# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32f566cf-1fed-5728-8731-a421ba666d93
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-10-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 26.10.2001 50.2001.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_50-2001-15_2001-10-26.html

## Full Text

Incarto n.

  50.2001.00015

   

  	
  Lugano

  26 ottobre
  2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso  30 gennaio 2001 dello

 

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 29 dicembre 2000 (no. 414/48) del
  Tribunale di espropriazione della giurisdizione sopracenerina, prolata in
  merito alla domanda d'indennizzo per titolo di espropriazione materiale che
  la Comunione ereditaria __________ ha inoltrato il 27 dicembre 1993 relativamente
  al mapp. __________ RFD di __________;

  

 

 

viste le risposte:

-    13 febbraio 2001 del
municipio di __________;

-    19 febbraio 2001 di
__________ e __________ __________;

-    21 marzo 2001 del Tribunale di espropriazione;

 

 

 

preso atto della replica 4
maggio 2001 dello Stato e delle dupliche:

-    9 maggio 2001 del
Tribunale di espropriazione;

-    28 maggio 2001 di
__________ e __________ __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il PR di Intragna
entrato in vigore il 28 dicembre 1983 prevede in località __________ la
realizzazione di una strada cantonale (futura strada principale delle
__________) il cui tracciato attraversa in senso latitudinale il mapp.
__________, un fondo di __________ mq censito quale prato-vigna (1260 mq) e
accesso (104 mq). Questa strada funge pure da separazione tra la zona R3 e la
zona NV, tant'è che la porzione settentrionale del terreno è assegnata alla
zona R3, mentre quella meridionale è inclusa in zona NV e parzialmente gravata
da un vincolo P.

A quell'epoca il proprietario del mapp.
__________ __________ __________ si era opposto a tale assetto pianificatorio,
contestando in particolare il tracciato della futura circonvallazione di
__________; il suo ricorso è stato tuttavia respinto dal Consiglio di Stato
contestualmente all'approvazione del PR.

 

 

                                  B.   Con scritto
27 dicembre 1993 __________ __________, in asserita rappresentanza della
comunione ereditaria __________ __________, __________ __________, __________
__________ e __________ __________, ha chiesto al Tribunale di espropriazione
della giurisdizione sopracenerina di "avviare la procedura di indennizzo a
favore dei proprietari del fondo particellare no. __________ di __________
" a dipendenza delle restrizioni sancite nel 1983 dal PR di __________.
Ricevuta questa domanda priva di indicazioni circa l'identità dell'ente convenuto
e l'ammontare delle pretese avanzate, il Tribunale di espropriazione l'ha subito
notificata al comune di Intragna, decretando nel contempo l'avvio della procedura
di stima del mapp. __________. In risposta, il municipio di Intragna ha sottolineato
che il vincolo ritenuto costitutivo di espropriazione materiale era stato
sancito a favore del Cantone, cosicché il primo giudice ha intimato l'istanza
allo Stato affinché si pronunciasse sulle richieste degli eredi __________.

Mediante osservazioni del 31 marzo 1994 il
Cantone ha contestato l'avverarsi di un caso di espropriazione materiale proponendo
la reiezione delle pretese insinuate "... nei confronti del comune di
__________ ".

All'udienza di conciliazione del 15 giugno
1994 lo Stato si è impegnato a sostenere la causa per ogni vincolo istituito
sul mapp. __________, compreso quello P di indubbia ed esclusiva pertinenza
comunale; seduta stante, il comune è stato quindi dimesso dalla lite.

Nel successivo scambio di allegati gli eredi
__________ hanno sollecitato l'esproprio del loro fondo a fr. 400.- il mq,
mentre il Cantone si è limitato a ribadire l'insussistenza dell'espropriazione
materiale.

In occasione di un'ulteriore udienza
tenutasi il 18 dicembre 1995 lo Stato si è dichiarato d'accordo di procedere
all'esproprio formale della proprietà __________ in vista della futura
realizzazione della strada cantonale.

Con memoria 13 maggio 1996 il Cantone ha poi
offerto un'indennità di fr. 270.- il mq, specificando di aver modificato il progetto
viario in modo da espropriare solo la parte meridionale (514 mq) della part.
__________ e facilitare l'edificazione della superficie restante del terreno.

In data 26 giugno 1996 __________ e
__________ __________, a quel momento unici proprietari in comune del fondo,
hanno invece domandato fr. 400.- il mq per lo scorporo espropriato in via
formale e fr. 115'000.- per il deprezzamento della porzione residua, oltre agli
interessi su fr. 218'240.-, a decorrere dal 28.12.1983, per titolo di
espropriazione materiale.

In sede di replica e di duplica, così come
al dibattimento del 7 novembre 1996, le parti si sono sostanzialmente
riconfermate nelle rispettive posizioni.

 

 

                                  C.   Al termine
di questo laborioso iter processuale, con sentenza 27 giugno 1997 il Tribunale
di espropriazione ha accordato ai privati un indennizzo di fr. 300.- il mq per
l'esproprio formale di 514 mq del terreno, disattendendo ogni altra pretesa.

Partendo dal presupposto che le parti
avevano concordato l'espropriazione preventiva del mapp. __________ e che
quindi non era necessario verificare l'esistenza dell'espropriazione materiale,
il primo giudice ha deciso in pratica di concedere ai proprietari un'indennità
corrispondente al valore edilizio pieno dello scorporo espropriato, desumendolo
dall'odierna quotazione media dei terreni collocati in zona R3 di __________.

Il Tribunale di espropriazione ha infine
respinto siccome infondate le richieste risarcitorie avanzate dagli espropriati
per titolo di espropriazione materiale temporanea, svalutazione della parte
residua e maggiori oneri di costruzione.

 

 

                                  D.   Il 25
agosto 1997 __________ ed __________ __________ hanno impugnato la predetta
pronunzia innanzi al Tribunale cantonale amministrativo, postulando il riconoscimento
integrale delle indennità notificate in prima istanza.

I ricorrenti hanno quindi preteso fr. 400.-
il mq per l'esproprio parziale del terreno, annotando che nessuno dei cinque
fondi presi in considerazione per l'estimo era paragonabile al ben più pregiato
mapp. __________.

Gli insorgenti hanno inoltre richiesto fr.
85'000.- (fr. 100.-/mq) per il deprezzamento della frazione residua e fr.
30'000.- per maggiori spese di costruzione, sostenendo che lo spostamento della
strada cantonale a confine con la loro proprietà avrebbe generato un forte
quanto pregiudizievole aumento delle immissioni foniche ed atmosferiche sulla
parte risparmiata dall'espropriazione.

Per finire, gli espropriati hanno domandato
a questo Tribunale di inserire nel dispositivo della sentenza l'obbligo per il
Cantone di creare un accesso veicolare alla porzione restante della loro particella.

 

 

                                  E.   Con
sentenza 9 novembre 1998 il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato la
decisione impugnata e disposto la retrocessione degli atti all'istanza
inferiore per un nuovo giudizio.

Dopo aver evidenziato le macroscopiche
anomalie che avevano contraddistinto la procedura seguita dal primo giudice,
questo Tribunale ha constatato in sostanza che le premesse di fatto e di
diritto su cui si fondava la sentenza attaccata non erano corrette,
segnatamente laddove reputava che la superficie espropriata fosse inclusa in
zona R3, trascurava volutamente di affrontare il quesito a sapere se nel 1983
il fondo era stato colpito da espropriazione materiale e ammetteva senza remore
la sola espropriazione parziale di tipo preventivo sollecitata dallo Stato,
disattendendo peraltro i criteri d'estimo invalsi in materia di esproprio
formale.

Donde il rinvio dell'incarto al Tribunale di
espropriazione per accertare in particolare se ed in qual misura il fondo era
stato colpito da espropriazione materiale in conseguenza dell'approvazione del
PR 83 di __________, se sussistevano le premesse per concedere allo Stato un
ampliamento dell'espropriazione ai sensi dell'art. 6 Lespr e chi era
legittimato, tenuto conto degli svariati cambiamenti di proprietà che aveva
subito il fondo a partire dal 1983, ad incassare le indennità espropriative se
del caso dovute dallo Stato.

 

 

                                  F.   Il
Tribunale di espropriazione si è pronunciato il 29 dicembre 2000, dopo aver
sentito ripetutamente le parti e dato loro modo, invano, di trovare un accomodamento
bonale alla controversia.

Preso atto della rinuncia all'espropriazione
formale manifestata dallo Stato in sede di conclusioni scritte, la prima
istanza ha accertato innanzi tutto che in caso di sussistenza dell'espropriazione
materiale la relativa indennità sarebbe pertoccata a __________ e __________
__________, i quali avevano ricevuto il terreno in via di divisione ereditaria,
rispettivamente di donazione, senza che i precedenti proprietari si fossero
riservati l'incasso di eventuali risarcimenti espropriativi.

Descritto nel dettaglio lo statuto pianificatorio
conferito al mapp. __________ a far tempo dal 1973 sino all'entrata in vigore
del PR __________ di __________, il giudice delle espropriazioni ha dato per
certo l'avverarsi di un'espropriazione materiale richiamandosi alla definizione
tradizionale di tale istituto scaturita dalla giurisprudenza del Tribunale
federale; in particolare, ha ritenuto che in assenza del progetto di
circonvallazione il fondo - ben accessibile, urbanizzato, sito all'interno del
PGC e vicino al nucleo - sarebbe stato senz'altro assegnato interamente alla zona
R3, da un lato, e che il diniego di un indennizzo avrebbe comportato per i
proprietari un sacrificio eccessivamente gravoso lesivo del principio di
uguaglianza, dall'altro. A quest'ultimo proposito il Tribunale di
espropriazione ha sottolineato che a dispetto del vincolo il mapp. __________ è
rimasto sfruttabile in modo economicamente ragionevole, segnatamente nella sua
parte settentrionale, edificabile autonomamente, ma è l'unico, tra quelli
interessati dal tracciato stradale, ad aver subito una sensibile limitazione
delle proprie potenzialità edilizie.

Quanto al risarcimento dovuto ai
proprietari, il primo giudice ne ha calcolato l'ammontare deducendo dal valore
edilizio pieno del terreno (stimato in fr. 197.- il mq secondo le risultanze
del metodo a ritroso confortate da una transazione posteriore al dies aestimandi)
il suo valore residuo (fr. 20.- il mq) moltiplicato per la superficie
compromessa dal vincolo (747 mq, ovvero tutta la porzione meridionale del
fondo): in concreto, fr. 132'219.- con interessi a contare dal 27 dicembre
1993, giorno della notifica delle pretese.

 

 

                                  G.   Avverso
questo secondo giudicato lo Stato del Canton Ticino è insorto mediante ricorso
30 gennaio 2001 innanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo in via
principale la reiezione dell'istanza di espropriazione materiale ed in via
subordinata il rinvio degli atti al Tribunale di espropriazione per accertare
la legittimazione attiva degli attuali proprietari del fondo, rispettivamente
per chiamare in causa il comune di Intragna. In via ancor più subordinata il
ricorrente ha domandato di ridurre l'indennità d'esproprio materiale a fr.
32'395.- (fr. 95.- il mq x 341mq).

Lo Stato ha sostenuto innanzi tutto che in
virtù dell'art. 25 PAmm il Tribunale di espropriazione avrebbe dovuto chiamare
in causa il comune di Intragna siccome titolare di un interesse legittimo all'esito
del procedimento.

In tema di legittimazione attiva
l'insorgente ha invece criticato il primo giudice per non aver esperito
accertamenti sufficienti ed aver seguito un ragionamento applicabile solo in
materia di espropriazione formale, giungendo così a conclusioni errate.

Quanto all'espropriazione materiale, il
Cantone ha negato l'avverarsi di un simile evento in assenza di vincoli
pianificatori suscettibili di esplicare effetti giuridici. All'epoca
determinante non esisteva infatti alcun piano generale o piano regolatore delle
strade cantonali adottato conformemente alla legislazione sulle strade e
l'iscrizione del tracciato nel PR comunale aveva valenza puramente indicativa.
D'altra parte, il percorso non incide sull'edificabilità del settore
meridionale del mapp. __________ nella misura ritenuta nel giudizio impugnato:
in effetti, sull'area colpita dal vincolo P istituito dal comune (mq 168)
l'edificazione è già impedita da quella misura, sullo spazio gravato dalla
servitù di passo (mq 105) è sempre stato impossibile costruire e ove non
incombono restrizioni (mq 133) si possono sempre erigere piccoli manufatti.

Il ricorrente ha contestato pure il calcolo
dell'indennità esposto dal Tribunale di espropriazione. Solo la superficie
interessata direttamente dal tracciato stradale, di 341 mq, verrebbe privata
della sua componente edilizia conservando un valore residuo di fr. 20.- il mq,
mentre il resto della parte meridionale del fondo (406 mq) non subirebbe alcuna
svalutazione causale determinata dalla prevista opera stradale. Il valore
edilizio pieno della proprietà non sarebbe d'altronde superiore a fr. 115.- il
mq, atteso che nel 1983 a Intragna è stato compravenduto un mappale comparabile
(no. 1016, zona NV) a fr. 109.- il mq, che nel 1982 alcuni fondi posti nella
zona residenziale del vicino comune di Tegna sono stati pagati fr. 130.- il mq
e che un calcolo alla rovescia impostato in modo corretto sulla base di un
tasso di capitalizzazione del 6.5% per un'ipotetica costruzione e del 5% per il
terreno porterebbe esattamente a quel risultato. Donde un'indennità di
espropriazione materiale di fr. 95.- il mq (fr. 115.-/mq ./. fr. 20.-/mq) su
341 mq.

 

 

                                  H.   Il
Tribunale di espropriazione e i proprietari del mapp. __________ hanno proposto
la reiezione del gravame con diffuse argomentazioni di cui si dirà - ove
occorresse - in appresso. Il comune di Intragna si è limitato a far sapere che
il nuovo PR in fase di adozione non contempla più il vincolo in zona
__________.

                                         Nelle
memorie di replica e di duplica le parti si sono nuovamente avversate ribadendo
le proprie tesi, allegazioni e domande.

 

 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva del
ricorrente e la tempestività dell'impugnativa sono date dagli art. 50 cpv. 1 e
3 Lespr, nonché 43 e 46 PAmm grazie al rinvio di cui all'art. 70 Lespr.

Il gravame è pertanto ricevibile in ordine e
può essere deciso sulla scorta degli atti, già completati in passato, senza
procedere ad ulteriori accertamenti istruttori (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Legittimazione
attiva

 

In tema di legittimazione attiva il
Tribunale di espropriazione è giunto rapidamente alla conclusione che eventuali
indennità per titolo di espropriazione materiale sarebbero state di spettanza
di __________ ed __________ __________ nella loro veste di attuali
comproprietari in ragione di 1/2 ciascuno del mapp. __________.

Sulla scorta di una sentenza del Tribunale
amministrativo del Canton __________ il ricorrente afferma invece che la
pretesa di indennizzo compete di principio al titolare del diritto colpito
dalla restrizione costitutiva di esproprio materiale al momento della sua
entrata in vigore ed in sede di replica evidenzia come nel caso di specie la causa
sia stata addirittura promossa da un soggetto giuridico (__________) che allora
non era neppure proprietaria del fondo.

 

2.1. La documentazione prodotta dai
resistenti comprova che i rapporti di proprietà concernenti il mapp. __________
di __________ hanno avuto la seguente evoluzione.

Nel 1983, al momento dell'entrata in vigore
del PR di __________, proprietario unico del fondo era __________ __________
(1919).

Nel 1988 gli è subentrata la comunione
ereditaria composta dalla moglie __________ (__________) e dai figli __________
__________ (1954), __________ (__________), __________ (__________) e
__________ (__________).

Nel settembre del 1992 __________ __________
è stato estromesso dalla __________.

 

Il 1° ottobre 1993 gli eredi hanno
sottoscritto un ulteriore contratto di estromissione e divisione in virtù del
quale la part. __________ è stata assegnata in comunione ereditaria a
__________ e __________ __________. Il trapasso è stato iscritto a RF il 21
dicembre seguente. Sei giorni dopo, segnatamente il 27 dicembre 1993,
__________ __________ ha dato avvio alla causa di espropriazione materiale in
nome e per conto della precedente CE proprietaria del fondo.

Nel giugno del 1998 __________ __________ e
__________ __________ hanno sciolto la comunione ereditaria diventando
comproprietari del fondo in ragione di 1/2.

Il mese dopo __________ __________ ha donato
la propria quota al figlio __________, che ha così acquisito la comproprietà
del terreno accanto al fratello __________.

 

2.2. In un recente giudizio già pubblicato
(vedi STA 12 settembre 2000 in re Ragazzi apparsa nella RDAT I-2001 N. 31)
questo Tribunale ha avuto modo di stabilire che in caso di trasferimento di
proprietà successivo all'entrata in vigore di una restrizione costitutiva di
espropriazione materiale la facoltà di richiedere un'indennità spetta di
principio all'ultimo proprietario del fondo colpito. In effetti, se un simile
diritto non è ancora stato esercitato, si deve ritenere che la pretesa passi al
nuovo proprietario anche in assenza di un'esplicita cessione (di avviso diverso
il Tribunale amministrativo __________, cfr. Zbl 10/2000 p. 551). Per contro,
mediante accordo con l'acquirente del fondo, il venditore può riservarsi il
diritto di mantenere e far valere la pretesa di indennizzo per espropriazione
materiale nei confronti dell'ente pubblico.

In caso di trapasso di proprietà per
successione il problema non si pone nemmeno, giacché gli eredi acquistano per
legge l'universalità della successione dal momento della sua apertura (art. 560
cpv. 1 CC). Se il defunto non ha mai esercitato il diritto di rivendicare
pretese per titolo di espropriazione materiale, questa facoltà viene quindi
trasmessa ex lege alla comunione degli eredi e, salvo accordo contrario in sede
di divisione, al soggetto che per finire acquisisce la titolarità del bene
ritenuto gravato da espropriazione materiale.

In caso di morte, così come in caso di
negozio giuridico tra vivi, il credito di esproprio materiale resta insomma
incorporato nel fondo colpito dall'evento e di regola segue i cambiamenti di proprietà
che lo interessano indipendentemente dalle cause che li determinano.

 

2.3. Il 27 dicembre 1993 il diritto di far
valere pretese legate alla presunta espropriazione materiale del mapp.
__________ di __________ spettava quindi alla comunione ereditaria composta da
__________ e __________ __________. In realtà, la causa di espropriazione materiale
che ci occupa è stata formalmente incoata dal proprietario precedente, ovvero
dalla __________ formata da __________ __________, __________ __________,
__________ __________ __________ e __________ __________ __________,
rispettivamente da __________ __________ munita di procura debitamente
sottoscritta dai tre figli. Questa circostanza non è tuttavia suscettibile di
inficiare il procedimento. Le comunioni ereditarie non hanno infatti né capacità
di parte, né capacità processuale, cosicché soltanto i singoli eredi
congiuntamente possono fungere da attori o da convenuti (art. 602 CC; DTF 116 Ib
449, 102 II 387). Dato che nell'evenienza concreta la procedura è stata avviata
da quattro persone, di cui solo due (__________ed __________ __________) erano
legittimate in quel momento a promuoverla validamente riunite in un
litisconsorzio necessario, il primo giudice - in esito alla verifica dei
presupposti processuali che era tenuto ad effettuare d'ufficio - avrebbe dovuto
dichiarare subito irricevibile, per carenza di legittimazione attiva, l'istanza
presentata dalle persone estranee alla lite in quanto estromesse dalla CE
(____________________e __________ __________) ponendo a loro carico le spese
siccome soccombenti.

 

2.4. Una volta creata la litispendenza __________
ed __________ __________, senza darne particolare avviso né alla controparte né
al Tribunale di espropriazione, hanno sciolto la comunione ereditaria
acquisendo la comproprietà del fondo in ragione di 1/2 ciascuno. In seguito
__________ __________ ha ceduto la propria quota al figlio __________, che la
detiene tuttora unitamente all'altro comproprietario, il fratello __________.

Preso atto di questa situazione finale, il
Tribunale di espropriazione ha stabilito in modo sbrigativo che gli attuali comproprietari
del fondo erano i soli legittimati ad incassare eventuali indennità di
esproprio. Nel dispositivo del proprio giudizio ha quindi accordato ad
__________ e __________ __________ il risarcimento che ha ritenuto di dover
concedere per l'espropriazione materiale della part. __________.

L'approccio al problema non è così semplice,
ove solo si consideri che quanto accaduto in costanza di lite si configura in sostanza
alla stregua di una successione particolare nell'ambito di un procedimento
amministrativo, segnatamente di un'alienazione dell'oggetto litigioso, intesa
come trasferimento del diritto che l'attore fa valere, pendente causa. La PAmm
non prevede norme specifiche volte a regolamentare la successione nel procedimento
amministrativo, limitandosi a dichiarare applicabili per analogia le
disposizioni del CPC (cfr. art. 24 PAmm). Gli art. 102 e 103 CPC operano dal
canto loro una distinzione tra la successione a titolo universale e la
successione a titolo particolare: nel primo caso (art. 102 CPC), il successore
subentra nella procedura senza dover ottenere il consenso delle altre parti,
nel secondo (art. 103 CPC) - riferito in particolare all'alienazione
dell'oggetto litigioso - l'acquirente deve invece trovare l'accordo delle parti
in causa, atteso che di principio il processo continua tra i contendenti
originari e la sentenza cresce in giudicato anche nei confronti del titolare
del diritto alienato (cfr. art. 110 CPC, cui rinvia l'art. 103 CPC).

In concreto, la proprietà del mapp.
__________ è cambiata due volte dopo l'introduzione della causa, dapprima per
divisione ereditaria e poi per donazione, in entrambi i casi ex contractu e
senza che l'alienante si riservasse la facoltà di conservare il credito di
espropriazione materiale fatto valere in giudizio. Occorre quindi chiedersi se
gli attuali proprietari, cui in virtù di quanto dianzi esposto spetta
indubbiamente l'indennità di espropriazione materiale eventualmente assegnata
in esito al procedimento avviato nel 1993, sono in qualche modo subentrati nel
processo a coloro che l'hanno incoato. Tenuto conto della particolarità della
fattispecie la risposta al quesito non può che essere positiva. In effetti, per
ragioni dedotte dal principio della buona fede bisogna ammettere che pur non
avendo mai notificato nelle dovute forme i due trapassi che avevano interessato
il mapp. __________ di __________, gli odierni proprietari del fondo hanno
perlomeno manifestato la volontà di subentrare nel procedimento per atti
concludenti allorquando, il 15 giugno 2000, hanno presentato in proprio nome un
allegato di conclusioni sollecitando il versamento a loro beneficio
dell'indennità espropriativa rivendicata in causa. D'altra parte, nel solco di
un caso giudicato in passato da questo Tribunale si può ritenere che il consenso
del Cantone al subingresso non era necessario stante l'inapplicabilità
dell'art. 110 cpv. 2 CPC in un ambito come quello amministrativo che dal
profilo processuale tende a privilegiare la corretta attuazione del diritto
materiale piuttosto che gli inutili formalismi (RDAT 1981 N. 30). Considerato
poi che il ricorrente non ha eccepito alcunché a questo specifico riguardo, ben
potendo risultargli indifferente il soggetto creditore in caso di condanna al
pagamento di un'indennità d'esproprio, si può senz'altro concludere che il
dispositivo 1 della decisione impugnata risulta corretto laddove attribuisce
direttamente agli attuali proprietari il supposito risarcimento dovuto dallo Stato.

 

 

                                   3.   Chiamata
in causa

 

Dopo essersi impegnato a sostenere il procedimento
per ogni vincolo istituito sul mapp. __________ compreso quello P di esclusiva
pertinenza comunale ed aver così provocato la dimissione dalle lite del comune
di Intragna (cfr. verbale udienza di conciliazione del 15 giugno 1994), lo
Stato pretende ora che il Tribunale di espropriazione avrebbe dovuto chiamare
in causa il comune siccome titolare di un interesse legittimo all'esito del
procedimento.

 

3.1. Giusta l'art. 25 PAmm, applicabile al
contenzioso espropriativo grazie al rinvio di cui all'art. 70 Lespr, l'autorità
giudicante può ordinare d'ufficio o su istanza di parte la chiamata in causa di
terzi che hanno un interesse legittimo all'esito del procedimento. L'istituto
della chiamata in causa è volto ad includere nel procedimento amministrativo
persone che non potrebbero altrimenti parteciparvi in veste di parte per
carenza di legittimazione (Merkli/Aeschlimann/Herzog, Kommentar zum bernischen
VRPG, N. 2 ad art. 14). Per ordinare l'ingresso nel procedimento di un terzo è
necessario che il chiamato abbia un interesse legittimo all'esito della lite.
In assenza di questo presupposto sancito dalla legge, il giudice amministrativo
non può costringerlo ad intervenire in giudizio. In quest'ambito, determinante
è dunque la sussistenza - in capo al chiamato - di un interesse personale, diretto
e attuale verso l'esito della causa. Gli eventuali vantaggi ridondanti al
chiamante da un intervento ad adiuvandum del terzo si avverano per contro del
tutto irrilevanti.

 

3.2. Come ricordato in narrativa, inizialmente
il comune di Intragna è stato coinvolto nella procedura solo grazie alle scelte
processuali operate dal primo giudice, che ricevuta la notifica di pretese 27
dicembre 1993 della CE __________ priva di indicazioni circa la parte convenuta
l'ha intimata al comune decretando nel contempo l'avvio del procedimento di
stima. In seguito lo stesso atto è stato però notificato anche al Cantone, che
all'udienza di conciliazione del 15 giugno 1994 ha dichiarato di assumersi la lite
per tutti i vincoli gravanti il mapp. __________, fermo restando l'impegno del
comune a "rifondere allo Stato l'indennità per il sedime necessario
alla costruzione del posteggio".

A fronte di simili emergenze l'insorgente
non può seriamente sostenere che il Tribunale di espropriazione avrebbe dovuto
chiamare in causa il comune di __________. Tale strumento processuale non va
infatti impiegato per rimediare ad errori o inadempienze di qualsivoglia
natura, ma serve unicamente ad includere nel procedimento soggetti che
diversamente non potrebbero prendervi parte per mancanza di legittimazione. Non
è certo il caso del comune di Intragna, che quale titolare ed artefice del
proprio piano di utilizzazione avrebbe potuto senz'altro mantenere il ruolo di
parte convenuta nella causa promossa dalla CE __________ (RDAT II-1998 N. 34).
D'altra parte, è solo per la posizione e gli impegni formalmente assunti dallo
Stato in occasione della fatidica udienza del 15 giugno 1994 che il comune è
stato estromesso dalla lite. Il ricorrente non può quindi invocare un uso
distorto dell'istituto della chiamata in causa per sanare una situazione che
egli stesso ha pensato bene di provocare.

 

 

                                   4.   Sussistenza
dell'espropriazione materiale

 

4.1. Giusta l'art. 26 cpv. 2 Cost., di
tenore sostanzialmente corrispondente all'art. 22 ter cpv. 3 VCost., in caso di
restrizione della proprietà equivalente a una espropriazione è dovuta piena indennità.
Il medesimo principio è stato ripreso e ancorato nella LPT (art. 5 cpv. 2), la
quale non contiene però alcuna indicazione sostanziale sulla nozione
d'espropriazione materiale; sarebbe stato infatti problematico dotare questo
istituto di una veste legale, considerata la sua continua evoluzione dottrinale
e giurisprudenziale (DFGP/UPT, Commento LPT, p. 50).

La legge rinvia dunque alla giurisprudenza
del Tribunale federale, che ha coniato il concetto di espropriazione materiale
nel 1941 (STF 18 luglio 1941 in re Wettstein) e lo ha affinato negli anni
seguenti, fino a giungere alla formulazione attuale inaugurata con la
celeberrima sentenza __________ (DTF 91 I 329). Secondo questa definizione, vi
è espropriazione materiale quando l'uso attuale o il prevedibile uso futuro di
una cosa è vietato o limitato in modo particolarmente grave, così che il
proprietario è privato di una delle facoltà essenziali derivanti dal diritto di
proprietà; una limitazione di minor importanza può ugualmente costituire
espropriazione materiale, se essa colpisce uno solo o un numero limitato di
proprietari in modo tale che - fosse negato loro l'indennizzo - essi dovrebbero
sopportare un sacrificio eccessivamente gravoso e tale da violare il principio
d'uguaglianza (teoria del "Sonderopfer"). In ambo i casi premessa al
riconoscimento di qualsiasi indennità è l'idoneità del fondo colpito ad essere
oggetto di sfruttamento edilizio in un prossimo futuro (vedi da ultimo DTF 125
II 431 consid. 3a e giurisprudenza ivi richiamata).

L'avverarsi di un'espropriazione materiale è
comunque da negare quando un divieto di costruzione parziale lascia intatta la
possibilità di usare convenientemente e in modo economicamente ragionevole la
parte non colpita del fondo: ad esempio quando un azzonamento riguarda solo un
quarto della particella o un vincolo di inedificabilità colpisce solo un terzo
dell'immobile (DTF 114 Ib 112 consid. 6b e riferimenti ivi citati; RDAT II-1994
N. 63).

 

4.2. Il momento determinante per stabilire
se la fattispecie si configura alla stregua di un'espropriazione materiale è
quello in cui diviene vincolante il provvedimento che comporta la restrizione
della proprietà. La legislazione cantonale (cfr. art. 39 cpv. 1 LALPT e il previgente
art. 25 LE 1973) prevede che il piano regolatore entra in vigore con
l'approvazione del Consiglio di Stato; l'approvazione è condizione di validità
ed ha effetto costitutivo. In casu la sussistenza di un'eventuale
espropriazione materiale deve quindi essere apprezzata secondo le circostanze
di fatto e di diritto esistenti nel mese di dicembre del 1983. A quell'epoca erano
in vigore la legge federale sulla pianificazione del territorio del 22 giugno
1979 (LPT) e, a livello cantonale, il decreto esecutivo del Consiglio di Stato
sull'ordinamento provvisorio in materia di pianificazione del territorio del 29
gennaio 1980 (DEPT), la LE del 19 febbraio 1973 e la legge sulle strade del 23
marzo 1983.

 

4.3. Lo Stato sostiene che il progetto di
strada principale delle __________ non è mai stato inserito in un piano
regolatore o piano generale delle strade cantonali adottato conformemente alla
legislazione sulle strade, per cui la sua presenza nel PR di Intragna ha sempre
avuto valore soltanto indicativo e in nessun tempo ha generato una limitazione
del diritto di proprietà costitutiva di esproprio.

La legge sulle strade, nella versione
originaria entrata in vigore il 1° luglio 1983, prevedeva che una volta
pianificati nel piano direttore (art. 8) i tracciati delle strade cantonali
venissero precisati nei piani generali (art. 11), i quali erano vincolanti per
tutte le autorità e i privati (art. 16) previa approvazione da parte del Consiglio
di Stato. La vecchia LE del 1973 sanciva d'altro canto l'obbligo per i comuni
di indicare nei propri PR le vie di comunicazione (art. 16 cpv. 2 lett. c),
segnatamente quelle contemplate dal piano regolatore delle strade cantonali
(cfr. art. 18 RLE), che sino al 1° luglio 1983 - giorno dell'entrata in vigore
della LStr - costituiva lo strumento di pianificazione dell'utilizzazione delle
strade cantonali giusta la pregressa legge sulla costruzione, sulla
manutenzione e sull'uso della strade cantonali del 17 gennaio 1951.

La prevista circonvallazione stradale di Intragna
non è mai stata inglobata nel PD (solo la tratta __________ -__________ è stata
pianificata e precisata in un piano generale, cfr. rappresentazione grafica 11
del PD e scheda di coordinamento 12.19, peraltro sostituita nel 1998 dal
complesso delle schede 12.25 e relativo piano speciale concernenti il PTVL) e
non è mai stata oggetto di un piano generale ai sensi degli art. 11 ss. LStr.
L'opinione dello Stato, secondo cui il tracciato ha sempre avuto valenza puramente
indicativa e non ha inciso sullo statuto del mapp. __________, non può essere
comunque accreditata. Intanto il ricorrente tralascia volutamente di
considerare che il progetto viario non è stato semplicemente trascritto nel PR
83, ma ha condizionato in maniera decisiva tutta la pianificazione del comparto
di __________ nel quale si trova il fondo. Appare infatti evidente che in
assenza del prospettato asse stradale cantonale questa porzione di territorio
confinante a sud con la strada esistente sarebbe stata assegnata interamente
alla zona R3 e con ogni verosimiglianza non avrebbe neppure ospitato l'area di
posteggio predisposta dal comune a ridosso dell'intersezione tra la futura
cantonale e la principale per __________. Il progetto di circonvallazione ha
quindi avuto effetti importanti tanto sull'assetto pianificatorio del settore
toccato dal tracciato quanto di riflesso sulla situazione specifica della
proprietà __________, che invece di ritrovarsi completamente inserita in zona
R3 - con tutti i vantaggi derivanti da un simile collocamento - si è vista
spaccata in tre e assegnata a zone di utilizzazione diverse (R3, NV e P). Il
che ha pregiudicato l'edificabilità di tutta la sua parte meridionale. D'altra
parte, come annota con estrema pertinenza il Tribunale di espropriazione, la
tesi del Cantone è svilita dall'attitudine mutevole e a dir poco
contraddittoria assunta dal ricorrente stesso in corso di procedura. Basti solo
pensare al tentativo di espropriare 514 mq del fondo in via formale e
preventiva (vedi la precedente sentenza di questo Tribunale del 9 novembre
1998), alle reiterate trattative bonali intavolate con i proprietari in vista
dell'acquisto di quel sedime, all'idea di comperare dal comune lo spicchio di
terreno posto a N-E del mapp. __________ per poi aggregarlo a quest'ultimo al
fine di garantirgli un accesso, così come alle diverse, piccole varianti di
tracciato elaborate a partire dal 1996 per ridurre al minimo il pregiudizio
arrecato alla particella. Senza parlare del fatto che prima del 1999 lo Stato
non ha mai revocato in dubbio la sussistenza di vincoli giuridicamente
efficaci, mantenendo sino a quel momento una linea di condotta coerente sia con
l'impegno di sostenere autonomamente la causa per tutte le limitazioni istituite
a carico del mapp. __________ (compresa dunque quella derivante dall'inclusione
di ca. 168 mq del fondo in zona P), sia con la volontà manifestata
ininterrottamente di procedere al più presto alla realizzazione del nuovo
tratto di strada cantonale (l'ultimo progetto relativo al "futuro e
definitivo tracciato stradale" è stato presentato al sopralluogo del 26
luglio 1999).

Se ne deve concludere, insieme al Tribunale
di espropriazione, che i proprietari del mapp. __________ hanno certamente sofferto
delle restrizioni che potrebbero aver ingenerato espropriazione materiale.

 

4.4. Secondo i calcoli del tutto pertinenti
esposti dal primo giudice, la porzione settentrionale del mapp. __________
comprendente i 617 mq inclusi in zona R3 è edificabile autonomamente sfruttando
appieno i parametri edificatori concessi dal NAPR per quel tipo di zona. La
parte meridionale di 747 mq si avvera invece inutilizzabile a fini edificatori.
Contrariamente a quanto adduce il ricorrente, poco importa che prese
singolarmente ed in astratto alcune componenti del settore posto a sud del
prospettato asse stradale (l'area di 168 mq colpita dal vincolo P e lo spazio
di 105 mq gravato dalla servitù di passo) possano risultare inedificabili a
prescindere dal progetto stradale. La situazione va infatti valutata nel suo
insieme, confrontando le attuali possibilità di sfruttamento del fondo con
quelle che si sarebbero presentate in difetto di aggravi. Orbene, in
quest'ultima evenienza il terreno sarebbe stato completamente attribuito alla zona
R3 e la sua superficie interamente computabile in quella edificabile. Attualmente,
il settore meridionale del fondo è viceversa inedificabile, vuoi per la
presenza del tracciato stradale e del vincolo P, vuoi per la conformazione e la
grandezza dello scorporo residuo attribuito alla zona NV, che non possiede
nemmeno indici suscettibili di essere trasferiti (cfr. art. 29 NAPR).

Resta dunque da chiedersi se le restrizioni
imposte nel 1983 sono costitutive di espropriazione materiale. A mente di
questo Tribunale, il PR ha lasciato intatta la possibilità di usare in modo
economicamente ragionevole la parte settentrionale del mappale e nel complesso
non ne ha compromesso lo sfruttamento in misura tale da privare i proprietari
di una della facoltà discendenti dal loro diritto di proprietà. Li ha però
limitati nell'esercizio di detto diritto con una incidenza notevole ed
insopportabile idonea a far insorgere un'espropriazione materiale. Non solo per
l'inedificabilità che ha colpito la proprietà nella misura di circa il 55%, ma
anche per le difficoltà di edificazione che ha provocato a danno della porzione
R3 posta a settentrione, privandola della garanzia di potervi accedere tramite
lo sbocco sulla cantonale esistente a S e attualmente intavolato quale sub. b.
Per poter edificare i proprietari dovranno insomma dimostrare di disporre di un
accesso sufficiente ai sensi dei combinati art. 19 e 22 LPT.

 

 

 

                                   5.   Indennità

 

L'indennità di espropriazione materiale
corrisponde alla differenza esistente il giorno in cui è entrato in vigore il
provvedimento pianificatorio tra il valore che avrebbe avuto il fondo secondo
la sua classificazione di zona e il valore dello stesso fondo gravato dal
vincolo di inedificabilità (DTF 122 II 326 consid. 6c/bb). In altre parole, l'indennizzo
si calcola deducendo dal valore edilizio pieno del terreno il suo valore residuo,
corrispondente di norma a quello di un buon fondo agricolo.

 

5.1. Prima di affrontare questioni di mera
natura estimatoria, occorre stabilire il presumibile azzonamento della
superficie colpita da espropriazione materiale in assenza del tracciato
stradale.

Orbene, visti i criteri operativi che hanno
guidato i pianificatori nella suddivisione per zone del territorio comunale
(cfr. piano delle zone), non v'è dubbio che senza il progetto di circonvallazione
l'intero mapp. __________ in quanto situato a N dell'odierna cantonale sarebbe
stato collocato in zona R3. L'attuale strada principale avrebbe infatti
mantenuto la sua naturale funzione di linea di forza e in corrispondenza del
comparto di __________ avrebbe funto da confine tra la zona R3 e la zona NV.

 

5.2. Accertato che l'area espropriata
avrebbero dovuto essere assegnata alla zona R3, ci si può addentrare
nell'estimo del suo valore venale nel dicembre 1983.

Dottrina e giurisprudenza concordano nel
ritenere che il valore venale di un terreno venga di regola stabilito in base
al metodo statistico-comparativo (cfr. Hess-Weibel, op. cit., N. 80 ss. ad art.
19 LFespr; Moor, Droit administratif, p. 417; DTF 122 I 168, 122 II 337, 115 Ib
408). Secondo questo metodo il valore venale di un fondo viene individuato
confrontando i prezzi già soluti nella regione di cui si tratta per analoghi
terreni in libere contrattazioni.

Esperite le usuali indagini a RF, il
Tribunale di espropriazione non ha rinvenuto transazioni realizzate prima del dies
aestimandi aventi per oggetto terreni R3 di __________. Le ricerche presso i
pubblici registri hanno peraltro permesso di appurare che nel 1984 è stato
compravenduto un solo fondo incluso in zona R3, il mapp. __________ di 946 mq,
pagato fr. 195.- il mq. Nell'impossibilità di far capo a questa contrattazione
posteriore alla data determinante (cfr. in effetti DTF 122 II 344 consid. 5a)
il primo giudice ha quindi applicato il cosiddetto metodo del calcolo a ritroso
(o alla rovescia), giungendo ad attribuire alla proprietà __________ un valore
venale, nel 1983, di 197.- fr. il mq. Tale risultato resiste alle critiche del
ricorrente, atteso che il tasso di capitalizzazione del 5.80% preso in
considerazione dalla prima istanza appare tutto sommato corretto. Anche la più
recente edizione (1997) del manuale di Naegeli/Wenger "Der Liegenschaftenschätzer"
indica che negli ultimi decenni il tasso d'interesse medio praticato in
Svizzera sulle ipoteche di 1° rango è stato del 4.70% (p. 88) e che per
ottenere un tasso di capitalizzazione affidabile occorre aggiungere a quella
media almeno un punto percentuale se la destinazione dell'ipotetica costruzione
è di natura abitativa (p. 89). D'altra parte, l'esito del calcolo a ritroso
proposto dal Tribunale di espropriazione è ampiamente confortato dal prezzo
soluto nel 1984 per l'acquisto del mapp. __________, che pur non essendo
direttamente applicabile ai fini dell'estimo consente comunque di farsi un'idea
generale circa il livello del mercato dei terreni R3 nella regione di riferimento.

 

5.3. Di regola, il valore residuo di un
terreno edificabile colpito da espropriazione materiale e quindi privato della
sua componente edilizia si riduce a quello di un buon fondo agricolo. E'
risaputo che alle nostre latitudini tale valore si aggira attorno ai 30.- fr.
il mq, senza particolari differenze tra Sopra e Sottoceneri (cfr. RDAT 1990 N.
58 e 1989 N. 73, così come le indagini condotte sulle quotazioni dei terreni
agricoli in RDAT II-1994 N. 64).

In casu il valore residuo della porzione
meridionale del mapp. __________ colpita da espropriazione materiale va però
stimato tenendo presente che l'evento non ha interessato tutta quella
superficie con ugual intensità. In effetti, il tracciato stradale e il vincolo
P per il quale risponde lo Stato precludono qualsiasi edificazione su un'area
ampia 509 mq, ma non impediscono che lo spazio restante di 238 mq mantenga
valenze commerciali che nell'estimo della funzione residua non possono essere
ignorate: basti solo pensare alle possibilità di permuta o cessione con i fondi
confinanti. Sui 133 mq liberi da servitù di passo possono essere d'altronde
realizzati manufatti o impianti di ridotte dimensioni purché conformi alla
destinazione di zona (compresi posteggi e autorimesse; cfr. art. 29 e 35 NAPR).

Adottando per analogia un metodo di calcolo
escogitato anni addietro dal Tribunale di espropriazione della giurisdizione
sopracenerina (RDAT 1988 N. 73), il valore dei 238 mq liberi da vincoli può
essere apprezzato nel modo seguente:

 

-    valore massimo per i confinanti: fr. 197.-/mq (valore edilizio                pieno)

-    valore minimo per i proprietari: fr. 66.-/mq (1/3 del valore edi- lizio
pieno)

-    valore medio: fr. 131.-/mq

 

Posto che il valore residuo dei 509 mq
interessati dal tracciato della strada e dal vincolo P non può essere superiore
a fr. 30.- il mq, l'indennità complessiva di espropriazione materiale dovuta ai
proprietari ammonta dunque a

 

fr. 197.-/mq - fr. 30.-/mq x 509 mq =         fr.  
85'003.-

fr. 197.-/mq - fr. 131.-/mq x 238 mq =       fr.  
15'708.- 

TOTALE                                             
        fr. 100'711.- 

 

oltre interessi come stabilito dal primo
giudice.

 

 

                                   6.   Ferme
queste premesse il ricorso è parzialmente accolto, con la conseguente riforma
del giudizio impugnato nel senso dianzi esposto.

La regola prevista dall'art. 73 Lespr fa
stato soltanto in prima istanza, mentre in questa sede tornano applicabili,
giusta il rinvio dato dagli art. 50 cpv. 3 e 70 Lespr, gli art. 28 e 31 PAmm
(STF 9 giugno 1997 in re Sciorilli/Comune di Vira Gambarogno). La tassa di
giustizia viene dunque ripartita tra le parti in funzione del rispettivo grado
di soccombenza. Ai resistenti patrocinati da un legale vanno riconosciute
ripetibili commisurate in funzione dell'esito del gravame.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 5, 26 Cost.; 5 LPT; 9, 11, 19, 39, 50,
70, 73 Lespr; 18, 28, 31, 43 e 46 PAmm;

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto .

Di
conseguenza il dispositivo 1 della decisione 29 dicembre 2000 (no. 414/48) del
Tribunale di espropriazione della giurisdizione sopracenerina è annullato e
riformato come segue:

 

                               1.    Per l'espropriazione materiale
del mapp. __________ di __________ lo                            Stato del Canton
Ticino è condannato a versare ai proprietari                 del fondo
l'importo di fr. 100'711.- con interessi al 5% dal 27                dicembre
1993 al 31 marzo 1996, al 4,5% dal 1° aprile 1996               al 31 marzo
1997, al 4% dal 1° aprile 1997 al 31 dicembre                                    2000
e al 4,5% dal 1° gennaio 2001 in avanti.

 

 

                                   2.   La tassa
di giudizio di fr. 1'000.- è posta a carico dello Stato nella misura di fr.
750.- e per il resto a carico degli espropriati.

 

 

                                   3.   Lo Stato
verserà agli espropriati fr. 900.- a titolo di ripetibili.

	
   

   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario