# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6c529d81-3e6c-555c-a175-1a67db5a8d8d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-08-25
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 25.08.2015 14.2015.112
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2015-112_2015-08-25.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2015.112

  	
  Lugano

  25 agosto 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Simoni

  

 

 

statuendo nella causa __________ in materia di
sequestro della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con
istanza 1° giugno 2015 da

 

	
   

  	
  RE
  1 

  (PA
  1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO
  1 ()

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo 15 giugno 2015 presentato dalla RE
1 contro la decisione emessa il 2 giugno 2015 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con
contratto sottoscritto il 1° luglio 1997, CO 1 ha conferito alla RE 1 un
mandato di costituzione e di amministrazione della società U__________ Lda (in
seguito “U__________ Lda”) con sede a ____________________), nella quale la mandante
avrebbe detenuto il 100% delle quote azionarie. Con atto di stessa data, CO 1
ha dichiarato di voler costituire una società “unicamente ad uso personale”,
senza agire in veste di procuratore o rappresentante di terze persone. Il 1°
febbraio 2005, CO 1 ha poi sottoscritto un secondo contratto di mandato di
contenuto analogo al primo.

 

                            B.  A
seguito della mancata corresponsione degli onorari pattuiti nel mandato, con
istanza 18 febbraio 2013 la RE 1 ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano,
Sezione 1, la condanna di CO 1 al pagamento di US$ 52'300.– per il periodo dal
2003 al 2013 e di € 42'196.– a titolo di prestazioni aggiuntive e spese di
segretariato a valere dal 1° aprile 2007 al 2 luglio 2012. Statuendo con
decisione 18 febbraio 2013 il Pretore ha accolto l’istanza, ponendo a carico
della convenuta le spese processuali di fr. 500.– e ripetibili di fr. 2'000.–
a favore della RE 1 (inc. __________).

 

                            C.  Con una prima istanza del 15 aprile 2015 fondata sulla sentenza appena
citata (art. 271 cpv. 1 n. 6 LEF), la RE 1 SA ha chiesto alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 5, di decretare nei confronti di CO 1 il sequestro
del conto bancario “E__________”, intestato a nome della convenuta presso la
Banca __________ SA__________), sino a concorrenza di fr. 97'190.78 oltre
agli interessi, di altri conti o averi patrimoniali – presso la stessa banca –
di cui CO 1 sarebbe intestataria, cointestataria, procuratrice o beneficiaria
economica, o detenuti/intestati a titolo fiduciario dal figlio di lei, C__________
__________, o comunque ad essa riconducibili, e infine delle azioni della
società P__________ Ltd depositate presso l’avv. F__________
P__________ a Lugano. Con decisione dello stesso giorno il primo
giudice ha decretato il sequestro unicamente del conto bancario “E__________”,
respingendo invece l’istanza per quel che concerne le altre richieste (inc. n. __________).

 

                            D.  Con una seconda istanza del 27 aprile 2015, la RE 1 ha nuovamente
chiesto allo stesso Pretore di porre sotto sequestro quanto da lui non ammesso
nella procedura precedente, ribadendo le stesse motivazioni, salvo allegare documenti
aggiuntivi. Con decisione del giorno seguente il primo giudice ha respinto l’istanza
(inc. n. __________).

 

                            E.  Riproponendo le stesse argomentazioni già addotte nei mesi
precedenti, con una terza istanza del 1° giugno 2015 la RE 1 ha prodotto
ulteriore documentazione nell’intento di ottenere il sequestro di quanto negato
dal Pretore.

 

                             F.  Statuendo con decisione del 2 giugno 2015, il Pretore ha respinto l’istanza,
ponendo a carico della RE 1 le spese processuali di fr. 500.–.

                            G.  Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del
15 giugno 2015 per ottenerne l’annullamento e l’accoglimento dell’istanza di
sequestro, con protesta di tasse, spese e ripetibili di prima e di seconda
istanza.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La sentenza impugnata – di reiezione dell’istan­za
di sequestro (art. 272 LEF) – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile
(art. 309 lett. b n. 6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del
reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e
fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG, sentenza
della CEF 14.2011.108 del 30 agosto 2011, consid. 1). Il
rimedio dell’opposizione al sequestro (art. 278 LEF), infatti, non entra in
considerazione perché presuppone che la misura sia stata effettivamente
decretata (DTF 126 III 488 consid. 2a/aa).

 

                           1.1  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è
impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2
CPC). Presentato il 15 giugno 2015 contro la sentenza notificata al
patrocinatore della reclamante il 3 giugno (estratto “Tracciamento degli
invii”), in concreto il reclamo è tempestivo e quindi, da questo punto di
vista, ricevibile.

 

                           1.2  Allo
stadio dell’emissione del decreto di sequestro, la procedura è unilaterale (Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a
ed. 2010, n. 53 ad art. 272 LEF). Perciò anche l’eventuale fase ricorsuale dev’essere
unilaterale, per preservare l’effetto sorpresa caratteristico del sequestro (sentenza
della CEF 14.2004.71 del 13 agosto 2004, consid. 1.3/e, riassunto in RtiD I-2005 916 seg. n. 132c), motivo per cui il reclamo non è
stato notificato alla convenuta.

 

                           1.3  La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate
in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv.
1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di
designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia
i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione
della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero
pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale
5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).

                           1.4  Secondo
l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.

 

a)La giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso
potere di cognizione del giudice di prima istanza e verifica quindi sotto l’an­­golo
della semplice verosimiglianza se i presupposti del sequestro sono realizzati,
riesaminando liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320
lett. a CPC; cfr. sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile
2013, consid. 9.3).

 

                            b)  La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC). Sono inam­missibili conclusioni,
allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). L’accertamento
dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se
sono manifestamente errati o arbitrari (art. 320 lett. b CPC; cfr. DTF 138
III 234 consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’in­­fluire
sull’esito della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di
prime cure non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di
prova, ha omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha
tratto deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (cfr. per analogia:
sentenza del Tribunale federale 5A_739/2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i
rinvii; Jeandin in: CPC commenté, 2011, n. 5-6 ad art. 320 CPC con
rimandi).

 

                             2.  In virtù dell’art.
272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza
del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti
al debitore (n. 3). I fatti sono resi verosimili quando il
giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti (art. 254
cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un’“inizio di prova”, ne ricava l’impressione
che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere la possibilità
che si siano svolti in altro modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II
927 consid. 1.3). In particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata
dal sequestrante esiste per l’im­­porto enunciato ed è esigibile. Per quanto
attiene al fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame
sommario, cioè né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una
decisione provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza
contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa). Ciò vale anche per la giurisdizione cantonale superiore, che non agisce
d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base ai fatti allegati
(art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano notori (art. 150 cpv.
1, 151 e 254 CPC; cfr. sentenza della CEF
14.2011.113 dell’8 settembre 2011, consid. 6.5).

 

                             3.  Nella decisione impugnata, premessa la probabile esistenza del credito
vantato dalla reclamante e di una causa di sequestro, il Pretore non ha invece,
per la terza volta, ritenuto sufficientemente verosimile che i beni di cui è
chiesto il sequestro appartengano alla debitrice, e ciò neppure alla luce dell’unico
nuovo documento prodotto dalla RE 1 in aggiunta agli atti già presentati nelle
precedenti istanze, ossia il verbale del 19 maggio 2015 dell’assemblea generale
ordinaria della società immobiliare D__________ Srl, __________. Da tale
documento, infatti, non si evince secondo il Pretore che sia CO 1, bensì suo
figlio C__________ M__________ il legittimo portatore e unico avente diritto
del certificato azionario incorporante 5'000 azioni della P__________
Ltd, depositato presso l’avv. __________ a __________. A mente del primo
giudice, non è poi di rilievo il fatto che al momento della stipulazione dei
contratti di mandato (nel 1997 e nel 2005) la convenuta fosse titolare del
suddetto certificato, la possibilità di un successivo trasferimento delle
azioni non essendo esclusa. Nemmeno per gli altri conti di cui è richiesto il sequestro,
epiloga il Pretore, la reclamante ha reso verosimile che la convenuta ne sia la
titolare, la documentazione prodotta essendo a suo parere datata (poiché
risalente agli anni 1997 e 1998) e imprecisa circa la designazione delle relazioni
bancarie, sicché l’istanza configurerebbe un caso di sequestro investigativo.

 

                             4.  Nel
reclamo la RE 1 rimprovera anzitutto al Pretore di aver apprezzato in modo
errato i documenti da essa prodotti, poiché a suo dire dai contratti di mandato
del 1997 e 2005 risulta evidente che CO 1 sia l’unica detentrice delle azioni e
beneficiaria dei beni della U__________ Lda così come della sua socia in ragione
del 100%, la P____________________ Ltd. Afferma inoltre la reclamante che
secondo l’art. 11 del contratto del 1° gennaio 2005 un’eventuale cessione delle
azioni sarebbe dovuta esserle comunicata, ciò che non è mai avvenuto. A suo
dire il figlio C__________ disponeva solo di una procura per effettuare le
operazioni della società, la proprietà dei beni rimanendo della madre. Per
questo motivo, continua la RE 1, la dichiarazione fornita da C__________ all’as­­semblea
del 19 maggio 2015 circa la titolarità del certificato azionario della P__________
Ltd non può essere presa in considerazione, poiché è unilaterale e non è
comprovata da altri elementi. Infine, la reclamante contesta la conclusione cui
è giunto il Pretore in merito alla richiesta di sequestro dei conti o averi
patrimoniali della debitrice presso la Banca __________, rilevando che non si
tratta di un sequestro investigativo (“Sucharrest”), bensì di un
sequestro generico (“Gattungsarrest”), la cui validità è ammessa dalla
dottrina e dalla giurisprudenza, a condizione che il sequestrante abbia reso
verosimile almeno una relazione del debitore presso l’istituto bancario
indicato, ciò che la reclamante pretende di aver fatto con il conto (già
sequestrato) denominato “__________”.

 

                             5.  Il
sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore, rispettivamente
crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112),
atteso che per costante giurisprudenza del Tribunale federale determinante al
riguardo è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica
(DTF 107 III 104 consid. 1; Amonn/Walther, Grundriss des
Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 9a ed. 2013, n. 7 ad §
51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi,
tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono ad una persona
fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III
112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica
fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 segg.).
Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino
in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante
deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore
sequestrato (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio
concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag.
119; Stoffel, op. cit., n. 53-55
ad art. 271 e n. 31-33 ad art. 272), oppure che essi sono stati trasferiti al
terzo con un atto manifestamente abusivo (art. 2 cpv. 2 CC) o comunque revocabile
(art. 285 segg. LEF) tendente a danneggiare i creditori o a favorirne alcuni a
scapito di altri (sentenza della CEF 14.2005.67 del 18 ottobre 2005, consid.
3.3; RtiD 2006 I 770 n. 83c, consid. 3.4).

 

                             6.  Nel
caso specifico, la sequestrante fonda la sua allegazione, secondo cui CO 1 sarebbe
unica titolare delle quote di partecipazione nella società U__________ Lda, sul
mandato del 1° luglio 1997 (doc. A, pag. 1 ad A), rinnovato il 1° gennaio 2005
(doc. B, pag. 3).

 

                           6.1  Sennonché
essa si contraddice affermando anche che la società P__________ Ltd è titolare
dell’intero capitale azionario della U__________ Lda (reclamo, pag 4 a metà),
ciò che corrisponde invero a quanto figura nel registro di commercio di __________,
le società S__________ Lda, e M__________ Limited avendo ceduto alla P__________
Ltd il 22 aprile 1999 l’intero pacchetto azionario della U__________ Lda, $ 400'000.–,
tranne una quota di $ 20'000.– che la prima cedente si è tenuta per sé (doc. I,
pag. 4 dell’estratto di registro e pag. 3 del contratto di cessione). Che poi CO
1 fosse anche l’unica titolare delle quote della P__________ Ltd è discutibile,
perché non sussiste alcuna certezza che la menzione manoscritta nell’intestazione
del contratto del 1997, secondo cui “il
mandato comprende anche la società P__________ LTD. – Seychelles come socia
100% della U__________”, figurasse effettivamente sul documento firmato
dalla mandante. La stessa osservazione vale anche per il formulario A del 1°
gennaio 2005 (doc. H), sul quale l’indicazione della P__________ Ltd è pure
stata aggiunta a mano. Quanto alla sua citazione alla voce “Legami con altre società” nel contratto
del 2005 (pag. 5), come visto appare verosimile che la U__________ Lda sia
detenuta dalla P__________ Ltd piuttosto che il contrario. D’altronde il
“formulario cassaforte” del 23 marzo 1999 (doc. F) conferma sì che la busta (n.
147) contenente il certificato azionario al portatore che incorpora 5'000
azioni della P__________ Ltd è stata depositata presso l’avv. __________,
notaio a __________, ma nulla è specificato sulla titolarità del certificato, a
prescindere dal fatto che non vi sono indicazioni sulla persona del firmatario
del formulario né sulla sua funzione, ciò che compromette irrimediabilmente il
valore indiziario.

 

                           6.2  In
assenza d’indizi oggettivi e concreti sulla pretesa titolarità di CO 1, diventa
superfluo vagliare l’argomento secondo cui la cessione del certificato
azionario non sarebbe mai stata comunicata alla reclamante, come invece
previsto dall’art. 11 del contratto del 2005. Ad ogni modo, si tratta di una mera
affermazione di parte non corroborata da riscontri concreti e non risulta dalla
norma citata che l’assenza di comunicazione avrebbe invalidato un’eventuale
cessione.

 

                           6.3  Relativamente
al verbale del 19 maggio 2015 dell’assemblea ordinaria della società
immobiliare D__________ Srl tenutasi presso lo studio legale dell’avv. __________
(doc. G), come ritenuto dal Pretore ne emerge solo che il notaio ha consegnato
il certificato azionario della P__________ Ltd a C__________ __________, figlio
della debitrice, il quale in tale sede e in presenza del notaio si è dichiarato
esserne legittimo portatore nonché unico avente diritto. In siffatte circostanze,
concludere come il primo giudice che il verbale in questione non rende
verosimile la titolarità di CO 1 sul noto certificato non può di certo dirsi manifestamente
errato. Tanto più che ci si poteva ragionevolmente aspettare dalla reclamante, nella
sua qualità di mandataria di CO 1, che producesse la documentazione relativa
alla P__________ e al deposito dei suoi titoli di partecipazione, a nome della
debitrice, presso l’avv. __________, sicché la decisione impugnata non può
considerarsi eccessivamente rigorosa circa le esigenze di verosimiglianza impostele
(cfr. sentenza della CEF 14.2008.74 del 4 settembre 2008, RtiD 2009 I 737
segg. n. 68c, consid. 8). Sotto questo aspetto, il reclamo va pertanto respinto.

 

                             7.  Per
quanto riguarda gli altri conti o averi patrimoniali di cui CO 1 sarebbe intestataria
o cointestataria presso la banca __________, la reclamante rileva a ragione che
il sequestro in esame si caratterizza quale sequestro generico ("Gattungsarrest"),
il quale è ammesso, purché il luogo di deposito degli attivi, rispettivamente l’identità
del terzo debitore siano indicati e resi verosimili (cfr. DTF 130 III 579,
consid. 2.2.3; sentenza del Tribunale federale del 17 febbraio 1999, pubblicata
in BlSchK 2000, pag. 142; DTF 103 III 86 e 91; RtiD 2011 I 771 seg. n.
58c, consid. 5.2 e i rinvii). Ed è pure corretto che in materia
bancaria, per evitare il rischio di sequestri puramente esplorativi (cosiddetti
"Sucharreste"), si esige dal sequestrante che renda
verosimile, mediante documenti, l’esistenza di almeno una relazione del debitore
presso la banca indicata (sentenza della CEF 14.2010.40 del 18 giugno 2010,
consid. 4.2 con rinvii), ciò che, nel caso concreto, la RE 1 ha fatto convincendo
il Pretore che CO 1 è titolare del conto denominato “__________” presso la sede
luganese della __________, tanto da averne già ottenuto il sequestro. 

 

                                  Ora,
come detto, a questa condizione la sequestrante può anche chiedere il sequestro
di altri conti o cassette di sicurezza presso la medesima banca, indicandoli
solo per il loro genere (Stoffel, op. cit., n. 35 ad art. 272). È del resto escluso di parlare in
siffatte circostanze di un sequestro esplorativo, dal momento che la
sequestrante ha già reso verosimile di conoscere il fatto che la debitrice
abbia attivi presso l’istituto bancario in questione. Su questo punto la
decisione impugnata si rivela quindi errata dal profilo giuridico e dev’essere
riformata nel senso di estendere il sequestro a eventuali altri conti intestati
e cointestati alla debitrice presso la medesima banca fino a concorrenza dell’importo
da essa vantato.

 

                             8.  Per
quanto concerne invece il sequestro di ulteriori conti o averi patrimoniali di
cui CO 1 risulterebbe solo procuratrice o beneficiaria economica, il Tribunale
federale ha ammesso la possibilità di sequestri di questo genere, a condizione
che il sequestrante indichi l’identità del terzo detentore dei beni, renda
verosimile la loro esistenza e il fatto che, contrariamente all’ap­­parenza
formale, essi appartengono in realtà al debitore (DTF 130 III 581 consid.
2.2.3). Per giustificare il sequestro di beni formalmente intestati a un terzo,
perciò, è determinante l’esi­­stenza di una connivenza tra il terzo e il
debitore volta a danneggiare gli interessi dei creditori di quest’ultimo
tramite atti di disposizione revocabili (art. 285 segg. LEF) o manifestamente
abusivi (art. 2 cpv. 2 CC), a prescindere dalla forma giuridica adottata
(sentenza della CEF 14.2010.40 del 18 giugno 2010, consid. 3.2
con rinvii).

 

                                  Nel
caso di specie, la RE 1 non ha menzionato il nome dei terzi che deterrebbero
averi “per conto” della debitrice, o di cui la stessa sarebbe procuratrice, e
men che meno ha reso verosimile il carattere revocabile o manifestamente
abusivo di un (ipotetico) trasferimento o intestazione di conti che in realtà
apparterrebbero a lei. Nulla può dunque essere rimproverato al Pretore sotto
questo profilo.

 

                             9.  Le spese processuali (art. 95 cpv. 2 CPC;
48 e 61 cpv. 1 OTLEF) seguono la soccombenza parziale della
reclamante (art. 106 cpv. 2 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili,
essendo la procedura unilaterale. Circa
i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 93'118.35, supera la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il
reclamo è parzialmente accolto e di conseguenza i dispositivi n. 1 e n. 2 della
decisione impugnata sono così riformati:

                                   1.  L’istanza
è parzialmente accolta. Di conseguenza è ordinato il sequestro presso la banca __________
di __________ di tutti i conti o averi patrimoniali di cui CO 1 risulta
intestataria o cointestataria, compresa la relazione “E__________”
già sequestrata, sino a concorrenza di complessivi fr. 93'118.35,
più interessi del 5% dal 7 settembre 2012.

                                         2.  La
tassa di giustizia in fr. 500.– è posta a suo carico per fr. 400.–.

 

                             2.  Le
spese processuali di complessivi fr. 500.– relative al presente giudizio,
già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico per fr. 400.–.

 

                             3.  Notificazione all’.

 

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Può
essere fatta valere unicamente la violazione di diritti costituzionali (art. 98
LTF). Il termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2
LTF).