# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 832ed676-802b-56e3-99b2-bf07fd07b02f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-10-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 12.10.2005 INC.2002.5104
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2002-5104_2005-10-12.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2002.5104

  	
  Lugano

  12 ottobre 2005

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Ursula Züblin

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 22 agosto
  2005 da

  
	
   

  	
  __________

  patr. di fiducia dall’__________ 

   

  	 

	
   

  	
  contro

  	 

								

 

	
   

  	
  la decisione 9 agosto 2005 con la quale il Procuratore
  pubblico ha respinto l’istanza di dissequestro 12 maggio 2005;

  

 

preso atto delle osservazioni di __________
(25 agosto 2005) e del Procuratore generale (5 settembre 2005);

 

visto l'inc. MP __________;

 

ritenuto,

 

 

in fatto

 

 

A.

 

Nell'ambito del procedimento
penale inerente la concessione illecita di permessi di soggiorno in Ticino
(inchiesta __________) è emerso che __________, unitamente all'ex funzionario
della Sezione dei permessi e dell'immigrazione __________, avrebbe fatto
ottenere ad __________, cittadina germanica, contro pagamento di fr. 254'000.--
circa, un permesso di lavoro fittizio e, di conseguenza, un permesso di
soggiorno. In particolare, detto importo è stato versato su di un conto,
appositamente aperto da __________ presso il __________, da __________,
amministratore del patrimonio di __________ in Svizzera, per conto di __________.

 

Da qui l'arresto il 30 gennaio
2002 di __________ con contestuale promozione dell'accusa per titolo di
corruzione attiva, complicità in corruzione passiva, truffa e falsità in
documenti e, tra l'altro, il sequestro presso la sua abitazione di fr.
47'000.-- il 30 gennaio 2002 e di fr. 70'000.-- il 28 febbraio 2002. 

 

Il 9 agosto 2005 il PG ha esteso
l'accusa nei confronti di __________ anche al reato di conseguimento
fraudolento di una falsa attestazione (AI 128).

B.

 

Relativamente al procedimento di
cui all'inc. __________, per quanto qui di interesse, giova rilevare quanto
segue.

 

-   In relazione ai medesimi fatti il Ministero pubblico ha aperto
due procedimenti per titolo di corruzione attiva (art. 288 vCP) anche nei
confronti di __________ e __________, persona che, come detto sopra, ha
effettuato i versamenti per conto di __________ a favore del conto presso il __________
nella titolarità di __________.

 

-   In data 8 aprile 2002 il magistrato inquirente aveva proceduto al
dissequestro di parte della somma sequestrata presso l'abitazione di __________
e meglio di fr. 32'4000.-- (AI 62).

 

-   Con decisione 8 agosto 2002 l'allora GIAR Luca Marazzi ha accolto
il reclamo presentato da __________ contro il dissequestro, rilevando
sostanzialmente che "in mancanza di chiari indizi in senso contrario,
questo giudice ritiene più verosimile che l'importo di fr. 70'000.--
sequestrato a casa di __________ in data 28 febbraio 2002 rappresenti un attivo
ricostituito grazie a beni provento di reato. L'intero importo soggiace dunque
a sequestro confiscatorio (o restitutorio) e non, come ammesso dal magistrato
inquirente, a mero sequestro risarcitorio": in tale decisione veniva pure
rilevato che gli attivi pervenuti sul conto presso il __________ nella
titolarità di __________ erano beni di illecita provenienza che davano origine
ad un obbligo confiscatorio con restituzione diretta ad __________ in
applicazione dell'art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CP, se parte lesa, oppure
con attribuzione allo Stato, in applicazione dell'art. 59 cfr. 1 prima frase CP
se la macchinazione messa in atto da __________ e __________ le era nota ed era
d'accordo a parteciparvi (inc. GIAR 51.2002.2; AI 75).

 

-   Con sentenza 6 settembre 2002 la CRP ha respinto il reclamo
presentato da __________ contro la suddetta decisione del GIAR (inc. CRP
60.2002.00250; AI 81).

 

-   In data 20 febbraio 2003 il PG ha decretato il non luogo a
procedere - decisione cresciuta in giudicato - nei confronti di __________,
argomentando non "può essere ritenuto a carico di __________ un dolo
eventuale, che pure deve portare su tutti gli elementi oggettivi del
reato" (non essendovi prove che la stessa fosse a conoscenza
dell'intervento di __________ per l'ottenimento del permesso, del fatto che il
conto sul quale per il tramite di __________ ha versato l'importo complessivo
di circa fr. 254'000.-- fosse intestato a __________ ed inoltre essendosi
accertato che le firme a suo nome sui documenti relativi alla pratica di
ottenimenti del permesso erano state apposte da __________; cfr. NLP __________).

 

-   Il 16 maggio 2003 __________ e __________ hanno presentato
congiuntamente per il tramite dei rispettivi patrocinatori istanza di
dissequestro con richiesta di restituzione dell'importo a suo tempo sequestrato
presso il domicilio dell'accusato, rilevando di avere raggiunto un accordo nel
senso che fr. 47'000.-- (sequestrati il 28.2.2002) fossero restituiti ad __________
unitamente alla somma di fr. 23'000.-- (sequestrata il 30.01.2002) ed i
rimanenti fr. 47'000.-- fossero invece restituiti a __________; nell'istanza
viene pure precisato "qualora questa ripartizione dovesse essere così
effettuata la parte lesa si riterrà tacitata in ogni sua pretesa civile e si
disinteresserà del procedimento penale" (AI 98).

 

-   La suddetta istanza è stata respinta dal PG il 30 giugno 2003, in
quanto prematura dovendosi ancora procedere all'assunzione di nuove prove, atte
a chiarire il ruolo di ciascuna delle parti (AI 101). 

 

-   Il 3 settembre 2004 il PG ha decretato il non luogo a procedere
anche nei confronti di __________ per il reato di corruzione attiva, per
insufficienza di prove, in particolare in relazione al requisito soggettivo
(NLP __________).

 

 

C.

 

Con scritti 12 maggio 2005 e 19
luglio 2005 la qui reclamante ha reiterato la richiesta di dissequestro volta
alla restituzione della somma di fr. 70'000.-- con riferimento all'accordo
intercorso con __________ nel maggio 2003.

Richiesta respinta dal PG in data
9 agosto 2005. In particolare, il magistrato inquirente, dopo aver rilevato che
la principale ipotesi di reato nei confronti di __________ è quella di corruzione
attiva, ha sostanzialmente ritenuto che una decisione di dissequestro non
potrebbe prescindere da una decisione di merito relativamente al presunto reato
di truffa ai danni di __________, ritenuto che il diritto della parte lesa alla
restituzione o agli assegnamenti concerne unicamente valori patrimoniali
costituenti il prodotto di reati commessi nei suoi confronti, in concreto
unicamente quello di truffa (ma non quello di corruzione attiva di cui all'art.
288 vCP).

 

Avverso la suddetta decisione è
tempestivamente insorta __________, postulandone l'annullamento. La reclamante,
dopo aver preliminarmente censurato la decisione impugnata come carente di
motivazione - ritenuto che il magistrato inquirente si è limitato a sostenere
che gli importi sequestrati, essendo finalizzati a determinare o ricompensare
l'autore del reato non potrebbero essere assegnati alla parte lesa - evidenzia
che nei suoi confronti è stato emanato un decreto di non luogo a procedere per
il reato di corruzione attiva, dal quale emerge che non aveva alcuna intenzione
di ricompensare l'autore del reato: il denaro posto sotto sequestro sarebbe
quindi il provento di una truffa o eventualmente di una appropriazione indebita
commessa a suo danno e dovrebbe quindi esserle restituito ex art. 59 cifra 1
cpv. 1 ultima frase CP. Incomprensibile sarebbe inoltre la distinzione operata
dal magistrato inquirente tra reato principale (corruzione attiva) e reato
secondario (truffa) e comunque ininfluente ai fini della richiesta restituzione
ed, in ogni caso, non rivestirebbe comunque importanza ai fini della
restituzione definire quale sia il reato imputabile a __________: i fondi cui
viene chiesta la restituzione sono in connessione con i fatti incriminati e di
proprietà di __________, parte (direttamente) lesa dall'agire di __________ e
alla quale dovrebbero quindi essere restituiti ex art. 59 cpv. 1 (ultima frase)
CP.

 

 

D.

 

In sede di osservazioni il PG si
è riconfermato nella decisione impugnata, argomentando sostanzialmente che __________
"può pretendere la qualità di parte lesa solo per il presunto reato di
truffa in suo danno" e che pertanto "le decisioni di merito e sul
reato e sull'eventuale confisca … per coerenza ed opportunità vanno dunque
prese a conclusione dell'istruzione formale", l'accoglimento della
richiesta di restituzione, allo stadio attuale dell'inchiesta, equivarrebbe al
riconoscimento in forma anticipata del reato di truffa a danno della
reclamante. 

 

Con scritto 29 settembre 2005
questo giudice (che ha assunto l'incarto il 28 settembre 2005) ha chiesto al PG
la trasmissione degli incarti a suo tempo aperti nei confronti di __________ e
di __________ per titolo di corruzione, conclusosi entrambi con decreto di non
luogo a procedere.

Con scritto 30 settembre 2005 il
Ministero pubblico ha trasmesso a questo giudice copia delle decisioni
richieste discendenti dal medesimo incarto (inc. MP __________) ed emanate
sulla base dei medesimi atti.

 

E considerato

 

 

In diritto

 

 

1.

 

La legittimazione di __________ è
data (destinataria della decisione impugnata; cfr. anche sentenza GIAR
7.8.2002, inc. cit., consid. 3d).

Il reclamo tempestivo è quindi
ricevibile in ordine.

 

 

2.

 

Pur nella rinnovata forma in
vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca penale (artt. 58 ss. CPS)
ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi vantaggio patrimoniale
ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori patrimoniali di cui
all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti dottrina e giurisprudenza
(v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS
113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45, con rinvii [qui di seguito
citato: Schmid RPS]). 

Sottostanno a tale tipo di
confisca ai sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori
sostitutivi, sia propri che impropri (“echte und unechte Surrogate”, v. Schmid,
RPS, pto. 4.3.2, p. 334 ss.; DTF 126 I 97, consid. 3.c.bb p. 105-106).
Completamente rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi
dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di
ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con eventuale successiva
assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60 CPS), se – pur
essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS – i
valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più
reperibili (v. Schmid, RPS, pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure
debbano venir attribuiti direttamente alla parte lesa in applicazione dell’art.
59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v. Schmid, RPS, pto. 4.4.1, p. 339). Infine,
la misura può essere ordinata non solo nei confronti dell’autore, bensì anche
di terzi che abbiano beneficiato dei proventi del reato, a meno che non trovino
applicazione le eccezioni contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (art. 59
cfr. 2 cpv. 1 ultima frase CPS; v. Schmid, RPS, pto. 4.3.3, p. 336 ss.). Per
non vanificare la portata delle norme sulla confisca, il magistrato inquirente
può ordinare il sequestro dei beni che vi soggiacciono a titolo probatorio, confiscatorio
(art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v. Schmid, RPS, pto. 6.3, p. 362) oppure
risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; DTF 126 I 97, consid. 3.d.aa p. 107).
Come la confisca, pure il sequestro può ovviamente essere ordinato anche nei
confronti di un terzo.

Un ordine di perquisizione e
sequestro (bancario) può rappresentare un attentato ai diritti personali, o
causarne un pregiudizio. Come ogni misura d’inchiesta, pertanto, deve
soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare sull’esistenza di gravi
indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il giudizio di merito (nel
senso che deve essere connesso con l’oggetto che occorre salvaguardare agli
incombenti processuali e di giudizio, v. decisione 17 agosto 1998 in re E.F.,
inc. Giar 501.98.2 consid. 2), infine deve essere rispettoso del principio di
proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, 2. éd.
Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469, con rinvii). La verifica della
fondatezza di questi presupposti, per il doveroso scrupolo di rispetto dei
diritti individuali, deve essere costante negli incombenti dell’autorità
inquirente e requirente, con sempre accresciuta esigenza probatoria indiziante
approssimantesi alla verità materiale, a partire dal sospetto all’apertura del
procedimento, che va in seguito ed indilatamente approfondito con gli
accertamenti probatori del caso (v., in contesto più generale, Piquerez, cit.,
margin. 1116 ss.).

 

 

3.

 

Per principio, sequestro (e
dissequestro) “di tutti gli oggetti che possono avere importanza per
l’istruzione del processo come mezzi di prova oppure che possono essere
confiscati o devoluti allo Stato” (art. 161 cpv. 1 CPP) seguono il destino
dell’azione penale, tant’è che tale misura decade automaticamente in assenza di
una decisione dell’autorità competente, quando questa statuisce sull’abbandono
del procedimento o emana la sentenza definitiva (art. 165 cpv. 1 CPP). Ogni
eccezione a questa regola esige una soluzione particolare: così, all’art. 350
CPP è regolato il caso del mantenimento del sequestro oltre la pendenza
dell’azione penale (v. in merito decisione 14 luglio 1998 in re B.P., inc. GIAR
286.98.2 consid. 2), mentre all’art. 165 cpv. 2 e 3 sono descritte le
condizioni alle quali è possibile procedere ad un dissequestro prima del
giudizio di merito (oltre al caso, scontato, in cui siano venuti meno nel
frattempo i presupposti del sequestro).

In vista della revisione totale
del CPP, il Messaggio 11 marzo 1987 prevedeva che gli oggetti e i valori
sottratti con il reato “sono restituiti all’avente diritto quando la sentenza é
cresciuta in giudicato. Gli stessi possono essere restituiti prima con il
consenso del procuratore e dell’indiziato” (loc. cit., art. 124 cpv. 2 Prog.,
p. 148). Il medesimo progetto di legge prevedeva che “se il diritto alla
restituzione é contestato o dubbio l’autorità competente ordina il deposito” e
può rinviare “il richiedente al competente giudice civile” (ibid.; v. in merito
decisione 22 gennaio 1999 in re J.J.M., inc. GIAR 1047.98.2, in: Rep. 132 [1999],
n. 131 consid. 3 p. 359). A rendere poco chiaro il pensiero del legislatore,
interveniva tuttavia la nota 3 (Messaggio, loc. cit.), secondo la quale la
restituzione anticipata avrebbe dovuto essere possibile, diversamente da quanto
previsto nell’avanprogetto Schultz, “quando il diritto della parte lesa sia
manifesto” - eventualità, invece, che non trova riscontro nel testo della norma
commentata.

Nell’ambito dell’esame di detta
norma, la competente Commissione speciale del Gran Consiglio, nel suo Rapporto
dell’8 novembre 1994 (p. 58) relativo all'art. 165 CPP, ha deciso
“l’inserimento di un nuovo terzo capoverso per evitare un pregiudizio eccessivo
alla parte lesa con la rigorosa applicazione del cpv. 2 che richiede, per la
restituzione all’avente diritto degli oggetti e dei valori sottratti con il
reato, una sentenza cresciuta in giudicato o il consenso del Procuratore
Pubblico e dell’accusato. Si prescrive pertanto che se ‘il diritto della parte
lesa é manifesto, gli oggetti e i valori sottratti con reato possono essere
restituiti a quest'ultima prima della crescita in giudicato della sentenza,
anche senza il consenso dell’accusato’”. Questa norma, nuova rispetto al
previgente CPP (art. 224 cpv. 2 CPP/1941), rappresenta dunque un’eccezione al
principio in virtù del quale una restituzione anticipata alla parte lesa è
possibile solo a seguito di convergente accordo tra le parti. Essa sembra
derivare principalmente dalla necessità di superare i problemi connessi con la
latitanza dell'accusato, e quindi la difficoltà concreta di ottenerne il
consenso (in questo senso CRP 333/1991, si veda GIAR 863.93.3 del 21 marzo 1996
p. 4 e 5; come qui la già citata decisione in: Rep. 132 [1999], n. 131 consid.
3 p. 359).

Presupposto del dissequestro
senza il consenso dell’accusato é che il diritto della parte lesa sia
“manifesto” (v. Messaggio, loc. cit., nota 3). Con tale termine occorre
intendere che il diritto della parte lesa appaia chiaro e liquido, senza
contestazioni tali da poterne porre in dubbio l’esistenza. Trattandosi di
giudizio di verosimiglianza occorre porre attenzione di volta in volta alla
specificità del caso ed al cospetto di dubbio si deve optare per il
mantenimento dello status quo al fine di non anticipare un giudizio di merito
(che potrebbe smentire la decisione incidentale) rispettivamente per non
vanificare il giudizio di merito stesso (così, verbatim, in decisione 29 luglio
1999 in re D.C., inc. GIAR 457.99.1, consid. 2.2 p. 5-6; v. anche decisione 21
aprile 1997 in re S.C., GIAR 207.97.1, e la citata Rep. 132 [1999], n. 131
consid. 3 p. 360).

 

 

 

 

 

4.

 

In relazione all'obbligo di
motivazione in quanto tale, valga quanto detto nella sentenza 6 agosto 2001 (in
re C. e S.I. SA, inc. GIAR 528.2000.3):

 

"nell’ambito
delle informazioni preliminari (e dell’istruttoria formale) le decisioni di
dissequestro (e prima ancora quelle di sequestro), sono di competenza del
magistrato inquirente così come le relative motivazioni; le parti non hanno
facoltà di imporre (ottenere), a semplice richiesta, dissequestri (o
sequestri); alle parti è data solo la facoltà di formulare istanze in tal
senso, rispettivamente di richiedere (al GIAR in prima, quando non unica,
istanza) il controllo della legalità delle decisioni adottate dal titolare
dell’azione penale (GIAR 30 dicembre 1997 in re T., 241.96.4);

le decisioni del
magistrato inquirente debbono, comunque, essere motivate;

l’obbligo di
motivazione discende dal diritto di essere sentito e dalla garanzia di un equo
processo (art. 29 CF, art. 6 CEDU), che concerne tutte le parti al
procedimento, ed è pure codificato nel CPP (art. 6); tale obbligo non concerne
solamente istanze e gravami (CRP 20.07.1994, 249/94; GIAR 13.01.2001,
436.2000.6), ma anche le decisioni del Procuratore pubblico, compresi gli
ordini di perquisizione e sequestro; le parti al procedimento hanno diritto di
conoscere le ragioni che hanno indotto il magistrato a decidere in un senso o
in un altro; la motivazione è presupposto essenziale per la verifica della
fondatezza della decisione sia per le parti al procedimento che per l’autorità
di reclamo/ricorso, che deve verificare la conformità; l’assenza di motivazione
costituisce un “vizio capitale” della decisione (DTF 98 Ia 460; DTF 9.02.1994,
I Corte di diritto pubblico, in re L.; GIAR 5.05.1995 in re K.L.; GIAR
15.03.1995 in re L.B.; G. Piquerez, Procedure Pénale Suisse, ZH 2000, nos. 796,
798; art. 6 CPP);

spetta al
magistrato inquirente motivare (al momento in cui vengono emanate) le sue
decisioni, per rapporto agli indizi di reato, alle necessità probatorie e/o di
confisca (rispettivamente di garanzia ex 59 cifra 2 CP);

secondo dottrina
e giurisprudenza, il diritto di essere sentito (da cui discende l’obbligo di
motivazione) è garanzia di natura formale, la cui violazione comporta
l’annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità
di successo del ricorso sul merito (DTF 119 Ia 136; Hauser/Schweri,
Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 1999, § 55 no. 4; G. Piquerez, La
motivation des décisions de justice en droit pénal, in Festschrift für Jörg
Rehberg, Zurigo 1996, p. 261; CRP 31 luglio 2001 in re B.; GIAR 9 maggio 2001,
165.2000.2);

 

Il diritto di essere sentito di
cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. impone al Procuratore pubblico di menzionare,
almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinto a decidere e di porre quindi
l'interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del
provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione ad un'istanza
superiore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso (cfr. DTF 127 I
54; decisione 1P.231/1998, pubblicata in RDAT n. 54/1-1999; R. Hauser/E.
Schweri/K. Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. ed., § 55 n. 1 ss;
N. Schmid, Strafprozessrecht, 4. ed., n. 251 ss; G. Piquerez, Procedure penale
suisse, Zurigo 2000, n. 283 ss., 796 ss.; CRP 24.03.2005 in re D.C.R., inc.
60.2005.9).

 

 

5.

 

In concreto, la motivazione del
diniego del PG appare quantomeno contraddittoria ed in questo senso
insufficiente o comunque carente.

 

 

Preliminarmente occorre ricordare
che sia questo ufficio nella decisione 8 agosto 2002 (consid. 3c e d; inc. GIAR
51.2002.2) sia la CRP in quella del 6 settembre 2002 (consid. 2.2; inc. CRP
60.2002.00250), avevano ritenuto che l'importo di fr. 254'000.-- circa versato
da __________ per conto di __________ ed accreditato sul conto intestato a __________
presso il __________ di __________ rappresenta comunque valori patrimoniali di
illecita provenienza e quindi confiscabili ex art. 59 cifra 1 cpv. 1 prima
frase CP se __________ sapeva delle macchinazioni, o con restituzione diretta a
quest'ultima ex art. 59 cifra 1 cpv. 1 ultima frase CP se parte lesa.

 

Dagli atti risulta che nel corso
del maggio 2003 __________ e __________ per il tramite dei rispettivi legali
hanno sottoscritto un accordo sulle conseguenze risarcitorie - con la firma
della convenzione 9 maggio 2003 e della congiunta istanza di dissequestro con __________,
__________ ha concretamente riconosciuto la legittimità del proprio obbligo di
risarcimento nei confronti di __________, dando il proprio accordo alla
restituzione di parte della somma a suo tempo sequestrata presso il proprio
domicilio (indipendentemente da ogni questione penale, cfr. scritto avv. __________
del 22.5.2003, AI 99) -, rispettivamente che il procedimento nei confronti di __________
per il reato di corruzione attiva (art. 288 vCP) si è concluso con un decreto
di non luogo a procedere, non potendosi ritenere a suo carico un dolo
eventuale. Anche il procedimento nei confronti di __________ si è concluso con
un decreto di non luogo a procedere per insufficienza di prove, in particolare
con riferimento al requisito soggettivo. 

 

In sostanza l'inchiesta, da
ritenersi in fase conclusiva (cfr. osservazioni 5.9.2005 del PG), ha permesso
di accertare che __________, per il tramite di __________, ha versato un
importo complessivo di fr. 254'900.-- su un conto appositamente aperto da __________
presso il __________ di __________, tale denaro è stato utilizzato da __________,
in minima parte per la copertura delle spese amministrative, nonché per le
imposte alla fonte ed i contributi AVS ed in maniera preponderante per la
riattazione di rustici; fr. 5'000.-- sono invece stati consegnati a __________
(cfr. NLP __________ del 20.02.2003). Per quanto concerne __________ dalla
decisione di non luogo a procedere 20 febbraio 2003 risulta che, visto il
rapporto di fiducia instauratosi con __________, amministratore del suo
patrimonio in Svizzera, la stessa non si è mai interessata dell'iter formale ed
amministrativo della pratica relativa all'ottenimento di un permesso di dimora
(e di lavoro) in Svizzera, limitandosi a recepire quanto le riferiva
quest'ultimo (anch'egli prosciolto dal reato di cui all'art. 288 vCP), e che di
conseguenza non vi sono sufficienti indizi per ritenere che ella fosse a
conoscenza o volesse mettere in atto tutti gli elementi costitutivi del reato
di cui all'art. 288 vCP. In particolare, non vi è alcuna prova che la
reclamante sapesse dell'intervento di __________, allora funzionario della
Sezione dei permessi e dell'immigrazione, e di quanto da lui percepito da __________,
né che il conto su cui è confluito l'importo di fr. 254'900.-- fosse intestato
a __________ ed inoltre è stato appurato che le firme a nome __________ apposte
sui vari documenti relativi all'ottenimento del permesso sono state apposte da __________.
Circostanze queste che hanno indotto il PG a decretare, come detto sopra, il
non luogo a procedere, non potendosi ritenere a carico della reclamante un dolo
eventuale.

 

Dalla decisione impugnata risulta
che gli atti istruttori esperiti hanno permesso di accertare che il denaro
rinvenuto presso l'abitazione di __________ (sia l'importo di fr. 47'000.-- che
quello di fr. 70'000.--) proveniva da versamenti effettuati da __________ (in
parte in forma diretta ed in parte in forma sostitutiva; cfr. decisione
impugnata 9.8.2005, AI 129). 

 

In siffatte circostanze, la
richiesta di restituzione formulata da __________, quale parte lesa,
sembrerebbe, di primo acchito, manifesta. 

In particolare, ritenuto che __________
è stata prosciolta dal reato di corruzione attiva, non si vede in quale misura,
come rettamente evidenziato nel gravame, la qualificazione dei reati imputati a
__________ possa influire sulla sua qualifica di parte lesa, né tantomeno lo
spiega il magistrato inquirente nella decisione impugnata, che anzi appare in
contraddizione proprio con il proscioglimento di __________ dal reato di cui
all'art. 288 vCP. In particolare, non si capisce per quale motivo il denaro
sequestrato presso il domicilio di __________ e di cui viene richiesta la
restituzione, anche ritenendo che la principale ipotesi di reato nei confronti
di __________ sia quella di corruzione attiva, possa essere ritenuto come
destinato a "determinare o a ricompensare l'autore" del reato
(corruzione attiva) e non invece come provento di reati ai danni della
reclamante (truffa, falsità in documenti o al limite appropriazione indebita).
Stante il proscioglimento di __________ dal reato di cui all'art. 288 vCP, la
stessa è da considerarsi comunque parte lesa (perlomeno per quella parte
eccedente quanto la reclamante avrebbe dovuto versare all'erario pubblico in
conseguenza al rilascio del suo permesso, denaro affluito sul conto __________
sine causa, rispettivamente con finalità illecita) indipendentemente dal reato
imputato a __________, il quale peraltro ha sostanzialmente ammesso le proprie
responsabilità. 

Né del resto nella decisione il
PG indica altri motivi per i quali non si debba riconoscere ad __________ la
qualità di parte lesa e, di conseguenza, neppure affronta le questioni a sapere
se il suo diritto alla restituzione sia manifesto e quale sarebbe la
destinazione del denaro versato, ad esempio nell'ipotesi di un proscioglimento
di __________ dal reato di truffa per assenza dell'inganno astuto, limitandosi
laconicamente a sostenere che la restituzione potrebbe avvenire soltanto in
caso di condanna di __________ per truffa (ma non per corruzione attiva) e ciò
venendo meno al proprio obbligo di indicare i motivi che l'hanno spinto a
decidere in un senso piuttosto che nell'altro (in proposito cfr. sentenza CRP
24.3.2005 in re D.C.R. consid. 3.3 e 3.4, inc. 60.2005.9).

 

 

6.

 

In conclusione, la decisione 9
agosto 2005 del PG è annullata per carenza di motivazione.

Compito di questo giudice (quale
autorità di reclamo) è quello di verificare la conformità delle decisioni alla
legge (per analogia: CRP 23 maggio 2001 in re R.), e non quello di emanare
decisioni in luogo e vece del magistrato inquirente (con le eccezioni previste
dal CPP); di conseguenza l’annullamento della decisione impugnata per carenza
di motivazione non ha necessariamente quale conseguenza l’emanazione di una
decisione sostitutiva da parte del GIAR, ma unicamente il ritorno dell’incarto
al Procuratore pubblico con invito a provvedere indilatamente (all’emanazione
di una decisione debitamente motivata di rifiuto del dissequestro o, se del
caso, al dissequestro; per analogia: REP 1994 p. 463). 

 

 

L’esito del gravame (parziale
accoglimento) comporta esenzione da tasse e spese di giustizia, nonché
l’assegnazione di ripetibili (parziali), a carico dello Stato, per la
reclamante.

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

 

 

viste le norme applicabili, in
particolare gli artt. 146, 251, 253 CP e 288vCP, 6, 161 CPP, 59 CP, 29 CF;

 

 

 

 

 

decide

 

 

 

 

1.      Il reclamo è parzialmente
accolto.

         Di conseguenza la decisione 9 agosto 2005 del Procuratore
generale nel procedimento MP __________ é annullata.

 

 

2.      L’incarto è ritornato al Procuratore pubblico con l’invito ad
emanare indilatamente nuova decisione debitamente motivata. 

 

 

3.      Non si prelevano tasse di giustizia e spese, inoltre lo Stato
rifonderà, a titolo di ripetibili parziali, fr. 400.-- alla reclamante.

 

 

4.      Contro la presente decisione è dato reclamo alla Camera dei
ricorsi penali, Lugano, entro 10 giorni dall’intimazione.

 

 

5.      Intimazione:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
Ursula Züblin