# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2a9ff89b-aad1-59bb-ae8d-06d922dcc0ee
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-05-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.05.2017 D-500/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-500-2017_2017-05-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-500/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  m a g g i o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Markus König, Walter Lang,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Eritrea,   

patrocinato dall'avv. Jean-Louis Berardi,  

Fondation Suisse du Service Social International,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 23 dicembre 2016 / N (…). 

 

 

 

D-500/2017 

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Fatti: 

A.  

L'interessato, cittadino eritreo di etnia tigrina, ha depositato una domanda 

d'asilo in Svizzera il 30 ottobre 2016. Sentito sui motivi d'asilo egli ha di-

chiarato essere espatriato illegalmente nell’ottobre del 2015 in quanto lui 

ed i famigliari sarebbero stati interpellati a più riprese dai militari che erano 

sulle tracce del fratello. Oltracciò egli sarebbe stato arrestato in un’occa-

sione allorché aveva tentato di espatriare illegalmente (cfr. atto A11, pag. 

6 e A17, pagg. 5 e segg.). 

B.  

Con decisione del 23 dicembre 2016 la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) ha respinto la domanda d'asilo dell'interessato, pronun-

ciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera. L'autorità di 

prime cure lo ha tuttavia ammesso provvisoriamente in Svizzera per inesi-

gibilità dell'esecuzione dell'allontanamento. 

C.  

Tale decisione è stata notificata al richiedente il giorno stesso presso il 

Centro di registrazione e di procedura di Chiasso alla presenza della per-

sona di fiducia e dell'interprete (cfr. atti A21 e A22). 

D.  

Nella stessa occasione, l'interessato, la persona di fiducia e l'interprete 

hanno sottoscritto un documento intitolato "Dichiarazione di rinuncia al ri-

corso" e il cui tenore era il seguente: 

"Io, A._______, SIMIC N° di pers. 19 777 022, nato il 1° gennaio 2000, alias 

[omissis], Eritrea, dopo aver avuto accesso a consultazione in separata 

sede con la persona di fiducia, di mia spontanea volontà, di rinunciare a 

depositare un ricorso contro la decisione della Segreteria di Stato della mi-

grazione del 23 dicembre 2016. Preciso che le implicazioni di questa deci-

sione mi sono state debitamente spiegate dalla persona di fiducia durante 

un colloquio successivo alla notifica della decisione stessa e concordo con 

il contenuto in essa". 

E.  

In seguito, con ricorso del 23 gennaio 2017 (cfr. timbro del plico raccoman-

dato; data d'entrata: 24 gennaio 2017) il richiedente è insorto dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo l’an-

nullamento della decisione impugnata ed il riconoscimento della qualità di 

rifugiato per motivi insorti dopo la fuga. Parimenti, egli ha presentato una 

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domanda volta alla concessione dell'assistenza giudiziaria nel senso 

dell’esenzione dal pagamento delle spese di procedura e del relativo anti-

cipo. 

Quo alla summenzionata dichiarazione di rinuncia al ricorso, il patrocina-

tore dell’insorgente richiede ne sia constatata l’inefficacia quandanche la 

stessa sia stata sottoscritta dalla persona di ai sensi dell'art. 17 cpv. 3 LAsi. 

In effetti, una rinuncia a ricorrere contro una decisione suscettibile di violare 

un principio imperativo quale il divieto di respingimento non esplicherebbe 

alcune effetto per applicazione analogica dell’art. 341 cpv. 1 CO. In tal 

senso occorrerebbe parimenti considerare che il Tribunale federale, con 

sentenza DTF 141 III 596 avrebbe stabilito che la clausola con cui le parti 

rinunciano di primo acchito a deferire una vertenza al Tribunale federale è 

inoperante in particolare nell’ambito di diritti costituzionali. A suo dire, risul-

terebbe inoltre quantomeno dubbioso che gli intervenienti abbiano sotto-

scritto la dichiarazione in questione in piena cognizione di causa, posto che 

non sarebbero stati in possesso di copia dei verbali di audizione e consi-

derato il tempo trascorso. Andrebbe altresì tenuto conto del fatto che 

agendo di sorta, il richiedente asilo minore si sarebbe visto privare della 

facoltà di richiedere un secondo parere durante il termine di ricorso, rispet-

tivamente una volta pronunciata la sua ripartizione cantonale. Non sarebbe 

infatti da escludere che il nuovo rappresentante legale (o la nuova persona 

di fiducia) nominato dopo tale attribuzione sia di diverso parere ad esempio 

in seguito apprendimento di nuovi elementi; nuovi elementi che vista la 

sussidiarietà non potrebbero essere invocati in sede di riesame. Inoltre, il 

fatto di rinunciare anticipatamente a depositare un ricorso sarebbe contra-

ria all’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo. Infine, se la persona 

di fiducia considerasse che il ricorso non abbia alcuna possibilità di suc-

cesso, sarebbe sufficiente di non ricorrere lasciando scadere il termine 

tanto più che ne risulterebbe solo una debole accelerazione della proce-

dura. 

Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi che seguono, qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

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(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tri-

bunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

1.2 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Egli è pertanto legittimato ad aggravarsi contro 

di essa. 

1.3 I requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) 

sono parimenti soddisfatti. 

1.4 Resta ora da determinare quale sia la valenza della dichiarazione di 

rinuncia unilaterale a depositare un ricorso sottoscritta dal ricorrente e dalla 

persona di fiducia ai sensi dell'art. 17 cpv. 3 LAsi in data 16 dicembre 2016 

(cfr. atto B26).  

1.4.1 Vista la minore età del ricorrente al momento della sottoscrizione di 

tale atto, pare anzitutto opportuno apprezzare se egli abbia o meno potuto 

impegnarsi in tal senso ossequiando ai disposti applicabili in ambito di ca-

pacità civile e processuale.  

1.4.1.1 Si noti infatti che in ragione della presunta assenza di maturità il 

minore non dispone del diritto all'esercizio dei diritti civili. Ciò nonostante 

quest'ultimo può, a determinate condizioni, agire da solo, a patto che di-

sponga della capacità di discernimento. Tale nozione consiste da un lato 

nella capacità di valutare il senso, l'opportunità e le conseguenze di una 

determinata azione; dall'altro lato, in una componente volitiva, legata al ca-

rattere, ovvero nella capacità di agire conformemente alla razionale valu-

tazione delle circostanze secondo la propria volontà e di opporsi ad even-

tuali tentativi di influenze esterne (cfr. DTF 124 III 5 consid. 1a). Proprio in 

ragione di tali specificità, il codice civile non prevede un‘età a partire dalla 

quale un minore debba essere considerato capace di discernimento. In tal 

senso, è invece necessario apprezzare nel caso concreto se quest'ultimo 

abbia o meno un’età sufficiente perché si possa ammettere che la sua fa-

coltà di agire ragionevolmente sia data e ciò tenendo in debita considera-

zione il tenore dell'atto in questione (cfr. DTF 134 II 235 consid. 4.3.2). Nel 

caso di adulti, in base all'esperienza generale della vita, la capacità di di-

scernimento è di regola presunta (art. 16 CC). Quando invece l'esperienza 

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generale di vita fa presumere con verosimiglianza preponderante il contra-

rio, e cioè l'assenza della capacità di discernimento, la presunzione legale 

dell'art. 16 CC è sovvertita (cfr. sentenze del TF 5A_204/2007 del 16 otto-

bre 2007 consid. 5.2 e 5C.32/2004 del 6 ottobre 2004 consid. 3.2.2). 

Quanto ai minori, per analogia e su richiamo della giurisprudenza adottata 

in ambito di trattamenti medici, si può partire dal presupposto che la capa-

cità di discernimento potrà essere presunta per un adolescente, tanto più 

egli sia prossimo alla maggiore età, allorché dovrà essere ritenuta presu-

mibilmente assente per un fanciullo in tenera età (cfr. DTF 134 II 235 con-

sid. 4.3.3). 

1.4.1.2 Giusta l'art. 19c cpv. 1 CC, le persone capaci di discernimento che 

non hanno l'esercizio dei diritti civili esercitano in piena autonomia i diritti 

strettamente personali. Ciò significa che in una pari eventualità, il minore, 

quandanche sprovvisto dell'esercizio dei diritti civili, potrà agire in determi-

nati ambiti senza che sia necessario l'intervento di un rappresentante le-

gale (cfr. DTF 114 Ia 350). Ciò è valido, mutatis mutandis, anche in ambito 

procedurale, laddove la capacità processuale è il prolungamento dell'eser-

cizio dei diritti civili (cfr. STEINAUER/FOUNTOULAKIS, Droit des personnes 

physiques et de la protection de l'adulte, 2014, n. 170). 

1.4.1.3 La giurisprudenza ha già avuto modo di affrontare la questione in 

ambito di diritto d'asilo, giungendo alla conclusione che, alla luce del fatto 

che una tale procedura tende a proteggere dei diritti a tal punto fondamen-

tali da toccare la sfera intima e l'identità stessa del richiedente, è necessa-

rio riconoscerne senza riserve il carattere strettamente personale (cfr. Rac-

colta ufficiale della giurisprudenza ed informazioni della Commissione sviz-

zera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1996 n. 3 consid. 2c). Ne conse-

gue dunque che il minore capace di discernimento è legittimato a parteci-

pare alla procedura d'asilo che lo riguarda e ciò senza che sia necessario 

ricorrere ad un rappresentante legale, così come a compiere personal-

mente tutti gli atti necessari (deposito di una domanda, diritto di essere 

sentito, diritto di ricorrere contro la decisione; cfr. GICRA 1996 n. 3 pag. 20-

21 e riferimenti citati). In tal senso, la nomina di una persona di fiducia ai 

sensi dell'art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi non ha influsso sulla questione, dal mo-

mento che questa figura assiste l'interessato ma non agisce in qualità di 

suo rappresentante (cfr. SYLVIE COSSY, Le statut du réquerant d'asile mi-

neur non accompagné dans la procédure d'asile, tesi Losanna 2000, 

n. 530-531).  

1.4.1.4 Nel caso in disamina, vista l'età del ricorrente l'esistenza della ca-

pacità di discernimento non può essere posta in discussione. Alla luce di 

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quanto esposto sin qui, se ne può dunque a ragione concludere che l'inte-

ressato sia stato legittimato a sottoscrivere solo la rinuncia la cui validità è 

dunque sotto tale aspetto da considerarsi pacifica (cfr. situazioni compara-

bili in sentenze del TAF D-5715/2016 del 4 maggio 2017 consid. 1.4.1.4, 

D-7341/2016 del 29 marzo 2017 consid. 1.4.1.4, D 6686/2016 dell’8 marzo 

2017 consid. 1.4.1.4). In tal senso, la contemporanea sottoscrizione di tale 

atto da parte della persona di fiducia nulla toglie e nulla aggiunge a tale 

rigore ma attesta semmai la contemporanea presenza di tale figura al mo-

mento della firma. Ne consegue dunque che la censura ricorsuale secondo 

il cui tenore risulterebbe ad ogni modo quantomeno dubbioso che un ri-

chiedente l'asilo minorenne possa validamente sottoscrivere una rinuncia 

a ricorrere non merita tutela. 

1.4.2 Giunti a questa conclusione, si pone ora la questione della validità 

strictu sensu della rinuncia litigiosa. 

1.4.2.1 Genericamente, in diritto amministrativo, una rinuncia ad un diritto 

procedurale è di principio possibile purché si riferisca ad una facoltà con-

creta ed in libera disposizione delle parti (cfr. PETER SALADIN, Das Verwal-

tungsverfahren des Bundes, 1979, n. 13.5 e 18.212). Ciò è valido in regola 

generale anche in ambito di PA, laddove una rinuncia a ricorrere ha quale 

conseguenza la crescita in giudicato della decisione (cfr. DTAF 2009/11 

consid. 2.1.2; JAAG/HÄGGI FURRER, in: Waldmann/Weissenberger [ed.], 

Praxiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed. 2016, art. 39 n. 12, 

OLIVER ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16). A norma di dottrina, la rinuncia ad 

un'impugnativa coincide infatti con l'entrata in forza di cosa giudicata for-

male ed espleta effetti comparabili ad un ritiro del ricorso (cfr. 

KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-

pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 664, pag. 229). Perché sia possibile 

ritenerla valida, occorre tuttavia che la stessa intervenga posteriormente 

ed in piena cognizione della decisione per la quale la parte interessata in-

tenda astenersi dal ricorrere (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 del 

16 gennaio 2014 consid. 1.4.2 e DTF 86 I 153 consid. 2). Da quanto pre-

cede può altresì essere dedotto che per ritornare sui suoi passi, la parte 

rinunciante deve invocare un vizio della volontà che permetta di inficiare la 

validità della rinuncia da lei sottoscritta (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 

consid. 1.4.2; ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16 e rinvii). In altri termini, la 

rinuncia è da considerarsi inefficace, quando la stessa è stata posta in es-

sere in presenza di un tale vizio (ad esempio in seguito all'ottenimento di 

informazioni fuorvianti dall'autorità stessa, cfr. sentenze del TF 

1B_307/2012 del 4 giugno 2012 consid. 2, U 139/02 del 20 novem-

bre 2002 consid. 2.3 e MOOR/POLTIER, Droit administratif, Vol. II, 3a 

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ed. 2011, pag. 823). Non vi è inoltre luogo di considerare che quanto pre-

cede non sia valido anche in ambito di diritto d'asilo (cfr. sentenze del TAF 

D-5715/2016 consid. 1.4.2.1, D-7341/2016 consid. 1.4.3.1, D 6686/2016 

consid. 1.4.2.1, D-6152/2013 consid. 1.4.2). 

1.4.2.2 Considerato quanto precede e contrariamente da quanto ritenuto 

dall'insorgente, essendo la dichiarazione di rinuncia presente agli atti inter-

venuta posteriormente alla notificazione della decisione, essa deve di prin-

cipio essere ritenuta valida. La stessa si riferisce infatti ad un concreto di-

ritto processuale (o post-processuale) in libera disposizione dell'interessato 

e meglio, alla facoltà di interporre ricorso contro la decisione dell'autorità di 

prima istanza. In tal senso, occorre considerare che la decisione qui impu-

gnata sia cresciuta in giudicato al momento della sottoscrizione di tale ri-

nuncia. Non giova pertanto al ricorrente invocare la sentenza di principio 

del Tribunale federale DTF 141 III 596 la quale stabilisce che è inoperante 

la clausola con cui le parti rinunciano in anticipo a deferire al Tribunale fe-

derale né tantomeno sostenere che una rinuncia anticipata sarebbe con-

traria all’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo (RS: 0.107), poiché 

appunto nel caso di specie si tratta di una rinuncia ad interporre ricorso 

intervenuta posteriormente alla notificazione della decisione. Inoltre, la po-

sizione ricorsuale secondo la quale la rinuncia sia automaticamente da ri-

tenersi inefficace in quanto contraria al principio di non respingimento è 

fuorviante. Per il tramite della sottoscrizione di tale atto il ricorrente, peraltro 

ammesso provvisoriamente in Svizzera, non ha infatti rinunciato ad avva-

lersi di tale principio ma semplicemente ad impugnare la decisione dell'au-

torità di prime cure. La sua situazione, come detto, equivale infatti a quella 

di una persona che non si è avvalsa della facoltà di interporre ricorso entro 

il termine legale previsto. Considerare il contrario equivarrebbe quindi a 

ritenere obbligatoria l'interposizione di un'impugnativa onde evitare una 

violazione del suddetto principio, cosa che, ovviamente, non corrisponde 

alla realtà.  

1.4.2.3 A questo punto, è dunque d'uopo determinare, alla luce delle argo-

mentazioni delle parti, se sia in specie identificabile un vizio della volontà 

atto ad inficiarne l'effettività. Una tale manifestazione di volontà non sa-

rebbe infatti da ritenersi vincolante qualora sia stata avallata sotto l'egida 

di un errore causato dalla condotta dall'autorità e in particolare quando 

quest'ultima abbia fornito informazioni fuorvianti o incomplete in merito alla 

facoltà ed ai termini per inoltrare un'impugnativa. Oltracciò, è parimenti pre-

supposto per la validità della rinuncia che l'interessato non sia giunto a tale 

decisione in base a pressioni, coercizioni o minacce da parte dell'autorità. 

Non da ultimo, pare opportuno ammettere che l'eventuale esistenza di un 

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vizio della volontà vada apprezzata indipendentemente dagli scopi, motivi 

o ragioni che hanno portato la parte a rinunciare al ricorso. 

1.4.2.4 Orbene, nel caso in esame, le argomentazioni ricorsuali, non 

paiono poter accreditare una tale ipotesi. Al fine di concludere all’inefficacia 

della rinuncia, nel ricorso viene infatti censurata la circostanza secondo la 

quale né il ricorrente né tantomeno la persona di fiducia avrebbero preso 

conoscenza dei verbali d’audizione cosa che, visto il tempo trascorso 

avrebbe compromesso la piena cognizione di causa circa la volontà di ri-

nunciare a ricorrere. Parimenti, il ricorrente si sarebbe visto pregiudicare la 

facoltà di ottenere un secondo parere. Il risultato sarebbe infine stato solo 

una debole accelerazione della procedura. 

1.4.2.4.1 Per meglio evadere la doglianza, è anzitutto necessario rilevare 

che la persona di fiducia è incaricata di guidare e sostenere il richiedente 

asilo minore non accompagnato e per il quale non è stata ordinata una 

misura di protezione ai sensi del codice civile, aiutandolo in particolare a 

prendere le decisioni nell'ambito della procedura d'asilo e sostenendolo in 

modo valido e mirato. Essa, pur non rappresentandolo, contribuisce dun-

que de facto alla formazione della volontà del minore relativamente agli atti 

da lui compiuti in corso di procedura, così da poter relativizzare le eventuali 

lacune dovute all'inesperienza. In altri termini, grazie alle sue conoscenze 

della materia, la presenza della persona di fiducia fa sì che il minore non 

accompagnato dotato di capacità di discernimento sia posto in una situa-

zione comparabile (se non migliore) a quelle di un giovane adulto che ha 

già raggiunto la maggiore età (cfr. GICRA 2003 n. 1 consid. 3, relativa-

mente alle conoscenze di cui deve disporre la persona di fiducia ai sensi 

dell'art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi). 

1.4.2.4.2 Nel caso che ci occupa, la SEM, come da prassi, ha proceduto 

prendendo contatto con il Servizio Richiedenti asilo del Soccorso operaio 

svizzero, nella persona del lic. iur. Mario Amato, conferendo a tale ente il 

mandato per l'incarico di persona di fiducia e richiedendone nel contempo 

la presenza in occasione della già programmata audizione sui motivi d'asilo 

(cfr. atto A16). Parimenti, essa ha richiesto il regolare intervento di un in-

terprete in sede di notifica. Ora, in casu non vi sono agli atti elementi con-

creti che permettano di mettere in discussione le conoscenze e l’agire della 

persona chiamata a svolgere tale ruolo. Il profilo scelto dispone infatti, alla 

luce della sua formazione, delle qualifiche necessarie ai sensi della giuri-

sprudenza e ha inoltre agito in piena indipendenza dall’autorità di prime 

cure. Visti tali presupposti, ritenere che nonostante ciò la persona di fiducia 

abbia consigliato al ricorrente di sottoscrivere una rinuncia a ricorrere 

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senza essere in pieno conoscimento delle implicazioni da essa derivanti 

pare del tutto inconcepibile. Una tale evenienza è del resto fortemente 

messa in dubbio già solo dal tenore letterale della dichiarazione. Il docu-

mento in questione reca infatti espressa menzione del fatto che le implica-

zioni della decisione sono state debitamente spiegate dalla persona di fi-

ducia durante un colloquio successivo alla notifica della decisione stessa e 

che la ricorrente si stata trovata in accordo con il contenuto della stessa. 

Va dappoi osservato che in dei recenti casi simili il Tribunale ha già avuto 

modo di constatare come la finalità dell’autorità di prime cure non sia quella 

di porre in essere una procedura sbrigativa ed atta ad assicurarsi l'assenza 

di una futura impugnativa quanto più di una prassi con ottica di celerità 

messa in pratica a seguito della necessità di procedere, viste le particolari 

circostanze ad una consegna brevi manu della decisione in presenza 

dell'interprete e della persona di fiducia, il tutto correlato da un congruo 

momento di riflessione al fine di maturare la propria decisione in merito (cfr. 

sentenze del TAF D-5715/2016 consid. 1.4.2.4, D-7341/2016 consid. 

1.4.3.4, D 6686/2016 consid. 1.4.2.3).  

Ne viene dunque che i dubbi sollevati dal patrocinatore del ricorrente circa 

il fatto che il suo assistito e la stessa persona di fiducia nominata a suo 

sostegno non abbiano avallato la sottoscrizione litigiosa in piena cogni-

zione di causa non risultano fondati.  

Ciò detto, mal si comprende infine la correlata censura secondo il cui senso 

né il ricorrente né tantomeno la persona di fiducia avrebbero preso cono-

scenza dei verbali d’audizione al fine di valutare l’appropriatezza della ri-

nuncia. In primo luogo, anche a tal proposito, il tenore stesso della dichia-

razione lascia intendere ben altro, e meglio, che sia stata data facoltà di 

consultazione al ricorrente, quantomeno su richiesta. Se poi il ricorrente, 

su consiglio della la persona di fiducia, non abbia in tale sede ritenuto op-

portuno avvalersi di una tale facoltà è ancora un’altra questione. Va infatti 

qui ribadito come non stia in questa sede al Tribunale sostituirsi alle valu-

tazioni di opportunità operate dalla persona di fiducia al momento dello 

scambio di opinioni con il ricorrente. Si può infatti partire dal presupposto 

che fino a prova contraria, quest’ultima, forte dell’esperienza nella materia 

e sulla base di valutazioni di varia natura, non quindi solo di merito, abbia 

in quel momento ritenuto appropriato consigliare al minore di procedere 

alla sottoscrizione e ciò anche nel caso in cui – cosa peraltro tutt’altro che 

dimostrata – non abbia proceduto alla consultazione dei verbali (di cui d’al-

tronde conosceva il tenore essendo stato presente al momento dell’audi-

zione ex art. 29 LAsi).  

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1.4.2.4.3 Infine, l'argomentazione del ricorrente secondo cui mal si capi-

rebbe la necessità di un tale agire, ferma considerata la ratio legis della 

disposizione che prevede un termine di 30 giorni per inoltrare il ricorso ed 

il fatto che l'accelerazione della procedura intervenuta sarebbe dunque 

stata minima, è a sua volta priva di rilevanza. Anzitutto, occorre a tal pro-

posito rilevare che ritenere un tale argomento equivarrebbe a considerare 

la rinuncia inefficace in quanto tale, dal momento che la legge prevede 

sempre un termine per ricorrere e che quest'ultima, per sua stessa natura, 

interverrebbe prima della scadenza dello stesso. Ora, come si è già avuto 

modo di enucleare in precedenza, ciò non è il caso. Oltracciò, tale agire è 

sfociato in una più celere attribuzione del ricorrente ad un cantone, cosa 

che ha avuto in concreto il risultato di accelerarne il processo di integra-

zione (seppur va ricordato che nulla vieti alla SEM di procedere già prima 

ad una tale ripartizione; cfr. art. 27 LAsi). In tal senso, anche la circostanza 

secondo la quale il ricorrente si sia visto privato della facoltà di ottenere un 

secondo parere non risulta decisiva. 

1.4.3 Occorre dunque concludere che la rinuncia a ricorrere sottoscritta 

dall'interessato sia efficace ed abbia quale conseguenza l'entrata in forza 

di cosa giudicata formale della decisione della SEM del 23 dicembre 2016. 

In ragione di ciò, il presente ricorso va dichiarato inammissibile.  

2.  

Giusta l'art. 111 lett. b LAsi, l'art. 23 cpv. 1 lett. b LTAF, il giudice dell'istru-

zione decide in qualità di giudice unico in caso di non entrata nel merito su 

ricorsi manifestamente irricevibili. Si tratta segnatamente dei casi di man-

cato pagamento dell'anticipo spese e di ricorso inoltrato troppo tardi 

(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, n. 3.51 e Messaggio concernente la revisione totale dell'or-

ganizzazione giudiziaria federale, FF 2001 3937). A contrario, laddove, 

come nel caso di specie, risulti necessaria un'analisi giuridica circa la rice-

vibilità del gravame, si necessita di giudicare la questione nella composi-

zione ordinaria di 3 giudici (cfr. mutatis mutandis Basler Kommentar, Bun-

desgerichtsgesetz, [BSK BGG], 2a ed. 2011, n. 15 segg. ad art. 108 LTF). 

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi è possibile rinunciare 

allo scambio scritti. 

3.  

Ai sensi dell'art. 65 cpv. 1 PA, l'assistenza giudiziaria viene concessa qua-

lora una parte non disponga dei mezzi necessari e le sue conclusioni non 

sembrino prive di probabilità di successo. Ora, l'assenza di probabilità di 

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successo può dedursi tanto da questioni attinenti alla ricevibilità del ricorso 

quanto da elementi giuridici di merito (cfr. mutatis mutandis BERNARD COR-

BOZ et al. [ed.], Commentaire de la LTF, 2a ed. 2014, n. 39 ad art. 64 LTF). 

In specie, l'istanza di assistenza giudiziaria non può pertanto essere ac-

colta, atteso che le conclusioni del ricorrente erano sin dall'inizio prive di 

probabilità di successo. 

4.  

A norma dell'art. 6 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 (TS-TAF, RS 173.320.2), le spese processuali possono essere con-

donate totalmente o parzialmente qualora per motivi inerenti al litigio o alla 

parte in causa, non risulti equo addossarle alla parte.  

In specie, vista la particolarità del caso, il Tribunale si esime dal prelevare 

spese processuali. 

5.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF). La pronuncia è dunque definitiva. 

6.  

Vista l'inammissibilità del gravame non è d'uopo analizzare le altre do-

glianze ricorsuali. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è inammissibile. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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