# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8734dc4f-cc3e-526c-88b4-0df2c76f9313
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-02-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.02.2021 32.2020.130
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2020-130_2021-02-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2020.130

   

  TB

  	
  Lugano

  8 febbraio 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 ottobre 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 9 settembre 2020 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   A fine dicembre 2016 (doc. 6)
RI 1, 1960, attiva come venditrice/gerente, ha chiesto di beneficiare di
prestazioni dall'assicurazione invalidità a causa di disturbi dell'adattamento
con vari disturbi psicosomatici presenti dal 2008 e che dal 21 aprile 2016
l'hanno resa inabile al lavoro inizialmente al 100%.

 

                               1.2.   L'Ufficio assicurazione
invalidità ha raccolto la documentazione medica necessaria presso i medici
curanti dell'assicurata.

Il 14 giugno 2018 (doc. 39) il Servizio Medico Regionale ha
ritenuto necessario sottoporre l'assicurata a una valutazione neutrale
psichiatrica, che è stata allestita il 10 agosto 2018 (doc. 47) dal Centro
peritale per le assicurazioni sociali.

Nel rapporto finale SMR del 3 settembre 2018 (doc. 49) la dr.ssa
med. __________ ha confermato le conclusioni peritali ritenendo l'assicurata
abile allo 0% dal 22 aprile 2016, al 40% dal 3 maggio 2016, al 20% dall'11
luglio 2016, allo 0% dal 27 giugno 2017 (inabilità per epicondilite), al 20%
dal 1° novembre 2017 e al 60% dal 10 agosto 2018 in poi in qualsiasi attività
lucrativa.

Il 22 gennaio 2019 (doc. 62) v'è stata un'inchiesta per l'attività
professionale indipendente e poi il consulente in integrazione professionale ha
calcolato il grado di invalidità (doc. 61).

 

                               1.3.   Sulle osservazioni del 2
maggio 2019 (doc. 78) al progetto di decisione del 15 marzo 2019 (doc. C) di
attribuzione di una rendita di invalidità limitata nel tempo si sono espressi
l'SMR (doc. 80) e l'ispettrice (docc. 81 e 87) e con decisione del 9 settembre
2020 (doc. B) l'Ufficio assicurazione invalidità ha confermato l'attribuzione
di una rendita temporanea di invalidità di un quarto (grado AI 41%) dal 1°
aprile 2017 con versamento dal 1° giugno 2017 fino al 30 novembre 2018 (art.
88a OAI).

L'amministrazione ha ritenuto un'abilità lavorativa medica del 60%
dall'agosto 2018 in poi e, adottando il metodo straordinario di calcolo, ha
stabilito un grado di invalidità del 41% dal 1° aprile 2017 (trascorso l'anno
d'attesa) al 9 agosto 2018, mentre dal 10 agosto 2018 in avanti ha adottato il
metodo di raffronto dei redditi in attività adeguate, giungendo a un grado di invalidità
del 34% e quindi interrompendo il riconoscimento del quarto di rendita tre mesi
dopo l'intervenuto miglioramento dello stato di salute.

 

                               1.4.   Il 9 ottobre 2020 (doc. I) RI
1, patrocinata dall'avv. dr. RA 1, si è rivolta al Tribunale chiedendo di annullare
la decisione dell'Ufficio AI e di porla al beneficio in via principale di una
mezza rendita di invalidità (grado AI 53%) dal 1° giugno 2017 e in via
subordinata di una mezza rendita AI (53%) dal 1° giugno 2017 al 9 agosto 2018 rispettivamente
di un quarto di rendita (grado AI 40%) dal 10 agosto 2018 in poi.

La ricorrente ha riconosciuto la correttezza dei gradi di
inabilità lavorativa accertati dall'amministrazione dal 22 aprile 2016 sino al
9 agosto 2018 quale store manager indipendente e in attività adeguate, ma ha
contestato che dal 10 agosto 2018 sia abile al 60% in qualsiasi attività e ciò
sulla base della sola perizia del dr. med. __________, mentre non si sia tenuto
conto dei pareri dei medici curanti che hanno certificato un'inabilità dell'80%.

Secondo il perito, i problemi psichici sarebbero da ricondurre
esclusivamente a fattori esterni quali lo stress dovuto alla gestione
dell'attività indipendente svolta nel suo negozio e al fallimento della ditta
affiliante che ha comportato grossi problemi. Pertanto, con il fallimento della
sua attività i motivi di stress sarebbero scomparsi e l'assicurata avrebbe
potuto riprendere una normale attività lavorativa quale venditrice al 60%.

Per l'insorgente, la perizia del Centro peritale per le
assicurazioni sociali sarebbe incompleta quanto all'indagine e alla
ricostruzione della sua lunga storia clinica, non essendovi informazioni in
merito agli atti medici precedenti il rapporto del dr. med. __________ del 26
agosto 2016, situazione che avrebbe condotto il perito ad un'errata valutazione
delle reali cause scatenanti la patologia psichiatrica e delle conseguenze
sulla sua capacità lavorativa e di guadagno. Tali cause non vanno infatti ricercate
unicamente nello stress generato dalla difficile situazione finanziaria in cui
versava la sua attività, ma in un disagio ben più profondo, visti anche i
pregressi episodi di malessere psichico insorti già nel 2007 e poi aggravatisi
negli anni fino al peggioramento ulteriore del 2016. Le conclusioni del perito
sono perciò in contraddizione con le attestazioni dello psichiatra curante dr.
med. __________ (doc. D) e del medico curante dr. med. __________ (doc. E),
ritenuto come ormai da parecchi anni essa non sia più in grado di lavorare come
venditrice, essendo la causa scatenante la sua psicopatologia proprio il
contatto con terze persone. Anche la diagnosi posta dal dr. med. __________
sarebbe in contrasto con quella resa dallo psichiatra curante l'11 aprile 2018
(doc. 30), che l'ha avuta in cura dal 2008 e che era in una posizione più
consona per giudicare coerentemente l'intero caso, senza limitarsi al
peggioramento del 2016.

La perizia su cui si fonda l'amministrazione presenta inoltre
diverse contraddizioni, in particolare per quanto riguarda le reali cause alla
base della patologia di cui soffre, che non vanno limitate alle preoccupazioni
legate al negozio, visto che lo stesso perito ha affermato che l'assicurata non
presentava insicurezza nella gestione del negozio. Le patologie sono di natura
biologica e non solo situazionale e in ogni caso esse non sono scaturite
unicamente dalle difficoltà economiche sorte durante l'attività di
indipendente. L'insorgente ha evidenziato che le problematiche psichiatriche le
impediscono di relazionarsi normalmente con terze persone che non appartengono
alla sua stretta cerchia di persone di fiducia, perciò l'inabilità lavorativa
dell'80% nell'attività di venditrice attestata dai medici curanti è fondata.

Per la ricorrente, gli esiti della valutazione peritale si
scontrano pure con le recenti attestazioni del dr. med. __________.

Il medico curante, che dal momento del decesso dello psichiatra si
occupa dello stato psichico dell'assicurata, ha confermato il 19 agosto 2020
(doc. E) la persistenza dei problemi di natura psichiatrica e la conseguente
incapacità lavorativa dell'80%, perciò lo stato di salute della ricorrente non
è migliorato e il suo danno alla salute, così come l'incapacità lavorativa e di
guadagno, perdurano da tanto tempo. L'insorgente ha inoltre rimproverato al dr.
med. __________ di non avere considerato le sue argomentazioni sugli
impedimenti e le difficoltà a lavorare come venditrice, così come l'intera sua
storia clinica. La tendenza all'isolamento sociale non è stata approfondita nel
rapporto peritale e quindi le conclusioni ivi tratte sono frutto di un'analisi
sommaria e tendenziosa. Infatti, non è vero che le crisi ansiose sono collegate
a preoccupazioni inerenti il negozio, ma sono principalmente legate al contatto
con la clientela, perciò è errata la conclusione che le crisi si dovrebbero
presentare anche nel ruolo di store manager. Va dunque riconosciuta
un'inabilità lavorativa dell'80% dal novembre 2017 in poi.

Per quanto concerne l'aspetto economico, la ricorrente concorda
con l'applicazione del metodo straordinario di calcolo, chiedendo però che lo
stesso sia utilizzato non solo dal 1° aprile 2017 al 9 agosto 2018, ma anche in
seguito. Essa ha rilevato che per il primo periodo si è tenuto conto unicamente
dell'inabilità lavorativa nel campo di attività di venditrice e ciò
contrariamente a quanto indicato dal dottor __________ stesso, secondo cui
l'inabilità lavorativa è uguale per l'attività di venditrice e di gerente. La
ricorrente ha però contestato il grado di incapacità lavorativa del 60%, visto
che l'SMR stesso ha riconosciuto una capacità lavorativa residua del 20% per
problemi psichici (doc. 30) e quindi il calcolo andrebbe fatto considerando
un'incapacità al lavoro dell'80%, per giungere a un grado di invalidità del 53%
dal 1° aprile 2017 al 9 agosto 2018 e quindi al diritto a mezza rendita AI dal
1° giugno 2017 in virtù dell'art. 29 LAI.

Per il periodo seguente, dal 10 agosto 2018 in poi, l'insorgente
ha rilevato di essere stata penalizzata utilizzando il metodo ordinario di
raffronto dei redditi per determinare il grado di invalidità e ciò senza che la
decisione abbia motivato il perché di cambio di metodo di calcolo. Nel calcolo
si deve tenere conto di un grado di inabilità lavorativa dell'80% nel campo di
attività di venditrice, perciò valgono le medesime considerazioni per il
periodo precedente e dunque un grado AI del 53%.

Qualora il TCA non dovesse riconoscere un'incapacità lavorativa
dell'80%, la ricorrente ha chiesto di effettuare una perizia medica volta a
stabilirne la percentuale.

In via subordinata, qualora il Tribunale si dovesse fondare sulla
perizia, l'assicurata dovrebbe essere considerata inabile nelle attività di
venditrice, di store manager e in attività adeguate per un'incapacità
lavorativa complessiva del 40%.

Se il TCA non dovesse ritenere necessario ordinare una perizia
medica e dovesse confermare l'inabilità lavorativa del 40% nel campo di
attività di venditrice e in attività adeguate, l'assicurata presenterebbe
comunque un grado di invalidità del 40%.

 

                               1.5.   Con risposta del 9 novembre
2020 (doc. IV) l'Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso, confermando
sia l'aspetto medico sia quello economico.

L'amministrazione ha osservato di avere fondato la valutazione
della residua capacità lavorativa dell'assicurata sulla dettagliata, completa e
approfondita perizia del CPAS, che è stata avallata dal Servizio Medico
Regionale. Con il suo ricorso l'assicurata non ha prodotto elementi oggettivi
di natura medica a sostegno delle proprie osservazioni, giacché il certificato
dell'8 aprile 2019 del dr. med. __________ era già stato fornito con le
osservazioni al progetto di decisione e quindi già allora vagliato. Il
certificato del 19 agosto 2020 del dr. med. __________, invece, non apporta
nuovi elementi oggettivi che non siano già stati considerati dal perito e dai
medici dell'SMR, perciò ha rinunciato a sottoporlo agli stessi.

L'Ufficio AI non ha dunque considerato esservi elementi tali da
ritenere in maniera convincente e oggettivabile l'esistenza di una incapacità
lavorativa superiore a quella accertata o che giustifichino l'esperimento di
ulteriori indagini di natura medica.

Dal lato economico, l'amministrazione ha confermato la correttezza
della valutazione effettuata, che ha risposto alle considerazioni formulate con
le osservazioni al progetto di decisione. Per la determinazione del grado AI
per il primo periodo, l'Ufficio AI ha dunque rinviato all'esaustiva valutazione
del Servizio Ispettorato esposta nel rapporto del 24 gennaio 2019 e nelle
annotazioni del 12 giugno 2019 (doc. 81) e del 30 giugno 2020 (doc. 87)
dell'ispettrice, anch'esse in risposta alle osservazioni dell'assicurata. Per
il diritto alla rendita dal 10 agosto 2018, il Servizio integrazione
professionale ha valutato la situazione con conclusioni motivate e complete.

 

                               1.6.   Nella replica del 26 novembre
2020 (doc. VI) l'assicurata si è confermata nel proprio ricorso e ha prodotto
il certificato del 19 novembre 2020 (doc. H) del dottor __________, che ha
accertato un'inabilità lavorativa dell'80% duratura e con prognosi negativa.
L'insorgente ha ribadito che l'Ufficio AI si è fondato soltanto sulla perizia
del dr. __________ ritenendo un'inabilità lavorativa del 40%.

Il perito non ha tuttavia considerato la documentazione medica dei
medici curanti, che hanno attestato un'incapacità lavorativa dell'80%. Non è
quindi vero che l'assicurata ha manifestato un dissenso puramente soggettivo
senza produrre elementi oggettivi e quindi tale affermazione non può essere
condivisa. Le conclusioni peritali sono in contraddizione con tutti gli atti
medici e perfino si contraddice nel suo stesso contenuto. Detta perizia,
inoltre, non ha indagato il pregresso del suo quadro clinico, riconducendo la
sua patologia psichiatrica esclusivamente a fattori esterni, mentre i suoi
problemi sono dovuti al contatto con terze persone, perciò l'inabilità
lavorativa dell'80% stabilita dai suoi curanti è giustificata.

Sull'aspetto economico, la ricorrente ha ribadito che il grado di
invalidità va determinato con il metodo straordinario non solo dal 1° aprile
2017 al 9 agosto 2018, ma anche in seguito secondo quanto ritenuto pure
dall'ispettrice nel rapporto d'inchiesta del 24 gennaio 2019.

L'assicurata ha infine osservato che anche per questo secondo
periodo di calcolo l'Ufficio AI non ha nuovamente spiegato perché ha applicato
il metodo ordinario di raffronto dei redditi in luogo del metodo straordinario
come per il precedente periodo.

 

                               1.7.   Il 7 dicembre 2020 (doc.
VIII) l'Ufficio assicurazione invalidità ha osservato che nel suo ultimo
rapporto il dr. med. __________ si è limitato a ribadire quanto già scritto nel
precedente, senza però apportare alcun nuovo elemento concreto.

Inoltre, l'Ufficio AI ha confermato che il Servizio Medico
Regionale si è essenzialmente basato sulla perizia del CPAS per la propria
valutazione, ma il perito ha debitamente tenuto conto sia della valutazione
dello psichiatra curante dr. med. __________, che dopo il decesso non è stato
sostituito da un altro specialista, sia della perizia fiduciaria del dr. med. __________
allestita per conto dell'assicuratore perdita di guadagno.

Per il calcolo del grado di invalidità, l'amministrazione ha
rilevato che dall'agosto 2018, da quando è stata medicalmente definita la
capacità lavorativa dell'assicurata anche in attività adeguate, si deve considerare
esigibile l'attività in cui essa presenta il minore discapito economico e nel
suo caso sono le attività adeguate, considerato che l'attività abituale da
indipendente è comunque nel frattempo cessata per questioni estranee al danno
alla salute.

 

                               1.8.   La ricorrente non ha
formulato ulteriori osservazioni (doc. IX).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se, correttamente, l'Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito
all'assicurata una rendita temporanea di invalidità solo per il periodo
intercorrente dal 1° aprile 2017 al 30 novembre 2018, poiché dal 10 agosto 2018
essa sarebbe abile al lavoro al 60% in attività adeguate e, stante un grado di
invalidità non pensionabile del 34% calcolato con il metodo ordinario di
raffronto dei redditi, tre mesi dopo il miglioramento della sua capacità
lavorativa non avrebbe più alcun diritto a una rendita di invalidità (art. 88a
cpv. 1 OAI).

 

                               2.2.   Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.

 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno
1991, pag. 216 segg.).

 

Per incapacità al lavoro s'intende
qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile
nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al
lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni
esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili.

Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
agli artt. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini,
op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende,
d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità
di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato
è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la
 Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta
a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente
formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non
riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata con
STFA U 156/05 del 14 luglio 2006,
consid. 5).

 

                               2.3.   Trattandosi dell'attribuzione
di una rendita limitata nel tempo, per costante giurisprudenza, quando l'amministrazione
con un'unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e,
contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono
essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni
amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006
IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I
38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio
2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).

 

L'art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d'invalidità del
beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la
rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d'ufficio o su
richiesta.

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di
rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche in
merito all'art. 17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).

 

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in
caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del
cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da
tre mesi senza interruzione notevole. L'art. 29bis è applicabile per analogia
(art. 88a cpv. 2 OAI).

 

Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una
prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell'8 luglio 2013 consid. 4.1 e
STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L'art. 88a cpv. 2 OAI
è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il
diritto a prestazioni esisteva già un'invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).

 

Giusta l'art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa
dell'abbassamento del grado di invalidità e l'assicurato, nel susseguente
periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di
far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa
origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d'attesa
impostogli dall'art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

 

Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto
invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un
caso di revisione né di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005
pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64).

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare
in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure
nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori
siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125
V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133
consid. 2 pag. 134; 114 V 310
consid. 3c pag. 314; 105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito
al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (=
SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito
dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:

 

" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la
jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration
et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par
le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)".

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze di
opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal
giudice, ha precisato quanto segue:

 

" (…) On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et
médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en
oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur
reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au
vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat
thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration
ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou
plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va
différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert. (…)".

 

Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.5.   Va ancora rilevato che affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve
adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D.
Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti
dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la
nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo,
“Le perizie nelle assicurazioni sociali”, in: Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg. (249-254).

 

Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista
in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V
49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann,
Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS/RSAS
1999 pag. 105 segg.).

Il medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato.

Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all'insieme dei succitati criteri.

L'esperto deve inoltre esprimersi sull'aspetto
psicosociale della persona esaminata.

 

Del resto, il rifiuto del carattere invalidante deve
ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori
descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui
descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti
divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti
dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto
insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente
psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

Inoltre, per quanto riguarda in particolare l'invalidità
cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo
al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321,
324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre
1998 consid. 3b; Locher/Gächter,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).

 

Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30
giugno 2004 al consid. 3.2 l'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:

 

" (…) Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".

 

Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro
per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre
1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182
consid. 2a con riferimenti).

 

Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che "(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica
presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid.
4). (…)".

 

Con DTF 130 V 352 la nostra Massima Istanza ha precisato i criteri
per potere concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4)
provoca un'incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, Le perizie nelle
assicurazioni sociali, op. cit., pagg. 254-257).

 

Nella STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V
49, il Tribunale federale, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività
risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un
danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione.

Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra
i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato
afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago;
l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti
dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato
sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il
contesto psicosociale sia pressoché intatto (Kopp/Willi/Klipstein,
Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434, con riferimento ad
uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

Questa giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre
affezioni, come risulta dalla DTF 137 V 64 sull'ipersonnia, nella quale l'Alta
Corte si è così pronunciata:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)".

 

Con la STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V
281, il Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi
(cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di
lavoro deve essere valutata nell'ambito di una procedura in cui i fatti sono
stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso
particolare e senza risultati predefiniti.

In particolare, la presunzione secondo cui
questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà
ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

In due sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e DTF 143 V
418), il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura
probatoria illustrata nella DTF 141 V 281 per i dolori somatoformi persistenti,
secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona
interessata siano da accertare alla luce di indicatori, deve ora essere
applicata non solo in caso di depressioni da lievi fino a medio-gravi
(DTF 143 V 409), ma anche per tutte
le malattie psichiche (DTF 143 V 418).

 

Secondo la giurisprudenza precedente del Tribunale federale
riguardante le depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr., fra
le ultime, STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.2; STF 8C_650/2016 del 9
marzo 2017 consid. 5.1.3 = SVR 2017 IV Nr. 62; STF 9C_434/2016 del 14 ottobre
2016 consid. 6.3; DTF 140 V 193 consid. 3.3), le malattie corrispondenti
potevano essere considerate invalidanti solo se era dimostrata una “resistenza
alle terapie”, condizione necessaria per la concessione di una rendita AI.
Con il cambiamento di prassi adottato dal Tribunale federale questo concetto
non vale più in maniera assoluta. Ora, invece, come nelle altre malattie
psichiche, la questione decisiva è sapere se la persona interessata riesca a
presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di
un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia,
in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi
deve ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell'apprezzamento
delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata
(cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch).

 

                               2.6.   Nel mese di dicembre 2016 l'assicurata
ha inoltrato una domanda di prestazioni a causa di disturbi psicosomatici
presenti dal 2008, ma che erano peggiorati al punto da renderla inabile al
lavoro al 100% dal 22 aprile 2016 come venditrice/gerente. L'Ufficio AI ha richiamato
dai medici curanti dr. med. __________ e __________ la documentazione
determinante e l'ha aggiornata fino al 2018, come pure dall'assicuratore __________
la valutazione peritale che il dr. med. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia, ha eseguito il 7 dicembre 2016 per suo conto. Sulla scorta di
queste informazioni, il 14 giugno 2018 (doc. 57) il Servizio Medico Regionale
ha reso un rapporto intermedio in cui ha stabilito che dal 22 aprile 2016 la
capacità lavorativa dell'assicurata era nulla, dal 3 maggio 2016 era del 40%,
dall'11 luglio 2016 del 20%, dal 27 giugno 2017 era nulla per epicondilite e
dal 1° novembre 2017 era del 20% sempre per motivi psichici.

L'SMR ha inoltre ritenuto necessario esperire una perizia medica
psichiatrica, che è stata affidata al Centro peritale per le assicurazioni
sociali.

 

Il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha avuto
due colloqui con l'assicurata presso il CPAS il 2 e il 10 agosto 2018 per una
durata di 1 ora 30 minuti rispettivamente di 30 minuti. Nel suo rapporto
peritale del 10 agosto 2018 (doc. 47) lo psichiatra ha riassunto gli atti che
ha considerato ai fini della sua valutazione estraendoli dalla documentazione
messa a sua disposizione dall'Ufficio AI, l'anamnesi (familiare,
socio-relazionale, lavorativa, somatica, psicopatologica pregressa e i disturbi
attuali), la descrizione della giornata e la terapia in atto.

Lo specialista ha riportato l'esito dell'esame clinico secondo
AMDP-System, rilevando in particolare che l'assicurata presentava ancora una
vivida compartecipazione emotiva quando si è parlato di temi legati agli
accadimenti sfavorevoli della sua attività di franchising; il tono della voce
cambiava, diventava più incerto come se stesse per piangere, gli occhi le si
erano velati di lacrime. L'assicurata ha affermato che il solo nominare le
scatenava crisi d'ansia che non si apprezzavano durante il colloquio, dove essa
era riuscita a mantenersi sufficientemente calma nonostante si evidenziasse
tensione. L'assicurata non si sentiva più quella di prima, non riusciva più ad
essere socievole e, soprattutto in negozio, non riusciva più ad affrontare i
clienti per il timore di avere crisi d'ansia. Il riferito senso di insicurezza
era pressoché esclusivamente presente nella vita di venditrice per il timore di
presentare crisi paniche che gestiva attraverso l'assunzione di Temesta, ma che
sarebbero presenti al massimo 1-2 volte alla settimana e si risolverebbero
nell'arco di mezz'ora anche se l'assicurata avrebbe necessitato di sdraiarsi.
Non avrebbe presentato invece insicurezza nella gestione del negozio. Nemmeno
presentava apatia, ma una selettiva difficoltà ad affrontare le problematiche
connesse al negozio.

Il perito l'ha inoltre sottoposta a una valutazione
psicodiagnostica (Trail Making Test) e nella discussione su eventuali
incoerenze egli ha riferito che l'assicurata sembrava avere normali energie ed
interessi per le attività domestiche e quotidiane, eccetto che per l'attività
di vendita che le sarebbe preclusa completamente. Non era quindi presente una
pervasività del malessere in tutte le aree della vita come tipicamente accade
nei quadri depressivi di maggiore gravità, ma l'ansia, i rimuginii e la
labilità emotiva si concentravano pressoché esclusivamente sulle tematiche
relative all'attività commerciale.

Non si spiegava tuttavia come l'interessata riuscisse, anche a
detta dei sanitari, proprio nell'attività di gerente del negozio quando deve
fare acquisti o controllare i conti che sono le attività maggiormente
rivelatrici di eventuali problemi di guadagno, mentre non sarebbe riuscita a
mantenere un contatto con la clientela se non selezionata. Il livello di
psicopatologia sia nella sua componente ansiosa che depressiva non giustificava
una completa incapacità rispetto al reggere un ruolo di venditrice oltre a
quello di store manager, seppure per un tempo parziale.

Dopo avere specificato di non essere riuscito a contattare
telefonicamente il dr. med. __________, nella discussione diagnostica il perito
ha riassunto la storia medica dell'assicurata citando pure il referto del dr.
med. __________ reso nel 2016, come anche il parere dello psichiatra curante.
Il dr. __________ non si è detto d'accordo con la diagnosi di nevrosi ansiosa
posta dal collega che ha valutato l'assicurata per conto dell'assicuratore
perdita di guadagno, poiché egli aveva colto probabilmente la vulnerabilità
dell'assicurata, ma così facendo non aveva tenuto in giusta considerazione
l'esordio del quadro che era chiaramente concomitante ad un evento di forte
impatto psicologico e pertanto, anche in un soggetto predisposto e con
antecedenti anamnestici chiari per psicopatologia, la diagnosi iniziale più coerente
di quest'ultimo episodio di malessere era quella posta dal dr. __________ di
sindrome da disadattamento. Malgrado la certificazione di inabilità lavorativa
al 50% stabilita dal dr. med. __________ nel dicembre 2016 l'assicurata non
aveva ripreso a lavorare e il suo psichiatra aveva dapprima certificato un
miglioramento da maggio a luglio 2016 fissando la capacità lavorativa al 40%,
ma poi l'ha sempre certificata al 20% in modo continuativo dal luglio 2016.
L'assicurata ha riferito che riusciva a svolgere l'attività di venditrice a
tempo parziale solo poche volte in presenza di una commessa che utilizzava come
oggetto controfobico, dal momento che temeva di sentirsi male. In realtà essa
ha specificato che era la commessa per lo più a vendere e lei si dedicava per
lo più ad attività di allestimento e rimessa in ordine. L'occasionale attività
di venditrice si sarebbe interrotta dopo avere dovuto licenziare la commessa
nel maggio 2018 per contenere ulteriormente i costi. Nel ruolo di store
manager, invece, l'assicurata era riuscita, pur affrontando uno sforzo
economico imponente e dando fondo ai propri risparmi, a cambiare il nome del
negozio e ad acquistare la merce da vendere. Dal luglio 2016 lo specialista
curante ha continuato a certificare un'inabilità lavorativa dell'80% non
tenendo in considerazione la valutazione del fiduciario dell'assicuratore, che
aveva giudicato l'inabilità lavorativa al 50% dal dicembre 2016.

Il perito ha indicato che l'assicurata ha riferito che il quadro è
andato incontro ad un miglioramento dopo l'inizio delle cure verso fine del
2016 e che da allora era rimasto sostanzialmente stazionario, quindi di fatto
invariato dal momento della valutazione peritale del dottor __________.

Ad oggi egli ha apprezzato un tono dell'umore deflesso per la
maggior parte del giorno con recrudescenze soprattutto ansiose allorquando
avvenivano fatti o riceveva comunicazioni o doveva affrontare problemi
derivanti dalle difficoltà in cui versava il suo esercizio commerciale e quindi
in parte mobilizzabile (ha affermato di essere stata molto meglio durante tre
giorni di vacanza all'estero da amici). Non era presente una sindrome
anedonica, non v'era una sindrome biologica, era presente una riduzione
dell'energia, ma non un calo dell'autostima, non v'era alcun ritiro sociale
visto che continuava a ricevere e incontrare amici o a servire alcune vecchie
clienti in negozio.

Alla luce del decorso descritto dall'assicurata lo specialista ha
ipotizzato con grande verosimiglianza che il quadro, almeno dal dicembre 2016,
era stabilmente quello apprezzabile attualmente e che era evoluto da
un'iniziale sindrome da disadattamento in un soggetto già reso vulnerabile dal
disturbo di panico, mai andato in completa remissione. L'assicurata ha
sviluppato il disadattamento in conseguenza del fatto che inaspettatamente e
improvvisamente ha perso un'attività su cui negli anni aveva fatto un
investimento non solo economico, ma anche emotivo e come base della propria
autostima. Non è infrequente che un disturbo dell'adattamento, che può anche
cronicizzare e perdurare oltre i sei mesi se, come nel caso di specie, le cause
o le conseguenze dell'evento disadattivo permangono nel tempo, vada incontro ad
un'evoluzione verso un quadro depressivo maggiore benché, come spesso accade,
senza chiari segni di endogenicità. Lo stressor costante rappresentato dal
permanere di un andamento del negozio non brillante e dell'attesa di un
risarcimento per nulla certo da parte della ditta fallita favorisce, in un
soggetto con una chiara vulnerabilità a sviluppare disturbi dello spettro
ansioso, questa progressione che tuttavia, all'esame peritale, non è apparsa di
una gravità pervasiva e debordante in ogni campo della vita.

Il dr. med. __________ ha perciò posto la diagnosi con
ripercussione sulla capacità lavorativa di episodio depressivo di grado lieve
(F32.00) e di sindrome da attacchi di panico (F41.0).

Nella valutazione psichiatrica l'esperto ha sintetizzato la storia
personale, professionale e sanitaria dell'assicurata ribadendo quanto già indicato,
ovvero che la persistenza di problemi di fatturato e di una situazione
debitoria importante favorivano, come fattore esterno non trascurabile, ma
parimenti non indennizzabile, il persistere della sintomatologia che comunque
non appariva essere pervasiva in ogni campo della vita e non ha intaccato il
suo funzionamento sociorelazionale. Anche dal punto di vista lavorativo il
quadro clinico non sembrava giustificare appieno l'asserita incapacità
lavorativa completa nell'ambito di venditrice.

Nella valutazione del percorso precedente di terapie il perito ha
fatto riferimento alla valutazione del dr. med. __________, ribadendo che il
collega aveva sottovalutato i disturbi preesistenti, fino ad allora senza
impatto sulla capacità lavorativa e non dando a suo avviso sufficiente risalto
all'impatto emotivo che l'evento del fallimento della __________ ha avuto sullo
psichismo dell'assicurata. Tuttavia, benché durevole, l'evoluzione in episodio
depressivo di grado lieve e senza una forte pervasività in tutti gli ambiti
faceva ritenere che effettivamente la limitazione della capacità lavorativa
dell'assicurata fosse solo parziale e che la prognosi non fosse negativa.
Qualora infatti vi fosse stata una ripresa dell'attività con entrate economiche
più positive, le preoccupazioni e i rimuginii che avevano una fondata base
esterna e il trigger che alimentava l'ansia si sarebbero ridotti e, di
conseguenza, vi era un'elevata probabilità che anche la sintomatologia ansiosa
e depressiva si sarebbero ridotte e con esse anche il disfunzionamento
lavorativo dell'assicurata.

Era importante continuare a sostenere l'assicurata con la terapia
in essere che appariva adeguata sul piano farmacologico e che ha comunque
limitato lo scivolamento verso un quadro depressivo di maggiore entità. A suo
dire, era altrettanto importante che l'assicurata si riattivasse e si
riesponesse gradualmente all'abituale attività non solo come store manager, ma
anche come venditrice.

Si sarebbe infatti potuto obiettare che la frequenza delle crisi
ansiose attualmente fosse limitata dal fatto che l'assicurata andava poco in
negozio, ma trattandosi per sua esplicita ammissione di crisi situazionali
collegate a preoccupazioni o rimuginii inerenti il negozio stesso (assenti di
domenica e in vacanza) si sarebbero dovute presentare anche nel ruolo di store
manager. Il imitare parzialmente il tempo di presenza sarebbe sembrato
sufficiente, se si teneva conto che non v'era pervasività in altre aree, a
permetterle una graduale riesposizione del tutto utile ad una limitazione della
sintomatologia ansiosa sul luogo di lavoro, soprattutto tenendo conto che non
eravamo in una fase acuta del disturbo panico che l'assicurata conosceva e che
anche in passato era riuscita a gestire.

L'esperto ha valutato la coerenza e la plausibilità, osservando
che all'esame della giornata la componente ansiosa con crisi di panico, che
sembravano essersi riattivate, appariva di grado lieve se si considerava la
frequenza della stessa che, similmente alla sintomatologia depressiva,
sembravano presentarsi quasi esclusivamente quando doveva affrontare il negozio
o problemi inerenti allo stesso e mai di domenica o in presenza di oggetti
controfobici. Inoltre, non v'era un evitamento assoluto del negozio, ma solo
dell'attività di vendita, ciò che appariva del tutto anomalo e molto più
compatibile con uno stato di tensione e ansia che già il dr. med. __________
descriveva nella sua valutazione. Quindi, se sul piano categoriale le diagnosi
di episodio depressivo di lieve gravità e di disturbi da attacchi di panico
erano giustificate, era fondamentale considerare, nella stima del loro impatto
sull'attività lavorativa, come esse dipendessero fortemente da un fattore
esterno non indennizzabile quale l'andamento economico del negozio dopo il
fallimento della __________. Il negozio rappresentava uno stressor capace di
riattivare i rimuginii ansiosi e negativi dell'assicurata, ma non si
comprendeva, in base al quadro clinico in cui non si evidenziavano limiti
cognitivi, ritiro sociale marcato o difficoltà nel contatto con gli altri, come
mai l'assicurata riusciva a svolgere selettivamente l'attività di store manager
e non quella di venditrice, visto che lo stimolo attivante l'ansia era
l'attività commerciale e i suoi problemi di andamento economico. Era riconoscibile,
per la fragilità del quadro, una limitazione in termini di tempo della capacità
lavorativa, ma in entrambe le attività e non esclusivamente in quella di
venditrice. Pertanto, anche di fronte a una discrepanza tra quanto riferito e
quanto oggettivabile, lo psichiatra ha ritenuto che il quadro, pur coerente e
plausibile, fosse di una consistenza più limitata rispetto a quanto riferito
dall'assicurata stessa e soprattutto non spiegava l'esclusiva limitazione
dichiarata nell'attività di venditrice.

Nel descrivere le risorse e i deficit secondo lo schema Mini
ICF-APP, lo specialista ha valutato che il grado di disabilità era assente nel
rispetto delle regole, nell'organizzazione dei compiti, nel giudizio, nel
contatto con gli altri, nelle relazioni intime, nelle attività spontanee, nella
cura di sé e nella mobilità; era invece lieve nelle competenze e
nell'integrazione nel gruppo, lieve-moderato nella persistenza e moderato nella
flessibilità e nella assertività.

Rispondendo infine ai quesiti peritali, il dottor __________ ha
ritenuto giustificate le certificazioni dello psichiatra curante di inabilità
lavorativa dell'80% fino a dicembre 2016, successivamente era giustificata una
capacità lavorativa massima del 60%, intesa come riduzione del tempo di presenza,
nell'attività abituale sia di store manager sia di venditrice.

Il perito ha giudicato che le limitazioni nel funzionamento
lavorativo dell'assicurata non sarebbero migliorate se avesse svolto
un'attività diversa da quella abituale. Anzi, nell'attività abituale che ha
svolto per molti anni come indipendente essa sarebbe più in grado di
riattivarsi, visto che il deficit di flessibilità avrebbe comportato difficoltà
di adattamento in un'altra attività.

Non v'era invece alcuna limitazione nel gestire la casa.

 

Il rapporto finale del 3 settembre 2018 della dr.ssa med. __________,
attiva presso il Servizio Medico Regionale, ha riproposto la diagnosi psichica
con ripercussione sulla capacità lavorativa individuata dal perito di episodio
depressivo di grado lieve (F32.00) e di sindrome da attacchi di panico (F41.0).

Inoltre, l'SMR ha ricordato che nel 2007 l'assicurata ha
frequentato di giorno per due mesi la clinica psichiatrica e che dal settembre
2010 al maggio 2011 era stato diagnosticato uno stato ansioso-depressivo.

Quali diagnosi senza ripercussione sulla capacità lavorativa essa
ha indicato uno stato dopo epicondiliti recidivanti bilaterali, una sindrome
lombare algica ricorrente, una discopatia L5-S1 e un intervento per ernia
inguinale bilaterale nel 2010.

L'SMR ha quindi stabilito i gradi di abilità lavorativa sia in
attività abituale sia adeguata come segue:

 

0% dal 22 aprile 2016

40% dal 3 maggio 2016

20% dall'11 luglio 2016 secondo il medico curante dr. __________

0% dal 27 giugno 2017 per motivi ortopedici

20% dal 1° novembre 2017 secondo il dr. med. __________

60% dal 10 agosto 2018,

 

La prognosi era stazionaria nell'attività di store manager e
venditrice, mentre favorevole in attività adeguate.

Nessun particolare limite funzionale e di carico è stato indicato,
mentre è stato osservato che la flessibilità e l'assertività erano
moderatamente limitate e che l'assicurata evitava selettivamente l'attività
come venditrice. Non c'era una compromissione delle funzioni cognitive.

Nelle osservazioni conclusive l'SMR ha precisato che il perito ha
ritenuto che l'attività abituale fosse anche quella più adatta e che egli consigliava
il proseguimento della terapia psichiatrica e psicofarmacologica.

 

I certificati dell'8 gennaio e del 13 febbraio 2019 (doc. 64) con
cui il dr. med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, ha attestato
un'inabilità lavorativa dell'80% dal 1° al 31 gennaio 2019 e dal 1° al 28
febbraio 2019 sono stati valutati dalla dr.ssa __________ che, il 13 marzo 2019
(doc. 66), in assenza di accertamenti, diagnosi o prognosi diversi da quelli
valutati dal dr. med. __________ nella sua perizia, ha confermato la
correttezza del suo rapporto finale del 3 settembre 2018.

 

Contestualmente alle sue osservazioni al progetto di decisione di
attribuzione di una rendita temporanea, l'assicurata ha prodotto all'Ufficio AI
il rapporto dell'8 aprile 2019 (doc. 78) del dr. med. __________, il quale ha
indicato di averla in cura dall'11 marzo 2008 per una patologia psichiatrica
composta, aggravatasi attraverso un'involuzione, con la menopausa.

Egli ha confermato il grado di inabilità lavorativa dell'80% per
la vendita, visto che la patologia le ha tolto questa capacità in maniera
praticamente totale e obbligandola a sostituirla con un'impiegata di vendita,
pena la chiusura immediata del suo negozio. A dire dello psichiatra curante,
alla base di tutto ciò c'era l'aggravamento della sua patologia, che per anni
ha potuto essere contenuta attraverso una terapia integrata con una medicazione
adeguata, che poi si è mostrata insufficiente quando sono subentrati i
cambiamenti, legati alla menopausa. In quel contesto, il curante ha optato per
la ricerca di medicazioni sostitutive che, purtroppo, non hanno contenuto
l'involuzione in atto. Pertanto, lo specialista ha ritenuto che l'incapacità
lavorativa dell'80%, dal 1° novembre 2017, doveva essere ritenuta continua,
poiché l'assicurata non sarebbe stata in grado di mantenere la durabilità dell'attività
lavorativa quale venditrice.

 

La dr.ssa __________ ha preso posizione il 23 maggio 2019 (doc.
80) su questo referto, affermando che l'apprezzamento del medico curante
riferito a novembre 2017 era già stato valutato dal perito nel suo rapporto
dell'agosto 2018. Successivamente alla valutazione del dottor __________, il
dr. med. __________ non ha fornito dei referti clinici sui cambiamenti legati
alla menopausa o la farmacoterapia prescritta per contrastare i cambiamenti
legati alla menopausa. Di conseguenza, il suo rapporto finale SMR del 3
settembre 2018 rimaneva invariato.

 

Il dr. med. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia,
attivo presso il Servizio Medico Regionale, si è pronunciato il 3 settembre
2019 (doc. 83) sull'intera documentazione medica agli atti e sulle osservazioni
dell'assicurata al progetto di decisione.

Egli ha rilevato che nel rapporto del dr. med. __________ dell'8
aprile 2019 non si evidenziavano elementi che consentivano di scostarsi dalla
precedente presa di posizione dell'Ufficio AI. Si trattava di una diversa
valutazione del medico curante rispetto al perito psichiatra delle circostanze
di fatto, che non erano variate in modo significativo e oggettivabile. Dal
punto di vista medico psichiatrico egli ha perciò confermato le conclusioni
espresse nel rapporto finale della dr.ssa __________, che si sono basate sugli
esiti della perizia psichiatrica del CPAS del 10 agosto 2018, che appariva
completa ed esaustiva.

 

Con il ricorso formulato contro la decisione del 9 settembre 2020
l'assicurata ha riprodotto il certificato dell'8 aprile 2019 (doc. D) del suo
medico psichiatra.

 

                               2.7.   Questo Tribunale, chiamato a
verificare se l'Ufficio AI abbia accuratamente vagliato le condizioni di salute
dell'assicurata prima dell'emanazione della decisione impugnata, dopo attenta
analisi di tutta la documentazione medica agli atti conferma l'operato
dell'amministrazione.

 

Va innanzitutto rilevato che appena terminata la raccolta della
documentazione medica presso i curanti e l'assicuratore malattia per perdita di
guadagno e preso atto che dal 22 aprile 2016 l'assicurata era inabile al lavoro
dapprima totalmente poi in misura inferiore e che comunque il danno alla salute
non le aveva impedito di continuare a lavorare, il medico SMR ha intravisto la
necessità di sottoporla a una perizia psichiatrica.

 

Il dr. med. __________ del Centro peritale per le assicurazioni
sociali si è pronunciato sullo stato di salute della ricorrente prendendo in
esame i referti medici allestiti dai curanti fino a quel momento così come
risulta dall'elenco degli atti messi a sua disposizione dall'Ufficio
assicurazione invalidità.

 

In particolare, lo psichiatra ha considerato il rapporto del 26
agosto 2016 (doc. 98) del dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia,
che aveva in cura l'assicurata per una reazione ansio-depressiva e che, a causa
dello sviluppo ansioso-depressivo in occasione della disfunzione della ditta
fornitrice della merce del suo negozio, si era riempita di angosce esistenziali
importanti. Erano emersi un disturbo della concentrazione, dell'attenzione,
della memoria, ruminazioni mentali non ossessive, pensiero coatto, ipocondria
con delirante, accentuazione del vissuto fobico, non sintomi della linea
psicotica, sentimenti affettivi con sentimenti di colpa, d'insufficienza,
angosce esistenziali, umore depresso, irritabilità, irrequietezza, diminuzione
dell'energia, disturbi psicosomatici con insonnia d'addormentamento, risveglio
precoce, perdita dell'appetito.

Lo psichiatra curante aveva perciò posto la diagnosi oggettiva di
disturbo dell'adattamento con caratteristiche emotive miste, con una prognosi a
medio termine positiva. A causa della difficoltà di concentrazione e
d'attenzione che le impediva di ottemperare alla sua attività e all'incapacità
di relazionarsi con i clienti, la capacità lavorativa dell'assicurata era ridotta
in misura del 60% dal 3 maggio 2016 e dell'80% dall'11 luglio 2016. Essa
avrebbe ripreso la sua attività lavorativa.

 

Il perito ha altresì considerato la valutazione del dr. med. __________.

Il 7 dicembre 2016 questo psichiatra ha esaminato l'assicurata
durante due ore per conto dell'assicuratore per perdita di guadagno che versava
le indennità giornaliere per malattia alla ricorrente e nel suo rapporto del 14
dicembre 2016 (doc. 100) il perito ha esposto l'anamnesi (familiare,
fisiologica, patologica), i dati sociali, l'evoluzione dei disturbi psichici,
il riassunto degli atti messi a sua disposizione risalenti al 2008, la vita
quotidiana, i disturbi soggettivi e oggettivi basandosi su quanto riferito
dalla assicurata e quanto osservato dallo specialista attraverso il sistema
AMDP-8 System, la terapia in atto.

Sulla base delle informazioni acquisite lo psichiatra ha espresso
la sua valutazione e ha posto la diagnosi di nevrosi ansiosa (ICD-10: F41.1)
stante la presenza di ansia generalizzata, caratterizzata da nervosismo,
tremore, tensione muscolare, sudorazione, palpitazioni, capogiri e malessere
generalizzato. Tale diagnosi era una componente strutturale dell'individuo,
come dimostrato dai lunghi periodi di abilità lavorativa nonostante la presenza
di questa diagnosi. Tuttavia, il dr. med. __________ ha osservato che la
componente ansiosa legata alla struttura nevrotica la rendeva particolarmente
vulnerabile alle criticità e contribuiva a un'inabilità lavorativa temporanea
del 50% per motivi psichiatrici, dal momento della visita fiduciaria fino alla
fine di gennaio 2017 con successivo prevedibile ulteriore miglioramento, a quel
momento non ancora quantificabile, da febbraio 2017.

L'esperto ha precisato che la diagnosi posta non limitava
l'assicurata nella sua ultima attività e che lo stato di salute non era stabilizzato,
ma la prognosi era assolutamente e totalmente favorevole.

Il perito ha infine osservato che le conclusioni tratte sono state
discusse con l'assicurata e con il dr. med. __________ al telefono.

 

                               2.8.   Contrariamente a quanto
sollevato dalla ricorrente, nella sua valutazione il dr. med. __________ non si
è basato dunque soltanto sul suo personale esame dell'assicurata, ma ha preso
altresì in considerazione sia la perizia del dr. med. __________ sia i vari
referti del dr. med. __________ e del dr. med. __________ risalenti fino al
2008, che sono stati a loro volta esaminati durante la visita medica fiduciaria
per conto dell'assicuratore malattia.

Ma non solo. Il perito nominato dall'Ufficio AI ha evidentemente
tenuto conto anche dei rapporti medici redatti dai due curanti durante la fase
istruttoria e la procedura amministrativa e quindi anche dei certificati medici
dell'8 gennaio 2019, del 13 febbraio 2019 e dell'8 aprile 2019 del dr. med. __________,
in cui lo psichiatra curante ha confermato un'inabilità lavorativa dell'80%.

 

La scrivente Corte evidenzia come il dr. __________ si sia
confrontato con il parere del dottor __________ del 2016, ritenendo che la sua
valutazione non avesse tenuto in giusta considerazione l'esordio del quadro che
era chiaramente concomitante a un evento di forte impatto psicologico come il
fallimento della ditta fornitrice di merce e per questo motivo il perito
concordava piuttosto con la diagnosi posta dal dottor __________ di sindrome da
disadattamento.

Il dr. __________ è stato pure menzionato dal perito in occasione
della valutazione della prognosi, rilevando che il primo era stato ottimista
nel ritenerla favorevole, poiché probabilmente aveva sottovalutato i disturbi
preesistenti e non aveva dato la necessaria importanza all'impatto emotivo che
il fallimento della __________ ha avuto sulla psiche della ricorrente, tanto
che fino a dicembre 2016, ovvero fino al momento in cui il dottor __________ ha
valutato l'assicurata, il dr. med. __________ ha ritenuto giustificata
un'inabilità lavorativa dell'80% come attestata dai medici curanti.

Poi, come dalla stessa riferitogli durante la visita peritale,
stante l'intervenuto miglioramento delle condizioni di salute ottenuto con
l'aiuto della cura psicofarmacologica messa in atto dal suo psichiatra, il
grado di capacità lavorativa era del 60%.

 

La discrepanza emersa fra la valutazione del perito dell'Ufficio
AI e i medici curanti dell'insorgente concerne le conseguenze della sua
psicopatologia sulla capacità lavorativa.

Anche il dr. __________, come il dr. __________, ha ritenuto che
la crisi sorta nel 2016 sia stata determinata dal fallimento della ditta che
forniva all'assicurata la merce per il suo negozio, fallimento che ha avuto
delle avvisaglie nei ritardi sulle forniture.

Nel suo rapporto del 14 febbraio 2017 (doc. 15) lo specialista
curante aveva notato nell'assicurata "il
rapporto "figliale" nei confronti della sua attività".
Egli aveva descritto disturbi della concentrazione e dell'attenzione,
ruminazioni mentali non ossessive, ansia anticipatoria, ipocondria non
delirante, palpitazioni, attacchi di apnea, non sintomi della linea psicotica,
disturbi affettivi, non sentimenti di colpa, d'insufficienza, angoscia
esistenziale, umore depresso, irrequietezza, diminuzione dell'energia vitale,
disturbi psicosomatici con insonnia d'addormentamento, risveglio precoce,
perdita dell'appetito.

Il vissuto depressivo, il negativismo, l'ansia diffusa con
attacchi paniformi, impedivano all'assicurata di incontrare i clienti; questi
impedimenti si ripercuotevano nell'incapacità nella vendita e nella persuasione
del cliente.

Quale gerente di negozio, dall'11 luglio 2016 l'interessata è
stata dunque ritenuta inabile all'80%, potendo proseguire la sua attività per
un'ora al giorno, ma senza contare in futuro su un aumento della capacità
lavorativa.

 

Un anno dopo, l'11 aprile 2018 (doc. 30), il dr. med. __________
ha ricordato che la situazione psichica dell'assicurata si è aggravata con il
fallimento del gruppo per il quale essa aveva lavorato per oltre 20 anni,
vivendo una vera e propria delusione, con uno sviluppo di una sintomatologia
depressiva caratterizzata da abulia, adinamia e grave perdita dell'energia
vitale.

Lo psichiatra curante ha segnalato la necessità di separare
l'attività di venditrice da quella di gerente del negozio, osservando un
abbattimento, una perdita motivazionale e una diminuzione dell'energia vitale,
sintomi incompatibili con la sua attività di venditrice. Per contro,
l'assicurata rimaneva capace nell'attività di gerente, quale apertura e
chiusura negozio, attività compatibile con quella di store manager.

La capacità di concentrazione era ridotta, v'erano disturbi del
pensiero di natura formale con ruminazione mentale non ossessiva, perseveranza
verbale e accentuazione dei sintomi fobici con caratteristica di evitamento. Il
tono dell'umore era abbassato, sentimenti di colpa, tendenza all'isolamento
sociale.

Egli ha posto la diagnosi di episodio depressivo di lunga durata
in paziente affetta da attacchi di panico (ICD-10: F31.2, F41.0).

La prognosi nell'attività di store manager era in sé positiva,
mentre era negativa in qualità di venditrice.

A suo dire, l'assicurata era perciò in grado di svolgere soltanto
l'attività di store manager in ragione del 20%, ma non quella di venditrice.

 

Su questa distinzione fra le due attività che l'assicurata era
chiamata a esercitare in qualità di titolare di un negozio si è pronunciato
anche dr. med. __________ il 10 agosto 2018. Il perito ha attentamente
analizzato i disturbi presentati dalla ricorrente, contestualizzandoli nella
sua storia personale e professionale come pure nelle singole attività di
venditrice e di store manager.

Secondo lo specialista, la limitazione della capacità lavorativa
della ricorrente era solo parziale e la prognosi non era negativa. Infatti,
egli ha ben spiegato che se vi fosse stata una ripresa dell'attività con
entrate economiche più fiorenti, le preoccupazioni dell'insorgente e i
rimuginii che avevano una fondata base esterna e il trigger che alimentava
l'ansia si sarebbero ridotti e, pertanto, v'era un'elevata probabilità che
anche la sintomatologia ansiosa e depressiva si sarebbero ridotte e con esse
anche i suoi problemi lavorativi. Era perciò importante che l'assicurata si
riattivasse e affrontasse l'abituale attività non solo come store manager, ma
anche come venditrice. Considerato che essa stessa aveva affermato che le crisi
d'ansia e di panico erano collegate a preoccupazioni o continue riflessioni sul
negozio, e che non insorgevano quando era in vacanza e alla domenica, a dire
del perito le crisi ansiose si sarebbero dovute presentare anche nel ruolo di
store manager. Non essendo in una fase acuta della malattia, l'insorgente
sarebbe riuscita a lavorare a tempo parziale con un'introduzione graduale,
tenuto conto che la depressione e gli attacchi di panico dipendevano fortemente
da un fattore esterno quale l'andamento economico del negozio dopo il
fallimento del fornitore della merce. Per questi motivi, e alla luce del fatto
che non aveva evidenziato limiti cognitivi, ritiro sociale marcato o difficoltà
nel contatto con terze persone, l'esperto ha chiaramente affermato che era
l'attività commerciale il fattore di stress, capace di riattivare i pensieri
ansiosi e negativi della ricorrente, perciò egli non capiva come mai
l'assicurata riuscisse a lavorare come store manager, ma non come venditrice. Di
conseguenza, era certamente data una limitazione della capacità lavorativa nel
tempo di presenza, ma in entrambe le attività e quindi le difficoltà indicate
dall'assicurata erano più limitate rispetto a quanto oggettivato dallo
psichiatra.

 

                               2.9.   La censura ricorsuale secondo
cui non v'era evidenza che le preoccupazioni legate al negozio fossero il
fattore scatenante delle problematiche di cui essa soffre non può essere
accolta. Infatti, è la stessa ricorrente che ha raccontato al dr. __________
che le sue ansie e gli attacchi di panico si manifestavano al solo pensare al
negozio e a tutti i suoi problemi sorti con il fallimento della ditta
fornitrice della merce.

La liquidazione di __________ ha comportato per l'insorgente una
serie di problematiche che sono proseguite anche in seguito, quali la mancanza
di liquidità tanto che ha dovuto fare capo ai propri risparmi e accendere una
linea di credito per finanziare la nuova merce, che ha avuto difficoltà a
reperire dovendo cercare nuovi marchi da vendere. Tutte circostanze, queste, che
hanno per certo aumentato le sue ansie legate all'attività professionale.

 

Il TCA evidenzia che anche lo psichiatra curante aveva affermato
nel febbraio 2017 che "La crisi attuale,
è determinata dal fallimento della ditta, per la quale lei era proprietaria di
un negozio monomarca. Il fallimento ha avuto dei presupposti, caratterizzati da
mancate forniture, da cambi di proprietà destabilizzanti. Da notare, il
rapporto "figliale" nei confronti della sua attività.".

Anche un anno dopo il dr. med. __________ ha indicato nel suo
rapporto dell'11 aprile 2018 che la situazione si è aggravata con un chiaro
sviluppo depressivo con il fallimento del gruppo per il quale l'assicurata ha
lavorato per 20 anni.

 

L'insorgente ha sostenuto che le sue patologie sarebbero di natura
biologica e non solo situazionale e che le stesse in ogni caso non scaturiscono
unicamente dalle difficoltà economiche sopraggiunte durante la sua attività
professionale.

Inoltre, non è stato dimostrato che le preoccupazioni legate al
negozio fossero il fattore scatenante delle sue problematiche.

 

D'avviso del Tribunale, invece, dal rapporto peritale emerge
chiaramente che l'attività lavorativa dell'assicurata era la fonte delle sue
crisi di ansia e di panico. I problemi che ha dovuto affrontare il suo negozio,
dapprima con il fallimento del fornitore della merce poi con le difficoltà di
liquidità ad acquistare nuova merce, fare fronte alle spese legate all'attività
non fosse altro che l'affitto del locale, pagare i sacchetti e le commesse,
hanno portato a un aggravamento della situazione soggiacente fino a quel
momento curata e stabilizzata dalla psicofarmacoterapia prescritta dal dr. med.
__________. Di fronte però a un evento così grave come il fallimento di __________
con cui l'interessata ha lavorato per vent'anni, la sua fragilità non ha retto,
la situazione si è aggravata e si è sviluppata una sintomatologia depressiva
che ad ogni evocazione di attività attinenti al negozio, quali il solo pensiero
della diminuzione della clientela, delle vendite e quindi delle problematiche
economiche che forzatamente emergevano, l'hanno portata a manifestare attacchi
di ansia in un soggetto già reso vulnerabile dal disturbo di panico, mai andato
in completa remissione.

A questo proposito il perito ha ben illustrato che "Quindi, se sul piano categoriale le diagnosi di
episodio depressivo di lieve entità e di disturbo da attacchi di panico sono
giustificate, è fondamentale considerare, nella stima del loro impatto
sull'attività lavorativa, come esse dipendano fortemente da un fattore esterno
non indennizzabile quale l'andamento economico del negozio dopo il fallimento
della __________. In altre parole il negozio rappresenta uno stressor capace di
riattivare i rimuginii ansiosi e negativi dell'assicurata (…)"
(doc. 47 pag. 16).

 

                             2.10.   Visti i pareri concordi dello
specialista curante e dell'esperto nominato dall'Ufficio AI, è indubbio che le
preoccupazioni legate al negozio fossero il fattore scatenante i suoi disturbi
psichici e che quindi, come d'altronde ha dichiarato l'assicurata medesima al
perito, stati d'ansia e attacchi di panico non si manifestavano quando era in
vacanza o non lavorava. Allo stesso modo, se l'attività del negozio fosse stata
prospera, non vi sarebbero stati problemi né di (poca) clientela né di
rifornimento di merce né di finanziamento e neppure altri grattacapi tipici di
un'attività imprenditoriale e dei relativi rischi che un indipendente è
chiamato ad assumersi e che, per natura stessa, una simile attività può
comportare, generando preoccupazioni di ogni genere al suo titolare. Lo stato
depressivo esistente e i disturbi da attacchi di panico non avrebbero
peggiorato la situazione.

 

Non va dimenticato che il perito ha riscontrato che soltanto la
flessibilità e l'assertività apparivano moderatamente inficiate dalla
psicopatologia e che l'assicurata mostrava comunque ancora un buon contatto con
gli altri, una buona colloquialità e presenza e, seppure a dire dell'assicurata
ridotta, anche una buona socialità. Inoltre, dopo il fallimento della __________,
la ricorrente ha continuato a portare avanti la sua attività che ha sempre
rappresentato per lei un elemento importante per la propria autostima;
l'assicurata non presentava limiti cognitivi né un quadro di demotivazione e
queste erano risorse altrettanto importanti nella professione abituale, che
quindi non giustificavano una sua completa inabilità. Per di più, alcune
dimensioni, come l'assertività e la competenza, erano decisamente trasversali
al ruolo di store manager e di venditrice, il che supportava il fatto che la
limitazione non potesse essere così differente nelle due attività che essa abitualmente
svolgeva.

 

                             2.11.   Sulla scorta di queste
considerazioni, non si può sostenere che la valutazione del dottor __________
sia incompleta e tendenziosa e che non abbia preso in considerazione i pareri
dei medici curanti.

Quanto ai referti del dr. med. __________, gli stessi si limitano
a ribadire quanto certificato dal dr. med. __________, e meglio che
l'insorgente è inabile al lavoro all'80% dall'11 luglio 2016.

 

Neppure il certificato medico del 19 agosto 2020 (doc. E) del dr.
med. __________ prodotto con il ricorso è di aiuto alla ricorrente, poiché
indica di avere in cura l'assicurata per uno stato depressivo ansioso e per
forti dolori lombari ricorrenti e ribadisce che il dr. __________ l'aveva in
cura per un grave stato depressivo ansioso che ha comportato un'incapacità
lavorativa del 100% dal 22 aprile 2006 (recte: 2016) e dell'80% dall'11
luglio 2016.

 

Su quest'ultima documentazione medica il Tribunale evidenzia che
il dr. med. __________ non ha oggettivato le sue affermazioni e non ha fornito
un quadro dettagliato delle condizioni di salute dell'assicurata, ma si è
limitato ad esporre le diagnosi poste dallo psichiatra curante e ribadire che
l'assicurata non era in grado di gestire un negozio indipendente (doc. 19).

 

Inoltre, egli non è specialista in materia (psichiatria), essendo
specialista FMH in medicina generale, e quindi le sue dichiarazioni al riguardo
non hanno pieno valore probatorio (sul principio secondo cui la valutazione di
medico non specialista in materia non può per giurisprudenza avere pieno valore
probatorio, cfr. STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010, consid.
5.3.2; STF 9C_53/2009 del 29 maggio 2009, consid. 4.2 e i riferimenti; fra le
ultime: STCA 32.2019.200 del 16 giugno 2020; STCA 32.2018.220 del 21 ottobre
2019; STCA 32.2017.172 del 28 maggio 2018; STCA 32.2017.124 del 22 febbraio
2018).

 

Questa considerazione vale pure per la dr.ssa __________ dell'SMR,
non specialista in materia, benché un definitivo esame dell'intero caso sia
stato comunque correttamente effettuato dall'Ufficio AI per mano del dr. med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia. Il 3 settembre 2019 il medico SMR
ha preso in considerazione il referto dell'8 aprile 2019 del dr. med. __________
prodotto con le osservazioni al progetto di decisione, ritenendolo una
valutazione diversa rispetto a quanto affermato dal dr. med. __________ sulle
circostanze di fatto, giudicando che dopo la perizia psichiatrica esse non
erano variate in modo significativo e oggettivabile. Pertanto, il dottor __________
ha confermato le conclusioni tratte dalla dr.ssa __________ un anno prima nel
suo rapporto finale SMR.

 

Quanto al citato certificato dell'8 aprile 2019 del dr. med. __________
prodotto con il ricorso, siccome è stato allegato alle osservazioni al progetto
di decisione, come detto è già stato debitamente esaminato da uno specialista
in materia del Servizio Medico Regionale, perciò non occorre sottoporlo
nuovamente al giudizio di uno specialista e non inficia le conclusioni del
perito.

 

                             2.12.   Nemmeno si può affermare che
il perito non abbia indagato nel dettaglio la lunga storia clinica
dell'insorgente, giacché egli si è appoggiato alla ricostruzione effettuata dal
dr. med. __________ sulla base degli atti medici che sono stati messi a sua
disposizione nel 2016 dall'assicuratore malattia e che risalivano al 2008.

 

Di conseguenza, il dr. med. __________ ha potuto valutare lo stato
di salute della ricorrente sulla base di documentazione medica completa e
quindi trarre le sue conclusioni dopo avere valutato attentamente e nel
dettaglio il quadro della situazione.

D'altronde, con il ricorso l'assicurata non ha prodotto ulteriori
atti medici riferiti al periodo precedente all'esame peritale e quelli a
disposizione dello psichiatra per potere valutare la capacità lavorativa
dell'insorgente erano adeguati per giungere a una conclusione completa, chiara
e non contraddittoria.

Il TCA ritiene pertanto che il referto peritale sia
sufficientemente dettagliato per l'evasione della causa e quindi per definire
lo stato di salute della ricorrente e i gradi di capacità lavorativa, al quale
dunque ci si deve attenere, senza che sia necessario fare erigere una nuova
perizia così come da essa richiesto.

 

Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad
assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39
n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120
Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere
non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile
dall'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d,
119 V 344 consid. 3c).

                             2.13.   Per quanto concerne l'aspetto
economico e quindi la definizione del grado di invalidità che il danno alla
salute ha cagionato alla ricorrente, l'Ufficio AI ha dato mandato al Servizio
d'inchiesta di effettuare un'inchiesta per l'attività professionale
indipendente, che è stata eseguita il 22 gennaio 2019 e il 24 gennaio seguente
(doc. 62) l'ispettrice ha allestito il relativo rapporto.

Quest'ultima ha effettuato un confronto tra campi di attività per
la professione di venditrice di abbigliamento con il metodo misto di calcolo
(cfr. allegato 1 al rapporto d'inchiesta), ritenendo che in concreto la parte
della vendita avesse una ponderazione senza danno alla salute del 70%, la
gestione e i rapporti con il personale del 13% e la pulizia del negozio e la
sistemazione della merce del 17%.

Per ognuno di questi campi l'ispettrice ha indicato il grado di
incapacità dell'assicurata, stabilendo il 60% per la vendita e lo 0% per la
gestione e per la pulizia del negozio. Moltiplicando dunque il grado di
ponderazione senza danno di ogni singolo campo con il rispettivo grado di
incapacità, essa ha ottenuto un'incapacità al lavoro ponderata del 42% (70% x
60%) per la vendita, dello 0% (13% x 0%) per la gestione e pure dello 0% (17% x
0%) per la pulizia, per un totale del 42%.

 

Nella tabella di valutazione del grado di invalidità con il metodo
straordinario l'ispettrice ha calcolato la diminuzione del reddito
dell'attività professionale dovuta al danno alla salute per ogni campo di
attività sulla base del reddito salariale/annuo stabilito secondo l'inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari 2014 aggiornata al 2017. I redditi annuali
senza danno alla salute sono stati considerati in funzione del grado di
incapacità al lavoro nei singoli campi di attività e da ciò è risultato che
solo nella vendita v'è stata una diminuzione di Fr. 23'965.- del reddito
dell'attività professionale dovuta al danno (Fr. 4'755 [base salariale mensile]
x 12 mesi x 70 : 100 [ponderazione senza danno] x 60 : 100 [incapacità al
lavoro nel campo di attività della vendita]). Dal raffronto fra il reddito
statistico ipotetico senza invalidità di Fr. 58'308.- e il reddito da invalido
di Fr. 34'343.-, si ha che la diminuzione del reddito dell'attività
professionale imputabile al danno di Fr. 23'965.- corrisponde a un tasso di
diminuzione del reddito dell'attività professionale del 41%, simile a quella
individuata medicalmente dal perito (40%).

 

L'Ufficio AI ha utilizzato il metodo straordinario di calcolo per
stabilire il grado di invalidità dell'assicurata dal 1° aprile 2017 al 9 agosto
2018, considerando quale diritto a una rendita di invalidità il grado del 41%
calcolato dal Servizio d'inchiesta.

Per il periodo seguente, ossia dal 10 agosto 2018, ha fatto capo
al metodo ordinario di raffronto dei redditi e, sulla base di quanto calcolato
dal consulente in integrazione professionale (doc. 61), ha ritenuto che da quel
momento il grado di invalidità era del 34% e di conseguenza veniva meno il
diritto a una rendita.

 

La ricorrente è concorde con il metodo straordinario di calcolo
adottato dall'Ufficio AI per il periodo dal 1° aprile 2016 al 9 agosto 2018, ma
non con il metodo ordinario di raffronto dei redditi utilizzato dal 10 agosto
2018 in poi, non ritenendo corretto cambiare metodo di calcolo da un periodo
all'altro di tempo.

 

Inoltre, per il primo periodo di calcolo l'insorgente ha
contestato il grado del 60% di incapacità lavorativa ritenuto dall'ispettrice,
chiedendo di considerare un'inabilità lavorativa dell'80% come ritenuto dal
Servizio Medico Regionale, con conseguente grado di invalidità del 53% e quindi
il diritto a una mezza rendita AI.

 

Qualora poi il TCA non facesse propria la percentuale di
incapacità lavorativa dell'80%, allora dovrebbe tenere conto dell'incapacità
lavorativa complessiva del 40% stabilita dal perito e quindi dovrebbe
riportarla su ogni campo di attività come indicato nella tabella proposta nel
ricorso (doc. I pag. 14), così da giungere a un tasso di diminuzione del
reddito del 40%.

 

La scrivente Corte osserva che, per quanto di sua competenza,
l'ispettrice ha preso posizione due volte sulle osservazioni della assicurata
in merito alla suddivisione dei campi di attività, ai gradi di inabilità medico
teorici applicati alle singole mansioni in periodi limitati di tempo come pure
sull'aumento del grado di impedimento nella vendita dal 60% all'80%, e meglio
il 12 giugno 2019 (doc. 81) e il 30 giugno 2020 (doc. 87).

 

Da parte sua l'Ufficio AI, con le osservazioni del 7 dicembre 2020
(doc. VIII) al ricorso dell'assicurata, ha spiegato che dall'agosto 2018 va
considerata esigibile l'attività in cui essa presenta il minore discapito
economico e che in specie si tratta delle attività adeguate, considerato che
l'attività abituale come indipendente è nel frattempo cessata per questioni
estranee al danno alla salute. Di conseguenza, è stato utilizzato il metodo
ordinario di calcolo.

 

Per il TCA, la soluzione adottata dall'amministrazione è corretta
nel risultato, ma solo parzialmente nella sua motivazione.

 

                             2.14.   Occorre innanzitutto ricordare
che l'insorgente è inabile al lavoro dal 22 aprile 2016, perciò il diritto alla
rendita di invalidità sorge al più presto un anno dopo che essa è stata incapace
al lavoro almeno al 40% (art. 28 cpv. 1 lett. b LAI).

Nel caso concreto, come visto, il perito psichiatra
ha ritenuto giustificate le certificazioni dei medici curanti di inabilità al
lavoro in ragione dell'80% fino a dicembre 2016, poi ha ritenuto una capacità
lavorativa massima del 60% sia nell'attività abituale di venditrice e di store
manager sia in attività adeguate.

 

Ciò stante, considerato che al 22 aprile 2017 la
ricorrente era abile al 60% nella sua attività di venditrice e gerente di
negozio come indipendente come pure in altre attività adatte, attività fra le
quali la medesima attività di venditrice (come dipendente) risultava comunque
la più adeguata, occorre applicare il cosiddetto metodo di confronto
percentuale dei redditi (DTF 137 V 337 consid. 3.1.1 con riferimento a DTF
114 V 313 consid. 3a e riferimenti; STF 9C_225/2016 del 14 luglio 2016; STF
9C_856/ 2010 del 27 giugno 2011; STFA I 759/2005 del 21 agosto 2006; cfr. anche
STCA 32.2016.68 del 28 agosto 2017; STCA 32.2016.80 del 6 aprile 2017; STCA 32.2012.28
del 5 novembre 2012; STCA 32.2011.21 dell'11 luglio 2011; STCA 32.2010.209 del
13 gennaio 2011; STCA 32.2010.69 del 9 dicembre 2010).

 

In effetti, secondo la giurisprudenza, se il danno alla salute non
è tale - come nel caso concreto in base alla valutazione peritale - da imporre
un cambiamento di professione, di regola il giudizio sull'incapacità al
guadagno non esprimerà valori superiori all'incapacità lavorativa indicata dal
medico. Questo perché si suppone che esplicando tutto l'impegno professionale
che la restante capacità lavorativa medico-teorica ancora permette di
sviluppare, l'assicurato esprima una capacità di guadagno della medesima
proporzione (RAMI 1993 pag. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b; STCA del 21 marzo
1995 nella causa S. F., STCA del 31 maggio 1995 nella causa E. D.).

 

Pertanto, in applicazione del metodo di raffronto percentuale, il
reddito da invalida che l'assicurata potrebbe conseguire mettendo a frutto la
sua capacità lavorativa residua del 60% che conserva nella sua precedente
attività di venditrice, corrisponde al 60% del reddito realizzabile senza il
danno alla salute, perciò alla scadenza dell'anno di attesa l'incapacità di
guadagno è del 40%, ciò che giustifica l'attribuzione di una rendita
d'invalidità di un quarto (DTF 114 V 310 consid. 3a; STF 9C_776/2007 del 14
agosto 2008).

L'applicazione del metodo straordinario è perciò
errata.

Il TCA osserva che l'ispettrice ha determinato nel
41% il grado di invalidità dell'assicurata calcolato con il metodo
straordinario applicabile quando i dati economici non sono lineari e costanti,
quindi non affidabili.

Essa ha però correttamente e chiaramente specificato
che tale grado concerne "evidentemente solo la malattia di lunga durata - e dunque il periodo
successivo agosto 2018." (doc. 62 punto 10), e
meglio quando lo stato di salute si è stabilizzato. Compito del Servizio
d'inchiesta è infatti di determinare il grado di invalidità di un assicurato
nella sua attività abituale e tale grado concerne soltanto la malattia di lunga
durata che impedisce di continuare a svolgere l'attività precedente.

 

                             2.15.   Per quanto
concerne la capacità lavorativa dell'assicurata in attività adeguate, per il
perito tale capacità era la stessa che in attività abituale e dunque era del
60%. Il dr. med. __________ ha tuttavia precisato che nella abituale attività,
che l'interessata ha svolto per molti anni come indipendente, essa sarebbe
stata più in grado di riattivarsi, visto che il deficit di flessibilità avrebbe
comportato difficoltà di adattamento in un'altra attività.

Questa valutazione è stata resa il 10 agosto 2018,
perciò da tale data occorre determinare il grado di invalidità dell'insorgente
tenendo conto della capacità lavorativa residua del 60% in altre attività
adeguate.

 

Si deve però considerare che il 28 febbraio 2019
l'assicurata ha chiuso definitivamente il suo negozio e che dunque non va più considerata
come un'indipendente, non potendo più esercitare la sua attività commerciale di
venditrice e di gerente di negozio. In tale evenienza, per determinare il suo
grado di invalidità in un'attività adeguata si deve applicare il metodo
ordinario di raffronto dei redditi, essendo esigibile che in un mercato del
lavoro equilibrato essa sfrutti la sua capacità lavorativa residua in attività
adatte, quali la vendita stessa.

 

Il calcolo economico del raffronto dei redditi da
valida e da invalida non è stato come tale contestato dalla ricorrente, perciò
va qui confermato, senza che occorra verificarlo nel dettaglio.

 

Il Tribunale precisa comunque che il reddito da
valida è stato correttamente determinato sulla base del salario che la stessa
assicurata aveva dichiarato all'assicurazione per perdita di guadagno la quale,
su tale base, le ha versato le indennità giornaliere per malattia.

Peraltro, come risulta dall'evoluzione dei redditi
dell'impresa accertati dall'ispettrice nel suo rapporto d'inchiesta per
l'attività indipendente, tale salario risulta di gran lunga superiore ai
redditi dalla stessa conseguiti negli ultimi anni e quindi le è favorevole nel
raffronto con il reddito da invalida che, in assenza di dati concreti stante lo
status di persona senza un'attività lavorativa in essere e quindi in assenza di
dati salariali concreti, va determinato sulla base dei dati statistici come
operato dall'Ufficio AI.

Il calcolo effettuato dal consulente in integrazione
professionale stabilisce una perdita di guadagno del 34% (doc. 61), grado che
porta ad un'interruzione del diritto alla rendita.

 

Questa soluzione, adottata in virtù del fatto che
l'assicurata ha cessato la sua attività indipendente, sarebbe stata ugualmente
applicata anche se avesse continuato a lavorare come venditrice titolare di un
negozio, poiché la perdita di guadagno che è stata determinata con il metodo
ordinario è inferiore a quella stabilita dall'ispettrice applicando il metodo
straordinario.

In virtù del principio dell'obbligo di ridurre il
danno, è perciò esigibile che l'assicurata, che dispone di una capacità
lavorativa residua del 60% in attività adeguate, quale può essere sempre
l'attività di venditrice, metta a frutto questa sua capacità poiché, così
attivandosi, subisce una perdita di guadagno (34%) inferiore a quella che
avrebbe avuto se avesse continuato a svolgere l'attività di venditrice e
gerente di negozio nell'ambito di un'attività come indipendente (41%).

 

                             2.16.   Da quanto precede discende che
nel periodo dal 1° aprile 2017 al 9 agosto 2018 in cui la ricorrente era
inabile nella sua attività abituale di venditrice e gerente di negozio essa ha
diritto a una rendita di invalidità di un quarto (grado AI 40%), mentre da quel
momento in poi, data una capacità lavorativa residua del 60% in attività
adeguate che dà luogo a una perdita di guadagno del 34%, tre mesi dopo
l'intervenuto miglioramento il suo diritto alla rendita si interrompe (art. 88a
cpv. 1 OAI).

 

Ne deriva dunque che la decisione impugnata deve essere confermata
per quanto concerne le conclusioni di attribuzione di una rendita temporanea di
un quarto dal 1° aprile 2017 al 30 novembre 2018, ma riformata nelle sue
motivazioni.

 

Il ricorso deve di conseguenza essere respinto.

 

                             2.17.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in
c