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**Case Identifier:** 94584b81-cf3b-5826-9358-60d355852646
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.03.2025 A-4865/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-4865-2023_2025-03-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

Decisione impugnata davanti al TF 

 
 
    
 

 

 

  

 

  

A-4865/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  m a r z o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del 

collegio),  

Maurizio Greppi,  

Alexander Misic,  

cancelliere Demis Mirarchi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

(…),   

patrocinato dall’avv. Marco Garbani, Studio legale, 

Via Ponte dei Cavalli 14, 6654 Cavigliano,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Ispettorato federale degli impianti a corrente forte ESTI, 

Luppmenstrasse 1, 8320 Fehraltorf,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Revoca dell’autorizzazione generale d’installazione. 

 

 

 

A-4865/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’impresa A._______ è titolare di un’autorizzazione generale d’installare 

dal 22 giugno 2004. B._______, persona del mestiere, è iscritto 

nell’autorizzazione con tasso di occupazione del 20%. 

B.  

A partire dall’agosto del 2017, l’Ispettorato federale degli impianti a corrente 

forte (di seguito: ESTI) ha informato gli interessati che il tasso di 

occupazione per le persone del mestiere assunte a tempo parziale sarebbe 

passato dal 20% al 40%. Qui era indicato che questo sarebbe stato un 

requisito per ottenere l’autorizzazione o per il suo rinnovo. Per le ditte che 

avevano ottenuto l’autorizzazione prima del 1° gennaio 2018, data di 

entrata in vigore della nuova regolamentazione, valeva un periodo 

transitorio di tre anni, cadente il 31 dicembre 2020. 

C.  

Nel giugno del 2020, l’ESTI, accortosi che l’impresa A._______ non aveva 

adeguato l’organizzazione dell’impresa, ha preso contatto con la stessa. 

D.  

Con lettera del 18 luglio 2020, l’impresa A._______ ha informato l’ESTI di 

aver aumentato il tasso di occupazione di B._______, distribuendolo nella 

maniera seguente: 20% durante la settimana e 10-20% il sabato. 

E.  

Dopo aver richiesto la mutazione dell’autorizzazione con l’aumento del 

tasso di occupazione dal 20% al 40%, l’ESTI ha domandato, con email del 

14 gennaio 2021, documenti attestanti il grado di occupazione di 

B._______ presso il datore di lavoro principale. 

F.  

Con email del 17 gennaio 2021, B._______ si è rifiutato di divulgare il suo 

contratto di lavoro, allegando quello presso (…) datato 23 novembre 2008. 

Egli ha aggiunto in questo contesto che raramente l’impiego presso 

l’impresa A._______ avrebbe superato le 8 ore settimanali. 

G.  

Dopo il richiamo da parte dell’ESTI per ottenere informazioni sul tasso di 

occupazione indirizzato all’impresa A._______, B._______ ha risposto con 

email del 14 maggio 2021, adducendo di lavorare 40 ore settimanali presso 

(…), senza allegare alcun documento attestante quanto dichiarato. 

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Pagina 3 

H.  

Con lettera del 10 maggio 2023 è stato concesso all’impresa A._______ il 

diritto di essere sentito sulla possibile revoca dell’autorizzazione generale 

d’installare, a cui essa, in data 30 giugno 2023, ha dato seguito. 

I.  

Con decisione del 13 luglio 2023, l’ESTI ha revocato all’impresa A._______ 

l’autorizzazione generale d’installare, non avendo essa dimostrato il tasso 

di occupazione di B._______ presso il datore di lavoro principale. 

J.  

In data 11 settembre 2023, l’impresa A._______ (di seguito: ricorrente) ha 

inoltrato ricorso contro la succitata decisione dell’ESTI (di seguito anche: 

autorità inferiore) dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

Tribunale o TAF). Essa domanda l’accoglimento del ricorso e 

l’annullamento del provvedimento impugnato, il tutto con protestate tasse, 

spese e ripetibili. 

K.  

In data 14 novembre 2023, l’autorità inferiore ha risposto al ricorso, 

riconfermandosi nelle proprie conclusioni. 

L.  

Il 14 novembre 2023, l’Incaricato della protezione dei dati e della 

trasparenza (di seguito: IFPDT) ha inoltrato al Tribunale una denuncia del 

4 settembre 2023 depositata dalla ricorrente presso di esso, dichiarandosi 

incompetente. 

M.  

Con scritto del 12 agosto 2024, la ricorrente ha chiesto al Tribunale di 

avviare un’istruttoria per violazione della legislazione in materia di 

protezione dei dati, avendo l’autorità inferiore occultato degli atti. 

N.  

Con scritto del 13 agosto 2024, la ricorrente ha inoltrato le sue 

osservazioni, riconfermandosi sostanzialmente nelle sue conclusioni 

ricorsuali. 

O.  

Il Tribunale, con scritto del 13 febbraio 2025, ha domandato alla ricorrente 

se, avendolo richiesto, essa voleva mantenere la richiesta di indire 

un’udienza pubblica. 

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Pagina 4 

P.  

Con risposta del 24 febbraio 2025, la ricorrente ha informato il Tribunale di 

voler rinunciare all’udienza pubblica. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all’art. 33 della Legge federale del 17 giugno 2005 sul  

Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le eccezioni 

di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad esso è 

retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).  

1.2 Il Tribunale è competente per l’esame del ricorso contro la decisione 

dell’ESTI sulla base degli art. 23 in combinato disposto con l’art. 21 lett. b 

della Legge federale del 24 giugno 1902 concernente gli impianti elettrici a 

corrente forte e a corrente debole (LEI, RS 734.0) e art. 33 lett. d LTAF, 

essendo l’ESTI indipendente dall’amministrazione federale e visto che a 

quest’ultimo sono stati affidati compiti di diritto pubblico (cfr. TSCHANNEN, 

in: Auer/Müller/Schindler (ed.), Kommentar VwVG, 2a ed., 2019, art. 1  

n. marg. 24). 

1.3 Pacifica è la legittimazione ricorsuale della ricorrente, essendo la 

stessa destinataria della decisione impugnata e avendo essa un interesse 

a che la stessa venga qui annullata (art. 48 PA). Il ricorso è poi stato 

interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle 

esigenze di forma e di contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). 

1.4 La ricorrente ha in relazione alla presunta estromissione di alcuni atti 

dall’incarto (cfr. infra consid. 3.2), in data 4 settembre 2023, domandato 

all’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (di 

seguito: IFPDT) l’apertura di un’inchiesta per violazione delle disposizioni 

sulla protezione dei dati ai sensi dell’art. 49 della Legge federale del  

25 settembre 2020 sulla protezione dei dati (LPD, RS 235.1). Con scritto 

del 14 novembre 2023, l’IFPDT ha inoltrato al Tribunale la relativa 

documentazione, dichiarandosi incompetente per pronunciarsi sulla 

richiesta (cfr. art. 8 cpv. 1 PA), aggiungendo però poi di volersi attenere alla 

decisione del TAF. La richiesta di trasmissione in caso di incompetenza, 

peraltro, è stata formulata dalla stessa ricorrente nella sua domanda  

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(cfr. p. 3 domanda all’IFPDT del 4 settembre 2023). Questa richiesta non è 

ammissibile a doppio titolo. In primo luogo, la presente procedura è stata 

aperta da una decisione dell’ESTI in materia di revoca dell’autorizzazione 

generale di installare per mancanza di condizioni di rilascio. Non vi è quindi 

alcuna decisione in materia di protezione dei dati sulla quale il Tribunale è 

chiamato a chinarsi né vi è un ricorso per denegata giustizia. In secondo 

luogo, giova segnalare che un eventuale rifiuto dell’apertura di un’inchiesta 

ai sensi dell’art. 49 LPD non rappresenta una decisione impugnabile ai 

sensi dell’art. 5 PA (cfr. ZOBL/ROTH/WEBER, in: Blechta/Vasella (ed.), Basler 

Kommentar, Datenschutzgesetz/Öffentlichkeitsgesetz, 4a ed. 2024, art. 49 

n. marg. 63 e altro riferimento citato). La persona che ne fa richiesta non 

ha un diritto soggettivo all’apertura effettiva di un’inchiesta sulla base 

dell’art. 49 LPD (RAEDLER, in: Meier/Métille (ed.), Commentaire romand, 

Loi fédérale sur la protection des données, 2023, art. 49 n. marg. 39). Se 

la ricorrente intendeva ottenere una decisione in materia di protezione dei 

dati, essa doveva inoltrare siffatta procedura dinanzi all’ESTI, in qualità di 

titolare del trattamento dei dati. La causa non verrà qui istruita sotto il profilo 

della protezione dei dati. Per queste ragioni il ricorso è, su questo punto, 

inammissibile. 

1.5 Il ricorso verrà quindi, nella misura della sua ammissibilità, esaminato 

nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA), nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA). 

2.2 L’autorità adita non è vincolata né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), 

né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. sentenza del TF 1C_108/2014, 

1C_110/2014 del 23 settembre 2014 consid. 7.4; DTAF 2007/41 consid. 2 

[pagg. 529 e seg.]). Secondo il principio di articolazione delle censure 

(Rügeprinzip) l’autorità di ricorso non è tenuta ad esaminare le censure non 

sufficientemente sostanziate che non appaiono evidenti o non possono 

dedursi facilmente dalla constatazione e presentazione dei fatti  

(cfr. sentenza del TAF A-5225/2018 del 7 maggio 2019 consid. 2). Il 

principio inquisitorio non è assoluto: la sua portata è limitata dal dovere 

delle parti di collaborare. Quest’ultimo comprende per la parte l’obbligo di 

produrre le prove necessarie, d’informare il giudice sulla fattispecie e di 

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motivare la propria richiesta (cfr. art. 13 PA; DTF 143 II 425 consid. 5.1; 

140 I 285 consid. 6.3.1). 

3.  

3.1 I gravami di natura formale come la violazione del diritto di essere 

sentito vanno esaminati prima di ogni censura materiale dato che una loro 

ammissione porterebbe ad una cassazione della decisione impugnata  

(cfr. DTF 143 IV 380 consid. 1.4.1; tra le tante la sentenza del TAF  

A-3899/2022 del 31 agosto 2023 consid. 3). 

3.2 La ricorrente lamenta innanzitutto una violazione del diritto di essere 

sentito in quanto l’autorità inferiore avrebbe occultato dei documenti 

inerenti alla sua procedura, impedendole di esercitare la sua difesa. Si 

tratterebbe dei seguenti atti:  

− autorizzazione per l’esecuzione di impianti elettrici nella zona di 

distribuzione delle Aziende Municipalizzate di Bellinzona  

(18 febbraio 1999, doc. F allegato al ricorso); 

− autorizzazione generale di installare (28 febbraio 2000, doc. G 

allegato al ricorso); 

− vigilanza inerente all’autorizzazione generale d’installazione  

(…) (25 gennaio 2019, doc. N allegato al ricorso); 

− rapporto d’ispezione (18 marzo 2019, doc. O allegato al ricorso); 

− corrispondenza tra B._______ e l’ESTI (6 maggio 2021, doc. P 

allegato al ricorso); 

− richiesta del 1° febbraio 2023 indirizzata ad B._______ di cui vi 

sarebbe unicamente la risposta agli atti (doc. n. 10 incarto istanza 

inferiore); 

− mancherebbero agli atti pure i rapporti, le comunicazioni e le note 

interne tra ispettore e ESTI. 

La ricorrente sostiene che l’autorità inferiore non avrebbe neanche 

motivato le ragioni dell’estromissione di questi documenti, violando così 

non solo l’art. 26 PA ma anche l’art. 27 PA. 

3.2.1 Il diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione 

federale della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101) – concretizzato 

dalla PA nelle cause di diritto pubblico federale – , garantisce all’interessato 

il diritto di esprimersi prima che sia resa una decisione nei suoi confronti 

(cfr. art. 29 e 30 PA), il diritto di prendere visione dell’incarto (cfr. art. 26 

PA), la facoltà di offrire mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul 

giudizio, di esigerne l’assunzione, di partecipare alla loro assunzione e di 

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potersi esprimere sulle relative risultanze, nella misura in cui esse possano 

influire sulla decisione (cfr. art. 18 e 29 PA), nonché di ottenere una 

decisione motivata (cfr. art. 35 PA; DTF 144 I 11 consid. 5.3; 140 I 99  

consid. 3.4). 

3.2.2 In merito al diritto di accesso agli atti dell’incarto e giusta l’art. cpv. 1 

26 PA, che concretizza la garanzia costituzionale sopracitata visto che è 

una precondizione per il suo esercizio (cfr. BRUNNER, in: Auer/ 

Müller/Schindler, VwVG Kommentar, 2a ed., 2019, art. 26 n. marg. 2), la 

parte o il suo rappresentante ha il diritto di esaminare alla sede dell’autorità 

statuente o d’una autorità cantonale, designata da questa, le memorie delle 

parti o le osservazioni delle autorità (lett. a), tutti gli atti adoperati come 

mezzi di prova (lett. b), le copie delle decisioni notificate (lett. c). Secondo 

tale norma, il diritto di consultare gli atti non si estende a tutto l’incarto, 

bensì unicamente a tutti gli atti rilevanti per l’esito della procedura, ovvero 

tutti gli atti che l’autorità prende in considerazione per fondare la propria 

decisione (cfr. DTF 132 II 485 consid. 3.2; sentenza del TAF A-1524/2018 

del 9 aprile 2019 consid. 3.1.2 con ulteriori rinvii; BRUNNER, op. cit., art. 26 

n. marg. 33).  

3.2.3 Tale diritto non è tuttavia assoluto, in quanto è soggetto a restrizioni 

che possono, in particolare, fondarsi sull’interesse prevalente dello Stato o 

sul diritto legittimo di terzi privati a che non siano divulgati i loro segreti  

(cfr. art. 27 PA), ad esempio nell’interesse di un’istruttoria in corso, della 

difesa nazionale o della sicurezza pubblica, del segreto nell’esercizio dei 

diritti politici, del segreto d’affari, della necessità di proteggere l’anonimato 

del denunciante e, talvolta, persino per riguardo all’interessato medesimo 

in rapporto al suo stato di salute (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-1524/2018 del 9 aprile 2019 consid. 3.1.2 con ulteriori rinvii). Giusta  

l’art. 28 PA, l’atto il cui esame è stato negato alla parte può essere 

adoperato contro di essa soltanto qualora l’autorità gliene abbia 

comunicato oralmente o per scritto il contenuto essenziale quanto alla 

contestazione e, inoltre, le abbia dato la possibilità di pronunciarsi e 

indicare prove contrarie. 

In concreto, la ricorrente fa una lista di atti che mancherebbero all’incarto, 

senza però spiegare in che modo i doc. F, G, N e O (come pure presunti 

rapporti, comunicazioni e note interne tra ispettore e ESTI) possano avere 

una rilevanza per definire l’esito della decisione. Come si avrà modo di 

approfondire in seguito (cfr. infra consid. 4.1), l’oggetto del litigio riguarda 

la revoca dell’autorizzazione generale di installare per mancanza di 

condizioni di rilascio. Il Tribunale non vede come l’assenza di questi atti 

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possa avere un’influenza sull’esito della causa. A titolo liminare, il Tribunale 

osserva che questi atti, mancanti all’incarto secondo l’avviso della 

ricorrente, sono stati da essa allegati al ricorso. 

Per quanto concerne il doc. P, il Tribunale rileva che all’incarto di prima 

istanza è stata versata una lettera identica a quella che la ricorrente 

considera essere stata occultata (cfr. doc. n. 8 incarto di prima istanza). 

L’unica differenza è la data: nel doc. P figura la data 6 maggio 2021 e nella 

lettera versata all’incarto la data 14 maggio 2021. L’autorità inferiore 

sostiene di non aver mai ricevuto una lettera raccomandata datata  

6 maggio 2021 e solleva l’ipotesi che quest’ultima fosse una bozza, inviata 

effettivamente però qualche giorno più tardi (cfr. pag. 4 seg. risposta al 

ricorso). Visto che le lettere sono identiche e che l’atto è stato versato 

all’incarto, il Tribunale non intravede alcun intento da parte dell’autorità 

inferiore di occultare questo atto alla ricorrente.  

Infine, per quanto riguarda il doc. n. 10 dell’incarto istanza inferiore in cui 

vi sarebbe solo la risposta di B._______, occorre segnalare che l’email è 

stata indirizzata alla ricorrente, come ben emerge consultando l’atto in 

questione. Il fatto che poi sia stato B._______ a rispondere non cambia la 

circostanza per cui l’email sia stata, all’origine, sottoposta alla qui 

ricorrente. 

3.2.4 In conclusione, il Tribunale non ritiene che l’autorità inferiore abbia 

estromesso dall’incarto degli atti pertinenti per la causa e, quindi, violato il 

diritto di essere sentito della ricorrente. Essendo che l’autorità di prime cure 

non ha occultato alcun documento, non occorre che il Tribunale si chini su 

un’eventuale violazione dell’art. 27 PA. 

3.3 La ricorrente sostiene altresì che la decisione non sarebbe 

dovutamente firmata e, di conseguenza, nulla.  

Alla giurista dell’ESTI firmataria dell’impugnativa mancherebbe infatti la 

competenza per firmare la revoca dell’autorizzazione generale 

d’installazione. L’assoggettamento all’IVA dell’impresa della qui ricorrente 

dimostrerebbe che l’attività del ricorrente genera franchi 100'000.-- annui. 

Questo dato renderebbe applicabile l’art. 49 cpv. 3 della Legge federale del 

21 marzo 1997 sull’organizzazione del Governo e dell’Amministrazione 

(LOGA, RS 172.010), secondo cui i direttori dei gruppi e degli uffici come 

pure i segretari generali regolano il diritto di firma nel loro settore di 

competenza. I contratti, le decisioni o altri obblighi formali della 

Confederazione di importo superiore a 100'000.-- franchi richiedono la 

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doppia firma. Inoltre, nella denegata ipotesi in cui questo aspetto non 

venisse ritenuto, secondo il principio del parallelismo delle forme, la 

competenza di revoca sarebbe dell’autorità che ha anche conferito 

l’autorizzazione. L’autorizzazione del 2004 sarebbe stata rilasciata dal 

direttore dell’ESTI, motivo per cui anche la revoca impugnata andrebbe 

firmata dall’attuale direttore dell’ESTI. La decisione sarebbe dunque nulla 

ex tunc. 

3.3.1 Per quanto riguarda il richiamo alla LOGA, come già 

precedentemente segnalato, l’ESTI, nelle sue vesti di settore autonomo di 

Electrosuisse, ossia un settore di un’associazione, è indipendente 

dall’amministrazione federale (cfr. supra consid. 1.2); di conseguenza, la 

LOGA non è applicabile. La circostanza secondo cui l’ESTI esercita il 

potere pubblico (cfr. art. 2 cpv. 4 LOGA) ed è sottoposto alla sorveglianza 

del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle 

comunicazioni (DATEC; cfr. art. 1 cpv. 3 dell’Ordinanza del 7 dicembre 

2022 sull’Ispettorato federale degli impianti a corrente forte [Ordinanza 

ESTI, RS 734.24]) non rende, per questo, la LOGA applicabile al caso in 

esame. 

3.3.2 Per quanto concerne il parallelismo delle forme, l’autorità inferiore fa 

notare che, a differenza di quanto sostenuto dalla ricorrente, 

l’autorizzazione del 2004 è stata firmata dal capo del reparto Ispezioni. Ciò 

sarebbe cambiato e ora le autorizzazioni sarebbero di competenza del 

reparto Applicazioni OIBT. Questo risulta chiaramente dal sito WEB 

dell’ESTI (cfr. Organizzazione > Applicazione OIBT). Il responsabile di 

questo reparto è Jürg Schläpfer (cfr. sito WEB dell’ESTI > Organizzazione). 

L’autorità inferiore segnala che, di principio, le firme sono regolamentate 

internamente all’ESTI; sarebbe ormai pratica consolidata che il giurista che 

si occupa del caso firmi individualmente le decisioni di revoca di 

autorizzazioni. 

A supporto della sua tesi sull’incompatibilità con il parallelismo delle forme, 

la ricorrente cita la sentenza del TF 1B_251/2014 del 4 settembre 2014 

consid. 3.5. Questo argomento non va per nulla a sostegno della sua tesi, 

visto che non fa riferimento al funzionario o più precisamente alla sua 

posizione gerarchica nell’organigramma, bensì all’autorità: «[…] spricht der 

Grundsatz der Parallelität der Formen dafür, dass der das öffentliche 

Verteidigungsmandat aufhebende Konträrakt von derselben Behörde 

vorgenommen wird wie derjenige, mit dem der Auftrag begründet wird». Il 

parallelismo delle forme non implica che colui che occupa una carica 

precisa e che ha firmato un’autorizzazione debba firmare anche la revoca 

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della stessa, ma che in principio debba essere l’autorità che autorizza 

anche quella che revoca (cfr. DTF 101 Ia 583 consid. 4; SÄGESSER, in: 

Kommentar RVOG, 2a ed., 2022, art. 8 n. marg. 20). In questo caso 

l’autorità che ha emesso l’autorizzazione è stata l’ESTI, che è la stessa 

autorità che l’ha revocata.  

3.3.3 Dal momento in cui la LOGA non è applicabile all’ESTI, le regole sulla 

firma (cfr. art. 49 LOGA) non sono pertinenti nella presente fattispecie. 

Nella sua qualità di settore di un’associazione privata, l’autorità di prima 

istanza è libera di seguire la propria prassi e più precisamente di delegare 

la firma di decisioni di revoca alla giurista che ha trattato l’incarto. 

In conclusione, il provvedimento impugnato va, dal punto di vista formale, 

tutelato. 

4.  

4.1 Oggetto del litigio è la decisione di revoca dell’autorizzazione generale 

di installare. Il Tribunale, dopo aver ribadito il quadro legale (cfr. infra 

consid. 4.2 segg.), si chinerà sull’analisi delle censure materiali della 

ricorrente (cfr. infra consid. 5). 

4.2 Il Consiglio federale emana prescrizioni per ovviare ai pericoli e ai danni 

che risultano dagli impianti a corrente forte e a corrente debole (cfr. art. 3 

cpv. 1 della Legge federale del 24 giugno 1902 concernente gli impianti 

elettrici a corrente forte e a corrente debole [LIE, RS 734.0]). Il Consiglio 

federale regola lo stabilimento e la manutenzione tanto degl’impianti a 

corrente debole come di quelli a corrente forte (art. 3 cpv. 2 lett. a LIE). Il 

controllo sull’esecuzione delle prescrizioni menzionate all’art. 3 LIE è 

affidato a un Ispettorato da designarsi dal Consiglio federale per gli altri 

impianti elettrici e per i prodotti elettrici (cfr. art. 21 lett. b LIE). Sulla base 

di ciò, il Consiglio federale ha emanato l’Ordinanza del 7 novembre 2001 

concernente gli impianti elettrici a bassa tensione (OIBT, RS 734.27) e 

l’Ordinanza del 7 dicembre 1992 sull’Ispettorato federale degli impianti a 

corrente forte (Ordinanza ESTI, RS 734.24). L’OIBT disciplina le condizioni 

per i lavori sugli impianti elettrici a bassa tensione (impianti elettrici) e il 

controllo di questi impianti (cfr. art. 1 cpv. 1 OIBT). In aggiunta, regola le 

esigenze di base in materia di sicurezza (cfr. art. 3 OIBT). L’ESTI è l’organo 

di controllo e di vigilanza degli impianti elettrici che non sono di competenza 

dell’Ufficio federale dei trasporti (cfr. art. 1 cpv. 1 Ordinanza ESTI). 

4.3 Chi esegue, modifica o ripara impianti elettrici e chi raccorda materiali 

elettrici fissi in modo stabile oppure interrompe, modifica o ripara tali 

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raccordi deve avere un’autorizzazione d’installazione dell’Ispettorato  

(cfr. art. 6 OIBT). Giusta l’art. 9 cpv. 1 OIBT, le imprese ottengono 

l’autorizzazione generale d’installazione se occupano una persona del 

mestiere, integrata nell’impresa in modo da poter esercitare con efficacia 

la sorveglianza tecnica sui lavori d’installazione (responsabile tecnico;  

lett. a), il livello di formazione della persona del mestiere e delle persone 

menzionate nell’autorizzazione di installazione corrisponde allo stato della 

tecnica più recente e la loro formazione continua è assicurata (lett. b) e 

offrono la garanzia di rispettare le prescrizioni della presente ordinanza 

(lett. c). Persona del mestiere è chi ha superato l’esame professionale 

superiore (esame di maestria) quale esperto in installazioni e sicurezza 

elettriche (cfr. art. 8 cpv. 1 OIBT). 

4.4 Se un’impresa occupa il responsabile tecnico a tempo parziale, giusta 

l’art. 9 cpv. 3 OIBT, l’autorizzazione generale d’installazione è accordata 

solo se il suo tasso di occupazione è di almeno il 40% (lett. a), l’onere di 

lavoro corrisponde al tasso di occupazione (lett. b) e il responsabile in 

questione non si occupa complessivamente di più di due imprese (lett. c). 

Prima della modifica del 23 agosto 2017, il tasso di occupazione era minore 

e corrispondeva al 20% (cfr. RU 2002 128). In base all’art. 44a cpv. 2 OIBT, 

le imprese che hanno ricevuto un’autorizzazione d’installazione prima 

dell’entrata in vigore della modifica del 23 agosto 2017 devono adeguare 

l’organizzazione dell’impresa alle esigenze di cui all’art. 9 OIBT entro tre 

anni dall’entrata in vigore di tale modifica. 

4.5 L’ESTI vigila sugli altri organi di controllo come anche sui titolari di 

un’autorizzazione generale d’installazione o di un’autorizzazione 

sostitutiva. Assiste gli altri organi di controllo nell’esecuzione della 

sorveglianza sul controllo degli impianti e può ordinare i provvedimenti 

necessari al riguardo (cfr. art. 34 cpv. 1 OIBT). L’ESTI ispeziona a intervalli 

regolari i titolari dell’autorizzazione e verifica se i requisiti per il rilascio 

dell’autorizzazione sono ancora soddisfatti. Oltre all’organizzazione 

dell’azienda, ciò include anche le conoscenze specialistiche, i mezzi tecnici 

ausiliari come i dispositivi di protezione e gli strumenti di misura e la verifica 

che la formazione continua del titolare dell’autorizzazione sia conforme allo 

stato attuale della tecnica (cfr. sentenza del TAF A-3269/2021 del 24 marzo 

2023 consid. 3.3). L’autorizzazione d’installazione è revocata se le 

condizioni per il rilascio non sono più soddisfatte (cfr. art. 19 cpv. 2 lett. a 

OIBT). 

A-4865/2023 

Pagina 12 

5.  

A questo stadio, il Tribunale si china sulle censure materiali formulate dalla 

ricorrente. 

 

5.1 La ricorrente sostiene in primo luogo che non vi sarebbe una base 

legale che giustifichi l’intromissione nella sfera di libertà economica 

prevista all’art. 27 Cost. Essendo grave l’intensità della restrizione e visto 

che l’art. 18 cpv. 1 OIBT dispone che l’autorizzazione d’installazione è 

illimitata, le condizioni di revoca andrebbero formulate in una legge in 

senso formale e non in forma di ordinanza. Egli ritiene dunque che l’autorità 

sia incorsa in una violazione della legge ai sensi dell’art. 49 lett. a PA.  

5.2 La ricorrente mette quindi in discussione il rango della base legale 

applicata dall’autorità inferiore per giungere alla sua decisione di revoca. 

Si pone dunque la questione di analizzare se l’OIBT, emanata dal Consiglio 

federale (cfr. supra consid. 4.2), è di rango sufficiente per definire le 

condizioni di revoca previste all’art. 19 cpv. 2 OIBT. Il TF ha formulato le 

condizioni cumulative per garantire che un’ordinanza rispetti i limiti della 

delegazione legislativa. Innanzitutto, la delegazione non deve essere 

esclusa dalla Costituzione. Occorre poi che la delegazione sia contenuta 

in una base legale in senso formale. La delegazione deve poi riferirsi ad 

una materia precisa. Infine, la legge in senso formale deve già descrivere 

in grandi linee il contenuto, lo scopo e l’ampiezza della norma, qualora gli 

amministrati vengano toccati in maniera particolarmente importante  

(cfr. art. 164 cpv. 2 Cost.; DTF 144 II 376 consid. 7.2, 118 Ia 245  

consid. 3b; sentenza del TAF A-2856/2019 del 16 dicembre 2020  

consid. 4.6.3; KIENER/KÄLIN/WYTTENBACH, Grundrechte, 4a ed., 2024, § 6 

n. marg. 340 segg.). 

5.2.1 È assodato che la Costituzione federale non esclude la delegazione 

legislativa nel caso di specie e che il legislatore ha conferito al Consiglio 

federale la competenza di emanare prescrizioni per ovviare ai pericoli e ai 

danni che risultano dagli impianti a corrente forte e a corrente debole  

(cfr. art. 3 cpv. 1 LIE). Questa stessa disposizione delimita 

contemporaneamente il margine di manovra del Consiglio federale, a cui è 

affidato unicamente il compito di stabilire delle prescrizioni con lo scopo di 

prevenire i danni risultanti dagli impianti a corrente forte e a corrente 

debole.  

Per quanto concerne la quarta condizione, occorre considerare quanto 

segue. Con la delegazione di cui all’art. 3 cpv. 1 LIE il legislatore ha 

autorizzato il Consiglio federale a prevedere un regime di autorizzazione, 

A-4865/2023 

Pagina 13 

volto allo scopo di cui sopra. Nel caso in esame l’autorizzazione generale 

d’installare soggiace ad un’autorizzazione di polizia (“Polizeibewilligung”), 

visto che condiziona a scopo preventivo per la tutela di beni di polizia 

l’esercizio di un’attività ad una serie di condizioni, in particolare relative alla 

sua organizzazione interna (cfr. art. 9 OIBT; sulla nozione di autorizzazione 

di polizia WINISTÖRFER, Die Wirtschaftsfreiheit als Grundlage der 

Wirtschaftsverfassung, 2021, pagg. 466 segg.). Se i requisiti legali sono 

soddisfatti, il richiedente può pretendere che gli venga rilasciata 

l’autorizzazione (cfr. TSCHANNEN/MÜLLER/KERN, Allgemeines 

Verwaltungsrecht, 5a ed., 2022, n. marg. 1208). Va da sé che se viene 

previsto un sistema di autorizzazione, occorre anche prevedere delle 

condizioni di revoca: l’autorizzazione d’installazione è revocata se le 

condizioni per il rilascio non sono più soddisfatte (cfr. art. 19 cpv. 2 lett. a 

OIBT). Nel caso di specie, la LIE dispone che il Consiglio federale emana 

prescrizioni per ovviare ai pericoli e ai danni che risultano dagli impianti a 

corrente forte e a corrente debole. Il regime di autorizzazione di polizia 

introdotto dal Consiglio federale va proprio in questa direzione, poiché 

impone che la persona di mestiere offra delle garanzie in termini di 

competenza, formazione e tasso di occupazione (cfr. supra consid. 4.3 

seg.). L’OIBT non fa dunque altro che concretizzare quanto voluto dal 

legislatore. 

Il Tribunale segnala che, per giurisprudenza costante, le autorizzazioni di 

polizia sono considerate conformi con il principio di libertà economica 

(“Grundsatz der Wirtschaftsfreiheit”; cfr. art. 94 Cost.; sentenza del TF 

2P.310/2004 del 18 maggio 2005 consid. 4.4.3, 2P.33/2001 del 20 aprile 

2001 consid. 2.b.aa). In effetti, l’autorizzazione non intende ostacolare la 

libera concorrenza, ma garantire la sicurezza. Una volta assodato questo 

dato, occorre verificare che le condizioni di restrizione dell’art. 36 Cost. 

siano soddisfatte nel caso di specie (cfr. KIENER/KÄLIN/WYTTENBACH,  

op. cit., § 30 n. marg. 1555). L’art. 36 cpv. 1 1a frase Cost. dispone che le 

restrizioni dei diritti fondamentali devono avere una base legale. Se gravi, 

devono essere previste dalla legge medesima. Visto anche il ragionamento 

di cui sopra (cfr. supra consid. 5.2), quand’anche la restrizione si qualifichi 

come importante, la LIE specifica chiaramente la volontà del legislatore di 

voler conferire al Consiglio federale la competenza di emanare prescrizioni 

per ovviare ai pericoli e ai danni che risultano dagli impianti a corrente forte 

e a corrente debole, condizione, questa, perché un’ordinanza possa 

formulare una restrizione di un diritto fondamentale, anche qualora tocchi 

in maniera importante gli amministrati (cfr. KIENER/KÄLIN/WYTTENBACH,  

op. cit., § 6 n. marg. 351). L’OIBT è, pertanto, una base legale di rango 

sufficiente. 

A-4865/2023 

Pagina 14 

A titolo di conclusione intermedia, dunque, vi è una base legale di rango 

sufficiente sia per quanto concerne la regolamentazione di un regime di 

autorizzazione sia per quanto riguarda la restrizione della libertà 

economica ai sensi dell’art. 27 Cost. 

5.2.2 Visto che le condizioni di delegazione legislativa sono soddisfatte, 

anche l’argomento secondo cui, visto che l’OIBT prevede che 

l’autorizzazione d’installazione è conferita per una durata illimitata  

(cfr. art. 18 cpv. 1 OIBT) solo una legge in senso formale potrebbe definire 

i criteri di revoca, è respinto. È stato infatti assodato che il legislatore ha 

delegato, in maniera conforme alla Costituzione federale, la sua 

competenza legislativa al Consiglio federale (cfr. supra consid. 5.2.1). In 

altri termini, se l’OIBT è una base legale valida e sufficiente per accordare 

l’autorizzazione a tempo illimitato, lo è pure, stando ad un parallelismo delle 

forme, per revocare una siffatta autorizzazione. 

6.  

Per quanto concerne l’aspetto di merito della presente causa, si tratta di 

giudicare se la revoca dell’autorizzazione del 2004 per il non adempimento 

delle condizioni (occupazione di un tasso di occupazione di 40%) fosse 

giustificata o no.  

6.1 In procedura di prima istanza nonché in procedura di ricorso, la 

ricorrente non sostiene neanche di occupare una persona qualificata ad un 

tasso di impiego del 40% ai sensi dell’OIBT. Essa non ha apportato 

elementi riguardanti l’adempimento della condizione dell’occupazione al 

40% di B._______.  

La ricorrente si limita a sostenere che non le spetterebbe dimostrare che 

le condizioni dell’autorizzazione non sono più date. Ciò sarebbe compito 

dell’autorità. 

6.2 Va a questo proposito dapprima sottolineato che l’autorità non ha 

chiesto alla ricorrente di dimostrare che le condizioni non siano più date, 

bensì di dimostrare che lo erano, apportando precisamente elementi di 

prova di un impiego al 40% per la ricorrente da parte di B._______. Le 

prove sono state richieste a più riprese dall’autorità di prima istanza, senza 

successo (cfr. Fatti C a G). Predetto modo di procedere non può essere 

tollerato. 

6.3 Sebbene in diritto amministrativo viga la massima inquisitoria (art. 12 

PA), la ricorrente è comunque chiamata a collaborare (cfr. art. 13 PA; supra 

A-4865/2023 

Pagina 15 

consid. 2.2), specialmente quando la collaborazione sostiene i propri 

interessi. 

A questo proposito, il Tribunale constata come la condotta della ricorrente 

sia stata noncurante, fornendo nel 2021 un contratto di B._______ del 

2008, facendo dichiarazioni contradittorie circa il tasso d’occupazione di 

quest’ultimo, tutto quanto dopo essere stata avvertita già a partire del 2017 

della necessità di adeguare il tasso d’occupazione di una persona 

qualificata ai sensi dell’OIBT. 

Da quanto precede risulta che la ricorrente non ha portato nessun 

elemento che potesse consentire all’autorità di verificare se le condizioni di 

cui all’art. 9 cpv. 3 OIBT fossero adempiute. Al contrario, ancora prima che 

venisse emanata la decisione, gli elementi forniti andavano precisamente 

in senso contrario, segnatamente se ci si basa sulle dichiarazioni di 

B._______, il quale dichiarava che raramente avrebbe superato le 8 ore 

settimanali (cfr. Fatti F), ossia un 20%. 

Infine, e quand’anche la ricorrente abbia criticato le lentezze di trattamento 

dell’autorità di prima istanza (lentezze che, di transenna, le erano molto 

favorevoli), non ha mai, durante tutto questo tempo, tentato di adempiere 

alle condizioni per il mantenimento dell’autorizzazione. 

In queste condizioni, la revoca era ampiamente giustificata. 

6.4 Sia l’autorità di prime cure che la ricorrente sollevano delle riflessioni 

relative al diritto del lavoro e più precisamente alla durata massima della 

settimana lavorativa (cfr. art. 9 della Legge federale del 13 marzo 1964 sul 

lavoro nell’industria, nell’artigianato e nel commercio [LL, RS 822.11]). 

Queste considerazioni entrerebbero in linea di conto qualora l’autorità 

disponesse di certificati attestanti chiaramente il tasso di impiego di 

B._______ presso il datore di lavoro principale. Ciò non è tuttavia il caso, 

motivo per il quale il Tribunale non approfondisce questo aspetto. 

7.  

7.1 La ricorrente sostiene che la tassa della decisione, dell’ammontare di 

franchi 1'450.-- corrispondenti a 7 ore di lavoro, non si fonderebbe su una 

base legale di rango sufficiente, essendo che questa è prevista dall’art. 41 

OIBT e dall’art. 9 Ordinanza ESTI. La LIE non prevedrebbe alcuna tassa. 

L’insorgente sembra voler contestare anche il conteggio, visto che essa 

dubita che siano state necessarie 7 ore per redigere la decisione. Essa 

A-4865/2023 

Pagina 16 

ritiene dunque, anche in questo contesto, che l’autorità sia incorsa in una 

violazione della legge ai sensi dell’art. 49 lett. a PA.  

7.2 Anche per questa censura, come per quella precedente (cfr. supra 

consid. 5.2), si pone la questione della delegazione legislativa. Se il 

legislatore delega la competenza legislativa di definire una tassa al 

Consiglio federale, esso deve almeno definire chi sono le persone 

assoggettate alla tassa, l’oggetto della tassa e il metodo di calcolo (cfr. DTF 

143 I 220 consid. 5.1.1, 131 II 271 consid. 6.1; sentenza del TAF  

A-2856/2019 del 16 dicembre 2020 consid. 1.6.3).  

7.3 L’art. 3a cpv. 1 LIE prevede che il Consiglio federale emana disposizioni 

relative alla riscossione di emolumenti adeguati per le decisioni, i controlli 

e le prestazioni dell’Amministrazione federale e dell’ESTI. L’art. 3b cpv. 1 

LIE aggiunge che il Consiglio federale disciplina la riscossione degli 

emolumenti, in particolare la procedura di riscossione degli emolumenti 

(lett. a) e l’ammontare degli emolumenti (lett. b). Il Consiglio federale 

stabilisce gli emolumenti tenendo conto del principio di equivalenza e del 

principio della copertura dei costi (cfr. art. 3b cpv. 2 LIE). Il Consiglio 

federale ha, conformemente a quanto voluto dal legislatore, formulato gli 

art. 41 OIBT e 9 Ordinanza ESTI. Queste basi legali sono dunque di rango 

sufficiente e nulla può, da questo profilo, essere rimproverato all’autorità 

inferiore. 

7.4 Per quanto riguarda l’ammontare della tassa, ovvero franchi 1'450.-, 

occorre considerare quanto segue. L’art. 9 cpv. 1 Ordinanza ESTI prevede 

che per il rilascio, la modifica o la revoca di omologazioni ed autorizzazioni, 

l’emanazione di divieti e per altre disposizioni e decisioni, l’Ispettorato 

preleva una tassa non superiore a 3'000.-- franchi. L’ammontare della 

tassa è fissato secondo il dispendio effettivo che l’atto impone 

all’Ispettorato, nel rispetto del principio di equivalenza. Quest’ultimo vuole 

che l’importo del contributo richiesto a una determinata persona deve 

essere in relazione al valore oggettivo della prestazione che le è stata 

fornita (cfr. tra le tante DTF 149 I 305 consid. 3.2). L’ESTI gode nel fissare 

l’ammontare di un ampio margine di apprezzamento (cfr. sentenza del TAF 

A-1842/2009 del 16 luglio 2009 consid. 5, A-251/2008 del 15 aprile 2008 

consid. 4.1). 

7.5 Concretamente, il montante fatturato si situa all’interno del limite di 

franchi 3'000.-- imposto dal Consiglio federale. I franchi 1'450.-- sono da 

ricondurre al lavoro del servizio giuridico, che apre l’incarto, lo analizza e 

poi redige la decisione impugnata, che conta nel caso concreto quattro 

A-4865/2023 

Pagina 17 

pagine. Bisogna anche ritenere che il presente caso è stato appesantito 

dalla mancata collaborazione da parte della ricorrente, che non ha mai 

inoltrato all’autorità inferiore delle chiare prove attestanti che B._______ 

sia effettivamente impiegato con un tasso di occupazione del 40% (cfr. infra 

consid. 5.4). Anzi, a ben guardare, l’inoltro di un contratto di lavoro risalente 

al 2008 e non più attuale (cfr. supra Fatti F) rasenta la temerarietà. 

L’ammontare della tassa è pertanto agli occhi di questo Tribunale 

adeguato. 

7.6 In sunto, il prelievo della tassa si fonda su una base legale di rango 

sufficiente. 

8. In conclusione, la ricorrente non ha dimostrato di adempiere le 

condizioni per ottenere il rilascio dell’autorizzazione generale d’installare. 

Né il regime di autorizzazione né il prelievo della tassa difettano di una 

base legare di rango sufficiente. Il ricorso è pertanto, per quanto 

ammissibile, respinto. 

9. In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese 

processuali vanno poste a carico della ricorrente soccombente (art. 1 segg. 

del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF;  

RS 173.320.2]). Nella fattispecie, esse sono stabilite in franchi 2'000.--  

(art. 4 TS-TAF), importo che viene integralmente compensato con l’anticipo 

versato. Alla ricorrente vengono restituiti franchi 5.--, versati in eccesso. 

Con riferimento all’art. 64 cpv. 1 PA e contrario non viene riconosciuta 

alcuna indennità per ripetibili. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

A-4865/2023 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Per quanto ammissibile, il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di franchi 2'000.--, sono poste a carico della 

ricorrente e sono compensate con l’anticipo spese già versato. Alla 

ricorrente vengono restituiti franchi 5.--, versati in eccesso. 

3.  

Non viene assegnata alcuna indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente e all’autorità inferiore. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Demis Mirarchi 

 

  

A-4865/2023 

Pagina 19 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono contenere le 

conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

A-4865/2023 

Pagina 20 

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; atto giudiziario)