# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9f11d68a-4276-5522-ad7c-1028efbb4104
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-11-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.11.2018 D-230/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-230-2018_2018-11-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-230/2018 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  2 9  n o v e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

David R. Wenger, Gérald Bovier,  

cancelliera Alissa Vallenari. 

   

Parti 
 A._______, nato il (…), con la moglie 

B._______, nata il (…), ed il figlio 

C._______, nato il (…), 

Siria,   

rappresentati dalla signora Beatrice Tettamanti, 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 18 dicembre 2017 / N (…). 

 

 

 

D-230/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a A._______, con la moglie B._______ ed il loro figlio C._______, tutti 

cittadini siriani originari di D._______, sono giunti illegalmente in Svizzera 

il (…) dicembre 2013, depositando in medesima data una domanda di 

asilo, poi respinta con decisione del 27 marzo 2015 della Segreteria di 

Stato della migrazione (di seguito: SEM), la quale ha parimenti pronunciato 

l’allontanamento dei medesimi dalla Svizzera, sostituendo però l’esecu-

zione dell’allontanamento, in quanto non ragionevolmente esigibile, con 

un’ammissione provvisoria (cfr. atto A1/6; atto A9, pag. 3 segg.; atto A10, 

pag. 3 segg.). La decisione dell’autorità inferiore predetta, è stata in seguito 

confermata dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

con sentenza D-2633/2015 del 13 gennaio 2016, respingendo il ricorso del 

27 aprile 2015 degli interessati.  

A.b Nell’ambito di tale procedura, i ricorrenti si erano inizialmente prevalsi, 

quali argomentazioni ricorsuali, del fatto che A._______, essendo di pro-

fessione (…) ed avendo esercitato la medesima in un salone di sua pro-

prietà ad D._______, andato nel frattempo distrutto come la loro casa, sa-

rebbe stato sospettato di collaborare con la fazione opposta sia dal go-

verno che da parte dei dissidenti al regime siriano, in quanto verso i (…) si 

supporrebbe che organizzino nei loro saloni delle riunioni politiche. Altresì, 

per le attività svolte dai nipoti, uno sostenitore del regime e l’altro dei ribelli, 

i sospetti sulla sua attività politica si sarebbero rafforzati. Tali elementi, as-

sieme alla situazione di violenza generalizzata in Siria, sarebbero stati si-

gnificativi del loro timore di subire delle persecuzioni rilevanti in materia 

d’asilo nel loro Paese d’origine. A sostegno di tale timore, i ricorrenti hanno 

prodotto in sede ricorsuale, un estratto del casellario giudiziale, dal quale 

si evince che A._______ avrebbe partecipato ad una manifestazione, in-

sultando il presidente e minando il prestigio dello Stato. Il Tribunale di 

E._______, lo avrebbe pertanto condannato in contumacia, ad una pena 

di (…) anni di carcere con sentenza del (…) 2012 (cfr. risultanze proces-

suali). Inoltre, quali motivi insorti dopo la fuga, gli interessati hanno solle-

vato che A._______ avrebbe avuto un timore fondato di subire delle perse-

cuzioni rilevanti in caso di un suo ritorno in Siria, in quanto egli avrebbe 

profferito delle critiche contro il regime siriano in occasione di un congresso 

a F._______, e pertanto quest’ultimo sarebbe a conoscenza della sua po-

sizione politica e delle sue opinioni. 

B.  

Con scritto del 14 febbraio 2017 intitolato “Wiedererwägungsgesuch Für 

D-230/2018 

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Bewilligung B” gli interessati, per il tramite della signora Beatrice Tetta-

manti, hanno chiesto alla SEM di accordare loro un permesso di dimora di 

tipo B, in quanto sarebbero esposti a persecuzioni rilevanti in materia 

d’asilo in caso di un loro rinvio nel paese d’origine (cfr. atto B5). In merito, 

essi hanno allegato che la loro situazione sarebbe cambiata molto dalla 

decisione della SEM del 27 marzo 2015. Gli interessati affermano dap-

prima che, con l’ammissione provvisoria loro concessa, non vi sarebbe al-

cuna certezza che A._______, una volta tornato in Siria non sia confrontato 

con un’incarcerazione a vita, visto che penderebbe a suo carico un man-

dato di cattura e dato che sarebbe risaputo che nelle prigioni siriane si su-

birebbero torture e non se ne uscirebbe vivi. In seguito, allegano che lo 

scorso anno, delle persone appartenenti ad un gruppo di ribelli al regime, 

avrebbe trovato A._______ e gli avrebbe inviato un messaggio intimidato-

rio sul suo profilo account “(…)”. Inoltre due dei suoi ex impiegati nel suo 

salone, parteciperebbero al conflitto siriano in fazioni contrapposte, ovvero 

uno pro e l’altro contro il regime siriano. Infine, il (…) sarebbe stato interro-

gato per (…) ore in merito a dove si trovi A._______. Tali elementi sareb-

bero alla base dell’insicurezza in cui il ricorrente vive, in quanto egli, non 

beneficiando del permesso di tipo B, potrebbe essere rinviato in Siria, dove 

egli sarebbe esposto ad una morte certa, anche se il conflitto siriano do-

vesse essere nel frattempo concluso. Tale situazione di incertezza, che egli 

vive anche quale ingiustizia personale – in particolare poiché i suoi (…) 

avrebbero, al contrario di lui, ottenuto il permesso di tipo B – avrebbe avuto 

quale conseguenza l’insorgere di patologie diverse nell’interessato e le 

conseguenti cure, che potrebbero essere risparmiate se egli ricevesse un 

permesso di tipo B. In particolare egli sarebbe seguito per problematiche 

(…), come da certificato medico del G._______, prodotto dai ricorrenti. Tut-

tavia, malgrado le circostanze succitate, gli insorgenti si starebbero impe-

gnando per integrarsi in Svizzera, in particolare apprendendo la lingua (…) 

ed A._______ anche dal profilo lavorativo, ciò che sarebbe attestato pure 

dalla docente di lingua e integrazione per alloglotti che segue i ricorrenti. A 

supporto delle loro allegazioni, essi hanno prodotto: 

- estratto di uno scambio di messaggi via l’applicazione “(…)” e relativa 

traduzione in lingua tedesca (di seguito: doc. 1); 

- una chiavetta USB contenente delle foto di un ex dipendente di 

A._______ che lo ritrarrebbero nel salone di (…) di A._______ e quale mi-

liziano e diverse foto ed un video in lingua straniera di un (…) di A._______ 

che mostrerebbero quest’ultimo con A._______ nel suo salone di (…) in 

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Pagina 4 

H._______ e quale miliziano, oltre ad un video datato (…) di una manife-

stazione in cui A._______ ha tenuto un discorso pubblico (di seguito: 

doc. 2); 

- copia del certificato del G._______ del (…) gennaio 2017 (di seguito: 

doc. 3); 

- scritto non datato della signora I._______, docente di lingua e integra-

zione per alloglotti (di seguito: doc. 4); 

- copia del Permesso per stranieri ammessi provvisoriamente, valido sino 

al (…) di A._______ (di seguito: doc. 5); 

- carta da visita del salone “(…)” di J._______ a K._______ (di seguito: 

doc. 6).  

C.  

Il 17 febbraio 2017 gli interessati, questa volta rappresentati dal lic. iur. Ma-

rio Amato del Soccorso operaio svizzero SOS (…), hanno inoltrato alla 

SEM uno scritto intitolato “domanda di riesame” (cfr. atto B8). Tale do-

manda è stata successivamente annullata dagli insorgenti con lettera del 

21 novembre 2017, nella quale hanno dichiarato di revocare il mandato di 

rappresentanza al lic. iur. Mario Amato, ed espresso di voler mantenere 

invece la domanda presentata il 14 febbraio 2017 (cfr. atto B14/2).  

D.  

Con scritto del 30 novembre 2017, l’autorità inferiore ha invitato gli interes-

sati a produrre il mandato di arresto del regime siriano con la relativa tra-

duzione in lingua (…), citato nella richiesta del 14 febbraio 2017, ma non 

prodotto di fatto agli atti, spiegando pure i tempi e le modalità con cui 

A._______ sarebbe entrato in possesso di tale documento (cfr. atto B16/2). 

E.  

Il 6 dicembre 2017 i richiedenti hanno dato seguito a quanto richiesto dalla 

SEM. Essi hanno dichiarato che l’originale del mandato di cattura sarebbe 

già stato utilizzato per la procedura precedente dinnanzi allo scrivente Tri-

bunale, e che non sarebbe pertanto più in loro possesso. L’insorgente sa-

rebbe venuto a conoscenza dello stesso (…) mesi dopo la sua fuga, dal 

(…) L._______, che nel frattempo sarebbe stato ucciso, non interessando-

sene oltre, in quanto aveva già abbandonato il suo paese d’origine. Sol-

tanto una volta giunto in Svizzera si sarebbe ricordato di tale scritto e potuto 

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provare, nel corso della procedura d’asilo, che egli sarebbe esposto a pe-

ricolo della vita e dell’integrità fisica. Tale mandato di cattura gli sarebbe 

stato inviato dall’avv. M._______, mandatato da un altro (…) di A._______, 

che ne sarebbe venuto in possesso il (…) novembre 2014 ed in seguito lo 

avrebbe inviato all’interessato in Svizzera (cfr. atto B17/1). 

F.  

Con decisione del 18 dicembre 2017 l’autorità di prima istanza, ha respinto 

la domanda del 14 febbraio 2017 presentata dagli interessati, confer-

mando altresì il passaggio in giudicato e l’esecutività della decisione del 

27 marzo 2015 e fissando un emolumento di CHF 600.– a carico degli in-

sorgenti. La SEM ha in primo luogo concluso che la domanda del 14 feb-

braio 2017 fosse da trattare quale domanda multipla ex art. 111c della 

legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), in quanto gli interes-

sati avrebbero fatto valere quali fatti nuovi, le minacce di morte, che sareb-

bero sopraggiunte dopo la chiusura della procedura d’asilo. In secondo 

luogo, l’autorità inferiore ha ritenuto che i fatti ed i mezzi di prova addotti 

dai richiedenti, non sarebbero tuttavia atti ad indurre la SEM ad una diversa 

valutazione della fattispecie rispetto alla decisione del 27 marzo 2015. In 

particolare, circa lo scambio di messaggi tramite l’applicazione “(…)” tra 

A._______ ed un presunto membro di un gruppo ribelle, a tale documento 

andrebbe riconosciuto un valore probatorio esiguo, dato che sarebbe facil-

mente fabbricabile per i bisogni di causa e non avrebbe alcuna valenza 

ufficiale. Questo in quanto il mezzo di prova citato non sarebbe in grado di 

provare né l’identità dell’interlocutore, né la sua appartenenza al gruppo 

ribelle, come neppure che egli possa effettivamente essere in grado di met-

tere in atto le minacce proferite. Pertanto, lo stesso, non permetterebbe di 

giungere alla conclusione che per A._______ vi sia un timore fondato di 

subire delle persecuzioni future da parte dei ribelli. Proseguendo nell’ana-

lisi, la SEM rimarca che in merito al mandato di arresto menzionato nello 

scritto del 14 febbraio 2017, lo stesso sarebbe già stato prodotto nel corso 

della procedura precedente e sia la SEM che il Tribunale si sarebbero 

espressi al riguardo. Inoltre né il contenuto della chiavetta USB, né lo scritto 

del G._______ come pure la lettera della docente di lingua (…), sosterreb-

bero la tesi degli interessati di fondare un timore di persecuzione rilevante 

ex art. 3 LAsi per A._______. 

G.   

Contro tale pronuncia gli interessati sono insorti innanzi al Tribunale con 

ricorso del 12 gennaio 2018 [recte: 11 gennaio 2018] (cfr. tracciamento po-

stale busta di trasmissione; data d’entrata: 12 gennaio 2018), postulando 

a titolo principale il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

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dell’asilo in Svizzera agli insorgenti. A titolo eventuale essi hanno concluso 

al riconoscimento della loro qualità di rifugiato per motivi soggettivi insorti 

dopo la fuga. Sempre a titolo eventuale, hanno postulato che venga ordi-

nata una terza audizione federale degli interessati. Hanno inoltre richia-

mato gli atti di cui agli incarti N (…) e N (…) per una valutazione globale 

del gravame e per la salvaguardia del diritto all’uguaglianza giuridica. Infine 

hanno richiesto la concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo, con protesta di spese e ripetibili.  

Nel loro gravame, essi sostengono che nella decisione avversata, la SEM 

avrebbe accertato in modo inesatto ed incompleto i fatti giuridicamente ri-

levanti motivanti la domanda d’asilo degli insorgenti, nonché sarebbe in-

corsa nella violazione del diritto federale, segnatamente degli art. 3 e 7 

LAsi, dell’art. 9 Cost. e dell’art. 3 CEDU. A supporto di tale conclusione, 

essi allegano dapprima che le dichiarazioni di A._______ sarebbero vero-

simili e rilevanti e che, in caso di un loro ritorno nel paese d’origine, vi sa-

rebbero sufficienti elementi per ritenere che potrebbero subire delle conse-

guenze pertinenti in materia d’asilo. In particolare, essi sarebbero esposti 

ad una possibile persecuzione riflessa da parte delle autorità siriane, do-

vuta all’agire di alcuni famigliari. A._______ dovrebbe inoltre ancora scon-

tare la pena di diversi anni pronunciata dal tribunale (…) di E._______. In 

merito alla condanna che penderebbe sullo stesso, che sarebbe già stata 

prodotta in originale nella precedente procedura, i ricorrenti ricordano di 

aver già compiutamente spiegato in precedenza come egli sarebbe venuto 

a conoscenza della stessa e cosa lo attenderebbe nel caso egli facesse 

ritorno in Siria. Essi rilevano inoltre che, in altri casi dove le fattispecie sa-

rebbero identiche a quelle dell’insorgente, lo stesso documento presentato 

dal ricorrente sarebbe stato sufficiente per concedere l’asilo ad altri richie-

denti. In seguito gli interessati allegano che A._______ sarebbe per la sua 

età abile al servizio militare o quale riserva. Pertanto sarebbe visto dal re-

gime siriano quale renitente o disertore, ed avrebbe di conseguenza un 

timore fondato ex art. 3 LAsi di subire delle persecuzioni rilevanti nel caso 

rientrasse in Siria. Tale timore sarebbe stato riconosciuto dalla SEM in fat-

tispecie analoghe a quelle dell’insorgente (N […]; N […]; N […]; N […]), gli 

atti delle quali sarebbero da richiamare per la presente procedura, in 

quanto, per il diritto all’uguaglianza giuridica, il suo caso andrebbe trattato 

nello stesso modo ai citati, con la conseguenza che dovrebbe essergli ri-

conosciuta la qualità di rifugiato. Il timore di subire delle persecuzioni rile-

vanti in materia d’asilo, sarebbe vieppiù sostenuto dal cambiamento legi-

slativo varato dal Parlamento siriano il 10 novembre 2017 che prevedrebbe 

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ulteriori provvedimenti e sanzioni per i renitenti alla leva o alla riserva mili-

tare e che non si sarebbero annunciati. Infine A._______ avrebbe parteci-

pato a diversi eventi politici e criticato pubblicamente il regime siriano. A 

riprova di questo, egli allega di aver partecipato ad una manifestazione del 

(…) a N._______, dove avrebbe pure tenuto un discorso contro il presi-

dente ed il regime siriano. Di tale evento sarebbe stato registrato un video 

che sarebbe in seguito stato reso pubblico, tramite il social media “(…)” e 

la piattaforma internet “(…)”. Alla luce degli elementi citati, a mente degli 

insorgenti non si potrebbe quindi ritenere che egli non abbia un profilo per-

sonale che non interessi il regime siriano, d’un canto per le sue esterna-

zioni pubbliche avverso il medesimo sarebbe ritenuto quale dissidente, e 

d’altro canto poiché egli sarebbe visto quale disertore alla leva e potrebbe 

di conseguenza subire delle pene detentive eccessivamente lunghe e 

sproporzionate nonché essere sottoposto a tortura e trattamenti inumani 

nel caso rientrasse nel suo Paese d’origine. A supporto delle loro allega-

zioni, i ricorrenti hanno prodotto gli ulteriori seguenti mezzi di prova: 

- copia dell’estratto del registro giudiziario dove vi è iscritta la condanna a 

(…) anni di carcere emessa dal tribunale (…) di E._______ il (…) 2012 con 

copia della relativa traduzione in lingua italiana (di seguito: doc. 7);  

- un supporto DVD contenente gli stessi documenti di cui al doc. 2 succitato 

(di seguito: doc. 8); 

- la traduzione in lingua tedesca del discorso che avrebbe tenuto 

A._______ durante una manifestazione, già presente nei doc. 2 e doc. 8 

(di seguito: doc. 9), inviata al Tribunale dai ricorrenti con scritto successivo 

del 17 gennaio 2018 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 18 gen-

naio 2018). 

H.  

Con decisione incidentale del 26 gennaio 2018, il Tribunale ha statuito che 

il presente procedimento si svolga in italiano ed ha altresì invitato i ricorrenti 

a produrre una procura valida in favore di Beatrice Tettamanti entro il 2 feb-

braio 2018. A tale richiesta è stato dato riscontro con invio del 1° feb-

braio 2018 (cfr. risultanze processuali). 

 

I.  

Per il tramite della successiva decisione incidentale del 16 aprile 2018, il 

Tribunale ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria dei ricorrenti ed 

invitato gli stessi a versare un anticipo di CHF 750.– entro il 2 maggio 2018, 

a copertura delle presunte spese processuali. L’anticipo richiesto è stato 

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versato tempestivamente dagli insorgenti in data 20 aprile 2018 (cfr. risul-

tanze processuali). 

 

J.  

Il 15 maggio 2018 la SEM ha presentato la sua risposta al ricorso, chie-

dendo di respingere il medesimo. 

 

K.  

Con scritto 16 maggio 2018 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

18 maggio 2018, gli insorgenti hanno presentato quale ulteriore mezzo di 

prova un DVD contenente una fotografia dove si vede A._______ insieme 

ad altri (…) durante un incontro pubblico [di seguito: doc. 10]). A mente dei 

ricorrenti, lo stesso proverebbe che A._______ prendesse parte a delle 

manifestazioni contro il regime siriano. 

 

L.  

Con scritto 2 giugno 2018 (recte: 4 giugno 2018; cfr. risultanze processuali; 

data d’entrata: 5 giugno 2018), i ricorrenti hanno presentato la loro replica, 

ribadendo quanto già precedentemente addotto nel gravame. 

 

M.  

Il 29 giugno 2018 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 2 luglio 2018), 

l’autorità inferiore ha presentato le sue osservazioni di duplica, essenzial-

mente riconfermandosi nelle motivazioni e conclusioni della loro risposta 

del 15 maggio 2018. In aggiunta, l’autorità inferiore si è tuttavia espressa 

riguardo il nuovo mezzo di prova di cui al doc. 10 prodotto agli atti dagli 

insorgenti. 

N.  

Con scritto spontaneo del 2 luglio 2018 (recte: 3 luglio 2018; cfr. risultanze 

processuali; data d’entrata: 4 luglio 2018), gli insorgenti hanno nuova-

mente trasmesso al Tribunale le loro osservazioni rispettivamente del 

16 maggio 2018 e del 2 giugno 2018, nonché due DVD in originale quali 

ulteriori mezzi di prova, che conterrebbero foto e video di cui alle motiva-

zioni presenti nei due scritti precitati. 

O.  

Per mezzo della decisione incidentale del 12 luglio 2018, il Tribunale ha 

invitato i ricorrenti a produrre il mezzo di prova allegato al loro scritto del 

2 luglio 2018, ovvero il DVD originale denominato dai medesimi “Video 

Demo in (…) (…), Video + Fotos Demo in (…)”, di modo che risultasse 

leggibile, fino al 27 luglio 2018. Entro il medesimo termine, il Tribunale ha 

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concesso loro la possibilità di esprimersi in merito alla duplica del 29 giu-

gno 2018 della SEM. Con scritto del 25 luglio 2018 (cfr. risultanze proces-

suali; data d’entrata: 30 luglio 2018), i ricorrenti hanno dato seguito alla ri-

chiesta del Tribunale, allegando un DVD originale leggibile (denominato dai 

ricorrenti: “Video Demo in […], Video Demo in [...], Fotos Demo in […]”), 

contenente un video e diverse foto di manifestazioni in O._______ alle 

quali avrebbero preso parte A._______, il figlio C._______ ed un fratello di 

A._______ – fotografie e video già presenti nei DVD originali inviati con il 

loro scritto 2 luglio 2018 – nonché un video di una dimostrazione a 

N._______ del (…) già presente sub doc. 2 e doc. 8 (di seguito: doc. 11). 

P.  

Il 3 settembre 2018 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 5 settem-

bre 2018), la Segreteria di Stato ha preso nuovamente posizione in merito 

agli scritti del ricorrente tra il maggio ed il luglio 2018 e circa i nuovi mezzi 

di prova allegati agli stessi, riconfermandosi nelle precedenti osservazioni 

espresse in merito e nelle loro conclusioni. Segnatamente, l’autorità di 

prima istanza ha osservato che i documenti prodotti non proverebbero in 

alcun modo la sussistenza di timori fondati per gli interessati, di subire delle 

misure persecutorie rilevanti in materia d’asilo, nel caso rientrassero nel 

loro paese d’origine. Le osservazioni dell’autorità inferiore sono state tra-

smesse per conoscenza dal Tribunale ai ricorrenti con decisione inciden-

tale del 10 settembre 2018. 

Q.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. In particolare, 

le decisioni in merito ad una nuova domanda d’asilo (domanda multipla) 

rese dalla SEM a seguito della chiusura di una procedura d’asilo, le quali 

non rientrano nel campo d’applicazione dell’art. 32 LTAF, possono essere 

impugnate, per rinvio dell’art. 105 LAsi, dinnanzi al Tribunale ex art. 33  

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Pagina 10 

lett. d LTAF. Il Tribunale è quindi competente per dirimere nella presente 

vertenza. 

L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. I ricorrenti 

hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, sono parti-

colarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a – c PA). Pertanto, gli stessi, sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vin-

colato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giu-

ridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). I principi della massima inquisitoria e dell’applica-

zione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede 

difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti 

di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 

senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 121 V 204 consid. 6c; DTAF 

2007/27 consid. 3.3). 

3.  

3.1 La LAsi, con l’art. 111c, prevede un disposto specifico circa la proce-

dura per nuove domande d’asilo (domanda multipla). Invero, giusta 

l’art. 111c cpv. 1 LAsi, entrato in vigore il 1° febbraio 2014, le domande 

d’asilo presentate entro cinque anni dal passaggio in giudicato della deci-

sione in materia d’asilo e d’allontanamento devono essere motivate e pre-

sentate per scritto. Per il resto, il rinvio alle disposizioni degli art. 66 – 68 

PA sulla revisione previsto all’art. 111b cpv. 1 LAsi, si applica per analogia 

anche ad una procedura fondata sull’art. 111c LAsi (cfr. DTAF 2014/39 con-

sid. 5.5).  

3.2 Si è in presenza di una nuova domanda d’asilo, sia essa formulata en-

tro cinque anni dal passaggio in giudicato della decisione in materia d’asilo 

o meno, quando il richiedente asilo respinto, invoca dei fatti nuovi propri a 

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motivare la qualità di rifugiato, posto che gli stessi siano sopraggiunti dopo 

la chiusura dell’ultima procedura d’asilo (cfr. DTAF 2014/30 consid. 4.6; 

sentenza del Tribunale D-3107/2017 del 4 luglio 2017 consid. 2.2; MINH 

SON NGUYEN in: Amarelle/Nguyen [ed.], Code annoté de droit des migra-

tions, vol. IV : Loi sur l’asile (LAsi), par. 2.1/2, pag. 871 ad art. 111c LAsi). 

Negli altri casi, ed in particolare allorquando l’interessato miri esclusiva-

mente a far valere nuovi impedimenti all’esecuzione dell’allontanamento, 

trattasi invece di una richiesta di riesame ex art. 111b LAsi (cfr. 

DTAF 2014/39 consid. 4.6 e sentenza del Tribunale D-3107/2017 con-

sid. 2.2). Ai termini dell’art. 111b cpv. 1 LAsi, la domanda di riesame dev’es-

sere indirizzata per scritto alla SEM entro 30 giorni dalla scoperta del mo-

tivo di riesame e per il rimanente la procedura è retta dagli art. 66 – 68 PA. 

Vi è in particolare luogo di escludere il riesame di una decisione di prima 

istanza entrata in giudicato, quando tende ad ottenere un nuovo apprezza-

mento di fatti già conosciuti in procedura ordinaria o quando il ricorrente la 

sollecita fondandosi su dei fatti o dei mezzi di prova che avrebbero potuto 

e dovuto essere invocati nella procedura precedente (art. 66 cpv. 3 PA; 

sentenza del Tribunale D-7108/2015 dell’11 settembre 2018 consid. 2.3). 

3.3 Nella fattispecie, lo scritto del 14 febbraio 2017 indirizzato alla SEM dai 

ricorrenti, seppure intitolato domanda di riesame per il rilascio del per-

messo B, presenta quale fatto nuovo le minacce di morte che un presunto 

membro di un gruppo rivoluzionario in H._______ avrebbe significato ad 

A._______ nello scambio di messaggi elettronici via la piattaforma social 

“(…)”, durante il corso del 2016. Malgrado essi abbiano invocato quale fatto 

antecedente la loro domanda d’asilo del 13 dicembre 2013 (cfr. atto A1/6), 

la condanna in contumacia che sarebbe stata pronunciata con sentenza 

del (…) 2012 dal Tribunale di E._______, fatto già considerato nella prece-

dente procedura ricorsuale terminata con sentenza del Tribunale D-

2633/2015 del 13 gennaio 2016 (cfr. in particolare consid. 6.2), i ricorrenti 

con la loro richiesta mirano a fare riconoscere la loro qualità di rifugiato. 

Ora, già solo per questi motivi, e senza necessità di ulteriori disamine, vi è 

luogo di qualificare la domanda in questione, in accordo con l’autorità infe-

riore, quale domanda multipla ex art. 111c LAsi.  

4.  

E’ d’uopo rilevare che la richiesta espressa nella domanda del 14 feb-

braio 2017 dai ricorrenti, tendente al rilascio di un permesso di dimora, ri-

sulta essere irricevibile, in quanto la SEM non è competente per l’esame di 

un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera, materia di competenza delle 

autorità cantonali in materia di migrazione. 

D-230/2018 

Pagina 12 

5.  

A supporto della loro nuova domanda d’asilo, i ricorrenti hanno dapprima 

fatto valere, che sarebbero tutt’ora nel mirino delle autorità siriane per i 

motivi d’asilo allegati nella precedente procedura, e di temere, in caso di 

rientro in Siria, di dover subire delle persecuzioni rilevanti ex art. 3 LAsi. In 

tal senso, essi hanno prodotto diversi mezzi di prova tendenti a dimostrare 

dei fatti successi anteriormente l’entrata in giudicato della decisione dell’au-

torità inferiore del 27 marzo 2015, con lo scopo di provare nuovamente la 

verosimiglianza e la rilevanza dei loro motivi d’asilo.  

5.1  

A titolo preliminare, il Tribunale constata che circa la conclusione tendente 

alla concessione dell’asilo, i ricorrenti hanno parzialmente fondato la loro 

nuova domanda d’asilo sugli stessi motivi già invocati durante il corso della 

prima procedura d’asilo terminata con la sentenza del Tribunale D-

2633/2015 del 13 gennaio 2016, ovvero in merito alla sussistenza di un 

timore fondato – in particolare per A._______ – di essere perseguitato dal 

regime siriano o dai ribelli.  

5.1.1 Innanzitutto, i ricorrenti indicano che A._______ avrebbe un fondato 

timore di essere perseguitato dal regime siriano in caso di un suo ritorno 

nel Paese d’origine, in quanto penderebbe ancora sullo stesso la sentenza 

del Tribunale (…) di cui egli ne sarebbe venuto a conoscenza soltanto una 

volta lasciata la Siria. A sostegno di tali allegazioni, gli insorgenti hanno 

prodotto quale mezzo di prova in copia, il documento e la traduzione del 

medesimo dell’Estratto giudiziario di A._______, no. di registro (…) 

(doc. 7). Il Tribunale rileva che a ragione la SEM nella decisione avversata 

osserva che tali mezzi di prova erano già stati prodotti con il ricorso intro-

dotto il 27 aprile 2015 avverso la decisione dell’autorità inferiore del 

27 marzo 2015 che ha respinto le loro domande d’asilo presentate il 13 di-

cembre 2013, nonché già ampiamente trattati nei motivi della sentenza D-

2633/2016 del 13 gennaio 2016 dal Tribunale. La scrivente autorità nella 

precitata sentenza era giunta alla conclusione che il ricorrente non avesse 

reso verosimile la sua partecipazione a delle manifestazioni di protesta 

contro il regime né che egli sia stato condannato in contumacia per aver 

partecipato a queste ultime, nel contempo riconoscendo un valore proba-

torio esiguo al mezzo di prova prodotto (cfr. consid. 6.2). Soltanto durante 

il corso della presente procedura il ricorrente ha dato una descrizione mag-

giore di come egli sia entrato in possesso del documento succitato (cfr. 

anche doc. 7) ed il momento in cui gli sarebbe stato inviato (cfr. atto B17/1), 

come pure producendo diverse fotografie che lo rappresenterebbero, in al-

cune in compagnia del (…) e di un (…), ed un video (cfr. doc. 10 e doc. 11), 

D-230/2018 

Pagina 13 

che proverebbero la sua partecipazione a delle manifestazioni contro il re-

gime in O._______, elementi che erano stati motivo di cauzione da parte 

del Tribunale nella sentenza D-2633/2015 al consid. 6.2. Il Tribunale ri-

tiene, tuttavia, che tali considerazioni e mezzi di prova avrebbero potuto, e 

dovuto, facendo prova di diligenza, essere addotti e prodotti dagli insor-

genti già nel corso della procedura ordinaria. Procedendo in tale maniera, 

gli interessati cercano in realtà di rimediare a delle mancanze verificatesi 

durante il corso della procedura ordinaria, ciò che né una nuova domanda 

d’asilo, né il riesame, in analogia alla revisione, non permettono. Invero, 

tali mezzi di diritto, non possono avere quale scopo quello di ovviare ad 

una carenza di diligenza del ricorrente o del suo mandatario nella proce-

dura ordinaria conclusasi (cfr. art. 66 cpv. 3 PA; AUGUST MÄCHLER in: 

Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum  Bundesgesetz über das Ver-

waltungsverfahren [VwVG], no. 25 segg., pag. 865 segg.; cfr. anche: sen-

tenza del Tribunale D-7108/2015 consid. 2.3 e consid. 5). Pertanto, tutti i 

motivi ed i mezzi di prova addotti in tal senso risultano irricevibili.  

5.1.2 Che lo stesso discorso vale mutatis mutandis per quanto attiene le 

considerazioni contenute nella domanda del 14 febbraio 2017, che sareb-

bero supportate dai mezzi di prova prodotti sub doc. 2 e doc. 8, relative a 

due ex collaboratori di A._______ nel suo salone, uno dei quali (…) dello 

stesso. Come rettamente ritenuto dall’autorità inferiore, infatti, le fotografie 

ed il video prodotti con i doc. 2 e doc. 8, non presentano alcun elemento a 

sostegno della tesi di un timore fondato per il ricorrente di subire delle rap-

presaglie future a causa del loro presunto agire contro il regime siriano. Ad 

ulteriore riprova di tale conclusione, si ricorda che, come già tra l’altro rile-

vato nella sentenza del Tribunale D-2633/2015 (cfr. consid. 6.1), l’interes-

sato ha dichiarato di non avere avuto alcun problema con le autorità siriane 

a causa dell’agire dei (…), che militerebbero nelle fila di gruppi ribelli, già 

quando si trovava ancora in Siria, come altresì la sua famiglia (cfr. atto A29, 

D65 segg., pag. 9; cfr. anche: atto A9, p.to 7.02, pag. 6 seg.; atto A10, p.to 

7.02, pag. 7). Oltracciò egli ha allegato di essere potuto espatriare legal-

mente dalla Siria unitamente alla sua famiglia (cfr. atto A9, p.to 5.01, pag. 5 

seg.; atto A10, p.to 5.01, pag. 6). Non è inoltre dato conoscere ad oggi né 

quando le fotografie ed il video che mostrerebbero il (…) ed un ex dipen-

dente quali miliziani, sarebbero state scattate rispettivamente girato, né 

come gli stessi insorgenti sarebbero venuti in possesso di tali documenti, 

come neppure alcuna spiegazione che possa giustificare la produzione di 

tali documenti nella presente procedura, essendo in particolare che, alcune 

fotografie presenti nei doc. 2 e doc. 8, sono state presumibilmente scattate 

già prima dell’espatrio dei ricorrenti. Da quanto evidenziato, non si può 

D-230/2018 

Pagina 14 

quindi concludere vi sia un timore fondato per gli insorgenti di essere per-

seguitati per motivi politici dal regime siriano, a causa delle presunte attività 

sovversive degli ex collaboratori di A._______. Nemmeno a livello ricor-

suale gli insorgenti sono riusciti a rendere verosimile il contrario ed a pro-

vare un’eventuale persecuzione riflessa da parte delle autorità siriane a 

causa dell’agire del (…) o del conoscente (cfr. a contrario: DTAF 2010/57 

consid. 4.1.3; cfr. anche a contrario: sentenza del Tribunale D-1400/2018 

del 25 giugno 2018 consid. 6). A titolo abbondanziale, il Tribunale osserva 

che, la circostanza esposta nella domanda del 14 febbraio 2017 dagli in-

sorgenti, tra l’altro non addotta più nel ricorso, che un (…) non meglio pre-

cisato di A._______ sarebbe stato interrogato riguardo a dove il medesimo 

si trovi, risulta essere una mera allegazione di parte, in quanto stereotipata 

e priva di qualsiasi dettaglio. 

5.1.3 In seguito, i richiedenti temono di subire delle persecuzioni da parte 

delle autorità siriane, a causa di non meglio precisati famigliari, ed hanno 

postulato che gli incarti N (…) e N (…), relativi ad alcuni familiari degli stessi 

([…] e famiglia), siano annessi agli atti per una valutazione complessiva 

della fattispecie e perché il diritto all’uguaglianza giuridica sia rispettato. 

Nel gravame, essi non sono tuttavia riusciti a spiegare concretamente i 

motivi per i quali ciò sarebbe il caso. I loro timori sono invero fondati unica-

mente sull’asserto che dei famigliari sarebbero ricercati ed i (…) dell’insor-

gente avrebbero il permesso B e beneficerebbero dell’asilo. Tuttora non è 

dato difatti a sapere in maniera precisa quali motivi alla base del riconosci-

mento dell’asilo in Svizzera dei famigliari sarebbero per loro rilevanti, come 

neppure per quali motivi i famigliari abbiano ottenuto asilo in Svizzera. Di 

conseguenza, non essendovi ulteriori elementi o indizi al riguardo – e non 

essendo compito dell’autorità giudicante dirimere tali punti in questione, in 

assenza di censure puntuali sollevate in tal senso (cfr. anche supra consid. 

2) – non è possibile, nel caso in oggetto, ritenere adempiute le condizioni 

di una persecuzione riflessa per i ricorrenti a causa di familiari degli stessi 

(cfr. sulla questione: DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 e riferimenti ivi citati; cfr. 

anche sentenza del Tribunale D-2240/2015 del 15 dicembre 2017 con-

sid. 9.3). Ne discende quindi che anche la conclusione dei ricorrenti ten-

dente alla compulsazione degli atti di cui ai dossier N (…) e N (…) per la 

presa di decisione nella presente disamina, è respinta. 

5.1.4 Circa lo scambio di messaggi intercorso tra un presunto membro di 

un gruppo ribelle ed A._______ sul suo profilo “(…)” (cfr. doc. 1), a ragione 

la SEM rimarca nella decisione impugnata, che tale mezzo di prova sa-

rebbe facilmente fabbricabile ai fini di causa, non proverebbe in alcun modo 

D-230/2018 

Pagina 15 

né l’identità dell’interlocutore del ricorrente, né che egli faccia effettiva-

mente parte di un gruppo rivoluzionario siriano, come che egli sarebbe in 

grado di mettere in atto le minacce di morte proferite contro il ricorrente. 

Tali scambi di messaggi appaiono invero come una messa in scena orche-

strata ai fini di causa, in quanto gli autori non sono minimamente stabiliti, 

oltre che il contenuto degli stessi ne mettono fortemente in dubbio la veri-

dicità. Appare difatti contrario a qualsiasi logica che, una volta saputo a 

quale gruppo rivoluzionario appartenesse il presunto interlocutore – che 

avrebbe secondo le sue stesse dichiarazioni contenute nei messaggi, dato 

fuoco al salone di (…) di A._______ – il ricorrente abbia continuato tran-

quillamente la discussione in linea con il medesimo, chiedendogli addirit-

tura come stesse e rivelandogli di trovarsi in Svizzera da quasi (…) anni 

(cfr. doc. 1). Visti gli elementi testé citati, non si può dunque concludere che 

tale mezzo di prova sia atto a dimostrare le allegazioni degli interessati 

circa il timore fondato che il ricorrente e la sua famiglia possano subire in 

futuro delle conseguenze rilevanti in materia d’asilo a causa di presunti 

membri di gruppi ribelli nel caso in cui facessero ritorno in Siria.  

5.1.5 Per quanto concerne le allegazioni e gli ulteriori mezzi di prova (cfr. 

doc. 3 - 6), che sarebbero atti a sostenere l’integrazione degli insorgenti 

(cfr. segnatamente doc. 4) ed il disagio psicologico vissuto da A._______ 

a fronte della sua situazione politica e sociale in Svizzera, il quale sarebbe 

seguito a livello medico-psichiatrico e psicologico (cfr. doc. 3), come retta-

mente già sostenuto nella decisione avversata dall’autorità inferiore, tali 

mezzi di prova non contengono alcun elemento a riprova di un timore fon-

dato per i ricorrenti di incorrere in persecuzioni rilevanti ai fini dell’asilo se 

rientrassero nel loro Paese d’origine. Tra l’altro, tali elementi, andrebbero 

eventualmente presi in considerazione nell’ambito dell’esigibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento dei ricorrenti (art. 83 cpv. 4 LStr), che però in 

casu non è stata pronunciata, essendo che agli insorgenti è stata concessa 

un’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-

mento per la situazione d’insicurezza in Siria (cfr. decisione della SEM del 

27 marzo 2015), o nel quadro dell’esame relativo alla regolarizzazione del 

soggiorno per motivi umanitari ex art. 14 cpv. 2 LAsi o secondo l’art. 30 

cpv. 1 lett. b LStr, che risulta di competenza cantonale e non della SEM, 

come già sopra osservato (cfr. consid. 4). 

5.1.6 Occorre dunque concludere che, in quanto contesta il rifiuto di rie-

same della decisione del 27 marzo 2015 della SEM relativo alla conces-

sione dell’asilo per il motivo previsto all’art. 66 cpv. 2 lett. a PA (applicato 

per analogia), il ricorso è respinto e la decisione della SEM del 

27 marzo 2015, entrata in forza di cosa giudicata, confermata. 

D-230/2018 

Pagina 16 

6.  

Risulta ancora necessario esaminare, come i ricorrenti sostengono nel gra-

vame, se A._______ potrebbe pretendere al riconoscimento della qualità 

di rifugiato per dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga. 

6.1 E’ d’uopo ricordare che colui che si prevale di un rischio di persecu-

zione nel suo paese d’origine o di provenienza, derivante unicamente dalla 

sua partenza da tale paese o dal suo comportamento nel paese d’acco-

glienza, fa valere dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga ai sensi 

dell’art. 54 LAsi. In presenza di tali motivi, la qualità di rifugiato è ricono-

sciuta se, dopo un esame approfondito delle circostanze, deve essere pre-

sunto, ai sensi dell’art. 7 LAsi, che le attività esercitate nel paese d’acco-

glienza sono giunte a conoscenza delle autorità del paese d’origine e che 

il comportamento dello straniero interessato comporterebbe una condanna 

illegittima da parte di tali autorità (cfr. sentenza del Tribunale D-3839/2013 

del 28 ottobre 2015 consid. 6.2.1 e riferimenti citati [pubblicata come sen-

tenza di riferimento]). I motivi soggettivi posteriori alla fuga possono giusti-

ficare il riconoscimento della qualità di rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi, ma 

il legislatore ha escluso chiaramente che gli stessi possano condurre alla 

concessione dell’asilo (cfr. art. 54 LAsi; cfr. anche sentenza E-785/2016 del 

27 aprile 2018 consid. 4.2).  

6.2 I ricorrenti affermano che il ricorrente, essendo abile all’obbligo di leva 

militare ed essendo espatriato illegalmente, sarebbe visto quale refrattario 

o disertore dal regime siriano. Essi temono quindi che A._______ possa 

subire delle persecuzioni rilevanti in caso di un suo rientro in Siria, in quanto 

andrebbe incontro a delle sanzioni quali il versamento di una multa molto 

elevata come pure di essere arrestato ed imprigionato – visto anche il cam-

biamento legislativo in materia, che sarebbe intervenuto ad opera del Par-

lamento siriano il 10 novembre 2017, e che prevedrebbe segnatamente 

una multa di 8'000 dollari come pure un anno di carcere – con conseguenze 

brutali quali la tortura e trattamenti inumani. In merito essi citano pure di-

verse decisioni dell’autorità inferiore prese in altri incarti – che richiamano 

nella presente procedura – chiedendo che, per il diritto all’uguaglianza giu-

ridica, il caso dei ricorrenti venga trattato nello stesso modo, ovvero sia 

riconosciuta loro la qualità di rifugiato, essendo le fattispecie e le circo-

stanze identiche.  

6.2.1 Quo un’eventuale sanzione che potrebbe essere inflitta all’interes-

sato, il Tribunale osserva che, a differenza dei casi citati dagli insorgenti, 

A._______ ha già prestato il servizio militare regolamentare in Siria prima 

della sua partenza (cfr. atto A29, D30 segg., pag. 5) ed ha potuto lasciare 

D-230/2018 

Pagina 17 

il suo Paese d’origine legalmente (cfr. atto A10, p.to 5.01, pag. 6). Egli inol-

tre non è riuscito a provare o rendere credibile alcuna ricerca da parte delle 

autorità siriane prima della sua fuga per motivi politici od una persecuzione 

riflessa a causa dell’agire di famigliari o conoscenti (cfr. supra consid. 5.1.1 

a 5.1.3), né ha apportato alcun mezzo di prova a sostegno delle sue alle-

gazioni nella presente procedura. Pertanto, non vi è in specie per l’insor-

gente alcun timore oggettivo fondato di esposizione ad una condanna di 

una pena disproporzionata per la gravità di un delitto – in casu la sottra-

zione all’adempimento del servizio di leva, che il ricorrente non ha com-

messo – ed a dei trattamenti contrari ai diritti dell’uomo, ovvero ad una 

persecuzione determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. a contrario 

DTAF 2015/3 consid. 4.3 – 4.5, consid. 5 e 6.7). Ne discende, che non vi è 

alcuna possibilità di violazione del diritto all’uguaglianza giuridica, sancito 

dall’art. 8 Cost., in quanto tale disposizione non trova applicazione nella 

fattispecie, essendo i casi citati dagli insorgenti diversi sia per fatti che per 

motivi dalla presente disamina. 

6.2.2 Gli insorgenti hanno ancora sostenuto che per A._______ vi sarebbe 

un timore fondato di essere esposto, nel caso di un suo ritorno in Siria, ad 

un’incorporazione immediata nell’esercito e che sia tenuto anche a dover 

combattere contro i ribelli o gli oppositori al regime.  

6.2.2.1 Il Tribunale rileva in merito che l’obbligo di essere astretto eventual-

mente e nuovamente al servizio militare in caso di un ritorno in Siria del 

ricorrente non risulta essere, da solo, un elemento decisivo in materia 

d’asilo. Invero, il rischio di essere coscritto al servizio di leva, non è perti-

nente, in quanto si tratta di un dovere civico. 

6.2.3 Nel proseguo della loro impugnativa, gli insorgenti allegano che, a 

causa delle attività politiche in esilio svolte da A._______ in Svizzera, non 

si può escludere che egli non sia stato identificato dai servizi di sicurezza 

siriani – che sarebbero molto attivi anche in Svizzera e che monitorereb-

bero ogni piccola azione dei loro compatrioti – quale oppositore al regime 

e rischierebbe di subire una persecuzione rilevante in materia d’asilo. In 

merito essi affermano che il ricorrente avrebbe preso parte ad una manife-

stazione a N.______ il (…) dove avrebbe tenuto un discorso contro il pre-

sidente ed il regime siriano, dinnanzi a molte persone. Tale discorso, ri-

preso su supporto video, che è stato prodotto nelle evenienze di causa sub 

doc. 2, doc. 8 e doc. 11 con la relativa traduzione sub doc. 9, sarebbe stato 

pure reso pubblico tramite i portali “(…)” e “(…)”. 

D-230/2018 

Pagina 18 

6.2.3.1 Il Tribunale osserva anzitutto che, se è vero che le autorità siriane 

seguono le attività politiche svolte dai loro compatrioti all’estero, esse si 

concentrano essenzialmente sui casi di persone che agiscono al di là del 

quadro abituale dell’opposizione di massa e che occupano delle funzioni 

importanti o svolgono delle attività di natura tale – il criterio di pericolosità 

si rivela in tale valutazione come determinante – che potrebbero essere 

suscettibili di rappresentare una minaccia seria e concreta per il governo 

siriano (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-3839/2013 del 28 otto-

bre 2015 consid. 6.3.5 e 6.3.6; cfr. anche sentenze del Tribunale E-

2303/2015 del 24 maggio 2018 consid. 4.4; E-791/2016 del 27 aprile 2018 

consid. 4.3).  

6.2.3.2 Quo al video del discorso tenuto dal ricorrente nel corso della ma-

nifestazione svoltasi a N._______ il (…) (cfr. doc. 2, doc. 8, doc. 9 e 

doc. 11), malgrado il medesimo contenga delle pesanti critiche mosse con-

tro il presidente ed il regime siriano, lo stesso, più che contro questi ultimi, 

pare essere rivolto avverso il (…). Invero, il discorso è incentrato per la 

maggior parte su rimostranze e critiche mosse dal ricorrente verso la poli-

tica svizzera in materia di diritto degli stranieri, ed in particolare il rimbrotto 

alle autorità svizzere di non voler concedere il permesso di soggiorno alla 

sua famiglia o ad altre persone originarie della Siria, come invece avreb-

bero ottenuto i suoi (…) ed altre persone, che sarebbero fuggite dalla loro 

medesima situazione di insicurezza e di repressione. Dal video è possibile 

osservare che il discorso è stato inoltre tenuto dinnanzi ad una piccola folla 

di persone, in una manifestazione all’(…) a N._______, di cui non si cono-

sce alcun altro dettaglio (ad esempio: se la stessa fosse autorizzata o 

meno dalle autorità svizzere, l’organizzazione della stessa e quante per-

sone vi avrebbero preso parte, ecc.). Dal tenore e dal contesto dell’ora-

zione, non si può pertanto ritenere che la stessa esca dal quadro abituale 

di opposizione di massa avverso il governo siriano, e non sembra essere 

di natura tale da rappresentare una minaccia seria e concreta per quest’ul-

timo. A ciò si aggiunga che, malgrado l’esposizione mediatica del video 

allegata, l’interessato non ha in alcun modo segnalato una qualsiasi rea-

zione da parte dei rappresentanti del suo paese d’origine che permetta di 

concludere ad un’identificazione dell’insorgente quale opponente al regime 

che rischia di subire delle persecuzioni rilevanti ex art. 3 LAsi nel caso di 

un suo ritorno in Siria. 

7.  

Visto quanto precede, il ricorso in materia di concessione dell’asilo e di 

riconoscimento della qualità di rifugiato non merita tutela e la decisione im-

pugnata va confermata.  

D-230/2018 

Pagina 19 

8.  

Nessuna delle condizioni di cui all’art. 32 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa 

a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311) è in spe-

cie realizzata, in particolare in assenza di un permesso di soggiorno o di 

dimora validi dei ricorrenti. Il Tribunale è quindi tenuto a confermare pure 

l’allontanamento degli insorgenti pronunciato con decisione del 

27 marzo 2015 della SEM (art. 44 LAsi). 

9.  

Non vi è infine luogo di esaminare la questione dell’esecuzione dell’allon-

tanamento degli interessati, in quanto agli stessi è stata concessa l’ammis-

sione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento do-

vuta alle circostanze di insicurezza vigenti in Siria come da pronuncia del 

27 marzo 2015 dell’autorità inferiore (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2; 

DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

10.  

Di conseguenza la SEM, con la decisione avversata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Pertanto, la conclusione ricorsuale tendente ad una 

terza audizione federale, viene respinta, in quanto non sarebbe in grado di 

mutare il giudizio del Tribunale in merito all’esito della presente vertenza.  

11.  

Ne discende che il ricorso, nella misura della sua ricevibilità, va respinto e 

la decisione del 18 dicembre 2017 dell’autorità di prima istanza confer-

mata. 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese 

di CHF 750.– versato dagli stessi il 20 aprile 2018. Non vengono asse-

gnate indennità ripetibili (art. 7 segg. TS-TAF). 

13.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

D-230/2018 

Pagina 20 

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-230/2018 

Pagina 21 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Per quanto ricevibile, il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Esse 

sono prelevate sull’anticipo spese di CHF 750.– versato il 20 aprile 2018. 

3.  

Non si assegnano indennità ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: