# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d170a1cd-c160-5946-bcdb-1763ddf56e0d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-12-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.12.2021 D-980/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-980-2021_2021-12-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-980/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  d i c e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yanick Felley, Simon Thurnheer,  

cancelliere Jesse Joseph Erard.   
 

 
 

Parti 
 A._______, nato l’(…), 

Iran,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (ricorso contro una decisione di  

riesame); 

decisione della SEM del 3 febbraio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-980/2021 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino iraniano, ha presentato in Svizzera una domanda 

d’asilo in data (…) settembre 2018 (cfr. atti autorità inferiore).  

Nell’ambito di tale procedura, il richiedente aveva fatto valere, quali motivi 

d’asilo, d’essere stato perseguitato in Iran perché visto come un apostata. 

B.  

Con decisione del 28 ottobre 2019, la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) ha respinto la succitata domanda d’asilo pronunciando 

contestualmente l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera oltre 

all’esecuzione del provvedimento medesimo.  

C.  

Il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con sentenza 

D-6278/2019 del 30 novembre 2020, ha respinto il ricorso interposto il 28 

novembre 2019 dal richiedente, confermando integralmente la decisione 

dell’autorità di prima istanza.  

D.  

Il 12 gennaio 2021 l’interessato ha presentato all’attenzione della SEM una 

domanda di riesame sulla scorta di un nuovo mezzo di prova, consistente 

in un certificato medico del 15 dicembre 2020 redatto dal Dr. B._______, 

FMH in psichiatria e psicoterapia. Ai sensi di quest’ultimo, il quadro clinico 

del richiedente farebbe stato di un disturbo post-traumatico da stress 

(F43.1) e cefalea (R51).  

Ebbene, in sostanza, l’istante è dell’opinione che dalle patologie attestate 

con siffatto documento si evincerebbe la veridicità delle allegazioni addotte 

a sostegno della domanda d’asilo, ritenute a suo tempo inverosimili dalla 

SEM e dal Tribunale. Oltretutto, le afflizioni lamentate giustificherebbero 

l’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso l’Iran, da cui la ri-

chiesta di essere ammesso provvisoriamente in Svizzera.   

E.  

Con decisione del 3 febbraio 2021, notificata il 4 febbraio 2021 (cfr. avviso 

di ricevimento), l’autorità inferiore ha respinto l’istanza e ha confermato la 

sua precedente decisione facente data al 28 ottobre 2019.  

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Pagina 3 

F.  

Insorgendo dinanzi al Tribunale con ricorso del 4 marzo 2021 (cfr. traccia-

mento degli invii; data d’entrata: 8 marzo 2021), il richiedente ha avversato 

suddetta decisione. Con l’impugnativa, il ricorrente ha innanzitutto postu-

lato l’annullamento della decisione della SEM del 3 febbraio 2021 e la con-

cessione dell’asilo. In subordine, egli ha chiesto di essere ammesso prov-

visoriamente in Svizzera per causa d’inammissibilità e di inesigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento. Contestualmente, egli ha concluso 

alla concessione dell’assistenza giudiziaria nel senso dall’esenzione dal 

versamento delle spese anticipate di giustizia, il tutto con protesta di spese 

e ripetibili.  

A sostegno della propria versione dei fatti, egli ha inoltre accluso al gra-

vame dei documenti aggiuntivi, composti dall’estratto di una pagina internet 

“www.(...).com/” e da un CD-ROM contenente una nutrita documentazione, 

fra la quale figurano in particolare del materiale audiovisivo che lo ritrar-

rebbe nell’ambito di alcune manifestazioni, alcuni filmati pubblicati sul pro-

filo “(…)” del social network “Instagram”, ed ulteriori video riconducibili ad 

una collaborazione con media esteri e condivisi anche su applicazioni di 

messaggistica istantanea.   

G.  

Per il tramite della decisione incidentale del 23 marzo 2021 il Tribunale ha 

respinto la domanda d’assistenza giudiziaria ed ha invitato il ricorrente a 

versare entro l’8 aprile 2021 un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali. 

L’importo in parola è stato tempestivamente corrisposto dall’interessato.  

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. LA SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA.  

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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 6 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.  

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2).  

4.  

4.1 La domanda di riesame, è una richiesta indirizzata ad un’autorità am-

ministrativa in vista della riconsiderazione di una decisione entrata in forza 

di cosa giudicata. Tale istituto, pur non essendo previsto espressamente 

dalla PA, è noto da tempo a giurisprudenza e dottrina, che l’hanno dedotto 

dall’art. 66 PA – il quale prevede il diritto di domandare la revisione delle 

decisioni – e dagli art. 8 e 29 cpv. 2 della Cost. (cfr. DTAF 2010/27 

consid. 2.1, URSINA BEERLI-BONORAND, Die ausserordentlichen Rechtsmit-

tel in der Verwaltungsrechtspflege des Bundes und der Kantone, 1985, 

pag. 173). Il riesame è altresì regolamentato dalla legislazione in materia 

d’asilo a partire dalla modifica della LAsi del 14 dicembre 2012, in vigore 

dal 1° febbraio 2014 (cfr. art. 111b LAsi). Tale disposto prevede che la do-

manda di riesame debitamente motivata debba essere indirizzata per 

scritto alla SEM entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di riesame 

(art. 111b cpv. 1 LAsi).  

4.2 In buona sostanza, l’autorità è tenuta a trattare una tale richiesta nelle 

situazioni seguenti: quando la stessa costituisce una “domanda di riconsi-

derazione qualificata”, ossia una richiesta per il cui tramite l’interessato si 

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avvale di motivi di revisione previsti all’art. 66 PA senza che sia preceden-

temente stata emanata una decisione di merito di seconda istanza oppure 

quando costituisce una “domanda di adattamento”, vale a dire nel caso in 

cui l’interessato si prevale di un cambiamento notevole delle circostanze 

(di fatto o di diritto) dal momento della pronuncia della decisione materiale 

finale (inizialmente corretta) di prima o seconda istanza (cfr. DTAF 2014/39 

consid. 4.5 con ulteriori riferimenti; DTAF 2010/27 consid. 2.1 e 2.1.1). Oc-

corre a tal proposito rammentare che differentemente dalla “domanda di 

riconsiderazione qualificata” in materia d’asilo la “domanda di adattamento” 

può vertere unicamente su aspetti relativi all’esecuzione dell’allontana-

mento dal momento che eventuali fatti nuovi e determinanti per il ricono-

scimento dello statuto di rifugiato giustificherebbero il deposito di una do-

manda multipla (cfr. DTAF 2013/22 consid. 11.3.2; Giurisprudenza ed in-

formazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GI-

CRA] 1998 n. 1). Da ultimo, una domanda di riesame può essere fondata 

anche su un nuovo mezzo di prova posteriore ad una sentenza materiale 

di seconda istanza ma che riguarda fatti anteriori, posto che una tale co-

stellazione risulterebbe irricevibile per via di revisione dinanzi al Tribunale 

(cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3, AUGUST MÄCHLER, in: 

Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Ver-

waltungsverfahren [VwVG], 2a ed. 2019, n. 18 ad art. 66 PA). 

4.3 Secondo la giurisprudenza in ambito di revisione ed applicabile per 

analogia in materia di riesame, per fatti nuovi vanno intese le circostanze 

che l’interessato non conosceva al momento della prima decisione o delle 

quali non poteva o non avrebbe avuto ragione di avvalersi in tale frangente 

(cfr. DTF 136 II 177 consid. 2.1, sentenza del Tribunale A-837/2019 del 10 

luglio 2019 consid. 4.2.3). I fatti, oltre ad essere nuovi, devono essere im-

portanti e decisivi, vale a dire di natura tale da modificare la fattispecie alla 

base della decisione contestata e da condurre ad un giudizio diverso in 

funzione di un apprezzamento giuridico corretto. Per quanto concerne i 

mezzi di prova, gli stessi devono servire a comprovare fatti nuovi e rilevanti 

che giustifichino la revisione (in questo caso: il riesame), oppure fatti già 

noti nel procedimento precedente, che non avevano potuto essere provati, 

a discapito del richiedente (cfr. DTF 127 V 353 consid. 5b). Se i nuovi mezzi 

di prova sono destinati a provare dei fatti allegati anteriormente, colui che 

se ne avvale dovrà pure dimostrare che non poteva invocare gli stessi nella 

procedura precedente. Una prova è considerata concludente quando biso-

gna ammettere che la stessa avrebbe condotto il giudice a statuire in modo 

diverso se ne avesse avuto conoscenza nell’ambito della procedura princi-

pale. Risultano inoltre esclusi i mezzi di prova che avrebbero potuto essere 

presentati contestualmente ad una procedura ordinaria di ricorso avverso 

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la decisione da riesaminare (cfr. DTF 136 II 177 consid. 2.1; GICRA 2003 

n. 17 consid. 2b). L’istituto del riesame non può infatti servire a rimettere 

continuamente in discussione le decisioni amministrative cresciute in giu-

dicato e ad eludere le disposizioni legali sui termini di ricorso (cfr. DTF 136 

II 177 consid. 2.1 con riferimenti ivi citati). 

4.4 In concreto, è a ragione che l’autorità di prima istanza – alla quale è 

stato chiesto di riesaminare la decisione emessa il 28 ottobre 2019 sulla 

scorta di un certificato medico posteriore alla sentenza del Tribunale del 30 

novembre 2020 − ha qualificato la richiesta quale domanda di riesame. 

Inoltre, visto che la SEM ha trattato nel merito l’istanza, respingendola, si 

tratta ora di valutare se i motivi in forza ai quali l’autorità è giunta alla reie-

zione risultino o meno fondati. Si constati poi come a prescindere dalla sua 

applicabilità in concreto (cfr. sulla questione EMILIA ANTONIONI LUFTENSTEI-

NER, in: Code annoté de droit de migrations, pag. 862 e seg.), il termine 

prescritto all’art. 111b cpv. 1 LAsi risulti ossequiato, visto che l’istanza è 

stata depositata a meno di 30 giorni a far data dall’emissione del referto 

medico prodotto.  

5.  

Nel gravame, il ricorrente rimprovera anzitutto alla SEM un’errata valuta-

zione del certificato medico in parola. Egli ritiene infatti che tale documento, 

redatto da uno specialista in seguito a diversi mesi di terapia e per mezzo 

del quale gli sarebbe stato diagnosticato un disturbo di origine psichiatrica-

psicologica, non sarebbe da ridurre ad una mera allegazione di parte. Al 

contrario, esso comproverebbe le asserite persecuzioni subite nel Paese 

d’origine, cosicché il narrato addotto a sostegno della propria domanda 

d’asilo sarebbe da considerarsi verosimile.   

Nel prosieguo della propria impugnativa, l’interessato sostiene poi di con-

durre dalla Svizzera un’attività politica ostile al regime iraniano, dalla quale 

discenderebbe un fondato timore di subire pregiudizi per il caso in cui fa-

cesse ritorno in Iran, risultando così rilevante ai fini del riconoscimento dello 

statuto di rifugiato (cfr. memoriale ricorsuale, punto 4). Come detto (cfr. su-

pra consid. F), a sostegno di tale asserzione egli ha accluso al gravame 

dei mezzi di prova aggiuntivi, composti dall’estratto di una pagina internet 

“www.(...).com/” e da un CD-ROM contenente una nutrita documentazione, 

fra la quale figurano in particolare del materiale audiovisivo che lo ritrar-

rebbe nell’ambito di alcune manifestazioni, alcuni filmati pubblicati sul pro-

filo “(…)” del social network “Instagram”, ed ulteriori video riconducibili ad 

una collaborazione con media esteri e condivisi anche su applicazioni di 

messaggistica istantanea.       

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Pagina 7 

6.  

6.1 Orbene, in primo luogo il Tribunale rileva che l’atto medico prodotto dal 

ricorrente a sostegno della propria domanda di riesame presentata dinanzi 

alla SEM non è atta a permettere una diversa valutazione rispetto a quella 

di cui al provvedimento del 28 ottobre 2019. Difatti, sebbene si possa par-

tire dal presupposto che siffatta certificazione attesti l’esistenza concreta di 

una patologia affliggente lo stato di salute del ricorrente, nulla permette di 

ricondurre la medesima all’effettivo svolgimento – così come narrate – delle 

traversie addotte a sostengo della sua domanda d’asilo. È quindi in tal 

senso che l’argomentazione eccepita dal ricorrente si riduce ad una mera 

asserzione di parte. Perdipiù, né le affezioni da lui lamentate, così come 

neppure il certificato medico versato agli atti, permettono di chiarire e fi-

nanche giustificare gli indicatori d’inverosimiglianza gravanti il racconto ad-

dotto a sostegno della sua domanda d’asilo (cfr. sentenza del Tribunale 

D-6278/2019 del 30 novembre 2020). 

Sicché, la domanda di riesame ancorata all’attestato medico del 15 dicem-

bre 2020 e volta al riconoscimento dello statuto di rifugiato e alla conces-

sione dell’asilo in Svizzera, va disattesa.  

6.2 Per quanto concerne invece l’allegazione relativa alle asserite di attività 

politiche suscettibili di iscriversi nell’art. 54 LAsi, è anzitutto giudizioso ram-

mentare quanto segue.  

6.2.1 Se il richiedente intende addurre fatti o mezzi di prova determinanti 

per il riconoscimento dello statuto di rifugiato e che non riguardano aspetti 

già valutati nella procedura ordinaria cresciuta in giudicato con la sentenza 

materiale del Tribunale (cfr. art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37 

LTAF e 4 PA), egli può depositare una nuova domanda d’asilo dinanzi 

all’autorità di prima istanza (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5 – 4.6; 2013/22 

consid. 5.4 e 11.3.2; Giurisprudenza ed informazioni della Commissione 

svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 20 consid. 2.3 e 1998 

n. 1). Ciò è il caso quando l’interessato invoca dei fatti nuovi propri a moti-

vare la qualità di rifugiato e che si sono prodotti dopo la chiusura della sua 

ultima procedura d’asilo (cfr. DTAF 2016/17 consid. 4.1.3), cosa che a li-

vello di casistica giurisprudenziale si esaurisce sostanzialmente nei motivi 

soggettivi o oggettivi insorti dopo la fuga quali delle attività politiche in esi-

lio, la conversione ad una nuova religione o un mutamento nella situazione 

politica nel paese d’origine con potenziale effetto sulle condizioni per rico-

noscere la qualità di rifugiato (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.6, GICRA 2006 

n. 20 consid. 3.1; a titolo esemplificativo le sentenze del Tribunale 

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E-2642/2020 del 14 aprile 2020 e D-3283/2020 del 1° luglio 2020 con-

sid. 5.4). La LAsi, con l’art. 111c, prevede un disposto specifico al riguardo, 

sancendo che le nuove domande d’asilo presentate entro cinque anni dal 

passaggio in giudicato della decisione in materia d’asilo e d’allontanamento 

devono essere motivate e presentate per scritto. Si tratta di una procedura 

specifica alle nuove domande che intervengono in tale lasso di tempo e 

che la legge designa come “domande multiple” (cfr. DTAF 2017 VI/7 con-

sid. 5.2.2; 2014/39 consid. 4.3). Per contro, gli eventi preesistenti, ossia 

fatti già verificatisi prima della crescita in giudicato della decisione in mate-

ria d’asilo ed inizialmente sottaciuti o omessi, non possono essere oggetto 

di una seconda domanda d’asilo (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4, che ri-

chiama la giurisprudenza emessa sotto l’egida del vart. 32 cpv. 2 lett. e 

LAsi; più recentemente sentenza del Tribunale E-4667/2018 del 22 gen-

naio 2018 consid. 4.1.3). 

6.2.2 Tema di litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore 

possono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata 

(DTF 134 V 418 consid. 5.2; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren 

und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, pag. 298). In altre 

parole, oggetto della procedura di ricorso è soltanto ciò che è stato trattato 

dinanzi all’autorità di prima istanza (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, pag. 27 

n. marg. 2.1). Così, se l’autorità di prima istanza non è entrata nel merito 

della domanda di riesame, il richiedente può ricorrere unicamente alle-

gando che quest’ultima ha negato, a torto, l’esistenza delle condizioni ri-

chieste per statuire nel merito. In caso di accoglimento del gravame, l’au-

torità di ricorso sarà unicamente legittimata ad invitare l’autorità inferiore 

ad entrare nel merito (cfr. DTF 139 II 233 consid. 3.2; sentenza del Tribu-

nale federale 2C_661/2020 del 23 novembre 2020 consid. 1.2). Se invece 

l’autorità inferiore entra in materia rendendo una nuova decisione, la me-

desima può fare l’oggetto di un ricorso per motivi attinenti al merito allo 

stesso titolo della decisione iniziale (cfr. DTAF 2010/27 consid. 2.1.4; sen-

tenza del Tribunale federale 2A.506/2003 del 6 gennaio 2004, consid. 2). 

6.2.3 Ferme tali premesse, in specie il Tribunale osserva come l’evenienza 

che vedrebbe il ricorrente adoperarsi in attività ostili al regime iraniano, sia 

stata addotta unicamente nell’ambito del ricorso interposto contro la deci-

sione dell’autorità inferiore del 3 febbraio 2021. A ciò si aggiunge il fatto 

che i mezzi di prova acclusi al gravame ed intesi a comprovare siffatta ver-

sione dei fatti, testimoniano di attività risalenti ad un periodo temporale po-

steriore alla sentenza del Tribunale del 30 novembre 2020 (cfr. risultanze 

processuali).  

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Ne discende, indipendentemente dalla conformità con la giurisprudenza 

convenzionale sul tema, che gli aspetti legati all’attivismo politico esercitato 

in Svizzera da A._______, esulano dall’oggetto del litigio di cui al presente 

esame, ritenuto che erano da sottoporre all’attenzione dell’autorità inferiore 

per mezzo di una nuova domanda d’asilo. Per il che, le censure mosse con 

il gravame sul punto sono inammissibili.  

Ad ogni modo, non è inopportuno evidenziare che il richiedente l’asilo ha 

nel frattempo proceduto in tal senso, depositando una nuova domanda 

d’asilo, poi sfociata in un ulteriore procedimento dinanzi al Tribunale 

(cfr. sentenza del Tribunale D-4296/2021 dell’8 dicembre 2021). Così, il 

fatto che i nuovi motivi d’asilo non siano in casu vagliati dal Tribunale, è in 

definitiva del tutto ininfluente.    

7.  

Poste le considerazioni che precedono, resta da valutare se le patologie 

lamentate dall’interessato siano atte ad ostare all’esecuzione dell’allonta-

namento verso l’Iran. 

7.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-

tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’ese-

cuzione dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-

missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 

LStrI). In caso di non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM di-

spone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI). 

7.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza  

di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24  

consid. 10.2 e relativo riferimento). 

8.  

8.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-

zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

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del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La CorteEDU ha più volte 

ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una si-

tuazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di 

destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. 

Spetta infatti all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri 

motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real 

risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a 

trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi 

riferimenti). 

8.2 Nella presente disamina, stante quanto testé enucleato (cfr. supra con-

sid. 6), il principio del divieto di respingimento non trova applicazione nella 

fattispecie e l’ammissibilità del rinvio del ricorrente risulta pacifica sotto 

l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. 

8.3 Per il resto, la CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di 

persone che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una 

violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato si trovi 

ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come 

una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno 

Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una 

violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei 

seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici 

adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di 

un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute 

comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).  

8.4 Come lo si vedrà sub. infra consid. 9.4, la situazione valetudinaria 

dell’insorgente non risulta ostativa all’esecuzione dell’allontanamento da 

un punto di vista dell’esigibilità. Su questi presupposti e per i motivi dap-

presso esposti, nemmeno si può ritenere che il suo respingimento ponga 

problemi rispetto alla citata e più restrittiva giurisprudenza convenzionale.  

8.5 Ne discende, alla stregua di quanto rilevato nel sindacato giudizio, che 

l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di di-

ritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 

9.  

9.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

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venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.  

9.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le 

difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una 

regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi 

di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-

zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-

sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).  

9.3 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in 

caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento di-

viene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure me-

diche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina ge-

nerale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme alla 

dignità umana. Lo straniero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv. 4 

LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un 

accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o mante-

nere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura ospe-

daliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di destinazione 

non raggiungono lo standard elvetico. In tal senso, se le cure necessarie 

possono essere assicurate nel paese d’origine del richiedente, all’occor-

renza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in Svizzera, l’esecu-

zione dell’allontanamento sarà ragionevolmente esigibile. Invece non lo 

sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di 

possibilità di trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si de-

graderebbe così rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla 

messa in pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, dure-

vole e notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 8.3 e relativi riferimenti). 

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Pagina 12 

9.4 Orbene, lo scrivente rileva che le problematiche mediche lamentate dal 

ricorrente – al quale è stato diagnosticato un disturbo post-traumatico da 

stress (F43.1) e cefalea (R51), patologie per le quali gli sarebbe stata pre-

scritta una terapia a base di Sertralina, olanzapina, Triazolam e topomax – 

non appaiono di una gravità tale da giustificare un’ammissione provvisoria. 

Anzitutto, le condizioni di salute dell’interessato appaiono stabilizzate, 

tanto da permettere un seguito ambulatoriale. Inoltre, è giudizioso rammen-

tare che l’Iran dispone di sufficienti strutture psichiatriche così come del 

personale medico necessario, a cui si aggiunge il fatto che la maggior parte 

farmaci risulta reperibile (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale 

E-3531/2019 del 21 settembre 2021 consid. 9.3.4, D-3698/2018 dell’11 di-

cembre 2020 consid. 11.2 e D-2909/2018 del 1° maggio 2020 con-

sid. 12.5.3, con riferimenti ivi citati).  

9.5 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento 

è dunque ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

10.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 

LStrI), ritenuto che l’insorgente non ha versato agli atti nuovi mezzi di prova 

atti a mutare il giudizio avversato. Del resto, egli nemmeno ha censurato 

tale aspetto.  

L’esecuzione dell’allontanamento è quindi pure possibile.  

11.  

Anche in materia d’esecuzione dell’allontanamento la decisione dell’auto-

rità inferiore va dunque confermata.  

12.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Di conseguenza risulta anche giustificato l’emolu-

mento di CHF 600.– fissato in applicazione dell’art. 111d cpv. 1 LAsi. 

La decisione del 3 febbraio 2021 va dunque confermata ed il ricorso re-

spinto. 

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Pagina 13 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1'500.−, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2] e prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato 

il 6 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva.  

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia:    

1.  

Per quanto ricevibile, il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali di CHF 1'500.− sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 6 aprile 2021. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard