# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a61f4878-ce25-517f-a139-4559820617b1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.05.2024 D-2342/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2342-2024_2024-05-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2342/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Giulia Marelli,  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), 

Siria,   

entrambi patrocinati da Davide Borgni,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera, (…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 9 aprile 2024 / N (…). 

 

 

 

D-2342/2024 

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Fatti: 

A.  

A.a Gli interessati hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera il  

18 dicembre 2023.  

 

A.b Da ricerche intraprese il 20 dicembre 2023 nella banca dati europea 

“Eurodac” è risultato ch’essi sono stati interpellati in Croazia il 12 dicembre 

2023 (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] 

n. […]-13/2, 15/2).  

 

A.c Il 17 gennaio 2024 si sono svolti i colloqui Dublino ai sensi dell’art. 5 

del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). In tale ambito, i ri-

correnti sono stati sentiti riguardo al loro stato di salute nonché agli even-

tuali motivi che si opporrebbero alla competenza della Croazia per la trat-

tazione della loro domanda d’asilo, rispettivamente all’eventuale decisione 

di non entrata nel merito della loro richiesta d’asilo in Svizzera in virtù 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed il conseguente trasferimento 

in Croazia.  

 

In quest’ambito, la ricorrente ha dichiarato di non voler tornare in Croazia 

perché, dopo essere entrata illegalmente in detto Paese insieme al marito, 

sarebbe stata obbligata a lasciare le impronte digitali e abbandonare il ter-

ritorio nazionale entro ventiquattro ore. Degli agenti di polizia l’avrebbero 

dipoi colpita alla schiena e costretta ad attendere in un luogo sporco. Inol-

tre, il campo profughi nel quale avrebbe soggiornato per due giorni sarebbe 

stato invaso da insetti. L’interessata ha affermato di voler rimanere in Sviz-

zera per stare vicino alla madre anziana e bisognosa di cure, poiché affetta 

da problemi di pressione e da un alto livello di colesterolo. Infatti, i fratelli 

della ricorrente, attualmente residenti in Svizzera, non si prenderebbero 

sufficientemente cura della madre (cfr. atto SEM 28/2).  

 

Da parte sua, il ricorrente ha affermato di essere entrato illegalmente in 

Croazia insieme alla moglie. La polizia lo avrebbe subito controllato e fatto 

attendere in un autolavaggio sporco, nel quale vi sarebbe stata molta 

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acqua tanto da raggiungere le caviglie. Le autorità lo avrebbero dipoi ob-

bligato a lasciare le proprie impronte digitali e abbandonare il Paese entro 

ventiquattro ore. Egli si è inoltre dichiarato contrario al suo trasferimento in 

Croazia poiché non consocerebbe la lingua nazionale e non disporrebbe 

di alcuna conoscenza pronta ad assisterlo in caso di incidente o malattia. 

Infine, le condizioni di accoglienza sarebbero inadeguate (cfr. atto SEM n. 

27/2).  

 

A.d Lo stesso giorno, la SEM ha quindi richiesto alle autorità croate la 

presa in carico degli interessati sulla base dell’art. 13 par. 1 RD III (cfr. atti 

SEM n. 29/7 e 30/7); domanda esplicitamente accolta il 15 marzo 2024 (cfr. 

atti SEM n. 39/2 e 40/2). 

 

B.  

Con decisione del 9 aprile 2024, notificata il giorno seguente, la SEM non 

è entrata nel merito della domanda citata e ha ordinato l’allontanamento 

(recte: trasferimento) dei ricorrenti verso la Croazia, incaricando il Cantone 

Lucerna dell’esecuzione della misura e costatando l’assenza dell’effetto 

sospensivo ad un eventuale ricorso. L’autorità opponente ha altresì dispo-

sto la consegna degli atti procedurali conformemente al relativo indice.  

 

C.  

C.a Con gravame datato 17 aprile 2024, gli interessati avversano la deci-

sione succitata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) concludendo all’annullamento della stessa nonché alla restitu-

zione degli atti alla SEM per procedere all’esame nazionale della domanda 

d’asilo o ad un completamento dell’istruttoria. Essi postulano inoltre la vi-

sione dei nuovi rapporti redatti dall’Ambasciata svizzera in Croazia almeno 

nelle parti rilevanti. Sul piano procedurale, i ricorrenti chiedono la conces-

sione dell’effetto sospensivo al ricorso, la sospensione in via supercaute-

lare dell’esecuzione della decisione, nonché la concessione dell’istanza 

d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo, con protesta di tasse e spese.   

 

Al gravame è stato accluso, tra l’altro, un nuovo certificato medico relativo 

alla ricorrente datato 16 aprile 2024 e una copia dell’istanza di visione atti 

inoltrata alla SEM datata 11 aprile 2024 (cfr. allegati n. 3-4 al ricorso). 

  

C.b Con misure supercautelari del 23 aprile 2024, il Tribunale ha sospeso 

provvisoriamente l’esecuzione del trasferimento degli interessati. 

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C.c Con scritti del 30 aprile, 3 e 6, 10 e 14 maggio 2024, i ricorrenti hanno 

trasmesso al Tribunale ulteriore documentazione medica (cfr. atti TAF n. 5-

9). 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Il ricorso presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

 

2.  

In materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammis-

sibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5; 

2014/1 consid. 2; art. 62 cpv. 4 PA). Qualora sia adito su ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si 

limita inoltre ad esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. 

DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).  

 

3.  

In virtù dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

 

4.  

4.1 Nella querelata decisione, la SEM ha sostanzialmente constatato la 

competenza della Croazia per l'esame della domanda d'asilo dei ricorrenti 

ed escluso l’esistenza di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 RD III. 

Inoltre, non sussisterebbero motivi per l'applicazione dell'art. 16 par. 1 RD 

III o della clausola di sovranità prevista dall'art. 17 par. 1 RD III, rispettiva-

mente dall'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni pro-

cedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), posta segnatamente 

l’assenza di un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 CEDU o di una viola-

zione del principio del divieto di respingimento. In particolare, non risulte-

rebbero problemi medici ostativi al trasferimento degli interessati e neppure 

un legame familiare di dipendenza tra la ricorrente e sua madre, attual-

mente residente in Svizzera, tale da giustificare la tutela dell’unità della fa-

miglia di cui all’art. 8 CEDU.  

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4.2 Con l’impugnativa, gli insorgenti censurano una violazione del diritto 

federale e internazionale, nonché un accertamento inesatto ed incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM – unitamente alla con-

sequenziale violazione del principio inquisitorio – in riferimento sia al loro 

stato valetudinario sia alle condizioni di accoglienza in Croazia (cfr. infra, 

consid. 5 e 7-8).  

 

5.  

5.1 Gli interessati rimproverano anzitutto alla SEM di aver analizzato in ma-

niera erronea ed incompleta i fatti dirimenti per il giudizio, in particolare le 

condizioni d’accoglienza in Croazia – non riconoscendo la sussistenza di 

carenze sistemiche – nonché lo stato di salute della ricorrente poiché difet-

terebbe un rapporto medico completo (cosiddetto “F4”) sul proprio stato di 

salute (cfr. ricorso, punto II.8 pagg. 6-7). Inoltre, l’autorità inferiore avrebbe 

violato il principio inquisitorio, poiché non avrebbe valutato se, nel caso 

concreto, tutti i trattamenti e i medicamenti necessari ai ricorrenti siano ef-

fettivamente a disposizione nei centri di accoglienza croati (cfr. ricorso, 

punto III pag. 9). Infine, gli insorgenti chiedono di poter visionare l’eventuale 

nuovo rapporto – posteriore a quello del marzo 2022 – allestito dall’Amba-

sciata svizzera in Croazia, sulla base del quale la SEM avrebbe concluso 

per l’assenza di carenze sistemiche nell’apparato dell’asilo in Croazia (cfr. 

ricorso, punto II.11 pag. 9), concludendo indirettamente alla violazione del 

diritto di essere sentito.  

 

5.2  

5.2.1 Tali censure di natura formale vanno analizzate preliminarmente poi-

ché sono suscettibili di condurre all’annullamento della decisione avversata 

(cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1; 2016/2 consid. 

4.2; 2013/34 consid. 4.2; 2013/23 consid. 6.1.3; ex pluris sentenza del Tri-

bunale D-975/2024 del 22 febbraio 2024 consid. 4.1).  

 

5.2.2 Nelle procedure d’asilo, così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa, si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi cum art. 12 PA). Essa deve 

procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire 

le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove (cfr. 

DTAF 2015/10 consid. 3.2). Tale principio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti e, in modo particolare, 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (artt. 13 PA e 

8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Va inoltre osservato che 

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l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti ai 

sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, può simultaneamente comportare la 

violazione del diritto di essere sentito che costituisce una delle garanzie 

procedurali generali previste dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. DTAF 2016/2 con-

sid. 4.2; sentenza del Tribunale D-2516/2019 del 17 giugno 2019 consid. 

4.2 e riferimenti). I principi suesposti sono applicabili anche nel contesto 

delle questioni di natura medica (cfr. sentenze del Tribunale D-1354/2023 

del 4 aprile 2023 consid. 7.2; D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3.3 

con rif.).  

 

5.2.3 A ciò va aggiunto che il diritto di essere sentito comprende, tra l’altro, 

il diritto per la persona interessata di prendere conoscenza dell’incarto e di 

esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una decisione (ne-

gativa) sia emanata nei suoi confronti. Nel quadro della procedura ammi-

nistrativa, detta garanzia è disciplinata dagli artt. 26-28 (diritto di esaminare 

gli atti), 29-33 (diritto di essere sentito in senso stretto) e 35 PA (diritto di 

ottenere una decisione motivata). Anche l’obbligo di motivazione è quindi 

un corollario fondamentale del diritto di essere sentito. Tale prerogativa 

vuole infatti permettere ai destinatari della decisione, nonché alle persone 

interessate, di comprendere il provvedimento adottato e di eventualmente 

impugnarlo, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso di esercitare 

convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1; 136 I 

184 consid. 2.2). Per adempiere a questa esigenza è quindi necessario 

che l’autorità menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la 

propria decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la 

portata (cfr. DTF 145 III 324 consid. 6.1; 143 III 65 consid. 5.2, 136 I 229 

consid. 5.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1; 2012/23 consid. 6.1.2).  

 

5.3  

5.3.1 Nel caso concreto, occorre anzitutto rilevare che, contrariamente a 

quanto pretendono i ricorrenti, la SEM si è ampiamente confrontata con la 

situazione generale dei richiedenti d’asilo in Croazia, concludendo in parti-

colare che, in considerazione dei ripetuti accertamenti svolti dall’Amba-

sciata svizzera in Croazia (l’ultima volta nel gennaio 2023), non sussistono 

lacune generali nel sistema d’asilo e d’accoglienza (cfr. decisione avver-

sata pagg. 4, 7 e 10). La stessa non ha inoltre ravvisato validi elementi per 

concludere che il Paese in oggetto non rispetti i suoi obblighi internazionali 

e non attui correttamente le procedure d’asilo e di allontanamento (cfr. de-

cisione avversata pagg. 4-5). A tale proposito, le censure presentate si con-

fondono in realtà con il merito, ovvero sono rivolte contro l’apprezzamento 

svolto dall’autorità inferiore in punto alla situazione d’accoglienza in Croa-

zia. Il fatto che la SEM abbia valutato in maniera differente dai ricorrenti la 

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situazione dell’apparato migratorio croato, non risulta essere lesivo del 

principio inquisitorio.  

 

5.3.2 In secondo luogo, al momento dell’emanazione della decisione, l’in-

carto della SEM conteneva già diversi mezzi di prova afferenti alla condi-

zione di salute degli interessati, i quali sono stati peraltro debitamente con-

siderati nel provvedimento impugnato (cfr. decisione avversata pagg. 7-10; 

cfr. atti SEM n. 24/2, 35/2, 36/2, 37/2, 38/2, 41/3, 42/2, 43/1, 44/1, 45/1, 

46/1, 47/2, 49/2). La documentazione appariva inoltre sufficientemente det-

tagliata, ben motivata e coerente, tenuto conto della tipologia delle affezioni 

presenti, dell’ampiezza delle indagini effettuate e dell’anamnesi dei pa-

zienti. Infatti, nei certificati medici agli atti non risultavano indicazioni quanto 

a sospetti di gravi patologie da identificare ulteriormente, se non il consiglio 

di procedere ad una valutazione gastroenterologica riguardante la ricor-

rente (cfr. atti SEM n. 49/2 e 47/2). Pertanto, lo stato di salute degli insor-

genti risultava sufficientemente acclarato, per il ché non risultava necessa-

ria la stesura di un rapporto medico più dettagliato (cfr. in questo senso la 

sentenza del Tribunale D-546/2022 dell'11 marzo 2022 consid. 4).  

 

5.3.3 Infine, con riferimento alla postulata consultazione del rapporto 

dell’Ambasciata svizzera in Croazia, il Tribunale si è già ripetutamente con-

frontato con gli accertamenti ai quali si fa riferimento nella decisione avver-

sata (cfr. decisione avversata, pagg. 4 e 7; ex pluris sentenze del Tribunale 

D-1032/2024 del 28 febbraio 2024 consid. 6.4; D-738/2024 del 27 febbraio 

2024 consid. 9.1; D-6901/2023 del 27 dicembre 2023 consid. 5.3). Ad ogni 

buon conto, benché non abbia citato o accluso alla decisione l’intero rap-

porto, la SEM ne ha riportato i contenuti essenziali e le conclusioni (cfr. 

decisione avversata pagg. 4, 7 e 10). Ciò esclude una violazione del diritto 

di essere sentito – invocata nel gravame (cfr. ricorso, punto II.11 pag. 9) – 

nella misura in cui, per invalsa giurisprudenza, è sufficiente che l’autorità 

inferiore faccia riferimento ai risultati relativi ai precedenti accertamenti 

svolti dalla rappresentanza svizzera all’estero, oppure che li riproduca in 

modo sintetico. Giacché nella procedura non sono stati esperiti ulteriori ac-

certamenti per il tramite dell’Ambasciata svizzera in Croazia, occorre quindi 

ammettere che non sussistono documenti ai quali la SEM avrebbe dovuto 

garantire l’accesso) (cfr. sentenze del Tribunale E-163/2023 del 16 maggio 

2023 consid. 7.4; D-5976/2022 del 5 gennaio 2023 consid. 4.1; 

E-5984/2022 del 3 gennaio 2023 consid. 4.3). Del resto, la motivazione 

dell’autorità inferiore non fa che riprendere l’invalsa giurisprudenza del Tri-

bunale sviluppata a seguito della sentenza di riferimento E-1488/2020 del 

22 marzo 2023 che ha stabilito l’assenza di carenze sistematiche nel 

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sistema d’asilo croato (cfr. in questo senso la sentenza del Tribunale 

F-1074/2021 del 10 luglio 2020 consid. 3.4).  

 

5.4 Visto quanto precede, la censura formale relativa ad un accertamento 

inesatto e incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, rispettivamente alla 

violazione del principio inquisitorio, risulta infondata. Pertanto, le richieste 

di giudizio tendenti alla restituzione degli atti alla SEM per nuova istruzione 

e alla consultazione degli accertamenti compiuti dall’Ambasciata svizzera 

in Croazia, vanno integralmente respinte.  

 

6.  

Nel merito, l’oggetto del contendere è quindi determinare se la SEM abbia 

violato il diritto federale non entrando nel merito della domanda d'asilo in 

oggetto e, contestualmente, ritenendo la Croazia competente per l'analisi 

della stessa. 

 

7.  

7.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, non si entra nel merito di una do-

manda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui 

compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura 

di asilo e allontanamento. 

 

7.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina quindi la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III. Infatti, ai sensi dell'art. 3 par. 1 RD III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (artt. 7–15). Se in 

base a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per 

l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente 

l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2; 

2015/41 consid. 3.1).  

 

7.3  

7.3.1 Nel caso concreto, le investigazioni effettuate dalla SEM, unitamente 

alle stesse dichiarazioni degli interessati (cfr. atti SEM n. 27/2 pag. 1, 28/2 

pag. 1), hanno rivelato che quest’ultimi sono entrati illegalmente in Croazia 

dove hanno lasciato le proprie impronte digitali (cfr. atti SEM n. 13/2, 15/2). 

Il 17 gennaio 2024, l’autorità inferiore ha quindi presentato all’autorità 

croata competente una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 13 par. 

1 RD III (cfr. atti SEM n. 29/7 e 30/7). Il 15 marzo 2024, le autorità croate 

hanno esplicitamente accettato l’ammissione dei ricorrenti sul proprio 

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territorio conformemente all’art. 13 par. 1 RD III (cfr. atti SEM n. 29/7, 30/7, 

39/2 e 40/2). Ciò posto, la Croazia risulta di principio competente per con-

durre il seguito della procedura d’asilo dei ricorrenti.  

 

7.3.2 A tale riguardo, visto quanto osservato nel gravame (cfr. ricorso, 

punto II.1 pag. 3 segg.), il Tribunale ribadisce che, benché ai sensi degli 

artt. 31 e 32 RD III spetti alle autorità incaricate dell’esecuzione del trasfe-

rimento rimettere alle autorità straniere competenti le informazioni a garan-

zia di un’adeguata assistenza medica alla persona trasferita, la comunica-

zione alle autorità croate dello stato valetudinario dei ricorrenti non costi-

tuisce in alcun modo un prerequisito per l’accettazione del loro trasferi-

mento (cfr. ex pluris sentenze del Tribunale D-975/2024 del 22 febbraio 

2024 consid. 5.3.1; D-6058/2020 del 9 dicembre 2020 consid. 7). Le argo-

mentazioni contrarie formulate nel ricorso vanno quindi respinte.  

 

7.3.3 Inoltre, il fatto che le autorità croate avrebbero obbligato gli interessati 

al prelievo delle impronte digitali, si rivela ininfluente ai fini della determina-

zione dello Stato membro competente. Infatti, i ricorrenti non dispongono 

di una scelta autonoma dello Stato nel quale la loro domanda d’asilo verrà 

esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3) e, inoltre, tutti gli Stati membri 

Dublino sono obbligati a rilevare le impronte digitali di cittadini di Paesi terzi 

o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 del Regolamento 

UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

che istituisce l’«Eurodac» per il confronto delle impronte digitali [GU L 180/1 

del 29 giugno 2013]).  

 

7.4  

7.4.1 In relazione al trasferimento dei ricorrenti in Croazia, si tratta ora di 

esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che esistano, in 

questo Paese, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condi-

zioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei dritti fonda-

mentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: Car-

taUE; cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III).  

 

7.4.2 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale ha ammesso la forte 

probabilità che, nei confronti dei richiedenti d’asilo entranti per la prima 

volta sul territorio croato, possano prodursi dei respingimenti illeciti alla 

frontiera, così come dei respingimenti senza esame individuale diretta-

mente alla frontiera (“hot returns”), oppure ancora delle violenze eccessive 

da parte degli agenti di polizia (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale  

E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Tuttavia, per quanto attiene 

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alle persone trasferite in Croazia sulla base del RD III, il Tribunale è giunto 

alla conclusione che, di principio, esse hanno un effettivo accesso alla pro-

cedura d’asilo. Alla luce di tale constatazione, il Tribunale ha infatti consi-

derato che, sia nel quadro di una procedura di presa in carico (“take 

charge”) sia in una di ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite 

non rischiano, secondo un’alta probabilità, di essere esposte ad un rischio 

di violazione dei loro diritti derivanti dal principio di non-respingimento. 

Come già si è detto (cfr. consid. 4.1 supra), la sentenza di riferimento suc-

citata ha inoltre negato l’esistenza di carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 

par. 2 2a frase RD III nella procedura d’asilo e nelle condizioni d’acco-

glienza in Croazia che farebbe ritenere un trasferimento dei richiedenti 

come generalmente inammissibile. Il Tribunale ha inoltre precisato che si 

deve rinunciare all’esecuzione di un trasferimento solo in casi eccezionali, 

ovvero quando il richiedente dimostra, con degli elementi e delle motiva-

zioni fondati non ravvisabili nel caso concreto, che il principio sopra enun-

ciato non si applica alla sua fattispecie (cfr. sentenza di riferimento E-

1488/2020 consid. 9.5; cfr. sentenze del Tribunale D-3491/2023 dell’11 

agosto 2023 consid. 6.3, D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 7.4 e 

7.5). Pertanto, le censure in merito alle condizioni d’accoglienza durante la 

loro permanenza di due giorni in Croazia, nonché i diversi rapporti di orga-

nizzazioni nazionali e internazionali citati nel ricorso, non sono in grado di 

modificare la predetta conclusione in quanto non adducono e comprovano 

alcun cambiamento notevole delle circostanze.  

 

7.4.3 Occorre pertanto escludere l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase 

RD III e, di riflesso, confermare la competenza della Croazia per la tratta-

zione della domanda d’asilo degli interessati. 

 

8.  

8.1 Resta ancora da esaminare se, malgrado la competenza di principio 

della Croazia, l’autorità inferiore avrebbe dovuto esaminare la domanda di 

protezione internazionale dei ricorrenti in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD 

III (“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata in diritto interno 

dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. ricorso, punto II.10 pag. 8 segg.). Quest’ul-

tima disposizione dispone infatti che, se motivi umanitari lo giustificano, la 

SEM può entrare nel merito della domanda anche se, in virtù del RD III, un 

altro Stato risulta competente per il trattamento della domanda. Nell’appli-

cazione di tale norma, l’autorità inferiore dispone di un potere di apprezza-

mento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Tuttavia, se il trasferimento della 

persona interessata nel Paese di destinazione contravviene ad una norma 

imperativa del diritto internazionale, tra cui figura la CEDU, l’autorità infe-

riore è obbligata ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 

D-2342/2024 

Pagina 11 

2015/9 consid. 8.2). Nello specifico, gli insorgenti lamentano in particolare 

la violazione degli artt. 3 (cfr. consid. 8.2 e 8.3) e 8 CEDU (consid. 8.4). 

 

8.2 A sostegno dell’applicazione della clausola di sovranità, gli insorgenti 

si prevalgono sia delle carenti condizioni del sistema d’accoglienza croato 

sia del loro fragile stato di salute. In particolare, non sussisterebbe alcuna 

garanzia da parte delle autorità croate circa l’idoneità delle strutture d’al-

loggio e sanitarie con riferimento alle loro specifiche condizioni mediche. 

Inoltre, la violenza subita dalla ricorrente, se considerata all'interno dello 

sconfortante quadro del sistema d'asilo croato delineato dalle fonti interna-

zionali, costituirebbe “l'ennesima riprova delle carenze da cui è affetto il 

sistema croato e delle violenze poste in essere da parte delle forze dell'or-

dine croate” (cfr. ricorso, pag. 6). La stessa andrebbe inoltre considerata 

come una lesione della dignità umana e una violazione dell’art. 3 CEDU, la 

quale risulterebbe aggravata dalla condizione di vulnerabilità dedotta dalla 

sua età avanzata e dai suoi problemi di salute (cfr. ricorso, punto II.4 

pag. 5).  

 

8.3  

8.3.1 A tale riguardo, il Tribunale non misconosce anzitutto che le condi-

zioni di accoglienza in Croazia possano rivelarsi problematiche. Tuttavia, 

nel caso in esame, un loro trasferimento, nonostante le lunghe attese in 

“luoghi sporchi”, le percosse fisiche subite alla schiena dalla ricorrente e la 

presenza di insetti nel campo profughi (cfr. atto SEM n. 28/2 pag. 1, 27/2 

pag. 1), non risulta essere lesivo degli art. 3 CEDU o dell’art. 3 della Con-

venzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, Conv. tortura). In primo luogo, 

non esiste alcuna ragione seria e concreta per concludere che un trasferi-

mento a Zagabria, esplicitamente accettato da parte delle autorità croate, 

rischierebbe di esporre gli interessati ad una situazione di violenza simile 

a quella che avrebbe già subìto la ricorrente in quanto persona straniera in 

una situazione irregolare su suolo croato nella zona di frontiera o ai fini 

della sua registrazione. Inoltre, contrariamente a quanto censurato nel gra-

vame (cfr. ricorso, punti II.4 segg. pagg. 5-6), il Tribunale non ha alcuna 

ragione di mettere in dubbio che la Croazia sia uno Stato di diritto che di-

spone di un sistema di giustizia funzionante, al quale gli insorgenti possono 

rivolgersi per denunciare le violenze che avrebbero subìto da parte di al-

cuni funzionari e, se del caso, per segnalare ogni eventuale futura viola-

zione dei loro diritti, anche con l’eventuale aiuto di organizzazioni non go-

vernative tutt’ora presenti su suolo croato, come correttamente concluso 

dalla SEM (cfr. decisione impugnata pag. 7; art. 26 della direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

D-2342/2024 

Pagina 12 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [direttiva accoglienza]; ex pluris sentenze del Tribunale F-2159/2024 

del 12 aprile 2024 consid. 7.2; D-523/2024 del 15 febbraio 2024 consid. 

8.3). In secondo luogo, i ricorrenti non hanno dimostrato, in alcun modo, di 

essere stati precedentemente obbligati a lasciare il territorio croato e nep-

pure che la Croazia non sia intenzionata a trattare correttamente la loro 

domanda d’asilo. Né dall’incarto della SEM né dal gravame, si ravvisano 

dipoi validi elementi suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione 

non rispetti il principio di non-respingimento e che, di riflesso, verrebbe 

meno ai suoi obblighi internazionali rinviando gli interessati in un Paese 

dove la loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-

ciate, o dal quale rischierebbero di essere respinti in un tale Paese.  

 

8.3.2  

8.3.2.1 In merito allo stato di salute dei ricorrenti, si osserva anzitutto come 

il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, costi-

tuisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezio-

nali, ovvero laddove la malattia della persona interessata si trovi in uno 

stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che a se-

guito del trasferimento la sua morte appaia come una prospettiva prossima. 

Una violazione dell’art. 3 CEDU può anche sussistere qualora vi siano dei 

seri motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti medici 

adeguati nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio 

di un grave, rapido e irreversibile peggioramento delle condizioni di salute 

comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita (cfr. sentenza CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 

dicembre 2016, Grande Camera, 41738/10, §180-193).  

 

8.3.2.2 Nel corso del colloquio Dublino, la ricorrente ha affermato di essersi 

sottoposta ad un’operazione chirurgica deputata alla (…), di non sentirsi 

bene e di soffrire di problemi psicologici (cfr. atto SEM n. 28/2). Dagli atti 

emerge inoltre che, come correttamente indicato nella decisione impu-

gnata (cfr. decisione avversata pagg. 8-9), l’interessata ha effettuato delle 

visite mediche in Svizzera a fronte delle quali sono state diagnosticate le 

seguenti affezioni: tosse cronica DD malattia da RGE (cfr. atto SEM n. 

24/2), addominalgia in esiti di intervento chirurgico probabilmente gineolo-

gico (cfr. F2 del 22 marzo 2024, atto SEM n. 41/3) e, infine, esiti di iste-

roannessectomia (cfr. rapporto ginecologico dell’8 aprile 2024, atto SEM n. 

49/2). Tali patologie sono in trattamento con (…). Con il gravame, la ricor-

rente ha inoltre presentato un nuovo rapporto medico redatto dall’Ambula-

torio di gastroenterologia dell’Ospedale regionale di C._______ il 16 aprile 

2024, il quale ha attestato delle “Epigastralgie inveterate in assenza di reali 

D-2342/2024 

Pagina 13 

sintomi d’allarme” e prospettato una gastroscopia (cfr. allegato n. 3 al ri-

corso), dalla quale è stato successivamente diagnosticato un sospetto Bar-

rett COM1; se risultasse positivo, i medici hanno prospettato un trattamento 

con (…) (cfr. atto TAF n. 5 doc. 3: referto endoscopico del 24 aprile 2024). 

Nel foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2) del 30 aprile 2024 

sono state inoltre poste le diagnosi di un disturbo post-traumatico da stress, 

ansia e preoccupazioni eccessivi di fronte ad eventi stressanti, nonché un 

disturbo da dolore con fattori somatici e psichici, in terapia con (…) (cfr. atto 

TAF n. 6). Dipoi, il formulario F2 del 2 maggio 2024 indica che è in corso 

un’urinocoltura, della quale si attendono i risultati, e raccomanda una valu-

tazione urologica per uno studio urodinamico (cfr. atto TAF n. 7). Va altresì 

osservato che dal consulto ginecologico del 7 maggio 2024 è emersa la 

diagnosi di sindrome urogenitale in stato dopo isterectomia, con inconti-

nenza urinaria mista, in trattamento farmacologico con (…) (cfr. atto TAF n. 

8 doc. 2). Infine, il foglio F2 del 2 maggio 2024 indica che la paziente è nota 

per disturbi dispeptici ed epigastralgie inveterate ed è stata sottoposta ad 

una esofagogastroduodenoscopia, la quale ha mostrato un’infiammazione 

cronica a livello esofago-gastrico, con riscontro di positività per l’helicobac-

ter pylori; il medico ha impostato una terapia farmacologica per 14 giorni 

con (…), e ha consigliato un (…) (cfr. atto TAF n. 9 doc. 1).  

 

8.3.2.3 Il ricorrente ha invece affermato di avere problemi al cuore, alla pro-

stata, di colesterolo e d’udito (cfr. atto SEM n. 27/2). Anch’egli si è sottopo-

sto a svariate visite mediche in Svizzera a fronte delle quali sono state se-

gnatamente poste le diagnosi di cardiopatia ischemica con esiti di STENT 

(2009), unitamente ad una verosimile ipertrofia prostatica (cfr. atto SEM  

n. 19/2), nonché di verosimili esiti di TUR-P unitamente a sintomi urinari 

irritativi in esiti di TUR pregressa (cfr. atto SEM n. 35/2). Tali patologie sono 

in trattamento con (…) (cfr. atti SEM n. 19/2, 36/2). Per il resto, si rinvia agli 

accertamenti medici correttamente indicati dalla SEM (cfr. decisione avver-

sata pagg. 7-9). Con scritto del 30 aprile 2024, egli ha inoltre presentato 

due nuovi documenti medici. La lettera d’uscita del 18 aprile 2024 attesta 

la degenza occorsa tra il 17 e 18 aprile 2024 presso l’Istituto Cardiocentro 

del Ticino, nel contesto della quale è stata attestata una malattia coronarica 

monovascolare ([…]) e dei verosimili esiti di TUR-P; il trattamento consi-

gliato comporta l’assunzione di (…) (cfr. atto TAF n. 5 doc. 1). Nella lettera 

di dimissioni dal Pronto Soccorso dell’Ospedale regionale di C._______ del 

21 aprile 2024, relativa ad una visita per dolori toracici associati a dispnea 

parossistica, viene inoltre formulata la diagnosi di dolore toracico di origine 

extracardiaca, la quale ha imposto la somministrazione di (…) (cfr. atto TAF 

n. 5 doc. 2). Nel foglio F2 del 3 maggio 2024 è stata altresì diagnosticata 

una cataratta progrediente per la quale è stata consigliata una valutazione 

D-2342/2024 

Pagina 14 

per un intervento chirurgico di cataratta (cfr. atto TAF n. 8 doc. 1). Infine, 

nel rapporto medico del 10 maggio 2024, lo specialista in urologia ha ri-

scontrato, tra le altre cose, una “uretra prostatica ampia in esiti di TURP 

ma con recidiva (soprattutto da ore 10 a ore 2) potenzialmente ostruente” 

e prescritto (…), consigliando anche una rivalutazione urologica dopo tre 

mesi (cfr. atto TAF n. 9 doc. 2). 

 

8.3.2.4 Visto quanto precede, le allegazioni circa la straordinaria vulnera-

bilità medica dei ricorrenti e il rischio di una loro traumatizzazione in caso 

di trasferimento in Croazia, non trovano riscontro nella documentazione 

agli atti. Infatti, gli stati di salute testé descritti, pur non volendo in alcun 

modo minimizzarli, non dimostrano elementi concreti e circostanziati per 

ammettere che siano di una gravità tale da comportare una violazione 

dell’art. 3 CEDU nel caso di un trasferimento e che non possano essere 

trattati in Croazia, rispettivamente che impongano un trattamento esclusivo 

in Svizzera. Infatti, contrariamente a quanto censurato nel gravame, lo 

Stato croato dispone generalmente di infrastrutture mediche adeguate, an-

che dal profilo psichiatrico (cfr. sentenze del Tribunale D-975/2024 del 22 

febbraio 2024 consid. 4.1; D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 7.3.3, 

E-4102/2023 del 3 agosto 2023 consid. 8.3.3, D-3385/2023 del 28 luglio 

2023 consid. 7.3.3). Inoltre, la giurisprudenza ha già stabilito che l’aiuto 

apportato da organizzazioni non governative presenti sul territorio permette 

di supplire alle eventuali lacune delle infrastrutture psicoterapeutiche statali 

presenti in Croazia (cfr. sentenze del Tribunale  

D-5670/2022 del 3 febbraio 2023 consid. 8.3.3; E-4859/2022 del 9 novem-

bre 2022 consid. 6.5.1). Ne consegue che per il prosieguo degli attuali trat-

tamenti farmacologici, o qualora si imponessero ulteriori cure, i ricorrenti 

potranno fare capo all’infrastruttura medica disponibile in Croazia.  

 

8.3.2.5 A tale conclusione si giunge anche in considerazione dei documenti 

medici più recenti versati agli atti. Infatti, la ricorrente ha potuto svolgere in 

Svizzera tutte le analisi endoscopiche e potrà attendere i risultati 

dell’esame istologico anche in Croazia, posto anche che gli specialisti non 

hanno indicato la necessità di procedere ad un follow-up endoscopico (cfr. 

atto TAF n. 5 doc. 3). Con riferimento ai disturbi psichici recentemente dia-

gnosticati all’interessata (cfr. atto TAF n. 6), tra i quali figura il disturbo post-

traumatico da stress, non emerge dipoi uno stato valetudinario particolar-

mente critico e l’esigenza di avviare specifiche terapie attuabili soltanto in 

Svizzera (cfr. ex pluris sentenze del Tribunale D-6309/2023 del 13 dicem-

bre 2023 consid. 8.3.2; D-4540/2023 del 4 dicembre 2023 consid. 8.2.3). 

Infine, anche il trattamento della sindrome con incontinenza urinaria mista 

(cfr. atto TAF n. 8 doc. 2), nonché il prospettato test respiratorio o sulle feci 

D-2342/2024 

Pagina 15 

(cfr. atto TAF n. 9 doc. 1), risulta praticabile in Croazia, posto anche che i 

rapporti medici non impongono lo svolgimento di tali cure in Svizzera.  

 

Analogamente, si rileva che la recente degenza del ricorrente presso (…), 

nonché la visita al Pronto Soccorso del 21 aprile 2024, sono state imposte 

da sintomatologie legate ad affezioni curabili anche in Croazia; del resto, 

egli è stato dimesso in buone condizioni generali senza la necessità di svol-

gere uno specifico trattamento medico non praticabile in Croazia (cfr. atto 

TAF n. 5 doc. 2). Inoltre, non risulta che i medici abbiano indicato la stretta 

necessità di svolgere in Svizzera i trattamenti della cataratta e dei problemi 

all’uretra prostatica (cfr. atti TAF n. 8-9), i quali restano in ogni caso prati-

cabili anche in Croazia.  

 

8.3.2.6 In altri termini, i disturbi in parola non raggiungono un livello di gra-

vità tale da configurare un rischio reale di peggioramento rapido e irrever-

sibile dello stato di salute dei ricorrenti comportante delle intense soffe-

renze o una significativa riduzione della speranza di vita in caso di trasferi-

mento. Va altresì osservato che, in quanto firmataria della direttiva acco-

glienza, la Croazia deve provvedere affinché i richiedenti d’asilo ricevano 

la necessaria assistenza sanitaria, comprendente quanto meno le presta-

zioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi 

disturbi mentali, e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo 

alle persone con esigenze di accoglienza particolari, comprese le appro-

priate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva acco-

glienza). In questo senso, lo stretto controllo dei fattori di rischio cardiova-

scolari del ricorrente e il proseguimento dei relativi controlli cardiologici, 

nonché eventualmente lo svolgimento delle valutazioni urologiche per uno 

studio urodinamico da parte della ricorrente, così come consigliato nelle 

ultime valutazioni mediche (cfr. consid. 8.3.2.2-8.3.2.3 supra), sarà garan-

tito anche in Croazia.  

 

8.3.2.7 Ciò posto, non sussiste quindi alcuna valida ragione per doman-

dare delle specifiche garanzie alla Croazia in merito alla presa in carico 

degli insorgenti, così come postulato nel ricorso. Per invalsa giurispru-

denza, le autorità svizzere non sono tenute a richiedere alle autorità croate 

delle garanzie individuali sull’accesso ad un alloggio adeguato, alle presta-

zioni materiali oppure alle cure mediche. Infatti, i ricorrenti possono indiriz-

zarsi alle autorità croate per procedere al deposito delle loro domande 

d’asilo e richiedere l’erogazione delle prestazioni alle quali la direttiva ac-

coglienza concede loro un diritto – eventualmente esigendole tramite le vie 

legali (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza). Ad ogni buon conto, occorre 

ribadire che le autorità elvetiche competenti per l’esecuzione della 

D-2342/2024 

Pagina 16 

decisione dovranno, in modo adeguato e prima del trasferimento, informare 

le autorità croate in merito alle specifiche circostanze mediche e personali 

degli insorgenti (cfr. art. 31 seg. RD III; cfr. nello stesso senso anche la 

sentenza del Tribunale D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 8.5.2).  

 

8.3.3  

8.3.3.1 Occorre infine analizzare le allegazioni relative al preteso rapporto 

familiare di dipendenza tra la ricorrente e sua madre (cfr. ricorso, punto II.6 

pag. 6; atto SEM n. 28/2). 

 

8.3.3.2 Infatti, tra le norme imperative che possono condurre all’applica-

zione delle clausole discrezionali rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 

2013/24 consid. 5). Per poter invocare il diritto al rispetto della vita fami-

gliare protetto dalla disposizione precitata, lo straniero deve comprovare 

l’esistenza di una relazione stretta ed effettiva con un famigliare, il quale 

beneficia di un diritto di presenza assicurato o duraturo in Svizzera (cfr. 

DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi citata), come pure che 

all’interessato non è possibile – rispettivamente non sarebbe ragione-vol-

mente possibile – proseguire la sua vita famigliare altrove (cfr. DTF 143 I 

21 consid. 5.1 segg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferimenti). Sono relazioni 

famigliari protette dall’art. 8 par. 1 CEDU, anzitutto i rapporti tra coniugi e 

tra genitori e figli minori che coabitano. In una tale evenienza una relazione 

stretta ed effettiva è presunta (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 con-

sid. 6.1). Le relazioni tra familiari maggiorenni (in particolare genitori e figli) 

possono essere eccezionalmente ammesse in presenza di un particolare 

rapporto di dipendenza, segnatamente l’esistenza della necessità di prodi-

gare cure speciali per un handicap o una malattia grave (cfr. sentenze del 

Tribunale E-3704/2022 del 27 ottobre 2022 consid. 6.3; D-1968/2022 del 5 

maggio 2022 consid. 8.5.1). A medesima soluzione si giunge anche in ap-

plicazione dell’altra clausola discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 RD III. 

Da quest’ultima norma si evince peraltro che la situazione di dipendenza 

presuppone l’esistenza di problemi di salute di una gravità tale da imporre 

un’assistenza significativa nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, 

di una sorveglianza o anche di un’assistenza permanente che solo un pa-

rente stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). 

Pertanto, la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psicolo-

gico non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.3.5; sentenza del Tribunale D-242/2022 del 26 gennaio 2022 con-

sid. 11.4).  

 

8.3.3.3 Nel caso concreto, trattandosi di una relazione tra familiari maggio-

renni, il rapporto fra la ricorrente e sua madre – attualmente soggiornante 

D-2342/2024 

Pagina 17 

in Svizzera – non rientra di principio nel campo di applicazione dell’art. 8 

CEDU. Inoltre, non si può ritenere, come correttamente ritenuto dalla SEM, 

che “sia stata dimostrata l’esistenza di elementi supplementari di dipen-

denza che vadano oltre i legami affettivi normali” (cfr. sentenza CorteEDU, 

A.W. Khan c. Regno Unito, n. 47486/06, 12 gennaio 2010, § 32). A prescin-

dere dalla questione del diritto di presenza garantito o duraturo in Svizzera, 

l’interessata non ha infatti presentato alcuna prova concreta adatta a dimo-

strare che il suo trasferimento in Croazia pregiudicherebbe alla madre di 

beneficiare, da parte sua, di un’assistenza quotidiana indispensabile che 

vada al di là del sostegno morale o psicologico. Essa ha unicamente ad-

dotto che i suoi fratelli, attualmente residenti in Svizzera, non si prendereb-

bero cura della madre anziana che soffrirebbe attualmente di pressione 

alta e bassa, nonché di un alto livello di colesterolo (cfr. atto SEM 28/2 pag. 

2). Tali allegazioni non sono d’acchito sufficienti a comprovare, o rendere 

verosimile, un particolare rapporto di dipendenza ai sensi degli art. 8 CEDU 

e 16 par. 1 RD III.  

8.4 In siffatte circostanze, non si ravvisano motivi per ritenere che la SEM 

abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di applicare le 

clausole discrezionali previste dall’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente 

dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Di riflesso, la Croazia si conferma competente 

per la presa in carico dei ricorrenti nel rispetto delle condizioni prescritte 

dal RD III. 

 

 

9.  

In esito, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto federale, neppure 

in un accertamento errato o incompleto dei fatti, nella misura in cui non è 

entrata nel merito della domanda d’asilo dei ricorrenti in applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi e ha pronunciato il loro trasferimento verso 

la Croazia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che gli interessati non 

possiedono un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a 

OAsi 1). Il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità 

inferiore confermata.  

 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda tendente 

alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, sia quella relativa 

D-2342/2024 

Pagina 18 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, sono divenute senza oggetto.  

 

11.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, andrebbero poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-

ché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le richieste di giudizio d'ac-

chito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire dal pre-

supposto che gli insorgenti sono indigenti, v'è luogo di accogliere la do-

manda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

 

12.  

Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 23 aprile 2024 decadono 

con la pronuncia della presente sentenza finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: 

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 

54 ad art. 56 PA). 

 

13.  

Il presente giudizio non concerne persone contro le quali è pendente una 

domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbandonato in 

cerca di protezione e, pertanto, non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La sentenza è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-2342/2024 

Pagina 19 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

La SEM è tenuta ad informare, prima del trasferimento ed in modo detta-

gliato e completo, le autorità croate in merito alle specifiche circostanze 

mediche degli insorgenti.  

 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: