ (doc. AI _),
nonché la dr.ssa __________ della Clinica __________ dove nel 2000 l’assicurata
ha soggiornato (doc. AI _). 

In esito a questi pareri medici, con decisione 8 gennaio 2003 l’amministrazione
ha confermato la retroattività della rendita dal 1° marzo 1999, poiché la “facoltà
dell’assicurata poteva essere considerata sufficiente per compiere atti anche
di tipo burocratico” (doc. AI _), escludendo quindi la restituzione dei
termini ex art. 48 cpv. 2 seconda frase LAI.

 

                               1.3.   A seguito
dell'opposizione interposta da __________, per il tramite di suo padre (doc. AI
_), l’amministrazione, in data 24 febbraio 2003, ha emanato una decisione su
opposizione e confermato il versamento della prestazione assicurativa a
decorrere dal 1° marzo 1999 (doc. AI _).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso 20 marzo 2003, __________, per conto di sua figlia Lisa, ha
postulato l'annullamento della decisione su opposizione ed il riconoscimento di
una rendita intera anteriore al 1° marzo 1999, a seconda del grado d’invalidità
che verrà accertato e della sua evoluzione.

Sostenendo come gli accertamenti eseguiti dall’amministrazione presso il dr.
__________ e la dr.ssa __________ non corrispondano a quanto richiesto dal TFA,
la ricorrente ha in particolare rilevato che:

 

" 
Solo ulteriori indagini mirate, che coinvolgano
il medico curante di mia figlia __________ quando dimorava a __________,
potranno consentire di rispondere al quesito che si pone in concreto e, meglio,
di sapere se fosse capace di comprendere (capacità di intendere) che la sua
malattia l'avrebbe entro breve tempo resa totalmente inabile al lavoro e che
quindi avrebbe dovuto agire di conseguenza (capacità di volere), presentando
per tempo una domanda di rendita.

Certo è che nell'ambito di questa indagini, che
si chiede vengano svolte d'ufficio da codesto lodevole Tribunale cantonale
delle assicurazioni, potrebbe emergere che l'affermazione apodittica, contenuta
nella decisione impugnata, che mia figlia era invalida sin dal 1996, vada
relativizzata a un più attento e approfondito esame della progredienza
dell'affezione psichica. Non ci si oppone quindi, in linea di principio, a che,
a seconda delle risultanze del complemento d'inchiesta, codesto Tribunale
proceda a una più equilibrata valutazione del grado d'invalidità per il periodo
anteriore alla data della concessione, con effetto retroattivo di dodici mesi,
dal 1° marzo 1999 cioè, della rendita AI." (Doc. _)

 

                               1.5.   L’UAI,
mediante la risposta di causa 24 marzo 2003, ha invece chiesto la reiezione del
ricorso.

Facendo riferimento al contenuto della decisione su opposizione,
l’amministrazione ha osservato in particolare che:

 

" 
(…) a mente dello scrivente Ufficio sono stati
esperiti tutti i necessari accertamenti affinché si potesse infine giungere a
confermare in scienza e coscienza l'iniziale presa di posizione.

E' vero, nulla impediva all'amministrazione di
contattare anche la precedente curante dell'assicurata, così come richiesto a
più riprese. L'omissione di tale misura è però esclusivamente imputabile al
fatto che gli ultimi elementi raccolti, hanno definitivamente contribuito a
confermare un'ipotesi – quella della presenza della capacità di discernimento,
ora come anni orsono – per la quale tutti gli indizi agli atti già deponevano.

Ulteriori indagini avrebbero sortito quale unico
effetto quello di procrastinare inutilmente la fine della procedura.

 

Allo scrivente Ufficio incombeva l'onere di
stabilire d'ufficio i fatti rilevanti per il giudizio.

L'obbligo è stato ossequiato.

Secondo un fondamentale principio di diritto,
spetta semmai all'assicurato fornire ora la prova del contrario." (Doc. _)

 

                               1.6.   Ai fini
istruttori, questo Tribunale ha comunque interpellato la psichiatra dr. ssa
__________, presso cui la ricorrente era in cura allorquando risiedeva a
__________ per seguire gli studi universitari, successivamente interrotti per
motivi di salute (V).

Con lettera 20 ottobre 2003 la succitata specialista ha trasmesso al TCA le
informazioni richieste (X), le quali sono state inviate alle parti in causa
(XI).

Le osservazioni dell’UAI datano 28 ottobre 2003 (XII), quelle dell’assicurata
31 ottobre 2003 (XIII).

 

 

                                         in
diritto

 

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

 

 

                                         Nel
merito

 

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b). Inoltre, il Tribunale
delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui
fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR
2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b).

Siccome nel caso in esame i fatti alla base della decisione impugnata si sono
realizzati prima del 1° gennaio 2003, dal punto di vista materiale risultano
applicabili le disposizioni di legge in vigore sino al 31 dicembre 2002. 

Le disposizioni formali della LPGA (art. 27 – 62 LPGA), in assenza di
disposizioni transitorie contrarie, sono invece immediatamente applicabili con
l’entrata in vigore della nuova legge e pertanto contro tutte le decisioni
intimate dopo il 1° gennaio 2003 è data la facoltà di inoltrare opposizione ai
sensi dell’art. 52 LPGA (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; cfr. anche Kieser,
ATSG-Kommentar, Basilea 2003, art. 82 N. 8 e 9 pag. 820/1). 

L’UAI ha quindi rettamente seguito l’iter procedurale sancito dall’art. 52
LPGA.

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è sapere se __________ ha diritto al versamento retroattivo della
rendita dal 1° marzo 1999 (12 mesi prima della domanda tardiva di prestazioni
ai sensi dell’art. 48 cpv. 2 prima frase LAI) rispettivamente dal 1° gennaio
1996 (momento in cui è sorta l’invalidità) o prima ancora.

 

                               2.4.   Ai sensi
dell'art. 46 cpv. 1 LAI chi pretende le prestazioni assicurative, deve
annunciarsi al competente ufficio dell'assicurazione per l'invalidità (ufficio
AI).

L'art. 48 cpv. 1 LAI prevede che “il diritto al pagamento di prestazioni non
riscosse si estingue in cinque anni dalla fine del mese per il quale la
prestazione era dovuta."

                                         Secondo
la citata disposizione quindi le prestazioni possono essere percepite con
effetto retroattivo limitato a cinque anni.

 

                                         L'art. 48
cpv. 2 LAI precisa tuttavia che:

 

" 
se l'assicurato si annuncia più di dodici mesi
dopo l'inizio del diritto, le prestazioni sono assegnate soltanto per i dodici
mesi precedenti la richiesta.

Esse sono assegnate per un tempo anteriore, se
l'assicurato non poteva conoscere i fatti motivanti il diritto e presenta la
richiesta entro dodici mesi da quando ne ha avuto conoscenza."

                                      

Occorre comunque precisare che, secondo la giurisprudenza del TFA, con “ i
fatti motivanti il diritto” si fa riferimento al danno alla salute fisica o
mentale che causa un’incapacità di guadagno permanente o di lunga durata o che
provoca, in assicurati senza attività lucrativa, un impedimento nelle proprie
mansioni abituali.

Pertanto la “conoscenza” di tali fatti non si riferisce alla facoltà soggettiva
dell’assicurato di rendersi conto del proprio stato di salute, ma piuttosto
alla possibilità oggettiva di stabilire che tale stato è suscettibile di aprire
il diritto alle prestazioni da parte dell’assicurazione invalidità (cfr. DTF
100 V 120; RCC 1984 pag. 420).

Dunque il versamento secondo l’art. 48 cpv. 2 seconda frase LAI è dato nel caso
in cui, per motivi di forza maggiore, come la malattia, l’assicurato
oggettivamente non poteva provvedere ad inoltrare la domanda di prestazioni
assicurative e vi ha rimediato in un termine ragionevole dopo la cessazione
dell’impedimento (cfr. DTF 102 V 112; RCC 1984 pag. 420). 

Lo stesso vale se l’assicurato, a causa del suo stato di salute, non è in grado
di conoscere i fatti motivanti il diritto alle prestazioni, allorquando già ne
ricorrevano gli estremi ( cfr. DTF 108 V 228 consid. 4 ove si trattava di grave
schizofrenia di tipo processuale con manifestazioni paranoidi; cfr. anche STFA
29 marzo 2001 indedita nella causa K., I 71/00 e 16 marzo 2000 inedita nella
causa U.V e LL; I 149/99). 

Pertanto, secondo la dottrina, i casi di restituzione del termine ai sensi
dell’art. 48 cpv. 2 seconda frase LAI sono accordati in rare occasioni (“La
restitution du délai, au sens de la 2e phrase de l’alinéa 2 de l’art. 48 LAI,
ne peut donc être accordée que dans des cas très rares, c’est-à-dire dans ceux
où l’atteinte à la santé du recourant ne pouvait être objectivement constatée
en l’état de la science médicale. ”, cfr. Valterio, Droit et pratique de
l'AI, Les prestations, Losanna 1985, pag. 306).

                               2.5.   In esito
alla STFA di rinvio, in data 18 settembre 2002 l’UAI ha chiesto al dr.
__________, già estensore della perizia 6 luglio 2001, di

comunicare se la patologia di cui soffre l’assicurata comporta un’incapacità di
discernimento, in caso affermativo, da quando è presente questa situazione
(doc. AI _). 

Nel dettagliato ed esaustivo rapporto 10 ottobre 2002 lo specialista in
psichiatria e psicoterapia ha innanzitutto precisato che la normativa dell’art.
48 cpv. 2 LAI è applicata qualora l’assicurata sia stata impedita di agire per
causa forza maggiore, o quando la stessa sia affetta da una malattia mentale
vera e propria o nel caso in cui la paziente non disponga della facoltà di
intendere e di volere. 

Dopo aver negato la prima eventualità, il perito ha confermato la diagnosi di
disturbo di personalità emotivamente di tipo borderline, facendo tuttavia
presente come sia difficile esprimere con chiarezza se tale disturbo possa
essere considerato una malattia mentale vera e propria. Non potendo inoltre
dare una precisa valutazione sul periodo di inabilità lavorativa, il perito ha
consigliato di rivolgersi al medico curante dr.ssa __________.

Per quel che concerne il terzo punto, vale a dire sulla capacità di
discernimento, il dr. __________ ha precisato che “ una persona con un
evidente scompenso psicotico non è in grado né di intendere né di volere, ma
ciò non è stato in modo costante il caso dell’assicurata” (doc. AI _).

L’UAI ha quindi interpellato la dr.ssa __________, la quale, con scritto 2
dicembre 2002, ha precisato quanto segue:

 

" 
Conosco la sig.na __________ dal febbraio 1999 e
la seguo regolarmente da allora sia con un trattamento farmacologico che con
una psicoterapia a frequenza settimanale.

Dal 1999 a oggi la paziente ha attraversato
diversi periodi di acuzie della malattia di cui due hanno necessitato un
ricovero: il primo presso la Clinica __________ nel 2000 ed il secondo presso
la _________ nel 2001.

La paziente presenta la facoltà d'intendere e
volere a tuttoggi né ho mai constatato una scemata capacità d'intendere e
volere in questi anni neppure nei momenti di acuzie benché fosse molto in
difficoltà." (Doc. AI _)

 

                                         Di
analogo parere è la dr.ssa __________, direttrice della Clinica psichiatrica
“__________ ” presso la cui struttura sanitaria l’assicurata è stata degente
nel 2000 per circa cinque mesi. 

La specialista in psichiatrica e psicoterapia ha infatti concluso che “ per
quanto ha osservato durante la degenza e in base all’anamnesi ottenuta fino
allora, l’assicurata __________, ha mantenuto una facoltà di intendere e
volere” (doc. AI _).

                                         Sulla
base dei summenzionati atti medici, l’amministrazione ha quindi ritenuto che lo
stato di salute di __________ non le avrebbe impedito di rivolgersi
all’assicurazione invalidità per inoltrare una domanda di prestazioni, negando
quindi l’erogazione della rendita antecedentemente al 1° gennaio 1999.

La ricorrente sostiene invece la lacunosità degli accertamenti esperiti
dall’UAI in quanto quest’ultimo non ha coinvolto l’allora medico curante di
__________ che avrebbe potuto accertare se fosse stata capace di comprendere il
carattere invalidante della malattia e di conseguenza inoltrare per tempo la
domanda di rendita. 

 

                               2.6.   Nel caso in
esame, come riportato al consid. 2.4, determinante è sapere se __________ era oggettivamente
in grado di stabilire che il suo stato di salute avrebbe potuto aprire il
diritto alle prestazioni da parte dell’assicurazione invalidità. 

                                         Ai fini
del giudizio non è invece rilevante accertare se la stessa soggettivamente
ignorava la reale entità dell’affezione di cui è portatrice o se non conosceva
le conseguenze giuridiche derivanti da tale danno alla salute.

Nella perizia 6 luglio 2001 il dr. __________, diagnosticando un disturbo di
personalità emotivamente instabile di tipo borderline, aveva anche ipotizzato
una schizofrenia, affezione che permetterebbe di riconoscere la deroga
dell’art. 48 cpv. 2 seconda frase LAI (cfr. consid. 2.4). 

Tuttavia, nel complemento peritale 10 ottobre 2002 lo specialista, senza aver
ripreso l’ipotizzata schizofrenia ma confermato il disturbo di personalità
emotivamente instabile di tipo borderline, ha precisato che l’assicurata,
sebbene fosse stata soggetta a periodici scompensi di natura psicotica, non ha
avuto un costante periodo d’incapacità di discernimento 

(“ Per quel che concerne il terzo punto, ossia la facoltà di intendere e di
volere, va detto che una persona con un evidente scompenso psicotico non è in
grado d’intendere né di voler, ma ciò non è stato in modo costante il caso
dell’assicurata”, doc. AI _).

Né può essere ipotizzato che allorquando l’assicurata soggiornava a __________
avesse avuto degli scompensi psicotici da precludere la sua capacità di
discernimento, né che fosse affetta da schizofrenia.

Infatti, durante l’istruttoria di causa questo TCA ha formulato le seguenti
domande all’allora psichiatra curante, dr. ssa __________, la quale ha risposto
con scritto 20 ottobre 2003:

"(…)

1.      Quale è stata la durata del trattamento ?

Dal novembre 1994 al settembre 1997.

2.      La paziente soffriva di schizofrenia ? Da quando ?

Se no, quale è stata la sua diagnosi ?

No, ho diagnosticato un disturbo di tipo borderline senza scompensi
psicotici clinicamente diagnosticabili durante il periodo del trattamento.

3.      In quel periodo presentava un’incapacità di intendere e di volere ? 

Se sì, da quando ?

In teoria una limitata capacità di intendere o volere è nel quadro della
diagnosi di borderline possibile ma non obbligatoria. Ritengo che rispondere a
questa domanda sia materia di una perizia psichiatrica eseguita da un esperto
neutrale." (Doc. _).

                                         Vero che
la dr.ssa __________ ha indicato una possibile limitata capacità di
discernimento, che può rientrare nella diagnosi di disturbo della personalità
di tipo borderline, ma è altrettanto vero che il perito ha escluso un periodo
d’incapacità di intendere e di volere di lunga durata. 

Del resto, come riportato nel considerando precedente, la dr.ssa __________ e
la dr.ssa __________ hanno negato un’incapacità di discernimento, nonostante il
peggioramento dello stato di salute della ricorrente nel 2000, con conseguente
ricovero presso la Clinica __________.

Inoltre, l’iter formativo seguito da __________ (studi universitari a
__________, formazione presso la scuola infermieri e stage professionale in
Ticino), dimostra come la stessa, nonostante l’affezione psichica, di cui non
si vuole relativizzare la gravità, fosse comunque in grado di operare delle
scelte riguardanti la sua vita. Tantomeno dagli atti risulta che nei confronti
della ricorrente sia stata ordinata, da parte delle competenti autorità
amministrative, una tutela.

 

                                         Infine,
con riferimento alle osservazioni 31 ottobre 2003 del padre dell’assicurata
(XII), va detto che in casu non è determinate sapere il momento esatto in cui è
sorta l’incapacità al lavoro rispettivamente al guadagno, ossia se nel 1996 o
antecedentemente (su tale questione i pareri medici non sono comunque univoci,
cfr. doc. AI _, perizia 6 luglio 2001 dr. __________ pag. 10, doc. _), visto
che in ogni modo non sussistono i
motivi per restituire il termine di perenzione di cui all’art. 48 cpv. 2
seconda frase LAI e quindi non vi sono i presupposti
per l’erogazione della rendita prima del 1° gennaio 1999.

                                         Visto
quanto sopra, la decisione su
opposizione va confermata, mentre il ricorso respinto. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti