# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1de6ba5a-5a4b-5a3f-be09-5627e7dcc60b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.04.2014 35.2014.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2014-8_2014-04-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2014.8

   

  Lg/sc

  	
  Lugano

  30 aprile 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 gennaio 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 6 dicembre 2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 16 ottobre 2009, RI 1,
dipendente della __________ di __________ in qualità di carrozziere e, perciò,
assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1, è caduto da un
sollevatore elettrico da un’altezza di circa 2 - 2.5 metri riportando, secondo lo scritto del 10 novembre 2009 del Servizio di Neurochirurgia
dell’Ospedale __________ di __________, un trauma cranico e un trauma della
colonna vertebrale (doc. 1, 14).

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
ammesso la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni
di legge.

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso l’CO 1, con scritto del 24 febbraio 2012, ha comunicato all’assicurato la sospensione delle prestazioni a titolo di indennità giornaliere
dal 1° aprile 2012, data a partire dalla quale l’assicurato è ritenuto abile al
lavoro in misura massima possibile (doc. 171).

 

                               1.3.   Con decisione formale del 13
giugno 2012 l’amministrazione ha posto l’assicurato al beneficio di una rendita
d’invalidità del 30% e di un’indennità per menomazione all’integrità del 10%
(doc. 186).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dalla RA 1 (in seguito: RA 1), per conto dell’assicurato (doc. 193),
in data 6 dicembre 2013 l’Istituto assicuratore ha parzialmente modificato il
contenuto della sua prima decisione attribuendo una rendita d’invalidità del
37% retroattivamente dal 1° aprile 2012 e un’indennità per menomazione
all’integrità del 20% (doc. 250).

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 23
gennaio 2014, RI 1, sempre rappresentato dalla RA 1, ha postulato
l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento di una rendita
d’invalidità almeno del 50% dal 1° aprile 2012 e di un’indennità per menomazione
all’integrità almeno del 40% (doc. I).

 

                                         Il ricorrente ha
contestato la valutazione del medico di circondario Dr. __________ che ha
ritenuto RI 1 pienamente abile in attività leggere. A sostegno delle proprie
argomentazioni l’insorgente ha fatto riferimento alla relazione della Dr.ssa __________
che ha considerato i dolori cervicali e alla spalla sinistra ascrivibili
all’evento del 16 ottobre 2009 e fissato una capacità lavorativa in attività
confacenti inferiore al 50% (doc. A2). A mente del rappresentante
dell’assicurato anche il rapporto allestito, su mandato dell’Ufficio AI, dal
Centro d’accertamento professionale di __________, ha stabilito una capacità
lavorativa del 50% (doc. I, pag. 4).

 

                                         L’insorgente ha, altresì,
contestato le conclusioni del neurologo dell’CO 1 che sarebbero – a suo dire –
in totale contraddizione con quanto rilevato dai medici della Clinica di
riabilitazione di __________. Di conseguenza si renderebbe necessario
l’espletamento di una perizia neurologica giudiziaria (doc. I). 

 

                                         Secondo il ricorrente,
inoltre, le decisioni dell’amministrazione non terrebbero minimamente conto
dell’esame psichiatrico del 3 gennaio 2011 svolto dal Dr. __________. Anche
qualora l’evento del 16 ottobre 2009 fosse di grado medio-grave il nesso di
causalità adeguato sarebbe dato, in quanto l’infortunio ha causato lesioni
gravi e particolarmente idonee a provocare disturbi psichici. Inoltre sarebbero
presenti pure i dolori somatici persistenti, il decorso problematico, il grado
e la durata dell’incapacità lavorativa (doc. I).

 

                               1.5.   L’CO 1, in risposta, ha
chiesto che l’impugnativa venga integralmente respinta con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del
21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto della lite sono l’entità
della rendita di invalidità e dell’indennità per menomazione dell’integrità
spettanti all’assicurato.

                                      

                                         Preliminarmente, il TCA è
tenuto a esaminare se l’Istituto assicuratore resistente era legittimato a
negare la propria responsabilità relativamente ai disturbi psichici, ai dolori
agli avambracci, alla spalla sinistra, alla colonna cervicale, alla cifosi
della dorsale superiore, alla lieve scoliosi e alla lombalgia cronica, oppure
no.

 

                               2.3.   Disturbi psichici:
causalità adeguata con l’infortunio del 16 ottobre 2009?

 

                                         Nella decisione su
opposizione l’Istituto assicuratore ha indicato che la “lieve sintomatologia
ansioso-depressiva che a mente del dott. __________ e degli specialisti della __________
non comporta delle conseguenze sulla capacità e il funzionamento lavorativo non
concerne la CO 1 in quanto in ogni caso la causalità adeguata deve essere
negata” (doc. 250).

 

                                         Occorre quindi
innanzitutto verificare se i problemi psichici dell’assicurato costituiscono
una conseguenza adeguata dell’infortunio del 16 ottobre 2009.

 

                            2.3.1.   Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF,
per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le
prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali,
d’infortuni non professionali e di malattie professionali.

 

                                         Il diritto alle
prestazioni risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un
nesso di causalità naturale tra l’evento dannoso e il danno alla salute.
Questa condizione é adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una conditio sine qua non del danno. È questione di
fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un
nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V
177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p. 406). 

 

                            2.3.2.   Il diritto alle prestazioni assicurative
presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra
l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica,
il nesso di causalità adeguata é generalmente ammesso, dal momento in cui é
accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103). Per
contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza
del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati
successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in
tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri
(per esempio, una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e
gli infortuni gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve
considerare il modo in cui l’infortunio é stato vissuto dall’interessato ma
piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In
presenza di un infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione
un certo numero di criteri, di cui i più importanti sono: 

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la durata
eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i disturbi somatici
persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Non in ogni caso è
necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di
un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di
causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si
situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da
considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare
affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF
115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid.
4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a). 

 

                            2.3.3.   Nella presente fattispecie, a
proposito della causalità naturale, nel rapporto del 3 gennaio 2011
(esame psichiatrico del 29 dicembre 2010) il Dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, ha posto la diagnosi di “Lieve sintomatologia
ansioso-depressiva con sintomi somatici (F32.01)” che può essere compresa
come reazione al disturbo algico esistente (doc. 105, pag. 4).

                                         Secondo lo specialista,
dal punto di vista medico psichiatrico, vi è tutt’al più una riduzione del
rendimento nella misura del 10-20% (doc. 105, pag. 4).

 

                                         Durante la degenza presso
la Clinica di riabilitazione di __________ dal 25 maggio 2011 al 22 giugno
2011, l’assicurato è stato sottoposto ad una valutazione psicosomatica da parte
del Dr. __________, psicologo FSP e della Dr.ssa __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, i quali hanno diagnosticato un quadro
ansioso-depressivo di grado lieve con sindrome somatica (F32.01), sviluppatasi
dopo l’infortunio, che non comporta alcuna rilevante riduzione del rendimento
lavorativo (doc. 129).

 

                                         La questione della
causalità naturale non deve tuttavia essere ulteriormente approfondita dal TCA
e può quindi rimanere aperta (cfr., in proposito, SVR 1995 UV 23,
p. 67 consid. 3c; STF U 17/07 del 30 ottobre 2007, consid. 3, U 606/06 del 23
ottobre 2007, consid. 4 e U 299/05 del 28 maggio 2007, consid. 5.2), visto che l’obbligo a prestazioni dell’CO 1 va comunque negato facendo
difetto l’adeguatezza, come ritenuto dall’assicuratore infortuni (cfr.
doc. 250, pag. 8/9).

 

                            2.3.4.   Nell'esaminare
l'adeguatezza del legame causale, bisogna  avantutto procedere alla
classificazione dell’infortunio occorso al ricorrente.

                                      

                                         Nel caso concreto
l’assicurato si trovava presso l’officina di __________ della __________,
quando in piedi su di un sollevatore elettrico (paletta di legno), ad
un’altezza di 2 -2.5 metri dal suolo, ha perso l’equilibrio cadendo nel vuoto e
riportando un trauma cranico con frattura della base cranica a livello del
forame magno, un’emorragia subaracnoidea temporale destra, una contusione
frontale a sinistra e una frattura instabile pluri-frammentaria di TH12 senza
deficit neurologici (doc. 167).

 

                                         Alla luce della dinamica
dell’incidente, l’infortunio occorso a RI 1 deve essere classificato nella categoria
intermedia vera e propria, questo a prescindere dalle lesioni riportate
dall’assicurato, ovvero un trauma contusivo cerebrale con frattura della base
cranica a livello del forame magno, un’emorragia sub aracnoidea temporale
destra, una contusione frontale a sinistra e una frattura instabile pluri-frammentaria
di TH12 senza deficit neurologici (doc. 167, 219).

 

                                         L’Alta Corte nella
sentenza 8C_584/2010 dell’11 marzo 2011 ha infatti evidenziato che per la valutazione della gravità dell’infortunio sono determinanti lo svolgimento
evidente degli eventi come pure le forze che si sviluppano in quell’occasione,
ma non invece le conseguenze dell’infortunio o le circostanze che lo hanno
accompagnato, le quali non possono essere direttamente attribuite all’evento
infortunistico:

 

                                         “(…)

4.2.2 Die Schwere des Unfalles bestimmt sich nach dem objektiv
erfassbaren Unfallereignis und nicht nach den Kriterien, welche bei der
Beurteilung der Adäquanz bei mittelschweren Unfällen Beachtung finden. Zu
prüfen ist im Rahmen einer objektivierten Betrachtungsweise, ob der Unfall eher
als leicht, als mittelschwer oder als schwer erscheint, wobei im mittleren
Bereich gegebenenfalls eine weitere Differenzierung nach der Nähe zu den
leichten oder schweren Unfällen erfolgt. Massgebend sind der augenfällige
Geschehensablauf mit den sich dabei entwickelnden Kräften, nicht jedoch Folgen
des Unfalles oder Begleitumstände, die nicht direkt dem Unfallgeschehen
zugeordnet werden können. Derartigen dem eigentlichen Unfallgeschehen nicht
zuzuordnenden Faktoren ist gegebenenfalls bei den Adäquanzkriterien Rechnung zu
tragen. Dies gilt etwa für die - ein eigenes Kriterium bildenden -
Verletzungen, welche sich die versicherte Person zuzieht, aber auch für - unter
dem Gesichtspunkt der besonders dramatischen Begleitumstände oder besonderen
Eindrücklichkeit des Unfalls zu prüfende - äussere Umstände, wie eine
allfällige Dunkelheit im Unfallzeitpunkt oder Verletzungs- resp. gar
Todesfolgen, die der Unfall für andere Personen nach sich zieht (SVR 2008 UV
Nr. 8 S. 26, U 2/07 E. 5.3.1). Immerhin können die erlittenen Verletzungen aber
Rückschlüsse auf die Kräfte gestatten, die sich beim Unfall entwickelt haben
(SVR 2009 UV Nr. 57 S. 203, 8C_77/2009 E. 4.1.1; Urteil 8C_396/2009 vom 23.
September 2009 E. 4.4.2). (8C_584/2010, pag. 3, la sottolineatura è del
redattore)”

                                         

                                         Secondo la giurisprudenza, una normale caduta oppure
scivolata va generalmente classificata tra gli infortuni leggeri con la
conseguenza che l’adeguatezza del nesso causale tra il sinistro e i disturbi psichici
deve essere senz’altro negata (DTF 115 V 133 consid. 6a). Sono per contro stati
classificati nella la categoria intermedia propriamente detta sino a quella
medio-grave, gli infortuni in cui l’assicurato é caduto da un’altezza di più
metri riportando importanti lesioni oppure fratture (per una panoramica sulla
giurisprudenza in materia di cadute, si veda la RAMI 1998 U 307 p. 449 consid.
3a). È stato infine classificato fra gli infortuni di media gravità al limite
della categoria inferiore, il sinistro in cui un assicurato ha perso
l’equilibrio, é caduto da un’impalcatura alta 1,2 metri e ha riportato una frattura calcaneare (cfr. RAMI 1998 U 307
p. 449). Il TFA ha deciso in questo stesso senso trattandosi della caduta di un
operaio attraverso un lucernario con contusione dell’anca destra e distorsione
del ginocchio destro, della caduta su una scala con una lieve frattura
dislocata del setto nasale e grave commotio cerebri (STFA U 141/92 del 19
settembre 1994), nonché della caduta sulla soglia della porta con contusione
dorsale e sospetta compressione vertebrale (DTF 123 V 137).

 

                                         A titolo di confronto il
TCA, nella sentenza 35.2013.80 del 13 marzo 2014, ha proceduto ad un’identica classificazione per un assicurato caduto da un’altezza di circa due
metri, mentre si trovava su di una scala a pioli con un trapano a percussione,
procurandosi un trauma contusivo alla spalla destra.

                                         Questa Corte segnala che
il Tribunale federale in una sentenza U 11/07 del 27 febbraio 2008 ha classificato nella categoria intermedia vera e propria il caso di un assicurato che, caduto
da un’altezza tra i tre e i cinque metri, aveva riportato fratture multiple
ai due piedi.

 

                                         Nella sentenza 35.2012.25
del 30 agosto 2012 il TCA ha classificato in questa categoria l’infortunio di
un assicurato caduto da un tetto da un’altezza di 3.20 metri (distanza suolo-piedi) procurandosi fratture a livello del terzo prossimale
della fibula della gamba destra e della IV e V costola a sinistra, una
distrazione del deltoide in sede cucullare della spalla sinistra, nonché un
trauma cranico lieve.

 

                                         Si veda anche la STFA U
3/03 del 4 settembre 2003, riguardante il caso di un assicurato che era caduto
da un’altezza di 3/4 metri, riportando una frattura da compressione lombare,
sinistro che la Corte federale ha inserito nella categoria degli infortuni di
media gravità propriamente detta.

 

                            2.3.5.   Per
ammettere l’adeguatezza del nesso causale, secondo i criteri elaborati
dall'Alta Corte ed appena esposti al consid. 2.3.2., è necessario che un fattore
fosse presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di più
criteri.

                                         In una sentenza
8C_897/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4.5, pubblicata in SVR 2010 UV Nr. 25
p. 100 seg., il TF ha ribadito che - in caso di infortuni che fanno parte della
categoria di grado medio vera e propria - devono essere adempiuti almeno tre
dei criteri di rilievo affinché possa essere riconosciuta l’esistenza del
nesso causale adeguato.

 

                                         Nel caso concreto pur potendo riconoscere una certa spettacolarità e drammaticità
all'evento in esame, gli atti all'inserto non giustificano di ritenere le
circostanze concomitanti come particolarmente drammatiche o spettacolari ai
sensi della giurisprudenza (STF 8C_579/2011
del 5 dicembre 2011, c. 3.5.; STF 8C_949/2008 del 4
maggio 2009, consid. 4.1. e 4.2.1.; STFA U 115/05 del 14 settembre 2005,
consid. 2.4.). 

                                         

                                         Quelle riportate dal
ricorrente - in sostanza un trauma contusivo cerebrale e un trauma della
colonna vertebrale (frattura instabile pluri-frammentaria di Th12) – sono da
considerare delle lesioni organiche gravi, per le quali il criterio della
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate (“die Schwere
oder besondere Art der Verletzung”) risulta adempiuto, ma non in maniera
particolarmente incisiva (cfr. per un caso analogo, la sentenza 8C_137/2013 del
4 luglio 2013, in cui un assicurato, a seguito di un incidente della
circolazione, ha riportato diverse fratture fra cui una contusione cerebrale.
In quel caso il TF ha considerato adempiuto il criterio della gravità o
particolare caratteristica delle lesioni lamentate, ma non ha ritenuto che questo
criterio fosse realizzato in maniera particolarmente incisiva:

 

                                         “(…)

Angesichts der schweren Kopfverletzungen mit Bewusstlosigkeit bei
Contusio cerebri mit grosser Rissquetschwunde der Kopfschwarte, Hygrom
beidseits und Verdacht auf Schädelbasisfraktur sowie der zusätzlich zugezogenen
Verletzungen (offene Femurschaftfraktur links, Patellatrümmerfraktur links,
Metacarpalefraktur II und III links) ist die Schwere oder besondere Art der
Verletzung zu bejahen (vgl. etwa die Urteile 8C_263/2008 vom 20. August 2008 E. 3.3.3.3 und 8C_484/2007 vom 3.September 2008 E.
6.3.1); allerdings liegt das Kriterium nicht besonders ausgeprägt vor.”)

 

                                         Nessun
elemento all'inserto consente inoltre di ravvisare gli estremi per ammettere la
presenza di una cura medica errata e notevolmente aggravante gli esiti
dell'infortunio.

                                         

                                         Anche il criterio del decorso
sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute non è
soddisfatto.

                                         In merito è utile
sottolineare che dalla cura medica e dai notevoli disturbi non si può dedurre
un decorso sfavorevole e/o delle complicazioni rilevanti. Sono inoltre
necessarie delle circostanze particolari che hanno pregiudicato la guarigione.
In questo senso, un trattamento che serve unicamente a conservare le
condizioni di salute già esistenti, non ha di principio rilevanza nel quadro
dell’esame dell’adeguatezza (STFA U 246/03 dell’11 febbraio 2004 consid. 2.4s.
e U 37/06 del 22 febbraio 2007 consid. 7.3). Provvedimenti diagnostici e
semplici visite di controllo (cfr. STF 8C_327/2008 del 16 febbraio 2009 consid.
4.2), come pure la somministrazione di farmaci antidolorifici e la prescrizione
di manipolazioni anche se di una certa durata, sono stati giudicati
insufficienti a fondare questo criterio (cfr. STF 8C_507/2010 del
18 ottobre 2010 consid. 5.3.4). 

                                          

                                         Per il resto, anche la rilevanza
del grado e della durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche
dell'infortunio dev'essere negata, ritenuto che nel rapporto d’uscita del
30 giugno 2011 della Clinica di riabilitazione di __________ (degenza
dell’assicurato dal 25 maggio 2011 al 22 giugno 2011) i medici avevano ritenuto
esigibile un lavoro di intensità media con richieste cognitive lievi (doc.
129).

 

                                         In tali condizioni, non occorre
esaminare se l'ulteriore criterio suscettibile di eventualmente entrare in
linea di considerazione, ossia quello della persistenza dei dolori somatici
sarebbe realizzato, ritenuto che, alla luce di quanto precede, la sua presenza
non basterebbe comunque, unitamente a quello della gravità o particolare
caratteristica delle lesioni lamentate, per ammettere l'esistenza del
necessario nesso di causalità adeguata (cfr. pure RSAS 2001 pag. 431, U
187/95).

                                         

                                         Ne consegue che i disturbi
psichici non vanno considerati in nesso di causalità adeguato con l’infortunio
in esame. È quindi a ragione che l’assicuratore LAINF ha proceduto alla
valutazione del caso, e alla quantificazione delle prestazioni di lunga durata,
tenendo conto delle sole patologie di natura organica.

 

                               2.4.   Disturbi agli
avambracci e alla spalla sinistra, cervicalgia cronica, cifosi della colonna
dorsale superiore, scoliosi e lombalgia cronica: causalità con l’infortunio del
16 ottobre 2009?

 

                            2.4.1.   Dalle tavole processuali
emerge che l’Istituto assicuratore ha fondato la decisione di negare la propria
responsabilità a proposito dei disturbi agli avambracci e alla spalla sinistra,
sulla base dell’esame elettroneurografico del 21 aprile 2010 della Dr.ssa __________
del Servizio di neurologia dell’Ospedale __________ di __________, la quale non
ha rilevato, dal punto di vista neurologico, alcun deficiti focale neurologico,
nessuna debolezza agli arti superiori, nessun segno di mielopatia, né per uno
stiramento del plesso. A mente della specialista si tratta probabilmente “di
un’affaticabilità e astenia generalizzata, dovuta all’immobilità e al
disallenamento” (doc. 67)

 

Il TCA non ha ragione di scostarsi da questa valutazione, che non
è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici di senso
contrario.

 

                                         Per quanto
riguarda i restanti disturbi, il Dr. __________ nel rapporto del 17 febbraio
2012 (visita medica di chiusura del 9 febbraio 2012) ha posto la diagnosi
non di competenza dell’assicuratore infortuni di “cervicalgia
cronica. Cifosi colonna dorsale superiore con deformazione a cuneo di diverse
ver­tebre dorsali probabilmente su morbo di Scheuermann. Lieve scoliosi. Lombalgia
cronica con discopatia degenerativa e spondilartrosi L4/L5” (doc. 167). 

 

                                         Il medico di
circondario ha quindi evidenziato, come postumi traumatici conseguenti al
trauma cranico, una “residua cefalea frontotemporale ripetitiva di solo
lieve entità e probabilmente una lieve
sindrome del lobo frontale con maggiore irritabilità e comportamento tendenzialmente
aggressivo” (doc. 167).

 

                                         La
valutazione neuropsicologica ha evidenzato un funzionamento cognitivo nella
norma, mentre per quanto riguarda la sintomatologia ansiosa-depressiva già è
stato detto al consid. 2.3.4..

 

                                         Il
medico di circondario, per quanto riguarda la colonna cervicale e anche al
passaggio cervicodorsale, nonché a livello della colonna dorsale alta, non ha
rilevato segni per postumi traumatici oggettivabili. A suo dire “i di­sturbi
con cervicalgia cronica recidivante e bloccaggio doloroso del cingolo scapolare
e della colonna cervicale non sono oggettivabili e spiegabili con una
alterazione strutturale anatomica” (doc. 167, pag. 7).

 

                                         Anche
i riferiti dolori lombosacrali sono solo parzialmente spiegabili tramite RM
evidenziata discopatia e spondilartrosi a livello L4/L5. Anche a livello della
colonna lomba­re non si riscontrano segni per postumi traumatici (doc. 167,
pag. 7).

 

                                         Secondo
il Dr. __________, in assenza di postumi traumati­ci oggettivabili a livello
della colonna cervicale, alla colonna dorsale superiore e alla colon­na lombare
e al cingolo scapolare non si può più ammettere una relazione causale almeno
probabile tra la riferita cervicalgia rispettivamente lombalgia e l'infortunio
del 16 ottobre 2009 (doc. 167, pag. 7).

 

                                         Su questo
punto va rilevato che secondo una costante giurisprudenza, in materia di
assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti dall'assicurato
vengono di principio presi in considerazione (ad esempio, nell’ambito della
valutazione della sua capacità lavorativa) soltanto nella misura in cui
procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile. Nei casi
in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono trovare una sufficiente
correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può che essere sfavorevole
all'interessato (cfr., in questo senso le DTF 139 V 547 e DTF 137 V 64, la STCA
35.2005.94 del 24 aprile 2006, 35.2002.4 del 22 settembre 2003, 35.2003.26 del
28 luglio 2003, 35.1999.90 del 13 settembre 2001, confermata dal TFA con
sentenza U 347/01 del 9
gennaio 2003, 35.1998.57 del 21 settembre 2000, confermata dal TFA con giudizio
U 429/00 del 13 marzo 2001, 35.1998.61 del 22 febbraio 1999 e 35.1998.10 del 19
febbraio 1999).

 

                                         L’insorgente ha poi sottolineato
che le “patologie sono tutte comparse dopo l’incidente; pertanto appare
evidente che sono necessariamente da mettere in relazione con l’evento del 16
ottobre 2009” (doc. 193).

 

                                         Il TCA
rileva che la regola “post hoc ergo propter hoc” (dopo questo, dunque a
causa di questo) non ha valenza scientifica.

                                         La
giurisprudenza federale ha stabilito che per il solo fatto d’essere insorto
dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua
conseguenza. Tale argomento è insostenibile dal profilo della medicina
infortunistica e inammissibile da quello probatorio (cfr. STF 8C_725/2012 del
27 marzo 2013 consid. 7.2.2: “Der
Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst, wenn nicht vom Unfall aus
dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an der linken oberen
Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage angerufene Beweisregel
"post hoc ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb S. 341 f.) ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar und beweisrechtlich nicht zulässig, …”; sul tema vedi pure: D. Cattaneo, "Gli errori più frequenti
delle perizie mediche nelle assicurazioni sociali", in RtiD II-2013 pag.
505 seg.(513-514); Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25
des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96;
A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 41). 

 

 

 

                                         Anche le
conclusioni della Dr.ssa __________, specialista in medicina legale, quindi
non nella materia che qui ci occupa, nel rapporto del 15 gennaio 2014 (doc.
A2), non permettono una diversa valutazione del caso. Il medico curante ha
ritenuto ascrivibili all’infortunio del 2009 i dolori cervicali e alla spalla
sinsitra, senza tuttavia fornire argomentazioni mediche tali da mettere in dubbio
la valutazione degli specialisti dell’CO 1.

 

                               2.5.   Entità
della rendita di invalidità

 

                            2.5.1.   Secondo l'art. 18 cpv. 1
LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione
della LPGA.

 

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la
valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti
art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

 

 

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                            2.5.2.   L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'e­tà, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono deter­minan­ti per valutare il grado d'in­validità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                            2.5.3.   Nella concreta evenienza, con
la decisione impugnata, l’assicuratore LAINF ha attribuito all’assicurato una
rendita di invalidità del 37%, sulla base della valutazione medica del Dr. __________
(doc. 167) e successivamente del Dr. __________ (doc. 235).

 

                                         Il Dr. __________, spec.
FMH in chirurgia ortopedica e medico di circondario, nel rapporto del 17
febbraio 2012, ha posto la seguente diagnosi:

 

" (…)                                

lieve cefalea frontotemporale a sinistra
post-traumatica.

Lieve disturbo comportamentale probabilmente su
sindrome del lobo fron­tale.

Dorsalgia cronica.

Trauma da caduta
(16.10.2009) con trauma cranico con frattura della base cranica a livello del foramen magno, emorragia
subaracnoidea temporale destra e contusione frontale a sinistra, con frattura
instabile da scoppio D12
senza deficit neurologici.

Cifoplastica D12 e
stabilizzazione posteriore D11/L1 (26.10.2009).” (doc. 167).

 

                                         Per quanto riguarda
l’esigibilità lavorativa il medico di circondario ha concluso che l’attività
lavorativa svolta prima dell’infortunio non sarà più possibile, ma in
un’attività adeguata al deficit funzionale di origine traumatica a livello
della colonna dorso-lombare sarebbe esibile in misura completa. 

 

                                         Il medico ha quindi
esposto i seguenti limiti:

 

" (…)

l'assicurato può
sollevare e portare fino all'altezza dei fianchi pesi molto leggeri fino a 5 kg senza limitazione, pesi leggeri da 5 a 10 kg talvolta, pesi medi da 10 a 25 kg di rado e pesi pesanti oltre 25 kg mai.

L'assicurato può
sollevare oltre l'altezza del petto pesi fino a 5 kg spesso e pesi oltre 5 kg di rado.

Il maneggio di attrezzi
leggeri rispettivamente lavori di precisione sono possibili senza limitazioni,
maneggio di attrezzi medi possibile molto spesso, maneggio di attrezzi pesanti

 

rispettivamente lavoro manuale rozzo possibile solo
di rado e maneggio di attrezzi molto pesanti
non più possibile.

Nessuna limitazione per la rotazione della mano.

L'assicurato può
eseguire lavori sopra la testa spesso.

Rotazione del tronco
possibile solo talvolta.

L'assicurato può assumere la posizione seduta e
inclinata in avanti di rado. Può assumere la
posizione in piedi e inclinata in avanti solo di rado.

Posizione inginocchiata possibile senza limitazioni
e flessione della ginocchia senza limita­zioni.

L'assicurato può assumere la posizione seduta di
lunga durata talvolta e può anche assu­mere la posizione in piedi e di lunga
durata talvolta. Può assumere la posizione di libera scelta molto spesso.

L'assicurato può camminare oltre i 50 m senza limitazioni, può camminare per lunghi tratti solo talvolta. Può camminare su terreno
accidentato solo di rado. Può salire le
scale molto spesso. Può salire su scale a piolo solo di rado. Uso delle
due mani possibile senza limitazione.

L'assicurato non può più lavorare in ambito
rumoroso, non può più eseguire lavori che richiedono
un'alta concentrazione o concentrazione di lunga durata.” (doc. 167).

 

                                         Dopo l’esecuzione di un RM
cerebrale, in data 5 febbraio 2013 (doc. 219), e una valutazione
neuropsicologica, il 24 gennaio 2013 (doc. 218, 232), il Dr. __________, spec.
FMH in neurologia, nel rapporto del 23 maggio 2013 ha concluso che, in considerazione della lesione cerebrale, l’assicurato è in grado di esercitare
un’attività lavorativa medio-pesante, in posizione alternata e senza esigenze
importanti dal lato cognitivo, sull’arco di una giornata intera con la
diminuzione del rendimento del 10%: “Dem Versicherten ist eine ganztätige
wechselbelastende, mittleschwere Tätigkeit mit leichten kognitiven
Anforderungen zumutbar. Eine leichte Minderung des Rendements um 10% wegen
eines möglicherweise erhöhten Pausenbedarfes bei Schmerzen ist zuzugetehen”
(doc. 235).

 

                               2.6.   Attentamente vagliata la documentazione agli atti, questa
Corte non ha motivo di dubitare della correttezza delle conclusioni, ben
motivate e convincenti, del Dr. __________ e del Dr. __________.

 

                                         Dal profilo ortopedico, l’CO
1 ha interpellato anche il Dr. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologica, il quale nella valutazione del 4 dicembre 2013 ha confermato le conclusioni della valutazione ortopedica sia del Dr. __________ che di quella
della Clinica di riabilitazione di __________ (doc. 249).

 

                                         Dal punto di vista
neuropsicologico, nel rapporto del 30 giugno 2011 della Clinica di
riabilitazione di __________ (degenza dal 25 maggio al 22 giugno 2011) viene
indicata una riduzione del rendimento di media gravità a seguito di un disturbo
neuropsicologico funzionale, la cui causa è una lesione cerebrale organica.
Secondo i medici della Clinica di __________ (Dr. __________ e Dr. __________),
anche nell’ambito di professioni con ridotte richieste cognitive, la capacità
funzionale potrebbe essere nettamente compromessa (doc. 157). 

 

                                         Tuttavia, nella propria
valutazione neurologica del 23 maggio 2013 il Dr. __________ ha debitamente
chiarito le ragioni per le quali egli si distanzia dalle conclusioni dei medici
della Clinica di __________:

 

" Bei
mehrfach erhoben neuropsychologischen und verhaltensneurologischen Testungen
konnten allenfalls minimale bis leichte Auffällikeiten, möglicherweise auch im
Kontext einer Reaktion auf Schmerzentwicklung bei dem Versicherten gezeigt
werden, dieses erscheint mir gut vereinbar mit der minimen Läsion, welche
frontal rechtsseitig als Residuum im MRI vom 05.02.2013 dokumentiert ist. Die
Ergebnisse aus der Rehaklinik __________ erklären sich möglicherweise durch die
Überlagerung mit diversen Gefühlen, Apathie, auch Druck und Angst den
Führerschein zu verlieren, möglicherweise auch einer Verdeutlichungstendenz in
einer fremdsprachigen Umgebung (obschon die neuropsychologische Testung selbst
italienisch sprachig durchgeführt wurde). Leider sind in der Rehaklinik __________
keine Symptomvalidierungstest durchgeführt worden um tatsächlich Einblick in
die Leistungsbereitschaft und Motivation des Versicherten zu diesem Zeitpunkt
zu erlangen. Ich gehe davon aus, dass die zuletzt im Ospedale __________ di __________
04.03.2012 erhobenen neuropsychologischen Befund valide sind. Die gesehenen
Persönlichkeitsveränderungen müssen auch im Kontext und vor dem Hintergrund der
vorbestehenden Lebenssituation des Versicherten sowie von chronischen Schmerzen
interpretiert werden. Dieses ist bereits vom Psychiater Dr. Daguet festgestellt
worden. Grundsätzlich ist eine relevante Verbesserung der kognitiven Funktionen
nicht mehr zu erwarten, insoweit ist also ein Endzustand eingetreten” (doc.
235)

 

                                         Queste conclusioni chiare
e convicenti possono essere fatte proprie dal TCA.

 

                                         Successivamente alla
degenza dell’assicurato presso la Clinica di riabilitazione di __________ (dal
25 maggio al 22 giugno 2011) RI 1 è stato sottoposto ad una risonanza magnetica
in data 5 febbraio 2013 presso l’Ospedale __________ di __________ che ha messo
in evidenza l’assenza di lesioni ischemiche recenti e segni di masse
intracraniche. Non sono stati evidenzati processi edemi geni encefalici, mentre
si sono riscontrati “minimi esiti gliotico-malacici cortico-sottosorticali
in corrispondenza della porzione più anteriore del giro retto di destrae minuti
esiti contusivi corticali nel giro sovraorbitario di destra (5 mm)”. 

                                         Dal referto non emergono
inoltre raccolte extra-assiali o lesioni assonali. Risultano normali i
ventricoli e gli spazi liquorali periencefalici. Non vi sono ernie cerebrali
(doc. 219).

 

                                         Il Dr. __________,
vice-primario di neurologia, ha concluso indicando che i reperti descritti nel
giro retto di destra e nel giro sovra orbitario frontale di destra sono
compatibili con esiti traumatici contusivi cerebrali in fase cronica (doc.
219).

 

                                         Come visto, nella propria
valutazione neurologica del 23 maggio 2013, il Dr. __________ ha fatto
riferimento alla valutazione del 5 febbraio 2013 dell’Ospedale __________ di __________,
ritenuta più attendibile di quella della Clinica di riabilitazione di __________,
per concludere che l’assicurato è in grado di svolgere sull’arco di un’intera
giornata un’attività adeguata con una riduzione del rendimento del 10%.

 

                                         Non permette una diversa
valutazione della fattispecie la relazione medica della Dr.ssa __________, la
quale ha stimato un danno alla capacità lavorativa “che non può stimarsi in
misura inferiore al 50% della totale” (doc. A2). 

                                         Il medico curante non ha
tuttavia esposto argomenti medico-scientifici tali da mettere in dubbio le
valutazioni del Dr. __________ e del Dr. __________. 

 

                                         Il ricorrente ha poi criticato
le conclusioni dell’CO 1, alla luce anche del rapporto del 18 giugno 2012 del
Centro d’accertamento professionale (CAP) di __________, secondo cui RI 1
potrebbe concretizzare un reinserimento lavorativo “attorno al 50%” (doc.
193).

 

                                         Su questo punto, come
indicato anche dall’CO 1 nella risposta di causa (cfr. doc. III), la
giurisprudenza del TF ritiene più oggettive le valutazioni mediche piuttosto
che le constatazioni svolte nell’ambito di un stage professionale (cfr. su
questo punto la sentenza 9C_854/2010 del 30 dicembre 2010 e I 762/02 del 6
maggio 2003:

                                         

" (…)

Au demeurant, les données médicales permettent
généralement une appréciation objective du cas. Elles l'emportent sur les
constatations qui peuvent être faites à l'occasion d'un stage d'observation
professionnelle et qui sont susceptibles d'être influencées par des éléments
subjectifs liés au comportement de l'assuré pendant le stage.").

 

                                         Alla
luce di quanto precede, occorre concludere che il ricorrente sarebbe in grado
di svolgere, un’attività lavorativa medio-pesante, in posizione alternata e
senza esigenze importanti dal lato cognitivo, sull’arco di una giornata intera
con la diminuzione del rendimento del 10%.

 

                               2.7.   Si tratta ora
di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.

 

                            2.7.1.   Quanto al
reddito da valido, secondo l’assicuratore infortuni
resistente, senza il danno alla salute RI 1, quale carrozziere, nel 2012 avrebbe realizzato un reddito annuo di 

                                         fr. 75'400.--.

 

                                         Questo dato, non
contestato (doc. I) e desunto dalle informazioni fornite direttamente dal
datore di lavoro (cfr. scritto 24 febbraio 2012, doc.174), può senz’altro
essere fatto proprio dal TCA. 

 

                            2.7.2.   Per quanto riguarda il reddito
da invalido, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati
nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg..

 

                                         Nella prima
sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione
del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e
salariale concreta dell'interessato, a
condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività
effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.

                                         Nella seconda sentenza di
principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da
invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL. 

                                         In quella sede, la nostra
Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL,
l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei
posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

 

                                         L’Alta Corte,
relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I
222/04).

 

                                         In una sentenza del 7 aprile
2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/07 del 20
febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito
in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale
in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con sentenza 8C_399/2007
del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione di
sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse
chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di regola
stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2;
dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza pubblicata
in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un
gap salariale del 4%).

 

                                         La questione è stata
definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima
Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito
diverge di almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso
è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4
p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni -, un parallelismo
dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però soltanto per
la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una
deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze personali e professionali
sono interdipendenti, nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito
non possono giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di
parallelismo e una deduzione per circostanze personali e professionali. 

 

                            2.7.3.   Dalle tavole
processuali risulta che l’amministrazione ha quantificato in fr. 62'420.02 il
reddito da invalido, applicando la tabella TA 1, livello di qualifica 4,
aggiornato al 2012, e operando successivamente una decurtazione del 15% a
titolo di deduzione sociale sul salario di fr. 56'178.-- (90% di fr.
62'420.02), giungendo così all’importo di fr. 47'751.30 (doc. 250).

 

                                         Conformemente alla
giurisprudenza federale di cui si è detto al precedente considerando, per la
determinazione del reddito ipotetico da invalido tornano applicabili i dati
statistici nazionali contenuti nella Tabella TA 1.

 

                                         Utilizzando i dati forniti
da questa tabella, l’assicurato, svolgendo nel 2010 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439,
p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un
salario mensile lordo pari a fr. 4'901.--.

                                         Riportando questo dato su
41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie
économique, 6-2013, p. 90) esso ammonta a fr. 5'097.04 mensili
oppure a fr. 61'164.48 per l'intero anno (fr. 5'097.04 x 12).

 

                                         Dopo adeguamento
all'indice dei salari nominali da quantificare, come fatto
dall’amministrazione, in +1,0% per il 2011 e +1,0% per il 2012, si ottiene un
reddito annuo di fr. 62'393.89.

 

                                         L’assicurato,
quale carrozziere, avrebbe realizzato nel 2012 un reddito
annuo di fr. 75’400.-- per un’occupazione a tempo pieno.

                                         Tale reddito si situa
sopra la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente: Tabella TA 1
2010, p.to 45 “Commercio e riparazione di autoveicoli”, livello di
qualifica 4: fr. 4'635.--  riportato su 41.6 ore/settimana = fr. 4'820,4 x 12
mesi = fr. 57'844,8 che aggiornato al 2012 è pari a fr. 59'007.48.

 

                                         Nel
caso in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008.

 

                                         In ossequio alla
giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         Nella concreta evenienza,
l’Istituto assicuratore ha operato una decurtazione del 15% sul reddito
statistico da invalido per la necessità di pause aggiuntive (vedi Dr. __________).

 

                                         Tenuto conto del riserbo
di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali nel sostituire il
proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, 132 V
393 consid. 3.3), questo Tribunale ritiene che, operando una decurtazione del 15%,
l’Istituto assicuratore non abbia abusato del proprio potere di apprezzamento. 

 

                                         Il reddito da invalido di
fr. 62'393.89 ridotto del 10% (diminuzione del rendimento) e tenuto conto di
una decurtazione del 15%, ammonta dunque a fr. 47’731.32.

 

                                         Il
grado di invalidità del ricorrente - stabilito confrontando i fr. 47'731.32
al reddito che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto
l’infortunio, e cioè fr. 75'400.-- (cfr. consid. 2.7.1.) - è del 36,6%,
arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41.

 

                                         Visto che, con la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha
riconosciuto a RI 1 una rendita di invalidità proprio del 37%, il suo ricorso
deve essere respinto su questo punto.

 

                               2.8.   Diritto
all’indennità per menomazione all’integrità 

 

                            2.8.1.   Secondo l'art. 24 cpv. 1
LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in seguito
all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole all'integrità fisica
o mentale.

                                         Tale indennità è assegnata
in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non deve superare
l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca dell'infortunio ed
è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il Consiglio federale
emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1
e 2 LAINF).

 

                            2.8.2.   L'art. 36 cpv. 1 OAINF
definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24
LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente
sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa valutazione
dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle
circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la
gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici
senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto
privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (cfr. RAMI 2000 U 362, p.
42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

                                         La parte della riparazione
del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).

 

 

                            2.8.3.   Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF,
l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3
dell'OAINF. 

                                         Una tabella elenca una
serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzo,
corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicurato.

 

                                         Questa tabella -
riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr.
RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48
p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le menomazioni extra-tabellari
sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per menomazioni di
analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

                                         La perdita totale dell'uso
di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita
parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna
indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al
5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più menomazioni
all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende in
considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione
dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali,
ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4
OAINF).

                                         Peggioramenti non
prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso in cui un
pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la
revisione dell'indennità per menomazione è, di principio, esclusa. Per contro,
l'indennità dev'essere di nuovo valutata, quando il danno è peggiorato in una
misura maggiore rispetto a quanto pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss.
consid. 4b e dottrina ivi menzionata).

 

                            2.8.4.   L’CO 1 ha allestito una serie
di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella
dell'ordinanza.

                                         Semplici direttive di
natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il
giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA
del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia, nella misura in
cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di
trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3
all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157, consid.
3a).

 

                            2.8.5.   L’assicuratore LAINF
resistente, sentito il parere del proprio medico __________, ha, in un primo
momento, valutato in un 10% la menomazione all’integrità di cui é portatore il
ricorrente.

 

                                         Il Dr. __________
ha espresso la seguente valutazione:

 

" Considerando
la sintomatologia algica anche a riposo e aumento dei dolori sotto carico
nonché il buon allineamento della spondilodesi la situazione è compatibile
secondo la tabella 7.2 con un disturbo algico ++ sotto cifra 1 frattura inclus
spondilodesi con deformazione fino a 10° corrisponde ad un tasso tra il 5% e il
10% e a causa della componente algica si sceglie il valore massimo del 10% per
i postumi traumatici alla colonna dorsale” (doc. 166).

 

                                         Valutazione confermata
anche dal Dr. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia,
nella valutazione ortopedica-traumatologica del 4 dicembre 2013 (doc. 249):

 

" “Die
Integritätseinbusse bezogen auf die Wirbelsäulenbeschwerden, wie sie Dr. __________
im Rahmen der Abschlussuntersuchung am 09.02.2012 einschätzte, nämlich 10%, ist
aus orthopädisch-chirurgischer und traumatologischer nachvollziehbar und
begründet. Mit der Berücksichtigung der Schmerzstufe ++ ist die Schätzung der
tabellarischen Obergrenze (5-10%) beim Zustand nach Spondylodese und nur
geringem Kyphosewinkel unter 10° maximal ausgeschöpft” (doc. 249).

 

                                         Il tasso complessivo
dell’IMI è quindi stato portato al 20%, in considerazione della
valutazione neurologica del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, che nel
rapporto del 23 maggio 2013 ha rilevato una disfunzione cerebrale da minima a
moderata che giustifica un ulteriore 10%:

 

" Der
Versicherte hat eine traumatische Hirnverletzung mit einer frontalen kleinen
Kontusionsblutung, Schädelbasisfraktur und traumatischer
Subarachnoidalblutauflagerung rechts temporal erlitten. Als dauerhafte Folge
lassen sich heute allenfalls noch minimale bis leichte neuropsychologische
Störungen als Folge der erlittenen Hirnverletzung dokumentieren, diese
entspricht einem entschädingungspflichten Integritätsschaden von 10%. Zusammen
mit dem aus orthopädischer Sicht vorformulierten Integritätsschaden ergibt sich
ein Gesamtintegritätsschaden zum heutigen Zeitpunkt zu 20%” (doc. 235).

 

                            2.8.6.   Deve innanzitutto essere
precisato che l'indennità per menomazione dell'integrità si
valuta sulla base di constatazioni mediche. Ciò significa che per tutti
quegli assicurati che presentano uno stesso status medico, la
menomazione all'integrità sarà la medesima; essa è, in effetti, stabilita in
maniera astratta, uguale per tutti. In altri termini, l'ammontare dell'IMI non
dipende dalle circostanze particolari del caso concreto, bensì da un
apprezzamento medico-teorico della menomazione fisica o psichica, a prescindere
da fattori soggettivi (cfr. DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V 121 consid. 4b e
riferimenti ivi menzionati; RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr., pure, STCA 35.2001.71
del 12 dicembre 2001, confermata dal TFA con pronunzia U 14/02 del 28 giugno
2002; cfr., altresì, Th. Frei, Die Integritätsentschädigung
nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Tesi
Friborgo 1998, p. 40s.).

                                         In
questo senso le sofferenze soltanto soggettive patite dall'assicurato, non
possono essere prese in considerazione nella valutazione dell'indennità per
menomazione all'integrità.

 

                                         Nel caso di specie, questa
Corte, chiamata a pronunciarsi su una questione di natura squisitamente medica,
non vede alcun valido motivo per scostarsi dalla valutazione formulata dal Dr. __________
e da quella del Dr. __________.

 

                                         La Dr.ssa __________,
nella relazione medica del 15 gennaio 2014, ha quantificato al 40% l'indennità per menomazione all'integrità, senza tuttavia portare argomenti
medico-scientifici sufficienti a far dubitare della fondatezza delle
conclusioni dei medici dell’CO 1.

 

                                         Infatti, il Dr. __________
e il Dr. __________ hanno diffusamente spiegato le ragioni per le quali si
giustifica un’IMI del 20%.

 

                                         A titolo
abbondanziale, va rilevato a titolo di esempio, che un’indennità del 35% viene
corrisposta in caso di amputazione di una gamba sotto l’altezza del ginocchio,
mentre un’indennità del 30% viene corrisposta in caso di perdita completa
di un piede sotto la caviglia (cfr. Tabella 4, edita dalla Divisione di
medicina assicurativa dell’INSAI), menomazioni decisamente più importanti
rispetto a quella presentata dall’assicurato. 

 

                                         In conclusione, la
decisione su opposizione impugnata deve essere confermata anche per quanto
riguarda l’entità dell’IMI assegnata all’assicurato. 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti