# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7fb06477-b754-57e7-aa60-d3195f887514
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-07-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.07.2013 52.2013.269
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2013-269_2013-07-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2013.269

   

  	
  Lugano

  3 luglio 2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Stefano Bernasconi, vicepresidente,

  Matteo
  Cassina, Flavia Verzasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Paola Carcano Borga, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 5 giugno 2013 di

 

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 22 maggio 2013 del Consiglio di Stato
  (n. 2726) che conferma il decreto di multa emanato dal municipio di __________
  nei confronti dell'insorgente per violazione del regolamento comunale per il
  servizio raccolta rifiuti;

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI 1
risiede nel comune di __________, dove è pure domiciliato.
Il 21 febbraio 2013 l'impianto di videosorveglianza istallato presso la piazza
di raccolta dei rifiuti di via __________ a __________ ha registrato la
presenza di quest'ultimo mentre, dopo essere sceso dall'autovettura targata TI 
a lui intestata, depositava un sacco dei rifiuti non ufficiale nel cassonetto
adibito alla raccolta dei rifiuti solidi urbani.

In relazione a
questo fatto, il 5 marzo 2013 il municipio di __________ ha aperto nei confronti di RI 1 una procedura contravvenzionale, sfociata nella risoluzione n. 1281
del 2 aprile 2013 con la quale detta autorità gli ha inflitto una multa di fr.
300.- per violazione degli art. 4 cpv. 2 e 11 del regolamento concernente la
gestione dei rifiuti del comune di __________ dell'8 febbraio 2010 (RGR).

 

 

B.     Con decisione 22 maggio 2013, il Consiglio di Stato ha respinto il
ricorso inoltrato da RI 1 contro la citata risoluzione municipale. L'Esecutivo
cantonale, dopo aver definito il quadro giuridico di riferimento, ha ritenuto
che il ricorrente, non essendo domiciliato a __________ non fosse autorizzato
ad usufruire di questo servizio e come tale
non potesse depositare in questo comune i rifiuti provenienti dall'economia domestica
del figlio, domiciliato nel comune di __________ in località __________,
senza oltretutto utilizzare l'apposito sacco ufficiale soggetto a tassa. Esso
ha quindi confermato la multa posta a suo carico, negando l'asserita buona fede
del ricorrente e ritenendo la sanzione conforme alla legislazione in vigore in
materia ed l'importo rispettoso del principio di proporzionalità.

C.    Avverso questa pronuncia governativa, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
postulandone l'annullamento. Ritiene che la multa inflittagli sia
ingiusta e sproporzionata. Pur riconoscendo nella loro sostanza i fatti rimproveratigli, ribadisce, in maniera peraltro
piuttosto confusa, la propria buona fede, sostenendo di essere a quel
tempo convinto che l'abitazione di suo figlio, da dove provenivano i rifiuti
depositati, si trovasse sul territorio giurisdizionale di __________. Afferma
poi di essere stato tratto in inganno anche dal colore dei sacchi ufficiali
soggetti a tassa che a suo dire a quell'epoca erano neri come quello da lui
depositato e che non gli avrebbero permesso di riconoscere immediatamente l'errore
nel quale è incorso.

 

 

 

 

                                  D.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato, senza formulare
osservazioni, sia il municipio di __________, rinviando a quanto già addotto dinnanzi
alla precedente autorità di giudizio.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.    La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo è data (art. 208 cpv. 1 e 148 cpv. 3 legge organica
comunale del 10 marzo 1987; LOC; RL 2.1.1.2). Il ricorso è tempestivo (art. 46
cpv. 1 legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966;
LPamm; RL 3.3.1.1) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 43 LPamm). L'impugnativa
è dunque ricevibile in ordine e può essere decisa sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).

2.    2.1. Giusta l'art. 145 LOC, primo capoverso, il municipio punisce
con la multa le contravvenzioni ai regolamenti comunali, alle ordinanze
municipali od alle leggi la cui applicazione gli è affidata. La multa
amministrativa è una sanzione penale che viene inflitta dall'autorità
amministrativa, di regola per le violazioni minori di diritto pubblico. Quale
sanzione amministrativa rappresenta uno strumento coercitivo conferito all'autorità
per ottenere il rispetto della legge. Non è però paragonabile alle pene sancite
dal diritto penale propriamente detto, specie dal punto di vista della stigmatizzazione sociale (cfr. Adelio Scolari, Diritto amministrativo-parte
generale, 2a ed., Bellinzona/Cadenazzo 2002, n. 1030 e n. 1018). Conformemente
al principio della legalità, essa esige l'esistenza di una base legale (cfr. Scolari, op. cit. n 1022 e 1031). Benché
di principio sia richiesta una base legale stabilita in una legge in senso formale,
specialmente quando la sanzione comporta una grave limitazione della libertà
personale, la multa può essere stabilita
anche in un'ordinanza o regolamento, in ogni caso quando l'ammontare non sia
particolarmente elevato (cfr. Scolari,
op.cit., n. 1023 con rinvii). Le sanzioni amministrative presuppongono sempre la colpa. Se ciò valga anche
per le multe è tuttavia controverso (cfr. Scolari,
op. cit., n.1024; Ulrich 

Häfelin/Georg Müller/Felix Uhlmann, Allgemeines Verwaltungsrecht, 5a
ed., Zurigo 2006, n. 1179 con rinvii). Nella fissazione dell'importo dell'ammenda
l'autorità municipale gode di un'ampia latitudine
di giudizio, essa deve comunque rispettare il principio di proporzionalità ed
essere confacentemente commisurata alla gravità dell'infrazione,
rispettivamente della colpa (cfr.
Häfelin/Mül-ler/Uhlmann, op. cit., n.
1148).

2.2. Come ben esposto dal Consiglio di Stato, l'art. 4 cpv. 1 RGR stabilisce
che nel comune di __________ il servizio di raccolta e di smaltimento dei
rifiuti è istituito come servizio pubblico. Il cpv. 2 di questa norma prevede
che possono essere smaltiti dai servizi comunali soltanto i rifiuti prodotti
nel comprensorio di questo stesso comune. La loro consegna è obbligatoria su
tutto il territorio comunale (art. 5 cpv. 1 RGR). A questo proposito il municipio
organizza il servizio e stabilisce i luoghi, le piazze di raccolta e le
modalità di consegna, se del caso in accordo con gli organi consortili (art. 5
cpv. 2 RGR).

Per quanto riguarda in particolare i rifiuti solidi urbani (RSU), il loro
smaltimento deve avvenire utilizzando esclusivamente i sacchi ufficiali tassati
(art. 11 cpv. 1 RGR).

Gli incaricati del comune, di consorzi e l'assuntore del servizio di raccolta dei
rifiuti possono effettuare controlli sui rifiuti consegnati, aprendo i sacchi ed i contenitori per verificarne il
contenuto e compiendo ogni altro accertamento per stabilirne la proprietà
(art. 28 cpv. 1 RGR). Per lo svolgimento di questi controlli il municipio può
avvalersi dell'uso della videosorveglianza, secondo le modalità previste dal
relativo regolamento comunale (art. 28 cpv. 2 RGR).

Giusta l'art. 29 cpv. 1 RGR, le infrazioni a
questo regolamento nonché alle relative ordinanze di applicazione e alle
decisioni del municipio sono punite da quest'ultimo mediante la procedura di
contravvenzione. L'importo massimo della multa è di fr. 20'000.- quando le
contravvenzioni riguardano la raccolta separata ed il compostaggio degli scarti
vegetali non compostati dai privati, organizzati dal Comune. La proceduta,
soggiunge il cpv. 2, è regolata dagli articoli 147 seguenti della Legge organica
comunale.

 

 

                                   3.   Nella
fattispecie in esame, il deposito di un sacco, oltretutto non ufficiale, contenente rifiuti domestici nell'apposito
contenitore ubicato presso la piazza di raccolta di via __________ nel
comune di __________ è avvenuto per opera di una persona che non risiede, né è
domiciliata in questo comune, bensì a __________. L'agire del ricorrente
integra dunque chiaramente una violazione di quanto
stabilito sia dall'art. 4 cpv. 2 RGR, norma che limita la consegna di rifiuti
domestici ai soli residenti del comprensorio comunale, sia dall'art. 11
cpv. 1 RGR, che impone l'uso di sacchi ufficiali soggetti a tassa per il
deposito dei RSU negli appositi contenitori. Nulla muta a questo proposito il
fatto che tale sacco, secondo quanto affermato dall'insorgente, conteneva i
rifiuti provenienti dall'economia domestica del figlio __________. Quest'ultimo
risiede infatti in località __________, che fa parte del comune di __________,
ragione per la quale neppure in questo caso il ricorrente avrebbe potuto fare
capo alla suddetta piazza di raccolta.

RI 1 è quindi passibile di una sanzione amministrativa così come previsto all'art.
29 RGR. A nulla gli giova affermare di aver agito in buona fede e di non
essersi reso conto sul momento dell'errore che stava commettendo. Secondo
quanto emerge dagli atti, presso la piazza di raccolta di via __________ è
presente un pannello informativo che richiama l'attenzione degli utenti circa
il fatto che l'uso della struttura "è riservato unicamente ai cittadini
residenti a __________ e ai proprietari di case secondarie sul territorio".
Inoltre su ogni cassonetto destinato alla raccolta
dei RSU è posizionato un adesivo (bianco), che, oltre a nuovamente menzionare
il comune di __________, richiama pure l'obbligo di utilizzare i sacchi
ufficiali da 17, 35, 60 o 110 L. In simili circostanze, la versione fornita dal
ricorrente, secondo cui egli non si sarebbe reso conto di trovarsi presso una
piazza di raccolta rifiuti situata nel suddetto comune e di poter utilizzare in
quel luogo soltanto i relativi sacchi ufficiali soggetti a tassa non è affatto credibile,
senza che si renda qui necessario ulteriormente disquisire sul colore dei
medesimi, che comunque erano e sono bianchi come si può desumere dal predetto
adesivo incollato sui cassonetti. Parimenti non risulta plausibile che egli non
sapesse che suo figlio risiede nel vicino
territorio di __________, anziché a __________.

La decisione impugnata va tutelata anche in relazione all'importo della multa
inflitta e al rispetto del principio di proporzionalità. Infatti, esso tiene
tutto sommato rettamente conto della duplice infrazione
commessa e dell'agire dell'insorgente. Inoltre si situa entro i limiti
concessi dalla norma. In ogni caso, tale somma è in linea con il carattere
repressivo dell'ammenda, volto ad evitare il ripetersi, in futuro, di analoghe
violazioni (cfr. Häfelin/Müller/

Uhlmann, op.cit., n. 1137).

 

4.   4.1. In
esito alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere pertanto respinto
con conseguente conferma della decisione governativa qui impugnata. 

4.2. La tassa e le spese di giustizia seguono la soccombenza (art. 28 LPamm). 

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa
di giustizia e le spese di fr. 300.- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale
a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg.
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente                                                      La
segretaria