# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 10143b68-2839-5fce-b46c-e31c32059c40
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-08-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.08.2018 35.2018.13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2018-13_2018-08-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2018.13

   

  

  MM

  

  

  	
  Lugano

  20 agosto 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1° marzo 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 29 gennaio 2018 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 12 giugno 2015, RI 1,
gerente della ditta __________ di __________ e assicurata contro gli infortuni
presso la CO 1, è caduta nell’entrare nella vasca da bagno e ha riportato,
secondo il rapporto 1° luglio 2015 del dott. __________, una contusione
cervicale con distorsione (cfr. doc. 2). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. 

                                         A far tempo dal 1° gennaio
2016, è stato dichiarato raggiunto lo status quo ante/sine a margine del
sinistro del giugno 2015 con quindi relativa estinzione del diritto alle
prestazioni.

 

                               1.2.   Nel corso del mese di
dicembre 2016, il medico curante dell’assicurata ha informato l’assicuratore
LAINF che accertamenti eseguiti nel frattempo avevano evidenziato una rottura
del menisco mediale del ginocchio destro e una sospetta lesione del labbro
acetabolare dell’articolazione coxo-femorale destra (cfr. doc. 5). 

                                         Il 14 febbraio e il 2
maggio 2017, l’assicurata è stata sottoposta a interventi chirurgici all’anca
destra (cfr. doc. 9), rispettivamente al ginocchio sinistro (cfr. doc. 11). 

 

                               1.3.   Esperiti gli accertamenti del
caso, con decisione formale del 17 luglio 2017, l’amministrazione ha negato la
propria responsabilità relativamente ai disturbi interessanti le ginocchia e l’anca
destra, ritenuti non essere stati causati dall’evento infortunistico del giugno
2015 (doc. 15). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc. 18 e 19), in data 29
gennaio 2018, la CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione
(cfr. doc. 23). 

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 1°
marzo 2018, RI 1, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto, in via
principale, che l’istituto assicuratore convenuto venga condannato a
riconoscere il proprio obbligo a prestazioni a proposito dei disturbi a livello
del ginocchio sinistro e dell’anca destra e, in via subordinata,
l’allestimento di una perizia medica giudiziaria oppure il rinvio degli atti
per complemento istruttorio. 

                                         Dal profilo formale, ella
pretende che l’amministrazione avrebbe violato il suo diritto di essere sentito
in quanto, da una parte, non le sarebbe stato sottoposto l’apprezzamento 19
gennaio 2018 del dott. __________ e, dall’altra, la CO 1 non avrebbe preso
posizione sulle censure da lei sollevate con l’opposizione alla decisione
formale del 17 luglio 2017 (cfr. doc. I, p. 4 s.). Nel merito, trattandosi
innanzitutto della lesione meniscale a sinistra, l’assicurata ne
contesta la pretesa natura degenerativa posto “… che le richiamate indagini
mediche effettuate in precedenza (2 marzo 2015) hanno in realtà dato esito
negativo, a riprova della esclusione di qualsiasi connotazione degenerativa
della intervenuta lesione. Le stesse considerazioni espresse dallo specialista
dr. med. __________ che ha operato l’assicurata e del dr. med. __________
escludono la certezza della natura esclusivamente degenerativa del danno patito
al ginocchio sinistro, avendo ricondotto l’origine della lesione, in assenza di
condropatia o artrosi ad una natura verosimilmente traumatica. (…). Tenuto
conto che l’assicurata prima del sinistro in questione era asintomatica a livello
del ginocchio sinistro, del ritardato accertamento della lesione traumatica del
labbro acetabolare dell’anca destra, e che a seguito dell’operazione di
meniscectomia i dolori al ginocchio sono già ad oggi quasi totalmente
scomparsi, appare dimostrato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante che l’evento del 12 giugno 2015 ha avuto un ruolo perlomeno
scatenante, mai venuto meno.” (doc. I, p. 15 s.).

                                         D’altro canto, a proposito
della lesione del labbro acetabolare dell’articolazione coxo-femorale a
destra, la ricorrente sostiene che non possa essere attribuito pieno valore
probatorio alla valutazione espressa dal consulente medico della CO 1, e ciò
alla luce delle considerazioni contenute nei referti dei suoi curanti
specialisti, in particolare quelle dei dottori __________ e __________ (cfr.
doc. I, p. 5 ss.).

 

                               1.5.   Sempre nel corso del mese di
marzo 2018, la ricorrente ha prodotto documentazione volta a supportare la sua domanda
di assistenza giudiziaria (doc. IV + allegati). 

 

                               1.6.   La CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VII).

 

                               1.7.   In replica, l’insorgente si è
in sostanza riconfermata nelle proprie allegazioni e ha chiesto che vengano
richiamate le certificazioni della dott.ssa __________ che figurano nell’incarto
AI, come pure l’audizione testimoniale della medesima specialista e di __________
(cfr. doc. IX + allegati). 

 

                                         L’amministrazione si è
espressa in proposito il 17 maggio 2018 (doc. XI). 

 

                                         La patrocinatrice della ricorrente
ha ancora formulato alcune osservazioni in data 6 giugno 2018 (doc. XV).

 

                               1.8.   In corso di causa, questa
Corte ha richiamato dalla patrocinatrice dell’assicuratore convenuto copia del
rapporto 14 gennaio 2018 del Prof. dott. __________ (doc. XIII), il quale è
pervenuto in data 7 giugno 2018 (allegato al doc. XVI). 

 

                                         La rappresentante di RI 1
si è pronunciata in merito il 5 luglio 2018, postulando l’audizione
testimoniale del dott. __________ (doc. XIX + allegato). 

 

                                         L’amministrazione si è
riconfermata nelle allegazioni di fatto e di diritto contenute nella risposta
di causa (doc. XXI). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Sul piano formale,
l’assicurata rimprovera alla CO 1 di aver interpellato nell’ambito della
procedura di opposizione il proprio consulente medico dott. __________,
omettendo poi di sottoporle per osservazioni il relativo rapporto (doc. I, p.
4).

 

                                         L'art. 29 cpv. 2 Cost. e
l'art. 42 LPGA garantiscono alle parti il diritto di essere sentite. Per
costante giurisprudenza, dal diritto d’essere sentito deve in particolare
essere dedotto il diritto dell'interessato di esprimersi prima della resa di
una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i
fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 129 II 497 consid. 2.2
con riferimenti; 126 V 130 consid. 2b con riferimenti).

                                         Il diritto di essere
sentito è una garanzia costituzionale di carattere formale, la cui violazione
comporta l’annullamento della decisione impugnata, a prescindere delle
possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa,
126 V 132 consid. 2b e i riferimenti ivi citati).

                                         Secondo la giurisprudenza,
la violazione del diritto di essere sentito - a condizione che non sia di una
particolare gravità - è sanata se la parte lesa ha la possibilità di esprimersi
dinanzi a un’autorità di ricorso che gode di un pieno potere cognitivo. La
riparazione di un eventuale vizio deve comunque avvenire solo in via
eccezionale (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa).

 

                                         In concreto,
l'assicuratore LAINF convenuto non ha consentito all'assicurata di esprimersi
sull’apprezzamento 19 gennaio 2018 elaborato dal proprio consulente, prima che
venisse emanata la decisione su opposizione impugnata. Nondimeno, pur volendo
ammettere che il diritto di essere sentito di RI 1 sia stato leso, tale lesione
è comunque stata sanata con l’inoltro dell’impugnativa al TCA, autorità
di ricorso che gode di piena cognizione. La rappresentante dell’insorgente ha
in effetti potuto far valere ampiamente le proprie ragioni sia di fatto che di
diritto, tenuto oltretutto conto che il referto 19 gennaio 2018 del dott. __________
è stato criticamente commentato dal medico curante specialista dell’assicurata,
il cui rapporto 1° marzo 2018 è stato prodotto con il ricorso (cfr. doc. O). 

 

                               2.2.   Sempre sul piano formale,
secondo la ricorrente, il suo diritto di essere sentita sarebbe stato violato
anche per il fatto che la CO 1 non si sarebbe confrontata con le censure da lei
sollevate in sede di opposizione (cfr. doc. I, p. 4 s.).

 

                                         Al riguardo, questa Corte ricorda
che, secondo la giurisprudenza federale, il fatto che l’autorità non abbia
risposto esaustivamente a tutte le censure delle parti non implica
necessariamente una violazione del diritto di essere sentito; essa può infatti
limitarsi alle questioni decisive (cfr. STF 9C_610/2011 del 31 gennaio 2012
consid. 3.3.2). D’altra parte, il TCA ritiene che l’istituto resistente ha
motivato a sufficienza la decisione su opposizione impugnata, di modo che non
può essergli imputata una violazione del diritto di essere sentito. 

 

                               2.3.   Nel merito, litigiosa è la
questione di sapere se la CO 1 era legittimata a negare il proprio obbligo a
prestazioni a proposito dei disturbi interessanti l’anca destra e il ginocchio
sinistro, oggetto degli interventi artroscopici del 14 febbraio e il 2
maggio 2017, oppure no.

 

                               2.4.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

 

                               2.5.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche senza
l'infortunio (status quo sine)

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri
71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce
più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla
determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle
prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere
provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La
semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è
sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.6.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha inoltre
stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   In
virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a riprendere
l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o conseguenze
tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la LAINF né l’OAINF
prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la pretesa potrà essere
fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze tardive appaiono, per
la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato, e ciò
indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno
ancora assicurato. Rilevante è soltanto l’esistenza di un nesso di causalità
(cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

                                         Nella sentenza pubblicata
in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che, trattandosi di una
ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non può essere ammessa
soltanto sulla base del nesso di causalità naturale riconosciuto in occasione
del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che rivendica le prestazioni
dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra i “nuovi
disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il nesso di causalità è
provato secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, può essere
riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.8.   Nella concreta
evenienza, per quanto concerne il ginocchio sinistro, dalle carte
processuali emerge che, in data 3 gennaio 2017, l’assicurata è stata sottoposta
a una RMN che ha evidenziato la rottura del corno posteriore del menisco
mediale (allegato al doc. 5). 

                                         Il 2 maggio
2017 è quindi stato eseguito un intervento artroscopico con resezione meniscale
parziale mediale e resezione delle pliche (cfr. doc. 11). 

 

                                         Con apprezzamento del 12
luglio 2017, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale
aveva già personalmente visitato l’assicurata nel mese di maggio 2016 sempre
per conto della CO 1, ha negato l’esistenza di un nesso causale naturale
perlomeno probabile tra l’infortunio del 12 giugno 2015 e il diagnosticato
danno meniscale. 

                                         Questi in particolare gli
argomenti sviluppati dal consulente medico, sulla cui base l’amministrazione ha
poi fondato la propria decisione di rifiuto:

 

" (…).

-   In assenza
di una nozione di disturbi iniziali al/alle ginocchio/a e in considerazione del
lungo intervallo temporale prima dell’insorgenza dei disturbi nel corso
dell’estate 2016, il nesso di causalità risulta essere solo/tutt’al più
possibile tra la lesione meniscale oggetto dell’intervento del 02.05.2017 e
l’evento infortunistico del 12.06.2015.

 

-   La signora RI
1 era già stata sottoposta a delle investigazioni diagnostiche mirate al
ginocchio sinistro il 02.03.2015, alcuni mesi quindi prima dell’evento del
12.06.2015.

 

-   Dal punto di
vista medico la lesione meniscale mediale operata il 02.05.2017 corrisponde ad
una lesione corporale parificabile a postumo di infortunio secondo l’art. 9
cpv. 2 OAINF.

 

    Escluso un
nesso causale almeno probabile con l’evento del 12.06.2015 (vedi sopra), gli
atti a disposizione non fanno riferimento a degli eventi puntuali
potenzialmente compatibili con l’insorgenza acuta di una lesione meniscale, dal
decorso peraltro orizzontale e quindi a connotazione degenerativa.

 

    Escluso un
nesso causale almeno probabile con l’evento del 12.06.2015, gli atti a mia
disposizione non fanno riferimento neppure a degli eventi puntuali che avrebbero
potenzialmente potuto condurre a rendere sintomatico un quadro morboso preesistente
precedentemente silente.” (doc. 13, p. 8)

 

                                         Con la propria
impugnativa, l’assicurata ammette che lo stato del ginocchio sinistro si è
esacerbato soltanto nel corso dell’estate 2016, precisando tuttavia che tale
circostanza non esclude che disturbi di minore intensità fossero già presenti
in precedenza ma celati dalla sintomatologia denunciata (all’epoca) a livello
cervico-lombare. D’altro canto, sempre secondo la ricorrente, vi è il fatto che
l’esame radiologico del 2 marzo 2015, precedente quindi all’evento
infortunistico in discussione, aveva escluso l’esistenza di qualsiasi
alterazione degenerativa a livello del ginocchio sinistro (doc. I, p. 15 s. e
doc. IX, p. 6). 

 

                               2.9.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8
luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U.
Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989,
p. 30ss.). 

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In
una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno,
nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle
conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal
principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha
dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a
mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni
all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di
prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei
medici curanti.

 

                                         Per quel che
concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante è che
esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi,
che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato
redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione
del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311
consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È, infine,
utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice
non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i
motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al
riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che
raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto
di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle
carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio
2005, consid. 5 in fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV n. 10
pag. 35 consid. 4b).

 

                             2.10.   Attentamente vagliata la
documentazione agli atti, il TCA ritiene di poter fondare il proprio giudizio
sulla valutazione espressa dal chirurgo ortopedico dott. __________,
specialista proprio nella materia che qui interessa che vanta un’ampia
esperienza nella medicina assicurativa e infortunistica, il quale ha negato al
sinistro del giugno 2015 ogni ruolo causale, anche soltanto scatenante (cfr.
doc. 13, p. 8). 

 

                                         Questo Tribunale non
ignora che, secondo i medici curanti dell’insorgente, il danno meniscale in
questione costituirebbe invece una conseguenza naturale dell’evento traumatico
assicurato, tuttavia le loro certificazioni non appaiono atte a generare dei
dubbi, neppure lievi, circa la fondatezza dell’apprezzamento enunciato dal
consulente medico della CO 1. 

 

                                         Con referto datato 28 agosto
2017, il dott. __________, spec. FMH in medicina interna, ha sostenuto, per
quanto qui d’interesse, che nei primi mesi i sintomi dolorosi al ginocchio
sinistro sarebbero stati “… praticamente sommersi da quelli di origine
cervico-lombare.” (doc. F, p. 1). Lo stesso medico curante, il 27 aprile 2018,
ha inoltre osservato che “…, affermare che (la lesione meniscale, ndr) sia di
origine degenerativa perché orizzontale mi sembra piuttosto una decisione di
comodo poiché all’artroscopia il ginocchio sinistro presenta una cartilagine
normale e senza segni neanche minimi di degenerazione! (…). La radiografia del
ginocchio sinistro effettuata il 02.03.2015 da me richiesta per un gonfiore del
ginocchio (antecedente alla caduta nella vasca da bagno), la stessa esclude
lesioni articolari degenerative, la tumefazione dei tessuti molli risulta
essere dovuta ad una borsite prepatellare che scompare dopo pochi giorni di
trattamento …” (doc. U). 

 

                                         Al riguardo, il TCA rileva
che l’affermazione secondo la quale i disturbi al ginocchio sinistro sarebbero
già stati presenti prima dell’estate 2016 ma celati dalla concomitante
sintomatologia cervico-lombare, costituisce una semplice supposizione, non confortata
da elementi oggettivi. In effetti, così come ha pertinentemente sottolineato il
dott. __________ (doc. 13, p. 6), dagli atti a disposizione risulta che i
disturbi in discussione sono insorti soltanto nel mese di luglio 2016,
quindi con un tempo di latenza di circa un anno (in questo senso, si veda la
certificazione del dott. __________ prodotta sub doc. 5: “La signora RI
1 ha cominciato ad avere gonfiori importanti recidivanti al ginocchio destro
oggettivabili a partire da luglio 2016 …”, con la precisazione che il ginocchio
interessato è quello sinistro, così come si evince dal referto
radiologico del 3 gennaio 2017 e dal rapporto 19 gennaio 2017 del dott. __________,
da lui esplicitamente richiamati). 

                                        D’altro canto, va
osservato che la tesi difesa dal dott. __________ secondo la quale le lesioni
meniscali mediali a sviluppo orizzontale, quale quella di cui soffriva RI
1, sono tipicamente di natura morbosa, trova pieno riscontro nella letteratura
medica, segnatamente in quella citata e prodotta dallo stesso consulente medico
(cfr. doc. 13, p. 7 s. e l’allegato articolo pubblicato in EFORT Open
rev 2017;2). 

                                         Questa tesi dottrinale è del
resto stata ripresa anche dal TCA in una sentenza 35.2015.121 del 16 agosto
2016 consid. 2.4.5., cresciuta incontestata in giudicato (in
questo senso, si veda pure la STF 8C_679/2016 del 7
dicembre 2016 consid. 3.2.1 e 3.3.1). 

                                         La
circostanza secondo la quale la radiografia convenzionale del 2 marzo
2015 non aveva evidenziato lesioni a livello meniscale non è decisiva, considerato
che l’esame di riferimento per la diagnosi di lesioni di questa natura è la risonanza
magnetica (in questo senso, si veda Ph. M. Tscholl e altri, Prise en charge
actuelle des lésions méniscales chez l’athlète, Rev Med Suisse 2016; 12: 1286).
In questo contesto, va pure considerato che, ancora in occasione della visita
di controllo effettuata il 4 maggio 2016, il dott. __________ non aveva
refertato la presenza di segni meniscali (cfr. doc. 13, p. 2). 

 

                                         Da parte sua, il dott. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, con referto del 19 gennaio
2017, ha dichiarato che l’assicurata avrebbe riportato una distorsione del
ginocchio sinistro in occasione della caduta nella vasca da bagno con,
all’esame di RMN del 3 gennaio 2017, rottura del menisco mediale in
assenza di alterazioni degenerative di rilievo (cfr. doc. L; dello stesso
autore si veda pure il doc. M: “All’infortunio del 2015 la pz si era procurata
una distorsione del ginocchio sx con lesione del menisco mediale, documentata
alla risonanza magnetica del 3.1.17.”). 

                                         Secondo il
TCA, quanto affermato dal medico curante specialista non è atto a sminuire il
valore probatorio attribuito all’apprezzamento del dott. __________, in quanto egli
imputa in modo aprioristico il danno meniscale all’evento del giugno 2015,
senza minimamente confrontarsi con gli argomenti sviluppati dal consulente
amministrativo, in primo luogo la circostanza che dalla documentazione iniziale
(cfr. i doc. 1-4) non risulta che il ginocchio sinistro sia rimasto in qualche
modo coinvolto nella caduta. 

 

                                         A proposito
dell’affermazione ricorsuale secondo la quale, antecedentemente all’evento
infortunistico in discussione, l’assicurata sarebbe stata asintomatica a
livello del ginocchio sinistro (al riguardo, si veda comunque il referto
relativo alla radiografia del 2 marzo 2015 [allegato al doc. U], dal
quale si evince che, già a quel momento, l’insorgente soffriva di una gonalgia
ingravescente), va rilevato che la regola “post hoc, ergo propter hoc”
(dopo questo, dunque a causa di questo) non ha valenza scientifica. La giurisprudenza
federale ha stabilito che per il solo fatto d’essere insorto dopo l’infortunio,
un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua conseguenza. Tale
argomento è insostenibile dal profilo della medicina infortunistica e
inammissibile da quello probatorio (cfr. STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013
consid. 7.2.2: “Der Versicherte argumentiert weiter,
"woher sonst, wenn nicht vom Unfall aus dem Jahre 1993, kommen die
erwähnten Beschwerden an der linken oberen Extremität?" Die mit dieser
rhetorischen Frage angerufene Beweisregel "post hoc ergo propter hoc"
(vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb S. 341 f.) ist jedoch praxisgemäss
unfallmedizinisch nicht haltbar und beweisrechtlich nicht zulässig, …”; STF
8C_245/2017 dell’8 agosto 2017; STF 8C_230/2017 del 22 giugno 2017).

 

                                         In
esito a quanto precede, questo Tribunale ritiene dimostrato, almeno secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che i disturbi localizzati
al ginocchio sinistro, oggetto dell’intervento artroscopico del 2 maggio
2017, non costituivano una conseguenza naturale dell’infortunio del 12 giugno 2015, senza che si
riveli necessario procedere a ulteriori atti istruttori. 

 

                             2.11.   Per quanto concerne l’anca
destra, nel gennaio 2017, l’assicurata ha consultato il chirurgo ortopedico
dott. Ufenast, il quale ha espresso “… il forte sospetto di lesione traumatica
del labrum acetabolare (…) che ho previsto di valutare tramite artrorisonanza
magnetica.” (allegato al doc. 5).

                                         Con referto del 31 gennaio
2017, lo stesso dott. Ufenast, distanziandosi dalla valutazione del radiologo,
ha confermato il sospetto di una lesione del labbro acetabolare, prevedendo
pertanto l’esecuzione di una revisione artroscopica dell’anca destra (allegato
al doc. 5). 

                                         In data 14 febbraio 2017, RI
1 è quindi stata sottoposta al previsto intervento artroscopico con
ricostruzione del labbro con due ancore, sinoviectomia, condroplastica e
ostectomia acetabolare e cervicocefalica. Intraoperativamente, il dott. __________
ha refertato la presenza di un labbro “… degenerativo, eritematoso, instabile
in sede anterolaterale, con rottura longitudinale che lo rende instabile da ore
1 a ore 4 e forte disomogeneità da ore 3 a ore 4. La cartilagine acetabolare da
ore 2 a ore 4 è scollata senza esporre osso subcondrale.” (doc. 9). 

 

                                         Anche la questione
dell’eziologia della diagnosticata lesione del labbro acetabolare a destra, è
stata oggetto di approfondita valutazione da parte del dott. __________. 

                                         Questo in particolare il
tenore della valutazione da lui enunciata in data 12 luglio 2017:

 

" (…).

-   l’entità
dell’evento del 12.6.2015 per quanto attiene in particolare alle forze con
influenza sull’anca destra potenzialmente entrate in gioco, l’evoluzione dei
disturbi con peggioramento drammatico della loro intensità nell’autunno 2015 a
distanza di diversi mesi dall’evento, i reperti non specifici riscontrati dal
dr. __________ nell’intervento del 14.2.2017, ben compatibili con un quadro di
impingement femoro-acromiale, rendono un nesso di causalità tutt’al più
possibile. 

-   Anche
ammettendo un ragionevole coinvolgimento dell’anca destra in occasione
dell’evento del 12.06.2015 nel senso di un peggioramento temporaneo iniziale
del quadro preesistente, tenuto conto del decorso e del carattere non specifico
dei reperti riscontrati, l’intervento del 14.02.2017 risulta essere rivolto al
risanamento dell’impingement femoro-acetabolare (FAI) misto prevalente Pincer.

-   Una lesione
del labbro acetabolare non corrisponde a nessuna lesione corporale parificabile
a infortunio secondo l’art. 9.2 OAINF (e neppure secondo articolo 6.2 LAINF a
partire dall’1.1.2017).

-   La richiesta
da parte del dr. maino della risonanza magnetica della colonna cervicale
eseguita il 10.7.2015 così come la nozione di incidente stradale e di
incontinenza urinaria nella richiesta della risonanza magnetica della colonna
lombare eseguita il 6.8.2015, potrebbero risultare indicatori della presenza di
fattori estranei all’infortunio del 12.6.2015 con influenza sui disturbi
presentati dalla signora RI 1.” (doc. 13, p. 5 s.)

 

                                         Per quanto qui
d’interesse, con certificazione del 2 agosto 2017, il dott. __________ ha
dichiarato che “il problema principale per la paziente è dal punto di vista
assicurativo, con una negazione del nesso causale e il rifiuto da parte
dell’assicurazione CO 1 sulla base della perizia realizzata dal dottor __________,
che personalmente non condivido. Per quanto motivo penso sia necessaria
l’opinione di un esperto in chirurgia artroscopica dell’anca e prego quindi il
Prof. __________, che ci legge in copia, di convocare la paziente con gentile
sollecitudine tenuto conto che il 15.8.17 scade il termine per il ricorso
all’assicurazione.” (allegato al doc. 18). 

 

                                         L’insorgente è stata
visitata dal Prof. dott. __________, Direttore della Clinica di ortopedia e
chirurgia infortunistica dell’Ospedale __________ di __________, in data 21
agosto 2017. Questa la valutazione contenuta nel suo relativo rapporto:

 

" (…).

Vor dem Unfall war die Patientin bezüglich ihrer
rechten Hüfte vollständig beschwerdefrei. (…). Im Anschluss ad den Unfall
Auftreten von invalidisierenden Leistenschmerzen, welche lange Zeit keiner
adäquaten Diagnostik zugeführt wurden. Schliesslich wurde die Diagnose einer
Labrumläsion gestellt bei einer weitgehenden normalen Hüftmorphologie. Eine
relevante Offset-Störung ist im MRI nicht nachweisbar. Die diskrete kraniale
Retroversion, welche weniger als ¼ des a.p.-Durchmessers der Pfanne betrifft,
ist morphologisch nicht relevant. In diesem Sinne liegen keine prädisponierenden
Faktoren für eine Labrumläsion vor. Deshalb kann man davon ausgehen, das diese
bei Unfall aufgetreten und symptomatisch geworden ist. Ob schon vor dem Unfall
eine Degeneration des Labrums vorgelegen ist, kann nur spekuliert werden. Ich
denke aber, dass hier, insbesondere weil die Morphologie der Hüfte im Normbereich
ist, einer der wenigen Fälle einer traumatisch bedingten Labrumläsion vorliegen
könnte. Mit Sicherheit kann man sagen, das der Status sine quo ante, nach wie
vor nicht erreicht ist und deshalb die unfallbedingte Leistungspflicht
weiterhin besteht.” (doc. 19, p. 2)

 

                                         Il 15 dicembre 2017, il
consulente medico della CO 1 ha interpellato il Prof. __________, al quale ha
posto alcune domande attinenti alla natura della nota lesione del labbro
acetabolare (cfr. doc. 21). 

 

                                         Lo
specialista __________ si è espresso nei seguenti termini:

 

" (…).

Grundsätzlich sind traumatische Labrumläsionen
rar, meistens liegt eine degenerative Labrumläsion aufgrund eines
femoroacetabulären Impingement vor oder bei supraphysiologischer Beweglichkeit
der Hüfte. Die von Dr. med. __________ beschriebene Labrumläsion ist
degenerativ. Ein Labrumabriss tritt eigentlich nur im Rahmen von schweren
Traumata im Sinne von einer Luxation oder Subluxation auf. Dies ist bei Frau RI
1 eher unwahrscheinlich.

 

Allerdings ist es gut möglich, dass es anlässlich
des Sturzes zu einer Traumatisierung des bereits vorgeschädigten Labrums
gekommen ist, die in der Folge symptomatisch wurde. 

 

Zu Ihrer ersten Frage, ob eine traumatische
Labrumläsion auch mit Verzögerung symptomatisch werden könnte?

In der Regel geht eine traumatische Labrumläsion
mit einem erheblichen Trauma einher. Ich würde deshalb erwarten, dass die Hüfte
unmittelbar symptomatisch wird. Aber auch ein verzögertes Auftreten von
Schmerzen innert wenigen Tagen bis 1-2 Wochen ist möglich, nämlich dann wenn
die akute Verletzung des Labrum zu einer infiammatorischen Heilungsreaktion
führt und deshalb verzögert symptomatisch wird. Ein symptomatisch werden einer
traumatischen Labrumläsion nach mehreren Wochen bis Monaten scheint mir eher
unwahrscheinlich.

 

Zur zweiten Frage, ob die von Dr. __________
beschriebenen degenerativen Veränderungen mit einer traumatischen Ruptur
vereinbar sind?

Die Arthroskopie wurde mehr als 2 Jahre nach dem
Unfall durchgeführt. Nach dieser Zeit ist es unmöglich einen traumatischen von
einem degenerativen Schaden des Labrum abzugrenzen. Die von Dr. __________
beschriebenen Veränderungen sind meines Erachtens degenerativ. Für einen
traumatischen Abriss würde ein Radiäreinriss des labrums sprechen, eine solcher
lag aber nicht vor.” (doc. XVI)

 

                                         Questa la presa di
posizione del dott. __________ sulla scorta delle considerazioni enunciate dal
Prof. __________ in risposta ai quesiti postigli:

 

" (…).

Il tenore delle considerazioni espresse dal prof. __________
conferma pienamente la validità degli argomenti ritenuti nella valutazione del
12.7.2017 per giustificare l’esistenza di un nesso di causalità tutt’al più
possibile tra l’evento del 12.6.2015 e le alterazioni del labbro acetabolare
operate dal dr. __________ il 14.2.2017. 

 

Il prof. __________ puntualizza in particolare:

 

-   l’impossibilità
di differenziare un’origine traumatica da un’origine degenerativa di
un’alterazione del labbro nell’ambito di un’artroscopia effettuata oltre 2 anni
dopo un evento puntuale.

 

-   La natura
degenerativa delle alterazioni descritte dal dr. __________ in assenza di una
lesione radiale.

 

-   L’impossibilità
preponderante dell’insorgenza di sintomi a distanza di più settimane fino mesi
nel caso di una lesione traumatica del labbro.

 

-   L’inadeguatezza
tra l’entità dell’evento e la lesione di un labbro acetabolare.

 

Preso atto degli atti il prof. __________ considera pure la
possibilità (e non la probabilità!) di una traumatizzazione di alterazioni
preesistenti del labbro in precedenza non sintomatiche. 

 

Se anche il prof. __________ si fosse espresso nel senso della
probabilità per quanto attiene alla traumatizzazione di alterazioni
preesistenti del labbro acetabolare, il nesso di causalità tra l’evento del
12.6.2015 e l’intervento del 14.2.2017 risulterebbe ciò malgrado essere tutt’al
più possibile, nel senso del ripristino di uno status quo sine.

 

Questo in considerazione:

 

-   Della
localizzazione non specifica (in sede trocanterica) dei disturbi
segnalati/ritenuti inizialmente.

 

-   Dell’intervallo
di tempo intercorso fino all’instaurazione della drammatica insorgenza di
dolori al massimo dell’immaginabile.

 

-   Della natura
degenerativa delle alterazioni descritte dal dr. __________ nel rapporto
operatorio del 14.2.2017.

 

-   Dell’intervento
del 14.2.2017 rivolto al risanamento dell’impingement femoro acetabolare misto
prevalentemente Pincer. (…).” (doc. 22)

 

                                         Con rapporto del 1° marzo
2018, il dott. __________ ha criticamente commentato le conclusioni alle quali
è pervenuto il consulente medico della CO 1:

 

" (…).

Nel mio rapporto operatorio del 14.2.17 ho descritto la presenza
di un labbro degenerativo. Descrivo anche un aspetto eritematoso e
un’instabilità antero-laterale dovuta a una rottura longitudinale.

Secondo il mio parere lo stato del labbro è dovuto all’infortunio
capitato 20 mesi prima e pretendere che il labbro fosse già degenerativo prima
dell’infortunio è puramente speculativo. 

Per quanto riguarda la valutazione degli atti e l’interpretazione
che il Dr. __________ dà alle affermazione del Prof. __________, penso sia
necessaria una miglior traduzione di quanto esposto dal professore. Quanto
esposto nel “Beurteilung” nella sua lettera del 20.9.17 in seguito all’incontro
del 21.8.17, non corrisponde a quanto affermato dal Dr. __________ nella sua
lettera del 19.1.18. 

Il Prof. __________ riferisce che la pz è sempre stata priva di
dolori all’anca dx prima dell’infortunio. In seguito all’infortunio la pz ha
presentato dolori invalidanti a livello dell’inguine dx che non sono stati
diagnosticati per lungo tempo. 

Dopo la diagnosi di lesione del labrum si osserva una morfologia
dell’anca entro i limiti della norma senza importante patologia dell’offset.
Nessun carattere invalidante di una discreta craniale retroversione. Il Prof. __________
pertanto si esprime dicendo che non vi sono fattori predisponenti per una
lesione del labrum. Quindi (se realizziamo una buona traduzione delle parole
del Prof. __________), si può dedurre che la sintomatologia è insorta in
seguito all’infortunio e che se un’eventuale degenerazione del labbro era
presente o meno prima, si tratta di un aspetto chiaramente speculativo.

Il Prof. __________ pensa che si tratti di un caso di lesione del
labrum traumatica. Egli scrive che sicuramente lo stato sine quo ante non è
ripristinato come prima dell’infortunio e che si tratti di una responsabilità
infortunistica del caso.” (doc. O)

 

                             2.12.   Chiamato ora a pronunciarsi,
anche su questo secondo aspetto (eziologia della diagnosticata lesione del
labbro acetabolare), il TCA non ravvede alcun valido motivo per discostarsi
dalla valutazione espressa dal chirurgo ortopedico dott. __________, il quale
ha negato che il sinistro del giugno 2015 possa essere considerato in qualche
modo responsabile del danno alla salute che è stato oggetto dell’intervento artroscopico
del 14 febbraio 2017. 

 

                                         Così come evidenziato sia
dal dott. __________ sia dal Prof. __________, occorre innanzitutto considerare
che le lesioni traumatiche del labbro acetabolare sono rare (cfr. doc.
13, p. 4: “La letteratura annovera in effetti la presenza di rare
isolate rotture traumatiche del labbro acetabolare, …” e doc. XVI 1:
“Grundsätzlich sind traumatische Labrumläsionen rar, …” – il corsivo è
del redattore). 

 

                                         D’altro canto, nel caso di
specie, l’infortunio occorso alla ricorrente – una caduta dalla propria altezza
nell’entrare nella vasca da bagno - non è stato giudicato atto a causare una
rottura del labbro acetabolare, né dal consulente amministrativo né dal Prof.
dott. __________ (cfr. doc. 13, p. 4 s.: “L’assenza di un nesso di causalità
per lo meno probabile viene rafforzata pure dalla natura, rispettivamente
dall’entità dell’evento del 12.6.2015. La letteratura annovera in effetti
la presenza di rare isolate rotture traumatiche del labbro acetabolare, questo
tuttavia in seguito a traumi significativi dell’anca durante attività sportive
di contatto, oppure lussazioni, rispettivamente sub-lussazioni della testa
femorale. L’articolo di Megan M. Groh e Joseph Herrera, ripreso qui di seguito,
allegato nella sua integrità, viene ritenuto fare parte integrante della
valutazione.”, rispettivamente doc. XVI 1: “Ein Labrumabriss
tritt eigentlich nur im Rahmen von schweren Traumata im Sinne von einer
Luxation oder Subluxation auf. Dies ist bei Frau RI 1 eher
unwahrscheinlich.” – il corsivo è del redattore). 

 

                                         Inoltre, nel suo referto
del 14 gennaio 2018, dopo aver precisato che, a distanza di più di due anni
dall’evento infortunistico, non è più possibile valutare la natura morbosa
oppure traumatica del reperto intraoperatorio, il Prof. __________ ha comunque
sostenuto che, a suo avviso, in assenza di una lesione radiale del
labbro acetabolare (dal rapporto operatorio 14 febbraio 2017 [doc. 9] risulta in
effetti che l’insorgente presentava una rottura longitudinale), si è in
presenza di una lesione degenerativa (cfr. doc. XVI 1, p. 1:
“Die von Dr. __________ beschriebenen Veränderungen sind meines Erachtens
degenerativ. Für einen traumatischen Abriss würde ein Radiäreinriss des
Labrums sprechen, eine solcher lag aber nicht vor.” – il corsivo è del
redattore). 

 

                                         Per
quanto riguarda il momento dell’insorgenza della sintomatologia correlata al
noto danno alla salute, dalle carte processuali emerge che, ancora nel
settembre 2015, l’assicurata denunciava dolori spontanei “… al collo, alla
schiena e al polso sinistro, …” nonché - riproducibili soltanto alla palpazione
- a livello della “… zona del grande trocantere del femore destro con
articolazione coxo-femorale libera.” (cfr. doc. 3). Nel rapporto del 28 agosto
2017 (cfr. doc. F), il dott. __________ ha precisato che “ … i dolori alla
palpazione in zona gluteale e del grande trocantere dx …”, erano già presenti
in occasione della prima consultazione del 12 giugno 2015, anche se non dichiarati
nel suo certificato del 1° luglio 2015 (cfr. doc. 2). 

                                         Gli invalidanti dolori
inguinali a destra, tipicamente legati a una lesione del labbro acetabolare
(diversamente da quelli in sede trocanterica – cfr. doc. 22, p. 2), a cui fanno
accenno i dottori __________ (cfr. doc. 19) e __________ (cfr. doc. O), sono
quindi apparsi soltanto in un secondo tempo, a distanza di almeno tre mesi
dall’infortunio.

                                         Ora, secondo il parere del
Prof. __________, è piuttosto inverosimile che la sintomatologia correlata a
una lesione traumatica del labbro, insorga soltanto dopo “mehreren Wochen
bis Monaten” (doc. XVI 1, p. 1), ciò a conferma di quanto sostenuto dal
dott. __________ (cfr. doc. 13, p. 4: “L’intervallo di tempo protratto su
diversi mesi tra l’evento del 12.6.2015 (con ammissibile coinvolgimento
dell’anca destra) e la drammatica insorgenza di dolori al massimo
dell’immaginabile dopo il 18.9.2015 rende tutt’al più possibile l’esistenza di
un eventuale nesso di causalità tra l’evento in parola e il quadro algico
insorto tardivamente.”). 

                                         In questo contesto, il TCA
ritiene superfluo procedere alla richiesta audizione testimoniale del curante
dott. __________ (cfr. doc. XIX), posto che le sue certificazioni figurano già agli
atti, in particolare quella del 28 agosto 2017, in cui sono stati riportati i
dati risultanti dalla cartella clinica dell’assicurata (cfr. doc. F:
“Rileggendo la mia cartella …”). 

 

                                         Trattandosi del referto 1°
marzo 2018 del dott. __________ e, in particolare, dell’affermazione secondo la
quale le considerazioni espresse dal medico fiduciario nel suo apprezzamento
del 19 gennaio 2018, sarebbero il frutto di un’errata interpretazione di quanto
esposto dal Prof. __________ (cfr. doc. O), questa Corte osserva che egli si
riferisce al referto 20 settembre 2017 di quest’ultimo (“Quanto esposto
nel “Beurteilung” nella sua lettera del 20.9.17 …” – il corsivo è del
redattore), ignorando che, nel frattempo, lo stesso dott. __________, messo al
corrente di taluni dati anamnestici, era di fatto ritornato sulle sue prime
conclusioni (cfr. doc. XVI 1). 

 

                                         Secondo questo Tribunale,
gli elementi evidenziati nei rapporti dei dottori __________ e __________
dimostrano, con il grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza federale,
che la nota rottura del labbro acetabolare non è stata causata (in senso
stretto) dalla caduta del 12 giugno 2015. 

                                         D’altro canto, il Prof. __________
ha ritenuto semplicemente possibile che la caduta abbia traumatizzato
uno stato morboso preesistente con scatenamento della relativa sintomatologia
algica, ciò che non basta dal profilo probatorio (cfr. doc. XVI:
“Allerdings ist es gut möglich, dass es anlässlich des Sturzes zu einer
Traumatisierung des bereits vorgeschädigten Labrums gekommen ist, die in der
Folge symptomatisch wurde.” – il corsivo è del redattore). Del resto, il
dott. __________ ha ben spiegato le ragioni per le quali, anche se si volesse
ammettere che il sinistro del giugno 2015 abbia traumatizzato alterazioni
degenerative preesistenti a livello del labbro acetabolare, la responsabilità
della CO 1 non potrebbe più essere ammessa a proposito del danno alla salute sanato
con l’artroscopia del 14 febbraio 2017 (cfr. doc. 22, p. 2). 

 

                             2.13.   Deve ancora essere verificato
se alla ricorrente può essere concessa l’assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell’avv. RA 1 (cfr. doc. I, p. 16). 

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo
(DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza,
si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di
esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48
consid. 7b, p. 48 consid. 7c).

                                         Al minimo esecutivo va,
infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA U 102/04 del
20 settembre 2004).

 

                                         Nella
presente fattispecie, dalla documentazione prodotta in corso di causa (cfr.
doc. R + allegati) si evince che la ricorrente è divorziata e non
ha figli a carico. 

                                         Le sue sole
entrate sono rappresentate dalla rendita AI e dalla rendita LPP in ragione,
rispettivamente, di fr. 403 e di fr. 249/mese, per un ammontare di fr. 652.

 

                                         Sul
fronte delle uscite, la Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli
effetti del diritto esecutivo, emanata dalla Camera di esecuzione e fallimento
del Tribunale d’appello (CEF), quale Autorità di vigilanza cantonale, prevede
la somma di fr. 1’200 quale importo base mensile per il
debitore che vive da solo. 

                                         Tale importo
comprende già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria, igiene,
cultura, salute, oneri domestici, quali elettricità, illuminazione, gas (cfr.
Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto
esecutivo; cfr., pure, Lignes directrices pour le calcul du minimum d’existence
en matière de poursuite selon l’art. 93 LP du 24.11.2000, in BlSchK
2001, p. 19).

 

                                         Quindi, già soltanto
considerando l’importo base mensile, l’assicurata presenta un ammanco pari a
fr. 548/mese, ragione per la quale non può che essere dichiarata indigente. 

                                         Il fatto che RI 1 possieda
della sostanza immobiliare (proprietà di una PPP e comproprietà di un terreno
edificabile con edificio accessorio) non consente di giungere ad altra
soluzione. La PPP risulta infatti già gravata da consistente ipoteca. Il fondo
n. 2218 RFD di Stabio potrebbe essere costituito in pegno per la parte di cui
l’assicurata è comproprietaria (526/2000; cfr. art. 646 cpv. 3 CC) tuttavia,
vista la sua situazione finanziaria, ella non sarebbe poi in grado di far
fronte al pagamento dei relativi oneri. 

 

                                         Ritenuto, inoltre, che
anche le altre condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono adempiute,
l’istanza tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria va accolta,
riservate eventuali modifiche della situazione economica dell’interessata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L’istanza tendente alla
concessione dell’assistenza giudiziaria è accolta.

 

                                   3.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti