# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e7c976e-e628-5903-8388-248b27982ce5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-11-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 13.11.1998 52.1998.153
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-153_1998-11-13.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00153

   

  	
  Lugano

  13 novembre 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  25 marzo 1998 di

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 18 febbraio 1998 (n. 688) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 2 ottobre 1997
  del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, in materia di
  rifiuto di rinnovo del permesso di dimora annuale;

  

 

 

vista la risposta 8 aprile 1998 del
Consiglio di Stato;

 

 

richiamata la decisione 25 maggio 1998 della II Corte
di diritto pubblico del Tribunale federale;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________, cittadina
olandese divorziata, ha risieduto dal 1972 al 1990 in Italia nelle provincie di
__________ e di __________, svolgendo nel contempo attività lucrativa in
Svizzera al beneficio di permessi di lavoro per confinanti. Risposatasi, il 31
luglio 1990 si è trasferita in Svizzera con il marito __________, di cittadinanza
italiana, ove entrambi hanno ottenuto un permesso di dimora annuale. Il 13
settembre 1994 è deceduto __________. Il permesso di dimora annuale di cui
beneficiava __________ è stato regolarmente rinnovato e la sua ultima scadenza
è stata fissata al 30 luglio 1997.

__________, nato in __________ ed entrato in Svizzera il 20
agosto 1990 beneficiando di un permesso di dimora regolarmente rinnovato con
ultima scadenza fissata al 31 luglio 1998, è figlio di primo letto di
__________.

 

 

                                  B.   Il 28 maggio 1996 la Sezione
degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni ha respinto l'istanza di
__________ del 16 ottobre 1995 volta ad ottenere il rilascio di un permesso di
domicilio. La decisione è in seguito cresciuta in giudicato.

 

Il 28 aprile 1997 l'insorgente ha presentato istanza al fine
di ottenere il rinnovo del proprio permesso di dimora annuale. Con decisione 2
ottobre 1997 la Sezione degli stranieri ha respinto la sua domanda in quanto da
mesi era a carico dell'assistenza pubblica e non aveva dimostrato
concretamente, come richiestole il 17 luglio 1997 in merito ad un probabile
mancato rinnovo del proprio permesso, le modalità di restituzione di quanto anticipatole
dallo Stato. Il dipartimento ha pure soggiunto che essendo cittadina
dell'Unione europea, la straniera aveva il diritto di vivere in Italia qualora
lo avesse desiderato con l'eventualità di ottenere un permesso per confinanti
per lavorare in Svizzera.

 

 

                                  C.   Con giudizio 18 febbraio
1998, il Consiglio di Stato ha confermato la decisione di prima istanza e ha
respinto il gravame inoltrato da __________ il 20 ottobre 1997.

A sostegno della propria decisione, il Governo cantonale ha
rilevato anzitutto che l'insorgente non può appellarsi ad una norma della
legislazione interna o ad un trattato internazionale che le concede un diritto
al rinnovo del permesso di dimora. Considerato poi che essa non esercitava più
attività lucrativa dal 1992 e beneficiava di prestazioni assistenziali dal
1996, l'Esecutivo cantonale ha ritenuto che erano adempiuti i presupposti di
cui all'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS per non concedere il rinnovo richiesto. Ha
infine considerato che la straniera non può appellarsi all'art. 8 CEDU in
quanto il figlio, maggiorenne, non gode di un diritto di presenza in Svizzera,
essendo titolare unicamente di un permesso di dimora annuale. Alla cifra 3 del
dispositivo veniva indicato che la decisione era definitiva.

 

Preso atto della risoluzione governativa, la Sezione degli
stranieri ha fissato all'interessata il 31 marzo 1998 quale termine ultimo per
lasciare il territorio cantonale.

 

 

                                  D.   Con ricorso di diritto
pubblico 20 marzo 1998 __________ è insorta contro la risoluzione governativa
innanzi al Tribunale federale chiedendo che venissero annullate le decisioni di
prima e seconda istanza. Ha inoltre chiesto che venissero adottati provvedimenti
d'urgenza con la concessione dell'effetto sospensivo al gravame.

Chiamato ad esprimersi, il Consiglio di Stato ha proposto
l'inammissibilità dell'impugnativa.

Con decreto presidenziale del 25 marzo 1998, l'esecuzione del
rinvio della ricorrente è stata sospesa.

 

 

                                  E.   Con decisione 25 maggio
1998, fondandosi sull'art. 98a OG e sulle relative disposizioni esecutive, il
Tribunale federale ha trasmesso l'impugnativa a questo Tribunale per motivi di
competenza e per l'emanazione del giudizio.

                                         L'Alto tribunale ha
considerato che la ricorrente, in Svizzera dal mese di luglio 1990 al beneficio
di un permesso di dimora annuale regolarmente rinnovato con ultima scadenza al
30 luglio 1997, può richiamarsi allo Scambio di note tra la Svizzera e i Paesi
Bassi relativo al permesso di domicilio accordato ai cittadini dei due Stati
con cinque anni di residenza regolare e ininterrotta sul territorio dell'altro
Stato e in vigore dal 16 febbraio 1935 (RS 0.142.116.364). Essa avrebbe quindi
diritto al rilascio di un permesso di domicilio e - a maggior ragione - al
rinnovo del permesso di dimora annuale, ritenuto che il quesito a sapere se il
permesso richiesto possa esserle negato è problema che dovrà essere esaminato
nel merito.

 

 

                                  F.   Il 30 giugno 1998 l'Ufficio
dell'assistenza sociale (UCAS) ha comunicato allo scrivente Tribunale che
attualmente la ricorrente è ancora al beneficio di prestazioni assistenziali.
Ha pure comunicato che nel corso del marzo 1998 è stata emessa una decisione di
prestazione complementare a suo favore, la quale ha consentito al citato
ufficio di incamerare l'importo di fr. 8'106.– relativo agli arretrati.
Attualmente la ricorrente è debitrice nei confronti dell'UCAS di fr. 32'000.–
circa. Su tali risultanze __________ non ha formulato osservazioni.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   In merito all'ammissibilità
del gravame si rinvia, per brevità d'esposizione, alla vincolante decisione prolata
il 25 maggio 1998 dalla II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale.

L'impugnativa può inoltre essere decisa sulla scorta degli
atti, integrati dalle risultanze degli accertamenti esperiti nel corso dell'istruttoria
(art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Oggetto del ricorso  è la
decisione di non rinnovo del permesso di dimora.

 

                                         2.1. Il § 5 dello Scambio
di note del 16 febbraio 1935 precisa che quanto contenuto nei paragrafi
precedenti circa l'ottenimento di un permesso di domicilio o di dimora non si
applica ai cittadini olandesi i quali - tra l'altro - rischiano di andare a
carico dell'assistenza pubblica.

 

                                         2.2. Va osservato che il
permesso di dimora è sempre di durata limitata (art. 5 cpv. 1 prima frase
LDDS). L'art. 9 cpv. 1 lett. d LDDS dispone che il permesso di dimora perde
ogni validità in seguito ad espulsione o a rimpatrio. La giurisprudenza ha già
avuto modo di precisare che per l'adempimento di tale premessa non è necessario
che i provvedimenti citati siano effettivamente pronunciati: è sufficiente che
siano soddisfatte le condizioni indispensabili alla loro emanazione, le quali
sono fissate agli art. 10 cpv. 1 e 11 cpv. 3 LDDS (cfr. DTF 105 Ib 234 pag.
236).

Giusta l'art. 10 cpv. 1 lett. d della medesima legge, lo
straniero non può essere espulso dalla Svizzera o da un Cantone se non quando
egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cada in modo continuo e
rilevante a carico dell'assistenza pubblica; tale provvedimento può essere
pronunciato solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo Paese
d'origine è possibile e può essere ragionevolmente richiesto (cpv. 2). Saranno
parimenti evitati rigori inutili. In questi casi potrà essere ordinato solo il
rimpatrio. Per rimpatrio s'intende il trasferimento dello straniero indigente
dall'assistenza pubblica del Paese ospitante a quella del Paese d'origine (DTF
119 Ib 4 consid. 2b). Tale misura di allontanamento non impedisce, contrariamente
all'espulsione, l'entrata in Svizzera; lo straniero può difatti nuovamente
recarsi nel nostro Paese allorquando è accertato di non essere più a carico
dell'assistenza. Nei casi in cui manca l'accordo del Paese d'origine per
mettere a carico dell'assistenza pubblica il proprio cittadino, il rimpatrio
può essere paragonato, nel suo risultato, ad un'espulsione senza interdizione
di entrata in Svizzera.

In tale circostanza però, le condizioni relative
all'espulsione - segnatamente il rispetto del principio della proporzionalità -
dovranno essere scrupolosamente verificate (Wisard, Les renvois et leur exécution
droit des étrangers et en droit d'asile, pag. 112 nel mezzo).

 

 

                                   3.   In concreto, dagli atti
risulta che la ricorrente, quando si è trasferita in Svizzera, ha lasciato in
Italia un debito di oltre 10'000'000 di lire esportando alcuni beni sottoposti
a pignoramento (v. allegati allo scritto 29 dicembre 1989 del dott. proc.
__________ di __________). Nell'aprile 1991 l'insorgente ha richiesto di sostituire
il marito ammalato, allora direttore alle dipendenze della __________ a
__________ e di proprietà di quest'ultimo, nel proprio lavoro; le fu pertanto
rilasciato un permesso di dimora annuale per svolgere l'attività lucrativa
quale direttrice della predetta ditta. Ma già nell'aprile 1992 fu dichiarato il
fallimento della società (v. estratto pubblicazione FUCT n. __________ del
__________) e nel contempo la ricorrente ha potuto beneficiare delle indennità
di disoccupazione (v. dichiarazione 16 giugno 1992 dell'allora Ufficio
consortile del lavoro di __________ e __________). A decorrere da quel momento
i coniugi __________ e __________ hanno contratto numerosi debiti sfociati in
attestati carenza beni per oltre fr. 1'100'000.– oltre a 11 esecuzioni per un
totale di fr. 136'668.80 (v. rapporto informativo 6 febbraio 1996 e distinta
nel rapporto informativo Polizia cantonale 12 marzo 1996). Il 28 maggio 1996 la
Sezione degli stranieri ha negato a __________ il rilascio del permesso di
domicilio a ragione del fatto che non svolgeva attività lucrativa e che a suo
carico risultavano a quel momento 14 attestati carenza beni; le veniva
nondimeno rinnovato il permesso di dimora annuale sino al 30 luglio 1997 con lo
scopo di soggiornare in attesa di trovare un posto di lavoro. Dal 1° ottobre
1996 l'interessata ha dovuto ricorrere alle prestazioni erogate dall'Ufficio
cantonale dell'assistenza sociale (v. formulario di richiesta di informazioni
supplementari del 28 aprile 1997). Il 18 febbraio 1997 le è stato rilasciato un
permesso di dimora di breve durata "permessino" valevole dal 1° marzo
al 31 maggio 1997 per lavorare quale segretaria presso una ditta a __________;
l'attività è tuttavia cessata poco tempo dopo. Di conseguenza essa ha richiesto
e ottenuto il rinnovo delle prestazioni assistenziali (v. richiesta di informazioni
supplementari da parte della Sezione degli stranieri del 28 aprile 1997),
sebbene secondo il Municipio di __________ sorgesse il sospetto sulla necessità
finanziaria, rispettivamente sull'esigenza dell'aiuto assistenziale a suo
favore (v. scritto 21 aprile 1997 Municipio di __________). Nel frattempo, il 9
aprile 1997 è stato decretato l'autofallimento dell'insorgente (cfr. FUCT n.
__________ del __________). Al momento della domanda di rinnovo del suo
permesso di dimora presentata il 28 aprile 1997, la ricorrente era ancora alla
ricerca di un posto di lavoro. Il 16 giugno 1997 l'UCAS ha comunicato alla
competente autorità in materia di stranieri di aver versato a __________ l'importo
complessivo di fr. 18'616.–. Il 23 ottobre 1997, pendente il ricorso davanti al
Consiglio di Stato, l'interessata ha comunicato di aver reperito una nuova
occupazione alle dipendenze della ditta __________ (v. convenzione 22 ottobre
1997) quale consulente finanziaria (libero professionista remunerata tramite
provvigioni a determinate condizioni). Il 5 febbraio 1998 l'UCAS ha comunicato
che il debito dell'insorgente ammontava oramai a fr. 33'600.– e che la stessa
continuava a beneficiare di tali prestazioni senza aver mai provveduto ad alcun
rimborso.

 

 

                                   4.   4.1. La ricorrente non
contesta espressamente tali fatti. Essa pone tuttavia in rilievo di aver infine
trovato, dopo notevoli sforzi, un lavoro con un'entrata minima di fr. 2'500.–
mensili e di poterli incrementare a dipendenza delle sue capacità; ciò le avrebbe
permesso di formulare una proposta all'ente assistenziale di restituzione dell'importo
di fr. 18'000.– e di aver già rimborsato fr. 8'000.–. Aggiunge che qualora ciò
non fosse sufficiente, suo figlio sarebbe disposto a garantire il debito nella
misura di fr. 250.– mensili.

Sebbene dagli atti risulti che a seguito di una decisione di
prestazione complementare a favore della ricorrente l'UCAS ha effettivamente
potuto incamerare l'importo di fr. 8'106.– relativo agli arretrati, ciò non
permette di considerarla affrancata dallo stato di indigenza. L'insorgente è
infatti sempre al beneficio di prestazioni assistenziali ed il saldo a favore dell'UCAS
è rilevante e ammonta attualmente a ben fr. 32'000.– circa (v. lettera UCAS 30
giugno 1998 allo scrivente Tribunale). Del resto il suo posto di lavoro non le
garantisce un salario di base minimo, dal momento che può unicamente prevalersi
della provvigione (cfr. convenzione di lavoro). Come ha correttamente
considerato il Consiglio di Stato, l'introito varia mensilmente ed è difficilmente
sufficiente, almeno per i primi tempi, a sostenere la medesima, per pagare lo
spillatico, i premi delle assicurazioni, la pigione, gli attestati carenza beni
e a restituire allo Stato quanto anticipatole. Non vi sono dunque elementi
plausibili che dimostrino un costante miglioramento della sua situazione
finanziaria. Il rischio di dover far capo in futuro alle prestazioni
assistenziali è quindi ancora reale. Inoltre, l'affermazione sulla presunta
garanzia fornita dal figlio nella misura di fr. 250.– mensili, oltre a rimanere
del puro parlato, è in tutti i casi insufficiente per il rimborso del debito
almeno a medio termine.

 

4.2. Da tali risultanze emerge dunque ed indiscutibilmente
che la ricorrente ha fatto - e fa tuttora - capo a prestazioni quantitativamente
importanti sin dal 1996. E' è quindi in modo continuo e rilevante a carico
dell'assistenza pubblica ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS. Essa non
può nemmeno del resto invocare la protezione sancita dallo Scambio di note elvetico-olandese,
dato che il trattato non la tutela a causa di tale rischio (v. §5). Va pure
osservato che ai fini della legislazione in materia di stranieri è irrilevante
se la ricorrente ha dovuto far capo a tali prestazioni unicamente perché
costretta dalla sfortunata situazione nella quale si è venuta a trovare, segnatamente
a causa del tracollo finanziario della ditta e per aver firmato in via solidale
con il marito tutti gli impegni bancari ed ipotecari. La ricorrente si presenta
infatti oggettivamente a carico dell'assistenza e la prognosi rimane - come
detto dianzi - negativa anche per il prossimo futuro. Inoltre la tesi secondo
cui il mancato rinnovo del suo permesso comprometterebbe la sua attività
lavorativa faticosamente reperita e conseguentemente la possibilità di
risarcire quanto anticipatole, non può essere condivisa. In primo luogo, la
concessione della dimora non dipende dalla conclusione di un contratto di
lavoro (cfr. art. 8 cpv. 2 ODDS); in secondo luogo, essa ha sempre la
possibilità, con il suo notevole bagaglio culturale e linguistico, di svolgere
in tutti i casi all'estero un'attività lucrativa che le permetta di rimborsare
nel contempo il debito assistenziale contratto.

 

 

                                   5.   Occorre ora esaminare se il
provvedimento adottato rispetta il principio della proporzionalità.

 

5.1. L'art. 11 cpv. 3 LDDS precisa che un'espulsione può
essere pronunciata solo se dall'insieme delle circostanze sembra adeguata. L'art.
16 cpv. 3 ODDS dispone che per valutare se tale presupposto sia adempiuto,
occorre tenere conto, segnatamente, della gravità della colpa dell'interessato,
della durata del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua
famiglia subirebbero in caso di espulsione. Inoltre, più lo straniero ha risieduto
a lungo in Svizzera, più le esigenze per l'espulsione saranno rigorose (DTF 122
II 433 consid. 2c).

 

5.2. In concreto, va innanzitutto rilevato come la ricorrente
non sia stata in grado di mantenere per troppe volte un impiego fisso presso i
13 datori di lavoro che l'hanno successivamente ingaggiata nel periodo tra il
1973 al 1987. Inoltre, dopo aver svolto un'attività professionale nel 1991
presso la ditta di proprietà del marito, successivamente passata sotto la sua
direzione fino al fallimento nel 1992, non ha più svolto alcuna attività
professionale - se non una brevissima attività nella primavera 1997 - fino alla
conclusione del contratto di lavoro del 22 ottobre 1997 quale consulente finanziaria.

L'insorgente adduce di trovarsi in Ticino da 25 anni, dove ha
pure cresciuto un figlio. In realtà essa ha lavorato nel nostro cantone dal
1972 fino alla sua entrata in Svizzera nel 1990 al beneficio di un permesso di
lavoro per confinanti, cosicché il soggiorno in Svizzera si riduce a soli 8
anni. Inoltre, sebbene il figlio viva nel Cantone Ticino, egli è oramai
maggiorenne e non è nemmeno in comunione domestica con la madre. Si noti pure
che la ricorrente non ha apportato elementi concreti ed oggettivi atti a
dimostrare che non possa far rientro in __________ dove è nata, cresciuta e
dove è rimasta per diversi anni. Il fatto di non avere più i genitori poiché
deceduti non può essere preso in considerazione a tale proposito. Inoltre,
essendo cittadina dell'Unione Europea, può sempre risiedere in un altro degli
Stati membri e segnatamente in Italia dove del resto il tenore di vita è
analogo al nostro. Trasferendosi nella fascia di confine dove risiedeva dal
1972 fino al 1990, l'insorgente non incontrerebbe insormontabili difficoltà. In
questo modo essa potrà pure mantenere i contatti con suo figlio residente in
Svizzera valicando la frontiera senza dover incontrare problemi di natura
amministrativa. Inoltre l'autorità inferiore ha già indicato che l'interessata
potrà eventualmente richiedere un permesso di lavoro per confinanti, di cui ha
già beneficiato per parecchi anni nel passato, al fine di continuare la propria
attività lavorativa in Ticino.

 

 

                                   6.   Giusta l'art. 8 CEDU, a
dipendenza delle circostanze, lo straniero può prevalersi del diritto al
rispetto della vita privata e famigliare tutelato dalla norma in oggetto per
opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia ed ottenere il mantenimento
del proprio permesso di dimora. Per appellarsi alle garanzie sancite dall'art.
8 CEDU, lo straniero deve dimostrare che tra lui e la persona che beneficia del
diritto di risiedere in Svizzera esiste una relazione stretta, intatta ed
effettivamente vissuta (DTF 122 II 1, 118 Ib 145). In concreto non occorre
accertare se la ricorrente abbia il diritto di richiamarsi a tale trattato e se
esista con il figlio - ancora titolare di un semplice permesso di dimora (DTF
118 Ib 167 consid. c) - un legame familiare intatto ed effettivamente vissuto,
dal momento che quest'ultimo è maggiorenne e la madre non apporta nemmeno
argomenti sull'esistenza di un rapporto di dipendenza da esso a causa di
handicap fisico o psichico oppure di malattia grave (STF 29 ottobre 1997
inedita in re E. consid. 2c).

 

 

                                   7.   Sulla scorta di quanto
precede il ricorso deve essere pertanto respinto. La tassa di giustizia e le
spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti
gli art. 1, 4, 5, 9,10, 11 LDDS; 8, 16 ODDS; 8 CEDU; § 5 dello Scambio di note
del 16 febbraio 1935 tra la Svizzera e i Paesi Bassi relativo al permesso di
domicilio accordato ai cittadini dei due Stati con cinque anni di residenza
regolare e ininterrotta sul territorio dell'altro Stato 100 cpv. 1 lett. b n. 3
e 4 OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza __________, cittadina olandese, è tenuta a
lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 31 dicembre 1998 notificandone
la partenza al competente Ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   Tassa e spese per complessivi
fr. 800.– sono a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario