# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 42d6a7f4-f239-5d09-a763-18e3103dc329
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-04-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.04.2012 32.2011.163
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-163_2012-04-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.163

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  18 aprile
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 giugno 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 maggio 2011 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

                                                                                

                               1.1.   RI
1, classe 1966, affetto da sclerosi multipla diagnostica nel 1993, ha beneficiato e tuttora beneficia di diverse prestazioni AI, tra cui una rendita intera. 

 

                                         In
data 1° dicembre 2010 l’assicurato ha chiesto all’Ufficio AI la garanzia per la
copertura delle spese per modifiche architettoniche, dovute alla sua
invalidità, della casa (doc. AI 32).

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti del caso, tra cui un mandato di accertamento eseguito dalla
Consulenza sui mezzi ausiliari per persone andicappate (FSCMA), con decisione
1. aprile 2009, preceduta da un progetto di decisione 21 marzo 2011 (doc. AI
37), l'Ufficio AI respinto la chiesta garanzia, motivando:

 

" 
(…)

Su espressa richiesta dell'amministrazione, a
sapere se l'assicurato avesse proceduto ad una ricerca di
case/appartamenti/abitazioni adeguati al suo stato di salute prima di
acquistare e modificare l'attuale abitazione (di proprietà della moglie
dell'assicurato), il medesimo ha risposto negativamente.

 

Preso atto degli elementi del caso, considerato
il principio dell'esigibilità e della riduzione del danno, obbligo al quale
l'assicurato è soggetto, risulta che l'assicurato si è trasferito in una casa
non adeguata alle sue necessità, senza precedentemente svolgere una ricerca di
alloggi adatti alle limitazioni imposte dall'invalidità. Non risulta esigibile
porre a carico dell'assicurazione invalidità le conseguenze finanziarie di
scelte operate sulla base di motivi personali non rispettanti il principio
dell'obbligo di ridurre il danno, in virtù oltremodo del fatto che attualmente
la condizione fisica dell'assicurato non è tale da imporre le modifiche
effettuate preventivamente dallo stesso, eventualmente tali modifiche possono
essere esigibili in un futuro a dipendenza dell'evolversi o dell'aggravarsi
dello stato di salute dell'assicurato in seguito alla sua patologia."
(Doc. AI 42/2-3)

 

                               1.3.   Contro
la decisione amministrativa l’assicurato, tramite l’avv. RA 1, è
tempestivamente insorto postulandone l’annullamento ed il consecutivo riconoscimento
della copertura dei costi relativi alle modifiche architettoniche, dovute
all’invalidità, dell’abitazione coniugale, rilevando:

 

" 
(…)

L'assicurato insorge davanti a codesto lodevole
Tribunale nei confronti della suddetta decisione dell'Ufficio AI per i seguenti
motivi.

L'autorità resistente non ha infatti
correttamente considerato la situazione specifica dell'assicurato.

Come ricordato pure dall'Ufficio AI, l'abitazione
oggetto delle prospettate modifiche architettoniche dovute all'invalidità del
ricorrente di cui alla part. No. __________ RFD __________, è di proprietà
della moglie dell'insorgente __________, già __________. Quest'ultima ha
acquistato detto bene immobile il 4 luglio 2008, prima di contrarre matrimonio
con il ricorrente. Ne è una conferma anche il fatto che la proprietaria figura
iscritta a Registro fondiario ancora con il cognome del precedente marito.

Il ricorrente ha invece contratto matrimonio in
data 10 ottobre 2008.

Ne consegue che, di fatto, il ricorrente non ha
avuto la necessità di reperire un'abitazione propria ma si è trasferito presso
l'abitazione di proprietà della moglie. È per questo motivo che il medesimo,
alla specifica richiesta formulata dall'amministrazione, ha risposto
negativamente. L'assicurato non ha effettuato una ricerca di
case/appartamenti/abitazioni adeguati al suo stato di salute in quanto la di
lui moglie, al momento del matrimonio, era già proprietaria del bene immobile
di __________. Non corrisponde pertanto al vero che l'assicurato ha acquistato
e modificato l'attuale abitazione. Come detto l'abitazione, al momento del
matrimonio, era già di proprietà della moglie.

Già per questo motivo non si può sostenere che il
ricorrente avrebbe disatteso il principio dell'esigibilità e della riduzione
dal danno. Il medesimo si è trasferito in un'abitazione non ancora adeguata
alle sue necessità in quanto la stessa era già di proprietà della moglie. Egli
non aveva la necessità né la possibilità di svolgere una ricerca di alloggi
adatti alle condizioni imposte dall'invalidità. L'amministrazione non può
evidentemente pretendere che il marito non viva con la moglie o, peggio ancora,
che i coniugi non possano occupare l'abitazione di proprietà della moglie e
debbano se del caso alienarla o locarla a terzi. Ciò non può legittimamente
essere preteso dall'assicurato.

Il ricorrente non intende dunque porre a carico
dell'assicurazione invalidità conseguenze finanziarie di scelte operate sulla
base di motivi personali. Come detto il ricorrente si è trovato nell'attuale
situazione dato che la moglie era già proprietaria dell'abitazione di __________.

Questa abitazione necessitava di lavori di
ristrutturazione. Il ricorrente e la di lui moglie hanno dunque deciso di
apportare pure le modifiche architettoniche necessarie in considerazione della
situazione dell'invalidità del marito. L'esecuzione di questi lavori già
nell'ambito delle opere di ristrutturazione generale dell'abitazione comporta
un minor costo a carico dell'interessato e dell'assicurazione invalidità. È per
questo motivo che le modifiche architettoniche dovute alla situazione
d'invalidità del marito si giustificavano già a questo momento. D'altra parte
sua l'amministrazione non può negare che il decorso della patologia della quale
soffre il ricorrente è certamente negativo e le modifiche architettoniche
avrebbero in ogni caso dovuto essere effettuate.

Le argomentazioni sollevate dall'amministrazione
per negare le prestazioni richieste dell'assicurato sono pertanto infondate. Il
presente ricorso dovrà essere accolto con conseguente riconoscimento a favore
dell'assicurato delle prestazioni da lui richieste." (Doc. I)

 

                               1.4.   Mediante
risposta di causa, confermando quanto esposto con la decisione impugnata, ha
ribadito che la scelta dell’abitazione è stata fatta dall’assicurato senza
tener conto della sua invalidità e che gli adattamenti architettonici, di cui
ora chiede il rimborso, sono stati eseguiti esclusivamente per le conseguenze
future della malattia. 

 

                               1.5.   Con
scritto 25 agosto 2011 il legale dell’assicurato ha chiesto il rinvio degli
atti all’Ufficio AI affinché questi presenti una presa di posizione medica,
concedendogli inoltre la possibilità di produrre la domanda di costruzione ed i
piani delle modifiche architettoniche.

 

 

                               1.6.   Con
osservazioni 5 settembre 2011 l’Ufficio AI ha ribadito che l’agire
dell’insorgente non rispecchia il principio della riduzione del danno,
allegando il chiesto parere medico del proprio Servizio medico regionale
(VIII).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto
del contendere è sapere se l’Ufficio AI deve assumere, a titolo di consegna di
mezzi ausiliari, i costi relativi alle modifiche architettoniche, dovute all’invalidità,
dell’abitazione dell’assicurato.

 

                               2.2.   L'art.
8 cpv. 1 LAI prevede che gli assicurati invalidi o direttamente
minacciati d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione, tra cui
i provvedimenti professionali necessari e idonei a ripristinare, conservare o
migliorare la loro capacità di guadagno.

                                         Conformemente
la giurisprudenza (DTF 119 V 421 consid. 1 ) di regola l'assicurato ha
diritto solo ai provvedimenti idonei a raggiungere il fine di integrazione
prefisso e non ai migliori provvedimenti possibili nel caso di specie (DTF 110
V 102). La legge infatti riconosce la reintegrazione solo nella misura in cui
essa sia necessaria e sufficiente (DTF 115 V 198 consid. 4e cc e 206 consid. 4e
cc, nonché sentenze ivi citate). Inoltre, deve esistere una proporzione
ragionevole tra il successo prevedibile del provvedimento e il costo dello
stesso (DTF 110 V 102 consid. 2, 103 V 16, consid. 1b e riferimenti; cfr. anche
DTF 107 V 88 consid. 2).

 

                               2.3.   Fra
i provvedimenti di integrazione concessi in virtù della LAI sono pure previsti
i mezzi ausiliari (art. 8 cpv. 3 lett. d LAI).

                                         Questi
provvedimenti sono molto importanti in quanto eliminano rispettivamente
riducono le conseguenze del danno alla salute e sostituiscono, nell'ambito
dell'attività svolta o dell'integrazione sociale, la perdita di alcune parti o
funzioni del corpo (Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2003, § 36
n.1, p. 241; cfr. anche DTF 137 V 13 consid. 2.2, 131 V 9 consid. 3.3,
115 V 191 consid. 2c con riferimenti). 

 

                                         Secondo
l'art. 21 cpv. 1 LAI l'assicurato ha diritto ai mezzi ausiliari,
compresi in un elenco allestito dal Consiglio federale, dei quali ha bisogno
per esercitare un'attività lucrativa o adempiere le sue mansioni consuete, per
conservare o migliorare la sua capacità al guadagno, per studiare, per imparare
una professione o perfezionarsi oppure a scopo di assuefazione funzionale.
L'assicurazione sopperisce alle spese per protesi dentarie, occhiali e sostegni
plantari solo per quanto costituiscono un complemento essenziale ai
provvedimenti sanitari d'integrazione. Il cpv. 2 della medesima disposizione
precisa che l'assicurato, il quale a causa della sua invalidità ha bisogno di
apparecchi costosi per spostarsi, stabilire contatti nel proprio ambiente o attendere
alla propria persona, ha diritto, indipendentemente dalla sua capacità al
guadagno, a tali mezzi ausiliari compresi in un elenco allestito dal Consiglio
federale. L’assicurazione AI fornisce
i mezzi ausiliari in proprietà o a prestito in un tipo semplice e adeguato. Se
un mezzo ausiliario sostituisce oggetti che l’assicurato dovrebbe acquistare
anche senza l’invalidità, l’assicurato è tenuto a partecipare alla spesa (cpv.
3). Infine, Il Consiglio federale può
prevedere che l’assicurato possa continuare a utilizzare il mezzo ausiliario
fornito a prestito anche quando non sono più adempiute le condizioni poste
all’assegnazione (cpv. 4). 

 

                                         In
virtù di tale delega il Consiglio federale ha emanato l'art. 14 OAI secondo cui
l'elenco dei mezzi ausiliari da consegnare nei limiti dell'art. 21 LAI é
oggetto di un'ordinanza del Dipartimento federale dell'Interno (Ordinanza sulla
consegna di mezzi ausiliari da parte dell'assicurazione per l'invalidità, OMAI,
RS 831.232.51) che, tra l'altro, regolamenta Ia consegna o il rimborso dei
mezzi ausiliari (lett. a).

 

                                         Giusta
l'art. 2 cpv. 1 OMAI il diritto alla consegna di mezzi ausiliari è subordinato,
nei limiti tracciati dall'elenco allegato all'ordinanza, alla necessità per
l'assicurato di farne uso per spostarsi, stabilire contatti o ampliare la
propria autonomia. L'assicurato ha invece diritto ai mezzi ausiliari designati
nel citato elenco da un asterisco (*) solo se gli sono indispensabili per
esercitare un'attività lucrativa o adempiere le mansioni consuete, per
studiare, per imparare una professione, a scopo di assuefazione funzionale o
per svolgere l'attività esplicitamente citata nel numero corrispondente
dell'allegato (art. 2 cpv. 2 OMAI; RCC 1992 p. 224 consid. 1a, 1990 p. 211 consid.
2a, 1989 p. 44 consid. 2a, 1985 p. 171 consid. 2a; STCA 6 novembre 1992 in re I.DI S., STFA 26 luglio 1993 in re M.V.).

 

                                         La
lista contenuta nell'allegato all'OMAI è esaustiva nella misura in cui enumera
le categorie dei mezzi che entrano in linea di conto. Al contrario, si deve
esaminare per ogni categoria se l'enumerazione dei diversi mezzi ausiliari è
esaustiva o semplicemente indicativa (DTF 121 V 260 consid. 2b, 117 V 181
consid. 3b con riferimenti, 115 V 193 consid. 2b; STFA 26 luglio 1993 in re M.V.). Se il mezzo richiesto non adempie ai requisiti dell'art. 21 LAI, occorre esaminare
se esso deve essere assunto dall'AI nell'ambito di provvedimenti sanitari ex
art. 12 o 13 LAI (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundegerichts zum IVG,
Zurigo 1997, p. 158).

 

                               2.4.   L'obbligo
di prestazione dell'assicurazione per l'invalidità è subordinato alla
condizione che il mezzo ausiliario invocato è semplice e adeguato ai sensi
dell'art. 21 cpv. 3 LAI e dell'art. 2 cpv. 4 OMAI. Conformemente alla
giurisprudenza riassunta in STFA I 340/05 del 12 maggio 2006, il criterio di adeguatezza richiede in particolare che il mezzo
ausiliario sia atto ad aiutare in maniera essenziale l'assicurato bisognoso al
conseguimento di uno degli scopi riconosciuti per legge (DTF 122 V 214 consid.
2c con riferimento). Nel limitare l'obbligo di prestazione dell'AI alla
consegna di mezzo ausiliario semplice, il legislatore ha tenuto conto del
principio di proporzionalità. In virtù di tale principio, l'integrazione
dev'essere garantita solo nella misura in cui è necessaria ma anche sufficiente
nel singolo caso. Di conseguenza, la persona assicurata ha per principio
diritto unicamente ai provvedimenti idonei e necessari al raggiungimento del
singolo scopo integrativo prefisso, ma non ai migliori provvedimenti nel caso di
specie. Inoltre, deve esserci un rapporto ragionevole tra il successo
prevedibile di un provvedimento d'integrazione e i suoi costi (DTF 124 V 100
consid. 2a, 122 V 214 consid. 2c e i riferimenti ivi citati). Una limitazione
del contributo per le spese di un mezzo ausiliario entrerebbe tuttavia, in
mancanza di una espressa disposizione contraria, soltanto in discussione in
presenza di una sproporzione talmente grossolana tra il provvedimento e lo
scopo integrativo da non potere assolutamente giustificare la consegna del mezzo
ausiliario (DTF 115 V 198 consid. 4e/cc; cfr. pure la sentenza del 21 settembre
 2004 in re H., I 195/04, consid. 3; cfr. S). 

                                         

                                         Anche
in ambito abitativo non vengono rimborsati tutti i costi supplementari dovuti
all’invalidità, ma solo alcuni provvedimenti esaustivamente elencati, ciò che è
conforme alla legge ed alla Costituzione (DTF 134 I 105 consid. 3 p. 108 con
riferimenti).

 

                               2.5.   Alla
cifra 14 dell'allegato OMAI sono indicati i mezzi  ausiliari per ampliare la propria autonomia. 

                                La
cifra 14.04 prevede le modifiche
architettoniche nell’appartamento dell’assicurato rese necessarie
dall’invalidità: adeguamento della sala da bagno, della doccia e del WC,
spostamento o soppressione di pareti divisorie, ampliamento o cambiamento di
porte, installazione di sbarre d’appoggio, di corrimano e di maniglie
supplementari, soppressione di soglie o costruzione di rampe di soglie,
installazione di impianti segnaletici per sordi e persone affette da ipoacusia
grave e per sordomuti. Il sussidio massimo per gli impianti segnaletici ammonta
a 1300 franchi.

                                         

                               2.6.   Nel
caso in esame, il ricorrente soffre da anni di sclerosi multipla.
Nel settembre 2008 ha trasferito il proprio domicilio a __________, andando ad
abitare presso una casa acquistata il 4 luglio 2008 da Sandra Gianoni, già Portavecchia,
con la quale si è sposato il 10 ottobre 2008 (cfr. Doc. B e Doc. C). Tra il
2008 ed il 2010 i coniugi hanno apportato delle modifiche architettoniche,
chiedendo in data 1° dicembre 2010 la rifusione delle relative spese in quanto
i lavori sono stati eseguiti a causa della disabilità dell’assicurato (doc. AI
32).

 

                                         Su
incarico dell’Ufficio AI, in data 2 dicembre 2010 la FSCMA ha steso il seguente
rapporto:

 

" 
(…)

Rispondiamo alla vostra richiesta d'accertamento
riguardo le modifiche architettoniche presso l'abitazione dell'A.

 

La moglie dell'A ha inviato all'UAI tutta una
serie di preventivi per le modifiche apportate all'abitazione acquistata circa
tre anni fa e poi riattata.

 

La casa era abbastanza vecchia al momento
dell'acquisto (circa 40 anni), e dalle informazioni ricevute dal signor RI 1, è
stata comprata per Fr. 700'000.00 e la riattazione è costata fr. 500'000.00.

 

Abbiamo potuto vedere l'A durante la visita e ci
sembra ancora abbastanza sicuro nella deambulazione, al momento non utilizza
una carrozzella manuale o altri mezzi ausiliari. L'A guida ancora la macchina.

 

Ora l'A chiede all'UAI un riconoscimento delle
spese sostenute a causa dell'invalidità per un importo di Fr. 46'000.00 circa
Iva compresa (vedi preventivi inviati all'UAI).

 

A nostro modo di vedere il signor RI 1 è
consapevole della sua malattia, e negli appartamenti precedenti (prima del
matrimonio) dall'A, non aveva bisogno di nessun adattamento. Ora per la scelta
di quest'abitazione, ha già provveduto durante la riattazione a far eseguire
molti lavori che, secondo l'A, gli saranno necessari a causa della sua malattia
in futuro.

 

La FSCMA non può esprimere un parere di tipo
medico, quindi riteniamo necessario una visita da parte del vostro servizio,
così da avere maggiori informazioni sullo stato attuale dell'A a proposito del
bisogno di mezzi ausiliari.

 

Visto che i lavori sono stati già eseguiti presso
l'abitazione, pensiamo che l'A debba fare tutto il possibile per presentare i
piani della casa esistente, con ev. la relativa domanda di costruzione per
poter valutare meglio la richiesta. Questo sarebbe da richiedere in forma
scritta all'A." (Doc. AI 33/1)

 

                                         Tenuto
conto di quanto sopra, l’Ufficio AI ha respinto la richiesta dell’assicurato,
poiché l’assicurato, violando il principio della riduzione del danno, si è
trasferito in un abitazione non idonea al suo stato di salute senza
precedentemente aver svolto una ricerca di alloggi idonei alle sue limitazioni
fisiche dovute all’invalidità. Inoltre le modifiche sono state apportate in
previsione dell’evoluzione del danno alla salute. 

 

                                         L’insorgente
evidenzia che la casa dove abita è di proprietà della moglie da prima del
matrimonio e che pertanto egli non aveva la necessità di svolgere alcuna
ricerca di alloggi idonei. Inoltre fa presente che dovendo ristrutturare
l’immobile vecchio di 40 anni sono stati eseguiti anche lavori che considerano
l’evoluzione della sua malattia, ciò che comporta un minor costo sia per lui
che per l’assicurazione. L’assicurato ha poi rilevato come l’Ufficio AI non
abbia dato seguito a quanto consigliato dalla FSCMA. 

                                         

 

                               2.7.   

 

                            2.7.1.   Nell’ambito
dell’assicurazione per l’invalidità vige il principio generale che prima di
richiedere prestazioni l’invalido deve intraprendere tutto quanto è
ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle
conseguenze della sua invalidità (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. art. 7 cpv. 1
LAI). Questo principio, detto dell’autointegrazione (Selbsteingliederung) è espressione
del principio più generale della riduzione del danno valido nell’assicurazioni
sociali (DTF 120 V 373 consid. 6b). Dalla persona assicurata possono tuttavia
essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle
circostanze oggettive e soggettive del caso concreto (DTF 113 V 28 consid. 4a
con riferimenti dottrinali e di giurisprudenza). 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza l’amministrazione, allorché esamina quali misure deve
adottare il richiedente di prestazioni dell'assicurazione per l'invalidità per
rispettare l'obbligo di ridurre il danno, non può lasciarsi guidare unicamente
dall’interesse generale di una gestione economica e razionale
dell’assicurazione, ma deve parimenti tenere conto in maniera adeguata del diritti
fondamentali di ogni singolo assicurato. La questione di sapere qual è
l’interesse che deve prevalere non può essere decisa in generale. Vale quale
principio che più il contributo all’assicurato è importante, più l’esigenza
posta all’obbligo di ridurre il danno deve essere severa. Questo è il caso, ad
esempio, quando la rinuncia da parte dell’interessato a prendere delle misure
destinate a ridurre il danno conduce all’erogazione di una rendita o il
riconoscimento di una riqualifica professionale. Sotto questo aspetto il
trasferimento o il mantenimento del domicilio o del luogo di lavoro può, tenuto
conto dei diritti costituzionali, costituire una misura ragionevole
dell’obbligo di riduzione del danno. 

                                         Qualora
invece si tratti di riconoscere o adeguare singole prestazioni d’ordine
integrativo, le quali sono riconducibili a mansioni costituzionalmente protette
dell’assicurato, deve essere fatta prova di prudenza nell’invocare l’obbligo di
ridurre il danno. Rimangono riservati i casi o le disposizioni prese
dall’assicurato vanno ritenute, alla luce delle circostanze concrete, non
ragionevoli o abusive (DTF 113 V 22 consid. 4d p. 32 citata, fra le altre, in STF
9C_916/2010 del 20 giugno 2011 consid. 3.3. e 8C_48/2010 consid. 4). In
generale, richiamando il principio della riduzione del danno, ad un assicurato
non può essere chiesto di cercare un altro domicilio (DTF 119 V 259 consid. 2).

                                         

                                         Quindi, a
dipendenza del genere di prestazione (di lunga o di breve durata), l’obbligo di
ridurre il danno deve essere interpretato alla luce dei diritti costituzionali
con più o meno rigore.  

 

                            2.7.2.   In
una sentenza 8C_48/2010 del 20 settembre 2010 il TF ha riconosciuto
all’assicurato, il quale aveva lasciato il suo precedente appartamento, l’assunzione
da parte dell’Ufficio AI dei costi relativi alle modifiche architettoniche
della sua nuova casa unifamiliare. In quel caso l’Alta Corte aveva ravvisato
validi motivi giustificanti il trasloco: situazione familiare, migliore accessibilità
della zona quale paraplegico. Il TF aveva tuttavia rinviato gli atti
all’amministrazione per l’esame della proporzionalità dei costi richiesti,
ritenuti troppo alti dal FSCMA, e della progettazione. Riguardo
a quest’ultimo punto l’Alta Corte aveva infatti ritenuto che, in virtù della
riduzione del danno, le modifiche architettoniche devono essere progettate in
modo da evitare, nella misura del possibile, costi supplementari dovuti
all’infermità. 

 

                                         Viceversa,
in una sentenza STF 9C_916 del 20 giugno 2011 l’Alta Corte aveva invece negato
il contributo dell’AI per le modifiche architettoniche di un assicurato che si
era trasferito in una casa unifamiliare, difficilmente accessibile con la
carrozzella, in quanto non vi erano motivi topografichi o familiari per
lasciare il suo appartamento. 

 

                                         In
DTF 134 I 105 l’amministrazione ha dovuto assumere i costi per l’adattamento
all’handicap di una seconda abitazione. Si trattava di una seconda abitazione
utilizzata da un paraplegico minorenne, abitante presso la madre, dove vive suo
padre (e sorella) e dove trascorre ogni secondo fine settimana e una parte
delle sue vacanze scolastiche. L’Alta Corte ha altresì precisato che se, senza
l'adattamento alle esigenze dell'handicap, il soggiorno presso il padre -
garantito costituzionalmente - dovesse risultare totalmente impossibilitato, l’AI
deve partecipare ai costi delle modifiche della seconda abitazione. Trattandosi
della seconda abitazione utilizzata dall'assicurato, la pretesa si limita
tuttavia agli adattamenti più semplici i quali, tenuto conto anche dell'aiuto esigibile
dal padre, devono giusto rendere possibile il soggiorno nella casa. 

 

                                         Da
ultimo, in una sentenza I 55/02 del 15 luglio 2002 l’allora TFA aveva esaminato
se un’assicurata, affetta da paresi pscicogena e madre di cinque bambini, a
seguito del trasloco aveva ancora diritto alla consegna a noleggio di un ascensore
(cifra 13.5 OMAI), di cui aveva beneficiato nel precedente alloggio. Dopo
l’analisi della situazione, l’Alta Corte ha negato tale diritto poiché non risultava
che l’assicurata non avesse avuto la possibilità di trovare un appartamento
confacente alla sua invalidità, rilevando tra l’altro che non erano emersi
importanti motivi che giustificassero la scelta da parte dell’interessata dell’appartamento
inidoneo al suo stato di salute. Tant’è che il TFA ha ritenuto esigibile che
l’assicurata fosse rimasta nella precedente casa, dove un anno e mezzo prima
era stato installato un ascensore, sino a trovare un alloggio conforme al suo
handicap. L’assicurata, prima di istallarsi in un alloggio che necessitasse di
una modifica conforme alla sua invalidità, avrebbe dovuto sincerarsi che nella
zona desiderata non vi fosse un alloggio conforme alla sua disabilità e semmai
avrebbe dovuto comprovare le infruttuose ricerche. 

 

                               2.8.   Nel
caso in esame è pacifico che prima del trasloco presso la casa coniugale l’assicurato
abitava in un appartamento che non necessitava di alcun adattamento
architettonico (cfr. il rapporto del FSCMA citato al consid. 2.5). 

 

                                         Non
è stato espressamente fatto valere, né risulta dagli atti, che l’assicurato, a
seguito delle nozze, avesse dovuto lasciare il suo appartamento per motivi di
spazio. 

                                         Egli ha sostenuto che al
momento del matrimonio la futura casa coniugale era già di proprietà della
moglie e che quindi non aveva la necessità né la possibilità
di svolgere una ricerca di alloggi adatti alle condizioni imposte
dall'invalidità. Il ricorrente ha poi evidenziato che l'amministrazione non può
pretendere che il marito non viva con la moglie o, peggio ancora, che i coniugi
non possano occupare l'abitazione di proprietà della moglie e debbano se del
caso alienarla o locarla a terzi. 

 

                                         Secondo
questo Tribunale determinante è tuttavia la circostanza che, come rettamente
evidenziato dall’Ufficio AI, tra l’acquisto dell’abitazione da parte della
futura moglie dell’assicurato, avvenuto il 4 luglio 2008 (cfr. estratto dal
Registro fondiario definitivo, doc. B) ed il matrimonio celebrato il 10 ottobre
2008 (cfr. atto di matrimonio in doc. C), con conseguente trasferimento, sono
trascorsi pochi mesi, motivo per cui la scelta della casa, vecchia di 40 anni e
quindi necessitante giocoforza di modifiche, è stata fatta senza tener conto
dell’invalidità dell’assicurato. 

                                         A
sostegno di questa conclusione va evidenziato che nel questionario relativo
alla revisione dell’assegno grandi invalidi, compilato l’11 giugno 2007,
l’assicurato già menzionava la sua “compagna di vita” (doc. AI 26/2,
punto no. 4), che con scritto datato 11 agosto 2008 egli segnalava all’Ufficio
AI il trasferimento del suo domicilio a Chiasso e di sposarsi il 10 ottobre
2008 con la sua compagna (doc. AI 30-1) e che, soprattutto, nella lettera 1°
dicembre 2010 all’amministrazione i coniugi Di Giglio avevano utilizzato i
termini “nella nostra abitazione che abbiamo appena acquistata “ (doc.
AI 32/1). 

                                         Ora,
visto che, come risulta dal rapporto del FSCMA, l’assicurato chiede all’AI il riconoscimento
di ca. fr. 46'000.-- di spese di adeguamento (architettonico) al suo danno alla
salute, era esigibile che la futura coppia cercasse un abitazione consona alle
condizioni fisiche dell’assicurato. 

                                         Del
resto la giurisprudenza federale ha già stabilito che in caso di trasloco la
persona assicurata deve dar prova di una scelta oculata dell’abitazione
adeguata (cfr. consid. 2.7.2).

 

                                         In
conclusione, proprio perché la scelta di trasferimento in una casa non idonea,
anziché in un’altra abitazione conforme al danno alla salute di cui
l’insorgente è portatore, è stata concordata dai futuri coniugi, l’obbligo di
ridurre il danno prevale sul diritto alle prestazioni dell'AI, anche
interpretando la legge conformemente al diritto al matrimonio ed alla famiglia
(art. 14 Cost. fed.). 

                                         Non è pertanto esigibile
che, in queste condizioni, l’Ufficio AI prenda a carico le conseguenze finanziarie
di una scelta operata su basi personali non rispecchianti il principio della
riduzione del danno.

                                         Inoltre, non sussistendo i
presupposti per il riconoscimento delle spese di adeguamento dell’abitazione
all’invalidità dell’assicurato, non è necessario procedere alla valutazione
medica proposta dal FSCMA o richiedere al medico curante un rapporto aggiornato
come suggerito dal SMR (cfr. annotazioni 31 agosto 2011 del dr. __________, doc. VIIIbis). 

                                      

                                         In conclusione, rettamente
l’Ufficio AI ha dunque respinto la domanda di prestazioni oggetto del
contendere. Ne consegue la conferma della decisione impugnata
e la reiezione del ricorso. 

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza le spese per fr. 500.-- sono poste a carico del
ricorrente.                      

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele
Cattaneo                                                  Fabio Zocchetti