# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cd910e9a-763d-565a-8b0d-9d967245fdef
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-08-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.08.2025 F-6003/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-6003-2025_2025-08-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-6003/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 8  a g o s t o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Claudia Cotting-Schalch, giudice unica,  

con l'approvazione del giudice Gregor Chatton;  

cancelliere Matthew Pydar. 

   

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

alias B._______, nato il (…), 

alias C._______, nato il (…), 

alias D._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

patrocinato da Lea Hungerbühler, Avvocata, 

e Michel Brülhart,  

AsyLex,  

ricorrente,  

  

  
contro 

  
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 31 luglio 2025 / N (…). 

 

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Fatti: 

A.  

Il ricorrente ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 21 luglio 

2025. Dalle ricerche intraprese nella banca dati europea “Eurodac” è 

risultato che egli era entrato illegalmente nello spazio Dublino il 29 maggio 

2025 in Bulgaria, laddove aveva inoltrato una domanda d’asilo il 19 giugno 

2025. 

B.  

Il 23 luglio 2025 la Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM) ha inoltrato 

presso le autorità bulgare una richiesta di ripresa in carico secondo l’art. 18 

par. 1 lett. b del regolamento (UE) n° 604/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta 

ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD 

III). 

C.  

Il 24 luglio 2025 il ricorrente ha affidato ad un patrocinatore legale un 

mandato di rappresentanza per la procedura d’asilo in Svizzera. Il giorno 

successivo ha fatto seguito l’accettazione, da parte della Bulgaria, della 

richiesta di ripresa in carico sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III. 

D.  

Il 30 luglio 2025 è stato sostenuto un colloquio Dublino. In tale sede al 

ricorrente è stato concesso il diritto di essere sentito in merito ad 

un’eventuale responsabilità delle autorità bulgare per lo svolgimento della 

procedura di asilo e di allontanamento, oltre che di esprimersi sul suo stato 

di salute. 

E.  

Il 31 luglio 2025 la SEM ha deciso di non entrare nel merito della richiesta 

d’asilo del ricorrente e di rinviarlo in Bulgaria, intimandolo a lasciare la 

Svizzera al più tardi il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso e 

disponendo che un’eventuale impugnazione non avrebbe avuto effetto 

sospensivo. Tale decisione è pervenuta al patrocinatore legale del 

ricorrente in data 4 agosto 2025. Lo stesso giorno, suddetto patrocinatore 

ha comunicato la cessazione del mandato. 

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F.  

Contro la decisione della SEM il ricorrente, rappresentato da un nuovo 

patrocinatore, ha interposto ricorso con gravame dell’11 agosto 2025 

redatto in tedesco, presso il Tribunale amministrativo federale (in seguito: 

il Tribunale) domandandone l’annullamento ed il trattamento materiale 

della domanda d’asilo da parte della SEM. In via eventuale, il ricorrente 

domanda che la questione venga rinviata all’autorità inferiore, affinché 

essa esegua i necessari complementi istruttori. Qualora neanche tale 

richiesta dovesse essere corrisposta, viene domandato che la SEM 

richieda delle garanzie da parte dello Stato interpellato, affinché il ricorrente 

una volta giunto su suolo bulgaro possa ottenere il necessario 

sostentamento ed adeguate cure mediche e/o psicologiche. Tra le richieste 

di natura formale figurano un’esenzione dal pagamento di giustizia e di un 

loro eventuale anticipo, così come il riconoscimento del gratuito patrocinio 

a favore del patrocinatore del ricorrente. Inoltre viene domandato l’effetto 

sospensivo del ricorso così come una sospensione supercautelare 

dell’esecuzione dell’allontanamento. Infine viene richiesto un termine 

addizionale per il complemento dei motivi. 

G.  

Il 12 agosto 2025 la giudice istruttrice ha disposto la misura supercautelare 

dell’esecuzione dell’allontanamento. 

Diritto: 

1.  

1.1. Le decisioni prese dalla SEM in materia d’asilo possono essere 

impugnate davanti al Tribunale, che decide in via definitiva, a meno che 

non si tratti di un’eccezione, non applicabile nel presente caso (art. 1 cpv. 2 

ed art. 33 lett. d LTAF [RS 173.32], applicabili con riferimento 

all'art. 105 LAsi, in combinato disposto con l'art. 83 lett. d cifra 1 LTF 

[RS 173.110]). 

1.2. Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), è di 

principio ammissibile sotto il profilo degli art. 48 cpv. 1 e art. 52 cpv. 1 PA  

(RS 172. 021), applicabili in riferimento all'art. 37 LTAF e all'art. 108 

cpv. 3 LAsi. 

1.3. Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 3.1). 

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2.  

Il ricorrente domanda un termine aggiuntivo per potere inoltrare 

complementi al gravame di ricorso. Giusta l’art. 53 PA tale termine va 

accordato se l’eccezionale ampiezza o le difficoltà particolari della causa 

lo esigono, quando il ricorrente ne abbia fatto domanda nel ricorso 

altrimenti conforme ai requisiti. Tali condizioni risultano chiaramente non 

soddisfatte, in quanto, come si rivelerà nella presente disamina, il ricorso 

inoltrato risulta manifestamente infondato (cfr. consid. 9.1). Pertanto non 

sussistono valide ragioni per potere accordare un termine per il 

complemento dei motivi. La corrispondente richiesta del ricorrente va 

dunque respinta. 

3.  

3.1. Vengono fatti valere vizi di natura formale. Il ricorrente reclama che 

l’esame dei fatti sarebbe avvenuto in maniera incorretta, adducendo 

dunque ad una violazione della massima inquisitoria (art. 12 PA combinato 

con art. 6 LAsi). Censure formali di questo tipo sono da esaminare 

preliminarmente, in quanto suscettibili di condurre all’annullamento della 

decisione avversata (cfr. ex multis sentenza del Tribunale F-6962/2024 

dell’8 novembre 2024 consid. 2.1). 

3.2. Secondo il ricorrente la SEM non avrebbe correttamente indagato 

sugli abusi e le minacce concrete che il ricorrente avrebbe subito in 

Bulgaria. L’esecuzione del colloquio Dublino, che sarebbe durato 

solamente 30 minuti, non avrebbe permesso di completare la fattispecie in 

maniera esaustiva. Al ricorrente non sarebbero state fatte, in particolare, 

domande complementari per potere fornire una presa di posizione 

completa. Infine, risulterebbero lacunosi anche i rilevamenti medici, i quali 

non sarebbero stati completi per potere sufficientemente deliberare sulla 

situazione psichica e fisica del ricorrente. 

3.3. Tali allegazioni si rivelano del tutto infondate. Infatti, come indicato nel 

rapporto del colloquio Dublino del 30 luglio 2025, al ricorrente è stata data 

possibilità di esprimersi e di fornire tutti mezzi di prova necessari in merito 

ai presunti abusi subiti da parte delle forze di polizia bulgare. Il ricorrente 

stesso ha menzionato di rischiare di essere ucciso, poiché minacciato di 

morte da parte delle stesse autorità bulgare (cfr. SEM-atti 20/3, p.1). 

Tuttavia, il ricorrente non ha mai chiarito innanzi l’autorità inferiore la natura 

di tali presunti abusi. Inoltre, va rammentato che egli, dinnanzi all’autorità 

inferiore, è stato rappresentato da un patrocinatore legale, per cui aveva la 

possibilità di prendere posizione e presentare nuovi mezzi di prova, anche 

all’infuori del colloquio Dublino, sui presunti abusi da parte delle autorità 

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bulgare (cfr. art. 33 PA). In merito all’accertamento medico, il ricorrente 

stesso ha dichiarato di godere di buona salute (cfr. SEM-atti 20/3, p. 2), 

dopo essere stato informato sulla sua responsabilità a segnalare qualsiasi 

problematica medica che potrebbe rivelarsi determinante per la sua 

procedura d’asilo. All’interno dei certificati medici prodotti in fase istruttoria 

risultano, in particolare, gastralgia e problematiche legate ad ansia (cfr. 

SEM-atti 18/3). Le problematiche mediche dedotte dagli atti sono state 

anche prese in considerazione, esplicitamente, da parte della SEM nella 

decisione contestata (cfr. SEM-atti 23/16, p. 5), per cui anche in questo 

ambito non può essere ammessa una violazione della massima 

inquisitoria. Inoltre, tali allegazioni riguardano il trattamento materiale del 

ricorso, le quali verranno approfondite maggiormente in seguito (consid. 

6.2 segg.). 

3.4. Di conseguenza la ricostruzione dei fatti da parte dell’autorità inferiore 

non risulta né incompleta né inesatta (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). Le 

censure mosse dal ricorrente si rivelano prive di fondamento. Di 

conseguenza, la richiesta eventuale di rinviare la questione all’istanza 

inferiore per un nuovo esame della fattispecie, va respinta. 

4.  

4.1. Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

4.2. Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione 

internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III. La procedura di 

determinazione dello Stato competente viene avviata non appena una 

domanda di asilo viene presentata per la prima volta in uno Stato membro 

(art. 20 par. 1 RD III). 

4.3. Nel caso di una domanda di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, di principio non viene effettuato un nuovo esame 

di determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III  

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). Inoltre, la determinazione dello 

Stato membro competente avviene sulla base della situazione esistente al 

momento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione 

internazionale (art. 7 par. 2 RD III). 

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4.4. Giusta l’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro competente in 

forza del presente regolamento è tenuto a riprendere in carico – in 

ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno. 

4.5. Nella presente disamina le investigazioni della SEM hanno rivelato che 

il ricorrente aveva depositato la sua prima domanda d’asilo in Bulgaria il  

19 giugno 2025, dove era entrato illegalmente il 29 maggio 2025 (cfr. SEM-

atti 8/2). Di conseguenza la competenza di principio per il trattamento 

materiale della domanda d’asilo del ricorrente spetta alle autorità bulgare. 

5.  

5.1. Occorre così appurare, qui appresso, se possono esserci fondati 

motivi di credere che esistano, in Bulgaria, carenze sistemiche nella 

procedura d'asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, implicanti 

il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000; di seguito CartaUE), le quali renderebbero impossibile il 

trasferimento (art. 3 par. 2 cpv. 2 RD III). 

5.2. A questo proposito va ricordato che la Bulgaria è vincolata innanzitutto 

dalla CartaUE, ma anche dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo Protocollo aggiuntivo 

(RS 0.142.301), come pure dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo 

(CEDU, RS 0.101) e dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105).  

5.3. Pertanto, Il Tribunale ha già statuito che le carenze riscontrate nel 

sistema d'asilo bulgaro, benché preoccupanti, non costituiscono delle 

carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 RD III (cfr. sentenza di 

riferimento del Tribunale F-7195/2018 dell'11 febbraio 2020 consid. 6, in 

particolare consid. 6.6.7). Da allora, tale giurisprudenza è stata confermata 

a più riprese, anche tenendo conto della situazione di pressione continua 

sul sistema d'asilo bulgaro dovuta all'entrata di richiedenti l'asilo ucraini in 

seguito al conflitto nel loro paese (cfr. tra le altre sentenze F-5573/2024 del 

19 settembre 2024 consid. 4; D-3757/2024 del 17 giugno 2024 p. 7;  

D-424/2024 del 6 febbraio 2024 consid. 7.3). 

5.4. Ciononostante, vale la presunzione che la Bulgaria garantisca la tutela 

dei diritti dei richiedenti l'asilo, in particolare quello di trattare le loro 

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domande secondo una procedura giusta ed equa, nonché una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. le direttive 2013/32/UE 

[direttiva procedura]; 2013/33/UE [direttiva accoglienza] e la sentenza della 

Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) C-228/21 del 30 novembre 

2023 cifr. 129, 138s., 141, pt. 2). Su tali presupposti, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 cpv. 2 RD III non si giustifica nel caso di specie. 

6.  

6.1. Per contestare il suo trasferimento in Bulgaria, il ricorrente si appella a 

dei presunti abusi subiti da parte di alcuni agenti di polizia in quel Paese. 

Là, sarebbe stato minacciato di morte. Inoltre, sarebbe stato costretto – 

contro la sua volontà – a depositare le sue impronte digitali. In aggiunta a 

ciò, come menzionato nell’ambito del colloquio Dublino, il ricorrente 

avrebbe un fratello in Svizzera, con cui avrebbe dei contatti (cfr. SEM-atti 

20/3). 

6.2. Secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un Paese terzo, anche se tale 

esame non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD III. Come previsto 

dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata ad applicare la clausola di 

sovranità ed entrare nel merito della domanda d’asilo se il trasferimento del 

richiedente nel Paese di destinazione contravviene ad una norma 

imperativa del diritto internazionale. Può, inoltre, ammettere tale 

responsabilità per dei motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali 

dell'11 agosto 1999 ([OAsi 1; RS 142.311]; cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.5.2). 

6.3. Il ricorrente non è stato in grado di dimostrare, né tanto meno rendere 

credibile, che egli abbia effettivamente subito degli abusi verbali – se non 

anche fisici – da parte degli agenti di polizia bulgara. In proposito si 

sottolinea ancora come, essendo la Bulgaria uno stato di diritto con un 

sistema giudiziario funzionante, nulla permette di ritenere che l’insorgente 

non possa far valere i suoi diritti di fronte alle istanze superiori in tale Paese 

– e perfino adire la Corte europea dei diritti dell’uomo – se ritenesse che la 

sua domanda non venga trattata in modo corretto, o che le autorità bulgare 

vengano meno ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale e 

regolamentare, in particolare in materia di accoglienza (cfr. art. 26 direttiva 

accoglienza). In merito alla presenza di un fratello in Svizzera, non risultano 

soddisfatti i criteri di membro della famiglia ai sensi dell’art. 2 lett. g RD III, 

per cui non può essere dedotta l’applicabilità dell’art. 8 CEDU. Inoltre, 

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mancando un legame di dipendenza sufficientemente attestato da prove 

concrete, non risulta nemmeno applicabile l’art. 16 RD III. 

6.4. Infine, dal profilo medico risulta che il ricorrente soffra di alcune 

patologie mediche di lieve entità (cfr. SEM-atti 18/3). Egli ha menzionato 

dinnanzi l’autorità inferiore, tuttavia, di godere di buona salute (cfr. SEM-

atti 18/3). Di conseguenza non si può considerare che il ricorrente sia 

particolarmente vulnerabile, il che richiederebbe, in conformità con la 

giurisprudenza del Tribunale, l'ottenimento di garanzie da parte delle 

autorità bulgare prima di eseguire tale misura (cfr. sentenza di riferimento 

del TAF precitata F-7195/2018 consid. 7.4.1 s.; D-670/2024 del  

17 maggio 2024 consid. 9.1). Pertanto, non risultano presenti 

problematiche di una entità tale da risultare ostative ad un trasferimento in 

Bulgaria (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo Savran 

contro Danimarca del 7 dicembre 2021, Grande Camera, 57467/15, §121 

segg. riaffermando quanto stabilito in Paposhvili contro Belgio del  

13 dicembre 2016, Grande Camera, 41738/10, § 181 segg.; N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, Grande Camera, 26565/06; DTAF 

2011/9 consid. 7.1). D’altronde, la Bulgaria dispone notoriamente di 

strutture mediche sufficienti e le condizioni mediche menzionate 

dall'interessato nel suo ricorso possono essere affrontate in questo paese. 

6.5. Visto quanto sopra, la SEM non ha quindi violato gli obblighi 

internazionali della Svizzera pronunciando il trasferimento dell’interessato 

verso la Bulgaria, in particolare dal profilo delle disposizioni pertinenti di 

diritto internazionale pubblico. Infine, il Tribunale ritiene che la SEM abbia 

accertato i fatti rilevanti in modo completo e accurato e non abbia ecceduto 

o abusato del suo ampio potere discrezionale nel rifiutare di accettare 

l'esistenza di ragioni umanitarie ai sensi dell'articolo 29a,  

paragrafo 3, OAsi 1 in combinato disposto con l'articolo 17 par. 1 RD III 

(cfr. DTAF 2017 VI/5, par. 8.5.2). Non vi è quindi alcun motivo di applicare 

le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

7.  

Ne discende che a giusto titolo la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi, ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Bulgaria 

conformemente all’art. 44 Lasi, poiché non esistono eccezioni alla regola 

generale del rinvio (art. 32 OA 1). Il ricorso deve quindi essere respinto. 

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8.  

Sulla base delle considerazioni precedenti non sussiste alcun valido motivo 

per esortare l’autorità inferiore a ottenere, da parte delle autorità bulgare, 

una dichiarazione di garanzia nei confronti del ricorrente, affinché questi 

ottenga un necessario sostentamento e le necessarie cure mediche. Di 

conseguenza va respinta anche la corrispondente richiesta sub-eventuale. 

9.  

9.1. Il ricorso, manifestamente infondato, è deciso dalla giudice unica, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi). Inoltre, giusta 

l’art. 111a cpv. 1 e 2 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti e la 

decisione è motivata soltanto sommariamente. 

9.2. Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la richiesta tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese processuali, risulta 

divenuta senza oggetto. Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste 

di probabilità di esito favorevole, la richiesta di assistenza giudiziaria 

completa, da intendersi quale esenzione dal pagamento delle spese 

processuali ed il riconoscimento del gratuito patrocinio nei confronti del 

rappresentante del ricorrente, viene respinta.  

9.3. Con la presente sentenza decadono le misure supercautelari del 12 

agosto 2025. La richiesta tendente al riconoscimento dell’effetto 

sospensivo del ricorso diviene così priva di oggetto. 

10.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– sono poste 

a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del 

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente)   

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Pagina 10 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

La richiesta di complemento dei motivi è respinta. 

2.  

Il ricorso è respinto. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria completa è respinta. 

4.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente. 

 

La giudice unica: Il cancelliere: 

  

Claudia Cotting-Schalch Matthew Pydar 

 

 

Data di spedizione: