# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 701b0825-750b-563e-b10f-774c57d25bc2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-03-31
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 31.03.2021 15.2021.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2021-19_2021-03-31.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2021.19

  	
  Lugano

  31 marzo 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) sui ricorsi 18 e 22 febbraio 2021 di

 

	
   

  	
   RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio d’esecuzione di Locarno,
o meglio contro le decisioni di pignoramento di redditi emesse il 9 e il 19
febbraio 2021 nelle esecuzioni promosse nei confronti del ricorrente da

 

	
   

  	
  Cantone Ticino, Bellinzona (es. n. __________ e __________)

  Confederazione Svizzera, Berna (es. n. __________ e __________)

  (rappresentati dall’Ufficio esazione e
  condoni, Bellinzona)

  PI 3, __________ (es. n. __________)

  (patrocinata dall’__________ PA 1, __________)

  PI 5, __________ (es. n. __________)

  Kanton Aargau, Aarau (es. n. __________)

  (rappresentato dalla Gerichtskasse Baden,
  Baden)

   

  

ritenuto

 

in fatto:                   A.   A
favore del gruppo composto delle sette esecuzioni summenzionate, ammontanti
complessivamente a fr. 10'860.–, il 9 febbraio 2021 l’Ufficio
d’esecuzione di Locarno (UE) ha stabilito il minimo esistenziale dell’escusso RI
1, in sua assenza, in fr. 1'411.– mensili (minimo di base di fr. 1'200.–
e spese per pasti fuori domicilio di fr. 211.–). In seguito a un primo
ricorso del 18 febbraio 2021 e alla produzione dei documenti chiesti al diretto
interessato per e-mail già il 1° febbraio 2021, il 19 febbraio l’UE ha
determinato la quota pignorabile dei suoi redditi sulla base del seguente
computo:

                                         Redditi

	
  Debitore

  	
  fr.

  	
      3'592.90

  	
  Datrice di lavoro: __________

  

                                         Minimo
d’esistenza

	
  Minimo base

  	
  fr.

  	
      1'200.00

  	
   

  
	
  Affitto

  	
  fr.

  	
      1'260.00

  	
  Affitto + spese accessorie

  
	
  Assicurazione malattia

  	
  fr.

  	
         413.15

  	
  Premio LAMal

  
	
  Pasti fuori domicilio

  	
  fr.                                 

  	
         211.00

  	
  Impossibilitato al rientro al domicilio

  
	
  Trasferta fino al luogo di lavoro in trasporto
  privato

  	
  fr.

  	
          77.00

  	
  __________: km 4x4x19.16 =154 km/mese a 0.5 fr./km = fr. 77.– (Circolare CEF n. 39/2015,
  versione 2021)

  
	
  Altri

  	
  fr.

  	
          50.00

  	
  Posteggio autovettura

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      3'211.15

  	
  Arrotondato a fr. 3'212.–­

  

                                         L’UE
ha quindi pignorato presso la datrice di lavoro l’importo mensile eccedente fr. 3'212.–
(indicativamente fr. 380.90) dal 19 febbraio 2021.

                                  C.   Con
un secondo ricorso del 22 febbraio 2021, RI 1 ha impugnato anche la (seconda)
decisione del 18 febbraio 2021, rimproverando all’UE di non aver considerato tutti
i costi da lui sopportati che risultano dalla decisione 3 settembre 2019 dalla
Pretura di Locarno-Campagna, in particolare le spese per l’esercizio del
diritto di visita alla figlia, l’imposta di circolazione e i premi di
assicurazione del veicolo, così come tutta una serie di altre spese.

                                  D.   Con
osservazioni del 5 marzo 2021 l’Ufficio esazione e condoni ha precisato che non
era in corso alcuna procedura di condono, l’ultima domanda di RI 1 essendo
stata respinta il 16 gennaio 2020, mentre nelle sue dell’8 marzo la moglie
separata PI 3 si è implicitamente opposta al ricorso, pur ammettendo spe­se per
le relazioni personali con la figlia PI 6 di fr. 324.– mensili al massimo.
Con osservazioni del 10 marzo 2021, l’UE ha confermato la propria decisione,
rimettendosi però al giudizio della Camera sulla questione delle spese per l’esercizio
del diritto di visita della figlia.

 

Considerato

 

in diritto:                 1.   Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino
la Camera esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 3 LPR) – entro 10 giorni dalla notifica dell’atto impugnato
emesso il 9 febbraio 2021 dall’UE di Locarno, il ricorso è in linea di
principio ricevibile (art. 17 LEF).

 

                                   2.   Giusta
l’art. 93 LEF ogni provento del lavoro può essere pignorato in quanto a
giudizio dell’Ufficiale non sia assolutamente necessario al sostentamento del
debitore e della sua famiglia. Per stabilire l’eccedenza pignorabile, le
autorità di esecuzione devono determinare il reddito globale netto dell’escusso,
deducendo dal totale dei suoi redditi lordi i contributi sociali e le spese di
acquisizione del reddito. Sono poi detratte le spese indispensabili al sostentamento
del debitore e della sua famiglia, fondandosi in linea di massima sulla Tabella
per il calcolo del minimo esecutivo giusta l’art. 93 LEF (detta in seguito
“Tabella”) allegata alla circolare CEF n. 35/2009 (pubblicata sul Foglio
ufficiale cantonale n. 68/2009 del 28
agosto 2009). Redditi e fabbisogni devono essere accertati d’uf­ficio
alla data dell’esecuzione del pignoramento o del sequestro (DTF 112 III 19
consid. 2/d; 108 III 12 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 5A_16/2011
del 2 maggio 2011, consid. 2.1), ritenuto che delle successive modifiche della
situazione potrà essere tenuto conto soltanto mediante riesame del pignoramento
(art. 93 cpv. 3 LEF; DTF 108 III 12 consid. 4).

 

                                         Le
parti interessate alla procedura esecutiva sono tenute a collaborare all’accertamento
dei fatti, in particolare quando hanno adito l’autorità di vigilanza nel
proprio interesse (art. 20a cpv. 2 n. 2 LEF). Se, sollecitata, la parte
rifiuta di collaborare, l’autorità di vigilanza non è tenuta ad accertare fatti
che non risultano dall’in­­carto (DTF 123 III 329 consid. 3; sentenza del
Tribunale federale 5A_187/2011 del 13 maggio 2011, consid. 2.1).

 

                                   3.   In
entrambi i ricorsi RI 1 si duole anzitutto che le decisioni impugnate non
considerano le spese correnti ch’egli è obbligato a pagare e si riferisce al
riguardo alla decisione emessa il 3 settembre 2019 dalla Pretura
di Locarno-Campagna nella causa da lui promossa per ottenere, invano, la
riduzione del contributo alimentare di fr. 800.– convenuto con la moglie a
favore della figlia PI 6 (nata il 24 luglio 2012) con un accordo omologato il 7
maggio 2015 dal Bezirksgericht di Baden a protezione dell’unione coniugale.
Egli perde di vista, però, che la decisione in questione da una parte non
riflette (più) la sua situazione finanziaria attuale – è stata emessa quasi un
anno e mezzo fa e per alcuni dati, come le spese di esercizio del diritto di
visita, rinvia all’accordo delle parti concluso nel lontano 2015 – e dall’altra
è fondata su una nozione – civile – del fabbisogno minimo diversa da quella del
minimo esistenziale ai sensi dell’art. 93 LEF, qualificata come fabbisogno mi-nimo
“allargato” (DTF 144 III 386 consid. 7.1.4), che comprende oltre al
minimo della LEF – se le
condizioni economiche ciò permettono – i supplementi previsti dal diritto di
famiglia come per esempio i premi dell’assicurazione malattia complementare. D’al­tronde, nel minimo
esistenziale della LEF possono essere computate solo le spese
indispensabili il cui pagamento effettivo e regolare è dimostrato (DTF
121 III 22, consid. 3/a; sentenza della CEF 15.2017.94 del 28 febbraio 2018
consid. 4). La censura del ricorrente è di conseguenza, in sé,
senza rilievo. A scanso di equivoci va precisato che il contributo alimentare
di fr. 800.– mensili per la figlia viene prelevato alla fonte, sicché non
dev’essere contato nel minimo esistenziale LEF, il pignoramento vertendo sul
salario net­to (ossia già dedotto quel contributo).

 

                                   4.   Nel
riferirsi alla decisione della Pretura di Locarno-Campagna appena citata, il
ricorrente pare voler ottenere che i fr. 1'000.– considerati a titolo di “spese per il diritto di visita” (a pag. 5) siano computati anche nel suo minimo esistenziale a norma
della LEF. Co­me sia composta questa somma, pattuita dai coniugi nel maggio del
2015 nella procedura a tutela dell’unione coniugale, egli però non spiega né
dimostra di sostenere effettivamente costi mensili per fr. 1'000.– a tale
titolo. Al riguardo la moglie, nelle osservazioni al ricorso, rileva che il
padre esercita il suo diritto di visita al massimo un weekend su due e che
tenuto conto del costo di un abbonamento generale FFS per lui e la figlia, le
sue spese per mantenere le relazioni personali con lei non superano fr. 324.–
mensili.

 

                                4.1   La
Camera ha già avuto modo di precisare che le spese di trasferta dal domicilio
dell’escusso a quello del figlio sono computabili nel minimo esistenziale al
massimo per le visite stabilite nel contratto di mantenimento firmato dai
genitori e omologato dall’au­torità di protezione dei minori (sentenza 15.2015.16
del 13 ottobre 2015, RtiD 2016 I 749 n. 57c, consid. 4.3/d). D’altronde, se il
debitore, spesso e per un lasso di tempo superiore alla media, alloggia e
mantiene presso di sé un figlio, di cui non ha la custodia, se ne deve tenere conto nel computo del minimo
vitale (sentenza del­la CEF 15.2008.95 del 29 gennaio 2009, RtiD 2009 II 752 n.
55c, consid. 7; Ochsner
in:
Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 107 ad art. 93 LEF).

 

                                4.2   Nella fattispecie né il ricorrente né la
moglie hanno precisato le modalità d’esercizio del diritto di visita. Pare ch’egli
venga a prendere la figlia al domicilio della madre a __________ (AG) il sabato
e ve la riporti la domenica. Se così fosse, la posta per le trasferte con l’automobile
andrebbe aumentata a fr. 505.– (ai 154 km percorsi per lavoro, si
aggiungerebbero 1760 km [2 x 4 x 220 km] per gli spostamenti tra __________ e __________
alla tariffa chilometrica ponderata di fr. 0.264/km secondo la Circolare
CEF n. 39/2015). Un ulteriore aumento per
spese di vitto della figlia durante le permanenze a casa del padre non si
giustificherebbe invece, visto che la frequenza del diritto di visita di
un weekend su due corrisponde a quella abituale, che non dà diritto al debitore
a un supplemento (sopra consid. 4.1). Ad ogni modo, già a sé solo il
supplemento per i costi di trasferta a __________ (fr. 428.–) assorbirebbe
l’ec­cedenza pignorabile determinata dall’UE (v. sopra ad B).

                                4.3   La
moglie sostiene però che RI 1 potrebbe utilizzare i trasporti pubblici per
esercitare il diritto di visita, per un costo mensile di fr. 324.– (1⁄12 del prezzo dell’abbonamento
generale FFS in seconda classe per adulti, di fr. 3'860.–, e della Carta
bimbi accompagnati fino a 16 anni, di fr. 30.–). Tenuto conto dei tempi di
percorrenza sensibilmente uguali per ambedue i mezzi di trasporto (secondo Google
Maps sulle tre ore con l’auto e circa tre ore e venti con il treno) e dell’obbligo
del debitore di ridurre le proprie spese, la soluzione proposta dalla moglie
può essere condivisa, però con una differenza. Vista la precaria situazione
economica del ricorrente, pare escluso ch’egli possa pagare in una volta il
prezzo dell’abbonamento generale annuo. Pagato in rate mensili, il suo costo
sale a fr. 340.– mensili e quindi il costo totale, inclusa la Carta bimbi
accompagnati, a fr. 342.50. Questo
importo va aggiunto al minimo esistenziale determinato dall’UE, che
cresce così a fr. 3'555.– arrotondati.

                                   5.   Il
ricorrente afferma inoltre che nel minimo vitale calcolato dall’UE mancano i
costi dell’assicurazione del veicolo, dell’imposta di circolazione e “del soccorso stradale”, il conguaglio delle spese condominiali, le spese di cura non coperte
dall’assicurazione malati di base, i costi “per l’appartenenza al sindacato” nonché i premi del­l’assicurazione della mobilia domestica, della
responsabilità civile privata e della protezione giuridica. Rinvia alla
documentazione allegata, che contrariamente a quanto indicato nel ricorso non è
numerata ed è quindi di difficile consultazione.

                                5.1   Nel
costo delle trasferte computato dall’UE, di fr. 0.50/km, sono già incluse le
spese effettive fisse e variabili dell’autoveicolo, salvo l’ammortamento,
calcolati dal Touring Club svizzero, in particolare l’imposta di circolazione e
i premi d’assicurazione (punto 1 della Circolare n. 39/2015 del 20 novembre
2015 sulla determinazione delle spese di trasferta mediante un autoveicolo ai
fini del calcolo del minimo esistenziale). L’assicurazione di soccorso stradale
non è obbligatoria e quindi non è indispensabile nel senso dell’art. 93 LEF,
sicché la richiesta di computare la quota d’adesione all’Au­tomobile Club
Svizzero (ACS) va respinta.

                                         Nelle
sue osservazioni la moglie postula invero lo stralcio delle spese
per l’auto, le targhe e il posteggio, apparentemente con riferimento alle
trasferte da compiere dal marito per esercitare il diritto di visita. Non afferma
invece che l’automobile, contrariamente a quanto stabilito dall’UE, non gli
sarebbe necessaria per svolgere la sua attività professionale. Ma anche se si
dovesse dedurre dalle sue allegazioni una simile contestazione implicita, in
assenza di motivazione la censura non potrebbe ch’essere considerata
irricevibile.

                                5.2   Per
quanto attiene al conguaglio delle spese condominiali, quello prodotto dal reclamante, di fr. 166.75,
concerne il periodo dal 1° lu­glio 2019 al 30 giugno 2020. Riferito a
prestazioni fornite prima del pignoramento, quel costo non può essere preso in
considerazione nel minimo esistenziale. Semmai, il ricorrente chiederà all’UE
di pagare il prossimo conguaglio.

                                5.3   Secondo
il punto II/8 della Tabella dei minimi di esistenza, l’Ufficio deve riconoscere
all’escusso un importo medio mensile per spese legate alla salute che l’escusso
o i suoi famigliari sopportano o sopporteranno durante il periodo di validità
del pignoramento, nel­la misura in cui le stesse sono imminenti (o comunque
prevedibili) al momento del pignoramento, ritenuto che solo le spese di
automedicazione sono da considerare incluse nel minimo vitale di base (DTF 129
III 244 seg., consid. 4.2 e 4.3). Possono però essere prese in considerazione solo
le spese indispensabili il cui pagamento effettivo e regolare è dimostrato (sopra
consid. 3 i.f.).

                                         Nel
caso in esame, il ricorrente non ha specificato quali siano le spese di cura
non coperte dall’assicurazione malati di base da inserire, a suo dire, nel
minimo vitale. Il costo di un abbonamento a un fitness (come quello di cui egli
ha prodotto una conferma per l’anno 2020) non rientra tra le spese
indispensabili nel senso del­l’art. 93 LEF. Solo i trattamenti la cui necessità
è certificata da un medico entrano in considerazione, specie se non sono presi
a carico dall’assicurazione malati obbligatoria. Anche su questo punto il
ricorso si rivela infondato.

                                5.4   Il
ricorrente non ha dimostrato che la quota “per l’appartenenza al sindacato”
sia obbligatoria. Ora, solo il costo delle assicurazioni obbligatorie può
essere aggiunto al minimo di base (sentenza della CEF 15.2012.117 del 26
novembre 2012, RtiD 2013 II 921 n. 57c, consid. 1.2/a; sotto consid. 5.5). Il
suo mancato inserimento nel minimo esistenziale resiste quindi alla critica.

                                5.5   Quale
supplemento al minimo vitale di base possono essere riconosciuti solo i premi
delle assicurazioni obbligatorie (Tabella citata al consid. 2, cifra II/3),
mentre i premi delle assicurazioni private usuali sono già compresi nel minimo
vitale di base (Tabella, cifra I; sentenza della CEF 15.2019.59
del 23 ottobre 2019 consid. 6.3). Di conseguenza, la
richiesta del ricorrente di aggiungere al proprio minimo esistenziale i premi
dell’assicurazione della mobilia domestica, della responsabilità civile privata
e della protezione giuridica non può essere accolta (ad es. sentenze della CEF
15.201935 del 23/7/2019 consid. 5, 15.2017.49 del 2 agosto 2017 consid. 4 e
15.2015.16 del 13 ottobre 2015 consid. 9).

 

                                   6.   Nelle
osservazioni al ricorso, PI 3 chiede che le spese per l’abitazione siano “ricondotte agli usuali termini”. Non quantificata né motivata, la censura è irricevibile.

 

                                   7.   Nel
primo ricorso RI 1 si è lamentato della “prepotenza” del­l’UE, che l’avrebbe
chiamato sul posto di lavoro, ignorando la sua “Privacy”, pur conoscendo i
suoi recapiti privati.

                                7.1   Egli
dimentica di precisare di non aver dato seguito alle convocazioni dell’UE, di
aver prodotto la documentazione richiesta solo in seguito alla prima decisione
di pignoramento e dopo aver contestato in modo ingiustificato le richieste dell’UE
e la validità delle esecuzioni (v. email del 4 febbraio 2021). Va infatti
ricordato che l’escusso è tenuto ad assistere al pignoramento o a farvisi
rappresentare e a indicare tutti i suoi beni e crediti nella misura necessaria
a un sufficiente pignoramento (art. 91 cpv. 1 LEF). In caso d’inosservanza di
questi doveri, l’ufficio d’esecuzione può ordinar­ne
l’accompagnamento per mezzo della polizia (art. 91 cpv. 2 LEF) e
denunciarlo al Ministero pubblico per il reato d’inosservanza
di norme della procedura di esecuzione e fallimento (art. 323 n. 2 CP). L’ufficio
può inoltre acquisire d’ufficio le informazioni necessarie all’esecuzione del
pignoramento direttamente presso i terzi che detengono beni dell’escusso o
verso i quali questi vanta crediti (segnatamente il datore di lavoro), tenuti
per legge allo stesso dovere d’informazione cui soggiace il debitore (art. 91
cpv. 4 e 5 LEF), anzi deve farlo se, come nel caso concreto, l’escusso non
presenzia al pignoramento o non collabora (sentenza della CEF 15.2016.49 del 23
settembre 2016, consid. 2.1). Per evitare questi inconvenienti, il debitore non
ha che dare sollecitamente seguito al suo dovere d’informazione e
collaborazione.

                                7.2   Per
chiarezza non è inoltre inutile rammentare che l’ufficio d’ese­cuzione non deve
e non può verificare la validità materiale dei crediti posti in esecuzione.
Spetta all’escusso far valere le sue ragioni secondo le vie giuridiche previste
dalla legge, ovvero interponendo opposizione
all’esecuzione contestata e difendendosi in un’eventua­-le procedura
volta al rigetto dell’opposizione. Sono pertanto ingiustificate le critiche
rivolte all’UE per non aver verificato l’esistenza dei crediti posti in
esecuzione dall’Ufficio esazione e condoni, per tacere del fatto che non è dato
di capire a quali “documenti
annessi alla richiesta di condono” il ricorrente si
riferisca.

 

                                   8.   Per
legge non si preleva la tassa di giustizia e non si
assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ammissibile il ricorso è parzialmente accolto
nel senso che il minimo esistenziale del ricorrente è stabilito in fr. 3'555.–
mensili con effetto dal 9 febbraio 2021.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –     ;

  –  Gerichtskasse
  Baden, Mellingerstrasse 2a, Baden;

  –  Ufficio
  esazione e condoni, Viale S. Franscini 6, Bellinzona;

  –     

        .

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio d’esecuzione, Locarno.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                            Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna
14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la decisione
impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione cambiaria (art. 74
cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il termine non è
sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art. 46 cpv. 2 LTF.