# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d34e09fe-7304-5fc4-92f9-74fbc1fcb578
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 09.09.2014 11.2012.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2012-69_2014-09-09.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2012.69

  	
  Lugano,

  9 settembre 2014/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa DI.2010.51 (protezione
dell'unione coniugale) della Pretura della giurisdizione di Locarno Città promossa
con istanza del 25 marzo 2010 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (allora
  patrocinata dall'avv. PA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1 

  (ora
  patrocinato dall'avv. PA 1),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 5 luglio 2012 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore il 22
giugno 2012;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AP 1 (1961), divorziato, e AO 1
(1971) si sono sposati a __________ l'8 settembre 2007. A quel tempo AP 1 aveva già tre figli, L__________ (25 novembre 1993) e S__________ (30 giugno 1995),
nati dal suo precedente matrimonio, e N__________ (4 gennaio 2003), nata da un'altra
relazione. Gli sposi inoltre 

                                  avevano un figlio comune:
S__________, nato il 4 settembre 2006. Dalle nuove nozze è nato R__________, il
22 apri­le 2008. Il marito, elettronico diplomato, ha lavorato al 70% per la
__________ di __________ fino al dicembre
del 2008 per poi dedicarsi esclusivamente all'amministrazione dei propri
immobili di reddito a __________ (AG) e a __________ (FR). La moglie, di
formazione chimica, ha smesso ogni attività lucrativa già alla nascita di S__________,
prima di sposarsi. I coniugi vivevano a __________, in un'abitazione appartenente
al marito (particella n. 4198 RFD, in via __________).

 

                            B.  Il 25 marzo 2010 AO 1 si è
rivolta al Pretore della giurisdizione di Locarno Città con un'istanza a
protezione dell'unione coniugale per ottenere – già in via cautelare –
l'autorizzazione a vivere separata, l'attribuzione dell'alloggio coniugale con
assunzione degli oneri da parte del marito, l'affidamento dei figli, riservato
il diritto di visita paterno un pomeriggio la settimana (di regola il giovedì
dalle ore 14.30 alle 18.00), come pure un contributo alimentare di fr. 8000.–
mensili per sé e uno di fr. 1850.– mensili ciascuno per S__________ e R__________,
assegni familiari non compresi. All'udienza del 3 maggio 2010, indetta per la
discussione e il contraddittorio cautelare, AP 1 ha aderito all'autorizzazione
a vivere separati, ma ha rivendicato l'assegnazione dell'alloggio coniugale,
l'affidamento congiunto dei figli in ragione di tre giorni la settimana a lui e
quattro all'istante, offrendo un contributo alimentare di fr. 2900.– mensili
per la moglie, uno di fr. 1421.60 mensili per S__________ e uno di fr.
1256.60 mensili per R__________ fino al 31 dicembre 2009, rispettivamente uno
di fr. 1470.– mensili per S__________ e uno di fr. 1305.– mensili per R__________
dopo di allora (senza cenno ad assegni familiari). In subordine, qualora i
figli fossero stati affidati alla moglie, egli ha postulato un diritto di visita
il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle ore 13.00 alle 19.00, come pure un
fine settimana ogni due dal sabato alle ore 9.00 fino alla domenica alle 17.00.
AO 1 ha replicato, riaffer­mando le domande formulate nell'istanza.

 

                            C.  Con decreto cautelare del 5
maggio 2010 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha assegnato
l'abitazione coniugale alla moglie, ha permesso al marito di ritirare i propri
effetti personali con eventuali mobili e suppellettili in esubero rispetto alle
necessità di moglie e figli, ordinando al medesimo di lasciare 

                                  l'abitazione entro 20
giorni. Il 17 maggio 2010 AP 1 si è trasferito in un appartamento, sempre a __________
(in via __________), insieme con i figli del primo matrimonio L__________ e S__________.
A una successiva udienza del 17 maggio 2010, indetta per il seguito della
discussione, AP 1 ha duplicato, ribadendo il suo punto di vista, salvo ridurre
il contributo alimentare per S__________ a fr. 812.35 mensili e quello per
R__________ a fr. 718.– mensili fino al 31 dicembre
2009, rispettivamente a fr. 840.– mensili per S__________ e a fr. 745.70
mensili per R__________ dopo di allora (senza cenno ad assegni familiari). In via
subordinata egli ha rivendicato l'attribuzione dell'alloggio coniugale, sollecitando
inoltre il Pretore a definire il suo diritto di visita.

 

                            D.  Il 1° giugno 2010 AP 1 ha presentato
un'istanza cautelare per vedere regolato il suo diritto di visita nel senso di
avere i figli con sé il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle ore 13.00 alle
19.00, oltre a un fine settimana su due dalle ore 9.00 del sabato alle ore 17.00
della domenica. Con decreto cautelare del 30 settembre 2010, emesso inaudita
parte, il Pretore ha disciplinato il diritto
di visita, fissandolo ogni martedì dalle ore 15.00 alle 19.00 e ogni
sabato dalle ore 9.00 alle 13.00, condannando altresì AP 1 a versare un contributo
alimentare di fr. 4500.– mensili per la moglie e uno di fr. 1300.– mensili per ogni
figlio, assegni familiari non compresi. All'udienza del­l'11 novembre 2010,
indetta per il contraddittorio cautelare, l'istante ha chiesto di poter esercitare
i suoi diritti di visita alternativamente un martedì e un mercoledì pomeriggio la
settimana, oltre al sabato. La convenuta ha chiesto che rimanesse immutata la
regolamentazione del 30 settembre 2010. Con decreto cautelare del 17 gennaio
2011 il Pretore ha disciplinato il diritto di visita, prevedendolo ogni martedì
dalle ore 15.00 alle 19.00 e ogni sabato dalle ore 9.00 alle 13.00, riconoscendo
il diritto al recupero dei giorni persi per responsabilità del genitore
affidatario e la possibilità per il padre, se un figlio fosse ammalato, di
vedere l'altro. Nel luglio del 2010 AP 1 è divenuto direttore a tempo parziale (30–50%)
della neocostituita O__________, __________, la quale detiene una partecipazione
maggioritaria nella E__________, con sede ad __________ (Romania).

 

                            E.  L'istruttoria si è chiusa il
14 novembre 2011 e al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, limitandosi
a conclusioni scritte. Nel proprio, del 14 febbraio 2012, AO 1 ha ribadito le sue
richieste iniziali. Con memoriale del 20 febbraio 2012 AP 1 ha aderito
all'autorizzazione a vivere separati e all'affidamento dei figli alla moglie,
ma ha rivendicato l'assegnazio­ne dell'alloggio coniugale dal 1° luglio 2013 e
ha chiesto che fino ad allora i costi dell'abitazione fossero addebitati dalla moglie.
Circa il diritto di visita, egli ha chiesto di poter vedere S__________ fino al
31 agosto 2012 tutte le settimane il martedì dalle ore 15.00 alle 19.00 e il
sabato dalle ore 9.00 alle 13.00, dal settembre del 2012 dal sabato alle ore 9.00
fino alla domenica alle ore 19.00 il primo e il terzo fine settimana del mese e
dal settembre del 2012 durante quattro settimane di vacanza l'anno, una
settimana durante le vacanze di Natale (negli anni dispari) o Pasqua (negli anni
pari), incluso il giorno della festività, una settimana durante le vacanze
autunnali e due settimane durante le vacanze estive. Quanto a R__________, egli
ha chiesto di poterlo incontrare fino al 31 agosto 2012 tutte le settimane
il martedì dalle ore 15.00 alle 19.00 e il sabato dalle ore 9.00 alle 13.00, fino
al 31 marzo 2014 a settimane alterne il sabato e la domenica dalle ore
9.00 alle 19.00 in concomitanza con il diritto di visita a S__________, in
subordine dalle ore 15.00 alle 19.00 e il sabato dalle ore 9.00 alle 13.00,
rispettivamente il sabato dalle ore 9.00 alle 19.00 in concomitanza con il diritto di visita a S__________, dal 1° aprile 2014 dal sabato alle ore 9.00
alla domenica alle 19.00 il primo e il terzo fine settimana del mese, dal 1°
aprile 2014 quattro settimane di vacanza l'anno, una settimana durante le
vacanze di Natale (negli anni dispari) o Pasqua (negli anni pari), incluso il
giorno della festività, una settimana durante le vacanze autunnali e due settimane
durante le vacanze estive. Infine egli ha offerto un contributo alimentare di
fr. 2916.65 mensili per la moglie e uno di fr. 1300.– mensili per ciascun figlio,
assegni familiari compresi.

 

                             F.  Statuendo con sentenza del 22
giugno 2012, il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati dal 17
maggio 2010, ha attribuito l'abitazione coniugale alla moglie, ha autorizzato
il marito a prelevare i suoi effetti personali con eventuali mobili e suppellettili
in esubero rispetto alle necessità di moglie e figli, ha riconosciuto a AO 1 un
contributo fisso di fr. 500.– mensili per la manutenzione ordinaria dello
stabile, ha affidato S__________ e R__________ alla medesima (l'autorità
parentale rimanendo congiunta), ha disciplinato il diritto di visita paterno
ogni martedì dalle ore 15.00 alle 19.00 e ogni sabato dalle ore 9.00 alle 13.00
(con diritto al recupero dei giorni persi per responsabilità del genitore
affidatario e con la possibilità, se un figlio fosse ammalato, di incontrare almeno
l'altro), ha condannato AP 1 a versare un contributo alimentare per la moglie
di fr. 4155.– mensili dal 17 maggio al 30 giugno 2010, di fr. 5560.–
mensili dal 1° luglio 2010 al 28 febbraio 2011 e di fr. 8000.– mensili dal
1° marzo 2011 in poi, oltre a uno per S__________ di fr. 1455.– mensili e uno
per R__________ di fr. 1345.– mensili dal 17 maggio 2010, assegni familiari
non compresi. La tassa di giustizia di fr. 5000.– e le spese di fr. 340.–
sono state poste per un quarto a carico dell'istante e per il resto a carico
del convenuto, con obbligo di rifondere alla moglie fr. 7500.– per ripetibili
ridotte.

 

                            G.  Contro la sentenza appena
citata AP 1 è insorto a questa Camera mediante appello del 5 luglio 2012 per
ottenere – previo conferimento dell'effetto sospensivo – l'attribuzione
dell'alloggio coniugale dal 1° luglio 2013 (con addebito dei costi alla moglie
fino ad allora), un diritto di visita a S__________ e R__________ tutte le
settimane il lunedì dalle ore 15.00 alle 19.00 e il sabato dalle ore 9.00 alle
13.00 fino al 31 agosto 2012, dal sabato alle ore 9.00 alla domenica alle 19.00
il primo e il terzo fine settimana del mese, più una settimana a Natale, una
alternativamente a Pasqua o a carnevale, una settimana durante le vacanze
autunnali ogni biennio e tre settimane durante le ferie estive a valere dal
settembre del 2012, non senza offrire un contributo alimentare per la moglie di
fr. 2898.80 mensili. Il 6 luglio 2012 AO 1 ha proposto di respingere la
richiesta di effetto sospensivo, senza formulare osservazioni nel merito. Con
decreto del 14 settembre 2012 il presidente di questa Camera ha parzialmente
accolto la richiesta di effetto sospensivo, nel senso che ha conferito tale
beneficio al pagamento dei contributi alimentari fissati dal Pretore fino al­l'emanazione
della sentenza (giugno del 2012), ma non a quelli dovuti dopo di allora.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Le misure a protezione
dell'unione coniugale decise dai Pretori dopo il 1° gennaio 2011 sono
impugnabili con appello indipendentemente dal valore litigioso, a meno che la causa
verta su mere questioni patrimoniali. Ciò non è il caso nella fattispecie, ove
appena si consideri che controversa è anche la disciplina delle relazioni
personali tra padre e figli. Trattandosi di procedura sommaria (art. 271
lett. a CPC), inoltre, il termine di ricorso è di dieci giorni dalla notificazione
della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la decisione impugnata
è stata recapitata all'appellante il 25 giugno 2012. Introdotto il 5 luglio 2012, l'appello in esame è di conseguenza tempestivo.

 

                             2.  All'appello AP 1 acclude nuovi
documenti: un certificato del 17 maggio 2012 in cui il Ministero delle finanze romeno attesta che la ditta __________ E__________, con sede ad 

                                  __________, versa all'appellante
interessi su un mutuo da essa ottenuto, una dichiarazione del 2 luglio 2012 in cui L__________ P__________ conferma l'ammontare dei mutui contratti e degli interessi pagati
dalla E__________, numerosi estratti del luglio 2012 in cui la __________, succursale di __________, attesta il pagamento di ammortamenti da parte
del convenuto su determinati prestiti e un “contratto di credito” del 1°
settembre 2011 stipulato fra la stessa banca e l'appellante. Ora, nuovi mezzi
di prova sono proponibili in appello se vengono immediatamente addotti e se
dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile farli valere nemmeno con
la diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 CPC).
La regola vale anche nelle cause rette dal principio inquisitorio “attenuato” (“limitato”, “sociale”) che informa le procedure
sommarie (art. 272 CPC) come le protezioni dell'unione coniugale (DTF
138 III 626 consid. 2.2; I CCA, sentenza inc. 11.2012.79
dell'11 marzo 2013, consid. 2). In concreto i documenti successivi all'emanazione
della sentenza impugnata (22 giugno 2012) sono sicuramente ricevibili. Dubbia è
l'ammissibilità degli altri. Sia come sia, tali atti poco o punto influiscono –
come si vedrà oltre (consid. 10b) – sull'esito del giudizio. Conviene procedere
senza indugio, di conseguenza, alla trattazione dell'appello.

 

                              I.  Sull'attribuzione
dell'alloggio coniugale

 

                             3.  Litigiosa è anzitutto
l'assegnazione dell'alloggio coniugale alla moglie. Il Pretore ha attribuito l'abitazione
a quest'ultima, confermando l'assetto cautelare decretato il 5 maggio 2010
(sopra, lett. C). Egli ha motivato tale decisione con l'argomento che il diritto
di proprietà del convenuto non è determinante, che la florida situazione
economica consente al medesimo di trasferirsi altrove, che l'età della moglie non
è di rilievo, che lo stabile dei genitori a __________ non è sufficiente per
ospitare lei e i due figli, che il marito stesso ha preso in locazione un
appartamento (sempre in via __________ a __________) fino al luglio del 2013, che
non sarebbe equo imporre alla moglie un consumo di capitale per condurre in locazione
un appartamento proprio e che l'assegnazione dell'alloggio coniugale alla medesima
non impedisce al marito – dandosene la necessità – di ipotecare il fondo
(sentenza impugnata, consid. 4.2).

 

                                  a)   L'appellante
rivendica l'attribuzione della casa, facendo valere di vivere in comunione
domestica con i due figli del primo matrimonio (L__________ e S__________), di
dover ospitare la figlia N__________ durante i diritti di visita, come pure –
durante i diritti di visita – gli stessi S__________ e R__________, i quali “hanno
diritto a un loro spazio adeguato”. Egli sottolinea inoltre l'esigenza di ricuperare
un ufficio proprio come quello che aveva nell'abitazione coniugale, indispensabile
per la sua attività. A suo avviso lede l'uguaglianza di trattamento fra coniugi
il fatto che l'istante occupi “ad un costo irrisorio” uno stabile sproporzionato
di sei locali e mezzo, e ciò per il solo motivo ch'egli gode di una florida condizione
economica. Alla moglie va fissato in realtà – egli soggiunge – un termine fino
al 30 giugno 2013 per trasferirsi altrove, anche perché costei intende profittare
della situazione processuale facendo durare la causa (memoriale, pag. 10 a 12).

 

                                  b)  I
criteri che disciplinano giusta l'art. 176 cpv. 1 n. 2 CC l'attribuzione di un alloggio
coniugale pendente causa ove le parti non trovino un accordo sono già stati riassunti
da questa 

                                      Ca­mera
(RtiD I-2009 pag. 623 n. 19c con richiami; identici 

                                       principi
figurano nella sentenza del Tribunale federale 5A_298/2014 del 24 luglio 2014,
consid. 3.3.2 con rinvii). La giurisprudenza ha precisato, ancora più recentemente,
che a tal fine il giudice pondera i contrapposti interessi delle parti facendo
capo al proprio potere d'apprezzamento, in modo da giungere alla soluzione più
adeguata tenendo conto delle circostanze del caso specifico. Il ragionamento da
seguire, a doppio stadio, è quello in appresso.

 

                                       In
primo luogo il giudice esamina a chi l'abitazione coniugale sia più utile. Ciò
implica l'attribuzione dell'alloggio al coniuge che ne trae oggettivamente il maggior
beneficio in vista delle proprie esigenze concrete. Sotto questo profilo vanno
considerati anche gli interessi di un figlio che, affidato al coniuge 

                                       istante,
deve poter rimanere per quanto possibile nel suo ambiente domestico quale luogo
degli affetti, delle propensioni e delle consuetudini di vita. Vanno
considerati altresì gli interessi professionali o personali del coniuge medesimo,
ove questi eserciti – ad esempio – la propria attività nello stabile, oppure ove
l'alloggio sia stato sistemato appositamente – ad esem­pio – in funzione dello stato
di salute di lui.

 

                                       In
secondo luogo, nel caso in cui il criterio di assegnazione appena enunciato
non dia risultati chiari, il giudice valuta a quale coniuge possa più ragionevolmente
imporsi un trasloco, ponderate tutte le circostanze concrete. In tale ambito entra
in considerazione – segnatamente – lo stato di salute o l'età avanzata di uno
dei coniugi che, per quanto non viva in un immobile sistemato in funzione delle
sue precipue esigenze, sopporterebbe con difficoltà un trasferimento, come pure
lo stretto legame – ad esempio di natura affettiva – che un coniuge intrattiene
con il luogo di domicilio. Motivi di carattere economico non sono invece
determinanti, a meno che le risorse finanziarie non permettano ai coniugi di
conservare l'abitazione.

 

                                       Se
nemmeno il secondo criterio dà risultati chiari, il giudice tiene conto dello
statuto del fondo e attribuisce l'abitazione al coniuge che ne è proprietario o
che beneficia di diritti d'uso sull'alloggio (metodologia esposta nella
sentenza del Tribunale federale 5A_416/2012 del 13 settembre 2012, consid. 5.1.2
con numerosi rimandi, pubblicato in: SJ 2013 I 159).

 

                                  c)   Nella
fattispecie il Pretore avrebbe dovuto esaminare così – in primo luogo – a chi
l'abitazione coniugale fosse più utile, attribuendo l'uso dello stabile alla
parte che ne traesse oggettivamente il maggior beneficio in vista delle proprie
esigenze concrete. Prioritariamente avreb­be dovuto considerare perciò gli interessi
di S__________ (nato il 4 settembre 2006) e R__________ (nato il 22 aprile
2008) che, affidati all'istante, erano legittimamente interessati a rimanere
per quanto possibile nel loro ambiente domestico quale luogo degli affetti,
delle propensioni e delle consuetudini di vita. Nell'appello il convenuto fa valere
che l'abitazione coniugale sarebbe più confacente ai propri interessi rispetto
all'appartamento da lui preso in locazione poco lontano (di cinque locali e
mezzo: doc. 37), ma non spiega perché tale interesse sarebbe preminente rispetto
alla posizione di S__________ e R__________. Della sorte loro in caso di
trasloco, per vero, egli non sembra curarsi. Pretende di allontanare entrambi dal­l'abitazione
coniugale per insediarvisi insieme con i figli del primo matrimonio, ma agli
interessi di S__________ e R__________ neppure allude, salvo rivendicare “un
loro spazio adeguato” per consentire a lui stesso l'esercizio del diritto di
visita. Ciò bastava perché il Pretore concludesse il ragionamento al primo
stadio, respingendo senz'altro la rivendicazione del convenuto.

 

                                  d)  Si
aggiunga che le altre argomentazioni addotte dall'appellante non sono solo inconferenti,
ma finanche prive di pertinenza. Intanto perché la necessità di ricuperare un
ufficio proprio come quello che egli aveva nell'abitazione coniugale,
indispensabile per la sua attività, non consta impedirgli di gestire i suoi
affari dall'appartamento preso in locazione (sul tema: sentenza del Tribunale
federale 5A_575/2011 del 12 ottobre 2011, consid. 5.2.1). Oltre a ciò, perché
i due vani dell'abitazione coniugale rimasti vuoti dopo la sua partenza non
giustificano l'allontanamento di S__________ e R__________, il convenuto avendo
mezzi sufficienti per lasciare i figli nel loro ambiente. Che poi la moglie
intenda procrastinare il contenzioso giudiziario per sfruttare la situazione è una
mera asserzione, se appena si considera che la procedura a tutela dell'unione
coniugale risulta combattuta da entrambe le parti in un confronto a tutto
campo. Quanto infine alla lamentata disparità di trattamento logistico, l'appellante
non fa valere di essere sprovvisto di risorse per prendere in locazione –
volendo – un appartamento più grande o che alloggi del genere non siano
reperibili sul mercato locale. Al proposito l'appello è destinato perciò all'insuccesso.

 

                             II.  Sul
diritto di visita ai figli

 

                             4.  Per quanto riguarda le
relazioni personali dell'appellante con S__________ e R__________, il Pretore ha
confermato la regolamentazione dispo­sta nel decreto cautelare del 17 gennaio
2011 (già adottata senza contraddittorio il 30 settembre 2010), che prevedeva incontri
ogni martedì pomeriggio dalle ore 15.00 alle 19.00 e ogni sabato mattina dalle ore
9.00 alle 13.00. Il primo giudice non ha trascurato che nel giro di neanche tre
mesi (il 4 settembre 2012) S__________ avrebbe compiuto sei anni, ciò che
avrebbe anche potuto giustificare un'estensione degli incontri, ma ha ritenuto
che differenziare le visite tra S__________ e R__________ sarebbe servito solo
ad appagare i desideri del convenuto, senza che S__________ ne traesse vantaggi
particolari. Onde la conferma dell'assetto cautelare fino al 6° compleanno di R__________,
che sarebbe intervenuto il 22 aprile 2014 (sentenza impugnata, consid. 7).

 

                                  a)   L'appellante
si duole che la disciplina delle visite decisa dal Pretore risale al 2010,
quando S__________ e R__________ erano ancora piccoli, e assevera che oggi non
è più adeguata, i figli non potendo rima­nere con lui più di quattro ore
consecutive. Ciò appare ancor meno giustificato pensando al fatto che nel
settembre del 2012 S__________ avrebbe raggiunto l'età scolastica e che un incontro
di poche ore (non più possibile per altro il martedì pomeriggio, allorché il
figlio sarebbe andato a scuola) non consente di svolgere con lui alcuna
attività durante il tempo libero, pregiudicando per finire un positivo sviluppo
del ragazzo e un rapporto personale fra padre e figlio che – come quello con R__________
– è ottimo. Il convenuto proponeva così che dal settembre del 2012 il suo
diritto di visita a entrambi i figli fosse quello abitualmente riconosciuto
dalla giurisprudenza ticinese a ragazzi in età scolastica, ovvero un fine
settimana ogni quindici giorni (nella fattispecie dal sabato alle ore 9.00 fino
alla domenica alle ore 19.00), più una settimana a Natale, una settimana
alternativamente a Pasqua o a carnevale, una settimana ogni biennio durante le
vacanze di Ognissanti e tre settimane durante le ferie estive (memoriale, pag. 12 a 16).

 

                                  b)  Che
la regolamentazione dei diritti di visita disposta dal Pretore nella sentenza in
rassegna sia superata è evidente. Lo stesso giudice ne indicava l'orizzonte
temporale nell'aprile del 2014, quando R__________ avrebbe compiuto i sei anni.
Sta di fatto che, relativamente a S__________, simile disciplina non sarebbe
resistita alla critica nemmeno se questa Camera avesse statuito prima
dell'aprile del 2014. Le relazioni
personali cui si riferisce l'art. 273 cpv. 1 CC infatti non sono solo un
diritto del genitore privo della custodia parentale, ma – come rammenta il
testo della norma – anche del figlio minorenne. Data la comunione di destini
insita nella relazione fra genitori e figli, per vero, il rapporto di questi
ultimi con entrambe le figure parentali è essenziale e può svolgere un ruolo
decisivo nel processo che coinvolge i figli alla ricerca della loro identità
(DTF 123 III 452 consid. 3c, richiamata in: I CCA, sentenza inc. 11.2003.61 del
14 aprile 2004, consid. 7).

 

                                        Ne
discende che concedere a un figlio in procinto di raggiungere l'età scolastica
(come S__________) di incontrare il padre alla stessa stregua di un bam­bino in
età prescolastica (come R__________) solo perché non sarebbe “stringente”
differenziare tra l'uno e l'altro (sentenza impugnata, consid. 7a) era insostenibile,
se non addirittura arbitrario. Per il bene del figlio le relazioni personali di
un minorenne con il genitore privo di custodia parentale vanno commisurate
anche – come si è appena detto – allo sviluppo psicofisico del figlio stesso e
all'evolversi delle sue esigenze. Tant'è che la giurisprudenza distingue tra
diritti di visita abituali a figli in età prescolastica (RtiD II-2004 pag. 620 consid. 10) e a figli in età scolastica (RtiD
I-2005 pag. 778 n. 58c). Un ragazzo in età scolastica non deve dunque vedersi
limitare i propri diritti alle relazioni personali con un genitore per il solo
motivo di avere un fratello in età prescolastica i cui diritti di visita siano
– inevitabilmente – meno estesi. Neppure se i genitori sono in conflitto tra
loro (DTF 131 III 209 con rinvii, 118 II 241). E se il fratello minore

                                       esprime
“delusione” (decreto cautelare del 17 gennaio 2011, consid. 4), incombe ai
genitori spiegargli che un'estensione delle visite sarà concessa anche a lui più
tardi. Non si tratta di un motivo, in ogni modo, per trattare un figlio di 6
anni come se frequentasse ancora il giardino d'infanzia. Diversa sarebbe la
situazione qualora il diritto di visita abituale a ragazzi in età scolastica fosse
risultato pregiudizievole per S__________. Tale non risultava essere però il
caso in concreto.

 

                                  c)   Ciò
posto, S__________ e R__________ hanno raggiunto entrambi l'età scolastica in
pendenza di appello e non sussiste ragione per cui non debbano vedersi riconoscere
– in linea di principio – gli stessi diritti di cui fruiscono i loro coetanei
che ricevono visite da genitori non affidatari. Su questo punto la richiesta
del convenuto si dimostra provvista di buon fondamento, non solo per quanto riguarda
S__________, ma – dall'aprile del 2014 – anche per quel che è di R__________.
Certo, il diritto di visita abitualmente riconosciuto nel Cantone Ticino a
genitori di figli in età scolastica è un parametro orientativo. Va poi
attagliato alla fattispecie tenendo conto dell'età dei minorenni, del loro
sviluppo fisico e psichico, della loro opinione, del legame con il genitore non
affidatario, del carattere di quest'ultimo, della distanza tra le abitazioni
dei genitori medesimi, dei desideri espressi da costoro, di eventuali conflitti
interni e così via (I CCA, sentenza inc. 11.2009.40 del 16 febbraio 2011,
consid. 5). Non consta però – né l'istante fa valere – che in concreto l'uno o
l'altro dei fattori testé elencati induca a scostarsi dal diritto di visita usuale
invalso nella giurisprudenza ticinese, le relazioni tra padre e figli apparendo
ineccepibili.

 

                                       Nelle
condizioni descritte nulla giustifica pertanto che i ragazzi incontrino il padre
meno di un fine settimana su due, una settimana a Natale, una settimana
alternativamente a Pasqua o a carnevale, una settimana ogni biennio durante le
vacanze di Ognissanti e tre settimane durante le ferie estive (RtiD I-2005 pag. 778
n. 58c). L'inizio del diritto di visita quindicinale alle ore 9.00 del sabato
non è in discussione, come non è contestato che i figli debbano rientrare al
domicilio la domenica entro le ore 19.00. L'appellante chiede che si precisino
i fine settimana nel primo e nel terzo di ogni mese, ma così facendo i figli
perderebbero un'occasione di incontro nell'ipotesi in cui un mese comprendesse
cinque sabati e cinque domeniche (come ad esempio l'agosto del 2014). Ad ogni
buon conto, dovessero sorgere divergenze sull'attuazione pratica delle visite o
dovesse – per motivi che sfuggono a questa Camera – rivelarsi inadeguato il
regime ordinario degli incontri, entrambi i genitori potranno sempre chiedere
la modifica di tempi e modi (art. 179 cpv. 1 CC), rivolgendosi all'autorità di
protezione dei minori (art. 275 cpv. 1 con rinvio all'art. 315b cpv. 2
CC; Meier in: Commentaire romand,
CC I, Basilea 2011, n. 28, nota 69 ad art. 315/315a/315b). Su questo
punto l'appello merita quindi accoglimento.

 

                            III.  Sul
contributo alimentare per l'istante

                                  

                             5.  Riguardo al contributo di
mantenimento per la moglie, l'appellante contesta dapprima il metodo di calcolo
applicato dal Pretore (e abitualmente adottato da questa Camera), che consiste
nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli
minorenni, suddividendo l'eccedenza a metà. Il convenuto reputa che nel caso in
esame non si giustifichi di suddividere a metà l'eccedenza del bilancio familiare,
sia perché durante la comunione domestica la moglie sosteneva un tenore di vita
“assolutamente nella norma” con un fabbisogno proprio non superiore a fr.
2673.– mensili (memoriale, pag. 17 a 20), sia perché durante la vita in comune
i redditi coniugali erano destinati solo in parte alle spese correnti della
famiglia (memoriale, pag. 25 nel mezzo). Ciò vale a maggior ragione per i
redditi conseguiti dopo la separazione dei coniugi, in particolare gli
interessi versati dalla E__________ e il maggior reddito generato dagli immobili
a __________ e __________ dal marzo del 2011 (memoriale, pag. 25 in alto),
di cui la famiglia non profittava. Suddividendo l'eccedenza del bilancio
familiare a metà, il Pretore farebbe beneficiare perciò la moglie di un livello
di vita più alto rispetto a quello ch'essa effettivamente sosteneva durante la
comunione domestica (memoriale, pag. 20).

 

                                  a)   Ove
sia giustificata una sospensione della comunione domestica, “ad istanza di uno
dei coniugi” il giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale
“stabilisce i contributi pecuniari dovuti da un coniuge all'altro” (art. 176
cpv. 1 n. 1 CC). L'art. 163 cpv. 1 CC non precisa quale metodo si applichi per
la fissazione di tali contributi, limitandosi a disporre che “i coniugi
provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito
mantenimento della famiglia”. Sicuramente conforme al diritto federale è il
criterio – abitualmente adottato da questa Camera – che consiste nel dedurre
dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli, suddividendo
l'eccedenza a metà. Il fabbisogno dei genitori corrisponde in tal caso al
minimo esistenziale del diritto esecutivo “allargato” (sulla nozione di
“fabbisogno minimo”: DTF 114 II 394 consid. 4b; cfr. anche pag. 27 consid. 2a),
il fabbisogno dei figli è quello in denaro stimato sulla base delle raccomandazioni
pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton
Zurigo.

 

                                  b)  Il
metodo di calcolo appena citato non deve condurre però a una ridistribuzione
del patrimonio coniugale (attraverso tesaurizzazioni) o a una liquidazione
anticipata del regime dei beni. Il limite superiore del diritto al mantenimento
è costituito, per principio, dal tenore di vita che i coniugi sostenevano
durante la comunione domestica (RtiD I-2013 pag. 717 consid. 3a con rinvio a
RtiD I-2007 pag. 737 consid. 4a e 4b). Se non è possibile garantire a
entrambi il livello di vita anteriore alla separazione, ogni coniuge ha diritto
a un tenore di vita simile a quello dell'altro (DTF 121 I 100 consid. 3b, 118
II 378 consid. 20b con riferimenti; da ultimo: sentenza del Tribunale federale
5A_15/2014 del 28 luglio 2014, consid. 5.2.1). Il metodo di calcolo in questione
non si applica, di conseguenza, quando sia reso verosimile che durante la vita
in comune i coniugi non destinassero tutti i loro redditi al mantenimento della
famiglia, ma vivessero in modo parsimonioso per destinare una parte di tali
redditi ad altri scopi (ad esempio al risparmio, prevedendo l'acquisto di una
casa). Per il suo relativo schematismo tale metodo non si applica nemmeno qualora
durante la comunione domestica i coniugi vivessero in condizioni particolarmente
agiate. Tanto nell'una quanto nell'altra ipotesi il metodo di calcolo ancorato
al riparto paritario dell'eccedenza lascia spazio a quello fon­dato sull'ammontare
del dispendio effettivo. Spetta in tali casi al coniuge che postula il
contributo di mantenimento rendere verosimili quali siano le spese necessarie
per conservare il proprio tenore

                                       di
vita anteriore alla separazione (RtiD I-2013 pag. 717 consid. 3a con
rinvio a RtiD I-2007 pag. 737 consid. 4a e 4b; 

                                       analogamente:
I CCA, sentenza inc. 11.2011.185 del 30 dicembre 2013, consid. 6a; da
ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2012.38 del 10 marzo 2014, consid. 4b).

 

                             6.  La giurisprudenza del
Tribunale federale in materia di contributi alimentari per un coniuge nelle
procedure a tutela dell'unione coniugale (o nei procedimenti cautelari relativi
a cause di divorzio) è stata compendiata anche dalla dottrina nei termini che seguono
(Hohl in: Fountoulakis/Pi­chon­naz/Rumo-Jungo,
Droit de la famille et nou­velle procédure, Ginevra/Zu­rigo/Ba­silea 2012, pag.
95 seg. con citazioni; v. anche Chaix
in: Commentaire Romand, Code civil I, Basilea 2010, n. 10 ad art. 176).

 

                                  a)   Coniugi
che versano in una situazione finanziaria favorevole o particolarmente
favorevole

                                       Si
tratta del caso in cui i costi supplementari dovuti a due 

                                       economie
domestiche separate siano coperti. In simili circostanze il coniuge richiedente
può pretendere che il contributo di mantenimento gli assicuri lo stesso tenore
di vita anteriore alla separazione. Fa stato così il metodo di calcolo fon­dato
sull'ammontare del dispendio effettivo. Incombe al coniuge che postula il
contributo di mantenimento rendere verosimili quali siano le spese necessarie
per conservare il suo livello di vita
anteriore alla separazione (sentenza del Tribunale federale 5A_778/2013 del 1°
aprile 2014, consid. 5.1; sentenza 5A_41/2011 del 10 agosto 2011,
consid. 4.1; sentenza 5A_27/2009 del 2 ottobre 2009, consid. 4; sentenza
5A_288/2008 del 27 agosto 2008, consid. 5.4; sentenza 5A_732/2007 del 4 aprile
2008, consid. 2; DTF 115 II 426 consid. 3).

                                       Il
metodo di calcolo abituale che consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei
coniugi i fabbisogni loro e dei figli, suddividendo l'eccedenza a metà, è per
principio inapplicabile. Vi si può ricorrere, tutt'al più, ove l'ammontare
dell'eccedenza non sia tale da comportare una ridistribuzione del patrimonio
coniugale o una liquidazione anticipata del regime dei beni (sopra, consid. 5a).
Ad ogni modo tale metodo non entra in linea di conto se durante la vita in
comune i coniugi non destinavano tutti i loro redditi al mantenimento della famiglia,
ma vivevano in modo parsimonioso per destinare una parte di tali redditi ad
altre finalità (sopra, loc. cit.).

 

                                  b)  Coniugi
che versano in una situazione finanziaria media o modesta

                                       Si
tratta del caso in cui i coniugi non accantonavano risparmi durante la vita in
comune o in cui il coniuge richiedente non renda verosimile che durante la vita
in comune si accumulavano risparmi o in cui le entrate coniugali siano interamente
assorbite dalle due economie domestiche separate (DTF 137 III 106 consid. 4.2.1.1 in fine). I redditi
coniugali non eccedono di solito, in circostanze del genere, fr. 8000.– o
9000.– mensili complessivi (sentenza del Tribunale federale 5A_288/2008
del 27 ago­sto 2008, consid. 5.4, richiamato ancora nella sentenza
5A_778/2013 del 1° aprile 2014, consid. 5.1), anche se non si possono escludere
redditi più alti (DTF 137 III 107 consid. 4.2.1.3: entrate coniugali di fr. 23 658.– mensili). Si fa capo in siffatte condizioni
al metodo di calcolo abituale che consiste nel dedurre dal reddito complessivo
dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli, suddividendo l'eccedenza a metà (una
diversa chiave di riparto come quella evocata in DTF 126 III 8 non riguar­da il
Cantone Ticino, dove il fabbisogno del coniuge affidatario non è mai stato
calcolato nel modo ivi esposto).

                                       

                                  c)   Coniugi
che versano in una situazione finanziaria deficitaria

                                       Si
tratta del caso in cui il bilancio coniugale registri un ammanco. Il coniuge
debitore del contributo alimentare ha diritto di conservare l'equivalente del
proprio minimo esistenziale calcolato secondo la legge federale sulla
esecuzione e sul fallimento (DTF 137 III 62 consid. 4.2.1, 135 III 67 consid. 2,
133 III 59 consid. 2).

 

                             7.  Nella fattispecie
l'appellante contesta – come detto – il metodo di calcolo abituale ancorato al
riparto paritario dell'eccedenza applicato dal Pretore, affermando che nel caso
in esa­me si deve far capo a quello fon­dato sull'ammontare del dispendio
effettivo perché durante la vita in comune i redditi coniugali erano destinati
solo in parte alle spese correnti della famiglia, ma anche perché durante la
comunione domestica la moglie viveva in modo parsi­monioso. La prima giustificazione
è verosimile, lo stesso Pretore avendo accertato che già prima della
separazione l'appellante destinava parte dei suoi cospicui redditi (accertati
tra fr. 26 635.– e fr. 33 250.– mensili) a interventi edili nei propri
stabili di __________ e __________ (sentenza impugnata, pag. 28 a metà). Del resto appare poco plausibile che eccedenze nel bilancio familiare calcolate dal
Pretore tra fr. 9310.95 e addirittura fr. 15 925.95
mensili fossero destinate interamente all'economia domestica, seppure l'appellante
medesimo ridiscuta tali cifre. Anzi, ammontari di tale indole sono suscettivi
di comportare una ridistribuzione del patrimonio coniugale. Ne segue che a
ragione il convenuto rimprovera al Pretore di avere adottato un criterio di
calcolo inidoneo a definire il contributo di mantenimento per la moglie, che
sarebbe dovuto avvenire secondo il metodo del dispendio effettivo, sicché
incombeva all'istante rendere verosimili quali fossero le spese necessarie per
conservare il suo livello di vita anteriore alla separazione.

 

                             8.  Il Pretore ha accertato il
fabbisogno di AO 1 nel caso specifico in fr. 3587.15 mensili così
composti: minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario
fr. 1350.–, costo dell'alloggio fr. 449.– (già dedotte le quote
comprese nei fabbisogni in denaro dei due figli), riscaldamento fr. 100.–, manutenzione
ordinaria dell'immobile fr. 500.–, assicurazione dello stabile fr. 102.75,
premio della cassa malati fr. 166.50.–, assicurazione dell'economia domestica e contro la
responsabilità civile fr. 25.90, assicurazione dell'automobile fr.
115.–, imposta di circolazione fr. 118.–, onere fiscale fr. 660.– (sentenza
impugnata, pag. 21 a 24).

 

                                  a)   L'appellante
contesta la spesa di fr. 500.– mensili inserita dal Pretore nel fabbisogno
della moglie per la manutenzione dell'alloggio coniugale (sentenza impugnata,
pag. 21 lett. e), facendo valere che l'onere non è stato reso verosimile (appello,
pag. 20 lett. a). Così argomentando, egli non si confronta tuttavia con la
motivazione del Pretore, il quale ha spiegato che, ricevendo l'importo fisso di
fr. 500.– mensili, l'istante è responsabile della manutenzione ordinaria dello
stabile e dei relativi impianti (piscina e abbonamenti vari), così come del
pagamento della tassa di allacciamento alle canalizzazioni e di quella
dell'acqua potabile. Il convenuto non pretende che tali spese non sussistano. Opina
che la moglie deve affrontarle “con i propri mezzi”, ma non asserisce che durante
la vita in comune questa coprisse simili esborsi di tasca propria. Inconsistente,
l'argomentazione cade dunque nel vuoto.

 

                                  b)  Il
convenuto critica anche il premio per l'assicurazione dell'automobile (fr.
115.– mensili) e l'imposta di circolazione (fr. 118.– mensili) che il
Pretore ha riconosciuto nel fabbisogno personale dell'istante, facendo valere una
volta ancora che si tratta di uscite non rese verosimili (sentenza impugnata,
pag. 20 lett. b). Dimentica però che la fine della vita in comune non
preclude a un coniuge il diritto di mantenere, per quanto le condizioni economiche
della famiglia lo permettano, il tenore di vita precedente. Il coniuge che
durante la vita in comune aveva a disposizione un'automobile ha diritto così di
vedersi inserire nel proprio fabbisogno i costi del veicolo anche dopo la separazione
(RtiD I-2010 pag. 699 n. 20c con richiami). L'appellante non contesta che
durante la comunione domestica l'istante avesse in dotazione un'automobile, né asserisce
che i costi del veicolo fossero inferiori a quelli addotti. Del resto egli ha rinunciato
al dibattimento finale, rinunciando in tal modo a contestare anche le spese di
fr. 115.– e di fr. 118.– mensili esposte da AO 1 nel memoriale
conclusivo (pag. 12). Non soccorrono quindi gli estremi perché egli possa contestarle
ora in appello (art. 317 cpv. 2 CPC).

 

                                  c)   Ne
segue che il tenore di vita sostenuto da AO 1 prima di separarsi risulta essere
quello calcolato dal Pretore (fr. 3587.15 mensili). L'appellante oppone che il livello
di vita della moglie corrisponde a quanto egli si era impegnato a versarle in
una convenzione matrimoniale del 14 novembre 2008 (con cui i coniugi avevano
adottato la separazione dei beni), nella quale figura la seguente clausola
(doc. 26, punto II/1):

                                       Avuto riguardo del contesto sociale, personale e
culturale delle parti il marito riconosce alla moglie un indennizzo per il suo
lavoro di madre pari a fr. 35 000.– l'anno, fintanto che la medesima non avrà una
propria attività lucrativa che la renda finanziariamente indipendente.

                                               Questo
credito potrà venir fatto valere in ogni tempo, al più tardi al momento dello
scioglimento del vincolo.

                                  

                                       A
parere dell'appellante con quell'“indennizzo” annuo, pari a fr. 2916.65
mensili, la moglie sostentava sé stessa, i figli comuni e i genitori di lei (memoriale,
pag. 19 in fondo), tanto che dal giorno del matrimonio (8 settembre 2007) al
30 no­vembre 2010 essa ha prelevato in media, dai conti di lui, fr. 2673.–
mensili (doc. 27). In realtà il convenuto cerca di 

                                       equivocare
sui termini. La citata clausola convenzionale fissa in favore dell'istante “un
indennizzo per il suo lavoro di madre”, ma non prevede affatto che tale importo
dovesse servire al mantenimento di lei o dei figli (si veda per altro l'art.
164 cpv. 1 CC). Le cifre cui l'appellante allude, per altro, erano prelevate da
conti suoi ed egli non rende verosimile che l'“indennizzo” spettante alla
moglie fosse depositato su quei conti. A minor ragione ove si pensi che ben fr.
51 041.65 con interessi sono stati da lui
versati alla moglie in blocco, come egli medesimo ricorda (appello, pag. 15 nel
mezzo). La conclusione che discende da un esame di apparenza come quello che governa
le misure a protezione dell'unione coniugale può essere solo quella, di
conseguenza, per cui il tenore di vita sostenuto dalla moglie prima della
separazione corrispondesse – per quanto risulta dagli atti – alla somma calcolata
dal Pretore (fr. 3587.15 mensili), cui si aggiungeva l'indennizzo pattuito per
convenzione (fr. 2916.65 mensili). Per conservare il livello di esistenza
anteriore raggiunto durante la comunione domestica occorrono così all'istante fr. 6410.–
mensili (arrotondati). 

 

                             9.  La questione è ancora di
sapere in che misura la moglie possa sopperire da sé al proprio tenore di vita
e se l'appellante sia in grado di versarle quanto manca. Il Pretore ha
accertato il reddito dell'istante in fr. 3491.65 mensili: fr. 2916.65 dal noto
“indennizzo” convenzionale e fr. 575.– di interessi da patrimonio proprio
(sentenza impugnata, pag. 26). L'appellante eccepisce che il patrimonio della
moglie, di fr. 460 000.–, è costituito di
azioni e obbligazioni, sicché rende non solo l'1.5% annuo stimato dal Pretore, ma
almeno il 2.5% (memoriale, pag. 23 in fondo). Egli non indica tuttavia da quali
documenti – sempre che siano stati prodotti – si evinca in che consista la
sostanza di AO 1 né da quali documenti si desumerebbe un rendimento medio del
2.5% annuo. Simili indicazioni non figuravano, del resto, nemmeno nel memoriale
conclusivo (pag. 15 verso il basso). In condizioni simili giova far capo così
al rendimento medio che questa Camera presume nell'ipotesi di sostanza mobiliare
di cui non sia documentata la resa, parametro ispirato ai saggi d'interesse
fissati dal Consiglio federale per gli averi di vecchiaia in materia di
previdenza professionale (RtiD I-2010 pag. 701 consid. 6 con rinvii). Ora, quel
tasso era del 2% allorché l'istante ha avviato la procedura, è sceso all'1.5%
il 1° gennaio 2012 (e tale era quando il Pretore ha giudicato) ed è
risalito all'1.75% il 1° gennaio 2014 (art. 12 OPP 2: RS 831.441.1). Considerato
che per due anni circa il saggio è rimasto al 2%, per altri due anni all'1.5% e
dal 1° gennaio 2014 si è attestato all'1.75%, conviene applicare nella
fattispecie l'aliquota dell'1.75%. Il rendimento della sostanza mobiliare della moglie può dunque presumersi di
fr. 670.– mensili (1.75% di fr. 460 000.–).
In tale misura l'istante può sovvenzionare da sé il proprio tenore di vita.

 

                           10.  Per quel che riguarda la
capacità contributiva del marito, il Pretore ha accertato redditi per fr. 23 143.35 mensili dal 17 maggio al 30 giugno 2010,
per fr. 24 758.35 mensili dal 1° luglio
2010 al 28 febbraio 2011 e per fr. 29 758.35
dal 1° marzo 2012 in poi (sentenza impugnata, pag. 27 a 29). Tali redditi si compongono dei proventi generati dagli immobili a __________ e __________,
cui si aggiungono interessi di fr. 8333.– mensili corrisposti all'appellante
dalla E__________ di __________ (“che si occupa di immobiliare”: interrogatorio
formale del 29 marzo 2011, risposta n. 11) su un mutuo di fr. 3 000 000.–
da lui concesso il 15 luglio 2008 senza garanzie. Il convenuto fa valere
nell'appello che in seguito al parziale rimborso del mutuo gli interessi
versati dal­l'azienda romena nel 2011 si sono ridotti a fr. 68 038.– e sono ulteriormente scesi a fr. 60 000.– annui nel 2012. Egli sottolinea

                                  inoltre che la E__________ ha
cominciato i versamenti solo nel dicembre del 2010, quando i coniugi erano separati
da oltre sei mesi, sicché tali introiti non sono mai stati a disposizione del­l'economia
dome­stica (memoriale, pag. 24). Quanto agli stabili di __________ e __________,
egli fa notare che il loro reddito è passato da fr. 35 000.– a fr. 40 000.–
mensili, una volta ancora, solo dopo la separazione dei coniugi, nel marzo del
2011, di modo che la moglie non ne ha mai beneficiato (pag. 25 in alto). Infine l'appellante si duole che il Pretore abbia calcolato gli oneri 

                                  ipotecari da lui dovuti sui due
stabili in fr. 6690.– mensili (__________), rispettivamente in fr. 7083.–
mensili (__________), mentre in realtà essi ammontano a fr. 16 000.– mensili (memoriale, pag. 25 in fondo).

 

                                  a)   L'appellante
ricorda a ragione – con il Pretore – che per la fissazione di contributi
alimentari il giudice tiene conto del reddito conseguito dalle parti fino al
momento del giudizio (RtiD I-2004 pag. 595 n. 78c), non solo fino al momento
della separazione. Che talune entrate del marito ancora non esistessero – in
tutto o in parte – nel caso specifico al momento della separazione è possibile,
ma ciò non significa ch'esse vadano ignorate. Il matrimonio delle parti
continua. Determinante è che le nuove entrate non siano computate a titolo retroattivo,
ciò che in concreto il Pretore ha escluso espressamente (sentenza impugnata,
pag. 26 in fondo), e che il coniuge richiedente non si veda riconoscere – come
si è spiegato (consid. 5a) – più di quanto occorra per conservare il
tenore di vita sostenuto durante la vita in comune. In quanto ribadisce che l'economia
domestica non ha beneficiato di introiti da lui conseguiti dopo la separazione,
l'appellante allega perciò una tesi inconcludente.

 

                                  b)  Relativamente
agli interessi versati dalla E__________, l'appellante fa valere – come detto –
che tali versamenti si sono ridotti da fr. 100 000.–
annui nel 2010 (accertati dal Pretore) a fr. 68 038.–
annui nel 2011 e sono ulteriormente scesi a fr. 60 000.– annui nel 2012 in seguito al parziale rimborso del mutuo (passato
dai fr. 3 000
000.– iniziali a 

                                       fr.
2 004 928.–).
La ricevibilità dell'argomentazione, fondata anche su documenti nuovi, è dubbia
(sopra, consid. 2), mal comprendendosi perché il convenuto non potesse evocare
la scalarità degli interessi almeno nel memoriale conclusivo davanti al Pretore
(silente: pag. 19 e 20) anziché limitarsi a dichiarare l'introito di fr. 100 000.– annui durante il suo interrogatorio
formale (verbale del 29 marzo 2011, risposta n. 11). Comunque sia, si volesse
anche transigere al riguardo e riconoscere che nel 2011 il convenuto ha percepito
interessi non più per fr. 8333.– mensili, ma solo per fr. 5670.– mensili, ulteriormente
calati a fr. 5000.– mensili nel 2012, l'esito del giudizio non muterebbe,
poiché come si vedrà in appresso (consid. 11f) egli risulta ugualmente in grado di garantire alla moglie il tenore di vita sostenuto prima della separazione.

 

                                  c)   Circa
gli oneri ipotecari dovuti per i fondi a __________ e a __________ (che il
Pretore ha dedotto dai redditi degli immobili), secondo l'appellante essi ascendono
a fr. 100 000.– annui (__________),
rispettivamente a fr. 92 000.– annui (__________),
per complessivi fr. 16 000.– mensili
(memoriale, pag. 25 in fondo) invece dei fr. 13 773.– conteggiati dal Pretore. Sta di fatto ch'egli rimprovera a
quest'ultimo di essere caduto in una svista, ma non indica per nulla quali risultanze
istruttorie sorreggerebbero la propria conclusione. Il Pretore ha menzio­nato
con chiarezza i documenti su cui ha fondato il calcolo ai fini del giudizio (doc.
47, terzultimo foglio, e doc. 48: sentenza impugnata pag. 28 in alto). Spettava all'appellante citare con altrettanta chiarezza gli atti del carteggio che
suffragano la propria asserzione. Invano se ne cercherebbe traccia finanche nel
memoriale conclusivo. E in materia di contributi ali­mentari tra coniugi vige
l'applicazione del principio dispositivo (art. 277 cpv. 1 CPC), sicché non tocca
a questa Camera passare al vaglio in luogo e vece dell'appellante la ponderosa
documentazione agli atti. Insufficientemente motivato, al proposito l'appello
va dichiarato inammissibile.

 

                           11.  L'appellante avendo il
diritto di conservare – come la moglie – il tenore di vita precedente la
separazione, occorre definire il fabbisogno personale di lui. L'interessato
afferma che alla somma di fr. 10 936.90
mensili accertata il Pretore devono ancora aggiungersi le spese di trasferta a __________
e a __________ per gestire la riattazione e il risanamento degli stabili (pag. 21 a metà), le spese per le ristrutturazione degli edifici (pag. 21 in fondo), oneri fiscali per non meno di fr. 5425.90 mensili (pag. 21 a metà) e contributi di mantenimento versati ai figli non comuni L__________, S__________ e N__________
per complessivi fr. 5250.– mensili (pag. 22 in fondo).

 

                                  a)   Il
Pretore non ha riconosciuto spese di trasferta al convenuto perché questi lavora
a casa e perché spese di trasferta non sono state riconosciute nemmeno alla moglie
(sentenza impugnata, pag. 24 lett. g). Che l'appellante lavori a casa è
senz'altro vero, ma ciò non significa ch'egli possa gestire la riattazione e il
risanamento dei suoi stabili di reddito esclusivamente a distanza. Quanto alla
moglie, non si vede quali spese di trasferta avrebbe potuto esporre, non
esercitando attività lucrativa. La questione è che, sia come sia, le pretese
pecuniarie vanno quantificate (DTF 137 III 617), mentre l'appellante si limita
a rivendicare generiche “spese di trasferta”. Nel me­moriale conclusivo egli
aveva esposto invero “trasferte” per fr. 500.– mensili (pag. 21), ma
non ne aveva motivato lo scopo e il Pretore non era stato in grado di capire a
che cosa queste servissero (sentenza impugnata, pag. 24 lett. g). Nell'appello egli
non contesta di avere omesso qualsiasi motivazione della richiesta dinanzi al
Pretore. Motiva ora la pretesa per la prima volta, ma (ammesso e non concesso
che l'importo di fr. 500.– esposto nel memoriale conclusivo sia valido in
appello) non può recare fatti nuovi (lo scopo dei viaggi) che avrebbe potuto addurre
già davanti al primo giudice (art. 317 cpv. 1 CPC). Ne segue che,
irricevibile, la pretesa sfugge a ulteriore disamina.

 

                                  b)  Quanto
alla spesa per la ristrutturazione degli immobili a 

                                       __________
e a __________, il Pretore l'ha ritenuta non prioritaria rispetto al
mantenimento della famiglia, mentre i lavori edili eseguiti fino al luglio del
2011 (per fr. 1 200 000.– complessivi) risultavano essere stati finanziati con mutui
ipotecari di cui già si consideravano interessi e ammortamenti (sentenza
impugnata, pag. 28 lett. e). Nell'appello
il convenuto definisce errata l'opinione del Pretore, asserendo trattarsi
nel caso in esame di “costi già esistenti prima della separazione”, ma non
indica alcuna cifra concreta da inserire nel proprio fabbisogno personale.
Nulla figurava al proposito nemmeno nel memoriale conclusivo inoltrato al
Pretore, le poste del fabbisogno elencate dal convenuto non alludendo nemmeno
di scorcio a spese per la ristrutturazione di immobili (pag. 21). Priva una volta
ancora di ogni quantificazione, la richiesta pecuniaria dell'appellante si
rivela già di primo acchito improponibile.

 

                                  c)   In
merito all'onere fiscale l'appellante ricorda ch'egli paga imposte nel Cantoni
di Friburgo, Argovia e Ticino, oltre che imposte alla fonte dovute sui redditi
esteri, di modo che il carico tributario “prudenzialmente” stimato dal Pretore
in fr. 3000.– mensili (sentenza impugnata, pag. 24 lett. h) va aumentato almeno
a fr. 5425.90 mensili. Di per sé la rivendicazione potrebbe anche avere qualche
pertinenza. Il problema è che nulla è dato di sapere sul calcolo in base al
quale l'appellante giunge alla cifra indicata, limitandosi egli ad affermare
che il risultato “emerge dalla documentazione versata agli atti” (appello, pag.
21 lett. b). Il memoriale conclusivo presentato al Pretore, del resto, era altrettanto
laconico (pag. 21). Se non che, in un appello non basta ribadire il proprio
punto di vista; bisogna spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea o
censurabile (ancora ultimamente: sentenza del Tribunale federale 4A_38/2013 del
12 aprile 2013, consid. 3.2). L'appellante avrebbe dovuto illustrare così,
quanto meno per sommi capi, le basi del suo calcolo d'imposta, menzionando i
documenti di cui intendeva valersi. Circoscritto a un enunciato di principio,
l'appello si dimostra una volta di più irricevibile per carenza di motivazione.

 

                                  d)  Infine
l'appellante rammenta di versare contributi di manteni­mento ai figli non
comuni per complessivi fr. 5250.– mensili: fr. 1700.– a L__________, divenuto
maggiorenne il 25 novembre 2011 (già prima che statuisse il Pretore), fr.
1700.– mensili a S__________ (a lui affidata dal 17 febbraio 2012, divenuta
maggiorenne il 30 giugno 2013 in pendenza di appello), conformemente alla sentenza
di divorzio dalla prima moglie, così come fr. 1850.– mensili a N__________, dovuti
in esito a 

                                       un'azione
di mantenimento. In realtà v'è da domandarsi se tali obblighi rientrino nel
fabbisogno personale dell'appellante. Comunque sia, l'interrogativo può
rimanere irrisolto, poiché ad ogni modo l'appellante risulta in grado – come si
vedrà oltre – di versare alla moglie fr. 5740.– mensili (fr. 6410.–
mensili, compresi fr. 2916.65 mensili di “indennizzo” convenzionale, meno fr. 670.– di reddito proprio del­l'istan­te:
sopra, consid. 8c e consid. 9) e di conservare il tenore di vita precedente la
separazione (fr. 10 936.90
mensili, come ha accertato il Pretore).

 

                                  e)  Prima
di illustrare la conclusione testé menzionata si impone nondimeno una verifica
dei contributi di mantenimento fissati dal
Pretore per S__________ (fr. 1455.– mensili, assegno familiare non
compreso) e R__________ (fr. 1345.– mensili, assegno familiare non compreso),
contributi che di per sé non sono contestati. Il Pretore si è limitato nondimeno
a calcolarli fino al 6° com­pleanno dei figli, che S__________ ha compiuto il 4
settembre 2012 (neanche tre mesi dopo l'emanazione della sentenza pretorile) e
R__________ il 22 aprile 2014 (in pendenza di appello). In virtù del prin­cipio
inquisitorio illimitato che governa il
diritto di filiazione (art. 296 CPC; DTF 128 III 413 in alto, 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 118 II 294) occorre dunque che questa Camera verifichi
l'adeguatezza dei contributi alimentari anche per la seconda fascia d'età (dal
6° al 12° anno).

 

                                       Ora,
trattandosi di definire richieste introdotte nel marzo del 2010 giova applicare
la tabella di quell'anno e ancorare il fabbisogno in denaro dei figli
all'indice nazionale dei prezzi al consumo dalla decorrenza, per il che i contributi
si trovano a seguire automaticamente l'evoluzio­ne del rincaro (analogamente:
I CCA, sen­tenza inc. 11.2007.109 del 25 luglio 2011, consid. 6;
sentenza inc. 11.2011.94 del 7 aprile 2014, consid. 8). Del resto le messe a
punto periodiche delle tabelle da parte dall'Ufficio della gioventù e
dell'orientamento professionale del Canton Zurigo – le quali riportano pur
sempre valori medi statistici – si fondano dal 2000 in poi, pur con aggiustamenti puntuali, soprattutto sul carovita intervenuto da un anno all'altro
(si veda ad esempio la tabella del 2005, valida anche per il 2006, o la tabella
del 2013, valida anche per il 2014: www. ajb.zh.ch/internet/bildungsdirektion/ajb/de/kinder_jugendhilfe/
unterhalt/unterhaltsbedarf.html).

 

                                       Ciò
premesso, il fabbisogno in denaro di S__________ e R__________ dal 6° al
12° compleanno va stimato in base a quello di due figli previsto dalla tabella
2010 (decorrenza dell'obbligo alimentare) correlata alle ripetute raccomandazioni
(fr. 1700.– mensili). Da esso va tolta la posta per cura e educa­zione,
che 

                                       l'istante
può fornire in natura, non essendo occupata professionalmente (fr. 395.–
mensili). Inoltre va sostituita la voce tabellare relativa al costo dell'alloggio
(fr. 335.– mensili) con la quota pari rispettivamente a un terzo e a un quarto
della spesa a carico del genitore affidatario (fr. 1076.– mensili in media
di interessi ipotecari: sentenza impugnata, pag. 17 lett. b). Ne segue che il fabbisogno in denaro di S__________
ammonta a fr. 1330.– mensili (arrotondati) e quello di R__________ a fr. 1240.– mensili (arrotondati). Tali
fabbisogni comprendono nondimeno l'assegno familiare (RtiD
I-2005 pag. 772 consid. 7), che secondo la più aggiornata giurisprudenza
del Tribunale federale va regolato a parte (DTF 137 III 64 consid. 4.2.3 e 65
consid. 4.3.2). Dedotta tale prestazione (fr. 200.– mensili), il
fabbisogno in denaro di S__________ risulta di fr. 1130.– mensili e quello
di R__________ di fr. 1040.– men­sili. Giustamente il Pretore ha poi
applicato a tali fabbisogni, vista la situazione particolarmente favorevole in
cui versa il convenuto, la maggiorazione del 25% prevista dalle note raccomandazioni (RtiD II-2010 pag. 636 seg.).
Onde, in definitiva, un fabbisogno in denaro di fr. 1415.– mensili per quanto riguarda
S__________ e di fr. 1300.– mensili per quanto riguarda R__________. L'assegno
familiare, come si è accennato, spetta ai figli indipendentemente dal genitore
che lo riscuote. I contributi alimentari vanno adeguati inoltre all'indice nazionale
dei prezzi al consumo del novembre 2009 (indice di 116.0 punti sulla scala di
100.0 punti del maggio 1993) a valere dal gennaio del 2011.

 

                                       Ne
deriva che i contributi di mantenimento stabiliti dal Pretore (fr. 1455.–
mensili per S__________, fr. 1345.– mensili per R__________) risultano adeguati
anche per la seconda fascia d'età. È vero ch'essi sono definiti in base alla
citata tabella del 2010 non sono indicizzati, ma è altrettanto vero che risultano
lievemente più alti di quanto tale direttiva dispone. Non vi è ragione quindi
perché questa Camera intervenga al riguardo.

 

                                  f)  Rimane
da verificare se, conservando il suo tenore di vita 

                                       anteriore
alla separazione (fr. 10 936.90
mensili: sopra, consid. 11d), l'appellante sia in grado di garantire lo stesso
tenore di vita anche alla moglie (fr. 5740.– mensili: sopra, consid. 11d),
a S__________ (fr. 1455.– mensili) e a R__________ (fr. 1345.– mensili), senza
dimenticare ch'egli deve provvedere anche a L__________ (fr. 1700.– mensili), a
S__________ (fr. 1700.– mensili) e a N__________ (fr. 1850.– mensili). L'appellante
sostiene, come si è accennato (consid. 10b), che nel 2011 egli ha percepito
interessi dalla E__________ per soli fr. 5670.– mensili (non più per fr.
8333.– mensili come nel 2011), ulteriormente calati a fr. 5000.– mensili nel
2012, di modo che rispetto a quanto ha accertato il Pretore le sue entrate sono
inferiori di fr. 2663.– mensili nel 2011 e di altri fr. 670.– mensili nel
2012. Foss'anche così, tuttavia, non si deve trascurare che i redditi accertati
dal Pretore non comprendono l'“inden­nizzo” convenzionale di fr. 2916.65
mensili erogato a AO 1 (sentenza impugnata, pag. 29 in alto), che il Pretore ha tolto dalle entrate dell'appellante e considerato alla stregua di un introito
proprio della moglie. Tenuto conto di ciò, l'appellante risulta agevolmente in
grado di conservare il proprio tenore di vita anteriore alla separazione e di
garantire lo stesso tenore di vita alla moglie (fr. 5740.– mensili) e ai figli
comuni, sovvenendo appieno anche ai figli non comuni. In ultima analisi sul
contributo alimentare per AO 1 l'appello si rivela quindi parzialmente fondato
(il Pretore aveva condannato AP 1 a versare un contributo di fr. 4155.– mensili
dal 17 maggio al 30 giugno 2010, di fr. 5560.– mensili dal 1° luglio 2010 al 28
febbraio 2011 e di fr. 8000.– mensili dal 1° marzo 2011 in poi, oltre al noto “indennizzo”).

 

                            IV.  Sulle spese processuali e le
ripetibili

 

                           12.  Le spese dell'attuale
giudizio seguirebbero la vicendevole soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). L'appellante
ottiene causa vinta sui diritti di visita e, per la maggior parte, sull'ammontare
del contributo alimentare in favore della moglie, mentre vede respingere la
richiesta intesa all'assegnazione dell'alloggio coniugale. Nel complesso si giustifica
così di addebitargli equamente un terzo delle spese (art. 107 cpv. 1 lett. c
CPC). Il resto andrebbe a carico di AO 1, la quale tuttavia non ha risposto
all'appello e non può essere considerata soccombente. Non va tenuta perciò ad assumere
spese né a rifondere ripetibili (DTF 139 III 38 consid. 5 in fine). In simili circostanze tanto vale prelevare unicamente la ridotta quota di spese
processuali a carico dell'appellante. Per quanto riguarda le osservazioni
inoltrate il 6 lu­glio 2012 da AO 1 alla richiesta di effetto sospensivo
contestuale all'appello, le ripetibili vanno compensate, il beneficio essendo
stato parzialmente concesso dal presidente della Camera.

 

                                  L'esito del giudizio odierno si
riflette altresì sul dispositivo inerente alle spese processuali e alle
ripetibili della decisione impugnata, che il Pretore ha suddiviso nella
proporzione di un quarto al­l'istante e di tre quarti al convenuto. Tenuto calcolo
del fatto che in prima sede il contenzioso verteva anche sui contributi alimentari
per i figli, equitativamente è il caso di ripartire le spese a metà e di
compensare le ripetibili (art. 148 cpv. 2 CPC ticinese).

 

                            V.  Sui rimedi giuridici a livello
federale

 

                           13.  Circa i rimedi esperibili
contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il ricorso in materia civile è dato sen­za riguardo a questioni di valore (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF), la Camera avendo
dovuto statuire non solo sulle conseguenze pecuniarie del divorzio, ma anche sulle
relazioni personali tra padre e figli.

 

Per questi motivi,

 

decide:                  I.  L'appello è parzialmente
accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:

                                  1.3   Le
relazioni personali di AP 1 con i figli S__________ (2006) e R__________ (2008)
sono regolate come segue: 

–  un fine settimana su due, dal sabato
alle ore 9.00 fino alla domenica alle ore 19.00;

–  una settimana annua a Natale, una
alternativamente a Pasqua o carnevale, una settimana ogni biennio durante le
vacanze di Ognissanti e tre settimane durante le ferie estive.

                                                AP
1 ha diritto al recupero degli incontri persi qualora la responsabilità per il
mancato svolgimento delle visite fosse riconducibile a AO 1.

                                                Nel
caso in cui l'uno o l'altro figlio fosse ammalato o non potesse incontrare il
padre, AP 1 è autorizzato a esercitare il diritto di visita all'altro figlio.

                                         1.6   AP
1 è condannato a versare dal 17 mag­gio 2010 a AO 1 un contributo alimentare di fr. 5740.– mensili, compreso l'“in­dennizzo” di fr. 2916.65 mensili pattuito nella
convenzione notarile del 14 novembre 2008 (punto II/1).

                                         3.
    La tassa di giustizia di fr. 5000.– e le spese di fr. 340.–, da anticipare
da AO 1, sono poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate
le ripetibili.

 

                                  Per il resto l'appello è respinto
nella misura in cui è ricevibile e la sentenza impugnata è confermata.

 

                             II.  Le spese processuali ridotte di
fr. 850.– sono poste a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  – avv.;

  –.

  

                                  Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

                                

 

Per la prima Camera civile del
Tribunale d'appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).