# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9cc2eed9-02a0-5579-b44d-de586dc73f63
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-08-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.08.2020 D-4054/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4054-2020_2020-08-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4054/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  a g o s t o  2 0 2 0   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Jenny de Coulon Scuntaro;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), 

Iraq,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed 

allontanamento; 

decisione della SEM del 3 agosto 2020 / N (…). 

 

 

 

D-4054/2020 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera l'(…) luglio 

2020, 

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 15 luglio 2020 

(cfr. atto […]-11/11 [di seguito: verbale 1]) ed al colloquio personale Dublino 

del 21 luglio 2020 (cfr. atto […]-13/3 [di seguito: verbale 2]), 

la domanda di ripresa in carico del richiedente del 21 luglio 2020, da parte 

della Svizzera alle autorità tedesche preposte, in applicazione del 

Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino 

III) (cfr. atto […]-19/5),  

l’accettazione del trasferimento delle autorità tedesche del 28 luglio 2020 

sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. […]-25/3),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 3 agosto 2020, notificata il 5 agosto 2020 (cfr. atto […]-30/1), mediante 

la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il 

trasferimento dell'interessato verso la Germania, 

il ricorso del 12 agosto 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 14 agosto 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM 

con il quale il ricorrente ha postulato la concessione dell'effetto sospensivo 

al gravame, l'annullamento della decisione impugnata e la trattazione 

nazionale della procedura d’asilo; contestualmente, e con implicita protesta 

di tasse e spese, egli ha concluso all’esenzione dal pagamento delle spese 

di giudizio, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che ai sensi dei motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi,  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata 

nel merito di una domanda di asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di 

tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 

consid. 5); che pertanto, nella presente fattispecie, occorre determinare se 

la SEM poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico 

del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

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che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello stato membro competente secondo il capo III 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è 

tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato 

membro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno 

(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che gli obblighi di cui all’art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se 

l’interessato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre 

mesi, sempre che l’interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in 

corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 2 

Regolamento Dublino III), 

che gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono altresì meno se 

l'interessato ha lasciato il territorio degli Stati membri conformemente a una 

decisione di rimpatrio o di un provvedimento di allontanamento emessa da 

quello Stato membro a seguito del ritiro o del rigetto della domanda 

(cfr. art. 19 par. 3 comma 1 Regolamento Dublino III); che la domanda 

presentata dopo che ha avuto luogo un allontanamento effettivo è 

considerata una nuova domanda e dà inizio a un nuovo procedimento di 

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determinazione dello Stato membro competente (cfr. cfr. art. 19 par. 3 

comma 2 Regolamento Dublino III), 

che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente, 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo 

«EURODAC», che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo 

in Germania il 14 aprile 2016 (cfr. atto [...]-12/1), 

che nell’ambito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento 

Dublino III (cfr. atto [...]-13/3), l’insorgente ha confermato tale riscontro, 

aggiungendo che la domanda d’asilo depositata in Germania avrebbe 

avuto esito sfavorevole; ch’egli avrebbe nondimeno ottenuto un permesso 

di soggiorno in tale Paese sino al 23 settembre 2019, poi rinnovato sino al 

27 agosto 2020,  

che in medesima sede, l’interessato ha asserito aver fatto ritorno in Iraq fra 

il mese di (…) e di (…) del (…), a seguito di problematiche coniugali con la 

moglie, cittadina tedesca dalla quale si sarebbe separato,  

ch’egli sarebbe poi nuovamente espatriato dal Paese d’origine, recandosi 

in Svizzera; che infine, egli non vorrebbe fare ritorno in Germania, giacché 

non troverebbe protezione dalle minacce della famiglia della moglie,  

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che sulla base di tali elementi, e avendo cura di evidenziare l’asserito 

ritorno in Iraq, il 21 luglio 2020 la SEM ha presentato alle autorità tedesche, 

nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di 

ripresa in carico fondata sul Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-19/5),  

che il 28 luglio 2020 tali autorità hanno espressamente accettato di 

riprendere in carico il ricorrente, in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. d 

Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-25/3), 

che peraltro, come rettamente indicato dalla SEM nella domanda di ripresa 

in carico trasmessa alle autorità tedesche, il ricorrente non ha prodotto 

alcun elemento atto a comprovare l’asserito rimpatrio in Iraq fra i mesi di 

(…) e (…) del (…), 

che la competenza della Germania risulta dunque, di principio, data, 

che in proposito, non vi sono fondati motivi di ritenere che in Germania 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. 

rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione 

(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva 

procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti 

protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad 

oggi non risulta che la legislazione in materia d'asilo in Germania non 

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venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze 

strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate 

seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di 

ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i 

paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011, 30696/09), 

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che proseguendo nell'analisi, ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 − 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di 

sovranità − se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, 

qualora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione 

contravvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, 

l'autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e 

ad entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 

consid. 8.2.1), 

che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato, né invero ha 

censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in 

carico ed a portare a termine la procedura relativa alla sua domanda di 

protezione in violazione della direttiva procedura, 

che egli non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e concreto 

suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno 

nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, rinviandolo in un paese dove 

la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o 

da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, 

che l’allegazione per la quale il ricorrente non vorrebbe fare ritorno in 

Germania poiché esposto a supposte minacce perpetrate dalla famiglia 

dell’ex coniuge, non ha alcun influsso nel caso concreto; che come a giusto 

titolo rilevato dall'autorità inferiore, tale Paese è uno Stato di diritto con 

un'autorità di polizia funzionante, disposta ed in grado di offrire la 

protezione adeguata, 

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che non vi sono altresì elementi oggettivi che permettano di ritenere che le 

autorità tedesche non offrirebbero la protezione adeguata contro le 

aggressioni da parte di terzi; ch’egli può dunque rivolgersi alle autorità di 

polizia e denunciare le minacce e i timori evocati, 

che pertanto, l'insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di 

comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale 

sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o 

all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere 

che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di 

apprezzamento nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi 

umanitari, 

che del resto il ricorrente nulla adduce in questo senso, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Germania è competente dell’esame della domanda di 

asilo del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuta a 

riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste dal medesimo, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania 

conformemente all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede 

un'autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

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che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso la Germania, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: