# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e7bd23ef-5d8d-525b-8658-4b9c70f3210a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-06-23
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 23.06.2023 14.2022.141
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2022-141_2023-06-23.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2022.141

  	
  Lugano

  26 giugno 2023

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bertoni

  

 

 

statuendo nelle cause SO.2021.3588 e SO.2021.3589
(opposizioni al sequestro) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5,
promosse con istanze 12 agosto 2021 da

 

	
   

  	
  CO 1 IT-__________

  (patrocinata dall’avv. PA 2, __________)

  CO 2 IT-__________

  (patrocinato dallo studio
  legale PA 3, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1

   IT-

  (patrocinata dagli __________ PA
  1

  __________)

  
	 
	
   

  	
   

  	 

					

giudicando sul reclamo del 10 novembre 2022 presentato dalla RE 1 (di seguito
) contro la decisione unica emessa il 27 ottobre 2022 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Nel 2011 la Procura della Repubblica presso il Tribunale
ordinario di Milano ha avviato un procedimento penale nei confronti di varie
persone, tra le quali l’ex Presidente della Regione Lombardia AA 1, l’intermediario
PI 6, l’ex assessore lombardo della Sanità PI 7, così come diversi responsabili della RE 1, tra cui il direttore centrale
PI 13, il direttore amministrativo __________ e il consulente PI 10 (gli
ultimi due sono poi stati processati separatamente). Sono stati perseguiti per
aver
attuato un mec­canismo corruttivo,
a far data dal 1997, finalizzato a ottenere dai preposti organi della Regione
Lombardia a favore della RE 1 ingenti somme di denaro, di cui decine di
milioni di euro sono state sottratte alle casse della RE 1 per corrompere i
funzionari della Regione Lombardia e remunerare gl’inter­mediari, in
particolare PI 6 e PI 7. A tale fine erano stati costituiti all’estero,
attraverso fittizie operazioni commerciali, fondi extra-bilancio per circa € 73
milioni, di cui almeno € 61 milioni per scopi corruttivi, facendo capo a una
miriade di società di comodo estere e italiane riferibili a PI 6 e PI 7 e a
operazioni bancarie destinate a occultare la provenienza delittuosa dei fondi,
impedirne la tracciabilità e consentirne il reimpiego.

 

                                  B.   Con
sentenza del 22 dicembre 2017
il Tribunale ordinario di Milano ha condannato PI 6, AA 1, PI 13 e PI 7 a pe­ne
di reclusione e al risarcimento dei danni causati alla RE 1. Ha anche
condannato CO 2 alla pena di tre anni e quattro mesi di reclusione e a una
multa di € 2'000.– per aver commesso, in concorso con PI 8, atti di riciclaggio
di denaro, nel periodo dal dicembre del 2008 all’aprile del 2012, tramite l’utilizzo
del “sistema PI 1” (dal nome della società di diritto maltese PI 1), nella sua
veste di rappresentante legale delle società statunitensi PI 2 e PI 4 (“PI 4”) nonché dell’PI 3 (Hong Kong). Il
“sistema PI 1” è stato utilizzato per schermare
i complessivi € 27'370'800.– distratti in danno alla RE 1 per remunerare PI
6. La PI 1 ha in particolare
trasferito alla PI 2 € 17'844'600.–, all’PI 3 € 3'183'000.– e all’PI
4 € 4'533'500.–. Successivamente queste somme sono state ulteriormente girate,
segnatamente:

                                         a)  dal conto della PI 2 presso
la __________ di Lugano, dall’PI 3 e dall’PI 4 € 14'587'009.– sul conto della PI
5 presso la __________ di Lugano (ora __________), di cui € 13'140'000.– girati
a favore della relazione bancaria intestata a PI 6 presso la __________ di Lugano;

                                         b) dal
conto __________ della Ramsete LCC € 2'730'700.– su quello della PI 9, società
di diritto panamense riferibile a CO 2 e PI 10, aperto presso __________ di
Chiasso;

                                         c)  dall’Akai
Pacific Ltd € 749'000.– a favore della PI 9;

                                         d) dal
conto __________ della PI 2 € 439'874.– a favore di CO 2;

                                         e)  dal
conto __________ della Ramsete LCC € 440'000.– a favore di CO 2 (per contanti);

                                         f)  dal
conto __________ della PI 2 e dalla PI 9 € 1'200'000.– a favore della società PI
12;

                                         g) dall’PI
3 € 33'900.– a CO 2;

                                         h)  dalla
PI 14 € 84'000.– a CO 2.

                                         Tenuto
conto che il saldo di € 489'850.– rimasto sul conto della PI 9 è di spettanza
di CO 2 e PI 10, il Tribunale ha stabilito che l’importo rimasto di fatto nella
disponibilità del primo ammonta a complessivi € 2'663'850.–.

 

                                  C.   Per quanto riguarda CO 2, il giudizio del Tribunale ordinario di Milano
è stato confermato in secondo grado dalla Corte d’Appello di Milano il 19
settembre 2018 e in ultima istanza dalla Corte Suprema di Cassazione il 21
febbraio 2019.

 

                                  D.   Adita con commissione rogatoria presentata
il 25 ottobre 2019 dalla Corte d’Appello di Milano volta a dare esecuzione alla
confisca dei saldi attivi depositati sulle relazioni bancarie riconducibili a CO
2 decretata nel giudizio del Tribunale ordinario di Milano, con decisione incidentale
del 29 maggio 2020 la Procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti ha ordinato il
sequestro penale di due relazioni riconducibili a CO 2 presso la __________
intestate alla società panamense PI 11 (limitatamente al sotto-conto n. __________1)
e alla PI 12 (n.
__________0), già sequestrati il 3 maggio 2012 dalla stessa procuratrice nel
procedimento aperto per sospetti di reato di riciclaggio di denaro sul suolo
svizzero, poi abbandonato per intervenuta prescrizione il 27 maggio 2020.

 

                                  E.   Nel mese di marzo 2021 la RE
1 ha avviato presso il Tribunale di Pavia una causa civile nei confronti di CO
2 allo scopo di ottenere da quest’ultimo, in solido con PI 6 e PI 7, il
risarcimento di € 26'585'800.– oltre agli accessori, corrisponden­te alla somma
riciclata imputata a CO 2 nel procedimento penale di Milano.

 

                                  F.   Con
istanza 20 luglio 2021 diretta contro CO 2, la RE 1 ha chiesto alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 5, di decretare il sequestro presso l’istituto
bancario __________ di “tutti
gli averi patrimoniali esistenti e i crediti pari al saldo attivo in favore
delle relazioni bancarie menzionate qui di seguito: 

                                         1. sotto-conto n. __________1 intestato alla società PI
11 di cui CO 2 e CO 1 sono aventi diritto economico;

                                         2. conto n. __________0 intestato società PI 12 di cui CO
2 è l’avente diritto economico;

                                         3. conto n. __________0 intestato alla società PI 11 di
cui CO 2 e CO 1 sono aventi diritto economico;

                                         4.  e ogni altra relazione bancaria presso il
medesimo istituto bancario di cui CO 2 figura come titolare, contitolare,
beneficiario economico (formulario A) e/o avente diritto di controllo
(formulario K)”, 

                                         il
tutto fino a concorrenza di fr. 1'734'107.20. Quale
titolo del credito la RE 1 ha indicato il “credito
per restituzione, per risarcimento da atto illecito e per indebito arricchimento”
e quale causa di sequestro il domicilio dei debitori all’estero (art.
271 cpv. 1 n. 4 LEF).

                                  G.   Avendo il Pretore accolto integralmente l’istanza
e ordinato il sequestro come richiesto con decreto del 21 luglio 2021, eseguito
il giorno successivo dalla sede di Lugano dell’Ufficio d’esecuzione (verbale n.
__________), con istanza del 12 agosto 2021 CO 2 e la moglie CO 1 hanno
presentato opposizione al decreto di sequestro al medesimo giudice. Nelle sue
osservazioni del 27 settembre 2021, la RE 1 ha concluso per la reiezione dell’opposizione.

                                  H.   Statuendo
con decisione unica del 27 ottobre 2022 previa congiunzione delle cause, il Pretore
ha accolto l’opposizione di CO 1 (SO.2021.3588) e parzialmente accolto quella
di CO 2 (SO.2021.3589), confermando il sequestro salvo per quanto concerne la
metà del saldo delle relazioni n. __________0 e __________1 intestate all’PI 11
di pertinenza di CO 1. Egli ha pure accolto parzialmente la richiesta di CO 2 volta
all’attribuzione di una garanzia di fr. 250'000.–, limitatamente a fr. 51'000.–.
Il primo giudice ha posto a carico del­la sequestrante le spese processuali di fr. 1'000.–
della procedura avviata da CO 1 e ripetibili di fr. 6'000.– a favore di
lei, mentre nell’altra procedura ha posto le spese processuali di fr. 3'000.–
a carico della sequestrante per 1⁄4 e per i restanti 3⁄4 a carico di CO 2, al quale ha assegnato ripetibili ridotte di fr. 9'750.–.

                                    I.   Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa
Camera con un reclamo del 10 novembre 2022 per otte-nerne
in via principale la riforma, nel senso della reiezione di ambedue le
opposizioni al sequestro e della richiesta di garanzia di CO 2, e della conferma
del sequestro. In via subordinata, la reclamante ha postulato il rinvio delle
due cause al primo giudice perché statuisca come richiesto in via principale, e
in via ancor più subordinata ha chiesto l’annullamento della sentenza impugnata
e il rinvio delle cause al Pretore per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi
della sentenza della Camera, protestate spese processuali e ripetibili in ogni
caso in prima e seconda sede.

 

                                  L.   Con
ordinanza del 16 novembre 2022, poi rettificata il 21 novembre 2022, il
presidente della Camera ha respinto la domanda di effetto sospensivo presentata
con l’impugnazione per i dispositivi n. 7-9.

 

                                  M.   Il 15 dicembre 2022 CO 1 ha presentato osservazioni al reclamo, cui la RE
1 ha replicato spontaneamente il 22 dicembre. Il successivo 27 dicembre CO 1 ha
comunicato di rinunciare a duplicare. CO 2 è rimasto silente.

 

                                  N.   Il
17 marzo 2023 la RE 1 ha comunicato che il conto n. __________0 ha un saldo nullo
mentre il conto n. __________1 presenta un saldo di € 599'957.–, lasciando alla
Camera decidere se non dichiarare il ricorso privo d’oggetto per il primo conto.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di opposizione al sequestro
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett.
a CPC e 278 cpv. 3 LEF) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del
Tribunale d’appello senza riguardo al valore litigioso (art. 48 lett. e n. 1
LOG).

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro
dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è
avvenuta in concreto ai patrocinatori della RE 1 il 31 ottobre 2022, il termine
d’impugnazione è scaduto giovedì 10 novembre. Presentato quello stesso giorno
(data del timbro postale), il reclamo è dunque tempestivo.

                                1.2   Secondo
l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.

                             1.2.1   La
giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice
di prima istanza e verifica quindi sotto l’angolo della semplice
verosimiglianza, ove siano contestati, se i presupposti del sequestro sono
realizzati, riesaminando liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto
(art. 320 lett. a CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile
2013, consid. 9.3).

 

                             1.2.2   La
Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della
giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC),
limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4), ma tutte le parti possono far valere fatti e mezzi di pro­va nuovi
(art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC; RtiD 2017 I 757 n. 51c consid. 1.4/a)
fino all’inizio delle deliberazioni. Infatti, né l’art.
278 cpv. 3 LEF né l’art. 317 cpv. 1 CPC menzionano un limite temporale all’adduzione
di nova (DTF 142 III 415 consid. 2.2.3 e 2.2.5 in merito alla seconda norma
citata, la cui applicabilità nella procedura di opposizione al sequestro è
stata ammessa nella DTF 145
III 342 consid. 6.6.4). A un nuovo esame risulta quindi
superato il limite della chiusura dello
scambio degli allegati finora posto dalla Camera (sentenza 14.1999.3 del 5
luglio 1999, consid. 3). I fatti e mezzi di prova nuovi sono ammissibili
soltanto se vengono addotti non appena sono noti e – qualora siano sorti prima
del giudizio impugnato (pseudonova) – se dinanzi alla giurisdizione
inferiore non era possibile addurli nemmeno con la diligenza
ragionevolmente esigibile tenuto conto delle circostanze (art. 317 CPC per
analogia: DTF 145 III 342
consid. 6.6.4). È ammessa solo la produzione di documenti
(art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 consid. 4.3).

 

                                         L’accertamento
dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se
sono manifestamente errati (art. 320 lett. b CPC), ovvero arbitrari (DTF 138
III 234 consid. 4.1.2). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire
sull’esito della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di
prime cure non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mez­zo di
prova, ha omesso, senza motivi oggettivi, di considerare pro­ve pertinenti o ha
tratto deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (per analogia: sentenza
del Tribunale federale 5A_739/2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i rinvii; Jeandin in: Commentaire romand, Code de procédure civile, 2a ed.
2019, n. 5-6 ad art. 320 CPC con rimandi).

 

                             1.2.3   Il
17 marzo 2023, la reclamante ha prodotto gli estratti dei conti presso __________
oggetto dell’impugnazione (n. 1163410 [doc. L] e 1163411 [doc. M]), che la sede
di Lugano dell’Ufficio d’esecuzione aveva ricevuto dalla banca il 6 marzo 2023
(doc. H) e ritrasmesso alla reclamante in stessa data (doc. I). Se ne evince
che il saldo del primo conto è nullo e lo era già il giorno del sequestro (il
22 luglio 2021), mentre il secondo presenta un saldo di € 599'917.–, che
ammontava a € 599'957.83 il giorno del sequestro. Tali allegazioni e documenti
sono ricevibili, poiché non risulta dagli atti che potessero essere addotti già
davanti alla giurisdizione inferiore (se non dagli
opponenti), e la sequestrante li ha addotti non appena ne è venuta a conoscenza
tramite la comunicazione dell’Ufficio. Ne segue che il reclamo, ma pure le
opposizioni al sequestro, sono senza oggetto per quanto attiene al primo conto.

 

                             1.2.4   Nelle
osservazioni al reclamo, CO 1 chiede alla Camera di accertare l’irricevibilità
del ricorso, che sarebbe sprovvisto di motivazione adeguata, in quanto la
reclamante si limiterebbe a ripetere le tesi già fatte valere nell’istanza di
sequestro. In realtà, in diversi punti dell’impugnativa la reclamante critica
in modo circostanziato la motivazione del Pretore (uno per tutti: n. 85),
sicché il reclamo non può essere dichiarato integralmente inammissibile. La
ricevibilità delle censure va verificata ad una ad una.

 

                                   2.   In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il
sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo
credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al
debitore (n. 3).

 

                                2.1   I
fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi –
che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un “inizio
di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati,
senza dover escludere la possibilità, altrettanto probabile, che si siano
svolti in altro modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid.
1.3). In particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata dal
sequestrante esiste per l’importo enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene
al fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario,
cioè né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione
provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza
contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa).

 

                                2.2   Il
decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o
dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso
giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro
– purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in
contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il
giudice non agisce d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base
ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano stati
ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori
(art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della CEF
14.2011.113 dell’8 settembre 2011, consid. 6.5).
La sua disamina è sommaria sia in fatto che in diritto, ciò che gli lascia un certo potere d’apprezzamento (sentenza della CEF
14.2022.138 del 9 giugno 2023 consid. 2.2).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto verosimile il credito vantato dalla
sequestrante, così come la causa di sequestro fondata sulla dimora del debitore
all’estero e sul sufficiente legame del credito con la Svizzera. Egli ha invece
considerato inverosimile che il debitore sia titolare dell’intero saldo delle
relazioni bancarie sequestrate, intestate all’PI 11, il cui avente diritto
economico non è solo CO 2, ma anche sua moglie CO 1, onde l’accoglimento dell’opposizione
di que­st’ultima e il parziale accoglimento dell’opposizione di CO 2
limitatamente alla metà dei conti. In particolare il Pretore ha rilevato che le
due relazioni bancarie sono state aperte presso la __________ già nel gennaio
2008, mentre l’autorità penale italiana ha collocato temporalmente i fatti alla
base della condanna di CO 2 tra dicembre 2008 e aprile 2012. Ha inoltre
reputato trascurabile il fatto che a fronte di un saldo complessivo delle due
relazioni bancarie superiore a € 1,5 milioni, solo € 105'000.– riconducibili ai
fatti di rilevanza penale imputabili a CO 2 siano affluiti sui conti in
questione, senza contare che l’PI 11 non figura tra le società di cui CO 2 si
serviva per ricevere e smistare i proventi di reato. Del resto su queste due
relazioni sono stati trasferiti, in ottica di ottimizzazione fiscale, titoli
per complessivi € 1'120'000.– da una relazione
preesistente (il conto cifrato LUGA __________ n. __________) aperta dagli opponenti già nel lontano
maggio 1991 sempre presso la C__________ SA e di cui erano contitolari e aventi
diritto economico. Il Pretore ha concluso
che, in tali circostanze, voler leggere l’apertura del conto intestato
all’PI 11 come un’operazione finalizzata a occultare i fondi distratti ai danni
della RE 1 era una forzatura.

 

                                         Il
primo giudice ha per contro respinto integralmente le opposizioni in merito alla relazione bancaria n. __________ presso la __________
intestata alla PI 12 – società direttamente
coinvolta nei flussi illeciti di denaro – poiché al momento della sua apertura
nell’aprile 2009 CO 2 aveva indicato solo sé stesso come beneficiario economico.

 

                                   4.   Con
il reclamo la RE 1 sostiene invece in buona sostanza che i saldi dei due conti
dell’PI 11 presso la CA
Indosuez (Switzerland) SA (di cui uno
di essi risulta ora nullo) appartengono esclusivamente a CO 2.

 

                                   5.   Per costante giurisprudenza del Tribunale
federale, il sequestro (come il pignoramento) può colpire soltanto beni di
proprietà del debitore o crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3
LEF; DTF 105 III 112 consid. 3a), essendo al riguardo determinante in linea di
principio la realtà giuridica e non quella economica (DTF 107 III 104 consid. 1
e 106 III 89 consid. 2, con rinvii): sono quindi esclusi dal sequestro, in
quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del
diritto civile appartengono a una persona fisica o giuridica diversa dal
debitore sequestrato. Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità
economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112 consid. 3/a, 102
III 173 consid. II/3). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il
sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il
creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in
realtà al debitore sequestrato (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio
1991, in: FF 1991 III pag. 119; Stoffel
in: Basler Kommentar, SchKG III, 2a ed. 2010, n. 53-55 ad art. 271 e
n. 31-33 ad art. 272 LEF), oppure ch’essi sono stati trasferiti al terzo con un
atto manifestamente abusivo (art. 2 cpv. 2 CC) o comunque revocabile (art. 285
segg. LEF) tendente a danneggiare i creditori o a favorirne alcuni a scapito di
altri (fra altre: sentenze della CEF 14.2019.3-6 dell’1 luglio 2019, consid. 6,
e 14.2010.40 del 18 giugno 2010, RtiD 2011 I 774 n. 59c, consid. 3.2).

 

                                5.1   Secondo il principio della trasparenza (Durchgriff), occorre far astra­zione della dualità giuridica tra debitore
sequestrato e società cui i beni da sequestrare sono intestati, quando è
invocata dall’uno o dall’altro soggetto allo scopo di sottrarsi abusivamente
all’esecu­­zione forzata, e permettere, eccezionalmente, il pignoramento o il
sequestro dei beni dell’una nell’esecuzione diretta contro l’altra
conformemente alla realtà economica. Due sono le condizioni poste dalla
giurisprudenza al riguardo: in primo luogo è necessaria l’identità delle
persone coinvolte o perlomeno l’identità dei loro interessi economici; e in
secondo luogo la dualità giuridica dev’es­­sere invocata in modo manifestamente
abusivo per trarne un vantaggio ingiustificato a danno dei creditori (art. 2
cpv. 2 CC) (DTF 144 III 541 segg.; sentenze
della CEF 14.202.95 dell’11 ottobre 2021 consid. 7.1.1 e 14.2019.3-6 del 1°
luglio 2019, consid. 6.1).

 

                                         Il
principio della trasparenza si applica non
solo nell’esecuzione diretta contro la persona (solitamente giuridica)
controllata (caso di trasparenza detta diretta), ma anche, più frequentemente,
nel­l’esecuzione contro la persona dominante (trasparenza rovescia­ta) (DTF 144
III 548 consid. 8.3.4).

 

                                5.2   Nel
caso in esame, con il reclamo (pagg. 30 e segg.) la RE 1 ribadisce che i saldi
attivi dei due conti bancari intestati all’PI 11 – società di comodo – appartengono
in realtà solamente a CO 2 (n. 82, 83). Essa evidenzia che il conto e il sotto-conto
sono stati aperti nel gennaio 2008 proprio quando gli atti distrattivi e di
riciclaggio, perpetrati nel periodo dal 1997 ad aprile 2012, erano già in atto.
Nello specifico CO 2 è stato condannato per atti di riciclaggio nel periodo dal
dicembre 2008 all’aprile 2012, ovvero pochi mesi dopo l’apertura dei conti, ciò
che configura già di per sé un indizio di un loro coinvolgimento nell’illecita
attività. La reclamante rileva inoltre che quanto dichiarato nel Profilo
Cliente (PC) in merito al trasferimento dal conto LUGA 2814 a favore del conto
e sotto-conto attuali non può ch’es­sere visto come “alibi” per occultare la
reale funzione dei conti, ossia quella di depositarvi averi provento di reato (n.
84 a – d).

 

                                         Rammenta anche che CO 2 ha ricevuto almeno € 450'000.– a contanti, che “potrebbero essere confluiti” su tali conti bancari (n. 84e) e fa valere che nel procedimento
penale a Lugano è stato accertato che il conto e il sotto-conto sono stati
alimentati, tra altre fonti, da fondi provenienti dalla relazione bancaria
presso la __________ di Lugano intestata alla PI 2, la quale è stata coinvolta
nell’attività distrattiva per la quale CO 2 è stato condannato in Italia. Egli stesso
ha peraltro ammesso sia nel suo memoriale del 21 agosto 2019 sia nell’opposizione
al sequestro 12 agosto 2021 che i conti sequestrati sono stati alimentati da
conti intestati alla PI 2 e alla PI 14 (n. 84f-h).

 

                                         Alla
luce di questi elementi, la reclamante reputa irrilevante l’ali­mentazione
iniziale dei conti e il fatto che l’PI 11 non sia espressamente citata negli
atti giudiziari italiani. Contesta che la propria tesi sia una “forzatura” e che gli
unici proventi da reato confluiti sui conti siano i € 105'000.– addebitati al
conto della PI 2, siccome lo stesso CO 2 ha ammesso l’esi­stenza di bonifici
eseguiti da altre società implicate nell’attività criminale. Nell’omettere di
considerare tali circostanze e i trasferimenti di denaro effettuati a contanti
a favore di CO 2, secondo la reclamante il Pretore ha accertato i fatti in modo
manifestamente errato. Senza tale errore, egli avrebbe dovuto giungere alla
conclusione che pure questi attivi appartengono al debitore e confermarne il
sequestro (n. 85).

 

                             5.2.1   In
realtà, il Pretore ha correttamente accertato che i fondi confluiti sulla
relazione intestata all’PI 11 provenivano prevalentemente da una relazione
bancaria preesistente aperta a nome dei coniugi nel maggio 1991, ossia ben
prima degli atti di riciclaggio di denaro. È d’altronde evidente che i titoli trasferiti nel gennaio del 2008 (cfr. doc.
F, inc. 14.2021.3255) sui conti della panamense per il
valore complessivo di € 1'120'000.– (sentenza impugnata, pag. 19, 6° §; doc. AL, 19° foglio a tergo) non potevano essere l’oggetto degli atti
di riciclaggio imputati a CO 2, compiuti solo successivamente, dal dicembre
2008 all’aprile 2012 (doc. Q, pag. XXV, capo 11). La
reclamante non allega, e men che meno rende verosimile, che i titoli siano poi
usciti dai conti e siano stati sostituiti da averi di origine criminale. Sotto
questo profilo gli accertamenti del Pretore non risultano manifestamente errati
né le sue deduzioni giuridiche possono reputarsi erronee.

 

                             5.2.2   Che
poi “quanto dichiarato” dai coniugi nel Profilo Cliente (PC) sia un “alibi” per occultare la
reale funzione dei conti è un’allegazione che spettava alla sequestrante
rendere verosimile con indizi oggettivi e concreti (sopra
consid. 2.1). Non basta al riguardo affermare che i € 450'000.–
ricevuti da CO 2 “potrebbero
essere confluiti” sui conti sequestrati. Incombe al
sequestrante e a nessun altro allegare i fatti costitutivi dei presupposti per
la concessione del sequestro e produrre i mezzi di prova (documentali) che
permettono di renderli verosimili (DTF 148 III 383 consid. 2.3.5).

 

                             5.2.3   A
mente della reclamante (n. 84f-h), nel procedimento penale a Lugano è stato
accertato che il conto e il sotto-conto sono stati alimentati, tra altre fonti,
da fondi provenienti dalla relazione bancaria presso la __________ intestata alla
PI 2, la quale è stata coinvolta nell’attività distrattiva per la quale CO 2 è
stato condannato in Italia. Egli stesso ha peraltro ammesso sia nel suo
memoriale del 21 agosto 2019 sia nell’opposizione al sequestro 12 agosto 2021 che
sui conti sequestrati sono confluiti fondi provenienti da conti intestati alla PI
2 e alla PI 14.

 

                          5.2.3.1   Ora,
l’estratto dei decreti di dissequestro cui fa riferimento la reclamante – riportato
altresì dal Pretore nella decisione impugnata – ha il tenore seguente: “la relazione intestata ad PI 11 è stata
alimentata prevalentemente dalla relazione intesta­ta a LUGA, di spettanza
dello stesso CO 2, oltre a bonifici da parte __________, di __________ e di PI
2; come da stessa dichiarazione di CO 2, l’importo di circa euro 105'000.00 è
stato bonificato a seguito di operazioni inerenti i fatti oggetto dell’inchiesta,
mentre che gli importi bonificati da __________, __________ e dalla relazione
LUGA non avrebbero alcuna attinenza con i fatti oggetto d’inchiesta” (doc. AN pag. 3 e AO pag. 2). A ben vedere, poi, nel memoriale del 21
agosto 2019 (doc. AP, pag. 3) citato dalla reclamante, CO 2 ha solo ribadito
che “l’importo di circa euro
105'000.–, in provenien­za dal conto PI 2, è relativo ad operazioni inerenti i
fatti oggetto dell’inchiesta”, e nell’opposizione al sequestro ha unicamen­te ripetuto che i conti erano stati alimentati dalla PI 2.

 

                          5.2.3.2   Dalle
citazioni della reclamante non si evince che sulla relazione bancaria intestata
all’PI 11 siano confluiti da conti di società implicate in atti di riciclaggio più
degli € 105'000.– già accertati dal Pretore (pag. 20, 3° §) in base alle
ammissioni di CO 2 (doc. AN pag. 3 e AO pag. 2), di cui la reclamante peraltro
non chiede, nelle sue conclusioni, l’aggiunta alla somma per cui il primo
giudice ha confermato il sequestro. Le altre fonti – verosimilmente lecite – di
alimentazione dei conti non muteranno forse l’esistenza del loro legame con i
reati perpetrati in Italia, ma secondo gli atti tale nesso è limitato a € 105'000.–
e non può a sua volta cambiare la natura e la titolarità degli attivi
depositati in precedenza sui conti. La censura è quindi priva di fondamento.

 

                          5.2.3.3   Nel
memoriale del 21 agosto 2019 CO 2 ha effettivamente dichiarato di aver ricevuto
gli onorari per la sua attività a favore della PI 2, dal 2011, mediante
bonifici bancari effettuati sulla relazione bancaria dell’PI 11 dai conti della
stessa PI 2 e della PI 14 (doc. AP, pag. 3). Si tratta però a ben vedere
sostanzialmente della stessa dichiarazione già fatta davanti al Ministero pubblico ticinese nel 2013 e nel 2015 (so­pra
ad 5.2.3.1), da cui non risulta che
i circa € 105'000.– bonificati sui conti della panamense provengano
tutti dalla PI 2 e non anche dalla PI 14. Ad ogni modo, nei documenti citati
dalla reclamante l’importo proveniente dal conto della PI 14 non è
quantificato. Ricordato come spetti al sequestrante allegare e rendere
verosimili i presupposti del sequestro, e in particolare l’appartenenza al
debitore di tutti i beni sequestrati (sopra consid. 5.2.2), il Pretore non
poteva tenere conto di versamenti non quantificati, perlomeno a fronte degl’indizi
forniti dagli opponenti. Non risulta pertanto manifestamente errato l’accertamento
secondo cui i conti sono stati alimentati quasi esclusivamente da fondi
verosimilmente estranei alla vertenza penale.

 

                                5.3   La
reclamante (n. 84i) sostiene altresì che se una rubrica di una relazione
bancaria è coinvolta in una fattispecie penale, come verificatosi in concreto
con il bonifico di € 105'000.–, lo è pure l’intera relazione bancaria. L’allegazione
è immotivata e pertanto irricevibile (sopra consid. 1.2). È del resto anche
infondata. La questione in discussione non è quella degli effetti di una
malattia infettiva, bensì dei diritti della moglie del debitore, la cui
estraneità alla fattispecie penale non è contestata, sui conti sequestrati. La
reclamante persiste a tacere il punto cruciale dell’argomentazione pretorile,
ovvero che i fondi confluiti sulla relazione intestata all’PI 11 provengono
prevalentemente dal conto LUGA aperto a nome dei coniugi nel maggio 1991, ossia
ben prima degli atti di riciclaggio di denaro.

 

                                5.4   La
reclamante (n. 84j-k) afferma ancora che pure i giudici di Milano, in relazione
agli atti corruttivi, hanno accertato l’esistenza di “numerose società di comodo” e
hanno definito le relazioni bancarie individuate in Svizzera per via rogatoria
come “rapporti bancari
intestati a veicoli societari utilizzati per ricevere i pagamenti”. A suo parere ne segue che sia le sentenze di condanna del
procedimento penale a Milano sia il procedimento penale in Ticino danno atto
del coinvolgimento dell’PI 11 – al pari delle società PI 12 e PI 9 – al solo
scopo di occultare i fondi distratti.

 

                                         La
reclamante omette di considerare che i giudici italiani, perlomeno nei passi
citati, non hanno menzionato l’PI 11. Ne paragona la situazione a quella della PI
12 senza confrontarsi con la constatazione del Pretore secondo cui, al
contrario dell’PI 11, non solo la PI 12 è annoverata tra le società di cui CO 2,
stante la sentenza penale italiana, si serviva per ricevere e smistare i
proventi di reato (cfr. in particolare sopra ad B), ma ancora al momento
dell’apertura della relazione intestata alla PI 12 nell’aprile 2009 CO 2 aveva
indicato solo sé stesso come beneficiario economico. Lo stesso discorso vale
per la PI 9, con l’aggravante che la reclamante non fornisce spiegazioni sul
suo coinvolgimento nella vertenza penale. Sia come sia, la decisione italiana
non permette di dubitare del fatto che, secondo ogni verosimiglianza, i conti
sono stati alimentati principalmente da averi estranei alla vicenda penale.

 

                                5.5   La
reclamante (n. 84l) si avvale anche del fatto che il 29 maggio 2020 il
Ministero pubblico ticinese ha ordinato il sequestro di tutti gli attivi
presenti sul sotto-conto n. __________ dell’PI 11, non limitandolo a € 600'000.–
come invece stabilito nel­la decisione di dissequestro del 23 gennaio 2015.

 

                                         Questo
solo elemento non è però sufficiente a ribaltare l’esito della decisione
impugnata. La reclamante non pretende che la Procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti abbia indicato
in quella decisione (doc. C) motivi idonei a far dubitare del fatto che i conti in
discussione sono stati alimentati quasi esclusivamente con il trasferimento
degli averi depositati sul conto LUGA e i bonifici delle società __________ e __________
(v. sopra consid. 5.2.3.1) né
cita il passo della decisione in cui tale disamina sarebbe avvenuta. Non si può
pertanto ritenere che al riguardo gli accertamenti del Pretore siano
manifestamente errati.

 

                                5.6   La
RE 1 rammenta infine (n. 87) che le autorità italiane hanno accertato la
rimanenza nella disponibilità di CO 2 del residuo di € 2'663'850.– giunti a lui
personalmente o per tramite delle società PI 12 e PI 9, mentre quelle ticinesi hanno quantificato il suo guadagno in € 750'000.–/800'000.–.
A giudizio della reclamante è verosimile che almeno parte di questi fondi siano
stati convogliati sui conti in questione.

 

                                         Ancora una volta si tratta di una semplice affermazione, non sostenuta
da indizi oggettivi e concreti, in particolare da estratti dei movimenti dei
conti. Non consente di rimettere in discussione la conclusione cui è giunto il
Pretore sulla base dei documenti agli atti, secondo cui da un canto CO 2 non
appare il solo avente diritto economico dei conti dell’PI 11, ma lo è anche la
moglie per metà, e dall’altro la sequestrante non ha reso verosimile che il
conto (e il sotto-conto) siano stati aperti da CO 2 con la funzione di depositarvi i proventi di
reato e servirsi così della moglie quale prestanome. In altri termini difettano
ambedue i presupposti ritenuti necessari
dalla giurisprudenza (sopra consid. 5.1) per far astrazione della dualità giuridica tra debitore sequestrato
e società cui i conti da sequestrare sono intestati, cioè sia la piena identità
degl’interessi economici di CO 2 e della panamense, sia un uso manifestamente
abusivo dello schermo giuridico della società per sottrare gli averi depositati
ai creditori di CO 2.

 

                                   6.   La reclamante contesta pure l’accoglimento
parziale, per fr. 51'000.– (anziché fr. 75'000.–),
della richiesta di CO 2 di porre a carico della RE 1 una garanzia giusta l’art.
273 LEF. A suo dire la garanzia non poteva essere accordata e in ogni caso per
più fr. 19'500.–.

 

                                6.1   Per
l’art. 273 cpv.1 LEF il creditore è responsabile nei confronti sia del debitore
che di terzi dei danni cagionati con un sequestro infondato e il giudice può
obbligarlo a prestare garanzia. Il creditore può essere costretto d’ufficio a
prestare garanzia già con lo stesso decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 n. 5
LEF), ove il credito o la causa di sequestro siano dubbi. Lo può essere anche a
uno stadio ulteriore, a richiesta del debitore o del terzo che si pretende leso
dal provvedimento, in particolare quando la verosimiglianza del credito sia poi
scemata (v. DTF 113 III 94 consid. 6; DTF 112 III 112 consid. 2; sentenza del
Tribunale federale 5A_ 757/2010 del 20 aprile 2011 consid. 2.1). Al giudice del
sequestro è lasciato un ampio margine di apprezzamento, onde tenere conto delle
particolarità della fattispecie.

 

                                         Tra
i criteri pertinenti per determinare l’eventuale danno consecutivo ad un
sequestro ingiustificato si annoverano, segnatamente, gli oneri processuali, la
durata presumibile e la complessità della procedura di opposizione e del
processo di convalida del sequestro (cfr. DTF 113 III 100 segg.), così
come gli interessi – pari in linea di massima a due anni – dei prestiti
contratti dal debitore (o dal terzo) quale palliativo per la privazione dei
propri averi (sentenza 5A_757/2010 citata sopra, consid. 2.2). Non vi rientrano
invece le spese di sequestro e dell’esecuzione a convalida del sequestro, in
quanto sono anticipate dal preteso creditore (art. 68 cpv. 1 LEF). Incombe al
richiedente l’onere di rendere verosimile il danno che ritiene di subire (cfr. DTF
126 III 100, consid. 5/c). L’obbligo di risarcimento è ridotto se il debitore o
il terzo non adempiono il proprio dovere di diminuire il danno e decade del
tutto se essi commettono una colpa così grave da interrompere il nesso di
causalità (decisione del Tribunale federale 5A_165/2010 del 10 maggio 2010,
consid. 2.3.2).

 

                                6.2   Nel
caso in esame la reclamante fa carico al Pretore di non aver spiegato il motivo
per cui i presupposti del sequestro – così come ritenuti adempiuti nella
decisione impugnata – “non
siano certi”, e invoca in merito una violazione del
proprio diritto di essere sentito. D’altronde era CO 2, a mente sua, a dover
dimostrare la sussistenza di dubbi in merito ai presupposti del sequestro. Orbene,
già la corposità della decisione impugnata (di 25 pagine) indica che i
presupposti del credito e della causa di sequestro non fossero di meridiana evidenza per il Pretore. Tenuto conto dell’ampio
margine di apprezzamento riconosciuto al giudice del sequestro (sopra consid.
6.1), la decisione di concedere a CO 2 una garanzia per le spese processuali
non presta il fianco a critiche.

 

                                6.3   La reclamante critica anche l’importo della garanzia,
di fr. 51'000.–. Essa ritiene che la stessa dovesse essere
stabilita non in base al valore litigioso di fr. 1'734'107.20, pari al credito
da essa fatto valere nel procedimento di sequestro, ma in base al noto saldo
aggiornato del conto n. 1163410, di fr. 523'701.27 al 28 giugno 2013 (doc.
AL, SO.2021.3255). Le spese processuali calcolate in fun-zione di tale valore
litigioso per i tre gradi di giurisdizione ammontano secondo la reclamante a fr. 19'500.–
arrotondati.

 

                             6.3.1   A ben vedere, tuttavia, la reclamante non aveva
limitato la sua pre­tesa al saldo del conto n. 1163410 e il saldo del
sotto-conto non era allora noto. Poiché essa non aveva d’altra parte limitato il proprio credito, di fr. 1'734'107.20, il Pretore poteva validamente fondarsi su tale importo per calcolare
le spese processuali da garantire (DTF 139 III 195 consid. 4.3.3; sentenza della CEF
14.2021.142/ 145 del 30 marzo 2022 consid. 11.3).

 

                             6.3.2   La
situazione è però mutata con l’acquisizione degli estratti conto da parte dell’Ufficio
d’esecuzione. È ora noto che il valore litigioso dell’unico conto in attivo era
di € 599'957.83 al giorno del sequestro (sopra consid. 1.2.3). Motivi di parità
di trattamento giustificano l’applicazione della regolamentazione sui nova (sopra ad
consid. 1.2.2) anche alla procedura in materia di garanzie giusta l’art. 273
LEF. Del resto è ammesso che la garanzia possa essere adeguata in ogni tempo in
caso di cambiamento delle circostanze pertinenti per la sua definizione
(sentenza della CEF 14.2002.35 del 7 agosto 2002 consid. 1.3; Stoffel, op. cit., n. 18 e 29-30 ad art.
273).

 

                                         Di
conseguenza, la garanzia impugnata va calcolata in base al valore litigioso di
€ 599'957.83, simile a quello cui si riferisce la sequestrante nel reclamo (€ 523'701.27,
n. 106 e doc. AL, terzultimo foglio). Il
calcolo della garanzia proposto dalla reclamante (al n. 108) risulta
condivisibile, tanto più che CO 2 non ha ritenuto necessario di contestarlo
presentando una risposta al reclamo. In riforma della sentenza impugnata, la
garanzia va dunque ridotta da fr. 51'000.– a fr. 19'500.–.

 

                                   7.   La metà della tassa del presente
giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le ripetibili, determinate in virtù dell’art.
11 cpv. 1-2 RTar (RL 178.310) per il rinvio dell’art.
96 CPC, seguono la soccombenza totale della reclamante nei
confronti di CO 1 (art. 106 cpv. 1 CPC) per quanto attiene al sotto-conto n. 1163411, mentre per quanto concerne il conto n. 1163410 le spese giudiziarie, secondo equità, vanno poste a
carico dell’opponente, la cui inutile opposizione a un sequestro che doveva
sapere infruttuoso ha dato motivo al
reclamo (art. 107 cpv. 1 lett. e-f CPC). Considerato che il saldo del
conto n. 1163410 ammontava al 4 settembre 2012 a € 550'180.45 e quello del sotto-conto a € 1'028'208.12
(doc. H e I inc. SO.2021. 3588; sentenza impugnata, pag. 20), il grado di
soccombenza della reclamante può essere stabilito in ⅔ (art. 106 cpv. 2
CPC).

                                7.1   CO
1 ha quindi diritto a ripetibili parziali, calcolate in base al valore delle conclusioni rimaste litigiose in sede di reclamo (per analogia: Bovey in: Aubry Girardin et al. (a cura
di), Commentaire de la LTF, 3a ed. 2022, n. 17 ad art. 65 LTF; Geiser in: Basler Kommentar, Bundesgerichtsgesetz, 2a
ed. 2011, n. 11 ad art. 65 LTF) e non a quello dell’ultima conclusione
riconosciuta nella decisione impugnata giusta l’art. 308 cpv. CPC, che
comunque sia pare doversi limitare alle
conclusioni che rimangono contestate in seconda sede e a quelle connesse alle
stesse (cfr. DTF 134 III 239 consid. 1.2; Tappy in: Commentaire romand, Code de procédure civile, 2a ed.
2018, n. 63 ad art. 91 CPC). L’esigenza pratica d’immutabilità del valore
litigioso per quanto attiene alla determinazione della competenza del giudice
adito o del tipo di procedura non si giustifica infatti per la questione della
fissazione delle spese giudiziarie e degli anticipi, che dovrebbe dipendere
solo dal­l’interesse della lite per le parti.

 

                                7.2   Secondo
il Tribunale federale, il momento determinante per valutare il valore litigioso
è quello dell’inoltro dell’azione, non dovendosi considerare successive
modifiche della stima o del tasso di conversione in divisa svizzera (sentenza del Tribunale federale 4A_274/2011 del 3 novembre 2011,
consid. 1), fatte salve eventuali modifiche delle conclusioni (come per esempio
in caso di fallimento del convenuto). Ciò vale non solo per la determinazione
della competenza del tribunale adito, ma anche per la fissazione delle spese giudiziarie
e degli anticipi (DTF 140 III 65 segg., consid. 3.1, 3.2.2 e 3.2.3; Tappy, op. cit., n. 69 ad art. 91). L’esigenza
pratica d’immutabilità del valore litigioso si giustifica invero essenzialmente
per le questioni di competenza e di tipo di procedura. Tuttavia, il momento
dell’inoltro della causa o del ricorso risulta determinante anche per la
fissazione delle spese processuali, degli anticipi e delle ripetibili, poiché è
in quel momento che l’attore o il ricorrente valuta il rischio processuale e il
dispendio lavorativo da dedicare alla causa, che ambedue dipendono dal valore
litigioso. È particolarmente vero in seconda sede, perché solitamente l’one­­re
lavorativo del patrocinatore del ricorrente si concentra quasi esclusivamente
nella preparazione del ricorso.

 

                                7.3   Nel
caso concreto, al momento dell’inoltro del reclamo, il 10 novembre 2022, il
valore litigioso noto alla reclamante e alla Camera era ancora di fr. 1'734'107.20, pari al credito fatto valere dalla sequestrante
(sopra consid. 6.3.1). Per gli opponenti, aventi diritto dei conti sequestrati,
doveva invece essere evidente che il loro valore era solo di € 599'957.83, pari
al saldo del conto n. 1163411
(sopra consid. 1.2.3). Per calcolare le ripetibili da assegnare a CO 1 occorre
pertanto fondarsi sulla metà (sua) di quel valore al 10 novembre 2022 al tasso di cambio di €/fr. 0.9834 del 22 luglio 2021 secondo il notorio sito fxtop.com (v. sentenza della CEF 14.2021.158 del 19 aprile 2022 consid. 6.3.3. e
i rinvii), ovvero fr. 295'000.– arrotondati (€ 599'957.83/2 x 0.9834). In
base all’art. 11 cpv. 1 e 2 del Regolamento
sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e
per la fissazione delle ripetibili (RTar, RL 178.310), per una causa sommaria prescritta dalla LEF con un valore litigioso,
come nel caso concreto, compreso tra fr. 100'000.–
e fr. 500'000.–, tenuto conto della relativa complessità della fattispecie
si giustifica di stabilire l’indennità piena in fr. 6'000.– con
riferimento alla fascia media della tariffa. Vista la sua parziale soccombenza,
a CO 1 vanno pertanto assegnate ripetibili ridotte di fr. 2'000.– (⅔ – ⅓ di fr. 6'000.–,
sentenza della CEF 14.2018.56
del 21 settembre 2018 consid. 6.3).

 

                                   8.   Come
la moglie, per equità CO 2 deve sopportare le spese giudiziarie relative al
conto n. 1163410, mentre la reclamante risulta
soccombente sulla questione principale dell’opposizione al sequestro del conto
n. 1163411 e solo parzialmente
vincente su quella accessoria della garanzia, non soppressa ma ridotta da fr. 51'000.– a fr. 19'500.–. A un apprezzamento globale, anche ver­so CO 2 il grado di
soccombenza della reclamante può essere valutato complessivamente in ⅔. Egli non ha però diritto a ripetibili, poiché non ha presentato
osservazioni al reclamo e non è quindi incorso in spese in questa sede.

 

                                   9.   Circa i rimedi esperibili
sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso era di fr. 1'734'107.20 al momento – apparentemente
determinante (sopra consid. 7.2) – dell’inoltro del reclamo (art. 51 cpv. 1 lett. a LTF) e ora non è comunque inferiore a fr. 589'998.53
(sopra consid. 7.3), sicché supera
ampiamente la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1
lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile e non
senza oggetto, il reclamo è parzialmente accolto e di conseguenza il
dispositivo n. 7.1 della decisione impugnata è così riformato:

                                         7.1   È fatto obbligo alla RE 1 di prestare una garanzia di fr. 19'500.–
di primario istituto bancario con sede in Svizzera o altro titolo equivalente
in favore di CO 2 per eventuali danni a lui cagionati dal sequestro.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 4'500.– relative al presente
giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico per fr. 3'000.–
e a carico di CO 2 e CO 1 per fr. 750.– ciascuno. La reclamante rifonderà a
CO 1 fr. 2'000.– per ripetibili ridotte.

 

                                    3.   Notificazione
a:

	
   

  	
  –     ;

  –

       ;

  –   .

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                            La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Può
essere fatta valere unicamente la violazione di diritti costituzionali (art. 98
LTF). Il termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2
LTF).