# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 49271b60-7141-5f0d-8991-fc301457249a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-11-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.11.2011 42.2011.6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2011-6_2011-11-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  42.2011.6

   

  rs/DC/sc

  	
  Lugano

  30 novembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 aprile 2011 di

 

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 7 marzo 2011
  emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio del sostegno sociale e
  dell'inserimento, 6501 Bellinzona

   

   

  in materia di assistenza sociale

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su reclamo del 7 marzo 2011 l'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento (in seguito: USSI) ha confermato nei confronti di RI 1 il
diniego del diritto a prestazioni assistenziali ordinarie per i mesi di maggio
e giugno 2010. 

                                         Con
decisioni 27 luglio 2011 sono invece state riconosciute delle prestazioni
speciali per il pagamento dei premi dell’assicurazione contro le malattie dei
mesi di maggio e giugno 2010, nonché dei contributi AVS per il 2007 e per il
primo trimestre del 2010 (cfr. doc. 51; 54; 55; 58).

                                         A
motivazione del proprio rifiuto di prestazioni ordinarie per i mesi di maggio e
giugno 2010 l’USSI, dopo aver ricordato che nell’ambito dell’assistenza sociale
vale il principio fondamentale della sussidiarietà, ha osservato che per questi
due mesi il richiedente aveva potuto disporre per far fronte alle proprie spese
dell’aiuto e sostegno di amici.

                                         A mente
dell’amministrazione non risultava, pertanto, una situazione di bisogno che
giustificasse una prestazione superiore alle prestazioni assistenziali speciali
riconosciute (cfr. doc. B).

 

                               1.2.   Contro la
decisione su reclamo RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale
ha rilevato di non avere potuto pagare, né lui, né la sua coinquilina, alcuna
spesa nei mesi di maggio e giugno 2010, di essere stati aiutati per poter
mangiare e di essere riusciti a pagare un mese di pigione per evitare lo
sfratto grazie a un prestito da più amici (cfr. doc. I).

                                         Egli ha
evidenziato che il mancato versamento di prestazioni assistenziali ha creato
loro dei problemi, il maggiore dei quali è stato un attestato carenza beni
relativo a una procedura esecutiva avviata da __________ AG.

                                         L’insorgente
ha contestato quanto sostenuto dall’USSI, e meglio di aver provveduto
diversamente al loro mantenimento. Al riguardo egli ha osservato di dover
rendere i soldi prestati dagli amici e che un mese di pigione è comunque in
sospeso.

                                         Il
ricorrente ha fatto valere di aver avuto problemi anche con il pagamento di
rate concernenti debiti derivati da una precedente attività e di spese
telefoniche.

                                         L’insorgente
ha concluso ribadendo che non corrisponde a verità quanto sostenuto dall’USSI,
ossia che hanno potuto far fronte alle loro spese con l’aiuto di amici e
parenti. Egli ha rilevato che al contrario essi hanno potuto mangiare soltanto
indebitandosi, che resta impagato un mese di pigione e che devono restituire il
debito contratto nei confronti degli amici, visto che non si è trattato di un
regalo, bensì di un’assoluta necessità per non venire sfrattati (cfr. doc. I;
A6).

 

                               1.3.   Con risposta
del 13 maggio 2011 l’USSI ha proposto di respingere il ricorso con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. V). 

                                          in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se correttamente o meno l’USSI ha RI 1delle
prestazioni assistenziali ordinarie per i mesi di maggio e giugno 2011.

 

                                         L’intervento
della pubblica assistenza è regolato nel Cantone Ticino dalla
Legge sull’assistenza sociale dell’8 marzo 1971 (Las). 

                                         Tale
normativa è stata oggetto di modifiche che sono state adottate dal Gran
Consiglio il 3 dicembre 2002 (cfr. FU 99/2002 del 10 dicembre 2002 pag. 8289
segg.) e sono entrate in vigore il 1° febbraio 2003.

                                         Questi
cambiamenti sono stati resi necessari dalla Legge sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali (Laps), adottata dal Parlamento il 26
giugno 2002 (cfr. FU 53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) ed entrata in
vigore anch’essa il 1° febbraio 2003 (cfr. BU 3/2003 del 31 gennaio 2003).

 

                                         Il 1°
ottobre 2006 sono, peraltro, entrate in vigore alcune ulteriori modifiche della
Las e della Laps (cfr. BU 44/2006 del 29 settembre 2006 pag. 385-386; BU
40/2006 del 8 settembre 2006 pag. 313-317).

 

                               2.2.   L'art. 1 Las
stabilisce che lo Stato provvede, nel rispetto della dignità e dei diritti
della persona, all'attribuzione delle prestazioni sociali stabilite dalla
legislazione federale o cantonale e, in particolare, all'assistenza di quanti
stanno per cadere o siano caduti nel bisogno (cpv. 1).

                                         Le
prestazioni sociali hanno lo scopo di favorire l'inserimento sociale e
professionale dei beneficiari (cpv. 2).

 

                                         L'art. 2
della Legge fissa il principio della sussidiarietà dell'assistenza e prevede al
cpv. 1 che "le prestazioni assistenziali secondo questa legge sono
complementari o suppletorie a quelle della previdenza, delle assicurazioni sociali
e delle misure contro la disoccupazione previste da altre leggi
cantonali". 

                                         Il cpv. 2
precisa che "in particolare le prestazioni assistenziali propriamente
dette di tipo finanziario vengono concesse solo una volta esaurite le altre
prestazioni sociali previste dalla Legge sull'armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (art. 13 Laps)".

                                         L’art. 13
Laps, afferente all’ordine delle prestazioni, enuncia del resto che 

 

" 
Le prestazioni sociali di complemento
armonizzate vengono concesse nell’ordine in cui figurano all’art. 2 cpv. 1,
ritenuto che:

a) prima dell’erogazione delle prestazioni sociali di complemento
vanno erogate le partecipazioni al premio
dell’assicurazione contro le malattie a cui i membri dell’unità di riferimento
hanno diritto;

b) ogni prestazione va erogata sino al massimo dell’importo previsto
dalla legge speciale prima di concedere una prestazione che segue nell’ordine;

c) nel calcolo di ogni prestazione vengono computate quelle che la
precedono nell’ordine, anche se il titolare del diritto o un’altra persona
dell’unità di riferimento vi ha rinunciato.”

 

                                         Inoltre giusta l’art. 2
cpv. 1 Laps:

 

" 
Sono prestazioni sociali ai sensi della legge:

a) la partecipazione al premio dell’assicurazione contro le malattie
previsto dalla Legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal) del 18 marzo
1994 e dalla relativa legge cantonale di applicazione;

b) l’aiuto sociale allo studio previsto dalla Legge della scuola del
1° febbraio 1990;

c) l’assegno di studio previsto dalla Legge della scuola del 1°
febbraio 1990;

d) l’assegno complementare per il perfezionamento e la
riqualificazione professionale previsto dalla Legge della scuola del 1°
febbraio 1990;

e) l’indennità straordinaria ai disoccupati prevista dalla Legge sul
rilancio dell’occupazione e sul sostegno ai disoccupati del 13 ottobre 1997;

 

f)  l’assegno integrativo
previsto dalla Legge sugli assegni di famiglia dell’11 giugno 1996;

g) l’assegno di prima infanzia previsto dalla Legge sugli assegni di
famiglia dell’11 giugno 1996;

h) le prestazioni assistenziali previste dalla Legge sull’assistenza
sociale dell’8 marzo 1971.”

 

                                         Anche dal
Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova
legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali, p.to 8,
si evince che la priorità di intervento spetta alla partecipazione dei premi
dell’assicurazione contro le malattie, poiché questa è “obbligatoria per tutti
i residenti del Cantone” (pag. 11). In seguito intervengono i sussidi per il
perfezionamento e la riqualifica professionale, le indennità straordinarie di
disoccupazione durante il periodo previsto per questi contributi, gli assegni
integrativi per i figli e gli assegni di prima infanzia. Le prestazioni
assistenziali costituiscono l’ultimo intervento sociale. 

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 11 Las i provvedimenti assistenziali consistono in provvedimenti
preventivi (art. 12 Las) e in prestazioni assistenziali propriamente dette
(art. 17).

                                         Al
riguardo va rilevato che la legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle
prestazioni sociali (Laps) ha previsto per la Las la possibilità di derogare
alla legge quadro. Questo principio è sancito esplicitamente dall’art. 2 cpv. 2
Laps, che autorizza la Las a derogare alle disposizioni degli art. 4, 6, 8, 9,
10, 23 e 33 Laps (cfr. Messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, pag. 2).

 

                                         La
natura, l’ampiezza e la durata delle prestazioni assistenziali
propriamente dette sono commisurate agli scopi di questa
legge, alle condizioni personali e alle situazioni locali (art. 17 cpv. 1 Las).

                                         Esse si
suddividono in due categorie: ordinarie e speciali (art. 17 cpv. 2 Las). 

                                         Questa distinzione si basa
su criteri qualitativi inerenti alle prestazioni, in relazione al tipo di
bisogno cui sono destinate (cfr. Messaggio n. 5250 del
Consiglio di Stato relativo alla modifica della Legge sull'assistenza dell’8
maggio 2002, pag. 3).

                                         Inoltre
le prestazioni assistenziali possono essere ricorrenti o puntuali (art. 17 cpv.
3 Las).

 

                                         Relativamente
alle prestazioni ordinarie l’art. 18 Las enuncia:

 

" 
Le prestazioni assistenziali ordinarie coprono
la differenza fra il reddito disponibile residuale e la soglia d’intervento ai
sensi dell’art. 19, da cui vengono dedotte le prestazioni sociali di
complemento effettivamente percepite sulla base della Laps. (cpv. 1)

Le prestazioni ordinarie hanno di regola
carattere ricorrente. (cpv. 2)."

 

                                         Ex art.
19 Las, concernente la soglia di intervento, poi:

 

" 
La soglia d’intervento per le prestazioni
assistenziali, in deroga all’art. 10 Laps, è definita ogni anno, tenuto conto
delle direttive emanate dalla Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione
sociale."

 

                                         L’art. 19
Las definisce la soglia di intervento per le prestazioni assistenziali in
deroga a quella stabilita dalla Laps (art. 10 Laps) che fa riferimento ai
limiti minimi previsti dalla legislazione sulle prestazioni complementari
all’AVS/AI.

 

                                         La Las
rinvia, in effetti, alle disposizioni della Conferenza svizzera delle
istituzioni dell’azione sociale (COSAS), a cui peraltro il Ticino si adegua da
molti anni, come altri Cantoni.

                                         L’ammontare
della soglia Las viene deciso annualmente tenuto conto delle direttive della
COSAS (cfr. Consiglio di Stato, Messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, pag. 3).

                                         Nel
Rapporto del 5 novembre 2002 sul messaggio n. 5250, pag. 4-5 la Commissione
della gestione ha indicato che tale soglia è inferiore al minimo delle PC e può
configurarsi con il concetto di minimo vitale garantito dalla Costituzione
federale e dalla Costituzione cantonale. La soglia definita a livello svizzero
si basa sui dati statistici svizzeri inerenti ai consumi delle famiglie e dei
singoli ed è considerata come scientificamente attendibile e appropriata.

 

                                         Il
Dipartimento della sanità e della socialità - DSS (ai sensi degli art. 48 Las e
1 Reg.Las esso è, infatti, competente per l’esecuzione e l’applicazione della
Las e del suo regolamento; esso si avvale dell’Ufficio del sostegno sociale e
dell’inserimento) -, il 5 gennaio 2007, sentito il parere dell’USSI e della
Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, ha deciso, considerato, da un
lato, che la COSAS ha adottato il 3 dicembre 2004 una nuova versione
delle «direttive per il calcolo del sostegno sociale» (al riguardo, cfr.
"Inciter et intégrer: le système des nouvelles normes de la CSIAS" in
Repère social n° 72 dicembre 2005 - gennaio 2006 pag. 2 seg.) che la Conferenza
dei direttori cantonali delle opere sociali invita ad applicare, dall’altro,
che "il coordinamento con le altre prestazioni sociali, l’organizzazione
del sostegno sociale in Ticino, come pure ragioni attinenti alla politica di
bilancio del Cantone rendono problematico un adeguamento integrale alle nuove
direttive della COSAS - peraltro non richiesto dall’art. 19 della Las" -,
che a far tempo dal 1° gennaio 2008 la soglia di intervento corrisponde:

 

" 
A. Forfait globale e Supplemento d'integrazione

 

	
  Persona dell'unità di riferimento
  (economia domestica ai sensi del sostegno sociale)

  	
  Forfait globale per il mantenimento
  (raccomandato dalla COSAS) 

  (fr./mese)

  	
  Supplemento d'integrazione (adattamento
  delle raccomandazioni minime della COSAS) 

  (fr./mese)

  	
  Totale

   

   

   

  (fr./mese)

  
	
  1 persona

  	
    960.--

  	
  100.--

  	
  1060.--

  
	
  2 persone

  	
  1469.--

  	
  100.--

  	
  1569.--

  
	
  3 persone

  	
  1786.--

  	
  100.--

  	
  1886.--

  
	
  4 persone

  	
  2054.--

  	
  100.--

  	
  2154.--

  
	
  5 persone

  	
  2323.--

  	
  100.--

  	
  2423.--

  
	
  6 persone

  	
  2592.--

  	
  100.--

  	
  2692.--

  
	
  7 persone

  	
  2861.--

  	
  100.--

  	
  2961.--

  
	
  Per ogni persona supplementare

  	
  + 269.--

  	
  -

  	
  + 269.--

  

 

B. Supplemento per unità di riferimento di 3 o
più persone di 16 anni o più (ripreso dalle precedenti raccomandazioni della
COSAS).

Per unità di riferimento con più di due persone
di almeno 16 anni compiuti, gli importi di cui sopra sono integrati da un
supplemento mensile assegnato alla terza e alle successive persone di 16 o più
anni di età; l'importo di tale supplemento è di 206.-- fr./mese per ognuna di
queste persone." 

(cfr. Direttive riguardanti gli importi delle
prestazioni assistenziali per il 2008 in BU 3/2008 del 25 gennaio 2008 pag. 30-31)

 

                                         Gli
importi appena menzionati sono stati mantenuti anche per l’anno 2009 e 2010
(cfr. BU 13/2010 del 26 febbraio 2010, pag. 82-83).

 

                               2.4.   Nell’evenienza
concreta l’USSI ha negato RI 1 il diritto a una prestazione assistenziale per i
mesi di maggio e giugno 2010, considerando che per i due mesi menzionati il
ricorrente aveva potuto far fronte alle proprie spese disponendo dell’aiuto e
sostegno di amici.

                                         A mente
dell’amministrazione non risultava, pertanto, una situazione di bisogno che
giustificasse una prestazione superiore alle prestazioni assistenziali speciali
riconosciute (cfr. doc. B; consid. 1.1.).

 

                                         L’insorgente
ritiene, invece, in buona sostanza, di aver beneficiato soltanto di un prestito
da restituire da parte di amici, che l’hanno così aiutato a poter mangiare e a
pagare un mese di pigione. Egli ha specificato che un mese di pigione è, però, rimasto
comunque impagato. 

                                         Il
ricorrente ha ribadito di dover restituire il debito contratto nei confronti
degli amici, visto che non si è trattato di un regalo.

                                         Egli ha
fatto, inoltre, valere di aver avuto problemi anche con il pagamento di rate
concernenti debiti derivati da una precedente attività e di spese telefoniche (cfr.
doc. I; A6).

 

                               2.5.   Chiamata a
pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte rileva, dapprima, che il
ricorrente nei suoi scritti definisce __________, con cui abita, quale
coinquilina (cfr. doc. A3; I; A4; A5). 

 

                                         __________,
dal canto suo, il 9 aprile 2009 in un messaggio di posta elettronica all’ammnistrazione
avente come oggetto “accoglimento prestazione assistenziale a nome RI 1”, ha indicato “…essendo solo coinquilini, avendo un semplice rapporto di amicizia e nulla di legale
che ci lega dobbiamo presentare le imposte separatamente” (cfr. doc. 186).

 

                                         In
proposito va osservato che ai sensi dell’art. 4 Laps, valido dal 1° ottobre
2006 (cfr. consid. 2.1.), applicabile anche nell’ambito dell’assistenza sociale
(cfr. art. 2 Laps; 21 Las):

 

"  1L’unità di riferimento è costituita:

a) dal titolare del diritto;

b) dal coniuge o dal partner registrato;

c) dal partner convivente, se la convivenza è considerata
stabile;

d) dai figli minorenni di cui essi hanno l’autorità parentale;

e) dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente
indipendenti.

2-7…” (La sottolineatura è del redattore)

 

                                         L’art. 2a Reg.Laps,
anch’esso in vigore dal 1° ottobre 2006, enuncia poi che:

 

" 
Art. 2a La convivenza è considerata stabile se,
alternativamente:

a) vi sono figli in comune;

b) la convivenza procura gli stessi vantaggi di un matrimonio;

c) la convivenza è durata almeno 6 mesi.” (Le sottolineature
sono del redattore)

 

                                         L'unità
economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione corrisponde
alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (cfr.
Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova
legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 5).

 

                                         Come appena visto, per gli
art. 4 cpv. 1 lett. c Laps e 2a Reg.Laps, validi dal 1° ottobre 2006, l’unità
di riferimento del titolare del diritto alla prestazione è costituita, fra
l’altro, dal partner convivente se, indipendentemente da figli in comune, la convivenza
è durata almeno 6 mesi, a differenza di quanto contemplato dall’art.
4 lett. c) Laps in vigore fino al 30 settembre 2006, e meglio che l’unità di
riferimento era costituita dal partner convivente soltanto se vi erano figli in
comune.

 

                                         Riguardo
al cambiamento del tenore dell’art. 4 lett. c) Laps dal Messaggio n. 5723 del
25 ottobre 2005 relativo alla Modifica della legge sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps) p.to 2.2. si
evince quanto segue:

 

" 
2.2      Unità di riferimento (art. 4 Laps)

2.2.1    Partner convivente

L’attuale art. 4 cpv 1 lett. c) Laps prevede che fa parte
dell'unità di riferimento il partner convivente, se vi sono figli in comune.

Questa regola era stata definita per garantire la parità di
trattamento, considerando alla stessa stregua delle coppie sposate anche le
unioni libere, a condizione che queste siano obiettivamente fondate da una
convivenza e dall’esistenza di figli in comune; solo in questo caso, il partner
è perciò assimilato a un ‘coniuge’, indipendentemente dallo stato civile dei
membri della coppia.

Non appartengono invece alla medesima unità economica di
riferimento i partners senza figli in comune: i partners senza obblighi di
mantenimento reciproci (coppie non sposate senza figli in comune) sono
considerati unità economiche indipendenti a tutti gli effetti. 

Dall’entrata in vigore della Laps la giurisprudenza in materia di conviventi
ha subito un’evoluzione significativa. Ad esempio la sentenza del TF (DTF
1P.184/2003) in materia di anticipo alimenti (ma applicabile a tutte le
prestazioni sociali), conferma e precisa la DTF 129 I 1, affermando che non è
di per sé contrario al principio di uguaglianza tener conto per il calcolo di
prestazioni sociali anche del reddito di un convivente se la convivenza ha una
certa stabilità (per non creare disparità con i nuovi coniugi).

Viola però tale principio il tener conto della convivenza sin dal
primo giorno della stessa e l'imporre alla richiedente la prova che la
convivenza non ha una stabilità simile ad un matrimonio.

Nella sentenza del 12.01.2004, causa 2P.218/2003, il TF precisa
che occorre prendere in considerazione i redditi e la fortuna dei due partner
se la loro convivenza può essere definita "stabile". Tale sarà in
particolare il caso quando i partner fanno famiglia comune da molti mesi o
quando educano insieme un bambino comune. Se la convivenza può essere definita "stabile"
tenuto conto di tutte le circostanze del caso particolare, occorrerà dunque
stabilire un bilancio unico per i due concubini.

Per definire se la convivenza può essere definita stabile,
relativamente alla durata minima dell’unione, il TF lascia un certo margine di
apprezzamento ai Cantoni. Se in precedenti sentenze il TF prevedeva un minimo
di 5 anni di convivenza, attualmente la prassi prevede un concetto di molti
mesi. 

Visto quanto sopra, si propone di modificare l’art. 4 cpv. 1 lett.
c) Laps, prevedendo che l’unità di riferimento è costituita dal titolare del
diritto e dal partner convivente se la convivenza è stabile. Il regolamento di
applicazione dovrà quindi definire a quali condizioni la convivenza è stabile,
sia se vi sono figli in comune oppure no.”

 

                                         Inoltre dal Rapporto
parziale 2 del 28 marzo 2006 sul Messaggio n. 5723 della Commissione della
gestione e delle finanze emerge che:

 

" 
(…)

Con l’adozione della revisione, l’unità di riferimento sarà quindi
costituita dal titolare del diritto e dal suo partner convivente, se la
convivenza è stabile.

Il regolamento di applicazione, che come i relatori hanno avuto
modo di verificare, correttamente è già stato elaborato, provvede a definire a
quali condizioni la convivenza è stabile.

Tale potrà d’ora in poi essere, anche se non vi sono figli comuni,
nel caso in cui la convivenza denoti appunto stabilità definita ad esempio nel
caso vi sia coabitazione da sei mesi.

L’accertamento della coabitazione avverrà concretamente tramite i
Comuni, con i quali la collaborazione si è andata positivamente consolidando
nel corso di questi anni.”

 

                                         È,
altresì, utile sottolineare che secondo la giurisprudenza federale in materia
di assistenza sociale quando si è confrontati con un concubinato stabile è
ammissibile e non arbitrario tenere conto nel calcolo della prestazione
assistenziale del richiedente anche dei redditi e delle spese della persona
convivente, benché non sussista un obbligo di mantenimento reciproco ex lege
fra i due partner. A tal fine va, infatti, piuttosto considerata la
disponibilità di fatto a sostenersi reciprocamente (cfr. STF 8C_356/2011 del 17
agosto 2011 consid. 2.2.).

 

                                         Va
d’altronde rilevato che ai sensi della giurisprudenza federale ai fini della
determinazione di una convivenza rispetto a una semplice economia domestica
comune è irrilevante la forma della vita in comune. E’, invece, determinante
che i partners siano pronti a prestarsi assistenza e sostegno reciproci (cfr.
DTF 134 V 369 consid. 7.1.; DTF 137 V 82 consid. 5.5. e destinata alla pubblicazione
in RtiD II-2011; STF 8C_356/2011 del 17 agosto 2011 consid. 2.2.).

 

                               2.6.   In concreto
dalle carte processuali emerge che il ricorrente e __________ vivono nella
medesima economia domestica dal giugno 2007. 

                                         In
effetti il ricorrente medesimo, in uno scritto del 29 aprile 2009 all’USSI, ha precisato
di essere stato domiciliato con __________ ad __________ dal giugno 2007 al
maggio 2009 (cfr. doc. 179). 

                                         In
seguito gli stessi si sono trasferiti ad __________, dove risiedono tuttora (cfr.
pure sistema informatico relativo alla banca dati MOVPOP che gestisce
l’anagrafe della popolazione del Cantone Ticino).

 

                                         Sul
formulario “Annuncio al Comune di domicilio e appuntamento allo Sportello Laps”
del 14 dicembre 2007 relativo RI 1 la cancelleria comunale di __________ ha,
del resto, osservato “Convive con __________” (cfr. doc. 83) e sull’Annuncio di
medesima data concernente __________ è stato specificato “Convive con RI 1” (cfr. doc. 84).

 

                                         Inoltre,
come verrà esposto in seguito (cfr. consid. 2.9.), __________ apporta
concretamente il suo sostegno finanziario alla coppia (cfr. doc. A2),
dimostrando così di essere pronta a prestare sostegno e assistenza a RI 1 ai
sensi della giurisprudenza (cfr. consid. 2.5.).

 

                                         L’USSI,
con le proprie decisioni relative a prestazioni assistenziali, ha peraltro
sempre considerato nell’unità di riferimento del ricorrente __________ quale
convivente (cfr. doc. 99; 228 segg.), senza che RI 1 sollevasse obiezioni al
riguardo.

 

                                         In simili
condizioni, a prescindere dal termine di coinquilini utilizzato dall’insorgente
e da __________, va ritenuto che gli stessi hanno fondato una convivenza a
carattere esclusivo che dura da più di 6 mesi.

 

                                         Ne
discende che rettamente l’amministrazione, ai fini del diritto all’assistenza
sociale, ha considerato la convivenza tra il ricorrente e __________ stabile ai
sensi degli art. 4 Laps e 2a Reg.Laps e ha tenuto conto di quest’ultima
nell’unità di riferimento di RI 1, computando i suoi redditi e le sue spese in
aggiunta a quelle dell’insorgente.

 

                                         Il fatto
che __________ abbia indicato che fiscalmente vengano trattati come persone
sole (cfr. doc. 186) non è determinante, trattandosi di ambiti giuridici
differenti.

 

                               2.7.   Il TCA
ritiene, poi, utile sottolineare che nell’ambito dell’assistenza sociale vige
il principio della sussidiarietà di cui agli art. 2 Las e 13 Laps (cfr. consid.
2.2.). 

                                      

                                         Da tale
principio risulta che l’erogazione di prestazioni assistenziali viene
riconosciuta soltanto qualora un richiedente non sia in grado di provvedere alle
proprie necessità tramite sforzo personale oppure prestazioni a cui sono tenuti
dei terzi o,  ancora, mediante prestazioni volontarie da parte di terzi.

 

                                         A tale
proposito l’Alta Corte, in una sentenza K 22/04 del 22 ottobre 2004 consid.
2.3.1., pubblicata in RAMI 2005 pag. 30, ha infatti indicato che:

 

" 
(…) Im Bereich der Fürsorgeleistungen gilt der
Grundsatz der Subsidiarität. Danach besteht ein Anspruch auf Fürsorgeleistungen
erst dann, wenn eine betroffene Person die notwendigen Mittel nicht durch Selbsthilfe,
Leistungsverpflichtungen Dritter oder freiwillige Mittel Drittter erhält
(Wolffers, a.a. O., S. 71). Zu den Leistungsverpflichtungen Dritter gehören
auch die Leistungen der Sozialversicherung (Wolffers, a.a.O., S. 72).

Die fürsorgerische Unterstützung von Flüchtlingen
richtet sich grundsätzlich nach den Normen der allgemeinen Sozialhilfe, sofern
die Asylgesetzgebung keine Sondernormen kennt (Wolffers, a.a. O., S. 184 f. und 191)." (RAMI 2005 pag. 30)

 

 

                                         In
un’altra sentenza pubblicata in DTF 137 V 143 Il Tribunale federale ha, invece,
sottolineato che:

 

" 
(…)

3.7.1 Mit Blick auf die weiter
geltend gemachte Verletzung des Subsidiaritätsprinzips und der damit
zusammenhängenden Frage der Abklärung bestehender Ansprüche der unterstützten
Person Dritten gegenüber ist unbestritten, dass sowohl hinsichtlich der
Nothilfe nach Art. 12 BV als auch im Rahmen
der kantonal geregelten Sozialhilfe der Grundsatz der Subsidiarität gilt (vgl.
etwa BGE 131 I 166 E. 4.1 S. 173 mit Hinweisen sowie CHRISTOPH HÄFELI, Prinzipien
der Sozialhilfe, in: Das Schweizerische Sozialhilferecht, derselbe
[Hrsg.], 2008, S. 73 ff.). Die unterstützte Person ist in Ausschöpfung des
Subsidiaritätsprinzips verpflichtet, Leistungsansprüche Dritten gegenüber
geltend zu machen."

 

                               2.8.   Inoltre
le disposizioni COSAS del 2005, aggiornate nel dicembre 2007,
al punto A.4 ("Principi del sostegno sociale"), dopo aver ribadito
che la sussidiarietà costituisce uno dei principi fondamentali sui quali si
basa il sostegno sociale, sottolineano che:

 

" 
(...)

- Sussidiarietà

 

Il sostegno sociale
interviene quando la persona bisognosa non è in grado di aiutarsi da sola e
quando le altre fonti d’aiuto disponibili sono state esaurite. Il sostegno
sociale deve intervenire quando non possono essere ottenuti altri aiuti, in
tempo utile o in maniera adeguata. Il sostegno sociale viene elargito dall’ente
cantonale preposto ed è sussidiario:

 

·        
allo sforzo personale: la persona che si trova nel bisogno deve sforzarsi di
intraprendere tutto ciò che è in suo potere per uscire dalla situazione
critica. Occorre quindi utilizzare in primo luogo il proventi del lavoro, il
patrimonio esistente o altre entrate disponibili

·        
agli obblighi da parte di terzi: prima di elargire una prestazione, le autorità devono vagliare
attentamente tutte le possibilità d’intervento degli altri enti pubblici o privati.
Ci si riferisce a prestazioni d’assicurazioni sociale, a contributi di
mantenimento inerenti il diritto di famiglia, a pendenze da contratto, indennizzi,
borse di studio, ecc.

·        
alle prestazioni volontarie da parte di terzi: le prestazioni d’aiuto sociale volontarie sono equiparate alle
prestazioni pubbliche, anche nel caso in cui non avessero base giuridica e
rivestissero un carattere benevolo. Esse son prese in considerazione nella determinazione
dell’intervento pubblico.

(…)”

 

                                         Riguardo alla funzione
delle disposizioni COSAS, in dottrina, C. Hänzi (Die Richtlinien der
schweizerischen Konferenz für Sozialhilfe". Ed. Helbing Lichtenhahn,
Basilea 2011) rileva quanto segue:

 

" 
In der Schweiz ist eine einheitliche Definition
hinsichtlich der Ausgestaltung und der Höhe des Existenzminimum nicht
vorhanden. Die verschiedenen Regelungen zum Existenzminimum in der Schweiz
bilden kein kohärentes, geschlossenes  System zur Sicherung und zum Schutze minimaler
Voraussetzungen für ein menschenwürdiges Dasein. So besteht auch eine eigene
Umschreibung und Ausgestaltung des Existenzminimum für den Leistungsbereich der
Sozialhilfe. Die Schweizerische Konferenz für Sozialhilfe hat sich dieser
Aufgabe angenommen und gibt im Rahmen ihrer Richtlinien Empfehlungen zuhanden
der Sozialhilfeorgane des Bundes, der Kantone, der Gemeinden sowie der
Organisationen der privaten Sozialhilfe ab. Damit bezweckt sie, angesichts der
grossen föderalen Vielfalt, vor allem auch die Förderung einer
gesamtschweizerischen Unterstützungspraxis, insbesondere im bereich der
materiellen Unterstützung. Die Richtlinien konkretisieren dabei nicht nur den
Verfassungsauftrag gemäss Art. 12 BV zur Existenzsicherung, sondern sie wollen
grundsätzlich die Ausgestaltung eines sozialen Existenzminimums definieren,
welches über dem absolut Notwendigen zu liegen kommt. Dabei wurde mit der
letzten Revision ein Paradigmawechsel in der Konzeption der Richtlinien
vollzogen, da die Grundsicherung ab dann mit einem Anreizsystem verknüpft
wurde. Ausgerichtet ist das Unterstützungssystem der SKOS-Richtlinien auf
längerfristig unterstützte Personen, die in einem Privathaushalt leben und
fähig sind, den damit verbundenen Verpflichtungen nachzukommen. Allerdings zeichnen
sich die Richtlinien nicht nur dadurch aus, dass sie ein Bemessungssystem für
die jeweils angemessene Sozialhilfe für solche Haushalte beinhalten. Sie
umschreiben bspw. auch die geltenden Zielsetzungen dieses Leistungsfeldes, die
wesentlichen Grundprinzipien, die Rechte und Pflichten Unterstützter, die
regeln bei der Auszahlung von Leistungen, die möglichen Sanktionen, die
Massnahmen zur Integration oder die Verwandten- und Rückerstattungspflicht und
erhalten eine Sammlung der Rechtsprechung, der kantonalen Sozialhilfegesetze
sowie Praxishilfen. Sie sind damit eine eigentliche Referenz für die
Sozialhilfepraxis. Die Richtlinien erlangen jedoch erst durch di e kantonale
Gesetzgebung, die kommunale Rechtsetzung und die Rechtsprechung
Verbindlichkeit.“ (pag. 171-172)

 

                                         Relativamente
al principio di sussidiarietà C. Hänzi (op. cit.) osserva in particolare che:

 

" 
(…)

Ueber die Subsidiarität
als Anspruchsvoraussetzung und Abgrenzungskriterium wurde bereits beim Recht
auf Hilfe in Notlagen Ausführungen gemacht. Auf diese kann auch hier im
Wesentlichen verwiesen werden. Als Grundprinzip im Sozialhilferecht ist die
Subsidiarität so zu verstehen, dass Sozialhilfe prinzipiell nur gewährt wird,
soweit der Einzelne keinen Zugang zu einer anderweitigen, zumutbaren Hilfsquelle,
namentlich auch einer solchen der Selbsthilfe, hat. Das Subsidiaritätsprinzip
ist letztlich auch Ausdruck der Pflicht zur Mitverantwortung und Solidarität.
Wohl trägt der Stärkere Verantwortung gegenüber dem Schwachen, letzterer darf
der Gemeinschaft aber nichts aufbürden, was er selbst zu tragen vermag,
andrenfalls er sich unsolidarisch verhalten würde.

Der Grundsatz der
Subsidiarität findet sich auf Ebene der Bundesverfassung nicht nur in Art. 12.
er ist in seiner allgemeinen Ausprägung als Ausdruck von Selbstverantwortung
und Mitverantwortung gegenüber der Gemeinschaft in Art. 6 BV verankert und
spielt eine Rolle bei der Erreichung der in Art. 41 BV gefassten Sozialziele.
In diesem Sinne hat das Subsidiaritätsprinzip eigentlich eine höherrangige
Bedeutung, da es im Eigentlichen ein verfassungsgestaltendes Prinzip darstellt.
Dennoch ist es im Sozialhilferecht von besonderer Bedeutung, da im Rahmen des
Subsidiaritätsgrundsatzes auch die Frage des Bestehens eines Anspruchs zu
klären ist. Dies zeigt sich bspw. im Vergleich zum Sozialversicherungsrecht.
Während eine AHV-Rente unabhängig davon ausgerichtet wird, ob die berechtigte
Person mit oder ohne diese über genügend finanzielle Mittel verfügt, wird
Sozialhilfe immer nur bei objektiv feststellbarer Bedürftigkeit ausgerichtet.
In diesem Sinne fliesst aus diesem Prinzip auch der Bestand oder eben das
Nichtbestehen von Ansprüchen im Sozialhilferecht. Die Wichtigkeit des
Subsidiaritätsprinzips im Sozialhilferecht zeigt sich insbesondere an der
Verankerung in der kantonalen Gesetzgebung. Das Prinzip ist ausgesprochen
präsent in der gesamten Sozialhilfegesetzgebung der Kantone. Dennoch hat der
Grundsatz der Subsidiarität in der Sozialhilfe nicht absolute Geltung. Er ist
immer dann zu durchbrechen, wenn wohl Anspruch auf anderweitige Hilfeleistung
besteht, diese Quelle jedoch nicht innert nützlicher frist nutzbar gemacht
werden kann und damit die Notlage weiter besthet.“ (pag. 114-115)

 

                               2.9.   Relativamente
al mese di maggio 2010, il TCA rileva innanzitutto che la giurisprudenza
menzionata al consid. 2.7., e meglio che l’assistenza sociale può essere
riconosciuta solo se una persona non può far fronte alle proprie necessità
tramite sforzo personale oppure prestazioni a cui sono tenuti dei terzi o
ancora prestazioni volontarie da parte di terzi (cfr. RAMI 2005 pag. 30), non esclude
espressamente che nel concetto di prestazioni volontarie da parte di terzi,
oltre alla liberalità concessa senza prestazione corrispondente (ossia la
donazione giusta gli art. 239 e segg. CO), rientri anche il prestito di somme
da restituire in seguito (ossia il mutuo ai sensi degli art. 312 e segg. CO).

                                         Tale
prestito a breve termine permette peraltro comunque di coprire le spese per il
proprio mantenimento di base.

 

                                         Questa questione
non merita, tuttavia, di particolari approfondimenti.

                                         Infatti,
anche nel caso concreto volendo per ipotesi considerare  che l’assistenza
sociale è esclusa soltanto qualora sia erogato un aiuto volontario a titolo
gratuito senza obbligo di rimborso, la domanda di prestazioni assistenziali
interposta da RI 1 per il mese di maggio 2010 non potrebbe in ogni caso essere
accolta.

                                         Il
ricorrente, in effetti, non ha minimamente comprovato a che titolo, se in virtù
di un mutuo o di una donazione, ha potuto beneficiare di una somma di denaro da
parte di terzi. 

                                         Più
specificatamente egli non ha dimostrato quanto allegato, ossia il carattere di
prestito soggetto a restituzione della somma che avrebbe ricevuto da più amici
(cfr. doc. I, A3).

 

                                         Al
riguardo questa Corte osserva che la procedura in materia di assicurazioni
sociali è retta dal principio inquisitorio (Untersuchungsgrundsatz, art. 43
cpv. 1 e 61 lett. c LPGA a cui rinvia l’art. 33 cpv. 3 Laps; art. 16 Lptca; STF
8C_239/2009 del 14 agosto 2009; STFA U 94/01 del 5 settembre 2001; STFA P 36/00
del 9 maggio 2001; STFA I 76/00del 5 giugno 2000; DTF 122 V 157 consid. 1a; SVR
1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; AHI praxis 1994 pag. 212; DTF 117 V 263;
DTF 117 V 282). E’ dunque compito dell’amministrazione, rispettivamente del
giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i fatti giuridicamente
rilevanti.

 

                                         Inoltre, il
principio inquisitorio trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di
collaborare (cfr. art. 43 cpv. 3 e 61 lett. c LPGA a cui rinvia l’art. 33 cpv.
3 Laps; art. 16 cpv. 1 Lptca ; DLA 2001 N. 12 pag. 145; RAMI 1994 pag. 211; AHI
praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; DTF 117 V 261; DTF 116 V 26 consid. 3c; DTF 115 V 142 consid. 8a; DTF 114 V 234 consid. 5a; DTF 110 V 52
consid. 4a; Meyer, “Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12;
Spira, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure
cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16; Kurmann,
“Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz” in
Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pag. 5 ss.).

                                         Questo obbligo comprende, segnatamente, quello di motivare le
pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui
può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura
della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover
sopportare le conseguenze dell’assenza di prove (cfr. STFA U 94/01 del 5
settembre 2001; STFA P 36/00 del 9 maggio 2001; SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164
consid. 5a; RAMI 1993 pag. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS
1989 pag. 92; DTF 115 V 113; G. Beati, “Relazioni tra diritto civile ... “ in
relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali, Lugano 1993, pag. 1 seg.
(3)).

                                         Su questi
aspetti, cfr. in particolare: J. L. DUC, “Les assurances sociales en Suisse”,
Losanna 1995, pag. 827-828 e TH. Locher, “Grundriss des
Sozialversicherungsrecht” Berna 1997, pag. 339-341 il quale rileva che
“besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne
Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”.

 

                                         In
proposito è utile segnalare che la nostra Massima Istanza, con la sentenza
8C_580/2009 del 15 dicembre 2009, ha confermato un ordine di restituzione di
prestazioni assistenziali a seguito della scoperta di una ingente somma di
denaro in contanti non dichiarata all’autorità competente.

                                         Il TF, in
effetti, ha stabilito che il ricorrente non aveva fornito alcuna spiegazione
credibile in merito alla provenienza del denaro trovato.

 

                                         Ciò
significa che nel caso di specie il ricorrente era, quindi, tenuto a fornire
elementi sostanziali per poter decidere in merito, ritenuto, peraltro, che lo
stesso ha avuto a più riprese la possibilità di sostanziare le proprie
allegazioni circa il prestito che avrebbe ricevuto da più amici (cfr. doc. I;
A3), e meglio in occasione dell’incontro con i funzionari dell’USSI presso il
Comune di __________ nel luglio 2010 (cfr. doc. 94; 40), in sede di reclamo e
in sede ricorsuale.

                                         

                                         L’insorgente, al contrario, si è limitato ad affermare in modo vago
e generico di essere stato aiutato da più amici con un prestito in denaro da
rimborsare (cfr. doc. I; A3).

                                         Egli non
solo non ha indicato che le somme ricevute da terzi hanno fatto oggetto di
riconoscimento di debito (al riguardo cfr. STF 9C_67/2011 del 29 agosto 2011
consid. 5.3.), né ha prodotto delle dichiarazioni delle persone che avrebbero conferito
del denaro al ricorrente nelle quali queste ultime confermano di avergli concesso
dei prestiti da restituire, ma neppure ha fornito il nominativo degli asseriti
amici che avrebbero provveduto ad anticipargli degli importi.

 

                                         Il
ricorrente deve, perciò, sopportare le conseguenze della carenza di prove
riguardo agli asseriti prestiti ricevuti da terzi nel periodo in questione da
rimborsare (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2; STFA C 107/04 del 9 giugno 2005
consid. 3).

 

                                         Gli (asseriti)
aiuti ricevuti vanno, pertanto, considerati nell'evenienza concreta quali
donazioni.

 

                                         Di
conseguenza, in virtù della giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.7.) e delle
direttive COSAS (cfr. consid. 2.8.), ritenuto che per il mese di maggio 2010 il
ricorrente e __________, per loro stessa ammissione (cfr. doc. I; A3), grazie
all’aiuto di amici e al reddito da attività lavorativa conseguito da
quest’ultima per la sua attività di 3 ore alla settimana (cfr. doc. A2; consid.
2.6.), hanno potuto far fronte alle spese relative al proprio fabbisogno e alla
pigione (per il pagamento dei premi della cassa malati l’USSI ha comunque
riconosciuto una prestazione speciale sia per l’insorgente che per __________;
cfr. doc. 58; 59; 40; 94), l’USSI a ragione ha negato al ricorrente una
prestazioni assistenziale per il mese di maggio 2010.

 

                             2.10.   Per quanto
attiene al mese di giugno 2010, questo Tribunale constata che dalla
documentazione agli atti non risulta in maniera chiara se il ricorrente ha
ricevuto aiuti finanziari unicamente per poter pagare il vitto o anche per
corrispondere la pigione relativa a tale mese. 

 

                                         In
effetti nel reclamo dell’agosto 2010 l’insorgente ha lasciato intendere che il
pagamento della pigione di giugno 2010 era rimasto in sospeso (cfr. doc. A3).

                                         Inoltre
con il ricorso, con cui ribadisce la sua richiesta di prestazioni assistenziali
per i mesi di maggio e giugno 2010, egli ha fatto valere di essere riuscito
grazie all’intervento di amici a versare un mese di pigione, ma che l’altro
mese rimaneva in sospeso (cfr. doc. I).

 

                                         Del resto
la locatrice, __________, in uno scritto del mese di marzo 2011, ha sollecitato il pagamento di tre mensilità della pigione arretrate (cfr. doc. A7; 77).

                                         La stessa
ha, però, precisato che a essere rimaste impagate sono le pigioni di gennaio,
febbraio e marzo 2011 (cfr. doc. A7). 

 

                                         Da tale
lettera non è, tuttavia, possibile escludere che il fatto che queste tre
pigioni risultino insolute sia dipeso, almeno per un mese, dalla mancata
corresponsione del canone di locazione del giugno 2010.

                                         La
locatrice può, infatti, in seguito - dal luglio 2010 - avere imputato le somme
ricevute (l’USSI per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2011 ha peraltro erogato a RI 1 delle prestazioni assistenziali di fr. 2'072.--, rispettivamente fr.
1'921.-- e fr. 1'389.15; cfr. doc. 250; 285; 307) alle pigioni scadute prima, a
partire quindi, se del caso, da quella di giugno 2010.

                                         Si
giustifica, pertanto, l’annullamento della decisione su reclamo impugnata nella
misura in cui a RI 1 è stata negata una prestazione assistenziale per il mese
di giugno 2010, e il rinvio degli atti all’USSI perché disponga accertamenti
più approfonditi.

 

                                         In
particolare l’amministrazione dovrà stabilire, in particolare interpellando la
locatrice, se la pigione di giugno 2010 è stata versata tempestivamente all’usuale
scadenza o solamente nel corso del mese di luglio 2010 – quando il ricorrente
ha potuto beneficiare di una prestazione assistenziale come risulta dal verbale
dell’incontro del 28 luglio 2010 presso il Comune di __________ (cfr. doc. 94;
40).

 

                                         Nel caso
in cui da questi accertamenti dovesse emergere che la pigione del mese di
giugno 2010 è stata corrisposta tempestivamente, e quindi grazie all’intervento
di terzi analogamente al pagamento del vitto (cfr. doc. I; A2), varrebbe allora
quanto stabilito per il mese di maggio 2010 (cfr. consid. 2.9.), e cioè che
comunque l’insorgente non ha minimamente documentato l’asserito prestito.

 

                                         In tal
caso l’aiuto ricevuto, come per il mese precedente, andrà considerato una donazione
che esclude il riconoscimento di una prestazione assistenziale (cfr. consid.
2.9., 2.7., 2.8.).

 

                                         Nell’ipotesi
in cui, per contro, la pigione di giugno 2010 risultasse impagata o corrisposta
tardivamente, l'amministrazione dovrà effettuare il calcolo della prestazione
assistenziale per valutare, dopo aver computato l’aiuto ricevuto da terzi per
provvedere al vitto mensile - che risulterà da una stima dell’USSI -, nonché il
reddito da attività lavorativa conseguito nel giugno 2010 da __________ - che
dovrà essere determinato con specifiche indagini -, se il ricorrente presenta o
meno una lacuna di reddito Las (cfr. art. 18 Las; consid. 2.3.).

 

                                         Qualora
l’insorgente per il mese di giugno 2010 dovesse presentare una lacuna di
reddito Las, egli avrebbe diritto a una prestazione assistenziale
corrispondente.

 

                             2.11.   Riguardo sia
al mese di maggio e che al mese di giugno 2010 giova, infine, osservare che il
ricorrente ha fatto valere di aver avuto problemi anche con il pagamento di
rate concernenti debiti derivati da una precedente attività e di spese
telefoniche (cfr. doc. I).

                                         In
relazione ai debiti menzionati, va rilevato che il debito in quanto tale è
ininfluente ai fini del conteggio della prestazione assistenziale, poiché la
sostanza risulta in ogni caso nulla (cfr. doc. 228 e segg.).

                                         A tale
proposito giova evidenziare che, in effetti, giusta gli art. 22 lett. a cfr. 2
Las, 6 cpv. 1 lett. f Laps e 40 LT viene considerata la sostanza al netto dei
debiti.

 

                                         I costi
attinenti al telefono fatti valere dal ricorrente sono, poi, già compresi
nell’importo della soglia di intervento (cfr. Direttive COSAS 2005 p.to B
2.1.). 

                                         Pertanto
a queste spese va fatto fronte mediante l'ammontare appena citato.

 

                                         E’,
altresì, utile sottolineare che i redditi e le spese computabili sono elencati
in modo esaustivo agli art. 22 Las e 6, 8, 9 Laps.

                                         Di
conseguenza tali voci devono essere conteggiate nel calcolo della prestazione
assistenziale. 

                                         Non è
possibile non computarne alcune o conteggiarne altre non previste dalla Las e
dalla Laps.

                                         Per
inciso va osservato che, per quanto riguarda eventuali ulteriori costi che
esulano sia dalla spesa per l’alloggio, che dalla lista esaustiva delle spese
vincolate, si deve sopperire tramite l’importo della soglia di intervento (cfr.
STCA 39.2008.3 del 13 novembre 2008 consid. 2.7.; STCA 42.2008.16 dell’11 marzo
2009 consid. 2.9.).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
contro la decisione su reclamo del 7 marzo 2011 è parzialmente accolto
ai sensi dei considerandi.

 

                                         §      La
decisione su reclamo impugnata è annullata nella misura in cui all’insorgente è
stata negata una prestazione assistenziale per il mese di giugno 2010.

 

                                         §§    Gli
atti sono rinviati all’USSI per complemento istruttorio ai sensi del consid.
2.10. e nuova decisione. 

 

                                         §§§ Per
il mese di maggio 2010 la decisione su reclamo è confermata.

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti