# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c34a0ec0-e043-51ca-bba6-00dfbf372e07
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-09-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.09.2020 32.2020.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2020-23_2020-09-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2020.23

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  30 settembre 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 febbraio 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 febbraio 2020 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato il __________
1972, di professione operaio indipendente nell’ambito dei traslochi e degli
sgomberi a tempo pieno nel Cantone __________ dal 2003 sino al 2015 - in
malattia al 100% dal 18 settembre 2018 (e continua) e in assistenza dal 1°
luglio 2019 nel Cantone Ticino - in data 24/26 luglio 2019 ha inoltrato una
domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, indicando di essere
affetto da: “- Grave cardiopatia su stenosi del tronco coronarico principale
e delle sue collaterali, Intervento in urgenza il 18.9.2018; - Importante
sindrome del dolore cronico su ernia discale L5-S1 con contatto del ganglio
(…). Discopatia L4-L5” dal “18.09.2018 cardiaco // Lombare 2014” (pag.
1, 31, 32-42, 43-44, 45, 71, 73-74 e 129 incarto AI).

 

                               1.2.   Dopo avere esperito gli
accertamenti medici ed economici del caso - e, in particolare, avere acquisito
agli atti il rapporto finale del 17 ottobre 2019 (pag. 121-123 incarto AI) e
l’annotazione del 5 febbraio 2020 (pag. 161 incarto AI) del medico SMR, dr.
med. __________, insieme al rapporto del 30 ottobre 2019 del consulente in
integrazione professionale (di seguito: CIP), __________ (pag. 129-131 incarto
AI) e l’annotazione del 10 febbraio 2020 del medico SMR, dr. med. __________, specialista
FMH in psichiatria e psicoterapia (pag. 162 incarto AI) -  l’UAI, con decisione
del 10 febbraio 2020 (pag. 163-167 incarto AI; preavvisata il 31 ottobre 2019: pag.
132-136 incarto AI), ha respinto la richiesta di prestazioni, sulla base delle
seguenti considerazioni:

 

" Esito
degli accertamenti:

La domanda di prestazioni Al è stata presentata nel mese di luglio
2019.

Dalla disamina degli atti acquisiti a dossier in fase
d'istruttoria documentale, il Servizio Medico Regionale (SMR) ha potuto
determinare i seguenti periodi d'inabilità lavorativa:

Attività abituale, operaio nell'ambito dei traslochi e sgomberi:

100% dal 18.09.2018

Attività adeguata allo stato di salute:

100% dal 18.09.2018

    0% da novembre 2018

100% dal 21.08.2019

    0% dal 23.08.2019

In considerazione della tardività in cui la richiesta di
prestazioni è stata inoltrata, giusta l'Art. 29 cpv. 1 LAI, nel presente caso
l'erogazione di una rendita Al potrebbe avvenire unicamente a far capo da
gennaio 2020.

(…).

Determinazione del Reddito da valido (Rh)

Esaminando gli elementi economici presenti all'incarto risulta che
in precedenza ha lavorato quale persona indipendente nel Canton __________.
Dopodiché ha fatto appello a prestazioni da parte dell'Ufficio del Sostegno
Sociale e dell'Inserimento (USSI). In considerazione delle remunerazioni
altalenanti riscontrate nell'estratto del Conto individuale (C.I.) e della
sopra citata attività in proprio, chiusa da tempo, l'Ufficio Al (UAI) ha
ritenuto opportuno fare affidamento ai valori statistici federali.

Nel presente caso, adoperando il valore inerente le attività
semplici e ripetitive del settore maschile, il Reddito da valido (Rh) viene
stabilito un importo di CHF 67'394.-.

 

Determinazione del Reddito da invalido (Ri)

Considerando una capacità lavorativa del 100% in attività
adeguate, avrebbe invece potuto conseguire CHF 60'654.- (tabelle RSS, valori
federali, settore maschile, riduzione complessiva del 10%).

Calcolo della capacità di guadagno residua (CGR):

Confronto dei redditi:

Reddito da valido          CHF 67'394.00

Reddito da invalido       CHF 60'654.00

Perdita di guadagno     CHF   6'740.00    =    Grado d'invalidità 10%

 

Rendita d'invalidità

ln base alla situazione fin qui descritta risulta che il diritto
ad una rendita è precluso in quanto, nel momento in cui vi sarebbe la
possibilità di erogare tale prestazione, ovvero dall'01.01.2020, il grado Al
risulta essere del 10%. In assenza di un grado Al minimo del 40%, tale diritto
non sussiste (Art. 28 LAI).

Reintegrazione

Dal rapporto redatto da un consulente del Servizio Integrazione
Professionale (SIP) si evince che non ci sono i presupposti per l'avvio di
misure reintegrative Al.

Tuttavia, previa richiesta scritta, l'Ufficio resta a disposizione
per valutare un sostegno al collocamento.

Conclusioni

La richiesta di prestazioni viene respinta.

Osservazioni al progetto di decisione del 31.10.2019

In data 15.11.2019 l'Ufficio Al (UAI) ha ricevuto la sua
contestazione alla proposta datata 31.10.2019. Dal suo invio si evince che
l'oggetto del disaccordo era di natura prettamente medica, per tale motivo il
06.12.2019 le abbiamo trasmesso una corrispondenza atta ad indicare che,
qualora disponesse di nuovi referti, era invitato a fornirne una copia all'UAl.

I nuovi rapporti giunti a dossier sono stati sottoposti al
Servizio Medico Regionale (SMR) il quale, sotto il profilo somatico e
psichiatrico, non ha riscontrato elementi in grado di discostarsi
dalla-precedente-presa di posizione SMR.

Pertanto, quanto indicato nel progetto del 31.10.2019 trova
conferma nella presente decisione.

Il diritto ad una rendita d'invalidità è precluso, previa
richiesta scritta l'UAI resta a disposizione per valutare un sostegno al
collocamento.” (pag. 163-165 incarto AI; n.d.r.: il grassetto e la
sottolineatura non sono della redattrice).

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 17
febbraio 2020 RI 1 ha postulato l’annullamento della decisione impugnata e il
rinvio degli atti all’amministrazione per l’esperimento di una perizia
pluridisciplinare (doc. I). Sostanzialmente l’insorgente contesta la
valutazione medica operata dall’amministrazione, in quanto egli sarebbe “inabile
al lavoro al 100% dal 18.09.2018 per serie problematiche cardiache ed ora,
vista la situazione è subentrata una forte depressione reattiva.” e, in
assenza di una valutazione pluridisciplinare, ritiene che il suo caso “non
sia stato valutato a dovere” dall’UAI (doc. I).    

                               1.4.   Nella risposta del 26
febbraio 2020 l’UAI, dopo aver versato agli atti l'incarto LAI riguardante
l’assicurato, ha postulato la reiezione del ricorso con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV).

                               1.5.   Il 2 marzo 2020 il TCA ha
trasmesso la risposta dell’amministrazione all’insorgente, assegnando alle
parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri mezzi di prova
(doc. V). 

                                        

                               1.6.   Il 4 marzo 2020 il ricorrente
ha chiesto una proroga del termine, in quanto “nei prossimi giorni devo
sottopormi ad altro esame e vorrei presentare il risultato dello stesso.”
(doc. VI). 

                               1.7.   Il 9 marzo 2020 il TCA ha
prorogato di 10 giorni il citato termine.

                                        

                               1.8.   A tutt’oggi non è pervenuta
alcuna documentazione al TCA. 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’amministrazione ha corretta-mente o meno rifiutato di assegnare
all’assicurato una rendita di invalidità.

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). 

                                         Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

 

                                         Nel confronto dei redditi
la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Secondo la giurisprudenza
per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al
momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido
e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul
diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.3.   Per quel che concerne
l’invalidità psichica, con due sentenze 8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30
novembre 2017, pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il Tribunale federale
ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi
persistenti secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della
persona interessata siano da accertare alla luce di indicatori, troverà in
futuro applicazione per tutte le malattie psichiche. Ciò significa, in
particolare per depressioni lievi fino a medio-gravi, che non avrà più il
medesimo significato il precedente criterio della “resistenza alle terapie”
come condizione necessaria per la concessione di una rendita AI (cfr.
comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).

                                         Nel 2015 il Tribunale
federale aveva modificato la sua prassi per l’accertamento del diritto a una rendita
AI in presenza di disturbi somatoformi senza cause organiche oggettivabili
(dolori somatoformi) e analoghe affezioni psicosomatiche (DTF 141 V 281;
comunicato stampa del Tribunale federale del 17 giugno 2015). In questi casi la
decisione sul diritto a una rendita AI deve avvenire attraverso una procedura
probatoria strutturata. In tale ambito, occorre valutare l'effettivo potenziale
di rendimento raggiungibile dalla persona interessata, considerando da un lato
i fattori di carico esterno di diminuzione del potenziale da un altro lato i
fattori positivi di compensazione (risorse) in una valutazione complessiva
commisurata al caso singolo. Determinanti come indicatori sono tra l'altro
l'intensità della diagnosi e dei sintomi, l'assunzione effettiva di una
terapia, il decorso e l'esito di terapie come anche gli sforzi per il
reinserimento professionale, le patologie associate, sviluppo e la struttura
della personalità, il contesto sociale della persona interessata e l'insorgenza
delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti della vita (lavoro e tempo
libero). Come in precedenza la persona assicurata sopporta l'onere della prova
(cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).

                                         Nelle due sentenze del 30
novembre 2017 il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la procedura
appena descritta deve essere applicata in futuro all'esame di tutti i casi ove
è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, ossia in
particolare anche nell'eventualità di depressione lieve fino a medio-grave. 

                                         Le malattie psichiche
possono essere individuate e dimostrate in linea di principio soltanto in
maniera limitata con criteri oggettivi. Anche se una classificazione medica è
necessaria e secondo la scienza è presupposta una diagnosi, dal profilo
giuridico non è possibile accontentarsi solo di questo. Piuttosto è decisiva la
questione delle ripercussioni funzionali di un disturbo. Per la valutazione
delle conseguenze di un’affezione psichica la diagnosi non è più centrale.

                                         Soltanto da quell'elemento
non emerge alcuna attestazione sulle prestazioni lavorative della persona
toccata. È proprio per questa ragione che per tutte le malattie psichiche deve
essere applicata una procedura probatoria fondata su indicatori, soprattutto in
presenza di simili disturbi che in sostanza si accomunano per problemi
probatori. Eventualmente si dovrà secondo la specifica sindrome nella
valutazione dei singoli indicatori provvedere ad alcuni adattamenti. Per motivi
scaturenti dal principio di proporzionalità, si potrà prescindere da un
procedimento probatorio strutturato, laddove si dimostrasse inutile o
addirittura inadatto. La realizzazione di questa evenienza deve essere valutata
secondo la necessità probatoria concreta. La prova di un'invalidità pensionabile
può in genere essere ritenuta apportata, se nell'ambito di un esame complessivo
risulta un quadro coerente di limitazione della capacità lavorativa in tutti
gli ambiti della vita. La mancanza di tale indicazione fa comportare
conseguentemente l'assenza di prova atta a dimostrare una limitazione della
capacità lavorativa, aspetto che si ripercuote conseguentemente a sfavore della
persona toccata.

                                        Secondo la giurisprudenza
precedente del Tribunale federale riguardante le depressioni da lievi a medio gravi,
le malattie corrispondenti potevano essere considerate invalidanti, solo se era
stata dimostrata una "resistenza alle terapie". Con il cambiamento di
prassi adottato dal Tribunale federale questo concetto non vale più in maniera
assoluta.

                                         Ora invece, come nelle
altre malattie psichiche, la questione decisiva è se la persona interessata
riesca a presentare sulla base di un metro di valutazione oggettivo la prova di
un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia,
in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi deve ad
ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell'apprezzamento delle
prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata (cfr.
comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).

                                         Con sentenza 9C_845/2016
del 27 dicembre 2017 il TF, con riferimento alle pronunzie 8C_841/2016 e
8C_130/2017 del 30 novembre 2017, al consid. 3.5.1., ha ribadito che le perizie
raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro
valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del
singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche
sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di
prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al
diritto federale (STCA 32.2017.116 del 22 febbraio 2018, consid. 2.3 e
32.2017.137 del 26 febbraio 2018, consid. 2.3). 

 

                                         Questa giurisprudenza è
stata confermata in una sentenza 8C_409/2017 del 21 marzo 2018, pubblicata in
DTF 144 V 50 (STCA 32.2017.176 del 14 agosto 2018, consid. 2.6).

                                         

                                         Il Tribunale federale ha
confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409 e 143 V 418 anche in
seguito (cfr. STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 consid. 3.3.1 e 3.3.2;
8C_6/2018 del 2 agosto 2018 consid. 4.1, 4.2 e 4.3; 8C_309/2018 del 2 agosto
2018 consid. 3.2; 9C_77/2018 dell'8 agosto 2018 consid. 2.2.).

 

                                         Vedi pure STCA 32.2018.145
del 21 ottobre 2019, consid. 2.3, STCA 32.2019.47 del 24 febbraio 2020, consid.
2.3 e STCA 32.2019.159 del 2 giugno 2020, consid. 2.3.

                                        

                               2.4.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8
luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg.
(= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.

 

                                         Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno
il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in
tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle
armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1
CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio
l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei
mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in
particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Per quel che concerne il
valore probante di un rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui
temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle
censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena
conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr.
21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p.
191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

                                         È, infine, utile osservare
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri medici
e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come farebbe un
perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è l’opinione più
adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in fine; STFA I
673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV n. 10 pag. 35 consid. 4b).

 

                                         Da ultimo, affinché un
esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve
adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D. Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D.
Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie,
Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg.
(249-254).

 

                                         Innanzitutto la diagnosi
deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri
posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (STF
9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V
294; Mosimann, Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten,
in: SZS/RSAS 1999 pag. 105 segg.).

                                         Il medico deve inoltre
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare l'esigibilità
della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.

                                         Tale prognosi deve tener
conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, il rifiuto del
carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali
le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita
27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V
352). 

 

                                         Vedi pure STCA 32.2018.57
del 18 marzo 2019, consid. 2.5; STCA 32.2018.158 del 30 luglio 2019, consid.
2.4 in fine, STCA 32.2019.47 del 24 febbraio 2020, consid. 2.4 e STCA
32.2019.159 del 2 giugno 2020, consid. 2.4.

                                        

                               2.5.   L'Alta Corte ha già stabilito
che, se ad una perizia allestita esclusivamente sulla base degli atti
dell'incarto può essere riconosciuto valore probante nella misura in cui
quest'ultimo contenga sufficienti apprezzamenti medici che, a loro volta, si
fondano su un esame personale dell'assicurato (cfr. RAMI 1988 U 56, p. 370s.
consid. 5b ed il riferimento; “Aktegutachten”), tale giurisprudenza va
tuttavia relativizzata quando si tratta di valutare delle questioni che
necessitano di una perizia psichiatrica, nel senso che una perizia in questo
settore della medicina, di principio, deve essere allestita sulla base di un
consulto personale (cfr. DTF 127 I 54 consid. 2e-g e riferimenti, citata in
RAMI 2001 U 438, p. 345 s.; STCA dell'8 agosto 2002 nella causa T., 35.2000.34;
STCA 35.2005.9 dell'8 novembre 2005, consid. 2.9; STCA 32.2005.134 dell'8
maggio 2006; STCA 32.2013.157 del 29 settembre 2014, consid. 2.9; STCA
35.2014.111 del 13 aprile 2015, consid. 2.10; STCA 35.2018.11 del 9 maggio
2018, consid. 2.8; STCA 32.2018.158 del 30 luglio 2019, consid. 2.5; STCA
32.2019.47 del 24 febbraio 2020, consid. 2.5 e STCA 32.2019.159 del 2 giugno
2020, consid. 2.5).

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie
con la decisione avversata l’UAI ha negato una rendita di invalidità
all’assicurato, ritenendolo totalmente inabile nell’attività abituale (operaio
nell’ambito dei traslochi e sgomberi) dal 18 settembre 2018 e continua (e in
attività adeguate dal 18 settembre 2018 a ottobre 2018 e il 21 e 22 agosto
2019) ma abile al 100% in attività adeguate dal novembre 2018 al 20 agosto 2019
e dal 23 agosto 2019 e continua.

L’amministrazione ha indicato di essersi fondata sul rapporto finale del 17
ottobre 2019 del medico SMR, dr. med. __________ (pag. 121-123 incarto AI) che
- sulla base della documentazione medica agli atti (in particolare, del rapporto
del 19 settembre 2019 della dr.ssa med. __________, medico di famiglia
dell’assicurato, specialista FMH in medicina generale, e dei certificati e/o
referti ad esso allegati) - ha posto la diagnosi con ripercussione sulla
capacità lavorativa di “Esiti di BACX4 il 18.09.2018; Lombosciatalgia
cronica su ernia discale L5-S1” e posto la diagnosi senza
ripercussione sulla capacità lavorativa di “Depressione reattiva”. Il
medico SMR lo ha ritenuto totalmente inabile nell’attività abituale dal 18
settembre 2018 e continua (con prognosi stazionaria) e totalmente inabile in
attività adeguate dal 18 settembre 2018 a ottobre 2018 e il 21 e 22 agosto 2019
ma abile al 100% in attività adeguate dal novembre 2018 al 20 agosto 2019 e dal
23 agosto 2019 e continua (con prognosi stazionaria). Il medico SMR ha poi
stabilito l’esigibilità lavorativa (carico massimo: 5 kg; nessuna alternanza
della postura al bisogno inclusa; nessuna difficoltà nello svolgere lavori di
precisione; nessuna necessità di pause supplementari).

 

                                         In sede di osservazioni al
progetto di decisione del 31 ottobre 2019, l’assicurato ha versato agli atti la
relazione medica del 27 novembre 2019 (pag. 140-141 incarto AI) del dr. med. __________,
specialista FMH in reumatologia, che, dopo avere posto la diagnosi (“- Sindrome
lombovertebrale cronica recidivante in presenza di: Discopatie L4/5, L5/S1 con
ernia discale L4/5 mediana paramediana dx senza conflitto radicolare; Ernia
discale L5/S1 lussata anteriormente senza chiari conflitti radicolari; - Stato
dopo infarto miocardico con problematica coronarica complessa, quadruplo
pro-by-pass aorto-coronarico nel 2018, posa di 2 stent in estate 2019”) e
avere riportato lo status, ha concluso: 

 

" (…) il
paziente presenta una sindrome lombo-vertebre cronica recidivante alla presenza
essenzialmente di una doppia discopatia L4/5 e L5/S4 con piccola ernia discale
più importante in L5/S1. Già nel 2015 nei documenti disposizione vi erano
queste patologie che sono tuttora presenti, senza importanti variazioni, che
causano dolori al paziente. Egli non può rimanere in piedi fermo per più di 15
minuti, camminare per oltre 20 minuti. Può rimanere seduto per più di un'ora.
Non può sollevare pesi superiori a 5 kg per la schiena, ancora meno per la
problematica cardiaca. Deve evitare di assumere posizioni inergonomiche del
rachide lombare, salire e scendere frequentemente scale, lavorare su terreni
dissestati.

Sulla base di queste constatazioni, non può più esercitare il suo
mestiere abituale di autista/traslocatore. Potrebbe invece praticare un
mestiere adattato, svolto prevalentemente da seduto, con una percentuale da
determinare eventualmente tramite indagine peritale. Questo naturalmente tiene
unicamente conto della problematica lombare e non di quella cardiaca.

Dal punto di vista della terapia non ho altre proposte avendo già egli
beneficiato di tutte le terapie possibili, se non tentare al possibile di
mantenere iI corsetto muscolare. In caso di forti dolori sarà da valutare
comunque un'eventuale proposta chirurgica con Spondilodesi dei 2 ultimi
segmenti vertebrali.” (pag. 141 incarto AI).

 

                                         L’assicurato ha pure versato
agli atti la relazione medica del 30 gennaio 2020 (pag. 156-158 incarto AI) del
dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che lo
aveva visitato il 28 gennaio 2020 “su invio del medico curante per la
possibile presenza di una sintomatologia psichiatrica” (pag. 156 incarto
AI). Dopo avere riportato l’anamnesi e le obbiettività, lo specialista
consultato privatamente dall’assicurato, ha concluso quanto segue:

 

" Il Sig. RI
1 negli ultimi anni ha subito un trauma importante, che si è configurato come
disturbo da stress post-traumatico, dove prevalgono i sintomi di arousal, la
paura, la reattività emotiva in una condizione medica debilitante e che
assumono anche caratteristiche dissociative, scatenati da sintomi fisici anche
di lieve entità, ma collegati agli eventi stressanti subiti.

A questo stato si è aggiunto poi il momento depressivo, sia per la
sua inabilità attuale, che per il paragone con un sé precedente, che ancora per
la confusione e l'indecisione che lo accompagnano e per l'assoluta mancanza di
una visione prospettica del futuro, di contro la presenza di una staticità
immutabile, di indecisione e di senso di inutilità di una vita che gli ha fatto
più volte pensare se valga la pena di vivere.

Questi dati comprendono un numero più che sufficiente di sintomi,
anche in senso temporale, per porre diagnosi di disturbo depressivo maggiore.

Per i motivi citati il sig. RI 1 non è attualmente in grado di
lavorare e presenta una inabilità pari al 100%. È assolutamente necessario un
intervento psichiatrico, eventualmente anche stazionario, per provare a
modificare questo stato di profondo malessere e di totale immobilità.

Il Sig. RI 1 è pertanto affetto da:

• Disturbo da stress post-traumatico - 309.81 (F43.10)

• Disturbo depressivo maggiore, grave, ricorrente - 296.33 (F33.2).”
(pag. 157 e 158 incarto AI)

 

                                         Interpellato al riguardo
dall’UAI, il medico SMR, dr. med. __________, nell’annotazione del 5 febbraio
2020 (pag. 161 incarto AI), si è espresso come segue:

 

" A seguito
di visione delle osservazioni al progetto, nonché della nuova documentazione
medica pervenuta agli atti, posso affermare che non rivengo, dal punto di vista
somatico, condizioni nuove e/o oggettivazioni clinico-strumentali tali da
giustificare uno stato funzionale diverso da quello valutato nell'ambito della
trattazione SMR. In particolare, la sindrome lombovertebrale- dell'assicurato è
stabile per stessa affermazione del Dr. med. __________, stesso dicasi per gli
aspetti cardiovascolari. Rispetto, invece, alla relazione medica elaborata dal
Dr. med. __________, Psichiatra FMH, chiedo cortesemente una presa di posizione
da parte di un collega psichiatra SMR.” 

(pag. 161 incarto AI)

Interpellato in merito all’aspetto psichico dall’amministrazione, il medico
SMR, dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia,
nell’annotazione del 10 febbraio 2020 (pag. 162 incarto AI), si è espresso come
segue:

 

" Ho preso
visione del dossier e della documentazione medica. Nel rapporto medico del
dr.med. __________, psichiatra e psicoterapeuta, il medico valuta l'assicurato
come totalmente inabile al lavoro al 100% a causa di un episodio depressivo
grave, nel contesto di una depressione maggiore, di una sindrome depressiva
ricorrente (IODIO F 33.2) e di un disturbo post-traumatico da stress. (ICD10
F43.10). 

Nel rapporto medico non sono evidenziati i segni e sintomi che
consentono di porre diagnosi di episodio depressivo grave secondo il manuale
diagnostico ICD10. A fronte di un assicurato che, come si legge nel rapporto
medico, "non riferisce, nel passato, alterazioni dell'umore o problemi di
ansia, anzi di essere sempre stato vitale e allegro" non è nemmeno
possibile formulare la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente. Non è
possibile diagnosticare una depressione maggiore, che è una condizione che di
per sé è abitualmente indipendente da fattori stressanti. Nel caso
dell'assicurato, invece, i problemi di natura psichica sembrerebbero iniziati
reattivamente alle patologie somatiche. Non sono nemmeno presenti tutti i segni
e sintomi necessari per la diagnosi di sindrome post-traumatica da stress
(ICD10 F43.1), secondo il manuale diagnostico ICD10. Dal punto di vista medico
le patologie psichiatriche non risultano oggettivate e conseguentemente, allo
stato attuale, non è possibile giustificare una IL del 100% per tali patologie.
Non ho elementi per discostarmi dalla precedente presa di posizione
dell'Ufficio.”

(pag. 162 incarto AI)

                                         Dal profilo somatico e psichico,
l’UAI si è dunque fondata pure sulle citate annotazioni del 5 e del 10 febbraio
2020 del SMR.

                               2.7.   Chiamato ora a pronunciarsi
il TCA non può approvare l’operato dell’UAI, in quanto il rapporto finale del
17 ottobre 2019 (e l’annotazione del 5 febbraio 2020) del medico SMR, dr. med. __________
(pag. 121-123 e 161 incarto AI) - come pure l’annotazione del 10 febbraio 2020
del medico SMR, dr. med. __________ (pag. 162 incarto AI) - non sono
sufficienti per concludere che RI 1 è abile al 100% in attività adeguate (in
particolare, secondo l’esigibilità lavorativa posta dal medico SMR, dr. med. __________,
nel rapporto finale del 5 febbraio 2020, di cui si è già ampiamente detto al
consid. 2.6) a partire dal novembre 2018 al 20 agosto 2019 e dal 23 agosto 2019
e continua.

Dal profilo psichico, il TCA ritiene di non poter attribuire pieno valore
probatorio al succinto parere espresso dal medico SMR, dr. med. __________,
nell’annotazione del 10 febbraio 2020 (pag. 162 incarto AI), di cui si è già
ampiamente detto al consid. 2.6, già solo per il fatto che egli non ha avuto
nessun colloquio personale con l'assicurato (cfr. consid. 2.5).

Inoltre, giova qui ricordare che, secondo la giurisprudenza federale in materia
di assicurazioni sociali, non è importante la diagnosi o l'insorgere
dell'evento (malattia o infortunio; cfr. DTF 142 III 671, consid. 3.7.3 e 3.8)
ma le sue conseguenze sulla capacità lavorativa (in argomento STF 9C_49/2012
del 12 luglio 2012 consid. 6 con riferimenti) e che non spetta alla
giurisdizione delle assicurazioni sociali decidere su divergenze mediche
scientifiche ma unicamente di stabilire nel caso concreto il diritto alle
prestazioni secondo le circostanze e tenuto conto delle opinioni mediche (cfr.
STF 8C_874/2011 del 20 gennaio 2012 consid. 5.2 e rinvio alla DTF 134 V 231
consid. 5.3 pag. 234; STCA 32.2017.24 del 28 agosto 2016, consid. 2.7.2; STCA
32.2018.123 del 6 giugno 2019, consid. 2.8; STCA 32.2019.24 del 28 gennaio
2020, consid. 2.4; STCA 32.2019.47 del 24 febbraio 2020, consid. 2.8; STCA
32.2019.63 del 27 aprile 2020, consid. 2.11).

In siffatte circostanze la precitata annotazione del medico SMR non consente,
quindi, al TCA di concludere, con la necessaria tranquillità, che l’assicurato,
dal profilo psichico, fosse abile al 100% in attività adeguate (in particolare,
secondo l’esigibilità lavorativa posta dal medico SMR, dr. med. __________, nel
rapporto finale del 5 febbraio 2020, di cui si è già ampiamente detto al
consid. 2.6) a partire dal novembre 2018 al 20 agosto 2019 e dal 23 agosto 2019
e continua.

Dagli atti dell’incarto emerge pertanto la necessità di una valutazione
psichiatrica dello stato di salute dell’assicurato.

                                                                                                                         

                                         Il TCA sottolinea che la
capacità lavorativa dell’assicurato dovrà essere valutata nell’ambito di una
procedura probatoria oggettiva fondata su indicatori e illustrata nella DTF 141
V 281 (cfr., su questo tema, la STCA 32.2018.107 del 2 agosto 2019, al consid.
2.7.3). Per costante giurisprudenza, l’esame degli indicatori deve infatti
essere effettuato innanzitutto dal perito psichiatra (cfr. STF 9C_401/2018 del
6 novembre 2018, pubblicata in SVR 4-5/2019 IV nr. 28; STCA 32.2018.107 del 2
agosto 2019, consid. 2.7.3; STCA 32.2018.216 del 25 ottobre 2019, consid. 2.6;
STCA 32.2019.63 del 27 aprile 2020, consid. 2.11).

 

                                         È quindi necessario un
approfondimento peritale esterno dal profilo psichiatrico (cfr. art. 44 LPGA)
che soddisfi i criteri posti dalla giurisprudenza federale anziesposti.

Secondo il TCA un analogo approfondimento peritale deve essere effettuato pure
a livello cardiologico e reumatologico.  

Dalle tavole processuali emerge infatti che l’assicurato soffre, dal profilo
somatico, di una seria patologia cardiologica (cardiopatia ischemica su
malattia coronarica bi-vasale con esiti di quadruplo bypass aortocoronarico
eseguito d’urgenza il 18 settembre 2018; occlusione di 2 safene sul ramo
intermedio e sul ramo marginale sinistro trattata efficacemente il 21 agosto
2019 con PTCA e impianto di 2 stent medicati: cfr. pag. 115-117 e 119-120
incarto AI) e di una sindrome lombovertebrale cronica recidivante con
discopatie e ernie discali L4-L5 e L5-S1 (pag. 114 e 140-141 incarto AI).

Giova qui ricordare che a fronte di una questione squisitamente medica, secondo
la giurisprudenza federale, per determinare il grado di inabilità lavorativa di
un assicurato che (come nel caso di specie) soffre di diverse patologie non si
devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo al
giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti
gli esperti interessati e, pertanto, la questione di sapere se i singoli gradi
di inabilità si possono sommare, e se del caso in quale misura, è una problematica
squisitamente medica, che di principio il giudice non rimette in discussione
(cfr., sul tema, D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le
perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008
pag. 246 e ss.).

Dagli atti dell’incarto
emergeva (ed emerge), pertanto, la necessità di una valutazione pluridisciplinare
(dal profilo psichiatrico, cardiologico e reumatologico) dello stato di salute
dell’assicurato e di una discussione globale tra gli specialisti in questione,
come esatto dalla giurisprudenza federale. 

In siffatte circostanze, in particolare in assenza di una esaustiva valutazione
specialistica (dello stato di salute dell’assicurato, dell’esigibilità
lavorativa e della sua capacità lavorativa residua) e di una discussione
globale tra gli specialisti in questione, il rapporto finale del 17 ottobre
2019 (e l’annotazione del 5 febbraio 2020) del medico SMR, dr. med. __________,
medico generico (pag. 121-123 e 161 incarto AI) come pure l’annotazione del 10
febbraio 2020 del medico SMR, dr. med. __________ (pag. 162 incarto AI) non sono
sufficienti per concludere che RI 1 è abile al 100% in attività adeguate (in
particolare, secondo l’esigibilità lavorativa posta dal medico SMR, dr. med. __________,
nel rapporto finale del 17 ottobre 2019, di cui si è già ampiamente detto al
consid. 2.6) a partire dal novembre 2018 al 20 agosto 2019 e dal 23 agosto 2019
e continua.

 

Analogamente a quanto valutato dall’Alta Corte nella STF 8C_839/2016 del 12
aprile 2017, pubblicata in SVR 1/2018 IV nr. 4 - nella quale il TF ha reputato
che il rapporto del SMR non potesse essere considerato esaustivo, non essendosi
espresso su tutti gli aspetti rilevanti per la decisione - il TCA non può,
quindi, fondare il proprio giudizio sul rapporto finale del 17 ottobre 2019
(come pure sull’annotazione del 5 febbraio 2020) del medico SMR, dr. med. __________
(pag. 121-123 e 161 incarto AI) e sull’annotazione del 10 febbraio 2020 del
medico SMR, dr. med. __________ (pag. 162 incarto AI)

Nella DTF 137 V 210 il TF ha precisato in quali casi il Tribunale cantonale
deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in quali può invece
rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento istruttorio. Lo scrivente
Tribunale in precedenti vertenze ha già avuto modo di rinviare l’incarto
all’Ufficio AI o perché ha ritenuto che vi erano accertamenti peritali svolti
dall’amministrazione che necessitavano di un complemento (“Ergänzung von
gutachtlichen Ausführungen”; cfr. STCA 32.2015.82 del 6 giugno 2016) o perché
vi erano delle carenze negli accertamenti svolti dall’amministrazione (“Eine
Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der
notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist.
Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der
Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine
Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen
erforderlich ist”; cfr. STCA 32.2015.82 del 6 giugno 2016).

 

Rilevato come, per le ragioni indicate
in precedenza, ci troviamo di fronte ad un accertamento dei fatti lacunoso, si
giustifica il rinvio degli atti all’UAI affinché metta in atto l’accertamento
peritale specialistico in ambito psichiatrico, cardiologico e reumatologico e
di una discussione globale tra gli specialisti in questione. Quindi, in esito a
tale complemento istruttorio, l’amministrazione si pronuncerà nuovamente
riguardo all’eventuale diritto alla rendita di invalidità dell’assicurato.

Alla luce di quanto appena esposto la decisione impugnata va annullata e
l’incarto rinviato all’UAI per l’allestimento - previo aggiornamento degli atti
medici dal profilo somatico e psichiatrico - di una perizia pluridisciplinare (psichiatrica,
cardiologica e reumatologica). 

 

                               2.8.   Alla luce di quanto appena
esposto (cfr. consid. 2.7), il TCA rinuncia all'assunzione di ulteriori prove.

 

                                         Va ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove; cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
STF 9C_632/2012 del 10 gennaio 2013; STF 9C_231/2012 del 24 agosto 2012). Un
tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente
all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e
sentenza ivi citata; STCA 32.2018.211 del 21 ottobre 2019, consid. 2.6; STCA
32.2019.63 del 27 aprile 2020, consid. 2.14).

 

                               2.9.   Secondo l'art. 29 cpv. 2
Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è
determinata fra fr. 200.- e 1'000.- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008). 

                                         In concreto, visto l’esito
del ricorso (il rinvio con esito aperto equivale a piena vittoria: da ultimo
STF 8C_859/2018 del 26 novembre 2018 consid. 5 con rinvio a DTF 137 V 210
consid. 7.1 pag. 271 con riferimento), le spese per fr. 500.- vanno messe a carico
dell’UAI.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

1.    Il ricorso è accolto
ai sensi dei considerandi.

      § La decisione
impugnata è annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché proceda
conformemente ai considerandi.

 

                                   2.   Le spese, per complessivi
fr. 500.-, sono a carico dell’Ufficio AI.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004
Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti