# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0006e2d4-d386-5751-8eda-276cc645e92e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 17.11.2014 14.2014.140
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2014-140_2014-11-17.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2014.140

  	
  Lugano

  17 novembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente,

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Simoni

  

 

 

statuendo nella causa __________ (contestazione di
graduatoria) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa con
istanza 3 febbraio 2014 da

 

	
   

  	
  RE
  1 

  (patrocinata
  dall' PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO
  1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo
del 2 luglio 2014 presentato da RE 1 contro la decisione emessa il 30 maggio
2014 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con
decisione 6 febbraio 2012, l'Autorità federale di sorveglianza sui mercati
finanziari (FINMA) ha dichiarato il fallimento della società __________ SA, __________,
designando quali liquidatori gli avvocati __________ e __________, __________.
Il 13 gennaio 2014 è stata depositata la graduatoria, nella quale il credito per
pretese salariali di fr. 20'708.35 lordi insinuato da CO 1, ex dipendente
della società fallita, è stato integralmente ammesso in terza classe (doc. C).

 

                            B.  Con
istanza del 3 febbraio 2014 la società RE 1, creditrice della __________ SA e
anch'essa ammessa nella suddetta graduatoria, ha convenuto in giudizio CO 1 con
un'azione di contestazione della graduatoria nel senso dell'art. 250 cpv. 2 LEF
presso la Pretura del Distretto di Lugano, opponendosi all'ammissio­­­ne del
credito insinuato dalla convenuta, la quale non ha presentato osservazioni nel
termine assegnatole dal Pretore. Al dibattimento tenutosi il 13 maggio 2014, l'istante ha confermato la sua domanda mentre CO 1 vi si è opposta.

 

                            C.  Statuendo con decisione 30 maggio 2014, il
Pretore ha respinto la petizione e posto a carico dell'attrice le spese processuali
di fr. 450.–, prescindendo dall'assegnare ripetibili.

 

                            D.  Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un
“appello/reclamo” del 2 luglio 2014 per ottenerne in via principale la riforma
e l'accoglimento della petizione, in via subordinata l'annullamento della
decisione e il rinvio dell'incarto al Pretore per nuovo giudizio e in via ancor
più subordinata la modifica del dispositivo relativo alla tassa di giustizia.
Regolarmente invitata ad esprimersi sul reclamo, CO 1 è rimasta silente.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La sentenza impugnata – emanata in materia di contestazione della
graduatoria (art. 250 LEF) – è una decisione finale di prima istanza, contro
cui è dato il rimedio dell'appello (art. 308 cpv. 1 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d'appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG), sempre che il valore litigioso
secondo l'ul­­­tima conclusione riconosciuta nella decisione raggiunga fr. 10'000.–
(art. 308 cpv. 2 CPC; RtiD II-2012 893 seg. n. 53c [massima]). I medesimi
principi sono validi anche in materia di fallimento bancario (art. 37 cpv. 2
LBCR, RS 952.0). Per le decisioni inappellabili e finali di prima istanza è
dato invece il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC), sempre alla CEF
(art. 48 lett. e n. 1 LOG).

 

                           1.1  Nel
caso di specie, il Pretore ha attribuito alla causa un valore litigioso di fr. 20'708.35.
In realtà, e come osservato dalla stessa reclamante, trattandosi di un'azione
di contestazione di graduatoria, il valore litigioso non corrisponde all'importo
nominale del credito contestato, bensì al dividendo stimato dall'amministrazio­­­ne
del fallimento o dai liquidatori per quella pretesa (DTF 140 III 67 consid. 3.2
con rinvii). Ciò detto, il credito insinuato da CO 1 essendo di fr. 20'708.35
e il dividendo ipotizzato per la terza classe del 2.19%, il valore litigioso
ammonta a fr. 453.50, di modo che il ricorso in esame è ammissibile solo
quale reclamo nel senso dell'art. 319 lett. a CPC.

 

                           1.2  Avendo
la procedura carattere ordinario (art. 198 lett. e n. 6 e 251 CPC a
contrario), la decisione è impugnabile entro trenta giorni dalla
notificazione (art. 319 lett. a e 321 cpv. 1 CPC). Presentato il 2 luglio 2014 contro la sentenza
notificata al patrocinatore di RE 1 il 2 giugno, in concreto il reclamo è
tempestivo.

 

                           1.3  La legittimazione della reclamante deriva dalla sua qualità di attrice
nella procedura di prima istanza (art. 250 cpv. 2 LEF).

 

                           1.4  A norma dell'art. 59 cpv. 1 CPC il giudice entra nel merito di un'azio­­­ne
o istanza se sono dati i presupposti processuali, ciò che verifica d'ufficio
(art. 60 CPC).

 

                             a)  Fra
questi rientra la competenza per materia del giudice adito (art. 59 cpv. 2
lett. b CPC), disciplinata dal diritto cantonale (art. 4 CPC), che va esaminata
d'ufficio in ogni stadio della causa, e ciò anche in seconda istanza (DTF 140
III 274, consid. 2.2 con rinvio). Di
principio la competenza per materia è di natura imperativa e la mancanza di
tale presupposto comporta l'irricevibilità dell'istanza (Müller in: Brunner/Gasser/Schwander
(curatori), Schweizerische ZPO, Kommentar, 2011, n. 38 ad art. 59 CPC). Una decisione emanata nonostante
la mancanza di un presupposto processuale è, di regola, nulla (Gehri in: Basler Kommentar,
Schweizerische ZPO, 2012, n. 12 ad art. 60 CPC). In particolare, una decisione
di un'autorità giudiziaria inferiore dev'essere annullata se questa non era
materialmente competente a statuire nel merito (Sterchi
in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. II, 2012, n. 11 ad art.
318 CPC).

 

                            b)  Nel
caso concreto, il valore litigioso, come visto (sopra consid. 1.1), è di fr. 453.50.
La causa rientrava pertanto nella competenza (fino a fr. 5'000.–) del
giudice di pace (art. 31 cpv. 1 lett. c LOG), sicché il Pretore non avrebbe
dovuto entrare nel merito dell'azione, ma dichiararsi materialmente incompetente
(Pahud in: Brunner/Gasser/ Schwander (ed.), op. cit., n. 15 ad art. 220 CPC). Sulla base delle precedenti considerazioni, la sentenza impugnata dovrebbe
essere dichiarata d'ufficio nulla da questa Camera, indipendentemente dal fatto
che non vi sia stata alcuna contestazione delle parti. Nel caso specifico,
tuttavia, ciò trascenderebbe in un inutile esercizio di giurisdizione, dato che
la causa rientra nella competenza della Camera (sopra consid. 1 i.f.) ed
è matura per il giudizio (cfr. art. 327 cpv. 3 lett. b CPC), l'esito del
reclamo è chiaro e la reclamante, benché abbia evidenziato il problema di
competenza, non chiede il rinvio della causa al giudice di pace, mentre, come
si vedrà, gli interessi della convenuta non sono pregiudicati dall'odierna
decisione. Tanto vale in queste circostanze, per economia di giudizio, entrare
senza indugio nel merito del reclamo.

 

                           1.5  La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate
in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall'art. 321 cpv.
1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di
spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le
sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza
del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera
decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore
(art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo possono essere
censurati sia l'appli­cazione errata del diritto sia l'accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                             2.  Nella
decisione impugnata, il Pretore ha accertato che l'attività della __________ SA
è cessata il 7 gennaio 2009 con l'apposizione dei sigilli da parte dell'autorità
inquirente, senza perciò porre fine al rapporto di lavoro con la convenuta. Preso
atto che la disdetta del contratto di lavoro le è stata significata per il 31
luglio 2009, il primo giudice ha considerato che CO 1 ha mantenuto il diritto
di percepire il salario dal 1° gennaio al 31 luglio 2009, a prescindere dal fatto che non abbia offerto la propria prestazione lavorativa dopo la cessazione
dell'attività del suo datore di lavoro, in quanto questi non sarebbe in ogni
caso stato nella condizione di accettarla. D'al­­tronde, ha rilevato il
Pretore, RE 1 non ha allegato né tantomeno dimostrato che la convenuta ha
conseguito un risparmio a causa dell'impedi­mento al lavoro, né che ha effettivamente
lavorato per altri datori di lavoro oppure omesso intenzionalmente di farlo
durante il periodo in questione. Donde la reiezione della petizione.

 

                             3.  Nel
reclamo RE 1 contesta anzitutto l'importo stabilito dal Pretore per la tassa di
giustizia, ritenendo che la stessa, se dovuta, non dovrebbe comunque superare fr. 300.–,
il valore litigioso essendo solo di fr. 602.60 (recte fr. 453.50,
il dividendo presumibile ammontando al 2.19% e non al 2.91%, doc. C accluso
alla petizione, pag. 5 ad 7). Nel
merito, la reclamante critica la valutazione del primo giudice secondo cui il
datore di lavoro non avrebbe in ogni caso accettato la prestazione
di lavoro offerta, facendo valere al proposito che la stessa lavoratrice ha
ammesso di non essersi recata sul posto e quindi di non aver offerto la propria
prestazione. Solo se lo avesse fatto, continua la reclamante, gli organi di __________
SA avrebbero potuto disdire il contratto di lavoro. RE 1 ritiene poi che il
Pretore avrebbe dovuto accertare i fatti d'ufficio conformemente al principio
inquisitorio sociale applicabile nelle procedure di diritto del lavoro (art.
247 cpv. 2 lett. b. n. 2 CPC) ed emanare in merito un'or­­dinanza sulle prove. RE
1 postula dunque, in via principale, la riforma e l'accoglimento
della petizione, in via subordinata l'an­­­nullamento della decisione e il
rinvio dell'incarto al Pretore per nuovo giudizio e in via ancor più
subordinata la modifica del dispositivo relativo alla tassa di giustizia.

 

                             4.  Ciò
posto, va anzitutto sgombrato il campo dalla censura con cui la reclamante
rimprovera al primo giudice di non essersi attenuto alla procedura prevista dal
diritto del lavoro. Infatti, la contestazione della graduatoria, anche quando –
come nella presente fattispecie – concerne pretese fondate sul diritto del
lavoro dev'essere trattata come una causa di diritto esecutivo e non di diritto
del lavoro, perché ha quale oggetto principale l'appuramento della graduatoria
e non l'accertamento dell'esistenza del credito contestato, questione sulla
quale il giudice statuisce in via solo pregiudiziale e senza effetto vincolante
per il fallito, che non è parte della procedura (cfr. DTF 135 III 470,
consid. 1.2). Al riguardo la sentenza del Tribunale federale citata dalla
reclamante (DTF 131 III 455 consid. 3) pone lo stesso principio per le azioni
in cui è litigioso il grado della pretesa contestata. La censura va pertanto
respinta e la stessa sorte spetta alle critiche connesse alla mancata osservazione
del principio inquisitorio sociale.

 

                             5.  Nel
merito, la reclamante sostiene che CO 1 avrebbe dovuto presentarsi sul posto di
lavoro ad offrire la sua prestazione nonostante l'apposizione dei sigilli,
consentendo così agli organi della società di disdire il contratto di lavoro.
Non avendolo fatto, la convenuta non avrebbe diritto al salario “nell'entità
riconosciuta dai liquidatori e dal primo giudice”. Così
argomentando la reclamante non dimostra che sia manifestamente errato l'accertamento
del primo giudice secondo cui la datrice di lavoro non sarebbe in ogni caso
stata nella condizione di accettare un'of­ferta formale di lavoro da parte
della convenuta (circostanza che libera il lavoratore dall'obbligo di offrire i
propri servizi, DTF 135 III 357 consid. 4.2; Longchamp, Commentaire du contrat de
travail, 2013, n. 3 ad art. 324 CO). Al contrario, ciò trova conferma proprio nell'allegazione della
reclamante per cui la presentazione dell'offerta avrebbe avuto quale unico
effetto la disdetta del contratto di lavoro. Non va poi sottaciuto che la
disdetta era comunque possibile senza che la convenuta si presentasse sul posto
di lavoro. E anche se lo avesse fatto, ben difficilmente avrebbe incontrato gli
organi della società, non solo perché essi erano “spariti” (come allega la
convenuta, senza essere contraddetta, nel verbale dell'udienza 13 maggio 2014, pag.
2 i.f.), ma anche perché i locali della società erano inaccessibili).

 

                             6.  Per
quanto concerne la tassa di giustizia stabilita dal Pretore in fr. 450.–, RE
1 chiede che venga ridotta a fr. 75.–, osservando come la stessa avrebbe
dovuto oscillare tra fr. 50.– e fr. 300.–, il valore litigioso della
causa essendo di fr. 602.60 (recte: fr. 453.50). Il riferimento
all'art. 6 della legge sulla tariffa giudiziaria (LTG) si rivela corretto, la
causa rientrando nella competenza del giudice di pace (sopra consid. 1.4/b).
Tenuto conto del valore litigioso, della complessità media-alta della causa e
del dispendio lavorativo (un'udien­­­za e una sentenza di 5 pagine), si
giustifica di moderare la tassa di giustizia di prima sede riducendola a fr. 200.–.
Su questo punto il reclamo merita pertanto parziale accoglimento, ritenuto che
sulle modalità di computazione del maggior anticipo (restituzione, bonifico,
compensazione, ecc.) deciderà la Pretura.

 

                             7.  La
tassa del presente giudizio segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si
pone invece problema di ripetibili, la convenuta non avendo presentato
osservazioni. Circa i rimedi
esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 453.50, non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell'art. 74
cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è parzialmente accolto e di
conseguenza il dispositivo n. 2 della decisione impugnata è così riformato:

                                  2.   La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 200.–,
già anticipate dalla parte attrice in ragione di fr. 450.–, rimangono a
suo carico. Non vengono assegnate ripetibili.

 

                             2.  La
tassa di giustizia e le spese processuali di complessivi fr. 250.–
relative al presente giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a
suo carico. Non si assegnano indennità.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –; 

   

  –.

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo se la controversia
concerne “una questione di diritto di importanza fondamentale” (art. 74 cpv. 2
LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto è dato, entro lo stesso
termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale
per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso è
sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2 LTF).