# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bb07faa2-70f7-5c59-a9f3-ae605e165115
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-01-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.01.2011 D-3600/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3600-2008_2011-01-20.pdf

## Full Text

Bundesverwaltungsgericht

Tribunal administratif fédéral

Tribunale amministrativo federale

Tribunal administrativ federal

Corte IV
D-3600/2008

Sentenza del 20 gennaio 2011

Composizione Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Martin Zoller, Robert Galliker, 
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

Parti A._______, nato il (…),
B._______, nata il (…), ed i loro figli
C._______, nato il (…),
D._______, nato il (…),
Macedonia, 
ricorrenti, 

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), 
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore

Oggetto Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 29 aprile 2008 / N […].

D-3600/2008

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Fatti:

A. 
Il (…), l'interessato – cittadino macedone di etnia rom, originario di 
E._______ – ha inoltrato una domanda d'asilo in Svizzera. Ha dichiarato, 
in sostanza e per quanto è qui di rilievo (cfr. verbali d'audizione del 2 
giugno 2006 [di seguito: V1], 7 agosto 2006 [di seguito: V2] e 7 aprile 
2008 [di seguito: V3]) di essere espatriato a causa di problemi sorti con i 
vicini di casa di etnia albanese, i quali avrebbero voluto che erigesse un 
muro di separazione tra le loro case per impedire la vista sulle loro mogli. 
Rivoltosi alla polizia, non avrebbe ricevuto aiuto, cosicché avrebbe 
iniziato con la costruzione di un muro di recinzione. I suoi figli sarebbero 
stati percossi da quelli dei vicini e quando avrebbe cercato il dialogo con 
questi ultimi, l'avrebbero aggredito. Dopo aver denunciato i fatti presso le 
autorità di polizia, le stesse gli avrebbero consigliato di recarsi 
all'ospedale per farsi medicare. La promessa di rendergli visita presso il 
domicilio, tuttavia, non l'avrebbero mantenuta. Tre giorni dopo la 
denuncia, di notte, una decina di persone di etnia albanese si sarebbero 
recate presso il suo domicilio. Dopo aver violentato la moglie, dette 
persone l'avrebbero rapito, bendato e ripetutamente violentato per una 
settimana. Una sera, uno dei rapitori l'avrebbe aiutato a fuggire. Egli si 
sarebbe così recato a E._______ per cercare la moglie e recuperare dei 
certificati medici, o, secondo un'altra versione, sarebbe andato 
direttamente a F._______, dove sarebbe rimasto per alcuni mesi. Di 
seguito, avrebbe trascorso una quindicina di giorni in G._______, prima di 
varcare il confine svizzero nella primavera 2006.

L'interessata, anch'essa cittadina macedone di etnia rom, ha inoltrato domanda di asilo in data 7 agosto 
2007 per sé, e, in veste di rappresentante legale, per i due figli minorenni D._______ ed C._______. 
Sentita sui suoi motivi d'asilo, ha esposto gli stessi motivi di asilo già presentati dal marito (cfr. verbali 
d'audizione del 20 agosto 2007  [di seguito: V4], 12 settembre 2007 [di seguito: V5] e 7 aprile 2008 [di 
seguito: V6]). Ha dichiarato di avere abbondonato la casa dopo il rapimento del coniuge, recandosi a 
H._______, dove sarebbe stata ospitata da una coppia macedone. Essendo stata stuprata dall'uomo di 
detta coppia, avrebbe lasciato la casa ed avrebbe vissuto per strada chiedendo l'elemosina per un mese, 
prima di giungere in Svizzera ad inizio agosto 2007 grazie all'aiuto di un camionista.

B. 
Su richiesta dell'UFM del 21 gennaio 2008, i richiedenti, tramite lettera del 
12 febbraio 2008, hanno inoltrato diversi certificati medici a loro inerenti 
(cfr. act. A25-A31).

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C. 
Il 29 aprile 2008, tramite due decisioni distinte, l'UFM ha respinto le 
domande di asilo degli interessati. Nello stesso tempo, ne ha pronunciato 
l'allontanamento dalla Svizzera e ritenuto lecita, esigibile e possibile 
l'esecuzione dell'allontanamento verso la Macedonia.

D. 
Il 2 giugno 2008, i richiedenti, per il tramite del loro patrocinatore, hanno 
congiuntamente inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo 
federale (di seguito: il Tribunale) contro le citate decisioni dell'UFM, 
chiedendo, in via principale, l'annullamento del provvedimento impugnato, 
la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per una nuova 
audizione ed una nuova valutazione, nonché, in via subordinata, la 
concessione dell'ammissione provvisoria.

E. 
Tramite decisione incidentale del 14 luglio 2008, il Tribunale ha 
autorizzato i ricorrenti a soggiornare in Svizzera sino al termine della 
procedura ed ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di motivi particolari 
(art. 63 cpv. 4 della legge federale sulla procedura amministrativa del 
20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere il versamento di un 
anticipo a copertura delle presumibili spese processuali. In stessa data, 
ha invitato l'autorità inferiore ad esprimersi sul ricorso.

F. 
Tramite risposta del 5 agosto 2008, l'UFM ha proposto la reiezione del 
gravame.

G. 
L'8 settembre 2008, gli insorgenti hanno tempestivamente fatto pervenire 
il loro atto di replica.

H. 
Con decisione incidentale del 2 novembre 2009, il Tribunale ha invitato gli 
autori del gravame ad inoltrare dei certificati medici attuali relativi al loro 
stato di salute.

I. 
Tramite scritti del 27 novembre 2009 e 3 dicembre 2009, i ricorrenti 
hanno versato agli atti diversi certificati medici, lettere ed attestati, i quali 
saranno menzionati nei considerandi che seguono nella misura in cui 
sono considerati rilevanti per l'esito della presente procedura.

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Diritto:

1. 

1.1. Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni 
dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d della legge sul 
Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF,  RS 173.32], 
art. 105 della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 [LAsi, RS 142.31] e 
art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, 
RS 173.110]).

1.2. Secondo l'art. 6 LAsi, le procedure in materia d'asilo sono rette dalla 
PA, dalla LTAF e dalla LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti.

2. 
V'è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di 
ammissibilità di cui agli artt. 108 cpv. 1 LAsi, 48 cpv. 1 e 52 PA.

3. 

3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed 
il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4. 
Il Tribunale esamina liberamente l'applicazione del diritto federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi invocati dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi del 
provvedimento litigioso (cfr. Sentenza del Tribunale D-4917/2006 del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5. 
I ricorsi inoltrati dagli insorgenti concernono fatti d'uguale natura e 
pongono gli stessi temi di diritto, di modo che si giustifica la congiunzione 
delle cause e la pronuncia di una sola sentenza (cfr. Decisione del 
Tribunale federale svizzero [DTF] 128 V 126 consid. 1 e relativi 
riferimenti). A tali condizioni possono essere congiunti anche ricorsi 
inoltrati separatamente, nonostante l'autorità inferiore abbia deciso 

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tramite due decisioni distinte. Tale procedimento favorisce l'economia 
processuale ed è nell'interesse dei ricorrenti (cfr. ANDRÉ MOSER / MICHAEL 
BEUSCH / LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem 
Bundesverwaltungsgericht, Basilea 2008, pag. 115, n. 3.17).

6. 
Nella decisione impugnata indirizzata all'interessato, l'UFM ha ritenuto le 
dichiarazioni rilevanti in materia di asilo di quest'ultimo contraddittorie, 
vaghe e, in parte, tardive. Concretamente, a mente dell'autorità inferiore il 
richiedente avrebbe reso versioni discordanti in merito a punti essenziali 
del suo racconto, quali la durata del soggiorno a F._______, gli eventi 
vissuti dal rapimento sino all'entrata in Svizzera, l'allegato soggiorno in 
G._______, le modalità del viaggio intrapreso da F._______ a E._______ 
e la collocazione temporale, rispettivamente le modalità dell'allegata 
aggressione subita da parte di persone di etnia albanese. Inoltre, egli non 
sarebbe stato in grado di indicare il giorno in cui si sarebbe recato per 
l'ultima volta al lavoro, quando avrebbe ricevuto l'ultima paga e quale 
sarebbe stata la reazione dei suoi figli all'aggressione subita. La maniera 
in cui l'interessato ha narrato detto evento, poi, farebbe dubitare che egli 
l'abbia vissuto personalmente. Peraltro, avrebbe riportato di essere 
fuggito nudo dal rifugio e di avere incontrato un pastore mentre era nella 
foresta unicamente nell'ultima audizione e, quindi, tardivamente. 
L'autorità inferiore, pertanto, ha ritenuto che le dichiarazioni 
dell'interessato non adempirebbero le condizioni di verosimiglianza 
previste all'art. 7 LAsi, ragione per cui la sua domanda d'asilo sarebbe da 
respingere e la questione della rilevanza dei suoi motivi d'asilo ai sensi 
dell'art. 3 LAsi potrebbe rimanere aperta. In aggiunta, l'esecuzione 
dell'allontanamento sarebbe da ritenersi ammissibile, esigibile e possibile. 
In particolare, i problemi medici da lui addotti non si opporrebbero ad un 
suo ritorno nel suo Paese d'origine. In merito ai problemi cardiaci e di 
ipertensione evocati, l'UMF segnala che a E._______ vi sarebbero delle 
infrastrutture mediche che permetterebbero dei controlli regolari dei valori 
cardiovascolari e l'interessato avrebbe con certezza la possibilità di 
procurarsi i medicamenti necessari in Grecia, qualora non fossero 
disponibili in Macedonia. Infine, per quanto attiene ai problemi psichici di 
cui soffrirebbe e agli ansiolitici e antidepressivi che dovrebbe assumere, 
l'autorità di prime cure ha ritenuto che diverse cliniche macedoni 
offrirebbero la possibilità di trattamenti psichiatrici e che l'accesso a cure 
e medicinali sarebbe soddisfacente in Macedonia.

Nella decisione impugnata indirizzata alla richiedente l'autorità di prime cure ha reputato le allegazioni della 
medesima come contraddittorie, incompatibili con l'esperienza generale di vita o la logica dell'agire e non 

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sufficientemente motivate. L'interessata, difatti, avrebbe reso versioni discordi circa le modalità 
dell'aggressione subita ed il suo rapporto col padre. Peraltro, la parte del racconto, secondo cui dopo 
l'attacco di violenza si sarebbe recata di notte dai suoceri accompagnata dal marito ferito alla testa e da 
entrambi i figli, apparrebbe del tutto illogica alla luce della dichiarazione secondo la quale tale distanza 
comporterebbe una marcia di due ore. In aggiunta, le sue dichiarazioni circa il comportamento assunto da 
lei e da suo marito prima dell'aggressione, rispettivamente in merito alle modalità della stessa sarebbero 
vaghe ed evasive. Ne discenderebbe che il suo racconto non adempirebbe le condizioni di verosimiglianza 
previste all'art. 7 LAsi, ragione per cui la sua domanda d'asilo sarebbe da respingere e la questione della 
rilevanza dei suoi motivi d'asilo ai sensi dell'art. 3 LAsi potrebbe rimanere indecisa. Non da ultimo, 
l'esecuzione dell'allontanamento sarebbe ammissibile, esigibile e possibile. Infine, in relazione ai problemi 
di salute invocati (sintomi di ansia e depressione), l'autorità inferiore li ha reputati curabili in Macedonia, 
dove diverse cliniche offrirebbero trattamenti psichiatrici e dove, in generale, le possibilità di cure e 
l'accesso a medicamenti per persone affette da problemi di natura psichica sarebbero soddisfacenti.

7. 
Nel gravame, gli insorgenti, richiamati i fatti sostanzialmente esposti in 
sede di audizione, hanno dapprima lamentato di avere entrambi risposto 
a diverse domande relative alle allegate persecuzioni di natura sessuale 
in presenza di persone appartenenti al sesso opposto al loro. Esperendo 
le audizioni in tal guisa, l'UFM avrebbe violato  l'art. 6 dell'Ordinanza 1 
sull'asilo relativa a questioni procedurali  dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, 
RS 142.311). Pertanto, le decisioni querelate sarebbero contrarie al diritto 
federale ed andrebbero annullate. Inoltre, per quanto attiene alla 
conclusione di inverosimiglianza dei loro motivi di asilo, hanno 
sottolineato che le divergenze emerse nel loro racconto sarebbero da 
ricondurre al loro grande disagio psicologico, come testimoniato da 
diversi certificati medici versati agli atti. Del resto, considerata la 
complessità della loro situazione, le contraddizioni sollevate dall'UFM non 
sarebbero tali da rendere assolutamente inverosimili i loro motivi di asilo. 
Pertanto, l'accertamento dei fatti giuridicamente vincolanti svolto da detto 
Ufficio sarebbe incompleto e anche per questo la decisione impugnata 
andrebbe annullata. In aggiunta, in merito all'esecuzione 
dell'allontanamento, gli insorgenti hanno denunciato l'essenzialità 
dell'argomentazione dell'autorità inferiore. In particolare, l'assunto 
secondo cui il ricorrente, nel caso in cui non potesse ottenere i 
medicamenti a lui necessari in Macedonia, li potrebbe con certezza 
ottenere in Grecia, sarebbe paradossale, oltre che astratto e non 
verificabile. Infine, la carenza di strutture adeguate e farmaci in 
Macedonia li esporrebbe al rischio di non poter usufruire delle cure 
psicologiche di cui necessiterebbero. Ne conseguirebbe che l'esecuzione 
del loro allontanamento non sarebbe né ammissibile, né ragionevolmente 
esigibile.

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8. 
Nella risposta al ricorso, l'UFM ha osservato che le audizioni 
complementari degli insorgenti sarebbero state condotte in rispetto 
dell'art. 6 OAsi 1. Per il resto, ha confermato appieno i considerandi del 
provvedimento impugnato.

9. 
Nella replica, i ricorrenti si sono opposti a quanto affermato dall'autorità 
inferiore nell'atto responsivo, indicando che l'art. 6 OAsi 1 sarebbe da 
applicare d'ufficio e che, nel loro caso, le audizioni cantonali si sarebbero 
svolte in maniera irrituale, perché non espletate in presenza di persone 
dello stesso sesso.

10. 

10.1. L'art. 6 OAsi 1 prevede che, se esistono indizi concreti di 
persecuzione di natura sessuale, il richiedente l'asilo è udito da una 
persona del medesimo sesso. Secondo la giurisprudenza, una 
persecuzione è da qualificarsi di natura sessuale quando alla vittima è 
stata perpetrata una violenza sessuale o quando è stato arrecato un 
pregiudizio alla sua identità sessuale (cfr. Giurisprudenza ed informazioni 
della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 
2003 n. 2 consid. 5a-b). L'art. 6 OAsi 1, che si applica in egual modo sia 
per donne che per uomini, concretizza il diritto ad essere sentito ed è 
pertanto una disposizione di protezione il cui scopo è, da una parte, 
quello di permettere a richiedenti l'asilo di esporre le violazioni 
concretamente vissute in maniera libera e senza pudore e, dall'altra, di 
garantire un giusto accertamento dei fatti. Tale norma non contempla 
unicamente il diritto del richiedente l'asilo ad esigere un'audizione ad 
essa conforme, bensì obbliga l'autorità ad esperire un'audizione con i 
citati criteri non appena si manifestino indizi di persecuzione di natura 
sessuale. Pertanto, la disposizione di cui all'art. 6 OAsi 1 va applicata di 
regola d'ufficio (cfr. GICRA 2003 n. 2 consid. 5c pagg. 19 e seg.).

10.2. Nella fattispecie, per quanto attiene alla ricorrente, nonostante 
avesse allegato già durante l'audizione sommaria del 20 agosto 2007 di 
essere stata violentata da un gruppo di albanesi (senza comunque 
essere interrogata oltre su tale episodio), la seconda audizione del 
12 settembre 2007, esperita dalla polizia cantonale (…), è avvenuta in 
presenza di almeno una persona di sesso maschile. Al contrario di 
quanto sostenuto nel gravame, tuttavia, tale aspetto non le è stato 
pregiudizievole. Difatti, da un lato, ha indicato di sua spontanea volontà 

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durante il racconto libero di essere stata stuprata (cfr. V5 pag. 5), e, 
dall'altro, non è mai stata interrogata sull'episodio in quanto tale, bensì 
unicamente circa elementi collaterali dello stesso, vale a dire in merito ad 
un'eventuale denuncia e visita medica (cfr. ibidem pagg. 8 e 10), alla 
questione se suo marito ne fosse o meno a conoscenza (cfr. ibidem pag. 
8) e al suo stato psichico (cfr. ibidem pag. 10). In aggiunta, è stata resa 
edotta del fatto che, se l'UFM l'avesse ritenuto necessario, sarebbe stata 
sentita sull'episodio in presenza di sole donne (cfr. ibidem pag. 9). In altre 
parole, durante l'audizione cantonale, la ricorrente non si è mai vista 
costretta ad entrare nei dettagli delle violenze allegate. Di conseguenza, 
non si può ammettere che la presenza di un uomo all'audizione le abbia 
impedito di esprimersi senza timore o pudore sulle violenze subite. In 
siffatte circostanze e al contrario di quanto pretendono i ricorrenti, il solo 
fatto che l'audizione sia stata svolta in presenza di un uomo non può, 
pertanto, essere rimproverato all'UFM. Del resto, l'autrice del gravame ha 
avuto modo di esporre liberamente le allegate violenze subite durante 
l'audizione complementare del 7 aprile 2007, effettuata in presenza di 
sole donne (cfr. V6 pag. 1), in conformità all'art. 6 OAsi 1.

Anche il ricorrente ha menzionato già in occasione della prima audizione di essere stato stuprato (cfr. V1 
pag. 4). Il fatto che l'audizione cantonale del 7 agosto 2006 sia avvenuta in presenza di donne, come 
denunciato dagli insorgenti, risulta, tuttavia inconferente, ritenuto che, appena egli ha fatto menzione dello 
stupro, l'auditore gli ha esposto l'eventualità di un'ulteriore audizione in presenza di soli uomini 
limitatamente a tale episodio (cfr. V2 pag. 10) e non gli ha più posto alcuna domanda in merito. Anche la 
terza audizione è avvenuta nel rispetto di quanto previsto all'art. 6 OAsi 1: difatti, benché vi fosse presente 
una donna, l'auditore, all'accenno dell'insorgente di aver subito uno stupro, gli ha esplicitamente chiesto se 
fosse volenteroso di approfondire il tema, indicandogli altresì che, nel caso l'avesse desiderato, la persona 
di sesso femminile addetta al protocollo avrebbe potuto lasciare la stanza (cfr. V3 pag. 13). Così facendo, 
l'auditore ha esposto al ricorrente i suoi diritti in modo chiaro, dandogli la possibilità di decidere attivamente 
su come preferisse proseguire l'audizione. Pertanto, sebbene l'insorgente non abbia esplicitamente 
rinunciato a continuare l'audizione in merito allo stupro con un team di soli uomini, nel caso di specie il 
prosieguo dell'audizione è da considerarsi corretto.

10.3. La censura ricorsuale secondo cui l'autorità di prime cure avrebbe 
violato l'art. 6 OAsi 1 è quindi infondata. Ne discende che non si giustifica 
l'espletamento di una nuova audizione degli insorgenti. Per questo 
aspetto la decisione impugnata non lede pertanto il diritto federale e va 
confermata.

11. 

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11.1. Sono rifugiate le persone che, nel Paese d'origine o di ultima 
residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 
per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 
a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, nonché le misure 
che comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre altresì 
tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 
LAsi).

11.2. Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere 
verosimile la sua qualità di rifugiato. Per poter ammettere la 
verosimiglianza ai sensi dell'art. 7 LAsi delle dichiarazioni determinanti 
rese da un richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un 
grado di convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante 
sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr. 
GICRA 1993 n. 21). In altri termini, le dichiarazioni devono essere 
attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e 
non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile), e 
concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o 
elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto 
di una valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle 
singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il 
rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio 
valorizzando, contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici 
impressioni dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1).

11.3. Come rettamente rilevato dall'autorità di prime cure, le dichiarazioni 
rilevanti in materia di asilo rese dagli insorgenti sono da considerarsi 
contraddittorie e vaghe. In particolare, il ricorrente si è contraddetto in 
merito ad elementi centrali del suo racconto, quali il momento in cui 
avrebbero avuto inizio i problemi con i vicini di etnia albanese: durante la 
prima audizione nel giugno 2006, ha riportato il litigio a quattro-cinque 
mesi addietro (cfr. V1 pag. 4), vale a dire agli inizi di detto anno, mentre 
che durante la seconda audizione, avvenuta circa due mesi dopo 
l'audizione sommaria, l'ha fatto risalire a circa mezz'anno prima, vale a 
dire ai mesi di agosto-settembre 2005  (cfr. V2 pag. 7-8). Nell'audizione 
complementare, poi, egli dapprima non è stato in grado di collocare 
l'evento (cfr. V3 pag. 12), rispettivamente, in contraddizione con le 
deposizioni anteriori, l'ha situato alla fine del 2005 (cfr. V3 pag. 13). Ha 
allegato di avere trascorso due ore (cfr. V3 pag. 12) all'ospedale dopo le 
percosse da parte dei vicini albanesi, oppure, secondo un'altra versione, 

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un giorno intero (cfr. V2 pag. 7). Ha reso versioni divergenti anche in 
merito al momento dell'allegato rapimento, che sarebbe avvenuto tre 
giorni dopo l'episodio dell'aggressione da parte dei genitori albanesi e la 
sua denuncia in polizia (cfr. V1 pag. 4), rispettivamente, secondo le 
versioni successive, appena una settimana dopo l'accaduto (cfr. V2 pag. 
6 e V3 pag. 12). Per quanto attiene alle sue visite in polizia, durante la 
prima audizione ne ha menzionate due, mentre che nelle due audizioni 
successive egli ha fatto menzione di una terza volta, facendola risalire 
allo stesso giorno in cui si sarebbe recato per la seconda volta (cfr. V3 
pag. 12), rispettivamente al giorno dopo (cfr. V2 pag. 7). Inoltre, la visita 
alle autorità comunali accennata durante la terza audizione (cfr. V3  
pag. 11), non ha trovato menzione alcuna durante le audizioni precedenti. 
In aggiunta, il racconto del ricorrente risulta standardizzato per quanto 
attiene all'aggressione da parte di dieci uomini mascherati al suo 
domicilio, dando al Tribunale l'impressione che non l'abbia effettivamente 
vissuta di persona: ad esempio, egli ha descritto il momento della loro 
entrata in casa con le semplici parole "Sono giunti a casa mia [...]" (cfr. V2 
pag. 6) e "Ils sont rentrés à la maison" (cfr. V3 pag. 7), benché, 
considerato il contesto, ci si potesse ragionevolmente attendere 
dall'insorgente che ne riferisse con maggiore coinvolgimento emotivo e 
ricchezza di dettagli. Anche riguardo al periodo seguente alla sua fuga, il 
medesimo non è stato in grado di rendere versioni convincenti. 
Innanzitutto, l'allegazione, secondo cui dopo il rapimento si sarebbe 
recato direttamente a F._______ (cfr. V1 pag. 4), mal si sposa con la 
dichiarazione che lo vedrebbe invece tornato a E._______ per informarsi 
sulla moglie e raccogliere vari certificati medici, prima di rifugiarsi a 
F._______ (cfr. ibidem pag. 5). Durante la prima audizione, inoltre, egli ha 
dichiarato di avere soggiornato per due-tre mesi in detta città (cfr. ibidem 
pag. 5), mentre due mesi dopo ha invece asserito di avervi trascorso 
unicamente tre giorni (cfr. V2 pag. 10), per poi, in occasione 
dell'audizione complementare, allegare di esservi stato per una quindicina 
di giorni (cfr. V3 pagg. 5 e 17). Ad ogni modo, ritenuto che, a suo stesso 
dire, avrebbe iniziato a costruire il muro impostogli dai vicini di etnia 
albanese dopo il primo litigio con essi (cfr. V2 pag. 7), non risulta logico 
che questi ultimi si sarebbero accaniti contro di lui e sua moglie, al punto 
tale da arrecare violenze sessuali ad entrambi e tenere lui prigioniero per 
una settimana. Inattendibile è, altresì, il timore dell'insorgente di fare 
rientro al suo villaggio, quando, come egli stesso ha riferito, avrebbe 
terminato la costruzione del muro prima di espatriare (cfr. V3 pag. 11) e i 
suoi problemi a monte della sua partenza dalla Macedonia sarebbero 
sorti in ragione della diatriba proprio circa detto muro. Anche la ricorrente 
ha reso un racconto caratterizzato da svariate contraddizioni: ad 

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esempio, ha dichiarato che gli aggressori albanesi sarebbero entrati in 
casa dopo aver sfondato la porta (cfr. V5 pag. 7), rispettivamente dopo 
che suo marito li avrebbe fatti entrare udendoli bussare (cfr. V6 pag. 
8/D76). Ha sostenuto dapprima che gli stessi avrebbero legato pure i figli 
(cfr. V5 pag. 5), per poi, invece, allegare che solo suo marito sarebbe 
stato immobilizzato (cfr. V6 pag. 11/D111). In aggiunta, interrogata 
puntualmente su tale aspetto, non ha saputo indicare per quanto tempo 
gli aggressori si sarebbero trattenuti al suo domicilio (cfr. ibidem pag. 
10/D92), anche se, qualche minuto prima, aveva descritto la sequenza 
degli eventi dall'arrivo degli stessi al momento dello stupro, precisando 
che sarebbero fuggiti subito dopo averle arrecato violenza. Alla luce di 
quanto esposto, che, a differenza di quanto preteso nel gravame, non 
riguarda elementi secondari del loro racconto, bensì aspetti centrali dello 
stesso, vi è motivo di concludere all'inverosimiglianza dei motivi di asilo 
invocati dai ricorrenti. Del resto, non v'è ragione di ritenere che i ricorrenti 
non possano ricevere nel loro Paese un'appropriata protezione statale 
contro l'eventuale futuro agire illegittimo nei loro confronti da parte di terzi.

11.4. Ne discende che i motivi addotti dagli autori del gravame a 
sostegno della loro domanda d'asilo non sono atti a rendere verosimile 
(art. 7 LAsi) che i medesimi siano stati o sarebbero, in caso di rientro in 
Macedonia, esposti ad atti persecutori rilevanti in materia d'asilo ai sensi 
dell'art. 3 LAsi. Ne consegue che, sui punti di questione del 
riconoscimento della qualità di rifugiato, rispettivamente della 
concessione dell'asilo, il ricorso non merita tutela e la decisione 
impugnata è confermata.

12. 

12.1. Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio 
federale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 
l'esecuzione. Tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 
44 cpv. 1 LAsi).

12.2. I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi, art. 44 cpv. 1 LAsi, nonché art. 32 OAsi 
1; GICRA 2001 n. 21 consid. 9-11).

12.3. 

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12.3.1. Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, 
l'art. 83 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 
142.20) prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e 
possibile (cpv. 2). Per l'esame della possibilità, dell'ammissibilità e 
dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento è determinante la 
situazione al momento della presa di decisione.

12.3.2. Per gli stessi motivi citati al considerando 11 del presente giudizio, 
non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere che 
l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti in Macedonia possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101),  l'art. 33 della Convenzione 
sullo statuto die rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 
LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr.

La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nel principio del divieto di respingimento. Anche altri 
impegni di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in 
particolare l'art. 3 della Convenzione del  4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle 
libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L'applicazione di 
tali disposizioni presuppone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero 
possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a dette 
disposizioni. Spetta all'interessato di rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto, né dalle dichiarazioni dei ricorrenti, né dagli atti emergono seri indizi secondo cui 
possano essere esposti, in caso di rimpatrio, al rischio reale ed immediato ("real risk") di un trattamento 
contrario a siffatte disposizioni (cfr. GICRA 2001 n. 16 consid. 6a con relativi riferimenti). In altri termini, gli 
insorgenti non hanno saputo fornire un insieme d'indizi, oppure presunzioni, sufficientemente gravi, precisi 
e concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti che si ritengono contrari alle norme 
legali precitate.

Pertanto, come rettamente ritenuto nel provvedimento litigioso, l'esecuzione dell'allontanamento è 
ammissibile (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 3 LStr).

12.3.3. 

12.3.3.1 In merito all'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento, in 
Macedonia non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o 
di violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione 
sull'integralità del territorio nazionale.

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12.3.3.2 Dagli atti non traspaiono neppure motivi personali che si 
opporrebbero all'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti in 
Macedonia. Difatti, entrambi i genitori sono (…), hanno frequentato (…), 
rispettivamente (…) anni di scuola (cfr. V2 pag. 5 e V4 pag. 4) e vantano 
un'esperienza lavorativa in veste di (…) (cfr. V2 pag. 5 e V4 pag. 2). 
Prima dell'espatrio, il ricorrente è stato in grado, grazie al suo impiego, di 
mantenere la famiglia dopo la nascita del primogenito (cfr. V4 pag. 2). 
Inoltre, in Patria, gli insorgenti dispongono di una rete social-familiare, 
ritenuto che a I._______ risiedono la (…) del ricorrente con la famiglia e, 
a E._______, i suoi (…) ed i suoi (…) (V1 pag. 2 e V2 pag. 4). Vi è 
dunque motivo di formulare una prognosi favorevole con riferimento alle 
effettive possibilità di un loro adeguato reinserimento sociale in 
Macedonia. Peraltro, difficoltà socio-economiche a cui è confrontata la 
maggiore parte della popolazione non sono sufficienti per ammettere una 
situazione minacciante l'esistenza (cfr. GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1), 
ragione per cui delle difficoltà iniziali di reinserimento non sono di per sé 
ostative all'esecuzione dell'allontanamento. ll Tribunale, del resto, ha già 
più volte giudicato un rinvio in Macedonia di persone appartenenti all'etnia 
rom come di principio esigibile (cfr. ad esempio Sentenze del TAF D-
5603/2009 dell'11 settembre 2009 e D-3717/2009 dell'11 giugno 2009).

12.3.3.3 In merito ai problemi di salute di A._______, dagli atti risulta che 
dal 2006 essi hanno subito un miglioramento. La grave sindrome post-
traumatica inizialmente diagnosticata (cfr. attestato del L._______ del 3 
luglio 2006), difatti, non ha più trovato menzione alcuna nei certificati 
medici stilati successivamente. Il trattamento psichiatrico ordinato, poi, è 
sempre stato di natura ambulatoriale (colloqui di sostegno e cura 
farmacologica a base di antidepressivi), essendo sempre stata esclusa 
una tendenza suicida dell'insorgente (cfr., ad esempio, l'ultimo certificato 
del L._______ del 24 novembre 2009). A causa dell'utilizzo a scopo non 
terapeutico fattone dal paziente, nel 2007 i colloqui psichiatrici avviati 
sono stati addirittura interrotti (cfr. attestato del L._______ e lettera del 
Dr. M._______ dell'Ospedale regionale di N._______, entrambi del 2 
maggio 2007, ed attestato del L._______ del 5 febbraio 2008) e dagli atti 
non emerge che siano stati più ripresi in maniera regolare. Ritenuta 
l'evoluzione in positivo della situazione psichica dell'insorgente, come 
pure l'assenza di ulteriori certificati medici a comprova di un 
peggioramento della stessa dal novembre 2009, i suoi problemi di salute 
non possono essere considerati né cronici, né gravi al punto tale da 
ritenere che un suo rimpatrio implichi un peggioramento del suo stato, 
rispettivamente che rappresenti un rischio concreto e grave tale da 
mettere a repentaglio la sua esistenza. Del resto, l'ultimo certificato 

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versato agli atti, sebbene consideri il suo equilibrio psichico come molto 
precario, non esclude la possibilità di una continuazione in Macedonia 
della terapia avviata in Svizzera e niente induce a pensare che nel suo 
Paese d'origine egli non possa usufruire di un trattamento idoneo ed 
efficace affinché migliori il suo stato di salute, rispettivamente non incorra 
in un peggioramento dello stesso. In effetti, nelle città principali della 
Macedonia sono varie le cliniche pubbliche che offrono trattamenti 
psichiatrici nel reparto di neuropsichiatria. A Skopie, ad esempio, è 
possibile beneficiare di trattamenti psichiatrici stazionari o ambulanti 
presso il reparto di neuropsichiatria della clinica universitaria e presso 
diverse policliniche (cfr. Sentenza del Tribunale C-3219/2008 del  
31 marzo 2010 consid. 8.3.2). Oltre a ciò, tra il 2000 ed il 2005, 
l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha istituito a Skopie, Prilep, 
Tetovo, Gevgelija, nonché a Strumica, che dista una cinquantina di 
chilometri da E._______, dei "Community Mental Health Centres", i cui 
servizi sono indirizzati principalmente a persone che hanno soggiornato a 
lungo presso istituti psichiatrici o che necessitano di servizi nell'ambito 
della salute mentale. Pertanto ed alla luce del fatto che in Macedonia 
sono riperibili medicamenti antidepressivi (cfr. Sentenze del Tribunale C-
3219/2008 del 31 marzo 2010 consid.8.3.2 e E-6496/2006 dell'8 gennaio 
2009 consid. 7.2), è esigibile che l'insorgente, congiuntamente al resto 
della famiglia (cfr. paragrafi seguenti), riprenda domicilio in Macedonia e 
si iscriva all'assicurazione malattia (presentando o un certificato di lavoro 
o un attestato di disoccupazione), al fine di poter continuare il trattamento 
psico-farmacologico avviato in Svizzera. In tale contesto, secondo la 
giurisprudenza, il fatto che i trattamenti offerti in Macedonia non 
corrispondano agli standard svizzeri, non comporta di per sé l'inesigibilità 
dell'esecuzione del rinvio (cfr. Decisione del Tribunale amministrativo 
federale svizzero [DTAF] 2009/2 consid. 9.3.2 e GICRA 2003 n. 24 
consid. 5b).

Per quanto concerne B._______, dal confronto tra i certificati medici versati agli atti nel corso della 
procedura di asilo risulta che il suo stato di salute ha subito un chiaro miglioramento dalla decisione 
dell'UFM sino ad oggi. Inizialmente, difatti, sebbene il certificato medico stilato dal Dr. O._______ in data 6 
febbraio 2008 non evidenziasse patologie degne di rilievo, nel certificato medico del P._______ del 4 
febbraio 2008 venivano diagnosticati un disturbo post-traumatico da stress (codice F43.1 della 
classificazione internazionale delle malattie [CMI]), come pure dei disturbi ansioso-depressivi (CMI F41.2). 
Nell'ultimo certificato del 19 novembre 2009, invece, l'P._______ ha diagnosticato unicamente i disturbi 
CMI F41.2 e Z65.5 (problemi relazionati all'esperienza di guerra), senza più individuare un disturbo post-
traumatico da stress, ed ha sottolineato che la ricorrente da quasi due anni addietro si "è molto attivata a 
livello occupazionale e lavorativo, accettando diversi impieghi in qualità di ausiliaria di pulizie" (cfr. punti 1.4 
e 2 del certificato). Quale trattamento necessario ed adeguato, l'P._______ ha indicato un sostegno psico-

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farmacologico, evidenziando come la prognosi futura dipenda dalla possibilità di continuare il trattamento 
psico-sociale iniziato (cfr. punti 3.2 e 4.2 del certificato). In siffatte circostanze, il quadro che si presenta 
non rivela che l'autrice del gravame soffre di un disturbo psichico cronico e serio, per il quale un rinvio in 
Macedonia implicherebbe un peggioramento importante del suo stato di salute che metterebbe a 
repentaglio la sua vita, rispettivamente per il quale sarebbe essenziale che prosegua in Svizzera la terapia 
avviata. In altre parole, anche nel suo caso è ragionevolmente esigibile che, se tuttora necessario, continui 
in Macedonia il trattamento ambulante psico-farmacologico avviato, attingendo alle possibilità di cura in 
loco suesposte.

Non da ultimo, in relazione allo stato di salute dei due figli minorenni degli insorgenti, i certificati più recenti 
riguardanti C._______ (cfr. attestato redatto dal Q._______ del 16 novembre 2009 e certificato stilato l'8 
settembre 2009 dal Dr. R._______) rivelano che egli, a quel momento, presentava un ritardo globale dello 
sviluppo (specificatamente un ritardo nel pronunciare le parole e nell'articolare le frasi ed un impaccio 
motorio), come pure un'importante inibizione affettiva e relazionale, per i quali frequentava sedute di 
psicomotricità e pedagogia specializzata presso il S._______. Il sospetto di problemi cardiaci si è avverato 
infondato dopo esami puntuali effettuati in giugno 2009 (cfr. lettera del 5 giugno 2009 del Dr. T._______). 
Per quanto attiene a D._______, dagli atti emerge che anch'egli era seguito dal Q._______ a causa di un 
disturbo nella sfera affettiva ed un ritardo nell'acquisizione di competenze (in particolare una difficoltà nel 
seguire i ritmi ed i contenuti dell'insegnamento in classe), per i quali gli è stato consigliato un sostegno 
pedagogico in ambito scolastico. In merito alle cefalee che, a quel tempo, lamentava giornalmente, gli 
esami clinici e neurologici svolti dal Dr. R._______ non hanno portato ad una diagnosi particolare e dagli 
atti non è nemmeno evincibile che l'esame radiologico auspicato dal padre di D._______ e proposto da 
detto medico al Dr. U._______ (cfr. lettera già menzionata del 2 novembre 2009) sia stato effettivamente 
svolto, rispettivamente abbia avuto esito diverso. Del resto, lo stesso psicologo, Sig. V._______, ha 
relazionato i mal di testa di D._______ con l'allora debutto della scolarità. Ne discende che è 
ragionevolmente esigibile che gli stessi, qualora tuttora necessario, proseguano in Macedonia il percorso di 
sostegno psicologico e pedagogico avviato in Svizzera. Difatti, oltre ai reparti neuropsichiatrici degli 
ospedali pubblici ed ai centri OMS già summenzionati, a Skopje esistono diversi istituti per bambini affetti 
da problemi psichici. In particolare, l'"Institute for mental health of children and youth" segue bambini e 
giovani con disturbi a livello psichico, offrendo terapie singole e di gruppo ludiche e di arte, per il 
trattamento, tra l'altro, di problemi psicomotori e di ritardi in ambito emozionale, sociale e cognitivo, 
intrattenendo relazioni con istituti scolastici e pre-scolastici (cfr. www.mnza.org.mk/autismmk). Per quanto 
attiene alla lieve ipermetropia e all'ipoacusia di cui soffre D._______ (cfr. certificato del Dr. R._______ del 
17 novembre 2009), infine, in Macedonia esistono strutture per la cura di problemi oftalmologici (cfr., ad 
esempio, http://moh.gov.mk).

Riassumendo, per quanto riguarda i disturbi di salute evocati dai ricorrenti, non sussistono elementi che 
impongano di scostarsi dalla valutazione dell'autorità inferiore, secondo la quale in Macedonia sono 
disponibili le infrastrutture mediche ed i farmaci adeguati per il tipo di trattamento seguito in Svizzera da 
parte dei ricorrenti. Ne consegue che, nel caso concreto, non sussistono problemi di salute che possano 
giustificare l'ammissione provvisoria dei ricorrenti in Svizzera (cfr. GICRA 2003 N. 24).

http://www.mnza.org.mk/autismmk/zmzdmse.htm

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A ciò si aggiunge il fatto che gli insorgenti hanno la facoltà di richiedere un adeguato aiuto al ritorno ai sensi 
dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi, grazie al quale possono assicurarsi le cure mediche (in particolare i 
medicamenti) di cui necessiteranno al momento dell'esecuzione del loro rinvio, rispettivamente durante il 
periodo successivo alla loro entrata in Macedonia.

12.3.3.4 In caso di allontanamento di minorenni, nell'esame dell'esigibilità 
dello stesso l'interesse superiore del fanciullo è un elemento che deve 
essere preso in considerazione (cfr. GICRA 2005 n. 6 consid. 6.1). In tale 
contesto, vanno ponderate tutte le circostanze che appaiono rilevanti in 
vista dell'allontanamento  (cfr. GICRA 1998 n. 13 consid. 5e.aa). Delle 
difficoltà di reinserimento nel Paese d'origine, causate da un'integrazione 
avanzata del fanciullo in Svizzera, possono comportare l'inesigibilità 
dell'esecuzione dell'allontanamento dell'intera famiglia (cfr. GICRA 2005 
n. 6 consid. 6.2 e GICRA 1998 n. 31 consid. 8c.ff.ccc). Tale non è il caso 
nella fattispecie. Infatti, C._______ ha oggi poco più di (…), D._______ 
poco più di (…) anni. Entrambi sono giunti in Svizzera in agosto 2007 
all'età di quasi (…), rispettivamente quasi (…) anni, e vi si trovano, 
pertanto, da quattro anni e mezzo circa. Sebbene, come evincibile dagli 
atti (cfr. attestato del Q._______ del 16 novembre 2009), D._______ 
abbia frequentato nel Canton Ticino la scuola elementare, egli e suo 
fratello C._______ sono, alla luce della loro giovane età, tuttora 
dipendenti dai loro genitori ed impregnati del loro modo di vita. In siffatte 
circostanze, non vi è motivo di ammettere che un loro ritorno in 
Macedonia equivalga ad uno sradicamento completo che 
pregiudicherebbe il loro sviluppo ed equilibrio futuri. Esso, pertanto, è da 
considerarsi ragionevolmente esigibile anche sotto tale aspetto.

12.3.3.5 In considerazione di quanto precede e al contrario dell'assunto 
ricorsuale, l'esecuzione dell'allontanamento è ragionevolmente esigibile 
nella fattispecie (crt. 44 cpv. 2 LAsi e   art. 83 cpv. 4 LStr).

12.3.4. Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 
83 cpv. 2 LStr). Difatti gli insorgenti, usando della dovuta diligenza, 
potranno procurarsi ogni documento necessario al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 
LAsi), tantopiù che la ricorrente ha consegnato alle autorità la sua carta 
d'identità al momento del deposito della sua domanda di asilo. 
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.

12.3.5. Di conseguenza, anche in materia d'allontanamento e relativa 
esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.

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13. 
Infine, considerata l'attività lavorativa che gli insorgenti hanno esperito 
negli ultimi anni sino ad oggi, gli stessi non possono essere considerati 
indigenti e, pertanto, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 
dispensa dal pagamento delle spese processuali, è respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA).

14. 
Visto l'esito della procedura e ritenuta la congiunzione delle cause, le 
spese processuali, di CHF 800.-, che seguono la soccombenza, sono 
poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. b 
del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 
Tribunale amministrativo federale del  21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 
173.320.2]).

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1. 
I ricorsi sono respinti.

2. 
La domanda d'assistenza giudiziaria è respinta.

3. 
Le spese processuali di CHF 800.- sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 
ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 
federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 
presente sentenza.

4. 
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'UFM e all'autorità 
cantonale competente. 

Il presidente del collegio: La cancelliera:

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Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: