# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b9330ee8-4454-5c33-bd3c-ccdbe79a1849
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-03-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 26.03.2025 80.2025.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2025-1_2025-03-26.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2025.1

  80.2025.2

  	
  Lugano

  26 marzo 2025  

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  cancelliere

  	
  Francesco
  Sciuchetti 

  

 

 

	
  parti

  	
   RI 1  

   RI 2  

  entrambi
  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 2 gennaio 2025 contro la decisione del 4 dicembre 2024 in materia di IC e
  IFD 2017.

  

 

	
   

   

  Fatti

  	
   

  

 

 

A.    RI 1 e RI 2,
domiciliati a __________, nella propria dichiarazione d’imposta del 2017
dichiaravano un reddito imponibile di fr. 106'269.-- ed una sostanza imponibile
negativa di fr. 715'911.--, al netto di debiti privati pari a fr. 1'780'000.--.
In particolare, la sostanza mobiliare era composta da 23 azioni al portatore
della __________, da fr. 10'000.-- di numerario e, per il resto, da capitali
depositati su diversi conti bancari.

 

 

B.    Con
decisione del 3 novembre 2021, l’Ufficio di tassazione di Lugano (in seguito
UT) notificava ai contribuenti la tassazione IC e IFD 2017, nella quale
commisurava il reddito imponibile in fr. 203'700.-- per l’IC (fr. 198'000.--
determinante per l’aliquota) in fr. 207'200.-- per l’IFD (fr. 201'500.--
determinante per l’aliquota) e la sostanza imponibile in fr. 0.--. In
particolare, rispetto a quanto dichiarato dai contribuenti, l’autorità fiscale
aveva aggiunto l’importo di fr. 80'000.-- alla voce “Altri redditi” con
l’indicazione “Prestazioni valutabili in denaro o reddito d’altra fonte
stabiliti per insufficienza di disponibilità finanziaria”.

 

 

C.    Con reclamo
dell'11/12 novembre 2021, i contribuenti, rappresentati daRA 1, contestavano la
decisione di tassazione non riuscendo a trovare spiegazione per l’“enorme”
aumento di reddito.

 

 

D.    a.

Facendo seguito ad una
richiesta di informazioni dell’autorità fiscale del 5 luglio 2022, con scritto
del “23/26 settembre 2022”, il rappresentante dei contribuenti lamentava un
errore nel calcolo del dispendio. Sosteneva che l’UT avesse erroneamente computato
un’uscita di fr. 50'000.-- per l’acquisto di titoli mentre RI 1 avrebbe invece
incassato tale somma dalla vendita di azioni della __________ ad un suo
collaboratore, evidenziando come il patrimonio presente nei conti dei coniugi __________
fosse passato da fr. 25'000.-- nel 2016, a fr. 80'000.-- nel 2017 per poi
arrivare a fr. 65'000.-- nel 2018. Lamentava inoltre che non fosse stato preso
in considerazione il fatto che RI 2 possedeva due appartamenti a __________, dai
quali conseguiva dei, seppur modesti, redditi da pigione. La stessa avrebbe poi
ereditato dal padre “USD 80’000/85’000” che avrebbe portato in Svizzera
dall’Ucraina poco alla volta, in occasione dei suoi frequenti viaggi a __________.
Facendo riferimento ad un preteso “Gentlemen agreement” fra RI 1,
presidente del CdA, e l’UTPG per una tassazione favorevole della __________,
insinuava che la decisione impugnata avesse lo scopo di aggiungere “alla
tassazione privata dei signori __________” ciò che era stato “tolto in tasse”
alla persona giuridica.

 

                                         b. 

                                         Con e-mail del 18 ottobre
2022, l’Ufficio di tassazione chiedeva chiarimenti in merito al fatto che,
nonostante la pretesa vendita delle azioni della __________ nel 2017, le azioni
dichiarate fossero ancora 23, ovvero lo stesso numero di quelle possedute alla
fine del periodo fiscale precedente. Evidenziava inoltre come l’uscita
monetaria indicata nel calcolo del dispendio fosse riferita all’acquisto dell’auto
Audi R8. Attribuiva infine ai reclamanti un termine fino al 12 novembre 2022
per produrre la seguente documentazione:

·        
Copia del contratto di vendita delle
azioni __________ e documentazione bancaria a comprova dei capitali incassati a
seguito della vendita (specificare la data di vendita delle azioni);

·        
Documentazione bancaria a comprova
dei prelevamenti effettuati (avvisi di addebito). Si prega di voler specificare
gli elementi presenti nella massa ereditaria e di volerci indicare il loro
stato alla fine del periodo fiscale 2017.

 

c.

                                         Con e-mail dell’8 novembre
2022, il rappresentante dei contribuenti produceva una dichiarazione della
madre di RI 2, munita della sua firma autenticata, con la quale la medesima confermava
di aver “regalato” alla figlia euro 75'000 in contanti provenienti dai suoi
risparmi personali e dall’eredità del marito __________. Il rappresentante dei
contribuenti spiegava quindi che un totale di euro 60'000 sarebbe stato portato
in Svizzera, passando dall’Italia, in occasione di tre viaggi a __________ dei
coniugi __________. Accludeva inoltre i giustificativi dei pagamenti ricevuti
da RI 1 per la vendita delle sue azioni della __________ al dipendente della
stessa __________. 

 

                                         d. 

                                         Con e-mail del 16 novembre
2022 l’autorità fiscale chiedeva la produzione degli avvisi di accredito
relativi al versamento in contanti degli importi portati in Svizzera dall’__________.

 

                                         e.

                                         Il rappresentante dei
contribuenti rispondeva con e-mail del 7 dicembre 2022. In sostanza affermava
che il denaro proveniente dall’eredità paterna di RI 2 veniva custodito dalla
madre in __________ in euro contanti. Quando la figlia rientrava in Ticino ne
portava con sé euro 10'000 o 20'000 a seconda che ci fosse con lei o meno il marito.
Una volta introdotti in Svizzera, questi soldi venivano tenuti in cassaforte
per poi essere spesi “per la famiglia”. Ribadiva inoltre la tesi secondo cui
l’UT avrebbe erroneamente computato un’uscita per l’acquisto di titoli anziché
un reddito derivante dall’alienazione di parte delle azioni della __________
detenute da RI 1 ad un suo collaboratore.

 

 

                                  E.   Con decisione su
reclamo del 4 dicembre 2024, l’UT confermava la decisione di tassazione con la
seguente motivazione:

Nel
caso specifico, la documentazione presentata a sostegno della donazione
ricevuta è considerata insufficiente, per tanto l'importo ricevuto in donazione
non può essere considerato nel calcolo entrate/uscite 2017. 

Per
quanto concerne invece la vendita delle azioni __________, si rileva che, nel
corso dei periodi fiscali 2015 e 2016, il contribuente ha effettivamente
venduto parte delle sue azioni ma non risulta alcuna vendita nel corso
dell'anno 2017 (il numero di azioni __________ non è infatti mutato ed è
rimasto il medesimo rispetto a quello dichiarato alla fine del periodo fiscale
2016). 

Visto
quanto sopra esposto, è confermato un reddito d'altra fonte pari a CHF 80’000.-.

[…]

i
contribuenti, per tramite del loro rappresentante, contestano raggiunta di un
reddito d'altra fonte di CHF 80'000.- per insufficienza di disponibilità
finanziaria. 

Secondo
il rappresentante, nel calcolo del dispendio non si è tenuto conto di CHF
50'000.- derivato dalla vendita di azioni __________ e la signora __________,
nel febbraio 2017, ha beneficiato di una donazione da parte della madre,
residente in Ucraina, di 75'000.- euro a contanti (i fondi derivano in parte
anche dall'eredità ricevuta dalla signora dopo la morte del marito). 

L'importo
ricevuto in donazione è stato trasferito in Svizzera in contanti e, in seguito,
non è stato versato su nessun conto svizzero: per tanto non esiste alcun tipo
di documentazione a comprova dell'entrata di questi introiti. A disposizione
dell'autorità rimane unicamente lo scritto della madre della contribuente in
cui attesta di aver effettuato una donazione a favore della figlia. 

Secondo
la giurisprudenza, se, di norma, per una donazione proveniente dalla Svizzera è
sufficiente indicare semplicemente nome e indirizzo del donante, per le
donazioni provenienti dall'estero, il fisco ha il dovere di esigere dal
contribuente delle informazioni più precise e più complete, dando prova di un
maggiore rigore d’indagine [sic!], così da garantire la generalità dell'imposta
e la parità di trattamento tra gli amministrati. 

Sempre
secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, se il contribuente non è in
grado di produrre le prove che gli sono state richieste, l'autorità fiscale non
può prendere in considerazione queste entrate nel calcolo della disponibilità
finanziaria in applicazione alle regole generali concernenti l'onere
probatorio.

 

 

                                  F.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 2 e RI 1, sempre rappresentati dalla
RA 1, impugnano la decisione di tassazione su reclamo IC e IFD 2017, lamentando
la presa in considerazione di un reddito inesistente, frutto di un “fraintendimento”
che ancora oggi non riescono a spiegarsi. Nel periodo fiscale 2016 avrebbero disposto
di fr. 40'000.-- “sui loro conti e in casa” e non comprendono perché “in una
certa misura questo non viene tenuto in considerazione”. Ribadiscono di non
aver acquistato alcun titolo ma di aver conseguito un reddito dalla vendita di
azioni. Deducendo “l’acquisto delle azioni dal totale”, non vi sarebbe quindi
un’eccedenza negativa ma almeno “CHF 40’000/45'000 di attivo”. Rimproverano
inoltre all’autorità di tassazione di non averli mai convocati in audizione,
nonostante le ripetute richieste degli “ultimi 7-8 anni”.

 

 

                                  G.   Nelle proprie
osservazioni del 10 gennaio 2025, l’Ufficio di tassazione rileva come le
critiche relative alla scarsa chiarezza della decisione impugnata evidenzino in
realtà la mancata comprensione del funzionamento del calcolo del dispendio. Aggiunge
inoltre che non vi sarebbe stata alcuna utilità nel convocare i contribuenti
per un’audizione.

                                         Con replica del 28 gennaio
2024, il rappresentante dei ricorrenti rimprovera all’UT di aver emesso una
decisione “non chiara” e di non aver risposto alle richieste di spiegazioni. Ad
ogni modo, in ragione degli argomenti esposti con il ricorso, il calcolo del
dispendio “rimane sempre a favore dei sig.ri RI 2”, senza considerare
poi la “questione dell’eredità del padre” di RI 2 consegnata alla madre
e “portata in Ticino di volta in volta”.

 

 

	
  Diritto

  	
   

  

 

 

1.    1.1.

                                         In primo luogo, il
rappresentante dei ricorrenti lamenta di non essere stato convocato
personalmente nonostante le sue numerose richieste.

 

                                         1.2.

                                         Il
diritto di essere sentito è una garanzia costituzionale formale, la cui
violazione implica di regola l’annullamento della decisione impugnata a
prescindere dalle possibilità di successo nel merito (DTF 132 V 287 consid.
5.1, 127 V 431 consid. 3d/aa).

                                         Per
quanto concerne la censura secondo cui l’autorità di tassazione non avrebbe
convocato la reclamante, va ricordato che gli articoli 208 cpv. 1 LT e 135 cpv.
1 LIFD stabiliscono che, nella procedura di reclamo contro una decisione di
tassazione ordinaria, l’autorità di tassazione prende la sua decisione
fondandosi sui risultati dell’inchiesta e che essa può determinare nuovamente
tutti gli elementi imponibili e, sentito il contribuente, modificare la
tassazione anche a svantaggio del medesimo.

                                         Né
la legge tributaria cantonale né la legge federale sull’imposta federale
diretta attribuiscono dunque al contribuente il diritto di essere
convocato e sentito personalmente prima di una decisione su reclamo. Né una simile garanzia discende dall’art. 29 cpv. 2 Cost.,
poiché secondo il Tribunale federale la garanzia costituzionale del diritto di
essere sentito in un procedimento amministrativo non implica il diritto di
essere sentito oralmente (DTF 122 I 464 consid. 4c e giurisprudenza citata).

                                         Come
ha ricordato il Tribunale federale, ciò vale in modo particolare nell’ambito di
procedimenti di massa, estesi alla totalità dei cittadini, come le procedure di
tassazione per le imposte dirette (cfr. pure l’art. 126 cpv. 2 LIFD secondo cui
[solo] l’autorità di tassazione può esigere che siano fornite informazioni
anche oralmente; sentenza TF n. 2A.438/2006 del 14 dicembre 2006 consid. 3.2).

 

                                         1.3.

                                         Nel
caso in disamina, dopo aver ricevuto la dichiarazione d’imposte per il 2017
l’Ufficio di tassazione si è rivolto alla RA 1 con una richiesta di
informazioni.

                                         Anche
dopo aver esaminato il reclamo, l’autorità fiscale ha ritenuto necessario
inviare al rappresentante dei ricorrenti un’articolata richiesta di
documentazione, con la comminatoria che se non avesse trasmesso quanto
richiesto, avrebbe deciso sulla base della documentazione già a sua disposizione.
Sono poi seguiti numerosi scambi di e-mail fra l’UT e la __________. L’autorità
di tassazione ha quindi dato modo ai reclamanti di esprimersi e di produrre
prove pertinenti a sostegno del proprio reclamo, rispettando il loro diritto di
essere sentiti. Ciononostante, i contribuenti non sono riusciti ad apportare la
documentazione richiesta sicché l’UT ha confermato la propria decisione.

                                         Questa
prima censura deve pertanto essere rigettata.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Nel merito, contestata è
l’aggiunta di altri redditi sulla base del calcolo del dispendio allestito
dall’Ufficio di tassazione. I ricorrenti sostengono che i dati delle entrate e
delle uscite sarebbero errati.

 

                                         2.2.

                                         Secondo gli articoli 123
cpv. 1 LIFD e 196 LT, le autorità di tassazione determinano, con il
contribuente, le condizioni di fatto e di diritto per una imposizione completa
ed esatta. La procedura di tassazione è in tal modo caratterizzata dalla
collaborazione reciproca dell’autorità di tassazione e del contribuente
(procedura di tassazione mista). Il contribuente deve fare tutto il necessario
per consentire una tassazione completa ed esatta (articoli 126 cpv. 1 LIFD e
200 cpv. 1 LT). Deve in particolare compilare la dichiarazione d’imposta in
modo completo e veritiero (articoli 124 cpv. 2 LIFD e 198 cpv. 2 LT) e allegare
i documenti necessari (articoli 125 LIFD e 199 LT). Su domanda dell’autorità di
tassazione, deve fornire informazioni orali e scritte, soprattutto quando, alla
luce della dichiarazione d’imposta, sorgono delle domande, per esempio a
proposito dei redditi, delle spese per il loro conseguimento o dell’evoluzione
patrimoniale (cfr. articoli 126 cpv. 2 LIFD e 200 cpv. 2 LT). Il contribuente è
in tal modo reso responsabile per l’esattezza della propria dichiarazione. 

                                         Secondo gli articoli 130
cpv. 2 prima frase LIFD e 204 cpv. 2 prima frase LT, l’autorità di tassazione
esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il
contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure
se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per
mancanza di documenti attendibili. Oltre alla condizione della diffida, la
legge fa dipendere la procedura di tassazione d’ufficio dall’adempimento di due
condizioni: 1) che il contribuente non abbia soddisfatto i suoi obblighi
procedurali oppure 2) che gli elementi imponibili non possano essere accertati
esattamente per mancanza di documenti attendibili. Un’interpretazione letterale
di questa disposizione (congiunzione “oppure”) lascia intendere che le due
condizioni siano alternative. In virtù di una simile interpretazione,
basterebbe la violazione degli obblighi di procedura perché l’autorità di
tassazione possa procedere alla tassazione d’ufficio (dopo diffida). Secondo la
giurisprudenza costante, tuttavia, il diritto di procedere ad una tassazione
d’ufficio presuppone fondamentalmente che, dopo l’esame intrapreso
dall’autorità di tassazione, sussista un’incertezza nei fatti, che impedisce a
quest’ultima di procedere alla tassazione in modo completo e esatto (sentenza
TF n. 2C_3/2019 del 4 luglio 2019 consid. 6.2 e giurisprudenza citata).

 

                                         2.3.

                                         Secondo la giurisprudenza
del Tribunale federale, una tassazione d’ufficio può essere intrapresa non solo
se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per
mancanza di documenti attendibili, ma anche quando le circostanze di fatto
determinanti per la tassazione non possono essere accertate, sebbene il
contribuente non abbia violato alcun obbligo procedurale, vale a dire se
l'incertezza dei dipende da altre ragioni, che non possono essere superate
(sentenza 2C_179/2016 e 2C_180/2016 del 9 gennaio 2017 consid. 3.1 e
giurisprudenza citata; v. anche Zweifel/Hunziker, in: Zweifel/Beusch [a cura
di], Kommentar zum DBG, 4a ed., Basilea 2022, n. 41 ad art. 130 LIFD, p. 2203).

                                         2.4.

                                         Al
contribuente spetta dimostrare l’esattezza degli elementi dichiarati, mentre
spetta all’autorità fiscale portare la prova degli elementi imponibili che non
sono stati dichiarati, ma comunque accertati. Quando un fatto non può essere
provato, è colui al quale incombe l’onere della prova che deve sopportarne le
conseguenze. Se le prove raccolte dall’autorità fiscale rilevano l’esistenza di
elementi imponibili non dichiarati, allora appartiene nuovamente al
contribuente stabilire l’esattezza delle sue allegazioni. Il ribaltamento
dell’onere della prova è giustificato dagli elementi sufficientemente
comprovanti raccolti dall’autorità di tassazione. Se l’autorità fiscale giunge
alla conclusione che si realizza un’incertezza fattuale, allora potrà e dovrà
procedere ad una valutazione dei fattori imponibili, segnatamente con l’ausilio
di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione del patrimonio o di un’analisi
del tenore di vita del contribuente (cfr. articoli 130 cpv. 2 LIFD e 204 cpv. 2
LT; sentenza TF 2C_1101/2014 del 23 novembre 2015, consid. 3).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Nel caso concreto,
nonostante abbia rinunciato ad una tassazione d’ufficio in senso stretto, l’autorità
di tassazione ha rivalutato il reddito imponibile nella misura corrispondente
all’ammanco scaturente dal calcolo delle entrate e delle uscite 2017. Non
avendo l’insorgente dimostrato né la vendita di azioni della __________ nel
periodo fiscale in questione né le pretese donazioni ricevute sotto forma di
numerario da parte della madre di RI 2, questi elementi non sono stati presi in
considerazione.

 

 

                                         3.2. 

                                         L’Ufficio di tassazione ha
stabilito il calcolo del dispendio sulla base dei seguenti elementi:

 

	
  Attivi

  	
  1.1.2017

  	
  31.12.2017

  	
  Entrate

  	
  Uscite

  
	
  Titoli

  	
  29’690

  	
  80’065

  	
   

  	
  50’375

  
	
  23 azioni __________

  	
  23’000

  	
  23’000

  		
   

  
	
  Numerario

  	
  10’000

  	
  10’000

  	
   

  	
   

  
	
  Acquisto auto

  	
   

  	
   

  	
  54’776

  
	
  Passivi

  	
  1.1.2017

  	
  31.12.2017

  	
   

  	
   

  
	
  Debiti 

  	
  1'785’583

  	
  1'780’783

  	
   

  	
  4’800

  
	
  Redditi

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  Salario

  	
   

  	
  112’160

  	
   

  
	
  Reddito da titoli

  	
   

  	
  68

  	
   

  
	
  Affitti

  	
   

  	
  24’000

  	
   

  
	
  Oneri

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  Spese professionali

  	
   

  	
   

  	
  4’200

  
	
  Oneri assicurativi

  	
   

  	
   

  	
  13’596

  
	
  III Pilastro B

  	
   

  	
   

  	
  5’079

  
	
  Spese di manutenzione

  	
   

  	
   

  	
  4’000

  
	
  Spese titoli

  	
   

  	
   

  	
  236

  
	
  Interessi passivi

  	
   

  	
   

  	
  29’569

  
	
  Imposte

  	
   

  	
   

  	
  12’224

  
	
  Imposte comunali valutate

  	
   

  	
   

  	
  5’681

  
	
   

  	
   Totali

  	
  136’228

  	
  184’536

  
	
  Fabbisogno

  	
   

  	
   

  	
  30’000

  
	
   

  	
  Totali

  	
  136’228

  	
  214’536

  
	
   

  	
  Eccedenza

  	
  - 78’308

  
						

 

                                         3.3.

                                         Secondo la giurisprudenza
del Tribunale federale, se le spese private e l’evoluzione patrimoniale del
contribuente fanno emergere un ammanco, l’autorità di tassazione ha il diritto
di aggiungere ai redditi dichiarati un importo aggiuntivo stabilito per
apprezzamento. Spetta poi al contribuente dimostrarne l'inesattezza (sentenza
TF n. 2C_183/2017 e n. 2C_185/2017 del 6 marzo 2017 consid. 3.4, in StR 72/2017
p. 413).

 

                                         3.4.

                                         I contribuenti contestano
l’ammanco risultante dal calcolo del dispendio intrapreso dall’autorità di
tassazione, sostenendo che non sarebbe stati presi in considerazione i fr.
40'000.-- presenti sui propri conti e in numerario alla fine del 2016.
Contrariamente a quanto sostenuto dall’UT non sarebbe inoltre stato acquistato
alcun titolo nel periodo fiscale in questione ma, piuttosto, RI 1 avrebbe
venduto “le azioni della sua azienda” a due dipendenti. 

 

 

                                   4.   4.1.

                                         La
prima censura degli insorgenti concerne l’importo di fr. 50'375.--, inserito
dall’UT fra le uscite del periodo fiscale litigioso.

 

                                         4.2.

                                         Secondo l’art. 126 cpv. 1
LIFD, il contribuente deve fare tutto il necessario per consentire una
tassazione completa ed esatta. Deve segnatamente fornire, a domanda
dell’autorità di tassazione, informazioni orali e scritte e presentare libri
contabili, giustificativi ed attestati, come anche documenti concernenti le
relazioni d’affari (cpv. 2). Di analogo tenore l’art. 200 cpv. 1 e 2 LT.

                                         Di norma, solo il
contribuente può fornire informazioni complete sulla propria situazione
finanziaria. L'obbligo di indagine dell'autorità di accertamento è quindi
relativizzato dall’obbligo di collaborazione del contribuente. Quest’ultimo
deve fare tutto il possibile per consentire una valutazione completa e
corretta.

                                         Non solo deve presentare
all'autorità competente una dichiarazione dei redditi completa e veritiera, ma
deve anche dimostrarne la correttezza e fornire all'autorità di accertamento,
su richiesta, informazioni su tutto ciò che può essere rilevante ai fini
dell'accertamento (sentenza TF 2C_404/2019 del 29.1.2020, consid. 2.1.).

 

                                         4.3.

                                         Anzitutto è necessario chiarire
un equivoco alla base della critica riguardante un presunto “banale errore”
dell’Ufficio tributario il quale, anziché considerare un reddito derivante
dalla vendita di azioni della __________ da RI 1 a due suoi collaboratori, avrebbe
erroneamente trattato tale operazione come un suo acquisto computando un’uscita
di fr. 50'375.-- nel calcolo del dispendio.

                                         L’autorità fiscale non ha computato
ai ricorrenti alcuna uscita relativa all’acquisto di titoli, né del resto gli
atti contengono alcuna informazione a tal riguardo. In effetti, l’uscita di fr.
50'375.-- si riferisce alla variazione patrimoniale degli averi presenti sui
conti dei contribuenti nel periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017, e ciò è
facilmente desumibile confrontando le cifre dichiarate dai contribuenti negli
elenchi dei titoli e di altri collocamenti di capitali per gli anni 2016 e
2017.

                                         Una conferma tangibile che
l’UT non ha preso in considerazione alcun acquisto o vendita di azioni della __________
è fornita dal numero di azioni (23) riportato alla voce attivi nel calcolo del
dispendio, corrispondente esattamente al dato utilizzato per la tassazione del
periodo fiscale precedente.

                                         A partire da queste
considerazioni si può rispondere anche alla critica di non aver preso in
considerazione, “in qualche modo”, i fr. 40'000.-- di liquidità dichiarati dai
contribuenti nel 2016: in realtà, questi dati (ovvero i fr. 29'690.-- di
capitali sui conti bancari dei ricorrenti e i fr. 10'000.-- di numerario
accertati alla fine del 2016) costituiscono la base dell’evoluzione
patrimoniale su cui l’UT ha fondato il calcolo del dispendio.

 

                                         4.4.

                                         Nemmeno risulta dagli atti
che i ricorrenti abbiano conseguito alcun reddito dalla vendita di azioni della
__________ nel periodo fiscale sub judice. Essi non spiegano d’altronde chiaramente
le circostanze né il momento in cui sarebbe avvenuta tale vendita. Dalla struttura
del ricorso si può presumere che essi si riferiscano alla vendita delle azioni
avvenuta nel periodo fiscale precedente, ovvero il 2016, come confermato anche
dal tenore dello scritto di replica. 

                                         In merito alle operazioni
di compravendita di titoli dei ricorrenti, dagli atti si evincono le seguenti
informazioni.

                                         Con e-mail 11 novembre
2021 all’ispettore fiscale __________, ai fini di chiarire alcune posizioni
fiscali per la tassazione del 2019, il rappresentante dei ricorrenti spiegava
che RI 1 aveva acquistato nello stesso anno 37 azioni della __________. Il 17
dicembre 2019 ne aveva acquistate altre 17. Indicava quindi che RI 1 disponeva,
a fine 2019, di un totale di 77 azioni della __________ (le 23 azioni che
possedeva all’inizio del periodo fiscale e le 54 acquistate nel corso del
2019). 

                                         Per quanto attiene al
periodo fiscale 2017, con e-mail dell’8 novembre 2022 all’indirizzo
dell’ispettrice fiscale __________, la quale chiedeva di spiegare quale vendita
di titoli fosse stata effettuata nell’anno in questione, il ricorrente si
limitava ad accludere i giustificativi dei pagamenti ricevuti da RI 1 per la
vendita delle sue azioni all’impiegato __________ e meglio:

·        
una nota di accredito di fr.
60'000.-- del 22 luglio 2020, da parte di __________, con la causale “Acquisto
azioni come da contratto a favore di __________”;

·        
una nota di accredito di fr.
20'000.-- del 13 aprile 2016, con la causale “__________, Acquisto azioni __________”;

·        
una nota di accredito di fr.
9'690.86 del 27 maggio 2015 con la causale “Acquisto azioni __________”;

·        
una nota di accredito di fr.
90'000.-- del 25 maggio 2015 con la causale “__________, Acquisto azioni __________”;

·        
una nota di accredito di fr.
20'000.-- del 13 aprile 2016 con la causale “Acquisto azioni __________”.

                                         Spiegava inoltre che RI 1
era in procinto di vendere ai suoi collaboratori le azioni della __________ in
suo possesso, rimandando alla menzionata e-mail dell’11 novembre 2021 per i
dettagli in merito all’acquisto di tali partecipazioni. 

 

                                         4.5.

                                         Da quanto addotto dagli
insorgenti e qui brevemente illustrato, risulta evidente come essi non abbiano
conseguito alcun reddito derivante dalla vendita di partecipazioni di RI 1 nella
__________ nel periodo fiscale sub judice. Il numero di azioni alla fine
del 2016 coincide con quello dichiarato dai contribuenti al termine del periodo
fiscale 2017 e di cui disponevano ancora all’inizio del 2019. I giustificativi
dei pagamenti ricevuti, poi, si riferiscono ad utili conseguiti nel corso dei
periodi fiscali precedenti (2015 e 2016) o successivi. Ne consegue che
rettamente il calcolo del dispendio dell’UT non considera alcuna entrata in
relazione a tali operazioni.

 

 

                                   5.   5.1.

                                         Per quanto riguarda invece
l’eredità del padre di RI 2 che, consegnata alla madre a __________, sarebbe
stata “portata a casa in Ticino di volta in volta”, la questione è stata solo
accennata nella replica dai ricorrenti. Malgrado ciò, le spiegazioni fornite
dai contribuenti all’autorità di tassazione presenti agli atti dell’incarto
fiscale permettono di fare le seguenti considerazioni. Dalla traduzione della
dichiarazione munita della firma autenticata di __________, si evince che nel
mese di febbraio 2017 la medesima avrebbe “regalato” alla figlia RI 2 l’importo
di euro 75'000 in contanti provenienti dai suoi risparmi personali e quelli
ricevuti in eredita dal marito __________, il 6 settembre 2015. Il
patrocinatore dei ricorrenti ha quindi affermato che un totale di euro 60'000 sarebbe
stato portato in Svizzera, attraverso l’Italia, in occasione dei seguenti
viaggi a __________ dei coniugi __________: “la prima volta a Pasqua del 2017
(con i 2 coniugi __________)”; “a luglio e a novembre 2017 (la signora __________
ha viaggiato da sola)”; “nel Natale 2017 i due coniugi sono andati a __________”.
Questo importo sarebbe poi stato destinato alle spese di famiglia.

 

                                         5.2.

                                         5.2.1.

                                         Secondo gli articoli 16
LIFD e 15 cpv. 1 LT, sottostà all’imposta sul reddito la totalità dei proventi,
periodici e unici. Analoga formulazione è prevista dall’art. 7 cpv. 1 della
legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni e dei
comuni (LAID).

                                         Come ha ripetutamente
sottolineato il Tribunale federale, il legislatore ha in tal modo fatto proprio
il principio dell’imposizione del reddito netto globale (“Grundsatz der
Gesamtreineinkommensbesteuerung”). L’art. 16 cpv. 1 LIFD (e, di riflesso,
l’art. 15 cpv. 1 LT) contiene dunque una clausola generale, che è completata,
agli articoli da 17 a 23 LIFD (da 16 a 22 LT), da una lista esemplificativa di
diverse componenti reddituali e da un elenco tassativo di redditi esenti
dall’imposta (DTF 125 II 113 = ASA 67 p. 644 = RDAF 1999 II 385 consid. 4a).

                                         Le eccezioni, in un
sistema caratterizzato da un’imposta generale sul reddito, devono essere
interpretate restrittivamente (sentenza TF 2C_32/2020 dell’8 giugno 2020
consid. 3.2). Nell’elenco delle stesse rientra l’incremento patrimoniale
derivante da eredità, legato, donazione o liquidazione del regime matrimoniale
(art. 24 lett. a LIFD; art. 7 cpv. 4 lett. c LAID; art. 23 lett. a
LT)

 

                                         5.2.2.

                                         Le donazioni sono quindi
esenti dall'imposta diretta sul reddito al fine di evitare la doppia
imposizione con l’imposta di donazione, che viene riscossa praticamente da
tutti i Cantoni e che è di loro esclusiva competenza. Nel diritto civile, si
considera donazione ogni liberalità tra i vivi con la quale taluno arricchisce
un altro coi propri beni senza prestazione corrispondente (art. 239 cpv. 1 CO).
La nozione fiscale di donazione non si sovrappone necessariamente del tutto a
quella di diritto civile; può infatti comportare delle particolarità dovute
allo scopo della legge o a motivi pratici. Tuttavia, i criteri dell’atto di
attribuzione tra vivi, della gratuità e dell’animus donandi sono comuni
(sentenza TF 2C_32/2020 dell’8 giugno 2020 consid. 3.3). 

 

                                         5.2.3.

                                         Il Tribunale federale ha
avuto modo di affermare che si giustifica di non ammettere in deduzione, dal
reddito imponibile, gli interessi pagati su un preteso mutuo acceso nei
confronti di un parente domiciliato all'estero, in mancanza di sufficienti prove
dell’esistenza di tale debito. È pure giustificata l’imposizione di un reddito
d’altra fonte che tenga conto della sproporzione esistente fra le spese del
contribuente e le entrate dichiarate, per lo stesso periodo (sentenza n.
2P.267/1998 e 2A.382/1998 del 7 luglio 1999, in: RDAT I-2000 n. 15t). Anche in
quella fattispecie, il contribuente aveva addotto di avere contratto un debito
nei confronti di una persona residente all’estero. L’Alta Corte, nella sua
decisione, ha rammentato che, se, di norma, per un creditore domiciliato in
Svizzera è sufficiente indicare semplicemente il suo nome e indirizzo, per i
debiti professati verso creditori che – come in concreto – risiedono
all’estero, il fisco ha il dovere di esigere dal contribuente delle
informazioni più precise e più complete, dando prova di un maggiore rigore
d’indagine, così da garantire la generalità dell'imposta e la parità di
trattamento tra gli amministrati (ASA 55 137 consid. 3a).

 

                                         5.2.4.

                                         Se in esito alle misure
istruttorie rimangono delle incertezze, le regole generali sull’onere della
prova (art. 8 CC), volte a stabilire chi deve sopportare le conseguenze del
fallimento della prova o dell’assenza della prova di un fatto, fanno sì che i fatti
che determinano o aumentano il carico fiscale vanno allegati e provati dal
fisco, mentre quelli che lo riducono o lo sopprimono vanno invece addotti e
comprovati dal contribuente. Se le prove raccolte dal fisco forniscono
sufficienti indizi che rivelano l'esistenza di elementi imponibili, spetta
allora al contribuente dimostrare l'esattezza delle proprie allegazioni e
sopportare l’onere della prova del fatto che giustifica l’esenzione (sentenza
del TF n. 2C_579/2019 del 29 marzo 2022 consid. 4.2 e riferimenti). 

                                         Un contribuente, che
sostiene di aver ricevuto un pagamento che non costituisce reddito imponibile
bensì donazione esente dall’imposta sul reddito, deve pertanto sopportare le
conseguenze della mancata prova (cfr. la sentenza del Tribunale federale n.
2C_959/2010 del 24 maggio 2011 consid. 3.2 e giurisprudenza citata).

 

                                         5.3. 

                                         Nel caso di specie, nella
dichiarazione fiscale agli atti per il 2017, i contribuenti non hanno indicato
di aver ricevuto alcuna donazione [modulo 2]. Solamente una volta confrontati
con la necessità di giustificare l’ammanco risultante dal calcolo del dispendio
operato dall’autorità di tassazione hanno affermato di aver ricevuto, nel corso
del 2017, una donazione da parte della madre di RI 2 pari a euro 75'000 in
contanti, di cui euro 60'000, introdotti in Svizzera in più occasioni,
attraverso l’Italia.

                                         D’altra parte, i
contribuenti hanno documentato unicamente tramite dichiarazione della madre di RI
2, munita di firma autenticata, la donazione di euro 75'000. Questa conferma si
appalesa insufficiente, in assenza di bonifici bancari o altre prove,
espressamente richiese dall’UT ai ricorrenti. In aggiunta nemmeno nella
dichiarazione per l’anno fiscale sub judice i contribuenti avevano
inserito la pretesa donazione.

                                         Ne consegue che l’UT,
imponendo la somma di fr. 80'000.-- a titolo di altri redditi, senza
considerare la pretesa donazione ricevuta dalla madre di RI 2 ha correttamente
applicato le regole generali concernenti l’onere probatorio.

                                         5.4.

                                         A
tale riguardo, la Camera di diritto tributario, nella sentenza CDT n.
80.2021.183/184 del 10 novembre 2021, si è chinata sulla questione dell’onere
della prova circa la pretesa esistenza e consistenza di un numerario dichiarato
da una persona giunta in Svizzera dall’estero. In quel caso era stata
espressamente richiesta – da parte del fisco – una prova dell’esistenza e del
consumo del denaro a contanti. L’UT aveva anche, nel caso oggetto dell’indicata
sentenza, richiesto all’insorgente di voler fornire la “dichiarazione di trasferimento
contante (ADM)”: ai sensi dell’art. 3 del Decreto legislativo del 19 novembre 2008 (entrato in vigore il 13 dicembre
2008), chiunque entra o esce dal territorio italiano e trasporta denaro
contante di importo pari o superiore a € 10'000.-- è tenuto a dichiarare tale
somma all’Agenzia delle dogane, mediante apposita dichiarazione.

                                         Nella sentenza indicata
(consid. 4.7), questa Camera aveva ritenuto perlomeno curioso che il
contribuente non avesse fornito tale documento, ritenuto
che lo stesso aveva sempre dichiarato di possedere – al suo arrivo in Svizzera
– fr. 1'700'000.-- .

                                         La citata sentenza era
pertanto giunta alla seguente conclusione (consid. 4.7):

                                         La
mancata prova da parte del ricorrente dell’esistenza delle cifre esposte
a numerario implica che le stesse non possano essere considerate nel
calcolo delle imposte controverse. Pertanto, la decisione impugnata, che ha
stralciato i capitali in questione dalla sostanza imponibile e ha stabilito
l’imposizione di “altri redditi”, merita conferma.

                                         Nel caso concreto i
ricorrenti hanno sostenuto di aver portato con sé in Svizzera, attraverso
l’Italia, al ritorno da tre viaggi in __________, un importo di euro 60'000. In
precedenza avevano inoltre affermato che gli importo introdotti in Svizzera
venivano suddivisi tranches di 10’0000/20'000 euro ciascuna. Nonostante
l’obbligo di dichiarare tali somme all’Agenzia delle dogane, la dichiarazione
di trasferimento contante non è stata prodotta. 

 

 

                                   6.   Nel caso concreto,
confrontati con un calcolo del dispendio da cui emergeva un’importante
eccedenza negativa, i ricorrenti avrebbero dovuto produrre documentazione a
comprova dell’asserita vendita di azioni della __________ nel 2017, così come
del preteso numerario ricevuto da RI 2 a titolo di donazione dalla madre e
portato in Svizzera da __________ nel periodo fiscale 2017. 

                                         Poiché la prova necessaria
non è stata fornita, appare giustificato aggiungere ai redditi dichiarati dai
contribuenti un importo di fr. 80'000.--, così come stabilito dall’autorità di
tassazione in base al calcolo del dispendio del periodo fiscale 2017.

                                   7.   Il
ricorso è conseguentemente respinto. La tassa di giustizia e le spese
processuali sono a carico dei ricorrenti, soccombenti.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                 fr.  1’000.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi     fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr. 1’100.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti.

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di .

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         Il
cancelliere: