# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ff182601-365b-5da1-b298-4fb619056952
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1996-08-16
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Schweizerische Asylrekurskommission (ARK) 16.08.1996 JAAC 62.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_031_JAAC-62-15--_1996-08-16.pdf

## Full Text

JAAC 62.15

Estratto della giurisprudenza della Commissione

svizzera di ricorso in materia d’asilo del 16 agosto
1996

Extrait de la jurisprudence de la Commission suisse de recours en
matière d’asile.

Art. 16 CC et art. 29 al. 5 OJ. Capacité de discernement et capacité de la
partie d’ester elle-même en justice.

1. Notion de capacité de discernement: la maladie mentale n’exclut pas
nécessairement le discernement, étant donné que sa définition médicale
est plus large que la notion juridique (consid. 4a-b).

2. La capacité d’ester en justice au sens de l’art. 29 al. 5 OJ est une
règle d’ordre public dont le respect doit être examiné d’office à chaque
stade de la procédure; la notion de capacité ne se rapporte pas
ici à la capacité de discernement, mais à la capacité de conduire
personnellement toutes les opérations du procès (consid. 4c).

3. Nécessité de procéder à des vérifications complémentaires en
présence de motifs sérieux permettant de douter de la capacité de
discernement du requérant par rapport à son aptitude à répondre à un
interrogatoire et sa faculté d’accomplir personnellement tous les actes
de la procédure (consid. 5).

Auszug aus der Rechtsprechung der Schweizerischen
Asylrekurskommission.

Art. 16 ZGB und Art. 29 Abs. 5 OG. Urteilsfähigkeit und
Postulationsfähigkeit.

1. Begriff der Urteilsfähigkeit: Die Geisteskrankheit ist im medizinischen
Sinn weiter gefasst als im juristischen Sinn und schliesst die
Urteilsfähigkeit nicht notwendigerweise aus (E. 4a-b).

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2. Die Postulationsfähigkeit im Sinne von Art. 29 Abs. 5 OG ist als Norm
des «ordre public» in jedem Verfahrensstadium von Amtes wegen zu
prüfen; dies betrifft nicht die Urteilsfähigkeit, sondern die Fähigkeit,
Prozesshandlungen selber zu führen (E. 4c).

3. Notwendigkeit zusätzlicher Abklärungen, wenn ernsthafte Gründe
daran zweifeln lassen, ob der Gesuchsteller urteilsfähig ist bzw. fähig
ist, einer Anhörung zu folgen und Verfahrenshandlungen vorzunehmen
(E. 5).

Estratto della giurisprudenza della Commissione svizzera di ricorso in
materia d’asilo.

Art. 16 CC e art. 29 cpv. 5 OG. Capacità di discernimento e di condurre
personalmente la causa.

1. Nozione di capacità di discernimento: l’infermità mentale non
esclude necessariamente il discernimento, ritenuto che la nozione
medica è più ampia del concetto giuridico (consid. 4a-b).

2. La capacità di condurre la causa giusta l’art. 29 cpv. 5 OG è norma
d’ordine pubblico e la sua applicazione ricorre d’ufficio in ogni stadio di
causa; non concerne la capacità di discernimento, ma solamente quella
di compiere personalmente tutti gli atti di causa (consid. 4c).

3. Necessità d’ulteriori accertamenti in presenza di serie ragioni per
dubitare dell’esistenza della capacità di discernimento o comunque
della facoltà d’essere interrogata e d’agire personalmente in causa
(consid. 5).

Riassunto dei fatti:

H. U. ha chiesto asilo in Svizzera il 15 ottobre 1990.

La richiedente è stata udita una prima volta presso il centro di registrazione il
17 ottobre 1990. Il funzionario preposto all’espletamento dell’audizione stessa
ha segnalato in una nota datata 17 ottobre 1990: «In der Befragung hat sich
herausgestellt, dass die Gesuchstellerin geistig retardiert ist». Il 4 dicembre
1990 è stata esperita da parte delle autorità cantonali l’audizione sui motivi
d’asilo. Dal verbale risulta che «l’asilante non ha cognizione di tempo, luogo
e spazio, pertanto il suo racconto è sommario», che «l’asilante non è in grado
di rispondere non comprendendo il senso delle domande in oggetto» e infine
«Non vengono formulate altre domande tantomeno spiegate le procedure
finali in quanto come già descritto l’asilante non è in grado di comprendere il
senso di queste disposizioni». La rappresentante dell’istituzione di soccorso,
dal canto suo, ha osservato:«La richiedente soffre di gravi turbe mentali, non
è in grado di gestire un’audizione». È stato pertanto risolto di concludere

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l’audizione. In entrambe le audizioni l’interessata non ha firmato i verbali, ma
vi ha apposto un’impronta digitale (ha dichiarato di non sapere né leggere, né
scrivere).

Il 2 aprile 1991, l’Ufficio federale dei rifugiati (UFR) ha effettuato un’audizione
federale. L’interessata ha fornito qualche ragguaglio in merito alla sua
famiglia ed alla sua vita quotidiana. Quanto ai motivi d’asilo, l’interessata
ha semplicemente affermato che lei ed il padre sarebbero stati vittima di
continue oppressioni da parte delle autorità e la situazione si sarebbe fatta
vieppiù pericolosa in ragione del fatto che le autorità stesse avrebbero ritenuto
che ricevessero e dessero aiuto a dei rivoluzionari. L’interessata non ha saputo
indicare né quante volte, né quando, né dove, né da chi sarebbe stata fermata,
interrogata e maltrattata (ha detto che forse si trattava di autorità statuali),
né per quanto tempo sarebbe stata trattenuta dalle persone in questione, né
infine indicare a quale data ha lasciato il suo Paese d’origine e neppure quella
della sua entrata in Svizzera. Il padre avrebbe deciso che doveva lasciare
la Turchia ed avrebbe organizzato l’espatrio. L’interessata non ha saputo
dire come aveva ottenuto la carta d’identità. Ha asserito che i passatori le
avrebbero mostrato il luogo dove avrebbe dovuto presentarsi alle autorità
svizzere e detto che avrebbe dovuto domandare asilo.

Il 30 settembre 1993, l’UFR ha pronunciato nei confronti di H. U. una decisione
di diniego della domanda d’asilo, siccome basata su allegazioni irrilevanti
ed inverosimili. Detto Ufficio ha considerato lacunose le dichiarazioni rese
dall’interessata in corso di procedura. L’UFR ha rilevato che non intendeva
negare che l’interessata presenta un certo comportamento che può essere
qualificato di strano, ma ha ritenuto che siffatto strano comportamento non
poteva comunque spiegare la flagrante lacunosità dei suoi propositi, come non
lo potrebbe il suo grado d’istruzione. D’altra parte, l’UFR ha osservato che nel
corso dell’audizione federale è emerso che l’interessata capisce perfettamente
le domande postele e che le risposte dipendono semplicemente dalla natura
delle domande.

Inoltre, l’interessata non ha avuto difficoltà, secondo l’autorità inferiore,
a dettagliare la sua vita quotidiana ed a menzionare i membri della sua
famiglia, ma più si è chiesto dei suoi motivi d’asilo propriamente detti,
più le risposte sono state generiche ed evasive. L’autorità inferiore ha poi
rilevato che la richiedente, che si è dichiarata illetterata, ha apposto la sua
firma sul verbale d’audizione federale. Infine, l’UFR ha fatto notare che una
richiedente l’asilo di origine curda può sottrarsi alle pressioni esercitate
su gran parte della popolazione curda trasferendosi in un’altra regione
della Turchia, segnatamente nell’ovest. Contemporaneamente, l’UFR ha
pronunciato l’allontanamento della richiedente dalla Svizzera, nonché
l’esecuzione dell’allontanamento stesso siccome lecita, ragionevolmente
esigibile e possibile.

Il 3 novembre 1993, l’interessata - tramite il suo patrocinatore - ha inoltrato un
ricorso dinanzi alla Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo (CRA)
contro la decisione dell’UFR. Chiede che sia constatata la nullità del giudizio
litigioso, vuoi che lo stesso sia annullato per violazione del diritto federale
con rinvio degli atti all’autorità inferiore per nuovo giudizio. Nel gravame
si fa valere che nonostante i dubbi circa la capacità di discernimento della
ricorrente sorti nel corso dell’audizione effettuata dalle autorità cantonali,

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l’UFR non ha ritenuto di dovere disporre un accertamento medico per
cerziorarsi dello stato mentale della stessa, accertamento tutt’altro che
marginale ai fini di una retta istruzione della domanda d’asilo. Si censura
il fatto che l’UFR si sia sostituito al medico-specialista ed abbia ritenuto
di poter statuire sulla base di dichiarazioni di una persona che l’autorità
inferiore stessa ha indicato presentare un comportamento strano. Nel ricorso
si pretende pure che allorquando il funzionario preposto all’audizione od il
responsabile dell’incarto si rendono conto che l’atteggiamento del richiedente
potrebbe essere la risultante di debolezza o infermità mentale, egli deve
disporre delle misure d’istruzione supplementari giusta l’art. 16c della legge
federale sull’asilo del 5 ottobre 1979 (LAsi, RS 142.31) e, se del caso, prevedere
una nuova audizione. L’allestimento di una perizia rientrerebbe nell’ordine
delle misure istruttorie possibili. Se l’autorità inferiore conclude per la non
verosimiglianza dei motivi d’asilo per mancanza di consistenza, sarebbe
allora possibile ricorrere per violazione dell’art. 12b cpv. 2 LAsi e richiedere
l’effettuazione di una perizia. In sostanza, la mancata predisposizione di
una perizia configurerebbe oltre che un accertamento insufficiente dei fatti
giuridicamente rilevanti, una crassa violazione del diritto federale. Quanto
alla firma apposta sul resoconto dell’audizione federale, essa non sarebbe
prova decisiva di esplicita dissimulazione di una condizione - quella di
completo analfabetismo - che può essere altrimenti verificata (la facoltà di
apporre una firma rudimentale sarebbe peraltro stata acquisita durante il
soggiorno in Svizzera). Non sarebbe peraltro consentito in presenza di un
dubbio (manifestato peraltro nel giudizio litigioso) decidere a detrimento della
richiedente.

Nella risposta al ricorso, l’UFR ha osservato che la capacità di discernimento
è di regola presunta per persona che non sia priva della facoltà d’agire
ragionevolmente per effetto della sua età infantile o di infermità o debolezza
mentale, di ebbrezza o di uno stato consimile (art. 16 del codice civile svizzero
del 10 dicembre 1907 [CC], RS 210). Il fatto che la ricorrente abbia potuto
lasciare il suo Paese e venire in Svizzera - con l’aiuto di un passatore come la
stragrande maggioranza dei richiedenti - a depositare una domanda d’asilo e
esporre - anche se succintamente - le ragioni e i timori che l’avevano spinta a
lasciare il suo Paese, ovvero ciò che è determinante nel contesto della presente
procedura, dimostra come in casu sia data la capacità di discernimento (la
rappresentante delle istituzioni di soccorso non avrebbe sollevato obiezione in
proposito al termine dell’audizione federale).

L’autorità inferiore ha pure fatto valere che se la ricorrente avesse agito in
modo irragionevole per uno dei motivi di cui all’art. 16 CC, l’autorità cantonale
competente non avrebbe mancato di designarle un tutore, ciò che invece
non ha fatto. Di conseguenza, e nonostante che le facoltà intellettuali della
ricorrente siano «quelque peu restreintes», l’autorità inferiore ha proposto la
reiezione del gravame.

Nella replica si fa valere che non è in base al fatto che la ricorrente abbia
lasciato il suo Paese, sia arrivata in Svizzera ed abbia depositato una domanda
d’asilo che si può ricavare indizi a favore della capacità di discernimento
della ricorrente stessa. Infatti, il padre avrebbe preso la decisione che doveva
lasciare il Paese e le avrebbe procurato i documenti necessari, ed i passatori
si sarebbero occupati delle modalità del viaggio. Addirittura, la ricorrente
avrebbe chiesto l’asilo - termine di cui le sfuggirebbe per intero l’accezione -

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su indicazione dei passatori (cfr. resoconto dell’audizione federale, pag. 7).
Per il resto, i dubbi sorti persino all’autorità decidente sul comportamento
dell’interessata rendevano necessaria l’effettuazione di una perizia sul suo
stato mentale. Il non avere agito di tal guisa costituirebbe una violazione
del diritto federale. Il fatto che la rappresentante dell’istituzione di soccorso
non abbia sollevato obiezioni al termine dell’audizione federale (il rapporto
di detta persona non sarebbe comunque stato messo a disposizione della
ricorrente) nulla toglie al fatto che lo stato mentale della ricorrente è stato ben
altrimenti valutato nel corso dell’audizione cantonale. Sfuggirebbero pertanto
le ragioni del radicale e persistente rifiuto opposto dall’autorità inferiore
all’accertamento medico-specialistico, il quale solo, e ben al di là delle lacunose
conclusioni diagnostiche che è dato leggere nella decisione avversata, sarebbe
in grado di acclarare la capacità di discernimento della ricorrente.

La CRA ha accolto il ricorso, annullato la decisione impugnata e rinviato gli atti
all’autorità inferiore per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi.

Dai considerandi:

4.a. Giusta l’art. 18 CC, gli atti di chi è incapace di discernimento non
producono alcun effetto giuridico, riservate le eccezioni stabilite dalla legge. Il
discernimento è definito all’art. 16 CC come la facoltà d’agire ragionevolmente.
Comporta due elementi: uno intellettuale, la capacità d’apprezzare il senso,
l’opportunità e gli effetti d’un determinato atto, e uno caratteriale, la facoltà
d’agire in funzione di questa comprensione ragionevole secondo libera volontà
(cfr. DTF 117 II 232 e relativi riferimenti). In diritto svizzero la capacità di
discernimento è relativa e non va apprezzata in astratto, ma concretamente in
rapporto a un determinato atto, alla sua natura e alla sua importanza (GICRA
1996 n. 4, pag. 27), le facoltà richieste dovendo esistere al momento dell’atto
(cfr. DTF 111 V 61 consid. 3a). Pertanto una medesima persona può essere
incapace di discernimento in relazione a certi atti e capace per altri (cfr. DTF
99 III 6 e seg.). La capacità di discernimento viene meno solo per uno dei
motivi previsti dall’art. 16 CC, in particolare per effetto d’infermità o debolezza
mentale, in altri termini di uno stato anormale sufficientemente grave per
avere effettivamente alterato la facoltà d’agire ragionevolmente nel caso
concreto e nell’ambito considerato (DTF 88 IV 114).

b. Lo stato in cui si trovava la persona quando ha compiuto l’atto litigioso
deriva dagli accertamenti di fatto, mentre la capacità di discernimento in
rapporto con l’atto in causa è questione di diritto (DTF 111 V 59). La capacità
di discernimento è la regola. Essa è presunta: incombe pertanto a colui che
pretende che faccia difetto di provarlo (cfr. DTF 108 V 126 consid. 4). Tale
prova non è subordinata a particolari esigenze (cfr. DTF 98 Ia 325). In caso di
infermità mentale, è possibile che la facoltà d’agire ragionevolmente esista
malgrado la causa d’alterazione (cfr. 108 V 126). L’infermità mentale non
esclude necessariamente il discernimento, ritenuto che la nozione medica è

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_117_II_232&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_111_V_61&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_111_V_59&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_108_V_126&resolve=1

più ampia del concetto giuridico. Ne consegue che una perizia medica non
implica necessariamente un’inversione dell’onere della prova, riservati i casi
manifestamente gravi (cfr. DTF 117 II 235).

c. Ai sensi dell’art. 29 cpv. 5 OG, applicabile alle procedure d’asilo giusta
l’art. 12 LAsi e comunque per analogia a tutte quelle rette dalla PA (cfr.
André Grisel, Traité de droit administratif, vol. 2, Neuchâtel 1984, pag. 844
e relativo riferimento), quando una parte non sia manifestamente in
grado di condurre essa medesima la sua causa, il Tribunale può invitarla
a designare un difensore. Se non lo fa entro il termine assegnato, il Tribunale
le designa un difensore a spese di essa. Questa disposizione non concerne
la capacità di discernimento e, di conseguenza, quella di stare in giudizio,
ma solamente quella di compiere personalmente tutti gli atti di causa
(«Postulationsfähigkeit»), ma proprio perché rientra nella capacità delle parti,
riguarda a sua volta i presupposti processuali. La disposizione di cui all’art. 29
cpv. 5 OG è d’ordine pubblico e la sua applicazione ricorre d’ufficio in ogni
stadio della causa (Jean-François Poudret, Suzette Sandoz-Monod, Commentaire
de la loi fédérale d’organisation judiciaire, vol. 1, Berna 1990/92, ad art. 29
cpv. 5 OG, pag. 172). La nomina di un avvocato d’ufficio al richiedente l’asilo
costituisce un’eccezione al diritto, che la legge riconosce ad ogni persona
avente l’esercizio dei diritti civili, di procedere in giudizio con atti propri.
Essa s’impone solo quando lo giustificano circostanze oggettive e soggettive
relative alla lite o alla personalità della parte (cfr. ibidem, pag. 172). L’articolo
in questione trova fondamento nel rispetto del diritto delle parti di essere
sentite prima che una decisione sia presa. La capacità della parte di condurre
la sua causa è presunta. Costituiscono indizio d’incapacità a procedere
personalmente per esempio certe malattie (cfr. ibidem, pag. 172 e relativi
riferimenti), il comportamento totalmente incoerente della parte in relazione
alla domanda d’asilo postulata o l’analfabetismo.

5.a. In casu, nel gravame la ricorrente si duole di una violazione del diritto
federale da parte dell’UFR che ha omesso d’ordinare una perizia in ordine
all’accertamento della di lei capacità di discernimento. In altri termini,
pretende che l’UFR non abbia accertato in modo sufficiente lo stato in cui
essa si trovava al momento dell’effettuazione delle audizioni sui motivi d’asilo.

L’autorità inferiore ha dal canto suo ritenuto nel giudizio litigioso che
l’interessata ha manifestato un comportamento strano, ma che lo stesso
comportamento non poteva spiegare di per sé le lacune flagranti che risultano
nelle ragioni fornite a fondamento della sua domanda d’asilo né trovare
giustificazione nel suo grado d’istruzione (meglio sarebbe stato dire nella
sua incultura). Nella risposta al ricorso, l’UFR ha allegato che la ricorrente
è stata comunque in grado di lasciare il suo Paese e di venire in Svizzera a
deporre una domanda d’asilo, di fare ricorso ad un passatore e d’esporre nel
corso dell’audizione federale, seppure succintamente, le ragioni ed i timori
che l’hanno spinta a lasciare il suo Paese d’origine. Tutti questi elementi
dimostrerebbero che H. U. è capace di discernimento, opinione confortata dal
fatto che la rappresentante dell’istituzione di soccorso presente all’audizione
federale non ha sollevato obiezioni in merito allo svolgimento dell’audizione e
alle condizioni dell’interessata. Inoltre, l’UFR ha constatato che l’interessata
non è stata sottoposta a tutela e che l’autorità cantonale non avrebbe mancato
di designarle un tutore se l’avesse ritenuta incapace d’agire ragionevolmente.

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_117_II_235&resolve=1

Giusta l’art. 13 CC chi è maggiorenne e capace di discernimento ha l’esercizio
dei diritti civili. Non vi è dubbio che sin dall’inoltro della domanda d’asilo
la ricorrente era maggiorenne. Litigiosa è la questione della sua capacità di
discernimento. Secondo la giurisprudenza, la capacità di discernimento è
presunta. Tuttavia, in presenza di serie ragioni per dubitare dell’esistenza
di tale presupposto processuale incombe all’autorità competente d’ordinare
d’ufficio l’effettuazione di una perizia al fine di determinare, dal punto di
vista medico, lo stato in cui si trova la richiedente l’asilo, onde acquisire
quegl’elementi necessari alla determinazione della capacità processuale
(capacità di stare in giudizio e capacità di condurre personalmente la
procedura) e conseguentemente non incorrere in accertamento insufficiente
dei fatti giuridicamente rilevanti.

Orbene, al di là di ogni altra considerazione, l’UFR non poteva non prendere
atto del fatto che già nel corso dell’audizione presso il centro di registrazione
il funzionario interrogante ha ritenuto di dovere precisare «(...), dass die
Gesuchstellerin geistig retardiert ist.» Nel corso dell’audizione cantonale
sui motivi d’asilo del 4 dicembre 1990, l’esperimentato funzionario che ha
condotto l’interrogatorio ha sottolineato: «(...) l’asilante non ha cognizione
di tempo, luogo e spazio, il suo racconto è sommario»; «(...) l’asilante non
è in grado di rispondere non comprendendo il senso delle domande in
oggetto (pene giudiziarie e procedure penali pendenti, nonché contatti con i
servizi segreti) (...)»; (...) «Non vengono formulate altre domande tantomeno
spiegate le procedure finali in quanto come già descritto l’asilante non è in
grado di comprendere il senso di queste disposizioni». Inoltre in uno scritto
dell’11 dicembre 1991 lo stesso funzionario ha precisato fra l’altro che non
si è trattato «del solito interrogatorio» che la ricorrente è analfabeta, che
si è proceduto con molta pazienza nei confronti di H. U. visto il suo stato
mentale, che la richiedente non era in grado di comprendere le disposizioni
introduttive sull’asilo e per rendersi conto delle carenze psichiche e mentali
in cui si trovava le sono state formulate tre domande e che ogni commento
è superfluo perché leggendo le sue risposte ci si renderebbe perfettamente
conto del suo stato psichico e mentale. Ha concluso sostenendo «Possiamo
quindi affermare che l’asilante non è in grado di sostenere un interrogatorio».
Anche la rappresentante dell’istituzione di soccorso si è espressa in tal
senso: «La richiedente soffre di gravi turbe mentali, non è in grado di gestire
un’audizione».

Nonostante la presenza di serie ragioni per dubitare dell’esistenza della
capacità di discernimento o comunque della facoltà d’essere interrogata e
d’agire personalmente in causa, il 2 aprile 1991 l’UFR ha esperito l’audizione
federale senza accertare preliminarmente con un minimo di serietà,
segnatamente con l’ausilio di un medico, lo stato in cui si trovava l’interessata
(questione di fatto). A tal proposito a nulla soccorrono le successive
considerazioni dell’UFR in merito alla capacità di discernimento della
ricorrente in rapporto con l’atto di causa (questione di diritto), dal momento
che la stessa si basa su un accertamento fattuale insufficiente.

Invero, l’UFR stesso nel giudizio litigioso ha constatato come l’interessata
abbia evidenziato un comportamento strano (ovviamente riferito all’audizione
federale, l’unica considerata per la pronunzia della decisione impugnata),
constatazione molto vaga ed imprecisa circa lo stato mentale dell’interessata
medesima, e nella risposta accennato a non meglio precisate ristrette facoltà

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intellettuali, accertamenti che uniti a quelli fatti nel corso dell’audizione
presso il «Centre d’enregistrement pour requérants d’asile à Genève» (CERA)
e quella cantonale dai funzionari interroganti e dalla rappresentante
dell’istituzione di soccorso presente all’audizione cantonale erano più che
sufficienti per dovere ordinare d’ufficio una perizia sullo stato mentale
di H. U. (cfr. GICRA 1995 n. 23, pag. 218 in relazione a GICRA 1993 n. 15).
Non giova alla conclusione dell’autorità inferiore neppure l’affermazione
secondo la quale se l’interessata avesse agito in modo irragionevole per
uno dei motivi enunciati all’art. 16 CC, le autorità cantonali non avrebbero
omesso di designarle un tutore, ove solo si pensi che la procedura d’asilo
è una procedura federale, di modo che spetta se del caso alla competente
autorità federale (l’UFR), unica ad avere cognizione di un’eventuale incapacità
di discernimento in relazione alla procedura d’asilo medesima, di segnalare
all’autorità tutoria cantonale l’esistenza di un caso di tutela (art. 369 cpv. 2 CC).
Per quanto attiene al silenzio della rappresentante dell’istituzione di soccorso
presente all’audizione federale, di per sé di nessuna rilevanza ritenuto che
l’UFR stesso ha fatto riferimento ad un comportamento strano da parte della
ricorrente, giova altresì rilevare che non risulta che alla stessa sia stata posta
la questione se intendesse formulare obiezioni o proporre di procedere ad
altri chiarimenti e che la sua sola firma, apposta sull’ultima pagina del verbale
d’audizione federale, in siffatta circostanza, non può che essere interpretata
siccome attestativa della sua presenza, un’interpretazione più estensiva
apparendo arbitraria. Da quanto esposto, discende che già per questo motivo
la decisione impugnata viola il diritto federale ed incorre nell’annullamento.
Per completezza sia detto che l’insufficiente accertamento dei fatti (e la
violazione del diritto d’essere sentito) non costituisce di regola un motivo
di nullità di una decisione, ma di annullabilità (Blaise Knapp, Précis de droit
administratif, 4a ed., Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 255 e segg.).

b. Ma non solo l’UFR ha ritenuto, sulla base delle risultanze processuali e delle
proprie constatazioni, di non dovere ordinare una perizia sullo stato mentale
della ricorrente, ma nemmeno ha esaminato in presenza di un comportamento
strano della stessa, del suo analfabetismo e dell’incoerenza dei suoi propositi
in relazione alla domanda d’asilo (lacune flagranti), se fossero dati perlomeno
i presupposti dell’applicazione dell’art. 29 cpv. 5 OG per manifesta incapacità
di compiere personalmente i necessari atti di causa. Pure in questo ambito
l’UFR ha accertato in modo insufficiente la fattispecie (per non parlare della
violazione del diritto d’essere udito che ne è conseguito) ciò che implica pure
l’annullamento del giudizio querelato.

6. Quando la CRA annulla una decisione, essa si sostituisce di regola all’istanza
inferiore e giudica direttamente nel merito o eccezionalmente rinvia la causa
all’autorità inferiore per nuovo giudizio (art. 61 cpv. 1 PA). In particolare,
essa si sostituirà all’autorità inferiore se gli atti sono completi e comunque
sufficienti a statuire sull’applicazione del diritto federale. (cfr. GAAC 61.13 e
relativo

riferimento). Nel caso concreto tale requisito non è manifestamente adempito.
Gli atti di causa vanno pertanto rinviati all’UFR affinché proceda alla
completazione delle indagini (perizia sullo stato mentale della ricorrente - in
subordine diffida a munirsi di un difensore d’ufficio vuoi assegnazione dello
stesso giusta l’art. 29 cpv. 5 OG, nuova audizione sui motivi d’asilo, secondo

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150003377.pdf?ID=150003377

la procedura adeguata al caso concreto, al fine di accertare in modo serio e
completo i fatti determinanti in materia d’asilo e d’allontanamento) ed emani
una nuova decisione.

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 62.15 - Estratto della giurisprudenza della Commissione svizzera di ricorso in

materia d'asilo del 16 agosto 1996

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1998
Année

Anno

Band 62
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	Estratto della giurisprudenza della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo del 16 agosto 1996
	Riassunto dei fatti:
	Dai considerandi: