# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eb5c8aa6-0a80-5fea-b409-5adbc36c6030
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1995-07-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 13.07.1995 12.1995.140
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1995-140_1995-07-13.html

## Full Text

Incarto n.

  12.95.00140

  	
  Lugano

  13 luglio 1995

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta
  dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente

  Chiesa e Zali

   

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

sedente per giudicare nella causa ordinaria
appellabile inc. n. 11'815 della Pretura del Distretto di Bellinzona, promossa
con petizione 13 dicembre 1991 da

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall'avv. __________

  

 

con cui l’attrice ha chiesto la condanna della
convenuta al pagamento di fr. 50’000.-- oltre interessi in conseguenza del
contratto di assicurazione, domanda ridotta a fr. 14’000.-- oltre interessi in
corso di causa; 

 

Domanda avversata dalla convenuta che ha postulato la
reiezione della petizione e che il Pretore con sentenza 13 marzo 1995 ha
respinto;

 

Appellante l’attrice, che con atto di appello del 4
aprile 1995 chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere la
petizione per fr. 14’000.-- oltre interessi;

 

Mentre la convenuta con osservazioni del 12 maggio
1995 postula la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili.

 

Letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i seguenti punti di questione

 

 

1.     - se
deve essere accolto l’appello

2.     -
tassa di giustizia e ripetibili

 

 

 

Ritenuto

 

 

 

in
fatto:

 

 

                                  A.   L’attrice l’8 marzo 1988 ha stipulato con la convenuta
un contratto di assicurazione individuale contro gli infortuni (doc. A).

                                         A
seguito di un sinistro avvenuto il 30 marzo 1989 l’attrice ha subito una
riduzione di natura permanente della propria capacità lavorativa.

                                         Ritenendo
in base alle CGA di avere diritto ad un’indennità di invalidità di fr.
75’000.--, l’attrice procede con la presente causa per ottenere il saldo di fr.
50’000.-- dalla convenuta, che in sede preprocessuale ha riconosciuto la
pretesa limitatamente a fr. 25’000.--, somma già versata all’attrice.

 

 

                                  B.   Nella risposta del 14 maggio 1992 la convenuta si è
opposta alla petizione, contestando che il sinistro di cui è stata vittima
l’attrice abbia comportato un grado di invalidità maggiore di quello
riconosciutole, atteso che un’eventuale maggiore invalidità costituirebbe
semmai l’aggravamento di fattori preesistenti, riguardo ai quali l’attrice
sarebbe oltretutto stata reticente.

 

 

                                  C.   L’attrice in sede di conclusioni ha ridotto a fr.
14’000.-- oltre interessi la propria pretesa, sostenendo l’esistenza di un
grado di invalidità almeno del 32%, invece che del 50% come sostenuto in precedenza.

 

                                         La
convenuta ha per sua parte mantenuto le proprie tesi e domande.

 

 

                                  D.   Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha ritenuto di
aderire alle conclusioni della perizia giudiziaria esperita nel corso del 1993,
secondo la quale solo 1/3 del grado di invalidità complessivo dell’attrice del
50% sarebbe riconducibile all’infortunio del 30 marzo 1989.

                                         Ne
conseguirebbe, pur tenendo conto di fattori successivi, un grado di invalidità
computabile in base al quale la convenuta avrebbe già pagato all’attrice tutto
quanto di sua spettanza.

 

 

                                  E.   Con tempestivo gravame datato 4 aprile 1995 l’attrice
ha chiesto la riforma della sentenza pretorile nel senso di accogliere la
petizione per fr. 14’000.-- oltre interessi.

                                         L’incapacità
lavorativa dell’attrice del 50% sarebbe interamente riconducibile
all’infortunio del 30 marzo 1989 e non solo per 1/3.

                                         Sarebbe
infatti errata la perizia del dott. __________, in netto contrasto con i
responsi di medici altrettanto competenti come i dott. __________ e __________.

                                         Parimenti,
non potrebbe essere condiviso il penalizzante giudizio del dott. __________,
che concluderebbe per un grado di invalidità limitato al 25%.

                                         Occorrerebbe
invece, come sostenuto dal dott. Renella, aggiungere un’ulteriore invalidità
post-traumatica del 7 - 8%, così da giungere alla conclusione di un grado di
invalidità complessivo del 32%, il che giustificherebbe la richiesta di fr.
14’000.-- in aggiunta ai fr. 25’000.-- già percepiti.

 

 

                                  F.   Nelle osservazioni del 12 maggio 1995 la convenuta ha
chiesto la reiezione del gravame protestando spese e ripetibili sulla base di
argomentazioni che, per quanto necessario, verranno riprese nei successivi considerandi.

 

 

 

Considerato

 

 

 

in
diritto:

 

 

                                   1.   L’art.
253 CPC stabilisce che il giudice non è vincolato dall’opinione dei periti e
che egli si pronuncia secondo la propria convinzione, così come del resto
previsto dall’art. 90 CPC.

                                         In
presenza di una perizia giudiziale il giudice deve esaminare se il perito ha
tenuto conto dei fatti e degli argomenti a favore e contro le rispettive tesi e
-ritenuto che il giudice non è esperto della materia specifica- se le
conclusioni a cui egli è giunto sono logiche e convincenti, prive cioè di punti
oscuri, lacune o contraddizioni.

                                         Ciò
nondimeno, il giudice che decide di aderire alle conclusioni del perito non è
tenuto a darne una motivazione particolareggiata nella sentenza.

                                         Se
per contro egli intende distanziarsi dalle conclusioni a cui è giunto il
perito, onde non eccedere il proprio potere di apprezzamento egli deve motivare
in modo concreto e rigoroso le ragioni che lo hanno condotto a dissentire
dall’opinione dell’esperto, non bastando in proposito l’adduzione di mere
congetture o di considerazioni soggettive (Cocchi/Trezzini, CPC, ad art.
253, n. 3 e 4).

 

 

                                   2.   Una perizia privata non ha per principio valore
maggiore di quello di una qualsiasi altra affermazione di parte, di modo che la
sua efficacia probatoria è pressoché nulla (Rep. 1984, pag. 389).

                                         Da
ciò consegue che il rilievo di eventuali discrepanze o contraddizioni tra le
conclusioni del perito giudiziario e quelle del perito di parte non è
sufficiente a fondare legittimi dubbi circa l’attendibilità della perizia
giudiziaria, visto che la perizia non può andare soggetta alla critica
soggettiva di quella parte che intende erigere la propria opinione a canone di
scienza e di verità (II CCA 7 ottobre 1994 in re D. SA/M.; 12 luglio
1993 in re S./P. e llcc.; 27 dicembre 1990 in re C.B. SA/B.A. SA e
riferimenti).

                                         Occorre
piuttosto che sia provata, alla luce degli argomenti portati dagli arbitri di
parte, l’inconcludenza di determinate affermazioni del perito giudiziario, la
loro contraddittorietà con determinati elementi di fatto o con principi
fondamentali di una determinata scienza o arte (II CCA 27 novembre 1993
in re R./Q. e llcc.; Cocchi/Trezzini, opera citata, ad art. 253, n. 4).

 

 

                                   3.   I predetti principi giurisprudenziali determinano nel
caso di specie la reiezione del gravame.

 

                                3.1   Dall’esame dell’atto di appello non emerge alcuna
critica specifica all’operato del perito giudiziario, che viene del resto
definito competente al pari degli altri medici coinvolti (appello, punto 6,
pag. 4), né viene evidenziato come e perché egli avrebbe sbagliato, e per quali
motivi sarebbero preferibili le conclusioni di altri medici e la soluzione di
un grado di invalidità del 25% per i soli fattori di natura ortopedica
(appello, pag. 6), se non per quello ovvio ma irrilevante del maggior favore
alle tesi dell’attrice.

                                         In
altri termini, il gravame si riduce all’apodittica affermazione della non
verità delle risultanze peritali per il solo fatto che esse non collimano con
quelle di altri medici, le cui più favorevoli conclusioni si vorrebbero
sostituire a quelle con quelle del perito.  

 

                                3.2   La perizia giudiziaria del Servizio accertamento
medico dell’assicurazione invalidità (SAM), per sua parte, risulta essere il
frutto di esami estremamente approfonditi e di consulti con altri medici
specialisti.

                                         La
sua conclusione di un grado di invalidità a seguito del noto infortunio del
16,6% per l’aspetto ortopedico e di un ulteriore 7-8% per l’aspetto urologico,
con il risultato di un’invalidità computabile complessiva del 24% (perizia,
pag. 17) appare a questa Camera affatto coerente con il tenore degli
accertamenti peritali.

                                         Dal
confronto con altri referti medici (cfr. i doc. H e P invocati dall’attrice)
non risulta alcunché di oggettivo che permetta di sconfessare le risultanze
della perizia giudiziaria, non emerge in particolare -né l’attrice lo
sostiene-che i referti di parte avrebbero tenuto conto di aspetti non
considerati dal perito giudiziario o che, in sostanza, a prescindere dalla
diversa valutazione globale del grado di invalidità, i vari medici non
avrebbero assunto ai fini del giudizio l’identica anamnesi patologica. 

 

 

                                   4.   E’ infine manifestamente infondata la generica
affermazione dell’attrice secondo cui, come è invece usuale in simili contratti
di assicurazione, il grado di invalidità non dovrebbe essere stabilito sulla
base di criteri medico-teorici (cfr. l’art. 7 CGA; II CCA 11 aprile 1995
in re B./B. Assicurazioni).

 

                                         Ne
consegue la reiezione del gravame, infondato in ogni suo punto.

 

                                         Tassa
di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza dell’attrice (art. 148
CPC).

 

                                         Per
i quali motivi, richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

 

 

 

 

dichiara
e pronuncia

 

                                    I.   L’appello
4 aprile 1995 di __________ è respinto.

 

                                   II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia         fr.       580.--

                                         b) 
spese                           fr.         20.--

                                         T
o t a l e                            fr.       600.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico.

                                         L’attrice
rifonderà alla convenuta fr. 800.-- per ripetibili di appello.

 

                                   III.   Intimazione:       __________;

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Bellinzona.

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                   Il segretario