# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 29fb6a6d-610b-55ba-9b74-ad23bc5f41ac
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-07-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.07.2010 32.2010.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-86_2010-07-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.86

   

  BS

  	
  Lugano

  8 luglio 2010

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 marzo 2010 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 febbraio 2010 emanata
  da

  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l’invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1953, nel mese di dicembre 2007 ha presentato una domanda di
prestazioni AI per adulti indicando, quale danno alla salute, una problematica
depressiva (doc. AI 2).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica
ed un’inchiesta economica per persone che si occupano dell’economia domestica, con
decisione 18 febbraio 2001 (preavvisata il 10 dicembre 2009) l’Ufficio AI ha
erogato tre quarti di rendita dal 1° dicembre 2006 sulla base della seguente
motivazione:

 

" 
(…)

Dal marzo 2005 (inizio dell'anno di attesa) la sua
capacità lavorativa nell'ambito della sua economia domestica è limitata in modo
rilevante.

 

Dalla documentazione acquisita all'incarto, con
particolare riferimento all'inchiesta esperita a domicilio, risulta un
impedimento del 62% nello svolgimento delle abituali mansioni richieste nella
conduzione dell'economia domestica (cfr. il rapporto dell'inchiesta casalinga
del 04.12.2009).

 

Trattandosi di una richiesta tardiva la prestazione
sarà versata unicamente a decorrere dal 01.12.2006 (retroattività massima di un
anno dalla data della presentazione della richiesta)." (Doc. AI 30-1)

 

                               1.2.   Contro
la succitata decisione l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1 è insorta al
TCA, postulando l’assegnazione di una rendita intera. Per quanto riguarda il metodo
di determinazione dell’invalidità, essa contesta di essere casalinga sostenendo
di essere invece salariata a tempo pieno. Inoltre, fondandosi sulle certificazioni
mediche rileva come l’esito dell’inchiesta economica sia da ritenere errato. Degli
ulteriori  motivi verrà detto, per quanto necessario, nel prosieguo.

                                         Contestualmente
l’insorgente chiede di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio.

 

                               1.3.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI evidenzia la tardività del ricorso. Nel
merito, conferma lo statuto di casalinga al 100% e la fedefacenza dell’inchiesta
economica. 

 

                               1.4.   Interpellata
dal TCA, con scritto 28 aprile 2010 la ricorrente ha preso posizione sulla
tardività del ricorso (XI); il 7 maggio 2010 l’Ufficio AI ha confermato la propria
posizione (XIII).

 

                                         In
data 10 maggio 2010 l’insorgente ha inoltrato ulteriori osservazioni e
notificato mezzi di prova da assumere (XIV).

 

                                         Questa
Corte ha infine chiesto all’assicurata di produrre la documentazione necessaria
alla valutazione dell’eventuale diritto dell’interessata al gratuito patrocinio,
ricevendo riscontro il 9 e 14 giugno 2010 (XVI-XVIII).

 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003). 

 

                               2.2.   Per
quel che concerne la tempestività del ricorso, secondo l'art. 69 cpv. 1 LAI, in
deroga agli art. 52 e 58 LPGA, le decisione degli uffici AI cantonali sono impugnabili
direttamente al tribunale delle assicurazioni del luogo dell’ufficio AI. In
virtù dell’art. 60 cpv. 1 LPGA il ricorso deve essere interposto entro 30
giorni dalla notificazione della decisione o della decisione contro cui
l'opposizione è esclusa.

 

                                         L'art.
38 LPGA, cui rinvia l'art. 60 cpv. 2 LPGA, prescrive che se il termine è
computato in giorni o in mesi e deve essere notificato alle parti, inizia a
decorrere il giorno dopo la notifica-zione. Se l'ultimo giorno del termine è un
sabato, una domenica o un giorno festivo del Cantone in cui ha domicilio o sede
la parte o il suo rappresentante, il termine scade il primo giorno feriale
seguente (DTF 119 V p. 8 = Pratique VSI 1993 p. 117 consid. 3a). I termini
stabiliti dalla legge o dall'autorità in giorni o in mesi non decorrono dal
settimo giorno precedente la Pasqua al settimo giorno successivo alla Pasqua incluso,
dal 15 luglio al 15 agosto incluso, dal 18 dicembre al 2 gennaio incluso (art.
38 cpv. 4 LPGA).

 

                                         Un
invio raccomandato è reputato notificato al momento in cui il destinatario l’ha
ricevuto. Generalmente un secondo invio e la susseguente ricezione non modificano
tale risultato; essi sono giuridicamente irrilevanti (DTF 119 V 94 consid.
4b/aa con riferimenti). 

 

                                         Infine,
secondo la giurisprudenza, l’onere della prova dell’av-venuta notifica di una
decisione incombe all’autorità amministrativa (DTF 115 V 113 con riferimenti).
Qualora la notifica o la relativa data sono contestate, in caso di dubbio fa
stato la versione fornita dal destinatario (DTF 103 V 66 consid. 2a). 

                                         

                                         L’andamento
organizzativo di una spedizione da parte dell’autorità amministrativa non è
sufficiente per provare la notifica di una decisione, in particolare quando si
tratta di un invio per posta A. Questa prova può essere tuttavia portata per il
tramite di indizi (per esempio: corrispondenza con l’autorità amministrativa,
RCC 1984 p. 123 consid. 1b), tenuto conto che, secondo la giurisprudenza, è
sufficiente che la prova sia stata fornita secondo il principio della
verosimiglianza preponderante (DTF 121 V 6 consid. 3b;
RCC 1992 p. 395 consid. 3c; Müller, Das Verwaltungsverfahren in der Invalidenversicherung,
2010, § 25 n. 1556, p. 297 e giuri- sprudenza ivi citata). 

 

                               2.3.   Nel caso in esame, la ricorrente ha sostenuto che la decisione
contestata del 18 febbraio 2010 è stata inviata per posta ordinaria B e che “è
verosimile che sia stata spedita al più presto in data 19 febbraio 2010 che
cadeva di venerdì oppure nei giorni successivi” e che “come
confermato dal certificato medico rilasciato dal __________ l’assicurata si
trovava nel proprio paese natale per questioni familiari a far da tempo dal 23
febbraio 2010. Di conseguenza ha ricevuto la decisione solo in data 22 marzo
2010. Pertanto, anche nel rispetto del diritto di essere sentita, il presente
ricorso (datato 28 marzo 2010 n.d.r) è tempestivo” (sottolineatura del redattore).

 

                                         L’Ufficio
AI evidenzia che l’assicurata stessa ha sostenuto  come la decisione sia stata spedita
il 19 febbraio 2010, motivo per cui il ricorso è tardivo. Tale conclusione non
è corretta: determinante è che avendo inviato la decisione per posta B -affermazione
fatta dalla ricorrente e rimasta incontestata -l’amministrazione non ha saputo
dimostrare né ha reso verosimile quando è avvenuta la notifica della
decisione. Inoltre, la versione fornita dalla ricorrente appare plausibile. Recando
la decisione contestata la data del 18 febbraio 2010 (che era giovedì) e
volendo ammettere che la spedizione sia avvenuta il 19 febbraio 20010 (venerdì),
è probabile che l’invio per posta B non sia giunto a destinazione prima della
partenza, il 23 febbraio 2010 (martedì), per l’estero dell’assicurata.

                                         L’insorgente
ha sostenuto di essere rientrata in Svizzera il 22 marzo 2010, motivo per cui
il ricorso datato 30 marzo 2010, inoltrato entro 30 giorni dalla presa di
conoscenza della decisione impugnata, è da ritenere tempestivo. 

 

 

                                         Nel
merito 

 

                               2.4.
  Oggetto del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto a tre quarti di
rendita, come stabilito nella decisione impugnata, o ad una rendita intera come
postulato nel ricorso.                     

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.),
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, p. 1411, n. 46).
Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000
p. 84).

                               2.6.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di
essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità
di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non
può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se
non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid.
2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che
linvalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le
mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che
intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA,
in funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. A sua volta,
l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche
e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività
svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 p.
158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente,
applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p. 139; J. L. Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, p. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, p. 145). Di regola si presume che non vi è
impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua
economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa
eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente
(RCC 1984 p. 139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa
dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione
professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi
tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della
famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa
dell'altro.

 

                               2.7.   Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe
in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta
applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “ se l’assicurato esercita
un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda
del coniuge, l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16
LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado
d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in
DTF 125 V 146.

 

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in Plädoyer 5/06 p. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 p. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una sentenza 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi
reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete
nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella
versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.    

                               2.8.   Nella
presente fattispecie, l’insorgente ritiene di non essere considerata casalinga ai
fini dell’applicazione del metodo di calcolo del grado d’invalidità.

 

                                         Va
innanzitutto ricordato che al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o
meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre
in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze
(personali, familiari, professionali e sociali), se, ipoteticamente, in
assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa. In particolare sono da considerare (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76;
DTF 117 V 195; Meyer, Rechtssprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, p. 288).

 

                                         Nel
rapporto 4 dicembre 2009 dell’inchiesta economica la responsabile ha osservato che
“l’assicurata ha interrotto l’attività lavorativa per occuparsi del nipotino.
Nel corso del colloquio non esprime volontà di riprendere il lavoro; ritengo pertanto
che debba essere valutata come casalinga a tempo pieno, attività che svolgeva
appunto prima dell’insorgenza del danno “ (doc. AI 27-2). Anche nel
rapporto 25 settembre 2008 della Clinica __________ è indicato che l’insorgente
“in Svizzera ha lavorato come cameriera. Ha cessato l’attività lavorativa
nel 2003 per curare la nipotina” (doc. AI 13-3). Nella domanda di prestazioni
essa ha indicato di essere casalinga dal novembre 2003 (doc. AI 2-5). Infine,
nel rapporto 6 giugno 2008 del __________ si legge che “una volta giunta in
Canton Ticino ha intrapreso l’attività di cameriera fino a poi dedicarsi solamente
all’attività di casalinga” (doc. AI 10-3).

                                         L’assicurata
sostiene invece di aver lavorato sino al 7 novembre 2003, giorno in cui ha
subito un’aggressione presso il ristorante dove svolgeva l’attività di cameriera
e che avrebbe sicuramente continuato tale lavoro se non fosse insorta l’incapacità
lavorativa a seguito della detta aggressione, secondo lei equiparabile ad un
infortunio. Per questi motivi l’insorgente sostiene di dover essere considerata
quale salariata (cfr. osservazioni 10 maggio 2010, doc. XIV). 

                                         Non
va tuttavia dimenticato che nella perizia 31 luglio 2009 della dr.ssa __________,
resa per conto de CPAS, si evince che l’inizio della durevole incapacità
lavorativa risale al 9 marzo 2005 (prima visita dal dr. __________) e che
l’evento scatenante il danno alla salute psichica (sindrome depressiva ricorrente
da episodio grave ad attualmente di media gravità) era dovuto all’arresto del figlio
e di sua nuora (doc. AI 22-7). Lo stesso emerge sia dal citato rapporto 6
giugno 2008 del __________ (doc. AI 10-3) che quello del 25 settembre 2008
della __________ (doc. AI 13-3).

                                         Pertanto,
la decisione di abbandonare l’attività lucrativa è stata presa prima
dell’insorgenza del danno alla salute e quindi l’Ufficio AI ha correttamente
ritenuto l’insorgente quale casalinga, applicando di conseguenza il metodo misto
(cfr. consid. 2.7). 

 

                               2.9.   Per
quel che concerne l'attività di casalinga, va rammentato che
l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente)
dell'economia domestica, come si é visto (cfr. consid. 2.7), è stabilita
confrontando le singole attività ancora accessibili alla richiedente la rendita
AI con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                         Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2004 disponibile in italiano (solo
le versioni in tedesco e francese sono state aggiornate al 1° gennaio 2008 ed
al 1° gennaio 2010) l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di
trattamento in tutta la Svizzera (cfr. cifra 3097, corrispondente alla cifra
3088 della versione francese e tedesca) ha previsto una nuova ripartizione
delle singole attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo - che
nel caso concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a ciascuna
di esse.

 

                                         In
particolare la cifra 3095 (corrispondente alla cifra 3086 versione tedesca e
francese) prevede:

 

" 
Di regola, si ammette
che i lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono
le seguenti percentuali della sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti,
  cucinare, apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
                

           10

  	
                

           50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione
  (spolverare, passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre,
  fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta,
  assicurazioni, uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti
  (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le
  scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i
  malati, curare le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire
  abiti, lavori di volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del
tempo libero (N. 3090)."

 

Mentre
alle cifre 3096, 3097 e 3098 (rispettivamente cifre 3087, 3088 e 3089 versione
tedesca e francese) si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività
dev'essere sempre del 100% (Pratique VSI 1997 p. 298).

 

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e
la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi
servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un margine per
una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione può essere
applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema (RCC 1986 p.
244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una proposta.

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una persona
deve contribuire per quanto ragionevolmente possibile a migliorare la propria
capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione di
impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1048 e 3045 segg.). Essa deve
ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all'aiuto dei membri della sua famiglia,
nella misura abituale. Se non adotta questi provvedimenti volti a ridurre la
sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della valutazione dell'invalidità,
della diminuzione della capacità di lavoro nell'ambito domestico.”

 

                                         Al
riguardo, il TFA ha già avuto modo di stabilire che - in linea di massima e senza
valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle
inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di
collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali
inchieste (AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235 consid. 2d; RCC
1984 p. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001 consid. 4, ). Un
intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona
incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia
chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003
consid. 2).

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2001 nella causa G. C., il TFA (I 102/00) ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta
decisiva (Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984 p. 144
consid. 5).

 

                                         Il
TFA ha inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell'assicu- rata appaiono inverosimili e in contrasto con gli accertamenti
medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa
M. J. V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una presa di
posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole mansioni
accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla valutazione
di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica -  è da considerarsi in
ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi psichici (STFA I
681/02 dell’11 agosto 2003 e I 685/02 del 28 febbraio 2003).

 

                             2.10.   Nella
fattispecie in esame, l'Ufficio AI ha incaricato l'assistente sociale di esperire
un'inchiesta. Il relativo rapporto è stato allestito il 4 dicembre 2009 (doc.
AI 27). Sulla base degli accertamenti esperiti, dopo aver fissato gli
impedimenti di ogni singola mansione, l'assistente sociale ha stabilito una
limitazione complessiva del 62%.

 

                                         L’insorgente
contesta tali risultanze poiché in contraddizione con la documentazione medica
agli atti. Evidenzia in particolare come nei rapporti 6 giugno 2008 e 18 maggio
2009 del SPS sia stata certificata un’incapacità del 100% quale casalinga (doc.
AI 10-2 e 17-3), mentre in sede peritale il tasso d’incapacità è stato
quantificato all’80% (doc. AI 22-11). 

 

                                         Alla
valutazione dell’assistente sociale va prestata piena adesione, ritenuto in
particolare come essa abbia compiutamente valutato le difficoltà e
l’esigibilità di ogni singola mansione. 

                                         Nell’inchiesta
economica in questione è stata correttamente stabilita una ripartizione delle
singole attività domestiche nel rispetto dei parametri di cui alla cifra 3095 CIGI,
attribuendo un valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali
svolti dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica. Essa ha poi debitamente
tenuto conto anche della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall'obbligo
di reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità dell'unione coniugale
consacrato dal diritto matrimoniale (art. 159 cpv. 2 e 3 e art. 163 CC;
Pratique VSI 1996 p. 208; DTF 117 V 197), ciò che in casu permette senz'altro
di ritenere sicuramente adeguate le percentuali d'impedimento evidenziate con
riferimento alle mansioni comportanti un maggior impiego e sforzo fisico, le
quali tengono giustamente conto della parziale collaborazione del marito della
ricorrente, che risultano peraltro giustificate anche alla luce delle suevocate
risultanze mediche. A tal proposito va nuovamente attirata l’attenzione della
ricorrente sull’obbligo per l’assicurato di diminuire il danno che scaturisce
da un principio generale delle assicurazioni sociali (DTF 115 V 53, 114 V 285
consid. 3). In virtù di tale obbligo anche le persone occupate nell’economia
domestica devono contribuire, di loro propria iniziativa e in misura
ragionevolmente esigibile, al miglioramento della loro capacità al lavoro, segnatamente
ripartendo meglio le incombenze e in generale ricorrendo all’aiuto dei
familiari nella misura usuale secondo le particolari circostanze (RCC 1984 p.
143 consid. 5; precitate sentenze del TFA I 407/92 e I 35/00).

                                         Va
poi evidenziato quanto riferito dall’incaricata, ossia che:

 

" 
(…) 

Diversamente dal medico che l'ha peritata, l'aspetto
della signora al momento dell'inchiesta non era trasandato, seppur vestisse con
abiti semplici (ha dichiarato di non acquistare più perché è ingrassata, così
si limita ad indossare gli unici due vestiti che ancora le vanno bene). 

Aveva inoltre le unghie curate e laccate, un
particolare che contrastava la semplicità dell'abbigliamento." (Doc. AI
27-2)

                                      

                                         Nell’inchiesta
domiciliare sono state comunque individuate le mansioni per le quali vi è un
grado d’impedimento importante, impedimenti correttamente contestualizzati dall’assistente
sociale nell’andamento dell’economia domestica. Si tratta in particolare delle
mansioni n. 5.4 “spese e acquisti diversi” e n. 5.5 “bucato, confezione e
riparazioni di indumenti”:

 

" 
(…)

5.4  Spesa e acquisti
diversi

 

	
  compresi
  pagamenti, trattative assicurazioni e rapporti ufficiali 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   10

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   50

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

   
  5

  

 

Prima della sua malattia si recava a fare la spesa con
il consorte due volte la settimana, mentre ora lascia che sia lui ad acquistare
il necessario per il pasto serale.

Dichiara di non intrattenere relazioni con nessuno
(tranne con la sorella e la madre lontane), ma di rispondere al telefono
(mentre prima del ricovero alla Clinica di __________ non desiderava parlare
con nessuno). Si reca inoltre, due volte al giorno, al bar di fronte a casa per
bere il caffè e mangiare, ed è il solo momento della giornata in cui esce. Tra
qualche settimana, conclude la signora, si recherà in __________ dove potrà
riabbracciare il nipotino.

Non attende alla contabilità domestica, compito da
sempre affidato al marito, né se ne preoccupa.

 

Il fatto che non si occupi più degli acquisti,
alimentari e non  è da ricondurre al disinteresse indotto dalla malattia, ma anche all'organizzazione del quotidiano
e alla condivisione dei pasti.

Potendo disporre infatti, di denaro per
provvedere al proprio pasto e non dovendo condividere la cena con il consorte,
non ha interesse a fare la spesa. D'altro canto, recandosi al bar di fronte
e provvedendo alle proprie immediate necessità, ma anche rispondendo al
telefono, la signora dimostra di riuscire a mantenere relazioni con l'esterno,
anche se minime; se ne vedesse l'utilità e lo scopo, verosimilmente sarebbe
ancora recarsi in un supermercato per acquistare beni di prima necessità; a
riprova il fatto che si rechi nel paese di origine per incontrare i parenti, 

La percentuale proposta tiene dunque conto
di tutti questi aspetti.

 

 

5.5  Bucato, confezione e
riparazioni di indumenti

 

	
  lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   20

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   40

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

    
  8

  

 

"Lava quando se la sente" e stende gli
indumenti sullo stendino, posto sul balcone; mi mostra la cesta piena di abiti,
che viene lasciata debordare per giorni sino a quando non si risolve a fare il
bucato. Non sa indicare con quale frequenza lo faccia, ma cerca di occuparsene
quando il carico è eccessivo, poiché non c'è nessuno che lo possa fare al posto
suo (né marito né figlio).

Non stira più se non qualche camicia del figlio, mentre
prima aveva l'abitudine di stirare tutto.

 

Oltre al blocco e alla difficoltà nel far
fronte con regolarità al bucato, non riceve nessuna collaborazione da parte dei
familiari, collaborazione che, almeno per riempire e accendere la lavatrice e
stendere il bucato, appare esigibile.

Ritengo che in quanto ambito, dove peraltro
la signora è costretta dal contesto a fare lo stretto necessario, l'autonomia
sia maggiore; appare anzi, uno dei pochi contesti della vita domestica dove
l'assicurata riesce a dar prova di una minima iniziativa." (Sottolineature del redattore; doc. AI 27/5-6)

 

                                         Certo
che nella perizia 31 luglio 2009 la dr.ssa __________ aveva evidenziato che:

 

" 
(…)

L'importante patologia psichiatrica di cui la paziente
soffre compromette in modo significativo e particolarmente intenso l'aspetto
psicomotorio, l'attenzione e la concentrazione e l'energia vitale così da
menomare il funzionamento e l'adattamento personale ad ogni livello. Queste
aree sono compromesse in misura maggiore rispetto a quanto osservabile
abitualmente per il quadro diagnostico citato (ICD-10: F33.1) e giustificano
un'incapacità lavorativa psichiatrica che è valutabile dal 09.03.2005 nel grado
80% sia nelle occupazioni lavorative abituali  che presumibilmente come
casalinga (un'inchiesta a domicilio così come citato nell'incarto è indicata).
(…)" (Sottolineatura del redattore; doc. AI 22-11)

 

                                         La
valutazione non presta fianco a critiche essendo il risultato di osservazioni
fatte sul posto da persona appositamente preparata. Né del resto la ricorrente
ha sollevato puntuali critiche all’operato dell’assistente sociale.

 

                                         Alla
luce delle considerazioni che precedono e tenuto conto di tutte le circostante
concrete, questo TCA non può che ritenere corretto il grado d'invalidità (17%) dell'assicurata
quale casalinga stabilito dall'Ufficio AI sulla base dell'accertamento
domiciliare citato. 

                                         

                             2.11.   Nel
ricorso e nelle osservazioni 10 maggio 2010 l’assicurata ha indicato alcuni
mezzi di prova da assumere. 

 

                                         Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito ai sensi
dell'art. 29 cpv. 2 Cost. deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per
l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul
provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, di partecipare
all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al
riguardo (DTF 127 I 56, 126 I 16, 124 V 181, 375). Sono in ogni caso ammesse
soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono
inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già
chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla
fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta
(DTF 120 V 360). Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono
all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente
delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV N. 10
p. 28; DTF 124 V 94). 

                                       

                                         Questo
Tribunale ritiene che la documentazione agli atti sia chiara e sufficiente per
l’evasione della presente fattispecie, senza che si renda quindi necessario
l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente.

                                         A
prescindere dal generico riferimento a mezzi di prova da assumere (documenti,
testi, perizie, interrogatorio formale ed informale, sopralluogo ecc…), va
fatto presente che allegata alla risposta di causa l’Ufficio AI ha prodotto gli
atti riguardanti l’assicurata, documentazione medica inclusa. 

                                         Nelle
osservazioni 10 maggio 2010 la ricorrente ha inoltre postulato l’esperimento di
una perizia psichiatrica “super partes” per attestare la sua inabilità
lavorativa causata dall’ag- gressione del 7 novembre 2003, come pure l’edizione
dal suo ex datore dei “documenti relativi alla copertura assicurativa dei
dipendenti che dimostrano che __________ aveva diritto all’indennizzo per
l’infortunio in data 7 novembre 2003, causa della sua totale inabilità lavorativa”(XIV).
Va qui ricordato come l’aspetto psichiatrico sia stato compiutamente valutato
dalla perizia 31 luglio 2009. Va parimenti evidenziato che l’evento scatenante
la patologia psichica non è stata l’aggressione, tant’è che né i certificati
medici né la perizia menzionano questo episodio. Per questi motivi non è necessario
procedere ad ulteriori accertamenti. 

 

                             2.12.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- vanno poste a carico
della ricorrente. Occorre tuttavia esaminare l’istanza di concessione dell’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio.   

 

                             2.13.   Ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA nella procedura
giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se
le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito
patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del
vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre
2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto
di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 cpv. 1
lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione
dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale,
mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale
(DTF 110 V 362; Kieser, ATSG Kommentar, 2009, ad art. 61, n. 86, p. 626).

                                         I presupposti
(cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati
rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se
l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art.
14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr.
anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

 

                                         L'istante va considerato indigente quando non
è in grado di assumere le spese legate alla difesa dei suoi interessi, senza
intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento e a quello della sua
famiglia (SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF 119 Ia 11 segg.; DTF 103 Ia 100).
Per determinare se ciò è il caso vanno presi in considerazione i redditi del
richiedente e delle persone che hanno un obbligo di mantenimento nei suoi confronti
(DTF 115 V 195, il coniuge o i genitori; STF 4P.158/ 2002 del 16 agosto 2002;
Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato,
Appendice 2000/2004, n. 8 ad art. 3 Lag, p. 223). L'obbligo dello Stato di accordare l'assistenza giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di
mantenimento derivante dal diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11 segg.). Non
entrano invece in linea di conto le risorse finanziarie di parenti cui
l’interessato potrebbe far capo a norma dell'art. 328 e 329 CCS (Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 20 ad art. 155, p.
479 e giurisprudenza ivi citata).

                                         Dal
punto di vista temporale, il presupposto del bisogno dell'istante deve essere determinato al momento
in cui si statuisce sulla richiesta di assistenza giudiziaria (STF 1P.542/ 2003
del 20 ottobre 2003; SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF 108 V 265; Cocchi/Trezzini, op. cit., Appendice, n. 18 ad art. 3
Lag, p. 226), in particolare quando il lasso di tempo trascorso tra domanda e
decisione è importante (In senso contrario, cfr. DTF 108 Ia 108; DTF 120 Ia 179
consid. 3a; RDAT 1998-II n. 36; per un commento cfr. Cocchi/Trezzini, op. cit.,
nn. 39, 40 e 41 con relative note, p. 485-486).

 

                                         Il
limite per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni sull'assistenza giudiziaria è superiore al
minimo di esistenza determinato ai fini del diritto esecutivo (STF 5P.321/ 2004
del 21 settembre 2004; SVR 2007 AHV Nr. 7, SVR 1998 IV Nr. 13 consid. 7b e 7c).
All'importo base LEF va infatti
applicato un supplemento variante fra il 15% e il 25% (STFA U 102/04 del 20
settembre 2004). L'indigenza
processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di quelli
necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (RAMI 1996 p.
209 consid. 2; STFA non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa H., p. 3). 

                                         L'attestato municipale sullo stato di
indigenza ha per il Giudice soltanto valore indicativo (Cocchi/Trezzini, op.
cit., n. 10 ad art. 156, p. 490).

 

                                         Nel caso di specie, dal certificato municipale (doc. XIV/P1) risulta
che l’assicurata, coniugata e senza attività lucrativa, vive con il marito.
Quest’ultimo esercita l’attività di tassista indipendente con un reddito netto
di fr. 50'000.--, così come emerge dall’ultima tassazione (2008) disponibile
(doc. XVIII/). Non è stata dichiarata alcuna sostanza.

 

                                         La
ricorrente deve far fronte a fr. 1’550.-- quale importo base mensile per debitore
coniugato con obblighi di mantenimento, stabilito per il calcolo del minimo esistenziale
LEF, corrispondenti a fr. 18'600.-- annui. Tale importo
comprende già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria, igiene,
cultura, salute, oneri domestici, quali elettricità, illuminazione, gas (cfr.
Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo
del 1° gennaio 2001). A questo importo, conformemente alla succitata
giurisprudenza, va aggiunto un supplemento del 15-25%, ossia di fr. 2'790.--
/4’650.--.

                                         Quale
ulteriore onere dev’essere computato il canone di locazione di fr. 15’000.--
all’anno, spese accessorie incluse (doc. XVII/1). Va, altresì, aggiunto il
premio annuo dell’assicurazione obbligatoria contro la malattie per entrambi i
coniugi. Al riguardo l’assicurata ha prodotto unicamente la pezza
giustificativa concernente il suo premio, pari a fr. 3'865,20 annui (doc.
XVIII/10) che, in mancanza di documentazione, può essere computata anche per il
marito. Si ottiene, quindi, un onere globale compreso tra fr. 44’120.-- (18'600
+ 15'000 + 2 x 3'865 + 2'790) e fr. 45'980.-- (18'600 + 15'000 + 2 x 3'865
+ 4’650).

 

                                         L’insorgente
presenta, dunque, un’eccedenza annua oscillante tra fr. 5'880.-- (50’000
- 44’120) e fr. 4'020.-- (50’000 - 45'980) e quindi non può essere ritenuta
indigente.

 

                                         In simili condizioni, non essendo realizzato uno dei tre presupposti
cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere respinta.

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   La
domanda d’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è respinta.

 

                                   3.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Gianluca Menghetti