# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b84e062-f32c-5338-b034-95a71d5ae61a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-04-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 07.04.2022 60.2022.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2022-5_2022-04-07.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2022.5

   

  	
  Lugano

  7 aprile 2022/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Nicola
  Respini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Elena
  Tagli Schmid, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 3/4.01.2022 presentato
da

 

 

	
   

  	
   RE 1  

  patr. da:   PR 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 24.12.2021 di collocamento iniziale (in
  sezione chiusa presso il Carcere di __________) del giudice dei provvedimenti
  coercitivi Maurizio Albisetti Bernasconi, sedente in materia di applicazione
  della pena (inc. GPC __________);

  

 

 

richiamato lo scritto 5.01.2022 mediante
il quale il procuratore pubblico Chiara Borelli comunica di non avere
osservazioni da presentare e di rimettersi al giudizio di questa Corte;

 

richiamato altresì lo scritto
10/11.01.2022 con cui il giudice dei provvedimenti coercitivi ribadisce chiede
la reiezione del gravame ribadendo l’esistenza del rischio di fuga;

 

interpellata con decreto dell’11.01.2022 la reclamante
non ha fatto pervenire osservazioni di replica;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

in fatto

 

 

                                 a.   Con
sentenza 24.06.2021 (inc. TPC 72.2021.53) la Corte delle assise criminali ha
riconosciuto RE 1 colpevole - in correità con il compagno - di infrazione
aggravata alla LF sugli stupefacenti (per traffici di quasi 4 kg di cocaina
avvenuti tra l’1.01.2014 e il 7.07.2020), ripetuto riciclaggio, ottenimento
illecito di prestazioni di un’assicurazione sociale o dell’aiuto sociale e
ripetuta falsità in documenti. È quindi stata condannata alla pena detentiva di
4 anni e 6 mesi (dedotto il carcere preventivo sofferto e la pena espiata
anticipatamente), nonché all’espulsione dal territorio svizzero per la durata
di 10 anni.

                                        Al
suo compagno è stata inflitta la pena detentiva di 6 anni e l’espulsione dal
territorio svizzero per la durata di 7 anni, che non ha impugnato.

 

 

                                 b.   RE
1 ha presentato appello contro il giudizio 24.06.2021 per quanto attiene alla
sua espulsione dalla Svizzera davanti alla Corte di appello e di revisione
penale (nel seguito CARP), che con decisione 15.12.2021 lo ha respinto (inc.
CARP 17.2021.274 + 315).

                                       In particolare la CARP, visti i reati commessi (passati
in giudicato), la colpa (grave), la pena inflitta e la (radicata) volontà
delinquenziale - ha confermato in capo alla reclamante la pronuncia
dell’espulsione dal territorio svizzero per la durata di 7 anni, non costituendo
a suo giudizio tale misura un’importante ingerenza nella di lei vita privata e
familiare e non ritenendo quindi essere dati i presupposti dell’eccezione
prevista per il caso di rigore di cui all’art. 66a cpv. 2 CP.

 

 

                                 c.   In
data 7.03.2022 RE 1 ha presentato ricorso al Tribunale federale contro la
sentenza 15.12.2021 della CARP, a tutt’oggi pendente.

 

 

                                 d.   Con
decisione 24.12.2021 il giudice dei provvedimenti coercitivi, tenuto conto del
suddetto giudizio, ha ordinato il collocamento di RE 1 in sezione chiusa presso
il Carcere di __________ (__________), ritenendo sussistere un rischio di fuga
(inc. GPC __________).

                                       Nel
contempo ha determinato i seguenti termini dell’esecuzione della pena:

 

                                       1/3                                  07.01.2022

                                       1/2                                  07.10.2022

                                       2/3                                  07.07.2023

                                       Termine                         07.01.2025.

 

 

                                 e.   Con
esposto 3/4.01.2022 RE 1, per il tramite del proprio patrocinatore, impugna la
decisione 24.12.2021, chiedendo il collocamento nella sezione aperta del
Carcere di __________. 

                                       Nega
l’esistenza di un pericolo di fuga, sostenendo di avere stretti legami con il
nostro Cantone dove è nata e cresciuta, vi ha seguito le scuole dell’obbligo e
dove risiedono i suoi familiari più stretti, oltre alla giovane figlia avuta
nel 2020. L’aver impugnato solo il dispositivo inerente all’espulsione del
giudizio di condanna - espulsione peraltro non ancora passata in giudicato - il
non disporre di sostanza né dei mezzi con cui sostentare sé e sua figlia se
abbandonasse la Svizzera, le ridottissime conoscenze della lingua albanese e
l’aver fatto rientro in carcere dopo aver partecipato - grazie a un permesso
speciale - alle esequie in Ticino del fratello, sarebbero tutti elementi atti
ad escludere, a suo dire, ogni rischio di fuga.

                                       Chiede
inoltre, come avvenuto davanti alle altre autorità giudicanti, il
riconoscimento della difesa d’ufficio e il beneficio del gratuito patrocinio.

 

 

                                  f.   Mediante
scritto 5.01.2022 il procuratore pubblico Chiara Borelli comunica di non avere
osservazioni da presentare e si rimette al giudizio di questa Corte.

 

 

                                 g.   Con
osservazioni 10/11.01.2022 il giudice dei provvedimenti coercitivi precisa che
il rischio di fuga deriva dalla durata della pena da eseguire da parte della
reclamante e dalle considerazioni espresse dalla Corte di primo grado circa
l’espulsione pronunciata nei di lei confronti. Rileva pure che il nucleo
familiare di RE 1 non si trova in territorio elvetico, posto che il compagno -
cittadino dominicano, suo correo e padre della bambina avuta dalla reclamante -
ha accettato di essere espulso dal nostro territorio. Infine evidenzia come
l’esser diventata madre non ha trattenuto la reclamante dal commettere i reati
per i quali è stata condannata.

                                       Chiede
in conclusione la reiezione del gravame e la conferma del proprio giudizio.

 

 

in diritto

 

 

                                 1.   1.1.

                                         Il
Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale, CPP,
RS 312.0), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare
le autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di
stabilire la relativa procedura.

                                         L'art.
10 cpv. 1 lit. h della Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli
adulti del 20.4.2010 (LEPM, RL 341.100) conferisce al giudice dell'applicazione
della pena − in Ticino il giudice dei provvedimenti coercitivi giusta
l'art. 73 LOG − la competenza, fra l'altro, a decidere il collocamento
iniziale del condannato ex art. 76 CP.

 

                                         Contro
tali decisioni è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di
interporre reclamo ai sensi degli art. 393 segg. CPP presso la Corte dei
reclami penali (art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM).

 

Con il reclamo si possono censurare le
violazioni del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP),
l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e
l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art.
396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma
scritta e all’art. 385 CPP per la motivazione. In particolare la persona o
l’autorità che lo interpone deve indicare i punti della decisione che intende
impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova
auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         La
prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla
giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere
indipendentemente dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti,
applicando il diritto penale, che deve imporsi d’ufficio (Commentario CPP – M.
MINI, art. 391 CPP n. 2; cfr., anche, decisioni
TF 6B_492/2016 del 12.01.2017 consid. 2.2.1.; 6B_69/2014 del 9.10.2014 consid.
2.4.; 6B_776/2013 del 22.07.2014 consid. 1.5.; 1B_460/2013 del 22.01.2014
consid. 3.1; 1B_768/2012 del 15.01.2013
consid. 2.1.).

 

 

 

 

                                         1.2.

                                         Il
gravame, inoltrato il 3.01.2022 a questa Corte contro la decisione 24.12.2021
del giudice dei provvedimenti coercitivi – notificata alla reclamante il 28.12.2021
(AI 5, inc. GPC __________) – è tempestivo (in quanto rispettoso del termine di
10 giorni imposto dall’art. 396 cpv. 1 CPP), oltre che proponibile (art. 12
cpv. 1 lit. b LEPM i.c.c. art. 393 CPP).

                                         Le
esigenze di forma e di motivazione sono rispettate.

 

                                         RE
1, quale condannata in espiazione di pena, è legittimata a reclamare ex art.
382 cpv. 1 CPP, avendo un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o
alla modifica del giudizio, che la lede personalmente, direttamente ed
attualmente.

 

                                       Il
reclamo è, di conseguenza, ricevibile in ordine.

 

 

                                 2.   2.1.

                                         L’art.
76 cpv. 1 CP stabilisce che le pene detentive sono scontate in un penitenziario
chiuso o aperto (ove con il termine aperto si intende uno stabilimento “aperto”
o “semiaperto”, BSK Strafrecht I - B.F. BRÄGGER, 4a. ed., art. 76 CP n. 8). Il
detenuto è collocato in un penitenziario chiuso o in un reparto chiuso di un
penitenziario aperto se vi è pericolo che si dia alla fuga o vi è da attendersi
che commetta nuovi reati (cpv. 2).

                                         L’art.
75a cpv. 2 CP precisa che per regime aperto si intende un’espiazione della pena
tale da essere meno restrittiva della libertà, in particolare il trasferimento
in un penitenziario aperto, la concessione di congedi, l’autorizzazione del
lavoro o alloggio esterni e la liberazione condizionale”.

 

                                       2.2.

                                         L’art.
1 cpv. 3 del Regolamento del 29.10.2010 relativo alla lista degli stabilimenti
per l’esecuzione delle privazioni di libertà a carattere penale (emanato sulla
base dell’art. 4 lit. k del Concordato sull’esecuzione delle pene privative di
libertà e delle misure concernenti gli adulti e i giovani adulti nei cantoni
latini del 10.04.2006, RL 343.200) indica che gli stabilimenti sono concepiti
ed organizzati in funzione dell’importanza del rischio d’evasione e di
reiterazione che rappresenta la persona che vi è collocata per l’esecuzione
della detenzione. Tale valutazione è effettuata in funzione delle circostanze e
di diversi elementi (segnatamente durata della detenzione, infrazioni e
condizioni in cui sono state commesse, condizioni personali della persona
detenuta, legami con la Svizzera e statuto amministrativo).

 

                                         L'art.
19 del Regolamento sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti del
6.03.2007 (REPM, RL 341.110) stabilisce che l'esecuzione della pena in uno
stabilimento chiuso, ossia in uno stabilimento in cui le misure di sicurezza
sono elevate, è la forma di esecuzione ordinaria quando al detenuto non possono
essere concesse altre forme di esecuzione in grado di evitare in particolare la
fuga o pericoli a terzi (cpv. 1). L'esecuzione
della pena avviene ininterrottamente nello stabilimento. Il trattamento, che ha
come scopo finale il reinserimento sociale, è fondato su una graduale
concessione di libertà tendente alla responsabilizzazione progressiva del
carcerato, sulla base di un piano individuale di esecuzione della pena (cpv.
2). Una persona condannata può scontare
la pena privativa della libertà in maniera totale o parziale in uno
stabilimento aperto − ossia in una struttura che dispone di misure di
sicurezza ridotte per quanto concerne l'organizzazione, il personale e la
costruzione − se questa sua collocazione non provoca pericoli alla
comunità, evita il ripetersi di azioni delittuose e non vi è rischio di fuga.

 

                                         Del
pari l'art. 3 del Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino del
15.12.2010 (RL 342.110, nel seguito RSC) precisa che il carcere penale “La
Stampa”, quale struttura chiusa (cpv. 4), è, tra l’altro, destinato
all’incarcerazione di persone maggiorenni poste in esecuzione di pena o di
misura o di internamento (cpv. 3 lit. a). Per contro “Lo Stampino”, quale
struttura aperta (cpv. 5), è in particolare destinata all'incarcerazione di: a)
persone in esecuzione di pene eseguite in regime di lavoro esterno; b) persone
in esecuzione di pene eseguite in forma di semiprigionia; c) persone in
esecuzione di pene di breve durata eseguite per giorni; d) persone in
esecuzione di pena che non presentano un rischio di fuga e per le quali non vi
è da attendersi che commettano nuovi reati (cpv. 6).

                                         La
persona incarcerata viene ammessa al regime ordinario qualora motivi di
sicurezza non vi si oppongano (art. 40 cpv. 1 prima frase RSC).

 

                                         2.3.

                                         In
definitiva, in base all’art. 76 cpv. 2 CP, gli unici criteri determinanti per
il collocamento in un penitenziario chiuso sono il pericolo che il detenuto si
dia alla fuga o il rischio che egli commetta nuovi reati; criteri questi ultimi
che non devono essere realizzati cumulativamente (cfr. Messaggio concernente la
modifica del Codice penale svizzero del 21.09.1998,
pubblicato in FF 1999 p. 1669 segg., p. 1793; BSK Strafrecht I – B.F. BRÄGGER,
4a. ed., art. 76 CP n. 8).

 

                                         Con
quale intensità debba sussistere il pericolo di fuga o il rischio che il
detenuto commetta nuovi reati posto dall'art. 76 cpv. 2 CP, non può essere
espresso in generale e in astratto ma dipende dalle circostanze. 

                                         Per
ammettere l'esistenza di un pericolo di fuga o di recidiva non occorre
certamente che siano state intraprese manovre concrete in tal senso, è bensì
sufficiente che sia riconoscibile l'esistenza di detti rischi (BSK Strafrecht I
− B. F. BRÄGGER, op. cit., art. 77b CP n. 9).

 

                                       I requisiti posti al comportamento del detenuto in
espiazione di pena e i rischi di fuga o di recidiva si determinano di regola
secondo i criteri che valgono per la liberazione condizionale ex art. 86 CP
(decisione TF 6B_577/2020 del 7.07.2020, consid. 1.3.3.).

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza federale il rischio di fuga deve essere valutato in
considerazione dell’insieme delle circostanze proprie al detenuto, quali per
esempio le sue condizioni di vita (“Lebensumstände”), i legami familiari
(“familiäre Bindungen”), la sua situazione professionale e finanziaria
(“berufliche und finanzielle Situation”), nonché le sue relazioni
all’estero (“Kontakte zum Ausland”). Infatti non si può concludere per
l’esistenza di questo rischio solo sulla base di una possibilità astratta di fuga.
Occorre piuttosto che vi sia una certa probabilità, fondata su concreti motivi,
che il detenuto posto in libertà si sottragga all’esecuzione della pena,
dandosi alla fuga (sentenze TF 6B_432/2012 del 26.10.2012 consid. 3.;
6B_254/2012 del 18.06.2012 consid. 3.; 6B_577/2011 del 12.01.2012 consid. 2.1.
e 2.2.). Il quantum della pena che gli resta da espiare da solo non
basta per ammettere il rischio di fuga. Può tuttavia essere considerato,
unitamente ad altre circostanze, quale indizio di una possibile fuga (sentenza
TF 6B_432/2012 del 26.10.2012 consid. 3.; DTF 125 I 60). Un rischio acuto di
fuga viene ammesso in special modo dalla dottrina, quando l’interessato non
intrattiene in Svizzera una rete di relazioni, ovverossia quando egli non
dispone di legami con il nostro paese. Ciò che di principio viene presunto per
i cosiddetti turisti del crimine (“Kriminaltouristen”) e per i
condannati senza un valido permesso di soggiorno o di domicilio (BSK Strafrecht I − B. F. BRÄGGER, op. cit., art. 76 CP n. 4).

 

 

                                 3.   Nella
fattispecie, dall’esame degli atti emerge che - come dettagliatamente e chiaramente
illustrato dalla CARP nella sentenza 15.12.2021 con cui ha pronunciato la
misura dell’espulsione, confermando le considerazioni espresse precedentemente dalla
Corte di prime cure - RE 1, cittadina kosovara, benché nata e cresciuta nel
nostro paese, non ha dimostrato di essersi integrata né professionalmente né socialmente
nel nostro territorio. Dopo le scuole dell’obbligo non ha portato a termine una
formazione - seppure in ciò favorita da incentivi statali - conseguendo un
diploma: né quale assistente dentale (professione che, a suo dire, non le
sarebbe interessata), né quale operatrice socio-sanitaria (che non le sarebbe
piaciuta) e nemmeno nel campo d’attività per il quale - come ribadito dal suo patrocinatore
- essa avrebbe scoperto di avere una vocazione, ossia il lavoro con i bambini.
Col che, oggi alla soglia dei trent’anni, tranne che per delle sporadiche occupazioni
di pochi mesi, dall’età di 18 anni non ha sostanzialmente svolto alcuna
attività lavorativa con cui sostentarsi, bensì ha vissuto a carico dello Stato.
Ha infatti percepito fino all’età di 25 anni la rendita completiva per figli
legata alla rendita AI versata al padre (in AI al 100 % dai 38 anni d’età),
oltre che - per un certo periodo - la disoccupazione, e dal 2014 al suo arresto
(avvenuto il 7.07.2020) prestazioni assistenziali, di cui quasi CHF 117'000.--
incassati indebitamente, fornendo false informazioni e falsificando documenti. Essa
ha inoltre cumulato debiti per oltre CHF 30'000.--, e dal 2014, insieme al
compagno, si è data al traffico di sostanze stupefacenti per incamerarne i
lucrosi guadagni. Traffici illeciti bruscamente interrotti non tanto per il
peso della responsabilità derivata dalla nascita della figlia nel maggio 2020,
quanto piuttosto dall’arresto (suo e del suo compagno) avvenuto il 7.07.2020. 

                                     

                                       Dal
trattenerla dal delinquere e dal trovarsi un’occupazione onesta con cui
mantenersi, nulla ha giovato la vicinanza dei suoi stretti familiari. Dai
genitori - entrambi cittadini kosovari, residenti nel __________ - si è
affrancata dall’età di 18 anni per andare a vivere da sola, salvo poi
coinvolgere la madre e la sorella nell’invio all’estero dei proventi illeciti
della droga (per cui sono state condannate per riciclaggio di denaro) e
addirittura rifornire di cocaina la sorellastra.

                                       RE
1 non ha dato prova di aver intessuto nel nostro paese una costruttiva rete
sociale. 

                                       Secondo
gli accertamenti delle Corti del merito essa ha infatti perlopiù intrattenuto frequentazioni
in ambienti poco raccomandabili. Ancora minorenne, al rientro da un soggiorno
in __________ dedito allo shopping e al bighellonare, è stata fermata in dogana
a bordo di un’autovettura guidata da un conoscente di cittadinanza dominicana e
su cui vi erano occultati 10 kg lordi di cocaina. Ha intrattenuto per alcuni
mesi una relazione sentimentale con un cittadino dominicano, autore del tentato
duplice omicidio di due cittadini dominicani avvenuto presso una nota discoteca
del __________. Il suo più recente compagno, dal quale ha avuto nel maggio 2020
una figlia, si trova parimenti in carcere per i traffici di sostanza
stupefacente commessi con lei. Quest’ultimo, in quanto cittadino dominicano con
ultima residenza in Italia e colpito da espulsione per la durata di 10 anni, una
volta espiato il proprio debito con la giustizia (che non ha contestato) dovrà
forzatamente lasciare il nostro paese, dove gli è precluso sin d’ora un
inserimento. 

                                        RE
1 presenta altresì importanti legami con
l’estero. Come ricostruito dalla CARP nella sentenza 15.12.2021 (sulla base dei
timbri apposti sui due passaporti kosovari) la reclamante ha effettuato
frequenti e lunghi viaggi all’estero, spesso nella Repubblica dominicana (paese
d’origine del padre di sua figlia), come pure in Kosovo, dove risiedono alcuni suoi
parenti, dove ha registrato la nascita della figlioletta (pure cittadina
kosovara), e dove ha inviato parte dei proventi illeciti del traffico di
cocaina. La CARP ha altresì stabilito come la reclamante abbia una sufficiente conoscenza
della lingua albanese, appresa dai genitori che tra loro parlavano tale idioma,
e come sia cresciuta in un contesto familiare caratterizzato da costumi e
usanze del suo Paese di provenienza.

 

                                       Alla
luce di tutte queste circostanze, forza è
concludere che il pericolo di fuga in capo alla reclamante - con carente integrazione nella nostra realtà dal
profilo sociale e professionale, ancorché vi sia nata e cresciuta, con una
preoccupante situazione debitoria nei confronti dello Stato e degli
assicuratori malattia, con la prospettiva di dover lasciare per diversi anni il
nostro territorio in ragione dei gravi reati commessi dopo l’espiazione della
restante pena (ancora relativamente lunga), con importanti legami con l’estero dove
si è recata con frequenti e lunghi viaggi, anziché assimilare i valori e
costumi del nostro territorio, territorio questo dove nemmeno ha fondato il suo
stretto nucleo familiare dopo essersi affrancata dai genitori dalla maggiore
età - allo stadio attuale è alto, come
rettamente valutato dal giudice dei provvedimenti coercitivi. Di conseguenza il
giudizio qui impugnato deve essere tutelato e il reclamo essere respinto.

 

 

                                 4.   4.1.

                                       La
reclamante chiede il riconoscimento della difesa d’ufficio nella persona
dell’avv. PR 1 e del beneficio del gratuito patrocinio in relazione alla
procedura davanti a questa Corte.

 

                                       4.2.

                                       Giusta
l'art. 10 LAG (Legge sull'assistenza giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio del
15.03.2011, RL 178.300) l'autorità competente a concedere l'assistenza
giudiziaria e a designare il patrocinatore d'ufficio è quella del merito: da
questa norma discende la competenza di questa Corte a decidere sull'istanza di
assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio formulata in questa sede dalla
reclamante, in base alle normative in vigore dall’1.01.2011, riservate
dall’art. 439 cpv. 1 CPP per le procedure davanti al giudice dei provvedimenti
coercitivi in materia di applicazione della pena.

 

                                       Il
diritto all'assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio discendono
dall’art. 2 LAG e dall'art. 29 cpv. 3 Cost., secondo cui chi non dispone dei
mezzi necessari ha diritto alla gratuità della procedura, se la sua causa non
sembra priva di probabilità di successo, ed al gratuito patrocinio, qualora la
presenza di un legale sia necessaria per tutelare i suoi diritti. 

 

                                       4.3.

                                       Anche
in questa sede occorre riconoscere la situazione economica precaria in cui
versa la reclamante, senza attività lucrativa né sostanza (come al certificato
per l’ammissione all’assistenza giudiziaria del 28.10.2021 e alla decisione di
tassazione 29.09.2021), che ha beneficiato di prestazioni assistenziali e con
debiti a suo carico. Condizione questa già valutata dalle Corti del merito, per
cui gli è stato nominato sia in primo che in secondo grado un difensore
d’ufficio. 

                                       Sprovvista
quindi dei mezzi necessari per far fronte alla sua difesa necessaria per la
tutela dei suoi diritti, si giustifica in concreto concederle il beneficio
dell’assistenza giudiziaria, oltre a prescindere dal prelievo della tassa di
giustizia e delle spese.

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 74 segg. CP, 379 segg.,
393 segg., 439 cpv. 1 CPP, 29 cpv. 3 Cost, la LEPM, il REPM, il RSC, il
Regolamento del 29.10.2020 relativo alla lista degli stabilimenti per
l’esecuzione delle privazioni di libertà a carattere penale, la LAG, ed ogni
altra disposizione applicabile,

 

 

 

pronuncia

 

 

                                 1.   Il
reclamo è respinto 

 

 

 

 

                                 2.   La
domanda di assistenza giudiziaria è accolta e al patrocinatore di RE 1, avv. PR
1, è riconosciuto il versamento dell’importo di CHF 600.-- (seicento) a titolo
di indennità per la procedura di reclamo davanti a questa Corte.

 

 

                                 3.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese.

 

 

                                 4.   Rimedio
di diritto:

                                       Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95
 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                         La
cancelliera