# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a105ec71-1d48-5ec4-b96d-159123dbc1ae
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.06.2013 32.2012.239
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2012-239_2013-06-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  32.2012.239

   

  cs

  	
  Lugano

  17 giugno
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 settembre 2012
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 20 agosto 2012 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione del 15 dicembre 2011, dopo averlo preavvisato con progetto dell’8
aprile 2011, l’UAI ha posto RI 1, nato il __________, con effetto dal 1° maggio
2011, al beneficio di una rendita intera d’invalidità (doc. AI 49-1).

 

                               1.2.   L’8 giugno
2011 l’amministrazione ha dato avvio ad una procedura di revisione della
prestazione (doc. AI 34-1).

 

                               1.3.   Dopo uno
scambio di corrispondenza con i rappresentanti di RI 1, che si sono succeduti nel
tempo e che contestavano l’inizio della procedura di revisione prima
dell’emissione di una decisione formale facente seguito al progetto dell’8
aprile 2011 (cfr. doc. AI 40-1 e 43-1) ai quali l’amministrazione ha spiegato
di aver proceduto ad una revisione immediata poiché lo stato di salute non era
ancora stabilizzato (doc. AI 42-1), l’UAI ha sottoposto l’interessato ad una
perizia pluridisciplinare del SAM, in seguito alla quale, accertato un
miglioramento dello stato di salute dell’assicurato, con decisione del 20
agosto 2012, preavvisata con progetto del 27 marzo 2012 (doc. AI 55-1), ha
ridotto la rendita al 50% (grado d’invalidità: 55%), a decorrere dal primo
giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione (doc. A1).

 

                               1.4.   RI 1,
rappresentato dall’avv. RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione,
chiedendo il rinvio degli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti
medici (doc. I).

                                         Il ricorrente
contesta innanzitutto la procedura applicata dall’UAI, affermando che
l’amministrazione non ha emesso alcuna decisione soggetta ad opposizione, ma
solo un progetto di decisione. Nel merito contesta la perizia pluridisciplinare
del SAM ed evidenzia che il dr. med. __________ ha chiesto due ulteriori
valutazioni specialistiche presso uno psichiatra e un angiologo. L’insorgente
rileva “in via subordinata come l’agire dell’Ufficio AI non ha di certo
contribuito a permettere” all’assicurato “di migliorare il suo stato di
salute, in particolare quello psichico, già molto precario a seguito della
malattia che lo ha colpito”, ed in particolare per una serie di motivi
elencati nell’impugnativa, ossia: la notifica di informazioni riservate
direttamente al proprio datore di lavoro, la mancata notifica alla
rappresentante del progetto di decisione del 27 marzo 2012, la mancata
emissione di una decisione soggetta ad opposizione, la decisione di rinunciare
ad un’integrazione professionale con la comunicazione verbale che l’età non lo
permetteva più, l’invito da parte di uno dei medici che si è occupato di
effettuare la perizia pluridisciplinare di contestare la stessa poiché esperita
in assenza di tutti i dati medici completi.

 

                               1.5.   Con risposta
del 9 ottobre 2012 l’amministrazione ha proposto di respingere il ricorso, con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. IV).

 

                               1.6.   Il 16 maggio
2013, nel corso di un'audizione personale, tramite l’avv. RA 1, il ricorrente è
stato informato del fatto che in concreto potrebbe sussistere, in caso di
rinvio della procedura all’UAI, un potenziale rischio di reformatio in peius
circa l’aspetto angiologico e gli è stato assegnato un termine scadente il 4
giugno 2013 per esprimersi in merito (doc. VI). Con scritto del 3 giugno 2013
il ricorrente ha affermato di mantenere il ricorso (doc. VII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   Il
ricorrente chiede l’annullamento della decisione impugnata per questioni
formali, poiché l’UAI non ha emesso alcuna decisione su opposizione. 

 

                                         La
censura va respinta. Con la riforma della LAI entrata in vigore il 1° luglio
2006 è stata introdotta, in ambito AI, la procedura di preavviso (art. 57a
LAI), in luogo di quella dell’opposizione.

                                         In
concreto l’amministrazione, emanando il 27 marzo 2012 un progetto di decisione,
ricevuto dalla rappresentante del ricorrente l’11 aprile 2012 (doc. AI 58-1) ed
il 20 agosto 2012 una decisione formale (doc. AI 49-1), ha agito correttamente.

 

                                         Il
TCA deve entrare nel merito del ricorso.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L'art.
28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'eserci-zio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido).

 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazio-ne (giurisprudenza confermata dal TFA con una
sentenza del 14 luglio
2006 nella causa U 156/05, consid. 5).

                                         La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003, consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o
ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30;
Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversi-cherung,
in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 1997, ad
art. 41, pag. 258).

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi
senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione
con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio
1991; RCC 1984 p. 137).

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente
dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione
illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato
o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 OAI.

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique
VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607;
STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b;
Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i
danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette
- le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti
di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F.,        I
148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                               2.5.   Nel caso concreto si tratta di stabilire se a ragione l’UAI ha ridotto
la rendita intera cui aveva diritto il ricorrente dal 1° maggio 2011. L’amministrazione,
sulla base della perizia SAM del 12 marzo 2012, ritiene che, in seguito al
miglioramento dello stato di salute, l’insorgente ha diritto ad una mezza
rendita a partire dal primo giorno del secondo mese che segue la notifica della
decisione impugnata del 20 agosto 2012.

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che l’insorgente è stato dichiarato completamente
inabile al lavoro dall’8 maggio 2010, essendogli stata diagnosticata la
presenza del morbo di Leriche con claudicatio bilaterale stadio IIB.

 

                                         Il
morbo di Leriche è una sindrome caratterizzata da sintomi di deficit
circolatorio a livello degli arti inferiori (sensazione di arto freddo, claudicatio
intermittens, comparsa di ulcere cutanee o di gangrena), che si manifestano
in caso di occlusione del tratto terminale dell’aorta o delle arterie iliache
(cfr. www.corriere.it/salute/dizionario). 

 

                                         In
seguito a questa diagnosi, il 26 maggio 2010 l’interessato ha subito un
intervento di by-pass aorto-bifemorale con protesi Flow-neet bioseal 16/8 mm
(doc. AI 13-8).

                                         Il dr.
med. __________, all’epoca vice primario presso l’__________ di __________, ha
fatto parte dell’équipe che ha operato l’insorgente (doc. AI 13-8) ed è stato
indicato quale medico curante insieme al dr. med. __________ nella richiesta di
prestazioni dell’8 ottobre 2010 (doc. AI 4-1 e seguenti). 

 

                                         Il
3 febbraio 2011 l’interessato ha subito un intervento di ernioplastica
cicatriziale con posa di rete Ultrapro 15 x 30 cm ad opera dei dr. med. __________, __________ e __________ dell’__________ di __________ (doc.
AI 23-3).

                                         Il 5
aprile 2011 il medico SMR, dr. med. __________, posta la diagnosi principale
con influsso sulla capacità lavorativa di Morbo di Leriche con stato dopo
bypass aorto-bifemorale con protesi Flow-neet (26.05.2010) e stato dopo
intervento chirurgico di ernioplastica cicatriziale con posa di rete il
03.02.2011, ha attestato una completa incapacità lavorativa dell’interessato
dall’8 maggio 2010 ed ha osservato che in seguito all’operazione del mese di
febbraio 2011 vi è un “IL totale in qualsiasi attività a tre mesi
post-operatori” (doc. AI 27-1 e seguenti).

 

                                         Con
progetto di decisione dell’8 aprile 2011 (doc. AI 28-1), confermato dalla
decisione del 15 dicembre 2011, all’insorgente è stata assegnata una rendita
intera a far tempo dal 1° maggio 2011 (doc. AI 49-1).

 

                                         Il
17 novembre 2011 il SAM ha informato l’insorgente di essere stato incaricato
dall’UAI dell’allestimento di una perizia ed ha indicato il dr. med. __________
quale perito e i dr. med. __________ (psichiatria) e __________ (angiologia),
quali consulenti (doc. 39-1).

 

                                         Dal
referto, datato 12 marzo 2012 (doc. AI 50-1), risulta che i periti hanno fatto
capo a 3 consulti specialistici esterni, di natura angiologica (dr. med. __________),
di natura chirurgica (dr. med. __________) e di natura psichiatrica (dr. med. __________).

 

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno del ricorrente presso
il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto le diagnosi con influenza
sulla capacità lavorativa di sindrome da disadattamento, reazione depressiva
prolungata (ICD-10 F43.21) per problemi correlati a condizione medica generale
e alla disoccupazione (ICD-10 Z56), stato da ernioplastica cicatriziale con
posa di rete (3.2.2011), dolori cronici della parete addominale dopo
ernioplastica e la diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa di stato
da by-pass aortobifemorale con protesi (26.5.2010) per sindrome di Leriche con
anastomosi termino-laterali prossimali e distali, stato dopo occlusione
embolica dell’arteria poplitea distale di sinistra, dislipidemia trattata,
stato da tabagismo (sospeso 2010), stato da appendicectomia, stato da calcolosi
renale (2005), stato da ricostruzione dopo ferita accidentale al palmo della
mano destra (1965 circa), stato da asportazione di cisti tendine alla mano
sinistra (1997).

 

                                         Circa
l’anamnesi patologica, i periti rammentano tra l’altro:

 

" 
(…)

Nel 2007 inizia a lamentare difficoltà alla
deambulazione, in particolar modo in salita e sulle scale, con un peggioramento
dei sintomi che si protrae per ca. due anni. Nel periodo precedente
l’intervento, percorreva ca. 200 m su terreno piano e ca. dieci gradini prima
di doversi fermare per l’incapacità alla deambulazione.

 

8.5.2010: comparsa di dolore violento all’addome
e al fianco sin. che progressivamente si sposta lungo tutto l’arto inferiore.
Collateralmente ha un grave stato di agitazione con sudorazione profusa e dolore
all’arto. Assume di propria iniziativa degli antidolorifici senza nessun
risultato e dopo poche ore, in seguito alla comparsa di un nuovo episodio
doloroso all’arto inferiore, viene trasportato all’__________ di __________,
sede __________. Viene quindi ricoverato in data 8.5.2011 e si pone la diagnosi
di arteriopatia periferica agli arti inferiori con sindrome di Leriche cronica,
occlusione trombotica dell’aorta addominale distale e dell’arteria iliaca sin.;
embolizzazione periferica dell’arteria poplitea di sin. Vengono eseguiti gli
opportuni accertamenti antilogici e vien posta indicazione all’intervento di
by-pass aorto-bisiliaco. L’intervento viene eseguito in data 26.5.2010 e la
descrizione è come da protocollo chirurgico standard, senza particolari
complicanze né intra- né postoperatorie. Nel postoperatorio vengono eseguiti
cicli di riabilitazione fisioterapica con rivalutazione clinica periodica ogni
tre mesi ca.

 

Gennaio-febbraio 2011: compare e progressivamente
si aggrava un’ernia addominale cicatriziale sugli esiti della laparotomia per
by-pass aorto-bifemorale. Viene rivisto presso l’Ospedale Regionale di __________,
sede __________, e viene sottoposto il 3.2.2011 a ernioplastica con posa di
grande rete. Il decorso postoperatorio è normale, ma a detta dell’A., esiste
uno stato di dolorabilità diffusa a tutto l’addome che non si è
significativamente modificato nei mesi successivi. Sia dopo il primo che dopo
il secondo intervento è stato sempre seguito dai chirurghi dell’__________ di __________
che lo hanno visitato mediamente una volta al mese (dr. med. M. __________ e
Dr. med. __________).

 

Da giugno 2010 il medico curante Dr. med. A__________
di __________ esegue controlli periodici ogni quindici giorni, mentre da marzo
2011 i controlli sono mensili.” (doc. AI 50-7)

 

                                         Nella
loro discussione i periti hanno rammentato che:

 

" 
(…)

Il medico curante dell’A. è il Dr. med. __________
di __________, che segue con frequenza (dal giugno 2010 ogni 15 giorni e dal
marzo 2011 ogni mese) l’A. in collaborazione con i chirurghi dell’__________ __________,
sede __________, che hanno eseguito i due interventi, cioè il Dr. med. __________
e Dr. med. __________ __________.” (doc. AI 50-14)

 

                                         Circa
la patologia psichiatrica emerge che:

 

" 
(…)

Il consulente rileva poi una serie di valutazioni
obiettive psichiatriche, sottolineando che l’ideazione è focalizzata sulle
proprie difficoltà fisiche, ma soprattutto sul provvedimento del licenziamento
con perseverazione, rimuginii e rivendicatività. Non vi sono contenuti deliranti
o turbe dispercettive. Il tono dell’umore, adeguato alla situazione d’esame, è
orientato al polo negativo. L’esordio della patologia circolatoria, per la
quale è costretto ad un lungo periodo di inabilità lavorativa, sfocia a
dicembre 2010 col provvedimento di licenziamento, con conseguente sviluppo di
un quadro depressivo reattivo. La psicopatogenesi va fatta risalire al danno
che la perdita del posto di lavoro ha comportato, all’immagine che l’A. ha del
proprio ruolo sociale e lavorativo. La compromissione affettiva si è sviluppata
e manifestata perché sostenuta dalla perdita della propria identità personale
basata prevalentemente sulla propria identità come lavoratore. Tale stato di
malessere psicologico riveste i caratteri di una condizione disadattativa e si
manifesta attraverso uno stato depressivo, non particolarmente destabilizzante,
senza segni deponenti per una patologia psichiatrica maggiore o per un disturbo
di personalità. L’A. è una persona dotata di sufficiente intelligenza, non ha
difficoltà di contatto e non ha mostrato limiti significativi dal punto di
vista cognitivo.

 

Tali aspetti, unitamente all’assenza di un
marcato disturbo dell’umore, fanno propendere per una incapacità lavorativa per
esclusive cause psichiatriche non superiore al 20%. Tale problema psichico può
essere fatto risalire al dicembre 2010, epoca del licenziamento. La prognosi a
medio-lungo termine è favorevole; l’A. è regolarmente seguito attraverso una
presa in carico psicologica, che appare adeguata. Le cause psichiche non creano
impedimenti all’adozione di provvedimenti di integrazione professionale e
quindi può svolgere un’attività lucrativa nella misura dell’80%. Non vi sono
dei limiti per l’attività di casalingo.” (doc. AI 50-14/15)

 

                                         Dal punto
di vista angiologico, i periti hanno rilevato:

 

" 
(…)

L’A. è un 57enne, il quale ha presentato
un’arteriopatia ostruttiva agli arti inferiori bilateralmente. Egli è stato
trattato con buon risultato con by-pass aortobifemorale per sindrome di
Leriche, stadio clinico II B in data 26.5 2010. A quel momento era anche stata rilevata un’occlusione dell’arteria poplitea distale,
probabilmente d’origine embolica, che successivamente si è risolta
contestualmente. Non sono state rilevate patologie cardiache sotto il profilo
emboligeno e il risultato postoperatorio è buono. Anche sotto sforzo
(tapis-roulant) non si documenta ischemia agli arti inferiori, ma un senso di
durezza dei polpacci non spiegabile nel senso di un’ischemia). Il consulente
conclude per un eccellente risultato postoperatorio. I disturbi lamentati
dall’A. non hanno origine vascolare, ma, il nostro consulente, suppone un
disturbo nella zona della cicatrice inguinale bilaterale, prevalentemente in
posizione seduta, il resto non rientra in problemi abituali di ordine vascolare.

 

Sotto il profilo strettamente vascolare non vi è
motivo per rilevare un’invalidità, ma solo un’inabilità lavorativa nell’ambito
abituale di un processo di guarigione postoperatorio dopo un intervento a
livello vascolare e quindi al massimo per le prime 6-8 settimane dopo
l’intervento. Il Dr. med. __________ ipotizza di eseguire ancora un’imaging
dell’asse aortocrurale (con angio-TAC o MRI), tuttavia non ritiene che tale
esame possa dare elementi decisivi in più per quanto riguarda la valutazione
del caso.” (doc. AI 50-15)

 

                                         Infine,
circa la patologia chirurgica, dal referto emerge:

 

" 
(…)

Dal punto di vista chirurgico l’A. è stato
valutato dal Dr. med. __________. Il consulente riassume sinteticamente
l’anamnesi con riferimento ai due interventi subiti dall’A. e rileva i disturbi
attuali e lo stato dell’A. Le diagnosi rilevate sono di stato dopo by-pass
aortobifemorale per morbo di Leriche; stato dopo occlusione embolica
dell’arteria poplitea distale di sin.; stato dopo ernioplastica tramite innesto
di una rete per grossa ernia cicatriziale dopo laparotomia xifopubica; dolori
cronici della parete addominale dopo ernioplastica.

 

In conclusione, i disturbi accusati dall’A. sono
credibili. A causa della patologia della parete addominale l’attività lavorativa
svolta finora (servizio tecnico per elettrodomestici con riparazione, consegna
e cambi di apparecchi con necessità di sollevare pesi tra 40 e 120 kg), l’A. è inabile al 100% per tale lavoro da maggio 2010. Per quanto riguarda la patologia della
parete addominale, la prognosi a medio-lungo termine non migliorerà. Le sedute
di fisioterapia hanno lo scopo di rinforzare la muscolatura della parete
addominale, ma non vi sono altre possibilità terapeutiche per ridurre i
disturbi dell’A. In un lavoro senza spostamenti e senza necessità di alzare
pesi o altri sforzi fisici, l’A. potrebbe essere abile al lavoro al 100%. L’A.
può svolgere l’attività di casalingo al 100%.” (doc. AI 50-16)

 

                                         I periti
hanno stabilito che l’assicurato presenta una capacità lavorativa dello 0%
nell’attività svolta fino ad ora, ovvero come tecnico specializzato per
elettrodomestici con riparazione, consegna e cambi di apparecchi con necessità
di sollevare pesi tra 40 e 120 kg, tale capacità lavorativa risale alla data
del primo intervento di maggio 2010 (doc. AI 50-16).

 

                                         Circa le
conseguenze sulla capacità lavorativa i gli specialisti del SAM hanno
evidenziato:

 

" 
Dal punto di vista psichiatrico, lo stato di
malessere psicologico riveste i caratteri di una condizione disadattativa, che
si manifesta attraverso uno stato depressivo non particolarmente
destabilizzante, senza segni deponenti per una patologia psichiatrica maggiore
o per un disturbo di personalità. La psicopatogenesi va fatta risalire al danno
che la perdita del posto di lavoro ha comportato, all’immagine che l’A. ha del
proprio ruolo sociale e lavorativo, ovvero da dicembre 2010, con incapacità
lavorativa per cause psichiatriche del 20%.

 

Dal punto di vista angiologico, l’A. presenta gli
esiti di un by-pass aortobifemorale per malattia di Leriche, stadio clinico II
B, determinato da arteriopatia ostruttiva degli arti inferiori bilaterali. Il
risultato postoperatorio è buono con un asse pervio e senza stenosi. Anche al
tapis-roulant non si documenta un’ischemia agli arti inferiori bilateralmente
sotto sforzo. Il risultato operatorio è da considerare eccellente e non esiste
una causa vascolare per i disturbi lamentati dall’A. Di conseguenza, il
consulente conclude che sotto il profilo strettamente vascolare, non vi è
ragione per un’invalidità, ma solo un’inabilità lavorativa nel processo di
guarigione postoperatoria, che generalmente si risolve 6-8 settimane dopo
l’intervento.

 

Dal punto di vista chirurgico, i disturbi
lamentati dall’A. sono in relazione con la riparazione dell’ernia cicatriziale
su precedente cicatrice xifopubica. I disturbi attuali dell’A. sono quindi in
relazione con questo tipo di ricostruzione. Tale patologia della parete
addominale impedisce totalmente l’attività lavorativa svolta finora quale
tecnico per elettrodomestici con riparazione, consegna e cambi di apparecchi,
con necessità di sollevare pesi tra 40 e 120 kg, quindi l’A. è inabile al lavoro al 100% in tale lavoro, dalla data del primo intervento di maggio 2010.
La prognosi a medio-lungo termine non migliorerà.

 

Globalmente, l’A. è da considerarsi guarito sotto
il profilo strettamente vascolare; sotto il profilo psichiatrico continua a
presentare un malessere psicologico non grave con sindrome da disadattamento e
reazione depressiva prolungata, tali aspetti possono determinare un’incapacità
lavorativa per esclusive cause psichiche non superiore al 20% e tale patologia
è da riportare al dicembre 2010, epoca del licenziamento. Particolarmente
significativa è invece la patologia chirurgica, in quanto la ricostruzione
della parete addominale per ernia cicatriziale xifopubica ha imposto l’innesto
di una grossa rete, che impedisce totalmente lo svolgimento della precedente
attività lavorativa. Per questo motivo l’A. è da considerare inabile al lavoro
al 100% per il lavoro precedentemente svolto di tecnico specializzato per
elettrodomestici con riparazione, consegna e cambi di apparecchi e con
necessità di sollevare pesi tra 40 e 120 kg, a partire da maggio 2010.” (doc. AI 50-17)

 

                                         Per
quanto concerne le conseguenze sulla capacità d’integrazione, i periti hanno
affermato:

 

" 
Dal punto di vista psichiatrico, i disturbi
lamentati sono di tipo reattivo, in parte legati alle patologie di cui ha
sofferto e in parte legati al licenziamento avvenuto, contro il quale l’A. non
è ancora riuscito a reagire. Tale incapacità lavorativa psichiatrica è del 20%
da dicembre 2010 e la prognosi a medio-lungo termine è favorevole. Non vi sono
impedimenti all’adozione di provvedimenti di integrazione professionale che
consentono di svolgere un’attività lucrativa nella misura dell’80%. Non esiste
alcun limite per l’attività di casalingo.

 

Dal punto di vista angiologico, non esistono
limitazioni in quanto sotto questo profilo l’A. è ritornato abile al lavoro.
Infatti, l’inabilità lavorativa nel processo di guarigione postoperatoria
generalmente si risolve 6-8 settimane dopo l’intervento.

 

Dal punto di vista chirurgico, la riparazione
dell’ernia cicatriziale addominale con grande rete determina un’incapacità
lavorativa del 100% nella precedente attività. Di conseguenza si dovrebbe
prendere in considerazione provvedimenti di riqualificazione verso un lavoro
che non richieda spostamenti, necessità di alzare pesi o altri sforzi fisici e
posizioni prolungate (sia nella stazione eretta, sia da seduto). In tale
condizione la capacità lavorativa può essere anche del 100%. La prognosi a
medio-lungo termine è stazionaria e non si può ipotizzare alcun miglioramento,
nonostante la fisioterapia continua.

 

Globalmente, ha particolare significato il parere
chirurgico. Si considera l’A. totalmente incapace a svolgere il lavoro
precedente, ma in grado di tornare ad essere completamente abile al lavoro in
un nuovo ambito lavorativo che sia più consono al suo stato fisico, come citato
precedentemente, nel rispetto dei limiti funzionali menzionati. L’A. è in grado
di intraprendere percorsi di riqualificazione professionale. In qualità di
casalingo l’A. è abile già da adesso al 100%.

 

La fisioterapia continua ha lo scopo di
migliorare il tono muscolare, ma non incide sul miglioramento della prognosi e
quindi sulla capacità lavorativa.

 

Il Dr. med. __________, angiologo, suggerisce:

 

" 
eventualmente potrebbe essere eseguita ancora
un’imaging dell’asse aortocrurale (con angio-TAC o MRI), lo specialista però
non crede che tale esame possa dare elementi decisivi in più per quanto
riguarda la valutazione del caso." (doc. AI
50-18)

 

                                         Il 22
marzo 2012 il dr. med. __________, medico SMR, posta la diagnosi principale con
influsso sulla capacità lavorativa di stato da ernioplastica cicatriziale con
posa di rete (3.2.2011), dolori cronici della parete addominale dopo
ernioplastica, l’ulteriore diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di
sindrome da disadattamento, reazione depressiva prolungata (F43.21) per
problemi correlati a condizione medica generale e alla disoccupazione (Z56) e
la diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di stato da by-pass
aortobifemorale con protesi (26.5.2010) per sindrome di Leriche con anastomosi
termino-laterali prossimali e distali, stato dopo occlusione embolica
dell’arteria poplitea distale di sin., dislipidemia trattata, stato da
tabagismo (sospeso 2010), stato da appendicectomia, stato da calcolosi renale
(2005), stato da ricostruzione dopo ferita accidentale al palmo della mano ds.
(1965 ca.), stato da asportazione di cisti tendine alla mano sin. (1997), ha
stabilito un’incapacità lavorativa totale dall’8 maggio 2010 nella precedente
attività ed in qualsiasi attività ed un’incapacità lavorativa del 20% dal 12
marzo 2012 in attività leggere (con persistenza della capacità lavorativa
totale nella precedente attività).

                                         Tra le
limitazioni funzionali figura il carico massimo di 2-3kg, l’alternanza della
postura al bisogno, la necessità di pause supplementari e la circostanza che
l’interessato è “abile ad attività lavorativa molto leggera che non richieda
spostamenti, necessità di alzare pesi (max 5 kg) o altri sforzi fisici e posizioni prolungate (sia nella stazione eretta, sia da seduto”; doc. AI 52-3).

 

                                         Con il
ricorso l’assicurato ha prodotto il certificato del 20 settembre 2012 del dr.
med. __________, specialista FMH medicina interna generale, che ha attestato:

 

" 
Certifico che ho consultato in data odierna il
summenzionato paziente e che ho provveduto ad organizzare due valutazioni specialistiche
peritali presso uno psichiatra FMH rispettivamente un angiologo FMH, per un
secondo parere e per definire l’eventuale ulteriore procedere diagnostico e
terapeutico in un paziente che presenta una sintomatologia duratura.” (doc. A2)

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In partico-lare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzia-lità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF
136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'orga-no esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella
procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare
ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti
di parte le prove assunte dall'amministra-zione nella precedente fase non
contenziosa. 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale
federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale
relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico
(SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla
Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle
basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da
istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure
il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla
Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale
federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo
in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi
dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò
anche della  loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza
ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione:

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurispru-denza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de
leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler
qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat
thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(…) »

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.7.   Oggetto
del contendere è la questione di sapere se lo stato di salute del ricorrente è
migliorato e se, di conseguenza, l’amministrazione ha correttamente ridotto il
grado d’invalidità dell’assicurato.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza (cfr. sentenza I 465/05 del 6 novembre 2006, pubblicata in
DTF 133 V 108), il punto di riferimento temporale per valutare se si è in
presenza di una modifica rilevante del grado di invalidità suscettivo di
incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è costituito, come nel caso
di nuova domanda, dall’ultima decisione cresciuta in giudicato che si fonda su
un esame materiale del diritto alla rendita. Da questo punto di vista un
provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è
rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109
V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in:
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art.
41, pag. 258).

 

                                         In concreto, dopo aver notificato, l’8 aprile 2011, il progetto di
decisione tramite il quale al ricorrente è stata assegnata una rendita intera
dal 1° maggio 2011 (doc. AI 28-1), l’amministrazione ha emanato la decisione
formale il 15 dicembre 2011 (doc. AI 49-1). In precedenza, nel corso del mese
di giugno 2011, è stata avviata la procedura di revisione (doc. AI 34-1).

 

                                         Occorre
pertanto stabilire se dopo il 15 dicembre 2011 lo stato di salute del
ricorrente è migliorato.

 

                               2.8.   In una
recente sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 il TF ha rammentato che una
riduzione o soppressione può essere adottata quando le circostanze di fatto (di
natura valetudinaria e/o economica) rilevanti per il diritto alla rendita si
sono modificate in maniera considerevole (cfr. DTF 130 V 343 consid. 3.5 pag.
349 con riferimenti). Secondo il principio dell’onere probatorio materiale, la
situazione giuridica precedente deve permanere se una modifica rilevante della
fattispecie non è dimostrabile con il grado di verosimiglianza preponderante
(sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile 2013; SVR 2012 IV n. 18 pag. 181,
9C_418/2010, consid. 3.1; cfr. anche sentenza 9C_32/2012 del 23 gennaio 2013,
consid. 2).

                                         Nella
decisione impugnata l’amministrazione ha affermato che “a seguito della
revisione d’ufficio avviata in giugno del 2011, in particolare dell’esaustiva perizia pluridisciplinare, il nostro Servizio Medico Regionale
(SMR) ha potuto oggettivare un miglioramento dello stato di salute del Signor RI
1 e di conseguenza della capacità lavorativa. In effetti risulta che dal
12.03.2012 un’attività rispettosa dei limiti funzionali è esigibile nella
misura dell’80% (presenza a tempo pieno ma con rendimento ridotto); in futuro è
anche possibile un pieno recupero della capacità lavorativa in attività
adeguate. Si può per contro confermare che l’abituale attività lavorativa non è
esigibile già dal maggio 2010” (doc. A 1).

 

                               2.9.   Questo
Tribunale alla luce della documentazione medica agli atti, non può confermare
che, successivamente al 15 dicembre 2011, vi sia stato un miglioramento dello
stato di salute del ricorrente rilevante per il diritto alla rendita.

 

                                         Per
quanto concerne l’aspetto psichiatrico, i disturbi lamentati dal ricorrente lo
rendono incapace al lavoro al 20% dal mese di dicembre 2010 senza che nel
frattempo sia subentrata una modifica (cfr. perizia SAM del 12 marzo 2012: doc.
AI 50-17: “[…] sotto il profilo psichiatrico continua a presentare un
malessere psicologico non grave con sindrome da disadattamento e reazione
depressiva prolungata, tali aspetti possono determinare un’incapacità
lavorativa per esclusive cause psichiche non superiore al 20% e tale patologia
è da riportare al dicembre 2010, epoca del licenziamento” e “[…] tale
incapacità lavorativa psichiatrica è del 20% da dicembre 2010 e la prognosi a
medio-lungo termine è favorevole”).

 

                                         Circa
l’aspetto angiologico, l’amministrazione sottolinea che i periti del SAM hanno
stabilito che dal punto di vista vascolare  l’insorgente è guarito (doc. IV).

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che il consulente, dr. med. __________, __________ di
__________, dopo aver visitato l’insorgente, il 23 gennaio 2012, ha affermato che “non ho dunque, neppure dal profilo strettamente vascolare, una ragione per
vedere un’invalidità, solo un’inabilità lavorativa nell’ambito abituale di un
processo di guarigione post-operatorio dopo l’intervento subito a livello
vascolare e quindi al massimo per le prime 6-8 settimane dopo l’intervento”
(doc. AI 50-26).

                                         I
periti del SAM hanno evidenziato che “il consulente conclude che sotto il
profilo strettamente vascolare, non vi è ragione per un’invalidità, ma solo
un’inabilità lavorativa nel processo di guarigione postoperatoria, che generalmente
di risolve 6-8 settimane dopo l’intervento” (doc. AI 50-16) e “dal punto
di vista angiologico, non esistono limitazioni in quanto sotto questo profilo
l’A. è ritornato abile al lavoro. Infatti, l’inabilità lavorativa nel processo
di guarigione postoperatoria generalmente si risolve 6-8 settimane dopo
l’intervento” (doc. AI 50-17).

 

                                         Sia che
gli specialisti si riferiscano, come sembra essere il caso (cfr. doc. 50-25;
valutazione) all’intervento di by-pass aorto bi-femorale con protesi flow-neet
del 26 maggio 2010, sia che essi si rapportino invece all’ernioplastica
cicatriziale con posa di rete eseguita il 3 febbraio 2011, la guarigione,
avvenuta  6-8 settimane dopo l’operazione, è in ogni caso anteriore alla data
del 15 dicembre 2011.

 

                                         Per cui
neppure la patologia angiologica ha avuto un miglioramento dopo l’emissione
della decisione impugnata.

 

                                         Resta da
esaminare l’aspetto chirurgico, e meglio la valutazione della capacità
lavorativa del ricorrente concernente la “sua patologia della parete
addominale” (doc. AI 50-29) che il SAM stesso ha fatto valutare dal dr.
med. __________, specialista FMH chirurgia vascolare, generale e traumatologia,
che aveva seguito in precedenza l’insorgente sia nel corso delle citate
operazioni presso l’__________ di __________ (cfr. doc. 23-1 e 23-3) che
successivamente (cfr. doc. AI 2-5), e la cui nomina a consulente non è stata
contestata.

 

                                         Il
10 febbraio 2012 lo specialista ha visitato il ricorrente non trovando alcun
sospetto per recidiva dell’ernia cicatriziale, rilevando la presenza di due
cicatrici inguinali senza referto patologico e una dolenzia della palpazione
della parete addominale pericicatriziale soprattutto a destra (doc. 50-30).
Circa la valutazione della capacità lavorativa il consulente ha dichiarato
l’insorgente inabile al lavoro nella precedente attività al 100% “dal mese
di maggio 2010” (cfr. risposta 3, doc. AI 50-30) ed ha affermato che “se il
paziente potrebbe effettuare un lavoro senza spostamenti e senza necessità di
alzare pesi o altri sforzi fisici, il paziente potrebbe lavorare al 100%”
(doc. AI 50-31).

                                         I periti
del SAM, sulla base delle considerazioni del dr. med. __________, hanno
confermato la totale incapacità lavorativa del ricorrente nella precedente
attività (doc. AI 50-17: “dal punto di vista chirurgico la riparazione
dell’ernia cicatriziale addominale con grande rete determina incapacità
lavorativa del 100%”) ed hanno proposto di prendere “in considerazione
provvedimenti di riqualificazione verso un lavoro che non richieda spostamenti,
necessità di alzare pesi o altri sforzi fisici e posizioni prolungate (sia
nella stazione eretta, sia da seduto). In tale condizione la capacità
lavorativa può essere anche del 100%” (doc. AI 50-17). Gli specialisti
hanno concluso affermando che “globalmente, ha particolare significato il
parere chirurgico. Si considera l’A. totalmente incapace a svolgere il lavoro
precedente, ma in grado di tornare ad essere completamente abile al lavoro in
un nuovo ambito lavorativo che sia più consono al suo” (doc. AI 50-18).

 

                                         Nel
consulto del dr. med. __________ e nella perizia del SAM non vi è tuttavia
traccia delle ragioni per le quali il danno alla salute, a partire dalla data
del referto del SAM (cfr. in tal senso il rapporto del 22 marzo 2012 del medico
SMR dr. med. __________ che ha attestato una capacità lavorativa, globale,
dell’80% dal 12 marzo 2012 [doc. AI 52-2]), avrebbe esplicato conseguenze meno
gravi rispetto al periodo precedente (cfr. in tal senso anche la recente
sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile 2013).

                                         Non va qui
dimenticato che tra la decisione formale di assegnazione della rendita intera
del 15 dicembre 2011, quando l’insorgente era stato considerato inabile al
lavoro al 100% in qualsiasi attività e l’asserito miglioramento attestato per la
prima volta il 10 febbraio 2012 dal dr. med. __________ (doc. 50-29), sono
passati meno di due mesi.

Ciò che, secondo questo Tribunale, impone un onere di
motivazione accresciuto circa i motivi di un apparente repentino miglioramento
dello stato valetudinario dell’interessato (cfr. nell’ambito dell’inoltro di
una nuova domanda di prestazioni e della necessità di rendere verosimile un
peggioramento dello stato valetudinario ai sensi dell’art. 87 cpv. 3 e 4 OAI
nel tenore in vigore precedentemente, la sentenza
del 10 febbraio 2005, I 619/04, consid. 3 dove il TF ha affermato che: “Aus dem Normzweck ergibt
sich, dass die Verwaltung u.a. zu berücksichtigen hat, ob die frühere Verfügung
nur kurze oder schon längere Zeit zurückliegt, und dementsprechend an die Glaubhaftmachung
höhere oder weniger hohe Anforderungen zu stellen sind (DTF 109 V 114
consid. 2b, 123 consid. 3b e 264)”). 

 

                                         Del
resto, la circostanza che l’interessato, precedentemente, era incapace al
lavoro al 100% in qualsiasi attività, è stato certificato sia il 5 aprile 2011
quando nel rapporto finale del medico SMR, il dr. med. __________, dopo aver
attestato un’incapacità lavorativa totale dall’8 maggio 2010 in qualsiasi attività lavorativa (doc. AI 27-2), ha precisato che in seguito all’intervento
chirurgico di ernioplastica cicatriziale con posa di rete il 3 febbraio 2011 vi
sarebbe stata un “IL totale in qualsiasi attività a tre mesi post-operatori”
(doc. AI 27-3), sia nel corso del mese di giugno 2011 quando il medico curante,
dr. med. __________, ha confermato l’incapacità totale al lavoro del ricorrente
(doc. AI 34-2).

                                         

                                         In queste
circostanze questo Tribunale ritiene che il miglioramento dello stato di salute
successivo al 15 dicembre 2011, il cui onere probatorio incombe
all’amministrazione (cfr. sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile 2013), non è stato documentato
con il grado di verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni
sociali e che a questo proposito è necessario un approfondimento istruttorio.

 

                                         Il
TCA, di norma, rinvia l’incarto all’UAI o perché vi sono
accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che necessitano di un
complemento (“Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen”; cfr. DTF
137 V 210; STCA 32.2012.181 dell’11 marzo 2013), o perché
vi sono carenze negli accertamenti peritali svolti dall’amministrazione (“Eine
Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der
notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der
Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine
Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen
erforderlich ist”; cfr. DTF 137 V 210; STCA 32.2012.181
dell’11 marzo 2013).

 

                                         In
concreto in virtù della carenza sopra evidenziata e della necessità di
procedere con un complemento peritale, tenuto conto che il ricorrente stesso
chiede il rinvio degli atti all’amministrazione per complemento procedurale ed
istruttorio, s’impone un rinvio all’amministrazione affinché interpelli i
periti i quali dovranno esprimersi circa i tempi e le ragioni dell’asserito
miglioramento valetudinario dopo il 15 dicembre 2011.

 

                             2.10.   Visto l’esito
del ricorso e il rinvio degli atti all’amministrazione per ulteriori
accertamenti, l’assunzione di ulteriori prove, chiesta dal ricorrente (doc. I),
diventa superflua.

Del resto l’interessato, che con il ricorso del
20 settembre 2012 aveva preannunciato, tramite il medico curante, dr. med. __________,
l’invio di due valutazioni specialistiche  (psichiatrica e angiologica),
malgrado il tempo trascorso, non ha prodotto alcunché (cfr. a questo proposito
la sentenza 8C_45/2010 del 26 marzo 2010).

 

                                         Va ancora
qui rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora
l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kieser, Das Verwaltungs-verfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450,
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H
103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b,
119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una
violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost.
(e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid.
1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                             2.11.   In queste condizioni la
decisione impugnata è annullata e gli atti rinviati all’amministrazione
affinché proceda conformemente ai considerandi e si pronunci nuovamente
sull’asserito miglioramento dello stato valetudinario del ricorrente, fermo
restando il diritto di quest’ultimo ad almeno mezza rendita, non contestato. Va
a questo proposito rammentato che in DTF 137 V 314 il TF ha modificato la
propria giurisprudenza ed ha stabilito che alla parte ricorrente deve essere concessa
la possibilità di ritirare il ricorso anche nel caso in cui la decisione che le
riconosce una rendita (ad esempio un quarto di rendita) viene annullata e la
causa rinviata all'ufficio AI per ulteriori accertamenti (consid. 3.2). 

 

                                         In concreto, con la
conferma della mezza rendita nel dispositivo della sentenza, su questo
specifico punto non vi è spazio per una reformatio in peius (cfr. anche la
sentenza 9C_205/2011 del 10 novembre 2011, consid. 8.4, penultimo paragrafo).

 

                             2.12.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--vanno poste a carico
dell’UAI, che verserà al ricorrente, rappresentato da un avvocato, le
ripetibili.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § La
decisione impugnata è annullata e gli atti rinviati all’amministrazione
affinché proceda conformemente ai considerandi e si pronunci nuovamente sull’asserito
miglioramento dello stato valetudinario del ricorrente dopo il 15 dicembre 2011,
fermo restando il diritto di quest’ultimo ad almeno mezza rendita.

 

                                   2.   Le spese
per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI. Lo stesso Ufficio verserà
al ricorrente fr. 1’800.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti