# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 65f1a59c-8481-511c-810c-2f02954f2a7e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-10-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 26.10.2016 17.2016.34
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2016-34_2016-10-26.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2016.34

  17.2016.111

  	
  Locarno

  26 ottobre 2016/mi 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Giovanni Celio e Marco Frigerio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Cristina Maggini, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con
annuncio del 13 maggio 2015 da 

 

	
   

  	
  AP 1

   

  rappr. DI 1 

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei
  suoi confronti il 13 maggio 2015 dalla Pretura penale di Bellinzona (motivazione
  scritta intimata il 24 febbraio 2016)

  

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 3 marzo 2016;

 

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto                   A.   Con sentenza 13.5.2015 la
Pretura penale ha dichiarato AP 1 autore colpevole di ricettazione (art. 160
CP) per avere, 

 

a Lugano, acquistato per la somma
di CHF 2'743.80, come da ricevuta dell’11 gennaio 2005, parte del mobilio
dell’ex locale pubblico “__________” di Lugano-Cassarate, sapendo o dovendo
perlomeno presumere essere stato ottenuto da __________ mediante un reato
contro il patrimonio, segnatamente tramite l’appropriazione indebita commessa
ai danni del proprietarioPC 1,

 

 

 

alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da CHF 90.-
cadauna - pena sospesa per due anni - alla multa di CHF 180.- ed al pagamento
della tassa di giustizia e delle spese per complessivi CHF 1'000.-, con rinvio
dell’accusatore privato PC 1 al competente foro civile.

 

                                  B.   Contro la condanna AP
1 ha formulato appello.

Nella motivazione del proprio gravame egli contesta l’esistenza
del reato “a monte” e l’intenzionalità, che non risulterebbe data
neppure nella forma del dolo eventuale.

Richiedendo il proprio proscioglimento, AP 1 ha, pure, postulato
il riconoscimento di un’indennità ex art. 429 CPP di 15'000.- fr. per le spese
di patrocino, e meglio 5'000.- fr per la procedura davanti al MP e 5'000.- fr.
per i due gradi di giudizio, comprensivo di spese, più IVA.

 

                                  C.   Nelle proprie
osservazioni 20.6.2016 (vedi CARP XIII), il PP PP 1 ha chiesto la conferma
della sentenza di primo grado evidenziando come il reato a monte della
ricettazione sia stato accertato tramite decreto di accusa, passato in
giudicato, emesso il 24.9.2007 nei confronti di __________.

Inoltre, nei primi interrogatori AP 1, allorquando ancora le sue
dichiarazioni potevano essere considerate “spontanee”, aveva dato
esplicitamente atto di dubbi sorti in merito alla proprietà di __________ sul
mobilio acquistato, da cui la conferma dell’adempimento della condizione
soggettiva del reato di ricettazione, per lo meno nella forma del dolo
eventuale.

 

 

considerato

 

L’accusato

 

                                   1.   AP 1 è nato il __________
a __________ in Portogallo. 

E’ coniugato con __________ dal __________ ed ha un figlio di nome
__________ nato nel __________.

Professionalmente, al momento del giudizio di prima istanza,
svolgeva l’attività di autista presso la __________ di __________ di cui è
tuttora il proprietario (unico socio con un capitale sociale di CHF 20'000.-
secondo l’estratto di registro di commercio).

Il salario dichiarato è di CHF 4'400.- netti per tredici
mensilità.

                                         La moglie è pure
attiva professionalmente al 100%.

AP 1 è incensurato.

                                         

 

Il contesto fattuale

 

                                   2.   La vicenda all’esame
riguarda la vendita di parte del mobilio che arredava l’esercizio pubblico “__________”
a Lugano-Cassarate.

Agli atti (allegato al verbale di polizia 17.3.2006 di AP 1)
risulta una fattura di data 11.1.2005 che attesta la vendita - per un importo
di CHF 2'743.80 (CHF 2'550.- più IVA al 7.6%) da __________ di Lugano-Loreto a
“__________” di Davesco - di 30 sedie diverse, 20 sgabelli bar in legno,
batteria di cucina, piatti acciaio pentole, 1 frigorifero industriale da
cucina, tavoli rettangolari in legno, panchine per ristorante in legno ed il
relativo pagamento a contanti. 

 

Nel verbale del procedimento di prima istanza AP 1 ha, tuttavia,
dato atto di avere acquistato tale inventario per CHF 4'000.- che avrebbe
corrisposto, in più volte, a __________.                

                                                                                 

                                   3.   Con decreto di
accusa 24.9.2007, __________ è stato condannato per appropriazione indebita
(art.138 CP), essendosi egli appropriato di parte dell’inventario
dell’esercizio pubblico “__________” ai danni di PC 1, qui accusatore privato. 

Nel dossier si cercherà invano copia di tale decreto che, tuttavia,
viene menzionato nelle osservazioni 20.6.2016 del PP PP 1 e che le parti
conoscono, in quanto menzionato anche nella decisione 10.3.2008 della Camera
dei ricorsi penali (pag.9 in fine a punto 3.1 - inc.60.2007.384), la quale ha
annullato un precedente decreto di non luogo a procedere emesso dal Ministero
Pubblico.

 

                                   4.   L’inchiesta che ha
portato al citato decreto di accusa nei confronti di __________ ed alla
presente procedura ha preso avvio con denuncia di PC 1 di data 15.1.2005 contro
ignoti.

Con tale atto l’accusatore
privato evidenziava di essere il proprietario dell’esercizio pubblico “__________”
(già la __________) in via __________ a __________ precisando di avere venduto
il ritrovo a __________ (vedi contratto 7.1.2003 e complemento 20.1.2004) ma
che, a seguito del mancato pagamento del prezzo concordato, il contratto era
stato rescisso.

Ottenuta la restituzione del
locale, egli aveva quindi dovuto constatare che l’arredamento più non era
presente e che non c’era più nulla “a livello di tavoli e sedie, in cucina
manca segnatamente il banco pizza di fr. 22'000.-, il doppio forno pizza, i 4
fornelli gas, la friteuse, l’impastatrice, l’affettatrice, vettovagliamento,
pentole, ecc.”

                                   5.   In corso di
istruttoria sono stati sentiti l’accusatore privato (allegati 2, 3 e 12 al
rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria 2.5.2006 di seguito RIPG), __________
(allegato 4 RIPG), __________ (allegato 5 RIPG), __________ (allegati 6 e 14
RIPG), __________ (allegato 8 RIPG), __________ (allegato 9 RIPG), __________
(allegato 10 RIPG) e AP 1 (allegati 11, 13 e 14 parte finale RIPG).

 

                               5.1.   Nel primo verbale di
data 17.3.2006 AP 1 ha dato atto di avere acquistato per il nuovo locale a
Davesco __________.Net aperto nel luglio 2005 “dei tavoli, delle panche,
degli sgabelli ed altro ancora … di seconda mano”.

L’acquisto era stato effettuato da __________ che lo aveva
contattato a seguito della chiusura del locale “__________”.

In merito al prezzo egli affermava che “__________pretendeva
fr.17'000.- per tutto” mentre lui non voleva corrispondere più di
fr.3'000.- “e solo per determinate cose”.

In merito ad eventuali dubbi circa la proprietà del mobilio
acquistato, AP 1 inizialmente precisava: 

 

“  non avevo motivo di pensare che __________
trafficasse e vendesse cose non sue” (risposta R3)

                                          

per poi correggersi come segue:

 

“  un po’ di dubbi mi erano sorti e per
questo una volta ho cercato PC 1 andando al ristorante __________ di __________,
commercio da lui gestito; in quella occasione non l’ho trovato e così ho
lasciato perdere. Devo inoltre dire che, lavorando proprio nei pressi del pub “__________”,
ho avuto occasione di vedere molta gente arrivare con __________ poiché
interessata all’acquisto dell’inventario …” (risposta R11)

 

                               5.2.   Nel secondo
interrogatorio di data 23.3.2006, AP 1 si esprimeva invece come segue:

 

“  a quel tempo __________ aveva già
chiuso il Pub “__________” da alcune settimane poiché forse fallito. Mi
raccontava di essere arrabbiato con PC 1 poiché questi era stato ben pagato per
l’acquisto dell’inventario del Ristorante Bar “__________” ma che il commercio
non poteva continuare perché lo stabile sarebbe stato demolito” (verbale fine
pag.1)

 

“  che fosse una persona abbastanza
particolare (ndr __________), uno “strusone”, lo sapevo in quanto diverse volte
mi ha chiesto denaro in prestito. Ogni tanto a titolo d’amicizia gli passavo
100/200.- fr, soldi che non mi sono mai stati resi” (verbale secondo paragrafo
pag.2)

 

 

“  __________ mi disse che l’importante
era non dir nulla agli altri due suoi soci; loro non dovevano sapere nulla di
questa nostra intesa. Si è anche parlato di PC 1, ovvero del proprietario
dell’inventario; contro di lui __________ l’aveva a morte perché sosteneva di
essere stato fregato” (risposta R4)

 

“  sapevo che la merce non apparteneva
a __________ o ai soci di __________. Sulla faccenda non ho riflettuto molto,
per conto mio la vertenza era fra __________ ed PC 1. Se ________ si assumeva
la responsabilità di prendersi l’inventario e rivenderlo mi bastava; oltretutto
mi sono fatto fare anche una fattura” (risposta R5)

 

                               5.3.   Nel confronto con __________
di data 21.4.2006 AP 1 aveva modo di correggere quanto precedentemente
affermato:

                                         

“  posso dire di avere agito con
leggerezza ma, lo ribadisco, in buona fede. Non mi sento complice di __________
nel furto dell’inventario e, men che meno, autore di ricettazione in quanto
credevo veramente che la merce fosse sua” (paragrafo finale a pag.4 del
verbale).

 

In tale verbale, peraltro, __________, per la prima volta,
ammetteva di essersi appropriato di beni non suoi affermando di avere lasciato
credere a AP 1 di essere il proprietario dell’inventario dell’esercizio
pubblico “__________” ex “__________”. Egli ammetteva, quindi, di avere
ricevuto “poco meno di fr. 4'000.-“ e di avere emesso la fattura
11.1.2005 apponendovi personalmente il timbro in calce __________ e la propria
firma (verbale pag.4).

 

                               5.4.   Dalle altre
testimonianze assunte è risultato che __________ aveva una partecipazione in __________
unitamente a __________ e __________.

I tre erano soci ed - a nome di __________ - avevano subaffittato
l’ex Ristorante __________ dal locatore PC 1 trasformandolo nel pub “__________”.
Per l’occasione avevano acquistato diversi apparecchi di cucina dalla ditta __________
(allegato 9 RIPG pag.1) . 

 

                                   6.   Terminata
l’istruttoria, in data 24.9.2007, l’allora PP __________ emetteva un decreto di
non luogo a procedere a favore di AP 1. La decisione veniva motivata con la
mancanza di “prove sufficienti quo all’esistenza del reato prospettato di
ricettazione”.

 

In forza dell’allora art.186 CPP/TI PC 1 inoltrava istanza di
promozione dell’accusa alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello
che accoglieva la medesima e - con decisione 10.3.2008 - ordinava la promozione
dell’accusa per titolo di ricettazione e l’istruzione del processo ad opera di
altro procuratore.

Il ricorso al Tribunale Federale di AP 1 veniva respinto in data
30.5.2008 siccome inammissibile. 

                                         

Il PP PP 1 provvedeva allora ad emettere - il 21.3.2011 - un
decreto di accusa per il reato di ricettazione non essendo necessari ulteriori
atti istruttori.

A seguito delle opposizioni interposte da PC 1 (22.3.2011) e da AP
1 (29.3.2011) il dossier rimaneva inspiegabilmente in giacenza presso il
Ministero Pubblico per un periodo superiore ai tre anni. 

Il decreto di accusa veniva infine confermato il 15.5.2014 dal PP PP
1 e, poi, preso a carico dalla Pretura penale.

 

La decisione della Pretura penale, qui appellata, é del 13.5.2015.

 

Considerazioni in diritto

 

                                   7.   La ricettazione
(art.160 CP) costituisce un reato contro il patrimonio che punisce chiunque
acquisti, riceva in dono o in pegno, occulti o aiuti ad alienare una cosa che
sa o deve presumere essere stata ottenuta da un terzo mediante un reato contro
il patrimonio.

Il reato riveste un carattere accessorio siccome implica che un’infrazione
penale preliminare - quale il furto, l’appropriazione indebita, la truffa, ecc.
- sia stata conclusa e consumata.

 

Dal profilo oggettivo, l’autore del reato a monte della
ricettazione deve essere un terzo, la cosa oggetto del reato può essere un bene
mobile o immobile (il cui valore economico non è rilevante); sono esclusi i
crediti in generale e il denaro scritturale in particolare (Stratenwerth/Jenny/
Bommer BT I § 20 N 4, Hurtado Pozo PS § 54 N 1557). La cosa deve, inoltre,
essere stata ottenuta da una precedente infrazione patrimoniale.

Il comportamento tipico che viene punito è l’acquisto,
l’occultamento e l’aiuto alla negoziazione di una cosa proveniente da un reato.

 

Dal profilo soggettivo l’adempimento del reato richiede
l’intenzionalità, che comprende il dolo eventuale (DTF 119 IV 242 consid.2b,
105 IV 303 consid.3b, Trechsel/Crameri, Praxiskom Nr.13 ad art.160, Corboz I n
48 ad art.160, Petit commentaire CP, 2012, nota 27 ad art. 160). La negligenza
è esclusa.

Agisce con dolo eventuale (art.12 cpv.2 CP) colui che, agendo con
consapevolezza e volontà, ritiene possibile il realizzarsi di una determinata
infrazione e prosegue ugualmente accollandosene il rischio. Non è
indispensabile che l’autore ritenga l’adempimento dell’infrazione come
necessario, essendo per contro sufficiente considerarlo possibile ed accettarlo
per il caso in cui si produca (Hurtado Pozo, Droit pénal général, 2013,
pag.128-129).

L’aspetto soggettivo va valutato con riferimento al momento in cui
la ricettazione si realizza, il “dolus subsequens” non essendo in genere
sufficiente (DTF 105 IV 303 consid.3b).

Non è richiesto un disegno di illecito arricchimento proprio o di
terzi e nemmeno la ricerca di un vantaggio illecito.

 

                                         L’appello

 

                                   8.   Nella motivazione di
appello 6 giugno 2016 AP 1 chiede il proprio proscioglimento.

Con invero ardita argomentazione egli cerca di sostenere che il
reato a monte della ricettazione non risulterebbe dato, per cui - venendo a
cadere il presupposto - anche l’infrazione a lui imputata non sussisterebbe.

A sostegno della propria tesi egli evidenzia come il giudizio di
primo grado non avrebbe tenuto conto delle “regole civilistiche e delle loro
conseguenze sulla qualifica di ricettazione del caso in esame”.

Quale seconda argomentazione d’appello, AP 1 ritorna sull’aspetto
soggettivo della ricettazione sostenendo di non poter essere ritenuto “nemmeno
nella forma del dolo eventuale” consapevole dell’illecita provenienza dei
beni acquistati.

Tale posizione egli avrebbe assunto sin dall’interrogatorio del
17.3.2006 confermato dal confronto del 21.4.2006; quanto verbalizzato il
23.3.2006 non sarebbe invece da considerare. 

Il giudice di primo grado avrebbe interpretato gli interrogatori
in modo erroneo “esplicitando le ragioni della propria convinzione con una
motivazione viziata dal profilo logico-giuridico e giungendo quindi a una
conclusione arbitraria”.

 

                                   9.   Sul primo argomento
di appello vale la pena di osservare come nessun dubbio possa sussistere in
merito all’esistenza di un reato patrimoniale a monte della ricettazione.

In primo luogo, perché ad ammetterlo - in sede di verbale di confronto
21.4.2006 - è stato proprio __________ (allegato 14 RIPG).

In secondo luogo, in quanto lo stesso autore dell’appropriazione
indebita è stato (da tempo) condannato con decreto di accusa passato in
giudicato.

 

Decisiva è per contro la valutazione dell’aspetto soggettivo.

                                        Interrogato
in sede di prima giudizio, AP 1 ha tentato di sminuire quanto precedentemente
ammesso.

In particolare, egli ha “sfumato” sui dubbi espressi nel verbale
17.3.2006 indicando come i medesimi erano da riferire alla “licenza del
locale” e non alla provenienza dei beni acquistati, arrivando a sostenere
per il verbale 23.3.2006 che il medesimo “non è proprio giusto”,
essendosi svolto in fretta, con qualche domanda “trabocchetto” ed avendo
egli firmato “senza leggere”.

Tale ritrattazione, tuttavia, non convince risultando
inattendibile sotto vari punti di vista.

Premesso che i tentativi di annullare le specifiche ammissioni
rese nel verbale 23.3.2006 non possono essere considerati seriamente, essendo
pacifico per qualsiasi persona con un minimo di raziocinio che affermazioni
rilasciate e verbalizzate avanti alla polizia possono essere utilizzate a
proprio svantaggio e che, pertanto, va prestata attenzione a quanto viene
verbalizzato, richiedendo correzioni, rispettivamente rifiutandosi di
sottoscrivere un verbale inveritiero. 

Devesi constatare come AP 1 conosceva bene __________ (definito “strusone”
al quale addirittura aveva prestato del denaro mai restituito e che tempo addietro
era stato suo datore di lavoro - allegato 11 RIPG in fine pag.1). Analogamente
egli era a conoscenza del contesto fallimentare in cui avveniva la vendita dei
mobili (il locale gestito da __________ già risultava chiuso e tutto
l’inventario andava venduto - allegato 11 RIPG inizio pag.2). Inoltre, egli
sapeva (perché gliene aveva accennato lo stesso __________) che vi erano dei
soci e che trattando unicamente con __________ che nemmeno disponeva del
diritto di firma di __________ (circostanza facilmente verificabile in
zefix.ch) il rischio di una “vendita” illecita era concreto. Infine, il prezzo
concordato di ca. fr.4'000.- invece dell’importo di fr. 17'000.- richiesto da __________
(allegato 11 RIPG pag.2 R1) ben avrebbe dovuto far riflettere l’accusato.

A ciò si aggiunga che il tenore della ricevuta d’acquisto
sottoscritta a nome della __________ della quale pure __________ non disponeva
del diritto di firma non poteva che suscitare dei dubbi.

Tutti questi concreti e specifici elementi oggettivi, che AP 1 non
poteva ignorare, conducono alla conclusione certa che il medesimo doveva non
solo avere dei dubbi al momento in cui ha accettato di acquistare da __________
i mobili indicati nel contratto 11.1.2005 ma addirittura la certezza che a
monte di tale operazione vi fosse un reato di natura patrimoniale.

Decidendo, comunque, di perfezionare l’acquisto egli ha assunto il
rischio di realizzare il reato di ricettazione, ciò che puntualmente si è
verificato.

 

Adempiuti tutti gli elementi oggettivi e soggettivi del reato, ne
consegue la conferma della condanna di prima istanza e la reiezione
dell’appello.

 

                                10.   La pena

                                         

Considerando la reiezione dell’appello la pena pecuniaria decisa
in prima istanza, dimezzata a seguito della violazione del principio della celerità,
può essere confermata. Essa, infatti, già ha tenuto in debito conto il lungo
tempo intercorso dai fatti, in particolare della prolungata inattività del
Ministero Pubblico.

Confermata è pure la
sospensione condizionale della pena. 

 

                                11.   Le indennità 

 

Visto la sorte dell’appello, la richiesta di attribuzione di
indennità ex art. 429 CPP va respinta.

Non avendo l’accusatore privato
formulato osservazioni alla motivazione di appello, non si assegnano indennità
per la seconda sede di giudizio a carico di AP 1.

                                      

                                12.   Le spese

 

Gli oneri procedurali di prima istanza vengono confermati mentre
quelli del presente giudizio - consistenti nella tassa di giustizia di CHF 1'000.-
e nelle spese di CHF 200.- - vanno a carico di AP 1. 

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      76 e segg., 80 e segg., 84, 352
e segg., 398 e segg., 406, 429 e segg. CPP,

34, 42, 47 e 50 CP;

160 CP; 

e sulle spese di giustizia e le spese di patrocinio, l’art. 433
CPP e la LTG, 

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   L’appello di AP 1 è
respinto. 

Di conseguenza, il giudizio della Pretura penale del 13 maggio
2015 è confermato.

 

                                   2.   L’istanza di
indennizzo ex art. 429 CPP presentata da AP 1 è respinta.

 

                                   3.   Gli oneri
processuali d'appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    CHF
1'000.00

-  altri disborsi                            CHF   
200.00

                                                     CHF
1'200.00

 

sono posti a carico di AP 1.

 

                                   4.   Intimazione a:

	
   

  	
   

  

                                         

                                   5.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Sezione della popolazione, Ufficio della
  migrazione, 

      6501 Bellinzona

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

       

 

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.