# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9f5a1c5f-3d9b-5c68-ab4d-f4c5c4d8278a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-04-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.04.2024 F-4879/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-4879-2023_2024-04-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-4879/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 5  a p r i l e  2 0 2 4  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Claudia Cotting-Schalch, 

Susanne Genner,  

cancelliera Caroline Rausch. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinata dagli avv. Matteo Genovini e Maricia Dazzi, 

Studio legale e notarile, (…)  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Visto Schengen a favore di B._______; 

decisione della SEM del 10 luglio 2023. 

 

 

 

F-4879/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il 9 maggio 2023, B._______ (il richiedente), nato il 18 marzo 1993, Paki-

stan, ha compilato per l’Ambasciata di Svizzera a Abu Dhabi una richiesta 

di visto Schengen di breve durata (fino a 90 giorni su un periodo di 180 

giorni) corredata dei documenti necessari, indicando come scopo di voler 

rendere visita alla sua fidanzata dal 15 giugno 2023 al 31 luglio 2023. 

B.  

Il 19 maggio 2023, l’Ambasciata di Svizzera a Abu Dhabi si è rifiutata di 

emettere il visto richiesto, facendo valere che vi erano ragionevoli dubbi 

riguardo alla intenzione del richiedente di lasciare il territorio degli Stati 

membri dello spazio Schengen prima della scadenza del medesimo visto.  

C.  

Il 31 maggio 2023, la ricorrente ha inoltrato alla Segreteria di Stato della 

migrazione (SEM) opposizione al rifiuto di rilascio del visto.  

D.  

Il 10 luglio 2023, la SEM ha pronunciato il rigetto della opposizione.  

E.  

Il 12 settembre 2023, contro la decisione su opposizione, la ricorrente ha 

presentato un ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF), chie-

dendo che il suo ricorso sia accolto, la decisione della SEM annullata e il 

visto rilasciato.  

F.  

L’11 novembre 2023, la ricorrente ha inoltrato uno scritto con ulteriori prove.  

G.  

Il 10 e il 24 gennaio 2024, su invito di questo Tribunale, la SEM ha risposto 

al ricorso, chiedendo il rigetto.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 

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dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei 

casi previsti all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 

LTAF.    

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 21 dicembre 2021 (conferma del rifiuto dei visti), che non rientra peral-

tro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 

cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a giudicare il pre-

sente ricorso. Dato che la procedura verte su una decisione in materia di 

diritto degli stranieri concernente l’entrata in Svizzera di una persona che 

non è cittadina di uno Stato membro dell’Unione europea, la presente sen-

tenza non può essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi 

definitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale del 17 

giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).  

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi all’au-

torità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha 

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e conte-

nere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma del 

ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la decisione 

impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 cpv. 1 PA). 

L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve essere saldato 

entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).  

In concreto, benché non sia la destinataria diretta della decisione su oppo-

sizione impugnata, la ricorrente ha partecipato alla procedura, fin dall’ini-

zio, firmando la lettera d’invito a favore del richiedente, dimodoché si deve 

ammettere che è particolarmente toccata dalla detta decisione, da cui la 

sua legittimazione a ricorrere (cfr. la sentenza TAF F-3917/2022 del 6 ot-

tobre 2023 consid. 1.2). Sebbene il periodo di visita relativo alla richiesta 

di visto sia già trascorso, nel ricorso è implicito che la visita prevista 

avrebbe avuto luogo anche in un momento successivo. Si deve pertanto 

affermare un interesse attuale. La ricorrente, ha impugnato la decisione 

tempestivamente, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, versando 

peraltro nel termine impartitogli l'anticipo di fr. 700.– relativo alle presunte 

spese processuali. Ne discende che il ricorso è ammissibile e nulla osta 

quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

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decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale 

ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di princi-

pio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo luogo, la 

situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2020 VII/4 con-

sid. 2.2).  

3.  

La presente causa verte sul rifiuto della SEM di rilasciare al richiedente un 

visto Schengen di breve durata da lui richiesto. 

Si tratta dunque di verificare se le condizioni per l’emissione di tale visto, 

secondo la normativa Schengen, siano soddisfatte.  

4.  

4.1 È utile ricordare, in primo luogo, che “la politica in materia di visti riveste 

un ruolo importante nel contesto della prevenzione dell’immigrazione ille-

gale. Essa può tuttavia esplicare tutta la sua efficacia unicamente nel con-

testo di un coordinamento internazionale. Come tutti gli altri Stati, la Sviz-

zera non è di principio tenuta a consentire l’entrata sul suo territorio a per-

sone straniere. Fatti salvi gli impegni di diritto internazionale pubblico, le 

pertinenti decisioni sono prese autonomamente (Messaggio del Consiglio 

federale relativo alla legge federale sugli stranieri dell’8 marzo 2002 [Mes-

saggio LStr], Foglio federale 2002 3327, pagg. 3351, 3390 e 3391).      

In questo senso, né la legislazione svizzera sugli stranieri, né la normativa 

Schengen garantiscono un diritto all’ottenimento di un visto d’entrata per la 

Svizzera, rispettivamente per lo spazio Schengen. Peraltro, nel valutare se 

le condizioni per il rilascio di un visto siano adempiute, le autorità compe-

tenti godono di un ampio margine d’apprezzamento, che devono tuttavia 

esercitare nel rispetto dei principi dello Stato di diritto, tra i quali spiccano 

l’uguaglianza giuridica e la protezione dall’arbitrio (cfr. DTF 135 I 143 con-

sid. 2.2 e 135 II 1 consid. 1.1, nonché DTAF 2014/1 consid. 4.1.1 e 4.1.5 e 

2009/27 consid. 3).  

4.2 In generale, la procedura relativa ai visti nonché all’entrata in Svizzera 

e alla partenza dalla Svizzera è retta dalla legge federale sugli stranieri e 

la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20).     

4.3 Si applica invece l’Accordo del 26 ottobre 2004, in vigore dal 1° marzo 

2008, tra la Confederazione Svizzera, l'Unione europea e la Comunità 

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europea, riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione, all'appli-

cazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (AAS), nella misura in cui 

esso contempli disposizioni divergenti rispetto alla LStrl (cfr. art. 2 cpv. 4 

LStrl e art. 2 AAS; cfr. anche la sentenza TAF F-190/2017 del 9 ottobre 

2018 consid. 3).  

Gli atti normativi dell’acquis di Schengen sono, fondamentalmente, i se-

guenti:   

– il regolamento (UE) 399/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 9 marzo 2016, che istituisce un codice comunitario relativo al 

regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice 

frontiere Schengen, Gazzetta ufficiale [GU] L 77 del 23 marzo 2016, 

pagg. 1-52), modificato dal regolamento (UE) 2017/458 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 15 marzo 2017 (GU L 74 del 18 marzo 

2017);  

– il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei 

visti (codice dei visti, GU L 243/1 del 15 novembre 2009);  

– il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001, più 

volte emendato, che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono 

essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere 

esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale 

obbligo (GU L 81/1 del 21 marzo 2001), in vigore fino al 17 dicembre 

2018, abrogato dal regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018 (GU L 303/39 del 28 

novembre 2018).  

 

4.4 Dal canto suo, l’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto del 

15 agosto 2018 (OEV, RS 142.204), specifica che le condizioni d’entrata 

per soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni su un periodo di 180 giorni) 

sono rette dall’art. 6 del codice frontiere Schengen, mentre le procedure e 

le condizioni per il rilascio dei visti per i detti soggiorni sono disciplinate 

dagli artt. 4 a 36 del codice dei visti (artt. 3 cpv. 1 e 12 cpv. 1 OEV).  

4.5 Le condizioni d’ingresso per i cittadini di paesi terzi secondo l’art. 6 del 

codice frontiere Schengen sono, essenzialmente, le seguenti: (a) disporre 

di un documento di viaggio valido; (b) disporre di un visto valido; (c) giusti-

ficare lo scopo e le condizioni del soggiorno e disporre dei mezzi di sussi-

stenza sufficienti (anche per il ritorno nel paese d’origine) ovvero essere in 

grado di ottenere legalmente detti mezzi; (d) non essere segnalati nel Si-

stema d’informazione Schengen (SIS) ai fini della non ammissione; (e) non 

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essere considerati come una minaccia per l’ordine pubblico, la sicurezza 

interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli Stati 

membri.  

Si osservi che queste condizioni corrispondono, sostanzialmente, a quelle 

previste all’art. 5 cpv. 1 LStrI.   

4.6 Secondo il codice dei visti, il richiedente deve presentare un documento 

di viaggio valido, indicare la finalità del suo viaggio, provare che dispone 

dei mezzi di sussistenza sufficienti o che è in grado di ottenerli legalmente, 

fornire informazioni che consentano di valutare la sua intenzione di lasciare 

il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto, avere 

un’assicurazione sanitaria di viaggio valida (artt. 12, 13, 14, 15 e 21 del 

codice dei visti). Nell’esaminare una domanda di visto uniforme è accor-

data particolare attenzione alla valutazione se il richiedente presenti un ri-

schio di immigrazione illegale o un rischio per la sicurezza degli Stati mem-

bri e se il richiedente intenda lasciare il territorio degli Stati membri prima 

della scadenza del visto richiesto (art. 21 § 1 del codice dei visti).  

Si noti che queste condizioni coincidono, fondamentalmente, con quelle 

previste all’art. 5 cpv. 1 e 2 LStrI.  

4.7 Un visto Schengen può essere rifiutato, in particolare, qualora vi siano 

ragionevoli dubbi sull’autenticità dei documenti giustificativi presentati dal 

richiedente o sulla veridicità del loro contenuto, sull’affidabilità delle dichia-

razioni fatte dal richiedente o sulla sua intenzione di lasciare il territorio 

degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto (art. 32 § 1 lett. 

b del codice dei visti).  

4.8 Se le condizioni per emettere un visto Schengen non sono adempiute, 

in casi eccezionali è possibile concedere un visto con validità territoriale 

limitata (VTL). Lo Stato membro interessato può fare uso di questa possi-

bilità per motivi umanitari, di interesse nazionale o in virtù di obblighi inter-

nazionali (art. 6 § 5 lett. c del codice frontiere Schengen e art. 25 § 1 lett. 

a del codice dei visti).     

4.9 Per i soggiorni di lunga durata in Svizzera (visto nazionale “D”), ossia 

superiori a 90 giorni su un periodo di 180 giorni, valgono gli artt. 2 lett. f, 4 

e 8 OEV.  

5.  

In concreto, essendo di nazionalità pakistana, il richiedente ha l’obbligo di 

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ottenere un visto per poter entrare in Svizzera, a prescindere dalla durata 

(breve o lunga) del soggiorno che intende intraprendere  

(cfr. artt. 3 cpv. 1, 4 cpv. 1 e 2, 8 cpv. 1, 9 cpv. 1 e 21 cpv. 1 lett. c OEV, 

nonché l’art. 1 §§ 1 e 2 del regolamento CE 539/2001 e l’allegato I del 

regolamento UE 2018/1806).    

6.  

Per valutare se l’uscita di uno straniero dallo spazio Schengen nel rispetto 

del termine di validità del visto richiesto risulti sufficientemente assicurata, 

e dunque ponderare il rischio d’immigrazione illegale (cfr. art. 21 § 1 del 

codice dei visti), bisogna riferirsi alla situazione generale del suo paese di 

residenza, nella misura in cui non si può escludere che una situazione 

meno favorevole, sul piano politico, economico o sociale, di quella degli 

Stati dello spazio Schengen, e in particolare della Svizzera, possa influire 

sul suo comportamento. Si osservi che, in caso di stranieri provenienti da 

paesi o da regioni dove la situazione socioeconomica o politica è difficile, 

s’impone una verifica critica di tutti gli elementi disponibili in accordo con 

una prassi restrittiva nel concedere i visti richiesti, tenuto conto del fatto 

che gli interessi privati delle persone in questione si rivelano essere, so-

vente, incompatibili con l’obiettivo e lo scopo di un’autorizzazione d’entrata 

nello spazio Schengen limitata nel tempo. La situazione generale del paese 

di residenza dello straniero deve quindi essere messa in relazione con i 

dati conosciuti sulla sua situazione personale, familiare e professionale, 

nonché sul suo comportamento prevedibile, in funzione di questi dati, una 

volta giunto nello spazio Schengen. In effetti, se si traessero conclusioni 

soltanto in funzione della situazione socioeconomica generale, statistica, 

del paese di residenza, la valutazione della fattispecie risulterebbe troppo 

astratta. Per questa ragione è necessario esaminare l’insieme delle circo-

stanze del caso concreto: in particolare, la situazione personale, familiare, 

sociale e professionale (finanziaria) dello straniero può fornire elementi o 

indizi utili a formulare una previsione favorevole riguardo alla partenza re-

golare dallo spazio Schengen; in assenza di tali elementi o indizi, il rischio 

che lo straniero non intenda lasciare lo spazio Schengen, secondo i termini 

del visto, può essere considerato elevato (cfr., fra le tante, le sentenze TAF 

F-557/2018 del 20 agosto 2018 consid. 8.3 e F-6572/2015 del 9 agosto 

2016 consid. 5.1 con i riferimenti giurisprudenziali).       

7.  

7.1 Rispetto alla situazione socioeconomica degli Emirati Arabi Uniti va evi-

denziato quanto segue.   

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7.2 Per quanto gli Emirati Arabi Uniti godano generalmente di un alto livello 

di prosperità, la situazione dei milioni di lavoratori stranieri è in gran parte 

diversa. Nel suo rapporto annuale del 2022, Human Rights Watch afferma 

che i lavoratori migranti negli Emirati Arabi Uniti continuano a essere sfrut-

tati e maltrattati, nonostante le clausole di protezione contenute nella legge 

sul lavoro del 1980 e nei decreti successivi. Il sistema di sponsorizzazione 

("kafala") facilita lo sfruttamento dei lavoratori migranti da parte dei datori 

di lavoro ("sponsor"). Il sistema lega i visti dei lavoratori ai loro datori di 

lavoro e impedisce loro di cambiare o lasciare il datore di lavoro senza 

autorizzazione. Chi lascia il proprio datore di lavoro senza autorizzazione 

rischia sanzioni come multe, arresto, detenzione e deportazione, senza al-

cuna garanzia di un giusto processo (cfr. https://www.hrw.org/world-re-

port/2024/country-chapters/united-arab-emirates, consultato il 28 febbraio 

2024). 

7.3 Alla luce di questo quadro socioeconomico generale, da rapportare alla 

situazione vigente negli Stati della zona Schengen, e segnatamente in 

Svizzera, va da sé che il rischio teorico che il richiedente, secondo il profilo 

statistico medio dell’abitante emiratino, potrebbe essere tentato di non la-

sciare la zona in questione entro il termine di scadenza del visto richiesto, 

non può essere a priori escluso (cfr. sentenza del TAF F-2899/2022 del 

7 agosto 2023 consid. 5.5).  

8.  

8.1 Dal punto di vista della situazione personale, familiare e professionale 

del richiedente, si deve osservare quanto segue.  

8.2 Il richiedente (cittadino pakistano, nato nel 1993) si trova negli Emirati 

Arabi Uniti dal 2019. Non ha famiglia nel suo attuale Paese di residenza. 

In considerazione di ciò, dal punto di vista personale e familiare il richie-

dente non è fortemente legato al suo luogo di residenza attuale. Pertanto, 

la relazione della coppia fa sorgere ulteriori dubbi sulla sua volontà di tor-

nare entro il termine del visto richiesto (cfr. sentenza del TAF F-4146/2022 

del 23 novembre 2023 consid. 6.3). 

8.3 Per quanto riguarda la situazione professionale del richiedente, dagli 

atti risulta che lavora come aiuto cuoco in un ristorante dal settembre 2022 

e guadagna 3200 AED al mese, che in confronto al reddito medio del paese 

è molto basso (cfr. https://www.ceicdata.com/en/indicator/united-arab-emi-

rates/monthly-earnings, consultato il 28 febbraio 2024). Secondo le sue di-

chiarazioni non provate, in precedenza come era stato impiegato come 

semplice impiegato in cucina del ristorante. Anche dal punto di vista 

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professionale non si può dunque affermare che il richiedente sia fortemente 

legato al suo luogo di residenza attuale.  

8.4 Alla luce delle considerazioni sopraesposte, che raccolgono l’insieme 

degli elementi risultanti dagli atti, si deve riconoscere che non è possibile 

stabilire con sufficiente certezza l’intenzione del richiedente di lasciare la 

Svizzera, e lo spazio Schengen, prima della scadenza del visto richiesto  

(cfr. art. 21 cpv. 1 del codice dei visti).       

9.  

In conclusione, respingendo l’opposizione della ricorrente contro la deci-

sione di rifiuto dell’Ambasciata di Svizzera a Abu Dhabi di rilasciare al ri-

chiedente un visto Schengen di breve durata (90 giorni), la SEM non ha 

violato la normativa Schengen e il diritto federale (cfr. art. 49 lett. a PA). 

Pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione su opposizione con-

fermata.  

10.  

Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte soccom-

bente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 1 PA). 

In concreto, considerato l’esito negativo del ricorso, le spese processuali 

di fr. 700.– sono poste a carico della ricorrente e prelevate sull’anticipo, 

dello stesso importo, da lei già versato.   

Alla ricorrente non sono assegnate spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 

cpv. 1 e 2 TS-TAF).  

(dispositivo pagina seguente) 

  

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Pagina 10 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.   

Le spese processuali di fr. 700.– sono poste a carico della ricorrente e pre-

levate sull’anticipo, dello stesso importo, da lei già versato.  

3.   

Non si assegnano indennità per spese ripetibili.  

4.   

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente e alla SEM. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Caroline Rausch 

 

 

Data di spedizione: