# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e4f9f1f3-a64c-5797-86ba-5a6f7a299e54
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 12.04.2013 11.2010.48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-48_2013-04-12.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.48

  	
  Lugano,

  12 aprile
  2013/mc

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  F. Bernasconi, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2006.678 (accertamento
di servitù e azione confessoria) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione
3, promossa con petizione del 25 ottobre 2006 da

 

	
   

  	
   AO 1 già in ,

  cui è subentrato in causa l'erede  

  (patrocinato dall'avv.  PA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1   e

    AP 2 già
  in  ,

  alla quale sono subentrati in
  causa gli eredi

     , 

  la stessa AP 1   e

    

  (tutti patrocinati dall'avv. 
  PA 2 );

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 4 maggio 2010 presentato da AP 1 e AP 2 contro la sentenza emessa
il 13 aprile 2010 dal Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 3;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO 1 è usufruttuario della particella n. 463 RFD di __________ (692
m²), su cui sorge una casa
d'abitazione. Il fondo confina a est con la particella n. 1093 (1126 m²),
anch'essa edificata, comproprietà di AP 2 e AP 1 in ragione di un mezzo
ciascuno. A carico di tale fondo la particella n. 463 beneficia di una servitù
di limitazione d'altezza “nel senso che le costruzioni (...) non potranno, al
colmo del tetto, eccedere l'altezza di 4.80 m da misurarsi al confine ovest, a
monte, nel punto medio della lunghezza del confine del mappale”. Il 14
settembre 1999 AP 2 e AP 1 hanno ottenuto il permesso di innalzare il tetto del
loro stabile per formare una mansarda. La licenza è stata rinnovata dal Comune
di __________ il 9 gennaio  2002 e il 17 agosto 2004. Tra la fine di settembre e
l'inizio di ottobre del 2006 le comproprietarie hanno dato avvio ai lavori.

 

                                  B.   Il
25 ottobre 2006 AO 1 ha convenuto AP 2 e AP 1 davanti al Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 3, chiedendo di accertare che la citata servitù di limitazione
d'altezza “deve essere calcolata in base alla quota di terreno sul livello del
mare, da misurarsi al confine ovest, a monte, nel punto medio della lunghezza
del confine del mappale”, di accertare che ogni costruzione sulla particella n.
1093 “non potrà superare al colmo del tetto l'altezza di 4.80 m dalla quota di
633 m sul livello del mare e che ogni costruzione in contrasto con questa
limitazione è illegale e dovrà essere rimossa”, di accertare che i lavori intrapresi
dalle convenute violano la menzionata servitù e di ordinare l'iscrizione della sentenza
nel registro fondiario “quale documentazione giustificativa a complemento di
quella fornita al momento della costituzione della servitù”. In via cautelare
egli ha postulato l'immediata sospensione dei lavori.

 

                                  C.   Nella
loro risposta del 12 aprile 2007 AP 2 e AP 1 hanno proposto di respingere la petizione
in ordine, subordinatamente nel merito. L'attore ha replicato il 15 maggio
2007, chiedendo inoltre che fosse ordinato alle convenute – sotto comminatoria
dell'art. 292 CP – di rimuovere entro 30 giorni le opere eseguite in virtù del
permesso di costruzione oltre la quota di 637.80 m sul livello del mare. AP 2 e AP 1 hanno duplicato il 19 giugno 2007, proponendo una volta ancora
di respingere l'azione in ordine, subordinatamente nel merito. Preso atto nel
frattempo che i lavori di soprelevazione erano quasi ultimati, statuendo in via
cautelare l'11 giugno 2007 il Pretore ha autorizzato la posa provvisoria di tegole.
L'udienza preliminare di merito si è tenuta il 12 settembre 2007 e l'istruttoria,
nell'ambito della quale è stata assunta anche una perizia, si è chiusa il 19
settembre 2008. Al dibattimento le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni
scritte. Nel proprio memoriale del 17 novembre 2009 AO 1 ha confermato tutte le
sue domande. Nel loro allegato del 16 novembre 2009 le convenute hanno postulato
una volta di più il rigetto dell'azione. 

 

                                  D.   Con
sentenza del 13 aprile 2010 il Pretore ha accolto la petizione, ha accertato
che l'altezza massima delle costruzioni oggetto dalla servitù “deve essere
calcolata in base alla quota del terreno sul livello del mare, da misurarsi al
confine ovest, a monte, nel punto medio della lunghezza del confine del
mappale, la cui quota è stabilita a 633.14 m sul livello del mare”, ha accertato che “ogni costruzione sul fondo n. 1093 non potrà superare al colmo del tetto
l'altezza di 4.80 m dalla quota di 633.14 m sul livello del mare e che ogni costruzione in contrasto con la limitazione è illegale e dovrà essere rimossa”, ha
accertato che i lavori intrapre­si dalle convenute violano la servitù e devono
essere eliminati, ha ordinato alle convenute – sotto la comminatoria dell'art.
292  CP – di rimuovere tali opere entro 90 giorni dal passaggio in giudicato
della sentenza per quanto eccedono la quota di 637.94 m sul livello del mare e ha ordinato l'iscrizione della sentenza nel registro fondiario quale
documento giustificativo a complemento di quella fornita al momento della
costituzione della servitù. La tassa di giustizia di
fr. 2000.– e le spese sono
state poste a carico delle convenute in solido, tenute a rifondere all'attore,
sempre con vincolo di solidarietà, fr. 3500.– per ripetibili.

 

                                  E.   Contro la sentenza appena citata AP 2 e AP 1 sono insorte a questa
Camera con un appello del 4 maggio 2010 nel quale chiedono di respingere la
petizione e di riformare in tal senso il giudizio impugnato. Nelle sue
osservazioni del 14 giugno 2010 AO 1 conclude per la reiezione dell'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La
causa è stata trattata con la procedura ordinaria degli art. 165 segg. CPC
ticinese. A quest'ultimo soggiacevano tutte le decisio­ni comunicate entro il
31 dicembre 2010 (art. 405 cpv. 1 CPC). Nella
fattispecie la sentenza del Pretore è stata intimata il 13 aprile 2010 ed
è stata notificata alle convenute il giorno successivo. Intro­dot­to entro
venti giorni (art. 308 cpv. 1 CPC ticinese), il 4 mag­gio 2010, l'appello
in esame è perciò tempestivo.

 

                                   2.   Nella procedura cantonale il valore litigioso era, come in tutte le
cause relative a servitù, quello che il diritto reale limitato aveva per il
fondo dominante o quello della svalutazione causata al fondo serviente, se essa
era mag­giore (art. 9 cpv. 3 CPC ticinese; Poudret, Commentaire de la loi fédérale
d'organisation judiciaire, Berna 1990, vol. I, pag. 284, n. 9.5 ad art. 36
con rinvii di giurisprudenza). Nel caso specifico il Pretore ha fissato il
valore litigioso in oltre fr. 30 000.– (sentenza impugnata, pag. 4), stima che
appare verosimile e che non è contestata dalle parti. Sotto questo profilo la
soglia minima appellabile è pertanto raggiunta (art. 36 cpv. 1 vLOG).

 

                                   3.   L'art. 102 CPC ticinese prevedeva che in caso di decesso di una
parte o in un altro caso di successione a titolo universale il successore
subentrasse alla parte nel processo. L'attore AO 1 è deceduto il 22 ottobre
2010. Unico erede risulta il figlio __________ (certificato ereditario 24 marzo
2011 rilasciato dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, agli atti di
appello), che è perciò il suo avente causa. La convenuta AP 2 è deceduta il
23 marzo 2011. Suoi unici eredi risultano __________, AP 1 e __________ (certificato ereditario 20 settembre 2011 rilasciato
dal­l'Amts­gericht Usingen, agli atti di appello), che
sono i di lei aventi causa.

 

                                   4.   In
concreto l'attore ha agito come usufruttuario, non come proprietario del fondo
al beneficio della servitù d'altezza. Salvo disposizione contraria,
nondimeno, anche un usufruttuario ha – come un
proprietario – il pieno godimento della cosa (art. 745 cpv. 2 CC), compreso l'esercizio
delle servitù in favore del fondo oggetto dell'usufrutto. Può promuovere dunque
azioni confessorie (Steinauer, Les
droits réels, vol. III, 3ª edizione, pag. 55 n.
2440), ma anche azioni di accertamento che tendano al medesimo scopo (Petitpierre in: Basler Kommentar,
ZGB II, 3ª edi­zione, n. 15 ad art. 737). Resta il fatto che un usufrutto
si estingue alla morte del titolare (l'art. 749 cpv. 1 CC ha carattere imperativo:
Steinauer, op. cit., pag. 66 n.
2464 con richiami), tant'è che in un caso del genere il proprietario può chiedere –
trattandosi di immobili – la cancellazione dell'onere dal registro fondiario
(art. 748 cpv. 2 CC). Cessato l'usufrutto, di conseguenza, __________ non può
continuare il processo come successore del padre. Ciò significa che l'appello è
divenuto senza oggetto e che la causa va stralciata dai ruoli (art. 351 cpv. 1
CPC ticinese).

 

                                   5.   Ove
una causa divenisse senza oggetto o senza interesse giuridico, nella procedura
ticinese si applicava per analogia, ai fini del giudizio sulle spese e le
ripetibili, l'art. 72 della procedura civile federale (RtiD I-2004 pag. 488 consid. 7 con richiami).
In linea di principio il giudice valutava dunque con motivazio­ne som­maria quale
sarebbe stato il verosimile esito dell'appello qualora la causa non dovesse
essere stralciata dai ruoli. Tale principio trovava i
suoi limiti ove la mancanza d'interesse fosse
dovuta al comportamento di una parte (art. 148 cpv. 3 CPC ticinese). Se
la caducità di una causa era imputabile a uno dei contendenti, in effetti,
costui doveva assumere le conseguenze della sua condotta processuale
(I CCA, sentenza inc. 11.2009.64 del 1° set­tembre 2011, consid. 7,
e inc. 11.2010.87 dell'8 novembre 2010). Quest'ultima eccezione non riguarda ad
ogni modo, con tutta evi­denza, il caso in rassegna.

 

                                   6.   Nella
sentenza impugnata il Pretore aveva verificato in primo luogo la legittimazione
attiva dell'usufruttuario, accertandola. 

                                         Aveva esaminato
in seguito il contenuto della servitù di limitazione d'altezza, giungendo alla
conclusione che la sua portata è chiara e non richiede interpretazioni. L'unico
problema – egli 

                                         aveva soggiunto
– consiste nel fatto che “il punto medio della lunghezza del confine del
mappale”, cui la servitù si riferisce, non era stato determinato al momento
della costituzione dell'aggravio. Dalla perizia giudiziaria risultava tuttavia che quel punto si situa a 633.14 m
sul livello del mare. II sopralzo eseguito dalle convenute – ha continuato il
Pretore – raggiunge la quota di 640.07 m alla sommità del tetto e finanche
641.98 m al culmine della torretta, in chiara violazione della servitù. Secondo
il Pretore poi la situazione non sarebbe cambiata nemmeno interpretando la
servitù come proponevano le convenute, ovvero calcolando la media delle altezze
(e non l'altezza del punto medio) del terreno, che sarebbe stata allora di
638.53 m, né supponendo che il terreno del fondo dominante fosse stato
innalzato nel frattempo, poiché in tal caso la violazione d'altezza sarebbe
stata ancora maggiore.

 

                                         Relativamente
alla tempestività della causa, censurata dalle convenute, il Pretore aveva
ricordato che un'azione confessoria è imprescrittibile e che in ogni modo AO 1
aveva adito la Pretura “entro breve”, i lavori sulla particella n. 1093 essendo
cominciati tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre del 2006. Infine il
Pretore aveva respinto la tesi delle convenute, secondo cui la servitù aveva
perduto interesse per il fondo dominante, rilevando come non bastasse a
suffragare un'illazione del genere il fatto che la costruzione della mansarda
non comportasse alcun ingombro visivo. In ultima analisi, pertanto, il Pretore
aveva accolto la petizione, aveva accertato che “il punto medio della lunghezza
del confine del mappale” si trova a 633.14 m sul livello del mare e che ogni
costruzione eccedente tale quota andava rimossa, aveva accertato che i lavori
eseguiti dalle convenute violano la servitù e andavano eliminati, non senza
ordinare a AP 2 e AP 1 di demolire ogni manufatto sul loro fondo posto sopra la
quota di 637.94 m sul livello del mare.

 

                                   7.   Nell'appello le convenute si dolevano anzitutto
che il Pretore avesse rifiutato l'assunzione di prove necessarie,
“in particolare l'audizione di testi che potevano testimoniare che l'attore ha
assistito per diverse settimane alla costruzione del tetto senza reagire (...)
e i controquesiti peritali non ammessi” (pag. 3, punto 4), delegando inoltre
al perito l'esecuzione del sopralluogo. Chiedevano pertanto che questa Camera
procedesse essa medesima al riguardo (art. 322 lett. b CPC ticinese) o – subordinatamente
– annullasse la sentenza impugnata e rinviasse gli atti al primo giudice per
nuova decisione.

 

                                         a)   Quanto
ai “testi che potevano testimoniare che l'attore ha assistito per diverse
settimane alla costruzione del tetto senza reagire”, invano si cercherebbe di sapere
chi siano (l'unico parrebbe essere __________: verbale 12 settembre 2007 dell'udienza
preliminare, pag. 4). Comunque sia, le appellanti non contestano di avere cominciato
i lavori tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre del 2006. L'attore
avendo promosso causa il 25 ottobre 2006, non si vede di quale utilità sarebbero
potuti essere i testimoni.

 

                                         b)   I
due controquesiti peritali posti dalle convenute il 16 novembre 2007 non sono
stati ammessi dal Pretore, a suo tempo, l'uno perché non chiaro e incomprensibile,
l'altro perché non chiaro ed estraneo al compito
del perito (ordinanza del 7 marzo 2008, pag. 2). Nell'appello le convenute
sembravano rimproverare prevenzione al giudice, ma per quel che era del primo
controquesito nemmeno si confrontavano con il suo punto di vista. Lamentavano arbitrio,
ma non spiegavano in che questo consistesse, onde la manifesta irricevibilità
dell'argomento (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese combinato con il cpv. 5).

 

                                               Circa
il secondo controquesito, esso era così formulato: “Sta­bilisca il perito qual
era il punto medio indicato nel testo della servitù al momento in cui la
servitù è stata costituita, nel 1972, ossia 35 anni or sono, dica il perito in
particolare se è possibile stabilire se il punto medio del 1972 corrisponde al
punto medio attuale senza fare riferimento al livello del mare” (memoriale del
19 novembre 2007, pag. 2). A ragione il Pretore ha ritenuto che non spettasse
al perito sindacare che cosa significasse “punto medio” nell'accezione della
servitù, l'interpretazione di un testo essendo una questione di diritto, non un
accertamento di fatto. A ragione altresì il Pretore ha reputato oscuro domandare
al perito “se il punto medio del 1972 corrisponde al punto medio attuale senza
fare riferimento al livello del mare”. Che cosa si intendesse con la locuzione “senza
fare riferimento al livello del mare”, per vero, non era dato di capire. Invano
le convenute facevano valere pertanto che il loro controquesito aveva la stessa
indole del quesito n. 2 posto dall'attore, il quale era perfettamente comprensibile. Al riguardo l'appello sarebbe
caduto nel vuoto.

 

                                         c)   La
facoltà di delegare l'esecuzione di un sopralluogo al perito era invalsa nella prassi
giudiziaria ticinese allorché occorressero conoscenze specialistiche (Cocchi/Trezzini, CPC ticinese commentato
e massimato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 246bis). Le appellanti non pretendono
che tale modo di procedere fosse contrario alla legge né indicano quali fatti sarebbero
sfuggiti al Pretore per non avere esperito il sopralluogo personalmente.
Carente di motivazione, una volta ancora l'appello si sarebbe dimostrato quindi
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese combinato con il cpv. 5).

 

                                   8.   Le
convenute insistevano nel sostenere che verso di loro il Pretore aveva denotato
prevenzione sin dal momento in cui aveva 

                                         emesso
l'ordinanza sulle prove del 17 gennaio 2007, istruendo poi la fattispecie a
senso unico. La doglianza si esauriva tuttavia in una recriminazione. Se
ricorrevano gli estremi dell'art. 27 CPC ticinese le convenute avrebbero dovuto
presentare istanza di ricusazione senza indugio e non lasciar passare il
giudice ad atti successivi (art. 29 cpv. 4 CPC ticinese). Tanto meno potevano
attendere l'emanazione della sentenza per poi lamentare parzialità davanti a questa
Camera. Su tal punto l'appello non avrebbe meritato ulteriore disamina.

 

                                   9.   Al
Pretore le appellanti rimproveravano di avere trascurato che la servitù “non
può più essere intesa come quando era stata iscritta”, sia perché l'attore aveva
tollerato alberi ancora più alti della mansarda, sia perché secondo la perizia “il
punto medio della lunghezza del confine del mappale” risulta oggi sotto il
livello del terreno, sia perché sulla vicina particella n. 1092 gravata di un

                                         identico
onere l'attore aveva lasciato costruire oltre il limite di altezza, sia infine
perché la particella n. 863, gravata anch'essa di un onere analogo, è dislocata
rispetto al fondo dominante, tutto ciò a dimostrazione del fatto che lo scopo
della servitù non era quello di garantire la vista.

 

                                         Ora, mal
si comprende quali deduzioni intendessero trarre le convenute da simili argomenti.
Il Pretore aveva spiegato senza ambagi che quando la portata di una servitù è
univocamente desumibile dai documenti costitutivi non v'è spazio per interpretazioni
sullo scopo (sentenza impugnata, pag. 4 in basso). Le appellanti non discutevano
il principio né pretendevano che in concreto la descrizione della servitù nell'atto
costitutivo fosse poco chiara o incompleta né tanto meno illustravano perché. Anzi,
non mettevano in dubbio che l'unico dato estrinseco alla descrizione della
servitù (“il punto medio della lunghezza del confine del mappale”) potesse evincersi
dalla perizia giudiziaria, di cui non contestavano le risultanze. Nelle condizioni
descritte non era dato a divedere quindi perché il Pretore dovesse cimentarsi
in eser­cizi interpretativi. Le appellanti opinavano, certo, che proprio il
dato mancante avrebbe giustificato un'interpretazione della servitù, ma la
quota del punto medio era un fatto da accertare, non una lacuna nella
descrizione della servitù. Una volta ancora l'appello sarebbe stato destinato
pertanto all'insuccesso.

 

                                10.   Le
appellanti sembravano contendere l'argomentazione – subordinata – del Pretore,
secondo cui la situazione non sarebbe cambiata neanche interpretando la servitù
come esse proponevano, ovvero calcolando la media delle altezze (e non
l'altezza del punto medio) del terreno, la quale sarebbe stata allora di 638.53
m, né supponendo che il terreno del fondo dominante fosse stato innalzato nel
frattempo, poiché in tal caso la violazione d'altezza sarebbe stata ancora
maggiore. In proposito le appellanti si limitavano tuttavia a obiettare “che il
ragionamento del Pretore (...) non è corretto, così come è stato indicato
nell'appello __________. La situazione è esattamente al contrario” (pag. 7 in
fondo). Se non che, come la giurisprudenza aveva già avuto modo di precisare,
non spettava alla Camera d'appello estrarre dalla motivazione di un ricorso
contro un'altra sentenza le censure che si attagliavano al ricorso contro la
sentenza impugnata (rinvii in: Cocchi/Trezzini,
op. cit., n. 20 in fine ad art. 309 CPC). Al proposito l'appello sarebbe stato
dichiarato così inammissibile.

 

                                11.   A
parere delle convenute il Pretore avrebbe dovuto considerare che un'azione confessoria
è sì imprescrittibile, ma non quando l'attore abusa dei propri diritti. Nella
fattispecie AO 1 aveva aspettato “diverse settimane” prima di intentare causa e
ben nove mesi prima di chiedere, con la
replica del 14 maggio 2010, la demolizione dei lavori da loro eseguiti,
per di più in violazione di un accordo che lo autorizzava a passare “con la sua
canalizzazione” sul loro fondo.

 

                                         In realtà
il caso era lungi dal denotare l'abuso invocato dalle appellanti. Nei rapporti
di vicinato gli estremi dell'art. 2 cpv. 2 CC vanno ravvisati con grande
riserbo e devono risultare manifesti (Meier-Hayoz
in: Berner Kommentar, 5ª
edizione, n. 146 ad art. 679 CC, condiviso da Steinauer, op. cit., vol. II, 4ª edizione, pag.
266 n. 1923). Presuppongono, in particolare, un comportamento contraddittorio oppure
devono avere destato un'aspettativa degna di protezione. Mera passività non
basta (DTF 127 III 513 consid. 4a con riferimenti). Una reazione intervenuta entro
quattro settimane dalla molestia va considerata in linea di massima tempestiva finan­che
nella prospettiva di un'azione possessoria (cfr. Steinauer, Les droits réels, vol. I, 5ª edizione, pag.
139 n. 350b con richiami). Non può quindi trascendere nell'abuso ai fini di
un'azione petitoria. Le appellanti sapevano altresì che, formando la mansarda,
procedevano a loro rischio e pericolo. Già con la petizione AO 1 chiedeva infatti
di accertare come ogni costruzione in contrasto con la limitazione d'altezza andasse
dichiarata illegale e da rimuovere (richiesta di giudizio n. 2). Quanto
all'accordo – per altro imprecisato – cui accennavano le convenute, non ve n'era
traccia agli atti. Anche su questo punto l'appello mancava perciò di
consistenza.

 

                                12.   Sostenevano
le convenute che la servitù in oggetto non tutelava interessi degni di
protezione, la casa sul fondo dominante non essendo allineata con la loro, di modo
che la costruzione della mansarda non recava all'attore alcun pregiudizio.
Nella misura in cui sembravano affermare che la servitù di limitazione d'altezza
era divenuta senza interesse per avere, l'attore, lasciato crescere alberi ad
alto fusto o avere rinunciato a far rispettare analoghe servitù su fondi di
terzi, le convenute dimenticavano tuttavia che una servitù altius non
tollendi non è necessariamente intesa a salvaguardare la vista. Può anche
essere volta a garantire la tranquillità, la privatezza e finanche l'estetica delle
costruzioni. Per quanto riguardava il fondo delle convenute, del resto, la servitù
limita solo l'altezza degli edifici, non quella di piantagioni, mentre per
quanto riguarda fondi altrui le convenute non hanno alcun diritto alla parità
di trattamento verso l'attore. Nella misura in cui asserivano poi che la
servitù gravante il loro fondo non tutela alcun interesse legittimamente
protetto, le appellanti adducevano una tesi apodittica. Una servitù che limita
l'altezza di costruzioni su un fondo vicino non si presume senza interesse degno
di protezione solo perché il proprietario del fondo gravato pretende di non infastidire
il fondo dominante violando la servitù. Tanto meno incombe a chi chiede il
rispetto di una servitù – come asseriscono le convenute – dimostrare un
interesse legittimo. Un assunto del genere appariva finanche sfiorare il
pretesto.

                                13.   Infine
le appellanti reputavano contrario al principio della proporzionalità l'ordine
di rimozione emanato dal Pretore per rapporto al “testo ambiguo” della servitù,
alla tardività con cui l'attore aveva fatto valere i suoi diritti, alla
mancanza di interesse legittimo da parte sua nell'esigere il rispetto del
limite d'altezza e alla circostanza ch'egli non subiva alcun pregiudizio. Esse
adducevano inoltre che l'ordine di demolizione era generico e non definiva
quale parte della costruzione andasse demolita.

 

                                         Le critiche
erano fuori luogo. Intanto, come si è visto, la descrizione della servitù non è
per nulla ambigua né l'attore aveva tardato indebitamente a far valere i suoi
diritti né, men che meno, la servitù risultava senza interesse. Inoltre nella
sentenza impugnata il Pretore aveva accertato che “sin dalla presentazione
della prima doman­da di rilascio di licenza edilizia l'attore ha reso attente
le convenute in merito al­l'esigenza di rispettare la servitù: queste ultime,
dopo aver dapprima risposto che quanto avrebbero edificato era rispettoso della
servitù (...), hanno in un secondo tempo minacciato l'attore di non meglio precisate
conseguenze legali qualora avesse cercato di opporsi al rilascio delle autorizzazioni
edilizie (pag. 6 in fondo). Le appellanti non asseriscono che tali accertamenti
siano erronei o inveritieri. Possono quindi imputare a sé medesime il fatto di
avere investito fr. 200 000.– nella costruzione della mansarda quando erano perfettamente
consapevoli che questa non solo era a rischio di una causa civile (com'è
puntualmente avvenuto), ma anche a rischio di demolizione nel caso in cui fosse
risultata più alta del limite imposto dalla servitù. Esperire perizie o
sopralluoghi all'interno dell'abitazione – come le appellanti postulavano – non
avrebbe per altro avuto senso, litigiosa essendo la quota della costruzione.

 

                                         Affermare
per concludere che l'ingiunzione del Pretore fosse generica non era serio. Il
primo giudice aveva ordinato la rimozione “dei lavori di ‘modifica tetto con formazione di un locale
mansardato al mappale n. 1093 RFD di __________ di cui alla licenza edilizia
rilasciata in data 17 agosto 2004 dal Comune di __________’ (risoluzione municipale 8425 del 16 agosto
2004) e in ogni caso della parte di costruzione edificata sulla particella 1093
RFD di __________ che eccede la quota di 637.94 m sul livello del mare”
(dispositivo n. 1.4). Che cos'altro avrebbe dovuto specificare il Pretore le
appellanti non indicano. Anche a quest'ultimo riguardo l'appello vedeva dunque
la sua sorte segnata.

 

                                14.   Gli
oneri processuali seguono quello che sarebbe stato con ogni verosimiglianza – come si è detto (consid. 5) –
l'esito del giudizio, seppure la tassa di giustizia vada ridotta, il
processo terminando senza una decisione di merito (art. 21 LTG). L'attore, che
ha presentato osservazioni all'appello per
il tramite di un legale, ha diritto a un'equa indennità per ripetibili (art.
148 cpv. 1 CPC ticinese).

 

                                15.   Quanto
ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro il pronunciato odierno
(art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiungeva agevolmente la
soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra, consid. 2).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

decreta:                   1.   L'appello
è dichiarato privo d'oggetto e la causa è stralciata dai ruoli.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 750.–

                                         b)  spese                       fr. 
 50.–

                                                                                fr.
800.–

                                         sono
posti a carico delle appellanti in solido, che rifonderanno alla controparte,
sempre con vincolo di solidarietà, fr. 1800.– per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –   
  ;

  –   
  .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30
000
franchi; quando il valore
litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è
ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art.
76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.