# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 283d1b90-6f7a-5f38-ace3-943f96226d84
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-04-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 10.04.2003 11.2003.38
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-38_2003-04-10.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2003.38

  	
  Lugano

  10 aprile
  2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____.___
(vicinato) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, promossa con petizione
del 29 marzo 2002 da

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ 

  (patrocinato dall'avv. __________ -__________
  __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ __________, __________;

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 28 marzo 2003 presentato da __________ __________ contro la
sentenza emessa il 5 marzo 2003 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria introdotta dall'appellante
il 1° aprile 2003;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ è usufruttuario della particella n.
__________RFD di __________, appartenente a __________ e __________
__________i. Sulla contigua particella n. __________1, proprietà di __________
__________, si trova una siepe di tuie che segue la linea di confine tra i due
fondi. Con sentenza del 23 maggio 2000 il Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 2, ha ingiunto a __________ __________ di spostare 23 piante di tuia
della cita­ta siepe alla distanza legale dal confine con la particella n.
__________ (inc. __________.__________.__________). Il 20 settembre 2002, in
esito a un'ese­cuzione civile promossa da __________ __________, il Pretore ha
accertato che solo 5 piante si trovavano ancora a una distanza inferiore a quel­la
legale e per il resto ha accolto l'oppo­sizione di __________ __________ al
precetto esecutivo (inc. __________.__________.__________). Un appello
presentato il 

                                         2 ottobre
2002 dal precettante a questa Camera in materia di spese e ripetibili è tuttora
pendente (inc. __________.__________.).__________

 

                                  B.   Nel
frattempo, con petizione del 29 marzo 2002 __________ __________ ha chiesto al
medesimo Pretore che fosse ordinato a __________ __________ di potare la siepe
fino all'altezza di 1.25 m dal punto più alto del terreno. Nella sua risposta
del 29 aprile 2002 __________ __________ ha proposto di respingere la petizione
e in via riconvenzionale ha postulato la potatura di piante di kiwi e lo
spostamento di un deposito di materiale situati sul fondo del vicino. L'attore
ha avversato la riconvenzione. Chiusa l'istruttoria, al dibattimento fina­le
del 15 gennaio 2003 l'attore ha ribadito le sue domande, men­tre il convenuto
non è comparso. Statuendo con sentenza del 

                                         5 marzo
2003 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e ha ordinato al convenuto
di ridurre l'altezza della siepe a 1.25 m. Le spese, con una tassa di giustizia
di fr. 600.–, sono state poste per un terzo a carico del­l'attore (ammesso al
beneficio dell'assistenza giudiziaria) e per il resto a carico di __________
__________, tenuto a rifondere all'attore fr. 600.– per ripetibili ridotte. La
riconvenzione di __________ __________ è stata respinta, con oneri processuali
a carico di lui.

 

                                  C.   Contro
la citata sentenza __________ __________ è insorto con un appello del 28 marzo
2003 in cui chiede che l'ordine impartito al convenuto comprenda anche il taglio
di sette piante di tuia alte più di 5 m comprese nella nota siepe. Il 1° aprile
2003 egli ha postulato il beneficio dell'assistenza giudiziaria. L'appello non
è stato intimato a __________ __________.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'appellabilità
di una sentenza dipende dal valore della domanda, determinato in base alle
conclusioni prese dal ricorrente nell'ultimo atto di causa davanti al Pretore
(art. 15 CPC). Nelle cause relative a rapporti di vicinato il valore litigioso
è quello che i diritti controversi hanno per il fondo dominante,
rispettivamente quello che corrisponde alla svalutazione del fondo serviente se
essa è maggiore (art. 9 cpv. 3 CPC; cfr. anche Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation
judiciaire, vol. I, Berna 1990, n. 9.5 ad art. 36, pag. 284). In concreto
l'attore ha indicato nella petizione un valore litigioso di oltre fr. 8000.–
(pag. 1), con­testato però dal convenuto (risposta, pag. 2). Il Pretore avreb­be
dovuto pertanto dirimere la questione, fissando il valore di causa in base a
“perizie o informazioni, con equo apprezzamento delle circostanze” (art. 13
CPC). Tenuto conto che – come si vedrà in seguito – l'appello è destinato
all'insuccesso, un rinvio della causa al Pretore perché rimedi alla mancanza si
esaurirebbe tuttavia in un vuoto esercizio di giurisdizione. Giova procedere
quindi all'esame del ricorso.

 

                                   2.   Il
Pretore, accertato che lungo il confine tra le particelle n. __________e
__________si trova – su quest'ultimo fondo – una siepe di tuia alta da 1.10 a
1.30 m, ha ordinato al convenuto di procedere alla potatura fino all'altezza
legale massima di 1.25 m (art. 139 cpv. 1 LAC). Il primo giudice non ha mancato
di constatare che a ridosso della spalliera sono allinea­te altre 7 pian­te,
sempre di tuia, alte 5 m, ma ha ritenuto che per altezza, vetustà e posizione
tali alberi non possono essere con­side­rati come facenti parti della siepe.
Donde l'inapplicabilità delle norme sulla manutenzione di queste ultime.
L'appellante critica l'opinione del Pretore, sostenendo che la mole della
singola pianta non è decisiva poiché una siepe, indipendentemente dall'altezza,
va tagliata a 1.25 m. Quan­to al termine di prescrizione decennale stabilito
dall'art. 160 LAC per le piante a confine, esso non si applica alle siepi. Per
l'attore, poi, decisivo è il fatto che le piante siano allocate in modo da
offrire un insieme coerente, atto a proteggere o delimitare un fondo. A suo
parere le 7 piante in questione sono dunque parte integrante della siepe e
devono essere ridotte anch'esse all'altezza massima di 1.25 m.

 

                                   3.   Secondo l'art. 139 cpv. 1 LAC nessuno può piantare né man­te­nere
una siepe viva se non alla distanza di 50 cm dal fondo vicino. Tale siepe, che
non può elevarsi più di 1.25 m dalla superficie del terreno più alto (art. 140
cpv. 3 LAC), dev'essere taglia­ta e rimondata ogni anno (art. 140 cpv. 1 LAC).
Per siepe “viva” si intende un riparo che vegeta con radici nel suolo (per
opposizione alle siepi “secche” o “morte”, fissate al suolo artificialmente,
come gli steccati) formato da sterpi, arboscelli, arbusti o alberi coltivati e
mantenuti recisi in modo da formare uno schermo che equivalga quasi a un muro
di cinta (Jacomella/Lucchini, I
rapporti di vicinato nel Cantone Ticino, Bellinzona 1996, pag. 123).

 

                                   4.   In concreto il Pretore ha accertato che lungo il confine tra i due
fondi si trovano effettivamente 7 piante di tuia alte più di 5 m, “sostanzialmente
allineate a ridosso della siepe formata dalle piante di tuia più basse”.
Contrariamente a quanto sostiene l'appellante, però, tali piante non possono
ritenersi parte della siepe. Intanto la tuia, pur prestandosi a essere recisa e
mantenuta come siepe, è di per sé un albero ad alto fusto (Scolari, Commen­tario LALPT, LE e LAC,
Bellinzona 1998, pag. 662 n. 1476 e pag. 670 n. 1486). E, di regola, una siepe
non è formata da alberi d'alto fusto. Le piante in questione, poi, non
risultano essere coltivate a sviluppo lineare per circoscrivere o chiudere
fondi, delimitare il terreno o schermare la vista, tanto meno se si pensa che
tra le particelle n. 1035 e 1221 vi è già un muro di cinta. Dalle fotografie
agli atti (doc. A) si evince, per di più, che nel complesso gli alberi sono
relativamen­te distanti fra loro, ciò che non favorisce l'intreccio dei rami a
scopo di riparo o di scudo. Certo, non si può escludere la presenza di una
siepe per il solo fatto che in essa esista un varco o un'apertura, ma ove si
ragionasse alla stregua dell'appellante qualsiasi filare di alberi a confine
costituirebbe una siepe, ciò che non rientra manifestamente nelle previsioni
della legge. A giusto titolo, quindi, il Pretore ha ritenuto che agli alberi
litigiosi non si applichi l'art. 140 cpv. 3 LAC.

 

                                   5.   L'appellante
chiede altresì che l'ordine di potare la siepe sia impartito al convenuto con
la comminatoria dell'art. 292 CP. La rivendicazione non è giustificata. In
primo luogo l'attore nemmeno si confronta con l'argomentazione del Pretore,
secondo cui la comminatoria non si legittima, il convenuto avendo già
incaricato un giardiniere di eseguire il taglio. Insufficientemente motivato,
al proposito l'appello potrebbe finanche essere dichiarato irricevibi­le (art.
309 cpv. 2 lett. f con rinvio al cpv. 5 CPC). Oltre a ciò, la comminatoria
penale non va applicata in maniera sistematica e indiscriminata, ma solo
qualora indizi inducano a presumere che il convenuto trasgredisca l'ordine
impartitogli (Cocchi/Trezzini,
CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 16 ad art. 285 CPC). In
concreto, come ha accertato il primo giudice, non si ravvisano elementi del
genere. L'art. 292 CP potrà ancora essere comminato, del resto, in sede
esecutiva (art. 498 lett. d CPC).

 

                                   6.   Se
ne conclude che l'appello, privo di consistenza, è destinato al rigetto. Gli
oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CC), mentre non si
giustifica di assegnare ripetibili al convenuto, cui l'appello non è stato
intimato e non ha causato costi presumibili. La richiesta di assistenza
giudiziaria presentata dall'appellante non può essere accolta. A prescindere
dal fatto che tale beneficio sarebbe potuto entrare in linea di conto solo dal 

                                         1° aprile
2003, una retroattività essendo esclusa (I CCA, sen­tenza
__________.__________.__________del 2 ottobre 2002 in re I., consid. 12 con riferimenti),
e a supporre che l'attore versi in gravi ristrettezze finanziarie (art. 3 cpv.
2 LAG), l'appello appariva in ogni modo destituito di buon esito sin dall'inizio.
Ciò osta al conferimento dell'assistenza giudiziaria (art. 14 lett. a LAG). 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

                                         

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 150.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
200.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria è respinta.

                                         

                                   4.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ -__________ __________, __________;

                                         –
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale
d'appello

La presidente                                                        Il
segretario