# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cdde4526-09c6-519e-a622-3627e1753b4e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 20.03.2006 52.2005.279
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2005-279_2006-03-20.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2005.279

   

  	
  Lugano

  20 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Flavio Canonica, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 2 settembre 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinata da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 17 agosto 2005 (n. 3878) del Consiglio
  di Stato, che ha respinto il ricorso presentato dall'insorgente contro la
  risoluzione 10 marzo 2005 con cui il CO 2 le aveva negato il permesso
  edilizio per la trasformazione parziale di una stazione di benzina in
  bar-caffetteria-paninoteca sul mapp. n. 97, fuori della zona edificabile;

  

 

 

viste le risposte:

-      7 settembre 2005 del CO
2;

-    13 settembre 2005 del
Consiglio di Stato;

-    20 settembre 2005 di CO
1;

 

 

 

preso atto della replica 7
ottobre 2005 e delle dupliche:

-         
18 ottobre 2005 del
Consiglio di Stato;

-         
19 ottobre 2005 del CO
2;

-     27 ottobre 2005 di CO 1;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.     La RI 1 SA è proprietaria del mapp. n. 87 RFPD di __________ dove
gestisce una stazione di benzina ed un chiosco. Il fondo di complessivi 1'822
mq è ubicato lungo la strada cantonale che dall'incrocio __________ conduce
verso i valichi di __________ e __________ ed è così censito a RF:

 

A)     distributore benzina           mq     186

B)     autorimessa                     mq       40

C)     lavaggio                            mq       21

G)     pensilina                          mq     207

K)     fabbricato                         mq       28

d)      piazzale                           mq     790

e)      piazzale                           mq     550

 

Il 16 dicembre 2004 la ricorrente ha chiesto
al CO 2 il permesso di utilizzare all'interno del fabbricato sub A una
superficie di circa 40 mq, attualmente adibita a negozio (125 mq) per
realizzarvi un bar-caffetteria-paninoteca dotato di ventiquattro posti a
sedere (sei tavoli) e di un'entrata separata. Al progetto si sono tempestivamente
opposti CO 1 ed il Dipartimento del territorio, che lo ha contestato dal
profilo pianificatorio; il previsto aumento di traffico comporterebbe nuove
implicazioni rilevanti su territorio e ambiente giusta l'art. 43 cpv. 1
lett. b OPT. 

Preso atto dell'avviso negativo espresso
dall'autorità cantonale, con risoluzione 10 marzo 2005 il municipio di
Genestrerio ha negato all'insorgente la licenza edilizia richiesta.

 

B.     Con giudizio 17 agosto 2005 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame
interposto dalla ricorrente contro la suddetta decisione municipale. Il Governo
ha negato che il controverso intervento edilizio potesse beneficiare di un'autorizzazione
giusta l'art. 43 OPT (edifici e impianti aziendali divenuti non conformi alla
destinazione della zona giusta l'art. 37a LPT). La chiusura della pensilina
sub G con una vetrata (autorizzata dal municipio il 5 maggio 1983)
costituirebbe da sola un ampliamento della superficie utilizzata in modo non
conforme alla destinazione della zona superiore al 30% (art. 43 cpv. 2 OPT) e
non consentirebbe quindi ulteriori interventi. In secondo luogo, la
realizzazione del bar comporterebbe un aumento del traffico con nuove ed
importanti ripercussioni foniche e atmosferiche su territorio e ambiente ai
sensi dell'art. 43 cpv. 1 lett. b OPT.

 

 

                                  C.   Contro il
predetto giudizio governativo la RI 1 SA si aggrava davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo il rilascio della licenza edilizia richiesta in virtù degli art. 24c
e 37a LPT.

La ricorrente contesta che gli ampliamenti
effettuati in passato superano il valore soglia del 30% previsto dalla legge.
Sostiene inoltre che a fronte dell'intenso traffico lungo la strada cantonale
(9'650 - 15'000 movimenti giornalieri) quello indotto dal nuovo esercizio
pubblico sarebbe del tutto trascurabile e quindi insuscettibile di far
insorgere nuove implicazioni rilevanti su territorio e ambiente ai sensi dell'art.
43 cpv. 1 lett. b OPT. Il nuovo bar avrebbe altresì un effetto deterrente nei
confronti di potenziali rapinatori. Il giudicato governativo violerebbe dunque
la garanzia della proprietà e la libertà economica dell'insorgente.

 

 

                                  D.   All'accoglimento
del gravame si oppongono il Consiglio di Stato e il comune di Genestrerio,
senza formulare particolari osservazioni, come pure CO 1 con argomenti che
verranno semmai ripresi nei seguenti considerandi.

 

 

                                  E.   Con la
replica la ricorrente chiede in particolare di estromettere dall'incarto la
risposta presentata da CO 1, in quanto sprovvisto della necessaria legittimazione
attiva. Censura, questa, contestata dal resistente, che in sede di duplica
sostiene di essere membro della comunione ereditaria proprietaria di un fondo situato
nelle immediate vicinanze del mapp. n. 97.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza
del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. Certa è la
legittimazione attiva della Immobiliare Benca SA, proprietaria dell'edificio da
trasformare e quindi direttamente interessata all'annullamento del giudizio
impugnato (art. 43 PAmm). Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine.

Esso può essere evaso sulla base degli atti,
senza istruttoria (art. 18 PAmm). Non è infatti compito di questo tribunale
rimediare alle carenze istruttorie poste in essere dalle istanze inferiori
(art. 65 PAmm). 

 

 

                                   2.   Per
principio, l'autorizzazione a costruire può essere rilasciata soltanto per
impianti conformi alla funzione prevista dal piano regolatore per la zona di
utilizzazione (art. 22 cpv. 2 lett. a LPT). Non essendo conforme alla funzione
della zona, situata fuori del perimetro edificabile, l'ampliamento non può beneficiare
di alcun permesso ordinario.

Non essendo ad ubicazione vincolata, l'opera
in contestazione non può nemmeno essere autorizzata in base all'art. 24 LPT.

Resta da esaminare se, come sostiene la
ricorrente, la licenza possa esserle accordata giusta gli art. 24c LPT e 41-42 OPT, rispettivamente giusta gli art. 37a LPT e
43 OPT, ritenuto che il progetto non può in ogni caso essere autorizzato in
base ad altre disposizioni disciplinanti gli interventi ammissibili fuori della
zona edificabile. Neppure la ricorrente lo sostiene. 

 

 

                                   3.   3.1.
Giusta l'art. 24c cpv. 1 LPT fuori delle zone
edificabili, gli edifici e impianti utilizzabili in base alla loro destinazione
ma non più conformi alla destinazione della zona, sono per principio protetti
nella propria situazione di fatto. Con l'autorizzazione dell'autorità
competente, soggiunge la norma (cpv. 2), tali edifici e impianti possono essere
rinnovati, trasformati parzialmente, ampliati con moderazione o ricostruiti,
purché siano stati eretti o modificati legalmente. In ogni caso è fatta salva
la compatibilità con le importanti esigenze della pianificazione territoriale.
La norma, precisa l'art. 41 OPT, è applicabile a edifici e impianti, costruiti
o trasformati a suo tempo in conformità al diritto materiale, ma che per
effetto di modifiche posteriori di atti legislativi o piani sono divenuti non
conformi alla destinazione della zona. 

                                         Riallacciandosi
all'ordinamento retto dal previgente art. 24 cpv. 2 LPT, l'art. 24c cpv. 2 LPT permette in sostanza di cambiare parzialmente la
destinazione, di ampliare con moderazione e di ricostruire gli edifici che per
effetto di modifiche dell'assetto pianificatorio subentrate in epoca successiva
alla loro edificazione sono venuti a trovarsi in contrasto con la destinazione
della zona. Di regola, tale evento va ricondotto all'entrata in vigore della
legge federale contro l'inquinamento delle acque (LIA, 1° luglio 1972; RU 1972
I 950), che per la prima volta ha separato la zona edificabile da quella non
edificabile (DTF 129 II 398, consid. 4.2.1.; Peter Karlen, Die Ausnahmebewilligung
nach Art. 24 - 24d RPG, in ZBl 2001, pag. 296; UST, Nuovo diritto della
pianificazione del territorio, Commenti relativi all'OPT e raccomandazioni per
l'attuazione, ad art. 24c LPT, n. 2.1). 

                                         Ammessi
sono unicamente modici interventi che non sovvertono l'identità dell'edificio
preesistente, sia dal profilo qualitativo, sia dal profilo quantitativo (art.
42 cpv. 1 OPT; Peter Hänni, Planungs-, Bau- und besonderes Umweltschutzrecht,
Bern 2002, pag. 197). Il quesito di sapere se l'identità dell'edificio o dell'im-pianto
resti sostanzialmente immutata, va valutato tenendo conto di tutte le
circostanze. Va in ogni caso risolto negativamente se la superficie utilizzata
in modo non conforme alla destinazione della zona è ampliata per più del 30 per
cento (art. 42 cpv. 3 lett. a OPT), rispettivamente la superficie utilizzata in
modo non conforme alla destinazione della zona dentro o fuori del volume esistente
dell'edificio è ampliata in totale per più di 100 mq (lett. b).

 

                                         3.2.
Secondo gli art. 37a LPT e 43 OPT, cambiamenti di destinazione anche
totali e ampliamenti di edifici e impianti utilizzati a scopi commerciali
eretti prima del 1° gennaio 1980 o non più conformi alla destinazione della
zona in seguito a modifica dei piani d'utilizzazione possono essere autorizzati
se, cumulativamente:

a.   l'edificio o l'impianto è stato legalmente costruito o modificato;

b.   non insorgono nuove implicazioni rilevanti su territorio e ambiente;

c.   la nuova utilizzazione non è inammissibile secondo un altro
atto legislativo federale;

d.   è necessaria tutt'al più una leggera estensione dell'urba-nizzazione
esistente;

e.   tutti i costi d'infrastruttura, causati dal cambiamento di destinazione
degli edifici e impianti, sono assunti dal proprietario;

f.    non vi si
oppongono interessi importanti della pianificazione

     del territorio.

 

 

4.L'art. 24c LPTpuò trovare in concreto applicazione soltanto se
la stazione di benzina sub A era conforme al diritto vigente al momento della
sua realizzazione e se essa è divenuta non conforme alla zona di utilizzazione
a seguito di una modifica legislativa. Il Consiglio di Stato ha tuttavia omesso
di accertare l'anno di costruzione del suddetto fabbricato. Non è quindi
possibile determinarsi sulla sua originaria legalità materiale. Essa andrà
negata se l'edificio è stato eretto dopo l'11 luglio 1980, giorno in cui è
entrato in vigore il PR di __________, che ha escluso il fondo della ricorrente
dalla zona edificabile. Andrà invece ammessa se il manufatto è stato costruito
prima dell'entrata in vigore della LFIA, avvenuta il 1. luglio 1972. Qualora la
stazione di benzina fosse stata realizzata nel lasso di tempo compreso tra i
suddetti estremi temporali, il Consiglio di Stato dovrà invece far capo alla legge
federale contro l'inquinamento delle acque (LFIA), che ha per la prima volta separato
la zona edificabile da quella non edificabile (cfr. USTE, Autorizzazioni in virtù
dell'art. 24c LPT: trasformazioni a edifici e
impianti divenuti non conformi alla destinazione di zona, N. 2.1). L'Esecutivo
cantonale dovrà in particolare stabilire se al momento della sua edificazione
il manufatto era compreso nel perimetro del PGC, rispettivamente nel cosiddetto
territorio edificabile ristretto ai sensi degli art. 27 e 28 OPA (cfr. RDAT
1977 n. 110). Analoghe considerazioni valgono per l'applicabilità degli art. 37a
LPT e 43 OPT (cfr. Hänni, op. cit., p. 201).

                                   5.   Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va parzialmente accolto,
annullando il giudizio censurato e rinviando gli atti all'istanza inferiore,
affinché statuisca nuovamente sul ricorso dopo aver completato gli
accertamenti.

Dato l'esito, non si prelevano né tassa di
giustizia né spese.

Lo Stato, ai cui servizi il difetto
riscontrato deve essere addebitato, verserà alla ricorrente un adeguato importo
a titolo di ripetibili.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 22, 24, 24 a-d, 37a LPT;
39, 41, 42, 43 OPT; 21 LE; 2, 3, 18, 31, 43, 46, 60, 61, 65 PAmm;

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

§.  Di conseguenza: 

1.1.          
la decisione 17 agosto 2005 (n. 3878) del
Consiglio di Stato è annullata. 

1.2.          
gli atti sono rinviati al Consiglio di Stato,
affinché, completati gli accertamenti, statuisca nuovamente sul ricorso
inoltratogli. 

 

 

                                   2.   Non si
preleva tassa di giustizia. Lo Stato verserà alla ricorrente fr. 1'000.– a
titolo di ripetibili. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale,
è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale di Losanna nel
termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  ;

  ; 

  ;

  ;

  Ufficio federale dello sviluppo territoriale, 3003 Berna.

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

  3. CO 3 

  4. CO 4 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario