# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cf87b0e2-fb52-5a63-a85a-ac21dbdc180c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-05-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.05.2010 32.2009.227
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-227_2010-05-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.227

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  25 maggio
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 dicembre 2009
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 16 novembre 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1970, aiuto domestico, nel giugno 2008 ha presentato una domanda di
prestazioni AI per adulti.

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici, tra cui una valutazione reumatologica da
parte del SMR (Servizio medico regionale dell’AI), con decisione 16 novembre 2009
(preavvisata il 14 ottobre 2009), l’Ufficio AI ha respinto la domanda di
prestazioni presentando l’assicurata un grado d’invalidità non pensionabile (doc.
AI 53). 

                               1.2.   Avverso
la succitata decisione, l’assicurata, rappresentata RA 1è insorta al TCA
postulandone l’an- nullamento ed il riconoscimento di una mezza rendita. In via
subordinata chiede la retrocessione degli atti all’Ufficio AI per ulteriori
accertamenti medici ed economici. Contestando sia la valutazione medica del SMR
che la determinazione del grado d’invalidità, l’insorgente rileva in
particolare come non sia stata esperita una perizia psichiatrica e che il
reddito da invalida è stato determinato in modo errato. Delle singole
motivazioni verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.

 

                                         Contestualmente
la ricorrente postula la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio.

 

                               1.3.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI chiede la reiezione del ricorso, confermando
sia la valutazione medica che quella economica. 

 

                               1.4.   Pendente
causa l’insorgente ha trasmesso un certificato medico ed un rapporto del __________
(doc. G e H) sui quali, su richiesta del TCA, l’Ufficio AI ha preso posizione
il 18 febbraio 2010 (doc. X) rispettivamente il 27 aprile 2010 (XVI).

 

 

considerato                    in
diritto

 

In ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell’art. 49 cpv. 2 LOG (STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).

 

                                         Nel
merito 

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita, rispettivamente
se presenta un grado d’invalidità pensionabile. 

 

                               2.3.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148). 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 130 V 445 consid. 1 p. 446 seg. con
riferimento a DTF 130 V 329; 129 V 4 consid. 1.2.; 127
V 466 consid. 1).

                                         Ne consegue che nel caso in esame sono applicabili le norme
materiali in vigore fino al 31 dicembre 2007 per quanto attiene allo stato di
fatto realizzatosi fino a tale data, mentre per il periodo dal 1° gennaio 2008 sino
alla decisione impugnata, che delimita temporalmente il potere cognitivo del
giudice delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 p. 220 con
riferimenti), trovano applicazione le nuove norme. In concreto la questione non
ha comunque particolare portata pratica, poiché la 5a revisione dell'AI non ha
modificato in maniera sostanziale le disposizioni legali sulla valutazione del
grado d'invalidità. La giurisprudenza fondata sulle norme precedenti mantiene
pertanto la sua validità (STF 9C_443/2009 del 19 agosto 2009 consid. 4 con
riferimento a STF 8C_76/2009 del 19 maggio 2009 consid. 2).

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46).
Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).

 

                               2.5.   Nel
caso in esame, l’assicurata è stata visitata dal SMR. Con rapporto 2 settembre
2008 il dr. __________, medico internista –reumatologo al SMR, ha posto le
diagnosi di stato dopo discetomia L5-S1 (eseguita il 4 luglio 2005) e lombalgia
residua su alterazioni cicatriziali lunga la radice di S1. Elencati i limiti
funzionali, in merito alla valutazione dell’incapacità lavorativa il sanitario
ha rilevato: 

 

" 
(…)

La valutazione della documentazione clinica presente
agli atti giustifica una incapacità lavorativa in ogni attività del 100% fino
al giugno 2008. Dal 01.07.2008 si stabilisce capacità lavorativa del 50% su
mezza giornata in tutte le attività che rispettano i limiti sopra elencati.

L'assicurata riferisce che svolgerà uno stage in
settembre come commessa addetta alla vendita. Tale attività risulta compatibile
con i limiti funzionali elencati, l'attività risulta quindi ergonomicamente
adatta allo stato di salute dell'assicurata. In attività lucrativa come
ausiliaria di pulizie l'assicurata presenta una incapacità lavorativa del 100%.
In attività come casalinga incapacità lavorativa del 10%.

La situazione clinica in riferimento alla patologia
reumatologica risulta essere stabile nel tempo. Non sono proponibili ulteriori
provvedimenti medici o chirurgici atti a migliorare le capacità funzionali. Al
momento l'assicurata non necessita di ausili ortopedici." (Doc. AI 21-4)

 

                                         Con
il presente ricorso l’insorgente evidenzia come l’Ufficio AI abbia totalmente
tralasciato di esaminare l’aspetto psichiatrico. Essa rileva che a causa del peggioramento
dei dolori accusati alla schiena ha iniziato a presentare una forma di depressione
tale da convincerla a rivolgersi in un primo tempo allo psichiatra dr. __________
ed ora alla dr.ssa __________ del __________.

 

                               2.6.   Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; DTF 125 V 352
consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a/cc);
Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3a/cc).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                      

                               2.7.   Nella
fattispecie concreta questo TCA non ha motivi per mettere in
dubbio la valutazione effettuata dal SMR. In essa è stato debitamente tenuto
conto delle singole affezioni di cui l’assicurata è portatrice, con conclusioni
logiche e prive di contraddizioni circa la capacità lavorativa del 50% in
attività adeguate. A prescindere dal fatto che l’insorgente definisca i
succitati accertamenti dei disturbi somatici come non particolarmente
approfonditi ed esaustivi senza minimamente spiegarne i motivi, essa non ha
prodotto documentazione medica che possa validamente mettere in dubbio la
fedefacenza delle conclusioni del SMR. 

 

                                         Va al
riguardo ricordato che in DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), il TFA
(dal 1° gennaio 2007: TF)  ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante,
a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati,
di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli
indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il
medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento, ciò che non è il caso.

                                      

                               2.8.   Per
quel che concerne l’aspetto extra-somatico, pendente causa l’assicurata ha prodotto
il certificato medico 29 gennaio 2010 in cui la dr.ssa __________ (__________)
attesta la messa in cura dell’insorgente dal 13 gennaio 2010 per una sindrome
ansioso depressiva insorta dopo erniotomia L5-S1 (nel 2004) con successive complicanze
post operatorie minanti l'equilibrio psicofisico. La succitata sanitaria ha poi
certificato che l’interessata è posta al beneficio di una terapia farmacologica
antidepressiva e ansiolitica ed a colloqui di sostegno ogni due settimane (doc.
G).

                                                                                

                                         A
completazione del succitato scritto, l’assicurata ha prodotto il rapporto 11 marzo
2010 sempre redatto dal __________. Dopo aver descritto lo status
dell’assicurata riscontrato al primo incontro, ponendo la diagnosi di sindrome
ansioso-depressiva (ICD 10 F.41.2), la dr.ssa __________ ha concluso:

 

 

" 
(…) Secondo il mio
parere, la paziente porta in seduta una sofferenza autentica, legata al dolore
morale di prendere coscienza della propria disabilità fisica, attestata
dall'ultimo rapporto del dott. G. __________ datato 11.02.2010. Attualmente
attraversa una fase depressiva di media gravità, che a tratti la porta a
evitare le relazioni sociali, comprese quelle con i figli, per l'incapacità di
contenere emozione e pianto. Tale stato psicopatologico limita evidentemente
anche la capacità lavorativa, d'altra parte compromessa in prima battuta dagli
impedimenti fisici. Non è possibile esprimersi riguardo la prognosi psichica
poiché il suo attuale stato dipende in questo caso strettamente dalla patologia
fisica, la cui progressione condizionerà evidentemente l'evoluzione dello stato
depressivo.

In tale ottica sarebbe forse auspicabile che la
paziente fosse sottoposta a perizia psichiatrica onde meglio valutare
l'eventuale compartecipazione degli aspetti psichici sulla sua capacità di
guadagno. (Doc. H).

 

                                         In
primo luogo va fatto presente quanto evidenziato dall’Uf- ficio AI nelle osservazioni
18 febbraio 2010 al primo certificato medico:

 

" 
(…) lo scrivente Ufficio
rammenta, in base agli atti dell'incarto, che a seguito della domanda per il rilevamento
tempestivo inoltrata il 10 aprile 2008 e del colloquio avuto tra
amministrazione e assicurata, quest'ultima non ha indicato di avere una
problematica psichiatrica, precisando che per un breve periodo, nel 2007, è
stata seguita dal __________ di __________. Tuttavia, tale aspetto non è mai
stato indicato essere invalidante né è stato indicato essere in atto un
trattamento con antidepressivi e ansiolitici (cfr. fine del verbale di
colloquio del 24.4.2008, doc. AI n. 6-7, con indicazione unicamente di farmaci
antiinfiammatori usati dall'assicurata).

Anche il medico curante Dr. med. __________ non ha mai
indicato essere necessaria una presa a carico psichiatrica, se non con scritto
del 7 dicembre 2009, allegato al ricorso (doc. B).

Si segnala, inoltre, che a seguito del progetto di
decisione del 14 ottobre 2009 l'assicurata ha presentato le proprie
osservazioni indicando che il suo stato emotivo attuale, definito dalla
medesima quale "inizio di depressione", incideva molto sulla
sua situazione, tanto da ritenere necessario fissare un appuntamento per il 6
novembre 2009 con lo psichiatra Dr. med. __________. Tale aspetto è stato
sottolineato anche dal patrocinatore dell'assicurata, avv. RA 1, con scritto 4
novembre 2009, osservando che l'istruttoria eseguita dall'amministrazione era lacunosa
in quanto non comprendeva una perizia psichiatrica. Il medesimo legale ha
precisato che i dolori accusati alla schiena hanno indotto una grave forma
depressiva nell'assicurata costringendola a rivolgersi allo psichiatra Dr. med.
__________ e che, appena possibile, avrebbe prodotto il rapporto medico reso
dallo specialista citato. Ciononostante, tale rapporto non è mai stato prodotto
all'Ufficio AI.

L'amministrazione ha, quindi, emessola decisione
formale del 16 novembre 2009, osservando che "A tutt'oggi non sono
stati presentati elementi atti a modificare le conclusioni alle quali
l'amministrazione era giunta".

 

Solo successivamente, in fase ricorsuale, parte
ricorrente ha presentato lo scritto generico del Dr. med. __________ del 7
dicembre 2009 che riteneva indicata una presa a carico  psichiatrica, ed il
certificato generico del __________ di __________ del 29 gennaio 2010, del
quale contenuto e valenza sono già stati discussi precedentemente, senza
produrre alcuna certificazione da parte del Dr. med. __________. (…)" . (Doc.
X)

 

                                         Questa
Corte concorda pienamente con quanto rilevato sopra, evidenziando inoltre che quanto
affermato dall’assicurata di non aver prodotto alcun rapporto del dr. __________
in quanto “inaspettatamente ha deciso di andare in pensione” e che
questi abbia indicato di rivolgersi al __________ (cfr. scritto 23 marzo 2010)
risulta alquanto singolare, tenuto conto che, come verrà detto sotto, lo stesso
psichiatra, oltre ad avere uno studio a __________, è stato contattato dal SMR.

 

                                         Questo
TCA presta pienamente adesione alla valutazione 22 aprile 2010 del SMR nel
ritenere l’aspetto extra-somatico non ulteriormente influente sulla residua
capacità lavorativa. Riguardo al rapporto 11 marzo 2010 del __________ i dr. __________
(specialista FMH medicina generale) e __________ (psichiatra) hanno pertinentemente
evidenziato:

 

" 
(…)

Valutazione:

-     si fa notare che nella documentazione
medica fornita fino alla decisione non vi sono indicazioni in merito ad una
patologia psichiatrica e/o in merito ad un relativo trattamento;

-     da notare che lo stage lavorativo era
ben riuscito e non aveva evidenziato ev. problemi di tipo psichiatrico;

-     dalla documentazione risulta
unicamente una ev. presa a carico psichiatrica a partire dal 6.11.2009 (dopo la
comunicazione della proposta di decisione) presso il dr. __________ (n.b. da
contatto telefonico del 22.4.2010 il dr. __________ non ricorda di aver avuto
in cura l'assicurata). La prima effettiva documentazione psichiatrica è datata
13.1.2010;

-     un poco sconcertante l'indicazione del
rappresentante legale che il dr. __________ sarebbe andato in pensione …

-     per quanto concerne il rapporto del __________
di __________ fa strano l'affermazione che le condizioni dell'assicurata
sarebbero rimaste stabili nei seguenti 2 anni dopo che era solo stata vista 3
volte nel 2007 da parte della psicologa con interruzione della presa a carico
da parte dell'assicurata;

-     in ogni caso attualmente viene posta
la diagnosi di una sindrome mista ansioso-depressiva F 41.2 categoria
utilizzata quando i sintomi dell'ansia e della depressione sono contemporaneamente
presenti, ma né gli uni né gli altri sono così evidenti da giustificare una
diagnosi se considerati separatamente. Si tratta quindi d'una patologia di
gravità limitata non atta a ridurre ulteriormente la capacità lavorativa già
ridotta ad un 50% per la problematica somatica. La persistenza d'una
capacità lavorativa residua sfruttabile viene confermata dal fatto che l'assicurata
svolge l'attività lavorativa regolare, attività ridotta a 12 ore settimanali
per esigenze di mercato del lavoro. Da notare anche la nozione di diverse
relazioni sentimentali negli ultimi 2 anni a conferma dell'assenza di una
problematica depressiva maggiore." (Sottolineatura del redattore; doc.
XVI/bis)

 

                                         Che
la patologia psichiatria non incida maggiormente sulla residua capacità lavorativa
del 50% lo si evince tra l’altro dalla dichiarazione 24 novembre 2009 __________
__________), presso cui l’assicurata svolge l’attività di impiegata di pulizie
per 12 ore lavorative alla settimana (pari ad un pensum lavorativo del 30%) con
pieno rendimento. In quello scritto si accenna a possibili opportunità in
inserimento professionale al di fuori della loro struttura (doc. D).

 

                                         In
conclusione, sulla base della valutazione del SMR, alla
quale va dato valore probatorio pieno, richiamato inoltre l'obbligo che incombe
all'assicurata di intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per
ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla
salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e
riferimenti ivi citati), è da ritenere dimostrato, con il
grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid.
8b), che l’insorgente presenta un’abilità lavorativa del 50% in attività adeguate.

                                         

                                         Infine,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario
l'esperimento di ulteriori accertamenti. Al riguardo, va fatto presente che se l'istruttoria da effettuare
d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre
prove  Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente
all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28 consid. 4b; riguardo al
previgente art. 4 cpv. 1 vCost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         Va
comunque fatto presente che questo giudizio non pregiudica eventuali diritti
della ricorrente nei confronti dell’AI insorti in epoca successiva alla data
del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice
(DTF 130 V 140 e 129 V 4). Essa ha se del caso la facoltà di presentare una
nuova domanda di prestazioni, facendo valere una rilevante modifica della
situazione valetudinaria ed allegando la pertinente documentazione medica
(relativa ad eventuali nuovi o maggiori disturbi che potrebbero influire sulla
incapacità lavorativa, rispettivamente al guadagno).

 

                               2.9.   Accertata dunque, dal punto di vista medico-teorico, una residua
capacità lavorativa in attività leggere adeguate del 50%, tenuto conto delle
limitazioni fisiche, con rapporto 22 settembre 2009 il consulente in
integrazione professionale, ha utilizzato il metodo ordinario per la
determinazione del grado d’invalidità, mettendo a confronto il reddito che
l’assicurata avrebbe conseguito senza il danno alla salute presso il precedente
datore di lavoro (reddito da valido) con quello da attività adeguata, desunto dai
salari statistici (reddito da invalido).

 

                                         Riguardo
al reddito da valido, dato non contestato, il consulente ha preso in considerazione
un salario di fr. 39’552-- (2008) calcolato sulla base del questionario del
datore di lavoro (doc. 17-1). 

 

                                         Per
quel che concerne il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base
della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126
V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno,
in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da
lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella
determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti
statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si
riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro
(DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid.
3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio
dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei
valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA I 222/04 del
5 settembre 2006).

                                         Se
una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità, ha realizzato un reddito
considerevolmente inferiore alla media senza che vi si sia spontaneamente
accontentata, si procede in primo luogo a un parallelismo dei due redditi di paragone.
In pratica, questo parallelismo può avvenire a livello di reddito da valido
aumentando in maniera adeguata il reddito effettivamente conseguito oppure facendo
capo ai valori statistici oppure ancora a livello di reddito da invalido mediante
una riduzione adeguata del valore statistico. In una seconda fase, occorre
esaminare la questione di una deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla
base dei valori medi statistici. A questo riguardo, va tenuto presente che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo dei redditi di raffronto non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali (DTF 134 V 322).

                                         Quando il reddito da valido differisce considerevolmente dal salario
statistico riconosciuto nello specifico settore economico, il TF ha nel
frattempo stabilito, anche in casi ticinesi (cfr. ad esempio sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009 consid. 4), che se il guadagno effettivamente
conseguito diverge di almeno il 5 % dal salario statistico usuale nel settore,
esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid.
4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni - un
parallelismo dei redditi di paragone, fermo restando però che questo
parallelismo si effettua soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia
del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid. 5.5).

 

                                         Nel
caso di specie, nel citato rapporto 22 settembre 2009 risulta che il consulente,
conformemente alla citata giurisprudenza, ha utilizzato i dati
salariali forniti dalla tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di
statistica e relativi ad una professione che presuppone qualifiche inferiori
(categoria 4) nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, pp. 347ss. e
SVR 2002 UV 15, pp. 47ss.). Egli ha poi riconosciuto una riduzione del reddito per
la differenza tra salario da valida e salario statistico (cosiddetto gap
salariale) del 4,1%, ma non per circostanze personali. Tenuto poi conto di una
residua capacità lavorativa del 50%, il reddito da invalida è stato fissato in
fr. 24'996,43, dato adeguato al 2008. Dal raffronto dei redditi (39’552 – 24'996,43
x 100 : 39’552) è scaturito un grado d’invalidità del 36,80% che non apre
il diritto ad una rendita. 

 

                                         Va
qui fatto presente che, richiamata la succitata giurisprudenza succitata, la riduzione
per il gap salariale è da effettuare solo se supera la
soglia del 5% (STF 9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid.
5.5), motivo per cui nel caso in esame, essendo la differenza salariale del
4.1%, tale riduzione non è ammessa. Andrebbe piuttosto riconosciuta una
riduzione del reddito da valido del 5% per il fatto che l’assicurata può
esercitare un’attività adeguata unicamente nella misura del 50%. Una simile
riduzione non sarebbe tuttavia rilevante. Infatti, il reddito da invalida ammonterebbe
a fr. 24'762.-- (95% [52'130,21: 2]) e dal raffronto con un reddito da valida
di fr. 39'552 il grado d’invalidità risulterebbe essere del 37,3% (39’552 – 24'762,43
x 100 : 39’552), inferiore al 40% che apre il diritto ad un quarto di rendita. 

                                                                                 

                                         Nel
ricorso l’assicurata sostiene che quale reddito da invalida debba essere preso
in considerazione il provento dalla sua attuale attività di impiegata delle pulizie
svolta nella misura del 30%. Nella risposta di causa è stato giustamente rilevato
che dall’accertamento medico eseguito dal SMR il 3 settembre 2008 è emersa
un’incapacità lavorativa del 100% in attività di pulizia (doc. AI 21.4). Se
all’assicurata, come sostenuto da lei stessa nelle osservazioni 27 ottobre 2009
al progetto di decisione (doc. AI 45-1), è stata data la possibilità di
svolgere lavori leggeri di pulizia (svuotare i cestini, pulire le scrivanie
ecc.), nel già citato rapporto 11 marzo 2010 del __________ è stato tuttavia
rilevato che l’interessata “per il restante 50% lavora presso gli uffici
dell’IPT come inserviente, mansione che svolte con estrema difficoltà visti i
forti dolori che prova alla schiena” (doc. H). Pertanto è corretto fare
riferimento ai dati statistici. 

 

                                         Infine,
l’assicurata ha giustamente evidenziato che il consulente, pur avendo stabilito
un grado d’invalidità del 36,80%, abbia ritenuto che la stessa non presentasse
una sufficiente incapacità al guadagno (almeno del 20%, cfr. DTF 124 V 110
consid. 2b) per esaminare l’eventuale adozione di
provvedimenti d’integrazione professionale. Ammesso tale errore, nella risposta
di causa l’Ufficio AI ha tuttavia fatto presente che la presenza di una
parziale capacità lavorativa “comporta difficilmente la concretizzazione di
provvedimenti integrativi in tempi ragionevoli e con un incremento della
capacità lavorativa”, motivo per cui “nel caso specifico misure di
reintegrazione professionale non sono giustificate”, conclusione alla quale
va prestata adesione. Del resto l’insorgente ha postulato l’erogazione di una
rendita d’invalidità. 

 

                                         Visto
quanto sopra, la decisione contestata risulta essere corretta e va di conseguenza
confermata. 

 

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto l’esito della vertenza le spese per fr. 200.-- vanno
poste a carico della ricorrente, la quale ha tuttavia chiesto
l'assistenza giudiziaria.

 

                                         Ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA nella procedura
giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se
le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito
patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del
vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre
2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto
di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 cpv. 1
lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione
dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale,
mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale
(DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, p. 626).

                                         I presupposti
(cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati
rispetto al vecchio diritto (U. Kieser, “ATSG – Kommentar”, ad art. 61, n. 88s)
– sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3
Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr.
anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito
positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

 

                                         In concreto, dal certificato per l’ammissione dell’assistenza
giudiziaria (doc. V), risulta che l’assicurata è divorziata ed ha due figli (di
cui un minorenne). Essa percepisce, quale unico reddito, fr. 821.-- mensili
netti e fr. 1'486.-- dall’assistenza sociale. Con tali redditi essa non riesce
a coprire l’importo base mensile per genitore monoparentale pari a fr. 1'250.--
e per il figlio maggiore di 12 anni di fr. 500.-- (importi stabiliti per il
calcolo del minimo esistenziale LEF dalla Camera di esecuzione e fallimento,
quale Autorità di vigilanza cantonale e in vigore dal 1° gennaio 2001, tuttora
in uso) e l’affitto di fr. 1’524.--. Ne consegue che l'indigenza deve essere
riconosciuta. 

 

                                         La presente
vertenza non appariva, dopo un esame forzatamente sommario, destinata
all'insuccesso già al momento della presentazione del ricorso, visto che
pendente causa l’insorgente, a sostegno della propria tesi, ha prodotto ulteriore
documentazione medica con l’intento di mettere in dubbio la valutazione del SMR
posta alla base del provvedimento contestato.

 

                                         Infine,
tenuto conto della fattispecie, l’intervento
dell’avvocato è da ritenere perlomeno indicato.

 

                                         Pertanto l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va
accolta, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione
economica dell'assicurata dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f
LPGA; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 93; art. 9 Lag; relativamente al
gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG;
STFA K 146/03 del 4 maggio 2004 consid. 7.1; I 569/02 del 15 luglio 2003 nella
causa consid. 5; DTF 124 V 301, consid. 6).

                                         Visto
quanto precede, la ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle
spese processuali (cfr. consid. 2.13. e STF I 885/06 del 20 giugno 2007). 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza
di assistenza giudiziaria è accolta.

 

                                   3.   Le
spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico dell’assicurata. A seguito
della concessione dell’assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte
dallo Stato. 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti