# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 97450a43-befb-5c63-88cc-4663ab8f6f84
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 27.05.2015 52.2015.29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2015-29_2015-05-27.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2015.29

   

  	
  Lugano

  27 maggio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Flavia Verzasconi, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Paola
  Passucci, vicecancelliera

  

 

 

statuendo
sul ricorso 22 gennaio 2015 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

  patrocinato
  da: PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 3 dicembre 2014 (n. 5534) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la risoluzione 23 luglio 2014
  con cui la Sezione della circolazione gli ha revocato la licenza di condurre
  veicoli a motore per la durata di dodici mesi a dipendenza di un'infrazione
  grave commessa all'estero;

  

 

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

                            A.  Il 12 aprile 2006 RI 1, cittadino italiano
oggi settantaquatrenne domiciliato a __________ e titolare di una licenza di condurre
svizzera, ha circolato a velocità eccessiva in territorio di __________ (153 km/h su un limite di 90 km/h = + 63 km/h). In Italia è stato quindi sanzionato penalmente (multa
di 357.- € siccome pagata in misura ridotta ex art. 202 Codice della strada; C.d.S.) e amministrativamente (sospensione
della patente per 30 giorni decretata dal Prefetto della Provincia di __________),
mentre nel nostro Paese gli è stata inflitta una revoca della licenza di condurre
di 3 mesi in applicazione dell'art. 16c cpv. 2 lett. a della legge federale sulla circolazione
stradale del 19 dicembre 1958 (LCStr; RS 741.01), norma riferita alle
infrazioni gravi. Tale provvedimento, tenuto conto del mese di sospensione pronunciato
dalla Prefettura di __________, è stato
scontato dal 12 febbraio al 10 aprile 2007.

                                  Nel gennaio del 2014 il nominato
è stato ammonito formalmente dopo esser stato sorpreso dalla polizia a
viaggiare sull'A2 in territorio di __________ a 109 km/h, ove vigeva un limite di 80 km/h.

                                  Entrambe le sanzioni adottate
dalle competenti autorità ticinesi e discendenti da infrazioni commesse
posteriormente al 1° gennaio 2005, data d'entrata in vigore delle nuove norme
della LCStr, risultano iscritte nel registro automatizzato delle misure
amministrative ADMAS.

 

                            B.  a. Il 1° aprile 2011, alle ore 15.56,
il conducente del veicolo targato TI __________ ha circolato in territorio di __________
(autostrada A9) ad una velocità punibile di 121 km/h - rilevata tramite regolare procedimento di misurazione - nonostante il limite di 80 km/h ivi esposto. Dopo aver accertato che responsabile del reato era RI 1, il quale ha liberamente
compilato e sottoscritto un apposito "modulo di comunicazione dati del
conducente" predisposto dalla polizia stradale italiana, quest'ultima gli
ha irrogato una multa di 500.- €. Dal canto suo, il 2 aprile 2014 il Prefetto della Provincia di __________ - in
difetto di un ritiro materiale della patente - ha disposto a carico del
contravventore un'inibizione alla guida su territorio italiano per il periodo
di 30 giorni (art. 218 C.d.S.), informando dell'accaduto le autorità elvetiche.

 

b. Ricevuta tutta la documentazione afferente al caso, il 20
maggio 2014 la Sezione della circolazione del Canton Ticino ha notificato
all'interessato l'apertura di un procedimento amministrativo, invitandolo a
determinarsi in relazione ad una probabile revoca della licenza di condurre. Raccolte le sue osservazioni, il 23 luglio 2014 la
competente autorità cantonale ha deciso di ritirargli la patente per la
durata di 12 mesi (dal 15 ottobre 2014 al 14 ottobre 2015), autorizzando
comunque in tale periodo la guida dei veicoli delle categorie G e M. La
risoluzione è stata resa sulla base degli art. 16c cpv. 1 lett. a e 16c
cpv. 2 lett. c LCStr, nonché 33 cpv. 1 dell'ordinanza
sull'ammissione alla circolazione del 27 ottobre 1976 (OAC; RS 741.51). 

 

 

C.   Con
giudizio 3 dicembre 2014 il Consiglio di Stato ha confermato tale
provvedimento, respingendo l'impugnativa contro di esso presentata da RI 1.

Ricordato di essere vincolata per giurisprudenza federale all'accertamento dei
fatti compiuto in sede penale, l'autorità di ricorso di prime cure ha ritenuto
di non potersi scostare dalle risultanze
degli atti giunti dall'Italia. Ha quindi reputato che all'insorgente
fosse imputabile un'infrazione grave ai sensi dell'art. 16c LCStr, reato
che unito alla precedente revoca scaduta il 10 aprile 2007 impone ex lege (art. 16c cpv. 2 lett. c
LCStr) l'adozione di un provvedimento analogo della durata minima di 12
mesi.

 

 

D.   Contro il
predetto giudizio governativo il soccombente è insorto davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, postulandone l'annullamento, rispettivamente la
riforma nel senso di ridurre sensibilmente la durata della revoca inflittagli.

Narrati partitamente i fatti ed evocato il contenuto dell'art. 16cbis
LCStr, il ricorrente ha riproposto in sostanza le argomentazioni invano sottoposte
all'esame del Consiglio di Stato. Ha ribadito
quindi che l'infrazione, di cui ammette il compimento, è avvenuta il 1° aprile
2011 e nulla poteva indurlo a pensare che sarebbe stato punito anche in
Svizzera, oltretutto in violazione del principio della celerità. D'altra parte,
le sanzioni irrogategli in 

Italia sarebbero nulle siccome notificate tardivamente e nel suo caso
bisognerebbe comunque tener conto del fatto che non ha messo in pericolo la
sicurezza del traffico, che durante il periodo di sospensione della patente
decretato dal Prefetto non ha guidato, che l'odierna revoca giunge a distanza
di oltre 8 anni dall'ultima infrazione grave commessa il 12 aprile 2006 e che necessita
della patente per lo svolgimento del suo lavoro di consulente tecnico e
commerciale. Dato che l'art. 16cbis LCStr permette di ridurre
la durata minima della revoca in caso di infrazioni commesse all'estero, la
misura disposta dalla Sezione della circolazione va in ogni modo ridimensionata
se non addirittura annullata.

 

 

                            E.  All'accoglimento
del ricorso si è opposto il Consiglio di Stato, riconfermandosi nelle tesi e conclusioni
contenute nel giudizio impugnato.

 

 

F.   In replica il ricorrente ha mantenuto la
sua posizione senza formulare particolari osservazioni.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

                             1.  La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo è data dall'art. 10 cpv. 2 della legge di applicazione
alla legislazione federale sulla circolazione stradale e la tassa sul traffico
pesante del 24 settembre 1985 (LALCStr; RL 7.4.2.1).

La legittimazione attiva del ricorrente,
destinatario del provvedimento impugnato, è certa (art. 65 cpv. 1 legge sulla
procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 3.3.1.1).

Il gravame, tempestivo (art. 10 cpv. 3
LALCStr e 68 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può
essere evaso sulla base degli atti, senza procedere ad accertamenti
istruttori (art. 25 cpv. 1 LPAmm).

 

 

                             2.  Posto che RI 1 non contesta i
fatti e non ha nemmeno impugnato la sanzione penale inflittagli in Italia, con
la conseguenza che gli accertamenti operati all'estero vincolano l'autorità
amministrativa come se fossero stati svolti in Svizzera (DTF 123 II 97 consid.
3c/aa), ai fini del giudizio occorre soltanto chiedersi se la fattispecie è stata qualificata
in modo giuridicamente corretto e se in tal caso la durata della controversa
revoca è conforme ai principi fissati dal diritto elvetico, in particolare
dall'art. 16cbis LCStr.

Alla luce di talune
argomentazioni ricorsuali, occorre tuttavia precisare fin d'ora che la presunta
nullità della multa soluta in Italia avrebbe dovuto essere invocata
tempestivamente avversando l'ammenda davanti alle competenti autorità di quel
paese. La censura cade pertanto nel vuoto, anche perché il ricorrente ammette
pacificamente di aver commesso il grave eccesso di velocità alla base della
revoca oggetto dell'attuale contendere. Non potrebbe essere altrimenti, poiché
sul "modulo di comunicazione dati del conducente" che egli ha
compilato e firmato di proprio pugno figura chiaramente il sottoscritto RI 1
… , sotto la propria personale responsabilità, dichiara che nelle circostanze
di tempo e di luogo riportate nel verbale di contestazione si trovava alla guida
del veicolo con il quale è stata commessa la violazione contestata (ossia
il superamento di 41 km/h del limite di velocità di 80 km/h vigente sulla A9 in territorio di __________).

Quanto alla criticata
tempistica con la quale l'autorità svizzera ha avviato la procedura
amministrativa, l'insorgente omette di considerare che in realtà la Sezione
della circolazione ha agito rapidamente, inviandogli la diffida di revoca pochi
giorni dopo la ricezione del decreto 2 aprile 2014 con il quale il Prefetto di __________
gli ha inibito la guida sul territorio italiano per la durata di 30 giorni.

Nella fattispecie non è
nemmeno ravvisabile una violazione del principio della buona fede, atteso che
l'insorgente è incappato in una disavventura identica nel 2006-2007. Non può
quindi sostenere seriamente che ignorava del tutto la possibilità di subire una
revoca della patente in Svizzera a seguito del reato commesso e punito in Italia,
dato che all'epoca era incorso esattamente nella stessa situazione. 

 

 

                             3.  3.1. Giusta gli art. 2 e 3 della
Convenzione europea sugli effetti internazionali
della decadenza del diritto di condurre un veicolo a motore (RS 0.741.16),
sottoscritta sia dalla Svizzera che dall'Italia, lo Stato che ha pronunciato la
decadenza avvisa senza indugio la parte contraente che ha rilasciato la licenza
di condurre. Lo Stato avvertito del
provvedimento può, a sua volta, pronunciare, nel quadro della propria legislazione,
la decadenza della licenza, come se i
fatti e le circostanze motivanti l'intervento dell'altro Stato
contraente si fossero prodotti sul proprio territorio. 

 

                                  3.2. La sanzione amministrativa
inflitta al ricorrente in Svizzera si fonda essenzialmente sull'art. 16cbis
LCStr. Questa disposizione è stata introdotta nella legge il 1° settembre 2008, a seguito della nota sentenza con la quale il Tribunale
federale aveva stabilito che l'art. 34 OAC non costituiva base legale
sufficiente per una revoca d'ammonimento della licenza di condurre svizzera a seguito
di reati commessi all'estero (DTF 133 II 331). La nuova norma prevede che dopo un'infrazione
commessa all'estero, la licenza per allievo conducente o la licenza di condurre
è revocata se all'estero è stato pronunciato un divieto di condurre e l'infrazione
commessa è medio grave o grave secondo gli articoli 16b e 16c (cpv. 1). Per stabilire la durata della revoca
della licenza - soggiunge il cpv. 2 - devono essere adeguatamente considerate
le conseguenze, per la persona interessata, del divieto di condurre pronunciato
all'estero. La durata minima della revoca può essere ridotta. Per le persone
che non figurano nel registro delle misure amministrative (art. 104b),
la durata della revoca non può eccedere la durata del divieto di condurre pronunciato
all'estero nel luogo dell'infrazione.

Nel messaggio con il quale il Consiglio
federale ha sottoposto al Parlamento l'introduzione nella LCStr dell'attuale
art. 16cbis (FF 2007 pag. 6889 segg.) si
spiega che per poter revocare la licenza di condurre dopo un'infrazione
commessa all'estero occorre innanzi tutto che l'autorizzazione a condurre nello
Stato in cui è stata commessa l'infrazione deve essere stata revocata con decisione
passata in giudicato da un'autorità competente di questo Paese. In secondo
luogo, l'infrazione, se fosse stata commessa in Svizzera, deve essere medio
grave o grave secondo la nostra legge e implicare una revoca della patente.
Quanto alla commisurazione della misura, occorre tener conto delle conseguenze del divieto di condurre pronunciato all'estero.
Ovverossia - si legge nel messaggio - della durata per la quale il
divieto di condurre è stato disposto, se al
momento di pronunciare la misura in Svizzera quella ordinata all'estero
continua a produrre effetti e per quanto tempo, se l'esecuzione delle due misure
si sovrappone, oppure se per la persona interessata è di primaria importanza
poter condurre veicoli a motore all'estero (RtiD I-2012 n. 62). 

Proprio per poter tener conto di eventuali
conseguenze del divieto di condurre pronunciato all'estero il legislatore ha
previsto la possibilità di ridurre la durata minima della revoca stabilita al
cpv. 2 degli art. 16b e 16c. Con ciò, contrariamente a quanto
sembra supporre l'insorgente, non si è voluto introdurre una facilitazione
incondizionata a favore dei conducenti che commettono reati all'estero. Nel
rispetto del principio della parità di trattamento, si è inteso semplicemente evitare
doppie punizioni, facendo scontare a chi incorre in infrazioni e sanzioni penalizzanti
in territorio straniero una revoca complessivamente uguale quanto a conseguenze
effettive a quella che gli sarebbe stata inflitta qualora la trasgressione fosse
accaduta in patria. Alla luce del contenuto del messaggio (cfr. pag. 6894), il
passaggio dell'art. 16cbis cpv. 2 LCStr
riferito alla possibilità di ridurre la durata minima della revoca non può
essere letto che in questo senso. Anche la dottrina
propende per siffatta interpretazione (Philippe
Weissenberger, Kommentar Strassenverkehrsgesetz und Ordnungsbussengesetz,
Zurigo/S. Gallo 2015, pag. 201).

 

 

                             4.  In
concreto, non v'è dubbio che a seguito degli eventi occorsi il 1° aprile 2011
il ricorrente ha subito un divieto di condurre ad opera delle competenti
autorità italiane. In effetti, con decisione cresciuta in giudicato il Prefetto
della Provincia di __________ gli ha fatto divieto di circolare su suolo
italiano per la durata di 30 giorni, da tempo trascorsi. Non ha tuttavia decretato
la sospensione della patente come avviene solitamente, poiché in assenza di un
fermo immediato dopo la constatazione dell'eccesso di velocità il documento non
era stato sequestrato. In quel periodo RI 1 - rimasto sempre in possesso della
sua licenza di condurre svizzera - ha potuto quindi guidare in tutto il resto
del mondo.

                                  Dagli
atti risulta che nel 2006 l'insorgente ha commesso un eccesso di
velocità grave (+ 63 km/h sul limite di 90 km/h) per il quale l'11 gennaio 2007 gli è stata revocata la licenza di condurre durante 3 mesi in forza dell'art. 16c
LCStr. Il provvedimento è stato scontato
dal 12 febbraio al 10 aprile 2007, tenuto conto del mese di sospensione della
patente di 30 giorni pronunciato dalla Prefettura di __________ che gli ha
impedito di guidare ovunque nel mese di agosto del 2006. Il 1° aprile 2011 il
ricorrente ha superato di 41 km/h (già dedotto il margine di tolleranza) la
velocità massima di 80 km/h vigente
sull'autostrada A9 in territorio di __________. Checché ne dica l'interessato,
egli ha dunque gravemente compromesso la sicurezza della circolazione ai
sensi della giurisprudenza vigente in materia (DTF 132 II 234 consid. 3, 124 II
259 consid. 2b/bb, 124 II 475 consid. 2a e rinvii) e degli art. 16c cpv.
1 lett. a e 90 cifra 2 LCStr. In casu sono quindi dati i primi due presupposti di
perseguibilità amministrativa previsti dall'art. 16cbis cpv.
1 LCStr, con l'appunto che il fatto di essere incorso in un'infrazione grave a
distanza di meno di cinque anni dalla scadenza di una pregressa misura amministrativa
inflittagli per un reato di pari importanza fa sì che di principio gli debba essere
applicata una revoca di almeno 12 mesi in forza dell'art. 16c cpv. 2
lett. c LCStr, norma che concretizza il sistema a cascata in caso di reiterazione
introdotto nella LCStr a contare dal 1° gennaio 2005. 

                                  In tutte le fasi del procedimento
amministrativo avviato in Svizzera RI 1 è stato assistito da un legale cognito
della materia. Sollecitato a fornire indicazioni utili ai fini di una benevola quantificazione della revoca che
occorreva infliggergli (vedi lettera 20 maggio 2014 indirizzatagli
dall'UGC), il ricorrente - nonostante la sottoscrizione del "modulo di comunicazione dati del
conducente" - si è limitato in un primo momento ad addurre argomenti
volti a negare la conoscenza precisa dell'accaduto e a sottolineare la sua ottima
reputazione quale conducente, oltre alla necessità professionale di condurre.
In seguito ha presentato ulteriori osservazioni, riprese nel ricorso presentato
al Consiglio di Stato e al Tribunale cantonale amministrativo. Egli non ha
tuttavia mai puntualizzato se ed in che misura il divieto di guidare in Italia per
soli 30 giorni gli è stato di pregiudizio. Per quanto è dato di sapere, questo
provvedimento limitato al territorio italiano non ha provocato all'insorgente alcun disagio, tant'è che dalle tavole processuali
non emerge alcun solido elemento atto a comprovare il contrario. D'altra parte,
la sanzione svizzera non è stata ancora scontata grazie all'effetto
sospensivo esercitato dai ricorsi sin qui incoati e non va a sovrapporsi a
quella pregressa pronunciata dal Prefetto di __________.

Se ne deve concludere che tenuto conto della
grave infrazione commessa dal ricorrente secondo la legislazione svizzera, del
consistente grado di colpa che gli è imputabile, della sua cattiva reputazione
quale conducente (macchiata da due iscrizioni nell’ADMAS), delle ripercussioni insignificanti
che ha avuto sulla sua persona il divieto di guidare
in Italia sancito dalle competenti autorità di quel Paese, questo Tribunale, al
pari del Consiglio di Stato, ritiene di dover tutelare la
controversa misura adottata dalla Sezione della circolazione. Quand'anche si
volesse riconoscere all'insorgente una necessità professionale di
guidare veicoli a motore, la revoca di 12 mesi disposta nei suoi confronti resisterebbe
comunque alle critiche ricorsuali per le ragioni di fondo esposte al consid.
3.2. relativamente alle circoscritte condizioni poste dal legislatore per
derogare alla durata minima sancita dal cpv. 2 degli art. 16b e 16c
LCStr. 

La querelata revoca, che
mantiene appieno il suo scopo preventivo-educativo (DTF 133 II 331
consid. 6.4.2, 127 II 300 consid. 3d, 121 II
22 consid. 3a) a dispetto del tempo trascorso dal compimento
dell'infrazione, va dunque confermata.

 

 

                             5.  Stante quanto precede, il ricorso
deve essere respinto. 

La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza dell'insorgente (art.
47 cpv. 1 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

 

                             2.  La tassa di giustizia di fr. 1'500.-,
già anticipata dal ricorrente, rimane interamente a suo carico.

 

 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                            La segretaria