# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 47bf3b49-e227-5cd3-b0ab-fafcb0bc27b1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-05-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 19.05.2008 52.2008.90
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2008-90_2008-05-19.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2008.90

   

  	
  Lugano

  19 maggio
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 4 marzo 2008 di

 

 

	
   

  	
  RI 1
  

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 12 febbraio 2008 (n. 756) del Consiglio
  di Stato che respinge il gravame dell'insorgente avverso la risoluzione con
  cui il 27 novembre 2007 il Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei
  permessi e dell'immigrazione, le ha negato il rinnovo del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    10 marzo 2008 del
Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei pemessi e dell'immigrazione;

-    11 marzo 2008 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. RI 1
(1980), cittadina brasiliana, ha beneficiato dal novembre 2003 al febbraio 2004
di vari permessi di dimora temporanei per svolgere l'attività di ballerina in alcuni
locali notturni del Cantone Ticino.

Dal mese di maggio al mese di agosto del 2004 ha vissuto in valle __________ presso il cittadino svizzero __________, senza disporre di alcuna
autorizzazione di soggiorno. Dopo un periodo trascorso all'estero, nel marzo
del 2005 è quindi tornata in Ticino, trovando ospitalità presso la medesima
persona. Il 30 maggio 2005 la ricorrente si è sottoposta ad una visita
ginecologica a Locarno dalla quale è emerso che si trovava in stato interessante.
Il 19 agosto 2005 la Polizia cantonale le ha notificato una decisione di
divieto d'entrata emanata dall'Ufficio federale della migrazione per soggiorno
illegale, in seguito annullata dalla medesima autorità vista la prossimità del
parto.

b. Il 30 dicembre 2005 RI 1 ha dato alla luce il figlio __________, il quale è
stato subito riconosciuto dal padre, __________.

Il 30 maggio 2006 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione le ha rilasciato
un permesso di dimora, giusta l'allora vigente art. 36 dell'ordinanza 6 ottobre
1986 che limita l'effettivo degli stranieri (OLS; RS 823.21), per vivere in
Ticino insieme al figlio, nel frattempo divenuto svizzero, e al padre di
quest'ultimo.

 

 

B.     a. Il
5 ottobre 2007 RI 1 ha chiesto il rinnovo del suo permesso di dimora.

Interrogata dalla Polizia cantonale in merito alla sua situazione personale e
familiare, il 3 novembre 2007 l'insorgente ha dichiarato di vivere dal 1°
ottobre 2007 da sola a Minusio insieme al figlio, di non avere più contatti con
__________ e di ricevere regolarmente da quest'ultimo a mezzo banca la somma
fissata dalla Commissione tutoria di Losone a titolo di alimenti in favore del
piccolo __________.

Tali circostanze sono stati sostanzialmente confermate da __________ in occasione
della sua audizione, avvenuta il 7 novembre successivo, da parte della polizia.

b. Fondandosi su queste emergenze, il 27 novembre 2007 il Dipartimento
delle istituzioni ha quindi respinto la suddetta domanda di rinnovo del
permesso di dimora ed ha fissato all'interessata un termine sino al 31 gennaio
2008 per lasciare il territorio cantonale. L'autorità ha rilevato che lo scopo
per il quale tale permesso le era stato concesso era venuto a cadere in seguito
alla cessata convivenza con __________ ed ha considerato che il figlio __________,
cittadino svizzero, potesse seguire la madre all'estero, vista la sua
giovanissima età.

 

C.    Con giudizio 30 gennaio 2008 il Consiglio di Stato ha confermato la
suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI
 1. In sostanza, il Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per non
rinnovare il permesso all'interessata per i motivi addotti dal dipartimento e
ha considerato esigibile il suo rientro in Brasile. Parimenti esso ha ritenuto
esigibile che il figlio segua la madre all'estero.

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento. Censura la violazione
dell'art. 8 CEDU. Sostiene che se dovrà lasciare la Svizzera il figlio __________ non potrà seguirla poiché al suo espatrio si oppone la Commissione tutoria regionale. Critica il Consiglio di Stato per non avere tenuto conto di
tale circostanza nel suo giudizio. Afferma poi che nella misura in cui comporta
la separazione del figlio da uno dei genitori, la querelata decisione dipartimentale
è lesiva della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (RS 0.107) e
segnatamente del suo art. 9 cpv. 2.

All'accoglimento del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato, sia il
Dipartimento delle istituzioni.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
domanda di rinnovo del permesso di dimora, da cui trae origine la causa in esame,
è stata presentata al dipartimento prima dell'entrata in vigore, avvenuta il
1° gennaio 2008, della Legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005
(LStr; RS 142.20; cfr. RU 2007 5437). Conformemente alla disposizione
transitoria enunciata all'art. 126 cpv. 1 LStr, alla presente vertenza si
applica, nella misura in cui il diritto interno è applicabile nella presente
fattispecie, la Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli
stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS).

 

1.2. Ferma questa premessa, in materia di
diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a
statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con un ricorso ordinario al Tribunale federale (art. 10 lett. a della
legge d'applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere
dell'8 giugno 1998 [LALPS; RL 1.2.2.1]).

 

1.3. Il ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale non è, di principio, ammissibile contro le
decisioni concernenti i permessi di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto
all'ottenimento di simili permessi si fonda su una disposizione particolare del
diritto federale o di un trattato internazionale (art. 83 lett. c n. 2 della
Legge sul Tribunale federale [LTF; RS 173.110], in vigore dal 1° gennaio 2007;
DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).

 

1.4. Nel caso concreto non esiste alcun
trattato conchiuso tra la Confederazione svizzera e il Brasile, dal quale
potrebbe scaturire un diritto al rinnovo del permesso di soggiorno in favore di
RI 1.

Ella non può nemmeno prevalersi di una
disposizione della legislazione interna per ottenerne l'autorizzazione
richiesta.

L'art. 36 OLS, sulla base del quale la ricorrente aveva ottenuto
l'autorizzazione di soggiorno, non le conferisce alcun diritto all'ottenimento
o alla proroga di un permesso di dimora (DTF 130 II 281 consid. 2.2; STF
2D.100/2007 del 17 ottobre 2007, consid. 2.2).

1.5. Occorre ora esaminare se la ricorrente possa invocare
l'articolo 8 della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101).

Lo straniero che ha uno stretto legame di parentela con una persona
che beneficia del diritto di risiedere in Svizzera (cittadino svizzero o
straniero titolare di un permesso di domicilio oppure di dimora, in
quest'ultima ipotesi soltanto se ha la certezza di vederselo accordato) può
invocare, a protezione della propria vita familiare, l'art. 8 CEDU. In tal
caso, se il legame è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle
autorità cantonali di negare un permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è limitata
e contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso in materia di
diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 83
lett. c n. 2 LTF (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93 consid.
1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art. 10
lett. a LALPS. 

 

Nella fattispecie, RI 1 può prevalersi della
protezione del citato disposto convenzionale. In effetti, il figlio __________
possiede la nazionalità svizzera ed è incontestato che il legame con quest'ultimo,
sul quale detiene l'autorità parentale, è vivo e intenso.

Conformemente alla norma menzionata, di
principio, RI 1 dispone dunque di un diritto al permesso sollecitato. Qualora
la censura di violazione dell'art. 8 CEDU fosse sollevata innanzi al Tribunale
federale attraverso un ricorso in materia di diritto pubblico, questa sarebbe
infatti ammissibile in applicazione dell'art. 83 lett. c n. 2 LTF.

 

1.6. Il gravame, tempestivo (art. 10 LALPS e
46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art.
18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Giusta
l'art. 8 CEDU ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e
familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza (n. 1). Non può esservi
ingerenza della pubblica autorità nell'esercizio di tale diritto se non in quanto
tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che,
in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine
pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione
della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui
(n. 2).

2.2. Il diritto al rispetto della vita privata e familiare di cui alla predetta
disposizione non è assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale diritto è
ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU se è prevista dalla legge e se
costituisce una misura che, in una società democratica, è necessaria per la
sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la
prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale, o la
protezione dei diritti e delle libertà altrui. Da questo profilo, la norma non
va oltre quanto disposto dall'art. 36 Cost., secondo cui le restrizioni dei
diritti fondamentali devono poggiare su una base legale, essere giustificate da
un interesse pubblico ed essere proporzionate allo scopo perseguito. Sapere se
un permesso di soggiorno debba essere rilasciato alla ricorrente in base
all'art. 8 CEDU va dunque vagliato alla luce dei principi appena menzionati,
segnatamente effettuando una ponderazione di tutti gli interessi pubblici e
privati in gioco (DTF 126 II 425 consid. 4c/cc; 125 II 633 consid. 2; 122 II 1
consid. 2).

Secondo consolidata giurisprudenza, l'art. 8 CEDU non conferisce tuttavia il
diritto di risiedere e di ottenere un permesso di soggiorno in Svizzera. Il
diritto al rispetto della vita familiare consacrato dalla predetta disposizione
può essere invocato soltanto se una misura di allontanamento, a seguito del
rifiuto di rilasciare o di rinnovare un permesso di soggiorno, ha quale
conseguenza di separare i membri della famiglia (cfr. STF 2A.356/ 2005 del 12
luglio 2005, consid. 1.2). In altre parole, non vi è violazione dell'art. 8
CEDU se si può esigere dai familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera
che lascino il nostro paese per seguire lo straniero al quale è stato rifiutato
un permesso di dimora e vivano la loro vita familiare all'estero. In questo
caso, una ponderazione degli interessi pubblici e privati in gioco diventa
superflua. In siffatte condizioni, si può esigere anche da un figlio cittadino
elvetico, nato e cresciuto in Svizzera, che segua i propri genitori o il
genitore affidatario all'estero, quando ha un'età che gli per-

 

                                         mette
ancora di adattarsi alla nuova realtà (DTF 122 II 289 consid. 3b e c).

2.3. Nella presente fattispecie bisogna innanzitutto
considerare che la ricorrente risiede in Svizzera, in modo discontinuo (e a
tratti pure illegale), da circa 4 anni. Si tratta senza dubbio di un lasso di
tempo breve, soprattutto se rapportato ai 23 anni che ella ha trascorso in
Brasile, paese nel quale è nata e cresciuta e dove possiede tutt'ora i suoi
principali legami familiari. Un suo rientro in patria non le arrecherebbe pertanto
alcuna difficoltà di riadattamento.

Dal canto suo, il figlio __________ ha attualmente poco più di due anni e vive
in Svizzera sin dalla nascita. Egli intrattiene delle relazioni regolari con il
padre, che gli rende visita con una certa frequenza e che almeno una volta alla
settimana lo prende con sé per trascorrere parte del tempo libero. Tuttavia, è soprattutto
con la madre, la quale ne detiene l'autorità parentale e ne ha l'affidamento,
che __________ ha i suoi legami più stretti e intensi, anche perché ancora fortemente
dipendente da quest'ultima in ragione della sua giovanissima età. Inoltre si
deve considerare che egli non è scolarizzato, per cui non è ancora profondamente
integrato nella realtà socio-culturale elvetica. In siffatte circostanze, il problema
di un suo eventuale sradicamento dalla realtà svizzera non si pone, ragione per
la quale ci si può attendere che egli segua la propria madre all'estero. Come
tutti i bambini in tenera età, egli sarà in grado di adattarsi senza troppe difficoltà
alla nuova realtà. Per quanto attiene poi ai contatti con il padre, gli stessi
saranno evidentemente più difficili, data la notevole distanza che separa il
Brasile dalla Svizzera. Tuttavia, con i dovuti adeguamenti quanto alla
frequenza e alla durata degli incontri, quest'ultimo potrà comunque continuare
a vedere __________ recandosi in Brasile, ritenuto comunque che il genitore che
non ha la custodia dei figli può, già di per sé, vivere soltanto in misura
limitata le relazioni con la prole, ossia unicamente nel quadro dell'esercizio
del diritto di visita riconosciutogli (DTF 120 Ib 22 consid. 4a; STF 2A.83/2007
del 16 maggio 2007, consid. 3.2.). In concreto, __________, cittadino elvetico,
potrà inoltre sempre venire liberamente in Svizzera per rendere visita al
padre, rispettivamente, quando sarà il momento, potrà stabilirsi nel nostro
Paese, in virtù della libertà di domicilio che gli deriva dall'art. 24 Cost. Non
appena sarà in grado di viaggiare da solo, egli potrà dunque raggiungere __________
in Svizzera a proprio piacimento. Quanto poi alla ricorrente, ella avrà la
possibilità di accompagnare il figlio, nel quadro di soggiorni turistici non superiori
a tre mesi consecutivi, per un periodo massimo complessivo di sei mesi all'anno
(cfr. per ciò che attiene al nuovo diritto l'art. 9 cpv. 1 dell'ordinanza del
24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa [OASA; RS
142.201]). Si deve poi aggiungere che le relazioni tra padre e figlio potranno
essere mantenute anche attraverso lo scambio di corrispondenza e i contatti telefonici.

Dagli atti non emergono inoltre circostanze personali straordinarie, riguardanti
specialmente la ricorrente o suo figlio, che potrebbero ostare alla loro
partenza per il Brasile. In particolare non può essere considerata tale la presa
di posizione 20 febbraio 2008 della Commissione tutoria regionale 11, la quale
non intenderebbe autorizzare nell'immediato il trasferimento del bambino e
della madre in Brasile. Non è infatti dato a vedere in virtù di quali
competenze questa autorità possa opporsi al rientro in Patria dell'insorgente,
consentendo in questo modo ad una persona sprovvista della necessaria
autorizzazione di polizia per soggiornare in Svizzera di ugualmente continuare
a risiedervi. Pertanto nella misura in cui __________ necessita delle cure di
quest'ultima ed è soggetto alla sua autorità parentale nulla si oppone a che egli
segua sua madre in Brasile.

Infine, come ha già avuto modo di rilevare il Tribunale federale, anche se si
volesse considerare un eventuale interesse, peraltro quasi sempre presente, per
il figlio cittadino elvetico di beneficiare in Svizzera di migliori possibilità
formative e di godere di prospettive economiche più favorevoli, benché
comprensibile, tale circostanza non può assumere importanza decisiva e
risultare quindi preminente rispetto all'interesse pubblico a praticare una
politica restrittiva in materia di soggiorno degli stranieri (STF 2A.562/2006 del
16 febbraio 2007, consid. 3.4.2).

 

 

                                   3.   La
ricorrente sostiene inoltre che, comportando la separazione fattuale del figlio
__________ da uno dei genitori, la querelata decisione dipartimentale è lesiva
dell'art. 9 cpv. 2 della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo.

La censura dev'essere respinta in quanto infondata. Come sopra esposto la querelata
decisione non comporta la separazione dalla ricorrente del piccolo __________,
il quale potrà seguire la stessa in Brasile. La questione sollevata nel gravame
si pone pertanto soltanto nei confronti del padre. Sennonché è perlomeno dubbio
che l'insorgente sia legittimata a fare valere nel presente ambito la
violazione di diritti di parte spettanti a terze persone.

A prescindere da ciò, occorre comunque rilevare che la suddetta norma convenzionale
si riferisce sostanzialmente ai procedimenti che vertono sulla privazione
dell'autorità parentale, come pure alle azioni di stato e di diritto della
famiglia, laddove le stesse comportano l'affidamento della prole all'uno
piuttosto che all'altro genitore (cfr. art. 9 cpv. 1 della Convenzione). Nel
caso di specie la separazione di __________ dal padre si è già consumata con la
cessazione della convivenza tra quest'ultimo e la ricorrente, la quale ha
mantenuto la custodia del bambino. Dal canto suo, __________ è stato coinvolto
dall'autorità tutoria nella definizione dei suoi obblighi di mantenimento e del
suo diritto di visita nei confronti del figlio, ragione per la quale il suo
diritto di essere sentito è stato salvaguardato in quella sede.

 

 

                                   4.   Rifiutando
di rilasciare il permesso di dimora a RI 1, le autorità inferiori non hanno dunque
disatteso nessuna normativa internazionale e federale. La decisione censurata
non procede infatti da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la
legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione
dell'adeguatezza della misura adottata.

 

 

                                   5.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere respinto.

Tassa e spese di giustizia seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 36 OLS; la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo; 9 e 12 3, 18, 28, 43, 43, 60, 61 PAmm;

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

2.La tassa di giustizia e le spese di fr. 800.- sono poste a carico
dell'insorgente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 e segg. LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso in materia di diritto
pubblico, entro il medesimo termine è ammesso il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale (art. 113 e segg. LTF).

 

	
   

                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario