# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa9219b1-0d40-5928-9db2-ab578a80a4a9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-11-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.11.2003 31.2002.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2002-40_2003-11-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2002.40

   

  ZA/tf

  	
  _________

  28 novembre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  vicepresidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 12 luglio
2002 ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  _____________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

	
   

  	
   

  	 

	
   

  	
  _____________, 

  rappr. da: _______________, 

   

   

  	 

In relazione alla ______________________          

 

ritenuto,                           in
fatto

 

 

                               1.1.   La
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di
__________(in seguito RC) il 19 settembre __________ (cfr. doc. _ e estratto RC
informatizzato).

                                         In data 3
novembre 2000, è stata iscritta a RC la modifica statutaria, segnatamente la
nuova ragione sociale __________ con sede a __________ (cfr. doc. _ e estratto
RC informatizzato).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nella gestione di fabbriche di serramenti,
l'esecuzione di ogni lavoro di falegnameria, il commercio di prodotti e lo
sfruttamento di brevetti nell'ambito dell'industria del legno, ecc. 

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 19 settembre
1960, data della costituzione della ditta, sino al 28 dicembre 1999, data delle
proprie dimissioni (cfr. doc. _). La cancellazione dell'iscrizione a RC di
__________ quale amministratore unico della __________ é stata pubblicata il 4
gennaio 2000 (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato).

 

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS quale
datrice di lavoro dal 1° gennaio 1969 al 30 novembre 2000 e sotto la nuova
ragione sociale __________ dal 1° dicembre 2000.

 

                                         La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette
sistematicamente diffidarla e precettarla sin dal 1990 (cfr. doc. _).

                                         La
società non ha saldato i contributi sociali relativi agli anni dal 1996 al
2000.

                                         In data
22 maggio 2001 l'UF di __________ ha rilasciato 28 attestati di carenza beni
per un totale di fr. 1'321'743.-- (cfr. doc. _).

                                         Con
decreto 29 maggio 2001 il Pretore del distretto di __________ ha dichiarato
l'apertura del fallimento __________ ai sensi dell'art. 232 LEF (FUSC del
__________).

                                         In data
16 maggio 2002 la Cassa ha insinuato all'UF il proprio credito di fr.
1'543'128.70 per contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF impagati relativi agli
anni dal 1996 al 2000, per quest'ultimo anno sino al mese di novembre, dopo
regolare controllo di lavoro (cfr. doc. _).

                                         Con
scritto 2 luglio 2002, l'UF ha informato la Cassa che allo stadio attuale della
procedura ai creditori non garantiti da pegno immobiliare non sarebbe stato
distribuito alcun dividendo (cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 15 maggio 2002 la Cassa ha emesso
nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS
di fr. 1'266'814.65, in via solidale con __________, __________ e __________
per analogo periodo ed importo (cfr. doc. _).

                                         

                               1.3.   Con
opposizione 11 giugno 2002 __________, rappresentato dall'avv. __________, ha
respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, precisando che il
Gruppo __________, cui faceva parte anche la __________, soffriva di un
importante indebitamento con la Banca __________, la quale avrebbe in concreto
determinato di fatto l'effettiva gestione della società incaricando consulenti
per la gestione della stessa. Egli avrebbe quindi in questo periodo giocato un
ruolo puramente formale.

                                         Al fine
di salvare il gruppo __________dalla difficile situazione finanziaria, il
convenuto avrebbe ceduto verso la fine del 1999 al __________ tutte le azioni e
i terreni di sua proprietà.

                                         __________
sottolinea che l'accordo con la banca prevedeva l'impegno da parte della stessa
di saldare lo scoperto relativo ai contributi sociali e di non chiedere al
convenuto nessun tipo di versamento in relazione all'arretrato contributivo
sino allora maturato.

                                         In
sostanza il __________ sostiene di essere stato solo organo formale della
società senza nessun effettivo potere gestionale (cfr. doc. _).

 

                                         __________,
__________ e __________ non hanno interposto opposizione.

 

                               1.4.   Con
petizione 12 luglio 2002, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
pagamento di fr. 1'266'814.65, argomentando:

 

" 
(…)

Nel concreto caso, il convenuto afferma che già
da alcuni anni il __________, di cui la __________ faceva parte, presentava un
importante indebitamento con la Banca __________, succursale di __________, la
quale avrebbe esercitato, quale organo di fatto, un potere effettivo sulla
società.

 

A mente della giurisprudenza del TFA, affinché
gli organi formali di una società possano essere liberati dalla responsabilità
giusta l'art. 52 LAVS, occorre dimostrare che la Banca abbia impedito a questi
di procedere al versamento degli oneri sociali.

Tuttavia, perché si possa ammettere un motivo di
giustificazione e di discolpa a favore degli organi formali, è necessario che
l'istituto di credito sia assurto al ruolo di organo di fatto della società,
assumendo decisioni che avrebbero influito sulla volontà della stessa,
segnatamente impedendo il versamento degli oneri sociali a scapito di altri
creditori. Resta comunque sempre opportuno che l'organo della società sia
ripetutamente intervenuto – nella misura del possibile e per quanto si possa
pretendere dallo stesso – presso la banca, affinché venissero pagati i
contributi sociali. Nella fattispecie, tale circostanza non è stata tuttavia
dimostrata.

Inoltre, il TFA sottolineava che il solo fatto di
aver stretto un rapporto di dipendenza con l'istituto di credito non è, di per
sé, sufficiente.

Dalla documentazione versata agli atti, emerge
che la Banca __________, nel periodo di appartenenza del convenuto nel CdA
della società __________, ha rivestito unicamente il ruolo di finanziatrice
(STFA del 3 febbraio 2000 in re B. SA).

Del resto, contrariamente a quanto sostenuto
dalla controparte, la ditta non navigava in buone acque già da diverso tempo:
addossare la colpa alla banca è quindi pretestuoso.

Si precisa che la morosità della società è
iniziata già nel mese di marzo 1990, con l'invio sistematico delle diffide di
pagamento. Questo fatto ha reso necessario, dal mese di maggio 1990, l'avvio di
procedure esecutive (la prova di tale asserzione è a disposizione, qualora
venisse richiesta).

Siffatta situazione dimostra che la società ha
costantemente procrastinato e differito il pagamento dei contributi, ciò che
comporta una responsabilità degli amministratori, ai quali incombe, per legge,
la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della società.

Il TFA ha già avuto modo di precisare che un tale
agire è segno di negligenza grave da parte del datore di lavoro (STFA del 27
giugno 1994, in re A. M.).

Alla luce di quanto sopra esposto, non avendo il
convenuto ottemperato agli obblighi di diligenza e di vigilanza che, a mente
della giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d'uso osservare nei propri
affari, egli deve assumersi le conseguenze del mancato pagamento dei contributi
alla Cassa.

 

Prove: c.s.

 

Il convenuto afferma, inoltre, che per salvare la società dalla
grave crisi finanziaria avrebbe ceduto tutti i suoi beni al __________. Pure
questa asserzione non può essere ritenuta valido motivo di giustificazione.

 

Infatti, secondo il TFA, la circostanza che il convenuto abbia
investito nella ditta, a fondo perso, ingenti proventi dal suo patrimonio
privato, nulla cambia nella sostanza, allorquando la sua responsabilità ex art.
52 LAVS sia stata appurata (STFA del 29 febbraio 1992 in re V.J.W.).

 

Inoltre, anche il fatto di essersi prodigati per salvare la
società ed aver profuso ogni sforzo per evitare il fallimento, non sono stati
riconosciuti dalla giurisprudenza argomenti sufficientemente validi per
escludere una responsabilità dell'organo formale (STCA del 18 gennaio 1996, in
re M. e M.B.).

 

Prove: c.s.

 

Secondo la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da
ritenersi liberato dalla sua responsabilità, ai sensi dell'art. 52 LAVS, dalla
data in cui ha dimissionato o dalla revoca delle sue funzioni (RCC 1989, pag.
114, consid. 4), in quanto non ha più la facoltà di controllo sull'attività
della ditta (DTF 109 V 86 consid. 13).

Il signor __________ ha dimissionato dalla carica di
amministratore unico, con lettera 28 dicembre 1999 (Doc. _).

Per questo motivo, la responsabilità del convenuto è limitata ai
contributi paritetici AVS non soluti e scaduti al 30 novembre 1999, pari a fr.
1'266'814.65 (Doc. _).

 

Prove: c.s.; documenti, in specie doc. _

 

Quanto al fatto che la Banca __________ – acquirente della
__________ – abbia esonerato il convenuto da ogni responsabilità per gli oneri
sociali arretrati della stessa, è ininfluente nel rapporto esterno con la
Cassa, trattandosi di mera questione interna, riferita al rapporto di diritto
privato tra il convenuto e l'istituto di credito (STFA inedita del 30 aprile
1998 in re C.S. e C.B.).

 

Prove: c.s.

 

Segnatamente all'addebito del ruolo di amministratore di
"fatto" della banca __________, succursale di __________, l'attrice
ne prende atto e si riserva, dopo gli accertamenti del caso, di procedere con
un'azione risarcitoria, ex art. 52 LAVS, anche contro quest'ultima (…)."
(Doc. _)

 

                               1.5.   Con risposta
19 novembre 2002, __________, rappresentato dall'avv. __________,
riconfermandosi nell'opposizione, ha ribadito il ruolo di amministratore di
fatto del __________. 

                                         Il
convenuto avrebbe inoltre fatto il possibile per salvare la società, cedendo
fra l'altro la stessa società al __________ con l'esplicito accordo che
l'istituto bancario saldasse i contributi sociali scoperti. 

                                         Nel
frattempo, al fine di allargare la posizione del Gruppo __________, il
convenuto avrebbe inoltre allacciato importanti rapporti di collaborazione con
il Gruppo germanico __________ per la lavorazione di un nuovo prodotto
denominato __________. Da questa iniziativa si svilupparono in seguito tutta
una serie di trattative per concretizzare il progetto (vedi intervento della CF
__________, __________, ecc), e si procedette alla definizione della cessione
dei beni (proprietà immobiliari, azioni, ecc) di __________ al __________
contro diminuzione del debito personale del convenuto nei confronti della
banca. 

                                         __________
ha pure contestato l'importo del danno. 

 

                                         Il
convenuto ha inoltre sottolineato che:

 

" 
(…)

Il __________ aveva inoltre ottenuto in pegno tutte le azioni di
__________ in re­lazione alle società del Gruppo, rispettivamente dalle stesse
società aveva preteso la ces­sione integrale dei crediti vantati nei confronti
dei committenti (doc. _) (lavori in corso).

In data 11 luglio 1997, il sottoscritto legale, a tutela degli
interessi del Gruppo __________, prendeva posizione nei confronti del
__________ sottolineando che in questa situazione appariva improponibile
pretendere la cessione di ogni credito, in quanto si sarebbero così vanificate
legittime pretese di creditori quali AVS e dipendenti, che in una procedura
_________imentare avrebbero fruito di una posizione privilegiata in relazione
al credito della Banca (doc. _).

 

(…)

 

6.

Quanto indicato in precedenza è confermato dal piano di
risanamento e di ristrutturazione aziendale del Gruppo __________ aggiornato in
data 24 agosto 1998 dalla __________, che fungeva peraltro anche da organo di
revisione, su incarico del __________.

 

Ritenuto che secondo la Banca e secondo _________ al piano di
ristrutturazione e­conomica (doc. _) era necessario affiancare un piano di
ristrutturazione aziendale, in particolare in merito alle attività svolte,
veniva mandata la __________ introdotta dalla __________ ed imposta dal
__________, Amministratore di fatto del Gruppo __________ a __________.
Quest'ultimo, ritenuta la forza contrattuale che aveva la Banca nei suoi
confronti, che poteva decidere dell'esistenza o della fine del Gruppo
__________ in qualsiasi momento, accettava di mandatare tale società, ritenuto
pe­raltro che seppur apparentemente i costi necessari a coprire le spese di
tali consulenza u­scivano dalle casse della __________, rientravano tramite
finanziamenti erogati dal __________.

__________ in data 10 giugno 1999 consegnava la propria relazione
concernente il piano di sviluppo delle società del Gruppo __________ (doc. _).
Ne segui­vano numerosi incontri volti a concretizzare quanto preteso dal
__________, in particola­re la cessione di tutti i beni di __________ e del
Gruppo __________ allo stesso Isti­tuto di Credito, contro adesione di un piano
di risanamento triennale che avrebbe nuova­mente lanciato il Gruppo __________
salvaguardando i posti di lavoro e tacitando i creditori (doc. _).

Da notare che in tale contesto __________ non avrebbe guadagnato
un franco, ri­tenuto che aveva accettato di spogliarsi di ogni bene a favore
del __________, tramite società da quest'ultimo Istituto controllate, contro l'impegno
da parte di __________ di aderire al piano di risanamento che avrebbe salvato i
destini del Gruppo.

In tale contesto rientra la comunicazione del sottoscritto legale
al __________ e del 29 lu­glio 1999 (doc. _). In tale momento __________ era
convinto, ritenuta la valenza della controparte (il __________) che
quest'ultimo Istituto di Credito avrebbe poi mante­nuto il proprio impegno, in
particolare porre in essere per la durata prevista (3 anni) il piano di
risanamento condizione per ottenere da __________ tutti i suoi beni, ri­spettivamente
quelli delle società del Gruppo. Sempre a questo proposito il __________
richiedeva l'assunzione dell'Ing. __________, che doveva in concreto divenire
il nuo­vo Direttore Generale del nuovo Gruppo __________, a cui non avrebbe
partecipato __________, se non eventualmente con una funzione esclusivamente di
consulente tecnico (doc. _).

 

Prove: richiamo dalla Cassa di compensazione di tutti gli
atti relativi alle procedure di ese­cuzione avviate contro la __________, in
particolare degli incassi ottenuti. Richiamo dalla Cassa di compensazione AVS
di tutti i versamenti ricevuti per gli anni 2000/2001; testi; interrogatorio
formale, perizia, sopralluogo, edizione di documenti.

 

(…)

10.

Al momento in cui _____________ lascia il Gruppo _________ anche
formalmente quale Amministratore, la _________ ha importanti beni, in
particolare macchinari, attrezzature, magazzino e lavori in corso per importi
oltre Frs. 9'000'000.--.

Lo stesso ritiene che in tale periodo l'AVS avrebbe potuto
procedere al pignoramento di tali beni salvaguardando i propri crediti e
non attendere gli sviluppi di cui si dirà in segui­to, a mente di ___________
in particolare lo svuotamento pilotato di ogni bene della _________ a favore di
altre società del Gruppo, con il pilotaggio del fallimento della stessa
_________, come peraltro da sempre voluto dal _________ (vedi piani di risa­namento
a decorrere dal 1997), al fine di non procedere al pagamento degli oneri
sociali e ciò per il motivo che l'AVS non aveva voluto procedere a rinunce
nell'ambito del piano di risanamento previsto dallo stesso _________. Il
ritardo dell'AVS, che si è fatta soffiare sotto il naso ogni bene della
_________, senza mai reagire, non può essere certo adde­bitato a _____________,
il quale al momento della cessione ha lasciato delle società non certo
particolarmente indebitate, come dimostra il fatto che l'ufficio di
revisione inca­ricato, la _________ non aveva mai proceduto al deposito dei
bilanci. ritenuto che non esi­steva una situazione di insolvenza della
società.

Si desidera sottolineare a quest'ultimo proposito che ____________
è di professione falegname e non è certo in grado di comprendere il complesso
contenuto dei piani di risa­namento allestiti da _________su incarico del
_________; in ogni caso non poteva certo pensare che il _________ non avrebbe
poi tenuto fede agli impegni presi, sospendendo in concreto dopo più di un anno
il piano di risanamento posto in essere.

I finanziamenti alle società del Gruppo effettuati dal _________
per tener fede al piano di risanamento, che quest'ultimo Istituto aveva
accettato e a cui aveva aderito, sono indi­cati nell'estratto conto contenuto
in doc. _.

Il piano di risanamento procedeva sempre tramite la _________, che
fungeva sempre da consulente del _________ in seno al Gruppo _________, diretto
in concreto da __________ contitolare della stessa fiduciaria (doc. _). La
_________infatti procedeva ai contatti con i vari creditori per valutare con
questi ultimi la possibilità di accordarsi in merito ad un concordato extra
giudiziario.

La _________, società facente capo ad ___________, dava
disposizione alle so­cietà del Gruppo _________ per il pagamento degli oneri
sociali, ma sempre esclusivamente per il periodo successivo all'uscita di _________,
pertanto in concreto il 1 gennaio 2000, ciò che lascia trasparire, già in quel
momento, pertanto pochi mesi dopo la

sottoscrizione dell'accordo con _____________, della volontà di
non aderire agli im­pegni presi, pertanto non pagare gli oneri sociali
arretrati, inguaiando in concreto, come effettuato, ___________ come persona
fisica, che peraltro non è in possesso di alcun bene che possa soddisfare le
pretese dell'AVS (doc. _). Di questi fatti potrà te­stimoniare ____________,
che aveva seguito da vicino i piani di risanamento del Gruppo _________ e che
teneva alla sorte del Gruppo, la quale aveva proposto corretta­mente ai nuovi
amministratori delle società del Gruppo _________ di procedere anche al saldo
delle pendenze relative a periodi precedenti all'uscita di ____________ dalla
so­cietà. Peraltro non si può comprendere come si giunga in concreto ai valori
di liquidazione esposti nel doc. _, quando esistevano beni pignorabili
dall'AVS, in particolare lavori in corso, magazzino e macchinari, per un
importo di oltre Frs. 9'000'000.- (doc. _).

A mente di _____________ vi è il concreto dubbio che si sia
proceduto a spolpare la _________, a cui appositamente è stato cambiato il nome
in _________, in vista del fallimento, di ogni suo bene, sulla base di crediti
inesistenti o dubbi perlomeno fino alla permanenza di ______________.

 

(…)

                                          

 

14.

Il quadro dev'essere completato con rilievi e circostanze
specifici, che ribadiscono piena­mente la visione generale appena illustrata.
L'influsso determinante del _________ e dei suoi incaricati trova conferma
nella nomina di __________ come amministratore, nel 2000, quando la stessa
persona assumeva come responsabile della _________ l'incarico di revisore dal
1998 e il ruolo di autore del piano di risanamento, sempre per conto del
_________. Mai, in una di queste funzioni, __________ o la _________ hanno for­malmente
ipotizzato l'insolvenza della società e proposto il deposito dei bilanci.

La spiegazione, per ____________, è semplice e consiste nella
fondata aspettativa, anche per esperti finanziari, di risollevare le sorti
della società. I piani elaborati, in merito ai quali non vi era motivo di
nutrire il minimo dubbio, non lasciavano trasparire perples­sità sulla garanzia
di pagamento degli oneri sociali né su un miglioramento futuro. Le possibilità,
infatti, erano solo due:
o la ditta era insolvente e in tal caso si sarebbe dovuto agire con i
provvedimenti richiesti dalla legge, oppure le previsioni di sviluppo
lasciavano intuire un miglioramento e allora era giustificato continuare
nell'attività. Ciò che è impor­tante, per ____________, è che questa seconda
ipotesi risultava necessariamente dalle valutazioni di professionisti, che
neppure dopo essere intervenuti a titolo personale hanno mai fatto risaltare
una situazione compromessa, tanto da proporre una liquidazione della società.
Questa è invece avvenuta quando egli non era più amministratore e, guarda caso,
ha lasciato un debito di contributi sociali soltanto per gli anni di cui era
responsabile (…)" (Doc. _).

 

                               1.6.   Con scritto
28 novembre 2002 il convenuto ha chiesto l'assunzione dei seguenti mezzi di
prova:

 

" 
(…)

-   Richiamo dalla Cassa di Compensazione
AVS di tutti gli atti relativi alle procedure di esecuzione avviate contro la
____________, Serramenteria, in seguito _________ in particolare gli incassi
ottenuti.

 

-   Richiamo dalla Cassa di Compensazione AVS di
tutti i versamenti ricevuti per gli anni 2000/2001 dalla spettabile
_____________ Serramenteria in seguito divenuta _________.

 

-   Richiamo dall'Ufficio fallimenti di _________
dell'integralità dell'incarto relativo al fallimento della _________ già
____________.

 

-   Richiamo dall'Ufficio Tassazione Persone
Giuridiche di _________ dell'incarto fiscale completo relativo alla
___________, in seguito _________ relativo agli anni dal 1996 incluso ad oggi.

 

-   Testi:

    Signora __________

 

    Signor __________

 

Sopralluogo
al fine di poter constatare che attualmente i macchinari della ditta _________
sono utilizzati da diversa ditta del medesimo Gruppo o da terzi.

 

Oltre alla notifica delle prove
citate in precedenza, mi permetto di sottolineare che a mio avviso è
indispensabile concedere alla controparte un termine per introdurre una replica
alla risposta 19 novembre 2002.

 

Ciò appare necessario, ritenute
le osservazioni contenute nella risposta in merito all'atteggiamento della
Cassa Cantonale di Compensazione AVS che dovrà giustificare la propria attività
nell'ambito dell'incasso del proprio credito, aspetto e circostanza trascurata
dalla petizione." (Doc. _)

 

                               1.7.   Con scritto
7 gennaio 2003 la Cassa ha osservato:

 

"  (…)

Il convenuto afferma, a sua discolpa, che il _________ avrebbe
funto da amministratore di fatto dal 1996, gestendo di fatto la società.

 

Al proposito, è bene rilevare che, a mente della giurisprudenza,
un datore di lavoro che non ha né sorvegliato personalmente il pagamento
regolare dei contributi né preso tutte le disposizioni che si potevano esigere
da lui affinché i relativi importi venissero effettivamente versati alla Cassa,
non può scagionarsi dalla colpa per il mancato pagamento dei contributi
paritetici (STCA inedita dell'8 febbraio 1999 in re R.C., C.C., P.M., B. con
riferimenti giurisprudenziali ivi citati).

 

Infatti, sempre secondo la succitata giurisprudenza, la sola
circostanza che la banca abbia assunto una posizione di controllo, non esime
gli amministratori della società dall'intervenire, nella misura del possibile e
per quanto si possa pretendere da loro, ripetutamente nei confronti della
stessa, affinché versi gli oneri sociali.

 

Un amministratore dovrebbe quindi intervenire con atti scritti,
idonei a rendere attenta la banca dell'importanza che il pagamento dei
contributi, anche ai sensi dell'art. 52 LAVS, riveste e per renderla
responsabile in caso di mancato pagamento (STFA inedita del 3 febbraio 2000 in
re B.).

 

Dalla documentazione versata agli atti e da quanto addotto dal
convenuto, emerge unicamente che è stata stilata una convenzione, secondo la
quale l'acquirente della società si sarebbe impegnato, in particolare, al
pagamento degli oneri sociali conosciuti e, a quel momento, ancora scoperti.

Così come già rilevato in sede di petizione ai punti 9.1. e 11.,
ai quali peraltro si rinvia, ciò non basta per esonerare il convenuto da ogni
responsabilità per gli oneri sociali arretrati, trattandosi di mera questione
interna, riferita al rapporto di diritto privato tra il convenuto e l'istituto
di credito (STFA inedita del 30 aprile 1998 in re C.S. e C.B.).

 

Quanto al rimprovero mosso nei confronti della Cassa per non avere
adito le vie esecutive per la riscossione dei contributi dovuti dalla società,
si osserva che la Cassa ha proceduto conformemente alle disposizioni di legge,
così come si evince dai dettagli evoluzione incassi di cui ai doc. _ relativo
agli anni dal 1996 al 2000.

I dettagli evoluzione incassi dal 1990 (anno corrispondente
all'entrata in mora con il pagamento dei contributi) al 1995, verranno prodotti
separatamente.

 

In merito alla contestazione sollevata dal convenuto al punto 16
della risposta, relativa ai versamenti effettuati negli anni 2000-2001, si
osserva che i relativi importi sono stati registrati a titolo di acconto per
gli anni 1996, 1997, 1999 e 2000, come dalle indicazioni date dalla società
(doc. _)."  (Doc. _)

 

                               1.8.   Con scritto
20 gennaio 2003 ____________ ha precisato:

 

" 
(…)

1. Le osservazioni di controparte del 7 gennaio 2003 vengono
integralmente contestate.

 

__________ è uscito dalle società del Gruppo alla fine del 1999.

 

Il computo su cui si basa controparte include il 2000, quando in
tale periodo __________ già non faceva più parte dell'omonimo Gruppo.

 

Controparte ammette in concreto di aver a torto conteggiato gli
acconti ricevuti nel 2000 sul medesimo anno e non sulle pendenze pregresse, in
particolare quelle dal 1996 al 1999.

 

Controparte peraltro non fa cenno dei motivi per cui la stessa non
è intervenuta, quando ha ricevuto nel corso del 2000 indicazioni da parte della
società _________ita con l'esplicita richiesta di accreditare gli acconti sugli
oneri sociali all'anno 2000, ciò che avrebbe dovuto far comprendere
immediatamente come la stessa società non aveva alcuna intenzione di procedere
al saldo degli oneri sociali impagati per il periodo 1996-1999.

 

Da notare che in quel periodo vi erano in società sufficienti beni
per procedere ad un pignoramento degli stessi e garantire il pagamento degli
oneri sociali (vedi bilanci allegati alla risposta).

 

La controparte a questo proposito ben si guarda dal produrre come
avrebbe dovuto i documenti richiesti in risposta, vanificando nuovamente ogni
possibilità di verifica per il convenuto.

 

Nulla è dato di sapere delle modalità di incasso dei crediti a
decorrere dal 1990, ritenuto che per stessa ammissione di controparte già da
qual periodo la stessa sapeva che le società del Gruppo ______________ erano in
mora nel pagamento degli oneri sociali.

E' indispensabile la produzione dei documenti richiesti che non
sono stati prodotti e non hanno permesso una disamina degli stessi.

 

A questo proposito si chiede già sin d'ora un ulteriore congruo
termine di almeno 30 giorni per poterli verificare e commentare al momento in
cui controparte finalmente li produrrà.

 

Controparte non contesta quanto affermato dalla stessa
telefonicamente al patrocinatore legale  di __________, in particolare di aver
ricevuto dagli amministratori che si sono occupati della gestione della società
a decorrere dal 2000 l'importo di Frs. 224'385.70, condizione imposta a questi
ultimi dalla Cassa per togliersi la solidarietà nel pagamento integrale degli
oneri sociali a decorrere dal 1996.

 

A questa somma è necessario aggiungere l'ulteriore importo di Frs.
127'467.75 che risulta dal doc. _.

 

Il tutto, in particolare Frs. 351'853.45, deve in ogni caso essere
detratto dall'importo richiesto e questo a seguito del ragionamento contenuto
al punto 16. di risposta e ciò a credito e deduzione degli anni prima della
fine del 1999.

 

In merito alla problematica relativa all'amministrazione di fatto
si conferma quanto contenuto in risposta e si sottolinea quanto segue.

 

Il _________ è sempre stato l'amministratore di fatto delle
società del Gruppo ______________ e se ne deve assumere tutte le
responsabilità, non limitandosi ad anticipare agli amministratori che ha
incaricato formalmente dal 2000 di gestire la società del Gruppo, ma che hanno
gestito le società del Gruppo già in precedenza, l'importo di Frs. 224'385.70
al fine di essere svincolati da una responsabilità solidale, che doveva
rimanere in merito alla conduzione delle società del Gruppo ___________ nel
periodo 1996/2000.

 

Davanti all'amministrazione di fatto del _________, ___________
ha fatto tutto quanto possibile per ottenere il pagamento degli oneri sociali,
tanto è vero che ha fatto inserire come clausola nei contratti di cessione
l'impegno di pagamento.

Ciò deve bastare come prova della sua diligenza, soprattutto
dinnanzi ad atteggiamenti qualificati, quali lo svuotamento della società come
dimostrano i bilanci e come meglio indicato in risposta.

 

Ogni mezzo per pagare gli oneri sociali è stato infatti
vanificato solo dopo le dimissioni di ____________, pertanto a decorrere
dall'1.1.2000.

 

Alla luce di queste circostanze non vi è una negligenza di
___________ per il mancato pagamento degli oneri sociali; al contrario solo
dopo la sua uscita è stato possibile per chi ne aveva interesse svuotare le
società del Gruppo e vanificare gli incassi peraltro non effettuati da parte
della Cassa di Compensazione in tempo debito.

 

In merito all'atteggiamento di quest'ultima, si ribadisce come lo
stesso appare del tutto negligente (…)" (doc. _).

 

                               1.9.   Con scritto
21 gennaio 2003 la Cassa ha prodotto il dettaglio incassi dal 1991 al 1995
(cfr. doc. _ e allegati).

 

                             1.10.   Con scritto
10 febbraio 2003 ____________ ha precisato:

 

" 
(…)

1. La documentazione fornita dalla Cassa di Compensazione appare lacunosa
ed inaffidabile.

 

Se ne deduce quanto segue.

 

Per il 1990 l'ultima diffida è del 1991, l'incasso entro il 1991
(salvo una rettifica di chiusura del 1992), il primo Precetto Esecutivo sarebbe
del 2000.

 

Stessa cosa nel 1991.

 

Dal 1992 i Precetti Esecutivi iniziano lo stesso anno e l'incasso
al più tardi è dell'anno seguente.

 

Tra l'altro e salvo qualche piccola eccezione si è sempre estinto
il debito dell'anno precedente prima di estinguere accrediti sull'anno
successivo, contrariamente a quanto eseguito dalla Cassa in seguito, in
particolare per l'anno 2000.

 

A questo proposito si richiama quanto già sottolineato in
precedenza in merito all'illecità di tale comportamento.

 

Dai doc. _ si rileva che dal 1996 i Precetti Esecutivi sono al più
tardi dell'anno successivo e gli incassi terminano nel 2000.

 

Ciò soprattutto per il 2000 dove sono contabilizzati incassi dello
stesso anno.

 

Si ricorda che gli attestati di carenza beni sono del 22 maggio
2001.

 

Le riflessioni in merito a quanto sopra sono diverse.

 

In primo luogo resta la domanda sul perché gli attestati di
carenza beni siano stati ottenuti solo nel 2001.

 

E' legittimo supporre che non sia stata chiesta la continuazione
prima di quell'anno, anche se i Precetti Esecutivi iniziavano nel 1992 e per il
periodo in questione (1996-1999) dal 1996.

 

La Cassa era quindi avvertita di una difficoltà notevole di
incasso.

 

Non si sa peraltro nulla dei pignoramenti ma è legittimo supporre
che non siano stati chiesti prima del 2001.

 

La documentazione fornita non appare però credibile.

 

Non si può pretendere che i Precetti Esecutivi per il periodo 1990
e 1991 siano stati inviati nel 2000 e 2001, con un incasso avvenuto nel 1990,
1991 e 1992, come indicato nei doc. _.

 

Anche nella ricostruzione contenuta nella documentazione prodotta
dalla Cassa, la stessa è negligente in quanto i dati contenuti appaiono
contraddittori e inaffidabili.

 

Tale negligenza resta inoltre in base al fatto che gli incassi
dichiarati sono comunque ampiamente successivi ai Precetti Esecutivi e che
dunque non si è proceduto con l'esecuzione.

 

Il riscontro effettivo sarebbe dato solo dalla presentazione
dei documenti già richiesti con la risposta e in seguito con le precedenti
osservazioni e che la Cassa si ostina a non presentare.

 

Quanto indicato in risposta e nelle precedenti osservazioni non è
certo smentito dai documenti della Cassa.

 

Anzi è rinforzata la tesi della negligenza dal momento che non vi
è la prova del contrario, nonostante la si sia tentata e la Cassa l'abbia
accettata, senza però fornire una concludente.

 

Si sottolinea nuovamente ancora una volta che sino al 2000 in ogni
caso l'accredito è stato fatto sul debito più anziano, salvo nel 1994 (quando
non era estinto il 1993) e nel 1996 (quando non era ancora estinto il 1995).

 

Si richiede nuovamente in modo espresso che questo On. Giudice
richieda alla Cassa di Compensazione di fornire l'integralità della
documentazione relativa a tutte le esecuzioni poste in atto dalla stessa Cassa
a decorrere dal 1990 nei confronti della società.

 

In alternativa, nell'ipotesi in cui la Cassa continuasse a non
voler produrre i documenti richiesti, si richiede espressamente l'edizione
degli stessi in particolare pertanto di tutte le esecuzioni dal 1990 poste in
essere dalla Cassa contro la società all'Ufficio Esecuzioni.

 

I documenti prodotti dalla Cassa sono peraltro dei riassunti
allestiti dalla Cassa stessa che vengono contestati per io motivi indicati in
precedenza.

Appaiono del tutto inaffidabile e confusi.

 

Si necessita al contrario dei documenti effettivi con cui
si è proceduto all'invio dei Precetti Esecutivi, ai pignoramenti
e a tutto quanto necessario all'incasso dei crediti vantati dalla stessa Cassa
a decorrere dal 1990.

 

L'atteggiamento della Cassa in ogni caso dimostra in tutta
chiarezza la negligenza di quest'ultima nell'ambito dell'incasso dei crediti
vantati nei confronti della società sin dal 1990, in particolare per il periodo
a decorrere dal 1996 in avanti.

 

Si ribadisce quanto indicato in risposta e nelle precedenti
osservazioni.

 

La Cassa avrebbe potuto tranquillamente procedere al pignoramento
di beni sufficienti largamente a coprire il suo credito.

Ciò non è stato effettuato per motivi incomprensibili, in ogni
caso dovuti alla negligenza della Cassa stessa, che si rifiuta peraltro in
concreto di fornire i documenti che provino il contrario (in quanto
inesistenti)." (Doc. _)

                             1.11.   Con scritto
21 febbraio 2003 la Cassa ha prodotto il dettaglio incassi dal 1990 al 1991 in
sostituzione di quelli errati prodotti in data 21 gennaio 2003 relativi a quei
determinati anni (cfr. doc. _ e allegati), osservando:

 

" 
La cassa tiene innanzitutto a precisare di non
gradire affatto il tono polemico e tendenzioso assunto dalla controparte nei
suoi confronti che è fuori luogo e del tutto gratuito: la Cassa ritiene di avere
agito nel rispetto delle disposizioni legali e respinge recisamente le
illazioni proferite dal convenuto.

 

I dettagli evoluzione incassi per gli anni dal
1990 al 1995, che la Cassa ha prodotto, così come preannunciato nelle proprie
osservazioni del 7 gennaio 2003, parlano chiaro: la società, sistematicamente
in mora con il pagamento dei contributi già dal 1990, ha pagato, solo dopo
diffide e precetti esecutivi (doc. _).

 

Per quanto concerne, in particolare, il 1990, si
osserva che il pagamento dei contributi è stato effettuato a seguito di diffide
e, in parte, di precetti esecutivi, i quali non possono che essere stati
spiccati quell'anno, visto che i relativi versamenti, come si evince dalla
documentazione prodotta sub doc. _, sono stati eseguiti dalla società prima
della fine del 1990, tanto è vero che il totale è a pareggio.

 

Quanto detto, vale pure per il 1991.

 

A scanso di equivoci, la Cassa fa rilevare che,
per un chiaro errore di trascrizione, l'anno relativo ai precetti esecutivi
spiccati per l'incasso dei contributi per il 1990 e il 1991 non è già il 2000
rispettivamente il 2001, bensì palesemente il 1990 rispettivamente il 1991,
come da dettagli evoluzione incassi corretti qui prodotti sub. doc. _ in
sostituzione di quelli prodotti in data 21 gennaio 2003.

 

Il richiamo dal competente Ufficio esecuzioni
degli incarti relativi alle esecuzioni promosse nei confronti della società, a
cui la Cassa non si oppone, non farà altro che confermare, in primo luogo,
quanto figura nei succitati dettagli evoluzione incassi (doc. _) e, in secondo
luogo, che la continuazione delle procedure esecutive è stata chiesta dalla
Cassa in modo sollecito. Se tali procedure sono sfociate in attestati carenza
di beni solo il 21 maggio 2001, ciò è da imputare ai differimenti della
realizzazione giusta l'art. 123 LEF richiesti invero dalla società stessa dopo
il ricevimento degli avvisi d'incanto: le dilazioni di pagamento ottenute non
sono state tuttavia rispettate.

 

La Cassa non può e non deve quindi essere
tacciata di negligenza, anzi essa medesima ha dovuto attendere sino al 2001 per
ottenere il rilascio degli attestati carenza di beni per cercare di recuperare
i contributi ancora scoperti con l'unica altra via prevista dalla LAVS.

 

Al proposito, si rammenta che, a mente della
giurisprudenza, unicamente un attestato di carenza di beni definitivo certifica
sia l'insolvibilità del datore di lavoro sia la conseguente impossibilità per
la Cassa di chiedere il pagamento dei contributi paritetici secondo la
procedura ordinaria dell'art. 14 LAVS: il solo fatto che una società sia in
mora con il pagamento dei contributi non permette di anticipare il momento
della conoscenza del danno ai sensi dell'art. 52 LAVS.

In merito ai pagamenti effettuati dalla società
negli anni 2000-2001, si ribadisce che la Cassa ha imputato i relativi importi
ai periodi contributivi espressamente indicati dalla società sulle cedole di
versamento (cfr. doc. _), ciò che esclude l'applicazione dell'art. 86 CO alla
presente fattispecie.

 

A comprova di quanto addotto, alleghiamo copia
delle succitate cedole di versamento relative ai pagamenti effettuati dalla
società tramite l'Ufficio esecuzioni di _________ il 31 luglio 2000 e il 1°
maggio 2001 concernenti gli acconti di gennaio e febbraio 2000 e aprile 2000 sono
stati pagati mediante polizze PVR codificate in data 18 luglio 2000
rispettivamente 26 luglio 2000 (cfr. doc. _).

 

Si rileva nuovamente che gli altri pagamenti
effettuati negli anni 2000-2001, segnatamente il 3 marzo 2000, 23 ottobre 2000
e il 29 maggio 2001, per complessivi CHF 5'686.50 sono stati registrati per gli
anni 1996, 1997 e 1999 (doc. _).

 

Per quanto attiene la responsabilità di un organo
che subentra nel Consiglio di amministrazione di una società, a quel momento
già gravemente indebitata, la giurisprudenza ha avuto modo di statuire che tale
organo diviene responsabile unicamente per i contributi scoperti a partire
dalla sua entrata in carica.

 

È quindi ovvio che l'importo di CHF 224'385.70
relativo all'anno 2000, a cui il convenuto si riferisce e che risulta
chiaramente dal dettaglio evoluzione incassi di detto anno, peraltro già
prodotto in sede di petizione quale doc._, è pure da porre a carico degli
organi subentrati." (doc. _)

 

                             1.12.   Con scritto
28 febbraio 2003 _____________ ha ancora ribadito la responsabilità della Cassa
nel non aver pignorato per tempo i beni della società, precisando inoltre:

 

" 
1. La presa di posizione della Cassa di
Compensazione del 21 febbraio 2003 viene integralmente contestata.

 

La stessa Cassa ammette errori da lei definiti di
trascrizione in merito alla documentazione fornita a conferma che la stessa è
del tutto inaffidabile.

 

Si prende atto che la Cassa ammette di essere
stata da sempre al corrente che la società _________ era regolarmente
inadempiente per il pagamento degli oneri sociali.

 

se ne desume pertanto che in un caso di questo
genere la Cassa doveva in ogni caso agire con maggiore tempestività, procedendo
con regolarità al pignoramento dei beni presenti in società a tutela degli
oneri sociali da pagare.

 

2. Si rileva nuovamente come in realtà gli atti
forniti dalla controparte siano inconcludenti e come sia necessario il richiamo
dall'Ufficio Esecuzione cui nemmeno la Cassa peraltro si oppone.

In merito alle affermazioni della Cassa in
relazione alle dilazioni di pagamento che l'Ufficio Esecuzione avrebbe concesso
alla ditta su richiesta di quest'ultima, peraltro nel momento in cui
_____________ non ne era più l'amministratore, si rileva quanto segue.

Innanzitutto la Cassa avrebbe dovuto quale
creditrice procedere al pignoramento dei beni importanti che in quel momento vi
erano presso la _________, _________ e non lasciarseli sfilare sotto il naso da
terzi.

 

Se la Cassa come creditore non considerava
peraltro giustificate le dilazioni di pagamento a suo dire concesse
dall'Ufficio Esecuzioni, avrebbe potuto e dovuto opporsi, come pure avrebbe
potuto chiedere il rispetto delle condizioni imposte al debitore e la revoca
delle dilazioni se non era rispettato il piano dei pagamenti.

 

Ancora una volta l'unica maniera per rendersene
conto, passa attraverso la consultazione degli atti effettivi di esecuzione che
la Cassa di Compensazione non ha voluto fornire nonostante le richieste
reiterate del convenuto (…)" (doc. _).

 

                             1.13.   Con scritto
11 marzo 2003 la Cassa ha osservato:

 

" 
La Cassa respinge recisamente quanto addotto dal
convenuto nella propria presa di posizione del 28 febbraio 2003, trattandosi di
affermazioni peraltro non suffragate.

 

Come già rilevato nelle precedenti osservazioni
21 febbraio 2003, si ribadisce che il richiamo dal competente Ufficio
esecuzione della documentazione relativa alle procedure esecutive avviate nei
confronti della _________ non farà altro che confermare che la Cassa ha agito
conformemente alla legge.

 

È palesemente infondata l'affermazione di
controparte, secondo cui le dilazioni di pagamento ex art. 123 LEF sarebbero
state concesse dopo l'uscita del signor _________ dal consiglio di
amministrazione della società.

 

Infatti, così come si evince chiaramente dal
documento che viene prodotto in copia sub. doc. _, l'Ufficio esecuzione di
_________ ha accordato una dilazione di pagamento ex art. 123 LEF in data 7
maggio 1999, epoca in cui il signor _________ ricopriva ancora la carica di
amministratore unico della società, contrariamente quindi a quanto asserito
dalla controparte." (doc. _)

 

                             1.14.   Con scritto
18 marzo 2003 _____________ ha ancora osservato:

 

" 
Si sottolinea come la Cassa quando le serve
riesce puntualmente a trovare i documenti di provenienza dell'ufficio
esecuzioni più volte invano richiesti anche dal convenuto, senza alcun
successo.

 

Il documento prodotto (doc. _) non fa peraltro
che confermare quanto da sempre sostenuto dal convenuto, in particolare la
negligenza della Cassa nel pignoramento e nell'incasso del proprio credito.

 

Il doc. _ dimostra in ogni caso che la Cassa già
in data 25.05.1999 era a conoscenza che la debitrice non sarebbe stata in grado
di versare l'importo richiesto in un'unica soluzione.

 

Venivano previste 12 rate dove peraltro le ultime
5 riguardano un periodo successivo all'uscita di ___________ dalla società.

Nonostante le rate non siamo poi state
rispettate, la Cassa non ha ritenuto, con negligenza, di voler procedere
ai pignoramenti che potevano garantire il suo credito e non lo ha fatto sino
alla procedura di fallimento del 2001.

 

Appare chiaro che la Cassa è stata sin
dall'inizio negligente nella garanzia del proprio credito e che la sua
negligenza è durata per anni, in ogni caso anche dopo il 31.12.1999, momento in
cui _________ è uscito dalla società.

 

Si rammenta che in quel periodo vi erano qualcosa
come approssimativamente 2.5 milioni di franchi di crediti esigibili, che la
_________ poteva incassare dai suoi clienti, oltre un magazzino milionario.

 

La Cassa per motivi incomprensibili (se non la negligenza)
non ha pignorato né i crediti né il magazzino, e in seguito se li è addirittura
fati soffiare sotto il naso.

Si ribadisce infatti che sotto gli occhi della
Cassa, dopo l'uscita di _________ dalla società, i beni citati in precedenza
sono stati trasferiti, sulla base di non meglio definiti rapporti di
debito/credito, ad altre società del gruppo.

 

Le stesse hanno in seguito liquidato a loro
favore il magazzino, procedendo inoltre all'incasso sempre a loro favore dei
crediti dai clienti della _________ (in seguito __________) e ciò senza che la
Cassa muovesse un dito.

 

Ora non deve certo essere il convenuto, che in
ogni caso alla sua uscita dalla società ha lasciato la stessa con beni più che
sufficienti a coprire i crediti della Cassa, a dover subire le conseguenze
della negligenza di quest'ultima nell'incasso del suo credito." (doc.
_)

 

                             1.15.   Con scritto
31 marzo 2003 la Cassa ha osservato:

 

" 
La Cassa contesta le affermazioni del convenuto
nella propria presa di posizione del 18 marzo 2003 e rileva quanto segue.

 

Così come ha avuto modo di stabilire codesto
lodevole Tribunale ancora in una sua recente sentenza, alla Cassa non può
essere rimproverata alcuna negligenza nell'incasso dei contributi, se essa ha
regolarmente diffidato e precettato la società al fine di incassare i
contributi scaduti (cfr. STCA inedita dell'8 agosto 2002 in re A.M., A.P.,
A.M., F.M., consid. 2.10.2.2., pag. 42).

 

Ne consegue che, nel concreto caso, il tentativo
del convenuto di discolparsi, attribuendo alla Cassa un comportamento
negligente nell'incasso dei contributi nei confronti della società, è
chiaramente destituito di fondamento siccome la Cassa, come risulta chiaramente
dalla documentazione versata agli atti e più volte addotto, ha sistematicamente
diffidato e precettato la società sin dal 1990.

Si rammenta inoltre al convenuto che è la
società, di cui il signor _________ era amministratore unico, ad avere violato
le prescrizioni venendo meno all'obbligo per il datore di lavoro di pagare i
contributi sociali e non già la Cassa che non ha potuto fare alcunché se non
avviare e fare proseguire le numerose procedure esecutive dal 1990 in poi: se
effettivamente vi erano delle disponibilità, come sosterrebbe la controparte –
senza peraltro suffragare le proprie affermazioni, che si contestano – nulla
avrebbe quindi impedito alla società di saldare i propri debiti nei confronti
della Cassa, evitando così a quest'ultima di dover procedere all'incasso
forzato dei contributi. Va da sé che gli attestati carenza di beni del 21 maggio
2001 sono stati rilasciati dopo che la Cassa ha chiesto la continuazione delle
esecuzioni e, per alcune di queste, pure la vendita dei beni pignorati. La
vendita è stata tuttavia "bloccata" dal differimento della
realizzazione secondo l'art. 123 LEF – peraltro non rispettato -, che è stato
concesso, su richiesta della società stessa, dopo l'avviso d'incanto, quando
ancora nel consiglio di amministrazione sedeva, quale amministratore unico, il
signor _________, come del resto già rilevato nel precedente scritto (doc.
_)." (doc. _)

 

                             1.16.   Con scritto 7
aprile 2003 _____________ ha ancora osservato:

 

" 
1. La presa di posizione della Cassa di
Compensazione del 31 marzo 

    2003 viene integramente contestata.

Nuovamente la Cassa si limita a
contestare la tesi avversaria, senza peraltro mai fornire alcun tipo di
documentazione a supporto delle sue affermazioni.

    Ormai è peraltro diventato suo costume in questa vertenza.

Alla Cassa può sicuramente essere
rimproverata una grave negligenza nell'ambito dell'incasso dei contributi.

Quest'ultima infatti non contesta di
non aver proceduto a pignorare i beni esistenti in società fino alla fine del
2000 a tutela del suo credito.

Che abbia proceduto o meno a diffidare
la società ha un'importanza relativa, quando come nel caso che ci occupa, la
presunta diffida è del 1999 e il tentativo di realizzare
il pegno, mai prima pignorato è addirittura del 2001.

Da notare che _____________, convenuto,
è uscito dal Consiglio di Amministrazione della società _________, alla fine
del 1999.

Lo stesso pertanto non era in ogni caso
più in grado di gestire la società stessa, rispettivamente di procedere negli
eventuali incombenti, in particolare il pagamento egli oneri sociali, compito
in cui sono subentrati i nuovi amministratori.

Quando _________ è stato amministratore
della società _________, i contributi, seppur in modo non puntuale, sono sempre
stati pagati almeno in parte.

 

Vi erano peraltro in società beni
sufficienti a coprire abbondantemente li importi mancanti, in particolare i
crediti nei confronti dei committenti per otre Frs. 2'000'000.--) e il
magazzino (per oltre Frs. 6'000'000.--).

Che ci fossero sino alla fine del 2000 i
beni indicati in precedenza che potevano (dovevano) essere pignorati dalla
Cassa, che non l'ha fatto per negligenza, è stato debitamente provato,
allegando una copiosa documentazione agli atti contrariamente alla Cassa,
che non ha mai voluto produrre i documenti relativi alle procedure esecutive
eventualmente poste in essere.

Corrisponde al vero che dopo l'uscita di
_________ dalla società _________, in particolare la fine del 1999, nulla
avrebbe impedito alla società, esista peraltro da amministratori diversi,
di procedere al pagamento degli oneri sociali, attingendo anche solo dai
crediti relativi ai committenti, che erano di oltre Frs. 2'000'000.--, crediti
esigibili, pignorabili, ma mai pignorati dalla Cassa.

 

Non solo ciò non è stato fatto, ma
addirittura gli amministratori avrebbero accettato di procedere al
trasferimento di ogni bene della società _________ ad altre società del Gruppo
e questo senza che la Cassa intervenisse in alcun modo.

E' bene chiarire in ogni caso che in
tale periodo _________ non faceva più parte ormai da oltre un anno
dell'amministrazione della società, peraltro anche in precedenza posta in
essere di fatto dai rappresentanti del _________. Egli pertanto non poteva
intervenire nell'ambito della problematica che ci occupa.

Ora la Cassa richiede a torto un
risarcimento a ______________, quando quest'ultimo al momento dell'uscita dal
CdA della società _________ ha lasciato nella stessa beni nettamente superiori
e più che sufficienti a coprire abbondantemente un qualsiasi credito vantato
dalla Cassa.

Se quest'ultima ha permesso per
negligenza ai successivi amministratori, non solo di non procedere al pagamento
degli importi dovuti, ma addirittura di trasferire (svuotare) i beni della
società _________ a terzi, ciò comporta un atteggiamento negligente, che non
può certo essere rimproverato al _________, richiedendo a quest'ultimo di
pagare i danni dovuti esclusivamente alla mancata tempestività della Cassa
nell'incasso e nella salvaguardia del proprio credito.

Da notare che la Cassa non contesta di
non aver mai posto in essere un qualsiasi pignoramento in questo contesto, in
particolare dopo l'uscita di _________ dalla società (dalla fine del 1999).

L'avere chiesto il proseguimento delle
esecuzioni solo nel corso della prima metà del 2001 dimostra la tardività
dell'atteggiamento della Cassa, che ben sapeva di poter agire in tale contesto,
ma non l'ha fatto, attendendo invano le decisioni di amministratori che non
sono il convenuto e che dai documenti agli atti sembra abbiano svuotato di ogni
bene la società _________, a beneficio di società terze del Gruppo _________
che hanno regolarmente incassato i crediti dei committenti, rispettivamente i
proventi della vendita del magazzino della società _________, beni che la Cassa
non ha ritenuto di pignorare per tempo.

La Cassa si è pertanto trovata con un
nulla di fatto a seguito peraltro del suo tardivo e negligente
comportamento e non certo per responsabilità del convenuto, che ha
dimostrato che al momento in cui ha lasciato la società _________, questa aveva
beni pignorabili vicini ai Frs. 9'000'000.--." (doc. _)

 

Queste
ultime osservazioni sono state inviate alla Cassa per conoscenza con la facoltà
di formulare osservazioni scritte nel termine di 5 giorni (cfr. doc. _).

 

                             1.17.   A seguito di
un accertamento del TCA, in data 12 settembre 2003, l'Ufficio esecuzione di
_________ ha trasmesso la distinta delle esecuzioni dal 1990 (cfr. doc. _). 

                                         L'Ufficio
fallimenti ha per contro risposto che non è possibile trasmettere l'incarto
relativo al fallimento della _________ in quanto la procedura di fallimento non
è conclusa (cfr. doc. _).

 

                                         In data
15 settembre 2003 questo TCA ha assegnato un termine di 10 giorni al convenuto
per consultare l'incarto fallimentare presso l'UF e produrre copia dei
documenti che ritiene necessari (cfr. doc. _).

                                         Nel
frattempo, a seguito di un accertamento del TCA, in data 26 settembre 2003, la
Cassa ha prodotto alcune diffide dal 1990 al 2000, la distinta delle esecuzioni
dal 1993 al 2001 e gli estratti conto dal 1990 al 1995 (cfr. doc. _ e
allegati).

                                         Dopo la
concessione di una proroga per la produzione dei documenti dell'incarto fallimentare
(cfr. doc. _) e dopo aver chiesto al convenuto su cosa dovrebbero riferire i
testi proposti con scritto 28 novembre 2002 (cfr. doc. _), in data 13 ottobre
2003, il legale del convenuto ha precisato:

 

" 
(…)

A tutela degli interessi di ________________, produco i seguenti
documenti:

 

Doc. _: estratto Ufficio Esecuzioni nei confronti di _________,
già ___________.

 

Si tratta dell'estratto dettagliato in merito ad ogni procedura
intervenuta nei confronti della _________, già ____________.

 

Si sottolinea come i primi interventi della spettabile Cassa
Cantonale di Compensazione AVS sono del 10 novembre 2000, a dimostrazione di
quanto sempre sostenuto dalla parte _________ nell'ambito della presente
vertenza, in particolare la negligenza della Cassa nel garantirsi l'incasso del
proprio credito.

 

Doc. _: Bilanci 31.12.2000 e 31.12.2001 _________.

 

Il bilancio 31.12.2000 (doc. _) è stato reperito nell'ambito della
documentazione relativa al fallimento della _________, _________ presso
l'Ufficio fallimenti di _________ nel classeur denominato con il nr. _, mentre
il doc. _, in particolare il bilancio di _________, _________ al 31.12.2001 e
stato reperito nell'ambito del classeur denominato con il nr. 261.

 

Dai documenti citati in
precedenza ed in particolare dal bilancio al 31.12.2000 si evince chiaramente
come la società in tale momento avesse attivi per CHF 14'195'891.81, contro
passivi per CHF 17'974'838.83.

 

Vi erano pertanto attivi che
potevano essere realizzati, rispettivamente una situazione di bilancio che
poteva necessitare l'imposizione di un deposito dello stesso per un fallimento
societario che avrebbe peraltro presupposto di seguire una determinata
graduatoria, rispettivamente ottenere per i debitori privilegiati tra cui l'AVS
la distribuzione di un dividendo, in particolare l'incasso integrale del
credito e non come avvenuto poco tempo dopo in particolare nel 2001 restare
senza nulla in quanto la società ha chiuso per mancanza di attivi.

 

Ci si chiede se non vi sia la
responsabilità personale di ben altri e non _________.

 

Doc. _

 

Si tratta della documentazione
reperita sempre nel classuer nr. 262 alla base del bilancio 31.12.2000.

 

Si sottolinea che vi è inclusa,
oltre ad una nota manoscritta, anche una tabella definita "bilancio al
1.12.2000 per cessione parziale attivi e passivi".

 

Si tratta di una conferma del
documento già prodotto dalla parte _________; che gli attivi della società
_________ita sono stati "girati" ad atre società del Gruppo (vedi
lista _________ Tecnologies allegata) al solo fine di favorire queste ultime e
danneggiare altri creditori tra cui       l'AVS.

 

Da notare che al 1.12.2000 la
_________ poteva pagare il debito AVS e l'AVS pignorare i beni relativi.

Al 31.12.2000 dopo la cessione
eseguita dai nuovi amministratori non vi erano più attivi concreti e nel 2001
la società è _________ita per mancanza di attivi.

 

In relazione ai testi notificati
si desidera sottolineare quanto segue.

 

La signora __________ è stata la
contabile del Gruppo _________ ed in particolare della __________, poi divenuta
_________, per il. periodo sino all'uscita di _________ dal Gruppo
(dicembre 1999) ed in seguito sino ad oltre il 2000. quando la
stessa ha deciso di licenziarsi, in particolare a seguito delle attività svolte
dagli allora amministratori del Gruppo, che in concreto spogliavano la
_________ di ogni bene preparandola al fallimento, che avrebbe vanificato ogni
possibilità di incasso da parte dei creditori (fatta eccezioni delle stesse
società del Gruppo _________) e dell'AVS.

 

___________ è al corrente della
cessione degli attivi operata sotto la regia della _________ ed in particolare
del signor _________ dipendente (titolare) di quest'ultima.

 

___________ appare con il
_________ il "pilota" dell'attività finanziaria del Gruppo _________.

 

Quest'ultimo potrà spiegare i motivi che lo hanno convinto a
portare innanzi la cessione degli attivi della _________ da quest'ultima ad
altre società del Gruppo, con la concreta spogliazione di ogni bene della
_________ (a quel momento _________), con la conseguenza di lasciare tutti gli
altri creditori non facenti parte del Gruppo _________, senza un centesimo
inclusa l'AVS." (Doc. _)

 

                                         Tutta la
documentazione ricevuta è stata trasmessa alla Cassa per conoscenza con la
facoltà di eventualmente formulare delle osservazioni scritte nel termine di 5
giorni (cfr. doc. _).

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Va
innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che
tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle
assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto
verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento
amministrativo, in casu il 15 maggio 2002 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa
B., H 27/02, consid. 1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P
76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01,
consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1,
pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b). 

                                         Per cui
ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2002.

 

                              2.2.   In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria,
i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001
AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3; STFA del 16
aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.3).
Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del
fallimento della società datrice di lavoro (cfr. Thomas Nussbaumer, Die Haftung
des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991,
no. 2 pag. 163). 

                                         Il
rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato
adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di
lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS
agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137
consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non
iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente
responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135
consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers
in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).

 

                                       Il TFA ha recentemente
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003, pag. 79 ss). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.; STFA dell'8 ottobre
2003 nella causa V. e G, H 320/01 + H 333/01, consid. 5.4.; STFA del 3
settembre 2003 nella causa M., 37/02, consid. 2) sono emerse indicazioni per un
cambiamento della prassi finora adottata.

 

                               2.3.   Il convenuto
solleva l'eccezione di perenzione motivando:

 

"  (…)

I fatti qui descritti comportano una valutazione giuridica
differenziata. Appare infatti che i contributi sociali chiesti dalla Cassa di
compensazione sono relativi agli anni dal 1996 al 2000. In proposito vi sono
numerose obiezioni da formulare.

 

a) La Cassa di
compensazione ha ottenuto il 22 maggio 2001 (doc. _) gli attestati di ca­renza
beni per i contributi degli anni 1996, 1997, 1998, 1999, il cui importo com­plessivo
è di fr. 1'318'743 secondo il doc. _. Non vi era d'altronde altra maniera di
perseguire il pagamento, visto che l'art. 43 LEF non ammette l'esecuzione in
via di fallimento per questi crediti. Da un punto di vista formale la decisione
di risarcimento, del 15 maggio 2002, sarebbe quindi sufficiente a salvaguardare
il termine di pre­scrizione secondo l'art. 82 OAVS, poiché da quella data la
Cassa di compensazione sapeva che non vi erano beni disponibili per soddisfare
le sue pretese.

b) La Cassa di
compensazione deve però dar prova di un'attenzione commisurata alle circostanze
e rendersi conto dell'impossibilità di ricuperare il suo credito (DTF 126 V
452). La conoscenza del danno, da cui inizia il termine di prescrizione,
corrisponde al momento in cui era ragionevolmente esigibile constatare
l'irricuperabilità del credito.

Ora la Cassa afferma di aver
proceduto in via esecutiva dal 1990, perché la debitrice era in mora. La
relativa documentazione non è prodotta. Non ci si spiega come, di fronte ad
esecuzioni iniziate nel 1990, si possa aver atteso sino al 22 maggio 2001 per
ottenere attestati di carenza beni relativi agli anni dal 1996 al 1999. Non si
cono­scono gli anni di contributo a cui si riferivano le esecuzioni intentate,
non è dato di saperne l'esito e soprattutto non si comprende perché, per il
danno qui fatto valere, non si sia proceduto prima e tempestivamente. La Cassa
di compensazione ha, se­condo ogni verosimiglianza, mancato al dovere minimo di
diligenza nel perseguire crediti scaduti sin dal 1996, quando sapeva dal 1990
che la debitrice era in mora. Non a caso (doc. _) le prime diffide e precetti
risalgono al 1996. Le relative argo­mentazioni potranno essere sviluppate
soltanto dopo la presentazione, che è esplici­tamente richiesta, dei documenti
che concernono le iniziative messe in atto per ricupe­rare il dovuto. Si noti
che al più tardi il 10 gennaio 2001, secondo il doc. _, erano stati emessi
precetti per la somma di fr. 1'459'136.65. Del tutto ignoto ed incom­prensibile
è il motivo per cui queste procedure, iniziate il 13 maggio 1996, si siano
concluse solo il 22 maggio 2001. L'unica spiegazione plausibile è una grave
negli­genza nel ricuperare il credito, che deve comportare un'estinzione del
danno vantato, inferiore all'importo delle esecuzioni (…)" (doc. _)

 

                                         Va
innanzitutto rilevato che, ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS il diritto al
risarcimento dei danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa
valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto
conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono
avverati. Contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 OAVS, si tratta di
termini di perenzione, che vengono considerati d’ufficio (cfr. DTF 128 V 12, consid.
1; DTF 126 V 451, consid. 2a; STFA del 24 gennaio 2002 nella causa L., H 51/00,
consid. 5a).

                                         D’altra
parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso
dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette
l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento
(cfr. DTF 128 V 12, consid. 1; DTF 111 V 14; Pratique VSI 2002 pag. 96; RCC
1991 pag. 132; STFA del 4 aprile 2002 nella causa T. F SA, H 221/01, consid. 3b
e riferimenti). 

                                         Il TFA ha
pure precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in cui
il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto
giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento
che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la
procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384
consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi recentemente riconfermati
in STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).

                                         Decisiva
per la decorrenza del termine annuo di perenzione non è però la data
d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione ne viene
effettivamente a conoscenza (cfr. Nussbaumer, “Das Schadenersatzverfahren
nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV,
Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der
Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA inedita dell'8 novembre
1999 in re G. H., pag. 4).

 

                                         Quando il
danno risulta da un fallimento, il momento della “conoscenza del danno” ai
sensi dell’art. 82 cpv. 1 OAVS non coincide con quello in cui la cassa è a
conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la
giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a
chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce
sufficientemente il suo pregiudizio, in via di massima, quando è
informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce
o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella
liquidazione, nonché il dividendo prevedibile (SVR 2002 AHV Nr. 18, consid. 2b;
DTF 126 V 444). I medesimi principi sono applicabili anche nel caso di un
concordato con l’abbandono dell’attivo (DTF 121 III 388 consid. 3b; 119 V 92
consid. 3 con riferimenti).

                                         La
conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere
già prima del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente allorquando
la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad
un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori
della sua classe. L’esistenza di tali circostanze viene ammessa con riserbo:
delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti da persone non
autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare l’istanza
giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504 consid.
3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei
creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121 V 240 consid.
3c/aa). Tuttavia può accadere che la conoscenza del danno può avvenire dopo
il deposito dello stato di graduatoria se, a questo momento, l’ammontare
effettivo degli attivi non è stato ancora stabilito, poiché, ad esempio, gli
immobili devono dapprima essere venduti, per cui l'amministrazione del
fallimento non può fornire nessuna indicazione in merito a un possibile
dividendo. (DTF 118 V 196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266
consid. 5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406). 

                                         In un’esecuzione per via di pignoramento
la conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni
ai sensi dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF questo anche
nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora
sciolta per fallimento. 

                                         Da quel
momento decorre il termine di perenzione di un anno (cfr. cfr. STFA del 5
giugno 2003 nella causa V.C. e R. G., consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella
causa W., H 265/00, consid. 3.6.; STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B.,
C., D., E., H 284/02, consid. 7.2.; DTF 113 V 257s = RCC
1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en
tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52
LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).

                                         Tuttavia ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di
carenza di beni provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha
conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione,
dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di
vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo
le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere
alcun ricavo (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2
e 4.3; RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).

                                       Il momento della “conoscenza
del danno” può avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di
rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di
pignoramento (cfr. DTF 113 V 256 con riferimenti), oppure, a determinate
condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121 V 241 consid. 3c/bb in
fine, AHI Praxis 1995 pag. 164, consid. 4d). 

                                       Ad esempio in una sentenza
del 1° febbraio 1995 pubblicata in Pratique VSI 1995 pagg. 169 e ss, il TFA si
è posto la questione di sapere se la Cassa doveva informarsi dei motivi che
hanno portato al rifiuto dell'omologazione di un concordato con abbandono
dell'attivo e se doveva, se del caso, intraprendere il necessario per
salvaguardare il termine di perenzione annuo dell'art. 82 cpv. 1 OAVS. A tale
quesito l'Alta Corte ha risposto affermativamente, in quanto la Cassa, che
all'epoca secondo la vecchia LEF era collocata in seconda classe, nella sua
qualità di creditore privilegiato non poteva disinteressarsi dei motivi che
hanno indotto il giudice di rifiutare l'omologazione, che in quella fattispecie
le avrebbero fatto comprendere che il suo credito non sarebbe stato totalmente
coperto con il dividendo che poteva sperare di ottenere dal fallimento (cfr.
Pratique VSI 1995 pag. 173).

                                         In una
recente sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pagg. 194
e ss, il TFA ha stabilito che la perdita del privilegio nel fallimento per i
crediti di contributi dovuti, non modifica assolutamente l'attuale
giurisprudenza secondo la quale di norma la Cassa di compensazione, in caso di
fallimento del datore di lavoro, viene a conoscenza del danno solo al momento
del deposito della graduatoria.

 

                               2.4.   Nella
fattispecie in esame la società è entrata in mora con il pagamento dei
contributi, per cui la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidarla e
precettarla sin dal 1990 (cfr. doc. _).

                                         La
società non ha saldato i contributi sociali relativi agli anni dal 1996 al
2000.

                                         In data
22 maggio 2001 l'UF di _________ ha rilasciato 28 attestati di carenza beni per
un totale di fr. 1'321'743.-- (cfr. doc. _).

                                         Con
decreto 29 maggio 2001 il Pretore del distretto di _________ ha dichiarato
l'apertura del fallimento _________ ai sensi dell'art. 232 LEF (FUSC del
____________). 

                                         In data
16 maggio 2002 la Casa ha insinuato all'UF il proprio credito di fr.
1'543'128.70 per contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF impagati relativi agli
anni dal 1996 al 2000, per quest'ultimo anno sino al mese di novembre, dopo
regolare controllo di lavoro (cfr. doc. _).

                                         Con
scritto 2 luglio 2002, l'UF ha informato la Cassa che allo stadio attuale della
procedura ai creditori non garantiti da pegno immobiliare non sarebbe stato
distribuito alcun dividendo (cfr. doc. _).

 

                                         Come
visto nel considerando precedente, in un’esecuzione per via di pignoramento la
conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai
sensi dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF, e questo anche
nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora
sciolta per fallimento. Da quel momento decorre il termine di perenzione di un
anno (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G., consid. 4.3; STFA
del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.; STFA del 19 febbraio
2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid. 7.2.;
DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses
de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage
selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine). 

                                         Nella STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H
284/02, consid. 7.2 e 7.3 sopracitata, il TFA ha chiaramente sottolineato che
nel caso di un'esecuzione in via di pignoramento l'insolvibilità della società
si manifesta con il rilascio dell'attestato di carenza beni; a partire da
questo momento il danno sorge e la Cassa ne viene a conoscenza (cfr. art. 82
OAVS):

 

" 
(…)

7.2 Il résulte de ce qui a été dit au considérant
six que les deux créances, celle en paiement des cotisations et celle en
réparation du dommage, doivent être distinguées, non seulement quant à leur objet,
mais aussi quant à leur nature (ATF 123 V 171 consid. 3a; VSI 2001, p. 199
consid. 4c). Si la première se fonde sur l'obligation légale de l'employeur de
verser des cotisations, la seconde se fonde sur la responsabilité pour le
dommage causé par le non-paiement de ces cotisations. Ainsi, dans le cas
particulier, la prétention que la caisse a fait valoir par des poursuites
concerne des arriérés de cotisations, tandis que celle qui a fait l'objet de la
demande devant le tribunal administratif se fonde sur l'art. 52 LAVS. Eu égard
au principe de la subsidiarité de la responsabilité des organes de la personne
morale, la caisse ne peut invoquer la réparation d'un dommage que lorsque le
débiteur des cotisations arriérées se trouve dans l'impossibilité, en raison de
son insolvabilité, de verser les cotisations à sa charge. Dans le cas d'une
poursuite par voie de saisie, cette insolvabilité ne peut être constatée qu'au
moment de la remise d'un acte de défaut de biens: c'est à ce moment que prend
naissance la créance en réparation du dommage et que, au plus tôt, la caisse a
connaissance de celui-ci au sens de l'art. 82 RAVS (ATF 113 V 258 consid. 3;
voir aussi Thomas Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à
une procédure de réparation d'un dommage selon l'art. 52 LAVS in RCC 1991, p.
405 sv.). 

 

7.3 Le fait que, en l'occurrence, l'association
avait fait l'objet de poursuites infructueuses (cotisations dues au 30 juin
1999), qui ont conduit la caisse de compensation à introduire une première demande
en réparation du dommage contre les organes responsables ne saurait être
décisif, dans la mesure où ces poursuites et cette procédure en réparation
portaient sur une période de cotisations antérieure à la période en cause dans
le présent litige. Certes, cette circonstance montrait à l'évidence que
X.________ rencontrait de très sérieuses difficultés de trésorerie. Pour
autant, cela ne signifie pas que la caisse était en droit, s'agissant de
cotisations impayées pour une période ultérieure, d'actionner directement les
organes de l'association en réparation du dommage, c'est-à-dire sans poursuite
préalable à l'encontre de cette dernière. Ce procédé eût été en contradiction
avec le principe de la subsidiarité évoqué plus haut et avec le fondement même de
la demande en réparation, qui postule que la caisse de compensation, en
actionnant l'employeur en réparation du dommage selon l'art. 52 LAVS, fait
valoir une créance distincte de celle du paiement des cotisations.

Toute autre solution reviendrait à exiger de la
caisse de compensation qu'elle suppute le résultat d'une poursuite par voie de
saisie avant de décider de l'engager ou au contraire de notifier directement
aux organes responsables des décisions en réparation du dommage. Cela ne répond
à aucun intérêt tiré de la stabilité des relations juridiques ni à aucun
intérêt majeur et digne de protection des organes responsables. Dans des
situations-limites, ceux-ci seraient d'ailleurs fondés à invoquer avec succès
le principe de la subsidiarité de leur responsabilité, ce qui conduirait
souvent à des procédures en réparation prématurées. On ne saurait pas davantage
exiger du juge des assurances sociales qu'il estime après coup, en cas de
litige, les chances de succès d'une hypothétique poursuite entamée préalablement
à une demande en réparation du dommage, pour décider finalement si la caisse
était ou non en droit de s'en prendre directement aux organes responsables
(…)"

 

                                         Nel caso concreto, in sostanza, le allegazioni del convenuto non
hanno ragione di essere. Non basta infatti constatare che la Cassa ha dovuto
sistematicamente diffidare la società per il pagamento dei contributi sin dal
1990, per concludere che la stessa ha già subito un danno. 

                                         La Cassa
subisce il danno quando si rende conto (o, secondo le attenzioni del caso,
doveva rendersi conto) dell'irrecuperabilità dei contributi sociali. 

                                         Il caso
più emblematico è proprio quello del rilascio dell'attestato di carenza beni a
seguito di pignoramento che segna il momento dell'insorgenza del danno come pure
quello della conoscenza del danno (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M,
H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G.,
consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.;
STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid.
7.2.). 

                                         Del resto
con l'attestato di carenza beni (definitivo) a seguito di pignoramento si
anticipa quello che è normalmente il momento della conoscenza del danno, ossia
prima del deposito della graduatoria nel fallimento o prima della sospensione
del fallimento per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF. Il rilascio
dell'attestato di carenza beni provvisorio non è sufficiente per valutare
l'estensione e la conoscenza del danno (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella
causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3).

                                         Anticipare
ancora maggiormente la conoscenza del danno, come pretende il convenuto,
sarebbe in contrasto con la costante giurisprudenza del TFA, che del resto è
chiara su quest'aspetto (cfr. consid. 2.3., in particolare STFA del 19 febbraio
2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid. 7.3). 

                                         Quindi,
nella fattispecie, essendo gli attestati di carenza beni definitivi del 5
maggio 2001 e la decisione del 15 maggio 2002, il credito risarcitorio non è
perento.

 

                               2.5.   Direttamente
collegata con l'eccezione di perenzione sollevata dal convenuto è la questione
a sapere se, come sostiene il convenuto, la Cassa può essere resa responsabile
del danno da lei stessa subito per aver negligentemente limitato il recupero
dell'arretrato contributivo con l'invio sistematico di precetti esecutivi,
senza procedere efficacemente ed in tempi brevi al pignoramento dei beni della
_________, che, dal 1996 al 1998, a mente del convenuto, erano sufficienti per
coprire il debito contributivo. Al riguardo ___________ ha infatti osservato:

 

"  (…)

In merito alla situazione economica del Gruppo _________, si
produce un estratto dei conti economici scalari 1996-1997, da cui in ogni caso
si deduce come la _________, oggetto della presente vertenza, ha sempre avuto a
bilancio importanti mezzi economici (lavori in corso, rispettivamente
macchinari e magazzino) per valori milionari, importi che già in quel periodo
l'AVS, già creditrice di oltre Frs. 650'000.- avrebbe potuto perlomeno pi­gnorare
e in seguito realizzare (doc. _), non limitarsi al solo invio di Precetti
Esecutivi senza alcun seguito concreto.

 

(…)

 

Al momento in cui _____________ lascia il Gruppo _________ anche
formalmente quale Amministratore, la _________ ha importanti beni, in
particolare macchinari, at­trezzature, magazzino e lavori in corso per importi
oltre Frs. 9'000'000.--.

Lo stesso ritiene che in tale periodo l'AVS avrebbe potuto
procedere al pignoramento di tali beni salvaguardando i propri crediti e
non attendere gli sviluppi di cui si dirà in segui­to, a mente di ___________
in particolare lo svuotamento pilotato di ogni bene della _________ a favore di
altre società del Gruppo, con il pilotaggio del fallimento della stessa
_________, come peraltro da sempre voluto dal _________ (vedi piani di risa­namento
a decorrere dal 1997), al fine di non procedere al pagamento degli oneri
sociali e ciò per il motivo che l'AVS non aveva voluto procedere a rinunce
nell'ambito del piano di risanamento previsto dallo stesso _________. Il
ritardo dell'AVS, che si è fatta soffiare sotto il naso ogni bene della
_________, senza mai reagire, non può essere certo adde­bitato a ____________,
il quale al momento della cessione ha lasciato delle società non certo
particolarmente indebitate, come dimostra il fatto che l'ufficio di
revisione inca­ricato, la _________, non aveva mai proceduto al deposito dei
bilanci, ritenuto che non esi­steva una situazione di insolvenza della
società.

 

(…)

 

In ogni caso ancora alla fine del 2000 e poco prima del fallimento
della società, dovuto anche all'assoluta mancanza di beni trovata dai
creditori, dopo le presunte cessioni interne effettuate dagli amministratori
delle varie società (sempre i medesimi), l'AVS avrebbe potuto pignorare importi
a salvaguardia integrale del proprio credito (doc. _) (…)" (doc. _)

 

                                         ed
ancora:

 

"  (…)

La Cassa infatti già dal 1990 sapeva che il Gruppo aveva
difficoltà nel pagare gli oneri sociali, ma non ha mai posto in essere azioni
concrete a tutela degli oneri sociali.

 

In particolare all'uscita di __________ e dopo che il Gruppo
_________, tramite i nuovi amministratori aveva notificato alla Cassa la
richiesta di accreditare ogni acconto all'anno 2000, nonostante vi fossero
pregressi importantissimi per il periodo 1996-1999, avrebbe dovuto far
comprendere alla Cassa che la _________ società non aveva alcuna intenzione di
onorare i pregressi.

 

La Cassa non ha fatto nulla, se non assecondare l'agire della
_________ società e dei suoi amministratori.

 

Questa infatti ha, come richiesto dalla _________ società,
accreditato in deduzione gli acconti versati all'anno 2000, senza preoccuparsi
dei pregressi.

 

La stessa non ha nemmeno provveduto all'immediato pignoramento dei
beni, che avrebbero garantito la copertura degli oneri sociali.

 

La stessa è intervenuta solo dopo che, con artifizi contabili, la
società _________ era stata svuotata di ogni suo bene.

 

La Cassa di Compensazione pertanto non può certo lagnarsi del
comportamento di ____________, ma di quello dei suoi responsabili, che non
hanno tutelato gli interessi della stessa come dovevano.

 

La mancata (voluta) produzione dei documenti richiesti in
risposta, conferma l'atteggiamento indicato in precedenza.

 

Si resta in attesa della produzione dei documenti stessi per
poterli esaminare e verificare l'effettivo atteggiamento della Cassa, che non
potrà che rivelarsi secondo quanto indicato in precedenza." (Doc. _)

 

 

"(…)

Medesimo discorso vale per comprendere come e
quando sono stati richiesti gli attestati di carenza beni.

 

Ciò che appare chiaro è in ogni caso che la Cassa
non ha pignorato beni che doveva pignorare a tutela del credito vantato
nell'ambito dell'incasso dell'importo relativo.

 

Le dilazioni concesse secondo la Cassa
dall'Ufficio Esecuzioni alla società, sono in ogni caso intervenute dopo
l'uscita di ___________ dalla società stessa, pertanto su richiesta dei nuovi
amministratori, i quali nel contempo hanno accettato di porre in essere lo
svuotamento della società principale del Gruppo, a beneficio di altre a
nocumento della Cassa che non se n'è neanche accorta, in quanto non se n'è
interessata, rispettivamente non ha posto in essere quanto doveva e poteva a
tutela del suo credito, in particolare il pignoramento dei beni societari
(magazzino e crediti relativi all'incasso di clienti).

 

Si sottolinea nuovamente come i beni societari a
quel momento avevano un importo di gran lunga superiore al credito relativo
agli oneri sociali.

 

Basta dire che i soli crediti della _________,
_________, divenuta in seguito _________ nei confronti di terzi, in particolare
committenti, ammontavano a oltre Frs. 2'500'000.- e il magazzino era
stimato Frs. 5'000'000.- / 6'000'000.-.

 

Tali crediti sono stati "girati"
nell'ambito delle more delle dilazioni di cui parla la Cassa a società terze
del Gruppo, che ne hanno beneficiato incassandoli integralmente, in modo
da svuotare peraltro la principale società del Gruppo, quella oggetto delle
presenti osservazioni, l'unica con un'importante forza lavoro (80/100
impiegati) e ciò senza che la Cassa sia in alcun modo intervenuta.

 

La negligenza della Cassa appare nuovamente
evidente e provata, come peraltro meglio si potrà evincere dall'analisi della
documentazione che nuovamente viene richiesta in edizione dall'Ufficio
Esecuzioni e alla Cassa.

 

3. Circa la somma di Frs. 224'385.70 del 2000 è
chiaro che risulta dal documento E4.

 

Quello che invece non è chiaro e se è stata
ricevuta ed imputata a quell'anno.

 

In merito all'importo citato si ribadisce
nuovamente quanto indicato sia nella risposta che nelle precedenti
osservazioni, riservandoci di approfondire nuovamente le argomentazioni in
corso di causa."

(doc. _)

 

                                         La tesi
del convenuto secondo la quale la Cassa sarebbe stata negligente nelle
procedure d'incasso non può essere condivisa per i motivi che seguono.

 

                                         In una
sentenza del TFA del 24 giugno 1996, pubblicata in DTF 122 V 186ss., l’alta
Corte federale ha stabilito, modificando la propria giurisprudenza, che
l’obbligo di risarcire il danno del datore di lavoro può essere ridotto analogicamente
a quanto previsto negli art. 4 Lresp e 44 CO, se la violazione di un obbligo da
parte dell’amministrazione e meglio di una norma elementare relativa alla
procedura di riscossione dei contributi, ha causato la nascita oppure il
peggioramento del danno (cfr. anche SVR 2000 AHV Nr. 16 consid. 7a). In
proposito il TFA ha precisato che il nesso di causalità tra danno e
comportamento illegale della Cassa dev’essere adeguato (DTF 122 V 189, consid.
3c; SVR 2000 AHV Nr. 16 consid. 7a).

                                         Nel caso
esaminato dal TFA in SVR 2000 AHV Nr. 16, la Cassa è stata ritenuta
corresponsabile del danno da lei stessa subito in quanto, dopo un controllo
presso il datore di lavoro, ha omesso di emanare la decisione di tassazione,
configurando così un motivo di riduzione ai sensi dell'art. 44 cpv. 1 CO (SVR
2000 AHV Nr. 16, consid. 7c).

                                         Ancora
recentemente il TFA nella sentenza inedita del 19 agosto 2003 nella causa M, H
142/03 ha sancito che si giustifica una riduzione dell'importo del danno se la
Cassa, al momento di concedere un'ulteriore dilazione di pagamento (nella
fattispecie esaminata dal TFA la società non aveva mai rispettato i piani di
dilazione concessile in passato dalla Cassa) non ha sufficientemente valutato
la capacità della società di rispettare il piano di dilazione (cfr. consid.
5.5):

 

" 
(…)

5.5 

En revanche, dès lors que l'intimée ne disposait pas
de raisons fondées d'admettre que les acomptes (en remboursement de la dette)
et les cotisations courantes pourraient être versés ponctuellement, elle a
violé l'art. 38bis al. 1 LAVS (dans sa teneur en vigueur jusqu'au 31 décembre
2000, applicable au moment déterminant; cf. ATF 127 V 467 consid. 1) en
octroyant des sursis au paiement. Selon cette disposition, si un débiteur de
cotisations rend vraisemblable qu'il se trouve dans des difficultés financières
et qu'il s'engage à verser des acomptes réguliers et opère immédiatement le
premier versement, la caisse peut accorder un sursis, autant qu'elle a des
raisons fondées d'admettre que les acomptes et les cotisations courantes
pourront être versés ponctuellement. 

 

Par courrier du 2 avril 1992, l'intimée a octroyé à
la société un sursis au paiement lui permettant de régler la somme de 23'855
fr. 30 concernant les cotisations paritaires dues au 31 décembre 1991 par
mensualités de 2'385 fr. 50, la première devant intervenir jusqu'à la fin du
mois d'avril 1992. Ce délai a été accordé alors même que la caisse avait engagé
des poursuites contre X.________ SA dès le mois de février précédent (cf.
commandement de payer du 12 février 1992 relatif au solde des cotisations
paritaires au 31 décembre 1990) et ne pouvait donc ignorer que la société ne
s'acquitterait pas de ses dettes en temps voulu et que les conditions de l'art.
38bis RAVS n'étaient pas remplies. Par la suite, malgré le fait que X.________
SA n'avait opéré aucun versement immédiat aux conditions prévues, ce qui aurait
dû conduire la caisse à engager des poursuites, elle lui a encore octroyé deux
autres sursis (les 13 août 1992 et 27 janvier 1993). En outre, nonobstant l'avertissement
donné à l'employeur, le 21 avril 1993, selon lequel la caisse reprendrait les
diverses procédures dirigées contre X.________ SA, ainsi que l'absence de
versements de la part de ce dernier, elle ne lui en a pas moins accordé encore
un «ultime plan de désendettement», le 23 février 1994, pour une somme qui
s'élevait alors à 43'860 fr. 20. 

 

Ces manquements à des prescriptions élémentaires
relatives à la fixation et à la perception des cotisations constituent une
faute grave, concomitante à celle du recourant, qui justifie de réduire le
montant du dommage dont la caisse peut demander la réparation, pour autant que
celui-ci entre dans un rapport de causalité - notamment adéquate - avec le
comportement illicite qui lui est reproché (ATF 122 V 189 consid. 3c). Or, il y
a lieu d'admettre que l'octroi d'un sursis irrégulier - et a fortiori si c'est
de façon répétée - est de nature à favoriser la poursuite d'une entreprise
hasardeuse financée sans droit par l'assurance sociale, et à aggraver, dans une
mesure correspondante, le dommage subi dans la faillite de l'employeur, ici
X.________ SA (cf. Praxis 1997 n° 48 p. 250). 

 

Au vu de l'ensemble des circonstances, en
particulier de la gravité de la faute commise par l'intimée et du fait que le
solde des cotisations impayées a passé de 33'769 fr. 90 à la fin de l'année
1992 à 57'124 fr. 05, frais et intérêts moratoires compris selon les décomptes
de la caisse, à la fin du mois de mars 1996, une réduction à raison de moitié
apparaît appropriée (…)".

 

                                         Nella presente fattispecie alla Cassa non può essere rimproverata
alcuna negligenza, in quanto dagli atti risulta che essa ha regolarmente
diffidato e precettato la società al fine di incassare i contributi scaduti, e
ciò sin dal 1990 (cfr. doc. _). Nemmeno risulta dagli atti (né il convenuto lo
pretende) che la Cassa ha concesso delle dilazioni di pagamento tali da
compromettere l'incasso dei contributi.

 

                                         Ne
consegue che nel caso concreto il tentativo del convenuto di discolparsi
attribuendo alla Cassa un comportamento negligente nell'incasso dei contributi
dovuti dalla società, è chiaramente privo di fondamento siccome la Cassa, come
risulta chiaramente dalla documentazione versata agli atti, ha sistematicamente
diffidato e precettato la società sin dal 1990 (cfr. doc. _). 

                                         Il caso
in esame non è nemmeno lontanamente simile a quelli descritti dal TFA nelle
sentenze sopra citate, non avendo la Cassa violato elementari norme nella
procedura di riscossione dei contributi. 

                                         

                                         Invece,
come vedremo nei considerandi che seguono, la società, di cui _____________ era
amministratore unico, ha violato le prescrizioni venendo meno all'obbligo per
il datore di lavoro di pagare i contributi sociali. La Cassa non ha potuto fare
altro che avviare e fare proseguire le numerose procedure esecutive iniziate
dal 1990 in poi. 

                                         Il
convenuto sostiene che tra il 1996 e il 1999 la società aveva beni a
sufficienza per tacitare la Cassa. Ora se effettivamente vi erano delle
disponibilità, come sostiene ___________, nulla gli avrebbe impedito di saldare
i propri debiti nei confronti della Cassa, evitando così a quest'ultima di
dover procedere all'incasso forzato dei contributi. 

                                         A mente
del TCA, il ritardo nella realizzazione dei beni della società non può di certo
essere imputato alla Cassa; dagli atti risulta che l'attrice ha proceduto
regolarmente ad inviare le diffide ed a far spiccare i precetti esecutivi.
Eventuali ritardi sono da imputare alla società stessa, che facendo uso della
facoltà di differire la realizzazione dei beni, può prolungare nel tempo la
realizzazione degli stessi.

 

                                         In
concreto, gli attestati di carenza di beni del 21 maggio 2001 sono stati
rilasciati dopo che la Cassa ha chiesto la continuazione delle esecuzioni e,
per alcune di queste, pure la vendita dei beni pignorati. La vendita è stata
tuttavia sospesa dal differimento della realizzazione secondo l'art. 123 LEF –
peraltro non rispettato -, che è stato concesso, su richiesta della società
stessa, dopo l'avviso d'incanto (previo versamento iniziale di fr. 58'000.--
avvenuto in data 22 aprile 1999, cfr. doc. _), e ciò quando ancora nel
consiglio di amministrazione sedeva quale amministratore unico ______________.

 

                                         Visto
quanto sopra questo il TCA non ravvisa nell'operato della Cassa negligenza
alcuna.

 

                               2.6.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno
corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella
causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi
moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive
(cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento
danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa
giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel
campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di
compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag.
519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19
agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996
nella causa A., H 194/96).

 

                               2.7.   ____________
ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS
motivando:

 

" 
(…)

Da ultimo vi è pure la constatazione che
gli oneri insinuati nel fallimento riguardano gli anni dal 1996 al 2000,
compresi gli interessi. Se ne desume che la Cassa ha accett