# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7948b208-394c-5e8f-8d7d-1bb931156713
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-04-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.04.2017 32.2016.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-95_2017-04-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto
  n.

  32.2016.95

   

  FC

  	
  Lugano

  11 aprile 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
					

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini,
  vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	 

	
   

  

statuendo sul ricorso del 7 settembre 2016 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 7 luglio 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

                                                                                 

                               1.1.   RI
1, nato nel 1961, di formazione parrucchiere e attivo dal 1981 come
impiegato di banca __________, nel settembre 2011 ha presentato una domanda di
prestazioni AI per adulti, lamentando una “labirintite cronica”, Esperita
una perizia multidisciplinare a cura del SAM (doc. AI 59), con decisione 10
aprile 2013, l’Ufficio AI ha accolto la domanda accordando all’assicurato una
mezza rendita di invalidità dal 1° marzo 2012, ritenendo che dal 15 marzo 2011
andava ammessa un’inabilità lavorativa del 50% nell’attività abituale o in
altre attività simili, con una conseguente pari perdita di guadagno. Tale decisione,
impugnata dall’assicurato, assistito dall’avv. __________, è stata confermata
mediante pronuncia del TCA 32.2013.96 del 10 febbraio 2014. 

 

                               1.2.   Sulla
base di documentazione medica prodotta dall’assicurato, l’Ufficio AI ha
ritenuto giustificata la revisione del caso. Effettuati quindi i necessari accertamenti
medici, inclusa una perizia pluridisciplinare a cura del SAM, con decisione 7 luglio
2016, preceduta da un progetto del 10 novembre 2015, l’Ufficio AI ha accolto la
domanda di revisione accordando all’assicurato tre quarti di rendita di
invalidità con effetto dal 1. maggio 2015, ritenendo che dal gennaio 2015 era
subentrato un peggioramento delle condizioni dell’assicurato con un’inabilità
lavorativa del 60% nell’attività abituale o in altre attività simili, con una
conseguente pari perdita di guadagno (doc. B). 

 

                               1.3.   Contro
tale decisione l’assicurato, assistito dall’avv. RA 1, ha interposto ricorso,
producendo nuova documentazione medica e postulando l’attribuzione di una
rendita intera. 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del gravame, confermando
la valutazione medica posta alla base del provvedimento impugnato. 

 

                               1.5.   Con
scritto 17 ottobre 2016 (VI) il ricorrente, tramite il suo legale, ha formulato
delle richieste di prove. 

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se l’assicurato ha diritto a tre quarti di rendita o a una rendita
intera. 

                                      

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411,
n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000
pag. 84).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

 

                               2.3.   Se il grado d'invalidità del beneficiario
della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto
alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente
o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).

                                         Qualsiasi cambiamento importante
delle circostanze suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi,
sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La rendita può essere
oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello
stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di
guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione
notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V
372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una semplice valutazione
diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate,
non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372
consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Per stabilire in una
situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108).
Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima
decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, p. 379).

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2
OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della
rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione
limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

                                         Circa gli effetti della
modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per
grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la riduzione o
la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in
atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione.

                                         L’art. 88bis cpv. 2 lett.
b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in cui avvenne
la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento
indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo ha violato
l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.

 

                               2.4.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa
sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF
127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag.
318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29
settembre 1998 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht,
Berna 2003, pag. 128). Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di
precisare che:

 

"
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia.

 

Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999;
STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti).

                                         Nella STF I 384/06 del 4
luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

                                         In una sentenza pubblicata in
DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo
da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di guadagno
duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).

                                         Tali criteri sono stati così
riassunti in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana,
nella quale il TFA si è così espresso:

 

"
6.2. A determinate condizioni,
anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle
affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si
rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche -
può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re
N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale
[ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora
recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è
tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione
duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai
sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der
Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung,
namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in linea di
conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta
secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica
oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della
sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò
risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225
consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una
simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone
tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate
da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi
deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza
I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

"
5.2 In una recente sentenza,
questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone
in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I
870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000
pag. 155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemes-sung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una
sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta
Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un
disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione
sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare
anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le limitazioni
nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o
simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi,
ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche
o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili
al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita
quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster). In una
sentenza 9C_1040/2010 del 6 giugno 2011 pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 1, l’Alta
Corte ha ribadito che un episodio depressivo lieve non costituisce una
comorbidità di rilevante gravità e intensità (consid. 3.4.2.1) e che fattori
psicosociali e socioculturali che non possono essere chiaramente distinti dalla
problematica psichica, parlano a sfavore del carattere invalidante del disturbo
(consid. 3.4.2).

 

                                         Questa giurisprudenza è poi
stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la DTF 137 V 64
sull’ipersonnia). 

                                         In
una sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V 281, il
Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa ai disturbi
somatoformi dolorosi persistenti. In particolare l’Alta Corte ha abbandonato la
presunzione secondo cui i disturbi derivanti da sindrome somatoforme dolorosa o
i loro effetti possono essere superati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile (cambiamento della giurisprudenza; consid. 3.4 e 3.5). La prassi
fondata sul modello regola/eccezione è sostituita da uno schema di valutazione
normativo strutturato, sulla base di un catalogo di indicatori (cfr. in merito
al consid. 2.7.2).

 

Infine, affinché un
rapporto medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve
adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag.
571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).Innanzitutto la
diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui
criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente
(cfr. STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.;
DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische]
Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss). Il medico deve pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione e deve anche valutare l'esigibilità della ripresa
di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener
conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Il rifiuto del carattere
invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27
settembre 2001).

                                         

                               2.5.   Nell’ambito
dell’evasione della prima domanda di prestazioni, l’Ufficio AI aveva fatto
esperire una perizia multidisciplinare a cura del SAM. Dal referto del
10 dicembre 2012, comprendente consultazioni di natura psichiatrica,
otorinolaringoiatrica e neurologica, risulta che i periti hanno posto le
diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di “Disturbi vertiginosi
recidivanti e ipoacusia di tipo trasmissivo (di grado leggero) a sin. ai toni
bassi probabilmente in relazione ad una deiscenza ossea del canale
semicircolare anteriore sin., Stato dopo probabile neurite vestibolare a ds.
con deficit vestibolare residuo all'esame calorico, Tinnito cronico bilaterale
e Cefalea ev. tensionale”, considerando quindi invalidante esclusivamente
le patologie otorinolaringoiatriche. In punto alla capacità lavorativa i periti
avevano concluso che l’assicurato era da considerare abile al lavoro nella
misura del 50% per la professione abituale di impiegato di banca, con la
funzione di responsabile amministrativo ufficio ____________, l’inabilità del
50% essendo da ricondurre all’insieme di una diminuzione del tempo di lavoro e
del rendimento. L'incapacità lavorativa del 50% era da ritenere valida per ogni
attività lavorativa compatibile con le capacità dell'assicurato, con la sola
eccezione dei lavori in posizione rialzata o con rischio di caduta, per i quali
l'assicurato è considerato non idoneo a titolo definitivo.(doc. AI 59/27-29).
Sulla base di queste conclusioni, avvallate dal medico SMR, e ritenuta
ininfluente una certificazione della curante dr.ssa __________ prodotta
dall’assicurato, con decisione 10 aprile 2013 l’Ufficio AI ha attribuito
all’assicurato una mezza rendita dal 1. marzo 2012 a dipendenza di
un’incapacità lavorativa del 50% presente dal marzo 2011 in misura continua e
senza interruzioni. Il provvedimento è stato confermato da questa Corte
mediante sentenza 32.2013.96 del 10 febbraio 2014, con la quale ha confermato
le conclusioni dell’amministrazione. 

 

                                         Sulla base di
certificazioni mediche  prodotte dall’assicurato, segnatamente un certificato
del 2 maggio 2013, con il quale il dr. __________, spec. FMH malattie orecchio
naso gola, si allineava in sostanza alla conclusione di inabilità lavorativa
del 60% della curante (doc. AI 80 e doc. L) e una certificazione del 25 ottobre
2013 del dr. __________, psichiatra - per il quale in sostanza la sintomatologia
lamentata era inquadrabile in un disturbo legato ad una disfunzione vegetativa
somatoforme (F45.3 ICD 10 come classificazione internazionale) (doc. AI 97 e
doc. Q) – oltre ad altre attestazioni di inabilità lavorativa completa rese
dalla curante dr.ssa __________ e nuovamente dal dr. __________ (doc. AI 105;
cfr. anche certificazione del 27 agosto 2014, doc. AI 123), e a un nuovo rapporto
21 ottobre 2013 dei sanitari dell’Unispital di Zurigo (doc. AI 98),
l’amministrazione, sentito il medico SMR, ha deciso di entrare nel merito della
domanda di revisione (doc. AI 126).

                                         L’amministrazione ha
quindi interpellato il dr. __________, psichiatra, il quale nel suo rapporto
del 5 dicembre 2014, poste le diagnosi di disturbo depressivo persistente
(ICD 10 F 34.8), disfunzione vegetativa somatoforme (F45.3) e disturbo di
personalità anancastico (F60.5), ha concluso per una completa inabilità
lavorativa dal maggio 2013. 

                                         L’amministrazione ha
quindi predisposto una nuova valutazione pluridisciplinare di decorso presso il
SAM. Dal referto del 28 ottobre 2015 (doc. AI 163) risulta che i periti del SAM
hanno fatto capo a consultazioni di natura psichiatrica (dr. __________), otorinolaringoiatrica
(dr. __________) e neurologica (dr. __________) e posto le seguenti diagnosi:

 

"
(…)

6       DIAGNOSI

6.1    Diagnosi con influenza sulla
capacità lavorativa: 

Persistente disfunzione otolitica sin.
in vertigine 

Sindrome depressiva ricorrente,
attuale episodio di media gravità (ICD10 F 33.1)

Disfunzione vegetativa somatoforme
(ICD 10 F 45.3)

Modificazione duratura della
personalità, successiva a malattia cronica (ICD 10 F 62.9)

6.2    Diagnosi senza influenza
sulla capacità lavorativa: 

Cefalea di tipo tensivo con evoluzione
cronica

Deiescenza del canale semicircolare
anteriore sin

Discreta ipoacusia trasmissiva,
frequenze basse, a sinistra

Dislipidemia. 

 

                                         In
merito alla capacità lavorativa hanno concluso:

 

"
7. Valutazione medico teorica globale dell’attuale capacità lavorativa

L'A. presenta una capacità lavorativa
globale del 40% come impiegato di banca con la funzione di responsabile amministrativo
dell'ufficio __________: intesa come lavoro a metà tempo, con una leggera diminuzione
del rendimento.

8. Conseguenze sulla capacità
lavorativa 

8.1 Capacità di lavoro nell'attività
abituale

8.1.1 A quali deficit funzionali è
dovuta un'eventuale riduzione della

capacità lavorativa?

La riduzione della capacità lavorativa
è dovuta a deficit funzionali di tipo psichiatrico e ORL. Dal punto di vista
neurologico invece l’assicurato non presenta deficit funzionali.

Dal lato psichiatrico sono da una
parte i sintomi depressivi, quali le idee d'inutilità, l'umore depresso, la
bassa autostima, la riduzione dell'energia vitale, i forti sensi dì colpa e
l'insonnia, che limita la capacità lavorativa. Questi sintomi compromettono
fortemente l'attenzione e la concentrazione sui compiti da eseguire. Da notare
anche una diminuita capacità d'integrazione sociale. D'altra parte ci sono le
vertigini, la nausea, la cefalea, il rallentamento cognitivo, la stanchezza ed
il senso di precarietà, disturbi sicuramente soggettivi, ma per questo non meno
reali ed invalidanti per l'A.

Dal lato ORL l'A. presenta una
sensazione di compressione bilaterale ed un'instabilità dopo meno di un'ora di
lavoro se fa sforzi o si concentra, con l'obbligo di fare poi delle pause
prolungate per recuperare.

8.1.2 lndicare la capacità lavorativa
per l'attività abituale, in percentuale oppure in ore al giorno.

Dal profilo psichiatrico la capacità
lavorativa dell’A. nell'ultimo lavoro svolto di responsabile amministrativo
dell'ufficio ______________ è del 50% (limitazione funzionale). Dal lato ORL
I'A. presenta una capacità lavorativa del 50% nell'ultima attività lavorativa
svolta, invariata rispetto alla prima perizia SAM del 2012.

Dal punto di vista neurologico l'A. è
abile al lavoro al 100%, come già stabilito nell'ambito della prima perizia SAM
del 2012.

Complessivamente l'A. presenta una
capacità lavorativa del 40% come impiegato di banca con la funzione di
responsabile amministrativo dell'Ufficio __________. Riteniamo giustificato
sommare solo parzialmente le incapacità lavorative per motivi psichiatrico e
ORL, in quanto le patologie psichiatriche e ORL sono in gran parte intrecciate
e i limiti funzionali si sovrappongono

parzialmente.

 

8.2.1 Se la capacità lavorativa è
stata espressa in percentuale, indicare se tale percentuale va intesa come
tempo dì presenza oppure come rendimento globalmente ridotto nell'arco
dell'intera giornata lavorativa.

La capacità lavorativa globale del 40%
nell'ultima attività svolta va intesa come lavoro a metà tempo, con una leggera
riduzione del rendimento.

8.1.2.2 Se la capacità lavorativa residua
è stata espressa in ore al giorno, precisare se vi è un'ulteriore riduzione di
rendimento o se il rendimento è pieno.

Rimandiamo al punto 8.1.2..

8.1.2.3 Se si raccomandano delle pause
supplementari, specificare se queste sono già state conteggiate nella quantificazione
della capacità lavorativa residua.

Le pause supplementari sono già state
conteggiate nella quantificazione della capacità lavorativa residua.

8.13 Facendo riferimento all'anamnesi,
da quando (mese e anno) la capacità lavorativa indicata dal perito
nell'attività abituale può essere considerata valida?

L'attuale capacità lavorativa globale
del 40% nell'attività abituale è valida dal mese di gennaio 2015, da quando la
sintomatologia depressiva è peggiorata (rimandiamo all'ultimo scritto del Dr.
med. __________ del 5.12.2014). Sino alla fine del mese dì dicembre 2014
valgono le condizioni stabilite in  precedenza dall'Ufficio Al del Canton
Ticino (rimandiamo alla decisione del 10 aprile 2013).

 

9 Conseguenze sulla capacità
d’integrazione 

9.1 Capacità dì lavoro in un'attività
adeguata

9.1.1 Quali caratteristiche
medico-teoriche dovrebbe avere un'attività adeguata? (nel caso dì una malattia
fisica indicare sempre il carico massimo in kg senza limitazioni e se vi sia
un'eventuale difficoltà in lavori di precisione)

Dal punto di vista psichiatrico
un'attività adeguata non deve richiedere una rilevante attenzione e
concentrazione sui compiti da eseguire, non deve richiedere delle buone
competenze sociali. Ideale sarebbe un ambiente in cui  l'A. è in grado di
definire egli stesso il proprio ritmo lavorativo.

Dal lato ORL un'attività adeguata deve
essere svolta di preferenza in posizione seduta, sono da evitare situazioni
pericolose (lavori su scale, impalcature ecc.).

Dai punto di vista neurologico I'A.
non presenta limitazioni funzionali,

(…)

10 Osservazioni e risposte a domande
particolari 

Per quanto riguarda le domande
supplementari del Dr. med__________, Servizio Medico Regionale dell’ufficio Al
del Canton Ticino (rimandiamo alla inchiesta perizia del 2.4.2015), rispondiamo
in modo seguente.

Rispetto alla prima perizia SAM del
2012 è subentrato un chiaro peggioramento dal lato psichiatrico; dal punto di
vista ORL e neurologico invece la situazione è rimasta stabile.

L'A. presenta tre disturbi psichiatrici
di una certa importanza. La sintomatologia depressiva, malgrado la terapia
farmacologica, si è aggravata ultimamente e risulta di difficile cura, perché
l'A. è fissato sull'origine esclusivamente somatica dei suoi problemi, la
patologia più invalidante e che determina in gran parte la prognosi negativa è
però la disfunzione vegetativa somatoforme, partita inizialmente da un disturbo
somatico (la vestibulopatia periferica acuta) ed in seguito diventata autonoma.
Malgrado che la sintomatologia lamentata (vertigini, nausea, cefalea,
rallentamento cognitivo e stanchezza) non possa essere spiegata completamente
da un processo fisiologico, l'A. è convinto che all’origine deve esserci una
malattia somatica; un'altra possibilità non viene assolutamente tenuta in considerazione.
Come aveva già notato lo psichiatra Dr.med. __________, nel 2012, una
psicoterapia non era praticabile a causa di una barriera inconscia". La
stessa esperienza ha fatto l'attuale psichiatra curante Dr. med. __________ dal
2013 ad oggi, dicendo che, quando ci si avvicina al tema di un eventuale origine
non somatica dei suoi disturbi, egli chiude completamente e cambia argomento".
Per quanto riguarda i criteri di Forster per la valutazione della gravità delle
malattie 'non oggettivabili', siamo confrontati con uno stato psichico cristallizzato
che non è più suscettibile di un'evoluzione favorevole. Anche la modificazione
duratura della personalità corrisponde ad una certa cristallizzazione psichica
del modo di percepire, pensare e reagire al mondo che circonda I'A. Esiste una
comorbidità in forma di un episodio depressivo di media gravità e si osserva un
certo ritiro sociale, anche se non in tutti gli ambiti. L'A. ha condotto
diverse terapie ,psichiatriche/psicoterapiche secondo le regole d'arte, senza
aver sviluppato la minima consapevolezza di malattia e senza il minimo
miglioramento sulla patologia. 

 

                                         Con rapporto finale 2
novembre 2015 il dr. __________ del SMR ha avallato la perizia
multidisciplinare, ammettendo un peggioramento delle condizioni dal gennaio
2015 con una capacità lavorativa del 40% (orario lavorativo al 50% con
riduzione del rendimento) (doc. AI 165; cfr. anche la precisazione del 3
novembre 2015, doc. AI 167). 

 

                                         In sede di osservazioni al
progetto di decisione del 10 novembre 2015 - con il quale l’amministrazione gli
ha riconosciuto tre quarti di rendita a far tempo dal 1 maggio 2015 per un
grado di invalidità del 60%; doc. AI 168 -, l’assicurato, assistito dalla sua
patrocinatrice, ha tra l’altro prodotto certificati del 15 dicembre 2015, 7
gennaio e 1 febbraio 2016 del dr. __________, generalista, attestanti inabilità
lavorative totali “per malattia” dal 1 dicembre 2015 alla fine di febbraio 2016
(doc. AI 177, 184), oltre ad un certificato 11 dicembre 2015 del dr. __________,
psichiatra curante (doc. AI 182). In merito alle censure mosse sulla perizia
eseguita l’amministrazione ha quindi interpellato il SAM, il quale con scritto
4 marzo 2016, riportando integralmente uno scritto dello psichiatra dr. __________,
si è espresso in merito alle censure proposte dall’assicurato e dal suo
psichiatra curante, confermando senza riserve le proprie conclusioni (doc. AI
186). 

 

                                         Sentito il medico SMR
(doc. AI 187), l’amministrazione ha quindi confermato il progetto di decisione
mediante la decisione qui contestata, motivando come segue:

 

" Esito
degli accertamenti:

Con decisione del 10 aprile 2013 il
signor RI 1 è stato messo al beneficio di una mezza rendita (grado Al del 50%)
con effetto dal 01 marzo 2012.

Con sentenza datata 10 febbraio 2014
del Tribunale Cantonale delle Assicurazioni (TCA) la decisione summenzionata
veniva confermata ma gli atti ritornati allo scrivente ufficio al fine di
esaminarne ulteriore documentazione medica prodotta in fase di ricorso.

Sulla base della nuova documentazione
si è quindi reso necessario provvedere ad ulteriori accertamenti medici, con
particolare riferimento alla perizia svolta nei mesi di giugno e luglio 20'l5
presso il Servizio di Accertamento Medico (SAM).

II Servizio Medico Regionale (SMR) ha
quindi in seguito potuto concludere che un peggioramento dello stato di salute
è effettivamente subentrato e con rapporto del 03 novembre 2015 ha quindi
indicato i seguenti periodi di inabilità con relative percentuali:

- 60% dal gennaio 2015

Visto che il signor RI 1 non avrebbe
potuto meglio valorizzare la sua capacità lavorativa residua in attività
alternative, si ritiene che alle inabilità lavorative succitate accertate
nell’abituale professione corrisponda, dunque, un'incapacità lucrativa della
medesima entità.

 

Osservazioni al progetto:

Abbiamo preso atto delle osservazioni
presentate in data 14 dicembre 2015.

Il caso è quindi stato nuovamente
sottoposto al SMR, il quale, oltre ad averle analizzate, con scritto 21
dicembre 2015 le ha sottoposte ai periti del SAM.

Preso atto della documentazione del
Dr. med. __________ e della successiva presa di posizione da parte del SAM, il
SMR, con annotazione del 10 marzo 2016, precisa che la documentazione medica
prodotta non apporta modifiche alle precedenti valutazioni.

Il progetto del 10 novembre 2015 viene
quindi confermato.

 

Decidiamo pertanto:

A decorrere dal 01 maggio 2015, ovvero
tre mesi dopo il constatato peggioramento (art. 88a cpv. 2 OAI), il signor RI 1
ha diritto a 3/4 di rendita (grado AI del 60%).  (doc. A) 

                                         

                                         L’assicurato contesta
detta decisione, ritenendo la sua inabilità lavorativa totale. Produce
ulteriori attestazioni di inabilità lavorativa sino alla fine di agosto 2016
del dr. __________ (doc. B-E) oltre ad uno scritto del 22 luglio 2013 del dr. __________
(doc. F), attestante quanto segue:

 

" Dando
seguito alla Sua gentile richiesta del 10.07.2013, ho visitato presso il mio
studio il Signor RI 1 in data 19.07.2013.

Sulla base dei miei riscontri, Le posso confermare che
l'incapacità lavorativa completa certificata da metà maggio 2013 è giustificata.
Nel corso degli ultimi mesi è subentrato un peggioramento dello stato di salute,
soprattutto a livello psicologico. Sono state nel frattempo impostate le misure
terapeutiche adeguate. La prognosi lavorativa resta incerta. Per questo motivo
è sicuramente necessario che il signor RI 1 inoltri una richiesta di rivalutazione
del suo grado d'invalidità all'ufficio Al, attestando un peggioramento del suo stato
di salute. L'interessato è stato da me istruito in tal senso.

Ritengo che per almeno i prossimi 3 mesi il signor RI 1 continuerà
a rimanere

completamente inabile al lavoro. A dipendenza del decorso, non si
può escludere il recupero di una capacità lavorativa parziale tra 3 - 4 mesi.
Eventualmente potrebbe essere utile predisporre una nuova visita di controllo
da me nel prossimo mese di settembre.

La ringrazio per la fiducia che mi ha accordato e resto volentieri
a disposizione per eventuali ulteriori informazioni. (doc. F)

 

                                         In un certificato del 7
settembre 2016 il dr. __________ ha affermato:

 

" (…)

Ribadisco il concetto per cui il paziente è inabilitato al lavoro
a causa di una malattia ORL che ha portato poi nel decorso, a manifestazioni
ingravescenti di carattere sintomatologico ORL mal sopportate dal paziente che
alla fine sulla base di un preesistente probabile disturbo di personalità
anancastico ha sviluppato una disfunzione vegetativa somatoforme con un
disturbo depressivo d'accompagnamento. Riassunto cosi la problematica clinica,
vista dal punto di vista del curante, osservo che il paziente è stato seguito
fin dall'inizio in ambito psichiatrico, precedentemente dal Dr. med. __________,
che non fu minimamente considerato, nell'ambito delle prime valutazioni
effettuate per conto dell'amministrazione. La problematica era quindi a mio
avviso già evidente allora.

Ovviamente il cronicizzarsi nel tempo della sintomatologia e il
contenzioso con l'assicurazione sociale non hanno influito positivamente sulle
condizioni di salute dell'interessato. Sulla valutazione effettuata dai
colleghi del SAM, noto che trovo a mio modo di vedere contraddittorio,
dichiarare il paziente inabile per motivi somatici ORL e poi con l'ultima
valutazione dichiarare che il paziente è inabile principalmente per motivi
psichiatrici e che questo inglobano i disturbi ORL già riconosciuti in passato
dalla stessa amministrazione.

L'altra osservazione è sulla dissertazione del collega sui
disturbi di personalità gravi e non gravi. Sarebbe opportuno capire cosa vuol
dire grave e cosa vuol dire non grave. Le ripeto l’esempio che le ho fatto:
posso morire per un’influenza complicata, che di per se non è un' affezione
grave e posso sopravvivere ad un tumore maligno che è di per se già come
diagnosi è una sentenza di morte.

In conclusione ritengo che la valutazione effettuata
dall'amministrazione sia contraddittoria e non obiettiva, non disconosce le
precedenti valutazioni effettuate e adesso a fronte della convinzione condivisa
della collega della gravità delle affezioni, continua ad insistere per una
pretesa esigibilità collocativa del paziente che è a mio avviso del tutto
infondata ed immotivata proprio sulla base delle osservazioni sul caso clinico
cosi come abbiamo cercato in questi anni di spiegare alla controparte.” (doc.
G)

 

                               2.6.   Quanto alla valenza probante
di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano
stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami
completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia
stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid.
3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede d’istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                         Per quel che concerne il
Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta
Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è
incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio
delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella DTF 137 V 210 il TF
ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

 

                                         In una sentenza
9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il
TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e
l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del
SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto
senza aver visitato personalmente l’assicurato.

                                         Tuttavia, nel caso in cui
sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei
pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali
rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con riferimenti (in
particolare alla DTF 139 V 225 e 135 V 465).

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009;
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer
Reichmuth, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2014, ad art. 28a, pag. 398-399) e
che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

 

                               2.7.   Alle conclusioni del SAM, fatte
proprie anche dal SMR (cfr. rapporti finali 2 e 3 novembre 2015 dei dr. __________
e __________, doc. AI 165 e 167), si deve aderire, ritenuto che, come verrà
illustrato nel prosieguo, tale valutazione non è stata smentita da altra documentazione
medico-specialistica attestante nuove affezioni o una diversa valenza delle
patologie diagnosticate o, ancora, un peggioramento successivo alla perizia e
entro la data della decisione contestata, ricordato come per costante giurisprudenza il giudice
delle assicurazioni sociali si basa di regola sui fatti che si sono realizzati
fino al momento del provvedimento contestato (DTF 132 V 220 consid.
3.1.1).

                                         

                            2.7.1.   Per quanto concerne
innanzitutto gli aspetti neurologici e ORL, il TCA ritiene che lo stato di
salute dell’assicurato sia stato approfonditamente vagliato dai periti del SAM
e non ha motivo per metterne in dubbio la dettagliata e convincente
valutazione.

                                         

                                         Più precisamente, per
quanto concerne la problematica neurologica, l’assicurato è stato
peritato dal dr. __________, il quale, ricordato come già nel 2012 lo stato
neurologico risultasse nella norma, ha escluso la presenza di patologie
neurologiche organiche, e questo ala luce anche dei vari accertamenti eseguiti
negli ultimi anni, incluse tre MRI cerebrali, senza reperti rilevanti. La
sintomatologia attuale presentava quindi caratteristiche che potevano almeno in
parte corrispondere a cefalee tensive croniche. Dal punto di vista neurologico l’assicurato
era quindi abile al lavoro in misura piena per qualsiasi attività lavorativa. 

                                         Dette conclusioni, supportate
da un approfondito esame clinico e dall’esame della cospicua documentazione
clinica agli atti, meritano conferma.

                                         

                                         Per quanto riferito alla patologia
ORL, l’assicurato è stato valutato dal dr. __________. Come unica
patologia con influsso sulla capacità lavorativa ha posto la diagnosi di persistente
disfunzione otolitica sin, in vertigine multifattoriale, confermando così la diagnosi
posta dall'Ospedale __________ di __________. Come diagnosi senza influsso
sulla capacità lavorativa descrive una deiscenza del canale semicircolare anteriore
sin. (scoperta radiologica) ed una discreta ippoacusia trasmissiva sin. per le
frequenze basse. Ha quindi ritenuto che lo stato ORL era rimasto stabile e invariato
a confronto alla precedente perizia SAM del 2012. Ha quindi confermato la capacità
lavorativa del 50% nell’ultima attività svolta o altra adatta, valida da maggio
2011 con la motivazione che la riduzione della capacità lavorativa era giustificata
dalla sensazione di compressione bilaterale, dall’instabilità dopo meno di
un'ora di Iavoro se sotto sforzo o concentrazione con l’obbligo di fare delle
pause prolungate per recuperare. L’esame clinico obiettivo è stato pure completato
da un esame vestibolare e da un'audiometria tonale. Tale valutazione si rileva quindi
completa e coerente e deve essere confermata, ritenuto altresì che il ricorrente
non ha in sostanza sollevato alcuna censura sulla valutazione ORL effettuata
dal SAM né prodotto documentazione che possa in qualche modo metterla in
discussione (cfr. di seguito al consid. 2.7.3). 

 

                            2.7.2.   Per quanto riguarda la
valutazione psichiatrica va detto quanto segue.

 

                                         L’assicurato è stato
peritato dal dr. __________ nell’ambito di due colloqui tenutisi il 22 giugno e
6 luglio 2015 (della durata di 125 e 105 minuti), avendo inoltre effettuato due
colloqui telefonici con lo psichiatra curante dr. __________ e con la moglie
dell’assicurato (doc. AI 163). Ha quindi posto le diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa di sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di media
gravità (ICD-10 F 33.1), disfunzione vegetativa somatoforme (ICD-10 F 45.3) e modificazione
duratura della personalità, successiva a malattia cronica (ICD-10 F 62.9).

                                         Nel referto peritale lo
specialista, dopo aver illustrato i trascorsi del paziente, ha esposto, tra
l’altro, quanto segue:

 

" (…) Anche lo
psichiatra curante Dr. __________ si è dovuto arrendere, come già il Dr. __________,
davanti alla barriera di difesa inconscia, all'impossibilità dell’assicurato di
comunicare le sue emozioni e di distinguerle dalle sensazioni somatiche, che
spinge il medico a dire che l'A. “non ha emozioni". Infatti anche durante
i due colloqui peritali si riscontrano gli stessi limiti nella possibilità   di
esprimere e di elaborare delle emozioni. L'A. focalizza la propria attenzione
solo sull'esterno, sembra che una vita interiore non esista.

Dal 2008 la sintomatologia vertiginosa, nausea, cefalea e
rallentamento cognitivo monopolizzano il suo vissuto quotidiano, su tutti i
livelli. Il pensiero e l'ideazione sono assorbiti dalla sofferenza, che sembra
diventata il perno della sua vita attorno al quale l’assicurato organizza da
circa ormai 7 anni il suo quotidiano. Anche l'anamnesi conferma che a partire
dal 2008 l’assicurato ha già ridotto via via tutte le sue attività per
concentrare tutto su recupero delle forze, inizialmente per la residua attività
professionale, poi per la "sopravvivenza". Un organizzazione
psicosomatica è caratterizzata da un pensiero concreto, restrittivo e povero di
fantasia e simbolismo in una persona apparentemente efficiente e ben adattata,
ma incapace di staccarsi col pensiero dal presente immediato ed è proprio
questa l’impressione che si ha durante i colloqui. Questo tipo di "conflitto
emotivo interiore" predispone alla manifestazione somatica, e in mancanza
della possibilità di vivere le proprie emozioni, costringe il soggetto a
sviluppare. un linguaggio corporeo. Di conseguenza, tenendo conto anche
dell’anamnesi e del funzionamento psicosociale, è necessario porre una diagnosi
di disfunzione vegetativa somatoforme.

L'A. presenta anche sintomi depressivi, sicuramente la conseguenza
delle problematiche somatiche, il tono dell'umore è depresso, l’energia vitale
è ridotta, l'interesse per le attività, come per la sua passione di
radioamatore, è nettamente ridotto e le prospettive per il futuro sono pessimistiche.
La sintomatologia depressiva si osserva durante i colloqui, ma viene descritta
anche dal Dr. __________, che circa sei mesi fa nel suo rapporto descriveva un
disturbo depressivo persistente, un disturbo affettivo che secondo l'lCD-1O “non
è sufficientemente grave o prolungate da soddisfare i criteri di ciclotimia o
distimia, o per un episodio depressivo di gravità lieve o media".

Durante l'attuale valutazione la sintomatologia depressiva, tra
umore depresso, sentimenti di colpa, autostima bassa, abulia e energia vitale ridotta
soddisfaceva comunque i criteri di un episodio depressivo di media gravità,
visto la durata della sintomatologia, nell’ambito di una sindrome depressiva
ricorrente. 

La Dr. ______________ ha osservato nel 2012 dei tratti anancastici
e il Dr. __________, si è spinto nell’ultimo rapporto medico, di circa sei mesi
fa, fino alla diagnosi di disturbo di personalità anancastico, il quale quattro
mesi prima fu definito ancora come “sempre più probabile". Sono d'accordo
che esistono dei tratti anancastici, quali perfezionismo, e coscienziosità e
meticolosità, che gli sono stati di grande aiuto nella sua carriera
professionale e che oggi gli rendono difficile la vita, non sentendosi più
capace di eseguire i suoi impegni con tali caratteristiche.

Non ritengo però che questi tratti soddisfino, né oggi, né in
passato, i criteri per un disturbo di personalità specifico. Per contro è
evidente il cambiamento delle personalità avvenuto a partire dall'inizio della
malattia. Clinicamente si osserva un cambiamento nella percezione,
nell’ideazione e nel comportamento rispetto al proprio ambiente e riguardo la
propria persona. É difficile dire se questa modificazione di personalità, che
oggi sembra piuttosto stabile, è da interpretare come un disturbo di
personalità "acquisita" durante gli ultimi 6-7 anni o che si tratta
di una recrudescenza nel tempo dei tratti anancastici, ma d'altra parte oggi
gli aspetti percepiti dall’A. sono molto diversi da quelli anancastici. L'A.
oggi si percepisce come una persona passiva, senza interessi, che non riesce
più a farsi coinvolgere dalle molteplici attività di prima, si ritira dal
mondo, non è più la persona sociale di prima e lamenta di essere dipendente da
altre non è più padrone della propria vita. Questo cambiamento dell'A. è stato
confermato anche dalla moglie. Sulla base di queste osservazioni ritengo più
probabile come diagnosi una modificazione duratura della personalità successiva
a malattia cronica.” (doc. AI 163 pag. 27seg)

 

                                                      Poste
quindi le menzionate diagnosi ha concluso per una limitazione della capacità
lavorativa nell’ultima attività esercitata (così come in altre attività per le
quali valgono le stesse limitazioni funzionali) del 50%, ritenendola una
limitazione funzionale, specificando che l’inizio della disfunzione vegetativa
era collocabile verso la fine del 2008, mentre la modificazione duratura della
personalità si era formata gradualmente durante gli ultimi 6-7 anni. Quanto
alla sintomatologia depressiva, la stessa, anche se l’assicurato non era
riuscito in passato, fino al 2012, ad esprimerla adeguatamente, come si legge
nel rapporto del Dr. __________ e osservato anche della Dr.ssa __________, la
stessa era sempre esistita, ma fino a circa sei mesi prima era da considerare
al massimo come lieve. In seguito col tempo la sintomatologia depressiva era
peggiorata fino a raggiungere la gravità media di oggi. Ritenuta la prognosi
negativa, e precisato che “la patologia più invalidante e che determina in gran
parte la prognosi negativa è però la disfunzione vegetativa somatoforme”,
secondo lo specialista si era quindi confrontati, “secondo i criteri di
Foerster per la valutazione della gravità delle malattie non oggettivabili: con
uno stato psichico cristallizzato che non è più suscettibile di un'evoluzione
favorevole”. Anche la modificazione duratura della personalità corrispondeva a
una certa cristallizzazione psichica del modo di percepire, di pensare e
reagire al mondo che circonda. Per quanto riferito agli altri criteri di Foerster,
si poteva costatare una comorbidità in forma di un episodio depressivo di media
gravità oltre ad un certo ritiro sociale, anche se non in tutti gli ambiti.

 

                                         Chiamato a indicare quali
fossero le limitazioni funzionali constatate, lo specialista ha precisato che
da un lato erano “i sintomi depressivi, quali, le idee d'inutilità, l'umore
depresso, bassa autostima, riduzione dell'energia vitale, forti sensi di colpa
e l'insonnia che limitano la capacità lavorativa. Questi sintomi di conseguenza
compromettono fortemente l'attenzione e la concentrazione sui compiti da
eseguire. Da notare anche una diminuita capacità di integrazione sociale.”
Dall’altro lato vi erano “le vertigini, la nausea, la cefalea, il
rallentamento cognitivo, la stanchezza e il senso di precarietà, soggettivi
sicuramente, ma per questo non meno reali e invalidanti per l’A.”. Le
conclusioni del perito, fatte proprie dal SAM, meritano tutela.

 

                            2.7.3.   Nel suo ricorso l’assicurato
censura le conclusioni del perito sulla base di una certificazione dello
psichiatra curante dr. __________ del 7 settembre 2016 e ribadendo le contestazioni
già formulate in sede di osservazioni al progetto di decisione (cfr. in
particolare lo scritto del dr. __________ dell’11 dicembre 2015, doc. AI 182) e
sulle quali il SAM ha già esaustivamente preso posizione con uno scritto del 4
marzo 2016, di cui si dirà ove occorra in seguito.

 

                                         Il ricorrente censura
innanzitutto il fatto di essere stato valutato dallo psichiatra sulla base di
due soli colloqui, effettuati a breve distanza temporale (il 22 giugno e il 6
luglio 2015). 

                                         Per quanto riferito a tale
allegazione, il perito dr. __________ ha fatto osservare di aver peritato
l’assicurato per complessivi 230 minuti, lasso di tempo a suo avviso
sufficiente per conoscere una persona e di farsi un'idea anche di una complessa
situazione psichica. Inoltre ha rammentato di aver pure proceduto a interpellare,
mediante colloqui telefonici di 35 rispettivamente 30 minuti, lo psichiatra
curante e la moglie dell’assicurato. 

                                         Ora, a mente del TCA, la critica del ricorrente relativa alla durata della visita medica, che
si sarebbe limitata a soli due colloqui, non modifica la valutazione giacché
innanzitutto il TF ha già avuto modo di rilevare che il valore probatorio di un
rapporto medico non dipende, di massima, dalla durata della visita, quanto
piuttosto dalla sua completezza e concludenza (cfr. sentenza 9C_1013/2008 del
23 dicembre 2009, I 1094/06 del 14 novembre 2007, in RSAS 2008 pag. 393 consid.
3.1.1 con riferimenti).

                                         Il ricorrente fa dal canto
suo riferimento alla giurisprudenza per la quale, nel caso in cui la patologia
psichiatrica è caratterizzata da fasi di quiescenza e fasi di riacutizzazione,
non è sufficientemente probante la valutazione psichiatrica peritale eseguita
da uno specialista in psichiatria, fondata su un unico colloquio anziché estendersi
su di un periodo di tempo più lungo, con colloqui approfonditi ed accompagnata
dall’esecuzione di test indicativi e da un’attenta analisi delle dichiarazioni
del paziente (cfr. STCA 32.2012.92 del 1° ottobre 2012, 32.2011.200 del 19
gennaio 2012, 32.2010.308 del 19 maggio 2011 e 32.2010.137 del 21 marzo 2011). 

                                         

                                         Ora, da tale
giurisprudenza il ricorrente non può dedurre valide motivazioni che possano nel
caso concreto inficiare in qualche modo la validità delle conclusioni peritali.
A prescindere dal fatto che il perito, interpellato in merito, ha fatto
osservare che l’effettuazione di più di due incontri non è consuetudine,
ritenuto che complessivi 230 minuti permettono a suo avviso di “conoscere
una persona e di farsi un'idea anche di una complessa situazione psichica”,
considerando altresì i colloqui avuti con lo psichiatra curante e con la
moglie, va detto che nel caso che ci occupa se è vero che è stata posta quale
diagnosi psichiatrica, fra le altre, quella di “sindrome depressiva
ricorrente, attuale episodio di media gravità (ICD 10, F 33.1)”, nel caso
dell’assicurato non è stata fatta menzione di uno stato psichico fluttuante,
con periodi di remissione della stessa e periodi di periodicità caratterizzati
cioè da “fasi di quiescenza e fasi di riacutizzazione” come era stato il
caso della sentenza del TAF citata dal ricorrente (C-2693/2007 del 5 dicembre
2008; cfr. anche STCA 32.14.70 del 30 marzo 2015 e 32.12.185 del 14 febbraio
2013). Nel caso menzionato la Corte federale aveva in effetti ritenuto non sufficientemente
probante la valutazione psichiatrica peritale fondata su un unico colloquio eseguita
da uno specialista che non aveva riscontrato nulla di patologico ed
invalidante, ritenuto in sostanza che non era possibile escludere che nella
fase di esame l’assicurato si trovasse in una fase di remissione.

                                         I giudici federali hanno
esposto quanto segue:

 

" (…)

Alla luce dei precedenti rapporti e vista la principale
caratteristica della patologia in esame che consiste in fasi di quiescenza e
fasi di riacutizzazione, la perizia psichiatrica avrebbe dovuto estendersi su
di un lasso di tempo più lungo, segnato da colloqui approfonditi ed accompagnato
dall'esecuzione di test indicativi ed un'attenta analisi delle dichiarazioni
del paziente. In altre parole, il parere del Dott. __________, fondato su di un
unico colloquio ed una scarsa motivazione, non può essere tenuto quale
fondamento della soppressione della rendita AI. A titolo di confronto si può
paragonare la perizia del Dott. __________ con quella della Dott.ssa __________,
ove, specialmente nelle rubriche “disturbi lamentati dall'assicurato ed esame
oggettivo” si spiega in maniera convincente tutta la problematica, affinché
l'amministrazione (ed eventualmente il giudice) possano esprimere il loro
parere in modo convincente e senza esitazioni. Se, il giorno della visita
specialistica, il perito non ha riscontrato nulla di patologico ed invalidante
può essere anche imputabile alla circostanza che l'interessato fosse in un
periodo di relativa quiescenza del male. Va qui segnalato, oltretutto, che
egli assume dosi di antidepressivi massicce; questa posologia è verosimilmente
stata cambiata in occasione del ricovero presso la Clinica di riabilitazione di
__________.

(…)

Nel suo rapporto del 3 aprile 2007, lo psichiatra
curante indica che il paziente riceve ben 80mg die di Citalopram e 0,75 mg die
di Xanax, che la sindrome depressiva è solo in parziale remissione e che la decisione
dell'AI penalizza in maniera grave il paziente nella sua volontà di riscatto. A
questo proposito questo tribunale osserva che anche un esame sugli effetti
secondari della terapia in un'ottica di capacità al lavoro sarebbe necessario,
atteso che dosi così massicce di medicinali provocano, oltre al resto, uno
stato di iperattività generale. Nel suo rapporto del 14 agosto 2007, il Dott. __________
riferisce un quadro nettamente patologico ed invalidante, nonostante le terapie
in atto; l'esame oggettivo attesta una situazione psicologica grave e
debilitante. Vero è che questo rapporto, come osservato dall'UAI cantonale e
dal proprio medico di fiducia, esula dal periodo di cognizione giudiziaria,
tuttavia il giudice delle assicurazioni sociali può tenere conto dei fatti
verificatisi dopo la data dell'impugnata decisione quando essi possono imporsi
quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla
decisione stessa (DTF 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 99 V 102).

 

In conclusione quindi, questo tribunale non può
trarre idonei, conclusivi e convincenti pareri dalla perizia del Dott. __________
nella misura in cui lo stato di salute del paziente ivi descritto e la
conseguente valutazione della capacità di lavoro, sembra piuttosto riferita ad
una fase di momentaneo benessere che non ad una situazione temporalmente più
corrispondente alla realtà. (…)." (sottolineature della redattrice)

 

                                         Analoga era d’altra parte
la situazione giudicata dal TCA - in applicazione della ricordata
giurisprudenza federale - nel caso menzionato dal ricorrente (STCA 32.2014.134
del 21 luglio 2015). In quell’occasione l’assicurato era stato visitato nell’ambito
di due soli colloqui dal perito psichiatra, il quale, malgrado talune
incertezze e dubbi sul reale stato di salute dell’assicurato, aveva posto la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente (ICD10-F33.4) ritenendola
tuttavia “attualmente in fase di remissione sintomatologica” e considerando
quindi l’assicurato pienamente abile al lavoro. Secondo il Tribunale, ritenuto come
il perito avesse visto l’assicurato soltanto due volte e soprattutto, in un
lasso di tempo ravvicinato, e avesse pure espresso dei dubbi sulla sua reale situazione
psichica, per ammettere una remissione della patologia escludente una valenza
invalidante sarebbe stato necessario verificare una asintomaticità sull’arco di
diversi mesi, considerato come fosse proprio una caratteristica della sindrome
depressiva ricorrente quella di variare nel tempo. In quel caso del resto la periodicità
dei momenti di remissione relativa della patologia, seguiti dai momenti di
media gravità della malattia, emergevano “in tutta la loro chiarezza”
dalla lettura degli atti, in cui un perito aveva affermato di avere visitato un
assicurato trasandato e di discrete condizioni generali, mentre un altro l'aveva
definito sufficientemente curato nella persona e nell'abbigliamento. La
variazione nel tempo dell'incidenza della patologia sulla salute del ricorrente
era del resto perdurata anche durante il periodo in cui era stato visitato
dagli specialisti del SAM.

                                         In base a
tutti questi elementi e sulla base anche della proposta del SMR, il TCA aveva pertanto
concluso che l'Ufficio AI, per stabilire se nel caso di specie vi fosse stato
effettivamente un miglioramento duraturo dello stato di salute psichico tale da
modificare il diritto alla rendita, non avrebbe dovuto accontentarsi di due
soli colloqui effettuati a due settimane di distanza l'uno dall'altro, ma
avrebbe dovuto disporre un'osservazione di lunga durata al fine di poter
esprimere una valutazione corretta e completa (STCA 32.2014.70 del 30 marzo
2015).

 

                                         Nel
caso che ci occupa la situazione appare diversa e l’assicurato non può, sulla
base dell’illustrata giurisprudenza, dedurre la necessità di effettuare
valutazioni psichiatriche ulteriori. In effetti, contrariamente ai casi citati,
il perito non solo ha ammesso un peggioramento anziché un miglioramento
dell’assicurato, ma ha pure concluso per una situazione patologica seria e una
conseguente inabilità lavorativa ragguardevole (50%), senza fare alcuna
menzione ad una remissione sintomatologica. Nessun elemento, che del
resto nemmeno l’interessato menziona, permette dunque di ipotizzare che nel
momento in cui l’assicurato è stato peritato dal dr. __________ egli si
trovasse in una fase di momentaneo benessere o di remissione tale da far
dubitare dell’affidabilità della valutazione del perito. La sussistenza di una
possibile situazione di quiescenza del male non è del resto nemmeno stata evidenziata
dal dr. __________, il quale ha posto semmai l’accento più sulla gravità della
patologia. Su quest’ultima tuttavia ben poteva il perito esprimersi compiutamente
sulla base delle visite effettuate, dell’esame della documentazione agli atti e
dei colloqui effettuati. Del resto sia nuovamente rilevato che il perito ha
ammesso (contrariamente al curante) la diagnosi di depressione ricorrente,
riconoscendone anche la gravità, addirittura qualificando l’episodio come di media
gravità. 

 

                                         A conferma del fatto che
il perito ha valutato l’assicurato durante una fase “acuta” del male (o
quantomeno non in remissione), va detto che i sintomi depressivi evidenziati
nella sua valutazione erano sostanzialmente i medesimi di quelli menzionati dal
dr. __________, vale a dire tono dell'umore depresso, sentimenti di colpa, autostima
bassa, abulia, energia vitale ridotta, riduzione dell’interesse per le
attività, e pessimismo. Laddove tuttavia per il curante era presente un
disturbo depressivo persistente e un disturbo affettivo che secondo l'lCD-10
non era sufficientemente grave o prolungato da soddisfare i criteri di
ciclotomia o distimia, o un episodio depressivo di gravità lieve o media, per
il perito invece tale sintomatologia era comunque tale da soddisfare i criteri
di una sindrome depressiva di media gravità, visto anche la durata della
sintomatologia. 

                                         La diagnosi di sindrome
depressiva ricorrente è quindi stata posta dal perito sostanzialmente in virtù
del protrarsi dei sintomi già segnalati dal curante. Questo Tribunale deve
quindi confermare il ben fondato della valutazione peritale e ritiene che è a
giusta ragione che l'Ufficio AI poteva basare la sua decisione al termine di
una valutazione peritale approfondita e completa, anche se fondata su due soli colloqui.
Sia peraltro ulteriormente osservato che in ogni modo il perito ha affermato
che la patologia “più invalidante” non era la sintomatologia depressiva, ma la
disfunzione vegetativa somatoforme (cfr. sopra consid. 2.7.2; doc. AI 163 pag.
27seg.).

 

                                         Per quanto riguarda
d’altra parte la parziale discrepanza tra le diagnosi poste dal curante e
quelle del perito, laddove il primo ritiene dato un disturbo di personalità
anancastico mentre il secondo una modificazione duratura della personalità, il
dr. __________ ha motivato le differenze nella sua perizia (cfr. la citazione
in esteso al consid. 2.7.2) e ulteriormente nella presa di posizione del 3
febbraio 2016 come segue:

 

" (…) Dal
punto di vista timico durante questo periodo il sottoscritto ha notato un
peggioramento, motivo per il quale fu modificato la diagnosi del disturbo affettivo.

Nella perizia si legge anche la motivazione di questo cambiamento:
“La sintomatologia depressiva si osserva durante i colloqui, ma viene descritta
anche dal Dr. __________, che circa sei mesi fa nel suo rapporto descriveva un
disturbo depressivo persistente, un disturbo affettivo che secondo l'lCD-10
"non è sufficientemente grave o prolungate da soddisfare i criteri di
ciclotimia o distimia, o per un episodio depressivo di gravità lieve o
media".

Durante l'attuale valutazione la sintomatologia depressiva, tra
umore depresso, sentimenti di colpa, autostima bassa, abulia ed energia vitale
ridotta soddisfaceva comunque i criteri di un episodio depressivo di media
gravità, visto la durata della sintomatologia, nell'ambito di una sindrome
depressiva ricorrente"

Per quanto riguarda il disturbo somatoforme non è stata fatta
nessuna modificazione e anche la diagnosi di "Modificazione duratura della
personalità, successiva a malattia cronica" è stata motivata bene. Nella perizia
a pagina 9 si legge che la Dr.ssa __________ ha osservato nel 2012 dei tratti anancastici
e il Dr. __________, si è spinto nell’ultimo rapporto medico, di circa sei mesi
fa, fino alla diagnosi di disturbo di personalità anacastico, il quale quattro
mesi prima fu definito ancora come "sempre più probabile". Sono
d'accordo che esistono dei tratti anancastici, quali perfezionismo,
coscienziosità e meticolosità, che gli sono stati di grande aiuto nella sua
carriera professionale e che oggi gli rendono difficile la vita, non sentendosi
più capace di eseguire i suoi impegni con tali caratteristiche.

Non ritengo però che questi tratti soddisfino, né oggi, né in
passato, i criteri per un disturbo di personalità specifico. Per contro è
evidente il cambiamento della personalità avvenuto a partire dall'inizio della
malattia. Clinicamente si osserva un cambiamento nella percezione, nell'ideazione
e nel comportamento rispetto al proprio ambiente e riguardo la propria persona.

È difficile dire se questa modificazione di personalità, che oggi
sembra piuttosto stabile, è da interpretare come un disturbo di personalità
"acquisita" durante gli ultimi 6-7 anni o che si tratta di una
recrudescenza nel tempo dei tratti anancastici, ma d'altra parte oggi gli aspetti
percepiti dall'.assicurato sono molto diversi da quelli anancastici. L’A. ossi
si percepisce come una persona passiva, senza interessi, che non riesce più a
farsi coinvolgere dalle molteplici attività di prima, si ritira dal mondo, non
è più la persona sociale di prima e lamenta di essere dipendente da altri, non
è più padrone della propria vita. Questo cambiamento dell'.A. è stato confermato
anche dalla moglie".

Le motivazioni, come pure le diagnosi modificate sono state
condivise con lo psichiatra curante. (…)” (doc. AI 186)

 

                                         Tali argomentazioni, fatte
proprie dal SAM, non solo in sede di perizia ma anche della presa di posizione
del 4 marzo 2016 (doc. AI 186), risultano convincenti. Del resto in merito
l’assicurato non ha in seguito formulato altre allegazioni che permettano in
qualche modo di modificarne il contenuto. Nel successivo certificato del 7
settembre 2016 dello psichiatra curante (doc. G) non sono in effetti state
formulate in merito allegazioni di rilievo. Sia detto a titolo abbondanziale
che le differenze nelle diagnosi non appaiono sostanziali, ove peraltro si
rilevi che a giustificare il quadro inabilitante sono un insieme di sintomi
elencati dal perito, sostanzialmente condivisi con il curante, e non tanto le
diagnosi alle quali essi vengono ricondotti. La differente classificazione
delle diagnosi è quindi da ricondurre ad un – in definitiva non rilevante –
diverso apprezzamento del sostanziale medesimo quadro sintomatologico. Inoltre va
in proposito nuovamente sottolineato che il perito ha ribadito che in ogni modo
la patologia più invalidante era la disfunzione vegetativa somatoforme,
diagnosi condivisa con il dr. __________ (doc. AI 186). 

 

                                         Quanto d’altra parte alla
differente quantificazione dell’inabilità lavorativa che deriva dalle affezioni
psichiatriche di cui l’assicurato è portatore, e, quindi, alla critica
dell’insorgente per il quale non sarebbe comprensibile il motivo per cui a
fronte di una diagnosi “più grave” posta dal perito rispetto a quelle del
curante, egli avrebbe tuttavia concluso per una limitazione dell’inabilità lavorativa
del 50% soltanto a fronte del 100% del curante, in merito il dr. __________,
nella sua presa di posizione del 3 febbraio 2016, fatta propria dal SAM, ha
osservato che:

 

" (…) Le motivazioni,
come pure le diagnosi modificate sono state condivise con lo psichiatra
curante.

Rimane allora la questione del riconoscimento del grado di invalidità
del "solo" 50% da parte del sottoscritto, rispetto alla valutazione
dello psichiatra curante, che ha "assegnato all’assicurato il 100%.

La modificazione della personalità, anch'essa secondo la definizione
dell'lCD-10 è un disturbo di personalità, ma non si tratta di "condizioni
evolutive che compaiono nella tarda infanzia o adolescenza", bensì comportamenti
che si sono sviluppati nel tempo in seguito a una malattia. Visto che si tratta
soprattutto di definire la gravità dei vari disturbi riporto una definizione
che ci permette di differenziare la gravità di un disturbo di personalità.

"Un disturbo di personalità non grave è caratterizzato da un'immagine
del proprio Sé stabile, è mantenuta l'unitarietà dell' IO e sono assenti
comportamenti autodistruttivi, sentimenti cronici di vuoto e una rabbia immotivata
e difficoltà di controllare la rabbia." L’A infatti possiede un immagine
del proprio Sé stabile e l'unitarietà dell’IO è mantenuto e sentimenti cronici
di vuoto mancano, come è anche vero che egli è capace di stabilire una
autentica relazione con l' altro da

Sé, malgrado una certa difficoltà a gestire le sue emozioni e si
può anche affermare un suo comportamento fondamentalmente organizzato. L'A. ha
dato anche dimostrazione di saper intrattenere rapporti stabili.

Un disturbo di personalità grave invece è caratterizzato dal funzionamento
borderline di personalità, con alterazioni del funzionamento
affettivo-relazionale grave, quali esplosioni di rabbia, intensa disforia,
grave instabilità affettiva e relazionale con tendenza di avere legami fusionali
e a mantenere relazioni simbiotiche, disturbi dell'identità e il ricorso
all’utilizzazione di meccanismi primari di difesa, come scissione, identificazione
protettiva o diniego. Inoltre dev'essere presente, per determinare la gravità,
un disturbo dell'identità (diffusione o assenza di una chiara identificazione con
incapacità di reggere, organizzare ed elaborare la solitudine o di stare con se
stessi), la perdita dei confini tra mondo interno e mondo esterno e alterazioni
dell'esame di realtà.

 

Possiamo a mio avviso allora affermare che si tratta di un disturbo
di personalità non grave, e di conseguenza senza, o al limite con un influsso
molto lieve sull’incapacità lavorativa (motivo per il quale il disturbo è stato
incluso nella categoria "con influsso sulla capacità lavorativa").

Per quanto riguarda l'attribuzione di una percentuale d'inabilità
lavorativa per il disturbo affettivo ricordo le linee guida per la
"Valutazione peritale delle malattie psichiatriche e psicosomatiche" (Begutachtung
psychischer und psychosomatischer Erkrankurigen, Klasse Sk2, Registerrir.
051/29): dell'AWMF (Arbeitsgemeinschaft der Wissenschaftlichen Medizinischen Fachgesellschaften
e. V.). Secondo la tabella 1 (p.82/83) (Foerster et al. 2007) la limitazione
che corrisponde alla sintomatologia di un episodio depressivo di media gravità
ammonta al massimo a una limitazione del 40%, mentre la stessa tabella
attribuisce a un disturbo somatoforme, con una grave limitazione della sfera
psichica ed emozionale e una marcata riduzione fisica e funzionale quantificata,
una riduzione fino al 30%. I sintomi delle due patologie diagnosticate in parte
si sovrappongono e si condizionano a vicenda. La depressione
"rinforza" la disfunzione vegetativa, aumentandone l'intensità.
D'altra parte la sensazione che il cervello si comprime, i forti acufeni sia a
destra che a sinistra, le vertigini e le sue conseguenze sull'equilibrio e la
marcia, il mal di testa con pressione nella parte frontale della testa e dietro
l'occhio sinistro", possono portare alla depressione e, d'altra parte, la
depressione sensibilizza notevolmente l’individuo a provare queste sensazioni.
Questo il motivo perché le percentuali di inabilità delle patologie non sono state
"semplicemente" sommate.” (…) 

(doc. AI 186)

 

                                         Tali motivazioni,
approfondite e chiare, appaiono convincenti e questo Tribunale ritiene di
doverle condividere, anche considerando come il ricorrente, rispettivamente il
suo psichiatra curante, non abbiano fatto valere argomentazioni che possano in
qualche modo smentirle. In realtà la differente conclusione in punto alla
misura dell’inabilità lavorativa tratta dal curante configura essenzialmente un
diverso apprezzamento basato sul medesimo quadro clinico e sintomatologico. Richiamato
il principio giurisprudenziale per cui in ragione della diversità dell'incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008,
consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che
uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è
sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati), le differenti conclusioni del
dr. __________ non permettono, alla luce delle coerenti e convincenti
argomentazioni del dr. __________, di scostarsi dalle conclusioni di
quest’ultimo.

 

                                         Con specifico riferimento
alla diagnosi di Disfunzione vegetativa somatoforme, va detto che secondo la
giurisprudenza del TFA (cfr. consid. 2.4), un disturbo somatoforme non è di
regola atto, in quanto tale, a determinare una limitazione di lunga durata della
capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4
cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale disturbo può causare un’incapacità
lavorativa e spetta comunque allo specialista psichiatrico nell'ambito di una
classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla gravità dell'affezione,
rispettivamente sull’esigibilità della ripresa lavorativa da parte
dell’assicurato. Al riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF
130 V 352 (confermata in DTF 136 V 281 consid. 3.2.1 e 131 V 49 e nelle STF 9_C
830/2007 del 29 luglio 2008 e 9C_959 e 995/2009 del 19 febbraio 2010), l’Alta
Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata
oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza
di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso
patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione
duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita,
(3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico,
indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo
del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti
ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA I 702/03 del 28 maggio 2004 e I 870/02
del 21 aprile 2004; Pratique VSI 2000 p. 155 consid. 2c;
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: Schaffhauser/Schlauri [editori], Schmerz und
Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, p. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Nella
fattispecie, per quanto riguarda i criteri di Förster, il dr. __________ ha
riferito che nel caso dell’assicurato, si era confrontati, secondo i criteri di
Foerster, con uno stato psichico cristallizzato che non era più suscettibile di
un'evoluzione favorevole. Anche la modificazione duratura della personalità
corrispondeva a una certa cristallizzazione psichica del modo di percepire, di
pensare e reagire al mondo che circonda. Per quanto riferito agli altri criteri
di Foerster, si poteva costatare che esisteva una comorbidità in forma di un
episodio depressivo di media gravità ed era pure osservabile un certo ritiro
sociale, anche se non in tutti gli ambiti. Inoltre, l’assicurato aveva condotto
varie terapie psichiatriche/psicoterapiche, senza aver sviluppato la minima consapevolezza
di malattia e senza il minimo miglioramento sulla patologia. 

                                         In sostanza dunque, come
detto, secondo la specialista, la limitazione della capacità lavorativa
dell’assicurato a dipendenza della patologia somatoforme, unitamente a quella
più prettamente depressiva e alla modificazione duratura della personalità, era
globalmente del 50%.

                                         Come dianzi anticipato
(cfr. consid. 2.4), va qui nuovamente rilevato che nella recente sentenza
9C_492/2014 del 3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V 281, il TF ha modificato
la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i
disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in:
www.bger.ch) e secondo cui la capacità di lavoro deve essere valutata
nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. L’Alta Corte ha in particolare stabilito che la presunzione
secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno
sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata. Al consid. 8,
il TF ha rammentato che, come già spiegato in DTF 137 V 210, le perizie
raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro
valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del
singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche
sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di
prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al
diritto federale.

                                         Inoltre, a seguito della
sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 va segnalato che l’Ufficio federale
delle assicurazioni sociali (UFAS) ha emesso due lettere circolari, nel mese di
luglio 2015 e nel settembre 2015. In data 9 settembre 2015 ha quindi reso
un’ulteriore lettera circolare, la n. 339 con la quale è stato elaborato in seno
ad un gruppo di lavoro interdisciplinare un unico mandato per le perizie
mediche dell’assicurazione invalidità” (cfr. “Mandato relativo alle perizie
mediche dell’AI”; cfr. https://www.bsvlive.admin.ch/vollzug/storage/documents/4379/4379_1_it.pdf).

                                         Orbene,
nella fattispecie, come visto, la vertenza ruota attorno al carattere
invalidante delle problematiche otorinolaringoiatriche e le diverse diagnosi psichiatriche.
Inoltre non sono state mosse specifiche e circostanziate contestazioni riguardo
alla diagnosi di Disfunzione vegetativa somatoforme, e il dr. __________ ha ben
motivato le sue conclusioni in merito alle ripercussioni (ammesse in misura
tutt’altro che trascurabile) di tale affezione sull’assicurato, procedendo pure
all’analisi dei criteri di Förster. Di conseguenza, non è necessario approfondire
l’aspetto somatoforme secondo i criteri apportati dalla citata nuova giurisprudenza,
non trattandosi nella specie della presunzione del superamento del disturbo
somatoforme con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile – oramai abbandonata
dal TF –, ma di una valutazione conclusiva. Alla valutazione del perito dr. __________
e del SAM, va quindi prestata adesione.

                                      

                             2.7.4   Pertanto, alla luce di questi
singoli consulti, da considerare approfonditi e ben motivati, effettuata una
discussione plenaria tra i vari specialisti che ha ben valutato le varie
problematiche esistenti, il SAM ha con pertinenza concluso che a dipendenza
delle diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di Persistente disfunzione
otolitica sin. in vertigine multifattoriale, Sindrome depressiva ricorrente,
attuale episodio di media gravità (ICD-10 F 33,1), Disfunzione vegetativa
somatoforme (ICD-10 F 45.3) e Modificazione duratura della personalità, successiva
a malattia cronica (ICD-10 F 62.9), l’assicurato presentava una capacità lavorativa
del 40% nella sua professione di impiegato di banca con la funzione di responsabile
amministrativo dell’ufficio arte, da intendersi come lavoro a metà tempo con
una leggera riduzione del rendimento. 

                                         La limitazione era a detta
dei periti dovuta alle problematiche otorinolaringoiatriche e psichiatriche.
Queste ultime in particolare gli causavano idee d'inutilità, umore depresso,
bassa autostima, riduzione dell'energia vitale, forti sensi dì colpa e
l'insonnia, che risultavano limitanti sulla capacità lavorativa in quanto compromettenti
l'attenzione e la concentrazione sui compiti da eseguire, sommati anche alle vertigini,
la nausea, la cefalea, il rallentamento cognitivo, la stanchezza ed il senso di
precarietà. Quanto alla patologia ORL, la stessa causava nell’assicurato una
sensazione di compressione bilaterale ed un'instabilità. 

                                         

                                         Per quanto riguarda in
particolare un eventuale cumulo tra l’inabilità lavorativa dal profilo psichiatrico
(50%) e quella dal lato ORL (pure del 50%), secondo i periti SAM era
giustificabile solo una parziale somma delle inabilità in quanto le patologie
psichiatriche e ORL erano in gran parte intrecciate e i limiti funzionali si
sovrapponevano parzialmente. 

                                         Tale conclusione,
contestata dal ricorrente, merita conferma. In effetti, quanto alla valutazione
globale delle patologie, va qui ricordato che secondo l’Alta Corte, per
determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di
diverse patologie, non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni,
bensì far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione
plenaria fra tutti gli esperti interessati (cfr. STF 9C_913/2012 del 9 aprile
2013, 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; SVR 2008 IV Nr. 15). La questione di
sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se del caso, in
quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio il
giudice non rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4 settembre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In una sentenza I 606/03
del 19 agosto 2005, l'Alta Corte ha inoltre precisato che il giudizio sul grado
complessivo dell’incapacità lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una
perizia pluridisciplinare. In
una sentenza I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15,
pp. 43-45, il TF ha ulteriormente osservato che “una semplice addizione di
diverse inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in
occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle
peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo
esiguo. 

                                         Nella sentenza 32.2011.236
del 17 giugno 2013 il TCA ha nuovamente avuto modo di sottolineare
l’importanza, nel caso di assicurati affetti da diverse patologie, di
determinare il grado complessivo di incapacità lavorativa facendo capo ad un
giudizio globale, scaturente su una ponderata discussione plenaria fra gli
esperti interessati (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; 8C_245/2012 del
9 aprile 2013). 

                                         Nella fattispecie, a
proposito della valutazione globale delle diverse patologie di cui è affetto il
ricorrente, in ossequio a tale giurisprudenza, i diversi specialisti
interpellati dal SAM hanno concluso, mediante una discussione plenaria
concernente la questione della cumulabilità delle differenti incapacità
lavorative - optando appunto per un parziale cumulo dei limiti funzionali
dovuti alle patologie ORL e psichiatriche; cfr. doc. AI 163 -, in sede di
teleconferenza il 27 ottobre 2015 con condivisione di tutti i medici coinvolti
(doc. AI 186 p. 6). Hanno quindi espressamente dichiarato di aver preso
conoscenza dei contenuti e delle conclusioni dei periti e di concordare con gli
stessi, mediante espressa sottoscrizione all’ultima pagina della perizia, dando
altresì atto di aver esaminato, tramite una discussione collegiale, la
questione dell’incidenza rispettiva dei gradi d’incapacità lavorativa attestati
dai vari profili somatici sulla capacità lavorativa globale. 

Nello scritto 4 marzo 2016 il
SAM ha ulteriormente motivato la conclusione di inabilità lavorativa globale
del 60% come segue:

 

" (…) A riguardo
della contestazione circa il fatto che non abbiamo ritenuto di sommare le
incapacità lavorative, queste non sono arbitrarie. Riteniamo che nella perizia
lo abbiamo ben motivato. I problemi di ordine ORL, in particolare la
persistente disfunzione otolitica sinistra con vertigini è di origine
multifattoriale, cioè, come ben descritto in modo chiaro e a più riprese anche
dai colleghi dell'__________ di __________, di origine somatoforme, pertanto non
possono essere sommate, perché l'origine del disturbo è psicologica-psicosomatica.

l certificati dei medici curanti non sono stati completamente
ignorati.

Ricordiamo che ì periti devono basarsi su dati oggettivi e
verificabili e che la problematica psicosomatica psicologica è stata presa
attentamente in considerazione dal Dr. __________ ed è certamente la componente
con maggior influsso sulla capacità lavorativa, la disfunzione otolitica sin.
di per sé non può essere giustificata dalla nota deiscenza del canale
semicircolare. l disturbi lamentati a livello ORL sono l'espressione dì un
disagio psicologico che ne determina l'entità. Pertanto, se dal lato ORL è
stata riconosciuta un'incapacità del 50% e anche dal punto di vista
psichiatrico un 50%, siccome l'espressione del disagio psichiatrico si esprime
a livello ORL con vertigini, ecc., abbiamo integrato parzialmente le incapacità
lavorative e siamo giunti a una capacità lavorativa globale del 40% nell'ultima
attività lavorativa svolta e in attività adeguata, perché entrambi i consulenti
nelle loro valutazioni hanno preso in considerazione esattamente gli stessi
disturbi lamentati dall'A., dove in primo piano si situano le vertigini.
Ricordiamo che la valutazione complessiva della capacità lavorativa è stata
discussa tra í vari periti e consulenti del SAM nella teleconferenza del
27.10.2015, alle ore 11:50, con condivisione da tutti i medici coinvolti nel
caso. Rimandiamo pure al capitolo 8.1.2 della perizia del 28.10.2015. (…) (doc.
AI 186)

                                                     

                                         Tale conclusione, che fa
capo ad un giudizio globale dopo ponderata e accurata discussione tra i periti
coinvolti, non può essere messa in discussione da questo Tribunale, ma merita
conferma.

                                         

                                         Complessivamente dunque all’assicurato
era ascrivibile una capacità lavorativa del 40% (lavoro a metà tempo, con
riduzione del rendimento) come impiegato di banca con la funzione di responsabile
amministrativo dell'Ufficio __________ così come in altre attività compatibili.

 

                                         La diminuzione della
capacità lavorativa complessiva dal 50% al 40%, ascrivibile all’insorgenza di
patologie invalidanti di natura psichiatrica, secondo il perito psichiatra e il
SAM era da posizionare temporalmente al mese di gennaio 2015, ossia sostanzialmente
da quando la sintomatologia depressiva era peggiorata, come del resto riferito
dal dr. __________ nello scritto del 5 dicembre 2014 (doc. AI 134 e 163 pag.
32). Sino alla fine del mese dì dicembre 2014 valevano per contro le condizioni
stabilite in precedenza dall'Ufficio Al del Canton Ticino mediante la
decisione, cresciuta in giudicato, del 10 aprile 2013. Anche per quanto concerne
tale conclusione - censurata dal ricorrente che vorrebbe far risalire il
peggioramento già al mese di maggio 2013 - le motivazioni del perito appaiono
convincenti. In effetti il dr. __________, nel suo referto peritale del 1.
ottobre 2015 (doc. AI 163 pag. 637), ha ben illustrato che dall’esame della
documentazione agli atti emergeva che l’inizio della disfunzione vegetativa era
collocabile verso la fine del 2008, mentre la modificazione duratura della
personalità si era formata gradualmente durante i 6-7 anni precedenti. Quanto
alla sintomatologia depressiva, la stessa, anche se l’assicurato non era
riuscito in passato, fino al 2012, ad esprimerla adeguatamente, come si legge
nel rapporto del dr. __________ e come aveva osservato anch