# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8948864f-bae0-536e-9090-98ae80e856b6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-12-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.12.2008 35.2008.56
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2008-56_2008-12-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2008.56

   

  mm

  	
  Lugano

  9 dicembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 luglio 2008 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30 maggio
  2008 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 19
aprile 2006, a RI 1 - all’epoca dipendente della ditta __________ di __________
in qualità di operaio agricolo e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli
infortuni presso la CO 1 -, è rimasto schiacciato l’arto inferiore destro sotto
un tronco d’albero (doc. 11). 

                                         A causa
di questo sinistro, egli ha riportato, secondo il rapporto di uscita 18 maggio
2006 del Servizio di chirurgia dell’Ospedale __________ di __________, un
trauma da schiacciamento della gamba destra con strappo osseo del tendine
distale laterale del muscolo biceps femoris a livello della testa della fibula
a destra, come pure uno strappo capsulare distale laterale del ginocchio destro
(doc. 7). 

                                         Nel
decorso, l’assicurato ha lamentato una trombosi venosa profonda alla gamba
destra, motivo per cui egli è stato anticoagulato (doc. 9).

 

                                         L’amministrazione
ha assunto il caso ed ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, la
CO 1, con decisione formale del 31 marzo 2008, ha negato a RI 1 il diritto alla
rendita di invalidità (doc. 41).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. __________ per conto dell’assicurato (doc.
42), l’assicuratore LAINF, in data 30 maggio 2008, ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (doc. 43). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 4 luglio 2008, RI 1, patrocinato dall’avv. RA 1, ha
chiesto che la CO 1 venga condannata a riconoscergli almeno una mezza rendita
di invalidità a far tempo dal 16 febbraio 2008. 

 

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, l’insorgente, per quanto riguarda la
definizione dell’esigibilità lavorativa, ha contestato la fondatezza del
parere che il dott. __________ ha espresso nel quadro della valutazione della
capacità funzionale (EFL), sostenendo, con riferimento alla certificazione del
suo medico curante, che la sua capacità residua in attività medio-leggere
sarebbe limitata al 45% massimo (doc. I, p. 4). 

                                         Per
quanto attiene invece al reddito da invalido, RI 1 ha chiesto, in via
principale, che esso venga determinato in applicazione dei dati salariali
statistici relativi al Cantone Ticino (tabella TA 13), su cui operare una
decurtazione del 25% per tenere conto della sua situazione personale (scarsa
scolarizzazione e assenza di formazione specialistica). In via subordinata,
egli ha postulato l’applicazione della tabella TA 1 con riduzione, posto che il
suo reddito da valido si situa sotto la media dei salari per un’attività
paragonabile nel settore interessato, del gap salariale (e ulteriore
decurtazione del 25%). In via ancor più subordinata, il ricorrente ritiene che
il reddito desunto dalla tabella TA 1 debba essere ridotto in proporzione alla
sua restante capacità lavorativa (45%) e, in seguito, decurtato del 25% (doc.
I, p. 6s.). 

 

 

                               1.4.   La CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.5.   In sede di
replica, l’assicurato ha prodotto una perizia di parte allestita dal chirurgo
ortopedico dott. __________ e, alla luce del suo contenuto, ha preteso che la
capacità lavorativa residua del 45% indicata nel ricorso, risulterebbe essere
già eccessiva. 

                                         Per il
resto, egli si è riconfermato nelle proprie allegazioni e conclusioni (doc. XII
+ allegato). 

 

                                         L’assicuratore
resistente si è pronunciato in merito il 6 ottobre 2008 (doc. XIV). 

 

                               1.6.   In corso di
causa, il TCA ha interpellato il dott. __________, il quale è stato invitato a
prendere posizione riguardo ai provvedimenti diagnostici proposti dal dott. __________
(doc. XVI).

 

                                         La
risposta del dott. __________ è datata 4 novembre 2008 (doc. XVII).

 

                                         Le parti
hanno presentato le loro osservazioni (doc. XIX e XX).  

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H
212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98
del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 p. 190 seg.; STFA H 304/99 del
22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L’oggetto
della lite è circoscritto al diritto a una rendita di invalidità.

                               2.3.   Giusta
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per
cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in
RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente
all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente
art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che
non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del
22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non
ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto
dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso
che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità
lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua
validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). 

                                         Nell'assi­cura­zione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                               2.4.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

 

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I
162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due
redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p.
97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del
mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato,
nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si
controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA
del 30 giugno 1994 succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" 
Se a causa della sua età l'assicurato non
riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della
capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti
per valutare il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un
assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992
nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se
per modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o
se partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra
il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno
ipotetico, conseguibile da invalido.

 

                               2.5.   Nella
concreta evenienza, dalle tavole processuali emerge che la decisione
dell’amministrazione di considerare RI 1 in grado di svolgere, a tempo pieno e
con un rendimento completo, un’attività compatibile con le limitazioni
derivanti dal danno alla salute infortunistico, alternativa a quella di
agricoltore/casaro, è stata presa essenzialmente sulla base della valutazione
della capacità funzionale eseguita nel mese di luglio 2007 presso la Clinica di
riabilitazione di __________.

 

                                         In
occasione della degenza del 9-10 luglio 2007, il dott. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica, che ha valutato l’insorgente unitamente ai terapisti in
ergonomia __________ e __________, ha diagnosticato, a livello del ginocchio
destro, una sindrome algica sotto carico, un deficit funzionale antalgico in
flessione, come pure un’instabilità in varo e rotatoria, nonché - patologie ritenute
estranee al sinistro del 19 aprile 2006 - un disturbo statico posturale del
rachide con lieve insufficienza della muscolatura del tronco e una lieve
periartropatia tendinotica alla spalla destra (doc. 33, p. 1). 

                                         Lo
specialista appena menzionato ha quindi affermato che rilevante dal profilo
lavorativo appariva la netta riduzione della caricabilità del ginocchio destro,
mentre che i disturbi di eziologia morbosa esercitavano un’influenza tutt’al
più marginale sulla capacità funzionale complessiva dell’assicurato. Al
riguardo, egli ha però pure sottolineato la, citiamo: “presenza di una certa
autolimitazione dettata dall’apprensione ad effettuare volontariamente certi
movimenti o mansioni per paura di generare dei dolori. Movimenti o mansioni
tuttavia svolti spontaneamente in situazioni diverse.” (doc. 33, p. 6).

 

                                         Il dott. __________
ha così descritto l’esigibilità lavorativa:

 

" 
(…).

Con riferimento ai risultati ottenuti:

-                                     l’attività
di agricoltore in proprio svolta precedentemente non risulta più essere
medicalmente esigibile

-                                     l’attività
di casaro risulta essere esigibile nell’ordine di grandezza del 50%

-                                     risultano
essere esigibili in misura completa e sull’arco di tutta una giornata delle
attività lavorative da leggero a medio-pesanti che possono venire svolte in
posizioni prevalentemente sedentarie oppure anche eretta ma con possibilità di
scaricare regolarmente l’arto inferiore dx; che non implichino dei movimenti
frequenti o ripetuti di flessione del ginocchio dx oppure il mantenimento
prolungato di una posizione accovacciata; che non comportino degli spostamenti
su terreni irregolari, sconnessi o declivi; che non comportino il superamento
frequente di scale anche munite di un corrimano e di gradini comodi; … limite
ragionevole del trasporto di pesi situato intorno a spesso una decina/talvolta
una quindicina di kg (vedi tabelle).”

                                         (doc. 33,
p. 6)

 

                                         Da notare
che una piena capacità lavorativa in attività adeguate era stata riconosciuta
già in precedenza, nell’ordine, dai sanitari della Clinica di riabilitazione di
__________ (al termine della degenza 8-28 marzo 2007 - doc. 31, p. 2) e dal
dott. __________, spec. FMH in medicina interna, in occasione della visita
fiduciaria di controllo del 4 maggio 2007 (doc. 32, p. 4s.: “Lo stato del
paziente risulta stabilizzato ed anche la degenza alla Clinica di __________,
con riabilitazione intensiva, non ha permesso di modificare il quadro clinico.
Il signor RI 1 non può deambulare in discesa o su terreno sconnesso, non può
lavorare su scale e ponteggi, può salire e scendere le scale solo con
difficoltà, non può assumere la posizione accovacciata o inginocchiata. Può
mantenere senza limitazioni la posizione eretta e la posizione seduta, può
deambulare in modo ripetuto su tratti brevi in terreno pianeggiante, non
presenta limitazioni lavorative agli arti superiori. Da subito il Signor RI
1 è normalmente abile al lavoro in un’attività che rispetti le limitazioni
sopra elencate.” - il corsivo è del redattore).

 

                                         Nel corso
della procedura di opposizione, l’assicurato ha prodotto una certificazione,
datata 17 marzo 2008, del dott. __________ di __________, medico-chirurgo che
offre consulenze specialistiche in ortopedia, ginecologia, cardiologia,
otoringoiatria-chirurgia maxillo-facciale e plastica, nonché psicologia. 

                                         Secondo
questo sanitario, RI 1 presenterebbe un’incapacità lavorativa del 50/60% anche
in, citiamo: “… occupazioni medio-leggere ed in generale per qualsivoglia
attività lavorativa.” (allegato al doc. 42). 

 

                                         In corso
di causa, al TCA è stata trasmessa una perizia di parte elaborata dal dott. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica. 

                                         Dal
profilo diagnostico, lo specialista consultato privatamente dall’assicurato si
è allineato alla valutazione del dott. __________. In effetti, a suo avviso, il
paziente soffre soprattutto di una sindrome da deficit algico funzionale sotto
carico del ginocchio destro (doc. B, p. 1) e, in secondo piano, di dolori
lombari compatibili con una discopatia L5/S1 destra con diminuzione della forza
e riflessi deboli, con polsi periferici ancora presenti (doc. B, p. 2).

                                         Egli ha
quindi proposto l’esecuzione di un’artro-RMN e di un’artro-Tac del ginocchio
destro, nonché di una valutazione degli arti inferiori in carico, come pure di
una radiografia mirata del bacino e di una RMN del rachide lombare (doc. B, p.
4).

                                         A
proposito dell’esigibilità lavorativa, il dott. __________ ha dichiarato RI 1 non
più in grado di svolgere la sua precedente professione di agricoltore e casaro,
nella misura in cui essa implica la stazione eretta prolungata e mansioni in
flesso-estensione del ginocchio destro. D’altro canto, tenuto conto dell’età
del paziente e della sua bassa scolarità, egli ha definito improponibile una
riconversione professionale, rispettivamente, si è riservato di riaffrontare la
questione una volta a conoscenza degli esiti degli accertamenti propositi (doc.
B, p. 4). 

                                         In
conclusione, il sanitario in questione ha ritenuto che, citiamo: “tenuto conto
dello stato attuale e dei disturbi attuali accusati dal paziente, un’inabilità
lavorativa del 100% nella professione di agricoltore in proprio e casaro e in altri
lavori che necessitino lo stato prolungato della stazione eretta, la posizione
di accovacciamento ed estensione del ginocchio destro ed il sovraccarico e di
tutto l’arto inferiore destro e dell’emicorpo destro.” (doc. B, p. 5). 

 

                                         Nel mese
di ottobre 2008, questo Tribunale ha chiesto al dott. __________ di
pronunciarsi sulle misure diagnostiche proposte dal dott. __________ e,
segnatamente, sulla loro rilevanza nell’ottica di definire l’esigibilità
lavorativa (doc. XVI).

 

                                         Con
rapporto del 4 novembre 2008, il chirurgo ortopedico ha dapprima criticato l’agire
del sanitario consultato dall’assicurato, il quale non avrebbe mostrato,
citiamo: “… nessun ritegno verso l’aspetto non solo finanziario (economicità e
adeguanza) ma anche verso l’esposizione del paziente a potenziali rischi
(irradiazione, ripetute iniezioni intrarticolari). Vedi in questo contesto in
particolare l’inutile doppione tra un’artro-risonanza magnetica e un’artro-TAC
del ginocchio, peraltro con liquidi di contrasto diversi e necessità di
ripetute iniezioni intrarticolari.” (doc. XVII, p. 1). 

                                         D’altro
canto, il dott. __________ ha negato, nonostante la presenza di una zoppia, che
il sinistro assicurato si trovi in relazione di causalità con le alterazioni
degenerative plurisegmentali in sede lombare-inferiore e lombo-sacrale, come
pure con la potenziale futura insorgenza di una coxartrosi (doc. XVII, p. 2).

                                         Per
concludere, egli ha espresso l’opinione secondo la quale, citiamo: “… i
provvedimenti diagnostici proposti dal dr. __________ non siano suscettibili di
condurre con verosimiglianza a nuovi elementi di giudizio rilevanti atti a
invalidare le considerazioni espresse in precedenza sulla capacità lavorativa,
rispettivamente sull’esigibilità medica fondate sulla base di un esame EFL.”
(doc. XVII, p. 2). 

 

                               2.6.   Secondo la
giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale, l'amministrazione è
parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece
nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato
di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282;
DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA
U 168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).

 

                                         Infine,
sempre secondo la Suprema Corte, nemmeno la circostanza che il medico di
fiducia si sia pronunciato dopo che l'affare è divenuto contenzioso, non è, di
per sé, sufficiente a suscitare dei dubbi circa la sua imparzialità (cfr. STFA
U 291/99 dell'8 settembre 2000).

 

                               2.7.   Chiamato a
pronunciarsi nel caso concreto, il TCA ritiene che l’apprezzamento enunciato
dal dott. __________, specialista proprio nella materia che qui interessa e che
vanta una vasta esperienza nel campo della medicina infortunistica e
assicurativa, in base al quale l’assicurato ha conservato una piena capacità
lavorativa in attività sostitutive adeguate, ovvero in attività, per
l’essenziale, leggere dal profilo dell’impegno fisico e da svolgere in
posizione alternata, prevalentemente seduta (cfr. doc. 33), possa validamente
costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che si riveli
necessario procedere all’atto istruttorio richiesto dal ricorrente (perizia
medica giudiziaria).

 

                                         Del
resto, l’affidabilità del parere del dott. __________, formulato al termine di
una valutazione della capacità funzionale particolarmente approfondita, così
come lo testimonia il contenuto del rapporto dettagliato allegato al referto
principale dell’11 luglio 2007 (doc. 33, p. 8-13), è avvalorata dal fatto che
una piena capacità lavorativa in attività alternative confacenti era già stata
ammessa, prima di lui, dagli specialisti della Clinica di riabilitazione di __________
(al termine di un periodo di osservazione di circa tre settimane - cfr. doc.
31) e dal dott. __________ (doc. 32). 

 

                                         Per
quanto concerne la perizia di parte del dott. __________ (doc. B), secondo
questo Tribunale, essa non contiene elementi tali da fare sorgere dei dubbi circa
la fondatezza dell’apprezzamento espresso, in modo univoco, dal dott. __________,
dai sanitari di __________ e dal medico fiduciario della CO 1.

                                         In
effetti, il dott. __________ ha sì negato l’esistenza di una capacità lavorativa
residua nell’attività di agricoltore e casaro (ciò che è irrilevante posto che
l’invalidità è stata determinata riferendosi al mercato generale del lavoro),
come pure in altre professioni che implicano, citiamo: “… lo stato prolungato
della stazione eretta, la posizione di accavacciamento ed estensione del
ginocchio destro ed il sovraccarico e di tutto l’arto inferiore destro e
dell’emicorpo destro.” (cfr. doc. B, p. 5), ma non si è affatto pronunciato in
merito al grado di abilità in professioni che invece ossequiano i limiti
funzionali da lui stesso posti. 

                                         È vero
che egli si è riservato di ritornare in argomento non appena a conoscenza degli
esiti degli esami radiologici e strumentali suggeriti (doc. B, p. 4), tuttavia
non si vede come da questi ultimi possano scaturire indicazioni utili alla
definizione dell’esigibilità lavorativa (discorso diverso per la
quantificazione della menomazione all’integrità, che però non è oggetto della
presente procedura), posto che gli impedimenti restano in ogni caso quelli che
sono stati refertati nella perizia del 25 settembre 2008 (principalmente, la
ridotta caricabilità dell’arto inferiore destro). 

 

                                         Nemmeno
il certificato 17 marzo 2008 del dott. __________ (allegato al doc. 42), che si
presenta privo di ogni motivazione, é atto a scalfire il valore probatorio dei
rapporti dei dottori __________ e __________, nonché dei sanitari della Clinica
di riabilitazione di __________.

 

                                         Del
resto, in una sentenza U 191/99 del 24 gennaio 2001, il TFA ha giudicato in
grado di svolgere a tempo pieno un’attività adeguata - leggera, in posizione
alternata (prevalentemente in quella seduta) e senza necessità di
sollevare/trasportare ripetutamente pesi sopra i 10-15 kg -, un assicurato che
accusava una neuropatia post-traumatica del nervus digitalis plantaris
communis II a sinistra in stato dopo frattura non dislocata alla base del
metatarsale III a sinistra, nonché una sindrome lombovertebrale cronica. 

                                         L’Alta
Corte è pervenuta a questa medesima conclusione, ovvero piena abilità con
rendimento completo in attività ergonomicamente idonee che non richiedessero il
sollevamento di pesi superiori ai 15 kg, che permettessero il frequente
cambiamento della posizione del rachide senza movimenti ripetitivi di rotazione
o flessione della colonna vertebrale e senza estensione prolungata del rachide
e, infine, che non comportassero l'utilizzo a più riprese delle scale o dei
lavori su terreni sconnessi, in posizione accovacciata o inginocchiata,
trattandosi di un assicurata affetta da sindrome cervicospondilogena a destra e
lombovertebrale cronica, gonartrosi tricompartimentale con valgismo a destra e
insufficienza legamentare dell'articolazione tibioastragalica a sinistra (cfr.
STFA I 653/05 del 30 maggio 2006). 

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che sul mercato
generale del lavoro esistono delle attività leggere, segnatamente di controllo
e di sorveglianza, che RI 1, nonostante il danno alla salute, sarebbe in grado
di esercitare a tempo pieno e con un rendimento completo.

                                         In questo
contesto, è utile ricordare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno
indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al
giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto
corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto
di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI
1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7). 

                                         Ad
esempio, in una sentenza U 216/06 del 26 settembre 2006, la Suprema Corte ha
considerato sufficiente l’indicazione secondo cui il danno alla salute
consentiva all’assicurato in questione di svolgere delle attività in posizione
seduta, posto che il grado di invalidità era stato determinato in base alla
tabella TA 1, totale, cosicché l’interessato aveva a disposizione un largo
spettro di attività, fra cui quelle da esercitare da seduti. 

 

                               2.8.   Si tratta
ora di esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, la CO 1 l’ha quantificato
in fr. 38’196, importo corrispondente a quanto l’assicurato guadagnava nel 2006
lavorando alle dipendenze di __________ (doc. 41, p. 2 in fine). 

 

                                         Nella DTF
128 V 174 l’Alta Corte federale ha stabilito che per il raffronto dei redditi
ipotetici di cui all’art. 18 cpv. 2 LAINF fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita.

 

                                         Nel caso
di specie, dalla documentazione medica risulta che le condizioni di salute
dell’assicurato si sono stabilizzate nel corso del 2007 (cfr. doc. 31,
p. 3, 32, p. 5 e 34, p. 2). 

                                         È quindi
a quel momento che, in virtù dell’art. 19 cpv. 1 LAINF, è nato l’eventuale
diritto alla rendita di invalidità (anche se l’assicuratore ha continuato a
versare l’indennità giornaliera sino al mese di febbraio 2008). 

 

                                         Dalla
dichiarazione 21 gennaio 2008 di __________, prodotta sub doc. 37, si
evince che, nel 2006, lavorando a tempo pieno, l’assicurato percepiva un
reddito lordo mensile pari a fr. 3'000 più un assegno per figli.

 

                                         Deve
innanzitutto essere precisato che gli assegni per figli non fanno parte del
reddito del lavoro e che pertanto essi non vanno presi in considerazione
nella determinazione del reddito ipotetico da valido (cfr. STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.2.2). 

 

                                         In esito
a quanto precede, all’importo di fr. 36'000 (fr. 3'000 x 12), che come tale non
è stato contestato dall’assicurato, deve ancora essere aggiunto l’1.6% che
rappresenta il tasso d’aumento dei salari in termini nominali tra il 2006 e il
2007, motivo per cui il reddito senza invalidità ammonta a fr. 36'576.

 

                               2.9.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75
seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al
caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto
(limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi
che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato,
al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora
rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

 

                                         In quella
sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque
DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale
dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento. In tale
contesto l'Alta Corte ha inoltre rilevato: 

 

" 
(…).

Das rechtliche Gehör ist dadurch zu wahren, dass
die SUVA die für die Invaliditätsbemessung im konkreten Fall herangezogenen
DAP-Profile mit den erwähnten zusätzlichen Angaben auflegt und die versicherte
Person Gelegenheit hat, sich hiezu zu äussern

(vgl. Art. 122 lit. a UVV, gültig gewesen bis
31. Dezember 2000

[AS 2000 2913] und Art. 26 Abs. 1 lit. b VwVG, BGE
115 V 297 ff.). Allfällige Einwendungen der versicherten Person
bezüglich des Auswahlermessens und der Repräsentativität der DAP-Blätter im
Einzelfall sind grundsätzlich im Einspracheverfahren zu erheben, damit sich die
SUVA im Einspracheentscheid damit auseinander setzen kann. Ist die SUVA nicht
in der Lage, im Einzelfall den erwähnten Anforderungen zu genügen, kann im
Bestreitungsfall nicht auf den DAP-Lohnvergleich abgestellt werden; die SUVA
hat diesfalls im Einspracheentscheid die Invalidität aufgrund der LSE-Löhne zu
ermitteln. Im Beschwerdeverfahren ist es Sache des angerufenen Gerichts, die
Rechtskonformität der DAP-Invaliditätsbemessung zu prüfen, gegebenenfalls die
Sache an den Versicherer zurückzuweisen oder an Stelle des DAP-Lohnvergleichs
einen Tabellenlohnvergleich gestützt auf die LSE vorzunehmen."

                                         (DTF succitata, consid. 4.2.2) 

 

                                         Su questi
temi, cfr. D. Cattaneo, Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel
campo delle assicurazioni sociali, in RDAT II-2001, p. 593ss. (p. 602-606); D.
Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, p. 621-623 e in L’autonomia del
disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto delle assicurazioni sociali e
Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p. 128-131.

 

                             2.10.   Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA si rivela essere
discriminante per gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale, in una
sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p.
250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 – in seguito costantemente confermata ed
applicata in tutti i settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per
l'invalidità, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie) - sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore
dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________, ha così precisato la
propria giurisprudenza:

 

"  In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

 

"(…)

Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires
1996" pag. 17, e per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

 

Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:

 

-   possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

 

-   In caso di
risposta negativa:

  Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone? 

(…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                          Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:

 

"  (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

-   Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).

-   È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)

 

                                         Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ha quindi
deciso che nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella
che riflette i salari versati nella nostra regione, sulla base della seguente
argomentazione:

 

"  Se
si ignorasse questo aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una
legge federale occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido
per tutto il paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF
124 V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati
salariali irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non
garantisce l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA
del 22 maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76)."

 

                                         Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in CGRSS
n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33).

                                         Nell’ambito
di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai
ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA U 56/03 del 7 giugno 2006),
la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28 aprile 2006 aveva
informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:

 

" 
… la Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella
TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita
dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito
ipotetico da invalido."

 

                                         In una
sentenza U 75/03 del 12 ottobre 2006 (cfr. SVR 2007 UV n. 17 e SZS 2007, p.
64), il TFA ha, per la prima volta, esposto le motivazioni che hanno spinto la
Corte plenaria, il 10 novembre 2005, a prendere la decisione appena citata:

 

" 
(...)

8.2  In primo
luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di trattamento (art. 8
Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone Ticino deve essere
esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex ticinensis. Analoghe
considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento e di sicurezza giuridica
si oppongono quindi a un'applicazione alternativa delle tabelle nazionali (TA1)
e di quelle regionali (TA13) come pure a un'applicazione delle prime ad alcune
regioni e delle seconde alle rimanenti regioni.

 

8.3  Allo stesso
modo, un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di
quelle nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente
creare le basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà
economico-sociale concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche
nuovi problemi dovuti al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si
registrano delle differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le
due regioni facciano parte della medesima grande regione "Mittelland",
è notorio che i salari esistenti nel Canton Berna non sono gli stessi di quelli
del Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese occorrerebbe prendere in
considerazione i salari relativi alla regione lemanica. Ora, nell'una e
nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori regionali (TA13) al posto di
quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe maggiormente sfavorevole per questi
assicurati. Si pone quindi ugualmente la questione dell'assicurato che
lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra grande regione, ad esempio del
lavoratore giurassiano che lavora(va) nel Cantone di Basilea (città o
campagna). Ora, se si intendesse determinare il reddito da invalido sulla base
della tabella TA13, non si farebbe altro che spostare o restringere il cerchio
geografico nel quale si iscrive ogni determinazione di un reddito ipotetico
sulla base di valori statici. In questa maniera, però, si correrebbe pure il
rischio di offuscare oltremodo l'obbligo o l'esigibilità per l'assicurato di
ridurre il danno e di andare, se del caso e nei limiti ragionevoli, a cercare
un'attività al di fuori della sua regione abituale. Si creerebbero nuove
disparità nei confronti di assicurati che abitano a cavallo tra due o
addirittura tre grandi regioni o di chi abita in una di queste regioni e lavora
in un'altra. 

 

8.4.  A ciò si
aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha
precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di
rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito
sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del
settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si
opporrebbe a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13,
concernenti il settore pubblico e privato.

 

8.5  Non può
pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità
poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio
costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale
delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali."

 

                                         In
un’altra sentenza I 790/04 del 18 ottobre 2006, il TFA ha ancora rilevato:

 

" 
Quanto alla questione della tabella applicabile
tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre
2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla
tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure
la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la
sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito ipotetico da invalido deve
di conseguenza essere valutato sulla base della tabella TA1 dell'ISS,
concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato. Alla luce
di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per ammettere una riduzione dei
salari statistici, quale quella operata dai primi giudici, che tenga conto,
ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino cantone, che l'assicurato vive
in una regione economicamente meno forte. Anche sotto questo aspetto non può
pertanto trovare conferma la valutazione del tasso d'invalidità compiuta dalla
Corte di prime cure."

 

                                         Alla luce di questa chiara giurisprudenza federale
(cfr., sul tema, L. Grisanti, art. cit., p. 311ss.), il reddito da invalido
deve dunque essere determinato applicando i valori nazionali (Tabella TA1).

                                         Spetta
semmai al Parlamento o al Consiglio federale intervenire su questo tema, se lo
riterranno opportuno.

 

                                         Il 22
giugno 2007 il Consiglio nazionale ha accolto una mozione del 2 ottobre 2006
no. 06.3466 del Consigliere nazionale Meinrado Robbiani il quale chiede che il
"Consiglio federale proceda con sollecitudine ad ovviare a questa
distorsione, adeguando le disposizioni di applicazione della legge
sull'assicurazione invalidità".

 

                                         Il nuovo
art. 28a cpv. 1 LAI introdotto nell’ambito della 5a revisione della LAI,
approvata dal popolo il 17 giugno 2007, dispone che sarà il Consiglio federale
a definire il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell’invalidità. 

 

                                         Il 17 dicembre 2007 il Consigliere federale Pascal Couchepin,
rispondendo ad una domanda (07.5369) del Consigliere nazionale Meinrado
Robbiani ha preannunciato che "pour respecter les différences salariales
dans les diverses régions de Suisse, il est prévu d'opérer sur le salaire
ressortant de l'enquête sur la structure des salaires en Suisse une réduction
qui tienne compte des différenciations régionales. La mise en oeuvre de cette
règle est prévue pour le premier trimestre 2008 au moyen de circulaires de
l'Office fédéral des assurances sociales" e, invitato a precisare se
riteneva sufficiente una semplice circolare, ha sottolineato quanto segue:

 

" 
Monsieur Robbiani, je ne suis pas en mesure de vous
affirmer avec toute l'autorité juridique nécessaire si oui non une circulaire
est suffisante. Mais ce que je vais faire, c'est demander à mes collaborateurs
si je dois moi-même signer la circulaire dans la mesure où, comme vous le dites,
il devrait y avoir une décision politique claire. On va vérifier le point sur
lequel vous attirez notre attention."

 

                                         Questo Tribunale si limita a ricordare che, secondo la giurisprudenza,
il principio dell'uguaglianza di trattamento proibisce, citiamo: "de
faire, entre divers cas, des distinctions qu'aucun fait important ne
justifie", ma anche "de soumettre à un régime identique des
situations de fait qui présentent entre elles des différences importantes et de
nature à rendre nécessaire un traitement différent (cfr. DTF 129 I 3; DTF 127 V
454; Zbl 2005 p. 87ss. (89-90); A. Auer-G. Malinverni-M. Hottelier, "Droit
constitutionnel suisse", Vol. II, Stämpfli Editions SA, Berna 2006,
p. 484 n. 1030 e 499 n. 1061).

 

                                         In una sentenza U 8/07 del
20 febbraio 2008, rispondendo ad una questione
sollevata dal TCA nella sentenza 35.2006.60 del 23 novembre 2006, consid.
2.10.9 ("Questo Tribunale constata che il
salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2005 quale muratore
semi-qualificato (infatti nel 2005, secondo il contratto collettivo di lavoro
dell’edilizia, un lavoratore con conoscenze percepiva un salario orario di fr.
25.15, contro i fr. 22.65 percepiti dai lavoratori edili), è inferiore a quello
realizzato in media a livello svizzero dai lavoratori del settore della
costruzione con qualifiche analoghe (Tabella TA 1 2004, punto 45, livello di
qualifica 3: fr. 5'358 x 12 mesi = 64'296, riportato su 41.6 ore/settimana =
66'867.84; dopo adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il
2005, un reddito annuo pari a fr. 67'443.41; per un recente caso in cui l’Alta
Corte ha fatto riferimento ai livelli di qualifica 2 e 3, cfr. STFA del 12
ottobre 2006 nella causa S., U 404/05, consid. 2.3.4).

                                         Ci si
potrebbe chiedere se in tale ipotesi, e visto il richiamo del TFA ai salari
nazionali (Tabella TA 1), non dovrebbe essere applicata la giurisprudenza
federale secondo la quale, quando l'assicurato ha realizzato un guadagno
inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito
medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va
ridotto in proporzione (cfr. DTF 129 V 225 consid. 4.4; AHI-Praxis 1999, p. 329
consid. 1; ZAK 1989, p. 458s. consid. 3b; STFA del 6 settembre 2006 nella causa
H., U 454/05 + 456/05, consid. 6.3.3 e 6.3.4). Spetta
comunque all’Alta Corte pronunciarsi al riguardo"), l'Alta
Corte ha stabilito che:

 

"  (…)

5.3. Giova inoltre ricordare che nel caso
in cui il reddito conseguito prima dell’invalidità è inferiore alla media dei
salari per un’attività paragonabile nel settore interessato e non vi è inoltre
motivo che induca a ritenere che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi
di un guadagno modesto, la giurisprudenza ammette che gli stessi fattori che
hanno influenzato negativamente il reddito da valido vengano considerati anche
per fissare il reddito da invalido (DTF 129 V 222 consid. 4.4 pag. 225, SVR
2004 UV no 12 pag. 44, consid. 6.2, secondo cui un reddito inferiore del 10%
rispetto ai salari usuali del settore è stato considerato chiaramente sottola
media [U 173/02]; cfr. pure sentenza U 529/06 del 28 gennaio 2008, consid. 8.2
con riferimenti).

 

6.

Nel caso di specie, il ricorrente contesta
sia la determinazione del reddito da invalido che quella da valido.

 

6.1 Per quanto concerne il reddito da
valido, l’interessato fa valere che l’importo determinato dall’INSAI sulla base
dei dati forniti dall’ex datore di lavoro risulterebbe, come giustamente
rilevato anche dal primo giudice, inferiore del 9% circa rispetto al salario
medio nazionale dei lavoratori attivi nel settore delle costruzioni con
qualifiche analoghe. L’argomento è pertinente. In effetti, il dato ritenuto
dall’assicuratore infortuni a titolo di reddito da valido (fr. 61'277.- per
l’anno di riferimento 2005) è inferiore nella misura del 9.58% a quello
desumibile dalla tabella TA1 di cui all’ISS (edizione 2004, pag. 53, livello di
esigenze 3, cifra 45 costruzioni), quest’ultimo essendo pari, dopo adeguamento
all’evoluzione salariale per il 2005, a fr. 67'765.89 (fr. 5'358 x 12 : 40 x
41.7[v. La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella 9.2] x 1.011 [v. La Vie
économique, 12-2007, pag. 99, tabella 10.2]). Alla luce della giurisprudenza
richiamata al considerando 5.3, che, come visto, permette al giudice chiamato
ad effettuare un raffronto dei redditi di prendere in considerazione in ugual
misura per ciascuno degli elementi di paragone fattori estranei all’invalidità,
può, se del caso, essere tenuto conto di questa circostanza nell’ambito della
determinazione del reddito ipotetico da invalido.

6.2 A quest’ultimo riguardo, il ricorrente,
pur rispettando la più recente giurisprudenza in materia, rileva che il mercato
del lavoro ticinese oggettivamente offre ai lavoratori occupati in questo
Cantone d,i frontiera retribuzioni nettamente inferiori e penalizzanti rispetto
al resto della Svizzera, come risulterebbe, almeno in parte, dalle tabelle TA1
e TA13 di cui all’ISS. Il ragionamento è comprensibile, ma viene tuttavia
relativizzato dalle considerazioni espresse al considerando precedente.

 

6.3 Mancando in concreto indicazioni economiche
effettive, in considerazione della più recente prassi di questa Corte - cui
allude l'insorgente -, che non ammette più la possibilità di fare capo ai dati
statistici salariali relativi alle grande regioni, tabella TA13 ISS, per
determinare il reddito ipotetico da invalido, quest'ultimo deve essere
stabilito sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi
nazionali conseguibili nel settore privato (cfr. sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre 2006, consid. 8, riassunta in RSAS
pag. 64). In tali condizioni, partendo dal valore totale mediano di cui all'ISS
2004 (pag. 53, livello di esigenze 4), si ottiene un importo di base di fr.
57'258.24 per il 2004 (fr. 4'588 x 12 : 40 x 41.6 [La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella B9.2]), che,
adattato all'evoluzione salariale (1%, v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99,
tabella B10.2), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.82 per il 2005.

6.4 Operando una prima riduzione del 9.58% da
quest'ultimo importo per tenere conto della differenza salariale di cui si è
detto al considerando 6.1, deducendo poi una quota ulteriore del 15%, non
oggetto di contestazione, per considerare adeguatamente le circostanze particolari
del caso (DTF 126 V 75; in concreto: limitazioni
riconducibili al danno alla salute, statuto di frontaliere), il raffronto dei
redditi (reddito da valido di fr. 61'277.- e guadagno da invalido di fr. 44'447.03
[fr. 57'830.82 ./. 9.58% ./. 15%]) dà un grado d'invalidità arrotondato (DTF 130 V 121) del 27%. (...)"

 

                                         Di
conseguenza, quando il salario da valido conseguito in Ticino in una
determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo, cfr. L. Grisanti, art. cit., in RtiD II-2006 p. 311 seg.,
in particolare p. 326-327).

 

                                         In una
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, consid. 6.2., il Tribunale federale,
su questo tema, ha ancora precisato: 

 

" 
A proposito del richiesto adeguamento va
tuttavia rilevato che finora è stato ammesso dalla Corte federale nel caso in
cui il valore fosse chiaramente sotto la media ("deutliche
Abweichung"). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR
2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell'8% in sentenza U 463/06 del 20
novembre 2007).”

 

                             2.11.   Utilizzando i
dati forniti dalla succitata tabella TA 1, l’assicurato, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'732. 

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 9-2008, p. 98), esso ammonta a fr. 4'933.11
mensili oppure a fr. 59'197.32 per l'intero anno (fr. 4'933.11 x 12).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2007 (cfr. tab.
B 10.3, pubblicata in La Vie économique, 9-2008, p. 99), un reddito
annuo di fr. 60'226.07.

 

                                         Questo
Tribunale constata che il salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2007
quale operaio agricolo presso la ditta di Carlo Testuri (fr. 36’576), è
inferiore del 15.79% a quello realizzato, nello stesso anno, in media a livello
svizzero dai lavoratori del settore dell’ortofloricoltura con qualifiche
analoghe (Tabella TA 1 2006, p.to 01, livello di qualifica 4: fr. 3’413
riportato su 41.7 ore/settimana = fr. 3'558.05 x 12 mesi = fr. 42'696.60 + adeguamento
[2007] all'indice dei salari nominali = fr. 43’438.59).

 

                                         Ora,
qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una
persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività
paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e
di conoscenze linguistiche insufficienti -, e che non si possa sostenere che
essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve
ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da
valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che
l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi
estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato
equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr.
STF U 529/06 del 28 gennaio 2008, citata in esteso al consid. 2.2.7. di questa
pronunzia).

 

                                         In
ossequio alla più recente giurisprudenza federale, una correzione
(segnatamente) del reddito statistico da invalido in base alla giurisprudenza
appena citata, entra in linea di conto soltanto qualora il guadagno
effettivamente realizzato si situi chiaramente al di sotto del reddito
statistico (cfr. DTF 134 V 322 consid. 4.1 in cui il TF ha ritenuto
significativo un gap salariale del 32% e SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3 in cui
l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).

 

                                         Nel caso di specie, il gap
salariale è del 15.79%, quindi superiore al 10%, motivo per
cui, secondo il TCA, esso raggiunge la soglia della rilevanza (cfr. STF
8C_399/2007 del 23 aprile 2008). 

                                         Il
reddito statistico da invalido, dopo riduzione del 15.79%, si attesta dunque a fr.
50'716.37.

 

                             2.12.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto delle
varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF
126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         Nella
concreta evenienza, questo Tribunale può esimersi dall’approfondire oltre
questo aspetto, nella misura in cui, anche qualora si applicasse la decurtazione
massima consentita dalla giurisprudenza (25%), l’insorgente non potrebbe
essere posto al beneficio di una rendita di invalidità.

                                         In
effetti, riducendo del 25% l’importo di fr. 50'716.37, si ottiene un reddito da
invalido pari a fr. 38'037.27, superiore al reddito da valido di fr. 36'576,
donde l’assenza di un qualsiasi discapito economico.

 

                                         In
conclusione, merita dunque conferma la decisione impugnata mediante la quale la
CO 1 ha negato all’assicurato il diritto alla rendita di invalidità. 

 

                             2.13.   Deve infine essere
verificato se il ricorrente può essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1.

 

                          2.13.1.   Ai sensi
dell'art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. 

                                         Se le
circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito
patrocinio. 

                                         Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 108 cpv. 1
lett. f LAINF, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002 (cfr. STFA U 114/03
del 3 luglio 2003, consid. 2.1.).

                                         L'art. 61
lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla
concessione dell'assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto
federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto
cantonale (cfr. DTF 110 V 362 consid. 1b; Kieser, op. cit., art. 61 N. 86, p.
626).

                                         Le
condizioni cumulative per la concessione dell'assistenza giudiziaria
rimangono invariate rispetto al vecchio diritto, per cui trova ancora
applicazione la giurisprudenza elaborata in riferimento al v.art. 108 cpv. 1
lett. f LAINF (cfr. STFA U 114/03 del 3 luglio 2003, consid. 2.1.). 

                                         Tali
presupposti sono adempiuti qualora l'assistenza di un avvocato appaia
necessaria o comunque indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e se le
sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. Kieser, op.
cit., art. 61 N. 88s., cfr., anche, DTF 108 V 269; 103 V 47; 98 V 117; Zbl
94/1993 p. 517; STFA del 23 maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/
D., U 234/00; STFA del 15 marzo 2002 nella causa A., U 220 + 238/00; STFA del 5
settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; STFA del 7 dicembre 2001 nella causa B., I 194/00; DTF 125 V 202; DTF
121 I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a, DTF 124 I 1,
consid. 2a, pag. 2; SVR 1998 UV, Nr. 11, consid. 4b, pag. 31; SVR 1998 IV, Nr.
13, consid. 6b, pag. 47; STCA del 23 marzo 1998, nella causa G.I., 38.97.323;
STFA del 18 giugno 1999 nella causa D.V.). 

 

                                         L'art. 3
della Lag, poi, alla quale la legge di procedura per i ricorsi al TCA rinvia
espressamente, prevede:

 

" 
1L'istituto
dell'assistenza giudiziaria garantisce alla persona fisica 

indigente la tutela adeguata dei suoi diritti
dinanzi alle Autorità giudicanti del Cantone.

 

2E' ritenuta
indigente la persona che non ha la possibilità di provvedere con mezzi propri
agli oneri di procedura o alle spese di patrocinio."

 

                                         Le altre
condizioni per l'ammissione all'assistenza giudiziaria enunciate dalla Legge
sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria sono così definite
negativamente all'art. 14 Lag:

 

" 
1L'assistenza
giudiziaria non è concessa:

a)
  la procedura per la persona richiedente non presenta probabilità di esito
favorevole;

b)
  una persona ragionevole e di condizioni agiate rinuncerebbe alla procedura a
causa delle spese che questa comporta.

2L'ammissione
al gratuito patrocinio non è concessa se la persona richiedente è in grado di
procedere con atti propri, se la designazione di un patrocinatore non è
necessaria alla corretta tutela dei suoi interessi o se la causa non presenta
difficoltà particolari."

 

                                         I criteri
posti nella legge cantonale sono dunque identici a quelli fissati dalla
giurisprudenza federale elaborata interpretando le norme di diritto federale
relative alle assicurazioni sociali (cfr. v.art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS), che
sono validi anche sotto l'egida della LPGA.

                                         Al
riguardo, cfr., fra le tante, la STFA U 220/99 del 26 settembre 2000:

 

" 
(…).

         Secondo l'art. 152 cpv. 1 OG, in
relazione con l'art. 135 OG, il Tribunale federale delle assicurazioni
dispensa, a domanda, una parte che si trova nel bisogno e le conclusioni della
quale non sembrano dover avere esito sfavorevole, dal pagare le spese
processuali e di disborsi, come pure dal fornire garanzie per le spese
ripetibili,

         alle stesse condizioni viene
riconosciuto il gratuito patrocinio qualora l'assistenza di un avvocato appaia
perlomeno indicata (art. 152 cpv. 2 OG),

         per costante giurisprudenza, una causa è
sprovvista di possibilità di esito favorevole quando una parte che disponga dei
mezzi necessari non accetterebbe, dopo ragionevole riflessione, il rischio di
incoarla o di continuarla (DTF 125 II 275 consid. 4b e sentenze ivi citate),
(…)." 

                                         (STFA
succitata)

                                         In questo
senso la Lag è conforme all'art. 61 lett. f LPGA

 

                                         L’istante
va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla
difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento
e a quello della sua famiglia (SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF 119 Ia 11ss.;
DTF 103 Ia 100). Per determinare se ciò è il caso vanno presi in considerazione
i redditi del richiedente e delle persone che hanno un obbligo di mantenimento
nei suoi confronti (DTF 115 V 195, il coniuge o i genitori, B. Cocchi, F.
Trezzini, Codice di procedura civile ticinese, 2a edizione, Lugano 2000, N. 20
ad art. 155, p. 479). L’obbligo dello Stato di accordare l’assistenza
giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di mantenimento derivante dal
diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11ss.). Non entrano invece in linea di conto le
risorse finanziarie di parenti cui l’interessato potrebbe far capo a norma
dell’art. 328 e 329 CCS (B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 20 ad art. 155,
p. 479 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Non è
determinante che l’indigenza sia stata cagionata da colpa propria (A.
Haefliger, Alle Schweizer sind vor dem Gesetz gleich, p. 165). 

                                         Il limite
per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni sull’assistenza
giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai fini del diritto
esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c). All’importo
base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e il 25% (cfr. STFA U
102/04 del 20 settembre 2004).

                                         L’indigenza
processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di quelli
necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (cfr. RAMI 1996
U 254 p. 209 consid. 2; STFA del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H., p. 3).

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 124 I 1ss., il TF ha precisato che una richiesta di
assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente sostenendo che
l’istante non è indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione
di un’automobile. Secondo l’Alta Corte il richiedente deve piuttosto -
indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere
considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in grado
di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono essere
naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno esistenziale.

 

                                         L’attestato
municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice soltanto valore indicativo
(B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 10 ad art. 156, p. 490).

                                         Nella
commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche
l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. In effetti prima di
poter eventualmente richiedere l’assistenza giudiziaria dallo Stato, la persona
interessata, nel limite dell’esigibile, deve di principio attingere alla
propria sostanza (cfr. STF I 134/06 del 7 maggio 2007).

                                         Secondo
il TFA, si tiene conto dell’intera situazione economica della famiglia (STFA
non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H., pag. 4, consid. 2 e
giurisprudenza citata non pubbl.). La sostanza deve tuttavia essere disponibile
al momento della litispendenza del processo o per lo meno a partire dal momento
in cui è presentata l’istanza e non solo alla fine della procedura (cfr. DTF
119 Ia 12 consid. 5; DTF 118 Ia 369ss).

                                         Generalmente
dal punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato
secondo la situazione esistente al momento della decisione (SVR 1998 UV Nr. 11
consid. 4a). 

                                         L’assistenza
giudiziaria può essere tuttavia concessa anche con effetto retroattivo nella
misura in cui i relativi presupposti sono adempiuti (cfr. SVR 2000 UV Nr. 3,
cfr. anche STCA 31.1998.50 del 12 marzo 2001).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, infine, la decisione di concessione dell’assistenza
giudiziaria può essere modificata o revocata. Trattandosi di una decisione
processuale (“prozessleitender Entscheid”) non passa infatti in giudicato
materiale, ma solo formale. La modifica può avvenire anche con effetto
retroattivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b).

 

                          2.13.2.   Per valutare
se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza,
si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di
esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48
consid. 7b, p. 48 consid. 7c).

                                         Al minimo
esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA
U 102/04 del 20 settembre 2004).

                          2.13.3.   Dalle
carte processuali risulta che l’insorgente - divorziato, con
un figlio a carico -, è attualmente privo di ogni entrata finanziaria (cfr.
doc. XI 1), ragione per la quale egli va senz’altro considerato indigente. 

 

                                         Ritenuto,
inoltre, che anche le altre condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono
adempiute, l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va
accolta.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   L’istanza
di assistenza giudiziaria è accolta.

 

                                   3.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti