# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 25d4ee2e-b978-5d9c-acac-52a5f835464e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-08-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.08.2023 D-2000/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2000-2023_2023-08-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2000/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  a g o s t o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Chiara Piras (presidente del collegio),  

Roswitha Petry, Manuel Borla,  

cancelliera Giulia Marelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, (…), 

con i figli 

B._______, (…), 

e 

C._______, (…), 

Guinea,   

tutti patrocinati dall'avv. Cristina Tosone,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino); decisione della SEM del 4 aprile 2023 / N (…). 
 

  

D-2000/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______ (di seguito: ricorrente 1), cittadina guineana, l’11 novembre 

2022 ha depositato una domanda d'asilo in Svizzera unitamente a suo figlio 

B._______ (di seguito: ricorrente 2). Sua figlia, C._______ (di seguito: ri-

corrente 3), nata in Svizzera (…), è stata successivamente inclusa nella 

domanda d’asilo della madre.  

B.  

Sentita sulle generalità il 22 novembre 2022, la ricorrente 1 ha allegato, tra 

l’altro, di essere espatriata nel 2020 recandosi in Mali. Dopo il suo soccorso 

in mare, sarebbe arrivata in Italia a giugno del 2020 e successivamente 

stata trasferita in Piemonte, luogo nel quale avrebbe vissuto fino alla par-

tenza per la Svizzera l’11 novembre 2022.  

C.  

C.a In data 22 novembre 2022, la Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM) ha inoltrato una richiesta di informazioni alle competenti au-

torità italiane conformemente all’art. 34 del regolamento (UE) n. 604/2013 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce 

i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifu-

sione; Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 

2013; di seguito: Regolamento Dublino III). 

C.b Con scritto del 19 dicembre 2022, le autorità italiane hanno informato 

la SEM circa il fatto che l’interessata beneficiava di un “foglio di soggiorno 

per motivi familiari” in Italia, valido fino al 5 marzo 2024. 

C.c Il 19 dicembre 2022, la SEM ha presentato alle competenti autorità 

italiane una richiesta di presa in carico dei richiedenti fondata sull'art. 12 

par. 1 rispettivamente par. 3 Regolamento Dublino III.  

D.  

Il 17 gennaio 2023, con la ricorrente 1 si è tenuto il colloquio Dublino. Du-

rante il predetto, è stata data l’occasione alla richiedente di essere sentita 

circa la possibile competenza dell’Italia per lo svolgimento della procedura 

d’asilo di lei e dei suoi figli, circa i motivi che si opporrebbero ad un loro 

rinvio in tale Paese, nonché riguardo al loro stato di salute. 

L’interessata ha, in sostanza e per quanto qui di rilievo, dichiarato di non 

aver domandato asilo in Italia. Inoltre, la minaccia che incomberebbe da 

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parte di suo zio in Guinea sarebbe presente anche in Italia, dato che egli 

sarebbe riuscito a rintracciarla. Riguardo ai suoi figli, ella ha affermato che 

non vorrebbero tornare in Italia nemmeno loro, non avendovi depositato 

alcuna domanda d’asilo. Per di più, sua figlia sarebbe nata in Svizzera. 

Infine, l’interessata ha allegato di temere, in caso di ritorno in Italia, di esser 

raggiunta da sua cognata, che si recherebbe spesso in Francia e potrebbe 

dunque arrivare pure in Italia per praticare l’infibulazione a sua figlia. 

In merito allo stato di salute, l’interessata ha dichiarato di sentirsi un po’ 

stanca siccome di notte si dovrebbe alzare per allattare sua figlia, mentre i 

suoi figli al momento starebbero bene. 

E.  

Con scritto alla SEM del 22 marzo 2023, i richiedenti hanno proposto all’au-

torità di applicare la clausola di sovranità e di rinunciare ad un trasferimento 

verso l’Italia, chiedendo contestualmente l’attribuzione al cantone 

D._______.  

F.  

Il 27 marzo 2023, l’Italia ha accolto, tramite il modulo “nucleo familiare” e 

in applicazione dell'art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III, la richiesta di 

presa in carico del 19 dicembre 2022. 

G.  

Nel corso della procedura di prima istanza i richiedenti sono stati sottoposti 

a varie visite mediche.  

H.  

Con decisione del 4 aprile 2023, notificata il 5 aprile 2023, la SEM non è 

entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il trasferimento dei richiedenti verso l’Italia. 

I.  

Con ricorso del 13 aprile 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 14 aprile 2023), gli interessati sono insorti dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata 

decisione, con richieste procedurali tendenti, d’un canto, alla sospensione 

dell’esecuzione della decisione in via supercautelare e alla concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto, all’accoglimento 

dell’istanza d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo. Nel merito, hanno 

postulato, in via principale, l’annullamento della decisione avversata e la 

restituzione degli atti di causa alla SEM perché effettui l’esame nazionale 

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della loro domanda d’asilo; ed in via subordinata, che gli atti siano restituiti 

all’autorità inferiore per il completamento dell’istruzione.  

Al ricorso essi hanno allegato un’e-mail dell’11 aprile 2023 riguardante lo 

stato di salute della ricorrente 1. 

J.  

Con misure supercautelari del 14 aprile 2023, il Tribunale ha provvisoria-

mente sospeso l'esecuzione dell'allontanamento. 

K.  

Il Tribunale, con decisione incidentale del 24 aprile 2023, ha accolto le ri-

chieste di concessione dell'effetto sospensivo al ricorso – autorizzando nel 

contempo gli insorgenti a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della 

procedura – e dell'assistenza giudiziaria ed ha trasmesso un esemplare 

del ricorso all'autorità inferiore invitandola ad inoltrare una risposta. 

L.  

La SEM ha presentato la sua risposta al ricorso con osservazioni del 

27 aprile 2023.   

M.  

Con scritto del 19 giugno 2023, gli insorgenti hanno replicato alle osserva-

zioni dell'autorità inferiore, con allegato un rapporto medico del Servizio 

psico-sociale del Canton D._______ del 16 giugno 2023.  

N.  

In data 27 giugno 2023, le osservazioni dei ricorrenti sono state trasmesse 

per informazione alla SEM.   

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

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PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di 

essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre dun-

que entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 Nella propria decisione, l'autorità inferiore ha anzitutto ritenuto data la 

competenza dell’Italia per il trattamento della domanda d’asilo. In seguito, 

l'autorità ha negato l'esistenza di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 

par. 2 Regolamento Dublino III nella procedura d'asilo e nelle condizioni di 

accoglienza dei richiedenti l'asilo in tale Paese. La SEM ha poi negato l'e-

sistenza di motivi che giustificherebbero l'applicazione dell'art. 16 par. 1 e 

dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità) che obbli-

gherebbero la Svizzera a trattare la domanda d'asilo. In tale contesto, l’au-

torità di prime cure ha sottolineato che le autorità italiane, con l’accetta-

zione della presa in carico dei ricorrenti tramite il modulo “nucleo familiare”, 

avrebbero garantito il loro alloggio presso una struttura all’interno del Si-

stema di accoglienza e integrazione (SAI), fornendo quindi garanzie suffi-

cienti in accordo con la giurisprudenza del Tribunale nonché della Corte 

europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU). Per ciò che è della clausola di 

sovranità, a parere dell'autorità inferiore, la situazione medica della richie-

dente e dei suoi figli risulterebbe chiara e non di gravità tale da costituire 

un ostacolo al rinvio in Italia; ella potrebbe poi ivi proseguire il trattamento 

iniziato in Svizzera. In conclusione, la SEM ha ritenuto che né lo stato di 

salute dei ricorrenti né gli interessi dei fanciulli rappresenterebbero un osta-

colo al trasferimento.  

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Pagina 6 

4.2 In sede ricorsuale, gli insorgenti, pur non contestando di principio la 

competenza dell’Italia per il trattamento della loro domanda d'asilo, riten-

gono che in caso di ritorno in tale Paese rischierebbero di trovarsi in con-

dizioni contrarie all’art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti 

dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, 

RS 0.101), in quanto la situazione del sistema d’accoglienza italiano sa-

rebbe cambiata in modo drastico negli ultimi tempi, mostrando ad oggi ca-

renze sistemiche, già constatate anche dal Tribunale amministrativo di 

Düsseldorf. Nel caso di specie, si aggiungerebbe alla precarietà delle con-

dizioni in Italia la loro situazione personale aggravata, ossia quella di una 

madre sola con due bambini piccoli, che soffre di problemi psichici; in caso 

di un ritorno in Italia per questo non sarebbe a rischio solo l’integrità psi-

chica della ricorrente 1, ma pure l’incolumità dei suoi figli. I problemi nel 

sistema d’asilo italiano verrebbero per di più confermati dal fatto che le 

autorità di tale Paese avrebbero erroneamente basato l’accettazione della 

richiesta di take back (recte: take charge) sull’art. 12 par. 2 Regolamento 

Dublino III. A tal proposito, sorgerebbero anche dubbi se veramente essi 

fossero in possesso di un permesso di soggiorno, considerato che nello 

scritto del 27 marzo 2023 le autorità italiane si sarebbero riferite a un “foglio 

di soggiorno”. Alla luce di quanto precede, anche la valutazione della SEM 

circa la non applicazione della clausola di sovranità sarebbe da conside-

rarsi erronea. Infine, sul piano formale, viene contestato un accertamento 

incompleto dei fatti medici.  

4.3 In sede di risposta al ricorso, la SEM osserva anzitutto che dai nuovi 

atti medici presenti all’incarto si evincerebbe che vi sarebbe stato un peg-

gioramento della situazione medica della ricorrente 1 in seguito alla notifica 

della decisione di non entrata nel merito. Difatti, nonostante fosse stata 

valutata in precedenza la possibilità di collocare i ricorrenti in una struttura 

protetta e di mandare il ricorrente 2 all’asilo, tali misure alla fine non si sa-

rebbero rese necessarie. In ogni caso, come sottolineato a varie riprese 

anche dal Tribunale nella sua giurisprudenza, il peggioramento dello stato 

psichico di una persona richiedente l’asilo a seguito di una decisione ne-

gativa non precluderebbe di principio un trasferimento, anche in concomi-

tanza con tentativi di suicidio o tendenze anticonservative. In conclusione, 

all’avviso dell’autorità di prime cure, l’aggravamento delle condizioni di sa-

lute dell’interessata sarebbe da considerarsi momentaneo e non pregiudi-

cherebbe l’ammissibilità del rinvio in Italia. Per quanto concerne la recente 

sospensione dei trasferimenti Dublino verso l’Italia, la SEM ritiene che si 

tratterebbe di un ostacolo all’allontanamento di carattere temporaneo, che 

verrebbe preso in debita considerazione nell’ambito delle modalità di allon-

tanamento. Le autorità incaricate dello stesso terrebbero inoltre conto lo 

stato di salute degli interessati al momento del trasferimento e 

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Pagina 7 

informerebbero le autorità italiane in merito alle loro condizioni mediche 

aggiornate, la loro diagnosi ed eventuali trattamenti in corso. Arrivati in Ita-

lia, i ricorrenti verrebbero accolti in seno al SAI, il quale sarebbe concepito 

per la presa a carico delle persone vulnerabili. In seguito, la SEM ritiene 

che nel ricorso non verrebbe specificato per quali motivi l’interesse supe-

riore dei minori sarebbe rispettato solo in caso di permanenza in Svizzera. 

All’avviso dell’autorità, l’interesse superiore dei minori corrisponderebbe 

con la possibilità di restare insieme alla loro madre, la quale – come risul-

terebbe dai rapporti medici agli atti – sarebbe in costante relazione sul 

piano affettivo con loro. Per il resto, ci si sarebbe già espresso ampiamente 

sul sistema d’accoglienza italiano e il SAI, nel quale verrebbero accolti gli 

interessati. Infine, mal si comprenderebbe la contestazione ricorsuale che 

l’autorità avrebbe dovuto attendere il colloquio Dublino – e la presenza 

della rappresentanza legale – prima di trasmettere le informazioni concer-

nenti i ricorrenti alle autorità italiane. Tale richiesta sarebbe stata volta alla 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame della do-

manda di protezione internazionale, come previsto dal Regolamento Du-

blino III. Inoltre, il colloquio Dublino, occasione in cui sarebbe stato con-

cesso il diritto di esser sentito in merito alla responsabilità dell’Italia per lo 

svolgimento delle procedure d’asilo e di allentamento degli interessati, sa-

rebbe stato svolto in presenza della rappresentante legale, come anche la 

notifica della decisione.  

4.4 Con replica del 19 giugno 2023, i ricorrenti ribadiscono che sin dalla 

prima visita di controllo presso il pediatra in data 9 febbraio 2023 sarebbe 

stata sottolineata la necessità della ricorrente 1 di assistenza psicologica e 

aiuto nella cura dei figli. Non sarebbe dunque corretta l’asserzione della 

SEM, secondo la quale le misure di una presa a carico dei ricorrenti in una 

struttura protetta e l’inserimento del figlio alla scuola dell’infanzia non si 

sarebbero rese necessarie, ma piuttosto non sarebbero state poste in 

tempi utili prima dell’adozione della decisione finale. La ricorrente 1 conti-

nuerebbe tutt’ora ad avere un seguito psichiatrico, trattasi di conseguenza 

di un nucleo familiare estremamente vulnerabile. Alla luce di questo, la 

SEM non avrebbe valutato in modo adeguato l’impatto che avrebbe avuto 

un trasferimento in Italia. Per di più, dagli atti della SEM non si evincerebbe 

alcuna comunicazione da parte della sezione Dublino italiana volta a noti-

ficare il blocco dei trasferimenti alla sezione Dublino svizzera, ma la cosid-

detta interruzione temporanea durerebbe ormai da più di sei mesi e sa-

rebbe un forte indizio di carenze sistemiche nella procedura d’asilo italiana 

e nelle condizioni di accoglienza giusta l’art. 3 cpv. 2 del Regolamento Du-

blino III. A questo proposito i ricorrenti richiedono al Tribunale la visione di 

eventuali comunicazioni da parte dell’Italia agli atti, con congruo termine 

per potersi esprimere nel merito con cognizione di causa. Per quanto 

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riguarda l’interesse dei bambini, si ritiene, d’un canto, di avere chiaramente 

indicato i motivi per cui esso consisterebbe nella permanenza in Svizzera, 

ossia perché qui ci sarebbe la certezza che la ricorrente 1 riceverebbe e 

continuerebbe a ricevere l’assistenza necessaria per essere in grado di 

prendersi cura dei figli. D’altro canto, la garanzia di accoglienza nel SAI 

fornita, avrebbe perso ogni valore con la riforma posta in essere dal “de-

creto Cutro”, convertito in legge il 5 maggio 2023. Di conseguenza, a pre-

scindere dal fatto che la ricorrente 1 in passato sia stata ospitata in un 

centro di accoglienza in Italia e abbia ricevuto un permesso di soggiorno 

per motivi familiari, la situazione in Italia sarebbe cambiata radicalmente. 

Per i motivi esposti, la decisione di trasferire i ricorrenti in Italia sarebbe 

stata adottata sulla base di un’istruttoria incompleta. Inoltre, l’esecuzione 

dell’allontanamento sarebbe in ogni caso da considerarsi inammissibile 

nonché non ragionevolmente esigibile.  

5.  

5.1 Preliminarmente occorre esaminare le censure formali proposte dagli 

insorgenti nel loro ricorso, i quali lamentano – in particolare – un accerta-

mento incompleto ed inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della 

SEM in merito al loro stato di salute, che possono condurre all'annulla-

mento della decisione avversata (art. 6 LAsi; art. 12 PA; cfr. DTF 144 I 11 

consid. 5.3 e giurisprudenza ivi citata; DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; DTAF 

2019 VII/6 consid. 4.1; ed a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale 

E-1684/2022 dell'11 gennaio 2023 consid. 3.1). 

5.2  

5.2.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

5.2.2 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, 

n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/WYSSLING, in: 

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Waldmann/Krauskopf [ed.], Praxiskommentar VwVG, 3a ed. 2023, n. 17 ad 

art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione, che l’autorità è 

convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle parti 

interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari (cfr. 

KRAUSKOPF/WYSSLING, in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Allorquando l’auto-

rità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove assunte le abbiano 

permesso di formarsi una propria convinzione, essa emana la propria de-

cisione (cfr. sentenze del Tribunale D-114/2021 dell’11 maggio 2021 con-

sid. 4.2, D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3.1; MOSER/BEUSCH/

KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a 

ed. 2022, n. 3.144, pag. 241).  

5.2.3 I principi sopra esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’ammini-

strazione che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza 

del Tribunale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, op. cit., n. 1.49, pag. 26) e tornano applicabili 

anche nel contesto del chiarimento delle questioni di natura medica (cfr. le 

sentenze del Tribunale D-114/2021 consid. 4.4, D-291/2021 consid. 7.3.3 

e D-1665/2018 del 27 gennaio 2021 consid. 8.3.5). In tale ambito, di prin-

cipio, le autorità svizzere non sono tenute a prendere in considerazione il 

potenziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o so-

spettate, essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della 

decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).  

5.3 Nel caso in parola, il Tribunale osserva dapprima che al momento 

dell’emissione della decisione impugnata, l’incarto della SEM conteneva 

già ampia documentazione medica attinente alla situazione valetudinaria 

della ricorrente 1, dalla quale sono evincibili in modo limpido le diagnosi ed 

i trattamenti seguiti nonché le cure ad ella prescritte (cfr. pag. 6–10 della 

decisione impugnata). Come rilevabile dalla decisione avversata, l’autorità 

inferiore, al momento dell’emanazione della decisione, disponeva di ogni 

elemento utile sui punti in questione per statuire con piena cognizione di 

causa, e di cui ha tenuto debitamente e correttamente conto nella parte 

dedicata alla situazione medica (ibid.). La sola circostanza che a seguito 

dell’emissione della decisione avversata, la diagnosi psichiatrica sia mu-

tata e vi sia stata l’osservazione di un peggioramento del quadro clinico da 

parte della psichiatra curante, che ha reso necessario un ricovero di due 

settimane della ricorrente 1, insieme ai suoi figli, presso la Pediatria 

dell’(…) di E._______ (cfr. replica del 19 giugno 2023 pag. 1; non corrobo-

rato da un rapporto di dimissione), con una conseguente modifica della 

terapia farmacologica (cfr. rapporto medico del Servizio psico-sociale del 

Cantone D._______ del 16 giugno 2023 [di seguito: allegato alla replica]), 

non è in grado di mutare la suddetta conclusione. Del resto le 

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Pagina 10 

argomentazioni degli insorgenti circa la situazione medica della ricorrente 

1 sono piuttosto riferibili al merito della questione, ovverossia trovandosi in 

disaccordo con l’apprezzamento compiuto dalla SEM, argomenti che ver-

ranno pertanto trattati in appresso. 

5.4 Oltre a ciò, i ricorrenti ritengono che l’autorità inferiore non avrebbe te-

nuto in debita considerazione né l’interesse dei ricorrenti 2 e 3 ai sensi della 

Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (CDF, RS 107), 

né le condizioni attuali del sistema d’asilo e d’accoglimento in Italia (cfr. re-

plica pag. 3, 5). Poiché anche tali censure riguardano in realtà aspetti ma-

teriali e non formali, il Tribunale tratterà le medesime in seguito.  

5.5 Per quanto riguarda la censura ricorsuale che l’autorità di prime cure 

avrebbe, “a buon diritto”, dovuto aspettare il colloquio Dublino prima di inol-

trare la richiesta di informazioni alle autorità italiane (cfr. atto ricorsuale 

pt. 1, pag. 5), si rileva dapprima che questa non viene in alcun modo con-

cretizzata o sostanziata. Difatti, nulla impediva alla SEM di fare tale richie-

sta nel momento a suo avviso più opportuno per la determinazione dello 

Stato membro competente. Del resto, pare opportuno rammentare che il 

Regolamento Dublino III prevede l’avvio della procedura in tal senso “non 

appena” una domanda di protezione internazionale è stata presentata 

(art. 20 cpv. 1 Regolamento Dublino III). 

5.6 Ne discende quindi che le censure formali, in quanto infondate, vanno 

respinte.  

6.  

6.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura d'asilo e d'allontanamento. 

6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di presa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

6.3 Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di prote-

zione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

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Pagina 11 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) – come è il caso di spe-

cie – ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente – 

enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elen-

cati all'art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerar-

chia dei criteri). Inoltre, la determinazione dello Stato membro competente 

avviene sulla base della situazione esistente al momento in cui il richie-

dente ha presentato domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 

Regolamento Dublino III).  

6.4 Giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione della competenza prosegue l'esame dei 

criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere 

designato come competente. Qualora non sia possibile eseguire il trasferi-

mento verso un altro Stato membro designato in base ai criteri del capo III 

o verso il primo Stato membro in cui la domanda è stata presentata, lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione diventa lo 

Stato membro competente. 

7.  

7.1 Ai sensi dell'art. 12 par. 1 Regolamento Dublino III, se il richiedente è 

titolare di un titolo di soggiorno in corso di validità, lo Stato membro com-

petente per l’esame della domanda di protezione internazionale è quello 

che ha rilasciato tale titolo. Se il richiedente è titolare di un visto in corso di 

validità, ai sensi dell'art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III, lo Stato mem-

bro competente per l'esame della domanda di protezione internazionale è 

quello che ha rilasciato il visto, a meno che il visto non sia stato rilasciato 

per conto di un altro Stato membro nel quadro di un accordo di rappresen-

tanza ai sensi dell'art. 8 del regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento 

europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comu-

nitario dei visti. In tal caso, l'esame della domanda di protezione interna-

zionale compete allo Stato membro rappresentato.  

7.2 A prescindere da ciò, lo Stato membro competente è tenuto a prendere 

in carico, alle condizioni specificate negli art. 21, 22 e 29, il richiedente che 

ha presentato domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a Re-

golamento Dublino III). 

D-2000/2023 

Pagina 12 

7.3 Nella fattispecie, dagli atti risulta che i ricorrenti sono beneficiari di un 

titolo di soggiorno in Italia valido sino al 5 marzo 2024 (cfr. atto SEM n. 

[…]); circostanza che è fra l’altro pure stata confermata dalla ricorrente 1 

nell’ambito del suo colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. […], pag. 2). Altresì, 

il 27 marzo 2023, l’Italia ha dichiarato di autorizzare il trasferimento degli 

insorgenti sul proprio territorio (cfr. atto SEM n. […]). A tali condizioni, l’Ita-

lia è quindi tenuta, in principio, a riprendere in carico gli insorgenti al fine di 

trattare la loro domanda d’asilo.  

7.4 Le censure sollevate in sede ricorsuale non sono atte ad inficiare la 

predetta conclusione. Difatti, in merito, i ricorrenti lamentano che non sa-

rebbe accertato se davvero fossero in possesso di un permesso di sog-

giorno in Italia, dal momento in cui le autorità italiane si erano riferite a un 

“foglio di soggiorno”, basando inoltre l’accettazione sulla presa in carico dei 

ricorrenti sull’art. 12 cpv. 2 del Regolamento Dublino III, che farebbe riferi-

mento ai visti e non ai permessi di soggiorno (cfr. atto ricorsuale, pt. 2, 

pag. 5). Rispetto a tale censura, il Tribunale osserva dapprima che la men-

zione (errata) dell’art. 12 cpv. 2 al posto dell’art. 12 cpv. 1 Regolamento 

Dublino III appare essere una svista e non rilevante, dato che le autorità 

italiane hanno accettato espressamente la presa in carico dei ricorrenti 

(cfr. supra F.). In tal senso, anche la denominazione “foglio di soggiorno 

per motivi familiari” (cfr. atto SEM n. […]) appare del tutto ininfluente 

nell’ambito della determinazione della competenza dell’Italia per lo svolgi-

mento della procedura d’asilo.  

7.5 Di conseguenza, in linea di principio, la competenza dell’Italia ad occu-

parsi della procedura di protezione internazionale dei ricorrenti è data. 

8.  

8.1 Si tratta ora di esaminare se possono esserci fondati motivi di credere 

che esistano, in questo Paese, carenze sistemiche nella procedura d’asilo 

e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio 

di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei 

diritti fondamentali dell’UE (CartaUE; cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III). 

8.2 A questo proposito è opportuno ricordare che l’Italia vincolata dalla Car-

taUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105), come pure della Convenzione del 28 luglio 1951 

sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo Proto-

collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) ed è perciò tenuta ad 

applicarne le disposizioni. 

D-2000/2023 

Pagina 13 

Di conseguenza, l’Italia è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti 

l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo 

una procedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini 

del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale 

[di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-

glienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva acco-

glienza]). 

8.3 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispettino il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 con-

sid. 7.4 e 7.5). Tale presunzione decade d'ufficio in presenza di violazioni 

sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea o di indizi 

seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sen-

tenza della Corte EDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09). 

8.4 Le censure sollevate in sede ricorsuale, riferendosi ai cambiamenti re-

centi nella procedura d’asilo e d’accoglimento in Italia, ai flussi migratori 

elevati verso tale Paese e lo stop imposto ai trasferimenti Dublino, con ri-

ferimento pure alla giurisprudenza del Tribunale amministrativo di Düssel-

dorf, non permettono a confutare la suddetta presunzione. Agli occhi del 

Tribunale, nulla permette di ritenere l'esistenza di una pratica attuale avve-

rata di violazione sistematica delle norme comunitarie minime in materia. 

Invero, secondo la prassi costante del Tribunale, il sistema d’asilo e d’ac-

coglienza italiano non presenta, ad oggi, delle carenze sistemiche (cfr. tra 

le altre le sentenze del Tribunale F-3749/2023 del 10 luglio 2023 con-

sid. 6.2; F-3709/2023 del 7 luglio 2023 consid. 5; E-3992/2021 del 28 giu-

gno 2023 consid. 7.3 con ulteriori rif. cit.; D-2665/2023 del 26 giugno 2023 

consid. 7.4).  

8.5 Conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.  

9.  

9.1 È ora necessario esaminare, se la SEM abbia a giusto titolo omesso di 

applicare le clausole discrezionali di cui agli art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III nonché 29a cpv. 3 OAsi 1. 

D-2000/2023 

Pagina 14 

9.2 Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete.  

9.3 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” lo giusti-

ficano, la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell'applicazione di tale articolo, l'autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell'abrogazione dell'art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato 

il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l'au-

torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri og-

gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia 

sostenibile, tenuto conto dell'interpretazione della nozione di motivi umani-

tari, e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, 

il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il 

Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. sentenza del Tribunale D-5666/2017 del 19 marzo 2018 consid. 4.4). 

9.4 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1). 

9.5 Con il ricorso, i ricorrenti lamentano che, alla luce dei recenti cambia-

menti nella procedura d’asilo e di accoglimento in Italia, segnatamente l’en-

trata in vigore del “decreto Cutro” (Decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, 

Gazzetta Ufficiale [GU] n. 59 del 10 marzo 2023 pag. 1 e segg., convertito 

in legge il 5 maggio 2023 [legge 5 maggio 2023, n. 50], GU n. 104 del 

5 maggio 2023 pag. 38 e segg.; cfr. atto ricorsuale, pag. 4 e segg.; replica 

del 19 giugno 2023 pag. 4), il loro trasferimento in tale Paese comporte-

rebbe una violazione del diritto internazionale, segnatamente dell’art. 3 

CEDU.  

9.6 Nel caso in parola, le autorità italiane hanno confermato espressa-

mente l’accoglimento degli insorgenti all’interno del SAI, conferma che 

D-2000/2023 

Pagina 15 

risulta tutt’ora valida (sei mesi a partire dal 27 marzo 2023; cfr. atto SEM 

n. […]). Per di più, anche a prescindere dall’accettazione concreta, i ricor-

renti fanno parte di una delle categorie (genitori singoli con figli minori) che 

continueranno ad avere accesso alle strutture SAI anche in seguito all’en-

trata in vigore del decreto-legge citato (cfr. art. 5ter comma 2 decreto-legge 

10 marzo 2023, n. 20, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 maggio 

2023, n. 50, in merito agli art. 1-sexies, comma 2-bis del decreto-legge 30 

dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 feb-

braio 1990, n. 39, in combinato disposto con gli art. 9, comma 1-bis, e art. 

17, comma 1 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142). Su tali pre-

supposti, anche la censura riguardante lo stop temporaneo ai trasferimenti 

Dublino verso l’Italia si rivela nella presente fattispecie ininfluente: L’accet-

tazione del trasferimento dei ricorrenti da parte delle autorità italiane è stata 

d’un canto esplicita, d’altro canto è avvenuta nonostante la sospensione 

dei trasferimenti, imposta dalle autorità italiane a dicembre dell’anno 

scorso, fosse già in vigore. Nel caso in disamina, nulla lascia dunque in-

tendere che non siano valide ed effettive l’autorizzazione del trasferimento 

e la conferma dell’accesso al SAI come dallo scritto delle autorità italiane 

del 27 marzo 2023 (cfr. atto SEM n. […]).  

9.7 Alla luce di quanto precede, i ricorrenti non hanno dimostrato, con degli 

elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, che 

lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderli in carico ed a 

portare a termine correttamente la procedura relativa alla loro domanda di 

protezione in violazione della direttiva procedura. Non hanno nemmeno 

apportato alcun indizio oggettivo, serio e concreto che sarebbero privati 

durevolmente, in tale Paese, di ogni accesso alle condizioni materiali d’ac-

coglienza previste dalla direttiva accoglienza e che non potrebbero benefi-

ciare dell’aiuto necessario per far valere i loro diritti, nel caso in cui solle-

vassero l’eventuale loro violazione, che appartiene a loro, utilizzando le 

adeguate vie di diritto dinnanzi alle autorità dello Stato in questione 

(cfr. art. 26 direttiva accoglienza). 

9.8 Infine, qualora dovessero concretizzarsi i timori della ricorrente 1, rap-

presentati dallo zio nonché dalla cognata, come esposto in narrativa (cfr. 

atto SEM n. […], pag. 2), ella potrà rivolgersi alle autorità italiane e denun-

ciare tali circostanze. Non vi è motivo di ritenere che, se necessario, vi sia 

un’impossibilità o mancata volontà di protezione rispettivamente di avviare 

procedimenti giudiziari da parte delle autorità italiane.  

10.  

10.1 In merito allo stato di salute dei ricorrenti, si osserva dapprima come 

il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, 

D-2000/2023 

Pagina 16 

costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze ec-

cezionali (cfr. sentenze della Corte EDU N. contro Regno Unito del 27 mag-

gio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 

41738/10, §181 e segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). 

10.2  

10.2.1 Dall’ultimo rapporto medico dettagliato presente agli atti in merito 

alla ricorrente 1 (cfr. allegato alla replica), si evince in particolare la diagnosi 

di un episodio depressivo di media gravità (ICD10: F32.1), con pregresso 

sindrome da disadattamento con reazione mista ansiosa-depressiva 

(ICD10: F43.22), e con terapia farmacologica in corso. Inoltre, nel rapporto, 

si osserva un lieve e graduale miglioramento del tono dell’umore, sebbene 

permanessero una serie di fattori familiari stressanti e correlati al contesto 

di vita, oltre ad esperienze negative e traumatiche del passato. La man-

canza di un supporto familiare e di una rete sociale, l’assenza del coniuge 

nonché l’esposizione a situazioni di minacce e pericolo complicherebbero 

il decorso della malattia e rappresenterebbero fattori prognostici sfavore-

voli. In conclusione, si ritiene indicata la prosecuzione della presa a carico 

psichiatrica, del trattamento psicofarmacologico e della presa a carico psi-

coterapeutica, che verrebbe attualmente seguita a cadenza bisettimanale.  

10.2.2 Per quanto riguarda invece il ricorrente 2, egli è stato visitato dall’in-

fermeria pediatrica dell’(…) Consultorio Genitori Bambino di E._______, a 

causa di stipsi presente dal suo arrivo al Centro il 9 marzo 2023. In tale 

occasione, l’infermiera ha constatato che si trattava di un bambino altri-

menti sano, molto vivace e ben reattivo (cfr. atto SEM n. […]). Dal rapporto 

dell’infermeria pediatrica del 29 marzo 2023 si evince un miglioramento 

della stipsi, senza ulteriori diagnosi circa il ricorrente 2.  

10.2.3 Per quanto riguarda la ricorrente 3, ella è stata visitata il 30 marzo 

2023 presso il Centro pediatrico e ortodontico F._______, dove le sono 

state attestate condizioni generali buone (cfr. atto SEM n. […]), diagnosi 

confermata il 5 aprile 2023 dall’infermeria pediatrica dell’(…) Consultorio 

Genitori Bambino di E._______ (cfr. atto SEM n. […]) 

10.3 Pertanto, senza sminuire le problematiche in essere dei ricorrenti, in 

particolare i problemi di natura psichica della ricorrente 1, non si può che 

constatare come le stesse non siano manifestamente tali da costituire un 

ostacolo al trasferimento. Ad ogni modo si evidenzia come l’Italia in quanto 

Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i ri-

chiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza 

D-2000/2023 

Pagina 17 

medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica 

(cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva; in merito all’accessibilità cfr. su-

pra consid. 8.6 e seg.). Nella fattispecie, come già constatato (cfr. supra 

consid. 9.6), i ricorrenti saranno accolti all’interno del SAI, che prevede un 

ulteriore sostegno quale, ad esempio, l’assistenza psicologica e sociale 

(cfr. sentenza D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 10.2.7).  

10.4 Inoltre, si osserva che la comunicazione dello stato di salute dell'in-

sorgente e dei suoi figli alle autorità italiane, come pure delle cure e dei 

trattamenti di cui essi eventualmente necessiteranno in futuro, avverrà 

prima del loro trasferimento, come previsto dagli art. 31 e 32 del Regola-

mento Dublino III. Altresì, essi potranno ovviare a possibili complicazioni 

dell'ottenimento dei farmaci che sono stati loro prescritti venendo trasferiti 

con una riserva sufficiente. 

10.5 In conclusione dunque, la situazione medica dei ricorrenti non si op-

pone al loro trasferimento in Italia. 

11.  

11.1 I ricorrenti invocano inoltre la CDF per contestare l’ammissibilità del 

loro trasferimento verso l’Italia, lamentandosi che il benessere superiore 

dei ricorrenti 2 e 3 si opporrebbe ad un loro trasferimento in Italia (cfr. atto 

ricorsuale pt. 4, pag. 8 e pt. 7, pag. 10).  

11.2 I criteri applicabili per determinare il benessere superiore del fanciullo, 

comprendono valutazioni in merito alla sua età, al suo grado di maturità, ai 

suoi legami di dipendenza e alla natura delle relazioni con le persone di 

sostegno (prossimità, intensità, importanza per la sua crescita, impegno e 

capacità di presa a carico). Parimenti da analizzare sono lo stato e le pro-

spettive di sviluppo e di formazione scolastica rispettivamente professio-

nale nonché le possibilità e le difficoltà di reinserimento. Nell’analisi di tali 

criteri, la durata del soggiorno in Svizzera è un fattore di grande impor-

tanza, posto che i bambini in tenera età non devono essere sradicati senza 

validi motivi dall’ambiente nel quale sono cresciuti. Dal punto di vista psi-

cologico, occorre prendere in considerazione non solo la famiglia in senso 

stretto quanto più l’insieme delle relazioni sociali. Una forte integrazione in 

Svizzera, derivante in particolare da un lungo soggiorno e da una scolariz-

zazione in tale paese, può infatti avere quale conseguenza uno sradica-

mento dal paese d’origine, che può, secondo le circostanze, rendere inesi-

gibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; 

DTAF 2009/28 consid. 9.3.2; sentenza del Tribunale D-2806/2021 del 

3 febbraio 2023 consid. 10.3.1).  

D-2000/2023 

Pagina 18 

11.3 In proposito, si deve sottolineare che i ricorrenti 2 e 3 verranno trasfe-

riti in Italia insieme alla loro madre e non saranno separati, dimodoché la 

ricorrente 1 potrà occuparsi dei suoi figli, fornendo loro il necessario soste-

gno educativo ed affettivo. Sotto questo profilo, non si può dunque rimpro-

verare alla SEM di non aver considerato il benessere superiore degli insor-

genti 2 e 3. Inoltre, in ragione del tempo di permanenza in Svizzera, pari a 

pochi mesi, la loro non può essere considerata una situazione di stabilità e 

di particolare integrazione. Peraltro, come già evidenziato sopra, anche lo 

stato di salute degli insorgenti 2 e 3 non risulta ostativo al loro trasferimento 

in Italia. A ciò si aggiunge il fatto che i bambini, rispettivamente di sette 

mesi e 2 anni e sette mesi, sono ancora in tenera età e non ancora scola-

rizzati. Infine va aggiunto come l’art. 3 par. 1 CDF, non impone alle autorità 

di dare seguito al desiderio dei genitori che la loro domanda d’asilo sia 

esaminata dallo Stato che garantisce, secondo loro, le migliori condizioni 

d’accoglienza per i loro figli (cfr. le sentenze del Tribunale F-4998/2022 del 

9 novembre 2022 consid. 7.5, F-1532/2022 dell’8 aprile 2022 consid. 8.5 

con rif. cit.). Infine, il trasferimento in Italia dei minori non è da considerarsi 

contrario all’interesse superiore dei fanciulli nemmeno alla luce delle con-

dizioni di salute della loro madre. Invero, come già osservato (cfr. supra 

consid. 9.6 e 10.3), la ricorrente 1 potrà ricevere in Italia l’assistenza psi-

cologica e logistica necessaria per essere in grado di prendersi cura dei 

suoi figli in modo appropriato. 

11.4 Alla luce di quanto precede, il trasferimento dei ricorrenti in Italia non 

risulta essere contrario all'interesse superiore dei fanciulli sancito dall'art. 3 

CDF.  

12.  

12.1 Infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Alla luce 

degli atti all'inserto e delle circostanze del caso di specie, la decisione ri-

sulta essere sostenibile e conforme ai principi costituzionali, quali il diritto 

di essere sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio della 

proporzionalità. Pertanto, il Tribunale non può sostituire il suo libero ap-

prezzamento a quello della SEM. 

12.2 Non si ravvisa pertanto alcun obbligo di applicare la clausola discre-

zionale di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.  

12.3 In mancanza dell'applicazione della succitata norma da parte della 

Svizzera, l’Italia è competente per l'esame della domanda di asilo dei 

D-2000/2023 

Pagina 19 

ricorrenti ed è tenuta a prenderli in carico in ossequio alle condizioni poste 

agli artt. 23, 24, 25 e 29 del Regolamento Dublino III. 

13.  

13.1 Ne discende che è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d'asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento conformemente all'art. 44 

LAsi. 

13.2 In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge sugli 

stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-

sid. 5.2). 

14.  

Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione della 

SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il 

trasferimento dei ricorrenti dalla Svizzera verso la Italia, confermata. 

15.   

Da ultimo, visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono 

la soccombenza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto, 

con decisione incidentale del 24 aprile 2023, la domanda di assistenza giu-

diziaria, non sono riscosse spese. 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2000/2023 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Giulia Marelli 

 

 

Data di spedizione: