# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f924abb2-602c-5278-9513-4a339e268e53
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-01-31
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 31.01.2022 60.2021.338
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2021-338_2022-01-31.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2021.338

   

  	
  Lugano

  31 gennaio 2022/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Nicola
  Respini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Valentina
  Item, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 8/9.11.2021 presentato
da

 

 

	
   

  	
   RE 1  

  patr. da:   PR 1  

   

  
	
   

  	
  per

  
	
   

  	
   

  denegata e ritardata giustizia del procuratore pubblico
  Petra Canonica Alexakis nel contesto dell’inc. MP __________;

  
	
   

  	
   

  

 

 

richiamate le osservazioni 19/22.11.2021
del magistrato inquirente, con cui ha postulato la reiezione del gravame; 

 

considerato che RE 1, interpellato, non
ha presentato osservazioni di replica;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

in fatto

 

                                   a.   In data 28/29.10.2020 RE 1 ha querelato ignoti, poi
identificate in __________ ed __________,
per i reati di ingiuria, vie di fatto e lesioni semplici, in relazione a quanto
avvenuto il 23.10.2020 presso la __________ a __________ (AI 1, inc. MP __________).

 

 

b.   
In data 8.10.2021 il
procuratore pubblico ha posto in stato di accusa __________ (DA __________, AI 9), rispettivamente __________ (DA __________,
AI 10), siccome ritenute colpevoli di vie di fatto, per avere, “a __________,
in data 23 ottobre 2020, commesso vie di fatto contro una persona senza
cagionarle un danno al corpo o alla salute, e meglio, per avere colpito con
sberle (…) e strattonato (…)  RE 1 senza cagionargli un danno al corpo o alla
salute” (p. 1).

 

 

                                   c.   In data 13.10.2021, RE 1 (AI 11) rispettivamente le
imputate (AI 13 e 14), hanno interposto opposizione ai citati decreti di
accusa.

 

 

                                  d.   Con scritto 8/9.11.2021, rivolto a questa Corte, RE
1, per il tramite del suo patrocinatore, ha indicato che con i decreti di
accusa di cui sopra il magistrato inquirente ha condannato le imputate per vie
di fatto omettendo di motivare l’abbandono per gli altri due capi di accusa. Ha
quindi chiesto a questa Corte “di voler trasmettere gli atti, (…)
integralmente richiamati, al Ministero Pubblico affinché si proceda
all’emanazione di un decreto formale di abbandono” (p. 1).

 

 

                                   e.   Con osservazioni 19/22.11.2021 il procuratore
pubblico ha ritenuto che la richiesta del reclamante, di emanare un decreto di
abbandono per le altre ipotesi di reato, non potrebbe essere soddisfatta,
essendo le ipotesi di reato riferite al medesimo complesso di fatti.
L’emanazione di un decreto di abbandono parziale costituirebbe un errore
giuridico, con la conseguenza dell’assoluzione delle imputate per tutte le
ipotesi di reato, conformemente al principio ne bis in idem (p. 1).

 

 

in diritto

 

                                 1.   1.1.

                                         In
applicazione dell’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto,
entro il termine di dieci giorni, contro le decisioni e gli atti procedurali e,
in ogni momento, contro le omissioni della polizia, del pubblico ministero e,
ancora, delle autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i casi in cui
esso è espressamente escluso dal CPP oppure quando è prevista un’altra
impugnativa.

 

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e, ancora, l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (giusta l’art. 396 cpv.
1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.2.

                                         Il
gravame introdotto l’8/9.11.2021 che censura denegata giustizia del procuratore
pubblico non soggiace ad alcun termine (art. 396 cpv. 2 CPP): esso è dunque
tempestivo e anche proponibile (BSK StPO
– P. GUIDON, 2. ed., art. 393 CPP n. 15a).

 

                                         1.3.

                                         Appare
di contro dubbio l’interesse del reclamante, nella sua veste di accusatore
privato nel procedimento penale inc. MP __________, nella misura in cui chiede
l’emanazione di un decreto di abbandono a favore delle persone che ha egli
stesso querelato.

 

                                         Tuttavia,
visto l’esito del gravame, da respingere comunque nel merito, la questione
della legittimazione di RE 1 a reclamare giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP, può restare
irrisolta. 

 

                                         1.4.

                                         Le
esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate. 

 

                                         L’impugnativa,
in queste circostanze, è ricevibile in ordine.

 

 

                                 2.   2.1.

                                         Commette
diniego di giustizia e viola l’art. 29 cpv. 1 Cost. l’autorità che, chiamata ad
evadere le procedure di sua competenza in un tempo adeguato, in relazione a
natura e complessità della causa, non si pronuncia su un tema a lei sottoposto
nella forma, nella motivazione e nei termini corretti (decisioni TF 6B_501/2020
del 15.12.2020 consid. 2.1.1.; 6B_845/2020 del 5.11.2020 consid. 2.1.).

                                         

                                         2.2.

                                         2.2.1.

                                         Il
principio di celerità – sancito dagli art. 29 cpv. 1 Cost., 10 cpv. 3 Cost. TI,
6 n. 1 CEDU, 14 cifra 3 lit. c Patto ONU II e 5 cpv. 1 CPP e, per quanto
concerne la carcerazione preventiva (M. MINI, Il principio della celerità in
materia penale, in Diritto senza devianza, p. 555 ss.), dagli art. 31 cpv. 3
Cost., 5 cifra 3 CEDU e 5 cpv. 2 CPP – impone alle autorità di procedere con la
dovuta speditezza non appena l’imputato è informato dei sospetti su di lui,
allo scopo di non lasciarlo inutilmente nello stato di angoscia che una simile
procedura suscita (decisione TF 6B_942/2019 del 2.10.2020 consid. 1.2.1.; BSK StPO – S. SUMMERS, op. cit., art. 5 CPP
n. 1).

 

                                         L’art. 5 CPP concretizza il principio di celerità per
il diritto penale.

 

                                         2.2.2.

                                         Questi
principi devono essere ossequiati dalle autorità di perseguimento penale (art.
12 / 15 ss. CPP) e dalle autorità giudicanti (art. 13 / 18 ss. CPP) [decisioni TF
6B_499/2017 del 6.11.2017 consid. 1.2.1.; 6B_647/2017 del 10.8.2017 consid.
3.2.] dal momento in cui l’imputato viene a conoscenza del procedimento penale
promosso a suo carico fino al momento in cui cresce in giudicato la sentenza di
ultima istanza (BSK StPO – S. SUMMERS, op. cit., art. 5 CPP n. 2; ZK StPO – W.
WOHLERS, 3. ed., art. 5 CPP n. 6 s.; ma: decisione TF 6B_660/2016 del
23.11.2016 consid. 1.2.1.). Hanno diritto alla celerità della procedura gli
imputati, ma anche gli altri partecipanti al procedimento, come gli accusatori
privati (decisioni TF 1B_280/2015 del 23.11.2015 consid. 2.2.; 6B_716/2015 del
17.11.2015 consid. 6.2.).

                                         

                                         2.2.3.

                                         La
questione a sapere se il principio di celerità sia stato violato va decisa in
base ad un apprezzamento globale del lavoro effettuato dalle autorità; tempi
morti sono inevitabili e, se nessuno di essi ha avuto una durata scioccante, è
l’apprezzamento globale ad essere decisivo (decisione TF 6B_845/2020 del
5.11.2020 consid. 2.1.). Si devono considerare, segnatamente, la gravità dei
reati, la complessità del caso in esame, i relativi atti istruttori, la
condotta dell’imputato ed il comportamento delle autorità (decisione TF
6B_845/2020 del 5.11.2020 consid. 2.1.; BSK StPO – S. SUMMERS, op. cit., art. 5
CPP n. 7 ss.; ZK StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 5 CPP n. 8 ss.; StPO
Praxiskommentar – N. SCHMID / D. JOSITSCH, 3. ed., art. 5 CPP n. 2; M. MINI, Il
principio della celerità in materia penale, in Diritto senza devianza, p. 538
ss.). Anche il tempo trascorso tra il rinvio a giudizio ed il dibattimento deve
essere valutato alla luce di tutte le circostanze (decisione TF 1B_313/2012 del
15.6.2012 consid. 3.1.; StPO
Praxiskommentar – N. SCHMID / D. JOSITSCH, op. cit., art. 5 CPP n. 2).

                                         Un’inattività
del procuratore pubblico di tredici/quattordici mesi allo stadio procedurale
dell’istruzione non è compatibile con il principio di celerità (decisione TF 6B_845/2020 del 5.11.2020 consid. 2.1.).

                                         

                                         2.2.4.

                                         Il
principio di celerità è leso anche se alle autorità penali non è imputabile
alcuna colpa (decisione TF 6B_1463/2019 del 20.2.2020 consid. 2.1.2.). Un
cronico sovraccarico o deficienze strutturali non giustificano infatti una
violazione del postulato: compete allo Stato dotare le autorità del personale e
dei mezzi necessari per poter statuire in tempi ragionevoli ed ai tribunali
organizzare la loro attività in modo da poter evadere le vertenze sottoposte
entro un termine adeguato (decisione TF 6B_1251/2020 del 15.12.2020 consid. 3.2.; BSK StPO – S. SUMMERS, op. cit., art. 5 CPP n. 14; ZK
StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 5 CPP n. 10).

 

 

                                   3.   Come
esposto in fatto, a fine 2020 è stato aperto il procedimento penale inc. MP __________
nei confronti (tra l’altro) di __________ e __________ per i reati di ingiuria,
vie di fatto e lesioni semplici.

                                         

In data 8.10.2021 il procuratore
pubblico ha posto in stato d’accusa le suddette imputate, siccome ritenute
colpevoli di vie di fatto (DA __________ e DA __________). Avverso i citati
decreti d’accusa le imputate e l’accusatore privato hanno presentato formale
opposizione. Per quanto noto a questa Corte, il procuratore pubblico non ha
ancora confermato i decreti di accusa in questione.

 

Mediante il gravame che qui ci occupa, RE
1 ha censurato denegata giustizia del procuratore pubblico per aver omesso di emanare
un decreto di abbandono per le altre ipotesi di reato. 

 

In sede di osservazioni il magistrato
inquirente ha ritenuto, in ossequio al principio ne bis in idem, di non doversi
esprimere in merito alle altre ipotesi di reato, in quanto - a suo dire - si tratterebbe
del medesimo complesso di fatti.

 

                                      

                                   4.   4.1.

                                         Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
(decisione TF 6B_56/2020 del 16.6.2020 consid. 1.3.2.; DTF 138 IV 241 consid.
2.5. s.), se il procuratore pubblico, nel contesto dell’emanazione di un
decreto d’accusa, valuta solo una parte dei fatti oggetto del procedimento,
deve poi statuire sugli altri fatti secondo il CPP, vale a dire pronunciando
simultaneamente anche un decreto di abbandono parziale, censurabile con
reclamo. Se il magistrato inquirente non si esprime su tutti i fatti, si è
confrontati con un decreto di abbandono implicito, omissione impugnabile con
reclamo.

 

                                         Un
decreto di abbandono parziale entra tuttavia in considerazione soltanto se
devono essere valutati molteplici fatti oppure comportamenti che possono essere
oggetto di decisioni separate (decisioni TF 6B_775/2020 del 23.11.2020 consid.
2.1.; 6B_74/2020 del 24.9.2020 consid. 2.4.; DTF 144 IV 362 consid. 1.3.1.).

 

                                         Se
si è confrontati con diverse qualifiche giuridiche di un medesimo fatto non
deve essere emanato un decreto di abbandono: in questo caso, il procuratore
pubblico deve infatti pronunciarsi unicamente con un decreto di accusa
(decisioni TF 6B_775/2020 del 23.11.2020 consid. 2.1.; 6B_74/2020 del 24.9.2020
consid. 2.4.; DTF 144 IV 362 consid. 1.3.1.). Se le parti contestano la
qualifica giuridica dei reati oggetto del decreto di accusa, ipotizzando una
qualifica giuridica più grave dei medesimi fatti, quale unico rimedio di
diritto in merito c’è l’opposizione giusta l’art. 354 CPP, non il reclamo ai sensi
dell’art. 393 CPP (DTF 138 IV 241 consid. 2.6.).

 

                                         4.2.

                                         4.2.1.

Inoltre, decretare l’accusa ed emanare un
decreto di abbandono per i medesimi fatti è errato con riferimento al principio
del divieto di un secondo procedimento giusta l’art. 11 cpv. 1 CPP, secondo cui
chi è stato condannato oppure assolto in Svizzera con decisione passata in
giudicato non può essere nuovamente perseguito per lo stesso reato.

 

                                         Il
principio ne bis in idem presuppone che fatti ed autore siano identici
(decisione TF 6B_303/2019 del 9.4.2019 consid. 2.1.1.; BSK StPO – B. TAG, op. cit.,
art. 11 CPP n. 14 ss.; ZK StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 11 CPP n. 13). 

                                         

                                         Il
postulato – corollario della forza di cosa giudicata (art. 437 CPP) [decisione
TF 6B_303/2019 del 9.4.2019 consid. 2.1.1.] – non vieta solo una doppia
condanna, ma già un doppio perseguimento (ZK StPO – W. WOHLERS, op. cit., art.
11 CPP n. 2): l’imputato, se invoca una violazione del divieto di un secondo
procedimento, può impugnare l’avvio della procedura penale (art. 300 cpv. 2
CPP). L’art. 11 CPP concerne inoltre unicamente il divieto di un secondo
procedimento da parte delle autorità elvetiche, non delle autorità straniere
(decisione TF 1B_56/2017 dell’8.3.2017 consid. 2.1.; BSK StPO – B. TAG, op. cit., art. 11 CPP n. 12;
ZK StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 11 CPP n. 4). 

 

                                         L’esistenza di una decisione cresciuta in giudicato –
che deve essere un giudizio di merito (BSK StPO – B. TAG, op. cit., art. 11 CPP
n. 13) – costituisce un impedimento processuale (decisione TF 6B_514/2020 del
16.12.2020 consid. 1.3.4.; DTF 144 IV 362 consid. 1.3.2.; BSK StPO – B. TAG,
op. cit., art. 11 CPP n. 13; ZK StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 11 CPP n. 2),
impedimento che deve essere considerato d’ufficio dall’autorità (decisione TF
6B_514/2020 del 16.12.2020 consid. 1.3.4.; DTF 144 IV 362 consid. 1.3.2.; BSK StPO – B. TAG, op. cit.,
art. 11 CPP n. 13).

 

                                         4.2.2.

                                         In
merito alla portata del principio ne bis in idem si distinguono il
principio della doppia identità ed il principio dell’identità semplice.

 

                                         Secondo
il principio della doppia identità, un reato è già stato giudicato unicamente
se i fatti in questione sono già stati oggetto del primo procedimento penale e
se essi sono stati considerati nella stessa maniera dal punto di vista del
diritto oppure perlomeno avrebbero potuto esserlo. Il concetto di “stesso
reato” è da riferirsi all’ipotesi di reato discussa nel giudizio già
passato in giudicato (decisione TF 6B_1056/2015 del 4.12.2015 consid. 1.2.).

 

                                         Secondo
il principio dell’identità semplice, seguito dal Tribunale federale, l’identità
si riferisce al complesso di fatti giudicati e non alla qualifica giuridica a
cui questi fatti sono stati sussunti: l’identità del procedimento è dunque
definita, oltre che dall’identità dell’imputato, dal confronto con il complesso
delle circostanze che è già stato (o che avrebbe potuto essere) accertato
nell’ambito del precedente procedimento (decisione TF 6B_775/2020 del 23.11.2020
consid. 2.1.; DTF 144 IV 362 consid. 1.3.2.; 137 I 363 consid. 2.2.).

                                         4.2.3.

                                         Se
per i medesimi fatti, oltre ad un decreto di accusa, viene emanato, in maniera
irrita, anche un decreto di abbandono, è esclusa una condanna per gli stessi
fatti secondo il principio ne bis in idem qualora il decreto di
abbandono sia cresciuto in giudicato (decisioni TF 6B_514/2020 del 16.12.2020
consid. 1.3.4.; 6B_888/2019 del 9.12.2019 consid. 1.5.; DTF 144 IV 362 consid.
1.4.). Determinante è che si tratti di fatti identici oppure di fatti
sostanzialmente uguali (decisione TF 6B_654/2019 del 12.3.2020 consid. 2.3.);
il rapporto di concorrenza tra le diverse norme penali applicabili è
irrilevante (decisioni TF 6B_888/2019 del 9.12.2019 consid. 1.5.; 6B_1053/2017
del 17.5.2018 consid. 4.1.).

 

                                         4.3.

In concreto, questa Corte è stata adita da
reclamo con cui è stata censurata la denegata giustizia nella misura in cui il
magistrato inquirente avrebbe omesso di decretare l’abbandono per gli altri reati
ipotizzati.

 

Si è detto che il procuratore pubblico
ha ritenuto che il complesso di fatti rimproverati ad __________ e ad __________,
per cui è stato aperto il procedimento penale inc. MP __________, fosse da
sussumere al reato di vie di fatto. Ha quindi emanato due decreti di accusa per
tale titolo di reato.

 

                                         In
queste circostanze, nell’ambito del
gravame per denegata giustizia questa Corte deve valutare se l’agire del
procuratore pubblico costituisce un’omissione secondo quanto indicato al consid. 2., non può di contro procedere ad
una valutazione dell’ipotesi accusatoria oggetto dei decreti di accusa per
stabilire se i fatti tema del procedimento potevano essere sussunti unicamente al
reato di cui all’art. 126 CP rispettivamente dovevano essere oggetto di due
decreti di abbandono.

 

In sostanza, questa Corte non deve e non
può sostituirsi al procuratore pubblico nella qualifica giuridica dei fatti da
perseguire.

Si ricorda infatti che solo al
magistrato inquirente compete la messa in stato di accusa (decisioni TF
6B_1157/2019 del 12.11.2019 consid. 2.2.; 6B_819/2018 del 25.1.2019 consid.
1.3.2.).

 

                                         Non
va inoltre dimenticato che, qualora il magistrato inquirente dovesse confermare
i decreti di accusa a seguito di opposizione, giusta l’art. 356 cpv. 1 CPP (secondo cui se decide di confermare il decreto d’accusa, il pubblico
ministero trasmette senza indugio gli atti al tribunale di primo grado affinché
svolga la procedura dibattimentale. In tal caso, il decreto d’accusa è
considerato come atto d’accusa), spetterà al giudice di merito, che non è vincolato alla
qualifica giuridica data dal pubblico ministero, ma solo ai fatti (art. 350 cpv.
1 CPP) [(BSK StPO – M. HAURI / P. VENETZ, op. cit., art. 344 CPP n. 2; BSK StPO
– S. HEIMGARTNER / M. A. NIGGLI, op. cit., art. 325 CPP n. 41 / art. 350 CPP n.
4; ZK StPO – W. WOHLERS, op. cit., art. 9 CPP n. 15)], valutare se le
fattispecie come indicate nei decreti di accusa DA __________ e DA __________ siano
sussumibili al reato di vie di fatto, come ritenuto dal magistrato inquirente. 

 

Si rileva inoltre che, grazie al rinvio
di cui all’art. 356 cpv. 1 in fine CPP, in fase
predibattimentale, giusta l'art. 333 cpv. 1 CPP il giudice, se ritiene che i
fatti descritti nell'atto d'accusa potrebbero realizzare un'altra fattispecie
penale, senza però che lo stesso soddisfi i requisiti legali, dà al pubblico
ministero l'opportunità di modificare l'accusa. 

                                         Secondo
l’art. 344 CPP, in fase dibattimentale, se il giudice intende scostarsi
dall'apprezzamento giuridico dei fatti formulato dal pubblico ministero nell'atto
d'accusa, lo comunica alle parti presenti dando loro l'opportunità di
pronunciarsi.

 

Inoltre, come rettamente osservato
(anche) dal procuratore pubblico, se venisse emanato, e crescesse in giudicato,
un decreto di abbandono per i medesimi fatti oggetto dei decreti di accusa, il
decreto di abbandono – quale decisione finale assolutoria (art. 320 cpv. 4 CPP)
– osterebbe ad un giudizio sull’accusa (decisione TF 6B_888/2019 del 9.12.2019
consid. 1.5.).

 

                                         4.4.

                                         Alla
luce di tutto quanto sopra esposto, si può quindi concludere che, il fatto che il
procuratore pubblico, a cui compete la qualifica giuridica dei fatti perseguiti,
non abbia abbandonato il procedimento inc. MP __________ per i reati di
ingiuria e lesioni semplici, non può costituire denegata giustizia. 

 

                                         Secondo
il principio dell’identità semplice, il magistrato inquirente ha ritenuto che
si tratterebbe del medesimo complesso di fatti rimproverati alle imputate, già
oggetto dei citati decreti di accusa, e non della qualifica giuridica a cui
sono stati sussunti. 

                                         Infatti,
oggetto dei DA __________ e __________ non sono altri fatti, per cui lo stesso avrebbe
potuto emanare un decreto di abbandono (impugnabile con reclamo ex art. 393 ss.
CPP).

                                         È
invero manifesto che il complesso di fatti è il medesimo: si tratta della fattispecie
relativa a quanto occorso (in data 23.10.2020) presso la __________ di __________,
segnatamente una discussione tra le parti, poi sfociata in lite, in merito al
fatto che RE 1 non avrebbe indossato correttamente la mascherina all’interno
del citato negozio. Come visto, il procuratore pubblico ha sussunto la
fattispecie al reato di vie di fatto emanando i due citati decreti di accusa.
Ciò considerato, il procuratore pubblico non poteva quindi pronunciarsi, in
aggiunta ai decreti di accusa, anche con due decreti di abbandono.

                                          

Si ribadisce che, sulla fattispecie, viste
le opposizioni interposte (ex art. 355 ss. CPP), si esprimerà il giudice di
merito, in caso di conferma dei due decreti. Questa Corte, come detto, non può
sostituirsi al magistrato inquirente nella qualifica giuridica dei fatti. Non
si può, in altre parole, invocare denegata giustizia per far esaminare a questa
Corte, se la qualifica giuridica operata dal magistrato inquirente sia
corretta.

 

 

                                   5.   Il
gravame è respinto. Tassa di giustizia e spese sono poste a carico del
reclamante, soccombente.

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss. e 393 ss.
CPP, 1 ss. e 25 LTG ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

 

pronuncia

 

 

 

                                 1.   Il
reclamo 8/9.11.2021 di RE 1 è respinto.

 

 

                                 2.   La
tassa di giustizia di CHF 500.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF 550.--
(cinquecentocinquanta), sono poste a carico di RE 1, __________.

 

 

 

 

 

 

                                 3.   Rimedio
di diritto:

                                       Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia penale al Tr

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                         La
cancelliera