# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 68570da8-3da6-5e3e-ab0b-a876305d7bd8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-10-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.10.2025 B-786/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-786-2023_2025-10-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

Decisione impugnata davanti al TF 

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-786/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3  o t t o b r e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Marc Steiner, Pascal Richard,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,   

patrocinata dall'avv. Ivano Genovini, Studio legale e notarile,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Croce Rossa Svizzera,  

Riconoscimento dei titoli professionali,  

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Riconoscimento di diploma "terapista della riabilitazione". 

 

 

 

B-786/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 2 marzo 2022, A._______ (in seguito: la ricorrente) ha presentato, 

presso la Croce Rossa Svizzera (in seguito: l'autorità inferiore o CRS), una 

domanda di riconoscimento del titolo estero "Diploma di Terapista della 

Riabilitazione" rilasciato in Italia il (…) ottobre 1993, finalizzata ad eserci-

tare in Svizzera la professione di Fisioterapista, livello scuola universitaria 

professionale. 

Fra i documenti prodotti nel quadro della procedura di riconoscimento si 

segnala in particolare i seguenti:  

- Certificato di frequenza del (…) luglio 2022 e schema del programma d’insegnamento 

AIAS B._______ del (…) maggio 2022; 

- Attestato di onorabilità professionale del (…) aprile 2022; 

- Diploma di terapista della riabilitazione del (…) ottobre 1993; 

- Bolli accademici dell’Università degli studi di B._______ (1986-1990); 

- 65 attestati di partecipazione a formazioni continue (1993-2020); 

- Certificato di lavoro del (…) febbraio 2022; 

- Curriculum vitae. 

A.b Mediante decisione parziale del 27 dicembre 2022, l’autorità inferiore 

ha respinto la domanda di riconoscimento, ritenendo che per ottenere il 

riconoscimento di fisioterapista (livello scuola universitaria professionale) 

la ricorrente avrebbe dovuto svolgere e superare dei provvedimenti di com-

pensazione. A tal proposito ha invitato la ricorrente a scegliere fra un tiro-

cinio di adattamento di 6 mesi, accompagnato da una formazione comple-

mentare nel campo del lavoro scientifico e l’esecuzione di una prova atti-

tudinale. L’autorità inferiore ha infatti constatato che la formazione della 

ricorrente presenta differenze sostanziali rispetto a quella impartita in Sviz-

zera. Innanzitutto nella durata della formazione teorica e pratica. Differenza 

a causa della quale essa ha ritenuto che i contenuti essenziali della fisio-

terapia, seppur presenti, non avrebbero potuto essere sufficientemente 

dettagliati. In secondo luogo la CRS ha constatato l’esistenza di lacune 

significative relative ai contenuti non avendo la ricorrente ricevuto alcun 

insegnamento nel lavoro scientifico e non potendo pertanto disporre delle 

conoscenze richieste nell’ambito dei metodi di ricerca scientifica nel settore 

sanitario della pratica professionale basata sulle prove di efficacia (“evi-

dence based practice”). L’autorità inferiore ha quindi ritenuto che sebbene 

l’esperienza professionale maturata in Italia potesse compensare le lacune 

nella formazione riconducibili alla durata insufficiente dei tirocini e della 

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formazione teoria e pratica, essa non potesse compensare le lacune rela-

tive ai contenuti, e meglio nelle competenze scientifiche (generiche e spe-

cifiche).  

B.  

Contro il suddetto provvedimento, il 9 febbraio 2023 la ricorrete è insorta 

dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (in seguito: Tribunale, TAF), 

chiedendone l’annullamento e il riconoscimento dell’equivalenza del titolo 

di studio in suo possesso a quello svizzero di Fisioterapista (livello scuola 

universitaria professionale) senza doversi sottoporre ad alcun provvedi-

mento di compensazione. Essa ha inoltre protestato tasse, spese e ripeti-

bili.  

A suffragio delle proprie argomentazioni, su cui si tornerà nel dettaglio nei 

considerandi in diritto, essa ha allegato nuovi documenti, in aggiunta a 

quelli già prodotti dinnanzi all’autorità inferiore, fra cui si segnala i seguenti: 

- Certificazione AIAS del (…) aprile 2012 (doc D); 

- Circolare per gli allievi AIAS del (…) febbraio 1992 (doc. F); 

- Certificato d’iscrizione all’albo del (…) marzo 2021 (doc. G);  

- Attestato di conformità del (…) maggio 2021 (doc. I); 

- Attestazione dell’Assessorato dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale della Re-

gione C._______ (doc. J); 

- Presentazione del Bachelor of science in Fisioterapia SUPSI (doc. K) e dettaglio corso 

di metodologia (doc. P); 

- Piano di studio Bachelor of science in Fisioterapia HES-SO (doc. L); 

- ECTS: guida per l’utente (doc. M); 

- Email del 3 febbraio 2022 con SUPSI (doc. N); 

- Decreto interministeriale relativo all’equiparazione dei diplomi delle scuole dirette a fini 

speciali dell’11 novembre 2011 (doc. Q); 

C.  

Con risposta del 28 aprile 2023, comprensiva dell'incarto completo, l'auto-

rità inferiore si è chinata sulle specifiche censure della ricorrente ed ha 

chiesto di respingere il ricorso. 

D.  

Con replica del 6 luglio 2023 – unitamente alla quale la ricorrente ha pro-

dotto il D.P.R del 28 febbraio 1986, n. 95 (§98.1.30983), modificazioni 

all’ordinamento didattico universitario relativamente al corso di laurea in 

medicina e chirurgia (doc. U) – e duplica del 19 ottobre 2023 le parti hanno 

contestato le rispettive prese di posizione, adducendo nuove 

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argomentazioni e si sono sostanzialmente riconfermate nelle proprie anti-

tetiche conclusioni.  

E.  

Con scritto del 21 novembre 2023 la ricorrente ha trasmesso nuovi mezzi 

probatori relativi al proprio percorso formativo (doc. W), sui quali l’autorità 

inferiore si è espressa con le osservazioni del 13 dicembre 2023, non rite-

nendoli atti a modificare la propria posizione.  

F.  

Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi e/o 

riportati nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della presente 

vertenza. 

 

  

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Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d'ufficio e liberamente la 

ricevibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti (cfr. DTAF 2007/6 consid. 

1). 

1.2 La decisione parziale del 27 dicembre 2022 è una decisione ai sensi 

dell'art. 5 cpv. 1 lett. c della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla pro-

cedura amministrativa (PA, RS 172.021). Il Tribunale amministrativo fede-

rale è competente per giudicare i ricorsi contro le decisioni dell'autorità in-

feriore in materia di riconoscimenti di titoli di studio (artt. 31, 32 e 33 della 

legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale [LTAF, RS 

173.32]; cfr. decisione incidentale del TAF B-1813/2020 del 26 febbraio 

2021 consid. 2.2). 

1.3 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa (art. 

48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto, è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

1.4 Inoltre, le disposizioni relative alla rappresentanza e patrocinio (art. 11 

PA), al termine di ricorso (art. 50 cpv. 1 PA), al contenuto e alla forma 

dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), all'anticipo delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 4 PA), nonché ai rimanenti presupposti processuali (art. 44 e 

segg. PA), sono rispettate. 

1.5 Pertanto, nulla osta alla ricevibilità del ricorso. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati, giusta l'art. 49 PA in combinato disposto con l'art. 37 LTAF, la viola-

zione del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di ap-

prezzamento (lett. a), l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridi-

camente rilevanti (lett. b), nonché l'inadeguatezza (lett. c) (cfr. sentenza del 

TAF B-721/2021 del 10 febbraio 2022 consid. 2; ANDRÉ MOSER/MICHAEL 

BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungs-

gericht, 2a ed. 2022, marg. 2.149). 

2.2 Secondo la giurisprudenza e la dottrina, un'autorità abusa del suo po-

tere discrezionale (art. 49 lett. a PA), tra l'altro, adottando criteri inadeguati, 

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non tenendo conto o non effettuando un esame completo delle circostanze 

pertinenti, nonché non utilizzando criteri oggettivi (cfr. DTF 135 III 179 con-

sid. 2.1 in fine e 130 III 176 consid. 1.2 con rinvii; sentenze del TAF B-

721/2021 consid. 2.1, B-4988/2018 del 29 aprile 2020 consid. 2.1, B-

2710/2016 del 18 dicembre 2018 consid. 2.1 e B-628/2014 del 28 novem-

bre 2017 consid. 5.2.1). 

2.3 Per quanto riguarda l'accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 49 lett. b PA), secondo la giurisprudenza, esso risulta incompleto 

quando non tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per 

la decisione sono stati presi in considerazione dall'autorità inferiore. L'ac-

certamento è invece inesatto, allorquando segnatamente l'autorità ha 

omesso di amministrare la prova di un fatto rilevante, ha apprezzato in ma-

niera erronea il risultato dell'amministrazione di un mezzo di prova, o ha 

fondato la propria decisione su dei fatti erronei, in contraddizione con gli 

atti dell'incarto (cfr. sentenza del TAF B-4243/2015 del 13 giugno 2017 con-

sid. 4.1.1; BENOÎT BOVAY, Procédure administrative, 2a ed. 2015, pag. 566). 

2.4 Ai fini del presente giudizio vale la pena qui ricordare che la procedura 

amministrativa è retta dal principio dell'applicazione d'ufficio del diritto (iura 

novit curia), che impone all'autorità competente di esaminare liberamente 

la situazione giuridica, nonché applicare il diritto che considera determi-

nante e di darne l'interpretazione di cui è convinta (art. 62 cpv. 4 PA; DTF 

110 V 48 consid. 4a). Nell'effettuare tale applicazione, l'autorità competente 

non è vincolata dai motivi invocati dalle parti, né dall'opinione espressa da 

precedenti istanze di giudizio, bensì dal principio inquisitorio, in base al 

quale l'autorità amministrativa ha l'obbligo di accertare d'ufficio i fatti deter-

minanti per la decisione (cfr. DTAF 2007/41 consid. 2; PIERRE 

MOOR/ETIENNE POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, n. 2.2.6.5, 

pag. 300). 

2.5 Concernente l'inadeguatezza (art. 49 lett. c PA), l'istanza di ricorso può 

limitare il proprio potere d'esame nella misura in cui la natura della contro-

versia non consente un esame completo della decisione impugnata. Ciò 

può essere ad esempio il caso, se l'applicazione della legge riguarda que-

stioni tecniche e l'autorità inferiore risulta, sulla base delle proprie cono-

scenze tecniche, più adatta a rispondere e valutare tali domande, oppure 

se sorgono questioni di interpretazione che l'autorità inferiore, sulla base 

della sua vicinanza locale, materiale o personale, può giudicare in modo 

più appropriato (cfr. DTF 139 II 145 consid. 5 e 131 II 680 consid. 2.3.2; 

DTAF 2008/23 consid. 3.3 con rinvii; ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEUSCH/LO-

RENZ KNEUBÜHLER, op. cit., marg. 2.154 con rinvii). Pertanto, quando si 

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tratta di questioni tecniche o di interpretazione, secondo la dottrina e la 

giurisprudenza, il Tribunale stesso deve esercitare una certa limitazione 

nell'esame dell'interpretazione, nonché dell'applicazione di termini giuridici 

indefiniti e concedere all'autorità inferiore un certo margine di apprezza-

mento, se quest'ultima è più vicina alle circostanze locali, tecniche o per-

sonali, nonché se si tratta di valutare questioni tecniche (cfr. sentenza del 

TAF B-6791/2009 dell'8 novembre 2010 consid. 3.1 con rinvii; ANDRÉ MO-

SER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER, op. cit., marg. 2.155a con rin-

vii). 

3.  

Oggetto del contendere è il riconoscimento dell’equivalenza del Diploma 

italiano di Terapista della Riabilitazione della ricorrente con quello svizzero 

di Fisioterapista, livello SUP, segnatamente se la formazione estera differi-

sca in modo così significativo dalla formazione di riferimento svizzera da 

renderne possibile il riconoscimento solo dopo il completamento con esito 

positivo di provvedimenti di compensazione. 

4.  

4.1 Nel caso in esame si tratta di valutare una fattispecie di livello transfron-

taliero e di conseguenza occorre riferirsi all’Accordo del 21 giugno 1999 tra 

la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi 

Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone, entrato in 

vigore il 1° giugno 2002 (ALC; RS 0.142.112.681). All'art. 2 ALCP è garan-

tito il principio della non discriminazione, conformemente al quale i cittadini 

svizzeri e degli Stati membri dell'Unione europea non sono oggetto di al-

cuna discriminazione in base alla loro nazionalità. Principio che garantisce 

ai cittadini svizzeri e degli Stati membri dell'Unione europea il diritto, in ap-

plicazione dell'accordo, di non venire sfavoriti rispetto ai cittadini dello stato 

chiamato ad applicare l'ALCP (cfr. Messaggio del Consiglio federale del 23 

giugno 1999 [FF 1999 5092] pag. 5266; sentenza del TAF B-6825/2009 del 

15 febbraio 2010 consid. 3.1; YVO HANGARTNER, Der Grundsatz der Nicht-

diskriminierung wegen der Staatsangehörigkeit im Freizügigkeitsabkom-

men der Schweiz mit der Europäischen Gemeinschaft, in: Pratique juri-

dique actuelle [PJA] 2003, pag. 257 e 260; ALVARO BORGHI, La libre circu-

lation des personnes entre la Suisse et l'UE, Commentaire article par ar-

ticle de l'accord du 21 juin 1999, 2010, art. 2 n° 35 e segg.). Sono vietate 

non soltanto le discriminazioni manifeste fondate sulla nazionalità (discri-

minazioni dirette), bensì anche ogni forma dissimulata di discriminazione 

che conduca di fatto, attraverso l'applicazione di altri criteri distintivi, al me-

desimo risultato (discriminazione indiretta) (cfr. DTF 131 V 209 consid. 6.2; 

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DTF 130 I 26 consid. 3.2.3 ; sentenza del TAF B-6825/2009 del 15 febbraio 

2010 consid. 3.2; BIEBER/MAIANI, Précis de droit européen, 2a ed., 2011, 

pag. 179; HANGARTNER, op. cit., pag. 263). Per agevolare ai cittadini degli 

Stati membri dell'Unione europea e della Svizzera l'accesso alle attività di-

pendenti e autonome e il loro esercizio, nonché la prestazione di servizi, le 

parti contraenti adottano, conformemente all'Allegato III, le misure neces-

sarie per quanto riguarda il riconoscimento reciproco dei diplomi, dei certi-

ficati e di altri titoli e il coordinamento delle disposizioni legislative, regola-

mentari e amministrative delle parti contraenti in materia di accesso alle 

attività dipendenti e autonome e dell'esercizio di queste nonché di presta-

zione di servizi (art. 9 ALCP). Conformemente all'Allegato III dell'ALC, la 

Svizzera si impegna a riconoscere reciprocamente diplomi, certificati e altri 

titoli in applicazione degli atti giuridici e delle comunicazioni dell'Unione eu-

ropea (UE) ivi menzionati. Uno di questi atti giuridici è la Direttiva 

2005/36/CE, la quale è stata dichiarata applicabile mediante la decisione 

N. 2/2011 del Comitato misto UE-Svizzera del 30 settembre 2011 (RU 2011 

4859; Reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali; sentenza 

del TF 2C_472/2017 del 17 dicembre 2017 consid. 2.2.1 seg.; sentenza 

del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.1 con rinvii). 

La Direttiva 2005/36/CE fissa le regole per il riconoscimento di diplomi, cer-

tificati e altri titoli per quanto l'esercizio della professione sia regolamentato 

nello Stato membro ospitante (artt. 1 e 2 cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE). 

Il regime generale di riconoscimento di titoli di formazione si applica a tutte 

le professioni non coperte dai capi II e III (art. 10 della Direttiva 

2005/36/CE). Se, in uno Stato membro ospitante, l'accesso a una profes-

sione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di de-

terminate qualifiche professionali, l'autorità competente di tale Stato mem-

bro dà accesso alla professione e ne consente l'esercizio, alle stesse con-

dizioni dei suoi cittadini, ai richiedenti in possesso dell'attestato di compe-

tenza o del titolo di formazione prescritto, per accedere alla stessa profes-

sione o esercitarla sul suo territorio, da un altro Stato membro (art. 13 cpv. 

1 della Direttiva 2005/36/CE; cfr. sentenze del TF 2C_472/2017 del 7 di-

cembre 2017 consid. 2.2.2 e 2C_668/2012 del 1° febbraio 2013 consid. 

3.1.3; sentenza del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.1 con 

rinvii). 

Gli attestati di competenza o i titoli di formazione devono: a) essere stati 

rilasciati da un'autorità competente in uno Stato membro, designata ai 

sensi delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di tale 

Stato; b) attestare un livello di qualifica professionale almeno equivalente 

al livello immediatamente anteriore a quello richiesto nello Stato membro 

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ospitante, come descritto all'art. 11 (art. 13 cpv. 1 lett. a e b della Direttiva 

2005/36/CE). 

Per "professione regolamentata" si intendono attività, o l'insieme di attività 

professionali, l'accesso alle quali e il cui esercizio, o una delle cui modalità 

di esercizio, sono subordinati direttamente o indirettamente, in forza di 

norme legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di determi-

nate qualifiche professionali (cfr. art. 3 cpv. 1 lett. a della Direttiva 

2005/36/CE).  

Il riconoscimento delle qualifiche professionali da parte dello Stato membro 

ospitante permette al beneficiario di accedere in tale Stato membro alla 

stessa professione per la quale è qualificato nello Stato membro d'origine 

e di esercitarla alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato membro ospi-

tante (art. 4 cpv. 1 Direttiva 2005/36/CE). Giusta il cpv. 2, la professione 

che l'interessato intende esercitare nello Stato membro ospitante sarà 

quella per la quale è qualificato nel proprio Stato membro d'origine, se le 

attività coperte sono comparabili. 

4.2 La ricorrente, cittadina italiana residente in Svizzera, ha conseguito il 

“Diploma di Terapista della Riabilitazione" presso la Scuola per terapisti 

della riabilitazione di B._______ il (…) ottobre 1993, esercitando in Italia 

come fisioterapista per oltre vent’anni. La professione di fisioterapista è re-

golamentata sia in Svizzera (cfr. consid. 4.5 segg.) che nell’Unione europea 

(cfr. per i dettagli la sentenza del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 

consid. 2.2 con ulteriori rinvii). La Direttiva 2005/36/CE è pertanto applica-

bile. 

4.3 L’autorità competente dello Stato membro ospitante può esaminare, 

nell’ambito del riconoscimento generale – contrariamente al riconosci-

mento automatico, non applicabile alla presente fattispecie in quanto la 

professione di fisioterapista non rientra fra quelle previste dal Capo III della 

Direttiva 2005/36/CE – le qualifiche del richiedente sia a livello formale che 

sostanziale. Detta autorità deve verificare se i contenuti dei certificati e dei 

documenti presentati dal richiedente possono essere riconosciuti equiva-

lenti ai sensi delle proprie esigenze volte all’ottenimento dei certificati na-

zionali corrispondenti.  

In conformità con l’art. 14 della Direttiva 2005/36/CE, lo Stato membro ospi-

tante può esigere dal richiedente delle misure di compensazione, ossia un 

tirocinio di adattamento oppure una prova attitudinale. L’adozione di misure 

compensatorie viene determinata, secondo il regime generale di 

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riconoscimento, sulla base di un confronto della durata e dei contenuti della 

formazione conseguita con quella relativa al titolo di formazione richiesto 

nello Stato membro ospitante per l’esercizio della professione regolamen-

tata (cfr. sentenza del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.3 

con ulteriori riferimenti). L’autorità preposta dello Stato ospitante esamina 

se i contenuti dei certificati esibiti equivalgono alle proprie condizioni na-

zionali per l’ottenimento del titolo. Secondo il testo chiaro dell’art. 13 cpv. 1 

e 14 cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE, l’oggetto di confronto per il ricono-

scimento del diploma conseguito all’estero consiste nel titolo di formazione 

prescritto in Svizzera per esercitare la rispettiva professione regolamen-

tata. Se risultano differenze sostanziali, ossia una durata della formazione 

più corta, dei contenuti di formazione o un campo di attività divergenti, lo 

Stato membro ospitante può esigere dal richiedente delle misure di com-

pensazione (cfr. art. 14 cpv. 1 lett. a-c della Direttiva 2005/36/CE; sentenza 

del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.3 con rinvii).  

Nell’applicazione dell’art. 14 cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE occorre ri-

spettare il principio della proporzionalità. Se lo Stato membro ospitante in-

tende esigere dal richiedente un tirocinio di adattamento o una prova atti-

tudinale, esso deve verificare se le conoscenze acquisite da quest’ultimo 

nel corso della sua esperienza professionale in uno Stato membro o in un 

paese terzo possono colmare la differenza sostanziale o parte di essa (art. 

14 cpv. 5 della Direttiva 2005/36/CE). 

4.4 La legge federale del 30 settembre 2016 sulle professioni sanitarie 

(LPSan, RS 811.21), in vigore dal 1° febbraio 2020, disciplina i cicli di studio 

delle scuole universitarie per i professionisti sanitari negli ambiti delle cure 

infermieristiche, della fisioterapia, dell’ergoterapia, dell’ostetricia, dell’ali-

mentazione e della dietetica, dell’optometria e dell’osteopatia (cfr. Messag-

gio concernente la legge federale sulle professioni sanitarie del 18 novem-

bre 2015, di seguito: Messaggio LPSan, FF 2015 7125 segg. 7133). Il di-

segno di legge della LPSan uniforma le condizioni per l’autorizzazione 

all’esercizio della professione a livello federale, definendo obblighi profes-

sionali e misure disciplinari unitari, disciplinati in modo esauriente (Mes-

saggio LPSan, FF 2015 7125, 7135). 

4.5 In Svizzera l’esercizio della professione di fisioterapista a livello di 

scuola universitaria professionale, è regolato dalla LPSan, dall’Ordinanza 

sul riconoscimento delle professioni sanitarie del 13 dicembre 2019 

(ORPSan, RS 811.214) e dall’Ordinanza sulle competenze professionali 

specifiche delle professioni sanitarie secondo la LPSan (OCPSan, RS 

811.212). 

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La professione di fisioterapista è considerata una professione sanitaria ai 

sensi dell’art. 2 cpv. 1 lett. b LPSan. Per i cicli di studi elencati all’art. 2 cpv. 

2 LPSan, tra i quali è compreso il bachelor in fisioterapia (art. 2 cpv. 2 lett. 

a cifra 2 LPSan), gli artt. 3 segg. LPSan prevedono delle competenze ge-

neriche (art. 3 LPSan), sociali e personali (art. 4 LPSan), nonché profes-

sionali specifiche (art. 5 LPSan). 

L’autorizzazione all’esercizio di una professione sanitaria sotto la propria 

responsabilità è rilasciata, se il richiedente possiede il relativo titolo di stu-

dio di cui all’art. 12 cpv. 2 LPSan oppure un corrispondente titolo di studio 

estero riconosciuto (lett. a), è degno di fiducia e offre la garanzia, sotto il 

profilo psicofisico, di un esercizio ineccepibile della professione (lett. b) e 

padroneggia una lingua ufficiale del Cantone per il quale richiede l’autoriz-

zazione (lett. c). Il titolo di studio necessario per adempiere alla prima con-

dizione (art. 12 cpv. 1 lett. a LPSan) è, nel caso del fisioterapista, il Bachelor 

of Science SUP in fisioterapia (art. 12 cpv. 2 lett. b LPSan). 

Secondo l’art. 10 cpv. 1 LPSan, un titolo di studio estero è riconosciuto se 

la sua equivalenza con un titolo di studio svizzero è prevista da un accordo 

sul reciproco riconoscimento concluso con lo Stato interessato o con un’or-

ganizzazione sovrastatale (lett. a), o è dimostrata nel singolo caso in base 

al livello, ai contenuti e alla durata del ciclo di studio e alle qualifiche prati-

che contenutevi (lett. b). È pacifica nel caso di specie l’applicazione 

dell’ALC e della Direttiva 2005/36/CE. Si rimanda ai consid. 4.1-4.3. 

4.6 Il “Diploma di Terapista della Riabilitazione" conseguito dalla ricorrente 

è equiparabile, secondo l’ordinamento giuridico italiano, al diploma univer-

sitario di fisioterapia (come confermato dal Ministero della salute nell’atte-

stato del (…) maggio 2021 [doc. I allegato al doc. TAF 1]). La ricorrente 

dispone pertanto di un titolo regolamentato in Italia che attesta un livello di 

qualifica professionale parificabile a quello richiesto dalla Svizzera. Come 

rettamente rilevato dall’autorità inferiore, le condizioni per il riconoscimento 

di cui all’art. 13 cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE sono pertanto soddisfatte. 

5.  

5.1 Con la decisione parziale del 27 dicembre 2022, la CRS ha confrontato 

la formazione di fisioterapista della ricorrente con quella impartita in Sviz-

zera, sotto il punto di vista del livello di formazione, della durata, dei conte-

nuti e dell’esperienza professionale. 

B-786/2023 

Pagina 12 

5.1.1 Per quanto riguarda la durata della formazione, l’autorità inferiore ha 

rilevato che in Svizzera l’acquisizione del titolo di Fisioterapista (livello 

SUP), richiede una formazione triennale di complessive 5400 ore, ripartite 

in circa 3960 ore d'insegnamento teorico e pratico e circa 1440 ore di tiro-

cini clinici. La formazione della ricorrente per contro, pur essendo 

anch’essa della durata di tre anni, prevedeva per la parte d’insegnamento 

teorico e pratico 1725 ore e 1100 ore di tirocini clinici. Riscontrando un 

ammanco di 2775 ore nella formazione italiana, la CRS ha quindi ritenuto 

che, di principio, le condizioni per il riconoscimento di cui all’art. 14 cpv. 1 

lett. a della Direttiva 2005/36/CE fossero solo parzialmente soddisfatte. 

L’autorità inferiore ha nondimeno considerato che la lunga esperienza pro-

fessionale della ricorrente potesse compensare tale lacuna dovuta alla du-

rata insufficiente dei tirocini e della formazione teorica e pratica. 

5.1.2 Raffrontando i programmi formativi, la CRS ha rilevato che la forma-

zione estera prevedesse l’insegnamento dei contenuti essenziali della fi-

sioterapia, sollevando tuttavia dei dubbi riguardo al fatto che questi potes-

sero essere sufficientemente dettagliati, vista la durata dell’insegnamento 

teorico e pratico più breve. Sulla base dell’attestato di formazione presen-

tato, l’autorità inferiore ha inoltre constatato che la ricorrente non avrebbe 

conseguito alcuna lezione nel lavoro scientifico e non disporrebbe pertanto 

delle conoscenze richieste nell’ambito dei metodi di ricerca scientifica nel 

settore sanitario e della pratica professionale basata sulle prove di efficacia 

(“evidence based practice”). Tali competenze, a mente della CRS, sareb-

bero importanti nell’esercizio della professione per garantire che il paziente 

possa beneficiare del trattamento giudicato in quel momento il più efficace, 

sicuro e aggiornato agli ultimi standard della ricerca. La pratica basata sulle 

prove di efficacia faciliterebbe inoltre la comunicazione interdisciplinare. 

Essa ritiene altresì che nel campo della fisioterapia effettuare un lavoro 

basato sulle prove di efficacia significa offrire la migliore terapia esistente, 

basata su conoscenze scientifiche affidabili che tengono conto dell'espe-

rienza clinica nonché delle convinzioni e dei valori del paziente. Non 

avendo seguito degli insegnamenti relativi al lavoro scientifico la ricorrente 

presenterebbe quindi delle lacune nelle competenze generiche (art. 3 cpv. 

2 lett. b, c, i LPSan) e nelle competenze professionali specifiche (art. 3 lett. 

f, h OCPSan) a causa delle quali si può ritenere soltanto parzialmente sod-

disfatte le condizioni previste dall’art. 14 cpv. 1 lett. b e c della Direttiva 

2005/36/CE.  

La CRS ha ritenuto che tali lacune in relazione al lavoro scientifico, contra-

riamente alla durata della formazione, non potessero essere compensate, 

B-786/2023 

Pagina 13 

ai sensi dell’art. 14 cpv. 5 della Direttiva 2005/36/CE, dalla lunga espe-

rienza professionale né tantomeno dalle numerose formazioni continue 

svolte successivamente alla formazione di base, dato che nessuna di esse 

riguarda il campo scientifico.  

5.1.3 Alla luce di ciò, l’autorità inferiore ha deciso che fossero necessari dei 

provvedimenti di compensazione quali un tirocinio di adattamento di 6 

mesi, accompagnato da una formazione complementare nel campo del “la-

voro scientifico: utilizzo delle conoscenze scientifiche nelle pratiche profes-

sionali” oppure l’adempimento di una prova attitudinale, affinché il titolo di 

studio della ricorrente potesse essere riconosciuto. 

5.2 Nel proprio gravame la ricorrente contesta che la propria formazione 

presenti delle lacune significative nei settori indicati dalla CRS. 

5.2.1 A suo modo di vedere, l’autorità inferiore avrebbe innanzitutto com-

messo un grossolano errore di valutazione nel determinare la durata delle 

formazioni poste a confronto. Essa si sarebbe infatti avvalsa di due metodi 

di calcolo differenti, ritenendo per la formazione svizzera – che ricade sotto 

il sistema “Bologna” – una durata di 5400 ore, cifra ottenuta moltiplicando 

i 180 crediti ECTS previsti per il Bachelor in fisioterapia, per il fattore di 30 

ore di formazione per credito ECTS; mentre per la formazione estera – 

precedente al sistema “Bologna” – essa si sarebbe limitata a computare le 

sole ore lezione effettuate, senza tener minimamente conto delle ore di 

lavoro e studio personale che il credito ECTS invece include. Ne consegui-

rebbe quindi una disparità di trattamento nel valutare la durata della forma-

zione conseguita in Italia dalla ricorrente.  

5.2.2 Alla luce del manifesto errore commesso nella valutazione della du-

rata della formazione italiana, la ricorrente contesta quindi l’aprioristica 

conclusione della CRS, secondo la quale i contenuti della sua formazione 

non potrebbero essere sufficientemente dettagliati a causa della differenza 

di durata. Essa contesta altresì la pretesa lacuna nelle competenze legate 

al lavoro scientifico, rilevando innanzitutto che il programma di Bachelor in 

Fisioterapia offerto dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera 

italiana (SUPSI) riserva al “lavoro scientifico” unicamente un modulo, “me-

todologia della ricerca”, al 4° semestre del valore di 5 crediti ECTS, votato 

sostanzialmente alla sola redazione del lavoro di Bachelor. La ricorrente 

ritiene inoltre arbitrarie le ragioni addotte dall’autorità inferiore a sostegno 

della necessità di una formazione scientifica, dal momento che neppure il 

Consiglio federale, nel messaggio riguardante l’adozione della LPSan (FF 

2015, pag. 7125, 7149), aveva previsto delle esigenze così severe e 

B-786/2023 

Pagina 14 

restrittive. Oltre a ciò, a fronte della lunghissima pratica professionale, delle 

numerose formazioni continue seguite nel corso degli anni, essa ritiene di 

avere ampiamente adempiuto l’esigenza di aggiornare costantemente le 

proprie conoscenze nell’ottica di un apprendimento permanente ai sensi 

del suddetto messaggio. 

5.3 Nella risposta di causa l’autorità inferiore si è riconfermata nelle valu-

tazioni esposte nella decisione impugnata respingendo le critiche mosse 

dalla ricorrente.  

5.3.1 Riguardo alla durata della formazione, essa ha reiterato le proprie 

argomentazioni, precisando tuttavia di non aver considerato tale elemento 

rilevante ai fini della determinazione dei provvedimenti di compensazione, 

poiché la lunga esperienza professionale della ricorrente permetteva di col-

mare le lacune derivanti dalla durata inferiore della formazione italiana. È 

quindi per tale ragione che la CRS ha rinunciato a richiedere le prove di un 

eventuale studio autonomo durante la formazione di base e che essa ri-

nuncia in questa sede ad argomentare l’adeguatezza della conversione 

usuale di un credito ECTS in 30 ore di apprendimento. 

5.3.2 Riguardo alle lacune relative al lavoro scientifico, l’autorità inferiore, 

ha dapprima rammentato che la pratica professionale basata sulle prove di 

efficacia si fonda sulla metodologia del lavoro scientifico, che consiste nel 

mettere regolarmente in questione lo stato delle proprie conoscenze attra-

verso la ricerca nella letteratura scientifica. Tale metodologia, con cui gli 

studenti di fisioterapia acquisiscono familiarità durante la loro formazione, 

sarebbe emersa solo una quindicina di anni orsono essendo strettamente 

legata allo sviluppo delle tecnologie e degli strumenti informatici. In tal 

senso la metodologia del lavoro scientifico costituirebbe uno «strumenta-

rio» che permetterebbe di esercitare la professione a un livello di compe-

tenza più elevato e che potrebbe essere acquisito solo attraverso una for-

mazione teorica specifica, non potendo l’esperienza professionale sosti-

tuire le conoscenze teoriche. La CRS ha quindi rilevato che la ricorrente 

non ha né illustrato, né dimostrato – pur avendone avuto la possibilità sia 

in procedura di riconoscimento che in sede di ricorso – in che modo la for-

mazione conclusa nel 1993 le avrebbe trasmesso conoscenze relative al 

lavoro scientifico, o come la sua lunga esperienza professionale avrebbe 

potuto compensare le lacune specifiche della sua formazione riguardanti il 

lavoro scientifico e la pratica professionale basata sulle prove di efficacia. 

Essa neppure ha addotto o dimostrato in che misura avrebbe potuto acqui-

sire conoscenze relative al lavoro scientifico nel quadro degli studi svolti 

alla fine degli anni Ottanta presso la Facoltà di medicina e chirurgia 

B-786/2023 

Pagina 15 

dell’Università degli Studi di B._______, o nel corso delle numerose forma-

zioni continue che ha frequentato. L’autorità inferiore ha inoltre respinto 

l’asserto della ricorrente secondo cui la formazione offerta dalla SUPSI pre-

vede un solo modulo riguardante il lavoro scientifico, osservando che que-

sto tipo di conoscenze viene trasmesso anche in altri moduli e deve essere 

applicato nel lavoro finale di bachelor, portando quindi i contenuti relativi al 

lavoro scientifico ad un valore mediano di 19 crediti ECTS. 

5.3.3 La CRS ha quindi ritenuto di aver rispettato il principio della propor-

zionalità nell’imporre alla ricorrente dei provvedimenti di compensazione e 

tenuto al contempo in considerazione la protezione della salute dei pa-

zienti. 

5.4 Nel memoriale di replica, la ricorrente ha rilevato che la formazione in 

ambito scientifico dispensata nel programma della SUPSI e a cui fa riferi-

mento la CRS, sia ben poco ambiziosa e non certo migliore di quella ita-

liana da lei seguita. Pur ammettendo di non poterne apportare la prova 

esatta, essa ritiene che il superamento degli esami universitari presso la 

Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università degli Studi di B._______, fre-

quentata per alcuni anni, rendono del tutto verosimile che essa abbia ac-

quisito delle solide competenze scientifiche, anche maggiori rispetto a 

quelle che vengono richieste a un fisioterapista che frequenta una scuola 

universitaria professionale (SUP). Tantopiù che l’ordinamento didattico del 

corso di studi per il conseguimento della laurea in medicina e chirurgia, che 

essa produce in copia, prevede espressamente che alla fine del primo ciclo 

triennale lo studente deve dimostrare di aver acquisito “conoscenze di me-

todologia scientifica” e di “possedere l’atteggiamento scientifico”. Ad ogni 

buon conto essa ha ribadito che il suo diploma di terapista della riabilita-

zione è equiparabile al diploma universitario di fisioterapia, ritenendo il re-

quisito legato alle conoscenze scientifiche senz’altro implicitamente as-

solto. Essa ha quindi sottolineato le carenze argomentative dell’autorità in-

feriore rilevando che, se si seguissero le sue conclusioni riguardo alla me-

todologia “evidence based practice” asseritamente comparsa una quindi-

cina di anni fa, allora occorrerebbe impedire l’esercizio dell’attività di fisio-

terapista anche a quei professionisti svizzeri che si sono formati prima 

dell’introduzione di tale metodologia.  

5.5  

5.5.1 Nella duplica la CRS ha attirato l’attenzione sul fatto che i fisioterapisti 

svizzeri la cui formazione non integra la metodologia “evidence based prac-

tice”, devono completare un’apposita formazione nella misura in cui 

B-786/2023 

Pagina 16 

desiderino ottenere il titolo SUP. L’autorità inferiore ha quindi rilevato che 

pur essendo equiparabile a un diploma universitario di fisioterapia, la for-

mazione seguita dalla ricorrente comunque non conteneva dei corsi dedi-

cati al lavoro scientifico. Da ultimo la CRS ha sottolineato l’assenza agli atti 

di prove attestanti l’effettiva frequentazione degli studi di medicina e chirur-

gia e dalle quali si possa dedurre la formazione e le qualifiche ivi conse-

guite dalla ricorrente. Ragione per cui ha ritenuto quindi superfluo valutare 

in che misura i corsi seguiti le abbiano trasmesso le conoscenze nel lavoro 

scientifico e se i contenuti dei corsi possano colmare le lacune relative al 

lavoro scientifico e alle “evidence based practice” rilevate nella sua forma-

zione. 

5.5.2 Esprimendosi, infine, riguardo ai nuovi mezzi probatori prodotti dalla 

ricorrente relativi al proprio percorso accademico presso la Facoltà di me-

dicina e chirurgia dell’Università degli Studi di B._______ e a quello presso 

la Scuola per terapisti della riabilitazione di B._______, la CRS ha ritenuto 

che fosse evidente, a fronte degli indirizzi di studio completati all’università, 

che la ricorrente non avesse acquisito alcuna conoscenza del lavoro scien-

tifico o della “evidence based practice” che essendo una metodologia di 

recente sviluppo nella fisioterapia, non poteva comunque esserle impartito 

all’epoca dei suoi studi. 

6.  

6.1 Come già brevemente accennato sopra (cfr. consid. 4.3), lo Stato mem-

bro ospitante ha il diritto di definire le conoscenze e le qualifiche necessarie 

per l'esercizio di una professione regolamentata. Le autorità di tale Stato 

devono, al momento del riconoscimento, tenere conto di quelle già acqui-

site dal richiedente in un altro Stato membro, in particolare della sua espe-

rienza professionale, in modo da evitare di ostacolare in modo ingiustificato 

l'esercizio delle libertà fondamentali (cfr. sentenze del TAF B-5437/2020 

del 20 luglio 2022 consid. 9.3.1; B-5636/2020 del 22 marzo 2022 consid 

6.2.1 e i riferimenti citati). Spetta quindi all'autorità competente del paese 

ospitante dimostrare che la formazione riconosciuta all'estero si discosta 

dai propri requisiti, fermo restando che il richiedente è tenuto a fornire tutte 

le informazioni utili al riguardo (art. 50 della Direttiva 2005/36/CE). Per 

quanto riguarda le materie di insegnamento, devono essere prese in con-

siderazione solo le differenze sostanziali (art. 14 cpv. 1 lett. b della Direttiva 

2005/36/CE); deve trattarsi di materie la cui conoscenza è essenziale per 

l'esercizio della professione e per le quali la formazione ricevuta dal mi-

grante presenta differenze significative in termini di durata o contenuto ri-

spetto alla formazione dispensata nello Stato ospitante (art. 14 cpv. 4 della 

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Pagina 17 

Direttiva 2005/36/CE). A titolo di esempio di materia la cui conoscenza non 

appare essenziale per l'esercizio della professione, basti citare un corso di 

storia relativo allo sviluppo della professione in questione, frequentemente 

insegnato nell'ambito di una formazione (cfr. NINA GAMMENTHALER, Diplo-

manerkennung und Freizügigkeit unter besonderer Berücksichtigung der 

Richtlinie über die Anerkennung von Berufsqualifikationen 2005/36/EG und 

ihrer möglichen Umsetzung in der Schweiz, 2010, pag. 207) o una materia 

facoltativa in Svizzera (cfr. Rapporto esplicativo relativo alla nuova direttiva 

europea sul riconoscimento delle qualifiche professionali, pag. 30). Le la-

cune in tali materie non costituiscono una differenza sostanziale. Occorre 

confrontare le materie teoriche/pratiche oggetto della formazione (e non la 

qualità della formazione) e la differenza deve costituire un ostacolo all'e-

sercizio soddisfacente della professione in Svizzera.  

Va inoltre tenuto presente che il concetto di differenze sostanziali (art. 14 

cpv. 4 della Direttiva 2005/36/CE) è un concetto giuridico indeterminato. Il 

Tribunale federale, così come il Tribunale amministrativo federale, esamina 

liberamente l'interpretazione e l'applicazione di tali nozioni. Tuttavia, essi 

osservano una certa cautela in tale esame quando l'autorità inferiore gode 

di un certo margine di discrezionalità. Tale cautela è particolarmente ne-

cessaria quando l'applicazione di una norma di questo tipo richiede, come 

nel caso in esame, conoscenze particolari. Finché l'interpretazione dell'au-

torità decisionale appare difendibile, vale a dire che non è insostenibile o 

che non è stato commesso un errore manifesto di valutazione, le autorità 

di controllo non intervengono (cfr. sentenze del TAF B-5437/2020 del 20 

luglio 2022 consid. 9.3.1; B-5446/2015 del 15 agosto 2016 consid. 6.3; B-

4128/2011 dell'11 settembre 2012 consid. 4; B-2673/2009 del 14 luglio 

2010 consid. 4.2 e i riferimenti citati). Tuttavia, al fine di garantire il corretto 

funzionamento del sistema, si può partire dal presupposto che il concetto 

di differenze sostanziali debba essere interpretato in modo restrittivo (cfr. 

ATAF 2012/29 consid. 5.4). 

6.2 Nell’evenienza concreta, la CRS ha riscontrato un adempimento sol-

tanto parziale della condizione posta dall’art. 14 cpv. 1 lett. a della Direttiva 

2005/36/CE, a fronte di una durata notevolmente inferiore della formazione 

italiana rispetto a quella svizzera. Ora, pur riconoscendo la pertinenza delle 

argomentazioni sollevate dalla ricorrente – dato che l’autorità inferiore ha 

effettivamente confrontato la durata delle rispettive formazioni fondandosi 

su parametri di calcolo differenti, a discapito di quella estera – occorre con-

siderare che a fronte delle conclusioni a cui è giunta la CRS, la questione 

della determinazione dell’esatta durata, in ore, della formazione svizzera 

può rimanere irrisolta. La CRS ha infatti ritenuto che tale lacuna – sempre 

B-786/2023 

Pagina 18 

che ve ne sia una – fosse sanata dalla lunga esperienza professionale e 

che pertanto non fosse necessaria alcuna misura di compensazione. Sotto 

questo aspetto quindi, nulla osta al riconoscimento del titolo estero della 

ricorrente al fine dell’esercizio dell’attività di Fisioterapista, livello SUP. 

6.3  

6.3.1 L’unico aspetto litigioso è pertanto quello riguardante le lacune ri-

scontrate dalla CRS nel campo del lavoro scientifico, del metodo di ricerca 

scientifica nel settore sanitario e della pratica professionale basata sulle 

prove di efficacia (“evidence based practice”). 

6.3.2 La ricorrente contesta, da un lato, che tali competenze siano concre-

tamente acquisibili nel quadro di un corso di bachelor (ad esempio presso 

la SUPSI) o comunque non in misura superiore a quelle da lei apprese 

nella propria formazione italiana, dall’altro, che la conoscenza di tale ma-

teria sia strettamente necessaria per l'esercizio quotidiano della profes-

sione di fisioterapista. Facendo valere la sua quasi trentennale esperienza 

professionale, svolta presso rinomati istituti di cura italiani e le formazioni 

in cui ha avuto modo di aggiornare costantemente e continuativamente le 

proprie competenze riguardo alle terapie e alle tecniche più attuali, essa 

nega quindi l'esistenza di lacune significative nella sua formazione rispetto 

alla formazione svizzera. 

6.3.3 Vale la pena di rammentare che le esigenze relative al lavoro scien-

tifico non rappresentano delle mere raccomandazioni che l’autorità infe-

riore ha deciso d’imporre in maniera arbitraria e ingiustificata alla ricorrente, 

ma al contrario costituiscono delle esplicite prescrizioni legali.  

L'art. 3 LPSan descrive le competenze generiche che devono acquisire i 

diplomati che vogliono esercitare una professione sanitaria a livello di 

scuola universitaria professionale, mentre l’art. 3 OCPSan definisce le 

competenze professionali specifiche attese da chi ha concluso un ciclo di 

studio bachelor in fisioterapia (ai sensi dell’art. 2 cpv. 2 lett. a cfr. 2 LPSan). 

A tal proposito, le competenze generiche in relazione alle quali l'autorità 

inferiore ha constatato lacune nella formazione della ricorrente, riguardano 

la capacità di applicare nuove conoscenze scientifiche nell'esercizio della 

professione, di riflettere costantemente sulle proprie capacità e compe-

tenze e di aggiornarle continuamente nell'ottica dell'apprendimento perma-

nente (art. 3 cpv. 2 lett. b LPSan), la capacità di valutare l'efficacia, l'ade-

guatezza e l'economicità delle proprie prestazioni e di agire di conse-

guenza (art. 3 cpv. 2 lett. c LPSan), nonché la familiarità con i metodi di 

B-786/2023 

Pagina 19 

ricerca nel settore della sanità e della prassi fondata su basi scientifiche e 

la capacità di partecipare a progetti di ricerca (art. 3 cpv. 2 lett. i LPSan). 

L’autorità inferiore ha inoltre riscontrato delle lacune nelle competenze pro-

fessionali specifiche, segnatamente nella capacità di fondare gli interventi 

fisioterapici su conoscenze scientifiche e verificarne l’efficacia in base a 

standard di qualità (art. 3 lett. f OCPSan) nonché di individuare le esigenze 

di ricerca nel campo della fisioterapia, di partecipare alla risposta ai quesiti 

di ricerca e, sulla base della propria esperienza clinica, di promuovere l'ef-

ficace applicazione delle conoscenze acquisite nella prassi fisioterapica 

(art. 3 lett. h OCPSan). 

6.3.4 Checché ne pensi la ricorrente, tali competenze rientrano precisa-

mente nel programma d’insegnamento del Bachelor of Science in fisiote-

rapia offerto dalle scuole universitarie professionali svizzere. Come emerge 

dal piano di studi prodotto dalla stessa ricorrente (doc. L, pag. 13), gli istituti 

formatori preparano i loro studenti a “mettere in discussione i fondamenti 

scientifici delle pratiche professionali; ricercare e analizzare dati scientifici 

comprovati; contribuire al trasferimento dei dati comprovati nelle pratiche 

professionali; avere familiarità con i principali metodi di raccolta, produ-

zione, analisi e interpretazione dei dati utilizzati nel proprio campo profes-

sionale e conoscerne i principali punti di forza e di debolezza metodologici”. 

Nel corso del ciclo di studi gli studenti sviluppano così la padronanza dei 

metodi scientifici per contribuire allo sviluppo della conoscenza nel proprio 

ambito lavorativo e per essere in grado di fornire prestazioni basate su co-

noscenze scientificamente fondate ed aggiornate. Competenze che essi 

saranno chiamati a mettere in pratica già nell’ambito del Lavoro di Bache-

lor, che è effettivamente un lavoro scientifico condotto sotto la supervisione 

di un professore. In definitiva il lavoro scientifico riguarda l'apprendimento 

di tecniche e metodi di lavoro e alla luce di quanto appena esposto, non è 

condivisibile l’opinione della ricorrente, secondo la quale la formazione in 

ambito scientifico dispensata in Svizzera sia ben poco ambiziosa e non 

certo migliore di quella a suo tempo da lei seguita in Italia.  

6.3.5 Dalla documentazione prodotta in corso di causa relativa alla forma-

zione di base italiana in fisioterapia non risulta infatti che la ricorrente abbia 

ricevuto degli insegnamenti riguardanti il lavoro scientifico e acquisito co-

noscenze dei metodi di ricerca scientifica nel settore sanitario e della me-

todologia “evidence based practice”. Lo stesso si può dire per quanto ri-

guarda la parziale formazione accademica conseguita presso la Facoltà di 

medicina e chirurgia dell’Università di B._______. Fra le unità didattiche 

che la ricorrente ha dimostrato di aver seguito, sostenendo degli esami, 

non ve n’è alcuna che mirasse specificamente all’insegnamento del lavoro 

B-786/2023 

Pagina 20 

scientifico. Quand’anche si potesse ammettere che essa abbia potuto ap-

prendere alcuni aspetti della metodologia nel corso di “statistica sanitaria”, 

occorre riconoscere che tale studio non era effettivamente finalizzato alla 

formazione di fisioterapisti; è inoltre altamente verosimile che non rispec-

chiasse le attuali esigenze, essendo stato impartito nel 1989; infine non 

sarebbe stato comunque sufficiente, alla luce delle esigenze formative po-

ste dalla LPSan. Come giustamente rilevato dalla CRS e più volte affer-

mato anche da questo Tribunale, in un corso di laurea triennale svizzero 

sono infatti previsti in media 19 crediti ECTS per l’insegnamento delle ma-

terie relative al lavoro scientifico (cfr. sentenza del TAF B-5953/2020 del 6 

maggio 2022 consid. 5.5; B-6082/2020 del 12 ottobre 2021, consid. 2.8.2). 

A tal proposito, vale la pena di rilevare che neppure nel quadro delle nu-

merose formazioni continue seguite nel corso degli anni la ricorrente ha 

conseguito alcun credito ECTS in tale specifico ambito: non soltanto non 

ve n’è alcuna evidenza nella documentazione versata agli atti (doc. T), ma 

neppure la ricorrente se ne prevale, spiegando in che modo tali aggiorna-

menti professionali le avrebbero consentito di acquisire le nozioni teoriche 

del lavoro scientifico.  

Pur riconoscendo che la formazione di base della ricorrente sia ormai equi-

parata al “Diploma universitario di Fisioterapia”, non è dato sapere – non 

essendovene alcuna evidenza agli atti – se i rispettivi programmi di forma-

zione siano effettivamente equivalenti, circostanza di cui per altro la ricor-

rente neppure si avvale. Di conseguenza, quand’anche si ammettesse che 

nel corso di “Diploma universitario di Fisioterapia” vengano impartiti inse-

gnamenti di lavoro scientifico qualitativamente e quantitativamente para-

gonabili a quelli contenuti nella formazione svizzera – aspetto di cui la ri-

corrente non si avvale, né dimostra – ciò non comporterebbe un’acquisi-

zione automatica di tali competenze, come essa vorrebbe lasciare inten-

dere.  

6.3.6 La ricorrente non può infine essere seguita laddove afferma che le 

competenze nel campo del metodo di ricerca non siano necessarie per il 

corretto è quotidiano svolgimento della professione di fisioterapista. A que-

sto proposito, è opportuno ricordare che gli aspetti del lavoro scientifico 

comprendono, tra l'altro, la definizione di una problematica, la ricerca cor-

retta, la raccolta, la valutazione e la gestione della letteratura e di altre fonti, 

nonché la loro citazione corretta (sentenze del TAF B-478/2022 del 6 no-

vembre 2023 consid. 4.1.3; B-4060/2019 dell'11 novembre 2019 consid. 

4.4, confermata dalla sentenza del TF 2C_2010/2019 del 21 febbraio 

2020). La loro importanza è stata ritenuta tale, che pure ai fisioterapisti 

svizzeri che hanno conseguito la propria formazione di base prima 

B-786/2023 

Pagina 21 

dell’introduzione dei nuovi insegnamenti nel campo del lavoro scientifico e 

della metodologia “evidence based practice” è stato richiesto l’adempi-

mento di tale requisito al fine di poter ottenere il rilascio del titolo SUP (cfr. 

ordinanza del DEFR sull’ottenimento retroattivo del titolo di una scuola uni-

versitaria professionale del 4 luglio 2000; RS 414.711.5). Ai suddetti pro-

fessionisti già attivi in Svizzera, è stato infatti chiesto di poter comprovare 

una pratica professionale riconosciuta di almeno 2 anni (art. 1 cpv. 3 lett. a 

§2) e di dimostrare di aver frequentato un corso post-diploma di livello uni-

versitario – comprensivo di almeno 10 punti di credito ECTS (art. 3) – nel 

settore di studio della sanità, delle scienze sociali, della psicologia, della 

medicina, della gestione o delle scienze dell’educazione o un’altra forma-

zione continua equivalente (art. 1 cpv. 3 lett. c ordinanza DEFR). Giova 

rammentare che nel campo del lavoro scientifico, della metodologia di ri-

cerca e della “evidence based practice”, è necessario integrare in modo 

adeguato le ultime scoperte scientifiche nella cura dei pazienti, poiché le 

conclusioni della ricerca devono essere comprese e trasferite nella pratica. 

Si tratta di un’esigenza che la LPSan e l’OCPSan impongono a chiunque 

desideri esercitare una professione sanitaria a livello di scuola universitaria 

professionale, indipendentemente dal fatto che abbia ottenuto il proprio di-

ploma in Svizzera o all’estero. Sotto questo aspetto non sussiste pertanto 

alcuna discriminazione ai danni della ricorrente. 

6.3.7 Alla luce di quanto sopra esposto e non essendovi alcun indizio con-

trario emergente dai mezzi di prova prodotti in procedura di riconoscimento 

e in corso di causa (cfr. consid. A.a, B, D, E), è quindi a giusto titolo che 

l’autorità inferiore ha constatato che la formazione della ricorrente presenta 

delle lacune sostanziali in materia di lavoro scientifico, metodo di ricerca 

nel settore sanitario e della pratica professionale basata sulle prove di effi-

cacia (“evidence based practice”) rispetto al curriculum svizzero (art. 14 

cpv. 4 della Direttiva 2005/36/CE) che giustificano l'adozione di misure di 

compensazione.  

6.4  

6.4.1 Ai sensi dell'art. 14 cpv. 5 della Direttiva 2005/36/CE la pronuncia di 

provvedimenti di compensazione deve rispettare il principio di 

proporzionalità. In particolare, se lo Stato membro ospitante intende 

esigere dal richiedente il completamento di un tirocinio di adattamento o il 

superamento di una prova attitudinale, deve prima verificare se le 

conoscenze acquisite dal richiedente durante la sua esperienza 

professionale in uno Stato membro o in un paese terzo sono tali da 

colmare, in tutto o in parte, la differenza sostanziale di cui al cpv. 4.  

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Pagina 22 

Spetta comunque al richiedente dimostrare la pertinenza della propria 

esperienza mediante documenti (ad esempio un certificato di lavoro che 

descriva in modo preciso la natura e il contenuto della sua attività). Egli 

deve inoltre mettere in relazione la propria esperienza passata con le at-

tuali esigenze tecniche (cfr. BERTHOUD, La reconnaissance des qualifica-

tions professionnelles, pag. 312 segg.). Inoltre, per esperienza professio-

nale si intende l'esercizio effettivo e legittimo della professione in questione 

in uno Stato membro (art. 3 cpv. 1, lett. f, della Direttiva 2005/36/CE). Con 

il termine «legittimo», l'esperienza professionale si riferisce quindi a quella 

acquisita nello Stato di origine dopo il conseguimento del diploma in que-

stione o in qualsiasi Stato ospitante dopo il riconoscimento di detto diploma 

da parte dell'autorità competente (cfr. sentenza del TAF B-1332/2014 con-

sid. 7) o addirittura quella acquisita nello Stato ospitante, dove l'autorizza-

zione all'esercizio non è ancora stata ottenuta per mancanza di un ricono-

scimento effettivo del diploma (cfr. ATAF 2012/29 consid. 7.2.2; sentenza 

del TAF B-5129/2013 del 4 marzo 2015 consid. 6).  

6.4.2 La ricorrente ritiene di aver acquisito nel corso della propria attività 

un’ampia esperienza anche in ambito scientifico. Tuttavia essa non ha af-

fatto sostanziato in che modo essa sia riuscita a compensare le carenze 

rilevate dalla CRS a livello formativo, né ha prodotto alcun documento su-

scettibile di dare maggiore consistenza a tale asserto. Agli atti figurano in-

fatti una serie di documenti attestanti l’iscrizione all’albo della professione 

sanitaria di fisioterapista (doc. G), l’onorabilità professionale e l’equipol-

lenza del titolo della ricorrente con il diploma universitario (doc. H, I, J, Q) 

che senz’altro permettono di dimostrare il legittimo esercizio della profes-

sione in Italia, ma che nulla dicono riguardo alle mansioni svolte nel corso 

degli anni lavorativi, con particolare riferimento all’acquisizione di compe-

tenze nell’ambito del lavoro scientifico. La ricorrente non ha in particolare 

prodotto alcun attestato di lavoro, certificato o mansionario dai quali si 

possa desumere in che misura la sua esperienza professionale pratica 

possa compensare le sue lacune nel campo del lavoro scientifico. Infine, 

come già detto sopra, la ricorrente non è riuscita a dimostrare di aver ac-

quisito le conoscenze specialistiche mancanti nel campo del lavoro scien-

tifico attraverso le numerose formazioni continue. Pertanto, come giusta-

mente affermato dall’autorità inferiore, occorre ritenere che l'esperienza 

professionale non è idonea nel caso concreto a compensare le conoscenze 

teoriche mancanti, rispettivamente le lacune formative. Come già rilevato 

dal Tribunale federale, in assenza delle conoscenze specialistiche richie-

ste, è d’altro canto difficile immaginare come la persona interessata possa 

essere in grado di mettere in pratica tali conoscenze (cfr. sentenza del TF 

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Pagina 23 

2C_1010/2019 del 21 febbraio 2020 consid. 4.5 e 5.2 con rinvii; sentenza 

B-5719/2020 consid. 6.3.1 con rinvii). 

Pur comprendendo che a fronte della lunga esperienza professionale alla 

ricorrente possano apparire severe tali considerazioni, si rileva che le 

stesse sono perfettamente conformi ai requisiti in materia e al carattere 

restrittivo della possibilità di compensare le lacune con l'esperienza profes-

sionale. Nell’ambito delle misure di compensazione proposte dalla CRS 

occorre infine tenere presente che la ricorrente ha la possibilità di sotto-

porsi a una prova d'idoneità, che mira proprio a consentire di dimostrare 

rapidamente di possedere le competenze mancanti (cfr. BERTHOUD, La re-

connaissance des qualifications professionnelles, pag. 319). 

6.5 Alla luce di quanto sopra esposto, i provvedimenti di compensazione 

stabiliti dall'autorità inferiore risultano adeguati, necessari e proporzionati 

al fine di colmare le lacune della ricorrente nel campo del lavoro scientifico. 

Inoltre, poiché la ricorrente può scegliere tra un tirocinio di adattamento e 

una prova attitudinale, è rispettato anche il requisito previsto dall'articolo 

14 cpv. 2 della Direttiva 2005/36/CE.  

7.  

Così stando le cose, il ricorso va pertanto respinto, in quanto infondato e 

la decisione parziale del 27 dicembre 2022 va confermata. 

8.  

Le spese processuali comprendono la tassa di giustizia e i disborsi a carico 

della parte soccombente; se quest'ultima soccombe solo in parte, le mede-

sime vengono ridotte (art. 63 cpv. 1 PA e art. 1 cpv. 1 del Regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). La tassa di giu-

stizia è calcolata in funzione dell'interesse pecuniario, dell'ampiezza e della 

difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della situazione 

finanziaria delle parti (art. 2 cpv. 1 e art. 4 TS-TAF). 

Nella fattispecie, viste le sorti del ricorso, le spese del procedimento da-

vanti al Tribunale vengono fissate a fr. 1'500.– e sono poste a carico della 

ricorrente, totalmente soccombente. Tale cifra verrà compensata, dopo la 

crescita in giudicato della presente sentenza, dall'anticipo di fr. 1'500.– già 

versato dalla ricorrente, in data 22 febbraio 2023. 

9.  

La parte, totalmente o parzialmente, vincente ha diritto alle ripetibili per le 

B-786/2023 

Pagina 24 

spese necessarie derivanti dalla causa (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con 

l'art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Le ripetibili comprendono le spese di rappresen-

tanza o di patrocinio ed eventuali altri disborsi di parte (art. 8 TS-TAF).  

Nella fattispecie, alla ricorrente totalmente soccombente, non viene asse-

gnata alcuna indennità.  

Quanto all'autorità inferiore, essa non ha diritto alle ripetibili (art. 7 cpv. 3 

TS-TAF). 

 

 

  

B-786/2023 

Pagina 25 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali vengono fissate a fr. 1'500.– e poste a carico della 

ricorrente. Tale cifra verrà compensata, dopo la crescita in giudicato della 

presente sentenza, dall'anticipo di fr. 1'500.– già versato dalla ricorrente in 

data 22 febbraio 2023. 

3.  

Non vengono accordate indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, all'autorità inferiore e al 

Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca 

DEFR. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Pietro Angeli-Busi Luca Rossi 

 

  

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Pagina 26 

 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 22 ottobre 2025 

 

  

B-786/2023 

Pagina 27 

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; atto giudiziario) 

– Il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della 

ricerca DEFR (atto giudiziario)