# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c967269b-b45e-594b-8351-6ccfb9077671
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-11-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.11.2011 32.2011.139
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-139_2011-11-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.139

   

  cr/DC/sc

  	
  Lugano

  21 novembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 maggio 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 16 marzo 2011 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel
mese di ottobre 2002 RI 1, nata nel 1955, di professione
parrucchiera indipendente, ha presentato una richiesta di prestazioni AI
per adulti in quanto affetta da “depressione e ansia e ipotiroidismo” (doc.
5).

 

                                         Con decisione su
opposizione dell’11 marzo 2005, l'UAI ha rifiutato all’interessata il diritto a
prestazioni, con la seguente motivazione: “non avendo dunque l'assicurata
accusato, nonostante il danno alla salute, alcuna perdita di guadagno,
l'amministrazione conferma il rifiuto alla rendita d'invalidità." (Doc. 47)

 

                                         Con
sentenza 32.2005.45 del 19 settembre 2005, cresciuta incontestata in giudicato,
il TCA ha confermato la correttezza della decisione su opposizione
dell’amministrazione.

 

                               1.2.   In data 2
febbraio 2011, l’assicurata ha presentato una nuova domanda di prestazioni, a
seguito di “depressione e ansia, tiroide di Hashimoto, stanchezza e debolezza
cronica, febbre e emicrania costante, stato influenzale perenne” (doc. 62).

 

                                         Con
progetto di decisione del 4 febbraio 2011 (doc. 67/1-2), poi confermato con
decisione del 16 marzo 2011, l’Ufficio AI ha stabilito la non entrata in
materia sulla richiesta di revisione, ritenendo che “non sono stati apportati i
giustificativi atti a comprovare l’avvenuta modifica dello stato di salute
dell’assicurata e/o della situazione economica” (doc. B).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1 ha inoltrato un ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata e il
riconoscimento di una mezza rendita di invalidità (doc. I). 

                                         Il legale
dell’assicurata ha sostanzialmente contestato la decisione
dell’amministrazione, rilevando che rispetto alla precedente decisione del 2004
dell’UAI di rifiuto delle prestazioni, la situazione dell’interessata è
notevolmente cambiata dal profilo economico. 

                                         Se da un
punto di vista medico, infatti, lo stato di salute dell’assicurata è rimasto
invariato, comportando sempre una inabilità lavorativa del 50% come già
accertato nel 2004 in sede peritale da parte della dr.ssa __________, il legale
dell’interessata ha tuttavia sottolineato come la stessa abbia dovuto porre
termine alla propria attività di parrucchiera indipendente a far tempo dal 31
dicembre 2010, cedendo la sua attività e trovando un posto di lavoro quale
parrucchiera dipendente, al 50%, con uno stipendio di  fr. 1'850 mensili.

                                         A fronte
di queste circostanze, dunque, a mente del patrocinatore è a torto che l’amministrazione
ha rifiutato di entrare in materia sulla richiesta di prestazioni
dell’interessata (doc. I).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta - dopo avere rilevato che l’assicurata si è limitata a produrre una
perizia medica del 2004, già esaminata dal TCA nella sentenza del 19 settembre
2005, senza rendere verosimile “alcuna rilevante incapacità al guadagno” - ha
chiesto la reiezione del ricorso (doc. IV).

                                      

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio
2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se a ragione oppure no l’Ufficio AI non è
entrato nel merito della richiesta di prestazioni del 2 febbraio 2011 con la
quale l’assicurata, tramite l’avv. __________, ha chiesto l’attribuzione di
almeno una mezza rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Qualora una
prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era
insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado
di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta
l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in
tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile
di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare
nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; DTF 117 V 198 consid. 4b;
DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung,
Universitäts-verlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86; Valterio, Droit et pratique
de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270).

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi,
Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in
Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauer-leistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198). In particolare, la costante
giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non
solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto
invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un
cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid.
3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque
necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano
subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. D'altra parte
la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma
piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la revisione
della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della
decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non
basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia
giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del
29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).

 

                                         Nella
sentenza, pubblicata in DTF 130 V 64, il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha
precisato che nel caso in cui l’assicurato non ha reso verosimile un rilevante
cambiamento, il principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono
essere accertati d'ufficio dal giudice, non risulta essere applicabile. Solo se
nella nuova domanda di rendita (rispettivamente domanda di revisione)
l’assicurato non rende verosimile la rilevante mutazione, facendo tuttavia
riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti
o da richiedere dall’amministrazione, quest’ultima deve impartire
all’interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con
l’avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda (DTF 130
V 69 consid. 5.2.5). 

                                         

In tale contesto va rilevato che il grado
della prova richiesto dall'art. 87 cpv. 3 OAI è attenuato in quanto non è
necessario che l'amministrazione raggiunga il convincimento, nel senso di una
prova piena, che rispetto all'ultima decisione cresciuta in giudicato sia
effettivamente subentrata una modifica rilevante. Basta piuttosto che
sussistano almeno certi indizi a favore della circostanza invocata, ferma
restando comunque la possibilità che la modifica invocata venga poi smentita da
un più attento esame (v. sentenza 9C_68/2007 del 19 ottobre 2007, consid. 4.4
con riferimenti; cfr. pure SVR 2003 IV no. 25 pag. 76, consid. 2.2 [I 238/02]).

 

La condizione di verosimiglianza posta dall'art. 87 cpv. 3 OAI
deve permettere all'amministrazione, che ha precedentemente rifiutato una
prestazione o comunque una sua revisione con provvedimento cresciuto in
giudicato, di scartare senza ulteriori esami nuove domande con le quali
l'assicurato si limita a ripetere gli stessi argomenti, senza allegare una
modifica dei fatti determinanti (DTF 125 V 410
consid. 2b pag. 412; 117 V 198 consid. 4b pag.
200 con riferimenti). Adita con una nuova domanda, l'amministrazione deve così
cominciare con l'esaminare se le allegazioni dell'assicurato sono, in maniera
generale, plausibili. Se ciò non è il caso, può liquidare l'istanza senza
ulteriori indagini con un rifiuto di entrata in materia. A tal proposito
occorre precisare che quanto più breve è il lasso di tempo trascorso dalla
decisione precedente, tanto più rigorosamente l'amministrazione apprezzerà la
plausibilità delle allegazioni dell'assicurato. Su questo aspetto, essa dispone
di un certo potere di apprezzamento che il giudice è di principio tenuto a
rispettare (DTF 109 V 108 consid. 2b pag. 114;
cfr. pure SVR 2003 IV no. 25 pag. 76, consid. 2.2). Giudice che per il resto
deve limitarsi ad esaminare la situazione secondo lo stato di fatto che si
presentava al momento in cui l'amministrazione ha statuito (sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 52/03 del 16 gennaio 2004, consid.
2.2).

 

                                         Se infine
l'assicurato interpone ricorso alla decisione di non entrata in materia, il
giudice esamina solo se l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia a
buon diritto. Se invece essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il
giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina
materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato
è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid. 1b; DTF 116 V 265
consid. 2a; RCC 1991 pag. 269 consid. 1a).

 

                                         La giurisprudenza sopra
menzionata va applicata anche dopo l’entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio
2003 e il nuovo tenore dell’art. 87 OAI valido dal 1° marzo 2004 (STFA dell’8
marzo 2006 nella causa J. [I 734/05]).

 

                               2.4.   Nel caso in esame, avendo
l’UAI emanato una decisione di non entrata in materia, il TCA
è unicamente chiamato a stabilire se l’amministrazione ha correttamente oppure
no rifiutato di esaminare il merito della richiesta.

 

                                         Nella decisione
su opposizione dell’11 marzo 2005 - confermata dal TCA con sentenza 32.2005.45
del 19 settembre 2005, cresciuta incontestata in giudicato - l’Ufficio AI ha
respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurata fondandosi, dal profilo
medico, sulla perizia psichiatrica eseguita dalla dr.ssa __________, spec. FMH
in psichiatria e psicoterapia, la quale, nel referto del 24 maggio 2004, ha posto le diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di “episodio depressivo di media
gravità con sintomi biologici in sindrome ricorrente (ICD10-F33.11) con primo
episodio all’età di 23 anni e peggioramento nel 2002; disturbo di personalità
istrionico dall’età di 23 anni circa (ICD10-F60.4)”, mentre quali diagnosi
senza ripercussioni sulla capacità lavorativa ha indicato quelle di “fobie
isolate (ascensori ed altezze) (ICD10-F40.2)” (doc. 26-5).

                                         La dr.ssa
__________ ha quindi considerato l’assicurata inabile al lavoro al 50% in
qualsiasi attività a decorrere dal 2 gennaio 2002 (doc. 26-6), rilevando che
tale percentuale di inabilità lavorativa è rimasta in seguito stabile fino al
momento della valutazione peritale (doc. 26-7).

                                         

                                         Nel
rapporto medico del 9 agosto 2004, il dr. D. __________ del SMR, spec. FMH in
medicina generale (sul diritto per gli assicurati di conoscere la
specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:

 

" 
Perizia psichiatrica Dr.ssa __________ del
24.5.2004:

perizia completa per quanto concerne dati
anamnestici, dati soggettivi e status psichiatrico.

Vengono poste le diagnosi di episodio depressivo
di media gravità con sintomi biologici F33.11 e disturbo di personalità
istrionico F60.4.

Le risorse dell'assicurata vengono valutate come
buone.

La psichiatra valuta che i disturbi presentati
dall'assicurata come stanchezza, logorrea e intolleranza portano ad una
diminuzione della capacità lavorativa nella misura del 50% (vedi anche
complemento alla perizia del 3.9.2004).

 

In considerazione della struttura di personalità
un'altra attività risulta difficilmente attuabile e potrebbe portare ad uno
scompenso maggiore.

Secondo la perizia e la documentazione medica a
disposizione la capacità lavorativa è stata ridotta nella misura del 50% solo
da inizio 2002.

 

Procedere: ad rendita con revisione a distanza di
2 anni circa.” 

(Doc. 30-1)

 

Nonostante il danno alla salute accertato nella
perizia psichiatrica, nella decisione su opposizione dell’11 marzo 2005 -
confermata dal TCA con sentenza 32.2005.45 del 19 settembre 2005, cresciuta
incontestata in giudicato - l’amministrazione ha tuttavia negato all’assicurata
il diritto a prestazioni, dato che, dal profilo economico - e meglio dall’esame
della documentazione fiscale e contabile agli atti – è emerso che le affezioni
di cui la ricorrente è portatrice non hanno influenzato l’andamento aziendale,
dimodoché l’assicurata non ha accusato, nonostante il danno
alla salute, alcuna rilevante incapacità al guadagno.

Ella, infatti, nonostante il danno alla salute,
ha saputo convenientemente reintegrarsi nella gestione della ditta - essendo
impegnata, come risulta dal verbale della “visita esterna” del 29
dicembre 2004, “nella misura del
50-60% circa in mansioni quale parrucchiera da donna e per il 40% circa quale
bioestetica, in cura solo del viso (non effettua cure generali del corpo),
analisi del capello e relative cure e trattamenti. Una parte importante di
questa mansione è costituita dalla vendita dei prodotti. Per quanto riguarda il
solarium invece, trattasi di un'attività marginale, di poco conto” - consentendo alla stessa una stabilità economica.

                                         

                               2.5.   In sede di
nuova domanda, con scritto del 27 gennaio 2011, il patrocinatore
dell’assicurata ha addotto un peggioramento delle condizioni di salute
dell’interessata, rilevando che “la situazione dell’assicurata è peggiorata nel
corso degli anni fino al punto di dover cessare l’attività come indipendente.
L’assicurata ha quindi dovuto cedere il suo negozio e ha cessato
definitivamente la sua attività come indipendente il 31 dicembre 2010” e che “in effetti, a causa del persistere della malattia, l’assicurata non è più in grado di
mettere in atto quegli accorgimenti che nei primi anni le avevano permesso di
non avere ripercussioni significative sul suo reddito. Ora addirittura non è
più in grado di gestire un’attività indipendente (…)” (doc. 63-3).

                                         

                                         A
comprova di quanto asserito, il legale ha prodotto copia del contratto di
lavoro, datato 10 gennaio 2010, sottoscritto dall’assicurata con la ditta __________
di __________, dal quale emerge che l’interessata è stata assunta in qualità di
parrucchiera dipendente, al 50%, a partire dal 1° gennaio 2011, con un salario
di fr. 1'850 mensili per 12 mensilità (doc. G).

 

                                         Il
patrocinatore della ricorrente ha sottolineato che il grado di lavoro
dell’assicurata quale parrucchiera dipendente, al 50%, corrisponde
all’esigibilità lavorariva già accertata medicalmente nel referto peritale
psichiatrico del 24 maggio 2004 della dr.ssa __________ (doc. E), nel quale la
specialista aveva per l’appunto indicato che il grado di inabilità lavorativa
dell’interessata era del 50%.

                                         Il patrocinatore
dell’assicurata ha rilevato che “al momento della decisione del 2004
dell’Ufficio invalidità, la quale negava alla ricorrente il diritto di essere
messa a beneficio di una rendita AI, la sua incapacità lavorativa era appunto
fissata dal rapporto peritale al 50%. Ad oggi tale incapacità lavorativa è
rimasta invariata, tanto è vero che la ricorrente è stata assunta come
dipendente nella misura del 50%” (doc. I).

 

                                         Nonostante
quanto addotto dal patrocinatore, l’UAI ha rifiutato di entrare nel merito
della nuova richiesta di prestazioni, facendo presente che “non sono stati
apportati i giustificativi atti a comprovare l’avvenuta modifica dello stato di
salute dell’assicurata e/o della situazione economica” (doc. B).

 

Il TCA non può approvare l’operato dell’amministrazione.

Questa Corte ritiene infatti, contrariamente a
quanto preteso dall’Ufficio AI, che l’assicurata abbia
apportato degli elementi oggettivi in grado di rendere verosimile una modifica
della sua situazione economica, che avrebbero dovuto essere indagati
dall’amministrazione entrando nel merito della nuova richiesta di prestazioni
dell’interessata.

L’assicurata, difatti – che, in precedenza, come
già indicato nella sentenza 32.2005.45 del 19 settembre 2005 (cfr. consid.
2.4.), nonostante il danno alla salute accertato dalla dr.ssa __________ __________,
che comportava un’incapacità lavorativa del 50%, era riuscita, conformemente
all’obbligo di diminuire il danno, a convenientemente reintegrarsi nella
gestione della ditta, senza subire una perdita economica - ha dimostrato di
avere dovuto abbandonare, a partire dal 31 dicembre 2010, la propria attività
di parrucchiera indipendente e di avere trovato, a partire dal 1° genanio 2011,
un’occupazione quale parrucchiera dipendente, al 50%, presso la ditta __________,
con un salario di fr. 1'850 mensili, producendo il relativo contratto di lavoro
(doc. G).

 

A fronte degli elementi sopra esposti, a comprova
della modifica delle sue condizioni economiche, questo Tribunale deve concludere
che, conformemente alla giurisprudenza sopraesposta (cfr. consid. 2.3.), la
documentazione prodotta dall’assicurata rende verosimile una modifica della situazione economica ed
è quindi a torto che l’amministrazione non è entrata nel merito della domanda
di prestazioni.

 

                                         Di
conseguenza la decisione impugnata va annullata e gli atti rinviati
all’amministrazione perché entri nel merito della nuova domanda ed esamini i
motivi che hanno spinto l’assicurata a porre termine alla propria attività indipendente
e ad intraprendere un’attività dipendente. 

                                         In tale contesto, l’amministrazione
dovrà, in particolare, appurare se la decisione dell’assicurata di cedere la
sua attività di parrucchiera indipendente sia stata imposta da motivi legati
alla congiuntura economica o se, al contrario, come sostenuto dal legale
dell’interessata, sia invece stata dettata dall’impossibilità - dopo anni di
sacrifici per riuscire, conformemente all’obbligo di ridurre il danno, ad
evitare di subire un discapito economico, nonostante il danno alla salute di
natura psichiatrica che la affligge e che la rende inabile al lavoro al 50%, come
accertato in sede peritale - di continuare a gestire, a causa del suo danno
alla salute, un’attività indipendente.

 

                                         A tale
proposito, non si può escludere che, con il suo comportamento,
l’assicurata, volendo ossequiare l’obbligo di ridurre il danno, sia andata oltre
quanto era da lei ragionevolmente esigibile.

                                         Al
riguardo, deve essere ricordato che, in base alla giurisprudenza elaborata in
relazione all’art. 16 cpv. 1 vLAINF (ma valida anche dopo l’entrata in vigore
della LPGA, cfr. RAMI 2004 U 529 p. 572ss. consid. 1.4), vi è incapacità al
lavoro, non solo quando una persona non è più in grado di esercitare la sua
abituale attività lucrativa oppure è in grado di farlo in maniera ridotta, ma
anche quando svolgendola vi è il rischio che le sue condizioni di salute
peggiorino (cfr. DTF 115 V 404 consid. 2, 111 V 239 consid. 1b). 

 

                                         In una
sentenza 32.2008.93 del 23 marzo 2009, il TCA ha osservato
quanto segue a proposito del fatto che un assicurato,
giudicato totalmente inabile al lavoro, avesse, per
alcuni periodi, lavorato in misura del 50%:

 

" 
(…)

si è trattato di periodi in cui l’assicurato
volendo ossequiare l’obbligo di ridurre il danno è andato oltre quanto era
da lui ragionevolmente esigibile (cfr. DTF 134 V 12: "Die versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht
gehalten, im Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden
angepasste erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter IVG [eingefügt auf
1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99
mit Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der
sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt."), sino al punto di mettere seriamente a repentaglio la sua stessa
esistenza (cfr., del resto, il doc. 37-2: “Dopo l’infarto miocardico il
paziente ha lavorato per un certo tempo al 50% con grande sofferenza
psico-fisica” e il doc. 2-6: “Attualmente lavoro per l’intera giornata ma ho un
rendimento del 50%, riscontrando comunque grosse difficoltà dal lato fisico.”).”
(STCA citata, il corsivo è della redattrice)

                                                                                

                                         Nel caso in cui l’UAI
dovesse appurare che, effettivamente, l’assicurata è stata costretta a porre
termine all’attività indipendente a seguito del suo danno alla salute,
l’amministrazione dovrà verificare in che misura questo cambiamento di attività
influisce sulla sua capacità di guadagno.

 

                               2.6.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'Ufficio AI.

 

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione del 16 marzo 2011 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al considerando
2.5..

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                          L’Ufficio AI dovrà inoltre
versare all’assicurata fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

                                      

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti