# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8df116af-9104-5bc0-87e9-c83bda6802ef
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.04.2025 F-2533/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-2533-2025_2025-04-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-2533/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 9  a p r i l e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudici Basil Cupa (presidente del collegio),  

Aileen Truttmann, Sebastian Kempe,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nata il (...), 

Mozambico, 

rappresentata da Federica Torta,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 2 aprile 2025 / N (...). 

 

 

 

F-2533/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessata ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) ot-

tobre 2024. Le successive indagini intraprese dalla SEM il 23 ottobre 2024 

hanno permesso di appurare che, secondo la banca dati europea “CS-

VIS”, la richiedente asilo aveva già beneficiato in passato di ripetuti visti 

concessi dalla Francia, l’ultimo rilasciato il (…) valido dalla predetta data 

fino al (…) per gli Stati Schengen. 

A.b Il (…) novembre 2024 la richiedente ha sostenuto un colloquio perso-

nale Dublino, nell’ambito del quale ella è stata in particolare questionata 

circa i motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in Francia e in relazione 

al suo stato di salute. 

A.c In data 6 novembre 2024, l’autorità svizzera preposta ha presentato 

alla sua omologa francese una richiesta di presa in carico dell’interessata 

basata sull’art. 12 par. 4 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gaz-

zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

RD III). La Francia non ha risposto entro il termine regolamentare, ma sol-

tanto con comunicazione del 13 gennaio 2025, ha accolto positivamente la 

domanda di presa in carico dell’interessata. 

A.d Con scritto del 16 gennaio 2025, la rappresentante legale dell’interes-

sata ha esposto degli elementi fattuali del vissuto di quest’ultima, chie-

dendo segnatamente che la medesima venga nuovamente sentita in un 

colloquio composto esclusivamente da un team femminile e che sia appro-

fondito il suo caso anche sotto l’aspetto di un’eventuale sua identificazione 

quale potenziale vittima di tratta di esseri umani (di seguito anche: TEU). 

Successivamente, con missiva del 3 febbraio 2025, la rappresentante le-

gale della richiedente, ha trasmesso alla SEM il rapporto (…) del 27 gen-

naio 2025, che evidenzia degli elementi caratteristici di una situazione di 

TEU che avrebbe vissuto la richiedente in Francia. 

A.e In data (…) febbraio 2025, si è tenuta con l’interessata l’audizione 

TEU, nel contesto della quale sono stati constatati dalla funzionaria incari-

cata della SEM degli indizi che hanno portato alla conclusione che la sud-

detta sia una potenziale vittima di TEU in Francia e le è stato quindi comu-

nicato che il suo caso sarebbe stato segnalato alle competenti autorità di 

F-2533/2025 

Pagina 3 

perseguimento penali, se ci fossero state sufficienti informazioni concrete 

in merito al luogo e/o all’autore dell’infrazione, nonché che avrebbe avuto 

diritto ad un periodo di recupero e di riflessione di almeno 30 giorni in ac-

cordo con l’art. 13 della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri 

umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543; di seguito: Conv. tratta). Inoltre, 

è stata nuovamente offerta alla richiedente l’opportunità di esprimersi circa 

eventuali motivi che si opporrebbero alla competenza della Francia per 

l’esame della sua domanda d’asilo.  

A.f A seguito del precitato colloquio, la SEM ha quindi concesso all’interes-

sata, con missiva del 18 febbraio 2025, un periodo di recupero e di rifles-

sione di 30 giorni, dal 18 febbraio 2025 al 18 marzo 2025. Inoltre, sempre 

in medesima data, l’autorità preposta elvetica ha informato la sua omologa 

francese, che la richiedente è una potenziale vittima di TEU. 

A.g Allo scadere del termine di riflessione, con dichiarazione del 

18 marzo 2025, l’interessata ha comunicato di non acconsentire a collabo-

rare con le autorità di perseguimento penale svizzere. 

A.h Con comunicazione del 20 marzo 2025, la funzionaria della SEM inca-

ricata ha segnalato al preposto ufficio interno della SEM, il caso di poten-

ziale vittima di TEU della richiedente. Il medesimo giorno, quest’ultimo uf-

ficio ha risposto che, dopo esame della fattispecie e non essendo rilevabili 

delle informazioni concrete né sull’autore né/o sul luogo dell’infrazione, 

l’annuncio di presumibile caso TEU non sarebbe stato trasmesso all’(…) 

([…]), restando però sempre aperta la possibilità per l’interessata di pre-

sentare una denuncia penale. 

B.  

Con decisione del 2 aprile 2025, notificata il giorno seguente (cfr. [atto della 

SEM] n. [{…}]-50/1), la SEM non è entrata nel merito della summenzionata 

domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 

26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) e ha pronunciato il trasferimento dell’in-

teressata verso la Francia. 

C.  

Il 10 aprile 2025 (cfr. risultanze processuali), l’interessata è insorta con ri-

corso avverso la succitata decisione al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale o TAF), postulando, a titolo processuale, d’un canto 

la sospensione dell’esecuzione in via supercautelare e la restituzione 

dell’effetto sospensivo al ricorso e d’altro canto presentando istanza di as-

sistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese 

F-2533/2025 

Pagina 4 

processuali e del relativo anticipo. Nel merito, ed a titolo principale, ha chie-

sto l’annullamento della decisione avversata e la ritrasmissione degli atti 

alla SEM affinché effettuati l’esame nazionale della sua domanda d’asilo. 

A titolo subordinato ha invece concluso che gli atti di causa siano restituiti 

all’autorità sindacata per il completamento dell’istruttoria. Quale nuova do-

cumentazione, sono stati presentati in copia, il decreto del (…) del (…) 

concernente un cittadino (…) (cfr. allegato doc. 4 al ricorso) e le carte 

d’identità svizzere della sorella e della cugina della ricorrente (cfr. allegato 

doc. 5 al ricorso). 

D.  

L’11 aprile 2025, il giudice dell’istruzione competente, ha pronunciato quale 

misura supercautelare la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’al-

lontanamento della ricorrente. 

E.  

Ulteriori fatti – in particolare la copiosa documentazione medica agli atti – 

ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei considerandi qualora 

risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto en-

trare nel merito del gravame. 

2.  

Di regola il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 cpv. 1 

LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi, il Tri-

bunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

F-2533/2025 

Pagina 5 

Inoltre si osserva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la 

fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 D’ingresso è opportuno esaminare le censure formali sollevate dalla 

ricorrente nel suo gravame, in quanto sono suscettibili di condurre all’an-

nullamento della decisione impugnata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. 

ivi citati). Segnatamente, l’insorgente lamenta una violazione dell’obbligo 

istruttorio circa i fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM, sia ri-

spetto al suo stato di salute, sia riguardo al suo vissuto personale ed alla 

concreta minaccia di ri-vittimizzazione se ella dovesse ritornare in Francia, 

elementi questi ultimi che l’autorità inferiore non avrebbe considerato. 

4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

4.3 Tornando al caso concreto, il Tribunale non può seguire le censure 

mosse dalla ricorrente al provvedimento avversato. Invero, al contrario di 

quanto sollevato da quest’ultima nel gravame, dalla decisione querelata si 

evince chiaramente come l’autorità inferiore abbia tenuto conto sufficiente-

mente delle allegazioni dell’insorgente riguardo al suo vissuto, in partico-

lare in Francia (cfr. p.to II, pag. 6 segg. della decisione impugnata), per 

giungere a negare, in un apprezzamento di tutti gli elementi all’incarto, un 

rischio di tratta secondaria di esseri umani (cfr. p.to II, pag. 8 segg. della 

decisione impugnata). L’insorgente ha poi, dinnanzi alla SEM, già avuto in 

molteplici occasioni la possibilità di narrare quanto le sarebbe accaduto in 

Francia, nonché gli ostacoli che si opporrebbero ad un suo allontanamento 

in tale Stato (cfr. n. 14/4, 31/3, 34/5 e 38/15), e ciò anche successivamente 

al periodo di recupero e di riflessione concessole. Il fatto che ella soltanto 

nel gravame adduca dei nuovi elementi del suo supposto passato (cfr. ri-

corso, pag. 2 segg. e pag. 7 segg.), peraltro anche in parte contraddittori 

con quanto dichiarato dinnanzi alla SEM (cfr. n. 14/4 e 38/15), non è poi 

F-2533/2025 

Pagina 6 

dimostrativo né dell’inesatto né dell’incompleto accertamento dei fatti rile-

vanti per la causa da parte di quest’ultima autorità. Non si comprende poi 

quali ulteriori elementi rilevanti per l’apprezzamento del rischio di ri-vittimiz-

zazione in Francia, la ricorrente non avrebbe potuto già rivelare all’autorità 

inferiore nel corso dell’istruttoria, tanto da doverle essere accordato del 

tempo – peraltro del tutto generico – perché ella si possa aprire completa-

mente, anche con l’aiuto di un supporto psicologico, riguardo al suo vissuto 

(cfr. ricorso, pag. 9). In tale contesto, si rimarca già sin d’ora come, mal-

grado l’insorgente abbia avuto diversi consulti medici, anche dove le sono 

state poste delle diagnosi dal profilo psichiatrico ed impostata una terapia 

farmacologica (cfr. anche infra consid. 7.5); tuttavia per una presa in carico 

psicologica da parte del medico generico curante, la ricorrente è stata an-

nunciata soltanto successivamente all’emissione della decisione avversata 

(cfr. n. 53/6). Ed ancora oggi, neppure evinto nel ricorso, si sa con certezza 

quando un consulto psicologico avrà effettivamente luogo. Pertanto, come 

già evidenziato nella decisione avversata dalla SEM, anche il Tribunale è 

d’avviso che l’approfondimento psicologico, almeno fino all’emissione della 

decisione impugnata, non fosse stato ritenuto necessario dal profilo me-

dico, e che quindi l’autorità inferiore potesse ritenere a ragione di potersi 

basare sugli atti medici all’incarto per fondare il suo apprezzamento, anche 

anticipato, riguardo allo stato di salute dell’insorgente, e ciò senza dover 

attendere ulteriori sviluppi medici di diagnosi già sufficientemente accertate 

ed esaminate (cfr. p.to II, pag. 10 seg. della decisione avversata). Inoltre, 

nella misura in cui le informazioni mediche di cui dispone il Tribunale at-

tualmente risultano essere complete, segnatamente viste le problematiche 

di salute già diagnosticate e per le quali è stato impostato un adeguato 

trattamento in Svizzera alla ricorrente (cfr. infra consid. 7.5), non vi è luogo, 

nella presente disamina (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1 in fine e rif. cit.), 

di attendere l’eventuale consulto psicologico richiesto per l’interessata 

come proposto nel ricorso (cfr. pag. 12), in quanto tutto indica, allo stato 

degli atti attuale, che non sarà determinante per le questioni giuridiche da 

dirimere, a fortiori nel contesto di un ricorso contro una decisione di non 

entrata nel merito in materia Dublino in relazione con un trasferimento 

verso la Francia.  

4.4 Riassumendo, non ravvedendo nell’esame e nel procedere della SEM 

nel caso specifico alcuna violazione del suo obbligo di stabilire in modo 

corretto e completo i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b 

LAsi), le censure formali ricorsuali vanno integralmente respinte. Di conse-

guenza, anche la conclusione in subordine formulata dall’insorgente nel 

ricorso, deve essere disattesa. 

F-2533/2025 

Pagina 7 

5.  

5.1 Ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito 

di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e allontanamento. In questo senso, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda d’asilo secondo il RD 

III, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato mem-

bro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale, 

presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da 

un apolide. Se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato re-

sponsabile per l’esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico 

del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2). 

5.2 L’art. 3 par. 1 RD III prevede che la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7 e 15 RD III), riservati i casi descritti 

all’art. 3 par. 2 RD III. Altresì, la determinazione dello Stato membro com-

petente avviene sulla base della situazione esistente al momento in cui il 

richiedente ha presentato la domanda di protezione internazionale (art. 7 

par. 2 RD III). Inoltre, nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: 

take charge) – come è il caso nella fattispecie – ogni criterio per la deter-

minazione dello Stato membro competente, enumerato al capo III, è appli-

cabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 RD III, 

quello precedente previsto dal RD III non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri). 

5.3 In virtù dell’art. 12 par. 4 primo periodo RD III, se il richiedente è titolare 

soltanto di uno o più titoli di soggiorno scaduti da meno di sei mesi che gli 

avevano effettivamente permesso l’ingresso nel territorio di uno Stato 

membro, si applicano i par. 1, 2 e 3 (del predetto disposto) fino a che il 

richiedente non abbia lasciato i territori degli Stati membri. 

5.4  

5.4.1 Nel caso in narrativa è assodato e incontestato che la ricorrente è 

stata titolare di molteplici visti francesi dal (…) del (…) in poi, l’ultimo es-

sendo stato emesso con validità dal (…) fino al (…) (cfr. n. 8/3 e 14/4). Nel 

suo ultimo soggiorno in Francia, ella sarebbe ivi rimasta soltanto (…) o (…) 

giorni, prima di recarsi in B._______ a trovare il figlio che vivrebbe lì, rima-

nendovi (…), per poi spostarsi dapprima in C._______ per un giorno e giun-

gere infine in Svizzera il (…) ottobre 2024 da una cugina che vivrebbe a 

F-2533/2025 

Pagina 8 

D._______ (cfr. n. 14/4). Sulla base di tali circostanze, l’autorità inferiore 

ha presentato alle autorità francesi una domanda di presa in carico dell’in-

teressata in data 6 novembre 2024 fondandosi sull’art. 12 par. 4 RD III (cfr. 

n. 15/8, 16/1 e 17/1). Le autorità francesi richieste, non avendo risposto 

entro il termine previsto all’art. 22 par. 1 RD III, sono reputate aver accet-

tato la loro competenza per il trattamento della domanda d’asilo della ricor-

rente (art. 22 par. 7 RD III). Senonché, anche se tardivamente, la Francia 

ha poi risposto il 13 gennaio 2025 positivamente alla domanda di presa in 

carico della ricorrente, pure fondandosi sull’art. 12 par. 4 RD III (cfr. n. 27/2 

e 30/1). 

5.4.2 La ricorrente, nel suo ricorso, si prevale del rapporto di dipendenza 

che ella avrebbe stabilito con la sorella e con la cugina, entrambe residenti 

e cittadine svizzere, perché la sua domanda d’asilo sia trattata dalla  

Svizzera (cfr. ricorso, pag. 11). Tuttavia, a tal proposito il Tribunale rileva 

già sin d’ora, come ella non si possa prevalere validamente in particolare 

dell’art. 16 RD III – che tra l’altro ella non cita nel ricorso – per una tratta-

zione del suo caso da parte della Svizzera, in quanto la cugina non rientra 

nel cerchio delle persone denominate nella predetta norma, e con la so-

rella, che non rientra nella nozione di “familiare” ai sensi dell’art. 2 lett. g 

RD III (come men che meno la cugina), non sussiste una relazione di di-

pendenza come verrà motivato di seguito (cfr. infra consid. 7.3).  

5.4.3 In considerazione di quanto precede, la competenza della Francia 

risulta dunque di principio data. 

6.  

6.1 Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato 

membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-

dati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-

dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza di richiedenti, che implichino 

il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-

cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 RD III). 

6.2  

6.2.1 Nel suo gravame la ricorrente, per opporsi ad un suo trasferimento in 

Francia, sostiene che vi sarebbero delle lacune ed inefficienze nel sistema 

d’asilo francese per le vittime di TEU, nonché che la SEM non avrebbe 

F-2533/2025 

Pagina 9 

ricevuto alcuna garanzia concreta ed individuale da parte del suddetto 

Stato membro per assicurare la sua adeguata presa in carico, ciò che sa-

rebbe invece necessario, anche per evitare un concreto rischio di ri-vitti-

mizzazione (cfr. pag. 9 segg. del ricorso). 

6.2.2 In maniera del tutto generale, il Tribunale rileva dapprima che quo 

alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Francia, anche 

all’ora attuale, non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III). La ricorrente 

non ha difatti apportato neppure nel suo ricorso, alcun elemento concreto 

e circostanziato che faccia dubitare che la Francia, che è legata alla Car-

taUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-

collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301), non applichi le dispo-

sizioni precitate. Nulla del resto permette di ritenere l’esistenza di una pra-

tica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie mi-

nime in materia nel succitato Paese, che condurrebbero al pericolo di trat-

tamenti contrari ai sensi dell’art. 4 CartaUE o 3 CEDU, come ritenuto da 

giurisprudenza costante di questo Tribunale (cfr. ex multis le sentenze del 

TAF F-1459/2025 dell’11 marzo 2025 consid. 5; F-1111/2025 del 25 feb-

braio 2025 consid. 2.1; F-856/2025 del 13 febbraio 2025 consid. 5.1 e 6.2 

con rif. cit.).  

6.2.3 Anche dal profilo della capacità della Francia di prendere in carico le 

vittime potenziali di TEU, le argomentazioni ricorsuali dell’insorgente ed il 

suo rinvio ad una sentenza del Tribunale (D-3292/2019 del 1° otto-

bre 2019) nonché ad un rapporto (…) del (…) (cfr. ricorso, pag. 9 seg.), non 

sono in grado di mutare la giurisprudenza costante di questo Tribunale in 

merito. Invero, nella sua giurisprudenza, anche recente e successiva alla 

sentenza citata nel ricorso, lo scrivente Tribunale ha sempre confermato la 

capacità della Francia di prendere in carico adeguatamente le vittime po-

tenziali di TEU (cfr. ex multis le sentenze del TAF  

E-7520/2024 del 6 dicembre 2024 consid. 6.4; F-6290/2024 del 16 otto-

bre 2024, pag. 6 seg.; F-6879/2023 del 18 dicembre 2023 consid. 5.5). 

Inoltre, a differenza della fattispecie di cui alla sentenza del Tribunale citata 

nel ricorso, l’autorità inferiore ha nel caso concreto adempiuto a livello pro-

cedurale a tutti gli obblighi che le si imponevano in materia di TEU (si rinvia 

a tal proposito a quanto sancito nella DTAF 2016/27; cfr. anche la sentenza 

del TAF D-2484/2022 del 24 giugno 2022 consid. 5.1 e 5.2). La SEM ha 

F-2533/2025 

Pagina 10 

difatti identificato l’insorgente quale potenziale vittima di tratta, le ha con-

cesso un termine di recupero e di riflessione di 30 giorni ai sensi dell’art. 13 

Conv. tratta e ha raccolto il suo dissenso alla partecipazione ad un’indagine 

penale, informando della stessa il suo organo interno preposto per i casi di 

TEU. Nessun atto penalmente reprensibile risulta peraltro essere stato 

compiuto verosimilmente in Svizzera e nessuna procedura penale che im-

plicherebbe la ricorrente nel suo statuto di potenziale vittima di TEU è at-

tualmente pendente in Svizzera, di modo che la sua presenza su suolo 

elvetico non è necessaria (cfr. DTF 145 I 308 consid. 4.1). Inoltre, alla fine 

degli accertamenti svolti in Svizzera, la SEM ha informato l’autorità fran-

cese competente, che l’insorgente è stata identificata su suolo elvetico 

quale potenziale vittima di TEU (cfr. n. 41/1) e risulta che tale informativa è 

stata notificata regolarmente alle autorità francesi (cfr. n. 42/1). A tal propo-

sito si sottolinea ancora come il ritorno dell’interessata in Francia si effet-

tuerà nel quadro di un trasferimento Dublino, ciò che garantirà una presa 

in carico sistematica da parte delle autorità francesi. Avendo difatti queste 

ultime accettato dapprima tacitamente ed in seguito con risposta tardiva 

del 13 gennaio 2025 la presa in carico della ricorrente, la Francia si è pure 

impegnata a prendere disposizioni appropriate all’arrivo della stessa ricor-

rente su suolo francese (cfr. art. 22 par. 7 RD III). Quest’ultima, che non ha 

mai depositato una domanda d’asilo in Francia, né si è mai rivolta alle au-

torità francesi per chiedere aiuto di qualsivoglia tipo (cfr. n. 14/4 e 38/15, 

D15 seg., pag. 5; D43, pag. 8 e D94, pag. 12), non ha dimostrato né reso 

perlomeno verosimile neppure con i suoi asserti ricorsuali, che il suddetto 

Paese, che è stato informato adeguatamente del suo stato di vittima po-

tenziale di TEU – e che verrà nuovamente informato al momento del suo 

trasferimento (cfr. anche in merito p.to II, pag. 7 della decisione impugnata) 

– rifiuterebbe di accordarle la protezione adeguata, tanto amministrativa, 

che medica o ancora di tipo legale e giuridico, se ella in futuro depositerà 

una domanda d’asilo nel precitato Stato membro e/o richiedesse aiuto alle 

preposte autorità di polizia o giudiziarie – anche con l’aiuto eventuale di 

organizzazioni non governative presenti sul suolo francese. Del resto, 

come a ragione ritenuto anche nella decisione impugnata (cfr. p.to II, pag. 7 

e pag. 9), le autorità francesi sono pure tenute al rispetto degli obblighi de-

rivanti in particolare dalla Conv. tratta e dal Protocollo addizionale della 

Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transna-

zionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare 

di donne e bambini del 15 novembre 2000 (RS 0.311.542) che la Francia 

ha pure ratificato. Su questi presupposti, ed in assenza di ulteriori accerta-

menti da svolgere su territorio elvetico, la SEM poteva quindi partire legit-

timamente dall’assunto che gli obblighi che le si imponevano in materia 

d’asilo siano stati ossequiati. La richiesta di garanzie particolari di presa in 

F-2533/2025 

Pagina 11 

carico dell’insorgente alla Francia, nell’ambito della questione TEU, non si 

imponeva quindi in alcun modo in specie (cfr. anche infra consid. 7.4.3). 

6.2.4 Alla luce di tutto quanto precede, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a 

frase RD III, non si giustifica nel caso concreto. 

7.  

7.1 Per contestare il suo trasferimento in Francia, la ricorrente invoca tut-

tavia l’applicazione delle clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD 

III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). Invero, vi-

sta la sua situazione individuale, quale vittima di TEU proprio anche in 

Francia, e la concreta minaccia di ri-vittimizzazione alla quale ella an-

drebbe incontro nel predetto Paese se dovesse ritornarvi, il suo trasferi-

mento risulterebbe incompatibile con gli obblighi derivanti dagli art. 3 e 4 

CEDU, oltre che in contrasto con il principio di non-respingimento. Altresì, 

il legame di dipendenza che ella avrebbe instaurato con la sorella e la cu-

gina, che rappresenterebbero per lei un punto di riferimento essenziale per 

la sua stabilità ed il suo reinserimento, rientrerebbe nella protezione 

dell’art. 8 CEDU. 

7.2 Giusta l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione con-

cretizzata in diritto interno svizzero all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, ciascuno 

Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione in-

ternazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD III. 

Nell’applicazione di quest’ultima disposizione, la SEM, dispone di potere di 

apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasfe-

rimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle delle CEDU, l’au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

7.3  

7.3.1 In primo luogo, in merito alla presenza della sorella maggiorenne e 

della cugina in Svizzera, l’insorgente neppure con il ricorso ha apportato 

delle allegazioni concrete, anche supportandole con della 

documentazione, che riescano a capovolgere la motivazione già presente 

nella decisione avversata che non sussista alcun rapporto di dipendenza 

speciale tra di loro ai sensi della giurisprudenza sul diritto al rispetto della 

vita familiare (cfr. p.to II, pag. 5 seg.). Invero, come già rammentato a giusta 

F-2533/2025 

Pagina 12 

ragione anche nella decisione avversata, i rapporti familiari protetti 

dall’art. 8 CEDU, sono soprattutto quelli che riguardano la famiglia in senso 

stretto (detta “famiglia nucleare”), ossia quelli esistenti tra i coniugi e tra i 

genitori e i figli minorenni che vivono nella stessa abitazione (cfr.  

DTF 147 I 268 consid. 1.2.3; 144 II 1 consid. 6.1). Possono essere tutelati 

anche altri legami familiari o di parentela, come quelli citati all’art. 16 par. 1 

RD III (ad esempio quelli tra sorelle e fratelli), qualora sussista un 

particolare rapporto di dipendenza che vada oltre i consueti legami familiari 

o affettivi, ad esempio a causa di una disabilità o di una grave malattia (cfr. 

DTF 145 I 227 consid. 3.1).  

7.3.2 Tuttavia ciò non è all’evidenza il caso di specie, in quanto dalla docu-

mentazione agli atti, anche medica dell’insorgente (cfr. anche infra con-

sid. 7.5), non risulta né che ella sia in grado o presti una qualsivoglia assi-

stenza indispensabile alla sorella o alla cugina, né che la ricorrente sia be-

neficiaria della medesima da parte delle predette, che vada al di là del le-

game affettivo tra di loro, che il Tribunale non intende mettere in dubbio. Si 

evidenzia in tale contesto come, la mera necessità di un sostegno emotivo 

o addirittura psicologico per la stessa non è tale da stabilire un rapporto di 

dipendenza per poter applicare l’art. 16 par. 1 RD III (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.3.5; sentenza del Tribunale D-2168/2021 del 12 aprile 2023 con-

sid. 6.4 con ulteriore rif. cit.). Per il resto, ed onde evitare inutili ridondanze, 

si rinvia alla decisione della SEM, che risulta sul punto essere corretta e 

sufficientemente completa (cfr. p.to II, pag. 5 seg.).  

7.3.3 Alla luce di quanto precede, l’insorgente non può pertanto prevalersi 

dell’art. 8 par. 1 CEDU – né dell’art. 16 par. 1 RD III che peraltro non invoca 

nel suo ricorso – per opporsi validamente ad un suo trasferimento  

in Francia, che non risulta pertanto contrario alle suddette disposizioni. 

7.4  

7.4.1 In secondo luogo, per quanto riguarda il rischio per la ricorrente di ri-

vittimizzazione (detto anche re-trafficking) ed il timore da lei espresso in 

tale contesto di ricadere nelle mani degli autori della TEU e di essere per-

seguitata dagli stessi (cfr. anche n. 14/4 e 38/15, D102, pag. 14), a diffe-

renza di quanto sostenuto nel ricorso, risultano essere degli asserti del tutto 

speculativi e privi di ogni elemento concreto e fondato. Invero, risulta dalle 

sue dichiarazioni fornite nell’ambito della procedura dinnanzi all’autorità in-

feriore, che l’ultima volta in cui ella si sarebbe recata in Francia, avrebbe 

richiesto personalmente il visto per l’entrata legale in quest’ultimo Paese, 

e non come invece sarebbe accaduto le volte precedenti, allorché sareb-

bero state altre persone che le avrebbero organizzato il viaggio (cfr. n. 34/5; 

F-2533/2025 

Pagina 13 

n. 38/15, D31 segg., pag. 7 e D58 segg., pag. 9 seg.). Altresì, risulta dai 

suoi asserti, che ella, le altre volte che avrebbe lasciato volontariamente il 

Mozambico per migliorare la sua situazione economica, sapesse cosa l’at-

tendeva in Francia (cfr. n. 38/15, D11 segg., pag. 5 seg. e D57 segg., pag. 

9). Nel suo ultimo soggiorno in Francia, durato soltanto (…) o (…) giorni, 

anche se il Tribunale non intende mettere in dubbio la verosimiglianza degli 

accadimenti che le sarebbero ivi successi, ovvero in particolare che ella 

sarebbe stata segregata in un’abitazione dove avrebbe subito delle vio-

lenze sessuali ripetute da parte di alcuni uomini che avrebbero pagato altre 

persone per ricevere delle prestazioni sessuali, nonché che sarebbe riu-

scita a darsi alla fuga il (…) di prigionia in un momento di (…) (cfr. n. 38/15, 

D37 segg., pag. 8 segg.); tuttavia non vi sono agli atti all’inserto degli indizi 

concreti e concludenti che ella possa ricadere effettivamente in una situa-

zione simile né che gli autori implicati nel raggiro e nella sua segregazione 

e sfruttamento, la cerchino. Dalle sue allegazioni, risulta difatti come ella, 

non dovesse il pagamento di alcuna somma alle persone coinvolte nella 

supposta TEU, avendo in particolare l’ultima volta organizzato autonoma-

mente il suo viaggio in Francia, finanziandolo personalmente. Altresì, dopo 

quest’ultimo soggiorno nel predetto Paese, non avrebbe più avuto alcun 

contatto con le predette persone implicate nel suo sfruttamento, avendo 

peraltro al momento della sua fuga subito tolto la carta SIM dal suo telefono 

e disattivato (…) dal telefono, l’unica modalità con la quale sarebbe avve-

nuta la comunicazione con tali persone (cfr. n. 38/15, D90 segg., pag. 12). 

Inoltre, ella ha asserito di non aver mai informato le autorità di polizia fran-

cesi della situazione in cui ella si sarebbe trovata o denunciato quanto ac-

cadutole, neppure in passato (cfr. n. 38/15, D15 seg., pag. 5; D94, 

pag. 12). Visto quanto precede, il Tribunale è quindi d’avviso che un rischio 

concreto di ri-vittimizzazione della ricorrente in Francia non sussista. Starà 

poi all’insorgente, una volta giunta su suolo francese, a dover presentare 

una domanda d’asilo nello stesso e ad indirizzarsi alle autorità di polizia, 

che sono capaci e volenterose di assicurarle una protezione, nel caso in 

cui ella si sentisse concretamente minacciata o in pericolo. Nel contesto 

della presentazione della sua domanda d’asilo su suolo francese, la ricor-

rente avrà inoltre l’occasione di raccontare il suo vissuto, anche ed in par-

ticolare di TEU, alle autorità del predetto Stato come già fatto in Svizzera e 

di esplicitarli anche maggiormente. Ciò anche nell’ottica eventuale di un 

perseguimento penale dell’organizzazione criminale che sarebbe attiva su 

suolo francese. In tal senso, le rivelazioni maggiori che la ricorrente do-

vrebbe fare in tale contesto come asserito nel ricorso e la documentazione 

di cui ella sarebbe in possesso (cfr. ricorso, pag. 2 e seg. e pag. 9), potrà 

essere senz’altro addotta rispettivamente prodotta dinnanzi alle autorità 

francesi. Il Tribunale non vede alcuna necessità, per la definizione del caso 

F-2533/2025 

Pagina 14 

di specie e visti gli elementi già all’inserto disponibili per la stessa, di richie-

dere la produzione della predetta documentazione alla ricorrente, come da 

ella soltanto proposto nel ricorso (cfr. pag. 3). Il Tribunale ritiene quindi che 

la ricorrente potrà beneficiare di un seguito idoneo in Francia anche dal 

profilo del suo statuto di vittima potenziale di TEU, non essendo del resto 

rilevabili all’incarto o apportati con il gravame degli elementi concreti che 

facciano giungere alla conclusione che l’insorgente segua in merito dei trat-

tamenti specifici in Svizzera o che, nell’eventualità fossero necessari in fu-

turo, gli stessi non potrebbero essere effettuati o proseguiti anche in Fran-

cia. La necessità di una permanenza su suolo elvetico della ricorrente per 

questo motivo, come rilevato indirettamente nel gravame (cfr. pag. 9 e 

pag. 12), non è pertanto in alcun modo ravvisabile. 

7.4.2 Vi è ancora da rimarcare come ella, malgrado i suoi diversi sposta-

menti verso la Francia, come pure un soggiorno in B._______ presso il 

supposto figlio per (…), non abbia mai depositato domanda d’asilo, e non 

abbia quindi avuto neppure diritto a ricevere le prestazioni che invece, in 

particolare in applicazione della direttiva 2013/33/UE del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-

glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-

glienza), avrà accesso non appena presentata. Se tuttavia, in futuro, ella 

dovesse essere privata delle predette prestazioni, starà a lei rivolgersi alle 

autorità competenti per far valere i suoi diritti, anche per vie giudiziarie (cfr. 

art. 26 della direttiva accoglienza). In tale contesto, v’è inoltre da rammen-

tare come la ricorrente, nell’ambito del RD III, non abbia la possibilità di 

scegliere liberamente il Paese dove intende presentare la sua domanda 

d’asilo o dove la stessa venga esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3).  

7.4.3 Alla luce di quanto precede, la ricorrente non ha pertanto dimostrato, 

né reso perlomeno verosimile, con elementi sostanziati e fondati, l’esi-

stenza di un rischio concreto che le autorità francesi rifiuterebbero di pren-

derla in carico e che non tratterebbero la sua domanda d’asilo, una volta 

presentata, in violazione delle norme comunitarie ed internazionali. Inoltre, 

ella neppure con il ricorso, ha fornito alcun elemento concreto suscettibile 

di dimostrare che la Francia non rispetterebbe il principio di non respingi-

mento e quindi non ottempererebbe ai suoi obblighi internazionali, allonta-

nandola verso un paese dove, la sua vita, la sua integrità fisica o la sua 

libertà sarebbero seriamente minacciate, o ancora da dove rischierebbe di 

essere obbligata a recarsi in un tale paese. L’insorgente non è neppure 

riuscita con le sue allegazioni poco sostanziate a comprovare che un suo 

trasferimento in Francia la esporrebbe effettivamente al rischio di vedere 

insoddisfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva 

F-2533/2025 

Pagina 15 

accoglienza, o ancora che lo Stato membro succitato venga meno ai suoi 

obblighi derivanti dalla Conv. tratta, alla quale esso pure è tenuto, e non le 

assicuri quindi un seguito adeguato, se necessario, anche in tale ambito. 

La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e quella del (…), 

citate nel ricorso (cfr. pag. 10; e quest’ultima anche prodotta in allegato al 

ricorso, cfr. allegato doc. 4), in quanto portanti su delle fattispecie differenti 

e per quanto concerne la decisione del tribunale (…), poiché giurispru-

denza straniera che non lega in alcun modo lo scrivente Tribunale, non 

sono in grado di mutare il predetto apprezzamento. Altresì, viste le circo-

stanze specifiche del caso concreto, e come già sopra rilevato (cfr. con-

sid. 6.2.3) non v’è luogo di richiedere delle garanzie individuali per la ricor-

rente così come postulato nel ricorso (cfr. pag. 12), la giurisprudenza fra 

l’altro non esigendolo nei confronti della Francia. 

7.5  

7.5.1 In terzo ed ultimo luogo, occorre infine esaminare se lo stato di salute 

attuale della ricorrente risulta ostativo al suo trasferimento. A tal proposito 

si rileva dapprima che il respingimento forzato di persone che soffrono di 

problematiche mediche costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali (cfr. sentenza della Corte europea dei di-

ritti dell’uomo [CorteEDU] Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 

Grande Camera, 41738/10, par. 181 segg., confermata in Savran contro 

Danimarca del 7 dicembre 2021, Grande Camera, 57467/15, par. 121 

segg.).  

7.5.2 Per quanto concerne lo stato valetudinario della ricorrente, si evince 

dai documenti medici all’inserto, che in un primo consulto medico avvenuto 

l’11 novembre 2024, le sono state diagnosticate un’insonnia ed un episodio 

depressivo con PTSD, così come un’infezione alle vie urinarie non compli-

cata, problematiche per le quali le è stata prescritta una terapia farmacolo-

gica e le è stato indicato di doversi sottoporre ad un test Combour (cfr. 

n. 18/3). Nella visita medica successiva, le sono state diagnosticate delle 

palpitazioni non specifiche senza segnali di allarme dopo abuso sessuale 

(cfr. n. 19/2). L’esame ginecologico che ne è seguito non ha presentato 

specificità, salvo che l’infezione da clamidia e neisseria sarebbero state 

rimosse, prescrivendole pure il farmaco Irfen (cfr. n. 20/3). Gli esami delle 

urine non hanno invece rilevato alcuna problematica particolare (cfr. 

n. 20/3 e 21/2). Nei consulti medici successivi, dal profilo psichiatrico si 

sono confermate le diagnosi seguenti: disturbo dell’elaborazione con di-

sturbo del sonno (cfr. n. 22/2) trasformatesi in insonnia nell’ambito del di-

sturbo dell’elaborazione e sindrome depressiva (cfr. n. 26/2) o ancora in 

episodio depressivo con insonnia (cfr. n. 33/3) e da ultimo in PTSD dopo 

F-2533/2025 

Pagina 16 

episodi di violenza sessuale (cfr. n. 53/6), con la prescrizione e l’adatta-

mento nel seguito dei farmaci assunti per tali problemi medici. Dal profilo 

somatico, dopo che la ricorrente aveva avuto forti dolori addominali e nau-

sea a seguito dell’assunzione di antibiotici, le è stata prescritta l’assunzione 

del farmaco Pantoprazol (cfr. n. 25/2). Nel consulto medico del 20 gen-

naio 2025, le sono state poste le diagnosi d’infezione virale delle vie respi-

ratorie (per le quali le è stata prescritta una terapia farmacologica per cin-

que giorni) e (…), per le quali invece è stata nuovamente annunciata per 

una visita ginecologica (cfr. n. 33/3). Quest’ultima è stata effettuata il 4 feb-

braio successivo, dove è stata rilevata (…), che però non rappresenta al-

cun rischio per la salute (cfr. n. 35/3). Il 27 febbraio 2025 è stata nuova-

mente constatata una vaginosi batterica, senza urgenze ginecologiche in 

atto, per la quale le è stata prescritta una terapia farmacologica (cfr. 

n. 43/2). Un controllo per discutere dei risultati di laboratorio della visita 

precedente, si è poi svolta il 2 aprile 2025 (cfr. n. 51/2). Da ultimo è stata 

diagnosticata alla ricorrente un’emoglobinopatia con la prescrizione di 

acido folico (cfr. n. 53/6).  

7.5.3 Visto quanto sopra, è indubbio che nella presente disamina lo stato 

di salute dell’insorgente non rientri nella restrittiva giurisprudenza conven-

zionale resa in materia e sopra rammentata. Non sussistono neppure indizi 

per sospettare che le patologie diagnosticate possano raggiungere un tale 

livello di gravità da configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed 

irreversibile dello stato di salute della ricorrente, comportante per lei delle 

intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita in 

caso di trasferimento. In ogni caso, la Francia, che è legata dalla direttiva 

accoglienza e dispone all’evidenza di strutture mediche equiparabili a 

quelle presenti su suolo elvetico, deve provvedere affinché i richiedenti ri-

cevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le 

prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di 

gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro 

tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se 

necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 

2 della citata direttiva; cfr. anche tra le altre le sentenze del TAF F-395/2025 

del 23 gennaio 2025 consid. 5.2; D-7207/2023 del 15 gennaio 2024 

pag. 8). Inoltre, qualora necessario prima del trasferimento, come a ra-

gione già rammentato nella decisione impugnata (cfr. p.to II, pag. 12), sarà 

premura delle autorità competenti per l’esecuzione dell’allontanamento, 

d’informare in maniera precisa e completa le autorità francesi dell’arrivo e 

degli eventuali problemi di salute dell’insorgente (cfr. art. 31 RD III).  

F-2533/2025 

Pagina 17 

7.6 Ne discende quindi che il trasferimento della ricorrente verso la  

Francia non è contrario agli obblighi della Svizzera derivanti in particolare 

dagli art. 3 CEDU, 3 Conv. tortura e 4 CartaUE. 

7.7 Alla luce di quanto sopra, la ricorrente non ha quindi fornito indizi seri 

suscettibili di comprovare una situazione per la quale l’autorità inferiore sa-

rebbe stata obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel 

merito della domanda d’asilo (art. 17 par. 1 RD III). Non risultano neppure 

esserci indizi che permettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in 

maniera arbitraria il potere di apprezzamento di cui dispone nell’applica-

zione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

8.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle suddette norme da 

parte della Svizzera, la Francia è competente per l’esame della domanda 

d’asilo della ricorrente ai sensi del RD III ed è tenuta a prenderla in carico 

in ossequio alle condizioni poste nel predetto. Pertanto, il ricorso deve es-

sere respinto e la decisione della SEM confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande dell’insor-

gente tendenti alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, nonché 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese proces-

suali, risultano divenute senza oggetto. Inoltre, con la presente sentenza, 

le misure supercautelari pronunciate l’11 aprile 2025 sono revocate. 

10.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, andrebbero poste a ca-

rico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA, nonché art. 1-3 del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 

PA). 

11.  

La presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

F-2533/2025 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Basil Cupa Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: