# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0a325927-fa06-55e3-8574-3a9f1004d703
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-10-04
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 04.10.2011 S 2010 65
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2010-65_2011-10-04.pdf

## Full Text

S 10 65
S 10 81

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 4 ottobre 2011

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI

1. Il 30 novembre 2006, …, 1952 era vittima di un incidente sul lavoro nel quale 

riportava la rottura del bicipite e una rottura tendinea di intervallo alla spalla 

destra. Dal 2 giugno 2007, l’attività lavorativa veniva ripresa in misura 

completa. Il 20 novembre 2007 l’assicurato subiva una ricaduta. Per le 

conseguenze invalidanti alla spalla destra, l’assicurazione infortuni 

riconosceva all’assicurato una rendita d’invalidità del 19%. Con sentenza del 

12 gennaio/15 febbraio 2010 (S 09 84) il Tribunale amministrativo accoglieva 

l’interposto ricorso proposto dall’assicurato e rinviava gli atti all’assicurazione 

infortuni per l’esecuzione di nuovi accertamenti medici. Poiché sulla 

situazione di salute incidevano anche altre patologie estranee all’infortunio, il 

14 luglio 2008 veniva fatta richiesta di prestazioni da parte dell’assicurazione 

per l’invalidità (AI). In base agli accertamenti medici eseguiti in seguito, e 

giusta i quali il grado d’incapacità del petente variava da una completa inabilità 

anche in attività adatta ad un’abilita residua del 60%, con decisione 17 marzo 

2010 a … veniva riconosciuto un grado d’invalidità del 54% e il diritto ad una 

mezza rendita d’invalidità a far stato dal 1. marzo 2010. Con due 

provvedimenti separati datati 3 maggio 2010, per il periodo dal 1. novembre 

2008 al 30 settembre 2009, l’assicurato veniva posto al beneficio di una 

rendita intera d’invalidità, mentre dal 1. ottobre 2009 al 28 febbraio 2010, 

veniva riconosciuto il diritto ad una mezza rendita d’invalidità. 

2. Nei tempestivi ricorsi proposti al Tribunale amministrativo contro la decisione 

17 marzo 2010 (procedura S 10 65) e 3 maggio 2010 concernente il 

riconoscimento di un mezza rendita d’invalidità (procedura S 10 81), 

l’assicurato chiedeva principalmente l’annullamento delle impugnative e il 

riconoscimento di una rendita intera d’invalidità o, eventualmente, di una 

rendita ex aequo et bono da definire da parte di questo Giudice. Per il 

ricorrente, gli atti medici all’incarto non permetterebbero di concludere ad una 

residua abilità in attività confacente del 60%. Numerosi dei medici che si 

sarebbero pronunciati sulla residua abilità lucrativa concorderebbero nel 

considerarlo completamente inabile ad esercitare qualsiasi professione. Il 

diverso parere espresso dai medici del servizio di accertamento medico 

ragionale dell’Assicurazione invalidità (qui di seguito SAM) non sarebbe 

convincente e comunque non proprio a sconfessare i pareri contrari agli atti e 

giusta i quali sussisterebbe un grado d’inabilità del 50% a carico 

dell’assicurazione infortuni e del 50% imputabile a malattia. 

3. Nella propria presa di posizione, l’Istituto delle assicurazioni sociali del 

Cantone dei Grigioni, Ufficio AI (qui di seguito semplicemente ufficio AI) 

chiedeva la riunione dei due procedimenti, la reiezione dei ricorsi e la 

conferma dei provvedimenti impugnati. Poiché in base alla documentazione 

agli atti una valutazione del grado d’impedimento in attività adatta non 

sarebbe stata oggettivamente possibile, l’ufficio AI avrebbe deciso di 

sottoporre questa specifica questione al SAM, che avrebbe concluso ad 

un’inabilità imputabile a infortunio del 20% ed a malattia del 20% e 

conseguentemente ad una residua abilità del 60% in attività confacente. Per 

l’ufficio AI, detta valutazione sarebbe ampiamente sostanziata dal reperto 

oggettivo riscontrato, da un approfondito esame del paziente e della sua 

anamnesi clinica. Non sussisterebbero pertanto motivi per scostarsi dalle 

conclusioni peritali della perizia 7 dicembre 2009.

4. Replicando, l’istante considerava che la perizia medica del SAM fosse da 

radiare dall’incarto, non essendo stati ossequiati i requisiti formali che 

l’allestimento di tali mezzi probatori presupporrebbero, come il diritto di 

conoscere i nomi degli esperti e di poterli ricusare, di poter porre loro delle 

domande nonché quello di determinarsi sui risultati ottenuti. 

Conseguentemente veniva richiesto l’allestimento di una perizia giudiziaria. 

Per il resto, un ulteriore accertamento da parte del SAM non sarebbe neppure 

stato necessario, essendo già agli atti una prima perizia ordinata dagli organi 

AI. I dubbi espressi da controparte sull’attendibilità di tale valutazione medica 

sarebbero infondati. Agli atti permarrebbero pertanto due diverse valutazioni 

peritali che richiederebbero, per permettere un giudizio conclusivo, una perizia 

giudiziaria.  

5. Nella duplica, l’ufficio AI contestava una qualsivoglia violazione del diritto di 

audizione dell’assicurato, essendogli stato comunicato il nome dell’incaricata 

della perizia medica e avendo l’interessato ottenuto la possibilità di 

determinarsi sulle risultanze di detta perizia prima dell’emanazione delle due 

decisioni impugnate.  

6. In seguito, l’assicurato veniva ancora sottoposto il 14 luglio 2010 ad un 

intervento chirurgico alla spalla sinistra e il 13 maggio 2011 veniva eseguito 

un esame peritale su incarico dell’assicurazione infortuni. In base a tale 

ulteriore accertamento, la limitazione funzionale della spalla destra in attività 

confacente era da quantificare al 20%. Sulle risultanze di tale indagine, le due 

parti al presente procedimento avevano ancora modo di esporre il loro punto 

di vista. 

Considerando in diritto:

1. Poiché i ricorsi ni. S 10 65 e 81 concernono due decisioni che partono 

essenzialmente dallo stesso stato di fatto e che riguardano la stessa 

questione giuridica - a sapere il grado d’invalidità dell’istante a partire dal 1. 

marzo 2010, la prima, e per il periodo dal 1. ottobre 2009 al 28 febbraio 2010, 

la seconda - nulla si oppone alla riunione dei due procedimenti e all’evasione 

della presente vertenza mediante un’unica sentenza.

2. a) Secondo l’art. 4 cpv. 1 dalla legge federale su l’assicurazione per l’invalidità 

(LAI) in relazione con l’art. 8 della legge sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali (LPGA), per invalidità s’intende l'incapacità al guadagno 

presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute 

fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli 

elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono 

quindi per persone attive un danno alla salute fisica o psichica conseguente a 

infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di 

guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una 

diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere 

sottoposto all'assicurazione per l’invalidità (Maurer, Scartazzini, Hürzeler, 

Bundessozialversicherungsrecht, 2009, 3a edizione, p. 152). Va qui rilevato 

che con la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148), è entrato in vigore l’art. 7 

cpv. 2 LPGA, per il quale per valutare la presenza di un’incapacità al 

guadagno sono considerate esclusivamente le conseguenze del danno alla 

salute. Inoltre, sussiste un’incapacità al guadagno soltanto se essa non è 

obiettivamente superabile. La nozione di quello che può essere 

ragionevolmente esigibile è definita in modo più severo. Per quanto riguarda 

il diritto delle assicurazioni sociali, un’incapacità al guadagno determinante 

sussiste solo se non si può ragionevolmente esigere, da un punto di vista 

obiettivo, che l’assicurato fornisca una prestazione di lavoro, e quindi realizzi 

un reddito. La facoltà di decidere che cos’è o non è obiettivamente esigibile 

compete agli uffici AI, sulla base dei dati medici a loro disposizione. La 

percezione soggettiva dell’assicurato (p. es. dolori) non è determinante per la 

valutazione, la quale deve fondarsi su criteri oggettivi (vedi Messaggio del 

Consiglio federale concernente la modifica della legge federale 

sull’assicurazione per l’invalidità [5a revisione dell’AI] del 22 giugno 2005, p. 

4107). L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una 

rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono 

invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% 

o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

b) Le nozioni di invalidità e di incapacità al guadagno sono contenute nella 

LPGA. E’ considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale 

presumibilmente permanente o di lunga durata (art. 8 cpv. 1 LPGA). E’ 

considerata incapacità al guadagno la perdita, totale o parziale, provocata da 

un danno alla salute fisica o psichica e che perdura dopo aver sottoposto 

l’assicurato alle cure e alle misure d’integrazione esigibili, della possibilità di 

guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione (art. 

7 LPGA). Giusta quanto previsto all’art. 16 LPGA, per valutare il grado 

d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire 

esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e 

l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una 

situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che 

egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido (DTF 128 V 30 

cons. 1). L'invalidità è allora definita come la limitazione, addebitabile ad un 

danno alla salute assicurato, della capacità di guadagno media sul mercato 

equilibrato del lavoro (DTF 127 V 298 cons. 4c) entrante in linea di conto per 

l'assicurato. L'invalidità è un concetto di carattere economico-giuridico e non 

medico (DTF 110 V 275 cons. 4a, 109 V 32 cons. 2a, 105 V 207 e 102 V 166). 

Se l'attività precedentemente svolta dall'assicurato non è più da questi 

esigibile, il medico è tenuto a dire di quali disfunzioni ed impedimenti fisici o 

psichici soffre il paziente. È a questo punto compito dell'amministrazione 

stabilire e valutare quali sono, alla luce dei dati medici raccolti, le reali 

possibilità di lavoro di cui l'assicurato dispone e poter così meglio quantificare 

il reddito percepibile da invalido.

3. a) I medici che hanno visitato il ricorrente concordano sulle diagnosi. Dopo due 

interventi in artroscopia a livello della spalla destra, il ricorrente accusa dolori 

cronici in seguito alla rottura traumatica del tendine lungo del bicipite destro, 

lesione dell’intervallo, con lesione parziale del tendine del sottoscapolare, 

alterazioni degenerative del tendine sovraspinato e restringimento dello 

spazio sottoacromiale, nel senso di un impingement, in presenza di un’artrosi 

acromio-claveare. Alla spalla sinistra i dolori cronici sono riconducibili a 

impingement con rottura parziale del sovraspinato e tendinopatia del 

sottoscapolare, trattate mediante infiltrazioni. Inoltre, l’assicurato, portatore di 

protesi all’anca destra, accusa un inizio di coxartrosi a sinistra e alterazioni 

degenerative a livello della colonna lombare con protrusione L3/5 e L4/5. Il 

gomito destro presenta uno stato dopo decompressione del nervo ulnare e 

epicondilectomia (vedi reperti del 10 luglio e 7 dicembre 2009 nonché del 19 

agosto 2011). 

b) E’ essenzialmente sulla ripercussione di tale danno alla salute sulla capacità 

lucrativa dell’istante che le parti al presente procedimento non concordano e 

ciò poiché i pareri medici contenuti all’incarto non sono unanimi. Nella propria 

perizia del 10 luglio 2009, il dott. med. … riteneva che l’assicurato fosse da 

considerare invalido completamente nell’esercizio della precedente attività e 

anche in attività adatta. In termini percentuali l’invalidità era imputabile in 

ragione del 50% alle conseguenze dell’infortunio subito e per il restante 50% 

alle altre patologie presentate. Una ripresa della precedente attività 

nell’edilizia era da escludere, persistendo in detto settore di attività una 

completa inabilità. In termini di esigibilità, lo specialista in ortopedia e 

traumatologia riteneva che i disturbi alle due spalle non permettessero più 

l’esecuzione di attività fisiche da svolgersi all’altezza delle scapole. A questo 

si aggiungevano le difficoltà imputabili ai dolori cronici alla schiena e all’anca 

sinistra che riducevano in modo massiccio la possibilità di esercitare attività 

fisiche impegnative, richiedenti dei continui spostamenti, lo stare in posizione 

eretta e seduta. Riguardo all’esigibilità, nella perizia SAM del 7 dicembre 

2009, veniva confermata l’impossibilità di una ripresa della precedente attività, 

nell’ambito della quale sussisterebbe una completa inabilità. Non sarebbero 

invece presenti delle limitazioni funzionali, una perdita di forza o dei deficit 

sensomotori tanto gravi da giustificare una completa inabilità in attività adatte. 

Per la dott. med. …, ogni singolo danno alla salute valutato separatamente 

non comporterebbe delle grandi limitazioni, ma nel complesso sussisterebbe 

una limitazione globale dell’appartato di sostegno e motorio quantificabile in 

una riduzione dell’abilità lucrativa del 40%. Quali attività confacenti allo stato 

di salute dell’istante vanno per l’esperta di medicina fisica e riabilitativa 

annoverati i lavori fisici di tipo leggero con un ritmo di lavoro che alterni la 

posizione seduta e la stazione eretta, senza la necessità di lavorare mediante 

sostegno e sopra il livello delle spalle. In termini di carico, erano adatti i lavori 

richiedenti il porto saltuario di pesi fino a 5 kg vicino al corpo, mentre andava 

evitata l’assunzione di posizioni non energetiche per la schiena e le 

articolazioni come pure l’accovacciarsi, l’inginocchiarsi o l’andare su terreni 

accidentati. 

4. a) Il ricorrente chiede la radiazione del rapporto del SAM già per motivi formali, 

non avendo l’interessato potuto determinarsi sulla persona del perito 

incaricata dell’indagine o proporre delle domande proprie. La censura non 

merita protezione. In principio, affinché un rapporto medico abbia valore 

probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i 

punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, consideri tutti i mali di cui si 

lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti 

(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o 

nell'apprezzamento della situazione clinica. Le conclusioni dell'esperto 

devono inoltre essere motivate (DTF 125 V 352 cons. 3a; DTF 122 V 160 

cons. 1 c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 

1989 pag. 31; Pratique VSI 2001 pag. 108 cons. 3a e 1997 pag. 123). A 

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura 

amministrativa il Tribunale federale ha già avuto modo di evidenziare che, 

nell'ipotesi in cui siano state eseguite da medici specializzati riconosciuti, 

hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state 

realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti 

non inducano a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161 e 104 V 212). 

Sulla specifica questione dei SAM, il Tribunale federale non riteneva di poter 

considerare questo servizio come parte in causa, nel senso che sussisterebbe 

un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare 

considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (DTF 123 V 

178 cons. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 cons. 3c). 

b) Nella recente sentenza di principio del 28 giugno 2011 (STF 9C_243/2010), il 

Tribunale federale si è dettagliatamente espresso sulle innumerevoli critiche 

rivolte alla piena forza probatoria che la giurisprudenza riconosce alle perizie 

SAM. In detto giudizio l’Alta Corte riteneva che il procurarsi e l’avvalersi in 

sede giudiziaria delle perizie mediche allestite da servizi esterni specializzati 

non violasse la nostra Costituzione e neppure la Convenzione europea dei 

diritti dell’uomo. Parallelamente però, anche in virtù della dipendenza 

economica di tali servizi medici rispetto all’AI, il Tribunale federale riconosceva 

in questa scelta un latente pericolo per le garanzie procedurali della persona 

assicurata. Per questo veniva ammessa la necessità di apportare alcuni 

correttivi alla prassi in vigore, nel senso di: assegnare gli incarichi ai diversi 

servizi di accertamento medico della Svizzera secondo la sorte, operare una 

certa distinzione della tariffa peritale, migliorare l’uniformità e il controllo della 

qualità delle esigenze poste ad una perizia, accordare maggior diritti di 

partecipazione agli interessati, emanare un provvedimento intermedio 

impugnabile separatamente in caso di contestazione della perizia e dare 

antecedentemente dei diritti di collaborazione della persona concerta. Per la 

procedura di prima istanza, era poi ritenuto necessario che fosse in linea di 

principio il Tribunale ad ordinare direttamente l’esecuzione di una perizia 

medica in caso di insufficiente determinazione della fattispecie determinante, 

con la possibilità di accollare i relativi costi all’AI. Infine nella stessa sentenza, 

il Tribunale federale precisava che le perizie fatte allestire prima di questo 

cambio della prassi non perdevano già per questo la loro validità, ma che 

determinante restava la questione di sapere se l’esame nel caso concreto 

fosse proprio a resistere alle censure di ricorso (vedi anche STF 9C_120/2011 

del 25 luglio 2011).

c) Per la prima volta in sede di replica, il ricorrente censura la mancata possibilità 

di ricusare l’esperta, di porle delle domande proprie e di determinarsi sulle 

risultanze dell’inchiesta, oltre all’assoluta mancanza di necessità di operare 

ulteriori accertamenti. Come è stato esposto nel considerando che precede, il 

mancato ossequio dei principi ora posti dalla giurisprudenza per stabilire i limiti 

entro i quali è dato imporre un’ulteriore visita peritale, permettere 

all’interessato di conoscere l’esperto e di interagire nell’ambito dell’inchiesta 

medica non rendono la perizia viziata già per questo fatto. Nell’evenienza poi, 

l’istante non aveva in alcun modo reagito all’invito a volersi sottoporre ad 

un’ulteriore perizia e la convocazione all’esame del 18 settembre 2009 recava 

i nominativi dell’esperta incaricata della visita. Prima poi del rilascio della 

decisione impugnata, all’istante era stata data la possibilità di determinarsi 

sulle risultanze degli accertamenti eseguiti. Del resto, neppure in sede di 

ricorso il ricorrente contesta oggettivamente la qualifica dell’esperta. Egli non 

è neppure in grado di addurre quali interrogativi il medico avrebbe omesso di 

chiarire o per quali motivi essa avrebbe dovuto ricusarsi. Ne consegue che 

dal profilo formale non sussistono motivi per non tenere nella debita 

considerazione questo mezzo probatorio. 

5. a) Per contestare le risultanze della perizia SAM, il ricorrente si avvale 

principalmente di quanto affermato dal dott. med. …, il quale escludeva il 

persistere di abilità lucrativa residua. In termini di esigibilità però, per i motivi 

che verranno esposti in seguito, l’esperto sembra effettivamente 

misconoscere la portata di quella che viene definita come “un’attività 

confacente al danno alla salute” e le conclusioni che lo stesso trae dalle 

limitazioni funzionali accertate non sono convincenti. Già per questo motivo 

trovava giustificazione l’espletamento di un’ulteriore indagine in vista della 

determinazione della residua abilità in attività adatta. Nella propria perizia, il 

dott. med. … ritiene che i disturbi alle due spalle non permettano più 

l’esecuzione di attività fisiche da svolgersi all’altezza delle spalle. A questo 

andavano aggiunte le importanti limitazioni che derivavano per tutti i lavori che 

richiedevano un certo carico e dei continui cambiamenti di posizione a causa 

dei dolori cronici alla schiena e all’anca sinistra (perizia del 10 luglio 2009, 

pag. 7). Alla luce di tale reperto ed in termini di esigibilità, la perizia del 10 

luglio 2009 è del tutto compatibile con quanto stabilito nella perizia SAM del 7 

dicembre 2009. La precedente attività non può più essere svolta come tutte 

le attività pesanti, con lavori sopra il livello delle spalle, che richiedono 

spostamenti su terreni accidentati o l’assunzione di posizioni inergonomiche 

per la schiena o l’anca. In questo senso è anche evidente che il dott. med. … 

non opera alcuna chiara distinzione tra attività adatta esigibile e l’attività svolta 

in precedenza dall’assicurato, nel senso che la valutazione si limita 

essenzialmente all’attività nell’ambito edile svolta in precedenza. Infatti, dalla 

risposta fornita a pag. 7 della perizia del 10 luglio 2009 emerge chiaramente 

che il perito per “altre attività” intende comunque e sempre lavori nell’edilizia 

che richiedono di portare o sollevare dei pesi e di cambiare continuamente 

posizione. Per questo la conclusione quanto alla completa inabilità anche in 

altre attività è per il dott. med. … intesa solo come una completa inabilità in 

lavori in ambito edile e pesanti. Dal canto suo il curante ritiene improponibile 

una ripresa dell’attività lavorativa, fatto che nessuno dei medici che hanno 

peritato il paziente contesta. Questo non permette però di concludere ad una 

completa inabilità pure in altri ambiti. Anche la valutazione effettuata dal dott. 

med. … il 29 luglio 2008 (epoca per la quale veniva comunque erogata una 

rendita intera d’invalidità) non permette alcun giudizio in merito alla residua 

abilità, poiché il medico si limita a ritenere poco probabile che il paziente possa 

essere ricollocato in attività leggera, senza però spendere una sola parola sul 

grado degli impedimenti riscontrati e sui motivi oggettivi che lo portavano ad 

un simile giudizio. 

b) Per contro il giudizio contenuto nella perizia del SAM indica in modo 

dettagliato gli impedimenti riscontrati e la loro incidenza sulla residua abilità 

lucrativa. Per le conseguenze infortunistiche, veniva reputato necessario un 

cambiamento occupazionale e sussistere un’abilità lucrativa sull’arco 

dell’intera giornata lavorativa in attività medio-leggere. Considerando invece 

tutti gli impedimenti riscontrati, ovvero quelli riconducibili a malattia e 

infortunio, andava reputata sussistere una residua abilità solo in attività 

leggere (porto saltuario di 5 kg al massimo). I referti radiologici ed i disturbi 

alle spalle ed a livello della schiena fatti valere dall’assicurato erano dei reperti 

oggettivamente compatibili propriamente con l’esecuzione di lavori pesanti. 

Altrimenti la funzione della colonna vertebrale e delle anche andava 

considerata sufficiente e durante l’esame non era possibile evidenziare deficit 

sensomotorici. A livello di ambedue le spalle era indubbia la presenza di 

alterazioni degenerative, anche se clinicamente la funzione delle due 

articolazioni andava considerata sufficiente. Per la specialista in medicina 

fisica e del lavoro, anche se separatamente nessuno di questi impedimenti 

avrebbe da solo giustificato una riduzione importante dell’abilità lucrativa, il 

complesso di tutte le diverse patologie comportava una limitazione funzionale 

complessiva del 40% (vedi perizia del 7 dicembre 2009).  

c) Per il ricorrente, le due perizie del 10 luglio e 7 dicembre 2009 giungerebbero 

a dei risultati così diversi tra di loro che si imporrebbe l’allestimento di una 

perizia giudiziaria. Per costante giurisprudenza quando l'istruttoria da 

effettuare d'ufficio conduce l’amministrazione o il giudice, in base ad un 

apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che altri 

provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato (valutazione 

anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (DTF 131 I 157 

cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b; STA S 09 123 ). Nella fattispecie in esame, come 

è già stato esposto, le due perizie non divergono sostanzialmente sulla misura 

delle limitazioni riscontrate dal paziente, ma sulla loro incidenza nell’esercizio 

di un’attività adatta. Questa questione era, accanto alla problematica di 

esclusiva pertinenza infortunistica, in parte oggetto della nuova perizia 19 

agosto 2011. In base alle risultanze di questa valutazione, che per quanto 

verrà esposto nel considerando che segue tende a confermare la valutazione 

operata dal SAM, questo Giudice non reputa necessario ordinare nuovi 

accertamenti, non ritenendoli suscettibili di modificare le sorti del giudizio. 

d) Il reperto del 19 agosto 2011, effettato su incarico dell’assicurazione infortuni, 

conferma indirettamente la valutazione della residua abilità lucrativa effettuata 

dal SAM. Mentre per i dott. med. …, … e … la percentuale d’inabilità era per 

il 50% da imputare all’infortunio e per il 50% da ricondurre a malattia, il dott. 

med. … quantificava la limitazione funzionale della spalla infortunata al 20%. 

In questo senso viene però anche indirettamente rafforzata la convinzione che 

un grado d’impedimento complessivo malattie e infortunio del 40% 

corrisponda effettivamente all’impedimento oggettivamente riscontrabile. In 

termini di esigibilità, dopo aver effettuato una valutazione della funzionalità 

fisica e tenuto conto di tutte le patologie invalidanti, lo specialista in chirurgia 

ortopedica e traumatologia osteo-articolare reputava il paziente abile a 

“svolgere un lavoro con sollevamento e trasporto di carichi molto leggeri, 

utilizzazione di oggetti ed attrezzi leggeri e di precisione, deve lavorare seduto 

piegato in avanti, rispettivamente eretto piegato in avanti. La posizione seduta 

prolungata è leggermente ridotta. Può percorrere tragitti fino a 50 m, ma non 

può spostarsi su terreno accidentato o salire su scale a pioli. La manipolazione 

e l’impiego delle due mani non sono limitati. Tenendo conto di queste 

limitazioni il paziente potrebbe lavorare teoricamente 8 ore al giorno, con un 

rendimento leggermente ridotto” (vedi perizia del 19 agosto 2011). Anche 

sulla base di tale recente valutazione, è pertanto esclusa l’esistenza di un 

grado d’impedimento a carico dell’assicurazione infortuni del 50%. Ritenuto 

che nell’evenienza il grado d’impedimento in attività leggera è stato 

complessivamente quantificato al 40%, la valutazione operata dal SAM e 

presa a fondamento per la determinazione del grado d’invalidità da parte degli 

organi AI non dà adito a critiche. 

e) Tenendo poi in considerazione che il nuovo apprezzamento è stato effettuato 

nel maggio del 2011, le conseguenze dell’intervento alla spalla sinistra del 

luglio 2010 sono state necessariamente prese in considerazione per valutare 

la residua abilità. Per il resto, dalla diagnosi posta anche nel 2011 e soprattutto 

da quanto deve essere considerato esigibile, non risulta intervenuto un 

cambiamento della situazione, almeno fino all’emanazione dei due 

provvedimenti impugnati, rispetto a quanto accertato dai medici nei mesi di 

luglio e dicembre 2009. 

f) Per il ricorrente, nato il 13 settembre 1952, l’attività adatta al suo stato di salute 

sarebbe reperibile solo teoricamente, ma non certo sull’attuale mercato del 

lavoro. Quanto all'esigibilità e alla possibilità per l'assicurato di cercare un 

nuovo impiego su un mercato equilibrato del lavoro, va ricordato che al 

momento determinante delle decisioni impugnate del marzo e maggio 2010, 

il ricorrente doveva compiere i 58 anni. Dal profilo dell'età, le condizioni per 

ammettere una totale incapacità di guadagno per mancanza di possibilità 

reale di sfruttarne la residua capacità come conosciute sotto l’egida del diritto 

previgente non sarebbero comunque date (STF I 359/06 del 22 giugno 2007 

e I 336/03 dell'8 gennaio 2004). In base all’esigibilità medico teorica, al 

ricorrente resta aperto un ampio ventaglio di professioni in ambito del 

controllo, della sorveglianza e nell’esercizio di attività semplici e ripetitive, 

grazie alla possibilità di un impiego normale delle due mani. In questa gamma 

di attività che si svolgono prevalentemtne al chiuso non viene solitamente 

richiesto lo spostamento su terreni accidentati e neppure l’assunzione di 

posizioni inergonomiche per la schiena o le anche. Come poi già ricordato, la 

percezione soggettiva dell’assicurato in termini di dolori non è determinante 

per la valutazione della residua abilità, in quanto l’impedimento a svolgere 

determinate mansioni deve risultare da elementi oggettivi. Nell’evenienza, 

gran parte della sintomatologia dolorosa lamentata dall’assicurato è 

imputabile o subentra al carico. Proprio per questo restano esigibili solo 

attività leggere. Valutando complessivamente la situazione di salute 

dell’assicurato, questo Giudice ritiene di poter concludere alla possibilità di 

mettere a buon frutto la residua abilità del 60% in attività confacente.   

6. a) Non è contestato che il reddito conseguibile senza invalidità presso il 

precedente datore di lavoro sarebbe ammontato nel 2009 a fr. 65'892.--. Per 

la determinazione del reddito conseguibile da invalido, nei casi in cui 

l’assicurato non riprende più la precedente attività dopo l’insorgenza del 

danno alla salute, vanno presi a confronto i dati statistici risultanti 

dall’inchiesta svizzera sulla struttura salariale (ISS) edita dall’Ufficio federale 

di statistica (DTF 126 V 76 cons. 3b e riferimenti, 124 V 323 cons. 3b bb; DAS 

AI 1999 ni. 6 e 11 e 1998 ni. 8 e 15 nonché per i Grigioni sentenze non 

pubblicate del 21 febbraio 2003, I 750/02, 13 marzo 2003, I 103/02 e del 30 

gennaio 2004, I 325/02). Il reddito ipotetico da invalido va stabilito in base alla 

TA1 dell’ISS concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore 

privato, essendo per il TF solo in questo modo possibile garantire un uguale 

trattamento di tutti gli interessati. Concretamente, secondo la tabella TA1 

dell’ISS riferita al 2008, lo stipendio lordo mensile (40 ore settimanali) di un 

uomo per attività semplici e ripetitive (livello di qualifica 4) nel settore privato 

era di fr. 4’806.--. Poiché i dati si riferiscono ad un tempo di lavoro di 40 ore 

settimanali, mentre il tempo di lavoro medio era nel 2008 di 41.6 ore 

settimanali, e tenendo in considerazione un incremento dei salari per il 2009 

rispetto al 2008 del 2.1%, ne risulta un reddito annuo di fr. 61’238.--, di cui il 

60% (grado d’occupazione esigibile) corrisponde a fr. 36’743.--. 

b) Su tale reddito è poi stata operata una riduzione del 10%, per attività leggere 

e un’ulteriore deduzione per attività a tempo parziale dell’8%. Per quanto 

riguarda la deduzione per attività leggera questa non dà adito a critica. Poiché 

l’istante può portare dei pesi massimi di 5 kg, gli organi AI hanno giustamente 

operato un’ulteriore riduzione rispetto al salario conseguibile in attività 

semplici e ripetitive senza alcun grado di qualifica professionale. La riduzione 

per attività a tempo parziale va invece leggermente corretta. Giusta quanto 

risulta dalla tabella T dell’ISS del 2008, in attività semplici e ripetitive un uomo 

subiva una diminuzione salariale del 10.25% per un grado di occupazione tra 

il 50% e il 74% (vedi anche STF 9C_399/2011 dell’11 luglio 2011). Operando 

quindi con questo correttivo il reddito conseguibile da invalido ammonta a fr. 

29’679.--. Dal raffronto dei redditi risulta un grado d’invalidità del 55%, il quale 

dà diritto ad una mezza rendita d’invalidità, come giustamente accertato da 

parte degli organi AI. 

7. In conclusione, i ricorsi sono respinti e viene confermata la correttezza di un 

grado d’invalidità che dà diritto ad una mezza rendita d’invalidità dal 1. ottobre 

2009. In deroga all’art. 61 lett. a LPGA, la procedura di ricorso in caso di 

controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al 

tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle 

spese è determinata tra fr. 200.-- e fr. 1000.-- in funzione delle spese di 

procedura e senza riguardo al valore litigioso (art. 69 cpv. 1bis LAI). Per 

questo i costi di fr. 700.-- vanno accollati al ricorrente.

Il Tribunale decide:

1. I ricorsi sono respinti. 

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.--, il cui importo sarà versato da … entro 

trenta giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle 

finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.