# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 60a76cba-2d05-5aca-bf04-ca434c3c0aa7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-03-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.03.2017 D-960/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-960-2015_2017-03-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-960/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  m a r z o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Thomas Wespi, Contessina Theis, 

cancelliera Sebastiana Stähli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…),  

con la moglie 

B._______, nata il (…) ed i figli 

C._______, nata (…), 

D._______, nato il (…), 

E._______, nato il (…), 

F._______, nato il (…), 

Siria, 

patrocinati dall'avv. Ergin Cimen, 

Studio legale, 

ricorrenti, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 13 gennaio 2015 / N (…). 

  

D-960/2015 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a A._______, cittadino siriano di religione cristiana e confessione siro-

ortodossa, è nato e cresciuto ad al-Qamishli (arabo) rispettivamente 

Qamişlo (curdo) nella provincia di al-Hasaka (arabo) rispettivamente He-

siçe (curdo) e vi ha vissuto fino all'espatrio avvenuto il 23 ottobre 2013. 

Munito di un visto Schengen per visita familiare (tipo C) rilasciato dalla rap-

presentanza svizzera a Beirut per la durata di 90 giorni è entrato legal-

mente in territorio elvetico il 31 ottobre 2013 unitamente alla moglie ed ai 

figli. In data 11 novembre 2013 i coniugi ed i figli hanno presentato do-

manda d'asilo in Svizzera (cfr. verbale di audizione del 20 novembre 2013 

di A._______ [di seguito: verbale 1/A._______], pagg. 1 e 3-5 e 7). 

Sentito sui motivi d'asilo, A._______ ha dichiarato in sostanza e per quanto 

è qui di rilievo, di essere espatriato per timore di essere ucciso o seque-

strato da gruppi come Jabhat al-Nusra in quanto cristiano e per la situa-

zione di violenza generale causata dalla guerra in essere. Oltracciò sa-

rebbe stato minacciato, poiché ritenuto sostenitore del regime, per avere 

organizzato delle manifestazioni musicali alle quali avrebbero partecipato 

membri del partito Ba'ath (cfr. verbale 1/A._______, pagg. 8 seg. e verbale 

di audizione del 12 giugno 2014 di A._______ [di seguito: ver-

bale 2/A._______], pagg. 8 seg.). 

A.b La moglie B._______, è anch'ella cittadina siriana di religione cristiana 

e confessione siro-ortodossa, nata e cresciuta ad al-Qamishli dove 

avrebbe vissuto fino al suo espatrio. Sentita separatamente ha indicato di 

essere espatriata per la situazione di insicurezza causata dal conflitto in 

essere e per le minacce subite dal marito (cfr. verbale di audizione del 

20 novembre 2013 di B._______ [di seguito: verbale 1/B._______], 

pagg. 1, 3 seg. e 7 seg. e verbale di audizione del 12 giugno 2014 di 

B._______ [di seguito: verbale 2/B._______, pag. 5]). 

A.c A sostegno della loro domanda d'asilo, gli interessati hanno prodotto i 

seguenti documenti: 

– i passaporti siriani di tutta la famiglia e le carte d'identità siriane dei 

coniugi; 

– la licenza di condurre di A._______ rilasciata il (…) 2011; 

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Pagina 3 

– il libretto di famiglia; 

– il libretto militare di A._______ rilasciato il (…) 1996; 

– due estratti dello Stato civile; 

– una carta di invalidità di A._______ rilasciata il (…) 2006; 

– una chiave USB contenente un filmato concernente un evento orga-

nizzato da A._______. 

B.  

Con decisione unica del 13 gennaio 2015, notificata ai richiedenti in data 

15 gennaio 2015 (cfr. atto A19/1), la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) ha respinto le succitate domande d'asilo, mentre ha rite-

nuto attualmente non ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allonta-

namento degli interessati verso la Siria concedendogli l'ammissione prov-

visoria. 

C.  

In data 16 febbraio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

17 febbraio 2015), gli interessati sono insorti contro detta decisione con ri-

corso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), 

chiedendo, in via preliminare, di ordinare un'istruttoria nonché di procedere 

allo scambio di scritti, ossia concedere ai ricorrenti la facoltà di esprimersi 

circa la risposta al ricorso della SEM, e di ordinare un dibattimento. Nel 

merito, hanno concluso all'accoglimento del ricorso, al riconoscimento 

della qualità di rifugiato ed all'annullamento dei punti 1, 2, 3 e 6 del dispo-

sitivo della decisione impugnata. Hanno altresì presentato istanza di con-

cessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese di giustizia e del relativo anticipo. 

A sostegno dell'atto ricorsuale, gli insorgenti hanno prodotto i seguenti do-

cumenti: 

– una copia della decisione impugnata (all. A) e il tracciamento dell'invio 

raccomandato (all. B); 

– una copia della procura del 23 gennaio 2015 al loro patrocinatore 

(all. C); 

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Pagina 4 

– un articolo in lingua inglese dell'11 dicembre 2013 intitolato "Syria: US 

and UK suspend aid after Islamist fighters seize weapons stores" 

(all. D); 

– un articolo del 25 agosto 2014 intitolato "Iraq. Onu accusa Is di pulizia 

etnica. Siria pronta a cooperare con Usa" (all. E); 

– un articolo del 29 settembre 2014 intitolato "Iraq, primi raid aerei 

britannici contro lo Stato Islamico" (all. F); 

– un articolo del 23 settembre 2014 intitolato "Primi raid Usa e alleati arabi 

in Siria. Obama: <Non è una battaglia solo americana>" (all. G); 

– un articolo del 23 settembre 2014 intitolato "Obama scaglia l'arma aerea 

contro l'Is in Siria e spera in alleati arabi e curdi per l'offensiva di terra" 

(all. H); 

– un articolo del 5 ottobre 2014 intitolato "Isis, nuova ondata di raid Usa 

in Siria e Iraq" (all. I); 

– un articolo del 30 settembre 2014 intitolato "La situation humanitaire en 

Syrie continue de s'aggraver, prévient Valerie Amos" (all. L); 

– un articolo del 25 agosto 2014 intitolato "Isis: la Siria <apre> agli Stati 

Uniti. Onu, <in Iraq in corso pulizia etnica>" (all. M); 

– un articolo non recante data intitolato "Onu: <Pulizia etnica e religiosa 

in Iraq>. Siria apre a Usa" (all. N); 

– un articolo del 26 agosto 2014 intitolato "<Iraq, pulizia etnica>. Siria 

chiama Obama" (all. O); 

– un articolo del 18 aprile 2014 intitolato "Syrie: une religieuse dénonce 

des crucifixions de chrétiens par des jihadistes" (all. P); 

– un articolo del 17 settembre 2014 intitolato "<Ieri Mosul oggi Aleppo>. I 

cristiani siriani e il terrore <di essere i prossimi. Si può morire in ogni 

ora>" (all. Q); 

– un articolo del 2 giugno 2014 intitolato "Siria: Fides a Raqqa jiahdisti 

ISIL sequestrano proprietà cristiani" (all. R); 

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Pagina 5 

– una testimonianza e un rapporto in lingua inglese del U.S. Department 

of State del 10 settembre 2014 intitolato "ISIL's persecution of religious 

minorities in Iraq and Syria" (all. S); 

– la proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in 

Iraq e in Siria e l'offensiva dell'ISIS, inclusa la persecuzione delle 

minoranze, 16 settembre 2014, doc. B8-0109/2014 (all. T). 

D.  

Il Tribunale, con decisione incidentale del 2 marzo 2015, ha accolto la do-

manda di assistenza giudiziaria a condizione che fosse dimostrata con 

un'attestazione d'indigenza e su riserva di un eventuale cambiamento della 

situazione finanziaria dei ricorrenti. Pertanto ha invitato gli insorgenti a pro-

durre un'attestazione di indigenza oppure a versare un anticipo di 

CHF 600.– a copertura delle presunte spese processuali, entro il 

17 marzo 2015 con comminatoria d'inammissibilità del ricorso in caso di 

inosservanza. Il 9 marzo 2015 essi hanno tempestivamente inoltrato l'atte-

stazione di indigenza. 

E.  

Con risposta del 26 marzo 2015, l'autorità inferiore ha rinviato alla deci-

sione impugnata, cogliendo tuttavia l'occasione per negare la sussistenza 

di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria. 

F.  

In data 28 aprile 2015 i ricorrenti si sono espressi in replica, presentando 

le osservazioni in merito alla risposta al ricorso ed allegando i seguenti 

documenti: 

– un articolo del 25 febbraio 2015 intitolato "Siria, rapiti almeno 150 cri-

stiani <Alcuni già uccisi, chiese in fiamme>" (all. U); 

– un articolo in lingua inglese del 24 febbraio 2015 intitolato "Monitor: 90 

Christians abducted by ISIL in Syria" (all. V); 

– un articolo del 25 febbraio 2015 intitolato "Siria Cristiani nel mirino  

dell'ISIS" (all. Z); 

– un articolo in lingua inglese del 24 febbraio 2015 intitolato "ISIS abducts 

scores of Christians in northeastern Syria, groups say" (all. Aa). 

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Pagina 6 

G.  

La SEM, con duplica del 19 maggio 2015, ha proposto la reiezione del gra-

vame. Quest'ultima è stata trasmessa agli insorgenti con possibilità d'espri-

mersi entro il 19 giugno 2015, termine tuttavia decorso infruttuoso. 

H.  

Con scritti del 13 agosto 2015 e del 3 settembre 2015, i ricorrenti hanno 

informato il Tribunale dell'andamento della situazione dei cristiani in Siria e 

prodotto una decisione del 15 maggio 2015, con la quale la SEM ha con-

cesso l'asilo a G._______ (N […]), fratello di A._______. 

I.  

In data 15 settembre 2015 la SEM ha inoltrato le sue osservazioni, tra-

smesse ai ricorrenti per conoscenza, con le quali ha nuovamente proposto 

di respingere il ricorso. 

J.  

Con scritto spontaneo dell'11 aprile 2016 gli insorgenti hanno ulteriormente 

attirato l'attenzione del Tribunale sui recenti sviluppi in merito al contesto 

dei cristiani in Siria ed allegato un documento: 

– un articolo dell'11 aprile 2016 intitolato "Siria, patriarca denuncia strage 

di cristiani per mano dei jihadisti dell'Is" (all. Ab).  

K.  

La SEM, con osservazioni del 20 maggio 2016, ha indicato che gli eventi 

descritti nell'articolo non sarebbero in grado di indurre la SEM ad un cam-

biamento di opinione circa la sussistenza di una persecuzione collettiva dei 

cristiani.  

L.  

Con scritto spontaneo del 30 giugno 2016, gli insorgenti hanno nuova-

mente aggiornato il Tribunale riguardo alla situazione dei cristiani in Siria 

allegando i seguenti documenti:  

– un articolo del 14 gennaio 2016 intitolato "The “Islamic State” release 16 

Assyrian kidnapped about year ago" (all. Ac); 

– un articolo del 23 febbraio 2016 intitolato "For a ransom, The “Islamic 

State” closes the Assyrians citizens’ file who were abducted from vil-

lages in the countryside of Tal Tamr" (all. Ad); 

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– un articolo del 31 dicembre 2015 intitolato "Siria, duplice attentato kami-

kaze: decine di vittime" (all. Af); 

– un articolo del 31 dicembre 2015 intitolato "More casualties rise the 

number of al-Qameshly bombings victims to 18" (all. Ag); 

– un articolo del 25 gennaio 2016 intitolato "15 casualties and injuries at 

least in an explosion at Al-Qameshly city center" (all. Ah); 

– un articolo del 19 giugno 2016 intitolato "Attentato in Siria" (all. Ai); 

– un articolo del 19 giugno 2016 intitolato "6 killed and wounded by Sui-

cide attack in Qamishli" (all. Al); 

– un articolo del 19 giugno 2016 intitolato "Suicide attack targets the Pa-

triarch Ignatius Ephrem II" (all. Am); 

M.  

Con scritto spontaneo del 30 novembre 2016 gli insorgenti hanno ulterior-

mente evidenziato il fatto che A._______ era un sostenitore del presidente 

siriano.   

N.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

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Pagina 8 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Nell'atto di ricorso, gli insorgenti chiedono di ordinare un dibattimento giu-

sta l'art. 57 cpv. 2 PA in modo da permettere alle parti di amministrare le 

prove e proporre le rispettive conclusioni. 

La domanda di ordinare un dibattimento, questo Tribunale la intende come 

domanda di assunzione di prove e non come richiesta di organizzare un 

dibattimento pubblico. Non di meno questo Tribunale considera il substrato 

fattuale esposto in maniera sufficiente per potersi esprimere, avendo la 

parte in causa avuto occasione, segnatamente in sede di audizione sulle 

generalità e audizione federale sui motivi d'asilo, per iscritto nell'atto ricor-

suale, come pure durante lo scambio di scritti, di potersi esprimere. Alla 

richiesta non è quindi dato seguito. 

È utile a questo punto precisare, a scanso di equivoci, che, in generale, 

secondo la giurisprudenza, l'obbligo di organizzare un dibattimento pub-

blico ai sensi dell'art. 6 cpv. 1 CEDU presuppone che la parte formuli una 

richiesta chiara ed inequivocabile: semplici domande di assunzione di 

prove, relative per esempio all'interrogatorio di parti o di testimoni oppure 

ad un sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo, a meno che 

siano formulate allo scopo di esporre il proprio punto di vista personale 

sulle risultanze probatorie davanti ad un tribunale indipendente (cfr. DTF 

130 II 425 consid. 2.4; sentenza del TF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013 

consid. 6.3). Ciò detto, nel caso concreto, pur ammettendo che la ricorrente 

non si sia limitata a presentare una semplice domanda di assunzione di 

prove, ma abbia chiesto di organizzare un dibattimento pubblico, ella non 

può fondarsi sull'art. 6 CEDU per dedurre il proprio diritto ad essere sentita 

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Pagina 9 

oralmente poiché questa disposizione non si applica a vertenze in materia 

di diritto di asilo (cfr. DTF 132 I 229 consid. 6.2, DTF 130 I 388 consid. 5.1; 

HAEFLIGER/SCHÜRMANN, Die Europäische Menschenrechtskonvention und 

die Schweiz, 2a ed., 1999, pag. 147). 

4.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stati i ricorrenti posti al 

beneficio dell'ammissione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione 

dell'allontanamento con decisione del 13 gennaio 2015, oggetto del litigio 

in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguar-

dante il rifiuto della loro domande d'asilo nonché la pronuncia dell'allonta-

namento. 

5.  

5.1 Nella querelata decisione, la SEM ha considerato le allegazioni circa i 

motivi d'asilo degli interessati irrilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. In partico-

lare, difetterebbe il legame di causalità temporale tra le minacce subite 

dall'insorgente e il suo espatrio: egli sarebbe stato minacciato nel suo ne-

gozio di musica nel febbraio del 2012 ed espatriato soltanto un anno e otto 

mesi più tardi. Dipoi la situazione d'insicurezza a causa del conflitto e il 

timore di essere sequestrati in quanto cristiani sarebbero l'espressione 

della drammatica situazione generale che regna in Siria e non sarebbero 

quindi rilevanti in materia d'asilo, poiché non vi sarebbero indizi di una vo-

lontà da parte dello stato o di terzi di perseguitare individualmente gli inte-

ressati. Pertanto, la SEM non ha loro riconosciuto la qualità di rifugiato, ha 

respinto le domande d'asilo e pronunciato l'allontanamento dalla Svizzera. 

5.2 Con ricorso, richiamati e precisati i fatti esposti in corso di procedura 

come pure i fatti circa l'andamento della guerra civile in Siria, gli insorgenti 

hanno contestato l'irrilevanza ritenuta dalla SEM circa i loro motivi d'asilo. 

I ricorrenti sono dell'avviso che vi siano gli estremi per riconoscere la per-

secuzione collettiva dei cristiani da parte dello "Stato Islamico". L'ONU 

avrebbe accusato più volte lo "Stato Islamico" di pulizia etnica e religiosa: 

i jihadisti attaccherebbero sistematicamente uomini, donne e bambini in 

base alla loro appartenenza etnica, religiosa o settaria e condurrebbero in 

modo spietato tale pulizia nelle zone che sono sotto il loro controllo. I cri-

stiani sarebbero tra i primi bersagli, verrebbero rapiti, uccisi, addirittura cro-

cifissi se non accettano di convertirsi all'islam o se non pagano la tasse pro 

capite. Le chiese verrebbero occupate e dissacrate. Il Parlamento europeo 

avrebbe condannato gli atti terroristici commessi dallo "Stato Islamico" e 

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Pagina 10 

deplorato le uccisioni indiscriminate e le violazioni dei diritti umani com-

messe dai terroristi jihadisti a danno di cristiani e di altre minoranze reli-

giose o etniche. Nei villaggi conquistati dai gruppi fondamentalisti di ma-

trice islamica sarebbe immediatamente imposta la shari'a. Oltre ad imporre 

alle donne cristiane l'obbligo di indossare il velo, ai parroci sarebbe vietato 

celebrare messe. Due vescovi di Aleppo sarebbero stati rapiti ed un par-

roco sarebbe stato giustiziato. Sarebbe quindi notorio che i cristiani siano 

particolarmente soggetti a sequestri da parte delle milizie islamiche le quali 

chiederebbero dei riscatti esorbitanti per la loro liberazione. L'avanzata dei 

fondamentalisti islamici avrebbe permesso di definire le loro barbarie quale 

tentativo di procedere ad un vero e proprio genocidio nei confronti di coloro 

(e quindi anche dei cristiani) che non sarebbero (o non sposerebbero) la 

fede sunnita più oltranzista. In Siria sarebbe dunque in atto una pulizia et-

nica condotta da gruppi fondamentalisti di matrice islamica. I cristiani sa-

rebbero quindi divenuti bersagli diretti dei gruppi fondamentalisti di matrice 

islamica, i quali avrebbero conquistato la maggior parte del territorio siriano 

ed in particolare il nord-est del Paese, dove si troverebbe al-Qamishli. I 

cristiani pertanto subirebbero una seria esposizione a pericolo della propria 

vita e della propria libertà a causa della semplice appartenenza alla reli-

gione cristiana. 

Oltre alla sussistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani, i ricorrenti 

sollevano la sussistenza di motivi d'asilo a titolo individuale. L'insorgente 

ha reiterato come il motivo dell'espatrio sarebbe da ricondurre alle minacce 

subite: tuttavia vista la guerra a tuttora in corso un espatrio repentino non 

sarebbe stato possibile. Come indicato nelle audizioni, il ricorrente avrebbe 

cambiato la sua quotidianità susseguentemente le minacce subite: egli 

avrebbe chiuso il negozio anticipatamente; avrebbe evitato di camminare 

da solo; tolto i figli dalla scuola pubblica e mandati nella scuola della 

Chiesa. Non avendo avuto una disponibilità sufficiente di denaro, avreb-

bero potuto espatriare unicamente grazie alle direttive del Consiglio fede-

rale. Essendo quindi l'espatrio dettato dalle minacce subite dal ricorrente a 

causa della sua simpatia per il regime siriano e per essere cristiano vi sa-

rebbero gli estremi per riconoscere la qualità di rifugiato allo stesso e alla 

sua famiglia. 

Per questi motivi ai ricorrenti dovrebbe essere riconosciuta la qualità di ri-

fugiato. 

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Pagina 11 

5.3 Nel suo atto responsivo, la SEM ha sottolineato che gli insorgenti sa-

rebbero originari di al-Qamishli, zona controllata dal regime siriano al mo-

mento del loro espatrio, e negato la sussistenza di una persecuzione col-

lettiva dei cristiani in Siria per i seguenti motivi: 

5.3.1 In Siria, stato laico, la percentuale di cristiani sull'insieme della popo-

lazione sarebbe stimata attorno al dieci per cento. Dallo scoppio della 

guerra civile il numero di cristiani che avrebbe cercato rifugio all'estero sa-

rebbe esiguo dal momento che i cristiani avrebbero cercato rifugio in altre 

zone della Siria. Varie fonti avrebbero confermato che la maggior parte dei 

cristiani fuggiti all'estero sarebbe principalmente espatriata a causa della 

situazione di violenza generalizzata causata dal conflitto in essere. Tuttavia 

a dipendenza del luogo di residenza potrebbe variare il tipo di minaccia nei 

confronti dei cristiani a causa della loro fede. In linea di massima la popo-

lazione cristiana residente nelle zone controllate dal governo siriano non 

avrebbe motivo di temere persecuzioni di natura prettamente religiosa. 

Nelle zone cadute in mano ai ribelli sarebbero invece rimasti pochissimi 

cristiani. Ciò sarebbe dovuto al pericolo di "barrel bombing" presente nelle 

zone controllate dall'opposizione ed assente nei territori controllati dal go-

verno. I cristiani residenti nelle zone controllate dall'opposizione avrebbero 

possibilità molto limitate di praticare la loro fede nelle chiese. In tali territori 

la situazione dei cristiani rischierebbe di deteriorarsi qualora gli stessi ve-

nissero identificati quali sostenitori del governo: la causa di possibili misure 

di persecuzione non sarebbe di natura religiosa, bensì di natura politica 

quali avversari politici. Sebbene il governo e l'opposizione tentino di otte-

nere il supporto da parte della comunità cristiana, la maggior parte dei cri-

stiani manterrebbe una posizione neutra, riuscendo ad ottenere un acco-

modamento con entrambi a seconda della regione di residenza. Singoli 

casi sarebbero noti di cristiani caduti nel mirino delle autorità siriane per 

aver sostenuto l'opposizione, tuttavia il carattere di tale persecuzione sa-

rebbe di tipo politico e non religioso. Pertanto non vi sarebbero gli estremi 

per riconoscere una persecuzione sistematica dei cristiani da parte delle 

autorità siriane. 

5.3.2 Diversa sarebbe la situazione della comunità cristiana residente nelle 

regioni controllate dal cosiddetto "Stato Islamico". Si tratterebbe essenzial-

mente di alcune regioni del nord e dell'est della Siria, in particolare le re-

gioni di ar-Raqqa fino a Kobanê nell'immediata vicinanza della frontiera con 

la Turchia e di località situate lungo la valle dell'Eufrate verso l'Iraq. Ar-

Raqqa sarebbe il centro del califfato instaurato nel nord della Siria. Nelle 

zone conquistate dallo "Stato Islamico" vigerebbe un regime fondato su 

precetti islamici severi. Il califfato sarebbe dotato di un'amministrazione e 

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Pagina 12 

una giurisdizione propria: vi sarebbero state conversioni forzate di non-mu-

sulmani, soprattutto di cristiani e iazidi. Oltre a ciò vi sarebbero stati casi di 

pagamento forzato di tasse pro capite imposto ai cristiani come pure di 

divieto di praticare in pubblico una religione non musulmana. Sarebbero 

inoltre vietati il fumo, il consumo di alcol e l'ascolto di musica occidentale. 

Quasi tutti i cristiani residenti in tali regioni sarebbero fuggiti verso altre 

regioni della Siria perlopiù a nord-est in regioni controllate dal Partito curdo 

dell'unione democratica (Partiya Yekitîya Demokrat, PYD), oppure nelle re-

gioni prevalentemente sotto il controllo delle autorità siriane situate nella 

regione di Damasco e nelle montagne delle catene costiere a ovest del 

Paese, dove la popolazione cristiana sarebbe proporzionalmente aumen-

tata dall'inizio della guerra civile. 

L'agire dello "Stato Islamico" non colpirebbe soltanto le minoranze reli-

giose, bensì anche importanti gruppi islamici quali sunniti e sciiti. Non si 

avrebbero dati attendibili riguardo al numero di vittime dello "Stato isla-

mico". Se da un lato lo "Stato Islamico" e altri gruppi ribelli terrebbero mi-

gliaia di persone in cattività, dall'altro lato non vi sarebbero indicatori di 

esecuzioni pubbliche di cristiani perpetrate dallo "Stato Islamico" per motivi 

religiosi. Le vittime di esecuzioni pubbliche sarebbero prevalentemente 

combattenti di gruppi ribelli avversi o di attivisti politici che avrebbero op-

posto resistenza. In Siria sarebbero avvenuti pochissimi assassini di cri-

stiani per motivi religiosi. 

5.3.3 La situazione dei cristiani in Siria e quindi la minaccia che pesa su di 

essi varierebbe da una regione all'altra. Solo una piccola parte dei cristiani 

in Siria sarebbe stata vittima di abusi: l'entità del fenomeno potrebbe per-

tanto essere considerata esigua. Le condizioni per il riconoscimento di una 

persecuzione collettiva della popolazione cristiana in Siria non sarebbero 

soddisfatte. 

5.4 In sede di replica, gli insorgenti hanno menzionato il recente attacco 

subito da villaggi cristiani nella regione di al-Hasaka, ovvero la regione di 

origine dei ricorrenti, da parte di fondamentalisti islamici. Questi ultimi 

avrebbero dissacrato chiese, bruciato case ed ucciso una decina di civili. 

Avrebbero inoltre rapito più di trecento cristiani. Gli attacchi in tale regione 

potrebbero continuare giacché al-Hasaka si trova nelle immediate vici-

nanze del confine con la Turchia e l'Iraq. L'intenzione dei terroristi sembre-

rebbe quella di aprire un varco con il confine turco e iracheno, vista la re-

cente sconfitta sull'altro fronte a Kobanê. I cristiani sarebbero quindi ber-

sagli diretti dei gruppi fondamentalisti di matrice islamica, avendo questi 

ultimi già conquistato la maggior parte del territorio siriano ed in particolare 

D-960/2015 

Pagina 13 

il nord-est del Paese, luogo in cui si troverebbe il villaggio natale dei ricor-

renti, ossia al-Qamishli. 

5.5 Nelle osservazioni in duplica, la SEM ha ribadito, riferendosi alla sua 

risposta, l'insussistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria. 

Altresì il luogo di residenza degli insorgenti, ovvero al-Qamishli, non sa-

rebbe controllato dallo "Stato Islamico". Pertanto i tragici avvenimenti men-

zionati nella replica non sarebbero in grado di cambiare la sua valutazione. 

5.6 Con scritto spontaneo, i ricorrenti hanno indicato che la situazione dei 

cristiani nella provincia di al-Hasaka e nella città omonima – loro luogo d'o-

rigine – sarebbe peggiorata e che ivi sarebbe in atto una pulizia etnica dei 

cristiani operata dallo "Stato Islamico". 

Con ulteriore scritto, gli insorgenti hanno prodotto una decisione positiva 

d'asilo concernente il fratello di A._______, suggerendo un eventuale cam-

biamento di prassi della SEM circa i richiedenti l'asilo siriani. 

5.7 Nelle sue osservazioni del 15 settembre 2015, la SEM ha indicato che 

anche i recenti e tragici eventi menzionati nello scritto dei ricorrenti non 

permetterebbero di cambiare la sua valutazione. Della stessa stregue sa-

rebbe la decisione positiva del fratello di A._______: essa si fonderebbe su 

motivi d'asilo propri. 

5.8 Negli scritti spontanei dell'11 aprile 2016 e del 30 giugno 2016, gli in-

sorgenti aggiornano il Tribunale riguardo alla critica situazione dei cristiani 

in Siria. La loro condizione continuerebbe a peggiorare drammaticamente, 

la persecuzione nei confronti dei cristiani si sarebbe ampliata nella regione 

di al-Hasaka, manifestandosi con attacchi mirati. Hanno poi rammentato il 

rapimento di 350 cristiani in febbraio 2015 e gli attacchi avvenuti ultima-

mente nella città di al-Qamishli. Le condizioni per riconoscere una perse-

cuzione collettiva sarebbero date ai sensi della sentenza  

D-1495/2015 consid. 7.2. I ricorrenti menzionano poi la recente strage – 

resa nota dal Patriarca, massima autorità spirituale dei ricorrenti, membri 

della Chiesa siro ortodossa di Antiochia – avvenuta ad al-Qaryatayan. In 

Siria sarebbe dunque in atto una vera pulizia etnica. 

5.9 Con osservazioni del 20 maggio 2016, l'autorità inferiore ha indicato 

che gli eventi indicati nello scritto dei ricorrenti dell'11 aprile 2016 non sa-

rebbero in grado di indurre un cambiamento di opinione circa il sussistere 

di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria. 

D-960/2015 

Pagina 14 

5.10 Infine, con scritto spontaneo del 30 novembre 2016 gli insorgenti 

hanno ulteriormente evidenziato che A._______, in quanto cristiano, non 

avrebbe mai nascosto di aver sostenuto il regime del presidente siriano 

Bashar al-Assad, organizzando pure due serate in suo sostegno. A seguito 

di questi interventi egli avrebbe subito delle concrete minacce alla vita da 

tre persone 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi). 

6.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

6.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come 

rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (ele-

mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, segnatamente 

dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza a 

una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono mag-

giormente a un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già 

D-960/2015 

Pagina 15 

stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (sog-

gettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto per la 

prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza ivi citata). 

Sul piano oggettivo, tale timore dev'essere fondato su indizi concreti e suf-

ficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta pro-

babilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono suffi-

cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

6.4 Il fondato timore di essere perseguitato presuppone inoltre l'esistenza 

di minacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve 

intercorrere un nesso causale temporale. Quest'ultimo è da considerarsi 

decaduto, in regola generale, allorquando tra l'ultima persecuzione subita 

e l'espatrio è trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma 

della giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere rico-

nosciuta quando la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la 

fine delle persecuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi 

oggettivamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustifi-

care una partenza differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale tempo-

rale, l'attualità e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza 

di un legame di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di 

protezione. Lo stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pro-

nuncia della decisione nel paese d'origine sia già intervenuto un cambia-

mento oggettivo delle circostanze tale da non potersi più presupporre l'esi-

stenza di un rischio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 

2011/50 consid.  3.1.2.2 e relativi riferimenti, in particolare quanto all'esi-

stenza di ragioni imperiose che permettano di derogare alla condizione 

dell’attualità del bisogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso 

di causalità materiale fa parimenti difetto se, al momento dell'espatrio, il 

fondato timore di essere perseguitato sia originato da cause che non siano 

riconducibili alle persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, 

Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 129 e a titolo esemplificativo 

sentenza del Tribunale D-3326/2015 del 30 dicembre 2016 con-

sid. 4.1). 

7.  

Di seguito verrà dapprima affrontata la questione dell’eventuale esistenza 

di una persecuzione collettiva ad indirizzo dei cristiani in Siria. 

D-960/2015 

Pagina 16 

7.1 Una persona può eccezionalmente allegare a fondamento della sua 

domanda d'asilo il timore di subire delle persecuzioni non mirate personal-

mente contro di lei. Tale è il caso in cui il richiedente l'asilo nel suo Paese 

d'origine o di provenienza appartiene ad un determinato gruppo di persone 

esposto in maniera effettiva ed intensa a persecuzioni rilevanti ai sensi 

dell'asilo (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; 2013/21 consid. 9). 

7.2 Per invalsa prassi, il Tribunale riconosce la sussistenza di una perse-

cuzione collettiva solo a condizioni molto restrittive tant’è che la sola ap-

partenenza ad un determinato gruppo vittima di persecuzioni non è suffi-

ciente per motivare la qualità di rifugiato. Per essere rilevante ai fini dell'a-

silo, la persecuzione in ragione della sola appartenenza ad un determinato 

gruppo di persone deve soddisfare le condizioni previste all'art. 3 LAsi circa 

l'intensità dei pregiudizi o il timore fondato. In primo luogo la persona inte-

ressata deve dimostrare la sua appartenenza ad un determinato gruppo di 

persone. Dipoi v'è da verificare la sussistenza di una persecuzione mirata 

verso tale gruppo, ovvero bisogna valutare se i provvedimenti esistenti 

sono indirizzati contro un determinato gruppo di persone oppure in egual 

misura contro il resto della popolazione. I provvedimenti devono essere 

caratterizzati da una considerevole intensità. Quest'ultima è data allor-

quando il provvedimento implica un intervento che compromette la vita, 

lede l'integrità fisica, nonché, in caso di restrizione della libertà, è di consi-

derevole durata e frequenza. Questi pregiudizi intensi e mirati devono 

avere l'obiettivo di colpire quanto più possibile tutti i membri di un determi-

nato gruppo ed essere di una portata considerevole in relazione alla gran-

dezza della comunità ("Verfolgungsdichte"). In tale contesto per apprez-

zare la verosimiglianza della persecuzione è di rilievo soppesare i gravi 

pregiudizi effettivamente subiti in passato da una porzione considerevole 

dello stesso gruppo di persone (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2 con rinvii; 

2013/12 consid. 6 con rinvio; 2013/11 consid. 5.4.2 con rinvii). Solo ove le 

misure di persecuzione siano dirette contro tutti i membri della comunità, e 

siano nel contempo frequenti e persistenti, i singoli individui facenti parte 

di tale comunità potranno far valere con successo l'esistenza di un fondato 

timore di future persecuzioni (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della 

Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1995 n. 1 con-

sid. 6a). 

7.3 In specie, l’appartenenza dei ricorrenti alla comunità cristiana siriana 

non è posta in discussione. 

D-960/2015 

Pagina 17 

7.4 Quo all’esistenza di una persecuzione collettiva, il Tribunale, vista la 

frammentazione del territorio susseguente alla guerra civile, ha ritenuto op-

portuno, adottare un approccio regionale (cfr. sentenza del TAF  

D-1495/2015 del 21 marzo 2016 consid. 9.4, pubblicata come sentenza di 

riferimento e riguardante la città di al-Qamishli). 

7.4.1 Il Tribunale ha inoltre già avuto modo di esaminare e constatare la 

precarietà della situazione in Siria a seguito della perdurante guerra civile 

(cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.2.1-6.2.2). Secondo le frammentarie fonti 

disponibili, sin dall'inizio delle manifestazioni contro il governo, i cristiani e 

le altre minoranze avrebbero cercato di rimanere neutrali. Con 

l'intensificarsi del conflitto queste ultime si sarebbero tuttavia viste 

obbligate a schierarsi, sostenendo alternativamente il regime o 

l'opposizione. Seppur non si possa partire dal principio che tutti i cristiani 

siano sostenitori del regime, è verosimile ritenere che la maggioranza di 

quest’ultimi risulterebbe essere rimasta fedele ad al-Assad (cfr. sentenza 

D-1495/2015, consid. 9.2.2 e fonti citate). Con lo scoppio della guerra 

sembra che i cristiani più abbienti abbiano potuto espatriare dalla Siria e 

recarsi in Libano oppure nei paesi occidentali, mentre gli altri si sarebbero 

invece spostati all’interno del territorio siriano verso città o regioni dove la 

situazione era meno pericolosa (cfr. sentenza D-1495/2015 consid. 9.2.3 e 

fonti citate). I principali motivi di fuga andrebbero ricondotti ai rischi 

derivanti dalle operazioni militari, ai bombardamenti, alla povertà e alla 

criminalità. Oltre ai motivi derivanti dalla situazione di violenza 

generalizzata, per i cristiani la fuga potrebbe trarre motivazioni anche dal 

timore di essere presi di mira per la sola appartenenza religiosa. In quanto 

minoranza, la situazione per questi ultimi sarebbe infatti precaria dal 

momento che i vari attori agenti nel conflitto li sospetterebbero di sostenere 

la fazione opposta. Ad aggravare il di per sé già teso contesto è la presenza 

dell’organizzazione terrorista autoproclamatosi "Stato Islamico" e di altri 

gruppi Jihadisti. Le minoranze religiose presenti in Siria, tra cui quindi 

anche i cristiani, temerebbero infatti di essere uccisi o perseguitati da 

questi attori allorché il governo siriano dovesse cadere (cfr. sentenza  

D-1495/2015 consid. 9.2.4 e fonti citate). Il quadro sarebbe reso ancor 

peggiore a causa dell'ubicazione delle zone da loro abitate, le quali 

avrebbero acquisito una certa importanza a livello strategico e militare (cfr. 

Ibidem).  

7.4.2 Gli atti di violenza subiti dai cristiani, quali omicidi, minacce, espul-

sioni e rapimenti non sarebbero, in linea generale, mossi da motivi religiosi, 

ma piuttosto da ascrivere alla situazione di violenza generalizzata causata 

D-960/2015 

Pagina 18 

dalla guerra civile. Nell’integralità del territorio siriano sarebbero relativa-

mente poche le uccisioni di cristiani documentate e riconducibili esclusiva-

mente dall'appartenenza religiosa. Le fonti non sono tuttavia lineari: se da 

un lato alcuni indicano che gli attacchi di stampo religioso contro i cristiani 

sarebbero rari e che vi sarebbero inoltre evidenze quanto al fatto che alcuni 

musulmani avrebbero protetto questi ultimi dai Jihadisti stranieri, dall'altro 

lato, la fuga massiva dei cristiani dalla Siria lascerebbe presagire una si-

tuazione di assoluta precarietà che sembra andare al di là delle mere risul-

tanze della situazione di violenza generalizzata causata dalla guerra civile 

(cfr. sentenza D-1495/2015 consid. 9.3 e fonti citate). 

7.5 In casu va rilevato che i ricorrenti provengono da al-Qamishli nella pro-

vincia di al-Hasaka. Ora, il Tribunale in una recente sentenza ha già avuto 

modo di esaminare nel dettaglio la situazione dei cristiani nella provincia di 

al-Hasaka, concludendo all’inesistenza di una persecuzione mirata nei loro 

confronti (cfr. sentenza del TAF E-7028/2014 del 6 dicembre 2016, pubbli-

cata come sentenza di riferimento, consid. 10; sono escluse da tale analisi 

alcune zone nel sud della provincia ancora sotto il controllo di alcuni gruppi 

Jihadisti). A pari conclusione giunge anche una precedente e già citata sen-

tenza riguardante proprio la città di al-Qamishli, laddove è stato concluso 

che essendo tale centro controllato dalle forze filogovernative e milizie 

curde, non vi sia modo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione col-

lettiva all’indirizzo dei cristiani in loco (cfr. sentenza D-1495/2015, pubbli-

cata come sentenza di riferimento, consid. 9). 

7.6 Alla luce di quanto precede e considerato il fatto che la situazione non 

si sia al momento modificata in modo sostanziale e meglio che la città di 

al-Qamishli così come la grande maggioranza della provincia di al-Hasaka 

non siano attualmente controllate da gruppi Jihadisti noti per il rischio  

di perpetramento di violenze sui cristiani (cfr. VAN LINGE THOMAS, the  

Situation in Syria, 8 Gennaio  2017, consultato su < http://acloserlookonsy-

ria.shoutwiki.com/wiki/File:Situation_in_Syria.png >, consultato il 

17.01.2017), occorre concludere anche in questa sede all’insussistenza, 

per i ricorrenti, di un rischio di subire delle persecuzioni per il semplice fatto 

della loro appartenenza alla minoranza cristiana.  

7.7 Senza pregiudizio alcuno per quanto esposto sin qui, occorre quanto-

meno rilevare il fatto che sia innegabile che la popolazione cristiana del 

luogo abbia dovuto e debba attualmente far fronte a carenze nella prote-

zione contro degli atti di violenza perpetrata da entità criminali – le quali 

possono in parte essere ricondotte anche ad attori attivi nel conflitto (se-

gnatamente il rischio di essere oggetto di rapimenti e violenze da parte di 

D-960/2015 

Pagina 19 

gruppi terroristici) – così come, più genericamente, al peggioramento delle 

condizioni di sussistenza e di sicurezza. Occorre tuttavia prendere atto del 

fatto che queste ultimi vicissitudini vanno classificate quali conseguenze 

del conflitto in essere, che, seppur spiacevoli e di indubbia gravità, non 

possono essere ricondotte a una persecuzione intensa e mirata contro la 

minoranza religiosa, non essendo peraltro l’appartenenza alla confessione 

decisiva. Pure l’incontestabile vicinanza con i vari fronti di guerra e le rela-

tive conseguenze nefaste, che, come si può ben comprendere, ha causato 

timori importanti nei ricorrenti, e più in generale, nei residenti della regione 

presa in esame, non può, ad essa sola, essere ritenuta fondante atti per-

secutori mirati nei confronti della popolazione cristiana. Queste ultime vi-

cissitudini possono semmai essere prese in conto nell’ambito della valuta-

zione dell’esigibilità dell’allontanamento (cfr. sentenze del Tribunale  

D-1163/2015 del 22 gennaio 2016 consid. 5.4 e D-1948/2015 del 19 aprile 

2016 consid. 6.4), come del resto avvenuto nel caso che ci occupa, lad-

dove la stessa non è stata considerata data dall’autorità di prime cure.  

8.  

Qui di seguito verranno ora analizzate gli ulteriori motivi d'asilo degli insor-

genti ed in particolare le persecuzioni individuali subite da A._______. 

8.1 A._______ ha allegato di essere stato minacciato a seguito dell'anima-

zione quale DJ di due serate in favore del presidente siriano Bashar al-

Assad. 

Il Tribunale rileva anzitutto che ritenuti i 20 mesi trascorsi tra le minacce 

subite (all'incirca a fine gennaio 2012) e l'espatrio (avvenuto il 23 otto-

bre 2013), il nesso di causalità temporale fa a prima vista difetto. In se-

condo luogo, quand'anche si sussumesse dato il nesso di causalità tem-

porale – poiché il lungo tempo trascorso prima dell'espatrio è oggettiva-

mente giustificato da una parte dalla complessità dell'organizzazione dello 

stesso per una famiglia di sei persone comprendente quattro bambini in 

tenera età e dall'altra dalla difficoltà di ottenere i mezzi necessari – va co-

munque rilevato che quanto accaduto al ricorrente non lascia presupporre 

l'esistenza di motivi oggettivamente riconoscibili da terzi di temere di es-

sere esposto, in tutta verosimiglianza ed in un futuro prossimo, a una per-

secuzione. Le intimidazioni subite infatti, non raggiungono un'intensità tale 

da lasciare presagire un rischio di persecuzione futura. Peraltro, dagli atti 

non risultano elementi quanto alla volontà e alla capacità di messa in opera 

delle minacce, così come non risultano indizi per ritenere che il credo reli-

gioso dell'interessato abbia aggravato le stesse, avendo il ricorrente infatti 

indicato che tale affermazione costituiva una sua mera supposizione (cfr. 

D-960/2015 

Pagina 20 

verbale 2/A._______, pag. 10). Oltracciò, non vi sono elementi a sostegno 

del fatto che l'insorgente fosse considerato un sostenitore del regime a tutti 

gli effetti. Invero, egli non era né propriamente attivo politicamente né mem-

bro di un partito, ma bensì aveva animato quale DJ due serate in favore 

del presidente. Ciò è inoltre corroborato dal fatto che dopo essere stato 

intimidito in gennaio 2012, l'insorgente ha smesso di animare le feste in 

favore del presidente e, al di là delle conseguenze generali del conflitto in 

essere, personalmente non ha più avuto problemi di sorta per più di un 

anno e mezzo in cui ha continuato a risiedere in Siria (cfr. ver-

bale 2/A._______, pag. 9). Le minacce costituiscono dunque il frutto di un 

singolo episodio. In seguito, lo scrivente Tribunale rileva che attualmente, 

la situazione nella città di al-Qamishli si è stabilizzata, i membri di gruppi 

jihadisti oppositori al regime che hanno intimidito il ricorrente, non sono più 

presenti e non esercitano più alcun controllo sulla città e sulla regione cir-

costante (cfr. supra consid. 6 ed in particolare consid. 6.5 e 6.6). Infine, 

nulla cambia il fatto che al fratello dell'insorgente ed alla sua famiglia sia 

stato concesso asilo in Svizzera. Difatti, da una parte va considerato che 

la domanda d'asilo ha primariamente carattere individuale e che lo statuto 

di rifugiato può essere riconosciuto solamente in via eccezionale a causa 

di persecuzioni riflesse, per cui non v'è ragione di concludere diversamente 

rispetto alle osservazioni dell'autorità inferiore secondo cui il fratello e la 

sua famiglia hanno ricevuto l'asilo per motivi propri, tanto più che essi sono 

espatriati ben nove mesi dopo gli insorgenti. 

A giudizio dello scrivente Tribunale dunque, le minacce subite da 

A._______ non sono nella fattispecie rilevanti giusta l'art. 3 LAsi. 

8.2 I ricorrenti indicano altresì d'essere espatriati per la situazione di insi-

curezza causata dalla guerra in Siria. Tuttavia, i pregiudizi subiti dalla po-

polazione civile vittima delle conseguenze indirette e ordinarie di atti di 

guerra non sono rilevanti ai sensi dell'asilo, nella misura in cui non sono 

dettati dalla volontà di persecuzione mirata per uno dei motivi previsti 

all'art. 3 LAsi. 

9.  

In ragione di quanto sopra esposto, gli eventi descritti non ossequiano le 

condizioni previste dall'art. 3 LAsi. Ne consegue che, per quanto riguarda 

la questione dello statuto di rifugiato e della conseguente concessione 

dell'asilo, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confer-

mata.  

D-960/2015 

Pagina 21 

10.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

11.  

Gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a-

silo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamento, 

il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

12.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 

13.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sono poste a carico dei ricorrenti. Ciononostante, avendo il Tribu-

nale, con decisione incidentale del 2 marzo 2015, accolto l'istanza di assi-

stenza giudiziaria giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, non sono riscosse le spese pro-

cessuali. 

14.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-960/2015 

Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: