# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 245f8e7b-51bf-571e-8a41-333cd671f6e1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-07-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.07.2023 32.2022.77
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2022-77_2023-07-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2022.77

   

  BS

  	
  Lugano

  24 luglio 2023              

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretaria:

  	
  Stefania Cagni

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 novembre 2022 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 29 settembre 2022 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

                                  

                          1.1.  RI 1, nata nel 1972, in passato
attiva quale impiegata a tempo parziale presso __________, nel 2002 ha
presentato una domanda di prestazioni AI per adulti.

 

                                  Eseguiti accertamenti medici –
fra cui una perizia reumatologica a cura del dr. __________ e una psichiatrica
affidata alla dr.ssa __________ – ed economici – fra gli altri l’espletamento
di un’inchiesta per casalinghe – l’Ufficio AI, con decisione del 31 marzo 2005,
ha in un primo momento negato all’assicurata il diritto a prestazioni. 

 

                                  A seguito delle contestazioni
avanzate dall’assicurata in sede di opposizione, l’Ufficio AI – sulla base
della valutazione del SMR del 19 settembre 2006 (con la quale il dr. __________
del SMR aveva considerato l’assicurata, dal profilo medico, in grado di
svolgere a partire dall’8 gennaio 2004 un’attività lavorativa nella misura del
50% per ragioni psichiatriche, con un’ulteriore riduzione del 30% per motivi
reumatologici) – con decisione su opposizione 22 marzo 2007 l’aveva posta al
beneficio di una rendita intera a partire dal 1° giugno 2002 (doc. 78, se non
indicato diversamente i documenti citati si riferiscono agli atti dell’Ufficio
AI prodotti con la risposta di causa).

 

                          1.2.  Al termine della revisione
d’ufficio, intrapresa nel 2010, dopo aver svolto degli accertamenti medici ed
economici – in particolare una perizia pluridisciplinare a cura del ____________
datata 25 agosto 2011 (doc. 106), cui ha fatto seguito un provvedimento
professionale, poi interrotto (doc. 119 e 137) – con progetto di decisione del
31 luglio 2013 l’Ufficio AI ha soppresso il diritto alla rendita, ritenendo
intervenuto un miglioramento delle condizioni di salute tale da determinare un
grado di invalidità del 32% (doc. 140).

 

                                  A seguito delle obiezioni
sollevate contro tale progetto di decisione, dopo avere predisposto ulteriori
accertamenti medici ed economici – in particolare una nuova perizia
pluridisciplinare _____________ dell’8 febbraio 2016 (doc. 199) e un’inchiesta
per casalinghe eseguita l’11 ottobre 2016 (doc. 205), completate dalle
considerazioni espresse dal SIP in data 7 e 12 novembre 2018 (doc. 217 e 218) –
con progetto di decisione del 13 febbraio 2019 (doc. 221), poi confermato con
decisione del 18 giugno 2019, l’Ufficio AI ha ribadito la soppressione della
rendita di invalidità alla luce di un grado di invalidità del 36%, con effetto
il primo giorno del secondo mese che segue l’intimazione della decisione (cfr.
art. 88bis cpv. 2 OAI) (doc. 233). Contro la decisione formale
l’amministrazione ha negato l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso.

                                  In primo luogo l’amministrazione
ha indicato che “con decisione su opposizione del 22.3.2007 è stata
accordata una rendita intera dal 1.6.2002 con grado del 100% e dal 8.1.2004 il
grado di invalidità è stato erroneamente ridotto al 70%, invece che al 47% con
diritto ad un quarto di rendita. A titolo d’incapacità lavorative sia nelle
attività svolte prima del danno sia in altre attività adeguate allo stato di
salute, l’Ufficio AI ha ritenuto le seguenti percentuali: 40% dal 1° gennaio
2021, 60% dal 1° gennaio 2013, 100% dal 10 giugno 2014 e 50% dall’8 febbraio
2016 (momento del miglioramento), percentuali da ritenere quale riduzione di
rendimento su un’attività esercitata a tempo pieno.

                                  Confrontando il reddito
statistico da valida nel settore della ristorazione (TA1 ramo 56) per
un’attività lavorativa al 100% (ex art. 27bis OAI) di fr. 48'303, con quello da
invalida, pure statistico, di fr. 25'819 – calcolato partendo dal dato
statistico in attività semplici e ripetitive, pari a fr. 54'356, ridotto del
50% per ragioni mediche e di un ulteriore 5% per altre circostanze – l’Ufficio
AI ha stabilito una percentuale di limitazioni del 46.5% nell’attività
salariata (da ponderare alla quota parte del 62%, per un grado di invalidità
parziale del 28.8%), alla quale ha sommato la limitazione del 20%
nell’esecuzione delle mansioni casalinghe (da ponderare alla quota parte del
38%, per un grado di invalidità parziale del 7.6%), con un grado di invalidità
finale del 36.4%.

 

                                  Il 9 agosto 2019 l’assicurata, ha
fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA nel quale il suo patrocinatore, ha
chiesto l’annullamento di suddetta decisione, postulando il ripristino della
rendita intera a partire dal 1° agosto 2019 (doc. I).

 

                                  Accolto il ricorso ai sensi dei
considerandi ed annullata la decisione impugnata, con STCA 32.2019.142 del 9
giugno 2020 questa Corte ha rinviato gli atti all’Ufficio AI affinché “…metta
in atto gli accertamenti peritali specialistici esterni necessari al fine di
chiarire se sia effettivamente intervenuto (e nell’affermativa in che misura e
da quando), oppure no, un miglioramento delle condizioni di salute
dell’assicurata.” In particolare, questo Tribunale non aveva ritenuto
esaustiva la perizia __________ del 2016, in specie quella psichiatrica, visto
che il lungo tempo trascorso tra il momento dell’esame peritale (il rapporto è
stato redatto nel mese di febbraio 2016, mentre le visite specialistiche
risalgono addirittura al 2015) e l’emanazione della decisione qui impugnata
(del giugno 2019), circostanza che avrebbe dovuto imporre all’amministrazione “se
non una nuova perizia, quantomeno un complemento peritale di decorso, volto a
confermarne l’attualità delle conclusioni.” Inoltre, vista la perizia
psichiatrica di parte del dr. __________ comprovante l’esistenza di un
peggioramento dello stato psichico, l’assicurata ritiene che Ufficio AI avrebbe
quantomeno dovuto interpellare il __________ e non il proprio servizio medico
per una “valutazione di decorso che tenesse conto dell’insieme dei pareri
espressi dalla psichiatra curante, dalla psicologa curante e dal perito psichiatra
privatamente consultato dall’insorgente”.

 

                          1.3.  Ritornati gli atti, l’Ufficio AI ha
predisposto una perizia pluridisciplinare (di natura reumatologica, neurologica
e psichiatrica) del __________. Con rapporto 12 novembre 2021 i periti hanno
ritenuto data un’incapacità lavorativa globale del 50% sia nell’attività da
ultimo svolta che in altre attività come determinata nella precedente perizia
del __________ dell’8 febbraio 2016. Dal punto di vista extra-somatico il
perito psichiatra, dr. __________, rispetto al precedente consulto psichiatrico
del 2016, non ha osservato un miglioramento oggettivo bensì uno stato di salute
stazionario, confermando di conseguenza un’inabilità del 50% in tutte le
attività intesa come riduzione di rendimento in un’attività a tempo pieno, ad
eccezione dei periodi di totale inabilità riconosciuti durante i ricoveri (doc.
285). Le conclusioni peritali sono state avallate dal SMR con rapporto finale
del 30 dicembre 2021 (doc. 286). Tenuto inoltre conto del rapporto 1° giugno 2022
del consulente in integrazione professionale, l’amministrazione ha determinato
un grado d’invalidità del 49,08% quale salariata (pagg. 1057 – 1064).

 

                                  Su richiesta del SMR, con
complemento peritale 25 marzo 2022 il __________ ha fornito la valutazione medica
in merito alle singole funzioni casalinghe, ritenendo data un’inabilità del 20%
quale casalinga, da considerare come riduzione di rendimento (doc. 292). La
valutazione è stata fatta propria dal SMR con annotazioni dell’8 aprile 2022
(doc. 293). L’amministrazione ha poi effettuato un’inchiesta per le persone che
si occupano dell’economia domestica concludente per una limitazione del 20,5%
(cfr. rapporto 24 giugno 2022, doc. 299). 

 

                                  Considerata l’assicurata quale
persona con attività lucrativa a tempo parziale (62% quale salariata e 38%
quale casalinga), in applicazione del metodo misto l’Ufficio AI ha fissato un
grado d’invalidità globale del 38%, negando di conseguenza con decisione 29
settembre 2022, debitamente preavvisata, il diritto a prestazioni (doc. 306).
Anche contro questa decisione formale l’amministrazione ha negato l’effetto
sospensivo ad un eventuale ricorso.

 

                          1.4.  L’assicurata, rappresentata
dall’avv. RA 1, è tempestivamente insorta contro la decisione 29 settembre
2022, postulandone l’annullamento con conseguente riconoscimento di una
rendita. Contesta la valutazione medico-teorica, in particolare la valutazione
psichiatrica, ritendendo dato un peggioramento rispetto alla precedente
valutazione del __________ del 2016. Con riferimento allo scritto 11 ottobre
2022 della psicologa curante __________ e la presa di posizione 31 ottobre 2022
dello psichiatra dr. __________ in merito alla perizia del dr. __________, la
ricorrente ritiene data un’incapacità lavorativa del 60%, almeno. 

 

                          1.5.  Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha proposto la reiezione del ricorso e la
conferma della decisione contestata. In allegato ha prodotto le osservazioni 25
gennaio 2023 del __________ in merito alla documentazione medica prodotta con
il ricorso, dove il perito psichiatra ha sostanzialmente confermato la propria
valutazione nell’ambito della perizia pluridisciplinare del 12 novembre 2021. 

 

                          1.6.  Il
23 febbraio 2023 l’assicurata ha prodotto ulteriore documentazione d’ordine
psichiatrico (rapporto 17 febbraio 2023 del dr. __________ sulla presa di
posizione del dr. __________; scritto 21 febbraio 2023 della psicologa __________)
e somatico (referti 27 settembre 2021, 15 ottobre 2021 2021, 16 e 24 gennaio
2023 del dr. __________ attivo presso __________; rapporto 23 gennaio 2023 del
dr. __________ del Centro di Otorinolaringoiatria e rapporto 24 novembre 2022
del dr. __________ con test di valutazione vestibolare), ribadendo la tesi
ricorsuale (XII).

 

                          1.7.  Con
scritto 17 aprile 2022 l’Ufficio AI, allegate le osservazioni 11 aprile 2023
del __________ in merito ai nuovi atti prodotti, ha chiesto la conferma della
decisione contestata (XVI).

 

                          1.8.  Infine,
l’assicurata ha prodotto il rapporto 9 maggio 2023 del dr. __________ relativo
ad una operazione alla mano sinistra (XX).

 

 

considerato
                in diritto

 

                          2.1.  Oggetto del contendere è sapere se
a ragione o meno l’Ufficio AI ha soppresso, ai sensi dell’art. 88bis cpv. 2
OAI, con effetto al 1° agosto 2019 (primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione del 18 giugno 2019, contro la quale l’amministrazione
aveva tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso; cfr. consid. 1.2) la
rendita intera che l’assicurata percepiva dal 1° giugno 2002 (cfr. consid.
1.2).

 

                                  Va anzitutto rilevato che il 1° gennaio
2022, ossia prima dell’emanazione della decisione impugnata, è entrata in
vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI denominata “Ulteriore
sviluppo dell’AI” e che concerne (anche) il diritto alla rendita (cfr. RU 2021
705).

 

                                  Per la disamina del diritto a una
rendita di invalidità eventualmente già insorto in precedenza, di norma,
occorre rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale secondo cui
sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello
stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1, pag. 446 seg. con riferimento
a DTF 130 V 329).

 

                                  Tornando alla modifica
legislativa di cui sopra, si rileva che il calcolo delle rendite, il cui
diritto era sorto sotto l’egida del precedente sistema, viene effettuato
secondo il nuovo sistema se nell’ambito di una revisione il grado d’invalidità
subisce una modificazione ai sensi dell’art. 17 cpv. 1 LPGA (ossia di almeno 5%
o un aumento fino al 100%) e l’assicurato, al momento dell’entrata in
vigore della modifica legislativa di cui sopra, non aveva ancora compiuto 55
anni (Disposizione transitoria lett. b cpv. 1 della modifica del 19 giugno 2020
(Ulteriore sviluppo dell’AI); cfr. anche Moser, Die Weiterentwicklung der
Invalidenvorsorge in der Ersten und Zweiten Säule - «stufenloses» Rentensystem,
vorsorgliche Leistungseinstellung, in: BVG-Tagung 2022 Aktuelle Fragen der
beruflichen Vorsorge, pag. 7).

                                  In tal senso il marg. 9201 CIRAI
(Circolare sull’invalidità e sulla rendita nell’assicurazione per l’invalidità,
valida dal 1° gennaio 2022) prevede che “le rendite correnti delle persone
assicurate che il 1° gennaio 2022 non hanno ancora compiuto 55 anni (persone
nate negli anni dal 1967 al 2003) sono trasferite nel nuovo sistema di rendite
lineare (art. 28b LAI), se sono adempiute le condizioni di cui all’articolo 17
LPGA (modificazione del grado d’invalidità di almeno 5 punti percentuali)”.

                                  Infine, secondo il marg. no. 9102
CIRAI in merito alla determinazione del diritto applicabile nel caso di prima
concessione di rendite con quote decrescenti o a tempo determinato e casi di
revisione, prevede “che se la modifica determinante avviene prima del
1° gennaio 2022, si applicano le disposizioni della LAI e dell’OAI nel tenore
in vigore fino al 31 dicembre 2021. Se la
modifica determinante avviene dopo il 31 dicembre 2021, si applicano le
disposizioni della LAI e dell’OAI nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2022. La
data della modifica determinante è determinata secondo l'articolo 88a OAI (v. N. 5500 segg.).”

 

In concreto, la rendita intera
è stata soppressa con effetto dal 1° agosto 2019, prima dell’entrata in vigore
della modifica legislativa e quindi è applicabile il diritto in vigore sino al
31 dicembre 2021. 

 

                          2.2.  Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità
al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno
alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. 

                                  Occorre quindi che il danno alla
salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il
caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411,
n. 46). 

 

                                  Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

 

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

 

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                  Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).     

                                  Secondo la giurisprudenza per
il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul
diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                          2.3.  Se, però, un assicurato maggiorenne
non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione
nei suoi confronti del concetto di incapacità di guadagno non è possibile,
poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e
propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da
questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                  Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità; SVR 1996 IV Nr. 76 consid. 1; RCC
1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136).

                                  In
questo senso, l'art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell'assicurato
che non esercita un'attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal
quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un'attività lucrativa
è valutata, in deroga all'articolo 16 LPGA, in funzione dell'incapacità di
svolgere le mansioni consuete.

 

                                  L’art.
27 cpv. 1 prima frase OAI, nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2017,
precisava a sua volta che per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell'economia domestica s'intendono in particolare gli usuali
lavori domestici, l'educazione dei figli nonché le attività artistiche e di
pubblica utilità.

                                  Secondo
la prassi amministrativa, per il confronto si considerano soltanto attività
assimilabili a quelle lucrative (come il lavoro domestico, amministrazione di
patrimoni, attività benevole gratuite, ecc.). Sono quindi escluse le attività
del tempo libero (N. 3082 delle Direttive concernenti l'invalidità e la grande
invalidità (CIGI), edite dall'UFAS, in vigore dal 2015 nel tenore in essere fino
al 31 dicembre 2017). L'invalidità viene così valutata sulla base di un
confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un'inchiesta
domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c). Si
paragonano quindi le attività svolte dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quelle che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les assurances
sociales en Suisse, 1995, pag. 458; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
1994, pag. 145).

                                  Di
regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se
l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno
parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia essere
rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente
esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può
eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della
persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura
familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze
locali.

                                  Si distinguono quindi tre tipi di
famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia
che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa
dell'altro.

 

                                  Nel
nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2018, l’art. 27 cpv. 1 OAI prevede che
per mansioni consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di assicurati
occupati nell'economia domestica s'intendono gli usuali lavori domestici nonché
la cura e l'assistenza ai familiari.

                                  L’art.
27 cpv. 2 vOAI, abrogato dal 1° gennaio 2022, stabiliva che per mansioni
consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di membri di comunità di religiosi
s'intende ogni attività svolta nella comunità.

                                  Con
la modifica dell’Ordinanza sono state adeguate le attività nell’ambito delle
mansioni consuete svolte dalle persone occupate nell’economia domestica (cfr.
R. Leuenberger - G. Mauro, “Changements dans la méthode mixte”, in
Sécurité sociale 1/2018 pag. 40 segg. (45-46)).

                                  Come
emerge dalle spiegazioni pubblicate dall’Ufficio federale delle assicurazioni
sociali (UFAS) alla Modifica dell’ordinanza del 17 gennaio 1961
sull’assicurazione per l’invalidità (OAI) – Valutazione dell’invalidità per gli
assicurati che esercitano un’attività lucrativa a tempo parziale (metodo
misto) – in merito agli adeguamenti dal 1° gennaio 2018 concernenti
l’applicazione del metodo misto in seguito alla sentenza 7186/09 della Corte
europea dei diritto dell’uomo del 2 febbraio 2016, si è dunque posto l’accento
sulle attività che possono essere equiparate a un’attività lucrativa ai sensi
dell’art. 7 cpv. 2 LAI.

                                  Si
tratta delle attività che soddisfano il criterio dei terzi, vale a dire che, in
caso di impossibilità dell’assicurato di svolgerle da sé, possono essere
tipicamente eseguite da terzi dietro pagamento. Le attività volontarie svolte
al di fuori dell’economia domestica, come le attività artistiche o di pubblica
utilità, non possono invece essere equiparate a un’attività lucrativa e quindi
riconosciute come mansioni consuete, se non in casi speciali (DTF 130 V 360
consid. 3.3.2). Queste occupazioni non vanno dunque disciplinate in modo
generale dall’OAI e pertanto non sono più espressamente menzionate
nell’Ordinanza (cfr. punto 1.2 pag. 6 delle citate spiegazioni dell’UFAS).

                                  Come
evidenziato dall’Ufficio federale sugli adeguamenti del metodo misto (cfr.
punto III pag. 9), dal 1° gennaio 2018 il nuovo art. 27 OAI pone quindi
l’accento sui lavori domestici necessari che possono essere equiparati ad
un’attività lucrativa.

                                  Per
stabilire se un’attività nell’ambito delle mansioni consuete possa essere
equiparata a un’attività lucrativa, è determinante il criterio dei terzi e quindi
bisogna chiedersi se si tratti di un’attività che può essere eseguita da terzi
(persone o ditte) dietro pagamento. È per esempio il caso di lavori domestici
necessari come la pianificazione e l’organizzazione della conduzione
dell’economia domestica, la preparazione dei pasti (inclusa la pulizia della
cucina), la pulizia dell’abitazione, gli acquisti e le altre mansioni nonché il
bucato e la manutenzione dei vestiti. Se non possono essere ripartite tra gli
altri familiari nel quadro dell’obbligo di ridurre il danno, infatti, queste
attività dovranno essere affidate a servizi esterni a pagamento (persone di
servizio). Oltre ai citati classici lavori domestici, va considerata anche la
cura e l’assistenza ai familiari; rilevante è però che essi vivano nella stessa
economia domestica dell’assicurato.

                                  Va
ancora osservato che sia per i lavori domestici che per la cura e l’assistenza
ai familiari, non si tiene però conto delle attività che vengono già svolte da
terzi. Sono infatti prese in considerazione esclusivamente le attività che
vengono affidate a terzi a proprie spese solo dopo l’insorgere del danno
alla salute. Se, per contro, l’assicurato ricorreva a prestazioni di terzi a
proprie spese già prima dell’insorgere del danno alla salute, allora per
queste attività non v’è una limitazione di cui tenere conto, dato che
continuano ad essere svolte da terzi come prima.

 

                                  Ritenuto
come la modifica riguardante le mansioni consuete nell’economia domestica ha
dunque lo scopo di porre l’accento sulle attività fondamentali di ogni economia
domestica, le attività puramente ricreative - le attività artistiche e di
pubblica utilità vanno qualificate quali attività puramente ricreative, se non
possono essere eseguite da terzi dietro pagamento - non rientrano tra le
attività da considerare nell’ambito delle mansioni consuete (DTF 125 V 157
consid. 5c/bb).

 

                                  Le
nuove norme dell’Ordinanza hanno comportato la modifica della Circolare
sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità
(CIGI) la quale, valida dal 1° gennaio 2015 e nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2018 al 31 dicembre 2021, ai NN. 3081 segg. spiega come deve procedere
l’assistente sociale nella sua inchiesta domiciliare per calcolare il grado di
invalidità in generale.

 

                                  Dal
1° gennaio 2022 essa è stata sostituita dalla Circolare sull’invalidità e sulla
rendita nell’assicurazione per l’invalidità (CIRAI).

 

                          2.4.  Per quanto riguarda in particolare
l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il Tribunale federale
ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da
non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
Berna 2014, pag. 98).

                                  Nella DTF 130 V 352 l’Alta Corte
ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore
somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul
tema cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano
e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 254-257).

                                  Nella STF I 770/03 del 16
dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato
che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme
richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri
summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a
sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                  Nel 2015 il Tribunale federale ha
quindi modificato la sua prassi per l’accertamento del diritto a una rendita AI
in presenza di disturbi somatoformi senza cause organiche oggettivabili (dolori
somatoformi) e analoghe affezioni psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato
stampa del Tribunale federale del 17 giugno 2015). In questi casi la decisione
sul diritto a una rendita AI deve avvenire attraverso una procedura probatoria
strutturata. In tale ambito, occorre valutare l'effettivo potenziale di
rendimento raggiungibile dalla persona interessata, considerando da un lato i
fattori di carico esterno di diminuzione del potenziale da un altro lato i
fattori positivi di compensazione (risorse) in una valutazione complessiva
commisurata al caso singolo. Determinanti come indicatori sono tra l'altro
l'intensità della diagnosi e dei sintomi, l'assunzione effettiva di una
terapia, il decorso e l'esito di terapie come anche gli sforzi per il
reinserimento professionale, le patologie associate, lo sviluppo e la struttura
della personalità, il contesto sociale della persona interessata e l'insorgenza
delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti della vita (lavoro e tempo
libero). Come in precedenza la persona assicurata sopporta l'onere della prova
(cfr. comunicato stampa del TF del 14 dicembre 2017).

                                  Inoltre, in due sentenze del 30
novembre 2017 (inc. 8C_841/2016 e 8C_130/2017), pubblicate in DTF 143 V 409 e
143 V 418, il Tribunale federale ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata
per i dolori somatoformi persistenti secondo cui la reale capacità lavorativa e
di rendimento della persona interessata siano da accertare alla luce di
indicatori, deve trovare applicazione per tutte le malattie psichiche. Ciò
significa, in particolare per depressioni lievi fino a medio-gravi, che il
precedente criterio della “resistenza alle terapie” come condizione
necessaria per la concessione di una rendita AI non vale più in maniera
assoluta (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre
2017).

                                   In tali due sentenze il TF è
giunto alla conclusione che la descritta procedura deve essere applicata
all'esame di tutti i casi ove è richiesta una rendita AI in presenza di
disturbi psichici, ossia in particolare anche nell'eventualità di depressione
lieve fino a medio-grave. Le malattie psichiche possono essere individuate e
dimostrate in linea di principio soltanto in maniera limitata con criteri
oggettivi. Anche se una classificazione medica è necessaria e secondo la
scienza è presupposta una diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile
accontentarsi solo di questo. Piuttosto è decisiva la questione delle
ripercussioni funzionali di un disturbo. Per la valutazione delle conseguenze
di un’affezione psichica la diagnosi non è più centrale.

                                   Con sentenza 9C_845/2016 del 27
dicembre 2017 il TF, con riferimento alle pronunzie 8C_841/2016 e
8C_130/2017 del 30 novembre 2017, al consid. 3.5.1., ha ribadito che le perizie
raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro
valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del
singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche
sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di
prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al
diritto federale (STCA 32.2017.116 del 22 febbraio 2018, consid. 2.3 e
32.2017.137 del 26 febbraio 2018, consid. 2.3).

                                  Questa giurisprudenza è stata
confermata in una sentenza 8C_409/2017 del 21 marzo 2018, pubblicata in DTF 144
V 50

(STCA 32.2017.176 del 14 agosto 2018, consid. 2.6).

Il Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409
e 143 V 418 anche nelle STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 (consid. 3.3.1 e
3.3.2), STF 8C_6/2018 del 2 agosto 2018 (consid. 4.1-4.3), STF 8C_309/2018 del
2 agosto 2018 (consid. 3.2) e STF 9C_77/2018 dell'8 agosto 2018 (consid. 2.2).

                                  Infine, in DTF 145 V 215 il TF ha
stabilito che le sindromi da dipendenza primaria, come tutte le malattie
psichiche, devono essere sottoposte, in linea di principio, a una procedura
probatoria strutturata secondo la DTF 141 V 281.

 

                          2.5.  Ritornando al caso in esame,
l’assicurata è stata considerata salariata nella misura del 62% e senza
attività lucrativa per il restante 38%. Tale ripartizione è rimasta
incontestata e del resto è stata da ultimo confermata nell’ambito
dell’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
di cui al rapporto 24 giugno 2022 (doc. 299).

                                  Oggetto del contendere è
sostanzialmente il miglioramento della capacità lavorativa quale salariata
fatto risalire dall’Ufficio AI all’8 febbraio 2016, corrispondente al rapporto
della perizia __________ del 2016 (cfr. consid. 1.2) e confermata con perizia
12 novembre 2021 (cfr. consid. 1.3).

 

                                  Grado d’invalidità quale
salariata

                                  

                          2.6.  Dopo il rinvio degli atti da parte
del TCA con sentenza del 9 giugno 2022 (STCA 32.2019.142), l’Ufficio AI ha
conferito mandato al __________ di allestire una nuova perizia
pluridisciplinare. 

                                  Dal rapporto datato 12 maggio 2020
(doc. 231) risulta che i periti, oltre ad aver proceduto ad una valutazione
internistica hanno fatto capo a consultazioni specialistiche esterne di natura
reumatologica (dr. __________), psichiatrica (dr. __________) e neurologica (dr.
__________). Dopo aver esposto la consueta anamnesi (familiare,
personale-sociale, professionale, patologica e sistemica), i disturbi
soggettivi e le affezioni attuali e dopo aver proceduto alla descrizione della
giornata e continuato con le constatazioni obiettive, i periti, fondandosi su
un'esauriente discussione, hanno posto le seguenti diagnosi, sostanzialmente le
stesse rilevate nella precedente perizia 8 febbraio 2016 ossia, con
ripercussione sullo capacità lavorativa: stato dopo intervento chirurgico di
artroscopia alla mano sinistra, con artroplastica con innesto di protesi al
pirocarbonio ATM a sinistra per una rizartrosi sin. il 10.6.2014; sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD10-F33.1) e
sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4). Quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa i periti hanno
indicato: sindrome fibromialgica di tipo primario; sindrome algica diffusa non
spiegata da patologia neurologica; cefalea di tipo tensivo; accentuazione di
tratti di personalità (ICD10-Z73.1); otosclerosi bilaterale in stato da
timpanotomia esplorativa sin. e stapedotomia sin. (3.3.2015)” (doc. 285, pag.
915). 

                                  In merito alle limitazioni dovute
alle suddette affezioni, i periti del __________ hanno rilevato:

 

" (…)

C      Ripercussioni funzionali dei reperti / delle diagnosi

 

Per quanto riguarda le patologie reumatologiche, il nostro
consulente descrive che l'A. presenta, come già nel 2015, una leggera riduzione
della forza alla chiusura del pugno della mano sin., con una certa difficoltà
nell'utilizzo della mano sin. soprattutto nel tenere oggetti pesanti e nello
svolgere lavori manuali fini. l disturbi diffusi all'apparato
muscoloscheletrico non sono determinanti per quanto riguarda limitazioni
funzionali dal punto di vista reumatologico. Per il nostro consulente in
neurologia, dal suo punto di vista specialistico vi è una capacità lavorativa
piena sia nell'attività da ultimo svolta che in altre attività, non vi sono
requisiti particolari per un'attività proponibile.

Secondo il nostro consulente in psichiatria si giustifica
un'incapacità lavorativa nella misura del 50% (intesa come riduzione del
rendimento) sia nell'attività da ultimo svolta che in altre attività perché i
sintomi presenti, di tipo depressivo, sommati ai dolori somatoformi,
determinano un'energia ed una persistenza ridotte.

A prescindere dalle valutazioni allegate in ambito reumatologico,
neurologico e psichiatrico, le altre diagnosi internistiche non comportano una
limitazione della capacità lavorativa.” 

(doc. 285 pag. 952)

                                  

                                  Dopo discussione degli aspetti
della personalità eventualmente rilevanti (punto D della perizia) e dei fattori
di stress e risorse, i periti hanno in seguito proceduto alla verifica della
coerenza dei dati:

 

" Per il
consulente in reumatologia non vi sono segni di aggravazione: i dolori vanno
comunque inquadrati nell'ambito di una sintomatologia dolorosa cronica in
relazione con un quadro di tipo fibromialgico a carattere primario.

Per il consulente in neurologia í reperti neurologici sono
coerenti, sottolineando il fatto che i dolori dell'A. non sono spiegabili dal
punto di vista neurologico.

Il consulente in psichiatria descrive che I'A. è stata onesta
nelle risposte che ha fornito al perito, si è potuto quindi notare che il
processo di esagerazione dei sintomi non è volontario, ma è inconsapevole L'A.
percepisce ed interpreta come estremi dei disturbi

che in realtà, concretamente, la limitano solo in parte, mentre in
parte sono superabili.” (doc. 285 pag.953)

 

                                  I periti hanno concluso per un’”incapacità
lavorativa globale del 50% sia nell’attività da ultimo svolta che in altre
attività che già era stata determinata nella precedente perizia medica
interdisciplinare __________ dell’8.2.2016, percentuali valide sino ad
oggi e continua (tranne incapacità lavorativa totale in qualunque atti durante
i ricoveri)” (doc. 285 pag. 954).

 

                                  Come detto, l’assicurata contesta
la valutazione medico-teorica del __________ in special modo la perizia
psichiatrica del dr. __________, ritenendo dato un peggioramento dello stato di
salute giustificante un’incapacità lavorativa almeno del 60%.

                                  A sostegno della propria tesi, la
ricorrente ha prodotto lo scritto 11 ottobre 2022 della psicologa __________ e
la presa di posizione 31 ottobre 2022 dello psichiatra dr. __________, già
estensore di una perizia di parte esaminata dal TCA nella precedente vertenza.
In merito alla perizia del dr. __________, l’assicurata ritiene data
un’incapacità lavorativa di almeno del 60%. In allegato alla risposta di causa
l’amministrazione ha prodotto le osservazioni 25 gennaio 2023 del __________ alla
documentazione medica prodotta con il ricorso. 

                                  Il 23 febbraio 2023 l’assicurata
ha prodotto ulteriore documentazione d’ordine psichiatrico (rapporto 17 febbraio
2023 del dr. __________ sulla presa di posizione del dr. __________; scritto 21
febbraio 2023 della psicologa __________) e somatico (rapporto 23 gennaio 2023
del dr. __________ e rapporto 24 novembre 2022 del dr. __________), ribadendo
la propria tesi ricorsuale. Infine, con scritto 11 maggio 2023 la ricorrente ha
allegato il rapporto 9 maggio 2023 del dr. __________.

 

                          2.7.  Per
costante giurisprudenza (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261;
115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1
pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle
indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano
concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, 2022, art. 28a n. 227, pag. 375).

                                  Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                  Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine
con rinvii).

 

                                  Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                  Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                  Se vi sono dei rapporti medici
contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero
materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto
che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                  Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola
fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer/Reichmuth, op. cit., art. 28a, pag. 398-399) e
che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                          2.8.  Nella fattispecie in esame questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute dell’assicurata è stato
accuratamente vagliato dal __________, non ha motivo per mettere in dubbio le
valutazioni formulate nella perizia pluridisciplinare del 12 novembre 2021,
poiché la stessa va considerata dettagliata, approfondita e quindi
rispecchiante i parametri giurisprudenziali ricordati al considerando
precedente.

                                  In
effetti, i periti hanno considerato tutta la documentazione medica agli atti e
l’insorgente non ha prodotto documentazione specialistica atta a mettere in
dubbio le conclusioni a cui essi sono giunti. 

 

                       2.8.1.  Per quel che concerne la valutazione
psichiatrica, nella dettagliata perizia del 24 febbraio 2021 il dr. __________,
dopo aver visto l’assicurato due volte (l’8 e il 24 febbraio 2021), riportato
un estratto degli atti relativi alla sfera psichiatrica e le costatazioni
obiettive, ha diagnosticato, con ripercussione sulla capacità lavorativa, una sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD10-F33.1) e
sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4).

                                  Ha poi proceduto a due test
psicologici complementari: SIMS (Structured Inventory of Malingered
Simptomatology) e SIRS-2 (Structured Interview of Reported Symptoms 2). Nel
primo, a mente del perito, il punteggio total SIMS “suggerisce che vi sia
stata una sensibile esagerazine nella segnalazione della sintomatologia”
(doc. 285 pag. 992), mentre nel secondo test è stato rimarcato che l’assicurata
rientra in quella categoria con “probabilità di simulazione elevata, anche
se “il caso deve essere meglio definito facendo capo ad ulteriori apprezzamenti”
(doc. 295 pag. 993). Nell’ambito della valutazione, il dr. __________ ha
concluso che rispetto alla perizia del 2016 “non si sono osservati dei
miglioramenti oggetti, bensì uno stato di salute stazionario, cosi come
attestato dai curanti”, confermando, oltre le diagnosi poste a quell’epoca,
l’inabilità lavorativa del 50% (doc. 285 pag. 996), da intendere come riduzione
di rendimento in un’attività a tempo pieno.

                                  Nel rapporto 31 ottobre 2022 il
dr. __________, seppur non riscontrando modifiche delle diagnosi poste,
sostiene che:

 

" Il lungo
tempo trascorso dal 2016 ad oggi ha evidenziato come il quadro psicopatologico
della signora RI 1 sia rimasto invariato, riducendo però le sue capacità
reattive. Pertanto è andata incontro ad un aumento della sua disabilità
lavorativa, pur con una psicopatologia che è rimasta immutata. In effetti la
disabilità lavorativa è collegata al lungo periodo trascorso senza aver potuto
confrontarsi con il mondo del lavoro, alle condizioni di un quadro
psicopatologico oramai strutturato e, verosimilmente, immodificabile.

Rammento anche che nel 2004 nella perizia psichiatrica della
Dr.ssa __________ riteneva la Signora RI 1 inabile al lavoro già allora, al
50%. Se prendiamo come punto di rifermento la perizia della Dr.ssa __________
del 2004 emerge come in questi 18 anni vi sia stato una cristallizzazione
completa della psicopatologia della Signora RI 1, pur con tutte le cure messe
in atto, ma un aumento significativo della disabilità lavorativa che la porta
ad un’inabilità lavorativa al meno del 60% in modo continuativo.”

 

                                  A tal riguardo, con scritto 14
gennaio 2023 il perito ha pertinentemente rilevato:

                                

" Nella sua
lettera, il collega conferma uno stato di salute oggettivo del tutto invariato
rispetto al 2016 e dice che gli interventi terapeutici hanno permesso di
evitare un peggioramento. Poi asserisce però che il lungo tempo trascorso ha
aumentato i deficit oggettivi.

 

Questo argomento è molto controverso, ma andrebbe affrontato
semmai in sede di misure per l'aiuto al reinserimento, con lo scopo di
valorizzare la capacità lavorativa residua che è presente.

 

Il tempo trascorso non può diventare un fondato motivo
psichiatrico per giustificare una maggiore inabilità lavorativa medico-teorica,
rispetto a una condizione determinante che è invariata, che è stata appurata
nel 2016 e che è rimasta costante negli anni.” (doc. VIII/1)

 

                                  Nello scritto 11 ottobre 2022 la
psicologa __________ critica le conclusioni dei test SIMS e SIRS-2 a cui è
giunto il perito, asserendo che quest’ultimo non abbia tenuto conto delle
caratteristiche personologiche e culturali della peritanda, come pure della
scarsa conoscenza della lingua italiana e della bassa scolarizzazione. Nel
merito, il dr. __________, respingendo le critiche, nel medesimo scritto ha
rilevato:

 

" Il perito
ha tenuto adeguatamente conto degli aspetti culturali, posto tra l'altro che
non si tratta assolutamente di un complesso quadro etnopsichiatrico, con un
individuo che provenga da un contesto etnico alquanto distante dalle
consuetudini europee.

 

Il perito ha anche preso nella dovuta considerazione le competenze
linguistiche e quando ha scritto che queste non hanno inficiato l'esecuzione
dei test, questo vuol dire esattamente che la padronanza della lingua italiana
era sufficiente per affrontare con un esito del tutto attendibile i test
somministrati.

Se però non bastasse questo argomento, si tenga presente che i
test effettuati dal perito non contengono delle parole tecniche, ma delle
semplici frasi, che descrivono dei sintomi ipotetici. Una volta che la frase è
stata capita, le risposte da dare sono sempre e soltanto: "Sì",
"No" oppure "Qualche volta", quindi per nulla articolate.

 

L'assicurata ha avuto tutto il tempo che voleva e ha chiesto dei
chiarimenti al perito ogni volta che non comprendeva una frase.

 

Se ci fosse stato un fraintendimento del senso delle frasi, ci
si aspetterebbe un risultato alle scale del SIMS variegato, controverso e
differente per le varie scale. È impossibile che una persona che non
comprende le frasi risponda invariabilmente, sistematicamente a tutte le scale,
senza eccezioni, sempre nel senso dell'amplificazione e per di più sempre in
maniera molto marcata.

 

Infatti si sottolinea che al SIMS il punteggio è enormemente
superiore rispetto ai cut-off e non solo di poco (stiamo parlando di ben 58
punti rispetto a 14).

 

Per quanto concerne la SIRS-2, il tema è ancora più evidente.
Questo test è molto, molto specifico per la simulazione, ovvero da un numero
decisamente basso di falsi positivi.

 

Lo studio incrociato delle scale permette facilmente di comprendere
se l’assicurata ha fornito delle risposte casuali, dovute alla scarsa
comprensione linguistica oppure ben orientate in una direzione.

Anche l’operatore si rende facilmente conto, mentre somministra il
test, se le domande vengono capite oppure se c'è perplessità da parte
dell'esanimando.

 

Il perito ha inoltre avuto un approccio valutativo favorevole nei
confronti della perizianda, proprio avendo cura di evitare qualsiasi
interferenza dovuta alla lingua nella ponderazione dei punteggi dei vari item. Ciononostante,
le risposte fornite dalla signora sono state orientate, coerentemente ed anche
in misura elevata, nella direzione di un'amplificazione dei sintomi.” 

(Sottolineature del redattore; doc. VII/1)

 

                                  In merito all’evidenziata
cronicizzazione della patologia psichica dovuta al fattore tempo con
ripercussioni sulla capacità lavorativa nuovamente ribadita dal dr. __________
nel suo scritto 17 febbraio 2023, nella presa di posizione 31 marzo 2023 il
perito ha pertinentemente rimarcato:

 

" Egli (il
dr. __________, n.d.r.) continua a ribadire quanto ha già asserito nella sua
presa di posizione precedente, ovvero che il quadro psichiatrico è
"cristallizzato" "strutturato", immodificabile",
"con una psicopatologia che è rimasta immutata". Non si vede quindi
quale sia l'argomento scientificamente convincente che il collega sta portando
alla nostra attenzione per cercare di modificare gli esiti della valutazione.

 

Una malattia con andamento stabile e strutturato nel tempo, non è
una malattia degenerativa, salvo prova contraria. Chiunque beneficia di un
certo grado di invalidità per motivi psichici, durante diversi anni, ha una
patologia invariata.

Tuttavia non mi risulta che esista una regola scientifica che, con
una psicopatologia invariata, dopo alcuni anni di lontananza dal mondo del
lavoro permetta di aumentare le limitazioni mediche (ovvero quelle limitazioni
connesse alla malattia in senso stretto) e di aumentare anche l'inabilità
lavorativa medico teorica.”

 

                                  Nella
lettera 21 febbraio 2023 la psicologa __________ ha ribadito che l’assicurata,
per motivi di personalità e di fronte a situazione di stress, verosimilmente
avrebbe avuto disagio ad esprimere dubbi e domande prediligendo una posizione
di aderenza passiva che potrebbe aver influenzato i test (doc. F). Il perito
psichiatra, sempre nella succitata presa di posizione, ha nuovamente e
pertinentemente sostenuto come non vi sia stata una simile situazione di
disagio, avendo rassicurata avuto tutto il tempo necessario per rispondere alle
domande dei test e chiesto al perito dei chiarimenti ogni volta che non
comprendeva una frase.

 

                       2.8.2.  Dal punto di vista somatico, con
osservazioni 23 febbraio 2023 l’assicurata – con riferimento ai referti 27 settembre
2021, 15 ottobre 2021, 16 e 24 gennaio 2023 del dr. __________ – ha evidenziato
una problematica alle mani ("artropatia ATM bilaterale") facendo
presente come sia prevista un'ulteriore artroplastica o eventualmente un
impianto di protesi per la mano sinistra, limitazioni di cui deve essere tenuto
conto nella valutazione dell'abilità nello svolgimento dell'attività
casalinghe. Segnala inoltre un “sospetto idrope endolinfatico labirinto dx”
da inserire nella nota ipoacusia bilaterale.

 

                                  In merito all’artropatia
bilaterale con scritto 5 aprile 2023 il perito dr. __________ ha concluso:

 

" L'assicurata
nel frattempo è stata vista dal collega ortopedico Dr. med. __________ che ha
riscontrato un'artropatia sintomatica a livello dell'articolazione
metacarpo-falangea l della mano sinistra e un'artropatia delle articolazioni
trapezio-metacarpale bilaterale.

 

Al momento della visita rassicurata non si era lamentata in modo
particolare di disturbi alla mano di destra.

l disturbi funzionali alla mano di sinistra erano compatibili con
un'attività professionale nella forma del 80% nell'attività professionale
svolta di aiuto cucina, cassiera e collaboratrice presso un bar di un
supermercato con una riduzione del rendimento del 20%.

In un'attività lavorativa adeguata, tenendo in considerazione la
patologia alla mano sinistra la ritenevo abile al lavoro nella forma completa
sull'arco di un'intera giornata con un rendimento al 100%, tenendo in
considerazione le limitazioni funzionali da me elencate.

 

Si ha l'impressione, dalla documentazione messa a disposizione,
dai rapporti del Dr. med. __________ del 15.10.2021, del 16.01.2023 del
24.01.2023 di un peggioramento della sintomatologia al polso di sinistra,
mentre vi è stato un intercorrente sintomatologia dolorosa anche a destra.
Sembra aver tratto beneficio dalle infiltrazioni di corticosteroidi eseguite
dal Dr. med. __________.

 

Tutto sommato quindi ritengo che per ii momento dalla
documentazione messa a disposizione non si evincono delle limitazioni
funzionali superiori rispetto a quelle da me determinate nella mia valutazione
peritale di allora. Il Dr. med. __________ non si è espresso sulla capacità
lavorativa dell'assicurata e sulle sue limitazioni attuali.

In ogni caso fino al momento della visita da me effettuata valgono
le limitazioni funzionali e la capacità lavorativa da me determinata.

Se si dovesse giungere a degli interventi di tipo operatorio si
dovrà poi rivedere l’assicurata dal punto di vista assicurativo” (doc. XVI/1).

 

                                  Riguardo alla problematica ORL,
nel rapporto 31 marzo 2023 il perito neurologo dr. __________, valutata la
documentazione medica prodotta, ha concluso:

 

" la
documentazione a disposizione non contiene nuovi elementi di competenza
primariamente neurologica che portino a modificare la mia valutazione del 03
febbraio 2021. Viene descritta una problematica in ambito ORL con vertigini ma,
al di fuori degli esami strumentali citati, non vi sono elementi clinici e
anamnestici precisi che permettano di trarre conclusioni sull'impatto
funzionale di questi sintomi, che sono comunque apparentemente non costanti, visto
che il Dr. __________ descrive un "periodo intercritico normale", non
sappiamo però quanto sia la durata di quest'ultimo. Inoltre la diagnosi di
idrope endolinfatica non è comunque del tutto certa vista che si parla di
"sospetto idrope." Innanzitutto sarebbe dunque utile avere
informazioni più precise sul decorso e la gravita dei sintomi, la loro
frequenza e durata, oltre al decorso attuale, abbiamo infatti solo informazioni
del novembre 2022. La diagnosi di sospetto idrope endolinfatico non comporta
automaticamente una incapacità lavorativa.” (sottolineatura del redattore)

 

                                  Il TCA non ha motivo di scostarsi
da queste dettagliate prese di posizione.

 

                                  Infine, l’11 maggio 2023
l’assicurata ha fatto presente di essere stata operata alla mano sinistra il 9
maggio 2023 per rimuovere la protesi in pirocarbonio innestata diversi anni fa
ed eseguire un’artroplastica con nuova protesi, allegando il relativo rapporto
operatorio. 

                                  Ora, ricordato che per costante giurisprudenza il giudice
delle assicurazioni sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della resa della
decisione contestata ((DTF 136 V 24 consid. 4.3; 130 V 445 consid. 1.2 con
rinvii), in casu il 29 settembre 2022, le eventuali ripercussioni del succitato
intervento, se rilevanti ai fini della capacità lavorativa, potranno
essere oggetto di una nuova domanda corredata dalla pertinente documentazione.

 

                       2.8.3.  Dal punto di vista globale, il __________
ha rilevato:

 

" ... sulla
base del fatto, che tutti i consulenti confermano le valutazioni della capacità
lavorativa della precedente perizia medica interdisciplinare dell'8.2.2016
effettuata presso il __________ di __________, si conferma pure che le
incapacità lavorative determinate in ambito psichiatrico e reumatologico non
vanno sommate perché entrambe prendono in considerazione il dolore cronico,
sintomo principale per rassicurata, comportando delle limitazioni funzionali,
di rendimento e di carico che s sovrappongono." (doc. 285 pag. 953)

 

               Di conseguenza, viste le
affidabili e concludenti risultanze della

               perizia
pluridisciplinare del 12 novembre 2021, avallata dal 

               SMR (cfr. doc. 286) e
alla quale va conferito valore probatorio

               pieno (cfr. consid.
2.4), come pure alle prese di posizione 25

               gennaio 2023 (cfr.
consid. 1.5) e 11 aprile 2023 (cfr. consid.

               1.7), richiamato inoltre
l'obbligo che incombe alla persona

               assicurata di
intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente 

               esigibile per ovviare
alle conseguenze del discapito economico

               cagionato dal danno alla
salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 

               V 278 consid. 2b, 400 e
i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die 

               Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e

               572), è da ritenere
dimostrato con il grado della 

                                  verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle 

                                  assicurazioni sociali (DTF 126 V
360; DTF 125 V 195 consid. 2

                                  e i riferimenti ivi citati) che
la ricorrente, quale

                                  salariata è inabile al 50% in
tutte le attività da febbraio 2016. 

 

                                  Da ultimo va fatto presente che
la refertazione medica agli atti

                                  contiene elementi chiari e
sufficienti per valutare l'incapacità al 

                                  guadagno sino all'emanazione del
provvedimento contestato, 

                                  senza che si renda necessario
l'esperimento di ulteriori 

                                  accertamenti richiesti dalla
ricorrente. 

 

                                  Al riguardo, il TCA ricorda che
se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 e rinvii). Un tale modo di procedere non lede il
diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV
no. 10 p. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d).

 

                          2.9.  Occorre ora esaminare la
graduazione dell’invalidità globale nel 2016, anno in cui è intervenuto il
miglioramento della capacità lavorativa.

                                

                       2.9.1.  In merito alla determinazione del
reddito da valido va ricordato che, secondo la giurisprudenza, occorre
stabilire quanto la persona assicurata, nel momento determinante
(corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe
secondo il grado di verosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto
conto delle sue capacità professionali e delle circostanze personali. Tale
reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si
fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del
danno alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Soltanto
in presenza di circostanze particolari ci si potrà scostare da questo valore e
ricorrere ai dati statistici risultanti dall'ISS (cfr. DTF 134 V
322 consid. 4.1 pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con
riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora dovessero mancare
indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale dell'assicurato o se
l'ultimo salario da lui percepito non corrisponde manifestamente a quello che
egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni verosimiglianza in qualità
di persona valida; per esempio se l'assicurato, prima di essere riconosciuto
definitivamente incapace al lavoro, si trovava in disoccupazione o aveva già
delle difficoltà professionali a causa del deterioramento progressivo del suo
stato di salute o ancora percepiva una remunerazione inferiore alle usuali
norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui il
posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno alla
salute non esiste più al momento determinante della valutazione dell'invalidità
(DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; cfr. STF 9C_151/2020 del 5 maggio 2020 consid. 6.1; 9C_416/2010 del 26 gennaio
2011 consid. 3.2).

 

                                  Nella decisione impugnata, come
in quella del 18 giugno 2019, per la determinazione del reddito da valida
l’Ufficio AI ha preso in considerazione il reddito statistico nel settore della
ristorazione (Tabella TA1_Skill level, categoria 1, ramo settore ristorazione
55-56, donne, anno 2020) per un’attività lavorativa al 100% (ex art. 27bis OAI)
di fr. 51'899 (cfr. rapporto 1° giugno 2022 del consulente IP a pag. 1057).
Tale dato, peraltro non contestato, va confermato.

 

                       2.9.2.  Per quel che concerne il reddito da
invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera
completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché
l'assicurato non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile, il
reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                  L’Alta Corte ha stabilito che
sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete,
i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1
dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STF I 222/04 del 5
settembre 2006).

 

                                  Secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), non possono
mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori
leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario
teorico statistico. 

                                  L’Alta
Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido
motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                  Nel caso concreto, dalla
decisione impugnata si evince che l’Ufficio AI ha correttamente utilizzato le
citate tabelle dell’inchiesta sulla struttura dei salari elaborata dall’Ufficio
federale di statistica (Tabella TA1_Skill level Svizzera), categoria 1
(attività semplici e ripetitive), donne, anno 2020, per complessivi fr.
55'638,58. Tenuto conto di una
riduzione del 50% per tenere conto della valutazione medica e una riduzione del
5% per attività leggere si ottiene un reddito da invalida – rimasto
incontestato – di fr. 26'428,30 (cfr. anche tabella di calcolo 1° giugno
2022 a pag. 1057).

 

                        2.9.3  Dal raffronto dei redditi eseguito
dall’Ufficio AI risulta un grado d’invalidità del 49,08%.

 

                                  Grado
d’invalidità quale casalinga

 

                        2.10.  L'invalidità delle persone che si
occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica è stabilita
confrontando le singole attività ancora accessibili alla richiedente la rendita
AI con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                  Nella Circolare sull'invalidità e
la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità (CIGI), nel tenore in
vigore dal 1° gennaio 2018, l'UFAS ha previsto una ripartizione delle singole attività
domestiche sulla base di un massimo – che nel caso concreto risultano essere
stati rispettati – attribuibile a ciascuna di esse.

 

                                  Nel caso in esame, dall’inchiesta
economica, svolta il 24 giugno 2022, risulta che l’incaricata, valutate le
singole mansioni domestiche che l’assicurata può ancora svolgere, ha
pertinentemente concluso per un grado d’impedimento complessivo del 20,5% (doc.
299 pag. 1073). Allo stesso risultato è giunto il __________ nella sua perizia
complementare del 25 marzo 2022 dove “l’attuale capacità lavorativa globale
come casalinga è valutata nella misura dell’80%, intesa come riduzione del
rendimento di un’intera giornata lavorativa” (doc. 292 pag. 1044).  

 

                                  Grado d’invalidità globale

 

                        2.11.  Tenuto
quindi di un’invalidità quale salariata del 49,08% (incapacità lavorativa
dell’80% in attività adeguate) ed una limitazione del 20,5% quale casalinga, in
corretta applicazione del metodo misto, viste le quote parti di attività
salariata (62%) e di mansioni casalinghe (7,79%), il grado d’invalidità globale
risulta essere del 38,21% (62 x 49,08 + 38 x 20,5), quindi non sufficiente per
riconoscere il diritto alla rendita. 

 

                                  Ne
consegue che rettamente l’Ufficio AI, in presenza di un motivo di revisione
(cfr. al consid. 2.3), ha soppresso la rendita. 

                        2.12.  Tuttavia, ritenuto che l’assicurata
ha percepito la rendita intera dal 1° giugno 2002 al 31 luglio 2019, quindi per
oltre 15 anni, va ricordato quanto segue.

 

                                  Come esposto nelle STCA
32.2021.104 del 14 febbraio 2002 consid. 2.11, conformemente alla
giurisprudenza, prima di procedere alla diminuzione o soppressione di una
rendita di invalidità a seguito di revisione occorre accertare se esiste un
bisogno di reintegrazione, valutando se l’assicurato sia concretamente in
misura di mettere a profitto la sua capacità di guadagno sul mercato del lavoro
equilibrato (cfr. gli art. 7 e 16 LPGA; cfr. STF 9C_163/2009 del 10 settembre
2010). Nel caso di una revisione (e in analogia di una riconsiderazione; cfr.
STF 9C_152/2013 del 3 settembre 2013 consid. 3.2.3) di una rendita di
invalidità versata da numerosi anni, il Tribunale federale ha sottolineato che
di regola la (completa o parziale) capacità lavorativa attestata a livello
medico – e che è alla base della riduzione del grado di invalidità e, quindi,
della riduzione o soppressione della rendita – può venir (nuovamente)
concretamente sfruttata dall’assicurato mediante un’adeguata autointegrazione
sul mercato del lavoro equilibrato traducendosi così in un grado di invalidità
inferiore (cfr. art. 7 cpv. 1 in relazione con l’art. 16 LPGA; STF 9C_412/2014
del 20 ottobre 2014, 8C_18/2013 del 23 aprile 2013 consid. 10).    

  

                                     Questo è segnatamente il caso
laddove l’assicurato ha sempre conservato una parziale capacità lavorativa
residua cosicché l’aumento della capacità lavorativa non necessita un
accresciuto bisogno di integrazione, specie se la ritrovata idoneità
professionale può essere utilizzata in un’attività lavorativa già svolta
dall’assicurato o che può svolgere immediatamente.

                                  In casi eccezionali, invece,
l’amministrazione in sede di revisione della rendita deve esaminare la
questione integrativa e, quindi, accertarsi se la ritrovata capacità lavorativa
attestata medicalmente si traduce effettivamente in un grado di invalidità
inferiore oppure se, eccezionalmente, occorra procedere ad un esame personale
dell’effettiva idoneità lavorativa (con riferimento all’idoneità, alla capacità
di carico, ecc.) e/o all’esecuzione di provvedimenti integrativi. In tali casi
la rendita di invalidità deve continuare ad essere versata fintanto che il
potenziale di capacità lavorativa riesce ad essere effettivamente realizzato
grazie all’introduzione di misure medico-riabilitative e/o provvedimenti di
integrazione professionale (STF 9C_412/2014 del 20 ottobre 2014, 8C_18/2013 del
23 aprile 2013 consid. 10, 9 C_848/2012 del 14 febbraio 2013, 9C_831/2010,
9C_768/2009 del 10 settembre 2010; SVR 2010 IV nr. 9 p. 27, 9C_141/2009; vedi anche la STF 9C-998/2010 del 8 marzo 2011, 9C_163/2009 del 10
settembre 2010). 

                                     In una successiva sentenza la
Corte federale ha ulteriormente precisato la sua giurisprudenza nel senso che
un caso eccezionale in questo senso, necessitante cioè del preventivo esame
circa la necessità dell’introduzione di provvedimenti integrativi malgrado la
capacità lavorativa attestata medicalmente, va ammesso quando la revisione
concerne un assicurato maggiore di 55 anni o titolare di una rendita di
invalidità da oltre 15 anni (STF 9C_412/2014 del 20 ottobre 2014, 9C_128/2013
del 4 novembre 2013, 9C_152/2013 del 3 settembre 2013, 9C_11/2012 del 28
febbraio 2012 consid. 2.2.2; 9C_367/2011 del 10 agosto 2011; 9C_228/2010 del 26
aprile 2011, pubblicata in SVR 2011 IVG nr. 73, e riferimenti). 

                                    Nella STF 9C_412/2014 del 20
ottobre 2014 il TF ha confermato questa giurisprudenza sottolineando che tali
casi eccezionali possono essere riconosciuti segnatamente laddove l’assicurato
è stato lontano dal lavoro per numerosi anni, dispone di un carente profilo
conoscitivo e/o intellettuale o difetta di esperienza professionale (cfr. anche
STF 9C_152/2013 del 3 settembre 2013 e riferimenti).

                                  In DTF 141 V 5 il Tribunale federale
ha affermato che per stabilire la soglia dell'integrazione
autonoma esigibile di una persona assicurata dopo aver raggiunto 15 anni di
erogazione della rendita o il 55° anno di età, è determinante il momento della
decisione di soppressione della rendita o quando diviene effettiva la revoca
della rendita (consid. 4).
 

                                  Nella
sentenza pubblicata in DTF 145 V 209, il Tribunale federale, circa
l’esigibilità dell’integrazione autonoma in caso di assegnazione retroattiva di
una rendita limitata nel tempo, ha stabilito che in caso di riduzione o
soppressione della rendita d’invalidità di un assicurato con più di 55 anni
occorre in linea di principio eseguire provvedimenti d’integrazione, anche nel
caso in cui si decida sulla limitazione e/o sulla graduazione contemporaneamente
alla concessione della rendita.

 

                                  In concreto, benché l’insorgente
(classe __________) al momento della decisione contestata (29 settembre 2022) –
che ha confermato la soppressione della rendita – aveva un’età inferiore ai 55
anni, avendo tuttavia percepito per oltre 15 anni (cfr. consid. 2.19) la
rendita, essa appartiene alla categoria di persone per le quali occorre
presumere che non possono di principio intraprendere di loro iniziativa
tutto quello che può ragionevolmente essere preteso da loro per sfruttare la
loro capacità lavorativa medico-teorica (cfr. da ultimo 9C_211/2021 del 5 novembre
2021, consid., 3.2; STF 9C_663/2020 dell’11 agosto 2021, consid. 4.2).

                                  A tal riguardo, con rapporto 12
novembre 2018 (quindi prima dell’emissione della decisione 18 giugno 2019) il
consulente IP aveva concluso che “non ci sono provvedimenti professionali
che si possono attuare. L’assicurata dimostra di avere le risorse personali e
di non avere grosse limitazioni, nel reintegrarsi nel modo del lavoro
autonomamente, soprattutto se non necessita più di una regolare farmacologica e
colloqui psicoterapici” (doc. 217 pag. 679). Quest’ultima affermazione,
tuttavia, non corrisponde più alla realtà dei fatti. Infatti, nella perizia
psichiatrica il dr. __________ riferisce di una presa a carico, avviata
inizialmente presso il __________ e continuata, privatamente, presso la
psichiatra curante dr.ssa __________ “che vede l’assicurata per colloqui
medici e monitoraggio dalla farmacoterapia” (doc. 285 pag. 986). Inoltre,
nella perizia è indicata la terapia che l’assicurata segue (doc. 285 pag. 930).
Visto quanto sopra, gli atti sono rinviati all’Ufficio AI affinché, tenuto
conto delle suddette nuove circostanze – rispetto al rapporto 12 novembre 2018
del consulente IP – proceda all’esame delle possibilità integrative come
stabilito dalla suesposta giurisprudenza (cfr. anche sentenza 9C_211/2021 del 5
novembre 2021 e STCA 32.2021.2 del 15 marzo 2021). 

 

                        2.13.  In conclusione, visto quanto sopra,
in accoglimento del ricorso la decisione contestata deve essere annullata e gli
atti rinviati all’Ufficio AI affinché proceda, per il tramite del consulente
IP, all’esame dell’effettiva esigibilità lavorativa dell’assicurata in un
mercato equilibrato del lavoro, tenuto conto in particolare della necessità o
meno di introdurre provvedimenti integrativi ai sensi della giurisprudenza.

                                  Solo al termine di questo esame
l’amministrazione potrà procedere, se del caso, alla soppressione della rendita
intera d’invalidità.

 

                        2.14.  Secondo l'art. 69 cpv. 1fbis
LAI nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile in concreto (cfr. anche
la disposizione transitoria dell’art. 83 LPGA in combinazione con gli art. 61
lett. a e fbis LPGA nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021) la
procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni in caso
di controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta a spese. L’entità
delle spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (cfr. DTF 133 V 402; STF
9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                  Visto
l’esito del ricorso (il rinvio con esito aperto equivale a piena vittoria, cfr.
STF 8C_307/2021 del 25 agosto 2021 consid. 6; DTF 141 V 281 consid. 11.1 e 137
V 210 consid. 7.1 con riferimenti) le spese di fr. 500 sono poste a carico dell’Ufficio
AI, il quale dovrà versare alla ricorrente, patrocinata in causa da un
avvocato, fr. 2’000 di ripetibili (art.
61 cpv. 1 lett. g LPGA). 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                             1.  Il ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                  § La
decisione impugnata è annullata e l’incarto rinviato all’Ufficio AI affinché
proceda come al consid. 2.13.

 

                             2.  Le spese per fr. 500 sono poste a
carico dell’Ufficio AI, il quale verserà all’insorgente fr. 2’000 a titolo di
ripetibili (IVA inclusa).

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 La
segretaria

 

Daniele Cattaneo                                         Stefania
Cagni