# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 79c07c40-a175-55c8-9a6d-3a88e6df6adb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.11.2010 32.2010.178
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-178_2010-11-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.178

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  29 novembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 giugno 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 20 maggio 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1954, da ultimo attivo in qualità di montatore elettricista presso la __________,
__________, in data 18 marzo 2008 ha presentato una domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti indicando di essere affetto da “depressione,
nervi, discopatia” (doc. AI 4-1/9).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una valutazione psichiatrica
presso il __________, l’UAI con progetto di decisione del 17 luglio 2009 ha attribuito all’assicurato un quarto di rendita d’invalidità dal 1° novembre 2008 (doc. AI
38-1).

 

                               1.3.   L’assicurato,
rappresentato dalla RA 1, il 14 settembre 2009 ha presentato le proprie osservazioni al progetto di decisione contestando la valutazione medica
del __________ sulla base dei referti del proprio medico curante Dr.ssa __________
(doc. AI 51-1/3).

 

                               1.4.   Su
indicazione del medico del SMR, Dr. __________ (doc. AI 55-1), l’Ufficio AI ha
predisposto una nuova valutazione psichiatrica ad opera del __________.

 

                               1.5.   Esperito
tale accertamento (doc. AI 60-1) e un’ulteriore valutazione economica (doc. AI
62-1) l’UAI, con decisione del 20 maggio 2010 (doc. AI 63-1), ha confermato il
diritto dell’assicurato ad un quarto di rendita AI a far tempo dal 1° novembre
2008.

 

                               1.6.   Contro
questa decisione RI 1, sempre rappresentato dalla RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale il riconoscimento di un
grado d’inabilità di almeno il 50% e in via subordinata il rinvio degli atti
all’UAI per l’esecuzione di una  perizia pluridisciplinare (doc. I).

 

                                         Il
ricorrente ha contestato la valutazione medica svolta dall’amministrazione, in
particolare il mancato approfondimento della patologia reumatologica e le
diagnosi, oltre che la capacità lavorativa residua, poste dai periti del CPAS
nella perizia psichiatrica. Viene inoltre contestato anche il conseguente
calcolo economico (doc. I).

 

                               1.7.   L’UAI, in
risposta, sulla base delle due perizie psichiatriche del CPAS e della
valutazione del SMR (Dr. __________), ha confermato la propria decisione e
postulato la reiezione integrale del gravame (doc. I).

 

                               1.8.   Il 30 luglio
2010 il legale di RI 1 si è riconfermato nelle proprie argomentazioni
ricorsuali producendo un referto datato 16 luglio 2010 dell’Ospedale Regionale
di __________ e uno scritto del 21 luglio 2010 del medico curante Dr.ssa __________
(doc. VIII, D, E).

 

                                         I doc.
VIII e allegati sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. IX).

 

                               1.9.   L’Ufficio
AI, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica al vaglio del SMR, ha
confermato le proprie conclusioni e chiesto la reiezione del gravame (doc.
X+bis).

 

                                         I doc.
X+bis sono stati trasmessi all’assicurato per conoscenza (doc. XI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha attribuito
all’assicurato un quarto di rendita dal 1° novembre 2008.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata
da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al
proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.4.   Nella
decisione impugnata l’UAI ha attribuito all’assicurato un quarto di rendita
d’invalidità fondandosi sulle valutazioni del Centro __________ del 17 luglio
2008 (doc. AI 21-1) e dell’11 marzo 2010 (doc. AI 60-1).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e direttore del __________ e la Dr.ssa __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto peritale del 17 luglio
2008, dopo aver illustrato l’anamnesi del paziente, i dati soggettivi, quelli
oggettivi e la terapia psichiatrica attuale hanno posto la diagnosi con
ripercussioni sulla capacità di lavoro di “Disturbo di personalità
dipendente (dist. di personalità astenico) (ICD 10: F 60.7) Episodio depressivo
di lieve entità (ICD 10: F 32.0)”.

 

                                         I
periti hanno quindi esposto la seguente conclusione:

 

" 
(…)

All'esame attuale osserviamo un quadro clinico
compatibile con una depressione di grado lieve in un A. che presenta una
fragilità personale riconoscibile nel disturbo di personalità descritto dal Dr.
__________ nel suo rapporto per l'ufficio invalidità del 10.04.2008. Il collega
parla infatti di un disturbo astenico di personalità contratti anaclitici
sussistente a suo avviso da sempre (disturbo di personalità dipendente),
diagnosi quest’ultima che condividiamo sia per quanto osservato sia per quanto
emerso durante il colloquio e nella ricostruzione della propria storia
personale. 

 

Tale disturbo è infatti caratterizzato da un
pervasivo ricorso agli altri nel prendere decisioni più o meno importanti
relative alla propria vita, eccessiva paura di essere abbandonati, sentimenti
di incapacità e incompetenza, condiscendenza passiva ai desideri dei più
anziani e degli altri e una scarsa capacità di rispondere alle richieste della
vita quotidiana. La mancanza di vigore può manifestarsi nelle sfere emozionali
ed intellettiva e vi è spesso una tendenza a trasferire la responsabilità agli
altri.

 

Nella narrazione della propria storia personale l'A.
riporta infatti una subordinazione dei propri bisogni a quelli degli altri, una
eccessiva condiscendenza ai loro desideri, sentimenti di disagio e di impotenza
quando rimane da solo paura di essere abbandonato e difficoltà ad assumere
decisioni importanti nella vita quotidiana con bisogno di consigli e rassicurazioni
da parte degli altri.

 

All’età di 54 anni abita con gli anziani genitori
che si occupano di lui sia per quel che attiene le normali mansioni domestiche
che per la preparazione del cibo e i consigli più importanti. Inoltre mostra
grandi difficoltà ad allontanarsi dal nucleo famigliare sentendosi da un lato
colpevole di abbandono dei genitori e contemporaneamente temendo la solitudine.
È presente un senso di inadeguatezza e scarsa stima di sé vissuto dall'A. come
una condizione di timidezza, di ipersensibilità e di difficoltà a relazionarsi
con gli altri.

 

Sulla sopradescritta condizione di fragilità
personale l'A. ha sviluppato nel corso del mese di ottobre‑novembre 2007
una reazione depressiva nell'ambito di una sindrome da disadattamento al
licenziamento improvviso dal posto di lavoro che occupava da circa 30 anni.

 

Malgrado la presa in carico specialistica la
situazione non si è significativamente modificata anche se l'A. ha tentato ripetutamente
di trovare un nuovo impiego professionale, sempre con risposta negativa, fatto
quest'ultimo che ha contribuito a incrementare gli effetti depressivi presenti.

 

Egli stesso in sede di colloquio si dichiara
desideroso di poter riprendere un'attività lavorativa a lui consona, ma
riteniamo che proprio per le sue caratteristiche personologiche egli non sia in
grado di ingaggiarsi adeguatamente nella ricerca di un nuovo impiego,
sentendosi insicuro e inadeguato e temendo nuovi fallimenti.

Inoltre gli aspetti depressivi limitano
l'iniziativa e parzialmente le capacità volitive in un soggetto che già
necessita degli altri per decisioni importanti riguardanti la propria vita.

 

Il quadro psicopatologico attualmente presente
tuttavia a nostro avviso permette un'attività lavorativa per almeno 6 ore al
giorno che potrebbe favorire altresì un miglioramento delle condizioni
cliniche, grazie alla ristrutturazione dei ritmi della giornata e al recupero
perlomeno parziale dell'immagine di sé attualmente molto compromessa.

 

Consigliamo pertanto che l'A. possa essere
sostenuto nella ricerca di un nuovo impiego professionale che sia adeguato alle
sue possibilità, evitando carichi di responsabilità che l'A. non riuscirebbe ad
assumersi per il disturbo di personalità sottostante così come tutte quelle
attività che richiedono impegno dal punto di vista cognitivo (calcoli, elenchi,
utilizzo del Computer, tabelle, ecc).

 

 

B.  CONSEGUENZE SULLA CAPACITA DI LAVORO,

 

1.   Descrizione di risorse e deficit

      Come ampiamente descritto al punto 6 “Discussione”,
riteniamo           che l'attuale aspetto depressivo unitamente al sottostante      disturbo
della personalità di tipo dipendente comportino una                                   deflessione
dell'umore con scarsa autostima e sentimento di                                     inadeguatezza
e difficoltà a prendere decisioni in maniera      autonoma. Compromessi
appaiono le capacità cognitive superiori                        mentre
conservata risulta la quota energetica. Per quanto attiene       le capacità
relazionali, anche se l'A. tende ad evitarle non           riteniamo che queste
possano essere considerate dei limiti in un          eventuale inserimento in
ambiente lavorativo.

 

2.   Capacità di lavoro nell'attività
attuale o da ultimo svolta

 

      A causa del quadro psicopatologico
descritto riteniamo che l'A.  non sia più abile all'attività da ultimo svolta
quale montatore           elettricista in campo telematico e della telefonia.

 

3.   Periodi di inabilità lavorativa
accertabili

      Il del 100% dal 01.11.2007 fino all'attuale
valutazione ovvero       luglio 2008.

      Da agosto 2008 riteniamo l'A. abile ad
un'attività lavorativa a lui   idonea in misura di 6 ore al giorno con
opportuno supporto nella           ricerca di un posto di lavoro a lui
confacente.

 

 

C.  CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

1.   Indicazioni mediche per interventi di
integrazione

      Come discusso nel punto 6 a causa del disturbo di personalità   dipendente e dell'attuale affezione depressiva, riteniamo          consigliato
che l'A. possa essere accompagnato e sostenuto nella                          ricerca
di un nuovo impiego lavorativo a lui consono, dove          possano inoltre
essere definiti i ritmi el tempi di ripresa.

 

2.   Possibilità
di migliorare la capacità di lavoro sul posto di     lavoro attuale

      No, non riteniamo che vi siano possibilità
di migliorare la capacità          di lavoro sull'ultimo posto di lavoro
dell'A.

 

3.   Capacità di lavoro per altre attività

      Sì, riteniamo che l'A. sia abile in misura
di circa 6 ore al giorno in           un'attività a lui idonea, che non lo
gravi di responsabilità e che   non lo coinvolga eccessivamente dal punto di
vista cognitivo                                          evitando per cui tutti
quegli impieghi che necessitano di capacità                                        di
calcolo, di astrazione, di utilizzo dei Computer ecc. Sono invece                                 consigliati
impieghi semplici, che non necessitino aggiornamenti o                                 eventi
formativi, possibilmente vicini all'ambito di lavoro ben                                          conosciuto
dall'A. (elettricista, illuminazione). Segnaliamo a tal                           proposito
che l'A. stesso in sede di colloquio ha espresso di                                       ritenere
di poter essere idoneo quale magazziniere in una ditta di                                  elettricità
o di lampade (doc. AI 21-1).

 

                                         In sede
di osservazioni al progetto di decisione del 17 luglio 2009 l’assicurato ha
prodotto un certificato medico datato 11 settembre 2009 della Dr.ssa __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, che diagnosticava “un episodio
depressivo di media gravità (ICD-10: F32.1) in disturbo di personalità dipendente
(ICD-10; F60.7)” (doc. AI 51-1).

 

                                         Alla luce
di tale refertazione l’UAI, su indicazione del Dr. __________, incaricava il __________
di effettuare una nuova valutazione psichiatrica (doc. AI 55-1; 57-1).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e direttore del __________ e il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto peritale dell’11 marzo
2010 hanno posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro di “Disturbo
di personalità dipendente (ICD10; F60.7) Sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale di lieve entità ICD10:F33.0)”.

 

" 
(…)

Siamo confrontati con un uomo di 55 anni che,
dopo il licenziamento dal posto di lavoro che occupava da 38 anni come
montatore elettricista, ha sviluppato una sintomatologia ansiosodepressiva tale
da rendere necessaria una presa in carico specialistica presso lo psichiatra
Dr. __________ che attualmente continua presso la psichiatra Dr.ssa __________.

L'assicurato non ha antecedenti psichiatrici né
alcuna familiarità in tal senso.

Egli ha sempre vissuto con i genitori ed ha
manifestato fin dall'infanzia grosse difficoltà a distaccarsi da essi.

E' stato sottoposto il mese di giugno 2008 ad una
perizia psichiatrica presso il Centro peritale per le assicurazioni sociali
eseguita dalla psichiatra Dr.ssa __________.

La sua valutazione concludeva a favore delle
diagnosi di disturbo di personalità dipendente in presenza di un episodio
depressivo di lieve entità. L'assicurato veniva ritenuto abile al lavoro in
un'attività lavorativa a lui idonea nella misura di 6 ore al giorno.

Da parte dell'ufficio invalidità veniva
riconosciuto all'assicurato il diritto ad una rendita (grado 43%) a partire dal
01.11.2008.

Contro tale decisione l'assicurato ha fatto
ricorso (rappresentato dalla RA 1) presentando i succinti rapporti del medico
curante Dr. __________ e della psichiatra curante Dr.ssa __________ la quale si
esprimeva a favore di una sindrome depressiva di media gravità.

Siamo quindi attualmente tenuti a rivalutare le
condizioni psichiche dell'assicurato e la loro evoluzione dalla perizia
effettuata il mese di giugno 2008 valutando le prospettive prognostiche,
eventuali interventi finalizzati al miglioramento del quadro valetudinario
oltre a descrivere risorse ed eventuali limiti funzionali presenti in attività
esigibili.

Quanto da noi oggettivato durante l'incontro con
l'assicurato risulta sovrapponibile alla precedente perizia psichiatrica dei
mese di giugno 2008.

 

L'esame psichico ci ha consentito di evidenziare
una lieve deflessione timica in assenza di ideazioni suicidali. Un
atteggiamento da parte dell'assicurato tendente ad enfatizzare
inconsapevolmente il proprio disagio psichico, la sua preoccupazione in merito
alla possibilità di ritrovarsi senza genitori a breve‑medio termine (i
genitori sono anziani ed hanno rispettivamente 90 ed 86 anni). Non abbiamo
rilevato durante il colloquio grossolani deficit della sfera cognitiva né
disturbi della forma o del contenuto del pensiero. L’assicurato si è presentato
puntuale all'appuntamento previsto, non molto curato nell'igiene e
nell'abbigliamento, vigile, ed orientato nei 4 dominii.

Era evidente l'aspettativa di un maggior
riconoscimento del suo disagio psichico da parte nostra, disagio che egli tende
a vivere soggettivamente come importante nonostante gli scarsi elementi
oggettivabili.

Da parte sua l'assicurato ha lamentato tristezza
e malinconia oltre alla preoccupazione di perdere i genitori e ritrovarsi solo.
Ha lamentato la presenza di disturbi del sonno, un calo della libido senza che
tuttavia questo gli procuri delle preoccupazioni ed un lieve calo di memoria e
concentrazione. Ha riferito di essere contento di vivere verbalizzando, come
detto, la preoccupazione in merito al fatto di ritrovarsi solo a breve‑medio
termine.

La descrizione della giornata evidenzia come
l'assicurato sia in grado di alzarsi presto al mattino e, dopo aver consumato
la colazione ed assunto i medicamenti, di recarsi a passeggiare per 2 ore, di
mantenersi aggiornato leggendo il giornale, di recarsi a fare la spesa e a bere
il caffé con degli amici e di essere in generale soddisfatto di come trascorra
abitualmente la propria giornata.

In riferimento alla descrizione della giornata
possiamo constatare come essa non evidenzi elementi di peggioramento del quadro
psicopatologico rispetto alla precedente valutazione. L'assicurato risulta in
grado di strutturarla mantenendo un discreto funzionamento globale. Egli si
alza presto tutte le mattine e in seguito esce a passeggio per due ore: Questo
evidenzia come egli abbia la motivazione e le energie necessarie ad attivarsi e
permette di escludere la presenza di uno stato depressivo importante che
risulterebbe invece invalidante a questo proposito. Si mantiene aggiornato
leggendo il giornale: anche questo elemento depone a favore del mantenimento di
un interesse sufficiente rispetto a quanto accade nell'ambiente circostante in
contrasto con la presenza di apatia che caratterizza gli stati depressivi più
gravi.

Mantiene inoltre un'attivazione sufficiente che
gli permette di collaborare con il padre assumendosi dei compiti quali ad
esempio l'occuparsi di fare la spesa.

La capacità di mantenere i contatti sociali si
evidenzia dal fatto che l'assicurato è in grado dì intrattenersi con degli
amici ad esempio recandosi con loro a bere il caffé.

 

L'elemento di disagio che maggiormente spicca è
la sua difficoltà a prendere le distanze e ad essere maggiormente autonomo nei
confronti dei suoi genitori e questo a conferma del disturbo di personalità
dipendente che tuttavia non gli ha impedito di esercitare per 38 anni nella
stessa ditta in qualità di montatore elettricista.

 

L'assicurato è seguito regolarmente (incontri
mensili) dal suo medico curante Dr. __________ e al bisogno si incontra con la psichiatra
curante Dr.ssa __________. A questo proposito ricordiamo che l'ultimo
appuntamento con la medesima risale al mese di settembre 2009 e questo a
conferma di un quadro clinico sostanzialmente stabile e che consente
all'assicurato di mantenere un funzionamento globale soddisfacente. Quanto
oggettivato e descritto ci porta a confermare integralmente la precedente
perizia psichiatrica eseguita dalla Dr.ssa __________ e di conseguenza le
diagnosi allora poste di disturbo di personalità dipendente e di stato
depressivo di lieve entità. 

In conclusione riteniamo che l'assicurato
continui ad essere abile nella misura di 6 ore al giorno in un'attività a lui
idonea e che si renda necessario un opportuno supporto nella ricerca di un
posto di lavoro a lui confacente. Confermiamo inoltre che, a causa del quadro
psicopatologico presente, l'assicurato non è più abile nell'attività di
montatore elettricista per quanto dettagliatamente già descritto nella perizia
psichiatrica del mese di giugno 2008 (doc. AI 60-1).

 

                               2.5.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie.
Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio
la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia,
altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108
consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche,
la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia,
il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.6.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni
peritali effettuate dal __________, da considerare dettagliate, approfondite e
quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         La patologia
psichiatrica è stata indagata dal Dr. __________ e dalla Dr.ssa __________,
i quali nel rapporto peritale del 17 luglio 2008 hanno posto la diagnosi con
ripercussioni sulla capacità di lavoro di “Disturbo di personalità
dipendente (dist. di personalità astenico) (ICD 10: F 60.7) Episodio depressivo
di lieve entità (ICD 10: F 32.0)”. Diagnosi che è stata sostanzialmente riconfermata
nel rapporto peritale dell’11 marzo 2010, laddove i periti hanno indicato “Disturbo
di personalità dipendente (ICD10; F60.7) Sindrome depressiva ricorrente,
episodio attuale di lieve entità ICD10:F33.0)” (cfr. doc. AI 21-6; 60-5).

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa residua, nel referto del 17 luglio 2008 RI
1 veniva ritenuto inabile in maniera completa nella sua attività di montatore
elettricista, mentre in attività idonea l’abilità è stata quantificata in 6 ore
al giorno (doc. AI 21-8).

 

                                         Valutazione
che viene ripresa anche nel rapporto peritale dell’11 marzo 2010 nel quale il
Dr. __________ e il Dr. __________ hanno indicato che l’insorgente non è più
abile nella sua precedente professione di montatore elettricista, ma continua
ad essere abile nella misura di 6 ore al giorno in un’attività a lui idonea
(doc. AI 60-7).

 

                                         Secondo i
periti il quadro psichico dell’insorgente, oggettivato durante l’incontro del 3
marzo 2010, “risulta sovrapponibile alla precedente perizia psichiatrica nel
mese di giugno 2008” (doc. Ai 60-6).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Tale non
può essere il breve certificato medico della Dr.ssa __________ dell’11
settembre 2009 (doc. AI 51-3) che si era unicamente limitata ad indicare che il
paziente è in cura specialistica per un episodio depressivo di media gravità
(ICD-10; F32.1) in disturbo di personalità dipendente (ICD-10:F60.7).

 

                                         L’UAI ha
comunque sottoposto il certificato prodotto al vaglio del SMR, il quale,
tramite il Dr. __________, in considerazione della diversa diagnosi, della
potenziale diversità in termini di ricaduta sul piano valetudinario, dal tempo
trascorso tra la perizia del 2008 e la certificazione del medico curante e la
differente terapia, ha consigliato una rivalutazione specialistica (doc. AI
55-1). 

                                         Il
rapporto peritale del __________ dell’11 marzo 2010 ha tuttavia confermato sia le diagnosi che le valutazioni della capacità lavorativa residua
(cfr. doc. AI 21-1; 60-1).

 

                                         In sede
ricorsuale il legale dell’assicurato ha prodotto lo scritto del 21 luglio 2010
della Dr.ssa __________. Tale certificazione, peraltro successiva alla
decisione impugnata, non permette a questa Corte una diversa valutazione della
fattispecie.  Il medico curante ha infatti ribadito la diagnosi che aveva già
posto nel precedente certificato (cfr. doc. AI 51-3; doc. E), preso in
considerazione dall’amministrazione ed ha rilevato un’incapacità lavorativa
“non inferiore al 50%”, senza alcuna distinzione tra precedente attività lavorativa
ed eventuali attività adeguate.

 

                                         Giova
inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurato dal profilo
psichiatrico sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal __________.

 

                                         Per
quanto riguarda la patologia reumatologica, il legale dell’assicurato ha
lamentato un insufficiente approfondimento di tale problematica, in particolare
delle ripercussioni della stessa sulla capacità lavorativa (doc. I).

 

                                         Anche in
questo caso l’argomentazione ricorsuale non merita accoglimento. 

 

                                         Nel
rapporto del 30 luglio 2008 il medico del SMR, Dr. __________ ha posto quale
diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quella di “Lombosciatalgia
sinistra, discopatia L5-S1. Probabile sindrome di Brugada nota da novembre 2007” (doc. AI 23-1).

                                         Come
rettamente evidenziato dall’amministrazione, lo stesso medico curante Dr. __________,
nel rapporto del 14 aprile 2008 all’indirizzo dell’UAI, aveva classificato questa
diagnosi nelle affezioni senza ripercussioni sulla capacità lavorativa (doc. AI
13-1).

                                         

                                         Il
referto radiologico del 16 luglio 2010 dell’Ospedale Regionale di __________ non
permette di inficiare la valutazione del SMR. In esso viene unicamente evidenziata
una “modesta riduzione di altezza dello spazio intersomatico L5-S1 senza
fenomeno di vacuum nel nucleus pulposus”. Il Dr. __________ ha quindi indicato
un regolare allineamento dei metameri lombari, nessuna deviazione della colonna
e vertebra di transizione lombosacrale, altrimenti quadro di normalità
invariato rispetto al 2007 (doc. D). 

                                         

                                         Secondo i
medici del SMR, Dr. __________, spec. FMH in medicina generale e Dr.ssa __________,
spec. psichiatria, il referto radiologico mostra una situazione a livello
lombare completamente fisiologico per l’età dell’assicurato (doc. X bis).

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si ricorda
tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi
diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in
epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita
il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del __________ e la valutazione del SMR i
criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr.
consid. 2.5.), alle stesse può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato è inabile al lavoro nella misura del 100% nella sua ultima
attività di montatore elettricista, ma è da considerare abile al lavoro al 75%
in attività adeguate e rispettose dei suoi limiti funzionali.

 

                                         La
consulente in integrazione professionale nel proprio rapporto del 17 novembre
2008, per quanto riguarda le attività esigibili dall’assicurato ha indicato
quella di magazziniere (prevalentemente in ditte che operano nel settore
dell’illuminazione), autista fattorino, impiegato di vendita in un do-it,
operio di fabbrica (doc. AI 30-2). 

 

                               2.7.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2008, come correttamente
calcolato dall’amministrazione (doc. AI 37-1).

 

                            2.7.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il cui importo non è del resto
stato contestato, in maniera specifica, in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha
quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano in
fr. 67'969.-- nel 2007, sulla base del questionario del datore di lavoro (doc.
AI 9-1/10), che adeguato al 2008 è pari a fr. 69'328.38.

 

                            2.7.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, contestato dal
ricorrente, va ricordato che lo
stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa
della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti,
età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al
riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare
un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo
si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la
soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa
sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già
aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali." 

 

                                         Per
quanto riguarda il 2008, in applicazione della giurisprudenza sviluppata nella
sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla
tabella TA1 2004 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente,
svolgendo nel 2008 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel
settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV
15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 4'806.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 10-2010, p. 94), esso ammonta a fr. 4'998.24
mensili oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12, ritenuto
che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999
nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

                                         

                                         L’assicurato,
quale montatore elettricista, avrebbe guadagnato nel 2008 fr. 69'328.38 / anno
per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.7.1.). Tale reddito si situa sopra
la media dei salari per un'attività equivalente (cioè fr. 63'086.4, cfr.
Tabella TA1 p.to 30,32 “Fabbr.app.elettrici, meccanica di precisione”,
livello di qualifica 4, fr. 5’055.--  X 12 mesi = 60’660.-- riportato su 41.6).

 

                                         Nel caso
in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008.

 

                            2.7.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen,
in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark
nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das
Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so
dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von
teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und
repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000
S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen
der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist
(vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                            2.7.4.   In concreto,
nel rapporto del 17 novembre 2008, la consulente IP ha applicato una riduzione
del 5% per attività leggera e dell’8% per il tasso di riduzione (doc. AI 37-1).

 

                                         La
percentuale globale del 13% stabilita dalla consulente può essere confermata
dal TCA.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).

                                      

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi partendo da un salario da invalido di fr. 59'978.88, ritenuta
un’esigibilità dal profilo medico del 75% e ammettendo la riduzione del 13%, il
reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 39'136.21 confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 69'328.38
(consid. 2.7.1) emerge un tasso d’invalidità del 43,5% arrotondato al 44% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che dà diritto ad un quarto di rendita d’invalidità, come stabilito
dall’amministrazione.

 

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha attribuito all’assicurato un quarto di     rendita
d’invalidità dal 1° novembre 2008 la sua decisione             merita quindi
conferma.

 

                               2.8.   L’assicurato
nel proprio atto ricorsuale ha chiesto l’esecuzione di una nuova perizia
multidisciplinare (doc. I).

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico del
ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
di procedura per CHF 200.-- sono poste a carico dell’assicurato ricorrente.

                                         

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti