# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4fd396a8-b96a-5471-ae83-e2fe03f23b75
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-10-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.10.2004 31.2004.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2004-3_2004-10-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2004.3

   

  BS

  	
  Lugano

  13 ottobre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 8 marzo 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA
  1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione
  del 5 febbraio 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1, 

   

   

  

In relazione alla
fallita      FA 1 SA

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La ditta FA
1 SA, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di __________
il 20 dicembre 1989 (estratto RC informatizzato).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva in lavori di carpenteria, copritetto,
lattoniere, settori collegati ecc..

                                         __________
RI 1 ha assunto la carica di amministratore unico della FA 1, con diritto di
firma individuale, dal 20 dicembre 1989 (FUSC 8 gennaio 1990) sino alla
dichiarazione di fallimento della società (estratto RC informatizzato).

                                         La ditta FA
1 è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa) in qualità di datrice
di lavoro dal 1° gennaio 1990 al 30 settembre 1998.

 

                                         La
società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha
dovuto sistematicamente diffidarla dal mese di febbraio 1996 e precettarla a
partire dal mese di luglio 1998 (cfr. allegato 2 doc. VI). 

                                         Con
decreti 18 settembre 1998 e 19 ottobre 2002 il Pretore di __________ ha dichiarato
l'apertura del fallimento della FA 1, rispettivamente la sospensione della
procedura ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del 19 ottobre 1998 e FUSC del 25
novembre 2002).

                                         La Cassa
ha insinuato all'UF di __________ il proprio credito per un importo di fr.
48'182.75 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per
gli anni dal 1997 e 1998.

                                         In data
28 ottobre 2002 la procedura fallimentare è stata definitivamente chiusa per
mancanza di attivi, in quanto nessun creditore ha anticipato le spese per la
sua continuazione, come richiesto nella pubblicazione FUSC 19 ottobre 2002.

                                         La
ragione sociale è stata in seguito radiata d’ufficio in applicazione dell’art.
66 cpv. 2 ORC (FUSC 13 marzo 2003).

 

                               1.2.   Costatato di
aver subito un danno, l'8 ottobre 2003 la Cassa ha emesso nei confronti di __________
RI 1 una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 48'182.75 per
contributi non pagati nel 1997 e 1998 (cfr. allegato 1/ VI).

 

                               1.3.   Con
opposizione 7 novembre 2003, RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
innanzitutto chiesto la verifica del diritto di firma dei funzionari che hanno
sottoscritto la decisione, sostenendo inoltre una carenza di motivazione di
quest’ultima. 

Egli ha poi ritenuto perenta l’azione risarcitoria e contestato l'addebito di
intenzionalità e grave negligenza, rivoltogli dalla Cassa, per non aver
liquidato i contributi della società.

                               1.4.   La Cassa,
mediante decisione 5 febbraio 2004, ha respinto la succitata opposizione e
confermato la richiesta di risarcimento.

                                         Dopo aver
prodotto il protocollo interno relativo al diritto di firma nelle procedure ex
art. 52 LAVS, l’amministrazione ha contestato l’eccezione di perenzione, come
pure la carente motivazione della decisione risarcitoria. Nel merito, essa ha
ribadito la grave negligenza dell’opponente nel violare le prescrizioni AVS,
non avendo l’interessato ottemperato ai suoi obblighi di diligenza e di
vigilanza che la sua carica di amministratore unico imponevano.

 

                               1.5.   Con
tempestivo ricorso 8 marzo 2004 RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha
chiesto l'annullamento della decisione su opposizione e la conseguente
liberazione dell’obbligo risarcitorio. In via subordinata, egli ha invece
postulato il rinvio degli atti alla Cassa per un complemento istruttorio.

                                         Oltre a
sostenere nuovamente la perenzione dell’azione, egli ha rimproverato
all’amministrazione di non aver intrapreso tutto quanto fosse ragionevole per
limitare il danno subito.

Il ricorrente ha poi contestato qualsiasi violazione, per grave negligenza,
delle prescrizioni.

Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto occorre, nei considerandi
successivi. 

 

                               1.6.   Con risposta
23 aprile 2004 la Cassa ha chiesto la reiezione del ricorso, prendendo
posizione sulle singole censure sollevate dal ricorrente.

                               1.7.   In data 10 maggio 2004 RI 1
ha presentato una replica (VIII); l’amministrazione ha in seguito inviato una
duplica datata 24 maggio 2004 (X).

                               1.8.   Su richiesta del TCA, in data
18 agosto 2004, la Cassa ha trasmesso copia della distinta salari dal 1996 al
1998 e dei precetti esecutivi emessi nei confronti della fallita (doc. XVII).

                                         Lo scrivente Tribunale ha
poi richiamato dall’UF di __________ l’incarto aperto a nome della FA 1 SA
(XVI).

                                         Le parti hanno trasmesso
le loro osservazioni in merito alla nuova documentazione acquisita agli atti
(XIX, XX).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse
disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la
responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione
degli artt. 81 e 82 OAVS.

 

                                         Mentre, per quanto
riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono di principio
determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che
esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini
dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati fino al momento
determinante dell'emanazione della decisione amministrativa contestata (DTF 129
V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b, 121 V 366 consid.
1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa
B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P
76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01,
consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid.
2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni transitorie,
trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser, ATSG-Kommentar,
Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).

 

                               2.2.   Ai
sensi dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA
possono essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza
che le ha notificate.

                                         In via di principio, come
visto (cfr. consid. 2.2), questa norma di procedura entra in vigore immediatamente.
Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1° gennaio 2003 sono rette
dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i campi delle
assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale. In una sentenza del 23 ottobre 2003 nella causa i.S pubblicata in
DTF 130 V 1 ( = SVR 2004 AHV Nr. 3), il TFA ha inoltre stabilito che se
l'azione di risarcimento danni è stata promossa ancora nel 2002, la procedura
si determina secondo le disposizioni del vecchio diritto, altrimenti si applica
il nuovo diritto. In quest'ultima evenienza, se l'assicurato si oppone alla
decisione amministrativa, la cassa di compensazione deve rendere una decisione
su opposizione impugnabile in via di ricorso.

 

                                         L'art. 52 cpv. 2 LPGA
stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro un termine
adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai rimedi
giuridici.

 

                                         Inoltre, secondo l'art. 52
cpv. 3 LPGA, la procedura d'opposizione è gratuita e di regola non sono
accordate ripetibili.

 

                                         Per quel che concerne
l'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, l'art. 1 LAVS, nella versione
in vigore dal 1° gennaio 2003, stabilisce che le disposizioni della legge
federale del 6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA) sono applicabili all'assicurazione vecchiaia e superstiti
disciplinata in questa prima parte, sempre che la presente legge non preveda
espressamente una deroga alla LPGA.

 

                               2.3.   Nell’opposizione,
il ricorrente ha sollevato dubbi sulla legittimità del diritto di firma da
parte dei funzionari che hanno sottoscritto la decisione risarcitoria dell’8
ottobre 2003.

 

                                         Allegata
alla decisione su opposizione, la Cassa ha prodotto i documenti inerenti il
diritto di firma (allegato 3 alla risposta di causa).

Da tali documenti si evince che autorizzati a sottoscrivere la decisione
risarcitoria sono il giurista della Cassa insieme al funzionario __________
(diritto di firma collettivo a due).

                                         

In casu, la decisione di risarcimento dell’8 ottobre 2003 è stata firmata
dall’avv. __________, giurista dell’amministrazione e titolare di un diritto di
firma collettivo a due, e da __________.

Accertata dunque la legittimità della sottoscrizione e quindi la validità della
decisione risarcitoria, l'eccezione sollevata deve pertanto essere respinta
(cfr. anche STCA del 17 aprile 2001 nella causa M. V e A. R. C., Inc.
31.1999.7-8, consid. 2.2.).

                               2.4.   Nel ricorso RI
1 ha pure rilevato come la decisione risarcitoria fosse carente nella
motivazione, facendo segnatamente presente che la stessa non conteneva nulla a
sapere “ se il il danno preteso sia frutto di un agire intenzionale o
gravemente negligente”, ciò che è stato indicato solo in sede di decisione
su opposizione. Inoltre la stessa “non menzionava neppure le ragioni
relative ai presunti ritardi e richiami inviati al ricorrente, spiegati per
contro in maniera abbondante nella decisione qui impugnata” (cfr. ricorso
pag. 7).

Orbene, le decisioni amministrative
devono essere motivate.

                                         In
particolare, esse devono contenere una descrizione della fattispecie rilevante
e delle considerazioni giuridiche.

                                         L'atto
amministrativo dev'essere motivato in modo tale che la persona interessata sia
posta in grado di impugnarlo, per cui deve contenere le riflessioni su cui
l'autorità competente si è fondata per pronunciare la decisione. L'autorità
decidente può limitare la motivazione della propria decisione alle questioni
essenziali (DTF 118 V 58; cfr.
Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 3.a edizione, Berna 2003, § 69
N.19, pag. 459).

In caso di carenza nella
motivazione, la decisione viene di regola annullata, indipendentemente
dall'interesse materiale delle parti, in quanto il diritto in questione è di
natura formale (DTF 126 V 131 consid. 2b, 116 V 184, 115 V 305). In via
eccezionale ciò non accade se il difetto ‑ non particolarmente grave (DTF
126 V 130, consid. 2b e116 V 185) ‑ può essere sanato, in quanto
l'istanza di ricorso dispone di piena cognizione, alla parte vengono resi noti
tutti i fatti rilevanti ed egli viene sentito su questi fatti, di regola sulla
base di un secondo scambio di allegati (DTF 116 V 39, 110 V 113).

Nella presente fattispecie, va rilevato come nelle quattro pagine della
decisione di risarcimento la Cassa abbia compiutamente indicato il
disciplinamento dell’azione di responsabilità ai sensi dell’art. 52 LAVS,
spiegato il motivo per cui il ricorrente, amministratore unico, è stato
chiamato a rispondere in via sussidiaria dei contributi paritetici non soluti
dalla FA 1 SA e cosa s’intenda per violazione delle prescrizioni AVS in via
intenzionale o per negligenza grave. 

Alla stessa sono stati inoltre allegati gli estratti conto contabili dei
contributi in cui sono indicati gli importi chiesti, la data di notifica delle
diffide di pagamento e dei precetti, nonché i pagamenti effettuati, con il
relativo saldo. Sono state inoltre allegate le distinte dei salari compilate e
sottoscritte dalla fallita, quale datrice di lavoro. L’ex amministratore unico
aveva quindi a disposizione la documentazione sufficiente per controllare la
composizione del danno (doc. 1 allegato alla risposta di causa).

In sostanza, il ricorrente conosceva tutti gli elementi per poter contestare la
decisione risarcitoria, ciò che ha poi fatto inoltrando l’opposizione 7
novembre 2003 (XIIIbis). Che poi egli, ritenendo la fattispecie complessa,
abbia chiesto l’ausilio di un legale, ciò non è rilevante per accertare un
eventuale difetto di motivazione della decisione in questione.

La censura di decisione carente di motivazione sollevata dal ricorrente deve
essere pertanto respinta, ritenuto in ogni caso che oggetto del presente
ricorso è quanto stabilito dalla decisione su opposizione 5 febbraio 2004
emessa dalla Cassa.

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.5.   In virtù dell'art. 52 cpv. 1
LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella
valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le
prescrizioni (dell’assicurazione).

                                         I presupposti dell'obbligo
di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle
prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di
lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi in cui il
datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la
pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i
suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV
Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà significa
che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro.
Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo
contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente
contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un
danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die
Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.;
Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in
RSA 1991, no. 2 pag. 163).

                                         Qualora
più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più
organi di una persona morale, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne
rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e sentenze ivi citate).

 

                                         Il TFA ha recentemente
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss). 

                                         L'Alta Corte ha in
particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale concernente
l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori
preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per
un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi interamente
applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.

 

                               2.6.   Il ricorrente ha sollevato
l'eccezione di perenzione sostenendo che l’amministrazione avrebbe
dovuto rendersi conto di aver subito un danno nel mese di settembre 1998, data
dell’apertura del fallimento, motivo per cui la decisione dell'8 ottobre 2003
sarebbe tardiva.

La Cassa, per contro, sostiene che l’inizio della decorrenza del termine per
far valere il diritto al risarcimento è da far risalire al 19 ottobre 2002,
ossia alla data di pubblicazione sul FUSC della sospensione della procedura per
mancanza di attivi e che quindi sia il termine di perenzione annuale ex art. 82
v OAVS che biennale ex art. 52 cpv. 3 LAVS sono rispettati.

                            2.6.1.   Come visto ai considerandi
precedenti, dal 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha modificato
diverse disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti
la responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, ciò che ha
comportato l'abrogazione degli artt. 81 e 82 OAVS. 

                                         Con questa nuova norma il
legislatore ha voluto sostituire il precedente termine di perenzione relativo
di un anno (che, contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 vOAVS che
parlava di "prescrizione", trattava di termini di perenzione,
che venivano accertati d’ufficio; cfr. anche DTF 128 V 12, consid. 1; DTF 126 V
451, consid. 2a; STFA del 24 gennaio 2002 nella causa L., H 51/00, consid. 5a)
con un termine di prescrizione di due anni (cfr. "Novità nel campo
dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 525 s). 

                                         Il capoverso 3 del nuovo
artico 52 LAVS stabilisce che:

 

"  Il
diritto al risarcimento del danno si prescrive in due anni, dal momento in cui
la cassa di compensazione competente ha avuto notizia del danno, ma in ogni
caso in cinque anni dall’insorgere del danno. Questi termini possono essere
interrotti. Il datore di lavoro può rinunciare a eccepire la
prescrizione."

 

                                         Ora, come riportato al
considerando 2.1., per quanto riguarda l'applicazione di norme di diritto
materiale da un punto di vista temporale, sono di principio determinanti quelle
in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli
effetti e il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell'esame della
vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati fino al momento
determinante dell'emanazione della decisione amministrativa contestata (DTF 129
V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b, 121 V 366 consid.
1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa
B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P
76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01,
consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid.
2.1, pag. 3). 

                                         Le norme che regolano la
perenzione o la prescrizione sono d'ordine materiale. È quindi necessario
definire quando i fatti giuridicamente importanti hanno esplicato il loro effetto.

 

                                         Nella
fattispecie la Cassa ha sistematicamente diffidato e precettato la FA 1 SA dal
mese di febbraio 1996 rispettivamente dal mese di luglio 1998 (allegato 2 doc.
VI).

Con decreti 18 settembre 1998 e 9 ottobre 2002 il Pretore di __________
ha dichiarato l'apertura del fallimento della FA 1 SA, rispettivamente la
sospensione della procedura ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del 19 ottobre
1998 e FUSC del 25 novembre 2002).

                                         Dal
profilo temporale, la sospensione della procedura fallimentare, che è stata
decretata il 19 ottobre 2002 dal Pretore di __________ e quindi prima
dell'entrata in vigore della LPGA (1° gennaio 2003), ha avuto conseguenze
importanti per quanto riguarda l'insorgenza rispettivamente la conoscenza del
danno oggetto del presente giudizio.

                                         Il
diritto (materiale) applicabile alla fattispecie sarebbe dunque quello in
vigore fino al 31 dicembre 2002.

                            2.6.2.   Per quel che concerne il
diritto intertemporale, le Direttive sulla riscossione dei
contributi nell'AVS, AI e IPG (DRC) edite dall'UFAS, e più precisamente le
cifre 7057 (1/03) e 7081 (1/03), prevedono che le regole sulla prescrizione
secondo l'art. 52 cpv. 3 LAVS (quindi nella versione in vigore dal 1° gennaio
2003) valgono unicamente per i crediti in riparazione del danno che non erano
già prescritti al 1° gennaio 2003 (in virtù del vecchio art. 82 OAVS). 

                                         La
versione francese cifra 7057 della DRC (non disponibile ancora in italiano) ha
infatti questo tenore:

 

" 
Les règles sur la prescription selon l'art. 52
al. 3 LAVS valent uniquement pour les créances en dommages-intérêts qui
n'étaient pas déjà prescrites au 1er janvier 2003 (en vertu de l'art. 82
RAVS)"

 

                                         In altre
parole, la direttiva stabilisce che se il termine di perenzione di un anno ex
art. 82 OAVS, iniziato a decorrere prima del 31 dicembre 2002, scadrebbe dopo
la fine di quell'anno, dal 1° gennaio 2003 si deve comunque applicare il
termine di prescrizione di due anni ai sensi del nuovo art. 52 cpv. 3 LAVS.

                                         A tal
riguardo, in una recente sentenza del 31 marzo 2004 nella causa D. J. E M. J.,
Inc. 31.03.12-13, questa Corte ha già avuto modo di stabilire quanto segue:

                                         

" 
Secondo la giurisprudenza l’applicazione del
nuovo diritto ad una fattispecie che si è conclusa prima della sua entrata in vigore
configura un caso di retroattività propria (SVR 1996 IV Nr. 71 p. 208 consid.
3a; DTF 110 V 255 consid. 3a; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Ed.
Helbing & Lichtenhahn, Basilea Francoforte 1994, p. 37/38). 

Così come nel diritto amministrativo in genere,
anche nel diritto delle assicurazioni sociali vige, di regola, il principio
dell'inammissibilità della retroattività così intesa (DTF 122 V 408, 99 V
202ss). In effetti a nessuno dev’essere imposto un obbligo che al momento della
realizzazione della fattispecie non era conosciuto e su cui non poteva né
doveva contare (Häfelin/Müller, Grundriss des allgemeinen Verwaltungsrechts,
Zurigo 1990, N. 266).

                                      

A determinate condizioni, tuttavia, può essere
derogato al principio della non-retroattività: la retroattività deve essere espressamente
prevista dalla legge, ragionevolmente limitata nel tempo, non deve portare a
delle ineguaglianze scioccanti, deve essere giustificata da motivi pertinenti,
ossia deve rispondere ad un interesse pubblico degno di protezione rispetto
agli interessi privati in gioco e, infine, deve rispettare i diritti acquisiti
(Scolari, Diritto Amministrativo Parte generale, ed. 2002, n. 273 ss. e
giurisprudenza ivi citata; DTF 122 V 408, 120 V 329 consid. 8b, 119 Ia 258
consid. 3b).

 

In materia di previdenza professionale, il TFA ha
ad esempio avuto modo di sviluppare le seguenti considerazioni:

 

"Selon les principes
généraux, l'on applique, en cas de changement de règles de droit, les dispositions
en vigueur lors de la réalisation de l'état de fait qui doit être apprécié juridiquement
ou qui a des conséquences juridiques. Ces principes valent également en cas de changement
de dispositions réglementaires ou statutaires des institutions de prévoyance. Leur
application ne soulève pas de difficultés en présence d'un événement unique,
qui peut être facilement isolé dans le temps. S'agissant par exemple des prestations
de survivants, l'on applique les règles en vigueur au moment du décès de l'assuré,
c'est-à-dire la date à laquelle naît le droit aux prestations du bénéficiaire
(ATF 121 V 1009 consid. 1a et les références).

En matière de prévoyance
professionnelle, si par suite de l'entrée en vigueur rétroactive d'un règlement,
la rétroactivité peut, à certaines conditions, être admise quant aux personnes affiliées
à la date de l'adoption du règlement, elle ne saurait être envisagée pour un assuré
qui a quitté l'institution, à moins que les modifications apportées n'améliorent
la situation du bénéficiaire (Grisel, Traité de droit administratif, vol. 1, p.
148; CF. ATF 115 V 100 consid. 4b).

L'intimé ayant quitté l'institution
de prévoyance avant l'adoption du règlement de 1995, sa prestation de sortie doit
être fixée en principe selon le règlement de 1990. Toutefois, si le règlement
de 1995, dont l'entrée en vigueur a été fixée rétroactivement au 1er janvier
1995, devait lui être plus favorable, celui-ci serait applicable." (DTF
126 V 166-167)

 

Ammissibile, se non vi si oppongono diritti
acquisiti (DTF 122 V 408-409, 122 V 8 consid. 3a), è invece la cosiddetta
retroattività impropria (AHI-Praxis 1996 p. 223 consid. 3a; SVR 1996 IV Nr. 71
p. 208 consid. 3a; DTF 120 V 184 consid. 4b; Häfelin/Müller, op. cit. N 269; Georg
Müller, Commentaire de la Constitution fédérale del Conféderation suisse, n. 74
ad art. 4; DTF 114 V 151 consid. 2, 113 V 299, 110 V 254 consid. 3a). Essa è
data nel caso in cui ci si trova confrontati con una situazione durevole, non
ancora conclusasi, nell'istante in cui interviene il cambiamento di legge. 

In tal caso si applica di regola il nuovo
diritto, salvo se vi è una disposizione transitoria che prevede il contrario.
Non si tratta dunque di retroattività vera e propria (DTF 121 V 100 consid. 1a
e dottrina ivi citata, 123 V 135 consid. 2b).

E' retroattiva in senso improprio, la norma
giuridica che esercita i suoi effetti "ex nunc et pro futuro", vale a
dire su uno stato di cose iniziato nel passato ma che si protrae dopo il
cambiamento dell'ordinamento giuridico (Grisel, Traité de droit administratif,
vol. 1, pag. 150; DTF 106 Ia 258, 104 Ib 219; RDAT II-1993 32 e 45; cfr. anche
DTF 122 V 405, 408). 

                                                                               

Le nuove disposizioni sulla prescrizione si
applicano a tutti i crediti che sono sorti e diventati esigibili prima della
loro entrata in vigore, ma che non erano ancora prescritti a quell'epoca, e
poco importa se concernono la sospensione o l'interruzione dei termini o la
loro durata (DTF 107 Ib 203 ss, 97 I 629; anche Grisel, Traité de droit administratif,
vol. 2, pag. 662). Secondo la giurisprudenza del TF, un credito soggetto a
prescrizione è appunto un fatto durevole cui il nuovo diritto può essere
applicato senza che via sia retroattività in senso proprio. Pertanto, norme
sulla prescrizione contenute nel nuovo diritto sono applicabili anche a crediti
che sono sorti e sono scaduti prima dell'entrata in vigore del nuovo diritto,
purché a tale momento non fossero già prescritti (DTF 107 Ib 198 consid. 7b;
RDAT II 1998 n. 13t, pag. 311, I-1995 n. 46, pag. 116)" (sottolineatura
del redattore).

                                         

Di conseguenza, le regole sulla prescrizione secondo il nuovo art. 52 cpv. 3
LAVS sono applicabili alle pretese risarcitorie non ancora perente al 1°
gennaio 2003 in virtù dell’art. 82 cpv. 1 vOAVS (STCA non pubblicata 31 marzo
2004 nella causa D.J e M.J. inc. 31.2003-12-13).

 

                               2.7.   La
giurisprudenza sviluppatasi attorno all'art. 82 cpv. 1 vOAVS stabilisce che, il diritto al risarcimento dei danni si prescrive quando la
Cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno
dal momento in cui ne ha avuto conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal
giorno in cui essi si sono avverati. Contrariamente al tenore letterale del
citato articolo, si tratta di termini di perenzione, che vengono accertati
d’ufficio (cfr. DTF 128 V 12, consid. 1; DTF 126 V 451, consid. 2a; STFA del 24
gennaio 2002 nella causa L., H 51/00, consid. 5a).

                                         

                                         Il TFA ha
pure precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in cui
il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto
giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento
che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la
procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384
consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi recentemente riconfermati
in STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).

                                         Decisiva
per la decorrenza del termine per far valere la pretesa risarcitoria non è però
la data d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione ne
viene effettivamente a conoscenza (cfr. Nussbaumer, “Das
Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem
Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für
Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA
inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).

                                         Il
termine inizia a decorrere solo dal giorno in cui, accanto al danno, la Cassa
ha pure conoscenza della persona tenuta al risarcimento (cfr. STFA del
23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 3.4; Pratique
VSI 2002 pag. 96; STFA del 4 aprile 2002 nella causa T. F SA, H 221/01, consid.
3b e riferimenti, DTF 111 V 14; RCC 1991 pag 132;).

 

                                         Quando il
danno risulta da un fallimento, il momento della “conoscenza del danno”
ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 vOAVS non coincide con quello in cui la cassa è a
conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la
giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a
chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce
sufficientemente il suo pregiudizio, in via di massima, quando è
informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce
o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella
liquidazione, nonché il dividendo prevedibile (SVR 2002 AHV Nr. 18, consid. 2b;
DTF 126 V 444). I medesimi principi sono applicabili anche nel caso di un
concordato con l’abbandono dell’attivo (DTF 121 III 388 consid. 3b; 119 V 92
consid. 3 con riferimenti).

                                         La
conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere
già prima del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente
allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento,
in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà
distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze
viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni
provenienti da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di
motivare l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992
pag. 504 consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della
prima assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF
121 V 240 consid. 3c/aa). Tuttavia può accadere che la conoscenza del danno può
avvenire dopo il deposito dello stato di graduatoria se, a questo
momento, l’ammontare effettivo degli attivi non è stato ancora stabilito,
poiché, ad esempio, gli immobili devono dapprima essere venduti, per cui
l'amministrazione del fallimento non può fornire nessuna indicazione in merito
a un possibile dividendo. (DTF 118 V 196 consid. 3b;
RCC 1992, pag. 266 consid. 5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406). 

                                         In un’esecuzione per via di pignoramento la conoscenza del
danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi
dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per
fallimento. 

                                         Da quel
momento decorre il termine per far valere la pretesa di risarcimento (cfr. STFA
del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 5
giugno 2003 nella causa V.C. e R. G., consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella
causa W., H 265/00, consid. 3.6.; STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B.,
C., D., E., H 284/02, consid. 7.2.; DTF 113 V 257s =
RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation
en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52
LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).

                                         Tuttavia ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di
carenza di beni provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha
conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione,
dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di
vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo
le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere
alcun ricavo (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2
e 4.3; RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).

                                       Il momento della “conoscenza
del danno” può quindi avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di
rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di
pignoramento (cfr. DTF 113 V 256 con riferimenti), oppure, a determinate
condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121 V 241 consid. 3c/bb in
fine, AHI Praxis 1995 pag. 164, consid. 4d). 

                                       Ad esempio in una sentenza
del 1° febbraio 1995 pubblicata in Pratique VSI 1995 pagg. 169 e ss, il TFA si
è posto la questione di sapere se la Cassa doveva informarsi dei motivi che
hanno portato al rifiuto dell'omologazione di un concordato con abbandono
dell'attivo e se doveva, se del caso, intraprendere il necessario per
salvaguardare il termine di perenzione annuo dell'art. 82 cpv. 1 vOAVS. A tale
quesito l'Alta Corte ha risposto affermativamente, in quanto la Cassa, che
all'epoca, secondo la vecchia LEF, era collocata in seconda classe, nella sua
qualità di creditore privilegiato non poteva disinteressarsi dei motivi che
hanno indotto il giudice a rifiutare l'omologazione, motivi che in quella
fattispecie le avrebbero fatto comprendere che il suo credito non sarebbe stato
totalmente coperto con il dividendo che poteva sperare di ottenere dal
fallimento (cfr. Pratique VSI 1995 pag. 173).

                                         In una
recente sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pagg. 194
e ss, il TFA ha stabilito che la perdita del privilegio nel fallimento per i
crediti di contributi dovuti non modifica assolutamente l'attuale
giurisprudenza secondo la quale di norma la Cassa di compensazione, in caso di
fallimento del datore di lavoro, viene a conoscenza del danno solo al momento
del deposito della graduatoria.

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta, giova precisare che oggetto del contendere è il risarcimento danni
chiesto dalla Cassa al qui ricorrente, da non confondere con la procedura di
riscossione dei contributi nei confronti della fallita FA 1 SA.

Riguardo alla presente azione risarcitoria ai sensi dell’art. 52 LAVS, occorre
ricordare che solo in presenza di motivi di fatto (insolvenza del datore di
lavoro) o diritto (intervenuta perenzione dei contributi ex art. 16 LAVS) che
rendono impossibile la riscossione in via ordinaria dei contributi dovuti dal
datore di lavoro, la Cassa può agire nei confronti dei suoi organi,
sussidiariamente responsabili (DTF 113 V 256 consid. 3c; cfr. consid. 2.5). 

In casu, con la pubblicazione del 19 ottobre 1998 nel FUSC è stato reso noto lo
scioglimento della FA 1 SA a seguito dell’apertura del fallimento decretato il
18 settembre 1998 dal Pretore del Distretto di __________. Da quel momento è sorto
il danno, motivo per cui, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, con
la decisione 8 ottobre 2003 il termine assoluto quinquennale di perenzione è
stato rispettato.

Ciò non significa, invece, che la Cassa debba agire nell’istante in cui il
danno è sorto (pubblicazione dell’apertura del fallimento). 

Infatti, per quel che concerne la decorrenza del termine per far valere il
credito risarcitorio, come detto, determinante è il momento della conoscenza
del danno. 

L’amministrazione ritiene dato tale momento con la pubblicazione nel FUSC 22
ottobre 2002 della decisione pretorile 19 ottobre 2002 relativa alla
sospensione della procedura fallimentare per mancanza di attivi.

Questo Tribunale ricorda al proposito che, effettivamente, secondo la
giurisprudenza del TFA, in caso di sospensione della liquidazione fallimentare
per mancanza di attivi, la conoscenza del danno è di regola data al momento
della pubblicazione di detta sospensione sul Foglio ufficiale svizzero di
commercio (DTF 129 V 193).

È vero, come rilevato dal ricorrente, che secondo la giurisprudenza federale la
Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso dell’attenzione
da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette l’esazione
dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento (DTF 128 V
17, consid. 2a; 126 V 444 consid. 3a; 121 III 388 consid. 3a e b; 119 V 92 con
riferimenti; cfr. anche DTF 121 V 240). 

Nella procedura ordinaria di fallimento, la conoscenza del danno può, in
presenza di particolari circostanze, sussistere già prima del deposito
dello stato di graduatoria; ciò è segnatamente il caso allorquando la Cassa è
stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad
un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori
della sua classe. 

In tal senso in DTF 121 V 240 il TFA aveva ritenuto ragionevole che
l’amministrazione presenziasse o si facesse rappresentare alla prima adunanza
dei creditori, precisando in DTF 126 V 450 che tale obbligo di diligenza era da
ritenere adempiuto anche nel caso in cui la cassa si sia limitata a chiedere
copia del verbale della prima adunanza dei creditori e della relazione
dell'ufficiale dei fallimenti. 

Nel caso concreto, occorre innanzitutto precisare che non vi è stata alcuna
adunanza dei creditori, tantomeno un deposito della graduatoria.

Dagli atti del fallimento dell’FA 1 SA, richiamati d’ufficio dal TCA, si evince
chiaramente come l’UF di __________ abbia atteso di proseguire con la procedura
fallimentare, poiché doveva incassare un importante credito vantato dalla
fallita nei confronti della Eredità giacente fu __________.

Ciononostante, la Cassa in data 14 dicembre 2001 e 13 settembre 2002 si è
rivolta al citato ufficio per avere dei ragguagli in merito all’evoluzione
della procedura. In entrambi i casi l’UF di __________, con scritti del 20
dicembre 2001 rispettivamente del 17 settembre 2002, ha comunicato “ che
stiamo tuttora tentando di incassare un credito nei confronti della Eredità
giacente __________, ragione per la quale non possiamo ancora stabilire quando
procederemo all’apertura del 

                                         fallimento “(cfr. atti UF __________).

Sulla base delle citate informazioni, l’amministrazione non possedeva
tutti gli elementi per poter ritenere di avere subito un danno con la
dichiarazione di fallimento pubblicata il 19 ottobre 1998.

È vero che agli atti del fallimento della FA 1 SA è stato depositato il
rapporto intermedio 2001, allestito dall’amministrazione speciale dell’eredità
giacente fu __________ e consegnato all’UF di __________ il 21 dicembre 2001,
dal quale emerge che i debiti complessivi dell’eredità giacente non coprivano
gli attivi e che quindi l’amministrazione avrebbe ricevuto, nella più rosea
ipotesi, unicamente un dividendo parziale, subendo di conseguenza almeno un
danno parziale (cfr. in merito al danno parziale suscettibile a far decorre
l’anno di perenzione ex art. 82 cpv. 1 v OAVS: DTF 121 V 242 consid. 3c).

Tuttavia, va rilevato che, da una parte, la Cassa non è stata avvisata
dell’esistenza di tale rapporto. Dall’altra, il tenore delle comunicazioni
ricevute dall’UF non poteva e doveva ragionevolmente indurre l’amministrazione,
in adempimento del proprio obbligo di diligenza, a richiedere ulteriori
informazioni o prendere in visione dell’incarto fallimentare, e quindi anche
dei relativi resoconti concernenti l’eredità giacente fu __________.

Solo con la pubblicazione della sospensione della procedura fallimentare della FA
1 SA per mancanza di attivi (FUSC no 228 del 25 novembre 2002 pag. 15)
la Cassa ha potuto rendersi conto che non avrebbe ricevuto alcun dividendo e
che, di conseguenza, il credito insinuato non sarebbe stato liquidato. 

La decorrenza del termine per fare valere il proprio credito risarcitorio deve
pertanto essere fatto risalire a tale data di pubblicazione. 

Non essendo il termine di perenzione ex art. 82 cpv. 1 v OAVS scaduto al 1°
gennaio 2003, nel caso in esame va applicato quello di due anni ai sensi
dell’art. 52 cpv. 3 LAVS, anche se è dapprima iniziato quale termine secondo il
vecchio diritto (cfr. consid. 2.6.2). 

La decisione di risarcimento è stata emessa l’8 ottobre 2003 e pertanto
il credito non è perento. Allo stesso risultato si giungerebbe anche se
si volesse – per pura ipotesi di lavoro – applicare il vecchio termine di
perenzione ex art. art. 82 cpv. 1 v OAVS.                                                                    

                               2.9.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in AJP 1996 pag. 1076; DTF
123 V 15, 16, consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre
2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella
causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i
contributi della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H
346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli
assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in:
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995
pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle
assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni
ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del
datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa
T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe
inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid.
5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).

                                                                                 

Nell'evenienza concreta, dallo specchietto
concernente l'evoluzione del debito contributivo (doc.2 allegato a VI), dalle
dichiarazione dei salari (doc. 1-3 allegato a XVII) risulta chiaramente
l'importo dei contributi non saldati, che costituisce, vista l’insolvenza della
FA 1 SA, il danno subito dalla Cassa, il quale ammonta a fr. 48'182,75 (cfr.
consid. 1.2.). 

                             2.10.   Il ricorrente
rimprovera poi alla Cassa di non essersi attivata in modo adeguato, prima
dell’apertura del fallimento, per recuperare i contributi non versati,
rispettivamente di non avergli intimato i precetti esecutivi, nonché di non
aver dato seguito all’anticipo richiesto dall’UF di __________ ai sensi
dell’art. 230 cpv. 1 LEF. 

In una sentenza del TFA del 24 giugno 1996, pubblicata in DTF 122 V 186ss.,
l’alta Corte federale ha stabilito, modificando la propria giurisprudenza, che
l’obbligo di risarcire il danno del datore di lavoro può essere ridotto
analogicamente a quanto previsto negli art. 4 Lresp e 44 CO, se la violazione
di un obbligo da parte dell’amministrazione e meglio di una norma elementare
relativa alla procedura di riscossione dei contributi, ha causato la nascita
oppure il peggioramento del danno (cfr. anche SVR 2000 AHV Nr. 16 consid. 7a).
In proposito il TFA ha precisato che il nesso di causalità tra danno e
comportamento illegale della Cassa dev’essere adeguato (DTF 122 V 189, consid.
3c; SVR 2000 AHV Nr. 16 consid. 7a).

                                         Nel caso
esaminato dal TFA in SVR 2000 AHV Nr. 16, la Cassa è stata ritenuta corresponsabile
del danno da lei stessa subito in quanto, dopo un controllo presso il datore di
lavoro, ha omesso di emanare la decisione di tassazione, configurando così un
motivo di riduzione ai sensi dell'art. 44 cpv. 1 CO (SVR 2000 AHV Nr. 16,
consid. 7c).

                                         Ancora
recentemente il TFA nella sentenza inedita del 19 agosto 2003 nella causa M, H
142/03 ha sancito che si giustifica una riduzione dell'importo del danno se la
Cassa, al momento di concedere un'ulteriore dilazione di pagamento (nella
fattispecie esaminata dal TFA la società non ha mai rispettato i piani di
dilazione concessegli in passato dalla Cassa, non ha sufficientemente valutato
la capacità della società di rispettare il piano di dilazione).

 

                                         Nella
fattispecie in esame, alla Cassa non può essere rimproverata alcuna negligenza,
in quanto dagli atti risulta che essa ha regolarmente diffidato e precettato la
società al fine di incassare i contributi scaduti. Dagli atti richiamati
d’ufficio emerge come sin dal mese di febbraio 1996 l’amministrazione ha
iniziato a diffidare sistematicamente la società datrice di lavoro (doc. 2/1
allegato a XVII) e a precettarla a partire dal mese di luglio 1998 (doc. 3/1
allegato a XVII), riuscendo ad incassare unicamente i contributi del 1996 e
1997 (limitatamente al primo semestre) ma non quelli relativi al 1997 e 1998
(cfr. specchietto evoluzione del pagamento contributivo, doc. 2 allegato alla
risposta di causa).

Né risulta dagli atti (né il ricorrente lo pretende) che la Cassa abbia
concesso delle dilazioni di pagamento tali da compromettere l'incasso dei
contributi.

 

                                         In merito
al rimprovero mosso all’amministrazione di non aver diffidato rispettivamente
precettato direttamente l'amministratore unico della fallita, il TFA, in una
sentenza del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4d (cfr. STCA
inedita del 28 maggio 2002 nella causa B, Inc. 31.01.40, consid. 2.10.1) ha
evidenziato che:

" 
(…)

Quanto al rimprovero che la Cassa avrebbe dovuto notificare le
diffide o gli atti esecutivi, fatti spiccare a partire dall'agosto 1995,
direttamente al­l'amministratrice insorgente, dopo che ciò era avvenuto in
un'occasione nel gennaio 1996, si osserva che un tale obbligo non è desumibile
dalle norme di legge applicabili, ritenuto che la Legge sull'esecuzione dalle norme
di Legge sull'esecuzione e il fallimento (LEF) si limita a prescrivere che gli
atti esecutivi - in particolare il precetto esecutivo - destinati a una società
anonima devono essere notificati a un membro dell'amministrazione (art. 65 cpv.
1 seconda cifra LEF; DTF 118 III 10 segg.). Già solo alla luce di queste
considerazioni se ne deve concludere che alla Cassa non può essere rimproverata
una grave negligenza nell'espletazione dei propri obblighi che giustificherebbe
una riduzione della propria pretesa risarcitoria ai sensi della citata
giurisprudenza" (sottolineatura del redattore).

                                         Va poi
ricordato che, per quanto riguarda la notifica di atti esecutivi a persone
giuridiche, ai sensi dell’art. 65 cpv. 2 LEF, in assenza, dall’ufficio, del
destinatario (per una società anonima questo corrisponde a qualunque membro
dell’amministrazione o della direzione, come pure a qualunque direttore o
procuratore;  cfr. art. 65 cpv. 1 cifra 2 LEF), la notifica è da considerare
valida se viene eseguita ad un altro funzionario o impiegato.

In casu, i precetti esecutivi sono stati intimati all’attenzione
dell’amministratore unico, qui ricorrente, presso la sede della FA 1 SA e
recapitati al procuratore, con diritto di firma individuale, __________ (doc.
3/3 allegato a XVII) o alla segretaria (doc. 3/7, 3/11, 3/15 e 3/18 allegato a.
XVII) e quindi sono stati validamente notificati.

                                                                                 

Infine, per quanto riguarda l’anticipo richiesto ex art. 230 cpv.2 LEF dall’UF
di __________ ai creditori della fallita, in sede di duplica la Cassa ha
rettamente affermato che non sussiste alcun obbligo, né in virtù della LEF né
della LAVS, nel senso, appunto, di versare l’anticipo. 

Del resto, vista la mancanza di attivi accertata dalla competente autorità di
fallimento, un eventuale versamento da parte dall’amministrazione di tale
anticipo avrebbe sicuramente aumentato il danno subito.

Visto quanto precede, non vi è nessun valido motivo per poter ipotizzare una
riduzione del danno conformemente alla succitata giurisprudenza federale.

 

                             2.11.   In merito alla responsabilità
ex art. 52 LAVS, va detto che per definizione, il conseguente
danno è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti
che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di
versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le
prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle
contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in
particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo
degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei
contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono
queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS;
RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                             2.12.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha
violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi
può procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b;
Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag. 7).

 

                             2.13.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti). 

                                         I fatti
di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a
tutti gli organi della stessa. 

                                         Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647
consid. 3b).

Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per
quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203
con riferimenti).

                                         La
giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo
trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF
108 V 186ss. consid. 1b).

                                         Occorre
però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244
consid. 4b, 108 V consid. 1b e 193 consid.2b).

 

                             2.14.   Nell’evenienza concreta, il ricorrente
ha rimarcato come la Cassa non abbia dimostrato l’agire intenzionale o la grave
negligenza riguardo alla violazione delle prescrizioni AVS, dimenticando
tuttavia che, come ricordato al consid. 2.12, si tratta di una presunzione
legale e che quindi spetta all’interessato dimostrare il contrario.

A giustificazione del proprio agire, l’ex amministratore unico ha addotto che
il tracollo finanziario della FA 1 SA era dovuto principalmente al fallimento
della debitrice __________, a cui si è aggiunta la “latente crisi
generalizzata” che ha contribuito a peggiorare la situazione economica.

 

Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (STCA 14 giugno
1995 nella causa C., Inc. 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro
ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per
se stessa, né a eventuali cause di un fallimento. 

                                         

Il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la
ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri
delicati deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA del 23
luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 4.6. e
riferimenti; STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., H 336/95,
consid. 3d).

                                         In
un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto
che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 31 agosto 2001
nella causa B., H 446/00, consid. 4a; STFA del 16 aprile 1998 nella causa G.,
p. 6 e giurisprudenza ivi citata).

                                         Il TFA ha
peraltro già avuto modo di ricordare che, poiché quella del settore immobiliare
– la FA 1 SA era attività in lavori di carpenteria - è una crisi notoria,
l'amministratore deve sapere che possono sorgere delle complicanze al momento
dell'incasso dei crediti (STFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O.
G, H 193/96, consid. 3c; STCA del 14 ottobre 2002 nella causa E. B., E. B. e S.
M., Inc. 31.00.30-32, consid. 2.8.1.1; STCA del 22 marzo 2002 nella causa A.,
Inc. 31.01.23, consid. 2.9.1) e quindi deve trarre le dovute conseguenze. 

 

                                         Va al
riguardo ricordato che il TFA ha considerato cronico il mancato pagamento dei
contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G; cfr.
anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., in cui il mancato pagamento è
durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto
giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia
precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (cfr. DTF 121 V
243; STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e
3.2.; STFA del 20 agosto 2002 nella causa A. e B., H 295/01, consid. 5; STFA
del 29 aprile 2002 nella causa H., M. e S., H 209/01, consid. 4b).

Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27
giugno 1994 in re M.). 

 

                                         Inoltre,
secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il
procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari
criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA del 4 maggio 1995
nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).

                                         Nell'evenienza
concreta, dagli atti risulta che sin dal 1996 la società è stata in mora col
pagamento dei contributi, ciò che ha costretto la Cassa a diffidarla dal mese
di febbraio 1996 ed a precettarla a partire dal mese di luglio 1998 (cfr. doc.
2 allegato a VI) e, ciononostante, sono rimasti scoperti complessivamente   
fr. 48'182,75 per gli anni 1997 (secondo semestre) e 1998. 

                                         In queste
circostanze, le difficoltà di pagamento dei contributi, nonché il mancato
pagamento degli stessi non possono dirsi dovuto a difficoltà  momentanee (cfr.
STCA del 28 maggio 2002 nella causa B., Inc. 31.01.36, consid. 2.8.1).

Non si è dunque in presenza di un valido motivo di giustificazione previsto
eccezionalmente dalla giurisprudenza del TFA (cfr. DTF 121 V 243, principi
ancora confermati recentemente in STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P.,
H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P.
e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.4.3).

                                         D'altra
parte nella citata sentenza del TFA (DTF 121 V 243)  la ditta, oltre a non
versare i contributi per soli tre mesi, aveva cessato immediatamente la propria
attività senza tentare la via del concordato, dando prova della volontà di
limitare al massimo i danni causati alla Cassa (per altri casi simili, cfr.
STFA inedita del 9 dicembre 2003 nella causa A. e B., H 151/02, consid. 4, 5 e
6; STCA del 2 marzo 2004 nella causa S., Inc. 31.03.11, consid. 2.14.1). 

Il ricorrente ha sottolineato che le sorti della FA 1 SA sono state determinate
dal fallimento della __________. 

Al proposito va evidenziato che in una sentenza inedita del 16 aprile 2003
nella causa A.T (consid. 2.6.1 pag. 29, inc. 31.2002.21), questo Tribunale ha
ritenuto rischioso affidare le sorti di una società all'apporto di un solo
cliente poiché la ditta fondava la propria esistenza su equilibri delicati,
motivo per cui essa avrebbe dovuto differenziare la propria dipendenza commerciale.

                                         Pertanto,
quanto sostenuto dal ricorrente non costituisce un valido motivo di discolpa
rispettivamente di giustificazione ai sensi della giurisprudenza succitata. 

Ora, l'avere procrastinato costantemente il pagamento dei contributi paritetici
e averlo irrimediabilmente differito a partire dal 1996, è segno di una
negligenza non indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità
dell'amministratore, cui incombeva per legge la massima vigilanza nella
conduzione e nel controllo della società. Questa omissione costituisce una
grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269) doveri che risultano accresciuti quando si
tratti, come in concreto, di un amministratore unico (cfr. STFA
del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3; STFA del 12 dicembre
2002 nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H
153/01, consid. 6b; STFA non pubblicata del 5 aprile 2001, nella causa A., H
436/00, consid. 3b; DTF 112 V 3 consid. 2b;
cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).

                                         Il
mancato pagamento dei premi era dunque da considerare cronico. 

                                         In
concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il pagamento dei
contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole,
obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è
assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare
entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito
(cfr. STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; DTF 123 V 244
consid. 4b; DTF 108 V 188).

                                         Viste le
circostanze rilevate era pensabile il contrario.

                             2.15.   Né può
essere di soccorso al ricorrente, amministratore unico della fallita,
l’affermazione secondo cui “prendeva anche lui ordini dagli organi di fatto,
in particolare dagli azionisti e dal Consiglio di amministrazione” (ricorso
pag. 10), circostanza, a suo dire, che la Cassa non ha minimamente valutato.

                                         Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni“.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219,
consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella
causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è
suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente
versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità
all'art. 51 LAVS (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid.
3.3; STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA
dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 28 aprile
2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; DTF 108 V 202
consid. 3a; Frésard, op. cit., RSA 1991, pag. 165). Essi erano tenuti all'esame
e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta
della contabilità aziendale (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02,
consid. 3.3). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (STFA del
27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra
Massima istanza, i membri del CdA devono rassegnare le proprie dimissioni se,
nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (STFA
del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21
dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.), a
maggior ragione se nemmeno veniva versato, come sostengono i ricorrenti, il
loro salario.

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. pag. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di
paglia" (STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5;
STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13
febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995
nella causa C., consid. 3b, H 294/94).

 

                                         In casu, RI
1 ha assunto la carica di amministratore unico dalla costituzione della FA 1 SA
(20 dicembre 1989) sino all’apertura del fallimento (1998).

Pertanto, vista la succitata giurisprudenza, l’asserito mancato potere
decisionale non può assurgere a motivo di liberazione del ricorrente da una sua
responsabilità ex art. 52 LAVS.

Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può
delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano
pagati -, è pur anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le
funzioni delegate siano effettivamente svolte (STFA del 27 gennaio 2003 nella
causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H
405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01,
consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a;
STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5
aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza
incombe all'interessato il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di
orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in
relazioni alla questioni contributive (SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA
dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile
liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver
ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad
una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie
(SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).

                                         Ne
consegue che RI 1 dovrà risarcire il danno subito dalla Cassa per il mancato
versamento dei contributi da parte della FA 1 SA.

                             2.16.   Il ricorrente
ha chiesto l’edizione degli atti relativi ai fallimenti della FA 1 SA e della __________
SA (recte: Eredità giacente fu __________). 

Per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dai
ricorrenti, corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv.
2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio
costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato
di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento,
quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare
all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al
riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b, 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid.
1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). 

                                         È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità
per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con
riferimenti). 

Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono
all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento
diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino
una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non
potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 settembre
2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF
(SVR 2001 N. 10 pag. 28, consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

                                         Nel
caso in esame, la documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente
per statuire in merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene
necessario assumere altre prove. 

A prescindere dall’incarto dell'UF __________ relativo alla FA 1 SA richiamato
da questo TCA, non è necessario procedere all’edizione degli atti relativi alla
liquidazione dell’eredità giacente fu __________, non essendo gli stessi
rilevanti ai fini della causa, salvo i citati rapporti intermedi già contenuti
nell’inserto dell’UF di __________ concernente la FA 1 SA (consid. 2.8). 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
  FA 1 

   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti