# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e27db80-1fa1-5ad4-a34b-713148c187d3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.11.2010 32.2010.170
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-170_2010-11-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.170

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  10 novembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 giugno 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 19 maggio 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1958, in precedenza attivo in qualità di gessatore-pittore, in data 12
ottobre 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI
per adulti (doc. 1/1-9).

                                         

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI, con progetto di decisione
del 19 gennaio 2010 (doc. 32/1-3), poi confermato con decisione del 19 maggio 2010, ha respinto la richiesta di prestazioni, ritenendo che l’assicurato, ancora abile al lavoro al
100% in attività adeguate, presenta un grado di invalidità inferiore al 40%
(doc. A).

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA, chiedendo l’attribuzione di una mezza rendita di
invalidità a decorrere dal mese di aprile 2010 e di potere beneficiare di
misure di reintegrazione professionale.

                                         

                                         Sostanzialmente,
l’interessato ha criticato la decisione dell’amministrazione, con la quale egli
viene considerato abile al lavoro al 100% in attività adeguate, rilevando di
potere svolgere un’attività lavorativa leggera solo nella misura del 50%. 

                                         Egli ha
infatti fatto presente che presso il suo attuale datore di lavoro - dove egli è
attivo nella misura del 50% - svolge unicamente mansioni leggerissime, che
riesce a sopportare solo con l’aiuto di medicinali.

                                         

                                         L’assicurato
ha poi chiesto di essere posto al beneficio di una reintegrazione
professionale, rilevando che l’UAI “non ha preso in debita considerazione la
volontà del suo datore di lavoro di garantirgli il posto di lavoro al 50%
(percentuale che corrisponde al rendimento effettivo del ricorrente) qualora
l’intimata desse allo stesso o al ricorrente un sostegno economico a titolo di
reintegrazione professionale” (doc. I).

 

                               1.3.   L’UAI, in
risposta - dopo avere confermato la correttezza sia della valutazione medica
del SMR, sia di quella economica del consulente in integrazione incaricato - ha
riconfermato la propria decisione, chiedendo che il ricorso dell’interessato
venga respinto (doc. V).

 

                                         

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

                                         

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la
richiesta di prestazioni dell’assicurato. 

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o minacciati da un’invalidità
(art. 8 LPGA) hanno diritto ai provvedimenti d’integrazione per quanto: 

                                         a. essi siano necessari e
idonei per ripristinare, conservare o migliorare la loro capacità al guadagno o
la loro capacità di svolgere le mansioni consuete; e

                                         b. le condizioni per il
diritto ai diversi provvedimenti siano adempiute.

                                                      Il
diritto ai provvedimenti d’integrazione non dipende dall’esercizio di
un’attività lucrativa prima
dell’invalidità. 

                                         Per determinare questi
provvedimenti occorre tener

                                         conto della durata probabile
della vita professionale rimanente (art. 8 cpv. 1bis).

                                                  

                                         Al riguardo in una
sentenza 9C_547/2009 del 30 ottobre 2009 pubblicata nella SVR 2010 IV nr. 16
l’Alta Corte ha sottolineato che:

 

" 
(…)

Der Anspruch auf Eingliederungsmassnahmen setzt somit nur noch
eine drohende, und nicht mehr eine unmittelbar drohende Invalidität (Art. 8
Abs. 1 IVG in der bis 31. Dezember 2007 gültig gewesenen Fassung) voraus
(Botschaft des Bundesrates zur Änderung des Bundesgesetzes über die
Invalidenversicherung [5.Revision] vom 22. Juni 2005, BB1 2005 S. 4560).” (…)

 

                                         Fra i
provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i
provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI, cfr. SVR 2010 IV nr.
16), che comprendono l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima
formazione professionale (art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17
LAI), il collocamento (art. 18 cpv. 1 LAI), l’indennità per sopperire all’aumento dei contributi della previdenza professionale
obbligatoria e dell’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia
(art. 18 cpv. 3 LAI), l’assegno per il periodo d’introduzione (art. 18a LAI) e
l’aiuto in capitale (art. 18b LAI).

 

 

                                         L’art. 17
LAI prevede in particolare che:

 

"  L’assicurato
ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa se la sua invalidità
esige una riconversione professionale e grazie ad essa la capacità al guadagno
può essere presumibilmente conservata o migliorata."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (SVR 2010 IV nr. 16;
DTF 124 V 110 consid. 2b; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI

 

"  Per
riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari
a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al termine della prima
formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa
formazione professionale a causa dell’invalidità." 

 

                                         Con riformazione
professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure
reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità
di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia
attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del
possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag.
495 consid. 2a). 

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b). 

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a
carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di
conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza
invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti
completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di
guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai
provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella
causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998
pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).

 

                                         Nella già
citata sentenza, pubblicata in SVR 2010 IV nr. 16, il Tribunale federale ha
rilevato:

 

"  5.1
Nicht geprüft hat die Vorinstanz den Anspruch der Be­schwerdeführerin nach Massgabe von Art. 8 Abs. 1 lit. a IVG in der seit 1. Januar 2008 geltenden Fassung
(5. IV­ Revision). Mit Bezug auf die Frage nach der drohenden In­validität, welche laut dieser Bestimmung Anspruch
auf Eingliederungsmassnahmen,
worunter Umschulung, ver­leiht, lässt
der vorinstanzliche Entscheid sachbezügliche tatbeständliche Feststellungen vermissen. Die Vorinstanz hat den rechtserheblichen Sachverhalt in diesem
Punkt in Verletzung des
Untersuchungsgrundsatzes (Art. 61 lit. c ATSG) unvollständig festgestellt, weshalb das Bundesge­richt nicht daran gebunden ist und die
tatbeständlichen Darlegungen von Amtes
wegen ergänzen kann. Der letzt­instanzlich eingereichte Bericht der Frau
Dr. med. E vom 30. Juni 2009 kann demnach in die Beurteilung miteinbe­zogen werden, zumal er nur knapp acht Monate nach
Erlass der Ablehnungsverfügung (vom 6. November 2008) erstat­tet wurde, Rückschlüsse auf die Situation zu dem
für die richterliche Beurteilung massgeblichen Zeitpunkt des Ver­fügungserlasses erlaubt und der angefochtene
Entscheid Anlass zu dessen Einreichung
gegeben hat (Art. 99 Abs. 1 BGG). Die
Ärztin der Rehabilitationsklinik D nahm im er­wähnten Bericht Stellung
zur Arbeitsunfähigkeit der Versi­cherten als
Pharmaassistentin und wies darauf hin, dass diese im Verlauf der Berufstätigkeit zunehmend an Rücken­schmerzen
gelitten habe, die regelmassig medizinische Be­handlung erforderten. Prognostisch ausserte sich Frau Dr. med. E dahin, dass sie längerfristig mit einer
weiteren Zu­nahme der Rückenschmerzen im Verlauf rechne, weshalb sie
eine Umschulung auf einen Beruf befürworte, der auch zwischenzeitlich sitzend ausgeübt werden könne. Weiter erachtete sie es als wichtig, dass Anpassungen
der Arbeits­situation und der Arbeitsfähigkeit zeitgerecht erfolgten, um
ein Dekompensieren zu vermeiden und damit mehrmona­tige Arbeitsunfähigkeiten und stationäre Aufenthalte zu verhindern. Sodann ging die Zürich
Versicherungs-Gesell­schaft, bei
welcher die Beschwerdeführerin für die Folgen des Unfalls vom 17. November 2001 versichert war, in der Verfügung betreffend Integritätsentschädigung
vom 14. Februar 2008 aufgrund der
ärztlichen Angaben des Spi­tals G und der Rehabilitationsklinik D davon aus,
dass sich der Integritätsschaden voraussichtlich verschlimmern werde,
wovon auch die Arbeitsfähigkeit betroffen sein dürfte. 

5.2 Die Angaben der Frau Dr. med. E im nachträglich eingereichten Bericht vom 30. Juni 2009 deuten darauf hin, dass die Beschwerdeführerin, wenn auch
aktuell nicht in anspruchsbegründendem Ausmass invalid, so doch im Sinne von
Art. 8 Abs. 1 IVG von einer Invalidität bedroht sein könnte und daher gemäss
Art. 17 Abs. 1 IVG Anspruch auf Umschulung auf eine neue Erwerbstätigkeit hat,
wenn die übrigen Voraussetzungen nach dieser Bestimmung erfüllt sind. Die Verwaltung, an welche die Sache zurückzu­weisen ist, wird
gestützt auf zusätzliche Abklärungen in medizinischer Hinsicht prüfen, ob die
Voraussetzungen für den Leistungsanspruch nach Art. 8 Abs. 1 und 17 Abs. 1 IVG erfüllt
sind und hernach über die Umschulung neu ver­fügen.” (…)

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Nel caso di
specie, l’UAI ha fondato, dal profilo medico, la propria decisione di rifiuto
delle prestazioni sul rapporto del 27 ottobre 2009 del dr. __________ del SMR, medico
laureato in medicina e chirurgia (sul diritto per gli assicurati di conoscere
la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), nel quale ha
posto le diagnosi principali di “sindrome lombo-vertebrale, rispettivamente
lombo-spondilogena con estensione dei disturbi lungo l’arto inferiore sx in
presenza di alterazioni degenerative pluri-segmentali, più marcate
lombosacrale”, mentre quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
ha indicato quella di “nessuna componente neurologica irritativa deficitaria”
(doc. 19-1).

                                         Dopo
avere esposto le limitazioni funzionali dell’interessato, il dr. __________ ha
considerato l’assicurato totalmente inabile al lavoro in qualsiasi attività a
partire dal 6 aprile 2009, mentre a decorrere dal 19 ottobre 2009 - giorno in
cui l’assicurato ha ripreso la sua attività di gessatore -  ha ritenuto
l’assicurato abile al lavoro al 50% (da intendersi come riduzione del
rendimento sull’arco di una giornata lavorativa normale) nella sua attività e
pienamente abile al lavoro in attività leggere adeguate, rispettose dei suoi
limiti funzionali (doc. 19-2).

                                         

                                         Il dr. __________i
ha poi ribadito le proprie conclusioni nelle annotazioni mediche dell’11
gennaio 2010, nelle quali ha indicato:

 

" 
Vedere rapporto medico SMR del 27.10.2009.

 

In considerazione:

 

-         
della visita fiduciaria __________ del
20.08.2009 del dr. med. __________della visita fiduciaria __________ del
09.03.2009 del dr. med. __________

 

si certifica che alla scadenza dell’anno di
attesa (06.06.2009) l’A. presentava:

 

IL 0% in attività adeguata, mentre in attività
abituale l’A. presentava IL 50%.

 

Riconosciamo i menzionati periodi di IL __________
e __________.” (Doc. 30-1)

 

                                         L’assicurato
ha contestato il progetto di decisione del 19 gennaio 2010 con il quale l’UAI
gli rifiutava il diritto ad una rendita, trasmettendo il seguente certificato
medico, datato 16 febbraio 2010, redatto dal suo medico curante, dr. __________,
spec. FMH in medicina generale:

 

" 
Con la presente mi permetto di contestare il
vostro progetto di decisione di non accordare alcuna rendita di invalidità al
signor RI 1, decisione del 19.01.2010.

 

Il signor RI 1, come ben sapete dai rapporti
precedenti, accusa:

 

Diagnosi:

sindrome lombovertebrale cronica su discopatie
multiple da L1 a S1, più accentuate L5/S1 con ernia para-mediana dx con modica
compressione S1 dx e minima S1 sx, situazione attualmente molto invalidante.

Molto spesso anche nella usuale attività al 50%
il signor RI 1 risulta molto sofferente e limitato, spesso deve assumere
sostanze antidolorifiche per concludere le giornate. Chiaramente nella attività
ridotta può compensare il disagio fisico con piccole pause senza accusare
rimproveri o osservazioni dal datore di lavoro.

 

Il paziente attualmente lavora presso la ditta __________
SA in qualità di imbianchino nella misura del 50% per tutta la giornata,
attività del 50% con resa pure del 50%, solo in attività molto leggere di
rifinitura e di pulizia, possibilità offerta dalla ditta unicamente perché il
paziente, operaio valido-capace e ricco di molta esperienza, è loro dipendente
da molti anni.

Questa opportunità sarà chiaramente offerta
unicamente se il paziente potrà beneficiare/compensare il rimanente 50% di
perdita di salario con una rendita assicurativa, in questo caso auspicabile 50%
di rendita AI.

 

In base al solito apprezzamento assicurativo
confermo che teoricamente il paziente sarebbe abile al lavoro nella misura del
100% in attività leggere, ma quali attività e presso quale datore di lavoro…???

Come ben sapete questa attività, per pazienti che
accusano gli stessi problemi del signor RI 1, sono purtroppo teoriche, in
quanto attività leggere che possano soddisfare le esigenze della maggior parte
dei pazienti nelle stesse condizioni fisiche del signor RI 1 sono improponibili
ed inesistenti.

 

Per cui ritengo che il signor RI 1, gran
lavoratore ed affezionato alla sua “unica” professione, per le patologie
accusate e per l’opportunità offerta dalla ditta __________ di continuare la
sua attività almeno nella misura del 50%, possa e debba poter beneficiare di una
rendita AI almeno del 50%, evitando alla società, almeno in questo caso, un
nuovo paziente depresso, con tutte le conseguenze del caso.” (Doc. 35/2-3)

 

                                         Nelle
annotazioni del 4 maggio 2010, il dr. __________ ha nuovamente osservato:

 

" 
Le osservazioni pervenuteci il 17.02.2010 del
dr. med. __________ non apportano alcun nuovo elemento medico che non sia già
stato ampiamente considerato e valutato dal dr. med. __________ nella sua
visita fiduciaria __________ del 20.08.2009.

 

Il collega __________ cita:

“il signor RI 1 lavora attualmente già nella
misura del 50% con presenza sul posto di lavoro sull’arco di tutta la giornata.

Un’attività che rispecchi le limitazioni
attribuibili al rachide del signor RI 1 risulta essere medicalmente esigibile
in misura praticamente completa”.

 

Confermato rapporto medico SMR del 27.10.2009.”
(Doc. 39-1)

 

                                         In sede
ricorsuale l’assicurato ha contestato la valutazione del medico del SMR circa
una capacità lavorativa del 100% in attività adeguate, senza tuttavia apportare
nuova documentazione medica atta a dimostrare quanto da lui sostenuto.

 

                               2.5.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare se lo stato di
salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione impugnata, questo Tribunale, dopo attenta
analisi della documentazione medica agli atti, deve concludere che non vi è
motivo per distanziarsi dalla valutazione del SMR, sulla quale si fonda la
decisione di rifiuto delle prestazioni.

 

                                         Nel suo
rapporto medico del 27 ottobre 2009, il dr. __________ del SMR ha infatti
considerato l’assicurato inabile al lavoro al 50% nella sua precedente
attività, ma abile al lavoro al 100% in attività leggere adeguate, rispettose
dei suoi limiti funzionali (doc. 19-2).

                                         Il TCA
concorda con queste valutazioni, che si fondano del resto su quanto valutato
nella perizia specialistica del 20 agosto 2009 dal dr. __________ per conto dell’assicuratore
malattia e su quanto indicato nel rapporto della visita medica circondariale del
dr. __________ stilato per conto dell’assicuratore infortuni.

 

Nel suo referto peritale del 20 agosto 2009, il
dr. __________, posta la diagnosi di “sindrome lombo-vertebrale,
rispettivamente lombo-spondilogena con estensione dei disturbi lungo l’arto
inferiore sinistro in presenza di alterazioni degenerative pluri-segmentali,
più marcate lombo-sacrale”, ha considerato “personalmente giustificata la
presenza di alcune limitazioni nello svolgimento delle mansioni fisicamente più
impegnative per il rachide in qualità di gessatore”, ritenendo quindi
l’assicurato abile al lavoro nella misura del 50% nella sua attività (doc. 55
inc. cassa malati). 

Il dr. __________ ha per contro considerato l’assicurato
abile al lavoro “in misura praticamente completa” in attività adatte,
rispettose dei limiti funzionali dell’interessato. A tale riguardo, il dr. __________
ha precisato che deve trattarsi di “attività leggere, tutt’al più
medio-pesanti, limite di carico talvolta 15 kg, che permettano una libera scelta o per lo meno un cambiamento regolare della posizione di lavoro, che non
richiedano l’esecuzione continuata o prolungata di movimenti monotoni con il
tronco, che non comportino il mantenimento prolungato di posizioni fisse in
flessione, estensione, latero-flessione o torsione del tronco, a più forte
ragione sotto carico, che non implichino un’esposizione a dei cambiamenti
frequenti o repentini della temperatura, rispettivamente del grado di umidità
ambiente, che non comporti l’uso di macchinari/strumenti vibranti o
contundenti” (doc. 5-5 inc. cassa malati).

 

Nel referto del 9 marzo 2009, il dr. __________,
poste le diagnosi di “stato da contusione del rachide lombare avvenuta il
6.6.2008; lombalgia su lesioni degenerative del rachide lombare”, ha ritenuto
che “a partire dal 6 aprile 2009, in considerazione della presenza di lesioni
degenerative e assenza di lesioni post-traumatiche, a oltre 9 mesi
dall’infortunio la causalità potrà essere considerata estinta e per i soli
postumi infortunistici l’assicurato dovrà essere considerato abile al lavoro al
100%” (doc. 28-11).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi dalle
conclusioni peritali, ben motivate e approfondite, del dr. __________, che sono
poi state confermate dal dr. __________ del SMR.

Tali conclusioni, del resto, non sono state
smentite da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie
maggiormente invalidanti, in grado di influire maggiormente sulla capacità lavorativa
residua dell’interessato.

 

L’assicurato si è infatti limitato a produrre,
unicamente in sede di osservazioni contro il progetto di decisione
dell’amministrazione, il rapporto medico del 16 febbraio 2010 del dr. __________,
referto che non è certo in grado di mettere in dubbio le conclusioni del dr. __________.

Il referto del dr. __________, infatti, conferma che l’assicurato
è pienamente abile al lavoro in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti
funzionali (cfr. doc. 35-3), come del resto ritenuto anche dal
medico del SMR.

 

In sede ricorsuale, al contrario, il
rappresentante dell’assicurato si è limitato a genericamente indicare che anche
in attività adeguate l’assicurato presenterebbe delle limitazioni, senza
tuttavia produrre ulteriori referti medici in grado di dimostrare la presenza
di affezioni invalidanti, in grado di influire maggiormente sulla sua capacità
lavorativa residua.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali
suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti
in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita
il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                                         Pertanto,
stante quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato sia inabile al lavoro al 50% nella sua precedente attività di pittore-gessatore,
ma abile al lavoro al 100% in attività leggere adeguate, rispettose dei suoi
limiti funzionali.

 

                               2.7.   Sul mercato
generale del lavoro esistono delle attività, che l’interessato, malgrado il
danno alla salute, sarebbe in grado di esercitare al 100%.

 

                                         Per
costante giurisprudenza la questione relativa alle attività professionali
concretamente realizzabili è di competenza del consulente in integrazione
professionale (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 citata al consid. 2.5.).

Ora, nel caso concreto, il consulente IP, nel
rapporto del 28 dicembre 2009, ha indicato che “i limiti invalidanti espressi
in sede medica permettono di individuare una vasta gamma di attività sia nel
settore secondario (operaio generico nell’industria farmaceutica, alimentare,
meccanica con mansioni d’assemblaggio, produzione, stampa, rifinitura,
controllo/sorveglianza del funzionamento e della qualità, …) che nel settore
terziario (venditore / cassiere non qualificato, sfruttando le proprie
conoscenze, nel settore della vendita di componenti elettrici oppure come
collaboratore tuttofare presso alberghi, negozi alimentari, …)” (doc. 31-2).

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi, il TCA ritiene che, come indicato dall’amministrazione,
all’assicurato può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua
capacità lavorativa in quei settori d’attività
accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive, che
non richiedono una preparazione professionale specifica ma possono essere
esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve
periodo di rodaggio.

 

                                         Va qui rilevato che
specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di
servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente
assai leggere – che non presuppongono particolari attitudini intellettuali e
che possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi
(per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo
ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura.

 

                                         È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate
possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice
non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347;
VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

                                         Il
Tribunale federale ha nuovamente avuto occasione di richiamare la sua
giurisprudenza nella STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, con la quale ha
confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno 2007, osservando:

 

" 
8.2 Come rettamente rilevato dal Presidente del
Tribunale cantonale, tuttavia, la questione se la capacità lavorativa in
posizione prevalentemente eretta risulta effettivamente ridotta non va risolta
in questa sede. In effetti in considerazione dell'ampio ventaglio di attività
semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi
(cfr. ISS, livello di esigenze 4, tabella TA1) - un numero significativo di
queste attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la
posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute presentato
dall'assicurato (v. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b) - la Corte ha già
ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali analoghe, che esiste
un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità
lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza
DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c).
Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non qualificato
o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente
offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir
eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi
fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag.
482 consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”

 

                               2.8.   Essendo
quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa, del
100%, in attività adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2009 (visto che
l’assicurato è inabile al lavoro dal mese di giugno 2008).

 

L’UAI ha effettuato il confronto dei redditi con
riferimento al 2008, per cui il reddito da valido e quello da invalido vanno
aggiornati al 2009.

 

                            2.8.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il cui importo non è del resto
stato contestato in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha quantificato il reddito
che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano nel 2008, lavorando al 100%,
in fr. 69’600.-- (cfr. doc. 31-2).

                                         Tale
ammontare è stato determinato sulla base del reddito mensile a tempo pieno per
il 2008 di fr. 5'800.-- indicato dal datore di lavoro (cfr. doc. 21-4).

 

Il TCA non ha motivo per discostarsi da tale
importo.

Aggiornando tale ammontare al 2009, si ottiene,
così, un reddito da valido pari a fr. 71'061.60.

 

                            2.8.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, pure incontestato dal
ricorrente, va ricordato che, conformemente alla giurisprudenza federale, ribadita in una sentenza
8C_290/2007 del 7 luglio 2008, esso è
determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato,
a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività
effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

 

                                         Qualora
difettino indicazioni economiche effettive, possono essere ritenuti i dati
forniti dalle statistiche salariali, come risultano dall’inchiesta svizzera
sulla struttura dei salari (ISS; DTF 126 V 75 consid. 3b pag. 76 con
riferimenti). Nel caso di un invalido che, dopo l’insorgenza del danno alla
salute, può compiere solo lavori leggeri e non impegnativi dal punto di vista
intellettuale, il relativo reddito è di principio determinato in base alla
media del salario lordo (valore totale) conseguibile per attività semplici e
ripetitive (livello di esigenza 4 sul posto di lavoro) nel settore privato in
conformità alle tabelle A dell’ISS (sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 240/99 del 7 agosto 2001, consid. 3c/cc, parzialmente
pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129 V 472 consid. 4.2.1. pag.
476 con riferimento). A questo riguardo giova rilevare che la più recente
giurisprudenza non ammette più la possibilità di fare capo ai dati statistici
regionali desumibili dalla tabella TA13, il reddito ipotetico da invalido
dovendo invece essere stabilito sulla base della tabella TA1 dell’ISS (cfr. SVR
2007 UV no. 17 pag. 56 (U 75/03)).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: cfr. DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'806.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 7/8-2009, p. 90), esso ammonta a fr.
4'998.24 mensili oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

                                         Dopo adeguamento
all’indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2009 (cfr. tab. relativa all’evoluzione dei salari
nominali pubblicata sul sito dell’Ufficio federale di statistica), un
reddito annuo di fr. 61'238.44.

                                         

                                         L’assicurato,
quale gessatore, avrebbe guadagnato, nel 2009, fr. 71'061.60 / anno per
un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.8.1.). Tale reddito si situa sopra
la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente (cioè fr. 65'622.-,
cfr. Tabella TA1 p.to 45 “costruzioni”, livello di qualifica 4, fr.
5’150.-- X 12 mesi = 61’800.-- riportato su 41.6 = fr. 64'272.- e aggiornato
al 2009).

 

                                         Nel caso
in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza da un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività
adeguata alle sue condizioni di salute al 100%, il reddito statistico citato
non deve essere ulteriormente ridotto.

 

                            2.8.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

"  Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de
l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                            2.8.4.   In concreto,
nel rapporto del 28 dicembre 2009, il consulente IP ha applicato una riduzione
del 10%, così giustificato: “5% per attività media-leggera e 5% per limitazioni
funzionali” (cfr. doc. 31-2).

 

                                         Nel caso
di specie, questo Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione
percentuale del 10% applicata dall’amministrazione, rimasta peraltro
incontestata.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante
giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2009, partendo da un
salario da invalido di fr. 61'238.44, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 100% e ammettendo
la riduzione del 10%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a
fr. 55’114.60 (fr. 61'238.44 - (fr. 61'238.44 x 10 : 100)).

                                         Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 71'061.60.--
(consid. 2.8.1) emerge un tasso d’invalidità del 22.44% arrotondato al 22% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito
dall’amministrazione nella decisione impugnata.

 

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha negato all’assicurato il diritto ad una rendita di
invalidità, la decisione del 19 maggio 2010 deve, perciò, essere confermata.

 

                               2.9.   Va infine
osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente superiore al 20%,
egli potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione professionale.

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         La
Circulaire concernant les mesures de réadaptation d’ordre professionnel (CMRP)
prevede:

 

" 
(…)

2. Conditions 

Les conditions suivantes doivent être remplies de
façon cumulative:

 

–       
On doit être en présence d’une invalidité imminente
ou déjà survenue qui empêche la personne assurée d’exercer sa profession
antérieure ou de poursuivre l’activité lucrative qu’elle exerçait ou le travail
qu’elle effectuait dans son domaine d’activités. 

 

–       
La personne assurée doit être susceptible d’être
réadaptée, c’est-à-dire qu’elle doit être objectivement et subjectivement en
état de suivre avec succès des mesures de formation professionnelle. 

–       
La formation doit être adaptée au handicap et
correspondre aux capacités de la personne assurée. Elle doit en outre être
simple et adéquate et procurer une capacité de gain approximativement
équivalente à celle de l’activité antérieure. Les frais d’une formation qui
n’offre aucune perspective d’une future mise en valeur économique du travail ne
sont pas pris en charge."

 

Alla cifra 4013 la circolare prevede inoltre che:

 

" 
Le reclassement n’est pas nécessaire, du point de
vue de l’invalidité, si la personne assurée a été réadaptée de manière
suffisante et acceptable ou s’il est possible de lui offrir, sans formation
supplémentaire, un poste de travail approprié et dont on peut attendre d’elle
qu’elle l’accepte.”

 

                                         Nel caso di specie il consulente in integrazione professionale (sui
suoi compiti cfr. consid. 2.5.) ha escluso ulteriori provvedimenti reintegrativi
di natura professionale.

 

Nel rapporto del 28 dicembre 2009, il consulente
ha osservato che “la presenza sul mercato del lavoro di attività direttamente
accessibili e confacenti con il danno alla salute induce a concludere che il
signor RI 1 sia reintegrabile nel ciclo produttivo tramite i normali canali di
collocamento” (doc. 31-3).

                                         Secondo
il consulente, inoltre, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.7.), le
possibilità di reintegrazione dell’assicurato sul mercato del lavoro, senza
dover prima intraprendere una riqualifica professionale tenuto conto dei limiti invalidanti espressi in sede
medica, rientrano in una “vasta gamma”, potendo egli
svolgere attività sia nel settore secondario che nel settore terziario.

 

                                     Pertanto
anche nella misura in cui l’amministrazione ha negato all’assicurato il diritto
a una riformazione professionale, la decisione del 19 maggio 2010 merita piena
conferma in questa sede.

 

                             2.10.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso. 

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico del
ricorrente.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurato ricorrente.                                     

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti