# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83b924b1-bebb-55ea-8998-73a9322968ba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.10.2006 32.2005.192
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-192_2006-10-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.192

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  20 ottobre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 ottobre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 20
  settembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, dal 1° marzo 2003 è stata posta al beneficio di una rendita
intera per un grado d’invalidità del 100% (cfr. decisione dell’Ufficio AI del 24
settembre 2003, doc. AI 21-1).

 

                                         A
conclusione della revisione, avviata d’ufficio nel maggio 2003, e dopo
l’esecuzione di una perizia reumatologica affidata al dr. __________ e
l’espletamento della valutazione economica a cura del consulente in
integrazione professionale, con decisione 30 marzo 2005 l’Ufficio AI ha soppresso
la rendita, togliendo l’effetto sospensivo ad un’eventuale opposizione. Quale motivazione
del provvedimento preso, l’amministrazione ha esposto quanto segue:

 

"  (...)

Dalla
documentazione medica acquisita agli atti in fase di revisione, in particolar modo
dalla perizia specialistica esperita il 24.03.2004 dal Dr. __________, risulta
che il danno alla salute, di cui lei è portatrice, le comporta ora una parziale
incapacità al lavoro e, dunque, al guadagno quantificabile nella misura massima
del 16% e ciò a partire dalla data dell'esame specialistico succitato. Più
esplicitamente, secondo il parere medico lei è stata ritenuta totalmente
inabile nella sua abituale attività di operaia reparto montaggio, per contro,
in attività adeguate rispettose delle limitazioni fisiche dettate dal danno
alla salute, lei risulta abile nella misura del 100% e ciò, come detto, dal
24.03.2004.

 

Confrontando
il guadagno che lei avrebbe potuto percepire oggigiorno se non le fosse
subentrato il danno alla salute, ossia Fr. 42550 annui, con quello che lei può
ancora raggiungere in attività adeguate rispettose delle limitazioni fisiche
dettate dal danno alla salute (quali, per esempio, custode - sorvegliante,
addetta all'incasso, venditrice in un chiosco, in una stazione di servizio o in
un piccolo negozio), vale a dire Fr. 35'925 all'anno, si ottiene un grado di
invalidità massimo pari al 16%.

 

Il
calcolo di cui si è detto sopra è riportato qui di seguito.

 

Reddito
annuale esigibile:

senza
invalidità                        CHF 42'550.00

con
invalidità                             CHF 35'925.00

Perdita
di guadagno               CHF 6'625.00      =    Grado d'invalidità 16 %

 

 

Essendo
il grado d'invalidità inferiore al 40%, il diritto alla rendita si estingue."

(Doc.
AI 46-2)

 

                               1.2.   Con
tempestiva opposizione l’assicurata ha contestato un miglioramento delle proprie
condizioni di salute. Sostenendo invece un peggioramento, dovuto al fatto che i
problemi alla spalla/braccio destro si sono nel frattempo estesi anche al
braccio sinistro, essa ha pertanto chiesto l’esecuzione di una perizia da
assegnare al dr. __________ che l’ha operata (doc. AI 49-1).

 

                               1.3.   Con
decisione 20 agosto 2005 l’amministrazione ha respinto l’opposizione e confermato
la soppressione della rendita. Facendo riferimento alla valutazione 21 gennaio
2005 del proprio servizio medico (SMR), in cui si è ribadito come il dr. __________
abbia considerato tutte le affezioni di cui l’assicurata è portatrice e che
dalla documentazione medica prodotta non risulta un peggioramento, l’Ufficio AI
ha quindi confermato la validità della perizia reumatologica non ritenendo necessario
l’espletamento di ulteriori accertamenti. 

 

                               1.4.   Avverso
la succitata decisione amministrativa l’assicurata, per il tramite del __________,
ha inoltrato il presente ricorso. Sostanzialmente essa contesta la perizia del
dr. __________, ritenuta incompleta, motivo per cui ha postulato che il TCA
ordini una valutazione reumatologica e neurologica.

                                         

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’amministrazione, confermando la correttezza della propria
decisione, ha invece chiesto la reiezione del ricorso.

 

                               1.6.   Con
scritto 21 novembre 2005 la ricorrente ha ribadito la richiesta ricorsuale. 

 

                               1.7.   Nell’ambito
dell’istruzione della causa, il TCA ha chiesto delle precisazioni al perito dr.
__________ (VII e IX). Le risposte 12 e 14 settembre 2006 dello specialista in
reumatologia sono state intimate alla parti, le quali hanno fatto presente di
non avere ulteriori osservazioni da porre (VIII, X,XI, XII, XIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA.

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se vi è stato un miglioramento delle patologie invalidanti
dell’assicurata giustificante, in via di revisione, la soppressione della rendita
d'invalidità.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%,
a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al
40%. 

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.4.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di
una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità,
è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano
provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado
d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata
inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado
d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato
in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI).
Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per
grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era
insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni
previste nel capoverso 3.

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione
con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio
1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P.
P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia
possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni
cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da
influire sulla perdita di guadagno.

 

                               2.5.   Nell’ambito
della prima domanda di prestazioni, l’assicurata era stata riconosciuta
totalmente inabile nella sua professione.

                                         Con
rapporto 24 marzo 2003 il dr. __________ - poste le diagnosi di esiti da epincondilite
radiale destra con sindrome del tunnel carpale a destra e da ganglio dorsale al
polso destro, esiti da denervazione del gomito destro, asportazione del ganglio
a destra e decompressione del nervo mediano nel canale del carpo a destra con tecnica
endoscopica al 4.10.2002 ed, infine, esiti da distrofia di Sudeck in lenta fase
di miglioramento – aveva infatti attestato un’incapacità lavorativa del 100%
dal 20 marzo 2002. Egli aveva inoltre certificato che l’attività lavorativa potrebbe
essere migliorata se la paziente svolgesse un’attività di sorveglianza senza
utilizzo del braccio destro, facendo tuttavia presente di aspettare l’evoluzione
spontanea dei reliquiati da distrofia di Sudeck prima di potersi esprimere su
eventuali provvedimenti d’integrazione (doc. AI 8-3).

 

                                         Avendo
il succitato specialista paventato un possibile miglioramento futuro, l’Ufficio
AI ha subito avviato la procedura di revisione. Raccolta la documentazione
medica necessaria, tra cui il rapporto 4 settembre 2003 del dr. __________, ed
alla luce della nota 20 febbraio 2004 della dr. ssa __________ del SMR - la
quale, ritenendo la stato valetudinario stazionario, aveva suggerito di
procedere ad una perizia reumatologica per accertare i limiti funzionali e la
capacità lavorativa in attività adeguate (doc. AI 27-1)-,  il 24 febbraio 2004
l’amministrazione ha incaricato il dr. __________ di effettuare una valutazione
specialistica (doc. AI 29-1).

 

                                         Con
rapporto 24 marzo 2004 il dr. __________, specialista in reumatologia ha diagnosticato
una sindrome spalla-mano a destra in esisti da decompressione del nervo mediano
al canale carpale a destra e di denervazione del gomito destro eseguito il 4
ottobre 2002, nonché una epicondilopatia omeroradiale a sinistra. 

 

                                         In
merito alla capacità lavorativa egli ha rilevato quanto segue:

 

"  (...)

Al
momento attuale considero come lavoro ergonomicamente idoneo alle patologie
sopramenzionate, un'attività che non richiede l'utilizzo ed il carico del
braccio dominante destro oltre i 2 kg. In presenza di una periartropatia anche
al gomito sinistro, sono sconsigliabili lavori ripetitivi di
flessione-estensione, prosupinazione contro resistenza con l'avambraccio
sinistro, il carico massimo per il braccio sinistro è di

10
kg.

 

In
un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l'assicurata abile al lavoro nella
misura del 100% con un rendimento massimo a partire dal 20.3.2002.

 

Nell'ultima
attività di operaia nel reparto montaggio, come pure in qualità di sarta,
giudico l'assicurata inabile al lavoro nella misura del 100%, dal
20.3.2002." 

(Doc.
AI 30-5)

 

                                         Accertata
dunque una piena abilità in attività adeguate, dopo aver proceduto al consueto
raffronto dei redditi, l’Ufficio AI ha determinato un grado d’invalidità del
16% e consecutivamente deciso la soppressione della rendita.

 

                                         Con
il presente ricorso l’assicurata contesta la validità della perizia
reumatologica.

 

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,
si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si
lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti
(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o
nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono
inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004 nella
causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U
329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352; Pratique
VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14
aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del
24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e
332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita
il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire
dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere
considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui
l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354). 

                                         

Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, p. 230).

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                               2.7.   Nel
caso in esame, questo TCA non intravede ragioni che gli impediscano di far
proprie le conclusioni cui è pervenuto il dr. __________, specialista delle
affezioni invalidanti di cui la ricorrente è portatrice. Infatti, egli ha
compiutamente valutato il danno alla salute lamentato dall'assicurata sulla
base di accertamenti approfonditi e completi, giungendo a conclusioni logiche e
motivate in merito alla piena capacità di lavoro in attività adeguate. Da tale
valutazione risulta un miglioramento dello stato valetudinario.

L’assicurata contesta le valutazioni del dr. __________ ritenendo la perizia reumatologica
incompleta e quindi non affidabile.

Su richiesta del TCA, con scritti 12 e 16 settembre 2006 il perito ha preso
posizione in merito alle singole censure elencate nel ricorso. Si tratta di
precisazioni, chieste al perito, volte a delucidare determinate affermazioni e
concetti del referto messi in dubbio dall’assicurata. Inoltre, sono state
sollevate diverse censure di natura medica che a maggior ragione necessitavano
di un parere da parte di un esperto. Fondamento del presente giudizio rimane comunque
la perizia 24 marzo 2004.

 

 

                             2.7.1   In
primo luogo l’assicurata sostiene che la diagnosi “sindrome spalla-mano destra”
è troppo generica e non permette d’inquadrare con la dovuta precisione le patologie,
né di valutare un’eventuale evoluzione delle stesse.

                                         Ora,
se da una parte, come rettamente evidenziato dalla ricorrente, il TFA ha rilevato
che in presenza di un rapporto medico contenente una diagnosi senza classificazione
internazionalmente riconosciuta (in quel caso: ICD 10) non significa a priori
che lo stesso non possa essere considerato, a condizione che rispecchi i presupposti
per ritenerlo forza probante (STFA inedita 24 luglio 2003 nella causa R., I
108/03), dall’altra va rilevato come sua presa di posizione 12 settembre 2006
il dr. __________ abbia ben evidenziato che la diagnosi da lui posta è
internazionalmente riconosciuta e rispecchia in modo preciso la situazione invalidante
dell’assicurata. Al riguardo egli ha precisato quanto segue:

 

"  (...)

La
signora RI 1 alla visita peritale del 24.3.2004, sulla base degli atti,
dell'anamnesi richiesta, dell'esame clinico, presentava il quadro di
un'algodistrofia al braccio destro, inoltre una periartropatia alla spalla destra
parzialmente anchilosante: le patologie citate permettono di porre la diagnosi
di sindrome spalla-mano a destra, terminologia ben nota in ambito medico-specialistico
(confronta pubblicazione SUVA: E. Bär, M. Felder, B. Kiener (Editeurs),
"Algodystrophie (Complex regional pain syndrome I"). Si tratta dunque
di una descrizione molto precisa della patologia presente in questa assicurata
all'arto superiore destro.

 

Da
notare inoltre che il Dr. __________, specialista FMH chirurgo della mano, __________,
in data 30.1.2003 comunicava al medico curante la presenza di una spalla destra
anchilosata, quindi totalmente bloccata ai movimenti; alla visita peritale in
questione del 24.3.2004, la spalla destra risultava minimamente (parzialmente)
limitata all'abduzione e rotazione interna, referto che si traduceva in una
distanza pollice vertebra prominens a destra di 0/28 cm (a sinistra 0/17 cm). (...)"
(Doc. VIII, pto. 3.1)

 

 

                            2.7.2.   L’assicurata
ritiene che la sintomatologia descritta dal perito corrisponde ai sintomi della
distrofia di Sudeck (essa ha rimarcato che tale patologia, riscontrata dal dr. __________
nel marzo 2003, causa dolori molto forti, che, divenuti insopportabili nello
stadio finale della malattia, possono portare persino all’amputazione della parte
affetta), facendo presente come egli non ne abbia fatto menzione.

                                         In
merito, nel complemento peritale del 12 settembre 2006 il dr. __________ ha evidenziato:

 

"  (...) 

Ricordo
che dopo l'intervento di decompressione del nervo mediano al canale carpale a
destra e di denervazione del gomito destro secondo Wilhelm praticati il
4.10.2002, l'assicurata veniva visitata dallo specialista chirurgo della mano Dr.
__________ a __________, il quale in data 30.1.2003 riferiva della presenza di
una spalla destra anchilosata, di una demineralizzazione maculare della
struttura ossea della mano destra, ponendo la diagnosi di algodistrofia;
successivamente in data 16.10.2003, l'artrorisonanza magnetica della spalla
destra oltre ad evidenziare un'artrosi acromeoclaveare ed una borsite sottodeltoidea,
mostrava una sospetta capsulite retrattile, alla base dell'anchilosi funzionale
della spalla destra; i dati emersi agli atti, ossia l'algodistrofia abbinata
alla presenza di una capsulite retrattile, permettono di porre la diagnosi di
sindrome spalla-mano; i sintomi lamentati dall'assicurata ed elencati sia nella
perizia del 24.3.2004, come pure al punto 3.2.1 citato sopra, sono tipici per
un'algodistrofia, quindi concordo con l'avviso che "questi sintomi
corrispondono però ai sintomi della distrofia di Sudeck, patologia che era
stata diagnosticata nel marzo 2003 dal Dr. __________ ...". (...)"
(Doc. VIII, pto. 3.2.1)

 

                                         A
completazione di quanto sopra, alla domanda del TCA a sapere quali siano le
conseguenze della distrofia di Sudeck, ammessa dal perito, sul giudizio di
capacità lavorativa espresso nella perizia del 24 marzo 2004 (doc. IX), il dr. __________
ha risposto:

 

"  (...)

Dato
che già la perizia del 24.3.2004 alla diagnosi menzionava una sindrome
spalla-mano a destra, quindi un'algodistrofia al braccio destro abbinata ad una
periartropatia omeroscapolare parzialmente anchilosante, la capacità lavorativa
espressa ai punto B.C. a pagina 5 della perizia del 24.3.2004, rimane
valida." (Doc. X)

 

                                         Non
va poi dimenticato che nel rapporto 4 settembre 2003 il dr. __________, diagnosticata
una “frozen shoulder” (periatropatia omeroscapolare; cfr. Roche Medizin Lexikon,
5a edizione) ed una brachialgia destra con recidiva di epicondilite radiale,
irritazione della sinovia articolare al posto dorsale, irritazione dei nervi mediani
e radiale distale al gomito senza substrato morfologico, aveva certificato che
l’assicurata era in grado di svolgere attività semplici di sorveglianza (doc.
AI 20-4), giudizio che collima con la valutazione peritale in merito alla
residua capacità lavorativa in attività adeguate. Inoltre, non avendo
evidenziato particolari ripercussioni della sindrome di Sudeck (anzi, tale affezione
non è stata nemmeno citata), il dr. __________ ha di fatto confermato il
miglioramento riscontrato nel rapporto 23 marzo 2003 (doc. AI 8-3).

 

                             2.7.3   Facendo
presente come l’esame neurologico abbia evidenziato “segno di Tinel al carpale
destro positivo”, indicatore della sindrome da tunnel carpale, la ricorrente rileva
che nelle diagnosi peritali non vi è traccia di tale sindrome. Pertinentemente
il dr. __________ ha al riguardo osservato:

 

"  (...)

La positività del segno di Tinel è un possibile
indicatore per una sindrome del sindrome del tunnel carpale, sindrome che
l'assicurata effettivamente aveva avuto in passato e per la quale era stata
sottoposta ad intervento di decompressione del nervo mediano al canale carpale
a destra il 4.10.2002 presso lo specialista chirurgo della mano Dr. __________
a __________; rileggendo gli atti in possesso dell'assicurazione invalidità,
troviamo una lettera del chirurgo della mano curante Dr. __________ indirizzata
all'assicurazione invalidità del Canton Ticino, datata 4.9.2003, nella quale
risulta che l'assicurata oltre a mostrare una "Frozen Shoulder" a
destra, presentava un esame elettroneurografico completamente normale. Il segno
di Tinel può risultare positivo anche dopo intervento di decompressione del
canale carpale, per una residua maggiore irritabilità del nervo mediano,
operazione ben menzionata nella diagnosi ("Sindrome spalla-mano a destra
in esiti da decompressione del nervo mediano al canale carpale a destra e di
denervazione del gomito destro secondo Wilhelm, il 4.10.2002"); ne
consegue che la positività del segno di Tinel non è prova dell'esistenza di una
sindrome del canale carpale. (...)" (Doc. VIII, pto. 3.2.2)

 

                            2.7.4.
  Da ultimo, l’assicurata evidenzia che le problematiche alla colonna
vertebrale riscontrate durante l’esame non sono sfociate in una diagnosi
precisa. Nel complemento peritale 12 settembre 2006 il dr. __________ ha così
precisato:

 

"  (...)

L'assicurata
il giorno della perizia non lamentava disturbi o problematiche alla colonna
vertebrale; quest'ultima, è stata comunque dettagliatamente esaminata con i referti
citati sotto "colonna vertebrale"; l'esame clinico della colonna
vertebrale non ha dimostrato patologie in grado di incidere sulla capacità lavorativa."

(Doc.
VIII, pto. 3.2.3)

 

                            2.7.5.   In
conclusione, visto quanto riportato sopra, questo Tribunale non ha motivi per
ritenere la perizia incompleta. Rispetto alla prima decisione di rendita, lo status
dell’assicurata è da ritenere essere migliorato.

 

                                         Né
vi sono motivi per ipotizzare un peggioramento delle condizioni di salute subentrate
tra la perizia del 24 marzo 2003 e l’emissione della decisione contestata (per costante giurisprudenza il giudice
delle assicurazioni sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della resa della
decisione contestata: cfr. DTF 130 V 138 consid. 2, 129 V 4 consid. 1.2,
127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).

                                         In
particolare, il certificato 12 gennaio 2005 del medico curante non apporta
nuovi elementi di giudizio (doc. AI 49-5). Come rettamente evidenziato dal SMR
nella propria nota 21 gennaio 2005 (doc. AI 38-1), il dr. __________ riporta
sostanzialmente le stesse diagnosi e tiene in considerazione le stesse
limitazioni riscontrate dal dr. __________. In particolare, l’epicondilite radiale
a sinistra rilevata dal medico curante era già stata riscontrata dal perito
(cfr. diagnosi di “epicondilopatia omeroradiale a sinistra”).

 

                                         In
queste circostanze, sulla base dell’affidabile e concludente perizia del dr. __________,
alla quale va dato valore probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), visto inoltre che
la situazione valetudinaria è rimasta sostanzialmente invariata sino
all’emissione della decisione contestata, è da ritenere dimostrato, con il
grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid.
8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che
l’assicurata può esercitare un’attività lucrativa adeguata.

 

                                         Di conseguenza, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica
agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al
guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza
che si renda quindi necessario procedere ad un’ulteriore perizia reumatologica
e neurologica.  

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungs-rechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28
consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94
consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                               2.8.   In
merito alle ripercussioni economiche del danno alla salute, con rapporto 8 marzo
2005 la consulente in integrazione professionale, tenuto conto della
documentazione medica agli atti e dopo aver elencato un ampio spettro di
attività da ritenere, nonostante il danno alla salute, ancora esigibili, ha
proceduto al consueto raffronto dei redditi.

                                         Stabilito
un reddito da valido di fr. 41’250, essa ha poi determinato il reddito da invalido
e calcolato la residua capacità al guadagno:

 

"  Considerando un reddito ipotetico di fr. 41’250, una
capacità di lavoro residua del 100% e applicando una riduzione del 15% per
attività leggere e per scarsa adattabilità dovuta alla problematica alle
braccia, secondo le statistiche RSS teoriche (4° rango e 2° quartile), risulta un
reddito da invalido di fr. 32144 e una capacità di guadagno residua del 77,92%."
(Doc. AI 39-3)

 

                                         Nella
nota 24 marzo 2005 la consulente ha aggiornato i redditi al 2004 (fr. 42'550 rispettivamente
fr. 38'822) giungendo ad una capacità di guadagno residua del 77,14% (doc. AI
42-1). Nella decisione contestata il reddito da invalido è stato invece
corretto in fr. 35’9250, mentre quello da valido confermato in fr. 42'550, ciò
che ha portato a stabilire un grado d’invalidità del 16% (doc. AI 49-3).

 

                                         Al
riguardo occorre ricordare che per quel che concerne il reddito da invalido,
lo stesso è determinato sulla base
della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126
V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc, confermato in Pratique VSI 2002 p. 64).             

Applicando in casu la succitata
giurisprudenza del TFA, eccetto quanto concerne il valore mediano statistico, la
consulente ha quindi determinato un grado d’invalidità inferiore al minimo pensionabile.

 

                                         Ora,
va fatto presente che con sentenza inedita del 5 settembre 2006 nella causa P.
(I 222/04), recentemente intimata, il TFA ha stabilito che “secondo la
giurisprudenza, sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultante dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica (cfr, tra altre, sentenza 10 agosto 2001 in re R., I 474/00, consid.
3a/aa). L’inapplicabilità dei valori desumibili dalla tabella TA13, che
riferisce dei valori in relazione alle grandi regione, è di recente stata
decisa dalla Corte plenaria in data 10 novembre 2005 (cfr. in tal senso
sentenza 22 agosto 2006 in re K, I 424/05)”. Pertanto, nella determinazione
del reddito da invalido occorre d’ora in poi applicare i valori nazionali
(Tabella TA1) e non più quelli regionali (Tabella TA13) come sin’ora confermato
dal TCA.

 

                                         Tale
circostanza non ha alcuna ripercussione sul caso in esame. Essendo i valori
nazionali maggiori di quelli regionali, il grado d’invalidità risulterebbe inferiore
a quello stabilito in base alla tabella TA13; in entrambi i casi il tasso
d’incapacità al guadagno risulta essere inferiore al 40%. 

 

                                         Visto
quanto sopra, la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va
respinto.

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti