# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 75e95474-41ce-54e4-b772-90c1f4c0f7b4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-12-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 12.12.1996 80.1996.185
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-1996-185_1996-12-12.html

## Full Text

Incarto n.

  80.96.00185

  	
  Lugano

  12 dicembre 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto
  tributario del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Alessandro
  Soldini, presidente, 

  Stefano Bernasconi, Lorenzo Anastasi

   

  

 

	
  segretario:

  	
  Fiorenzo
  Gianinazzi

  

 

statuendo
sul ricorso del 17 settembre 1996

 

in
materia di:                 imposte alla fonte

 

	
  presentato
  da:

  	
  __________
  __________ __________ __________ __________, __________ __________,  

   

  
	
   

  	
   

  	 

 

ritenuto

 

 

 

in
fatto ed in diritto

 

 

 

                                   1.   __________
__________ __________ __________ __________, cittadino italiano, lavora dal 1°
febbraio 1995 alle dipendenze della __________ __________ grazie a un permesso
di dimora temporaneo limitato a 120 giorni con uno stipendio mensile di fr.
6'000.--, come risulta dalla domanda di assicurazione del rilascio di un
permesso temporaneo di dimora presentata il 19 dicembre 1994 dalla __________
__________.

                                         L’Ufficio imposte alla
fonte con decisione del 2 luglio 1996 stabiliva il reddito imponibile del
contribuente in fr. 66'000.-- e quello annuo determinante per l'aliquota in tre
volte tanto, cioè in fr. 198'000.--. L'imposta alla fonte veniva così stabilita
in fr. 17'160.--.

                                         In sede di reclamo
l’Ufficio riduceva il reddito annuo determinante per l'aliquota a fr.
132'000.-- con conseguente diminuzione del carico fiscale a fr. 13'530.-- (cfr.
decisione su reclamo del 6 settembre 1996).

 

 

                                   2.   Con il presente,
tempestivo ricorso chiede che per la determinazione dell’aliquota si tenga
conto del suo reddito annuo, pari a dodici mensilità di fr. 6’000.-- con
l’aggiunta del reddito italiano secondo il mod. 740 di fr. 23’276.--. Precisa,
in particolare, di svolgere il proprio lavoro per la __________ __________ in
Svizzera durante quattro mesi e per i restanti otto in Italia, sempre per la
__________ __________.

 

                                         L’Ufficio imposte alla
fonte propone, per contro, di respingere il ricorso, argomentando che il metodo
di determinazione della capacità contributiva dei contribuenti con permessi di
dimora speciali è quello recentemente adottato dalla Divisione delle contribuzioni
e verte sull’annualizzazione dei salari.

 

                                         All’udienza del 25
novembre 1996, il ricorrente ha precisato che il salario percepito nel corso
del 1995 è stato di fr. 66’000.– per l’intera attività svolta.

 

                                   3.   3.1.

                                         Sono soggetti ad una
trattenuta d'imposta alla fonte per il loro reddito da attività lucrativa
dipendente:

                                         a.   i
lavoratori stranieri che, senza permesso di domicilio della polizia degli
stranieri, hanno domicilio o dimora fiscali nel Cantone (art. 104 cpv. 1 LT;
analogo, per l'imposta federale diretta, l'art. 83 LIFD);

                                         b.   i
lavoratori che, senza domicilio o dimora fiscali in Svizzera, esercitano
un'attività lucrativa dipendente nel Cantone per brevi periodi, durante la
settimana o come frontalieri (art. 114 LT; per l'imposta federale diretta, l'art.
91 LIFD).

 

                                         3.2.

                                         L'imposta è prelevata sui
proventi lordi (cfr. art. 105 cpv. 1 LT; art. 84 cpv. 1 LIFD). Sono
segnatamente imponibili: Sono imponibili: 

                                         a.   tutti
i redditi da attività dipendente, compresi i redditi accessori come indennità
per prestazioni speciali, provvigioni, assegni, premi per anzianità di
servizio, gratificazioni, mance, tantièmes e altre prestazioni in natura
valutabili in denaro; 

                                         b.   tutti
i proventi compensativi sostitutivi del reddito da attività dipendente come pure
i proventi da assicurazioni contro le malattie, da assicurazioni contro gli
infortuni o dall'assicurazione contro la disoccupazione. Fanno in particolare
parte di questi proventi le indennità giornaliere, le rendite parziali e i versamenti
in capitale sostitutivi di queste ultime (art. 105 cpv. 2 LT; per l’imposta
federale diretta, art. 84 cpv. 2 LIFD).

 

                                         3.3.

                                         Sia per i lavoratori
stranieri con domicilio o dimora fiscale sia per quelli senza, la trattenuta
d'imposta è stabilita, secondo l'art. 108 LT (cfr. anche art. 85 LIFD), sulla
base di un'aliquota diversa a seconda che si tratti di persone sole (lett. a),
di coniugati che vivono in economia domestica, vedovi separati, divorziati,
nubili e celibi che vivono in comunione domestica provvedendo al sostentamento
di figli minorenni, a tirocinio o agli studi fino al 25.mo anno o di persone
bisognose (lett. b), coniugati con doppio reddito che vivono in comunione
domestica (lett. c), in quest'ultimo caso quando entrambi i redditi sono
conseguiti in Svizzera (cpv. 2).

                                         Per i redditi a tempo
parziale o accessori l’aliquota è invece prevista un'aliquota forfetaria del 4%
(lett. d).

                                         La divisione delle
contribuzioni nella direttiva n. 1 valida dal 1° gennaio 1996 prevede
sette diverse tabelle d'imposta, tre per i lavoratori con domicilio o dimora
fiscali e tre per quelli senza, conformemente a quanto previsto dall'art. 108
cpv. 1 lett. a - c LT ed una per i contribuenti con attività accessoria o a tempo
parziale stabilito, conformemente all’art. 108 cpv. 1 lett. d LT.

 

                                         3.4.

                                         Per i lavoratori con
permessi speciali (120 giorni, ecc.) nel corso dell'anno civile, la citata direttiva
della Divisione cantonale delle contribuzioni prevede (cfr. III.B.5) che:

                                         a.   per
i consulenti, collaboratori ecc. il reddito di attività lucrativa conseguito in
Svizzera, qualunque sia il suo ammontare, è assoggettato alla trattenuta
d'imposta alla fonte con l'aliquota massima prevista dalle Tabelle A e B per
dimoranti tenuto conto della situazione familiare

                                         b.   i
professori e docenti occupati presso più scuole o istituti sono assoggettati
alla trattenuta con l'aliquota corrispondente al salario massimo della
categoria del Cantone.

                                         La nuova direttiva, in
vigore dal 1° gennaio 1995, non diverge sostanzialmente dalla precedente su
questo punto (cfr. Direttive di applicazione dell'imposta alla fonte
valide dal 1° gennaio 1986, cifra 10.2). Essa prevedeva infatti che consulenti,
collaboratori, con permessi speciali di 90 / 120 giorni all'anno fossero
assoggettati con l'aliquota massima prevista dalle tabelle, tenuto calcolo
della situazione familiare:

                                         a.   per
redditi fino a fr. 84'000.-- annui con l'aliquota massima prevista dalla
tabella ufficiale - dimorante redditi semplici fr. 7'000.-- mensili;

                                         b.   per
gli altri casi fanno stato con le aliquote per redditi superiori secondo il
salario mensile corrispondente.

 

 

                                   4.   4.1.

                                         Questa Camera ha già avuto
occasione di esaminare la normativa dell'abrogata LT-1976 e le relative direttive
con riferimento all’aliquota d'imposta alla fonte applicabile ai lavoratori con
permessi speciali (120 giorni, ecc.).

                                         Secondo una prima sentenza
di questa Camera in CDT n. 257 del 9 settembre 1989 in re S. SA, la
ratio di queste disposizioni dell'Autorità fiscale risiede, non altrimenti che
nel caso dell'imposizione dei tantièmes, dei gettoni di presenza e altre
indennità percepite dai membri dell'amministrazione di una persona giuridica, dove
è prevista l'aliquota lineare del 30% (cfr. Direttive valide dal 1°
gennaio 1986, cifra 10.3), nel fatto che queste persone dispongono di altre
entrate di non trascurabile entità non colpite alla fonte (si vedano in
generale sul tema dell'imposizione di tali entrate: Grüninger/Studer, Kommentar
zum Basler Steuergesetz, Basilea 1970, p. 27 e p. 109 s.; Baur/Klöti-Weber/Koch/Meier/
Ursprung, Kommentar zum Aargauer Steuergesetz, Berna 1991, p. 694; Zigerlig,
Quellensteuern, in: Höhn/Athanas [a cura di], Das neue Bundesrecht über
die direkten Steuern, Berna, 1993, p. 387; Commission d'harmonisation
fiscale, Règlementation harmonisée en matière d'impôt à la source, p. 158
s.).

                                         Significativa era stata
considerata la circostanza che, per i membri dell'amministrazione di una
persona giuridica, esulassero dal novero di queste indennità le remunerazioni o
prestazioni corrispettivo di un'attività salariata prestata quale dipendente
della persona giuridica, che sono colpite con l'aliquota progressiva. 

                                         Era quindi stata tratta la
duplice conclusione:

                                         -  che
le aliquote applicabili alla trattenuta alla fonte non devono infatti
disattendere il principio che vuole che l'aliquota sia la più aderente
possibile a quella applicabile in sede di tassazione ordinaria e tenga conto
sia della progressione sia del reddito sia delle spese sopportate per
conseguirlo sia delle deduzioni sociali (cfr. Rivier, Droit fiscal suisse,
p. 295 s.; Zuppinger/Schärrer/Fessler/Reich, Kommentar zum Zürcher Steuergesetz,
Ergänzungsband, II ediz., Berna 1983, n. 66 ad § 3 LT-ZH, p. 9; ASA 40 p. 353 ss.;
inoltre, con riferimento alla Convenzione italo-svizzera di doppia imposizione,
Menétrey, in Masshardt/Tatti, Commentario IFD, Lugano 1985, p.
618); e

                                         -  che
le aliquote non devono comunque disattendere, in linea di principio, l'art. 4 Cost.
fed., che vieta l'arbitrio, segnatamente la disparità di trattamento (Baur/Klöti-Weber/Koch/
Meier/Ursprung, op. cit., p. 685).

 

                                         4.2.

                                         Questa Camera, in una
successiva sentenza, ha poi avuto modo, esaminando il campo d'applicazione di
dette norme, di distinguere i dipendenti frontalieri, che prestano la loro
attività nel nostro paese durante un periodo ben delimitato di tempo, comunque
non superiore a 90 / 120 giorni, da quelli che lavorano a tempo pieno per tutto
l'anno alle dipendenze della stessa azienda, svolgendo la loro attività in
parte in Svizzera (al massimo per 90 / 120 giorni) e in parte (per il resto)
all'estero sempre per la medesima azienda, che eroga loro il salario per tutto
l'anno, giungendo alla conclusione che:

                                         -  nel
primo caso si giustifica l'applicazione dell'aliquota massima, dovendosi presumere
con grande verosimiglianza l'esistenza di altri redditi non trascurabili che,
fosse il lavoratore imposto con tassazione ordinaria, andrebbero a cumularsi
con quelli svizzeri per la determinazione dell'aliquota;

                                         -  negli
altri casi, invece, non potendosi presumere l'esistenza di altri fattori di
reddito all'estero (quanto meno non in misura diversa da qualsiasi altro frontaliere
con permesso annuale), che, in caso di tassazione ordinaria, si cumulerebbero
con quelli svizzeri per la determinazione dell'aliquota, si giustifica invece,
in linea di principio, l'applicazione dell'aliquota corrispondente al reddito
effettivo.

                                         In casi simili ci si trova
infatti al cospetto di un dipendente annuale di un'azienda ticinese, che
beneficia di un permesso di dimora limitato a 90 / 120 giorni unicamente per il
fatto che svolge la maggior parte del lavoro all'estero, dove risiede, ma che
comunque percepisce dodici mensilità all'anno e non solo il salario pari al tempo
di lavoro effettuato in Svizzera (cfr. CDT n. 206 del 3 settembre 1990
in re G. SA).

                                         Nel citato giudizio veniva
inoltre ribadito che i salariati, che esercitano un'attività all'estero
conservando il domicilio in Svizzera, rimangono assoggettati in linea di principio
all'imposta anche durante la durata del lavoro all'estero; sono tuttavia
riservati i trattati di doppia imposizione, nella misura in cui attribuiscono
l'imposizione del reddito del lavoro salariato allo Stato in cui viene effettivamente
svolto il lavoro (cfr. Rivier, Le droit fiscal international, 1983, p.
138). Veniva infine rilevato che la riserva a favore degli accordi di doppia
imposizione vale altresì per i lavoratori domiciliati all'estero, che svolgono
un'attività di breve durata (inferiore a 90 / 120 giorni) in Svizzera.

 

 

                                   5.   5.1.

                                         Nel quadro dei rapporti italo-svizzeri,
la Convenzione sulla doppia imposizione del 9 marzo 1976 stabilisce che i
salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno
Stato contraente riceve in corrispettivo di un'attività dipendente sono imponibili
soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell'altro
Stato contraente. Se l'attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a
tal titolo sono imponibili in questo Stato (cfr. art. 15 cpv. 1 CDI).
Determinante non è quindi tanto il domicilio del lavoratore, quello del datore
di lavoro o lo Stato nel quale la retribuzione è pagata, quanto piuttosto lo
Stato in cui è esercitata l'attività (cfr. Menétrey, op. cit., p. 606,
cifra 1).

                                         Si deve quindi concludere
che, in simili casi, l'Autorità fiscale può imporre soltanto il salario
conseguito in Svizzera durante il periodo per il quale il contribuente è abilitato
a svolgere un'attività lucrativa, vale a dire durante al massimo 90 / 120
giorni. 

 

                                         5.2.

                                         In un'ulteriore sentenza (CDT
n. 210 del 26 settembre 1994 in re M. e T. O.) questa Camera ha riconosciuto
che, in virtù del verbale sottoscritto l'8 luglio 1985 fra Italia e Svizzera,
alla tassazione alla fonte (o anche a conguaglio) di un frontaliere non si
aggiungono, ai fini della commisurazione dell'aliquota, i redditi del coniuge
tassato in Italia.

 

                                         5.2.1.

                                         Vero è che, se un
residente in Svizzera percepisce redditi o possiede un patrimonio che,
conformemente alle disposizioni della presente Convenzione, sono imponibili in
Italia, la Svizzera esenta da imposta detti redditi o detto patrimonio, ma può,
per determinare l'imposta afferente al rimanente reddito o al rimanente patrimonio,
applicare l'aliquota corrispondente all'intero reddito o all'intero patrimonio
senza tener conto dell'esenzione (cfr. art. 24 cpv. 3 CDI I-CH). La Svizzera
applica infatti il metodo dell'esenzione, manda cioè esenti da imposta gli
elementi di reddito e di sostanza attribuiti all'Italia per l'imposizione,
senza preoccuparsi se poi l'Italia imponga in concreto o meno. In virtù della c.d.
riserva dell'aliquota globale o cumulativa, però, la Svizzera può tener conto
degli elementi esonerati, per determinare l'aliquota applicabile agli altri
elementi di sostanza e di reddito normalmente imponibili (cfr. Menétrey,
op. cit., p. 618; Rivier, Le droit fiscal international, Neuchâtel 1983,
p. 135; CDT n. 169 del 27 agosto 1993 in re F. Di T.; CDT n. 271
del 31 ottobre 1991 in re C. N.).

 

                                         5.2.2.

                                         Tuttavia, secondo l'art.
15 cpv. 3 CDI I-CH, il regime fiscale applicabile ai redditi ricevuti in
corrispettivo di un’attività dipendente dei lavoratori frontalieri è regolato separatamente
dall'Accordo tra la Svizzera e l’Italia relativo all’imposizione dei lavoratori
frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di
confine, del 3 ottobre 1974, i cui articoli da 1 a 5 costituiscono parte integrante
della Convenzione.

                                         L’art. 1 dell'Accordo
dispone, in particolare, che i salari, gli stipendi e gli altri elementi
facenti parte della rimunerazione che un lavoratore frontaliero riceve in corrispettivo
di un’attività dipendente sono imponibili soltanto nello Stato in cui tale
attività è svolta. Le norme successive disciplinano la compensazione
finanziaria transfrontaliera; sono silenti in relazione alle modalità di
percezione dell’imposta a carico dei frontalieri e sul tipo di aliquota.

                                         L’art. 5 dell'Accordo
prevede tuttavia l’organizzazione di un incontro annuale tra i rappresentanti
del Ministero competente e delle Regioni interessate, da parte italiana, e i
rappresentanti dei Cantoni dei Grigioni, Ticino e Vallese, come pure della
Confederazione, da parte elvetica, per esaminare i problemi sollevati
dall’applicazione dell'Accordo. Tale norma ripropone, in sostanza, quanto
disposto dall'art. 26 CDI I-CH. Le autorità competenti degli Stati contraenti
faranno del loro meglio, così prevede l'art. 26 cpv. 3, per appianare per via
di amichevole composizione le difficoltà o i dubbi inerenti all'interpretazione
o all'applicazione della Convenzione. L'art. 26 cpv. 4 affida inoltre a una
Commissione mista il compito di regolare amichevolmente i casi controversi
risultanti dall'applicazione e dall'interpretazione della Convenzione (cfr. Menétrey,
op. cit., p. 622). 

 

                                         5.2.3.

                                         Nel quadro di uno degli
incontri periodici previsti dall'art. 5 dell'Accordo, le Autorità competenti
degli Stati contraenti hanno potuto appianare la controversia interpretativa
sollevata da parte italiana in merito all'imposizione dei frontalieri e,
meglio, all'aliquota d’imposta loro applicabile. La soluzione concordata dalle
parti contraenti è consegnata nel verbale dell'8-9 luglio 1985, in cui si legge
che “i criteri cumulativi di tassazione di cui sopra non saranno applicati nei
confronti della coppia di lavoratori di cui uno sia percettore di reddito in
Italia qualora tale reddito sia quivi tassabile in modo esclusivo e ciò a
decorrere dal 1.1.1986” (cfr. RTT 1990 p. 313 s.; Bernasconi,
L'Accordo tra la Svizzera e l'Italia relativo all’imposizione dei frontalieri e
alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine del 3
ottobre 1974, in RTT 1990 p. 308 s.).

 

                                         5.2.4.

                                         Dando applicazione
concreta alla soluzione concordata dalle delegazioni dei due Stati contraenti
l’8-9 luglio 1985, il Canton Ticino ha abolito, dal 1° gennaio 1986, la scala
delle aliquote per i frontalieri il cui coniuge lavora all'estero (mod. DRF
285). Da quella data la scala delle aliquote (mod. F 286) non considera più il
secondo reddito se conseguito all’estero. La “Tabella delle aliquote applicabili
ai frontalieri senza doppi redditi conseguiti in Svizzera” (F 286), non
distingue dunque più, come in passato, tra coloro il cui coniuge svolge
attività all'estero o meno (cfr. CDT n. 271 del 31 ottobre 1991 in re C.N.).

 

                                         5.2.5.

                                         D'altra parte, come
riconosciuto anche da questa Camera (CDT n. 210 del 26 settembre 1994 in
re M. e T. O.), la soluzione concordata nel Verbale dell'8-9 luglio 1985 si
applica a tutti i frontalieri indistintamente, non prevedendo distinzioni di
sorta in relazione alla modalità con cui l’imposta viene prelevata, se alla
fonte o a conguaglio (cfr. RTT 1990 p. 313 s.; Bernasconi,
L'Accordo tra la Svizzera e l'Italia relativo all’imposizione dei frontalieri e
alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine del 3
ottobre 1974, in RTT 1990 p. 309).

 

                                         5.3.

                                         Già in precedenza questa
Camera aveva avuto modo di stabilire che nel calcolo dell'aliquota per
l'imposta alla fonte non si tiene conto di eventuali redditi all'estero (CDT
271 del 31 ottobre 1991 in re C. N.).

                                         5.3.1.

                                         È certo vero che, secondo l'art.
24 cifra 3 CDI, la Svizzera può, per determinare l'imposta afferente al
rimanente reddito o al rimanente patrimonio di un residente in Svizzera che
percepisce redditi o possiede un patrimonio all'estero, applicare l'aliquota
corrispondente all'intero reddito o all'intero patrimonio senza tener conto dell'esenzione
ed è altrettanto vero che l'applicazione di tale norma, con cui la Confederazione
si é riservata di applicare il principio dell'aliquota globale, viene estesa
non solo ai casi in cui la Svizzera è lo stato di domicilio del contribuente,
vale a dire nel caso esplicitamente considerato dalla cifra 3 dell'art. 24 CDI,
ma anche quando la Svizzera è lo stato della fonte dei redditi (cfr. Menétrey,
op. cit., p. 618; inoltre Rivier, Le droit fiscal international, p.
135).

                                         5.3.2.

                                         Ragioni di parità di
trattamento inducono tuttavia, nell’ambito dell’imposizione alla fonte, ad
altra soluzione, dal momento che la “Tabella delle aliquote applicabili ai frontalieri
senza doppi redditi conseguiti in Svizzera” (F 289) non distingueva più, come
in passato, tra coloro il cui coniuge svolge attività all'estero o meno (CDT
271 del 31 ottobre 1991 in re C. N.).

                                         Veniva nel contempo
sottolineato che l'imposta alla fonte poggia su un sistema basato su
generalizzazioni e semplificazioni. Solo accertamenti generalizzati nell'ambito
del sistema semplificato di trattenuta alla fonte, per altro non previsti né
dalla LT del 1976 né dalla nuova LT del 1994, avrebbero infatti consentito di tener
conto in modo uguale per tutti i contribuenti del principio dell'aliquota
globale.

                                         Sarebbe quindi stato
lesivo della parità di trattamento, nel quadro del sistema della trattenuta
alla fonte, considerare altri redditi all’estero solo in alcuni casi, ad es.
quando l'autorità di tassazione ne é fortuitamente a conoscenza (CDT n.
271 del 31 ottobre 1991 in re C. N.).

 

 

                                   6.   6.1.

                                         In un recentissimo
giudizio (cfr. CDT n. 80.96.00108 dell’11 ottobre 1996 in re B. SA)
questa Camera ha sottoposto a esame critico la cifra 10.2 delle Direttive di applicazione
dell'imposta alla fonte valide dal 1° gennaio 1993 (per altro identica nella
sostanza alla cifra III B 5.a della direttiva valevole dal 1° gennaio 1995), poiché
le disposizioni convenzionali sopra citate e i relativi accordi bilaterali
trovano applicazione anche nel caso dei lavoratori frontalieri al beneficio di
un permesso speciale di 90 / 120 giorni, non diversamente da quelli al
beneficio di un permesso annuale.

                                         Richiamata la
giurisprudenza sopra esposta in relazione, da un lato, alla compatibilità del
computo di redditi esteri con la Convenzione italo-svizzera di doppia imposizione
e i relativi accordi e, dall’altro, alla parità di trattamento con il sistema
semplificato della trattenuta alla fonte, questa Camera ha concluso che la
cifra 10.2 delle Direttive d’applicazione della LT 1976, per altro identica
nella sostanza al par. III B.5 delle direttive emanate in applicazione della LT
1994 e della LIFD, è in contrasto con le disposizioni convenzionali nella
misura in cui applica sistematicamente a tutti i salariati al beneficio di un
permesso speciale di 90/120 giorni l’aliquota massima e non quella riportata
all’anno.

                                         Se infatti è vero, si
afferma in quest’ultimo giudizio, che, per i beneficiari di tantièmes,
gettoni di presenza e altre indennità, percepite nell’ambito
dell’amministrazione di una persona giuridica, si può presumere in base
all’esperienza e al tipo di prestazione fornita che essi dispongono di altre
entrate di misura non trascurabile, lo stesso non si può dire con altrettanta
certezza per i salariati assoggettati alla fonte che beneficiano di un permesso
speciale di 90 / 120 giorni. Inoltre la loro situazione presuppone una certa durata
e quindi anche una regolarità della prestazione lavorativa, diversamente dall'episodicità
insita nell’attività di chi, in virtù di conoscenze del tutto particolari o
funzioni altamente qualificate ricoperte altrove, viene chiamato a sedere nel
consiglio d’amministrazione di una persona giuridica o prestare occasionalmente
consulenza  (cfr. CDT n. __________.__________.__________ dell’11
ottobre 1996 in re B. SA; inoltre CDT __________.__________.__________
del 12 novembre 1996 in re M.-E. T.).

 

 

                                   7.   7.1.

                                         Dall’esame della
giurisprudenza sin qui citata, si deve trarre la conclusione che anche per il
lavoratore al beneficio di un permesso speciale di 90/120 giorni, che svolge la
propria attività sempre alle dipendenze della medesima ditta, in parte in Svizzera
e in parte più rilevante all’estero, l’aliquota applicabile alle retribuzioni
assoggettate in Svizzera alla trattenuta alla fonte non può che essere quella
del salario annuale (o comunque riportato all’anno), come nel caso di tutti gli
altri lavoratori al beneficio di un permesso speciale che non svolgono per il
datore di lavoro svizzero altra attività se non quella consentita loro dal
permesso.

                                         D’altra parte, per i
motivi di parità di trattamento con il sistema semplificato della trattenuta
alla fonte, non si giustifica in casi come il presente, diversamente dagli altri,
di tener conto di eventuali redditi esteri aggiuntivi. Tale soluzione appare
d’altronde in sintonia con quanto previsto dall’art. 108 cpv. 2 LT 1994,
secondo il quale l’aliquota per doppi redditi, nel caso di coniugati che vivono
in comunione domestica, trova applicazione solo nel caso in cui ambedue i
redditi sono conseguiti in Svizzera. Il che conferma, e contrario, che
nel quadro di un sistema impositivo semplificato, quale quello della trattenuta
alla fonte, si è forzatamente indotti a evitare, per le evidenti difficoltà
d’accertamento già evidenziate dalla giurisprudenza di questa Camera, di
considerare i redditi esteri.

 

 

 

                                         7.2.

                                         Ne consegue,
concretamente, che l’aliquota deve essere calcolata sul salario annuo
conseguito a partire dal 1° febbraio 1995, senza l’aggiunta dei redditi esteri
indicati dal contribuente.

                                         Il salario annuo versato
dalla __________ __________ al ricorrente, per la quale ha iniziato a lavorare
il 1° febbraio 1995, deve essere stabilito in fr. 72’000.--.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT 1994

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

 

                                   1.   Il ricorso è accolto.

                                         §      Il
salario annuo determinante per l’aliquota è stabilito in fr. 72’000.–.

                                         §§    Gli
atti del procedimento vanno pertanto retrocessi all’Ufficio di tassazione imposte
alla fonte per l’emissione di un nuovo conteggio.

 

                                   2.   Non si prelevano né tassa
di giustizia né spese.

                                         

                                   3.   Intimazione alle parti.

                                      

                                   4.   Per l'IC il presente
giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT 1994).

                                         Per l'IFD è ammesso il
ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146 LIFD).

 

 

 

 

per
la Camera di diritto tributario

del
Tribunale d’appello

Il
Presidente:                                                          Il
Segretario: