# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e176075f-dfe7-5ce9-bc57-dba0bfcb4b58
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-07-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 31.07.2019 11.2019.80
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2019-80_2019-07-31.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2019.80

  	
  Lugano

  31 luglio 2019/jh

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Fasola

  

 

 

sedente per statuire nella causa CA.2019.75 (divorzio: provvedimenti
cautelari) della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 6, promossa con istanza del 25 febbraio 2019
da

 

	
   

  	
   RE
  1  

  (patrocinata
  dall'avv.  PA 1 ) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   CO
  1  

  (patrocinato
  dall'avv.  PA 2 ),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando
sul reclamo del 5 luglio 2019 in materia di spese processuali presentato da RE
1 contro il decreto di stralcio emesso dal Pretore aggiunto il 27 giugno
2019;

 

Ritenuto 

 

in fatto:                   A.   Statuendo con sentenza a tutela dell'unione
coniugale del 21 giugno 2016, il Pretore aggiunto del Distretto di
Lugano, sezione 6, ha autorizzato CO 1 (1957) e RE 1 (1971) a vivere separati,
ha attribuito l'abitazione coniugale di 

Bidogno al marito (con mobili e suppellettili), al quale ha affidato i figli R__________
(nato il 28 ottobre 2002), L__________ (nato il 30 dicembre 2004), M__________
(nata il 10 agosto 2006) e N__________ (nata il 2 luglio 2010), riservato un
ampio diritto di visita materno, ha esonerato RE 1 da contributi alimentari per
i figli e ha obbligato CO 1 a versare alla medesima un contributo alimentare di
fr. 5000.– mensili dal gennaio del 2016. Adita dal marito con appello del 4
luglio 2016, con sentenza del 24 gennaio 2018 questa Camera ha ridotto il
contributo alimentare per la moglie a fr. 4340.– mensili (inc. 11.2016.59).

 

                                  B.   L'11
gennaio 2019 CO 1 ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore aggiunto,
dichiarando di assumere l'attribuzione dell'abitazione coniugale, l'affidamento
dei figli (riservato il diritto di visita materno) con esercizio congiunto dell'autorità
parentale e il relativo mantenimento, esclusi contributi alimentari per la moglie.
Egli ha sollecitato altresì da quest'ultima il rimborso di fr. 23 900.– in liquidazione di rapporti di dare e ave­re
e la suddivisione a metà degli averi di previdenza maturati dalla medesima
durante il matrimonio, come pure la separazione delle partite fi­­scali e AVS,
senza accrediti per compiti educativi (inc. DM.2019.6). Egli ha postulato inoltre,
già a titolo cautelare, una riduzione a fr. 190.48 mensili del contributo
alimentare per la convenuta (inc. CA.2019.12).

 

                                  C.   All'udienza
del 25 febbraio 2019, indetta per il tentativo di conciliazione e il
contraddittorio provvisionale, CO 1 ha ritirato la propria istanza cautelare
“dopo discussione informale”. RE 1, che aveva preparato per la discussione un
memoriale di 10 pagine, ha preteso un'indennità per ripetibili di fr. 3000.–.
Contestualmente essa ha fatto registrare a verbale una propria istanza
cautelare per ottenere un aumento del contributo alimentare a suo tempo stabilito
a protezione del­l'unione coniugale e tenere conto così “dell'onere fiscale a
suo carico, dei leasing contratti e del corretto contributo per i figli durante
la custodia alla madre”, chiedendo che le fosse fissato un termine di 60 giorni
per motivare l'istanza. Nelle circostanze descritte il Pretore aggiunto ha stralciato
dal ruolo l'istanza cautelare del marito per desistenza (inc. CA.2019.12), ha
posto le spese processuali di fr. 400.– a carico di lui, obbligandolo a
rifondere alla moglie fr. 2800.– per ripetibili, e ha impartito alla moglie un
termine di 30 giorni per presentare la risposta di merito, come pure un termine
di 60 giorni per motivare la richiesta cautelare (inc. CA.2019.75). 

 

                                  D.   Il
18 aprile 2019 il Pretore aggiunto ha concesso a RE 1, con l'assenso del marito,
una proroga di 60 giorni del termine per motivare la richiesta cautelare e il
26 aprile seguente ha accolto una domanda di rateazione di lei riguardante
l'anticipo per le spese processuali presumibili di fr. 1500.– (tre pagamenti di
fr. 500.– ciascuno entro il 30 aprile, il 31 maggio e il 25 giugno 2019). Versate
le prime due rate, il 25 giugno 2019 l'interessata ha ritirato la propria
istanza cautelare, accennando a un “probabile sviluppo delle discussioni fra le
parti”. Con decreto del 27 giugno 2019 il Pretore aggiunto ha tolto così la
procedura dal ruolo per desistenza. Le spese processuali di fr. 400.– sono
state poste a carico di RE 1, senza assegnazione di ripetibili.

 

                                  E.   Contro
il decreto di stralcio appena citato RE 1 è insorta a questa Camera con un
reclamo del 5 luglio 2019 per ottenere che gli oneri processuali a suo carico
siano ridotti a fr. 100.– e che per la procedura di reclamo le siano riconosciuti
fr. 300.– a titolo di ripetibili. Il reclamo non è stato intimato a CO 1 per
osservazioni.

 

Considerando 

 

in diritto:                 1.   Un
decreto di stralcio per intervenuta transazione, acquiescenza o desistenza
(art. 241 cpv. 3 CPC) è impugnabile solo con recla­mo in materia di spese (DTF
139 III 133 consid. 1.2). Se esso è stato emanato – come in concreto – con la
procedura sommaria (art. 248 lett. d CPC) il termine per ricorrere è di dieci
giorni (art. 321 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie il decreto impugnato è
stato notificato a RE 1 il 28 giugno 2019. Introdotto il 5 luglio 2019, il
reclamo in oggetto è pertanto tempestivo.

 

                                   2.   Nel
decreto di stralcio il Pretore aggiunto ha indicato unicamente che le spese
processuali andavano poste a carico della parte soccombente (art. 106 cpv. 1
CPC), ovvero della moglie che aveva desistito dalla propria istanza cautelare.
La reclamante si duole che le spese a lei addebitate non sono conformi all'art.
10 LTG né eque alla luce della sua situazione economica. Afferma che il ritiro
del­l'istanza avversaria all'udienza del 25 febbraio 2019 l'ha indotta a far registrare
a verbale una propria richiesta cautelare per garantirle le sue pretese almeno
da quel giorno. Considerato il minimo impegno richiesto da simile iniziativa, essa
reputa eccessivo l'onere processuale addebitatole dal Pretore aggiunto e insta perché
esso sia ricondotto al minimo legale di fr. 100.– previsto dall'art. 10
LTG. Oltre a ciò, la reclamante postula la rifusione di fr. 300.– per l'onere
di patrocinio che il man-

                                         cato
seguito di una sua richiesta del 1° luglio 2019 di rivedere – per la precarietà
della sua situazione finanziaria – il giudizio sulle spese le avreb­be causato,
obbligandola così a presentare reclamo.

 

                                   3.   La
dichiarazione unilaterale con cui una parte dichiara di rinunciare alle proprie
richieste di giudizio configura desistenza a norma dell'art. 241 CPC (sentenza
del Tribunale federale 4A_602/2012 dell'11 marzo 2013 consid. 5.2, in: RSPC
2013 pag. 305). E siccome desistenza equivale a soccombenza, chi desiste deve assumere
le spese giudiziarie da lui causate (art. 106 cpv. 1 seconda frase CPC),
indipendentemente dai motivi che possono
averlo spinto a recedere dalla lite (Rüegg/Rüegg in: Basler Kommentar,
ZPO, 3ª edizione, n. 3 ad art. 106). Se mai una ripartizione delle
spese può giustificarsi per equità, nel senso dell'art. 107 cpv. 1 lett. f CPC
(Tappy in: Commentaire romand, CPC, 2ª edizione, n. 31 ad art. 106; Sterchi in: Berner Kommentar,
Schweizerische ZPO, vol. I, edizione 2012, n. 5 ad art. 106). In concreto
tuttavia RE 1 non pretende
che parte delle spese vadano addebitate alla controparte. In proposito
non soccorre dunque attardarsi.

 

                                   4.   Quanto
all'ammontare delle spese processuali riscosse dal primo giudice, nella
fattispecie l'interessata ha presentato a verbale, il 25 febbraio 2019, un'istanza
volta a ottenere l'aumento immedia­to del contributo alimentare per sé (stabilito
in fr. 4340.– mensili a tutela dell'unione coniugale) in modo da tenere conto
dell'one­re fiscale, dei contratti leasing e delle spese di custodia dei figli
durante i diritti di visita. Seppure non quantificate, simili voci di spesa figuravano
nel memoriale che l'interessata ha presentato
in udienza, dal quale si evince un carico fiscale di fr. 435.15 mensili,
rate per il leasing (dell'automobile e degli elettrodomestici) di fr. 705.95
mensili complessivi e oneri per il sostentamen­to dei figli di fr. 1552.85
mensili (doc. 1). Tali esborsi non erano stati considerati nella procedura a tutela
dell'unione coniugale (sentenza inc. 11.2016.59 del 24 gennaio 2018, consid. 3
e 7d). E siccome in quella occasione il contributo alimentare si limitava a
coprire il fabbisogno minimo di lei (loc. cit., consid. 12), l'istan­za
cautelare 25 febbraio 2019 della medesima mirava – all'atto pratico – a ottenere l'aumento del contributo alimentare
da fr. 4340.– mensili ad almeno fr. 7033.95 mensili per una durata incerta e da calcolare quindi sull'arco
di vent'anni (art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008 dell'11
febbraio 2009, consid. 1.2), onde un valore litigioso di ben fr. 646 548.–. 

 

                                         a)   Secondo
l'art. 10 LTG la tassa di giustizia in caso di provvedimenti cautelari è compresa
tra fr. 100.– e fr. 20 000.–. Essa si
determina in funzione del valore, della natura e della complessità dell'atto o
della causa (art. 2 cpv. 1 LTG). Il principio dell'equivalenza vuole infatti
che l'ammontare di una tassa di giustizia sia in un rapporto ragionevole con il
valore oggettivo della prestazione fornita, il quale dipende dall'utilità dell'operazione
per il richiedente e dagli oneri che essa genera rispetto all'insieme dei costi
provocati dall'attività giudiziaria. A tal fine l'autorità può tenere conto del
valore litigioso, dell'interesse delle parti a ottenere l'atto ufficiale, dell'ampiezza
e della difficoltà della causa, del modo di procedere delle parti, come pure
della loro situazione finanziaria (DTF 141 I
108 consid. 3.3.2; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2015.106 del 6 settembre
2017, consid. 4). Se la causa termina anzitempo, la
tassa di giustizia va moderata in base agli atti di procedura compiuti (art. 21
LTG).

 

                                         b)   Al
momento in cui il Pretore aggiunto ha emanato il decreto di stralcio, nella
fattispecie la procedura si trovava ancora agli esordi. RE 1 aveva chiesto di
verbalizzare la propria richiesta cautelare e di assegnarle un termine di 60
giorni per motivare l'istanza. Dal verbale si evince nondimeno che metà dell'udienza
tenutasi il 25 febbraio 2019 (durata 2 ore e 15 minuti) è stata destinata proprio
alla discussione della richiesta cautelare presentata dalla moglie. Il Pretore
aggiunto ha dovuto poi redigere due ordinanze: una il 18 aprile 2019 in cui ha accolto
la richiesta di proroga del termine (60 giorni) per motivare l'istanza
cautelare e l'altra, il 26 aprile 2019, in cui ha concesso all'interessata di depositare
in tre rate mensili di fr. 500.– l'anticipo delle spese processuali di fr. 1500.–.
Infine egli ha emesso il decreto di stralcio impugnato.

 

                                         c)   Ciò
posto, quand'anche l'intervento del primo giudice possa ritenersi effettivamente contenuto, un emolumento di fr. 400.–
(comprensivo della tassa di giustizia e delle spese), corrisponde a non più di un
quarto delle presumibili spese che avrebbe richiesto l'emanazione della
decisione finale e rientra ancora nell'ambito di quanto il Pretore aggiunto
poteva riscuotere valendosi del suo legittimo potere di apprezzamen­to. Contrariamente
all'opinione della reclamante, tale emolumento non può dirsi eccessivo, considerato
anche il cospicuo valore litigioso e l'utilità che RE 1 intendeva trarre dalla propria
istanza. Quanto alla pretesa precarietà finanziaria che avrebbe indotto l'interessata
a rivolgersi il 1° luglio 2019 al Pretore aggiunto perché fossero ridotte al
minimo le spese processuali, nel reclamo manca ogni argomentazione al riguardo,
sicché in proposito non è possibile diffondersi oltre.

 

                                   5.   In
merito all'indennità per ripetibili di fr. 300.– che la reclamante rivendica in
questa sede per non avere, il primo giudice, esaminato la sua richiesta del 1°
luglio 2019 tendente a ridurre da fr. 400.– a fr. 100.– l'ammontare degli
oneri processuali di primo grado, obbligandola così a rivolgersi a questa
Camera, v'è da domandarsi se la domanda abbia portata autonoma e non sia
subordinata all'accoglimento del reclamo. Ad ogni buon conto, la reclamante non
spiega in virtù di quale norma il Pretore aggiunto avrebbe potuto rivedere e
modificare la propria decisione. Se ne conclude che, comunque lo si esamini, il
reclamo vede la sua sorte segnata.

 

                                   6.   Le
spese del giudizio odierno seguono il precetto della soccombenza (art. 106 cpv.
1 CPC). Non si pone problema di ripetibili, il reclamo non essendo stato
comunicato a CO 1 per osservazioni.

 

                                   7.   Circa
i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale
(art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore delle spese giudiziarie controverse
non raggiunge la soglia di fr. 30 000.– ai
fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                     1.   Il
reclamo è respinto.

 

                                   2.   Le
spese processuali di fr. 500.– sono poste a carico della reclamante. 

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –   
  ; 

  –   
  . 

  

                                         

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116
LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso
durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto
sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).