# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ff2158ad-6a41-5876-be92-1e5fa763fcfd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-01-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 30.01.2012 12.2010.163
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2010-163_2012-01-30.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2010.163

  	
  Lugano

  30 gennaio
  2012/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

sedente per statuire nella causa -inc. n. OA.2008.273 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1
promossa con petizione 2 maggio 2008 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. dall’ RA
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall’ RA
  2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui AP 1 ha chiesto la condanna della convenuta al versamento dell’importo di fr. 149'469.67 oltre interessi dal 29 febbraio
2008, protestate tasse, spese e ripetibili; 

 

domanda avversata dalla convenuta la quale ha
postulato l’integrale reiezione della petizione, protestando a sua volta tassa,
spese e ripetibili;

 

e che il Pretore, con sentenza 16 luglio 2010, ha parzialmente accolto, condannando la convenuta al pagamento di fr. 35'400.- lordi (dai quali
dedurre le trattenute di legge, dietro comprova dell’avvenuto loro pagamento),
oltre interessi al 5% dal 29 febbraio 2008;

 

appellante l’attore con atto di appello 3 settembre
2010, con cui postula la riforma del giudizio di prima istanza nel senso di
condannare la convenuta a versargli l’importo di fr. 149'469.67 oltre interessi
dal 29 febbraio 2008, protestate tassa, spese e ripetibili,

 

mentre la convenuta, con osservazioni 11 ottobre 2010,
postula l’integrale reiezione dell’appello. 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti di causa

 

ritenuto

 

in fatto:

 

                                  A.   AO 1 è una società costituita allo scopo di commercializzare apparecchi
multimediali (quali lettori registratori DVD, videoregistratori, decoder per la
ricezione di canali televisivi, PC) nonché apparecchi integrati. A questo
stadio, il principale progetto della società era la commercializzazione di un
apparecchio denominato “Media __________” (“__________”), sviluppato da tale
ing. P__________ e dalla società __________ S.r.l, con l’intenzione di metterlo
in produzione. AO 1 avrebbe poi rilevato la totalità o parte di __________
S.r.l, che commercializzava già altri prodotti multimediali. AP 1 ha collaborato concretamente a questo progetto dall’inizio di ottobre 2007, attivandosi, in
particolare con due società, I__________ e A__________, in vista della
creazione di una rete di commercializzazione del prodotto. Ad inizio febbraio
2008, __________ è stato estromesso dal sistema di posta elettronica aziendale
di AO 1, ovvero gli è stato negato l’accesso all’indirizzo email : __________
attraverso il portale http://__________.com. In seguito, AP 1 ha disdetto, con scritto 22 febbraio 2008 quello che considerava il suo rapporto di impiego con la
società AO 1 SA (doc. Q). 

 

                                  B.   Con
petizione 2 maggio 2008, l’ing. AP 1 ha convenuto in giustizia AO 1,
chiedendone la condanna al versamento di € 67'604.- a
titolo di stipendi nonché di € 26'343.- quale risarcimento danni e torto
morale, per complessivi fr. 149'469.67 con interessi al 5% a valere dal 29
febbraio 2008. L’attore ha innanzitutto ricordato l’esistenza del rapporto di
lavoro che lo legava alla società convenuta, in particolare del contratto (doc.
C), non firmato dalle parti, ma a sua detta già in atto, stipulante il
pagamento di un salario mensile lordo di € 10'000.- a titolo di stipendio oltre
al rimborso delle spese lavorative. Per quanto riguarda la pretesa a titolo di
risarcimento danni e torto morale, l’attore ha rilevato, oltre a una grave
lesione dei propri diritti della personalità, un danno derivante da presunti,
accresciuti, oneri fiscali da lui sopportati. Da parte
sua la convenuta, con risposta 7 agosto 2008, ha integralmente contestato le doglianze dell’attore, negando, in particolare, l’esistenza
stessa di un rapporto di lavoro tra le parti. A detta della convenuta, le
trattative erano da considerarsi soltanto all’inizio della fase
precontrattuale. Nessun rapporto di lavoro legava infatti la convenuta
all’attore, ancor meno un contratto di lavoro scritto o di altro genere. A
comprova di ciò, la convenuta rileva come la bozza di contratto (doc. C) non
sia mai stata firmata dalle parti. Di conseguenza, protestando tasse, spese e
ripetibili, la convenuta rifiuta integralmente le pretese della controparte,
per altro non sufficientemente motivate. Nella propria replica 4 settembre
2008, l’attore, integralmente riconfermatosi, ha puntualmente completato le
proprie argomentazioni. Confermati i propri argomenti, la convenuta, con
duplica 10 ottobre 2010, ha rifiutato integralmente la replica dall’attore,
postulando l‘integrale respingimento della petizione. Esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato alla discussione finale, rimettendosi
nei contenuti delle rispettive conclusioni, dove si sono confermate nelle
proprie contrapposte domande di giudizio. 

 

                                  C.   Con
sentenza 16 luglio 2010 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, condannando
la convenuta al pagamento di fr. 35'400.- lordi (dai quali dedurre le
trattenute legali), oltre ad interessi al 5% dal 29 febbraio 2008. Innanzitutto,
il Pretore ha rilevato come sia facilmente desumibile dall’istruttoria l’esistenza
di un contratto di lavoro tra l’attore e la società convenuta. Ciò malgrado
l’assenza di un accordo scritto, con particolare riferimento al contratto di
lavoro (doc. C), mai firmato. Per quanto riguarda il compenso dovuto
all’attore, il giudice di prime cure ha ritenuto che le parti non lo avessero
fissato. Motivo per il quale, giusta l’art. 322 cpv. 1 CO, riferendosi ai dati
statistici a disposizione, il Pretore ha quantificato il salario mensile medio
dell’attore in fr. 7'583.-, per complessivi fr. 35'400.- lordi per il periodo
1°ottobre 2007 – 22 febbraio 2008. Il Pretore ha invece escluso la pretesa
dell’attore, pari a € 17'584.42
per risarcimento danni, in quanto non sufficientemente motivata. Infine, non ha
trovato accoglimento neppure la pretesa per torto morale giusta l’art. 49 CO,
non essendo stata comprovata una grave lesione ai diritti della personalità.
Ciò detto, il giudice di prime cure ha posto le spese carico dell’attore nella
misura ¾ e della convenuta per ¼, con ripetibili a carico dell’attore
dell’ordine di fr. 7'500.-.

 

                                  D.   Con
l’appello citato in ingresso, l’attore postula la riforma del giudizio di prima
istanza nel senso di condannare la convenuta al versamento dell’importo di fr.
149'469.67 oltre interessi a contare dal 29 febbraio 2008, protestate tasse,
spese e ripetibili. Delle osservazioni 11 ottobre 2010, con cui la società
convenuta chiede la reiezione del gravame si dirà, laddove necessario, nei
prossimi considerandi. 

 

e considerato

 

in diritto:

 

                                   1.   Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto
processuale civile svizzero (CPC). La sentenza d’appello è stata pronunciata e
impugnata prima di questa data, pertanto la procedura ricorsuale rimane
disciplinata dal CPC-TI (art. 404 cpv. 1 CPC). 

 

                                   2.   L'art.
319 CO definisce contratto individuale di lavoro quello con il quale il
lavoratore si obbliga a lavorare al servizio del datore di lavoro per un tempo
determinato o indeterminato in un rapporto di subordinazione, con un salario
stabilito in tempo o a cottimo (Tercier/Favre/Conus,
Les contrats spéciaux, 4a ed., Friburgo/Ginevra 2009, n. 5255). Gli
elementi caratterizzanti il contratto di lavoro sono quindi: la prestazione di
lavoro o di servizi, il rapporto di subordinazione giuridica, la remunerazione
e la durata del contratto (Wyler,
Le droit du travail, 2a ed., Berne, 2008, pag. 57-59). 

 

                                   3.   Il
Pretore, basandosi sull’istruttoria, ha costatato l’esistenza di tutti e
quattro i presupposti di un contratto di lavoro, circostanza rimasta
incontestata in questa sede. Di conseguenza, accertata l’esistenza di un
contratto di lavoro tra le parti, pure pacifico è l’obbligo della convenuta di
versare un salario giusta l’art. 322 cpv. 1 CO, il quale prescrive il pagamento
del salario convenuto o d’uso o stabilito mediante contratto normale o
contratto collettivo. Il Pretore, rilevata la mancata sottoscrizione del
contratto di lavoro scritto prodotto in atti (doc C), ha considerato che
dall’istruttoria non risultava un accordo verbale delle parti sull’ammontare
dello stipendio mensile, né che la convenuta ne avesse accettato il principio
per atti concludenti. 

 

                                   4.   L’appellante,
per contro, rileva in primo luogo, come il compenso sarebbe invece stato
determinato tra le parti così come al doc. C, stipulante un ben definito
salario mensile di € 10'000.- lordi. Sempre secondo l’appellante, la situazione non cambierebbe neppure
in assenza di un contratto scritto, essendo tutte le richieste di pagamento
state regolarmente trasmesse dall’attore e mai contestate dal datore di lavoro.

 

                                   5.   L’art.
8 CC regola, per tutti i rapporti giuridici retti dal diritto federale (DTF 115
II 300 consid. 3), la ripartizione dell’onere probatorio e, pertanto le
conseguenze dell’assenza di ogni prova. Esso stabilisce che, ove la legge non
dispone altrimenti, chi vuole dedurre un diritto da una circostanza di fatto da
lui asserita deve fornire la prova, pena la soccombenza in causa. Riferito al
diritto al salario sgorgante dal rapporto di lavoro ciò significa che il
lavoratore deve addurre le circostanze di fatto necessarie a provare l'avvenuta
stipulazione di un contratto di lavoro - mediante un'esplicita dichiarazione di
volontà delle parti o per legge (art. 320 cpv. 2 CO) - così come l'ammontare
del salario, convenuto o d'uso (art. 322 cpv. 1 CO). Dal canto suo, al datore di
lavoro incombe semmai dimostrare l'estinzione del rapporto di lavoro (DTF 125
III 78 consid. 3.b). Nella fattispecie in esame l’onere di dimostrare
l’esistenza dell’asserita pattuizione di un salario di € 10'000.- lordi mensili incombeva pertanto al lavoratore. 

 

                                   6.   Preliminarmente,
deve essere respinto il rimprovero mosso al Pretore di non aver ritenuto di
assumere altre prove oltre a quelle effettivamente esperite, sicché in questa
sede s’imporrebbe di fatto la riapertura dell’istruttoria con la facoltà, per
le parti, di proporre l’assunzione di nuove prove. La circostanza che, a detta
dell’attore, le prove assunte, per altro molteplici, siano risultate carenti,
non impone in effetti al giudice di assumere d’ufficio altre prove, se, come in
concreto egli al momento della loro formale notifica poteva ragionevolmente
ritenere che le stesse avrebbero permesso di chiarire i fatti allegati dalle
parti (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m.
1 seg. ad art. 417). In ogni caso rinunciando al dibattimento finale, e
presentando le proprie conclusioni, senza aver formulato riserve di sorta, l’attore
ha implicitamente dato atto di non avere ulteriori prove da proporre,
rispettivamente ha dato il suo consenso all’emanazione della sentenza
nonostante l’asserita mancata assunzione di quelle eventuali altre prove che
ora pretenderebbe di far valere (II CCA 20 settembre 2005 inc. n. 12.2005.6, 30
novembre 2007 inc. n. 12.2006.202), sicché non può ora chiedere di avviare una
nuova istruttoria in appello, ove sono esplicitamente esclusi nuovi mezzi di
prova (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC-TI). Del resto il Codice di procedura civile
ticinese, applicabile alla fattispecie, non conosceva l’istituto della
“riapertura dell’istruttoria” in sede di appello con la possibilità per le
parti di notificare nuove prove, ma semmai permetteva loro di chiedere
l’assunzione delle prove ingiustamente non ammesse in prima sede (art. 322
lett. b CPC-TI). Ciò non si è però pacificamente verificato, atteso che le
prove di cui è postulata l’assunzione non erano state a suo tempo notificate al
Pretore. Ne deriva che la documentazione prodotta dall’appellante in questa
sede è irricevibile e non può essere esaminata ai fini del giudizio.

                                   7.   Nella
fattispecie il Pretore ha ritenuto che dall’istruttoria non è emersa una
pattuizione delle parti sull’ammontare della retribuzione dovuta all’attore, né
che esse abbiano concluso il contratto di cui intende prevalersi l’attore,
nemmeno verbalmente o per atti concludenti. Infatti, come ricordato dalla
convenuta nelle proprie osservazioni, gli elementi a disposizione sono stati
sufficienti al Pretore per determinare l’esistenza di un rapporto di lavoro per
atti concludenti giusta l’art. 320 cpv. 2 CO. L’attore non ha invece comprovato
la pretesa avvenuta pattuizione del compenso. In particolare, il doc. C, non
firmato, nulla aggiunge al fatto che le parti fossero in trattativa,
circostanza che emerge anche dalle prove testimoniali (deposizione B__________,
verbale del 10 marzo 2009), senza che questo permetta d’intravvedere la
conclusione di un accordo riguardo al compenso. Nemmeno giova all’attore
l’asserito atteggiamento passivo tenuto dalla convenuta riguardo alle fatture
(doc. F, G, H ed I). Infatti, pur volendo ammettere la ricezione da parte della
convenuta, o di chi in sua vece, di questi documenti, tramite posta elettronica
(cfr. doc. M), questo fatto non fornisce alcun elemento quanto a un presunto
avallo della pretesa salariale da parte del datore di lavoro, in particolare
del suo ammontare. Al contrario, emerge invece dall’istruttoria nonché
dall’atteggiamento processuale tenuto dalla convenuta, come la stessa abbia sin
da subito contestato non solo l’avvenuta pattuizione dell’ammontare dello
stipendio preteso dall’attore, ma finanche l’esistenza stessa di un rapporto di
lavoro con quest’ultimo. Di conseguenza non è possibile desumere una
qualsivoglia concordante volontà delle parti riguardo all’ammontare della
retribuzione. D’altronde nemmeno il doc. QQ fornisce maggiori elementi. Si
tratta, infatti, di uno scritto che, oltre essere di non meglio specificata
provenienza (trascrizione di SMS?), è generico e non permette di stabilire
quale sia l’oggetto in discussione, né, tantomeno, quale sia l’ammontare
richiesto. Pertanto anche su questo punto la sentenza pretorile non presta il
fianco a critica alcuna.

 

                                   8.   In
assenza di una convenzione, nonché come nella fattispecie di un contratto
collettivo o normale, l’art. 322 cpv. 1 CO prescrive l’obbligo del datore di
lavoro al pagamento del salario d’uso. Il Pretore si è riferito alle
informazioni sui salari del settore privato emesse dall’Ufficio federale di
statistica, riferendosi alla posizione “Informatica att. professionale e
imprenditoriali” ritenendo una media mensile lorda di fr. 7'583.- per
complessivi fr. 35'400.- lordi per la durata del rapporto di lavoro, dal 1°
ottobre 2007 al 22 febbraio 2008. A questo proposito, l’appellante lamenta
anzitutto l’inadeguatezza della scelta dell’utilizzo di dati statistici quale
riferimento per la determinazione del salario d’uso. D’altronde, egli non
avrebbe mai potuto accettare una retribuzione lorda mensile pari a fr. 7'583.-,
assolutamente inadeguata, a suo dire, alle proprie credenziali così come a ciò
che egli definisce il proprio “valore di mercato”. La lettera di assunzione del
2006 inserita direttamente nel testo dell’appello a pagina 6, è al riguardo
irricevibile, visto il divieto di addurre in appello nuove allegazioni e nuovi
mezzi di prova (art. 321 CPC-TI). Anche l’eventuale ammissione di tale prova
sarebbe comunque irrilevante ai fini del giudizio. Le retribuzioni
asseritamente ricevute in precedenti esperienze lavorative, di cui non vi è la
benché minima traccia nel fascicolo processuale prodotto davanti al Pretore,
unico determinante per l’accertamento dei fatti, sarebbero infatti solo dati
riferiti all’interessato. Per determinare il salario d’uso, occorre però
riferirsi a parametri oggettivi riguardanti l’attività in questione. È quanto
avvenuto in concreto, il Pretore avendo fatto capo ai dati statistici elaborati
dall’Ufficio federale di statistica riguardo al ramo economico in questione,
dunque oggettivi ed affidabili, dopo aver accertato che le parti non avevano
concluso alcun accordo sull’ammontare della retribuzione. Anche su questo
punto, la sentenza pretorile regge alla critica. 

 

                                   9.   In
merito alla pretesa per le spese connesse all’attività lavorativa, il Pretore
ha considerato che l’attore, confrontato con la contestazione della convenuta,
non ne aveva provato l’entità. Su questo punto l’appellante afferma che la
convenuta aveva tacitamente accettato le note spese da lui presentate durante
il rapporto di lavoro. A sostegno della propria tesi, l’attore ripropone il doc.
QQ, il quale riporta però solo la trascrizione di una presunta conversazione
telematica relativa a termini di pagamento. La trascrizione, di non meglio
precisata provenienza, non fornisce in ogni caso alcun elemento sulla qualifica
e sull’entità di tali pagamenti. Sono invece irricevibili le nuove prove presentate
dall’attore con il suo appello. Si tratta del testo di comunicazioni di posta
elettronica e di una ricevuta di ritorno delle Poste italiane, direttamente
riprodotti nel testo medesimo dell’appello (pagina 7 e 8), nonché dei
giustificativi allegati allo stesso. Come già detto, l’art. 321 cpv. 1 lett. b
CPC-TI vietava alle parti la facoltà di addurre in seconda istanza nuovi fatti,
prove o eccezioni. Le critiche dell’appellante rivolte contro la carente
istruttoria che sarebbe stata condotta dal Pretore si rivelano del tutto
infondate e ai limiti della temerarietà. Spettava infatti all’attore provare i
fatti da cui deduce le proprie pretese, conformemente all’art. 8 CC. Nella
fattispecie il giudice non era del resto tenuto ad accertare d’ufficio i fatti,
contrariamente a quanto afferma l’appellante, già per il fatto che l’art. 343
CO (testo in vigore fino al 31 dicembre 2010) era applicabile solo nelle
controversie derivanti dal rapporto di lavoro con valore inferiore a fr.
30'000.-. Ora, l’attore ha quantificato in fr. 149'469.67 le proprie pretese,
ciò che esclude d’acchito l’applicazione dell’art. 343 vCO. 

 

                                         Il
giudice di prima istanza poteva invero assumere d’ufficio determinate prove o
chiedere delucidazioni in forza dell’art. 88 CPC-TI. Tale facoltà di indagine
riconosciuta al giudice non è però mai stata intesa dalla costante
giurisprudenza cantonale come una deroga al principio attittatorio che regola
l'ordinamento processuale e che pone a carico delle parti l'obbligo di addurre
tutto il materiale processuale che comprende, oltre alla formulazione delle
domande, l'allegazione dei fatti e l'offerta delle prove (Rep. 1988 pag. 367),
ritenuto che spetta alle parti dimostrare la necessaria diligenza nella
conduzione del processo non potendo pretendere che il giudice supplisca alle
loro carenze probatorie. In concreto, il carattere facoltativo della
possibilità riservata al giudice di assumere d'ufficio delle prove (Cocchi/ Trezzini, CPC-TI, ad art. 88, n.
330; Cocchi/Trezzini, CPC-TI App.,
ad art. 88, n. 154), esclude pertanto che possa essere rimproverata al Pretore
una carente conduzione dell’istruttoria. 

 

                                         L’appellante
rimprovera poi al Pretore di aver ignorato la circostanza che la convenuta non
aveva contestato l’ammontare delle note spese negli allegati di causa, ciò che
ne rendeva inutile la prova, trattandosi di circostanze ammesse dalla
controparte. La censura è ai limiti della temerarietà. Basta infatti leggere la
risposta di causa (pag. 2, 3, 5 e 6) per rendersi conto che la convenuta ha
contestato in blocco ogni singola pretesa dell’attore, negando la conclusione
di qualsiasi accordo con lui, e che essa ha mantenuto tale posizione per tutta
la procedura giudiziaria. In presenza di siffatta contestazione, spettava
all’attore provare la conclusione del contratto di lavoro, ciò che ha fatto, e
l’ammontare delle proprie pretese, ciò che non è riuscito a fare, come
accertato a giusta ragione dal Pretore. Può dunque rimanere indeciso il quesito
di sapere se la petizione non dovesse essere respinta in applicazione dell’art.
84 CO, l’attore avendo chiesto in franchi svizzeri il rimborso di spese
sostenute in valuta estera, vale a dire in EUR (DTF 137 III 158, 134 III 151,
RtiD I-2010 pag. 764).

 

                                10.   Per
quanto riguarda la pretesa per il risarcimento danni, il Pretore ha considerato
che l’attore poteva effettivamente appellarsi all’art. 337b CO ma che egli non aveva
comprovato sufficientemente questa circostanza. Il primo giudice, infatti, ha
accertato che il doc. R era da considerare una semplice consulenza di parte, tra
l’altro meramente ipotetica, e come tale non era sufficiente a comprovare
l’asserito maggiore onere fiscale di cui intende prevalersi l’attore. Il
Pretore ha poi ritenuto insufficienti gli elementi forniti dall’attore a
sostegno della sua pretesa per torto morale secondo l’art. 49 CO. 

 

                                         In questa
sede l’appellante rimprovera al Pretore di aver “ingiustamente negletto”
l’aspetto risarcitorio, riprendendo a pagina 11 e 12 dell’appello, parola per
parola, il punto 6 delle proprie conclusioni di causa (pag. 8 e 9), tanto che
l’ultimo paragrafo si rivolge espressamente al giudice di prima istanza (“Oltre
a ciò, tenga questo Pretore debito conto….”, pag. 12 dell’appello). Il significato
dell'atto di appello è quello dell'esposizione avanti alla Camera adita di
circostanziate critiche all'accertamento dei fatti e/o all'applicazione del
diritto di cui alla sentenza impugnata, così da consentire, entro i limiti
delle domande formulate, la sua verifica da parte dell'autorità superiore ed eventualmente
la sua riforma nel senso auspicato dal ricorrente. L’atto di appello deve
quindi confrontarsi in forma critica con i contenuti del giudizio che si
intende impugnare. È però ovvio che ciò non può avvenire laddove vengano
richiamate o riprodotte le argomentazioni già esposte negli atti della
procedura svolta davanti al Pretore, poiché in tali scritti si cercherebbero
invano critiche a un giudizio che non è ancora stato emanato, ragione per cui
la giurisprudenza prevede la sanzione dell'irricevibilità per il gravame che si
limita a richiamare argomentazioni espresse in precedenti allegati oppure che
si esaurisce nella testuale o quasi trascrizione di tali allegati (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 21 e 22 ad
art. 309; CPC-TI App., m. 36 ad art. 309; RtiD II-2009, n. 7c pag. 632). Si
tratta in effetti di narrazioni redatte allo scopo di convincere il Pretore
della bontà delle proprie argomentazioni alla luce delle risultanze
dell'istruttoria, e non invece con la diversa finalità di suffragare avanti alla
Camera d'appello l'erroneità del giudizio impugnato. La riproduzione di ampi
stralci del memoriale conclusivo soggiace necessariamente ai medesimi principi
nella misura in cui si tratta di narrazioni redatte allo scopo di convincere il
Pretore della bontà delle proprie argomentazioni alla luce delle risultanze
dell'istruttoria, e non invece con la diversa finalità di suffragare avanti
alla Camera d'appello l'erroneità del giudizio impugnato (II CCA 12 maggio 2010
inc. n. 12.2009.132).

 

                                         Nella
fattispecie il Pretore ha spiegato in modo chiaro per quale motivo respingeva
le pretese dell’attore e al riguardo l’appello non si esprime, salvo le due
righe in cui formula il generico rimprovero di aver “ingiustamente negletto” il
risarcimento, senza tuttavia spiegare perché sarebbe errata la decisione di
prima istanza. Ne deriva che l’appello è irricevibile su questo punto per
carenza di motivazione. Anche in questo caso può così rimanere indeciso il
quesito di sapere se la petizione non dovesse essere respinta in applicazione
dell’art. 84 CO, l’attore avendo chiesto in franchi svizzeri il risarcimento di
danni che gli sarebbero insorti in valuta estera, vale a dire in EUR (DTF 137
III 158, 134 III 151, RtiD I-2010 pag. 764).

 

                                11.   Considerata
la rispettiva parziale soccombenza delle parti, il Pretore ha posto la tassa e
le spese, di complessivi fr. 3’000.- per ¾ a carico dell’attore e per il
restante ¼ a carico della convenuta, obbligando nel contempo l’attore a versare
alla convenuta fr. 7'500.- a titolo di ripetibili. Con l’ultima censura
d’appello l’attore si duole del fatto che il Pretore non avrebbe considerato
nella fissazione della tassa di giustizia e delle ripetibili la sua vittoria di
principio sull’esistenza del contratto, tenacemente negata dalla convenuta, e
avrebbe ignorato i giusti motivi previsti dall’art. 148 CPC-TI, riconoscendo
alla convenuta indennità per ripetibili infondate ed eccessive. Se non che,
l’appellante non ha indicato l’importo che ritiene congruo, limitandosi a
chiedere “una nuova e corretta valutazione dell’effettiva attività sostenuta
dall’avversario” (appello, pag. 13). Anche su questo punto l’appello non può
quindi essere esaminato, per carenza di una precisa domanda di giudizio
d’appello (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC-TI; II CCA 26 ottobre 2010 inc. n.
12.2010.122, 27 luglio 1995 inc. n. 12.95.141, 17 giugno 1996 inc. n.
12.96.129, 30 novembre 2007 inc. n. 12.2006.202, 12 dicembre 2007 inc. n.
12.2007.56; cfr. per analogia Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 8 seg. ad art. 309).

 

                                12.   Visto
quanto precede, nella limitata misura in cui è ricevibile l’appello deve essere
respinto e la decisione del Pretore confermata. La tassa di giustizia, le spese
e le ripetibili d’appello seguono l’integrale soccombenza in questa sede dell’appellante
(art. 148 CPC-TI) e sono commisurate al valore di fr. 114'069.67.

 

 

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati l’art. 148 CPC-TI, la LTG e il Regolamento sulle
ripetibili

 

dichiara e
pronuncia:

 

                                   1.   L’appello
3 settembre 2010 di AP 1 è respinto.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali di appello consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 1’500.-

                                         b) spese                         fr.   
100.-

                                         totale                              fr.
1'600.-

 

                                         già
anticipati dall’appellante, rimangono a suo carico, con l’obbligo di rifondere
alla controparte fr. 3’000.- a titolo di ripetibili di appello.

                                      

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  - - 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle cause a carattere pecuniario è dato ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il
valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto
del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1
LTF); per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne
una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF).
Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli
stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117
LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).