# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a36ee95c-ae3a-5162-8d69-ba50dbb3bb96
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-02-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.02.2024 D-1909/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1909-2023_2024-02-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1909/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  f e b b r a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Chiara Piras,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

rappresentato dalla MLaw Elisabetta Luda,  

SOS Ticino Consultorio giuridico di SOS Ticino, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 28 febbraio 2023 / N (…). 

 

 

 

D-1909/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______ ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) set-

tembre 2021. 

A.b Il (…) settembre 2021 con il richiedente si è tenuto il verbale relativo ai 

suoi dati personali, mentre che il (…) settembre 2021 si è svolto con il me-

desimo il colloquio Dublino.  

A.c L’interessato è stato sentito in merito ai suoi motivi d’asilo il (…) otto-

bre 2021 rispettivamente durante un’audizione integrativa svoltasi il 

(…) settembre 2022. 

In tali contesti, il succitato ha segnatamente asserito, in sostanza e per 

quanto qui di rilievo, di essere originario di B._______ e di etnia curda. Nel 

(…), assieme ad un amico e per cercare lavoro, si sarebbe recato nella (…) 

di C._______, dove avrebbe trovato un’occupazione in un (…). In un’occa-

sione, a causa della loro appartenenza etnica, sarebbero stati aggrediti, 

picchiati ed insultati da (…) persone, nonché denunciati alla polizia, che 

sarebbe intervenuta, per aver colpito con (…). Essi sarebbero stati posti in 

custodia preventiva, dove sarebbero pure stati picchiati ed insultati da 

agenti di polizia a causa della loro etnia. Sarebbero stati rilasciati dopo che 

il loro datore di lavoro avrebbe pagato la loro cauzione. In quanto sareb-

bero stati minacciati di morte dalle (…) persone suddette, nonché nel frat-

tempo essendo stati licenziati dal posto di lavoro, il ricorrente e l’amico 

avrebbero fatto ritorno a B._______. Dopo un po’ di tempo, si sarebbe tra-

sferito ad D._______ dal cugino, con il quale si sarebbe occupato della 

(…). In tale località egli sarebbe spesso stato fermato dalla polizia con l’ac-

cusa di (…), portato nei dormitori, mentre in un’occasione alla centrale di 

polizia, dove sarebbe stato anche picchiato, a causa di un errore d’identifi-

cazione del (…), e liberato in tempi brevi. Per questi motivi, egli avrebbe 

deciso di tornare a B._______. In seguito, si sarebbe trasferito nella (…) di 

E._______, dove però, a causa della discriminazione subita per la sua ap-

partenenza etnica e del licenziamento dal suo posto di lavoro, non sarebbe 

rimasto molto ed avrebbe fatto rientro alla sua città natale. Su invito di un 

cugino, si sarebbe poi spostato ad F._______, ma anche qui lo avrebbero 

discriminato e picchiato, finendo anche in ospedale. A causa del forte 

stress determinato da tali eventi, per paura non sarebbe più uscito di casa. 

Nel frattempo, nel (…), al compimento dei suoi (…), egli avrebbe ricevuto 

la convocazione per svolgere il servizio militare, alla quale però non 

avrebbe dato seguito. A causa di ciò, oltre ad aver ricevuto svariate multe, 

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che non avrebbe mai pagato, egli sarebbe stato fermato molte volte da 

poliziotti o guardiani di quartiere, che dopo averlo controllato, gli avrebbero 

intimato di presentarsi al servizio militare a breve. Tornato nuovamente a 

B._______, durante gli scontri accaduti il (…), egli sarebbe uscito a pren-

dere del pane, ma la polizia lo avrebbe fatto tornare a casa insultandolo e 

picchiandolo. Il (…), egli avrebbe partecipato ad un ritrovo per le elezioni 

dei membri del Parlamento turco, dove sarebbe scoppiata una bomba, che 

avrebbe ucciso e ferito molte persone. Egli, sotto shock, fuggendo sarebbe 

stato preso a manganellate dalla polizia intervenuta sul posto nel frattempo 

e si sarebbe anche ferito un ginocchio. Nel (…), a causa degli scontri tra il 

PKK e le autorità militari e di polizia turca, egli con la sua famiglia avrebbe 

lasciato per (…) la sua abitazione, che avrebbe riportato dei segni di proiet-

tili. Egli a cagione dei precedenti eventi sarebbe rimasto molto scosso. Sa-

rebbe difatti contro la guerra e l’uso delle armi e per questi motivi, nonché 

poiché lo Stato turco ucciderebbe il popolo curdo ed egli avrebbe subito 

pure maltrattamenti, non avrebbe voluto svolgere il servizio militare. Il (…) 

egli sarebbe quindi espatriato dal suo Paese d’origine per non dover svol-

gere il servizio militare. Nel caso di ritorno nel suo Paese d’origine, egli 

teme di essere incarcerato e di subire in tale contesto della tortura. Ciò 

poiché sarebbe espatriato, a causa del servizio militare oppure per la foto-

grafia che lo ritrarrebbe durante l’evento a cui avrebbe partecipato in Sviz-

zera in commemorazione di G._______, che sarebbe stata condivisa su 

(…) da un cugino dell’interessato. A causa di ciò quest’ultimo sarebbe stato 

preso e portato alla centrale di polizia, dove dopo l’interrogatorio, ponen-

dogli anche dei quesiti sul richiedente, lo avrebbero rilasciato. 

Dopo il suo espatrio, l’interessato è venuto a conoscenza dalla madre che 

la polizia sarebbe giunta all’abitazione famigliare svariate volte, per inter-

rogare la madre sul suo conto (dell’interessato), nonché in un’occasione 

perquisendo anche la loro casa. 

A supporto della sua domanda d’asilo il richiedente ha presentato l’originale 

della sua carta d’identità (cfr. mezzo di prova [di seguito: MdP] 1), ed in 

copia: una schermata video con indicate delle multe stradali, una multa 

amministrativa e due multe sul servizio militare nonché un’ulteriore scher-

mata video dove vi sono dei messaggi inerenti alla ricerca del richiedente 

in quanto assente all’appello al servizio militare (cfr. MdP2); articoli e foto 

di giornale online relativi all’evento della bomba successo a B._______ ed 

agli scontri successi a B._______ tra il PKK e la polizia (cfr. MdP3); un 

richiamo per l’appello al servizio militare (cfr. MdP4) ed una fotografia di 

uno schermo di una televisione con l’immagine di un supposto ritrovo della 

comunità curda a H._______ (cfr. [atto della SEM] n. […]-42/9). 

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A.d Con scritto del 27 ottobre 2022, la rappresentante legale dell’interes-

sato, ha informato la SEM che il suo assistito avrebbe dato procura ad un 

avvocato in Turchia per verificare la sua situazione giudiziaria e che, per-

tanto, sarebbero in attesa di ricevere degli aggiornamenti nonché nuovi 

mezzi di prova. 

A.e Agli atti è inoltre presente diversa documentazione medica relativa al 

richiedente, in particolare il rapporto medico dettagliato del 17 novem-

bre 2021 richiesto dall’autorità inferiore in data 27 ottobre 2021, di cui si 

dirà per il resto e per quanto necessario, nei considerandi in diritto. 

B.  

Con decisione del 28 febbraio 2023 – notificata il 6 marzo 2023 (cfr. 

n. 50/1) – la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato 

ed ha respinto la sua domanda d’asilo. Ha altresì pronunciato il suo allon-

tanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della predetta misura. 

C.  

Tramite il plico raccomandato datato 5 aprile 2023 (cfr. risultanze proces-

suali), il richiedente è insorto con ricorso dinanzi al Tribunale amministra-

tivo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata decisione. 

Egli ha postulato, a titolo principale, il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell’asilo in Svizzera. A titolo subordinato, ha con-

cluso alla concessione dell’ammissione provvisoria in Svizzera, in quanto 

l’esecuzione del provvedimento non sarebbe ammissibile e/o ragionevol-

mente esigibile. Ha inoltre presentato istanza di assistenza giudiziaria to-

tale, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del 

relativo anticipo, nonché di gratuito patrocinio, con la nomina della MLaw 

Elisabetta Luda quale rappresentante d’ufficio. 

Al ricorso il ricorrente ha annesso quale nuova documentazione, in copia 

ed in lingua straniera, di cui le rispettive traduzioni sono giunte con scritto 

del 1° giugno 2023: la decisione inerente un ordine di cattura del (…) del 

(…); l’ordine di cattura del (…) del (…); lo scritto della (…), (…), del (…); 

scritto non datato del presunto avvocato turco del ricorrente. 

D.  

Per mezzo della decisione incidentale del 21 giugno 2023, il Tribunale ha 

constatato che l’insorgente è autorizzato a soggiornare in Svizzera fino a 

conclusione della procedura, nonché ha respinto la sua istanza di assi-

stenza giudiziaria totale, invitandolo a versare – entro il 6 luglio 2023 e con 

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comminatoria d’inammissibilità del ricorso in caso d’inosservanza – un an-

ticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali.  

E.  

Con missiva del 6 luglio 2023, l’insorgente ha chiesto al Tribunale la ricon-

siderazione della decisione incidentale del 21 giugno 2023, nel senso di 

concedergli l’esenzione dal versamento delle spese processuali, rispettiva-

mente in primo subordine di accordargli la possibilità di versare l’anticipo 

spese richiesto in tre rate a causa della sua indigenza; o in secondo subor-

dine, che gli venga concesso un termine di grazia per ottemperare al ver-

samento dell’anticipo spese richiesto. Quale documentazione, egli ha an-

nesso gli “originali” dei documenti e delle traduzioni degli stessi già tra-

smessi con il ricorso del 4 aprile 2023 rispettivamente con il suo scritto del 

1° giugno 2023, oltreché copia della decisione di accoglimento della pre-

stazione assistenziale del 4 luglio 2023. 

F.  

Il Tribunale, con decisione incidentale dell’11 luglio 2023, ha respinto 

l’istanza del ricorrente tendente alla riconsiderazione della decisione inci-

dentale del 21 giugno 2023, come pure della richiesta di pagamento ra-

teale dell’anticipo spese, concedendogli tuttavia un termine di grazia di tre 

giorni dalla notificazione della decisione incidentale, per il versamento 

dell’anticipo spese richiesto a copertura delle presunte spese processuali 

con decisione incidentale del 21 giugno 2023, sempre con comminatoria 

d’inammissibilità del ricorso in caso d’inosservanza. Di conseguenza, ha 

annullato la cifra 3 del dispositivo della predetta decisione incidentale, con-

cernente il termine di versamento dell’anticipo spese. L’anticipo è stato cor-

risposto tempestivamente il 14 luglio 2023 (cfr. risultanze processuali). 

G.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

  

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

3.  

Il Tribunale, di regola, giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

4.  

4.1 Nella sua decisione del 28 febbraio 2023, la SEM ha ritenuto in primo 

luogo come né il fatto di essere renitente alla leva, né i motivi addotti al suo 

rifiuto di prestare il servizio militare o ancora la punizione che egli incorre-

rebbe per la sua renitenza, sarebbero rilevanti ai sensi dell’asilo. In se-

condo luogo, anche le molestie e le ingiustizie di cui egli sarebbe stato 

vittima in Turchia a causa della sua appartenenza etnica, non avrebbero 

comportato degli svantaggi di un’intensità superiore alle difficoltà riscon-

trate dalla maggior parte della popolazione curda in Turchia e pertanto non 

sarebbero pertinenti per il riconoscimento della qualità di rifugiato. Circa 

invece le ricerche che le autorità turche avrebbero posto in essere a causa 

della sua partecipazione ad un evento in Svizzera, le stesse non sarebbero 

state rese verosimili, a causa delle sue allegazioni in merito prive della suf-

ficiente sostanza e concretezza. Da ultimo, l’autorità inferiore ha conside-

rato l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile, 

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ragionevolmente esigibile – sia dal profilo della situazione vigente in  

Turchia sia dal profilo personale del ricorrente – nonché possibile. 

4.2 Dal canto suo, nel ricorso, l’insorgente ha dapprima contestato di non 

aver reso verosimili le sue dichiarazioni in merito alle ricerche delle autorità 

turche a causa della fotografia pubblicata su (…) dal cugino che lo ritraeva 

all’evento a sostegno di G._______. Sul punto, egli avrebbe difatti narrato 

in modo preciso come si sarebbero svolti i fatti e riportato quanto ricordava 

della conversazione con il cugino, indicando peraltro di essere molto stres-

sato, a causa della preoccupazione per la situazione della madre, più volte 

vessata dalle autorità turche. In ogni caso, a sostegno della verosimi-

glianza di quanto indicato in audizione, egli ha prodotto con il ricorso dei 

mezzi di prova, che avrebbe consegnato alla sua rappresentante legale il 

4 aprile 2023. Proseguendo nell’analisi, l’insorgente ha osservato che egli 

dovrebbe essere riconosciuto quale obiettore di coscienza, avendo 

espresso il suo rifiuto di prestare il servizio militare quale convincimento 

intimo e profondo. Invero egli, rifiutandosi di effettuare il servizio militare 

avrebbe preso in considerazione il rischio di ricevere delle sanzioni a causa 

di ciò, nonché sarebbe stato maltrattato diverse volte. Inoltre, il sistema 

giudiziario turco, prevedrebbe la possibilità di processare chi si rifiuta di 

prestare il servizio militare, per il reato di propaganda contro il servizio mi-

litare obbligatorio. Pertanto tale suo rifiuto profondo di essere coscritto sa-

rebbe rilevante ai sensi dell’asilo. Altresì, le discriminazioni e gli abusi che 

il ricorrente avrebbe subito in ogni posto della Turchia dove si sarebbe re-

cato, per la loro costanza ed intensità, sarebbero pertinenti ai fini dell’asilo, 

in quanto avrebbero reso l’esistenza del ricorrente nel suo Paese d’origine 

insostenibile. Invero, andrebbe riconosciuto come rifugiato, colui che è sot-

toposto ad una pressione psichica insopportabile. Ciò che sarebbe il caso 

dell’insorgente, il quale soffrirebbe ancora di una sindrome post-traumatica 

da stress. Dal profilo dell’esecuzione dell’allontanamento, la stessa an-

drebbe considerata come inammissibile, in quanto in Turchia non sarebbe 

prevista un’alternativa al servizio militare obbligatorio in caso di obiezione 

di coscienza, ciò che violerebbe le libertà garantite dall’art. 9 CEDU, come 

sarebbe stato osservato più volte nella sua giurisprudenza dalla Corte eu-

ropea dei diritti dell’uomo (di seguito: CorteEDU).  

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

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Pagina 8 

5.2 Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosi-

mile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è 

resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurisprudenza in 

materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa per ulteriori 

dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/1 consid. 5.1 e giurispru-

denza ivi citata). 

5.3 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pe-

ricolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

5.4 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente 

dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua appartenenza ad 

una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono 

maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che 

è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto 

per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul 

piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi-

cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta pro-

babilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono suffi-

cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano. Devono invece sussi-

stere prove sufficienti di una minaccia concreta passibile di indurre chiun-

que si trovi nella stessa situazione a temere la persecuzione (cfr. 

DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2010/57 consid. 2.5).  

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Pagina 9 

6.  

6.1 Si pone in primo luogo la questione a sapere se il ricorrente ha reso o 

meno verosimile che egli sarebbe ricercato dalle autorità turche, per aver 

partecipato in Svizzera ad un evento a sostegno di G._______, nonché che 

avrebbero avviato un procedimento penale contro di lui a causa di ciò. 

6.2 Dapprima si osserva che le allegazioni del ricorrente riguardo a come 

l’immagine dell’evento prodotta quale mezzo di prova (cfr. n. 42/9) sia stata 

diffusa, non siano tra loro congruenti. Invero, se nel suo scritto del 9 feb-

braio 2022, egli ha riferito che durante il ritrovo a H._______ egli sarebbe 

stato ripreso e “[…] tali riprese sono state diffuse dal canale (…). A seguito 

di ciò, suo cugino I._______, che risiede in Turchia, è stato attenzionato 

dall’Autorità” (cfr. scritto del 9 febbraio 2022, n. 42/9); nel corso dell’audi-

zione integrativa egli ha rilasciato in merito tutt’altre dichiarazioni. Ha invero 

dapprima riferito come tale notizia sarebbe uscita su di un articolo di (…) e 

che sarebbe il cugino in Turchia che lo avrebbe condiviso e che per questo 

sarebbe stato interrogato, anche chiedendo dell’insorgente (cfr. n. 46/13, 

D53 segg., pag. 9 seg.). Tali suoi asserti non coincidono poi con il docu-

mento prodotto soltanto in copia in fase ricorsuale della (…) del (…), dal 

quale risulta che è stato aperto un rapporto “(…)” da parte della stessa 

riguardo all’account del social media che ritengono sia in uso al richiedente. 

Ora, ciò farebbe piuttosto propendere per la diffusione di materiale malvisto 

da parte delle autorità turche direttamente dal ricorrente. Fra l’altro questa 

conclusione è pure confortata dal supposto scritto dell’avvocato turco 

dell’insorgente, il quale afferma come il reato sarebbe stato commesso at-

traverso (…). Asserti che però, ancora una volta risultano contraddittori con 

quanto precede. A ciò si aggiunge un altro elemento d’incongruenza. Se 

difatti l’insorgente, interrogato circa quando sarebbe avvenuto tale evento 

ha risposto trattarsi del (…) o del (…) (dell’anno […], essendo l’audizione 

integrativa avvenuta il […] settembre 2022, cfr. n. 46/13, D55, pag. 9); nello 

scritto datato 9 febbraio 2022, nel quale aveva presentato l’immagine per 

il quale era stato poi interrogato nell’ambito dell’audizione integrativa (cfr. 

n. 46/13, D53 segg., pag. 9 seg.), aveva affermato di essere stato ripreso 

durante il medesimo evento, senza tuttavia fornire alcuna data in merito a 

quando sarebbe avvenuto lo stesso. Ciò comporta tuttavia logicamente 

che la partecipazione a tale avvenimento sia occorsa prima del (…), data 

dello scritto del ricorrente. Altresì, le date precedenti, non concordano con 

quanto riportato come data in cui il reato sarebbe stato commesso nell’or-

dine di cattura del (…), pure presentato quale mezzo di prova in fase ricor-

suale dall’insorgente, ovvero il (…), in quanto all’epoca dell’audizione inte-

grativa, secondo gli asserti dell’insorgente, anche il cugino dell’insorgente 

sarebbe già stato interrogato per tali fatti, e quindi logicamente la 

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medesima data non corrisponde con gli asserti dell’insorgente. Alla stessa 

stregua dell’autorità inferiore ed al contrario di quanto esposto nel suo ri-

corso dall’insorgente, il Tribunale osserva poi che il racconto dell’insor-

gente in merito a come la polizia avrebbe preso ed interrogato suo cugino 

a causa della supposta condivisione della fotografia su (…), risulta essere 

priva di dettagli che facciano pensare a delle circostanze effettivamente 

occorse (cfr. n. 46/13, D53 segg., pag. 9 seg.). Fra l’altro l’insorgente, mal-

grado ne abbia avuta ampia possibilità, neppure con il ricorso ha reso mag-

giori precisazioni riguardo a quanto sarebbe accaduto al cugino, ciò che 

lascia propendere per un disinteressamento del ricorrente che è difficil-

mente spiegabile con il timore di essere arrestato a causa della condivi-

sione della foto nel caso ritornasse in Turchia (cfr. n. 46/13, D66 segg., 

pag. 10 seg.) e con le ricerche d’altro canto che avrebbe fatto effettuare più 

recentemente sul suo conto da parte di un avvocato in Turchia. Tale man-

canza di dettagli nei suoi asserti come pure le diverse ed importanti incon-

gruenze sopra rilevate tra le sue allegazioni nonché anche confrontate con 

i mezzi di prova da lui stesso presentati, non possono poi trovare spiega-

zione alcuna nello stato di salute del ricorrente, stressato (cfr. n. 46/13, 

D62, pag. 10) e che soffrirebbe di disturbo post-traumatico da stress, come 

motivato invece anche nel suo ricorso. 

Da ultimo, riguardo alla documentazione giudiziaria presentata in copia dal 

ricorrente in fase ricorsuale, oltre a quanto già sopra denotato in merito, si 

osserva quanto segue. Poiché il ricorrente ha asserito che il suo ultimo 

domicilio ufficiale nel Paese d’origine era a B._______, mentre che l’ultimo 

indirizzo di residenza era a D._______ (cfr. n. 13/9, p.to 2.01 seg., pag. 4), 

appare perlomeno inusuale che il mandato d’arresto e la relativa decisione 

di accoglimento siano stati emanati, come pure l’inchiesta penale sia stata 

aperta e condotta da parte di autorità giudiziarie e di perseguimento di una 

provincia, quella di J._______, dove il ricorrente non ha mai allegato di aver 

risieduto. Peraltro, esaminando l’ordine di cattura datato (…), si legge 

nell’intestazione (e secondo la traduzione fatta pervenire al Tribunale) 

“(…)” e subito dopo invece “Tribunale che ha emesso il mandato d’arresto: 

(…)”, autorità che risultano tra loro incongruenti, ciò che rimane inspiegato. 

Infine, sempre nel predetto documento “ordine di cattura”, v’è scritto che il 

luogo di residenza del ricorrente sarebbe sito a K._______/F._______, ciò 

che pure risulta discrepante con le allegazioni da lui rese circa il suo ultimo 

luogo di residenza rispettivamente domicilio ufficiale conosciuto (cfr. 

n. 13/9, p.to 2.01 seg., pag. 4). 

6.3 Alla luce del complesso degli elementi d’incongruenza e di vaghezza 

sopra rilevati, anche il Tribunale al pari della SEM, considera che il 

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ricorrente non abbia reso verosimile di essere ricercato dalle autorità del 

suo Paese d’origine a causa della sua partecipazione ad un evento in Sviz-

zera, né che nei suoi confronti sia stato aperto un procedimento penale a 

causa della sua partecipazione a tale evento o sia stato emanato effettiva-

mente un ordine di cattura da parte delle autorità turche. Difatti, come sopra 

visto, anche i mezzi di prova da lui presentati in fase ricorsuale a sostegno 

dei suoi asserti, hanno rivelato delle incongruenze non appianabili con le 

allegazioni dell’insorgente nonché anche presentanti degli elementi conte-

nutistici dubbi, che fanno giungere alla conclusione che gli stessi siano stati 

fabbricati ai soli fini di causa. 

7.  

7.1 Proseguendo nell’analisi, occorre chiedersi se le discriminazioni ed i 

maltrattamenti che l’insorgente ha allegato di aver subito in Turchia siano 

o meno pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

7.2 Innanzitutto anche ritenute verosimili le difficoltà e le vessazioni subite 

dall’insorgente nel suo Paese d’origine a causa della sua appartenenza 

etnica sia da parte di terzi sia da parte di agenti di polizia lungo il corso 

della sua esistenza in Turchia (cfr. n. 22/10, D20 seg., pag. 4 segg.), le 

stesse non sono rilevanti ai sensi dell’asilo. Invero, a parte la corta deten-

zione preventiva subita nel (…) per la quale egli è stato liberato su cauzione 

pagata dal suo allora datore di lavoro come pure per l’evento successo ad 

D._______ dove egli sarebbe stato accusato di (…), ma scagionato di lì a 

poco (cfr. n. 22/10, D20, pag. 4), di fatto egli ha sempre potuto liberamente 

spostarsi in Turchia, ricominciare ad esercitare un’attività lucrativa nei vari 

luoghi in cui si recava e continuare a vivere in modo adeguato nel suo 

Paese d’origine (cfr. n. 22/10, D20, pag. 4 seg.). I pregiudizi da lui subiti 

non risultano quindi, come a giusta ragione anche rimarcato nella decisione 

impugnata ed al contrario di quanto asserito nel gravame, superare d’in-

tensità le difficoltà alle quali la maggior parte delle persone d’etnia curda 

sono sottoposte (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale D-6819/2019 

dell’11 marzo 2020 consid. 6.3). Difatti per quanto al Tribunale sia noto che 

la minorità curda subisca delle discriminazioni e altri abusi, tuttavia tali pro-

blematiche non raggiungono in generale – come neppure all’occorrenza – 

l’intensità prevista all’art. 3 LAsi, il Tribunale non avendo peraltro fino ad 

oggi ritenuto una persecuzione collettiva contro i curdi in Turchia (cfr. tra le 

altre la sentenza del Tribunale D-1972/2023 del 10 maggio 2023 consid. 6 

e ulteriori riferimenti citati). Pertanto, le discriminazioni ed i maltrattamenti 

subiti dal ricorrente non possono essere qualificati quali seri pregiudizi ai 

sensi dell’art. 3 LAsi, segnatamente che gli avrebbero comportato una 

D-1909/2023 

Pagina 12 

pressione psichica insopportabile ex art. 3 cpv. 2 LAsi, così come invece 

sostenuto nel suo ricorso.  

7.3 Circa poi gli eventi che il ricorrente ha narrato che sarebbero intervenuti 

nel suo Paese e di cui lui sarebbe stato testimone – in particolare l’attentato 

e gli scontri avvenuti nella (…) di B._______, che l’avrebbero scosso molto, 

anche psicologicamente (cfr. n. 22/10, D20 seg., pag. 5 segg.; D30, 

pag. 8) – non risultano essere all’evidenza rilevanti ai sensi dell’asilo, in 

quanto non rientranti nei motivi esaustivi esposti all’art. 3 cpv. 1 LAsi. Gli 

stessi sono difatti da ricondurre alla situazione socio-politica e di sicurezza 

presente nella regione all’epoca, che ha toccato in modo generale la popo-

lazione ivi presente rispettivamente residente e non soltanto il ricorrente 

personalmente.  

8.  

8.1 Rimane ancora da determinare se l’insorgente, in caso di ritorno in  

Turchia, rischierebbe di essere esposto a dei pregiudizi così come definiti 

all’art. 3 cpv. 1 e cpv. 2 LAsi, a causa del suo rifiuto di prestare il servizio 

militare, rispettivamente della sua renitenza alla leva. 

8.2 In tale contesto si rammenta innanzitutto come ogni Stato è legittimato 

a costituirsi un esercito ed a reclutare dei cittadini per formarlo. Nei paesi 

dove è obbligatorio, il servizio militare costituisce un dovere civico ed il fatto 

di sottrarvisi un’infrazione punita per legge; una condanna per insubordi-

nazione è allora in principio una sanzione legittima. Pertanto, né l’avver-

sione al servizio militare né il timore di perseguimenti penali per aver rifiu-

tato di prestare servizio militare o disertato costituiscono un timore fondato 

di essere esposti a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 e 2 LAsi (cfr. 

art. 3 cpv. 3 LAsi; DTAF 2020 VI/4 consid. 5.1 che ha confermato la giuri-

sprudenza esposta nella DTAF 2015/3 consid. 5; sentenze del Tribunale  

E-4621/2020 del 14 aprile 2022 consid. 5.5.1, E-7080/2018 dell’11 novem-

bre 2021 consid. 4.7.2, D-2324/2020 dell’8 marzo 2021 consid. 8.2). Se-

condo la precitata giurisprudenza, la qualità di rifugiato può tuttavia essere 

eccezionalmente riconosciuta ad un richiedente renitente o disertore, se 

costui può dimostrare che gli è stata inflitta, o gli sarebbe inflitta in futuro, 

una pena disproporzionata o altamente discriminatoria a causa della sua 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le sue opinioni politiche; o ancora allorché il compimento dei 

suoi obblighi militari l’avrebbero già esposto o l’esporrebbero in futuro a dei 

pregiudizi secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, rispettivamente avrebbero implicato 

o rischierebbero di implicare la sua partecipazione a delle azioni proibite 

dal diritto pubblico internazionale (cfr. DTAF 2015/3 consid. 5.7.2 e 5.9; 

D-1909/2023 

Pagina 13 

sentenze del Tribunale E-7080/2018 consid. 4.7.2, D-2324/2020 precitata 

consid. 8.2, D-6819/2019 dell’11 marzo 2020 consid. 6.3). 

8.3 Il ricorrente, nel corso della sua procedura dinnanzi all’autorità inferiore 

ha prodotto delle schermate scaricate dal sito internet (…) ([…]; cfr. MdP 2 

e 4). Visto il contenuto di queste, nonché le allegazioni complessivamente 

coerenti rilasciate dal medesimo nel corso delle audizioni (cfr. n. 22/10, 

D22 segg., pag. 7 seg.; n. 46/13, D21 segg., pag. 4 segg.), può essere am-

messo che egli sia effettivamente stato convocato per adempiere ai suoi 

obblighi militari legali, nonché abbia ricevuto delle multe poiché non si sa-

rebbe presentato. Tuttavia, né tali documenti, né i suoi asserti sono atti a 

provare, in maniera oggettiva, il timore (soggettivo) dell’insorgente di es-

sere incarcerato al suo ritorno per essersi sottratto al servizio militare, né 

men che meno che egli si veda condannato ad una pena per renitenza che 

sarebbe disproporzionata. Tale conclusione viene inoltre confermata dalle 

stesse dichiarazioni del ricorrente, allorché egli ha affermato che sarebbe 

stato confrontato con la mancata presentazione al servizio militare quando 

lo avrebbero fermato degli agenti di polizia o dei guardiani di quartiere, e 

gli avrebbero fatto sottoscrivere dei fogli che si sarebbero tramutati poi in 

multe (cfr. n. 22/10, D27 seg., pag. 7 seg.; n. 46/13, D27 segg., pag. 5 

segg.), e ciò svariate volte, che sarebbero iniziate già nel (…) (cfr. n. 46/13, 

D27, pag. 5 e D39, pag. 7). Egli malgrado non abbia dato seguito alle in-

giunzioni profferite in tali frangenti dagli agenti, nonché le diverse multe a 

lui comminate, che non avrebbe tra l’altro mai corrisposto (cfr. n. 22/10, 

D33, pag. 8), non ha difatti mai riscontrato dei problemi concreti legati a 

tale suo rifiuto di prestare servizio militare. Invero egli non ha mai asserito, 

neppure nel suo ricorso, né è desumibile dalla documentazione agli atti o 

apportata in fase ricorsuale, che sia effettivamente stato ricercato per reni-

tenza alla leva nel suo Paese d’origine o che le autorità turche abbiano 

avviato contro di lui un procedimento penale per questo motivo. A tal pro-

posito, le allegazioni del ricorrente relative a delle visite di polizia che sa-

rebbero avvenute al suo domicilio famigliare dopo il suo espatrio, nonché 

in un’occasione anche di una perquisizione della casa (cfr. n. 46/13, D6 

segg., pag. 2 seg.), non sono supportate da alcun elemento di qualsivoglia 

concretezza e sostanza. Le stesse si limitano, del resto, ad informazioni 

provenienti da un membro della sua famiglia, in casu la madre, che sem-

plicemente cambiando di casa e recandosi presso lo zio (…) avrebbe ov-

viato a tali incursioni da parte delle autorità (cfr. n. 46/13, D12, pag. 3). Per-

tanto, non può neppure essere seguita la tesi dell’insorgente esposta nel 

suo ricorso che egli andrebbe riconosciuto quale obiettore di coscienza, ciò 

che sarebbe a suo parere rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi, in quanto egli 

non ha reso verosimile di poter subire a causa della sua renitenza alla leva 

D-1909/2023 

Pagina 14 

o del suo rifiuto di servire – mai effettivamente esternato alle autorità turche 

(cfr. n. 46/13, D21 segg., pag. 4 seg.; D49, pag. 8) – una sanzione elevata 

a causa di uno dei motivi esposti all’art. 3 LAsi (cfr. supra consid. 8.2). 

8.4 Inoltre, anche nel caso in cui l’interessato si trovasse coscritto 

nell’eventualità di un suo ritorno nel Paese d’origine, non v’è luogo di rite-

nere che una sua eventuale incorporazione nel servizio militare attivo turco, 

adempirebbe alle condizioni richieste per il riconoscimento della qualità di 

rifugiato. In particolare le dichiarazioni generiche dell’insorgente relative ai 

maltrattamenti che i curdi riceverebbero all’interno del servizio militare (cfr. 

n. 22/10, D22, pag. 7), si limitano a delle semplici affermazioni dell’interes-

sato, per nulla supportate da elementi concreti e probanti. Ad uguale con-

clusione si giunge poi per quanto attiene al fatto che lo Stato turco uccide-

rebbe il popolo curdo e che egli dovrebbe pertanto uccidere delle persone 

curde se entrasse a far parte dell’esercito (cfr. n. 22/10, D22, pag. 7; 

n. 46/13, D21, pag. 4 e D47, pag. 8), che si riassumono in allegazioni del 

tutto generiche. Inoltre, v’è ancora da rilevare come a causa della sua etnia 

curda egli non abbia ragione di temere di subire una pena disproporzionata 

o altamente discriminatoria. Invero, la chiamata al servizio militare avviene 

in Turchia a causa della nazionalità e dell’anno di nascita degli interessati. 

L’etnia di questi ultimi non gioca in proposito alcun ruolo (cfr. nello stesso 

senso la sentenza del Tribunale D-5690/2021 del 25 maggio 2023 con-

sid. 6.4). 

9.  

In virtù di tutto quanto sopra esposto, l’autorità resistente, ha quindi a giusto 

titolo omesso di riconoscere lo statuto di rifugiato e di concedere l’asilo al 

ricorrente. 

10.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44 

LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali [RS 142.31, OAsi 1]; cfr. DTAF 2013/37 

consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto 

a confermare pure la pronuncia dell’allontanamento del ricorrente. 

D-1909/2023 

Pagina 15 

11.  

L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 44 

LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI). In caso di non adem-

pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvi-

soria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

12.  

12.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce 

nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in par-

ticolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(RS 0.105, di seguito: Conv. tortura). L’applicazione di tali disposizioni, pre-

suppone che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale 

sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete 

ragioni la cui esistenza deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. 

DTAF 2008/34 consid. 10; Giurisprudenza e informazioni della Commis-

sione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e 

GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

12.2 Nel suo provvedimento, l’autorità inferiore ha a ragione osservato che 

il principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), protegge sol-

tanto persone alle quali è stata riconosciuta la qualità di rifugiato. Per di 

più, per i motivi già sopra enucleati (cfr. consid. 5-9), non sono ravvisabili 

agli atti rispettivamente nelle allegazioni ricorsuali dell’insorgente, degli ele-

menti concreti che possano far ritenere, con una probabilità preponde-

rante, che l’insorgente possa essere esposto ad una pena o ad un tratta-

mento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura nel caso di un suo 

rimpatrio (cfr. sentenza della CorteEDU, Grande Camera, Saadi contro  

Italia del 28 febbraio 2008, 37201/66, §§125 e 129 con relativi riferimenti). 

Peraltro, la tesi esposta nel ricorso dall’insorgente che un suo rinvio in  

Turchia violerebbe l’art. 9 CEDU, in quanto nel predetto Stato non si pre-

vedrebbe una sostituzione al servizio militare obbligatorio in caso di obie-

zione di coscienza e la condanna che ne deriverebbe (cfr. p.to 3, pag. 5 

seg. del ricorso), non può neppure essere seguita. Difatti, come visto ai 

considerandi precedenti, il ricorrente non ha in alcun modo provato o al-

meno reso verosimile di essere ricercato nel suo Paese d’origine a causa 

D-1909/2023 

Pagina 16 

della sua renitenza alla leva o ancora che delle procedure penali siano 

state aperte nei suoi confronti a questo proposito. Egli neanche nel suo 

ricorso è in grado di rendere verosimile che ciò avverrà nel prossimo futuro 

e con una probabilità preponderante. Come inoltre già rammentato sopra, 

una condanna per insubordinazione sarebbe, salvo i casi già sopra definiti, 

una sanzione legittima in caso di sottrazione al dovere civico di esercitare 

il servizio militare obbligatorio (cfr. supra consid. 8.2). Anche la situazione 

generale dei diritti dell’uomo vigente in Turchia, non risulta essere attual-

mente ostativa all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento dell’in-

sorgente (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale D-5690/2021 del 

25 maggio 2023 consid. 8.3). Inoltre, le problematiche di natura medica ri-

sultano pertinenti in termini di ammissibilità solo in casi straordinari e di 

estrema gravità (cfr. tra le altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-9.1.6; sentenza 

della CorteEDU [Grande Camera] Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-

bre 2016, 41738/10, §181 segg.), a cui non è apparentabile la presente 

fattispecie, visti gli atti di causa (cfr. anche infra consid. 13.5). 

12.3 Ne consegue pertanto che l’allontanamento del ricorrente verso la 

Turchia risulta essere ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in rela-

zione all’art. 44 LAsi. 

13.  

13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-

gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

13.2 Dal luglio 2015, il conflitto curdo-turco e gli scontri armati tra il PKK 

(acronimo in curdo: Partîya Karkerén Kurdîstan; ed in italiano: Partito dei 

Lavoratori del Kurdistan) e le forze di sicurezza statali sono nuovamente 

ripresi nel sud-est del Paese (le province toccate sono in particolare:  

Batman, Diyarbakir, Mardin, Siirt, Urfa e Van; differentemente dalle pro-

vince di Hakkari e di Sirnak, dove il Tribunale già da molto tempo ritiene 

che l’esecuzione dell’allontanamento non sia ammissibile, cfr. 

DTAF 2013/2 consid. 9.6). Pur tenendo conto di tale situazione sul piano 

politico e di sicurezza, come pure degli sviluppi dopo il tentativo del colpo 

di stato avvenuto nel luglio del 2016, come ritenuto da costante giurispru-

denza di questo Tribunale, in Turchia non vige, ora come prima, un conte-

sto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l’integralità 

del territorio – neppure per gli appartenenti all’etnia curda – (cfr. sentenze 

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Pagina 17 

del Tribunale D-3721/2023 del 12 luglio 2023 consid. 9.4.1 con ulteriori ri-

ferimenti citati; D-5690/2021 del 25 maggio 2023 consid. 8.4.1). 

13.3 Il 6 febbraio 2023 il sud-est della Turchia è stato interessato da forti 

terremoti che hanno causato migliaia di morti e distrutto buona parte delle 

infrastrutture. Il Presidente turco ha quindi proclamato lo stato d’emergenza 

per le undici province toccate (Kahramanmaras, Hatay, Gaziantep,  

Osmaniye, Malatya, Adiyaman, Adana, Diyarbakir, Kilis, Sanliurfa e Elazig). 

A causa di ciò, l’autorità inferiore, attualmente considera il ritorno in tali 

province, in generale come inesigibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LAsi (cfr. 

sentenza del Tribunale D-3721/2023 succitata consid. 9.4.2). 

13.4 Il ricorrente è originario della provincia di B._______ (nella […] ha 

avuto anche il suo ultimo domicilio ufficiale, cfr. n. 13/9, p.to 2.02, pag. 4), 

che è stata toccata dai terremoti che hanno interessato il Paese. Tuttavia, 

egli ha vissuto e lavorato negli anni in diverse altre province non toccate 

dai terremoti né dagli scontri armati, ovvero nella (…) di C._______ (sita 

nella provincia di L._______), ad F._______ (sita nell’omonima provincia) 

dove risiederebbe pure un suo cugino, nella città di E._______ (situata 

nella provincia di M._______), ed in particolare ad D._______, situata 

nell’omonima provincia, suo ultimo indirizzo nel Paese d’origine (cfr. 

n. 13/9, p.to 2.01, pag. 4), e dove risiedono attualmente anche il fratello, la 

madre ed altri parenti (cfr. n. 13/9, p.to 1.16.04, pag. 3; n. 22/10, D20, 

pag. 4; n. 46/13, D17, pag. 3). In tali luoghi non vige attualmente una situa-

zione di violenza generale, ed il ricorrente potrà quindi far ritorno in Turchia, 

in particolare presso il suo ultimo luogo di residenza a D._______, dove 

risiede anche buona parte della sua famiglia, sulla quale potrà contare, se 

necessario, nella sua reintegrazione sia dal profilo lavorativo sia da quello 

sociale. Inoltre egli è giovane ed avendo una solida esperienza professio-

nale in più ambiti, in particolare avendo lavorato in (…) e come (…) (cfr. 

n. 22/10, D20, pag. 4 seg.; n. 46/13, D51 seg., pag. 8 seg.), si ritiene che 

potrà senz’altro reintegrarsi nel mondo lavorativo senza riscontrare delle 

difficoltà eccessive. 

13.5 Anche lo stato di salute del ricorrente, non risulta essere ostativo 

all’esecuzione del suo allontanamento.  

13.5.1 A tal proposito, si rammenta dapprima che per quanto concerne le 

persone in trattamento medico in Svizzera, l’esecuzione dell’allontana-

mento diviene inesigibile nella misura in cui, nel caso di rientro nel loro 

paese d’origine o di provenienza, potrebbero non ricevere le cure essen-

ziali che garantiscano loro delle condizioni minime d’esistenza, e quindi 

D-1909/2023 

Pagina 18 

che lo stato di salute dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al 

punto da condurlo in maniera certa alla messa in pericolo concreta della 

sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della 

sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati). 

13.5.2 Nella presente disamina, l’insorgente ha allegato nel corso della 

prima audizione sui motivi, di soffrire di problemi allo stomaco, di aritmia al 

cuore e psicologici, nonché di disturbi del sonno e di stress (cfr. n. 22/10, 

D4 segg., pag. 2 seg.; cfr. anche n. 18/2). Invero, dall’ampia documenta-

zione medica all’incarto, sono evincibili le diagnosi di insonnia reattiva, sin-

tomatologia da reflusso gastroesafageo (cfr. n. 17/2 e 31/3), episodi di ta-

chicardia reattivi alla situazione emotiva (cfr. n. 31/3; per i quali è stato or-

ganizzato un esame di misurazione con l’apparecchio Holter, che ha dato 

l’esito di rarissimi battiti extrasistolici ventricolari, sempre isolati e differenti 

senza passaggi di tachiaritmie, cfr. n. 32/6). Per l’insonnia gli sono pure 

stati prescritti dei farmaci (cfr. n. 31/3). Dal profilo psichiatrico, è stata posta 

la diagnosi di disturbo post-traumatico da stress (cfr. n. 35/2, 38/4 e 42/9), 

con terapia farmacologica impostata a base di Mirtazapin 15 mg e Trittico 

ret 150 mg. Nel rapporto medico dettagliato del 17 novembre 2021, l’allora 

psichiatra curante, ha segnalato come l’insorgente necessiti di una conti-

nua presa a carico psichiatrica e psicoterapeutica, nonché di una terapia 

farmacologica da adeguare secondo l’andamento clinico (cfr. n. 38/4). Tale 

presa a carico continua, porterebbe ad una prognosi di un eventuale mi-

glioramento dello stato di salute del ricorrente, allorché invece senza tale 

trattamento, condurrebbe ad un peggioramento dell’attuale quadro clinico 

dell’interessato (cfr. n. 38/4). Nel corso dell’audizione integrativa, il ricor-

rente ha asserito che attualmente non starebbe più assumendo alcun far-

maco, e che starebbe soltanto effettuando della fisioterapia per delle pro-

blematiche alla schiena (cfr. n. 46/13, D73 segg., pag. 11). Ulteriori infor-

mazioni mediche o documenti attestanti il suo stato di salute non sono stati 

apportati né in fase ricorsuale né sono desumibili dagli atti all’incarto. Alla 

luce delle precedenti considerazioni, agli occhi del Tribunale, non v’è al-

cuna ragione di ritenere che i problemi di salute del ricorrente, siano di una 

gravità tale da rientrare nella summenzionata giurisprudenza. Se l’insor-

gente dovesse necessitare anche in futuro di una presa a carico medica, 

segnatamente dal profilo psicologico e psichiatrico, come a ragione osser-

vato anche dalla SEM nella decisione impugnata (cfr. p.to III/2, pag. 10) 

– che l’insorgente non ha tra l’altro in alcun modo contestato nel suo gra-

vame – egli potrà trovare le cure ed i trattamenti di cui abbisogna anche in 

Turchia (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale D-5690/2021 del 25 mag-

gio 2023 consid. 8.4.2 con ulteriore riferimento citato). A ciò si aggiunge 

che in caso di bisogno, l’insorgente potrà costituirsi una riserva di 

D-1909/2023 

Pagina 19 

medicamenti in Svizzera prima della sua partenza e, se ciò si avverasse 

necessario, presentare alla SEM, in esito alla presente procedura ricor-

suale, una domanda di aiuto al ritorno ai sensi dell’art. 93 LAsi, ed in parti-

colare, un aiuto individuale al ritorno come previsto al cpv. 1 lett. d della 

predetta disposizione e agli art. 73 segg. dell’ordinanza 2 sull’asilo relativa 

alle questioni finanziarie dell’11 agosto 1999 (OAsi 2, RS 142.312), in vista 

di ottenere una presa a carico delle cure mediche indispensabili per un 

periodo di tempo adeguato. A tali condizioni, l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente verso la Turchia, non può essere considerata come 

una messa in pericolo concreta e rapida del suo stato di salute.  

13.6 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, ri-

sulta pure essere ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi). 

14.  

In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il pro-

filo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricor-

rente – che dispone di una carta d’identità originale tutt’ora valida (cfr. MdP 

1) – potrà procurarsi ogni ulteriore documento indispensabile al rimpatrio, 

usando della necessaria diligenza (art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 

cosid. 12). 

15.  

Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la 

decisione dell’autorità inferiore va confermata. 

16.  

Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e 

la decisione impugnata confermata. 

17.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese versato 

il 14 luglio 2023. 

D-1909/2023 

Pagina 20 

18.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1909/2023 

Pagina 21 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 14 luglio 2023. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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