# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 78eb9ac9-78d4-58d6-b014-3bc36aed7e1d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.12.2010 32.2010.152
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-152_2010-12-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.152

   

  FS

  	
  Lugano

  1 dicembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 giugno 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 maggio 2010 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1950, da ultimo attivo quale tappezziere decoratore indipendente
(doc. AI 3/1 e 9/1), nel mese di luglio 2003 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti indicando che “(…) soffro da anni per dolore dovuto a
degenerazione artrotica della colonna dorso lombare. Malattia da pressione
alta. Il 14.11.2002 operato per diverticoli, per complicazioni alle pareti
addominali non sostiene gli organi interessati. (…)” (doc. AI 1/1-7).

 

                                         Con
decisione su opposizione 23 dicembre 2005 (doc. AI 47/1-8) – viste le risultanze
del rapporto medico 18 maggio 2004 (doc. AI 24/1-7) e delle annotazioni 2
giugno e 16 dicembre 2005 del dr. __________ (doc. AI 41/1 e 45/1), medico SMR,
nonché del rapporto 29 novembre 2004 della consulente in integrazione
professionale (doc. AI 30/1-30) – l’Ufficio AI ha respinto l’opposizione
interposta contro la decisione 17 gennaio 2005 con la quale aveva riconosciuto
all’assicurato il diritto a una rendita intera (grado d’invalidità 75%) limitatamente
al periodo dal 1. agosto 2003 al 31 agosto 2004 (doc. AI 33/1-2 e la motivazione
sub doc. AI 31/1-3).

 

                                         Il
ricorso inoltrato dall’assicurato contro la decisione su opposizione 23
dicembre 2005 è stato respinto da questo Tribunale con sentenza 6 dicembre 2006
cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 57/1-17).

 

 

                               1.2.   Nel
mese di marzo 2008 l’assicurato ha inoltrato una nuova domanda prestazioni AI
per adulti indicando, quale danno alla salute, che “(…) il mio problema di
salute è legato ad un continuo, costante dolore nella regione dorso-lombare e sacrale
con difficoltà a reggermi. Il secondo problema è legato alla parete addominale
anteriore priva di muscoli e che non mi permette di eseguire gran parte di
attività lavorativa comune. Sono diabetico e sono in cura dallo psichiatra dal
16.08.2002. (…)” (doc. AI 59/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso – in particolare sulla base
della perizia pluridisciplinare 20 maggio 2009 del Servizio di accertamento
medico (SAM), del rapporto 3 giugno 2009 e delle annotazioni 5 maggio 2010 del
dr. __________, nonché del rapporto 25 settembre 2009 del consulente in integrazione
– l’Ufficio AI, con decisione 5 maggio 2010 (doc. AI 91/1-3), preavvisata
con progetto 19 gennaio 2010 (doc. AI 81/1-3), ha negato all’assicurato il diritto
a prestazioni adducendo che:

 

" 
(…)

Con una capacità di lavoro del 70% e con riduzione del
10% inerente l’attività a tempo parziale, il salario da invalido è di Fr.
38'668.45.

Dal raffronto fra il reddito da valido (43'360) e
quello da invalido (38'668.45) risulta una perdita dei guadagno dell’11%.

 

Essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%, il
diritto alla rendita non sussiste.

 

Misure d’ordine professionale, volte al conseguimento
di una qualifica di base, non risultano attuabili.

(…)" (doc. AI 91/2)

 

                               1.3.   Contro
la decisione 5 maggio 2010 l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al
TCA con il quale – contestata la valutazione medica e la possibilità di svolgere
tanto la sua quanto altre attività professionali – ha concluso che “(…) mi rivolgo
a voi per fare valere i miei diritti, sottolineando che visto la mia situazione,
ero sicuro di aver diritto a una prestazione AI, anche leggermente ridotta, ma
che potesse permettermi un tenore di vita almeno decente senza dover più
bussare a porte assistenziali. (…)” (doc. AI 92/6).

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con
scritto 28 giugno 2010 l’assicurato ha osservato che, vista la situazione personale
(età 60 anni e senza le necessarie conoscenze professionali), il reddito
ipotetico da invalido non troverebbe riscontro nella realtà, che, non avendo
trovato un’attività lavorativa nonostante anni di ricerca, è al beneficio
dell’assistenza sociale e che il dr. __________ gli avrebbe confermato quanto
dettogli dagli specialisti e meglio che “(…) se riesco a farmi passare il
dolore ponendomi in una posizione supina di farlo e basta senza evitare di fare
interventi ulteriori invasivi e senza prendere troppi calmanti. (…)” (VI).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 5 maggio 2010, con la quale l’Ufficio
AI ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni, è conforme o meno alla
legislazione federale.

 

                                         L’assicurato,
senza specificare da quando e in che misura, postula il riconoscimento del
diritto ad una rendita.

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione)
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I
600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 =
RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile
per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi
citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre
1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                               2.5.   Qualora
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda di prestazioni essa deve
esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare
verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile
dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso
applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso
(art. 17 cpv. 1 LPGA, art. 41 vLAI, art. 87segg. OAI;
VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von
Invalidenrentenrevisionen, in Schaffhauser/Schlauri, Die Revision von
Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Veröffentlichungen des Schweizerischen
Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V
198).

                                         Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA se il grado d’invalidità del beneficiario
della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

                                         In
particolare, la costante giurisprudenza ha stabilito che le
rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante
dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche
quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla
capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl.
del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V
275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al
guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni,
non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis
è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).

 

                               2.6.   Nella
fattispecie in esame, l’assicurato, visti gli articoli 28 cpv. 1 lett. b LAI
(art. 29 cpv. 1 lett. b nella versione valida fino al 31 dicembre 2007) e 88a
cpv. 1 OAI, era stato posto al beneficio di una rendita intera dal 1. agosto
2003 al 1. agosto 2004 ritenuto che dagli accertamenti medici ed economici
esperiti era risultata un’incapacità lavorativa del 100% nella sua attività
abituale dall’agosto 2002, un’abilità del 100% con una flessione del rendimento
del 10% in un’attività adeguata dal 18 maggio 2004 (data della visita medica
SMR) e un grado d’invalidità, non pensionabile, del 3% (cfr. consid. 1.1).

 

                               2.7.   L’Ufficio
AI, vista la domanda 24 marzo 2008 con la quale l’assicurato ha chiesto
nuovamente di essere posto al beneficio di una rendita (doc. AI 59/1-8) e considerate
le numerose patologie di cui soffre (doc. AI 72/1), ha odinato un’accerta-mento
medico a cura del SAM (doc. AI 73/1-2).

 

                                         L’amministrazione
ha fondato la valutazione della residua capacità lavorativa sulla dettagliata,
completa ed approfondita perizia pluridisciplinare del SAM. Dal rapporto 20
maggio 2009 (doc. AI 76/1-47) risulta che i periti hanno fatto capo a quattro
consultazioni specialistiche d’ordine psichiatrico (dr. __________), reumatologico
(dr. __________), neurologico (dr. __________) e endocrinologico (dr. __________)
(cfr. punto 4.3 della perizia). Tenuto conto dei dati soggettivi ed obbiettivi
(punti 3 e 4 della perizia), riportate le diagnosi con e senza influenza sulla
capacità lavorativa (punto 5 della perizia), il SAM ha proceduto alla discussione
dei dati medici (punto 6 della perizia), tenendo conto sia delle valutazioni
specialistiche esterne che dei propri accertamenti eseguiti durante la permanenza
dell’assicurato presso il centro peritale. I periti hanno concluso che nella
sua attività abituale la capacità lavorativa globale è del 50%: “(…) nell’attività
di tappezziere/parchettista l’A. è da considerare incapace al lavoro nella
misura del 50% a causa della patologia reumatologica, che limita la capacità
lavorativa dell’A., che prevede il mantenimento per un periodo prolungato della
posizione inginocchiata, spesso con appoggio sulle mani. (…)” (doc. AI
76/27). Circa le conseguenze sulla capacità lavorativa i periti hanno osservato
che “(…) dal punto di vista psichiatrico l’A. ha mostrato un miglioramento,
con un’incapacità lavorativa attuale nella misura del 20-30%. Per quel che
riguarda la diagnosi psichiatrica attuate, vista la sintomatologia presente, si
tratta di una sindrome depressiva ricorrente, con attuale episodio di gravità
media. Sul piano neurologico l’A. presenta delle limitazioni funzionali legate
all’incipiente compressione del nervo mediano al canale carpale, patologia di
lieve entità, clinicamente poco sintomatica. Le cefalee sono sporadiche, non
più di uno-due episodi al mese, e le lombalgie sono esenti, al momento attuale,
da segni di sofferenza radicolare. Pertanto l’A. presenta un’incapa-cità
lavorativa non superiore al 15%. Dal punto di vista endocrinologico, l’assenza
completa di complicanze non permette la giustificazione di una qualsiasi incapacità
lavorativa a causa del diabete. Dal punto di vista reumatologico influiscono
sulla capacità lavorativa l’iniziale patologia degenerativa del ginocchio sin.
e la patologia degenerativa del rachide lombosacrale, associate a dolori
cronici e contratture muscolari. Tali patologie riducono la capacità lavorativa
dell’A. nella misura del 50% in un’attività come quella di
tappezziere/parchettista, che prevede il mantenimento della posizione
inginocchiata per un lungo periodo, spesso con appoggio sulle mani. Per quanto
riguarda la determinazione temporale dello sviluppo delle limitazioni nella
capacità lavorativa, con decisione del 17.01.2005 all’A. è stata accordata una
rendita AI transitoria, con grado del 75% dal 1.08.2003 al 31. 08.2004. E’ già
stato valutato dal Servizio medico regionale dell’Ufficio AI a maggio 2004 e la
valutazione da parte del consulente IP ha in seguito definito una capacità
globale residua del 97%. Il 7.07.2008, il medico curante Dr. __________ ritiene
che l’A. presenti un’incapacità lavorativa del 100% dal 18.05.2004; l’abituale
attività potrebbe essere svolta per 15h settimanali, mentre attività idonee
sono esigibili per 22h a settimana, sempre da maggio 2004. Il 7.08.2008 la
Dr.ssa __________, psichiatra, valuta l’A. con un’incapacità lavorativa del 50%
da inizio 2007, con attività adeguata allo stato di salute esigibile al 50%,
sempre da inizio 2007. Alla luce degli attuali accertamenti, possiamo confermare
una capacità lavorativa come tappezziere/parchettista limitata al 50% da inizio
2007. Da allora non vi sono state sostanziali e durature modifiche dello stato
valetudinario. La prognosi valetudinaria a medio-lungo termine per l’attività
di tappezziere/parchettista non pemette di stabilire miglioramenti, in
considerazione degli aspetti degenerativi sul piano osteoarticolare. (…)” (doc.
AI 76/27-28). Riguardo alle conseguenze sulla capacità d’integrazione i periti
hanno concluso che “(…) dal punto di vista medico-teorico, l’A. è da ritenere
in grado di svolgere attività da leggere a mediamente pesanti, che non lo
obblighino ad assumere posizioni non ergonomiche per la colonna cervicale e
lombare o mantenere la posizione eretta o seduta per più di un’ora, che permetta
di effettuare brevi pause e che permetta di evitare la flessione del rachide
lombare spesso e sollevare spesso pesi superiori a 15 kg. In attività rispettose di tali limiti, valutiamo l’A. abile al lavoro nella misura del 70-80%
(orario di lavoro normale, con riduzione del rendimento), a partire da gennaio
2007. Dal punto di vista neurologico, nel complesso l’A. presenta un’incapacità
lavorativa non superiore al 15% a partire da gennaio 2007. Dal punto di vista
psichiatrico la diagnosi psichiatrica attuale causa un’inabilità lavorativa nella
misura del 20-30%, sempre a partire da gennaio 2007. Dal punto di vista endocrinologico,
l’assenza completa di complicanze diabetiche che possono limitare la capacità
lavorativa non permettono la giustificazione di qualsiasi incapacità lavorativa
a causa del diabete. Come tutti i diabetici, però, è in generale consigliabile
un’attività professionale che permetta di seguire la dieta diabetica come
prescritta, inclusi gli spuntini, l’autocon-trollo glicemico a qualsiasi momento,
l’esecuzione della terapia antidiabetica come prescritta, che eviti turni
notturni di lavoro, eviti le ore di punta di stress, l’uso di apparecchi pericolosi
per l’A. stesso o per altre persone (gru, macchina, locomotive, aerei, auto,
moto ecc.) e un’attività lavorativa nelle zone con terreno irregolare (come sui
ponteggi del cantiere ecc.). A partire da gennaio 2007 il quadro valetudinario
dell’A. è stabile e stazionario, con un’incapacità lavorativa complessiva
dovuta alle patologie reumatologica e psichiatrica nella misura del 50%
nell’attività abituale di tappezziere/parchetti-sta, considerando il fatto che
le due patologie vanno integrate. Attività lavorative adeguate sono esigibili
nella misura complessiva del 70-80% e questo a partire da gennaio 2007 in avanti, con una prognosi che va considerata come stazionaria. (…)” (doc. AI 76/28-29).

 

                                         Nel
rapporto medico 3 giugno 2009 (doc. AI 77/1-2) il dr. __________, considerate
le diagnosi e i limiti funzionali ritenuti dai periti del SAM, ha formulato la
seguente raccomandazione:

 

" 
(…)

Perizia SAM (20.05.2009) con valutazioni
specialistiche: neurologica, psichiatrica, daibetologica e reumatologica.

Si trattava di valutare se c’era stato un peggioramento
rispetto alla valutazione SMR del 18.05.2004, in base alla quale era stata
stabilita una rendita AI (75%) dal 1. agosto 2003 al 31 agosto 2004.

 

In base al calcolo della CGR da parte del CIP in
seguito il grado AI era del 3%.

 

Decisione confermata con sentenza TCA del 06.12.2006.

 

Il diabete non influisce sulla CL (assenza di
complicazioni, ben controllato).

Hanno influsso la patologia reumatologica e anche
quella neurologica e psichiatrica.

 

IL 50% nell’attività di tappezziere, da notare però che
nella precedente valutazione, cresciuta in giudicato, la IL era 70%, e in
assenza di miglioramento non possibile fare una valutazione migliore attuale.

 

Per attività leggere (-medie) si definisce una IL 30%,
tenedo conto di tutte le patologie (NB: SAM dice 20-30%). In precedenza la IL
per attività analoghe era stabilita al 10%.

Da gennaio 2007 (peggioramento sintomatologia
psichiatrica e inizio terapia specialistica in febbraio).

 

Da calcolare di nuovo CGR tenedo conto degli attuali
limiti.

(…)" (doc. AI 77/2)

 

                                         Alla
perizia pluridisciplinare va conferita piena forza probatoria poiché la stessa
risulta essere completa, concludente, motivata e priva di contraddizioni e di
elementi che portano a dubitare della sua attendibilità (DTF 125 V 351). Del
resto, il ricorrente non ha contestato validamente la valutazione della residua
capacità lavorativa del 30% nella sua abituale e del 70% in attività adeguate,
dal gennaio 2007, limitandosi a produrre il certificato 15 marzo 2010 nel quale
il dr. __________, medico generico, ha attestato, senza tuttavia documentare e
addurre il benché minimo motivo per cui la valutazione del SAM sarebbe errata,
che “(…) il signor RI 1 non è in grado per problemi alla schiena né di
svolgere la propria attività di posatore di pavimenti né di svolgere
un’attività più leggera perché ogni giorno presenta lombalgie acute che necessitano
alcune decine di minuti di riposo assoluto in posizione sdraiata. (….)”
(doc. AI 86/1).

 

                                         Anche
il dr. __________, nelle annotazioni 5 maggio 2010, ha concluso, tra l’altro, che “(…) NON sono stati portati dati medici che inducono a
modificare la valutazione […] Quindi questa valutazione (la valutazione medica)
è da riconfermare. (..)” (doc. AI 90/1).

 

                                         Va
qui evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo
di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola
fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008) e che il solo fatto che uno o più medici
curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’ammini-strazione e a
imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 3.4 e
i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

                                         Giova
qui inoltre ricordare che secondo l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali
sono a disposizione dell’Ufficio AI per valutare le condizioni mediche del
diritto alle prestazioni. Essi stabiliscono la capacità funzionale
dell’assicurato, determinante per l’AI secondo l’art. 6 LPGA, di esercitare
un’attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente
esigibile. Sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico
nei singoli casi. In questo senso scopo e senso dell’art. 49 OAI risiedono
nella possibilità, per gli Uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione
degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle
loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare
la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata
una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione
sociale. Sulla base delle indicazioni dell’SMR, l’Ufficio AI deve così decidere
cosa si può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (cfr.
la STF 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 2 e i rinvii giurisprudenziali
ivi menzionati).

 

                                         Questo
Tribunale deve dunque concludere che, dal gennaio 2007, va ritenuta
un’incapacità lavorativa del 70% nell’attività abitualmente svolta
dall’assicurato e del 30% in un’attività adeguata rispettosa dei limiti
funzionali posti.

 

                               2.8.   Accertata
dunque, dal punto di vista medico-teorico, una residua capacità lavorativa del
30% nell’attività abituale e del 70% in un’attività adeguata, con rapporto 25
settembre 2009 (doc. AI 79/1-4) il consulente in integrazione professionale,
tenuto conto dei i dati medici presenti nell’inserto, nonché delle limitazioni
poste dai periti del SAM, ha concluso:

 

" 
(…)

L’A., vista la CL del 25% nell’abituale attività di
tappezziere e l’esperienza professionale plurienale, potrebbe essere reinserito
sul mercato del lavoro, supposto in equilibrio, in attività affini.

 

Inoltre, l’A. potrebbe essere impiegato, nella misura
del 70%, in tutte quelle attività, rispettose delle limitazioni funzionali
summenzionate, elencate dalla tabella RSS TA1 (suisse).

(…)" (doc. AI 79/2)

 

                                         Nella
fattispecie, il consulente in integrazione ha correttamente rinviato alle limitazioni
funzionali evidenziate dal dr. __________, nel rapporto medico 3 giugno 2009
(doc. AI 77/1-2), che ha ripreso le limitazioni poste dai periti del SAM. Tenuto
conto delle limitazioni, secondo questa Corte, possono essere in concreto prese
in considerazione, quali attività adeguate, quelle professioni legate al settore
dell’industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e di controllo,
oppure al campo dei servizi, attività che non comportano aggravi fisici, con
possibilità di cambiare frequentemente posizione (vedi al riguardo STFA I
535/05 del 7 dicembre 2006 consid. 4.4 e U 329/01 del 25 febbraio 2003 consid. 4.5 con
riferimenti; cfr. anche RCC 1980 pag. 482 consid. 2). Attività
che del resto non necessitano una particolare formazione.

                                         Va
poi evidenziato che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate
possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice
non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito va rilevato che il TF ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (STF 8C_399/2007 del
23 aprile 2008; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio
2003 consid. 4.7).

 

                                         Va
poi ricordato che le difficoltà del mercato del lavoro rappresentano un elemento
estraneo all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e giurisprudenza,
l’assicurato deve compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità
di guadagno (STFA inedita del 10 settembre 1998 nella causa S.; DTF 123 V 96
consid. 4c; RAMI 1996 U 240 pag. 96; SVR 1995 UV 35 pag. 106 consid. 5b e
riferimenti). Se, malgrado tale impegno, un’occupazione confacente
all’interessato non è reperibile in concreto, questo è dovuto alla congiuntura
del momento, per la quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del
lavoro, né l’assicurazione per l’invalidità né quella contro gli infortuni sono
tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid.
3b).

 

                                         Quanto
all’età dell’assicurato (quasi 60enne al momento della resa del provvedimento
impugnato), va osservato che il TFA nella sentenza
del 26 maggio 2003, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 35, ha precisato che qualora la persona assicurata sia d’età avanzata, questo aspetto deve essere considerato
nell’esame della questione se essa potrebbe reperire un’oc-cupazione in un
mercato del lavoro equilibrato. In quel caso di specie era stato ritenuto che a
torto era stata soppressa una rendita intera di invalidità nei confronti di
un’assicurata a cui mancavano pochi mesi all’età di pensionamento di vecchiaia.
Infatti, benché teoricamente dal profilo medico esistessero delle occupazioni
adeguate alle limitazioni funzionali presentate dall’assicurata, nel periodo
precedente al pensionamento la stessa non poteva più trovare un impiego nel
mercato del lavoro equilibrato. Sempre in merito alla
sfruttabilità della capacità di lavoro residua avuto riguardo all’età, l’Alta
Corte, nella STF 9C_124/2010 del 21 settembre 2010, ha sviluppato la seguente considerazione: “(…) Die Rechtsprechung
erachtet das Alter für die Vermittelbarkeit indes regelmässig nicht als allein
ausschlaggebend, vielmehr kommt auch der verbliebenen Restarbeitsfähigkeit erhebliches
Gewicht zu. So ist etwa ein 60-jähriger Versicherter, welcher mehrheitlich als
Wirker in der Textilindustrie tätig gewesen war, als zwar nicht leicht
vermittelbar erachtet worden. Das Bundesgericht sah aber mit Bezug auf den
hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt gleichwohl Betätigungsmöglichkeiten,
da der Versicherte zwar sachlich eingeschränkt (weiterhin zumutbar waren
leichte und mittelschwere Arbeiten im Gehen, Stehen und Sitzen in geschlossenen
Räumen), aber immer noch im Rahmen eines Vollpensums arbeitsfähig war (Urteil I
376/05 vom 5. August 2005 E. 4.2). Unter anderem mit Blick auf eine Aktivitätsdauer
von immerhin noch sieben Jahren war eine erwerbliche Umsetzung der
Leistungsfähigkeit auch einem 58-jährigen, kaufmännisch ausgebildeten
Versicherten möglich und zumutbar, der aufgrund hochgradiger Innenohrschwerhörigkeit
auf einen besonderen Anforderungen genügenden Arbeitsplatz angewiesen war
(Urteil I 819/04 vom 27. Mai 2005 E. 2.2). Als arbeitsmarkttauglich angesehen
wurde auch die Restarbeitsfähigkeit eines 60-jährigen Versicherten mit einer
unter anderem wegen rheumatologischer und kardialer Probleme um 30% eingeschränkten
Leistungsfähigkeit (Urteil I 304/06 vom 22. Januar 2007 E. 4.2), gleichviel wie
diejenige eines gleichaltrigen Versicherten, dem trotz verschiedener Rückenschäden
ein vergleichsweise weites Spektrum zumutbarer Hilfstätigkeiten offenstand
(Urteil 9C_918/2008 vom 28. Mai 2009 E. 4.3). Demgegenüber verneinte das
Bundesgericht die Realisierbarkeit der Restarbeitsfähigkeit von 50% im Fall
eines 61-Jährigen (Urteil I 617/02 vom 10. März 2003 E. 3.3). Gleich verhielt
es sich bei einer 61 Jahre alten Versicherten, bei welcher die gemischte
Bemessungsmethode zur Anwendung kam, wobei im erwerblichen Teil in einer dem
Leiden angepassten Beschäftigung eine Arbeitsfähigkeit von 50 % bestand (Urteil
9C_437/2008 vom 19. März 2009). (…)” (STF 9C_124/2010 del 21 settembre 2010, consid. 5.2).

 

                                         Avuto
riguardo alla mancanza di conoscenze professionali – a prescindere dal fatto
che, come sopra già evidenziato, nell’ambito industriale, ma anche nel
settore delle prestazioni di servizio, vi sono delle attività che non
presuppongono particolari attitudini intellettuali e/o una formazione specifica
– va rilevato
che, in una sentenza 35.2007.105 del 6 agosto 2008, confermata, nella misura
che qui interessa, dal TF con pronunzia 8C_709/2008 del 3 aprile 2009
(concernente un assicurato quasi analfabeta, senza formazione scolastica e professionale,
con scarse conoscenze della lingua italiana e che aveva sempre esercitato
un’attività manuale non qualificata), questa Corte ha giudicato come non irrealistiche
le opportunità di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa su un
mercato equilibrato del lavoro, conclusione che si impone anche nel caso sub
judice, giacché il ricorrente presenta una “situazione di partenza” decisamente
migliore.

 

                                         In
esito alle considerazioni che precedono, il TCA deve dunque concludere che sul
mercato generale del lavoro esistono delle attività adeguate che l’assicurato
sarebbe in grado di esercitare, nella misura dell’70%, nonostante il danno alla
salute.

 

                               2.9.   Quanto
alla valutazione economica, ricordato che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni sociali
svizzere è un concetto di carattere economico-giuridico e non medico (DTF 116 V
249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a), che per il
raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto
alla rendita (DTF 129 V 222) – per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2008 visto
che è dal 2007 che vi è stato un peggioramento della situazione valetudinaria – e che conformemente
ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni
sociali vale l'obbligo di ridurre il danno (e che non è quindi dato alcun
diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado di percepire un
reddito tale da escluderne l'erogazione), valgono le seguenti considerazioni.

 

                                         Partendo
dal reddito da valido, ritenuto nella STCA del 6 dicembre 2006, per il 2002 di
fr. 40'000.--, si ottiene per il 2008 un reddito da valido pari a fr. 43'349.57
(fr. 40'000.-- aumentati del 1.4% per il 2003, 0.9% per il 2004, 1.0% per il
2005, 1.2% per il 2006, 1.7% per il 2007 e 2.0% per il 2008; cfr. la tabella
B10.2 relativa all’evoluzione dei salari nominali totale, pubblicata in La Vie économique 9-2009 pag. 95).

 

                                         Nel
2008, conformemente alla giurisprudenza federale (DTF 134 V 322, 129 V 222, 126 V 76 consid. 3b/aa e 80
consid. 5b/cc), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 elaborata dall'Ufficio
federale di statistica, il ricorrente, svolgendo un’at-tività semplice e
ripetitiva, livello di qualifica 4, avrebbe potuto realizzare un reddito
annuo ipotetico da invalido pari a fr. 59'978.88 (fr. 4'806.--
riportati su 41.6 ore [cfr. tabella B 9.2, pubblicata in
 La Vie économique, 9-2009, pag. 94] moltiplicati per
12 [ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U
274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a]). Considerata
la capacità lavorativa del 70% e applicata la riduzione del 10% riconosciuta
dal consulente in integrazione professionale –
al proposito va osservato che il giudice non può senza
valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc) – il reddito ipotetico da invalido si attesta infine in fr. 37'786.69
(fr. 59'978.80 x 70% e ridotti del 10%).

 

                                         Ritenuto
il reddito da valido di fr. 43'349.57 e quello ipotetico da invalido di fr.
37'786.69 si ottiene un grado d’invalidità del 13% ([43'349.57 - 37'786.69] x
100 : 43'349.57 = 12.83% arrotondato al 13% secondo la giurisprudenza di cui
alla DTF 130 V 121 consid. 3.2) che non da diritto ad alcuna rendita
d’invalidità (cfr. consid. 2.3).

 

                             2.10.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, la decisione impugnata va confermata.

 

                             2.11.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese per fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                         Va
qui ancora evidenziato che – ricordato che i presupposti (cumulativi) necessari per la
concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se l’istante si
trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario
o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è
palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V
202 e 372 con riferimenti) – l’assicurato non può, in ogni caso, essere esonerato dalle spese in
quanto il suo ricorso manifestamente privo di possibilità di esito favorevole.
Infatti all’insorgente (che si era già visto respinto il suo ricorso interposto
contro la decisione su opposizione del 23 dicembre 2005) non poteva sfuggire la
necessità di documentare debitamente le allegazioni secondo le quali le valutazioni
dei periti del SAM non fossero valide e/o le ragioni che rendessero verosimile
una rilevante modifica del suo stato di salute.

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti