# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e03d158b-ad6c-5c92-bc2d-ff872651f02b
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-09-05
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 05.09.2016 BB.2016.257
**Docket/Reference:** BB.2016.257
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2016-257_2016-09-05

## Full Text

Esame degli atti (art. 101 seg. in relazione con l'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP).;;Esame degli atti (art. 101 seg. in relazione con l'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP).;;Esame degli atti (art. 101 seg. in relazione con l'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP).;;Esame degli atti (art. 101 seg. in relazione con l'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP).

Decisione del 5 settembre 2016 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Giorgio Bomio e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Luca Marcellini, 

Reclamante 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Esame degli atti (art. 101 seg. in relazione con l'art. 107 

cpv. 1 lett. a CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2016.257 

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 Fatti: 

A. Il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) conduce dal 17 lu-

glio 2015 un procedimento penale a carico di B., poi esteso ad altri, per titolo di 

riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP. Tale inchiesta è stata avviata a 

seguito di una comunicazione spontanea d’informazioni, contestuale richiesta 

di assistenza giudiziaria e costituzione di una squadra investigativa comune, del 

9 luglio 2015 inviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mi-

lano, Direzione Distrettuale Antimafia, la quale conduce un procedimento pe-

nale nei confronti di C., D. e B. per titolo di riciclaggio aggravato dal metodo 

mafioso e dalla transnazionalità del reato. Le indagini estere sono state aperte 

a seguito di una denuncia sporta il 3 novembre 2014 da parte di un imprenditore 

immobiliare italiano, il quale, a seguito di un prestito di denaro di EUR 2 milioni 

concessogli da C. e D., ha dichiarato di essere stato oggetto di episodi di vio-

lenza e minaccia per ottenere la restituzione della somma maggiorata di inte-

ressi di carattere usurario. Il 9 febbraio 2016 l’inchiesta svizzera è stata estesa 

nei confronti di A. per titolo di carente diligenza in operazioni finanziarie e diritto 

di comunicazione ai sensi dell’art. 305ter CP. Secondo quanto emerso nel corso 

delle indagini elvetiche, vi sarebbero sufficienti elementi di prova che confer-

mano l’ipotesi secondo la quale B. ed altri hanno condotto un’attività di riciclag-

gio in territorio svizzero avvalendosi anche di persone fisiche e giuridiche, in 

particolare della E. SA e della F. SA, riconducibili a A. (v. act. 4 pag. 2 e segg.). 

 

 

B. Il 13 novembre 2015 il MPC ha ordinato la perquisizione del domicilio di A. e 

delle sedi della E. SA e della F. SA, a seguito della quale è stato disposto il 

sequestro di conti bancari del predetto e delle società in questione, nonché di 

documentazione, oggetti e valori (v. act. 1.4).  

 

 

C. In data 13 maggio 2016 A. ha chiesto al MPC di poter accedere all'incarto ri-

guardante la procedura elvetica, segnatamente di poter disporre delle copie dei 

verbali degli interrogatori sino a quel momento svolti (v. act. 1.8).  

 

 

D. Il 9 giugno 2016 il MPC ha respinto la suddetta istanza, affermando che, vista 

la complessità del caso nonché l’importante mole di informazioni raccolte, i primi 

interrogatori del predetto sono stati pianificati a tappe, anche in ragione della 

sua disponibilità. Inoltre, era in corso l’assunzione di altre prove principali, con 

possibilità per le parti di presenziarvi (v. act. 1.1). 

 

 

E. Con reclamo del 20 giugno 2016 A. è insorto contro la suddetta decisione di-

nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendo, da 

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un lato, l'annullamento della stessa, dall'altro, l'autorizzazione ad accedere agli 

atti del procedimento, con facoltà di estrarne copia (v. act. 1). 

 

Mediante osservazioni del 1° luglio 2016 il MPC ha postulato la reiezione del 

reclamo, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 4).  

 

 

F. Con replica del 18 luglio 2016, trasmessa al MPC per conoscenza, il reclamante 

si è riconfermato nelle sue conclusioni ricorsuali.  

 

 Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale sviz-

zero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale del 

19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le de-

cisioni e gli atti procedurali del pubblico ministero.  

 

Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissi-

bilità dei reclami che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambito, 

dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 e 393 cpv. 

2 CPP; TPF 2012 155 consid. 1.1 e 2011 60; PATRICK GUIDON, Die Beschwerde 

gemäss schweizerischer Strafprozessordnung, tesi di laurea bernese, Zu-

rigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la giurisprudenza citata). 

 

1.2 Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presentato 

e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, lo scritto impu-

gnato, datato 9 giugno 2016, è stato notificato al reclamante in data 10 giugno 

2016 (v. act. 1 pag. 2 e act. 1.1). Il reclamo, interposto il 20 giugno 2016, è 

pertanto tempestivo.  

 

1.3 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno 

un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). La legittimazione del reclamante – imputato nel 

procedimento penale e direttamente toccato dalla decisione impugnata (v. art. 

107 cpv. 1 lett. a in relazione con l'art. 104 cpv. 1 CPP) – è indiscutibile. 

 

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1.4 Giusta l'art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le viola-

zioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la 

denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei 

fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c). 

 

 

2. Il reclamante si duole di una violazione del diritto di essere sentito, per avergli il 

MPC rifiutato l'accesso agli atti dell'incarto nonché la possibilità di estrarne co-

pia.  

 

2.1 La facoltà delle parti di avere accesso agli atti è garantita in modo generico 

dall’art. 107 cpv. 1 lett. a CPP. L’art. 101 cpv. 1 CPP precisa tuttavia che le parti 

possono esaminare gli atti del procedimento penale pendente al più tardi dopo 

il primo interrogatorio dell’imputato e dopo l’assunzione delle altre prove princi-

pali da parte del pubblico ministero, con riserva delle limitazioni previste dall’art. 

108 CPP. Vale come primo interrogatorio ai sensi di questa disposizione anche 

un interrogatorio da parte della polizia su delega del pubblico ministero 

(MARKUS SCHMUTZ, Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2014, n. 14 ad art. 

101 CPP). L’accesso agli atti può pertanto essere limitato prima del primo inter-

rogatorio dell’imputato, fatta salva l’ipotesi di cui all’art. 225 cpv. 2 CPP relativa 

all’esame degli atti in caso di carcerazione preventiva. Ciò corrisponde alla spe-

cifica volontà del legislatore federale, che ha rifiutato di riconoscere in maniera 

generale all’imputato un diritto di consultare l’incarto fin dall’inizio del procedi-

mento. Il Consiglio Nazionale ha respinto una proposta di minoranza che an-

dava in tale direzione, in quanto un accesso completo ed assoluto agli atti fin 

dall’inizio del procedimento avrebbe potuto ostacolare la ricerca della verità ma-

teriale (Boll. Uff. 2007 CN 949/950). L’esame degli atti da parte dell’imputato 

prima del suo primo interrogatorio non è dunque garantito dal Codice di proce-

dura penale, anche se nulla impedisce al pubblico ministero di concedere tale 

facoltà, anche solo parzialmente, già a quel momento. Ad ogni modo, né il diritto 

costituzionale né le convenzioni in materia di diritti dell'uomo garantiscono 

all’imputato o al suo difensore il diritto incondizionato di esaminare gli atti del 

procedimento a questo stadio della procedura (DTF 137 IV 172 consid 2.3 con 

rinvii; sentenza del Tribunale federale 1B_316/2011 del 27 luglio 2011, consid. 

2.4; MARIA GALLIANI GODENZI/LUCA MARCELLINI, Codice svizzero di procedura 

penale [CPP] - Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, n. 5 e segg. ad art. 101 

CPP; DANIELA BRÜSCHWEILER, in A. Donatsch/T. Hansjakob, V. Lieber (ed.) 

StPO Komm., 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 2 e segg. ad art. 101 

CPP; NIKLAUS SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommen-

tar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 2 e segg. ad art. 101 CPP; FELIX 

BOMMER, Parteirechte der Beschuldigten Person bei Beweiserhebungen in der 

Untersuchung, in Recht 2010 pag. 206). La condizione del primo interrogatorio, 

prevista all’art. 101 cpv. 1 CPP, deve considerarsi adempiuta anche se l’impu-

tato si è rifiutato di deporre (BRÜSCHWEILER, op. cit., n. 4 ad art. 101 CPP; 

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SCHMID, op. cit., n. 3 ad art. 101 CPP). Per quanto attiene al concetto di prove 

principali, di cui allo stesso capoverso, va rilevato che la determinazione di quali 

siano dette prove lascia un certo margine interpretativo all’autorità inquirente; 

tuttavia, ritenuto che le parti ed i loro patrocinatori hanno la facoltà di partecipare 

fin dal primo momento all’assunzione delle prove, una limitazione dell’accesso 

agli atti per tale motivo dovrebbe rimanere assai limitata, anzi si imporrà di an-

ticipare la possibilità di esame per consentire un adeguato esercizio del con-

traddittorio e evitare di dover ripetere l’atto di procedura (GALLIANI 

GODENZI/MARCELLINI, op. cit., n. 6 ad art. 101 CPP). 

 

2.2  

2.2.1 In concreto, il reclamante è stato interrogato a più riprese dalle autorità inqui-

renti, dapprima come persona informata sui fatti e poi come imputato. Con 

quest’ultimo statuto è stato segnatamente interrogato dal MPC il 3 giugno 2016. 

Il reclamante ritiene che, in tali circostanze, considerare, come sostenuto dal 

MPC, che ci si trovi ancora nella fase di un primo interrogatorio non ancora 

concluso per rifiutare un accesso agli atti sarebbe manifestamente contrario 

all’art. 101 CPP nonché lesivo del diritto di essere sentito e del principio di pro-

porzionalità. Il MPC afferma che i primi interrogatori degli imputati, viste la com-

plessità del caso e l’importante mole di informazioni raccolte, sono stati pianifi-

cati a tappe, anche in ragione delle disponibilità dei difensori, i quali avrebbero 

sovente richiesto il rinvio degli stessi.  

 

Da una parallela procedura pendente presso questa autorità relativa ad un re-

clamo interposto da A. avverso un rifiuto di dissequestro di conti bancari risulta 

che il predetto è stato interrogato dal MPC anche il 29 luglio scorso 

(v. BB.2016.271-273, act. 8.1). Ora, la possibilità di suddividere l’esecuzione 

del primo interrogatorio in più momenti è data allorquando l’inchiesta si basa su 

di un complesso fattuale voluminoso e tale modo di procedere risulta quindi 

necessario per permettere all’autorità inquirente di contestare all’imputato una 

prima volta tutti i fatti (v. SCHMUTZ, op. cit., n. 14 ad art. 101 CPP; cfr. sentenza 

del Tribunale federale 1B_132/2014 del 23 aprile 2014, consid. 3.3; sentenze 

del Tribunale penale federale BB.2015.11 del 22 ottobre 2015, consid. 3.2; 

BB.2012.124 del 22 gennaio 2012, consid. 3.2). In concreto, il reclamante, pur 

asserendo che “durante decine di ore di interrogatori” le domande vertevano 

sovente “su argomenti già trattati in precedenza e non su comportamenti costi-

tutivi di reato” (v. act. 1 pag. 5), non sostiene che il MPC abbia esaurito il ven-

taglio complessivo delle fattispecie su cui verte il primo interrogatorio. Nella mi-

sura in cui il suo coinvolgimento nell’inchiesta è iniziato solamente nel novem-

bre 2015, con il sequestro da parte dell’autorità penale di conti bancari e altri 

valori di sua pertinenza e il suo interrogatorio in qualità di persona informata sui 

fatti, e tenuto conto che le contestazioni nei suoi confronti sono strettamente 

legate a fatti e a risultanze istruttorie concernenti il procedimento estero, e di-

pendono quindi dall’evasione di richieste rogatoriali, non si può affermare che 

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la segmentazione del primo interrogatorio del reclamante sia per il momento 

contraria all’art. 101 CPP, sproporzionata o comunque lesiva del diritto di es-

sere sentito. Certo il fatto di estendere il primo interrogatorio sull’arco di così 

tanti mesi può entrare in contrasto con la volontà del legislatore di autorizzare 

l’accesso agli atti in maniera celere, ma data la complessità dell’inchiesta e i 

suoi risvolti internazionali, non vi è attualmente ragione per non tutelare l’agire 

del MPC. 

 

2.2.2 Il MPC ha del resto motivato il suo rifiuto di accesso agli atti anche in ragione 

della necessaria assunzione di altre prove principali. Dopo aver illustrato l’atti-

vità investigativa svolta sino ad ora, esso prevede di procedere con il primo 

interrogatorio dei coimputati G., che risiede all’estero, e H., ai quali verrà chiesto 

di prendere posizione su tutti gli elementi emersi nel corso dell’istruttoria, com-

presi quelli più recenti. Inoltre, ulteriori commissioni rogatorie attive e una serie 

di interrogatori risulterebbero essere necessari per verificare in che modo il re-

clamante avrebbe operato quale broker finanziario nel quadro della commercia-

lizzazione di diamanti (v. act. 4 pag. 7). L’autorità inquirente elvetica intende 

altresì stabilire, anche mediante rogatorie, l’origine delle somme di denaro tran-

sitate su un conto bancario del reclamante accreditate da I., utilizzate per sé e 

per le società E. SA e F. SA. Necessari risulterebbero anche essere gli interro-

gatori di confronto, ritenuto che al momento esisterebbero alcune dichiarazioni 

rilasciate dagli imputati contrastanti tra loro. Quanto precede permette senz’al-

tro di confermare l’esistenza di ulteriori prove principali da assumere, per cui, 

anche da questo punto di vista, il rifiuto di accesso agli atti non presta fianco a 

critiche. 

 

2.3 In sede di risposta il MPC ha aggiunto che l’accesso agli atti andrebbe rifiutato 

anche per evitare l’abuso da parte dell’imputato dei suoi diritti. Esso afferma 

che il legale di una società presso la quale è stata eseguita una perquisizione 

domiciliare gli avrebbe segnalato l’esistenza di ripetute richieste, intervenute 

prima del 13 maggio 2016, data della richiesta di accesso agli atti al MPC, rivol-

tegli dal reclamante volte ad ottenere copia degli atti del procedimento penale 

federale in suo possesso, quali ad esempio i verbali di sequestro e la lista dei 

documenti sequestrati presso la società. Esso ritiene inoltre che la restrizione 

del diritto di essere sentito sarebbe giustificata anche per garantire la sicurezza 

di persone, nonché per tutelare interessi pubblici o privati al mantenimento del 

segreto, viste le minacce di cui sono state vittima recentemente sia stretti fami-

liari delle persone offese che la sorella del reclamante. A suo dire, qualsiasi atto 

processuale che dovesse essere messo a disposizione delle parti potrebbe es-

sere utilizzato per favorire nuove azioni intimidatorie o per recare danno alla 

sicurezza delle persone.  

Ora, se le minacce in questione erano tese a influenzare il contenuto delle prove 

che l’autorità inquirente sta raccogliendo (pericolo di collusione) ed hanno rap-

presentato un reale pericolo per l’incolumità dei destinatari, il rifiuto di accedere 

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agli atti andrebbe confermato anche sulla base dell’art. 108 CPP. La questione 

non merita tuttavia ulteriore disamina, dato che il gravame va respinto già solo 

per i motivi esposti in precedenza (v. consid. 2.2.1 e 2.2.2).  

 

 

3. In conclusione il reclamo è respinto.  

 

 

4. Giusta l'art. 428 cpv. 1 CPP le parti sostengono le spese della procedura di 

ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. La tassa di 

giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8 cpv. 3 del rego-

lamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le inden-

nità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata 

nella fattispecie a fr. 2'000.--. 

 

 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 6 settembre 2016 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Luca Marcellini 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro la presente decisione non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.