# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d15e200e-37cc-5ca4-bad6-f2ad3a0e4674
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.06.2005 35.2004.109
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-109_2005-06-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.109

   

  mm/td

  	
  Lugano

  7 giugno 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 dicembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21
  settembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 19
giugno 2002, RI 1 –dipendente della ditta __________ di __________ in qualità
di meccanico di utensili e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni
presso l’CO 1 – è scivolato sulle scale di casa ed ha riportato la frattura
della testa dell’omero sinistro.

 

                                         Il caso è
stato assunto dall’assicuratore infortuni, il quale ha regolarmente corrisposto
le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale dell’11 agosto 2004, l’CO 1 ha
riconosciuto all’assicurato una rendita di invalidità del 30% a far tempo dal
1° maggio 2004 ed un’indennità per menomazione all’integrità del 10% (cfr. doc.
110).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (cfr. doc. 112),
l’assicuratore LAINF, in data 21 settembre 2004, ha confermato il contenuto
della decisione formale (cfr. doc. 120).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 23 dicembre 2004, RI 1, patrocinato dall’avv. RA 1, ha
chiesto, in via principale, che la causa venga retrocessa all’amministrazione
affinché proceda a nuovi accertamenti e renda una nuova decisione e, in via
subordinata, che l’CO 1 venga condannato a corrispondergli una rendita di
invalidità del 50% ed un’IMI di entità indeterminata ma almeno del 30%.

 

                                         L’insorgente,
in primo luogo, rimprovera all’Istituto assicuratore di avere accertato la
fattispecie in modo incompleto ed errato:

 

" 
12. L'invalidità
- così come l'incapacità al lavoro - si determina inizialmente sulla base di
accertamenti medici, atti a stabilire l'esatta entità del pregiudizio fisico
subito dall'assicurato a seguito dell'infortunio (KIESER, ATSG-Kommentar,
Schulthess 2003, ad Artr. 7 LPGA n. 8). Si tratta di accertamenti di fatto
che l'assicurazione deve intraprendere d'ufficio (principio inquisitorio - Art.
43 LPGA).

 

L'assicurazione deve provvedere a chiarire in
maniera completa ed in ogni momento tutti gli elementi di fatto determinanti
per la valutazione dell'invalidità.

 

Come si è detto ai punti precedenti, l'esame
delle conseguenze post-traumatiche del ricorrente, riassunte nei rapporti del
medico di circondario, sono state incomplete e non hanno preso in considerazione
le segnalazioni del Dr. __________.

Di conseguenza, la decisione impugnata si fonda
su accertamenti di fatto insufficienti ed errati.

 

In particolare va rilevato che, già subito dopo
l'incidente, il ricorrente si era rivolto privatamente al predetto specialista,
il quale aveva consigliato di procedere a determinati accertamenti specifici.

Il parere del Dr. __________ non è stato preso in
considerazione dall'assicurato, che ha invece disposto alcune visite mediche
presso l'Ospedale universitario di __________.

 

In definitiva, risulta che per conto della CO 1
non è mai stata effettuata una risonanza magnetica intra-articolare completa ed
efficace, di modo che il ricorrente si è dovuto rivolgere nuovamente ad __________
per poter ottenere tale indispensabile esame.

 

(…)

 

13. L'esame
effettuato il 19 ottobre 2004 ha riscontrato delle conseguenze dell'infortunio
che la decisione impugnata non aveva preso in considerazione, sebbene
certamente rilevanti al fine di determinare la reale entità della menomazione
fisica e quindi l'invalidità da attribuire al ricorrente. La questione è stata
prontamente e dettagliatamente segnalata all'assicurazione, alla quale è stato
chiesto di procedere ad una riconsiderazione della decisione giusta l'art. 52
LPGA.

 

La presa di posizione dell'assicurazione appare
certamente insufficiente, in quanto laconicamente e astrattamente pretende che "le
affezioni messe in evidenza dal Dr. __________ non sarebbero riconducibili
all'infortunio del 19.6.2002" (doc. Y).

 

In realtà la lesione della cuffia è stata
riscontrata solo di recente, per il motivo che finora non si era proceduto al
necessario esame specifico.

D'altronde e contrariamente a quanto affermato
dalla CO 1, tutto lascia intendere che tale lesione sia per forza da ricondurre
all'infortunio oggetto della decisione qui impugnata.

 

(…)

 

14. La
giurisprudenza in applicazione dell'art. 61 cpv. 1 lett. c LPGA ha stabilito
che qualora nell'ambito della procedura di ricorso la fattispecie risulti
insufficientemente chiarita, l'autorità chiamata a decidere deve ordinare
l'annullamento della decisione e il rinvio dell'incarto all'assicurazione, affinché
proceda agli accertamenti necessari (KIESER, op. cit., ad art. 61 LPGA
n. 55).

 

Il ricorrente chiede quindi in via principale che
venga pronunciato l'annullamento della decisione impugnata e che l'incarto sia
rinviato alla CO 1, affinché completi le informazioni mediche raccolte con le risultanze
degli esami in corso disposti dal Dr. __________ e su questa base emetta una
nuova decisione.

 

Qualora invece, il Lodevole Tribunale Cantonale
delle assicurazioni volesse procedere direttamente all'accertamento della
fattispecie, si chiede che la pronuncia della decisione sia subordinata
all'ottenimento dei risultati che emergeranno dagli esami in corso." 

                                         (I)

 

                                         Per
quanto concerne invece la determinazione della perdita di guadagno,
l’assicurato ha osservato quanto segue:

 

" 
La decisione impugnata parte dal presupposto che
l'attività attualmente svolta dal ricorrente non possa più rientrare nel novero
delle attività concretamente da lui esigibili ai sensi della LAINF e della
LPGA.

 

A sostegno di questa argomentazione, la CO 1 non
ha tuttavia portato alcuna valutazione concreta. I rapporti del medico __________,
chiamato ad esprimere una valutazione sull'idoneità lavorativa del ricorrente
(docc. I e M), non stabiliscono che il ricorrente non possa o non debba
continuare la sua attuale attività, seppure in maniera ridotta.

Tali rapporti proponevano dapprima delle misure
tecniche atte a facilitare il lavoro all'assicurato. Nel secondo rapporto, lo
stesso medico ha invece semplicemente definito il tipo di attività che il
ricorrente, dati i problemi fisici post-incidente, è ancora in grado di
svolgere.

 

Non vi è tuttavia alcuna valutazione che
stabilisca che l'attuale lavoro del ricorrente non sarebbe consono, con i
dovuti adattamenti e con una riduzione del carico lavorativo, alla nuova
situazione fisica del ricorrente. In altre parole, non è stato verificato se e
come gli astratti parametri di mobilità indicati dal medico della CO 1 siano
rispettati dal lavoratore nell'ambito della sua attuale attività.

 

La decisione impugnata ha quindi arbitrariamente
evitato di eseguire il computo dell'invalidità secondo la situazione
professionale e salariale concreta dell'interessato.

 

In realtà il signor RI 1 è in grado di svolgere
il proprio lavoro con pieno profitto nella misura del 50%.

 

Tale circostanza è confermata dall'incapacità
lavorativa ai sensi dell'art. 6 LPGA che gli è stata attestata fin'ora nella
misura del 50%.

 

Si produce inoltre con il presente ricorso una
dichiarazione del datore di lavoro (doc. Z), che conferma tra l'altro come il
signor RI 1 "è in grado di svolgere bene il suo lavoro e rimane un
elemento prezioso per la nostra società [__________]"; e
"l'esperienza maturata negli anni e l'abilità al lavoro del signor RI 1
sono molto apprezzate dal responsabile di produzione e dalla direzione".

 

Evidentemente, nell'esercizio delle sue
incombenze, il ricorrente risente dei problemi alla spalla e la sua resa non è
più quella di prima. Tuttavia, gli elementi raccolti danno atto del fatto che
il ricorrente, seppur impiegato al 50%, rappresenta una forza lavoro valida e
utile al suo datore di lavoro, per l'esperienza maturata, le sue conoscenze del
settore e l'abilità al lavoro.

 

(…)

 

17. D'altro canto,
il ricorrente è intenzionato a continuare la propria attività di meccanico
(rettificatore) di utensili, ambito nel quale, nel corso degli anni e con
importanti sforzi, ha ottenuto una buona specializzazione (cfr. docc. B-F) e
qualifiche riconosciute.

 

Egli è consapevole di dover ridurre il carico di
lavoro in conseguenza dell'infortunio occorsogli, ma non per questo sente di
dover rinunciare ad un lavoro che gli dà soddisfazione, nel quale ha investito
la sua carriera e per il quale ottiene tutt'ora costanti riconoscimenti di
apprezzamento da parte del datore di lavoro e dei colleghi.

 

(…)

 

18. Per questi
motivi e con particolare considerazione dell'esperienza maturata dal ricorrente
nel suo attuale lavoro, della volontà dei datore di lavoro di continuare il
rapporto di impiego, in contrapposizione alle evidenti difficoltà che un uomo
nelle condizioni e dell'età del ricorrente avrebbe a reperire un differente
impiego (necessariamente non qualificato), e pur sussistendo il pregiudizio
fisico scaturito dall'incidente, si deve ritenere che la capacità lavorativa
residua sia interamente e convenientemente sfruttata dal ricorrente nell'ambito
del suo attuale impiego.

 

Pertanto, in applicazione della giurisprudenza
indicata precedentemente, la determinazione del reddito da invalido deve
avvenire in rapporto alla attuale e concreta situazione professionale e
salariale dei ricorrente.

 

Ne consegue, essendo egli secondo le attestazioni
mediche capace al lavoro nella misura del 50%, che - con la riserva di cui ai
punti 13 e 14 che precedono - il grado di incapacità lucrativa del signor RI 1
deve essere stabilito per l'appunto al 50% e non al 30%, come ha erroneamente
sancito la decisione qui impugnata.

 

(…)

 

19. Tuttavia e
anche qualora codesta lodevole Autorità fosse dell'opinione che il calcolo
dell'invalidità si debba compiere attraverso un raffronto con i dati
statistici, così come indicato nella decisione qui impugnata, il grado di
invalidità da quest'ultima stabilito andrebbe comunque rivisto.

 

In effetti, la CO 1 afferma di aver proceduto ad
una valutazione del mercato generale del lavoro, confrontando a titolo di
paragone dei dati raccolti dalla CO 1 presso alcune ditte ticinesi, presso le
quali si svolge un'attività più idonea ai postumi dell'infortunio (cfr.
decisione impugnata pt. 2).

 

Tale modo di procedere è contestato. In primo
luogo, le ditte campione che sono servite da paragone (contemplate al doc. 109
dell'incarto CO 1) sono attive in settori che non corrispondono alla formazione
del ricorrente. Secondariamente, la descrizione del lavoro e le condizioni
salariali ivi contenute sono state allestite da CO 1 e vengono pertanto
formalmente contestate. Non vi è quindi alcuna indicazione che porti a credere
che gli impieghi decritti siano confacenti al ricorrente, per formazione, età,
predisposizione e condizioni di salute.

Ad ogni modo il ricorrente non rispetta
assolutamente le caratteristiche richieste per gli impieghi descritti. Basti
considerare che il primo "lavoro esigibile" della lista
corrisponde ad un posto per la professione di impiegata, con funzione di
venditrice; il terzo quello di operaia e gli ultimi due sono impieghi quale
operaio di fabbrica e operaio montatore, il cui grado di impegno fisico sarebbe
comunque ancora da verificare in rapporto alle condizioni post-infortunistiche
del ricorrente.

Niente lascia infine presagire che queste ditte
siano effettivamente alla ricerca di un lavoratore e tanto meno che sarebbero
disposte ad assumere una persona parzialmente inabile di 45 anni, con due figli
a carico e senza alcuna esperienza nelle attività da loro svolte.

 

Non viene quindi considerato che le chanches per
il ricorrente di ottenere i lavori indicati da CO 1 - così come altri analoghi
- sono in concreto estremamente scarse, considerata (anche) la riconosciuta
difficile situazione congiunturale del mercato dei lavoro, nel quale il signor RI
1 sarebbe giocoforza confrontato con la concorrenze di persone più giovani
(quindi meno costose e con maggiori garanzie di resa fisica).

 

Invero e nella denegata ipotesi che si debba
procedere ad una valutazione statistica, per stabilire il reddito ipotetico da
invalido del ricorrente, l'assicurazione deve applicare in parametri
determinanti stabiliti dall'Ufficio federale di statistica (DTF 126 V 75 e
decisione del TFA n. 755/03 del 10 maggio 2004 in re F).

 

(…)

 

20. Si richiamano
qui di seguito le tabelle aggiornate al 2002 sulla struttura dei salari
svizzeri (in tedesco: LSE) emanate dall'Ufficio federale di statistica.

Dal profilo regionale fa stato la tabella per il
settore privato (TA1) riguardante il Ticino (doc. AA; Die Schweizerische
Lohnstruktur­erhebung 2002, Ufficio federale di statistica, pag. 43).

 

Stante la sua formazione e le concrete
possibilità di impiego il signor RI 1 rientra nella categoria di parametro n. 4
(lavori non qualificati

semplici e ripetitivi) relativa agli uomini. Il
settore da prendere in considerazione corrisponde -- in una sorta di
approssimazione di massima - all'insieme dei lavori d'impresa e di lavorazione
(n. 15-37).

 

Il valore medio (Zentralwert) di salario mensile
riconosciuto secondo questi parametri ammonta a fr. 3'915.-, che corrisponde ad
un salario annuo (computato su 12 mensilità) di fr. 46'980.-. Tenuto conto
dell'adeguamento nominale dei salari (1.4 % per il 2003 e 0.5 % per
il 2004), si giunge ad un salario di riferimento di 47'875.90.

 

Tale importo deve necessariamente essere ridotto
nella misura più ampia possibile, in considerazione dell'età avanzata (in
rapporto soprattutto alle esigenze normalmente richieste nel settore
dell'impresa di fabbricazione), della lunga durata di affiliazione del
ricorrente al settore della meccanica di utensili, delle condizioni fisiche
dell'assicurato dopo l'infortunio (una parziale incapacità lavorativa è
ipotizzabile anche in un nuovo impiego), nonché - più in generale - delle
condizioni generali del mercato del lavoro in Ticino e del fatto che il salario
iniziale in una nuova azienda è notoriamente inferiore rispetto a quello di una
persona impiegata da più anni.

Di conseguenza occorre riconoscere una riduzione
del 25 %.

 

Si ha così un guadagno annuo ipotetico da
invalido di fr. 35'906.90.

 

Riassumendo, visto il guadagno senza infortunio
ammontante a 

fr. 68'034.-, si giunge ad una perdita di ca. il
48% e pertanto l'incapacità lucrativa (grado di invalidità) deve essere fissata
al 50%.

 

(…)." 

                                         (I)

 

                                         Queste
infine le considerazioni formulate a sostegno della pretesa ricorsuale
riguardante l’indennità per menomazione all’integrità fisica:

 

" 
Si chiede quindi che anche l'indennità per
menomazione dell'integrità sia riconsiderata, in particolare con riferimento
all'esito dei nuovi esami medici che si è chiesto di considerare nella
valutazione del grado di invalidità. Anche in punto al danno all'integrità si
chiede quindi l'annullamento della decisione impugnata e il rinvio dell'incarto
all'assicurazione, affinché decida nuovamente, sulla base degli accertamenti
richiesti.

 

In via subordinata e in considerazione dei referti
e degli esami medici del Dr. __________, si chiede che venga riconosciuta una
diminuzione dell'integrità fisica di almeno il 15%." 

                                         (I)

 

                               1.4.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).

 

                               1.5.   In data 4
febbraio 2005, RI 1 ha chiesto che vengano richiamate le cartelle cliniche della
Clinica __________ e dell’Ospedale regionale di __________, l’audizione
testimoniale dei dottori __________, __________, __________, nonché di __________,
responsabile del personale presso la ditta __________, l’esecuzione di una
perizia medica giudiziaria e di un esame del mercato del lavoro di riferimento
(cfr. V). 

 

                               1.6.   In corso di
causa, l’assicurato ha versato agli atti un rapporto, datato 1° febbraio 2005,
del dott. __________, medico aggiunto presso il Servizio di chirurgia
ortopedica e traumatologia dell’__________ (VII + allegato).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha preso posizione in merito il 22 aprile 2005 (XI).

 

                                         La
replica di RI 1 data del 9 maggio 2005 (XIII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose
disposizioni contenute nella LAINF.

                                         A
differenza delle norme di procedura che, in linea di principio, entrano
immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr.
25, consid. 1.2., p. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03;
STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003
nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E., I 238/02; DTF
117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 p. 316 consid.
3b), le norme di diritto materiale determinanti, nel diritto delle
assicurazioni sociali, sono quei disposti in vigore al momento in cui si è
realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid.
1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV
Nr. 25 consid. 1.2.)

 

                                         Nella
concreta evenienza, visto che oggetto della lite sono delle prestazioni
(rendita di invalidità e IMI) il cui diritto è insorto posteriormente al 31
dicembre 2002, tornato applicabili le disposizioni di diritto materiale della
LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.3.   Preliminarmente
alla valutazione dell’invalidità e della menomazione all’integrità fisica,
questa Corte deve esaminare se i reperti evidenziati dalla artro-risonanza
magnetica del 19 ottobre 2004, in particolare la lesione SLAP II con distacco
del labbro glenoidale antero-superiore di forma estesa (cfr. doc. 123), è o
meno di competenza dell’Istituto assicuratore convenuto.

 

                            2.3.1.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione
e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino
dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                            2.3.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                            2.3.3.   Dalle
tavole processuali emerge che, nel corso del mese di agosto 2003, RI 1 ha
privatamente consultato il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica,
il quale ha suggerito l’esecuzione di un’artro-RMN della spalla destra, di un
controllo neurologico, nonché di una scintigrafia ossea trifasica (cfr. doc.
66).

 

                                         Su ordine del medico di
circondario dell’CO 1, dott. __________, spec. FMH in chirurgia, l’assicurato,
in data 13 novembre 2003, è stato sottoposto ad un esame di RMN della spalla
sinistra presso il Dipartimento di radiologia diagnostica e interventistica
dell’Ospedale regionale di __________.

                                         In realtà, l’esame da
effettuare sarebbe stato un’artro-RMN, tuttavia dal relativo referto risulta
che, citiamo: “il paziente rifiuta la continuazione dell’iniezione del
MdC dopo alcuni tentativi, ragione per cui viene eseguita una risonanza
magnetica della spalla senza iniezione intra articolare di Gadolinio” (la
sottolineatura è del redattore).

                                         L’accertamento ha comunque
posto in luce delle alterazioni degenerative dell’articolazione
acromio-claveare, dei moderati segni di borsite subacromio-subdeltoidea, dei
segni di tendinopatia del muscolo sovraspinato con assottigliamento e
alterazione del segnale senza segni per una rottura transmurale, nonché un
discreto edema a livello del tubercolo maggiore senza segni per una mancata
consolidazione (doc. 78). 

 

                                         L’artro-RMN proposta dal
dott. __________ in occasione della consultazione del 19 agosto 2003, è stata
eseguita il 19 ottobre 2004 presso il Servizio di radiologia della __________
di __________ ed ha evidenziato, citiamo:

 

"  Sospetta
rottura dell’intervallo nella porzione caudale.

Lesione dello SLAP di secondo grado e stacco parziale del labbro
glenoidale anteriore tra le ore 9 e 12.

Rottura al legamento gleno-omerale medio."

                                         (referto accluso al doc.
123)

 

                                         Nel
commentare le citate risultanze, il dott. __________ ha sostenuto che
l’artro-RMN del 19 ottobre 2004 non ha mostrato nuove alterazioni di origine
infortunistica, e ciò con riferimento agli esiti dell’artroscopia dell’8 aprile
2003 ed a quelli della RMN del 13 novembre 2003:

 

" 
L'assicurato a seguito dell'infortunio del
19.6.2002 non aveva presentato nessun segno d'instabilità, d'insufficienza
della cuffia rotatoria o reazione algodistrofica.

Ancora l'8.4.2003 artroscopicamente a livello
dell'intervallo dei rotatori viene riscontrato un ispessimento capsulare ma nessuna
rottura e nessuna lesione a livello del labbro glenoidale o dell'ancora del
bicipite brachiale.

 

Ancora all'esame di risonanza magnetica del
13.11.2003 non viene accertata nessuna lesione del cercine glenoidale e nessuna
rottura a livello della cuffia rotatoria.

Probabilmente l'esito dell'artrolisi motorizzata
a tale livello è stato motivo di sospettare la rottura all'intervallo
nella porzione caudale all'artro-RM della spalla sinistra del 19.10.2004.

 

I criteri morfologici dell'esame non ci
permettono di diagnosticare una chiara lesione SLAP II, ma anche se fosse così
trattasi di un fattore degenerativo, subentrato dopo il novembre 2003 e quindi non
in relazione con l'infortunio di nostro pertinenza.

 

Per questo motivo, l'artro-RM del 19.10.2004 non
evidenzia dei nuovi fattori infortunistici, in relazione diretta con
l'evento del 19.6.2002, per cui l'assicurato non abbisogna di nuove cure
specifiche, né cambia il grado dell'invalidità/della menomazione dell'integrità."

                                         (doc. 124)

 

                                         Un parere
analogo è stato del resto espresso dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, attivo presso la __________ dell’CO 1, il quale, esaminate le
immagini relative all’artro-RMN del 19 ottobre 2004, ha inoltre messo in dubbio
che da esse risulti effettivamente una lesione SLAP:

 

" 
Sie wollen eine Klarung der Situation an der linken
Schulter des Patienten insbesondere, ob eine SLAP-Läsion Grad II vorliege.

 

Antwort: Aufgrund der MRT vom 19.10.2004
erscheint mir das vordere Labrum eigentlich intakt, eine sichere SLAP-Läsion
kann ich nicht ausmachen. Die lange Bicepssehne ist bis zu ihrem Ur­sprung am
Dach der Glenoidalpfanne vorhanden und intakt. Auch dies spricht eigentlich
gegen ei­ne SLAP-Läsion. Ob trotzdem eine geringfügige SLAP-Lasion vorliegt
kann ich nicht mit Sicherheit sagen, auch nicht ganz ausschliessen.

 

Jedenfalls ist auch auf den MRT's vom 12.11.2003
(__________) der Labrumrand intakt und keine SLAP-Lasion zu sehen.

 

Im Prinzip ist nun aber die Diagnose einer
SLAP-Lasion arthroskopisch zu stellen, denn die MRT trifft regelmassig
nicht sicherer Resultate hierüber. Und da ist nun zu sagen, dass Prof. __________
am 8.4.2003 im __________ eine Arthroskopie durchgefuhrt hat mit dem Zweck der
intra- und periarti­kularen Arthrolyse wegen der residuellen Schultersteife. Er
hat insbesondere ein intaktes Rotato­renintervall gesehen und auch die übrigen
intraartikularen Strukturen - dazu gehört das Labrum glenoidale - unauffallig
gefunden, also ohne Hinweis auf SLAP-Lasion. Prof. __________ ist nun aber
einer der erfahrensten Schulterarthroskopeure der Schweiz und es erscheint mit
deshalb ausge­schlossen, dass er eine SLAP-Lasion übersehen hatte. Somit kann
man mit Sicherheit davon ausgehen, dass mindestens bis zum Datum der
Arthroskopie mit Arthrolyse weder eine Intervalliäsi­on noch eine SLAP-Läsion
vorlagen.

 

Sollte sich nun später eine solche allenfalls
doch noch eingestellt haben, dann wäre sie mit an Si­cherheit grenzender
Wahrscheinlichkeit ais unfallfremd zu erachten, als eigenständiger degenera­tiver
Prozess, oder allenfalls durch ein anderes Ereignis, das bislang unbekannt ist.
Sowohl Dr. __________ wie auch Dr. __________, die den Patienten und die MRT
vom 13.10.2004 gesehen haben, haben die früheren Akten und MRT-Tomographien
entweder nicht gesehen oder dann nicht be­rücksichtigt, eine allfällige
Differenz dazu nicht erkiärt.

 

Zusammenfassend bin ich also aufgrund der
vorliegenden Akten und Röntgenaufnahmen klar der Auffassung, dass

 

a)   nicht sicher eine SLAP-Läsion der linken
Schulter vorliegt

 

b)   falls doch, diese mit an Sicherheit
grenzender Wahrscheinlichkeit 

      unfallfremd wäre." 

                                         (doc. 133)

 

                                         Nella sua certificazione
del 1° febbraio 2005, il dott. __________, medico aggiunto presso il Servizio
di chirurgia ortopedica e traumatologia dell’__________, ha
indicato che il referto dell’artro-RMN della spalla sinistra “parla per una
lesione SLAP II con distacco del labbro glenoidale antero-superiore di forma
estesa” (doc. accluso a VII).

                                         Egli non
si è tuttavia espresso a proposito dell’eziologia di questo reperto. 

 

                            2.3.4.   Chiamata a
pronunciarsi, questa Corte ritiene che la valutazione del dott. __________,
rispettivamente, quella del dott. __________, possano validamente costituire da
supporto probatorio al presente giudizio, senza che si riveli necessario
procedere a degli ulteriori atti istruttori (perizia medica giudiziaria).

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         D'altra
parte, in una sentenza dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, l'Alta
Corte ha stabilito che il fatto che un medico venga interpellato con regolarità
da un istituto assicuratore per esprimere valutazioni specialistiche non è di
per sé sufficiente per dubitare della sua obiettività e imparzialità.

                                         Il TFA ha
inoltre deciso che la circostanza che il medico di fiducia si sia pronunciato
dopo che l'affare è divenuto contenzioso, non è, di per sé, sufficiente a suscitare
dei dubbi circa la sua imparzialità (cfr. STFA dell'8 settembre 2000 nella
causa C., U 291/99). 

 

                                         La
nostra Corte federale ha, infine, precisato che i pareri redatti dai medici
dell'INSAI hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi
unicamente in base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato
(cfr. STFA del 10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio
1996 nella causa A., U 49/95).

 

                                         Per
quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Questo
Tribunale – a prescindere dalla questione a sapere se l’artro-RMN del 19
ottobre 2004 mostri o meno effettivamente una lesione SLAP di II. grado con
distacco parziale del labbro glenoidale anteriore – ritiene altamente
plausibile che tale reperto non costituirebbe comunque una naturale conseguenza
dell’evento traumatico del 19 giugno 2002. 

                                         In questo
ordine di idee, è d’importanza decisiva il fatto che tale lesione non sia stata
rilevata dal Prof. dott. __________, in occasione
dell’intervento artroscopico dell’8 aprile 2003 (cfr. doc. 50: “Es besteht eine
eher geringgradige Kapsulitis bei narbig verdickter Kapsel. Insbesondere sind
das Rotatorenintervall und die vordere Kapsel betroffen. (…). Die übrigen
intraartikulären Strukturen sind unaufällig” – la sottolineatura è del
redattore). 

                                         Da una parte, il Prof. __________ è unanimemente considerato uno dei
massimi esperti in Svizzera per quanto concerne proprio la chirurgia della
spalla, al quale anche il TCA, nel passato, ha fatto capo con soddisfazione. 

                                         D’altra
parte, l’artroscopia resta l’indagine di scelta per la visualizzazione e la
messa in evidenza anche di piccolissime lesioni a livello delle strutture della
spalla (cfr. B.R. Simmen, Die Schulter in der Orthopädie, Eular Verlag 1994, p.
45). 

                                         In esito
a quanto precede, occorre concludere che la nota lesione dello SLAP con
distacco del labbro glenoidale anteriore, qualora fosse effettivamente
presente, è insorta posteriormente al mese di aprile 2003. 

 

                                         RI 1 non
ha mai preteso di essere rimasto vittima di un nuovo infortunio.

                                         La riacutizzazione
dei dolori alla spalla sinistra che ha determinato una totale inabilità
lavorativa a far tempo dal 24 maggio 2005 (cfr. doc. 99), si è manifestata
durante il normale svolgimento dell’attività professionale, senza che fosse
accaduto nulla di particolare (cfr. doc. 98 e 125). 

                                         Quindi,
nell’ipotesi in cui l’assicurato si fosse procurato il danno in questione in
quell’occasione, esso non potrebbe venire assunto dall’CO 1, neppure a titolo
di lesione parificata ai postumi di un infortunio ex art. 9 cpv. 2 OAINF,
facendo manifestamente difetto il fattore esterno (cfr., al proposito, la DTF
129 V 466, in cui il TFA ha precisato in concetto di “fattore esterno”). 

 

                                         È
pertanto a torto che il ricorrente rimprovera all’assicuratore infortuni
convenuto di avere proceduto ad un esame delle conseguenze post-traumatiche
incompleto e senza tenere conto delle indicazioni fornite dal dott. __________
(cfr. I, p. 10), nella misura in cui, come visto, la lesione SLAP con distacco
parziale del labbro glenoidale anteriore (sempre qualora fosse presente) non
può essere fatta risalire, con un sufficiente grado di verosimiglianza,
all’infortunio del 19 giugno 2002. 

 

                               2.4.   Rendita
di invalidità

 

                            2.4.1.   Definizione
dell'invalidità

 

                                         Giusta
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per
cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza del 22 giugno 2004 nella causa G., U
192/03, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18
LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella sentenza del 22 giugno
2004 nella causa G., U 192/03, citata in precedenza, ha rilevato che anche
l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità
dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2
seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi
concluso che anche in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti vedi pure DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il danno
alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). Nell'assi­cura­zione obbligatoria
contro gli infortuni deve esserci per giun­ta un nesso causale, naturale ed
adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                            2.4.2.   Commisurazione
dell'invalidità

 

                                         Giacché
il danno alla salute e la perdita della capacità di guadagno devono essere in relazione
causale, il primo avrà giuridica rilevanza solo nella misura in cui riduca la
se­conda.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del
18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili,
in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria
residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di una danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                            2.4.3.   Con la
propria impugnativa, RI 1 pretende innanzitutto che il grado di invalidità
venga stabilito, non già riferendosi al mercato generale del lavoro, ma
basandosi sulla sua situazione lavorativa e salariale concreta presso la ditta __________
(cfr. I, p. 15: “…, in applicazione della giurisprudenza indicata
precedentemente, la determinazione del reddito da invalido deve avvenire in
rapporto alla attuale e concreta situazione professionale e salariale del
ricorrente. Ne consegue, essendo egli secondo le attestazioni mediche capace al
lavoro nella misura del 50%, che – con la riserva di cui ai punti 13 e 14 che
precedono – il grado di incapacità lucrativa del signor RI 1 deve essere
stabilito per l’appunto al 50% e non al 30%, come ha erroneamente sancito la
decisione qui impugnata”). 

 

                                         Il TCA
non può condividere l’opinione dell’insorgente.

 

                                         Occorre
infatti ricordare che, secondo la giurisprudenza, la perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (cfr. RAMI 1991 U 130, p.
270ss. consid. 4a; STFA del 9 maggio 2001 nella causa D., I 147/01; D.
Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 616).

 

                                         Questi
concetti sono ancora stati ribaditi dalla nostra Corte federale, ad esempio, in
una sentenza del 22 aprile 2003 nella causa P., U 334/02, consid. 4.1.:

 

 

 

" 
(…).

Lorsque l'activité exercée après la survenance de
l'atteinte à la santé ne met pas pleinement en valeur la capacité de travail
résiduelle de l'assuré, ce dernier peut être tenu de quitter son poste de
travail, voire d'abandonner son entreprise au profit d'une activité plus
lucrative (arrêt A. du 10 décembre 2001, U 74/ 01; RCC 1983 p 246)."

 

                                         Nel presente caso, l'assicurato è in grado, esercitando delle
attività sostitutive confacenti, di realizzare un reddito superiore a quello da
lui concretamente percepito presso il suo attuale datore di lavoro, lavorando in
misura del 50%. 

                                         Il grado
di invalidità deve quindi essere determinato applicando il metodo ordinario del
raffronto dei redditi, secondo le modalità evocate al considerando 2.4.1..

 

                            2.4.4.   Il TCA
constata che l’assicurato non contesta di essere in grado, nonostante i postumi
infortunistici residuali, di esercitare, a tempo pieno e con un rendimento
completo, un’attività leggera a lui confacente (cfr. I, p. 16-17). 

 

                                         Tale
circostanza risulta del resto dal rapporto 29 dicembre 2003 del dott. __________,
rapporto basato sulle risultanze della visita medica di controllo del 21
ottobre 2003 (cfr. doc. 82: “Il signor RI 1 può lavorare sull’arco di tutta la
giornata, senza pause supplementari, con un rendimento del 100%, qualora
rispettate le seguenti limitazioni: sono da evitare dei lavori da svolgere con
ambedue le mani all’altezza della testa o sopra il capo, l’alzare pesi oltre
l’altezza della vita che superano i 30 kg, fino a 10 kg fra l’altezza della
vita fino al petto (incluso). L’assicurato invece può lavorare tutto il giorno
in piedi, in posizione inginocchiata, con il tronco chinato in avanti, anche in
modo duraturo.

                                         Può
camminare per lunghi tragitti, su del terreno accidentato, salire le scale,
anche a pioli. Nessuna limitazione per quanto riguarda la forza bruta della
mano destra o sinistra, dell’agilità delle mani o precisione dei movimenti
delle dita. Può utilizzare normalmente cacciavite, chiave inglese, trapano o un
martello (assicurato destrimano!). Può stare in equilibrio e guidare
l’automobile normalmente”). 

 

                                         Questa
Corte non vede ragioni per scostarsi dalla valutazione dell’esigibilità
lavorativa formulata dal medico __________ dell’CO 1. 

                                         D’altronde,
le limitazioni descritte dal dott. __________ sono quelle che si riscontrano,
normalmente, in assicurati che hanno lamentato un danno alle spalle: in
sostanza, si tratta dell'impossibilità di sollevare, rispettivamente,
trasportare pesi anche solo relativamente importanti nonché d'ingaggiare l'arto
superiore interessato in mansioni da eseguire al di sopra dell'orizzontale
(cfr., fra le tante, STCA del 23 novembre 1998 nella causa O., 35.1998.63 e
STCA del 29 luglio 1999 nella causa C., 35.1998.117, tutelata dal TFA con
pronunzia del 3 gennaio 2000, U 296/99).

 

                                         D’altro
canto, a mente del TCA, occorre ritenere che le opportunità di reperire
un'attività che sia conciliabile con i disturbi accusati dall'assicurato nonché
con le sue condizioni personali, non devono essere considerate irrealistiche o
eccezionali ai sensi della giurisprudenza federale (cfr. RCC 1991, p. 332
consid. 3b e 1989, p. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 n. 1 p. 67 consid. 5c).

                                         Certo,
non possono essere ignorati gli sforzi e gli inconvenienti che la messa a
profitto della residua capacità lavorativa comporterà per RI 1. Ciò nondimeno,
essi non appaiono sproporzionati né inesigibili, ricordato ancora che secondo
un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali, l'assicurato ha
l'obbligo di intraprendere tutto quanto può da lui essere ragionevolmente
preteso per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze delle sue
affezioni invalidanti (DTF 123 V 96 consid. 4c, DTF 113 V 28 consid. 4a e
riferimenti ivi citati; cfr., pure, STFA del 10 settembre 1998 nella causa S.
inedita). 

                                         Se,
malgrado tale impegno, un'occupazione confacente non è reperibile in concreto,
questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la quale, considerata la
nozione di mercato equilibrato del lavoro, l'assicurazione contro gli infortuni
non è tenuta a rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c;
RCC 1991 p. 332 consid. 3b; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1995, p. 83). 

                                         Parimenti estranei all'invalidità sono l'età e la mancanza di
formazione dell'interessato, fattori che, di per sé, non possono influire sulla
sua determinazione. 

                                         Nella DTF
107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità - ma lo stesso vale anche per l'assicurazione infortuni - non
è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una
carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza del 9 maggio 2001 nella causa D., I 147/01).

 

                                         Riguardo
alla possibilità per l'assicurato di reperire un'attività adeguata alle sue
condizioni di salute è utile ricordare quanto il TFA e il TCA hanno giudicato
in fattispecie analoghe, riguardanti assicurati anch'essi con problematiche
agli arti superiori.

 

                                         In una
sentenza inedita del 12 novembre 1996 nella causa I., il TFA ha, ad esempio,
ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità
lavorativa in attività cosiddette sostitutive, trattandosi di un assicurato
cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici interessanti, in
particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare pesi superiori ai 10
kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di 2/3, certi movimenti
non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento del braccio oltre i
60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente servire come aiuto per il
braccio adominante.

 

                                         Il TFA è
pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza del 7 agosto 2001 nella
causa K., U 240/99, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss.,
concernente un assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali
all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori
manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano
destra, nonché il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg, e pertanto ritenuto
praticamente monco di una mano:

 

" 
(…).

Aufgrund der Beschwerden und Funktionsdefizite in
der ganzen rechten oberen Extremität ist der Beschwerdeführer faktisch als
Einhänder einzustufen, der seine rechte Hand bei der Arbeit - wenn überhaupt -
nur noch in ganz untergeordnetem Masse als Hilfshand einsetzen kann. Es kann
ihm daher nicht mehr zugemutet werden, bei einer manuellen Arbeit seinen
rechten Arm und seine rechte Hand dauernd einzusetzen und damit Gewichte bis zu
2 kg zu heben. Überdies fallen häufigere Schreibarbeiten wegen der dabei
auftretenden schmerzhaften Verkrampfungen ausser Betracht. Die im
Einspracheentscheid vom 11. April 1996 genannten Verweisungstätigkeiten, u.a.
Überwachungsarbeiten an automatischen und halbautomatischen
Produktionseinheiten, Qualitätskontrolle, Arbeiten im Auskunftsdienst oder als
Portier, können auch bei vorwiegendem Gebrauch der linken Hand ausgeführt
werden und sind daher vom (unfall-) medizinischen Standpunkt aus grundsätzlich
vollzeitlich zumutbar. Hingegen fällt die Tätigkeit als Transportdisponent
ausser Betracht, nachdem der Beschwerdeführer die gemäss Unfallversicherer
hiefür erforderliche Umschulung (zweijährige Handelsschulausbildung) nicht
erfolgreich beendet hat. 

Bei den angeführten noch zumutbaren erwerblichen
Tätigkeiten handelt es sich um solche, die auf dem allgemeinen ausgeglichenen
Arbeitsmarkt durchaus zu finden sind. Zudem werden in Industrie und Gewerbe
Arbeiten, welche physische Kraft erfordern, in zunehmendem Mass durch Maschinen
verrichtet, während den körperlich weniger belastenden Bedienungs- und Überwachungsfunktionen
eine stetig wachsende Bedeutung zukommt (ZAK 1991 S. 321 Erw. 3b am Ende)."

                                         (STFA succitata, consid. 3b)

 

                                         In una
sentenza dell'11 settembre 2000 nella causa C.-F., inc. 35.1997.23 -
integralmente confermata dal TFA con sentenza dell'8 maggio 2002, U 449/00 - il
TCA ha riconosciuto come reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che,
secondo l'avviso dei medici, presentava una mano sinistra infortunata
praticamente inutilizzabile, ad eccezione per delle prese a tre dita senza
forza. 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 febbraio 2003 nella causa P.-G., U 329/01 e U 330/01,
l'Alta Corte federale ha pure giudicato reintegrabile professionalmente,
un'assicurata, vittima di un grave politrauma, che, secondo l'avviso dei
medici, poteva ancora esercitare un'attività da svolgere in posizione
prevalentemente seduta e non comportante il sollevare, rispettivamente il
trasportare pesi anche solo relativamente importanti, così come l'utilizzo
dell'arto superiore destro in mansioni da eseguire al di sopra
dell'orizzontale:

 

" 
(…).

La tesi cantonale, in quanto conforme alla
giurisprudenza federale, va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a
quanto ritiene l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi
con limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro
sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid.
2b non pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b;
si veda anche sentenza del 4 aprile 2002 in re W., I 401/01, consid. 4c). Si
tratta segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale femminile non
qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una
sufficiente offerta di occupazioni, in particolare appunto nell'industria, in
cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non
comportano aggravi fisici e con possibilità di cambiare frequentemente
posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale ambito bisogna pure
considerare la ancor giovane età dell'interessata con conseguente presumibile
buon potenziale di adattamento ad una nuova professione (cfr. SVR 1995 UV no.
35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata del 4 aprile 2002 in re
W. consid. 4a-d). 

 

Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità
di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno
poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito va rilevato che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto
il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; si veda nuovamente sentenza del 4 aprile 2002 in re W. consid. 4c).

 

Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli
inconvenienti che la messa a profitto della residua capacità lavorativa
dell'interessata comporterà. Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né
inesigibili, ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle
assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto
può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297
consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52
consid. 3d e 114 V 285 consid. 3)." 

                                         (STFA
succitata, consid. 4.7)

 

                                         Infine,
in una sentenza del 14 aprile 2003 nella causa P., inc. n. 35.2002.88, questa
Corte ha giudicato completamente abile in attività leggere dal profilo
dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti di sorveglianza, un
assicurato che, a causa di un, citiamo: "importante deficit funzionale e
ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro. Flessione attiva 100°,
abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione interna solo fino
all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella regione del deltoide in
corrispondenza del territorio di innervazione del nervo ascellare", il
medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto, citiamo: "… limitato
nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio dell'arto superiore destro
al di sopra della vita, scostato al tronco, così come nei movimenti di
rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente, macchinari vibranti e
contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il braccio pendente,
sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della vita, tenendo
l'arto superiore destro accostato al tronco" (cfr. STCA succitata, consid.
2.6.).

 

                                         Questa
Corte rileva infine che se è vero che il mercato del lavoro accessibile agli
assicurati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale è in
generale limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche (cfr.
RCC 1989, p. 331 consid. 4a)), è altrettanto vero che nell'industria e
nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più
spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e
sorveglianza (cfr. SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid.
3b, STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., U 871/02, consid. 3). 

                                         Anche in
questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori
ausiliari, così come é il caso per il settore delle prestazioni di servizio.

 

                                         In simili
condizioni, questo Tribunale deve concludere che, da un lato, l'assicurato non
può più svolgere a tempo pieno la sua originaria professione di meccanico
rettificatore di utensili, ma, dall'altro, è totalmente abile in attività a lui
confacenti.

 

                            2.4.5.   Per quanto
concerne il reddito da valido, sulla scorta dei dati che figurano
all'incarto (cfr. doc. 102), l'assicurato avrebbe guadagnato, nel 2004 (cfr., a
questo proposito, DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467, p. 511ss.), qualora non
fosse rimasto vittima dell'infortunio del mese di giugno 2002, un importo annuo
di fr. 68'034.55. 

                                         Tale
importo, del resto, non è stato contestato dall'assicurato.

 

                            2.4.6.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, il TCA osserva quanto
segue.

 

                                         Trattandosi della
determinazione del reddito ipotetico da invalido conseguibile da manodopera
maschile nel Cantone Ticino in attività leggere e non qualificate, svolte a
tempo pieno e con rendimento completo in un mercato del lavoro equilibrato,
questo Tribunale, utilizzando dati salariali concreti, ha stabilito, in una
sentenza di principio pubblicata in SVR 1996, UV N° 55 p. 183, che il reddito
annuo ammonta:

 

                                         per il 1992 fr. 34'000.--

                                         per il 1993 fr. 34'500.--

                                         per il 1994 fr. 35'000.--

                                         per il 1995 fr. 35'000.--

 

                                         Lo scrivente TCA ha, poi,
escluso cambiamenti nella remunerazione e ritenuto, anche per il 1996,
l'importo di fr. 35'000.-- (STCA 27 agosto 1996 in re M.). Simile aumento è,
poi, stato escluso anche per il 1997 (STCA 18 marzo 1998 in re O.), per il 1998
(STCA 19 giugno 1998 in re M.) e per il 1999 (cfr. STCA 28 gennaio 2000 in re
C.).

 

Per alcuni anni, questi
parametri sono stati approvati dal TFA, in particolare nella sentenza
pubblicata in RAMI 1998 U 292 pag. 223 (= SVR 1998 UV N° 6 p. 15s.). 

 

                                         In una sentenza del 27
ottobre 1999 nella causa S., pubblicata in SVR 2000 IV N° 21, il TCA ha
riconfermato la propria giurisprudenza, dopo avere constatato che i salari di
riferimento sarebbero praticamente identici anche utilizzando i risultati
dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari dell'ufficio federale di
statistica (cfr. DTF 124 V 324 = Pratique VSI 1999 pag. 51 seg.; Pratique VSI
2000 pag. 84-85) riducendoli, se del caso, conformemente a quanto stabilito dall'Alta
Corte (cfr. DTF 124 V 323-324 = Pratique VSI 1999 pag. 55-56; Pratique VSI 2000
pag. 85-86).

 

                                         La giurisprudenza federale
relativa alla fissazione del reddito da invalido è stata oggetto
di una completa verifica da parte del Tribunale federale delle assicurazioni
(cfr., a tale proposito, D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e
giurisprudenziali nel campo delle assicurazioni sociali, in RDAT
II-2001, p. 593 segg. (p. 602-606)).

                                         In una sentenza del 30
giugno 2000 nella causa B. (I 411/98) - pervenuta al TCA il 24 luglio 2000 -
l'Alta Corte si è in particolare così espressa riguardo alle conclusioni del
suo esame:

 

"  (…)

3.- b) Contrariamente all'UAI, l'autorità giudiziaria cantonale ha
invece proceduto al prescritto confronto dei redditi. Per quel che riguarda, in
particolare, il reddito ipotetico d'invalido, essa, facendo capo alla propria
giurisprudenza sviluppata in tema di determinazione del salario di riferimento
ai fini del calcolo della capacità di guadagno residua, finora più volte confermata
dal Tribunale federale delle assicurazioni, ha ritenuto l'importo di fr.
35'100.‑, che corrispondeva nel 1994 alla retribuzione annua media
conseguibile sul mercato del lavoro ticinese da operai o impiegati non
qualificati con problemi di salute in attività leggere adeguate (SVR 1996 UV
no. 55 pag. 186 consid. 2.11). Orbene, la questione dei salari medi fondati su
dati statistici, cui pure la predetta prassi giudiziaria ticinese si riferisce,
è stata oggetto di una recente sentenza del 9 maggio 2000 del Tribunale
federale delle assicurazioni nella causa A. (I 482/99), destinata alla
pubblicazione.

 

4.- In tale sentenza di principio la Corte ha in sostanza
stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato, in
primo luogo, la situazione salariale concreta in cui versa l'assicurato.
Qualora i dati economici effettivi difettino per l'inattività di quest'ultimo,
possono essere ritenuti, conformemente alla giurisprudenza, i dati forniti
dalle statistiche salariali.

La questione di sapere se e in quale misura i salari medi
fondati su dati statistici devono essere ridotti dipende dall'insieme delle
circostanze personali e della situazione professionale del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente facendo un uso corretto
del potere di apprezzamento che le compete. La Corte ha precisato, al riguardo,
come una riduzione complessiva massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul
reddito di lavoro.

Questa Corte ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza, che nell'ambito dell'esame della riduzione globale da operare -
percentuale che è stimata e deve essere succintamente motivata
dall'amministrazione -, il giudice delle assicurazioni sociali non può senza
valido motivo sostituire il proprio apprezzamento a quello
dell'amministrazione. (n.d.r., in quella sentenza il TFA ha operato una
riduzione del 15% invece del 40% effettuata dai giudici cantonali).

5.- Ora, la prassi della Corte cantonale ticinese, secondo
cui il presunto reddito d'invalido realizzabile, su un mercato del lavoro
equilibrato, da un lavoratore poco o non qualificato in attività confacenti
allo stato di salute è valutato senza particolare riferimento alle circostanze
specifiche del caso concreto, ma secondo criteri uniformi, non soddisfa le
esigenze poste dalla nuova giurisprudenza precitata.

 

In queste condizioni, il giudizio di prima istanza e la decisione
amministrativa devono essere annullati, nel senso che gli atti sono rinviati
all'Ufficio ricorrente perché, stabilito il tasso d'invalidità fondandosi sulla
recente giurisprudenza di questa Corte, statuisca di nuovo sul diritto ai
provvedimenti professionali in lite." 

(STFA succitata)

 

                                         La nostra Corte federale
ha pure emesso numerose sentenze in materia d'assicurazione contro gli
infortuni. Si tratta di fattispecie in cui questo TCA aveva proceduto a
quantificare il reddito da invalido in applicazione della suesposta prassi, a
discapito della valutazione operata dall'INSAI sulla base dei dati risultanti
dalla documentazione sui posti di lavoro (DPL). 

                                         La prima di queste
pronunzie è stata emanata nella causa INSAI c/ L., U 181/98 e reca la data del
22 maggio 2001. Essa è stata successivamente confermata con i seguenti giudizi:
STFA 31 maggio 2001 nella causa INSAI c/ M., U 286/98; 31 maggio 2001 nella
causa INSAI c/ M., U 275/98; 31 maggio 2001 nella causa INSAI c/ M., U 279/98;
11 giugno 2001 nella causa INSAI c/ M., U 17/99; 11 giugno 2001 nella causa
INSAI c/ S., U 285/98; 19 giugno 2001 nella causa INSAI c/ P., U 271/98; 21
giugno 2001 nella causa R. c/ INSAI, U 349/98; 27 giugno 2001 nella causa INSAI
c/ B., U 362/98; 28 giugno 2001 nella causa INSAI c/ C.-D. C., U 18/99; 2
luglio 2001 nella causa INSAI c/ F., U 4/99; 9 luglio 2001 nella causa INSAI c/
M., U 142/99; 10 luglio 2001 nella causa UAI c/ C. e INSAI c/ C., I 442/99 + U
256/99; 18 luglio 2001 nella causa G. c/ INSAI e INSAI c/ G., U 154 + 163/99;
19 luglio 2001 nella causa INSAI c/ T., U 190/99; 27 luglio 2001 nella causa
INSAI c/ B., U 252/99; 31 luglio 2001 nella causa G., U 311/99; 5 ottobre 2001
nella causa INSAI c/ B., U 165/00; 5 ottobre 2001 nella causa INSAI c/ I., U
91/00; 10 ottobre 2001 nella causa INSAI c/ C., U 217+225/00; 16 ottobre 2001
nella causa M., U 301/00; 13 febbraio 2002 nella causa INSAI c/ L., U 41/00; 19
febbraio 2002 nella causa INSAI c/ C., U 99/00; 19 febbraio 2002 nella causa
INSAI c/ C., U 268/00; 5 marzo 2002 nella causa INSAI c/ CE fu M., U 155/00; 15
marzo 2002 nella causa A. c/ INSAI e INSAI c/ A., U 220 + 238/00; 18 marzo 2002
nella causa INSAI c/ K., U 239/00; 18 marzo 2002 nella causa INSAI c/ P.S., U
235/00; 24 aprile 2002 nella causa INSAI c/ R., U 240/00; 30 aprile 2002 nella
causa INSAI c/ P., U 241/00; 8 maggio 2002 nella causa C.-F., U 449/00; 23
maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U 234/00).

 

                                         Sostanzialmente, il TFA ha
approvato i dati salariali utilizzati dall'INSAI, dopo avere anche verificato,
in applicazione della DTF 126 V 75ss., che, nel caso di specie, l'importo
ritenuto dall'assicuratore LAINF appariva plausibile alla luce dei dati dedotti
dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio federale
di statistica, considerata la possibilità di ridurre il salario statistico fino
al limite massimo del 25%:

 

"  (…)

Ai fini di stabilire le ripercussioni economiche
dell'impossibilità, per l'assicurato, di svolgere la precedente attività, le
istanze inferiori hanno fatto capo ad un paragone dei redditi, come lo
prescrive l'art. 18 cpv. 2 LAINF, già citato. Per quel che riguarda, in
particolare, il reddito ipotetico da invalido, i primi giudici, in modifica di
quanto stabilito nel provvedimento amministrativo impugnato e prevalendosi
della propria giurisprudenza sviluppata in tema di determinazione del salario
di riferimento per il calcolo della capacità di guadagno residua, hanno
ritenuto l'importo di fr. 35'000.--, che corrispondeva negli anni dal 1994 al
1998 alla retribuzione annua media conseguibile sul mercato del lavoro ticinese
da operai o impiegati non qualificati con problemi di salute in attività
leggere adeguate. Orbene, la questione dei salari medi fondati su dati
statistici, cui pure la predetta prassi giudiziaria ticinese si riferisce, è
stata oggetto di una recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni pubblicata in DTF 126 V 75 segg.

 

c) In tale sentenza di principio la Corte ha in sostanza stabilito
che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo
luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato.
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.

 

d) Ora, la prassi della Corte cantonale ticinese, secondo cui il presunto reddito d'invalido realizzabile, su un
mercato del lavoro equilibrato, da un lavoratore poco o non qualificato in
attività confacenti allo stato di salute è valutato senza particolare riferimento
alle specifiche del caso concreto, ma secondo criteri uniformi, non soddisfa
manifestamente le esigenze poste dalla nuova giurisprudenza precitata (nello
stesso senso: sentenze 19 aprile 2001 in re P., I 226/00, 31 gennaio 2001 in re
R., I 10/00 e 30 giugno 2000 in re B, I 411/98). Il giudizio querelato non può
quindi essere tutelato.

e) Per determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'istituto ricorrente ha compiuto degli accertamenti
presso alcune aziende del Cantone Ticino appurando come in attività leggere,
che anche l'interessato sarebbe in grado di esercitare dal profilo sanitario, i
dipendenti di tali ditte percepissero un reddito annuo medio pari a fr.
42'030.--. Orbene, il Tribunale federale delle assicurazioni può aderire alla
valutazione del guadagno ipotetico di invalido operata dall'INSAI. L'importo
stabilito appare plausibile alla luce dei dati statistici sulla struttura dei
salari editi dal competente Ufficio federale - dati secondo i quali la
retribuzione annua media dei lavoratori di sesso maschile attivi in occupazione
semplici e ripetitive nel settore privato ammontava, nel 1997, a fr. 54'245.--
(fr. 4'294.-- : 40 x 41,9 x 12 x 100,5%) - quando si consideri come, ai sensi
della giurisprudenza in DTF 126 V 75 sopra indicata, le specifiche circostanze
del caso concreto siano suscettibili di comportare una riduzione del salario
statistico fino, realizzate tutte le premesse, al limite massimo del 25%.

 

3.- In tali condizioni, ritenuto che il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità (fr. 50'568.-- annui) non è mai stato contestato
dalle parti in causa, la decisione amministrativa in lite che riconosce
all'opponente il diritto ad una rendita calcolata su un'invalidità del solo 17%
merita di essere ristabilita."

(STFA 22 maggio 2001 nella causa L.
c/ INSAI, p. 4ss.) 

 

                                         L'Alta Corte nelle
sentenze menzionate non aveva comunque risolto la questione di principio a
sapere quale deve essere, in materia di assicurazione contro gli infortuni, il
rapporto tra i dati dell'Ufficio federale di statistica (ai quali il TFA fa
costantemente riferimento nella giurisprudenza pubblicata, cfr. DTF 124 V
323-324 e DTF 126 V 75) e le DPL (cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze …, in
RDAT II-2001 p. 604-605). 

                                         Tale questione è stata
invece affrontata in una sentenza del 28 agosto 2003 nella causa C., U 35/00 +
U 47/00, pubblicata in DTF 129 V 472ss. (= RAMI 2003 U 494, p. 383ss.), in cui
il TFA - dopo avere sottolineato le difficoltà che comporta il volere imporre
un ordine di priorità fra dati statistici e DPL, siccome
ognuno dei due metodi presenta vantaggi e svantaggi (cfr. DTF 129 V 477,
consid. 4.2.1) - ha definito quali sono i presupposti che devono essere
soddisfatti affinché il reddito da invalido possa essere validamente
determinato sulla base dei salari DPL:

 

" 
(…).

 

Weil die Invaliditätsbemessung aufgrund
hypothetischer Vergleichseinkommen und unter Berücksichtigung des in Betracht
fallenden (ausgeglichenen) allgemeinen Arbeitsmarktes zu erfolgen hat, müssen
die DAP auch im konkreten Einzelfall repräsentativ sein. Es genügt daher nicht,
wenn lediglich ein einziger oder einige wenige zumutbare Arbeitsplätze
angegeben werden, weil es sich dabei sowohl hinsichtlich der Tätigkeit als auch
des bezahlten Lohnes um Sonder- oder Ausnahmefälle handeln kann. Unbeachtlich
ist, ob der Arbeitsplatz frei oder besetzt ist, weil die Invaliditätsbemessung
auf der Fiktion eines ausgeglichenen Arbeitsmarktes beruht (BGE110 V 276 Erw.
4b; AHI 1998 S. 291 Erw. 3b). Wenn die Vorinstanz eine Mindestzahl von fünf zumutbaren
Arbeitsplätzen voraussetzt, so erscheint dies in quantitativer Hinsicht in der
Regel als genügend. Im Hinblick auf die geforderte Repräsentativität der
DAP-Profile und der daraus abgeleiteten Lohnangaben hat der Unfallversicherer
im Sinne einer qualitativen Anforderung jedoch, zusätzlich zur Auflage von
mindestens fünf DAP-Blättern, Angaben zu machen über die Gesamtzahl der
aufgrund der gegebenen Behinderung in Fragekommenden dokumentierten
Arbeitsplätze, über den Höchst- und den Tiefstlohn sowie über den
Durchschnittslohn der dem jeweils verwendeten Behinderungsprofil entsprechenden
Gruppe. Damit wird auch die Überprüfung des Auswahlermessens hinreichend
ermöglicht, und zwar in dem Sinne, dass die Kenntnis der dem verwendeten
Behinderungsprofil entsprechenden Gesamtzahl behinderungsbedingt in Frage
kommender Arbeitsplätze sowie des Höchst-, Tiefst- und Durchschnittslohnes im
Bereich des Suchergebnisses eine zuverlässige Beurteilung der von der SUVA
verwendeten DAP-Löhne hinsichtlich ihrer Repräsentativität erlaubt. Das
rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass die SUVA die für die
Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen DAP-Profile mit den
erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte Person Gelegenheit
hat, sich hiezu zu äussern (vgl. Art. 122 lit. a UVV,
gültig gewesen bis 31. Dezember 2000 [AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE 115 V 297 ff.). Allfällige
Einwendungen der versicherten Person bezüglich des Auswahlermessens und der
Repräsentativität der DAP-Blätter im Einzelfall sind grundsätzlich im
Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die SUVA im Einspracheentscheid
damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht in der Lage, im Einzelfall
den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im Bestreitungsfall nicht auf den
DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA hat diesfalls im
Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu ermitteln. Im
Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

                                         (DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Al
riguardo, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi
scelti dalle assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in
L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. istituto delle assicurazioni
sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                            2.4.7.   Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA (cfr., fra le
più recenti, STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00 e del 30 aprile
2002 nella causa P., U 241/00) - si rivela essere discriminante per gli
assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più
bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito da non invalido è
quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro
Cantone senza il danno alla salute, questo TCA, in una sentenza del 4 settembre
2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p. 250ss. e in SVR 2001 IV n.
35 - successivamente confermata in più di un'occasione (cfr., ad esempio, STCA
del 17 aprile 2001 nella causa B. e del 22 maggio 2001 nella causa M.) -
sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore dell’Ufficio federale
di statistica, dottor __________, ha così precisato la propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in molti
casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires
1996" pag. 17, e per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. Vbis)

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. Vbis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da non
invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati nel
nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ritiene che
nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella che
riflette i salari versati nella nostra regione.

                                         Se si ignorasse questo
aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una legge federale
occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido per tutto il
paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF 124 V 323;
Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati salariali
irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non garantisce
l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA del 22
maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76).

                                         Del resto, il TFA, nella
sua giurisprudenza, ha per lungo tempo giustamente e regolarmente tenuto conto
dei salari vigenti nel Cantone in cui opera l'assicurato (cfr. RCC 1989 pag.
485 "du Canton concerné"; sentenza del 26 agosto 1998 nella causa
K.W. citata in SVR 1996 UV Nr. 55 pag. 185: "Im Wohnsitz Kanton des
Beschwerdegegners (Thurgau)".

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in SVR 2000 IV Nr. 21, il TCA ha al riguardo precisato:

 

"  La
necessità di adattare i salari medi nazionali alla situazione del Ticino
risulta peraltro implicitamente nella risposta del Consiglio di Stato del 28
settembre 1999 ad una interrogazione dell'On. Ricciardi del 14 agosto 1999
«Bassi salari e reddito famigliare» con la quale chiedeva di pubblicare, dati
disponibili per documentare la situazione relativa al reddito e alle
condizioni  sociali della famiglie in Ticino, nonché di presentare i dati
aggiornati sui livelli salariali nel nostro Cantone:

 

«(…)

Su scala federale la statistica
ufficiale fornisce diversi dati che permettono di conoscere l'evoluzione e la
struttura dei salari in Svizzera.

 

A livello regionale, le informazioni di
cui si dispone sono molto ridotte e riguardano unicamente la struttura dei
salari, i cui dati vengono rilevati ogni due anni. Si ricorda al lettore che
nel 1994 la statistica è stata sottoposta a profonda revisione, e per
quell'anno, eccezionalmente. Il Ticino ha potuto disporre di informazioni
supplementari.

 

Il calcolo dei dati regionali (grandi
regioni) si basa tuttavia sullo schema di ponderazione dell'economia svizzera,
schema che, come noto, presenta diversità anche importanti rispetto al Ticino.

Non si è certi tuttavia in che misura
questo accorgimento provochi delle distorsioni nei dati pubblicati.

 

Per i prossimi anni è inoltre probabile
che l'UST, ritenuta l'importanza della tematica in questione, riesca a mettere
a disposizione delle regioni un numero più elevato di informazioni. Per il
Ticino si tratterebbe in questo caso di applicare ai dati lo schema di
ponderazione della struttura economica cantonale»."

 

                                         Va pure ricordato che,
secondo il TFA, occorre prendere in considerazione il salario, risultante dalla
tabella, di un uomo, se si tratta di un assicurato, e di una donna se si tratta
di un'assicurata (cfr. Pratique VSI 2000 p. 84-85):

 

" 
Dans ce cas, en raison des inégalités de salaires
entre les deux sexes révélées par les statistiques, il faut se référer, pour
les femmes, aux salaires des femmes et, pour les hommes, aux salaires des
hommes. Il n'est pas question de se baser sur une valeur moyenne entre les
salaires des femmes et des hommes (…)."

                                         (STCA
succitata - la sottolineatura è del redattore)

 

                                         In una
sentenza del 5 giugno 2003 nella causa B. (inc. n. 35.2003.6), il TCA ha
inoltre sottolineato come il TFA, che ha posto il principio della priorità dei
dati statistici nazionali rispetto a quelli regionali - in alcune sue pronunzie
ha confermato il reddito da invalido fissato sulla base di valori regionali.

                                         Ad
esempio, in una sentenza del 10 agosto 2001 nella causa R., I 474/00 - sentenza
che è poi stata ripresa in più di un giudizio federale (cfr., per es., la STFA
del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 4c, parzialmente
pubblicata in DTF 128 V 174s.) - il TFA ha considerato non censurabile l'applicazione
dei dati relativi alla regione "Svizzera orientale" (TA 13), siccome
più favorevoli all'assicurata rispetto al dato nazionale (cfr. consid. 3c/aa: "Obwohl das Eidgenössische Versicherungsgericht
grundsätzlich die gesamtschweizerischen Werte heranzieht, ist vorliegend auch
nicht zu kritisieren, dass der Berechnung zu Gunsten der Beschwerdeführerin die
tieferen Werte der Region Ostschweiz (TA 13) zu Grunde gelegt worden
sind").

 

                                         Parimenti, nelle sentenze del 30 novembre 2001 nella causa R., I
226/01 e del 20 novembre 2002 nella causa D., I 764/01, l'Alta Corte ha
valutato il reddito da invalido facendo capo al valore afferente al Cantone
Ticino, rispettivamente, alla regione lemanica. 

 

                                         In una
sentenza del 13 giugno 2003 nella causa M., U 236/01, consid. 4.3.2, il TFA ha
ribadito che esso "… non esclude di principio l'applicazione dei valori
regionali, desumibili dalle tabelle TA14 (n.d.r. recte: TA13) - (…) -,
segnatamente laddove questi appaiono maggiormente favorevoli per l'assicurato
(cfr. sentenza del 10 agosto 2001 in re R., I 474/00, consid. 3c/aa)".

 

                                         In
un'altra sentenza, datata sempre 13 giugno 2003, la nostra Massima Istanza ha
ricordato segnatamente che, citiamo: "… le circostanze del caso concreto
determinano quale sia la tabella da applicare nel caso esaminato. È pertanto
ammissibile ad esempio applicare la tabella TA7, che indica i valori per una
determinata attività, se così facendo è possibile determinare in maniera più
precisa il reddito da invalido (in proposito si veda anche consid. 4c non
pubblicato in DTF 128 V 174). Questa Corte, infine, ha pure ritenuto non
criticabile applicare la tabella TA13, che riferisce dei salari in relazione
alle grandi regioni (sentenza del 10 agosto 2001 in re R. consid. 3c/aa, I
474/00, del 27 marzo 2000 in re P. consid. 3c, I 218/99, del 28 aprile 1999 in
re T. consid. 4c, I 446/98)" (STFA del 13 giugno 2003 nella causa G., I
475/01, consid. 4.4.). 

 

                                         Il
TFA ha ancora ribadito i medesimi concetti in una sentenza del 20 aprile 2004
nella causa K., I 871/02, consid. 6.3. e in una sentenza del 26 agosto 2004
nella causa C., I 355/03, consid. 7.4.

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128; D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton
du Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in
CGRSS n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).

 

                            2.4.8.   Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato, l'assicuratore LAINF
convenuto ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso alcune
aziende ticinesi. Dai medesimi risulta che nelle attività leggere che l'assicurato
sarebbe in grado di esercitare, e meglio il venditore presso il __________, il
sorvegliante presso la __________ di __________, il controllore presso la __________
__________ di __________, l’operaio di fabbrica presso la __________ di __________
ed il montatore di quadri elettrici presso la __________ di __________, i
dipendenti di tali ditte percepivano in media, nel 2004, un reddito annuo pari
a fr. 47'439.-- (cfr. doc. 103).

 

                                         L'assicurato
ha contestato l'utilizzazione di questi dati (cfr. consid. 1.3).

                                         Alla luce
della giurisprudenza di cui alla DTF 129 V 472ss., le cinque DPL
prodotte in causa sono numericamente sufficienti. 

                                         Nondimeno,
con riferimento all'esigenza di rappresentatività della DPL e dei dati
salariali ad essa connessi, l'assicuratore infortuni ha omesso di fornire
informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che entrano in linea di
conto alla luce degli impedimenti presentati dall'assicurato, sul salario
massimo e minimo, così come sul salario medio.

 

                                         Di
conseguenza, nel caso di specie, le DPL dell'CO 1 non possono essere utilizzate
per determinare il reddito da invalido (cfr. ad esempio, in questo senso, RAMI
2004 p. 284, STFA del 31 ottobre 2003 nella causa A., U 15/02, consid. 4.2;
STFA del 26 febbraio 2004 nella causa Schweizerische Unfallversicherungsanstalt
c/ M., U 208/02, consid. 3.1. oltre a numerose altre sentenze pubblicate nel
sito internet dell'Alta Corte). 

 

                                         In una
sentenza del 27 gennaio 2005 nella causa C. (U 42/04) l'Alta Corte ha peraltro
ancora rilevato:

 

" 
4.3 La CNA a comparé le revenu sans invalidité de
71'500 fr. - non contesté -  à un revenu d'invalide de l'ordre de 45'000 fr.,
montant correspondant à la moyenne des salaires ressortant
de cinq DPT n'exigeant que des travaux légers et le port de charges légères
(comprises entre 5 et 10 kilos). Certes, la CNA n'a pas communiqué à l'assuré
le nombre total des postes de travail pouvant entrer en considération d'après
le type de handicap, ainsi que le salaire le

plus haut, le sala