# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9fc9a05a-55c4-527b-930d-76f72fb2a03d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-01-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.01.2007 32.2006.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-45_2007-01-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.45

   

  FS

  	
  Lugano

  29 gennaio
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 febbraio 2006
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 18
  gennaio 2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
sentenza 15 marzo 2000 questo Tribunale ha annullato la decisione 2 novembre
1998 con cui l’Ufficio AI aveva negato il diritto a prestazioni e rinviato gli
atti al medesimo affinché, effettuati ulteriori accertamenti, si pronunciasse
nuovamente sulla domanda di prestazioni 23 agosto 1996 inoltrata da RI 1
(all’epoca __________; doc. AI 1/1-6), classe __________, direttrice del __________
(50% cameriera – 25% fare acquisti – 25% lavoro amministrativo; doc. AI 13/1-3)
dal gennaio 1993.

 

 

                               1.2.   Dopo
aver esperito degli accertamenti medici, tra cui la perizia 9 maggio 2001 a
cura del Servizio Accertamento dell’Assicurazio-ne Invalidità (SAM), l’Ufficio
AI, con decisione 28 maggio 2004, ha negato all’assicurata il diritto a una
rendita essendo il suo grado d’invalidità inferiore al 40% (doc. AI 56/1-29 e 97/1-3).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione, rappresentata dall’avv. RA 1, l’assi-curata ha sollevato opposizione
(doc. AI 101/1-13).

                                         Dopo
aver esperito un ulteriore accertamento medico a cura del dr. __________
(psichiatra che già si era espresso con consulto 10 aprile 2001 nell’ambito
della perizia 9 maggio 2001 del SAM e che ha redatto il rapporto 11 agosto
2005; doc. AI 56/13-16 e 106/1-14), l’Ufficio AI, con decisione su opposizione
18 gennaio 2006, ha confermato la decisione 28 maggio 2004 (doc. AI 109/1-6).

 

                               1.4.   Contro
la succitata decisione amministrativa l’assicurata, sempre rappresentata
dall’avv. RA 1, ha presentato un tempestivo ricorso al TCA postulando
l’erogazione di almeno una mezza rendita a partire dalla data dell’inoltro
della richiesta.

                                         Contestualmente
l’assicurata ha pure chiesto di essere posta al beneficio del gratuito
patrocinio.

                                         Sostanzialmente,
facendo riferimento alla copiosa documentazione medica già versata agli atti in
sede di procedura di opposizione, l’assicurata sostiene che il suo stato di
salute sarebbe in lento ma progressivo peggioramento, che le incapacità al
lavoro dal punto di vista reumatologico e psichiatrico andavano cumulate e che
la sua incapacità al guadagno sarebbe di almeno il 50%.

 

                               1.5.   Con
risposta di causa l’Ufficio AI ha rilevato che le obiezioni sollevate con il
ricorso sono già state trattate in sede di opposizione e ha chiesto di
respingere il ricorso.

 

                               1.6.   Con
scritto 3 aprile 2006 la rappresentante dall’assicurata ha postulato
l’esperimento di un ulteriore perizia medica che abbia a valutare correttamente
la situazione reumatologica, oftalmologia e psichiatrica della sua assistita.

 

                               1.7.   Con
lettera 5 aprile 2006 la rappresentante dell’assicurata ha trasmesso al TCA il
certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del
21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Al
riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di principio,
entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003 IV Nr. 25,
consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4). Per quanto
concerne invece le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni
transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei
disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Nella
DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo all'eventuale insorgenza
di un diritto a una rendita dell'assicurazione per l'invalidità già prima dell'entrata
in vigore della LPGA, occorre rifarsi ai principi generali sviluppati in
materia di diritto intertemporale che dichiarano applicabile l'ordinamento in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto giuridicamente
determinante. Di conseguenza, per il periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene
sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso avviene
secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le
succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora
valide (DTF 130 V 343).

                                         Dal
1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione
della LAI.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se, vista la documentazione medica prodotta dopo la perizia
9 maggio 2001 del SAM e l’ulteriore rapporto 11 agosto 2005 del dr. __________,
a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a prestazioni.

 

                               2.4.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI – sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con
gli artt. 7 e 8 cpv. 1 LPGA – con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della
capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004,
l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita
intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi
almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un
quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un’attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité,
Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss). Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136;
Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.5.   Nel
caso in esame, a seguito della sentenza 15 marzo 2000 con la quale questo Tribunale
ha annullato la decisione amministrativa 2 novembre 1998 che aveva negato
all’assicurata il diritto a prestazioni e rinviato gli atti all’amministrazione
per ulteriori accertamenti, l’Ufficio AI ha ordinato l’allestimento di una
perizia a cura del SAM.

 

                                         Dal
referto 9 maggio 2001 (doc. AI 56/1-29) risulta che i periti, dopo aver esposto
dettagliatamente l’anamnesi, nonché le constatazioni obiettive, hanno fatto
capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura reumatologica (dr. __________),
neurologica (dr. __________) e psichiatrica (dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente
presso il citato centro di accertamento, i periti hanno posto la seguente diagnosi:

 

"  F.1      Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa

 

Fibromialgia.

 

Sindrome
cervicovertebrale, cervicobrachiale e cervicocefalica su minimi segni degenerativi
a livello della colonna cervicale, al segmento C4-5, con leggera instabilità,
nonché minimi segni di spondilartrosi.

 

Lombalgie
croniche nell’ambito di minime alterazioni degenerative plurisegmentarie a
livello della colonna lombare.

 

Distimia.

 

F.2.     Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa

 

Tabagismo
cronico.

 

Alluce
valgo bilaterale.

 

Cefalee
corrispondenti ad emicranie senz’aura (doc. AI 56/9)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i
periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale
dell’attuale capacità lavorativa: “l’A presenta una capacità lavorativa globale
del 75% nelle professioni svolte in precedenza di impiegata amministrativa, di
venditrice, di gerente – direttrice di pub. Le limitazioni a queste attività
sono parziali e d’entità modesta” (doc. AI 56/11), hanno concluso:

 

"  (…)

5.  Grado di capacità di lavoro, in
percentuale, nell’esercizio dell’attività lucrativa o dell’attività abituale
(p. es. casalinga) svolta prima dell’insorgenza del danno alla salute:

 

     -  Quando la capacità di lavoro ha
subito una riduzione pari almeno al 25 percento?

     -  Quali sviluppi ha subito da allora
la capacità di lavoro?

     -  Quali ulteriori sviluppi ci si deve
probabilmente attendere?

 

L’A. presenta una totale capacità lavorativa nella sua
professione di direttrice – amministratrice di pub ed in altri ambiti fino al
31.08.1998.

 

Dal 1.09.1998 (vedasi perizia del dr. __________ del
1.09.1998) ella presenta una capacità lavorativa globale del 75%, fino ad ora e
continua.

 

L’incapacità lavorativa del 25% è determinata dalla fibromialgia
e dalla distimia sopra descritte.

 

La prognosi reumatologica è buona e quella psichiatrica
a breve – medio termine favorevole (vedasi consulto psichiatrico allegato).

6.  Possibilità di migliorare la capacità di lavoro:

 

Un reinserimento lavorativo, in quest’A. colta ed
intelligente a breve – medio termine, potrebbe, in teoria, migliorare la
situazione, riducendo ulteriormente la già modesta incapacità lavorativa, sia
nell’ambito reumatologico, sia psichiatrico.

 

     Un
ritorno al lavoro avrebbe pure una valenza ergoterapica.

 

Una ripresa lavorativa migliorerebbe pure la
riscontrata perdita di fiducia in se stessa di questa peritanda.

 

7.  Altre indicazioni:

 

     Nessuna.

(…)”
(doc. AI 56/12)

 

                               2.6.   Affinché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami
approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia
stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione
medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA del 26
agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003
nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid.
3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M
[I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili
(DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.;
STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella
causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag.
189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio
1995 in re A. C; cfr. anche DTF
123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.C.,
I 355/03, consid. 5).

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

                                         Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische]
Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra
i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124)

 

                               2.7.   Nella
fattispecie, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio
di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli impediscano
di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM, i quali hanno
compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata è
portatrice, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito
alla capacità lavorativa globale del 75% nelle professioni svolte in precedenza
di impiegata amministrativa, di venditrice e di gerente – direttrice di pub.

 

                                         In
particolare il TCA non può aderire alla tesi della ricorrente secondo la quale,
vista la valutazione del dr. __________: “(…) incapacità lavorativa del 25%
quale casalinga o come cameriera oppure quale responsabile e gerente di un bar,
di un ristorante o di un pub (…)” (doc. AI 56/21) e ritenuto che ella svolgeva
all’epoca tutte le attività indicate dallo specialista, la sua inabilità risulterebbe
superiore al 40%.

                                         Infatti,
visto che dal questionario per il datore di lavoro risulta che l’assicurata dal
1° gennaio 1993 ha iniziato a lavorare al 100% quale direttrice del __________
(50% cameriera – 25% fare acquisti – 25% lavoro amministrativo; doc. AI 13/1-3)
e ritenuto che nella richiesta di prestazioni AI per adulti 22 agosto 1996 la
stessa professione è stata indicata quale attività principale (doc. AI 1/1-6), è
giustificato applicare il metodo generale del raffronto dei redditi per
determinare il grado d’invalidità.

                                         Neppure
può essere condivisa la tesi dell’assicurata secondo la quale “(…) occorreva
cumulare al grado di inabilità “reumatologica”, l’incapacità lavorativa della
ricorrente dal punto di vista puramente psichiatrico (…)” (doc. I, pag. 5).

                                         Al
riguardo i periti del SAM hanno infatti osservato che “(…) la presente perizia
ridimensiona, dunque, sia la patologia neurologica, che non dà incapacità
lavorativa, mentre sottolinea l’affe-zione fibromialogica e la distimia. A
questo proposito è ben noto come la fibromialgia si possa in un certo modo
paragonare, per così dire, ad un pendolo che oscilla tra l’ambito psichiatrico
e quello reumatologico. La fibromialgia è curabile anche con le attività svolte
dall’A., in particolare con un'ergoterapia (…)” (doc. AI 56/11).

                                         Dunque,
oltre a fondarsi su una valutazione nell’ambito di una perizia pluridisciplinare
a cura del SAM (e non su due perizie indipendenti tra di loro e le cui
patologie principali differiscono sostanzialmente tra loro; vedi la STFA del 19
agosto 2005 nella causa D., I 606/03 citata dalla rappresentante
dell’assicurata), i periti hanno compiutamente motivato per quali ragioni sono
giunti ad un’incapacità lavorativa globale del 75% della ricorrente nella
professione svolta in precedenza. Pertanto non vi è alcun motivo perché questo
Tribunale debba scostarsi dalle conclusioni peritali. Questo vale a maggiore
ragione visto che anche il dr. __________, Primario di neurochirurgia dell’__________
di __________, nel suo reperto 18 ottobre 1996 aveva già indicato che “(…) una
valutazione precisa del problema anche per quel che riguarda la capacità
lavorativa e l’esigibilità potrà essere espressa soltanto una volta esaminata
la paziente in ambito interdisciplinare (…)” (doc. AI 7/3).

 

                               2.8.   Si
tratta ora di stabilire se l’ulteriore documentazione medica prodotta dopo la
perizia del SAM attesta un peggioramento dello stato di salute valetudinario
dell’assicurata intervenuto prima della decisione su opposizione tenuto conto
che per costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta
la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto esistente
al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga che fatti accaduti
posteriormente e che hanno modificato questa situazione devono di regola
formare oggetto di un nuovo procedimento amministrativo (DTF 129 V 4 consid.
1.2, DTF 127 V 467 consid. 1 e DTF 121 V 366 consid. 1b)

 

                                         Dagli
atti di causa risulta quanto segue.

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria, poste le diagnosi note, con influsso sulla
capacità lavorativa, di “fibriomialgia – distimia – sindrome cervicobrachiale”,
dal 1998, nel suo rapporto medico 8 febbraio 2002 ha attestato un’incapacità
lavorativa del 25% dal 1998 in avanti precisando che l’attività attuale è
ancora proponibile con una diminuzione del rendimento del “forse 20%” (doc. AI
65/1-3). Lo stesso medico, in una lettera del 1° giugno 2002 indirizzata al dr.
__________, ha precisato che “(…) ho visto la paziente un paio di volte tra
dicembre 2001 e gennaio 2002. Il collega dr. __________, di __________, avendo
constatato l’instabilità psichica della paziente, me l’aveva inviata (…)” e ha
attestato che “(…) dal profilo psichiatrico non ci sono disturbi del pensiero;
la paziente è orientata, rivendicativa e moderatamente depressa. Esprime nostalgia
per il suo “bel corpo, quando ero giovane, … dicevano che ero molto bella,
facevo sfilate di moda, una persona molto attiva, facevo molto sport …” Si
conclude che, dopo aver chiarito i problemi somatici più urgenti, sui quali
sembra polarizzata, avrebbe ripreso contatto per un sostegno o un approccio psico
dinamico più approfondito (…)” (doc. AI 91/8).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina generale, dopo aver attestato nel suo rapporto
medico 26 maggio 1997 un’incapacità lavorativa del 100% dal 9 maggio 1995 al 30
maggio 1997 (doc. AI 11/1-2), nel suo rapporto e allegato medico, ricevuti
dall’Ufficio AI il 19 febbraio 2002, non si è espresso sulla capacità
lavorativa dell’assicurata e, dopo aver indicato che “(…) alla vasta documentazione
già in possesso del servizio accertamento medico dell’AI aggiungo fotocopia
dello scritto del dr. __________ + MR cerebrali + ipofisi per sospetto adenoma
ipofisario in paziente con prolattina elevata e amenorrea secondaria (…)”, ha
precisato che “(…) andrà dall’endocrinologo dr. __________ per gli ulteriori
accertamenti proposti dal dr. __________ (…)” (doc. AI 66/1-5).

 

                                         Il
dr. __________, posta la seguente diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa: “nessuna problematica neurochirurgica in questa categoria – fibromialgia
e disturbi psichici ++ evocati in ambito reumatologico e neurologico”, dal
1998, nel suo rapporto medico 11 marzo 2002 ha evidenziato che “(…) all’ultimo
controllo del 12.11.2001 la signora descrive ulteriori peggioramenti con
cefalee insistenti, disturbi non caratteristici della visione, fitte nelle
estremità ecc.. L’approfondimento anamnestico non rileva elementi suggestivi
per una problematica neurochirurgica e una componente funzionale è probabile.
Per sicurezza abbiamo disposto un approfondimento in ambito neurologico (Dr. __________,
Capo Servizio di Neurologia __________). Questo problema non è di competenza neurochirurgica
e non è in questo campo specialistico che deve essere ricercato un’eventuale
causa di invalidità. Tenuto conto delle osservazioni formulate del Dr. __________
(03.01.2001) pensiamo che una valutazione psichiatrica sia indicata. In ogni
caso conviene vedere questa paziente in Agenzia per definire il miglior iter.
In tale contesto segnaliamo che l’Assicurata si è rivolta ad un Avvocato
ritenendo che nel corso della nostra valutazione del 12.11.2001 avessimo
formulato conclusioni di natura organica o comunque diverse da quelle espresse
in altri ambiti specialistici. In realtà, non avevamo ritenuto componenti neurochirurgiche
e disposto unicamente una valutazione neurologica per sicurezza (esclusione
definitiva di una componente organica) (…)” (doc. AI 67/1-3).

 

                                         Il
dr. __________, omeopata, poste le diagnosi note, con influsso sulla capacità lavorativa,
di “sindrome reumatica generalizzata detta fibromialgia – cefalea cronica –
stato ansioso-depressivo” dal 1988-9, nel suo rapporto e allegato medico 6 dicembre
2003 ha attestato un’incapacità lavorativa quale esercente bar del 100% dal
1995 precisando che l’attività attuale non è più esigibile e che per il suo
“stato di salute” l’assicurata non è in grado di svolgere altre attività.

                                         Lo
stesso medico ha allegato i seguenti reperti medici:

                                         -  il rapporto 15 maggio
2002 indirizzato al dr. __________ nel quale il dr. __________, FMH in medicina
interna – spec. reumatologia, si è così espresso: “(…) la ringrazio per l’invio
della paz. a margine per un esame di densitometria ossea eseguito con la
tecnica DEXA alla colonna lombare e al collo del femore. L’esame evidenzia un
contenuto minerale osseo perfettamente normale al collo del femore e con
risultati ancora nella norma per la sua età alla colonna lombare. In via
generale, sulla base di questi risultati, non risulta la necessità di una profilassi
farmacologica dell’osteoporosi. Controllo mineralometrico: prudenzialmente in
ragione dei risultati alla colonna lombare consiglierei un controllo a distanza
di 3-4 anni per valutare la dinamica della perdita ossea (…)”;

                                         -  il rapporto 3 maggio
2002 indirizzato al dr. __________ nel quale il dr. __________, FMH in
Oftalmologia e Primario presso        l’__________ di __________, ha concluso
che “(…) la signora RI 1 non presenta nessuna anomalia dei campi visivi,
malgrado la presenza di un microadenoma ipofisario. Per contro vi è una paralisi
bilaterale dell’accomodazione senza anomalie della motilità oculare
(andrebbero ricontrollati i riflessi papillari). Considerando una sintomatologia
presente da lungo tempo, non credo che il disturbo dell’accomodazione sia di recente
insorgenza. D’altra parte non vi sono cause evidenti suscettibili d’averlo
provocato: trauma cranico, infetto virale, effetto secondario medicamentoso, intossicazione
(botulismo), … Mi sono per questo limitato alla prescrizione di occhiali con lenti
progressive che spero potranno aiutare almeno in parte la paziente (…)” (doc.
AI 87/7-10);

                                         -  il rapporto 6 dicembre
2001 indirizzato al dr. __________ nel quale il dr. __________, dopo aver
rilevato che “(…) la ringrazio per il suo rapporto 13.11.01 il quale
stigmatizza l’essenziale delle indagini somatiche precedentemente realizzate
presso questa paziente (di tipo clinico, radiologico ed ematologico)
nell’ambito della valutazione neurochirurgica (e reumatologica; Dr. __________).
Ricordo che attualmente la signora RI 1 è seguita regolarmente dal Dr. __________
che le prescrive una cura omeopatica, più episodicamente dal Dr. __________
(considerato comunque medico curante) e dal Dr __________ (…)”, ha concluso che
“al di là del dibattito che può esistere riguardo alle definizioni applicabili
a questo dolore multiplo (fibromialgia o meno), la paziente presenta attualmente
delle conseguenze principalmente psichiche di questo disturbo (e a mio modo di
vedere di natura depressiva tutt’altro che banale). Ho ricordato alla signora RI
1 che una malattia somatica sottogiacente è stata ragionevolmente esclusa
(dalle indagini effettuate a __________ e a __________, presso la __________) e
che quindi ora andrebbe se possibile affrontata la dimensione psicologica del
dolore cronico tramite, se possibile, un sostegno psicoterapeutico. In questo
senso il mal di testa potrebbe costituire un “chrome headache disorder”
prossimo al quadro di una cefalea di tensione quotidiana (e non un’emicrania)
nel quale lo stato depressivo agisce come in un importante elemento di co-morbidità.
I dolori cervicali (e brachiali destra) hanno probabilmente un’origine “tendomiotica”
rispetto alla quale i disturbi del sonno (e l’indicazione depressiva) non sono
estranei. A questo va aggiunta la possibilità di una discreta sindrome del
tunnel carpale, attualmente poco sintomatica (e senza ripercussioni cliniche
oggettive). Per il momento non è stato intrapreso da parte mia nessun passo in
questa direzione avendo preferito lasciare maturare alla paziente stessa questo
genere di decisione. Qualora un contatto psichiatrico dovesse essere stabilito,
a questo punto andrà logicamente valutata anche l’indicazione ad una
medicazione antidepressiva (o simile) che attualmente, al di fuori di questo
contesto, non avrebbe molto senso (e non sarebbe del resto desiderata dalla
paziente). La signora RI 1 mi contatterà tra alcuni giorni per comunicarmi la
sua decisione rispetto a queste proposte. Da parte mia non propongo attualmente
nessuna indagine (o terapia) supplementare. Presumo che esami orientativi
s’imporranno qualora gli esami ginecologici in corso dovessero effettivamente
confermare una galattorrea e che altrimenti l’amenorrea potrebbe di per sé
rientrare nel quadro psichico” (doc. AI 85/6-8).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in oftalmologia, posta la diagnosi di “fibromialgia con
ripercussioni oftalmologiche: dolori oculari, diminuzione del potere accomodativo”,
da almeno 5 anni, nel suo rapporto e allegato medico 17 gennaio 2004, non si è espresso
sulla capacità lavorativa dell’assicurata e ha osservato che “(…) da quanto ho
potuto capire la signora RI 1 esercita attualmente l’attività di casalinga a
tempo pieno e si occupa della figlioletta. Considerata l’influenza della
patologia di base (fibromialgia) e del quadro familiare deteriorato nel quale
vive l’assicurata ritengo, almeno per il momento, inutile qualsiasi tentativo
di un suo reinserimento in una attività lucrativa. In proposito sarà pure utile
conoscere il parere dei miei colleghi delle altre specialità che si occupano
del caso (…)” precisando che “(…) ho più volte spiegato ad una paziente
disperata i molteplici disturbi visivi spesso associati con la sindrome fibromialgica
ed il fatto che, soprattutto per l’accomodazione deficiente, non mi sia
purtroppo possibile proporre nessun trattamento. In passato le sono già stati
prescritti diversi occhiali che purtroppo non l’hanno mai soddisfatta (…)” (doc.
AI 90/1-3). Lo stesso medico ha allegato il resoconto dell’esame effettuato dal
dr. __________, responsabile della Consultazione di neuro-oftalmilogia all’__________
di __________ (doc. AI 90/6-8), nel quale lo specialista ha, in particolare,
rilevato che “(…) a mon avis, les douleurs oculaires présentées par cette patiente
entrent dans le cadre de la fibromyalgie; en effet 50-60% des patients que j’ai
vus avec un tel diagnostic se plaignent de douleurs spontanées oculaires sans que
l’examen de l’oeil ou de la fonction lacrimale puissent expliquer ce symptôme
(…)” (doc. AI 90/7).

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna, endocrinologia e diabetologia, nel suo
rapporto e allegato medico 4 febbraio 2004 ha attestato che “(…) per ragioni endocrinologiche
non esiste un’inabilità lavorativa” e ha precisato che “(…) la sig.ra RI 1 ci
ha consultato per dei disturbi ormonali con anamnesticamente una iper prolattinemia
che però non ha potuto essere confermata. Sono state pure fatte una valutazione
della funzionalità ipofisaria con stimolazione di diversi ossi (LH, TSH, ACTH)
con risultati nella norma, vedi allegati. La paziente [è] attualmente in menopausa
e parte dei disturbi si possono spiegare con questo modo. E’ stata fatta pure
una ricerca [delle] catecolamine nelle urine, con risultato negativo. In
conclusione non si è potuto diagnosticare a questa paziente un disturbo endocrinologico
chiaro che possa giustificare per sè una riduzione dell’inabilità (recte
dell’abilità, ndr.) lavorativa (…)” (doc. AI 91/1-3).

 

                                         Dalle
risultanze mediche appena esposte questo Tribunale deve concludere che dopo la
perizia 9 maggio 2001del SAM non sono dunque state poste in evidenza nuove
patologie somatiche con influsso sulla capacità lavorativa dell’assicurata.

 

                                         In
questo senso si è espresso anche il dr. __________, medico SMR, nel suo rapporto
26 maggio 2004 (doc. AI 94/1-3). Nel riassunto degli atti il medico SMR ha infatti
rilevato che:

 

" 
(…)

08.02.2002:
Rapporto psichiatrico AI Dr __________: Fibromialgia, Distimia, Sindrome
cervicobrachiale dal 1998. Disturbo narcisistico della personalità dal 1980. Difficoltà
di concentrazione/memoria. Diminuzione del rendito (recte: rendimento, ndr.)
forse del 20%.

11.03.2002:
Rapporto neurochirurgico AI Prof __________: Nessuna problematica neurochirurgica.
Componente funzionale probabile. Per sicurezza è stato disposto un
approfondimento neurologico (dr. __________)

04.07.2002:
Rapporto neurologico Dr. __________: Piccolo microadenoma probabilmente
in relazione con una galactorrea (malgrado l’assenza di un’iperprolattinemia
significativa ai controlli di laboratorio recenti). Proposta unicamente di
trattamento conservativo (Dostinex); una chirurgia dell’ipofisi è stata esclusa
sulla base dei disturbi attuali, dell’immagine radiologica e, non da ultimo, a
causa della coesistenza di numerosi sintomi con scarso impatto neurologico ma
ad alto profilo somatoforme. Ritiene che gran parte dei sintomi si inserisca in
un quadro non dissimile da quello di una fibromialgia.

11.09.2002:
Rapporto oftalmologia Dr __________, __________: i dolori oculari della
paziente entrano nel quadro della fibromialgia, senza trovare una spiegazione fisiopatologica.
Il senso di annebbiamento visivo è da mettere in relazione con una ipermetropia
ed una presbiopia incipiente. La sensazione di bruciori oculari è da riallacciare
ad una xeroftalmia relativa. Non ci sono spiegazioni alla difficoltà a seguire
gli oggetti in movimenti rapidi. Gli episodi di amputazione transitoria del
campo visivo potrebbero evocare fenomeni trombo embolici da eliminare con un Doppler
delle arterie carotidi e vertebrali (soprattutto dopo la storia di colpo di
frusta).

 

(…)

 

06.02.2004:
Rapporto endocrinologico AI Dr __________: Paziente ci ha consultato per
disturbi ormonali con anamnesticamente una ipeprolattinemia che non ha potuto essere
confermata. Una valutazione della funzionalità ipofisaria ha dato risultati
normali. La paziente è attualmente in menopausa e parte dei disturbi si possono
spiegare con questo modo. E’ stata pure fatta una ricerca delle catecolamine
nelle urine, con risultato negativo. In conclusione non si è potuto
diagnosticare un disturbo endocrinologico chiaro che possa giustificare per sè
una riduzione della capacità lavorativa (…)” (doc. AI 94/3)

 

                                         Anche
il dr. __________, medico SMR, nelle sue annotazioni 8 aprile 2005, ha attestato
che “(…) da un punto di vista somatico si può definire uno stato invariato rispetto
al momento della perizia SAM (…)” (doc. AI 104/1).

 

                                         Al
riguardo va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella
causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2
L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis
que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois,
cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du
SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en
oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui
du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional
de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué
par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)”

(cfr.
STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03, consid. 3.2)

 

                               2.9.   Per
quanto riguarda l’aspetto psichiatrico nella perizia 9 maggio 2001 i periti del
SAM, fondandosi sul consulto del Dr. __________, hanno riconosciuto
all’assicurata un’inabilità lavorativa del 25% da questo punto di vista.

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, spec. bambini e adolescenti,
dopo che nella sua perizia 1° settembre 1998 (doc. AI 25/1-10), posta la
diagnosi di “sindrome distimia di grado lieve, reattiva al disturbo ortopedico-reumatologico”
(doc. AI 25/8) aveva concluso che “(…) non vi sono quindi, sul piano psichiatrico,
degli elementi tali da considerare quest’assicurata inabile nel suo lavoro di
direttrice aministrativa di un locale pubblico, se non in misura relativamente
ridotta (ca. 20%) a causa della presenza di difficoltà di concentrazione e di
memoria legati, come già espresso altrove, alla patologia algica (…)” (doc. AI
25/9), nel suo rapporto e allegato medico 8 ottobre 2003, posta la diagnosi di
“disturbo psicotico con importante componente paranoide”, da diversi anni, ha
attestato un’incapacità al lavoro del 100% dal 7 gennaio 2003 (data della prima
consultazione psichiatrica) precisando che “(…) abbiamo provato con questa paziente
diversi tipi di trattamento, sia di tipo ambulatoriale, sia semi stazionario
senza raggiungere alcun successo. In effetti all’ultimo colloquio avvenuto il
30.09.2003 ella rifiutava qualsiasi tipo di presa a carico psicofarmacologica o
psichiatrica e non aveva nessuna fiducia nei nostri mezzi di approccio
terapeutico. Ella non assume alcuna psicofarmacoterapia (…)” (doc. AI 85/1-3).

 

                                         Al
fine di chiarire la sitazione psichica dell’assicurata l’Ufficio AI ha chiesto
una nuova valutazione al dr. __________ (doc. AI 105/1).

 

                                         Nel
rapporto 11 agosto 2005 (doc. AI 106/1-14) il dr. __________ ha esposto il seguente
stato psichico: “(...) devo ammetter che il nostro colloquio è stato molto
difficile a causa di mancanza di collaborazione e difficoltà a prestabilire il
contatto, quasi impossibile, probabilmente dovuto alla sua struttura di personalità
nevrotica con una espressione improntata sull’indifferenza ed una certa
perplessità con un atteggiamento molto teso. Il tono della voce è normale. Il
colloquio è difficile e laborioso. La sua coscienza è lucida, ben orientata nel
tempo, nello spazio e verso se stessa. Nessun disturbo dell’orientamento,
l’eloquio è spontaneo. La mimica è di tipo depressiva, la percezione è pronta.
Nessun disturbo di tipo dispercettivo nè dissociativo. L’attenzione è buona. Fa
fatica a ricordarsi varie date, a volte ho l’impressione che rifiuta di darmi
delle risposte, comunque la sua comprensione è adeguata. L’intelligenza è nella
norma. L’ideazione è buona con un flusso identico normale senza nessi
associativi o disturbi del contenuto. La capacità critica è conservata. Si nota
un'importante labilità emotiva che è spontanea e reattiva ed un’affettività a
volte di tipo depressiva con crisi di pianto durante il colloquio ed un comportamento
di tipo finalistico con tendenza all’isolamento (…)”. Lo stesso specialista –
dopo aver posto la seguente diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa
“Distimia (ICD-10 F34.1) esistenti dal 1998 con un’inabilità lavorativa nella
misura del 25% dal punto di vista psichiatrico – Fibromialgia, sindrome cervico-vertebrale,
lombalgie croniche nell’ambito di minime alterazioni degenerative plurisegmentarie
a livello della colonna lombare con un’incapacità lavorativa completa del 25%
da diversi anni” (doc. AI 106/8) e aver osservato che “(…) il Dr. __________
nel suo rapporto del 08.10.2003 confermava che essa aveva una difficoltà a
stabilire il contatto, poco collaborante e la sua struttura di personalità era
di sfondo paranoico, aveva poca fiducia nelle istanze mediche e faceva
affidamento al suo benessere ad una comunità religiosa. Il Collega confermava
che essa era convinta di essere pervasa di energie maligne di tipo satanico che
le impedivano di inserirsi in modo adeguato nel nostro ambiente sociale e
socio-economico. Pur ben orientata nel tempo, nello spazio, senza disturbi
dell’attenzione o del pensiero né disturbi dissociativi che potevano pensare ad
una vera psicosi ma che essa aveva ideazioni prevalenti attorno alla sua
incapacità di gestirsi a causa del maligno che stava dentro di lei. In seguito
al mio recente colloquio con il Dr. __________ egli conferma infatti che essa
durante il primo periodo che era in cura presso il centro diurno ed il suo
studio medico, aveva presentato anche un certo miglioramento ma che purtroppo
durava poco anche a causa della mancanza di compliance medicamentosa da parte
sua e poi, come già accennato, dopo circa 9 mesi essa abbandonava questa
terapia importante che poteva avere un esito positivo a lungo termine (…)”
(doc. AI 106/9-10) – alle domande circa le conseguenze dei disturbi sull’attività
attuale ha risposto che “(…) 2.1 Come si ripercuotono i disturbi sull’attività
attuale dell’assi-curato? Essa già da diversi anni non svolge alcuna attività
lavorativa e l’ultimo suo lavoro praticamente risale a vari anni fa quando
gestiva un locale (__________) ed a causa dei suoi problemi fisici ha dovuto
ridurre fino alla chiusura del locale. 2.2 L’attività attuale è ancora
praticabile? Dal punto di vista psichiatrico sì, anzi è terapeutico ed è
auspicabile se essa avesse la possibilità di svolgere un’attività lavorativa
fino a 6-8 ore al giorno. […] 2.4 E’ constatabile una diminuzione della
capacità di lavoro? Sì. 2.5 Se sì, in che misura? Dal punto di vista
psichiatrico come già accennato, la sua incapacità lavorativa rimane al massimo
nella misura del 25% che potrebbe anche migliorare con l’andare del tempo e le
cure adeguate. […] 3 L’assicurata è in grado di svolgere altre attività?
Sì, essa dal punto di vista psichiatrico potrebbe svolgere varie attività, anzi
per lei un’attività sociale lavorativa rappresenterebbe una cura. […] 3.2.
In che misura si possono svolgere attività consone alle menomazioni (ore al
giorni)? Essa potrebbe, come già accennato, lavorare magari all’inizio
visto che sono diversi anni che non svolge un’attività lavorativa nella misura
da 5-6 ore al giorno aumentando gradualmente (…)” (doc. AI 106/11-12).

                                         Dunque,
il dr. __________, dopo aver visionato il rapporto e allegato medico 8 ottobre
2003 del dr. __________ e essersi consultato telefonicamente con lo stesso
specialista, nel suo rapporto 11 agosto 2005 si è confermato nella sua
precedente valutazione e ha concluso che l’assicurata è inabile al lavoro nella
sua precedente attività nella misura del 25%.

 

                                         Visto
che l’assicurata è rimasta in cura presso il dr. __________ per un periodo limitato
di circa nove mesi e ritenuto che questo specialista, come riferito dal dr. __________
(doc. AI 106/10), ha confermato che allorquando era in cura presso il centro
diurno essa ha presentato un certo miglioramento che è durato poco a causa
della mancata compliance da parte sua, questo Tribunale ritiene di dover aderire
alle conclusioni del dr. __________ circa la capacità lavorativa
dell’assicurata.

 

                             2.10.   Con
scritto 3 aprile 2006 la rappresentante dell’assicurata ha chiesto di ordinare un'ulteriore
perizia medica che abbia a valutare correttamente la situazione reumatologica, oftalmologica
e psichiatrica della sua assistita.

                                         Ora,
vista la piena forza probatoria della perizia 9 maggio 2001 del SAM – la documentazione
medica prodotta posteriormente non ha posto in evidenza delle
nuove patologie somatiche con influsso sulla capacità lavorativa
dell’assicurata – e la validità del rapporto 11 agosto 2005 con il quale il dr.
__________ ha sostanzialmente confermato le risultanze del suo consulto 10
aprile 2001 effettuato nell’ambito della perizia del SAM, la domanda volta
ad ottenere ulteriori accertamenti medici va respinta.

 

                                         A tal proposito va rilevato che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o
il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla
convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata
predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare
il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata
delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag.
274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119
V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il
diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid.
4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                             2.11.   Con
il ricorso la ricorrente ha chiesto di essere posta al beneficio dell'assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio.

 

                                         Ai
sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve
essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il
principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria
si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della
relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, ATSG-Kommentar,
2003, Art. 61 N. 86 p. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria -
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., Art. 61 N.
88s) - sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato
(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).

 

                                         Nella
specie, la domanda d’assistenza giudiziaria va respinta.

                                         Infatti,
con un’entrata mensile di fr. 4'685.-- (alimenti per sé e per la figlia), anche
applicando all’importo di fr. 1'600 (fr. 1'250.--riconosciuti per debitore monoparentale
con obblighi di mantenimento e fr. 350.-- per mantenimento della figlia di 10
anni; vedi tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del
diritto esecutivo) il supplemento massimo del 25% all’importo base LEF (STFA
del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04) e aggiungendo tutti gli oneri
ricorrenti mensili indicati nel certificato per l’ammissione all’assistenza
giudiziaria (doc. VIII/Bis), all’assi-curata resta un’eccedenza che le permette
di fare fronte alle spese legali. Questo vale a maggiore ragione se si pone
mente al fatto nel calcolo del minimo di esistenza di regola i premi per le
assicurazioni non obbligatorie non sono considerati e che (avuto riguardo al PE
inviato dal marito per fr. 82'246.-- oltre interessi) l’ammortamento dei debiti
non viene tenuto in considerazione nel calcolo del minimo esistenziale
processuale, salvo gli importi già oggetto di pignoramento (cfr. RJJ 2001 pag
179 come pure “Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung un Konkurs”, Basilea
1998, ad art. 93 N. 33, pag. 949).

                                         Inoltre,
visto che già in sede di procedura di opposizione, grazie agli ulteriori accertamenti
medici svolti, si era potuto accertare la piena forza probatoria della
perizia 9 maggio 2001 del SAM e la valutazione psichiatrica è stata
compiutamente confermata, alla rappresentante dell’assicurata doveva apparire
di primo acchito che il ricorso non presentava alcuna possibilità di esito
favorevole.

 

                                         In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, la decisione impugnata va confermata
e il ricorso respinto.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   La
domanda volta all’ottenimento dell’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio è respinta.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti