# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc7e72c2-e545-573e-bbd8-3f1643601a6f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.03.2010 11.2008.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2008-7_2010-03-17.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2008.7

  	
  Lugano

  17 marzo 2010/rs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2005.758 (modifica
di sentenza di divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con petizione del 21 ottobre 2005 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato dall' PA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 ()

  (patrocinata dall' PA 1);

  
	
   

  	
   

  	 

				

 esaminati
gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
dell'11 gennaio 2008 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 6 dicembre
2007 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con
sentenza dell'8 marzo 1995 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha
sciolto per divorzio il matrimonio contratto il 12 aprile 1985 da AO 1
(1945) e AP 1 (1949), cittadina indonesiana, obbligando il marito a versare
alla moglie un contributo alimentare indicizzato di fr. 700.– mensili fino al
31 marzo 1997, ridotti successivamente a fr. 250.– mensili vita natural
durante. Su appello di quest'ultima, il 22 novembre 1996 questa Camera ha aumentato
la rendita di indigenza a fr. 1080.– mensili fino al 31 dicembre 1997 e a fr.
700.– mensili in seguito, vita natural durante (inc. 11.1995.181). Dopo il
divorzio AP 1 si è trasferita in __________. Dal 1° marzo 2003 AO 1 beneficia
di una rendita d'invalidità al 50% e il 1° marzo 2005 è passato al beneficio
della pensione. Il 15 aprile 2005 egli si è risposato con A__________ (1959),
cittadina brasiliana.

 

                                  B.   Il
21 ottobre 2005 AO 1 ha convenuto AP 1 davanti al Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, per ottenere la soppressione della rendita d'indigenza dal 1° novembre
2005. A sostegno della domanda egli ha fatto valere un notevole peggioramento
della propria situazione economica dovuto al pensionamento e alle necessità economiche
della nuova fami­glia, come pure un miglioramento delle condizioni economiche in
cui versa la convenuta. Nella sua risposta del 25 gennaio 2006 quest'ultima ha
proposto di respingere la petizione. Esperita 

                                         l'istruttoria, al dibattimento finale del 7 settembre 2007 le
parti si sono confermate nelle proprie posizioni: l'attore ha ribadito la richiesta
di sopprimere la rendita, offrendo in subordine un contributo ridotto di fr.
250.– mensili fino al pensionamento della convenuta, ma non oltre il 31 dicembre
2012. AP 1 ha proposto una volta ancora di respingere l'azione.

 

                                  C.   Con
sentenza del 6 dicembre 2007 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione,
nel senso che ha ridotto la rendita per AP 1 a fr. 320.– mensili indicizzati “nella stessa misura in cui dovessero
esserlo i redditi del debitore AO 1”. La tassa di giustizia di fr. 600.– e le
spese sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno,
compensate le ripetibili. 

 

                                  D.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorta con un appello dell'11 gennaio 2008
nel quale chiede che la petizione sia respinta, la rendita d'indigenza
stabilita nella sentenza di questa Camera del 22 novembre 1996 confermata e il
giudizio del Pretore riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 19
febbraio 2008 AO 1 propone di respingere l'appello e di confermare la sentenza
impugnata. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La modifica di una sentenza di divorzio emanata prima del 31 di­cembre
1999 continua a essere disciplinata dalle norme anteriori alla riforma
legislativa del 26 giugno 1998, fatte salve le disposizioni sui figli e sulla
procedura (art. 7a cpv. 3 tit. fin. CC). Alla disciplina di un
contributo alimentare fondato sull'art. 151 cpv. 1 o sull'art. 152 vCC in favore
dell'ex coniuge continua ad applicarsi così
l'art. 153 cpv. 2
vCC (Leuenberger in: Schwenzer, Praxis­kommentar Schei­dungs­­recht, Basilea 2000, n. 8 ad art. 7a-7b
tit. fin. CC; Geiser in: Vom alten
zum neuen Scheidungs­recht, Ber­na 1999, pag. 251 n. 6.06). La procedura è regolata, per converso, dalla legge nuova (Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum neuen
Scheidungs­recht, Zurigo 1999, n. 11 ad art. 7a tit. fin. CC; Leuenber­ger, op. cit., n. 9 ad art. 7a-7b
tit. fin. CC). Il termine per appellare è di 20 giorni
(art. 419 cpv. 3 e art. 423b cpv. 1 seconda frase CPC). Tempestivo,
sotto questo profilo l'appello in esame è dunque ricevibile.

 

                                   2.   I requisiti che giustificavano una modifica del contributo alimentare
per l'ex coniuge secondo il diritto in vigore fino al 31 dicembre 1999 sono già
stati riassunti dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 2 verso il basso). In
sintesi, una soppressione o una riduzione giusta l'art. 153 cpv. 2 vCC
presupponeva che la situazione economica dell'uno o dell'altro coniuge fosse
mutata in modo ragguardevole, duraturo e non prevedibile rispetto al momento in
cui la rendita era stata fissata, sempre che la diminuzione di reddito o l'aumento
del fabbisogno non si riconducesse a decisioni unilaterali del debitore. Il
giudizio presupponeva, in altri termini, un raffronto tra le condizioni
finanziarie in cui si trovavano le parti al momento del divorzio
(rispettivamente al momento in cui il contributo era stato modificato l'ultima
volta) e la nuova situazione. Sapere in che misura ciò giustificasse la soppressione
o la riduzione della rendita non era poi solo una questione di diritto, ma
anche di equità (art. 4 CC). Tali principi rimangono validi anche nel nuovo
diritto del divorzio (rinvii in: RtiD I-2006 pag. 666 consid. 4).

 

                                   3.   In
concreto il Pretore ha accertato anzitutto che, rispetto al momento in cui era
stata stabilita la rendita d'indigenza (I CCA, sentenza inc. 11.1995.181 del 22
novembre 1996), le entrate della convenuta erano aumentate da fr. 1940.–
mensili a fr. 2100.– mensili, mentre quelle dell'attore erano diminuite, senza
responsabilità di lui, da fr. 5000.– mensili a fr. 4483.– mensili. Il primo
giudice non ha ritenuto per converso di indagare sulla capacità lucrativa della
nuova moglie dell'attore. Circa i fabbisogni delle parti, egli ha rilevato che
quello della convenuta era aumentato da fr. 2631.– a fr. 2905.– mensili,
mentre dell'attore si conosceva solo quello al momento dell'azione di modifica
(fr. 4165.– mensili). Comunque fosse, a mente del Pretore, questi non aveva a disposizione
più di fr. 320.– mensili (fr. 4483.– ./. fr. 4165.–).

 

                                   4.   L'appellante
si duole che il Pretore non abbia accertato la capacità lucrativa della seconda
moglie dell'attore. Allega altresì di vivere in un piccolo appartamento e contesta
il fabbisogno dell'ex marito, che a suo parere non eccede fr. 3341.– mensili. Sottolinea
i sacrifici da lei compiuti per trovare un lavoro meglio remunerato (quantunque
gravoso, data l'età e i problemi di salute che la affliggono) e le difficoltà incontrate
nel sopperire a sé medesima, la rendita d'indigenza essendo insufficiente, e
ciò mentre l'attore vive in casa propria, senza aggravi ipotecari e dispone,
oltre che di entrate stabili, di averi bancari per fr. 132 288.–. A suo
parere, pertanto, non sono adempiuti i presupposti per ridurre la rendita a suo
favore, tanto meno con effetto retroattivo. 

 

5.In merito al proprio fabbisogno l'appellante
non censura il calcolo del Pretore, sicché quanto essa allega circa le ridotte
dimensioni del suo appartamento poco sussidia. Essa contesta invece il fab­bisogno
minimo dell'ex marito, sostenendo in particolare che i costi per l'alloggio e l'assicurazione
dell'immobile non sono documentati e che le spese per l'elettricità sono già
comprese nel minimo esistenziale del diritto esecutivo. Le censure sono fondate.
L'importo di fr. 600.– mensili indicato dall'attore nella petizione a titolo di
spese diverse per la sua casa (comprese le tasse, le assicurazioni, la
manutenzione e il riscaldamento) e quello di fr. 88.– mensili per spese di
assicurazione dell'immobile – entrambi contestati dalla convenuta (risposta,
pag. 5) – non trovano alcun riscontro agli atti. Gli unici dati al proposito
emergono della dichiarazione fiscale 2005, in cui l'attore ha esposto una deduzione
forfetaria di fr. 1381.– (25% del valore locativo) per “spese di gestione,
amministrazione e manutenzione”, indicando come costo effettivo il premio dell'assicurazione
di fr. 411.– (dichiarazione d'imposta 2005, modulo 7 a tergo, nell'incarto
fiscale richiamato). In mancanza d'altro ci si attiene a tali cifre, onde 

   fr.
115.– mensili per la casa e fr. 34.25 per l'assicurazione dello

  stabile.

                                       

A ciò occorre ancora aggiungere
il presumibile costo del riscaldamento, come pure le tasse per i rifiuti e le canalizzazioni,
prudentemente valutati in complessivi fr. 200.– mensili, mentre non risulta che
la proprietà sia gravata di oneri ipotecari. Avesse inteso far valere costi
maggiori, del resto, l'attore avrebbe dovuto recare le prove necessarie. Per
quanto concerne poi l'importo di fr. 100.– per l'elettricità, esso è già
compreso nel minimo esisten­ziale del diritto esecutivo (Rep. 1995 pag. 141),
ragione per cui non si giustifica di conteggiarlo in
doppio. Nelle circostanze descritte il fabbisogno minimo dell'attore e della
nuova moglie va stabilito in fr. 3030.– mensili (arrotondati). Considerato il
supplemento fisso del 20% che in virtù dell'art. 152
vCC andava riconosciuta al debitore di una rendita d'indigenza (DTF 123 III 4
consid. 3b/bb, 121 III 49; Rep. 1996 pag. 133 consid. 3 con rimandi), il
fabbisogno “allargato” dell'attore e della sua nuova moglie risulta così di fr.
3636.– mensili.

 

                                   6.   Le
entrate dell'attore e della convenuta accertate dal Pretore non sono litigiose.
Indiscusso è inoltre che la seconda moglie dell'attore non consegue reddito
(dichiarazione d'imposta 2005, modulo 1, nell'incarto fiscale richiamato). L'appellante
si duole che il Pretore abbia trascurato la capacità lucrativa di lei. Il che è
vero, ma come si vedrà oltre (consid. 9), non influisce sull'esito del giudizio.
Non giova dunque attardarsi in proposito.

 

                                   7.   Ciò
posto, rispetto al momento in cui la rendita d'indigenza è stata fissata, dal
profilo dei redditi e dei fabbisogni la situazione delle parti è la seguente:

                                         reddito
dell'attore (non contestato)                                     fr. 4483.––

                                         reddito
della seconda moglie                                             fr.      
–.––

                                                                                                                               fr.
4483.— mensili

                                         fabbisogno
minimo “allargato” della coppia (consid. 5)         fr. 3636.–– mensili

                                         eccedenza
della coppia                                                    fr.   847.––
mensili

                                         mezza
eccedenza dell'attore                                             fr.   423.50
mensili

                                         reddito della
convenuta (non contestato)                             fr. 2100.— 

                                         fabbisogno
minimo della convenuta (non contestato)           fr. 2905.—          

                                         ammanco
della convenuta                                                 fr.   805.––
mensili.

 

                                         Ne segue
che, come il Pretore ha constatato nella sentenza impugnata, la convenuta versa
tuttora nell'indigenza, il suo ammanco non essendo coperto dalla rendita di
fr. 764.15 mensili (fr. 700.– adeguati al rincaro, da 102.5 punti nel
marzo del 1995 a 111.9 punti nel marzo del 2007, quando il Pretore ha statuito).
L'attore da parte sua ha visto diminuire le proprie entrate e in seguito al
nuovo matrimonio ha una disponibilità di soli fr. 423.50 mensili. La questione
è ancora di sapere se egli non pos­sa migliorare la sua capacità di reddito,
rispettivamente se la convenuta non possa fare altrettanto.

 

                                   8.   L'appellante
ricorda che senza una specifica formazione professionale essa è dovuta emigrare
in __________, dove ha trovato lavoro come venditrice in un negozio d'aeroporto.
Essa afferma che alla sua età e con i problemi di salute che la affliggono non le
è possibile guadagnare di più. La tesi è verosimile. Già il giudice del divorzio
aveva formulato una prognosi sfavorevole sulla potenzialità lucrativa di lei
(doc. A: sentenza dell'8 marzo 1995, pag. 4 in basso). Del resto nemmeno l'attore
ha mai spiegato come ed esercitando quale mestiere essa potrebbe – o avrebbe
potuto – migliorare le sue condizioni economiche. Quanto all'appellato, la
situazione è sostanzialmente analoga, giacché AO 1 è ormai al beneficio della
pensione e il reddito di lui è diminuito, come l'appellante medesima riconosce,
da fr. 5000.– a fr. 4483.30 mensili. Nelle circostanze descritte rimane da
esaminare se l'una o l'altra parte non possa far capo a sostanza propria. La
giurisprudenza ha già avuto modo di precisare invero che, dandosene gli
estremi, il debitore di un contributo alimentare può anche essere tenuto a
intaccare il proprio capitale qualora i suoi redditi non bastino per adempiere l'obbligo
di mantenimento (DTF 129 III 9 consid. 3.1.7; RtiD II-2007 pag. 672 consid. 4
con numerosi rimandi).

 

                                         Nella
fattispecie l'appellante, salvo un'assicurazione sulla vita che alla luce del
premio annuo appare di modesta entità (doc. 11), non risulta possedere sostanza
(act. V: interrogatorio formale, risposte n. 8 e 9), tant'è che fatica a far
fronte ai propri oneri correnti, come dimostrano i solleciti di pagamento agli
atti (doc. 4, 7 e 16). L'attore dispone invece di averi bancari per non meno di
fr. 132 287.– (dichiarazione d'imposta 2005, modulo 2 nell'incarto fiscale
richiamato), oltre che di una casa d'abitazione (non ipotecata). Ora, per
continuare a erogare la rendita d'indigenza mancano all'attore fr. 340.65
mensili, ossia fr. 4087.80 annui (sopra, consid. 7 in fine). Al momento della
litispendenza egli aveva 60 anni e l'ex moglie 56. Per stanziare fr. 4087.80
annui vita natural durante gli occorrevano così fr. 65 109.– (fattore di capitalizzazione
15.93: Stauffer/Schätzle, Manuel
de capitalisation, 5ª edizione, pag. 263 segg.; Tables de capitalisation, 5ª edizio­ne,
pag. 347 tavola 25; cfr. RtiD II-2008 pag. 620 consid. c). Poteva quindi finanziare
l'elargizione della rendita destinando a tale scopo la metà dei suoi averi
bancari. Certo, il sacrificio è notevole. Se si considera però che la rendita non
copre nemmeno il fabbisogno minimo della convenuta (sopra, consid. 7), la quale
continua a trovarsi in gravi ristrettezze, equitativamente l'attore deve essere
chiamato a tale sforzo (art. 4 CC). L'appello risulta provvisto così di buon
diritto.

 

                                   9.   L'attore
non deve perdere di vista, per altro, la situazione della seconda moglie. Già il cessato diritto del divorzio stabiliva che il nuovo coniuge di un debitore alimentare aveva il dovere di assistere
quest'ultimo nel­l'adempimento dei propri obblighi contributivi verso l'ex
coniuge o i figli (art. 159 cpv. 3 vCC; SJ 114/1992 pag. 133 consid. 3 e/aa con riferimenti; Lüchinger/Geiser
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, Basilea 1996, n. 14 ad art.
153 vCC; Bräm in: Zürcher
Kommentar, edizione 1998, n. 140 e 146 ad art. 159 vCC). Dandosene le premesse, pertanto, egli poteva anche essere tenuto a
estendere o a ripren­dere un'attività lucrativa (DTF 127 III 72 consid. 3 con
rinvii; RtiD II-2006 pag. 693 n. 42c consid. 4), oppure doveva accontentarsi
di un tenore di vita meno elevato per consentire al debitore alimentare di
adempiere i propri obblighi (DTF 79 II 141 in alto; cfr. in ambito
esecutivo: DTF 115 III 106 consid. 3b con rimandi). Nella
fattispecie la seconda moglie dell'attore si vede garantire il proprio
fabbisogno minimo (maggiorato del 20%) e ha diritto a una mezza eccedenza di
fr. 423.50 mensili (sopra, consid. 7). Si accontentasse di un livello di vita
più modesto, rinunciando a parte della sua mezza eccedenza, il marito non dovrebbe
neppure attingere ai propri risparmi (sopra, consid. 8). Ridurre la rendita
d'indigenza a una convenuta che già versa nel bisogno in circostanze del genere
non sarebbe equo. Una volta di più la sentenza impugnata non resiste dunque alla
critica.

 

                                10.   Per quanto riguarda l'adeguamento
della rendita d'indigenza al rincaro, il Pretore l'ha riconosciuto nella stessa
misura in cui ne beneficino le rendite del debitore. Egli ha ritenuto che, contrariamente
alla situazione data al momento del divorzio, le entrate dell'attore non
possono più presumersi ancorate sistematicamente all'indice nazionale dei
prezzi al consumo, com'era il caso per lo stipendio. L'appellante chiede che sia
mantenuto l'indicizzazione automatica stabilita da questa Camera nella sentenza
del 22 novembre 1996, ma non si confronta con la motivazione del Pretore. Anzi,
essa neppure contesta la clausola adottata dal primo giudice, definita corretta
(appello, pag. 10 verso l'alto). Privo di motivazione, al riguardo l'appello va
dunque dichiarato irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio al cpv. 5).
Si aggiunga che le rendite di vecchiaia sono adeguate al rincaro, di regola,
solo ogni due anni (art. 33ter LAVS)
e le pensioni ogni tre (art. 36 LPP). Il nuovo criterio di adeguamento al
rincaro vale ad ogni modo, di tutta evidenza, solo per gli adattamenti
successivi all'emanazione della sentenza impugnata.

 

                                11.   Gli
oneri del giudizio odierno seguirebbero la vicendevole soccombenza (art. 148
cpv. 2 CPC). Equitativamente si rinuncia nondimeno a riscuotere l'esigua quota
di spese che graverebbe la convenuta, la quale vede respingere il suo appello soltanto
sulla modalità di adeguamento al rincaro. AO 1, che ha proposto di respingere l'appello,
rifonderà alla controparte un'in­dennità per ripetibili lievemente ridotta. L'esito
dell'attuale giudizio impone altresì di intervenire sul riparto della tassa di
giustizia e delle spese di primo grado, che segue identico criterio. Per quanto
attiene alle ripetibili, l'appellante chiede di tenere conto anche delle spese
di fr. 2727.50 da lei sopportate per tradurre dall'olandese i documenti prodotti
(appello, pag. 10 in basso), richiesta – sottolinea – formulata anche nel
memoriale conclusivo (pag. 8 a metà). In effetti i costi di traduzione rientrano
fra “le spese indispensabili causate dal processo” a norma dell'art. 150 CPC. L'esborso,
comprovato (fattura con ricevuta postale allegata alla lettera 14 marzo 2007
della convenuta, nel fascicolo “corrispondenza”), va pertanto preso in
considerazione nella commisurazione dell'indennità per ripetibili di prima sede.

 

                                12.   Circa
i rimedi esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso sotto il profilo dell'art. 74 cpv. 1
lett. b LTF supera ampiamente la soglia di fr. 30 000.– ai fini di un eventuale
ricorso in materia civile.

 

Per questi motivi

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è parzialmente accolto e la sentenza impugnata
è così riformata:

                                         1.   La
petizione è parzialmente accolta, nel senso che la rendita d'indigenza dovuta
da AO 1 a AP 1 in virtù della sentenza emessa il 22 novembre 1996 dalla prima
Camera civile del Tribunale d'ap­pello sarà adeguata al rincaro, a valere
dall'emanazione del presente giudizio, nella stessa misura in cui beneficiano
dell'adeguamento al rincaro i redditi del debitore.

                                              Per
il resto la petizione è respinta.

                                         2.   La
tassa di giustizia ridotta di fr. 580.– e le spese sono poste a carico dell'attore,
che rifonderà alla convenuta fr. 6000.– per ripetibili ridotte.

 

                                   II.   Gli oneri
di appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia ridotta     fr. 500.–

                                         b)
spese                                    fr.   50.–

                                                                                           fr.
550.–

                                         da
anticipare dall'appellante, sono posti a carico di AO 1, che rifonderà
all'appellante fr. 2000.– per ripetibili ridotte.

                                   III.   Intimazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                            La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli
art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle
cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile solo
se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia
civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF
(art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art.
115 LTF.