# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a3bfef2-51b4-5564-b00d-8b43e157c572
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2003.176
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-176_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.176

   

  	
  Lugano

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Stefano Rossi, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 2 giugno 2003 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  La decisione 13 maggio 2003, n. 2102, del Consiglio
  di Stato, che ha respinto l’impugnativa presentata dall’insorgente avverso la
  risoluzione 11 marzo 2003 con cui il municipio di __________ ha revocato
  l’ordine di sospensione lavori decretato il 6 marzo 2003 per l’esecuzione di
  alcune opere edilizie sul mappale n. __________ RF, di proprietà di
  __________ e __________;

  

 

 

viste le risposte:

-    5 giugno 2003 di
__________ e __________;

-    11 giugno 2003 del
Consiglio di Stato;

-    17 giugno 2003 del
municipio di __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                         che
__________ e __________, qui resistenti, sono proprietari della casa
d’abitazione che sorge sul fondo n. __________ RF di __________;

 

                                         che il 7
aprile 1992 essi hanno ottenuto dal municipio il permesso di trasformare il
loro garage in un locale abitabile;

                                         

                                         che il 16
marzo 1993 hanno chiesto al municipio il rinnovo del permesso citato, ottenendo
la relativa autorizzazione il 29 aprile 1993;

 

che il 13 aprile 1995 __________ e
__________ hanno comunicato al municipio la loro intenzione di iniziare i
lavori di costruzione ai primi di maggio; trattandosi di una ristrutturazione
interna parte dei lavori sarebbero stati eseguiti da loro stessi;

 

che il 6 marzo 2003, __________, agendo
quale vicesindaco di __________ in sostituzione del sindaco, ha ordinato ai
coniugi __________ la sospensione dei lavori in corso sulla loro proprietà,
ritenendoli abusivi;

 

che il 7 marzo 2003 quest’ultimi sono
tempestivamente insorti contro questa decisione dinanzi al Consiglio di Stato,
chiedendone l’annullamento;

 

che nella sua seduta del 10 marzo 2003 il
municipio ha tuttavia risolto di non ratificare l’ordine di sospensione dei
lavori emanato da __________;

 

che pertanto l’11 marzo 2003, avendo
verificato l’esistenza di una regolare licenza edilizia per l’esecuzione dei
lavori in atto, il municipio ha revocato il suddetto ordine, diffidando nel
contempo i resistenti a volerli terminare entro il 30 settembre 2003; contemporaneamente
__________ e __________ hanno ritirato il loro ricorso dinanzi al Consiglio di
Stato;

 

che con giudizio 13 maggio 2003, il
Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento di revoca, respingendo l’impugnativa
presentata contro di esso da __________; in sostanza, il Governo non ha
ritenuto che la licenza edilizia 29 aprile 1993 fosse perenta, i lavori di
costruzione essendo infatti iniziati prima dei due anni dal suo rilascio;

 

che contro il predetto giudizio governativo,
__________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo
chiedendone l’annullamento; ritenendo che i lavori di costruzione sarebbero
iniziati soltanto nel maggio 1995, l’insorgente ribadisce la perenzione della
licenza edilizia e chiede l’inoltro di una domanda di costruzione in sanatoria;

 

che all’accoglimento del ricorso si oppone
il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni; ad identica conclusione
giungono i resistenti e il municipio con argomentazioni che saranno riprese, se
del caso, più avanti;

 

 

considerato,                   in
diritto

                                         

                                         che la
competenza del Tribunale cantonale amministrativo discende dall’art. 208 cpv. 1
LOC; 

 

                                         che la
legittimazione del ricorrente è certa (art. 43 PAmm); il ricorso, tempestivo, è
dunque ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti senza
istruttoria (art. 18 PAmm);

 

che con il giudizio qui impugnato, il
Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento 11 marzo 2003, con cui il
municipio ha revocato l’ordine di sospensione dei lavori 6 marzo 2003 ed ha diffidato
__________ e __________ a terminarli entro il 30 settembre 2003; 

 

che nella misura in cui l’impugnativa del
ricorrente è rivolta contro la diffida a terminare i lavori, il ricorso dinanzi
al Consiglio di Stato andava dichiarato irricevibile;

 

che infatti la diffida in
questione non è assimilabile a una vera e propria decisione amministrativa,
ovvero ad un atto mediante il quale l’autorità, statuendo su un caso concreto e
individuale, definisce, d’imperio, in modo vincolante e unilaterale, diritti o
doveri spettanti al singolo amministrato in base al diritto pubblico (Imboden
Rhinow, Schweiz. Verwaltungsrechtsprechung V ed. n. 35 BI e II e lett. c);

 

che l’indicazione delle
vie di ricorso non può conferirgli carattere di decisione impugnabile essendo
tale presupposto inderogabilmente stabilito dalla legge (art. 34 cpv. 5 PAmm) e
quindi sottratto alla disposizione delle parti;

 

che anche le censure mosse alla revoca
dell’ordine di sospensione lavori andavano dichiarate irricevibili già dinanzi
al Consiglio di Stato;

 

che infatti, giusta l’art. 118 cpv. 3 LOC,
il sindaco cura l’esecuzione delle risoluzioni municipali, vigila sull’attività
dei dipendenti e, nei casi urgenti, prende i necessari provvedimenti,
sottoponendo il suo operato, non appena possibile, alla ratifica del municipio;

 

che in caso di assenza, il sindaco è
supplito dal vicesindaco (art. 120 LOC), nei casi urgenti da qualsiasi
municipale (art. 121 LOC);

 

che in sostanza la LOC subordina la validità
dei provvedimenti d’urgenza alla successiva ratifica del municipio;

 

che l’ordine di sospensione lavori 6 marzo
2003 è stato adottato  dal ricorrente in qualità di vicesindaco, nell’ambito
delle sopracitate competenze d’urgenza;

 

che nel corso della seduta 10 marzo 2003, il
municipio ha tuttavia deciso di non ratificare l’ordine di sospensione lavori,
ritenendo che i lavori in corso sul fondo dei resistenti fossero validamente
autorizzati;

 

che la risoluzione con la quale il municipio
ha deciso di non ratificare l’ordine di sospensione dei lavori non è stata
impugnata;

 

che pertanto, difettando della necessaria
ratifica, l’ordine è formalmente decaduto, perdendo qualsiasi forza vincolante
nei confronti delle parti e di terzi; 

 

che la mancata ratifica comporta l’inesistenza
giuridica dell’atto che doveva convalidare, da ciò deriva che l’atto non
ratificato è da considerare nullo;

 

che la nullità di una decisione deve essere
rilevata d’ufficio dall’autorità adita con il ricorso;

 

che essendo incapace di modificare concretamente
la situazione giuridica del destinatario o di terzi - in quanto volta a
revocare una decisione nulla - la revoca dedotta in giudizio va assimilata ad
una decisione inefficace e pertanto non costituisce una decisione impugnabile;

 

che l’indicazione (errata) della facoltà di
impugnare il provvedimento, non conferisce allo stesso carattere di decisione
impugnabile, in quanto non supplisce al difetto delle caratteristiche stabilite
inderogabilmente dalla legge agli art. 5 PA e 1 PAmm;

 

che semmai ciò permetterà di esentare il
ricorrente dal pagamento della tassa di giustizia e delle spese;

 

che il ricorrente avrebbe semmai dovuto
impugnare tempestivamente la risoluzione municipale che ha negato la ratifica
dell’ordine di sospensione lavori, dato che in qualità di vicesindaco egli non
ne poteva certamente ignorare l’esistenza;

 

che di conseguenza, già dinanzi al Consiglio
di Stato il gravame difettava di una decisione impugnabile ai sensi dell’art. 5
PA; l’impugnativa dinanzi al Governo cantonale andava pertanto dichiarata
irricevibile; 

 

che sulla scorta delle considerazioni che
precedono, il ricorso va respinto e la decisione governativa confermata
- seppure con altre motivazioni - senza tuttavia entrare nel merito delle
censure addotte nel gravame;

 

che in quanto confinante, resta
impregiudicata la facoltà per il ricorrente di sollecitare il municipio con un
reclamo, affinché si pronunci con decisione impugnabile in merito alla legalità
dei lavori di costruzione eseguiti dai resistenti sul loro fondo e in particolare
se gli stessi siano stati tempestivamente iniziati;

 

che visto l’esito, non si prelevano spese e
tasse di giustizia (art. 28 PAmm); non si assegnano ripetibili al municipio di
__________ in quanto non si è avvalso di un legale iscritto al registro
cantonale;

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 5 PA; 46, 118, 120, 121, 208 LOC; 1, 3,
18, 28, 31, 34, 57, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   Non si
prelevano né tasse di giustizia né spese. 

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario