# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 75b572d1-453d-5426-a1db-acca7c41fd33
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.06.2024 D-3304/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3304-2024_2024-06-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3304/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  4  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Regula Schenker Senn;  

cancelliere Pierluigi Paganini. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), alias 

E._______, nato il (…), alias 

E._______, nato il (…), alias 

F._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Pietro Gerundino, SOS Ticino Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas 

Svizzera, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 15 maggio 2024 / (…). 

 

D-3304/2024 

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Visto: 

la domanda di asilo che il ricorrente ha presentato in Svizzera il 6 marzo 

2024, indicando di essere nato il (…) 2007 e di essere pertanto un mino-

renne non accompagnato (cfr. atto della Segreteria di Stato della migra-

zione [di seguito: SEM] 2/2),  

l’estratto dalla banca dati europea di rilevamento delle impronte digitali 

“EURODAC”, secondo cui il ricorrente ha inoltrato una domanda d’asilo in 

Bulgaria il 4 agosto 2023, in Austria il 28 agosto 2023 e in Belgio il 14 set-

tembre 2023 (cfr. atto SEM 8/1),  

la dichiarazione di rettifica della data di nascita, fatta pervenire alla SEM 

tramite il rappresentante legale il 3 aprile 2023, in cui il ricorrente dichiara 

di essere nato il (…) 1386 (calendario persiano), corrispondente al (…) 

2007 secondo il calendario gregoriano (cfr. atto SEM 13/1),  

la fotocopia della scheda vaccinale trasmessa alla SEM dal rappresentante 

legale il 22 aprile 2024 sulla quale figura la data di nascita (…) 1386 (ca-

lendario persiano) rispettivamente (…) 2007 (calendario gregoriano) (cfr. 

atto SEM 15/1), 

il verbale della prima audizione per minorenni non accompagnati (in se-

guito: PA-RMNA) del 30 aprile 2024 (atto SEM 17/12),  

i documenti, apparentemente già inviati con lettera del 2 aprile 2024 dal 

rappresentante legale ma non rinvenuti dalla SEM, riconsegnati durante la 

PA-RMNA il 30 aprile 2024, ovvero: una fotocopia della tazkira del ricor-

rente (da cui risulta che il ricorrente avesse 13 anni nel 1399 [calendario 

persiano] risp. nel 2020-2021 [calendario gregoriano]), una fotocopia della 

tazkira del padre, una tessera di lavoro del padre, sette certificati del padre 

e una lettera di impiego del padre (cfr. mezzi di prova 1-3),  

il modulo di mutazione per dati personali nel Sistema d’informazione cen-

trale sulla migrazione (SIMIC), in cui la SEM, previa concessione del diritto 

di essere sentiti in merito all’intenzione di modificare la data di nascita del 

ricorrente, ha fissato detta data di nascita al 1° gennaio 2006 (cfr. atto SEM 

18/2),  

la domanda di ripresa in carico del 30 aprile 2024 presentata dalla SEM 

alle autorità bulgare (atti SEM 20-22), 

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la domanda di ripresa in carico della SEM alle autorità belghe e alle autorità 

austriache del 6 maggio 2024 (atti SEM 23-28), 

la risposta positiva da parte delle autorità bulgare del 9 maggio 2024, con 

cui queste hanno informato la SEM che in Bulgaria il ricorrente è registrato 

come maggiorenne (data di nascita del […] 2005) e sotto un altro nome 

(cfr. atto SEM 29/1), 

la comunicazione della SEM del 13 maggio 2024 alle autorità belghe e au-

striache di stralcio delle richieste di ripresa a carico (atti SEM 30-31), 

la decisione della SEM del 15 maggio 2024, notificata il giorno seguente 

(cfr. atto SEM 35/1), di non entrata nel merito della domanda d’asilo con 

conseguente trasferimento verso la Bulgaria,  

il ricorso inoltrato al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribu-

nale) il 24 maggio 2024 (data del timbro postale; data d’entrata del 27 mag-

gio 2024), con cui si chiede l’annullamento di suddetta decisione e il rinvio 

degli atti alla SEM per nuovo esame, affinché effettui un esame nazionale 

della domanda d’asilo o, in subordine, i necessari complementi istruttori; 

nonché la sospensione della decisione impugnata in via supercautelare e 

la restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso; l’accoglimento della do-

manda di esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del relativo 

anticipo,   

gli ulteriori fatti e le argomentazioni nel ricorso che, se necessari, verranno 

ripresi nei considerandi che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non 

preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che i presupposti processuali (competenza [art. 105 LAsi; art. 31 segg. 

LTAF; art. 5 PA], legittimazione [art. 48 cpv. 1 PA], tempestività [art. 108 

cpv. 3 LAsi] e forma [art. 52 cpv. 1 PA]) sono dati, per cui il ricorso è ricevi-

bile,  

che, come si vedrà in seguito, il ricorso è manifestamente infondato, per 

cui questa decisione è presa dal giudice unico con l’approvazione di una 

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seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) ed è motivata solo sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che con il ricorso, il ricorrente intende confutare la decisione della SEM di 

considerarlo maggiorenne, in assenza di una perizia medica attestante 

l’età e – a suo dire – in presenza di prove attestanti la sua minore età; di 

conseguenza, secondo il ricorrente la domanda d’asilo dovrebbe essere 

riesaminata considerando la minore età. Inoltre, il ricorrente è dell’avviso 

che l’esecuzione dell’allontanamento in Bulgaria sarebbe inammissibile, 

poiché contraria a disposizioni imperative di diritto internazionale, oltre che 

non esigibile,  

che relativamente all’ammissione della maggiore età da parte della SEM, 

il ricorrente sostiene in sintesi, data l’incertezza sulla sua effettiva età, che 

la SEM avrebbe dovuto sottoporlo a una perizia medica atta a stabilire una 

stima scientifica della sua età, come sarebbe prassi in situazioni analoghe. 

Fondandosi soltanto sui punti incongruenti delle dichiarazioni del ricorrente 

per escluderne la minore età, escludendo a priori il valore probatorio delle 

copie della tazkira e della scheda vaccinale depositate e omettendo un giu-

dizio complessivo di tutti gli elementi, la SEM non avrebbe tenuto in com-

pleta considerazione gli obblighi derivanti dal principio inquisitorio,   

che per quanto concerne la minore età, è al richiedente l'asilo che incombe 

l'onere della prova al riguardo. In presenza di un accertamento dei fatti 

esaustivo e corretto, se la valutazione globale degli atti di causa non per-

mette di ritenere che l'interessato l’abbia resa verosimile, questi sarà tenuto 

ad assumersene le conseguenze, venendo conseguentemente conside-

rato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e relativi riferimenti), 

che, salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pre-

giudiziale sulla questione. Per giungere a una determinazione al riguardo, 

l'autorità si basa sui documenti d'identità autentici depositati agli atti così 

come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell'in-

teressato nel paese d'origine, alla sua cerchia famigliare e al suo curricu-

lum scolastico. Se necessario, ordina una perizia medica volta alla deter-

minazione dell'età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione all'art. 26 cpv. 2 LAsi; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 e rif. cit.). Una volta espe-

rita l'istruttoria, la SEM procede a un apprezzamento globale degli elementi 

presenti in ossequio ai principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 

e rif. cit.), 

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che il ricorrente non ha fornito alcun documento d'identità originale e au-

tentico atto a comprovare, o quantomeno a rendere verosimile, l'asserita 

minore età. Egli ha fornito soltanto delle fotocopie della sua tazkira, la quale 

ha un valore probatorio ridotto (DTAF 2019 I/6 consid. 6.2), nonché del 

certificato vaccinale, che non costituisce un documento d'identità originale 

suscettibile di comprovare la minore età,  

che il Tribunale condivide la conclusione della SEM secondo cui nella PA-

RMNA del 30 aprile 2024 il ricorrente non ha reso credibile la sua età risp. 

la data di nascita, fornendo allegazioni inconsistenti, vaghe, contradditorie 

e incoerenti,  

che nel ricorso (cfr. p. 5 seg.), il ricorrente non è in grado di invalidare que-

ste conclusioni,  

che, in particolare, rinviando alle inconsistenze esposte dalla SEM nella 

decisione impugnata (cfr. p. 4-6), va evidenziata l’incoerenza delle dichia-

razioni del ricorrente relative al preteso analfabetismo. Da un lato, egli af-

ferma di avere studiato poco, di non sapere leggere, di sapere scrivere solo 

il suo nome e di non sapere fare i calcoli (verbale PA-RMNA [atto SEM 

17/12], 1.04, 1.07, 3.01), dall’altro, dichiara di essere figlio di un (…) e di 

avere frequentato otto anni di scuola a partire dai sei anni, un giorno alla 

settimana, per un’ora e mezza risp. due ore fino alle dieci del mattino o 

durante quattro o sei ore (verbale PA-RMNA, 1.17.04, 7.01, 8.01); inoltre, 

nel corso dell’audizione egli ha dato prova di avere una concezione del 

tempo e di sapere fare calcoli, perlomeno semplici,  

che, per questi motivi, è poco comprensibile che il ricorrente avrebbe sa-

puto da sua madre la sua età, la quale avrebbe calcolato l’età in base al 

momento del rilascio della tazkira più il tempo trascorso da allora, trattan-

dosi invero di una semplice lettura di un documento e di una banale somma 

matematica; si noti poi che il ricorrente, nel corso dell’audizione, inizial-

mente aveva ammesso di essere in grado di dedurre la sua età dalla sua 

tazkira (“adesso ho guardato la mia Tazkara ed ho 17 anni” [verbale PA-

RMNA, 1.06]),  

che, inoltre, il ricorrente in Bulgaria è registrato con un’identità diversa e 

come maggiorenne (data di nascita del 26 febbraio 2005 [cfr. atto SEM 

29/1]). Anche alle autorità belghe egli ha dichiarato di essere maggiorenne 

(cfr. verbale PA-RMNA, 5.02),  

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che, a tal proposito, il ricorrente afferma di non avere dichiarato egli stesso 

una data di nascita né in Bulgaria – dove un passatore avrebbe detto a un 

ragazzo del suo gruppo di dichiarare tutti i ragazzi maggiorenni – né in 

Belgio – dove sarebbe stato accompagnato da un parente, che avrebbe 

dichiarato che egli aveva 18 anni perché non avrebbe voluto fermarsi lì (cfr. 

verbale PA-RMNA, 5.02),  

che queste affermazioni, come ritenuto dalla SEM, fanno sorgere il so-

spetto che il ricorrente stia cercando di ingannare le autorità; ad ogni modo, 

le affermazioni del ricorrente non rendono verosimile la sua minore età al 

momento dell'inoltro della sua domanda d'asilo in Svizzera. Ciò comporta 

che egli deve assumersene le conseguenze, ovvero che egli è considerato 

maggiorenne in conformità con la giurisprudenza summenzionata, che le 

disposizioni normative relative ai minorenni non sono applicabili ed egli non 

può avvalersene, come considerato rettamente nella decisione impugnata 

dalla SEM, 

che a seguito di una ponderazione globale degli elementi agli atti, il Tribu-

nale ritiene che la SEM non ha giustamente proceduto ad ulteriori atti istrut-

tori, segnatamente ad una perizia medica, per accertare l'età del ricorrente, 

come preteso in via subordinata nel ricorso, in quanto l'istruzione svolta 

risulta sufficientemente completa e corretta (cfr. in tal senso anche le sen-

tenze del Tribunale D-5675/2023 del 1° marzo 2024 consid. 6.3 seg.; D-

556/2023 del 7 febbraio 2023 consid. 8.4 e relativo riferimento), 

che la SEM, nel contesto della procedura Dublino, non entra nel merito ai 

sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, dopo aver passato in rassegna 

gli artt. 7-15 RD III, conclude che un altro Stato è competente per l'esecu-

zione della procedura d'asilo e allontanamento, 

che giusta l’art. 18 par. 1 lett. d del regolamento (UE) n. 604/2013 del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri 

e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'e-

same di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli 

Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD IIIl), lo Stato membro competente in forza del presente rego-

lamento è tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste 

agli artt. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del 

quale è stata respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di sog-

giorno, 

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che la Bulgaria ha riconosciuto la propria competenza di ripresa a carico 

(cfr. atto SEM 29/1); la sua competenza è pertanto data, 

che, sotto il profilo formale, il ricorrente eccepisce che la SEM lo avrebbe 

privato della possibilità di spiegare per quale motivo la procedura in Bulga-

ria non sarebbe stata oggetto di una procedura regolare, non avendo la 

SEM posto alcuna domanda complementare di fronte alla risposta del ri-

corrente di non volere ritornare in Bulgaria; inoltre, vi sarebbero elementi 

oggettivi, che lascerebbero pensare a delle irregolarità procedurali in Bul-

garia (procedura estremamente breve di 24 giorni, nessuna forma di pro-

tezione), 

che, tuttavia, gli elementi addotti dal ricorrente non dimostrano una viola-

zione del diritto di essere sentiti, dato che la SEM ha concesso il diritto di 

essere sentiti al ricorrente in merito a eventuali motivi che potrebbero op-

porsi a un ritorno in Bulgaria,  

che il ricorrente ha dichiarato che i centri per richiedenti asilo in Bulgaria 

sarebbero sporchi; egli teme di essere messo in carcere, siccome in Bul-

garia non riconoscerebbero i diritti ai richiedenti l’asilo; nel colloquio di no-

tifica della decisione e nel ricorso, egli ha aggiunto di essere stato morso 

alla testa da cani aizzati contro di lui dalle autorità bulgare; inoltre, stando 

al ricorrente in Bulgaria l’assistenza sanitaria sarebbe completamente as-

sente,  

che in relazione al trasferimento del ricorrente in Bulgaria, non sussistono 

fondati motivi per ritenere che esistano, in questo Paese, carenze sistemi-

che nella procedura d'asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti 

l'asilo, implicanti il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 4 della Carta dei dritti fondamentali dell'Unione europea (GU C 

364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE; cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III), 

che la Bulgaria è legata alla predetta CartaUE ed è parte alla Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

alla CEDU (RS 0.101) e alla Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tor-

tura, RS 0.105) e, a tale titolo, ne applica le disposizioni. A tali condizioni, 

questo Stato è presunto rispettare la sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il loro diritto all'esame della loro domanda, secondo una procedura 

giusta ed equa, e a garantire loro una protezione conforme al diritto inter-

nazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del 

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riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale [di 

seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza 

dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che il Tribunale ha già statuito che le carenze riscontrate nel sistema d'asilo 

bulgaro, benché preoccupanti, non costituiscono delle carenze sistemiche 

ai sensi dell'art. 3 par. 2 RD III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale   

F-7195/2018 dell'11 febbraio 2020 consid. 6, in particolare consid. 6.6.7). 

Da allora, tale giurisprudenza è stata confermata a più riprese, anche te-

nendo conto della situazione di pressione continua sul sistema d'asilo bul-

garo dovuta all'entrata di richiedenti l'asilo ucraini a causa del conflitto nel 

loro paese (cfr. tra le altre sentenze D-2554/2024 dell’8 maggio 2024 con-

sid. 7.3.3; D-424/2024 del 6 febbraio 2024 consid. 7.3; F-3725/2023 

dell'8 gennaio 2024 consid. 4.2.4, D-7179/2023 dell'8 gennaio 2024 con-

sid. 6.2, F-64/2024 dell'8 gennaio 2024 consid. 3.4). Le critiche del ricor-

rente sulle condizioni di precarietà dei centri di accoglienza bulgari non 

poggiano su fatti emersi successivamente alla succitata giurisprudenza, 

ma si fondano su rapporti già ivi considerati, per cui esse non sono in grado 

di inficiare queste conclusioni,  

che, per quanto le condizioni d'accoglienza in Bulgaria siano in parte da 

ritenere come difficili, e siano nettamente inferiori a quelle che prevalgono 

in Svizzera, il ricorrente non ha dimostrato che tali condizioni d'esistenza 

rivestirebbero un grado di gravità e di disagio da essere costitutive di un 

trattamento contrario agli artt. 4 CartaUE, 3 CEDU o 3 Conv. tortura. Nel 

caso di necessità, egli potrà inoltre rivolgersi alle autorità preposte presenti 

in loco e richiedere il rispetto dei suoi diritti d'accoglienza anche per vie 

legali (cfr. art. 26 direttiva accoglienza; cfr. le sentenze del Tribunale D-

424/2024 del 6 febbraio 2024 consid. 8.3.2.2; F-3725/2023 dell'8 gennaio 

2024 consid. 6.2.4), 

che nella fattispecie non vi sono indizi che la SEM abbia esercitato in ma-

niera arbitraria il suo potere di apprezzamento, escludendo l’applicazione 

della “clausola di sovranità” di cui all'art. 17 par. 1 RD III risp. art. 29a cpv. 

3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 

1999 (OAsi 1, RS 142.311), dacché il trasferimento in Bulgaria non con-

travviene ad alcuna norma imperativa di diritto internazionale e che dal 

punto di vista medico non vi sono problemi ostativi a un rinvio (cfr. rapporto 

della visita medica del 20 marzo 2024 [atto SEM 12/2]), 

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che, infine, il ricorrente sostiene che la SEM avrebbe dovuto apprendere il 

motivo di rigetto della sua domanda d’asilo; egli teme che vi sia un rischio 

elevato di un allontanamento a catena verso l’Afghanistan con conse-

guente violazione del divieto di non-refoulement e trattamenti inumani e 

degradanti giusta l’art 4 CartaUE e l’art. 3 CEDU, vista l’accettazione di 

ripresa a carico e la decisione negativa d’asilo della Bulgaria, 

che nulla permette di concludere che la domanda del ricorrente sia stata 

trattata in modo lacunoso da parte della Bulgaria e che questa non rispetti 

il principio del divieto di respingimento (cfr. in tal senso sentenze del Tribu-

nale D-1748/2024 del 10 maggio 2024 consid. 8.4.4; D-2359/2024 del 22 

aprile 2024); si noti, per inciso, che la giurisprudenza della Germania in 

merito a rinvii in Bulgaria di richiedenti afghani, riferita nel ricorso, non può 

capovolgere la rispettiva giurisprudenza di questo Tribunale suesposta; se 

del caso, spetta al ricorrente sollevare un’eventuale violazione dei suoi di-

ritti fondamentali utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità 

bulgare, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d'asilo del ricorrente in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

e ha pronunciato il suo trasferimento verso la Bulgaria conformemente 

all'art. 44 LAsi,  

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo risulta senza oggetto, 

che il ricorso è privo di probabilità di esito favorevole, dimodoché la do-

manda di assistenza giudiziaria va respinta, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.00 sono 

poste a carico del ricorrente soccombente in causa (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ver-

samento delle spese processuali, è respinta. 

3. Le spese processuali di CHF 750.00 sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Pierluigi Paganini 

 

 

Data di spedizione: