# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ff48bbb8-9f6e-5bfd-aead-ac1a57991452
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-12-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.12.2021 D-5026/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5026-2021_2021-12-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5026/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  d i c e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Mia Fuchs,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

rappresentato dalla MLaw Roberta Condemi,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…) 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 19 ottobre 2021 / N (…). 

 

 

 

D-5026/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, dichiaratosi cittadino srilankese di etnia tamil, ha presentato 

una domanda d’asilo in Svizzera il (…) agosto 2021 (cfr. atto della Segre-

teria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [{…}]-2/2). 

B.  

Il (…) agosto 2021 il richiedente ha sostenuto un’audizione inerente il rile-

vamento dei suoi dati personali (cfr. atto SEM n. 12/10; di seguito: verbale 

1). In data (…) settembre 2021 si è tenuto con il medesimo un colloquio 

Dublino (cfr. atto SEM n. 15/2); rispettivamente l’(…) ottobre 2021 l’interes-

sato è stato sentito riguardo i suoi motivi d’asilo (cfr. atto SEM n. 19/13; di 

seguito: verbale 2). 

Nel corso delle summenzionate audizioni egli ha dichiarato, in sostanza e 

per quanto qui di rilievo, di essere originario del distretto di B._______ (ubi-

cato nella Provincia del (…) dello Sri Lanka; cfr. verbale 1, p.to 2.01 seg., 

pag. 4; verbale 2, D65, pag. 10). Il mattino del (…), allorché egli si sarebbe 

recato al mercato come solito poiché ivi (…), lo avrebbero fermato delle 

persone che si trovavano in un “Van”. Esse lo avrebbero dapprima questio-

nato circa dove stesse andando, e poi fatto salire sul veicolo, lo avrebbero 

bendato, picchiato, e condotto in una casa e successivamente rilasciato lo 

stesso giorno. Tali persone, durante il rapimento, non gli avrebbero rivolto 

nessuna parola ulteriore, anche su sua richiesta del perché si comportas-

sero in quel modo con lui, ma avrebbero continuato unicamente a malme-

narlo, fratturandogli anche il (…). Nel pomeriggio del medesimo giorno, 

dopo essere stato liberato, egli si sarebbe poi recato all’ospedale per farsi 

medicare, rimanendo in seguito per (…) a casa, senza svolgere attività la-

vorativa. Il (…) avrebbe tuttavia ripreso il suo lavoro di (…). Il (…), sarebbe 

nuovamente stato rapito da un gruppo di persone, che lo avrebbero fatto 

salire sul loro veicolo accusandolo di averli denunciati alla polizia per (…), 

ciò che egli avrebbe negato. Tali persone gli avrebbero sottratto una (…) e 

l’(…), come pure (…) che aveva con sé. In tale occasione l’interessato sa-

rebbe stato bendato, minacciato, picchiato e torturato alle parti intime, non-

ché condotto in una casa. Lo avrebbero rilasciato soltanto nel pomeriggio, 

dopo che egli avrebbe promesso loro di consegnare (…) o (…) (…) (…) 

giorni dopo, con la minaccia che lo avrebbero accoltellato o comunque non 

lasciato in vita se non avesse portato loro i soldi richiesti. Per tale rapi-

mento, l’(…), si sarebbe recato in polizia, presentando denuncia. Succes-

sivamente, per timore di essere trovato ed ucciso da tali persone, si sa-

rebbe rifugiato presso degli amici a C._______, B._______, fino all’espatrio 

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intervenuto il (…). In caso di rientro nel suo Paese d’origine, egli teme per 

la sua vita, a causa delle minacce che avrebbe ricevuto. L’interessato non 

ha presentato alcuna documentazione a supporto delle sue allegazioni. 

C.  

Il 18 ottobre 2021 il richiedente asilo, per il tramite della sua rappresentante 

legale, ha presentato il parere (cfr. atto SEM n. 23/5) al progetto di deci-

sione della SEM del 14 ottobre 2021 (cfr. atto SEM n. 22/9).  

D.  

Con decisione del 19 ottobre 2021, notificata il medesimo giorno (cfr. atto 

SEM n. 26/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richie-

dente, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando nel contempo il 

suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della stessa misura, sic-

come ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

E.  

Per mezzo del plico raccomandato del 18 novembre 2021 (cfr. risultanze 

processuali), l’interessato è insorto con ricorso dinanzi al Tribunale ammi-

nistrativo federale (di seguito: il Tribunale) avverso la summenzionata de-

cisione, concludendo all’annullamento della decisione impugnata ed alla 

restituzione degli atti di causa alla SEM per il completamento dell’istruzione 

ed un nuovo esame delle allegazioni con il passaggio alla procedura am-

pliata. Contestualmente il ricorrente ha presentato istanza di assistenza 

giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese proces-

suali e del relativo anticipo. 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-

tenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

2.  

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza 

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sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del 

1° aprile 2020 [Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318]; sentenza del Tri-

bunale D-4820/2020 del 10 novembre 2020 consid. 7 [prevista per la pub-

blicazione quale DTAF]) contro una decisione in materia d’asilo della SEM 

(art. 6 e 105 LAsi, art. 31–33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile 

sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre per-

tanto entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

4.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

5.  

5.1 Nel suo provvedimento, l’autorità inferiore dopo aver citato alcune os-

servazioni per la valutazione di racconti basati sull’esperienza piuttosto che 

su quelli inventati – richiamandosi anche alla cosiddetta “psicologica della 

testimonianza” – riferendosi a varie fonti, ha ritenuto entrambi i rapimenti 

allegati dall’insorgente come inverosimili. Invero, in merito l’insorgente 

avrebbe rilasciato delle dichiarazioni vaghe, prive di dettagli e poco sostan-

ziate. Riguardo al primo evento che gli sarebbe occorso il (…), il richiedente 

avrebbe riportato anche delle asserzioni incoerenti riguardo a quando sa-

rebbe stato picchiato, nonché non avrebbe più nominato spontaneamente 

il fatto che il gruppo di persone che lo avrebbe rapito gli avrebbe occasio-

nato la rottura del (…), dopo il suo racconto spontaneo, allorché gli sarebbe 

stata offerta in modo reiterato la possibilità di esporre una narrazione det-

tagliata riguardo all’accaduto. Anche rispetto al secondo rapimento, che 

sarebbe avvenuto il (…), avrebbe rilasciato delle allegazioni discrepanti 

circa come si sarebbero svolti i fatti, in particolare di ciò che gli sarebbe 

accaduto all’interno del van. Non contenendo quindi quei criteri di qualità 

che farebbero propendere per la verosimiglianza del suo esposto, mal-

grado le sue capacità individuali, la SEM ha inoltre osservato come le sue 

dichiarazioni non sarebbero neppure pertinenti dal profilo dell’asilo. Altresì, 

ritenuto come le asserzioni circa i due rapimenti siano inverosimili, ad 

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uguale conclusione si giungerebbe di convesso per la denuncia ed il fatto 

che egli avrebbe vissuto nascosto fino all’espatrio. L’autorità inferiore ha, 

in un passo successivo, ritenuto come posto che le dichiarazioni dell’insor-

gente non soddisferebbero le condizioni di credibilità di cui all’art. 7 LAsi, 

possa esimersi dall’esaminare se i fatti addotti siano rilevanti in materia 

d’asilo. Proseguendo nell’analisi, nel provvedimento sindacato vengono 

espresse delle osservazioni in rapporto al parere al progetto di decisione 

della SEM, ritenendo che le stesse non contengano elementi che giustifi-

cherebbero una modifica della valutazione formulata in precedenza. In par-

ticolare l’autorità pregressa ha ribadito come, a prescindere dal tipo di va-

lutazione e dalla “gravità” degli episodi che una persona avrebbe vissuto, 

le asserzioni dell’interessato sarebbero senza dubbio di sorta inconsistenti, 

vaghe e superficiali. Malgrado gli sarebbe stata offerta nel corso dell’audi-

zione più volte la possibilità di esporre in dettaglio quanto vissuto, egli non 

avrebbe mai aggiunto alcun particolare che facesse propendere per la ve-

rosimiglianza di quanto da lui narrato. Altresì, riguardo all’annotazione della 

sua rappresentante legale di aver interrotto l’insorgente in due occasioni 

nel corso dell’audizione federale, la SEM ha rammentato come abbia la 

facoltà di interrompere il richiedente l’asilo allorché quest’ultimo si distac-

cherebbe dall’argomento trattato, ciò che sarebbe avvenuto in specie. Con-

cernente poi l’affermazione della rappresentante legale che l’autorità infe-

riore non avrebbe messo in dubbio le torture alle parti intime da lui subite 

nel corso dei rapimenti, si dedurrebbe chiaramente dall’argomentazione 

presentata nella decisione, come avendo ritenuto l’autorità inferiore inve-

rosimili i detti rapimenti, anche le torture subite siano conseguentemente 

da ritenersi non credibili. Circa infine l’evenienza presentata dalla rappre-

sentante legale che la polizia non avrebbe potuto fornirgli la protezione 

adeguata nel suo Paese d’origine contro le violenze subite, l’autorità sin-

dacata ha ritenuto superflua ed inutile un’analisi riguardo alla volontà di 

protezione della polizia srilankese, come postulato dall’insorgente, ai fini 

della valutazione della verosimiglianza delle sue asserzioni. Dalle sue di-

chiarazioni non sarebbe difatti emerso alcun elemento o indizio che possa 

condurre la SEM a credere che le autorità srilankesi non lo avrebbero aiu-

tato o protetto da qualsiasi problematica egli possa riscontrare in patria. 

5.2 Dal canto suo, nel gravame, l’insorgente, dopo aver ripercorso alcuni 

fatti esposti nel corso di procedura di prima istanza, critica la valutazione 

della verosimiglianza che avrebbe proposto la SEM nella decisione avver-

sata, che sarebbe irrispettosa dei principi invece sanciti dalla giurispru-

denza del Tribunale. Invero, riferendosi alla giurisprudenza ed alle fonti ri-

chiamate nella decisione avversata riguardo alle conoscenze ed ai metodi 

della “psicologia della testimonianza”, il ricorrente denota come gli stessi 

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sarebbero attinenti ai procedimenti penali e pertanto sostanzialmente inap-

plicabili alla procedura d’asilo secondo i principi giurisprudenziali sanciti dal 

Tribunale. A tal proposito, rimarca in particolare come vi sarebbe una so-

stanziale differenza di contenuti, senso ed obiettivo, tra il termine “interro-

gatorio” e l’espressione “audizione sui motivi d’asilo”. Successivamente, il 

ricorrente censura le conclusioni a cui è giunta la SEM nel provvedimento 

avversato in merito alle allegazioni dei due rapimenti da lui rilasciate. In-

vero, al contrario di quanto ritenuto nella decisione impugnata, egli avrebbe 

esposto il primo episodio in modo dettagliato, non soltanto illustrando 

quanto accaduto nella vettura, ma aggiungendo anche numerosi dettagli 

circa l’aggressione subita nell’abitazione. Emergerebbe poi chiaramente 

dalle sue dichiarazioni, come egli sarebbe stato picchiato sia nel van che 

una volta giunto nella casa, come peraltro sarebbe stato evidenziato nella 

decisione medesima. Il ricorrente rileva inoltre come il rivivere tali dolorosi 

avvenimenti gli provocherebbe angoscia ed agitazione, ciò che avrebbe 

forse influito sulla qualità del racconto esposto in audizione. Anche riguardo 

alla circostanza del (…) fratturato, egli non sarebbe stato contraddittorio, 

né lo avrebbe negato in corso di audizione, ma interrogato in merito, 

avrebbe confermato tale evenienza. Per di più, nel racconto spontaneo, 

avrebbe descritto l’episodio della frattura dell’(…) con dovizia di particolari, 

come pure le conseguenze che ciò gli avrebbe comportato sulla sua attività 

lavorativa. La rappresentante del ricorrente ribadisce inoltre come la fun-

zionaria incaricata nel corso dell’audizione lo avrebbe interrotto in due oc-

casioni riguardo l’esposizione del primo rapimento, anche se le predette 

interruzioni non sarebbero state supportate da un reale discostamento 

dell’interessato dall’argomento trattato, ciò che avrebbe paradossalmente 

contribuito al raggiungimento della vaghezza delle allegazioni dell’insor-

gente denotata dalla SEM nella decisione avversata. In merito poi alle di-

chiarazioni rese rispetto al secondo rapimento, l’interessato sottolinea dap-

prima come sarebbe stato picchiato, spogliato, derubato, come pure tortu-

rato alle parti intime e gli avrebbero richiesto dei soldi già nel van. Poiché 

la descrizione di tali avvenimenti sarebbe risultata al ricorrente particolar-

mente gravosa, sarebbe verosimile che le emozioni abbiano influito sul suo 

racconto portandolo ad inevitabili incongruenze. Peraltro, analizzando nel 

complesso le sue allegazioni, esse apparirebbero al contrario di quanto 

rimarcato dall’autorità inferiore nel provvedimento impugnato, sufficiente-

mente concrete, prive di contraddizioni e plausibili. In un passo successivo, 

il ricorrente ritiene come la SEM non avrebbe correttamente esaminato il 

rischio di violazione degli art. 3 CEDU (RS 0.101), art. 3 della Convenzione 

conto la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, di seguito: Conv. tortura) e art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30; di 

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seguito: Conv. rifugiati), se il ricorrente dovesse rientrare in Sri Lanka. In-

vero egli rischierebbe al suo rientro di essere ingiustamente arrestato e 

torturato per la sua attività (…), oltreché per essere espatriato ed aver do-

mandato asilo all’estero. Al riguardo la SEM avrebbe pure omesso di ana-

lizzare le implicazioni dell’attuale contesto politico sul suo profilo di rischio, 

come pure se lo Stato d’origine possiederebbe sia la capacità che la vo-

lontà di offrire protezione all’interessato. Alla luce di tali elementi, l’insor-

gente ritiene come le sue dichiarazioni siano da giudicare verosimili e 

chiede che gli atti vengano restituiti alla SEM per un nuovo esame delle 

sue allegazioni dal profilo dell’art. 3 LAsi, segnatamente rispetto alla capa-

cità ed alla volontà di protezione delle autorità srilankesi, nel distretto di 

B._______ ed in relazione ai rapimenti, violenze e tentata estorsione di cui 

sarebbe stato vittima il ricorrente. Ciò sarebbe peraltro da trattare nell’am-

bito di una procedura ampliata, essendo la procedura celere inadeguata 

per la valutazione di un caso quale quello in oggetto. 

6.  

Risulta d’uopo evidenziare come, nella presente disamina, il ricorrente, per 

mezzo della propria rappresentante legale, si sia limitato a presentare delle 

conclusioni meramente cassatorie riguardo all’accertamento incompleto ed 

inesatto dei fatti pertinenti da parte dell’autorità inferiore, senza tuttavia 

proporre alcuna conclusione relativa al riconoscimento della qualità di rifu-

giato e/o alla concessione dell’asilo. Tuttavia il gravame è articolato in pre-

ponderanza su delle argomentazioni in rapporto alla verosimiglianza ed 

alla rilevanza dei motivi d’asilo dell’insorgente (cfr. p.ti 12 e 13, pag. 6 segg. 

del ricorso), e pertanto quest’ultimo dimostra con tali considerazioni di non 

voler rinunciare di fatto totalmente agli aspetti materiali d’asilo. Pertanto il 

Tribunale esaminerà nei considerandi successivi anche la verosimiglianza 

e la rilevanza dei motivi d’asilo allegati dall’insorgente (cfr. infra consid. 8-

10). 

7.  

7.1 Occorre dapprima denotare come le censure formali sollevate dal ricor-

rente circa l’incompletezza dell’istruzione adempiuta dalla SEM, in partico-

lare rispetto all’analisi delle sue allegazioni dal profilo dell’art. 3 LAsi e della 

capacità e volontà di protezione delle autorità srilankesi nel suo caso spe-

cifico, nonché dell’inadeguatezza della trattazione del presente caso nella 

procedura celere invece che in quella ampliata, vanno trattate d’ingresso, 

in quanto potrebbero condurre alla cassazione della decisione avversata. 

 

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7.2  

7.2.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novem-

bre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una 

violazione del principio inquisitorio non implica in ogni caso l’automatica 

retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal momento che il Tribunale 

resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale so-

luzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

7.2.2 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, 

n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/ 

BABEY in: Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG,  

2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la deci-

sione; che l’autorità è convinta siano già stati provati o che si presumono 

veri a favore delle parti interessate non impongono lo svolgimento di inda-

gini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 

ad art. 12 PA). Onde circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio 

nel corso del procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione 

delle risultanze probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 

DTAF 2008/24 consid. 7.2). Allorquando l’autorità reputa chiare le circo-

stanze di fatto e che le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una 

propria convinzione, essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del 

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Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 con-

sid. 3.1.4; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). 

7.2.3 Il diritto di essere sentito, garanzia procedurale di rango fondamen-

tale disciplinata dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confe-

derazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), comprende il diritto 

per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti 

rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi 

esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla 

decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; art. 26 e 

seg. PA). 

7.2.4 Ulteriore corollario del diritto di essere sentito è l’obbligo per l’autorità 

di motivare la sua decisione. Detta prerogativa è finalizzata a permettere 

ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventual-

mente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, 

se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (cfr.  

DTF 139 V 496 consid. 5.1; 136 I 184 consid. 2.2; sentenze del Tribunale 

D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 6.2 e F-5363/2019 del 20 mag-

gio 2020 consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronun-

ciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; 

essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. 

DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessa-

rio che menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua 

decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la portata 

impugnandola in piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 con-

sid. 5.2; 136 V 351; 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; 

sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 con-

sid. 3.4.2). 

7.3  

7.3.1 Nella presente disamina, innanzitutto il Tribunale rileva che nel corso 

dell’audizione federale, il ricorrente ha potuto essere sentito diffusamente 

sui suoi motivi d’asilo e né nel suo parere, né men che meno nel suo gra-

vame, il ricorrente ha presentato ulteriori elementi che già non fossero pre-

senti nella prima. A tal proposito, la tesi evidenziata nel ricorso che l’inte-

ressato sarebbe stato interrotto inopportunamente due volte da parte 

dell’auditrice, ciò che avrebbe contribuito a rendere le sue risposte incom-

plete, non può essere in alcun modo seguita. Invero, appare limpidamente 

dai quesiti reiterati postigli dalla funzionaria incaricata della SEM rispetto a 

quanto sarebbe successo nel corso del primo rapimento (cfr. verbale 2, 

D11 e D12, pag. 5), che allorché egli è stato interrotto, lui stava esulando 

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dal quesito posto dall’interrogante, essendo che stava proseguendo rac-

contando di quando avrebbe incontrato “un signore”, ovvero a conclusione 

del rapimento e di quanto veniva chiesto. Non può quindi essere accolta la 

censura in tal senso in merito all’agire della SEM. Egli ha peraltro avuto 

l’occasione, anche successivamente, di raccontare in modo dettagliato gli 

accadimenti che sarebbero occorsi durante tale primo rapimento (cfr. ver-

bale 2, D13 segg., pag. 5 segg.), e quindi di presentare degli eventuali ele-

menti aggiuntivi al suo narrato. Per quanto poi a ragione la rappresentante 

legale dell’insorgente sottolinei come la valutazione della verosimiglianza 

delle allegazioni vada effettuata nell’ambito di quanto disposto dall’art. 7 

LAsi, e non invece sull’approccio basato sulla psicologia della testimo-

nianza, valido in ambito penale ma non in materia d’asilo, appare in ma-

niera chiara dall’argomentazione presentata dalla SEM – a prescindere 

quindi dai riferimenti giurisprudenziali alla predetta teoria (cfr. p.to II/pag. 4 

della decisione impugnata) – che la sua valutazione delle allegazioni 

dell’insorgente si sia basata rettamente sul disposto di cui all’art. 7 LAsi ed 

i criteri applicabili in materia. Ciò che invero traspare dal gravame rispetto 

alla valutazione adempiuta dall’autorità inferiore, è che il ricorrente contesti 

in realtà l’apprezzamento giuridico della situazione effettuato dall’istanza 

inferiore, ciò che però non risulta essere una questione formale da trattare 

preliminarmente, bensì attiene al merito della questione, e verrà quindi 

esposta dappresso (cfr. infra consid. 8). Per quanto poi concerne il fatto 

che la SEM avrebbe dovuto valutare la capacità e la volontà di protezione 

delle autorità srilankesi nel caso specifico, avendo l’autorità inferiore rite-

nuto a ragione, come si vedrà nei considerandi seguenti, inverosimili e non 

pertinenti gli eventi che avrebbero condotto l’insorgente all’espatrio (cfr. in-

fra consid. 8-10), un tale esame non risultava essere in alcun modo neces-

sario.  

7.3.2  

7.3.2.1 Proseguendo nell’analisi, l’insorgente lamenta l’evenienza che la 

SEM avrebbe omesso, a torto, nella valutazione esposta nella decisione 

avversata di analizzare il profilo di rischio dell’insorgente in caso di rientro 

in Sri Lanka. Appare invero nella querelata decisione, che l’autorità infe-

riore, dopo averli valutati come inverosimili ha ritenuto di potersi esimere 

dall’esaminare se i fatti addotti fossero rilevanti in materia d’asilo. Il Tribu-

nale, pur osservando come rilevanza e verosimiglianza sono condizioni cu-

mulative per il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione 

dell’asilo, e che quindi se i motivi addotti non danno titolo ad ottenere la 

protezione internazionale richiesta, non vi sarebbe necessità alcuna, ai fini 

dell’obbligo di motivazione, di esprimersi anche sulla loro rilevanza in ma-

teria d’asilo. Tuttavia, per quanto concerne la situazione di richiedenti l’asilo 

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Pagina 11 

srilankesi, secondo la sentenza di riferimento E-1866/2015 del 15 lu-

glio 2016 (cfr. consid. 6, 8 e 9), anche nel caso in cui i motivi d’asilo siano 

ritenuti inverosimili, occorre esaminare se il ricorrente possa vedersi rico-

noscere la qualità di rifugiato, per dei motivi insorti dopo la fuga. Nella 

stessa sentenza di riferimento testé referenziata, il Tribunale ha analizzato 

la problematica del rischio, per i richiedenti tamil che rientrano in Sri Lanka, 

di essere l’oggetto di controlli accresciuti da parte delle autorità, se non 

persino di seri pregiudizi, sulla base di sospetti di legami con l’opposizione 

e segnatamente con il movimento delle LTTE, del quale le autorità temono 

sempre una rinascita. In tale sentenza il Tribunale ha esposto determinati 

fattori di rischio detti “forti”, i quali sono di per sé soli suscettibili di fondare 

un timore di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo – l’iscri-

zione nella “Stop List” (cfr. consid. 8.4.3 e consid. 8.5.2); l’esistenza di le-

gami presunti o avverati con le LTTE, attuali o passati, per quanto la per-

sona sia sospettata, dal punto di vista delle autorità srilankesi, di voler riav-

viare il conflitto etnico nel Paese (cfr. consid. 8.4.1 e 8.5.3); nonché un im-

pegno politico particolare in esilio contro il regime srilankese (cfr. con-

sid. 8.4.2 e 8.5.4). Il Tribunale ha anche descritto dei fattori di rischio co-

siddetti “deboli”, ovvero quelli che non sono sufficienti presi singolarmente 

ed a sé stanti, per fondare un timore di persecuzione rilevante ai sensi 

dell’asilo. Rientrano in quest’ultima categoria: il ritorno in Sri Lanka senza 

alcun documento d’identità valido ed il rinvio forzato o il rimpatrio per l’in-

termediazione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (cfr. ibi-

dem, consid. 8.4.4); nonché la presenza di cicatrici ben visibili sul corpo del 

richiedente asilo (cfr. ibidem, consid. 8.4.5). Tuttavia questi ultimi, combi-

nati con dei fattori di rischio forti, sono di natura da aumentare il pericolo 

incorso dal richiedente asilo di essere interrogato e controllato al suo ri-

torno in Sri Lanka. Inoltre, secondo il caso di specie, i fattori di rischio deboli 

possono essere pure tra loro combinati ed avverarsi determinanti per far 

ritenere un timore fondato di persecuzione (cfr. sentenza E-1866/2015 suc-

citata consid. 8.5.5). Tali fattori di rischio devono quindi essere apprezzati 

in rapporto con tutti gli elementi del dossier, per determinare se siano o 

meno di natura a conferire un profilo di rischio all’interessato (cfr. sentenza 

del Tribunale E-807/2018 del 24 gennaio 2020 consid. 6.1.1). In tali fatti-

specie, occorrerà esaminare in particolare se i fattori di rischio concreti, 

invocati e resi verosimili, siano suscettibili di fondare un timore di persecu-

zione in caso di ritorno. Tale esame si baserà su dei motivi posteriori alla 

fuga, ma tenendo conto di fattori di rischio che esistevano già prima della 

partenza. 

7.3.3 Ora, dalla decisione avversata, non appare che un esame degli even-

tuali fattori di rischio presenti all’incarto sia stato adempiuto dall’autorità 

D-5026/2021 

Pagina 12 

inferiore nella presente fattispecie, in rispetto alla giurisprudenza del Tribu-

nale succitata, che per quanto non pertinenti per la concessione dell’asilo, 

potrebbero entrare in linea di conto per valutare se il ricorrente sia esposto 

ad un pericolo nel caso di ritorno nel Paese d’origine. Tuttavia, nell’argo-

mentazione della SEM, si rileva come la stessa abbia perlomeno ritenuto 

come le problematiche occorse in patria all’insorgente non soltanto fossero 

inverosimili, ma neppure pertinenti (cfr. p.to II, pag. 6 ab initio). Tale moti-

vazione, anche se non appare iscriversi per la sua brevità e laconicità nei 

criteri testé citati della giurisprudenza del Tribunale, e quindi in tal senso, 

si ravvisi da parte dell’autorità inferiore una lacuna nella motivazione della 

decisione impugnata – e quindi di convesso pure una violazione del diritto 

di essere sentito della parte – e non risponderebbe neppure alle esigenze 

dell’obbligo di accertare i fatti rilevanti in modo completo da parte dell’au-

torità inferiore. Tuttavia, tale carenza di motivazione della decisione impu-

gnata non conduce, in casu, alla cassazione della medesima da parte del 

Tribunale. Invero, d’un canto l’insorgente ha potuto impugnare, con piena 

conoscenza di causa la decisione avversata e d’altro canto, per quanto 

attiene la rilevanza degli asserti dell’insorgente, il Tribunale dispone di 

pieno potere di apprezzamento in materia. Altresì, per i motivi che si ve-

dranno dappresso, tali elementi non risultano essere determinanti nel caso 

di specie (cfr. infra consid. 11). Si ritiene pertanto che, anche venisse con-

statata una violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente, a causa 

di una motivazione lacunosa della decisione della SEM, la stessa sarebbe 

stata sanata in questa sede. Ne consegue che il Tribunale, anche per mo-

tivi di economia procedurale, ritiene di non dover annullare il provvedi-

mento impugnato unicamente per il fatto che la SEM, senza peraltro alcuna 

indicazione né nelle asserzioni dell’insorgente contenute nel verbale d’au-

dizione sui motivi d’asilo né nel gravame di un profilo di rischio particolare 

(cfr. infra consid. 11), abbia omesso di effettuare una valutazione completa 

sotto tale profilo nella decisione impugnata. Gli ulteriori aspetti sollevati nel 

ricorso dall’insorgente, ovvero il fatto che egli tema di essere arrestato e 

torturato al momento del suo rientro in Sri Lanka, come pure del contesto 

politico srilankese, risultano essere stati valutati nell’ambito dell’ammissibi-

lità e dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento nella decisione av-

versata (cfr p.to III/1 e p.to III/2, pag. 8 della decisione impugnata). Peraltro, 

a differenza di quanto sostenuto nel gravame dall’insorgente, egli non ha 

mai dichiarato nel corso delle sue audizioni né con il parere che, per le sue 

attività (…), egli tema di essere arrestato e torturato da parte delle autorità 

srilankesi al momento del suo rientro in patria, avendo ricondotto le sue 

problematiche unicamente a terze persone e per lo più asserito di non aver 

mai riscontrato problematiche né con la polizia, né con i militari o con terze 

persone (cfr. verbale 2, D58 seg., pag. 10), ed affermato pure di aver potuto 

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Pagina 13 

presentare una denuncia dopo il secondo rapimento (cfr. verbale 2, D9, 

pag. 4), ciò che risulta in antitesi con quanto allegato invece nel gravame 

dall’insorgente (cfr. p.to 9, pag. 4 e p.to 14, pag. 12 del ricorso). Neppure 

ha citato delle problematiche riferibili al contesto politico previgente in Sri 

Lanka, che sarebbero atte a sostanziare un suo profilo di rischio partico-

lare, né nelle sue allegazioni, come neppure ne ha apportato di concrete 

nel suo gravame (cfr. anche su tale aspetto infra consid. 11). Non si vede 

quindi come la SEM avrebbe dovuto esaminare e valutare degli elementi 

che non risultavano in alcun modo dalle asserzioni dell’insorgente. Da ul-

timo, vista la conclusione d’inverosimiglianza dei motivi addotti dall’insor-

gente a fondamento del suo espatrio a cui è giunta l’autorità inferiore, il 

fatto che la SEM abbia valutato l’esecuzione dell’allontanamento del me-

desimo come ammissibile ed esigibile, a differenza di quanto sostenuto dal 

ricorrente nel gravame, non deriva da una valutazione della SEM fondata 

su fatti erronei (cfr. p.to 14, pag. 12 del ricorso), bensì su un diverso ap-

prezzamento degli asserti dell’insorgente che attiene al merito della que-

stione e non ad un aspetto formale, e come tale verrà trattato dappresso 

(cfr. infra consid. 13 segg.).  

7.3.4 Alla luce di quanto sopra, non risulta che la SEM, con la decisione 

impugnata, sia venuta meno al suo obbligo di stabilire in maniera corretta 

e completa i fatti giuridicamente rilevanti, a parte quanto sopra rilevato an-

che in merito alla lacuna nella motivazione della decisione avversata (cfr. 

supra consid. 7.3.3). In tal senso, neppure si può seguire l’argomentazione 

del ricorrente inerente il fatto che la sua domanda d’asilo sarebbe dovuta 

essere trattata in procedura ampliata (circa la questione dello smistamento 

tra procedura celere [art. 26c LAsi] e procedura ampliata [art. 26d LAsi], si 

rinvia per maggiori dettagli alla sentenza di principio del Tribunale  

E-6713/2019 del 9 giugno 2020, pubblicata parzialmente nella  

DTAF 2020 VI/5 consid. 7-10) piuttosto che in quella celere, in quanto al 

momento dell’emissione della decisione avversata, l’autorità inferiore di-

sponeva di tutti gli elementi giuridicamente rilevanti per esprimersi in merito 

alla presente causa. Le censure, sono quindi in tal senso da respingere ed 

il provvedimento impugnato viene invece confermato.  

8.  

8.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone che, 

nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

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Pagina 14 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-

nato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato 

timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri rientrano se-

gnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della 

libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insop-

portabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

8.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È pertanto necessario che i fatti 

allegati dal richiedente l’asilo siano sufficientemente sostanziati, plausibili 

e coerenti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili 

di molteplici interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di 

una logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non 

possono essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì ne-

cessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, 

quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati 

(art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in 

maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in pre-

cedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra 

scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collabora-

zione. Non è in ogni caso indispensabile che le allegazioni del richiedente 

l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’au-

torità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune afferma-

zioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in 

preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, 

ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, 

da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella 

fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

8.3 In specie il Tribunale constata come, anche volendo considerare le giu-

stificazioni addotte nell’ambito della presente procedura ricorsuale, le alle-

gazioni dell’insorgente lascino effettivamente sorgere legittimi dubbi 

quanto alla credibilità dei due eventi narrati che lo avrebbero condotto 

all’espatrio, in quanto caratterizzate da riferimenti incoerenti, generici e 

D-5026/2021 

Pagina 15 

poco persuasivi proprio sui presunti contatti avuti con dei gruppi di persone 

alla base del timore del ricorrente di subire persecuzioni.  

8.3.1 Innanzitutto, incoerente appare la descrizione della dinamica del 

primo rapimento che sarebbe occorso il (…). Invero dall’esposto libero, si 

evince che questi sarebbe stato picchiato e che gli avrebbero bendato gli 

occhi soltanto allorché lo avrebbero portato “in un luogo” (cfr. verbale 2, 

D6, pag. 3), dinamica che è in seguito stata pure ribadita (cfr. verbale 2, 

D11 seg., pag. 5); salvo poi, senza alcuna spiegazione, ricondurre invece 

le percosse ed il bendaggio sugli occhi, già all’interno del van, dopo che lo 

avrebbero fatto salire sullo stesso (cfr. verbale 2, D13 segg., pag. 5). Tali 

versioni rese, su dei punti chiave del suo racconto, risultano essere forte-

mente incoerenti, ed in alcun modo spiegabili con quanto affermato dall’in-

sorgente nel gravame, dove ha unicamente ribadito di essere stato pic-

chiato sia all’interno del van che della casa, senza tuttavia apportare alcun 

elemento concreto atto ad appianare la divergenza di tali suoi asserti. An-

che l’evenienza della frattura del (…), risulta essere poco credibile, proprio 

poiché, come a ragione denotato dall’autorità inferiore nella decisione im-

pugnata, se in un primo momento egli ha citato nel suo racconto spontaneo 

tale circostanza ed il fatto che in seguito avrebbe dovuto farsi medicare 

come pure che sarebbe rimasto a casa per (…) prima di riprendere a lavo-

rare; successivamente egli non ne ha più fatto alcuna menzione, allorché 

gli è stata offerta più volte la possibilità di raccontare nel dettaglio come si 

sarebbero svolti i fatti (cfr. verbale 2, D11 segg., pag. 5 seg.). Soltanto di 

seguito, ma su preciso quesito della funzionaria incaricata della SEM, egli 

ha confermato tale evenienza, con una risposta lapidaria (cfr. verbale 2, 

D26, pag. 6: “Sì, si è rotto mentre mi picchiavano”) senza tuttavia dare al-

cuna spiegazione del perché non avesse più addotto tale circostanza. An-

che con il gravame, il ricorrente ribadisce quanto precede, attardandosi sui 

particolari che lui avrebbe reso nel racconto spontaneo, senza però di fatto 

neanche in tale contesto offrire una spiegazione dell’incoerenza del suo 

narrato su tale evenienza di una certa importanza, e pertanto non arrivando 

a delucidarla in modo credibile. Appare inoltre poco plausibile che d’un 

canto egli abbia potuto vedere che la casa dove si sarebbe trovato era 

vicino a dei (…), anzi addirittura riferendo che assomigliava un po’ al suo 

(…) (cfr. verbale 2, D24, pag. 6); e d’altro canto invece asserendo che non 

avrebbe visto né i volti dei suoi rapitori, né ha descritto ulteriori dettagli 

riguardo ai medesimi, lasciando intendere fosse bendato (cfr. verbale 2, D6 

seg., pag. 2; D11 segg., pag. 6).  

Anche la dinamica descritta del secondo rapimento, che si sarebbe invece 

svolto il (…), non risulta essere maggiormente coerente nella narrazione 

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Pagina 16 

del primo evento. Ciò in quanto dapprima egli ha ricondotto il bendaggio 

agli occhi, come pure le torture subite e la richiesta di denaro, soltanto a 

dopo che sarebbe giunto in “una vecchia casa” (cfr. verbale 2, D6, pag. 3 

seg.); mentre che in un secondo momento dell’audizione, senza alcuna 

spiegazione plausibile, ha reso una versione non combaciante affermando 

invece che già all’interno del veicolo gli avrebbero bendato subito gli occhi, 

gli avrebbero chiesto il denaro e cominciato a torturarlo (cfr. verbale 2, D28 

segg., pag. 7), senza tuttavia neppure accennare – anzi negando fosse 

successo altro rispetto a quanto descritto (cfr. verbale 2, D34, pag. 7) – alle 

torture che avrebbe subito all’interno della casa (cfr. verbale 2, D32 segg., 

pag. 7) come invece precedentemente descritto. Sorprendentemente però, 

dopo che la funzionaria interrogante l’ha questionato circa la suddetta di-

screpanza, egli ha reso una terza versione di tale circostanza, asserendo 

che sarebbe stato torturato sia nel veicolo che nella casa, ma senza fornire 

alcuna spiegazione intelligibile circa la contraddizione (cfr. verbale 2, D35 

segg., pag. 7 seg.). Anche con il gravame il ricorrente non ha offerto nes-

sun ulteriore elemento per chiarire la stessa, limitandosi unicamente a ri-

badire che le torture alle parti intime le avrebbe subite sia nella vettura che 

nella vecchia abitazione. Pur volendo considerare con il massimo zelo il 

fatto che per il ricorrente rivivere tali episodi potesse risultare difficile e non 

privo di emozioni, visto anche il tempo trascorso dagli eventi e l’importanza 

di tali circostanze rispetto ai motivi di fuga, era non di meno lecito attendersi 

dall’insorgente una coerenza generale nell’esposizione dei medesimi. Per 

di più, dal verbale d’audizione non traspare alcuna particolare emozione o 

difficoltà nel raccontare tali circostanze, che il ricorrente avrebbe palesato. 

Appare inoltre quanto mai singolare e contraddittoria l’evenienza secondo 

la quale il ricorrente, interrogato circa il suo ultimo giorno di lavoro, ha in 

primo luogo asserito non ricordarsene esattamente (cfr. verbale 2, D44, 

pag. 8), per poi affermare che dopo (…) non avrebbe più lavorato (cfr. ver-

bale 2, D45, pag. 8); salvo poi in secondo luogo, e soltanto dopo che l’in-

terrogante ha esplicitato quanto da lui addotto, asserire invece che dopo la 

denuncia in polizia avvenuta l’(…), non avrebbe più lavorato (cfr. verbale 

2, D46 segg., pag. 8 seg.). Invero, stupisce la circostanza che, malgrado il 

ricorrente abbia riferito senza problemi della data della denuncia (cfr. ver-

bale 2, D41, pag. 8), se effettivamente non avesse più lavorato dopo la 

stessa, non abbia fornito già nelle sue prime dichiarazioni in merito una 

data esatta di quando avrebbe compiuto la sua ultima giornata lavorativa 

(cfr. verbale 2, D44 segg., pag. 8), anzi dichiarando un periodo non com-

baciante (cfr. verbale 2, D45, pag. 8). 

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Pagina 17 

8.3.2 Proseguendo nell’analisi, pur riconoscendo che l’insorgente abbia ri-

ferito di determinati elementi, segnatamente della data in cui gli stessi epi-

sodi si sarebbero svolti, il tempo di prigionia che egli avrebbe subito, o an-

cora che gli avrebbero fratturato il (…) durante il primo rapimento e sottratto 

la (…), l’(…) e le (…) che egli aveva in tasca nel secondo episodio; tuttavia 

la descrizione complessiva degli interi avvenimenti, non contengono un 

certo numero di indicatori che diano l’impressione di un vissuto personale 

di tali circostanze così come da lui narrate. Invero, nonostante le precise 

richieste di delucidazioni quo a quanto sarebbe successo dal momento in 

cui lo avrebbero fatto salire sul veicolo sino a quando lo avrebbero rila-

sciato sia durante il primo rapimento che nel secondo, il ricorrente ha so-

stanzialmente e brevemente ripreso alcuni elementi già narrati nel corso 

del racconto spontaneo, senza tuttavia aggiungere maggiori dettagli allo 

stesso (cfr. verbale 2, D11 segg., pag. 5 segg.), anzi addirittura contraddi-

cendosi e non riportando più alcuni particolari in precedenza narrati (cfr. 

supra consid. 8.3.1). Nel racconto nulla è specificato ad esempio di come 

si sarebbe ritrovato sul van e di una descrizione delle persone che lo avreb-

bero rapito, salvo per il primo episodio asserire che il veicolo si sarebbe 

fermato, delle persone lo avrebbero questionato su dove stesse andando, 

e gli avrebbero detto di salire rispettivamente fatto salire (cfr. verbale 2, D6, 

pag. 2; D11 segg., pag. 5); e nel secondo evento, che un gruppo di persone 

giunto a bordo di un veicolo lo avrebbe fatto salire (cfr. verbale 2, D6, 

pag. 3; D27, pag. 6), che si trattava di un gruppo che (…), ma che tali “(…) 

persone” sarebbero state tutte con il volto coperto, e che il veicolo sarebbe 

stato (…) (cfr. verbale 2, D9, pag. 4). Neppure ulteriori dettagli sono stati 

dati dall’insorgente circa le percosse che avrebbe subito in entrambe le 

circostanze, asserendo soltanto di essere stato picchiato, o ancora ri-

guardo al posto in cui sarebbe stato trattenuto, descrivendo unicamente 

trattarsi in entrambe le evenienze di una casa (cfr. verbale 2, D11 e D12, 

pag. 5; D20, pag. 6; D24 seg., pag. 6; D32 seg., pag. 7); o vecchia casa 

(cfr. verbale 2, D6, pag. 3) – per il secondo episodio si sarebbe trovata 

vicino ad un (…) (cfr. verbale 2, D24, pag. 6) – dettagli propinati che ap-

paiono essere del tutto stereotipati e per nulla convincenti di un’esperienza 

realmente vissuta. Stupisce inoltre come, seppure egli avrebbe ricevuto 

delle minacce, anche di morte, da parte degli individui nel secondo rapi-

mento se non avesse ottemperato al pagamento della somma richiesta di 

lì a (…) giorni (cfr. verbale 2, D27 seg., pag. 6), non ha mai riferito il luogo 

o il modo in cui avrebbe dovuto consegnare il denaro, neppure allorché 

avrebbe depositato la denuncia in polizia (cfr. verbale 2, D9, pag. 4), man-

canza di un aspetto che appare particolarmente importante per i motivi 

d’asilo dell’insorgente, in quanto è a seguito di tale tentata estorsione che 

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Pagina 18 

egli avrebbe deciso di darsi alla fuga e che temerebbe delle ripercussioni 

nel caso di un suo rientro in Sri Lanka (cfr. verbale 2, D77, pag. 11). 

8.3.3 Visto quanto precede, l’insieme delle dichiarazioni dell’insorgente 

che lo avrebbero condotto all’espatrio, non risultano essere verosimili ai 

sensi dell’art. 7 LAsi.  

9.  

A titolo meramente abbondanziale, e per buona pace del ricorrente, anche 

si ritenessero le allegazioni dell’insorgente verosimili, neppure dal profilo 

della rilevanza (art. 3 LAsi) i suoi asserti appaiono essere pertinenti ai sensi 

dell’asilo. Per quanto concerne il primo rapimento, essendo che il ricorrente 

non appare dalle sue dichiarazioni aver subito alcuna ripercussione di 

sorta, ed anzi avrebbe ripreso a lavorare indisturbato per circa (…) anni 

dopo il medesimo, il nesso di causalità materiale tra il medesimo evento ed 

il timore di essere perseguitato in patria e l’espatrio conseguente, difetta, 

in quanto quest’ultimo non risulta essere stato ingenerato da tale avveni-

mento (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, pag. 129 e, a ti-

tolo esemplificativo, la sentenza del Tribunale D-2243/2015 del 15 dicem-

bre 2017 consid. 8.4.1). Anche dopo il secondo rapimento, malgrado il ri-

corrente abbia asserito di essersi nascosto presso degli amici, fino al suo 

espatrio, avvenuto a distanza di ben (…) dallo stesso, egli non risulta es-

sere mai stato ricercato dall’asserito gruppo criminale che lo avrebbe rapito 

e minacciato di ripercussioni se non avesse loro consegnato il denaro ri-

chiesto, neppure dopo il suo espatrio. Pertanto, il timore per il ricorrente – 

almeno dal profilo oggettivo – di essere esposto a dei seri pregiudizi in un 

futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, già al momento del suo 

espatrio non appariva più in alcun modo essere attuale e concreto, es-

sendo rammentato in tale contesto come degli indizi che indicano minacce 

di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno 

lontano, non risultano sufficienti ai sensi dell’asilo (cfr. DTAF 2010/57 con-

sid. 2.5 con rinvii). Non da ultimo, appare inoltre che i motivi addotti dall’in-

sorgente non siano riconducibili ad uno dei motivi elencati esaustivamente 

all’art. 3 LAsi, ma derivanti secondo i suoi asserti da problematiche di con-

correnza sul lavoro (cfr. verbale 2, D9, pag. 4; D22, pag. 6), risultando per-

tanto irrilevanti in materia d’asilo. Per di più, trattandosi di un rischio di 

esposizione ad atti pregiudizievoli emananti da terzi e non da entità statali, 

occorrerebbe ancora, perché il gravame meriti accoglimento, che il ricor-

rente non sia in misura di ottenere un’appropriata protezione in patria (cfr. 

DTAF 2008/4 e DTAF 2011/51), ciò che il ricorrente non ha dimostrato in 

alcun modo con i suoi asserti ricorsuali, anzi dalle affermazioni da lui rese 

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Pagina 19 

in corso d’audizione, risulta come le autorità srilankesi, nell’unica eve-

nienza in cui egli si è rivolto alla polizia, abbiano dimostrato la loro volontà 

di proteggerlo e di poter offrire l’aiuto richiesto (cfr. verbale 2, D9, pag. 4). 

10.  

Alla luce di tutto quanto precede, sia del profilo della verosimiglianza (art. 7 

LAsi) che della rilevanza (art. 3 LAsi), il ricorso in materia di concessione 

dell’asilo non merita tutela e la decisione impugnata va in merito a tali punti 

in questione confermata. 

11.  

11.1 L’insorgente non può neppure vedersi riconoscere la qualità di rifu-

giato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per dei motivi insorti dopo 

la fuga. Difatti, malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri 

Lanka, il ricorrente non risulta aver mai interessato la giustizia srilankese 

ed ha dichiarato di non avere mai avuto problematiche con le autorità del 

suo paese d’origine (cfr. verbale 2, D58, pag. 10), ciò che esclude che egli 

possa essere stato registrato nella “Stop List” dalle autorità srilankesi (cfr. 

sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 consid. 8.4.3 e con-

sid. 8.5.2). Egli non appare nemmeno essere una persona suscettibile di 

essere considerata dalle autorità srilankesi come dotata di una volontà e di 

una capacità di ravvivare il conflitto etnico in Sri Lanka (cfr. sentenze del 

Tribunale E-1866/2015 consid. 8.4.1 e 8.5.3; E-350/2017 del 3 otto-

bre 2018 consid. 4.3), non avendo in particolare narrato di attività politiche 

da lui svolte o di una sua appartenenza alle LTTE. In buona sostanza, non 

appare che l’insorgente possa essere percepito come una minaccia per 

l’unità e la coesione nazionale (cfr. anche in merito la sentenza del Tribu-

nale E-350/2017 consid. 4.4). Le sole evenienze di essere di etnia tamil, di 

aver lasciato il suo paese d’origine, come pure di aver introdotto una do-

manda d’asilo all’estero, la durata del suo soggiorno all’estero, nonché la 

sua provenienza dalla Provincia (…) e la sua età anagrafica (cfr. sentenza 

E-1866/2015 consid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di rischio così leg-

geri che, presi a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per destare i 

sospetti delle autorità srilankesi (cfr. anche a tal proposito fra le tante la 

sentenza del Tribunale E-2941/2019 del 3 novembre 2021 consid. 6.4). 

Tali fattori confermano tutt’al più che egli possa essere interrogato dalle 

predette al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di 

rappresaglie da parte delle stesse (cfr. la sentenza E-1866/2015 precitata 

consid. 8.4.5 e 9.2.3 seg.; cfr. anche la sentenza del Tribunale  

E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubbli-

cata nella DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5 ed a titolo esemplificativo le 

sentenze E-4296/2020 del 4 maggio 2021 consid. 6.2, D-4791/2020 del 

D-5026/2021 

Pagina 20 

19 ottobre 2020 consid. 7.1). Ciò non permette quindi di riconoscere, in 

casu, il rischio di trattamenti rilevanti nell’ambito dell’art. 3 LAsi in caso di 

ritorno in patria dell’insorgente. Anche la circostanza allegata da quest’ul-

timo di avere dei segni sulla schiena che attesterebbero delle percosse che 

lui avrebbe ricevuto (cfr. verbale 2, D77, pag. 11 e atto SEM n. 23/5, 

pag. 4), peraltro evenienza mai concretizzata dal ricorrente non avendo se-

gnatamente mai presentato della documentazione medica a supporto, non 

è di per sé sola, né in una valutazione globale con gli elementi sopra citati, 

atta a mutare la conclusione testé esposta. Non sono infine ravvisabili ul-

teriori elementi all’incarto, o apportati con il gravame, che rendano verosi-

mile che l’insorgente possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a 

causa dell’attuale contesto politico e di sicurezza del Paese in questione e 

che egli debba pertanto temere di subire delle persecuzioni rilevanti in ma-

teria d’asilo (cfr. anche in tal senso la sentenza del Tribunale E-6312/2019 

del 5 agosto 2021 consid. 5.2.2). 

11.2 Riassumendo, ne discende che il ricorrente non può pertanto preva-

lersi di un timore fondato di persecuzione futura in un prossimo avvenire e 

secondo un’elevata probabilità, per dei motivi posteriori alla sua fuga. Per-

tanto, anche in relazione al riconoscimento della qualità di rifugiato, v’è da 

confermare il giudizio negativo esposto nella decisione impugnata. 

12.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44 

LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è per-

tanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

13.  

13.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-

tegrazione del 16 dicembre 2005 (RS 142.20, LStrI), giusta il quale l’ese-

cuzione dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-

missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 

LStrI). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM 

dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

D-5026/2021 

Pagina 21 

13.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta-

coli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-

rente deve provare o per le meno rendere verosimile l’esistenza di un osta-

colo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). 

Lo stato di fatto determinante è quello che esiste al momento in cui si sta-

tuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

14.  

Nel provvedimento querelato, la SEM ha ritenuto in sunto l’esecuzione 

dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile – non essendo in 

particolare ravvisabili né dalle dichiarazioni né dagli atti degli indizi che fac-

ciano ritenere come un rientro nel suo Paese d’origine potrebbe esporlo ad 

un’elevata probabilità di subire una pena o un trattamento vietati dalle di-

sposizioni di diritto internazionale referenziate – ragionevolmente esigibile 

sia dal profilo della situazione del Paese d’origine che personale, come 

pure possibile. 

Nella propria impugnativa, secondo il senso, il ricorrente contesta anche 

tale valutazione dal profilo dell’ammissibilità e dell’esigibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento. In primo luogo ritiene come proprio perché egli 

sarebbe entrato nel mirino di bande criminali, temerebbe per la sua vita ed 

incolumità in caso di un suo rientro in Sri Lanka. Inoltre, sarebbe proprio 

l’attività nel (…) che gli avrebbe causato i problemi che lo avrebbero spinto 

a lasciare il suo Paese d’origine. Egli sarebbe pertanto sprovvisto della sua 

attività lavorativa, e non saprebbe neppure al momento chi si stia occu-

pando del suo (…).  

15.  

15.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce 

nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in par-

ticolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura. L’applicazione di tali disposi-

zioni presuppone, peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per rite-

nere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà 

allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni 

la cui esistenza deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. 

DTAF 2008/34 consid. 10; Giurisprudenza e informazioni della Commis-

sione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e 

GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

D-5026/2021 

Pagina 22 

15.2 Nel caso in esame, il Tribunale rileva come il ricorrente non è riuscito 

a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere espo-

sto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue dichiarazioni inve-

rosimili ed irrilevanti. Pertanto, l’art. 5 cpv. 1 LAsi, non trova applicazione 

nella sua fattispecie. Per di più, per i motivi già sopra enucleati, non sono 

ravvisabili né agli atti né men che meno apportati con il gravame degli ele-

menti che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che 

l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento vie-

tati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura, o ancora dall’art. 33 Conv. 

rifugiati. In particolare, egli non ha stabilito di avere un profilo di una per-

sona che possa concretamente interessare le autorità srilankesi, né a for-

tiori l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio di essere esposto 

in patria, ad un trattamento contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della 

Corte EDU [Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 

37201/66, §§125 e 129 con relativi riferimenti).  

15.3 Per il resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non 

è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile l’esecu-

zione dell’allontanamento dell’insorgente. La stessa CorteEDU ha affron-

tato ripetutamente la questione, giungendo a conclusione che non si possa 

presumere che i tamil che ritornano da un paese europeo siano minacciati 

da un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (cfr. sentenze della CorteEDU, 

R.J. contro Francia, del 19 settembre 2013, 10466/11; E.G. contro Gran 

Bretagna, del 31 maggio 2011, 41178/08; T.N. contro Danimarca, del 

20 gennaio 2011, 20594/08; P.K. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, 

54705/08). Inoltre, la recente evoluzione congiunturale susseguente 

all’elezione alla presidenza di Gotabaya Rajapaksa – al quale il ricorrente 

fa pure riferimento nel suo ricorso (cfr. p.to 13, pag. 11) – non permette di 

ritenere che interi gruppi di popolazione siano esposti al rischio di patire 

atti pregiudizievoli (cfr. sentenza del Tribunale D-2274/2018 del 18 giu-

gno 2020 consid. 6.1). Altresì, né dal gravame, né dagli atti, risultano ele-

menti per ritenere che lo stato valetudinario del ricorrente, sufficientemente 

acclarato in sede di prima istanza, risulti ostativo all’ammissibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. sentenze della CorteEDU 

N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro 

Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; cfr. anche  

DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2 e DTAF 2011/9 consid. 7.1). 

15.4 Ne consegue pertanto che l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri 

Lanka, sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi. 

D-5026/2021 

Pagina 23 

16.  

16.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-

gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

16.2 Tale disposizione si applica principalmente ai «réfugiés de la  

violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qua-

lità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono 

da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa 

vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento com-

porterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero 

più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con 

ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabil-

mente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una 

degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla 

morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordi-

naria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, 

di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concre-

tizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la 

decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umani-

tari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione 

nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. 

DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii). 

16.3 È notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil 

ed il governo di Colombo nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga una si-

tuazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’in-

sieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza 

di riferimento del Tribunale E-1866/2015 consid. 13.1). In particolare, l’ese-

cuzione dell’allontanamento risulta ragionevolmente esigibile in tutta la pro-

vincia (…) – dal quale il ricorrente proviene essendo originario di 

B._______ – ad eccezione della regione di D._______ (per quest’ultima 

regione cfr. la sentenza di riferimento del Tribunale D-3619/2016 del 16 ot-

tobre 2017, in particolare consid. 9.5), qualora i criteri individuali di esigibi-

lità siano dati, ovvero segnatamente: l’esistenza di una solida rete familiare 

o sociale, così come la possibilità di accedere ad un alloggio e di prospet-

tive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni elementari (cfr. sentenza 

E-1866/2015 consid. 13.3.3). Inoltre, malgrado gli avvicendamenti politici e 

sociali intervenuti più recentemente in Sri Lanka, anche rispetto al quesito 

D-5026/2021 

Pagina 24 

inerente l’esigibilità dell’esecuzione di richiedenti l’asilo respinti, in partico-

lare di etnia tamil, l’analisi già effettuata dal Tribunale nella sua sentenza 

di riferimento E-1866/2015 succitata, risulta essere tutt’ora attuale, e ciò 

anche successivamente alle elezioni parlamentari del 5 agosto 2020 (cfr. 

tra le altre la sentenza del Tribunale D-5610/2017 del 25 novembre 2021 

consid. 9.3.1 con ulteriori riferimenti citati).  

16.4 All’occorrenza, non sono ravvisabili all’incarto neppure dei motivi indi-

viduali che renderebbero inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento 

dell’insorgente. In primo luogo, dal profilo dello stato di salute dell’insor-

gente, il medesimo nel corso dell’audizione federale ha allegato di soffrire 

unicamente di un po’ di mal di testa poiché non avrebbe dormito bene, ma 

ha negato di soffrire di problemi di salute particolari (cfr. verbale 2, D4 seg., 

pag. 2). Non si ritrovano più quindi nelle sue affermazioni quanto dichiarato 

dal medesimo nel corso del colloquio Dublino, ovvero che soffrirebbe di 

vene varicose che gli causerebbero dolenze alla gamba destra da un anno, 

come pure, sempre da un anno, di allergie alimentari che gli occasionereb-

bero dei rigonfiamenti alla gamba sinistra (cfr. atto SEM n. 15/2). Tali ultime 

problematiche di salute, si possono quindi ritenere guarite, o comunque 

anche non lo fossero non rappresenterebbero un ostacolo per l’allontana-

mento dell’insorgente, in quanto non lo esporrebbero ad una degradazione 

rapida del suo stato di salute al punto da condurlo in maniera certa alla 

messa in pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, dure-

vole e notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 8.3 e relativi riferimenti). Ciò in quanto egli stesso ha riferito di aver 

ricevuto le necessarie cure in Sri Lanka in passato, e non v’è alcun indizio 

che faccia presagire che non ne riceverebbe anche in futuro, in caso di 

bisogno. Per il resto, si può senz’altro rinviare alle considerazioni contenute 

nella decisione avversata (cfr. p.to III/2, pag. 8 seg. della decisione impu-

gnata), che risultano essere da questo profilo sufficientemente complete e 

corrette (cfr. anche supra consid. 7.3.3). Invero, le sole evenienze che il 

ricorrente non beneficerebbe più della sua attività lucrativa né saprebbe chi 

si occuperebbe del suo (…), come allegato nel ricorso, non sono di per sé 

degli elementi che rendano inesigibile il suo allontanamento, in quanto egli 

non dimostra né rende per lo meno verosimile che per questi motivi egli si 

ritroverebbe al suo ritorno in Sri Lanka in una situazione di minaccia esi-

stenziale, potendo segnatamente beneficiare di una rete famigliare e so-

ciale, sulla quale far capo, in caso di necessità, nel contesto di un reinseri-

mento. Si rammenta inoltre in tale ambito come le autorità di asilo possano 

esigere al momento dell’esecuzione dell’allontanamento un certo sforzo da 

parte di persone la quale età e stato di salute permetta loro, in caso di 

D-5026/2021 

Pagina 25 

rientro, di sormontare le difficoltà iniziali per trovarsi un alloggio ed un la-

voro che assicuri loro un minimo vitale (cfr. in particolare DTAF 2010/41 

consid. 8.3.5; sentenza del Tribunale D-2140/2018 del 18 agosto 2021 

consid. 12.5). Per il resto, avendo già ritenuto inverosimili ed irrilevanti i 

motivi d’asilo dell’insorgente, non si entrerà ulteriormente in merito a 

quanto sollevato nel gravame sotto tale aspetto. 

16.5 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente, 

risulta pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con 

l’art. 44 LAsi). 

17.  

In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il pro-

filo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricor-

rente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento 

indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Per il resto, l’at-

tuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta all’epidemia da corona-

virus (detto anche Covid-19), non risulta ostativa all’esecuzione dell’allon-

tanamento (cfr. a titolo d’esempio le sentenze del Tribunale  

D-5610/2017 consid. 9.4 e D-4495/2019 del 17 novembre 2021 con-

sid. 12.2). 

18.  

Visto tutto quanto sopra, l’esecuzione dell’allontanamento è quindi da rite-

nere come ammissibile, esigibile e possibile. In specie, la pronuncia di 

un’ammissione provvisoria non entra pertanto in considerazione (cfr. 

art. 83 cpv. 1–4 LStrI). 

19.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

20.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

D-5026/2021 

Pagina 26 

21.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente 

sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria 

nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 

cpv. 1 PA). 

22.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5026/2021 

Pagina 27 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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