# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27b626a5-4884-53da-8971-c76f5fd2d150
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 20.10.2008 11.2008.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2008-17_2008-10-20.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2008.17

  	
  Lugano

  20 ottobre
  2008/sc

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2007.263
(protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di Bellinzona
promossa con istanza del 28 settembre 2007 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato dall' RA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata dall' RA 1);

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 28 gennaio 2008 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 16 gennaio
2008 dal Pretore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP
1 (1971) e AO 1 (1967) si sono sposati a __________ il 12 gennaio 2001. A
quel momento essi avevano già un figlio, N__________, nato il 14 mar­zo
1998. Dopo il matrimonio è nato P__________, il 17 febbraio 2001. Il
marito, giornalista, lavora per la __________. Di formazione impiegata d'ufficio,
la moglie ha svolto durante il matrimonio l'attività di ani­matrice a tempo
parziale per una ditta di cosmetici, reperita tramite un'agenzia di lavoro
temporaneo. Dopo un periodo di malattia, dal luglio del 2007 essa riscuote
indennità di disoccupazione. 

 

                                  B.   Il
28 settembre 2007 AP 1 si è rivolto al Pretore del Distretto di Bellinzona
con un'istanza a protezione dell'unione coniugale, postulando – previo
conferimento dell'assistenza giudiziaria – l'autorizzazione a vivere separato,
l'assegnazione dell'alloggio coniugale con ingiunzione alla moglie di andarsene
e l'affidamento dei figli. All'udienza del 18 ottobre 2007, indetta per la
discussione, AO 1 ha chiesto a sua volta – postulando l'assistenza giudiziaria
– di essere autorizzata a vivere separata, di assegnarle l'abitazione
coniugale, di affidarle i figli (riservato il diritto di visita del padre) e di
obbligare il marito a versarle un contributo alimentare di fr. 1400.–
mensili, oltre a un contributo di fr. 800.– mensili per ogni figlio. L'istante
ha proposto di respingere le domande della moglie. Quello stesso giorno il
Pretore ha incaricato lo psicologo e psicoterapeuta __________ di sentire i
figli, redigendo un rapporto sul loro affidamento e le relazioni personali con
il genitore non affidatario. Lo specialista ha consegnato la sua relazione il
27 novembre 2007.

 

                                  C.   Con
decreto cautelare emanato l'11 dicembre 2007 “nelle more istruttorie” il Pretore ha affidato i figli alla madre, ha disciplinato il
diritto di visita del padre, ha assegnato l'abitazione coniugale alla moglie e
ha ingiunto al marito a trasferirsi altrove entro la fine dell'anno. Ultimata l'istruttoria,
le parti hanno rinunciato alla discussione finale, limitandosi a conclusioni
scritte. Nel suo allegato del 10 gennaio 2008 l'istante ha ribadito le sue domande,
offrendo, nel caso in cui i figli fossero stati assegnati alla madre, un
contributo alimentare di fr. 800.– mensili per ognuno di loro. Nel suo memoriale
di medesima data la convenuta ha ribadito il suo punto di vista, salvo aumentare
la richiesta di contributo alimentare a fr. 2041.– mensili per sé e a fr. 1285.–
mensili per 

                                         ogni figlio.

 

                                  D.   Statuendo
il 16 gennaio 2008, il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha
attributo l'abitazione coniugale alla moglie, ha impartito al marito l'ordine
di trasferirsi altrove entro un mese, ha affidato i figli alla madre (riservato
il diritto di visita paterno) e ha obbligato AP 1 a versare un contributo alimentare
di fr. 1240.– mensili per la moglie e di fr. 775.– mensili per ogni figlio.
Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 300.–, sono state poste a carico
delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. Entrambe le
parti sono state ammesse al beneficio dell'assistenza giudiziaria. 

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera il 28 gennaio
2008 per ottenere che, previa concessione dell'assistenza giudiziaria, l'abitazione
coniugale sia assegnata a lui medesimo (con ordine alla moglie di andarsene), gli
siano affidati i figli (riservato il diritto di visita materno) e sia soppresso
ogni contributo alimentare a suo carico, riformando di conseguenza il giudizio
impugnato. Con decreto del 30 gennaio 2008 il presidente della Camera ha
respinto la richiesta di effetto sospensivo formulata dall'appellante. Il
memoriale non ha formato oggetto d'intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
misure a protezione dell'unione coniugale (art. 172 segg. CC) sono emanate con
la procedura sommaria contenziosa di camera di consiglio (art. 4 cpv. 1 n. 5 e
art. 5 LAC con rinvio agli art. 361 segg. CPC). La sentenza del Pretore è
appellabile nel termi­ne di dieci giorni (art. 370 cpv. 2 CPC). Tempestivo,
sotto questo profilo l'appello in esame è ricevibile.

 

                                   2.   Il
22 aprile 2008 l'appellante ha trasmesso alla Camera una lettera in cui
riferisce avvenimenti intervenuti dopo il giudizio del Pretore, allegando anche
due suoi memoriali del 5 aprile 2005 e del 31 agosto 2007. Ora, nelle procedure
a tutela dell'unione coniugale non sono ammissibili nuovi argomenti o nuovi mezzi
di prova in appello (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC; RtiD I-2004 pag. 596 n. 79c).
Certo, in materia di filiazione vige il principio inquisitorio illimitato (art.
280 cpv. 2 CC; DTF 128 III 414 verso l'alto), ma tale precetto non esonera
le parti – tanto meno se patrocinate da legali – dal sostanziare tempestivamente
le loro allegazioni, dall'informare il giudice circa i fatti a loro conoscenza
e dall'indicare con solerzia i mezzi di prova disponibili (RtiD I-2004 pag. 591
n. 68c). Nella fattispecie i due memoriali evocano carenze educative della
moglie che l'istante aveva già lamentato, per l'essen­ziale, nel suo allegato
introduttivo (istanza, da pag. 2 in fondo a pag. 5). La convenuta ha contestato
tali addebiti, esponendo la sua versione dei fatti e rimproverando al coniuge
comportamenti maneschi nei suoi confronti (risposta scritta, da pag. 2 a pag.
4). Su tali questioni, tuttavia, non è stata esperita istruttoria alcuna, il
Pretore avendo respinto tutte le prove atte a rendere verosimile l'una o l'altra
versione di parte (verbale del 18 ottobre 2007 pag. 5). Davanti al primo
giudice le contrapposte allegazioni dei coniugi sono pertanto rimaste tali,
prive di riscontri oggettivi. 

 

                                         Ora, la Camera civile di
appello potrebbe, in virtù del principio inquisitorio illimitato applicabile in
materia di filiazione, approfondire essa medesima singoli fatti che non fossero
stati sufficiente­mente chiariti in primo grado. Non le spetta tuttavia di inquisire
per la prima volta – d'ufficio e di propria iniziativa – su un intero complesso
di accadimenti. Tanto meno ove si consideri che neppure l'appellante
chiede l'assunzione delle prove respinte dal primo giudice (art. 322 lett. b
CPC) né propone, concretamente, altri mezzi istruttori suscettibili di suffragare
la sua versione dei fatti. Men che meno incombe a questa Camera di accertare d'ufficio
avvenimenti successivi al giudizio di primo grado. Le misure a
protezione dell'unione coniugale potendo sempre essere adattate dal Pretore
alle nuove circostanze (art. 179 cpv. 1 CC), gli
episodi menzionati nella lettera del 22 aprile 2008 potranno dunque formare
oggetto – dandosene la necessità – di una nuova procedura. La
sentenza odierna va emanata sulla base del medesimo materiale processuale
vagliato dal primo giudice.

 

                                   3.   L'appellante
chiede l'assunzione di una nuova perizia, facendo valere che lo specialista
incaricato dal Pretore ha presentato un referto contraddittorio, senza
attenersi ai criteri fissati dalla dottrina e dalla giurisprudenza. In realtà,
per tacere del fatto che una perizia mal si concilia con l'indole sommaria di
misure protettrici dell'unione coniugale, lo psicologo __________ non è mai
stato formalmente designato come “perito”, né gli sono
mai stati richiamati gli obblighi che incombono a un perito (art. 249 cpv. 3
CPC per analogia). Egli è stato sempli­cemente incaricato a norma dell'art. 419a
cpv. 2 CPC di stilare un rapporto sulle relazioni personali tra genitori e figli,
sul possibile affidamento alla madre o la padre e sul diritto di visita da parte
del genitore non affidatario (verbale del 18 ottobre 2007, pag. 4). Né è il
caso di commissionare un nuovo rapporto specialistico in appello. Basti pensare
che se discrepanze fra principi della scienza e regole dell'arte non giustificano
l'assunzione di una nuova perizia (prospettabile solo ove soccorrano gli
estremi dell'art. 252 cpv. 5 CPC), divergenze del genere non legittimano nemmeno
l'elaborazione di un nuovo rapporto da parte di servizi specialistici. Nelle circostanze
descritte giova esaminare senza indugio, perciò, le censure sollevate dall'appellante.

 

                                   4.   Litigiosi
sono, in concreto, la custodia dei figli (rivendicata dal padre) e il relativo
obbligo di mantenimento, la disciplina del diritto di visita materno e l'assegnazione
dell'alloggio coniugale. Ora, l'art. 176 cpv. 3 CC
stabilisce che qualora i coniugi abbiano figli minorenni, il giudice prende le
misure necessarie “secondo le disposizioni
sugli effetti della filiazione”.
I criteri preposti all'affidamento non si scostano sostanzial­mente, in tal
caso, da quelli 

                                         cui fa capo la giurisprudenza per l'affidamento dopo il divorzio (Hausheer/Reusser/Geiser in: Berner
Kommentar, 2ª edizione, n. 45
ad art. 176 CC). Se entrambi i genitori sono idonei alla custodia, determinante
rimane, anche nella protezione dell'unione coniugale, l'interesse del figlio
(DTF 117 II 354 consid. 3). Occorre quindi prendere in considerazione – come fa
il giudice del divorzio – tutte le circostanze importanti per il bene del minorenne,
in specie appurare quale sia il genitore con la mag­giore disponibilità di
tempo a occuparsi del ragazzo (DTF 117 II 355, 114 II 202 consid. 3b),
rispettivamente quale genitore offra maggiori garanzie di stabilità (DTF 117 II
355; sentenze del Tribunale federale 5C.212/2005 del 25
gennaio 2006, consid. 4.2 pubblicato in FamPra.ch 2006 pag. 753 e 5C.238/2005
del 2 novembre 2005, consid. 2.1 pubblicato in FamPra.ch 2006 pag. 193).

 

                                   5.   In
concreto il Pretore si è dipartito dalla premessa che entrambi i genitori sono
idonei all'affidamento, ancorché secondo lo specialista AO 1 denoti una
“personalità piuttosto fragile e facilmente destabilizzata dal profilo emotivo”,
mentre AP 1 non è confrontato a “difficoltà psichiatriche”. Accertato che i
figli non ave­vano espresso preferenze circa la custodia, il primo giudice ha nondimeno
privilegiato l'affidamento alla madre per questioni di stabilità e per il fatto
che, non esercitando un'attività lucrativa, costei può occuparsi personalmente di
loro. Inoltre – ha soggiunto il Pretore – anche secondo lo psicologo i ragazzi
si troverebbero, se affidati alla madre, complessivamente “in una migliore situazione relazionale”.

 

                                   6.   L'appellante
fa valere anzitutto che il criterio della stabilità entra in considerazione
solo qualora entrambi i genitori siano ugualmente idonei all'affidamento, ciò
che non è il caso in concreto, AO 1 essendo affetta da disturbi psichici. In
realtà il solo fatto che la madre soffra di simili difficoltà ancora non
significa che il padre sia automaticamente da preferirle. Il dott. __________ ha
constatato, certo, che AO 1 non va esente da problemi di relazione con i figli
(relazione, pag. 13), tradisce difficoltà psichiatriche (pag. 4 segg.) e
presenta una “personalità
piuttosto fragile e facilmente destabilizzata dal profilo emotivo” (pag. 16 a metà). Egli medesimo ha evocato
altresì i timori di 

                                         AP 1
quanto all'effettiva capacità della moglie di prendersi cura dei ragazzi (pag.
18 in basso). Sta di fatto che, ciò nonostante, a suo parere l'interessata non risulta
inadeguata all'affidamento (pag. 16 verso l'alto). Anzi, per il futuro egli ha
formulato una prognosi favorevole (pag. 19 in alto).

 

                                         Non si
disconosce che lo specialista reputi il padre, di per sé, “più idoneo” a occuparsi
dei figli (relazione, pag. 16 a metà). L'attitudine teorica però non è un parametro
assoluto. Ai fini dell'affidamento vanno ponderate “tutte le circostanze
importanti per il bene del figlio” (art. 133 cpv. 2 CC). A meno che un genitore
appaia malato al punto da risultare già di per sé inidoneo all'affidamento (ma
l'ipotesi è esclusa dallo specialista nel caso specifico: relazione, pag. 16
verso l'alto), anche la possibilità di accudire personalmente al figlio e la
possibilità di mantenere quest'ultimo nel suo ambiente abituale sono criteri
importanti. E sotto questi due profili il padre appare nettamente sfavorito. La
valutazione complessiva del Pretore, confortata dallo specialista, resiste dunque
alla critica. Dovesse rivelarsi fallace all'atto pratico, come detto, l'affidamento
potrà sempre essere modificato sulla scorta dei nuovi elementi che non
tarderanno a manifestarsi (art. 179 cpv. 1 CC).

 

                                   7.   Sostiene
l'appellante che la moglie è inaffidabile e che a lui tocca occuparsi delle
necessità dei figli, accompagnandoli a scuola quando al mattino la madre dorme,
preparando loro i pasti quando lei è assente e seguendoli in tutte le questioni
scolastiche. 

                                         Egli ricorda altresì che, a dispetto delle terapie prescritte dagli
psichiatri, AO 1 non è in grado neppure di badare convenientemente a sé stessa,
tant'è che ha tentato più volte di togliersi la vita, ha causato incidenti
della circolazione, è stata ripetutamente ricoverata in ospedale e ha perduto
il posto di lavoro.

 

                                         a)   Dagli
atti si evince che il 26 dicembre 2005 la convenuta è stata ricoverata al pronto
soccorso dell'Ospedale regionale di __________, dove le è stata diagnosticata
una “sindrome depressiva, attualmente atto dimostrativo senza chiara suicidalità”
(doc. M). Risulta inoltre che essa è in cura da uno psichiatra, che assume
farmaci (doc. F, dal 2° foglio) e che nel novembre del 2007 ha beneficiato di
cure a domicilio pre­state da un'infermiera incaricata di praticarle infusioni quotidiane,
osservando i suoi parametri vitali (doc. F, 1° foglio; doc. G). Non constano
invece ricoveri in ospedale. Interpellato dal dott. __________, lo psichiatra
curante ha dichiarato di non avere mai riscontrato difficoltà della paziente
nell'esercizio della custodia parentale (relazione, pag. 15 a metà), confermando
quanto da lui attestato in un certificato del 9 ottobre 2007 (doc. 4).

 

                                         b)   Dagli
atti emerge, di converso, che nell'ottobre del 2005 

                                               AO
1 è stata condannata per contravvenzione alla legge
federale sugli stupefacenti (doc. H) e che l'11 ottobre 2006 è stata nuovamente
condannata per avere cagionato un incidente guidando in stato di ubriachezza (doc.
I, L). Neppure il marito sostiene tuttavia che in tali occasioni i figli fossero
presenti o che la moglie ne abbia messo in pericolo gli interessi. Quanto all'infortunio
della circolazione risalente al 2002, l'interessata ha contestato un
qualsivoglia suo stato di inidoneità alla guida (memoriale di risposta, pag. 2
a metà) e il marito non ha saputo rendere verosimili le proprie accuse. Che poi
il datore di lavoro abbia ammonito la convenuta per avere infranto un codice di
comportamento (doc. N) e che essa sia disoccupata dal luglio del 2007 (doc. 8)
ancora non rende verosimile un'inaffidabilità di lei nell'adempimento dei suoi
compiti genitoriali.

 

                                         c)   In
definitiva la documentazione prodotta non fornisce un gran quadro personale
dell'interessata, ma neppure attesta l'incapacità di lei – contestata (risposta
scritta, da pag. 2 a pag. 4) – a prendersi cura dei figli.
Anche al proposito l'appello si rivela così inconsistente.

 

                                   8.   Secondo
l'appellante la moglie non è nemmeno il genitore più atto a garantire ai figli
condizioni di vita stabili e a prendersi cura dei ragazzi personalmente.
Ribadisce che il modo in cui essa gestisce la propria vita testimonia solo
precarietà e che dei figli essa non si è occupata nemmeno durante la vita in comune,
giacché lavorava. Anche dopo la separazione, del resto, essa dovrà trovare un'occupazione
per sopperire a sé medesima e potrà accudire personalmente ai figli solo per
una frazione della giornata, mentre lui, con la sua attività di giornalista, può
lavorare a casa e gestire i propri orari con elasticità, facendo capo in caso
di bisogno ai propri genitori.

 

                                         a)   Per
quanto concerne lo stato di salute della convenuta, questa risulta curarsi –
secondo lo psichiatra che la segue – in maniera adeguata (relazione, pag. 15 in
alto e pag. 19 in alto). Non si può dire pertanto che essa trascuri il problema
o dia prova d'instabilità. Dagli atti si deduce poi che, durante la vita in
comune, la moglie svolgeva un'attività lucrativa a tempo parziale (animatrice
di una ditta di cosmetici per il tramite di un'agenzia di lavoro temporaneo),
con un guadagno netto nel 2006 di circa fr. 1200.– mensili (doc. E) e un grado
d'occupazione che può essere stimato, alla luce della rimunerazione oraria,
attorno al 30% (conteggi mensili di salario nel fascicolo “edizioni”). Il marito, giornalista, lavora per la __________ Retribuito su
base oraria con un grado d'occupazione variabile, nel 2006 egli ha lavorato al
73% (doc. D; certificato di salario 2006 nel fascicolo “edizioni”). Anche prima
della separazione, pertanto, AO 1 si occupava in misura prevalente della casa e
dei figli. L'affidamento dei ragazzi a lei rispetta in altri termini il criterio
della stabilità.

 

                                         b)   Dal
luglio del 2007 l'interessata è senza attività lucrativa. Libera da impegni professionali,
essa ha ancora più tempo da dedicare ai figli. E la disponibilità di tempo, ovvero
la possibilità di prendersi cura personalmente dei ragazzi, è uno dei criteri
determinanti che presiedono alla decisione sull'affidamento (sopra, consid. 2; Sut­ter/Frei­burghaus,
Kom­men­tar zum neuen Scheidungs­­recht, Zurigo 1999, n. 12 ad art. 133 CC; Wirz in: FamKommentar Scheidung, Berna
2005, n. 4 ad art. 133 CC). Che l'interessata debba
riprendere un lavoro è possibile, ma per il momento non risulta essere il caso
e tutto permane aleatorio. Mutamenti potranno senz'altro essere presi in
considerazione allorché si verificheranno, nel quadro di una procedura intesa
alla modifica dell'assetto attuale (art. 179 CC).

 

                                         c)   L'appellante
sostiene di lavorare spesso a casa e di poter gestire con elasticità i propri
orari. Che egli possa simulta­neamente esercitare un'attività lucrativa al 73%
e gestire i due figli appare tuttavia dubbio, sebbene affermi di avere a disposizione
i genitori. Per di più, il luogo di lavoro si trova a notevole distanza dal
domicilio. Quanto ai nonni, il loro ruolo è senz'altro prezioso, ma non deve
sostituirsi a quello dei genitori. Per quanto verosimilmente apprezzabile, la
disponibilità di tempo personale dell'appellante non può pertanto equipararsi a
quella della moglie.

                                         

                                   9.   L'appellante si duole infine che il Pretore si sia attenuto alle conclusioni
dello specialista, rimproverando a quest'ultimo di avere travalicato il mandato
conferitogli, fondandosi su criteri estranei ai principi stabiliti dalla
dottrina e dalla giurisprudenza. A mente sua lo specialista, pur definendo la
madre un genitore “meno 

                                         adeguato” di lui, ha proposto l'affidamento dei figli alla medesima perché
la soluzione contraria “avrebbe l'effetto di destabilizzare ulteriormente il
suo equilibrio”, perdendo di vista che il criterio determinante è unicamente il
bene dei figli. Ribadite le difficoltà psichiatriche della madre e le carenze di
lei nei rapporti con i ragazzi, egli lamenta che lo specialista non abbia
tenuto in debita considerazione gli effetti correlati al distacco dei figli da
lui. Quanto all'istituzione di un curatore educativo auspicata dallo
specialista, essa non sarebbe
sufficiente per colmare le lacune materne, mentre la relazione “farcita di
ipotesi, supposizioni e condizionali” dimostrerebbe come lo specialista rifugga
da ogni responsabilità, tanto da non escludere l'affidamento dei figli al
padre. A parere dell'appellante, in sintesi, la “perizia” è contraddittoria,
lacunosa e contraria al diritto.

 

                                         a)   Che
per il dott. __________ il padre sia di per sé “più idoneo” a occuparsi dei
figli poiché non denota difficoltà psichiatriche e ha un rapporto più sereno
con loro è pacifico (relazione, pag. 16 a metà). Se non che – ha continuato lo
psicologo – “l'affidamento dei bambini alla madre garantirebbe, o perlomeno
favorirebbe, in quest'ultima il mantenimento di un migliore equilibrio psichico,
ciò che sarebbe di beneficio per i bambini stessi”, mentre “dal canto suo, il
padre, beneficiando di una personalità più stabile e solida, pur ‘privato’ dell'affida­mento dei figli potrebbe tollerare meglio questa
situazione” (relazione, pag. 17 in fondo). A parere dello specialista i figli
si troverebbero così “in una migliore situazione relazionale, nella misura in
cui l'equilibrio psicologico di entrambi i genitori sarebbe mantenuto” (pag. 18
in alto). Non che lo specialista abbia sottovalutato le controindicazioni legate
a tale scelta (pag. 18 seg.). Proprio per tale ragione, del resto, egli ha raccomandato
misure di accompagnamento, come un ampio diritto di visita al padre e l'istituzione
di una curatela educativa (pag. 19 in basso e 20 in alto).

 

                                         b)   Nel
complesso la valutazione dello specialista appare il frutto di un esame attento
e riflettuto, preceduto dall'anamnesi dei genitori, da una valutazione psicodiagnostica,
da colloqui con i ragazzi (soli e con i due genitori) e da un dialogo con il medico
curante della madre (relazione, pag. 2 a 14). Non risulta che lo specialista
abbia trascurato elementi di rilievo. Sulle relazioni fra padre e figli, poi, il
professionista ha messo l'accento a più riprese, consigliando un ampio diritto
di visita per ovviare alle conseguenze del distacco. Inoltre lo psicologo ha illustrato
diffusamente i motivi per cui auspica l'affidamento dei figli alla madre, nonostante
i problemi di lei. Contrariamente a quanto assevera l'appellante, nel referto non
si scorgono contraddizioni. Né sussistono motivi seri per ritenere che lo
specialista abbia attinto a criteri eterodossi. Egli ha semplicemente optato per
una soluzione che a suo parere risparmia ai bambini “il peso del distacco e
della sofferenza della madre, ciò che inevitabilmente avrebbe delle conseguenze
nefaste sul loro benessere” (relazione, pag. 17 in basso).

 

                                         c)   È
vero che per decidere l'affidamento di un figlio non importa tanto trovare un equilibrio tra gli interessi dei genitori, quanto piuttosto
verificare presso quale genitore il ragazzo sarà verosimilmente allevato
meglio, dove potrà realizzarsi più facilmente in senso fisico, psichico e
morale e quale genitore promuoverà meglio le relazioni del figlio con l'altro
genitore (DTF 117 II 354 consid. 3 con rimandi). Determinante
è sempre – in ultima analisi – il bene del figlio, da valutare secondo le
circostanze, mentre gli interessi dei genitori passano in secondo piano (cfr. sulla
regolamentazione delle relazioni personali: DTF 123 III 451 consid. 3b). Laddove
reputa opportuno – in concreto – affidare i figli alla madre anche per garantire
l'equilibro psichico di quest'ultima, dunque, lo specialista non può essere
seguito, un figlio non dovendo essere chiamato a fungere da “strumento terapeutico” per un genitore. Ciò posto, non bisogna
dimenticare che il Pretore ha richiamato tale argomentazione dello specialista solo
per abbondanza, a ulteriore suffragio della conclusione cui è giunto (sentenza impugnata, pag. 3). Nella misura
in cui l'affidamento alla madre si fonda sulla circostanza che essa non è inidonea
all'affidamento e può assicurare ai figli maggiore disponibilità
di tempo, oltre che maggiore stabilità rispetto al padre, la sentenza impugnata
sfugge alla critica. 

 

                                10.   L'appellante postula altresì l'assegnazione dell'abitazione coniugale,
la disciplina del diritto di visita materno e la soppressione dei contributi a
suo carico. Tali domande di giudizio, tuttavia, sono subordinate all'accoglimento
dell'appello circa l'affidamento dei figli e non poggiano su motivazioni
proprie. Al riguardo l'appello riesce così senza oggetto. 

 

                                11.   Gli
oneri del giudizio odierno seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Nelle
condizioni del caso si può intuire tuttavia che, in un estremo tentativo di
ottenere la custodia dei figli, l'appellante abbia tentato la via del rimedio
giuridico. Considerate le ristrettezze finanziarie in cui versa, si può quindi
prescindere – eccezionalmente – dal prelevare tasse o spese (art. 148 cpv. 2
CPC). Del resto non si pone problema di ripetibili alla convenuta, che non è
stata invitata formulare osservazioni e che non ha dovuto sopportare dunque costi
apprezzabili. Non può invece entrare in linea di conto l'assistenza
giudiziaria, che presuppone – tra l'altro – una parvenza di buon diritto insita
nell'appello (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). Per quanto comprensibile appaia la
determinazione dell'interessato nell'ottenere l'affidamento dei figli, l'appello
mancava di ogni possibilità di buon esito fin dall'inizio, tanto che non è
stato intimato alla controparte. 

 

                                12.   Relativamente
i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), il ricorso in materia civile è dato senza riguardo a questioni
pecuniarie (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF), controversa essendo in primo luogo la
custodia dei figli, vertenza manifestamente priva di valore litigioso. 

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Non si
prelevano tasse o spese né si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   La domanda
di assistenza giudiziaria presentata da AP 1 è respinta.

 

                                   4.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –; 

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF
entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF).
Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile
solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.