# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa064ffb-d1d2-56bc-b568-606e050c150a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-08-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.08.2025 D-5018/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5018-2024_2025-08-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5018/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  a g o s t o  2 0 2 5   

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Walter Lang, Contessina Theis;  

cancelliere Miroslav Vuckovic. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), 

C._______, nata il (…), 

Turchia,   

tutti patrocinati dall'avv. Stephan K. Nyffenegger, 

Rechtsanwalt, Nyffenegger Rechtsanwälte, (…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 10 luglio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-5018/2024 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a I richiedenti hanno presentato domanda d’asilo in Svizzera il 4 

novembre 2022. L’11 giugno 2024, la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) ha svolto con loro un’approfondita audizione individuale 

sui motivi d’asilo ai sensi dell’art. 29 LAsi (RS 142.31). Il richiedente – 

cittadino turco di etnia curda e religione alevita – ha riferito di aver lasciato 

la Turchia il (…) 2022 con la moglie e la figlia minorenne, in seguito a due 

eventi occorsi nel mese di (…) 2022. Dapprima, mentre svolgeva il turno di 

notte come addetto alla sicurezza dell’Università di D._______, egli 

sarebbe stato minacciato da degli agenti di polizia, tra i quali vi sarebbe 

stato un agente che – in un secondo momento (a giorni di distanza) – lo 

avrebbe offeso e malmenato con l’aiuto di altri colleghi, proferendo infine 

minacce anche nei confronti della famiglia dell’interessato. Tali angherie 

sarebbero dovute alla sua appartenenza alla “Confederazione dei 

Sindacati Progressisti di Turchia” (in turco Devrimci İşçi Sendikaları 

Konfederasyonu o DISK), osteggiata dai suoi datori di lavoro (i dirigenti 

della surriferita Università), i quali lo avrebbe vessato sul posto di lavoro in 

varie maniere per infine incaricare gli agenti di punire la sua ritrosia a 

ritirarsi dal DISK e di convincerlo a collaborare con loro fornendo 

informazioni sulle organizzazioni studentesche. Dal punto di vista politico 

e sociale, il richiedente sarebbe stato membro per diversi anni di sindacati 

ed associazioni culturali con carattere politico. In particolare, dal (…) al (…) 

avrebbe svolto delle attività per la “Federazione delle Assemblee popolari 

Socialiste” (in turco Sosyalist Meclisler Federasyonu o SMF). Inoltre, egli 

sarebbe stato sovente discriminato anche a causa della parentela (…). 

A.b La richiedente ha sostanzialmente indicato di essere espatriata a 

causa delle vicissitudini occorse al marito, non avendo né ella né la di loro 

figlia minorenne alcun motivo d’asilo individuale. 

A.c A sostegno della propria domanda, i richiedenti hanno versato agli atti 

numerosi mezzi di prova (cfr. mezzi di prova SEM [di seguito: mdp SEM] 

n. 1-14) tra cui i rapporti d’indagine delle autorità turche, un atto d’accusa 

del (…) inerente al reato di “offesa al Presidente” ed uno scritto del 

rappresentante legale dell’interessato in Turchia. 

B. 

Con decisione del 10 luglio 2024, notificata il giorno seguente, la SEM ha 

negato ai richiedenti la qualità di rifugiati, ha respinto la loro domanda 

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d’asilo ed ha pronunciato il loro allontanamento dalla Svizzera, incaricando 

il Cantone di E.______ dell’esecuzione di quest’ultima misura.  

C.  

C.a Con ricorso del 9 agosto 2024, redatto in lingua tedesca, gli interessati 

insorgono dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

Tribunale o TAF) postulando principalmente l’annullamento della decisione 

d’assegnazione al Cantone di E._______ o una nuova valutazione della 

stessa. Gli stessi richiedono altresì l’annullamento della decisione SEM del 

10 luglio 2024, il riconoscimento della qualità di rifugiati, la concessione 

dell’asilo e – sussidiariamente – l’ammissione provvisoria in Svizzera. Sul 

piano procedurale, essi chiedono venga loro concessa l’assistenza 

giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio 

e del relativo anticipo, nonché il gratuito patrocinio, con protesta di spese 

e ripetibili. Inoltre, al gravame sono stati acclusi diversi nuovi mezzi di 

prova, tra i quali: un mandato di accompagnamento coattivo (in turco 

Yakalama Emri; cfr. allegato n. 8) con traduzione, la traduzione tedesca di 

un atto d’accusa (in tedesco Haftbefehl) non presente tra gli allegati 

(cfr. allegato n. 7) ed un estratto del 26.07.2024 di tutti i procedimenti a 

carico dell’interessato (cfr. allegato n. 9). 

C.b Con scritto del 3 settembre 2024, il rappresentante legale dei ricorrenti 

ha presentato ulteriori mezzi di prova relativi al procedimento turco nei 

confronti dell’interessato e l’attestato di dipendenza dall’aiuto sociale 

(cfr. atto TAF n. 3). 

C.c Con decisione incidentale del 13 novembre 2024, il Tribunale ha 

invitato l’autorità inferiore ad inoltrare una risposta al ricorso, prendendo 

parimenti posizione sui mezzi di prova prodotti fino ad allora (cfr. atto TAF 

n. 4). Invito a cui la SEM ha dato seguito il 5 dicembre 2024 (cfr. atto TAF 

n. 5). 

C.d Con decisione incidentale dell’11 dicembre 2024, il Tribunale ha 

invitato i ricorrenti ad inoltrare una replica (cfr. atto TAF n. 6). Quest’ultima 

è stata inviata con scritto del 21 gennaio 2025, al quale è stata allegata 

nuova e copiosa documentazione (cfr. atto TAF n. 9). 

C.e Con decisione incidentale dell’11 marzo 2025, il Tribunale ha 

trasmesso la replica alla SEM, invitandola nel contempo a duplicare 

(cfr. atto TAF n. 10); cosa che quest’ultima ha fatto in data 13 marzo 2025 

(cfr. atto TAF n. 11).  

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Pagina 4 

C.f Con ordinanza del 27 marzo 2025, il Tribunale ha infine notificato per 

conoscenza la duplica ai ricorrenti, chiudendo la fase di scambio degli 

scritti (cfr. atto TAF n. 12).  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒ 33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

In applicazione dell’art. 33a cpv. 1 PA, una parte può presentare il suo 

ricorso in una lingua ufficiale svizzera di sua scelta (cfr. anche in merito 

PATRICIA EGLI in: Waldmann/Krauskopf [ed.], Praxiskommentar VwVG, 3a 

ed., 2023, n. 2 seg., pag. 899). Nella presente disamina, i ricorrenti hanno 

introdotto il loro ricorso in lingua tedesca. Tuttavia, il Tribunale non ravvede 

alcuna ragione per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 prima 

frase PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF. Il pro-

cedimento segue quindi la lingua della decisione impugnata. 

3.  

Con il ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi e dalle considerazioni 

giuridiche della decisione impugnata (DTAF 2014/26 consid. 5), né dalle 

argomentazioni delle parti (art. 62 cpv. 4 PA; cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

 

4.  

4.1 Nella decisione avversata, la SEM ha ritenuto inverosimile – ai sensi 

dell’art. 7 LAsi – il racconto reso dai ricorrenti. In particolare, il marito 

avrebbe fornito delle allegazioni vaghe e poco circostanziate in merito a 

quanto occorsogli a livello professionale a causa della sua appartenenza 

etnica e militanza politica. Nello specifico, i licenziamenti che avrebbe 

subìto a causa di motivi politici sarebbero in realtà una mera supposizione 

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dell’interessato, in quanto il datore di lavoro non avrebbe mai indicato una 

motivazione precisa. Neppure le asserite vessazioni subite – 

segnatamente i ripetuti turni notturni svolti da solo – sarebbero riconducibili 

alle sue idee politiche o alla sua etnia. I due episodi dell’(…) 2022, decisivi 

a suo dire per l’espatrio, sarebbero estremamente stereotipati, non avendo 

l’interessato minimamente spiegato né concretizzato le ragioni per cui la 

polizia avrebbe avuto interesse a minacciarlo o chiedergli di fare da 

informatore per loro. Per quanto concerne l’inchiesta aperta dalle autorità 

turche, l’interesse di quest’ultime sarebbe stato manifestato solo a ridosso 

dell’espatrio del ricorrente. Di conseguenza, egli non avrebbe reso 

verosimile di essere stato perseguitato in patria prima del suo espatrio. 

Inoltre, la SEM ritiene superfluo esaminare la documentazione inerente alla 

procedura aperta per il reato di “propaganda a favore dell’organizzazione 

terroristica”, non essendo in ogni caso le allegazioni dell’insorgente 

sufficienti per riconoscergli la qualità di rifugiato. Non vi sarebbero altresì 

indizi suscettibili di dimostrare che le autorità giudiziarie turche abbiano 

emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti. Sulla base di quanto 

prodotto dall’interessato emerge che vi sarebbe una sola procedura 

d’inchiesta aperta, senza che sia stata intrapresa alcuna azione legale. In 

queste circostanze e a questo stadio, non sarebbe dunque possibile 

stabilire se, al termine dell’inchiesta, egli sarà incriminato, portato davanti 

ad un tribunale o successivamente condannato per un motivo 

determinante in materia d’asilo. Nemmeno la documentazione inerente al 

reato di “insulto al Presidente” prefigurerebbe l’emissione in futuro di un 

mandato d’arresto; e ciò considerate le poche pubblicazioni su Facebook 

– successive all’espatrio – su cui si fonderebbe la procedura a suo carico. 

Data la legislazione e la prassi turca, vi sono infine dubbi sul fatto che il 

ricorrente, qualora fosse condannato ad una pena detentiva, dovrà 

effettivamente scontarla in carcere. Infatti egli non avrebbe precedenti 

penali né rappresenterebbe un profilo politico di rilievo. Per quanto 

concerne la ricorrente, essa non avrebbe fatto valere motivi d’asilo 

individuali e le sue allegazioni non apporterebbero alcun elemento ulteriore 

di verosimiglianza rispetto a quanto esposto dal coniuge. Da ultimo, 

l’esecuzione dell’allontanamento dei ricorrenti sarebbe ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile, posto segnatamente che il loro stato 

di salute, l’attuale situazione in materia di diritti dell’uomo e la situazione 

politica vigente in Turchia non risulterebbero ostativi al rimpatrio. 

4.2 Nel proprio gravame, i ricorrenti hanno in primis contestato la decisione 

di svolgere la procedura in un luogo ed in una lingua estranea al loro 

patrocinatore legale, oltre che la successiva decisione di ripartizione 

cantonale. In secundis, considerata tutta la documentazione presentata – 

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specie quella allegata al ricorso – essi evidenziano come la SEM avrebbe 

valutato erroneamente le allegazioni dei ricorrenti, definendole troppo poco 

concrete, dettagliate e circostanziate, minimizzando così di fatto il loro 

difficile vissuto. Il ricorrente avrebbe spiegato chiaramente di essere stato 

punito e discriminato a causa del suo ruolo di sindacalista. Essi 

rammentano poi come oggigiorno nella loro città d’origine basti anche solo 

essere membro di organizzazioni curde o cantare in tale lingua per causare 

l’apertura di procedimenti penali. In aggiunta, allo stato attuale, vi 

sarebbero dunque quattro procedimenti nei confronti del marito, per due 

dei quali vi sarebbero i relativi atti d’accusa. L’interessato avrebbe dunque 

corroborato la tesi secondo la quale andrebbe incontro ad una 

carcerazione certa qualora rientrasse in Turchia. Per quanto concerne 

l’attività dello stesso sui social media, questa non avrebbe unicamente 

avuto luogo dopo l’espatrio ma già a partire dal 2017, come testimoniato 

dai nuovi mezzi di prova allegati al gravame. Pertanto, i ricorrenti avrebbero 

dimostrato di essere perseguitati in Turchia per motivi personali, etici e 

religiosi. L’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe infine ammissibile, 

dato un rischio concreto di torture e maltrattamenti. Inoltre, essendo il 

ricorrente curdo, la sua detenzione sarebbe senz’altro caratterizzata da 

condizioni disumane ed umilianti. 

4.3 Nello scritto del 3 settembre 2024, i ricorrenti hanno allegato ampia 

documentazione concernente i procedimenti a carico del marito in patria, 

indicando inoltre come il numero di arresti di persone di origine curda in 

Turchia sarebbe in forte aumento. 

4.4 Nelle proprie osservazioni, l’autorità inferiore si è riconfermata nella 

decisione resa, indicando altresì che i mezzi di prova acclusi al gravame 

non sarebbero degli atti d’accusa – come sostenuto dai ricorrenti – ma dei 

mandati di accompagnamento coattivo al fine di svolgere un interrogatorio: 

uno per il reato di “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica” 

e l’altro per “offesa al Presidente”. Pertanto, considerata la relativa 

giurisprudenza TAF, non sarebbero atti a modificare il punto di vista della 

SEM in merito al sussistere di un timore fondato in caso di rimpatrio. Inoltre, 

l’autorità inferiore ribadisce come l’interessato non presenti un profilo di 

rischio, considerato che prima dell’espatrio egli non aveva alcuna 

procedura penale aperta nei suoi confronti. Da ultimo, non vi sarebbero in 

corso quattro procedure contro il marito – come affermato dagli interessati 

– ma solamente una.  

4.5 Nella propria replica, corredata da ulteriori mezzi di prova, i ricorrenti 

hanno obiettato che – anche in presenza di un mandato di 

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accompagnamento coattivo – non vi sarebbe nessuna garanzia sul fatto 

che il marito, dopo l’interrogatorio, verrebbe rilasciato. Da questo punto di 

vista sarebbero anzi convinti che a seguito dello stesso, la Procura 

emetterebbe un mandato d’arresto e lo terrebbe in custodia fino al 

processo, come da prassi. 

4.6 L’autorità inferiore ha infine duplicato riaffermandosi nella propria 

decisione, dato che la nuova documentazione non apporterebbe alcun 

nuovo elemento di rilevanza giuridica per la valutazione del caso in esame. 

5.  

5.1 Oggetto del contendere è quindi sapere se la decisione avversata, con 

la quale la SEM ha negato agli interessati la qualità di rifugiati e pronunciato 

il loro allontanamento dalla Svizzera, sia lesiva del diritto federale o fondata 

su un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti. 

5.2 In via preliminare, si rileva che la censura relativa alla decisione di 

ripartizione cantonale del 9 dicembre 2022 (cfr. ricorso, pag. 2, petitum n. 1) 

non può essere esaminata nel presente giudizio. Tale decisione 

incidentale, non essendo stata impugnata entro il termine di 10 giorni 

previsto dall’art. 108 cpv. 2 in combinato disposto con l’art. 107 cpv. 1 LAsi, 

è infatti passata in giudicato. Inoltre, la questione sollevata esula 

dall’oggetto del contendere, nella misura in cui non è stata trattata 

nell’ambito della decisione impugnata. A tale riguardo, va ricordato che può 

essere tema della procedura di ricorso unicamente quanto già esaminato 

dall’autorità inferiore (cfr. DTF 136 II 457 consid. 4.2; cfr. ex pluris sentenza 

del TAF D-23/2024 del 28 gennaio 2025 consid. 6.2). Su questo punto, il 

ricorso è quindi inammissibile. 

5.3  

5.3.1 Ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiate le persone che, nel 

Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono ritenuti seri 

pregiudizi l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della 

libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica 

insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Sarà quindi riconosciuto come rifugiato 

colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento 

oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta 

verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (per i 

dettagli, cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5). 

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5.3.2 Nella sua recente sentenza di riferimento E-4103/2024 dell’8 

novembre 2024, il Tribunale ha trattato la rilevanza delle procedure penali 

turche avviate per i reati di insulto al presidente (art. 299 del codice penale 

turco [Türk Ceza Kanunu, di seguito: TCK]) e di propaganda a favore di 

un’organizzazione terroristica secondo l’art. 7 cpv. 2 della legge 

antiterrorismo turca (legge n. 3713, di seguito: Legge antiterrorismo). 

Anzitutto, esso ha stabilito che il semplice fatto che siano pendenti delle 

inchieste penali presso il ministero pubblico turco per i reati succitati – 

anche in combinazione tra loro – non costituisce un fondato timore di 

subire, con probabilità preponderante, delle persecuzioni in un prossimo 

futuro ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del TAF E-4103/2024 dell’8 

novembre 2024 consid. 8.8 [sentenza di riferimento]). Il Tribunale ha poi 

ritenuto che tali procedure penali assumono una rilevanza per l’asilo 

soltanto se ricorrono cumulativamente le seguenti condizioni: il tribunale 

turco competente apre una procedura giudiziaria reputando fondato l’atto 

d’accusa pronunciato dal ministero pubblico, vi è una preponderante 

probabilità di una condanna in un futuro prossimo, la condanna si fonda su 

un motivo di persecuzione ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi e la pena inflitta 

ha un’intensità rilevante per la qualità di rifugiato sotto il profilo dell’art. 3 

cpv. 2 LAsi (cfr. consid. 8.2). Per determinare se le azioni o le dichiarazioni 

del richiedente (in particolare sui social media) sono suscettibili di 

comportare una persecuzione illegittima per uno Stato di diritto e, nel 

contempo, rilevante per la qualità di rifugiato, occorre procedere ad un 

esame individuale tenendo conto di tutte le specifiche circostanze del caso 

concreto (cfr. consid. 8.5). Infine, non sussistono valide ragioni per 

ammettere che, in maniera generale, le persone oggetto di tali procedure 

penali debbano temere un politmalus in senso assoluto o relativo, nel 

senso di una pena sproporzionatamente severa oppure comportante la 

tortura o trattamenti disumani e degradanti (sulla rilevanza di un 

procedimento penale per la qualità di rifugiato, cfr. fra le tante DTAF 2020 

VI/4 consid. 6.2 con riferimenti). Per definire l’esistenza di un politmalus o 

di motivi comprovanti il rischio di una pena detentiva più lunga, occorre 

quindi procedere ad un esame del caso concreto considerando, in 

particolare, la presenza di fattori di rischio come i precedenti penali della 

persona interessata e il suo eventuale profilo politico di rilievo. Nel caso di 

reati commessi sui social media, anche le circostanze in cui vengono 

effettuate le corrispondenti pubblicazioni possono fornire indicazioni 

rilevanti in questo senso (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7). 

5.4  

5.4.1 Nel caso in esame, l’unico atto d’accusa (İddianame) presentato ad 

oggi dai ricorrenti è quello del (…), inerente al reato di “insulto al 

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Pagina 9 

Presidente”; per quanto concerne il reato di “propaganda a favore 

dell’organizzazione terroristica” l’inchiesta risulta essere tuttora in corso, 

essendo stati emessi unicamente dei mandati di accompagnamento 

coattivo. Infatti, come rettamente asserito dalla SEM, i documenti giudiziari 

relativi a quest’ultima procedura e tradotti quali atti d’accusa (“Haftbefehl”), 

sono invero dei mandati di accompagnamento coattivo (Yakalama Emri). 

Di conseguenza, l’unica inchiesta possibilmente rilevante in casu sarebbe 

quella per la quale è già stato emesso il citato atto d’accusa, ma ciò solo 

qualora fosse già stata aperta una procedura giudiziaria presso un 

tribunale turco competente. Sulla base degli allegati ricorsuali, ciò 

sembrerebbe essere il caso (cfr. allegato ricorsuale n. 9; traduzione a 

pag. 3/204 degli allegati dell’atto TAF n. 3). Tuttavia, è parimenti necessario 

che vi sia una preponderante probabilità di condanna in un futuro prossimo 

e che questa sia fondata su motivi di persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

Allo stato attuale, non vi è modo di ritenere che il ricorrente verrà 

condannato con probabilità preponderante in un futuro prossimo, anche e 

soprattutto in virtù della fattispecie alla base delle accuse mossegli. Difatti, 

le attività svolte sui social media – in forte prevalenza successive 

all’espatrio – ed ingiuriose nei confronti del Presidente della Repubblica 

turca, non sono di intensità tale da poter comportare una persecuzione 

illegittima per uno Stato di diritto. Del resto, dichiarazioni potenzialmente 

lesive dell’onore di figure politiche potrebbero essere perseguite anche in 

Svizzera (cfr. artt. 173, 174 e 177 del Codice penale svizzero [CP, RS 

311.0]; cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.6.2). Nemmeno sarebbe 

rilevabile l’esistenza di un politmalus o di altri motivi che possano portare 

all’inflizione di una pena detentiva più lunga. Infatti, egli non presenta fattori 

di rischio particolari, non avendo un profilo politicamente rilevante né alcun 

precedente penale a suo carico (cfr. allegato ricorsuale n. 9). 

5.4.2 Come surriferito, va senz’altro esclusa l’esistenza di un profilo politico 

di rilievo (cfr. sentenza E-4103/2023 consid. 8.7). Invero, sebbene 

l’insorgente sia stato membro di sindacati ed associazioni, finanche 

apprezzato da colleghi e studenti dell’Università ove lavorava, egli non è 

figura nota nell’ambito dell’attivismo politico. Nulla muta la parentela con 

F.______, in quanto non vi sono indizi concreti che la stessa abbia mai 

influito in alcun modo, nel corso della sua vita, sulla percezione delle 

autorità turche nei suoi confronti. Quanto alle pubblicazioni sui social media 

(cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7.4), il Tribunale osserva inoltre che 

l’inchiesta poggia unicamente su un numero contenuto di post di Facebook 

– oltretutto di poco seguito – sicché la presunta attività politica risulterebbe 

essere limitata (cfr. mdp n. 5). In tal senso, sono ininfluenti gli screenshot 

allegati dai ricorrenti e relativi ai pochi post effettuati a partire dal 2017 (cfr. 

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allegato ricorsuale n. 14), anche in virtù del fatto che gli stessi non hanno 

causato l’apertura di alcuna inchiesta a loro tempo. 

5.4.3 Neppure le pretese discriminazioni in ragione dell’etnia curda e della 

religione alevita risultano dirimenti per il giudizio. Per invalsa 

giurisprudenza, infatti, la mera appartenenza a tale etnia e confessione 

religiosa non giustifica il riconoscimento di fondati timori di esposizione a 

persecuzioni rilevanti per il riconoscimento della qualità di rifugiato 

(cfr. sentenze E-4103/2024 consid. 7.1). 

5.4.4 In queste circostanze, il timore di persecuzioni espresso dai ricorrenti 

si rivela quindi infondato sotto il profilo dell’art. 3 LAsi. 

6.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

di principio l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione (art. 44 

LAsi). I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(cfr. artt. 14 cpv. 1 e 2 e 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 

consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è pertanto tenuto a 

confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

7.  

7.1 L’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, 

RS 142.20), applicabile per rinvio dell’art. 44 LAsi, dispone che 

l’esecuzione dell’allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), 

ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 

LStrI). Qualora una di queste condizioni non sia adempiuta, la SEM 

dispone l'ammissione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI). 

7.2 I ricorrenti affermano che l’esecuzione del loro allontanamento dalla 

Svizzera sarebbe inammissibile, dato che vi sarebbe un rischio concreto di 

subire torture o trattamenti inumani e degradanti. Inoltre, essi ritengono che 

un eventuale processo nei confronti del marito non sarebbe né equo né 

giusto e la successiva detenzione – considerata la sua etnia curda – 

avverrebbe in condizioni disumane e umilianti (cfr. ricorso, pag. 10). 

7.3 Secondo l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. A tale proposito, i ricorrenti non 

possono, per i motivi già esposti, prevalersi del principio del divieto di 

respingimento in quanto non dispongono della qualità di rifugiati (art. 5 

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cpv. 1 LAsi). Inoltre, nonostante quanto asserito dagli stessi, non vi è alcun 

elemento che faccia concludere che vi sia per loro un rischio personale, 

concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito in relazione 

all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105). Anche l’attuale situazione dei diritti umani nel 

Paese d’origine non risulta ostativa al loro rimpatrio (cfr. sentenza E-

4103/2024 consid. 12.4). L’esecuzione dell'allontanamento risulta pertanto 

ammissibile. 

7.4  

7.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

7.4.2 Per invalsa giurisprudenza, in Turchia non vige attualmente un 

contesto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante 

l'integralità del territorio (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 13.2 e 13.4.8). 

Posta l’attuale situazione nelle località colpite dai terremoti avvenuti nel 

2023, l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento dev’essere 

esaminata caso per caso qualora la persona interessata sia originaria di 

queste zone (cfr. sentenza del TAF E-1308/2023 del 19 marzo 2024 

consid. 11.2.7 e 11.3.1 [sentenza di riferimento]). 

7.4.3 In casu, i ricorrenti sono sani, godono di una fitta rete familiare in 

patria – entrambi hanno ancora i propri genitori, sorelle e fratelli – e 

dispongono di un’ottima istruzione, di una valida esperienza professionale, 

nonché di solidi mezzi economici (cfr. decisione avversata, pag. 10; cfr. atti 

SEM n. 62/16 e 63/14). In aggiunta, la provincia da cui provengono 

(G.______) non figura tra le undici province in cui è stato dichiarato lo stato 

di emergenza a seguito del terremoto del 2023. È quindi verosimile che 

essi non riscontreranno difficoltà eccessive nell’ambito della reintegrazione 

lavorativa e sociale. Per questi motivi, l'esecuzione dell'allontanamento si 

rivela ragionevolmente esigibile. 

7.5 Infine, non risultano esservi impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI), 

essendo gli interessati in possesso di una valida carta d’identità turca 

(cfr. mdp SEM n. 1-3). 

D-5018/2024 

Pagina 12 

7.6 Visto quanto precede, la decisione avversata va confermata anche per 

quanto concerne l’esecuzione dell'allontanamento. 

8.  

In esito, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto federale e 

neppure in un accertamento errato o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 Lasi e art. 49 PA). Pertanto, il ricorso – per quanto 

ammissibile – va respinto e la decisione avversata confermata. 

9.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a 

carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1-3 del Regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

Tuttavia, poiché le richieste di giudizio non risultavano d’acchito sprovviste 

di probabilità di successo e potendo inoltre partire dal presupposto che gli 

insorgenti sono indigenti, va accolta la domanda di assistenza giudiziaria 

formulata nel ricorso (art. 65 cpv. 1 PA). Le spese processuali non vengono 

quindi prelevate. 

10.  

10.1 Di riflesso, occorre porre i ricorrenti al beneficio del gratuito patrocinio 

ai sensi dell’art. 102m LAsi. Il Tribunale nomina quindi l’avv. Stephan 

K. Nyffenegger quale patrocinatrice d’ufficio. 

10.2 Nel 2009, la Conferenza dei presidenti del Tribunale amministrativo 

federale ha stabilito che per avvocati ed altri mandatari professionali, che 

non sono avvocati, non verranno di regola più richieste note d’onorario o 

d’indennità, ma che le spese di rappresentanza e di patrocinio saranno 

oggetto di una stima (cfr. Rapporto di gestione 2009, p. 75, disponibile sul 

sito del Tribunale amministrativo federale). Pertanto, l’istanza del ricorrente 

con cui si chiede che, al termine della fase istruttoria, venga richiesta allo 

stesso una nota d’onorario aggiornata deve essere respinta (cfr. ricorso, 

cifra 41). Per prassi del Tribunale, nei casi in cui è stato nominato un 

patrocinatore d'ufficio, la tariffa oraria per gli avvocati oscilla tra i CHF 200.– 

ed i CHF 220.– (artt. 12 e 10 cpv. 2 TS-TAF). Le spese non necessarie non 

vengono invece indennizzate (art. 8 cpv. 2 TS-TAF). Il Tribunale ritiene 

pertanto adeguato, in assenza di una nota dettagliata e tenuto conto del 

lavoro utile e necessario svolto dal rappresentante dei ricorrenti (art. 14 

cpv. 2 TS-TAF), il versamento di un’indennità per patrocinio d’ufficio di CHF 

2’400.– (spese incluse), corrispondente a dodici ore lavorative ad una 

tariffa oraria di CHF 200.–.  

D-5018/2024 

Pagina 13 

11.  

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata mediante ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d 

cifra 1 LTF). 

 

  

D-5018/2024 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

La domanda di gratuito patrocinio è accolta. L’avv. Stephan K. Nyffenegger 

è nominato quale patrocinatore d’ufficio. 

5.  

Al patrocinatore d’ufficio è accordato un onorario di CHF 2’400.– a carico 

della cassa del Tribunale. 

I ricorrenti saranno tenuti a rimborsare tale importo al Tribunale qualora, in 

futuro, venisse meno il loro stato di bisogno. 

6.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Miroslav Vuckovic 

 

 

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