# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0b221f14-3d04-53e1-b537-27bc3fed2a42
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-11-25
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 25.11.1997 12.1996.175
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1996-175_1997-11-25.html

## Full Text

Incarto n.

  12.96.00175

  	
  Lugano

  25 novembre 1997/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente, 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente per giudicare nella causa ordinaria
appellabile OA.96.110 della Pretura del distretto di Bellinzona, promossa con
petizione 25 giugno 1992 da

	
   

  	
  __________ 

  patr.
  dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

   

  

 

con cui
l'attrice ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 176'198.65
oltre interessi a titolo di mercede dell'appaltatrice, nonché l'iscrizione in
via definitiva di un'ipoteca legale dell'imprenditore a carico del fondo n.
__________di __________;

 

Domande
avversate dalla convenuta, che ha chiesto la reiezione della petizione e che
il  Pretore con sentenza 2 settembre 1996 ha accolto per fr. 55'089.-- oltre
interessi;

 

Appellante
l'attrice, che con atto di appello 23 settembre 1996 chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione per fr. 159'663.--
oltre interessi;

 

Mentre
la convenuta con osservazioni e appello adesivo 30 ottobre 1996 postula la
reiezione del gravame avversario e l'accoglimento del proprio, con cui chiede
che la petizione sia accolta limitatamente a fr. 18'616.20 oltre interessi.

 

Letti ed esaminati
gli atti ed i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

1.  - se
deve essere accolto l'appello

2.  - se
deve essere accolto l'appello adesivo

3.  - tassa
di giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto

 

 

                                   A.   Nel
corso del 1990 la convenuta, proprietaria di un diritto di superficie per sé
stante e permanente intavolato al foglio n. __________ di __________ ed
iscritto sulla part. __________ di __________ ha promosso l’edificazione di una
stazione di benzina, e per le opere di pavimentazione esterna ha chiesto
all'attrice di sottoporle un preventivo.

                                         L’attrice
ha sottoposto alla convenuta numerose offerte, fino a che nel novembre del 1990
la convenuta le ha conferito l'appalto.

 

                                  B.   I
lavori sono iniziati nel dicembre del 1990. 

                                         Il
26 agosto 1991 la convenuta, dopo aver rilevato dei vizi alle opere sin lì
eseguite, ha chiesto l’allestimento di una perizia a futura memoria (inc. n.
201/91). 

                                         Il
12 novembre 1991 l'attrice per le opere eseguite ha emesso  una fattura di fr.
201'198.65 (doc. B), rimasta impagata ad eccezione di un precedente acconto di
fr. 25’000.--. 

                                         Il
4 gennaio 1992 l'appaltatrice ha perciò chiesto l'iscrizione di un'ipoteca
legale provvisoria per la somma di fr. 176'198.65 oltre interessi, il che è
avvenuto a seguito del decreto 15 gennaio 1992 (inc. 4/92).

                                         Con
la presente causa, introdotta con la petizione del 25 giugno 1992, l'attrice
postula la condanna della convenuta al pagamento di fr. 176.198.65 oltre
interessi e l'iscrizione in via definitiva dell'ipoteca legale.

 

                                  C.   Il
24 agosto 1992 la convenuta ha denunciato la lite alla __________ e all'arch.
__________. 

                                         Solo
quest'ultimo vi è intervenuto in via accessoria, postulando con la risposta del
24 maggio 1993 la reiezione della petizione.

 

                                  D.   Con
risposta 24 maggio 1993 anche la convenuta ha resistito alle domande
avversarie, contestando anzitutto di aver disposto la sospensione di lavori. La
__________ avrebbe per contro esatto, senza successo, il rifacimento delle
opere eseguite, dopo aver accertato e denunciato importanti difetti, mentre
l'attrice stessa avrebbe proposto di attendere i risultati della prova a futura
memoria, il che avrebbe impedito di effettuare qualsivoglia collaudo
dell'opera, incompleta.

                                         La
convenuta ha inoltre osservato che la fattura indirizzatale (doc. B) non
avrebbe da un lato rispettato l'accordo, secondo cui i lavori sarebbero stati
eseguiti a corpo per un importo complessivo di fr. 175'000.-- ed inoltre
menzionerebbe degli aumenti mai pattuiti.

                                         Essa
ha poi elencato i difetti riscontrati dall'ing. __________ nella perizia a
futura memoria, chiedendone la riparazione ed osservando che, qualora la stessa
non fosse stata possibile, avrebbe posto in compensazione l'ammontare del minor
valore dell'opera, oltre alla somma di fr. 6'031.05 derivante da due fatture
della ditta __________ già intervenuta sul cantiere con il consenso
dell'attrice per rifare le isolazioni dei giunti della rampa d'accesso e dell'autolavaggio.
Da compensare vi sarebbero inoltre il danno causato dalla chiusura di esercizio
del lavaggio, quantificato in fr. 500.-- giornalieri per 28 giorni, e le spese
sostenute per l'allestimento della prova a futura a memoria ammontanti a fr. 5'872.80.

 

                                  E.   Con
i successivi allegati di replica e duplica le parti si sono riconfermate nelle
loro precedenti allegazioni contestando quelle di controparte. Solo la parte
convenuta ha presentato l'allegato conclusionale, postulando la reiezione della
petizione.

 

                                  F.   Nel
giudizio impugnato il Pretore, posta l'applicabilità alla specie delle norme
sul contratto d'appalto, ha ritenuto che la sospensione dei lavori, l'assenza
di richieste tese ad ottenere la riparazione dei difetti, la mancanza di
solleciti per l'ultimazione dei lavori pattuiti e l'auspicata riduzione della
mercede in funzione dei difetti indurrebbero a ritenere che la convenuta abbia
receduto dal contratto d'appalto sulla scorta dell'art. 377 CO. 

                                         Il
Pretore ha ritenuto vincolante parte del preventivo a corpo dell'11 ottobre
1990 (doc. 8) e, per le opere eseguite ma in esso non menzionate, la
fatturazione a misura di cui al doc. B. 

                                         Dall’importo
risultante di fr. 182'503.80 sarebbero in primo luogo da dedurre fr. 20'900.--
per la mancata esecuzione di parte delle opere, nonché l'acconto di fr.
25'000.--.

                                         Dal
residuo di fr. 136'603.80 andrebbero ancora defalcati il minor valore
dell'opera imputabile all'appaltatrice ammontante a fr. 79'200.--, fr. 275.--
per l'errata fatturazione dei giunti di dilatazione e fr. 2’039.80 fatturati da
una terza ditta intervenuta sul cantiere con il consenso di entrambe le parti
per ovviare ad un difetto.

                                         Dal
che l’accoglimento della petizione per fr. 55'089.-- oltre interessi al 5% dal
26 giugno 1992 e l'iscrizione in via definitiva per detto importo dell'ipoteca
legale.

 

                                  G.   Con
l’appello l'attrice postula la riforma del querelato giudizio nel senso di
accogliere la petizione per fr. 159'663.65 oltre interessi.

                                         Secondo
l’attrice il contratto d'appalto non sarebbe venuto in essere con la
pattuizione a corpo della mercede sulla scorta dell'offerta dell'11 novembre (recte:
ottobre) 1990 (doc. 8), bensì sulla base di altre due offerte, segnatamente
quelle del 4 e del 13 settembre 1990 (doc. 5, doc. 6) indicanti importi a
misura. In particolare di quest'ultima sarebbero state accettate unicamente le
posizioni da 4 a 7, per un totale di fr. 15'405.--. La mercede complessiva
sarebbe stata pertanto fissata preventivamente a fr. 210'000.--. L'opera, che
per essere conclusa avrebbe necessitato di lavori valutati in fr. 18'700.--,
sarebbe poi stata fatturata a fr. 201'198.65 (doc. A). Da questa somma
andrebbero dedotti fr. 20'000.-- di minor valore dell'opera causato dalla
presenza di alcuni difetti, nonché fr. 25'000.-- già versati come acconto. Al
saldo risultante andrebbero poi sommati fr. 3'740.-- per mancato guadagno
derivante dal recesso contrattuale della committente.

                                         La
mercede dovuta ammonterebbe quindi a fr. 159'663.65 oltre interessi al 5% su
fr. 125'000.-- dal 25 giugno 1991 - data in cui sarebbe stato sollecitato il
versamento del secondo acconto - e su fr. 24'663.65 dal 26 giugno 1992.

 

                                  H.   Nelle
osservazioni del 30 ottobre 1996 la convenuta ha postulato la reiezione del
gravame sulla scorta delle argomentazioni che, per quanto necessario, verranno
riprese nei successivi considerandi.

 

                                         Nel
medesimo allegato essa si è inoltre aggravata adesivamente contro il giudizio
pretorile, chiedendone la riforma nel senso di ridurre la sua condanna al
versamento di fr. 18'616. 20 oltre interessi.

 

                                         Con
tempestive osservazioni all'appello adesivo l'attrice ne ha chiesto la
reiezione con protesta di spese e ripetibili.

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   A
questo stadio della causa è pacifico che il rapporto contrattuale conchiuso
dalle parti sia un appalto ai sensi degli art. 363 e segg. CO. 

 

                                   2.   E’
altresì incontestato che, come ritenuto dal Pretore, l’anticipata cessazione
del rapporto contrattuale sia da giudicare secondo l’art. 377 CO, avendo la
convenuta esplicitamente aderito alla tesi della revoca del contratto da parte
sua per atti concludenti (osservazioni e appello adesivo, pag. 30).

                                         Contrariamente
a quanto ritenuto dall’attrice, l’accertamento dell’applicabilità dell’art. 377
CO rimane tuttavia privo di particolari conseguenze pratiche, dato che la
petizione (come pure la replica) tende unicamente all’incasso di quanto
risultante dalla fattura doc. B, ovvero della mercede per i lavori
effettivamente eseguiti, e non anche al risarcimento di qualsivoglia pregiudizio
conseguente alla rescissione anticipata del contratto.

                                         Solo
con l’appello (pag. 6), e perciò irritualmente (art. 321 cpv. 1 lit. b CPC),
l’attrice avanza pretese risarcitorie per il mancato guadagno relativo alla
parte di opera non realizzata.

                                         Stanti
le domande delle parti, ed in particolare dell’attrice, se ne deve perciò
concludere che a prescindere dalle cause della cessazione anticipata del
rapporto contrattuale, oggetto della disputa è unicamente la mercede dovuta
all’appaltatrice per la parte di opera effettivamente realizzata.

 

                                   3.   La
determinazione della mercede pattuita dalle parti per l’opera in questione
-fatta evidentemente salva la questione della sua difettosità- presenta qualche
difficoltà.

                                         Questo
perché la conclusione del contratto d'appalto, avvenuta in  forma orale, è
stata preceduta da trattative sfociate in numerose offerte dell’appaltatrice. 

                                         

                                3.1   Contattata
dalla convenuta, l'attrice le ha sottoposto in data 4 settembre 1990 una prima
offerta (doc. E, doc. 5) che prevedeva una mercede senz’altro a misura, visto
che vi figurava l’indicazione di prezzi unitari, ma solo approssimativamente le
quantità di materiale necessario

                                         Detta
offerta prevedeva fr. 194'705.-- per i lavori di pavimentazione in miscela
bituminosa, nonché l'esecuzione in "pavidur" di un piazzale e di una
rampa.

                                         Il
13 settembre 1990 l'attrice ha trasmesso alla convenuta una seconda offerta per
fr. 65'745.-- (doc. 6), pure a misura,  contemplante lavori non previsti dal
primo preventivo.

                                         Con
lettera 10 ottobre 1990 (doc. 7) l'ing. __________, direttore tecnico
dell'attrice, ha confermato alla convenuta uno sconto dell'8% sugli importi
"a misura", sottolineando nel contempo la disponibilità ad esaminare
la possibilità d'eseguire le opere "a corpo". 

                                         Il
giorno seguente egli ha dapprima allestito una variante all'offerta di cui al
doc. 6, riducendo la mercede a fr. 51'225.-- (doc. 9); e in seguito sulla base
dei menzionati preventivi (doc. 5 e 9) ha sottoposto alla controparte
un'ulteriore offerta (doc. 8), 

                                         che
esplicitamente prevedeva "l'esecuzione dei lavori con importi "a
corpo""  per complessivi fr. 216'000.--, somma inferiore a quelle
dei precedenti preventivi, condizionando tuttavia la pattuizione di importi
forfetari alla delibera almeno dei lavori di pavimentazione, del costo di fr.
127'000.--.

 

                                3.2   Nel
novembre del 1990 la convenuta ha conferito l'appalto all'attrice, la quale,
ringraziando la committente per la delibera, ha dichiarato con lettera 21
novembre 1991 (doc. F) che avrebbe eseguito i lavori "a misura"
conformemente all'offerta del 4 settembre 1990, riservandosi l’aumento
salariale per i lavori previsti nel 1991 e confermando lo sconto dell'8%,
qualora la mercede fosse stata saldata entro 30 giorni dalla data della
fattura. L'attrice ha infine chiesto alla committente, che non ha reagito, di
confermare la delibera dei lavori menzionati, ritornando una copia firmata
dello scritto.

 

                                3.3   Dalle
tavole processuali non emerge alcun elemento indicante in modo inequivocabile
quale offerta sia stata accettata. 

                                         Di
certo vi è unicamente il fatto che il contratto è venuto in essere in occasione
della riunione sul cantiere tenutasi il 19 novembre 1990 (doc. F e G) e che
dunque l'accettazione di una o di più offerte combinate è avvenuta in quella
circostanza. 

                                         Delle
persone che hanno partecipato a quella riunione e che sono state sentite come
testi, solo l'ing. __________ ha preso posizione su questo punto controverso,
osservando che il signor __________, amministratore unico della convenuta ed
unico rappresentante della stessa alla riunione, non si sarebbe espresso per
l'esecuzione dell'opera con un prezzo a corpo, e da questa circostanza egli
deduce che le parti avrebbero optato per l'offerta a misura (teste __________,
pag. 4).

                                         Questa
deduzione non ha tuttavia alcun valore probatorio, ritenuto che i testi vengono
sentiti nel processo unicamente per riferire di circostanze percepite in forma
diretta, senza che vi sia spazio per le loro personali opinioni e valutazioni,
o anche solo per quanto ai testi è stato riferito da terzi o da una parte al
processo (II CCA 30 ottobre 1997 in re J./C., 11 agosto 1995 in re V./C;
Cocchi/Trezzini, CPC, ad art. 237, n. 1 e 2).

                                         In
mancanza di altri elementi, occorre pertanto seguire la logica commerciale ed
il buon senso e quindi sposare la tesi del Pretore, secondo cui la committente
ha accettato l'offerta che fissa la mercede a corpo (doc. 8). 

                                         Essa
è del resto stata allestita per ultima e prevede la mercede complessiva più
bassa; inoltre la condizione formulata in calce alla stessa è stata ossequiata,
avendo la convenuta deliberato all'attrice i lavori di pavimentazione esterna.

                                         A
questa soluzione, contrariamente alla tesi dell’appellante (punto 4, pag. 3),
non osta l’argomentazione secondo cui il consenso sui più elevati prezzi a
misura si dovrebbe dedurre dal silenzio della convenuta allo scritto
dell’attrice del 21 novembre 1990, che costituirebbe lettera di conferma della
pattuizione di tali prezzi.

                                         Da
una parte siffatta tesi desta perplessità già solo dal profilo della ricevibilità
e della buona fede processuale, se si considera che l’attrice, dopo aver data
per scontata nella petizione l’esattezza della propria fatturazione, nella
replica ha fondato la pattuizione dei più elevati prezzi a misura sulla differente
e improbabile argomentazione secondo cui il signor  non avrebbe accettato la
mercede a corpo, di modo che la proposta dell’attrice sarebbe caduta per
difetto del consenso della committente.

                                         D’altra
parte, non essendovi la prova che il contenuto della supposta lettera di
conferma collimasse con gli accordi effettivamente raggiunti dalle parti,
questa può unicamente valere quale nuova offerta, la cui accettazione può
essere desunta dal silenzio della controparte solamente qualora l’offerta sia vantaggiosa
per il destinatario, e se ne possa perciò in buona fede presumere la tacita
accettazione (art. 6 CO; DTF 114 II 251; II CCA 21 marzo 1996 in
re R. AG/R. SA, 17 dicembre 1991 in re M./R.; Kramer, Schweigen auf kaufmännische
Bestätigungsschreiben und rechtsgeschäftlicher Vertrauensgrundsatz, in: recht,
1990, pag. 104 e 105), il che non può certo essere ammesso nella specie, dal
momento che l’offerta della lettera andava a detrimento di migliori condizioni,
ovvero quelle a corpo, sottoposte in precedenza alla committente. 

 

                               3.4.   Si
deve pertanto ritenere che l'importo di partenza per la determinazione della
mercede dovuta all'appaltatrice è quello di fr. 216'000.-- di cui all’offerta
dell’11 ottobre 1990 (doc. 8). 

                                         A
questo importo si deve aggiungere la mercede per le opere supplementari
eseguite dall’attrice, segnatamente l’esecuzione dei betoncini e dei pavimenti
duri nei locali aspirapolvere e lavaggio, ammessa dal Pretore (consid. 8, pag.
10) per i fr. 13’003.80 di cui alla fattura doc. B (punto D, pag. 3) con
decisione rimasta incontestata.

                                         Il
totale è dunque di fr. 229’003.80.

                                         Dei
lavori menzionati nel doc. 8, quelli relativi al piano sotterraneo (pos. D) non
sono stati deliberati alla convenuta (doc. F), per cui  vanno dedotti fr.
46'500.--. 

                                         Ne
viene un importo di fr. 182'503.80, che, defalcato di ulteriori fr. 25'000.--
già versati dalla convenuta a titolo di acconto, si riduce a fr. 157’503.80,
somma che costituisce il limite superiore della pretesa per mercedi
dell’attrice. 

 

                                   4.   L'appellante
non ha tuttavia completato l'opera di cui all’offerta, risultata per di più
difettosa.

                                         Si
dovrà perciò portare in deduzione il valore delle opere non realizzate (consid.
5), il minor valore dell’opera conseguente alla sua difettosità (consid. 6) e
il danno subito dalla committente in conseguenza dei difetti (consid. 7).

 

                                   5.   A
mente dell'appellante il perito avrebbe a torto stabilito in fr. 20'900.-- i
costi per completare l'opera per avere omesso di dedurre da detta somma
l'importo di fr. 2'200.-- corrispondente al prezzo dei chiusini già posati.

                                         Il
perito (risposta 1 alle domande della convenuta) ha in realtà accertato che
l'appaltatrice non ha posato sul piazzale esterno il previsto strato di usura
per una superficie di circa mq 1'400, lasciando i chiusini fuori quota. 

                                         Considerato
il prezzo unitario di fr. 16.50/mq (cfr. doc. B, pos. 7, pag. 2), il manto
d'usura verrebbe a costare fr. 23'100.--.

                                         Ne
consegue che determinandosi in complessivi fr. 20’900.-- il perito già ha
dedotto il prezzo dei chiusini, con il che la censura non merita tutela.

 

                                   6.   Più
complessa risulta la situazione al riguardo dei difetti dell’opera:

 

                                6.1   Piazzale
stazione di servizio

 

                                         Il
difetto principale consiste nella pendenza insufficiente dello scolo. Il vizio
non è eliminabile alla radice, ma allo stesso può essere ovviato, almeno in
parte, procedendo all'eliminazione dell'acqua stagnante per mezzo di una
macchina speciale in occasione di ogni evento di pioggia, risultando comunque
un minor valore dell'opera di fr. 50'000.-- (perizia, risposte ad 2 e 4).

 

                                         Il
Pretore ha attribuito all'attrice una responsabilità per il difetto limitata al
30%, quantificando di conseguenza il minor valore di quest'opera in fr.
15'000.--.

 

                                         L'appellante
contesta tale responsabilità invocando gli art. 365 cpv. 3 e 376 cpv. 3 CO, per
il fatto che la committente avrebbe richiesto l'esecuzione della pavimentazione
malgrado le ripetute segnalazioni circa l'impossibilità di rispettare le
pendenze minime del suolo richieste dalle norme SIA.

 

                                         Il
richiamo di tali norme non è corretto.

                                         L'art.
365 cpv. 3 CO regola gli obblighi dell'appaltatore per il caso di difetti
della  materia, somministrata dal committente, ma nella nozione di materia ai
sensi della norma non rientra tuttavia il suolo affidato all'appaltatrice (Honsell/Vogt/Wiegand,
OR I, 2. edizione, n. 4 ad art. 365 CO).

                                         L’art.
376 cpv. 3 CO si riferisce invece alla perdita dell’opera, così il titolo
marginale, circostanza che non risulta nella specie essersi verificata.

 

                                         Alla
specie va per contro applicato l'art. 369 CO, secondo cui il committente non
può far valere i diritti accordatigli in caso di opera difettosa, se egli
stesso fu causa dei difetti mediante ordinazioni date contro l'espresso parere
dell'appaltatore o in altra maniera. 

                                         Le
premesse per l'applicazione di questa norma in favore dell'appaltatore sono
due.

                                         In
primo luogo occorre che il difetto dell'opera si sia verificato per una causa
di cui è responsabile il committente (Gauch, Der Werkvertrag, 4.
edizione, n. 1356), che risponde anche per le persone ausiliarie, in
particolare il progettista o il direttore dei lavori, ai quali egli si è
affidato e che perciò lo rappresentano nei confronti dell'appaltatore (art. 101
CO per analogia, Gauch, opera citata, n. 2742).

                                         L'appaltatore
non può però liberarsi senz'altro in presenza di mancanze del progettista o del
direttore dei lavori: il suo obbligo di diligenza, che gli impone di
riconoscere fatti o soluzioni tecniche che possono pregiudicare l'opera e di
darne avviso al committente, sussiste per principio anche quando egli agisce
sulla base di piani e di istruzioni dategli da specialisti incaricati dal
committente stesso (Rep. 1983, pag. 308). In tali casi, tuttavia,
l'obbligo dell'appaltatore alla notifica del proprio dissenso sussiste solo nei
casi in cui vi sia un errore tecnico manifesto ed evidente o facilmente
riconoscibile. Questo è il caso quando si tratti di errori macroscopici, o di
soluzioni manifestamente contrarie alle più elementari regole dell'edilizia (Rep.
ibidem).

                                         Negli
altri casi l'appaltatore è liberato dalla propria responsabilità per gli
eventuali difetti senza che vi sia necessità di esprimere il proprio parere
contrario, potendosi egli in buona fede fidare delle maggiori cognizioni degli
specialisti interpellati dal committente (Gauch, opera citata, n. 1391 e
segg.), fatto salvo il caso particolare in cui le specifiche e specialistiche
conoscenze tecniche dell'appaltatore siano superiori a quelle del committente e
del progettista, di modo che il committente può in buona fede in ogni caso
attendersi una verifica da parte dell'appaltatore (II CCA 20 aprile 1993
in re M.C. SA/M, 20 marzo 1995 in re C./P.; Gauch, opera citata, n.
1408).

                                         In
secondo luogo la causa riconducibile a responsabilità del committente deve
essere l'unica determinante per l'insorgere dei difetti (DTF 52 II 78; II
CCA citate; Honsell/Vogt/Wiegand, opera citata, n. 3 ad art. 369
CO).

                                         In
caso contrario, cioè allorché i difetti fossero dovuti a mancanze sia
dell'architetto sia dell'appaltatore, il committente può resistere alle
richieste di mercedi e onorari dei partner contrattuali, eccependo il loro
cattivo adempimento. Anche in questo caso occorre tuttavia ricordare che nel
rapporto tra committente e appaltatore l'architetto risulta essere un
ausiliario del committente (art. 101 CO), il che può portare alla liberazione
totale o parziale dell'appaltatore (DTF 95 II 53; II CCA del 20
marzo 1995 in re C./P.).

 

                                         Nel
caso che ci occupa la pavimentazione del piazzale esterno è stata eseguita
sulla base del piano 49.42 allestito dall'arch. __________ (doc. 30) e
consegnato all'appaltatrice il 20 novembre 1990 (doc. 28), prima che
iniziassero i lavori.

                                         Secondo
il perito, l'arch. __________ non ha previsto le necessarie pendenze del piazzale
(perizia, risposta alla domanda 9 della convenuta) pur essendo uno specialista
del ramo. 

                                         L'attrice,
a sua volta specialista in materia di pavimentazioni, conoscendo il contenuto
delle norme SIA 252 che prevedono una pendenza minima dell'1.5% (deposizione
__________), doveva individuare dal piano sottopostole l’errore del progettista
e, trattandosi di violazione di elementari regole dell'edilizia, doveva
notificare alla convenuta il suo dissenso per potersi avvalere con successo
dell’art. 369 CO.

 

                                         Nonostante
le argomentazioni in tal senso dell’attrice, questa Camera raggiunge il
convincimento che non vi sia stata una segnalazione del problema delle pendenze
confacente ai dettami del predetto art. 369 CO.

                                         Si
deve in effetti in primo luogo rilevare che la stessa attrice in sede di
replica (punto 4.1, pag. 3) ha affermato unicamente di avere evidenziato le
carenti pendenze, ma non ha anche sostenuto di avere avvertito la committente
che se insisteva con quell’esecuzione si sarebbe addossata il rischio del
conseguente difetto, liberando l’appaltatrice da qualsiasi responsabilità.

                                         Analogamente,
dal doc. G, verbale della riunione del 19 novembre 1990, si deduce che della
questione delle pendenze si parlò, prova ne è che l’arch. __________ si impegnò
a trasmettere un piano con le quote, mentre non risulta che l’appaltatrice già
a questo momento si sia distanziata dalle previste modalità di esecuzione,
espressamente un formale avvertimento, che per giurisprudenza deve essere
preciso, chiaro e senza equivoci (DTF 95 II 43, consid. 3c). Ciò è del
resto logico dal momento che proprio in quell’occasione si era previsto l’invio
di un piano quotato.

                                         Dal
doc. N, la lettera 21 novembre 1991 dell’attrice alla convenuta, si evince
-contrariamente alle affermazioni della replica- che l’arch. __________ inviò
effettivamente il piano con le quote che, necessariamente, devono comunque
essere state 

                                         insufficienti,
mentre ancora una volta non si sostiene che dopo la ricezione del piano in
questione il lavoro fu comunque eseguito dopo avere espresso in forma esplicita
il proprio dissenso e avere declinato la propria responsabilità per il
risultato.

                                         I
testi __________ e __________ riferiscono unicamente che la questione delle
pendenze venne affrontata e discussa, ma non che venne dato un avvertimento
formale come quello previsto dall’art. 369 CO.

                                         Il
solo teste __________ riferisce di interventi che dovrebbero rivestire la
sostanza del formale avviso ai sensi di detta norma.

                                         Tuttavia,
mancando negli allegati introduttivi della causa l’adduzione stessa del fatto e
mancando nell’istruttoria un accertamento sicuro, preciso e senza equivoci,
questa Camera matura il convincimento che sulla questione delle pendenze
l’attrice non è stata un’imprenditrice coscienziosa e non ha preso tutte le
misure necessarie per risolvere il problema.

                                         Vi
è di conseguenza, così come rettamente deciso dal Pretore, la responsabilità di
principio dell’attrice per il minor valore del piazzale esterno.

                                         Tuttavia,
in applicazione dell’art. 44 CO (DTF 95 II 43 consid. 4c) il
risarcimento deve essere ridotto alla luce della concomitante e preponderante
responsabilità dell’architetto e dei componenti della direzione lavori, così
che la decisione del Pretore di ridurre a fr. 15’000.-- il minor valore addebitabile
all’attrice può senz’altro essere confermata.

                                         

                               6.2.   Piazzuola
di carico

 

                                         I
difetti di quest'area sono dovuti alla cattiva esecuzione dell'opera (perizia,
risposta alla domanda 2 dell’attrice), dal che l'esclusiva responsabilità
dell’attrice, alla quale il Pretore ha addebitato i fr. 14'000.-- indicati dal
perito quale costo per la loro eliminazione (risposta alla domanda 3
dell’attrice e allegato 1). 

                                         

                                         L'appellante,
pur riconoscendo la propria responsabilità, censura la conclusione del primo
giudice, osservando che l'opera, fatturata circa fr. 6'000.--, potrebbe essere
rifatta con una spesa di soli fr. 8’000.--, non essendoci necessità di
rimuovere anche il pavimento corazzato in calcestruzzo armato.

                                         La
soluzione proposta dal perito porrebbe invece la convenuta in una situazione
migliore di quella prevista dal contratto, costituendo siffatto rifacimento
dell’opera una evidente miglioria, e non potendosi nel contempo attribuire un
minor valore superiore al costo della medesima.

                                         

                                         La
censura è solo in parte giustificata.

                                         L’attrice
disattende in effetti che -a prescindere dal fatto che la convenuta abbia
optato per la riduzione della mercede o per il risarcimento del danno
conseguente alla mancata eliminazione del difetto da parte dell’appaltatrice-
la valutazione dell’entità del minor valore medesimo va fatta nel contesto del
valore globale dell’opera e della mercede globale, e non limitatamente alle
singole parti della stessa risultate difettose.

                                         Ci
si deve perciò chiedere se il costo di riparazione di fr. 14’000.-- (e degli
altri importi a carico dell’attrice) non sia esorbitante per rapporto alla
mercede di fr. 182’000.-- e rotti, risposta che non può che essere negativa.

                                         L’obiezione
dell’attrice merita tuttavia parziale protezione nella misura in cui ritiene
eccessivo il costo della riparazione.

                                         In
effetti, a mente di questa Camera non si giustifica appieno la voce di fr.
2’586.50 -somma indicata per evidenti fini di arrotondamento- per “Imprevisti
diversi, sorveglianza lavori, ecc.” (perizia, risposte alle domande
dell’attrice, punto 9 dell’allegato 1), non potendosi ammettere con queste
motivazioni un supplemento di più del 20% delle posizioni 1-8 a fronte di
lavori di relativa semplicità, nei quali la sorveglianza andrebbe a carico
della ditta esecutrice, e sarebbe perciò da ritenere inclusa nelle altre
prestazioni costruttive, e non di un direttore dei lavori, e gli imprevisti
dovrebbero essere tutto sommato di modesta entità.

                                         Si
giustifica pertanto di ridurre a fr. 12’000.-- il costo di questa riparazione,
riducendo perciò di fr. 2’000.-- la deduzione dalla mercede dell’attrice.

.

                               6.3.   Locale
lavaggio

 

                                         Per
i difetti qui riscontrati, eliminabili con un intervento di complessivi fr.
28'000.--, il giudice di prime cure ha tenuto responsabile l'attrice nella
misura del 90%, riducendo così la mercede di complessivi fr. 25'200.--.

 

                                         L'appellante
contesta questa decisione, dichiarandosi disposta ad assumere i costi di
riparazione per soli fr. 1'000.--.

                                         Essa
avrebbe lavorato senza aver ricevuto il piano esecutivo relativo alla posa dei
binari e alle pendenze del pavimento, attenendosi quindi alle istruzioni
dell'amministratore unico della committente. L'appalto avrebbe del resto
contemplato unicamente la posa della pavimentazione, per cui, per le
supplementari opere eseguite, i suoi operai sarebbero divenuti ausiliari della
convenuta, donde la sua limitata responsabilità.

 

                                         Occorre
innanzitutto osservare che la questione della responsabilità per la difettosa
posa dei binari può essere lasciata aperta: stanti gli altri difetti della
pavimentazione, che ne rendono comunque necessario il rifacimento (perizia,
risposta a domanda 24 della convenuta), la risistemazione dei binari non
costituisce più un danno a sé stante, ma segue il destino dei difetti del
pavimento, nel contesto della cui eliminazione il corretto montaggio dei binari
non arreca pregiudizio supplementare.

 

                                         Quo
al pavimento, il perito ha riscontrato delle fessure e il mancato rispetto
delle pendenze previste dal piano esecutivo ESA (doc. 11), che tuttavia
l'appaltatrice contesta d'aver ricevuto. Dalle tavole processuali emerge che lo
stesso è stato in sostanza utilizzato unicamente dal signor __________,
amministratore unico della convenuta, che ha poi direttamente istruito gli
operai dell'attrice (testi __________ e __________). Il pavimento del lavaggio
è stato del resto eseguito raccordandolo alle canalette già poste da una terza
ditta e la pendenza è stata pertanto determinata riferendosi alle stesse (testi
__________ e __________).

 

                                         Come
per il piazzale della stazione di servizio, anche in questo caso la fattispecie
è da esaminare alla luce dell'art. 369 CO, ed anche in questo caso la soluzione
deve essere quella dell’inapplicabilità della norma in favore dell’attrice per
il motivo che essa ha omesso l’avviso formale di cui al consid. 6.1.

                                         Infatti,
anche in questo caso manca l’adduzione medesima da parte dell’attrice del fatto
di avere impartito il formale avviso (cfr. la replica, punto 4.1, pag. 4),
mentre la semplice affermazione del teste Quiles di avere reclamato oltre a non
potere supplire alla mancata adduzione del fatto, non configura comunque in
quei termini un formale avvertimento ex art. 369 CO.

                                         Non
potendo l’attrice essere liberata dalla propria responsabilità ai sensi di
questa norma, ne deve conseguire la conferma del giudizio pretorile su questo
punto, atteso che l’appellante non ha ritenuto di entrare nel merito della
ripartizione delle responsabilità con la direzione lavori, esercizio da lei ritenuto
“ridicolo” (appello, pag. 11).

 

                               6.4.   Difetti
alla rampa d'accesso al garage

 

                                         L'appellante
riconosce la sua responsabilità anche per questi difetti, ma contesta la
quantificazione dei costi di riparazione, che essa sarebbe disposta ad
assumersi in misura di fr. 10'000.--.

                                         

                                         Anche
in questo caso la censura è parzialmente fondata.

 

                                         Destano
in effetti comprensibile e fondata perplessità le voci n. 9 (“Interventi
diversi, sorveglianza lavori, ecc.”) di fr. 2’178.-- e n. 10 (“Inconvenienza
per mancata accessibilità al deposito ditta __________, trasporto manuale
attrezzi e materiale per un periodo di due settimane corrispondenti a 15 giorni
lavorativi”) di fr. 2’400.-- dell’allegato 3 alle risposte del perito alle
domande dell’attrice.

                                         

                                         Per
la voce n. 9 vale quanto esposto al considerando 6.2, nel senso che non si
ritiene ammissibile un supplemento pari a  circa il 15% dei costi di
riparazione veri e propri (voci da 1 a 8) per non precisati lavori diversi e
per una non indispensabile sorveglianza dei lavori.

 

                                         Per
la voce n. 10 si rileva che l’attribuzione di fr. 160.-- al giorno per le
predette “inconvenienze” è sprovvista di qualsiasi riscontro oggettivo, ed in
particolare di un calcolo serio ed attendibile che permetta anche solo di farsi
un’idea degli elementi costitutivi di tale pretesa.

                                         La
stessa convenuta era del resto stata assai generica in proposito, avendo essa
stimato in complessivi fr. 500.-- al giorno il pregiudizio globale per
autolavaggio e autorimessa (risposta, pag. 5), ma senza alcuna indicazione
sulla natura del danno relativo all’autorimessa, per poi adagiarsi in sede di
conclusioni (pag.  31) all’indicazione globale di fr. 20’000.-- fatta dal
perito, sempre però senza che sia dato di capire in cosa consiste il danno.

 

                                         In
simili circostante la voce n. 10 deve essere stralciata per intero, e la n. 9
ridotta drasticamente, con il risultato di ridurre il totale del costo di
riparazione per la rampa di accesso a fr. 15’500.--.

 

                                         D’altro
canto, sempre quo alla rampa d'accesso, occorre valutare anche la censura
contenuta nell’appello adesivo, secondo cui il Pretore avrebbe a torto
attribuito all'appaltatrice una quota di responsabilità limitata all'80%,
quando la sua responsabilità sarebbe per contro integrale, ritenuto che non si
potrebbe attribuire alla committente la responsabilità della direzione lavori
legata alla carente sorveglianza.

 

                                         La
censura merita accoglimento, atteso che il perito ha effettivamente reso
responsabile la direzione lavori proprio per non essere intervenuta durante
l'esecuzione dell'opera (perizia, risposta alla domanda 28 della convenuta),
mentre l'art. 369 CO non trova applicazione quando il committente o un suo
ausiliario semplicemente omettono di sorvegliare l'appaltatore (DTF 119
II 130; Honsell/Vogt/Wiegand, opera citata, n. 4 ad art. 369 CO; Gauch,
opera citata, n. 2057 e 2743).

 

                                         Ne
deve conseguire l’accollo all’attrice di fr. 15’500.-- per i difetti della
rampa in luogo dei fr. 16’000.-- stabiliti dal Pretore.

 

 

 

 

                               6.5.   Pavimento
spigolo nord-est

 

                                         Il
difetto, consistente nel cedimento del suolo, è causa di una cattiva esecuzione
del sottofondo. L'intervento di ripristino è stato valutato dal perito in fr.
2'400.--. Il Pretore ha ritenuto integralmente responsabile l'attrice, che non
si considera per contro tale, osservando che il cedimento non sarebbe dovuto al
primo strato di pavimentazione da lei eseguito, bensì al riempimento inidoneo
dello scavo effettuato dalla committente.

 

                                         Si
tratta di rimprovero destituito di buon fondamento, cozzando contro la
chiarissima affermazione del perito, secondo cui il difetto è totalmente
imputabile all'operato della __________ (perizia, risposta alla domanda 34
della convenuta).

 

                               6.6.   Canalizzazioni

 

                                         Il
difetto delle canalizzazioni consiste in sostanza nella loro posa ad una
profondità insufficiente rispetto alla quota del terreno sistemato (perizia,
risposta a domanda 34 della convenuta; perizia a futura memoria, foto 16 e 17).

 

                                         Il
perito, con tesi fatta propria dal Pretore almeno per quanto riguarda l’attrice,
ha suddiviso le responsabilità attribuendone il 40% al progettista per l’errore
di progettazione, il 20% alla direzione lavori per non essere intervenuta nella
fase esecutiva, il 20% all’impresa esecutrice delle canalizzazioni per avere
eseguito la condotta senza la necessaria copertura di protezione, e il 20%
all’attrice per avere eseguito la pavimentazione pur conoscendo il difetto.

 

                                         Insorgendo
contro tale conclusione, l'appellante ritiene applicabili alla fattispecie gli
art. 365 cpv. 3 e 376 CO, e si considera libera da ogni addebito, per avere
formulato durante l'esecuzione dell'opera chiare e tempestive riserve.

 

                                         Si
rileva anzitutto che, per i medesimi motivi esposti al considerando 6.1, il
richiamo degli art. 365 e 376 CO non è pertinente, mentre in linea di conto
torna anche in questo caso l’applicazione dell’art. 369 CO.

 

                                         Ed
in effetti, vi è in questo caso una ripartizione di responsabilità che non può
essere condivisa alla luce di detta norma.

                                         E’
infatti addirittura ovvio che nella fattispecie il difetto è stato causato
dalla concomitante negligenza del progettista e direttore dei lavori e
dell’impresa esecutrice, di modo che appare a prima vista iniquo attribuire
all’attrice una partecipazione di responsabilità per il solo fatto di avere
ricoperto, oltretutto con tutte le cautele (deposizione __________, pag. 7),
gli errori altrui (analogo: II CCA 5 novembre 1997 in re A. SA/E. SA).

                                         Risulta
inoltre dall’istruttoria (deposizione __________, pag. 6), che la committenza
fu avvisata del problema e che la risposta fu di procedere comunque, il che è
del resto logico, se si pensa che la soluzione del problema non poteva essere
attuata dall’attrice, ma richiedeva semmai l’intervento di un capomastro per la
demolizione e il rifacimento di opere già eseguite.

                                         Se
ne deve così concludere per la liberazione dall’attrice da qualsivoglia
responsabilità già solo per il fatto che il difetto non è stato da lei causato,
di modo che l’addebito di fr. 6’600.-- risulta ingiustificato.

 

                               6.7.   Giunti
di dilatazione

 

                                         Ammessa
la deduzione di fr. 275.-- per un'errata fatturazione, l'appellante contesta
quella di fr. 2'039.80.--, derivante, secondo il primo giudice, dal rifacimento
dei giunti di dilatazione eseguito da una terza ditta intervenuta con il
consenso di entrambe le parti, in quanto l'addebito sarebbe già stato
considerato nel calcolo del minor valore delle opere difettose.

 

                                         La
censura è infondata. 

                                         Anche
se il perito non lo ha affermato esplicitamente, dai lavori descritti agli
allegati 2 e 3 delle risposte peritali alle domande dell’attrice risulta
implicito che l’esecuzione dei lavori di risanamento del locale lavaggio e
della rampa di accesso del garage rende necessario il rifacimento dei giunti.

                                         Tale
situazione era nota alle parti già al momento in cui fu richiesto l’intervento
della __________ (cfr. la lettera 13 settembre 1991 della convenuta
all’attrice, annessa al doc. Q) e in quelle circostanze l’attrice ha
esplicitamente accettato di accollarsi il costo dell’intervento (“Non avremmo dovuto
farlo e ora riconosciamo il rifacimento del mastice da parte della ditta
__________ ” cfr. la risposta 17 settembre 1991 dell’attrice alla convenuta,
pure annessa al doc. Q), di modo che essa non può ora sottrarsi a tale impegno.

 

                                   7.   Deciso
l'appello principale, occorre chinarsi su quello adesivo, che si limita
peraltro a contestare la ripartizione di alcune quote di responsabilità per il
risarcimento dei danni e il mancato riconoscimento delle spese peritali
concernenti la prova a futura memoria.

                                      

                               7.1.   La
questione del riparto delle responsabilità per il difetto alla pavimentazione
della stazione di servizio è già stata ampiamente esaminata (consid. 6.1) e
questa Camera, come già detto, conferma appieno l’attribuzione alla convenuta
di una preponderante corresponsabilità.

                                         L'appello
adesivo si rivela perciò su questo punto infondato. La committente sostiene
infatti a torto di non essere stata informata circa i problemi di pendenza,
giungendo così ad una conclusione errata.

 

                                7.2   Della
contestazione della convenuta relativa alle responsabilità per la rampa di
accesso al garage, da risolvere in suo favore, già si è detto al considerando
6.4.

 

                               7.3.   Pure
infondata appare la richiesta di estensione della responsabilità
dell'appaltatrice per i vizi alle canalizzazioni, dovendosi, come si è visto (consid.
6.6), liberare l’attrice da qualsivoglia responsabilità per questa parte
dell’opera.

 

                               7.4.   E’
per contro parzialmente sorretta da buon diritto, contrariamente all’assunto
del primo giudice, la pretesa relativa al risarcimento dei costi della
procedura di prova a futura memoria.

                                         Sebbene
quasi superflua ai fini del presente giudizio, essendo stata allestita
un'ulteriore perizia nel corso dell'istruttoria della procedura ordinaria, la
prova a futura memoria ha dato una prima risposta ai quesiti concernenti la
pavimentazione esterna, la piazzuola di carico, la rampa d'accesso, il locale
lavaggio e le canalizzazioni.

                                         Stante
la complessità della situazione, ben si può affermare che detto referto abbia
costituito un più che valido supporto per la convenuta nell’ottica della
salvaguardia dei propri diritti, così da giustificarsi la ripartizione dei
costi nell’ottica delle rispettive soccombenze.

                                         Considerato
che la convenuta ha anticipato il costo di fr. 5'872.80 e che la sua
soccombenza nella presente causa è valutata in misura di 1/3, dalla chiesta
mercede appare giustificato dedurre l'ulteriore importo di fr. 3’915.--, pari
ai 2/3 dell’importo richiesto.

 

 

                                   8.   Riassumendo,
il credito da riconoscere all'attrice risulta dal seguente calcolo:

 

                                         fr.   216'000.--        +     (doc.
8)

                                         fr.     13’003.80
     -      (lavori supplementari)

                                         fr.     46'500.--        -      (doc.
8, pos. D, lavori non deliberati)

                                         fr.     25'000.--        -      (doc.
C, acconto)

                                         fr.     20'900.--        -      (mancata
completazione dell'opera)

                                         fr.     15’000.--        -      (piazzale
stazione di servizio, consid. 6.1)

                                         fr.     12’000.--        -      (piazzuola
di carico, consid. 6.2)

                                         fr.     25’200.--        -      (locale
lavaggio, consid. 6.3)

                                         fr.     15’500.--        -      (rampa
garage, consid. 6.4)

                                         fr.       2’400.--        -      (pavimento
nord-est, consid. 6.5)

                                         fr.       2’039.80      -      (giunti
di dilatazione, consid. 6.7)

                                         fr.          
275.--        -      (errata fatturazione, consid. 6.7)

                                         fr.       3'915.--        -      (prova
a futura memoria, consid. 7.4)

                                         fr.    60'274.--

 

                                         Gli
interessi di mora vengono concessi al 5% a partire dal giorno dell'introduzione
della petizione, così come stabilito dal Pretore, non figurando in atti alcuna
pattuizione di acconti, così da non potersi ritenere la mora della convenuta
per il loro mancato o ritardato pagamento.

 

                                         Ne
consegue l'accoglimento parziale sia dell'appello principale sia di quello
adesivo, senza che ciò comporti modifica del riparto di spese e ripetibili
adottato dal Pretore. 

 

                                         Tassa
di giustizia, spese e ripetibili della procedura di appello  seguono la
soccombenza delle parti, pressoché integrale per entrambi i gravami.

                                         

per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

                                    I.   L'appello
23 settembre 1996 della __________ e l'appello adesivo 30 ottobre 1996 della
__________ sono parzialmente accolti ai sensi dei considerandi.

                                         Di
conseguenza la sentenza 2 settembre 1996 della Pretura del distretto di
Bellinzona è riformata nel modo seguente:

 

 

 

                                         1.   La petizione è parzialmente accolta.

                                              Conseguentemente
la __________ a, è condannata a pagare alla __________, la somma di fr.
60’274.-- oltre interessi del 5% dal 26 giugno 1992.

 

                                         2.   È fatto ordine all'Ufficiale dei registri di
Bellinzona di iscrivere un'ipoteca legale definitiva a favore della __________,
per la somma di fr. 60’274.-- oltre interessi al 5% dal 26 giugno 1992 a carico
del diritto di superficie per sé stante e permanente foglio no. __________ di
__________, iscritto sulla particella no. ____________________ di __________,
di proprietà della __________, la quale sostituirà quella ordinata in via
provvisoria con decreto 15 gennaio 1992.

 

                                         3.   Invariato.

 

                                         4.   Invariato. 

 

                                   II.   Le
spese della procedura di appello consistenti in

                                         a)
tassa di giustizia                                    fr. 2’450.--

                                         b)
spese                                                      fr.      50.--

                                         Totale                                                           fr.
2’500.--

 

                                         già
anticipati dall'appellante, restano a suo carico.

                                         L’attrice
rifonderà alla convenuta fr. 4’000.-- per ripetibili d'appello.

 

                                  III.   Le
spese della procedura di appello adesivo consistenti in 

                                         a)
tassa di giustizia                                    fr.    880.--

                                         b)
spese                                                      fr.      20.--

                                         Totale                                                           fr.   
900.--

 

                                         già
anticipati dalla parte appellata, restano a suo carico.

                                         La
convenuta rifonderà all'attrice fr. 800.-- per ripetibili dell’appello adesivo.

 

                                 IV.   Intimazione
a :       - __________

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Bellinzona e, limitatamente al dispositivo,
all’Ufficio dei registri di Bellinzona.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario