# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c4667303-b037-50c0-90a1-5817e12b2813
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.09.2014 32.2013.157
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-157_2014-09-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2013.157

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  29 settembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 settembre 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 luglio 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1952, attiva a tempo parziale quale ausiliaria di pulizie, nel mese
di settembre 2008 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI (doc. AI 1).

 

                              Dopo
aver proceduto a degli accertamenti medici (tra cui una valutazione
reumatologica e psichiatrica a cura del SMR) ed economici (inchiesta economica
per le persone che si occupano dell’economia domestica), con decisione 25
ottobre 2011 (preavvisata il 14 settembre 2011) l’Ufficio AI ha respinto la
domanda di prestazioni non presentando l’assicurata un grado d’invalidità pensionabile
(doc. AI 38).

                              Contro
la succitata decisione l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, ha interposto
ricorso al TCA. Postulando il versamento di una mezza rendita dal 1° gennaio
2008, essa contesta sia la valutazione medica che quella economica. 

 

                              Omologando
un accordo tra le parti, con decreto 26 marzo 2012 il TCA ha stralciato dai
ruoli la causa e rinviato gli atti all’Ufficio AI per l’espletamento di ulteriori
accertamenti medici, in particolare di natura reumatologica (inc.
32.21011.309).

 

                               1.2.   Dopo
aver conferito mandato al dr. __________ per l’esecuzione di una perizia
reumatologica - il quale ha steso un rapporto datato 18 giugno 2012, seguito da
un complemento peritale del 8 luglio 2013 volto ad aggiornare la situazione
medica successiva all’intervento alla spalla destra (avvenuto il 27 luglio
2012) - e dopo aver proceduto ad una nuova inchiesta economica (realizzata il 18
aprile 2013), con decisione 23 luglio 2013 (preavvisata il 24 aprile 2013)
l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata una rendita intera temporanea dal
1° giugno 2012 al 31 marzo 2013 (doc. AI 86).             

 

                               1.3.   Contro
la succitata decisione insorge l’assicurata, sempre rappresentata dall’avv. RI
1, postulandone l’annullamento ed il riconoscimento del diritto ad una rendita
intera dal 1° gennaio 2011. In sostanza sostiene un peggioramento dello stato
di salute che non le permette di esercitare alcuna attività lucrativa e
contesta le conclusioni dell’inchiesta economica. Dei singoli motivi verrà
detto, per quanto occorra, nel prosieguo. 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa, confermando la valutazione peritale e dopo aver proceduto
ad alcune rettifiche, l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso, facendo
tuttavia presente di aver erroneamente attribuito la rendita intera temporanea dal
1° giugno 2012 in luogo del 1° luglio 2012. 

 

                               1.5.   Con
scritto 25 ottobre 2013 l’assicurata ha inoltrato delle osservazioni alla risposta
di causa, allegando nuova documentazione medica (VII). Su richiesta del TCA, il
5 novembre 2013 l’Ufficio AI ha preso posizione in merito ai nuovi atti prodotti
(X).

 

                               1.6.
  Il 9 maggio 2014 la ricorrente ha prodotto della documentazione relativa
all’intervento del 30 aprile 2014 alla spalla sinistra (XIV) ed al riguardo con
scritto 15 maggio 2014 l’amministrazione ha presentato le proprie osservazioni (XVII).                        

 

                               1.7.   L’11
giugno 2014 questa Corte ha chiesto delle informazioni all’Ufficio AI, ricevute
il 23 giugno 2014 (XIX). Con scritto 26 agosto 2014 il legale dell’assicurata
ha fatto presente di non prendere posizione sulla nuova documentazione prodotta
da controparte (XXIII).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita d’invalidità
temporanea (giugno 2012 – marzo 2013), come da decisione impugnata, oppure, come
da richiesta ricorsuale, ad una rendita (intera) dal 1° gennaio 2011. 

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato
stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe,
dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi
essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la
giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.4.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di
essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità
di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non
può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se
non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le
proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid.
2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni
consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda
un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione
dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. A sua volta, l'art. 27 cpv. 1
OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa
occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori
domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica
utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività
svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato
prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozial-versicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non
vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella
sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.
Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona
lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag.
139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia
domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del
congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di
famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia
che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.5.   Nel
caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei
fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile
l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “ se l’assicurato esercita un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto
"metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge
dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata
in Plädoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005,
pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una sentenza 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                               2.6.   Infine,
qualora il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una
modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà,
per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o
su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                               2.7.   Nella
presente fattispecie, per quel che concerne la parte salariata, definita
incontestatamente nella misura del 25%, l’Ufficio AI ha proceduto a diverse
valutazioni mediche. 

 

                                         L’SMR
ha proceduto ad una valutazione sia reumatologica (dr. __________) che
psichiatrica (dr.ssa __________). Dal relativo rapporto 8 febbraio 2010 si
evince che i medici hanno diagnosticato, quali affezioni invalidanti, una cervicobrachialgia
maggiore a destra su rottura transmurale della cuffia dei rotatori alla spalle
destra ed una sindrome spondilogena cronica cervicale e lombare su alterazioni
degenerative multi segmentali. Essi hanno concluso (per motivi reumatologici) una
totale incapacità lavorativa dal 16 ottobre 2007 al 1° gennaio 2008 ed
un’inabilità del 40% nell’abituale attività, ma senza alcuna ripercussione
sullo svolgimento di attività adeguate. Dal punto di vista psichiatrico non
sono state riscontrate patologie invalidanti (doc. AI 21). 

 

                                         A
seguito del decreto di stralcio 26 marzo 2012 (cfr. consid. 1.2),
l’amministrazione ha ordinato una nuova perizia reumatologica. 

                                         Con
rapporto 18 giugno 2012 il dr. __________, specialista in reumatologia, ha
individuato un peggioramento delle condizioni di salute facendolo risalire al mese
di gennaio 2011. Tenuto conto del previsto intervento al 27 giugno 2012 (recte:
luglio) di ricostruzione artroscopia della cuffia rotatoria alla spalla destra,
il perito ha posto la seguente valutazione:

 

" 
(…)

1.  È possibile effettuare provvedimenti
d'integrazione? Ve ne sono in corso? … ?

Come già sottolineato, non sono ipotizzabili
provvedimenti di riqualifica professionale in un'assicurata analfabeta di 60
anni.

 

2.  È possibile migliorare la capacità di lavoro sul
posto di lavoro attuale?

Quale ausiliaria di pulizie ritengo l'assicurata non
più idonea. Non credo neppure che l'intervento che verrà prossimamente eseguito
alla spalla dx potrà migliorare la sua capacità lavorativa, soprattutto per lo
svolgimento di un simile lavoro. Mi auguro almeno che l'intervento potrà
alleviare i suoi dolori, così da migliorare la sua qualità di vita e
permetterle di svolgere i lavori domestici fisicamente più leggeri.

 

3.  L'assicurata è in grado di svolgere altre attività:

In linea puramente teorica, l'assicurata sarebbe ancora
in grado di svolgere lavori fisicamente medio-leggeri con le limitazioni sopra
menzionate nella misura di circa il 60%.

Quale casalinga vi è pure una residua capacità lavorativa
di circa il 60%. Vi sarà però una maggiore limitazione della sua capacità
lavorativa, anche per attività fisicamente leggere e per l'attività di casalinga,
al 100% dal 27.06.2012, data dell'intervento previsto alla spalla dx, per circa
tre-sei mesi. (…)" (doc. AI 54/11)

                                         Aggiornata
la situazione medica, con annotazione 28 febbraio 2013 il dr. __________,
medico SMR, ha costatato che dal 10 dicembre 2012, data del controllo presso il
dr. __________ (chirurgo ortopedico che ha eseguito il citato intervento di
ricostruzione della cuffia rotatoria) la situazione post operatoria rispecchia
quella presente al momento della perizia dr. __________ (doc. AI 67).

 

                                         A
seguito dell’ulteriore documentazione medica prodotta dall’assicurata, annullato
il progetto di decisione 24 aprile 2013 – conferente il diritto ad una rendita
intera dal 1° giugno 2012 (ulteriore peggioramento dovuto al citato intervento
alla spalla destra) al 31 marzo 2013 (tre mesi dopo il miglioramento attestato il
10 dicembre 2012) – l’Ufficio AI ha incaricato il dr. __________ di esaminare i
nuovi atti. 

 

                                         Con
rapporto 8 luglio 2013 il succitata specialista ha in particolare rilevato:

 

" 
(…)

Ricordo di avere avuto occasione di peritare la signora
RI 1 nel giugno 2012. Nella mia perizia avevo posto le diagnosi di una omalgia
cronica a dx su legione complessa inveterata della cuffia dei rotatori, per la
quale era già previsto un intervento di ricostruzione il 27.06.2012. Avevo
quindi posto le diagnosi di una gonartrosi bilat. nonché di una sindrome pan
vertebrale cronica con tendenza alla generalizzazione dei dolori e sviluppo
fibromialgico.

Nel frattempo l'assicurata è stata operata dal dr. __________
alla spalla dx. Nel suo rapporto di decorso dell'11.12.2012 si legge come la
signora RI 1 continui a lamentare dolori alla spalla dx, tanto da necessitare
l'assunzione regolare di antalgici. Nel suo successivo rapporto di decorso del
22.04.3013 il dr. __________t confermava come la MRI di controllo eseguita il
10.04.2013 avesse evidenziato un buon stato del tendine sopraspinato riparato,
mentre persisteva una tendinosi del sottospinato con una lesione parziale ed
una tendinosi pure del sottoscapolare. Veniva perciò consigliata la ripetizione
di una nuova artro-MRI in caso di ulteriore persistenza o peggioramento dei
sintomi nei prossimi tre mesi. Da questo breve rapporto si evince come
l'assicurata continui a lamentare dolori alla spalla.

Come avevo già avuto modo di sottolineare nella mia
perizia, un intervento di ricostruzione della cuffia dei rotatori in una
paziente sofferente di una sindrome del dolore cronico ha generalmente una
prognosi sfavorevole. Avevo già sottolineato il fatto come difficilmente
l'assicurata avrebbe potuto riprendere a svolgere la sua professione di
ausiliaria di pulizie malgrado l'intervento alla spalla.

Come ci si poteva aspettare l'assicurata continua ora a
lamentare importanti dolori alla spalla dx operata, tanto da non essere in
grado di utilizzarla correttamente. Ritengo perciò che non vi sia stato alcun
cambiamento del suo generale stato di salute tale da modificare le mie
conclusioni espresse nella perizia reumatologica del giugno 2012. La
paziente è verosimilmente da considerare in modo definitivo non più idonea allo
svolgimento di una professione fisicamente medio-pesante come quella di
ausiliaria di pulizie." 

(sottolineatura del redattore; doc. AI 82/2-1)

 

                                         Sulla
base degli atti, l’SMR ha riassunto i diversi periodi d’incapacità lavorativa
esposti nella decisione contestata.

                                         Con
la risposta di causa l’amministrazione ha corretto - a seguito di un errore di
trascrizione (che, come si vedrà in seguito, non influisce comunque sull’esito
della vertenza) ammesso dal SMR con annotazioni 30 settembre 2013 (il dr. __________
non aveva tenuto conto del citato peggioramento fatto risalire dal dr. __________
al mese di gennaio 2011; cfr. doc. IV/3 ) – le capacità lavorative come segue:

 

" 
(…)

Attività abituale:

 

IL 100 % dal 16.10.2007 al 31.12.2007

IL   40 % dal 01.01.2008 al 31.12.2010

IL 100 % dal 01.01.2011 e continua

 

Attività adeguata:

 

IL 100 %  dal 16.10.2007 al 31.12.2007

IL      0%  dal 01.01.2008 al 31.12.2010

IL    40%  dal 01.01.2011 al 26.06.2012

IL 100 %  dal 27.06 (recte: 07).2012 l 09.12.2012

IL    40%  dal 10.12.2012. (…)" (doc. IV, pag. 3)

 

                                         In
sostanza, fondandosi sugli atti medici prodotti con il ricorso l’assicurata sostiene
che dal peggioramento del gennaio 2011 non può essere ritenuta abile al
lavoro in qualsiasi attività lucrativa, sia medio-pesante sia leggera. 

 

                               2.8.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF
125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

 

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi
medici regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che
a un rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è
stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.

 

                                         Al
riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:

 

" 
(…)

per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1°
gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche
del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad
esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del
nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari
del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze
medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale
della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione
di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle
indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente
pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_323/2009 del 14
luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con riferimenti).
(…)" 

(STF 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, consid. 2)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria
non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Ritornando
al caso in esame, dopo attento esame della docu- mentazione agli atti, questo
TCA può confermare l’operato dell’Ufficio AI per i seguenti motivi.

 

                                         Come
visto, nella perizia 18 giugno 2012, il dr. __________, tenendo conto del fatto
che l’assicurata da lì a poco avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento
chirurgico alla spalla destra (eseguito il 27 luglio 2012 – cfr. al riguardo
rapporto 11 dicembre 2012 del dr. __________ in doc. AI 68/2 – e non, come
erroneamente scritto, il 27 giugno 2012), ha valutato, successivamente al
peggioramento dello stato di salute fatto risalire a gennaio 2011, in via teorica una residua capacità lavorativa del 40% in attività adeguate rispettose dei limiti
funzionali indicati. Vero che il perito ha anche ritenuto come sfavorevole la
prognosi in quanto “difficilmente l’assicurata alla sua età potrà essere
reinserita in un qualsiasi ambiente lavorativo, anche se fisicamente leggero”
(doc. AI 54/9).

Va tuttavia
ricordato che per poter graduare l'invalidità, l'amministrazione
(o il giudice in caso di ricorso) deve disporre di documenti che devono essere
rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti. Il compito del
medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in
quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure
nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori
siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007
del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.), ciò che, come verrà riportato in
seguito, nel caso concreto è avvenuto.

 

                                         Con
il menzionato complemento peritale 8 luglio 2013 il dr. __________, tenuto
conto della documentazione medica relativa all’intervento del 27 luglio 2013, ha riscontrato la medesima situazione esistente prima del citato intervento, confermando quindi
la perizia 18 giugno 2012. Questa valutazione, come rilevato in sede
ricorsuale, non è stata preceduta da una visita dell’assicurata, ma questo non inficia
il valore probatorio di quanto attestato. Infatti, secondo giurisprudenza, se
ad una perizia allestita esclusivamente sulla base dell'incarto può essere
riconosciuto valore probante nella misura in cui quest'ultimo contenga sufficienti
apprezzamenti medici che, a loro volta, si fondano su un esame personale
dell'assicurato (cfr. RAMI 1998 U 56, p. 370 s. consid. 5b ed il riferimento), ciò
che è il caso in esame in quanto il complemento si fonda sulla precedente perizia
18 giugno 2012 nell’ambito della quale l’assicurata è stata vista dal perito
stesso. Va ricordato che la citata giurisprudenza va relativizzata quando si
tratta di valutare delle questioni che necessitano di una perizia psichiatrica,
nel senso che una perizia in questo settore della medicina, di principio, deve
essere allestita sulla base di un consulto personale (DTF 127 I 54 consid. 2e-g
e riferimenti, citata in RAMI 2001 U 438, p. 345 s.; STCA dell'8 agosto 2002
nella causa T., 35.2000.34), ciò che non è il caso.

                                         

                                         Con
il ricorso l’assicurata ha prodotto il rapporto 10 settembre 2013, relativo
alla spalla destra, del dr. __________. Riferendo dell’esito di una
nuova artroscopia, lo specialista ha rilevato: 

 

" 
La informo della visita della
paziente summenzionata che si presenta per lettura della nuova artro-RM della
spalla destra.

L'esame è descritto senza sostanziali modifiche
rispetto a quello del mese di aprile.

Ricordo che il componente posteriore della cuffia
rotatoria mostrava un assottigliamento preoccupante, compatibile secondo il mio
parere con una lesione parziale.

Tenuto conto dell'importante conseguenza clinica dello
stato della cuffia rotatoria in questa paziente (con grosse difficoltà per
chiudere il reggiseno, realizzare l'igiene personale, ecc…) mi sembra giustificata
una revisione artroscopica della spalla operata, per un tentativo di migliorare
la situazione chirurgicamente.

L'esame artroscopico ci permetterà di decidere una
nuova sutura a secondo delle costatazioni intraoperatorie.

L'intervento è previsto per il 06.11.2013.

 

Per quanto riguarda la situazione socio-professionale
l'avvocato RA 1 mi chiede una presa di posizione e di indicare lo stato di
salute attuale e delle indicazioni circa l'esigibilità lavorativa, indipendentemente
dal risultato che si possa ottenere con questo nuovo intervento, non mi sembra
plausibile una ripresa dell'attività lavorativa in qualità di ausiliaria di
pulizie. In particolare non sarà più esigibile qualsiasi attività che richiede
uno sforzo utilizzando le braccia al di sopra del cingolo scapolare.

 

In un ulteriore momento si deciderà un'eventuale
proposta terapeutica per la spalla sinistra, che presenta dei dolori cronici e
di tipo impingement e per la quale abbiamo previsto anche un'artro-RM."
(doc. E)

                                         Al
riguardo, con annotazioni 26 settembre 2013 il dr. __________ del SMR ha
pertinentemente osservato: 

 

" 
(…)

Valutazione:

     -     l'attuale quadro descritto dal dr. __________
riprende la situazione già analizzata da dr. __________ (vedi sua presa di posizione
del 8.7.2013), l'attuale artro-RM della spalla conferma espressamente una
situazione invariata.

 

     -     Il previsto intervento di novembre 2013
porterà ad una IL completa per pochi mesi, non è però da prevedere un
sostanziale miglioramento funzionale rispetto alla situazione riscontrata dal
dr. __________." (doc. IV/1)

 

                                         Per
costante giurisprudenza, il
giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa
di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della resa della decisione
contestata, in casu il 23 luglio 2013 (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag.
220 con riferimenti), motivo per cui il prospettato intervento di novembre
2013, rispettivamente la susseguente incapacità lavorativa temporanea, non sono
rilevanti ai fini del presente giudizio. 

 

                                         Altrettanto
non rilevante è il successivo peggioramento alla spalla sinistra.

                                         In
merito al rapporto 20 settembre 2013 concernente la RM alla spalla sinistra
eseguita il 19 settembre 2013 (successiva alla decisione contestata) – in cui è
stata riscontrata “una lesione trasmurale del sovraspinato con piccola zona
di retrazione ed una lesione parziale verso omerale del tendine del sottospinato”
(doc. F1) – con annotazioni 4 novembre 2013 il dr. __________ ha pertinentemente
evidenziato: 

 

" 
Attualmente si presenta referto RM
spalla sinistra del 19.9.2013 che mostra lesione transmurale del sovraspinato
con quindi indicazione a nuovo intervento.

Quindi peggioramento stato di salute documentato in
data 19.9.2013 con inabilità lavorativa completa per circa 3 mesi dopo
l'intervento previsto." (doc. X/1)

 

                                         Va
rilevato che tale lesione alla spalla sinistra non era riscontrabile né nella
perizia del 18 giugno 2012 del dr. __________ né nella successiva documentazione
medica analizzata del perito l’8 luglio 2013. Solo nel citato rapporto 10
settembre 2013, quindi successivo all’emissione della decisione impugnata, il
dr. __________ aveva segnalato dei dolori cronici e di tipo impingement alla
spalla sinistra, la cui eventuale proposta terapeutica si sarebbe decisa dopo
una prevista RM, eseguita, come detto, il 19 settembre 2013. In queste circostanze, questo peggioramento, come pure l’esito dell’intervento chirurgico del
30 aprile 2014 alla spalla sinistra, la cui documentazione è stata prodotta dall’assicurata
con scritto 9 maggio 2014 (XIV), potranno essere valutati dall’amministrazione
nell’ambi- to di una nuova domanda di prestazioni.

 

Visto quanto sopra,
tenuto conto della perizia e del complemento peritale del dr. __________, delle
annotazioni del SMR, è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati), che sino al momento della decisione contestata nella
propria attività l’assicurata presentava un’incapacità lavorativa del 100% dal
16 ottobre 2007 al 31 dicembre 2007, del 40% dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre
2010 e nuovamente del 100% dal 1° gennaio 2011. In attività adeguate essa era inabile al 100% dal 16 ottobre 2007 al 31 dicembre 2007, totalmente
abile dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2010 e inabile al 40% dal 1° gennaio 2011 in avanti, fatta eccezione del periodo di totale inabilità a seguito dell’intervento alla spalla
destra eseguito il 27 luglio 2012.

                                                                                        

                             2.10.   Occorre
ora procedere alla graduazione dell’invalidità per la parte d’attività salariata
mediante il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3), il cui calcolo è stato esposto
nella decisione impugnata ed è rimasto incontestato.

 

                          2.10.1.   Per
il periodo 1° gennaio 2008 - 31 dicembre 2010, come visto,
l’assicurata è stata ritenuta inabile al 40% nella sua abituale attività
di ausiliaria di pulizie (come correttamente evidenziato in sede di risposta, nel
rapporto finale del 16 agosto 2010 la consulente in integrazione aveva
erroneamente considerato una capacità lavorativa del 40%; doc. AI 24) .
Siccome essa esercitava la suddetta professione nella misura dal 25%, non vi è stato
alcun discapito economico, motivo per cui, contrariamente a quanto esposto
nella decisione contestata, un raffronto dei redditi non era necessario, come del
resto rettamente ammesso dall’amministrazione con la risposta di causa ("…
Considerato che dal punto di vista medico l'assicurata è stata ritenuta abile
al lavoro nella misura del 60% nell'attività abituale, vi è da concludere che
nell'ambito dell'attività salariata non subisce alcuna perdita di guadagno e
che pertanto sotto questo aspetto il grado d'invalidità è nullo. L'assicurata
non subisce alcuna perdita di guadagno, potendo lavorare in una percentuale del
60% superiore a quella in cui è stata a suo tempo impiegata del 25%"; doc.
IV, pag. 9). Non va pertanto confermato il grado d’invalidità del 40% esposto
nella decisione contestata.

 

                          2.10.2.   In
merito al periodo dal gennaio 2011 fino al 26 giugno (recte: luglio) 2012
(mese dell’intervento alla spalla destra), l’assicurata è stata ritenuta
inabile nella sua abituale attività ma abile al 40% in attività adeguate. Occorre
pertanto procedere al consueto raffronto dei redditi (cfr. consid. 2.3).  

 

                        2.10.2.1
  L’assicurata ritiene che per via della sua età (classe 1952) e per il fatto
che praticamente è analfabeta e senza alcuna formazione professionale, non possa
trovare un’occupazione adeguata. 

 

                                         Al
proposito occorre innanzitutto ricordare che il concetto d’invalidità è
riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima
teorica ed astratta implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e
domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo
tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi
criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a
profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da
escludere il diritto ad una rendita. In particolare, l'esistenza di una simile
opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato
lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta
lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le
possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse o perlomeno non
realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag.
331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).

                                         Va
altresì ricordato che il consulente in integrazione professionale,
sulla scorta delle indicazioni e limitazioni mediche, valuta quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta essenzialmente
al consulente professionale, che meglio di chiunque altro è in grado di
emettere una valutazione a proposito delle attività economiche entranti in
linea di conto nonostante il danno alla salute e l'età (STF 9C_439/2011 del 29
marzo 2012 consid. 5; STF 9C_949/ 2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008 pag. 274
consid. 4.3), e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni e limitazioni
mediche, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili
(STF 9C_986/2010 dell'8 novembre 2011 consid. 3.5).

 

                                         Nel
caso in esame, nel rapporto 16 agosto 2010 – sostanzialmente ribadito nella
tabella di calcolo della residua capacità lucrativa allestita l’11 marzo 2013
con il riferimento alle attività semplici e ripetitive della categoria 4 delle
tabelle statistiche TA (tabella allegata dall’Ufficio AI con lettera 23 giugno
2014; doc. XIX) – la consulente ha elencato le diverse attività confacenti con
lo stato di salute dell’assicurata. Si tratta sostanzialmente di attività
leggere, poco qualificate, come ad esempio nel settore industriale quale
operaia generica addetta al controllo, all’imballaggio, alla pulitura ecc.
(doc. AI 24/2 e 3).

                                         A
tal riguardo occorre rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che
vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente
al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito va rilevato che l’Alta Corte ha in particolare ritenuto
corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto
di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (STF
8C_399/2007 del 23 aprile 2008 consid. 8.2; Pratique VSI 1998 p. 296 consid.
3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

                                         Che
l’assicurata, non di lingua madre italiana, sia praticamente analfabeta
non significa giocoforza la non reperibilità di un’attività. Al riguardo il TCA
sottolinea di avere già più volte stabilito, in linea con la giurisprudenza
federale, che anche degli assicurati analfabeti e privi di formazione,
costretti ad abbandonare la loro originaria professione, di tipo manuale, a
causa del danno alla salute, possono reperire sul mercato generale del lavoro
un’attività fisicamente leggera e che non presupponga particolari
attitudini intellettuali (vedi, tra le altre, la STCA 32.2013.133 del 1. aprile
2014 consid. 2.8 e la 32.2013.117 del 4 febbraio 2014 consid. 2.9 e
riferimenti).

 

Per quel che
concerne l’età, va ricordato che, precisando la sua giurisprudenza, il
TF in una pronuncia del 25 ottobre 2012 ha statuito che il momento in cui la questione della messa a profitto della capacità lavorativa (residua) sul mercato del lavoro generale ed equilibrato di un assicurato
in età avanzata deve essere esaminata è quello in cui è stato accertato che
l’esercizio di un’attività lucrativa (parziale o completa) è ragionevolmente
esigibile dal punto di vista medico (DTF 138 V 457). 

Nel caso che
ci occupa, come visto, è dal gennaio 2011 che l’assicurata, tranne il relativo
breve periodo di totale incapacità dovuta al menzionato intervento alla spalla
destra (27 luglio 2012), è stata (nuovamente) ritenuta abile al 60% in attività
adeguate. Essendo nata nel febbraio 1952, in quel momento essa aveva quindi 59 anni.

                                         Premesso
quanto sopra, va ricordato che, conformemente alla giurisprudenza, quando si
tratta di valutare l’invalidità di un assicurato prossimo all’età del
pensionamento occorre procedere ad un’analisi globale della situazione e
domandarsi se, realisticamente, questo assicurato è in grado di reperire un
impiego sul mercato equilibrato del lavoro. Quindi, indipendentemente
dall’esame della condizione relativa al summenzionato obbligo di ridurre il
danno, occorre stabilire se in concreto un potenziale datore di lavoro consentirebbe
oggettivamente ad assumere l’assicurato, tenuto conto delle attività da esso
ancora esigibili a causa delle sue affezioni, dell’even- tuale adattamento del
posto di lavoro, della sua esperienza professionale e della sua situazione
sociale, delle sue capacità di adeguarsi ad un nuovo impiego, del salario e dei
contributi padronali da versare alla previdenza professionale come pure della
prevedibile durata del rapporto di lavoro (DTF 138 V 457; STFA I 401/01 del 4
aprile 2002; I 617/02 del 10 marzo 2003; I 462/02 del 26 maggio 2003 = SVR 2003
IV Nr. 35, p. 107; I 376/05 del 5 agosto 2005; I 293/05 del 17 luglio 2006; I
831/05 del 21 agosto 2006; I 304/06 del 22 gennaio 2007). 

 

                                         In
particolare in una sentenza del 21 agosto 2006 nella causa S. (I 831/05),
l’Alta Corte ha ritenuto che un assicurato 61enne, considerato ancora abile
nella misura del 50% nella sua e in altre attività leggere adeguate, fosse realisticamente
ancora in grado di reperire un impiego sul mercato equilibrato.

                                         In
un’altra sentenza del 17 luglio 2006 (I 293/05), l’Alta Corte ha ritenuto ancora
ragionevolmente esigibile pretendere che un’assicurata, 59enne al momento in
cui ha recuperato una capacità lavorativa residua del 100% in attività
adeguate, riprendesse un’attività lavorativa rispettosa dei suoi limiti funzionali,
evidenziando che ella aveva ancora a disposizione quasi 5 anni di attività
prima di poter beneficiare di una rendita di vecchiaia.

 

 

                                         In
una pronuncia del 22 giugno 2007 (I 359/2006), il Tribunale federale, confermando
la decisione del 10 marzo 2006 del TCA (cfr. inc. 32.2005.100), ha ritenuto
esigibile lo sfruttamento della residua capacità (del 100%) sul mercato equilibrato
del lavoro da parte di un assicurato, 58enne al momento della decisione dell’amministrazione,
dato che dal profilo dell’età non erano realizzate le condizioni per ammettere
una totale incapacità di guadagno per mancanza di possibilità reale di
sfruttarne la residua capacità.

                                         Di
analogo tenore anche la STF 9C 124/2010 concernente un assicurato di 61 anni e
mezzo al momento della decisione. Con tale pronuncia il TF, annullando il
giudizio cantonale che aveva ritenuto che la residua capacità lavorativa
dell’assicu-rato non era più sfruttabile sul mercato del lavoro, ha ritenuto
esigibile  lo sfruttamento della residua capacità sul mercato equilibrato del lavoro
sottolineando come il fattore dell’età    avanzata costituisce essenzialmente
“solo” uno dei diversi fattori personali che influiscono sulle concrete
opportunità professionali. Ai fini dell’esame della sfruttabilità assume un
ruolo rilevante la capacità lavorativa residua, ritenuto come la possibilità di
prestare ancora un’attività a tempo pieno, pur in considerazione di determinate
limitazioni funzionali (segnatamente con riferimento alle attività pesanti o
alla posizione da osservare durante l’attività lavorativa) gioca un ruolo importante
nell’esame della reintegrabilità dell’assicurato. (cfr. anche la STF I 376/ 05
del 5 agosto 2005 concernente un assicurato di 60 anni; STF I 819/04 del 27
maggio 2005 58 anni). 

                                         Tale
giurisprudenza è stata anche confermata nella STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008
(assicurato di 59 anni), nella STF I 336/03 dell’8 gennaio 2004 (di 58 anni) e
nella STF I 246/02 del 7 novembre 2003 riguardante un assicurato di 58 anni e
10 mesi. Per quanto riguarda la giurisprudenza del TCA si citino la STCA
32.2012.77 concernente un assicurato 59 enne, le STCA 32.2007.312 e 32.2006.66
riguardanti un assicurato di 59 rispettivamente 60 anni. 

                                                                                                                         

                                         In
un’altra fattispecie il TF, nella STF del 22 gennaio 2007 nella causa S., I
304/06, nel caso di un assicurato di 60 anni totalmente inabile nella sua precedente
attività di saldatore ma abile a svolgere nel corso di un’intera giornata
un’attività leggera adeguata con una flessione del rendimento del 30% (per
problemi reumatologici e cardiologici), lo ha ritenuto realisticamente
ancora in grado di reperire un impiego sul mercato equilibrato.                  

                                         Infine
l’Alta Corte, in una sentenza del 10 marzo 2003 nella causa S. (I 617/02), ha
per contro considerato irrealistico, per un assicurato di 61 anni e mezzo,
riuscire a sfruttare la sua residua e parziale capacità lavorativa in attività
adeguate, considerato come l’assicurato non disponeva della sufficiente capacità
di adattamento e poteva essere occupato solo a tempo parziale e con la
necessità di fare delle pause.

                                         Analogamente
ha concluso con riferimento a due assicurati di 61 anni ritenendo per loro non
data la possibilità di realizzare la capacità lavorativa residua del 50% (STF I
617/ 02 del 10 marzo 2003 e 9C-437/2008 del 19 marzo 2009). Analogamente ha
concluso il TCA in un caso concernente un assicurato 64enne, senza formazione
professionale e abile al 50% in attività leggere (STCA 32.2007.50 del 12 febbraio
2008).  

 

                                         Ritornando
alla fattispecie concreta, sulla scorta della succitata giurisprudenza, questo
TCA ritiene che l’assicurata possa mettere a frutto la sua residua capacità
lavorativa in un mercato equilibrato del lavoro, considerato che, tenuto conto
che nel momento determinate della presente valutazione essa aveva ancora
davanti a sé diversi anni prima del pensiona- mento. L’assicurata, oltre ad
avere lavorato quale ausiliaria di pulizia, in passato è stata attiva come
operaia generica (cfr. citato rapporto 16 agosto 2010 del consulente; doc. AI
24). Pur con una residua capacità lavorativa, essa potrebbe svolgere attività
che non necessitano di formazione. In questo contesto s’inserisce la citata tabella
di calcolo della capacità residua dell’11 marzo 2013 nella quale, fra l’altro,
è stato determinato il reddito da invalido (XIX).                  

                                                                                

                                         Visto
quanto sopra, non vi sono motivi per scostarsi dalla surriferita valutazione
del consulente in integrazione professionale, effettuata da persona con
esperienza in ambito integrativo.  

 

                        2.10.2.2   Per
quel che concerne il reddito da valida, rimasto incontestato, con
riferimento al citato rapporto 20 agosto 2010 della consulente in integrazione
professionale 8docl AI 24), l’Ufficio AI ha preso in considerazione complessivamente
fr. 10'125.-- di salario che la ricorrente avrebbe percepito da sana nel 2008 presso
il Comune di __________ (doc. AI 24), dato che aggiornato al 2012 corrisponde a
fr. 10'612.-- (cfr. rapporto 23 giugno 2014 sub. doc. XIX).

 

                                         Per
quel che concerne il reddito da invalida, lo stesso è determinato sulla base della
situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato
e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare
perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile,
il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione
ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua
nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere
il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale
sul salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come
una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di
tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).                                     

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di
riferimento TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio
federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che
riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STFA
I 222/04 del 5 settembre 2006).

                                         Se una persona assicurata, per motivi estranei all'invalidità, ha
realizzato un reddito considerevolmente inferiore alla media senza che vi si
sia spontaneamente accontentata, si procede in primo luogo a un parallelismo
dei due redditi di paragone. In pratica, questo parallelismo può avvenire a
livello di reddito da valido aumentando in maniera adeguata il reddito
effettivamente conseguito oppure facendo capo ai valori statistici oppure
ancora a livello di reddito da invalido mediante una riduzione adeguata del
valore statistico. In una seconda fase, occorre esaminare la questione di una
deduzione dal reddito da invalido ottenuto sulla base dei valori medi statistici.
A questo riguardo, va tenuto presente che i fattori estranei all'invalidità di
cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo dei redditi di
raffronto non possono essere presi in considerazione una seconda volta
nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali (DTF
134 V 322).

                                         Quando
il reddito da valido differisce considerevolmente dal salario statistico
riconosciuto nello specifico settore economico, il TF ha nel frattempo
stabilito, anche in casi ticinesi (cfr. ad esempio sentenza 8C_44/2009 del 3
giugno 2009 consid. 4), che se il guadagno effettivamente conseguito diverge di
almeno il 5 % dal salario statistico usuale nel settore, esso è
considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 pag.
325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni - un parallelismo
dei redditi di paragone, fermo restando però che questo parallelismo si
effettua soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5% (STF
9C_1033/2008 e 9C_1038/2008 del 15 gennaio 2010 consid. 5.5).

 

                                         Nel caso di specie, conformemente alla citata giurisprudenza, l’Ufficio
AI ha utilizzato i dati salariali forniti dalla tabella TA1 (stato 2010)
elaborata dall'Ufficio federale di statistica e relativa ad una professione che
presuppone qualifiche inferiori (categoria 4) nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, pagg. 347ss. e SVR 2002 UV 15, pagg. 47ss.) per un salario
mensile di fr. 4'268.--. Riportando tale dato su 41.7 ore di durata media
lavorativa settimanale, il salario corrisponde a fr. 53'357,56.-- per l’intero
anno e per un impiego a tempo pieno. 

                                         L’amministrazione,
tenuto conto di una capacità lavorativa del 60%, di una riduzione di reddito
per circostanze personali complessivamente del reddito del 16% (8% per attività
leggere e 8% per altri fattori di riduzione) e di un grado di occupazione del 25%,
ha quantificato un reddito da invalida di fr. 6’7123.--, aggiornato al 2011. 

                                         Dal
raffronto dei redditi il grado d’invalidità è del 36% .   

                                         A proposito della percentuale di
riduzione, va rilevato che, con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, il
Tribunale federale ha interamente confermato quanto sostenuto da questo
Tribunale nella sentenza 32.2012.36 del 31 gennaio 2013 a proposito del fatto che la riduzione percentuale va applicata utilizzando esclusivamente dei
multipli di 5. Riconoscendo una riduzione di reddito del 20%, il reddito da invalida
risulta essere di fr. 6'403 .--, motivo per cui dal raffronto dei redditi
risulta un grado d’invalidità del 39,6% (10’612- 6'403 x 100 : 10'612), che va
arrotondato a 40% (DTF 130 V 121 consid. 3.2). Tale correzione, come si vedrà, non cambia l’esito della
vertenza (cfr. consid. 2.12).                                                                       

 

                          2.10.3.   Per
il periodo 27 luglio 2011 – 9 dicembre 2012 l’assicurata presenta una totale
inabilità in tutte le attività dovuta all’intevento chirurgico alla spalla
destra, motivo per cui il grado d’invalidità è del 100%

 

                          2.10.4.   Dal
10 dicembre 2012 e sino alla decisione contestata la situazione è ritornata
come prima dell’intervento chirurgico e va pertanto confermato un grado
d’invalidità del 40%. 

 

                             2.11.   

                          2.11.1.   Per
quel che concerne l'attività di casalinga, va rammentato che
l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente)
dell'economia domestica, come si é visto (cfr. consid. 2.5), è stabilita
confrontando le singole attività ancora accessibili alla richiedente la rendita
AI con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                         Nella
Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2012, allo scopo di garantire
un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo -
che nel caso concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a ciascuna
di esse.

 

                                         In
particolare la cifra 3086 prevede:

 

" 
Di regola, si ammette che i lavori
di una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

 

 

	
  Attività

  	
  Minimo
  %

  	
  Massimo
  %

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti, cucinare,
  apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
                

           10

  	
                

           50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare
  l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni,
  uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere
  e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i malati, curare
  le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di
  volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero
(N. 3090)."

 

Mentre alle cifre
3087, 3088 e 3089 si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere
sempre del 100% (Pratique VSI 1997 pag. 298).

 

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e
la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 pag. 244). 

 

In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, una persona
deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la propria
capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro con-facente, acquisizione di impianti
e apparecchi domestici adeguati N. 1048 e 3044 segg.) Deve cioè ripartire
meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei membri della sua famiglia in
misura maggiore rispetto a chi non ha problemi di salute (decisione del TFA del
17 marzo 2005, I 257/04 e DTF 130 V 97 consid. 3.3.3). Se non adotta questi
provve-dimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al
momento della valutazione dell’invalidità, della diminuzione della capacità di
lavoro nell’ambito domestico. 

In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, una persona
attiva nell’economia domestica deve contribuire quanto ragionevolmente
possibile a migliorare la propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro
confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici adeguati, N. 1048 e
3044 segg.). La maggior mole di lavoro può essere presa in considerazione per
il calcolo dell’invalidità soltanto se l’assicu-rato non è in grado di svolgere
la totalità dei lavori domestici durante il normale orario di lavoro e
necessita dunque dell’aiuto di terzi (RCC 1984, pag. 143, consid. 5). L’interessato
deve ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei familiari in
misura maggiore rispetto a chi non ha pro-blemi di salute (I 257/04 e DTF 130 V
97 consid. 3.3.3). Se non adotta i provvedimenti volti a ridurre il danno, al
mo-mento della valutazione dell’invalidità non sarà tenuto conto della diminuzione
della capacità al lavoro nell’ambito domestico."

 

                                         Al
riguardo, il TFA ha già avuto modo di stabilire che - in linea di massima e
senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni
delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di
collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali
inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291 consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d;
RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001 consid. 4, ). Un
intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona
incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia
chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003
consid. 2).

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2001 nella causa G. C., il TFA (I 102/00) ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità
di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta
decisiva (RCC 1989 pag. 131 consid. 5b, 1984 pag. 144 consid. 5).

 

                          2.11.2.   Nella
fattispecie in esame, l'Ufficio AI ha proceduto a due inchieste economiche, la
prima il 16 novembre 2010 (doc. AI 26) concludente per un grado d’impedimento complessivo
del 33% e la seconda, dopo il peggioramento del gennaio 2011, datata 18 aprile
2013 e concludente per una percentuale d’impedimenti del 39% (doc. AI 69). 

 

                                         Oggetto
di contestazione sono le attività di “pulizia appartamento” (posizione 5.3
dell’inchiesta) e “bucato, confezione e riparazione indumenti” (posizione 5.5).

 

                                         In
merito alle due succitate posizioni nel rapporto 18 aprile 2013 si legge:

 

" (…)

5.3  Pulizia
dell'appartamento

 

	
  rispolvero,
  pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare i letti, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   20

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

    60

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

    12

  

 

Dispone di una piccola aspirapolvere di cui si serve
tuttora, ma delega comunque le pulizie approfondite della casa quando occorre utilizzare
lo straccio. Ammette di servirsi dello swiffer, così come di eseguire quelle
attività leggere che consentono l'uso di una sola mano (il rigoverno delle
vaschette, per esempio).

Il cambio delle lenzuola vede invece, quando possibile,
l'intervento dei famigliari, anche perché l'assicurata fatica a sollevare il
piumone servendosi di una sola mano. Di fatto è la figlia, spiega la signora,
che interviene nelle pulizie approfondite dalla casa ogni due settimane, a
seconda della disponibilità, soprattutto in quelle operazioni, come il
rigoverno dei vetri, che l'assicurata non è in alcun modo capace di eseguire.

 

Le attività qui considerate sono pesanti tuttavia
vengono effettuate oggi come un tempo limitatamente alle operazioni più
leggere. Si riconosce un maggior rallentamento ma anche la possibilità – e
l'esigibilità – da parte dei famigliari di collaborare.

 

(…)

 

5.5  Bucato, confezione e
riparazioni di indumenti

 

	
  lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   20

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   40

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

     8

  

 

Del bucato se ne occupa il figlio, che provvede lui
stesso a togliere e inserire in lavatrice la biancheria; a questo riguardo la
signora rileva la difficoltà nello stendere sullo stenditoio e dunque l'esigenza
di delegare. La signora ammette poi di disporre di un'asciugatrice, di cui si
serve perlopiù d'inverno.

Anche dello stiro si fa completamente carico il figlio,
che porta l'intero bucato in negozio e lo stira insieme ai capi dei clienti.

 

Valutando i limiti funzionali indicati medicalmente,
ritengo che ci si possa attendere un maggior impegno dall'assicurata non tanto
nello stiro quando nel bucato: la signora può disporre liberamente del proprio
elettrodomestico ed ha altresì la fattiva capacità di caricarlo e scaricarlo
servendosi di una mano; può altresì stendere sullo stendino e anche piegare gli
indumenti.

Non ritengo, in definitiva, che la percentuale proposta
a suo tempo debba essere aumentata proprio in considerazione di queste
riflessioni e dell'esigibilità della collaborazione dei famigliari (nel trasporto
degli indumenti e anche a stendere, se necessario). (doc. AI 69/4-5)

 

                                         L’assicurata
rileva di essere stata riconosciuta da tutti i medici inabile al 100% nella sua
precedente attività di ausiliaria di pulizia e quindi non capisce il motivo per
cui è stata ritenuta abile nella misura del 40% per la pulizia
dell’appartamento e del 60% per le mansioni “bucato, confezione e riparazione indumenti”.

 

                                         A
tal riguardo, nelle annotazioni 17 luglio 2013 l’assistente sociale ha correttamente
spiegato: 

 

" 
(…)

Ricordo come l'inchiesta abbia tenuto conto dei
cambiamenti intervenuti dopo il peggioramento dello stato di salute ed abbia
fatto riferimento sia alle dichiarazioni dell'assicurata, che ai limiti funzionali
descritti medicalmente.

Le attività di carattere domestico, a differenza di
quella lucrativa, possono essere distribuite sull'arco della settimana o
comunque del tempo, ed è oltremodo esigibile una minima collaborazione da parte
dei famigliari, aspetti che hanno inciso a loro volta nella definizione del
grado di impedimento per ciascuna attività." 

(doc. AI 84/1)

                                       

                                         Del
resto, il grado d’inabilità del 39% risultato della seconda inchiesta corrisponde
sostanzialmente all’incapacità lavorativa del 40% quale casalinga definita in
sede peritale (cfr. doc. AI 54-11).

 

                             2.12.
  Visto quanto sopra, ritenuta una incontestata ripartizione del 25% quale salariata (tenendo anche conto di un grado d’invalidità corretto come
da consid. 10.2.2. e 10.2.4) e del 75% quale casalinga, 40% si hanno le
seguenti invalidità globali:

 

                                         periodo
gennaio 2008 – dicembre 2010

 

                                         Attività             Quota parte    Limitazione               Grado
d’inv. parziale

                                                      Salariata          
        25%                 0%                                                  0%

                                                      Casalinga                
75%               33%                                                 25%

                                                      Grado
d’invalidità globale                                                                       25%

 

                                                      

                                         periodo
gennaio 2011 –  26 luglio 2012

 

                                         Attività             Quota parte    Limitazione               Grado
d’inv. parziale

                                                      Salariata           
       25%               40%                                                   10%

                                                      Casalinga                
75%               39%                                                                  29%

                                                      Grado
d’invalidità globale                                                                        39%

 

                                         periodo
27 luglio 2012 – 9 dicembre 2012

 

                                                      Attività
            Quota parte    Limitazione               Grado d’inv. parziale

                                                      Salariata                  
25%                 100%                                             25%

                                                      Casalinga    
             75%                100%                                             75%

                                                      Grado
d’invalidità globale                                                                      100%

 

                                         periodo
10 dicembre 2012 – 23 luglio 2013 

 

                                         Attività             Quota parte    Limitazione               Grado
d’inv. parziale

                                                      Salariata                  
25%                 40%                                               10%

                                                      Casalinga             
    75%                39%                                               29%

                                                      Grado
d’invalidità globale                                                                      39%

 

                                         In
queste circostanze, il grado minimo d’invalidità essendo stato raggiunto nel
luglio 2012 (operazione alla spalla), l’assicurata ha diritto ad una rendita
intera dal 1° luglio 2012 sino al 31 marzo 2013, tre mesi dopo l’attestato
miglioramento (art. 88a cpv. 1 OAI). È vero che l’amministrazione ha erroneamente
erogato la rendita intera dal 1° giugno 2012, considerando il 27 giugno (e non
luglio) 2012 la data dell’intervento alla spalla destra che ha portato ad una totale
incapacità lavorativa temporanea. Tuttavia, considerate
tutte le circostanze del caso, questo TCA rinuncia a effettuare una reformatio
in pejus, visto che comunque si tratta unicamente di una facoltà (STFA U 192/02
del 23 giugno 2003, U 334/02 del 22 aprile 2003,  H 313/01 del 17 giugno 2003 ;DTF
119 V 249 consid. 2.5)

 

                                         Visto
quanto sopra, nel suo esito la decisione contestata merita conferma, mentre il
ricorso va respinto. 

 

                             2.13.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

1.Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico all’assicurata.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Fabio
Zocchetti