# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 87e801e3-47cf-56aa-83a8-4bf560823089
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-07-12
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 12.07.2012 SK.2011.14
**Docket/Reference:** SK.2011.14
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2011-14_2012-07-12

## Full Text

Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP).;;Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP).;;Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP).;;Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP).

Sentenza del 12 luglio 2012 
Corte penale 

Composizione  Giudice penale federale Giorgio Bomio, giudice unico 

Cancelliere Giampiero Vacalli  

Parti  
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-

NE, rappresentato dal Procuratore federale Sergio 

Mastroianni, 

 
contro 

 

  A.,  

difeso dall'avv. Luca Marcellini,  

Oggetto  Riciclaggio di denaro (art. 305
bis

 CP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2011.14 

 

 

 

Fatti: 

 

A. Con sentenza del 3 dicembre 2009 la Corte penale del Tribunale penale federale 

(in seguito: TPF) ha riconosciuto A. colpevole di ripetuto riciclaggio di denaro ai 

sensi dell'art. 305
bis

 n. 1 CP. Essa lo ha condannato ad una pena detentiva di un 

mese a valere quale pena complementare alla pena di un anno e cinque mesi di 

reclusione inflitta mediante sentenza di applicazione della pena su richiesta delle 

parti pronunciata il 17 febbraio 2006 dal Giudice delle indagini preliminari del 

Tribunale di Brindisi. L'esecuzione della pena è stata sospesa ed il periodo di 

prova fissato a due anni. A. è stato condannato al pagamento di fr. 13'000.- a 

titolo di spese giudiziarie. Coimputato nella stessa procedura, B. è stato anch'egli 

riconosciuto colpevole di ripetuto riciclaggio e condannato ad una pena di 210 

aliquote giornaliere di fr. 410.- cadauna per un totale di fr. 86'100.-, pena anche 

in questo caso sospesa con un periodo di prova di due anni. Il medesimo è stato 

condannato al pagamento di fr. 13'000.- a titolo di spese giudiziarie. Nel 

contempo, il TPF ha ordinato il dissequestro del conto n. 1 presso la Banca 

C. SA a Lugano. 

 

 

B. Contro la decisione del TPF, sia il Ministero pubblico della Confederazione (in 

seguito: MPC) che A. hanno interposto ricorso in materia penale al Tribunale 

federale. Con sentenza del 25 gennaio 2011 (sentenza 6B_221/2010), l'Alta 

Corte federale ha respinto il gravame del MPC, nella misura della sua 

ammissibilità. Essa ha per contro accolto, in data 31 gennaio 2011 (sentenza 

6B_222/2010), il ricorso inoltrato da A., rinviando la causa alla presente autorità 

per nuova decisione. In sostanza, essa è giunta alla conclusione che il TPF ha 

violato il principio accusatorio, affermando che detta autorità ha in sostanza 

determinato l'oggetto del riciclaggio, vale a dire i valori patrimoniali provento di 

reato, in una circostanza diversa rispetto a quella ritenuta nell'atto d'accusa del 

15 maggio 2009. Tale impostazione accusatoria si è scostata da quella del MPC 

e ha modificato in misura significativa la fattispecie alla base dell'atto d'accusa. 

Non risultando ch'essa sia stata prospettata all'accusato al processo o che sia 

stata specificatamente oggetto del dibattimento, e trattandosi di un aspetto 

rilevante, sul quale avrebbe potuto addurre ulteriori argomentazioni a sostegno 

della sua difesa, occorreva garantire al ricorrente la possibilità di esprimersi in 

proposito. 

 

 

C. In data 2 marzo 2011 il TPF, alla luce della summenzionata sentenza del 

Tribunale federale, ha dato la possibilità al MPC, giusta l'art. 329 cpv. 2 CPP, di 

 

 

completare o modificare l'atto d'accusa, nonché di compiere ulteriori atti istruttori. 

Il MPC ha quindi inoltrato al TPF il nuovo atto d'accusa del 2 settembre 2011. 

 

 

D. Avendo il Tribunale federale indicato chiaramente il modo di procedere per 

l'emanazione del nuovo giudizio, il quale si basa sull'atto di accusa del 

2 settembre 2011, e non essendo stato necessario procedere all'amministrazione 

di ulteriori prove, il TPF, con l'accordo delle parti, ha rinunciato ad indire un 

nuovo dibattimento, potendo le parti formulare le loro conclusioni per iscritto. 

Esso ha altresì invitato l'imputato a compilare il formulario relativo alla sua 

situazione patrimoniale. 

 

 

E. Le parti hanno presentato le seguenti conclusioni. 

 

E.1 Con scritto del 13 gennaio 2012, il MPC, dopo aver evidenziato, da una parte, 

l'assenza di prescrizione relativamente ai reati contestati all'imputato e, dall'altra, 

l'avvenuta sanatoria – tramite il nuovo atto d'accusa e la possibilità offerta al 

predetto di proporre ulteriori atti istruttori – della violazione del diritto di essere 

sentito del medesimo rilevato dal Tribunale federale nella sua sentenza del 

31 gennaio 2011, ha chiesto al TPF: 

- di dichiarare A. colpevole di ripetuto riciclaggio di denaro, per aver operato o 

fatto operare tra il 12 marzo 2003 e il 20 ottobre 2003 trasferimenti di denaro 

dalla relazione bancaria n. 2 denominata D. a favore della relazione bancaria n. 3 

denominata E., entrambe in essere presso la F. SA di Lugano, per un valore 

complessivo di USD 265'576.05; 

- di condannare A. a una pena detentiva di un mese a valere quale pena 

complementare alla pena di un anno e cinque mesi di reclusione inflitta mediante 

sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti pronunciata il 17 

febbraio 2006 dal Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Brindisi, 

dovendo l'esecuzione della pena essere sospesa in applicazione dell'art. 42 CP, 

con un periodo di prova di due anni; 

- di addossare la totalità delle spese del procedimento all'imputato. 

 

E.2 Con scritto del 20 febbraio 2012, l'imputato postula:  

 - in via principale, il suo proscioglimento dalle accuse di cui all'atto d'accusa del 

2 settembre 2011; il riconoscimento di un'indennità di fr. 86'208.50; tasse e 

spese di giustizia a carico della Confederazione; 

 - in via subordinata, il suo proscioglimento dalle accuse di cui all'atto d'accusa del 

2 settembre 2011 per intervenuta prescrizione dell'azione penale; il 

 

 

riconoscimento di un'indennità di fr. 86'208.50; tasse e spese di giustizia a carico 

della Confederazione. 

 

 

F. Il MPC e A. hanno rinunciato a replicare. 

 

 

G. In data 30 marzo 2012 A. ha fornito all'autorità giudicante le sue ultime 

dichiarazioni, prima che la Corte, il 3 aprile seguente chiudesse il contraddittorio. 

 

 

 

La Corte considera in diritto: 

 

Sulle questioni pregiudiziali ed incidentali 

 

1.  

1.1 Secondo l'art. 107 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale non può andare oltre le 

conclusioni delle parti. L'Alta Corte può esaminare unicamente i punti della 

sentenza impugnata espressamente contestati dal ricorrente (v. YVES 

DONZALLAZ, Loi sur le Tribunal fédéral, Commentaire, Berna 2008, n. 4284 ad 

art. 107 LTF). In questo senso, l'eventuale annullamento può concernere 

unicamente quelle parti della sentenza per le quali il ricorso è stato accolto. Per 

tali parti, l'autorità che si occupa del nuovo giudizio è vincolata dalle 

considerazioni di diritto sviluppate dal Tribunale federale nella sua sentenza di 

rinvio, le quali devono essere riprese nella nuova decisione (v. sentenza del 

Tribunale federale 4C.46/2007 del 17 aprile 2007, consid. 3.1; H. SEILER/N. VON 

WERDT/A. GÜNGERICH, Handkommentar zum Bundesgerichtsgesetz, Berna 2007, 

n. 9 ad art. 107 LTF). Per questa ragione, sia il tribunale che le parti non possono 

far basare il nuovo giudizio su fatti diversi da quelli già constatati o su opinioni 

giuridiche espressamente respinte mediante la sentenza di rinvio o addirittura 

non riportate nei considerandi (v. sentenza del Tribunale federale 4C.46/2007 del 

17 aprile 2007, consid. 3.1 con rinvii; ULRICH MEYER/JOHANNA DORMANN, 

Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2011, n. 18 ad art. 107 LTF) 

 

1.2 In concreto, l'accoglimento del ricorso dell'imputato da parte del Tribunale 

federale riguarda la violazione del principio accusatorio. Per quanto concerne A., 

l'Alta Corte ha annullato completamente la decisione del 3 dicembre 2009, 

rinviando la causa al TPF per nuova decisione. Questa Corte deve dunque, 

sanata la violazione di cui sopra, ripronunciarsi su tutti i fatti contestati a A.. 

 

 

 

2.  

2.1 La legge non contiene nessuna disposizione sulla maniera di procedere da parte 

della Corte penale del TPF nel caso in cui una sua sentenza è annullata e la 

causa rinviata per nuovo giudizio dal Tribunale federale, neppure a livello di 

diritto transitorio legato all'entrata in vigore del nuovo Codice di diritto 

processuale penale svizzero (CPP; RS 312.0). In particolare, non vi è 

disposizione alcuna che imponga un nuovo dibattimento. Secondo la 

giurisprudenza, l'accusato ha di regola diritto ad una sola udienza pubblica. Se il 

rinvio della causa da parte dell'Alta Corte non è dovuto ad un'amministrazione 

delle prove lacunosa, ma concerne motivi puramente giuridici o legati a prove 

che possono essere raccolte per iscritto, e se la sentenza del Tribunale federale 

contiene direttive chiare che non lasciano più nessun margine di manovra 

all'autorità inferiore relativamente alla questione della colpevolezza dell’accusato, 

la rinuncia ad un nuovo dibattimento risulta giustificata (DTF 103 Ia 137 

consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 6B_864/2010 del 25 gennaio 2011, 

consid. 2.3; TPF 2011 155 consid. 5.2). 

 

2.2 Nella fattispecie, avendo il TPF condannato l'imputato per un reato non 

contemplato nell'atto d'accusa del 15 maggio 2009, il Tribunale federale, come si 

è visto, ha rilevato una violazione del principio accusatorio. In applicazione 

dell'art. 329 cpv. 2 CPP (v. anche DTF 133 IV 93 consid. 2), questo Tribunale ha 

quindi chiesto al MPC se intendeva completare o modificare l'atto d'accusa, 

possibilità di cui detta autorità si è avvalsa stilando il nuovo atto d'accusa del 

2 settembre 2011, dando tra l'altro occasione all'imputato di proporre eventuali 

ulteriori atti istruttori. A. non ha richiesto l'amministrazione di ulteriori prove. 

Questo modo di procedere ha permesso di sanare la violazione del diritto di 

essere sentito evidenziato dal Tribunale federale, ragione per cui la presente 

autorità, non intravedendo in linea di massima la necessità di procedere 

all'amministrazione di ulteriori prove, ha deciso di non indire un nuovo 

dibattimento e di permettere alle parti di formulare le loro conclusioni per iscritto, 

considerato inoltre che nessun elemento nuovo concernente la fissazione della 

pena meritevole di essere esaminato mediante un'udienza è d'altronde emerso 

posteriormente alla prima sentenza della Corte penale. Tenuto conto di quanto 

precede, nonché dell'accordo esplicito delle parti, questa Corte statuirà dunque 

senza indire un nuovo dibattimento. 

 

 

3. A. sostiene che per i reati di riciclaggio a lui contestati, l'ultimo dei quali 

intervenuto il 20 ottobre 2003 secondo l'autorità requirente, sarebbe 

sopraggiunta la prescrizione dell'azione penale. 

 

 

 

3.1 L'art. 97 cpv. 1 lett. c CP prevede che l'azione penale si prescrive in sette anni, 

se per il reato è comminata una pena detentiva sino a tre anni o una pena 

pecuniaria. Il capoverso 3 della medesima disposizione aggiunge che, se prima 

della scadenza del termine di prescrizione è stata pronunciata una sentenza di 

prima istanza, la prescrizione si estingue. 

 

3.2 Si pone quindi la questione di sapere se la sentenza di primo grado emessa il 

3 dicembre 2009 dal Tribunale penale federale e annullata dal Tribunale federale 

è da considerarsi una sentenza di prima istanza ai sensi dell'art. 97 cpv. 3 CP, 

ciò che determinerebbe l'estinzione della prescrizione dei reati contestati agli 

accusati. In una recente sentenza il Tribunale federale ha avuto modo di 

confermare quanto da lui già espresso nella DTF 134 IV 328, ossia che per 

sentenza di prima istanza ai sensi dell'art. 97 cpv. 3 CP si deve intendere il 

verdetto di colpevolezza e non di assoluzione (v. sentenze nelle cause 

6B_242/2010, 6B_243/2010 e 6B_248/2010 del 15 marzo 2012, consid. 2). Solo 

una sentenza di condanna estingue il termine di prescrizione (v. DTF 135 IV 196 

consid. 2.1; 134 IV 328 consid. 2.1; sentenza del Tribunale federale 

6B_819/2010 del 3 maggio 2011, consid. 4.2), mentre il giudizio di 

proscioglimento non interferisce sul suo corso: ciò a prescindere dalla loro 

fondatezza giuridica (v. 6B_242/2010 consid. 2.2, 6B_243/2010 consid. 2.4 e 

6B_248/2010 consid. 2.4; GILBERT KOLLY, in Commentaire romand, Code pénal 

I, 2009, n. 68 e 70 ad art. 97 CP; d'altro parere MARTIN SCHUBARTH, Das neue 

Recht der strafrechtlichen Verjährung, in RPS 120/2002 pag. 321 e segg., in 

particolare pag. 328-330; CHRISTIAN DENYS, Prescription de l'action pénale: les 

nouveaux art. 70, 71, 109 et 333 al. 5 CP, in SJ 2003 II pag. 49 e segg., in 

particolare pag. 61; BERNARD BERTOSSA, Nota relativa alla sentenza del 

Tribunale federale 6B_242/2011 del 15 marzo 2012, in SJ 2012 I pag. 316). Il 

verdetto di colpevolezza pronunciato in prima istanza interrompe la prescrizione 

anche se in seguito esso è ribaltato in sede di ricorso (v. sentenza del Tribunale 

federale 6B_983/2010 del 19 aprile 2011, consid. 4.2.3). Dato che con la 

sentenza del 3 dicembre 2009 il TPF ha, seppure a torto, vista la violazione del 

principio del contraddittorio rilevata dal Tribunale federale, emesso un verdetto di 

condanna nei confronti di A., i fatti contestati a quest'ultimo con atto d'accusa del 

2 settembre 2011 non possono considerarsi prescritti. 

 

 

Sul riciclaggio di denaro 

 

4. In base al punto 1 dell'atto d'accusa, A. è accusato di avere intenzionalmente e 

ripetutamente compiuto atti suscettibili di vanificare l’accertamento dell’origine, il 

ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali, per un valore complessivo pari a 

 

 

USD  265'576.05, sapendo o dovendo presumere che provenivano da un 

crimine. Si tratta di atti che sarebbero stati commessi in Italia, a Singapore, a 

Zurigo e a Lugano, nel periodo gennaio 2003 – ottobre 2003. Secondo l’accusa i 

valori patrimoniali in questione sarebbero parte di utile derivante da un’attività 

commerciale, in esecuzione di contratti di compravendita di carbone sottoscritti 

da G. e da H., realizzata in base ad un accordo corruttivo preesistente, i cui 

termini sono stati stabiliti dal corrotto I., sindaco della città di Z., e dai corruttori A. 

e B. in occasione di alcuni incontri in diverse località italiane, avvenuti a partire 

dal mese di febbraio - marzo del 2002. L'accordo corruttivo avrebbe previsto la 

sottoscrizione da parte di I., per conto del Comune di Z. nella sua veste di 

sindaco, di una convenzione che impegnava in particolare la H. all’uso di 

carbone a basso contenuto di zolfo per l’alimentazione della centrale 

termoelettrica di Z. Nord, convenzione sottoscritta in data 17 febbraio 2003. 

L'accordo corruttivo avrebbe inoltre previsto l'assegnazione a favore del sindaco 

corrotto I. di un terzo dell'utile derivante dall'attività commerciale, in esecuzione di 

contratti di compravendita di carbone sottoscritti da G. e da H., utile da 

accreditare su conti esteri, accordo corruttivo che avrebbe previsto inoltre 

l'accettazione da parte di I. della promessa di cessione a suo favore del 25% 

delle quote della società J., Genova, agente della G., atto corruttivo commesso 

da I. in relazione all’attività ufficiale di sindaco nel Comune di Z., contrastante con 

i suoi doveri d’ufficio, sottostante al suo potere d’apprezzamento ed eseguito in 

violazione del dovere di imparzialità e buon andamento della pubblica 

amministrazione in quanto adottato asservendo la funzione agli interessi del 

privato corruttore. I. avrebbe commesso tale atto corruttivo in concorso con A., in 

qualità di agente della G. e socio della J., e B., in qualità di socio della J.. Per 

quanto riguarda le operazioni concretamente rimproverate all'imputato, l'autorità 

requirente lo accusa in particolare di avere: 

 

- conferito in data 9 gennaio 2003 a Lugano, alla K. SA, il mandato di 

costituzione/acquisto, domiciliazione, segretariato, amministrazione e 

contabilità, relativo alla società L., costituita il 2 luglio 2002, con l’incarico di 

aprire una relazione bancaria a nome della stessa società presso la F. SA di 

Lugano e suddividere ogni reddito che vi sarebbe confluito a favore di B. e A. 

nella misura del 50% ognuno; 

 

- utilizzato, il 13 gennaio 2003, la società L. per aprire presso la F. SA di 

Lugano, a nome della stessa società e con aventi diritto economico B. e A., la 

relazione bancaria n. 2 denominata D.; 

 

- confermato per iscritto, in data 26 gennaio 2003 a Lugano, l’incarico alla K. 

SA di trasferire gli importi che sarebbero stati accreditati sulla relazione 

 

 

bancaria D. in parti uguali a favore delle relazioni bancarie aperte presso F. 

SA di Lugano n. 3 denominata E. e n. 4 denominata M.; 

 

- utilizzato, nel periodo gennaio 2003 – ottobre 2003, la relazione bancaria n. 2 

denominata D. per trasferirvi e/o farvi trasferire parte degli utili derivanti 

dall’attività commerciale realizzata in base all'accordo corruttivo a favore della 

relazione bancaria n. 3 denominata E. aperta presso la F. SA di Lugano e 

intestata a N., dove avente diritto economico risulta essere B.;   

 

- operato o fatto operare in particolare, nel periodo 12 marzo 2003 – 20 ottobre 

2003, trasferimenti di denaro dalla relazione bancaria n. 2 denominata D. a 

favore della relazione bancaria n. 3 denominata E. per un totale pari a USD 

394'725.75, di cui l'importo pari a USD 265'576.05, secondo l'accordo 

corruttivo, di pertinenza del sindaco corrotto I. ed equivalente ad un terzo 

dell'importo complessivo pari a USD 796'728.10 trasferito sul conto D. nel 

periodo 31 gennaio 2003 – 15 ottobre 2003 tramite la banca O. SA di Zurigo 

su ordine di P. Giacarta/Indonesia e tramite la banca Q. di Singapore su 

ordine di G., società di trading posseduta da P.. 

 

 

5. Si rende colpevole di riciclaggio di denaro chiunque compie un atto suscettibile di 

vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori 

patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine (art. 

305
bis

 n. 1 CP). Il reato di riciclaggio può configurarsi sia in forma semplice che in 

forma aggravata. Vi è caso grave, ai sensi dell’art. 305
bis

 n. 2 CP, segnatamente 

se l'autore: agisce come membro di un'organizzazione criminale (lett. a); agisce 

come membro di una banda costituitasi per esercitare sistematicamente il 

riciclaggio (lett. b); realizza una grossa cifra d'affari o un guadagno considerevole 

facendo mestiere del riciclaggio (lett. c). L'autore è punibile anche se l'atto 

principale è stato commesso all'estero, purché costituisca reato anche nel luogo 

in cui è stato compiuto (art. 305
bis

 n. 3 CP). 

 

5.1 Qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento 

o la confisca di valori patrimoniali provenienti da un crimine ai sensi dell’art. 10 

cpv. 2 CP (risp. art. 9 vCP) costituisce oggettivamente un atto di riciclaggio 

(DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). Si tratta di un'infrazione di 

esposizione a pericolo astratto, il comportamento è dunque punibile a questo 

titolo anche laddove l'atto vanificatorio non abbia raggiunto il suo scopo (DTF 

127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e). Il riciclaggio di denaro non richiede 

operazioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, come l'occultamento 

del bottino, possono essere adeguati (DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). Sono in 

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particolare considerati atti di riciclaggio l'occultamento di valori patrimoniali (DTF 

127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e), il loro investimento (DTF 119 IV 242 

consid. 1d), il versamento degli stessi su di un conto bancario aperto a proprio 

nome, senza menzionare l'identità del reale avente diritto economico (DTF 119 

IV 242 consid. 1d), il trasferimento di valori su conti all'estero di pertinenza di 

terzi (DTF 128 IV 117 consid. 7b; 127 IV 24 consid. 2b/cc e 3b; URSULA CASSANI, 

Commentaire du droit pénal suisse, Code pénal suisse, Partie spéciale, vol. 9, 

Berna 1996, pag. 75 n. 41; JÜRG-BEAT ACKERMANN, in Schmid (editore), 

Einziehung Organisiertes Verbrechen Geldwäscherei, vol. I, Zurigo 1998, n. 315 

ad art. 305
bis

 CP). Non è viceversa stato riconosciuto come tale il semplice 

versamento su un conto bancario personale (DTF 124 IV 274 consid. 4) o il solo 

possesso, rispettivamente la custodia, di valori (sentenza del Tribunale federale 

6S.595/1999 del 24 gennaio 2000, consid. 2d/aa). Secondo il Tribunale federale 

ed una parte della dottrina, il reato di cui all'art. 305
bis

 CP può essere commesso 

anche da colui che ricicla valori patrimoniali provenienti da un crimine da lui 

stesso perpetrato (DTF 126 IV 255 consid. 3a; 124 IV 274 consid. 3; 120 IV 323 

consid. 3; BERNARD CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. II, 3a ediz., 

Berna 2010, n. 19 ad art. 305
bis

 CP; GÜNTER STRATENWERTH/FELIX BOMMER, 

Schweizerisches Strafrecht, BT II, 6a ediz., Berna 2008, § 55 n. 43; MARTIN 

SCHUBARTH, Geldwäscherei - Neuland für das traditionelle kontinentale 

Strafrechtsdenken, in Festschrift für Günter Bemmann, a cura di Joachim 

Schulz/Thomas Vormbaum, Baden-Baden 1997, pag. 432-435; d’altra opinione 

invece una ragguardevole corrente dottrinale, segnatamente ACKERMANN, op. 

cit., n. 117 ad art. 305
bis

 CP; GUNTHER ARZT, Geldwäscherei: komplexe Fragen, in 

recht 13 (1995), pag. 131; CASSANI, op. cit., n. 47 e segg. ad art. 305
bis

 CP; 

CHRISTOPH GRABER, Der Vortäter als Geldwäscher, AJP/PJA 1995, pag. 517; 

MARK PIETH, Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2007, n. 2 e seg. ad art. 

305
bis

 CP; HANS SCHULTZ, Die strafrechtliche Rechtsprechung des 

Bundesgerichts im Jahre 1994, in ZBJV 131 (1995) pag. 846; per un riassunto 

della discussione v. anche DTF 122 IV 211 consid. 3a, nonché ANDREAS 

DONATSCH/ WOLFGANG WOHLERS, Strafrecht IV, 4a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 

2011, pag. 476 e JÜRG-BEAT ACKERMANN, forumpoenale 2009, n. 31, pag. 160 e 

seg.). La questione di sapere se l'infrazione all'origine dei valori riciclati 

costituisce un crimine deve essere valutata in applicazione del diritto svizzero 

(DTF 126 IV 255 consid. 3b/aa). 

 

 

5.2 L'infrazione prevista e punita dall'art. 305
bis

 CP è un'infrazione intenzionale. Il 

dolo eventuale è sufficiente (v. art. 12 CP). L’intenzione non deve riferirsi solo 

all’atto vanificatorio in sé, quindi al fatto che l’operazione in questione sia idonea 

a rompere la traccia documentaria, ma anche all’origine criminale dei valori 

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riciclati: l'autore sa o deve presumere che i valori che ricicla provengono da un 

crimine (DTF 122 IV 211 consid. 2e; sulla formulazione “sa o deve presumere” si 

veda già PAOLO BERNASCONI, Finanzunterwelt. Gegen Wirtschaftskriminalität und 

organisiertes Verbrechen, Zurigo 1988, pag. 52 e seg., così come la 

giurisprudenza relativa all’art. 160 CP e all’art. 19 n. 2 lett. a LStup, 

segnatamente DTF 105 IV 303 consid. 3b; 104 IV 211 consid. 2; 69 IV 67 consid. 

3). Non è necessario che l'autore conosca con precisione l'infrazione da cui 

provengono i valori: basta ch'egli sappia oppure, date le circostanze, non possa 

ragionevolmente ignorare che gli stessi sono il frutto di un comportamento illecito 

sanzionato da una pena severa, senza forzatamente sapere in cosa consista 

precisamente tale reato (DTF 119 IV 242 consid. 2b; sentenza del Tribunale 

penale federale SK.2007.24 del 10 ottobre 2008, consid. 3.2.4; STEFAN 

TRECHSEL/HEIDI AFFOLTER-EIJSTEN, Schweizerisches Strafgesetzbuch, 

Zurigo/San Gallo 2008, n. 21 ad art. 305
bis

 CP; CORBOZ, op. cit., n. 42 ad 

art. 305
bis

 CP; DONATSCH/WOHLERS, op. cit., pag. 482 e seg.; CASSANI, op. cit., 

n. 51 ad art. 305
bis

 CP; PIETH, op. cit., n. 46 ad art. 305
bis

 CP; ACKERMANN, op. 

cit., n. 398 ad art. 305
bis

 CP; STRATENWERTH/BOMMER, op. cit., § 55 n. 32). 

 

 

6. Il primo quesito che si pone riguarda il crimine a monte perché su questo si regge 

tutta l’architettura accusatoria, oggetto altresì di esplicite censure difensive. 

 

6.1 Sulla scorta delle risultanze agli atti, non da ultimo avallate da due sentenze 

italiane di patteggiamento passate in giudicato ed equivalenti secondo dottrina e 

giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (oggi dell’Unione 

europea) ad una normale sentenza di condanna (v. sentenza Gözütok e Brügge 

del 19 settembre 2002, causa C-187/01 e C-385/01, Racc. pag. I-1345; HELMUT 

SATZGER, Internationales und Europäisches Strafrecht, 3a ediz., Baden-Baden 

2009, pag. 180 e seg.; GAETANO DE AMICIS, Il principio del “ne bis in idem” 

europeo nell’interpretazione della Corte di giustizia, in Cassazione penale 2009, 

vol. 7/8, pag. 3178 e seg.; HELENA KOTTMANN, Bedeutung des 

Doppelverfolgungsverbotes nach Art. 54 SDÜ bei Vorliegen eines in Italien 

ergangenen Patteggiamentos, in: Jusletter 21 settembre 2009, n. 8 e segg.; 

LAURENT MOREILLON, Coopération judiciaire pénale dans l’Espace Schengen, in 

Aspects pénaux des Accords bilatéraux Suisse/Union européenne, a cura di  

L. Moreillon, Basilea 2008, pag. 514), durante i mesi di febbraio-marzo 2002 A. e 

B. hanno concluso un accordo con l'allora sindaco della città di Z. I. stando al 

quale quest'ultimo avrebbe sottoscritto una convenzione che impegnava la H. 

all'uso di carbone a basso contenuto di zolfo per l'alimentazione della centrale 

termoelettrica di Z. Nord, convenzione sottoscritta in data 17 febbraio 2003 (cl. 

33 p. 510.42 e segg.). Se non avesse ottenuto la promessa di guadagno fattagli 

 

 

dagli accusati, I. non avrebbe certamente esercitato il suo potere di sindaco 

sostenendo in Giunta un'opinione diametralmente opposta alle sue precedenti 

convinzioni politiche e alle decisioni amministrative che in base a tali convinzioni 

aveva fino a quel momento preso (cl. 13 p. 18.1.126 D26; cl. 33 p. 510.19-35). 

Non sono certo gli argomenti tecnici di A. sull’industria del carbone ad avergli 

fatto cambiare idea, ma i soldi promessi; è del resto lo stesso I. ad affermarlo (cl. 

13 p. 18.1.126 D27 e segg.; cl. 33 p. 510.106) e non si vede perché dovrebbe 

autoaccusarsi senza motivo (v. del resto anche le pertinenti osservazioni sulla 

credibilità di I. esposte nella sentenza 30 gennaio 2009 del Tribunale di Z., cl. 33 

p. 510.102). In questo senso non vi è ragione di scostarsi dalle risultanze dei 

procedimenti penali italiani, anche se uno di questi è stato oggetto di appello, più 

che altro comunque su questioni di qualifica giuridica degli atti rimproverati a B. 

(cl. 33 p. 510.447 e segg.), che sugli accertamenti fattuali relativi agli atti corruttivi 

in narrativa. Accertamenti fondati su testimonianze, confessioni e riscontri 

oggettivi dettagliatamente ripresi nella sentenza di prima istanza riguardante B. 

cui si può qui rinviare (cl. 33 p. 510.105 e segg.), non essendovi motivi per 

ritenere che siano stati irregolarmente acquisiti, anche alla luce delle norme 

procedurali del nostro Paese. Il comportamento rimproverato ai protagonisti degli 

episodi in questione, oltre a costituire un reato in Italia, e quindi rispondere alle 

esigenze poste dall’art. 305
bis

 n. 3 CP, adempie le fattispecie di cui agli 

art. 322
septies

 CP, rispettivamente degli art. 322
ter

 e 322
quater

 CP (sull'applicabilità 

del principio della doppia punibilità astratta v. DTF 136 IV 179 consid. 2, aspetto 

qui comunque irrilevante essendo i fatti posteriori all’entrata in vigore dell’art. 

322
septies

 CP), quindi di un crimine ai sensi dell’art. 305
bis

 CP unitamente all’art. 10 

cpv. 2 CP, tanto più che anche a seguire le argomentazioni sollevate in appello 

da B., segnatamente qualificando il reato a monte come corruzione per un atto 

d’ufficio ex art. 318 CP italiano (sulle particolarità della corruzione impropria ai 

sensi di questo articolo v. FRANCESCO ANTOLISEI, Manuale di diritto penale, Parte 

speciale, vol. II, Milano 2003, pag. 329 e seg.), non vi è comunque dubbio sul 

fatto che il patto corruttivo in questione sia stato posto in essere e che il sindaco 

I. abbia abbandonato la sua opposizione al mantenimento dei gruppi a carbone 

della centrale in seguito a questo patto ed ai benefici che ne ha tratto, violando in 

questo modo i doveri e la responsabilità che aveva nei confronti dei suoi cittadini, 

i quali si aspettano ovviamente che i politici da loro eletti perseguano politiche 

conformi alle proprie libere convinzioni e non alle bustarelle promesse. In questo 

senso la fattispecie della corruzione secondo il diritto svizzero sarebbe in ogni 

caso adempiuta e non certo una mera accettazione di vantaggi giusta l’art. 

322
sexies

 CP (sul discrimine v. MARK PIETH, Commentario basilese, 2a ediz., 

Basilea 2007, n. 38 e segg. ad art. 322
ter

 CP). 

 

 

 

6.2 A prescindere dalla correttezza sostanziale e formale degli accertamenti operati 

in Italia va altresì considerato il fatto che avendo aderito allo Spazio Schengen la 

Svizzera non può sottrarsi a determinati principi di diritto penale europeo ad esso 

sottesi come quello del mutuo riconoscimento delle sentenze (v. PELOPIDAS 

ANDREOU, Gegenseitige Anerkennung von Entscheidungen in Strafschen in der 

Europäischen Union, Baden-Baden 2009; VALSAMIS MITSILEGAS, EU Criminal 

Law, Oxford 2009, pag. 115 e segg.; MARKUS JUPPE, Die gegenseitige 

Anerkennung strafrechtlicher Entscheidungen in Europa, Francoforte s.M. 2007). 

Sul fatto che le pertinenti norme della Convenzione di applicazione dell’Accordo 

Schengen (CAS), entrate in vigore per la Svizzera il 12 dicembre 2008, siano già 

applicabili nella fattispecie a livello di diritto intertemporale, non vi è dubbio (v. ad 

esempio sentenza del Tribunale penale federale RR.2008.306 del 24 marzo 

2009, consid. 1.3; sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee in re 

Van Esbroeck c. Belgio del 9 marzo 2006, causa C-436/04, Racc. pag. I-2333). 

Di rilievo è in particolare l’art. 54 CAS, ampiamente citato dalle parti nel corso del 

dibattimento alla base della sentenza del TPF annullata. In base a questa 

disposizione una persona che sia stata giudicata con sentenza definitiva in una 

Parte contraente non può essere sottoposta ad un procedimento penale per i 

medesimi fatti in un’altra Parte contraente a condizione che, in caso di condanna, 

la pena sia stata eseguita o sia effettivamente in corso di esecuzione attualmente 

o, secondo la legge dello Stato contraente di condanna, non possa più essere 

eseguita. In base alla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità 

europee, il principio ne bis in idem, sancito dall’art. 54 CAS, implica 

necessariamente che esista una fiducia reciproca fra gli Stati dello Spazio 

Schengen per quanto riguarda i rispettivi sistemi giudiziari e che ognuno di essi 

accetti l’applicazione del diritto penale in vigore negli altri Stati aderenti 

(v. sentenza Gözütok e Brügge del 19 settembre 2002, conclusioni dell’avvocato 

generale M. Damaso Ruiz-Jarabo Colomer, causa C-187/01 e C-385/01, Racc. 

pag. I-1345; SUSANNE FEE JAGLA, Auf dem Weg zu einem zwischenstaatlichen 

ne bis in idem im Rahmen der Europäischen Union, Francoforte s.M. 2007, pag. 

129 e segg.). Oltre alla dimensione soggettiva di diritto fondamentale, l’art. 54 

CAS esplica dunque anche una funzione oggettiva, da porre in relazione al 

suddetto principio del mutuo riconoscimento delle sentenze e alla volontà degli 

Stati aderenti allo Spazio Schengen di garantire un più efficiente e coordinato 

perseguimento penale transnazionale (KAI AMBOS, Internationales Strafrecht, 2a 

ediz., Monaco 2008, pag. 483 e seg.; v. anche SATZGER, op. cit., pag. 178 e seg. 

n. 53; più sfumate FABIENNE JAULT-SESEKE/JULIETTE LELIEUR, Les différences 

d’approche de l’espace judiciaire européen sur les plans civil et pénal, in 

L’espace judiciaire européen civil et pénal. Regards croisés, Parigi 2009, pag. 6 

e seg.). Anche alla luce di queste considerazioni di diritto penale europeo non vi 

sono motivi per scostarsi dagli accertamenti su cui si sono basati i giudici italiani 

 

 

nelle precitate sentenze. Ciò deve restare possibile solo in circostanze 

eccezionali, che nel caso concreto non sono date. Tanto più in ambiti come 

quello del riciclaggio e della corruzione, dove la tendenza internazionale, e quindi 

non solo europea, coerentemente seguita dal legislatore svizzero (v. in part. 

ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 

3a ediz, Berna 2009, pag. 99 e segg., 118 e segg., nonché Messaggio 

concernente la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione del 21 

settembre 2007, FF 2007 pag. 6665 e segg.), è quella di creare un sistema 

globalmente sempre più integrato, il quale presuppone, anche al di là del 

precipuo campo dell’assistenza giudiziaria, la reciproca fiducia degli Stati 

interessati. In questo senso, a maggior ragione con Stati come l’Italia che 

vantano una consolidata tradizione di cooperazione con il nostro Paese, non da 

ultimo consacrata in un Accordo complementare alla Convenzione europea di 

assistenza giudiziaria in materia penale (RS 0.351.945.41), si impone non solo al 

giudice dell’assistenza ma anche al giudice penale del merito un considerevole 

riserbo nello scostarsi dagli accertamenti effettuati dalle autorità giudiziarie dello 

Stato estero. 

 

6.3 Concludendo il requisito del crimine a monte è adempiuto. 

 

 

7. Assodati la sussistenza di un crimine a monte, l'origine criminale dei soli valori 

destinati al corrotto (v. SK.2009.6 consid. 4.2, confermato in 6B_221/2010 

consid. 3.3) nonché il fatto che A. è già stato condannato in Italia per le dazioni di 

denaro destinate a I. versate sul conto D. della L. (v. SK.2009.6 consid. 5.1, 

confermato in 6B_221/2010 consid. 2.3), occorre ora chinarsi sui restanti atti di 

riciclaggio contestati all'imputato.  

 

 Per ripetuta ammissione dello stesso B., di cui non vi è ragione di dubitare, un 

terzo dei soldi confluiti in Svizzera erano di spettanza dell'ex sindaco I. (v. cl. 33 

p. 510.113; cl. 13 p. 18.1.126.D8). Che vi sia poi stata un'evoluzione, come 

sostenuto dalla difesa, per quanto riguarda le versioni dei fatti fornite dalle 

persone implicate, ciò può rientrare nell'ordine delle cose, segnatamente della 

tattica difensiva, soprattutto in funzione degli elementi raccolti dalle autorità 

inquirenti nel corso dell'inchiesta. Sta di fatto che la versione secondo la quale un 

terzo del denaro fosse destinato al corrotto è quella che è più volte emersa e che 

risulta più credibile. Questo è dunque senz'altro provento di crimine ai sensi 

dell'art. 305
bis

 CP. Si tratta di un ammontare totale di USD 265'576.05 e non di 

USD 208'065.20 come sostenuto dall'avv. Marcellini, dato che, essendo il conto 

D. stato creato ad hoc ad inizio gennaio 2003 per accogliere il denaro frutto 

 

 

dell'accordo corruttivo, tutti i valori giunti sul medesimo, destinati al corrotto, 

devono essere considerati di provenienza criminale. 

 

 Per quanto concerne lo smistamento della somma contaminata dal conto D. sulla 

relazione E. esso è avvenuto sulla base di un disegno criminale comune di A. e 

B., che è essenzialmente quello messo in luce dalle risultanze italiane sulla 

pianificazione dell’antefatto criminoso (v. supra consid. 6.1) ed obiettivamente il 

fatto di trasferire dei soldi da un conto intestato ad una società, con successiva 

chiusura, ad un conto intestato ad un trust costituisce un atto vanificatorio. Nella 

DTF 124 IV 274 (consid. 4) il Tribunale federale ha affermato che un semplice 

versamento su un conto bancario personale, aperto nel luogo del domicilio e che 

serve agli abituali pagamenti privati, non può oggettivamente costituire un atto di 

riciclaggio di denaro. Ebbene, nel caso in esame il conto E. è stato creato 

appositamente per accogliere il denaro di origine criminale proveniente dal conto 

D.; esso è stato toccato unicamente da operazioni legate a tale denaro. B. 

avrebbe in fondo potuto far versare il denaro in questione su un suo conto 

preesistente, ciò che non ha fatto. Va qui sottolineato che ciò che è sanzionato 

con l'art. 305
bis

 CP è l'atto di sottrazione in sé, indipendentemente dal risultato 

pratico (DTF 124 IV 274 consid. 2). Soggettivamente, l'imputato, coinvolto nel 

reato a monte, non poteva non rendersi conto che l'operazione in questione 

costituiva un atto vanificatorio e se senz'altro l'elemento fiscale addotto dallo 

stesso ha svolto un ruolo nella sua decisione (cl. 33 p. 910.14; v. comunque 

ACKERMANN, op. cit., n. 527 ad art. 305
bis

 CP), ciò non toglie che si rendeva conto 

che così facendo non evadeva solo le imposte ma poneva un diaframma tra sé e 

l'autorità di perseguimento penale. Spostare il denaro di origine criminale dal 

conto D., poi chiuso, al conto E., con cambiamento del titolare del conto, senza 

nessuna ravvisabile logica finanziaria, costituisce un atto dissimulatorio 

(Kaschierungshandlung), presupposto necessario ai comportamenti puniti 

dall'art. 305
bis

 CP (v. FF 1996 I pag. 521 e segg., in particolare pag. 531). Il reato 

è pertanto da considerarsi realizzato da B. e dall'imputato unicamente per quanto 

concerne i trasferimenti di denaro dalla relazione bancaria D. a favore della 

relazione bancaria E. effettuati tra il 12 marzo 2003 ed il 20 ottobre 2003, per un 

controvalore complessivo pari a USD 265'576.05. 

 

 

Sulla pena 

 

8.  

8.1 I reati ritenuti a carico di A. sono stati commessi prima del 1° gennaio 2007, data 

dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni concernenti il diritto sanzionatorio. 

In applicazione dell’art. 2 cpv. 2 CP occorre determinare quale diritto risulta più 

 

 

favorevole per la fissazione e la scelta della pena che dovrà essere 

concretamente inflitta. A tale scopo il vecchio ed il nuovo diritto devono essere 

paragonati nel loro insieme, valutandoli però non in astratto ma nella loro 

applicazione nel caso di specie (sentenza del Tribunale federale 6S.449/2005 del 

24 gennaio 2006, consid. 2; DTF 119 IV 145 consid. 2c; FRANZ RIKLIN, Revision 

des Allgemeinen Teils des Strafgesetzbuches; Fragen desÜbergangsrechts, in 

AJP/PJA 2006 pag. 1473). Il nuovo diritto trova applicazione se obiettivamente 

esso comporta un miglioramento della posizione del condannato (principio 

dell’obiettività), a prescindere quindi dalle percezioni soggettive di quest’ultimo 

(DTF 114 IV 1 consid. 2a pag. 4; sentenza del Tribunale federale 6B_202/2007 

del 13 maggio 2008, consid. 3.2). In ossequio al principio dell’alternatività il 

vecchio ed il nuovo diritto non possono venire combinati (sentenza del Tribunale 

federale 6B_312/2007 del 15 maggio 2008, consid. 4.3). In questo senso, non si 

può ad esempio applicare per il medesimo fatto, da un lato il vecchio diritto per 

determinare l’infrazione commessa e dall’altro quello nuovo per decidere le 

modalità della pena inflitta. Se entrambi i diritti portano allo stesso risultato, si 

applica il vecchio diritto (DTF 134 IV 82 consid. 6.2; 126 IV 5 consid. 2c; 

sentenza del Tribunale federale 6B_33/2008 del 12 giugno 2008, consid. 5.1). 

 

8.2 Nella fattispecie, il riciclaggio di denaro era punito secondo il vecchio diritto con 

la detenzione o con la multa (art. 305
bis

 n. 1 CP), rispettivamente nei casi gravi la 

reclusione fino a cinque anni o la detenzione, obbligatoriamente cumulata con 

una multa fino a un milione di franchi (art. 305
bis

 n. 2 CP), mentre le nuove pene 

comminate dal 1° gennaio 2007 sono una pena detentiva sino a tre anni o una 

pena pecuniaria, rispettivamente una pena detentiva sino a cinque anni, 

obbligatoriamente cumulata con una pena pecuniaria sino a 500 aliquote 

giornaliere, o una pena pecuniaria. 

 

 Per quanto riguarda la trasposizione in Svizzera del reato di corruzione giusta 

l’art. 319 del Codice penale italiano alla luce del concorso retrospettivo (v. infra 

consid. 9.2), è di rilievo l’art. 322
ter

 CP, fattispecie che prevedeva la reclusione 

sino a cinque anni o la detenzione, mentre dal 1° gennaio 2007 è comminata una 

pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria.  

 

 Per quanto riguarda i criteri per la commisurazione della pena (v. art. 47 e segg. 

CP; sentenza del Tribunale federale 6B_207/2007 del 6 settembre 2007, 

consid. 4.2.1, pubblicato in forumpoenale, 1/2008, n. 8 pag. 27) nonché il cumulo 

delle pene in caso di concorso di reati (cosiddetto cumulo giuridico o principio 

dell’aumento, Asperationsprinzip, principe de l’aggravation des peines), nulla è 

concretamente mutato rispetto al passato (v. art. 49 cpv. 1 CP, corrispondente al 

vecchio art. 68 n. 1 cpv. 1 CP; DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/ 

 

 

BETTEX/STOLL, Code pénal, Partie générale, Basilea 2012, n. 1 e 2 ad art. 49 

CP). Diversa invece la situazione per quanto riguarda la sospensione 

condizionale. Secondo il vecchio diritto la concessione della condizionale era 

possibile per pene privative di libertà fino a 18 mesi ed era esclusa in caso di 

multe (art. 41 n. 1 vCP; v. comunque DTF 127 IV 97 consid. 3; 123 IV 150 

consid. 2b; 118 IV 337 consid. 2c per quanto riguarda la portata della soglia dei 

18 mesi). Il nuovo diritto permette la sospensione condizionale delle pene 

pecuniarie, del lavoro di pubblica utilità e delle pene detentive a partire da sei 

mesi fino a due anni (art. 42 cpv. 1 CP). Mentre nel vecchio diritto la concessione 

della sospensione condizionale dipendeva dall’esistenza di una prognosi 

favorevole, l’attuale art. 42 cpv. 1 CP rovescia la vecchia formulazione, esigendo 

la mera assenza di una prognosi negativa (DUPUIS/GELLER/MON-

NIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., n. 9 ad art. 42 CP). La legge 

presume dunque l’esistenza di una prognosi favorevole e questa praesumptio 

iuris deve essere capovolta dal giudice per escludere la condizionale, la quale 

rappresenta pertanto la regola da cui ci si può scostare solo di fronte ad una 

prognosi negativa. In caso di incertezza va pronunciata la condizionale (v. DTF 

134 IV 1 consid. 4.2.2; sentenze del Tribunale federale 6B_713/2007 del 4 marzo 

2008, consid. 2.1, pubblicato in SJ 130/2008, n. 22, pag. 277 e segg. e 

6B_435/2007 del 12 febbraio 2008, consid. 3.2). Inoltre il nuovo diritto prevede la 

possibilità, sconosciuta finora in Svizzera, della condizionale parziale per le pene 

pecuniarie, il lavoro di pubblica utilità o le pene detentive da uno a tre anni, alle 

condizioni definite all’art. 43 CP.  

 

 Riassumendo, tenuto conto delle nuove disposizioni in materia di condizionale 

(v. anche sentenze del Tribunale federale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, 

consid. 6.1, 6B_547/2008 del 5 agosto 2008, consid. 3.1, nonché 6B_307/2008 

del 24 ottobre 2008, consid. 4.2), così come della nuova cornice edittale dei reati 

in esame, che prevedono ora nel loro minimo la possibilità della pena pecuniaria, 

di per sé più mite della detenzione (v. DTF 134 IV 60 consid. 4; Messaggio del 

21 settembre 1998 concernente la modifica del CP, FF 1999 pag. 1673 e segg., 

1703 e segg.), rispettivamente della multa in quanto sanzione che non 

ammetteva e ammette sospensione condizionale (v. sentenza del Tribunale 

federale 6B_312/2007 del 15 maggio 2008, consid. 4.5), il nuovo diritto risulta 

concretamente più favorevole rispetto al precedente, per cui verrà applicato nella 

fattispecie all'imputato colpevole. 

 

 

9.  

9.1 Va preliminarmente preso atto che A. è già stato oggetto di una condanna penale 

in Italia, con sentenza di patteggiamento passata in giudicato. I reati per cui è 

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stato condannato costituiscono l’antefatto criminoso agli atti di riciclaggio oggetto 

della presente procedura e sono stati commessi tra ottobre 2000 e novembre 

2003. Per il ripetuto reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio egli 

è stato condannato ad una pena di un anno e cinque mesi di reclusione sospesa 

condizionalmente (cl. 19 p. 13.18.3204). 

 

9.2 In base all’art. 49 cpv. 1 CP, quando per uno o più reati risultano adempiute le 

condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna 

l’autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura 

adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena 

comminata. È in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena. 

Giusta il cpv. 2 di questo stesso articolo, se deve giudicare un reato che l’autore 

ha commesso prima di essere stato condannato per un altro fatto, il giudice 

determina la pena complementare in modo che l’autore non sia punito più 

gravemente di quanto sarebbe stato se i diversi reati fossero stati compresi in un 

unico giudizio. In questo il diritto penale svizzero si differenzia quindi chiaramente 

dal diritto penale italiano, il quale ha adottato, seppur con qualche mitigazione, il 

sistema del cumulo materiale delle pene (tot crimina, tot poenae), abbandonando 

in tal senso, con il codice Rocco del 1930, il sistema del cumulo giuridico, 

equiparabile a quello svizzero, che era stato precedentemente seguito dal codice 

Zanardelli del 1889 (v. GIORGIO LATTANZI, Codice penale. Annotato con la 

giurisprudenza, Milano 2011, 7a ediz., n. 1 ad art. 80, pag. 420; FRANCESCO 

ANTOLISEI, Manuale di diritto penale, Parte generale, Milano 2003, n. 172 e 

n. 233). Non c’è dubbio, comunque, che questo Tribunale debba applicare 

esclusivamente le pene previste dal Codice penale svizzero (v. art. 3 cpv. 1 CP 

nonché sentenza del Tribunale federale 6S.57/2005 del 20 luglio 2005, consid. 

3.3 pubblicato in RtiD, I-2006, pag. 157), seppur tenendo conto nei limiti del 

possibile delle interferenze che emergono nella sovrapposizione di sistemi. A 

questo proposito la giurisprudenza del Tribunale federale è chiara: i principi del 

concorso retrospettivo di cui all’art. 49 cpv. 2 CP si applicano anche nel caso di 

precedenti condanne pronunciate da un tribunale straniero (DTF 127 IV 108; 109 

IV 92; nonché le sentenze non pubblicate citate in JÜRG-BEAT ACKERMANN, 

Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2007, n. 64 ad art. 49 CP). Questo 

significa, nel caso in esame, che questo Tribunale può applicare solo una pena 

complementare rispetto alla pena già pronunciata in Italia, atteso che i reati per i 

quali A. è ritenuto colpevole con la presente sentenza sono stati tutti commessi 

prima della sentenza di patteggiamento del 17 febbraio 2006. Il principio che 

occorre seguire è quello, sotteso alla nozione di concorso retrospettivo, che il reo 

non debba essere danneggiato per il semplice fatto di venire giudicato mediante 

più sentenze invece che mediante un unico giudizio (v. DTF 132 IV 102 consid. 

8.2; 129 IV 113 consid. 1.1; 118 IV 119 consid. 1; 109 IV 68 consid. 1; sentenza 

 

 

del Tribunale federale 6B_180/2011 del 5 aprile 2012, consid. 3.4.1). Secondo la 

dottrina ciò è espressione della garanzia costituzionale della parità di trattamento 

(ACKERMANN, op. cit., n. 54 ad art. 49 CP). Nella determinazione della pena 

complementare va quindi tenuto conto della colpevolezza complessiva per 

l’insieme dei reati in questione e della forchetta edittale posta dal diritto svizzero. 

 

 Concretamente nell’ipotesi di concorso fra i reati per cui A. è qui giudicato 

colpevole ed il reato di corruzione per cui è stato condannato in Italia, il massimo 

di pena comminato dalla legge svizzera è di 7 anni e mezzo di detenzione, 

prevedendo il reato più grave in esame, ovvero la corruzione ai sensi dell’art. 

322
ter

 CP, una pena massima di cinque anni di pena detentiva, aumentabile per 

effetto del principio di accrescimento o cumulo giuridico di cui all’art. 49 CP fino 

ad un massimo della metà del massimo della pena comminata. Il complessivo 

grado di colpevolezza giusta l’art. 47 CP dovrà essere pertanto valutato entro 

detti limiti. La pena complementare risulterà quindi deducendo la pena di un anno 

e cinque mesi pronunciata in Italia dalla pena complessiva qui ritenuta adeguata 

(sentenza del Tribunale federale 6B_384/2009 del 5 novembre 2009, consid. 

3.5.3, riassunta in ius.focus 3/2009 pag. 27). 

 

9.3 Il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore. Tiene conto della sua vita an-

teriore e delle sue condizioni personali, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla 

sua vita (art. 47 cpv. 1 CP). La colpa è determinata secondo il grado di lesione o 

esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità 

dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle 

circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di 

evitare l'esposizione a pericolo o la lesione (art. 47 cpv. 2 CP). I criteri da 

prendere in considerazione per la fissazione della pena sono essenzialmente gli 

stessi che venivano applicati nel quadro della giurisprudenza relativa al vecchio 

art. 63 CP (v. DTF 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 20 e seg.; sentenza del Tribunale 

federale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 6.2). Non diversamente 

dal vecchio diritto, la pena deve essere determinata ponderando sia la 

colpevolezza del reo che l’effetto che la sanzione avrà su di lui. 

 

 Oltre a valutare il grado di colpevolezza, il giudice deve dunque tenere conto dei 

precedenti e della situazione personale del reo, nonché della sua sensibilità alla 

pena. Il grado di colpevolezza dipende anche dalla libertà decisionale di cui 

l’autore disponeva: più facile sarebbe stato per lui rispettare la norma infranta, 

più grave risulta la sua decisione di trasgredirla e pertanto anche il suo grado di 

colpevolezza; e viceversa (DTF 127 IV 101 consid. 2a; 122 IV 241 consid. 1a; 

sentenza 6B_547/2008 del 5 agosto 2008, consid. 3.2.2; HANS WIPRÄCHTIGER, 

Commentario basilese, 2a
 
ediz., Basilea 2007, n. 90 ad art. 47 CP; GÜNTER 

 

 

STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, 2a
 
ediz., Berna 

2006, § 6 n. 13). Parimenti al vecchio art. 63 CP, il nuovo art. 47 CP conferisce al 

giudice un ampio margine di apprezzamento (sentenza del Tribunale federale 

6B_207/2007 del 6 settembre 2007, consid. 4.2.1, pubblicata in forumpoenale 

2008, n. 8 pag. 25 e seg.). In virtù del nuovo art. 50 CP – che recepisce i criteri 

già fissati in precedenza dalla giurisprudenza (v. Messaggio del Consiglio 

federale concernente la modifica del Codice penale svizzero del 21 settembre 

1998, FF 1999 pag. 1747) –  il giudice deve indicare nella sua decisione quali 

elementi, relativi al reato ed al suo autore, sono stati presi in considerazione per 

fissare la pena, in modo tale da garantire maggiore trasparenza nella 

commisurazione della pena, facilitandone il sindacato nell’ambito di un’eventuale 

procedura di ricorso (sentenza 6B_207/2007 del 6 settembre 2007, consid. 4.2.1, 

pubblicata in forumpoenale 2008, n. 8 pag. 26 e segg.). Il giudice non è obbligato 

ad esprimere in cifre o in percentuali l’importanza attribuita a ciascuno degli 

elementi citati, ma la motivazione del giudizio deve permettere alle parti ed 

all’autorità di ricorso di seguire il ragionamento che l’ha condotto ad adottare il 

quantum di pena pronunciato (v. DTF 127 IV 101 consid. 2c pag. 105). 

 

9.4 A. si è comportato in maniera contraddittoria nell’insieme delle procedure qui in 

esame. In Italia ha collaborato e risarcito, in Svizzera invece ha recisamente 

negato gli stessi fatti su cui aveva precedentemente patteggiato. Le spiegazioni 

addotte possono avere una certa ragion d’essere nella misura in cui i ritardi della 

giustizia italiana sono frutto di numerose condanne da parte della Corte europea 

dei diritti dell’uomo (v. ad es. FROWEIN/PEUKERT, EMRK-Kommentar, 3a ediz., 

Kehl am Rhein 2009, n. 235 ad art. 6 CEDU, pag. 232; VINCENT BERGER, 

Jurisprudence de la Cour européenne des droits de l’homme, 11a ediz., Parigi 

2009, pag. 315 e seg., 321 e segg.), ma questo non è sufficiente per giustificare 

la completa incoerenza delle condotte procedurali dell’accusato. L’Italia è uno 

stato di diritto e A. ha scelto liberamente la via del patteggiamento, una via 

deflativa del dibattimento conosciuta da numerosi altri ordinamenti (v. MATTEO 

CAPUTO, Il diritto penale e il problema del patteggiamento, Napoli 2009). Egli non 

è uno sprovveduto ed è apparso alla Corte una persona che calcola bene le 

proprie mosse. Alla sentenza di patteggiamento si è giunti alla luce di tutta una 

serie di accertamenti fattuali poi utilizzati anche nel rito ordinario a carico di altri 

coaccusati e di cui A. era pienamente consapevole. Non è il tipo di persona che, 

pur sapendosi innocente, percorre la via del patteggiamento (sul problema, a 

prescindere dal caso concreto, v. comunque FEDERICO PICINALI, Diritto penale, 

patteggiamento e ragionevole dubbio, in: Rivista italiana di diritto e procedura 

penale, 2009/3 pag. 1457-1463). Piuttosto, egli anche nel corso dei dibattimenti 

relativi alla procedura SK.2009.6 tende a sviare il discorso dalla gravità oggettiva 

dei fatti, così facendo bagatellizzandoli. L’apparato di società messe in piedi non 

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è forse sofisticatissimo, ma denota un’energia criminale da non sottovalutare. Il 

movente non è ideale, come ha sostenuto in aula: non è l’interesse dei cittadini di 

Z. o dei lavoratori della centrale, ma il lucro personale. Ed è sempre questo il 

movente esclusivo che lo ha portato, da rodato uomo d’affari, a riciclare i soldi 

destinati al sindaco I., assicurandosi l’appoggio di un personaggio importante nel 

processo decisionale attorno alla centrale termoelettrica di Z. Nord. A favore di A. 

va comunque ritenuta l’incensuratezza (sul valore relativo di questa componente 

v. DTF 136 IV consid. 2.6) e occorre considerare che gran parte del disvalore 

dell’atto è già compresa nell’antefatto criminoso (v. sentenza del Tribunale 

penale federale SK.2008.5 del 26 gennaio 2009, consid. 10.2). Sulla base della 

sentenza italiana concernente A. non si può comunque ritenere che il successivo 

autoriciclaggio sia già stato assorbito nella condanna italiana in termini di 

contegno postdelittuoso rilevante per la commisurazione della pena giusta l’art. 

133 comma 3 del Codice penale italiano (sulla problematica si veda SALVATORE 

PROSDOCIMI, Profili penali del postfatto, Milano 1982, pag. 199 e segg.), per cui 

margini per pronunciare una pena complementare, seppur contenuta, rimangono. 

Gli atti di riciclaggio sono stati commessi tra marzo e ottobre 2003 per cui ci 

troviamo oltre i due terzi dei termini di prescrizione, fissati dalla giurisprudenza 

perché entri in linea di conto l’attenuante specifica di cui all’art. 48 lett. e CP (DTF 

132 IV 1; sentenza del Tribunale federale 6B.157/2009 del 29 ottobre 2009, 

consid. 4.4), attenuante che va applicata avendo l’autore tenuto senz’altro buona 

condotta dopo i fatti. Per quanto riguarda invece l’attenuante del sincero 

pentimento, la Corte prende atto che effettivamente risarcimento vi è stato, 

anche se resta un dubbio sul fatto che questo risponda ad un intimo pentimento 

e non a pure ragioni tattiche, vista la filosofia difensiva adottata dall’accusato in 

aula; fatto sta che giusta la DTF 107 IV 98 consid. 3b pag. 103 in caso di dubbio 

l’attenuante va comunque ammessa. Ciò non toglie che la colpevolezza 

complessiva giusta l’art. 47 CP è grave, tenuto conto dell’ammontare totale delle 

somme riciclate, della reiterazione nel tempo della condotta criminale, nonché del 

movente esclusivamente egoistico. Concludendo, per l’insieme dei fatti in 

questione, trasponendo il tutto nel diritto sanzionatorio svizzero (v. supra consid. 

9.2), si giustifica una pena detentiva complessiva di 17 mesi e 20 giorni, tenuto 

anche conto dell'ulteriore tempo trascorso dalla sentenza del 3 dicembre 2009, 

per cui, dedotta la pena già irrogata in Italia, A. va sanzionato con una pena 

complementare di 20 giorni di detenzione. 

 

10. Il giudice sospende di regola l'esecuzione di una pena pecuniaria, di un lavoro di 

pubblica utilità o di una pena detentiva da sei mesi a due anni se una pena senza 

condizionale non sembra necessaria per trattenere l'autore dal commettere nuovi 

crimini o delitti, a condizione che l'autore, nei cinque anni prima del reato, non sia 

stato condannato ad una pena detentiva di almeno sei mesi (art. 42 cpv. 1 e 2 

 

 

CP). La concessione della sospensione condizionale può essere rifiutata anche 

perché l’autore ha omesso di riparare il danno contrariamente a quanto si poteva 

ragionevolmente pretendere da lui (art. 42 cpv. 3 CP). Il giudice può sospendere 

parzialmente l'esecuzione di una pena pecuniaria, di un lavoro di pubblica utilità 

o di una pena detentiva da un anno a tre anni se necessario per tenere 

sufficientemente conto della colpa dell'autore (art. 43 cpv. 1 CP). La parte da 

eseguire non può eccedere la metà della pena (art. 43 cpv. 2 CP). In caso di 

sospensione parziale dell’esecuzione della pena detentiva, la parte sospesa e la 

parte da eseguire devono essere di almeno sei mesi (art. 43 cpv. 3 prima frase 

CP). 

 

10.1 Le condizioni oggettive per la concessione della condizionale ai sensi dell’art. 42 

cpv. 1 e 2 CP sono date per il condannato. 

 

10.2 Sul piano soggettivo, il giudice deve formulare una prognosi sul futuro comporta-

mento del condannato, basandosi su un apprezzamento globale che tenga conto 

delle circostanze dell’infrazione, degli antecedenti del reo, della sua reputazione 

e della sua situazione personale al momento del giudizio. Da prendere in 

considerazione sono tutti gli elementi che permettono di chiarire il carattere del 

condannato nel suo insieme, nonché le sue opportunità di ravvedimento. Nel fare 

questo non è ammissibile sopravvalutare determinati criteri a scapito di altri 

comunque pertinenti. Il giudice deve motivare la sua decisione in maniera 

sufficiente (v. art. 50 CP); la sua motivazione deve permettere di verificare se si è 

tenuto conto di tutti gli elementi pertinenti e come essi sono stati ponderati  

(v. DTF 134 IV 1 consid. 4.2.1; 128 IV 193 consid. 3a; 118 IV 97 consid. 2b; 

sentenza del Tribunale federale 6B_713/2007 del 4 marzo 2008, consid. 2.1, 

pubblicato in SJ 2008 I pag. 279 e seg.). Le condizioni soggettive per permettere 

la concessione della condizionale ai sensi dell’art. 42 CP valgono anche per la 

concessione della condizionale parziale ai sensi dell’art. 43 CP (v. DTF 134 IV 1 

consid. 5.3.1). Nel caso di pene detentive la cui durata rientra nel comune campo 

di applicazione sia della condizionale piena che della condizionale parziale, la 

condizionale piena costituisce la regola e quella parziale l’eccezione; quest’ultima 

può essere ammessa soltanto se esistono dei dubbi importanti in merito al futuro 

comportamento del reo, segnatamente a causa di precedenti condanne, dubbi 

che possono essere fugati soltanto facendo scontare una parte della pena. Il 

giudice può così evitare il dilemma del “tutto o niente” in caso di prognosi 

fortemente incerta. Prima di pronunciare una pena con la condizionale parziale il 

giudice deve comunque esaminare la possibilità prevista giusta l’art. 42 cpv. 4 

CP di combinare la pena condizionalmente sospesa con una pena pecuniaria 

oppure una multa. Se sotto il profilo della prevenzione speciale questa possibilità 

si rivela sufficiente per rovesciare la prognosi sfavorevole, essa va preferita alla 

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condizionale parziale (DTF 134 IV 1 consid. 5.5.2; sentenza del Tribunale 

federale 6B_713/2007 del 4 marzo 2008, consid. 2.2.3.2, pubblicato in SJ 2008 I 

pag. 281 e seg.). 

 

10.3 A. è incensurato e ha un’età piuttosto avanzata. Sia dal punto di vista sociale che 

famigliare appare ben integrato. Motivi per escludere la condizionale alla luce 

dell’art. 42 cpv. 3 CP non ve ne sono, visto che egli ha risarcito il danno nel 

quadro del patteggiamento in Italia. Lo stesso MPC non ha espresso dubbi 

sull’esistenza di una prognosi favorevole. Ragioni per ritenere che l’esecuzione 

della pena sia necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o 

delitti non ve ne sono. La condizionale ai sensi dell’art. 42 CP va quindi 

concessa, come d'altronde già fatto anche dal giudice italiano, senza necessità di 

esaminare l’ipotesi dell’art. 42 cpv. 4 CP o dell’art. 43 CP. In considerazione delle 

circostanze del caso e della personalità del condannato, le quali permettono di 

concludere che il rischio di recidiva è molto basso, il periodo di prova può essere 

senz’altro fissato a due anni (sui criteri rilevanti v. le sentenze del Tribunale 

federale 6B_1030/2008 del 23 febbraio 2009, consid. 3.1, 6B_626/2008 dell’11 

novembre 2008, consid. 7.1, nonché DTF 95 IV 121 consid. 1). 

 

 

Sulle misure 

 

11. Il giudice ordina la confisca dei valori patrimoniali che costituiscono il prodotto di 

un reato e erano destinati a determinare o a ricompensare l'autore di un reato, a 

meno che debbano essere restituiti alla persona lesa allo scopo di ripristinare la 

situazione legale (art. 70 cpv. 1 CP). Il diritto di ordinare la confisca si prescrive in 

sette anni; se il perseguimento del reato soggiace a una prescrizione più lunga, 

questa si applica anche alla confisca (art. 70 cpv. 3 CP). Se l'importo dei valori 

patrimoniali sottostanti a confisca non può essere determinato o può esserlo 

soltanto con spese sproporzionate, il giudice può procedere a una stima (art. 70 

cpv. 5 CP). Se i valori patrimoniali sottostanti alla confisca non sono più reperibili, 

il giudice ordina in favore dello Stato un risarcimento equivalente (art. 71 cpv. 2 

CP). In vista dell’esecuzione del risarcimento, l’autorità inquirente può sottoporre 

a sequestro valori patrimoniali dell’interessato (art. 71 cpv. 3 prima frase CP). 

 

11.1 La confisca di valori patrimoniali in relazione con un reato ha carattere 

repressivo: ha lo scopo di impedire che il reo profitti dell’infrazione da lui 

commessa, evitando in tal senso che il crimine paghi (v. DTF 106 IV 336 consid. 

3b/aa; 104 IV 228 consid. 6b). Costituisce prodotto di reato ogni valore in 

relazione diretta ed immediata con il reato stesso. Quando il prodotto originale 

dell’infrazione è costituito da valori propri a circolare, quali biglietti di banca o 

 

 

moneta scritturale, ed è stato trasformato in più riprese, esso resta confiscabile 

fino a che la sua traccia documentaria (Papierspur, trace documentaire, paper 

trail) può essere ricostruita in maniera tale da stabilire il legame con l’infrazione 

(DTF 129 II 453 consid. 4.1 p. 461; sentenza del Tribunale federale 1B_185/2007 

del 30 novembre 2007, consid. 9). In questo senso la conversione di una somma 

di denaro in un'altra valuta o in carte valori non fa ostacolo alla confisca 

(DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., n. 7 ad art. 

70 CP). Se i valori considerati sono stati oggetto d’atti punibili sotto il profilo 

dell’art. 305
bis

 CP, essi sono confiscabili in quanto prodotto di quest’ultima 

infrazione (sentenza del Tribunale federale 6S.667/2000 del 19 febbraio 2001, 

consid. 3c, pubblicato in SJ 2001 I pag. 332). In tutti i casi il prodotto di 

un’infrazione commessa all’estero può essere confiscato in Svizzera se i valori in 

questione sono stati oggetto di operazioni di riciclaggio in Svizzera (su tali 

questioni v. DTF 128 IV 145 in part. consid. 2c pag. 149 e seg.). 

 

11.2 Nella fattispecie i valori sequestrati di cui è titolare l’accusato A. non è dimostrato 

siano in relazione diretta con il reato di riciclaggio, né l’autorità requirente lo 

sostiene. Ipotizzabile è dunque solo la pronuncia di un credito compensatorio, 

garantito dai valori sequestrati giusta l’art. 71 cpv. 3 CP, sennonché non risulta 

che l'imputato abbia tratto direttamente profitto per i fatti di riciclaggio qui ritenuti 

(v. SK.2009.6 consid. 7.2 e 6B_221/2010 consid. 4.3). Il profitto da lui tratto è da 

porre invece in relazione con il reato a monte per il quale l’imputato A. è già stato 

ritenuto colpevole ed è stato già contestualmente condannato a risarcimento, per 

un ammontare di circa EUR 330'000.- già versato alle autorità italiane (cl. 13 

p. 18.1.127-128 e 146; cl. 33 p. 510.113; cl. 33 p. 910.013). Il conto in questione 

va pertanto dissequestrato. 

 

 

Sulle spese e ripetibili 

 

12. Salvo disposizione contraria, i procedimenti pendenti al momento dell'entrata in 

vigore, il 1° gennaio 2011, del Codice di diritto processuale penale svizzero sono 

continuati secondo il nuovo diritto (art. 448 cpv. 1 CPP). Per la ripartizione delle 

spese giudiziarie e delle ripetibili si applicano gli art. 416 e segg. CPP. Esse sono 

calcolate secondo i principi fissati nel Regolamento del Tribunale penale federale 

sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale 

federale entrato anch'esso in vigore il 1° gennaio 2011 (RSPPF; RS 

173.713.162). L'art. 22 cpv. 3 RSPPF prevede espressamente la sua 

applicabilità alle cause pendenti al momento della sua entrata in vigore. 

 

 

 

12.1 Le spese procedurali comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1 

RSPPF). Gli emolumenti sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla 

polizia giudiziaria federale e dal Ministero pubblico della Confederazione nella 

procedura preliminare, dalla Corte penale del Tribunale penale federale nella 

procedura di prima istanza, e dalla Corte dei reclami penali del Tribunale penale 

federale nelle procedure di ricorso ai sensi dell’articolo 37 della legge federale 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione (art. 1 cpv. 2 

RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a titolo di anticipo dalla 

Confederazione; essi comprendono segnatamente le spese della difesa d’ufficio 

e del gratuito patrocinio, di traduzione, di perizia, di partecipazione da parte di 

altre autorità, le spese postali e telefoniche ed altre spese analoghe (art. 1 cpv. 3 

RSPPF).  

 

 In caso di condanna, l'imputato sostiene le spese procedurali. Sono eccettuate le 

sue spese per la difesa d'ufficio; è fatto salvo l'art. 135 cpv. 4 CPP (art. 426 cpv. 

1 CPP). L'imputato non sostiene le spese procedurali causate dalla 

Confederazione o dal Cantone con atti procedurali inutili o viziati (art. 426 cpv. 3 

lett. a CPP) o derivanti dalle traduzioni resesi necessarie a causa del fatto che 

l'imputato parla una lingua straniera (art. 426 cpv. 3 lett. b CPP). L'autorità 

penale può dilazionare la riscossione delle spese procedurali oppure, tenuto 

conto della situazione economica della persona tenuta a rifonderle, ridurle o 

condonarle (art. 425 CPP).  

  

Gli emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà della 

causa, del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle parti e 

dell’onere della cancelleria (art. 5 RSPPF). In caso di apertura di un’istruttoria, 

l'emolumento riscosso per le investigazioni di polizia si situa tra 200 e 50'000 

franchi (art. 6 cpv. 3 lett. b RSPPF). In caso di chiusura con un atto d’accusa 

(v. art. 324 e segg., 358 e segg., 374 e segg. CPP), l'emolumento relativo 

all’istruttoria oscilla tra 1'000 e 100'000 franchi (v. art. 6 cpv. 4 lett. c RSPPF). Il 

totale degli emolumenti per le investigazioni di polizia e l’istruttoria non deve 

superare 100'000 franchi (art. 6 cpv. 5 RSPPF). Nelle cause giudicate dalla Corte 

penale nella composizione di tre giudici, l'emolumento di giustizia varia tra 1'000 

e 100’000 franchi (art. 7 lett. b RSPPF). 

 

12.2 Per quanto riguarda la procedura delle indagini preliminari il MPC ha fatto valere 

un emolumento di fr. 10'000.- (cl. 33 p. 710.1), mentre per l’istruzione 

preparatoria da parte dell’UGI è stato invocato un emolumento di fr. 12'000.-  

(v. anche cl. 1 p. 1.84). Per il rinvio a giudizio e la rappresentanza dell’accusa 

l’autorità requirente ha fatto valere un emolumento di fr. 4'000.- (cl. 33 p. 710.1). 

Nell'ambito della procedura su rinvio il MPC ha pure esposto un emolumento di 

 

 

fr. 3'000.- per l'atto d'accusa del 2 settembre 2011 e la sua rappresentanza. 

Premesso che l'emolumento per il rinvio a giudizio e la rappresentanza 

dell’accusa non è più contemplato nel CPP, contrariamente a quanto previsto 

nella vecchia PP, e non può quindi più essere preso in considerazione nella 

determinazione delle spese procedurali, i primi due importi risultano adeguati per 

procedure di questo tipo e vanno divisi in parti uguali tra l'imputato e B., atteso 

che la reprensibilità della loro condotta è equivalente e pesa in maniera 

sostanzialmente uguale sul complesso delle spese cagionate allo Stato. 

Essendovi alla base della procedura di rinvio l'accoglimento del ricorso inoltrato 

dall'imputato, la messa a carico di un emolumento ad essa collegato non risulta 

in ogni caso giustificata. 

 

12.3 Per quanto concerne gli esborsi fatti valere dal MPC, essi ammontano a 

fr. 1'683.65 per le indagini preliminari e fr. 327.- per la fase di istruzione 

preparatoria (cl. 26 p. 20). Per quanto riguarda l’UGI sono fatte valere spese 

totali di fr. 2'880.90 (cl. 33 p. 710.1). Fra gli esborsi vi sono tuttavia costi di 

viaggio all’interno del territorio svizzero, in quanto tali già coperti dall’emolumento 

sopraccitato (v. sentenza del Tribunale penale federale SK.2008.22 del 20 e 

27 luglio 2009, consid. 13.5 e rinvii). Da escludere sono anche gli importi 

concernenti le traduzioni che, secondo prassi e giusta interpretazione estensiva 

delle garanzie di cui agli art. 6 n. 3 lett. e CEDU e 14 n. 3 lett. f Patto ONU II, non 

possono essere messi a carico del condannato (sentenze del Tribunale penale 

federale SK.2007.8 dell’11 dicembre 2007, consid. 3.2.2, e SK.2007.17 del 

3 marzo 2008, consid. 9.3, con rinvii). Dedotte queste spese rimangono quindi 

fr. 1'683.35 di esborsi del MPC e fr. 50.- dell’UGI. Tali costi vanno ripartiti in parti 

uguali a carico del condannato e di B.. 

 

12.4 Esborsi derivanti dalla fase dibattimentale non ve ne sono. La relativa tassa di 

giustizia va fissata a fr. 4'000.-, a carico del condannato e di B. in parti uguali. 

 

12.5 Complessivamente risulterebbero a carico del condannato e di B. spese 

giudiziarie per un totale di fr. 31'733.35, tuttavia tenuto conto del loro parziale 

proscioglimento e dell’indennità per ripetibili di cui di massima avrebbero per 

questo motivo diritto vi è ragione di ridurre a titolo di compensazione le spese 

totali a carico di ciascuno a fr. 13'000.-, precisato che la parte relativa a B. è già 

stata addossata al medesimo con sentenza del 3 dicembre 2009 cresciuta in 

giudicato nei suoi confronti. 

 

 

 

Per questi motivi la Corte pronuncia: 

 

I. L'imputato A. è riconosciuto colpevole di ripetuto riciclaggio di denaro per aver 

operato o fatto operare tra il 12 marzo 2003 ed il 20 ottobre 2003 trasferimenti di 

denaro dalla relazione bancaria n. 2 denominata D. a favore della relazione 

bancaria n. 3 denominata E., entrambe presso la F. SA di Lugano, per un valore 

complessivo di USD 265'576.05. 

 

II. A. è condannato ad una pena detentiva di 20 giorni a valere quale pena 

complementare alla pena di un anno e 5 mesi di reclusione inflitta mediante 

sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti pronunciata il 

17 febbraio 2006 dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Z. 

 

III. L'esecuzione della pena detentiva è sospesa in applicazione dell'art. 42 CP e al 

condannato è impartito un periodo di prova di due anni. 

 

IV. A. è condannato al pagamento di fr. 13'000.- a titolo di spese procedurali. 

 

V. È ordinato il dissequestro del conto n. 1 presso la Banca C. SA a Lugano. 

 

 

In nome della Corte penale 

del Tribunale penale federale 

 

Il Giudice unico      Il Cancelliere 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La versione scritta completa della sentenza è comunicata a: 

- Ministero pubblico della Confederazione, Procuratore federale Sergio Mastroianni  

- Avv. Luca Marcellini,  

-  

Un estratto della sentenza viene comunicato a: 

- C. SA, Lugano. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni finali della Corte penale del Tribunale penale federale sono impugnabili mediante ricorso al 
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione 

(art. 78, art. 80 cpv. 1, art. 90 e art. 100 cpv. 1 LTF). 

Il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale e del diritto internazionale (art. 95 LTF). Egli può 
censurare l’accertamento dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto o in violazione 
del diritto ai sensi dell’articolo 95 LTF e l’eliminazione del vizio può essere determinante per l’esito del 
procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). 

 
 
 
 
 
 Spedita il 12.07.2012