# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ecc2942e-265b-59b2-bf30-f6b27edd1f17
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.09.2008 32.2007.266
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-266_2008-09-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.266

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  16 settembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 agosto 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 luglio 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, da ultimo attiva quale impiegata presso la __________ di __________
(ditta che ha ripreso gli attivi e i passivi della __________ con sede a __________)
(doc. AI 11/1-3 e l’estratto RC della __________ consultabile al sito
www.hrati.ch), nel mese di gennaio 2006 ha presentato una richiesta di
prestazioni AI per adulti in quanto affetta da “(…) depressione (...)” (doc. AI
1/1-7).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti del caso – tra cui una perizia pluridisciplinare a cura del
Servizio accertamento medico dell’assi-curazione invalidità (SAM) –, con decisione
2 luglio 2007 (doc. AI 34/1-3), preavvisata con progetto 23 maggio 2007 (doc.
AI 26/1-2), l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a prestazioni essendo
il grado d’invalidità non pensionabile.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione medica e
economica (in particolare la ripartizione tra salariata al 75% e casalinga al
25%) con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, nel merito – ha chiesto:

 

                                                      “1)         Il
ricorso è accolto,

                                                

                                                 
Di conseguenza

 

                                                 
§          la decisione 2 luglio 2007 emanata dall’UAI è annullata e modificata
nel senso che alla Signora RI 1 viene riconosciuto un grado d’invalidità del
100% per una durata determinata di almeno tre anni.

 

                                                 
2)  Protestate integralmente spese, tasse e ripetibili." (I)

 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso osservando:

 

" 
(...)

Per contestare il progetto di decisione, rappresentata
dal dr. med. __________, l'assicurata si è presentata all'UAI rivendicando
essenzialmente un peggioramento del proprio stato di salute che però, così come
ha avuto modo di rilevare il Servizio Medico Regionale dell'UAI (SMR)
riconfermando la precedente valutazione, non risulta sufficientemente
oggettivato. In particolare, il SMR ha avuto modo di chiarire che la
documentazione medica presentata dall'assicurata in sede di audizione non contiene
aspetti nuovi che non siano già stati precedentemente considerati nella perizia
SAM (cfr. Annotazioni del medico 28 giugno 2007).

 

Per questo motivo, solamente dopo aver attentamente
valutato il contenuto delle osservazioni presentate dall'assicurata in sede di
audizione, I'UAI ha deciso di riconfermarsi nella sua precedente valutazione.

 

Nel proprio ricorso l'assicurata si è rivolta al
lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni (TCA) contestando nuovamente
la valutazione medica effettuata e considerata dall'UAI per rendere la decisione
contestata. Per sostenere le proprie argomentazioni, al proprio memoriale
l'assicurata ha anche allegato dell'ulteriore documentazione medica la quale è
stata sottoposta al SMR con la preghiera di volersi nuovamente chinare
sull'intera situazione che concerne l'assicurata. Così come richiesto, il 31
agosto 2007 il SMR ha osservato che "in particolare viene criticato che
il rapporto psichiatrico non contenga i dati anamnestici. Qui faccio presente
che la valutazione psichiatrica è parte della valutazione SAM, valutazione che
contiene tutti i dettagli anamnestici e clinici, dettagli di cui il perito dr. __________
era ben a conoscenza. Per quanto concerne la valutazione della patologia depressiva
ritengo doveroso mettere l'accento sul fatto che lo stato di salute
dell'assicurata non ha subito modifiche di rilievo rispetto al momento della
perizia SAM. Inoltre il dr. __________ stesso conferma indirettamente
l'elemento patogeno sollevato dal dr. __________ (perdita del lavoro precedente
e mancanza di un lavoro alternativo) indicando la necessità di riconoscere
l'inabilità lavorativa degli ultimi 3 anni onde permettere una evoluzione favorevole
a breve-medio termine. Un tale nesso tra riconoscimento d'una invalidità e
seguente prognosi favorevole è difficilmente compatibile con un'affezione
depressiva di tipo endogeno o di una certa severità. Ritengo quindi che la
valutazione SAM mantenga tuttora la sua validità in assenza d'una modifica
dello stato di salute dell'assicurata da allora ed in assenza d'una lacuna di
rilievo nell'accertamento psichiatrici, accertamento eseguito in conoscenza di
tutti i dati anamnestici di rilievo" (cfr. Annotazioni del medico 31
agosto 2007).

 

Alla luce di tutto quanto precede, le critiche
sollevate dell'assicurata per contestare la valutazione medica effettuata e
considerata dall'UAI per rendere la decisione contestata non meritano di
giustificare una differente interpretazione del caso valetudinario. La
decisione contestata risulta debitamente sopportata dalla necessaria
documentazione medica; la quale va ritenuta completa, coerente e ben motivata.
Non prestandosi ad alcuna critica, sotto questo profilo la decisione contestata
merita di essere confermata contrariamente al ricorso che merita invece di
essere integralmente respinto.

 

A titolo puramente abbondanziale, non va dimenticato
che le valutazioni espresse dai medici curanti a cui fa riferimento il rappresentante
dell'assicurata nel proprio ricorso evidenziano lo stato di salute
dell'assicurata così come hanno già fatto i medici interpellati dall'UAI (cfr.
ricorso 13 agosto 2007, consid. 5, pag. 7: "in altri termini, a mente
della ricorrente, la perizia pluridisciplinare è giunta a delle conclusioni
errate [sottolineatura del redattore] ...") giungendo però a conclusioni
differenti; fatto questo che la prassi e la giurisprudenza hanno già avuto modo
di accertare in altre occasioni rilevando però che, secondo la generale esperienza
di vita, il giudice deve tener conto del fatto che, nel dubbio, il medico
curante dell'assicurato attesta a favore del proprio paziente (cfr. DTF 125 V
353). (...)" (IV, pag. 2-3)

 

 

                                         L’Ufficio
AI, dopo aver ammesso di essere incorso in un errore nel considerarla salariata
al 75% e casalinga al 25% e in merito alla pretesa riduzione del 25%, ha poi
concluso che:

 

" 
(…)

Con un grado d’invalidità del 7% l’assicurata non
raggiunge il minimo regolato dalla legge per poter beneficiare del diritto alla
rendita invalidità e di conseguenza, anche sotto questo profilo, contrariamente
al ricorso la decisione contestata merita di essere confermata.

 

A titolo puramente abbondanziale si osserva infine che
anche volendo concedere ulteriori riduzioni richieste dall’assicurata nel
proprio ricorso per il massimo riconosciuto dalla giurisprudenza (25%), con un
grado d’invalidità comunque ancora inferiore al 40% anche in questo caso
l’assicurata non risulterebbe maturare alcun diritto ad una rendita d’invalidità.

(…)." (IV, pag. 5)

 

                               1.5.   L’avv.
RA 1, con scritto 20 settembre 2007, dopo aver rinviato a quanto esposto dal
dr. __________ nello scritto 12 giugno 2007, ha osservato che:

 

" 
(…)

In secondo luogo, per quanto attiene alla valutazione
della patologia depressiva accertata dai medici curanti e inizialmente anche
dal dr. __________, si osserva che tale affezione ha avuto una lunga ma
determinata durata nel tempo ed è stata correttamente accertata dai medici
curanti nel momento in cui era presente.

 

Il SAM, a posteriori nega la diagnosi posta a suo tempo
dai medici curanti, peraltro servendosi di un’anamnesi lacunosa, senza in
sostanza addurre alcuna motivazione supplementare.

 

In siffatte circostanze, il referto SAM appare quindi
lacunoso e contraddittorio, per modo che ad esso non può essere conferito il
peso probatorio che dovrebbe rivestire

 

In ragione di quanto esposto, e a fronte dei
contradditori atti medici a disposizione, si chiede venga ordinata una perizia
psichiatrica giudiziaria, atta a porre fine alle contraddizioni diagnostiche
nella presente vertenza.

(…)." (VI)

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STF del 21 dicembre
2007 nelle cause B. e D. SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella
causa N., STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18
febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa
B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del
10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato antecedentemente
al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili.
Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al
tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il
diritto a prestazioni.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al proposito va precisato che,
secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito
LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’ammi-nistrazione è comunque
tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se
nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata
una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.6.   Nell’evenienza
concreta, nelle annotazioni 25 luglio 2006 (doc. AI 13/1), il dr. __________,
medico SMR, ha espresso la seguente raccomandazione:

 

" 
(…)

Lo psichiatra curante attesta inabilità lavorativa
totale dal dicembre 2004.

 

La sindrome lombovertebrale incide soltanto
limitatamente sulla capacità lavorativa nella sua attività abituale (50%: Dr. __________,
dicembre 2005), maggiormente in quella di casalinga.

Per quanto riguarda lo stato psichico, il Dr. __________
riferisce un miglioramento, tanto che una ripresa parziale del lavoro
nell'ottobre 2005 sarebbe entrata in considerazione, se non ci fosse l'affezione
somatica.

 

Nel dicembre 2005, il Dr. __________ in veste di medico
di fiducia della Cassa malati "__________" pone la diagnosi di
sintomatologia ansiosa-depressiva di moderata entità. Infatti, dallo stato
clinico emergono aspetti di ansia e di depressione. Seppure con qualche
riserva, egli riteneva la capacità lavorativa 50% dal dicembre 2005, prognosi
0% dal marzo 2005 dal punto di vista psichiatrico.

 

Per stabilire il grado di capacità lavorativa ed i
limiti funzionali sono necessarie delle perizie, una perizia reumatologica
presso Dr. __________ (dato che la sintomatologia dell'assicurata non era ancora
stabile e suscettibile di peggioramento al momento del giudizio del Dr. __________)
ed una perizia psichiatrica (il Dr. __________ ha formulato delle riserve
prognostiche)." (doc. AI 13-1)

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del SAM (doc. AI 16/1-2).

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare 21 febbraio 2007 (doc. AI 21/1-27) risulta che i periti,
dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive,
hanno fatto capo a due consultazioni specialistiche esterne, di natura reumatologica
(dr. __________) e psichiatrica (a cura del Servizio di psichiatria e di psicologia
medica, referto sottoscritto dal capo servizio dr.ssa. __________ e dal capo
clinica dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno del ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente
diagnosi:

 

"  5.1      Diagnosi con influenza sulla capacità
lavorativa:

 

Sindrome lombo-vertebrale cronica su scoliosi lombare
sin.-convessa di 30° secondo Cobb centrata su L3 (stabile rispetto al giugno
2003).

 

 

5.2      Diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa:

 

Distimia.

 

Lieve iperlassità ligamentare.

 

Soprappeso con BMI 28 kg/m2." (doc. AI
21/8)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i
periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale
dell’attuale capacità lavorativa: “(…) l’attuale grado di capacità lavorativa
medico-teorica globale dell’A., nell’attività da ultimo esercitata come
impiegata di commercio, è valutata nella misura del 85%, intesa come riduzione
della capacità lavorativa residua sull’arco di un’intera giornata lavorativa.
(…)” (doc. AI 21/10), hanno concluso:

 

" 
(...)

8         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
LAVORATIVA

 

Conseguenze sulla capacità lavorativa derivano dalle
patologie reumatologiche descritte, mentre invece, come descritto a capitolo 6,
dal punto di vista psichiatrico l'A. non presenta una limitazione della capacità
lavorativa.

 

Dal punto di vista reumatologico la patologia
degenerativa e statica lombare descritta comporta una limitata possibilità di
tenere posture monotone su tempi prolungati, di assumere frequentemente o a
lungo posture inergonomiche (flessione/torsione lombare), così come di
sollevare o portare pesi sup. a 10-15 kg se non occasionalmente.

L'A. dal canto suo ha sempre svolto mansioni d'ufficio,
riducendo l'onere di lavoro dal 100% al 75% a partire dal 2003. In effetti,
un'attività d'ufficio è sicuramente da considerare una delle attività più
adatte al tipo di problematica lombare lamentata dall'A..

 

Dal punto di vista reumatologico l'A. è dunque da
ritenere abile, per un'attività lavorativa in ufficio, in modo completo, con
tuttavia una riduzione del rendimento del 10-20% al massimo, giustificata per
inserire delle piccole pause sul lavoro. Secondo il nostro consulente, la
riduzione della capacità lavorativa come definita sopra può essere considerata
a partire da dicembre 2004.

 

Riassumendo, per le ragioni su esposte, valutiamo il
grado di capacità lavorativa globale dell'A., nell'attività da ultima
esercitata come impiegata di commercio, nella misura del 85% e ciò a partire da
dicembre 2004.

 

 

9         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

In considerazione della problematica lombare, l'A. non
è ritenuta idonea per lavori di forza o che richiedano sollecitazioni
meccaniche rilevanti. Un'attività adeguata alle possibilità dell'A., come già
descritto al capitolo 8, è dunque un'attività lavorativa leggera da eseguire,
possibilmente in posizione variata o che le permetta di variare di tanto in
tanto la posizione (ca. una volta ogni ora).

In fondo, le attività d'ufficio esercitate finora
dall'A., sono già di per sé da ritenere adeguate, con una capacità lavorativa,
come descritto nel capitolo 8, valutata complessivamente nella misura del 85%,
intesa come riduzione della capacità funzionale residua sull'arco di un'intera
giornata lavorativa.

 

Per quanto riguarda l'attività di casalinga, è da
ritenere una limitata possibilità di eseguire determinati lavori
particolarmente pesanti, mentre può eseguire gli altri lavori domestici, seppur
con maggior impegno di tempo: complessivamente, sulla base della valutazione
del nostro consulente reumatologo, viene valutata       un'incapacità lavorativa
globale nella misura del 30%.

 

Come già descritto sopra, le attività d'ufficio finora
sempre esercitate dall'A., rappresentano un'attività da ritenere adeguata allo
stato di salute dell'A.. Non riteniamo pertanto necessario provvedimenti di reintegrazione
professionale.

 

Per quanto riguarda le possibilità terapeutiche, dal
punto di vista reumatologico la terapia conservativa finora eseguita è stata
coronata da relativo successo ed è attualmente adeguata, nel senso di una
regolare ginnastica ed esercizi in palestra.

 

Non vi è con evidenza la possibilità di migliorare la
situazione dell'A. con delle misure chirurgiche.

 

D'altra parte il nostro consulente psichiatra ritiene
che, da un punto di vista teorico - clinico - sia altamente probabile, nel
momento in cui l'A. si ricollocasse lavorativamente, la risoluzione anche della
distimia presente. La prognosi a medio - lungo termine è quindi da considerarsi
buona, a patto che l'A. riesca a rientrare nel circuito lavorativo.

 

A dimostrazione di ciò si porta l'attenzione sul fatto
che i farmaci e la psicoterapia non hanno prodotto alcuna modifica sul tono
dell'umore depresso, che viene mantenuto tale dall'elemento patogenetico principale:
la perdita del posto precedente e la mancanza di un lavoro alternativo.

 

 

10       OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su
un'esauriente discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.

(…)" (doc. AI 21/10-12)

 

                               2.7.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili
(DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.;
STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella
causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag.
189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                               2.8.   Circa
la valutazione medica, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di
valore probatorio di rapporti medici, questo Tribunale deve concludere che da un
punto di vista somatico la capacità lavorativa medico-teorica dell’assicurata
nella sua attività esercitata di impiegata di commercio è dell’85% mentre che
l’aspetto psichiatrico deve essere ulteriormente indagato.

 

                            2.8.1.   I
periti del SAM, in sede di discussione, riguardo alla patologia reumatologica,
hanno infatti rilevato che “(…) in questo ambito l’A. è stata valutata dal
nostro consulente dr. __________ (consulto allegato). Dopo aver descritto i
dati anamnestici, i disturbi dal punto di vista soggettivo ed oggettivo ed i
referti radiologici (descritti al capitolo 4.2), il nostro consulente pone le
diagnosi, da noi riassunte al capitolo 5, concludendo che complessivamente l’A.
soffre di una scoliosi dorsolombare strutturale non evolutiva associata ad una
possibile/proba-bile discopatia L4/L5, senza disturbi neurologici associati.
Sia per la patologia statica, che per quella discale degenerativa, non vi è
alcun’indicazione operativa. La terapia è adeguata con adeguati esercizi e
ginnastica in palestra. Per quanto riguarda la prognosi, questa è naturalmente
difficile da stabilire con certezza, soprattutto a medio-lungo termine.
Considerando tuttavia i dolori cronici presenti da vari anni e l’associazio-ne
con la patologia psichiatrica, il nostro consulente ritiene occorra calcolare
un’evoluzione cronica di questi disturbi. Dal lato reumatologico non vi sono
altre particolarità di rilievo. Per quanto riguarda la lieve iperlassità ligamentare,
si tratta di un fatto costituzionale perfettamente asintomatico e che non è
all’origine di alcun problema funzionale. Il nostro consulente valuta il grado
di capacità lavorativa, dal punto di vista reumatologico, nell’attività da
ultimo esercitata (pure ritenuta adeguata allo stato di salute dell’A., nella
misura del 80-90%. In qualità di casalinga la capacità lavorativa è valutata
nella misura del 70%. (…)” (doc. AI 21/9).

 

                                         Questa
valutazione della capacità lavorativa nell’attività da ultimo esercitata non é
stata contestata e nemmeno è stato prodotto alcun certificato medico specialistico
che riconoscesse un’incapacità lavorativa maggiore riconducibile a questa patologia.

                                         Al
riguardo occorre ricordare che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse
ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della
disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover
sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con
riferimenti).

 

                                         In
particolare non è possibile concludere differentemente avuto riguardo allo scritto
14 giugno 2007 (doc. AI 32/3-4), indirizzato all’Ufficio AI, nel quale il dr. __________,
FMH in medicina generale, non ha addotto e tantomeno documentato le ragioni per
le quali si scosta dalle conclusioni del dr. __________ e, considerando anche
gli aspetti extra somatici, ha concluso che: “(…) dopo attenta valutazione con
lo psichiatra curante dr. __________, ritengo che, dopo il peggioramento
verificatosi i mesi scorsi, è ora presente un lieve miglioramento dello stato
psico-fisico: per questo motivo vi è la possibilità di dichiarare nel prossimo
futuro la paziente abile al 50% in attività adeguata; abbiamo perciò chiesto
alla stessa di annunciarsi nei prossimi mesi all’Ufficio del lavoro per la
ricerca di una occupazione a lei confacente.” (doc. AI 32/4).

 

                                         In
merito, il dr. __________, nelle annotazioni 28 giugno 2007, ha rilevato che
“(…) il Dr. __________ fa riferimento alla degenza presso la Clinica di
riabilitazione a __________ del 2006 ed al rapporto del Dr. __________ del 2005
(già agli atti). Egli riferisce di un peggioramento negli ultimi due anni,
soprattutto della sintomatologia dolorosa, la quale limita la mobilità e le posizioni
statiche. Si aggiunge pure un’emicrania. Dopo il peggioramento verificatosi nei
mesi scorsi, lo stato di salute sarebbe migliorato, tanto da consentire una
capacità lavorativa parziale (50%). Non è specificato in che cosa consisterebbe
il miglioramento dello “stato psico-fisico”. […] La documentazione non contiene
nuovi aspetti, non presi in considerazione al momento della perizia SAM del gennaio
2007 (rapporto del 21 febbraio 2007).” (doc. AI 33/1).

 

                                         Va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne
saurait certe mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la
jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de
l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport
médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie
pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins
traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une
nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui
du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional
de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué
par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste,
aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.
(…)”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,
consid. 3.2)

 

                            2.8.2.   Per
quanto riguarda l’aspetto psichiatrico dagli atti risulta quanto segue:

 

                                         ●   il dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel
certificato 5 aprile 2005 all’intenzione dell’assicurazione malattia (doc. 1/31
dell’incarto cassa malati), posta la diagnosi di episodio depressivo di media
gravità, ha attestato un’inca-pacità lavorativa del 100% dal dicembre 2004 e,
circa il decorso e la prognosi, ha osservato che “(…) nonostante una cura
combinata con un SSRI e del Remeron, persistenza dei disturbi. (…)” e rilevato
che “(…) prognosi riservata, con probabile difficoltà con la “restituito ad integrum”
e con evidentemente, vista la diagnosi, pericolo di ricaduta. (…)”.

 

                                         ●   Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel certificato 28 luglio
2005 all’intenzione dell’assicurazione malattia (doc. 1/26 dell’incarto cassa
malati), posta la diagnosi di “(…) F32.1 episodio depressivo (…)”, ha attestato
che “(…) attualmente nonostante il trattamento con psicostabilizzanti, antidepressivi,
ansiolitici e neurolettici atipici persistono i sintomi biologici della
depressione, soprattutto alterazione del ritmo del sonno veglia, risvegli notturni,
perdita d’interessi, sensazioni di capogiri e di soffocamento. (…)” precisando
che “(…) la paziente non è stata ricoverata. Non è prevista una ripresa del
lavoro a breve termine. La prognosi dei quadri depressivi di questo tipo di
solito è molto incerta. Si tratta di un’incapacità lavorativa che non di rado
raggiunge un anno, mentre per le terapie saranno necessarie verosimilmente per
almeno due anni.”.

                                         Nel
certificato medico 17 novembre 2005 (doc. 1/2-3 dell’incarto cassa malati), il
dr. __________ – confermata la diagnosi principale di “(…) F32.1-2 episodio
depressivo di media-grave entità (…)” e attestato uno stato stazionario e
un’incapacità lavorativa del 100% in qualsiasi attività – ha constatato che
“(…) dall’inizio della presa a carico il quadro clinico è apparso come un tipico
disturbo depressivo maggiore con la ciclia circadiana, tipici disturbi del sonno,
basso tono d’umore, tendenza alla claustrazione, frequente pianto con
un’ideazione pessimistica ed un vissuto traumatico della perdita del posto di
lavoro completamente incapace ad orientarsi verso una ricerca di un nuovo posto
di lavoro. Nonostante diversi interventi medicamentosi ed appoggio
psicoterapeutico il tenore depressivo si è accentuato e sono apparsi disturbi
d’ordine ortopedico reumatologico. Già nel mese di giugno dell’anno scorso la
sua condizione è apparsa abbastanza pesante e ho ritenuto necessario
d’introdurre degli psicostabilizzatori (Lamotrigina), mentre i successivi interventi
con la medicazione antidepressiva non hanno portato a grossi benefici a causa degli
importanti effetti collaterali. Gli psicostabilizzatori anticonvulsivi
dall’altro canto hanno permesso di rendere accettabili il tenore d’ansia. (…)”

 

                                         Anche
nel rapporto medico 7 febbraio 2006 (doc. AI 10/1-5) il dr. __________, poste
le diagnosi note, ha attestato ancora uno stato stazionario e un’incapacità
lavorativa del 100% in qualsiasi attività.

                                         Infine,
nello scritto 12 giugno 2007 all’Ufficio AI (doc. A1), dopo aver preso
posizione sul consulto psichiatrico 16 gennaio 2007 del servizio di psichiatria
e di psicologia medica sottoscritto dal capo servizio dr.ssa. __________ e dal
capo clinica dr. __________, il dr. __________ ha concluso che “(…) la mia
valutazione dell’incapacità lavorativa è la seguente. Ritengo giustificata la
decisione del Dr. __________ concernente l’incapacità lavorativa nei mesi
precedenti la presa a carico e certifico la totale incapacità al guadagno
dall’inizio della presa a carico da parte mia e questo fino alla valutazione
del Dr. med. __________, ovverosia fino al mese di dicembre 2005. In quel periodo
per soli motivi psichiatrici vi è stato un piccolo spazio che avrebbe forse
permesso una ripresa del lavoro al 50% o anche di più. Ricordo che si tratta di
una persona che ha mostrato un buon funzionamento lavorativo e di un certo
livello fino al 2004. All’inizio del 2006 per soli motivi psichiatrici vi erano
buone chance di ripresa ma questa è stata impedita per motivi reumatologici,
come si può concludere dall’ulteriore decorso e ricovero ospedaliero. Dopo il
ricovero è venuto a mancare il ripristino del livello di funzionamento precedente
e l’incapacità lavorativa si è protratta fino ad oggi ed è tuttora la causa
principale dell’incapacità lavorativa della paziente, che da circa due mesi
presenta un’importante recrudescenza della sintomatologia depressiva, ma fortunatamente,
come dimostrano i test psicometrici, la sfera cognitiva è ancora ben conservata
e la paziente soltanto non regge ancora a livello emotivo. Credo di poter
ripristinare almeno una parte del livello precedente e di evitare un decorso
invalidante definitivo, ma per assolvere questo compito ritengo indispensabile
riconoscere l’incapacità al guadagno di questa paziente negli ultimi 3 anni in
qualsiasi attività, come certificato dai medici curanti. Credo che questa
situazione possa essere confermata da una perizia specialistica FMH ma altrettanto
credo che vi sono già elementi sufficienti per procedere ad una decisione che riconosca
un’invalidità temporanea e una misura di reintegrazione di questa persona già
nel corso del 2007. (…)”.

 

                                         ●   Il dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia
6 dicembre 2005 all’intenzione della cassa malati (doc. 1/4-8 dell’incarto cassa malati), posta la diagnosi di “(…) sintomatologia
ansiosa-depressiva di moderata entità (…)”, ha concluso che “(…) in base alle
risultanze dell’esame clinico odierno, viste anche le conclusioni del colloquio
avuto con lo psichiatra curante, col quale mi sono lungamente intrattenuto,
considerate le risorse personali (in particolare la stabile condizione famigliare)
e l’assenza di limitazioni a livello cognitivo, ritengo ragionevolmente
proponibile ed esigibile, vista la relativa giovane età, alfine di evitare una
deriva verso uno stato di cronicizzazione, la ripresa di un’attività
lavorativa (tenendo presenti eventuali limitazioni dal punto di vista
reumatologico) nella misura del 50% a partire da subito. Entro due mesi, dal
solo punto di vista medico psichiatrico, è esigibile la ripresa di un’attività
lavorativa completa. (…)”.

 

 

                                         Viste
le risultanze appena esposte questo Tribunale ritiene che nel loro consulto 16
gennaio 2007 la dr.ssa. __________ e il dr. __________ non hanno sufficientemente
motivato per quale ragione hanno escluso la diagnosi posta dai precedenti
specialisti psichiatrici e su quale base hanno potuto concludere per una
distimia senza alcun effetto sulla capacità lavorativa.

                                         Va
qui evidenziato che nel caso di una valutazione retrospettiva della capacità
lavorativa di un assicurato, in assenza di più attendibili elementi, va data
particolare importanza alle certificazioni rese dal medico curante (su questo
punto vedi Boltshauser, Invaliditätsbemessung bis zur feststehenden
Dauerinvalidität, in: Rechtsfragen der Invalidität in der Sozialversicherung,
Band 45, St. Gallen 1999).

                                         La
fattispecie necessita quindi di essere ulteriormente indagata tramite complemento
peritale ad opera dei periti del SAM.

                                         Ai
periti dovrà pure essere sottoposto per una presa di posizione lo scritto 12
giugno 2007 del dr. __________ all’Ufficio AI (doc. A1) e questo nonostante il
dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 31 agosto 2007 abbia concluso che
“(…) ritengo quindi che la valutazione SAM mantenga la sua validità in assenza
d’una modifica dello stato di salute dell’assicurata da allora ed in assenza
d’una lacuna di rilievo nell’accertamento psichiatrico, accertamento eseguito
in conoscenza di tutti i dati anamnestici di rilievo.” (doc. IV/1).

                                         Al
riguardo, il TCA rileva che non essendo specialista in psichiatria e psicoterapia,
l’apprezzamento della rilevanza o meno del referto 12 giugno 2007 del dr. __________,
a fronte della valutazione peritale della dr.ssa. __________ e del dr. __________,
non era di competenza del dr. __________ (cfr. sul tema della specializzazione
dei medici del SMR: STF I 142/07 del 20 novembre 2007 e STF I 65/07 del 31
agosto 2007).

                                         Ai
periti dovrà infine essere sottoposto – atto questo che non figura agli atti –
anche il rapporto medico 9 maggio 2006 della dr.ssa __________ (trattasi, con
ogni verosimiglianza, del referto servizio psichiatria e psicologia medica menzionato
quale allegato nel rapporto della degenza dal 04.04.2006 al 03.05.2006 della
Clinica __________ di __________ (doc. AI 21/24-27). Al riguardo il dr. __________
nel suo scritto 12 giugno 2007 ha rilevato che “(…) stranamente non si menziona
il rapporto psicologico in occasione della degenza a __________ controfirmato
dalla stessa persona (ndr.: si riferisce alla dr.ssa __________), sebbene nel
rapporto psicologico si menzioni uno stato depressivo e ideazione suicidale
nonché alcuni sintomi biologici. (…)” (doc. A1).

 

                            2.8.3.   In
simili circostanze, alla luce di quanto sopra esposto, secondo questo Tribunale,
vista la discrepanza tra le valutazioni specialistiche della dr.ssa. __________
e del dr. __________ e quelle degli altri specialisti psichiatri che si sono
pronunciati (il dr. __________, il dr. __________ e il dr. __________), non è
possibile, senza procedere ad un complemento peritale nel senso sopra indicato,
concludere con sufficiente tranquillità che lo stato valetudinario
dell’assicurata, dal punto di vista psichiatrico, non aveva alcun effetto sulla
capacità lavorativa.

                                         La
decisione impugnata deve pertanto essere annullata e gli atti rinviati
all’Ufficio AI affinché, previo complemento peritale, si pronunci nuovamente
sulla domanda di prestazioni.

 

                                         Ritenuto
il rinvio per un complemento peritale la domanda di una perizia giudiziaria è superata.

 

                               2.9.   Per
quel che riguarda la valutazione economica, ritenuto che la situazione medica
deve essere ulteriormente indagata, al momento attuale non è possibile esprimersi
compiutamente.

 

                                         Il
TCA sottolinea comunque già sin d’ora che nel momento in cui procederà alla
valutazione economica l’Ufficio AI dovrà considerare la giurisprudenza
sviluppata da questo Tribunale nella STCA 7 aprile 2008 nella causa D.
(32.2007.165).

                                         Infatti,
questa Corte, fondandosi sulla STF 20 febbraio 2008 nella causa C. (U 8/7), ha
stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una
determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in
particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1. luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

                                         Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da un legale, ha diritto ad un’indennità
per ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione impugnata è annullata.

                                          §§   Gli
atti sono rinviati all’Ufficio AI affinché proceda come indicato ai consid. 2.8.2,
2.8.3 e 2.9.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà inoltre all’assicurata fr. 1'500.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti