# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32c266dd-b034-550f-a366-a5f3a12f1f6f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-07-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 17.07.2020 12.2019.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2019-8_2020-07-17.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2019.8

  	
  Lugano

  17 luglio 2020/rg

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bellotti

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2016.10 della
Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città - promossa con petizione 24 marzo 2016 da

 

	
   

  	
   AO
  1  

  patrocinata dall’avv. dott. 
  PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP
  1  

  patrocinato dall’avv.  PA 2
  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

chiedente la condanna del
convenuto al pagamento di fr. 37'661.05 oltre interessi del 5% dal 30 luglio
2015;

 

pretesa avversata dal convenuto, e che il Pretore ha accolto con decisione
27

novembre 2018;

 

appellante il convenuto con appello 18 gennaio 2019, con cui
ha chiesto in via

principale di accertare la nullità della sentenza impugnata per
violazione dell’art. 69

CPC e rinviare l’incarto al primo giudice affinché emani una nuova
decisione previa

assegnazione al convenuto di un nuovo termine per l’inoltro delle
conclusioni di causa,

e subordinatamente di riformare il querelato giudizio nel senso di respingere
la

petizione, con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre l’attrice con risposta 11 marzo
2019 ha postulato la reiezione del gravame, pure

con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti e i
documenti prodotti;

 

ritenuto

 

in fatto:

 

A.       
AO 1 è titolare della
ditta individuale T__________, con sede a __________, avente quale scopo “L'esercizio
di uno studio grafico, di pubblicità, di segnaletica e di decorazioni nonché
ogni attività inerente il settore della consulenza grafica, della comunicazione
e delle pubbliche relazioni. La progettazione, l'ideazione, la realizzazione,
la distribuzione, la vendita, il commercio e la promozione di stampati in
generale e piattaforma digitale. Attività nel campo della grafica e della
fotografia relativamente ai prodotti stampati e piattaforma digitale” (doc.
A1). AO 1 gode del diritto di firma individuale per la ditta, così come ne
detiene uno il di lei fratello __________ Z__________.

AP 1 è invece titolare della ditta individuale
M__________ (qui di seguito “M__________”) avente fino al 2019 sede a __________
(ora a __________) e quale scopo la “Distribuzione
di cartine geografiche panoramiche e stradali” (doc. A2).

 

B.       
A partire dal mese di novembre
2012, AO 1 ha iniziato a
trasmettere regolarmente a AP 1 numerose fatture riguardanti l’onorario per incarichi
per attività grafica e pubblicitaria (e meglio l’allestimento di mappe
geografiche corredate di inserzioni pubblicitarie su supporto cartaceo e
digitale e il relativo invio di cedole di versamento e solleciti agli
inserzionisti per conto della controparte, v. doc. A3 e A4). Il 10 maggio 2013 AO 1, __________ Z__________ e AP 1 hanno
siglato un accordo in cui hanno concordato che i lavori commissionati, ovvero i
documenti cartacei o digitali allestiti, sarebbero appartenuti in ogni momento a
quest’ultimo, che pure in ogni momento ne avrebbe potuto pretendere la
consegna, e ciò anche nel caso in cui le fatture non fossero ancora state
pagate (doc. 2).

 

C.       
Con raccomandata 30 novembre
2014 AP 1ha chiesto alla controparte la consegna di tutta la documentazione
concernente M__________, come pure di un CD contenente i dati modificabili (non PDF) di tutte le
inserzioni pubblicitarie da lei fatte, entro il 1° dicembre 2014, pena la
ricostruzione dei dati a sue spese e la compensazione dei relativi costi con le
fatture rimaste impagate (doc. 6). Il medesimo ha reiterato la richiesta il 12
dicembre 2014, osservando di non aver ancora ottenuto la restituzione dei dati
messi a disposizione della controparte (“der Ihnen zur Verfügung gestellten
Daten”), con la comminatoria di un addebito di fr. 1'500.- per ogni giorno
di ritardo a partire dal 15 dicembre 2014 (doc. 3). La richiesta è stata ulteriormente
ribadita con scritto 16 dicembre 2014, ove oltre alla trasmissione del suddetto
CD AP 1 ha altresì chiesto di fornirgli le credenziali di accesso e dunque di trasferire
in suo favore l’indirizzo e-mail __________
aperto per suo conto entro il 19
dicembre 2014 e ha osservato di non poter prendere in considerazione eventuali
invii di dati diretti agli indirizzi privati di posta elettronica dei suoi
collaboratori (doc. 7).

 

D.       
Con raccomandata 18 dicembre
2014 __________ Z__________ ha integralmente contestato gli scritti e le
pretese della controparte, allegandovi copia dell’e-mail inviata ai due
indirizzi di posta elettronica a lui noti, ovvero quelli delle due segretarie
di AP 1. Nella suddetta e-mail egli osservava che quest’ultimo aveva già
ricevuto tutti i dati rilevanti relativi a M__________, compresi quelli
cartacei/fisici (che pertanto non erano più in suo possesso) e preannunciava
altresì in ogni caso un nuovo ripetuto invio ai medesimi indirizzi e-mail,
mediante il sito __________, di tutti i dati digitali allestiti o ricevuti da
terzi nel corso della collaborazione fra le parti, spiegando le modalità della
relativa trasmissione (v. doc. 4). 

 

E.       
Con raccomandata 30 dicembre
2014 AP 1 ha osservato di non aver ricevuto alcunché dalla controparte,
eccezion fatta per lo scritto 18 dicembre 2014, comunque contestato, chiedendo
nuovamente il trasferimento dell’account di posta elettronica, la consegna di
un CD elaborabile, come pure delle copie dei contratti e dei modelli di stampa
(“Druckvorlage”) per i suoi clienti, riservandosi il diritto di chiedere
il risarcimento dei danni derivanti da ritardi o dal mancato accesso alla posta
elettronica della sua ditta (doc. 5).

 

F.       
Nei successivi scambi di
corrispondenza, AP 1 ha comunicato alla controparte di non essere intenzionato
a pagarle ulteriori importi, persistendo nella sua richiesta di consegna dei
dati (a suo dire non avvenuta) e criticando la qualità dei lavori già
remunerati, chiedendo conseguentemente la restituzione delle somme da lui
pagate (doc. 8-10).

 

G.      
Il 25 maggio 2015 AP 1 ha avviato
innanzi alla Pretura della
Giurisdizione di Locarno-Campagna una procedura di conciliazione nei confronti
della controparte, volta a ottenere la consegna di dati e documenti cartacei e
digitali e dell’account di posta elettronica __________ (inc. CM.2015.76). 

 

H.       
Con PE n. __________ dell’UE
di __________, AO 1 ha escusso AP 1 per l’importo di fr. 37'661.05 oltre
interessi e accessori a fronte di 38 fatture rimaste insolute (emesse fra il
2013 e il 2014, v. doc. A5, A6, A7), avverso il quale l’escusso ha sollevato
opposizione (doc. A8).

 

I.         
Previo ottenimento
dell’autorizzazione ad agire (doc. A10), con petizione 24 marzo 2016 AO 1 ha convenuto “M__________” innanzi
alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città, postulando la sua condanna al
pagamento di fr. 37'661.05 oltre interessi del 5% dal 30 luglio 2015, rilevando
che la controparte, dopo aver inizialmente pagato tutte le fatture che le
venivano regolarmente trasmesse, ha iniziato a pagare quelle successive in
maniera irregolare, e meglio lasciando di tanto in tanto qualche fattura
insoluta, pur non contestando il relativo lavoro svolto.

 

J.        
Con risposta 4 luglio 2016 AP 1 ha contestato
la pretesa avversa, sollevando l’eccezione dell’incapacità di essere parte e dell’incapacità
processuale della propria ditta individuale e rilevando di avere sempre pagato
i lavori commissionati. A suo dire, non vi erano fatture rimaste inevase,
ritenuto che dopo aver insistito con la controparte per ottenere la consegna
dei dati desiderati, sarebbero improvvisamente “apparse” ulteriori fatture per
prestazioni mai chieste e mai svolte (per cui i doc. A4, A5, A6 e A7
conterrebbero fatture inventate). Sarebbe piuttosto la controparte a risultare
inadempiente, per la mancata consegna di quanto richiesto, rispettivamente per
la consegna di files inutilizzabili. La medesima avrebbe pure approfittato
di tale posizione di forza per costringerlo ad avvalersi dei suoi servizi a
prezzi tutt’altro che concorrenziali.

 

K.       
Con replica 7 settembre 2016
l’attrice ha prodotto quale doc. A11 un plico di documenti a conferma
dell’avvenuta trasmissione dei dati digitali tramite __________ e quale doc. A12
i giustificativi per i lavori eseguiti oggetto delle 38 fatture, osservando che
le stesse sono state emesse dal 20 ottobre 2013 al 10 novembre 2014 e che più
in generale i lavori che effettuava per la controparte, pagati e non pagati,
erano del tutto simili l’uno all’altro.

 

L.       
Con duplica 17 novembre 2016
il convenuto ha in sintesi contestato che gli invii elettronici di cui al doc.
A11 fossero stati trasmessi al corretto indirizzo e che essi fossero tempestivi,
osservando che il doc. A11 non permette di comprenderne il contenuto e che
comunque i dati inviati erano inutilizzabili, ritenuto che la sua richiesta di
ricevere files aperti ed elaborabili derivava dalla necessità di
aggiornare le mappe a scadenze regolari. Quanto alle fatture, il convenuto ha contestato
dapprima in termini generici sia la loro ricezione che il loro contenuto, osservando
che i documenti prodotti non dimostrerebbero alcunché, e nel seguito ha
singolarmente contestato ciascuna delle 38 posizioni esposte nel doc. A12,
ponendo altresì in compensazione con le stesse i propri asseriti crediti verso la
controparte. 

 

M.      
Esperita l’istruttoria, con ordinanza 6 agosto 2018 il Pretore ha assegnato
alle parti un termine scadente il 15 ottobre 2018 per la produzione degli allegati
conclusivi scritti. Con lettera 14 settembre 2018, l’allora patrocinatore del convenuto
avv. __________ G__________ ha comunicato la sua rinuncia al mandato e ha
conseguentemente chiesto di inviare ogni ulteriore comunicazione direttamente
al convenuto. 

 

N.       
Il 15 ottobre 2015 l’attrice
ha prodotto tempestivamente il proprio memoriale conclusivo, a differenza del
convenuto, che solo in data 23 ottobre 2018 ha trasmesso via fax un suo “scritto”
in lingua tedesca poco chiaro e leggibile, interpretato dal giudice quale istanza di restituzione del termine per
inoltrare l’allegato conclusivo, per poi
inviare, il 9 novembre 2018, un fax privo di firma intitolato “Riassunto con
i punti più importanti del processo __________”.

 

O.      
Con decisione 27 novembre 2018
il Pretore, dopo aver respinto l’istanza di restituzione del termine ed escluso
dagli atti lo scritto 9 novembre 2018, ha integralmente accolto la pretesa
attorea, ponendo le spese processuali, di complessivi fr. 3’500.-, a carico del
convenuto, pure condannato a versare alla controparte 

fr. 5’500.- per ripetibili. 

 

P.       
Con appello 18 gennaio 2019 il
convenuto si è aggravato contro tale giudizio, postulando in via principale di
accertarne la nullità per violazione dell’art. 69 CPC e rinviare l’incarto al
primo giudice affinché emani una nuova decisione (previa assegnazione al
convenuto di un nuovo termine per l’inoltro delle conclusioni di causa) e
subordinatamente di riformarlo, nel senso di respingere la petizione, con
protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi. 

 

Q.      
Con risposta 11 marzo 2019 l’attrice
ha postulato la reiezione del gravame, pure con protesta di spese e ripetibili
di secondo grado, quest’ultime quantificate in fr. 5'500.-.

 

 

 

E considerato

 

in diritto:

 

1.        
L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC
prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima
istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr.
10'000.- (cpv. 2). Nella fattispecie tale valore supera pacificamente la soglia
testé menzionata. I termini di impugnazione e risposta sono di 30 giorni (art.
311 e 312 CPC). Nel caso concreto l’appello 18 gennaio 2019 contro la decisione
27 novembre 2018, notificata il 3 dicembre 2018, è tempestivo (tenuto conto
delle ferie giudiziarie), così come è tempestiva la risposta 11 marzo 2019
dell’appellata.

 

2.        
L’atto di appello deve
contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato
(art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve spiegare non perché le sue
argomentazioni siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le
motivazioni del Pretore. Egli non può dunque limitarsi a proporre una propria
tesi e una propria lettura dei fatti, bensì deve offrire critiche puntuali,
esplicite e circostanziate, poiché l'autorità di appello deve essere messa
nella misura di comprendere agevolmente le censure ricorsuali, pena
l’irricevibilità delle medesime. 

 

3.        
Con il gravame, l’appellante
lamenta una violazione delle garanzie processuali fondamentali, segnatamente
degli art. 53 CPC, 29a Cost. e 6 CEDU, l’errata applicazione del diritto (e
meglio degli art. 69 CPC, 8 CC, 372 cpv. 1 e 374 CO) e l’errato e arbitrario
apprezzamento dei fatti.

 

4.        
Il Pretore nella decisione
impugnata ha anzitutto esaminato l’istanza 23 ottobre 2018 del convenuto
tendente alla restituzione del termine per l’inoltro delle conclusioni, nella
quale quest’ultimo rilevava di essere giunto a conoscenza di detto termine solo
il 22 ottobre 2018. Dopo aver evidenziato i presupposti di cui all’art. 148 CPC
(consid. 1.1, a cui si rinvia), il giudice di prime cure ha in sintesi osservato
che gli stessi non risultavano adempiuti, avendo la Pretura correttamente e validamente notificato l’ordinanza
di assegnazione del termine all’allora patrocinatore del convenuto, avv. __________
G__________. Secondo gli accertamenti pretorili, si può presumere che perlomeno
da metà settembre 2018 il convenuto sapesse della fine del mandato, potendo e
dovendo egli da quel momento attivarsi per cercare un nuovo legale e chiedere
se del caso una proroga del termine per inoltrare le sue conclusioni. Inoltre,
incombeva al suo patrocinatore informarlo della cessazione del mandato e del
fatto che vi fosse ancora da inoltrare un allegato di causa entro il 15 ottobre
2018. Qualora ciò non sia avvenuto, il convenuto deve, nei confronti
dell’autorità, lasciarsi imputare il comportamento e la colpa del proprio
rappresentante.

 

5.        
L’appellante si aggrava contro
questo accertamento, criticando il primo giudice per non aver applicato l’art.
69 CPC, secondo il quale se una parte non è manifestamente in grado di condurre
la propria causa, il giudice può ingiungerle di far capo a un rappresentante o
designargliene uno d’ufficio in caso di inottemperanza a tale istruzione. Nel
caso concreto AP 1, di lingua madre tedesca, sarebbe stato manifestamente
incapace di condurre la sua causa, a fronte delle sue scarse conoscenze
dell’italiano (tant’è che per il suo interrogatorio si è dovuto ricorrere a un
interprete), rispettivamente a fronte del suo scritto in lingua tedesca del 23
ottobre 2018, giudicato dallo stesso Pretore “confuso e disordinato”. A
seguito della comunicazione 14 settembre 2018 con la quale l’avv. __________ G__________
lo avvertiva del termine del mandato, il Pretore avrebbe dunque dovuto ingiungergli
di munirsi di un nuovo patrocinatore, sospendendo contestualmente il termine
per il deposito delle conclusioni. Non avendolo fatto, egli avrebbe violato il
suo diritto di essere sentito e la garanzia di accesso alla giustizia (art. 53
CPC e 29a Cost.), di qui la nullità di ogni atto successivo e il rinvio
dell’incarto al primo giudice per l’emanazione di una nuova sentenza previa
assegnazione al convenuto di un nuovo termine per produrre le conclusioni
scritte.

 

6.        
La capacità di procedere con
atti propri è espressione della capacità processuale ed è dunque un presupposto
processuale. Essa concretizza il diritto di essere sentiti (art. 53 CPC e 29
cpv. 2 Cost.) come pure la garanzia di accesso alla giustizia ai sensi
dell'art. 29a Cost. (Trezzini
in: Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, 2a
ed., Vol. 2, n. 1, 16 e 33 seg. ad art. 69). L'incapacità manifesta ai sensi
dell’art. 69 CPC non va ammessa facilmente, poiché la disposizione citata, che
ha carattere potestativo, limita la libertà che hanno di principio le parti nel
processo civile di agire personalmente senza l’assistenza di un patrocinatore (STF
4A_369/2017 del 29 gennaio 2018). Il giudice dispone di un ampio margine
d’apprezzamento sull'opportunità di applicare o meno tale norma, dovendo
valutare, in particolare, la fattispecie in esame, la tipologia della lite, la
formazione professionale delle parti, la loro personalità e il loro comportamento
(Trezzini, op. cit., n. 16 seg. ad
art. 69; STF 5A_541/2015 del 14 gennaio 2016, consid. 4.1 in: RSPC 3/2016 p.
223; CCR del 24 luglio 2017, inc. n. 16.2017.17; IICCA del 14 novembre 2018,
inc. n. 12.2017.85, consid. 2.2; IICCA del 20 marzo 2020, inc. 12.2019.64,
consid. 5.1). La mancata padronanza della lingua di per sé non basta per
ammettere un'incapacità manifesta nel condurre la causa (STF 6P.95/2002 del 2
giugno 2003, consid. 9.3; Staehlin in: Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger,
Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung [ZPO], 3a ed., n. 8 ad art.
69; IICCA del 14 novembre 2018, inc. n. 12.2017.85, consid. 2.2 e STF 5A_1028/2018 del 20 marzo 2020, consid.
3.3.1).

 

7.        
Nella fattispecie, l’unico
motivo avanzato dall’appellante a sostegno di una propria asserita incapacità è
la sua mancata padronanza della lingua italiana. 

Come già osservato dal Pretore, egli era inizialmente
rappresentato dall’avv. dott. __________ P__________, che ha rinunciato al
mandato con comunicazione 23 dicembre 2016. Al medesimo sono subentrati in data
8 febbraio 2017 l’avv. __________ M__________ e in data 13 giugno 2018 l’avv. __________
G__________. La valida notifica a quest’ultimo, quale rappresentante del
convenuto, del termine per presentare l’allegato conclusivo non è contestata
con l’impugnativa, né è contestato che con lo scritto 14 settembre 2018 il
legale abbia invitato il Pretore a trasmettere “ogni ulteriore comunicazione”
(ovvero solo le comunicazioni future) direttamente alla parte convenuta.
L’appellante non sostiene che il suo patrocinatore non l’abbia informato
dell’esistenza del termine in questione, né contesta di avere tempestivamente
saputo della rinuncia al mandato, né di dover lasciarsi imputare, nei confronti
dell’autorità, il comportamento, le conoscenze e le eventuali mancanze del proprio
patrocinatore. Ne consegue che le sue censure, pretestuose, devono essere
respinte, dato che il Pretore poteva validamente presumere che egli fosse stato
sufficientemente informato e fosse in grado, come già avvenuto in precedenza,
di nominare un nuovo patrocinatore o prendere contatto con la Pretura per
l’eventuale proroga del termine (si vedano ad esempio le richieste di rinvio di
udienza 5 gennaio 2017 e 6 febbraio 2017 da lui redatte personalmente e in
lingua italiana in un periodo in cui era privo di patrocinatore). Non essendo
neppure adempiuti i requisiti per la restituzione del termine ex art. 148 CPC
(questione nemmeno affrontata nell’appello), l’agire del primo giudice non
presta fianco a critica alcuna. 

 

8.        
Nel proseguo dell’impugnata
decisione, il Pretore ha affrontato l’eccezione di carente capacità di essere parte e di assenza di
capacità processuale della ditta individuale M__________, rigettandola e rettificando la designazione della parte
convenuta in “AP 1”, essendo escluso qualsivoglia rischio di confusione.
L’accertamento non è contestato con l’impugnativa.

 

9.        
Entrando nel merito della
decisione, il Pretore ha in sintesi accertato l’esistenza di un contratto di
appalto, esponendone le caratteristiche e l’assenza di una specifica
pattuizione relativa alla mercede, da calcolare pertanto secondo il valore del lavoro e del materiale giusta
l’art. 374 CO e subordinata alla consegna delle opere effettuate (consid. 3-5 della decisione impugnata). Il primo
giudice ha poi osservato che l’attrice, gravata dall’onere della prova, ha
prodotto copiosa documentazione per comprovare la sua pretesa creditoria e
nello specifico ciascuna delle 38 fatture emesse corredata da giustificativi
relativi ai lavori effettuati (doc. A6,
A7 e A12), contestando di avere mai ricevuto lamentele da parte del convenuto
(circostanza confermata dal teste __________ Z__________ e pure supportata dalla
teste __________ W__________, collaboratrice del convenuto e pure addetta alla
contabilità, la quale ha dichiarato di non sapere perché alcune fatture siano
state pagate e altre no). Giusta gli accertamenti pretorili il convenuto, da
parte sua, ha rilevato nei suoi allegati scritti di avere sempre pagato tutti i
lavori commissionati, non esistendo fatture scoperte, rispettivamente di avere
subito dei danni dovuti alla mancata consegna dei documenti richiesti,
contestando singolarmente in sede di duplica ciascuna delle 38 fatture mediante
generiche rimostranze che non sono state in alcun modo sorrette da prove. Nel
suo interrogatorio egli ha altresì osservato di non sapere se e quando abbia
ricevuto le fatture di cui al doc. A7 e di avere pagato la maggior parte delle
fatture ricevute senza mai ben sapere a quali lavori si riferissero. Il
convenuto ha pure dichiarato di avere trasmesso alla controparte all’incirca 12
raccomandate per contestare puntualmente la qualità dei lavori svolti, senza tuttavia
produrne alcuna in sede istruttoria, ritenuto che l’asserita carenza delle
prestazioni nemmeno è emersa nella testimonianza di __________ U__________,
dipendente di una società con cui egli collabora professionalmente da anni. Il
Pretore ne ha dunque dedotto la mancata dimostrazione di tempestive notifiche
di difetti ai sensi dell’art. 367 CO. 

Quanto all’asserita mancata restituzione del materiale,
pretesa dal convenuto a partire dal 2014, il giudice di prima sede ha osservato
che essa è in realtà avvenuta: i documenti cartacei relativi al lavoro svolto sono
stati consegnati al convenuto per il tramite della sua segretaria __________ W__________
ancora nel 2014. La trasmissione dei dati è nel seguito altresì avvenuta via
posta elettronica (tramite il sito __________)
nel dicembre del 2014 (doc. A11 e testi __________ Z__________ e __________ W__________), e ciò agli unici indirizzi di posta elettronica disponibili (non
essendo il convenuto pratico di computer e non disponendo egli di un proprio
indirizzo e-mail). Inoltre, anche l’asserita mancata leggibilità e utilizzabilità dei dati digitali forniti
tramite __________ non è stata dimostrata dal convenuto, ritenuto che le
difficoltà di lettura dei dati digitali trasmessi (circostanza emersa nelle
testimonianze di __________ W__________ e __________ B__________) potrebbe essere imputabile
al destinatario e non al mittente. Conseguentemente, il Pretore ne ha concluso
il diritto dell’attrice a pretendere la mercede richiesta, sufficientemente
comprovata ed esigibile.

 

10.     
Con il gravame, l’appellante
contesta in primo luogo la qualifica giuridica del contratto operata dal primo
giudice. A suo dire, fra le prestazioni elencate nelle 38 fatture in questione,
solo l’elaborazione e la modifica di cartine geografiche rientrerebbero
nell’ambito di un contratto di appalto, essendo i restanti servizi (stesura e invio di solleciti di pagamento e di fatture
in suo nome e per suo conto) assimilabili a un contratto di mandato.
L’appellante rileva come la differenza sia rilevante, poiché solo nell’appalto
si presume l’onerosità del contratto. Per le prestazioni soggette alle norme
sul mandato, l’attrice avrebbe dovuto dimostrarne l’onerosità, ciò che non
avrebbe fatto. Il primo giudice avrebbe pertanto violato gli art. 8 CC e 394
cpv. 3 CO.

 

11.     
La censura è pacificamente
pretestuosa se solo si osserva che mai, né negli allegati introduttivi, né in
questa sede, il committente abbia sostenuto, rispettivamente sostanziato, che
le prestazioni della controparte avvenissero a titolo gratuito, di qui la sua irricevibilità
(art. 317 CPC). Nemmeno emergono dagli atti elementi in favore di un’eventuale
gratuità, ritenuto che i servizi sono stati prestati nell’ambito di un rapporto
di collaborazione professionale e sono stati regolarmente fatturati,
rispettivamente che delle 175 fatture totali inviate, il convenuto ne ha
comunque pagate 137, svariate delle quali riguardanti l’invio di fatture e
solleciti per suo conto (v. ad esempio le fatture di settembre 2013, doc. A4 e
A5). Quanto alla natura delle prestazioni in questione, l’attrice allestiva le
opere richieste (mappe e inserzioni pubblicitarie) e poi di regola gestiva
contestualmente i contatti con i clienti di M__________, trasmettendo loro in
special modo le inserzioni realizzate (“Gut zum Druck”), le cedole di
versamento o i solleciti per conto del convenuto (v. plico doc. A12). In
effetti, tali incarichi possono essere visti come una serie di contratti di
natura mista, e meglio di appalti corredati da elementi riconducibili al mandato.
Comunque sia, a fronte della pacifica onerosità delle prestazioni, la qualifica
giuridica dei rapporti tra le parti non è in realtà decisiva per l’esame della
fondatezza della remunerazione richiesta. In entrambi i casi, in virtù
dell’art. 8 CC, la parte che procede in giudizio per ottenere l’adempimento
della propria pretesa deve dimostrare l’esistenza del contratto, l’esecuzione
delle prestazioni pattuite e la congruità della remunerazione richiesta (in
base al valore del lavoro, alle spese sostenute, rispettivamente a tutte le
circostanze del caso concreto), mentre la sua controparte è gravata dall’onere
di dimostrare eventuali carenze, la corrispondente riduzione della mercede o
pretese di risarcimento dei danni. Ne consegue che la decisione pretorile
resiste alla critica anche su questo punto. 

 

12.     
Per quanto riguarda la mercede,
l’appellante rileva che con la risposta di causa (p. 3-4) e la duplica (p.
6-11) egli ha contestato la fedefacenza delle 38 fatture e i prezzi ivi
esposti, come pure l’esecuzione effettiva delle prestazioni fatturate,
osservando altresì di non avere mai ricevuto le citate fatture prima dei
reiterati rifiuti della controparte, nel 2014, di mettere a disposizione quanto
richiesto. Inoltre, nel suo interrogatorio egli ha dichiarato di non essere in
grado di dire se e quando abbia ricevuto le fatture. A suo dire, la controparte
(gravata dall’onere della prova) si sarebbe limitata a produrre dei documenti
da lei stessa allestiti, i quali avrebbero dunque il valore probatorio di
semplici affermazioni di parte e non permetterebbero di accertare l’esecuzione
delle prestazioni ivi elencate, la data di allestimento e l’effettivo invio e
ricezione delle fatture, né tantomeno la congruità dei prezzi esposti e la
correttezza della mercede pretesa sulla base dei parametri stabiliti dall’art.
374 CO (ritenuto che l’attrice nemmeno ha spiegato i criteri di calcolo da lei
utilizzati), aspetti dunque non comprovati da alcun riscontro istruttorio
oggettivo. A dire dell’appellante, ne discende che il Pretore, nell’osservare
che le contestazioni esposte dal convenuto negli allegati scritti non sono
state provate, oltre a non spiegare perché ciò sarebbe il caso per quanto
concerne l’invio delle fatture, avrebbe operato un’inammissibile inversione
dell’onere probatorio, violando l’art. 8 CC e l’art. 374 CO.

 

13.     
Giusta l’art. 55 CPC, le parti
devono dedurre in giudizio i fatti su cui poggiano le loro domande e indicare i
mezzi di prova. L’obbligo di una
parte di sostanziare i fatti rilevanti significa che la stessa è tenuta ad
allegare e a specificare quei fatti non solo nei loro fondamenti, ma in maniera
chiara e esaustiva così da permettere a lei di offrire le necessarie prove,
alla controparte di poter prendere posizione e di far assumere le eventuali
controprove, rispettivamente al giudice di apprezzare i fatti e di sussumerli
sotto le norme o i principi giuridici pertinenti. L’ampiezza dell’onere di
allegazione e di specificazione dipende dalla natura della norma di legge
invocata dalla parte e dal comportamento processuale della controparte. In
altre parole, l’onere di allegazione e specificazione e quello di contestazione
hanno fra loro un rapporto speculare. In caso di contestazione da parte del
convenuto, le affermazioni dell’attore devono essere ancor più descritte e rese
concrete. Viceversa, più le allegazioni attoree
sono motivate e sostanziate, più sono elevate le esigenze della contestazione della
parte avversa (DTF 144 II 519, consid. 5.2.2.3; DTF 141 III 433, consid. 2.6). Una contestazione meramente generica o globale è quindi
insufficiente. Essa deve essere sufficientemente concreta e specifica, affinché
la controparte sia posta nella condizione di poter ulteriormente precisare le
proprie pretese e offrire le prove atte a dimostrarle (DTF 141 III 433, consid. 2.6). In ogni caso, le esigenze poste all’onere di
contestazione non possono condurre a un rovesciamento dell’onere probatorio
(DTF 117 II 113, consid. 2).

 

14.     
Il gravame non contiene
censure debitamente motivate in relazione alla qualità dei lavori svolti dalla
controparte. L’appellante difatti, a fronte delle suesposte considerazioni
pretorili, non sostiene o spiega perché eventuali carenze risultino dimostrate,
né tantomeno di averle tempestivamente notificate alla controparte. La presenza
di difetti e un eventuale minor valore dei lavori non possono pertanto
rientrare in considerazione in questa sede. Lo stesso dicasi per le asserite ed
eventuali pretese risarcitorie del convenuto. 

 

15.     
L’appellante critica il primo
giudice per avere ritenuto sufficientemente sostanziate e dimostrate le pretese
della controparte, gravata dall’onere della prova. Egli tuttavia non si
confronta con quanto osservato dal Pretore in relazione al suo interrogatorio e
alle testimonianze di __________ Z__________ e __________ W__________. In
particolare, malgrado la vicinanza del primo teste all’attrice e alla
fattispecie, egli non ne ha contestato l’attendibilità, ritenuto che il
medesimo ha confermato sia il regolare invio delle fatture in questione, sia il
contenuto del doc. A12 (verbale del 15 maggio 2017, p. 6). Del resto, il
convenuto ha effettivamente avuto un atteggiamento contraddittorio sin
dall’insorgere della controversia. Come rilevato dall’appellata nella sua
risposta 11 marzo 2019, egli ha dapprima, nella sua lettera 30 novembre 2014, ammesso
che vi fossero delle fatture non pagate (v. doc. 6: “…Das wird enorme Kosten
verursachen, die ich im Vorfeld mit ihren noch offenen Rechnungen an mich
verrechnen werde”). All’inizio della causa giudiziaria ha affermato di
avere sempre pagato tutte le fatture ricevute, di non avere mai visto le 38
fatture in questione e di non avere mai ricevuto i relativi servizi. Nel
seguito, nel momento in cui si è trovato confrontato con l’ampia documentazione
prodotta dalla controparte, ha perlomeno attenuato la propria posizione,
rilevando ad esempio in sede di duplica di non avere pagato determinate fatture
in quanto i relativi lavori erano carenti o inutilizzabili, per poi osservare
nel suo interrogatorio, con particolare riferimento al doc. A7 (contenente le
38 fatture in questione), di avere “pagato la maggior parte delle fatture
ricevute”, di non essere “in
grado di dire se e in caso affermativo quando abbia ricevuto le fatture
comprese in questo plico di documenti” e anche “Non sono più in grado di
dire se le prestazioni elencate sulla fattura a pag. 1 del doc. A7 siano state
da me esplicitamente richieste e siano state effettivamente eseguite”
(verbale del 19 giugno 2018, p. 3). Le sue dichiarazioni risultano pertanto ben
poco attendibili.

 

16.     
L’appellante non può essere
seguito quando rileva, con eccessiva genericità, che i giustificativi di cui al
doc. A12 sarebbero stati tutti allestiti dalla controparte e avrebbero il
valore probatorio di una mera allegazione: fra i documenti vi sono difatti
ricevute postali, copie delle mappe e delle inserzioni eseguite e delle comunicazioni
inviate a clienti di M__________. Ne consegue che i suddetti documenti possono
e devono essere considerati, unitamente alle fatture, alle prove orali e alle
circostanze esposte al considerando precedente, per valutare il fondamento
delle pretese attoree (art. 157 CPC), e ciò anche alla luce delle contestazioni
mosse dal convenuto in prima sede. A tal proposito si può anche precisare che,
avendo egli pagato gran parte
delle 175 fatture della controparte (del tutto simili fra loro e riguardanti lo
stesso tipo di incarichi, come rilevato dall’appellata e confermato dal teste __________
Z__________, verbale del 15 maggio 2017, p. 6), specificando le 38 fatture
scoperte i lavori svolti, le ore di lavoro impiegate o gli importi fatturati
per ciascun invio di documenti, e avendo l’attrice prodotto, quale doc. A12,
una considerevole mole di documenti giustificativi puntualmente riferiti alle
medesime, l’onere di contestazione del convenuto risultava particolarmente
accresciuto.

 

17.     
Ora, per gran parte delle posizioni
di cui al doc. A12, il convenuto non ha contestato la congruità degli importi
ivi esposti, bensì solamente l’effettivo svolgimento e la qualità delle
relative prestazioni, né si è seriamente confrontato con il contenuto dei
giustificativi, e non ha mai sollevato argomenti concreti atti a far dubitare
dell’autenticità dei medesimi (art. 178 CPC). 

Nello specifico, il convenuto non ha in alcun modo
contestato le fatture di cui alle posizioni 22, 26 e 27. Le relative pretese attoree
devono essere dunque confermate. In riferimento ad altre pretese, egli si è limitato
ad affermare che le prestazioni sarebbero state svolte da tale __________ B__________
e che la medesima sarebbe stata già remunerata, per cui l’assenza di
specificazioni o riscontri oggettivi deve pure condurre alla conferma delle
relative fatture (n. 4, 5, 6 e 10), comunque corredate con un buon numero di
giustificativi attestanti l’allestimento di comunicazioni indirizzate a clienti
del convenuto. Per lo stesso motivo, deve essere ammessa la pretesa di cui alla
posizione n. 9 (invio di raccomandate per conto di M__________) che,
differentemente da quanto genericamente eccepito con la duplica, è
sufficientemente comprovata dalla fattura della __________ ivi annessa. Lo
stesso dicasi per le fatture n. 11, 16, 18, 19, 20, 21, 23, 28, 29 e 30, ove il
convenuto ha solamente censurato la carente esecuzione delle prestazioni o che
la controparte avrebbe accettato di eseguire lavori di correzione in garanzia (aspetto,
come visto, non dimostrato in prima sede né tantomeno affrontato nel gravame).
Più in generale, nessuna delle contestazioni riferite a presunti difetti può
essere presa in considerazione (v. anche sopra, consid. 14), né tantomeno sono
ammissibili le generiche affermazioni prive di spiegazioni contenute nella
duplica secondo cui determinate prestazioni avrebbero già dovuto essere
comprese in altre fatture di cui al doc. A12, ritenuto che dall’esame della
documentazione non risulta che i suddetti lavori siano stati doppiamente
fatturati. Ne discende la conferma delle fatture n. 24, 25, 31, 32, 33, 34, 35,
37 e 38. Anche laddove il convenuto ha semplicemente affermato che la
controparte avrebbe dovuto svolgere una determinata prestazione senza
corrispettivo, (v. anche sopra, consid. 11), o che sarebbe stato pattuito un
prezzo forfettario, la contestazione non è supportata da alcun riscontro
oggettivo ed è insufficiente. Si deve pertanto ammettere il buon fondamento
delle fatture n. 7 e 17, ritenuto che l’ulteriore contestazione riferita alla
mancata consegna di documenti cartacei/classificatori, respinta dal primo
giudice, nemmeno è contenuta nell’impugnativa. Anche le fatture 2, 12, 14 e 15,
contestate in termini generali per l’asserita mancata esecuzione delle
prestazioni o per difetti, devono essere confermate, poiché l’attrice ha fornito
svariati giustificativi a comprova dei relativi lavori e il convenuto non vi si
è confrontato, tantomeno in questa sede. Inoltre, quanto alla fattura n. 2, il
fatto che l’importo ivi esposto non sia stato concordato in precedenza non può
certo bastare a negare il diritto alla remunerazione, contrariamente a quanto
sembra suggerire la duplica. Per quanto concerne la posizione n. 36, il
convenuto l’ha definita incomprensibile e contestata nella misura in cui si
riferisce ad asserite “Insertionen”, ma la censura non può essere
seguita, siccome la fattura e i giustificativi sono ben riferiti all’invio, a
clienti di M__________, di inserzioni pronte per la stampa (“Gut zum Druck”)
e delle relative fatture. Parimenti è da ammettere il diritto dell’attrice all’importo
di cui alla fattura n. 1, ove il convenuto ha soltanto osservato di non
comprendere a quale lavoro si riferisse, a fronte della ricevuta postale
attestante l’invio di documentazione in favore di M__________. A tal riguardo,
la decisione pretorile resiste pertanto alla critica.

 

18.     
Per contro, in parziale
accoglimento dell’appello, non possono essere confermati gli importi di cui
alle fatture n. 3, 8 e 13. Il giustificativo per la fattura n. 3 non permette in
effetti di ricondurre l’invio a M__________, come aveva rilevato il convenuto
nella duplica. Per quanto riguarda le fatture n. 8 e 13, il convenuto ha
contestato l’esecuzione dei relativi lavori, e i giustificativi prodotti
dall’attrice si limitano a due note manoscritte prive di firma e di dubbia
provenienza attestanti delle indefinite ore di lavoro. Ne discende che dall’importo
riconosciuto dal Pretore (fr. 37'661.05)
devono essere decurtati i relativi
importi di fr. 330.-, 194.40 e 756.-, per un risultato pari a complessivi fr. 36'380.65.

 

19.     
Infine l’appellante rileva
che, come già osservato dal giudice di prima sede, per pretendere la mercede la
controparte doveva dimostrare di aver consegnato l’opera o averne offerto la
consegna nei modi previsti dal contratto (art. 372 CO). Tuttavia,
contrariamente a quanto accertato dal Pretore, la consegna non sarebbe affatto
avvenuta in maniera conforme: la controparte non avrebbe infatti ossequiato alla
sua richiesta di ottenere i dati digitali su un CD e avrebbe ignorato le sue chiare
istruzioni di non inviarli agli indirizzi e-mail privati delle due segretarie,
limitandosi a un invio tramite __________ di pacchetti di dati impossibili da aprire
e dunque inutilizzabili. Inoltre, nemmeno una ditta di __________ da lui
interpellata allo scopo né la __________ di __________ sarebbero riuscite a
leggerli (testi __________ W__________
e __________ B__________), e il contenuto
di tale invio non sarebbe dunque comprovato. Nell’affermare che il convenuto
non ha dimostrato a chi fosse imputabile l’illeggibilità dei dati, il Pretore
avrebbe dunque nuovamente e indebitamente rovesciato l’onere della prova.

 

20.      Come già accennato, l’avvenuta consegna della
documentazione cartacea non è più controversa in questa sede. Quanto alla
consegna dei dati digitali, le relative modalità non sono state anticipatamente
pattuite fra le parti. Se ne deduce che la consegna poteva avvenire attraverso
più modalità, purché adeguate alle circostanze e accettabili per la
controparte. In particolare, malgrado l’appellante abbia evidenziato la
necessità di ricevere dati elaborabili, il medesimo non ha in alcun modo
sostenuto che una trasmissione mediante __________ vi fosse di ostacolo. Egli
si è limitato a ribadire la sua richiesta di ottenere i dati tramite CD, ciò
che già di primo acchito appare poco praticabile per invii riguardanti grosse
quantità di dati. In effetti, come rilevato da __________ Z__________ e non
contestato dall’appellante, la documentazione digitale era costituita all’incirca da 31'000 files per un “peso”
di 110 GB, per cui una loro trasmissione secondo la modalità pretesa da AP 1avrebbe
richiesto l’allestimento all’incirca di 200 CD (verbale del 15 maggio 2017, p.
5). Inoltre, come osservato dal Pretore e non debitamente contestato
nell’impugnativa, AP 1 non disponeva di un proprio indirizzo e-mail e non era
pratico di computer, per cui l’invio elettronico dei dati agli indirizzi delle
due segretarie, in assenza di altre soluzioni, può essere senz’altro
considerato una modalità di trasmissione accettabile per il convenuto. L’attrice
ha inoltre sufficientemente dimostrato l’avvenuto invio di ben 60 diversi
pacchetti di dati digitali (doc. A11, v. anche teste __________ Z__________),
per cui, d’accordo con il primo giudice, incombeva al convenuto dimostrare
l’impossibilità di leggere e utilizzare i dati, e che ciò fosse imputabile al
mittente. In altre parole, tale conclusione non comporta alcuna inversione
dell’onere probatorio. L’appellante si è peraltro limitato a ribadire le
proprie tesi e a rimarcare il contenuto delle testimonianze di __________ W__________
e __________ B__________. Il fatto che i due testi, o che un addetto della
tipografia __________ SA o della __________ SA, non siano riusciti a leggere i
dati, scaricati da __________ W__________ su una penna USB, ancora non
significa che la circostanza fosse imputabile all’attrice. Più in generale
l’appellante non ha sostanziato né tantomeno dimostrato che una persona o ditta
specializzata abbia esaminato la problematica e l’abbia imputata all’attrice,
non potendo ciò nemmeno desumersi dal vago riferimento del teste __________ B__________
a una ditta di __________ di cui tutto si ignora (perfino il nominativo,
nemmeno specificato dall’appellante), che pure non sarebbe riuscita a leggere i
dati (ritenuto che il teste avrebbe potuto riferirsi a una delle due tipografie
summenzionate). Ancora, malgrado AP 1 abbia dichiarato nel suo interrogatorio
di essersi rivolto a uno o più specialisti (verbale del 19 giugno 2018, p. 2), agli
atti non vi sono spiegazioni o l’esposizione dei risultati ottenuti. Dalla
testimonianza di __________ W__________ (verbale del 15 maggio 2017, p. 2) si
evince del resto che queste difficoltà non sono state comunicate alla
controparte per chiarire la questione, ciò che la buona fede avrebbe imposto. La
decisione del Pretore di non considerare tali elementi sufficienti per
dimostrare inadempienze della parte attrice e per negare pertanto l’esigibilità
della remunerazione pretesa deve essere quindi confermata. 

 

Si può comunque altresì ricordare che secondo le risultanze
istruttorie, i rapporti contrattuali fra le parti riguardavano una serie di
incarichi continuati, svolti dall’attrice fra il 2012 e il 2014, che le mappe e
le inserzioni eseguite venivano consegnate e fatturate man mano dall’attrice
direttamente ai clienti di M__________ e più in generale che le comunicazioni
ai clienti venivano regolarmente trasmesse (v. doc. A12 e teste __________ Z__________, verbale del 15 maggio 2017, p. 4). Del resto,
una buona parte delle fatture scoperte riguardavano per l’appunto siffatte
avvenute comunicazioni e trasmissioni. Le richieste avanzate dal convenuto
nell’anno 2014 non sembrano pertanto riguardare determinate opere, allestite ma
mai consegnate al cliente finale, quanto piuttosto la restituzione di tutta la
documentazione cartacea e digitale in mano all’attrice, comprendente quella
affidatale dal convenuto o da terzi e i dati relativi a tutte le inserzioni
effettuate (v. doc. 3, 6 e 7 e istanza di conciliazione 22 maggio 2015 di cui
all’inc. richiamato CM.2015.76). Esse sono dunque assimilabili a una pretesa di
rendiconto ai sensi dell’art. 400 CO, che si situa al di fuori del rapporto
sinallagmatico (v. ad esempio IICCA del 3 luglio 2019, inc. 12.2018.60,
consid. 15-17 e riferimenti ivi citati). Anche sotto tale aspetto, in assenza di
migliori specificazioni, le censure appellatorie non sono pertanto atte a sovvertire
la decisione pretorile.

 

21.     
In definitiva, l’appello dev’essere
parzialmente accolto limitatamente all’importo riconosciuto dal primo giudice 

(fr. 36'380.65 invece di fr. 37'661.05). A fronte dell’esigua modifica, si
giustifica di confermare la ripartizione delle spese giudiziarie di prima sede
e di addossare integralmente le spese del presente giudizio all’appellante
(art. 106 CPC). Il valore litigioso (determinante anche per un eventuale
ricorso al Tribunale federale), ammonta a fr. 37'661.05. Le spese processuali,
calcolate in base agli art. 2, 7 e 13 LTG, ammontano a fr. 3'500.-. Le
ripetibili, calcolate sulla base dell’art. 11 cpv. 1 e cpv. 2 lett. a RTar,
tenuto pure conto delle spese e dell’IVA, sono quantificate in fr. 3’200.-, non
avendo del resto l’appellata motivato la sua richiesta di ottenere un maggiore
importo (fr. 5'500.-).

 

 

Per questi motivi,

 

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il
RTar

 

 

decide:

 

                                    I.   L’appello
18 gennaio 2019 di AP 1, è parzialmente accolto.

                                         §
Di conseguenza, l’impugnata decisione 27 novembre 2018 del Pretore della Giurisdizione
di Locarno-Città è così riformata:

 

                                         1.
Invariato.

 

                                         2.
La petizione è parzialmente accolta. 

                                         § 
Di conseguenza AP 1, __________, è tenuto a versare a AO 1, __________,
l’importo di fr. 36'380.65, oltre interessi del 5% a partire dal 30 luglio
2015.

 

                                         3.
Invariato.

                                         4.
Invariato.

 

                                   II.   Le
spese processuali della procedura d’appello, pari a fr. 3’500.-, sono a carico
dell’appellante. Quest’ultimo rifonderà alla controparte fr. 3’200.- per
ripetibili di seconda sede. 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  - avv.    

    

  - avv. dott.    .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
della Giurisdizione di Locarno-Città.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1
LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117
LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).