# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b13d0381-ab8d-5e58-a729-0c910b6cd42a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-11-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.11.2022 38.2022.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2022-69_2022-11-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  38.2022.69

   

  CL/gm

  	
  Lugano

  21 novembre 2022 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Christiana Lepori, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1° settembre 2022 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21 luglio 2022 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Con decisione del 4 maggio 2021, la
Cassa __________ (in seguito: Cassa) ha chiesto a RI 1 (iscrittasi in
disoccupazione con effetto a decorrere dal 1° marzo 2018 (cfr. doc. 1) la
restituzione della somma di fr. 4'873.50 a titolo di prestazioni LADI
indebitamente percepite tra marzo e luglio 2018 (cfr. doc. 8/2).

 

                          1.2.  Il 31 maggio 2021, l’assicurata,
osservando che la “richiesta” di restituzione formulata dalla Cassa era
“più che giustificata”, non ha impugnato la succitata decisione,
limitandosi a chiedere il condono, e meglio come segue: 

 

"
(…) sono veramente mortificata, all’inizio del mio percorso scolastico
nel 2015 avevo capito, come altri miei compagni, che l’__________ versasse
questo stipendio/rimborso spese solo alla fine per premiare chi giungeva al
termine della formazione. Non era affatto mia intenzione percepire
indebitamente delle indennità (…). Purtroppo, vista la nostra difficile
situazione finanziaria, il fatto che le mie ore di insegnamento per l’anno
prossimo non sono garantite e l’arrivo di una nuova figlia tra un mese mi vedo
costretta a chiedere una domanda di condono” (cfr. doc. 8/1).

 

                                  Nell’ipotesi in cui la sua
richiesta non avesse avuto esito favorevole, l’interessata ha proposto
all’amministrazione di procedere al versamento rateale di quanto dovuto in
restituzione (cfr. doc. 8/1).

 

                          1.3.  Con decisione su opposizione del 21
luglio 2022, l’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro ha confermato la
precedente decisione dell’11 marzo 2021, con cui aveva respinto la domanda di
condono, non essendo realizzato il presupposto della buona fede (cfr. doc. 11).

                             L’amministrazione
ha motivato il proprio provvedimento come segue:

 

"
(…). 

Nel caso concreto, è
accertato che la signora RI 1 non ha indicato sui moduli IPA relativi ai mesi
da marzo 2018 a luglio 2018 l’attività svolta presso le scuole (…). Tant’è che
per i mesi in parola ella ha sempre risposto negativamente alla domanda n. 1
presente sui suddetti moduli (leggi: “ha lavorato per uno o più datori di
lavoro?”). Questo, benché la semplice e chiara domanda non lasci spazio a
dubbi in punto all’obbligo di informare.

Il fatto che la
signora RI 1 abbia ritenuto di non dover annunciare l’attività in parola, non
può essere tutelato. Infatti, con la dovuta diligenza, l’interessata avrebbe
comunque dovuto annotare l’attività in questione nei formulari IPA, da ella
sottoscritti, indipendentemente dalle soggettive percezioni riguardo alla
tipologia dell’attività esercitata ed alla percentuale lavorativa. Sempre
facendo uso della dovuta diligenza, a fronte della specifica domanda (leggi: “ha
lavorato per uno o più datori di lavoro?”), si ritiene che la signora RI 1
avrebbe dovuto richiedere specifiche informazioni e/o rassicurazioni alla
Cassa, onde evitare di omettere indicazioni indispensabili. Infatti, spettava
semmai alla competente autorità stabilire se tale attività andava considerata
come accessoria o come guadagno intermedio. Né può essere ritenuta fededegna
l’asserita supposizione che si trattasse di un semplice rimborso spese volto a
coprire la tassa semestrale di CHF 400.- ed i viaggi in treno (dell’ordine di
CHF 70.- a settimana), dal momento che, in ogni caso, i salari versati
superavano le spese.

L’assicurata,
omettendo di indicare sui moduli IPA l’attività svolta, ha quindi disatteso il
suo obbligo d’informare (art. 28 cpv. 2 LPGA).

Peraltro, si ritiene
che l’assicurata sia stata edotta in merito agli obblighi derivanti dalla
disoccupazione. Basti rilevare che sui precitati moduli IPA è esplicitamente
segnalato quanto segue: “(…) la persona assicurata è assolutamente tenuta ad
annunciare alla Cassa qualsiasi lavoro svolto durante il versamento
dell’indennità di disoccupazione. Mentire non conviene (…)”.

Premesso che non viene
qui imputato alla signora RI 1 il fatto di aver mentito, si ritiene che ella
abbia comunque commesso una grave negligenza per non essersi accertata presso
la Cassa in merito alla necessità, o meno, di annunciare il guadagno
conseguito.

Inoltre, nell’ambito
della procedura di iscrizione, mediante lettera del 24 aprile 2018
all’assicurata, l’URC ha invitato la stessa a consultare gli opuscoli
(Info-Service) editi dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) per le
persone disoccupate (…).

Infine, risulta dai
dati registrati nella banca dati COLSTA che l’interessata ha svolto l’“Info
URC-Modulo di certificazione Diritti e doveri” il 27 aprile 2018.

Non si condividono le
censure sollevate dall’opponente riferite al fatto di aver informato l’URC in
merito all’attività svolta, tanto meno se si ritiene pertinente l’asserita
responsabilità dell’amministrazione per non averla resa attenta circa l’obbligo
della corretta compilazione dei formulari e dell’obbligo di annunciare.
Infatti, l’aver comunicato all’URC lo svolgimento dell’attività lavorativa in
questione non esimeva la signora RI 1 dall’informare la Cassa tramite i moduli
ufficiali (IPA) e/o, in caso di dubbi, chiedere informazioni specifiche alla
stessa. L’assicurata stessa ammette di essere partita dalla soggettiva
percezione di non dover annunciare il reddito in questione. Pertanto, non
avendo chiesto alcun ragguaglio alla Cassa, ella è malvenuta a dolersi
dell’agire dell’URC.

Va infatti rammentato
che la buona fede deve essere negata anche quando l’avente diritto alle
prestazioni ha annunciato all’UCR una circostanza suscettibile di influenzare
l’ammontare delle proprie prestazioni, mentre il canale di informazione
previsto per tale informazione è un formulario destinato unicamente alla Cassa
(Cfr. BORIS RUBIN, Assurance-chômage, 2014, ad art. 95 LADI, nr. 42; STF
8C_448/2007 del 2 aprile 2008). (…) Non è dunque sufficiente informare l’URC,
ma è necessario fornire l’informazione alla Cassa attraverso la compilazione
dell’apposito formulario.

In tale contesto è
utile evidenziare che il Tribunale federale, in una sentenza C 288/06 del 27
marzo 2007, ha stabilito, nel caso di un assicurato sospeso per 20 giorni dal
diritto alle indennità di disoccupazione per aver violato il proprio obbligo di
informare e annunciare, che era irrilevante che lo stesso avesse informato il
consulente del personale presso l’URC in merito al guadagno intermedio
conseguito. In effetti, la menzione dell’attività svolta a un organo
incompetente non esonerava l’assicurato da dover informare la competente Cassa
di disoccupazione (cfr. STCA 38.2016.40 del 7 novembre 2016, consid. 2.5.; DLA
2006 N. 5 pag. 69).

Determinante è quindi
il fatto che l’interessata non ha indicato l’attività (…) svolta durante il
periodo in questione nei rispettivi formulari IPA e di conseguenza non ha
permesso alla Cassa di disoccupazione di tenere conto dell’occupazione e del
reddito così realizzato. L’omissione in questione deve essere ritenuta una
negligenza grave che esclude quindi (…) il riconoscimento della buona fede.”
(cfr. doc. 14).

 

                          1.4.  Contro la decisione su opposizione RI
1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA facendo valere di essere stata in
buona fede allorquando ha percepito indebitamente parte delle prestazioni LADI
corrispostele tra marzo e luglio 2018. In particolare, la ricorrente sostiene
che la mancata comunicazione alla Cassa circa l’attività ch’ella ha svolto in
quel periodo sarebbe da ricondurre ad una violazione, da parte
dell’amministrazione, degli obblighi di cui all’art. 27 LPGA poiché l’assicurata
sostiene di non essere mai stata informata che il suo “comportamento poteva
pregiudicare il diritto alle prestazioni, segnatamente, la corretta indicazione
(compilazione) mensile dei moduli IPA”, e meglio come segue:

 

" (…).

1. Contesto la decisione su opposizione (…) nella misura in cui, a
mio avviso e così come nella precedente decisione dell’11.03.2022, non sono
stati esaminati tutti gli aspetti che hanno portato alla mancanza di
comunicazione (informazione) da parte mia alla Cassa __________, nonché,
all’Ufficio regionale di collocamento (URC) di __________.

Specificatamente, ritengo non siano stati soddisfatti i criteri di
cui all’art. 27 Informazione e consulenza, alla Legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA).

 

2. In buona sostanza le ragioni che giustificano il mio ricorso,
rimettendomi al vostro giudizio, sono state ampiamente riferite nell’allegata
mia lettera di opposizione del 6 aprile 2022 inviata all’Ufficio giuridico
della Sezione del lavoro.

Tuttavia, a mio parere, gli argomenti sollevati in sede di
opposizione non sono stati sufficientemente accertati (approfonditi), in
particolar modo quello riguardante all’art. 27 LPGA che ritengo siano alla base
delle mie involontarie negligenze (errori).

Infatti torno a ribadire che nel caso concreto non sono mai stata
informata, sia dalla Cassa __________, sia dall’URC __________, ancor prima e
durante la mia partecipazione allo Stage accademico, che il mio comportamento
poteva pregiudicare il diritto alle prestazioni, segnatamente, la corretta
indicazione (compilazione) mensile dei moduli IPA sebbene il consulente di
riferimento dell’URC e i collaboratori della Cassa __________ ne erano
perfettamente a conoscenza.

Questa situazione non è stata formalmente accertata sia con la
prima decisione dell’11 marzo 2022, sia con la decisione su opposizione del 21
luglio 2022. In altre parole, le decisioni citate sono state pronunciate
limitandosi ad un esame dei documenti (dossier) e nessuna delle persone
“coinvolte” sono state interpellate al fine di stabilire la corretta
applicazione dell’art. 27 LPGA. (…)

 

3. Ora, il mio timore, visto il lungo tempo trascorso, ben oltre
13 mesi, ma soprattutto almeno 10 mesi infruttuosi dalla mia istanza di condono
del 31 maggio 2021 alla decisione di condono del 13 marzo 2022 (rimasta
inspiegabilmente inevasa senza darmene avviso) e in seguito, alla mia
opposizione del 6 aprile 2022 e la relativa decisione su opposizione del 21
luglio 2022, che sia praticamente impossibile determinare i fatti da me
sollevati.” (cfr. doc I). 

                          1.5.  Nella
propria risposta, la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione
dell’impugnativa, rilevando che la ricorrente non “porta argomenti nuovi o
idonei a modificare la querelata decisione”. L’amministrazione contesta,
poi, l’asserita violazione del disposto di cui all’art. 27 LPGA e nega che
l’omissione della ricorrente “sia da ascriversi ad una mancata informazione
da parte del consulente URC” e meglio per seguenti motivi:

 

"
(…).

Di fatto, sui moduli
IPA compilati dall’assicurata per i mesi da marzo 2018 a luglio 2019, ella ha
omesso di indicare di essere stata occupata presso la “__________” e “__________”
(di seguito: __________) nel periodo in parola. Tale omissione è intervenuta nonostante
i predetti moduli (anche nella versione francese) indichino espressamente che
occorre annunciare alla Cassa qualsiasi lavoro svolto durante il versamento di
indennità di disoccupazione. Si rileva che per i mesi di giugno e luglio 2018
la ricorrente ha invece segnalato l’attività svolta per la __________, esibendo
i relativi Attestati di guadagno intermedio. Lo stesso dicasi dell’attività di
giornalista / grafica svolta durante il medesimo periodo (doc. 6-7). A minor
ragione, pertanto, è dato soprassedere sull’omessa informazione alla Cassa in
merito all’attività presso l’__________, dove – fra l’altro – la signora RI 1
ha conseguito un guadagno superiore rispetto alle altre due attività, nei mesi
in parola. (…)

Nella sua opposizione,
l’assicurata ha sostenuto di essere partita dalla convinzione di non dover
annunciare l’attività in questione, in quanto si sarebbe trattato di un
rimborso per i quattro stages nel quadro della sua formazione, rispettivamente
perché, inizialmente, ricercava un’occupazione al 60%.

Al riguardo, si
sottolinea che, indipendentemente dalla natura della remunerazione e dal grado
di disponibilità, essendo iscritta in disoccupazione ed avendo percepito una remunerazione,
non poteva sfuggire alla ricorrente l’obbligo di annunciare l’attività alla
Cassa, come del resto occorso nel caso dell’attività presso la __________,
rispettivamente per l’attività di giornalista/grafica. Le indicazioni di cui ai
moduli IPA sono molto chiare al riguardo. Spettava in seguito alla Cassa
determinarsi sulla natura del guadagno conseguito, ciò che ha fatto mediante
decisione del 4 maggio 2022, avverso la quale l’interessata non ha interposto
opposizione, richiedendo unicamente il condono (doc. 8/1).

Come già esposto nella
decisione impugnata, è irrilevante che l’interessata abbia segnalato l’attività
in questione all’URC partendo dall’idea, del tutto speculativa, che questi
avrebbe informato la Cassa. Peraltro, qualora avesse nutrito dubbi, con la
dovuta diligenza avrebbe dovuto interpellare la Cassa per chiedere chiarimenti.
Si precisa, al riguardo, che in base agli atti, in particolare al protocollo
relativo al primo colloquio del 27 aprile 2018 presso l’URC (doc. 4), non
risulta che la ricorrente abbia comunicato al proprio consulente il conseguimento
di un guadagno presso l’__________. Ella ha unicamente segnalato di aver
ricevuto disdetta dal precedente datore di lavoro (presso il quale risulta
essere stata occupata al 60%), rispettivamente che stava ultimando la tesi per
ottenere il Master per l’insegnamento per il livello secondario in arti visive
e che era disponibile al collocamento al 60%. Non si vede come, sulla base di
tali informazioni, al consulente URC possa essere ascritta una violazione
dell’obbligo di informare la Cassa, piuttosto che l’assicurata. E anche nella
denegata ipotesi in cui l’assicurata avesse segnalato di conseguire un guadagno
presso l’__________, ciò non la esimeva dal compilare il modulo IPA
conformemente alle istruzioni contenute nel medesimo, come del resto avvenuto
per le altre attività lavorative. 

Si ritiene pertanto
totalmente infondata la censura di violazione dell’art. 27 LPGA.” (doc. III).

 

                          1.6.  Il
19 settembre 2022 questa Corte ha assegnato alle parti, rimaste, poi, silenti,
un termine di dieci giorni per presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr.
doc. IV).

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Oggetto del contendere è la
questione di sapere se la Sezione del lavoro abbia a ragione, o meno, negato a RI
1 il condono della restituzione della somma di fr. 4'873.50, corrispondente a
parte delle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione percepite da
marzo a luglio 2018.

 

                                  L'art.
95 LADI regola la restituzione di prestazioni.

Secondo il cpv. 1 di questo articolo, nel tenore in vigore dal 1° aprile 2011, la
domanda di restituzione è retta dall'art. 25 LPGA ad eccezione dei casi di cui
all'articolo 55 e 59c cpv. 4.

                                  L'art.
25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono
essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era
in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

 

                                  La
giurisprudenza federale sviluppata in merito al condono regolato dal vecchio
art. 95 LADI conserva tutta la sua validità anche con l’entrata in vigore
dell’art. 25 LPGA (cfr. STF C21/07 dell’11 febbraio 2008 consid. 1.3.; STFA C
174/04 del 27 aprile 2005).

 

                          2.2.  L'art.
4 OPGA regola il condono.

Se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà,
l’assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle
prestazioni indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).

                                  Determinante
per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione
di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).

                                  Il
condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei
necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in
cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).

                                  Sul
condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).

                                

                                  L'art.
5 OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:

          

"
1 La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25
capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge
federale del 19 marzo 1965 sulle prestazioni complementari all’assicurazione
per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di
cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo la LPC.

2 Per il
calcolo delle spese riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:

a. 
per le persone che vivono a casa:

quale importo destinato alla copertura del fabbisogno
vitale: l’importo massimo secondo le categorie di cui all’articolo 3b capoverso
1 lettera a LPC, quale pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le
categorie di cui all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;

b. per le persone che vivono in un
istituto: quale importo per le spese personali, 4800 franchi l’anno;

c. per tutti: quale importo forfettario
per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, il premio massimo
per la rispettiva categoria secondo la versione vigente dell’ordinanza del
Dipartimento federale dell’interno (DFI) sui premi medi cantonali e regionali
dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il calcolo delle prestazioni
complementari.

3 Per
le persone che vivono in un istituto o in un ospedale il computo della sostanza
ammonta ad un quindicesimo della sostanza netta, ad un decimo se si tratta di
beneficiari di rendite di vecchiaia. Nel caso di persone parzialmente invalide
è computato solo il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è
tenuto conto di un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno
in un istituto.

4 Sono
computati come spese supplementari:

a. per le persone sole, 8000 franchi;

b. per i coniugi, 12 000 franchi;

c. per gli orfani che hanno diritto a
una rendita e i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o
dell’AI, 4000 franchi per figlio.”.

 

                                  Secondo
la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione,
è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:

          

                                  -
l'interessato ha percepito la prestazione indebita in buona fede;

                                  -
la restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.

 

                                  Qualora
difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere
accordato.

 

                          2.3.  La
buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata
indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è
stata determinata da sua negligenza.

                                  La
giurisprudenza ha precisato che la buona fede, intesa come presupposto del
condono, deve essere esclusa qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di
restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) siano
imputabili a comportamento doloso o negligenza grave. Viceversa, l'assicurato
può prevalersi della buona fede quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi solo di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare (cfr. STF 9C_16/2019 del 25 aprile 2019 consid. 4; STF 9C_463/2016
del 12 luglio 2017 consid., 2.1.; STF 8C_373/2016 del 29 marzo 2017 consid. 4,
pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144; STF 8C_79/2017 del 30 giugno 2017 consid.
4.1.; DTF 138 V 218 consid. 4; STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 4;
STFA del 16 giugno 2003 nella causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29,
consid. 1.2, pag. 260; DLA 2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18,
consid. 3a, pag. 161-162; DLA 1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7, consid.
2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176, consid. 3c,
pag. 180).

 

                                  Si
è in presenza di una negligenza grave allorquando un avente diritto non si
attiene a ciò che può essere ragionevolmente preteso da una persona capace di
discernimento in una situazione identica e nelle medesime circostanze (cfr. STF
9C_16/2019 del 25 aprile 2019 consid. 4; STF 8C_373/2016 del 29 marzo 2017,
pubblicata in DLA 2017 N. 5 pag. 144; DTF 110 V 176 consid. 3d). 

                                  Inoltre,
la buona fede deve essere negata se colui che si è arricchito, al momento del
versamento, poteva attendersi di dover restituire, in quanto sapeva o doveva
sapere, facendo prova dell’attenzione richiesta, che la prestazione era
indebita (art. 3 cpv. 2 CC; DTF 130 V 414 consid. 4.3 e i riferimenti ivi
menzionati). 

 

                          2.4.  Con
l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che
regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.

                                  L'art.
28 LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".

                                  Gli
assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente
all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1
LPGA).

 

                                  Colui
che rivendica prestazioni assicurative deve fornire gratuitamente tutte le
informazioni necessarie per accertare i suoi diritti, stabilire le
prestazioni assicurative e far valere il diritto di regresso (cfr. art.
28 cpv. 2 LPGA).

 

                                  Chi
pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i
servizi, segnatamente il datore di lavoro, i medici, le assicurazioni e gli
organi ufficiali a fornire nel singolo caso tutte le informazioni, sempre che
siano necessarie per accertare il diritto a prestazioni. Queste persone e
questi servizi sono tenuti a dare le informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).

 

                                  L'art.
31 LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle
condizioni".

 

                                  L’avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono
tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo
esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).

                                  Qualsiasi
persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle assicurazioni sociali ha
l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che le condizioni
determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto modifiche (cfr. art.
31 cpv. 2 LPGA).

                                  Il
dovere di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei
beneficiari di prestazioni.

                                  Devono
essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare
l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità
(cfr. STFA C 273/05 del 7 aprile 2006 consid. 2.3.2.2.; STFA C 104/01 del 25
luglio 2001, consid. 2 in fine).

 

                                  Secondo
la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni
inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni
assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; STF C
288/06 del 27 marzo 2007 consid. 2; DLA 1993/1994 N. 3 pag. 21).

 

                                  Il
dovere di informazione costituisce una concretizzazione del principio della
buona fede (cfr. STF 8C_253/2018 del 19 febbraio 2019 consid. 7.3.4.).

 

                                  In
una sentenza 8C_807/2007 del 18 agosto 2008 l’Alta Corte ha respinto il ricorso
di un assicurato al quale era stato negato il condono della restituzione della
somma di fr. 5'776.30, chiesta, in quanto era emerso che egli aveva lavorato
senza annunciare tale attività.

                                  All’assicurato
è stata negata la buona fede, poiché, anche se, come da lui sostenuto, avesse
effettivamente avvertito il suo consulente in merito a tale occupazione, aveva
comunque risposto sempre negativamente alla domanda di sapere se esercitasse
un’attività lucrativa dipendente o indipendente, ossia una questione
determinante per il calcolo dell’indennità da parte della cassa di
disoccupazione.

                                  Nulla,
poi, consentiva di concludere che il suo consulente gli avesse suggerito di
rispondere negativamente alla domanda relativa all’esercizio di un’attività
lavorativa.

                                  L’assicurato,
del resto, non poteva ragionevolmente credere che la Cassa fosse al corrente
della sua attività. In assenza di attestati di guadagno intermedio o
certificati di salario forniti dall’assicurato, la Cassa non poteva conoscere
l’importo effettivamente conseguito, di modo che l’assicurato non aveva validi
motivi per pensare che le indennità di disoccupazione versategli erano state
calcolate tenendo conto del reddito in questione.

 

                          2.5.  L’art. 27 della legge federale sulla
parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola l’“Informazione
e consulenza” ha, inoltre, il seguente tenore:

 

"1Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle
singole assicurazioni sociali, nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad
informare le persone interessate sui loro diritti e obblighi.

2Ognuno ha diritto, di regola
gratuitamente, alla consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. Sono
competenti in materia gli assicuratori nei confronti dei quali gli interessati
devono far valere i loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per le consulenze
che richiedono ricerche onerose, il Consiglio federale può prevedere la
riscossione di emolumenti e stabilirne la tariffa.

3Se un assicuratore constata che un
assicurato o i suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre
assicurazioni sociali, li informa immediatamente."

 

                                  L'art. 27 LPGA sancisce,
in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo,
generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo
e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che
conviene fare) su un caso preciso, che può essere fatto valere in giustizia
(cpv. 2) (su questi aspetti cfr. in particolare STF 8C_438/2018 del 10 agosto
2018 consid. 3.2.; STFA C 192/04 del 14 settembre 2005 consid. 4.1.,
pubblicata in DTF 131 V 472 e in SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; STFA C 241/04 del
9 maggio 2006 consid. 6; STFA
C 157/05 del 28 ottobre 2005 consid. 4.2.; E. Imhof - CH Zünd, "ATSG und
Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg. (306); E. Imhof,
"Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über Aufklärung, Beratung und
Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et
conseillé par les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales
art. 27 LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg. (527)).

 

                                  In materia di
assicurazione contro la disoccupazione questa disposizione della LPGA ha
apportato notevoli miglioramenti per gli assicurati nel senso che l'obbligo di
informare non è più limitato ad alcuni aspetti puntuali, fissati nelle
disposizioni legali (cfr. DTF 124 V 125, in particolare 221-222; DLA 2000 pag.
95) ma è stato generalizzato (cfr. E. Imhof - Ch. Zünd, art. cit, in SZS 2003
pag. 307).  

 

                                  Il capoverso 1 dell’art.
27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e permanente nei confronti
di una cerchia indeterminata di persone, che non deve avvenire unicamente su
richiesta degli interessati, bensì regolarmente e d’ufficio, e a cui viene
fatto fronte ad esempio tramite la consegna di opuscoli informativi, direttive,
inserzioni, internet, ecc. (cfr. STF 8C_438/2018 del 10 agosto 2018
consid. 3.2.; STFA C 241/04 del 9 maggio 2006 consid. 6; DTF 131 V
476 consid. 4.1. = SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; DLA 2002 pag. 194).

 

                                  Per quanto concerne il
diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato che
ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli fornisca,
gratuitamente, consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi (cfr. STF
8C_127/2019 del 5 agosto 2019, pubblicata in DLA 2019 N. 10 pag. 277; DLA 2007
pag. 193 segg.).

 

                                  La consulenza
rispettivamente le informazioni riguardano i fatti che la persona interessata
deve conoscere alfine di poter correttamente dar seguito ai propri obblighi e
far valere i propri diritti nei confronti di un assicuratore in un caso
concreto. L'obbligo di consulenza non si estende tuttavia solamente ai fatti
determinanti, ma anche alle circostanze di natura giuridica (cfr. STF
8C_899/2009 del 22 aprile 2010 consid. 4.2.).

                                  Quest'obbligo concerne
soltanto l'ambito di competenza dell'assicuratore in questione e le
informazioni possono esse fornite anche da non giuristi, come del resto prima
dell'entrata in vigore della LPGA. Contrariamente alle informazioni di
carattere generale, la consulenza deve riferirsi al caso specifico.

                                  Inoltre tale diritto non
è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno stretto rapporto
con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza deve riferirsi a
diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la persona che ha
richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. STF 9C_847/2017
del 31 maggio 2018 consid. 5.2. = SVR 2018 IV Nr. 70 pag. 225; STF 9C_847/2017
del 31 maggio 2018 consid. 5.2.; DLA 2007 pag. 193 segg.; FF 1999 IV 3953).

                                  Il TF, con sentenza C
36/06 e C 39/06 del 16 aprile 2007, pubblicata in DTF 133 V 249, in DLA 2007 N.
10 pag. 193 e SVR 2007 ALV Nr. 20, ha, tuttavia, stabilito che fintanto che,
nel prestare l'usuale attenzione, non può riconoscere che la situazione in cui
si trova la persona assicurata è tale da pregiudicarne il diritto alle
prestazioni, l'assicuratore non ha un obbligo di informazione e di consulenza
ai sensi dell'art. 27 LPGA.

                                  Dall’art. 27 LPGA nemmeno
si può dedurre che, prima di emettere una decisione negativa, occorre concedere
all’assicurato l’occasione di modificare la sua situazione nel caso in cui,
viste le circostanze, egli non adempia uno dei presupposti da cui dipende il
diritto all’indennità di disoccupazione.

 

                          2.6.  La violazione dell’art. 27
LPGA va equiparata, secondo l’Alta Corte, al rilascio di un’informazione errata
(cfr. DTF 131 V 472, consid. 5; SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; STFA C 301/05
dell’8 maggio 2006 consid. 2.4.1.; STFA C 157/05 del 28 ottobre 2005 consid.
5), conformemente a quanto riconosciuto dalla giurisprudenza per i casi in cui
l'autorità omette di fornire informazioni che la legge le impone di dare in una
fattispecie particolare (cfr. Pratique VSI 2003 pag. 207; DLA 2003 pag. 127).

 

                                  Pertanto
la violazione dell’art. 27 LPGA può consentire, analogamente a un’informazione
sbagliata fornita dall’autorità competente, la restituzione di un termine nel
caso in cui vada tutelata la buona fede di un assicurato ex art. 9 Cost. (cfr.
STCA 38.2017.55 del 29 novembre 2017 consid. 2.7.).

 

                                  Il diritto alla protezione
della buona fede di cui all’art. 9 Cost., che consente al cittadino di
esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di
contraddirsi, è garantito e impone all'autorità di discostarsi dal principio
della legalità, allorché i seguenti presupposti, precisati da una lunga e
consolidata giurisprudenza, sono cumulativamente adempiuti

 

                                  1.  l'autorità
deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone
determinate;

                                  2.  l'autorità
ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;

                                  3.  l'assicurato
non deve essersi reso conto immediatamente dell'inesattezza dell'informazione
ricevuta;

                                  4.  l'informazione
errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o un'omissione che
gli è pregiudizievole;

                                  5.  la
legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data.

 

                                  (cfr.
STF 9C_296/2020 del 4 settembre 2020 consid. 2.2.; STF 8C_625/2018 del 22
gennaio 2019, pubblicata in DLA 2019 N. 4 pag. 97; STF 9C_753/201 del 3 aprile
2017 consid. 6.1.; STF 8C_306/2015 del 25 agosto 2015 consid. 3.2.; STF
9C_918/2007 del 14 gennaio 2009 consid. 3.1.; STF K 107/05 del 25 ottobre 2005
consid. 3.1.; STF C 270/04 del 4 luglio 2005 consid. 3.3.1.; STF C 218/03 del
28 gennaio 2004 consid. 2; STF C 25/02 del 29 agosto 2002; DTF 121 V 65,
consid. 2a pag. 66-67 e la giurisprudenza ivi citata).

 

                          2.7.  Nella concreta evenienza dalle
carte processuali emerge che RI 1 (classe 1981, cittadina francese a beneficio
di un permesso di domicilio “C”) - dopo aver lavorato come grafica presso __________,
dal 1° giugno 2015 al 28 febbraio 2018 (cfr. doc. 2) - si è iscritta in disoccupazione
alla ricerca di un impiego a tempo parziale (60%) a decorrere dal 1° marzo
2018.

                                  Dapprima iscritta presso
l’Ufficio regionale di collocamento (in seguito: URC) di __________, successivamente
al suo trasferimento nel nostro Cantone, ella si è registrata presso l’Ufficio
di __________ sul finire del mese di aprile 2018 (cfr. doc. 2-3).

 

                                 In particolare, nel modulo “Informazioni
integrative per la registrazione all’Ufficio regionale di collocamento (URC)”
sottoscritto in data 24 aprile 2018, la ricorrente, alla domanda a sapere se “svolge
una qualsiasi attività lavorativa retribuita/non retribuita o di volontariato?”,
ha risposto negativamente. 

                                  Dando la propria disponibilità lavorativa
nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì, ella ha altresì indicato di non
essere disposta a lavorare fuori dal Canton Ticino. RI 1 ha poi precisato di
svolgere una formazione, indicando “bachelor, master” (cfr. doc. 3)

                                  Il documento in questione – oltre
ad invitare il richiedente di prestazioni LADI a consultare l’“opuscolo per
i disoccupati – Disoccupazione (716.200i)” ed indicare il sito internet al
quale tale documentazione è reperibile – reca, pure, immediatamente prima dello
spazio dedicato alla firma dell’assicurata, la seguente indicazione:

 

"
Confermo di avere risposto in modo veritiero e completo a tutte le
domande poste. Prendo altresì atto che le dichiarazioni inveritiere, incomplete
o l’omissione di dati che potrebbero condurre al pagamento ingiustificato di
indennità di disoccupazione, possono avere come conseguenza la revoca e/o la
restituzione delle prestazioni indebitamente percepite e sanzioni penali” (cfr.
doc. 3). 

 

                                  Dal documento sottoscritto dalla
ricorrente ed inerente il colloquio tenutosi presso l’URC di __________ il 27
aprile 2018, emerge inoltre che l’assicurata ha comunicato che stava “ultimando
la tesi per ottenere il Master per l’insegnamento per il livello secondario –
arti visive” e che fino alla fine del mese di maggio sarebbe stata “disponibile
unicamente dal martedì al sabato.” (cfr. doc. 4). 

 

                                  A decorrere dal 22 luglio 2019,
la disponibilità lavorativa della ricorrente, dal precedente 60%, è aumentata
all’80% (cfr. doc. 5). 

 

                                  Dagli attestati di guadagno
intermedio in atti, sottoscritti mensilmente dall’assicurata, emerge che nel
giugno 2018, la medesima ha prestato la propria attività lavorativa in qualità
di giornalista percependo un compenso di fr. 700.- lordi e come animatrice,
presso la __________, guadagnando altri fr. 700.- lordi. 

                                  Il mese successivo, ella ha,
invece, lavorato come grafica, ottenendo un guadagno di fr. 600.- lordi,
nuovamente come giornalista, percependo fr. 300.-, e come animatrice presso la __________,
ricevendo un compenso pari a fr. 525.- lordi (cfr. doc. 6).

 

                                  Dal formulario “indications de
la personne assurée” del mese di marzo 2018, sottoscritto il 24 aprile 2018
dalla ricorrente, emerge che la medesima, alla domanda a sapere se “avez-vous
travaillé chez un ou plusieurs employeurs?”, ha risposto negativamente.
L’interessata ha altresì comunicato all’amministrazione di essere stata inabile
al lavoro per tutto il mese di marzo, a causa di un “burn out”. Il
modulo in questione riporta la seguente avvertenza: 

 

"
(…) Annoncez à votre caisse tout travail effectué
durant la durée de l’indemnisation de chômage (…) Toute
indication fausse ou incomplète peut entraîner un retrait des prestations et
une plainte pénale. Les prestations indûment touchées devront être remboursées.”
(cfr. doc. 7).

 

                                  RI 1, alla domanda tesa a sapere
se “ha lavorato per uno o più datori di lavoro”, ha riposto
negativamente anche nei moduli “indicazioni della persona assicurata”
(in seguito: IPA), redatti in lingua italiana, per i mesi di aprile e maggio
2018. 

                                  Nel formulario IPA di giugno
2018, invece, ha annunciato di aver lavorato presso la __________, come anche
nel mese di luglio 2018 (cfr. all. a doc. 7).

 

                                  Ai fini della presente vertenza
giova rilevare che anche i moduli IPA sottoscritti dall’assicurata tra aprile e
luglio 2018 riportano la seguente avvertenza: 

 

"
(…) La persona assicurata è assolutamente tenuta ad annunciare alla
cassa qualsiasi lavoro svolto durante il versamento delle indennità di
disoccupazione. (…) Dichiarazioni mendaci o incomplete possono comportare la
revoca della prestazione e una denuncia penale. Eventuali prestazioni
illegittime devono essere rimborsate” (cfr. all. a doc. 7).

 

                                  Con la decisione di restituzione
del 4 maggio 2022, cresciuta, incontestata, in giudicato (cfr. supra consid.
1.1 e doc. 8/2), la Cassa ha accertato che la ricorrente, tra marzo e luglio
2018, era stata attiva presso la __________ e il __________, percependo totali
fr. 6'351.90. 

                                  L’amministrazione ha quindi
riconteggiato le prestazioni cui l’assicurata avrebbe effettivamente avuto
diritto nel periodo marzo-luglio 2018, stabilito che la medesima aveva
percepito indebitamente parte delle indennità di disoccupazione e quantificato
in fr. 4'873.50 quanto RI 1 è chiamata a restituire. 

 

                                  Con decisione dell’11 marzo 2022,
la Sezione del lavoro ha negato il condono della restituzione di fr. 4'873.50
ritenuto come già il primo dei due presupposti da valutare per concederlo, e
meglio la buona fede, non poteva essere riconosciuto (cfr. doc. 11).

 

                                  Opponendosi a tal provvedimento,
il 7 aprile 2022 RI 1 ha preteso di essere stata in buona fede allorquando ha
percepito le prestazioni indebitamente, facendo valere che quanto svolto a __________
non lo aveva percepito come “un lavoro ma il quarto stage nell’ambito dei miei
studi all’__________ (…) per diventare insegnante.”, stage che ha precisato
averle anche causato dei costi, tanto semestrali (quantificati in fr. 400.-),
quanto settimanali (di viaggio, pari a circa fr. 70.-/sett.).

                                  RI 1, a pretesa conferma della propria
buona fede, ha, poi, fatto valere quanto segue:

 

"
3. Avevo comunicato chiaramente al mio consulente dell’URC che stavo
finendo un Master in insegnamento a __________ e gli ho spiegato il mio
progetto di riconversione professionale iniziato nell’agosto 2015.
Trasferita in Ticino nel marzo 2018, mi restavano solo i crediti del quarto -
ultimo stage e la stesura della tesi di laurea per ottenere un Master che
poteva aprirmi nuove prospettive professionali. Per questo motivo, durante
il mio colloquio avevo dichiarato espressamente che dedicavo il lunedì alla mia
formazione e che quindi non cercavo un lavoro a tempo pieno. Non ho chiesto
quindi di essere compensata dalla Cassa __________ al 100% ma all’80%
(disponibilità al collocamento ridotta).

 

4. In occasione dei
colloqui di consulenza presso l’URC di __________, ho informato compiutamente
il mio consulente di riferimento in relazione alla mia formazione accademica,
ritenendo che fosse la persona competente per la gestione del mio dossier in
disoccupazione e quindi, che ogni informazione fornita fosse regolarmente
trasmessa anche alla Cassa __________ così come ad altri Uffici competenti per
l’eventuale valutazione del mio caso.

 

5. Nel caso specifico,
reputo che l’art. 27 LPGA (…) concernente l’obbligo di informare gli assicurati
non sia stato soddisfatto, nella misura in cui non sono mai stata informata che
il mio comportamento (omissione d’informare la Cassa __________) poteva
pregiudicare il diritto alle prestazioni.

 

6.
Ritengo che la vostra Decisione, tra l’altro pronunciata dopo ben 9
mesi dall’inoltro della mia istanza di condono, non abbia valutato tutti gli
aspetti riferiti alla mia buona fede e quindi il fatto di non essere stata
correttamente informata in merito ai miei obblighi, ma si sia limitata
soltanto alla semplice visualizzazione dei formulari Indicazioni della persona
assicurata (IPA) senza accertare (approfondire) il tema della mancata
informazione nella sua globalità e la mia situazione economica.

(…).

 

9.
Qualora fossi stata informata di dover annunciare anche alla Cassa le
prestazioni percepite durante lo Stage (informazione raccolta dall’URC) poiché
dovevano essere conteggiate come un Guadagno intermedio, avrei
tempestivamente segnalato l’errore nei conteggi alla Cassa __________”.

 

                                  La ricorrente ha, infine, fatto
anche valere di versare in una “situazione finanziaria attuale difficile”,
resa ancor più delicata dalla nascita, nel 2019 e nel 2021, delle due figlie
(cfr. doc. 12). 

 

                                  Nella decisione su opposizione
del 21 luglio 2022, la resistente ha, come visto (cfr. supra consid. 1.3.),
respinto il gravame dell’assicurata (cfr. doc. 14). 

 

                          2.8.  Chiamata a dirimere la presente
vertenza, questa Corte rileva innanzitutto che i fatti in base ai quali una
cassa di disoccupazione ha preso la decisione di
restituzione delle prestazioni indebitamente riscosse non possono più essere
riesaminati in occasione di una procedura di condono dell’obbligo di
restituzione (cfr. DLA 2003 N. 12 pag. 122).

In
effetti, il principio del rimborso di prestazioni percepite, dal profilo
oggettivo, indebitamente, come pure l’entità dell’importo da rimborsare viene
stabilita nella procedura di restituzione.

 

                                  Il TCA rileva, poi, che l’assicurata,
omettendo di comunicare nei formulari IPA per i mesi da marzo a luglio 2018
l’attività presso l’__________ ed il __________ ha disatteso i suoi obblighi di
cui agli art. 28 e 31 LPGA (cfr. supra consid. 2.4.).

 

                                  La
mancata comunicazione di cui sopra, allorquando ella era iscritta in
disoccupazione, ha impedito alla Cassa di verificare in modo corretto in che
misura potevano esserle assegnate le indennità di disoccupazione per l’arco di
tempo in questione (cfr. art. 28 cpv. 2 LADI).

 

                                  Sulla
censura sollevata dalla ricorrente, che fa valere che la mancata comunicazione
all’amministrazione dell’attività svolta tra marzo e luglio 2018 è da
ricondurre al fatto che non era stata informata che l’incompleta compilazione dei
formulari IPA “poteva pregiudicare il diritto alle prestazioni” (cfr.
supra consid. 1.4. e 2.7.), il TCA rileva che ella fa riferimento in buona
sostanza, al fatto di non essere stata informata sui doveri che le incombevano
ai sensi della LADI.

 

                                  Richiamati
l’art. 27 LPGA e la giurisprudenza suindicata (cfr. supra consid. 2.5. e 2.6.),
giova rilevare che nella sentenza 8C_312/2020 del 24 giugno 2020 consid. 3.2.
il Tribunale federale ha già stabilito che nell’ambito assicurazioni sociali, ed
anche nell’assicurazione contro la disoccupazione, gli assicurati devono fare
il possibile per ridurre il danno senza avvisi particolari da parte
dell’amministrazione o fogli informativi.

                                  In
concreto, la tesi ricorsuale non merita tutela, ritenuto dapprima che tanto dai
moduli IPA sottoscritti dalla ricorrente, quanto nelle “indicazioni
integrative per la registrazione all’Ufficio regionale di collocamento”,
figurano, come visto (cfr. supra consid. 2.7.), precise indicazioni, di cui
l’insorgente aveva preso visione, sulla necessità che l’assicurata annunciasse
alla Cassa, in sostanza, qualsiasi attività svolta mentre era a beneficio delle
prestazioni LADI. 

Non vi sono, pertanto,
motivi che consentono di tutelare la pretesa buona fede (art. 9 Cost.; supra
consid. 2.5.) della ricorrente, in quanto non vi erano elementi concreti che le
permettessero di legittimamente credere di non dover annunciare anche l’attività
svolta presso l’__________ ed il __________. Ciò a maggior ragione se si pon
mente al fatto che RI 1 ha, poi, rettamente comunicato alla Cassa l’attività
svolta tra giugno e luglio 2018 presso la __________ (cfr. supra consid. 2.7.).

 

La circostanza, poi, che RI
1, svolgendo lo stage retribuito tra marzo (mese in cui peraltro aveva indicato
di essere stata inabile al 100% a causa di un burn out; cfr. supra
consid. 2.7.) e luglio 2018, non abbia “mai avuto la sensazione di lavorare”,
poiché era nel “ruolo di una studentessa”, non ne soccorre la posizione,
ritenuto che anche un’attività svolta a titolo gratuito (e questo non
era comunque il caso in concreto, essendo l’assicurata stata retribuita ben
oltre la misura delle spese che la medesima ha indicato di aver sostenuto; cfr.
supra consid. 2.7.) avrebbe dovuto essere annunciata. Di questa circostanza
l’assicurata era ben conscia ritenuto nel modulo “indicazioni integrative
per la registrazione all’Ufficio regionale di collocamento” che ella ha
sottoscritto il 24 aprile 2018 era precisato che anche un’attività non
retribuita, così come una di volontariato, andavano annunciate (cfr. supra
consid. 2.7. e doc. 3).

 

                                  In tal senso, giova rammentare
che l’Alta Corte ha, ad esempio, avuto modo di stabilire che costituisce una
grave negligenza - escludente di conseguenza il riconoscimento della buona fede
- il fatto di non informare la Cassa di lavorare a titolo gratuito regolarmente
a metà tempo e per quasi un anno per conto della ditta del proprio figlio (cfr.
pure STF C 292/02 del 15 marzo 2004 consid. 4.2.).

 

                                  In particolare, giova rilevare
che con giudizio 8C_373/2016 del 29 marzo 2017, pubblicato in DLA 2017 N. 5
pag. 144, anche citato nella risposta di causa (cfr. doc. III), l’Alta Corte ha
deciso che un’assicurata che ricopre la carica di consigliera comunale deve
informare la Cassa della sua funzione e dell’indennità percepita. Se omette di
farlo agisce con negligenza grave e non è quindi ammissibile la buona fede. 

                                  Il TF ha specificato che in quel
caso l’assicurata non poteva dedurre dalla formulazione delle domande nei
formulari IPA (Ha lavorato per uno o più datori di lavoro? Ha esercitato
un’attività indipendente?) che il suo reddito quale consigliera comunale non
fosse da annunciare. Dalla lettura di tali quesiti si comprende piuttosto che è
richiesto agli assicurati di segnalare lo svolgimento di un’attività lucrativa,
indipendentemente dalla sua natura.

 

                                  In una sentenza 8C_408/2017 del 2
agosto 2017 il TF ha poi precisato che nell’ambito del condono la condizione
della buona fede è un concetto puramente giuridico, senza nessuna implicazione
di natura etica o sul valore delle persone.

 

                                  Con una sentenza STCA 38.2019.34
del 27 gennaio 2020, nel caso di un assicurato che oltre alle indennità di
disoccupazione ha percepito un reddito come pompiere volontario senza
annunciare tale attività lavorativa alla Cassa, ha confermato l’operato della
resistente che aveva respinto la domanda di condono formulata dall’insorgente,
ritenuto che - non annunciando l’attività svolta mentre era al beneficio delle
prestazioni LADI - l’interessato aveva disatteso i suoi obblighi di cui agli
art. 28 e 31 LPGA. A ragione, quindi, l’amministrazione aveva negato
l’esistenza del presupposto della buona fede, in quanto l’assicurato, non
indicando sui formulari mensili della Cassa lo svolgimento dell’attività in
questione, aveva commesso una grave negligenza.

 

                                  Si vedano anche la STCA
38.2014.16 del 23 marzo 2015 e la STCA 38.2022.50 del 26 settembre 2022.

 

                                  Con
riferimento, poi, alla censura ricorsuale secondo cui “il consulente di
riferimento dell’URC” sarebbe stato “perfettamente a conoscenza” del
fatto che la ricorrente partecipava allo “stage accademico”, il TCA
rileva che dagli atti, segnatamente dalla scheda “Azioni di reinserimento”
dell’URC, emerge, invece, che la ricorrente ha informato il proprio referente
presso l’URC unicamente del fatto che in quel momento (27 aprile 2018) doveva “ancora
dedicare tempo allo studio” e stava “ultimando la tesi per ottenere il
Master per l’insegnamento per il livello secondario” (cfr. supra consid.
2.7.). Non figura, invece, alcun riferimento ad uno stage o ad un’attività
svolta dietro retribuzione.

                                  Il TCA
rileva che Tribunale federale, con sentenza C 36/06 e C 39/06 del 16 aprile
2007, pubblicata in DTF 133 V 249, in DLA 2007 N. 10 pag. 193 e SVR 2007 ALV
Nr. 20, ha stabilito che fintanto che, nel prestare l'usuale attenzione, non
può riconoscere che la situazione in cui si trova la persona assicurata è tale
da pregiudicarne il diritto alle prestazioni, l'assicuratore non ha un obbligo
di informazione e di consulenza ai sensi dell'art. 27 LPGA (cfr. anche la
STF 8C_127/2019 del 5 agosto 2019 consid. 4.2.).

 

                                  In tale contesto è comunque utile
evidenziare - volendo, per mera ipotesi di lavoro, anche ritenere che
l’assicurata avesse fornito la pretesa informazione al suo referente presso
l’URC - che il Tribunale federale, in una sentenza C 288/06 del 27 marzo 2007,
peraltro già citata nella decisione su opposizione qui impugnata (cfr. supra
consid. 1.3.), ha stabilito che l’informazione fornita da un assicurato al consulente
del personale presso l’URC in merito al guadagno intermedio conseguito era
irrilevante. In effetti la menzione dell’attività svolta a un organo
incompetente non esonerava l’assicurato dal dovere di informare la competente
cassa di disoccupazione (cfr. al riguardo cfr. anche DLA 2006 N. 5 pag. 69).

 

                                  Sulla
pretesa circostanza che anche i “collaboratori della Cassa __________”
fossero “perfettamente a conoscenza” della frequenza dello
stage/attività svolto in __________ (peraltro riferita solamente in sede
ricorsuale, avendo prima la ricorrente sostenuto che tale informazione fosse
stata fornita unicamente all’URC), il TCA rileva che tale affermazione non è,
in ogni caso, supportata da alcun riscontro documentale. 

Al riguardo giova ricordare che il dovere delle parti di collaborare all’istruzione della
causa, che limita la portata del principio inquisitorio reggente la procedura
nell’ambito delle assicurazioni sociali, comprende in particolare l'obbligo
delle parti di apportare - ove ciò fosse ragionevolmente esigibile - le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati (cfr.
art. art. 43 cpv. 3 e 61 lett. c LPGA; art. 16 Lptca). In caso contrario
le parti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove
(cfr. STF 8C_545/2021 del 4 maggio 2022 consid. 5.1.; STF 8C_693/2020 del 26
luglio 2021 consid. 4.1.; STF 8C_326/2019 dell’8 maggio 2020 consid. 4.4.; STF
8C_309/2015 del 21 ottobre 2015 consid. 6.2.; STF 9C_694/2014 del 1° aprile
2015 consid. 3.2.; STF 9C_978/2010 del 14 aprile 2011 consid. 4.1.; STFA C
107/04 del 9 giugno 2005 consid. 3; STFA P 36/00 del 9 maggio 2001 consid. 3;
DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti).

 

                                  Ne
consegue che l’amministrazione non ha violato l’obbligo d’informazione e consulenza.
RI 1, quindi, non può trarre vantaggio alcuno, ai fini della presente
lite, dall’art.  27 LPGA (cfr. STCA 38.2021.67 del 15 novembre 2021;
STCA 38.2021.76 dell’8 novembre 2021; STCA 38.2019.25 del 10 dicembre 2019;
STCA 38.2019.15 del 18 giugno 2019; STCA 38.2018.20 del 5 giugno 2018; STCA
38.2017.20 del 27 settembre 2017; STCA 38.2014.73 del 26 marzo 2015), né la buona fede della ricorrente può essere
tutelata ai sensi dell’art. 9 Cost..

 

                                  In simili condizioni la Sezione
del lavoro, a ragione, ha negato l’esistenza del presupposto della buona fede,
in quanto l’assicurata ha commesso, quantomeno, una grave negligenza non
indicando sui formulari mensili della Cassa lo svolgimento di alcuna attività
tra marzo e luglio 2018.

 

                          2.9.  Alla
luce delle risultanze di cui sopra, il TCA, non potendo riconoscere la buona
fede della ricorrente, prima condizione per ottenere un eventuale condono, deve
confermare la decisione su opposizione del 21 luglio 2022.

 

                        2.10.  L’art.
61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura
deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti;
la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte
alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

 

Il 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica
della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve
essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in
vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie
relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge
interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può
imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o
sconsiderato. 

 

In casu, trattandosi di prestazioni LADI, in
relazione alle quali il legislatore non ha previsto di prelevare le spese, non
si riscuotono spese giudiziarie (cfr. STCA 38.2021.97 del 25 aprile 2022
consid. 2.2.14.; STCA 38.2021.89 del 7 febbraio 2022 consid. 2.11.; STCA
38.2021.32 del 13 settembre 2021 consid. 2.11.; STCA 38.2021.11 del 7 giugno
2021 consid. 2.7.; STCA 38.2021.9 del 18 maggio 2021 consid. 2.14.; STCA
38.2021.8 dell’8 marzo 2021 consid. 2.8.).

 

                                  Sul
tema cfr. anche STF 9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF 9C_368/2021 del 2
giugno 2022; SVR 2022 KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16 febbraio 2022); STF
9C_394/2021 del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 (al riguardo
cfr. Ares Bernasconi, Actualités
du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les tribunaux
cantonaux des assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin 2019, in
SZS/RSAS 2/2022 pag. 107).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è repinto.

 

                             2.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti