# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 14b48c96-a27b-5260-87fd-1c9e3eb704ca
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-06-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.06.2009 32.2008.148
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2008-148_2009-06-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2008.148

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  17 giugno
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1° settembre 2008
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell'11 luglio 2008 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1957, precedentemente attivo quale operaio presso il Comune di __________,
in data 6 ottobre 2005 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti
(rendita), a seguito delle conseguenze dell’infortunio del 29 settembre 2002
(si rinvia a tal proposito agli incarti n. 35.2005.7 e 35.2005.24) e per
problemi psicologici e psichiatrici (doc. AI 3-1/6). 

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’assicurazione
invalidità (SAM), con decisione del 7 maggio 2007 (doc. AI 49-1), cresciuta
incontestata in giudicato, l’UAI ha attribuito all’assicurato una rendita
intera d’invalidità limitatamente al periodo compreso fra il 1° marzo 2005 e il
31 marzo 2006, e una mezza rendita dal 1° aprile 2006.

 

                               1.3.   Con scritto
raccomandata del 6 marzo 2008 all’indirizzo dell’UAI RI 1 ha postulato l’avvio
di una procedura di revisione del suo grado di invalidità lamentando un
peggioramento del suo stato di salute sia dal profilo ortopedico che
psichiatrico (doc. AI 71-1).

                                         A
sostegno della propria richiesta egli ha allegato il rapporto peritale, datato
13 dicembre 2007, della Clinica __________ di __________ (doc. AI 71-3).

 

                               1.4.   Con progetto
dell’8 aprile 2008 l’UAI ha respinto la richiesta di aumento della rendita
d’invalidità non essendo stato oggettivato alcun peggioramento dello stato di
salute dell’assicurato (doc. AI 74-1).

 

                               1.5.   Con
osservazioni dell’8 maggio 2008 il rappresentante dell’assicurato, l’avv. RA 1,
ha contestato il progetto di decisione che non tiene conto – a suo dire – del
peggioramento sia fisico che psichico e della conseguente diminuzione della
capacità lavorativa di RI 1 (doc. AI 76-1).

                                         In
allegato, egli ha prodotto il certificato medico dell’8 maggio 2008 del Dr.
Med. __________ (doc. AI 76-3) e rinviato alla perizia della Clinica __________
per quanto riguarda l’aspetto ortopedico.

 

                               1.6.   Con
annotazioni del 15 maggio 2008 il medico del SMR, Dr. __________, ha ritenuto
necessario un ulteriore approfondimento della patologia psichica (doc. AI
78-1).

 

                               1.7.   Esperito un
accertamento peritale psichiatrico in data 18 giugno 2008 ad opera del Centro __________

                                         (Dr. __________)
l’UAI, con decisione dell’11 luglio 2008 ha negato la richiesta di aumento del
grado d’invalidità dell’assicurato (doc. AI 84-1).

 

                               1.8.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale il riconoscimento di un
grado di incapacità al lavoro minimo del 70%, con conseguente corresponsione di
una rendita intera a far tempo dal 6 marzo 2008.

                                         In via
subordinata egli ha chiesto il rinvio dell’incarto all’Ufficio AI per nuova
decisione, dopo aver proceduto all’allestimento di una perizia ad opera di un
“esperto neutro” (doc. I).

                                         Sostanzialmente
il ricorrente ha contestato la perizia svolta dal Dr. __________, la quale – a
suo dire – è imprecisa nell’esposizione dei fatti e valuta in maniera erronea
sia le patologie fisiche che psichiche (doc. I).

 

                                         L’insorgente
ha inoltre contestato la decisione impugnata che non avrebbe tenuto conto del
peggioramento dello stato fisico e psichico attestato dal medico curante Dr. __________
nei certificati dell’8 maggio 2008 e del 26 agosto 2008 allegati (doc. I).

 

                                         Per
quanto concerne il grado di invalidità globale l’avv. RA 1 ha ritenuto
insostenibile che quello stabilito in ambito AI non sia superiore a quello
valutato per le sole patologie prese a carico dall’assicurazione infortuni
(doc. I).

 

                               1.9.   L’UAI, in
risposta, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica, unitamente
all’intera documentazione agli atti, al SMR ha postulato la reiezione del
gravame non essendo dimostrato uno stato di salute e un’incapacità lavorativa
diversa da quella valutata nella decisione impugnata (doc. VI + 1).

 

                             1.10.   Con
osservazioni del 15 ottobre 2008 il rappresentante dell’assicurato ha
contestato le annotazioni del Dr. __________ e della Dr.ssa __________ del 17
settembre 2008 alla base della risposta dell’UAI. A suo dire, i medici del SMR
hanno erroneamente interpretato la valutazione peritale della Clinica __________.
Inoltre, l’amministrazione non ha proceduto come invece avrebbe dovuto al
cumulo degli impedimenti al lavoro (fisici e psichici).

                                         

                                         L’avv. RA
1 inoltre ha ribadito le proprie argomentazioni sollevate in sede di ricorso
circa l’insostenibilità di un grado di invalidità in ambito AI corrispondente a
quello calcolato in ambito LAINF, ove solo le problematiche conseguenti
all’infortunio sono state considerate ad esclusione di quelle degenerative e
psichiche, e il peggioramento del quadro psichico constatato dal medico curante
Dr. __________, ma non rettamente considerato dall’amministrazione (doc. VIII).

 

                                         Il doc.
VIII e allegati sono stati trasmessi all’UAI per conoscenza (doc. IX).

 

                             1.11.   Il TCA, in
data 21 aprile 2009, ha
interpellato il Dr. __________ in merito alla cumulabilità o meno del grado
d’inabilità lavorativa dal profilo ortopedico con quello psichiatrico (doc. X)

 

                                         Il Dr. __________
ha risposto in data 27 aprile 2009 (doc. XII).

 

                             1.12.   Questa Corte in
data 21 aprile 2009 ha fatto
inoltre richiesta all’__________, __________, dell’aggioramento dell’incarto
LAINF (doc. XI)

 

                                         Alle
parti è stato fissato un termine di 10 giorni presentare osservazioni scritte
ai doc. X e XII e per visionare la documentazione __________ e presentare
osservazioni scritte in merito (doc. XIV).

 

                             1.13.   L’UAI ha
presentato le proprie osservazioni in data 15 maggio 2009 (doc. XV) che sono
state trasmesse all’avv. RA 1 per conoscenza (doc. XVI).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se vi sia stato o meno un peggioramento
delle patologie invalidanti di cui è affetto l’assicurato giustificante, in via
di revisione, un aumento del grado di invalidità.

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata
in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e
cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA
del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i
danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette
- le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti
di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F.,        I
148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che
un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno
duratura.

                                         Tali criteri sono stati
così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa giurisprudenza
è stata confermata dall’Alta Corte nella sentenza 9C_830/2007 del 27 luglio
2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22 luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente sentenza,
questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone
in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn")
oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle
regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi
profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del
21 aprile 2004 in re P., I
870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80
segg.)."

 

                                         In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131
V 49 l'Alta Corte, dopo avere
confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra
Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata
nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti
medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con
i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico,
e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi
sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme
qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il rilievo
che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme da
dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                             2.4.     Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di
una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande
invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si
ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del
grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è
stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il
grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è
modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3
OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno
per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era
insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni
previste nel capoverso 3.

 

                                     Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione
allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente
continuerà a durare (art. 88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                    La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994
nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che
le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una
modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.

 

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni
caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta,
sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a;
STFA 29 aprile 1991 in causa
G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita
a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
258).

 

                                         Circa gli
effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un
assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la
riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è
messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

 

 

                               2.5.   Nella decisione del 7 maggio
2007 l’UAI ha attribuito all’assicurato una rendita intera limitatamente al
periodo dal 1° marzo 2005 al 31 marzo 2006, ridotta poi a mezza rendita dal dal
1° aprile 2006, fondandosi, in particolare, sulla perizia pluridisciplinare del
SAM dell’8 gennaio 2006 (doc. AI 32-1).

 

                                         Nell’ambito
della richiesta di aumento della rendita d’invalidità del 6 marzo 2008
l’assicurato ha trasmesso all’UAI il rapporto della Clinica universitaria __________
di __________.

                                         Gli
specialisti interpellati, dopo aver descritto l’anamnesi del paziente, i
disturbi soggettivi, l’esame clinico del 24 ottobre 2007 e la documentazione
radiologica, hanno posto la diagnosi e la valutazione qui riprese:

 

" 
V. DIAGNOSE

 

Transmurale Supraspinatus-Reruptur und Verdacht auf
Subskapularis-Oberrandläsion Schulter links mit / bei

 

•   Status
nach Schulter-Arthroskopie und offener Rotatorenmanschetten­Rekonstruktion
links am 03.05.2005 (Dr. __________, __________)

 

Transmurale Supraspinatus-Reruptur und Verdacht auf
Subskapularis-Oberrandläsion Schulter rechts mit / bei  

 

•   Status
nach Schulter-Arthroskopie mit offener Rotatorenmanschetten­Rekonstruktion und
Akromioplastik rechts am 02.03.2004 (Dr. D. __________, __________)

 

AC-Gelenks-Arthropathie links mehr als rechts 

 

Sensomotorisches Karpaftunnelsyndrom links mehr als
rechts 

 

Multisegmentale degenerative Veränderungen der HWS
von C4-C7 mit / bei

 

•   grosser,
nach intraforaminal reichender Diskushemie auf Höhe C6/C7 rechts mehr als links
mit möglicher Kompromittierung der Nervenwurzel C7 rechts

 

 

VI. ZUSAMMENFASSUNG
UND BEURTEILUNG

 

Der von uns begutachtete Expiorand hatte am
29.09.2002 einen Motorradunfall. Eine im Bereich beider Schultern vorliegende
Rotatorenmanschetten-Läsion wurde lange Zeit nicht erkannt. Trotz offener
Rotatorenmanschetten-Rekonstruktion am 02.03.2004 im Be­

reich der rechten Schulter sowie am 03.05.2005 im
Bereich der linken Schulter bestehen weiterhin belastungs- und
bewegungsabhängige Schmerzen im Bereich beider Schultern sowie auch erhebliche
Nachtschmerzen. Diese Schmerzen imponieren teils Im Sinne ei­ner Brachialgia
paraesthetica nocturna. Zusätzlich bestehen auch störende Paràsthesien und
Hypästhesien im Bereich beider Arme.

 

Diagnostisch findet sich im Bereich beider Schultern
eine intervalinahe Rotatorenman­scheften-Reruptur Qeweils Supraspinatus
transmural sowie Verdacht auf Subskapularis­Oberrandläsion) bei Intakter,
durchgehender langer Bizepssehne. Zusätzlich besteht kli­nisch eine deutliche
AC-Gelenksarthropathie links mehr als rechts. In der durchgeführten
MRI-Untersuchung der HWS zeigt sich eine deutliche Diskushemie C6/C7 mit
intrafora­minaler Kompromittierung der Nervenwurzel C7, vor allem rechts.
Elektrophysiologisch konnte ein sensomotorisches Karpaltunnelsyndrom links mehr
als rechts nachgewiesen werden, welches die nächtlichen Beschwerden im Sinne
einer Brachlalgla paraesthetica noctuma gut erklären kann. Rechtsseits bestehen
elektrophysiologisch zudem Hinweise auf eine auch proximaler gelegene,
allenfalls radikuläre Läsion.

 

Gesamthaft können die gefundenen Pathologien das
Ausmass der geschilderten Be­schwerden erklären. Therapeutisch besteht eine
komplexe Situation mit verschiedenen, teils konservativen, insbesondere aber
operativen Interventionsmöglichkeiten. Diesbezüg­lich verweisen wir auf die von
Ihnen gestellten Fragen.

 

 

VII. BEANTWORTUNG
DER FRAGEN

 

Befunde, Diagnose?

 

Siehe Kapitel III, IV und V unseres Gutachtens.

 

Welche Behandlungsmassnahmen könnten Ihres
Erachtens eine entscheidende Besserung des Zustandes der rechten Schulter
bringen?

Wir denken, dass bei diesem 50-jährigen Exploranden
mit Supraspinatus-Reruptur bei guter Muskelqualität und nur mässiger Retraktion
eine Re-Rekonstruktion anzustreben ist. In diesem Sinne worden wir eine erneute
Schulter-Arthroskopie mit arthroskopischer Ro­tatorenmanschetten-Rekonstruktion
und bei Rotatorenintervall-angrenzender Ruptur gleichzeitig auch
Bizepstenotomie oder -tenodese sowie Re-Akromioplastik und bei posi­tivem
Ansprechen auf die AC-Gelenksinfiltration auch AC-Gelenksresektion vorschlagen.
Dadurch ist eine Verbesserung der Schmerzsymptomatik wahrscheinlich bis
überwiegend wahrscheinlich zu erwarten, eine Verbesserung der Kraft aber
möglicherweise nicht.

 

Gleichzeitig könnte rechts mit einer altfälligen
Schulteroperation eine operative Dekom­pression des elektrophysiologisch klar
nachgewiesenen, sensomotorischen Karpaltunnel­syndroms durchgeführt werden, da
dieses oftmals diffuse Armschmerzen verursachen kann im Sinne einer Brachialgia
paraesthetica noctuma und diese Beschwerden nur schwer von der
Schulterbeschwerden getrennt werden können.

 

Welche therapeutischen Massnahmen könnten eine
entscheidende Besserung des Zustandes der linken Schulter bringen?

Gleiches wie oben gilt auch für die linke Schulter.
Auch hier besteht eine Rotatorenman­schetten-Reruptur mit guter Muskelqualität
und nur mässiger Retraktion sowie ein deutlich positives Ansprechen auf die
AC-Gelenksinfiltration, so dass durch eine erneute Schulter­Arthroskopie,
Rotatorenmanschetten-Rekonstruktion, Bizepstenotomie oder -tenodese,
Re-Akromioplastik und AC-Gelenksresektion mit Wahrscheinlichkeit bis
überwiegender Wahrscheinflchkeit eine Verbesserung der Schmerzsymptomatik zu
erwarten ist, eine Verbesserung der Kraft aber möglicherweise nicht.

 

Wie auch auf der rechten Seite könnte links
gleichzeitig eine operative Therapie des elekt­rophysiologisch nachgewiesenen
sensomotorisc hen Karpaltunnelsyndroms durchgeführt werden. Nach unserem
Erachten würde sich dadurch die Wahrscheinlichkeit einer deutli­chen
Beschwerderegredienz der Schulter- und Armschmerzen links noch deutlich erhö­hen.

 

Falls keine weitere Behandlung mehr In Frage
kommt, wie lautet Ihre Beurteilung der zumutbaren Arbeitsfähigkeit?

Entfällt.

 

Wie hoch stufen Sie den Integritätsschaden an der
rechten Schulter, wie hoch an der linken Schulter ein?

Wir würden den Integritätsschaden an beiden
Schultern auf je 10 % einstufen, entspre­chend einer mässigen Form einer
Perlarthropathia humeroscapularis. Durch eine erfolg­reiche operative Therapie
könnte jedoch der Integritätsschaden wahrscheinlich bis über­wiegend wahrscheinlich
auf 0 % vermindert werden. Eine Zunahme der Rupturgrösse mit konsekutiver
Pseudoparalyse der Schulter könnte den Integritätsschaden ebenso aber auch
erhöhen.

 

Haben Sie allfällige Bemerkungen?

Ob, in welcher Reihenfolge und Geschwindigkeit die
vorgeschlagenen Massnahmen durchgeführt werden sollen, ist eine
Temperamentfrage und richtet sich nach den Wün­schen des Exploranden.

 

Aufgrund der verschiedenen Pathologien würden wir
folgendes Procedere durchführen:

 

Zuerst Anpassung von Nachtlagerungsschienen im
Bereich beider Handgelenke. Dadurch kann eventuell bereits ein gewisser
Therapieeffets seitens des Karpaltunnelsyndroms erzielt werden. Gleichzeitig
mit einer allfälligen Schulteroperation (rechts oder links) wäre die operative
Dekompression des Karpaltunnels durchführbar.

 

Da vor allem rechtsseits zusätzlich eine radikuläre
Schmerzgenese möglich ist, die Be­schwerden jedoch eher linksseits überwiegen,
würden wir bei einer allfälligen operativen Therapie empfehlen, eher die linke
Seite zuerst anzugehen. Bei guter Schmerzbefreiung und entsprechendem
Therapiewunsch dann auch selbiges Vorgehen auf der rechten Sei­te. Eine
Operation an der Halswirbelsäule sehen wir nicht primär indiziert. Bei
persistie­renden Restbeschwerden wäre nach den Operationen an den oberen
Extremitäten die Situation im Bereich der Halswirbelsäule nochmals dann neu zu
evaluieren." (Doc. AI 71 14-18)

 

                                         Su indicazione del 15 maggio 2008 del Dr. __________ del SMR (doc.
AI 78-1) l’UAI ha predisposto un accertamento peritale psichiatrico presso il
Centro peritale per le assicurazioni sociali (doc. AI 79-1).

 

                                         In tale
ambito il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del
18 giugno 2008, dopo aver illustrato l’anamnesi, i dati soggettivi
dell’assicurato e le constatazioni obiettive ha diagnosticato quanto segue:

 

" 
Sindrome depressiva ricorrente, non specificata
(ICD‑10 F33.9) con aspetti persecutori e rivendicativi esistenti dal
2004.

 

Disturbo di personalità misto (ICD‑10
F61.0) con aspetti caratteriali e paranoico esistenti da diversi anni.

 

Periartropatia omeroscopolare cronica bil. con/su:
stato dopo rirottura del tendine sovraspinato della spalla dx; tendinopotia
degenerativa della spalla sx dal 2003; sindrome cervico‑vertebrale
cronica con slash su moderata osteocondrosi e uncartrosi cervicale. Indizzi per
profusioni discoli, cervicali negli ultimi 2‑3 anni.” (doc. AI 81-9)

 

                                         Lo
specialista ha poi espresso la seguente valutazione:

 

" 
5. Valutazione e prognosi

 

Siamo di fronte ad un 51 enne che praticamente
prima dell'incidente del 2002  non aveva mai presentato dei disturbi di alcun
genere.

 

Ha svolto la sua attività lavorativa negli ultimi
anni praticamente dal 1987 fino all'infortunio del 2002 presso il comune di __________
in qualità di operaio, dopo l'infortunio egli avrebbe potuto riprendere la sua
attività lavorativa almeno nella misura del 50%, visto che ha avuto periodi di
inabilità lavorativa anche negli ultimi anni nella misura del 50%, però in
seguito a vari problemi burocratici e amministrativi egli non ha potuto
riprendere neanche in modo parziale l'attività lavorativa, anzi gli è stato
proposto di non presentarsi sul posto di lavoro e ufficialmente egli è ancora
dipendente del comune di __________.

 

Come già accennato, gradualmente ha sviluppato
una serie di disturbi psichici, ragion per la quale doveva essere seguito
presso lo studio medico del Dr. __________ praticamente dal 2004 a tuttora in modo regolare, visto che
aveva presentato una depressione atipica ( depressione nervosa) con lo sviluppo
di una progressiva depressione reattiva con componente caratteriale e
rivendicatività, aggressività, addirittura con idee suicidali, omicidali a
confronto dei suoi colleghi di lavoro (egli voleva varie volte recarsi presso
il comune di __________ e buttare giù qualcuno dalla terrazza).

 

All'inizio sotto forma di una depressione
reattiva nell'ambito di una sindrome da disadattamento sicuramente con elementi
di tipo paranoico già pre‑esistente a causa dei suoi disturbi della
personalità che come fattore scatenante insieme a tutto quello che gli è
successo, evidenziava delle modalità caratteristiche persistenti, a volte con
un comportamento pericoloso e rivendicativo pervasiva e non flessibile,
ostacolava un eventuale adattamento, ragion per la quale necessitava una cura
psico‑farmacologico importante, attualmente con l'introduzione di un
farmaco neurolettico che sembra aver migliorato gradualmente la sua
aggressività e la sua situazione psichica in generale.

 

Egli riferisce che recentemente è stato ancora
valutato presso la Clinica universitaria__________ che hanno proposto ancora
degli interventi chirurgici che lui rifiuta assolutamente.

 

A causa anche di altri problemi socio‑economici
si sente molto teso a volte esplosivo, riferisce che se non usciva regolarmente
dal domicilio per passeggiare a volte varie ore nei boschi con il cane, la sua
rabbia poteva causare dei danni.

 

Egli si sente tradito, presenta continui pensieri
rivendicativi, d'ingiustizia che lo disturbano in continuazione ed è convinto
che se ritornava al posto di lavoro la situazione poteva essere differente.

 

In seguito al mio colloquio telefonico con il Dr.
__________ psichiatra che lo ha in cura oramai già da diversi anni, infatti
abbiamo constatato un lieve miglioramento negli ultimi mesi dal punto di vista
psichiatrico, dovuto anche all'introduzione della terapia psico‑farmacologica
aggiuntiva a base di Tegretol e Clopixol.

 

Il collega, conferma un'inabilità lavorativa
nella misura del 50% puramente dal punto di vista psichiatrico, che in linea
massima siamo in accordo con la valutazione del collega Dr. __________ del
dicembre del 2006.

 

Praticamente egli ancora presenta un'inabilità
lavorativa nella misura del 50% a causa d'insieme di un disturbo psichico ben
presente, che necessita assolutamente la continuazione della sua presa a carico
di tipo psichiatrico ed è importantissimo che continui ad assumere la sua psico‑farmaco
terapia come già in atto, riconoscendo la sua inabilità lavorativa parziale
almeno ancora per un anno e poi rivalutare la sua situazione psichica. 

Con la possibilità che migliori, vista la sua età
relativamente giovane, in caso di un accordo sul posto di lavoro o con la
collaborazione della __________, che ancora sta assumendo le sue spese pagando
una certa indennità, salvo eccezione la sua prognosi a medio‑lungo
termine, dal punto di vista psichiatrico potrebbe essere favorevole.

 

B. Conseguenze sulla capacità di lavoro

 

l. Menomazioni (qualitative e quantitative)
dovute ai disturbi constatati

 

1. 1 a livello psicologico e mentale

 

A livello psicologico e mentale, come descritto
sopra; siamo in presenza di una sindrome depressiva atipica, di entità lieve‑media
ma con un componente nevrotico e un disturbo di personalità che complica
l'evoluzione positiva‑rapida all'assicurato. 

Tutto ciò, causa un malessere psichico permanente
che malgrado i suoi sforzi persistono ancora e impediscono uno svolgimento di
un'attività lavorativa completo.

 

1.2 livello fisico

 

A livello fisico, per quel che riguarda i suoi
disturbi e dolori alle spalle e alla colonna cervicale, già stato valutato,
egli presenta dei disturbi importanti ed in modo costante che causano anche dei
disturbi del sonno visto che è difficile la posizione giusta e deve per forza
dormire con la pancia in su ed è l'unica posizione che gli da sollievo.
Altrimenti, fisicamente stà bene e come già accennato svolge varie camminate e
passeggiata all'aria aperta che gli fanno bene.

 

1.3 nell'ambito sociale

 

Per fortuna, nell'ambito sociale egli riesce a
gestire la sua situazione in modo molto positivo, è in ottimi rapporti con i
suoi famigliari, amici e conoscenti. Svolge un'attività sociale abbastanza
importante.

 

2. Conseguenze dei disturbi sull'attività
attuale

 

2.1 Come si ripercuotono i disturbi
sull'attività attuale dell'assicurato

 

Dal punto di vista psichico, egli potrebbe
svolgere qualsiasi attività lavorativa, attualmente nella misura del 50%.

 

2.2 L'attività
attuale è ancora praticabile?

 

Sì.

 

2.3 Se si, in quale misura (ore al giorno)? 

 

Nella misura del 50%, circa 4‑5 ore al
giorno. 

 

2.4 E' constatabile una diminuzione della
capacità di lavoro?

 

Si.

 

2.5 Se si, in che misura?

 

Nella misura del 50%.

 

 

2.6 Da quando esiste una limitazione della
capacità di lavoro provata a livello medico di almeno il 20% ?

 

Dal 2002 per un periodo e poi dal 2005 in modo costante.

 

2.7 Quale è stato da allora lo sviluppo della
limitazione delle capacità di lavoro?

 

Egli poteva riprendere la sua attività lavorativa
varie volte nella misura del 50%, che purtroppo però non è riuscito ad aver il
suo posto di lavoro e tutto ciò ha sviluppato uno stato depressivo atipico con
un nervosismo importante che complicava la sua situazione.

 

3.L'ambiente di lavoro dell'assicurato è in
grado di sopportare,i disturbi psichici?

 

Si, visto che negli ultimi anni ci sono stati
anche dei cambiamenti sul posto di lavoro..

 

C. Conseguenze sulla capacità d'integrazione

 

1.E' possibile effettuare provvedimenti
d'integrazione? Ve ne sono in corso? Ne sono previsti?

 

No

 

1.1 Se si, La preghiamo di descrivere il piano
di riabilitazione, in special modo per quanto riguarda:

 

-         
l'abitudine al processo lavorativo 

-         
l'esercizio di capacità sociale di base

-         
l'utilizzazione di risorse disponibili

 

Non è il caso.

 

1.2 Se no, La preghiamo di darcene ragione

 

Egli, praticamente, ha lavorato per circa 20 anni
come operaio presso il comune di __________ e poi 7 anni presso le __________.

E' auspicabile un rientro sul posto di lavoro e
di svolgere un'attività adeguata nell'ambito dove egli ha già una grande
esperienza.

 

2. E' possibile migliorare la capacità di
lavoro sul posto di lavoro attuale?

 

Sì

 

2.1 Se si, con quali ragionevoli provvedimenti

 

Sì dal punto di vista psichiatrico, egli dovrebbe
migliorare la sua capacità lavorativa nel futuro.

 

2.2 Secondo lei che effetti hanno questi
provvedimenti sulla capacità di lavoro?

 

Sicuramente un effetto molto positivo, la presa a
carico di tipo psichiatrico è fondamentale e nel caso di un’evoluzione ancora
favorevole, egli potrebbe recuperare la sua abilità lavorativa anche fino alla
misura del 70%.

 

3. L'assicurato
è in grado di svolgere altre attività?

 

Sì.

 

3.1 Se si, a quali esigenze deve rispondere il
posto di lavoro e di che cosa bisogna tenere soprattutto conto nel caso di
un'altra attività?

 

Egli, come già accennato, ha sempre svolto
un'attività lavorativa semplice come operaio, ha sempre avuto un eccellente
rapporto con i suoi colleghi durante il periodo di lavoro e non credo che abbia
dei grossi problemi nella sua graduale ripresa lavorativa futura.                                       

 

3.2. In che misura si possono svolgere
attività consone alle menomazioni (ore aI giorno)?

 

Attualmente 50%, vale a dire circa 4 ore al
giorno. 

In futuro bisogna rivalutare la sua situazione.

 

3.4 se si, in che misura?

 

Vedi sopra.

 

3.5 Qualora non siano possibili altre
attività: per quali motivi?

 

Vedi sopra. (doc. AI 81-9+10+11+12+13+14).

 

                               2.6.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti
da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno
valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non
devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità.
Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza
con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività
e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag.
109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les
conclusions de l'expert.(…)” (nello stesso senso cfr. STF
9C_170/2008 del 7 novembre 2008).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
effettuata dai medici del SMR.

 

                            2.7.1.   Per quanto
riguarda la patologia ortopedica l’assicurato è stato sottoposto ad un
accurato esame specialistico in data 28 novembre 2006, nell’ambito della
perizia SAM, da parte del Dr. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il
quale dopo aver posto la diagnosi di “Periartropatia
omero‑scapolare cronica bilaterale, stato dopo rirottura del tendine
sovraspinato della spalla destra, tendopatia degenerativa della spalla
sinistra. ▪Sindrome cervicale vertebrale
cronica, ▪moderata osteocondrosi ed
uncartrosi cervicale. Indizi per protrusioni discali cervicali” ha ritenuto il paziente abile al 50% nella professione abituale di
operaio comunale. 

                                         Lo
specialista ha poi rilevato che l’assicurato sarebbe in grado di svolgere
attività lavorative alternative di carattere manovale. Nel caso di una
“costellazione favorevole” si potrebbe mirare ad una capacità lavorativa del
75% al massimo (doc. AI 32-18/20).

 

                                         Nell’ambito
della richiesta di aumento del grado d’invalidità l’assicurato ha prodotto il
rapporto del 13 dicembre 2007 della Clinica universitaria __________ di __________,
allestito per conto della __________, nel quale viene posta una diagnosi che
sostanzialmente ricalca le patologie evidenziate dal perito del SAM.

                                      

                                         I medici
della Clinica universitaria __________ mettono infatti in evidenza gli
interventi del 2 marzo 2004 e del 3 maggio 2005  ben illustrati anche nella
perizia del Dr. __________ (cfr. doc. AI 32-14; doc.
71-14/15).

 

“Transmurale
Supraspinatus-Reruptur und Verdacht auf Subskapularis-Oberrandläsion Schulter
links mit / bei

 

•   Status
nach Schulter-Arthroskopie und offener Rotatorenmanschetten­Rekonstruktion
links am 03.05.2005 (Dr. D. __________)

 

Transmurale Supraspinatus-Reruptur und Verdacht auf
Subskapularis-Oberrandläsion Schulter rechts mit / bei  

 

•   Status
nach Schulter-Arthroskopie mit offener Rotatorenmanschetten­Rekonstruktion und
Akromioplastik rechts am 02.03.2004 (Dr. __________, __________)“ (doc. AI 71-14/15).

 

 

                                         Il Dr. __________ ha
anch’egli precisato che il Dr. __________ il 2 marzo 2004 ha eseguito la riparazione chirugica della cuffia dei tendini rotatori della
spalla destra associata all’acromioplastica. 

                                         I
successivi dolori alla spalla sinistra sono poi stati ricondotti alla sindrome
d’attrito sottocromiale con lesione parziale, su base degenerativa, del tendine
sovraspinato sinistro.

                                         Nel
febbraio 2005 gli esami radiologici hanno indicato la rirottura del tendine
sovraspinato dell’articolazione omero-scapolare destra (doc. AI 32-14).

 

                                         Il 3
maggio 2005 vi è poi stato la revisione e sutura della cuffia dei tendini
rotatori e l’acromioplastica della spalla sinistra (doc. AI 32-14).

                                         

                                         Nella diagnosi del Dr. __________
viene poi confermata la tendopatia degenerativa della spalla sinistra segnalata
anche dai medici della Clinica __________ ("AC-Gelenks-Arthropathie
links mehr als rechts") (doc. AI 32-18).

 

                                         Infine,
vengono ancora segnalate:

 

"Sensomotorisches Karpaftunnelsyndrom links
mehr als rechts 

 

Multisegmentale degenerative Veränderungen der HWS
von C4-C7 mit / bei

 

•   grosser,
nach intraforaminal reichender Diskushemie auf Höhe C6/C7 rechts mehr als links
mit möglicher Kompromittierung der Nervenwurzel C7 rechts" (doc. AI
71-15)

 

                                         Anche la problematica in
C6/C7 è stata diagnosticata dal Dr. __________, laddove ha indicato nelle
radiografie del 2003 una moderata osteocondrosi ed uncartrosi cervicale in
C6/C7 e in quelle del 2006 segni incipienti di osteocondrosi C4/C5 ed
un’osteocondrosi un poco più pronunciata del segmento C6/C7 (doc. AI 32-17)

 

                                         Viene infine valutato un
danno all’integrità (Integritätsschaden) del 10% per la spalla destra e
quella sinistra senza tuttavia fornire alcuna indicazione supplementare circa
la capacità lavorativa residua (doc. AI 71-17).

 

                                         A mente degli specialisti
della Clinica __________ il paziente dovrebbe sottoporsi ad una serie di
interventi chirugici per beneficiare di un miglioramento della sintomatologia
dolorosa (doc. AI 71-16/17/18).

                                      

                                         Nelle
annotazioni del 7 aprile 2008 il medico del SMR, Dr. __________ ha precisato
che la perizia ortopedica della Clinica __________ non oggettiva peggioramenti
rispetto a quella eseguita presso il SAM (doc. AI 73-1).

 

                                         Il Dr. __________
interpellato dal TCA a proposito della cumulabilità o meno dei gradi
d’inabilità lavorativa dal profilo ortopedico e psichiatrico, nello scritto di
risposta del 27 aprile 2009 ha
confermato la capacità lavorativa del 50% nella professione abituale di operaio
comunale:

                                         “una
incapacità lavorativa completa non si giustifica dal punto di vista ortopedico
e in base al rapporto del 2 dicembre 2006, nemmeno da quello psichiatrico. La
esperienza di questi casi mostra che una attività lavorativa parziale, sia pure
con efficienza diminuita, distoglie per un certo periodo la concentrazione del
paziente dalle patologie ancora persistenti e sovente allevia il quadro algico
(vedasi rapporto del d. __________ pg.4 valutazione).

                                         In
modo espressamente limitato alla patologia ortopedica avevo indicato la
possibilità di mirare, nella più favorevole delle ipotesi, ad una capacità
lavorativa del 75% in una attività lavorativa di carattere alternativo e
accompagnata da precise limitazioni (vedasi mio rapporto del 29.11.2006, pg 8,
paragrafo 7.). Questa possibilità, già problematica sotto il profilo pratico,
alla luce della valutazione psichiatrica viene a cadere” (doc. XII).

 

                                         Questa
Corte ritiene dunque che dalla documentazione medica agli atti non sia
oggettivabile un peggioramento della patologia ortopedica.

 

                            2.7.2.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurato è stato inoltre sottoposto ad un accurato esame
psichiatrico ad opera del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, il quale nel rapporto del 2 dicembre 2006 ha diagnosticato una sindrome depressiva ricorrente, non specificata (ICD10‑F33.9)
con aspetti persecutori e rivendicativi. Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD 10‑ F45.4). Disturbo di personalità misto (ICD 10‑
F61.0) con aspetti caratteriale e paranoico e valutato l’assicurato inabile
nella misura del 50% nell’ultima attività lavorativa svolta (doc. AI 32-25).

 

                                         Da parte
sua il Dr. __________ nella perizia del 18 giugno 2008, svolta nell’ambito
della procedura di revisione, ha diagnosticato dal punto di vista psichiatrico
una sindrome depressiva ricorrente, non specificata
(ICD10‑F33.9) con aspetti persecutori e rivendicativi esistenti dal 2004. Disturbo di personalità misto (ICD 10‑
F61.0) con aspetti caratteriali e paranoico esistenti da diversi anni, e
valutato l’assicurato abile in misura al 50% in qualsiasi attività lavorativa
(doc. AI 81-12).

 

                                         Il medico del SMR, Dr. __________,
nelle annotazioni dell’8 luglio 2008 ha precisato che “dal lato medico
sostanzialmente non è cambiato nulla dalla precedente perizia SAM” (doc. AI
83-1).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione peritale del Dr. __________,
che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici
attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla
capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

Tale non può essere la
certificazione del Dr. __________ dell’8 maggio 2008 (doc. AI 91-37),
precedente alla valutazione del Dr. __________, dove il medico curante ha
diagnosticato una “grave problematica psicopatologica e clinica
caratterizzata da una sindrome ansioso-depressiva importante con somatizzazioni
d’ansia multifocali nel quadro di un disturbo da disadattamento reattivo a
complessa e invalidante problematica ortopedica-reumatologica”.

In seguito il Dr. __________ si
è poi soffermato sulla patologia ortopedica indicando che il paziente soffre di
“…una grave e instabile situazione clinica plurirecidivante, evolutiva e
invalidante che ha colpito entrambe le spalle a livello dei tessuti molli
nonché delle superfici articolari, al quale si somma una sindrome sensitivo-motoria
degenerativa ad entrambi gli arti superiori, una sindrome vertebrale multi
segmentale a livello cervicale aggravata da compressione radicolare su ernia
discale”

 

Neppure lo scritto del 26
agosto 2006 del medesimo psichiatra, ma sottoscritto dal Dr. __________,
permette una diversa valutazione dello status clinico di RI 1. Il Dr. __________
ha infatti ripreso la precedente diagnosi di sindrome ansioso-depressiva e
indicato che il disturbo psichiatrico tende a somatizzare a livello organico.
L’attuale quadro psicopatologico è precario a tal punto – a suo dire – da poter
sfociare in atti impulsivi anticonservativi (doc. AI 91-41).

 

La patologia psichiatrica
evidenziata dal Dr. __________ nei referti dell’8 maggio e del 26 agosto 2008,
ovvero la sindrome ansioso-depressiva, è sostanzialmente quella che
avevano diagnosticato sia il Dr. __________ che il Dr. __________ nei loro
rispettivi referti dove essi parlano di sindrome depressiva ricorrente (cfr.
doc. AI 32-21; 81-1). Il medico curante ha poi illustrato la patologia
ortopedica che tuttavia questa Corte ha già avuto modo di analizzare
precedentemente sulla base del referto dello specialista Dr. __________ (cfr.
consid. 2.7.1).

 

                                         Diverge, per contro, la
valutazione dell’inabilità lavorativa: completa secondo il medico curante, al
50% secondo i periti interpellati dall’amministrazione. 

                                         Va
rilevato però che il Dr. __________ ha fissato un diverso grado di inabilità
lavorativa senza fornire elementi oggettivi tali da preferire la sua valutazione
a quella sia del Dr. __________ che del Dr. __________.

 

                                         Nelle annotazioni del 17
settembre 2008 i medici del SMR, Dr. __________, FMH in medicina generale e la
Dr.ssa __________, psichiatra, hanno rilevato che le certificazioni del Dr. __________
non hanno fornito “dati supplementari” a livello di diagnosi e le divergenze
con la perizia del Dr. __________ ritenute non sufficienti per mutare le
conclusioni alle quali sono giunte i periti del SAM (doc. VI 1).

 

                                         Questa Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurato, dal profilo
psichiatrico, sia stato dettagliatamente e approfonditamente vagliato dal Dr. __________
e non vi sono motivi per distanziarsi da tali conclusioni, ritenuto che il
referto dell’8 maggio e quello del 26 agosto 2008 del Dr. __________ non
apportano nuovi elementi, non apprezzati dal medico del Centro peritale, in
grado di influire sulla sua valutazione specialistica approfondita e ben
motivata (cfr. STF 9C_683/2008 del 25 febbraio 2009).

 

                                         Infine è utile ricordare che la nostra
Massima Istanza ha ripetutamente deciso che le certificazioni del medico
curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U
202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del
rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF
125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; STFA del 10 ottobre 2003 nella causa
C., U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in
Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Va qui ricordato che se, da una parte, la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                            2.7.3.   Per quanto concerne la censura
relativa al grado d’invalidità globale stabilito al 50% nella perizia SAM e
confermato in via di revisione, ma contestato dal ricorrente, va detto quanto
segue.

 

                                         Secondo l’Alta Corte, per determinare il grado di inabilità
lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono
semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un
giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti
gli esperti interessati.

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001
nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha
inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità
lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare,
ciò che nella causa in esame è stato fatto.

                                         In una sentenza
I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, pag. 43-45, il
Tribunale federale ha osservato che “una semplice addizione di diverse
inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in
occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle
peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo
esiguo”.

Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (245-249).

 

                                         I periti del SAM, Dr.ssa __________
e Dr. __________ nella loro valutazione globale dell’8 gennaio 2006 hanno
infatti rilevato che le patologie di cui soffre il ricorrente e che gli causano
una limitazione della capacità lavorativa comportano sempre una riduzione del
rendimento (doc. AI 32-10).

                                         Valutazione poi ripresa
integralmente dal medico del SMR, Dr. __________ (doc. AI 36-3).

 

                                         Il Dr. __________
interpellato a tal proposito da questa Corte in data 27 aprile 2009 ha precisato che “…i tassi di incapacità lavorativa indicati dal profilo ortopedico e da
quello psichiatrico non devono essere cumulati. Punto di riferimento è il grado
di capacità lavorativa del 50% valutato per l’attività di operaio comunale da
ultimo svolta, sia per la patologia ortopedica che per quella psichiatrica” (doc.
XII).

 

La risposta del Dr. __________ ha dunque permesso
di chiarire la questione controversa (cfr. STF 9C_2003/2008 del 26 marzo 2009).

 

                                         Alla luce
di quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
del SMR, le quali hanno permesso di vagliare accuratamente lo stato di salute
dell’interessato e richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V
28 consid. 4a e sentenze
ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG,
Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con il grado della
verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142
consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l'assicurato è tuttora abile in misura del 50% in ogni attività.

 

                                         Nella misura in cui l’UAI ha confermato il diritto dell’assicurato
ad una mezza rendita d’invalidità (grado del 50%), la decisione dell’11 luglio
2008 deve, perciò, essere confermata.

 

                               2.8.   L’assicurato
ha chiesto al TCA l’allestimento di una perizia ad opera di esperto neutro
(doc. I).

 

                                         Al
proposito si osserva che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28; DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito
della vertenza, per cui la richiesta probatoria deve essere disattesa. 

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata
fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 200.-      sono poste a
carico del ricorrente

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurato ricorrente.                                     

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti