# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1f714861-c332-5eb1-a8f8-ed9157024bbc
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-08-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.08.2018 D-3055/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3055-2016_2018-08-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3055/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  a g o s t o  2 0 1 8   

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Daniela Brüschweiler,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…),  

dichiaratasi proveniente dalla Cina (Repubblica Popolare) 

patrocinata dal Dr. iur., avv. Hans-Martin Allemann, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 13 aprile 2016 / N (…). 

 

 

 

D-3055/2016 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

Il 22 aprile 2013, A._______, ha depositato una domanda d’asilo in Sviz-

zera (cfr. atto A1). 

B.  

L’interessata è stata sentita in merito alle sue generalità, al suo viaggio e 

sommariamente sui suoi motivi d’asilo il 29 aprile 2013 (cfr. verbale d’audi-

zione sulle generalità; di seguito: verbale 1). In data 2 dicembre 2015 (cfr. 

verbale d’audizione sui motivi d’asilo; di seguito: verbale 2) la stessa è stata 

interrogata in merito ai suoi motivi d’asilo ex art. 29 cpv. 1 della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31). Nel corso delle stesse audizioni l’interessata 

ha dichiarato essere cittadina della Cina (Repubblica Popolare) e di etnia 

tibetana. Ella avrebbe vissuto dalla nascita e sino al suo espatrio, avvenuto 

nell’ottobre del 2012, in una località chiamata C._______. Sempre secondo 

le sue stesse dichiarazioni tale luogo farebbe parte del comune di 

D._______, nel distretto di E._______, prefettura di F._______, provincia 

dello G._______, non discosto dal confine con il H._______ (cfr. verbale 1, 

pag. 3; verbale 2, D20-21, pag. 4).  

C.  

Sentita sui motivi d’asilo, la richiedente ha dichiarato in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, di essere espatriata in quanto nell’ottobre 2012, in-

sieme ad un gruppo di amici, avrebbe organizzato e scritto dei manifesti in 

favore del ritorno del Dalai Lama in Tibet e per l’indipendenza dello stesso 

paese dalla Cina, che avrebbero voluto affiggere durante la notte del giorno 

dopo alle statue presenti presso il monastero di D._______. Quest’ultima 

parte non l’avrebbe però attuata, in quanto suo padre, rincasando il mede-

simo giorno, le avrebbe riferito di aver sentito che la polizia segreta cinese 

era già a conoscenza della loro azione pianificata. Per paura di essere ar-

restata dalle autorità cinesi, il padre ed il fratello le avrebbero organizzato 

il viaggio d’espatrio, ed insieme ad un passatore, avrebbe abbandonato il 

suo villaggio la sera del 19 ottobre 2012, recandosi illegalmente in 

H._______, per poi proseguire nell’aprile 2013 per l’Europa (cfr. verbale 1, 

pag. 6 segg.; verbale 2, D23 segg., pag. 4 segg.). Quali motivi successivi 

alla sua fuga evidenzia aver preso parte ad una manifestazione a 

I._______ durante l’inverno del 2013, come pure ad una manifestazione a 

J._______ il (…) marzo 2015, per l’indipendenza del Tibet, protestando 

contro i cinesi (cfr. verbale 2, D31-35, pag. 5). 

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A sostegno della sua domanda d’asilo la richiedente non ha prodotto né 

documenti d’identità né altri documenti. A suo dire, non avrebbe mai pos-

seduto un passaporto e la carta d’identità l’avrebbe gettata via durante la 

fuga (cfr. verbale 1, p.to 4.02 segg., pag. 6; verbale 2, D3 segg., pag. 2). 

D.  

In data 28 maggio 2013, su mandato della SEM, una persona esterna della 

Sezione LINGUA, ha condotto con la richiedente un’intervista telefonica 

della durata di 50 minuti, portante sulle conoscenze geografiche e culturali 

della regione d’origine nonché linguistiche dell’interessata. Il rapporto del 

17 giugno 2013 (di seguito: esame LINGUA), derivante dal predetto collo-

quio telefonico, è giunto alla conclusione che vi sia poca probabilità che la 

ricorrente provenga dalla località allegata (villaggio denominato 

C._______, nel comune di D._______, distretto di E._______, prefettura di 

F._______, Regione Autonoma del Tibet nella Repubblica Popolare Ci-

nese).  

E. 

Con scritto dell’8 gennaio 2016, la SEM ha inviato alla richiedente i risultati 

dell’esame LINGUA, spiegando il contenuto essenziale della valutazione 

dell’esperto, nonché il percorso professionale e le competenze dello 

stesso, concedendole il diritto di essere sentita in merito ed altresì offren-

dole la possibilità di ascoltare la conversazione telefonica avvenuta il 

28 maggio 2013 (cfr. atto A17).  

F. 

La richiedente ha fatto uso della possibilità di ascoltare il colloquio telefo-

nico (cfr. risultanze processuali) e con scritto del 17 marzo 2016, ha tra-

smesso all’autorità inferiore le proprie osservazioni. In queste ultime, ella 

ha ribadito di aver sempre vissuto in Tibet sino all’espatrio ed ha contestato 

l’analisi effettuata dalla SEM, in quanto non terrebbe conto delle numerose 

risposte corrette da lei date durante l’intervista con lo specialista, come 

pure che la stessa valutazione conterrebbe degli errori che metterebbero 

in discussione la credibilità di quanto osservato dall’esperto. Segnata-

mente rileva che la località di D._______ esisterebbe e che lei parlerebbe 

il dialetto tipico della sua regione, ovvero il (…). Inoltre, durante il colloquio 

telefonico, ella avrebbe prestato attenzione al suo parlato per rispetto allo 

specialista, che non comprenderebbe il suo dialetto. In tal senso ha richie-

sto alla SEM di essere interrogata nuovamente da parte di una persona 

esperta che parli il suo stesso dialetto ed in particolare pure in merito alla 

sua effettiva quotidianità ed attività lavorativa (cfr. atto A21). 

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Pagina 4 

G. 

Con decisione del 13 aprile 2016, notificata alla richiedente il 

14 aprile 2016 (cfr. risultanze processuali), la SEM ha respinto la succitata 

domanda d’asilo, pronunciato l’allontanamento dell’interessata dalla Sviz-

zera nonché l’esecuzione dell’allontanamento medesimo, siccome ammis-

sibile, ragionevolmente esigibile e possibile, escludendo però esplicita-

mente il suo rinvio in Cina. 

H. 

Con ricorso datato 17 maggio 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato; 

data d’entrata: 18 maggio 2016), l’interessata è insorta dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). Ella ha altresì presentato 

una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ver-

samento delle spese processuali e dal relativo anticipo, nonché istanza di 

gratuito patrocinio nella persona del Dr. iur. Avv. Hans-Martin Allemann. Ha 

inoltre richiesto di procedere con l’esperimento di una perizia giudiziaria 

per appurare sia il suo dialetto sia le sue conoscenze del luogo d’origine e 

di offrirle la possibilità di prendere posizione in merito, chiedendo altresì di 

concedere l’effetto sospensivo al ricorso, nonché di effettuare un’audizione 

personale della ricorrente, con protesta di spese e ripetibili. 

Al ricorso l’insorgente ha annesso i seguenti documenti: 

- una copia della sua pagella scolastica del 1° semestre di Pretirocinio d’in-

tegrazione del 24.01.2014 (cfr. doc. 1, mezzo di prova n. 4); 

- una copia del suo contratto di tirocinio del 25 agosto 2015 (cfr. doc. 1, 

mezzo di prova n. 5). 

I. 

Con scritto spontaneo del 20 maggio 2016 (cfr. risultanze processuali, data 

d’entrata: 23 maggio 2016), la ricorrente ha inoltrato al Tribunale, quali ul-

teriori mezzi di prova, uno scritto del signor K._______ con una copia della 

sua carta d’identità. A mente dell’insorgente, quest’ultimo scritto, certifiche-

rebbe che lei parli il dialetto di E._______. Chiede inoltre che il precitato 

venga sentito quale testimone in merito alle sue conoscenze linguistiche e 

del dialetto tibetano. 

L. 

Con decisione incidentale del 17 agosto 2016 il Tribunale ha autorizzato 

l’insorgente a soggiornare in Svizzera fino alla conclusione della proce-

dura; ha respinto la sua domanda di assistenza giudiziaria, invitandola nel 

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contempo a versare un anticipo di CHF 600.– a copertura della presunte 

spese processuali, pena l’inammissibilità del ricorso; nonché ha respinto la 

domanda di gratuito patrocinio presentata dalla stessa. Con versamento 

del 30 agosto 2016 la ricorrente ha tempestivamente pagato l’anticipo ri-

chiesto (cfr. risultanze processuali). 

M. 

Nella sua risposta al ricorso del 5 ottobre 2016 l’autorità di prime cure ha 

proposto la reiezione del gravame, considerando che non erano stati pre-

sentati fatti o mezzi di prova nuovi che permettessero una modifica della 

decisione impugnata. Si è inoltre determinata in merito allo scritto del si-

gnor K._______ prodotto dall’insorgente, rilevando che la conclusione di 

inverosimiglianza che la medesima sia stata socializzata in Tibet, non si 

fonderebbe sulle conoscenze del dialetto di E._______ da parte della ricor-

rente, bensì sulle sue conoscenze del dialetto Koine come pure sulle la-

cune emerse dall’esame LINGUA.  

N. 

Con replica del 24 ottobre 2016, la ricorrente si è riconfermata pienamente 

nelle argomentazioni e conclusioni contenute nell’atto ricorsuale. In merito 

alle sue conoscenze linguistiche, ella sostiene che il colloquio telefonico 

con l’esperto non avrebbe provato che lei parli un altro dialetto rispetto a 

quello di E._______, in quanto quest’ultimo non conoscerebbe tale idioma 

e quindi non potrebbe valutarlo con oggettività, riconfermandosi per il resto 

nella richiesta dell’esperimento di una perizia neutrale sulle sue cono-

scenze linguistiche e geografiche, perché venga rispettato il suo diritto di 

essere sentita a norma dell’art. 29 cpv. 2 Cost.  

O. 

Nella sua duplica del 14 novembre 2016, trasmessa all’insorgente per in-

formazione, l’autorità di prime cure si è nuovamente riconfermata nelle mo-

tivazioni e conclusioni di cui alla decisione impugnata e come già espresso 

nel suo atto responsivo del 5 ottobre 2016.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

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in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per 

le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità 

menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 

LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 Nella decisione querelata l’autorità inferiore ha considerato in primo 

luogo le allegazioni circa i motivi d’asilo dell’interessata troppo generiche, 

concise, nonché contrarie alla logica dell’agire e quindi inverosimili. In se-

condo luogo dall’esame LINGUA esperito, risulterebbe che le sue cono-

scenze geografiche e culturali non corrisponderebbero con quelle di una 

persona proveniente dalla località da lei allegata e dalle origini contadine. 

A titolo esemplificativo, non sarebbe stata in grado di indicare la distanza 

del suo villaggio dal confine con il H._______, avrebbe descritto in termini 

generici la città di E._______ e le sue nozioni in merito agli abiti tradizionali 

indossati nella regione sarebbero carenti, nonché il processo di lavora-

zione del terreno famigliare e della mungitura degli yak non sarebbero stati 

descritti in modo soddisfacente. Infine ella avrebbe parlato, senza alcuna 

difficoltà e durante l’intero colloquio telefonico con l’esperto LINGUA, il dia-

letto Koine, e questo malgrado il breve periodo trascorso tra il suo presunto 

espatrio ed il colloquio telefonico con lo specialista. Alla luce delle succitate 

considerazioni la SEM è giunta alla conclusione che le probabilità che la 

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richiedente sia stata socializzata in Cina siano minime, mentre invece è 

molto probabile che la stessa sia stata socializzata al di fuori di tale paese, 

in una comunità tibetana in esilio. Per il resto, ritiene non ricevibili le sue 

richieste di una nuova intervista con un esperto LINGUA circa le sue man-

sioni quotidiane e che parli il dialetto (…), in quanto le sue motivazioni in 

merito non sarebbero convincenti ed all’inizio del colloquio telefonico con 

l’esperto, la richiedente sarebbe stata invitata espressamente ad espri-

mersi nel proprio dialetto. Con riferimento ai motivi allegati dalla ricorrente 

circa le sue supposte partecipazioni a manifestazioni in Svizzera contro il 

Governo cinese, gli stessi sono ritenuti dalla SEM irrilevanti. A mente 

dell’autorità inferiore, la stessa avrebbe difatti svolto un ruolo quale mera 

partecipante e non vi sarebbe agli atti alcun elemento fondante un timore 

concreto di subire delle persecuzioni a causa di tali attività nel suo paese 

d’origine. Per quanto concerne l’allontanamento dell’insorgente, la SEM ha 

ritenuto di non dover valutare eventuali ostacoli all’allontanamento della 

stessa, in quanto la richiedente avrebbe violato il suo obbligo di collabo-

rare, non rivelando la sua vera provenienza ed identità. 

3.2 Nel ricorso l’insorgente, richiamati i fatti esposti nel corso di procedura, 

contesta dapprima la decisione dell’autorità inferiore, ritenendo che la 

stessa sarebbe inficiata da elementi errati in merito sia alle sue conoscenze 

linguistiche che geografiche e culturali della sua regione d’origine. Tali ele-

menti erronei deriverebbero dalle carenti conoscenze in materia 

dell’esperto LINGUA. Segnatamente afferma che durante l’intervista con 

l’esperto ella avrebbe rettamente nominato e situato la località di 

D._______, che a mente dell’esperto invece non esisterebbe. Avrebbe inol-

tre dichiarato correttamente che il suo villaggio è situato vicino al confine 

nepalese e la sua descrizione degli abiti tradizionali, che non sarebbero più 

indossati nella sua regione, corrisponderebbe alla realtà. Contesta in se-

guito di esprimersi nel dialetto Koine, in quanto lei parlerebbe il dialetto 

tipico della sua regione, ovvero il (…). Il fatto che la decisione impugnata 

non contenga alcuni degli elementi corretti da lei forniti durante il colloquio 

telefonico con lo specialista (la località di D._______ come pure il termine 

“(…)” da lei utilizzato per designare il capoluogo di una provincia rispettiva-

mente di un distretto), sarebbero secondo la ricorrente lesivi del suo diritto 

di essere sentita. Nel proseguo dell’impugnativa asserisce che, a diffe-

renza di quanto constatato dalla SEM, i motivi d’asilo da lei dichiarati sa-

rebbero verosimili e rilevanti. In particolare la fuga dal suo luogo d’origine 

sarebbe stata l’unica soluzione razionale nelle circostanze addotte, poiché 

se le autorità di polizia fossero venute a conoscenza di un’azione di volan-

tinaggio come quella pianificata da lei e dai suoi amici, nel contesto politico 

vigente in Tibet, sarebbe certo che loro stessi e le loro famiglie subirebbero 

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un arresto e delle persecuzioni. Sostiene inoltre che avendo lasciato la Re-

pubblica Popolare Cinese illegalmente, senza alcun documento d’identità 

valido, ella sarebbe esposta a delle sanzioni rilevanti ex art. 3 LAsi. L’auto-

rità di prime cure avrebbe infine negato a torto alla ricorrente la qualità di 

rifugiato, poiché i motivi soggettivi successivi alla fuga da lei dichiarati, sa-

rebbero dimostrativi di un rischio per la stessa di subire dei pregiudizi rile-

vanti in materia d’asilo in caso di rientro nel suo paese d’origine. 

In conclusione, l’insorgente ha chiesto a titolo principale l’annullamento 

della decisione impugnata – escluso il punto 4 del dispositivo –, il ricono-

scimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo. A titolo even-

tuale ha postulato che le vengano riconosciuti dei motivi soggettivi insorti 

dopo la fuga ex art. 54 LAsi e che le venga concessa l’ammissione provvi-

soria a seguito dell’inammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. 

Contestualmente ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel 

senso della dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, nonché istanza di gratuito patrocinio nella persona del Dr. iur. Avv. 

Hans - Martin Allemann. Ha altresì richiesto di procedere con l’esperimento 

di una perizia giudiziaria per appurare sia il suo dialetto sia le sue cono-

scenze del luogo d’origine e di offrirle la possibilità di prendere posizione 

in merito, chiedendo inoltre la concessione dell’effetto sospensivo al ri-

corso, nonché di effettuare un’audizione personale della ricorrente, con 

protesta di spese e ripetibili. 

4.  

4.1 Questo Tribunale ritiene in primo luogo di dover esaminare la censura 

mossa dalla ricorrente in merito ad una presunta violazione del suo diritto 

di essere sentita da parte dell’autorità di prime cure, che se constatata, 

comporta di regola, l’annullamento della decisione impugnata (cfr. DTF 132 

V 387 consid. 5; BENOÎT BOVAY, Procédure administrative, 2a ed., Berna 

2015, pag. 311 segg. con riferimenti citati). 

4.2 Considerato come uno degli aspetti della nozione generale di processo 

equo ai sensi dell’art. 29 Cost. (RS 101) e ancorato, per quanto concerne 

la procedura amministrativa federale, all’art. 29 PA e segg., il diritto di es-

sere sentito, non ha come solo obiettivo di stabilire correttamente i fatti ed 

assicurare in tal senso la qualità della decisione, bensì pure il diritto, indis-

sociabile dalla personalità e dalla dignità umana, di garantire ad un indivi-

duo la partecipazione alla presa di decisione che lo concerne (cfr. 

DTAF 2011/22 consid. 5 con referenze citate). Tale garanzia comprende in 

particolare il diritto per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi 

di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla 

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stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui 

possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; DTF 135 I 

279 consid. 2.3; DTAF 2013/23 consid. 6.1.1). La portata della facoltà di 

esprimersi non può essere determinata in maniera generale ma dev’essere 

definita sulla base degli interessi concretamente in gioco (cfr. sentenza del 

TAF D-5501/2013 del 19 novembre 2014 consid. 3.2.1). Il concetto a 

monte è che alla parte in causa debba essere concessa la facoltà di met-

tere in evidenza il suo punto di vista in maniera efficace (cfr. DTAF 2013/23 

consid. 6.1.1; DTF 111 Ia 273 consid. 2b e DTF 105 Ia 193 consid. 2b/cc ; 

TANQUEREL THIERRY, Manuel de droit administratif, 2011, §19 La procédure 

administrative, E. Le droit d’être entendu, n° 1526 segg., pag. 509). 

4.3 Nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente censura il fatto che la SEM 

abbia estromesso dalla decisione querelata gli elementi erronei (circa la 

località di D._______ ed il termine tibetano “(…)”) presentati nel rapporto 

dallo specialista, senza alcuna motivazione, e ciò, a suo dire comporte-

rebbe una violazione del suo diritto di essere sentita. 

Il Tribunale osserva in specie che il contenuto essenziale dell’esame LIN-

GUA corrisponde, nella sua essenza, agli elementi ritenuti dalla SEM nella 

decisione impugnata per negare la provenienza della richiedente dal Tibet. 

La decisione avversata prende ugualmente in considerazione la presa di 

posizione dell’interessata del 17 marzo 2016, ritenendo tuttavia che le 

spiegazioni e mezzi di prova forniti non fossero suscettibili di modificare le 

conclusioni esposte dall’esaminatore. Pertanto la ricorrente ha potuto vali-

damente rendersi conto della portata dell’esame LINGUA, rispettivamente 

della decisione dell’autorità inferiore ed impugnarla con conoscenza di 

causa. Per convincersene è sufficiente riferirsi alla sua presa di posizione 

del 17 marzo 2016, come pure al suo memoriale ricorsuale, nei quali l’in-

sorgente ha contestato puntualmente gli elementi dell’analisi di prove-

nienza ritenuti nel riassunto dell’8 gennaio 2016 e nella decisione avver-

sata. Inoltre il colloquio telefonico è stato messo a disposizione dell’inte-

ressata, che ha potuto sentirlo. 

4.4 Visto quanto precede, la censura mossa dalla ricorrente su una sua 

presunta violazione del diritto di essere sentita, deve essere disattesa. 

5.  

5.1 Circa l’esame LINGUA, si rimarca che tale analisi porta di regola sulle 

conoscenze geografiche e culturali, così come sulle conoscenze linguisti-

che del richiedente, tramite un mandato esterno al Servizio LINGUA. Lo 

stesso esame non costituisce una perizia ai sensi dell’art. 12 lett. e PA, 

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bensì può definirsi una consulenza tecnica di parte (cfr. DTAF 2015/10 con-

sid. 5.1, DTAF 2014/12 consid. 4.2.1 e relativi riferimenti), e può essere 

sussunta a mezzo di prova ai sensi dell’art. 12 lett. c PA (cfr. DTAF 2015/10 

consid. 5.1 e referenze citate). Ove la stessa emani da una persona parti-

colarmente qualificata e presenti le garanzie sufficienti di indipendenza, ri-

spetti il principio dell’immediatezza delle prove, si fondi su dei mezzi in 

grado di identificare la nazionalità o il paese d’origine del richiedente l’asilo 

ed infine presenti un esposto dei motivi e delle conclusioni dell’analisi così 

come dei dati afferenti alla formazione, alle qualifiche, all’obbiettività ed 

all’imparzialità dell’esperto, il Tribunale le attribuisce un alto valore proba-

torio (cfr. DTAF 2015/10 consid. 5.1, DTAF 2014/12 consid. 4.2.1 e 4.2.2, 

sentenza del TAF D-3114/2017 del 10 agosto 2017, sentenza del TAF E-

3361/2014 del 6 maggio 2015 consid. 5.1). 

 

5.2 Dall’esame LINGUA esperito dall’autorità inferiore, risulta che la ricor-

rente abbia alcune conoscenze geografiche ed amministrative della re-

gione d’origine allegata (ad esempio è stata in grado di situare corretta-

mente il suo presunto villaggio, alcune località prossime allo stesso, un 

monastero che è un’attrazione della regione, come pure che il suo villaggio 

sia molto vicino al confine con il H._______). Ciò nonostante, l’esaminatore 

rileva che molte delle indicazioni geografiche, culturali e sociali da lei fornite 

sono state inesatte o lacunose. A titolo d’esempio non è stata in grado di 

indicare la distanza a piedi dal suo villaggio al confine cinese-(…) e questo 

malgrado il suo villaggio sia prossimo al confine; ha descritto in modo su-

perficiale la città di E._______ ed anche se dicasi figlia di una famiglia con-

tadina, non è stata in grado di descrivere la mungitura delle mucche yak, 

né la lavorazione del suo terreno; come pure scorretta risulta la sua spie-

gazione degli abiti tradizionali femminili che sarebbero tutt’ora indossati 

nella regione di E._______. Anche dal profilo linguistico l’insorgente si di-

stinguerebbe dalle persone provenienti dalla sua supposta regione d’ori-

gine, poiché si sarebbe espressa durante il corso dell’intervista nello stesso 

dialetto tibetano dell’intervistatore, ovvero il Koine, senza alcuna incom-

prensione linguistica o difficoltà in tal senso. L’esperto esterno alla SEM ha 

quindi concluso che la probabilità che la ricorrente sia stata socializzata 

nella regione geografica in Tibet da lei fornita, sia minima. 

 

5.3 Alla luce di quanto sopra, questo Tribunale osserva che, nella presente 

disamina, l’esame LINGUA è stato condotto sia sulle conoscenze geogra-

fiche e culturali dell’insorgente della regione da dove dichiara essere origi-

naria, sia in merito alla lingua utilizzata dalla medesima. Non esiste agli atti 

alcun elemento per dubitare delle qualifiche e delle competenze della per-

sona mandatata per svolgere il colloquio telefonico del 28 maggio 2013 e 

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redigere, in base allo stesso, il rapporto dell’esame LINGUA. La censura 

mossa dalla ricorrente in merito alla credibilità dell’esaminatore sia nella 

sua presa di posizione del 17 marzo 2016 che nel ricorso (pagg. 6-8), 

messa a suo dire in dubbio poiché l’esperto avrebbe erratamente ritenuto 

che la località di D._______ non esisterebbe e che il termine tibetano “(…)” 

non sarebbe più in uso per designare il capoluogo di una provincia rispet-

tivamente di un distretto, non può essere seguita. Risulta invero che 

l’esame LINGUA si basi su dei numerosi criteri di valutazione e non solo 

sulle due differenze rimarcate dalla ricorrente, che sono pertinenti e pon-

derati, e che risultano convincenti. Tra l’altro, l’argomentazione della ricor-

rente riguardo alla località D._______, risulta oltremodo scorretta, in 

quanto nell’esame LINGUA – il quale contenuto è stato riassunto dalla SEM 

alla ricorrente (cfr. supra, lett. E) – si osserva quanto affermato dalla stessa 

insorgente, ovvero che D._______ quale località esiste, ma che quest’ul-

tima non avrebbe lo statuto di comune, come riferito durante l’intervista 

telefonica dall’interessata. Pertanto anche tale censura, non può essere 

seguita. Il suddetto rapporto risponde inoltre alle esigenze giurisprudenziali 

formali e di contenuto (cfr. consid. 5.1), nonché il suo contenuto essenziale 

è stato comunicato all’insorgente e le è stata data la possibilità di espri-

mersi in un termine ragionevole. Lo stesso ha pertanto un alto valore pro-

batorio e verrà preso in considerazione a tale titolo. 

 

6.  

6.1 Giusta l’art. 2 cpv. 1 LAsi la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati secondo le disposizioni della LAsi. Sono rifugiati le persone che, 

nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-

nato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato 

timore d’essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi 

seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o 

della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica in-

sopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei motivi di 

fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi). 

6.2 L’asilo non è concesso al richiedente che è divenuto rifugiato ai sensi 

dell’art. 3 LAsi soltanto con la partenza dal Paese d’origine o di prove-

nienza oppure in ragione del comportamento dopo la partenza (art. 54 

LAsi). 

6.3 Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosi-

mile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se 

l’autorità la ritiene data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 

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Pagina 12 

LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che su punti importanti 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 

cpv. 3 LAsi). Per essere ritenuti verosimili, è necessario che i fatti allegati 

dal richiedente l’asilo siano sufficientemente sostanziati, plausibili e coe-

renti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di mol-

teplici interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una 

logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non pos-

sono essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. E’ altresì ne-

cessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, 

quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati 

(art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in 

maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in pre-

cedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra 

scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collabora-

zione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo 

siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-

deranza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi 

a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allega-

zione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essen-

ziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un 

punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fatti-

specie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

7.  

Il Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall’autorità inferiore 

nella decisione impugnata, le dichiarazioni determinanti in materia di asilo 

rese dalla ricorrente, si esauriscono in contraddittorie, incoerenti e generi-

che affermazioni, non corroborate da elementi consistenti, in sostanza per 

le ragioni indicate nel provvedimento litigioso. 

7.1 Innanzitutto le allegazioni dell’insorgente sono contraddittorie, poiché 

per esempio, nel corso dell’audizione sulle generalità dell’aprile 2013, ella 

ha asserito che dal suo villaggio sino al confine con il H._______, occorre-

rebbe qualche ora di tragitto a piedi (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 6), salvo 

poi, nel colloquio con l’esperto LINGUA, rispondere unicamente che lo 

stesso sarebbe molto vicino; ed infine, nell’audizione sui motivi, che lo 

stesso disterebbe a 10-15 minuti dal confine (cfr. verbale 2, D97, pag. 11). 

Tali incoerenze nelle risposte della richiedente, non sono compatibili con 

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Pagina 13 

una persona che conosca la reale situazione del villaggio dalla quale pro-

viene. Le allegazioni sollevate dall’insorgente sia nel suo atto ricorsuale 

che nella presa di posizione del 17 marzo 2016 per spiegare i motivi per i 

quali non sarebbe riuscita, durante il colloquio telefonico con l’esperto, a 

fornire il tempo di percorrenza dal villaggio d’origine al confine con il 

H._______, si risolvono in generiche affermazioni, che non modificano la 

valutazione del Tribunale in merito. Invero, tali asserti non possono essere 

seguiti, in quanto da una persona che abita così prossima al confine, ci si 

può attendere che la stessa ne sappia stimare, almeno approssimativa-

mente, la distanza di percorrenza a piedi dal suo villaggio. A ciò si aggiunge 

pure la narrazione dell’insorgente, in più punti determinanti contraddittoria, 

circa la preparazione dell’azione con manifesti che lei ed alcuni amici 

avrebbero pianificato di compiere e della fuga che ne sarebbe derivata (cfr. 

verbale 1, p.to 5.01 segg., pag. 6 segg.; verbale 2, D23 segg., pag. 4 

segg.). A titolo d’esempio, ella si è contraddetta in merito al giorno ed 

all’anno in cui ella insieme a degli amici si era riunita per preparare l’azione 

con i manifesti e quando questa sarebbe dovuta avvenire, riferendo nella 

prima audizione sui motivi d’asilo, che si sarebbero ritrovati il (…) otto-

bre 2013 (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7) rispettivamente il (…) otto-

bre 2012 (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8), salvo poi asserire, nell’audizione 

sui motivi d’asilo, che si sarebbero incontrati il (…) ottobre 2012 e l’azione 

si sarebbe dovuta svolgere il giorno dopo (cfr. verbale 2, D23, pag. 4). An-

che la data in cui suo padre avrebbe appreso dell’azione pianificata è di-

vergente. Difatti, nella prima audizione, risulterebbe il (…) ottobre 2013 

(cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 seg.) rispettivamente il (…) ottobre 2012 

(cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8), mentre che durante l’audizione sui motivi 

d’asilo, l’interessata ha dichiarato trattarsi del (…) ottobre 2012 (cfr. ver-

bale 2, D23, pag. 4). Ella ha inoltre asserito nell’audizione sui motivi, dap-

prima che il paesaggio che avrebbe attraversato durante la fuga, sarebbe 

pianeggiante e vuoto (cfr. verbale 2, D85, pag. 10), quando invece succes-

sivamente si contraddice affermando vi siano anche alcune montagne (cfr. 

verbale 2, D86 segg., pag. 10 seg.). 

Sempre a titolo esemplificativo, malgrado le diverse possibilità offertele 

dall’auditore, le dichiarazioni dell’insorgente quo ai posti che avrebbe attra-

versato, come pure come si sarebbe orientata durante la notte e come 

avrebbe trascorso le giornate della fuga, sono rimaste generiche e poco 

sostanziate (cfr. verbale 2, D86 segg., pag. 10 segg.). Il ricorso, apportando 

quale unica spiegazione in merito, che la prova degli asserti dell’insorgente 

non potrebbe essere condotta, in quanto la stessa sarebbe espatriata pro-

prio per evitare un suo arresto e delle persecuzioni da parte delle autorità 

cinesi, come sarebbe risaputo avverrebbe dopo tali accadimenti data la 

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Pagina 14 

situazione in Tibet, non porta alcun elemento concreto a sostegno delle 

sue allegazioni ed atto a modificare tale conclusione.  

7.2 È inoltre d’uopo constatare che, come rettamente ritenuto dall’autorità 

inferiore, la ricorrente non ha reso verosimile la sua cittadinanza cinese e 

di essere stata socializzata in Tibet, ciò che rende inequivocabilmente in-

consistente il suo racconto sui motivi d’asilo. 

A titolo d’esempio, la ricorrente si è espressa durante il colloquio telefonico 

con l’esperto LINGUA nel dialetto Koine, dialetto tipico della diaspora tibe-

tana (cfr. atto A17). Non soccorre la spiegazione fornita dall’insorgente 

nella sua presa di posizione del 17 marzo 2016 e ripetuta in sede ricor-

suale, ovvero che ella parlerebbe il (…) e non sarebbe invece in grado di 

esprimersi in Koine, in quanto risulta dall’esame LINGUA esperito che la 

ricorrente si sia espressa, durante tutto il corso del colloquio telefonico con 

l’esperto, nel suo stesso dialetto, ovvero il Koine – ciò che non viene con-

testato dalla ricorrente – senza alcuna difficoltà e senza introdurre dei ter-

mini tipici di un altro dialetto. Il Tribunale ritiene che queste ultime si sareb-

bero invece palesate, durante il corso del lungo colloquio telefonico, se il 

Koine non fosse stato l’idioma da lei quotidianamente utilizzato. Inoltre, ap-

pare poco plausibile che ella, dopo un soggiorno di sei mesi in H._______, 

abbia usato unicamente le espressioni che avrebbe appreso lì, sostituendo 

le espressioni che ha usato per diciotto anni della sua vita in Tibet. Giova 

inoltre in proposito rilevare che la ricorrente stessa si contraddice quando 

afferma dapprima di non parlare il dialetto Koine, e poco dopo di aver pre-

stato attenzione al suo idioma durante l’intervista con lo specialista, dato 

che quest’ultimo non conosceva il dialetto (…) (cfr. osservazioni del 

17 marzo 2016, pag. 4). 

Altresì la ricorrente ha dato delle risposte generiche e superficiali sia in 

merito alla complessa mungitura degli yak (animali che sarebbero in pro-

prietà alla famiglia), alla coltivazione di un campo, come pure nella descri-

zione della città di E._______ e degli abiti tradizionali indossati dalle donne 

della sua regione (cfr. atto A17), ciò che fa seriamente dubitare della pro-

venienza allegata dalla ricorrente, in quanto ci si attenderebbe da una per-

sona che ha vissuto nella regione durante diciotto anni e figlia di una fami-

glia di estrazione contadina, una descrizione maggiormente circostanziata 

e dettagliata delle stesse. Le allegazioni ricorsuali, per la loro genericità ed 

inconsistenza, non sono atte a modificarne il giudizio negativo. 

D-3055/2016 

Pagina 15 

Infine si rileva che il solo fatto che la ricorrente parli un dialetto tibetano, 

non è prova sufficiente atta a dimostrare la sua cittadinanza cinese. La ri-

corrente, malgrado le sia stato esplicitamente ricordato il suo obbligo di 

collaborare ex art. 8 LAsi (cfr. verbale 1, p.to 4.07, pag. 6; verbale 2, D3 

segg., pag. 2 seg.), non ha a tuttora consegnato alcun documento di viag-

gio o d’identità o qualsivoglia altro mezzo di prova, che possano chiarificare 

la sua identità o rispettivamente la sua origine. La mancata consegna di 

documenti d’identità, costituisce una violazione dell’obbligo di collaborare 

secondo l’art. 8 cpv. 1 lett. b LAsi. Le motivazioni fornite dall’insorgente nel 

corso di procedura e nell’atto ricorsuale (cfr. punto 1b, pag. 9) circa le diffi-

coltà di procurarsi tali documenti, poiché non avrebbe alcun contatto con i 

suoi familiari dal momento della sua fuga dal suo Paese, non risultano as-

serzioni sufficienti e concrete per dimostrare che ella non potesse dar se-

guito al suo dovere di collaborare. 

7.3 Alla luce di quanto sopra le richieste di prova proposte dall’interessata, 

ovvero l’esperimento di una perizia sulle sue conoscenze geografiche e 

linguistiche, una sua audizione personale, così come l’audizione del signor 

K._______ quale testimone, non risultano, viste le evidenti incoerenze e 

lacune della richiedente in materia già sopra evidenziate, atte a provare il 

contrario o a far giungere il Tribunale ad una diversa valutazione. Per questi 

motivi le richieste di amministrazione di prove formulate dall’insorgente, 

vengono respinte. Altresì, circa il dialetto parlato dall’insorgente, il Tribu-

nale rileva che dalla dichiarata partenza di espatrio dal suo Paese d’origine, 

sono trascorsi già più di cinque anni, tempo più che sufficiente per imparare 

un altro idioma quale il dialetto (…). In tal senso, anche lo scritto spontaneo 

del 20 maggio 2016 del signor K._______, prodotto dalla ricorrente in sede 

ricorsuale, anche corrispondesse alla realtà attuale, non è atto a dimostrare 

in alcun modo l’idioma originario della ricorrente. 

7.4 Nell’insieme questo Tribunale giunge alla conclusione che la SEM ha 

rettamente ritenuto che le dichiarazioni della ricorrente non soddisfano le 

condizioni di verosimiglianza previste dall’art. 7 LAsi e che la ricorrente non 

sia stata socializzata in Cina, bensì molto probabilmente in una comunità 

tibetana in esilio. Alla luce di tali considerazioni, la questione dell’illegalità 

di un’eventuale partenza per la Cina non si pone e la ricorrente non può 

prevalersi di un timore fondato di persecuzioni future ai sensi dell’art. 54 

LAsi (cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.4 segg.). 

7.5 Ne consegue che in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato 

e di concessione dell’asilo, il gravame non merita tutela e la decisione im-

pugnata va confermata. 

D-3055/2016 

Pagina 16 

8.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). L’insorgente non adempie 

le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pro-

nunciare l’allontanamento dalla Svizzera, in quanto non possiede un per-

messo di soggiorno o di dimora valido, né è colpita da una decisione di 

espulsione ex art. 121 cpv. 2 Cost. o di estradizione (art. 14 cpv. 1 seg. 

nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]); 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). Anche su questo punto la decisione avversata 

va pertanto tutelata. 

9.  

9.1 Giusta l’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr, RS 142.20), per 

rinvio dell’art. 44 LAsi, l’esecuzione dell’allontanamento è ordinata se è am-

missibile, ragionevolmente esigibile e possibile; altrimenti la SEM ne di-

spone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStr). 

9.2 Il Tribunale ha precisato nella DTAF 2014/12 la prassi pubblicata nella 

Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in 

materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 1, nel senso che, per le persone di etnia 

tibetana che non dichiarano o dissimulano la loro reale origine, occorre 

presumere l’assenza di pertinenti motivi ostativi al rinvio verso il luogo dove 

hanno soggiornato in precedenza (cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.10). Il prin-

cipio inquisitorio di cui al disposto art. 12 PA, trova il suo limite nell’obbligo 

di collaborare del richiedente l’asilo (art. 8 LAsi). Egli deve in particolare 

dichiarare le sue generalità e consegnare i documenti di viaggio e d’iden-

tità. Se il richiedente l’asilo viola il suo obbligo di collaborare, dissimulando 

lo stato effettivo che detiene in Nepal o in India, egli renderà di fatto impos-

sibile l’esame del principio dello Stato terzo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 

lett. c LAsi. Inoltre, tramite la dissimulazione e l’occultamento della sua 

reale origine, l’interessato rende impossibile anche l’esame della qualità di 

rifugiato in relazione alla sua reale patria (cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.9). 

Il richiedente l’asilo in questione dovrà pertanto sopportare le conseguenze 

della violazione del suo obbligo di collaborare, qualora le competenti auto-

rità in materia di asilo giungano alla conclusione che non sussistano motivi 

a sfavore di un ritorno al precedente luogo di soggiorno (cfr. DTAF 2014/12 

consid. 6; cfr. anche fra le tante: sentenze del Tribunale D-2541/2018 del 

31 maggio 2018 consid. 8.2 e E-2937/2016 del 17 maggio 2018 con-

sid. 5.2). 

D-3055/2016 

Pagina 17 

9.3 Nella presente disamina, è possibile che la ricorrente abbia vissuto in 

una comunità tibetana in esilio in India o in Nepal, dove esiste per i membri 

di tale etnia, la possibilità di soggiornare legalmente ed anche di ottenerne 

la relativa nazionalità, come espresso dal Tribunale nella DTAF 2014/12 

consid. 5.8. Alla luce di quanto precede e vista l’assenza di elementi con-

creti relativi al vero Paese di provenienza dell’interessata, non vi è luogo di 

ritenere l’esistenza di motivi pertinenti ostativi all’esecuzione dell’allontana-

mento in tale Paese d’origine (DTAF 2014/12 consid. 5.10). Tuttavia, come 

rettamente ritenuto dalla SEM nella decisione impugnata (dispositivo della 

decisione), non potendo essere escluso che la ricorrente possieda la na-

zionalità cinese, l’esecuzione dell’allontanamento verso la Cina è, ai sensi 

dell’art. 45 cpv. 1 lett. d LAsi, esclusa (cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.11). 

9.4 Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l’esecuzione dell’al-

lontanamento risulta ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Di 

conseguenza, anche riguardo alla pronuncia dell’esecuzione dell’allonta-

namento, la decisione querelata va confermata. 

10.  

Di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto. 

11.  

Visto l’esito della procedura le spese processuali sono poste a carico della 

ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate 

sull’anticipo di CHF 600.– versato il 30 agosto 2016. 

12.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

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Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1. 

Il ricorso è respinto. 

2. 

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico della ricorrente. 

Esse sono prelevate sull’anticipo spese di CHF 600.– versato il 30 ago-

sto 2016. 

3. 

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

 

Data di spedizione: