# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 54a0d2de-c5cf-5c8a-9f23-51b6f4bc0704
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.03.2025 F-1417/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1417-2021_2025-03-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1417/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l l ’ 11  m a r z o  2 0 2 5   

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Basil Cupa, Susanne Genner,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

…,  

IT-…,   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata; decisione della SEM del 2 febbraio 2021. 

 

 

 

F-1417/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 2 maggio 2017, A._______ (il ricorrente), cittadino italiano nato il … 1986, 

residente nella zona di confine …, celibe e di professione consulente, ha 

ottenuto da parte dell’Ufficio della migrazione del Canton Ticino (UMCT) un 

permesso per frontalieri G UE/AELS, valido fino al 1° maggio 2022, allo 

scopo di lavorare presso la ditta “…” (MG) a Lugano.           

B.  

Il 31 luglio 2019, sospettando che “le condizioni che hanno condotto al 

rilascio del permesso per frontaliere non siano più ossequiate”, l’UMCT si 

è rivolto per scritto al ricorrente in Italia, al suo indirizzo postale “…”, 

fissandogli un termine di dieci giorni dal ricevimento dell’informativa per 

fornire dei ragguagli sulla sua attività lavorativa presso la MG.   

Il 28 ottobre 2019, non avendo ricevuto risposta, l’UMCT ha revocato al 

ricorrente il suo permesso G UE/AELS, notificandogli la decisione “nella 

forma degli assenti”.     

C.  

Il 28 ottobre 2019, mediante sentenza divenuta irrevocabile, il Tribunale di 

Novara (TN), in composizione monocratica, ha condannato il ricorrente, 

“ritenute le diminuenti di rito del patteggiamento”, a due anni di reclusione 

con la condizionale, nonché ad una multa di EUR 5'000.–, per “trasporto 

illecito di sostanze stupefacenti […] (accertato il 28/10/2019 in Cressa)”.          

D.  

Il 30 settembre 2020, annunciandogli di essere venuta a conoscenza della 

sua condanna italiana, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha 

avvertito il ricorrente, tramite il Consolato di Svizzera a Milano (CSM), di 

avere l’intenzione di emanare un divieto d’entrata nei suoi confronti, e gli 

ha prefisso un termine di venti giorni dalla consegna della comunicazione 

per esprimersi a questo proposito.     

Il 9 dicembre 2020, il CSM ha fatto sapere alla SEM che non era stato 

possibile recapitare “il divieto d’entrata” (recte: lo scritto del 30 settembre 

2020) al ricorrente per “compiuta giacenza”.  

E.  

Il 10 dicembre 2020, con decreto d’accusa divenuto sentenza passata in 

giudicato per mancata opposizione, il Ministero pubblico del Canton Ticino 

(MPCT) ha condannato il ricorrente ad una pena detentiva di 90 giorni, con 

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la condizionale esecutiva ed un periodo di prova di due anni a decorrere 

dal 10 dicembre 2020, e ad una multa di fr. 1'500.–, senza la condizionale 

esecutiva, per furto semplice e appropriazione indebita reiterata (artt. 139 

e 138 del Codice penale [CP, RS 311.0]), commessi dal luglio 2019 al 

gennaio 2020, per infrazione grave alle norme della circolazione ai sensi 

della legge federale sulla circolazione stradale (LCStr, RS 741.01), 

avvenuta il 12 gennaio 2020, per frode dello scotto (art. 149 CP) perpetrata 

il 23 gennaio 2020, e per utilizzo illecito di un veicolo ai sensi della legge 

federale sul trasporto dei viaggiatori (LTV, RS 745.1), commesso il 21 luglio 

2020.           

F.   

Il 2 febbraio 2021, riferendosi essenzialmente alla sentenza irrevocabile 

del TN, la SEM ha quindi adottato nei riguardi del ricorrente un divieto 

d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein con effetto immediato e valevole 

fino al 1° febbraio 2028 (sette anni), togliendo nel contempo l’effetto 

sospensivo ad un eventuale ricorso.  

Il 26 febbraio 2021, il ricorrente ha ricevuto il divieto d’entrata notificatogli 

dalla SEM tramite il CSM.  

G.  

Il 29 marzo 2021, rappresentato dal suo legale, il ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa restituzione 

dell’effetto sospensivo al ricorso, che il divieto d’entrata sia annullato 

oppure, in via subordinata, che la sua durata sia ridotta o che la causa sia 

rinviata alla SEM per ulteriore istruzione. All’impugnativa egli ha annesso i 

documenti 1 a 7, di cui si dirà, per quanto necessario, in prosieguo.  

Sul piano formale, il ricorrente censura una violazione del suo diritto di 

essere sentito, rimproverando alla SEM di non avergli mai notificato lo 

scritto del 30 settembre 2020, che comunque non doveva attendersi di 

ricevere, e conclude che la medesima non può essere sanata poiché, nel 

caso contrario, egli si vedrebbe privato di un’istanza di ricorso (pagg. 4 e 

5).  

Sul piano sostanziale, egli nega di aver mai costituito una minaccia per la 

sicurezza interna ed esterna (“innere [und] äussere Sicherheit” [sic!]) della 

Svizzera a causa del reato che ha condotto alla sua condanna da parte del 

TN (pag. 6). Su questa scia egli contesta che gli si possa attribuire un 

qualsivoglia rischio di recidiva e, in questo senso, critica la SEM per non 

avere rispettato la presunzione d’innocenza in relazione al procedimento 

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istruito dal MPCT (cfr. consid. E), come pure per avere messo sulla stessa 

bilancia un eventuale reato contro il patrimonio e un reato in materia di 

stupefacenti (pag. 8). Peraltro, egli rimarca, da un lato, che la SEM non si 

è procurata la sentenza del TN, ascrivendole perciò una violazione del 

principio dell’accertamento d’ufficio dei fatti (pag. 6), e, dall’altro lato, che 

la condanna italiana è stata pronunciata con la condizionale, ciò che 

comproverebbe che la prognosi legale non è stata valutata come 

sfavorevole, da cui l’assenza di rischio di recidiva (pag. 6). Per finire, egli 

pretende che il divieto d’entrata sia sproporzionato, dato che non terrebbe 

conto né dei suoi legami personali e familiari in Svizzera, segnatamente il 

fatto che intrattiene da tre anni una relazione con una donna che vive in 

questo Paese, né dei suoi interessi economici, alla luce del fatto che suo 

fratello e un suo amico stanno fondando una società a garanzia limitata 

(SagI) nel Canton Zugo, la “…”, e che egli lavorerà in questa società o che 

collaborerà con la medesima (pagg. 7 e 8). In quest’ottica egli aggiunge di 

non rappresentare, comunque, una minaccia grave per l’ordine e la 

sicurezza pubblici svizzeri, dimodoché la durata di sette anni del divieto 

d’entrata non sarebbe proponibile (pag. 9).      

H.  

Il 14 aprile 2021, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

respinto la domanda di restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso, 

invitando quindi il ricorrente a versare, entro il 14 maggio successivo, un 

anticipo di fr. 1'200.– equivalente alle presunte spese processuali. Egli ha 

pagato fr. 1'191.–.    

Il 19 maggio 2021, a richiesta del ricorrente, questo Tribunale gli ha 

concesso una proroga per saldare i fr. 9.- restanti, pagamento che è 

avvenuto il 1° giugno 2021.  

Questo Tribunale ha così dato avvio allo scambio degli scritti.   

I.  

Il 21 luglio 2021, la SEM ha risposto al ricorso, esprimendo in sostanza il 

parere che il divieto d’entrata, visto che il ricorrente non avrebbe interessi 

particolari da salvaguardare in Svizzera, sia proporzionato, e che “il 

principio della presunzione d’innocenza trovi applicazione unicamente nel 

diritto penale”, da cui la necessità di respingere il gravame e confermare la 

decisione impugnata.      

J.  

Il 3 novembre 2021, per il tramite dell’UMCT e della SEM, questo Tribunale 

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è venuto a conoscenza del fatto che il legale del ricorrente aveva nel 

frattempo rinunciato al suo mandato.  

K.  

Il 10 gennaio 2022, questo Tribunale ha trasmesso al ricorrente, al suo 

recapito italiano “…”, una copia della risposta della SEM, invitandolo a 

replicare entro il 9 febbraio a venire. Malgrado che la consegna della 

risposta abbia avuto luogo il 7 febbraio 2022, il ricorrente non si è più 

manifestato.     

L.  

Il 19 giugno 2024, questo Tribunale si è procurato un estratto del casellario 

giudiziale svizzero del ricorrente, da cui risulta la condanna pronunciata nei 

suoi confronti dal MPCT il 10 dicembre 2020 (cfr. consid. E). 

M.  

Il 21 giugno 2024, questo Tribunale ha trasmesso al ricorrente una copia 

dell’estratto del casellario giudiziale del 19 giugno 2024, concedendogli la 

facoltà di esprimersi in proposito entro dieci giorni dal ricevimento del 

documento, e l’ha invitato nel contempo a produrre, entro lo stesso termine, 

una copia della sentenza del TN del 28 ottobre 2019 (cfr. consid. C).  

Il 2 agosto 2024, a “compiuta giacenza”, le Poste italiane hanno ritornato a 

questo Tribunale lo scritto del 21 giugno 2024 con il relativo allegato.     

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF.   

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il divieto d’entrata 

del 2 febbraio 2021, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo 

Tribunale è competente a conoscere del presente ricorso in quanto autorità 

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di grado inferiore al Tribunale federale (TF; cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in 

relazione con l’art. 11 par. 1 e 3 dell’Accordo tra la Svizzera e la Comunità 

europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone 

del 21 giugno 1999 [ALC, RS 0.142.112.681], in vigore dal 1° giungo 2002, 

nonché l’art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale del 17 

giugno 2005 [LTF, RS 173.110]; cfr. inoltre la sentenza del TF 2C_270/2015 

del 6 agosto 2015 consid. 1).   

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). Un eventuale anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali deve essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 

PA). 

In concreto, il ricorrente ha impugnato la decisione della SEM, di cui è il 

destinatario, tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti dalla 

legge, versando inoltre l’anticipo spese richiesto, cosicché il ricorso è 

ammissibile.   

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha 

un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”)  

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph 

Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). 

Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del 

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ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: “iura novit curia”, principio dell'applicazione 

d'ufficio del diritto).  

3.  

Il presente litigio verte sulla decisione del 2 febbraio 2021, con cui la SEM 

ha emesso un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein di sette anni 

(2.2.2021 – 1.2.2028) nei confronti del ricorrente, il quale ne contesta la 

fondatezza e, sussidiariamente, la durata.   

4.   

Prima di procedere all’analisi del merito del ricorso bisogna esaminare la 

censura formale che solleva il ricorrente in relazione al diritto di essere 

sentito preliminarmente al rilascio di un divieto d’entrata (cfr. art. 29 cpv. 2 

della Costituzione federale [Cost., RS 101] e l’art. 30 cpv. 1 PA [consid. G]). 

In effetti, trattandosi della possibile violazione di un diritto di natura formale, 

l'accoglimento del ricorso su questo punto comporterebbe l'annullamento 

della decisione impugnata, a prescindere dalla fondatezza degli ulteriori 

argomenti esposti (cfr., tra le tante, le DTF 142 II 218 consid. 2.8.1, 141 V 

557 consid. 3, 141 II 28 consid. 3.2.4, 139 V 496 consid. 5.1, 139 IV 179 

consid. 2.2, 138 I 232 consid. 5.1, 138 III 225 consid. 3.3, 137 I 195 consid. 

2.2 e 2.3.2 nonché 133 I 201 consid. 2.2 con i rinvii; cfr. anche la sentenza 

del TF 8C_398/2020 del 2 settembre 2020 consid. 4.3, nonché le DTAF 

2013/46 consid. 6.3.7 e 2012/24 consid. 3.4 con i riferimenti).  

4.1 Come stabilito dalla giurisprudenza appena elencata, il diritto di essere 

sentiti comprende, per la persona interessata, il diritto di prendere 

conoscenza dell'incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti 

prima che una decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle 

prove pertinenti, di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte di prove 

pertinenti, di partecipare all'amministrazione delle prove essenziali o 

almeno di poter esprimersi sul suo risultato, se ciò può influenzare la 

decisione da emanare. Nel quadro della procedura amministrativa, il diritto 

di essere sentito è previsto agli artt. 26 a 28 (diritto di esaminare gli atti), 

29 a 33 (diritto di essere sentito in senso stretto) e 35 PA (diritto di ottenere 

una decisione motivata).  

Una violazione non particolarmente grave del diritto di essere sentito può 

essere sanata, a titolo eccezionale, quando l’interessato ha la possibilità di 

esprimersi davanti ad un'autorità di ricorso che esamina liberamente sia 

l'accertamento (e l'apprezzamento) dei fatti, sia l'applicazione del diritto. Si 

può prescindere da un rinvio della causa all'autorità precedente perfino in 

caso di grave violazione del diritto di essere sentito, se la cassazione della 

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decisione viziata comporterebbe un inutile formalismo e condurrebbe, in 

definitiva, a ritardi superflui, non compatibili con l'interesse del ricorrente 

ad essere sentito nell'ambito di una celere trattazione della procedura di 

merito.  

4.2  

4.2.1 In concreto, la SEM non ha effettivamente potuto sentire il ricorrente 

prima di emettere nei suoi confronti il divieto d’entrata litigioso. In proposito 

va precisato che la SEM ha spedito al ricorrente, tramite il CSM, il proprio 

scritto del 30 settembre 2020 al suo indirizzo postale italiano (…), ma le 

Poste italiane non hanno potuto consegnarglielo brevi manu il 18 novembre 

2020, poiché egli, è lecito supporre, era assente dal suo domicilio (cfr. 

incarto SEM, doc. 5).    

In questo senso non vi sono motivi per credere, e il ricorrente non ne 

formula nessuno specialmente (cfr. consid. G), che le Poste italiane non si 

siano attenute alla procedura di rito vigente che prevede, in particolare, che 

la notificazione si considera eseguita “solo dopo il decorso del prescritto 

termine di compiuta giacenza, pari ad almeno 10 giorni dalla data del 

deposito del piego nell’ufficio postale” (sentenza della Corte suprema di 

Cassazione civile n. 6881/2013 del 20 marzo 2013, reperibile in Internet; 

cfr. anche https://www.poste.it/faq-spedizioni-e-consegne.html). Quindi, 

alla luce del diritto italiano, si deve presumere che il ricorrente abbia avuto 

conoscenza dello scritto della SEM del 30 settembre 2020, cosicché non 

si può rimproverare a quest’ultima di aver omesso di compiere l’audizione 

preliminare.   

Peraltro, anche in applicazione della giurisprudenza del Tribunale federale, 

non si può che costatare che il ricorrente non ha provato in nessuna 

maniera, secondo un grado di verosimiglianza preponderante, che non 

avrebbe ricevuto il cosiddetto avviso di giacenza nella sua cassetta delle 

lettere o che siano intervenuti altri errori nel corso della notificazione (cfr., 

tra le altre, le sentenze del TF 6B_940/2013 del 31 marzo 2014 consid. 2.1 

e 6B_314/2012 del 18 febbraio 2013 consid. 1.4.1). Di conseguenza, 

anche alla luce del diritto svizzero (cfr. art. 20 cpv. 2bis PA), vale la 

presunzione che il ricorrente abbia avuto conoscenza dello scritto della 

SEM del 30 settembre 2020, per cui non si può biasimare quest’ultima di 

aver omesso di eseguire l’audizione preliminare. Al contrario di quanto 

sostiene il ricorrente (cfr. consid. G), che sembra ispirarsi implicitamente 

all’art. 85 cpv. 4 lett. a del Codice di procedura penale (CPP, RS 312.0), è 

irrilevante sapere se egli avesse dovuto o meno attendersi di ricevere lo 

scritto della SEM. Infatti, la SEM non poteva fare altrimenti, visto che lo 

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scritto del 30 settembre 2020, relativo all’audizione preliminare, ha dato 

contestualmente avvio al procedimento amministrativo sfociato nel rilascio 

del divieto d’entrata litigioso. Senza contare che la SEM ha spedito lo 

scritto del 30 settembre 2020, come già ricordato, all’indirizzo postale 

italiano corretto del ricorrente (cfr. l’avviso di compiuta giacenza [incarto 

SEM, doc. 5], l’avviso di ricevimento della risposta al ricorso [incarto TAF, 

doc. 16] e la prima pagina del ricorso).         

4.2.2 Anche se si volesse ammettere che la SEM abbia violato il diritto del 

ricorrente di essere preliminarmente sentito, egli ha avuto modo di 

esprimersi compiutamente sul divieto d’entrata in questa sede, criticando 

con cognizione di causa i motivi addotti dalla SEM. Pertanto, considerato 

che questo Tribunale dispone di un pieno potere d’esame (cfr. consid. 2), 

una violazione oggettiva del diritto di essere sentito del ricorrente, privato 

della possibilità di esprimersi sulle intenzioni della SEM prima di ricevere 

la decisione impugnata, sarebbe stata sanata nel corso della presente 

procedura. Inoltre, all’opposto di quanto pretende il ricorrente (cfr. consid. 

G), anche in questa ipotesi questo Tribunale interverrebbe come prima 

istanza giudiziaria, ossia come istanza di ricorso (“Beschwerdeinstanz”: 

ricorso, pag. 5), dimodoché egli non verrebbe privato di uno dei due livelli 

di ricorso prescritti dall’art. 11 par. 1 e 3 ALC. Si soggiunga ad abundantiam, 

in riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale sopracitata, che 

l’annullamento della decisione impugnata, con il conseguente rinvio della 

causa alla SEM per eseguire l’audizione preliminare, costituirebbe una 

vana formalità, rischiando di allungare inutilmente la procedura, e ciò a 

discapito dell’interesse del ricorrente ad ottenere una decisione entro un 

termine ragionevole.  

4.3 Di conseguenza, la censura inerente alla violazione del diritto di essere 

sentito è infondata e il ricorso, sotto questo profilo formale, va respinto. In 

appresso rimane dunque da esaminare il merito del litigio.  

5.  

5.1 L’ALC è applicabile alla fattispecie, nella misura in cui il ricorrente è un 

cittadino italiano e, come tale, gode dei diritti in esso consacrati (libertà di 

circolazione), i quali consistono nel diritto d’ingresso (art. 3 ALC e art. 1 par. 

1 allegato I ALC) nonché nel diritto di soggiorno per i lavoratori dipendenti 

(art. 4 ALC e artt. 6 a 11 allegato I ALC), per gli autonomi (art. 4 ALC e artt. 

12 a 16 allegato I ALC), per i prestatori di servizi (art. 5 ALC e artt. 17 a 23 

allegato I ALC) e per le persone che non esercitano un’attività economica 

(art. 6 ALC e art. 24 allegato I ALC).   

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Questi diritti possono essere limitati soltanto da misure giustificate da 

motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità (cfr. artt. 1 

par. 1 e 5 par. 1 allegato I ALC). Per quanto riguarda il diritto d’ingresso, la 

durata di un divieto d'entrata deve essere determinata tenendo 

debitamente conto di tutte le circostanze pertinenti di ciascun caso e non 

superare, di norma, i cinque anni; può comunque superare i cinque anni se 

il cittadino di un paese terzo costituisce una grave minaccia per l'ordine 

pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale di uno Stato 

membro (cfr. l’art. 11 par. 2 della direttiva 2008/115/CE del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 [direttiva sul rimpatrio; 

Gazzetta ufficiale/GU dell’Unione europea/UE L 348/98], recepita dalla 

Svizzera il 18 giugno 2010, e in vigore dal 1° gennaio 2011). 

6.  

Considerato che l’ALC non regola espressamente i divieti d’entrata in 

quanto tali, bisogna partire dal presupposto che si applica il diritto interno 

svizzero anche ai divieti d’entrata nei confronti di cittadini dell’UE, come si 

può desumere dall’art. 24 (misure di allontanamento e di respingimento) 

dell’ordinanza del 22 maggio 2002 concernente la libera circolazione delle 

persone tra la Svizzera e l’UE e i suoi Stati membri, tra la Svizzera e il 

Regno Unito e tra gli Stati membri dell’Associazione europea di libero 

scambio (OLCP, RS 142.203). È quindi applicabile la legge federale sugli 

stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), 

che regola i divieti d’entrata al suo art. 67, più precisamente l’art. 67 cpv. 2 

lett. a LStrI che era in vigore il 2 febbraio 2021, data della pronuncia del 

divieto d’entrata, e che è rimasto in vigore fino al 21 novembre 2022, 

dopodiché è stato sostituito dall’art. 67 cpv. 1 lett. c LStrI.    

7.  

7.1 La SEM può vietare l'entrata in Svizzera allo straniero che ha violato o 

espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero 

(art. 67 cpv. 2 lett. a LStrI). Nell’esercizio del suo potere discrezionale, la 

SEM tiene conto degli interessi pubblici e, in particolare, della situazione 

personale dello straniero (art. 96 cpv. 1 LStrI). Se un divieto d’entrata si 

giustifica, ma risulta inadeguato alle circostanze, alla persona interessata 

può essere rivolto un ammonimento con la comminazione di tale 

provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStrI).   

Il Consiglio federale ha messo a fuoco le nozioni d’ordine e di sicurezza 

pubblici, sul piano del diritto interno, nel suo Messaggio dell’8 marzo 2002 

concernente la LStr (Messaggio LStr, FF 2002 3327). In proposito, esso ha 

sottolineato che “la sicurezza e l’ordine pubblici costituiscono il concetto 

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Pagina 11 

sovraordinato dei beni da proteggere nel contesto della polizia: l’ordine 

pubblico comprende l’insieme della nozione di ordine, la cui osservanza 

dal punto di vista sociale ed etico costituisce una condizione indispensabile 

della coabitazione ordinata delle persone. La sicurezza pubblica significa 

l’inviolabilità dell’ordine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, 

salute, libertà, proprietà, ecc.) nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è 

violazione della sicurezza e dell’ordine pubblici segnatamente se sono 

commesse infrazioni gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni 

delle autorità nonché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto 

pubblico o privato” (Messaggio LStr, pag. 3424).  

7.2 Il divieto d'entrata è pronunciato per una durata massima di cinque 

anni; può essere pronunciato per una durata più lunga se l'interessato 

costituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici (cfr. art. 67 

cpv. 3 LStrI e l’art. 11 par. 2 della direttiva sul rimpatrio [consid. 4.1], nonché 

la DTF 139 II 121 consid. 5.1 e 6.3).  

7.3 Le nozioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità, 

secondo l’art. 5 par. 1 allegato I ALC, vanno intese nel senso definito dalla 

direttiva 64/221/CEE del Consiglio del 25 febbraio 1964 e dalla relativa 

giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE; dal 

1° dicembre 2009, la Corte di giustizia dell’UE [CGUE]), precedente la 

sottoscrizione dell’ALC (art. 5 par. 2 allegato I ALC in relazione con l’art. 16 

par. 2 ALC). Così, le deroghe alla libera circolazione garantita dall'ALC 

devono essere interpretate in modo restrittivo. Al di là della turbativa insita 

in ogni violazione della legge, il ricorso di un'autorità nazionale alla nozione 

di ordine pubblico presuppone il sussistere di una minaccia attuale, 

effettiva e sufficientemente grave di un interesse fondamentale per la 

società. In quest’ottica, una condanna penale può essere considerata per 

limitare i diritti conferiti dall'ALC soltanto se, dalle circostanze che l'hanno 

determinata, emerga un comportamento personale costituente una 

minaccia attuale per l'ordine pubblico; escluso è quindi che un divieto 

d’entrata possa essere rilasciato unicamente a titolo preventivo o 

dissuasivo (cfr. la sentenza del TF 2C_173/2019 del 31 luglio 2019 consid. 

3.2, nonché le DTF 134 II 10 consid. 4.3, 130 II 176 consid. 3.4.1 e 129 II 

215 consid. 7.4, con i rinvii alla giurisprudenza della CGUE). A dipendenza 

delle circostanze, già la sola condotta tenuta in passato può comunque 

adempiere i requisiti di una simile messa in pericolo dell'ordine pubblico. 

Per valutare l'attualità della minaccia, non occorre prevedere quasi con 

certezza che lo straniero commetterà altre infrazioni in futuro; d'altro lato, 

per rinunciare a misure di ordine pubblico, non si deve esigere che il rischio 

di recidiva sia praticamente nullo. La misura dell'apprezzamento dipende 

F-1417/2021 

Pagina 12 

in sostanza dalla gravità della potenziale infrazione: tanto più questa 

appare importante, quanto minori sono le esigenze in merito al rischio di 

recidiva (cfr. la sentenza del TF 2C_903/2010 del 6 giugno 2011 consid. 

4.3.2 e DTF 136 II 5 consid. 4.2). 

 

7.4 Riassumendo le esigenze poste dal diritto interno, dall’ALC e dalla 

giurisprudenza della CGUE, il Tribunale federale rileva che, per potere 

pronunciare un divieto d’entrata fino a cinque anni al massimo nei confronti 

di un cittadino di un paese terzo non coperto dall’ALC, è sufficiente che egli 

rappresenti un semplice pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri 

(livello I). Invece, per potere pronunciare un divieto d’entrata di cinque anni 

al massimo nei confronti di un cittadino di un paese terzo coperto dall’ALC, 

che gode quindi della libertà di circolazione, è necessario verificare se egli 

costituisca una minaccia di una certa gravità per l’ordine e la sicurezza 

pubblici svizzeri, ossia una minaccia che va al di là di una semplice messa 

in pericolo degli stessi (livello I bis). Quanto alla pronuncia di un divieto 

d’entrata superiore a cinque anni (fino a quindici anni e, in presenza di 

circostanze straordinarie, anche fino a venti anni: cfr. la sentenza TAF F-

2885/2020 del 6 dicembre 2022 consid. 9 e 12 [DTAF 2022 VII/4, causa 

celebre], nonché la DTAF 2014/20 consid. 7), e ciò a prescindere 

dall’applicazione dell’ALC (cfr. art. 11 par. 2 della direttiva 2008/115/CE), 

bisogna che il cittadino in questione rappresenti una minaccia grave, ossia 

un “pericolo qualificato” (“menace caractérisée”), per l’ordine e la sicurezza 

pubblici svizzeri (livello II; cfr. DTF 139 II 121 consid. 5 e 6). 

 

Questo grado di gravità qualificata, la cui ammissione costituisce 

l’eccezione (cfr. FF 2009 8043, pag. 8058 [in francese]), deve essere 

esaminato concretamente, con riferimento agli atti di causa (cfr. MARC 

SPESCHA, in: Spescha et al. [editori], Migrationsrecht, 5a ed. 2019, ad art. 

67 LStrI; ADANK-SCHÄRER/ANTONIAZZA-HAFNER, Interdiction d’entrée 

prononcée à l’encontre d’un étranger délinquant, in: AJP/PJA 7/2018, 

pagg. 886 a 898). Esso è funzione della natura del bene giuridico in 

pericolo (ad es.: la vita, l’integrità della persona, l’integrità sessuale o la 

salute pubblica), della natura dell'infrazione commessa, come in caso di 

criminalità particolarmente grave a dimensione transfrontaliera (cfr. art. 83 

§ 1 del Trattato sul funzionamento dell'UE nella versione consolidata di 

Lisbona [TFUE], che menziona gli atti di terrorismo, la tratta di esseri 

umani, il traffico di droga e la criminalità organizzata), oppure del numero 

delle infrazioni commesse (recidiva), anche alla luce della loro eventuale 

crescente gravità o dell'assenza di una prognosi favorevole (cfr. DTF 139 

II 121 consid. 6.3). 

 

F-1417/2021 

Pagina 13 

7.5  

7.5.1 In questo quadro è utile sottolineare che il diritto penale e il diritto 

degli stranieri hanno scopi differenti e si applicano indipendentemente l’uno 

dall’altro. Oltre alla sicurezza, il giudice penale persegue obiettivi 

terapeutici e di risocializzazione del condannato, mentre l’autorità 

amministrativa si prefigge primariamente di garantire la sicurezza e l’ordine 

pubblici (o la sicurezza interna ed esterna), ed esamina dunque la 

questione della pericolosità dello straniero applicando criteri più severi (cfr. 

le DTF 140 I 145 consid. 4.3 e 130 II 493 consid. 4.2; cfr. le DTAF 2022 

VII/3 consid. 13.1 e 2021 VII/4 consid. 9.3.3; cfr. anche la sentenza del TAF 

F-2303/2019 del 23 febbraio 2021 consid. 7.1.2). Ciò premesso, per 

giurisprudenza costante, l'autorità amministrativa deve, in linea di principio, 

attenersi agli accertamenti di fatto contenuti in una decisione penale 

cresciuta in giudicato. Essa può scostarsene solo se può fondare la sua 

decisione su accertamenti di fatto sconosciuti al giudice penale o da lui non 

presi in considerazione, se assume nuove prove il cui apprezzamento 

conduce a un risultato diverso o se l'apprezzamento delle prove compiuto 

dal giudice penale è in netto contrasto con i fatti accertati o infine se il 

giudice penale non ha chiarito tutte le questioni di diritto. L'autorità 

amministrativa e il giudice amministrativo possono nondimeno procedere 

autonomamente a una valutazione giuridica diversa dei fatti e valutare 

diversamente le questioni giuridiche, segnatamente l’apprezzamento del 

pericolo (cfr. le DTF 124 II 103 consid. 1c/aa e 123 II 97 consid. 3c/aa; cfr. 

le sentenze del TF 1C_147/2011 dell’11 gennaio 2012 consid. 2.4 e 

1C_29/2007 del 27 agosto 2007 consid. 3; cfr. anche le sentenze del TAF 

F-4166/201 del 17 gennaio 2024 consid. 5.2 e F-3930/2020 del 14 maggio 

2021 consid. 5.2.1).  

 

7.5.2 Sul piano penale si considera recidivo chi ha “già commesso in 

precedenza reati analoghi” (art. 221 cpv. 1 lett. c del Codice di procedura 

penale [CPP, RS 312.0]; cfr. anche l’art. 66b cpv. 1 CP, nonché la DTF 137 

IV 13 consid. 4.1: “commissione, in precedenza, di reati analoghi”). 

Rispetto alla valutazione del rischio di recidiva, ossia di “ricadere nel reato” 

(cfr. www.treccani.it), il Tribunale federale ha sottolineato che “la seria 

messa in pericolo della sicurezza altrui per la minaccia di crimini o gravi 

delitti può di principio riferirsi a tutti i tipi di beni giuridici protetti. Concerne 

in primo luogo i reati contro l'integrità fisica e sessuale […]. Più gravi sono 

i reati e seria è la minaccia della sicurezza altrui, meno elevate devono 

essere le esigenze poste all'adempimento del rischio di recidiva. Nel 

contempo, il motivo di carcerazione fondato sul rischio di recidiva deve 

essere applicato in modo restrittivo. Ne consegue che, per ammettere un 

rischio di recidiva, una prognosi negativa (vale a dire sfavorevole) è 

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Pagina 14 

necessaria, ma di principio anche sufficiente” (DTF 143 IV 9 consid. 2.7 e 

3 [regesto in italiano]; cfr. anche, tra le tante, le sentenze del TF 

2C_982/2015 del 20 luglio 2016 consid. 3.3.1 e 6B_215/2013 del 27 

gennaio 2014 consid. 2.5; cfr. DTAF 2022 VII/4 consid. 8.3, già 

menzionata).    

 

Nell’ottica del diritto amministrativo si deve osservare che la LStrI non 

menziona espressamente la recidiva come criterio per valutare la minaccia 

per l’ordine e la sicurezza pubblici (cfr. artt. 67 cpv. 2 lett. a, 67 cpv. 3 e 96 

cpv. 1 LStrI). Per contro, nella propria giurisprudenza, il Tribunale federale 

ha messo in risalto l’importanza della recidiva (passata), nell’accezione di 

“commissione in precedenza di reati analoghi”, e del rischio di recidiva 

(futura) per apprezzare la detta minaccia, in particolare sotto il profilo della 

sua attualità e della sua intensità (cfr. consid. 7.3). Ciò posto, si deve 

aggiungere che il diritto amministrativo conosce anche la nozione di 

“reiterazione” di reati che non si trovano (necessariamente) in un rapporto 

di recidiva penale in senso stretto, ma dei quali si tiene conto, se del caso, 

per la fissazione della durata del divieto d’entrata (cfr., ad esempio, le 

sentenze del TAF F-1984/2019 del 15 giugno 2021 consid. 6.3.2 e 6.42 

nonché F-3452/2018 del 13 luglio 2020 consid. 8.2 e 9.3; cfr. DTAF 2022 

VII/4 consid. 8.3).  

8.  

In prosieguo importa stabilire se le condizioni per emettere un divieto 

d’entrata in sé (esistenza di una minaccia almeno di una certa gravità per 

l’ordine e la sicurezza pubblici) fossero adempiute il 2 febbraio 2021 (cfr. le 

sentenze del TF 2C_66/2018 del 7 maggio 2018 consid. 5.3.1 e 

2C_784/2014 del 24 aprile 2015 consid. 3.2). Nell’affermativa bisognerà 

valutare l’intensità della minaccia (minaccia solo di una certa gravità o 

minaccia grave [consid. 7.4]). È doveroso puntualizzare che, nel caso in 

cui tra la decisione amministrativa e la sua verifica giudiziaria trascorra del 

tempo, bisogna tenere conto, per valutare il presupposto della minaccia 

attuale, anche di eventuali elementi di fatto successivi al rilascio del divieto 

d’entrata (cfr. DTF 137 II 233 consid. 5.3.1; cfr. anche la sentenza del TF 

2C_173/2019 del 31 luglio 2019 consid. 5.2.1, con il rinvio alla sentenza 

CGCE del 29 aprile 2004, Orfanopoulos e Oliveri, C-482/01 e C-493/01, 

nn. 77 a 79).   

9.  

9.1 In concreto, il ricorrente è stato condannato a due pene detentive 

sospese condizionalmente, ossia a due anni di reclusione in Italia, nel 

2019, per trasporto illecito di sostanze stupefacenti con multa di EUR 

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Pagina 15 

5'000.–, nonché a 90 giorni di detenzione in Ticino, nel 2020, per furto 

semplice, appropriazione reiterata e frode dello scotto, per infrazione grave 

alla LCStr e utilizzo illecito di un veicolo ai sensi della LTV, con multa di fr. 

1'500.– (cfr. consid. C e E). Si osservi che, ai fini della presente procedura, 

il contenuto del certificato del casellario giudiziale italiano (cfr. incarto SEM, 

doc. 1) fornisce, in definitiva, informazioni sufficienti, sebbene non 

esaustive, per inquadrare la portata della relativa fattispecie penale sul 

piano dell’ordine e della sicurezza pubblici svizzeri. Peraltro, benché rilevi 

che la SEM non si è procacciata la sentenza del TN, rimproverandole per 

questo motivo una violazione del principio dell’accertamento d’ufficio dei 

fatti (cfr. consid. G), il ricorrente si è astenuto dall’esibire in questa sede la 

sentenza in questione per meglio illustrare i suoi argomenti. Inoltre, non ha 

nemmeno dato seguito alla richiesta di questo Tribunale, del 21 giugno 

2024, di produrre una copia della sentenza del TN (cfr. consid. C e M), 

venendo così ripetutamente meno al suo obbligo di cooperare con l’autorità 

all’accertamento dei fatti (cfr. artt. 90 LStrI e 13 PA).            

È ancora necessario puntualizzare che la condanna alla reclusione di due 

anni è stata inflitta al ricorrente in conformità all’art. 444 comma 1 del 

Codice di procedura penale italiano (CPPI; applicazione della pena su 

richiesta delle parti), secondo cui “l'imputato e il pubblico ministero possono 

chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di 

una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, 

ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle 

circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o 

congiunti a pena pecuniaria” (cfr. https://www.brocardi.it/codice-di-

procedura-penale/libro-sesto/titolo-ii/art444.html [consultato il 10.9.2024]). 

Questo significa che, grazie al rito del cosiddetto patteggiamento (rito 

abbreviato), il ricorrente ha beneficiato di una diminuzione della pena, nel 

migliore dei casi fino ad un terzo rispetto a quella che sarebbe stata fissata 

seguendo il rito ordinario. In questo senso è lecito dunque presumere che 

la pena massima avrebbe potuto essere stabilita a tre anni. Altrimenti detto, 

la misura della pena effettivamente comminata al ricorrente rispecchia solo 

in parte la gravità del reato da lui perpetrato.                 

9.2 Dal punto di vista della salute collettiva importa sottolineare che, in 

conformità ad una giurisprudenza consolidata, i reati in materia di sostanze 

stupefacenti costituiscono, di norma, una turbativa “molto grave” dell’ordine 

e della sicurezza pubblici, nella misura in cui si rapportano ad un bene 

giuridico particolarmente importante, ossia l’integrità della persona (cfr. la 

sentenza del TF 2C_516/2012 del 17 ottobre 2012 consid. 2.2). In 

quest’ottica, che implica la lotta al traffico di droga e al diffondersi del suo 

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Pagina 16 

consumo, la giurisprudenza è molto severa nei confronti degli stranieri che 

violano la legislazione federale sugli stupefacenti, con la precisazione che 

questa posizione di principio può vedersi attenuata, a seconda delle 

circostanze, se le infrazioni commesse sono strettamente legate alla 

tossicodipendenza dell’interessato (cfr. DTF 139 II 121 consid. 5.3).   

 

Ora, il ricorrente non ha violato la legislazione federale sugli stupefacenti, 

ma la corrispondente normativa italiana, ossia il Decreto del Presidente 

della Repubblica (D.P.R.) del 9 ottobre 1990 n. 309, detto anche “Testo 

unico delle norme in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze 

psicotrope” (Testo unico stupefacenti [TUS]), più precisamente l’art. 73 

comma 4 TUS che si riferisce a “medicinali” (cfr. www.brocardi.it per 

consultare il testo di legge). Peraltro, dall’estratto del casellario giudiziale 

italiano si può evincere che l’attività illegale del ricorrente si è limitata al 

“trasporto illecito di sostanze stupefacenti” (cfr. consid. C [incarto SEM, 

doc. 1]). Preso atto di queste scarne informazioni, nulla avrebbe impedito 

al ricorrente, come già ricordato, di esibire la sentenza in questa sede e di 

commentarla con perspicacia, se avesse reputato di poterne ricavare 

qualcosa a suo favore. Non avendo proceduto in questo modo, non rimane 

che constatare l’importanza della pena italiana (cfr. consid. 9.1), con la 

precisazione che i fatti sanzionati non sono remoti, ma vicini nel tempo. 

Cionondimeno, questo Tribunale non ritiene che questa condanna presa 

singolarmente, alla luce delle sue caratteristiche appena evidenziate, 

possa portare a credere che il ricorrente costituisca una minaccia grave 

attuale per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri Tanto più che non si può 

rimproverare al ricorrente, in ambito di traffico di sostanze stupefacenti e/o 

psicotrope, di essere recidivo ai sensi del diritto penale, e nemmeno si può 

fondatamente presumere, allo stato degli atti, un rischio non sottovalutabile 

di recidiva (cfr. consid. 7.3, 7.4 e 7.5.2).  

 

9.3 In relazione alla sicurezza stradale occorre sottolineare che, sebbene 

il ricorrente abbia infranto “gravemente le norme della circolazione”, 

causando “un serio pericolo per la sicurezza altrui” od assumendo “il rischio 

di detto pericolo” (art. 90 cpv. 2 LCStr [cfr. estratto del casellario giudiziale]), 

l’incarto non contiene ulteriori elementi per ritenere che non si tratti di un 

caso isolato o per lasciare presumere con sufficiente certezza che egli 

abbia un’indole che lo dispone a commettere questo genere di reati, ossia 

che presenti un rischio di recidiva non trascurabile (cfr., mutatis mutandis, 

la sentenza del TF 2C_452/2017 del 2 luglio 2018 consid. 4.4). Pertanto, 

con riferimento a questa violazione della LCStr presa da sola, questo 

Tribunale non reputa che il ricorrente rappresenti, malgrado l’importanza 

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Pagina 17 

fondamentale della sicurezza stradale per tutti gli utenti, una minaccia 

grave attuale per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri.     

 

9.4 Rispetto all’uso illecito di un veicolo, la legge prevede che, “a querela 

di parte, è punito con la multa chiunque, intenzionalmente o per 

negligenza, utilizza un veicolo senza un titolo di trasposto valido o un’altra 

autorizzazione” (art. 57 cpv. 3 LTV [cfr. estratto del casellario giudiziale]). 

Pertanto, va da sé che questo tipo di contravvenzione non configura una 

minaccia grave per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri.     

9.5 Per quanto concerne il furto semplice, le appropriazioni indebite 

ripetute e la frode dello scotto perpetrati in Ticino, si tratta di delitti che sono 

stati sanzionati con un decreto d’accusa (cfr. art. 352 cpv. 1 lett. d CPP): 

essi si rapportano al bene giuridico “patrimonio” e, come tali, senza voler 

minimizzare il loro carattere turbativo, non costituiscono, perlomeno nella 

proporzione della fattispecie, una minaccia grave per l’ordine e la sicurezza 

pubblici svizzeri (cfr. consid. 7.4).    

9.6 Bisogna ora considerare, come punto determinante per la risoluzione 

del presente litigio, la valenza dell’insieme delle infrazioni che risultano dal 

giudizio pronunciato in Italia e da quello emanato in Ticino. In proposito si 

deve osservare che, dal luglio 2019 al luglio 2020, ossia in un anno circa, 

il ricorrente ha consumato non meno di sei reati, di cui uno, l’appropriazione 

indebita, a diverse riprese. Sebbene, come già visto, in materia di traffico 

di sostanze stupefacenti e psicotrope non vi siano elementi nell’incarto per 

ritenere che il ricorrente abbia recidivato, egli ha comunque commesso più 

reati contro il patrimonio, ossia un furto semplice, una frode dello scotto e, 

soprattutto, delle appropriazioni indebite, senza contare le infrazioni alla 

LCStr e alla LTV. Questi fatti rivelano indubbiamente una certa tendenza a 

delinquere, però, siccome essa è identificabile solo su un lasso di tempo 

relativamente breve di un anno, essa non permette di ricavare conclusioni 

affidabili sul rischio futuro di recidiva e/o di reiterazione, ma consente 

tuttavia di non escluderlo (cfr. consid. 7.3 e 7.5.2). Stando così le cose, 

questo Tribunale non reputa, allo stato degli atti, che la minaccia derivante 

dal ricorrente per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri raggiunga quella 

soglia di gravità necessaria a pronunciare un divieto d’entrata superiore a 

cinque anni.     

9.7 In conclusione, la minaccia che il ricorrente rappresentava nel febbraio 

2021 per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri, benché fosse reale ed 

attuale e che giustificasse il rilascio di un divieto d’entrata, non poteva 

essere qualificata, contrariamente a quanto ritenuto dalla SEM, come 

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Pagina 18 

grave ai sensi dell’art. 67 cpv. 3 2a frase LStrI. Peraltro, dal momento del 

rilascio del divieto d’entrata non sono intervenute circostanze conosciute 

che possano mettere in dubbio questa conclusione, a maggior ragione che 

non si hanno ormai più notizie del ricorrente. Ne deriva che la durata del 

divieto d’entrata non può superare, per legge, i cinque anni. Su questo 

punto, la decisione impugnata, che prevede un divieto d’entrata di sette 

anni, deve essere riformata. Questo implica che la conclusione principale 

del ricorso, relativa all’annullamento puro e semplice del provvedimento, è 

infondata. Quanto alla sua conclusione sussidiaria, che chiede di ridurre la 

durata senza quantificarla, essa va esaminata più da vicino.  

10.  

Si tratta ora di fissare, in accordo con il principio di proporzionalità, la durata 

del divieto d’entrata in funzione del complesso delle circostanze del caso 

(cfr. art. 96 cpv. 1 LStrI), e ciò con riferimento al diritto internazionale 

determinante (cfr. art. 190 Cost.), ossia il diritto alla libera circolazione 

garantito dall’ALC (cfr. consid. 4), nonché il diritto al rispetto della vita 

privata e familiare secondo l’art. 8 della Convenzione europea dei diritti 

dell’uomo (CEDU, RS 0.101).  

10.1 In generale, l'attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse 

ed essere proporzionata allo scopo (art. 5 cpv. 2 Cost.). Da un punto di 

visto analitico, il principio della proporzionalità viene suddiviso in tre regole: 

l'idoneità, la necessità e la proporzionalità in senso stretto (cfr. DTF 136 I 

17 consid. 4.4, 135 I 246 consid. 3.1, 130 II 425 consid. 5.2 e 124 I 40 

consid. 3e). La prima impone che la misura scelta sia atta al 

raggiungimento dello scopo d'interesse pubblico fissato dalla legge (cfr. 

DTF 128 I 310 consid. 5b/cc), la seconda che, tra più misure idonee, si 

scelga quella che incide meno fortemente sui diritti privati (cfr. DTF 130 II 

425 consid. 5.2), e la terza, detta anche regola della preponderanza 

dell'interesse pubblico, che l'autorità proceda alla ponderazione tra 

l'interesse pubblico perseguito e il contrapposto interesse privato, 

valutando quale dei due debba prevalere in funzione delle circostanze (cfr. 

DTF 129 I 12 consid. 6 a 9).  

10.2 A proposito dell’art. 8 par. 1 CEDU bisogna precisare che, benché non 

garantisca il diritto di entrata e di soggiorno in Svizzera (cfr. DTF 140 I 145 

consid. 3.1 e 139 I 330 consid. 2.1 con i rinvii), esso estende la sua 

protezione, sotto il profilo del diritto al rispetto della vita privata, anche alle 

eventuali attività professionali e commerciali di chi se ne prevale (cfr. 

sentenza CorteEDU – Fernandez Martinez c. Spagna [GC], n. 56030/07, 

12 giugno 2014, § 110). Per quanto concerne la vita familiare, la sua 

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Pagina 19 

esistenza è una questione di fatto che dipende dalla realtà concreta dei 

legami personali (cfr. sentenza CorteEDU – Paradiso e Campanelli c. Italia 

[GC], n. 25358/12, 24 gennaio 2017, § 140). Secondo il Tribunale federale, 

chi si richiama alla protezione dell’art. 8 par. 1 CEDU deve, in generale, 

intrattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta, con una persona della 

sua famiglia; in questo senso, sono protetti, in primis, i rapporti tra i coniugi 

nonché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione (cfr., in 

particolare, le DTF 139 I 155 consid. 4.1 e 129 II 11 consid. 2). Nondimeno, 

l’art. 8 par. 2 CEDU permette un’ingerenza statale nell’esercizio del diritto 

al rispetto della vita privata e della vita familiare, se tale ingerenza è 

prevista dalla legge ed è necessaria, in particolare, alla sicurezza pubblica 

e alla prevenzione dei reati in una società democratica. 

10.3 In concreto, questo Tribunale non reputa che il ricorrente possa 

invocare l’art. 8 par. 1 CEDU, dato che egli non ha nessun legame familiare 

e/o professionale, comprovato, in Ticino e/o in un’altra parte della Svizzera, 

protetto da questa norma. In effetti, pur volendo ammettere che una non 

meglio precisata relazione sentimentale possa rientrare nel campo di 

protezione dell’art. 8 par. 1 CEDU, il ricorrente si limita testualmente a 

sostenere che egli “unterhält seit 3 Jahren eine Liebesbeziehung mit einer 

Frau, die in der Schweiz wohnt” (ricorso, pag. 7 [consid. G]), dimodoché 

questo preteso legame amoroso non è comprovato. Anche sul piano 

professionale, il ricorrente non sembra aver mai iniziato a lavorare per la 

MG a Lugano (cfr. consid. A e B), e le sue affermazioni riguardo ad una 

Sagl che suo fratello starebbe fondando o avrebbe fondato nel Canton 

Zugo, e nella quale egli “wird […] arbeiten bzw. mit dieser Gesellschaft 

zusammenarbeiten” (ricorso, pag. 8), non comprovano nessun rapporto 

professionale, se del caso suscettibile di beneficiare della protezione 

dell’art. 8 par. 1 CEDU, in Svizzera. Pertanto, il divieto d’entrata emanato 

dalla SEM non costituisce, a prescindere dalla sua durata, un’ingerenza 

nel diritto al rispetto della vita privata e familiare del ricorrente.    

10.4 Riguardo all’ALC, come rilevato in precedenza, la durata del divieto 

d’entrata deve essere fissata in una scala da uno a cinque anni. Ora, 

tenendo in debito conto delle circostanze pertinenti della fattispecie, nella 

maniera in cui sono state esposte e tematizzate al consid. 9, questo 

Tribunale considera che un divieto d’entrata di cinque anni, scadente 

dunque il 1° febbraio 2026, rispecchia i criteri posti dall’ALC e le esigenze 

del principio di proporzionalità. In questa valutazione è tenuto debito conto 

anche della circostanza che il ricorrente non ha prodotto con l’impugnativa 

e non ha dato nessun seguito alla richiesta di questo Tribunale di esibire 

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una copia della sentenza del TN, infrangendo così in maniera crassa il suo 

obbligo di cooperare con l’autorità all’accertamento dei fatti.   

11.  

In conclusione, pronunciando un divieto d’entrata di sette anni, la SEM ha 

violato l’art. 67 cpv. 3 LStrI, l’ALC e il principio di proporzionalità 

nell’esercizio del suo potere d’apprezzamento (art. 49 lett. a PA). Stando 

così le cose, in accordo con le considerazioni sopraesposte, il ricorso va 

parzialmente accolto, in relazione alla sua conclusione subordinata, e la 

decisione impugnata riformata, nel senso che la durata del divieto d’entrata 

è ridotta a cinque anni, per cui lo stesso è valido dal 2 febbraio 2021 al 1° 

febbraio 2026.  

12.  

12.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, siccome le conclusioni del ricorrente sono state parzialmente 

accolte in relazione alla diminuzione della durata del divieto d’entrata 

(conclusione subordinata), è giusto porre a suo carico, a titolo di spese 

processuali ridotte, fr. 700.– da prelevare sull'anticipo di fr. 1'200.– da lui 

già versato. Di conseguenza, fr. 500.– saranno restituiti al ricorrente una 

volta che la presente sentenza sarà cresciuta in giudicato.  

12.2 Rispetto alle spese ripetibili, considerato che il ricorso è parzialmente 

ammesso, il ricorrente, che è stato temporaneamente patrocinato da un 

legale (redazione del ricorso), ha diritto a un’indennità per le spese 

necessarie derivanti dalla causa (artt. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). 

Dato che il ricorrente non ha presentato alcuna nota d’onorario, l’indennità 

deve essere fissata sulla base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

Ora, alla luce dell’ampiezza e del contenuto del ricorso, e in assenza di 

scritti successivi, è appropriato attribuire al ricorrente un’indennità per 

spese ripetibili di fr. 500.–. Si osservi ancora che la SEM, in quanto autorità 

federale, non ha diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-

TAF).     

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Pagina 21 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto e la decisione impugnata del 2 febbraio 

2021 è riformata, nel senso che la durata del divieto d’entrata è ridotta a 

cinque anni, per cui esso è valido fino al 1° febbraio 2026.    

2.  

Per il resto, il ricorso è respinto.  

3.  

Le spese processuali di fr. 700.– sono messe a carico del ricorrente e 

dedotte dall’anticipo di fr. 1'200.– da lui già versato. Al ricorrente saranno 

restituiti fr. 500.– dopo la crescita in giudicato della presente sentenza. 

4.  

Al ricorrente è attribuita un’indennità per spese ripetibili pari a fr. 500.– a 

carico della SEM. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e alla SEM. 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

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Comunicazione: 

– al ricorrente al ricorrente (raccomandata con avviso di ricevimento; 

allegati: copia del casellario giudiziale svizzero del 19 giugno 2024, già 

inviato al ricorrente senza successo il 21 giugno 2024 [cfr. copia 

dell’avviso di compiuta giacenza del 2 agosto 2024, annessa alla 

presente] e formulario "Indirizzo per il pagamento");   

– alla SEM (n. di rif. …).