# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f4fb0aa1-a22b-52ad-92a0-e6b1e08ee3ec
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.11.2010 32.2010.133
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-133_2010-11-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.133

   

  TB

  	
  Lugano

  22 novembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 maggio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 aprile 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                                  A.   Il
24 ottobre 2006 (doc. 1) RI 1, nato nel 1972, ha chiesto prestazioni AI per adulti a seguito dell'infortunio alla spalla destra avvenuto nel
2004, assunto dall'assicuratore infortuni.

 

                                  B.   L'Ufficio
assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici ed il 10
luglio 2008 (doc. 54) ha fatto esperire una perizia presso il Servizio Medico Regionale
che, con rapporto di pari data (doc. 55), ha stabilito che dal 21 giugno 2008 l'inabilità lavorativa nell'attività precedente di meccanico è del 70%, mentre in altre attività
adeguate l'assicurato è abile al 100%.

Nel primo rapporto del
12 dicembre 2008 (doc. 73), la consulente in integrazione professionale ha fissato
il grado di invalidità al 20% ed ha proposto un inserimento al Centro
d'accertamento professionale per la durata di un mese, iniziato l'11 febbraio
2009 (doc. 80) e poi protrattosi fino al 31 agosto 2009 (doc. 103).

 

                                  C.   Sulla
scorta del rapporto finale del 5 gennaio 2010 (doc. 114) della consulente in integrazione,
sia con il progetto di decisione del 27 gennaio 2010 (doc. 117) sia con la
decisione del 13 aprile 2010 (doc. A), l'Ufficio AI ha respinto la richiesta di
prestazioni essendo il grado di invalidità inferiore al 40% (22%). L'amministrazione
ha rilevato che quanto intrapreso ai fini dei provvedimenti professionali non
ha permesso di approfondire la concreta fattibilità di una riqualifica
professionale con frequenza scolastica e di procedere con l'eventuale avvio
della stessa. Considerata la presenza sul mercato del lavoro di sufficienti
attività accessibili e confacenti con il danno alla salute, l'UAI ha ritenuto
che l'assicurato fosse direttamente integrabile nel ciclo produttivo. Comunque,
qualora l'assicurato trovasse un datore di lavoro disposto ad assumerlo,
l'amministrazione si è detta disponibile per un'introduzione al posto di lavoro,
con una formazione ad hoc, in un'attività confacente con il danno alla salute e
che gli permetta di recuperare la capacità di guadagno residua.

 

                                  D.   Con
ricorso del 12 maggio 2010 (doc. I) l'assicurato, rappresentato dal Sindacato RA
1 di __________, ha rilevato che viste determinate difficoltà accertate medicalmente,
sussistono chiare limitazioni nel lavorare sopra l'orizzontale. Inoltre, da un
canto il prof. dr. med. __________ ha affermato l'impossibilità di reinserire
il ricorrente nell'attività di meccanico per le limitazioni importanti legate
ai dolori lombari e lombosacrali. D'altro canto, il dr. med. __________ ha evidenziato
che l'assicurato può svolgere delle attività professionali camminando e
cambiando spesso posizione e deve evitare posizioni non ergonomiche con la
colonna vertebrale o movimenti ripetuti di flessione e rotazione del tronco o alzare
dei pesi superiori ai 5-7,5 kg. L'insorgente ha rilevato che l'Ufficio AI non
ha invece recepito e/o ritenuto come probanti le valutazioni mediche. Egli ha
affermato che "La "traduzione" dei postumi invalidanti in
attività esigibili (e quindi, in grado di invalidità), se completamente disattesa,
non può che essere definita errata nell'esame di riconoscimento di provvedimenti
integrativi professionali (riqualifica) e, in subordine, di una mezza rendita
AI.".

Il ricorrente ha
quindi concluso per il riconoscimento di una riqualifica professionale visto un
grado d'invalidità di almeno il 40%.

In via subordinata, ha
chiesto che l'amministrazione riesamini le attività esigibili e verifichi il grado
di incapacità di guadagno.

In via più subordinata,
ha postulato la concessione di una mezza rendita AI con grado d'incapacità di
guadagno di almeno il 50%.

 

                                  E.   Nella
risposta del 7 giugno 2010 (doc. IV) l'Ufficio AI ha confermato la propria decisione,
ribadendo le conclusioni esposte dal medico SMR nel rapporto del 10 luglio
2008, dato che i pareri dei curanti non inficiano tale valutazione. Difendendo le
conclusioni della consulente in integrazione professionale, l'UAI ha osservato
che ella ha appurato ed accertato la chiara possibilità per il ricorrente di
svolgere almeno professioni manuali leggere ed essenzialmente sedentarie come
l'orologiaio, l'odontotecnico.

Quanto al preteso
diritto a provvedimenti professionali, l'Ufficio AI ha rinviato al parere della
consulente professionale.

L'UAI ha contestato di
non essersi occupato del ricorrente, visto che ha concesso (ben) sei mesi di
accertamento professionale.

Infine, dati i
sufficienti elementi agli atti, l'amministrazione non ha ritenuto necessario
esperire nuovi accertamenti.

 

                                  F.   Il
ricorrente ha contestato che il dr. med. __________ sia assimilabile ad un
medico di fiducia che attesta a favore del proprio paziente, visto che il dr.
med. __________ è il medico curante, mentre il dr. med. __________ è lo
specialista consultato. Pertanto, alle considerazioni medico-specialistiche del
dottor __________, paragonabile al medico SMR che ha visto il paziente una sola
volta ed in seguito si è espresso sulla base di accertamenti medici effettuati
da terzi, deve essere dato pieno valore probante (doc. VII).

 

L'Ufficio AI ha precisato
che indipendentemente dalla giurisprudenza riguardo alla valenza dei rapporti
allestiti dai medici fiduciari, i rapporti del dr. med. __________ non sono tali
da inficiare le valutazioni del medico specialista SMR (doc. 113).

 

 

considerato                    in
diritto

 

in ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF H 180/06
del 21 dicembre 2007, STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).

nel merito

 

                                   2.   Oggetto
della lite è la questione a sapere se l'Ufficio AI ha agito correttamente negando il diritto al ricorrente sia
ad una rendita AI visto un grado d'invalidità del 22%, sia ad una riformazione professionale.

 

                                   3.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante
durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio.

Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

Giusta l'art. 28 cpv.
1 LAI nella versione in vigore dal 1° gennaio 2008 (5a revisione dell'AI), l'assicurato ha diritto a una rendita se:

a. la sua capacità al guadagno o la sua
capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta
o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili;

b. ha avuto un'incapacità al lavoro
(art. 6 LPGA) almeno del 40 per cento in media durante un anno senza notevole
interruzione; e

c. al termine di questo anno è invalido
(art. 8 LPGA) almeno al 40 per cento.

 

Per l'art. 28 cpv. 2 LAI,
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

Il 1° gennaio 2008 è
stato introdotto l'art. 28a LAI concernente la valutazione dell'invalidità.

In virtù dell'art. 28a
cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

Secondo l'art. 28a
cpv. 2 LAI, l'invalidità dell'assicurato che non esercita un'attività lucrativa
ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere
che intraprenda un'attività lucrativa è valutata, in deroga all'articolo 16
LPGA, in funzione dell'incapacità di svolgere le mansioni consuete.

Se l'assicurato esercita un'attività
lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell'azienda del coniuge,
l'invalidità per questa attività è valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è determinata
secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività
lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del coniuge e la parte
dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d'invalidità nei
due ambiti (art. 28a cpv. 3 LAI).

 

Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nella DTF 107 V 21
consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità
non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di
una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dall'allora TFA [dal
1° gennaio 2007: TF] con sentenza del
14 luglio 2006, U 156/05, consid. 5).

La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

 

Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174 resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio
dell'eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione).

 

                                   4.   Dal
lato medico, il dr. med. __________, internista-reumatologo attivo presso il Servizio
Medico Regionale, ha accertato il 10 luglio 2008 (doc. 55) che, in considerazione
del quadro clinico constatato, v'era un'incapacità lavorativa del 70% nella professione
di meccanico dal 21 giugno 2008 (data della dimissione dalla Clinica di __________),
mentre da allora, in altre attività che rispettino determinati limiti, la
capacità lavorativa era del 100%.

 

Sulla scorta di tale valutazione,
della conferma della sua validità pronunciata il 14 dicembre 2009 (doc. 113) dallo
stesso medico SMR e del rapporto finale del 5 gennaio 2010 (doc. 114) della
consulente in integrazione professionale, con la decisione impugnata l'Ufficio
AI ha ritenuto corrette le valutazioni eseguite dal reumatologo SMR, perciò le
ha riconfermate e così pure il rifiuto ad una rendita d'invalidità a seguito
del confronto fra il reddito da valido (Fr. 68'981.-) con quello da invalido (Fr.
53'981.-), che ha dato un'incapacità di guadagno - e quindi un grado AI - del
22%.

 

Il ricorrente, riferendosi a due
specialisti, fa valere che in realtà sussistono chiare limitazioni nel lavorare
sopra l'orizzontale, specialmente per un meccanico di automobili, cosicché tale
professione non può più essere svolta. Inoltre, le eventuali altre attività
lucrative che possono entrare in considerazione dovrebbero essere svolte
camminando e cambiando spesso posizione, ossia evitando posizioni statiche con
la parte superiore del corpo leggermente piegata in avanti o in attività di
tipo sedentario. Da evitare anche posizioni non ergonomiche con la colonna
vertebrale o movimenti ripetuti di flessione e rotazione del tronco o l'alzare
dei pesi particolarmente importanti superiori ai 5-7,5 kg.

 

                                   5.   A
seguito della domanda di prestazioni AI del 24 ottobre 2006 (doc. 1), l'amministrazione
ha immediatamente provveduto a contattare i medici curanti dell'assicurato (docc.
22, 26, 28 e 32) ed a richiamare l'incarto LAINF, visto che i problemi alla
spalla destra sono sorti dall'infortunio del 2004. Al termine della degenza
presso la Clinica di riabilitazione di __________ che ha avuto luogo dal 25
maggio 2008 al 21 giugno 2008 (doc. 57) a causa del peggioramento della
sintomatologia dolorosa del dorso, l'assicurato è stato convocato per una
visita medica presso il Servizio Medico Regionale (doc. 54), avvenuta il 10
luglio 2008.

 

Nel referto del 13
dicembre 2007 (doc. 28) il prof. dr. med. __________, primario presso il
Servizio __________ di neurochirurgia dell'Ospedale __________ di __________, ha
rilevato che il 20 giugno 2007 l'assicurato ha presentato improvvisamente
un'irradiazione algica nell'arto inferiore sinistro che è andata esacerbandosi
nei giorni seguenti, in associazione con una lombosacralgia bilaterale
dominante a sinistra. Nessun deficit sensomotorio o alterazioni della funzione
sfinteriale. Il trattamento conservativo ha sostenuto l'evoluzione naturalmente
favorevole delle radicolopatie inaugurali ed a quel momento il paziente non
aveva praticamente più dolori nell'arto inferiore sinistro. Sfortunatamente,
questa evoluzione è andata di pari passo con l'accentuazione dei dolori
lombosacrali bilaterali, dominanti a sinistra, che hanno determinato la
situazione di blocco funzionale parziale, specie dopo permanenza prolungata in
una determinata posizione.

La risonanza magnetica
esaminata mostrava una degenerazione significativa dei dischi intersomatici
L4-L5 e L5-S1, con dominanza in L5-S1 dove v'era un frammento discale espulso
sul lato sinistro che spiegava la radicolopatia S1 sinistra, in gran parte
regredita.

L'instillazione
periradicolare S1 sinistra effettuata il 12 settembre 2007 ha portato alla scomparsa dei dolori radicolari residui, ma non ha influenzato la sindrome lombare
e lombosacrale. Pertanto, a quel momento non era possibile reinserire l'assicurato
nell'attività professionale di meccanico per le limitazioni importanti legate
ai dolori lombari e lombosacrali che si accentuavano immediatamente sotto
sforzo oppure dopo permanenza prolungata in una determinata posizione. Inoltre,
una riconversione professionale non aveva senso poiché, in assenza di un
controllo adeguato dei dolori lombari, l'interessato avrebbe incontrato sostanzialmente
gli stessi limiti. In linea di principio e vista l'età, il neurochirurgo ha
suggerito di pensare ad un trattamento chirurgico. A suo dire, poi, se l'assicurato
avesse deciso di non seguire un trattamento adeguato, si sarebbe dovuto discutere
di rendita AI.

Nel suo rapporto del
10 luglio 2008 (doc. 55) il dr. med. __________, internista e reumatologo, ha
riassunto gli atti messi a sua disposizione, ha esposto l'anamnesi sociale e
lavorativa, familiare, sistemica, i disturbi soggettivi e lo status.

L'assicurato lamentava
una lombalgia di entità modesta presente durante il giorno con frequenti
riacutizzazioni improvvise, dolori evocabili con la posizione statica e la
flessione in avanti della schiena, dolore al carico prolungato della schiena e
nelle posizioni statiche se seduto per più di un'ora, mentre se in piedi per
più di un quarto d'ora. Mantenere il braccio destro al di sopra del piano
orizzontale per periodi prolungati gli causava un modesto dolore.

L'esperto ha descritto
lo status dell'interessato, definendolo buono. Per ciò che concerne la spalla
destra, v'era un impingement sign debolmente positivo

Nel porre la diagnosi,
avente influsso sulla capacità lavorativa, il perito ha indicato una sindrome lombovertebrale
cronica su alterazioni degenerative dei dischi intersomatici L4-L5 e L5-S1 con
dominanza in L5-S1; stato dopo radicolite irritativa S1. Quale ulteriore
diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, ha rilevato uno stato dopo
lussazione traumatica della spalla destra.

Nella sua valutazione,
lo specialista ha osservato che l'esame funzionale e reumatologico che ha
eseguito ha permesso di stabilire dei limiti funzionali: l'assicurato poteva
sollevare abitualmente da terra o da piano orizzontale al massimo 10 kg, saltuariamente massimo 15 kg; manteneva la posizione statica seduta per al massimo un'ora,
mentre quella in piedi per al massimo 15 minuti. Per il perito, l'interessato
doveva evitare movimenti ripetitivi di flessione, estensione e rotazione della
schiena, limitare il salire e scendere le scale, la deambulazione su terreni
sconnessi e lavori con il braccio destro al di sopra del piano orizzontale.

Il reumatologo ha
concluso stabilendo un'incapacità lavorativa del 70% in attività come
meccanico dal 21 giugno 2008 (dimissione dalla Clinica di riabilitazione di __________).

Dalla stessa data, ha
fissato nel 100% la capacità lavorativa in tutte le attività lucrative
che rispettano i limiti individuati.

L'esperto ha osservato
che dal dicembre 2007 al momento della sua valutazione, la situazione clinica
del rachide lombare era stabile nel tempo, ma che le alterazioni degenerative
erano comunque suscettibili anche di peggioramento clinico. In riferimento alla
spalla destra, non ha evidenziato limiti funzionali, seppure, a scopo tutelativo,
ha osservato di evitare la posizione statica di lavoro per periodi prolungati
con l'arto superiore destro al di sopra del piano orizzontale.

Un anno dopo, l'8
settembre 2009 (doc. 109), il dr. med. __________, FMH in reumatologia e riabilitazione,
ha allestito un referto medico indirizzandolo al medico curante
dell'assicurato, dr. med. __________. Il reumatologo ha affermato che da due
anni l'interessato soffriva di problemi alla colonna lombare inizialmente con
un'irradiazione di tipo iscialgiforme, eventualmente radicolare compressivo S1
a sinistra con un leggero deficit sensitivo. A livello della gamba sinistra e
della centralizzazione dei dolori v'è stato un decorso favorevole con
regressione della sintomatologia dolorosa. Nessuna necessità di un intervento
chirurgico, mentre v'è stata una cura stazionaria riabilitativa a __________.

Lo specialista ha
osservato che ultimamente l'assicurato soffriva di dolori nella zona lombare,
in particolare alla mattina e durante la notte a seconda delle posizioni che
assumeva. Dolori anche in posizione eretta ed ai movimenti quando si piegava o
manteneva una posizione con la parte superiore del corpo leggermente piegata in
avanti.

L'esame clinico ha
mostrato una limitata mobilità della colonna lombare, in particolar modo
all'estensione, con dolori a questi movimenti, una certa rigidità ai movimenti
e un dolore alla palpazione al passaggio lombare e lombosacrale sul lato
sinistro prevalentemente.

L'esame neurologico
era normale.

Dalla risonanza magnetica
della colonna vertebrale del 16 luglio 2007, messa a sua disposizione, il
medico ha rilevato la presenza di una grossa ernia discale L5-S1 lussata
causalmente e una discopatia L4-L5. Pertanto, v'era un'insufficienza bisegmentale
su una problematica degenerativa dei dischi, mentre non v'erano più segni
compressivi o irritativi radicolari. L'evoluzione sembrava quindi favorevole.

La diagnosi posta era dunque
di sindrome lombovertebrale con leggera componente spondilogena gluteale a
sinistra in paziente con un'ernia discale L5-S1, nonché una discopatia L4-L5.

Il reumatologo ha
quindi consigliato all'assicurato di riprendere con la fisioterapia, in
particolare con esercizi di stabilizzazione della colonna lombare da ripetere
sia con sedute di fisioterapia sia con allenamento individuale. Dal profilo
lavorativo, ha suggerito delle attività professionali da svolgere camminando e
cambiando spesso posizione; evitare posizioni statiche con la parte superiore
del corpo leggermente piegata in avanti o attività lavorative di tipo
sedentario, come pure posizioni non ergonomiche con la colonna vertebrale o
movimenti ripetuti di flessione e rotazione del tronco o alzare pesi
particolarmente importanti superiori ai 5-7,5 kg.

Pronunciandosi su
questo certificato medico, il 14 dicembre 2009 (doc. 113) il dottor __________
ha osservato come esso abbia evidenziato un decorso favorevole, con
l'indicazione ad una terapia conservativa. I limiti funzionali sono rimasti
invariati, pertanto non sono risultate variazioni significative in termini di incapacità
lavorativa e limiti funzionali rispetto a quanto già rilevato nel suo
precedente rapporto del 2008.

 

                                   6.   Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti,
i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora
evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

"  (…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence
a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et
de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La
valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier
au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en
cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est
le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de
l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur
rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à
faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de
tel." (…)

 

Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                   7.   Chiamato ora a pronunciarsi, questo Tribunale, dopo esame degli
atti, ritiene che la valutazione del medico nominato dall'Ufficio AI che si è
espresso nel luglio 2008 e nel dicembre 2009 riguardo alla situazione
valetudinaria dell'insorgente
meriti conferma.

 

Nell'analisi specifica dei singoli rapporti
medici, l'UAI ha affidato la
valutazione dello stato di salute dell'assicurato al dr. med. __________, specialista FMH in medicina
interna e reumatologia. Questo perito ha visitato personalmente il ricorrente
il 10 luglio 2008 ed ha potuto cerziorarsi direttamente delle sue condizioni di
salute. Esaminata poi tutta la documentazione medica messa a sua disposizione,
ha allestito un referto medico completo, scevro da contraddizioni ed
approfondito, soffermandosi sull'anamnesi, sullo status clinico del paziente,
sui disturbi lamentati, sul quadro complessivo e, soprattutto, sulla sua
capacità lavorativa sia nell'attività
precedente sia in altre consone al suo stato di salute.

 

Dal canto suo, l'assicurato
non ha prodotto alcun (nuovo) certificato medico, ma nel ricorso si è limitato
a proporre due brevi estratti dei pareri dei medici __________ e __________, dove
il primo ha indicato che l'attività di meccanico non può più essere svolta ed
il secondo ha evidenziato delle limitazioni funzionali.

Il TCA osserva, in
proposito, che se il neurochirurgo si è pronunciato riguardo all'impossibilità
di continuare a lavorare come meccanico, per contro il reumatologo non ha detto
alcunché sulla capacità lavorativa dell'assicurato. Addirittura, comunque, nessuno
dei due specialisti si è espresso sul grado di capacità lavorativa residua in
altre attività adeguate alle condizioni di salute del ricorrente.

 

Va inoltre rilevato
che il medico SMR, dottor __________, si è pronunciato anche sul parere del dr.
med. __________, rilevando che addirittura un anno dopo, nell'estate 2009, questo
medico ha evidenziato un decorso favorevole con indicazione a terapia
conservativa ed i limiti funzionali sono rimasti invariati. Sostanzialmente,
quindi, le osservazioni del curante non modificavano la precedente presa di
posizione del Servizio Medico Regionale.

 

Il 10 luglio 2008
(doc. 55), infatti, il predetto dr. med. __________, ottenuta la documentazione
medica dall'assicuratore infortuni e dopo avere personalmente visitato
l'assicurato, in qualità di medico SMR ha posto la diagnosi di sindrome lombovertebrale
cronica su alterazioni degenerative dei dischi intersomatici L4-L5 e L5-S1 con
dominanza in L5-S1 e uno stato dopo radicolite irritativa S1.

Questa diagnosi,
peraltro, concorda sostanzialmente con quella posta nel settembre 2009 dal
collega dottor __________: sindrome lombovertebrale con leggera componente
spondilogena gluteale a sinistra in paziente con un'ernia discale L5-S1, nonché
una discopatia L4-L5.

Sulla base delle sue
personali constatazioni, il medico SMR ha stabilito che nell'attività di meccanico
l'incapacità lavorativa dell'assicurato era del 70% ed era presente dal 21
giugno 2008.

In altre attività
consone ai limiti funzionali riscontrati dal dr. med. __________, l'abilità
lavorativa era invece del 100%, sempre dalla predetta data.

Il medico SMR ha
concluso il proprio rapporto osservando che dal dicembre 2007 la situazione
clinica concernente la patologia del rachide lombare risultava stabile nel
tempo.

 

Queste conclusioni,
come visto, non sono state validamente messe in discussione dal ricorrente. Infatti,
il certificato del dr. __________ ha confermato le summenzionate sindromi ed ha
addirittura evidenziato un'evoluzione favorevole ed ha consigliato della (semplice)
fisioterapia.

                                   8.   In
conclusione, né con le osservazioni al progetto di decisione né con il ricorso,
l'insorgente ha saputo
giustificare, a mano di dettagliata documentazione medica e/o descrizioni di
esami clinici effettuati, che il suo stato di salute fosse peggiore rispetto a
quello individuato dal medico nominato dall'amministrazione e che quindi egli
sarebbe (totalmente o parzialmente) inabile al lavoro tanto nella sua attività
abituale di meccanico quanto anche in altre attività fisiche adeguate alle sue
condizioni di salute.

 

L'insorgente non ha dunque comprovato, mediante specifica documentazione
medica, che la soluzione a cui è giunto il reumatologo interpellato dall'UAI non sarebbe credibile, ma sarebbe errata.
Egli si è limitato a fare riferimento ai certificati dei medici __________ e __________
che però, come visto, dato che hanno - a dire il vero, unicamente il
neurochirurgo - attestato (solo) un'inabilità totale come meccanico, non si
sono entrambi pronunciati sulla sua capacità residua in altre attività e quindi
non sono di alcun aiuto.

 

Non va peraltro
dimenticato che ancora recentemente il Tribunale federale ha confermato che in
ragione della diversità dell'incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(STF 9C_965/2008 del 23 dicembre 2009, consid. 3.3; STF 9C_38/2008 del 15
gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3, STF 9C_114/2007 del 20 luglio 2007,
consid. 3.2.3 in fine, STF I 701/05 del 5 gennaio 2007, consid. 2), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con
il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008).

 

Ancora,
il medico curante, che vede il suo paziente soprattutto in fase di esacerbazione
di una patologia, raggiunge facilmente una diversa impressione circa la gravità
del danno alla salute rispetto a quella che può farsi un perito che non
incentra il proprio esame principalmente sulle esigenze terapeutiche in un
determinato momento (STF 9C_605/2008 del 2 giugno 2009, consid. 3.2.5; STF I
514/06 del 25 maggio 2007, consid. 2.2.1).

 

In merito alla
questione della qualifica del dr. med. __________, che l'Ufficio AI ha definito
medico di fiducia e che il ricorrente ha contestato, il TCA osserva che la giurisprudenza
citata dall'amministrazione si riferisce al medico curante ("Hausarzt"),
nel senso di medico scelto volutamente dal malato, che si distingue dal medico
di fiducia imposto dall'assicuratore e/o dall'amministrazione.

In concreto, poco
importa, dunque, che lo specialista in questione abbia visitato l'assicurato
soltanto una volta alla stessa stregua del medico SMR. Poiché il ricorrente vi
si è recato spontaneamente per farsi visitare siccome specialista in
reumatologia, mentre il suo medico curante, dr. med. __________, è specialista
FMH in chirurgia, nell'ambito delle assicurazioni sociali il reumatologo va qui
definito come suo medico curante.

 

Richiamata la
suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici
(consid. 6), questo Tribunale non intravede ragioni che impediscano di condividere
i risultati a cui è giunto il medico nominato dall'Ufficio AI, specialista FMH
in medicina interna e reumatologia, che sia ha incontrato personalmente l'assicurato sia ha preso
visione di tutti gli atti dei medici interpellati dall'insorgente sia precedentemente sia in seguito.

Le conclusioni di
questo esperto possono quindi essere definite chiare, complete, attendibili, logiche,
convincenti, approfondite e prive di contraddizioni.

Vanno così pienamente
condivise le sue considerazioni, che nel luglio 2008 e nel dicembre 2009 ha ben valutato le capacità di lavoro presentate dal ricorrente e ha stabilito che dal 21 giugno
 2008 l'incapacità lavorativa dell'assicurato era del 70% nella precedente attività di meccanico,
mentre era abile al 100% in altre attività che tenessero conto di determinate limitazioni
fisiche.

 

                                   9.   Conformemente ad un principio generale, all'assicurato incombe
l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 230 consid. 3c pag. 233; DTF 117 V 275
consid. 2b pag. 278, 394 consid. 4b pag. 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572). In virtù di tale
obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente
esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua
"invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità
lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28 e sentenze ivi citate; Landolt,
Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi
Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun
diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado di percepire un
reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; RCC
1968 pag. 434).

 

Dalla persona assicurata possono
tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto
delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua
capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione
professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro
equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22
consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

Occorre anche ricordare che il concetto
d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima
teorica ed astratta implicante da una parte un certo equilibrio tra offerta e
domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo
tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi
criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a
profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da
escludere il diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una simile
opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato
lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa
generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le
possibilità occupazionali appaiono sin dall'inizio escluse o perlomeno non
realistiche (DTF 110 V 273 consid. 4b pag. 276; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e
1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 n. 1 pag. 67 consid. 5c).

 

Per determinare il reddito ipotetico
conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da
valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente
all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il
grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid.
4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito deve essere determinato il più
concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la
persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso
adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V
222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere
conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda
simile. Nel caso in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile
il reddito ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità,
si farà riferimento a valori empirici o statistici (Pratique VSI 1999 pag. 248
consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui - in
assenza di indizi concreti che impongano una diversa valutazione - la persona
assicurata avrebbe di regola, e conformemente all'esperienza generale,
continuato l'attività precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 U 400
pag. 381 consid. 2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va
senz'altro considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso
una carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96
V 29 pag. 30; RAMI 1993 U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti
non è pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia
suffragata da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (Pratique
VSI 2002 pag. 161 consid. 3b).

Un salario di punta
può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano
(RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore
hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi
di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b). Siccome di norma una simile
valutazione professionale parte dal presupposto che, senza il danno alla
salute, l'assicurato avrebbe continuato ad esercitare la precedente attività
lucrativa, devono essere considerati eventuali adeguamenti ed aumenti salariali
(RAMI 1993 U 168 pag. 100 consid. 3b, ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

 

Pertanto, nell'ambito dell'assicurazione
d'indennità giornaliera, in applicazione del principio secondo cui l'assicurato
deve fare tutto quanto da lui esigibile per ridurre lo scapito economico derivante
dal danno alla salute, questi deve dunque sfruttare la sua residua capacità
lavorativa in attività diverse da quella esercitata al momento del verificarsi
del danno alla salute (STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009).

Si tratta quindi ora
di esaminare dal profilo economico le conseguenze del danno alla salute subìto
dal ricorrente.

 

Accertata dal medico
nominato dall'UAI una capacità lavorativa residua del ricorrente del 100% in
attività che tengano pienamente conto della capacità funzionale e di carico
residua descritta nella sua perizia, nella decisione del 13 aprile 2010 l'amministrazione ha utilizzato il consueto metodo ordinario, mettendo a confronto il reddito
che l'assicurato avrebbe conseguito
senza il danno alla salute nella precedente attività (reddito da valido) con
quello risultante da un'attività
più leggera desunto dai salari statistici (reddito da invalido), ottenendo un
grado dello 22% di incapacità di guadagno e quindi non ha concesso alcuna
prestazione all'assicurato.

 

Per calcolare il
reddito da valido, la consulente in integrazione professionale si è basata sul
salario conseguito nel 2007 (Fr. 5'200.- x 12 mesi = Fr. 67'600.-) e l'ha
aggiornato al 2008 (aumento del 2,0423%), ottenendo un reddito da valido ammontante
a Fr. 68'981.-.

La consulente ha
calcolato in Fr. 59'979.- il reddito da invalido conseguibile nel 2008 secondo
i dati statistici del 2008 e ha poi ridotto del 10% questa cifra per motivi
personali, determinando quindi un reddito da invalido di Fr. 53'981.-.

La differenza fra
questi due dati dà un grado di invalidità del 22%, confermato dall'Ufficio AI
nella decisione impugnata.

 

Per quanto concerne
l'importo del reddito ipotetico da invalido da porre alla base del calcolo, va
rammentato che in una sentenza resa in ambito LAINF pubblicata in DTF 128 V 174
seg., il TFA ha stabilito che per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell'inizio dell'eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione), quindi in specie il mese di giugno 2008, ossia ad un anno senza
interruzioni dall'esistenza, medicalmente accertata e confermata dal medico
SMR, di un'incapacità lavorativa di almeno il 40% in media (art. 29 cpv. 1
lett. b LAI).

 

Tale principio è stato
poi esteso anche all'assicurazione per l'invalidità (DTF 129 V 222 in SVR 2003 IV Nr. 24; STFA I 600/01 inedita del 26 giugno 2003, consid. 3.1, STFA I 761/01 del
18 ottobre 2002 consid. 3.1, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e STFA I 26/02
del 9 agosto 2002, consid. 3.1, e cfr. anche STFA I 475/01 inedita del 13
giugno 2003 consid. 4.2).

 

Il TCA ha applicato tale criterio anche in materia di assicurazione sociale contro le malattie (fra
le prime: STCA del 23 settembre 2003, 36.2003.18; fra le ultime: STCA del 9 marzo 2009, 36.2008.117; STCA del 7 settembre 2009, 36.2009.42; STCA del 22 settembre 2009, 36.2009.122; STCA del 4 giugno 2010, 36.2009.193).

 

                                10.   Riguardo
al reddito da valido, il cui importo non è del resto stato
contestato in sede di ricorso, l'UAI l'ha quantificato, come visto, in Fr. 68'981.-.

 

In merito a ciò, va ricordato che con
il nuovo lavoro presso la __________ di __________, iniziato il 1° giugno 2007,
il salario lordo mensile dell'assicurato era di Fr. 5'200.- (docc. 3 e 35).

In specie, dovendo porsi al momento in cui egli dovrebbe ricevere
la rendita d'invalidità (giugno 2008), aggiornando tale importo al 2008 in virtù di un rincaro del 2% (cfr. tabella B 10.2, pubblicata in: La Vie économique, 10-2010, pag. 95), si ottiene, come determinato dall'UAI, la somma di Fr.
68'981.-, da cui questo Tribunale ritiene di non doversi
scostare.

                                11.   Per
quanto concerne (invece) il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75,
che al considerando 3b/aa ha stabilito che ai fini della fissazione del reddito da
invalido è determinante la situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn").

Qualora difettino indicazioni
economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti
i dati forniti dalle statistiche salariali ufficiali, edite dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

 

Inoltre, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione
ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno
in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il
livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale
sul salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come
una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto
delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede
da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non
può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                12.   Al
fine di non discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i
salari sono notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il
reddito da non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli
assicurati nel nostro Cantone senza il danno alla salute, da alcuni anni questo
Tribunale aveva deciso che nell'applicazione dei dati statistici per
determinare il reddito da invalido - se necessaria la sua determinazione
teorica - occorreva utilizzare la tabella che rifletteva i salari versati nella
nostra regione (TA 13).

 

Nella sentenza del 12
ottobre 2006 (U 75/03), pubblicata in SVR 2007 UV n. 17 pag. 56, l'Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell'inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall'Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori
in relazione alle grandi regioni della Svizzera.

 

In un'altra sentenza del 18 ottobre 2006 (I
790/04), il TFA ha ancora rilevato:

 

"  (…) Quanto alla questione della tabella applicabile
tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre
2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla
tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure
la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la
sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito ipotetico da invalido
deve di conseguenza essere valutato sulla base della tabella TA1 dell'ISS,
concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato. Alla luce
di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per ammettere una riduzione dei
salari statistici, quale quella operata dai primi giudici, che tenga conto,
ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino cantone, che l'assicurato vive
in una regione economicamente meno forte. Anche sotto questo aspetto non può
pertanto trovare conferma la valutazione del tasso d'invalidità compiuta dalla
Corte di prime cure.”

 

In merito a questo
cambiamento, il 23 aprile 2008 (STF 8C_399/2007 consid. 7) la Massima istanza ha affermato che "Nonostante le critiche rivolte a questa prassi, il
Tribunale federale non ravvisa impellente motivo per scostarsene (STF U 463/06
del 20 novembre 2007 e I 418/06 del 24 settembre 2007)". Ancora con
sentenza del 17 marzo 2009 (8C_742/2008) l'Alta Corte ha confermato l'applicazione della tabella TA1.

 

Con STF U 529/06 del
28 gennaio 2008 l'Alta corte ha
stabilito che qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito
di una persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività
paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e
di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che
essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve
ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da
valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che
l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi
estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato
equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione.

Con sentenza del 7
aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza federale U
8/07 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido
conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario
medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va
ridotto nella medesima percentuale”.

 

Nella citata sentenza
8C_399/2007 del 23 aprile 2008, al considerando 6.2 il TF ha lasciato aperta la
questione a sapere se l'adeguamento
va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche
Abweichung”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR
2004 UV Nr. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell'8% in STF U 463/06 del 20 novembre
2007).

 

Questo tema è stato di
definitivamente risolto dalla nostra Massima Istanza, la quale nella sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  (…)

3.3 In
una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata
nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria
giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito
differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente
settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore
alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli
altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto
(consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente
alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3).
Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei
all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non
possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della
deduzione per circostanze personali e professionali."

(…).

 

                                13.   Per determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato nonostante
il danno alla salute in applicazione della giurisprudenza sviluppata nella
sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla
tabella TA1 2008 elaborata dall'Ufficio federale di statistica si osserva che il salario lordo mediamente
percepito in quell'anno dagli uomini per un'attività leggera e ripetitiva
(ossia il livello 4 di qualificazione) di 40 ore settimanali nel settore
privato (circa la rilevanza delle condizioni salariali
nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347 segg. e SVR 2002 UV
Nr. 15 pag. 47 segg.) corrisponde a Fr. 57'672.-        (Fr.
4'806.- x 12 mesi).

 

Questo dato si
riferisce, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana.

Riportando così quest'ultima cifra su un orario medio di lavoro
settimanale di 41,6 ore computabili nel 2008 (cfr. per questo aspetto, STFA del 21 luglio 2003,
I 203/03, consid. 4.4 e cfr. tabella B 9.2, pubblicata in:
 La Vie économique, 10-2010, pag. 94), il salario lordo medio ipotetico
da invalido ammonta a Fr. 4'998,24 mensili (Fr. 4'806.- : 40 x 41,6) oppure a Fr. 59'978,88 per
l'intero anno 2008, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA
del 18 febbraio 1999, U 274/98, pag. 5 consid. 3a).

 

L'assicurato, quale meccanico presso la ditta
__________ di __________, avrebbe guadagnato da sano nel 2008, per un'occupazione a tempo pieno, un salario annuo
di Fr. 68'981.- (cfr. consid. 10), corrispondenti ad uno stipendio di Fr. 5'748.-
al mese       (Fr. 68'981.- : 12 mesi).

Tale reddito si situa sopra
la media dei salari svizzeri per un'attività equivalente svolta da un uomo nel 2008 al 100%; essa
prevede infatti un reddito mensile medio lordo di Fr. 5'093,54 per  un'attività esercitata per 42,2 ore alla
settimana nel settore delle attività ausiliarie dei trasporti, livello di
esigenze 4 (Tabella TA1 2008, punto 63 “Att. ausiliarie dei trasporti;
agenzie viaggio”, livello di qualifica 4 per 40 ore di lavoro: Fr. 4'828.- [salario mensile lordo] x 12 mesi
[importo già comprensivo della tredicesima] = Fr. 57'936.-. Questa somma va poi
riportata su 42,2 ore/settimana (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in: La Vie économique, 10-2010, pag. 94) per un tempo di lavoro medio esigibile
nel 2008 nello specifico settore "I" dei trasporti e delle comunicazioni
(STF 9C_748/2009 del 16 aprile 2010, consid. 4.5; STF 8C_771/2008 del 3 giugno
2009, consid. 4.1). Si ottiene così un importo di Fr. 61'122,48 (Fr. 57'936.-
: 40 x 42,2) rispettivamente di Fr. 5'093,54 (Fr. 61'122,48 : 12
mesi), quindi inferiore al reddito da valido conseguito dall'assicurato alle stesse condizioni).

 

Non sono pertanto realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla
STF U 8/07 del 20 febbraio 2008 ed alla STF 8C_44/2009 sopra
menzionate, nonché alla DTF 135 V 297.

Di conseguenza, il
reddito statistico lordo medio nazionale da invalido relativo all'anno 2008 rimane fissato a Fr. 59'978,88.

 

In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre in
seguito esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione
addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se
del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio.

Infatti, come visto, la questione a sapere se e in
quale misura i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti,
dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso
concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente (DTF 126 V 80 consid.
5b/bb).

Il TFA ha precisato, al riguardo, che se del caso
occorre procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La
riduzione massima globale consentita ammonta al 25% del salario statistico,
percentuale che consente di tener conto delle varie particolarità che possono
influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla
deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve
succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il
suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).

 

Nella presente evenienza, l'Ufficio AI ha
applicato una riduzione del 10%, corrispondente ad un 5% per attività leggere e
ad un altro 5% per svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari,
ossia, in concreto, i limiti funzionali (doc. 115).

Alla luce della
giurisprudenza sopra citata, vista l'età del ricorrente (nato nel 1972), la sua nazionalità (svizzera) e
la possibilità di svolgere un'attività
confacente al suo stato di salute in altri ambiti nella misura del 100% fermo
restando determinate limitazioni funzionali, il TCA non ritiene di sostituire
il proprio apprezzamento a quello dell'amministrazione nell'applicazione
della riduzione concessa, che si trova del resto entro i limiti riconosciuti
dalla giurisprudenza.

 

Partendo quindi da un
salario da invalido di Fr. 59'978,88 e ritenuta un'esigibilità del 100% in altre
attività (cfr. consid. 8), ammettendo una riduzione del 10% per circostanze
personali, nell'anno 2008 il reddito ipotetico da invalido
del ricorrente risulta di conseguenza assommare a Fr. 53'981.- (Fr. 59'978,88
–     [Fr. 59'978,88 x 10 : 100]).

 

Confrontando
ora questo dato con l'ammontare di Fr. 68'981 corrispondente al reddito che l'assicurato
avrebbe conseguito da valido (ossia senza nessun danno alla
salute) nell'anno 2008 per un'attività a tempo pieno, emerge un'incapacità al guadagno del 21,75% ([Fr. 68'981.- -
Fr. 53'981.-] : Fr. 68'981.- x 100), che deve essere arrotondata al 22% (DTF
130 V 121).

Questa
incapacità al guadagno (ossia il danno residuo o grado d'invalidità, da non
confondere con la nozione d'incapacità al lavoro), determinata
confrontando il reddito che l'assicurato
avrebbe conseguito nel 2008 se non fosse intervenuta la malattia, con il
reddito che egli avrebbe potuto percepire nel 2008 svolgendo al 100% un'altra attività confacente al suo stato di
salute, risulta essere del 22% e quindi inferiore al grado del 40% richiesto dall'art.
28 cpv. 1 LAI.

 

                                14.   Alla
luce di tutto quanto esposto, visto che l'assicurato presenta un tasso d'invalidità del 22%, questo Tribunale non può che confermare il rifiuto dell'UAI di
concedergli una rendita d'invalidità.

 

Anche aggiornando i
redditi da valido e da invalido agli anni 2009 e 2010, il grado di incapacità
di guadagno e quindi di invalidità sarebbe sempre di gran lunga inferiore al
tasso minimo del 40%, con conseguente rifiuto di prestazioni dall'AI.

 

Stante quanto precede,
le richieste del ricorrente di concessione di una rendita d'invalidità di un
quarto rispettivamente di un mezzo, ritenuto (erroneamente), a suo dire,
un'incapacità di guadagno di almeno il 50%, deve dunque essere respinta.

Ne discende che la
decisione impugnata va confermata.

 

Un eventuale
aggravamento dello stato di salute dell'assicurato intervenuto in epoca posteriore alla decisione impugnata
può, se del caso, giustificare una nuova domanda (STFA I 816/02 del 4 maggio
2004; STF I 560/05 del 31 gennaio 2007).

 

                                15.   Per
quanto concerne, infine, la lamentela dell'assicurato circa un mancato aiuto da
parte dell'Ufficio assicurazione invalidità a riqualificarlo professionalmente,
questo TCA non può che rinviare alle dettagliate spiegazioni date in proposito
dalla consulente in integrazione professionale nel suo rapporto finale del 5
gennaio 2010 (doc. 114), in cui ha osservato che quanto intrapreso dall'UAI non
ha permesso di approfondire la concreta fattibilità di una riqualifica
professionale con frequenza scolastica e di procedere con l'eventuale avvio
della stessa. Inoltre, vista la capacità lavorativa dell'assicurato in altre
attività adeguate al suo stato di salute, la consulente ha ritenuto che egli
fosse direttamente integrabile nel ciclo produttivo senza necessità di una
riformazione professionale. Comunque, se l'assicurato trovasse un datore di
lavoro disposto ad assumerlo, l'Ufficio AI resterebbe a disposizione per
introdurlo al posto di lavoro con una formazione ad hoc, così da recuperare la
capacità di guadagno residua.

Il Tribunale non
tralascia da ultimo di evidenziare che appare alquanto difficile rimproverare all'amministrazione,
come suggerito dal ricorrente, che essa non abbia agito a suo favore, ma si sia
dimenticato del suo caso.

Infatti, come risulta
chiaramente dalla copiosa documentazione prodotta dall'UAI, appena giunto il
referto del medico SMR (luglio 2008), già nel dicembre 2008 (doc. 73) la
consulente in integrazione professionale ha stilato un primo rapporto a seguito
di un incontro avvenuto con l'assicurato, dove è giunta alla conclusione di
inserirlo al Centro Accertamento Professionale (CAP) presso il Centro
professionale e sociale (CPS) di __________.

La durata prevista di
questo provvedimento era di un mese (dall'11 febbraio al 10 marzo 2009, docc.
80, 84).

Tuttavia, nel rapporto
intermedio la consulente in integrazione professionale ha proposto di
prolungare questo accertamento professionale fino al 10 giugno 2009 (doc. 85)
che, in seguito, si è protratto dapprima fino al 31 luglio 2009 (doc. 92), poi
fino al 31 agosto 2009 (doc. 104).

Peraltro, durante
questi sei mesi, l'assicurato ha sempre percepito le indennità giornaliere.

 

In queste condizioni, d'avviso
del Tribunale, non si può certo affermare che il ricorrente sia "stato
"scaricato" dall'Ufficio Invalidità del Cantone Ticino."
(doc. I pag. 4).

 

                                16.   Secondo
l'art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie relative
all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale
delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra
Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso.

 

Visto l'esito della
vertenza, le spese, cifrate in Fr. 200.-, vanno caricate al ricorrente,
soccombente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese pari a Fr. 200.- sono poste a carico del ricorrente.

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti