# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8f307210-2002-55d2-8559-9467de2e920e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-02-04
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 04.02.1999 12.1998.168
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1998-168_1999-02-04.html

## Full Text

Incarto n.

  12.98.00168

  	
  Lugano

  4 febbraio 1999/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

 

sedente
quale istanza unica cantonale competente a decidere i ricorsi per nullità e le
domande di revisione di lodi arbitrali in virtù degli art. 3 lett. f, 36 e 41
CIA, nonché dell’art. 2 del DL concernente l’adesione del Cantone Ticino al
concordato stesso,

 

chiamata a
statuire sul ricorso per nullità 7 settembre 1998 presentato da

 

	
   

  	
  __________
  

  (rappr.
  dall’avv. __________)

  

 

avverso
il lodo parziale 31 luglio 1998 emanato dal Tribunale arbitrale, con sede in Lugano,
composto dall’avv. dott. __________ (presidente), dall’avv. __________ e
dall’avv. dott. __________, nella causa contro di lei promossa da

 

	
   

  	
  __________
  

  (rappr.
  dallo studio legale __________)

   

  

volto ad ottenere
l’integrale annullamento del lodo, con protesta di spese e ripetibili;

 

preso
atto che con decreto 8 settembre 1998 il presidente di questa Camera ha
concesso al gravame l’effetto sospensivo richiesto;

 

mentre
la resistente con osservazioni 26 ottobre 1998 ha postulato la reiezione del
gravame, protestando spese e ripetibili;

 

vista la
decisione 5 novembre 1998 con cui questa Camera ha respinto una domanda di
revoca dell’effetto sospensivo e un’istanza di prestazione di cauzione
presentate dalla resistente;

 

letti ed esaminati
gli atti ed i documenti prodotti.

 

 

Ritenuto

 

in fatto

                               A.      Il 15 marzo 1991
__________, nella cui posizione è in seguito subentrata __________ (in seguito
detta__________), ha concluso con __________ (in seguito detta: __________) un
contratto, mediante il quale a quest’ultima veniva concessa la licenza
esclusiva per l’uso del marchio “__________ ” e per la distribuzione del corso
di lingue “English-On-Line” e i relativi metodi d’insegnamento nonché i mezzi
didattici ausiliari per la zona di __________ e dintorni.

 

 

                               B.      Il contratto non ha
dato adito a problemi fino al 1995, allorché __________, contestando le spese
per le campagne pubblicitarie a livello nazionale poste a suo carico, ha
trattenuto tali importi e in seguito anche le royalties dovute in base
all’accordo.

                                         Il 27 marzo 1997
__________ ha fatto spiccare nei confronti di __________ il PE n. __________
dell’UE di Zurigo 1 per fr. 182’062.53, avverso il quale l’escussa ha
interposto opposizione. Con sentenza 3 settembre 1997 il giudice unico del
Tribunale distrettuale di __________ ha rigettato in via provvisoria l’opposizione
per fr. 63’178.- più accessori, ciò che ha dato avvio alla presente vertenza.

 

 

                               C.      Costituito il
Tribunale arbitrale previsto contrattualmente, __________ ha tempestivamente
chiesto il disconoscimento del debito.

                                         In precedenza __________
aveva già adito il Tribunale arbitrale -che ha provveduto, d’accordo con le
parti, a congiungere tale causa con quella di disconoscimento- chiedendo da una
parte che fosse accertato che il contratto di licenza era scaduto il 31
dicembre 1996, il 30 aprile 1997, il 30 novembre 1997 o ancora in epoca
successiva e che di conseguenza __________ non fosse più autorizzata ad usare
il marchio “__________ ” in alcun modo e sotto alcuna forma, che le fossero
restituiti rispettivamente sequestrati e distrutti gli oggetti recanti il
marchio in questione che si trovavano presso controparte o terze persone, che
fosse accertato che __________ non era più autorizzata ad utilizzare il metodo
“English-On-Line”, gli altri metodi d’insegnamento concessi in licenza da
__________ e i relativi accessori e che le fosse vietato tale uso, e dall’altra
che controparte fosse condannata a pagarle complessivamente fr. 376’891.15
rispettivamente a metterle a disposizione i dati relativi alla cifra d’affari
ed ai contratti con i suoi clienti. In via riconvenzionale __________ ha
postulato la condanna di __________ al pagamento di fr. 44’303.15.

 

 

                               D.      Con il lodo parziale
qui impugnato il Tribunale arbitrale si è pronunciato unicamente sulle
questioni non pecuniarie, accertando in particolare che il contratto di licenza
era giunto a scadenza il 30 novembre 1997 e che ad __________ era perciò
proibito utilizzare il marchio “__________” sotto ogni forma segnatamente nei
rapporti commerciali, nella carta intestata e nella pubblicità,
nell’indicazione di metodi per lo studio delle lingue, nella distribuzione e
nell’offerta di corsi, e che infine alla medesima era vietato l’uso del corso
“English-On-Line”.

                                         Nei considerandi il
Tribunale arbitrale ha precisato che __________, disdicendo il contratto il 24
settembre 1997 per il successivo 26 novembre, dopo aver in precedenza escusso
la controparte, dopo aver inoltrato l’istanza di rigetto dell’opposizione e
partecipato alla relativa procedura, aveva senz’altro adempiuto alle condizioni
contrattualmente previste per la rescissione del contratto, tanto più che
__________ non poteva validamente giustificare il mancato pagamento delle
royalties asserendo che __________ a sua volta avrebbe violato le disposizioni
contrattuali relative alla pubblicità; non era inoltre vero che __________ non
avesse garantito alla controparte l’esclusiva per la zona di __________ e
dintorni.

 

 

                               E.      Con ricorso per
nullità, cui è stato concesso l’effetto sospensivo, __________ chiede
l’annullamento del lodo parziale.

                                         La ricorrente, riferendosi
innanzitutto al motivo di nullità dell’art. 36 lett. d CIA, rimprovera al
Tribunale arbitrale di aver violato il suo diritto di essere sentita e ritiene
nel contempo di essere stata vittima di una disparità di trattamento:
innanzitutto rileva che a suo tempo le era stato concesso un termine di soli 20
giorni per motivare l’azione di disconoscimento, mentre che alla controparte ne
erano stati assegnati ben 30 per sostanziare la petizione; diversamente da
quello assegnato alla controparte, il termine di 20 giorni non le era poi stato
prorogato; contesta inoltre il fatto che in seguito le sarebbe stato assegnato
un termine di soli 20 giorni per rispondere alla petizione di __________;
infine censura la circostanza che a quest’ultima, al di fuori dello scambio
degli allegati scritti, sia stata concessa la facoltà di completare le proprie
allegazioni con riferimento alla questione delle campagne pubblicitarie
nazionali. Riferendosi alla lett. f dell’art. 36 CIA, essa rimprovera inoltre
al Tribunale arbitrale di essere caduto nell’arbitrio allorché aveva accertato,
contrariamente alle disposizioni contrattuali, che il contratto era giunto a
scadenza il 30 novembre 1997, tanto più che la disdetta avrebbe semmai dovuto
aver effetto per il 26 novembre; ad ogni modo il lodo parziale andava
annullato, in quanto il Tribunale arbitrale, manifestamente a torto, aveva
ravvisato una violazione contrattuale da parte sua già per il solo fatto di non
aver provveduto al pagamento delle royalties, senza essersi tuttavia
pronunciato sul benfondato dell’eccezione di compensazione da lei formulata,
rispettivamente accertando in maniera erronea che __________ non aveva violato
l’esclusiva a lei concessa.

 

 

                               F.      Delle osservazioni
con cui __________ ha postulato la reiezione del gravame si dirà, se
necessario, nei successivi considerandi.

 

 

Considerando

 

 

in diritto                    

                                1.      Il
ricorso per nullità costituisce un rimedio di carattere straordinario che, come
la cassazione, è proponibile solo ed in quanto sia dimostrata la ricorrenza
degli estremi di uno o più motivi previsti dalla legge (Guldener, Das
Schweizerische Zivilprozessrecht, 3. ed., Zurigo 1979, p. 614; Habscheid,
Droit judiciaire privé suisse, Ginevra 1975, p. 524; SJZ 1976 p. 248;
per tante IICCA 28 aprile 1993 in re P./C.).

 

 

                                2.      Giusta
l’art. 36 lett. d CIA contro il lodo può essere interposto ricorso per nullità
presso l’Autorità giudiziaria prevista nell’art. 3 CIA, adducendo che è stata
violata una norma imperativa di procedura ai sensi dell’art. 25 CIA, ciò che in
particolare è il caso quando la procedura scelta non rispetta l’uguaglianza di
diritto delle parti rispettivamente -riservate altre fattispecie che qui non
ricorrono- quando a una delle parti non è permesso di avvalersi del diritto di
essere sentita e segnatamente di produrre i suoi mezzi di azione e di difesa,
di fatto e di diritto (art. 25 lett. a CIA).

 

 

                              2.1      La
ricorrente rimprovera innanzitutto al Tribunale arbitrale una violazione del
diritto di essere sentiti rispettivamente una disparità di trattamento nella
circostanza che alla controparte erano stati concessi 30 giorni per motivare la
petizione mentre che a lei ne erano stati concessi solo 20 per la motivazione
della domanda di disconoscimento (decisione n. 1 del Tribunale arbitrale del 3
novembre 1997), a quel momento per altro già pendente.

 

                                          Mentre
la censura relativa alla violazione del diritto di essere sentiti non può
essere vagliata nel merito, siccome non sufficientemente sostanziata -non
risulta, né la ricorrente lo afferma, che la particolare circostanza (e
analoghe riflessioni valgono per le censure esposte sub 2.2 fino a 2.4) le
abbia di fatto impedito di presentare le proprie motivazioni rispettivamente di
allegare i fatti e le prove necessarie- la censura inerente alla presunta
disparità di trattamento può essere così evasa.

 

                                          Come
già precisato dallo stesso Tribunale arbitrale nella sua decisione n. 5 del 25
novembre 1997, l’assegnazione ad __________ di un termine non prorogabile di 20
giorni era dovuto al fatto che quest’ultima aveva introdotto un’azione di
disconoscimento del debito ai sensi dell’art. 83 cpv. 2 LEF, che per diritto
federale andava inoltrata, senza possibilità di proroga, entro quel termine. 

                                          Il
fatto che __________ nello scritto del 1° ottobre 1997 avesse già indicato il
petitum che intendeva far valere in causa non modificava in alcun modo la
situazione, non potendosi in effetti ammettere in base alla ZPO zurighese
-applicabile in via sussidiaria alla procedura arbitrale (cfr. decisione 30
ottobre 1997 del Tribunale arbitrale)- che a quel momento, in assenza di una
benché minima motivazione in fatto e in diritto, la causa potesse già essere
considerata pendente (§ 106 cpv. 2 e 113 ZPO). In tali circostanze ben si
giustificava, ai sensi del § 106 cpv. 4 ZPO, la concessione da parte del
giudice alla parte interessata di un termine per correggere tale carenza
formale: poiché in fattispecie analoghe il Tribunale federale aveva statuito
che il termine che andava fissato corrispondeva a quello originariamente
previsto dal diritto federale -in casu, quindi, di 20 giorni, non prorogabile
(art. 83 cpv. 2 LEF)- (DTF 56 III 236 e seg., 112 III 124; Rüede/Hadenfeldt,
Schweizerisches Schiedsgerichtsrecht, 2. ed., Zurigo 1993, p. 220 con rif.), in
concreto il Tribunale arbitrale ha senz’altro agito correttamente.

 

 

                              2.2      Analogamente
infondata è la richiesta con cui la ricorrente ha chiesto che quel termine di
20 giorni fosse dichiarato prorogabile e che di conseguenza le fosse concessa
una proroga, proroga cui la controparte da parte sua aveva potuto beneficiare.

                                          Già
si è detto al considerando precedente che il termine in questione, per diritto
federale, era improrogabile, per cui la richiesta di __________ non poteva
essere accolta. Nondimeno, il Tribunale arbitrale, pur rifiutando di concederle
la proroga, le ha assegnato in via eccezionale un termine supplementare
(“Notfrist”) di 10 giorni (decisione n. 3 del Tribunale arbitrale del 25
novembre 1997), con il che ogni rimostranza in proposito da parte sua appare
del tutto fuori luogo e ampiamente pretestuosa.

 

 

                              2.3      Pure
infondata è la censura con cui la ricorrente lamenta il fatto che con ordinanza
n. 5 del 5 gennaio 1998 il Tribunale arbitrale le avesse fissato un termine di
soli 20 giorni per allestire la risposta alla petizione di __________, quando a
quest’ultima per la motivazione della petizione erano stati concessi 30 giorni.

                                          In
concreto non vi è stata alcuna disparità di trattamento: in quella fase della
procedura il Tribunale arbitrale ha infatti ritenuto di fissare dei termini
ridotti, tanto è vero che a __________ in seguito è stato assegnato un termine
di soli 11 giorni per replicare (decisione n. 8 del Tribunale arbitrale del 9
aprile 1998). Va ad ogni modo evidenziato che il termine assegnato ad
__________ è stato prorogato una prima volta fino al 16 febbraio (decisione n.
6 del Tribunale arbitrale del 27 gennaio 1998), una seconda volta fino al 26
febbraio (decisione 17 febbraio 1998) ed è stato infine prorogato fino al 3
marzo (decisione 27 febbraio 1998), per cui ogni censura in merito
all’assegnazione di quel termine appare chiaramente contraria al principio
della buona fede.

 

 

                              2.4      Nemmeno
la circostanza per cui il Tribunale arbitrale, dopo la conclusione del
procedimento principale, possa aver concesso a WSI la facoltà di addurre
ulteriori e più precise completazioni riguardo l’inizio e lo svolgimento della
campagna pubblicitaria nazionale per il periodo 1995-97 (decisione n. 12 del
Tribunale arbitrale del 31 luglio 1998) costituisce una disparità di
trattamento.

                                          A
parte il fatto che il codice di rito zurighese permette senz’altro al giudice
di invitare le parti a completare le loro allegazioni (cfr. § 155 cifra 5 e §
55 ZPO), ciò che imporrebbe di respingere la censura, si osserva che la stessa
era comunque irricevibile per il fatto, pacificamente ammesso dalla stessa
ricorrente (ricorso p. 12), che la tematica oggetto di quell’ordinanza si
riferiva a una contestazione litigiosa non ancora decisa dal Tribunale
arbitrale.

                                          

 

                                3.      A
giudizio della ricorrente, il lodo parziale andava in ogni caso annullato
siccome arbitrario (art. 36 lett. f CIA) per tutta una serie di motivi.

 

                                          Preliminarmente,
prima di passare in rassegna le censure sollevate dalla ricorrente, occorre
precisare che a questa Camera, in quanto investita di un ricorso per nullità ai
sensi dell’art. 36 lett. f CIA, compete solo l'obbligo di vagliare se la
decisione querelata sia inficiata di arbitrio per grave violazione di una norma
o principio giuridico, o se i fatti posti alla base del giudizio siano
palesemente in contrasto con gli atti e le risultanze processuali. 

                                          In
sostanza, ai sensi della predetta norma, il giudizio arbitrale può essere
validamente impugnato con un ricorso per nullità solo quando appaia fondato su
accertamenti fattuali manifestamente contrari alle risultanze processuali o
pronunciato in evidente violazione al diritto o all’equità (Rep. 1985 p.
149; Jolidon, Commentaire du Concordat suisse sur l’arbitrage, Berna
1984, n. 93-95 ad art. 36 CIA; Rüede/ Hadenfeldt, op. cit., p. 345 e
segg.).

                                          Il
solo fatto che esista una soluzione alternativa preferibile a quella adottata
dall’arbitro esclude la censura di arbitrio. In quest’ultima evenienza
l’autorità investita di un ricorso per nullità non può distanziarsi dalla
decisione querelata a meno che la stessa appaia insostenibile, in evidente
contraddizione con la motivazione fattuale o svestita di una motivazione
oggettiva (IICCA 25 agosto 1992 in re G./D. e llcc., 22 agosto 1995 in
re J./ Comune di L., 26 luglio 1996 in re D.S. e lc./G. SA e lc., 26 maggio
1997 in re IS SA e B./ I.S. SA e llcc., 14 gennaio 1998 in re M. SA/C., 4
settembre 1998 in re R./M.).

 

 

                              3.1      La
ricorrente censura dapprima il fatto che il Tribunale arbitrale abbia fatto
decorrere dal 30 novembre 1997, invece che dal 26 novembre, la risoluzione del
contratto.

 

                                          Il
rilievo è ampiamente infondato già per il fatto che controparte aveva
espressamente richiesto negli allegati di causa di far accertare lo
scioglimento del contratto da fine novembre 1997 e non dal 26 di quel mese
(Eingabe Nr. 4 WSI del 19 dicembre 1997, cifra 133 p. 44).

                                          La
censura va inoltre disattesa in quanto il dispositivo impugnato non ha arrecato
alla ricorrente alcun pregiudizio, tant’è che la soluzione prospettata dal
Tribunale arbitrale le è addirittura più favorevole: di conseguenza, in
mancanza di un interesse degno di protezione (gravamen) per ottenere la
modifica su questo punto del primo giudizio, indispensabile premessa per la
ricevibilità dell’impugnativa (art. 97 CPC; Anastasi, Il sistema dei
mezzi di impugnazione del codice di procedura civile ticinese, p. 129; Guldener,
op. cit., p. 494; IICCA 23 giugno 1995 in re B./U., 15 marzo 1996 in re
Z./l., 21 febbraio 1997 in re B./S. e M.), limitatamente a tale questione il
ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

 

 

                              3.2      La
ricorrente contesta inoltre siccome arbitraria la decisione con cui il
Tribunale arbitrale ha accertato che il contratto, in base agli accordi
contrattuali, sarebbe venuto a scadenza il 30 novembre 1997.

 

 

                           3.2.1      In
base al § 30 cpv. 2 del contratto di licenza, __________ “ist berechtigt,
den Vertrag nur dann aufzulösen, wenn ein Lizenznehmer eine oder mehrere
Vertragsklauseln nicht erfüllt áfrase
1ñ. 

                                          Er
ist jedoch verpflichtet, den Lizenznehmer auf die Nichteinhaltung aufmerksam zu
machen und ihm einen Termin von mind. 30, höchstens 60 Tagen anzuberaumen,
damit letzterer seinen Verpflichtungen nachkommen kann áfrase 2ñ.
Nach fruchtlosem Ablauf des gewährten Termins kann der Vertrag gekündigt
werden áfrase 3ñ.          

                                          Die
Kündigungsfrist beträgt mind. 2 (zwei) Monate áfrase 4ñ...”.

 

 

                           3.2.2      Nell’occasione
il Tribunale arbitrale (lodo parziale p. 16 e seg.) ha preso atto che con lo
scritto 24 settembre 1997 __________ aveva disdetto prudenzialmente il
contratto per il successivo 26 novembre e che con ciò il termine di disdetta di
2 mesi previsto dalla 4. frase del § 30 cpv. 2 era adempiuto. Il Tribunale
arbitrale ha poi aggiunto che a quel momento __________ non era più tenuta ad
assegnare alla controparte un ulteriore termine di 30 giorni per adempiere agli
obblighi contrattuali e ciò per il fatto che in precedenza con il PE del 27
marzo 1997, con l’istanza di rigetto dell’opposizione del 24 giugno 1997 e con
la partecipazione all’udienza di rigetto del 3 settembre 1997 __________ era
già stata sollecitata in via ultimativa, ma invano, a saldare i debiti
risultanti dal contratto di licenza ed in particolare le royalties da lei
riconosciute con lettera 24 settembre 1996, tanto più che dall’inoltro del PE
alla disdetta erano trascorsi ben più dei 30 giorni previsti dalla 2. frase del
§ 30 cpv. 2 del contratto.

 

                                          La
tesi fatta propria dal Tribunale arbitrale è errata e arbitraria.

 

 

                           3.2.3      La
dottrina è concorde nel ritenere che le disposizioni che nei contratti
sinallagmatici consentono a una parte di recedere dal contratto per mora della
controparte (art. 107-109 CO) sono di natura dispositiva (Honsell/Vogt/Wiegand,
Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, OR I, 2. ed., Basilea  e Francoforte
sul Meno 1996, n. 22 ad art. 107 CO, n. 9 ad art. 108 CO e n. 11 ad art. 109
CO), per cui le parti possono liberamente concordare le condizioni in base alle
quali una di esse può o non può recedere da un contratto.

 

                                          Nel
caso di specie è avvenuto proprio questo: le parti hanno chiaramente ed
espressamente previsto che il contratto di licenza 15 marzo 1991 poteva essere
rescisso da __________ solo in base alle condizioni di cui al § 30 cpv. 2
dell’accordo ed in particolare che quest’ultima, se intendeva agire in tal
modo, era tenuta ad assegnare ad __________ un termine da 30 a 60 giorni per
permetterle di adempiere alle obbligazioni per le quali era in mora. In altre
parole, solo nel momento in cui __________ le avesse assegnato il termine in
questione, __________ poteva ragionevolmente attendersi di essere eventualmente
confrontata con una disdetta, essa potendo al contrario ritenere in buona fede
dalla mancata assegnazione del termine che __________ avrebbe tutt’al più
persistito nel chiedere le prestazioni per cui essa era in mora, ma che non
avrebbe certo disdetto il contratto.

                                          In
concreto il termine da 30 a 60 giorni non è stato assegnato: non lo è stato con
l’inoltro del PE -che in base all’art. 69 cpv. 2 cifra 2 LEF costituisce un
invito formale al debitore di solvere un debito pecuniario, tuttavia entro soli
20 giorni (ma in ogni caso, se anche il PE costituisse per legge un invito
formale al debitore di pagare entro 30 o anche 60 giorni, l’invio dello stesso
ad __________, senza l’esplicita fissazione del termine di cui alla 2. frase del
§ 30 cpv. 2 del contratto, non avrebbe comunque permesso a __________ di
disdire il contratto stesso)-, non lo è stato con l’inoltro dell’istanza di
rigetto dell’opposizione -non risulta in effetti che in quell’occasione sia
stato assegnato un tale termine- né tanto meno con la partecipazione
all’udienza di rigetto dell’opposizione. La circostanza che dall’inoltro del PE
alla notifica della disdetta siano trascorsi ben più di 30 giorni, senza che
però ad __________ tale termine sia stato formalmente assegnato, è irrilevante:
anzi, dal fatto che da quel momento siano trascorsi ben più di 60 giorni
-termine massimo (“höchstens”) che __________ avrebbe potuto concedere in base
al § 30 cpv. 2 del contratto- __________ poteva ritenere a maggior ragione che
una disdetta non entrasse assolutamente in linea di conto.

 

                                          Non
essendo in definitiva adempiute le condizioni previste dal contratto per poter
disdire l’accordo -la resistente, pur avendo indicato (osservazioni p. 11) che
la disdetta sarebbe efficace già dal 31 dicembre 1996, non ha assolutamente
motivato tale affermazione, né ha accennato per quale motivo l’opposto giudizio
fornito dal Tribunale arbitrale sarebbe errato, di modo che il giudizio di
prime cure in proposito va senz’altro confermato- lo stesso rimane ancora in
vigore e la decisione contraria presa dal Tribunale arbitrale, manifestamente
errata e gravemente lesiva degli accordi contrattuali e con ciò del diritto,
deve senz’altro essere annullata siccome arbitraria.

 

 

                                4.      Visto
l’esito del gravame, non torna conto esaminare se gli arbitri abbiano commesso
un ulteriore arbitrio per aver statuito sulla disdetta del contratto, senza
essere entrati nel merito dell’eccezione di compensazione con cui __________
aveva giustificato il mancato pagamento degli importi oggetto del PE,
rispettivamente per aver accertato che __________ non avesse violato
l’esclusiva concessa ad __________ 

 

                                5.      Ne
discende l’accoglimento del gravame ai sensi dei considerandi.

                                          La
tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza, ritenuto
che per la loro fissazione si è tenuto conto che il valore litigioso ammontava
a fr. 4.6 mio (cfr. lodo parziale p. 24; § 21 ZPO) e che il presente giudizio
non ha comunque posto fine alla causa.

 

 

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati l’art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   Il ricorso per
nullità 7 settembre 1998 di __________ è accolto.

 

                                         §    Di
conseguenza il lodo parziale 31 luglio 1998 emanato dal Tribunale arbitrale,
con sede in Lugano, composto dall’avv. dott. __________ (presidente),
dall’avv__________ e dall’avv. dott. __________ è annullato.

 

 

                                   II.   Le spese della
procedura ricorsuale consistenti in:

 

                                         a) tassa di giustizia        fr.   
2’950.-

                                         b) spese                         
 fr.         50.- 

                                         Totale                              
fr.    3’000.-

 

                                         da anticiparsi dalla
ricorrente, sono poste a carico della resistente, che rifonderà inoltre alla
controparte fr. 3’000.- a titolo di ripetibili.

 

 

                                  III.   Intimazione a: -
__________

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario