# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7ebeece3-b557-5930-9e98-8fd5d131b9fa
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-11-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.11.2021 D-4702/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4702-2021_2021-11-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4702/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  n o v e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yannick Antoniazza-Hafner, Yanick Felley,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato (…), 

B._______, nata (…), 

Serbia,   

entrambi patrocinati da Roberta Condemi,  

Protezione giuridica della Regione  

Ticino e Svizzera centrale,  

Via 1° Agosto, c.p. 1328, 6830 Chiasso,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 18 ottobre 2021 / N (…). 

 

 

 

D-4702/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Gli interessati, di nazionalità serba, hanno presentato una domanda d’asilo 

in Svizzera il 21 luglio 2021 (cfr. atto SEM 4/2 e 5/2). 

B.  

Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati 

“EURODAC” i richiedenti l’asilo avevano già depositato una domanda 

d’asilo in Francia il 18 dicembre 2020 (cfr. atti SEM 17/1 e 19/1). 

C.  

Il 2 agosto 2021, l’autorità inferiore ha svolto un colloquio personale ai 

sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-

lamento Dublino III) con i richiedenti l’asilo. In detto contesto, quest’ultimi, 

dopo aver confermato di aver chiesto asilo in Francia e precisato che detta 

domanda sarebbe stata respinta, hanno espresso la loro contrarietà farvi 

ritorno alla luce delle difficili condizioni di sussistenza cui sarebbero stati 

esposti (cfr. atti SEM 34/2 e 35/2). 

D.  

Su questi presupposti, il giorno medesimo, la SEM ha presentato alle com-

petenti autorità francesi una richiesta di ripresa in carico dei richiedenti fon-

data sull’art. 18 par. 1 lett. d del Regolamento Dublino III. 

E.  

Il 23 agosto 2021 la Francia ha espressamente accettato di riprendere in 

carico gli interessati sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d (A._______) e 

dell’art. 18 par. 1 lett. b (B._______) Regolamento Dublino III. 

F.  

Nel corso della procedura di prima istanza, B._______ ha fatto l’oggetto di 

diversi accertamenti di natura medica (cfr. atti SEM 29/2, 46/2, 50/2, 51/3, 

52/2, 53/1, 54/1, 55/1, 6272, 63/2, 64/2, 65/2, 66/2, 67/2, 68/3, 74/2). In 

sunto e con particolare riferimento al rapporto dettagliato del 22 settembre 

2021, si evince che ella soffre di una pronunciata instabilità con sbalzi tra 

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disperazione e risate paratimiche, sensi di colpa nei confronti dei figli la-

sciati in Serbia, mancanza di gioia, disturbi del sonno indifferenza ed allon-

tanamento sociale nonché di fitte da sensazione di panico con dispnea e 

tremore. La diagnosi è di un grave disturbo post traumatico da stress, ansia 

e disturbo da somatizzazione, sintomi cardiopolmonari funzionali e situa-

zione da stress psicosociale complessa. Una malattia coronarica è stata 

esclusa con certezza. La terapia farmacologica impostata prevede la som-

ministrazione di Mirtazapin 15mg e Sequase 25mg quale ausilio per dor-

mire. Quale trattamento necessario e adeguato, viene segnalata la neces-

sità di sottoporsi a sessioni di psicoterapia combinate con gli antidepressivi 

(cfr. atto SEM 68/3). 

G.  

Il 5 ottobre 2021, la protezione giuridica ha avuto modo di esprimersi sulle 

risultanze del precitato rapporto medico dettagliato (cfr. atto SEM 70/1), 

sottolineando tra le altre cose l’impossibilità, per la richiedente asilo, di ac-

cedere a cure mediche adeguate in Serbia e in Francia e ciò nonostante le 

stesse sarebbero fondamentali per la sua prognosi (cfr. atto SEM 71/13). 

H.  

Con decisione del 18 ottobre 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto 

SEM 77/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo 

ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando nel con-

tempo il trasferimento dei richiedenti dalla Svizzera verso la Francia come 

pure incaricando il Cantone Lucerna dell’esecuzione del trasferimento.  

I.  

Successivamente all’emissione del predetto provvedimento, B._______ si 

è sottoposta ad alcuni controlli medici supplementari a causa di una so-

spetta calcolosi delle vie urinarie. I test di laboratorio si sono rilevati incon-

cludenti. Nessuna congestione renale è stata rilevata nell’ecografia. È così 

stata prescritta una terapia analgesica e consigliato un monitoraggio 

presso il generalista (cfr. atto SEM 83/2). 

J.  

Il 26 ottobre 2021 (cfr. tracciamento degli invii), gli interessati sono insorti 

contro la precitata decisione chiedendo in limine la restituzione dell’effetto 

sospensivo; nel merito l’annullamento della stessa e la restituzione degli 

atti all’autorità inferiore per complemento istruttorio. Contestualmente, essi 

hanno proposto istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal relativo 

anticipo. 

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Pagina 4 

K.  

Il 28 ottobre 2021 il Tribunale ha sospeso l’allontanamento in via supercau-

telare. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.  

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 

49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai 

motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). Il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non 

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entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fonda-

tezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 

1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1. Nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto 

data – in virtù della domanda d’asilo ivi depositata dai richiedenti, oltreché 

della scadenza del termine di accettazione e della successiva accettazione 

tardiva – la competenza della Francia per la trattazione della domanda 

d’asilo di cui al corrente procedimento. L’eventuale respingimento delle do-

mande d’asilo in detto Paese sarebbe peraltro ininfluente, atteso che non 

vi sarebbero evidenze circa il fatto che la Francia abbia violato i suoi obbli-

ghi derivanti dal diritto internazionale. Proseguendo nell’analisi, la SEM ha 

considerato che in Francia – Stato che applicherebbe la direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del  Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale (di seguito: direttiva procedura); la di-

rettiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 

recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qua-

lifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme 

per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione 

sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; 

GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione); nonché la 

direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione in-

ternazionale (di seguito: direttiva accoglienza) – non sussisterebbero ca-

renze sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richiedenti. Con-

seguentemente, in caso di trasferimento verso il predetto Stato membro, si 

potrebbe partire dal presupposto che i ricorrenti non sarebbero esposti a 

serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III 

e art. 3 CEDU, che non verrebbero a trovarsi in una situazione esistenziale 

difficile, o ancora, che non sarebbero rinviati nel loro Paese d’origine o di 

provenienza senza che la loro domanda d’asilo venga esaminata in viola-

zione del principio di non-respingimento. Non esisterebbero altresì motivi 

che impongano di esaminare la domanda d’asilo in Svizzera in applica-

zione dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III. Proseguendo nell’analisi, 

la SEM ha ritenuto che l’applicazione della clausola di sovranità di cui 

all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311) non sarebbe 

giustificata nella fattispecie. Innanzitutto, lo stato di salute dei ricorrenti, ed 

in particolare di B._______, sufficientemente acclarato, non raggiunge-

rebbe una gravità tale da rendere inammissibile il trasferimento. La Francia 

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disporrebbe in ogni caso di un’infrastruttura medica sufficiente e – in virtù 

della direttiva accoglienza – sarebbe tenuta a prestare cure mediche ade-

guate. I dubbi addotti al soggetto dagli insorgenti non sarebbero peraltro 

supportati da alcun elemento concreto. Le disquisizioni circa l’impossibilità 

di una presa a carico in Serbia sarebbero dipoi prive di attinenza nel quadro 

di una procedura Dublino, ove solo la capacità di trasferimento risulterebbe 

di principio decisiva. A medesima conclusione occorrerebbe giungere an-

che quo alle violenze subite dalla ricorrente nel Paese d’origine. Non vi 

sarebbero pertanto gli estremi per un’applicazione potestativa della clau-

sola di sovranità. 

4.2 Nella la loro strutturata impugnativa, gli insorgenti avversano le conclu-

sioni cui è giunta l’autorità resistente. Essi pongono innanzitutto l’accento 

sui diversi disposti menzionati nelle accettazioni al trasferimento trasmesse 

tardivamente dalle autorità francesi, aspetto che implicherebbe il mancato 

accoglimento della richiesta di trattare congiuntamente le domande d’asilo. 

In altre parole, prosegue la protezione giuridica, per B._______ verrà svolta 

una procedura di prima istanza mentre che per A._______ si procederà 

con tutta probabilità ad un allontanamento verso la Serbia. Ciò porrebbe 

ovvi problemi atteso che gli insorgenti, pur non essendo ancora sposati, 

sarebbero legati da un profondo legame affettivo. B._______, segnata da 

drammatici trascorsi famigliari e da seri problemi psichici, potrebbe contare 

unicamente su A._______. Così, il trasferimento in Francia configurerebbe 

una violazione dell’art. 8 CEDU, aspetto che l’autorità resistente non 

avrebbe affrontato nel proprio provvedimento. Dipoi, la rappresentante le-

gale si sofferma sullo stato di salute della richiedente. Dopo aver ripreso 

parte degli argomenti già addotti nel diritto di essere sentito citato sub. lett. 

F, essa osserva come l’autorità non avrebbe valutato correttamente le con-

dizioni di salute della ricorrente. Numerosi rapporti e studi, in parte citati nel 

memoriale, indicherebbero che attualmente la situazione del sistema di ac-

coglienza francese sarebbe critica sotto molteplici punti di vista. Ciò sa-

rebbe stato referenziato anche in un certo numero di “costellazioni a ri-

schio” trattate dal Tribunale ed avrebbe portato ad una condanna della 

Francia da parte delle CorteEdu. La protezione giuridica ribadisce quindi 

come la mera interruzione, fosse anche temporanea, della presa a carico, 

implicherebbe un rischio grave non preso sufficientemente in conto dall’au-

torità inferiore. Richiama in seguito la giurisprudenza della CGUE secondo 

cui non solo le carenze sistemiche, ma anche il trasferimento in sé po-

trebbe comportare una violazione dell’art. 3 CEDU o 4 della Carta UE. 

Dopo aver citato alcune sentenze di questo Tribunale, precisa quindi come 

la SEM avrebbe dovuto valutare in concreto i rischi derivanti dalla discon-

tinuità dei trattamenti. In specie, l’esame di cui alla querelata decisione non 

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sarebbe completo. In particolare, occorrerebbero delle ulteriori misure di 

istruzione al fine di valutare compiutamente sia il rischio che una riammis-

sione in Francia si ponga in contrasto con l’art. 3 CEDU, sia la necessità di 

rinunciare al trasferimento per motivi umanitari. Ciò con particolare riferi-

mento al fatto che nella domanda di riammissione difetterebbe qualsiasi 

segnalazione dello stato di vulnerabilità della ricorrente e che il rapporto 

medico dettagliato sarebbe successivo alla stessa. I dubbi sul rischio di 

“refoulement” in Serbia sarebbero peraltro più che sensati e pertanto anche 

l’eventualità di non potere accedere alle cure. Quanto avvenuto nel Paese 

d’origine sarebbe d’altro canto fondamentale per esprimere delle conside-

razioni sull’attuale stato di salute psicofisico dell’insorgente. 

5.  

5.1. Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e d’allontanamento. 

5.2. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

5.3. Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre, 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). 

Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con 

riferimenti citati).  

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Pagina 8 

5.4. Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione della compe-

tenza prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro 

Stato membro possa essere designato come competente. Qualora non sia 

possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato 

in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la do-

manda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di 

determinazione diventa lo Stato membro competente. 

5.5. Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in os-

sequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). Rispet-

tivamente, lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico, ai 

sensi degli stessi articoli di legge menzionati, un cittadino di un paese terzo 

o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presentato 

domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro 

Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regola-

mento Dublino III). 

6.  

Nel caso in rassegna, la Francia non ha risposto alla richiesta di ripresa a 

carico dei richiedenti nel termine di accettazione previsto all’art. 25 cpv. 2 

Regolamento Dublino III rispettivamente le autorità dello Stato richiesto la 

hanno espressamente accettata, seppur tardivamente. La competenza 

della Francia per la trattazione della procedura d’asilo e di allontanamento 

dei richiedenti risulta così di principio essere data. In questo contesto, il 

fatto che nelle separate comunicazioni di accettazione trasmesse dalle au-

torità francesi siano stati menzionati due disposti diversi risulta ininfluente. 

Non da ultimo, è doveroso rammentare che sebbene ai sensi degli art. 31 

e 32 del Regolamento Dublino III spetti alle autorità incaricate per l’esecu-

zione del trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità straniere com-

petenti le informazioni che consentono un’adeguata assistenza medica alla 

persona trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un prerequisito per 

l’accettazione, da parte di quest’ultime autorità, del trasferimento nel loro 

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Pagina 9 

territorio (cfr. sentenza del Tribunale D-2641/2017 dell’11 maggio 2017). 

7.  

7.1. Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Francia, 

non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche 

nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2ª frase Regolamento Dublino III) 

(cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale F-1339/2020 del 14 aprile 2020 

consid. 5; F-2143/2020 del 6 maggio 2020, consid. 6). 

7.2. La Francia è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4 

novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-

damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-

collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale 

titolo, le disposizioni. 

7.3. Di conseguenza, detto Paese è presunto rispettare la sicurezza dei 

richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria do-

manda secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva procedura e di-

rettiva accoglienza). 

7.4. Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispettino il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). La 

stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistematiche 

delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di viola-

zioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della 

CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09, 

R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sentenza della 

CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande Sezione]). 

7.5. Orbene, anche prendendo in considerazione le censure mosse nel 

gravame dai ricorrenti, nulla permette di ritenere la persistenza di una pra-

tica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie mi-

nime in materia. Sebbene alcuni rapporti indipendenti abbiano effettiva-

mente evidenziato la presenza di alcune criticità nel sistema di accoglienza 

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Pagina 10 

transalpino, giurisprudenza invalsa ha sempre escluso l’esistenza di ca-

renze sistemiche ai sensi del precitato disposto (cfr. fra le tante, sentenze 

del Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019 e D-6652/2020 dell’11 

febbraio 2020 consid. 6). Altresì gli insorgenti non hanno dimostrato il man-

cato rispetto del divieto di respingimento da parte della Francia né tanto-

meno l’esistenza di un rischio di contravvenzione della direttiva procedura. 

Peraltro, come regolarmente osservato dalla giurisprudenza, anche una 

decisione definitiva emessa dallo Stato richiesto ed assortita da un rinvio 

nel paese d’origine non costituisce gioco forza una violazione in concreto 

del principio del non respingimento (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale 

E-1983/2019 del 2 luglio 2019 consid. 5.5). Gli elementi concreti del caso 

di specie, non sono così tali da rimettere in discussione la predetta presun-

zione legale. 

Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3 

par. 2 2ª frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1. Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete. 

8.2. Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda. L’autorità di prima istanza, nell’applicazione dell’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 e seg.); la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere 

d’esame del Tribunale e pertanto quest’ultimo può e deve unicamente con-

trollare che l’autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d’apprezza-

mento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere d’apprezzamento e se 

l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti. In questi casi il Tribunale 

non può sostituire il suo apprezzamento a quello della SEM. Al contrario, 

se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene 

ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della 

CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità 

e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

 

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Pagina 11 

9.  

9.1.  

9.1.1. Vista la censura in tal senso, occorre determinare, in primo luogo, se 

l’accertamento dei fatti svolto dall’autorità inferiore sul punto di questione 

dell’applicazione della clausola di sovranità presti il fianco a critiche o 

meno. Ciò con particolare riferimento allo stato di salute di B._______. 

9.1.2. Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-

3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-

braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica 

in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal 

momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari 

al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia 

procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

9.1.3. La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n. 

34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-

plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: 

Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 

17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità 

è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle 

parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari 

(cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde 

circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del procedi-

D-4702/2021 

Pagina 12 

mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-

rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2). 

Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove 

assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa 

emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fe-

derale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). 

9.1.4. Nel caso in rassegna gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai 

quali lo stato valetudinario di B._______ funge da discriminante si esauri-

scono sostanzialmente nella questione a sapere se il suo trasferimento 

possa o meno configurare una violazione dell’art. 3 CEDU. 

9.1.5. A questo titolo, v’è da ravvisare che la CorteEDU ha stabilito che il 

respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è 

suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la 

malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al 

punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima 

(cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può 

però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la 

persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di 

destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed 

irreversibile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle 

intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 

2016, 41738/10, §181 segg.).  

9.1.6. Sempre in quest’ambito, si deve ricordare che il peggioramento dello 

stato psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa 

è casistica osservabile di frequente (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale 

D-5256/2020 del 9 febbraio 2021 consid. 10.4.1) e non preclude di principio 

un trasferimento, anche in concomitanza con tentativi di suicidio o ten-

denze anticonservative (cfr. sentenze del Tribunale E-4218/2020 del 3 set-

tembre 2020 consid. 5.2.3; E-5384/2017 del 4 settembre 2018 consid. 

4.3.3; E-1302/2011 del 2 aprile 2012 consdi. 6.3.2; secondo il senso anche 

la recente sentenza del Tribunale federale 2C_221/2020 del 19 giugno 

2020 consid. 2).  

9.1.7. In una siffatta valutazione non è certo privo di rilievo il diritto sovra-

nazionale che lega lo stato di destinazione. Gli Stati membri sono invero 

D-4702/2021 

Pagina 13 

vincolati dalla CartaUE e la CEDU e tenuti ad applicare la direttiva acco-

glienza, la quale prevede, all’art. 19 par. 1, che si debba provvedere affin-

ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria che com-

prende quantomeno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento es-

senziale delle malattie e di gravi disturbi mentali. Pure da considerare è 

l’infrastruttura sanitaria in essere nel Paese di destinazione e le conse-

guenti possibilità di trattamento.  

9.1.8. Ferme queste premesse, è indubbio che nel caso in narrativa, l’ac-

certamento dei fatti svolto dall’autorità inferiore non risulti carente. La SEM 

ha infatti ordinato un rapporto medico dettagliato che illustra in modo esau-

stivo le problematiche valetudinarie in capo a B._______, la necessaria 

presa a carico ed i trattamenti prescritti (cfr. supra lett. F). Per il resto, non 

vi erano indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni ter-

minali ai sensi della giurisprudenza convenzionale né tantomeno di patolo-

gie che potessero raggiungere un livello di gravità tale da configurare un 

rischio reale di un peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetu-

dinario comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita in caso di trasferimento. Inoltre, come rettamente 

segnalato dall’autorità inferiore, la Francia dispone notoriamente di un’in-

frastruttura sanitaria funzionante ed equiparabile a quella elvetica, alla 

quale la ricorrente può avere libero accesso come previsto dal diritto co-

munitario (art. 19 par. 1 direttiva accoglienza).  

9.1.9. Conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il com-

plesso fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare del tra-

sferimento dell’interessata in Francia nel contesto di un procedimento Du-

blino, sicché nulla può essere rimproverato all’autorità inferiore, che non 

ha quindi violato il principio inquisitorio. 

9.2. Su questi medesimi presupposti, si può partire dall’assunto che lo stato 

di salute di B._______, per i cui dettagli si rinvia a quanto esposto sub. lett. 

F e I non risulti ostativo al trasferimento in Francia. In questo senso, anche 

gli ulteriori accertamenti svolti dopo l’emissione del provvedimento impu-

gnato non permettono di giungere ad un esito diverso. 

9.3. Tra le norme imperative di cui sopra rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. 

DTAF 2013/24 consid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al ri-

spetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corri-

spondenza e il cui scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni 

con la famiglia nucleare, in particolare con il coniuge ed i figli minori (cfr. 

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Pagina 14 

DTF 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribu-

nale D-2393/2019 del 22 maggio 2019). Nel caso in narrativa, codesta pa-

trocinatrice vi si appella però a torto. A prescindere dal legame che lega gli 

odierni ricorrenti, va infatti osservato come alla luce del preventivato tra-

sferimento congiunto, alle autorità elvetiche non può essere rimproverata 

alcuna violazione della normativa citata. Quanto ad un’eventuale viola-

zione indiretta, occorre inoltre rammentare che la cosiddetta protezione 

“par ricochet” è stata elaborata nell’ambito dell’art. 3 CEDU e non dell’art. 

8 CEDU (cfr. sentenza del tribunale D-6481/2017 del 13 dicembre 2017). 

A prescindere da ciò, si deve in ogni caso partire dal presupposto che la 

Francia, stato di diritto, rispetti i suoi obblighi derivanti dal diritto internazio-

nale, di modo che, nell’eventualità di una violazione del disposto, i ricorrenti 

potranno rivolgersi alle rispettive autorità onde ottenerne il riconoscimento 

delle garanzie ad esso inerenti. 

10.  

Visto quanto precede ed alla luce del fatto che non ci sono dunque elementi 

per ritenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbi-

traria il suo potere discrezionale, la Francia rimane competente per il se-

guito della domanda d’asilo e d’allontanamento dei ricorrenti ai sensi del 

Regolamento Dublino III ed è tenuta a riprenderli in carico in ossequio alle 

condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto.  

11.  

È dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che gli insorgenti non possiedono un’autorizzazione 

di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In siffatte circostanze, 

non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le questioni relative 

all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasferimento per i motivi 

giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 142.20), dal momento che detti 

motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro 

di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2). 

12.  

Alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Francia confermata.  

13.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

D-4702/2021 

Pagina 15 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità 

di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che il ricorrente sia 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA), 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

D-4702/2021 

Pagina 16 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli