# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9ce2d986-67cb-5b10-9012-4aacb3440617
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-03-26
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 26.03.2014 9.2013.195
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2013-195_2014-03-26.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2013.195

  	
  Lugano

  26 marzo 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione
  del Tribunale d'appello

  
	
  Franco Lardelli

  
	
  giudice unico ai sensi dell’art. 47 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Perucconi-Bernasconi

  

 

 

sedente per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE 1 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità regionale di protezione __________, 

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

	
   

  	
  per quanto riguarda lo stralcio delle procedure
  tendenti all’allestimento delle convenzioni per l’obbligo di mantenimento a favore
  delle figlie PI 3, PI 2 e PI 1

  

 

 

 

giudicando sul reclamo del 26 luglio 2013 presentato
da RE 1 contro le decisioni emesse il 26 giugno 2013 dall'Autorità regionale di
protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   PI 3 (2005), PI 1 (2008) e PI 2 (2011) sono figlie di J__________ L__________
e RE 1. Dal 2005 la Commissione tutoria regionale di __________ (in seguito Commissione
tutoria) ha avviato una procedura tendente all’allestimento della convenzione
per l’obbligo di mantenimento delle figlie, inviando alla nascita di ogni
figlia uno scritto indicante l’esigenza di stipulare un contratto di
mantenimento. Per cause sconosciute, le convenzioni non sono mai state
sottoscritte, senza che vi sia stato tra l'altro alcun richiamo da parte della
Commissione tutoria. 

 

                                  B.   In
data 12 agosto 2012 i genitori hanno trasmesso alla Commissione tutoria una “rinuncia
alla stipula della convenzione alimentare a favore delle bambine”. Il 28 agosto
2012 la Commissioen tutoria ha trasmesso ai genitori uno scritto, con il
quale ha manifestato l’illegalità di tale rinuncia. 

                                         Il padre,
con scritto 27 settembre 2012 all’Autorità di vigilanza sulle tutele, ha
chiesto chiarimenti in merito alla procedura, non ritenendo necessario
stipulare un tale contratto, trattandosi – a suo dire – di una coppia unita e
convivendo entrambi i genitori con le figlie. La suddetta autorità, tramite
risposta 17 ottobre 2012 ha spiegato la procedura, precisando la necessità di
regolamentare il diritto al mantenimento delle figlie nate fuori dal
matrimonio. Citati ad un’udienza il 4 febbraio 2013 dall'Autorità regionale di
protezione __________ (in seguito Autorità di protezione), nel frattempo
divenuta competente, RE 1 non è comparso, mentre la compagna J__________ L__________
si è regolarmente presentata. Alla coppia è stato quindi impartito un termine
di dieci giorni per far conoscere le loro intenzioni, con la comminatoria che
dopo la scadenza di tale termine l’Autorità di protezione avrebbe nominato un
curatore alle minori ai sensi dell’art. 308 cpv. 2 CC al fine di rappresentarle
nella salvaguardia del loro diritto al mantenimento. 

 

                                  C.   Il
30 aprile 2013 l’Autorità di protezione ha istituito a favore di ognuna delle
figlie una curatela ai sensi dell’art. 308 cpv. 2 CC nominando l’avv. M__________
in qualità di curatrice al fine di allestire la convenzione per l’obbligo di
mantenimento delle minori e per il diritto alle relazioni personali, oltre a
quello di rappresentare le minori nell’azione giudiziaria di mantenimento. 

                                         Con
scritto 5 maggio 2013 RE 1 ha illustrato alcune imprecisioni rimarcate nelle decisioni
in questione, chiedendo informazioni sulla persona della curatrice, sulla procedura
e le norme di legge applicate. L’Autorità di protezione ha quindi provveduto a
riformulare le decisioni, annullando le precedenti, precisando che nelle stesse
era stato erroneamente fatto riferimento a disposizioni, terminologie e rimedi
di diritto appartenenti al diritto in vigore fino al 31 dicembre 2012. Il 13
maggio 2013 RE 1 ha nuovamente presentato alcune osservazioni, precisando che
nei giorni successivi sarebbe stato contratto matrimonio tra lui e la compagna,
ciò che avrebbe portato a conclusione la procedura. 

 

D.    Tramite scritto 6 giugno 2013 l’Autorità di protezione ha formulato
alcune precisazioni, concludendo di essere in condizione di chiudere definitivamente
le procedure a protezione delle figlie. 

Con
decisioni 26 giugno 2013, la suddetta autorità ha quindi revocato le curatele a
favore di PI 1, PI 2 e PI 3 ponendo a carico dei genitori tasse e spese per
complessivi fr. 100.- per ogni procedura. 

 

E.    
Contro la suddetta decisione è insorto RE 1
in data 26 luglio 2013, contestando l’agire dell’Autorità di protezione ed in
particolare le tasse e spese fissate in fr. 100.- per ogni minore. Egli
sostiene che si tratterebbe di “una sorta di ritorsione” nei suoi confronti
poiché si sarebbe “permesso, in modo diretto e poco velato di denunciare le sue
negligenze”. RE 1 chiede pure di verificare se le tasse in questione non siano
arbitrarie, non essendo disciplinate in modo preciso dal Regolamento della
legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto. 

 

                                  F.   L’Autorità
di protezione si è rimessa al giudizio di questa Camera, non avendo osservazioni
da formulare. 

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   L'autorità giudiziaria di reclamo
competente è la Camera di protezione del Tribunale di appello [art. 2 cpv. 2
Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell'adulto (LPMA)], che giudica, nella composizione di un giudice unico, i reclami
contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione, già Commissioni
tutorie regionali (art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti maggiorenni e
minorenni (art. 450 CC in relazione con gli 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC).

 

                                         Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato
dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla
procedura di ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo (cfr.
Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la
modifica della LTut, pag. 8). Per effetto delle norme transitorie della nuova
Legge sulla procedura amministrativa (art. 113 cpv. 2 LPamm), entrata in vigore
il 1° marzo 2014, nelle procedure di reclamo contro le decisioni emanate dalle
Autorità di protezione prima di tale data continua a trovare applicazione
l’ormai abrogata Legge di procedura per le cause amministrative (in particolare,
l’art. 74b vLPamm).

                                   2.   In
base all’art. 29 cpv. 1 LPMA, le Autorità regionali di protezione possono
applicare alle proprie decisioni le seguenti tasse: 

a) per l’approvazione di
rendiconti morali, da fr. 20.- a fr. 200.-;

b) per ogni altra decisione
fino a fr. 5'000.-.

 

a)  La LPMA non specifica se, per quanto concerne le tasse delle
Autorità regionali di protezione, si debba applicare il diritto civile o quello
amministrativo. Nondimeno, sia nell’uno che nell’altro campo, le tasse di
giustizia sono contributi causali, soggetti ai principi della copertura dei
costi e dell’equivalenza (DTF 120 Ia 174 consid. 2a; sentenza CDP del 13
agosto 2013 inc. n. 9.2013.25 consid. 6b), espressione del principio di
proporzionalità (sentenza TRAM del 23 novembre 2010 n. 52.2009.435 consid. 4.1.
e rif.; Borghi/Corti, Compendio di
procedura amministrativa ticinese, n. 2 ad art. 28 Lpamm). 

 

b)  Il principio della copertura dei costi postula l’esistenza di una ragionevole
correlazione fra il gettito globale delle tasse e l’ammontare complessivo dei
costi anticipati dall’ente pubblico, incluse le spese generali. In altri
termini, il totale delle risorse provenienti dalle tasse di giustizia non deve
superare il totale dei costi a carico della collettività per l’attività
giudiziaria in causa: dalle spese generali agli stipendi del personale, dalle
pigioni agli ammortamenti, dalle spese postali a quelle telefoniche (DTF 120 Ia
174 consid. 2 a; sentenza CDP del 13 agosto 2013 inc. n. 9.2013.25 consid. 6c).

 

c)  Il principio dell’equivalenza dispone invece, che l’ammontare della
singola tassa deve rimanere in un rapporto adeguato con il valore economico
della prestazione fornita dall’ente pubblico: la tassa non deve trovarsi in
evidente sproporzione con il valore oggettivo della prestazione e deve
contenersi entro limiti ragionevoli (sentenza TRAM del 23 novembre 2010 n.
52.2009.435 consid. 4.1. e rif; DTF 126 I 188 consid. a/bb in). 

 

d)  Nell’ambito della determinazione delle tasse, dottrina e giurisprudenza
riconoscono al legislatore la possibilità di far capo a criteri schematici,
dedotti dall’esperienza (sentenza del TRAM citata e rif.). Il ricorso a questi
criteri, costituisce in effetti un’irrinunciabile necessità soprattutto per
motivi pratici, ai fini della percezione delle tasse. Affinché il principio
dell’equivalenza possa essere considerato ossequiato basta quindi che la tassa
– calcolata secondo criteri schematici – appaia come ragionevolmente proporzionata
alla prestazione: il principio dell’equivalenza è violato solo in caso di
sproporzione manifesta (sentenza del TRAM citata, consid. 4.1. nonché riferimenti).
Ciò significa, in buona sostanza, che l’ammontare della tassa dev’essere in
proporzione con l’importo complessivo dei costi causati dalla pratica per
l’autorità. 

 

e)  Nei limiti del principio dell’equivalenza, l’autorità amministrativa
o giudiziaria dispone comunque in materia di spese, di un ampio potere di
apprezzamento, ed un’istanza superiore chiamata a verificarne la legittimità
può intervenire in pratica soltanto se codesta autorità ha manifestamente
abusato del suo potere o l’ha ecceduto (Borghi/Corti,
op. cit., n. 2 ad art. 28 Lpamm). Nelle procedure importanti l’autorità può
fissare l’ammontare della tassa di giustizia in modo tale da compensare le
perdite subite nella trattazione delle cause minori (DTF 120 Ia 174 consid. 2 a in fine con richiami; sentenza CDP del 13 agosto 2013 inc. n. 9.2013.25, consid. 6f).

 

                                   3.   Nel caso in esame, RE 1 si lamenta della decisione di prelevare,
per ognuna delle decisioni riguardanti le figlie, tasse e spese per un importo
complessivo di fr. 100.-. Egli reputa che l’Autorità di protezione non
disponendo di un regolamento che discipilini l’ammontare dei tributi
preleverebbe “indistintamente per ogni decisione CHF 100.-”.

                                         Essendo
il “contenzioso riconducibile ad una sola pratica” a suo avviso è “incomprensibile”
che la decisione di chiusura non sia stata eseguita una sola volta per le tre
figlie, “con l’applicazione di una sola tassa”. Ritiene che “l’insinuazione di
tali tasse” sia “una sorta di ritorsione” nei suoi confronti da parte di
un’autorità a cui si sarebbe “permesso, in modo molto diretto e poco velato di
denunciare le sue negligenze”. 

 

                                         Quanto a
quest’ultima osservazione, va rilevato che il reclamante pretende -a torto- che
si tratterebbe di “una sola pratica”, mentre invece la presa a carico va considerata
per singolo soggetto giuridico e quindi per ognuna delle sue tre figlie.
D’altra parte ciò è necessario ai fini ricorsuali per permettere che ogni
decisione possa essere impugnata indipendentemente dalle altre. Peraltro, la
scelta della forma della decisione è ad esclusiva discrezione dell’Autorità di
protezione e a giudizio di questa Camera, l’ammontare delle tasse e spese
prelevate non sarebbe cambiato nella sua sostanza anche nel caso in cui
l’Autorità di protezione avesse redatto un unico documento riguardante le tre
decisioni. Relativamente alla percezione del reclamante che si ritiene vittima
di ritorsione da parte dell’Autorità di protezione, nulla agli atti può far supporre
una tale evenienza. 

 

                                         Come
indicato in precedenza (consid. 2), l’Autorità di protezione preleva tasse che
devono rispettare i principi dell’equivalenza e della copertura dei costi,
disponendo di un ampio potere di apprezzamento. Nel caso in esame non appaiono
violati i suddetti principi né si può ravvisare un abuso del potere di
apprezzamento dell’Autorità. A giudizio di questo giudice, l’importo di fr.
100.- per ciascuna delle procedure riguardanti le figlie del reclamante non
appare manifestamente sproporzionato o eccessivo. 

 

                                         Infine,
in relazione alla domanda del reclamante, che chiede “perché la legge stabilisce
una forchetta per il prelievo delle tasse”, si rinvia a quanto indicato sopra,
in particolare al potere che il legislatore ha voluto lasciare all’autorità di
determinare, di caso in caso, l’ammontare dei tributi a carico dell’utenza. 

 

                                   4.   Visto
quanto sopra il reclamo è respinto. Tasse e spse di giustizia del reclamo in
oggetto seguono la soccombenza.  

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è respinto. 

 

                                   2.   Gli
oneri del reclamo consistenti in:

                                         a)  tassa di giustizia     fr. 150.–

                                         b)  spese                       fr.
  50.–

                                                                                fr.
200.–

 

                                         sono
posti a carico di RE 1. 

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

   

  

                                         Comunicazione:

                                         -

 

 

 

Il presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.