# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9acd0e4c-2f7c-59f0-ac31-c2cca66b7d25
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.09.2008 32.2007.235
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-235_2008-09-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.235

   

  Lg/DC/SC

  	
  Lugano

  22 settembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 luglio 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 giugno 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel __________, di professione muratore, il 9 novembre 2005 (doc. AI 2-1) ha
presentato una richiesta di prestazioni per adulti, a causa di “cervicalgie
persistenti con osteocondrosi C5-C6 e C6-C7 con stenosi secondaria del canale
spinale C5-C6, piccola ernia discale tra C3 e C7, spondilartrosi e uncartrosi e
sindrome lombovertebrale cronica” (doc. AI 7-1; 15-1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
reumatologica eseguita dal Dr. Med. __________ e ritenuto il parere del SMR,
con progetto di decisione del 26 marzo 2007 (doc. 35-1) l’UAI ha respinto la
richiesta di prestazioni dopo aver proceduto al raffronto dei redditi, in
quanto l’assicurato presenta un grado d’invalidità inferiore al 40% e quindi
insufficiente per ottenere il diritto a prestazioni.

 

                                         Con
osservazioni datate 14 maggio 2007 (doc. AI 47-1) l’assicurato, rappresentanto
dalla RA 1, __________, ha ritenuto errate le conclusioni a cui è giunto l’UAI,
fondate essenzialmente sulla perizia del Dr. Med. __________ che valuta
l’assicurato inabile al lavoro al 60% nella sua precedente attività di muratore
e abile al 100% con un rendimento massimo in un’attività adatta al suo stato di
salute.

 

                                         L’insorgente
a sostegno delle proprie argomentazioni ha prodotto il rapporto del Dr. Med. __________
(doc. AI 48-2) che certifica a RI 1 un’incapacità lavorativa di almeno il 70%
per quanto riguarda l’attività di muratore, mentre lo ritiene abile solo al 50%
per quanto riguarda i lavori fisicamente leggeri.

                                         Dopo aver
richiesto il parere del SMR in merito alla documentazione presentata, con
decisione 5 giugno 2007 l’Ufficio AI ha confermato il rifiuto di prestazioni
(doc. AI 58-1).

 

                               1.2.   Contro
questa decisione, è tempestivamente insorto l’assicurato per il tramite della
propria rappresentante, contestando la decisione dell’amministrazione sulla
base delle medesime argomentazioni sollevate in sede di osservazioni e
postulando l’allestimento di una perizia reumatologica giudiziaria (doc.I).

 

                               1.3.   L’UAI, in
risposta, ha rilevato che l’allegato ricorsuale, sollevando unicamente la “discrepanza
tra le valutazioni” del Dr. Med. __________ e del Dr. Med. __________,
entrambe allestite nel rispetto dei canoni dettati da dottina e giurisprudenza
e senza validamente indicare - nel caso concreto - specifici errori
rispettivamente contraddizioni nella perizia eseguita dal perito
dell’amministrazione, non merita accoglimento (doc. IV).

 

                               1.4.   Con scritto
13 agosto 2007 la rappresentante dell’assicurato ha richiamato il paragrafo
III.3 del proprio atto ricorsuale, nel quale, contrariamente a quanto sostenuto
dall’Ufficio AI, ella afferma di aver evidenziato la discrepanza tra le
conclusioni del Dr. Med. __________ riguardo la capacità lavorativa
dell’assicurato (a suo parere completa in attività adeguate) e il quadro
valetudinario da lui tracciato. L’insorgente ha criticato inoltre il parere del
Dr. Med. __________ del SMR che, secondo lei, si è limitato a sottolineare che
i gradi di inabilità lavorativa divergenti tra i due specialisti sono dovuti a
valutazioni differenti della stessa patologia confermando le conclusioni del
Dr. Med. __________, senza entrare minimamente nel merito delle censure
concrete mosse (doc. VI).

 

                               1.5.   Il TCA in
data 7 / 18 agosto 2008 ha
interpellato il Dr. Med. __________ in merito alla divergente valutazione da
parte del Dr. Med. __________ dell’abilità lavorativa dell’insorgente (doc.
VIII; X).

 

                               1.6.   Il Dr. Med. __________
ha risposto in data 20 agosto 2008 (doc. XI) riconfermando la propria
precedente valutazione.

                                         

                                         Tale
scritto è stato trasmesso alle parti con facoltà di presentare osservazioni
scritte (doc. XII).

 

                               1.7.   La
rappresentante del ricorrente in data 2 settembre 2008 si è riconfermata nelle
proprie argomentazioni e ha evidenziato l’insufficiente motivazione della
risposta fornita dal perito al quesito posto da questa Corte (XIII).

 

                               1.8.   Da parte sua
l’UAI, alla luce della presa di posizione del perito, ha confermato la propria
decisione postulando la reiezione del ricorso (doc. XIV).

 

 

 

considerato,                   in
diritto

 

in ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF H 180/06 del 21 dicembre 2007; STFA
I 707/00 del 21 luglio 2003).

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

Occorre qui rilevare che per quanto riguarda le
norme di diritto sostanziale, in assenza di disposizioni transitorie, nel
diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore
al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF
129 V 4 consid. 1.2; 127 V 466 consid. 1).

Dal momento che nel caso in esame lo stato di
fatto giuridicamente determinante (momento dell’eventuale diritto alla rendita)
è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a
revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della
LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

nel merito

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è la questione a sapere se l’Ufficio AI ha agito correttamente
respingendo la richiesta di prestazioni del ricorrente ritenendo un grado
d’invalidità del 24% sulla base delle conclusioni del Dr. Med. __________ –
spec. FMH in medicina interna / reumatologia - confermate successivamente dal
Dr. Med. __________ del SMR.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio.

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito
del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 pag. 84 consid. 1b).

 

                                         Nella DTF
107 V 21 consid. 2c, la Corte
federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a
rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente
formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non
riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con
sentenza del 14 luglio 2006, U
156/05, consid. 5).

                                         La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza federale, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I 129/02,
consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza
9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22
luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una
sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che
l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede
una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha
aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non
sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra
Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata
nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

" 
(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il
rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme
da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente
(cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4
luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.5.   Nella
concreta evenienza l’UAI ha negato all’assicurato il diritto a una rendita
d’invalidità fondandosi sulla perizia reumatologica del Dr. Med. __________.

 

                                         Dal referto del 22 gennaio
2007 (doc. AI 27-1) il perito, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi
personale, sistematica e sociale e riportato le indicazioni soggettive e le
constatazioni oggettive, si è così espresso:

 

"  (…)

Valutazione:

Il signor RI 1, nato il __________, __________, __________ lamenta
da anni dolori cervicali e lombari, non miglioranti alle cure
farmacologiche-fisiatriche ambulatoriali. Attualmente riferisce dolori “fissi”
non meglio qualificabili, suboccipitali dalle due parti soprattutto a sinistra,
irradianti verso il muscolo trapezio a sinistra, dolori che aumentano muovendo
la testa proiettando nel contempo verso l’esterno dell’omero sinistro,
branchialgie che si collegano con il dolore esterno al gomito sinistro
preesistente; le branchialgie non aumentano alle manovre di Valsalva; i dolori
cervicali scompaiono praticamente stando a letto; aumentano verso sera,
soprattutto stando seduto o in piedi prolungatamente; la colonna cervicale
risulta altamente limitata alla rotazione globale verso sinistra con dolori a
fine corsa, sono assenti deficit cervicoradicolari; la radiografia della
colonna cervicale evidenzia una minima anterolistesi di C4 su C5, gravi
osteocondrosi C5/6 e C6/7, uncartrosi e spondilosi multisegmentali. Le spalle
mostrano una mobilità passiva normale senza sintomatologia di attrito, senza
indizi per una lesione maggiore alle cuffie rotatorie. Si riconferma un’epicondilopatia
omeroradiale  bilaterale. L’assicurato lamenta dolori esterni gluteali a destra,
non notturni, in aumento al movimento, stando in posizione eretta, deambulando
in salita, chinando il tronco; la mobilità lombare è altamente limitata alle
lateroflessioni con dolori accentuati alla lateroflessione verso sinistra; la
radiografia della colonna vertebrale evidenzia un’osteocondrosi L4/5 e condrosi
L5/S1, spondilosi plurisegmentali; sono assenti deficit lomboradicolari. La
mobilità delle anche risulta simmetrica, libera, senza apparizione di dolori
coxogeni. Avverte poi dolori anteriori al ginocchio sinistro con sensazione di
instabilità, in aumento inginocchiandosi e camminando in discesa, in passato
aveva sofferto di borsite; la mobilità passiva del ginocchio sinistro appare
libera, anche se l’assicurato controinnerva attivamente la muscolatura delle
gambe, non lamenta dolori gonogeni; la radiografia delle ginocchia evidenzia
minime gonartrosi mediali bilaterali.

 

Sulla base degli atti, dell’anamnesi richiesta, dell’esame clinico
e radiologico, possiamo dunque porre le diagnosi di sindrome
cervicospondilogena bilaterale prevalentemente a sinistra, cronica in
alterazioni degenerative della colonna cervicale (minima anterolistesi di C4 su
C5, gravi osteocondrosi C5/6 e C6/7, uncartrosi e spondilosi multisegmentali),
sindrome lombospondilogena a destra in alterazioni degenerative della colonna lombare
(osteocondrosi L4/5 e condrosi L5/S1, spondilosi plurisegmentali), disturbi
statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale, scoliosi
sinistroconvessa toracolombare), decondizionamento muscolare, epicondilopatia
omeroradiale bilaterale, gonartrosi mediali bilaterali.

 

Non ho proposte terapeutiche da formulare in grado di migliorare
la capacità lavorativa.

 

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute attuale,
un’attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale residua
descritta nell’allegato.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l’assicurato
abile al lavoro nella misura del 100% con rendimento massimo, a partire dal
29.04.2005, data a partire dalla quale è stato ritenuto totalmente inabile al
lavoro come muratore, sua ultima attività principale.

 

Come muratore, attività svolta spesso in posizioni inergonomiche
per la schiena e le ginocchia, con necessità di sollevare carichi pesanti,
giudico l’assicurato, a seguito dei limiti funzionali citati, inabile al lavoro
nella misura del 60%, a partire dal 29.4.2005”.

 

                                         Nell’allegato (doc. AI
27-7) il perito ha così esposto la capacità funzionale residua di RI 1:

                                         -     ridotta
nel sollevamento e/o trasporto di carichi superiori a 11 kg, esigua per pesi
superiori a 26 kg e lievemente ridotta sopra il piano spalle per pesi superiori
ai 5 kg;

                                         -
    la funzionalità è ridotta nella manipolazione di oggetti e attrezzi pesanti
e molto pesanti e lievemente ridotta nella rotazione della mano;

                                         -     per
le posizioni di lavoro la funzionalità è ridotta a braccia elevate, nonché
lievemente ridotta con rotazione, in posizione eretta e piegata in avanti,
inginocchiata e con ginocchia in flessione;

                                         -     lievemente ridotta
nel mantenere la posizione seduta e eretta;

                                         -
    lievemente ridotta nello spostarsi e camminare su terreno accidentato e
salire/scendere le scale, ridotta invece per quanto riguarda i ponteggi o scale
a pioli.

 

                                         Il Dr. Med __________ del
SMR, in data 29 gennaio 2007, ha annotato che in considerazione delle attestazioni
del medico curante Dr. __________ e del questionario del datore di lavoro,
l’inabilità lavorativa dell’assicurato va fissata al 100% dal 26.10.2004 fino
al 06.02.2005 e al 50% dal 07.02.2005 al 28.04.2005 (doc. AI 29-1). In seguito
egli ha ripreso le considerazione del Dr. Med. __________ precedentemente
illustrate.

 

                               2.6.   L’assicurato,
il 18 aprile 2007, è stato visitato, su richiesta del suo medico curante, Dr.
Med. __________ - spec. FMH in medicina interna - , dal Dr. Med. __________ -
spec. FMH in medicina interna / malattie reumatiche. Questo specialista ha
posto la seguente diagnosi (doc. AI 48-2):

 

"  (…)

Diagnosi

Sindrome cervico-vertebrale /-spondilogena cronica su:

Grave discopatia degenerativa a livello C5-C6 e C6-C7.

Lieve anterolistesi di C4 su C5.

Uncartrosi e spondilosi su più livelli.

Sindrome lombovertebrale/-spondilogena cronica a dx su:

Osteocondrosi a livello L4L5 ed L5-S1.

Spondilosi a più livelli.

 

Incipiente gonartrosi al compartimento mediale bilat.

Generalizzazione dei dolori con sviluppo fibromialgico.

Sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà socio-economiche”.

__________                  Dopo aver illustrato l’anamnesi
personale e sociale il Dr. Med. __________ si è già espresso a proposito del
sistema locomotore (doc. AI 48-3/4):

 

"  (…)

Sistema locomotore:

Colonna vertebrale con lieve scoliosi lombare sinistroconvessa, 

i movimenti della colonna cervicale sono ridotti di circa 1/3
all’estensione ed alle rotazioni verso sx, movimenti dolenti in fase terminale,
senza comunque evocazione di dolori irradianti nelle braccia.

I movimenti della colonna toracolombare sono ridotti da 1 a 2/3 in tutte le direzioni, leggermente dolenti a livello lombare in fase terminale soprattutto
all’estensione ed alle rotazioni, pure senza evocazione di dolori nelle gambe;
Lasègue e Lasègue  invertito bilat. Negativo.

È possibile evocare una diffusa dolenzia alla palpazione
dell’intera muscolatura paravertebrale, a partenza dalla regione
cervico-scapolare fino a quella lobogluteale bilat.; leggeri dolori di
carattere fibromialgico pure sul tronco ed alle quattro estremità.

Le rotazioni d’entrambe le spalle sono leggermente limitate ma indolenti,
senza chiari segni per un conflitto sottoacromiale. Limitazione di 1-2/3 della
rotazione interna dell’anca dx, indolente. Lievi segni per una gonartrosi
bilat., senza comunque alcun versamento articolare e senza segni per una
meniscopatia acuta. Ulteriore stato articolare privo di particolarità di
rilievo. (…)”

 

                                         Il Dr. Med. __________
concludeva che (doc. AI 48-4/5):

 

"  (…)

Valutazione e procedere:

Si tratta di un paziente 58enne che lamenta apparentemente già da
almeno una quindicina di anni dolori recidivanti alla colonna vertebrale,
soprattutto a livello lombare e cervicale, a causa dei quali ha eseguito nel
corso degli anni diversi trattamenti fisioterapici ambulatoriali e stazionari.
Negli ultimi anni i dolori hanno mostrato un ulteriore peggioramento, con
irradiazione sia verso le braccia che verso le gambe (soprattutto a dx). I
dolori non hanno mai mostrato una chiara regressione, anche se non lavora ormai
più da oltre due anni e non è perciò stato sottoposto ad importanti sforzi
fisici.

 

All’esame reumatologico ho potuto riscontrare un paziente ben
collaborante, però chiaramente teso, agitato, segni di Waddel parzialmente
positivi. I movimenti della colonna vertebrale sono leggermente limitati, è
possibile evocare una diffusa dolenzia di carattere fibromialgico alle quattro
estremità e sul tronco (reazioni algiche in parte adeguate). Lo stato
neurologico cursorio non ha mostrato segni per una radicolopatia acuta.

Le radiografie della colonna vertebrale e lombare hanno potuto
evidenziare delle significative alterazioni degenerative soprattutto a livello
C5-C6 e C6-C7, in parte pure L4-L5 ed L5-S1.

Ritengo perciò che i dolori lamentati dal signor RI 1 possano
essere almeno in parte spiegati dalla presenza delle descritte alterazioni
degenerative.

Sottolineo come si tratti di un assicurato che ha lavorato per
oltre 40 anni in modo molto pesante quale manovale-muratore, ciò che ha portato
ad un “consumo” della sua schiena. Ho comunque l’impressione che almeno parte
dei dolori da lui ora presentati abbiano una certa componente funzionale,
verosimilmente favorita da uno sviluppo ansio-depressivo che si è presentato
negli ultimi mesi a causa delle difficoltà economiche e dell’incertezza sul suo
futuro.

 

Ritengo comunque che egli sia da ritenere non più idoneo allo
svolgimento di un lavoro fisicamente pesante come quello precedentemente
svolto, per il quale esiste attualmente un’incapacità lavorativa di almeno il
70% (impensabile che egli riesca ancora a venire reintegrato in un lavoro di
cantiere con tali limitazioni).

Per i lavori fisicamente leggeri, che non implichino sforzi
eccessivi per la colonna vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi superiori ai
10-15 kg. movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, lavori
prolungati in posizioni inergonomiche), vi è invece solo una parziale
limitazione della capacità lavorativa valutabile attorno ad un 50%. Non
concordo infatti con quanto affermato dal collega __________, il quale
considerava l’assicurato ancora abile al lavoro senza limitazioni per un’attività
adeguata. Le notevoli limitazioni che egli presenta nello svolgimento delle
semplici attività quotidiane e domestiche dimostra come sia impensabile che
egli possa ancora svolgere determinate attività lavorative relativamente
pesanti a tempo pieno. Le attività proposte dall’AI nella sua lettera del
26.03.2007 sono in linea teorica ancora esigibili, nella misura di almeno il
50%; dal lato pratico sarà comunque molto difficile che egli alla sua età,
senza alcuna formazione professionale e con una scarsa scolarizzazione riesca a
trovare un lavoro adeguato alle sue limitazioni valetudinarie.

Non sono invece in grado di affermare quanto l’attuale sviluppo
ansio-depressivo possa effettivamente influenzare la sua capacità lavorativa. A
mio parere questo dovrebbe risolversi qualora riuscisse a trovare una certa
sicurezza socio-economica per gli anni che gli mancano fino al raggiungimento
dell’età di pensionamento (…)” 

(doc. AI 48-5).

                                      

                                         A mente dell’insorgente le
conclusioni del Dr. Med. __________ non sono coerenti con quanto rilevato a
livello diagnostico. In particolare il quadro clinico di RI 1 sarebbe
compromesso a tal punto da non permettere a quest’ultimo di ancora svolgere
un’attività lavorativa a tempo pieno come invece sostenuto dal perito dell’amministrazione.
Le limitazioni di carico e di posizione indicate dallo specialista lasciano
presupporre che l’assicurato incontrerebbe notevoli difficoltà non solo nella
sua precedente attività di muratore, ma altresì nell’ambito di attività che
tengano pienamente conto della capacità funzionale residua del ricorrente.

 

                                         A sostegno delle proprie
argomentazioni la rappresentante dell’assicurato si fonda sulla perizia del Dr.
Med. __________ - Specialista FMH in medicina interna/malattie reumatiche, che
diverge da quanto sostenuto dal Dr. Med. __________ in merito alla
quantificazione della capacità lavorativa. Contrariamente al perito consultato
dall’amministrazione, il Dr. Med. __________ ritiene l’assicurato inabile al
70% nella sua precedente attività di muratore e abile al 50% per lavori
fisicamente leggeri, che non implichino sforzi eccessivi per la colonna
vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi superiori ai 10-15 kg movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, lavori prolungati in posizioni in
ergonomiche (doc. AI 48-5).

 

                                         L’insorgente ritiene che
le conclusioni del Dr. __________, in merito alla residua capacità lavorativa,
non siano né logiche, né scevre di contraddizioni, né ricostruibili, visto che
malgrado il quadro clinico gravemente compromesso considera l’assicurato abile
al lavoro nella misura del 100% in attività adeguate al suo stato di salute
senza specificarne i motivi. Nel proprio atto ricorsuale la rappresentante del
signor RI 1 ritiene la perizia del Dr. Med __________ non in linea con i canoni
dettati da giurisprudenza e dottrina e pertanto, contrariamente alla perizia
allestita dal Dr. Med. __________, non può esserle riconosciuto pieno valore
probatorio  (doc. I). 

                                         Le censure del ricorrente
vertono essenzialmente sulla carente motivazione del perito in merito alle
ragioni che lo hanno spinto, malgrado uno stato valetudinario assai
compromesso, a ritenere l’assicurato in grado di svolgere attività adeguate a
tempo pieno.

 

                                         Alla luce di tali
divergenze peritali in merito alla capacità lavorativa residua dell’assicurato,
il ricorrente postula l’allestimento di una perizia reumatologica giudiziaria.

 

                               2.7.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C
13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in
fine con rinvii).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie.
Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio
la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia,
altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108
consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità.
Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza
con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività
e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Nella fattispecie che ci
occupa, l’UAI ha respinto la richiesta dell’insorgente rifacendosi in gran
parte alla perizia reumatologica del Dr. Med. __________, confermata dal parere
del Dr. Med. __________ del SMR.

 

                                         Va detto che entrambi i
periti, il Dr. Med. __________ e il Dr. Med. __________, hanno esaminato in
maniera approfondita l’assicurato, valutando tutti i mali di cui soffre e
procedendo ad un’anamnesi personale, sociale, oltre che a constatazioni
soggettive e oggettive. Il quadro clinico dell’insorgente è stato esposto dai
periti in modo chiaro giungendo a conclusioni motivate.

 

                                         Le diagnosi poste sono
sostanzialmente le medesime.

 

                                         A mente del Dr. Med. __________
l’assicurato soffre di una sindrome cervicospondilogena bilaterale
prevalentemente a sinistra, cronica in alterazioni degenerative della colonna
cervicale (minima anterolistesi di C4 su C5, gravi osteocondrosi C5/6 e C6/7,
uncartrosi e spondilosi multisegmentali), sindrome lombospondilogena a destra
in alterazioni degenerative della colonna lombare (osteocondrosi L4/5 e
condrosi L5/S1, spondilosi plurisegmentali), disturbi statici del rachide
(accentuazione della cifosi dorsale, scoliosi sinistroconvessa toracolombare),
decondizionamento muscolare, epicondilopatia omeroradiale bilaterale, gonartrosi
mediali bilaterali (doc. AI 27-5).

 

                                         Il Dr. __________ da parte
sua conferma la sindrome cervico-vertebrale /-spondilogena cronica, la grave
discopatia degenerativa a livello C5-C6 e C6-C7, una lieve anterolistesi di C4
su C5, l’uncartrosi e spondilosi su più livelli, la sindrome lombovertebrale/-spondilogena
cronica a destra su osteocondrosi a livello L4L5 ed L5-S1 e la spondilosi a più
livelli.

                                         Confermata anche l’incipiente
gonartrosi al compartimento mediale bilaterale.

 

                                         Questo specialista indica
pure una generalizzazione dei dolori patiti dal paziente con sviluppo fibromialgico
e una sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà socio-economiche (doc.
AI 48-2). Tuttavia, le limitazioni della capacità lavorativa dell’assicurato
sono da ricondurre alle alterazioni degenerative piuttosto che alla
fibromialgia (doc. AI 48-5), mentre per quanto attiene alla sindrome
ansio-depressiva questa non viene considerata nella valutazione della capacità
lavorativa. Il Dr. __________ afferma a tal proposito: “Non sono invece in
grado di affermare quanto l’attuale sviluppo ansio-depressivo possa
effettivamente influenzare la sua capacità lavorativa” (doc. AI 48-5).

 

                                         Le valutazione peritali
divergono per contro sull’idoneità dell’assicurato a svolgere la precedente
attività di muratore e lavori fisicamente leggeri che non implichino sforzi
eccessivi per la colonna vertebrale. Nel primo caso il Dr. __________ ritiene
il signor RI 1 inabile al 60% (doc. AI 27-5) mentre il Dr. __________ al 70%
(doc. AI 48-5), nel secondo caso il perito dell’amministrazione considera abile
al 100% il paziente (doc. AI 27-5), mentre lo specialista interpellato dal
medico curante dell’assicurato valuta al 50% la sua capacità lavorativa (doc.
AI 48-5).

 

                                         Il Dr. Med. __________ del
SMR conferma la valutazione differente della medesima patologia e conclude
ritenendo corretta la valutazione del Dr. Med. __________ operata al termine di
un’indagine anamnestica e clinica esaustiva e secondo criteri
medico-scientifici oggettivi (doc. AI 50-1).

 

                                         Nell’evenienza
concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attento esame della
documentazione medica agli atti, non intravede ragioni che gli impediscano
di far proprie le conclusioni alle quali è giunto il perito
dell’amministrazione, Dr. Med. __________ nel referto datato 22 gennaio 2007. 

 

                                         Lo specialista si è infatti
espresso su tutte le patologie lamentate dall’assicurato e valutato l’abilità
lavorativa del paziente sulla base della documentazione messagli a
disposizione, dei dati anamnestici richiesti, dell’esame clinico, delle
indagini radiologiche e della visita effettuata il 22 gennaio 2007. Il referto
è completo, esaustivo, non evidenzia contraddizioni e non si
può affermare essere fondato su accertamenti di fatto errati,
contrariamente a quanto invece sostenuto dal ricorrente. Esso è fondato su
un’indagine approfondita che contempla, altresì, un esame della funzionalità
fisica (doc. AI 27-7) che giunge a un risultato concludente seppur divergente
da quello del Dr. Med. __________. Quest’ultimo, peraltro, conviene con il
perito dell’amministrazione che i dolori lamentati dal signor RI 1 siano in
parte spiegati dalle alterazioni degenerative della colonna vertebrale e
cervicale (doc. AI 48-5). Alterazioni considerate poi dal Dr. Med. __________
nel suo calcolo della capacità funzionale residua (doc. AI 27-5/27-7).

                                         Il perito dell’amministrazione
interpellato da questa Corte in merito alla divergente valutazione con la
perizia reumatologica del Dr. Med. __________ circa la capacità lavorativa
dell’insorgente ha confermato la propria valutazione precisando di essersi
fondato sulla documentazione radiologica e sull’esame della capacità funzionale
residua esperito in data 22 gennaio 2007.

 

                                         Lo stesso Dr. Med. __________
ha poi sottolineato che parte dei dolori del paziente sono da ricondurre ad una
componente funzionale, verosimilmente favorita da uno sviluppo ansio-depressivo,
sviluppatosi nei mesi precedenti alla visita, a causa delle difficoltà
economiche e dell’incertezza del suo futuro. Patologia ansio-depressiva che
però, come detto precedentemente, il perito non è stato in grado di correlare
con la capacità lavorativa del paziente (doc. AI 48-5).

 

                                         Dal profilo
psichiatrico va sottolineato che, secondo la
giurisprudenza federale, la diagnosi di sindrome del dolore somatoforme
persistente non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad
un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da
una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.4. e STF
I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

                                         Come
visto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), per ritenere eccezionalmente
inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato
che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza
concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e
durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es.
l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

 

                                         Dalle
tavole processuali è pacifico che l’assicurato non è affetto da una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema la sentenza del
Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 e quella recente 9C_636/2007
del 28 luglio 2008).

 

                                         Il Dr. __________
non ha diagnosticato alcun tipo di disturbo da dolore somatoforme con
sviluppo fibromialgico né tantomeno problemi di tipo psichico, per contro il
Dr. Med. __________ ha diagnosticato una generalizzazione dei dolori con
sviluppo fibromialgico e una sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà
socio-economiche. L’assicurato ha sostanzialmente sviluppato tale sindrome per
le difficoltà economiche insorte a seguito dell’impossibilità di continuare il proprio
lavoro (doc. AI 48-3). È da escludere dunque la presenza di una componente
psichiatrica importante.

 

                                         Quanto
agli altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007
il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome
somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o
meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare
eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità
lavorativa. In quell’occasione,   la nostra Massima Istanza è
giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi
giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.
L’Alta Corte ha infatti osservato:

 

" 
(…)

3.

3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme
les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI
en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un
état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par
l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré
pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est
exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;
arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public
in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

 

3.2 La reconnaissance de l'existence d'une atteinte
à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux
persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert
(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de
classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour
toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles
somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante
pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les
troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un
effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la
réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés
qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de
fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose
pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.

La question de savoir si ces circonstances
exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de
différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité
psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut
constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352
consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,
consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants.
Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif
s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie
inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les
manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution
possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de
résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique
(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de
traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même
avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative
de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces critères se manifestent et
imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un
effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und
seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,
St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une activité
résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on
conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le
droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées
figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé,
l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues,
l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations
fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des
plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que
l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact
(voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur
l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

 

3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal
fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs
avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous
l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par
analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles
somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère
invalidant d'une fibromyalgie.

 

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée
souffre d'un syndrome douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux somatoforme
persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une comorbidité
psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le litige
porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par la
jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté
raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie
douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral
examine librement.

 

5.

5.1Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception du
critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se
manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée
qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail
actuel.

 

5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre
l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et
symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère
invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel
et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction
cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte
d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un
retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est
en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui
nécessite des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne
convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques
difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le
lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de
suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état
psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au
domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au
dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur
O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant
pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique
permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires
pour que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18
octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie
présentée actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur
le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et
O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents,
d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines
auprès de la doctoresse U.________
depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait
de la Cour cantonale que l'assurée
n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été
régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les
bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et
du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De même, les suggestions
thérapeutiques faites par les docteurs U.________ (thérapie
cognitivo-comportementale) et G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont
pas été mises en oeuvre.

5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le
trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point
de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de
l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation
du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit
fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

 

                                         Nel caso
di specie, analogamente a quanto ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza
appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007), secondo questo Tribunale
non sono adempiuti neppure gli altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza
per ammettere, a titolo eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme
abbia carattere invalidante.

 

                                         La sindrome
ansio-depressiva, peraltro non certificata da uno specialista in malattie
psichiche, si è sviluppata a seguito dell’impossibilità di continuare il
precedente lavoro di muratore. È dunque verosimile che la ripresa di
un’attività lucrativa, nel rispetto dei limiti funzionali indicati dal Dr. __________,
possa giovare all’assicurato. Lo stesso Dr. Med. __________ precisa che lo
sviluppo ansio-depressivo “…dovrebbe risolversi qualora riuscisse a trovare
una certa sicurezza socio-economica per gli anni che gli mancano fino al
raggiungimento dell’età di pensionamento” (doc. AI 48-5). L’affezione può
essere dunque sormontata facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili
e certamente non rende inesigibile lo sfruttamento della residua capacità
lavorativa del ricorrente.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         In queste
circostanze, dunque, non si ritiene vi siano gli estremi per discostarsi dalle
valutazioni del Dr. Med. __________ non avendo, il perito interpellato dal
medico curante, fornito particolari motivazioni a sostegno della divergente
valutazione della capacità lavorativa.

 

                               2.9.   Accertata a
questo punto una capacità lavorativa completa (100%) in attività leggere
adeguate, con rapporto 21 marzo 2007 il collocatore, per la determinazione del
grado d’invalidità, ha utilizzato il consueto metodo ordinario mettendo a
confronto il reddito che l’assicurato avrebbe conseguito senza il danno alla
salute quale muratore (reddito da valido) con quello risultante da un’attività
leggera non qualificata desunto dai salari statistici (reddito da invalido).

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso
concreto sono determinanti i dati del 2005.

 

                             2.10.   Riguardo al reddito
da valido, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di
ricorso, l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto
percepire da sano, secondo quanto dichiarato dall’ex datore di lavoro nel questionario
17 novembre 2005, (doc. AI 5-3), in fr. 68'250.- annui (fr. 5'250.- x 13).

 

                             2.11.   Per quel che
concerne il reddito da invalido, anch’esso, tra l’altro, non contestato,
va ricordato che lo stesso è
determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato,
a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività
effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Recentemente
con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in
Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in
quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2004 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2004 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 57'258.- (4’588 x 12
: 40 X 41.6; cfr. la vie économique, 5-2008, tabella B 9.2, pag. 86), che
adattato all’evoluzione salariale (1%, vedi la vie économique, 5-2008, tabella
B 10.2, pag. 99), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.- per il 2005 (cfr.
sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008).

 

                                         L’assicurato,
quale muratore avrebbe guadagnato fr. 68'250.-  (cfr. consid. 2.9).

                                         Tale
reddito si situa sopra la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente
(cfr. Tabella TA1 p.to 15-37 “attività manifatturiere”, livello di
qualifica 4: fr. 4’854.-- X 12 mesi = 58’248.--, riportato su 41.6 ore/settimana = 60’578.-- +
1% = 61'183.--; da rilevare che prendendo il p.to. 45, “costruzioni”, si
giungerebbe ancora ad un importo superiore poiché il reddito mensile è di fr.
4'829 nel 2004). 

                                         Non sono,
perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido
in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20
febbraio 2008 sopra menzionata.

 

 

                             2.12.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         Nella
sentenza I 147/05 del 25 luglio 2005, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una
riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         L'Alta
Corte ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung
C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002
S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an,
für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas
über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität
differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12
sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser
Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der
Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den
Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt."

                                         (STFA
succitata). 

 

                                         In un’altra
pronunzia U 420/04 del 25 luglio 2005, consid. 2 - riguardante un assicurato
straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente
abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo
stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem
Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen keine
schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher
ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann. Mit den von
der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können,
als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt
ist, angemessen Rechnung getragen”). 

 

                                         In una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito
alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la
riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,  la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui  la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui
è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà
legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in
cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,  la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.) 

 

                                         Nella
presente evenienza l’UAI ha applicato una riduzione del 10% (5% per la
limitazione nel porto di pesi e 5% per la scolarità e la difficoltà nel
reperire un’altra attività ritenuto che dal 1987 l’assicurato esercita la
stessa professione presso lo stesso datore di lavoro) (doc. AI 33-1).

 

                                         L’assicurato
ha contestato la decurtazione accordata dai consulenti ritenendo maggiormente
adeguata una riduzione globale del 23% (doc. AI 47-4).

 

                                         Il TCA constata che anche applicando la riduzione massima consentita dalla
giurisprudenza federale, il grado di invalidità sarebbe in ogni caso inferiore alla
soglia minima del 40% stabilita dall’art. 28 cpv. 1 LAI. In effetti decurtato
del 25%, il reddito statistico da invalido ammontererebbe a fr. 43'372.50 (75%
di fr. 57'830.-).

                                         Raffrontando
quest’ultimo dato al reddito da valido (fr. 68'250.-, cons. 2.10.) si
otterrebbe un tasso di invalidità del 36,45%, arrotondato al 36%.

 

                             2.13.   L’assicurato,
per il tramite della RA 1, ha chiesto al TCA l’esecuzione di ulteriori
accertamenti medici, in particolare che l’assicurato venga sottoposto ad
un’ulteriore  perizia reumatologica.

 

                                         Al
proposito si osserva che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28; DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito
della vertenza, per cui la richiesta probatoria deve essere disattesa. 

 

                             2.14.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata
fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 200.- sono poste a carico
del ricorrente.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
di Fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente.  

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti