# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d1399d3c-8151-5c12-a9de-f749579b4b65
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-12-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 19.12.2002 11.2002.129
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-129_2002-12-19.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.129

  	
  Lugano,

  19 dicembre 2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____._____ (azione
possessoria) della Pretura del Distretto di Bellinzona promossa con istanza del
29 agosto 2002 da

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ 

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ 

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 15 novembre 2002 presentato da __________ __________ contro la
sentenza emessa il 31 ottobre 2001 in luogo e vece del Pretore dal Segretario
assessore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ è proprietario della particella n. __________RFD di __________,
sulla quale sorge una casa d'abitazione contigua a un'altra casa d'abitazione
situata sulla particella n. __________, che appartiene a __________ __________.
Il 4 maggio 1998 __________ __________ ha promosso causa contro __________
__________ davanti al Pretore del Distretto di Bel­linzona, chie­den­do che
fosse accertata l'inesistenza di qualsiasi servitù di passo gravante la sua particella
n. __________in favore della particella n. __________e che fosse vietato al
vicino di attraversare il suo fondo. Il convenuto ha proposto di respingere
l'azione e in via riconvenzionale ha postulato l'iscrizione di una servitù di
passo pedonale sulla particella n. __________di __________ __________ o, in
subordine, la concessione di un passo necessario sulla medesima particella
dietro versamento di un'inden­nità da stabilire. __________ __________ ha
concluso per il rigetto della riconvenzione.

 

                                  B.   Con
sentenza del 24 marzo 2000 il Pretore ha accolto l'azione principale, nel senso
che ha accertato l'inesistenza di qualsivoglia servitù di passo gravante la
particella n. __________in favore della particella n. __________. La
riconvenzione è stata respinta. Sul divieto di attraversamento postulato da
__________ __________ a carico del convenuto il Pretore non ha statuito,
spiegando nella motivazione del giudizio che l'attore avrebbe dovuto tollerare
il passaggio di __________ __________ durante il lasso di tempo strettamente indispensabile
a costui per ottenere la licenza edilizia e creare un proprio accesso alla
pubblica via. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le
azioni sono state addebitate al convenuto. La sentenza è stata confermata da
questa Camera, su appello di __________ __________, l'11 settembre 2001 (inc.
__________.__________.__________). Una doman­da di revisione introdotta il 2
dicembre 2001 dallo stesso convenuto contro tale sentenza è stata dichiarata
irricevibile da questa Camera il 17 dicembre 2001 (inc.
__________.__________.__________).

 

                                  C.   Frattanto,
con lettera del 6 novembre 2001 il patrocinatore di __________ __________ ha
comunicato a __________ __________ che

                                         (...) La nota
questione del diritto di passo è definitivamente risolta nel senso che Lei non
è legittimato a passare sulla proprietà del mio mandante.                 

                                         (…) Per darLe
comunque la possibilità di adattare il Suo accesso alla casa, sulla particella
n. __________, il sig. __________ è d'accordo di concederLe un termine sino al
30 giugno 2002, sempreché Lei si impegni a farlo, ritornandomi controfirmata la
presente lettera entro il 30 novembre 2001. Caso contrario, riterrò che Lei non
voglia riconoscere i diritti del sig. __________ (nonostante le sentenze dei Tribunali)
e procederò quindi in via esecutiva.

                                         Il
destinatario non ha reagito, sicché il 14 marzo 2002 __________ __________ lo
ha diffidato “a non più usufruire, a far data dal 1° maggio 2002, della
particella n. __________ (...) come passaggio dalla e alla Sua casa”. Senza
esito.

 

                                  D.   Il 2
maggio 2002 __________ __________ ha intimato a __________ __________ un
precetto esecutivo civile, ingiungendogli il “di­vieto di usufruire della
particella n. __________ RFD di __________, di proprietà del precettante, come
accesso alla e dalla particella n. __________RFD di __________ di proprietà del
precettato”, con la comminatoria dell'esecuzione effettiva. __________
__________ ha inoltrato opposizione il 10 maggio 2002 al Pretore del Distretto
di Bellinzona. Statuendo il 18 giugno 2002 in luogo e vece del Pretore, il
Segretario assessore ha respinto l'op­posizione. Se non che, adita da
__________ __________, con sentenza del 12 agosto 2002 questa Camera ha
riformato il giudizio del Segretario assessore e ha confermato l'opposizione,
non ravvisando identità fra la prestazione chiesta con il precetto esecutivo e
quella enunciata nel titolo esecutivo, ossia nel dispositivo della sentenza
pretorile confermata in appello l'11 settembre 2001, il quale non conteneva
alcun formale divieto di attraversamento (inc.
__________.__________.__________).

 

                                  E.   Nelle
condizioni descritte __________ __________ si è nuovamente rivolto il 29 agosto
2002 al Pretore del Distretto di Bellinzona per ottenere, con un'azione possessoria,
che fosse proibito a __________ __________ e alla sua famiglia di passare sulla
sua particella n. __________per accedere alla particella n. __________dalla
pubblica via e viceversa. Egli ha sollecitato inoltre l'emanazione di un
decreto esecutivo nel quale figurasse la comminatoria dell'art. 292 CP,
l'avvertenza che la trasgressione del divieto avrebbe costituito un valido
titolo per il risarcimen­to dei danni e l'ingiunzione alla forza pubblica di
prestare ausilio nel caso in cui il convenuto avesse disatteso l'ordine. All'udienza
del 31 ottobre 2002 __________ __________ ha postulato la reiezione
dell'istanza. Statuendo il 31 ottobre 2002 in luogo e vece del Pretore, il
Segretario assessore ha accolto l'azione, ha vietato a __________ __________ e
alla sua famiglia di transitare sulla particella n. __________, ha comminato
l'esecuzione effettiva del giudizio e ha posto le spese (fr. 50.–), con una
tassa di giustizia di fr. 250.–, a carico del convenuto, tenuto a rifondere a
__________ __________ fr. 900.– per ripetibili.

 

                                  F.   Contro
la sentenza appena citata __________ __________ ha introdotto un appello del 15
novembre 2002 nel quale chiede che, previa concessione dell'effetto sospensivo,
l'azione possessoria sia respin­ta e il giudizio del Segretario assessore riformato
di conseguenza. L'appello non è stato intimato a __________ __________.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il
Pretore statuisce su un'azione possessoria con procedura con­tenziosa di camera
di consiglio (art. 374 CPC con rinvio agli art. 361 segg.). La sua sentenza è
quindi appellabile senza riguardo al valore litigioso (I CCA, sentenza del 26
settembre 1991 in re S., consid. 6). Introdotto nel termine di 10 giorni dalla
notifica del giudizio impugnato, intervenuta il 5 novembre 2002, l'appello in
esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   L'art.
928 cpv. 1 CC stabilisce che il possessore turbato da un atto di illecita violenza
può promuovere azione di manutenzione contro l'autore della turbativa, anche se
questi pretende di agire con diritto. L'azione ha per oggetto la cessazione
della turbativa, il divieto di turbative ulteriori e il risarcimento dei danni
(art. 928 cpv. 2 CC). Essa soggiace – come l'azione di reintegra (art. 927 CC)
– a un doppio limite di tempo, il cui rispetto va accertato d'uf­ficio (Rep.
1996 pag. 190 consid. 4 con rinvii): da un lato il possessore deve avere
reclamato immediatamente, dall'altro deve avere intentato causa entro un anno
dalla turbativa, quand'anche abbia avuto conoscenza solo più tardi del fatto e
del suo autore (art. 929 cpv. 1 e 2 CC). Se la turbativa si ripete, il termine
annuo ricomincia a decorrere ogni volta (Steinauer,
Les droits réels, vol. I, 3ª edizione, pag. 102 n. 369), salvo che le varie
turbative costituiscano un tutt'uno, ovvero un disturbo durevole, nel qual caso
fa stato il momento in cui esso è cominciato (Stark
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB II, Basilea 1998, n. 5 ad art.
929 CC). La perenzione di un anno ricomincia a decorrere, ad esempio, da ogni
passaggio quotidiano di un determinato veicolo rumoroso (Stark in: Berner Kommentar, 3ª
edizione, n. 13 all'art. 929 CC in fine) oppure da ogni singolo accesso
indebito al fondo altrui (Simonius/Sut­ter,
Schwei­zerisches Immobiliarsachenrecht, vol. I, Basilea 1995, pag. 392, § 12 n.
30).

 

                                   3.   In
concreto il Segretario assessore ha rilevato che con la lettera del 6 novembre
2001, spedita un paio di due settimane dopo il passaggio in giudicato della
sentenza di appello (dell'11 settembre 2001), l'istante ha reclamato con
prontezza nei confronti del vicino, che continuava ad attraversare il suo
fondo. A parte ciò, ogni attraversamento costituiva una turbativa a sé stante,
sicché la susseguente diffida del 14 marzo 2002, “inti­ma­ta dopo nuove lesioni
del possesso”, era in ogni modo tempestiva. Il Segretario assessore non ha
disconosciuto che a __________ __________ era stato concesso – con la sentenza
pretorile del 24 marzo 2000 – un periodo di tolleranza fino al conseguimento
della licenza edilizia necessaria per formare un accesso proprio, ma a distanza
di un anno dal passaggio in giudicato della sentenza di appello tale periodo
doveva ritenersi abbondantemente scaduto. Per il resto, ha epilogato il
Segretario assessore, non configura abuso di diritto revocare un'autorizzazione
di passo rilasciata a titolo precario, anche se il beneficiario ne ha fruito
per anni. Donde, in sintesi, l'accoglimento dell'istanza e l'emanazione del
divieto richiesto, con la comminatoria dell'esecuzione effettiva.

 

                                   4.   L'appellante persiste nell'affermare che in concreto l'istante non
ha “immedia­ta­mente reclamato” come prescrive l'art. 929 cpv. 1 CC. Asserisce
che la raccomandata del 6 novembre 2001 era una semplice lettera in cui
l'istante gli fissava un termine fino al 30 giugno 2002 per formare un accesso
proprio, a condizione ch'egli ritornasse entro il 30 novembre 2001 lo scrit­to
controfirmato in segno di accettazione. Non avendo egli reagito, l'istante non
poteva ignorare ch'egli avrebbe continuato a transitare sul suo fondo. Avrebbe
quindi dovuto reclamare tempestivamente il 1° dicembre 2001. Invece la diffida
del 14 marzo 2002 è seguita a distanza di tre mesi. D'altro lato, secondo il
convenuto, il comportamento av­versario trascende nell'abuso di diritto (art. 2

                                         cpv. 2
CC), poiché fino al 1998 l'istante non gli ha mai impedito di attraversare la
particella n. __________. I dissidi sono cominciati solo quando egli ha reso
noto l'intenzione di ristrutturare il proprio stabile. Ponderati i reciproci
interessi, tuttavia, appare abusivo pretendere oggi la soppressione di un passo
che esiste da oltre cent'anni e che non ha mai dato alcun fastidio. Ciò giustifica
a maggior ragione il rigetto dell'istanza e la riforma della sentenza impugnata.

 

                                   5.   Per reclamo “immediato” si intende un reclamo introdotto con
prontezza, nel termine ragionevolmente necessario per un primo esame della
situazione (Rep. 1981 pag. 158 consid. 3.1 in fine; Stark in: Berner Kommentar, op. cit., n. 6 ad art. 929 CC).
Un reclamo successivo di due mesi alla conoscenza dei fatti è stato giudicato
tardivo da questa Camera (sentenza del 3 novembre 1994 in re P., consid. 3),
come pure un reclamo intervenuto a distanza di sette settimane (sentenza del 27
gennaio 1994 in re F., consid. 3), termine che per diritto federale sembra
porsi invero al limite dell'arbitrio (Rep. 1996 pag. 190 consid. 4b; Steinauer, op. cit., pag. 97 n. 350b
con rinvii). Nella fattispecie l'istante ha invitato l'appellante ad astenersi
dal continuare ad attraversare il suo fondo con raccomandata del 6 novembre
2001, appena un paio di settimane dopo il passaggio in giudicato della sentenza
di appello (emessa l'11 settembre 2001 e intimata il 18 settembre successivo)
che confermava quella del Pretore. L'interessato non contesta di avere
continuato ad attraversare la particel­la 

                                         n.
__________ anche in pendenza di appello. Mal si comprende perciò come il reclamo
possa ritenersi tardivo. Su questo punto l'appello manca già a prima vista di
consistenza.

 

                                   6.   L'appellante
obietta che la lettera del 6 novembre 2001 non può considerarsi alla stregua di
un reclamo. L'argomentazione sfiora la temerarietà. L'istante ha spiegato con
chiarezza, in quella let­tera, che non aveva alcuna intenzione di tollerare
ulteriori attraversamenti del suo fondo, ma che in via amichevole sarebbe stato
disposto a transigere fino al 30 giugno 2002, sempre che l'appellante si fosse
dichiarato d'accordo di cessare poi ogni turbativa, controfirmando la lettera
entro il 30 novembre 2001. L'appellante non aven­do accettato l'offerta, la
prospettata dilazione è venuta a cadere e il reclamo ha esplicato i suoi
effetti sin dal 1° dicembre 2001 (“Caso contrario, ... procederò quindi in via
esecutiva”). Ulteriori diffide, manifestamen­te, non occorrevano. Che poi
l'istante abbia protestato una seconda volta il 14 marzo 2002 nulla muta alla
tempestività del primo reclamo. Si aggiunga, ad ogni buon conto, che tutto
induce a ritenere tempestivo anche il secon­do reclamo. È appena il caso di ricordare,
in effetti, che la turbativa lamentata dall'istante si ripete ogni qual volta
l'appellante passa sulla particella n. __________ (sopra, consid. 2 in fine). E
l'appellante non nega di avere continuato a transi­tare sul fondo dell'istante
anche dopo il 1° dicembre 2001, né risulta avere approntato nel frat­tempo un
accesso proprio dalla sua particella n. __________alla pubblica via. Anzi, egli
chiede che sia conferito effetto sospensivo all'appello odierno proprio per
continuare a passare sulla particella n. __________– senza alcun diritto –
anche in pendenza di ricorso. Attardarsi oltre a vagliare la tempestività del
reclamo in una situazione del genere non avrebbe senso. L'appello sfiora finanche
il pretesto.

 

                                   7.   In
secondo luogo l'appellante si duole, come si è accennato, di un abuso di
diritto. Egli non spiega tuttavia perché l'argomentazione del Segretario
assessore, secondo cui non viola l'art. 2 cpv. 2 CC revocare un'autorizzazione
rilasciata a titolo precario quantunque il beneficiario ne abbia fruito per
anni, sarebbe erronea. Sia come sia, si volesse anche ammettere che gli estremi
dell'abuso vadano appurati d'ufficio (DTF 128 III 206 consid. 1c), senza
riguardo alla carente motivazione dell'appello, l'esito del giudizio non
muterebbe. Per principio infatti un'au­to­rizzazione rilasciata a titolo
precario può sempre essere revocata (DTF 103 II 100 in fondo; analogamente: DTF
dell'8 marzo 1999 in re F., consid. 3b; v. anche Stark in: Berner Kommentar, op. cit., n. 31, 31a e 31b del­le
osser­vazioni preliminari agli art. 926–929 CC). Ciò è avvenuto al più tardi,
nella fattispecie, con la petizione del 4 maggio 1998. Poco importa che il
passo pedonale esista – asseritamen­te – da cent'anni senza infastidire alcuno.
L'abuso di diritto presuppone un'accettazione e non una semplice tolleranza del
concedente. Il proprietario del fondo deve quindi avere tenuto un comportamen­to
tale da destare nella controparte aspettative degne di protezio­ne; trattandosi
di passività, questa deve poter essere interpre­tata con sicurezza come una
rinuncia al diritto o deve avere recato pregiudizio alla controparte (DTF 106
II 323 consid. 3a con riferimenti; nello stesso senso: DTF del 29 novembre 1995
in re R., consid. 3). Neppure il convenuto sostiene che nel caso specifico si
riscontrino presupposti del genere. Sep­pure si volesse poi procedere a una
ponderazione d'in­te­ressi, giovi rammentare che l'appellante ha avuto un anno
di tempo (dal passaggio in giudicato della sentenza di appello fino all'introduzione
dell'attuale azione possessoria) per procurarsi la licenza edilizia destinata a
formare un accesso proprio. Nulla avvalora l'ipotesi perciò che il
comportamento dell'istante si riconduca a intenti vessatori (Baumann in: Zürcher Kommentar, 3ª
edizione, n. 305 ad art. 2 CC). Anche al riguardo l'appello denota la sua
totale infondatezza.

 

                                   8.   Il
dispositivo della sentenza impugnata richiede per vero una precisazione a
futura memoria. Nella misura in cui il divieto di transitare sulla particella
n. __________è rivolto non solo al convenuto, ma anche “alla sua famiglia”,
l'ingiunzione non è suscettibile di esecuzione effettiva. Anzitutto non è dato
di sapere chi siano concretamente i membri della famiglia. Per di più, fossero
anche identificabili, essi non sono stati convenuti in giudizio né tanto meno
sono stati sentiti (art. 84 CPC). Non spetta a questa Camera riformulare
d'ufficio il dispositivo n. 1 del giudizio in rassegna, non appellato sotto
tale profilo. Basti rilevare che, per quan­to riguarda la famiglia del
convenuto, la comminatoria dell'esecuzione effettiva impartita dal Segretario
assessore (dispositivo n. 1.1) è inefficace.

 

                                   9.   L'emanazione
del presente giudizio rende senza oggetto la richiesta di effetto sospensivo
contenuta nell'appello. Gli oneri processuali, commisurati all'entità del litigio
e all'irriducibile pervicacia dell'appellante, che non merita protezione,
seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CC). Non si giustifica per converso di
assegnare ripetibili all'istante, cui l'appello non è stato intimato e non ha
causato costi presumibili.

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC

 

e vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto nel senso dei considerandi e la sentenza impugnata è confermata.

                                      

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 450.–    

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
500.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria