# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fb1c2961-c88e-57eb-a2cf-c3c8f1bae0a8
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-08-25
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 25.08.2014 R 2013 198
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2013-198_2014-08-25.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 13 198

5a Camera

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dal presidente Meisser e dal 

giudice Audétat, attuaria ad hoc Zanolari Hasse

SENTENZA
del 25 agosto 2014

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____,

rappresentato dall'avvocato lic. iur. Fabrizio Keller,

ricorrente

contro

Comune O.1._____,

rappresentato dall'avvocato lic. iur. Mirco Rosa, 

convenuto

concernente domanda di costruzione

- 2 -

1. A._____ è proprietario nel centro del villaggio O.1._____, sul territorio 

dell'omonimo comune, delle particelle ni. 01 - 02 del registro fondiario 

appartenenti alla zona nucleo storico (NV). Durante la procedura 

d’esposizione dal 29 ottobre al 29 novembre 2002 della domanda di 

costruzione di A._____ per la riattazione degli edifici che sorgono sui suoi 

fondi, sono state inoltrate le opposizioni degli eredi B._____ del 25/26 

novembre 2002 e di C._____ del 29 novembre 2002, in merito alle quali il 

committente prendeva posizione il 7 gennaio 2003 (doc. A del comune 

convenuto). Dopo l’avvenuta consultazione dell’architetto D._____ 

dell’Ufficio cantonale monumenti storici e le rispettive riunioni di 

coordinamento, il Comune O.1._____ in data 2 dicembre 2003 aveva 

respinto le opposizioni e rilasciato la licenza edilizia per la riattazione degli 

edifici sulle particelle ni. 01 - 02 in base ai piani presentati ed esposti alle 

seguenti condizioni (cifra 2):
“- Gli abbaini sul tetto dell’edificio al mappale no. 03, il cui numero deve essere 

ridotto ad uno.

- L’edificio 001 la cui volumetria deve essere mantenuta uguale, non è 

permessa una sopraelevazione.

- Il muro di recinzione previsto a sud-ovest e a nord-ovest non può 

oltrepassare l'altezza di 1.50 m. Il muro deve rientrare dal confine con l'area 

pubblica (strada comunale) di 0.50 m.”

Inoltre nella cifra 3 della licenza il comune aveva concesso, in accordo con 

l’Ufficio per i monumenti storici, una deroga all’art. 18 della legge edilizia 

comunale per la copertura del corpo di collegamento tra l’edificio no. 003 e 

no. 001 che poteva essere eseguita a forma piatta anziché con un tetto a 

due falde, permettendo di mantenere invariata la volumetria dell’edificio 

no. 001.

In occasione dell’inizio dei lavori di costruzione nel corso del 2007, 

l’Autorità edilizia aveva prolungato in data 14 giugno 2007 la licenza 

edilizia fino al 14 giugno 2008. 

- 3 -

2. Nel frattempo erano state notate delle modifiche di costruzione non 

contemplate nei piani approvati e A._____ era stato invitato ad inoltrare 

piani aggiornati. Dopo avvenuti sopralluoghi, fra l’altro anche alla 

presenza di un rappresentante dell’Ufficio cantonale monumenti storici, il 

comune pronunciava in data 9 luglio 2013 la seguente decisione:

- Cifra 1: venivano autorizzate in sanatoria varie opere (8 modifiche 

nell’edificio n. 003, 4 nell’edificio no. 001 e 2 nell’edificio no. 002).

- Cifra 2: le seguenti opere erano ritenute materialmente illegali e non 

sanate:

a) porta-finestra sulla strada comunale sud-ovest (piano terra e 

biblioteca nell’edificio no. 003; inammissibile prolunga nel terreno 

fino a livello cantina e rischio di frana di diversi materiali contro la 

finestra; valutazione anticipata per la costruzione di un balcone),

b) muro di cinta verso la N._____ (non ossequia l’altezza massima di 

1.5 m e la distanza di 0.5 m dal limite della strada comunale),

c) scala lungo la strada comunale N._____, lato ovest (allargata a 

103 cm e la distanza al confine con la particella no. 303 non è di 

180 cm ma di soli 51 cm).

- Cifra 3: a A._____ veniva inflitta una multa di fr. 3'000.—.

- Cifra 4: a A._____ veniva assegnato un termine perentorio a decorrere 

dalla crescita in giudicato della decisione (a) di 15 giorni per la messa 

in sicurezza delle parti dell’edificio che potrebbero rivelarsi pericolose e 

(b) di due mesi per l’ultimazione esterna. 

- Cifra 5: le spese di procedura di fr. 1000.— più le spese per la perizia 

tecnica di E._____ di fr. 2'710.— venivano messe a carico di A._____. 

3. a) Nel tempestivo ricorso presentato in data 16 settembre 2013 al Tribunale 

amministrativo del Cantone dei Grigioni, A._____ postulava 

l’annullamento della decisione del 9 luglio 2013. A mente del ricorrente 

non sarebbe contestato che egli sarebbe proprietario delle particelle ni. 01 

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- 02 nel registro fondiario O.1._____ e degli edifici ni. 003, 002, 004 e 

001. Il punto cruciale per le interpretazioni divergenti nella controversia 

sarebbero i piani depositati che avrebbero fatto oggetto della licenza 

edilizia del 2 dicembre 2003 e le condizioni elencate nella stessa, le quali 

non troverebbero riscontro nei piani che il comune avrebbe timbrato e 

girato al ricorrente all’epoca. Il 14 giugno 2007 il comune avrebbe 

rinnovato la licenza edilizia, senza però avviare un nuovo procedimento di 

autorizzazione. Tutti i cambiamenti eseguiti sino al 14 luglio 2008 

sarebbero avvenuti dopo una discussione tra il ricorrente e l’arch. 

D._____ dell’Ufficio cantonale monumenti storici. In precedenza 

sarebbero stati inoltrati il 15 febbraio 2008 i piani dell’ing. F._____, come 

richiesti dall’autorità edilizia. Inoltre il ricorrente avrebbe inoltrato tutti i 

piani aggiornati il 1° ottobre 2010 e con scritto del 19 dicembre 2011 

avrebbe descritto in dettaglio le modifiche che sarebbero state eseguite 

agli edifici ni. 003 e 001. Nella decisione impugnata il comune avrebbe 

omesso il sopralluogo del 12 ottobre 2011 e lo scritto dell’arch. D._____ 

del 13 ottobre 2011 in merito alle modifiche concernenti il muro verso la 

N._____. Come richiesto dal comune il ricorrente avrebbe inoltrato in data 

19 dicembre 2011 tutti i piani, i quali evidenzierebbero in rosso tutte le 

modifiche al progetto iniziale del 2003. Nella successiva riunione del 20 

dicembre 2011 sarebbero state discusse in dettaglio tutte le modifiche e 

nel protocollo risulterebbe la seguente citazione: “I presenti informano il 

diretto interessato che per i vari lavori eseguiti non conformi al permesso 

rilasciato sarà decretata una multa di CHF 3'000.— evitando l’iter 

burocratico usuale per giungere a tale decreto. A._____, pure 

evidenziando che si aspettava una multa inferiore, l’accetta”. Tutte le 

questioni sarebbero quindi regolate ad eccezione dell’altezza del 

rivestimento della parete sporgente dell’edificio. Nonostante sembrasse 

tutto chiaro, il comune avrebbe notificato il 24 agosto 2012 l’apertura di un 

procedimento di ripristino e soltanto il 3 dicembre 2012 sarebbe stato 

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eseguito il rispettivo sopralluogo. Tutto ciò sarebbe avvenuto due anni e 

due mesi dopo l’invio dei piani indicanti tutte le modifiche in data 1° 

ottobre 2010. Dal protocollo del 20 dicembre 2012 del sopralluogo 

risulterebbe che il ricorrente avrebbe lasciato il sopralluogo a causa di 

divergenze di opinione, per il motivo che l’autorità edilizia avrebbe rifiutato 

di considerare gli interventi eseguiti quali opere soggette a semplice 

notifica e di ritenere il muro esterno non come muro perimetrale ma come 

muro di cinta. In quest’ultimo punto l’interpretazione del ricorrente della 

licenza edilizia del 2 dicembre 2003 divergerebbe in modo importante da 

quella del comune. Il rapporto del 20 dicembre 2012 di E._____, 

responsabile dell’Ufficio tecnico di O.2._____, non sarebbe altro che il 

lavoro che avrebbe dovuto svolgere l’autorità edilizia, ovvero di 

confrontare i piani approvati con la licenza edilizia del 2 dicembre 2003 

con i piani in cui sarebbe contenuta la domanda di modifica. Da un 

confronto sarebbe risultato che il ricorrente avrebbe notificato tutte le 

modifiche che egli avrebbe eseguito. Il tecnico non avrebbe evidenziato 

alcuna lacuna nei piani presentati il 1° ottobre 2010 e il 19 dicembre 2011. 

Il 14 marzo 2013 l’autorità edilizia avrebbe per la seconda volta 

comunicato al ricorrente l’apertura di una procedura di multa e di 

accertamento del carattere illecito della costruzione, nella quale il 

ricorrente avrebbe rinunciato a inoltrare osservazioni perché i piani che 

egli avrebbe inoltrato precedentemente non sarebbero stati valutati 

dall’autorità stessa. Ai sensi dell’art. 51 cpv. 3 OPTC i progetti di 

costruzione che necessiterebbero soltanto di una licenza edilizia 

comunale sarebbero considerati autorizzati, se entro un mese dall’inoltro 

della domanda non verrebbe presa una decisione divergente. Nel 

presente caso per oltre otto mesi il comune non avrebbe reagito. 

Modifiche di progetti di costruzione già autorizzati sarebbero giusta l’art. 

50 cpv. 1 OPTC da regolare in una procedura di notifica, le cui condizioni 

il ricorrente avrebbe pienamente adempito. Quindi la modifica del progetto 

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dovrebbe essere ritenuta autorizzata in quanto nessuna decisione 

divergente non sarebbe mai stata emessa. Ma anche se fosse stato 

importante salvaguardare i diritti di terzi e l’autorità edilizia avesse dovuto 

precedere con una nuova autorizzazione, sarebbe stata obbligatoria 

un’intera procedura d’esposizione, ciò che nel presente caso non sarebbe 

avvenuto. 

b) In merito alla porta-finestra sulla strada comunale sud-ovest il ricorrente 

afferma che tale apertura sarebbe stata prevista nei piani approvati nel 

2003 del piano cantina con un rispettivo pozzo luce inserito nel muro 

perimetrale, evitando la collocazione troppo vicina alla strada comunale. 

Sarebbe prevista la copertura del pozzo luce con una griglia di protezione 

contro frane di materiale. Il comune a sua volta avrebbe spostato in 

occasione dei lavori di pavimentazione della strada il tracciato per 20 cm 

verso l’edificio no. 003 senza il consenso del ricorrente. Per ciò che 

riguarda la costruzione del balcone, la decisione impugnata non 

conterrebbe un divieto di costruzione nel dispositivo ma soltanto nei 

considerandi. Il ricorrente precisa che il balcone previsto, il quale sarebbe 

stato discusso più volte con l’arch. D._____ dell’Ufficio monumenti storici, 

riprenderebbe la tipologia dei balconi tipici O.1._____ e si inserirebbe in 

modo ideale. In merito al muro di cinta verso la N._____ il ricorrente 

ribadiva che non si tratterebbe di un muro di cinta, ma di una parete a 

doppio muro con isolazione termica all’interno. Riprendendo le 

esposizioni fatte dall’arch. D._____, andrebbe stabilito se la distanza di 50 

cm dal confine varrebbe unicamente per il muro giardino oppure anche 

per tutto l’edificio sottostante. Nel secondo caso un ripristino sarebbe 

sproporzionato e nel primo caso sarebbe possibile spostare il muro di 50 

cm solo subendo degli insuperabili problemi statici e termici. Il ricorrente 

avrebbe sempre dichiarato di essere disposto ad abbassare la parte 

superiore del muro di 55 cm. Riguardo alla scala che accede dal giardino 

- 7 -

alla N._____, lato ovest, il ricorrente afferma che nella licenza edilizia del 

2 dicembre 2003 tale scala non avrebbe fatto parte delle condizioni 

previste nella licenza edilizia. Il ricorrente avrebbe potuto acquistare tre 

vecchi gradini in sasso. Inoltre grazie allo spostamento verso sud si 

sarebbe potuto rinunciare ad un gradino e la situazione verso la strada 

sarebbe migliorata anche dal punto di vista estetico. Il rientro della scala 

sarebbe di circa 40 cm. In mancanza di norme legali il comune non 

potrebbe rifiutare l’esecuzione della scala. In genere gli apprezzamenti 

del comune nei confronti del ricorrente sarebbero ingenerosi, 

considerando che egli come ex membro dell’autorità edilizia comunale 

sarebbe sempre stato impegnato a ricercare nel nucleo O.1._____ 

soluzioni che riprendessero il carattere storico e che egli si sarebbe 

sempre riferito alla consulenza da parte dell’Ufficio cantonale monumenti 

storici, particolarmente con l’arch. D._____. Inoltre la procedura di multa 

non sarebbe giustificata, in quanto non sarebbero stati raccolti i dati fiscali 

ed economici che riguardano la sua situazione. Per quanto riguarda la 

messa in sicurezza del cantiere sarebbe necessario che l’autorità edilizia 

indicasse esattamente quali sarebbero le misure che il ricorrente 

dovrebbe prendere entro 15 giorni. La conclusione dei lavori dovrebbe 

essere effettuata entro due anni dall’inizio dei lavori giusta l’art. 91 cpv. 2 

LPTC e non di due mesi come fissato nella decisione impugnata. In base 

alla legge comunale non sussisterebbe una norma per addebitare le 

spese per la perizia di E._____ a carico del ricorrente. 

4. a) Nella sua presa di posizione il comune convenuto postulava la reiezione 

del ricorso e la conferma della decisione impugnata. Il ricorrente stesso 

avrebbe scritto in data 7 gennaio 2003 che “all’angolo Sud-Ovest il 

previsto muro di cinta rientra di 1.45 ml dal confine della particella” e che 

di conseguenza non vi sarebbero alcune divergenze d’interpretazione 

come sostenuto dal ricorrente, visto che in occasione dell’incontro del 18 

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novembre 2003 l’altezza del muro di cinta e la sua distanza dall’area 

pubblica sarebbero state oggetto di discussione. Determinante sarebbe 

quanto figurerebbe sulla licenza edilizia, la quale alla cifra 2 accorderebbe 

la licenza edilizia in linea ai piani presentati, fatta eccezione, tra l’altro, per 

il muro di recinzione. I piani inoltrati nel 2010 dal ricorrente dopo 

innumerevoli intimazioni avrebbero riguardato soltanto lavori nel frattempo 

eseguiti. In occasione della richiesta del comune di addurre prova che la 

sicurezza e la stabilità della via pubblica non sarebbero pregiudicate dagli 

scavi, il ricorrente avrebbe inoltrato nel 2008 dei piani che avrebbero 

unicamente riguardato calcoli statici dei muri a sostegno delle strade 

comunali. Dai piani inoltrati non si sarebbero potuti evincere i 

cambiamenti del progetto approvato nel 2003 in merito alle modifiche 

eseguite. L’indicazione del ricorrente, secondo la quale sarebbero state 

discusse le modifiche con l’arch. D._____ dell’Ufficio cantonale 

monumenti storici, sarebbe insostenibile, in quanto quest'ultimo non 

sarebbe membro dell’autorità edilizia comunale, la quale sarebbe invece 

stata presieduta per anni dal ricorrente stesso. Il comune precisava 

diverse fattispecie e affermava in materia che non sarebbe possibile 

nell’ambito di una costruzione ex novo o di una ristrutturazione completa 

di diversi edifici ubicati su diverse particelle, come accennato da parte del 

ricorrente, suddividere i singoli interventi, differenziando tra quelli che 

richiederebbero la licenza edilizia, quelli della semplice notifica e quelli 

che invece non necessiterebbero una procedura, considerando che il 

comune avrebbe fatto uso della facoltà consentita dall’art. 50 cpv. 2 

OPTC. Nell’evenienza il ricorrente avrebbe eseguito dei lavori dal 2007 al 

2010 in deroga a quanto autorizzato e avrebbe solo in seguito inoltrato la 

notifica. Tale modo di procedere sarebbe inammissibile, dato che 

l’autorità edilizia dovrebbe autorizzare la notifica prima di poter costruire. 

Il ricorrente, di professione architetto ed ex capo ramo costruzione ossia 

presidente dell’autorità edilizia municipale, avrebbe dovuto sapere che le 

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modifiche citate da egli stesso sarebbero potute essere autorizzate 

regolarmente tramite l’autorizzazione in sanatoria. Gli unici piani approvati 

dall’autorità edilizia sarebbero quelli oggetto della licenza edilizia del 

2003. In merito alla buona fede del ricorrente il comune convenuto 

avanzava dubbi, poiché egli con il suo cantiere avrebbe bloccato la strada 

comunale P._____ invece di soli due mesi per tre anni interi. Il comune 

convenuto ammetteva che avrebbe tollerato troppo a lungo la situazione 

sul cantiere che durava da sette anni dopo l’inizio dei lavori e che avrebbe 

dovuto intervenire prima e con maggior determinazione; il doppio ruolo 

del ricorrente quale richiedente e allo stesso tempo municipale ovvero 

presidente dell’autorità edilizia avrebbe in parte messo fuori gioco i 

colleghi dell’autorità edilizia. 

b) Per quanto riguarderebbe la porta-finestra sulla strada comunale sud-

ovest, il comune convenuto osservava che sui piani inoltrati nel 2003 non 

sarebbe chiaramente desumibile la copertura del pozzo luce con una 

griglia di protezione. Allo stato attuale risulterebbe una situazione non 

tollerabile in quanto in divergenza con i piani del 2003 l’apertura sarebbe 

stata prolungata dal limite della strada comunale di diversi metri nel 

terreno fino a livello cantina. Senza adeguate misure sussisterebbe il 

rischio che del materiale in forma di sassi, neve o ghiaccio finirebbe 

nell’apertura, creando problemi di responsabilità in caso di danni a beni o 

persone. Per quanto riguarderebbe il balcone, il comune convenuto non 

avrebbe potuto decretare l’illegalità materiale di un’opera non ancora 

eseguita; opera che tra l’altro non rispecchierebbe la tipologia dei balconi 

O.1._____. In merito al muro di cinta verso la N._____ il comune 

convenuto poneva l’accento sul fatto che tale costruzione non 

corrisponderebbe a quanto contenuto nella licenza edilizia del 2003, dove 

si sarebbe posta la condizione che il muro non potrebbe superare 

l’altezza di 1.50 m e che dovrebbe rientrare dal confine con l’area 

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pubblica di 0.50 m. Il richiamo del ricorrente che si tratterebbe di un muro 

di rivestimento non potrebbe essere condiviso. Siccome si tratterebbe di 

un muro di cinta, sarebbero determinanti l’altezza di 1.5 m e la distanza di 

0.50 m giusta l’art. 21 della legge edilizia comunale. A tale conclusione le 

affermazioni in merito dell’arch. D._____ dell’Ufficio cantonale monumenti 

non cambierebbero niente. In merito alla scala lungo la N._____, lato 

ovest, il comune convenuto affermava che la distanza della costruzione 

dalla strada comunale nel progetto approvato sarebbe stata di 1.80 m e 

che l’opera eseguita mostrerebbe una distanza di soli 51 cm. Il comune 

convenuto precisava che in fase di procedura d’esposizione in merito 

all’opposizione di un terzo, il quale avrebbe sollevato la problematica della 

sicurezza e del transito di veicoli in inverno lungo la strada comunale 

P._____, il ricorrente avrebbe sempre tranquillizzato e promesso, che il 

previsto muro e di riflesso la scala rientrerebbero di 1.45 m dall’angolo 

sud-ovest. Di conseguenza, per motivi di sicurezza la scala andrebbe 

arretrata come previsto nei piani. Infine il ricorrente, se fosse stato 

veramente consapevole del carattere storico O.1._____, non avrebbe 

certamente lasciato incompiuta l’opera da oltre sette anni. In merito a una 

testimonianza dell’arch. D._____ non si vedrebbe come la stessa 

potrebbe influire sulla presente procedura, senza dimenticare che egli non 

avrebbe mai avuto alcuna autorità competente nell’ambito dell’edilizia 

comunale. L’ammontare della multa di fr. 3'000.— corrisponderebbe a 

quanto accettato dal ricorrente. L’autorità edilizia avrebbe informato il 

ricorrente con scritto del 14 marzo 2013 dell’apertura di una procedura di 

multa, invitandolo ad inoltrare osservazioni. La consultazione del tecnico 

E._____ sarebbe stata indispensabile, ritenendo che all’interno del 

comune convenuto non ci sarebbero specifiche competenze per casi 

complessi come il presente, e le spese di fr. 1'000.— a questo punto 

sarebbero giustificate. 

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5. Le parti confermavano replicando e duplicando le loro richieste e 

ribadivano le loro esposizioni già effettuate, precisandole. 

6. Con un ulteriore scritto il ricorrente precisava che le fotografie presentate 

dalla controparte mostrerebbero muri realizzati nel recente passato, ma 

che il ricorrente avrebbe realizzato i muri in raso-pietra, i quali sarebbero 

più vecchi rispetto a quelli mostrati. Anche le foto prodotte dalla 

controparte in merito ai balconi, mostrando palazzine dal 1850 al 1920, 

non avrebbero nessuna relazione con l’edificio in discussione, che 

risalirebbe al 1626, dove si dovrebbe per forza riprendere i tipici balconi di 

analoghi edifici riattati, i quali a loro volta dovrebbero risalire all’epoca 

antecedente il 1850.

7. Nella sua risposta il comune convenuto osservava che gli atti inoltrati in 

merito ai muri caratteristici sarebbero stati sollevati a titolo 

“abbondanziale”, nonostante il ricorrente dovrebbe togliere il muro di 

cinta. Il problema del balcone di fatto non esisterebbe, dato che il 

ricorrente non avrebbe indicato la costruzione prevista, ricordando che la 

distanza dalla strada comunale sarebbe di pochi centimetri, ciò che 

restringerebbe notevolmente le possibilità di costruzione. 

8. In data 18 giugno 2014 il Tribunale amministrativo esperiva un 

sopralluogo sul cantiere in questione, al quale partecipavano il ricorrente 

con il suo legale, il sindaco con quattro capiramo e il loro legale nonché il 

tecnico comunale consultato.  In detta sede ogni parte al presente 

procedimento aveva ancora modo di esprimere il proprio punto di vista. 

Sulle risultanze del sopralluogo si tornerà, per quanto utile ai fini del 

giudizio, nelle considerazioni di merito che fanno seguito. In merito alla 

contestata durata dell'appartenenza del ricorrente all'autorità edilizia 

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comunale il comune convenuto in data 30 giugno 2014 inviava le 

rispettive conferme di nomina dal 2003 fino alla fine del 2011.

Considerando in diritto:

1. a) La controversia verte sulla liceità del rifiuto di autorizzare a posteriori degli 

interventi effettuati dal ricorrente in merito alle modifiche fatte all’esterno 

della costruzione (vedi cons. 3), nonché la questione riguardante la 

conformità dell’imposizione di una multa e delle spese procedurali nonché 

per il rapporto tecnico di un terzo (vedi cons. 4).

b) Dal punto di vista formale è ammesso al ricorso giudiziario chi è 

particolarmente toccato dalla decisione o dall'atto normativo impugnati e 

ha un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica degli 

stessi (art. 50http://links.weblaw.ch/it/BR-370.100+Art.50 della legge sulla 

giustizia amministrativa [LGA; CS 370.100]). In linea di principio, la 

legittimazione al ricorso presuppone che l'insorgente appartenga a quella 

limitata e qualificata cerchia di persone collegate all'oggetto del 

provvedimento impugnato da un rapporto sufficientemente stretto e 

intenso. Chi intende impugnare una decisione amministrativa deve quindi 

dimostrare che, nel caso della mancata abrogazione o modifica della 

stessa, egli sarebbe soggetto a effettivi svantaggi. Nell’evenienza, 

ambedue le parti scordano che la licenza edilizia prolungata nel 2008 non 

è più stata estesa entro i termini sanciti dall’art. 91 cpv. 2 della legge 

cantonale sulla pianificazione territoriale (LPTC; CS 801.100). Di 

conseguenza la licenza edilizia sarebbe in se decaduta. Nonostante 

questa insufficienza procedurale, il ricorrente ha un interesse tutelabile al 

controllo della decisione impugnata. 

http://links.weblaw.ch/it/BR-370.100+Art.50

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2. a) Giusta quanto previsto dalla disposizione transitoria di cui all’art. 107 cpv. 

2http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.107 Abs.2 cifre 5 e 6 LPTC, le 

disposizioni formali della LPTC hanno precedenza su prescrizioni 

comunali divergenti. Tra le disposizioni direttamente applicabili vanno 

annoverati gli art. 85http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.85 – 96 

LPTC, concernenti il diritto edilizio formale, e le norme edilizie cantonali di 

cui agli art. 72http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.72 – 85 LPTC. Per 

quanto riguarda il diritto edilizio formale, le disposizioni della LPTC sono 

poi state meglio concretizzate agli art. 40http://links.weblaw.ch/it/BR-

801.110+Art.40 ss. della rispettiva ordinanza cantonale (OPTC; CS 

801.110). L’art. 94 cpv. 1http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.94 

Abs.1 LPTC sancisce il principio stando al quale un ripristino dello stato 

legale entra in considerazione solo alla presenza di uno stato 

materialmente illegale, come del resto ripetutamente sancito anche dalla 

prassi di questo Giudice (PTA 2011 no. 22, 2007 no. 30, 1983 no. 39, 

1981 no. 22, 1976 no. 31, 1971 no. 26 e 1970 no. 37). La procedura di 

verifica della conformità del progetto eseguito al diritto materiale è oggetto 

dell’art. 60 cpv. 4http://links.weblaw.ch/it/BR-801.110+Art.60 Abs.4 OPTC. 

Giusta questo disposto, qualora l’esecuzione di un progetto di costruzione 

diverga dai piani autorizzati o da condizioni elencate nella licenza edilizia, 

l’autorità edilizia comunale sollecita il committente ad inoltrare una 

domanda di costruzione a posteriori. Se nel corso dell’esame della 

domanda di costruzione inoltrata a posteriori l’autorità constata una 

violazione delle norme edilizie materiali, essa dà avvio ad una procedura 

per il ripristino dello stato legale ed ad una procedura di contravvenzione 

(art. 61 cpv. 3http://links.weblaw.ch/it/BR-801.110+Art.61 Abs.3 OPTC). 

La procedura di licenza edilizia a posteriori vuole propriamente 

permettere di autorizzare un progetto di costruzione, anche se questo non 

è stato eseguito conformemente ai piani approvati, per quanto lo stesso 

non viola il diritto materiale. Questa possibilità di sanamento è un 

http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.107%20Abs.2
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.85
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.72
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.110+Art.40
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.110+Art.40
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.94%20Abs.1
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.94%20Abs.1
http://links.weblaw.ch/it/GR:%20PVG-2007-30
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.110+Art.60%20Abs.4
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.110+Art.61%20Abs.3

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corollario al principio della proporzionalità, giusta il quale un ordine di 

ripristino dello stato di legalità è possibile solo qualora possa essere 

accertata una violazione materiale delle norme edilizie applicabili (art. 94 

cpv. 1http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.94 Abs.1 LPTC e art. 61 

cpv. 3http://links.weblaw.ch/it/BR-801.110+Art.61 Abs.3 OPTC, nonché 

PTA 2011 no. 22 e 2007 no. 30). Sarebbe, infatti, da considerare 

sproporzionato allo scopo perseguito, imporre la demolizione di una 

costruzione conforme al diritto materiale, ma eseguita in violazione delle 

semplici norme di diritto formale che regolano la procedura di licenza 

edilizia. 

b) Concretamente, la questione di una licenza edilizia a posteriori si pone 

sempre in relazione ad una mancata osservanza dell’iniziale licenza di 

costruzione o di una condizione in essa contenuta. Per questo, in 

ossequio al principio della proporzionalità, il legislatore ha espressamente 

previsto la possibilità di riesaminare la conformità della nuova costruzione 

al diritto edilizio materiale e, nell’affermativa, di approvare in seguito il 

progetto. Se non dovesse essere possibile approvare nell’ambito di 

questo riesame del progetto una modifica rispetto alla situazione iniziale, 

il rilascio di una licenza edilizia a posteriori sarebbe impossibile, mentre 

tale correttivo s’impone già in ossequio al principio della proporzionalità. 

In questo senso il ricorrente non può appellarsi alla crescita in giudicato 

della procedura ritenuta da lui stesso come approvazione della notifica del 

progetto. 

c) A livello comunale la vigente legge edilizia del 1991 (LE 1991), adattata al 

nuovo diritto cantonale con l'entrata in vigore di LPTC e OPTC il 1. 

novembre 2005 è stata sostituita con l'approvazione del Governo 

cantonale l'11 dicembre 2012 dalla nuova legge edilizia approvata 

dall'assemblea comunale il 15 marzo 2012 (LE 2012).

http://links.weblaw.ch/it/BR-801.100+Art.94%20Abs.1
http://links.weblaw.ch/it/BR-801.110+Art.61%20Abs.3
http://links.weblaw.ch/it/GR:%20PVG-2007-30

- 15 -

3. a) Nell’ambito della procedura di licenza edilizia a posteriori, oggetto del 

presente ricorso si pongono in concreto unicamente le questioni di sapere 

se la porta-finestra sulla strada comunale lato sud-ovest, il muro di cinta 

verso la N._____ e la scala lungo la N._____, lato ovest, siano o meno 

conformi al diritto edilizio materiale.

aa) Il comune convenuto ravvisa una violazione della legislazione edilizia 

materiale, per il fatto che la porta-finestra sulla strada comunale lato sud-

ovest nei piani approvati nel 2003 terminerebbe al limite della strada 

comunale e invece l’esecuzione attuale dell’apertura sarebbe prolungata 

di diversi metri nel terreno fino a livello cantina. Il ricorrente invece 

contesta tale interpretazione e ribadisce che nei piani approvati nella 

licenza edilizia del 2 dicembre 2003 sarebbe visibile nel piano “piano 

cantina” (doc. 14) un’apertura corrispondente alla larghezza del muro 

perimetrale con chiusura aderente. Nel piano principale approvato con la 

licenza edilizia del 2 dicembre 2003, l’apertura non risulta evidente, 

mentre nei piani consegnati nel 2010 l’apertura corrisponde allo stato 

attuale della costruzione. A questo punto si pone la domanda, se il 

comune convenuto avrebbe dovuto esaminare la conformità del progetto 

eseguito al diritto materiale. Comprensibili sono i timori del comune 

convenuto, secondo il quale la situazione attuale, in  mancanza di 

adeguate misure, crea dei problemi di responsabilità in caso di danni a 

beni o persone, di cui il proprietario è in ogni caso primo responsabile. 

Ciononostante, la pretesa violazione non trova alcun riscontro nelle 

disposizioni comunali e cantonali applicabili. Inoltre, al ricorrente doveva 

essere imposto un piano dettagliato oppure il comune convenuto avrebbe 

dovuto autorizzare la costruzione. In questo punto la decisione impugnata 

nella sua formulazione è quindi sproporzionata e deve essere corretta. 

- 16 -

Per ragioni di sicurezza i lavori di ultimazione previsti compresa la 

copertura con la griglia sono da eseguire senza indugio. 

bb) In merito al muro di cinta verso la N._____, che al momento del 

sopralluogo aveva un'altezza (ivi misurata) di 1.75 m sull’orlo del confine 

con la strada pubblica, il ricorrente ribadisce che non si tratterebbe di un 

muro di cinta ma di una parete a doppio muro con isolazione termica 

all’interno e che tale muro sarebbe autorizzato in base alla notifica dei 

piani inoltrati su domanda del comune convenuto. Preliminarmente va 

precisato che i piani inoltrati il 15 febbraio 2008 dal ricorrente 

riguardavano i calcoli statici dello studio d’ingegneria F._____ in merito 

agli scavi fra il piano cantina e la strada comunale. Da questi piani, non è 

infatti deducibile che il muro in questione sorga oltre il piano cantina. I 

piani inoltrati dal ricorrente in data 19 dicembre 2011, in cui le modifiche 

sono evidenziate a mano, in merito al muro in questione, non contengono 

cambiamenti essenziali nei confronti dei piani autorizzati nel 2003 con 

eccezione della scala, di cui si dirà in seguito. Inoltre, tali piani sono 

inadatti, poiché non del tutto leggibili e rudimentali in merito alle 

modifiche. Di conseguenza, la pretesa del ricorrente, che il muro in 

questione sia stato autorizzato tacitamente in via di notifica ai sensi 

dell’art. 51 OPTC, è insostenibile. In via subordinata il ricorrente sostiene 

che se i piani inoltrati contenessero una nuova domanda di costruzione, il 

comune convenuto avrebbe mancato di eseguire la procedura di 

esposizione. A questo punto va constatato che, siccome il ricorrente non 

sarebbe comunque gravato da un’eventuale mancata pubblicazione del 

suo progetto, non è ammissibile che egli si senta legittimato a richiamare 

la mancata esposizione. Nell’evenienza è quindi determinante la 

condizione della licenza edilizia del 2 dicembre 2003 in cui viene 

autorizzata la costruzione di un muro che non superi l’altezza di 1.50 m e 

rientri 0.50 m dal confine; condizione che il ricorrente originariamente 

- 17 -

aveva anche accettato. Tale condizione è conforme alla norma 

determinante; giusta l’art. 20 cpv. 2 LE 1991 sono concessi muretti, siepi, 

reti o qualsiasi altra opera di cinta con un’altezza massima di 1.50 m e 

l’opera deve rientrare dal confine con l’area pubblica di 0.50 m. Siccome 

si tratta di una distanza da una strada pubblica e non di una distanza dal 

fondo vicino è superflua la discussione se nel caso presente si tratti di un 

muro di cinta o, come asserito dal ricorrente, di un muro perimetrale; le 

prescrizioni comunali in merito alla distanza dalle aree pubbliche 

rimangono sempre riservate (art. 77 cpv. 3 LPTC). Alla luce di tali 

circostanze, la condizione decretata dal comune convenuto nella licenza 

edilizia del 2 dicembre 2003 è chiara e l’opera in questione viola le norme 

materiali determinanti. Siccome l’opera illegale è già stata eseguita dal 

ricorrente, l’autorità edilizia del comune convenuto ha il dovere di avviare 

ai sensi dell’art. 94 LPTC la procedura di  ripristino dello stato legale. Chi 

pone l'autorità di fronte al fatto compiuto deve attendersi che essa si 

preoccupi maggiormente di ristabilire una situazione conforme al diritto, 

piuttosto che degli inconvenienti che ne derivano per chi ha costruito (STF 

1P.336/2003 del 23 luglio 2003, cons. 2.1 e 1A.103/2002 del 22 gennaio 

2003, cons. 4.2). In altre parole, il ricorrente deve assumersi la 

demolizione del muro in questione fino al livello della terrazza esistente. 

Per lo spostamento del muro di 0.50 m va trovata una soluzione tecnica o 

un’alternativa opera di cinta. Le discussioni in merito al muro in raso-

pietra e la disponibilità del ricorrente a ridurre l'altezza del muro esistente 

di, se necessario, al massimo 55 cm, espresso in sede di sopralluogo, a 

questo punto sono superflue siccome la demolizione è vincolante. 

Pertanto in questo punto la decisione impugnata merita conferma. Gli atti 

vengono comunque rinviati al comune convenuto per continuare la 

procedura e munire la decisione con il rispettivo ordine di ripristino.

http://links.weblaw.ch/it/1P.336/2003
http://links.weblaw.ch/it/1A.103/2002

- 18 -

cc) Originariamente il comune convenuto ha autorizzato una scala con 

quattro gradini lungo la N._____ sul lato nord-ovest. La situazione attuale 

presenta una scala di tre gradini sullo stesso lato ma spostati più verso 

sud. La licenza edilizia non prevedeva l’onere di arretrare la scala prevista 

di 0.50 m dal confine con la strada pubblica. Ne consegue che la scala è 

come tale conforme alla legge edilizia per cui poteva e doveva essere 

approvata. In questo punto un ripristino della scala sarebbe 

sproporzionato e la decisione impugnata va annullata.  

b) In merito alla controversia del balcone previsto sul lato sud-ovest il 

comune convenuto ha comprensivamente chiesto dei piani più chiari e 

precisi, siccome i piani inoltrati il 19 dicembre 2011 dal ricorrente risultano 

manifestamente insufficienti per giudicare una procedura in corso. La 

decisione in merito al previsto balcone spetta, dopo consegna dei 

rispettivi piani dettagliati, dapprima alla competente autorità comunale.

c) Per costante giurisprudenza quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio 

conduce il Giudice,  in base ad un apprezzamento coscienzioso delle 

prove, alla convinzione che altri provvedimenti probatori non potrebbero 

modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad 

assumere altre prove (DTF 131 I 157 cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b). Nel 

caso concreto, in merito all’esecuzione del muro di cinta verso la N._____ 

risulta essenzialmente dalla documentazione fotografica agli atti e dal 

sopralluogo, è stato dato al ricorrente la possibilità di spiegare la 

situazione, per cui è dato rinunciare ad una testimonianza dell’arch. 

D._____, in passato impiegato dell’Ufficio cantonale monumenti storici, la 

cui opinione risulta chiara dagli atti. Come esposto nel cons. 3.a.bb., le 

soluzioni tecniche in merito allo spostamento del muro non hanno nessun 

influsso sulla conclusione relativa al ripristino della costruzione. 

http://links.weblaw.ch/it/DTF-131-I-153
http://links.weblaw.ch/it/DTF-124-V-90

- 19 -

d) Riassumendo, la decisione impugnata in merito alla porta-finestra sulla 

strada comunale lato sud-ovest va annullata, dato che tale costruzione 

non è illecita e un’autorizzazione posteriore è giustificata. Il muro di cinta 

attuale verso la N._____ non rispetta le norme comunali vincolanti in 

merito all’altezza e alle distanze, per cui è giustificata la conferma delle 

decisioni del comune convenuto. In questo punto la decisione va 

ugualmente rinviata al comune convenuto per prendere la decisione di 

ripristino. Infine, in merito alla scala lungo la N._____ il ricorso è accolto e 

la decisione impugnata annullata.

4. a) Nel proprio ricorso, l’istante contesta che la multa pronunciata di fr. 

3'000.— non sarebbe commisurata ai criteri elencati nell’ordinanza 

comunale. Per procedere a una corretta commisurazione della pena, il 

Giudice deve vagliare la situazione anche tenendo conto delle condizioni 

personali dell’interessato (STA R 05 99 cons. 3.a). Qualora a titolo di 

pena sia prevista una sanzione pecuniaria, il Giudice fissa l'importo della 

stessa in modo che la perdita finanziaria che la persona subisce 

costituisca una pena corrispondente alla sua colpa, garantendo in tal 

modo la parità di trattamento tra amministrati, nella misura in cui vengono 

puniti in modo economicamente più sostanzioso persone facoltose e in 

modo meno incisivo persone con un reddito meno importante (DTF 101 

IV 16). Nell’evenienza sono pertanto sconosciute le condizioni 

economiche e finanziarie del ricorrente, di conseguenza a questo Giudice 

non rimane altro che costatare che su questo punto la decisione 

impugnata, già in mancanza della base di calcolo, è insufficiente. Ciò che 

non viene contestato è il fatto che il comune convenuto è legittimato a 

pronunciare multe in base all' art. 95 LPTC e le proprie disposizioni legali 

dell’ordinanza comunale sulle tasse per il rilascio delle licenze edilizie e 

altre procedure di polizia edilizia come pure per la riscossione di multe 

inerenti trasgressioni edilizie del 31 maggio 2012 (OC). Fuori discussione 

http://links.weblaw.ch/it/GR:%20GRVG-R-05-99
http://links.weblaw.ch/it/BGE-101-IV-16
http://links.weblaw.ch/it/BGE-101-IV-16

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è però l’esigenza, che l’autorità competente proceda in base alle massime 

procedurali dettate dalla legge vigente. In sintesi, la multa va annullata e 

gli atti rinviati al comune convenuto per fissare una multa adeguata sia 

alle infrazioni effettivamente commesse secondo la presente sentenza 

che alle effettive condizioni finanziarie del ricorrente.

b) Infine, il ricorrente contesta l’addebitamento dei costi procedurali di fr. 

1'000.— e quelli per la perizia tecnica di E._____ di 2'710.— affermando 

che non vi è base legale. Questo Giudice si è pronunciato in STA A 12 54 

cons. 1 e 2 sul carattere delle spese dei comuni nelle procedure edilizie. 

L’art. 96 cpv. 1 LPTC prevede esplicitamente che i comuni riscuotano 

tasse per le loro spese derivanti dalla procedura di rilascio della licenza 

edilizia. Devono essere rimborsate al comune anche le spese di terzi, in 

particolare quelle per perizie tecniche. Giusta l’art. 6 cpv. 3 LE 2012 

l’autorità edilizia delega i compiti che non possono essere svolti in propria 

competenza a persone esterne esperte in materia e giusta l’art. 7 cpv. 1 

LE 2012 l’autorità edilizia può a titolo di consulenza incaricare esperti 

esterni. I costi effettivi per la consulenza vanno a carico dei richiedenti 

(art. 6 OC). Come giustamente addotto dal comune convenuto, 

l’accollamento delle spese di procedura di fr. 1'000.— a carico del 

ricorrente è giustificato, in quanto esse sono straordinarie e comprese 

nella clausola di riserva dell’art. 7 OC. In merito agli sborsi della perizia 

tecnica di E._____ di fr. 2'710.— va sottolineato che gli sborsi sono 

direttamente connessi con la situazione edilizia causata dal ricorrente e il 

comune convenuto ha la competenza di incaricare consulenti esterni. Nel 

presente caso non solo esiste un cantiere già da sette anni, creato dal 

ricorrente, ma il comune convenuto è stato confrontato intensamente con 

modifiche, piani, scritti e riunioni, dove un quadro generale riassuntivo con 

il passare degli anni invece di diventare più completo è diventato più 

confuso. È quindi comprensibile la reazione del comune convenuto di 

- 21 -

avvalersi di un tecnico esterno; reazione del tutto adeguata sullo sfondo 

della situazione insostenibile venutasi a creare. Ne consegue che 

l’assunzione delle spese occasionate dalla situazione edilizia in virtù del 

principio della causalità non dà in questa sede adito a critiche.

c) Riassumendo, la decisione impugnata in merito alle spese procedurali e 

alla perizia va confermata e il ricorso respinto. Per ciò che riguarda la 

multa, il ricorso viene parzialmente accolto in quanto la decisione 

impugnata va annullata e rinviata per la presa di una nuova decisione. 

5. In concreto, in virtù delle carenze sopra evidenziate, nei seguenti punti la 

decisione impugnata va dunque annullata e s’impone un rinvio degli atti

al comune convenuto per pronunciare una nuova decisione: 

- In merito alla porta-finestra sulla strada comunale sud-ovest (cifra 2.a 

della decisione impugnata), l’opera è da autorizzare. 

- La cifra 2.c della decisione impugnata in merito alla scala lungo la 

strada comunale N._____, lato ovest, viene annullata. 

- La multa stabilita nella cifra 3 della decisione impugnata viene 

annullata e gli atti rinviati al comune convenuto per pronuncia di una 

multa nel rispetto delle vigenti disposizioni procedurali e materiali. 

Per il resto, il ricorso viene respinto e la decisione impugnata confermata:

- nella cifra 2.b., la quale non viene annullata ma rinviata al comune 

convenuto per munirla della condizione dell’obbligo di demolizione del 

muro attuale verso la N._____ ovvero di ristabilire la situazione 

conformemente alle massime dell’art. 20 cpv. 2 LE 1991, 

- e nella cifra 5 in merito all’accollamento delle spese di procedura e gli 

sborsi per la perizia tecnica. 

- 22 -

6. In considerazione del fatto che il ricorso viene accolto parzialmente si 

giustifica una proporzionale ripartizione dei costi tra le parti (art. 

73http://links.weblaw.ch/it/BR-370.100+Art.72 LGA). Nell’evenienza è 

giustificato ripartire i costi in misura di 2/3 a carico del ricorrente e di 1/3 al 

comune convenuto. Giusta l’art. 78http://links.weblaw.ch/it/BR-

370.100+Art.78 LGA, la parte soccombente viene di regola obbligata a 

rimborsare alla parte vincente tutte le spese necessarie causate dalla 

procedura (cpv. 1). Ai comuni invece non vengono di regola assegnate 

ripetibili, se vincono la causa nell'esercizio delle loro attribuzioni ufficiali 

(cpv. 2). Per quanto riguarda la nota d’onorario introdotta del 

rappresentante del ricorrente s’impone una sostanziale riduzione della 

stessa tenuto conto che sono state computate consulenze estranee al 

procedimento, spese di cancelleria e le ore accumulate oltrepassano la 

media per casi simili. Viene dunque assegnata al ricorrente a titolo di 

ripetibili una somma forfettaria, compreso il sopralluogo, di fr. 3'000.— 

(IVA inclusa). 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è parzialmente accolto nel senso dei considerandi e gli atti 

rinviati al comune convenuto per rispettiva nuova decisione. Per il resto il 

ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 3’000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 428.--

totale fr. 3'428.--

http://links.weblaw.ch/it/BR-370.100+Art.72
http://links.weblaw.ch/it/BR-370.100+Art.78
http://links.weblaw.ch/it/BR-370.100+Art.78

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il cui importo sarà versato in misura di 2/3 da A._____ e di 1/3 dal Comune 

O.1._____ entro trenta giorni dalla notifica della presente decisione 

all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. Il Comune O.1._____ versa a A._____ fr. 3’000.— (IVA inclusa) a titolo di 

ripetibili per questa sede.

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]