# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e5483576-a3ee-58ac-a8bd-3b68e89cf872
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-01-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.01.2011 D-8863/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-8863-2010_2011-01-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

Corte IV 

D-8863/2010  

 

 

 S e n t e n z a  d e l  6  g e n n a i o  2 0 11  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Gabriela Freihofer; 

cancelliera Lydia Lazar Köhli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, dichiaratosi nato (…), 

Senegal, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore 

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 

decisione del'UFM del 21 dicembre 2010 / N (…). 

 

 

D-8863/2010 

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Visto: 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato il (…), 

l’esame radiologico della mano al quale il richiedente è stato sottoposto in 

data (…) ed il relativo rapporto (cfr. act. A6), 

i verbali di audizione del 26 novembre 2010 (di seguito: verbale 1) e 

7 dicembre 2010 (di seguito: verbale 2), 

la decisione dell’UFM del 21 dicembre 2010, notificata all’interessato il 

24 dicembre 2010 (cfr. avviso di notifica e di ricevuta sottoscritto 

dall’interessato), 

il ricorso inoltrato dall’insorgente il 29 dicembre 2010 (cfr. timbro del plico 

raccomandato), 

l'incarto dell’UFM, pervenuto al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale) il 30 dicembre 2010, 

i fatti del caso di specie che, se necessario, verranno ripresi nei 

considerandi che seguono, 

e considerato: 

che le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 

142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni 

dell’UFM in materia di asilo (artt. 31 e 33 lett. d LTAF, nonché 

art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 

di ammissibilità di cui agli artt. 48 cpv. 1 e 52 PA nonché 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 

della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un’altra lingua, il 

procedimento può svolgersi in tale lingua, 

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che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed 

il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 

sentenza può essere redatta in italiano, 

che, nell’ambito delle audizioni sui motivi della domanda di asilo, 

l’interessato ha dichiarato di avere poco più di (…) anni e di essere 

cittadino senegalese di etnia (…) nato a B._______, 

che egli ha dichiarato di avere lasciato il suo Paese nell’(…) 2010 per il 

timore di essere ucciso in ragione della conversione del padre al 

cristianesimo, rispettivamente perché non avrebbe rivisto quest'ultimo da 

molti anni,  

che l’interessato ha allegato di essersi imbarcato da una città a lui 

sconosciuta del Senegal ed essere arrivato in un luogo di cui ignorerebbe 

il nome, dalla quale avrebbe preso un treno, arrivando in Svizzera dopo 

un giorno di viaggio, 

che, nella decisione del 21 dicembre 2010, l’UFM ha in primis considerato 

che, in forza dell’obbligo di collaborare all’accertamento dei fatti sancito 

dall’art. 8 LAsi, il richiedente non sarebbe riuscito a rendere verosimile la 

sua allegata minore età; che, in tale contesto, l'autorità di prime cure ha 

ritenuto il mancato inoltro di prove o documenti d'identità a sostegno della 

stessa, la vaghezza ed illogicità delle sue dichiarazioni circa il suo 

vissuto, l'asserito analfabetismo e le sue relazioni famigliari, l'assenza di 

un motivo giustificante la mancata presentazione di documenti, nonché le 

risultanze dell'esame osseo esperito; che, di conseguenza, detta autorità 

ha considerato maggiorenne l'interessato ed ha esperito l’audizione sui 

fatti senza una persona di fiducia; che, inoltre, l’autorità inferiore ha 

definito le allegazioni in materia di asilo presentate dall’interessato quali 

contraddittorie, vaghe ed illogiche, e, pertanto, l'assenza di indizi 

d’esposizione dell’interessato a persecuzioni in caso di rientro nel suo 

Paese, 

che, di conseguenza, l’UFM non è entrato nel merito della citata domanda 

ai sensi dell’art. 34 cpv. 1 LAsi; che detto Ufficio ha pure pronunciato 

l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera e l’esecuzione dello 

stesso siccome lecita, esigibile e possibile, 

che, nel gravame, il ricorrente ha contestato che dagli atti non 

emergerebbero indizi di persecuzione per l’entrata nel merito della sua 

domanda; che, in particolare, egli ha sottolineato che il suo racconto non 

sarebbe vago ed illogico e le contraddizioni sollevate dall'UFM, 

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rappresenterebbero delle mere incomprensioni; che, infine, il ricorrente 

ha invocato l’inammissibilità e l’inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento, ritenuto che egli, in caso di rientro in Senegal, 

sarebbe esposto a trattamenti vietati dall’art. 3 della Convenzione del 

4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà 

fondamentali (CEDU, RS 0.101), 

che, in conclusione, il ricorrente ha chiesto, in via principale, 

l’annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 

causa all’autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 

sussidiaria, la concessione dell’ammissione provvisoria; che ha, altresì, 

presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal pagamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, 

che, giusta l’art. 7 cpv. 2 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni 

procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), per il richiedente 

l’asilo minorenne non accompagnato è nominata una persona di fiducia 

per la durata della procedura d’asilo o d’allontanamento, al massimo fino 

alla nomina di un curatore o di un tutore oppure fino al raggiungimento 

della maggiore età; che la designazione di una persona di fiducia 

presuppone tuttavia la dimostrazione da parte del richiedente l’asilo, 

perlomeno nel senso della probabilità preponderante, dell’allegata minore 

età (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di 

ricorso in materia di asilo [GICRA] 2001 n. 22 e relativo riferimento); che, 

nell’ambito dell’accertamento dei fatti, è altresì possibile ricorrere 

all’ausilio di metodi scientifici (art. 7 cpv. 1 OAsi 1), 

che, nella fattispecie, l’insorgente non ha inoltrato alcun mezzo di prova a 

sostegno dell'allegata minore età e non ha fornito motivazioni giustificanti 

la mancata presentazione di documenti di identità, limitandosi a 

dichiarare in maniera stereotipata di non averne mai posseduti e di non 

sapere cosa siano un passaporto ed una carta d'identità (cfr. verbale 1 

pagg. 5-6); che non ha, altresì, rilasciato dichiarazioni suscettibili di 

rendere verosimile la dichiarata minore età; che, difatti, per quanto attiene 

alle sue relazioni famigliari, ha allegato di ignorare il nome della madre 

(cfr. ibidem pag. 2), il luogo in cui la stessa sarebbe sepolta, quando è 

stata l'ultima volta in cui avrebbe visto suo padre e quanti, rispettivamente 

quali parenti vivrebbero in Senegal (cfr. ibidem pag. 5); che, alla luce di 

tali dichiarazioni lacunose, risulta impossibile credere che l'unico aspetto 

del suo vissuto, che conosce in dettaglio, è proprio quella della sua 

nascita e che, pertanto, la stessa sia verosimile; che, d'altronde, in merito 

al suo vissuto, è del tutto inverosimile che abbia trascorso (…) anni 

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rinchiuso in casa, facendo le pulizie ed apprendendo l'inglese, e che 

ignori le dimensioni di B._______ e le località situate nei suoi dintorni (cfr. 

ibidem pagg. 2-3 e verbale 2 pagg. 3-4/D15-17 e 19-20); che, inoltre, la 

sua dichiarazione secondo cui sarebbe analfabeta (cfr. verbale 1 pag. 3) 

non convince alla luce delle sue conoscenze di inglese e francese, 

dell'allegazione secondo la quale le sue nozioni orali di francese 

sarebbero da riportare agli scritti in codesta lingua appesi alle pareti della 

sua casa (cfr. ibidem pag. 3) e, non di meno, del fatto che ha sottoscritto, 

tra l'altro, i protocolli dei verbali di audizione e l'avviso di ricevimento 

relativo alla notifica della decisione impugnata; che, in siffatte condizioni, 

l’esame osseo, a cui è stato sottoposto l’insorgente, e le risultanze dello 

stesso sono superflue ed irrilevanti nella fattispecie, in particolare 

essendo già appurata la palese inverosimiglianza delle dichiarazioni del 

ricorrente circa la sua minore età, 

che, pertanto, conto tenuto delle evocate circostanze del caso di specie, 

nonché della mancata produzione di qualsivoglia mezzo di prova, non vi è 

ragione di censurare la mancata designazione al ricorrente di una 

persona di fiducia ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 LAsi, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda di 

asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale ha 

designato come sicuro secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno che 

non risultino indizi di persecuzione, 

che, da un lato, allorquando il Consiglio federale inserisce un Paese nel 

novero dei Paesi sicuri, sussiste di massima una presunzione d’assenza 

di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente l’asilo 

d’invalidare detta presunzione per quanto attiene alla sua situazione 

personale, 

che, dall’altro lato, la nozione di indizi di persecuzione ai sensi 

dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto i 

seri pregiudizi previsti dall’art. 3 LAsi, ma pure gli ostacoli all’esecuzione 

dell’allontanamento, di cui all’art. 44 cpv. 2 LAsi, imputabili all’agire 

umano (cfr. GICRA 2003 n. 18), 

che per ammettere l’esistenza di indizi di persecuzione che implicano 

l’entrata nel merito di una domanda d’asilo vale un grado di 

verosimiglianza ridotto (cfr. GICRA 1996 n. 16 consid. 4, confermata in 

GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3), 

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che, siccome il Consiglio federale ha effettivamente, in data 

6 ottobre 1993, inserito il Senegal nel novero dei Paesi esenti da 

persecuzioni, sussiste di massima una presunzione d’assenza di 

persecuzioni in detto Paese, 

che, nella fattispecie, il ricorrente non è riuscito ad invalidare la 

presunzione d’assenza di persecuzioni, ritenuto segnatamente che dagli 

atti di causa non emergono indizi di persecuzione; che, in particolare, egli 

non ha presentato, all’infuori di generiche censure, argomenti o prove 

suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui 

all’impugnata decisione; che le allegazioni decisive in materia di asilo si 

esauriscono infatti in mere affermazioni di parte, non corroborate da alcun 

elemento consistente, in sostanza per le ragioni indicate nel 

provvedimento litigioso, a cui può essere rimandato, 

che, a guisa d’esempio, l’insorgente non è stato in grado di circostanziare 

il suo timore di essere ucciso in Patria, indicando in maniera generica di 

essere ricercato da persone musulmane di B._______, a causa della 

conversione del padre alla religione cristiana (cfr. verbale 1 pagg. 6-7); 

che, d'altronde, egli non si sarebbe mai preoccupato di verificare di 

persona quanto riferitogli da W. in merito all'allegato pericolo che avrebbe 

corso rimanendo in Senegal, rispettivamente di denunciare i sospetti 

nutriti alle forze dell'ordine, tanto più che, stando alle sue stesse 

dichiarazioni, non avrebbe mai avuto problemi di sorta né con le autorità 

senegalesi, né con terzi (cfr. ibidem pag. 6); che, peraltro, benché abbia 

segnalato che la persona con cui avrebbe vissuto per (…), oppure, 

secondo un'altra versione, per (…) anni, l'avrebbe cresciuto da cristiano e 

che in casa sarebbe stato d'uso pregare, egli non ha saputo indicare né i 

nomi delle preghiere recitate, né le principali feste cristiane (cfr. verbale 2 

pagg. 4-6/D26-32 e 51-52); che egli si sarebbe più volte contraddetto 

circa gli anni vissuti presso W., indicando dapprima di essere stato 

affidato a quest'ultimo dal padre alla nascita (cfr. verbale 1 pag. 2), 

rispettivamente all'età di (…) anni (cfr. ibidem pag. 2 e verbale 2 pag. 

4/D23); che, infine, è del tutto illogico che, spinto dalla volontà di rivedere 

il padre, si sia imbarcato su di una nave, senza conoscere la destinazione 

del viaggio ed ignorando dove lo stesso si trovasse a tale momento (cfr. 

ibidem pagg. 5-6/D47-50); che, in considerazione di quanto esposto, v’è 

ragione di ritenere che il racconto reso dall’autore del gravame a 

sostegno della sua domanda di asilo è manifestamente inverosimile, 

che, alla luce dell’inverosimiglianza della sua vicenda, non vi è altresì 

motivo di ritenere che egli non possa beneficiare dalle autorità 

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senegalesi, se opportunamente sollecitate, un'appropriata protezione 

statale contro l'eventuale futuro agire illegittimo di terzi nei suoi confronti, 

che, oltremodo, l’ulteriore motivo evocato dall’autore del gravame 

nell’ambito della procedura in esame, ovvero il desiderio di rivedere il 

padre dopo molti anni, è palesemente irrilevante, in quanto non 

costituisce di per sé un indizio proprio a giustificare la qualità di rifugiato 

ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che, in considerazione di quanto precede, non appaiono sussistere seri 

pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere che 

l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente in Senegal possa violare 

l’art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione svizzera 

del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l’art. 33 della Convenzione sullo 

statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l’art. 5 LAsi 

(divieto di respingimento), nonché l’art. 83 cpv. 3 della legge federale del 

16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) o esporre il ricorrente 

in Patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrati 

all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105); che in sede di ricorso l’insorgente si è limitato, 

con una semplice e generica affermazione di parte, a far valere 

l’esposizione a rischi in caso di rientro nel suo Paese (cfr. ricorso pag. 3),  

che, quanto agli ostacoli all’esecuzione del’allontanamento riconducibili 

agli artt. 44 cpv. 2 LAsi e 83 cpv. 4 LStr, in Senegal attualmente non vige 

una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che 

coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale, 

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 

persecuzione ai sensi dell’art. 34 cpv. 1 LAsi,  

che, di conseguenza, l’UFM rettamente non è entrato nel merito della 

domanda di asilo secondo l’art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 

punto, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va 

confermata, 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l’UFM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(artt. 14 cpv. 1-2 e 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi 1), 

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che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 

dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento quanto alla situazione 

personale dell’insorgente; che egli è giovane e dispone di conoscenze 

dell'inglese e del francese; che, vista l'inverosimiglianza del suo racconto, 

non vi è ragione di credere che non disponga di una rete social-familiare 

in Patria; che non ha, altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi 

problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria 

(cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d’ufficio degli atti di 

causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per motivi 

medici, 

che, per le ragioni sopraindicate, l’autorità di prime cure ha rettamente 

ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l’esecuzione 

dell’allontanamento,  

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi e 

art. 83 cpv. 2 LStr); che il ricorrente, usando della necessaria diligenza, 

potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 

(art. 8 cpv. 4 LAsi); che l’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure 

possibile, 

che, di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa 

esecuzione il gravame va disatteso e la decisione querelata confermata, 

che il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura 

semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che, avendo il TAF statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese giudiziarie è divenuta senza oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità d’esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria parziale, nel senso della 

dispensa dal pagamento delle spese processuali, è respinta 

(art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente 

(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del Regolamento sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.- sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli 

 

 

Data di spedizione: