# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7da2d804-bf13-579b-8315-98bf38f1e539
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.10.2008 32.2007.317
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-317_2008-10-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.317

   

  rs

  	
  Lugano

  20 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  	 

	
   

  	 

	
   

  	 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
								

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 ottobre 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7
  settembre 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel __________, già attivo come tagliapietra presso la ditta __________ di __________,
(cfr. doc. 26-5, 2-1), nel mese di aprile 2005 ha presentato una richiesta di
prestazioni AI per adulti in quanto sofferente di disturbi alla schiena
implicanti l’uso di stampelle per camminare (cfr. doc. 1-1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso – tra cui una perizia reumatolo-gica a cura del Dr.
med. __________ e una perizia psichiatrica a cura del Dr. med. __________ (cfr.
doc. 26-3, 32-1) –, l’Ufficio AI, con decisione del 3 ottobre 2005 ha respinto
la domanda di prestazioni, in quanto non presentava alcun grado di invalidità
(cfr. doc. 39-1).

                               1.2.   A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato, patrocinato dall’avv. __________
(cfr. doc. 41-5), l’amministrazione, dopo aver sottoposto l’incarto al Dr. med.
__________ del Servizio medico regionale -SMR- (cfr. doc. 51-1, 58-1), il 7
settembre 2007 ha emesso una decisione su opposizione con cui ha confermato il
precedente provvedimento (cfr. doc. C).

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurato, non più rappresentato dall’avv. __________
al quale ha revocato il mandato nel settembre 2007, bensì da RA 1, ha
presentato tempestivo ricorso al TCA, postulando il riconoscimento del diritto
a un rendita intera di invalidità con effetto dal 1° ottobre 2004, vista
l’incapacità al lavoro in misura del 100% a partire dal 15 ottobre 2003.

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale l’insorgente ha addotto,
segnatamente, che il medico curante Dr. med. __________, dopo aver posto la
diagnosi di sindrome da conversione psicomotoria in stato dopo caduta e
contusione alla colonna toraco-lombare, spalla, anca e ginocchio destro del 15
ottobre 2003, ha attestato un’incapacità al lavoro del 100% dal 15 ottobre
2003. Egli ha evidenziato che anche il Dr. med. __________ ha certificato
un’inabilità al lavoro del 100% dal 15 ottobre 2003 a causa di un disturbo
della conversione con deficit motori e ripercussioni sulla capacità lavorativa
da più di un anno, sindrome algica lombovertebrale, con discopatia L5-S1 e
cavità singomielica al segmento toracico inferiore e nel cono midollare. L’insorgente
ha inoltre rilevato che i medici della Clinica __________, nel maggio 2005,
hanno diagnosticato una sindrome depressiva, un disturbo della deambulazione,
postumi di contusione toraco-lombare, spalla, anca e ginocchio destro (caduta
del 15 ottobre 2003) e discopatia L5/S1 con fessura dell’anello fibroso e
protrusione del disco paramed./recessuale (MRI del 3 dicembre 2003). Gli stessi
hanno poi valutato del 100% dal 15 ottobre 2003 l’incapacità lavorativa per l’ultima
attività esercitata.

                                         Il
ricorrente, pertanto, non si ritiene d’accordo con quanto espresso dal Dr. med.
__________ del SMR. Egli ha specificato che i medici curanti, gli specialisti e
gli istituti di riabilitazione che l’hanno avuto in cura dopo il 15 ottobre
2003 hanno indicato all’unisono un’inabilità al lavoro completa in netto
contrasto con le valutazioni peritali dei Dr. med. __________ e __________.

                                         L’assicurato
ha, altresì, fatto valere che da un rapporto del marzo 2007 del Centro __________
di __________ emerge che egli soffre di una neurosi di conversione cronica
somatotropica con paraplegia parziale e che la modifica di questa complessa
malattia potrebbe avere luogo mediante un ricovero stazionario in una struttura
specializzata nella cura delle problematiche psicosomatiche, identificata,
anche per motivi linguistici nella Clinica __________ di __________.

                                         Infine
l’insorgente ha sottolineato di essere sempre stato considerato “un grande
lavoratore” nella sua professione di tagliapietre qualificato e preciso e che
alla luce di quanto diagnosticatogli fa fatica ad immaginarsi abile in
qualsiasi attività lavorativa nella misura del 100% (cfr. doc. I).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa, limitandosi a richiamare
i contenuti della propria decisione su opposizione (cfr. doc. IV). 

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è la questione di spere se a ragione o meno l’Ufficio AI abbia
negato all’assicurato il diritto a prestazioni dell’assicurazione invalidità.

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla prestazione) si è realizzato
antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI
non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI che verranno
citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. 

         Nel
suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito
ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che
avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité,
Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000
p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto
di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per
poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di
guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti
dal TFA in un’altra sentenza del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella causa N. (I 404/03), nella quale il TFA si è così espresso:

 

"  6.2.
A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante
nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una
perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le
ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza
del 12 marzo 2004 in re N., I
683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale
[ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora
recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è
tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura
della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi
dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto,
l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una
diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare
l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da
parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche
in un'altra sentenza del 28 maggio 2004 nella causa B. (I
702/03), il TFA ha evidenziato che:

 

"  5.2 In una recente sentenza, questa Corte
ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso
la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità,
intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri
qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza
possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo
l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza del 16 dicembre 2004 nella causa J., I 770/03 pubblicata in DTF
131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                               2.5.   Nella
presente evenienza RI 1, nel 2004, è stato esaminato dal Prof. Dr. med. __________,
primario del servizio cantonale di neurochirurgia presso l’Ospedale __________
di __________.

                                         Dal
relativo rapporto dell’11 ottobre 2004 si evince che è stata formulata la
diagnosi di sindrome algica vertebrale lombare complessa con rottura anulare interna
del disco intersomatico L5/S1 e cavità siringomielica nel segmento toracico
inferiore e nel cono midollare.

                                         E’ stato,
inoltre, precisato che l’assicurato senza antecedenti di rilievo è stato
vittima il 15 ottobre 2003 di una contusione lombare relativa alla caduta da
un’altezza di due metri con impatto toraco-lombare, eventualmente nell’ambito
di un’ipotensione ortostatica.

                                         Il Prof. __________
ha aggiunto, da un lato, che le indagini cliniche completate con valutazioni
specialistiche in ambito reumatologico e neurologico non hanno rilevato
alterazioni specifiche e gli studi radiologici standard combinati con la
diagnostica per immagine (TAC, MR) sono stati ritenuti normali. Dall’altro, che
i disturbi soggettivi sono stati fin dall’inizio molto importanti con
accentuazione progressiva fino ad una limitazione funzionale grottesca. Lo
specialista ha specificato che tale discrepanza, rilevabile anche al suo esame,
ha suggerito la possibilità di una conversione somatoforme. 

                                         Il Prof. __________,
tuttavia, ha evidenziato che dall’analisi dettagliata del problema emergevano
alcuni elementi che suggerivano la possibilità di un disturbo oggettivo. Egli
ha però indicato che non vi erano studi che riportassero lo sviluppo di una cavità
intramidollare dopo un trauma dell’area toraco-lombare con messa in gioco di
forze medio-importanti, ma senza sintomi o segni immediati e soprattutto in
assenza di una progressione dei reperti neurologici e che non avevano trovato
per altro dati che suggerissero la possibilità della manifestazione sintomatica
di una cavità idromielica pre-esistente, dopo un evento traumatico (unica
ipotesi che si poteva considerare nel caso del ricorrente; cfr. doc. da 1-12 a
1-21).

 

                                         Il 27
gennaio 2005 il Prof. Dr. med. __________ ha ancora attestato che lo studio RM
del 12 gennaio 2005 dimostrava un cono midollare in posizione normale, che non
presentava l’abituale area terminale fusiforme, che il cono si interrompeva
rapidamente e che tra le radici era visibile una raccolta eventualmente
incarcerata di liquor con aumento intenso di segnale. Egli ha specificato che
una continuità di questa area in sede intramidollare non era dimostrabile, né
vi erano segni per una progressione più craniale nel senso di una cavità idro o
siringomielica, né l’applicazione di contrasto determinava ipersegnali
intramidollari. Lo specialista ha osservato che lo studio dei potenziali
evocatori è risultato normale, che nei potenziali evocati somatosensoriali le
lievi anomalie riscontrate l’11 agosto 2004 non erano più dimostrabili e che
sul piano terapeutico il paziente poteva beneficiare unicamente di
provvedimenti conservativi (cfr. doc. 19-25). 

 

                                         Il Dr.
med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, che ha valutato
l’assicurato, su indicazione del medico curante Dr. med. __________, in
occasione dei colloqui del 15 novembre e 10 dicembre 2004, nel gennaio 2005 ha
indicato che l’affettività di base appariva ipotimica con frequenti espressioni
di dolore e angoscia, nonché delusione e rabbia, seguite da un intenso pianto
poiché nessuno gli credeva. Lo psichiatra ha poi rilevato che l’attività di
base appariva priva di disturbi d’attenzione e della comunicazione, che ha
notato qualche difficoltà dell’astrazione mentre le operazioni intellettive
(tenendo conto della sua formazione) sembravano intatte, che la psicomotricità
non mostrava particolari crisi nervose mentre l’espressione mimica spesso
mostrava dolore e affaticamento. Egli ha osservato che la percezione era priva
di fenomeni allucinatori, che non vi erano disturbi di percezione mentre i
contenuti e il corso del pensiero non presentavano chiari temi deliranti e di
non avere riscontrato i segni di una particolare patologia dell’Io come
disturbi del carattere o alienazione della persona, deliri espansivi o di
chiusura nonché di persecuzione. Il medico ha infine evidenziato che si
trattava di un soggetto poco istruito, semplice che mostrava un’autentica
sofferenza e tono d’umore depresso con seri impedimenti nella deambulazione
senza tuttavia mostrare un quadro clinico o un’affezione neurologica nota. Egli
ha, pertanto, ritenuto, quale prima ipotesi diagnostica, un disturbo di
conversione con sintomo dominante di afasia e estasia alla quale rimediava con
le stampelle e con una chiara espressione di una sofferenza globale. Lo
specialista si è espresso per una prognosi non certo ottimistica, in quanto i
quadri isteriformi sono refrattari al trattamento e richiedono sempre
un’attenta valutazione neurologica e l’esclusione di un processo patologico
spinale sottostante. La prognosi lavorativa è stata definita come ancora più
negativa vista la durata dell’incapacità maggiore di un anno (cfr. doc. 1-8,
1-9, 1-10).

 

                                         Il 3 maggio
2005, il Dr. med. __________, rispondendo ai quesiti menzionati nel “Rapporto
medico” e nell’”Allegato al rapporto medico” all’attenzione dell’AI, ha altresì
affermato che il disturbo alla salute limitava la capacità al lavoro
dell’insorgente in un’attività qualsiasi, che questi non era più in grado di
svolgere né l’attività abituale, né altre attività. Il medico ha precisato che
si trattava di un caso molto strano dove, da un lato, esistevano criteri per
porre la diagnosi di sindrome dissociativa con una prognosi piuttosto infausta,
mentre, dall’altro canto, esisteva pure il reperto neurologico e
neuroradiologico di una certa rilevanza, sebbene non sufficiente a giustificare
la sintomatologia osservata. Egli ha, pure, sottolineato che, se il reperto
neuroradiologico avesse mostrato una progressione, la diagnosi di sindrome
dissociativa avrebbe dovuto essere messa in questione (cfr. doc. 20-5).

 

                                         La MRI
della colonna lombare eseguita il 4 maggio 2005 ha posto in luce:

 

" 
Non sicure lesioni post-traumatiche a livello
della colonna lombare. Dimensioni del canale spinale nei limiti della norma.
Presenza di una discopatia L5-S1 con una fessura dell’anello fibroso e con una
protrusione paramediana-recessale a sin con conflitto con la radice S1 a sin.
Il reperto appare sostanzialmente invariato all’esame precedente del
11.01.2005” (Doc. 26-18)

 

                                         Tale
referto corrisponde a quello della MRI effettuata il 3 dicembre 2003, la quale
aveva pure rilevato l’assenza di lesioni post-traumatiche a livello della
colonna toracica da D5, ma segni di spondilartrosi bilat. Da L3 a S1 (cfr. doc.
26-20).

 

                                         Nel
“Rapporto medico” del 27 maggio 2005 i medici della Clinica __________ di __________
hanno indicato, quali diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa, una
sindrome depressiva, con l’annotazione che un disturbo di tipo conversivo non
era escluso, e un disturbo della deambulazione, quali diagnosi senza influenza
sull’abilità al lavoro, postumi di contusione toraco-lombare, alla spalla,
all’anca e al ginocchio destro (caduta del 15 ottobre 2003) e discopatia L5/S1
con fessura dell’anello fibroso e protrusione del disco paramediano/recessuale.
Essi hanno inoltre certificato un’incapacità lavorativa del 100% per l’ultima
attività esercitata (cfr. doc. 28-1).

 

                                         Nell’attestazione
del 9 giugno 2005 afferente alla degenza presso la Clinica __________ dal 23
maggio al 10 giugno 2005 la Dr. med. __________ ha rilevato che era stato
impostato un programma riabilitativo mirato al miglioramento della
sintomatologia algica e degli importanti tremori invalidanti attraverso anche tecniche
di rilassamento e che era stato aggiunto un sostegno psicologico. La dottoressa
ha pure evidenziato che era stato effettuato un consulto neurologico che ha
escluso una causa neurologica per la sintomatologia accusata confermando la
diagnosi di partenza di sindrome di conversione. (cfr. doc. 26-22).

                                         I
sanitari della Clinica hanno anche riscontrato che non vi erano idee del
registro propriamente depressivo, idee deliranti di rovina e autodistruttive e che
le facoltà di movimento dell’assicurato erano diminuite, spostandosi con fatica
solo con l’ausilio di due stampelle e con un quadro grottesco che non trovava
riscontro in un pattern neurologico o ortopedico nosologico (cfr. doc. 28-5).

 

                                         Il 5
luglio 2005 il ricorrente è stato periziato dal Dr. med. __________, FMH in
malattie reumatiche, fisiatria e riabilitazione FMH, medicina manuale, su
incarico della __________ (assicurazione malattia collettiva).

                                         Lo
specialista ha diagnosticato:

 

“-   Sindrome
algica cervico-dorso lombare invalidante senza reperti strutturali e/o
funzionali rilevanti del rachide nell’ambito di una sindrome somatoforme

-         
Condrosi e protrusione paramediana recessale a
sinistra al livello L5/s1 ed iniziali spondilartorsi tra L3 e S1 (secondo RM
del 03.12.2003, rispettivamente del 04.05.2005 senza fenomeni neurocompressivi

-         
Stato dopo caduta sul lavoro (15.10.2003) con
contusione della colonna toracolombare, della spalla e del ginocchio destro,
guarite senza sequele.” (Doc. 26-13)

 

                                         Il perito
reumatologo ha poi rilevato che l’assicurato ha riferito di soffrire ancora di
intensi dolori lungo tutto il rachide con fulcro in zona lombare, associati a
irradiazioni nella gamba destra e accompagnati da nausea, dispnea e difficoltà
nel deglutire. Sono stati inoltre segnalate cefalee e forti dolori alle mani
(forse in legame all’appoggio sulle stampelle).

                                         Il Dr.
med. __________ ha indicato, segnatamente, che l’esame clinico è stato
caratterizzato da un atteggiamento difensivo e sofferente, la deambulazione
avveniva in una posizione di flessione del tronco, appoggiato su due stampelle,
le gambe divaricate, trascinate passo per passo con a intermittenza un forte
tremore agli arti, nel sedersi o nell’alzarsi si appoggiava pesantemente sulle
due braccia, che i limiti funzionali dimostrati in particolare delle anche
sarebbero stati di per sè incompatibili con l’assunzione della posizione
sedentaria, nella quale però è restato per ben mezzora durante il colloquio. Lo
specialista ha aggiunto che l’assenza di qualsiasi ipertono muscolare e di una
mobilità spontanea normale degli arti assieme allo stato neurologico normale
(eccezion fatta per la sensibilità soggettiva) depone per una sindrome
somatoforme. Egli ha precisato che a sostegno di tale asserzione vi erano tutti
i cinque segni di Waddel, indicativi per l’origine non organica della
sofferenza dell’apparato locomotorio (dolorabilità eccessiva alla palpazione
rispettivamente addirittura alla percussione della muscolatura; dolori lombari
con test che non possono mettere sotto pressione le strutture locali, reazioni
dolorose incostanti a seconda dell’attenzione del paziente; disturbo della
sensibilità mal sistemato; atteggiamento dimostrativo; cfr. doc. 26-14).

 

                                         Per
quanto attiene alla capacità lavorativa il Dr. med. __________ ha affermato
che:

 

" 
Dal lato reumatologico/ortopedico ritengo il
paziente abile al lavoro in forma completa anche per l’attività lucrativa
svolta di tagliapietre. L’unica patologia rilevabile riguarda la discopatia
L5/S1, riscontrata in un primo esame RM in ottobre 2003 e riconfermata in un’entità
simile nell’ultimo esame RM di maggio 2005, patologia di natura degenerativa, non
evolutiva, già presente prima del 15.10.2003 quando il paziente era ancora in
possesso della sua piena capacità lavorativa.” (Doc. 26-15)

 

                                         Il 14
luglio 2005 il Dr. med. __________ del SMR, dopo aver esaminato il referto
peritale allestito dal Dr. med. __________, ha annotato da una parte che, dal
lato somatico, non esisteva limitazione alcuna per lo svolgimento di attività
professionali, compresa quella pesante di operaio di cava. Dall’altra, che le
discrepanze importanti tra elementi somatici oggettivabili (lesioni
degenerative minime) e atteggiamento non sono immediatamente spiegabili. La
valutazione degli atti ha mostrato una situazione che avrebbe potuto
corrispondere a una severa malattia della sfera psichica, con netti sintomi
dissociativi oppure a un caso dove l’aggravamento è tale da suggerire una forte
componente di volontarietà. Il medico del SMR ha indicato, quindi, che non era
possibile sciogliere tale quesito senza l’intervento di uno specialista in
psichiatria (cfr. doc. 27-1).

 

                                         Il 28
luglio 2005 l’insorgente è stato sottoposto a una valutazione psichiatrica peritale
da parte del Dr. med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, su incarico
della __________.

                                         Dall’esame
clinico è emerso che l’assicurato si appoggiava pesantemente su due stampelle
con deambulazione fortemente zoppicante e una mimica che esprime forti dolori,
che durante tutto il colloquio, durato ben oltre un’ora, si è mantenuto in posizione
sbilenca ma senza denotare espressioni di sofferenza, senza lamentarsi per la
posizione statica, rimanendo tranquillo, muovendosi talvolta con lentezza per
cambiare leggermente posizione, che il tono dell’umore non appariva
clinicamente flesso verso il polo depressivo, che il decorso del pensiero era
ristretto agli aspetti invalidanti, che la spinta vitale era conservata, che si
trattava di una personalità poco differenziata, analfabeta, che non sono emersi
segni deponenti per un processo psicotico in atto, non sono emerse
allucinazioni, deliri o dispercezioni, che le facoltà mnemoniche, come pure la
capacità di attenzione e di concentrazione non presentavano deficit
clinicamente rilevanti, che vi erano evidenti segni clinici postulanti per un
aggravamento dei sintomi come l’evidente discrepanza tra la descrizione
soggettiva dei disturbi e il comportamento nella situazione d’esame, la
discrepanza tra l’intensità dei disturbi dichiarati e la vaghezza del racconto,
la mancanza di precisione nel racconto del decorso, l’atteggiamento
appellativo-dimostrativo, la discrepanza tra l’entità dei disturbi lamentati e
le misure terapeutiche intraprese (cfr. doc. 32-6),

 

                                         Nella sua
valutazione lo psichiatra ha osservato che si aveva la netta sensazione, al di
là dell’atteggiamento dimostrativo, della presenza di tratti stenici e
aggressivi e di un comportamento mirato, finalizzato a convincere l’esaminatore
della propria condizione di malato inguaribile. Inoltre egli ha sottolineato
che le lamentele soggettive non potevano essere rappresentative, con grande
probabilità, per il suo comportamento abituale nella quotidianità perché
altrimenti non sarebbe stato certamente in grado di agire in modo mirato e autonomo
e svolgere compiti complessi come la guida della propria vettura. Il Dr. med. __________
ha così puntualizzato che con grande probabilità si poteva presumere un
atteggiamento aggravatorio, forse nell’inconsapevole intento di indurre
l’esaminatore ad assumere una funzione protettiva e di alleato nella ricerca di
un risarcimento e che questo atteggiamento poteva essere classificato secondo
F68.0 come “sviluppo di sintomi somatici per motivi psichici”. In questo senso,
secondo il perito, si teneva conto dell’ipotesi che esisteva in lui un
desiderio di venir riconosciuto e legittimato nella propria sofferenza e
ripagato per le umiliazioni legate alla sua condizione di migrante.

                                         Lo
psichiatra ha altresì osservato che da un punto di vista formale sarebbe stato
ammissibile, in mancanza di un processo fisiologico evidenziabile
oggettivamente o di una malattia organica, classificare i disturbi somatici
lamentati dall’assicurato per esclusione come un disturbo somatoforme
persistente (F 45.4) e che questo disturbo insorgeva nel contesto di problemi
psicosociali ed emozionali che possono essere individuati come principali
fattori causali (cfr. doc. 32-7, 32-8).

 

                                         Relativamente
all’abilità al lavoro, il Dr. med. __________ ha sottolineato che in mancanza
di una psicopatologia psichiatrica maggiore e in assenza di residui somatici
conseguenti all’incidente subito, da un punto di vista psichiatrico e
terapeutico, sarebbe stata indicata ed esigibile, malgrado i disturbi
soggettivamente lamentati, la ripresa di un’attività lavorativa regolare, anche
nell’attività precedente svolta di tagliapietre. E’ stato specificato che un
ulteriore prolungamento dell’incapacità lavorativa a scopi terapeutici era
controindicato e serviva unicamente a fissare l’assicurato nel suo ruolo di
malato (cfr. doc. 32-10).

 

                                         Dal 2 al
16 settembre 2005 il ricorrente è stato ospedalizzato presso il reparto di
riabilitazione dell’Ospedale __________ di __________. Dal relativo reparto si
evince che il trattamento fisioterapico impostato non ha modificato il quadro
clinico e all’uscita lo stato funzionale appariva globalmente invariato. I
medici hanno segnalato che la grossolana dissociazione e discrepanza fra le
lamentele soggettive del paziente, colorite e talora francamente teatrali e di
tipo istrionico, e il reperto ortopedico-remulatologico relativamente blando,
deponevano chiaramente per un’origine non organica della sofferenza
dell’apparato locomotorio. Essi hanno indicato di ritenere che l’origine dei
disturbi lamentati dall’assicurato fosse da ricercare nel disturbo di
conversione/somatizzazione e che ulteriori tentativi di riabilitazione fisica
siano destinati a fallire (cfr. doc. 40-2).

 

                                         L’assicurato,
poi, dal 17 ottobre al 14 novembre 2005 è rimasto degente presso l’Ospedale __________
di __________.

                                         I Dr.
med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, __________, capo-clinica, e
__________, medico assistente, hanno diagnosticato uno sviluppo di sintomi
somatici per motivi psichici (F68.0) e hanno rilevato che il quadro sintomatico
organico era sicuramente accentuato dal paziente che non presentava lesioni
vertebrali oggettive. Tuttavia essi hanno indicato di non ritenere che si
trattasse di una produzione intenzionale o di una simulazione propriamente
detta ma piuttosto di un’esasperazione dei sintomi fisici invalidanti legata a
un’elaborazione patologica di questi dolori. Infine i medici hanno sottolineato
che la loro psicologa ha tentato di somministrare al paziente dei test
psicologici per valutare più dettagliatamente la struttura della sua
personalità e per meglio definire la componente somatoforme del quadro clinico
ma nessun risultato era interpretabile a causa della resistenza dell’assicurato
che a più riprese si era rifiutato di collaborare e di rispondere ai quesiti
del test (cfr. doc. 49-7) 

 

                                         Il Dr.
med. __________, il 16 novembre 2006, ha attestato di essere convinto di essere
di fronte a un quadro isteriforme dove la produzione dei sintomi era
completamente inconscia e che questo paziente dovesse essere preso come una persona
autentica, priva di qualsiasi tendenza manipolativa o di simulazione. Egli ha
ancora rilevato che il paziente non si rendeva veramente conto della vera
natura del suo disturbo e di pensare che la guarigione potesse avvenire
soltanto in seguito a un intervento miracoloso (cfr. doc. 49-1).

 

                                         Il 6
dicembre 2006 il Dr. med. __________ del SMR ha annotato che:

 

" 
(…)

Per quanto ci riguarda le
perizie svolte in ambito assicurativo sono esaustive e pertanto
sottoscrivibili, trovando riscontri indiretti anche nella diagnosi dello
psichiatra curante. Dal punto di vista terapeutico siamo confrontati con due
modi diversi di sostenere l’assicurato a fronte dei disturbi lamentati,
indirettamente prendiamo posizione a favore delle conclusioni prese dal Dr. __________
e dal Dr. __________, in quanto presentano un grado maggiore di obiettività e
in sostanza non sono contestate dai medici curanti se non nel conseguente
supporto terapeutico.

(…)

Dal certificato del Dr. __________
non emergono nuove diagnosi o elementi che non siano già stati considerati, è
differente solo la valutazione ai fini della capacità lavorativa ma d’altronde
questo si pone già in contrasto con la valutazione del Dr. __________, che
sconsigliava il prosieguo delle cure (…).” (Doc. 51-1)

 

                                         Il medico
curante, Dr. __________, medicina interna FMH, il 10 febbraio 2007 ha osservato
che l’assicurato non poteva camminare da quattro anni senza l’aiuto di
stampelle e versava in uno stato depressivo con tinte suicidali al limite del
sopportabile, che l’evoluzione era stazionaria e peggiorativa dal punto di
vista psichiatrico, che la malattia era cronicizzata e malgrado le innumerevoli
ospedalizzazioni e tentativi con proposte di diversi specialisti il problema
restava invariato. Il medico ha aggiunto che personalmente era dell’avviso che
in quel caso estremo si dovesse tentare veramente una terapia in quei centri
dove si ha esperienza con malattie di conversione, come __________ (cfr. doc.
53-3).

 

                                         Gli
specialisti del Centro __________ di __________, il 20 marzo 2007, dopo aver
esaminato gli atti riguardanti il caso dell’assicurato, hanno precisato che:

 

" 
(…)

Die somatischen
Abklärungen sind aus unserer Sicht vollständig und genügend und zeigen keinen
Anhalt für eine somatische Störung. Die geschilderten Beschwerden passen zu
keinem neurologischen Zustandsbild. Es liegt somit eine typische somatische
Konversionsreaktion vor, die nach mehrmaliger Kränkung des Körperbildes durch
die an sich leichten Unfälle 1994, 1997 und 2003 gut erklärt ist. Eine eher
körperorientierte Rehabilitation kaum das komplexe Krankheitsgeschehen und des
schmerzbedingten Circulus vitiosus meistens nicht beeinflussen. Damit ist
plausibel, dass wiederholte Aufenthalte in muskuloskelettalen Rehabilitationszentren
keinen Erfolg brachten. Durch die wiederholten erfolglosen
Notfallkonsultationen und schliesslich die psychiatrische Hospitalisation
verstärkt sich die Kränkung und damit die Beschwerdebild erwartungsgemäss. Wenn
bei diesem komplexen Krankheitsbild eine Veränderung erreicht werden soll, dann
am ehesten in einem psychosomatisch ausgerichteten Institut stationär, in der
Folge dann künftig ambulant.“ (Doc. 54-12)

 

                                         I
medici di __________ hanno però sconsigliato un trattamento stazionario presso
il loro Centro, in quanto, da un lato, per l’assicurato sarebbe stato negativo
essere confrontato con pazienti in sedie a rotelle, dall’altro, era importante
che il trattamento avvenisse nella propria lingua madre o perlomeno in
italiano. Essi hanno proposto la __________ di __________, la quale si occupa
anche di problemi psicosomatici (cfr. doc. 54-12).

                                         Il 29 agosto 2007 il Dr.
med. __________ del SMR ha segnatamente, puntualizzato che la nuova documentazione
dei sanitari di __________ non apportava alcuna nozione che già non fosse conosciuta
e valutata in precedenza. Egli ha sottolineato che nel rapporto del Centro __________
non era stato fatto accenno alcuno a una valutazione della capacità al lavoro
(cfr. doc. 58-1).

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I
355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01;
DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993
nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p.
189). In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa,
nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere
in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. 

                                         Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si
rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di
contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF
125 V 354). 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, p. 230).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve
esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. 

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo
2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre
2004, I 384/04, consid. 1.2).

 

                               2.7.   In concreto,
richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di
rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli impediscano di
far proprie le conclusioni cui è giunto l’Ufficio AI sulla base delle
risultanze delle perizie reumatologica e psichiatrica a cura dei Dr. med. __________,
rispettivamente __________.

 

                                         Per
quanto riguarda l’aspetto reumatologico/ortopedico, il Dr. med. __________
ha ritenuto l’assicurato capace al lavoro al 100% in qualsiasi attività
attestata (cfr. doc. 26-3). 

                                         Il perito
reumatologo ha, in effetti, rilevato che la patologia relativa alla discopatia
L5/s1, di natura degenerativa non evolutiva era già presente quando
l’insorgente era ancora in possesso della sua piena abilità al lavoro e
lavorava quale tagliapietre (cfr. doc. 26-14, 26-15)

 

                                         La
valutazione dell’abilità lavorativa espressa dal Dr. med. __________ non è stata
contestata da alcun medico specialista. 

                                      

                                         E’ vero
che i medici della Clinica __________ di __________, nel maggio 2005, hanno
certificato un’incapacità lavorativa del 100% per l’ultima attività esercitata
(cfr. doc. 28-1), come addotto dall’assicurato nel ricorso (cfr. doc. I pag. 4).

                                         Tuttavia
è altrettanto vero che gli stessi sanitari hanno indicato che le problematiche
della colonna vertebrale costituivano una diagnosi senza ripercussioni sulla
capacità lavorativa (cfr. doc. 28-1).

 

                                         Inoltre
giova segnalare che tutti i medici che hanno esaminato il ricorrente dal
profilo somatico hanno attestato una rilevante discrepanza fra le sue lamentele
soggettive e il reperto ortopedico/reumatologico oggettivo (cfr. consid. 2.5.).

 

                                         Per
quanto attiene, invece, all’aspetto psichiatrico, il Dr. med. __________
ha attestato che l’insorgente presentava uno sviluppo di sintomi somatici per
motivi psichici (F 68.0) in personalità con tratti istrionici e che in assenza
di patologie psichiatriche maggiori, ma con evidenti segni di aggravamento,
l’esercizio di un’attività lavorativa completa era esigibile anche nella sua
attività abituale senza la necessità di alcun ulteriore trattamento (cfr. doc.
32-9: 32-20).

 

                                         La
perizia del Dr. med. __________, che non contiene contraddizioni di sorta e risulta
approfonditamente motivata e convincente, presenta tutti i requisiti posti
dalla giurisprudenza affinché possa essere riconosciuto, ad un apprezzamento
medico, piena forza probante (cfr. consid. 2.7.; RJJ 1995 pag. 44; RAMI 1991 U
133, pag. 311ss. consid. 1b).

 

                                         Del resto
agli atti non vi sono certificazioni mediche specialistiche che inficino la
conclusione a cui è giunto il perito psichiatra.

 

                                         In
particolare la degenza presso la Clinica __________ del maggio/giugno 2005 ha
avuto come scopo l’esecuzione di un programma riabilitativo mirato al
miglioramento della sintomatologia algica al rachide e al contenimento dei
tremori. Non risulta dalla documentazione agli atti che sia stata effettuata
una valutazione psichiatrica specialistica (cfr. doc. 26-21, 28-4).

 

                                         I medici
del Centro di __________, poi, hanno sì consigliato, nel marzo 2007 un
trattamento stazionario in un centro competente per problematiche
psicosomatiche, tuttavia gli stessi si sono pronunciati basandosi unicamente
sulla documentazione a loro disposizione senza visitare l’assicurato.

                                         In questo
contesto, merita di essere sottolineato che, in caso di perizia psichiatrica,
per la nostra Corte federale riveste un'importanza fondamentale il contatto
personale fra perito e peritando, nel senso che essa non può di principio
essere allestita sulla base degli atti che compongono l'incarto (cfr. DTF 127 I
54 consid. 2e-g e riferimenti, citata in RAMI 2001 U 438, p. 345s.; STF U
229/06 del 10 settembre 2007 consid. 8.1.).

 

                                         Dal
rapporto dell’Ospedale __________ di __________, afferente alla degenza
dell’ottobre/novembre 2005 emerge altresì la medesima diagnosi formulata dal
Dr. med. __________, ossia “sviluppo di sintomi somatici per motivi psichici
(F68.0)” (cfr. doc. 49-5).

                                         La
psichiatra Dr. med. __________ e i dottori __________ e __________ non hanno
fornito alcuna indicazione in merito alla capacità lavorativa del ricorrente.
Essi hanno, però, asserito che quando la loro psicologa ha tentato di
somministrare al paziente dei test psicologici per valutare più
dettagliatamente la struttura della sua personalità e per meglio definire la
componente somatoforme del quadro clinico, egli si è a più riprese rifiutato di
collaborare e di rispondere ai quesiti del test (cfr. doc. 49-7) 

 

                                         Per
quanto concerne le valutazioni del Dr. med. __________, medico curante
dell’assicurato, va osservato che lo stesso, essendo un medico internista, non
risulta particolarmente qualificato ad esprimersi sulle affezioni psichiche
dell’insorgente e sulle relative ripercussioni sull’esigibilità lavorativa.

 

                                         Infine,
relativamente all’apprezzamento del Dr.med. __________ (cfr. doc. 1-8, 20-3,
49-1), è utile rilevare che lo psichiatra non ha attestato alcun elemento
oggettivamente verificabile ignorato dalla perizia del Dr. med. __________ e sufficientemente
pertinente per rimettere in discussione le conclusioni del perito psichiatra (cfr.
STF I 113/06 del 7 marzo 2007).

                                         Lo
psichiatra curante ha, peraltro, osservato che la percezione dell’assicurato
era priva di fenomeni allucinatori, che non vi era riferimento a disturbi di
percezione mentre i contenuti e il corso del pensiero non presentavano chiari
temi deliranti. Egli ha pure indicato di non avere riscontrato segni di una
particolare patologia dell’Io come disturbi del carattere o alienazione
della persona, deliri espansivi o di chiusura nonché di persecuzione (cfr. doc.
1-9, 20-4).

 

                                         Si
rivela, d’altronde, un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra
Massima Istanza quello secondo il quale le certificazioni del medico curante -
anche se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) -
hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo
lega al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                               2.8.   In esito
alle considerazioni che precedono, questa Corte ritiene dunque dimostrato,
secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del
settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti;
vedi pure D. Cattaneo "Le perizie nelle assicurazioni sociali" in Le
perizie giudiziarie. Ed. CFPG e Helbing Lichtenhahn, Lugano e Basilea 2008,
pag. 203 seg. - 215 e 277 -), che l’assicurato era abile al lavoro al 100% sia nella
sua precedente attività che in altre attività.

 

                                         Pertanto a ragione l’UAI
ha negato all’insorgente il diritto a prestazioni dell’assicurazione
invalidità.

 

                                         La
decisione su opposizione del 7 settembre 2007 impugnata deve, conseguentemente,
essere confermata.

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico
dell’assicurato.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
di procedura per fr. 200.-- sono poste a carico dell’assicurato ricorrente.

                                      

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti