# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6ff4f544-d804-505a-8d97-030a5dd26b77
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-03-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.03.2004 32.2003.54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2003-54_2004-03-04.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2003.54

   

  BS/tf

  	
  Lugano

  4 marzo 2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof,
  vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 giugno 2003 di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 maggio 2003 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________,
classe 1968, a causa di una caduta, avvenuta in data 30 gennaio 1991, ha subito
una distorsione alla caviglia destra, con tumefazione e impotenza funzionale.

A quell’epoca lavorava quale venditrice in un negozio di accessori nautici.

 

                                         Il caso è
stato assunto dalla __________, quale assicuratore contro gli infortuni, che ha
regolarmente corrisposto le prestazioni assicurative di corta durata,
stabilendo, tuttavia, con decisione formale 15 aprile 1996 – successivamente
confermata con decisione su opposizione 16 giugno 1997 – di porre fine alle
succitate prestazioni a far da tempo dal 31 agosto 1996. D’altro canto,
l’assicuratore LAINF ha riconosciuto a __________ un’indennità per menomazione
dell’integrità del 15%, negandole, per contro, il diritto ad una rendita
d’invalidità.

Avverso la succitata decisione, l’assicurata, mediante l’allora suo legale, si
é aggravata innanzi a questo TCA con atto di ricorso 6 ottobre 1997, chiedendo
che le fosse corrisposta: “... una rendita d’invalidità del 25%
retroattivamente a partire dalla cessazione dell’erogazione dell’indennità
giornaliera da parte della __________ e sino al 11.11.1996 e del 50% dal
12.11.1996 in poi, oltre interessi al 5% per le prestazioni scadute”, “...
un’indennità per menomazione dell’integrità fisica del 20% su fr. 97’200.--
pari a fr. 19’440 oltre interessi al 5% dalla data dell’incidente” nonché “...
un’indennità dall’assicurazione infortuni complementare”. 

Ai fini istruttori, questo TCA aveva incaricato il dr. __________, specialista
in ortopedia, di allestire una perizia medica.

Accertato come sulla scorta del referto peritale 14 dicembre 1998 vi fossero
gli estremi per procedere ad una reformatio in pejus, preso atto della volontà
dell’assicurata di ritirare il ricorso, con decreto 16 ottobre 2000 lo
scrivente Tribunale ha stralciato la causa dai ruoli (inc. 35.1997.87).

                               1.2.   Parallelamente
alla succitata procedura, nel mese di maggio 1993 __________ ha inoltrato una
richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. _).

Richiamata la documentazione LAINF e dopo aver proceduto agli accertamenti del
caso, con decisioni 14 dicembre 1994 l’assicurazione invalidità ha posto
l’assicurata al beneficio di una rendita intera per il periodo 1° maggio 1992
-  31 marzo 1994 (doc. _).

                                         

                               1.3.   In data
26/30 marzo 1998 l’assicurata ha inoltrato un’altra domanda di prestazioni AI,
motivata dai medesimi dolori ai piedi dovuti all’infortunio del 1991 (doc. _). 

                                         Disposti
i necessari accertamenti medici ed economici, tra cui una perizia
multidisciplinare a cura del Servizio di accertamento AI (SAM), con decisione
28 marzo 2003 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha respinto la richiesta
di prestazioni assicurative poiché:

 

" 
Dalla documentazione raccolta agli atti risulta
che l'assicurata nel gennaio del 1991 è stata vittima di un infortunio. A tal
proposito il nostro ufficio ha già riconosciuto una rendita intera d'invalidità
per il periodo 1.1.1992 – 31.3.1994. Dopo tale data l'assicurata era stata
riconosciuta totalmente abile al lavoro per cui la rendita era stata soppressa.

 

Il 30 marzo 1998 viene inoltrata una nuova
richiesta a seguito di peggioramento dello stato di salute.

Dal rapporto peritale stilato dai medici del SAM
di Bellinzona risulta che l'assicurata presenta una capacità lavorativa del 70%
sia nella precedente attività di venditrice in una boutique sia nell'attività
attuale di naturopata.

 

Le condizioni per l'attribuzione di una rendita
AI non sono pertanto assolte.

 

Provvedimenti professionali non erano pure in
linea di conto in quanto la signora __________ è, ed è stata attiva, in
professioni già adattate al suo stato di salute." (Doc. _)

 

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall’assicurata, rappresentata dall’avv.
__________, mediante decisione su opposizione 22 maggio 2003 l’amministrazione
ha confermato la reiezione della domanda dell’assicurata (doc. _).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso __________, sempre rappresentata dall’avv. __________, ha
postulato l'annullamento della decisione su opposizione ed il conseguente
diritto ad una mezza rendita.

Le singole motivazioni verranno riprese, per quanto occorre, nei considerandi
di diritto.

Contestualmente essa ha chiesto di essere ammessa al beneficio dell’assistenza
giudiziaria ed al gratuito patrocinio.

Raccolta la pertinente documentazione, con decreto 2 settembre 2003 questo TCA
ha accolto l’istanza.

 

                               1.5.   Con risposta
24 giugno 2003 l’UAI ha per contro chiesto la reiezione del ricorso,
confermando quanto esposto in sede di decisione su opposizione.

                               1.6.   Con scritto
28 agosto 2003 l’amministrazione ha preso posizione in merito alla nuova
documentazione medica prodotta pendente causa dalla ricorrente.

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e
poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si
basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel
presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1°
gennaio 2003.

Non applicabili per contro sono le nuove norme di legge introdotte a seguito
della 4a revisione della LAI, entrata in vigore al 1° gennaio 2004.

 

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a
–70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge
non preveda espressamente una deroga.

                               2.3.   Oggetto del
contendere è sapere se ______________ ha diritto ad una rendita d’invalidità. 

                                      

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi:

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità 

                                         (Scartazzini,
Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi
Ginevra 1991, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una
rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40
%. 

Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA l'invalidità è determinata
stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid.1, 104 V 136 consid. 2a
e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo,
Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e
s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                               2.5.   Nel caso
concreto, a seguito della nuova domanda di prestazioni, l’UAI ha incaricato il
SAM di esperire una perizia multidisciplinare. 

Dal referto 11 marzo 2003 (doc. _) risulta che i periti, dopo aver esposto
dettagliatamente l’anamnesi, nonché le constatazioni obiettive, hanno fatto
capo a quattro consultazioni specialistiche esterne: di natura psichiatrica,
reumatologica, neurologica ed endocrinologia.

Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della
ricorrente presso il citato centro di accertamento, gli esperti del SAM hanno
posto la seguente diagnosi:

 

" 
5.1      Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa

 

Disturbo narcisistico di personalità.

 

Sindrome somatoforme da dolore persistente.

 

Fibromialgia.

 

Sindrome dolorosa cronica alla caviglia e piede
ds.,

 

-   principalmente nell'ambito della sindrome
somatoforme da dolore 

    persistente e della fibromialgia;

-   st. dopo trauma in supinazione il 30.01.1991,
con lesione dei 

ligamenti collaterali e
modiche lesioni cartilaginee dell'articolazione tibiotalare;

-   st. dopo artroscopia caviglia ds. il 17.05.1991, con
condroplastica del talo e plastica ligamentare estrema, sinoviectomia in
presenza di sinovite villosa;

-   st. dopo algodistrofia (malattia di Sudek) consecutiva
all'artroscopia;

-   modica ossificazione perimalleolare postraumatica;

-   modiche alterazioni statiche dei piedi.

 

Sindrome lombospondilogena cronica, con 

 

-   discopatia L4-5 con protrusione discale, discopatia L5-S1 con
protrusione discale (MRI lombare del 17.09.2001).

 

5.2      Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa

 

Sindrome da iperlassità

 

Obesità di origine alimentare (VMI 30,7 kg/m2), con

 

-   eutiroidismo, test al Dexametasone della norma.

 

Stato dopo colecistectomia nel gennaio 2003.

 

Oligomenorrea primaria, con 

-   st. dopo intervento su cisti ovariche nel 1985;

-   contraccezione orale da allora;

-   oligomenorrea persistente (nelle pause del contraccettivo).

 

Anamnesticamente ipertensione arteriosa.

 

µ-albuminuria necessitante controlli.

 

Lieve ipercolesterolemia." (Doc. _).

                                         

                            2.5.1.   Dal punto di
vista psichico l’assicurata è stata visitata dal dr. __________ del
Servizio di psichiatria e psicologia medica di __________, il quale ha
diagnosticato una sindrome da dolore somatoforme (ICD 10 -F45.4), con disturbo
narcisistico della personalità (ICD 10 –F 60.8), valutando un’incapacità
lavorativa del 30% (cfr. rapporto 18 dicembre 2002, sub doc. _).

                            2.5.2.   Con rapporto
10 febbraio 2003 il dr. __________, specialista in reumatologia, diagnosticando
le affezioni reumatiche invalidanti riportate sopra, riguardo all’abilità
lavorativa ha concluso come segue:

 

" 
Dal punto di vista reumatologico teorico tenendo
conto della fibromialgia, della sindrome dolorosa cronica al piede destro,
della sindrome lombospondilogena cronica e della iperlassità, attività pesanti
a mediamente pesanti non sono più esigibili. In attività leggere e adatte e
come terapista complementare l'assicurata è da ritenere inabile al lavoro non
oltre il 25%.

Sono da evitare lavori che richiedano spostamenti
oltre 1 km al giorno, oppure spostamenti rapidi. Da evitare lavori che
richiedano spostamenti su terreni accidentati. Da evitare attività che
richiedano la posizione in piedi eccessivamente prolungata, oltre due ore al
giorno ripartite nel corso della giornata.

 

Riguardo alla capacità funzionale residua,
l'assicurata è in grado di esercitare una attività prevalentemente sedentaria,
che permetta il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, a tempo pieno
e con un rendimento ridotto al massimo del 25%, giustificato dalla necessità di
brevi pause per sgranchirsi al bisogno, indicativamente ogni ora. Può
utilizzare liberamente gli arti superiori." (Rapporto pag. 5/6, sub doc.
_).

                            2.5.3.   L’aspetto
neurologico è stato invece vagliato dal dr. __________, Capo Servizio di
Neurologia di __________, il quale, mediante rapporto 14 febbraio 2003, ha
segnatamente evidenziato, per quel che concerne la capacità lavorativa, che:

 

“Questa assicurata soffre quindi di una
polisintomatologia inabitualmente prolungata e ampia rispetto all'apparente
benignità del trauma subito nel 1991.

Sembra che, nel contesto globale, la
partecipazione psichica ai disturbi sia altamente predominante.

 

Dal punto di vista neurologico non può essere
estratta un'affezione ben particolare riguardante sia il sistema nervoso
centrale che periferico.

La sindrome algica del piede sinistro,
considerando che la paziente ha sofferto di un algodistrofia, ricopre tuttavia
il campo delle patologie neurologiche per cui riterrei essenzialmente questo
dettaglio.

 

L'influenza di questa anomalia sulla capacità
lavorativa della paziente è tangibile, dell'ordine del 25%." (Rapporto
pag. 2, sub doc. _)

 

                             2.5.4   Da ultimo, la
ricorrente è stata visitata dal dr. __________, specialista in endocrinologia e
diabetologia. 

Con referto 13 febbraio 2003 egli ha concluso:

 

" 
Valutazione: non
riscontro alcun indizio in favore di una patologia ormonale alla base del sovrappeso.
Questo si spiega bene con le abitudini alimentari della paziente e la scarsa
attività fisica. Il livello attuale di sovrappeso non rappresenta, a mio
avviso, una causa di riduzione della capacità lavorativa per attività che non
richiedano lunghi tragitti a piedi o spostamenti con pesi importanti da
trasportare.

 

La attuale scarsa mobilità della paziente
contribuisce ovviamente al sovrappeso, ma il problema dovrebbe essere
controllabile tramite modifiche dietetiche ed attività fisica mirata (vedi sotto)."
(Rapporto pag. 3, sub Doc. _)

 

                            2.5.5.   Sulla base di
tutti gli atti medici raccolti, inclusi quindi i quattro succitati referti
specialistici, dopo un’attenta valutazione globale, i periti del SAM hanno
concluso come segue:

"  7       VALUTAZIONE
MEDICO-TEORICA GLOBALE 

         DELL'ATTUALE CAPACITÀ LAVORATIVA

 

L'attuale grado di capacità lavorativa
medico-teorica globale dell'A., in qualità di naturopata ed in qualsiasi altra
attività lavorativa considerata leggera, è valutabile nella misura del 70%.

Le incapacità lavorative dei vari consulenti non sono sommabili, in quanto
tutte espressione dello stesso problema, cioè della sindrome algica al piede
destro, sulla base della quale si è sviluppata una sindrome da dolore
somatoforme “(Doc. _ pag. 28)

 

                                         Infine, in
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa e sulla capacità
d’integrazione, essi hanno evidenziato:

 

" 
8       CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Le limitazioni qualitative e quantitative, sia
sul piano psichico – mentale, sia sul piano fisico, sono descritte al capitolo
6.

 

I disturbi psichici dell'A. (ridotta
sopportabilità del dolore, ridotta resistenza allo sforzo fisico, aumentata
affaticabilità, meccanismi di difesa e di diniego dalla propria vulnerabilità
emotiva, la presenza di un disturbo narcisistico di personalità), influenzano
la capacità lavorativa dell'A. in qualità di naturopata ed in qualsiasi altra
attività lavorativa leggera e adatta nella misura del 30%.

 

Sul piano fisico, invece, le limitazioni – che
sono l'espressione somatica della patologia psichiatrica summenzionata (cioè la
sintomatologia algica a livello del piede e di tutto l'apparato locomotorio) –
compromettono la capacità lavorativa nella misura del 25% nell'attività
attualmente svolta dall'A..

 

Sulla base di quanto detto, riteniamo quindi che
l'attività di naturopata e qualsiasi altra attività lavorativa leggera sia
esigibile da parte dell'A. nella misura di almeno il 70%.

 

Attività pesanti e mediamente pesanti non sono
più esigibili dalla peritanda.

 

A nostro avviso l'incapacità lavorativa del 30%
va considerata a partire dal 1.09.2002 in poi. In precedenza, infatti, dobbiamo
considerare che la perizianda ha lavorato a volte al 50%, in periodi brevi
anche al 100%, studiando la sera quale naturopata, quindi con un'attività complessiva
sicuramente sup. al 70%.

 

L'attuale stato di salute della Signora
__________ è stazionario nel corso dell'ultimo anno e non riteniamo che in
futuro ci si debba attendere a peggioramenti di rilievo. Anzi, a nostro avviso
un'assidua e protratta presa a carico psichiatrica e psicoterapica dovrebbe
poter migliorare la capacità lavorativa dell'A. (vedi pure il certificato
medico del dr. ____________ del 10.12.2002).

9       CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

A nostro avviso l'A. potrebbe esplicare la sua
attività di naturopata nella misura del 70%, essendovi tutte le premesse.

 

Non riteniamo che a medio – lungo termine debbano
subentrare peggioramenti di rilievo." (Doc. _ pag. 28/29)

                                         

Ritenuto dunque che la ricorrente presenta un’inabilità lavorativa del 30%
nella sua attuale attività di naturopata e in qualsiasi altra attività leggera,
con la decisione contestata l’UAI ha respinto la domanda di prestazioni
assicurative.

 

                               2.6.   Va ricordato che affinché un rapporto medico
abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera
completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto
di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena
conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle
correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le
conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in
causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a
tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V
178 consid. 4b; VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc), cfr. Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 111).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, questo TCA non intravede ragioni che gli impediscono di far proprie
le conclusioni cui sono pervenuti i periti del SAM, i quali hanno compiutamente
valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata è affetta, mediante
l’ausilio anche di quattro consultazioni specialistiche, giungendo a 
conclusioni logiche e motivate in merito alla ridotta (30%) capacità al lavoro
nell’attuale professione di naturopata ed in qualsiasi attività leggera
rispettosa delle limitazioni funzionali descritte in sede peritale.

                                         Vero che
nei diversi certificati il medico curante dell’assicurata, dr. __________ (sub
doc. _), come pure nel rapporto 14 marzo 2000 all’UAI (doc. _), ha
costantemente attestato un’incapacità lavorativa del 50% dal 12 novembre 1996.

Ma è altrettanto vero che quanto certificato non è sufficiente per mettere in
discussione le risultanze peritali.

Peraltro, nella perizia 14 settembre 1998, ordinata dal TCA nell’ambito della
procedura LAINF, il dr. ___________, specialista in ortopedia, si era
distanziato da quanto certificato dal medico curante poiché il grado di
parziale esigibilità lavorativa (50%) era sprovvisto da una motivazione
oggettiva (“ Non ho evidenziato sostanziali divergenze di parere tra i
diversi medici che hanno visitato la signorina __________ (Dr. __________, Dr.
__________, medici della Clinica __________, Dr. __________, Dr. __________, il
sottoscritto), per quanto concerne lo stato clinico oggettivabile al piede dx.
Vi è invece un divergenza di parere per quanto concerne l’esigibilità al lavoro
che il Dr. __________ ritiene del 50%, però senza altre motivazioni che la
presenza di dolori soggettivi al piede dx. Bisogna però ponderare questo dato
dal fatto che la relazione di fiducia che esiste tra un paziente e il suo
medico curante, impedisce a quest’ultimo di emanare un parere del tutto
imparziale.” Sottolineatura del redattore, cfr. perizia pag. 6,
sub doc. _).

                                         Nemmeno
nello scritto 10 dicembre 2002 al SAM il dr. __________ non ha fornito una
soddisfacente spiegazione che avvalori la sua tesi, facendo unicamente presente
che “Bisogna prendere in considerazione il fatto che la paziente ha sempre
lavorato al 50% e nella fase di disoccupazione ha seguito una scuola di
naturopata, dopo di che ha aperto uno studio e lavora in proprio” (sub doc.
_).

 

                                         Anche per
quel che concerne l’aspetto extra-somatico, la documentazione agli atti non
permette di discostarsi dalla valutazione peritale.

L’assicurata ha fatto riferimento al certificato 4 giugno 2002 in cui lo
psichiatra curante, dr. __________, l’ha considerata pienamente incapace al
lavoro. Tuttavia, nel medesimo scritto lo specialista ha reputato indicata una
valutazione della situazione valetudinaria della paziente da parte del SAM, ciò
che, come visto, è avvenuto (doc. _).

Pendente causa __________ ha prodotto il certificato 23 giugno 2003 del dr.
__________ in cui il medico curante ha semplicemente attestato un’inabilità
lavorativa del 50% dal 17 dicembre 2001, senza fornire alcuna spiegazione in
merito (I/B32). 

Non va comunque dimenticato che è lo stesso dr. __________ ad aver
relativizzato quanto attestato in precedenza. Nella lettera 10 dicembre 2002 al
SAM egli ha infatti precisato: “ Per l’incapacità lavorativa, dal punto
psichiatrico teorico, non vi sarebbero impedimenti al progressivo ripristino
delle sue capacità valetudinarie in tempi medi” (sub. doc. _). 

Infine, nella nuova documentazione prodotta dalla ricorrente vi è anche la
lettera d’uscita 2 marzo 2003 dall’Ospedale __________ per una degenza (13
febbraio  - 1° marzo 2003) causata da una colecistite con conseguente
asportazione della colecisti (X/C9).

Al riguardo, nella nota 25 agosto 2003 il dr. __________, responsabile del
Servizio medico regionale dell’AI, ha pertinentemente rilevato che:

" 
i documenti riguardanti la colecistectomia
riguardano un intervento che determina una IL di breve durata ( a seconda del
tipo di intervento -laparoscopico o con laparotomia). Nel caso specifico si è
seguita una laparotomia per fuoriuscita di bile nell’addome, che si è poi
risolto. Per questo motivo l’IL si è prolungata. Lo stato di salute era
conosciuto al SAM (intervento di inizio anno – perizia con ultimo esame clinico
febbraio 2003)." (cfr. XII/1).

 

                                         Pertanto,
gli esiti dell’intervento in parola non hanno causato un’inabilità di lunga
durata e quindi non hanno influenzato la capacità lavorativa globale. 

 

                               2.8.   __________ è
del parere che dalla lettura della perizia pluridisciplinare si possa conclude
come non sia più in grado di intraprendere la sua originaria professione di
venditrice e di esercitare unicamente al 50% quella di naturopata attualmente
svolta.

L’assicurata ha fatto notare come nella perizia reumatologica il dr. __________
abbia precisato che “ sono da evitare lavori che richiedono spostamenti
oltre 1 km al giorno, oppure spostamenti rapidi. Da evitare lavori che
richiedono spostamenti su terreni accidentati. Da evitare attività che
richiedano la posizione in piedi eccessivamente prolungata, oltre due ore al
giorno ripartite nel corso della giornata” (cfr. rapporto 10 febbraio 2003
pag. 5 in fine). 

Questo non significa tuttavia che, come rettamente evidenziato
dall’amministrazione nella decisione contestata, le succitate professioni non
possano essere ritenute esigibili.

Infatti, l’attività di venditrice non necessita di una postura eretta nell’arco
di tutta la giornata lavorativa, considerato che nei momenti di deflusso della
clientela, l’interessata può sedersi e scaricare il carico dorsale. Tantomeno
sono richiesti spostamenti repentini, di lunga percorrenza, come pure
dislocazioni su terreni accidentati.

La professione svolta di naturopata è invece da considerare più adeguata alle
condizioni dell’assicurata, poiché le consente ancor meglio di variare la
posizione a dipendenza delle mansioni svolte. Essendo inoltre tale attività
esercitata a titolo indipendente, l’interessata può facilmente organizzare il
mansionario a dipendenza delle proprie esigenze.

Del resto, proprio la necessità di introdurre brevi pause per cambiare la
posizione ha indotto lo specialista in reumatologia a quantificare una
limitazione di rendimento del 25%.

                                         Infine,
non vi sono validi motivi che possano mettere in dubbio la valutazione globale
sull’incapacità lavorativa fornita dal SAM.

Al riguardo va segnalato che in una sentenza del 4 settembre 2001, pubblicata
in RDAT I 2002 pag. 485 seg., il TFA ha stabilito che per determinare il grado
d’inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie non si
devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo ad
un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra
tutti gli esperti interessati.

L'Alta Corte ha inoltre osservato che la questione a sapere se i singoli gradi
di inabilità si possano sommare e se del caso in quale misura è una
problematica squisitamente medica, che di principio il giudice non rimette in
discussione. 

Nel caso in esame, dunque, i periti hanno ritenuto di non dover sommare le
singole incapacità lavorative essendo la sintomatologia riconducibile
essenzialmente allo stesso problema, ossia la sindrome algica al piede destro,
da cui si è sviluppata una sindrome da dolore somatoforme (“ Le incapacità
lavorative dei vari consulenti non sono sommabili, in quanto tutte espressione
dello stesso problema, cioè della sindrome algica al piede destro, sulla base
della quale si è sviluppata una sindrome da dolore somatoforme “, doc. _ pag.
28).

Al riguardo, in sede di discussione, i periti del SAM hanno più precisamente
evidenziato quanto segue:

 

" 
Siccome anche dal profilo reumatologico la
patologia predominante è la sindrome da dolore somatoforme e la fibromialgia,
entrambi espressione della patologia psichiatrica sopra menzionata, riteniamo
che le due incapacità lavorative non debbano assolutamente essere sommate, in
quanto espressione dello stesso disturbo.”  (Cfr. perizia SAM pag. 28 in alto).

(…)

" 
Concordiamo con il nostro consulente dr.
__________, il quale pure lui ritiene quale sintomatologia principale la
sindrome algica al piede sin., come già ripreso e riassunto nel consulto
reumatologico. L’inabilità lavorativa del 25% attestata dal nostro consulente
neurologico non deve perciò essere sommata, in quanto espressione dello stesso
sintomo già trattato nel capitolo precedente (quello inerente le affezioni
reumatologiche, n.d.r.).” (cfr. perizia SAM pag. 28).

                                         L’incapacità
lavorativa globale attestata dal SAM è quindi frutto di un’attenta valutazione
medica che non presta fianco a critica alcuna. Né la ricorrente ha saputo
portare validi elementi di natura medica atti a mettere perlomeno in dubbio
l’esito della perizia.

In conclusione, tenuto conto della dettagliata e completa perizia del SAM,
fondata sulle altrettante esaurienti valutazioni specialistiche, a cui va dato
valore probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), è da ritenere dimostrato con la
certezza richiesta nel campo delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 121 V 208
consid. 6a; DTF 115 V 142 consid. 8b; SVR 1996 Nr. 85 pag. 269; SVR 1996 LPC
Nr. 22 pag. 263ss RAMI 1994 pag. 210/211) che ____________ presenta
un’incapacità al lavoro, e di guadagno, del 30% nella sua attuale professione
di naturopata ed in altre attività leggere rispettose delle limitazioni
funzionali descritte in sede medica.

Non essendo raggiunto il grado minimo pensionabile del 40%, alla ricorrente non
può essere riconosciuto il diritto ad una rendita d’invalidità.

Ne consegue che la decisione contestata va confermata, mentre il ricorso
dev’essere respinto.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti