# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32e4b3d0-05c0-51fc-9d56-c18ec8460f41
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.04.2013 32.2012.170
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2012-170_2013-04-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2012.170

   

  TB

  	
  Lugano

  3 aprile 2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell'11 giugno 2012
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell'8 maggio 2012 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   Il 9
dicembre 2009 (doc. 96) RI 1, nato nel 1960, in precedenza attivo al 100% come consulente, ha chiesto prestazioni AI per adulti a seguito dell'inabilità
lavorativa sorta il 25 agosto 2009 per problemi psichici.

 

                               1.2.   L'Ufficio
assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti e, sulla scorta
del rapporto finale del 19 gennaio 2012 (doc. 154) e del parere del 4 aprile
2012 (doc. 171) dello psichiatra SMR, con decisione dell'8 maggio 2012 (doc. A)
l'Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni, siccome non v'è stato un
periodo ininterrotto di un anno con inabilità lavorativa del 40% (dal 25 agosto
2009 al 14 agosto 2010).

L'amministrazione ha rilevato che alla luce della
perizia eseguita il 23 dicembre 2011 (doc. 152) dal dr. med. __________ e dei
suoi complementi, in particolare l'ultimo del 2 aprile 2012 (doc. 170) che
prende posizione sul certificato dello psichiatra curante dottor __________
(doc. 166-5) redatto posteriormente al progetto di decisione del 24 gennaio
2012 (doc. 155), quest'ultimo deve essere confermato. In sostanza, quindi, l'Ufficio
AI ha ritenuto che dal 15 agosto 2010 l'assicurato risulta nuovamente abile al
lavoro al 100% in qualsiasi attività e quindi l'anno di inabilità lavorativa di
almeno il 40% (art. 28 LAI) non è dato.

 

                               1.3.   Con ricorso
dell'11 giugno 2012 (doc. I) RI 1, patrocinato dall'avv. RA 1, ha chiesto in
via principale l'integrale accoglimento del ricorso e quindi di stabilire il
grado di invalidità ed il diritto alla rendita d'invalidità come segue:

dal 28 agosto 2009 al 30 settembre 2010 al 100%

dal 1° ottobre 2010 al 31 ottobre 2010 al 50%

dal 1° novembre 2010 al 6 dicembre 2010 allo 0%

dal 7 dicembre 2010 al 31 ottobre 2011 all'80%

dal 1° novembre 2011 al 31 dicembre 2011 al 50%

dal 1° gennaio 2012 al 31 gennaio 2012 al 40%.

In via subordinata, il ricorrente ha chiesto di
annullare la decisione dell'Ufficio AI e di rinviarla alla medesima autorità
per una nuova decisione di merito.

L'insorgente ha rilevato di avere già presentato
un primo problema di tipo ansioso depressivo nei primi anni Novanta, a seguito
del quale ha beneficiato di una riqualifica professionale dal 1998 al 2001.
Poi, dal 25 agosto 2009 ha presentato di nuovo un'incapacità lavorativa per
problemi psichici, che la dr. med. __________ ha diagnosticato dapprima in
sindrome ansioso depressiva con somatizzazioni e attacchi di panico, poi, dal 2010, in un episodio depressivo di tipo maggiore di gravità oscillante tra media e grave e in una
sindrome da attacchi di panico. Queste diagnosi divergevano però dal parere
dello psichiatra fiduciario della compagnia assicurativa (Dr. __________), che
ha rilevato una condizione di disadattamento con disturbo di aspetti
emozionali, secondaria alle problematiche a livello socio-lavorativo e
familiare, il quale ha proposto una ripresa lavorativa. L'ultimo certificato
della psichiatra curante risale all'agosto 2010 e poneva l'assicurato inabile
al lavoro all'80%.

Dopodiché l'interessato si è rivolto alla dr.
med. __________, che ha costatato una reazione ansioso-depressiva in via di
miglioramento e ha ritenuto quindi l'assicurato inabile al lavoro fino a fine
ottobre 2010 rispettivamente pienamente abile dal 1° novembre 2010. Ma i fatti
non le hanno dato ragione, così dall'11 marzo 2011 il ricorrente è stato preso
in cura dal dr. med. __________ e l'iniziale inabilità lavorativa del 100% per
una sindrome depressiva ricorrente con episodio attuale di gravità lieve-media,
in una sindrome ansiosa non ancora bene specificata, è andata viepiù migliorando,
finché dal 1° novembre 2011 egli è risultato abile al lavoro al 50%, con
prognosi progressivamente positiva, tanto che l'assicurato ha poi recuperato
completamente le sue capacità. Non è dunque vero che la sua inabilità
lavorativa è terminata il 14 agosto 2010, ma si è invece protratta fino al 31
gennaio 2012, eccetto la breve interruzione dal 1° novembre 2010 al 6 dicembre
2010.

Contrariamente a quanto ha ritenuto il perito
dell'UAI, l'assicurato ha subìto episodi depressivi maggiori e ricorrenti
dovuti a fattori endogeni. Se l'esperto avesse contattato anche il dottor __________,
l'unico specialista che è riuscito a capire le cause dei disturbi ed a risolverle
mettendo in atto le giuste terapie, egli sarebbe giunto alla conclusione che
anche la terapia farmacologia adottata era idonea e che la malattia dell'interessato,
che l'ha reso inabile al lavoro dal 28 agosto 2009 al 31 gennaio 2012, doveva
essere riconosciuta come tale e per le sue conseguenze seguendo i succitati
periodi di inabilità lavorativa.

Infine, l'insorgente ha messo in dubbio l'imparzialità
del perito interpellato dall'Ufficio AI, siccome egli, in seguito, avrebbe poi assunto
un incarico presso la stessa amministrazione cantonale.

 

                               1.4.   Con risposta
del 3 luglio 2012 (doc. VI) l'Ufficio AI, ritenendo che il ricorrente non abbia
sollevato nuovi elementi non già espressi in sede di audizione, ha confermato
il contenuto della decisione.

L'amministrazione ha ribadito, dal lato medico, le
conclusioni peritali, convalidate anche dal Servizio Medico Regionale che le ha
ritenute esaustive, rilevando non oggettivabile una sintomatologia psichiatrica
maggiore rispettivamente limitazioni di ordine psichico a partire dal 15 agosto
2010. Le considerazioni dello psichiatra curante sono state sottoposte al
perito e vagliate con il complemento peritale, che è stato sottoscritto dal
medico SMR il 4 aprile 2012. Il nuovo rapporto del dr. med. __________ dell'8
giugno 2012 riconferma, sostanzialmente, quanto già osservato nel suo
precedente parere del 7 marzo 2012. L'SMR ha ribadito che non vi sono diagnosi
con influsso sulla capacità lavorativa dell'assicurato ad eccezione della
sindrome da disadattamento, completamente risolta da metà agosto 2010, e l'assenza
di limiti funzionali sempre dal 15 agosto 2010.

L'UAI ha poi precisato che la perizia ed il
relativo complemento sono stati resi dal dr. med. __________ quando era ancora
direttore del __________.

 

                               1.5.   Il 23 luglio
2012 (doc. VIII) il ricorrente ha osservato che la decisione impugnata presenta
delle evidenti incongruenze e che l'Ufficio AI si è però semplicemente limitato
ad indicare che la perizia è stata confermata dallo psichiatra dell'SMR, ma non
ha preso posizione sulle sue contestazioni, suffragate dal medico curante.
Nemmeno l'amministrazione si è espressa sui periodi ed i gradi di incapacità al
lavoro. L'insorgente ha poi di nuovo formulato delle lamentele sulla parzialità
del perito.

 

L'UAI ha sottoposto un'altra volta il caso al dr.
med. __________ dell'SMR, il quale ha concluso che la valutazione resa a
seguito della perizia psichiatrica eseguita dal __________ è esaustiva e valida
nelle argomentazioni proposte (doc. X/1), visto che il perito ha avuto due
colloqui con l'assicurato e quest'ultimo è stato pure visitato da una
psicologa, che l'ha valutato con dei test (Rorschach). Il ricorrente è quindi
stato oggetto della dovuta attenzione dal lato medico (doc. X).

 

L'insorgente ha nuovamente stigmatizzato l'agire
dell'Ufficio AI, che ancora non avrebbe risposto ai suoi quesiti ed in
particolare a sapere i periodi ed i gradi di incapacità lavorativa. Discutibile,
poi, è stato l'agire del dr. med. __________, che ha contattato,
telefonicamente, i suoi due precedenti medici curanti. A suo dire, ciò porta
questo metodo ad essere arbitrario ed a violare il suo diritto d'essere
sentito, perciò ha contestato che il contenuto delle telefonate avute con gli
specialisti corrisponda a quanto riportato dal perito nel suo referto, motivo
per cui ha chiesto che i suoi curanti rilascino delle dichiarazioni scritte
(doc. XII).

 

Il 25 settembre 2012 (doc. XIV) l'Ufficio AI ha
rilevato di avere debitamente risposto alle pretese del ricorrente e ha
rinviato ai rapporti del Servizio Medico Regionale per gli elementi medici in
discussione.

Quanto alle informazioni assunte da terzi da
parte del perito, l'UAI ha evidenziato che l'esperto ha riportato nel suo
referto i colloqui telefonici di approfondimento che ha avuto con i colleghi e
che egli si è espresso dopo avere raccolto tutti i dati clinici.

La valutazione medica finale, resa conformemente
alla giurisprudenza, è quindi completa e come tale deve essere confermata.

 

considerato                    in diritto

 

in ordine

 

                               2.1.   Il
ricorrente ha innanzitutto fatto valere una violazione del suo diritto d'essere
sentito (art. 29 cpv. 2 Cost. fed.), nella misura in cui il perito del __________
ha contattato telefonicamente i precedenti medici che l'hanno avuto in
cura ed egli si sarebbe fondato sulle risposte ricevute per fondare la propria
tesi. L'assicurato ha quindi messo in dubbio che il contenuto delle telefonate
avvenute con le dr.sse __________ e __________ corrisponda a quanto poi riportato
dall'esperto nel suo referto. Per questo motivo, i medici interessati
dovrebbero formulare le loro dichiarazioni per iscritto.

 

Il diritto di essere sentito di cui all'art. 29
cpv. 2 Cost. fed., è una garanzia costituzionale di natura formale, la cui
violazione implica di massima l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente
dalle possibilità di successo nel merito (DTF 135 I 187 consid. 2.2). Tale
garanzia comprende il diritto per l'interessato di consultare l'incarto, di
offrire e di esigere l'assunzione di mezzi probatori purché siano pertinenti e
riguardino punti rilevanti per il giudizio, di partecipare alla stessa e di
potersi esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano
influire sulla decisione (STF 9C_734/2010 del 18 maggio 2011 consid. 4.1; DTF
135 I 187 consid. 2.2; STF 9C_961/2009 del 17 gennaio 2011, consid. 2; DTF 129 II
504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid.
2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si
applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid.
1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). In sostanza, il medesimo, quale
diritto di partecipazione al procedimento, comprende tutte quelle facoltà che
devono essere riconosciute a una parte affinché possa efficacemente far valere
la sua posizione nella procedura (DTF 135 II 286 consid.
5.1 pag. 293 e richiami).

 

In concreto, sebbene l'amministrazione, e per
essa il dr. med. __________, non abbia preventivamente sottoposto all'assicurato
le informazioni ottenute dai medici che l'avevano in cura prima di emanare il
proprio referto peritale, tuttavia l'interessato ha avuto questa occasione non
appena è entrato in possesso del referto del 23 dicembre 2011 e vi ha potuto
leggere, al capitolo 1.3 "informazioni da terzi", che lo specialista
ha avuto dei colloqui telefonici con tre suoi medici curanti e ha riportato i
loro pareri.

Per quanto concerne l'affermazione ricorsuale che
"contesta che il contenuto delle telefonate con gli specialisti
corrisponda a quanto riportato dal dr. med. __________ nel proprio rapporto"
(doc. XII), si tratta di allegazioni non suffragate da elementi concreti e non
rese verosimili.

 

In tali condizioni, non vi è spazio per una violazione del diritto
di essere sentito del ricorrente né ai sensi dell'art. 49 cpv. 3 LPGA né dell'art.
29 cpv. 2 Cost. fed.

 

In ogni caso, stante la (generale) difficoltà nel
riferire, un anno e mezzo dopo, di un colloquio telefonico avuto e visto l'obbligo
delle parti di collaborare che avrebbe dovuto portare l'assicurato stesso,
quale parte interessata, a farsi rilasciare tali dichiarazioni dai suoi
precedenti curanti, tenuto pure conto del principio secondo cui spetta a cui
invoca un diritto apportarne la prova, e considerato, infine, che pretendere
dagli specialisti interpellati per telefono dal perito di dichiarare per
iscritto quanto a suo tempo comunicato al dottor __________ nulla apporterebbe
comunque all'esito del ricorso, si prescinde dal dare seguito alla richiesta del
ricorrente.

 

Inoltre, il diritto di un assicurato di fornire
prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento che l'amministrazione
ha preso rispettivamente prenderà, non comporta comunque ancora di avere la
certezza che l'autorità amministrativa o giudiziaria accoglierà (per intero o
anche parzialmente) le rimostranze della parte interessata palesate tramite, in
questo caso, un parere medico, ma soltanto che essa le dovrà analizzare e
valutare per potere giungere alla propria decisione (STCA 32.2011.77 del 29
settembre 2011).

Il TCA può pertanto
entrare nel merito del ricorso.

 

nel merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è la questione a sapere se l'Ufficio AI ha agito correttamente negando il diritto al ricorrente
ad una rendita AI, non ritenendo adempiuto il presupposto del periodo
ininterrotto di un anno almeno con inabilità al 40% (art. 28 LAI), stante l'incapacità
lavorativa e di conseguenza di guadagno attestata medicalmente dal 25 agosto
2009 al 14 agosto 2010. Dopodiché l'assicurato è stato ritenuto abile e senza
limitazioni funzionali.

                               2.3.   Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli
artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante
durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio.

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno alla salute abbia
cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte
sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una
rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le
mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante
provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità
al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole
interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al
40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità
è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli
può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità
lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali
del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere
qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione
oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a
trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid.
5).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno.

 

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno.

Secondo il TFA i due redditi, dalla cui
differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in
maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di
una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid.
2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Al proposito, va precisato
che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei
redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale diritto alla
rendita (e non quello della decisione su opposizione) ed
i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima
base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei
redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; DTF 128 V 174).

L'Alta Corte ha anche
precisato che l'amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul
diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all'inizio di
tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati
ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere a
un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

Tale principio è poi stato
esteso anche all'assicurazione per l'invalidità (DTF 129 V 222; cfr.,
pure, STFA I 600/01 del 26 giugno 2003
consid. 3.1, I 670/01 del 3 febbraio 2003, pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, I
761/01 del 18 ottobre 2002 consid. 3.1, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e I
26/02 del 9 agosto 2002 consid. 3.1; cfr., inoltre, STFA I 475/01 del 13 giugno
2003, consid. 4.2).

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998 consid. 3b; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003,
pag. 128).

Nella STFA del 29 settembre 1998 (I 148/98), al considerando 3b, l'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  Tra
i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere
apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in
quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute
mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre,
tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere
quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza
di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è
quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate).".

 

Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro
per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998 consid.
3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

Nella sentenza del 4 luglio 2007 (I 384/06), il
Tribunale federale ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista
in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid.
4).”.

 

                               2.5.   Nel caso di
specie l'UAI, dopo aver richiamato gli atti medici ritenuti determinanti, ha
deciso di sottoporre il ricorrente ad una perizia psichiatrica ad opera del __________
di __________.

 

L'insorgente ha avuto due colloqui con il suo
direttore, dr. med. __________, specialista FMH psichiatria e psicoterapia, il 7
e l'11 novembre 2011.

Nella sua perizia di 22 pagine del 23 dicembre
2011 (doc. 152), l'esperto ha esposto l'anamnesi (familiare, personale, sociale
e lavorativa, lo sviluppo della malattia e i risultati della terapia)
ricostruendola sia dagli atti a disposizione sia sulla scorta delle informazioni
avute da terzi. Ha evidenziato i dati soggettivi dell'assicurato ed i dati
oggettivi, emersi con l'esame psichico ed il test di Rorschach.

La diagnosi posta dall'esperto è soltanto quella
senza ripercussioni sulla capacità di lavoro (Z 65: Problemi legati a
circostanze legali e Z 73.1 Accentuazione di tratti di personalità), dato che
tutti gli elementi, tranne alcuni disturbi soggettivi che non trovavano un
sufficiente riscontro oggettivo, convergevano ad escludere una malattia
psichiatrica in senso stretto.

Dal profilo soggettivo, l'assicurato ha
ricondotto tutti i suoi sintomi alla mancanza di considerazione da parte dei
funzionari AVS nell'ambito della qualifica del suo statuto professionale del
2008. Egli era diventato aggressivo e violento, tanto che ha dovuto iniziare
una terapia psichiatrica per controllare la rabbia. Pure nei confronti della
moglie, che ha iniziato a gestire la sua società per aiutarlo, sono sorti dei
conflitti per disaccordi sul metodo di lavoro, che al momento dei colloqui con
il perito erano tuttora presenti (notevole conflittualità alimentata in larga
misura da preoccupazioni economiche e sul destino dell'azienda). Ogni volta che
riceveva comunicazioni concernenti i problemi legali con i funzionari AVS, la
sua rabbia si acuiva e l'impulsività era sempre presente, seppure riusciva a
gestirla un po' meglio.

Nel 2011 l'assicurato tendeva ancora ad isolarsi dalle persone ed a rimanere da solo, quindi non era ancora in grado di
gestire la sua clientela. L'incontrare qualcuno gli provocava ansia diffusa e
somatizzazioni, sudorazione, nausea, paura di trovarsi in una situazione
umiliante davanti alla gente. In passato si era lasciato andare all'abuso di
alcol per attenuare l'ansia, trascorreva a letto o chiuso in casa gran parte
della giornata e si alimentava malamente. Negli ultimi mesi era però riuscito a
ridurre in modo marcato il consumo d'alcol e a riprendere in mano la propria
vita ed il consumo di ansiolitici era moderato. Lamentava dolori tipo
contrazioni alle spalle ed al collo, con dolori cervicali che limitavano i
movimenti della testa.

Quanto ai dati oggettivi, dall'esame psichico è
emersa una persona collaborante, tranquilla e disponibile, che non denotava
particolare apprensione, né rallentamento psicomotorio su base depressiva. Il
perito non ha oggettivato disturbi a carico della capacità di attenzione e di
concentrazione, l'eloquio era spontaneo ed i toni della voce normo-modulati. Il
tono dell'umore era in asse. A seguito delle difficoltà che l'interessato stava
vivendo negli ultimi anni, viveva preoccupazioni e tensioni, che in parte
somatizzava a livello dell'apparato gastro-enterico, con disturbi aspecifici
durante le fasi critiche. Non erano presenti alterazioni della forma o del
contenuto del pensiero. L'assicurato presentava un senso di dignità e di valore
di sé estremamente elevati, che lo rendevano molto suscettibile alle ferite del
proprio narcisismo. Tuttavia, la lunga vertenza legale con l'AVS e le
conseguenti difficoltà economiche hanno fatto crollare questa elevazione
narcisistica e hanno fatto comparire i primi vissuti di svalutazione e di
umiliazione che giustificavano la rabbia. Grazie alla psicoterapia l'interessato
ha imparato a gestire i suoi problemi; non v'erano disturbi della sfera
percettiva, l'istinto vitale era conservato, così pure l'appetito ed il riposo
notturno; solo di giorno l'assicurato aveva una diminuzione delle energie. La
spinta volitiva era integra, tanto che egli era in grado di proiettarsi in
maniera costruttiva nel futuro, di gestire i propri sintomi di superare
gradualmente le sue difficoltà. Esame della realtà era conservato, critica di
malattia era presente. Il perito ha espresso qualche dubbio sull'effettiva
gravità dei sintomi lamentati soggettivamente. L'interessato aveva la percezione
che questi sintomi riducessero molto la sua funzionalità residua, mentre il
profilo oggettivo riscontrato tendeva verso una diversa conclusione. L'esperto
ha ammesso il disagio soggettivo della persona, tuttavia i dati oggettivi non
erano di entità tale da incidere pesantemente sulla capacità funzionale.

Nell'esprimere la propria valutazione, il perito
si è basato su tutti gli elementi emersi, quali i dati oggettivi, il
comportamento della persona ed i risultati dei test. Il dr. med. __________ ha
ricordato che dal 2003 l'assicurato è confrontato con problemi giudiziari che
si sono ripresentati, acuiti, nel 2008, e che hanno portato la sua società ad
una minore entrata economica del 50%. Questi problemi legali hanno portato difficoltà
economiche e tensioni in famiglia e da questo sostrato è nato il suo disagio
psichico, che il perito ha stabilito, in modo inequivocabile, come una sindrome
da disadattamento, totalmente reattiva a fattori sociali. Queste malattie sono
per definizione transitorie, reattive, limitate nel tempo e tendono a
risolversi con un adeguato supporto psicologico man mano che il soggetto si
abitua a gestire in maniera efficace gli stress esterni che l'hanno causata.
Secondo il medico, l'evoluzione nel corso del 2010 ha dimostrato una risoluzione in un ragionevole arco di tempo. Inizialmente gli stress
psicosociali hanno avuto un effetto dirompente, proiettando l'assicurato in una
forte crisi emotiva. I tratti narcisistici ed impulsivi della sua personalità
si sono inizialmente scompensati brutalmente, portandolo ad agire con
comportamenti inadeguati ed aggressivi. Con il passare dei mesi e con il
sostegno specialistico, sia farmacologico che psicoterapico, l'interessato era
diventato più capace di gestire i turbamenti emotivi e di non cedere a
comportamenti aggressivi nei confronti degli altri. D'avviso dell'esperto, l'evoluzione
di questa malattia non era paragonabile ad una sindrome depressiva ricorrente,
ma configurava indubbiamente una reazione disadattiva. Egli ha ricordato che i
precedenti psichiatri che hanno valutato le ripercussioni di questo disturbo
psichico sulla capacità lavorativa dell'assicurato non erano univoci, ma dopo
ripetute prese di posizione da entrambe le parti, entrambi hanno ritenuto che
il miglioramento era avvenuto dal 15 agosto 2010, quando è stato considerato
completamente abile dal dr. med. __________, medico fiduciario della compagnia
assicurativa. Da quel momento la sindrome da disadattamento era considerata
risolta e quello che rimaneva erano delle problematiche legali, economiche e
delle tensioni familiari. L'allora psichiatra curante, la dr. ssa med. __________,
ha presentato un sintetico certificato di inabilità lavorativa all'80%, non
motivato, non ha opposto delle argomentazioni cliniche oggettive. Secondo il
perito, fino al mese di agosto 2010 la sindrome da disadattamento è stata
trattata secondo la normale prassi, mentre per il periodo successivo egli si è
detto perplesso sull'iter medico adottato. L'assicurato ha cambiato in breve
tempo due psichiatre e quindi il suo unico punto di riferimento è rimasto il
suo medico generalista, il quale ha continuato a certificare un'inabilità
lavorativa di almeno 80%, ma dai rapporti medici risulta chiaramente che tale
inabilità era collegata alle vertenze legali. Tuttavia, la certificazione
prolungata di inabilità lavorativa, nei casi di contenziosi legali ed
assicurativi, deve essere ponderata con prudenza, unitamente alle difficoltà
economiche, sociali, familiari, poiché sono fattori che creano una normale
sofferenza nella maggior parte delle persone, ma che non possono essere
assimilati a malattie psichiatriche "in senso stretto". A suo dire, questi
fattori devono piuttosto essere risolti sul piano competente e cioè in ambito
socio-assistenziale, mentre non possono essere presi a carico dal medico e
tantomeno dall'invalidità. L'esperto ha pure criticato la nuova presa a carico
psichiatrica dell'assicurato dal collega __________, poiché essa presentava
alcuni aspetti dissonanti, quali la prima certificazione di inabilità
lavorativa presumibilmente tra il 60% e l'80% a fronte di una depressione lieve
tendente a media, patologia che, normalmente, non ha delle ripercussioni
significative. Egli ha pure rilevato che il paziente è stato seguito quasi
sempre dalla psicologa anziché dallo psichiatra e che la terapia psichiatrica
prescritta è sempre stata blanda (20 mg di Fluoxetina al dì ed ansiolitici al
bisogno). Poco prima che il perito avesse il primo colloquio con l'assicurato,
il dottor __________ ha certificato che l'inabilità lavorativa era del 100%
dalla prima visita fino a quel momento, ma c'era un miglioramento parziale con
possibilità di ripresa al 50% dal mese di novembre 2011. Egli si era basato su
dei test, che l'esperto ha commentato e criticato e ha quindi disposto l'esecuzione
di un altro test (Rorschach), dal quale non sono emersi aspetti psichiatrici
patologici "in senso stretto". Il funzionamento mentale del peritato
non induceva a sospettare alcun tipo di malattia psichiatrica. V'erano tratti
di personalità narcisistici e passivo aggressivi, che però non configuravano un
disturbo di personalità secondo le classificazioni riconosciute. Sono emersi
aspetti ansiosi che, con modalità conversiva, potevano tradursi in
somatizzazioni di varia natura, ma ciò non aveva alcuna influenza come
malattia. Si trattava semplicemente di varianti di un funzionamento normale,
compreso il problema dell'impulsività. Questi risultati erano in linea con i
dati oggettivi riscontrati durante i colloqui peritali e con quanto aveva in
passato diagnosticato il dr. med. __________, così pure erano compatibili con
una normale forma di tensione durante un periodo di vita stressante con
difficoltà socio-economiche, contenziosi legali ed assicurativi, che creano una
certa tensione, ma che non possono essere assimilati ad una malattia "in
senso stretto". Il perito si è quindi allineato al parere del collega che per
primo ha valutato l'interessato ad inizio 2010.

In conclusione, rispondendo alle domande sulle
conseguenze sulla capacità di lavoro, l'esperto ha affermato che l'assicurato
non presentava deficit per motivi psichiatrici, quindi era abile al 100% nell'ultima
attività svolta dal 15 agosto 2010 in poi.

 

Stante questa perizia, il dr. med. __________,
medico dell'SMR, ha ritenuto giustificata una piena capacità lavorativa, ma ha
ritenuto comunque opportuno fare valutare il caso dal collega dr. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia.

Infatti, il 19 gennaio 2012 (doc. 154) questo
medico dell'SMR ha redatto il rapporto finale, evidenziando che la sindrome da
disadattamento si era completamente risolta da metà agosto 2010 e quindi che la
diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa era di problemi legati a
circostanze legali (ICD10: Z65) e di accentuazione di tratti di personalità (ICD10:
Z73.1).

L'inabilità lavorativa riscontrata per sindrome
da disadattamento è stata quindi del 100% dal 25 agosto 2009 al 14 agosto 2010
sia nell'attività abituale sia in attività adeguate, e la normale gestione di
questi casi comporta che si dia il tempo necessario all'assicurato per
recuperare. Non erano dunque oggettivabili né una sintomatologia psichiatrica
maggiore né limitazioni d'ordine psichico dal 15 agosto 2010.

 

A seguito del progetto di decisione del 24
gennaio 2012 (doc. 155) che negava all'interessato una rendita d'invalidità, lo
stesso ha prodotto un certificato del suo psichiatra curante, dr. __________,
che attestava un'inabilità lavorativa del 40% dal 1° gennaio 2012 per tutto il
mese di gennaio (doc. 156).

 

Antecedentemente, il 2 novembre 2011 (doc. 145),
il dr. med. __________ aveva allestito un rapporto medico evolutivo, che faceva
seguito al rapporto per l'UAI del 19 aprile 2011 (doc. 129).

Nel rapporto di fine anno 2011, lo psichiatra
curante ha rilevato che la terapia svolta ha portato dei progressi della
sofferenza psicopatologica dell'assicurato, riuscendo ad avere un buon
miglioramento, tanto che dal 1° novembre 2011 risultava abile al 50% con
prognosi positiva per un recupero completo delle sue capacità lavorative. Il
medico specialista si è confrontato con il parere del luglio 2010 del collega __________,
che ha stabilito che l'assicurato era abile al 50% dal 1° agosto 2010 ed al
100% da metà mese. Le dr. sse __________ e __________, invece, l'avevano
ritenuto inabile all'80% fino al 31 agosto 2010 rispettivamente fino all'8
ottobre 2010, inabilità che poi è diminuita al 50% fino alla fine di ottobre ed
in seguito era nulla. Lo psichiatra curante ha esposto i contenuti e gli esiti
dei test eseguiti (MMPI e TCI).

Dalla valutazione eseguita nel maggio 2011 è
emerso un quadro clinico caratterizzato da uno stato depressivo di media
gravità, di concerto con uno stato ansioso, con una sintomatologia
caratterizzata da inquietudine, ansia somatica, disturbi somatici multipli,
angoscia biologica, irritabilità, tensione endopsichica, alterazione delle
capacità di concentrazione, memorizzazione, caricabilità. Il dottor __________
ha ipotizzato che il collega __________ potrebbe non avere considerato l'evoluzione
del quadro psicopatologico depressivo, essendosi basato particolarmente sui
tratti di personalità e sugli elementi legati ad un'eventuale estensione ed
amplificazione dei sintomi. Dalla valutazione effettuata sono emersi dei tratti
conversivi, ma non un'amplificazione dei sintomi e lo psichiatra ha escluso
anche un disturbo fittizio ed una simulazione. Sono emersi di contraltare i
sintomi depressivi che hanno portato l'assicurato a chiedere aiuto ed il
trattamento psichiatrico e psicoterapico integrato effettuato in quei mesi ha permesso
un netto miglioramento della sintomatologia. Egli ha quindi ritenuto ampiamente
giustificata l'inabilità lavorativa del 100% per la prima settimana dall'11 al
18 marzo ed all'80% dal 19 marzo al 30 ottobre 2011, dopodiché al 50%, con
prognosi positiva. Per il periodo precedente, il curante si è rifatto ai pareri
delle colleghe __________ e __________.

 

Il 28 novembre 2011 (doc. 50) il dr. med. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, si è pronunciato sul rapporto medico
evolutivo del collega __________. Questo specialista aveva già visitato e peritato
l'interessato in altre tre occasioni, sempre per conto di __________: il 24
novembre 2009 (doc. 7), in data 18 marzo 2010 (doc. 11) ed il 30 giugno 2010
(doc. 26).

Nel suo ultimo referto del 28 novembre 2011 il
dr. med. __________ ha criticato i due test psicologici a cui l'assicurato è
stato sottoposto ed il certificato del collega. A suo dire, il dottor __________
non ha descritto il quadro psicopatologico dal punto di vista
clinico-oggettivo, neppure ha indicato il comportamento che il paziente ha
avuto nel corso del test, il funzionamento intellettivo e della personalità. Ha
omesso di spiegare in che modo i disturbi psichici si ripercuotevano sulla
capacità e sul funzionamento lavorativo, quali funzioni erano effettivamente
compromesse e quali menomazioni concrete hanno giustificato un'inabilità
lavorativa che perdurava in misura (quasi) completa dall'agosto 2009. Lo
psichiatra interpellato dalla compagnia assicurativa ha inoltre osservato che
visto che la valutazione medica-psichiatrica si è basata essenzialmente sui
test psicologici, egli ha supposto che la terapia sia stata affidata soltanto
alla psicologa e che lo psichiatra curante non abbia effettuato una valutazione
globale clinico-oggettiva ed una discussione critica degli aspetti
motivazionali e del decorso dal 2009 ad oggi. L'attendibilità e la validità dei
test per la specifica valutazione della capacità lavorativa sarebbe stata molto
probabilmente sopravvalutata. Secondo il perito, il collega non ha considerato
che si trattava di una situazione a (alto) rischio considerata l'anamnesi del
paziente (vertenze giudiziarie pendenti dal 2003, frequenti cambi di psichiatri
e di avvocati, discrepanze evidenti tra l'esame clinico-oggettivo, il suo atteggiamento/comportamento
e le lamentele soggettive, il suo passato come broker assicurativo). Lo
specialista si è lamentato che il collega che aveva in cura l'interessato non
ha mai inviato, prima del 2 novembre 2011, un rapporto sulla situazione clinica
e sul presunto peggioramento del paziente giustificante un'attestazione dell'inabilità
lavorativa. A suo dire, i tratti conversivi e le caratteristiche egocentriche e
narcisistiche individuate dallo psichiatra curante (caratteristiche
personologiche) non giustificavano, secondo le direttive riconosciute in
Svizzera, alcuna inabilità lavorativa. Erano però compatibili con la tendenza
all'amplificazione dei sintomi. Egli ha quindi confermato i suoi precedenti tre
rapporti peritali e dunque che una ripresa lavorativa era possibile ed
esigibile in maniera completa dal 15 agosto 2010.

 

A sua volta, il 19 dicembre 2011 (doc. 163-3) il
dr. med. __________ ha formulato le proprie osservazioni sul rapporto medico
del collega. Dapprima lo psichiatra curante si è pronunciato sulla validità dei
test eseguiti sull'assicurato. Poi egli ha rilevato che il quadro
psicopatologico del paziente emergeva dal suo rapporto precedente. Ha comunque
sottolineato che l'atteggiamento dell'assicurato era di disponibilità al
colloquio, non irrispettoso né aggressivo. Durante il 2011 l'interessato ha sicuramente avuto un atteggiamento a volte più passivo, a tratti più inquieto e
irritabile. L'aspetto generale della persona è sempre stato mantenuto sia nella
cura di sé sia nell'abbigliamento. Nella psicomotricità egli ha presentato a
tratti una mimica accentuata, con espressione verbale continua e coerente, così
pure la gestualità, a tratti accentuata. La motilità era generalmente
accentuata. Non erano presenti discinesie, distonie, stereotipie o manierismi.
L'eloquio è sempre stato spontaneo e generalmente era fluido. Il linguaggio non
era alterato. Per l'umore e l'affettività, v'era una coerenza tra gli stati
affettivi e sentimentali e la risonanza emotiva personale. Pertanto non v'era
una scissione fra le due parti. A tratti l'assicurato mostrava degli stati
affettivi più reattivi ed intensi, sottoforma di iperreattività emozionale, in
particolare in merito alla situazione medico-assicurativa. L'umore era
costantemente sub-deflesso o deflesso con momenti di disforia dell'umore
stesso. Il paziente ha presentato una sindrome depressiva ricorrente,
inizialmente di gravità lieve-media, evoluta in una sindrome di gravità media
per poi riuscire a recuperare dall'inizio del mese di novembre (50% di inabilità
lavorativa). Lo specialista ha ricordato che la sindrome depressiva di media
gravità presenta in genere una difficoltà significativa a continuare le
attività sociali, lavorative e familiari e solitamente la persona arriva ad
interrompere anche l'attività lavorativa. Pertanto, l'interessato ha presentato
delle alterazioni dell'umore sotto forma di umore depresso, irritabile e a
tratti con una labilità affettiva. Gli istinti fondamentali sono rimasti
intatti. La capacità nel giudizio della realtà è stata ridotta sicuramente
dalla sua problematica psicopatologica e dalle complessità delle dinamiche
medico-assicurative. Durante gli incontri il paziente ha sempre mantenuto un
adeguato controllo degli impulsi. Per quanto concerne la critica sulla
valutazione medico-psichiatrica che si sarebbe basata unicamente sui test, il
dr. med. __________ l'ha smentita, osservando che questi test sono stati
analizzati in modo approfondito per potere specificare una parte significativa
del funzionamento psichico del paziente, il quale era seguito con un
trattamento psichiatrico e psicoterapico integrato. Pertanto, la valutazione
clinica oggettiva si è basata sulla considerazione ampia di tutti gli elementi
del sostegno psichiatrico e quindi non v'è stata in alcun modo una
sopravvalutazione dei test. Il medico curante ha quindi espresso delle
perplessità sulla parzialità del perito, siccome interpellato da una compagnia
assicurativa. Quanto alla tempistica nell'emissione di certificati medici, lo
psichiatra ha rilevato che nessuno, prima, gli aveva mai chiesto un rapporto
medico sull'inabilità lavorativa dell'assicurato, perciò è giunto soltanto dopo
sette mesi dall'inizio della presa a carico. In merito alla frase che egli
avrebbe pronunciato sui "tratti conversivi e caratteristiche egocentriche
e narcisistiche", lo specialista l'ha contestualizzata, per concludere che
il paziente non soffriva di una sintomatologia depressiva severa, bensì di
depressione media, perciò l'inabilità lavorativa era dovuta a questo disturbo
depressivo e non alle attitudini dette di conversione o di caratteristiche
egocentriche e narcisistiche.

 

Il 7 marzo 2012 (doc. 166-5) il dr. med. __________
ha formulato delle considerazioni sulla valutazione peritale del __________ del
23 dicembre 2011. Lo psichiatra curante ha contestato che il suo paziente abbia
vissuto una sindrome da disadattamento ormai non più attiva, visto che, come
rilevato dallo stesso perito, l'assicurato ha vissuto delle crisi depressive
(1995, 1998 e 2008 /2009). Se egli avesse avuto unicamente un episodio
depressivo reattivo ad un fattore stressante si sarebbe diagnosticata la
sindrome da disadattamento. Tuttavia, l'assicurato ha presentato diversi
episodi depressivi reattivi, perciò la diagnosi corretta era di sindrome
depressiva ricorrente (ICD-10:F33). Secondo il medico, quindi, il perito non ha
adeguatamente valutato la storia psicopatologica dell'interessato, che è
iniziata già a metà degli anni Novanta. È pur vero che una sindrome da
disadattamento può evolversi in una sindrome depressiva ricorrente o anche
persistente (cfr. ICD). Il dottor __________ ha inoltre sollevato critiche nei
confronti del perito per il fatto che non l'abbia contattato telefonicamente
per chiedergli informazioni, come invece ha fatto con i precedenti curanti dell'assicurato.
Quanto all'affermazione secondo cui sarebbe stata, prevalentemente, la
psicoterapeuta a seguire l'interessato, lo psichiatra curante ha precisato che
in un trattamento psichiatrico e psicoterapeutico integrato è la psicoterapeuta
che si occupa della psicoterapia specifica e lo psichiatra incontra il paziente
soprattutto per la farmacoterapia che, nel caso concreto (20 mg di Fluoxetina),
era raccomandata da tutte le linee guida internazionali come trattamento d'elezione
di una sindrome depressiva; questo trattamento era adeguato e non blando.
Inoltre, i test eseguiti, conosciuti e validati a livello mondiale e non
facilmente manipolabili, sono stati analizzati approfonditamente e la
valutazione clinica oggettiva del paziente si è basata sulla considerazione
ampia di tutti gli elementi del sostegno psichiatrico. Lo specialista si è poi
pronunciato sul test di Rorschach eseguito dal perito, concludendo che esso
presenta delle difficoltà oggettive sia per quanto riguarda l'interpretazione,
sia le risposte che il soggetto può dare, sia per i risultati sia nell'ottica
dell'affidabilità, della costanza che della validità. Le riflessioni del perito
sono state dunque considerate piuttosto discutibili. In conclusione, il curante
ha ribadito il contenuto del suo rapporto del 2 novembre 2011 sull'inabilità
lavorativa dell'interessato.

 

Il dr. med. __________ si è pronunciato il 2
aprile 2012 (doc. 170) sull'ultimo scritto dello psichiatra curante, formulando
le proprie osservazioni. In primo luogo, il perito ha riferito che la
differenza fra le sindromi da disadattamento e gli episodi depressivi maggiori
non dipende dalla frequenza, ma dal peso della causa che genera il disturbo.
Gli episodi depressivi maggiori e ricorrenti sono provocati da cause prevalentemente
endogene (interne all'individuo, vulnerabilità biologiche e struttura
psicologica), mentre le sindromi da disadattamento sono prevalentemente causate
da fattori esogeni (esterni all'individuo, dell'ambiente) a cui egli reagisce
in maniera amplificata. Entrambe le condizioni possono causare una riduzione
del funzionamento, per cui la questione diagnostica è subordinata rispetto al
livello di gravità. D'avviso dell'esperto, nel caso di specie non v'era un
elemento di gravità psichiatrica nella storia dell'assicurato, ma v'erano molti
fattori esterni, che mantenevano la sua posizione su un piano rivendicativo di
ricerca di indennizzo. Il perito ha pure contestato il dosaggio del farmaco
prescritto dal curante, ritenendolo basso ed evidenziando che nemmeno era stato
fatto un altro tentativo farmacologico antidepressivo, così pure non c'è stato
un ricovero in ambito psichiatrico per ridefinire la farmacoterapia, forse
perché la risposta clinica era probabilmente soddisfacente. Quanto ai test
effettuati, secondo il perito il test di Rorschach ha confermato l'assenza di
una patologia, allineandosi a tutti gli altri elementi emersi dalla perizia ed
all'osservazione clinica. Infine, lo specialista ha precisato di non avere
contattato il medico curante perché la sua posizione era chiara e completa,
quindi non erano necessarie ulteriori discussioni telefoniche, seppure entrambi
avevano una valutazione divergente. In conclusione, il perito ha confermato la
valutazione del collega __________.

 

Il 4 aprile 2012 (doc. 171) il dr. med. __________
dell'SMR ha ritenuto che le osservazioni del dottor __________ fossero valide,
esaustive e condivisibili, perciò ha ribadito quanto già espresso nel suo rapporto
finale SMR del 19 gennaio 2012.

 

Da ultimo, l'8 giugno 2012 (doc. IVbis) il dr.
med. __________ si è espresso sulla decisione dell'8 maggio 2012 (doc. A) dell'Ufficio
AI di negare una rendita d'invalidità all'assicurato, che si è basata sul
parere del perito del 2 aprile 2012.

Al riguardo, lo psichiatra curante ha criticato
la tesi di una sindrome da disadattamento. Infatti, l'assicurato presentava non
solo cause esogene, ma anche cause endogene, quindi proprie all'individuo,
caratterizzate da una vulnerabilità biologica della sua struttura psicologica
che sono state alla base dello sviluppo di episodi depressivi, reattivi, secondo
quanto previsto da ICD10. Secondo il medico curante, l'individuo che va
incontro ad una depressione reattiva ad un evento stressante, presenta una
struttura psicologica vulnerabile, così come una predisposizione genetica,
pertanto endogena, allo sviluppo di una psicopatologia di tale genere. Per l'assicurato,
ciò è successo almeno 4 volte, pertanto la sua storia clinica rinforzava ancora
una volta la presenza di una vulnerabilità biologica per l'insorgenza di una
psicopatologia depressiva. Di conseguenza, la diagnosi corretta era di sindrome
depressiva ricorrente e non da disadattamento.

A suo dire, l'assenza di gravità psichiatrica rilevata
dal perito sarebbe dovuta alla diversa ipotesi di partenza, la sindrome da
disadattamento e la tesi che l'assicurato sia andato alla ricerca di un
indennizzo assicurativo, ma così facendo l'esperto non ha evidenziato in modo
chiaro il quadro clinico psicopatologico. Per contro, se così fosse stato, lo
psichiatra curante ha affermato che l'interessato non avrebbe avuto un
miglioramento del suo stato clinico che l'ha portato ad una ripresa lavorativa
quasi totale negli ultimi mesi, ma, anzi, non avrebbe reagito alle cure
psichiatriche. Invece, il trattamento psichiatrico integrato, che l'interessato
ha seguito in modo regolare e continuativo, ha dato i suoi frutti. Quanto al dosaggio
dei farmaci, il dottor __________ ha ribadito la sua conformità alle linee
guida internazionali, così pure ha confermato la validità dei test eseguiti.

 

Infine, il 27 agosto 2012 (doc. X/1) il dr. med. __________
ha riassunto la situazione dal profilo medico, evidenziando l'elemento della
questione diagnostica, l'elemento della gravità psichiatrica, l'elemento dei
test e delle informazioni da terzi, concludendo che la valutazione del perito è
valida ed esaustiva e quindi che non sono necessari ulteriori osservazioni né
accertamenti.

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventual-mente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare
in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure
nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori
siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto
medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di
uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che
consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato
in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto
medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle perizie
mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha già
avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da
medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Per quel che concerne il Servizio di Accertamento
Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7).

 

In merito al valore probatorio delle
perizie amministrative dei servizi medici di accertamento (SAM), sotto il
profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi,
in una sentenza pubblicata in DTF 136 V 376 il Tribunale
Federale ha specificato che la qualità formale di parte dell'organo
esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente
la sua legittimazione a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non
consentono di considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione
nella precedente fase non contenziosa.

 

Nella sentenza di principio 9C_243/2010 del 28
giugno 2011 pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale federale ha preso posizione
sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore probatorio
delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; art. 72 bis cpv. 1 OAI),
dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate
soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur.
Johannes Reich dell'11 febbraio 2010.

L'Alta Corte è arrivata alla conclusione che
l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso
perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità
svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé
conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3).

D'altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell'attività
dei SAM nei confronti dell'assicurazione invalidità e con ciò anche della loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

 

a livello amministrativo

-  assegnazione
a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                     -  differenze
minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                     -  miglioramento
e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

                                     -  rafforzamento
dei diritti di partecipazione:

--  in
caso di divergenze l'amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni
o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della
giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

--  alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446);

 

a livello dell'autorità giudiziaria di prima
istanza

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell'assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

Infine, il Tribunale federale ha concluso che le
perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé
il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell'esame
del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle
critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui
mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme
al diritto federale (consid. 6; sul tema cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio
2011).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in
una decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell'occasione
l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins
du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella recente STF 9C_721/2012 del
24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni
tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha
precisato quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de
leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler
qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat
thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert. (…)".

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

In quest'ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto
proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme
Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss),
in ambito psichiatrico l'esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo
una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all'insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della
persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su
diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, 32.1999.124).

 

                               2.7.   In
concreto va esaminato se, a giusta ragione, l'Ufficio AI ha ritenuto il
ricorrente completamente abile al lavoro dal 15 agosto 2010 e quindi se non sia
adempiuta la condizione dell'art. 28 cpv. 1 lett. b LAI, secondo cui
l'assicurato ha avuto un'incapacità al lavoro almeno del 40% in media durante
un anno senza notevole interruzione, visto l'inizio dell'inabilità fissato al
25 agosto 2009.

 

Nel caso di specie, dai pareri medici esposti
discende chiaramente che le opinioni dei medici intervenuti sullo stato di
salute dell'assicurato e sui rimedi attuabili sono discordanti le une dalle altre.

 

Secondo la giurisprudenza, il giudice delle
assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente tutti i mezzi di
prova, a prescindere dalla loro provenienza, e a decidere se la documentazione
a disposizione permette di rendere un giudizio corretto sull'oggetto della
lite. Qualora i referti medici fossero contradditori fra loro, non gli è
consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle prove e senza
indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto che su un
altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia completo
sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto
delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena
conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (DTF 125 V 352; RAMI 1991
U 133, pag. 311 consid. 1, 1996 U 252, pag. 191; DTF 122 V 160, consid. 1c).

L'elemento rilevante per decidere circa il valore
probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale
rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (DTF 125 V 352
consid. 3a e riferimenti).

 

Come visto, nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000
UV Nr. 10, pag. 33 e RAMI 1999 U 356, pag. 572), la
nostra Corte federale ha stabilito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante,
a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009,
pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha precisato che il giudice
delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti
allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell'amministrazione, a
condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve, a
proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti.
Sempre secondo l'Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dedotto dall'art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli
assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l'affidabilità dei rapporti dei
medici interni all'amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra
questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le
certificazioni dei medici curanti.

 

                               2.8.   Agli atti
figurano, da un canto, le certificazioni dei medici curanti dr. med. __________,
__________ e __________ che, in qualità di specialisti, hanno (avuto) in cura RI
1 e, d'altro canto, la perizia e le osservazioni del dr. __________ e le
valutazioni dello psichiatra __________ interpellato dalla __________.

 

Di principio, questi referti possono essere presi
in considerazione nell'ambito di una valutazione globale delle prove. In
effetti, come visto, secondo la giurisprudenza federale, per decidere a
proposito del valore probante di un mezzo di prova, determinante è il suo contenuto,
piuttosto che la sua provenienza.

La dr.ssa __________ ha avuto per prima in cura
il ricorrente a decorrere dall'8 agosto 2008 (doc. 110-6) per un episodio
depressivo a quel momento (marzo 2009) di grado medio-grave; disturbo da
attacchi di panico grave e attualmente invalidante; pregresso disturbo
dell'adattamento con reazione mista ansioso depressiva.

 

L'UAI ha riconosciuto che l'inabilità lavorativa
dell'assicurato è iniziata il 25 agosto 2009, mentre secondo il ricorrente
questo impedimento sarebbe iniziato il 28 agosto 2009 (doc. I). Ad ogni buon
conto, entrambe le parti riconoscono che l'incapacità al lavoro è perdurata
almeno fino al 14 agosto 2010 (doc. 26).

Sulla scorta degli atti medici a disposizione, occorre
esaminare lo stato di salute dell'assicurato per il periodo successivo e quindi
stabilire se l'anno di inabilità lavorativa ex art. 28 LAI sia dato.

 

È stato il dottor __________ che, dopo avere
rivisitato l'assicurato il 30 giugno 2010, nel suo rapporto peritale dell'11
luglio 2010 (doc. 26) ha certificato una sintomatologia ansiosa di lieve entità
nel quadro di un disturbo da disadattamento con prevalenti disturbi di altri
aspetti emozionali (F43.23) in personalità con tratti accentuati passivi-aggressivi-narcisistici,
e ha così ritenuto esigibile la ripresa di un'attività lavorativa al 50% dal 1°
agosto 2010 ed in misura completa dal 15 (16) agosto 2010.

 

Il 2 agosto 2010 (doc. 27) la dr.ssa __________
ha invece (ancora) certificato un'inabilità lavorativa dell'80% (come già dal
1° aprile 2010, docc. 10 e 14) fino al 31 agosto 2010.

 

In seguito, la nuova curante, dr.ssa __________, il
27 agosto 2010 (doc. 121-3) ha certificato che questa incapacità lavorativa continuava
in pari grado fino all'8 ottobre 2010. Nel successivo certificato medico del 29
settembre 2010 (doc. 33) quest'ultima ha però attestato (solo) fino al 30
settembre 2010 il grado dell'80%, precisando che dal 1° al 31 ottobre 2010 l'assicurato era inabile al 50% e dal 1° novembre 2011 era totalmente abile.

 

Tuttavia, il 7 dicembre 2010 (doc. 34) il medico
curante, dr. med. __________, nell'attesa che l'insorgente riprendesse la
terapia presso un altro psichiatra, ha certificato un'incapacità lavorativa
dell'80% a decorrere da quel giorno, nel senso che malgrado fosse stato
dichiarato abile pienamente dalla dr.ssa __________, in realtà l'interessato
non era ancora pronto per rincominciare a lavorare.

L'11 marzo 2011 (doc. 37) l'insorgente è stato
preso a carico dal dr. med. __________, specialista in psichiatria e
psicoterapia FMH, che l'ha regolarmente seguito per (almeno) quasi un anno,
finché dal 1° febbraio 2012 ha ritenuto l'assicurato abile al 100%.

 

Il primo referto dello psichiatra curante è del
19 aprile 2011 (doc. 129) ed è stato redatto su invito dell'Ufficio AI. Lo
specialista ha diagnosticato una sindrome depressiva ricorrente, attuale
episodio di gravità lieve-media (ICD-10;F33.0/1), come pure una sindrome
ansiosa (ICD-10;F41.9). Il professionista ha impostato un trattamento
psichiatrico integrato con psicofarmacoterapia e psicoterapia, ma non ha
indicato il grado di (in)abilità lavorativa. Egli ha rilevato che la presenza
di un tono dell'umore irritabile, irascibile, alternato a periodi di mancanza
di energia, disturbi della timia con delle manifestazioni ansiose, riduceva le
capacità lavorative dell'assicurato. Pertanto, rimaneva inabile al lavoro in
misura parziale (60/80%), perché questi sintomi potevano ridurre la
concentrazione e la vigilanza. Il trattamento previsto doveva permettergli di
recuperare una capacità lavorativa in futuro.

 

Il 2 novembre 2011 (doc. 49) il dottor __________
ha trasmesso all'UAI un secondo rapporto medico, che ha esposto l'evoluzione
dell'assicurato fino a quel momento, essendo andato incontro ad un confronto
progressivo ed evolutivo della sua sofferenza psico-patologica, riuscendo ad
avere un buon miglioramento, tanto che la sua incapacità lavorativa è stata
stabilita al 50%, con prognosi progressivamente positiva per un recupero
completo. Il curante si è confrontato con il perito dell'assicurazione e con i
pareri delle due precedenti psichiatre che hanno avuto in cura l'interessato.
Ha esposto gli esiti dei due test eseguiti dalla psicoterapeuta sul paziente e
ha evidenziato che nel mese di maggio 2011 era emerso un quadro clinico
caratterizzato da uno stato depressivo di media gravità, unitamente ad uno
stato ansioso, con una sintomatologia caratterizzata da inquietudine, ansia
somatica, disturbi somatici multipli, angoscia biologica, irritabilità,
tensione endopsichica, alterazione delle capacità di concentrazione,
memorizzazione e caricabilità.

 

Il TCA rileva che il dottor __________ aveva
valutato l'ultima volta l'assicurato il 30 giugno 2010 (doc. 26) e dunque che,
da allora, era ormai trascorso un anno quando è stata effettuata la valutazione
testistica che ha dato luogo al summenzionato quadro clinico-oggettivo. Che il
quadro clinico del ricorrente riscontrato dallo psichiatra curante sia mutato
tra il 2010 ed il 2011 non è quindi affatto da escludere e da ritenere
improbabile.

Va osservato, al riguardo, che dall'11 marzo 2011
al 2 novembre 2011 unicamente il dr. med. __________ ha avuto in cura e ha valutato
l'assicurato dal profilo psichico, quindi egli soltanto può sapere qual erano
le sue condizioni psichiche durante l'anno 2011.

 

Occorre infatti evidenziare che la valutazione del
dr. med. __________ del 28 novembre 2011 - peraltro avvenuta sulla base del
precedente certificato del dottor __________ e non emessa dopo una visita
personale - e del perito dottor __________ del 23 dicembre 2011 - a seguito di
due incontri del 7 e del 22 novembre 2011 con l'assicurato -, sono state rese praticamente
quando la terapia psichiatrica e psicoterapica integrata era quasi al termine.
Questa terapia, come rilevato, ha apportato un netto miglioramento della
sintomatologia. Tanto è vero che proprio dal 1° novembre 2011 l'assicurato è stato dichiarato inabile al lavoro al 50% contro l'80% attestato dal 19 marzo
2011 (dall'inizio della presa a carico, ossia l'11 marzo 2011, il grado di
incapacità lavorativa era del 100%, ma soltanto per la prima settimana).

 

Inoltre, non va dimenticato che, a differenza dei
periti intervenuti (su invito dell'UAI rispettivamente della compagnia
assicurativa), il dottor __________ ha avuto in cura regolarmente il ricorrente,
ossia lo vedeva, lo visitava e lo valutava con frequenza.

Infatti, l'insorgente ha seguito in modo regolare
e continuativo il trattamento psichiatrico integrato messo in atto dal curante
(doc. IVbis) che, a giudicare dal risultato, ha dato i suoi frutti, visto che
dal 1° febbraio 2012 l'assicurato è tornato ad essere pienamente abile al
lavoro nella sua attività lucrativa.

 

Il collega __________ ha sì visitato l'assicurato
in tre occasioni, ma gli incontri sono avvenuti all'inizio della malattia,
ovvero in data 24 novembre 2009 (doc. 7), il 18 marzo 2010 (doc. 11) ed il 30
giugno 2010 (doc. 26) ed in quelle occasioni lo stesso perito ha riconosciuto
che il ricorrente era inabile al lavoro al 100% e poi all'80% (dal 1° aprile
2010), fatto salvo l'ultimo incontro, durante il quale ha diagnosticato una
sintomatologia ansiosa di lieve entità nel quadro di un disturbo da
disadattamento con prevalenti disturbi di altri aspetti emozionali in
personalità con tratti accentuati passivi-aggressivi-narcisistici e ha ritenuto
esigibile la ripresa dell'attività al 50% dal 1° agosto 2010 ed a tempo pieno
dal 15 (16) agosto. A suo dire, la condizione di ansia lamentata
dall'assicurato era l'espressione di un adattamento non ottimale alla
situazione, ma non indicava necessariamente un disturbo psichico. Un disturbo
dell'adattamento può limitare per un periodo circoscritto la resistenza per
quanto riguarda il compimento ed il tempo dedicato al lavoro. Tuttavia, vista
l'inesistenza di peggioramenti significativi, l'assenza di proposte
terapeutiche più incisive e di disturbi cognitivi di rilevanza clinica, il
perito assicurativo ha ritenuto che non vi fossero fattori che potevano rendere
inesigibile un'attività lucrativa confacente.

 

Questa tesi è stata però smontata dal dr. med. __________,
nel senso che, a dire di quest'ultimo, una valutazione clinica-oggettiva del
ricorrente doveva essere eseguita prendendo in considerazione l'intera sua
storia clinica e non soltanto l'ultimo episodio di crisi sorto nel 2008.

È ben vero che già nel 1994/1995 l'assicurato è
stato inabile al lavoro per una (prima) depressione nervosa (doc. 1
dell'incarto diversi), a causa della quale è stato anche ricoverato in una
clinica psichiatrica e ha ottenuto il versamento di prestazioni.

 

Nel 1998 (doc. 10-2) questo stato
ansioso-depressivo (seconda crisi) era però ancora persistente soprattutto
reattivo a importanti problemi affettivi e finanziari, tanto che, unitamente a
causa di problemi anche fisici, il dr. med. __________ gli ha consigliato una
riqualifica professionale e subito dopo l'assicurato ha depositato una domanda
AI (doc. 1), che è stata accolta. Il ricorrente ha così svolto la sua
riqualifica professionale presso __________ e proprio lavorando per questa
società egli è stato ritenuto come dipendente della stessa da parte della Cassa
di compensazione sia nel 2003, sia durante il controllo dei datori di lavoro
svolto nel luglio 2008. Siccome anche in questa seconda occasione l'interessato
è stato nuovamente considerato come dipendente della SA, mentre egli si considerata
essere un lavoratore indipendente - e quindi assoggettato al pagamento di
contributi AVS/AI/IPG come tale - in quanto già attivo nella sua società in
nome collettivo, subito dopo egli si è rivolto alla dr.ssa __________ per uno
stato (terza crisi) depressivo ed ansioso (doc. 116-6) ed esattamente un anno
dopo, a fine agosto 2009, proprio a causa di questo stato depressivo ed ansioso
l'assicurato è stato dichiarato inabile al lavoro.

 

Ora, la diatriba fra gli esperti intervenuti che
hanno valutato il ricorrente va fatta risalire alla differente diagnosi posta.

 

Da un lato, i periti hanno ritenuto che i
disturbi ed i disagi lamentati dall'assicurato dovessero essere dovuti ad una
sindrome da disadattamento, totalmente reattiva a fattori sociali (contenzioso
legale a seguito della qualifica come dipendente di __________, problemi
economici e tensioni familiari).

Però gli esperti hanno affermato che queste
malattie sono per definizione transitorie, limitate nel tempo e tendono a
risolversi con un adeguato supporto psicologico e l'evoluzione nel corso del
2010 avrebbe proprio dimostrato una risoluzione in un tempo ragionevole. Gli
stress psicosociali iniziali hanno avuto un effetto dirompente portando
l'interessato ad una forte crisi emotiva, ad agire con comportamenti inadeguati
ed aggressivi. Ma con il passare del tempo ed il sostegno specialistico, sia
farmacologico sia psicoterapico, l'assicurato è diventato più capace di gestire
i turbamenti emotivi ed a non più essere aggressivo verso gli altri. Per i dr.
med. __________ e __________, l'evoluzione di questa malattia non era
paragonabile con una sindrome depressiva ricorrente, ma configurava una
reazione disadattiva (doc. 152-19).

 

Di parere opposto lo psichiatra curante, dr. med.
__________, secondo cui se l'insorgente avesse avuto unicamente un episodio
depressivo reattivo ad un fattore stressante, si sarebbe avuta una sindrome da
disadattamento. Tuttavia, poiché egli ha presentato diversi episodi
depressivi reattivi, la diagnosi posta era di sindrome depressiva ricorrente
(ICD-10;F33) e non di sindrome da disadattamento. Inoltre, lo specialista ha
spiegato, riferendosi all'ICD-10, che una sindrome da disadattamento può
evolversi in una sindrome depressiva ricorrente o anche persistente.

 

La divergenza fra le parti portava inoltre sulla
terapia psico-farmacologica somministrata all'interessato, ritenuta blanda dal
perito del __________ rispettivamente adeguata dal medico curante.

 

                               2.9.   Richiamata
la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici
(cfr. consid. 2.6) ed attentamente esaminata la documentazione medica presente
all'inserto e sopra esposta, questo Tribunale non può confermare
l'operato dell'Ufficio AI, in quanto il ricorrente ha presentato una problematica
psichica che è perdurata al di là del 14 agosto 2010 realizzandosi quindi,
così, la condizione dell'anno di inabilità lavorativa di almeno il 40% senza
notevoli interruzioni.

 

Il TCA non intravede infatti particolari ragioni
che impediscano di condividere i risultati a cui è giunto il medico curante del
ricorrente, specialista in psichiatria, che ha avuto in cura l'assicurato
(almeno) per quasi un anno, durante il quale lo psichiatra ha sia incontrato
personalmente l'assicurato sia preso visione degli atti dei medici interpellati
dall'amministrazione, prendendo compiutamente posizione su di essi.

Esaminati i pareri medici di entrambe le parti,
questo Tribunale ritiene di poter affermare che l'analisi del dr. med. __________
secondo cui, stante la storia clinica dell'assicurato, i disturbi avuti da
quest'ultimo nel 2008 e protrattisi fino ad inizio 2012 debbano essere
diagnosticati come una sindrome depressiva ricorrente, caratterizzata da
ripetuti episodi di depressione (1995, 1998 e 2008), laddove ognuno di essi,
qualunque sia la sua gravità, è spesso precipitato da eventi di vita
stressanti, come può essere la sua qualifica di attività dipendente svolta per __________
e tutte le conseguenze socio-economiche e le tensioni familiari che ne sono
seguite, appaia verosimile.

 

Va pertanto condivisa la tesi dello specialista
che per ultimo ha avuto in cura l'insorgente, secondo cui quest'ultimo ha
manifestato una depressione reattiva ad ognuno di questi tre eventi scatenanti
e quindi presentava una struttura psicologica vulnerabile, così come una
predisposizione genetica, e dunque endogena, allo sviluppo di una
psicopatologia di questo tipo. I precedenti episodi di depressione reattiva ad
un evento stressante stanno a significare la presenza di una vulnerabilità
biologica per l'insorgenza di una psicopatologia depressiva, e quindi non solo
cause esogene, ma anche cause endogene, proprie all'individuo, sono state alla
base dello sviluppo degli episodi depressivi, reattivi, ad eventi stressanti
esterni.

Ne discende che la storia clinica dell'assicurato
ha portato il curante a diagnosticare una sindrome depressiva ricorrente e non
una sindrome da disadattamento.

 

Inoltre, dai certificati medici è emerso che durante
i colloqui avuti con il suo specialista, il ricorrente presentava un umore
costantemente sub-deflesso o deflesso con momenti di disforia dell'umore
stesso. La sindrome depressiva ricorrente di cui soffriva l'assicurato,
inizialmente di gravità lieve-media, era evoluta in una sindrome di gravità
media - che comporta, in genere, una difficoltà significativa a continuare le
attività sociali, lavorative e familiari -, poi egli è riuscito a recuperare, e
la sua inabilità lavorativa è passata dall'80% al 50% ed in tre mesi è
diventata nulla, ossia dal 1° febbraio 2012 l'interessato è riuscito a riacquistare la sua piena capacità di lavoro.

 

Questo risultato contrasta, però, con l'ipotesi (inverosimile)
dei due periti secondo cui il ricorrente avrebbe cercato un indennizzo
assicurativo (nevrosi da indennizzo). Se così fosse stato, il suo stato clinico
non sarebbe migliorato e l'assicurato non avrebbe potuto riprendere la propria
attività lucrativa.

Pertanto, l'opinione dello psichiatra curante,
che per la sua valutazione clinica oggettiva ha considerato ampiamente tutti
gli elementi del sostegno psichiatrico, quali i test ed il trattamento
psichiatrico e psicoterapico integrato, può così essere posta alla base della
presente sentenza.

Le conclusioni del dr. med. __________ possono dunque
essere definite chiare, complete, attendibili, convincenti, approfondite e prive
di contraddizioni.

 

Di conseguenza, vanno così pienamente condivise
le considerazioni dello specialista che il 19 aprile 2011, il 2 novembre 2011,
il 19 dicembre 2011, il 7 marzo 2012 e l'8 giugno 2012 ha ben valutato lo stato di salute dell'assicurato e ha stabilito che dal 1° febbraio 2012 egli non
presentava (più) un'inabilità lavorativa, ma che la stessa perdurava (almeno)
dall'11 marzo 2011 quando ha visitato l'insorgente per la prima volta.

Per quanto concerne il periodo precedente, fa
stato il certificato del medico curante dottor __________ secondo cui,
trascorso il periodo di (teorica) inabilità lavorativa stabilita dalla dr.ssa __________
(dal 1° novembre al 6 dicembre 2010), dal 7 dicembre 2010 l'interessato era sempre inabile al lavoro all'80%, così come già certificato dalla predetta
curante il 27 agosto 2010 (doc. 121-3).

 

In conclusione, analizzati i pareri medici
suesposti, d'avviso di questo Tribunale, l'anno di incapacità lavorativa
richiesto dall'art. 28 cpv. 1 lett. b LAI è stato manifestamente raggiunto dal
ricorrente, ritenuto che anche posteriormente al 15 agosto 2010 egli presentava
dei disturbi psichici tali da non potere riprendere l'attività lucrativa.

 

                             2.10.   Stanti così
le cose, è a torto che l'Ufficio assicurazione invalidità ha rifiutato di
riconoscere al ricorrente la decorrenza di un anno senza notevole
interruzione di inabilità lavorativa di almeno il 40% in media
(art. 28 cpv. 1 lett. b LAI).

 

In queste circostanze, gli atti vanno rinviati
all'amministrazione affinché si pronunci sull'eventuale diritto temporaneo,
ossia limitato nel tempo, alle prestazioni AI del ricorrente a dipendenza della
sua capacità di guadagno, che l'UAI calcolerà tenuto conto dei gradi di
incapacità lavorativa fissati dal dottor __________ e del salario da valido e
da invalido conseguito rispettivamente conseguibile da parte dell'insorgente.

Il ricorso deve pertanto essere accolto e la
decisione impugnata annullata, con rinvio degli atti all'Ufficio AI per i suoi
incombenti.

 

                             2.11.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in
caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.-
e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008
del 24 settembre 2008).

 

Visto l'esito della
vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico dell'Ufficio
AI.

 

Al ricorrente, rappresentato da un avvocato,
vanno assegnate le ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

 

                                    §   La
decisione impugnata è annullata e gli atti sono rinviati all'amministrazione,
affinché proceda conformemente ai considerandi.

 

                                   2.   Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico dell'Ufficio AI, che verserà al ricorrente
Fr. 1'500.- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare
quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve
motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti