# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ae46163-047e-5195-9d0d-a8231bb2f295
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-06-18
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 18.06.2010 12.2009.149
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2009-149_2010-06-18.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2009.149

  	
  Lugano

  18 giugno
  2010/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Lardelli

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2007.123
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3 - promossa con petizione (azione
di accertamento negativo) 16 febbraio 2007 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  rappr. da  PA 2 
  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1  

  rappr. da  PA 1 
  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

volta ad
accertare che l’attore non era debitore dell’importo di fr. 2’765'000.- vantato
dal convenuto con il PE n. __________ dell’UE di __________ e che l’esecuzione
in questione era nulla, nonché a far ordine all’Ufficiale delle esecuzioni di __________
di cancellare l’esecuzione e di non comunicarne a terzi l’esistenza, domanda
avversata dal convenuto, che con domanda riconvenzionale 24 maggio 2007 ha chiesto la condanna della controparte al pagamento di fr. 5'852'387.20 più interessi e il
rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al PE; 

 

ed ora
sulle eccezioni di prescrizione delle pretese vantate dal convenuto e di
incompetenza territoriale del giudice adito ad esaminare la domanda
riconvenzionale sollevate dall’attore con la risposta riconvenzionale, e sulle
quali il Pretore si è pronunciato con decisione 30 luglio 2009, con cui ha
respinto l’eccezione di incompetenza territoriale, ha respinto l’eccezione di
prescrizione relativamente alle pretese di risarcimento dei danni fatte valere
per i fatti accaduti nell’ottobre 2002 ed ha accolto l’eccezione di
prescrizione - respingendo con ciò in ordine la petizione - relativamente alle
richieste di risarcimento riguardo ai mandati svolti dall’attore;

appellanti
entrambe le parti: il convenuto con atto di appello 18 agosto 2009 chiede la
riforma del querelato giudizio nel senso di respingere anche l’eccezione di
prescrizione relativa alle richieste di risarcimento riguardo ai mandati svolti
dall’attore, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi; l’attore con
atto di appello 3 settembre 2009 chiede la riforma della decisione impugnata nel
senso di accogliere anche le eccezioni di incompetenza territoriale del giudice
adito e di prescrizione relativa alle pretese di risarcimento dei danni fatte
valere per i fatti accaduti nell’ottobre 2002, pure protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi; 

 

mentre il
convenuto con osservazioni 18 settembre 2009 e l'attore con osservazioni 23
settembre 2009 postulano la reiezione del gravame di parte avversa con protesta
di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

in fatto:

 

 

                                  A.   Nel
corso del 1984 AO 1 ha acquistato l’immobile denominato “Villa __________” sito
sulla part. n. __________ RFD di __________, che da allora risulta essere
occupato da un suo cliente, il cittadino __________ AP 1. 

 

 

                                  B.   Dal
1998 AO 1 si è attivato in diversi modi per cercare di riprendere possesso
dell’immobile. Invano.

                                         Dopo aver
innanzitutto notificato nel settembre 1999 all’occupante e alla moglie la
disdetta di un presunto contratto di locazione in essere, egli ha promosso nei loro
confronti un’istanza di sfratto (inc. n. SF.2000.119), accolta dal Pretore, ma
respinta dalla seconda Camera civile del Tribunale di appello con sentenza 23
ottobre 2000 (inc. n. 12.2000.119).

                                         L’8/9
ottobre 2002, preso atto dell’assenza dell’occupante dalla villa, egli si è quindi
introdotto nell’immobile e ha provveduto a far cambiare i cilindri delle porte,
cercando di impedire a quest’ultimo di accedervi. L’iniziativa non ha però dato
l’esito sperato ed anzi l’occupante ha reagito, inoltrando una denuncia penale
contro ignoti per furto e violazione di domicilio.

                                         Il 7
ottobre 2003 ha poi inoltrato un’azione possessoria nei confronti
dell’occupante (inc. n. DI.2003.735 rich.), che è stata tuttavia respinta dal
Pretore con sentenza 21 ottobre 2005.

                                         Il 28
novembre 2003 ha in seguito inoltrato nei confronti dell’occupante un’azione
petitoria (inc. n. OA.2003.766 rich.), nell’ambito della quale quest’ultimo, in
via riconvenzionale, ha chiesto che la controparte fosse tenuta a fornirgli
tutta la documentazione in merito all’utilizzo delle somme asseritamente
versatele e in particolare di DM 1'300'000.- per l’acquisto della villa e fr.
8'500'000.- confluiti su un conto. Il 1° settembre 2004 il Pretore ha respinto
l’eccezione di improponibilità della domanda riconvenzionale, decisione questa
che è stata parzialmente riformata il 7 settembre 2005 dalla prima Camera civile
del Tribunale d’appello (inc. n. 11.2004.166) nel senso della sola improponibilità
dell’azione di rendiconto relativa alla pretesa di fr. 8'500'000.-, pronunzia che
è stata confermata dal Tribunale federale con sentenza 21 marzo 2006 (inc. n.
4C.356/2005).

                                         Tra le
parti è pure pendente un’azione volta al disconoscimento di un debito di fr. 957'516.-
vantato dal proprietario, promossa dall’occupante (inc. n. OA.2002.695 rich.).

 

 

                                  C.   Il
24/30 maggio 2006 AP 1 ha escusso AO 1 con il PE n. __________ dell’UE di __________
(doc. B) al fine di ottenere il pagamento di un importo di fr. 2'765'000.-
oltre interessi. A giustificazione del suo credito egli ha indicato la seguente
causale: “1) fr. 2'750'000.- risarcimento danni materiali e morali a seguito
della violazione di domicilio [e] della razzia compiuta dal detentore [l’] 8/9 ottobre 2002 a __________ e dell’inesecuzione del mandato di
amministrazione patrimoniale; 2) fr. 15'000.- ripetibili a [recte: e] tassa di giustizia come alle sentenze 23 ottobre 2000 della Seconda
Camera civile [del] Tribunale
di appello; 21 ottobre 2005 del Pretore del Distretto di Lugano; 7 settembre
2005 della Prima Camera civile del Tribunale di appello e 21 marzo 2006 del
Tribunale federale svizzero”.

 

 

                                  D.   Con
petizione (azione di accertamento negativo) 16 febbraio 2007 AO 1 ha convenuto in giudizio AP 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, per far
accertare che egli non era debitore dell’importo di fr. 2’765'000.- vantato dal
convenuto con il PE e che l’esecuzione era nulla, nonché per far ordine
all’Ufficiale delle esecuzioni di cancellare l’esecuzione e di non comunicarne
a terzi l’esistenza. 

 

 

                                  E.   Con
domanda riconvenzionale 24 maggio 2007 AP 1 ha a sua volta chiesto la condanna della controparte al pagamento di fr. 5'852'387.20 più interessi e il rigetto in
via definitiva dell’opposizione interposta al PE. Egli, in sintesi, pretende il
risarcimento di fr. 5'300'000.- per il danno causatogli nell’ambito del mandato
di gestione patrimoniale svolto dall’attore e di fr. 552'387.20 per il danno
procuratogli a seguito dei fatti accaduti il 7/8 ottobre 2002 presso la villa
di __________. 

                                         L’attore
(convenuto riconvenzionale) si è opposto alla domanda riconvenzionale,
eccependo tra l’altro l’incompetenza territoriale del giudice adito e
sollevando l’eccezione di prescrizione con riferimento alle pretese del
convenuto (attore riconvenzionale).

 

 

                                  F.   Dopo
aver limitato l’udienza preliminare e l’istruttoria all’esame delle eccezioni
formulate nei confronti della domanda riconvenzionale (art. 181 CPC, cfr.
verbale 13 novembre 2007), il Pretore, con la decisione 30 luglio 2009 qui
impugnata, ha respinto l’eccezione di incompetenza territoriale (dispositivo n.
1) e l’eccezione di prescrizione relativamente alle pretese di risarcimento dei
danni fatte valere per i fatti accaduti nell’ottobre 2002 (dispositivo n. 2),
caricando all’attore la relativa tassa di giustizia e le spese di complessivi
fr. 1’500.- nonché le ripetibili di fr. 2'000.- (dispositivo n. 3). Egli ha invece
accolto l’eccezione di prescrizione relativamente alle richieste di
risarcimento riguardo ai mandati svolti dall’attore e in tale misura ha respinto
in ordine la domanda riconvenzionale (dispositivo n. 4), caricando al convenuto
la relativa tassa di giustizia e le spese di fr. 10'000.- come pure le
ripetibili di fr. 30'000.- (dispositivo n. 5).

 

 

                                  G.   La
decisione pretorile è stata impugnata da entrambe le parti:

                                         il
convenuto, con appello 18 agosto 2009, chiede di respingere anche l’eccezione
di prescrizione relativa alle richieste di risarcimento riguardo ai mandati
svolti dall’attore; quest’ultimo, con appello 3 settembre 2009, chiede invece
di accogliere anche le eccezioni di incompetenza territoriale del giudice adito
e di prescrizione relativa alle pretese di risarcimento dei danni fatte valere
per i fatti accaduti nell’ottobre 2002. Delle argomentazioni d’appello delle
parti e delle osservazioni 18 e 23 settembre 2009 con cui esse postulano la
reiezione del gravame di parte avversa si dirà, per quanto necessario, nei
prossimi considerandi.

 

 

 

 

 

 

 

 

considerando

 

in diritto:

 

                                         Sull’eccezione
di incompetenza territoriale

 

                                   1.   Nel
caso di specie il Pretore, richiamato l’art. 6 cpv. 1 LForo, disposizione
secondo cui al giudice presso cui è pendente la domanda principale si può
proporre domanda riconvenzionale se le due sono materialmente connesse, ha concluso
per la sua competenza territoriale a statuire sulla domanda riconvenzionale
promossa dal convenuto e ha respinto l’eccezione sollevata dalla controparte. Egli
ha in sostanza rilevato da una parte che la petizione e la domanda riconvenzionale
erano materialmente connesse, visto e considerato che il loro oggetto era identico,
la sola differenza risiedendo nella posizione assunta dalle parti in causa, e
dall’altra che erano pure dati gli altri presupposti di ricevibilità dell’azione
enunciati dalla dottrina, ovvero la competenza per materia del giudice a
statuire su entrambe le cause, l’applicazione della medesima procedura per
entrambe e la tempestività dell’inoltro della domanda riconvenzionale.

                                         In questa
sede l’attore chiede nuovamente di accogliere l’eccezione di incompetenza
territoriale del giudice adito, ritenendo che non vi sia connessione tra
l’azione di accertamento negativo da lui promossa e la pretesa riconvenzionale azionata
dal convenuto, che non poggiano sullo stesso complesso di fatti e non nascono
dallo stesso tipo di contratto, ciò che a suo dire vale sicuramente per l’importo
di riconvenzione eccedente la somma di fr. 2'765'000.- di cui al PE.

 

 

                                1.1   La
connessione materiale cui si riferisce l'art. 6 cpv. 1 LForo è identica a
quella prevista sul piano internazionale dagli art. 8 LDIP e 6 n. 3 CL (FF 1999
p. 2445). Il suo scopo è quello di evitare giudizi contraddittori, favorendo
una liquidazione rapida ed efficace di vertenze tra loro correlate (DTF 129 III
232 consid. 3). Le due azioni non devono
necessariamente essere dello stesso tipo o della stessa natura (Spühler/Tenchio/Infanger, Bundesgesetz über den Gerichtsstand in Zivilsachen, n. 12 ad art.
6 LForo; Müller/Wirth, Kommentar
zum Bundesgesetz über den Gerichtsstand in Zivilsachen, n. 8 ad art. 6 LForo; Kellerhals/von Werdt/Güngerich,
Gerichtsstandsgesetz, 2ª ed.,
n. 9 seg. ad art. 6 LForo). Basta che si fondino sulla
medesima causa fattuale o giuridica, cioè sulla stessa fattispecie o sullo
stesso contratto (RtiD II-2006 p. 769; DTF 129 III 232 consid. 3.1, TF
21 marzo 2006 4C.356/2005 consid. 5 segg., cfr. pure, seppur riferita all'art. 6 n. 3 CL, DTF 130 III 619 consid. 5).

 

 

                                1.2   Alla
luce di quanto precede, la censura dell’attore non può trovare accoglimento, la
connessione materiale tra la petizione e la domanda riconvenzionale essendo
innegabile, ritenuto che entrambe si basano sugli stessi fatti e su tesi
giuridiche almeno analoghe: la petizione ha in effetti lo scopo di accertare
che l’attore non era debitore dell’importo vantato dal convenuto con il PE,
ovvero che quest’ultimo non era tra l’altro creditore nei suoi confronti del
preteso “risarcimento danni materiali e morali” di fr. 2'750'000.- fatto
valere “a seguito della violazione di domicilio [e] della razzia compiuta dal detentore [l’] 8/9 ottobre 2002 a __________ e dell’inesecuzione del mandato di amministrazione patrimoniale”, con la conseguente richiesta di annullamento del PE (cfr.
doc. B); mentre con la domanda riconvenzionale il convenuto mira alla condanna
dell’attore al pagamento di fr. 5'852'387.20, somma corrispondente ai danni
cagionatigli nell’ambito del mandato di gestione patrimoniale da lui svolto e a
seguito dei fatti accaduti l’ 8/9 ottobre 2002 a __________, nonché al rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al medesimo PE. Non
occorrono molte parole per affermare che le questioni oggetto delle due cause,
pur non essendo del tutto identiche, si fondano sul “medesimo complesso di
fatti” ai sensi dell’art. 6 cpv. 1 LForo (DTF 130 III 607 consid. 5, TF
21 marzo 2006 4C.356/2005 consid. 5.3), sicché appare
opportuno deciderle insieme, onde evitare la pronunzia di due giudizi
contraddittori (DTF 129 III 232 consid. 3, TF 21 marzo 2006 4C.356/2005 consid. 5.3). Poco importa poi se l’importo di cui alla domanda
riconvenzionale sia superiore a quello fatto valere con il PE, decisiva per
l’applicazione della norma essendo in effetti solo la connessione materiale tra
le due azioni. 

 

 

                                         Sull’eccezione
di prescrizione (pretese derivanti dal mandato)

 

                                   2.   In
merito all’eccezione di prescrizione relativa alle richieste di risarcimento
riguardo ai mandati svolti dall’attore, il Pretore ha innanzitutto osservato
che le pretese contrattuali del mandante ex art. 400 CO, come quella in esame,
si prescrivevano nel termine di 10 anni a contare dalla fine del mandato. Egli
ha quindi rilevato che l’istruttoria aveva permesso di accertare che nel 1990
non vi erano più pratiche aperte a nome del convenuto presso lo studio
dell’attore (cfr. testi M__________ __________ e S__________ __________) e che
al riguardo il convenuto, fatta eccezione per il PE di cui al doc. B del 24
maggio 2006, non era stato in grado di fornire alcuna prova dell’interruzione
del termine di prescrizione prima di tale data, né tra l’altro risultava che
l’attore fosse stato oggetto di denuncia penale per appropriazione indebita o
amministrazione infedele. Non risultando così provata l’esistenza di eventuali
incarichi all’attore dopo il 1990, il primo giudice ha quindi ritenuto che ogni
pretesa del convenuto basata sull’art. 400 CO doveva essere dichiarata
prescritta.

                                         In questa
sede il convenuto chiede di respingere l’eccezione. Premesso che il termine
decennale di prescrizione iniziava a decorrere solo dalla conclusione dei
rapporti contrattuali a seguito di adempimento rispettivamente di accordo
reciproco, di scadenza del termine convenuto, di revoca o di disdetta, egli
rileva che nel caso di specie non vi era mai stata una revoca del contratto di
mandato fra le parti e che i loro rapporti erano ancora in essere per quanto
concerneva Villa __________: dagli atti risultava in effetti che l’attore era
stato avvocato e consulente finanziario del convenuto almeno fino al 1998 (cfr.
doc. 5 [recte: 4 p. 2] inc.
OA.2003.766 rich., doc. GG, BBB, GGG e HHH inc. OA.2002.265 rich. [recte: OA.2002.695]), data in cui i
rapporti personali tra loro si erano deteriorati; e oltretutto il fatto che
l’attore si fosse rifiutato di rendere conto del proprio operato nell’ambito della
domanda riconvenzionale 12 dicembre 2004 (inc. OA.2003.766 rich.) ostava alla
prescrizione dell’azione di restituzione dei capitali consegnati a suo tempo
all’attore, in tali circostanze il termine di prescrizione non avendo in
effetti ancora iniziato a decorrere.

 

 

                                2.1   In
diritto, è pacifico che le pretese del mandante nei confronti del mandatario
volte alla restituzione di eventuali somme messe a sua disposizione nell’ambito
del rapporto contrattuale sono soggette al termine di prescrizione decennale
dell’art. 127 CO (Fellmann, Berner Kommentar, n. 168 ad art. 400 CO; Weber, Basler
Kommentar, 4ª ed., n. 24 ad
art. 400 CO; II CCA 11 settembre 2006 inc. n. 12.2005.175) e che il termine
inizia a decorrere dalla data di adempimento rispettivamente cessazione del
mandato (Fellmann, op. cit., n. 169 ad art. 400 CO; Weber, op. cit.,
ibidem; Derendinger, Die Nicht- und die nichtrichtige Erfüllung des einfachen
Auftrages, n. 142; sentenza II CCA citata). Tra le parti rimane unicamente
litigiosa la data di decorrenza del termine di prescrizione e l’esistenza di
eventuali atti interruttivi della stessa.

 

 

                                2.2   Innanzitutto,
contrariamente all’assunto del convenuto, il fatto che l’attore non abbia reso conto
del suo operato nell’ambito della domanda riconvenzionale 12 dicembre 2004
(inc. OA.2003.766 rich.) non è determinante per l’esito dell’eccezione, non
essendo vero che una tale inadempienza impedirebbe l’inizio del termine di
prescrizione: nemmeno l’autore citato dal convenuto (Derendinger, op. cit.,
n. 356 segg.) si è del resto espresso in quei termini. Decisiva - come detto -
resta in definitiva la data di adempimento rispettivamente cessazione del
contratto tra le parti, nell’ambito del quale il convenuto sostiene di aver
affidato all’attore, alla fine degli anni Settanta, la cura di propri interessi
patrimoniali e fiscali in __________, con tra l’altro la consegna a costui di
somme rilevanti. Nel caso di specie l’attore, gravato dell’onere della prova
(art. 8 CC), pur avendo ammesso di aver svolto dei mandati per conto del
convenuto, non è stato in grado di dimostrare se e quando il contratto di “gestione
patrimoniale” preteso dalla controparte - ammesso e non concesso che sia
esistito, questione questa da lui fermamente contestata, ma che non va
esaminata in questa sede - sarebbe stato adempiuto o sarebbe giunto a scadenza.
In effetti negli allegati preliminari egli si è più che altro limitato ad
affermare che quei mandati sarebbero terminati da oltre una quindicina d’anni,
al più tardi all’inizio degli anni Novanta, e di non aver da allora svolto
alcuna attività a favore del convenuto, sennonché l’istruttoria non ha permesso
di confermare tale assunto, visto e considerato che agli atti sono stati versati
vari documenti che dimostrano come l’attore si sia attivato a favore del
convenuto anche in epoca successiva (cfr. doc. 5 [recte:
4 p. 2] inc. OA.2003.766 rich., doc. GG, GGG e HHH inc.
OA.2002.695 rich., riferiti alla problematica di Villa __________ ed a questioni
fiscali). A questo proposito non può essere condiviso l’assunto del Pretore
secondo cui le testimoni sentite in causa avrebbero riferito che dal 1990 non
vi erano più pratiche aperte a nome del convenuto presso lo studio dell’attore:
infatti mentre la contabile M__________ __________ non ha in sostanza riferito
nulla di rilevante sulla questione essendo stata alle dipendenze dell’attore
solo dal 1995 ed essendosi comunque limitata a dichiarare di non essere a
conoscenza di fatturazioni da parte sua, il che non è però decisivo per
l’eventuale esistenza di mandati, la deposizione apparentemente in quei termini
della segretaria dell’attore S__________ __________, per altro nemmeno così categorica,
è stata smentita dai documenti gli atti, contenenti anche missive al convenuto che
la teste in questione aveva scritto per conto dell’attore dopo quell’anno (cfr.
la sua sigla “S__________” sui doc. 5 [recte: 4
p. 2] inc. OA.2003.766 rich., BBB e HHH inc.
OA.2002.695 rich.). Sempre a questo proposito è ben vero che nel suo
interrogatorio formale del 13 agosto 2007 e nel giuramento di edizione da lui
reso il 15 dicembre 2008 (nell’inc. OA.2003.766 rich.), l’attore ha affermato
di non aver svolto mandati per il convenuto dopo il 1990 e di non disporre più
dei necessari giustificativi, che nel frattempo sarebbero stati distrutti: sennonché
la forza probatoria dell’interrogatorio formale è di principio assai scarsa,
specie se, come si è visto, le dichiarazioni dell’interrogato non hanno poi trovato
conferma negli atti di causa (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, n. 764 ad art.
276); quanto al suo giuramento di edizione, in merito allo stesso vale almeno per
analogia quanto si è detto per l’interrogatorio formale, tanto più che a quel
momento l’attore ha comunque ammesso di essere però ancora in possesso di
documentazione “riferita alla lite che lo vede opposto al signor AP 1,
rispettivamente a corrispondenza varia riferita a pagamenti o altri oneri
riferiti all’abitazione casa __________”, riconoscendo con ciò che quella
pratica era ancora attuale.  Dalle prove assunte è semmai risultato che ad
inizio 1998 tra le parti era ancora in essere una relazione contrattuale, e
meglio un mandato, proprio con riferimento a tale immobile (il cui acquisto, a
detta del convenuto, sarebbe avvenuto a titolo fiduciario e sarebbe stato
finanziato con parte del denaro di cui chiede il rimborso): non si spiegherebbe
altrimenti il motivo per cui l’attore, con riferimento a Villa __________,
abbia allora ritenuto di dover chiedere istruzioni al convenuto in merito all’eventuale
sottoscrizione di una convenzione relativa alla canalizzazione (cfr. doc. BBB inc.
OA.2002.695 rich.). Ora, non avendo l’attore preteso che la sua attività per il
convenuto fosse avvenuta sulla base di singoli contratti puntuali che si erano
susseguiti nel corso del tempo, si deve ritenere che le loro relazioni
contrattuali abbiano continuato ad essere effettive, nell’ambito di un mandato
globale, almeno fino a quella data, sicché al momento dell’inoltro della domanda
riconvenzionale, il 24 maggio 2007, il termine decennale di prescrizione non
era ancora scaduto. In tali circostanze l’eccezione di prescrizione relativa
alle (eventuali) pretese contrattuali del convenuto deve così essere respinta. 

 

 

                                         Sull’eccezione
di prescrizione (pretese derivanti dai fatti del 7/8 ottobre 2002)

 

                                   3.   Per
quanto riguarda la pretesa di risarcimento degli asseriti danni provocati dall’attore
in occasione del tentativo di prendere possesso di Villa __________, fatti
avvenuti nell’ottobre 2002, il Pretore ha osservato che giusta l’art. 60 CO
l’azione di risarcimento o di riparazione del danno si prescriveva di principio
in un anno decorribile dal giorno in cui il danneggiato aveva conosciuto il
danno e la persona responsabile e in ogni caso nel termine di 10 anni dal
giorno dell’atto che aveva causato il danno (cpv. 1), fermo restando che, se
l’azione derivava da un atto punibile, a riguardo del quale la legislazione
penale stabiliva una prescrizione più lunga, questa si applicava anche all’azione
civile (cpv. 2). Ciò premesso, nel caso di specie il giudice di prime cure ha dapprima
rilevato che a seguito dei fatti in parola il convenuto aveva sporto querela
nei confronti dell’attore per i reati di furto, danneggiamento e violazione di
domicilio, per i quali il Codice penale svizzero contemplava una prescrizione
compresa fra i 7 e i 15 anni. Egli ha quindi osservato che il successivo
decreto di abbandono del 28 ottobre 2004 (doc. C) era stato parzialmente
annullato il 13 dicembre 2005 dalla Camera dei ricorsi penali (doc. D), la
quale, segnatamente con riferimento al reato di violazione di domicilio, aveva
ritenuto di dover rinviare l’incarto al Procuratore Pubblico affinché
completasse le informazioni preliminari con riferimento all’applicazione degli
art. 19 CP (errore sui fatti) e/o 20 CP (errore di diritto). Con decreto 11
febbraio 2009 (doc. II° inc. n. DI.2003.735 rich.) il Procuratore Pubblico
aveva in seguito posto l’attore in stato d’accusa siccome ritenuto colpevole di
violazione di domicilio. Ora, nonostante l’attore avesse interposto opposizione
al decreto d’accusa e l’incarto fosse allora pendente presso la Pretura Penale,
il Pretore ha ritenuto nondimeno innegabile che già prima dei fatti dell’ottobre
2002 l’attore aveva visto respinta la sua domanda di sfratto, non risultando
adempiuti i presupposti per ritenere illecita l’occupazione della casa da parte
del convenuto. A suo giudizio l’attore, nella sua veste di avvocato, non poteva
dunque ignorare la portata di tale decisione, né risultava altrimenti
dimostrato che egli potesse affermare che la casa era stata abbandonata, tanto
più che tutti gli effetti personali del convenuto si trovavano ancora presso la
villa. Tali accertamenti lo hanno indotto ad escludere l’eventualità di un errore
di fatto o di diritto, ex art. 19 e 20 CP, cosicché, dovendosi ritenere
adempiuti i requisiti soggettivi e oggettivi del reato di violazione di domicilio,
risultava applicabile il termine di prescrizione penale di 7 anni, con la
conseguente reiezione dell’eccezione di prescrizione fatta valere dall’attore.

                                         In questa
sede l’attore ribadisce il benfondato dell’eccezione di prescrizione, rimproverando
al Pretore di aver anticipato in modo inammissibile la decisione dell’autorità
penale e contestando che nel caso di specie fossero date le condizioni per
ammettere l’esistenza del reato di violazione di domicilio. Dal punto di vista
oggettivo, nega di aver realizzato con il suo comportamento i presupposti del
reato, tanto più che il convenuto non poteva essere considerato l’avente
diritto di cui all’art. 186 CP, per cui il reato nemmeno era possibile. Dal
punto di vista soggettivo, non era a suo dire vero che la sua domanda di
sfratto era stata respinta per il fatto che non risultavano adempiuti i
presupposti per ritenere illecita l’occupazione della casa da parte del
convenuto e neppure era vero che egli, nella sua veste di avvocato, non poteva
ignorare la portata di tale decisione, né che non risultava dimostrato che egli
potesse affermare che la casa era stata abbandonata: tale conclusione era in
aperto contrasto con le risultanze dell’inchiesta penale (cfr. verbale 15
dicembre 2008), da cui risultava anzi che egli poteva ritenere che la villa era
effettivamente stata abbandonata e che la stessa era stata oggetto di assalto
da parte di terzi estranei.

 

 

                                3.1   Giusta
l'art. 60 cpv. 2 CO se l'azione deriva da un atto punibile, a riguardo del
quale la legislazione penale stabilisca una prescrizione più lunga, questa si
applica anche all'azione civile.

                                         Affinché si possa applicare la disposizione, occorre che le pretese
civili si lascino effettivamente ricondurre, da un punto di vista oggettivo e
soggettivo, ad un illecito penale (Brehm, Berner Kommentar, 3ª ed., n. 69 ad art. 60
CO; Werro,
Commentaire Romand, n. 30 ad art. 60 CO), ritenuto che se non vi sono
accertamenti da parte dell’autorità penale, il giudizio sulla questione
spetterà al giudice civile (Brehm, op. cit., n. 71 ad art. 60 CO), che si
pronuncerà in merito a titolo pregiudiziale, con la stessa cognizione di un
giudice penale (DTF 122 III 225 consid. 4; Werro, op. cit., n. 31 ad art. 60 CO; II CCA
6 ottobre 2006 inc. n. 12.2005.96 pubb. In RtiDI-2007 40c 796, 23 novembre 2007
inc. n. 12.2006.204, 29 agosto 2008 inc. n. 12.2006.214). Diversa è invece la situazione nel caso in cui il giudice penale
abbia in precedenza già reso il suo giudizio. In tal caso il giudice civile è di
principio vincolato dalla decisione di condanna (Brehm, op. cit., n. 73 ad art. 60 CO; Werro, op. cit., ibidem) o di assoluzione (Brehm, op. cit., n. 79 segg. ad art. 60 CO; Werro, op. cit., ibidem); in presenza di un decreto di abbandono o di non luogo a procedere,
il giudizio risulta invece vincolante solo nella misura in cui ciò sia stato
previsto dal diritto processuale cantonale (Brehm, op. cit., n. 86 seg. ad art. 60 CO; Werro, op. cit., ibidem). 

 

 

                                3.2   Nel caso di specie il procedimento penale nei confronti
dell’attore per i fatti avvenuti nell’ottobre 2002 era già in corso al momento
dell’inoltro della domanda riconvenzionale e lo era ancora al momento dell’emanazione
della decisione sull’eccezione di prescrizione, visto e considerato che nei
confronti del decreto d’accusa 11 febbraio 2009 del Procuratore Pubblico era
stata interposta opposizione e l’incarto era con ciò pendente presso la Pretura
Penale. In tali circostanze la decisione con cui il Pretore ha ritenuto che
l’attore fosse senz’altro colpevole del reato di violazione di domicilio appare
innanzitutto prematura e deve essere annullata: a parte il fatto che non sembra
neppure che egli si sia fondato sulle risultanze del procedimento penale - non
essendosi in particolare espresso sulla completazione delle informazioni
preliminari ad opera del Procuratore Pubblico ed in particolare sulle prove
addotte dall’attore in quella sede a sostegno di un suo errore di fatto e di
diritto - si osserva in effetti che al momento dell’emanazione della decisione
qui impugnata, l’attore aveva ancora la possibilità di far assumere altre prove
in occasione del pubblico dibattimento innanzi alla Pretura Penale, sicché
nemmeno si poteva ritenere che al momento del giudizio sull’eccezione
l’istruttoria fosse conclusa. Anzi, visto il carattere vincolante della
decisione del giudice penale, che oltretutto si preannunciava imminente, il
Pretore nemmeno avrebbe potuto pronunciarsi a titolo pregiudiziale, ma avrebbe
dovuto sospendere d’ufficio la causa in attesa della decisione di quest’ultimo
(cfr. Brehm, op. cit., n. 78 ad art. 60 CO), tanto più che nella fattispecie erano
date le 4 condizioni cumulative per ottenere la sospensione del processo civile
in pendenza di una causa penale (ovvero il processo penale riguardava fatti
pertinenti allegati nel processo civile; questi fatti costituivano il
fondamento dell’azione civile e dovevano essere stabiliti nell’istruttoria
penale; questi fatti avevano influenza sul risultato dell’azione civile; e
infine la sospensione si rivelava indispensabile tenuto conto della natura
della contestazione, dello stato di avanzamento delle due procedure e dei
vantaggi o degli inconvenienti che la sospensione avrebbe comportato, cfr. Cocchi/Trezzini, CPC-TI App., n. 210 ad art. 107). Nelle particolari circostanze il
fatto che il Pretore non abbia sospeso la causa civile, va dunque sanzionato
quale eccesso del pur ampio potere di apprezzamento, che egli disponeva sulla
particolare questione (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 4 ad art. 107). È vero che il codice di rito non vieta
espressamente alla scrivente Camera di sospendere a sua volta la causa, se lo
ritiene opportuno (del resto l’incarto penale attualmente versato agli atti - cfr.
doc. II° inc. n. DI.2003.735 - è largamente incompleto, il che nemmeno
permetterebbe di esaminare le censure dell’attore). Sennonché la sospensione
della causa in questa sede appare problematica per almeno due ragioni: innanzitutto
perché le nuove circostanze di fatto risultanti dall’incarto penale e con loro soprattutto
le decisioni penali emanate dopo la sentenza del Pretore non potrebbero essere
assunte agli atti in questa sede, ostandovi l’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC;
d’altro canto in quanto tali prove nemmeno rientrano tra quelle che potrebbero
essere assunte d’ufficio ex art. 322 CPC. Di fronte ad un giudizio senz’altro
prematuro del Pretore e all’opportunità di sospendere la causa in attesa della
decisione, definitiva e cresciuta in giudicato, del giudice penale che sarebbe
vincolante per il giudizio civile sull’eccezione di prescrizione, e senza però la
possibilità di adottare quel provvedimento in questa sede, la soluzione
corretta appare dunque quella di annullare, su questo punto, la sentenza
impugnata e di ritornare l’incarto al giudice di prime cure, affinché, dopo
aver sospeso la causa in attesa dell’esito finale del procedimento penale
promosso nei confronti dell’attore, abbia nuovamente a statuire sull’eccezione.

 

 

                                         Conclusione

 

                                   4.   Ne
discende che il giudizio pretorile dev’essere confermato per quanto riguarda l’eccezione
di incompetenza territoriale (respinta) e dev’essere riformato nella misura in
cui ha per oggetto l’eccezione di prescrizione riferita ai danni derivanti
dall’inadempimento del mandato di gestione patrimoniale (pure da respingere).
La sentenza di primo grado deve per contro essere annullata nella misura in cui
il Pretore ha statuito sull’eccezione di prescrizione riferita ai danni causati
dai fatti dell’8/9 ottobre 2002, ritenuto che l’incarto viene dunque ritornato
al Pretore affinché provveda a sospendere la procedura in attesa dell’esito
della denuncia penale inoltrata nei confronti dell’attore.

                                         L’appello
del convenuto deve dunque essere accolto, mentre quello dell’attore è respinto per
quanto riguarda l’eccezione di incompetenza territoriale e per il resto, e
meglio per quanto  riguarda l’eccezione di prescrizione riferita ai danni
causati dai fatti del 7/8 ottobre 2002, è evaso ai sensi dei considerandi. 

                                         La tassa
di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi seguono la
rispettiva soccombenza delle parti (art. 148 CPC), ritenuto che in seconda
istanza il convenuto risulta integralmente vincente per il suo appello, mentre
l’esito dell’appello dell’attore giustifica tutto sommato di caricargli i 3/4
dei relativi oneri processuali e di obbligarlo a versare alla controparte,
soccombente per il rimanente 1/4, un’indennità per ripetibili ridotta. Atteso
che, in conseguenza del presente giudizio, la decisione impugnata non pone più
fine alla lite, gli oneri processuali e le ripetibili di primo grado riferite
al giudizio sull’eccezione di prescrizione riferita ai danni derivanti
dall’inadempimento del mandato di gestione patrimoniale sono stati ridotti (II
CCA 31 maggio 2006 inc. n. 12.2006.53, 28 luglio 2006 inc. n. 12.2006.46, 20
luglio 2007 inc. n. 12.2006.126, 23 ottobre 2008 inc. n. 12.2007.111).

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello 18 agosto 2009 di AP 1 è accolto. 

                                         

                                          §    Il
dispositivo n. 4 della sentenza 30 luglio 2009 della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 3, è riformato nel senso che l’eccezione
di prescrizione sollevata da AO 1 relativamente alle richieste di risarcimento
riguardo ai mandati svolti per conto di AP 1 è respinta.

                                          §§ Il dispositivo n. 5 della sentenza 30 luglio 2009 della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 3, è riformato nel senso che la tassa di giustizia e le spese relative all’eccezione di cui al
dispositivo n. 4, sono fissate in complessivi fr. 5'000.-, che vanno poste a
carico di AO 1, il quale rifonderà alla controparte fr. 10'000.- a titolo di
ripetibili.

 

                                   II.   Le spese della procedura d’appello di cui al dispositivo n. I consistenti
in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.   2’500.-

                                         b) spese                                                      fr.     
100.-

                                         Totale                                                           fr.  
2’600.-

 

                                         da
anticiparsi dall’appellante, sono a carico dell’appellato, che rifonderà all’appellante
fr. 5’000.- per ripetibili di appello.

 

                                  III.   L’appello 3 settembre 2009 dell’AO 1 è evaso ai sensi dei
considerandi. 

 

                                          §    Il dispositivo n. 1 della sentenza 30 luglio 2009 della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 3, è confermato. 

                                          §§ Il dispositivo n. 3 della sentenza 30 luglio 2009 della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 3 (e meglio la sola parte riferita al dispositivo
n. 1) è pure confermato, ritenuto che viene però riformulato nel senso che la
tassa di giustizia e le spese, riferite all’eccezione di cui al dispositivo n.
1, sono fissate in fr. 750.-, che vanno poste a carico AO 1, il quale rifonderà
altresì alla controparte fr. 1'000.- a titolo di ripetibili. 

                                          §§§ Il dispositivo n. 2 e la rimanente parte del dispositivo n. 3 della
sentenza 30 luglio 2009 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3 (e
meglio quella riferita al dispositivo n. 2) sono annullati e gli atti sono
ritornati al Pretore per la continuazione della procedura ai sensi dei
considerandi.

 

                                 IV.   Le spese della procedura d’appello di cui al dispositivo n. III consistenti
in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.    900.-

                                         b) spese                                                      fr.   
100.-

                                         Totale                                                           fr.
1’000.-

 

                                         da
anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico per 3/4 e per 1/4 sono poste
a carico dell’appellato, cui l’appellante rifonderà fr. 1'000.- per ripetibili
di appello. 

 

                                  V.   Intimazione:

	
   

  	
  -      

  -      

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario è dato ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il
valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto
del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi; per valori
inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale o se una legge federale prescrive un’istanza
cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Il ricorso è ammissibile contro le
decisioni che pongono fine al procedimento (art. 90 LTF). Esso è pure
ammissibile contro una decisione che concerne soltanto talune conclusioni, se
queste possono essere giudicate indipendentemente dalle altre, o che pone fine
al procedimento soltanto per una parte dei litisconsorti (art. 91 LTF), oppure
ancora contro decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e
concernenti la competenza  o domande di ricusazione (art. 92 cpv. 1 LTF). In
presenza di altre decisioni pregiudiziali o incidentali, il ricorso è
ammissibile solo se le stesse possono causare un pregiudizio irreparabile o se
l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale
consentendo di evitare una procedura probatoria defatigante o dispendiosa (art.
93 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113,
117 LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).