# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f47eb71d-4890-5506-84e6-1d792516d502
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-05-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.05.2022 D-1968/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1968-2022_2022-05-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1968/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  5  m a g g i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Lorenz Noli;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Guinea, alias 

A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…),  

Guinea-Bissau, 

rappresentato dalla signora Elena Formisano,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 20 aprile 2022 / N (…). 

 

 

 

D-1968/2022 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) feb-

braio 2022 (cfr. atto SEM n. [{…}]-2/2).  

B.  

Da investigazioni dell’autorità inferiore nella banca dati europea “Eurodac”, 

è risultato che al richiedente fossero state rilevate le impronte dattiloscopi-

che in Spagna il (…) dicembre 2021 (cfr. n. 7/1 e 8/1). Sulla scorta di tale 

riscontro, la SEM ha quindi presentato, all’autorità spagnola competente, 

una richiesta di presa in carico dell’interessato sulla base dell’art. 13 par. 1 

del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), 

in data 3 marzo 2022 (cfr. n. 10/7, 11/1 e 12/1). 

C.  

Il (…) marzo 2022 si è tenuto con l’interessato il verbale del rilevamento 

dei suoi dati personali (cfr. n. 14/10), ove in particolare egli ha riferito di 

avere due fratelli minori che vivrebbero in Svizzera, B._______ (incarto N 

…) e C._______ (incarto N […]), anche se non saprebbe dove (cfr. 

n. 14/10, p.to 1.16.04 e 3.01, pag. 4). Con scritto dell’8 marzo 2022, il ri-

chiedente ha trasmesso alla SEM, chiedendo l’integrazione di tali informa-

zioni, delle foto dei permessi F dei due predetti fratelli (cfr. n. 16/3). Il giorno 

successivo, il medesimo ha invece sostenuto un colloquio Dublino (cfr. 

n. 17/2), nell’ambito del quale gli è stata offerta la possibilità di esprimersi 

circa il suo stato di salute e rispetto alla competenza della trattazione della 

sua domanda d’asilo.  

D.  

Il (…) marzo 2022, la Spagna ha risposto affermativamente alla domanda 

di presa in carico dell’insorgente, fondandosi pure sull’art. 13 par. 1 Rego-

lamento Dublino III (cfr. n. 20/2). 

E.  

Per mezzo della decisione del 20 aprile 2022, notificata il giorno succes-

sivo (cfr. n. 26/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo 

dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo 

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(LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato l’allontanamento (recte: trasferi-

mento) dell’interessato verso la Spagna, altresì statuendo che un even-

tuale ricorso contro la decisione non ha effetto sospensivo. 

F.  

Con ricorso del 27 aprile 2022 (cfr. risultanze processuali, data dell’invio: il 

28 aprile 2022), l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) avverso la succitata decisione ed ha con-

cluso preliminarmente alla sospensione dell’esecuzione della decisione in 

via supercautelare ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso; a 

titolo principale ha invece chiesto l’annullamento della decisione impugnata 

e la restituzione degli atti di causa alla SEM perché effettui l’esame nazio-

nale della domanda d’asilo del ricorrente. In via subordinata l’insorgente ha 

postulato la restituzione degli atti all’autorità inferiore perché proceda al 

completamento dell’istruttoria. Contestualmente, il ricorrente ha pure pre-

sentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in 

materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il ricorso è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). 

Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Inoltre si osserva come il Tri-

bunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata nel merito 

di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di una tale 

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decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1; 2012/4 consid. 2.2 con rif. ci-

tati). 

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice 

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale ri-

nuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 Nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la 

competenza della Spagna per la trattazione della sua procedura d’asilo – 

in quanto né la presenza di due membri della sua famiglia in Svizzera né il 

suo desiderio di rimanere su suolo elvetico non ne confuterebbero la com-

petenza – ha escluso che in tale Stato sussistano carenze sistemiche ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, o ancora un rischio di trat-

tamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione del principio del divieto di 

respingimento. Proseguendo nella propria analisi, l’autorità inferiore ha 

escluso l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione della clausola 

discrezionale di cui all’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III o ancora di 

una relazione protetta dall’art. 8 CEDU. In particolare, non risulterebbe da-

gli atti al suo incarto, alcun elemento medico oggettivo indicante che la sua 

presenza in Svizzera sia indispensabile per offrire assistenza al fratello  

B._______, il quale peraltro potrebbe contare sulla presenza su suolo el-

vetico dell’altro fratello C._______, con il quale risiederebbe nel medesimo 

centro come si evincerebbe dai loro permessi di soggiorno da lui presentati. 

Inoltre, non sussisterebbero dei motivi che giustificherebbero l’applicazione 

dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III né dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordi-

nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 

1, RS 142.311). In merito a queste due ultime disposizioni, la SEM ha se-

gnatamente ritenuto come la sua situazione medica risulti chiara ed accla-

rata e che non rappresenterebbe un ostacolo al suo trasferimento in Spa-

gna, laddove potrà presentare una domanda d’asilo per poter beneficiare 

di una presa a carico in base al diritto comunitario. 

4.2 Nel proprio gravame, il ricorrente in primo luogo fa presente una viola-

zione del suo diritto di essere sentito, in quanto la SEM non gli avrebbe 

dato la possibilità di esprimersi sui permessi da lui presentati né sul legame 

che avrebbe con il fratello B._______ e la natura dei problemi di salute 

mentale di quest’ultimo. Inoltre, sulla scorta di alcuni elementi che apporta 

con il ricorso – ovvero che la SEM avrebbe potuto esaminare gli incarti a 

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propria disposizione e riguardanti i fratelli del ricorrente per accertarsi della 

situazione attuale dei medesimi, come pure che questi ultimi non si trove-

rebbero più nel medesimo alloggio cantonale e che il fratello C._______ 

starebbe riscontrando varie difficoltà nell’assistenza di B._______ – egli 

ravviserebbe la necessità per lui di rimanere vicino al fratello B._______ in 

applicazione dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III. Non considerando 

le informazioni già in proprio possesso relative alle procedure dei suoi due 

fratelli, come anche di acquisirne per decidere sulla competenza della Sviz-

zera per la procedura d’asilo e dell’esclusione dell’applicabilità della clau-

sola di sovranità, la SEM avrebbe violato la massima inquisitoria, l’obbligo 

di motivazione nonché il diritto di essere sentito dell’insorgente su elementi 

essenziali riguardo al suo convincimento nella fattispecie. 

5.  

5.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA 

ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

5.2 Dal canto suo, il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 

Cost. comprende segnatamente il diritto per l’interessato di consultare l’in-

carto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, 

di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze 

nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 con-

sid. 5.1, 135 I 279 consid. 2.3). La portata della facoltà di esprimersi non 

può essere determinata in maniera generale ma dev’essere definita sulla 

base degli interessi concretamente in gioco. Il concetto a monte è che alla 

parte in causa debba essere concessa la facoltà di mettere in evidenza il 

suo punto di vista in maniera efficace (cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e 

relativi riferimenti; ed a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale 

D-4781/2021 dell’8 novembre 2021 consid. 6.2). L’obbligo di motivazione 

è inoltre corollario fondamentale del diritto di essere sentito. Detta prero-

gativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le persone interes-

sate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo da rendere 

possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il 

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suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2). Ciò 

non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed 

esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole 

circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per 

adempiere a queste esigenze è necessario che essa menzioni, almeno 

brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da con-

sentire agli interessati di apprezzarne la portata (cfr. DTF 136 I 229 con-

sid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 

2012/23 consid. 6.1.2; sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 

31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

5.3 Nel caso in parola, si rimarca innanzitutto come il ricorrente ha avuto la 

possibilità di esprimersi riguardo alla presenza in Svizzera dei suoi due fra-

telli B._______ e C._______ sia nel verbale di rilevamento dei dati perso-

nali che durante il colloquio Dublino, e ciò senza che la rappresentante 

legale – presente in quest’ultimo contesto – abbia formulato dei quesiti o 

osservazioni in merito, se riteneva che l’aspetto della relazione fra i fratelli 

non fosse stata sufficientemente delucidata o esposta (cfr. n. 17/2), in ac-

cordo con l’obbligo di collaborare della parte (cfr. supra consid. 5.1). Peral-

tro è il ricorrente stesso che ha prodotto i permessi di soggiorno dei fratelli, 

senza tuttavia, anche in tale occasione, offrire ulteriori spiegazioni in merito 

(cfr. n. 16/3). Inoltre, anche con il ricorso, malgrado ne avesse avuto la 

possibilità, l’insorgente non ha presentato degli indizi concreti che siano atti 

a provare l’indispensabilità della sua presenza in Svizzera – così come da 

egli addotto nel gravame – per il fratello B._______ (cfr. anche infra con-

sid. 8). Alla luce quindi di tali elementi, agli occhi del Tribunale, non si rav-

visa alcuna violazione del diritto di essere sentito del ricorrente. Altresì, il 

fatto che la SEM, sulla base della documentazione all’incarto, abbia rite-

nuto di disporre di sufficienti elementi per potersi pronunciare sulla fattispe-

cie, senza in particolare riportare considerazioni riguardanti gli incarti dei 

fratelli dell’insorgente, discende dal suo libero apprezzamento e non da un 

accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti per de-

cidere della causa. Argomentazioni dell’insorgente rivolte verso il provve-

dimento avversato che riguardano quindi il merito, e che verranno pertanto 

trattate di seguito (cfr. infra consid. 8). Non si può seguire il ricorrente nep-

pure laddove lamenta in modo generico che l’autorità inferiore non avrebbe 

rispettato il suo obbligo di motivare sufficientemente la decisione. Ciò in 

quanto la SEM ha spiegato in modo chiaro e circostanziato nel provvedi-

mento sindacato, le ragioni per le quali ha ritenuto di non dover entrare nel 

merito della domanda d’asilo dell’insorgente, in particolare perché non si 

applicherebbero al suo caso le clausole discrezionali ex art. 16 par. 1 e 17 

par. 1 Regolamento Dublino III, o ancora l’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. p.to 

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II, pag. 2 e segg. della decisione impugnata). Pertanto, anche in rapporto 

alla giurisprudenza succitata, una violazione dell’obbligo di motivare da 

parte dell’autorità inferiore non è ravvisabile in specie.  

5.4 Ne discende quindi che le censure formali mosse dal ricorrente nel 

senso testé esposto nei confronti del provvedimento impugnato, risultano 

quindi infondate e vanno conseguentemente respinte. Un annullamento 

della decisione impugnata e la restituzione degli atti di causa alla SEM per 

completamento istruttorio non trova quindi alcun fondamento. La conclu-

sione formulata a titolo subordinato in tal senso nel ricorso, va quindi re-

spinta.  

6.  

6.1 Ciò posto, ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra 

nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di 

uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecu-

zione della procedura di asilo e di allontanamento. La SEM, prima di appli-

care la precitata disposizione, esamina la competenza relativa al tratta-

mento di una domanda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento 

Dublino III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico 

del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2). 

6.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge), anche detta di ammis-

sione – come è il caso di specie – ogni criterio per la determinazione dello 

Stato membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, 

nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, 

quello precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella 

fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La determinazione dello 

Stato membro competente avviene sulla base della situazione esistente al 

momento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione inter-

nazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III; cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2 e 8.2.1). 

6.3 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

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come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

6.4 Altresì, ai sensi dell’art. 13 par. 1 Regolamento Dublino III, quando è 

accertato sulla base degli elementi di prova e delle circostanze indiziarie di 

cui ai due elenchi menzionati all’art. 22 par. 3 del succitato regolamento, 

inclusi i dati di cui al regolamento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha 

varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza 

da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in 

questione è competente per l’esame della domanda di protezione interna-

zionale. Detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data di attraversa-

mento clandestino della frontiera. Secondo l’art. 18 par. 1 lett. a Regola-

mento Dublino III, lo Stato membro competente in forza del presente rego-

lamento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste 

agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un 

altro Stato membro. 

6.5 Nel caso in rassegna, un confronto dell’unità centrale del sistema eu-

ropeo “Eurodac” ha permesso di appurare che l’insorgente è stato interpel-

lato e gli sono state rilevate le impronte dattiloscopiche in Spagna il (…) di-

cembre 2021 (cfr. atti n. 7/1 e 8/1). Il ricorrente ha dapprima confermato 

tale riscontro (cfr. n. 14/10, p.to 5.02, pag. 5), per poi invece riferire che 

sarebbe entrato in Spagna nel febbraio 2022 venendo poi subito in  

Svizzera (cfr. n. 17/2). Tuttavia, queste ultime allegazioni si scontrano d’un 

canto con i riscontri inequivocabili succitati, come pure con le stesse as-

serzioni rese in un primo tempo dal medesimo insorgente, e pertanto non 

soltanto risultano essere poco credibili, ma appaiono comunque ininfluenti 

per la determinazione dello Stato membro competente. Il (…) marzo 2022 

la SEM ha presentato alle autorità spagnole preposte, nei termini fissati 

all’art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III, una richiesta di ammissione fon-

data sull’art. 13 par. 1 del predetto Regolamento (cfr. n. 10/7). La Spagna 

ha accettato la propria competenza nella trattazione della domanda in que-

stione, entro il termine disposto all’art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III, 

con risposta del (…) marzo 2022 (cfr. n. 20/2). In tale contesto, risulta pe-

raltro inconferente il desiderio dell’insorgente di rimanere in Svizzera (cfr. 

n. 17/2), in quanto d’un canto il meccanismo del Regolamento Dublino III 

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non offre il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la do-

manda debba essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3) e d’altro 

canto, tenuto conto della maggiore età del ricorrente, la presenza in  

Svizzera dei fratelli, non è atta a rimetterla in discussione (cfr. art. 2 lett. g 

Regolamento Dublino III). Di conseguenza, la competenza della Spagna 

risulta di principio essere data. 

7.  

7.1 La Spagna è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU (RS 0.101), 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni. Pertanto, il rispetto 

della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione 

della propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una pro-

tezione conforme al diritto internazionale ed europeo, è presunto da parte 

dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del 

riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale [di 

seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza 

dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]).  

7.2 La presunzione summenzionata non è tuttavia assoluta e può essere 

confutata in presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previ-

ste dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

7.3 Nel contesto spagnolo, anche secondo giurisprudenza costante, ciò 

non è tuttavia manifestamente il caso (cfr. tra le altre le sentenze del Tribu-

nale E-1691/2022 del 12 aprile 2022 consid. 4.2, D-455/2022 del 14 feb-

braio 2022 consid. 11), conclusione che non viene neppure contestata dal 

ricorrente nel gravame. L’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III pertanto non si giustifica.  

8.  

8.1 Resta ora da esaminare, se la SEM abbia a giusto titolo omesso di 

applicare le clausole discrezionali di cui agli art. 16 e 17 par. 1 Regola-

mento Dublino III nonché all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

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8.2 Quest’ultima disposizione, che concretizza in diritto interno svizzero la 

clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III), prevede che 

se “motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della 

domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro stato 

sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applicazione 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, qualora il trasferimento del ri-

chiedente nel Paese di destinazione contravvenga all’art. 4 CartaUE, 

all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’autorità inferiore è invece obbli-

gata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della do-

manda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).  

8.3 Nel caso in esame, dapprima si rileva come il ricorrente non ha dimo-

strato che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico 

e a portare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione 

in violazione della direttiva procedura. Egli neppure ha apportato indizi seri 

e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetti 

il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi 

obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità 

corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischie-

rebbe di essere respinto in un tale Paese. Oltracciò, il ricorrente non ha 

fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la 

sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della 

CartaUE, all’art. 3 CEDU, all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del 

trasferimento in Spagna. 

8.4 Inoltre l’insorgente, da un esame d’ufficio degli atti di causa, non appare 

soffrire di problematiche mediche tali da risultare ostative al suo trasferi-

mento nel contesto di una procedura Dublino (cfr. n. 9/2, 21/8, 22/2, 23/3 e 

28/2) e rientranti nelle casistiche di cui alla giurisprudenza topica della  

CorteEDU e del Tribunale in materia (cfr. sentenze della CorteEDU N. con-

tro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio 

del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). 

Ciò che tra l’altro l’insorgente non solleva nel suo gravame, e sul quale 

punto si può quindi senz’altro rinviare alla decisione avversata, la quale 

risulta essere sufficientemente chiara, motivata ed esplicita in proposito 

(cfr. p.to II, pag. 4 segg. della decisione SEM). 

8.5  

8.5.1 Tra le norme imperative che possono condurre all’applicazione delle 

clausole discrezionali rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 2013/24 con-

sid. 5). Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare protetto 

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dalla disposizione precitata, lo straniero non soltanto deve provare la pre-

senza di una relazione stretta ed effettiva con una persona della sua fami-

glia, ma pure che quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato o 

duraturo in Svizzera (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi 

citata), nonché che all’interessato non è possibile, rispettivamente non sa-

rebbe ragionevolmente possibile, proseguire la sua vita famigliare altrove 

(cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1 seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferimenti). 

Se la persona a beneficio di un diritto di presenza assicurato in Svizzera 

può lasciare questo paese senza difficoltà e con la persona che richiede 

un permesso di soggiorno in Svizzera, l’art. 8 CEDU non è in principio vio-

lato. Al contrario, se la partenza del membro che può restare in Svizzera 

non è possibile senza difficoltà è necessario procedere ad una pondera-

zione degli interessi prevista dall’art. 8 par. 2 CEDU (cfr. DTF 140 I 145 

consid. 3.1 e relativi riferimenti; DTAF 2011/48 consid 6.3.1; cfr. anche la 

sentenza del Tribunale D-4561/2016 del 20 novembre 2019 consid. 11.3.1 

con ulteriori riferimenti citati). Secondo la giurisprudenza, le relazioni fami-

gliari protette dall’art. 8 par. 1 CEDU, sono anzitutto i rapporti tra coniugi e 

tra genitori e figli minori che coabitano. In una tale evenienza una relazione 

stretta ed effettiva è presunta (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 con-

sid. 6.1). Non di meno, le relazioni tra maggiorenni (in particolare genitori 

e figli) possono essere eccezionalmente considerate quando tra i famigliari 

esiste un particolare rapporto di dipendenza, come in caso di necessità di 

prodigare cure speciali per un handicap o una malattia grave (cfr. sentenza 

del Tribunale D-546/2022 dell’11 marzo 2022 consid. 10.4 con ulteriori rif. 

cit.). A medesima soluzione si giunge anche considerando l’altra clausola 

discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III. Dalla for-

mulazione di quest’ultima norma si evince peraltro che la situazione di di-

pendenza presuppone l’esistenza di problemi di salute di una gravità che 

richiede un’assistenza significativa nella vita quotidiana, nel senso di una 

presenza, di una sorveglianza o anche di un’assistenza e di un’attenzione 

permanente che solo un parente stretto è in grado di fornire (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). Pertanto, la mera necessità di un 

sostegno emotivo o addirittura psicologico non è tale da stabilire un rap-

porto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.5; sentenza del Tri-

bunale D-546/2022 consid. 10.4). 

8.5.2 Nella presente disamina, anche dalla consultazione degli incarti dei 

fratelli dell’insorgente – come da questi proposto nel ricorso – il Tribunale 

ritiene che a ragione la SEM ha concluso che il ricorrente non ha presen-

tato alcuna prova concreta né alcun mezzo di prova atto a dimostrare che 

il suo trasferimento pregiudichi un’assistenza quotidiana indispensabile al 

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Pagina 12 

fratello B._______, con il quale peraltro non appare neppure essere in con-

tatto (cfr. n. 28/2), e ciò a prescindere dalla questione del diritto di presenza 

garantito o duraturo in Svizzera. Dalla documentazione medica agli atti, a 

parte la preoccupazione espressa per il fratello B._______ affetto da di-

sturbi psichici, non è difatti fatta alcuna menzione dell’eventuale necessità 

per il predetto fratello della presenza del ricorrente, per poter disporre di un 

sostegno continuativo. Le sole evenienze che il ricorrente avrebbe appreso 

che i due fratelli non si troverebbero più nel medesimo alloggio cantonale, 

come pure che il fratello C._______ avrebbe riscontrato delle difficoltà 

nell’assistenza del fratello B._______, non sono in alcun senso atte a cir-

costanziare ed a provare che quest’ultimo sia dipendente dall’assistenza 

del ricorrente e che questi sia in grado di fornire effettivamente l’assistenza 

alla persona interessata, così come disposto dall’art. 16 par. 1 Regola-

mento Dublino III. Per di più, non risulta dagli atti di causa, che il fratello 

B._______ abbia espresso un siffatto desiderio per iscritto, ulteriore condi-

zione posta per l’applicazione della clausola discrezionale di cui alla norma 

precitata.  

8.5.3 Ne discende che non si ravvisa pertanto un obbligo di applicare la 

clausola di sovranità giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, come 

neppure le condizioni previste dall’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III 

risultano adempiute. 

8.5.4 Visto quanto sopra, non appaiono nemmeno esserci elementi agli atti 

che permettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitra-

ria il potere di apprezzamento di cui dispone nell’applicazione dell’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.; art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi). 

A tali circostanze il Tribunale non può pertanto sostituire il suo apprezza-

mento a quello dell’autorità inferiore. Non vi è quindi motivo di applicare la 

clausola discrezionale ai sensi della disposizione precitata in relazione 

all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. 

9.  

Riassumendo, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da 

parte della Svizzera, la Spagna è competente dell’esame della domanda 

di asilo del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuto a 

prenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 

Regolamento Dublino III. 

10.  

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

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Pagina 13 

pronunciato il suo trasferimento verso la Spagna conformemente all’art. 44 

LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di soggiorno 

in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). Il ricorso deve quindi essere respinto 

e la decisione della SEM confermata. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso sia la domanda di misure 

supercautelari che la richiesta tendente alla concessione dell’effetto so-

spensivo al ricorso, risultano senza oggetto. 

12.  

Altresì, per lo stesso motivo summenzionato, la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è 

divenuta senza oggetto. 

13.  

In seguito, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

15.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari