# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 761aa014-0bf2-5b34-b463-8414ef04d9e1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-08-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 27.08.1999 INC.1999.51003
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-51003_1999-08-27.html

## Full Text

N. 510.99.3                                                                 Lugano,
27 agosto 1999

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

 

sedente per statuire sull'istanza
di libertà provvisoria presentata il 19 agosto 1999 da

 

 

_____________,
1960, cittadino portoghese

(patrocinato dall'avv.
__________)

 

 

e qui trasmessa con preavviso
negativo il 23/24 agosto 1999 dalla Procuratrice pubblica avv.
__________;

 

 

viste le osservazioni 27 agosto
1999 dell'accusato, che si conferma in contenuti e conclusioni dell'istanza;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

 

1.

 

 

_____________ venne arrestato il
22 luglio 1999, come ad ordine di arresto del giorno precedente, emanato nei
suoi confronti dalla Procuratrice pubblica, con l'imputazione di infrazione
aggravata subordinatamente semplice alla legge federale sugli stupefacenti,
estesa poi - 

si fa per dire - a contravvenzione alla stessa legge con il deferimento a
questo giudice, che ha confermato il provvedimento privativo della libertà.

 

Sull'accusato gravavano e gravano
importanti sospetti di ampio spaccio di cocaina, attività costantemente negata
dall'interessato, anche al cospetto di numerose convergenti chiamate di correo
(come meglio si vedrà in seguito), tanto da poter definire la situazione come
alle seguenti annotazioni del rapporto di arresto:

"Malgrado
le varie chiamate in causa per vendite di cocaina, il portoghese ha negato ogni
traffico di droga. Ha solamente ammesso a denti stretti acquisti e consumi di
cocaina.

Trattasi di
un personaggio alquanto scaltro e bugiardo ma importante nel contesto
dell'inchiesta… "

 

 

 

2.

 

 

A mente dell'accusato l'istanza e
la conseguente scarcerazione si impongono, egli respingendo ogni accusa,
neppure essendo a conoscenza di chi lo aggrava e non trovandosi confrontato con
alcun fatto oggettivo a suo carico, mentre - dopo l'audizione dinnanzi a questo
giudice - non è più stato interrogato da un magistrato e non ha preso visione
di atti di inchiesta. Da molti anni si trova in Svizzera con la famiglia, al
beneficio del permesso di domicilio, per cui è impensabile un pericolo di fuga,
né altri se ne vedono ad impedire la scarcerazione.

 

La Procuratrice pubblica -
preavvisando negativamente l'istanza - riassume circostanziatamente le chiamate
di correo, già anche contestate all'accusato, il quale ciò nondimeno continua
nel suo atteggiamento ostinatamente negativo e punto collaborante. Per questi
gravi e concreti indizi di colpevolezza, sono allora evidenti i bisogni
dell'istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di
inquinamento delle prove, a cui si affianca il pericolo di recidiva, mentre per
il momento non viene sostenuto quello di fuga.

 

Nelle sue osservazioni al
preavviso negativo, l'accusato istante evidenzia come gli inquirenti abbiano
avuto tutto il tempo per approfondire le indagini e sostiene che ipotetico,
generico e non specificato rischio di collusione e di inquinamento delle prove
non è sufficiente, per cui si impone una verifica più approfondita dei presupposti
per il protrarsi della carcerazione. Preso atto che la Procuratrice pubblica
non si avvale del pericolo di fuga, viene negato quello semplicemente enunciato
di recidiva, in grazia delle presenza di tutta la famiglia in Svizzera con
conseguenza di "una sorta di controllo sociale".

 

 

 

 

 

 

3.

 

 

L'art. 95 CPP - corrispondente all’art.
33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 -
dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola
in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso) proroga
del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico
dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o
un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse
pubblico, quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell'istruzione, il
pericolo di recidiva ed eventualmente quello di fuga (senza dimenticare che
l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai
bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al
processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid
c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H.,
1P.477/1993, consid. 3).

L'eccezione della cautelare
privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara
base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza
ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei
ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto
implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158;
1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già
la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP
1980 pag. 128).

 

 

 

4.

 

 

Sufficienti presupposti di legge,
come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella
situazione personale e processuale di _____________ a legittimare e
giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà, sino al
dibattimento processuale.

 

 

4.1

 

Per definire siccome ben presenti
seri e concreti indizi di colpevolezza, basterebbe fare rinvio a quanto esposto
dalla magistrata inquirente nel preavviso negativo all'istanza in discussione.
Comunque si vuole qui ancora far 

riferimento alle contestazioni di singole fattispecie all'accusato, con le sue
risposte negative, come al verbale di polizia del 28 luglio 1999, da cui
appaiono tra altro le seguenti affermazioni di _____________:

 

-         
egli non conosce e addirittura non ha mai visto __________, per cui nega
di avergli venduto cocaina di contro alle alquanto dettagliate dichiarazioni
dell'acquirente (" … vi era pure un certo __________, cittadino
portoghese, con una __________, che abita a __________, il quale mi ha venduto
almeno 15 grammi di cocaina a franchi 150.-.", verbale di polizia del
21 luglio 1999, pag. 2);

 

-         
è conoscente di __________, ma nulla gli ha venduto come quello sostiene
("Ho preso cocaina da un certo __________, cittadino portoghese, che
guida una vettura marca __________, colore grigio.", verbale di
polizia 8 luglio 1999, pag. 2);

 

-         
identica presa di posizione nei confronti di __________, comunque
riconosciuto per averlo visto in giro (il quale pure ebbe ad acquistare "cocaina
da certo __________, portoghese, con una __________ grigia", verbale
di polizia 21 luglio 1999, pag. 2);

 

-         
ha poi anche "preso atto" che __________, a lui nota
come __________, lo ha indicato come "grosso spacciatore", con
la proposta fattale di procurargli 3 kg di cocaina, il che per l'accusato
istante "è tutto falso".

 

-         
Nuovamente interrogato il 9 agosto 1999, _____________ ha persistito
nelle sue granitiche negazioni di vendita di stupefacenti, da cui queste
pertinenti conclusioni dell'agente inquirente:

 

"L'interrogante
mi dice che su questa base è inutile proseguire la verbalizzazione e che
d'altro canto è mio diritto di non rispondere alle domande. Da parte
dell'interrogante mi viene detto che ha pure il diritto di non <buttare
via> ulteriore tempo in questa verbalizzazione avendo altri soggetti da
interrogare e nel caso specifico - guarda caso - persone che hanno acquistato
da me".

 

 

E non ha
ottenuto miglior risultato il nuovo tentativo di interrogatorio del 17 agosto
1999:

 

"D01            E'
disposto finalmente a raccontarci qualcosa sulle sue vendite di cocaina?

R01  No.

Prendo atto
che il verbale viene concluso, poiché il verbalizzante non ha tempo da perdere
con i bugiardi.

 

 

 

 

 

 

Si aggiunge, quale altra
conclusione che non vi è motivo per dubitare della corrispondenza delle
dichiarazioni a carico dell'accusato istante, in quanto indipendenti tra di
loro ed espresse in contesti personali di acquisto ed anche vendite concernenti
altre persone. Nessun elemento permette anche solo di sospettare una specie di
peraltro gratuita congiura, né _____________ ha fatto minimamente stato di
ragioni se del caso di movente vendicativo.

 

 

4.2

 

Per questa situazione è superfluo
soffermarsi a dimostrare presenza di importanti bisogni dell'istruzione
formale, da continuare, completare e concludere senza pericolo di collusione e
di inquinamento delle prove, con il mantenimento dell'accusato in carcere
preventivo

_____________ è fortemente
reticente e bugiardo ad evidente scopo di salvamento ed è quindi certo che in
libertà avrebbe l'occasione di avvicinare fornitori, clienti e conoscenti - ed
in particolare persone non ancora identificate - per ottenere versioni a lui
favorevoli, ma contrarie a verità ed a giustizia. Né egli può lamentarsi del conseguente
forzato rallentamento del corso delle indagini e tanto meno di non essere
interrogato più sovente: gli inquirenti infatti devono cercare altrimenti la
verità, proprio senza perdere tempo a verbalizzare ripetute acritiche
negazioni. Ed appunto questa attività inquisitoria permette - via via, quasi
quotidianamente - di raccogliere nuovi elementi a suo carico, come la spontanea
deposizione resa il 24 agosto 1999 da persona ben informata, della quale valga
l'assaggio di questa citazione:

 

"Ad
ogni viaggio … consegnava della cocaina all'__________. I quantitativi
variavano dai gr 20 ai gr 100 alla volta.

I due si
sono visti almeno 10 volte.

La cocaina
__________ la vendeva in giro, prevalentemente a ragazze che lavorano nei night
…

… dopo
l'arresto dell'__________, ci sono state tante persone (molte ragazze) che mi
hanno chiesto di lui … Sono sicuro che chiedevano di lui non perché era bello,
ma perché vendeva".

 

 

4.3

 

L'illustrato comportamento dell'accusato
istante consente di considerare dato il presupposto del pericolo di recidiva,
richiamando come lo stesso debba essere concreto (DTF 105 Ia 31) e risultare da
una valutazione dell’insieme delle circostanze, tra cui i precedenti
dell’accusato, il suo comportamento durante 

l’istruttoria, la sua personalità, la sua costituzione fisica e soprattutto
psichica e le modalità di commissione dei reati che gli vengono addebitati,
così che la reiterazione appaia assai verosimile (LUVINI, loc. cit., pag. 294; Gérard
PIQUEREZ, Précis de procédure pénale suisse, Lausanne 1987, n. 1186/7).

Negare l'evidenza significa -
anche e nel contempo - mancata presa di coscienza dell'intollerabilità dei
reati commessi e prospettiva di ripresa di lucroso traffico di stupefacenti,
con la soggettiva convinzione di tolleranza per una scarcerazione senza completazione
degli accertamenti istruttori e senza confronto di pena. L'attività lavorativa
ed i rapporti famigliari non seppero minimamante trattenere l'accusato, per cui
è pura ipotesi che nel futuro possano avere risvolti positivi, per rapporto
anche ad una situazione economica - se regolare - non di certo brillante (come
appare dai procedimenti esecutivi in corso, attestati dalla documentazione
prodotta con l'istanza 26 agosto 1999 di ammissione al gratuito patrocinio).

 

 

4.4

 

Per quanto concerne il pericolo
di fuga, si ricorda che i criteri determinanti per stabilire se questo
presupposto sia dato o meno sono il carattere del prevenuto, il suo domicilio,
la sua professione, la sua situazione famigliare e i suoi legami con lo Stato
in cui egli é inquisito (SJ 103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in re S.C.
del Tribunale federale; sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP 314/94).
L'apprezzamento di tutte le circostanze, per invocare appunto un rischio di
fuga, deve lasciar presumere che le conseguenze di una fuga appaiano per
l’accusato come un male minore rispetto a quello derivante per lui
dall'ulteriore carcerazione, con maggior forza quanto più i reati imputati
comportino pene edittali od eventualità di pena concreta importanti (in questo
senso Mario Luvini; in REP 1989,
pag. 292, con i riferimenti ivi indicati; sentenza 14 novembre 1994 in
re S.V., CRP 341/94).

La Procuratrice pubblica non
insiste sul ricorrere di questo presupposto ad impedire scarcerazione. Tuttavia
il descritto atteggiamento dell'accusato istante consente di ritenere per
concreta la scelta della fuga e della latitanza al cospetto della prospettiva
ormai certa di essere riconosciuto colpevole di spaccio di stupefacenti e
verosimile di importante privazione della libertà personale. _____________
mantiene forti contatti con il suo paese d'origine, tanto che le figlie minori
vi sono rimaste sino alla fine della scolarità, qui arrivando solo lo scorso
mese di luglio, con richiesta 9 agosto 1999 di permesso di dimora (allegata
all'istanza 26 agosto per la concessione del gratuito patrocinio). Si tratta in
ogni modo di valutazione abbondanziale rispetto alle altre ragioni che
impediscono accoglienza dell'istanza ed in certo qual senso alternativa al
pericolo di recidiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

5.

 

 

Il carcere preventivo sin qui sofferto e
ipotizzabile sino al deferimento al giudice del merito, in un procedimento che
risulta essere condotto con coerente sollecitudine nonostante l’atteggiamento
inutilmente defatigatorio dell’accusato, è pienamente rispettoso del principio
di proporzionalità, tenuto anche conto del complesso dei fatti da accertare e
delle persone coinvolte, nonché della prevedibile pena privativa della libertà
- come già osservato - verosimilmente da espiare.

 

 

 

6.

 

 

L’istanza - peraltro inconsistente per
rapporto alla realtà processuale - è così respinta con la presente decisione,
esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 lett. f TG e contrario) e
suscettibile di impugnazione alla Camera dei ricorsi penali (art. 284 cpv. 1
lett. a CPP).

 

 

 

Per i quali motivi,

 

 

 

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.      
L’istanza di libertà provvisoria è respinta.

 

 

2.      
Non si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

 

 

3.      
Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi
penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

4.      
Intimazione:

-    avv. __________, per sé e per l’istante;

       -    Procuratrice pubblica avv. __________ (con copia delle
osservazioni dell’istante e con gli atti dell’incarto MP 4309/1999 di ritorno).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                              giudice
__________