# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 34dd0b44-9947-5585-a84c-9db504b2cc6c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-03-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.03.2025 32.2024.72
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2024-72_2025-03-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2024.72

   

  jv/gm

  	
  Lugano

  17 marzo 2025              

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Jerry Vadakkumcherry, cancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 ottobre 2024 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 4 settembre 2024
  emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione
  invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione
  federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in
fatto

 

                          1.1.  RI 1,
nato nel 1984 e da lungo tempo al beneficio della pubblica assistenza, il 17
dicembre 2019 ha presentato domanda di prestazioni AI.

 

                          1.2.  Esperita
l’istruttoria di rito, inclusa una perizia psichiatrica del dr. __________
(specialista in psichiatria e psicoterapia) concludente per una capacità
lavorativa nulla nell’attività abituale e del 50% in attività adeguata
(riduzione del rendimento) dal 1. febbraio 2017 (cfr. rapporto peritale del 5
maggio 2021, doc. 41 incarto AI) e fatta propria dal medico SMR (doc. 43
incarto AI), con decisione del 23 agosto 2021 l’Ufficio AI ha respinto la
domanda di rendita (doc. 58 incarto AI).

 

                                  Con sentenza
del 18 febbraio 2022 il TCA ha accolto il ricorso del 23 settembre 2021 avverso
alla decisione dell’Ufficio AI del 23 agosto 2021, rinviando gli atti all’amministrazione
per un approfondimento medico (perizia pluridisciplinare) ed eventualmente economico
(STCA 32.2021.106 del 18 febbraio 2022).

 

                                  La
suddetta pronunzia è stata oggetto di ricorso al Tribunale federale
limitatamente all’importo delle ripetibili riconosciute e l’Alta Corte ha
dichiarato il gravame inammissibile (STF 9C_163/2022 del 25 aprile 2022).

 

                          1.3.  Conformemente
alla sentenza di rinvio, l’amministrazione ha fatto esperire una perizia
pluridisciplinare in ambito internistico, psichiatrico, neuropsicologico,
neurologico, reumatologico e gastroenterologico, conferendo mandato peritale –
tramite la piattaforma SuisseMED@P – al __________, nelle persone della dr.ssa __________
(internista), della dr.ssa __________ (psichiatra e psicoterapeuta), della
dr.ssa __________ (reumatologa), del dr. __________ (neurologo+ENMG), del dr. __________
(neuropsicologo) e del signor __________ (psicologo) (docc. 80, 81, 86, 94, 97,
99, 103, 105-109 incarto AI).

 

                                  La
perizia pluridisciplinare è confluita nel rapporto peritale dell’8 settembre
2023 (doc. 119 incarto AI), fatto proprio dal medico SMR (doc. 120 incarto AI).

 

                                  Poste
le seguenti diagnosi

                                  

"  4.3. Diagnosi rilevanti con breve esposizione delle
limitazioni funzionali emerse dai reperti

4.3.1 Diagnosi rilevanti con ripercussioni sulla
capacità lavorativa

Disturbo misto di personalità
emotivamente instabile, tipo impulsivo e antisociale (ICD-10 F61)

4.3.2 Diagnosi rilevanti senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa

Sospetta NASH (steato-epatite non
alcolica) con/su sindrome metabolica:

-    
ipercolesterolemia […]

-    
obesità di classe I (BMI 31,01 kg/m2).

Iperferritinemia nota […]

Tabagismo

Pregressa infezione da Helicobacter
pylori (gennaio 2014).

Cervicalgia intermittente in minime
alterazioni degenerative del rachide cervicale e protrusione erniaria C5-C6
pre- ed intra-foraminale ds. in assenza di effetti compressivi radicolari (MRI
del 21.7.2017).

Disturbi statici del rachide (lieve
scoliosi destro-convessa dorsale e sinistro-convessa lombare, lieve
appiattimento della cifosi dorsale e della lordosi lombare).

Piattismo dei piedi.

Parestesie formicolanti e sensazione
di torpore all’avambraccio ed alle dita delle mani, di eziologia indeterminata.

 

                                  e
rilevati i limiti funzionali (doc. 119, pag. 554 incarto AI), i periti hanno
accertato un’incapacità lavorativa globale del 100% nell’attività abituale e
del 50% (riduzione del rendimento) in attività adeguata, esclusivamente a
motivo dell’affezione psichiatrica, “in continuità con la perizia
psichiatrica del 5.5.2021 del Dr. med. __________” e quindi dal 1. febbraio
2017 (cfr. doc. 119, pagg. 555 e 595 incarto AI e STCA 32.2021.106 consid.
1.7.).

 

                          1.4.  Con
progetto di decisione del 30 ottobre 2023 (in annullamento e sostituzione della
decisione del 23 agosto 2021) l’Ufficio AI ha confermato il rifiuto di
prestazioni, non essendovi una perdita di guadagno. L’amministrazione ha
altresì respinto la domanda di gratuito patrocinio per la procedura
amministrativa, non ravvisando la necessità di assistenza di un legale (doc.
121 incarto AI).

 

                                  Con
osservazioni del 30 novembre 2023 l’assicurato, tramite il proprio legale, ha contestato
il progetto di decisione del 30 ottobre 2023. Circa la valutazione medica,
adduce un’incapacità lavorativa completa in ogni attività producendo il rapporto
del curante dr. __________ (specialista in psichiatra e psicoterapia) del 24
novembre 2023. Per quanto concerne la valutazione economica, evidenzia il
mancato coinvolgimento del servizio in integrazione professionale nel
determinare l’eventuale (re)integrabilità nel circuito lavorativo, sostenendo
non esservi alcuna attività sul mercato equilibrato del lavoro conciliabile con
i limiti funzionali rilevati dal dr. __________ e dai periti del __________. Censura
inoltre un errato calcolo del grado d’invalidità, sostenendo come il reddito
considerato dall’amministrazione quale salario da valido fosse in realtà un
salario da invalido, essendo stato conseguito allorquando “già soffriva dei
problemi di salute in questione”.

                                  Contesta
inoltre la mancata concessione del gratuito patrocinio per la procedura
amministrativa “a far tempo dall’inoltro del ricorso del 23 settembre 2021
al TCA”, adducendo come in concreto i presupposti siano adempiuti (doc. 126
incarto AI).

                                  

                                  Sollecitata
dall’Ufficio AI a prendere posizione circa le osservazioni dell’assicurato relative
alla valutazione della capacità lavorativa ed il referto del dr. __________
(doc. 128 incarto AI), con complemento peritale del 30 gennaio 2024 la dr.ssa __________
ha confermato le conclusioni peritali, il rapporto del curante psichiatra non
apportando “nuovi elementi di pertinenza medica oltre a quelli già analizzati
e valutati” (doc. 129 incarto AI). Questa presa di posizione della dr.ssa __________
è stata fatta propria dal medico SMR dr. __________ (specialista in psichiatria
e psicoterapia) nell’annotazione del 1. febbraio 2024 (doc. 130 incarto AI).

 

                                  Con
rapporto finale del 14 agosto 2024 la consulente in integrazione ha chiuso il
caso, rilevando un ampio ventaglio di attività lavorative esigibili, non
ravvisando le condizioni per attuare provvedimenti professionali, osservando
come in concreto “non appaiono limitazioni tali da render problematica la
ricerca di un posto di lavoro adeguato nel mercato primario o secondario
tramite i classici canali di collocamento, circostanza che osta al
riconoscimento dell’aiuto al collocamento” e restando comunque a disposizione
per un sostegno al reinserimento nel circuito lavorativo (doc. 131 incarto AI).

 

                                  Con
decisione del 4 settembre 2024 (anch’essa in annullamento e sostituzione della
decisione del 23 agosto 2021) l’Ufficio AI ha confermato integralmente il preavviso
(doc. 134 incarto AI).

 

                          1.5.  L’assicurato,
sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha interposto tempestivo ricorso contro la
decisione del 4 settembre 2024, postulandone l’annullamento e che venga “attribuita
una rendita d’invalidità intera a far tempo dal 1. giugno 2020”, istando altresì
per l’ammissione all’assistenza giudiziaria con esenzione dagli anticipi, dalle
spese processuali e con il beneficio del gratuito patrocinio a far tempo dal 23
settembre 2021.

                                  Sotto
il profilo formale, contesta la decisione dell’Ufficio AI di non averlo posto
al beneficio del gratuito patrocinio per la procedura amministrativa “a far
tempo dall’inoltro del ricorso del 23 settembre 2021 al TCA”, ritenendone adempiuti
i presupposti.

                                  Dal
profilo materiale, contesta la valutazione medica in punto alla capacità
lavorativa accertata dai periti e dal medico SMR prevalendosi, tra l’altro, del
certificato medico del curante dr. Savi (psichiatra e psicoterapeuta) del 24
novembre 2023, della perizia privata del 2 ottobre 2024 della dr.ssa __________
(psichiatra e psicoterapeuta) e del decreto d’accusa del 2 ottobre 2024 emanato
nei suoi confronti per il reato di minaccia, a sostegno di un’inabilità
lavorativa completa ed in ogni attività a causa dell’affezione psichiatrica “presente
dall’adolescenza”.

                                  Contesta
anche la valutazione economica, e meglio il calcolo del grado d’invalidità e
l’analisi della reintegrabilità a fronte di limiti funzionali che, a mente sua,
permetterebbero solo attività in ambiente protetto.

                                  Chiede
infine “Audizione testimoniale della dr.ssa med. __________”.

 

                          1.6.  Con la
risposta di causa l’Ufficio AI ha comunicato di aver ricevuto due complementi
peritali (del 4 novembre e 2 dicembre 2024) dal __________ (docc. 8, 9, 18 e 19
incarto AI II), il secondo dei quali ha indotto il medico SMR a modificare il
suo precedente rapporto, accertando un’incapacità lavorativa del 50% (riduzione
del rendimento) in ogni attività dalla “Maggiore età” (docc. 20 e 21
incarto AI II). L’Ufficio AI ha inoltre comunicato che siccome all’entrata in
Svizzera (nel 2003, cfr. doc. 17 incarto AI II) l’assicurato era già portatore
del danno alla salute, i redditi conseguiti dalla maggiore età non possono
essere considerati quali redditi da valido, ragione per cui s’impone una nuova
valutazione economica.

                                  In
ragione di quanto precede, l’Ufficio AI ha proposto il rinvio degli atti “al
fine di espletare i necessari accertamenti economici indispensabili per la
valutazione del grado AI del ricorrente”.

 

                          1.7.  Con
osservazioni del 7 gennaio 2025 l’insorgente, pur aderendo di principio alla
proposta di rinvio formulata dall’amministrazione, ha chiesto al TCA di determinarsi
sulla valutazione medica e accertare se, come sostiene l’Ufficio AI, i limiti
funzionali rilevati siano conciliabili con una capacità lavorativa del 50% in
attività adeguata sul mercato del lavoro equilibrato, questione che a mente sua
può essere decisa sulla base degli atti all’inserto e che in caso di risposta
negativa renderebbe superfluo il rinvio degli atti all’amministrazione (X).

 

                          1.8.  Con
osservazioni del 14 gennaio 2025 l’Ufficio AI ha comunicato che “permane una
divergenza […] sulle componenti del disturbo di personalità di cui è
affetto quest’ultimo e l’influsso della malattia sulla sua capacità lavorativa;
controversia che appare importante definire prima della retrocessione degli
atti […]” (XII).

 

considerato                 in
diritto

 

                                  in
ordine

 

                          2.1.  La presente vertenza non pone questioni
giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la
difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque
decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2
LOG (cfr. pro multis STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, in particolare consid.
5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 9C_807/2014 del 9
settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8 settembre 2015).

 

 

                                  nel
merito

 

                          2.2.  Oggetto del contendere è sapere se a
ragione o meno l’Ufficio AI ha negato all’insorgente il diritto a prestazioni AI
dopo aver determinato un grado d’invalidità non pensionabile.

 

                                  Va anzitutto rilevato che il 1.
gennaio 2022, ossia prima dell’emanazione della decisione impugnata, è entrata
in vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI denominata “Ulteriore
sviluppo dell’AI” e che concerne (anche) il diritto alla rendita (cfr. RU 2021
705).

La cifra 9101 della Circolare
sull’invalidità e sulla rendita nell’assicurazione per l’invalidità (CIRAI)
(valida dal. 1. gennaio 2022, stato al 1. gennaio 2025) prevede che “Se la
decisione sulla prima concessione di una rendita è emanata dopo il 1° gennaio
2022, ma il diritto alla rendita è nato prima di questa data, sono applicabili
le disposizioni della LAI e dell’OAI nel tenore in vigore fino al 31 dicembre
2021”.

 

                                  La
cifra 1007 e seg. della Circolare concernente le disposizioni transitorie della
riforma Ulteriore sviluppo dell’AI sul sistema di rendite lineare (C DT US AI)
(valida dal 1. gennaio 2022, stato al1. gennaio 2025) prevedono che:

 

" 
[…] le rendite AI rette dal
diritto anteriore sono le rendite il cui diritto secondo l’articolo 29
capoversi 1 e 2 LAI è nato al più tardi il 31 dicembre 2021. Poiché il momento
dell’insorgenza dell’invalidità (art. 28 cpv. 1 e 1bis LAI) e quello della
nascita del diritto alla rendita non sono necessariamente identici (se la
richiesta è tardiva in base all’art. 29 cpv. 1 LAI), una rendita AI è retta dal
nuovo diritto, se il diritto alla medesima nasce il 1° gennaio 2022 o
successivamente, anche se l’invalidità è insorta prima di questa data. Le
rendite AI rette dal nuovo diritto sono pertanto le rendite il cui diritto è
nato il 1° gennaio 2022 o successivamente conformemente all’articolo 29
capoversi 1 e 2 LAI.

Per le
decisioni di rendita emanate a partire dal 1° gennaio 2022 valgono le regole
seguenti:

-       
in caso di insorgenza
dell’invalidità e inizio del diritto alla rendita al più tardi il 31 dicembre
2021:

- prima fissazione della
rendita → DR in vigore
fino al 31 dicembre 2021,

- modifica del grado
d’invalidità tra il 1° gennaio 2022 e il 31 dicembre 2031 → C
DT US AI;

-       
in caso di nascita del diritto
alla rendita secondo l’art. 29 cpv. 1 e 2 LAI il 1° gennaio 2022 o
successivamente:

- prima fissazione della
rendita → DR in vigore dal 1° gennaio 2022”.

 

                                  Secondo
le citate circolari, dunque, qualora contestualmente ad una prima fissazione di
rendita, l’asserita invalidità e l’eventuale diritto alla rendita sono insorti
al più tardi al 31 dicembre 2021, torna applicabile il diritto previgente, e
ciò anche se la decisione è stata resa successivamente.

                                  In
concreto le parti sono concordi sul fatto che l’incapacità lavorativa di lunga
durata è insorta (al più tardi) nel febbraio 2017 (cfr. supra consid. 1.2.,
1.4. e 1.5.). L’assicurato ha presentato la domanda di prestazioni a dicembre 2019
(cfr. supra consid. 1.1.), ragione per cui l’eventuale diritto alla rendita
sarebbe insorto prima della modifica legislativa, a prescindere dal fatto che
si tratti di una domanda tardiva (art. 29 cpv. 1 LAI) o meno (art. 28 cpv. 1
lett. b LAI).

 

                                  Visto quanto precede, ogni riferimento
alle norme di diritto materiale applicabili in concreto, salvo indicazione
contraria, va inteso nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2021.

 

                          2.3.  Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46).

                                  Per incapacità
al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un
danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro
ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale.
In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in
considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

                                  L'incapacità
al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o
parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che
entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o
psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle
misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.

 

                                  Secondo
l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

                                  La
nozione d’invalidità di cui all’art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di
carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

                                  L'art.
28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua
capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può
essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti
d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro
(art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole
interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al
40%.

                                  L'art.
28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                  Tuttavia,
il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui
l’assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all’art.
29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei
18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI). In virtù dell’art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare
l’invalidità di un assicurato che esercita un’attività lucrativa si applica
l’art. 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo
determinante per la valutazione dell’invalidità.

 

                                  Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264).

                                  Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 29, consid. 1, 104 V 135 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84
consid. 1b).

 

                                  Secondo
la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. regesto della DTF 129 V 222).

                                  Inoltre,
nel confronto dei redditi, secondo la giurisprudenza federale – di regola – non
si tiene conto di fattori estranei all’invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l’età
dell’assicurato (RCC 1989, pag. 325; DTF 107 V 17, consid. 2c confermata
dall'allora TFA [dal 1. gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio
2006, consid. 5; Scartazzini, op. cit., pag. 232).

                                  La
misura dell’attività ragionevolmente esigibile dipende, d’altra parte, dalla
situazione personale dell’assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell’assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. L’Alta Corte ha stabilito
che i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non fosse possibile,
devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 310 consid. 3a).

 

                          2.4.  Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il Tribunale federale ha stabilito che è decisivo al proposito che il
danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK
1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b;
Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).

                                  Nella
DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un
disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di
guadagno duratura (sul tema cfr. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 254-257).

                                  Nella
STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte,
dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da
dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base
dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli
elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                  Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto
(Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                  Nel
2015 il Tribunale federale ha modificato la sua prassi per l’accertamento del
diritto a una rendita AI in presenza di disturbi somatoformi senza cause
organiche oggettivabili (dolori somatoformi) e analoghe affezioni
psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato stampa del Tribunale federale del 17
giugno 2015). In questi casi la decisione sul diritto a una rendita AI deve
avvenire in una procedura probatoria strutturata. In tale ambito, occorre valutare
l'effettivo potenziale di rendimento raggiungibile dalla persona interessata,
considerando da un lato i fattori di carico esterno di diminuzione del
potenziale da un altro lato i fattori positivi di compensazione (risorse) in
una valutazione complessiva commisurata al caso singolo. Determinanti come
indicatori sono tra l'altro l'intensità della diagnosi e dei sintomi,
l'assunzione effettiva di una terapia, il decorso e l'esito di terapie come
anche gli sforzi per il reinserimento professionale, le patologie associate,
sviluppo e la struttura della personalità, il contesto sociale della persona
interessata e l'insorgenza delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti
della vita (lavoro e tempo libero). Come in precedenza la persona assicurata
sopporta l'onere della prova (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del
14 dicembre 2017).

                                  In due
sentenze del 30 novembre 2017, pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il TF
ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi persistenti
secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona
interessata siano da accertare alla luce di indicatori, deve trovare
applicazione per tutte le malattie psichiche.

                                  Ciò
significa, in particolare per depressioni lievi fino a medio-gravi, che il
precedente criterio della “resistenza alle terapie” come condizione
necessaria per la concessione di una rendita AI non vale più in maniera
assoluta (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).

 

                                  Nelle
succitate due sentenze in parola il TF è giunto alla conclusione che la
descritta procedura deve essere applicata all'esame di tutti i casi ove è
richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, ossia in particolare
anche nell'eventualità di depressione lieve fino a medio-grave. Le malattie
psichiche possono essere individuate e dimostrate in linea di principio
soltanto in maniera limitata con criteri oggettivi. Anche se una
classificazione medica è necessaria e secondo la scienza è presupposta una
diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile accontentarsi solo di questo.
Piuttosto è decisiva la questione delle ripercussioni funzionali di un
disturbo. Per la valutazione delle conseguenze di un’affezione psichica la
diagnosi non è più centrale.

                                  Nella
DTF 145 V 215 il TF ha infine stabilito che anche le sindromi da dipendenza
primaria, come tutte le malattie psichiche, devono essere sottoposte, in linea
di principio, a una procedura probatoria strutturata secondo la DTF 141 V 281.

 

                                  Il
Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409 e
143 V 418 anche nelle STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 al consid. 3.3.1 e
3.3.2, STF 8C_6/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 4.1, 4.2 e 4.3, STF
8C_309/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 3.2 e STF 9C_77/2018 dell'8 agosto
2018 al consid. 2.2 (STCA 32.2018.12 del 28 gennaio 2019, consid. 2.5).

 

                                  Nella
STF 8C_104/2024 del 22 ottobre 2024 l’Alta Corte ha modificato la prassi
vigente per l’accertamento del diritto a una rendita AI in presenza di obesità
(forte sovrappeso). Secondo la vecchia giurisprudenza – basata sul
convincimento che l’obesità potesse essere superata con la sola forza di
volontà – il diritto ad una rendita d’invalidità era di principio escluso se
l’obesità era trattabile, a meno che l’obesità fosse causa di seri danni alla
salute o se insorgeva quale loro conseguenza. Con la recente pronunzia il TF ha
rilevato che non vi è alcun motivo per considerare l’obesità in modo diverso
dalle altre affezioni e che il solo fatto che essa possa in linea di principio
essere trattata non esclude il diritto ad una rendita. Conseguentemente, la
Massima Istanza ha sancito che anche l’accertamento del diritto ad una rendita
in caso di obesità va effettuato tenuto conto del singolo caso e nel quadro di
una procedura probatoria strutturata che determini in che misura l’affezione
influisce sulla capacità lavorativa dell’assicurato, fermo restando l’obbligo
di quest’ultimo di ridurre il danno (cfr. comunicato stampa del Tribunale
federale del 21 novembre 2024).

 

                          2.5.  Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4., pag. 261; 115 V 133 consid. 2., pag. 134; 114 V 310 consid. 3c, pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

                                  Quanto alla valenza probante di
un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati
oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato
approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del
contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160
consid. 1c in fine con rinvii).

                                  Le perizie affidate dagli organi
dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a
medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008).

                                  Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                  Circa il ruolo del medico SMR, va
rammentato che per l’art. 54a LAI i servizi medici regionali sono a
disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto
alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell’assicurato – determinante
per l’AI secondo l’art. 6 LPGA – di esercitare un’attività lucrativa o di
svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono
indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli
casi.

                                  Scopo e senso del disposto come pure
dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a
propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla
rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze
medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale
della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione
di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle
indicazioni del SMR, l’UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente
pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. STF 9C_9/2010 del 29 settembre
2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag.
174, con riferimenti).

 

                                  Se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008). In effetti, nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità
e sulla concludenza dei pareri medici interni dell’assicurazione, non è
possibile fondarsi su tali rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015,
consid. 4.3. con riferimenti, in particolare, alla DTF 139 V 225 e alla 135 V
465).

                                  Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a) cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a) cc) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29
settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

                                  Va
ancora evidenziato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT 2003-II pagg. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono
citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la
 DTF 127 V 294).

                                  In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS/RSAS 1999 pagg. 105 segg.), in
ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                  Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                  Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STF I 683/03 del 12 marzo 2004
pubblicata in DTF 130 V 352).

                          2.6.  Nella fattispecie in disamina, questo Giudice
non ravvisa alcun motivo che osti al procedere proposto dall’insorgente con le
osservazioni del 7 gennaio 2025 e condiviso dall’amministrazione con lo scritto
del 14 gennaio 2025, pur con la seguente precisazione.

 

                                  La
censura dell’insorgente secondo cui le limitazioni funzionali rilevate dalla
dr.ssa __________ siano “a tal punto straordinarie da rientrare nel novero
delle attività protette” (X, pag. 3) e quindi che non vi siano sul mercato
equilibrato del lavoro attività adeguate ai limiti descritti, pertiene alla
valutazione economica (cfr. supra consid. 2.5.). Siccome le parti convengono,
ancorché per diversi motivi (cfr. supra consid. 1.6.), sul fatto che la
valutazione economica necessiti un complemento istruttorio, non occorre
(ancora) chinarsi su tale aspetto che sarà, se del caso, approfondito
dall’amministrazione per il tramite della consulente in integrazione alla luce
delle censure sollevate dall’avv. RA 1 (I, p.ti 29.-36.) e dalla dr.ssa __________
(I, allegato B).

 

                                  Pertanto,
la disamina va limitata alla questione a sapere se la capacità lavorativa
residua del 50% in attività adeguata accertata dai periti esterni indipendenti
vada confermata o se, come sostenuto dall’insorgente, egli è inabile al lavoro
in misura completa ed in ogni attività.

 

                          2.7.  In
concreto, ricevuta la domanda di prestazioni del 17 dicembre 2019, al fine di
accertare lo stato valetudinario dell’assicurato l’Ufficio AI ha fatto esperire
una perizia monodisciplinare in ambito psichiatrico, le cui conclusioni sono
state fatte proprie dal medico SMR (cfr. supra consid. 1.1. e seg.).
Successivamente è stata esperita anche una perizia pluridisciplinare, in ambito
internistico, psichiatrico, reumatologico, neurologico e neuropsicologico,
confluita nel rapporto peritale dell’8 settembre 2023, anch’esso fatto proprio
dal medico SMR (cfr. supra consid. 1.3.). Con la risposta di causa
l’amministrazione ha comunicato, tra l’altro, di aver ricevuto due complementi
peritali, del 5 novembre e 3 dicembre, dalla dr.ssa __________ ed un nuovo
rapporto finale del medico SMR (cfr. supra consid. 1.6.).

 

                                  Il
ricorrente contesta la valutazione medica posta alla base della decisione
impugnata, sostenendo che, contrariamente a quanto concluso dai periti e dal
medico SMR, egli presenti un’incapacità lavorativa del 100% in ogni attività fin
dall’adolescenza.

 

                                  Questo
Giudice, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emanazione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli
atti, non ravvisa alcun motivo per metterne in dubbio le conclusioni.

 

                       2.7.1.  Il
ricorrente sostiene di essere inabile al lavoro in misura completa ed in ogni
attività a far tempo dall’adolescenza, prevalendosi del certificato del 24
novembre 2023 del curante psichiatra dr. __________ (doc. 126, pag. 802 e seg.
incarto AI; cfr. infra consid. 2.7.1.1.) e della perizia privata del 2 ottobre
2024 esperita dalla dr.ssa Odone (I, allegato B; cfr. infra consid. 2.7.1.2.).
Refertazioni, queste, che a mente sua sono preferibili alle conclusioni a cui
sono addivenuti i periti esterni indipendenti, dr. __________ e dr.ssa __________.

 

                    2.7.1.1.  Va innanzitutto rilevato che secondo la
giurisprudenza federale in materia di assicurazioni sociali, non è importante
la diagnosi o l'insorgere dell'evento (malattia o infortunio; cfr. DTF 142 III
671, consid. 3.7.3. e 3.8.) ma le sue conseguenze sulla capacità lavorativa (in
argomento cfr. STF 9C_49/2012 del 12 luglio 2012 consid. 6 con riferimenti;
cfr. anche STF 8C_508/2022 del 24 gennaio 2023) e che non spetta alla
giurisdizione delle assicurazioni sociali decidere su divergenze mediche
scientifiche ma unicamente di stabilire nel caso concreto il diritto alle
prestazioni secondo le circostanze e tenuto conto delle opinioni mediche (STF
8C_874/2011 del 20 gennaio 2012 consid. 5.2 e rinvio alla DTF 134 V 231 consid.
5.3.; STCA 32.2017.24 del 28 agosto 2016 consid. 2.7.2.; STCA 32.2018.123 del 6
giugno 2019 consid. 2.8.; STCA 32.2019.24 del 28 gennaio 2020 consid. 2.4.) e
STCA 32.2019.47 del 24 febbraio 2020 consid. 2.8.).

 

                                  Il certificato
del dr. __________ presenta il seguente tenore (sottolineature del redattore):

 

" 
Egregio Signor Avvocato RA 1, su
richiesta del mio paziente le inoltro un mio rapporto ai fini
dell’intercorrente procedura inerente alla richiesta di una rendita di
invalidità. In data 18.08.2022 avevo inviato un ulteriore rapporto all’Ufficio
AI, Bellinzona. La presa a carico del Signor RI 1 è continuata a tutt’oggi;
egli sembra un poco più conscio del proprio disagio, per cui egli stesso tende
ad autoisolarsi per non incorrere nel rischio di un passaggio all’atto verso
terzi. Il quadro psicopatologico è rimasto invariato, caratterizzato da
una pervasiva onnipotenza narcisistica. Sussiste sempre un costante importante
eretismo con irritabilità e rischio di passaggio all’atto alla minima
contrarietà. Completa intolleranza allo stress, soprattutto conseguente
alle interazioni sociali. Completa dipendenza per le questioni
economico-amministrative dalla convivente __________; egli ha recentemente
avuto un figlio dalla convivente __________. Dal profilo psicodiagnostico
riconfermo:

ICD-10, F60.30 Disturbo di personalità emotivamente
instabile, tipo compulsivo.

ICD-10, F60.2 Disturbo di personalità antisociale.

Il paziente si presente puntualmente agli appuntamenti.
L’obiettivo terapeutico è costituito innanzitutto da un monitoraggio delle sue
condizioni psichiche, con l’intento di contenere possibili situazioni
esplosive. Ritenendola senza efficacia, egli ha invece sistematicamente interrotto
la medicazione psicoattiva instaurata con l’intento di attenuare gli
aspetti impulsivi (Tegretol rispettivamente Seroquel, Zyprexa, Abilify e da
ultimo Rexulti). Al momento egli assume Valium 5 mg per la correzione della
funzione ipnotica. In considerazione delle sue condizioni psichiche, in
particolare per i gravi aspetti antisociali, valuto il paziente completamente
inabile al lavoro, per qualsiasi attività adeguata alle sue competenze. Il
paziente mi comunica che ripetutamente egli ha problemi di interazione sociale
con passaggi all’atto in senso eteroclastico. La prognosi è schiettamente e
definitivamente negativa. Trattasi di un grave caso clinico. […].”

 

                                  La
dr.ssa __________, chiamata a determinarsi circa il rapporto del curante, si è
così espressa (doc. 129, pag. 813 e seg. incarto AI, sottolineature del
redattore):

 

" […] La
nuova documentazione medica prodotta successivamente alla mia perizia non
apporta ulteriori nuovi elementi diagnostici: il curante, infatti, afferma
che il quadro clinico è rimasto invariato, quindi non vi sono state
variazioni rispetto alla mia precedente valutazione peritale. Le
limitazioni fatte valere dal curante sul piano relazionale sono state
considerate nella valutazione peritale secondo lo schema mini ICF e sono
state tenute in considerazione nella descrizione dei requisiti per un’attività
adeguata. Il curante si esprime per un quadro grave, ma di fatto come
descritto in perizia i suoi comportamenti (dichiarati) non hanno mai necessitato
di interventi di contenimento (ricoveri in ambito ospedaliero, né vi è in atto
una cura farmacologica nemmeno con provvedimenti coattivi). Il quadro
clinico non appare quindi così grave in quanto non vi è stata una perdita
completa rispetto alle sue competenze e all’ambiente dove mantiene delle
relazioni, lui stesso aveva cercato di costruire un centro ricreativo per i
suoi figli e per quelli degli amici, evidenziando quindi degli aspetti
relazionali ancora presenti (progetto naufragato per motivo non correlati allo
stato di salute), è in grado di mettere in atto comportamenti di evitamento da
situazioni che lo mettono a rischio. La documentazione medica quindi non
modifica la mia valutazione peritale.

Per quanto riguarda le censure dell’avvocato [osservazioni
del 30 novembre 2023, doc. 126 incarto AI, n.d.r.], preciso che il test SIMS
è una intervista strutturata che valuta l’amplificazione/simulazione di
disturbi psichici, basandosi su 5 scale che analizzano sintomi psicotici
inusuali o bizzarri non presenti in pazienti psichiatrici, sintomi neurologici
illogici o decisamente atipici, disturbi di memoria inconsistenti con il
pattern di danno o disfunzione cerebrale riscontrati, l’invenzione e/o
esagerazione di deficit intellettivi attraverso prestazioni deficitarie in item
di semplice conoscenza generale, sintomi atipici di depressione e ansia.
L’assicurato ha ottenuto un punteggio di 22, quindi un punteggio solo
leggermente superiore al cut-off (=> 14-16), insufficiente per dichiarare
che vi è stata auna simulazione in tali aree. Aggiungo che tale test non
contempla scale di valutazione rispetto alla simulazione di comportamenti
aggressivi […]. I sintomi descritti e oggettivati sono plausibili con la
diagnosi di un disturbo di personalità sebbene essi non appaiono così gravi da
avere perturbato in maniera importante il contesto socio-culturale in cui
egli vive. In conclusione, non trovo, dalla nuova documentazione, elementi
che mi portino a discostare rispetto alla mia valutazione peritale e sulla capacità
lavorativa che quindi riconfermo.”

 

                                  Si
rileva che il curante non si è mai confrontato con le conclusioni (peritali) della
dr.ssa __________, limitandosi ad esprimere una propria valutazione “a
compartimento stagno”. Inoltre, il rapporto del curante attesta una situazione
clinica invariata rispetto a quella descritta nel rapporto del 18 agosto 2022
(doc. 95 pagg. 450-453 incarto AI), quest’ultimo essendo già stato considerato
dalla dr.ssa __________ in sede peritale (doc. 119 pag. 574 incarto AI). L’esperta
esterna indipendente ha accertato un quadro diagnostico sostanzialmente
sovrapponibile a quello formulato dal dr. Savi (cfr. supra consid. 1.3.), avendo
già considerato i limiti funzionali descritti dal curante (vedasi a titolo
esemplificativo doc. 119, pag. 591 incarto AI), giudicandoli tuttavia meno limitanti
per rapporto alla capacità lavorativa (residua). La blanda farmacoterapia (con
scarsa compliance stando a quanto asserito dallo stesso curante), la mancanza
di degenze presso istituti di cura e tantomeno di ricoveri coatti, assurgono ad
(ulteriori) elementi a supporto delle conclusioni peritali. Va peraltro
sottolineato che, di principio, in caso di lite non ci si può fondare sulla
posizione del medico curante, ancorché specialista (cfr. supra consid. 2.5.).

 

                    2.7.1.2.  Per quanto
concerne la perizia della dr.ssa __________, che ha visitato l’assicurato due
volte per complessive tre ore coinvolgendo la di lui compagna e ha visionato
l’intera documentazione relativa alla domanda di prestazioni AI (inclusi i
rapporti della dr.ssa __________ e del dr. __________), vale quanto segue.

 

                                  Svolta
l’anamnesi, accertata la situazione lavorativa (pregressa e attuale) e
familiare con le relative criticità, la dr.ssa __________ ha fatto il punto
della situazione valetudinaria, concordando con il dr. __________ e la dr.ssa __________
circa la diagnosi di base, ossia un disturbo di personalità misto (ICD-10 F61),
differendo tuttavia sulle componenti prevalenti (sottolineature del redattore):

 

" 
[…] le componenti prevalenti non
sono […] quella emotiva impulsiva e quella antisociale ma, come in parte
confermato anche dal test, quella paranoide/schizoide e quella narcisistica.
Il pensiero e gli atteggiamenti […] sono permeati dalla diffidenza e dall’idea
che gli altri […] funzionino seguendo regole contrarie ai suoi principi […]. […]
incapace di vere relazioni affettive, si descrive come disinteressato ai
rapporti con gli altri, se non per difenderli da presunte o reali ingiustizie
[…] sempre tramite la violenza […] come l’unico mezzo di difesa possibile. Teme
la debolezza e la fragilità […]. Si dichiara sfiduciato nei confronti della
possibilità di ricevere qualunque tipo di aiuto, mostra una sensibilità
eccessiva ai contrattempi e alle frustrazioni, porta rancore […], si mostra
sospettoso, focalizzato sulla necessità di difendere i diritti personali, in
modo però vago e allusivo […]. […] scarsa capacità di provare piacere […], […] freddezza
emozionale ad eccezione della rabbia, la tendenza a svolgere attività
solitarie, la mancanza di relazioni intime (disturbo schizoide). […].
Cruciali sono inoltre gli aspetti narcisistici, soprattutto perché
portano il paziente a descrivere in modo grandioso certi aspetti di sé, in
particolare quelli legati al funzionamento, e a sovrastimarli. […] il paziente
[…] non mente quanto enuncia le proprie qualità ed esperienze […]. […] crede
realmente ad una costruzione della realtà che però non sempre coincide con la
realtà stessa. […] il paziente non può essere considerato attendibile nel
valutare il proprio funzionamento e le proprie risorse. Basti pensare che
definisce le compagne […] dipendenti da lui, mentre è […] evidente che lui
risulta […] dipendente da loro […]. […] ritengo utile riflettere sul disturbo
di personalità presentato dal paziente […] anche in termini di livello di
funzionamento, come suggerito dal Modello alternativo del DSM-5 per i
disturbi di personalità. […] Ne emerge […] una grave compromissione del
funzionamento globale, come dimostrato tra l’altro dalla storia di vita,
durante la quale nonostante risorse cognitive potenzialmente integre il
paziente non è riuscito a portare a termina un progetto lavorativo ed ha
mostrato carenze e difficoltà anche a livello affettivo, vivendo in un assetto
caotico e disorganizzato, non privo di aggressività […].

Incapacità lavorativa 100% in qualsiasi attività lavorativa

A tal proposito, mi permetto di evidenziare che i
colleghi hanno certificato una capacità lavorativa parziale, specificando che
il paziente potrebbe lavorare in un particolare ambiente […]. […] non posso
che concordare con queste definizioni di un ambiente in cui il paziente
potrebbe svolgere qualche attività, ma quello descritto non è […] un
ambiente lavorativo, quanto piuttosto un ambiente di attività protetta […].

Prognosi sulla capacità lavorativa

Considerata la gravità e la cronicità del disturbo, la
prognosi sulla capacità lavorativa è […] sfavorevole. […].

Limitazioni funzionali determinate dallo stato clinico

[…] limitazione della capacità lavorativa legata a
diversi aspetti.

Rispetto alle regole: grado di disabilità moderato-grave: […] segue solo le regole che
corrispondono ad un suo modello interno, rigido e non modulabile. Non è in
grado di comprendere la prospettiva altrui e […] non è disposto a sottostare a
nessuna richiesta o indicazione che non lo trovi d’accordo. […] questo limita
qualunque tipo di attività che non preveda un grado di autonomia pressoché
completo, impensabile nel mondo del lavoro, o accompagnata da operatori che
fungano da mediatori con competenze terapeutiche specifiche e con la
possibilità di abbandonare un compito che non risponda a queste
caratteristiche.

Organizzazione dei compiti: grado di disabilità moderato-grave: […] è in grado di
organizzare solo le attività che lui predilige e anche in quel caso solo
secondo le sue esigenze. […] i progetti personali sono spesso poco concreti e
non sottoponibili a verifica. […] In un’attività professionale necessiterebbe
di qualcuno che lo guidi, senza però prevaricarlo, con competenze anche in
questo caso terapeutiche.

Flessibilità:
grado di disabilità grave: […] non ha risorse per adattarsi alle richieste
dell’ambiente, non è quindi in grado di gestire stress, nemmeno minimi, se non
mettendosi a rischio di agiti anche pericolosi.

Competenze:
grado di disabilità moderato. Verosimilmente l’intelligenza è nella norma, ma
la scolarità è molto bassa e, nonostante il paziente descriva prestazioni
elevate […] da autodidatta, queste non sono mai state verificate. […] presenta
evidenti deficit di memoria […]. I test neuropsicologici mettono in evidenza
[…] una lieve ipofunzionalità attentivo-esecutiva con elementi di scarso
monitoraggio e problem solving, riduzione della flessibilità ed un’accentuata
distraibilità.

Giudizio:
grado di disabilità moderato-grave (a seconda delle condizioni): […] è in grado
di valutare in modo sufficientemente adeguato situazioni semplici, che non
implichino […] giudizi relativi a stile di vita, morale, o che vengano
percepiti come minaccia o lesione della propria persona e individualità; […]
non è in grado di riflettere su quello che pensano gli altri, mettere in discussione
il proprio pensiero, cambiare idea, tutti aspetti che rendono difficile
qualsiasi interazione in qualunque ambiente professionale.

Persistenza:
grado di disabilità moderato: […] non gli è possibile adattarsi a ritmi imposti
da altri, per cui difficilmente potrebbe adattarsi ai ritmi di un lavoro per
quanto flessibili.

Assertività:
grado di disabilità grave: la modalità che […] utilizza per far valere i suoi
diritti passa attraverso gli agiti aggressivi, di cui egli non solo non si
pente, ma che addirittura […] considera un modo adeguato ed efficace per
gestire i conflitti. Questo lo rende evidentemente inadeguato all’interazione
con altre persone in un contesto lavorativo, cosa che […] egli almeno in parte
comprende ritirandosi.

Contatto con gli altri: grado di disabilità grave. […] Il paziente non
possiede le risorse per gestire rapporti al di fuori della cerchia familiare se
non gestiti da figure terapeutiche.

Integrazione nel gruppo: grado di disabilità grave: i limiti sovraesposti
tendono ad essere accentuati dalle dinamiche di gruppo, che quindi vanno
evitate.

Relazioni intime:
grado di disabilità grave. […] egli non sembra in grado di raggiungere una vera
intimità, il clima familiare viene descritto come spesso teso e caotico e le
frequentazioni sono frammentarie e non sempre caratterizzate da armonia.

Attività spontanee: grado di disabilità lieve-moderato: […] è possibile che l’immagine di
uomo attivo che il paziente si è costruito non corrisponda perfettamente alla
realtà.

Cura di sé:
grado di disabilità assente.

Mobilità:
grado di disabilità moderato: non guida in zone trafficate, non frequenta
luoghi affollati perché disturbato dalla gente, evita qualunque situazione
sociale.

Da questa descrizione mi sembra evidente che le
limitazioni […] conseguenti al grave disturbo psichico sono incompatibili
con qualsiasi attività lavorativa; […] il disturbo è presente
dall’adolescenza, quindi il danno alla salute è presente da allora ed ha sempre
influenzato la capacità lavorativa. Il percorso lavorativo […] testimoniano
l’estrema difficoltà del paziente; il fatto che per brevi periodi abbia
lavorato è probabilmente legato al fatto che per breve tempo è riuscito […] a
contenere alcuni aspetti del disturbo, ma i fallimenti dimostrano la presenza dei
deficit. […] Il paziente non presenta risorse per l’integrazione; potrebbe
beneficiare all’interno del progetto terapeutico di un lavoro protetto per
sfruttare la capacità residue ai fini di migliorare il benessere personale e la
qualità di vita.”

 

                                  Sulla
scorta della perizia di parte, oltre ad evidenziare l’asserita inconciliabilità
di una professione sul mercato equilibrato del lavoro con i limiti funzionali
rilevati (I, p.ti 7.-15.), il (patrocinatore del) ricorrente mal comprende come
“A mente della perita __________, l’assicurato potrebbe essere presente 8
ore al giorno in un contesto adeguato, tuttavia con una riduzione del
rendimento del 50% poiché “le limitazioni presenti lo rendono meno caricabile e
resiliente anche in un contesto lavorativo rispettoso dei suoi limiti”” (I,
p.ti 16.-18.), rimproverando alla dr.ssa __________ di non aver adeguatamente
motivato tale accertamento.

 

                                  In
merito a quanto precede, con complemento peritale del 4 novembre 2024 la dr.ssa
__________ ha così preso posizione (sottolineature del redattore):

 

" […]
ho preso visione […] del rapporto […] della Dr.ssa […] __________ […] del 2
ottobre 2024 […] oltre che il ricorso dell’avv. RA 1 […].

La Dr.ssa […] __________ […] si orienta verso la
diagnosi di un disturbo misto di personalità (F61), ritenendo che le componenti
principali siano quelle paranoide/schizoide e narcisistica a differenza della
mia valutazione nella quale ponevo l’accento sugli aspetti antisociali ed
emotivamente instabili, tipo compulsivo.

[segue disamina dei criteri e delle caratteristiche del
disturbo paranoide di personalità, del disturbo di personalità schizoide, del
disturbo narcisistico e del disturbo antisociale, n.d.r.].

[…] alcuni criteri del disturbo antisociale sono
sovrapponibili a quelli di un disturbo di personalità paranoide, schizoide e
narcisistico (ad esempio la ridotta capacità a tollerare le frustrazioni, i
rapporti interpersonali disfunzionali); […] ritengo che il disturbo
antisociale rispecchi maggiormente le caratteristiche personologiche dell’A.
in quanto egli non presenta le caratteristiche essenziali del disturbo
paranoide di personalità, ossia la sospettosità pervasiva e l’ostilità. Ad
esempio, se ci basiamo sui dati oggettivi, come le stesse osservazioni
[…] della Dr.ssa med __________ e non solo sulle informazioni riportate
dall’A., si può ben notare che nello status descritto dalla Dr.ssa […] (ma
anche in quello da me rilevato) vi è l’assenza di una relazione perturbata
con l’altro in senso paranoide: infatti egli era parso adeguato nella
relazione e nel complesso collaborante, l’espressione era tranquilla, non viene
minimamente accennata la presenza di sospettosità e diffidenza nonostante le
visite effettuate non fossero state da lui richieste e di cui lui non ne capiva
le motivazioni. L’assenza […] oggettiva di una relazione interpersonale
perturbata da tali aspetti mi fa discostare dal ritenere il disturbo paranoide
di personalità preponderante nel caso in esame. Non ho rilevato la presenza
di elementi schizoidi: il ritiro segnalato dall’A. è usato […] come […]
“difesa” rispetto a situazioni per lui rischiose a generare situazioni di
conflitto e non tanto per una assenza di capacità di provare piacere nelle
attività o nelle relazioni interpersonali (ad esempio i suoi progetti iniziati
negli ultimi anni […] presupponevano un contatto interpersonale significativo
come può essere quello di un centro di aggregazione o venditore ambulante di
panini). […] sono giunta alla conclusione di un disturbo misto
impulsivo-antisociale. Tale diagnosi si fonda sulla presenza sin
dall’infanzia-adolescenza, come riferito dall’A., di un’incapacità a
tollerare le frustrazioni con agiti aggressivi, sia verbali che fisici nei
confronti di terzi qualora fosse messo di fronte a frustrazioni (accuse,
critiche, ingiustizie, sia verso sé che verso altri). […] aveva riferito […] di
una paura di perdere il controllo, di cui appariva consapevole, che
l’hanno portato ad atteggiamenti di evitamento. Agiti aggressivi non si sono
accompagnati a condanne o a iter processuali o a detenzione. Con gli
anni la marcata tendenza ad agire in maniera imprevedibile senza considerare le
conseguenze sembrava essersi attenuata. Dall’anamnesi si evinceva la presenza
di un comportamento rissoso con conflitto nei confronti degli altri, una
tendenza ad eccessi di violenza, difficoltà a continuare un’attività
che non offrisse una gratificazione immediata, a questo si associavano che
dei tratti antisociali con negligenza delle norme, scarsa empatia nei
confronti […] degli altri, incapacità di provare sentimenti di colpa, tendenza
alla manipolazione, tendenza ad accusare gli altri di comportamenti che erano
poi fonte dei suoi atteggiamenti impulsivi. La valutazione di una personalità
di tipo borderline emergeva anche dalla valutazione testistica. La capacità
lavorativa secondo la Dr.ssa […] __________ deve essere considerata
nulla per qualsiasi attività lavorativa, pur concordando sulle limitazioni da
me espresse e anche su quelle del Dr. […] __________. Considera
possibile solo un’attività in un ambiente protetto. [Nel, n.d.r.] rapporto
della consulente in integrazione […] vengono riportate come possibili
attività in un mercato del lavoro in equilibrio quelle di
custode/portinaio, addetto alle pulizie, lavoro di archiviazione e
amministrativi semplici; esse appaiono rispettose dei limiti funzionali
psichiatrici evidenziati in corso della mia perizia. Pertanto, vi sono ancora
risorse spendibili nel mercato del lavoro. A riguardo delle osservazioni
dell’avv. RA 1 rispetto alla valutazione di una capacità lavorativa del
50%, le limitazioni funzionali descritte secondo lo schema mini-ICF in
particolare la ridotta flessibilità ed assertività, le difficoltà di contatto
con gli altri necessitano di pause di maggiore durata e di tempi maggiori
nello svolgimento dei suoi compiti rendendolo meno caricabile e resiliente.
Il quadro clinico osservato dalla Dr.ssa […] __________ è sovrapponibile
a quello descritto nel mio elaborato peritale ad eccezione di una certa
quota d’ansia presente; la stessa specialista definisce il quadro come cronico;
non vi sono quindi elementi che mi portino a considerare un peggioramento
[…] rispetto alla mia precedente valutazione. Noto […] una differenza rispetto
alla terapia medicamentosa […] ora meno importante; infatti
attualmente è a beneficio di Valium 10 mg (somministrazione solo serale) mentre
al momento delle mie visite il trattamento prescritto era più articolato e
consisteva non solo in un ansiolitico serale ma in una terapia diurna a base di
antipsicotico e antiepilettico con effetto sul quadro umorale e
comportamentale.

In ultimo, il decreto di accusa prodotto
dall’avv. RA 1 è posteriore alla mia valutazione e così anche i fatti in esso
contenuti. L’avv. RA 1 sostiene che il numero ridotto di condanne e […] di
passaggi all’atto, è spiegabile con il fatto che l’A. ha imparato ad evitare
situazioni potenzialmente esplosive come del resto avevo riportato in perizia;
tale aspetto è un ulteriore elemento che evidenzia capacità di adattamento
disponibili. In conclusione, non trovo, dalla nuova documentazione,
elementi che mi portino a discostare rispetto alla mia valutazione peritale e
sulla capacità lavorativa che quindi riconfermo.”

 

                                  Con
ulteriore complemento peritale del 2 dicembre 2024, la dr.ssa __________ ha
comunicato che la documentazione agli atti non le permetteva di stabilire con
maggior precisione il momento dell’insorgenza del disturbo psichiatrico ed il
suo influsso nel tempo sulla capacità lavorativa, osservando circa il decreto
d’accusa del 2 ottobre 2024 quanto segue (sottolineature del redattore): 

 

" 
[…] Il documento […] non
modifica la diagnosi posta in perizia ma la riconferma il fatto
contestatogli, infatti, rientra nel pattern comportamentale di un disturbo di
personalità antisociale. Come scritto in perizia, la diagnosi di un
disturbo misto impulsivo-antisociale di personalità si fonda sulla presenza sin
dall’infanzia-adolescenza, come riferito dall’assicurato, di un’incapacità a
tollerare le frustrazioni con agiti aggressivi, sia verbali che fisici […].
L’avere acquisito maggiore consapevolezza rispetto alla paura di perdere
il controllo, l’ha portato ad atteggiamenti di evitamento. Nel caso
specifico vi è una minaccia (= agito aggressivo, verbale), presumo a seguito di
una situazione di frustrazione (“… ti faccio vedere io cosa vuol dire uomini di
parola…”) senza passaggio all’atto (= evitamento).”

 

                                  Il dr.
__________, avendo già avallato il complemento peritale del 4 novembre 2024
(doc. 7 incarto AI II), con annotazione del 5 dicembre 2024 (doc. 21 incarto AI
II) si è così espresso sul complemento peritale del 2 dicembre 2024
(sottolineature del redattore):

 

" 
Ho preso visione del complemento
peritale […] La Dr.ssa __________ scrive che non è possibile stabilire con
maggiore precisione la data di insorgenza del disturbo psichiatrico […].
[…] per porre diagnosi di disturbo di personalità secondo ICD 10 si devono
rilevare condizioni e modalità di comportamento […] che emergono precocemente
nel corso dello sviluppo e rappresentano deviazioni significative dal modo in
cui l’individuo medio di una data cultura percepisce, pensa, sente e si pone in
relazione con gli altri. Propriamente […] sono condizioni evolutive che
compaiono nella tarda infanzia o nell’adolescenza e si prolungano nell’età
adulta ovvero dalla maggiore età. Nel caso specifico, l’assicurato presenta
un curriculum […] discontinuo […], il che rende verosimile una modalità
pervasiva e persistente di comportamento marcatamente deviante dal complesso
dalla gamma di comportamenti culturalmente attesi ed accettati, la cosiddetta
norma, con influsso in tutti gli aspetti funzionali a livello cognitivo,
affettivo, di controllo degli impulsi, modalità di porsi in relazione con gli altri,
tutti aspetti fondamentali e necessari nell’intraprendere e mantenere qualsiasi
esperienza lavorativa. Ne consegue, nel caso specifico – constatato che
l’assicurato al momento dell’arrivo in Svizzera presenta un curriculum lavorativo
oltremodo discontinuo rispettivamente anche il curriculum scolastico è
irregolare con aspetti ampiamente divergenti dai comportamenti di “norma”
attesi ed accettati, ad esempio la scrittura appresa tramite il correttore del
telefono, le lingue imparate solo attraverso la televisione, vanta importanti
nozioni informatiche ma non gli piace la corrente elettrica […] – che è
verosimile che l’assicurato al momento dell’arrivo in Svizzera nel 2003 fosse
portatore di un disturbo di personalità invalidante che ha condizionato il suo
percorso lavorativo. Per quanto concerne l’approfondimento richiesto
relativo al decreto d’accusa, avallo quanto redatto dai periti __________,
Dr.ssa __________ e Dr.ssa __________.”

 

                                  Il
medico SMR ha di conseguenza sostituito il precedente rapporto con quello del 5
dicembre 2024 (doc. 20 incarto AI II), accertando un’incapacità lavorativa del
50% in ogni attività a far tempo dalla “maggiore età”, osservando circa
l’attività abituale che “non è definibile un’attività abituale con
differenti limitazioni rispetto ad un’attività adeguata medico-teorica”.

 

                                  Ora,
si rileva che il quadro diagnostico descritto ed i limiti funzionali rilevati
dalla dr.ssa __________ e dalla dr.ssa __________ sono sostanzialmente
sovrapponibili, come del resto rilevato da entrambe le specialiste. Tali
aspetti, di natura medica, non sono di principio centrali, mentre determinanti
sono le ripercussioni funzionali dell’affezione psichiatrica (cfr. supra
consid. 2.4. e 2.7.1.1. in initio). A questo proposito, i pareri delle
specialiste divergono: la dr.ssa __________ ritiene che in attività adeguata ai
limiti funzionali l’assicurato potrebbe mettere a frutto una capacità
lavorativa del 50%, mentre la dr.ssa __________ ritiene che i limiti funzionali
rilevati permettano unicamente un’attività in un ambiente di lavoro protetto,
escludendo qualsivoglia attività professionale sul mercato equilibrato del
lavoro. Trattasi quindi di una diversa valutazione del medesimo quadro clinico.

 

                                  Ora,
la dr.ssa __________, dopo aver fatto il punto della situazione iniziale e
degli aspetti formali (doc. 119, pagg. 565-567 incarto AI), riportato le fonti
impiegate (doc. 119, pagg. 568-578 incarto AI), svolta l’anamnesi (doc. 119,
pagg. 578-587 incarto AI), reso il reperto includendo gli esami di laboratorio
e quelli psicologici (doc. 119, pagg. 587-589 incarto AI) ed effettuata la
valutazione medico-assicurativa (doc. 119, pagg. 590-594 incarto AI) ha
accertato un’incapacità lavorativa del 100% in attività attuale e del 50% in
attività adeguata, descrivendone l’evoluzione come “continua dalla
precedente perizia del Dr. med __________”. La perizia della dr.ssa __________
risulta dunque rispettosa degli indicatori sanciti dalla giurisprudenza (cfr.
supra consid. 2.4.)

 

                                  Con i
due complementi peritali del 4 novembre e 2 dicembre 2024 la specialista
esterna indipendente si è confrontata attivamente su ogni criticità evidenziata
dalla collega, sulle censure dell’avv. RA 1 afferenti alla valutazione medica e
sul decreto d’accusa, confermando integralmente le proprie conclusioni,
rilevando inoltre una terapia farmacologica attualmente più blanda rispetto a
quella precedente. Ella non ha lasciato nulla al caso, determinandosi su ogni
aspetto pertinente (anamnesi, attività professionale, diagnosi, limiti
funzionali, capacità lavorativa), evidenziando le criticità presenti nel
rapporto della collega (a titolo esemplificativo la farmacoterapia più blanda,
l’atteggiamento collaborante durante le visite peritali nonostante un susseguirsi
di domande personali incalzanti, ecc.). 

                                  Non si
può inoltre ignorare che nella misura in cui la dr.ssa __________ sostiene che RI
1 sia inabile al lavoro al 100% in ogni attività a motivo di un’asserita
inconciliabilità con i limiti funzionali rilevati che gli permettono unicamente
un’attività in ambiente protetto, essa si determina su un aspetto che esula
dalla valutazione medica (cfr. supra consid. 2.6.), ciò che è censurabile.

 

                                  Infatti,
secondo la giurisprudenza è il
consulente in integrazione professionale che, sulla scorta delle indicazioni e
limitazioni mediche, valuta quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili sul mercato del lavoro equilibrato (concetto astratto e
teorico e che non considera la situazione concreta del mercato del lavoro, i
posti disponibili durante congiunture sfavorevoli o le ridotte possibilità per
l’individuo leso nel suo stato valetudinario di trovare un posto di lavoro
esigibile ed appropriato, cfr. pro multis DTF 148 V 174 consid. 9.1. e 147 V
124 consid. 6.2.). Spetta difatti essenzialmente al consulente professionale,
che meglio di chiunque altro è in grado di emettere una valutazione a proposito
delle attività economiche entranti in linea di conto nonostante il danno alla
salute e l'età (STF 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.3, 9C_439/2011
del 29 marzo 2012 consid. 5; STF 9C_949/2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008
pag. 274 consid. 4.3.), e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni e
limitazioni mediche, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (STF 9C_986/2010 dell'8 novembre 2011 consid. 3.5.).

 

                                  È
quindi a ragione che nel complemento peritale del 4 novembre 2024 la perita
esterna ha rinviato, per tale aspetto, al rapporto del 14 agosto 2024 della
consulente in integrazione professionale (cfr. supra consid. 1.4.) indicante un
ampio ventaglio di attività esigibili adeguate senza (ri)formazione specifica
(ad esempio quale custode/portinaio in edifici residenziali, addetto alle
pulizie, lavori di archiviazione e amministrativi semplici; doc. 131, pag. 817
e seg. incarto AI) sul mercato equilibrato del lavoro. Siccome la valutazione
economica dovrà essere oggetto di un complemento istruttorio (cfr. supra
consid. 2.6.), la domanda a sapere se i limiti funzionali rilevati sono
preclusivi di un’attività adeguata sul mercato equilibrato del lavoro sarà, se
l’amministrazione lo riterrà opportuno, oggetto di complemento istruttorio.

 

                                  Oltre
a ciò, il rapporto della dr.ssa __________ presenta alcune criticità. A titolo
esemplificativo e con riferimento alla capacità di giudizio (elemento valutato
da parte di entrambe le specialiste nell’ambito dell’esame Mini-ICF-APP), questo
Giudice ritiene che essa non sia talmente compromessa da impedirgli “di
riflettere su quello che pensano gli altri”, come sostenuto dalla dr.ssa __________
(I, allegato B, pag. 8) e avversato dalla dr.ssa __________ (doc. 119, pag. 593
incarto AI). A questo proposito e sempre a titolo esemplificativo, l’assicurato
– per sua stessa ammissione – si è sposato con una donna svizzera esclusivamente
per adottarne il cognome locale, conscio dello stigma legato allo straniero al
beneficio dell’assistenza (doc. 119, pag. 580 incarto AI), dimostrando quindi
di essere in grado di “di riflettere su quello che pensano gli altri”,
ciò che non depone a favore di quanto attestato dalla perita di parte circa la
capacità di giudizio.

 

                                  Va
rimarcato che la capacità lavorativa (residua) accertata dalla dr.ssa __________
è la stessa che è stata accertata dal dr. __________ nel maggio 2021 quale
perito esterno indipendente (cfr. supra consid. 1.2.). Giova rammentare che le
perizie allestite da specialisti esterni indipendenti (art. 44 LPGA) hanno una
valenza probatoria accresciuta anche per rapporto alle perizie di parte (per
una panoramica vedasi Séchaud, Expertises en assurances: point de situation, in
plaidoyer 2/2022, pagg. 29-37 con riferimenti).

 

                                  Visto
quanto precede, le conclusioni peritali della dr.ssa __________ ed i relativi
complementi, peraltro più recenti rispetto al rapporto della dr.ssa __________,
non prestano il fianco a critiche e vanno integralmente confermate.

 

                          2.8.  Per
quanto concerne la valutazione economica, per i motivi già diffusamente
illustrati in precedenza (cfr. supra consid. 1.6., 2.6. e 2.7.1.1.), essa
dev’essere oggetto di un complemento istruttorio con il quale l’Ufficio AI,
oltre a determinare i redditi di riferimento per il calcolo del grado
d’invalidità, potrà eventualmente determinarsi nuovamente sul rapporto del 14
agosto 2024 della consulente in integrazione professionale.

 

                          2.9.  Come
accennato in narrativa (cfr. supra consid. 1.5. in fine), con il ricorso
l’insorgente ha chiesto l’assunzione di mezzi di prova, e meglio l’audizione
testimoniale della dr.ssa __________.

 

                                  Va
qui ricordato che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce
l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle
prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere
considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero
modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione
anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274, si veda pure STF 9C_632/2012
del 10 gennaio 2013; STF 9C_231/2012 del 24 agosto 2012). Un tale modo di
procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2
Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                  A
fronte di una situazione giuridica e fattuale ritenuta sufficientemente
chiarita, questo Giudice rinuncia all’assunzione di ulteriori prove, ritenuto
peraltro che l’insorgente non ha neppure allegato in che modo l’audizione della
dr.ssa __________ possa fornire ulteriori elementi determinanti rispetto a
quanto attestato nella perizia di parte prodotta in sede ricorsuale.

 

                        2.10.  Per
il che, la decisione impugnata va
annullata e gli atti vanno retrocessi all’amministrazione affinché proceda agli
approfondimenti necessari relativamente alla valutazione economica (cfr. supra
consid. 1.6., 2.6. e 2.7.1.2.), in esito ai quali l’Ufficio AI emanerà una
nuova decisione, debitamente preavvisata.

 

                        2.11.  Come
accennato in narrativa (cfr. supra consid. 1.5.), il ricorrente contesta la
decisione con cui l’Ufficio AI gli ha negato il diritto al gratuito patrocinio
per la procedura amministrativa, chiedendone il riconoscimento “almeno
dall’inoltro del ricorso del 23 settembre 2021 al TCA contro la decisione 23
agosto 2021 dell’ufficio AI” (I, p.to 52. e petitum, p.to 3.). Inoltre, per
quel che è dato di capire, sotto il cappello del gratuito patrocinio per la
procedura amministrativa chiede che gli venga corrisposta la differenza tra le
ripetibili riconosciutegli nella STCA 32.2021.106 (fr. 1'800) e l’importo di
cui alla nota d’onorario per il periodo 12 agosto 2021-22 febbraio 2022 (fr.
3'398.60 IVA inclusa) (I, p.to 54. e allegato D).

 

                                  Giusta
l’art. 29 cpv. 3 Cost., chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla
gratuità della procedura se la sua causa non sembra priva di probabilità di
successo. Ha inoltre diritto al patrocinio gratuito qualora la presenza di un
legale sia necessaria a tutelare i suoi diritti.

 

                                  L’art.
37 cpv. 4 LPGA – disposto che deriva direttamente dall’art. 29 cpv. 3 Cost. e
che concerne la procedura amministrativa in tutti i settori delle assicurazioni
sociali (STF 8C_135/2018 del 7 settembre 2018 consid. 4.1. in fine; DTF 144 V
97 consid. 3.1.1; Betschart, BSK ATSG, n. 3 e seg. ad art. 37 LPGA con rinvii giurisprudenziali
e dottrinali) – prevede che se le circostanze lo esigono, il richiedente può
beneficiare del patrocinio gratuito.

                                  Il
disposto in parola presuppone che il gratuito patrocinio venga esplicitamente
richiesto. Tuttavia, nei casi in cui l’evidente impaccio (ted. Unbeholfenheit)
di una parte non permette di assicurare l’emanazione di una corretta decisione
di notevole importanza, è possibile esaminare d’ufficio la possibilità di
concedere il gratuito patrocinio (Kieser, ATSG-Kommentar, 2020, n. 34 ad art.
37 LPGA).

                                  Secondo
la dottrina, il fatto che, rispetto all’art. 61 lett. f LPGA, l’art. 37 cpv. 4
LPGA utilizzi la formulazione “se le circostanze lo esigono”, anziché
quella “se le circostanze lo giustificano”, significa che il legislatore
ha inteso riprendere la giurisprudenza secondo la quale, quando il gratuito
patrocinio viene richiesto nella procedura amministrativa, le relative
condizioni devono essere esaminate in maniera rigorosa (Kieser, op. cit., n. 36
ad art. 37 LPGA; Müller, Das Verwaltungsverfahren in der Invalidenversicherung,
2010, pag. 397 e seg.).

 

                                  Per
il resto, all’art. 37 cpv. 4 LPGA torna applicabile, di principio, la
giurisprudenza sviluppata in relazione all’art. 61 lett. f LPGA (DTF 132 V 200
consid. 5.1.3; STCA 32.2017.205 del 12 settembre 2018 consid. 2.7.; Ackermann,
Aktuelle Fragen zur unentgeltlichen Vertretung im Sozialversicherungsrecht, in:
Schaffhauser/Kieser (Hrsg.), Sozialversicherungsrechtstagung 2010, pag. 154;
Kieser, op. cit., n. 186 ad art. 61 LPGA; Kieser, das Verwaltungsverfahren in
der Sozialversicherung, 1999, pag. 156; cfr. anche Blanc, La procédure
administrative en assurance-invalidité, 1999, pagg. 262-268; Kieser,
Unentgeltliche Rechtsverbeiständigung und Parteientschädigung, in:
Schaffhauser/Schlauri (Hrsg.), Verfahrensfragen in der Sozialversicherung,
1996, pagg. 211-217; Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
2014, pag. 553).

 

                                  Se
i presupposti sono adempiuti il gratuito patrocinio può essere concesso con
effetto retroattivo anche nella procedura amministrativa (Kieser, op. cit. n.
51 ad art. 37 LPGA).

 

                                  Con
l’accoglimento della domanda di gratuito patrocinio solo i costi di
allestimento della domanda e quelli per i memoriali relativi all’oggetto del
contendere principale (ted. Hauptsache) possono essere accollati con
effetto retroattivo. È quindi irrilevante il fatto che un assicurato abbia
tardato a presentare la domanda a motivo di ignoranza o di una carente
consulenza legale (DTF 122 I 203 consid. 2e; Ackermann, op. cit., pag. 171 e
seg.).

 

                                  Quali
presupposti del gratuito patrocinio valgono l'indigenza del richiedente, la
necessità del patrocinio e la probabilità di esito favorevole e la
concretizzazione delle singole condizioni ha luogo in analogia con i
corrispondenti criteri applicabili nella procedura giudiziaria ex art. 61 LPGA
(Kieser, op. cit., n. 38 ad art. 37 LPGA). Quindi, le tre condizioni cumulative
per la concessione dell'assistenza giudiziaria sono adempiute qualora
l'assistenza di un avvocato appaia necessaria o comunque indicata, se il
richiedente si trova nel bisogno e se le sue conclusioni non sembrano dover
avere esito sfavorevole (STF 8C_353/2019 del 2 settembre 2019 consid. 3.1,
8C_669/2016 del 7 aprile 2017 consid. 2.1, 9C_29/2017 del 6 aprile 2017 consid.
1; DTF 132 V 200 consid. 4.1, 125 V 202 consid. 4a, 125 V 372 consid. 5b con
riferimenti; STCA 32.2024.44 del 30 settembre 2024 consid. 2.9.).

 

                                  A
tal proposito, occorre tenere conto delle circostanze del caso concreto, della
particolarità delle regole di procedura applicabili, così come delle
specificità della procedura amministrativa in corso. In particolare, occorre
menzionare, oltre alla complessità delle questioni di diritto e dei fatti, le
circostanze concernenti la persona in oggetto, come la sua capacità di
orientarsi in una procedura. Quale regola generale, il gratuito patrocinio è
necessario quando la procedura è suscettibile di riguardare in maniera
particolarmente grave la situazione giuridica della persona interessata.
Altrimenti, una tale necessità esiste soltanto quando alla relativa difficoltà
del caso si aggiunge la complessità della fattispecie o dei quesiti giuridici,
alla quale il richiedente non è in grado di farvi fronte da solo (STF
8C_669/2016 del 7 aprile 2017 consid. 2.1; DTF 132 V 200 consid. 5.1.1 e
segg.,130 I 182 consid. 2.2, 125 V 32 consid. 4b; STF 8C_931/2015 del 23
febbraio 2016 pubblicata in SVR 2016 IV n. 17 pag. 50; Ackermann, op. cit.,
pag. 160 e seg.; cfr. anche SVR 2007 EL Nr. 7 consid. 5.2.2).

                                  

                                  Il
criterio per ammettere la necessità dell’assistenza di un legale nella
procedura amministrativa va verificato con particolare severità (STF
9C_786/2019 del 20 dicembre 2019 consid. 5.1., 8C_760/2016 del 3 marzo 2017
consid. 3.2. e seg., 8C_996/2012 del 28 marzo 2013 consid. 4.1; DTF 125 V 32
consid. 4b; Ackermann, op. cit., pag. 161; Betschart, n. 46 ad art. 37 LPGA;
Forster, op. cit., n. 13 ad art. 37 LPGA; Müller, Die Grundrechte der
schweizerischen Bundesverfassung, 1991, pag. 293 e seg.; Pratique VSI 2000 p.
164).

 

                                  La
necessità di patrocinio da parte di un legale dipende dalle circostanze
oggettive e soggettive del caso concreto, ossia dalla particolarità delle norme
procedurali applicabili, dalla complessità delle questioni giuridiche, dalla
fattispecie poco chiara, ma anche dal richiedente. Quest’ultimo, ad esempio,
non dev’essere capace di difendere i propri interessi. Qualora sussista la
minaccia di un intervento particolarmente grave nello statuto giuridico
dell’indigente è di regola data la necessità di un patrocinio, altrimenti
soltanto nei casi in cui oltre alla relativa complessità della fattispecie si
aggiungono anche difficoltà reali e giuridiche che non possono essere risolte
dal richiedente stesso (“Falls ein besonders starker Eingriff in die
Rechtsstellung des Bedürftigen droht, ist die Verbeiständigung grundsätzliche
geboten, andernfalls bloss, wenn zur relativen Schwere des Falles besondere
tatsächliche oder rechtliche Schwierigkeiten hinzukommen, denen der
Gesuchsteller auf siche alleine gestellt nicht gewachsen ist”, cfr. DTF 125
V 35 consid. 4b con riferimenti e 119 Ia 265) oppure se l’assistenza di
rappresentanti di associazioni invalidi, assistenti sociali o altre persone nel
settore sociale non può essere presa in considerazione (“Eine anwaltliche Verbeiständigung
drängt sich nur in Ausnahmefällen auf, in denen ein Rechtsanwalt beigezogen
wird, weil schwierige rechtliche oder tatsächliche Fragen dies als notwendig
erscheinen lassen und eine Verbeiständigung durch Verbandsvertreter, Fürsorger
oder andere Fach- und Vertrauensleute sozialer Institutionen nicht in Betracht
fällt”; DTF 132 V 201 consid. 4.1 con riferimenti).

 

                                  Occorre
poi ricordare che il gratuito patrocinio, sia in ambito di procedura ricorsuale
che amministrativa, può essere riconosciuto solo ad un avvocato patentato (STFA
I 447/04 del 2 marzo 2005, consid. 4.2 citata in DTF 132 V 201 consid. 4.2 e
DTF 132 V 206 consid. 5.1.4; per quanto riguarda un avvocato non impiegato
presso un’organizzazione riconosciuta di utilità pubblica e non iscritto in un
albo, cfr. DTF 132 V 206 consid. 5.1.4 = SVR 2006 IV Nr. 50 pag. 181;
giurisprudenza confermata nella STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008).

 

                                  Nella
presente fattispecie l’Ufficio AI nella decisione impugnata ha negato
all’assicurato il diritto al gratuito patrocinio in sede amministrativa in
quanto ha ritenuto – rientrando la fattispecie nella casistica più consueta
delle pratiche AI – non necessario o perlomeno non indicato l’intervento di un
avvocato.

 

                                  La
necessità o meno dell’assistenza di un avvocato per la procedura amministrativa
dipende dalle problematiche trattate e dalle peculiarità soggettive inerenti al
singolo caso.

                                  Nella
STCA 32.2017.106 del 30 gennaio 2018 questa Corte aveva ritenuto complessa la
fattispecie in cui, trattandosi di una persona assicurata con molteplici
problemi di salute sia somatici che psichici, il patrocinatore aveva
evidenziato lacune istruttorie (in particolare l’esecuzione di una sola perizia
reumatologica e non in altre discipline mediche) e aveva chiesto l’esecuzione
di una perizia pluridisciplinare. A tale richiesta l’amministrazione ha poi
dato seguito.

 

                                  Nella
sentenza del 28 febbraio 2019 il Tribunale cantonale amministrativo del Cantone
di Zugo (citata in Kieser, op. cit., art. 37 n. 41 pag. 704) ha stabilito che
se l'opposizione dell'avvocato al progetto di decisione porta l’Ufficio AI a
ritenere necessario un accertamento medico pluridisciplinare, per ulteriormente
chiarire fatti dal punto di vista medico, non si può argomentare che il
patrocinio dell'avvocato nella procedura di decisione preliminare non sia
necessaria. Nel caso trattato dal Tribunale di Zugo era stato raggiunto un
grado di complessità della fattispecie che giustificava la nomina di
un’assistenza legale gratuita (“Führt der Einwand von Anwältin bzw. Anwalt
zum IV-Vorbescheid dazu, dass die IV-Stelle eine polydisziplinäre medizinische
Untersuchung als notwendig erachtet, sie mithin den Sachverhalt ergänzend
medizinisch abklären lässt, kann nicht mehr gesagt werden, die anwaltliche Interessenwahrung
im Vorbescheidverfahren sei nicht notwendig. In diesem Fall ist ein Grad der
Komplexität der Sache erreicht, der die Bestellung eines unentgeltlichen
Rechtsbeistands rechtfertigt (so Urteil des Verwaltungsgerichts des Kantons Zug
vom 28. Februar 2019, S 2018 138, E. 7.3)”. 

 

                                  Nella
STF 9C_440/2018 del 22 ottobre 2018, il Tribunale federale ha considerato
necessario il patrocinio da parte di un legale, ritenendo che la causa
presentasse una certa complessità sul piano assicurologico e considerate anche
le regole giurisprudenziali concernenti la valutazione dei disturbi psichici (“il
s'agissait ainsi d'une constellation présentant assurément une certaine
complexité sur le plan assécurologique (cf. arrêt 9C_55/2016 du 14 juillet
2016, consid. 5). On peut donc admettre que
l'assistance d'une personne disposant de connaissances juridiques, à l'instar
d'un avocat, était dès lors nécessaire pour conseiller utilement l'assurée, au
regard aussi des règles jurisprudentielles sur l'évaluation des troubles
psychiques (cf. ATF 141 V 281). On relèvera d'ailleurs que l'avocate de
l'intimée est précisément intervenue à ce stade afin que l'expertise
psychiatrique soit confiée à un expert disposant de connaissances spécifiques
dans le domaine de l'addictologie et des psycho-traumatismes (courrier du 16
juin 2016); elle a également soumis des questions supplémentaires à l'expert en
relation avec le diagnostic de trouble dépressif récurrent (courrier du 17 août
2016). Une telle intervention, qui se révèle d'autant plus adéquate qu'il
s'agissait en l'occurrence d'une expertise monodisciplinaire pour laquelle les
droits de participation de l'assurée au sens de l'ATF 137 V 210 acquièrent une importance certaine (cf. arrêt
9C_436/2017 du 14 décembre 2017 consid. 3.6.1), dépasse assurément
l'aide qu'est censé fournir un assistant social.”).

 

                                  Nella
STF 9C_140/2020 del 18 gennaio 2021, il Tribunale federale, scostandosi da
quanto deciso dai primi giudici, ha considerato che nel caso di specie
l’assistenza di un legale già durante la procedura amministrativa fosse
giustificata. La nostra Massima Istanza ha rilevato che l’oggetto della
decisione di rinvio atti all’amministrazione per complemento istruttorio fosse
sì, in ultima analisi, la valutazione della capacità lavorativa dell’assicurata
e la relativa influenza sul diritto ad una rendita, come comunemente accade.
Nel caso di specie, tuttavia, il rinvio deciso dai primi giudici concerneva sia
gli aspetti medici, che quelli economici: dal profilo medico, grazie all’intervento
del legale – la cui pertinenza era stata ammessa dall’Ufficio Invalidità –
occorreva esperire due perizie; quanto agli aspetti economici, andava
determinata l’entità dei redditi realizzati, nonché stabilito il metodo di
valutazione dell’invalidità. Ciò a dimostrazione della complessità del caso da
esaminare, amplificata dalla durata della procedura (iniziata molti anni
prima), il che aveva favorito il deposito di numerosi rapporti medici, la cui
valutazione incombeva all’amministrazione. In queste circostanze particolari,
il TF ha ritenuto inopportuno che la difesa degli interessi dell’assicurata
venisse affidata ad un terzo (anche ad una persona designata da istituzioni
sociali) visto che il legale, attivo sin dall’inizio della procedura, ne aveva
una conoscenza approfondita.

 

                                  Nella
STF 8C_149/2021 del 18 maggio 2021, pubblicata in SVR 2021 IV Nr. 65,
esprimendosi a proposito del gratuito patrocinio nella procedura
amministrativa, l’Alta Corte ne ha ammesso il diritto: trattandosi di una
procedura consistente nel rinvio per ulteriori accertamenti medici, in cui la
rappresentanza legale relativa alla procedura giudiziaria continua anche nella
successiva procedura amministrativa e la procedura AI è pendente da quasi otto
anni e se la giurisprudenza riguardante la valutazione delle sindromi da
dipendenza è nel frattempo cambiata, la situazione di partenza non può più
essere ritenuta semplice e nella media, cosicché è dato un diritto al gratuito
patrocinio.

                                  Nella
STF 9C_90/2022 del 3 febbraio 2023, il Tribunale federale ha confermato il
giudizio con il quale i primi giudici avevano considerato che la fattispecie
che erano chiamati a giudicare presentasse una certa complessità in fatto e in
diritto, giustificante l’assistenza eccezionale da parte di un legale già nel
corso della procedura amministrativa. L’Alta Corte ha sottolineato come in quel
caso gli infortuni subiti dall’assicurato, oltre a richiedere la messa in atto
di una perizia ortopedica, avessero richiesto pure il dover richiamare numerosi
atti medici dall’assicuratore infortuni, ciò che aveva contribuito a rendere
oltremodo voluminoso l’incarto dell’interessato. Inoltre, si era reso
necessario investigare anche una problematica neurologica, poi ritenuta
ininfluente da parte del Servizio medico regionale. Alla relativa complessità
presentata dagli aspetti medici si era poi aggiunta la non semplice valutazione
degli aspetti economici, tenuto conto delle numerose oscillazioni
dell’incapacità lavorativa verificatesi nel tempo a seguito di successivi miglioramenti
e peggioramenti, nonché la difficoltà di determinare il reddito senza
invalidità, a fronte dei due impieghi svolti dall’assicurato durante un certo
periodo.

 

                                  Tornando
alla fattispecie in disamina, alla luce della suevocata giurisprudenza, questo
Giudice ritiene adempiuto il requisito della necessità di patrocinio da parte
di un legale e ciò dall’inoltro delle osservazioni del 30 novembre 2023 da
parte dell’avv. RA 1 al progetto di decisione del 30 ottobre 2023.

 

                                  In
effetti, la domanda di prestazioni è pendente da oltre cinque anni ed è già
stata oggetto di un rinvio (cfr. supra consid. 1.1. e seg.). In secondo luogo,
dalla documentazione all’inserto si evince come l’insorgente non sia in grado
di gestire in maniera autonoma le questioni amministrative relative alla
domanda di prestazioni, nonostante il supporto della compagna, circostanza
riconducibile all’affezione psichiatrica, la quale, ancorché non completamente
invalidante, risulta notevolmente limitante. A proposito di quest’ultima, giova
rammentare che è solo successivamente alla perizia pluridisciplinare (in ben
sei discipline mediche), propiziata dall’intervento dell’avv. RA 1 nella
precedente procedura, che è stato possibile ridurre le potenziali diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa alla sola patologia psichiatrica. Il citato
legale, con le osservazioni del 30 novembre 2023, aveva censurato – come già
avvenuto nella precedente procedura – la valutazione economica, e meglio
l’errore dell’amministrazione nell’aver considerato quale reddito da valido un
reddito percepito allorquando l’assicurato era già affetto dalla patologia
psichiatrica, questione, questa, strettamente correlata con quella medica
relativa all’insorgenza dell’affezione psichiatrica, accertata essere presente
già nel 2003, ossia all’arrivo in Svizzera dell’assicurato.

 

                                  Tutto
bene considerato, richiamata la giurisprudenza topica, visto il margine di apprezzamento
di cui il giudice delle assicurazioni gode, ponderati i sovraesposti elementi
soggettivi ed oggetti, è appurata la eccezionale necessità dell’assistenza di
un legale. Tenuto conto che l’agire dell’avv. RA 1 non era da ritenere di primo
acchito privo di esito favorevole – prova ne è l’esito della presente vertenza
– e visto il chiaro stato d’indigenza dell’assicurato (essendo lo stesso a
carico della pubblica assistenza, cfr. I, allegato E), questo Giudice considera
assolte le condizioni per il riconoscimento del gratuito patrocinio in sede
amministrativa, non potendosi parlare di una fattispecie che rientra nella
casistica più consueta delle pratiche AI.

 

                                  Il
diritto al gratuito patrocinio per la procedura amministrativa va in ogni caso
temporalmente limitato. Infatti, successivamente all’accoglimento del gravame
nella precedente procedura (STCA 32.2021.106), l’iter amministrativo si è
esaurito nel richiamo della documentazione pertinente da parte dell’Ufficio AI,
dallo svolgimento della perizia pluridisciplinare da parte dei periti esterni
indipendenti, dall’allestimento del rapporto SMR del 22 settembre 2023 e
dall’invio del preavviso del 30 ottobre 2023, eventi che, di tutta evidenza,
non esigono l’assistenza di un legale poiché coordinati integralmente
dall’amministrazione e dal centro peritale designato. Il riconoscimento del
diritto al gratuito patrocinio per la procedura amministrativa è da fissare,
dunque, al momento delle osservazioni del 30 novembre 2023 (doc. 126 incarto
AI), giacché è in quest’occasione che, per i surriferiti motivi, l’attivazione
del legale risultava giustificata. Pertanto, la domanda di gratuito patrocinio
per la procedura amministrativa va accolta.

 

                                  Considerato
che – come nella fattispecie in esame – la retrocessione degli atti
all’amministrazione per complemento istruttorio configura una decisione
incidentale che non mette fine alla procedura amministrativa (STF 9C_163/2022
del 25 aprile 2022 con riferimenti, 8C_669/2016 del 7 aprile 2017 consid. 1.,
DTF 139 V 604 consid. 2.1. e segg., 133 V 645 consid. 1., 139 V 600;
Frey/Mosimann/Bollinger, AHVG/IVG Kommentar, 2018, n. 10 e 12 ad art. 37 LPGA),
l’ammontare delle ripetibili per la procedura amministrativa dovrà essere
determinato dall’Ufficio AI – a cui gli atti anche su questo punto vanno
rinviati – al termine dell’istruttoria, rispettivamente al termine del mandato
di patrocinio e sarà possibile contestarlo, se del caso, con ricorso contro la
decisione finale (Forster, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum ATSG, in: RBS
2021, pagg. 349, 352 e seg.; in tema anche STF 9C_671/2020 del 17 gennaio 2022
consid. 5.2., DTF 140 V 116 consid. 4.; Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz über
den Allgemeinen Teil des Sozialverischerungsrechts ATSG, 2020, n. 47-53 ad art.
37 LPGA).

 

                                  Alla
luce di quanto precede, la richiesta dell’avv. RA 1 di riconoscergli, sotto il
cappello del gratuito patrocinio per la procedura amministrativa, la differenza
tra le ripetibili riconosciute nella precedente procedura ricorsuale (fr.
1'800) e l’importo di cui alla nota d