# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6da95cce-87c3-5895-a902-97065674413c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-12-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 13.12.2002 INC.2002.36408
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2002-36408_2002-12-13.html

## Full Text

Incarto n.

  364.2002.8-9-10 LM

  	
  Lugano

  13 dicembre 2002

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Verbale di udienza e decisione

  
	
   

  
	
   

  
						

Avanti il giudice __________, sedente con la segretaria
__________,

 

 

compaiono alle ore 09.30

 

	
   

  	
  l’avv. __________, difensore di __________

   

  
	
   

  	
  e

  	 

				

 

	
   

  	
  il Procuratore Pubblico avv. __________

   

  

            e

            

            l’avv. __________, per la parte civile
__________

 

 

per discutere

l’istanza 5
dicembre 2002 di proroga del carcere preventivo (inc. 364.2002.9)

e

il reclamo 22
novembre 2002 dell’accusato in tema di prove (inc. 364.2002.8)

e

il reclamo
qui inoltrato seduta stante contro il rifiuto di integrale accesso agli atti
deciso dal Procuratore Pubblico in data 9 dicembre 2002 (inc. 364.2002.10)

A.     
Sull’istanza di proroga del carcere preventivo

Per conto
dell’accusato, l’avv. __________ propone un allegato di osservazioni
all’istanza del magistrato inquirente, che le parti leggono seduta stante.

1.      In
diritto, si ricorda che l'art. 95 CPP, dopo evidenza al cpv. 1 del principio
secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2
arresto, perdurare e - segnatamente come nel caso in discussione - proroga del
carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello
stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un
delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico,
quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione ed un
certo pericolo di recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura
processuale cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma
anche ad assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire
l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti;
sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid.
3; Rep. 132 [1999] n. 116), e ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

2.      I
menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro
valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto
più si avvicina la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag.
287 ss.). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non
restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128).

3.      La
legittimità dell’arresto va esaminata d’ufficio, perlomeno sommariamente, anche
in assenza di espressa opposizione da parte dell’accusato; si deve allora
constatare che sufficienti presupposti di legge, come anche esplicitati dalla
dottrina e dalla giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e
processuale di __________ a legittimare e giustificare il perdurare della
cautelare privazione della sua libertà oltre il termine legale disposto
dall’art. 102 cpv. 2 CPP.

4.      In
punto all’esistenza di sufficienti indizi di colpevolezza, di necessità
istruttorie e di un pericolo di collusione, può bastare generico rinvio a
quanto già detto in occasione dell’ultima decisione su istanza di libertà
provvisoria dell’accusato del 21 ottobre 2002 (inc. Giar 364.2002.7),
confermata dalla CRP con sentenza 22 novembre 2002 (inc. 60.2002.327).
L’assenza di nuovi elementi di giudizio rende improponibile anche solo
rimettere in discussione l’esistenza dei presupposti di legge così recentemente
accertati a due livelli.

5.      Questo
giudice ritiene che gli argomenti proposti dalla difesa in questa sede (punto
6.2) non siano nuovi bensì siano già stati considerati tanto da questo giudice quanto
dalla CRP nella sentenza menzionata. Abbondanzialmente, si ricorda che la
contestata tendenza della vittima a dire bugie è riconducibile a molti fattori,
come già accertato. Del tutto inconferente è il richiamo del presunto consumo
di marijuana da parte della vittima. L’ulteriore affermazione della difesa,
secondo cui la presenza di un “terzo testicolo” fosse fatto notorio non è
suffragata dagli atti, non appare qui assolutamente verosimile, ed è comunque
questione di merito che approfondirà la corte competente.

6.      Sul
pericolo di collusione (osservazioni punto 7.2) basta qui rinvio al
considerando 3 della sentenza CRP 22 novembre 2002, pagina 5, dove l’autorità
di ricorso bene inquadra l’atteggiamento processuale dell’accusato e le
conseguenze che tale atteggiamento (lecito) ha su questo tema. Pur dando atto
all’accusato che la possibilità di influenzare la perizia di credibilità
attualmente in corso sulla vittima appare remota (sebbene ovviamente eventuali
contatti con la vittima potrebbero falsare le dichiarazioni di lei al cospetto
del perito), l’atteggiamento dell’accusato – che appare essersi acuito, come si
vede dai verbali più recenti sul “terzo testicolo” – permane improntato alla
negazione all'oltranza e continua a rendere concreto il pericolo che possa egli
adoperarsi con indebite pressioni, se messo in libertà. L’assenza di pericolo
di recidiva (punto 7.4) non ha evidentemente nulla a che vedere con il pericolo
di collusione.

7.      Per
quanto riguarda la proporzionalità della proroga richiesta, va detto che i 6
mesi di carcerazione già subita non vanno banalizzati, poiché rappresentano in
assoluto un lungo lasso di tempo. D’altra parte anche accogliendo la proroga
qui in discussione, il carcere preventivo complessivo cui è astretto l’accusato
appare ancora proporzionato per rapporto alla ipotetica pena alla quale va
incontro in caso di sua condanna per i reati di cui è accusato. I 3 mesi di
proroga chiesti appaiono di per sé abbondanti, se rapportati alla sola
necessità di acquisire la perizia di credibilità sulla vittima, ma ancora
sostenibili se si pensa che è ancora da effettuarsi il deposito degli atti e
l’eventuale formulazione di complementi istruttori. L’accusato, d’altra parte,
non propone argomenti che pongano in dubbio l’esigenza di 3 mesi per concludere
l’inchiesta; si limita ad eccepire la tardività della perizia sulla credibilità
della vittima ma la sua obiezione non appare convincente, quando dice che il
materiale necessario al perito poteva essere fornito man mano che l’inchiesta
avanzava: ciò non appare come un fattore che avrebbe potuto sensibilmente
anticipare la presentazione della perizia stessa. Non va infine dimenticato,
come già detto che anche il comportamento dell’accusato è un fattore importante
per la decisione di protrazione della sua carcerazione. Con ciò si vuole dire
che in altre circostanze, la mera necessità di avere una perizia di credibilità
avrebbe anche potuto non rappresentare motivo istruttorio sufficiente per il
mantenimento della carcerazione dell’accusato.

8.      L’istanza
di proroga, in conclusione, merita integrale accoglimento.

 

B.      Sul
reclamo in tema di prove

Il giudice riassume le
posizioni assunte dalle parti e già espresse in sede di reclamo rispettivamente
di osservazioni.

1.      In
diritto, si ricorda che per meritare di venire assunte, le prove proposte dalle
parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP) o in altro momento
dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP) devono rispettare tre
concorrenti ordini di considerazione: esse devono essere motivate per quanto
attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta connessione con la
fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i requisiti della
novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive conclusioni di
competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per decidere se promuovere
l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi eventualmente - dopo
definitiva conclusione dell’istruzione formale - se decretare messa in stato di
accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del giudice di merito; per
quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di difficile produzione
al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto
tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio
1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. Giar
135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. Giar 862.93.1, e 14 giugno 1995 in
re F.M., inc. Giar 1093.93.5; 18 settembre 1998 in re G., inc. Giar 601.98.1 consid.
1a, in: Rep. 131 [1998] n. 122).

2.      Se,
in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è
espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost. fed.
(= art. 4 vCost. fed.; v. DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid.
1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem richterlichen
Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert, loc. cit. p.
231). Non è dunque data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito rifiuta
un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v.
decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. Giar 55.98.1 consid. 1; v. inoltre
decisione 18 settembre 1998 in re G., inc. Giar 601.98.1 consid. 1b, in: Rep.
131 [1998] n. 122).

3.      Per
costante giurisprudenza di questo ufficio, tenuto conto che la posizione della
vittima non può essere parificata a quella dell’accusato, è di principio
esclusa l’ammissione di richieste volte a sottoporre a perizia psichiatrica la
vittima (Rep. 131 [1998] n. 116 e nota 1 ibid.). Si rammenta che tale genere di
perizia è primariamente destinato ad accertare il grado di responsabilità
dell’autore, problema che invece non si pone nei confronti della vittima, salvo
casi assolutamente eccezionali che qui certo non si verificano. Inoltre se già
si volesse ammettere la possibilità di sottoporre a perizia una vittima, per
costante giurisprudenza tale necessità dovrebbe scaturire da elementi di fatto
effettivamente atti a far nascere il sospetto che l’atteggiamento della persona
peritanda possa dipendere dal suo stato psichico. Si ritiene che, senza
necessità di addentrarsi nell’incarto aperto dalla Magistratura dei minorenni
sui fatti del 24 ottobre scorso fra la qui vittima e la cugina di lei
__________, essi non possono in nessun caso soddisfare i requisiti di gravità e
serietà necessari per giustificare un tale esame. Parimenti, anche il preteso
ampio consumo di sostanza stupefacente non rappresenta motivo di per sé
sufficiente per una perizia sulla vittima: se notoriamente la tossicodipendenza
può avere un influsso sul grado di responsabilità di una persona che commette
un qualsiasi reato, per quanto riguarda una vittima dovrebbe apparire
verosimile che tale eventuale scemata responsabilità possa stare in una
qualsiasi relazione con il reato subito, ciò che l’accusato in sede di reclamo
non ha nemmeno preteso. In quanto manifestazione del “preoccupante aspetto
caratteriale” (reclamo, punto 3), questo giudice non dubita che il perito cui è
affidata la valutazione della credibilità della vittima saprà autorevolmente tener
conto di tutte le componenti caratteriali di lei, se del caso anche del preteso
influsso del consumo di marijuana.

4.      Pertanto,
il reclamo 22/25 novembre 2002 in tema di prove (rifiuto di perizia
psichiatrica sulla vittima) è respinto.

 

C.    
Sul reclamo contro il rifiuto di accesso agli atti

1.      Riassumendo
quanto l’accusato propone a questo proposito quale punto I delle sue osservazioni
all’istanza di proroga del carcere preventivo, a valere espressamente quale
reclamo a sé stante, __________ fa essenzialmente valere che il rifiuto opposto
alla sua richiesta di accesso agli atti 9 dicembre 2002 sia in contraddizione
con il suo diritto di essere sentito in rapporto con la pendente istanza di
proroga del carcere preventivo. Il fatto di disporre unicamente dei verbali MP
dell’accusato, della trascrizione dei 4 verbali della vittima e di altri 2 o 3
verbali, nonché della perizia del dottor __________ e relativo verbale di
delucidazione (vedi osservazioni, punto I.IV) sarebbe insufficiente. Non
basterebbe neppure che l’accusato venga a conoscenza in modo indiretto di
passaggi di interrogatori di terze persone, effettuate in assenza della difesa:
questi ultimi non dovrebbero essere usati. 

2.      Il
Procuratore Pubblico chiede la reiezione del reclamo osservando quanto segue:

-      
che lo scopo d’accesso agli atti mirava unicamente alla
preparazione dell’odierna udienza. Il fatto che la difesa abbia presentato 13
pagine di osservazione già dimostra come la stessa era ed è ampiamente in
possesso di tutti gli elementi degli atti all’incarto per prendere posizione in
relazione all’istanza di proroga del carcere preventivo. Del resto la stessa
difesa evidenzia a pag. 4 tutta una serie di atti, cui bisogna aggiungere i
verbali di polizia del suo protetto che gli han permesso ampiamente di
prepararsi per l’odierno dibattimento;

-      
che per i motivi a fondamento dell’istanza di proroga del carcere
preventivo al difesa era in possesso di tutti gli atti necessari ricordato
comunque come il verbale 06.11.2002 della MM non interessa il presente
procedimento ma solo la querela susseguente ai fatti del 24.10.2002, con la
precisazione che per l’unica e sola parte utile all’istanza di proroga il
relativo passaggio è stato integralmente riprodotto.

3.      In
rappresentanza della PC l’avv. __________ osserva di:

-       
allinearsi alle osservazioni espresse dal PP soprattutto per
quanto concerne le motivazioni addotte nella richiesta di accesso agli atti, e cioé
la discussione sulla proroga della carcerazione preventiva, per la quale
evidentemente l’accusato è già in possesso di tutti gli elementi probatori
necessari ad esprimersi in merito.

4.      In
replica, la difesa rileva che il PP non ha ancora motivato il suo rifiuto, che
non appare più poggiare su motivi di interesse pubblico. La difesa dispone
effettivamente di un unico verbale di polizia, quello effettuato al momento
dell’arresto. Il verbale 6 novembre 2002 della vittima è effettivamente utile
poiché a questo si fa riferimento nell’ambito della decisione di proroga del
carcere preventivo. 

5.      In
duplica, il PP non si dice contrario all’accesso della difesa al citato verbale
MM 6 novembre 2002, accesso comunque da chiedersi all’unico magistrato competente
ovvero la MM. Aggiunge che la difesa ha sempre ricevuto copia dei verbali di
polizia man mano che questi venivano contestati all’accusato in sede di verbale
MP, così come ciò è avvenuto anche con la patrocinatrice di parte civile. La
disponibilità ad un anticipato deposito atti è intesa unicamente a vantaggio
dell’accusato, al fine di meglio garantire il rispetto del principio di
celerità, affinché al momento in cui verrà presentata la perizia di credibilità
l’accusato già disponga della conoscenza degli atti. La legge non obbligherebbe
il PP ad un deposito anticipato. 

6.      Richiamato
in diritto, come d’altronde noto, che per l’ovvia e fondamentale importanza che
la conoscenza degli atti riveste nell’ambito di una difesa penale, vige
notoriamente il principio secondo il quale gli stessi sono liberamente
accessibili all’accusato, salve comunque contrarie esigenze d’inchiesta (artt.
58 cpv. 1 e 60 cpv. 2 CPP). “Fondamentale ‘esigenza d’inchiesta’ è
l’immediatezza delle dichiarazioni dell’accusato: egli non deve poter ricevere
informazioni sino a quel momento note unicamente agli inquirenti prima che le
stesse gli siano state formalmente contestate. In caso contrario, verrebbe
ripristinato quel pericolo di collusione che aveva magari già giustificato
l’arresto dell’accusato; ed inoltre, quest’ultimo potrebbe costruirsi ad arte
una linea di difesa compatibile con quanto l’accusa già conosce” (Marazzi,
Il Giar, Lugano 2001, § 3.II.2.1 p. 22, con rinvii a giurisprudenza e dottrina
in nota 79 ibid.)(sic, verbatim, in decisione 10 maggio 2002 in
re G.C., inc. Giar 390.2001.8/10 p. 3).

7.       Questo
giudice ritiene assodato che il preteso rifiuto di accesso agli atti di cui si
lamenta la difesa non ha raggiunto un’estensione tale da precludere allo stesso
accusato la facoltà di compiutamente osservare all’istanza di proroga del
carcere preventivo, a maggior ragione se – come parrebbe – alla difesa sono
stati dati i verbali di polizia man mano che questi venivano contestati (v. ad
es., con generico riferimento a tutti i verbali di possibile interesse per
l’accusato, verbale MP 7 agosto 2002 [AI 133], p. 1 e p. 8, dove viene dato
atto della consegna al difensore di precedenti verbali MP e della completezza
del suo incarto; idem verbale MP 28 agosto 2002 [AI 158], p. 1; verbale MP 3
settembre 2002 [AI 181] per la trascrizione del verbale MM della vittima; idem
a verbale MP 6 settembre 2002 [AI 191], p. 3, per trascrizione verbale MM 5
agosto 2002; verbale MP 7 ottobre 2002 [AI 234] p. 1, per vari verbali MP e un
verbale di polizia 4 settembre 2002; verbale MP 14 novembre 2002 [AI 291] p. 7,
per la ritrascrizione dell’audizione MM 30 ottobre 2002). In ogni caso, i
termini per presentare un’istanza di proroga del carcere preventivo sono
dettati dal codice di rito, e dunque noti in anticipo anche alla difesa. Se
questa riteneva di non disporre della conoscenza degli atti necessaria per
prendere posizione in merito, doveva attivarsi tempestivamente, eventualmente
anche inoltrando i rimedi di diritto del caso. Questo giudice non può rinviare
la decisione sull’istanza di proroga. Inoltre si può prescindere da un
dettagliato esame della decisione di rifiuto di accesso agli atti,
rispettivamente dei singoli documenti ai quali la difesa abbia già avuto
accesso o debba ancora avere accesso (apparentemente neppure la difesa è in
chiaro su questo punto), poiché la proroga della carcerazione preventiva decisa
in questa sede non impedisce in nessun caso all’accusato di presentare
un’eventuale nuova istanza di libertà provvisoria una volta presa conoscenza
dell’incarto, come promesso dal Procuratore Pubblico – tutto ciò, sia detto ora
per evitare futuri malintesi, nel rispetto della buona fede processuale. Detto
altrimenti, posto che __________ non ha lesinato sulle osservazioni all’istanza
di proroga, e che la proroga stessa non appare fondata sul dettaglio di tale o
tal altro documento, non si può dire che l’accusato abbia tratto nocumento da
una eventualmente limitata conoscenza degli atti. Siccome istanza in
discussione e relativo reclamo erano finalizzati alla discussione della proroga
del carcere preventivo, decisa quest’ultima questione si giustifica la
reiezione del reclamo sull’accesso agli atti, il quale potrà anche questo
essere semmai nei termini in cui si ripresenterà la questione quando il
Procuratore avrà dato seguito alla sua intenzione di anticipato deposito degli
atti.

8.       Pertanto,
pure il reclamo inoltrato oggi in sede di udienza Giar contro il diniego di
integrale accesso agli atti è respinto.

 

L’udienza
viene chiusa alle ore 11.30. Questo giudice deciderà ancora in data odierna con
annotazione a verbale. Il tutto verrà intimato alle parti per posta. Quanto
finora scritto vale come verbale di udienza e sarà completato come appena
anticipato.

Le decisioni
di questo Ufficio in tema di libertà personale essendo di principio esenti da
tassa e spese giudiziarie, queste sono prelevate unicamente con riferimento
agli ulteriori due reclami trattati in questa sede. Le ripetibili riconosciute
alla parte civile sono calcolate sulla base dell’impegno della patrocinatrice
per l’odierna udienza e le osservazioni al reclamo sulle prove.

*   *   *

 

 

Per i quali
motivi,

richiamate le
norme menzionate e visti gli artt. 279 ss. e 284 cpv. 1 lit. a CPP

d e c i d e :

1.      L’istanza
5 dicembre 2002 di proroga del carcere preventivo cui è astretto __________ è
accolta.

§    Di conseguenza, la detenzione cui è astretto
l’accusato viene prorogata sino al prossimo 26 marzo 2003 compreso.

2.      Il
reclamo inoltrato in data 22/25 novembre 2002 dall’accusato in tema di prove
(rifiuto di perizia psichiatrica sulla vittima) è respinto.

3.      Il
reclamo inoltrato oggi dall’accusato in sede di udienza Giar contro il diniego
di integrale accesso agli atti è respinto.

4.      La
tassa di giustizia di fr. 350.— e le spese di fr. 50.—, in tutto fr. 400.—,
sono poste a carico del reclamante soccombente, che rifonderà alla parte civile
l’importo complessivo di fr. 600.— a titolo di ripetibili.

5.      Contro
il dispositivo cfr. 1 della presente decisione è dato il rimedio del ricorso
alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello di Lugano entro 10
(dieci) giorni dall’intimazione. Per il rimanente, la presente decisione è
definitiva.

6.     
Intimazione:

-       
avv. __________ a, per sé e per l’accusato reclamante, con copia
delle osservazioni della parte civile e del Procuratore Pubblico al reclamo
sulle prove;

-       
avv. __________, per sé e per la parte civile __________., con
copia delle osservazioni del Procuratore Pubblico al reclamo sulle prove e
dell’accusato all’istanza di proroga del carcere preventivo (a valere quale
reclamo sull’accesso agli atti);

-       
Procuratore Pubblico avv. __________, con copia delle
osservazioni della parte civile al reclamo sulle prove e dell’accusato
all’istanza di proroga del carcere preventivo (a valere anche quale reclamo
sull’accesso agli atti);

-       
Direzione del Penitenziario cantonale La Stampa, Cadro (nel solo
dispositivo).

giudice ____________