# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a3f5ff1d-591f-5397-b379-67c3a54f4d79
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-04-04
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Strafkammer 04.04.2006 SB 2006 2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_004_SB-2006-2_2006-04-04.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Tribunale cantonale dei Grigioni
Dretgira chantunala dal Grischun

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 29 marzo 2006 Comunicata per iscritto il: 
SB 06 2 (non comunicata oralmente)

Sentenza
Commissione del Tribunale cantonale

Presidenza Presidente Brunner
Giudici Vital e Möhr 
attuaria ad hoc Keller

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Nell’appello penale

di X., coniugato, agente della Polizia cantonale, appellante, rappresentato dall’avv. 
lic. iur. Roberto A. Keller, Casa la Grida, 6535 Roveredo,

contro

la sentenza della Commissione del Tribunale distrettuale Moesa del 23 novembre 
2005, comunicata il 9 gennaio 2006, nella causa a carico dell’appellante

concernente sottrazione alla prova del sangue ecc.,

è risultato:

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A. X. è cresciuto a A., dove ha frequentato le scuole dell’obbligo. Dopo 
aver portato a termine un apprendistato di impiegato di commercio, nel 1984 
assolveva la scuola reclute per agenti di polizia e lavorava poi in qualità di poliziotto 
presso la Polizia stradale di C. e D.. Dal maggio 1994, è in servizio presso il Posto 
di Polizia cantonale di B., dove è vice capoposto con il grado di sergente con 
mansioni speciali. Attualmente percepisce uno stipendio mensile netto di fr. 7'100.- 
e non ha sostanza. E’ sposato con G. ed è padre di H. (1990) e di I. (1993). 
L’accusato è incensurato e non ha debiti. 

X. è ben voluto nel paese di A. e gode di buona stima. Egli ama la compagnia 
e le feste. Durante quest’ultime si lascia a volte trascinare dal consumo eccessivo 
di bevande alcoliche. Non è una persona che possa essere considerata succube 
dell’alcool, ma il classico bevitore del giorno di festa. 

B. Il 21 luglio 2005, la Procura pubblica dei Grigioni metteva X. in stato 
d’accusa - per essersi sottratto alla prova del sangue giusta l’art. 91a cpv. 1 della 
Legge sulla circolazione stradale (LCStr), per non aver osservato i doveri in casi 
d’infortunio giusta l’art. 51 cpv. 1 e 3 in unione con l’art. 92 cpv. 1 LCStr e per la 
violazione delle norme sulla circolazione stradale giusta gli art. 31 cpv. 1 e 41 cpv. 
1 LCStr nonché l’art. 30 cpv. 1 della relativa ordinanza d’applicazione (ONC) in 
unione con l’art. 90 cifra 1 LCStr - e chiedeva alla Commissione del Tribunale 
distrettuale Moesa di voler condannare l’accusato a 20 giorni di detenzione, con la 
sospensione condizionale della pena, e a fr. 1'000.—di multa, con la cancellazione 
anticipata della multa dal registro delle pene, fissando un periodo di prova di due 
anni. L’atto d’accusa si fondava sulla seguente fattispecie: 

“Sabato 30 gennaio 2005 (recte: 22 gennaio 2005), verso le ore 22.00, 
X. portava in macchina suo figlio H. a festeggiare il Carnevale a B.. 
L’accusato in seguito tornava a A.. Poco prima delle ore 24.00 X. si 
recava nuovamente a B., poiché si era messo d’accordo con suo figlio 
che sarebbe passato a prenderlo per le ore 00.30. Giunto a B. 
l’accusato si recava nei Bar “P.” e “Q.”, dove consumava una quantità 
indeterminata di birra. Verso le ore 00.30 incontrava H. e quindi di due 
salivano nell’autovettura F., targata GR ..., che era stata posteggiata 
in precedenza dall’accusato sul parcheggio del Bar “P.”, per tornare a 
casa. Senza accendere i fari della sua macchina l’accusato faceva 
dapprima marcia indietro. Facendo di nuovo marcia in avanti andava 
a urtare l’autovettura E., targata GR ..., di L., la quale era posteggiata 
parallelamente alla sua. A causa dell’urto la vettura E. veniva spinta in 
avanti ed andava a collidere contro il muro del giardino della casa O.. 
Con ciò l’accusato ha causato un danno al paraurti posteriore e anche 
a quello anteriore della E., danno che ammonta a circa fr. 2'554.--. 
Anche l’autovettura dell’accusato, a seguito dell’urto, veniva 

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danneggiata lievemente al paraurti anteriore. Dopo la collisione 
l’accusato arrestava la sua macchina, scendeva dalla stessa ed 
esaminava tutti e due i veicoli. In seguito saliva di nuovo in macchina 
e abbandonava il luogo dell’incidente, senza avvisare il danneggiato o 
la polizia. 

Arrivato a casa parcheggiava la sua macchina sul suo parcheggio. In 
seguito si recava in casa dove, a suo dire, consumava due birre 
piccole. Verso le ore 00.53 del 31 gennaio 2005 (recte: 23 gennaio 
2005) veniva contattato telefonicamente dalla polizia, la quale nel 
frattempo era stata avvisata. L’agente di polizia N. in questo contesto 
informava l’accusato che, uscendo dal parcheggio a B. , aveva urtato 
un’altra autovettura e lo sollecitava ad uscire di casa. X. non dava 
seguito a questo ordine, motivo per cui verso le ore 01.10 l’agente N. 
chiamava nuovamente a casa dell’accusato, senza però riuscire a 
parlargli. L’accusato non usciva fuori di casa neanche durante il 
prossimo quarto d’ora, pur sapendo che la polizia lo stava 
aspettando.”

C. Con sentenza del 23 novembre 2005, la Commissione del Tribunale 
distrettuale Moesa giudicava:

“1. X., 1963, A., è dichiarato colpevole di elusione di provvedimenti 
per accertare l’incapacità alla guida (sottrazione alla prova del 
sangue; art. 91a cpv. 1 LCS), inosservanza dei doveri in caso 
d’infortunio (art. 51 cpv. 1 e 3 LCS in unione all’art. 92 cpv. 1 LCS) 
e violazione delle norme sulla circolazione stradale (art. 31 cpv. 1 
LCS, 41 cpv. 1 LCS e 30 cpv. 1 ONC in unione all’art. 90 cifra 1 
LCS). 

X. è condannato a 10 (dieci) giorni di detenzione e ad una multa 
di fr. 1'000.—(mille). La pena detentiva è sospesa per un periodo 
di prova di 2 (due) anni. Lo stesso periodo di prova vale anche per 
la cancellazione anticipata della multa dal casellario giudiziale. 

2. Le spese e tasse d’istruttoria della Procura pubblica di fr. 2'111.40 
e la tassa di giustizia della Commissione del Tribunale distrettuale 
Moesa di fr. 1'300.- sono a carico del condannato e dovranno 
essere versate, unitamente alla multa di fr. 1000.- (in totale 
dunque fr. 4'411.40), alla Cassa del Tribunale distrettuale Moesa 
entro 30 giorni dalla crescita in giudicato della sentenza. 

3. (Rimedio legale).

4. (Comunicazione a:).

D. Contro questo giudizio, X. ha tempestivamente inoltrato appello alla 
Commissione del Tribunale Cantonale dei Grigioni in data 30 gennaio 2006 
chiedendo:

“A./ Formalmente

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1. In virtù dell’art. 144 cpv. 1 LPG è indetto un dibattimento orale.

B./ Materialmente 

1. L’appello è accolto e l’impugnata sentenza è parzialmente 
cassata nei dispositivi 1 e 2.

1.1 conseguenza, X., A., è prosciolto dall’accusa di 
violazione degli art. 91a cpv. 1 LCS e art. 51 cpv. 1 e 3 
LCS i.u. art. 92 cpv. 1 LCS.

1.2 Pertanto, X. viene condannato ad una multa non 
superiore a fr. 250.—per violazione degli art. 31 cpv. 1 
LCS, 41 cpv. 1 LCS e 30 cpv. 1 i.u. art. 90 cifra 1 LCS

2. Le spese giudiziarie e le ripetibili di prima istanza vanno riformate 
in virtù del nuovo verdetto di cui sub 1.

3. (Protestate spese e ripetibili in sede di appello)”

La Procura pubblica dei Grigioni e la Commissione del Tribunale distrettuale 
Moesa rinunciavano a prendere posizione sull’appello. 

E. Al dibattimento orale del 29 marzo 2006 erano presenti X. con il 
proprio patrocinatore avv. lic. iur. Roberto A. Keller, mentre il Procuratore pubblico 
rinunciava a prendervi parte. Su quanto addotto in sede di appello e nell’ambito del 
dibattimento orale si dirà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di 
merito che seguono.  

La Commissione del Tribunale cantonale considera :

1. Giusta l’art. 141 della legge sulla giustizia penale (LGP), tanto il 
condannato che il Procuratore pubblico possono appellarsi alla Commissione del 
Tribunale cantonale contro sentenze e decreti dei tribunali distrettuali e delle loro 
commissioni (cpv. 1 prima parte). L'appello va presentato entro venti giorni dalla 
comunicazione scritta della decisione alla Commissione del Tribunale cantonale in 
tre esemplari e corredato della decisione impugnata. L'appello deve essere motivato 
e si deve indicare quali vizi della decisione o procedimento giudiziario di prima 
istanza si vogliono attaccare e se si impugna tutta la sentenza o solo parti di essa. 
Nell’evenienza, l’appello presentato in data 30 gennaio 2006 soddisfa manifesta-
mente queste esigenze per cui è dato entrare nel merito dello stesso. 

2. Nell’ambito della procedura d’appello la Commissione del Tribunale 
cantonale riconsidera liberamente la sentenza dell’autorità inferiore in fatto e in di-

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ritto, pur non potendo inasprire le pene o misure decise da questa nella sentenza 
impugnata se è stato interposto appello solo a favore del condannato (art. 146 cpv. 
1 LPG). In principio comunque la pratica viene riesaminata solo nell’ottica delle cen-
sure sollevate con l’appello. 

3.a) E’ controversa in primo luogo la questione di sapere se l’appellante si 
è reso colpevole di sottrazione alla prova del sangue. Fino al 31 dicembre 2004 il 
reato di sottrazione alla prova del sangue era contemplato all’art. 91 cpv. 3 LCStr 
sotto la marginale “conducenti ebbri”. Detta normativa puniva - giusta il primo 
capoverso - con la detenzione o con la multa chiunque avesse condotto un veicolo 
a motore in stato di ebrietà, riservando la stessa pena - al terzo capoverso - a 
“chiunque intenzionalmente si oppone o si sottrae alla prova del sangue che è stata 
ordinata o che egli deve presumere che lo sia, o a un esame sanitario completivo 
oppure ne elude lo scopo”. Con la revisione della LCStr del 14 dicembre 2001, 
entrata in vigore il 1. gennaio 2005, il reato di sottrazione alla prova del sangue è 
ora contemplato all’art. 91a cpv. 1 LCStr sotto la marginale “elusione di 
provvedimenti per accertare l’incapacità alla guida”. Ai sensi di questo disposto, il 
conducente di un veicolo a motore che intenzionalmente si oppone o si sottrae a 
una prova del sangue, a un’analisi dell’alito o a un altro esame preliminare 
disciplinato dal Consiglio federale, che è stato ordinato o lo sarà verosimilmente, o 
a un esame sanitario completivo oppure elude lo scopo di tali provvedimenti, è 
punito con la detenzione o con la multa. Per quanto attiene in modo specifico 
all’opposizione o alla sottrazione alla prova del sangue, nulla è mutato con l’entrata 
in vigore della nuova normativa a livello federale, né per quanto riguarda gli elementi 
costitutivi del reato dal profilo oggettivo e soggettivo, né dal profilo della pena. In 
questo senso la giurisprudenza conosciuta sotto l’egida del diritto previgente trova 
tutt’ora applicazione. Come poi il Tribunale federale ha recentemente precisato, la 
condanna di un conducente per sottrazione alla prova del sangue non viola la 
garanzia di non essere costretto ad autoincriminarsi giusta gli art. 6 cpv. 1 CEDU, 
14 cpv. 3 lett. g Patto ONU II (DTF 131 IV 38 cons. 2 e 3). 

b) Secondo la giurisprudenza il fatto di non annunciare immediatamente 
un incidente alla polizia adempie i requisiti oggettivi del reato di sottrazione alla 
prova del sangue quando (1) il conducente aveva l’obbligo in base all’art. 51 LCStr 
di avvertire senza indugio la polizia, (2) l’avvertimento in questione era possibile e, 
(3) tenuto conto delle circostanze concrete del caso, la polizia avrebbe molto 
verosimilmente ordinato una prova del sangue al momento dell’avvertimento. Fra le 
circostanze concrete da esaminare figurano, da un lato, l’incidente in quanto tale 

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(genere, gravità, dinamica) e, dall’altro, lo stato ed il comportamento del conducente 
prima e dopo l’incidente fino al momento entro il quale avrebbe potuto avvertire la 
polizia. Per valutare se il conducente sarebbe stato sottoposto alla prova del sangue 
o a un esame sanitario completivo occorre apprezzare l’insieme delle circostanze 
suscettibili di indurre un agente di polizia coscienzioso a sospettare un caso di 
ebrietà. Indizi in tal senso possono risultare dalle circostanze del sinistro. Più esse 
appaiono insolite, più vi è motivo per sospettare uno stato di inidoneità alla guida. 
Sul piano soggettivo è sufficiente il dolo eventuale, che è da considerarsi dato 
quando il conducente conosceva i fatti da cui scaturiva l’obbligo di avvertire la polizia 
nonché l’alta verosimiglianza dell’ordine di prova del sangue. Richiesto è altresì che 
l’omissione dell’avvertimento prescritto in base all’art. 51 LCStr non possa 
ragionevolmente spiegarsi se non con il fatto che il conducente abbia preso in 
considerazione una sottrazione alla prova del sangue (DTF 131 IV 39 cons. 2.2.1, 
126 IV 55 cons. 2a, sentenze del Tribunale federale 6S.346/2003 del 27 novembre 
2003 e 6S.58/2004 del 22 dicembre 2004), la cui prima tappa è in pratica l’analisi 
dell’alito mediante etilometro (sentenze del Tribunale federale 6P.126/2003 e 
6S.346/2003 del 27 novembre 2003). 

c) Prima di entrare in materia sulla questione principale occorre 
preliminarmente distinguere due momenti della dinamica fattuale. Il primo riguarda 
il danneggiamento e il successivo allontanamento dal luogo dell’incidente e il 
secondo la scena che si è verificata in seguito al domicilio dell’appellante. 
Relativamente all’imputazione di sottrazione alla prova del sangue, questa 
fattispecie verrebbe a realizzarsi già con l’allontanamento definitivo dal luogo 
dell’incidente, essendo questo l’ultimo momento entro il quale il conducente avrebbe 
potuto avvertire la polizia. Poiché la condanna pronunciata non concerne delle 
reiterate violazioni di tale disposto e neppure l’inosservanza di un’ingiunzione della 
polizia, la qualifica penale dell’atteggiamento assunto dal conducente al proprio 
domicilio - dopo essersi allontanato dal luogo della collisione - potrebbe rivelarsi 
obsoleta, qualora gli elementi costitutivi del reato di cui all’art. 91a cpv. 1 LCStr 
dovessero già essere soddisfatti con il suo definitivo allontanamento dai luoghi 
dell’avvenimento. A questo punto verrebbero necessariamente anche a cadere tutte 
le, in parte magari anche motivate, censure sollevante con l’appello in merito alla 
mancata deposizione dell’agente di polizia che avrebbe telefonato all’appellante e 
all’assenza di una valida ingiunzione da parte della polizia.

d) Ai sensi dell’art. 51 LCStr, in caso d’infortunio, nel quale hanno parte 
veicoli a motore o velocipedi, tutte le persone coinvolte devono fermarsi subito. Esse 

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devono provvedere, per quanto possibile, alla sicurezza della circolazione (cpv. 1). 
Se vi sono soltanto danni materiali, il loro autore deve avvisare immediatamente il 
danneggiato indicando il nome e l’indirizzo. Se ciò è impossibile, deve avvertire 
senza indugio la polizia (cpv. 3). Scopo di questo disposto è quello di proteggere le 
vittime di un infortunio e di stabilirne i responsabili (DTF 126 IV 56 cons. 2a). Giusta 
il primo capoverso, il conducente del veicolo a motore è tenuto a fermarsi 
immediatamente, ossia il più presto possibile secondo le circostanze e senza che 
con ciò venga messa in pericolo la sicurezza della circolazione. Fermarsi è il primo 
presupposto in vista degli ulteriori obblighi che possono imporsi in caso d’infortunio. 
Il dovere di fermarsi non sussiste solo quando l’avverarsi di un infortunio è chiaro e 
palese, ma anche quando vi è la possibilità di essere incorsi in infortunio. Nei casi 
dubbi, il dovere di fermarsi può servire a constatare se vi sono dei feriti o dei danni 
materiali ovvero se si è incorsi in un infortunio. Solo dopo che gli interessati si sono 
fermati ed hanno esaminata la situazione è possibile stabilire quali possano essere 
i loro eventuali ulteriori doveri (René Schaffhauser, Grundriss des schweizerischen 
Strassenverkehrsrechts, Tomo 1, Berna 2002, marginale 987). Nel caso che ci 
occupa, contrariamente a quanto ritenuto dal Giudice di prime cure, non può essere 
imputata all’appellante una violazione del primo capoverso di questo disposto. 
Infatti, come non viene più contestato, il conducente si era debitamente fermato 
dopo aver urtato l’altra vettura, era sceso dal proprio veicolo e aveva preso visione 
della situazione, senza che si rendessero necessari dei provvedimenti per garantire 
la sicurezza della circolazione. Non è in queste condizioni ammesso imputare al 
conducente un comportamento contrario al primo capoverso di questo disposto. In 
questo senso l’appello è motivato e l’appellante va prosciolto dall’accusa di 
violazione dell’art. 51 cpv. 1 LCStr. 

4.a) Relativamente al primo elemento costituivo dell’infrazione di cui all’art. 
91a cpv. 1 LCStr in merito all’obbligo di avvertimento giusta l’art. 51 cpv. 3 LCStr, 
l’appellante insiste nel sostenere di non essersi reso conto di aver provocato un 
danno materiale all’altra autovettura. A questo proposito l’interessato ha fornito più 
versioni dell’accaduto. Qui di seguito la versione dei fatti data in occasione del primo 
interrogatorio, avvenuto il 23 gennaio 2005 alle ore 10:10:

“Sabato, 22.01.2005 verso le ore 2200 alla guida della mia autovettura 
GR ... ho portato mio figlio a B. dove vi erano i festeggiamenti di 
carnevale. Dopo essermi accordato con lo stesso che lo riprendevo 
poi verso le ore 0030 del 23.01.2005 rientravo al mio domicilio. Verso 
le 0015 mi sono rimesso alla guida della mia vettura raggiungendo 
nuovamente B.. Posteggiavo il veicolo sul posteggio pubblico 
antistante il bar Q.. Rintracciato mio figlio mi rimettevo alla guida della 

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vettura onde rientrare al mio domicilio di A.. Preciso che sulla strada 
cantonale e posteggio vi erano diverse persone oltre ad un complesso 
di gugen. Io ho eseguito la manovra di svoltare la mia auto sul 
posteggio in parola senza accorgermi di aver urtato qualcosa.

Noi siamo stati chiamati il 23.01.2005 alle ore 0033 da L. siccome un 
automobilista aveva danneggiato la sua vettura. Lo stesso ci indicava 
che la persona protagonista del fatto eravate voi? 

Corrisponde che io ho eseguito manovra con la mia autovettura sul 
posteggio antistante il bar Q. a B.. Preciso comunque che non mi sono 
assolutamente accorto di aver urtato un veicolo posteggiato. 
Comunque sulla piazza e strada cantonale vi era un trambusto di 
persone e il forte rumore procurato dai musicisti della gugen. 

La vostra vettura presenta dei danni?

Sul paraurti anteriore sinistro vi è una graffiatura che comunque non 
posso precisare quando questo sia avvenuto.

Il danno che presenta il vostro paraurti sulla parte anteriore sinistra 
può essere stato causato in conseguenza all’urto contro la vettura di 
L. ...?

Può essere. Comunque come già precisato non mi sono 
assolutamente accorto di aver urtato qualcosa sul posteggio di B.. Se 
avessi constatato di aver urtato qualcosa, sicuramente mi sarei 
fermato ad avvisare il proprietario della vettura.

Durante la giornata e la sera del 22.01.2005 e 23.01.2005 avete 
consumato delle bevande alcoliche?

No, non ho fatto consumo di nessuna bevanda alcolica. 

Con il vostro comportamento avete cercato di sottrarvi alla prova del 
sangue?

Assolutamente no. Non mi sono fermato non essendomi accorto del 
fatto. 

Ha ancora qualcosa da aggiungere?

Non ho altro da aggiungere, unicamente che se il Righini conferma 
che il danno è stato effettuato da parte mia, riconosco lo stesso e mi 
assumo la responsabilità. “

Alle ore 14:45 dello stesso giorno, X. prendeva posizione sul 
precedente interrogatorio precisando quanto segue:

“Corrisponde che sabato, 22.1.2005 verso le ore 22:00 ho raggiunto 
B. alla guida della mia vettura GR ... onde portare mio figlio. Facevo 
ritorno al mio domicilio, siccome dovevo attendere fino verso le 2400 
per ritornare a prendere mio figlio. Infatti il 23.01.2005 alle 0000 ho 
raggiunto nuovamente B. con la mia vettura. In attesa di aspettare mio 
figlio mi recavo nel ritrovo pubblico bar Q. dove ho consumato 2 birre 
piccole. In tale occasione vi era molta gente che non sono in grado se 

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questi hanno notato ciò che io ho consumato. Alle ore 00:30 sono 
uscito dal locale pubblico e mi sono messo alla guida della mia vettura 
per far rientro a casa con mio figlio. Durante la manovra per ripartire 
con la mia vettura ho urtato la macchina posteggiata al mio fianco. Ho 
annotato la targa del veicolo GR ... intenzionato a informare il 
detentore il giorno seguente. Ho raggiunto il mio domicilio e questa 
mattina ero intenzionato a cercare il detentore. Sono stato anticipato 
dei miei colleghi che mi hanno citato al PP per lo schiarimento del fatto. 

…

Per quale motivo non avete cercato immediatamente il detentore della 
vettura che avevate danneggiato?

Visto che non sapevo chi era il detentore e sulla strada e posteggio vi 
era molta gente, ho pensato che avrei avuto difficoltà nel rintracciare 
il detentore e che avrei avuto più facilità durante la giornata. 

Sapevate che dopo aver causato un danno dovevate immediatamente 
avvisare il danneggiato o la polizia?

Si lo sapevo.”

Il 10 febbraio 2005, il Giudice istruttore lic. iur. C. Riedi procedeva ad un 
ulteriore interrogatorio e l’interessato dava la seguente versione dei fatti occorsi la 
notte in oggetto:

“Dopo cena ho avuto una discussione con mia moglie, perché mio 
figlio di 14 anni e mezzo voleva andare al Carnevale a B.. Dopo una 
lunga discussione ho deciso di portarlo io a B.. Dopo le ore 22.00 ho 
portato mio figlio con la macchina a B.. Mentre mio figlio restava a B., 
io sono tornato a casa con la macchina, dopo che mi ero messo 
d’accordo col figlio che sarei andato a prenderlo a B. verso le ore 
00.30. Rientrato a casa, mia moglie continuava a parlare con me e a 
darmi delle colpe, perché avevo portato il figlio a B.. Un po’ prima di 
mezzanotte ho preso la macchina e sono andato a B. per prendere 
mio figlio, cioè un po’ prima di quanto mi ero messo d’accordo con lui. 

Fino ad ora non avevo bevuto dell’alcol. A B. sono andato nei bar P. e 
Q. per guardare se c’era mio figlio. Lui non c’era. Io poi l’ho aspettato 
e nei bar ho consumato della birra. Questa birra mi era stata offerta. 
Non sono più in grado di dire quanta birra ho bevuto in questi bar, 
perché c’era il Carnevale e così può succedere che si beve un po’ di 
birra e poi te ne portano un’altra. Non è così che si finisce la birra, ma 
può anche darsi che si prende solo un sorso o due. Alle 00.30, come 
d’accordo con mio figlio, ci siamo incontrati al bar P.. Io ho poi deciso 
di andare a casa. Così abbiamo lasciato il bar. 

Lei non sa quanta birra ha consumato in quella mezz’ora, in cui si 
trovava in quei bar di B.?

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No, non sono in grado di dirlo. Non posso neanche indicare una 
quantità approssimativa. La birra era servita in bicchieri di plastica e 
non in bottiglie.

Nell’interrogatorio del 23.01.2005/ore 14.45, Lei disse di aver 
consumato due birre piccole, e cioè nel Bar Q.?

Come già detto all’inizio, queste deposizioni dinanzi la polizia non 
possono essere valutate corrette. Io ho consumato della birra nel Bar 
Q. e nel Bar P.. Che in totale siano state due birre piccole, può darsi, 
ma non lo posso confermare. Poteva essere anche di meno, perché 
la birra veniva servita in bicchieri ed era difficile sapere quanto si stava 
bevendo. 

Quando ha lasciato il Bar P., come si sentiva?

Sapevo di avere bevuto della birra. Ubriaco non mi sentivo per niente 
e nemmeno sotto influsso di bevande alcoliche.

Lei quanto pesa?

77 kg.

Lasciato il bar, cosa è successo?

Sono salito in macchina e ho lasciato il parcheggio facendo 
retromarcia. Quando poi sono andato in avanti, ho sentito un “tuc”. 
Assieme a mio figlio sono sceso dalla macchina ed abbiamo guardato 
cos’era successo. Sia alla mia macchina, né all’altra macchina non ho 
visto nessun danno. Nemmeno mio figlio aveva visto un danno. Sul 
posto c’era anche altra gente, però nessuno ha detto niente. Poi ho 
guidato la mia macchina verso nord, per poi girare alla fermata della 
posta e prendere la direzione sud per andare a casa. Così sono 
passato ancora una volta al Bar P.. 

….

Lei, quando aveva bevuto queste due birre a casa, non ha pensato al 
“tuc”che ha avuto con l’altra macchina davanti al Bar P.?

Io ero convinto che non avevo fatto nessun danno. Come già detto, io 
assieme a mio figlio non abbiamo visto che l’altra macchina era 
danneggiata. Dunque, quando a casa ha bevuto la birra, non ho 
pensato che io prima avessi fatto un danno ad un’altra macchina e che 
la polizia mi cercasse per poter farmi un prelievo del sangue. 

Le do atto della documentazione fotografica, soprattutto delle foto 4, 5 
e 6 dalle quali si vede, che oltre la Sua macchina, c’era un danno 
anche alla E. di L.. 

Guardando queste foto, si può dire che la E. ha subito un danno, però 
nella notte dell’accaduto io non ho visto nessun danno. 

Non è così che lei quanto ha sentito il “tuc”, è sceso e ha poi visto il 
danno alla macchina di L. e sapendo che aveva bevuto della birra, 
voleva fuggire dal luogo dell’incidente?

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Sicuramente no. Come già detto, nemmeno mio figlio ha visto il danno. 

Lei sapeva, che se si fa un danno ad un'altra macchina, si deve 
avvisare immediatamente il proprietario o la polizia?

Si. Però io ero convinto di non aver fatto alcun danno. 

Lei però nell’interrogatorio di polizia ha detto che voleva informare il 
detentore della E. il giorno dopo. Questo però sarebbe stato solo 
necessario, se ci fosse stato un danno. 

Questo l’ho detto il giorno dopo il fatto, quando mi era stato detto che 
avevo fatto un danno. Quando era successo questo “tuc”, ero ancora 
convinto che un danno non l’avevo commesso. Giusto è che la notte 
dell’incidente avevo notato la targa della E., però già a casa mi ero 
dimenticato del numero. “

M. che aveva assistito alla scena, sentito presso il posto di polizia il 23 
gennaio 2005 alle ore 17:11, così riassumeva l’accaduto:

“Domenica, 23.01.2005 verso le ore 00:30 uscivo dal Bar Q. a B., che 
da direttamente sulla strada cantonale e dove dirimpetto vi sono i 
posteggi comunali dove si trovavano delle vetture posteggiate. Notavo 
una vettura F. che stava eseguendo manovre, onde dirigersi verso 
nord. Constavo che la vettura in movimento non aveva le luci accese, 
movendosi come al rallentatore. La vettura F. nella manovra di 
partenza con la parte anteriore sinistra, paraurti urtava praticamente il 
centro del paraurti della vettura E. posteggiata danneggiandolo. Il 
conducente della che ho conosciuto nella persona di X. dopo la 
collisione ha arrestato la vettura, è sceso dalla stessa si è portato 
antistante la sua vettura controllando se presentava dei danni e nello 
stesso tempo rivolgeva lo sguardo alla E.. Risaliva sulla vettura 
ripartendo in direzione nord dopo aver acceso le luci. Pochi istanti 
dopo notavo la stessa vettura che circolava da nord in direzione sud, 
A.. Al momento dei fatti sulla strada e piazza vi erano diverse persone. 

Durante la sera del 22.01.2005 e il 23.01.2005 fino verso le ore 00:30 
avete notato X. nei ritrovi pubblici di B.?

Si effettivamente ho notato lo stesso nel Bar Q.. 

Avete visto se lo stesso consumava bevande alcoliche e in che 
quantitativo?

Quanto io ho notato lo stesso stava bevendo una birra. Non posso dire 
se ne abbia bevuto delle altre. 

Dove vi trovavate quando il X. è salito sulla sua vettura F. … ?

Stavo uscendo dal locale Bar Q., il X.si trovava già al volante della sua 
automobile. 

Cosa avete visto e come si è comportato il conducente X. dopo aver 
urtato la vettura posteggiata, E ... di L.?

12

Come già spiegato ho notato come il conducente X.alla guida della 
vettura F. ha urtato la vettura E. posteggiata, si fermò guardò cosa era 
successo e senza dire nulla risaliva sulla sua vettura abbandonando il 
luogo. Non ho notato se lo stesso abbia o meno annotato il numero di 
targa del veicolo che aveva danneggiato. 

Dopo l’accaduto voi cosa avete fatto, chi avete informato?

Io dopo il fatto ho lasciato il posto senza dire nulla a nessuno. Non so 
chi abbia informato il detentore della E., L.. 

Il conducente X.come si è comportato, dava sintomi di ubriachezza?

Non sono in grado di dare un giudizio su questa domanda. 

Ha ancora qualcosa da aggiungere?

Preciso che sul posto vi erano diverse persone e sicuramente il 
conducente X. dopo aver causato il danno poteva interessarsi di chi 
era la macchina danneggiata prima di abbandonare il posto.” 

In relazione al danno provocato alla E. dall’appellante lasciando il parcheggio 
è poi stato sentito anche il figlio dello stesso. Nella propria deposizione del 17 giugno 
2005 H. attestava:

“Papà ha acceso la macchina. Poi abbiamo sentito un piccolo “tac”. 
Non posso dire se questo “tac” è avvenuto quando papà stava facendo 
retromarcia o se stava andando avanti. Ad ogni modo mio padre e 
anche io siamo scesi dalla macchina. Io mi ero avvicinato alla 
macchina che era parcheggiata sul parcheggio. La macchina era 
del…. . Io sono andato vicino a quella macchina e mi sono anche 
chinato un po’ per vedere se quella macchina aveva un danno. Mi 
sono avvicinato forse a ca. 30-40 cm. Io non ho visto nessun danno. 
Io ho guardato solo la parte posteriore della macchina. Questo perché 
non avevo nessun motivo per guardare anche se c’era forse un danno 
sulla parte anteriore della macchina. 

Dunque tu non hai visto danno a quella macchina … ?

Si, questo è giusto.

E tuo papà, anche lui ha guardato se c’era un danno?

Si, anche lui era sceso dalla macchina dopo il “tac” e si era avvicinato 
all’altra vettura. Dato che io ero più vicino a questa macchina, mio 
padre mi ha anche chiesto se io avevo visto un danno. Io risposi di no. 

Ti ricordi se tu o tuo papà avevate notato la targa di quella macchina?

Non mi ricordo. 

Tu hai parlato di un “piccolo tac”. Mi puoi spiegare un po’ più preciso 
questo “tac”?

Io ho notato solo un piccolo “tac”. La collisione non era forte. Poi in 
piazza c’era tanto rumore. 

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Ti ricordi se tu o tuo padre avevate guardato se c’era un danno anche 
alla vostra macchina?

Si, sia mio padre che anche io abbiamo guardato anche la nostra 
macchina. Non abbiamo visto un danno. …….”

b) Relativamente alla dinamica del danneggiamento dell’altra vettura gli 
atti contengono, come visto, le tre (parzialmente divergenti fra loro) versioni dei fatti, 
fornite dal protagonista motorizzato come pure le deposizioni di altri testi nonché la 
documentazione fotografica della vettura danneggiata. Orbene, stando a quanto 
precede, ed in assenza dunque di una prova apodittica, la presente fattispecie deve 
giocoforza essere attentamente valutata e vagliata, sia riguardo ai fatti che alla 
valutazione delle prove, alla luce dell’ampio potere di apprezzamento di cui 
beneficia il Giudice. Il principio "in dubio pro reo” è il corollario della presunzione 
d'innocenza garantita agli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 cpv. 2 CEDU e 14 cpv. 2 Patto ONU 
II e concerne sia la ripartizione dell'onere della prova che la valutazione delle prove 
in quanto tali. Tali disposizioni costituzionali e convenzionali garantiscono diritti 
fondamentali analoghi (DTF 127 I 38 cons. 2b e 123 I 221 cons. II/3f/aa). Riferito 
all'onere probatorio, il principio "in dubio pro reo” significa che spetta alla pubblica 
accusa provare la colpevolezza dell'imputato e non invece a quest'ultimo dimostrare 
la propria innocenza. Nell’ambito della valutazione delle prove il principio afferma 
che il Giudice penale non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti 
sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale 
probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati in quel modo. La massima 
non impone però che l'amministrazione delle prove conduca a una certezza 
assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché 
sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: il principio è 
disatteso quando il Giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale 
e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza 
dell'imputato (DTF 127 I 38 cons. 2a e rinvii, 124 IV 86 cons. 2a e 120 Ia 31 cons. 
2c). In presenza di mezzi di prova divergenti, il principio del libero apprezzamento 
di questi non consente una loro classificazione aprioristica. In principio le 
deposizioni dei testi, degli esperti e dell’attore stesso hanno pieno valore probatorio 
ed anche se l’imputato è parte al procedimento, le sue deposizioni hanno valore di 
prova. Anche la ritrattazione di precedenti deposizioni non permette di concludere 
alla loro inattendibilità. In quest’ottica vanno invece tenute in considerazione tutte le 
circostanze della ritrattazione. In seguito, la presa in considerazione di tali elementi 
può permettere di concludere al diminuito valore probatorio o all’assenza di 

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qualsiasi valore probatorio delle precedenti deposizioni (SJZ 96 2000 pag. 40 e STC 
SB 02 8 e riferimenti). 

c) Partendo dall’iniziale versione dei fatti fornita, l’appellante si sarebbe 
recato a riprendere il figlio senza fare alcun consumo di bevande alcoliche, senza 
essersi accorto di aver urtato qualcosa uscendo dal posteggio e senza essere sceso 
dalla vettura. Come risulta invece dalle successive testimonianze, in particolare da 
quella rilasciata dal testimone oculare, l’accusato era stato visto bere birra e dopo 
l’urto era sceso dalla vettura a controllare. In questo contesto è dato concludere che 
le prime deposizioni fatte non corrispondano manifestamente alla verità, essendo 
state in seguito sconfessate non solo dall’interessato, ma anche dal testimone 
oculare e in parte anche dal figlio. Nell’ambito del secondo interrogatorio, il 
conducente ammetteva di aver bevuto due birre, di aver sentito l’urto, di essere 
sceso dalla vettura e di aver notato il numero di targa dell’altra vettura coinvolta, 
nell’intenzione di avvertire il giorno dopo il detentore del veicolo. Successivamente, 
tale versione veniva nuovamente cambiata e il conducente ricordava di essersi 
recato in più locali, di aver bevuto birra da bicchieri di plastica e di non poter pertanto 
quantificare più esattamente il consumo, di aver sentito un “tuc” uscendo dal 
parcheggio, di non aver visto un danno, di essere rientrato a casa e di aver 
nuovamente consumato birra e infine di aver dimenticato il numero di targa in 
parola. A motivo di questa ulteriore ritrattazione della precedente deposizione, 
l’interessato adduceva: “Per questo caso sono già stato interrogato dalla polizia e 
cioè due volte il 23 gennaio 2005 in due verbali diversi. Al momento di questi 
interrogatori avevo paura per il mio posto di lavoro. Mentre io pensavo che il danno 
era una bagattella, mi è stato detto che non era così facile. Si è interessato anche il 
Comando di polizia e l’ufficiale di picchetto. Io ho pensato alla mia famiglia e al mio 
posto di lavoro, pensando in prima linea a quello. Non ho badato al 100% a quello 
di cui era stato parlato e poi scritto in questi interrogatori. Perciò non posso fare 
riferimento alle mie deposizioni, per quanto io non ricordi neanche più ciò che avevo 
detto.” (interrogatorio del 10 febbraio 2005 da parte del Giudice istruttore).

d) Le affermazioni addotte onde sminuire l’attendibilità delle deposizioni 
fatte nell’ambito del secondo interrogatorio non sono convincenti. In primo luogo, 
l’appellante vanta 22 anni di servizio in qualità di agente di polizia, per cui che abbia 
potuto essere senz’altro intimorito dai colleghi è perlomeno dubbio. Del resto, il 
verbale del secondo interrogatorio debitamente sottoscritto dall’appellante 
precisava che “si presenta spontaneamente al PP di B. per rettificare la precedente 
dichiarazione”. Inoltre, se effettivamente la seconda deposizione fatta fosse stata la 

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conseguenza di una qualsivoglia pressione (paura della perdita del posto di lavoro), 
è comunque inspiegabile il fatto che l’interessato abbia semplicemente aspettato di 
essere interrogato da parte del Giudice istruttore due settimane e mezzo più tardi 
per correggere le proprie precedenti deposizioni e sostenere di non essersi reso 
conto di aver provocato un danno. E’ vero che questa affermazione viene suffragata 
dalla testimonianza del figlio, stando alla quale il danno non sarebbe stato visto 
neppure dallo stesso. Senza volere mettere in dubbio l’attendibilità della 
deposizione fatta dal figlio dell’appellante, decisiva in questa sede è unicamente la 
questione di sapere se il conducente abbia visto il danno e non se anche suo figlio 
lo abbia visto o meno. Come si evince dalla documentazione fotografica agli atti, la 
collisione ha provocato un’ammaccatura del paraurti posteriore dell’altra vettura 
coinvolta e non un semplice graffio. Sulle fotografie è chiaramente ravvisabile la 
rientranza prodottasi con l’urto a metà circa del paraurti. La vettura guidata 
dall’appellante presentava invece dei graffi in prossimità della parte anteriore 
sinistra. Per bagatellizzare l’accaduto, l’autore dell’urto comprova che la fattura di 
fr. 2'554.- presentata per la riparazione dell’E. non riguarda solo il danno alla parte 
posteriore del veicolo, ma anche il danno prodottosi sulla parte anteriore, al 
momento dell’urto con il cancello antistante la macchina. Pur non trattandosi di un 
danno materiale ingente, è indubbio che il costo della riparazione per la parte 
posteriore del veicolo di oltre un migliaio di franchi non è come tale proprio a 
dimostrare come il danno prodotto possa essere passato inosservato. L’appellante 
insiste poi sulle scarse condizioni di visibilità vigenti al momento del controllo 
effettuato, non avendo egli azionato ancora le luci ed essendo pertanto la piazza 
poco illuminata e la posizione dei veicoli alquanto ravvicinata. Non è contestato che 
il conducente, procedendo alla manovra per uscire dal posteggio, non abbia 
azionato le luci e che quindi non regnassero delle condizioni di visibilità ottimali. Già 
il fatto però di iniziare una manovra d’uscita da un posteggio su di una piazza dove 
erano parcheggiate altre automobili e dove regnava una grande confusione di gente 
e rumore senza accendere le luci, lascia supporre che le condizioni di visibilità non 
potevano essere tanto ridotte da non poter distinguere abbastanza chiaramente le 
cose, tanto più se a distanza ravvicinata. Le condizioni di visibilità non avevano del 
resto impedito al giovane testimone oculare di notarsi esattamente la dinamica 
dell’accaduto e le persone coinvolte (interrogatori di M. del 23 gennaio 2005 e del 
16 marzo 2005). Dalla deposizione fatta dal teste, questi si è in seguito avvicinato 
alla vettura per appurare i danni riportati, che comunque ha potuto vedere senza 
doversi neppure piegare sull’ammaccatura. Inoltre, il testimone aveva chiaramente 
potuto riconoscere (pur restando sull’uscio del locale pubblico) il conducente già 
quando questi stava ancora al volante della propria vettura e l’autore della collisione 

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si era notato senza difficoltà il numero di targa dell’altra vettura coinvolta. Questi 
elementi non permettono di considerare talmente scarse le condizioni di visibilità da 
non permettere di riconoscere un’ammaccatura al paraurti di un’automobile che è 
stata consapevolmente urtata. Se però per l’autore della collisione non fosse subito 
apparsa ben chiara la necessità di avvisare il detentore dell’altro veicolo per il danno 
provocato, resta in queste condizioni inspiegabile il motivo per cui l’interessato si 
sarebbe annotato il numero di targa della vettura coinvolta nella collisione. Sia in 
occasione del secondo che del terzo interrogatorio, l’appellante conferma di essersi 
annotato il numero di targa dell’altra vettura. Che questa annotazione possa essere 
ricondotta ad una semplice “deviazione professionale” per un agente di polizia non 
convince. A questo Giudice appare molto più verosimile la versione fornita 
dall’interessato stesso: “Ho annotato la targa del veicolo GR ... intenzionato a 
informare il detentore il giorno seguente” (verbale d’interrogatorio no. 3 del 23 
gennaio 2005). Cosa che poi è del resto puntualmente avvenuta, come confermato 
dal detentore della vettura danneggiata in occasione della deposizione fatta il 23 
gennaio 2005: “L’autore del danno mi ha telefonato questa mattina, 23.01.2005 
verso le ore 1045 annunciando che mi aveva urtato la vettura danneggiandola”. In 
queste condizioni, è per questo Giudice assodato con la sufficiente convinzione che 
l’appellante abbia visto il danno provocato, ma che non abbia avvertito 
immediatamente né il detentore né la polizia, malgrado ciò fosse incontestabilmente 
fattibile e pur sapendo che questo fosse suo preciso compito. Essendoci, infatti, 
numerose persone sulla piazza, al conducente sarebbe bastato chiedere ai presenti 
di chi fosse la vettura danneggiata per poi poter avvertire il proprietario o informare 
dell’accaduto i propri colleghi in servizio presso il vicino posto di polizia, qualora il 
detentore del veicolo fosse stato irrintracciabile. Con la notifica del danneggiamento 
solo il giorno successivo, l’autore si è reso colpevole di una violazione dell’art. 51 
cpv. 3 LCStr (120 IV 76 cons. 3, 91 IV 24 cons. 2, PTC 1981 98 e 1973 80 nonché 
sentenza del Tribunale federale 6S.281/2004 del 10 febbraio 2005). Ne consegue 
che l’imputazione di violazione dell’art. 51 cpv. 3 LCStr in concomitanza con l’art. 
92 cpv. 1 LCStr, il quale punisce l’inosservanza dei doveri in caso d’infortunio con 
l’arresto o con la multa, merita piena conferma. 

e) Resta da stabilire se tenuto conto delle circostanze concrete del caso, 
la polizia avrebbe molto verosimilmente ordinato una prova del sangue al momento 
dell’avvenimento e se il conducente abbia preso in considerazione una sottrazione 
alla prova del sangue. In principio, vi è grande probabilità che venga ordinata una 
prova del sangue se il conducente accumula le infrazioni alla LCStr, se l’infrazione 
commessa è palese o inspiegabile o se è avvenuto in grave incidente (DTF 109 IV 

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141 cons. 3a). L’evento si è verificato nell’ambito dei festeggiamenti del carnevale, 
una ricorrenza notoriamente caratterizzata anche da consumi etilici non indifferenti 
e durante la quale vengono un po’ ovunque operati proprio per questo motivo 
maggiori controlli di polizia. In occasione del carnevale, anche l’ora tarda, dopo la 
mezzanotte, è certamente un indizio più proprio a suscitare dubbi sull’eventuale 
consumo di alcool che non a fugarli. L’automobilista aveva frequentato 
immediatamente prima della collisione i due bar antistanti il posteggio, come 
avrebbero potuto confermare anche le persone presenti sulla piazza, ed aveva 
consumato della birra, fatto che il suo alito era reputato tradire. Lasciando il 
posteggio non aveva poi acceso le luci della propria vettura, malgrado vi fossero 
altre persone, gruppi di suonatori ed altre vetture sulla piazza, ed era andato ad 
urtare il centro del paraurti dell’auto parcheggiata a fianco. Questa serie di 
circostanze rende altamente verosimile l’esplicazione di ulteriori controlli ed 
accertamenti onde determinare l’idoneità alla guida del conducente da parte della 
polizia. E’ vero che il danno occasionato non poteva essere considerato ingente, il 
danneggiamento del veicolo è però solo uno di una serie di indizi che lasciano 
concretamente apparire come molto probabile l’esplicazione di ulteriori 
accertamenti da parte delle forze dell’ordine. Conoscendo il collega di lavoro e 
sapendo - come confermato dall’interessato stesso davanti al Giudice istruttore: “Se 
c’è festa, bevo dell’alcol e talvolta anche troppo” (interrogatorio del 10 febbraio 
2005) - che alle feste questi non disdegnava il consumo di bevande alcoliche, è 
alquanto verosimile per non dire certo che un controllo tramite etilometro sarebbe 
stato effettuato. Anche la constatazione che il giorno seguente non sarebbe stato 
ordinato alcun prelievo è ininfluente. A dieci ore dall’eventuale consumo etilico, non 
avrebbe in effetti avuto verosimilmente più alcun senso ordinare accertamenti per 
accertare l’esistenza o l’assenza dell’idoneità alla guida. 

f) Dal profilo soggettivo, l’appellante deve infine aver preso in 
considerazione una sottrazione alla prova del sangue (DTF 131 IV 39 cons. 2.2.1 e 
riferimenti). Anche questa condizione è nell’evenienza soddisfatta, visto che il 
conducente, forte della propria pluriennale esperienza professionale nell’ambito 
della Polizia stradale, era indubbiamente consapevole della procedura nella quale 
sarebbe incorso nelle concrete circostanze. L’omissione dell’avvertimento della 
polizia non può pertanto ragionevolmente spiegarsi se non con il fatto che 
l’appellante ha preso in considerazione una sottrazione alla prova del sangue. In 
queste condizioni forza è di constatare che il conducente si è reso colpevole di una 
violazione dell’art. 91a cpv. 1 LCStr come stabilito dall’istanza precedente. 

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5. a) Fondamentale per la commisurazione della pena è la gravità della 
colpa. L'art. 63 CP stabilisce esplicitamente, del resto, che il Giudice commisura la 
pena alla colpa del reo tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e 
delle condizioni personali di lui. Per valutare la gravità della colpa entrano in 
considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, 
il movente, l'intensità del proposito (determinazione) o la gravità della negligenza, il 
risultato ottenuto, l'eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, 
l'entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione 
dell'illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o 
psicologiche, il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, 
volontà di emendamento). Inoltre occorre considerare la situazione familiare e 
professionale dell'autore, l'educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, 
l'integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 
129 IV 6 cons. 6.1, 124 IV 47 cons. 2d, 117 IV 113 cons. 1 e 116 IV 289 cons. 2a). 
Esigenze di prevenzione generale, per converso, hanno solo un ruolo di secondo 
ordine (DTF 118 IV 350 cons. 2g). Il principio della parità di trattamento, da parte 
sua, assume un rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene 
determinate di per sé in modo conforme all'art. 63 CP diano luogo a un'obiettiva 
disuguaglianza; il confronto tra casi concreti suole invece essere infruttuoso, ogni 
fattispecie dovendo essere giudicata in base alle sue individualità soggettive e 
oggettive (DTF 123 IV 152 cons. 2a e 116 IV 293 cons. 2). L’art. 64 CP prevede poi 
una serie di ipotesi in applicazione delle quali il Giudice può attenuare la pena giusta 
l’art. 65 CP, mentre motivi specifici d’aggravamento della pena sono contemplati 
agli art. 67 e 68 CP.

b) Nell’ambito della valutazione della pena, la decisione dell’istanza 
inferiore sfugge a qualsiasi critica. Anche se l’appellante viene in questa sede 
prosciolto dall’accusa di violazione dell’art. 51 cpv. 1 LCStr, tale fatto non è 
suscettibile di giustificare un diverso giudizio sulla pena, restando comunque 
applicabile l’art. 92 LCStr per la violazione all’art. 51 cpv. 3 LCStr e non avendo il 
presunto mancato arresto immediato della vettura avuto alcuna incidenza sulla 
commisurazione della pena. Per il resto, come è stato esposto in precedenza, 
l’appellante si è reso colpevole di elusione di provvedimenti per accertare l’idoneità 
alla guida e di una serie di altre violazioni semplici della LCStr, che non vengono in 
questa sede più contestate. Giustamente non è stato reputato che il conducente 
fosse alla guida del proprio veicolo in stato di inattitudine. Per questo le precisazioni 
in merito al possibile tasso di alcolemia in relazione al peso effettivo dell’interessato 
non possono incidere oltre sul giudizio, non essendo più contestato che la presunta 

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gradazione alcolica fosse stata considerata irrilevante ai fini penali. Per il resto, 
considerata la pluralità di infrazioni commesse, la particolare situazione di lavoro del 
reo e la dinamica dell’accaduto, la colpa dell’appellante è indubbiamente grave. 
Nella sua funzione, l’appellante era perfettamente a conoscenza dei doveri e degli 
obblighi in caso d’infortunio con danni materiali. Che l’istante abbia potuto lasciare 
il luogo dell’incidente sotto gli occhi dei presenti senza assumersi i propri obblighi è 
riprovevole, non da ultimo anche in considerazione dell’attività di tutore dell’ordine 
pubblico altrimenti svolta dal conducente. Anche l’atteggiamento assunto in seguito 
non denota un vero ravvedimento, ma piuttosto la perseveranza a voler continuare 
a non assumersi la completa responsabilità per l’atto commesso. A favore 
dell’appellante è poi stato tenuto in considerazione il fatto che è incensurato. Per 
questo la condanna inflitta dall’autorità di prime cure - di dieci giorni di detenzione 
ed una multa di fr. 1'000.- con l’esecuzione della pena privativa della liberà sospesa 
per la durata di due anni e con la cancellazione della multa dal registro delle pene 
pure dopo un periodo due anni - merita in questa sede piena conferma.

 6. Anche se l’appello deve essere in parte accolto, non si giustifica una 
diversa ripartizione delle spese della prima istanza già per i motivi indicati in 
precedenza, quanto all’irrilevanza dell’infrazione di cui all’art. 51 cpv. 1 LCStr ai fini 
del giudizio. Poiché l’appello è prevalentemente respinto, si giustifica l’accollamento 
dei costi occasionati dal presente procedimento all’appellante (cfr. art. 160 cpv. 1 
LGP). 

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La Commissione del Tribunale cantonale giudica:

1. L’appello è parzialmente accolto e la cifra 1. cpv. 1 del dispositivo della 
sentenza impugnata viene parzialmente annullata nel senso che X. viene 
prosciolto dall’accusa di violazione all’art. 51 cpv. 1 LCStr. Per il resto 
l’appello è respinto. 

2. I costi dell’appello di fr. 2'000.- vanno a carico di X.. 

3. Nella misura in cui viene fatta valere una violazione del diritto federale, contro 
la presente sentenza è ammesso il ricorso per cassazione alla Corte di 
cassazione del Tribunale federale. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale 
federale entro 30 giorni della ricezione della sentenza completa nel modo 
prescritto dall'art. 273 della Legge federale sulla procedura penale (PP). Per 
la legittimazione al ricorso e gli ulteriori presupposti del ricorso per 
cassazione fanno stato gli art. 268 segg. PP.

4. Comunicazione a:

__________

Per la Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Presidente: L'attuaria ad hoc: