# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ac9d4795-9010-50e2-acd3-d472d3c31ef3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-05-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.05.2019 D-2174/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2174-2019_2019-05-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2174/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  m a g g i o  2 0 1 9   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Simon Thurnheer, 

cancelliere Lorenzo Rapelli 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 25 aprile 2019 / N (…) 

 

 

 

D-2174/2019 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 7 marzo 

2019, 

i verbali d’audizione dell’11 aprile 2019 (di seguito: verbale 1) e del 15 aprile 

2019 (di seguito: verbale 2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 25 aprile 2019, notificata il giorno medesimo, (cfr. risultanze 

processuali) con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo 

pronunciando contestualmente l’allontanamento del richiedente dalla 

Svizzera nonché l’esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile 

e possibile, 

il ricorso del 7 maggio 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 8 maggio 2019), con cui l’interessato ha concluso 

all’annullamento della decisione impugnata ed alla concessione dell’asilo 

in Svizzera; in subordine all’ammissione provvisoria per causa 

d’inesigibilità; in via ancor più subordinata alla ritrasmissione degli atti 

all’autorità inferiore per un supplemento di istruzione; altresì ha presentato 

una domanda di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo con protesta di spese e ripetibili, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

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che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto ricorsuale (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente fondati sono decisi dal giudice in qualità di 

giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che con particolare riferimento a quest’ultimo, occorre rilevare che nelle 

procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio; che ciò significa che 

l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e 

completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 

12 PA, Art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi); che in concreto, l’autorità deve occuparsi 

del corretto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la 

documentazione necessaria alla trattazione del caso, accertare le 

circostanze giuridiche ed amministrare in tal senso le opportune prove a 

riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5); che v’è un accertamento inesatto 

quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e un 

accertamento incompleto quando non è tenuto conto di tutte le circostanze 

giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 con rinvii; 

Kölz/Häner/Bertschi, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege 

des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369 segg.), 

che d’altro canto il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 

cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, 

né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

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lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che è necessario che i fatti allegati dal 

richiedente siano sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro 

(art. 7 cpv. 3 LAsi), 

che a sostegno della sua domanda d’asilo l’interessato ha segnatamente 

asserito di essere stato oggetto di perquisizioni domiciliari e di fermi ad 

opera delle autorità turche, vicissitudini che l’autorità di prima istanza ha 

giudicato inverosimili in quanto questi si sarebbe contraddetto su diversi 

aspetti, 

che secondo la SEM, egli avrebbe inizialmente ricondotto le minacce 

unicamente alla richiesta di informazioni sul luogo di residenza del padre 

presentatagli nell’ambito di una visita al suo domicilio salvo poi contraddirsi 

imputandole all’intimazione di non avere più contatti con la famiglia 

Ochalan; che nella seconda audizione l’insorgente avrebbe fornito ulteriori 

allegazioni discordanti, collocando le minacce dettate dalle domande sul 

padre in occasione dei fermi ai posti di blocco mentre al momento delle 

perquisizioni domiciliari egli le avrebbe rapportate alle sue relazioni con la 

stampa curda; che sussisterebbero incongruenze anche rispetto all’esito 

delle due visite durante le quali l’insorgente era presente, avendo 

l’interessato inizialmente addotto di essere stato portato alla centrale 

venendo trattenuto per un giorno intero ed in seguito che la stessa si 

sarebbe conclusa in una decina di minuti, dopodiché sarebbe stato 

rilasciato, 

che il ricorrente censura l’errata valutazione delle sue allegazioni da parte 

dell’autorità inferiore; che verosimiglianza e coerenza andrebbero 

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considerate da un punto di vista globale; che per quanto egli possa essere 

stato a tratti poco chiaro nell’esposizione, non avrebbe affatto mancato di 

coerenza, tentando di spiegare come agivano i militari sia in generale che 

nel caso specifico; che d’altro canto, egli avrebbe lasciato il paese nascosto 

in un TIR e non per via aerea come menzionato nella decisione impugnata; 

che i mezzi di prova versati agli atti contribuirebbero a convalidare le sue 

allegazioni; che l’autorità di prima istanza non avrebbe dovuto basarsi sulle 

sue capacità oratorie e descrittive in quanto le stesse sarebbero state 

messe in scacco dall’emozione e dallo stress dell’audizione, 

che il Tribunale constata in limine come il contenuto dei verbali risulti 

fortemente confuso e di difficile comprensione tanto che effettuare una 

distinzione tra i diversi avvenimenti addotti dal richiedente è tutto fuorché 

evidente, 

che nel corso della prima audizione l’insorgente ha infatti innanzitutto 

menzionato un avvenimento concreto, ossia la perquisizione del 20 agosto 

2018; che di lì a poco egli è sembrato riferirsi alle vicissitudini vissute nel 

periodo precedente senza tuttavia fare riferimento ad un’evenienza 

specifica; che il ricorrente ha poi riportato dell’attitudine delle autorità turche 

in tali frangenti con espressioni che potrebbero essere ascrivibili sia ad 

un’esperienza specifica che ad un agire generico da parte delle autorità 

(cfr. verbale 1, D32: “ti prendono e ti buttano fuori di casa; mi chiedono di 

mio papà; …”); che sempre nel corso dell’audizione secondo l’art. 26 cpv. 

3 LAsi, l’interessato, chiamato a delucidare le minacce di morte ricevute, 

ha parlato di avvenimenti ricorrenti senza che fosse possibile addebitarli 

ad un evento in particolare (cfr. verbale 1, D52 e seg.); che nella medesima 

occasione egli ha poi referenziato due arresti causati dalla volontà di 

sapere chi fossero i giornalisti a cui aveva prestato assistenza (cfr. verbale 

1, D54 - D59); che chiestogli di ritornare sulle intimidazioni, egli ha 

specificato che “quando i militari arrivano a casa, parlano di mio papà e di 

mia sorella […] se non ci dici la verità ti ammazziamo, non andrai al partito, 

non ti occuperai di niente, non andrai a casa di B._______ e C._______” 

(cfr. verbale 1, D70); che immediatamente dopo, egli ha confermato che gli 

avvertimenti avrebbero avuto luogo nel momento in cui i militari si 

sarebbero presentati al suo domicilio (cfr. verbale 1, D71); che nel corso 

della seconda audizione l’insorgente, chiamato a rendere conto dei motivi 

alla base delle minacce subite, le ha relazionate a tre differenti cagioni 

ossia le sue attività politiche, le relazioni con la stampa curda ed il profilo 

politico dei famigliari (cfr. verbale 2, D9); che successivamente si è poi 

riferito all’attitudine dei militari in occasione di fermi e visite domiciliari (cfr. 

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verbale 2, D15 e seg.); che da ultimo egli ha descritto nel dettaglio uno di 

tali episodi (cfr. verbale 2, D27), 

che su tali presupposti, è difficile intravvedere delle vere e proprie 

incongruenze nell’esposto del richiedente asilo; che da un’analisi 

complessiva dei verbali, si può infatti partire dall’assunto ch’egli abbia 

ascritto i vari episodi di intimidazione a diversi moventi; che in assenza di 

ulteriori accertamenti, il fatto che il ricorrente sembri aver inizialmente 

relazionato le minacce unicamente alle richieste di informazioni sul padre 

non pregiudica quindi ad esso solo la verosimiglianza delle sue allegazioni, 

dal momento che in quel frangente egli potrebbe essersi riferito ad un 

singolo episodio tra i tanti; che d’altro canto, l’interessato, poco prima, 

aveva specificato che il motivo principale (ma non l’unico) all’origine delle 

perquisizioni sarebbe stato il suo rapporto con la stampa curda; che 

l’espressione utilizzata successivamente per entrare nel merito delle 

intimidazioni (cfr. verbale 1, D32: […] vado un po’ più nel dettaglio […] 

cercano dove vogliono, mi chiedono di mio papà) non esclude pertanto che 

il contesto in cui le stesse sarebbero state proferite fosse il medesimo, 

che per gli stessi motivi il Tribunale nutre dei dubbi anche circa l’esistenza 

di contraddizioni in merito all’esito degli incontri con i militari; che durante 

la prima audizione, l’insorgente, dopo aver precisato di essere entrato in 

contatto con le autorità in innumerevoli occasioni, ha effettivamente parlato 

di due episodi nei quali egli sarebbe stato arrestato venendo trattenuto in 

centrale per un certo tempo (cfr. verbale 1, D54 e seg.); che dagli atti non 

si evince tuttavia con la sufficiente chiarezza se tali fermi siano avvenuti 

contestualmente alle perquisizioni o se siano stati episodi a se stanti; che 

l’autorità inferiore non era dunque legittimata a rimproverare al ricorrente 

di aver reso versioni contrastanti senza sincerarsi che si parlasse della 

medesima circostanza, 

che indipendentemente da ciò, quanto lascia maggiormente perplesso il 

Tribunale è il presente passaggio della decisione avversata: 

“Diversa pure la sua versione della seconda audizione. In effetti, in tale occasione lei ha 

specificato che, in occasione delle loro visite a casa sua, i militari l’hanno minacciata di 

morte qualora lei avesse avuto ancora dei contatti con le persone della stampa curda o con 

il suo partito (A22, D19 ss.), mentre le minacce di morte subite a causa di suo padre, le ha 

situate quando veniva fermato ai posti di controllo (A22, D15 ss.)” 

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che infatti, laddove si scandaglino i passaggi citati dalla SEM, risulta 

pacifico che tale assunto sia scorretto, per non dire l’esatto contrario 

rispetto a quanto effettivamente dichiarato dall’insorgente, 

che in effetti quest’ultimo non ha affatto collocato le minacce a causa del 

padre al momento dei fermi ai posti di blocco (cfr. verbale 2, D16 “che cosa 

dicevano a lei testualmente in questi punti di controllo? […] le tue relazioni 

con il partito continuano ancora; hai ancora relazioni con quelli dei media 

che arrivano dall’estero”) ma bensì proprio nel contesto delle visite al 

domicilio (cfr. verbale 2, D19: “quando arrivavano a casa, chiedevano di 

mio padre”), 

che per di più va osservato come inspiegabilmente l’autorità di prima 

istanza abbia menzionato che l’insorgente avrebbe lasciato il paese per via 

aerea (cfr. decisione impugnata, pag. 3) allorché quest’ultimo ha a più 

riprese sostenuto di essersi spostato a bordo di un TIR (cfr. verbale 1, 

D143), 

che dagli atti di causa non si evince del resto con la dovuta certezza se 

l’autorità di prima istanza abbia o meno preso conoscenza previa 

traduzione del contenuto del video pubblicato su Youtube nel quale è 

ritratto il ricorrente assieme a un membro della famiglia Ochalan, 

che pertanto, si palesa in specie un accertamento inesatto e a tratti 

incompleto dei fatti da parte della SEM, 

che non apparendo gli ulteriori indicatori d’inverosimiglianza elencati dalla 

SEM ad essi soli decisivi, tale accertamento inesatto riguarda inoltre aspetti 

rilevanti per il giudizio, 

che il Tribunale è tenuto ad effettuare d’ufficio un esteso controllo delle 

circostanze di fatto ritenute nella decisione avversata (art. 106 cpv. 1 lett. 

b LAsi e 49 lett. b PA; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.188), 

che qualora in sede ricorsuale vengano identificate delle carenze in tal 

senso, la decisione va annullata ed il caso retrocesso all’autorità di prima 

istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e completo 

accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, 

sentenza del TAF D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2), 

che conto tenuto di quanto esposto, in specie appare quantomeno 

giudizioso l’annullamento della decisione avversata e la retrocessione gli 

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atti di causa alla SEM per il completamento dell’istruttoria e l’emanazione 

di una nuova decisione, 

che d’altro canto, il Tribunale, pur essendo conscio del fatto che la scelta 

del tipo di procedura di prima istanza incomba unicamente alla SEM (cfr. 

DTAF 2017 VI/3 consid. 9.2.3), non può fare a meno di constatare come la 

trattazione in procedura celere di casi complessi – per la cui definizione si 

necessiti segnatamente lo svolgimento di audizioni estese e 

l’apprezzamento di molteplici mezzi di prova – non risulti particolarmente 

indicata, specialmente quando le stesse sfociano poi in una decisione 

articolata e contro la quale l’interessato dispone di soli 7 giorni lavorativi 

per interporre ricorso (cfr. Messaggio concernente la modifica della legge 

sull’asilo, FF 2014 6917, 6941 “[...] nella procedura celere sono trattati solo 

i casi semplici”); che un tale evenienza rischia infatti di influire sulle 

garanzie procedurali accordate all’insorgente e ciò a prescindere da 

quanto possa apparire giuridicamente liquido l’esito del procedimento,  

che visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63 

cpv. 1 seg. PA) e la domanda di assistenza giudiziaria è da considerarsi 

priva d’oggetto, 

che al ricorrente, non patrocinato in questa sede, non sono attribuite 

indennità ripetibili, 

che la pronuncia è definitiva, 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 25 aprile 2019 è annullata 

e gli atti di causa le sono ritrasmessi per il completamento dell’istruttoria e 

la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi.  

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non sono accordate spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

 

Data di spedizione: