# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e70c4da-cf7f-5898-9ae8-4a2b2af191c7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-09-04
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 04.09.1998 12.1997.246
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1997-246_1998-09-04.html

## Full Text

Incarto n.

  12.97.00246

  	
  Lugano

  4 settembre 1998/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente, 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.94.005 della Pretura del distretto
di Lugano, sezione 1, promossa con petizione 22 settembre 1994 da

 

	
   

  	
  __________
  (rappr. dall’avv. __________)

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  ____________________

  (entrambi rappr.
  dall’avv. __________)

  

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna dei convenuti in solido al pagamento di fr.
19’360.--oltre interessi a seguito di inadempienza contrattuale, domanda
ridotta a fr. 19’133.-- oltre interessi in corso di causa;

 

Domanda
avversata dai convenuti che hanno postulato la reiezione della petizione e che
il Pretore con sentenza 5 settembre 1997 ha respinto;

 

Appellante
l’attore, che con atto di appello 26 settembre 1997 chiede la riforma del querelato
giudizio nel senso di ammettere la petizione per fr. 15’375.-- oltre interessi;

 

Mentre i
convenuti con osservazioni del 27 ottobre 1997 postulano la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili.

 

Letti ed esaminati
gli atti e i documenti prodotti

Posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

1. - se deve
essere accolto l’appello

2. - tassa di
giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                 A.      L’attore
con la petizione invoca il contratto sottoscritto dalle parti in data 11
gennaio 1990 (doc. A), con il quale i convenuti si sono impegnati ad acquistare
da lui l’intero fabbisogno di caffè dell’e-sercizio pubblico __________ a
__________ per la durata di 8 anni.

                                          Avendo
i convenuti sospeso gli acquisti già a partire dall’aprile del 1994, essi dovrebbero
risarcire in solido all’attore il mancato guadagno per il residuo periodo di
validità del contratto, danno pari a fr. 11.-- per kg di caffè e perciò,
ritenuto un consumo annuo medio di 440 kg all’anno, pari a complessivi fr.
19’360.-- oltre interessi, importo oggetto della causa in rassegna.

 

                                B.      I
convenuti si sono opposti alla petizione sostenendo che il contratto in
questione sarebbe contestuale ad accordi globali intervenuti tra le parti, in
virtù dei quali l’attore ed altri suoi soci avrebbero collaborato al
reperimento dei finanziamenti necessari all’acquisto dell’esercizio pubblico da
parte del __________, e si sarebbero inoltre costituiti garanti per una parte
dei suoi impegni.

                                          Avendo
i convenuti interamente rimborsato i mutui ricevuti, e liberato l’attore dagli
impegni assunti, sarebbe divenuto inefficace anche l’impegno all’acquisto di
cui al contratto doc. A, così che nessun risarcimento sarebbe dovuto. Sarebbe
in ogni caso contestata siccome eccessiva l’indicazione di un mancato utile di
fr. 11.-- per kg di caffè.

 

                                C.      Il
Pretore nel giudizio qui impugnato ha esaminato i vari contratti sottoscritti
dalle parti e ha ritenuto che le obbligazioni di cui al contratto doc. A
dell’11 gennaio 1990 si sarebbero estinte per novazione a seguito del
perfezionamento degli accordi del 25 gennaio 1990 (doc. B e C).

                                          L’esame
globale di questi accordi accrediterebbe la tesi dei convenuti, secondo la
quale vi sarebbe stata connessione tra l’impegno all’acquisto dei prodotti
dell’attore e le facilitazioni concesse ai convenuti per l’acquisto
dell’esercizio pubblico.

                                          Avendo
i convenuti liberato l’attore da ogni impegno, l’interru-zione delle
ordinazioni di caffè non costituirebbe violazione contrattuale, con il che la petizione
dovrebbe essere respinta.

 

                                D.      Delle
argomentazioni dell’appellante -che postula la riforma del giudizio pretorile
nel senso di ammettere la petizione per fr. 15’375.-- oltre interessi- e di
quelle dei resistenti -che chiedono la reiezione del gravame con protesta di
spese e ripetibili- si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

 

 

Considerato

 

in diritto:               1.      L’esame
globale della documentazione in atti, ed in particolare dei contratti e delle
convenzioni stipulati (doc. A, B, C) permette indubbiamente di confermare la
tesi pretorile di una precisa connessione e della natura bilaterale di tutte le
pattuizioni: anche se ciò non risulta dai doc. A e C, è chiaro, ed
esplicitamente stabilito nella convenzione doc. B, che i convenuti hanno
accettato di impegnarsi all’acquisto del caffè dell’attore per il motivo e
quale controprestazione delle facilitazioni creditizie accordate loro ai fini
dell’acquisto dell’esercizio pubblico “__________ ”, e l’attore ha certamente
esatto l’impegno all’acquisto del suo caffè in cambio della disponibilità
dimostrata ad avallare, insieme ad altri, un vaglia cambiario di fr. 45’000.--
per la durata di 5 anni.

 

                                2.      E’
altresì indiscutibile, contrariamente alla tesi dell’appellante, che nella
misura in cui i successivi accordi hanno riproposto le medesime clausole
contenute negli accordi precedenti, si deve ritenere che le pattuizioni
successive -essendo un cumulo escluso già solo per motivi di logica- si siano
sostituite alle precedenti.

                                          La
questione non merita comunque disamina più approfondita per il motivo che il
ricorrente pur contestando l’ipotesi di novazione, in questa sede si prevale
del contenuto delle clausole contrattuali di cui ai doc. B e C, e  meglio della
clausola 4 del doc. B che indica quale scadenza del rapporto di fornitura il 25
gennaio del 1998 (appello, punto 11, pag. 16), e così facendo aderisce di fatto
alla tesi del Pretore secondo cui il contenuto dell’analoga clausola di cui
alla precedente convenzione (doc. 4, clausola 5) sarebbe così stato sostituito.

 

                                3.      Proprio
dalla connessione dei rispettivi impegni, addotta dagli stessi convenuti (risposta,
pag. 2; duplica, pag. 2; conclusioni, pag. 2 e 5), si deve concludere
-contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore- che solo l’inadempienza
dell’attore avrebbe consentito ai convenuti di resiliare unilateralmente
l’impegno all’acquisto del caffè dell’attore, ma non anche il fatto che questi
sia stato anticipatamente liberato dall’obbligo di garanzia assunto con
l’avallo dell’effetto.

                                          In
altri termini, va prioritariamente ritenuto che l’attore ha compiutamente
tenuto fede agli impegni da lui assunti, così che in virtù del principio “pacta
sunt servanda” anche i convenuti devono adempiere appieno al proprio obbligo di
acquisto nei termini stabiliti dalle pattuizioni contrattuali.

                                          Quo
alla liberazione anticipata dell’attore dall’avallo, si deve considerare che
essa non è stata da lui richiesta, ma che è al contrario stata il frutto di
un’iniziativa dei convenuti, messa in atto per curare i propri interessi e che
solo incidentalmente ha avuto l’effetto di alleviare la posizione dell’attore
nei confronti dell’istituto di credito.

                                          Si
ha perciò quella situazione sancita dall’art. 81 cpv. 2 CO in cui l’adempimento
anticipato di un’obbligazione non comporta vantaggi particolari per il debitore
a meno che ciò non sia previsto dal senso dei loro accordi o dall’uso, il che
può in questo caso essere escluso, così che i convenuti devono di principio
essere tenuti al completo adempimento dell’obbligo di acquisto, e al risarcimento
del danno per il presente caso di incontestata inadempienza.

                                          Gli
stessi convenuti, del resto, aderiscono esplicitamente a questa tesi con le
osservazioni al gravame (punto 8, pag. 4), dove ammettono che la loro
liberazione non sarebbe riconducibile al rimborso anticipato del mutuo bancario
ma al diverso motivo di un accordo tra le parti in tal senso (cfr. consid. 4),
così che anche questa tematica non necessita di essere sviscerata ulteriormente.

 

                                4.      Con
ciò l’unico argomento in sostegno della tesi dei convenuti risulta in
definitiva essere la loro affermazione dell’esistenza di un accordo delle parti
alla liberazione dall’obbligo di acquisto, laddove vi sarebbe in particolare
stato il tacito consenso dell’attore alla dichiarazione dei convenuti, fatta
con la lettera 6 novembre 1990 di __________ (doc. 1), di ritenersi liberati
dall’obbligo d’acquisto in conseguenza del rimborso anticipato del mutuo da lui
garantito.

                                          Si
tratta di una tesi ampiamente infondata.

                                          Il
doc. 1 non costituisce infatti la trascrizione a cura di una delle parti di
accordi precedentemente intercorsi in forma orale, accordi dei quali neppure i
convenuti adducono l’esistenza (risposta, punto 2, pag. 2), ma piuttosto
un’unilaterale dichiarazione di intenti dei convenuti ovvero, in altri termini,
un’irrituale disdetta dell’impegno di acquisto (esplicito: duplica, punto 2,
pag. 2: “con la lettera 6 dicembre 1990 si mise un termine alla relazione contrattuale
nata dai doc. A, B e C”).

                                          Non
costituendo lo scritto in questione lettera di conferma ai sensi dell’art. 6
CO, è manifesto che il silenzio dell’attore non ha conferito diritto alcuno ai
convenuti, ed è perciò unicamente a titolo abbondanziale che si rileva che la
mancata reazione poteva essere giustificata anche dal fatto che a dispetto del
tenore dello scritto gli acquisti di caffè sono regolarmente proseguiti fino al
1994.

 

                                5.      Per
il caso, verificatosi, di inadempienza dei convenuti, il doc. A prevedeva
esplicitamente la facoltà per l’attore di postulare l’aggiudicazione del
mancato guadagno (punto 6, pag. 2), facoltà che non è invece menzionata nei
doc. B e C, ed inoltre i convenuti lamentano il fatto di non essere mai stati
messi in mora quo al rispetto degli accordi contrattuali, il che a mente loro
osterebbe alla richiesta di risarcimento danni.

                                          Si
tratta in realtà di argomentazioni non decisive ai fini della causa.

 

                                          5.1   La
relazione contrattuale in esame è, come rettamente affermano gli appellati
(osservazioni, punto 10, pag. 7), una compravendita a forniture successive, ossia
un negozio giuridico al quale sono applicabili gli art. 184 e segg. CO, e che è
caratterizzato dal fatto che ad un consenso iniziale delle parti fanno seguito
ripetute forniture di merce su richiesta del compratore e, se del caso, con
specificazione da parte sua della merce da fornire precedentemente indicata
solo nel suo genere (DTF 110 II 148 e segg.; Honsell/Vogt /Wiegand,
OR I, 2. edizione, n. 29 ad art. 184 CO).

                                                  Non
esistendo norme specifiche per questo tipo di contratto, si ritiene che qualora
il compratore non adempia debitamente al proprio obbligo di richiedere le
forniture al cui acquisto si è impegnato e/o non specifichi la natura della
merce da acquistare, a siffatta inadempienza tornino applicabili le norme sulla
mora contrattuale di cui agli art. 102 e segg. CO, e che di principio vi sia
pertanto l’obbligo del venditore di fissare al compratore un ultimo termine per
l’esercizio dei suoi predetti obblighi contrattuali (DTF 110 II 148, consid.
1b a pag. 151 e 152).

 

                                          5.2   La
fattispecie è tuttavia differente: con la prefata lettera doc. H il convenuto __________
ha chiaramente indicato di non ritenersi più legato all’impegno d’acquisto a
suo tempo stipulato, e di essere intenzionato -ma, sottinteso, solo per sua
libera scelta- a mantenere i rapporti commerciali in essere qualora egli avesse
ritenuto concorrenziali le condizioni praticate nei suoi confronti, in particolare
il prezzo.

                                                  Non
si ha perciò la situazione sopra descritta in cui il debitore omette di compiere
a tempo debito gli atti che gli incombono al fine di consentire il regolare
svolgimento del rapporto contrattuale, ma la ben diversa fattispecie in cui il
debitore annuncia la propria esplicita intenzione di dipartirsi dal contratto
medesimo.

                                                  Tale
comportamento ricade a prima vista nel campo di applicazione degli art. 97 e
segg. CO nella misura in cui essi regolano anche le cosiddette violazioni
contrattuali dirette (“positive Vertragsverletzung”) piuttosto che in quello
degli art. 102 e segg. CO relativi alla mora del debitore, ma anche volendo
ragionare in termini di mora si potrebbe senz’altro affermare che con lo
scritto in questione il debitore ha annunciato egli stesso la propria mora
nell’effettuazione degli ulteriori acquisti, palesando inoltre un atteggiamento
assolutamente anticontrattuale per il quale, giusta l’art. 108 cifra 1 CO, si
può ammettere che non vi fosse necessità dell’assegnazione di un ultimo termine
per l’adempimento tardivo.

                                                  Il
fatto che le ordinazioni di caffè siano proseguite fino all’aprile del 1994 nonostante
la lettera del 6 novembre 1990 non modifica questa situazione e non può tornare
a vantaggio dei convenuti: la lettera non consente in effetti equivoci circa le
motivazioni e il significato giuridico del comportamento dei convenuti, così
che la circostanza che le successive spontanee ordinazioni abbiano nel contempo
costituito adempimento degli accordi originari è in definitiva del tutto accidentale.
I convenuti ne profittano comunque nel senso che tale comportamento evita che
vi siano fondate pretese dell’attore per il periodo 6 novembre 1990 - aprile
1994, ma nella valutazione complessiva esso non può sanare la predetta chiara
manifestazione di volontà di cui al doc. H, e non concorre perciò a fare
ammettere un comportamento scorretto da parte dell’attore, che per sua parte si
è regolarmente attenuto agli accordi contrattuali.

 

                                          5.3   Il
fatto che gli accordi nella loro versione definitiva non contemplino più
l’esplicita facoltà di chiedere il risarcimento della perdita di guadagno non
significa che le parti abbiano inteso escludere in modo assoluto questa
possibilità -neppure i convenuti avanzano una simile tesi-, ma conduce unicamente
all’applicazione delle norme di diritto dispositivo in materia di inadempienza
contrattuale, al cui vaglio deve pertanto essere sottoposta la domanda di
causa.

                                                  Ne
risulta che la facoltà di postulare il risarcimento del mancato guadagno è
pacificamente data, e questo sia che l’azione venga valutata alla luce degli
art. 97 e segg. CO (II CCA 9 novembre 1995 in re G. SA/N., 10 luglio
1995 in re B. SA/R.; Honsell/Vogt/Wiegand, opera citata, n. 38 ad art.
97 CO), sia che essa venga decisa in applicazione degli art. 102 e segg. CO
sulla mora del debitore (art. 107 CO; Honsell/Vogt/Wiegand, opera
citata, n. 17 ad art. 107 CO).

 

                                6.      Per
la determinazione dell’effettivo danno risarcibile occorre primo luogo ritenere
una mancata fornitura di 440 kg all’anno, quantitativo indicato in petizione
(punto 3, pag. 3) e non esplicitamente contestato dai resistenti.

                                          L’obbligo
di acquisto va ritenuto fino al 31 dicembre 1997, dovendosi risolvere a favore
dei convenuti la discrepanza delle date tra il doc. B, punto 4 e il doc. C,
risultando quest’ultimo cronologicamente successivo. Avendo i convenuti cessato
gli acquisti nell’aprile 1994 (petizione, punto 3, pag. 2, rimasto incontestato),
la perdita di guadagno deve essere riconosciuta per 3 anni e 8 mesi.

                                          Quo
all’ammontare di tale mancato guadagno, il perito giudiziario ha valutato che
l’acquisto del caffè crudo, la sua torrefazione e l’imballaggio costerebbero
all’attore complessivi fr. 7.-- al kg (risposta a domanda 4), il che a fronte
di un prezzo di vendita ai convenuti di fr. 16.-- al kg (doc. D1-D12), comporta
un utile lordo di fr. 9.-- al kg. Da questo margine vanno tuttavia dedotte
anche altre spese, non considerate dal perito, facenti parti dei costi fissi
dell’attore (affitti, stipendi, spese di trasporto, pubblicità, ecc.) che pure
concorrono a determinare l’effettivo costo per l’attore del chilo di caffè
fornito alla clientela.

                                          E’
ben vero che agli atti non figurano sufficienti elementi di riferimento per
procedere ad un calcolo preciso di questi costi, ma è d’altra parte anche vero
che il loro computo esatto avrebbe costretto l’attore all’esperimento di
onerosi riscontri peritali di natura contabile, tali da non potersi ragionevolmente
pretendere in una causa di valore limitato come quella in esame, così che
questa Camera, in applicazione dell’art. 42 cpv. 2 CO, ritiene di potere
valutare tali costi in ulteriori fr. 3.-- al kg.

                                          Il
margine di guadagno risarcibile è pertanto di fr. 6.-- al kg, ovvero, ritenuti
440 kg all’anno per 3 anni e 8 mesi, complessivi fr. 9’680.-- oltre interessi
al 5% dalla scadenza media del 1° febbraio 1996.

 

                                          Ne
segue il parziale accoglimento del gravame ai sensi dei considerandi.

 

                                          Tassa
di giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza delle
parti (art. 148 CPC).

 

 

Per i quali
motivi, richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e
pronuncia:

 

                                  I.      L’appello
26 settembre 1997 di __________ è parzialmente accolto.

 

                                          Di
conseguenza la sentenza 5 settembre 1997 della Pretura del distretto di Lugano,
sezione 1, è riformata nel modo seguente:

 

1.    La petizione 22 settembre 1994 è parzialmente
accolta.

       ____________________, e __________, sono
condannati a pagare in via solidale a __________, __________, fr. 9’680.--
oltre interessi al 5% dal 1° febbraio 1996.

2.    In tale misura sono tolte le opposizioni
interposte ai precetti esecutivi n. __________ __________ dell’UE di Lugano.

3.    La tassa di giustizia di fr. 850.-- e le spese
di fr. 280.--, oltre a quelle peritali, sono a carico delle parti in ragione di
metà ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                 II.      Le
spese della procedura di appello, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr.       480.--

                                          b)
spese                         fr.         20.--

                                          Totale                             fr.       500.--

                                          già
anticipati dall’attore, restano a suo carico per 1/3 e per 2/3 sono a carico
dei convenuti in solido che, pure in solido, rifonderanno all’attore fr. 350.--
per ripetibili parziali di appello.

 

                                III.      Intimazione:

                                          __________

                                          Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

 

Per la seconda
Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                       
Il segretario