# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1ba7cd0a-e3d4-548e-a444-910a2e406472
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-11-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 04.11.2003 80.2003.110
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2003-110_2003-11-04.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2003.110

  	
  Lugano

  4 novembre 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Alessandro Soldini, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Ivo Eusebio

  

 

	
  segretario:

  	
  Fiorenzo Gianinazzi

  

 

statuendo sul ricorso del 29 luglio 2003

 

in materia di:                 esenzione fiscale

 

	
  presentato da:

  	
  _RICO0 

  rappr. da: RAPP0 

   

  
	
   

  	
   

  	 

 

ritenuto 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Il 27
settembre 1988 il Consiglio di Stato concedeva alla Fondazione __________
__________ l'esenzione dalle imposte sul reddito e sulla sostanza secondo
l’allora vigente art. 15 cpv. 1 lett. l vLT e da quelle di successione e
donazione secondo l’art. 120 cpv. 1 lett. e vLT in combinazione con
l'art. 120 cpv. 3 lett. a vLT, poiché la fondazione avrebbe svolto, senza
perseguire fini di lucro, un'attività d'interesse pubblico a scopo ideale,
rivolta non solo a persone di cittadinanza svizzera, assistendo handicappati,
invalidi e persone particolarmente indigenti, bisognose di cure e di riposo e
avrebbe altresì inteso ristrutturare l'ex sanatorio, trasformandolo in posto di
ricreazioni e di vacanza ed in centro d'incontri, riunioni e corsi funzionante
tramite una struttura alberghiera.

                                         La
concessione dell’esenzione fiscale era assortita da alcune condizioni legate
all’eventuale acquisto della part. n. __________ (sanatorio più pianoro
sottostante detto "__________") e all’eventuale adozione di un piano
di sopredificazione particolareggiato da parte dell’autorità cantonale.
L’esenzione accordata sarebbe venuta a cadere se la fondazione avesse proceduto
alla sopredificazione, anche solo parziale, e alla vendita, anche solo
parziale, di eventuali lotti ricavati dalla part. n. __________. Una eventuale
eccezione avrebbe potuto essere concessa in caso di realizzazione di strutture
sportive utili alla struttura alberghiera o simili.

 

                                         1.2.

                                         Il 15
novembre 1991 l'Amministrazione cantonale delle contribuzioni (ACC) confermava
alla Fondazione che era esonerata anche dal pagamento dell'IFD secondo l'art.
16 n. 3 DIFD.

                                         Nel 1994
l'ACC, in occasione di un controllo per verificare l’attività effettivamente
svolta dalla Fondazione, rilevava l’esistenza di problemi di natura finanziaria
tali da compromettere la realizzazione degli obiettivi della Fondazione e
prendeva atto dell’intenzione di alienare alcuni mappali, tra i quali la part.
__________. Essa comunicava quindi alla Fondazione che la decisione di
esenzione sarebbe stata limitata al 31 dicembre 1995 e che un nuovo controllo
sarebbe stato intrapreso.

                                         Pertanto
il 12 novembre 1998 la DdC chiedeva alla Fondazione di trasmetterle un 
rapporto sull'attività e di fornirle maggiori delucidazioni sull'intenzione di
vendere le particelle n. __________ e __________ RFD __________. Il 15 dicembre
1998 la lic. jur. __________, in risposta alla richiesta d’invio di un rapporto
d’attività, informava l’Autorità fiscale cantonale che la Fondazione avrebbe,
con ogni probabilità, potuto disporre dei mezzi necessari per utilizzare le
particelle conformemente allo scopo della fondazione. Essendo rimasta inevasa,
la richiesta d’invio di un rapporto veniva reiterata il 18 dicembre 1998, il 9
giugno 1999, il 7 settembre 1999 e infine il 17 dicembre 1999, con l’avvertenza
in quest’ultima occasione che, se non fossero state adempite le condizioni
poste al momento della concessione dell’esenzione, la decisione sarebbe stata
sottoposta a revisione.

                                         Il 10
febbraio 2000 la lic. jur. __________ inviava all'Autorità fiscale il rapporto
di revisione, dal quale si evinceva una situazione finanziaria difficile, che
non permetteva alla Fondazione di svolgere l'attività prevista dagli statuti.
In occasione di un incontro avvenuto il 21 luglio 2000, il nuovo Presidente
della Fondazione esponeva un progetto legato alla Fondazione “__________
__________ __________ ”, volto a sostenere progetti umanitari. Pertanto, con
scritto 26 settembre 2000 l'Autorità fiscale concedeva alla Fondazione di poter
continuare a beneficiare dell'esenzione fiscale, alle precedenti condizioni,
sino all'anno 2005.

 

                                         1.3.

                                         L’Autorità
fiscale apprendeva dal Foglio ufficiale n. __________ dell'__________
__________ 2003 che le particelle di proprietà della reclamante sarebbero state
vendute all'incanto. Supponendo quindi che la Fondazione non avrebbe esplicato
nessuna attività di pubblica utilità nemmeno dopo la fine del 2000, la DdC,
dopo aver convocato il rappresentante della Fondazione, avv. __________, con
decisione 24 aprile 2003 revocava l'esenzione fiscale retroattivamente a far tempo
dall'esercizio 2001.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         La
Fondazione presentava reclamo in tempo utile, chiedendo l'annullamento della
decisione del 24 aprile 2003. Rilevava innanzi tutto che le condizioni
dell'esenzione sarebbero sempre state rispettate, adempiendo regolarmente gli
obblighi di rendiconto e presentando le dichiarazioni fiscali. Osservava in
seguito di non aver mai fatto mistero della mancanza di mezzi finanziari per
realizzare gli scopi statutari e di essersi sempre adoperata per ottenere i
crediti necessari alla ristrutturazione del sanatorio da parte della banca che
aveva finanziato l'acquisto. Faceva pure presente che i rappresentanti della
Fondazione avevano illustrato alla Divisione delle contribuzioni, in un
incontro del 17 novembre 1994, le direzioni in cui intendeva muoversi
(lottizzazione della part. n. __________ e vendita dei relativi fondi, reperimento
di altre fonti di finanziamento, vendita delle part. n. __________ e __________
a un gruppo intenzionato a realizzare i medesimi progetti), precisando al
riguardo di aver messo a punto nel 2000 il progetto "__________ __________
__________ ", stipulando un accordo con l'omonima fondazione costituita in
Italia nel 1999 e gestita da padre __________ __________ __________ e
sostenendo che tale progetto soddisferebbe le condizioni dell'esenzione
(attività umanitaria, cerchia dei destinatari aperta, finanziamento e gestione
mediante donazioni e accordi con enti pubblici, assenza di scopi commerciali,
impiego esclusivo del denaro per la realizzazione del progetto, assenza di
retribuzione dei membri). In questo contesto, sosteneva ancora la reclamante,
conservare il beneficio dell'esenzione fiscale era fondamentale. Faceva infine
rilevare le circostanze avverse incontrate a partire dal 2000, non escludendo
che la realizzazione del progetto avrebbe dovuto essere considerata esclusa a
priori. Lamentava inoltre la violazione del diritto d'essere sentito e del
principio della buona fede e dell'affidamento, poiché alla fondazione sarebbe
stato impartito un termine fino alla fine del 2005 per rendere operativo il
progetto.

 

                                         2.2.

                                         La
Divisione delle contribuzioni respingeva il reclamo con decisione del 7 luglio
2003, osservando che, sia dai conti presentati sia dalle spiegazioni ottenute,
almeno dal 2001 la Fondazione non ha più svolto alcuna attività a seguito dei
noti problemi finanziari. L'Autorità fiscale contesta poi di aver disatteso il
diritto d'essere sentito, avendo avuto un incontro con l'avv. __________ prima
di prendere il provvedimento.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Con il
presente, tempestivo ricorso la Fondazione, sempre assistita dall'avv.
__________, chiede l'annullamento della decisione su reclamo e della decisione
del 24 aprile 2003, con cui veniva revocata l'esenzione fiscale, riproponendo
sostanzialmente le argomentazioni già proposte nel reclamo. Precisa in
particolare che le difficoltà finanziarie in cui versa non sono mai state
celate: esse risalgono infatti all'inizio degli anni novanta, quando l'acquisto
del sanatorio era stato finanziato integralmente con mezzi di terzi e alla
banca non sfuggiva che l'immobile necessitava di una indispensabile
ristrutturazione. Ribadisce poi che tutta una serie di circostanze negative ha
ostacolato la realizzazione del progetto di pubblica utilità, affermando che la
revoca dell'esenzione fiscale rende sin d'ora vano qualsiasi tentativo di realizzare
un'attività d'interesse pubblico o di esclusiva pubblica utilità. Fa poi rilevare
che nell'ambito della procedura esecutiva avviata nei suoi confronti, l'incanto
è finalmente stato differito e che ora sono in corso nuove trattative con
diversi finanziatori. Affermando che la decisione contestata sarebbe stata
presa frettolosamente nel solo intento di poter insinuare un'imposta
retroattiva per il biennio 2001-02, trae al riguardo la conclusione che
"l'esenzione fiscale non dipendeva, né dipende dal fatto che le proprietà
__________ venissero messe all'asta -poi definitivamente differita-, bensì da
una decisione precedente che è stata rispettata dalla ricorrente".

                                         Contesta
poi che la decisione di concedere l'esenzione fiscale fino alla fine del 2005
possa essere revocata retroattivamente, addirittura a partire dal 2001: ciò
lederebbe il principio della buona fede e dell'affidamento, nonché quello della
proporzionalità. Ribadisce inoltre la violazione del diritto d'essere sentito,
poiché la decisione di revoca sarebbe stata presa inaudita parte, non bastando
in caso di decisione peggiorativa una generica audizione del rappresentante
della ricorrente.

 

                                         3.2.

                                         La
Divisione delle contribuzioni propone la reiezione del ricorso, limitandosi a osservare
che la Fondazione non ha più svolto alcuna attività di pubblica utilità dal
2001.

 

                                         3.3.

                                         Con
lettera del 23 settembre 2003 la ricorrente, sollecitata da questa Camera in vista
di fissare un'udienza in contraddittorio con la Divisione delle contribuzioni,
ha comunicato di rinunciare alla chiesta audizione.

 

 

                                   4.   4.1.

                                         Come si è
visto in narrativa, il 27 settembre 1988 il Consiglio di Stato concedeva alla
Fondazione __________ __________ l'esenzione dalle imposte sul reddito e sulla
sostanza, secondo la normativa allora vigente, poiché la fondazione intendeva
svolgere, senza perseguire fini di lucro, un'attività d'interesse pubblico o
scopo ideale, rivolta non solo a persone di cittadinanza svizzere, assistendo
handicappati, invalidi e persone particolarmente indigenti, bisognose di cure e
di riposo e avrebbe altresì inteso ristrutturare l'ex sanatorio, trasformandolo
in posto di ricreazioni e di vacanza ed in centro d'incontri, riunioni e corsi
funzionante tramite una struttura alberghiera.

                                         L’esenzione
veniva in seguito confermata a più riprese, da ultimo con lettera del 26
settembre 2000 della DdC, in cui si affermava testualmente:

                                         “con
riferimento all'incontro avuto nel corso del mese di luglio, nel corso del
quale ci avete presentato il progetto inerente l'ente citato in epigrafe, vi
significhiamo che la Fondazione __________ __________ potrà continuare a beneficiare
dell'esenzione fiscale, sino l'anno 2005. Rimangono invariate le condizioni già
poste con la nostra precedente decisione, e più specificatamente che l'ente
dovrà perseguire la sua attività senza scopo di lucro e che eventuali
emolumenti corrisposti ai membri del Consiglio di fondazione non dovranno
eccedere le spese vive. In caso di scioglimento la Fondazione sarà obbligata a
devolvere i propri attivi a favore di un'istituzione riconosciuta di pubblica
utilità, con sede ed operante nel Canton Ticino ed a sua volta al beneficio
dell'esenzione fiscale.

                                         In
caso di cambiamento degli statuti vi preghiamo di notificarcerlo, in modo da
formalizzare la relativa decisione d'esenzione.

                                         Entro
l'anno 2005 il progetto presentatoci dovrà essere operante e dovrete presentare
una nuova domanda d'esenzione correlata dalla documentazione sull'attività
della Fondazione durante questo lasso di tempo.”

                                         Poco
meno di tre anni dopo, il 24 aprile 2003, la DdC revocava la decisione si esenzione
retroattivamente a partire dall’esercizio 2001, poiché a causa di problemi
finanziari l’attività considerata di pubblica utilità non sarebbe più stata svolta
da quella data.

 

                                         4.2.

                                         In linea
di principio le condizioni dell’esenzione (artt. 56 lett. g LIFD, 65 lett. f LT
e 154 cpv. 1 lett. d LT) devono essere sempre, realizzate e l’Autorità fiscale
deve quindi vigilare d’ufficio sul loro costante adempimento. Dal canto suo,
l’istituzione che beneficia dell'esenzione deve informare il fisco di ogni
cambiamento, sia statutario o regolamentare sia relativo all’attività svolta.

                                         L’autorità
fiscale può quindi (ri-)esaminare l'esenzione fiscale per ogni periodo fiscale
e accertare in questo contesto se e da quando essa non è più giustificata (Mettrau,
L’exonération fiscale des institutions d’utilité publique, tesi,
Losanna-Tolochen- naz 1992, pp. 201-203; Baur/Klöti-Weber/Koch/Meier/

                                         Ursprung, Kommentar zum Aargauer
Steuergesetz, Muri-Bern 1991, p. 87, § 13 n. 105).

                                         L’esenzione fiscale non è dunque irrevocabile, anche quando le
circostanze rimangono inalterate. Il fisco è libero di esaminarle di nuovo di
periodo in periodo, senza essere legato al precedente giudizio. Circostanze
note già valutate in precedenza possono essere apprezzate in modo diverso. Una
loro diversa valutazione, se meglio fondata della precedente, deve condurre a
una nuova decisione. Il riesame deve nondimeno aver luogo prima della notifica
della tassazione (Baur/Klöti-Weber/Koch/Meier/ Ursprung, op. cit., p.
87, § 13 n. 106). Per contro, una decisione passata in giudicato può essere
riveduta soltanto se sono date le condizioni del recupero d’imposta (nuove
circostanze e/o mezzi di prova) (Baur/Klöti-Weber/Koch/Meier/ Ursprung,
op. cit., p. 87, § 13 n. n. 107).

                                         La
giurisprudenza del Canton Basilea-Città ammette a sua volta la revoca
retroattiva dell’esenzione qualora si dimostrasse che le condizioni non sono
più adempiute. La revoca non può tuttavia essere concessa retroattivamente,
senza ledere il principio dell’affidamento, se la fondazione ha regolarmente
presentato la documentazione, segnatamente il conto economico e il bilancio e
il fisco non ha contestato per tempo il venir meno della condizione della
pubblica utilità (BSStPra 6/97 p.p. 398-403). Non si può comunque fare a
meno di rilevare che le condizioni poste dalla giurisprudenza basilese alla
revoca retroattiva, partendo dalla tutela del principio dell’affidamento, si
coprono sostanzialmente nel caso di tassazione passate in giudicato che constatano
periodicamente l’esenzione, con quelle del recupero d’imposta.

 

                                         4.3

                                         L’Autorità
fiscale cantonale, dopo riesame della situazione alla luce della documentazione
prodotta per l’occorrenza, confermava il beneficio dell’esenzione fiscale fino
all’anno 2005 a condizione che il progetto presentato divenisse operante.

                                         Ciò non
significa che il fisco abbia inteso concedere l’esenzione incondizionata anche
se ne fossero manifestamente venute meno anzitempo le premesse, per esempio
fosse emersa l’inattuabilità del progetto presentato nel 2000. Come si è
infatti visto, l’esenzione può essere revocata in ogni momento se ne vengono
meno le condizioni per la concessione.

 

                                         4.4.

                                         Orbene,
tali condizioni non paiono più essere date.

                                         Nel corso
del 2003 è infatti stata avviata una procedura esecutiva nei confronti della
Fondazione, sfociata nella richiesta di vendita all'incanto degli immobili,
attualmente a beneficio di una sospensione.

                                         Dal
rapporto di revisione dei conti del 7 giugno 2002 si rileva che nel corso del
2001 è cessata anche l'unica attività svolta dalla fondazione, quella nel
Palazzo di __________, che era deficitaria da alcuni anni. Prova ne é che i due
conti economici, fino ad allora separati, sono stati riuniti in un unico conto.

                                         La
ricorrente medesima dà d’altronde atto che tutta una serie di circostanze negative
hanno ostacolato la realizzazione del progetto di pubblica utilità e che
sarebbero tuttora in corso, dopo il differimento della vendita forzata degli
immobili all’incanto, nuove trattative con diversi finanziatori, in particolare
con una fondazione umanitaria, costituita nel 1999 da Padre __________
__________ __________, che si occupa senza distinzioni di confessione dell’
assistenza ai bambini, segnatamente dell’accoglienza delle donne bisognose in
gravidanza (cfr. ricorso p. 7).

                                         La
consistenza delle trattative in corso è tuttavia lungi dall’essere stata resa
concreta. Certo esistono lussuosi documenti cartacei con tanto di progetti di
massima, che proverebbero l’intenzione di creare il Centro d’accoglienza della
Foudation “__________ __________ __________ ”, ma non si può non rilevare che
la fondazione interessata è di recente costituzione ed è dotata di un capitale
iniziale assai ridotto e, meglio, tradotto in valuta svizzera di meno di
diecimila franchi. Non si può quindi fare a meno di rilevare la distanza che
corre tra le nobili intenzioni del promotore e la speranza di raccogliere
cospicui fondi in breve tempo, da una parte, e l’impegno finanziario concreto
che implicherebbe la realizzazione di un progetto di svariate decine di milioni
di franchi, dall’altra.

                                         Se poi si
esamina l'incarto richiamato dal giudice all'Autorità di vigilanza federale
sulle fondazioni, ci si imbatte in un documento dell' 8 ottobre 2002, che
costituisce il sunto di una riunione della Fondazione del giorno precedente;
dallo stesso emerge che le premesse sulle quali la Divisione delle contribuzioni
aveva deciso di prorogare l'esenzione fino al 2005 non esistono più e da diverso
tempo ormai. Già nel corso nel mese di novembre del 2001 il Consiglio di
fondazione aveva subito un radicale rimpasto, segno evidente dell'ulteriore
deterioramento delle prospettive. Persa definitivamente la causa che opponeva
la fondazione al __________ __________, nel documento citato si parla senza
mezzi termini di situazione disperata, di ricerca di nuovi acquirenti (si fa il
nome di noti operatori immobiliari ticinesi attivi soprattutto in ambito
commerciale), dell'eventualità di vendere il terreno circostante il sanatorio all'ente
pubblico per crearci una fondazione per la protezione della natura e di conservare
la proprietà del Palazzo per far poter tacitare i creditori restanti al 25-40%,
con la conseguenza che la fondazione ricorrente sarebbe rimasta "senza
attivi finanziari".

 

                                         4.5.

                                         L'obiezione
della ricorrente, secondo cui la revoca dell’esenzione fiscale equivarrebbe
all’affossamento delle trattative che sarebbero in corso, appare alla luce di
quanto precede addirittura grottesca.

                                         Indipendentemente
dall’irrilevanza di questo argomento per il presente giudizio, non si può non
rilevare come essa sia manifestamente infondata non appena si consideri il
gravissimo indebitamento della fondazione e il carico annuale di interessi rispetto
all’ esiguità dell’imposta, che sarebbe limitata all’imposta immobiliare dell’
uno per mille, quindi a poche migliaia di franchi. E nemmeno si deve
dimenticare che la fondazione ricorrente, nella remotissima ipotesi che
riprendesse a essere operativa, potrebbe nuovamente riproporre la domanda
d’esenzione.

                                         Per
questi motivi la decisione della DdC di revocare l’esenzione fiscale appare fondata.

 

 

                                   5.   La ricorrente invoca la disattenzione da parte
dell'Autorità fiscale del principio della buona fede e dell'affidamento, nella
misura in cui avrebbe revocato nell'aprile del 2003, per giunta con effetto
retroattivo al periodo fiscale 2001, il provvedimento con cui le aveva
rinnovato l'esenzione fiscale fino alla fine del 2005.

                                         L’argomento
non appare di pregio per quanto si è detto in precedenza.

                                         Tuttavia,
pur non dimenticando che le notifiche di tassazione degli anni 2001 e seguenti
non sono ancora state formalmente emesse malgrado la lettera del 26 settembre
2000, la cui revoca è oggetto del presente ricorso, anche se si volesse esaminare
la decisione della DdC sotto questo profilo, la soluzione non muterebbe.

 

                                         5.1.

                                         Il
principio della buona fede (Treu und Glauben). che vieta alle autorità
un comportamento contraddittorio e garantisce ai cittadini la protezione della
giustificata fiducia, é previsto dall'art. 9 Cost. ed ha quindi carattere
costituzionale. Deriva tra l'altro da questo principio che le informazioni ed
assicurazioni inesatte o contrarie al diritto date da un organo
dell'amministrazione, vincolano, sotto determinate condizioni, l'autorità. La
realizzazione di questo effetto dipende specialmente dalla questione di sapere
se il cittadino, osservando la diligenza richiesta dalle circostanze, avrebbe
potuto riconoscere l'inesattezza dell'informazione nonché l'incompetenza
dell'autorità (ASA 60 p. 56, 55 p. 391; DTF 117 Ia pag. 297.).

                                         Secondo
la dottrina e la giurisprudenza, di regola un'informazione erronea rilasciata
dall'autorità amministrativa è vincolante, se:

                                         a)     l'informazione
è stata data senza riserve per un determinato caso unico, in base ad una
completa ed esatta esposizione della fattispecie;

                                         b)     l'autorità
in questione era competente a rilasciarla o si poteva comunque ritenere in
buona fede che lo fosse;

                                         c)     il
cittadino che vi ha fatto affidamento non poteva riconoscerne immediatamente
l'inesattezza;

                                         d)     il
cittadino ha preso, confidando nell'esattezza dell'informazione, delle disposizioni
che non possono più essere revocate senza pregiudizio;

                                         e)     l'ordinamento
legale non è mutato nel frattempo

                                         (DTF
113 V 87, 108 Ib 385, 106 V 72, 105 V 157, 160, 164, 99 Ib 101; CDT n.
__________.__________.__________ dell' 11 luglio 1996 in re Te.; Baur,
Auskünfte und Zusagen der Steuerbehörden an Private im schweizerischen
Steuerrecht, tesi, Zurigo 1979, p. 216 ss.; Soldini, Il principio della
buona fede nel diritto delle assicurazioni sociali, in: Evoluzione del diritto
delle assicurazioni sociali - Miscellanea per il 75° anniversario del Tribunale
federale delle assicurazioni, Berna 1992, p. 103, nota 4).

 

                                         5.2.

                                         Come
già si è detto, la decisione di prolungare la durata dell’esenzione è stata
data alla precisa condizione che entro il 2005 il progetto prospettato
all’Autorità fiscale nel corso degli incontri avuti con la ricorrente nel 2000
fosse operante.

                                         Orbene,
da quanto esposto in precedenza, appare chiaro che nell’arco di tre anni non
sono stati compiuti passi concreti, anzi la situazione si è deteriorata al
punto da esser ormai sull'orlo del baratro, per cui può essere esclusa con
quasi assoluta certezza lo svolgimento di un'attività di pubblica utilità.

                                         Ciò
basta a escludere che vi sia una violazione del principio della buona fede.

                                         A
titolo meramente abbondanziale si rileva che nemmeno si vede in che cosa sia
stata o sarebbe pregiudicata la fondazione ricorrente, di fronte al precipitare
della situazione, a causa di disposizioni che sarebbero state prese e che non
potrebbero più essere revocate senza patire pregiudizio.

                                         Anche
sotto questo profilo, quindi, la decisione contestata non presta il fianco a
critiche di sorta.

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
processuali consistenti:

                                         a. nella
tassa di giustizia di                                  fr.  1'000.–

                                         b. nelle
spese di cancelleria di complessivi       fr.       80.–

                                         per un
totale di                                                       fr. 1'080.–

                                         sono a
carico della ricorrente.

 

                                   3.   Intimazione
alle parti.

 

                                   4.   Per l'IC
il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT).

                                         Per l'IFD
è ammesso il ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146
LIFD).

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: