# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 80b0e6a7-6f7b-5daf-ac63-98aeceeb542b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.03.2024 D-5675/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5675-2023_2024-03-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5675/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  m a r z o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Chiara Piras (presidente del collegio),  

Sebastian Kempe, Yanick Felley,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…),  

Afghanistan,   

patrocinato da Giuseppina Santoro,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 4 ottobre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-5675/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a A._______, cittadino afghano, ha presentato domanda d'asilo in Sviz-

zera il 19 giugno 2023, dichiarandosi nato il (…) 2006 e pretendendosi 

dunque minorenne.  

A.b Dai riscontri dattiloscopici nell'unità centrale del sistema europeo "Eu-

rodac" del 21 giugno 2023 è risultato che il richiedente aveva già deposi-

tato una domanda d'asilo in Croazia in data (…) giugno 2023. 

A.c Il 26 giugno 2023 l'interessato ha conferito procura alla rappresen-

tanza legale della Regione (…). 

A.d In data 18 luglio 2023 egli ha trasmesso alla SEM la copia della sua 

tazkira. Con ulteriore scritto del medesimo giorno la rappresentante legale 

ha richiesto che venisse effettuata una perizia medica al fine di accertare 

l'età del richiedente. 

A.e Il 20 luglio 2023 il richiedente è stato sentito nell'ambito di una prima 

audizione per minori non accompagnati (di seguito: PA-RMNA) in presenza 

della sua rappresentante legale e persona di fiducia. In tale occasione, gli 

è stato concesso il diritto di essere sentito in merito all'eventuale compe-

tenza della Croazia per il trattamento della sua domanda d'asilo, in merito 

alla ritenuta inverosimiglianza della sua minore età e la conseguente regi-

strazione quale maggiorenne ed infine circa lo stato di salute. Con scritto 

del medesimo giorno, la rappresentanza legale ha trasmesso alla Segre-

teria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) una copia del libretto di 

vaccinazione dell'interessato. 

A.f Il 24 luglio 2023 la SEM ha registrato il 6 gennaio 2005 quale data di 

nascita del richiedente nel sistema d'informazione centrale sulla migra-

zione (SIMIC).  

A.g  In data 25 luglio 2023 la SEM ha presentato alle competenti autorità 

croate una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull'art. 18 

par. 1 lett. b del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-

ciale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III). 

D-5675/2023 

Pagina 3 

A.h A tale richiesta le suddette autorità non hanno risposto. 

A.i Per quanto concerne il profilo medico, in corso di procedura il richie-

dente è stato sottoposto a due viste mediche. 

B.  

Con decisione del 4 ottobre 2023, notificata il 10 ottobre 2023, la SEM non 

è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronun-

ciato il trasferimento dell'interessato verso la Croazia. 

C.  

Con ricorso del 17 ottobre 2023 (data d'entrata: 18 ottobre 2023) l'interes-

sato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) contro la summenzionata decisione della SEM ed ha chiesto, 

innanzitutto la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione dell'allon-

tanamento e la concessione dell'effetto sospensivo al ricorso, l'annulla-

mento della decisione impugnata e l'esame della domanda d'asilo nell'am-

bito di una procedura nazionale ed in subordine, la restituzione degli atti 

all'autorità inferiore per il completamento dell'istruttoria, con contestuale ri-

chiesta di concessione dell'assistenza giudiziaria, con protestate tasse e 

spese. 

D.  

Con misure supercautelari del 18 ottobre 2023 il Tribunale ha provvisoria-

mente sospeso l'esecuzione dell'allontanamento. 

E.  

Con decisione incidentale del 26 ottobre 2023 il Tribunale ha accolto la ri-

chiesta di concessione dell'effetto sospensivo ed ha autorizzato il ricorrente 

a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura. Nel con-

tempo ha accolto l'istanza di concessione dell'assistenza giudiziaria ed ha 

trasmesso un esemplare del ricorso alla SEM invitandola ad esprimersi.  

F.  

La SEM ha presentato le proprie osservazioni con scritto del 2 novem-

bre 2023. Le stesse sono state inoltrate al ricorrente con possibilità di re-

plica. 

G.  

Con decisione di ripartizione del 14 novembre 2023 il ricorrente è stato at-

tribuito al cantone B._______.  

D-5675/2023 

Pagina 4 

H.  

L'insorgente ha trasmesso la propria replica in data 15 novembre 2023. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 Il ricorrente che ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità in-

feriore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un in-

teresse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv.1 PA) sono soddisfatti. Occorre 

pertanto entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, posson o essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 In sede d'audizione PA-RMNA l'interessato ha riferito di non voler far 

ritorno in Croazia poiché in tale Paese non avrebbe chiesto asilo e sarebbe 

stato costretto a lasciare le sue impronte digitali. In merito alla sua età, egli 

ha dichiarato di essere nato il (…) 2006, ma di non conoscere la sua età e 

D-5675/2023 

Pagina 5 

di non sapere quanti anni avrebbe avuto al momento dell'espatrio avvenuto 

il 15 agosto 2021. Interrogato in merito alla tazkira fornita in copia, egli ha 

dichiarato di non ricordare il contenuto del documento. Ad ogni modo 

avrebbe fornito anche il certificato di vaccinazione che riporterebbe la sua 

data di nascita precisa poiché nella takzira avrebbe dovuto indicare di 

avere due anni in più per poter frequentare la scuola. Infine, egli ha dichia-

rato di aver fornito alle autorità croate la medesima data di nascita, ma che 

non gli sarebbe stato creduto (cfr. atto SEM 15/10, pag. 3 segg.). 

4.2 Nella querelata decisione, l'autorità inferiore ha dapprima considerato 

che l'interessato non avrebbe reso verosimile la sua minore età, poiché 

non avrebbe fornito alcun documento d'identità originale. Invero, avrebbe 

trasmesso la copia della sua tazkira, dalla quale peraltro risulterebbe che 

egli sarebbe nato nel 2004 o 2005 e sarebbe pertanto maggiorenne. L'età 

indicativa fornita dalla tazkira sarebbe poi in contraddizione con la data di 

nascita riportata sul libretto vaccinale ([…] 2007) e le sue dichiarazioni in 

merito alla data di nascita, all'età, al viaggio, al percorso scolastico e ai 

famigliari sarebbero state vaghe. Pertanto, non sarebbe stato necessario 

effettuare una perizia medico-legale. In seguito, la SEM ha constatato la 

competenza della Croazia per l'esame della domanda d'asilo ed ha escluso 

la sussistenza di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 Regolamento 

Dublino III o di un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione 

per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 no-

vembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di violazione del principio del divieto di 

respingimento. Infine, non sussisterebbero motivi che giustificherebbero 

l'applicazione dell'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III o della clausola di 

sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e dell'art. 29a 

cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali 

dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). In particolare, non vi sarebbero 

problemi medici ostativi al trasferimento.  

4.3 In sede ricorsuale, l'insorgente contesta innanzitutto le considerazioni 

della SEM in merito alla sua pretesa minore età poiché non sarebbe stata 

effettuata una perizia. Nella sua analisi l'autorità inferiore avrebbe conside-

rato unicamente i punti incongruenti delle sue dichiarazioni, senza pren-

dere in considerazione gli elementi a favore della verosimiglianza. Nono-

stante il contesto sociale di provenienza e il recente espatrio avvenuto in 

un contesto drammatico a seguito della presa di potere da parte dei tale-

bani, il ricorrente sarebbe comunque stato in grado di fornire diverse indi-

cazioni specifiche rispetto alla sua data di nascita, alla sua formazione sco-

lastica, al suo vissuto e ai famigliari. Le difficoltà espositive dell'insorgente 

sarebbero da contestualizzare alla luce della sua presunta minore età e 

D-5675/2023 

Pagina 6 

della traumaticità delle esperienze di viaggio che sarebbe stato tenuto a 

raccontare. Pertanto, in assenza di una perizia medica di determinazione 

dell'età, il ricorrente non potrebbe essere considerato maggiorenne. In se-

guito, l'insorgente ritiene che il consenso tacito delle autorità croate non 

sarebbe stato validamente espresso poiché le stesse non sarebbero state 

informate della sua asserita minore età e la SEM avrebbe omesso di tra-

smettere la copia della tazkira e del libretto di vaccinazione nella richiesta 

di take back. Non avendo fornito ulteriori informazioni alle autorità croate, 

la SEM avrebbe violato l'obbligo di fornire informazioni ai sensi del Rego-

lamento Dublino III e il dovere di leale cooperazione tra gli Stati. A questo 

proposito il ricorrente richiama una sentenza del Tribunale. Infine, egli ri-

tiene effettivo e reale il rischio di trovarsi vittima di trattamenti inumani e 

degradanti in Croazia. Da una parte, un Tribunale amministrativo tedesco 

avrebbe riconosciuto la sussistenza di carenze sistemiche nel sistema di 

asilo croato, mentre dall'altra, la Croazia sarebbe stata nuovamente con-

dannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) poiché non 

sarebbe in grado di effettuare delle investigazioni conclusive in caso di so-

prusi subiti dai migranti da parte delle autorità.  

4.4 In sede di risposta al ricorso la SEM ritiene di aver inoltrato la richiesta 

di ripresa a carico in modo formalmente corretto. In primo luogo, l'indica-

zione per cui il ricorrente si è presentato come minorenne sarebbe ben 

deducibile dall'alias presente nella richiesta e dal risultato Eurodac allegato 

alla richiesta. In secondo luogo, la richiesta sarebbe stata presentata in 

modo formalmente corretto poiché inoltrata nei termini previsti. Inoltre, dal 

Regolamento Dublino III (art. 23 par. 4 e art. 22 par. 3) non apparirebbe 

l'obbligo da parte degli Stati membri di trasmettere informazioni in merito 

all'identità iniziale presentata dai richiedenti l'asilo bensì di trasmettere tutti 

gli elementi per sostenere la competenza sulla base dei criteri stabiliti dal 

Regolamento. Ora la SEM ritiene di aver trasmesso la richiesta di ripresa 

a carico alle autorità croate in modo formalmente corretto e senza omettere 

informazioni. Inoltre, avendo le autorità croate accettato tacitamente la loro 

competenza, non avrebbero obiettato sulla maggiore età indicata dalle au-

torità svizzere né sulla minore età indicata nel formulario Eurodac come 

alias del ricorrente e si potrebbe dunque presumere che anche in Croazia 

egli sia conosciuto come maggiorenne. La SEM non avrebbe ritenuto ne-

cessario trasmettere la copia né della tazkira né del libretto vaccinale poi-

ché da una parte avrebbero valore probatorio estremamente ridotto e 

dall'altra il libretto vaccinale non costituirebbe un documento d'identità.  

4.5 In sede di replica, il ricorrente ritiene che nonostante ai sensi dell'art. 23 

par. 4 Regolamento Dublino III, gli Stati membri sarebbero tenuti a 

D-5675/2023 

Pagina 7 

trasmettere tutti gli elementi per sostenere la competenza sulla base dei 

criteri stabiliti dal Regolamento, la SEM avrebbe esplicitamente deciso di 

non informare le autorità croate in merito alla data di nascita con la quale il 

ricorrente si sarebbe registrato al suo arrivo in Svizzera. Sebbene 

dall'art. 23 par. 4 Regolamento Dublino III non trasparirebbe alcun obbligo 

di trasmettere informazioni in merito all'identità iniziale presentata dai ri-

chiedenti l'asilo, l'art. 34 Regolamento Dublino III accorderebbe delle am-

pie possibilità di scambio di informazioni ed il ricorrente avrebbe diritto ad 

un esame completo e corretto, nonché conforme al Regolamento Dublino 

III rispetto alla determinazione dello Stato competente. La SEM avrebbe 

dunque violato l'obbligo di fornire informazioni ai sensi del Regolamento 

Dublino III ed il dovere di leale cooperazione tra gli Stati. In seguito, egli 

non avrebbe sostenuto alcuna intervista in Croazia al fine di accertare la 

sua identità. Contrariamento a quanto sostenuto dalla SEM, un'accetta-

zione tacita non implicherebbe di per sé che le autorità croate avrebbero 

ritenuto l'insorgente come maggiorenne. Infine, in merito alla mancata tra-

smissione della copia della tazkira e del libretto vaccinale, il ricorrente so-

stiene che non spetterebbe all'autorità inferiore decidere quali documenti 

prodotti dal ricorrente andrebbero trasmessi allo Stato competente.  

5.  

5.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1). 

5.3 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell'interessato 

sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale che nell'ambito 

della determinazione dello Stato responsabile per l'esame della domanda 

di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III). La valutazione operata dalla 

SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente 

nell'ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito. Qualora 

la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all'autorità inferiore e 

D-5675/2023 

Pagina 8 

riprendere la procedura in circostanze idonee all'età del richiedente l'asilo 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3 e relativi riferimenti). 

5.4 Nelle procedure d'asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità 

competente accerta d'ufficio i fatti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all'accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall'onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l'amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell'accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all'autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. ANDRÉ MOSER/MI-

CHAEL BEUSCH/LORENZ KNEUBÜHLER/MARTIN KAYSER, Prozessieren vor 

dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. 2.191). Una violazione del 

principio inquisitorio non implica in ogni caso l'automatica retrocessione 

degli atti all'autorità inferiore, dal momento che il Tribunale resta libero di 

raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale soluzione appare 

giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 con-

sid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

5.5 Per quanto concerne la minore età, è al richiedente l'asilo che incombe 

l'onere della prova al riguardo. In presenza di un accertamento dei fatti 

esaustivo e corretto, se la valutazione globale degli atti di causa non per-

mette di ritenere che l'interessato la abbia resa verosimile, questi sarà te-

nuto ad assumersene le conseguenze, venendo conseguentemente con-

siderato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e relativi riferimenti). 

5.6 Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiu-

diziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo, 

l'autorità si basa sui documenti d'identità autentici depositati agli atti così 

come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell'in-

teressato nel paese d'origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-

lum scolastico. Se necessario, ordina una perizia medica volta alla deter-

minazione dell'età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione all'art. 26 cpv. 2 LAsi; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 e rif. cit.). Una volta espe-

rita l'istruttoria, la SEM procede ad un apprezzamento globale degli ele-

menti in presenza in ossequio ai principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.4 e rif. cit.). 

D-5675/2023 

Pagina 9 

6.  

6.1 Ora, nella presente fattispecie, in primo luogo, è necessario rilevare 

che l'insorgente non ha fornito alcun documento d'identità originale e au-

tentico atto a comprovare o quantomeno a rendere verosimile l'asserita mi-

nore età. Egli ha fornito soltanto la copia della sua tazkira, la quale ha un 

valore probatorio ridotto. Anche in presenza di un esemplare autentico, in-

fatti, le indicazioni temporali relative alla data di nascita contenute possono 

non rispecchiare l'età effettiva (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6.2). Del resto, 

la copia di tale documento, rilasciata il (…) dicembre 2010 ([…] 1389 nel 

calendario persiano), non risulta neppure costituire un elemento a favore 

della sua minore età dal momento che riporta che egli avrebbe avuto 

(…) anni nel 1389 (calendario persiano, ovvero tra il 21 marzo 2010 e il 

20 marzo 2011 calendario gregoriano), ciò significherebbe infatti che al 

momento del deposito della sua domanda d'asilo in Svizzera sarebbe stato 

maggiorenne, visto che il suo anno di nascita sarebbe il 1383, ovvero tra il 

2004 e il 2005 (e non il 2006 come da lui affermato). Il fatto che egli abbia 

spiegato di aver dichiarato di avere due anni in più al momento del rilascio 

della tazkira per poter andare a scuola (cfr. atto SEM 15/10 pag. 7) non 

risulta essere credibile, rispettivamente solleva ulteriori dubbi quanto all'au-

tenticità ed al valore probatorio di tale documento. Neppure il certificato 

vaccinale costituisce un documento d'identità originale atto a comprovare 

la minore età. Per altro, la data riportata sul certificato vaccinale, ovvero il 

(…)1385 (e dunque il […] 2007 calendario gregoriano) non corrisponde alla 

data di nascita allegata dall'insorgente. 

6.2 In secondo luogo, le affermazioni in merito alla sua data di nascita, alla 

sua biografia ed alla sua famiglia non apportano indizi credibili in favore 

della minore età. Non risultano in particolare credibili le allegazioni dell'in-

teressato in merito alla sua data di nascita. Egli ha asserito di aver appreso 

la sua data di nascita dal padre, il quale l'avrebbe letta sulla tazkira. Tutta-

via, da una parte, la tazkira non riporta la data di nascita (ma indica soltanto 

un'età al momento del rilascio) e come rilevato in precedenza dal docu-

mento risulterebbe che egli è nato nel 2004 o 2005 (calendario gregoriano). 

D'altra parte, risulta piuttosto incredibile che egli abbia fornito la data di 

nascita nel calendario gregoriano dal momento che sia la tazkira sia il cer-

tificato vaccinale riportano un'età, rispettivamente una data di nascita nel 

calendario persiano. In seguito, anche le affermazioni in merito alla sua 

biografia non si distinguono per la loro consistenza. L'insorgente ha saputo 

indicare soltanto sommariamente e senza fornire alcun riferimento tempo-

rale le tappe della sua scolarizzazione. Invero, egli non ha saputo indicare 

né l'anno di inizio né l'anno in cui avrebbe smesso di andare a scuola, né 

la durata della scolarizzazione. In seguito, egli non ha saputo riferire quanti 

D-5675/2023 

Pagina 10 

anni avesse al momento dell'espatrio il 15 agosto 2021 né l'età dei suoi 

fratelli. Infine, risultano pure contraddittorie le informazioni in merito all'i-

dentità del padre, in particolare egli ha fornito un cognome diverso rispetto 

a quello riportato sulla tazkira e rispetto al suo (cfr. atto SEM 15/10 pag. 4 

segg.).  

6.3 A fronte degli elementi testé considerati, anche il Tribunale ritiene per-

tanto che, a seguito di una ponderazione globale degli elementi agli atti, 

sia a giusto titolo che l'autorità inferiore non ha proceduto ad ulteriori atti 

istruttori, segnatamente ad una perizia medica, per accertare l'età del ri-

corrente, come preteso nel ricorso, in quanto l'istruzione svolta risulta suf-

ficientemente completa e corretta (cfr. anche in tal senso la sentenza del 

Tribunale D-556/2023 del 7 febbraio 2023 consid. 8.4 e relativo riferi-

mento).  

6.4 In tali circostanze, l'insorgente – al quale si ribadisce incombeva l'onere 

della prova in merito (cfr. supra consid. 5.3) – non è stato in grado di ren-

dere verosimile la sua asserita minore età al momento dell'inoltro della sua 

domanda d'asilo in Svizzera. Ciò comporta che lui debba assumerne le 

conseguenze; ovvero che egli sia considerato maggiorenne in conformità 

con la giurisprudenza summenzionata (cfr. supra consid. 5.3),  che le di-

sposizioni normative relative ai minorenni non gli siano applicabili ed egli 

non possa a ragione avvalersene, come considerato rettamente anche 

nella decisione impugnata dalla SEM. 

7.  

7.1 Chiarito questo aspetto, occorre ora determinare se l'autorità inferiore 

non sia a giusto titolo entrata nel merito della domanda d'asilo presentata 

dall'insorgente, ritenendo la Croazia competente per l'analisi della do-

manda. 

7.2 Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di prote-

zione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre, 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). 

D-5675/2023 

Pagina 11 

Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2019 VI/7 consid. 4 a 6 e 

2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati).  

7.3 Giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea del 18 dicembre 2000 (di seguito: CartaUE), lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente. Qualora 

non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro de-

signato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la 

domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura 

di determinazione diventa lo Stato membro competente.  

7.4 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d'esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). 

7.5 Nel caso in disamina, il ricorrente sostiene che l'autorità inferiore abbia 

violato l'obbligo di fornire informazioni complete, prescritto dall'art. 23 

par. 4 Regolamento Dublino III in combinato disposto con l'art. 22 par. 3 

Regolamento Dublino III nella richiesta di ripresa in carico. In particolare, 

l'autorità inferiore avrebbe omesso di trasmettere alle autorità croate le co-

pie della tazkira e del libretto vaccinale da lui prodotte, di informare queste 

ultime in merito alle sue dichiarazioni riguardanti la sua minore età e di 

indicare di avere esaminato la questione dell'età fondandosi esclusiva-

mente su un esame della verosimiglianza delle sue allegazioni senza la 

predisposizione di una perizia medica.  

7.5.1 L'art. 23 par. 4 Regolamento Dublino III stabilisce che la richiesta di 

ripresa in carico dev'essere effettuata utilizzando un formulario uniforme 

comprendendo elementi di prova o circostanze indiziarie che figurano nelle 

due liste di cui all'art. 22 par. 3 Regolamento Dublino III, e/o elementi 

D-5675/2023 

Pagina 12 

pertinenti tratti dalle dichiarazioni dell'interessato che permettano alle au-

torità dello Stato membro richiesto di verificare se è competente sulla base 

dei criteri stabiliti dal Regolamento. Sono prove formali quelle che determi-

nano la competenza ai sensi del Regolamento Dublino III, finché non siano 

confutate da prove contrarie (art. 22 par. 3 lett. a Regolamento Dublino III). 

Mentre per quanto riguarda le circostanze indiziarie, si tratta di elementi 

indicativi che, pur essendo oppugnabili, possono essere sufficienti, in al-

cuni casi, a seconda del valore probatorio ad essi attribuito. Il loro valore 

probatorio, in relazione alla competenza per l'esecuzione della procedura 

di protezione internazionale, è esaminato caso per caso (art. 22 par. 3 

lett. b Regolamento Dublino III). Tali nozioni sono ancora più dettagliate 

nell'Allegato II del Regolamento CE 1560/2003 della Commissione del 

2 settembre 2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) 

n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determi-

nazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'a-

silo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo 

(Regolamento Dublino II; GU 222/16), applicabile anche al Regolamento 

Dublino III (cfr. preambolo n. 37 Regolamento Dublino III).  

7.5.2 A questo proposito è anzitutto importante rilevare che nella richiesta 

di ripresa in carico la SEM ha riportato ben tre date di nascita diverse del 

ricorrente: la data principale del (…) 2005 e le due date divergenti del (…) 

2000 e del (…) 2006 (cfr. pto. 3 del formulario di take back, atto 19/5). Al-

tresì, anche dall'estratto Eurodac del 21 giugno 2023 allegato alla richiesta 

di ripresa in carico risulta la data del (…) 2006 (cfr. atto SEM 7/1), ovvero 

la data di nascita dichiarata dall'insorgente al momento del suo arrivo in 

Svizzera. Non è dunque corretto affermare, come l'ha fatto il ricorrente in 

sede ricorsuale, che la SEM avrebbe esplicitamente deciso di non infor-

mare le autorità croate in merito al fatto che egli avrebbe dichiarato di es-

sere un minore non accompagnato al suo arrivo in Svizzera. 

7.5.3 Va inoltre osservato che, qualora le autorità croate avessero ritenuto 

l'interessato minorenne oppure avessero avuto un dubbio sulla sua età, 

avrebbero dovuto manifestarsi in modo proattivo, rifiutando la domanda di 

ripresa in carico e formulando una richiesta di trasmissione di una perizia 

volta all'accertamento dell'età del richiedente. Tuttavia, in casu ciò sarebbe 

stato contrario al principio della buona fede tra Stati, in quanto dalle alle-

gazioni del ricorrente risulta che le autorità croate non avrebbero creduto 

alla data di nascita fornita e l'avrebbero dunque ritenuto maggiorenne 

(cfr. atto SEM 15/10). 

D-5675/2023 

Pagina 13 

7.5.4 A questo proposito, vi è inoltre modo di aggiungere che il richiamo 

alla sentenza del Tribunale D-2271/2023 del 3 maggio 2023 non permette 

una diversa valutazione. Il caso di specie non risulta infatti comparabile 

poiché nel caso D-2271/2023 il Tribunale ha ritenuto che al momento del 

deposito della richiesta di ripresa in carico i fatti non erano ancora a suffi-

cienza acclarati (cfr. D-2271/2023 consid. 6.3.2 e 6.3.3), invero la SEM 

avrebbe richiesto lo svolgimento di una perizia per determinare l'età un 

giorno prima della scadenza del termine di risposta della richiesta ripresa 

in carico. Nel caso in disamina invece, risulta che la SEM aveva già effet-

tuato tutte le misure istruttorie del caso ed avesse già modificato la data di 

nascita del ricorrente in SIMIC e ritenuto lo stesso maggiorenne prima di 

procedere con la richiesta di ripresa in carico alle autorità croate. 

7.5.5 Ciò detto, la SEM non è venuta meno all'obbligo di fornire informa-

zioni contemplato dagli art. 23 par. 4 e 22 par. 3 Regolamento Dublino III. 

Essa infatti ha rettamente presentato, nel termine di due mesi dalle risul-

tanze Eurodac (art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III), la domanda di ri-

presa in carico alle autorità croate, fondata sull'art. 23 par. 1 Regolamento 

Dublino III, allegando il relativo estratto come richiesto dalla cifra 2, sezione 

II dell'Elenco A dell'Allegato II del Regolamento CE 1560/2003. 

7.5.6 Di conseguenza, la censura del ricorrente circa una presentazione 

della domanda di ripresa in carico non validamente formulata è da respin-

gere.  

7.6 La Croazia, non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro 

il termine previsto all'art. 25 par. 1 Regolamento di Dublino III, ha tacita-

mente riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda 

di asilo in questione (art. 25 par. 2 Regolamento Dublino III). La sua com-

petenza è dunque di principio data. 

8.  

8.1 Il ricorrente si oppone altresì al suo trasferimento verso suddetto Paese 

sostenendo che il sistema di accoglienza ivi presente sia caratterizzato da 

carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino 

III.  

8.2 Giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

D-5675/2023 

Pagina 14 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 CartaUE, lo Stato membro com-

petente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un 

altro Stato membro possa essere designato come competente. 

8.3 La Croazia è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Con-

venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. 

Di conseguenza, la Croazia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-

denti l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda 

secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-

forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]). 

Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, [Grande Camera], 30696/09). 

8.4  

8.4.1 Secondo la prassi del Tribunale, nonostante le prese di posizione cri-

tiche di numerosi organismi – in particolare del Consiglio d'Europa – il si-

stema d'asilo e d'accoglienza croato non presenta delle carenze sistemi-

che (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 22 marzo 

2023 consid. 9.5). Nella sua recente giurisprudenza, questo Tribunale ha 

ammesso la presenza di violenze eccessive da parte degli agenti di polizia 

(cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 22 marzo 2023 

consid. 9.3.2). Tuttavia, ha considerato che sia nel quadro di una procedura 

di presa in carico (take charge) sia in una di ripresa in carico (take back), 

le persone trasferite non rischiano, secondo un'alta probabilità, di essere 

D-5675/2023 

Pagina 15 

esposte ad un rischio di violazione dei loro diritti derivanti dal principio di 

non-respingimento e precisato che non si deve rinunciare ad un trasferi-

mento se non in casi eccezionali, ovvero allorché il richiedente dimostra, 

con degli argomenti fondati, che il principio sopra enunciato non si applica 

alla sua fattispecie (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 

del 22 marzo 2023 consid. 9.5, confermata da numerose sentenze recenti 

del Tribunale, cfr. a titolo esemplificativo E-4558/2023 del 19 gennaio 2024 

consid. 6 e F-80/2024 del 17 gennaio 2024 consid. 7.2). 

 

8.4.2 In assenza di una comprovata pratica di violazioni sistemiche delle 

norme comunitarie nella materia da parte della Croazia e dell'assenza di 

indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di croate non rispetterebbero 

il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 consid. 7.4 e 

7.5) la presunzione di rispetto, da parte di tale Stato, della sicurezza dei 

richiedenti l'asilo non è in casu stata confutata. 

8.5 Su tali presupposti, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie. 

9.  

9.1 L'insorgente, nel suo ricorso, ritiene che il suo trasferimento in Croazia 

si porrebbe in contrasto con l'art. 3 CEDU a causa dei maltrattamenti subiti 

e della situazione generale in tale Paese. Pertanto, occorre ora esaminare, 

se la SEM abbia a giusto titolo omesso di applicare le clausole discrezionali 

di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III nonché l'art. 29a cpv. 3 

OAsi 1.  

9.2 Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III ("clausola di sovranità"), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete. Tale disposizione è concretizzata in diritto interno 

svizzero dall'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni 

procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), secondo il quale se 

"motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-

rebbe competente per il trattamento della stessa. 

Per quanto concerne la nozione giuridica indeterminata, "motivi umanitari", 

il Tribunale ha pieno potere cognitivo (DTAF 2015/2 consid. 4.3.3), mentre 

nell'applicazione della seconda parte della frase ("la SEM può decidere di 

entrare nel merito della domanda"), l'autorità inferiore dispone di un reale 

D-5675/2023 

Pagina 16 

potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito dell'abrogazione 

dell'art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° febbraio 2014), dispone 

di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.; sentenza 

del Tribunale D-1379/2021 del 3 ottobre 2023 consid. 8.2 e 8.3). Esso può 

infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato il suo potere di ap-

prezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l'autorità inferiore ha 

fatto uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 8).  

Se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene 

ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della 

CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità 

e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

9.3  

9.3.1 Nel caso in disamina, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indi-

zio serio e concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione 

non rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, ver-

rebbe meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un 

paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese.  

9.3.2 Inoltre, il ricorrente non ha neppure dimostrato in alcun modo, con 

degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all'inserto, 

che la Croazia non sia intenzionata a riprenderlo in carico e a portare a 

termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura. Neppure può essere evincibile dalle sue dichia-

razioni né dalla documentazione agli atti, che egli non abbia avuto accesso 

alla procedura d'asilo in Croazia (cfr. atto SEM 15/10, pag. 9 pto. 8). 

9.3.3 Infine, per quanto il Tribunale non misconosca che le condizioni d'ac-

coglienza e di procedura per i richiedenti l'asilo in Croazia possano essere 

problematiche, agli atti non figurano non figurano elementi tali da indurre a 

concludere che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il 

ricorrente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire 

delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura. Ciò in quanto non esiste alcuna 

ragione seria e concreta di ritenere che un trasferimento a Zagabria dell'in-

sorgente rischierebbe di esporlo ad una situazione simile a quella nella 

quale si sarebbe trovato in quanto persona straniera in una situazione irre-

golare su suolo croato nella zona di frontiera o ai fini della sua 

D-5675/2023 

Pagina 17 

registrazione. Altresì, egli avrebbe soggiornato per pochissimo tempo in 

Croazia ed avrebbe lasciato volontariamente il centro dove sarebbe stato 

alloggiato (cfr. atto SEM 15/10 pag. 9 pto. 8). Ad ogni modo, appartiene al 

ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, uti-

lizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello Stato in que-

stione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza). 

9.4  

9.4.1 Rimane inoltre da chiarire se lo stato di salute del ricorrente costitui-

sca un impedimento al suo trasferimento in Croazia. In proposito, si rileva 

che il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, 

costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in circostanze ec-

cezionali (cfr. sentenze della Corte EDU N. contro Regno Unito del 27 mag-

gio 2008, [Grande Camera], 26565/05, §42 segg.; Paposhvili contro Belgio 

del 13 dicembre 2016, [Grande Camera], 41738/10, §181 segg.; DTAF 

2011/9 consid. 7.1). 

9.4.2 Nel caso in disamina si constata che il ricorrente è stato visitato a due 

riprese per dei dolori al ginocchio ed al polpaccio a seguito di un incidente 

nel viaggio d'espatrio e per i quali gli sono stati prescritti dei cerotti medicati 

ad azione analgesica e antiinfiammatoria e degli esercizi di stiramento da 

eseguire (cfr. atti SEM 16/2 e 24/3). 

9.4.3 Di conseguenza, anche alla luce dell'attuale situazione medica, non 

sussistono indizi per ritenere che egli sia affetto da una patologia definitiva 

grave, rispettivamente che questa non possa essere trattata in Croazia. Va 

in ogni caso rilevato come è notorio che lo Stato di destinazione dispone in 

ogni caso di infrastrutture mediche qualitativamente sufficienti. Inoltre in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, esso deve provvedere 

affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria, compren-

dente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso, ed il trattamento es-

senziale di malattie e di gravi disturbi mentali, nonché fornire la necessaria 

assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza 

particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psi-

chica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva). 

9.4.4 Infine, qualora necessario prima del trasferimento, sarà premura 

delle autorità competenti per l'esecuzione dell'allontanamento informare in 

maniera precisa e completa le autorità croate dell'arrivo e degli eventuali 

problemi di salute dell'insorgente (cfr. art. 31 Regolamento Dublino III). 

D-5675/2023 

Pagina 18 

9.5 In conclusione dunque, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili 

di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale 

sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o 

all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Croazia. 

9.6 In seguito, non risultano neppure esserci indizi che permettano di rite-

nere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprez-

zamento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

9.7 Pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. 

10.  

Di conseguenza, la Croazia è competente dell'esame della domanda di 

asilo del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a 

riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 

29 Regolamento Dublino III. 

11.  

11.1 Alla luce di quanto precede, è dunque a giusto titolo che la SEM non 

è entrata nel merito della domanda di asilo del ricorrente, in applicazione 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi. 

11.2 In siffatte circostanze, non occorre esaminare le questioni relative 

all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi 

giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 Legge federale sugli stranieri e la loro integra-

zione del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), poiché detti motivi sono 

indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una proce-

dura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2). 

12.  

Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione della 

SEM confermata. 

13.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

ritenuto che con decisione incidentale del 26 ottobre 2023 il ricorrente è 

stato posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria, egli è esentato dal pa-

gamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

D-5675/2023 

Pagina 19 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5675/2023 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: