# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ef4c0de5-9fba-55ba-87aa-af297fb31cc0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-02-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.02.2024 D-523/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-523-2024_2024-02-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-523/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 5  f e b b r a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Lorenz Noli, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato da Ugo Di Nisio,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 16 gennaio 2024 / N (…). 

 

 

D-523/2024 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) settembre 2023, dichiarandosi minorenne. Dai riscontri dattiloscopici 

nell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, in data (…) settem-

bre 2023, è risultato che il richiedente aveva presentato una domanda 

d’asilo pregressa in Croazia il (…). 

A.b L’11 settembre 2023, l’interessato ha sottoscritto la procura per il man-

dato di rappresentanza legale, mentre che il 15 settembre 2023, il suo 

mandatario ha presentato il cosiddetto “Formulario di triage Afghanistan” 

alla SEM. 

A.c Per il tramite dello scritto del 22 settembre 2023, il rappresentante le-

gale dell’interessato ha trasmesso all’autorità inferiore, in copia, i supposti 

taskara (cfr. mezzo di prova della SEM [di seguito: MdP] n. 1) e libretto 

vaccinale (cfr. MdP n. 2) di questi, nonché la traduzione della taskara. 

A.d Il (…) ottobre 2023, il richiedente l’asilo è stato sentito nell’ambito di 

una prima audizione per minorenni non accompagnati (di seguito PA 

RMNA).  

A.e L’autorità elvetica competente, in data (…) novembre 2023, ha presen-

tato alla sua omologa croata una richiesta di ripresa in carico dell’interes-

sato fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i cri-

teri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III).  

A.f Sempre il (…) novembre 2023, è stata ritirata al richiedente l’originale 

della taskara presentata da lui in fotocopia, che è stata depositata agli atti 

(cfr. MdP n. 3), nonché è stata esaminata internamente dalla SEM in merito 

alla sua autenticità. 

A.g La Croazia ha risposto negativamente il (…) novembre 2023, riferen-

dosi all’art. 8 par. 4 RD III. Tuttavia, ha riservato una sua rivalutazione del 

caso, se la Svizzera avesse fornito una perizia sull’età che provasse la 

maggiore età dell’interessato. 

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A.h Con rapporto peritale datato (…), il (…) ha presentato, su mandato 

della SEM del 10 novembre 2023, le sue conclusioni circa gli esami medici 

svolti il (…) novembre 2023 tendenti alla determinazione dell’età dell’inte-

ressato, che hanno concluso per una maggiore età del medesimo. 

A.i Visto lo stesso, il 7 dicembre 2023, l’autorità elvetica preposta ha chie-

sto alla sua omologa croata di riesaminare il suo rifiuto di ripresa in carico 

ex art. 5 par. 2 del regolamento (CE) n. 1560/2003 della Commissione 

delle comunità europee del 2 settembre 2003 recante modalità di applica-

zione del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri 

e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un 

cittadino di un paese terzo (GU L 222/3 del 05.09.2003; modificato parzial-

mente dal regolamento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Commissione 

del 30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]; di seguito: Regolamento 

CE).  

A.j Per mezzo dello scritto del 12 dicembre 2023, la SEM ha concesso al 

richiedente, il diritto di essere sentito in merito al fatto, tenuto conto degli 

elementi emersi sia in corso d’audizione sia dalla perizia medica esperita, 

nonché vista l’assenza di documenti d’identità giuridicamente validi agli atti, 

di ritenere la sua minore età inverosimile e conseguentemente di modifi-

care la sua data di nascita nel Sistema d’informazione centrale sulla migra-

zione (SIMIC) al (…). Il 15 dicembre 2023, l’interessato ha trasmesso le 

proprie osservazioni al riguardo, mentre che il 18 dicembre 2023, la SEM 

ha modificato la sua data di nascita registrata in SIMIC secondo quanto 

comunicatogli in precedenza. 

A.k Il 21 dicembre 2023, la Croazia ha accettato la domanda di ripresa in 

carico dell’interessato, basandosi sull’art. 20 par. 5 RD III. 

B.  

Con decisione del 16 gennaio 2024, notificata il giorno successivo (cfr. 

[atto della SEM] n. [{…}]-45/1), la SEM non è entrata nel merito della suc-

citata domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31), pronunciando nel contempo il trasferimento 

dell’interessato dalla Svizzera verso la Croazia, nonché l’esecuzione del 

precitato provvedimento, ed osservando come un eventuale ricorso contro 

la decisione non avesse effetto sospensivo. 

C.  

L’interessato, per mezzo del ricorso del 24 gennaio 2024 (cfr. risultanze 

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processuali), è insorto al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) avverso la succitata decisione della SEM, postulando, in limine, 

la sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato in via super-

cautelare e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito, 

egli ha concluso, in via principale, all’annullamento della decisione impu-

gnata ed alla restituzione degli atti di causa alla SEM, affinché effettui un 

esame nazionale della domanda d’asilo o, in via subordinata, la restitu-

zione degli atti all’autorità inferiore per il completamento dell’istruttoria. Egli 

ha inoltre presentato istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo. 

D.  

Il Tribunale, il 26 gennaio 2024, ha sospeso l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente, a titolo di misura supercautelare.  

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il profilo 

degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel 

merito del gravame. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

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Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 A titolo preliminare, il Tribunale osserva come le censure sollevate 

dall’insorgente in merito ad una valutazione parziale da parte dell’autorità 

inferiore degli elementi a favore ed a sfavore della sua minore età, unica-

mente considerando questi ultimi (cfr. ricorso, p.to 4, pag. 8), come pure 

circa le informazioni erronee che la Svizzera avrebbe trasmesso alla  

Croazia nella sua domanda di riesame della ripresa in carico dell’insor-

gente (cfr. ricorso, p.to 4, pag. 8 seg.), si confondano in realtà con il merito, 

ovvero sono rivolte contro l’apprezzamento svolto dall’autorità inferiore in 

specie. Stesso discorso vale anche per la censura mossa all’istruzione 

dell’autorità inferiore, che sarebbe carente, in merito alle violenze allegate 

dall’insorgente (cfr. ricorso, p.to 5, pag. 9). In quanto tali, verranno quindi 

trattate di seguito. Tuttavia, occorre già evidenziare che, al contrario di 

quanto sostenuto nel gravame, l’autorità sindacata ha tenuto conto nell’ap-

prezzamento che ha svolto dell’età del ricorrente, di tutte le dichiarazioni 

rilevanti di quest’ultimo e della documentazione depositata agli atti a tale 

scopo, esponendo ampiamente le ragioni – anche riferendosi corretta-

mente alla giurisprudenza in materia del Tribunale (cfr. anche infra con-

sid. 5.2.1) – quali fossero i motivi per i quali sia giunta ad una conclusione 

negativa circa la verosimiglianza della minore età dell’insorgente (cfr. p.to 

II, pag. 4 segg.). In questa valutazione, essa si è espressa anche diffusa-

mente circa le censure mosse nel diritto di essere sentito del 15 ago-

sto 2023 dal ricorrente, prendendo posizione specificatamente su ognuna 

di esse (cfr. p.to II, pag. 7 seg.). Che poi la SEM abbia valutato in maniera 

differente dal ricorrente le sue allegazioni ed i mezzi di prova agli atti – in 

particolare la perizia medico-legale esperita e gli asseriti maltrattamenti che 

egli avrebbe subito in Croazia – per le considerazioni sufficientemente mo-

tivate e chiare presenti nel provvedimento impugnato ed avendo l’interes-

sato potuto esprimersi in merito ampiamente (cfr. n. 38/3; PA RMNA, p.to 

5.02, pag. 8 e p.to 8.01 seg., pag. 10), non risulta essere lesivo del princi-

pio inquisitorio (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), o dell’obbligo di motiva-

zione in capo all’autorità inferiore (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2,  

136 V 351 consid. 4.2, 129 I 232 consid. 3.2; sentenza del Tribunale fede-

rale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2; DTAF 2013/34 con-

sid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2), bensì deriva dal suo potere di apprezza-

mento. Peraltro, la taskara – quandanche presentata in originale – non ri-

sulta essere un documento di legittimazione o d’identità ai sensi dell’art. 1a 

lett. c dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

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dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), e quindi la SEM era legittimata 

ad indicare alle autorità croate che l’insorgente non avesse presentato al-

cun documento che provasse la sua data di nascita, nella sua domanda di 

riesame del 7 dicembre 2023 (cfr. n. 33/2).  

4.2 Ne discende quindi che l’autorità inferiore non ha violato il suo obbligo 

di stabilire in modo corretto e completo i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), e quindi neppure la massima inquisitoria; non-

ché il diritto di essere sentito (cfr. per il suo contenuto la sentenza del Tri-

bunale D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 consid. 3.1) dell’insorgente è stato 

pienamente da essa rispettato. Non si ravvisa neppure nell’operato della 

SEM una carente motivazione della decisione avversata sui punti determi-

nanti della medesima. Di conseguenza, le censure mosse al provvedi-

mento impugnato, risultano essere infondate e vanno quindi in toto re-

spinte. 

5.  

5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

5.2  

5.2.1 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato 

sia oggetto di disputa (cfr. per la questione la DTAF 2019 I/6 consid. 3.3 e 

relativi riferimenti), si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3 

LAsi) sia nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per 

l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 RD III). Per quanto concerne la 

minore età, è al richiedente l’asilo che incombe l’onere della prova al ri-

guardo. In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la 

valutazione globale degli atti di causa (si veda in merito la DTAF 2019 I/6 

consid. 5.4 e rif. cit. e consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 e rif. cit.) non per-

mette di ritenere che l’interessato la abbia resa verosimile, questi sarà te-

nuto ad assumersene le conseguenze, venendo pertanto considerato mag-

giorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e rif. ivi cit.). 

5.2.2 Nel caso in parola, dall’esame odontostomatologico è risultata quale 

conclusione – fondata sull’unico dente del giudizio presente ed esamina-

bile – un’età media di 20,5 anni. Per quanto le conclusioni del predetto 

esame si focalizzino unicamente sull’unico dente precitato (n. 48), nonché 

dia atto dell’età media, ma non della minima, come sollevato a ragione nel 

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ricorso. Tuttavia, analizzando più in dettaglio la tabella dei risultati riguar-

danti i diversi metodi di stima dell’età utilizzati dal medico-perito per la pre-

cedente valutazione inerente al dente n. 48 (cfr. n. 31/12, pag. 8), si pos-

sono estrapolare le età minime (di cui l’età inferiore è di 18,53 anni secondo 

il metodo Mincer e col. per il dente n. 48) e le età massime (di cui l’età 

superiore massima è di 26,3 anni secondo il metodo Kahl e Schwarze, 

sempre per il dente n. 48). Dalla tomografia sterno-clavicolare è invece ri-

sultata un’età minima di 19 anni ed un’età media di 23,6 anni, con una 

deviazione standard di 2,6 anni (cfr. n. 31/12, pag. 11). Pur considerando 

che l’esame delle articolazioni sterno-clavicolari non riporta l’età massima, 

tuttavia anche soltanto basandosi sulle età minime e medie del predetto 

esame e di quello odontostomatologico, risulta come in entrambi gli esami 

le età minime rilevate siano superiori ai 18 anni. Di conseguenza, a diffe-

renza di quanto concluso nel suo gravame dall’insorgente, la perizia in que-

stione costituisce un indizio molto forte di maggiore età dell’interessato, per 

il che risulta essere tanto meno necessario procedere ad un apprezza-

mento generale delle prove (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2). Tale valuta-

zione non viene minimamente scalfita dalle considerazioni addotte dal ri-

corrente. Come già più volte rimarcato dallo scrivente Tribunale difatti, il 

fatto che il campione utilizzato non fosse riferibile alla popolazione afghana 

o ancora alle possibili differenze di sviluppo che il ricorrente potrebbe pre-

sentare rispetto alla campionatura di riferimento utilizzata per l’esame 

sterno-clavicolare, risultano essere delle circostanze ininfluenti (cfr. tra le 

altre le sentenze del Tribunale D-4494/2022 del 14 ottobre 2022 con-

sid. 6.3.3, D-3045/2022 del 20 luglio 2022 consid. 7.3.3 e ulteriori rif. cit.). 

Altresì, dagli atti, non traspare come le esigenze formali prescritte dalla 

giurisprudenza non siano state nella fattispecie rispettate. Il rapporto peri-

tale non risulta difatti essere contraddittorio e si riferisce direttamente alla 

persona dell’insorgente. Risulta inoltre essere sufficientemente motivato e 

tiene in debita considerazione l’anamnesi dell’interessato. 

5.2.3 Alla luce di quanto sopra, resta quindi soltanto un ridotto margine di 

apprezzamento delle ulteriori prove presenti agli atti, essendo l’esito degli 

accertamenti medici, in casu, particolarmente concludente. 

5.2.3.1 Per quanto attiene alla taskara, anche se la stessa è stata deposi-

tata agli atti in originale, e quandanche la si ritenesse autentica – sulla base 

in particolare dell’esame esperito sulla medesima da parte della SEM (cfr. 

n. 25/1) – tale documento si limita comunque a ritenere che al momento 

dell’emissione (ovvero il […]) il ricorrente avrebbe avuto dall’aspetto fisico 

(…) anni nell’anno solare (…) (corrispondente nel calendario gregoriano 

agli anni […]). Tuttavia, questa indicazione d’età, si scosta comunque in 

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maniera netta da quanto riferito dall’insorgente durante la PA RMNA. In-

vero, egli ha in un primo momento asserito di conoscere la sua data di 

nascita, ovvero il (…) nel calendario solare (convertito nel calendario gre-

goriano: […]), poiché avrebbe ottenuto una taskara allorché egli aveva (…) 

anni, e poiché i suoi genitori glielo avrebbero sempre detto (cfr. PA RMNA, 

p.to 1.06, pag. 3). Senonché, la taskara presentata, non indica alcuna data 

certa di nascita, né è stata emessa quando l’insorgente avrebbe avuto (…) 

anni, bensì allorché egli ne avrebbe avuto (…). Ciò che l’insorgente adduce 

soltanto in un secondo momento nell’audizione, quando è stato interrogato 

specificatamente circa la taskara presentata (cfr. PA RMNA, p.to 4.03, 

pag. 7). Tuttavia, il ricorrente sia in corso di procedura dinnanzi all’autorità 

inferiore, sia in fase ricorsuale, è rimasto silente in merito alle incoerenze 

sopra rilevate, malgrado gli fossero già state in parte contestate nella deci-

sione avversata (cfr. p.to II, pag. 4), ciò che fa planare il dubbio che tal 

documento sia stato confezionato soltanto per i bisogni della causa. Peral-

tro, come rilevato a ragione dalla SEM, il suo rappresentante legale – sulla 

base delle informazioni rese dall’insorgente – ha riferito che quest’ultimo 

non fosse in possesso di una taskara nel formulario di triage del 15 settem-

bre 2023 (cfr. n. 13/4). Ciò che invece è stato smentito pochi giorni dopo, 

con l’invio della taskara in copia (cfr. n. 18/5) e con il rinvenimento della 

stessa in originale da parte della SEM, più di un mese e mezzo dopo (cfr. 

n. 24/1 e 25/1). Riguardo ciò, pur non mettendo in dubbio la buona fede 

del rappresentante legale in specie, tuttavia non si può seguire il suo ra-

gionamento esposto nel gravame, circa il fatto che le informazioni esposte 

nel predetto formulario non dovrebbero essere opposte al richiedente 

l’asilo, in quanto seppur vero che lo stesso non è destinato ad essere la 

base della motivazione della decisione avversata – ciò che non è il caso 

effettivamente neppure in specie – come scritto nel medesimo tuttavia: 

“eventuali indicazioni mancanti, imprecise o contraddittorie possono inne-

scare – nella procedura d’asilo […] – delle misure istruttorie supplementari 

o giustificare delle esigenze più elevate nell’ambito della verosimiglianza” 

(cfr. n. 13/4, pag. 1). Difatti, anche nel suo gravame, il ricorrente non riferi-

sce che è lui che non fosse in possesso della taskara al momento della 

compilazione del formulario, bensì si trattava unicamente del suo rappre-

sentante legale al quale sarebbe stata trasmessa in un secondo momento. 

Circostanze che, anche agli occhi del Tribunale come per la SEM, solle-

vano ulteriori dubbi circa la fedefacenza della taskara da lui presentata e 

delle allegazioni da lui rilasciate in merito. Inoltre, come già osservato so-

pra, la taskara, quandanche autentica, non rappresenta un documento 

d’identità ed ha anche per la giurisprudenza del Tribunale un valore proba-

torio ridotto (cfr. per quanto attiene alla giurisprudenza costante del Tribu-

nale in rapporto al valore probatorio di una taskara la DTAF 2019 I/6 

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consid. 6.2 e rif. cit.). Inoltre, l’indicazione della data espressa nella taskara 

presentata, si discosta nettamente dagli accertamenti medici esperiti. Per-

tanto, il Tribunale giunge alla conclusione che a tale mezzo di prova non 

può essere riconosciuta alcuna valenza probatoria determinante. 

5.2.3.2 Anche il certificato vaccinale, non rappresenta un documento 

d’identità ai sensi dell’art. 1a lett. c OAsi 1 e, presentato in copia, non as-

sume nessun valore probante rilevante, in quanto non può esserne vagliata 

l’autenticità, non potendo escludere che esso sia stato manipolato o falsi-

ficato. Stupisce inoltre che il medesimo documento, riportando già la data 

di nascita asserita dall’insorgente nella PA RMNA – ovvero il (…) (corri-

spondente al […] nel calendario gregoriano, cfr. MdP n. 2) – non sia venuta 

a conoscenza dell’insorgente ben prima dello stabilimento della taskara e 

della sua entrata a scuola, come da egli invece asserito (cfr. PA RMNA, 

p.to 1.06, pag. 3).  

5.2.3.3 Da ultimo si constata che anche ulteriori elementi vengono ad in-

taccare fortemente le allegazioni dell’insorgente in merito all’età dichiarata, 

già sufficientemente e correttamente motivate nella decisione impugnata, 

alla quale si rinvia (cfr. p.to II, pag. 4 segg.) onde evitare inutili ridondanze, 

per quanto di seguito non specificato. Segnatamente, non si può dare alcun 

credito agli asserti dell’insorgente laddove indica che la sua data di nascita 

in Croazia non gli sarebbe mai stata chiesta, ma soltanto il suo nome (cfr. 

PA RMNA, p.to 5.02, pag. 8), e che ciò sarebbe imputabile al fatto che non 

fosse presente un interprete e che il ricorrente non capisca l’inglese, come 

argomentato nel ricorso (cfr. p.to 4, pag. 5). Difatti, altri asserti dell’insor-

gente, smentiscono che egli non comprendesse cosa gli venisse detto, 

come da egli allegato anche nella PA RMNA (cfr. p.to 2.06, pag. 6), ovvero 

che gli avrebbero chiesto il suo nominativo, come pure che gli avrebbero 

consegnato un foglio che gli avrebbe intimato di lasciare il Paese entro 24 

ore (cfr. ibidem, p.to 5.02, pag. 8), o ancora che gli avrebbero prelevato le 

impronte dicendogli che non avrebbe avuto problemi in altri Paesi (cfr. ibi-

dem, p.to 8.01, pag. 10). Viste poi le informazioni comunicate dalla Croazia 

a tal proposito, ovvero che il ricorrente è ivi conosciuto con l’identità di 

B._______, nato il (…), si fatica a comprendere le ragioni che avrebbero 

avuto le autorità preposte croate a registrare una data di nascita così pre-

cisa, che non trova alcun’altra spiegazione con le circostanze agli atti, per 

esempio rispetto alla data in cui l’insorgente avrebbe depositato la do-

manda d’asilo in Croazia (il […]), se non che sarebbe egli stesso che 

l’avrebbe indicata. Altresì si denota che, pur avendo dato una spiegazione 

plausibile della data riportata sulla prima pagina del formulario di registra-

zione della domanda d’asilo (cfr. n. 2/2, indicata in […]) che risulta essere 

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non coincidente con la data invece riportata nel calendario solare nella se-

conda pagina ([…]) e con quella indicata dall’insorgente durante la PA 

RMNA (cfr. p.to 1.06, pag. 3). Tuttavia invece, non si spiega in alcun modo 

perché la data di nascita del (…), risulti sia nella procura sottoscritta dall’in-

sorgente l’11 settembre 2023 (cfr. n. 10/1) sia nel formulario di triage Af-

ghanistan (cfr. n. 13/4), dato che gli stessi sono stati compilati con la pre-

senza di un interprete, e nel secondo caso, il documento è stato pure ritra-

dotto all’interessato (cfr. n. 13/4, pag. 4), e quindi già perlomeno in tali sedi, 

l’insorgente avrebbe dovuto segnalare l’eventuale errore iniziale di regi-

strazione della sua data di nascita (cfr. n. 2/2), e non attendere fino all’au-

dizione sui motivi, per chiarire la stessa. Anche tali ultime circostanze, ri-

sultano incidere negativamente sulla credibilità degli asserti rilasciati 

dall’insorgente in audizione.  

5.2.4 Nelle surriferite circostanze, pur tenendo conto del contesto del 

paese di provenienza dell’insorgente, come da egli richiesto nel suo gra-

vame, nonché del fatto che egli è stato piuttosto coerente e preciso circa 

altri suoi dati biografici e famigliari (cfr. n. 19/11, p.to 1.17.04 segg., pag. 4 

segg.), anche il Tribunale, in un’attenta valutazione globale di tutti gli ele-

menti evincibili all’incarto ed in presenza di una fattispecie giuridica suffi-

cientemente completa e corretta, ritiene che l’insorgente – al quale incom-

beva l’onere della prova in merito (cfr. supra consid. 5.2.1) – non è stato in 

grado di rendere verosimile la sua minore età al momento dell’inoltro della 

sua domanda d’asilo in Svizzera. Pertanto, egli deve assumersene le con-

seguenze, ovvero che venga considerato maggiorenne in conformità alla 

giurisprudenza summenzionata (cfr. supra consid. 5.2.1), nonché che le di-

sposizioni normative relative ai minorenni non gli siano applicabili, e quindi 

che egli non possa avvalersene. Ciò posto, non v’è quindi spazio per un’ap-

plicazione del principio “in dubio pro minor” a cui si riferisce il ricorrente 

nella sua impugnativa (cfr. p.to 4, pag. 8) in rapporto all’art. 3 par. 1 CDF 

(cfr. a tal proposito la sentenza del Tribunale D-4143/2021 del 29 settem-

bre 2021 consid. 6.2 con ulteriore riferimento citato), né del principio dell’in-

teresse superiore del fanciullo (cfr. ricorso, p.to 4, pag. 8). 

6.  

6.1 Ciò posto, venendo ora al merito, la SEM, nel contesto della procedura 

Dublino e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione 

espressa o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

D-523/2024 

Pagina 11 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro 

Stato è competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. 

Inoltre lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la 

domanda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

6.2  

6.2.1 Nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato che l’insorgente aveva già depositato una domanda d’asilo prece-

dente in Croazia il (…) (cfr. n. 7/1 e 8/1). Su tale presupposto, il (…) no-

vembre 2023, l’autorità inferiore ha presentato all’autorità croata compe-

tente, una richiesta di ripresa in carico dell’interessato fondata sull’art. 18 

par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 21/5). A seguito di un primo rifiuto della Croazia 

in data (…) novembre 2023 (cfr. n. 28/1), la Svizzera ha richiesto il riesame 

di tale rigetto il 7 dicembre 2023 (cfr. n. 33/2). L’autorità croata preposta ha 

esplicitamente accolto tale domanda il 21 dicembre 2023, fondandosi 

sull’art. 20 par. 5 RD III, confermando trattarsi di una ripresa in carico (cfr. 

n. 42/2). Tale procedura di riesame, rispetta i termini prescritti all’art. 5 

par. 2 del Regolamento CE. A tali condizioni, e nella misura in cui gli atti 

all’incarto non attestano in nessun modo che l’interessato avrebbe lasciato 

il territorio degli Stati membri nello spazio Dublino, o che avrebbe ottenuto 

un titolo di soggiorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo (cfr. a tal 

proposito anche i suoi asserti nella PA RMNA, p.to 5.02, pag. 8 seg.), si 

giustifica di fare applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III in specie, in confor-

mità con la giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della Corte 

di giustizia dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, nelle 

cause riunite C-582/17 e C-583/17, §§ 48-50; cfr. anche le sentenze del 

Tribunale D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-4.3.3;  

F-4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 5.3.2; D-4243/2022 del 4 no-

vembre 2022 consid. 6.3.2). La Croazia è quindi tenuta, in principio, a ri-

prendere in carico l’insorgente, al fine di portare a termine il procedimento 

di determinazione dello Stato membro competente. 

6.2.2 Le censure sollevate in sede ricorsuale non sono atte ad inficiare la 

precitata conclusione. Difatti, al contrario di quanto argomentato nel gra-

vame (cfr. p.to 4, pag. 8 seg.), le informazioni che l’autorità elvetica 

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Pagina 12 

competente ha trasmesso alla sua omologa croata, sia allorché ha inoltrato 

la sua domanda di ripresa in carico (cfr. n. 21/5), sia in particolare con la 

sua richiesta di riesame del 7 dicembre 2023 (cfr. n. 33/2), presentavano 

tutti gli elementi pertinenti ed i documenti necessari, perché la Croazia po-

tesse determinarsi chiaramente sulla sua competenza. In tal senso, ha se-

gnatamente esposto in maniera trasparente e corretta le ragioni per le quali 

la Svizzera abbia ritenuto il ricorrente maggiorenne, trasmettendo anche in 

allegato la perizia medico-legale esperita (cfr. n. 33/2). Per quanto con-

cerne il fatto che la taskara non sia stata citata nella domanda di riesame 

da parte della Svizzera si veda sopra (cfr. consid. 4.1). Sulla scorta di 

quanto precede, non si possono quindi seguire le lamentele mosse dall’in-

sorgente al trasferimento d’informazioni, a suo dire erronee, dalla Svizzera 

alla Croazia. Inoltre, come a ragione già motivato nella decisione avversata 

dalla SEM, gli asserti dell’insorgente che le autorità croate lo avrebbero 

obbligato al prelievo delle impronte digitali, malgrado la sua opposizione, e 

che lui non sapesse di aver depositato una domanda d’asilo in Croazia 

– allegazioni reiterate anche in fase ricorsuale (cfr. p.to 5, pag. 9) – risul-

tano ininfluenti ai fini della determinazione dello Stato membro competente. 

In merito si rileva invero, come il ricorrente non ha la possibilità di scegliere 

autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda d’asilo verrà esaminata 

(cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3) e che quo all’obbligo di fornire le impronte 

digitali, tutti gli Stati membri Dublino sono obbligati a rilevare le impronte 

digitali di cittadini di Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. 

art. 14 par. 1 del Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce l’«Eurodac» per il confronto 

delle impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]). 

7.  

7.1 Ciò posto, occorre tuttavia esaminare se, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, vi 

siano fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche 

nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in 

Croazia, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei dritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE). 

7.2 Nella sua giurisprudenza, sviluppata nel quadro delle procedure di ri-

presa in carico Dublino, il Tribunale ritiene che non vi siano delle serie ra-

gioni di credere che in Croazia vi siano delle carenze sistemiche nella pro-

cedura d’asilo e nelle condizioni d’accoglienza dei richiedenti interessati da 

tali procedure di ripresa in carico, che comporterebbero un rischio di trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. tra le altre 

le sentenze del Tribunale D-418/2023 del 2 febbraio 2023 consid. 6.4,  

D-523/2024 

Pagina 13 

E-5887/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 5.1, E-5283/2022 del 24 novem-

bre 2022 consid. 5.1, F-4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 6.4), e ciò 

malgrado la citazione nel gravame di una sentenza di un Tribunale stra-

niero, alla quale la Svizzera non è in alcun modo legata. Neppure gli asserti 

dell’insorgente circa le violenze che avrebbe commesso un membro della 

polizia croata nei suoi confronti, come pure che non avrebbe ricevuto cibo 

durante il breve soggiorno nel predetto Paese, sono atti a mutare la pre-

detta conclusione. Peraltro, le sue allegazioni generiche e non comprovate 

di aver ricevuto un foglio di via per lasciare la Croazia, ma che di fatto è 

stato registrato come richiedente l’asilo, non possono in alcun modo essere 

equiparabili, come invece sostenuto nel suo ricorso dall’insorgente, ad un 

push-back, che avviene con tecniche di respingimento alla frontiera (cfr. 

per la sua definizione la sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 

del 22 marzo 2023 consid. 7.4, cfr. anche consid. 9.1 segg. per la situa-

zione croata). In merito, si rinvia anche ai considerandi successivi. 

7.3 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III, non 

si giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Resta ancora da esaminare se, come richiesto dal ricorrente nel gra-

vame, malgrado la competenza di principio della Croazia, l’autorità inferiore 

debba esaminare la sua domanda di protezione internazionale in applica-

zione dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione con-

cretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, 

RS 142.311), che prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM 

può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro 

Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applica-

zione di tale norma, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbli-

gata a entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

8.2 L’insorgente, nel suo ricorso, si prevale sia delle violenze e dei maltrat-

tamenti che avrebbe subito in Croazia, sia del fatto che egli avrebbe rice-

vuto un documento dalle autorità croate che gli intimavano di lasciare il 

Paese, nonché della situazione generale della procedura d’asilo nel pre-

detto Stato, per rinunciare al suo trasferimento applicando le clausole di 

D-523/2024 

Pagina 14 

sovranità succitate. Ciò in quanto una sua riammissione in Croazia si por-

rebbe in contrasto con l’art. 3 CEDU e l’art. 4 CartaUE. 

8.3 Per quanto il Tribunale non misconosca che le condizioni d’accoglienza 

e di procedura per i richiedenti l’asilo in Croazia possano essere problema-

tiche. Tuttavia, nel caso in esame, anche se il Tribunale ritenesse verosimili 

le allegazioni per lo più generiche di maltrattamenti subiti dal ricorrente du-

rante il fermo di polizia di (…), dove non avrebbe ricevuto cibo, nonché 

sarebbe stato percosso da un agente della polizia al momento del rileva-

mento delle impronte digitali, che gli sarebbero state prelevate con la forza 

(cfr. n. 19/11, p.to 5.02, pag. 8; p.to 8.01, pag. 10), tali allegazioni non ri-

sultano comunque decisive dal profilo della conformità del trasferimento 

del richiedente in relazione agli art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, Conv. tortura). Ciò in quanto, non esiste 

alcuna ragione seria e concreta di ritenere che un trasferimento a 

C._______ dell’insorgente, del quale la Croazia ha esplicitamente accet-

tato la ripresa in carico, rischierebbe di esporlo ad una situazione simile a 

quella nella quale si sarebbe trovato in quanto persona straniera in una 

situazione irregolare su suolo croato nella zona di frontiera o ai fini della 

sua registrazione. Inoltre il Tribunale, non ha alcuna ragione di mettere in 

dubbio che la Croazia sia uno Stato di diritto, con un sistema di giustizia 

funzionante. Al quale l’insorgente, che del resto non ha mai addotto di es-

sersi in passato indirizzato, potrà rivolgersi per denunciare l’agito di alcuni 

funzionari di polizia nei suoi confronti o se in futuro i suoi diritti non venis-

sero rispettati (art. 26 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei 

richiedenti protezione internazionale), anche con l’eventuale aiuto di orga-

nizzazioni non governative tutt’ora presenti su suolo croato. Altresì, il ricor-

rente non ha dimostrato in alcun modo né con i suoi asserti generici esposti 

in corso di procedura che egli avrebbe ricevuto un foglio di via dalle autorità 

croate (cfr. n. 19/11, p.to 2.06, pag. 6 e p.to 5.02, pag. 8), né con quelli per 

nulla fondati presentati con il ricorso (cfr. p.to 5, pag. 9), che lo Stato di 

destinazione – che ha accettato espressamente la sua ripresa in carico – 

non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine corretta-

mente la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva 2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della re-

voca dello status di protezione internazionale, o ancora che lui non avrebbe 

avuto accesso alla procedura d’asilo in Croazia in passato o non l’avrà in 

futuro. A tal proposito, si rimarca come è il ricorrente stesso con i suoi as-

serti che ha riportato come egli si sia opposto strenuamente al rilevamento 

D-523/2024 

Pagina 15 

delle impronte digitali, ma che ha potuto proseguire liberamente il suo viag-

gio non appena le stesse gli sarebbero state prelevate (cfr. n. 19/11, p.to 

5.02, pag. 8 e p.to 8.01, pag. 10). Asserzioni queste ultime che tra l’altro 

contraddicono che le autorità croate abbiano in qualche modo avuto l’in-

tenzione di respingerlo tramite un push-back o che volessero rinviarlo in un 

paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese, vio-

lando pertanto i suoi obblighi internazionali non rispettando il principio di 

respingimento.  

8.4 Per quanto poi attiene allo stato di salute dell’insorgente, il Tribunale 

ritiene di poter rinviare integralmente alle considerazioni corrette e com-

plete esposte nella decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 11 seg.), e di poter 

concludere circa l’assenza di elementi concreti e circostanziati, che indu-

cano a ritenere come lo stesso sia di una gravità tale da comportare una 

violazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza topica in materia 

(cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo [Grande Camera] N. 

contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1), nel caso di un rinvio del ricorrente in Croazia, non avendo del 

resto il ricorrente sollevato alcunché in merito nel suo ricorso. 

8.5 Visto quanto precede, il ricorrente non è riuscito a provare o a rendere 

verosimile che un suo trasferimento in Croazia lo esponga ad un rischio 

serio e concreto di trattamenti inumani o degradanti, che comporti la viola-

zione di disposizioni internazionali, segnatamente dell’art. 3 CEDU o 

dell’art. 4 CartaUE. 

8.6 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di 

applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III (clausola 

di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle suddette norme da 

parte della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico del 

ricorrente in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

10.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

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Pagina 16 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia confor-

memente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere 

di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve 

quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le istanze dell’insorgente 

tendenti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e 

d’altro canto all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese pro-

cessuali, risultano divenute senza oggetto. 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA). 

13.  

Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 26 gennaio 2024 de-

cadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:  

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-523/2024 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: