# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9b043954-386f-50b5-a9b3-eb0b3f08aa54
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-07-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.07.2010 D-2854/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2854-2007_2010-07-06.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2854/2007/gam
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  6  l u g l i o  2 0 1 0

Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 
Blaise Pagan, Robert Galliker;
cancelliere Carlo Monti;

A._______,
Congo (Kinshasa),
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore;

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 28 marzo 2007 / N […].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2854/2007

Fatti:

A.
L'interessato,  proveniente  dalla  Repubblica  democratica  del  Congo 
(RDC)  e residente dal  2002 a B._______,  nella  provincia  dell'Equa-
teur,  ha  depositato  domanda  d'asilo  in  Svizzera  in  data  25 febbra-
io 2004. 

Interrogato sui propri motivi d'asilo, egli  ha addotto di avere assistito 
alla morte del padre e di temere ora per la propria vita. Infatti, la notte 
del 10 febbraio 2004 alcuni soldati avrebbero fatto irruzione nella sua 
abitazione  a  B._______  per  eseguire  dei  controlli,  durante  i  quali  
avrebbero legato il padre dell'interessato poiché ritenuto da loro un fal-
so soldato. Il  richiedente ed il  genitore sarebbero poi stati  costretti  a 
seguire i  soldati  nella  foresta,  ove questi  ultimi  avrebbero chiesto al 
padre se questi  fosse fedele  a Kabila  o  a  Bemba,  e,  dopo che egli 
avrebbe risposto  in  favore del  primo, i  soldati  gli  avrebbero sparato. 
L'interessato è poi stato costretto a seguire i soldati attraverso la fore-
sta, riuscendo a fuggire e giungendo in una casa ove gli sarebbe stato 
offerto rifugio. Dopo aver tentato il suicidio, egli è stato trasferito all'o-
spedale,  ove  avrebbe  trascorso  cinque  giorni,  per  poi  espatriare  e 
giungere in Svizzera in data 25 febbraio 2004.

B.
In data 28 marzo 2007 l'Ufficio federale della migrazione (UFM, autori-
tà inferiore) ha respinto la succitata domanda d'asilo del richiedente e 
ne ha ordinato l'allontanamento, siccome lecito, possibile ed esigibile.

C.
Il 23 aprile 2007 l'insorgente ha inoltrato ricorso contro la menzionata 
decisione dell'UFM dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TAF). 
Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione impugnata, 
la concessione dell'asilo e, in via sussidiaria, l'ammissione provvisoria. 
Egli ha inoltre allegato un certificato medico a riguardo di un'operazio-
ne al braccio subita all'ospedale C._______ di D._______ eseguita dal 
Dr. E._______.

D.
Con decisione  incidentale  del  22 maggio 2007  codesto  Tribunale  ha 
autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino al termine della 
procedura. Ha inoltre considerato il gravame privo di probabilità d'esito 

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favorevole ed ha quindi  invitato il  ricorrente a versare un anticipo di 
CHF 600.- a copertura delle presunte spese processuali.

E.
Il  30 maggio 2007 il  ricorrente ha tempestivamente versato l'anticipo 
richiesto.

F.
Il 31 ottobre 2007 l'insorgente ha inoltrato un certificato medico redatto 
dal  Dr. F._______, in cui  si  attesta la diagnosi di  problemi di  adatta-
mento  con  perturbazioni  miste  delle  emozioni  e  della  condotta  con 
tendenza suicida del ricorrente.

G.
Con scritto del 8 novembre 2007 il TAF ha invitato l'UFM ad inoltrare 
una sua eventuale presa di posizione al ricorso.

H.
Il 13 novembre 2007 l'UFM ha osservato che il ricorso non conterreb-
be fatti o mezzi di prova che potrebbero modificare la propria posizio-
ne. L'autorità inferiore ha inoltre indicato una discordanza nel racconto 
del ricorrente in merito alla morte della madre, e, in merito al certifica -
to medico, ha dichiarato che le tendenze suicide non costituirebbero 
un ostacolo all'allontanamento dell'insorgente.

I.
Con scritto  del  28 novembre 2007  il  TAF ha  invitato  il  ricorrente  ad 
inoltrare una sua eventuale replica.

J.
Nella replica del 13 dicembre 2007 il ricorrente ritiene che le allegazio-
ni in merito alla morte della madre non sarebbero contraddittorie. Egli 
aggiunge inoltre di non possedere più una rete familiare né sociale in 
patria, e ribatte quanto affermato nel certificato del Dr. F._______, os-
sia che il rischio di suicidio in caso di rimpatrio sarebbe molto elevato.

K.
In data 18 marzo 2010 il TAF ha invitato il ricorrente ad esprimersi sul -
l'odierno stato di  salute e di  produrre un eventuale nuovo certificato 
medico redatto dal Dr. F._______ entro il 6 aprile 2010.

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L.
Il  29 marzo 2010 il  ricorrente ha richiesto una proroga per l'inoltro di 
detto  certificato  medico,  che  questo  Tribunale  ha  concesso  fino  al 
16 aprile 2010.

M.
In data 14 aprile 2010 il ricorrente ha inoltrato il  certificato rispettiva-
mente del Dr. E._______ del 26 marzo 2010, e del Dr. G._______ del 
31 marzo 2010.

N.
Con ordinanza del 20 aprile 2010 il TAF ha invitato l'autorità inferiore 
ad esprimersi su detti certificati medici.

O.
In data 7 maggio 2010 l'UFM ha riesaminato la propria decisione del 
28 marzo 2007 ed ha concesso l'ammissione provvisoria al ricorrente, 
dopo considerazione di  tutte le circostanze del caso, poiché l'esecu-
zione dell'allontanamento non è ragionevolmente esigibile.

P.
Con ordinanza del 12 maggio 2010, il  TAF ha concesso al  ricorrente 
un termine fino  al  28 maggio 2010 per  esprimersi  sul  mantenimento 
della propria domanda d'asilo.

Q.
Con scritto del 27 maggio 2010 il ricorrente ha comunicato la propria 
volontà di mantenere il ricorso in materia d'asilo.

R.
Ulteriori  fatti  ed argomenti  addotti  dalle parti  negli  scritti  verranno ri -
presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della verten-
za.

Diritto:

1.
Le procedure in  materia d'asilo sono rette dalla  legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dal-
la  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giu-

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gno 2005  (LTF,  RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).

Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il TAF, in virtù 
dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 
PA prese dalla autorità menzionate all'art. 33 LTAF.

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.

Il  ricorrente  ha  partecipato  al  procedimento  dinanzi  all'autorità 
inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta 
un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione 
della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA), per il  che è legittimato ad 
aggravarsi contro di essa.

I  requisiti  relativi  ai  termini  di  ricorso  (108  LAsi),  alla  forma  e  al  
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti e pure gli altri  
presupposti processuali sono parimenti adempiuti.

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.

2.
Con ricorso al Tribunale amministrativo federale, possono essere invo-
cati la violazione del diritto federale, l'accertamento inesatto o incom-
pleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza  (art.  49  PA; 
art. 106 LAsi). Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né 
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 
della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni  delle  parti 
(cfr. decisione  del  TAF  D-4917/2006  del  12  luglio  2007,  consid. 3; 
PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 2a ed., Berna 2002, n. 2.2.6.5).

3.
3.1 Giusta l'art. 16 cpv. 2 LAsi la procedura davanti all'Ufficio federale 
si svolge di norma nella lingua ufficiale nella quale ha avuto luogo l'au -
dizione cantonale o nella lingua ufficiale del luogo di residenza del ri -
chiedente.  La  decisione  impugnata  è  stata  redatta  in  una  lingua,  il  
francese,  che non è quella  ufficiale  del  cantone di  residenza del  ri -
chiedente  (cfr.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2004 n. . 27). Giusta l'art. 
4  dell'Ordinanza 1  dell'11  agosto  1999 sull'asilo  relativa a  questioni 

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procedurali  (Ordinanza 1 sull'asilo,  OAsi  1,  RS 142.311),  l'UFM può 
scostarsi  eccezionalmente  dalla  norma  se,  tra  l'altro,  il  richiedente 
l'asilo o il suo rappresentante legale parla un'altra lingua ufficiale.

3.2 Giusta  l'art. 33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando  del-
l'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua del-
la decisione impugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, il procedi-
mento può svolgersi in tale lingua. Nel caso concreto, la decisione im-
pugnata è stata resa in francese, il ricorso è stato presentato però in 
italiano, di modo che la presente sentenza va redatta in italiano.

4.
Preliminarmente il TAF osserva che, essendo stato il ricorrente posto a 
beneficio dell'ammissione provvisoria con il riesame parziale da parte 
dell'UFM della decisione impugnata del 28 marzo 2007, oggetti del liti-
gio  in  questa  sede  risultano  essere  esclusivamente  la  decisione  ri-
guardante il  mancato riconoscimento della qualità di  rifugiato dell'in-
sorgente, il conseguente rifiuto della sua domanda d'asilo, nonché la 
pronuncia dell'allontanamento. Per contro, la conclusione sul punto di 
questione dell'esecuzione dell'allontanamento è divenuta senza ogget-
to.

5.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi -
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi sono rifugiate le 
persone che, nel Paese d'origine o di ultima residenza, sono esposte a 
seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, apparte -
nenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politi -
che, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi.  
Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,  
dell'integralità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità  
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una proba-
bilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare 
le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o con-
traddittorie, non corrispondono ai  fatti  o si  basano in modo determi-
nante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).

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In  altre  parole,  per  poter  ammettere la  verosimiglianza,  ai  sensi  dei 
summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un ri -
chiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di con-
vinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibi-
lità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria 
(cfr. GICRA 1993 n. 21).  Le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili, 
cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri  
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  de-
v'essere il frutto di una valutazione complessiva, e non esclusivamente 
atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da consentire di 
limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di 
fondare il  giudizio valorizzando, contro indiscutibili  postulati  di  civiltà  
giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GI-
CRA 1995 n. 23).

6.
6.1 Nella decisione impugnata, l'UFM ha ritenuto che le allegazioni del  
ricorrente in merito ai propri motivi d'asilo non sarebbero pertinenti a  
dimostrare  una  persecuzione  ai  sensi  dell'art. 3 LAsi.  L'interessato 
avrebbe dichiarato di avere subito delle persecuzioni da parte di alcuni  
soldati  ribelli  ma non avrebbe però mai  richiesto  la  protezione delle 
autorità, né dunque una siffatta protezione gli sarebbe mai stata nega-
ta. L'UFM sottolinea come non sia possibile chiedere asilo in Svizzera 
senza aver anteriormente cercato la protezione del proprio Paese d'o-
rigine. Inoltre, neppure l'essere stato arrestato in precedenza per furto 
ed il timore di poter venire perseguito penalmente risulta determinante 
ai sensi della legge sull'asilo secondo l'art. 3 LAsi. L'autorità inferiore 
osserva come egli non sarebbe riuscito a rendere verosimili le proprie 
dichiarazioni ai sensi dell'art. 7 LAsi. Infatti, l'UFM si dichiara perples-
so di fronte all'allegazione del ricorrente secondo la quale il di lui pa-
dre avrebbe chiesto ai militari di poterlo portare con loro, visti i rischi  
che  avrebbe  comportato  per  il  richiedente,  come  pure  alla 
dichiarazione secondo cui un militare avrebbe sparato un colpo in aria 
invece di tentare di impedire la fuga dell'interessato. Inoltre, l'autorità 
inferiore  dubita  che  il  richiedente  abbia  avuto  l'occasione  fortuita  di 
trovare  rifugio  presso  degli  sconosciuti  che  l'avrebbero  accolto 
prontamente,  senza  peraltro  essere  riuscito  ad  indicarne  il  nome. 
L'interessato non sarebbe inoltre stato in  grado di  fornire indicazioni 
specifiche  per  ciò  che  concerne  la  persona  che  l'avrebbe 

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accompagnato e la compagnia aerea con cui sarebbe giunto in Italia, e 
neppure  il  tipo  di  documenti  con  i  quali  avrebbe  viaggiato.  Infine, 
l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  che  l'esecuzione  dell'allontanamento 
sarebbe ammissibile, esigibile e possibile.

6.2 Nel gravame, l'insorgente ha ribadito i fatti descritti nelle audizioni 
e contesta le conclusioni dell'UFM, considerandole troppo semplicisti -
che. Egli ha dichiarato che al momento dei fatti sarebbe stato appena 
sedicenne, e che non sarebbe dunque lecito aspettarsi che un ragazzo 
della sua età chieda aiuto alle autorità, vista la scarsa affidabilità di 
queste. Inoltre, egli allega di non aver dichiarato che il padre avrebbe 
chiesto ai  militari  di  portare il  proprio figlio con sé, bensì  che questi 
avrebbe affermato di non poter lasciar solo il proprio figlio, e che sa -
rebbe poi stato un soldato ad ordinare al ricorrente di seguirli (cfr.  ri-
corso, pag. 4 con rimando al verbale di audizione del 10 marzo 2004, 
pag. 4). In aggiunta, l'incapacità del ricorrente di ricordare l'identità del  
proprio accompagnatore ed il nome della compagnia aerea non com-
porterebbe l'inverosimiglianza dei drammi vissuti (cfr. ricorso, pag.  5), 
ed egli sottolinea come nel proprio racconto non vi sarebbero contrad-
dizioni e come la semplice possibilità di una soluzione diversa a quan-
to allegato non implica che la propria versione si dimostrerebbe falsa. 
Il ricorrente censura inoltre l'assenza di un tutore durante la prima au-
dizione, invocando una violazione dei propri diritti. Infine, egli contesta 
l'esecuzione del proprio allontanamento, poiché privo di rete sociale e 
con problemi di salute. Di conseguenza, questa non sarebbe possibile, 
né ammissibile, né tanto meno ragionevolmente esigibile. 

7.
7.1 Questo  Tribunale  osserva  in  maniera  generale  che,  come retta-
mente rilevato dall'autorità inferiore nella decisione impugnata, le di-
chiarazioni determinanti in materia d'asilo rese dal ricorrente s'esauri -
scono in mere, generiche ed imprecise affermazioni di parte, non cor-
roborate dal benché minimo elemento di seria consistenza, in sostan-
za per le ragioni indicate nel provvedimento litigioso. 

Vi è innanzitutto da osservare, in merito alla mancata immediata desi -
gnazione di un curatore, che la censura ricorsuale non è tutelabile, es-
sendo  sufficiente  che  la  persona  di  fiducia  ai  sensi  del-
l'art. 17 cpv. 3 LAsi sia stata nominata in un momento che le consenta 
di  poter  presenziare  all'audizione  principale  sui  motivi  d'asilo 
(cfr. GICRA 2004  n. 30).  Nel  caso  concreto,  il  curatore,  nominato  in 

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data  18 marzo 2004,  era  presente  durante  l'audizione  federale 
(cfr. verbale d'audizione del 24 marzo 2004, pag. 3). 

Codesto  Tribunale  constata  come l'intero  racconto  risulti  generico  e 
stereotipato, in particolar modo il ricorrente ha allegato di essere stato 
costretto a seguire i militari dopo che questi avrebbero ucciso suo pa-
dre, poiché costoro non avrebbero voluto rischiare che l'insorgente po-
tesse raccontare quanto accaduto (cfr. ibidem, pag. 7), e di essere in 
seguito  riuscito  a  fuggire,  malgrado  un militare,  vedendolo,  avrebbe 
sparato un colpo in aria ordinandogli di fermarsi (cfr. ibidem e verbale 
d'audizione del 10 marzo 2004, pag. 4). Appare illogico che dei soldati 
ribelli, i quali avrebbero ucciso il padre del ricorrente per il solo motivo 
che costui avrebbe simpatizzato per Kabila, abbiano deciso di lasciare 
in vita l'insorgente e addirittura di portarlo con loro per il timore che li  
potesse denunciare, e, quando egli sarebbe riuscito a scappare, si sia -
no limitati a sparare una volta in aria intimandogli di fermarsi. Risulta  
peraltro improbabile che il ricorrente, essendosi allontanato durante la 
notte, abbia avuto la possibilità di constatare che un militare avrebbe 
sparato in aria, e che per di più detto militare si sia limitato ad un unico 
colpo (cfr. verbale d'audizione del 10 marzo 2004, pag. 4). A mente di 
questo Tribunale risulta inverosimile e contro ogni logica che il  ricor-
rente, per ciò che concerne la propria fuga ed il rifugio trovato presso 
sconosciuti,  non sia stato in  grado di  indicarne il  nome (cfr. verbale 
d'audizione del  24 marzo 2004, pag. 9),  malgrado, a suo dire,  questi 
gli avrebbero salvato la vita, prima dandogli rifugio, e successivamente 
portandolo all'ospedale dopo che egli  avrebbe tentato il  suicidio (cfr. 
ibidem). Il ricorrente ha ulteriormente leso la propria credibilità con le 
allegazioni in merito al proprio espatrio, secondo le quali uno scono-
sciuto  avrebbe pagato  l'intero  viaggio  dell'insorgente,  di  cui  peraltro 
egli non è riuscito a fornire l'identità, senza che tale benefattore aves-
se chiesto o ricevuto alcuna remunerazione (cfr. ibidem, pagg.  7 e 11), 
come pure qualsiasi dettaglio riguardante la compagnia aerea, malgra-
do egli abbia dichiarato di aver fatto due scali prima di giungere in Ita-
lia (cfr. ibidem, pag. 4).

Tutto ciò stante, vista l'inverosimiglianza delle dichiarazioni, vengono a 
far  difetto  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione rispetto a quella di cui alla decisione impugnata.

7.2 In  virtù  del  principio  della  sussidiarietà  della  protezione 
internazionale  per  rapporto  alla  protezione  nazionale,  si  deve  poter 

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esigere da un richiedente l'asilo che abbia esaurito, nel proprio Paese, 
le  possibilità  di  protezione  contro  eventuali  persecuzioni  prima  di 
sollecitare  quella  di  uno  Stato  terzo. Infatti,  tali  situazioni,  ancorché 
spiacevoli, non sono determinanti per il riconoscimento dello statuto di 
rifugiato  se  la  persona  che  ne  è  vittima  beneficia  nel  suo  luogo 
d'origine di un accesso concreto a delle strutture efficaci di protezione 
e che può essere ragionevolmente richiesto che egli faccia appello a 
questo  sistema  di  protezione  interna  (cfr.  decisione  del  TAF  D-
7847/2006 del 18 agosto 2009; GICRA 2006 n. 18, pag. 180 e segg.; 
GICRA 2000 n. 15, pag. 107 e segg.).

Come l'autorità inferiore ha rettamente sottolineato, il ricorrente non si 
è rivolto alle autorità congolesi per denunciare i presunti fatti perpetrati  
dai militari ribelli, ritenendo di essere ricercato per il furto ai danni di  
una donna di B._______ (cfr. verbale d'audizione del 24 marzo 2004, 
pag. 7). Si  rileva in primo luogo che delle  ricerche di  polizia  od una 
condanna secondo le leggi nazionali per reati commessi sono delle mi-
sure statali del tutto legittime che non possono essere qualificate quali  
persecuzioni pertinenti ai sensi dell'art. 3 LAsi,  tanto più che, a pre-
scindere  della  verosimiglianza  di  quanto  allegato,  egli  stesso  ha di -
chiarato di non conoscere la pena prevista per il proprio furto, accen -
nando alla possibilità di essere condannato al carcere oppure di dover 
pagare una multa (cfr. ibidem, pag. 10). Si rileva inoltre che non vi è 
ragione di ritenere che l'insorgente non possa ottenere dalle autorità in 
Congo, se opportunamente sollecitate, un'appropriata protezione in fu-
turo contro l'eventuale agire illegittimo di terzi nei suoi confronti.

7.3 Da quanto esposto, questo Tribunale ritiene che l'autorità inferiore 
ha rettamente considerato, nel suo insieme, le dichiarazioni del ricor -
rente  come  non  realizzanti  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste 
dall'art. 7 LAsi. Ne consegue che sul punto di questione dell'asilo il ri-
corso, destituito di fondamento, non merita tutela e la decisione impu-
gnata va confermata.

8.
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avreb -
be  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla  Svizzera 
(art. 14 cpv. 1 e cpv. 2 LAsi e art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi).  
Pertanto,  anche sul  punto  di  questione dell'allontanamento  il  ricorso 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

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9.
Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il di -
ritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'autorità di 
prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuri -
dicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 
LAsi), per il che il ricorso, nella misura in cui non è divenuto privo di  
oggetto, va respinto.

10.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza, ma che sono ridotte in conseguenza dell'esito favorevo-
le in materia d'esecuzione dell'allontanamento (riesame della decisio-
ne da parte dell'UFM), sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 
e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle 
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 
del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

11.
Considerato  inoltre che l'insorgente  è patrocinato  in  questa sede, si 
giustifica l'attribuzione di spese ripetibili  (art. 64 PA ed art. 7 e segg. 
TS-TAF.) le quali, in assenza di una nota dettagliata, sono fissate d'uf-
ficio a CHF 600.-, conto tenuto dello stato delle cose prima del verifi -
carsi del motivo che termina la lite e sulla base degli atti di causa per il  
lavoro effettivo ed utile, svolto dal patrocinatore del ricorrente (art. 15 
in  combinato  disposto  con  art.  5  2a frase TS-TAF ed  art. 14 cpv. 2 
TS- TAF).

12.
La presente decisione non può essere impugnata con ricorso in mate-
ria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva.

(Dispositivo alla pagina seguente)

Pagina 11

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui non è divenuto privo d'oggetto, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 300.-, sono poste a carico del ricorrente, 
le quali vengono computate all'anticipo di CHF 600.- versato in data 
30 maggio 2007. Il TAF rifonderà al ricorrente i restanti CHF 300.-

3.
L'UFM rifonderà al  ricorrente CHF 600.-  a titolo di  spese ripetibili  di 
questa sede.

4.
Comunicazione a: 

- rappresentante del ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia)
- H._______ (in copia)

Il presidente del collegio: Il cancelliere

Daniele Cattaneo Carlo Monti

Data di spedizione: 

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