# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9232f531-80dd-50fc-a47c-0db29bc670c5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-11-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.11.2009 32.2009.173
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-173_2009-11-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.173

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  23 novembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 ottobre 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 4 settembre 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1956, in precedenza attiva in qualità di vegliatrice notturna a tempo
parziale presso un laboratorio protetto, in data 29 novembre 1999 ha presentato una prima richiesta di prestazioni AI per adulti, in quanto affetta da “dolori
alla colonna cervicale, ai cingoli scapolo-omerali e alla colonna
lombo-sacrale; frequenti cefalee tipo emicrania” (doc. 3/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare l’esecuzione di
una perizia neurologica-neuropsicologica e reumatologica, con progetto di
decisione del 24 giugno 2002 (doc. 41/1-2), poi confermato con decisione del 7
ottobre 2002 (doc. 53/1-3), l’UAI ha rifiutato il diritto a prestazioni, non
presentando l’assicurata alcuna incapacità al lavoro nella sua professione.

                                         Tale
decisione è cresciuta, incontestata, in giudicato.

 

                               1.2.   In data 2
marzo 2007, l’assicurata ha presentato all’UAI una seconda richiesta di
prestazioni AI, a causa di “insicurezza, mancanza di concentrazione, forte e
continuo stato di ansia e depressione, odio per certe persone e situazioni
vissute, paura nell’affrontare la vita” (doc. 57/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui l’esecuzione di una
perizia psichiatrica a cura del dr. __________ del Centro peritale per le
assicurazioni sociali, con progetto di decisione del 4 maggio 2009 (doc.
106/1-3), poi confermato con decisione del 4 settembre 2009 (doc. A), l’UAI ha
attribuito all’assicurata una rendita intera di invalidità, per un grado AI del
100%, dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2007, rifiutandola dopo tale data alla
luce di un grado di invalidità inferiore al 40%.

 

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha
presentato un tempestivo ricorso al TCA, chiedendo che la decisione impugnata
venga annullata e che all’assicurata venga riconosciuta una rendita intera di
invalidità anche a partire dal 1° gennaio 2008.

                                         L’avv. RA
1 ha innanzitutto contestato “il modo in cui la decisione, oggetto del presente
ricorso, è stata intimata all’interessata e meglio: allegata a una decisione di
rimborso di prestazioni da parte della spettabile __________; senza indicazione
di data sulla decisione stessa; per posta A”.

                                         Inoltre, la
patrocinatrice dell’assicurata ha contestato la decisione dell’amministrazione
che la ritiene abile al lavoro sul mercato generale del lavoro, senza tuttavia
tenere adeguatamente conto del fatto che il perito, dr. __________, ha
espressamente indicato che l’interessata necessita di “un aiuto attivo al
collocamento” e ponendo una serie di limitazioni all’esercizio effettivo di
un’attività lavorativa adeguata. Il dr. __________, infatti, ha indicato che
l’assicurata necessita di un sostegno attivo al collocamento in un ambiente
adeguato e per certi versi protetto, che la sostenga continuamente con rinforzi
positivi, abbondanti spiegazioni della mansione e con una tolleranza per gli
errori.

                                         L’avv. RA
1 ha evidenziato che “lo stesso perito pone talmente tante limitazioni, che vi
è da chiedersi se oggettivamente la qui ricorrente possa e potrà mai essere
ritenuta abile al lavoro e possa trovare un suo posto nel mondo lavorativo”.

                                         La
patrocinatrice ha quindi chiesto che “la ricorrente sia sottoposta ad un nuovo
accertamento peritale e sia valutata la sua reale capacità lavorativa e di
conseguenza di reinserimento, anche se solo parziale, nel mondo lavorativo”
(I).

 

                               1.4.   Con la
risposta di causa, l’Ufficio AI ha confermato la propria decisione, postulando
la reiezione del ricorso, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (IV). 

 

                               1.5.   In data 30
ottobre 2009 la patrocinatrice ha ribadito che l’assicurata “si trova tuttora
in uno stato di salute psichica tale da rendere impossibile l’espletamento di
ogni e qualsiasi attività lavorativa”, riservandosi di produrre un rapporto
dettagliato da parte del dr. __________, attuale curante dell’interessata (VI).

 

                                         Queste osservazioni
della patrocinatrice dell’assicurata sono state trasmesse all’amministrazione
(VII), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                               2.2.   Preliminarmente
va osservato che nell’atto ricorsuale è stato sottolineato che l’UAI ha
intimato la decisione impugnata, allegata ad una decisione di rimborso di un
altro assicuratore, senza l’indicazione di una data, per posta A (cfr. doc. I).

 

                                         In sede di risposta di causa, l’UAI ha rilevato
che, contrariamente a quanto indicato dalla patrocinatrice dell’interessata, la
decisione oggetto della presente vertenza “è datata (essa reca in effetti la
data del 4 settembre 2009)”. Inoltre, l’amministrazione ha rilevato che “alla
decisione di cui sopra, l’UAI ha pure allegato – quale complemento – le
relative motivazioni (intitolate “Attribuzione di una rendita d’invalidità
limitata nel tempo”) dalle quali si può ben dedurre che l’assicurata – a far
tempo dal 1.1.2008 – non ha più diritto ad alcuna rendita AI, essendo il suo
grado d’invalidità pari al 17%. Di conseguenza, alla luce di quanto suesposto,
la procedura adottata dall’UAI nel caso concreto è da ritenersi assolutamente
corretta” (doc. IV).

 

                                         Per
l’art. 60 cpv. 1 LPGA il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla
notificazione della decisione o della decisione contro cui l’opposizione è
esclusa. Il cpv. 2 prevede che gli articoli 38-41 sono applicabili per
analogia.

 

                                         Nel
caso di specie, il TCA rileva che nonostante la decisione impugnata, datata 4
settembre 2009, non sia stata trasmessa all’interessata tramite invio
raccomandato, la questione non necessita di ulteriori approfondimenti, dato che
nel caso di specie l’UAI non ha messo in discussione la tempestività del
ricorso dell’assicurata.

 

                                         Inoltre, se
è pur vero che la decisione emessa dall’UAI è stata intimata all’insorgente
unitamente alla richiesta di rimborso di un altro assicuratore, è altrettanto
vero che a tale provvedimento era comunque allegata anche la motivazione della
decisione e che l’assicurata ha potuto inoltrare un tempestivo ricorso a questa
Corte. 

                                         Non vi è
stato, quindi, alcun pregiudizio per la ricorrente.

 

                                         Il TCA può pertanto entrare
nel merito dell’impugnativa.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche
e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.5.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI (cfr. di seguito l’art. 27bis cpv. 1 OAI nelle versioni in
vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre
2003) secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis cpv. 2 OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore
sino al 31 dicembre 2003):

 

" 
Quando si possa presumere che gli assicurati che
esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente
nell’azienda del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute,
eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività
lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i
principi validi per le persone esercitanti un’attività lucrativa."

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         La
giurisprudenza di cui alla DTF 125 V 146 è stata confermata in una sentenza I
156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Essa è
stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07
del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                               2.6.   Al fine di
determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se,
ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V
150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109;
Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG
über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en
assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                               2.7.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce
una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime
per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF
125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I
597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre
2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04;
STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004
nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.8.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.9.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen
der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133
ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un
fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf
Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich
von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision
von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que
le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble
de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale
importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de
reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la
fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement
de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions
sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence
des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à
une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en
méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise
du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne
laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé
qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation
professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                             2.10.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio
2007, I 384/06).

 

                             2.11.   Nella
decisione del 4 settembre 2009, l’UAI ha attribuito
all’assicurata una rendita intera di invalidità dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre
2007, sopprimendola poi a partire dal 1° gennaio 2008, fondandosi sulle
valutazioni del dr. __________ e del SMR che hanno considerato l’interessata
abile al lavoro al 60% sia nella sua precedente attività, ma presso un altro
datore di lavoro, sia in un’altra attività adeguata, a partire dal mese di
ottobre 2007.

 

                                         Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.7.,
2.8. e 2.9., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI
1 a far tempo dal 1° gennaio 2008.

 

                             2.12.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato al Centro peritale per le
assicurazioni sociali il mandato di esperire una perizia psichiatrica.

 

                                         Nel suo
rapporto peritale del 9 ottobre 2008, il dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia e __________, ha posto le diagnosi con ripercussioni
sulla capacità lavorativa di “episodio depressivo lieve (F32.0); personalità
con incompleto sviluppo psichico (F70)” (doc. 88-8).

                                         Lo
specialista ha sottolineato che l’assicurata presenta “indiscutibilmente delle
significative difficoltà intellettive, cognitive e di gestione delle emozioni”,
mettendo in evidenza che, contrariamente a quanto ritenuto in passato dai
medici della Clinica __________, i deficit neuropsicologici dell’interessata,
presenti “da sempre”, non sono stati “amplificati” dall’assicurata, dato
che ella “non ha le risorse per falsificare alcunché. Non è
capace di mentire o alterare i risultati di un test: il suo livello
intellettivo e culturale non glielo consente. Credo che il deficit
allora obiettivato debba essere riconosciuto come reale” (doc. 88-8, sottolineatura
della redattrice).

                                         Il dr. __________
ha condiviso quanto indicato dal dr. __________ nell’esame peritale eseguito per
conto dell’assicuratore malattia a proposito del fatto che la ripresa di un’attività
lavorativa, a tempo parziale, in un contesto adeguato “avrebbe anche un
indiscusso valore terapeutico” (doc. 88-8, sottolineatura della
redattrice).

                                         Quanto
alla capacità lavorativa, il dr. __________ ha rilevato di ritenere
giustificata un’inabilità lavorativa completa fino al mese di ottobre 2007
(doc. 88-11). 

                                         Dopo tale
data, invece, lo specialista ha considerato l’assicurata “ancora in grado di
lavorare al 60% nell’attività da ultimo svolta di vegliatrice”, aggiungendo che
“una limitazione del 40% è giustificata dalla persistenza dei sintomi
ansioso-depressivi cronicizzati, aggravati dal basso livello intellettivo e
dalle tendenze regressive” (doc. 88-10). Lo specialista ha aggiunto che
l’assicurata “potrebbe sicuramente fare anche l’attività di ausiliaria di
pulizie, ma non presso l’ultimo datore di lavoro, dove la ferita narcisistica
per essere stata declassata non risulta più rimarginabile” (doc. 88-12).

                                         Il dr. __________
ha pure considerato che l’assicurata sia abile al lavoro al 60% in attività
adeguate e ciò già a partire dal mese di ottobre 2007, indicando che “allora
però l’assicurata non era in grado di trovare autonomamente un posto di lavoro,
ma necessitava di un sostegno attivo al collocamento in un ambiente adeguato
e per certi verso protetto, come quello che espongo qui sotto”. Precisando
il suo pensiero, il dr. __________ ha rilevato che “fondamentale è un
contesto adeguato che sostenga continuamente l’assicurata con rinforzi
positivi, abbondanti spiegazioni della mansione, tolleranza per gli errori.
Importante è anche che la mansione sia facile, ripetitiva, pratica e non
richieda nozioni particolari. Il collettivo lavorativo dovrebbe anche essere
istruito affinché capisca i limiti di personalità dell’assicurata e tolleri
bonariamente eventuali suoi comportamenti eccentrici o provocatori, che non
sono certamente da lei attuati per “libera scelta”, ma per limite di
valutazione” (doc. 88-11, sottolineature della redattrice).

                                         Infine,
il dr. __________ ha ritenuto che la patologia psichiatrica dell’interessata
non limiti il suo rendimento come casalinga, aggiungendo che in questo ambito “l’incapacità
dell’assicurata sembra legata prevalentemente ad un atteggiamento delegante,
regressivo, secondario al ruolo di malata. Vi è poi probabilmente una volontà
inconscia di ricevere attenzioni, accudimento e vincolare a sé il marito e i
familiari, nella paura di perdere ulteriori punti di riferimento” (doc. 88-11).

 

                                         Nel
rapporto medico del 13 ottobre 2008, il dr. __________ del SMR, specialista FMH
medicina generale e FMH medicina manuale (sul diritto
per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr.
SVR 2008 IV Nr. 13), poste le diagnosi di “episodio depressivo lieve;
personalità con incompleto sviluppo psichico” e indicati, quali limiti
funzionali, “persistenza dei sintomi ansioso-depressivi cronicizzati aggravati
dal basso livello intellettivo e dalle tendenze regressive. Nello specifico:
basso livello intellettivo, con scarsa capacità di risolvere dei problemi,
anche piuttosto banali; capacità di calcolo sono gravemente limitate; capacità
linguistiche sono scarse; capacità di concentrazione viene gravemente alterata
dai turbamenti emotivi; la capacità di adeguamento e di flessibilità è bassa;
l’autostima è gravemente carente”, ha osservato:

 

" 
Dalla perizia psichiatrica eseguita in data
01.10.2008 c/o il Centro peritale per le assicurazioni sociali si evince che
l’A. ha sempre espletato lavori di tipo pratico, richiedenti un basso impegno
sotto il profilo intellettivo e della soluzione dei problemi, attività che
hanno implicato mansioni standardizzate e ripetitive, che non necessitavano
elevate capacità di adeguamento, né flessibilità.

Il delicato equilibrio tra le richieste del
datore di lavoro e le capacità dell’A. di fronteggiarle si è mantenuto fino
alla fine del 2005. Dal gennaio 2006 si è assistito ad un franco scompenso, con
una IL totale conseguente.

Pur ammettendo che un livello intellettivo basso
e altri deficit cognitivi aspecifici siano presenti in maniera costante ed
invariata da anni, ciononostante l’A. ha lavorato con un buon rendimento per
lungo tempo.

 

Risulta essenziale quindi definire attentamente
le condizioni che consentirebbero a quest’A. di poter lavorare di nuovo come in
passato:

-         
I limiti consistono in un basso livello
intellettivo, con scarsa capacità di risolvere dei problemi, anche piuttosto
banali; le capacità di calcolo sono gravemente limitate; le capacità linguistiche
sono scarse, soprattutto per quanto riguarda lo scritto; 

      l’attenzione sostenuta è deficitaria. La capacità di
concentrazione viene gravemente alterata dai turbamenti emotivi, per cui ne
risultano numerose dimenticanze ed un discorso digressivo; ha difficoltà a stare
sull’argomento trattato ed i nessi associativi sono labili, dando
superficialmente l’impressione di un pensiero dissociato. La capacità di
adeguamento e di flessibilità è bassa. L’autostima è gravemente carente e l’A.
cerca una compensazione assumendo dei “look” appariscenti sul versante
estetico.

-         
Per quanto riguarda le risorse occorre
sottolineare che quando la sua autostima viene rinforzata, con ripetute
rassicurazioni, ella si tranquillizza, smette di piangere, il discorso diventa
più coerente, la capacità di concentrarsi migliora e riesce a focalizzare
meglio i concetti. Il contatto affettivo è molto buono e la capacità di
interagire in maniera sintona con le altre persone è un elemento favorevole. La
capacità di svolgere mansioni pratiche, ripetitive, che richiedano basse
competenze a livello formativo, è ancora presente e può essere valorizzata in
un contesto che sia in grado di tranquillizzare l’A. e di sostenerla, che non
interpreti come malafede alcuni suoi comportamenti problematici o
apparentemente provocatori.

 

Pertanto, l’A. è in grado ancora di lavorare al
60% nell’ultima attività svolta di vegliatrice. 

Una limitazione del 40% è giustificata dalla
persistenza dei sintomi ansioso-depressivi cronicizzati aggravati dal basso
livello intellettivo e dalle tendenze regressive.

 

Dal 2002 alla fine del 2005 non vi sono stati
impedimenti di tipo psichiatrico che hanno limitato un aumento della
percentuale di occupazione fino al 100%.

Il sovraccarico avvenuto nel corso del 2005 ha prodotto un crollo psicologico giustificabile a partire dal gennaio 2006, con IL completa
fino al mese di giugno 2007.

Dal mese di ottobre 2007 la CL medico-teorica
nella sua abituale attività e in attività adeguata risulta essere del 60% (ma
non presso l’ultimo datore di lavoro, dove la ferita narcisistica per essere
stata declassata non risulta più rimarginabile) ma con aiuto attivo al
collocamento.

 

Non si ritiene che la patologia psichica limiti
il rendimento come casalinga.

A causa dei deficit l’A. non è in grado di
sostenere alcun tipo di riqualifica o di riformazione.” (Doc. 89-3)

 

                                         In sede
ricorsuale, l’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI di attribuirle una
rendita intera di invalidità solo dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2007, poi
soppressa a partire dal 1° gennaio 2008, senza tuttavia produrre ulteriore
documentazione medica.

                                         L’avv. RA
1 si è infatti unicamente limitata a riservarsi la possibilità di produrre un
referto medico specialistico da parte del dr. __________ (cfr. doc. VI).

 

                             2.13.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 123 V 175, il Tribunale federale ha rilevato che,
con l’entrata in vigore, il 1° giugno 1994, del nuovo statuto dei centri
medici di accertamento, è stato ancorato il concetto di indipendenza
e di imparzialità dei periti dei centri medici d'accertamento dell'AI, che già
esisteva in precedenza.

                                         Questa giurisprudenza è
poi stata confermata in una sentenza pubblicata in DTF 132 V
376, nella quale l’Alta Corte ha deciso che i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA devono essere osservati anche quando una perizia è
affidata ad un centro d'accertamento medico (SAM).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici
SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.

                                         In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001
pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

In una sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009,
il Tribunale federale ha sottolineato che un rapporto del SMR ha lo stesso
valore di una perizia amministrativa, anche se è stato redatto senza avere
visitato personalmente l’assicurato.

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352)
qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il
convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV
Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]),
on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou
le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou
plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va
différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254)).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.14.   Al fine di stabilire il grado
d’invalidità, l’Ufficio AI, applicando il metodo misto, ha valutato al 60%
la parte dedicata all’attività salariata e al 40% la quota dedicata alle
mansioni domestiche.

 

                                         Tale suddivisione deve
essere confermata. La stessa si fonda infatti sulla media delle ore settimanali
(25) svolte dall’assicurata, in qualità di vegliatrice, prima e ausiliaria,
poi, presso la __________? di __________, rispetto all’orario normale di lavoro
(di 42 ore settimanali) (cfr. doc. 64-2).

 

                                         La ricorrente non ha
inoltre mai contestato tale ripartizione (cfr. doc. I).

 

                             2.15.   Nel caso di
specie, questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione impugnata, dopo attenta analisi della
documentazione medica agli atti, non può confermare l’operato dell’amministrazione.

                                         La
problematica psichiatrica non è infatti stata chiarita in modo soddisfacente.

 

                                         Nell’ambito
della perizia presso il Centro peritale, l’assicurata è stata sottoposta ad un
esame psichiatrico da parte del dr. __________, dal quale è emerso che ella,
affetta da “episodio depressivo lieve (F32.0); personalità con incompleto
sviluppo psichico (F70)”, è da ritenere inabile al lavoro al 100% a partire dal
mese di gennaio 2006, fino al mese di ottobre 2007, dopodichè va considerata
abile al lavoro nella misura del 60% in un’attività adeguata, che la sostenga
continuamente con rinforzi positivi, abbondanti spiegazioni della mansione,
tolleranza agli errori (cfr. doc. 88-11).

 

Queste considerazioni del dr. __________ sono poi
state avallate pure dal dr. __________ del SMR, di modo che l’assicurata è
stata considerata, a partire dal mese di ottobre 2007, abile al lavoro al 60%
sia nella sua attività di vegliatrice, ma presso un altro datore di lavoro, sia
in attività adatte, rispettose dei limiti posti dal dr. __________.

 

Queste conclusioni sono state contestate dalla
patrocinatrice dell’assicurata, la quale ha rilevato che le molteplici
limitazioni allo svolgimento di un’attività adeguata poste dallo stesso dr. __________
rendono di fatto impossibile per l’interessata trovare un impiego adatto sul
mercato generale del lavoro.

 

Il TCA, alla luce delle critiche motivate della
patrocinatrice dell’assicurata, che non sono state approfondite da parte dell’amministrazione,
ritiene che la valutazione peritale psichiatrica contiene degli aspetti che non
sono stati chiariti a sufficienza e che necessitano quindi di ulteriori
approfondimenti.

 

Questo Tribunale constata infatti che, nel suo
referto peritale, lo stesso dr. __________ ha evidenziato che l’assicurata, già
a partire dal mese di ottobre 2007, fosse abile al lavoro al 60% in attività
adeguate, precisando tuttavia che ella “non era però in grado di trovare
autonomamente un posto di lavoro, ma necessitava di un sostegno attivo al
collocamento in un ambiente adeguato e per certi versi protetto, come quello
che espongo qui sotto”. 

Il dr. __________ ha aggiunto che “fondamentale
è un contesto adeguato che sostenga continuamente l’assicurata con rinforzi
positivi, abbondanti spiegazioni della mansione, tolleranza per gli errori.
Importante è anche che la mansione sia facile, ripetitiva, pratica e non
richieda nozioni particolari. Il collettivo lavorativo dovrebbe anche essere
istruito affinché capisca i limiti di personalità dell’assicurata e tolleri
bonariamente eventuali suoi comportamenti eccentrici o provocatori, che non
sono certamente da lei attuati per “libera scelta”, ma per limite di
valutazione” (doc. 88-11, sottolineature della redattrice).

 

Il perito non ha tuttavia precisato che cosa
intendesse dire esattamente con quelle sue affermazioni. 

In particolare, lo specialista non ha specificato
se le patologie dell’interessata rendano, a suo parere, l’assicurata abile al
lavoro non sul mercato generale del lavoro, ma soltanto in un ambiente protetto.

 

                                         Questo
aspetto, di decisiva importanza per l'esito della presente causa, non è tuttavia
stato affrontato dall'amministrazione. 

                                         L’UAI non
ha infatti ritenuto opportuno richiedere ulteriori chiarimenti al dr. __________
riguardo alle sue affermazioni, né ha espresso alcun genere di commento
sull’argomento, neanche alla luce delle contestazioni ricorsuali esposte
dall’avv. RA 1.

 

                                         A tale
riguardo, va sottolineato che, in una sentenza 9C_984/2008 del 4 maggio 2009,
il Tribunale federale - chiamato a giudicare il caso di un assicurato il cui
disturbo della personalità (personalità borderline) implicava la necessità di
lavorare in un ambiente confinato e protetto, fuori da ogni stress
professionale e sociale - ha ritenuto che le concessioni smisurate che verrebbero
richieste a un potenziale datore di lavoro, rendevano l’esercizio di
un’attività lucrativa incompatibile con le esigenze attuali del mondo
economico. 

 

                                         L’Alta
Corte ha formulato al riguardo le considerazioni seguenti, citiamo:

 

" 
A la différence de simples fluctuations
conjoncturelles (arrêt I 198/76 du 4 octobre 1976 consid. 2, in RCC 1977 p. 206), les modifications structurelles que peut connaître le marché du travail sont
des circonstances dont il y a lieu de tenir compte en matière
d'assurance-invalidité (arrêt I 436/92 du 29 septembre 1993 consid. 4c et 5b).
La structure actuelle du marché du travail n'offre plus les conditions qui
permettaient encore à une personne comme le recourant, à l'aube des années
nonante, de trouver un emploi et d'exercer par intermittence une activité
lucrative. L'augmentation de la productivité au sein des entreprises, la
pression sur la rentabilité ou encore les nécessités liées à la maîtrise des
coûts salariaux pèsent sur les salariés qui doivent désormais faire preuve d'engagement
et d'efficacité, s'intégrer dans une structure d'entreprise et, partant,
montrer des facultés d'adaptation importantes. Si le marché du travail
présentait par le passé une souplesse suffisante permettant, tant bien que mal,
d'intégrer en son sein la personne du recourant, la nature et l'importance du
trouble de la personnalité constitue, au regard des conditions actuelles du
marché du travail, des obstacles irrémédiables à la reprise d'une activité
lucrative salariée. En ce sens, il convient d'admettre que les
circonstances économiques prévalant au moment de l'octroi de la demi-rente
d'invalidité se sont modifiées de telle sorte que le recourant n'est plus en
mesure de retrouver un emploi adapté à la structure de sa personnalité sur un
marché équilibré du travail. Faute de capacité résiduelle de travail, il
présente une invalidité totale et, partant, a droit à une rente entière
d'invalidité.”

 

                                         Il TCA ha
applicato la giurisprudenza appena citata anche nella sentenza 35.2008.111 del
17 giugno 2009, ritenendo che, come concluso dallo specialista in psichiatria
incaricato di esperire una perizia da parte dell’Istituto assicuratore, la
messa a frutto della residua capacità lavorativa da parte dell’assicurato era
semplicemente teorica, siccome condizionata al reperimento di un’occupazione
che gli garantisse “condizioni ottimali” ed “il necessario supporto emotivo”.

 

                                         D’altra
parte, il TCA rileva che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_532/2009 del
15 ottobre 2009, ha espresso le seguenti considerazioni a proposito di una
valutazione peritale psichiatrica:

 

" 
(…)

È vero, lo specialista ha concluso di massima per
una piena capacità, bensì solo "in un contesto idoneo". In queste
condizioni, le obiezioni della ricorrente, basate sui referti del proprio medico
curante, a cui il giudice delle assicurazioni sociali deve imporsi un certo
riserbo (DTF 125 V 351 consid. 3b/cc pag. 353), non sono tali da rendere
manifestamente infondate le conclusioni della perizia. Non si comprende
peraltro perché la pronuncia cantonale andrebbe emendata. Inconferenti
risultano in tale contesto le motivazioni addotte circa i tentativi di
reinserimento nel mondo del lavoro. Certo, va dato atto alla ricorrente della
sua buona volontà, ma sarebbe però oltremodo semplicistico concludere per una
definitiva incapacità lavorativa solo per il motivo che il volontariato in un
centro per tossicodipendenti è fallito. Il perito si è confrontato anche con
questa critica, mettendo in evidenza come sia sconsigliabile, visti i problemi
psichici della ricorrente, una lunga riqualifica nel settore sanitario.
Vanamente la ricorrente tenta di considerare manifestamente infondato questo
accertamento, a maggior ragione se si ricorda che notoriamente, soprattutto nel
settore della tossicodipendenza, ove la ricorrente si ostinerebbe senza
successo a voler lavorare, si presentano situazioni personali assai delicate.”

 

                                         Nel caso
di specie, l’UAI, chiamato ad effettuare ulteriori accertamenti, dovrà tenere
conto anche di questi aspetti al momento di valutare se, visti i disturbi di
cui soffre l'assicurata, ella dispone realmente di una capacità lavorativa
residua, sfruttabile sul mercato equilibrato del lavoro. 

                                         Per fare
ciò, l’amministrazione dovrà interpellare il dr. __________, chiedendogli di
precisare se, con le sue considerazioni, egli intendesse affermare che
l’assicurata può sfruttare la sua capacità lavorativa residua solo in un
ambiente lavorativo protetto.

 

Stante quanto sopra esposto, vista la necessità
di chiarimenti riguardo ad alcuni aspetti della perizia del dr. __________ non
chiari, secondo questo Tribunale non è possibile, senza procedere ad ulteriori
accertamenti, concludere con sufficiente tranquillità che, dal punto di vista
psichiatrico, RI 1 sia abile al lavoro al 60% sia nella sua precedente professione,
che in altre attività adeguate. 

Si impongono dunque ulteriori accertamenti. 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento. Un rinvio all'assicuratore non
viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il
principio inquisitorio. In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p.
136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un
diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o
una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto. Tale giurisprudenza
è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert (cfr. la nota pubblicata in SJ 1993, p.
560), il quale ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF
che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare
d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche. Ora,
secondo Aubert, il risultato della giurisprudenza citata è
quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della
gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte
abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori. Del resto, nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della
procedura convince Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore
che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa
giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad
essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie
lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche (cfr. in questo senso STCA
35.2004.100 del 9 marzo 2005).

 

                                         D’altra
parte, in una sentenza C 206/00 del 17 novembre 2000, pubblicata in DLA
2001, p. 196s., la massima Corte federale ha ricordato - facendo riferimento a
una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio
all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i
fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li
avrebbe comunque puntualmente accertati. 

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso.

                                         La
decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto rinviato all'Ufficio AI,
affinché, previo complemento peritale da parte del dottor __________ del Centro
peritale per le assicurazioni sociali, chiarisca le ripercussioni dei disturbi
sulla capacità lavorativa della ricorrente.

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà
nuovamente sul diritto alle prestazioni AI dell'assicurata.

 

                                         La
richiesta dell’assicurata di procedere ad una nuova valutazione peritale (doc.
I) è quindi superata dal rinvio degli atti all’amministrazione per nuovi
accertamenti psichiatrici.

 

                             2.16.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è fissata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI. 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          § 
 La decisione del 4 settembre 2009 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.15..

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

L’Ufficio AI
verserà alla ricorrente la somma di fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti