# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cae64185-4a37-5bc4-a56c-f53653808f23
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.09.2015 32.2014.142
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-142_2015-09-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.142

   

  fs/sc

  	
  Lugano

  24 settembre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 ottobre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 29 agosto 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Il 30 dicembre 2007 RI 1,
classe 1980, da ultimo attiva quale impiegata presso la __________ di __________
(doc. AI 15/1-16, ora __________), ha presentato una domanda di prestazioni AI
per adulti a motivo di un “(…) Schleudertrauma (…)” (doc. AI 6/1-9).

 

                                         Con decisione del 16
febbraio 2010 – ritenuta
l’inabilità lavorativa originata esclusivamente dagli esiti infortunistici e
visto l’incarto Lainf dal quale risultava che a seguito dell’evento
infortunistico del 9 marzo 2005 l’assicurata ha presentato un’inabilità
lavorativa completa limitatamente al periodo dal 9 marzo al 20 aprile 2005, con
in seguito una capacità lavorativa del 90% nella sua attività abituale (cfr. la
decisione su opposizione del 15 gennaio 2009 sub doc. 80/1-8 dell’incarto
Lainf) – l’Ufficio AI ha negato il
diritto a prestazioni in quanto non adempiuto l’anno di carenza ai sensi
dell’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI (doc. AI 41/1-3).

 

                                         In esito al ricorso del 19
marzo 2010 (doc. AI 43/3-7) – nel
quale l’avv. RA 1 ha censurato l’assenza di motivazione del provvedimento
impugnato ritenuto che con la STF 8C_480/2009 del 26 gennaio 2010 (doc. 94/1-16
dell’incarto Lainf) il TF ha annullato la STCA 35.2009.26 del 22 aprile 2009
(doc. 89/1-34 dell’incarto Lainf) e rinviato gli atti al TCA per ulteriori
accertamenti medici e resa di un nuovo giudizio –
questo Tribunale ha omologato la transazione intervenuta tra le parti e
rinviato gli atti per ulteriori accertamenti (STCA 32.2010.70 del 22 aprile
2010 sub. doc. AI 49/1-3).

 

                               1.2.   Con decisioni del 29 agosto 2014,
preavvisate il 21 febbraio 2014 (doc. AI 104/1-4) – sulla base della perizia pluridisciplinare 23 gennaio 2013
del Servizio Accertamento Medico (SAM) (doc. AI 85/1-51), del rapporto finale
29 gennaio 2013 del medico SMR dr. __________ (doc. AI 87/1-3), delle risposte
del 29 giugno 2012 e del 23 maggio 2013 dell’avv. RA 1 (doc. AI 75/1 e 92/1) e del
10 febbraio 2014 della __________ (doc. AI 97/1), della valutazione del
consulente in integrazione del 21 febbraio 2014 (doc. AI 99/1-2) nonché della
nota per l’incarto del 14 marzo 2014 con le tabelle elaborate il 20 marzo 2014
(doc. AI 102/1-2 e 103/1-10) –, l’Ufficio
AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto a una rendita intera dal 1. marzo
2006 (dopo l’anno d’attesa ex art. 28 cpv. 1 lett. b LAI, con versamento
retroattivo della rendita dal 1. gennaio 2007 ai sensi dell’art. 48 cpv. 2 LAI
in vigore fino al 31 dicembre 2007) al 30 aprile 2007 e ad un quarto di
rendita dal 1. maggio 2007 (ovvero tre mesi dopo il miglioramento del
gennaio 2007 ex art. 88a cpv. 1 OAI) al 30 giugno 2012 (doc. AI 108/1-10 e
109/1-11). Dal 1. luglio 2012 il diritto alla rendita è stato soppresso
in quanto, in applicazione del metodo misto, il grado d’invalidità risulta
essere del 32% e quindi inferiore al minimo pensionabile (art. 28 cpv. 2 LAI).

 

                               1.3.   Contro la decisione del 29
agosto 2014, sempre tramite l’avv. RA 1, l’assicurata ha inoltrato il presente
ricorso al TCA con il quale –
contestata la valutazione economica (l’applicazione del metodo misto dopo
l’agosto 2013) – ha chiesto l’attribuzione
del diritto ad un quarto di rendita dal 1. settembre 2013.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI – osservato che il
ricorso va considerato tempestivo vista l’impossibilità di comprovare la data
di ricezione della decisione impugnata inviata per posta B e confermata
l’applicazione del metodo misto –
ha chiesto di respingere il ricorso.

                                         Contestualmente – richiamate la giurisprudenza valida per i
disturbi da dolore somatoforme applicabile per analogia al traumatismo
cervicale da contraccolpo senza disfunzioni organiche comprovabili nonché le
risultanze degli accertamenti esperiti presso la Cassa malati circa l’assunzione
dei medicamenti e delle consultazioni mediche indicate – l’amministrazione, ritenuto di essere
incorsa in un errore manifesto allorquando ha riconosciuto un’inabilità
lavorativa, ha concluso che “(…) alla luce degli elementi sopra
riportati, lo scrivente Ufficio richiede quindi a codesto lodevole Tribunale di
voler valutare un’eventuale reformatio in pejus,
considerando le patologie diagnosticate non invalidanti, perlomeno dal
01.01.2007 in avanti, ossia da quando non è più riconosciuto il nesso di
causalità con l’incidente del 09.03.2005. (…)” (VI, pag. 10). L’Ufficio AI
ha inoltre osservato che “(…) in via sussidiaria, considerate le
incongruenze riscontrate e alla luce del fatto che la perizia del SAM risale
ormai al novembre 2012, ossia a 2 anni or sono, lo scrivente Ufficio richiede
l’annullamento della decisione impugnata ed il rinvio degli atti all’Ufficio AI
affinché emani una nuova decisione dopo i necessari accertamenti. (...)” (VI,
pag. 10).

 

                                         Va qui evidenziato che con
la STF 8C_518/2013 del 27 maggio 2013 l’Alta Corte ha confermato la STCA
35.2010.9 del 23 maggio 2012 con la quale questo Tribunale ha condannato
l’assicuratore infortuni a riconoscere le prestazioni di corta durata fino al
31 dicembre 2006 e accertato l’assenza di un nesso causale adeguato tra i
disturbi denunciati e l’infortunio assicurato dopo detta data (cfr. doc. AI
93/2-15).

 

                               1.5.   Con osservazioni 19 marzo
2015 (dopo le ripetute domande di proroga del termine; VIII, IX, X, XI, XII,
XIII, XIV e XV) l’insorgente si è confermata nella domanda di applicazione, dal
1. settembre 2013, del metodo normale del confronto dei redditi per il calcolo
del grado d’invalidità sostenendo –
con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, nel merito – che l’amministrazione non è incorsa in
alcun errore e che non entra in considerazione una reformatio in pejus.

 

                               1.6.   Con osservazioni del 31 marzo
2015 l’Ufficio AI si è confermato nelle proprie allegazioni (XIX).

 

                               1.7.   Con scritto del 7 agosto 2015
il vicepresidente del TCA – vista
la giurisprudenza di cui alla DTF 137 V 314 e prospettato un eventuale
annullamento della decisione impugnata con rinvio degli atti
all’amministrazione per ulteriori accertamenti e resa di un nuovo provvedimento
– ha assegnato un termine all’avv.
RA 1 per decidere se mantenere oppure ritirare il ricorso, rispettivamente per
presentare eventuali osservazioni (XXI).

 

                                         Il ricorrente è rimasto
silente.

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   In DTF 131 V 164 il TF ha
sostenuto che dal profilo dell'oggetto impugnato e dell'oggetto della lite è
irrilevante che l'assegnazione retroattiva di una rendita d'invalidità
degressiva e/o limitata nel tempo venga notificata con un'unica decisione
oppure per mezzo di più decisioni di stessa data. Valgono i principi posti in
DTF 125 V 413.

 

                                         In concreto le decisioni
del 29 agosto 2014 (doc. AI 108/1-10 e 109/1-11) nel loro insieme sono oggetto
del contendere e dell'esame di questo TCA.

                                         Questo vale anche se
l’insorgente (producendo solo la decisione del 29 agosto 2014 inerente alle
prestazioni ordinarie valide dal 1. maggio 2007 al 30 giugno 2012; cfr. doc. A)
ha chiesto la riforma della decisione impugnata e il riconoscimento del diritto
a un quarto di rendita dal 1. settembre 2013 in avanti.

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Secondo l'art. 28 cpv. 2
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il
grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto
del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con
quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è
portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla
nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe
potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(even-tuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

                               2.3.   Per costante
giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una
rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per
un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr.
13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I 38/05
del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio 2005
e I 299/03 del 29 giugno 2004).

                                         A sua volta, l’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del beneficiario
della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         I principi
giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime
del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA
(DTF 130 V 343, consid. 3.5, pagg. 349-352).

                                         Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv.
1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili
non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con
effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013
dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984
pag. 137).

                                         L’art. 88a cpv. 2 OAI è
applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto
a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF
8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con riferimenti).

                                         Giusta l’art. 29 bis OAI
(Risorgere dell’invalidità dopo la soppressione della rendita), se la rendita è
stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di invalidità e
l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado
di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per
incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima
erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1
lett. b LAI.

                               2.4.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non
è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete
all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR
1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V
136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità
dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni
consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda
un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione
dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete.

                                         A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli
usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e
di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della
sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non
vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella
sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa
eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire
personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che
si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla
situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si
distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o
altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge
collabora nell'impresa dell'altro.

                               2.5.   Nel caso in cui invece
l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile l’art.
28a cpv. 3 LAI secondo cui: “se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a
tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità
per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le
mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il
capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa
o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e la parte dello
svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d’invalidità nei due
ambiti.”.

 

                                         Questo metodo di
graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una
volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all’attività casalinga, è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
Plädoyer 5/06 pag. 54 segg. e STFA I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in
SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una eventuale ridotta
capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle
mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti
nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a
determinate condizioni.

 

                               2.6.   Al fine di determinare il
metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto
appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente
prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi
sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno
alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa. Ad
esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa immediatamente
prima dell'insorgere dell’invalidità e se l'assicurato che non esercita
un’attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non fosse
subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all’attività che veniva svolta al momento dell’intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto
modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare
sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni
finanziarie, famigliari, l’età dell’assicurato, la sua situazione
professionale, le affinità e la personalità dell’assicurato. A nessuno di
questi elementi va tuttavia attribuita un’importanza decisiva, per esempio
nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d’esistenza nel caso del mancato
esercizio di un’attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di
una simile attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V
195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid. 3 e
la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 61-62 e Blanc, La
procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190
segg.).

                                         Questa valutazione deve
ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurata,
che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi
esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20
dicembre 2006, consid. 4.1.).

                                         Da ultimo va rilevato che
il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti
accertare quale sarebbe stata l’attività esercitata dall’assicurato se non
fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994
pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120
V 150; Meyer, op. cit., pag. 288; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité,
1999, pag. 190-191).

 

                               2.7.   Questo Tribunale rileva che – ritenuto che l’insorgente, dopo aver
conseguito il diploma di impiegata di commercio nel 2000 (doc. AI 9/1) e quello
federale in economia nel 2005 (doc. AI 9/2), abbia lavorato presso la __________
al 100% dal luglio 2002 fino al momento dell’infortunio nel marzo 2005 e in
seguito al 30% dal novembre 2005 fino alla chiusura della succursale di __________
nel maggio 2008 (doc. AI 15/1-7, 15/8, 17/1-7 e 26/4), che si è iscritta al collocamento
alla ricerca di un’attività a tempo pieno nel gennaio 2009 (doc. 3/1-4
dell’incarto disoccupazione), che dopo il matrimonio (settembre 2006) e la
nascita del primo figlio (novembre 2009) avrebbe continuato a lavorare al 100%
(doc. AI 72/1 e 75/1) e che dopo la nascita della seconda figlia (giugno 2012)
avrebbe ridotto il grado di occupazione all’80% (giugno 2012) fino alla sua entrata
all’asilo (doc. AI 88/1, 89/1, 90/1 e 92/1) –,
conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.6), a ragione
l’Ufficio AI ha considerato la ricorrente quale salariata al 100% fino al
maggio 2012 e all’80% dal giugno 2012.

 

                                         In particolare – viste le risposte fornite dall’avv. RA 1,
interpellato in merito alla disponibilità lavorativa della sua assistita dopo
la nascita dei figli (doc. AI 72/1 e 90/1-2), del 29 giugno 2012: “(…) La signora
RI 1, si come aver finito la scuola per economista avrebbe lavorato 100%; il
bambino avrebbe dato al asilo o lasciato custodire dei famigliari. (…)”
(doc. AI 75/1) e del 23 maggio 2013: “(…) La signora RI 1, in caso che
sarebbe sana, avrebbe lavorato 80% dopo la nascita del secondo bambino, la
figlia __________. Un aumento della quota di nuovo al 100% sarebbe stato
realizzato dal momento, che __________ entrasse nell’asilo. (…)” (doc. AI
92/1) –, per il fatto che dalla
perizia 23 gennaio 2013 del SAM (doc. AI 85/1-51) risulti che: “(…) Forse,
quando anche la secondogenita inizierà l’asilo, potrebbe riprendere un’attività
lavorativa (prima vorrebbe dedicarsi ai figli). (…)” (doc. AI 85/13, punto
3.7 “Descrizione della giornata”), non è possibile concludere, come suggerito
dall’Ufficio AI con la risposta di causa, che l’insorgente avrebbe dovuto
essere ritenuta quale casalinga al 100% dal giugno 2012.

 

                                         L’insorgente, vista la fine
del rapporto di lavoro del marito il 9 gennaio 2013 con relativo annuncio in
disoccupazione del 22 gennaio seguente (doc. AI 115/16 e 115/17), ha addotto
che dall’inizio di settembre 2013 avrebbe per forza dovuto aumentare il suo
grado di salariata al 100%.

                                         Ora, se da una parte è
vero che la succitata risposta del 23 maggio 2013 dell’avv. RA 1 è posteriore
alla perdita di lavoro del marito nel gennaio 2013 (quindi considerava già
questa situazione), dall’altra parte non è possibile escludere che l’insorgente,
ritenuta la crisi del settore bancario e realizzata l’effettiva difficoltà del
marito a trovare un’occupazione in quel campo, in un secondo tempo (prima della
decisione impugnata) si sia effettivamente decisa ad aumentare la sua
disponibilità quale salariata.

                                         Va qui ricordato che nella
STF 9C_678/2013 del 4 novembre 2013 il TF –
chiamato a pronunciarsi in un caso in cui questo Tribunale, nonostante la
disoccupazione del marito, aveva ritenuto l’assicurata salariata al 50% – ha sviluppato la seguente considerazione:
“(…) Questo apprezzamento, benché criticabile, non può ancora dirsi
arbitrario né poggia altrimenti su una violazione del diritto federale, motivo
per il quale vincola il Tribunale federale. Sebbene non si possa effettivamente
misconoscere che la situazione economica della famiglia, e in particolare la
disoccupazione del marito, avrebbe quantomeno suggerito un'estensione al 100 %
del tasso di occupazione della ricorrente, ciò non basta ancora per rendere
arbitrario l'accertamento del Tribunale cantonale che si è comunque in parte
fondato sulle indicazioni - sostenibilmente interpretate - dell'interessata.
D'altronde, il Tribunale federale ha già avuto modo di dichiarare non
qualificatamente censurabile la considerazione - dedotta in parte
dall'esperienza generale della vita - per cui la perdita del posto di lavoro
del coniuge non impone necessariamente a un'assicurata, cinquantenne,
d'intraprendere per la prima volta un'attività lucrativa a tempo pieno accanto
alla conduzione dell'economia domestica (cfr. sentenza citata 9C_342/2012
consid. 2.1). (…)” (STF 9C_678/2013 consid. 3.3).

 

                                         In concreto, ritenuto
anche che gli atti (come si vedrà ai prossimi considerandi) vanno rinviati
all’Ufficio AI per un aggiornamento della situazione e ulteriori accertamenti
medici, questo Tribunale ritiene che anche su questo aspetto (verificata
un’eventuale ulteriore iscrizione al collocamento dell’insorgente
rispettivamente le ricerche di lavoro intraprese) l’amministrazione dovrà
appurare l’effettivo evolversi nel tempo della volontà dell’insorgente circa il
suo grado di disponibilità al lavoro.

 

                               2.8.   Nel caso in esame – vista l’annotazione 30 agosto 2012 nella
quale il medico SMR dr. __________ ha evidenziato: “(…) Diagnosi: infortunio
del 9.3.2005 con persistenti dolori cervicali e cervicocefalici. Sentenza TCA
del 23.5.2012: disturbi denunciati dall’assicurata dopo il 31.12.2006 non
costituiscono una conseguenza adeguata dell’evento infortunistico del 9.3.2005.
Procedere: in presenza d’una persistente IL elevata attestata dalla curante
è indicata una valutazione peritale pluridisciplinare comprendente una
valutazione neurologica, neuropsicologica, psichiatrica e reumatologica per
definire l’evoluzione dei limiti funzionali e della CL a partire dal 1.1.2007.
In particolare dovranno essere valutati pure i criteri di Förster in presenza
d’una problematica con tratti somatoformi. (…)” (doc. AI 79/1) – l’amministrazione ha ordinato una perizia
pluridisciplinare a cura del SAM (doc. AI 80/1-3, 81/1-2, 82/1-2, 83/1-3 e 84/1-2).

 

                                         Dalla perizia pluridisciplinare
del 23 gennaio 2013 (doc. AI 85/1-51) risulta che i periti, dopo aver elencato
gli atti ed esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive,
hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura
reumatologica (dr. __________), neurologica-neuropsicologica (dr. __________) e
psichiatrica (dr. __________).

 

                                         Viste le risultanze dei
singoli consulti e del soggiorno della ricorrente presso il citato centro
d’accertamento, i periti hanno posto la seguente diagnosi:

 

" (…)

5.1 Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:

 

Cefalea cronica quotidiana non meglio classificabile.

Rare crisi di emicrania senz’aura.

Lievi deficit neuropsicologici nell’ambito dell’attenzione divisa.

Disturbo somatoforme da dolore persistente.

 

 

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:

 

Tendenza fibromialgica (6 su 18 punti fibromialgici positivi).

Decondizionamento muscolare.

Tendenza ad iperlassità legamentare.

Disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale con
scoliosi sinistro-convessa).

Esiti da distorsione della colonna cervicale il 9.3.2005.

(…)" (doc. AI 85/15)

 

                                         Considerati tutti gli atti
medici raccolti, dopo un’attenta valutazione e posta la seguente valutazione medico-teorica
globale dell’attuale capacità lavorativa: “(…) L’attuale grado di capacità
lavorativa medico-teorica dell’A., nell’attività da ultimo esercitata come
impiegata di banca è considerato nella misura del 60%, inteso come riduzione
del rendimento sull’arco di un’intera giornata. (…)” (doc. AI 85/21), il
SAM ha concluso:

 

" (…)

8.        CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Conseguenze sulla capacità lavorativa derivano dalle patologie
neurologiche e psichiatriche, mentre invece, come descritto al capitolo 6, dal
punto di vista reumatologico non vi sono limitazioni della capacità lavorativa.

 

Dal punto di vista neurologico il nostro consulente diagnostica
una cefalea cronica quotidiana non meglio classificabile, rare crisi di
emicrania senz'aura e lievi deficit neuropsicologici nell'ambito
dell'attenzione divisa.

Tenendo conto delle varie valutazioni neurologiche passate e dei
risultati delle varie valutazioni neuropsicologiche sembra effettivamente
verosimile quanto descritto cioè una cefalea cronica quotidiana di intensità
variabile con ripercussione sulle capacità cognitive e principalmente della
concentrazione dell'A, in caso di cefalea più intensa e quando l'A. deve
effettuare delle commissioni entro un certo lasso di tempo. Globalmente quindi
vi è una riduzione del suo rendimento e di conseguenza anche della capacità
lavorativa nel suo lavoro abituale, il nostro consulente valuta la capacità
lavorativa dell'A. nel suo lavoro abituale nella misura del 60%. Questa
capacità lavorativa non potrebbe essere maggiore in altre professioni. Come
casalinga vi è una capacità lavorativa completa al 100%. Rispetto a quanto
descritto nel rapporto d'uscita del __________ di __________ dove l'A. è stata
degente dal 18.11 al 18.12.2006, la situazione appare chiaramente migliorata,
vi è sempre la persistenza di una cefalea cronica altalenante ma con componente
emicraniforme e di "emicrania cervicale" com'è stata definita alla
Clinica, sicuramente molto ridotte. Negli anni seguenti i vari neurologi
arrivano ad una valutazione piuttosto diversa della capacità lavorativa
dell’A., la Dr.ssa med. __________ di __________ ritiene giustificata
un'incapacità lavorativa del 70%, nella perizia dello __________ di __________
si parla di un'incapacità lavorativa del 10%, il Dr. med. __________ nel
novembre 2010 valuta l'incapacità lavorativa dell'A. del 20% mentre nel
novembre 2011 parla di una capacità lavorativa del 30-40%. II nostro consulente
pensa che questa valutazione molto diversa della capacità lavorativa dell'A.
descritta in questi anni dai vari colleghi esprime al meglio l'evoluzione della
cefalea ossia come sottolineato dall'A. stessa l'intensità del dolore sarebbe
molto altalenante quindi di pari passo cambia anche l'influenza sulla capacità
lavorativa il che globalmente si esprime con una capacità lavorativa residuale
media del 60% nel suo lavoro abituale a partire dall'1.1.2007, idealmente con
presenza sul posto di lavoro al 100% dando all’A. la possibilità di effettuare
maggiori pause e lavorare con più tranquillità senza troppa pressione
temporale.

 

Dal punto di vista reumatologico, sulla base degli atti,
dell'anamnesi richiesta e dell'esame clinico, il nostro consulente pone le
diagnosi reumatologiche di tendenza fibromialgica (6 su 18 punti fibromialgici
positivi), decondizionamento muscolare, tendenza ad iperlassità legamentare,
disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale con scoliosi
sinistro-convessa), esiti da distorsione della colonna cervicale il 9.3.2005.

Secondo il nostro consulente, per le patologie di stretta
competenza reumatologica, non vi sono limiti funzionali e di carico e quindi,
sempre per le patologie di competenza reumatologica, egli ritiene che al più
tardi a distanza di sei mesi dall'infortunio del 9.3.2005, quindi a decorrere
dal 9.9.2005, non vi sono più motivi d'inabilità lavorativa per qualsiasi tipo di
attività. E' giustificata un'inabilità lavorativa totale dal 9.3.2005 all'8.9.2005,
dunque durante il periodo di sei mesi seguente il trauma distorsivo cervicale
del 9.3.2005 ed un'incapacità lavorativa totale durante il periodo di cura
presso il __________ di __________ dal 18.11 al 18.12.2006.

 

Dal punto di vista psichiatrico il nostro consulente nella
presente valutazione pone la diagnosi di un disturbo somatoforme da dolore
persistente. Tale patologia compromette, secondo il nostro consulente, la
capacità lavorativa benché al momento fortunatamente solo in minima parte: il
nostro consulente ritiene che la capacità lavorativa dell'A., per qualsiasi
attività confacente alle sue competenze, sia ridotta nella misura del 10% e che
tale percentuale è da integrare, senza effetto cumulativo all'incapacità
lavorativa riconosciuta da parte somatica. La diminuzione della capacità
lavorativa è giustificata dalla presenza della componente algica sofferta
dall'A., associata alla sua tendenza regressiva. Dal profilo psichiatrico il
nostro consulente riconosce una diminuzione della capacità lavorativa, nella
misura del 10% a partire dall'attuale valutazione peritale.

 

Come già descritto sopra, riteniamo che le incapacità lavorative
descritte dai nostri consulenti non debbano essere sommate in quanto le
patologie che causano una limitazione della capacità lavorativa riguardano lo
stesso sintomo, cioè il dolore cronico. Riassumendo, sulla base di quanto descritto
sopra, dal punto di vista fisico e psichico, valutiamo l'attuale grado di
capacità lavorativa globale nell'attività da ultimo esercitata come impiegata
di banca, nella misura del 60% a partire dall'1.1.2007. Per quanto riguarda
l'evoluzione, riferendosi alla valutazione neuropsicologica il nostro
consulente descrive che nell'insieme il risultato dell'attuale valutazione è
quasi identica a quella di __________ nel 2005. Le oscillazioni ottenute nelle
seguenti valutazioni neuropsicologiche del 2008 e 2011, soprattutto il
peggioramento cognitivo globale di quest'ultima, sono spiegabili molto
probabilmente con un'interferenza del dolore sulle prestazioni cognitive
dell'A., ossia maggiori difficoltà cognitive in concomitanza di un dolore più
intenso, in ogni caso si può escludere un danno cerebrale sottostante.

Rispetto a quanto descritto nel rapporto d'uscita del __________
di __________ dove l'A. è stata degente dal 18.11 al 18.12.2006, la situazione
appare chiaramente migliorata, vi sempre la persistenza di una cefalea cronica
altalenante ma con componente emicraniforme e di “emicrania cervicale” com'è
stata definita alla Clinica, sicuramente molto ridotte. Negli anni seguenti i
vari neurologi arrivano ad una valutazione piuttosto diversa della capacità
lavorativa dell'A.: la Dr.ssa med. __________ di __________ ritiene
giustificata un'incapacità lavorativa del 70%, nella perizia dello __________
di __________ si parla di un'incapacità lavorativa del 10%, il Dr. med. __________
nel novembre 2010 valuta l'incapacità lavorativa dell'A. del 20% mentre nel
novembre 2011 parla di una capacità lavorativa del 30-40%. II Dr. med. __________
ritiene che questa valutazione molto diversa della capacità lavorativa dell'A,
descritta in questi anni dai vari colleghi esprime al meglio l'evoluzione della
cefalea dell'A., ossia come sottolineato dall'A, stessa l'intensità del dolore
sarebbe molto altalenante quindi di pari passo cambia anche l'influenza sulla
capacità lavorativa il ché globalmente si esprime con una capacità lavorativa
residuale media del 60% nel suo lavoro abituale a partire dall'1.1.2007.

 

 

9       CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE 

 

Come già descritto nei capitoli precedenti, dal punto di vista
reumatologico il nostro consulente valuta una capacità lavorativa nella misura
del 100% per qualsiasi tipo di attività (per le patologie di stretta competenza
reumatologica non vi sono limitazioni funzionali e di carico).

 

Dal punto di vista psichiatrico il nostro consulente valuta
un'incapacità lavorativa nella misura del 10% in qualunque attività lucrativa,
senza effetto cumulativo all'incapacità lavorativa riconosciuta da parte
somatica.

 

Dal punto di vista neurologico il nostro consulente valuta una
capacità lavorativa residuale media nella misura del 60% nel suo lavoro
abituale come pure in altre attività esigibili. Giungiamo quindi alla
conclusione che anche in altre attività professionali la capacità lavorativa
globale è da considerare nella misura del 60% intesa come riduzione del
rendimento sull'arco di un'intera giornata lavorativa a partire dall'1.1.2007.
In qualità di casalinga vi è una capacità lavorativa piena. Non vi sono
controindicazioni particolari dal punto di vista medico per eventuali
provvedimenti d'integrazione professionale.

 

Come descritto dal nostro consulente neurologo, dal lato
prognostico la situazione globalmente appare stabile negli ultimi anni, come
sopra descritto rispetto alla fine del 2006 vi è sicuramente stato un
miglioramento per quanto riguarda la componente di emicrania con restante
cefalea all'incirca invariata e stabile negli ultimi anni. In futuro il nostro
consulente non si aspetta significativi cambiamenti. Dal lato terapeutico l'A.
con Lyrica ha raggiunto una situazione abbastanza gestibile dopo numerosi
tentativi con altri farmaci, in tal senso non ha altre proposte terapeutiche.

 

Come descritto dal nostro consulente psichiatra, una presa in
carico psichiatrica psicoterapeutica, di tipo supportivo ed eventualmente con
l'instaurazione di supporto biologico antidepressivo, potrebbe essere d'aiuto
per la peritanda nel recuperare la fiducia nelle proprie risorse e così
permettere che ella possa riprendere un'attività lavorativa completa se da lei
desiderato. Tale misura, anche se auspicata, non è da ritenere esigibile.

 

Sul piano terapeutico, dal lato strettamente reumatologico, in
tendenza allo sviluppo fibromialgico, è sicuramente utile proseguire con il
trattamento algomodulatore centrale attualmente in atto con Pregabalina 150 mg
al mattino e 150 mg alla sera; parallelamente l'A. va avviata verso un
ricondizionamento progressivo della muscolatura al fine di poter stabilizzare
il rachide rispettivamente le articolazioni periferiche.

 

 

10     OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI 

 

Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente discussione
tra tutti i medici periti del SAM. 

 

Prendendo in considerazione i criteri prognostici di Förster il
nostro consulente psichiatra descrive:

 

      -    non
si riconosce una concomitante comorbidità psichiatrica maggiore, in particolare
alcun disturbo depressivo importante;

      -    dal
profilo somatico, essenzialmente sussiste uno stato dopo incidente stradale nel
2005;

      -    alcuna
perdita dell'integrazione sociale, in particolare alcuna tendenza
all'isolamento sociale, buono il vincolo matrimoniale, intenzione di riprendere
un'attività lavorativa;

      -    decorso
annoso con sintomatologia invariata senza remissione protratta;

      -    possibile ma non evidente vantaggio secondario.

 

La prognosi, anche in considerazione di questi fattori, risulta al
momento buona.

 

Ulteriori domande particolari alle quali non sia già stato
risposto nei capitoli precedenti non sono poste.

(…)" (doc. AI 85/21-24)

 

                                         L’Ufficio AI – considerate le risultanze peritali, ritenuto
il rapporto finale 29 gennaio 2013 del medico SMR dr. __________ (doc. AI 87/1-3),
vista la valutazione del consulente in integrazione professionale del 21
febbraio 2014 (doc. AI 99/1-2) e considerata la nota per l’incarto del 14 marzo
2014 con le tabelle elaborate il 20 marzo 2014 (doc. AI 102/1-2 e 103/1-10) – con decisioni del 29 agosto 2014 ha riconosciuto
all’assicurata il diritto a una rendita intera dal 1. marzo 2006 (dopo
l’anno d’attesa ex art. 28 cpv. 1 lett. b LAI, con versamento retroattivo della
rendita dal 1. gennaio 2007 ai sensi dell’art. 48 cpv. 2 LAI in vigore fino al
31 dicembre 2007) al 30 aprile 2007 e ad un quarto di rendita dal 1.
maggio 2007 (ovvero tre mesi dopo il miglioramento del gennaio 2007 ex
art. 88a cpv. 1 OAI) al 30 giugno 2012 (doc. AI 108/1-10 e 109/1-11).

 

                               2.9.   Quanto alla valenza probante
di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano
stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami
completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia
stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid.
3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede d’istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

 

                                         Per quel che concerne il
Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte
nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è
incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di
partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella DTF 137 V 210 il TF
ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una
decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM
nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         In una sentenza del 14
luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il TF,
richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e
l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del
SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto
senza aver visitato personalmente l’assicurato.

                                         Tuttavia, nel caso in cui
sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei
pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali
rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con riferimenti (in
particolare alla DTF 139 V 225 e 135 V 465)

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer Reichmuth, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in:
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2014, ad art.
28a, pag. 398-399) e che il solo fatto che uno o più medici curanti
esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010
del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

 

                             2.10.   Un danno alla salute psichica
può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da non poter
praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa
sul mercato del lavoro (DTF 127 V 298 consid. 4c).

 

                                         Al riguardo l'Alta Corte
ha sottolineato che:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. 

Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e
dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire
se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla
salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli
offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di
sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2).

 

                                         In particolare, secondo la
giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è di
regola atto, in quanto tale, a determinare una limitazione di lunga durata
della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi
dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale disturbo può causare
un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista psichiatrico
nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa lavorativa da
parte dell’assicurato.

                                         Nella DTF 130 V 352
(confermata in DTF 136 V 281 consid. 3.2.1 e 131 V 49 e nelle STF 9_C 830/2007
del 29 luglio 2008 e 9C_959/2009, 9C_995/2009 del 19 febbraio 2010), l’Alta
Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata
oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1)
l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti
della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione
sul piano terapeutico, indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione
dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla
malattia; "primärer Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso
di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché
di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I
702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2;
Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in:
Schaffhauser/Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo
2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

 

                                         L’Alta Corte, nella DTF
131 V 49, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un
disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione
sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare
anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         Questa giurisprudenza è
stata estesa anche al caso della fibromialgia (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)
e, nella DTF 137 V 64, oltre ad estenderla anche all’ipersonnia (sonnolenza
diurna), patologia che rientra nel quadro dei disturbi privi di sostrato
organico oggettivabile non chiari dal profilo patogenetico ed eziologico,
l’Alta si è così espressa:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen Schmerzstörungen
entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des
invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70),
dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S.
150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt.

(…)" (DTF 137 V 64, consid. 4.2, pag. 68)

 

                                         Va qui evidenziato che il
TF, nella STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 destinata alla pubblicazione (di
cui si dirà al consid. 2.11), ha modificato la propria giurisprudenza relativa
alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi.

 

                                         Affinché un esame medico
in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse
condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su
diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                             2.11.   Nell’evenienza concreta, richiamata
la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici
(cfr. consid. 2.9 e 2.10), questo Tribunale ritiene che il medico SMR dr. __________,
senza interpellare i periti del SAM e per i seguenti motivi, non poteva ancora
confermare un’incapacità lavorativa del 40% in qualsiasi attività dal 1.
gennaio 2007 (vedi il rapporto finale SMR del 29 gennaio 2013 2013 sub doc. AI
87/1-3).

 

                                         In effetti, il medico SMR
avrebbe dovuto interpellare il SAM affinché si pronunciasse più precisamente in
merito all’evoluzione della capacità lavorativa nel tempo e circa i motivi che
giustificavano l’incapacità lavorativa globale del 40% in qualsiasi attività, visto
che il dr. __________, in merito allo stato neurologico e neuropsicologico, nel
consulto del 28 novembre 2012 (doc. AI 85/28-34) ha espresso la seguente
valutazione:

 

" (…)

Stato neurologico:

 

Nulla da segnalare nell'ambito dei nervi cranici. Tono e trofismo
muscolare nella norma ai 4 arti. Mingazzini I e II ben tenute. Forza muscolare
indenne in tutte le sedi. Motilità fine e diadococinesia integre. Prove
indice-naso e tallone-ginocchio ben eseguite sia ad occhi chiusi che aperti
bilateralmente. ROT: sia agli arti superiori che inferiori medio-vivaci e
simmetrici. Segni di Hoffmann, Trömner e Babinski negativi bilateralmente.
Sensibilità superficiale indenne in tutte le sedi. Pallestesia 8/8 ai malleoli
bilateralmente. Senso di posizione conservato. Stazione eretta ben tenuta,
Romberg negativo. Deambulazione nella norma. Marcia suite punte, sui talloni ed
a funambolo ben eseguita.

 

Valutazione neuropsicologica: 

 

Paziente ben collaborante, ben orientata nel tempo, nello spazio e
sulla propria persona. Mancina. Scolarità: nel 2000 diploma di impiegata di
commercio. Tra il 2002 e il 2005 frequenta la __________ di __________, __________,
ottenendo il diploma federale in economia nell'ottobre 2005. La valutazione
viene effettuata in tedesco, madre lingua della paziente.

 

Linguaggio: linguaggio spontaneo nella norma senza. note di
afasia o disartrofonia. Comprensione verbale conservata anche per ordini
complessi. Nessuna difficoltà nell'istruzione ai vari test neuropsicologici. Un
test di denominazione si situa al limite superiore della norma.

 

Gnosie: le gnosie visive e tattili sono indenni. Nessuna
eminegligenza. Discriminazione destra-sinistra conservata. Nessuna agnosia
digitale.

 

Prassie: le prassie ideative, ideomotorie,
bucco-linguo-facciali e costruttive sono indenni.

 

Memoria: span verbale nella norma. In un test di
apprendimento di materiale verbale la paziente raggiunge un risultato superiore
alla norme sia nella fase di apprendimento come anche nella rievocazione
differita e nel riconoscimento. Memoria visuo-spaziale con risultati superiori
alla norma sia nella rievocazione immediata che differita.

 

Funzioni esecutive: fluenza verbale nella norma sia nella
condizione fonemica che semantica. Nessun deficit di programmazione o
pianificazione. Ragionamento logico e astratto conservato. Assenti delle
perseverazioni verbali o motorie. Nessun apparente rallentamento. Attenzione
sostenuta indenne. Attenzione divisa con tempi di esecuzione nella norma ma con
numero di errori troppo elevati.

 

 

Valutazione: 

 

Lo stato neurologico della paziente è risultato del tutto nella
norma come tra l'altro tutti i vari stati neurologici eseguiti nel corso degli
ultimi 7 anni da vari neurologi. Quindi nessun segno clinico di una patologia
endocranica, midollare, di una radicolopatia cervicale o altre neuropatie
periferiche.

Alla valutazione neuropsicologica la paziente raggiunge un
risultato nella norma o superiore alla norma in praticamente tutti i test
effettuati inclusa l'attenzione sostenuta, unicamente nell'attenzione divisa
emerge un numero di errori oltre il limite superiore della norme ma con
velocità di esecuzione indenne, tra l'altro nessun rallentamento osservabile
nei vari test effettuati. Globalmente quindi alla valutazione neuropsicologica
vi è una tendenza ad effettuare troppi errori quando la paziente deve eseguire
un compito in un tempo predefinito con restanti facoltà cognitive del tutto
indenni. Vi è quindi un netto miglioramento dal lato neuropsicologico rispetto
alla valutazione effettuata alla Clinica di __________ nel 2011.

 

Anche nella valutazione neuropsicologica del 2008 è stato descritto
un minimo deficit per quanto riguarda l'attenzione però piuttosto nel senso di
un rallentamento psicomotorio non costante più evidente nei compiti semplici,
con normalizzazione o rallentamento minore nei compiti più complessi, quindi si
tratta di un deficit dell'attenzione diverso da quello riscontrato alla mia
valutazione, seppur nell'ambito dell'attenzione.

La prima valutazione neuropsicologica che è state eseguita nel
2005 presso la __________ di __________, anche in questo caso viene descritto
un lieve deficit dell'attenzione in pratica identico a quello riscontrato nella
mia valutazione con difficoltà nell'elaborazione parallela di informazioni se
la paziente deve effettuare il compito in un determinato tempo, a __________
riscontro anche di un lieve disturbo dell'attenzione sostenuta con restanti
facoltà cognitive del tutto indenni. Nell'insieme il risultato della mia
valutazione è quasi identica a quella di __________ nel 2005. Le oscillazioni
ottenute nelle seguenti valutazioni neuropsicologiche del 2008 e 2011,
soprattutto il peggioramento cognitivo globale di quest'ultima, sono spiegabili
molto probabilmente con un'interferenza del dolore sulle prestazioni cognitive
della paziente, ossia maggiori difficoltà cognitive in concomitanza di un dolore
più intenso, in ogni caso si può escludere un danno cerebrale sottostante.

Per quanto riguarda la cefalea la paziente descrive da diversi
anni episodi abbastanza rari (circa 1 volta al mese) di crisi con le
caratteristiche di un'emicrania, episodi che nei primi anni dopo l'incidente
sarebbero stati molto più accentuati e frequenti. Ora prevale invece una
cefalea quotidiana di classificazione non facile in quanto ogni giorno il
dolore cambierebbe sede, a turno sarebbero interessate tutte le varie parti del
capo, anche la qualità del dolore sarebbe di giorno in giorno diversa, da un
dolore di tipo pulsatile a quello vissuto come una sensazione di tirare o
bruciore o un peso. Questo dolore non ha le caratteristiche né di un'emicrania
né di una cefalea muscolo-tensiva, tra l'altro la cefalea sarebbe in genera
piuttosto indipendente dalle cervicalgie. In tal senso concordo con il Dr. med.
__________ che sia da inquadrare come una cefalea cronica quotidiana non meglio
classificabile. 

 

 

Dal lato neurologico posso quindi porre le diagnosi di: 

 

1. Cefalea cronica quotidiana non meglio classificabile.

 

2. Rare crisi di emicrania senz'aura.

 

3. Lievi deficit neuropsicologici nell'ambito dell'attenzione
divisa.

 

Tenendo conto delle varie valutazioni neurologiche passate e dei
risultati delle varie valutazioni neuropsicologiche sembra effettivamente
verosimile quanto descritto dalla paziente, cioè una cefalea cronica quotidiana
di intensità variabile con ripercussione sulle capacità cognitive e
principalmente della concentrazione della paziente in caso di cefalea più
intensa e quando la paziente deve effettuare delle commissioni entro un certo
lasso di tempo. Globalmente quindi vi è una riduzione del suo rendimento e di
conseguenza anche della capacità lavorativa nel suo lavoro abituale, valuto la
capacità lavorativa della paziente nel suo lavoro abituale del 60%. Questa
capacità lavorativa non potrebbe essere maggiore in altre professioni. Come
casalinga vi è una capacità lavorativa completa al 100%.

Rispetto a quanto descritto nel rapporto d'uscita del __________
di __________ dove la paziente stata degente dal 18.11 al 18.12.2006, la
situazione appare chiaramente migliorata, vi è sempre la persistenza di una
cefalea cronica altalenante ma con componente emicraniforme e di "emicrania
cervicale" com'è stata definita alla clinica, sicuramente molto ridotte.
Negli anni seguenti vari neurologi arrivano ad una valutazione piuttosto
diversa della capacità lavorativa della paziente, la Dr.ssa med. __________ di __________
ritiene giustificata un'incapacità lavorativa del 70%, nella perizia dello __________
di __________ si parla di un'incapacità lavorativa del 10%, il Dr. med. __________
nel novembre 2010 valuta l'incapacità lavorativa della paziente del 20% mentre
nel novembre 2011 parla di una capacità lavorativa del 30-40%. Penso che questa
valutazione molto diversa della capacità lavorativa della paziente in questi
anni dai vai vari colleghi esprime al meglio l'evoluzione della cefalea della
paziente, ossia come sottolineato dalla paziente stessa l'intensità del dolore
sarebbe molto altalenante quindi di pari passo cambia anche l'influenza sulla
capacità lavorativa il ché globalmente si esprime con una capacità lavorativa
residuale media del 60% nel suo lavoro abituale a partire dal 01.01.2007,
idealmente con presenza sul posto di lavoro al 100% dando alla paziente la
possibilità di effettuare maggiori pause e lavorare con più tranquillità senza
troppa pressione temporale.

Dal lato prognostico la situazione globalmente appare stabile
negli ultimi anni, come su descritto rispetto alla fine del 2006 vi è
sicuramente stato un miglioramento per quanto riguarda la componente di
emicrania con restante cefalea all'incirca invariata e stabile negli ultimi anni.
In futuro non mi aspetto significativi cambiamenti. Dal lato terapeutico la
paziente con Lyrica® ha raggiunto una situazione abbastanza gestibile dopo
numerosi tentativi con altri farmaci, in tal senso non ho altre proposte
terapeutiche.

(…)" (doc. AI 85/31-34)

 

                                         Inoltre, visto che il SAM elenca
le diverse incapacità lavorative ritenendo, oltretutto in modo possibilistico,
che le stesse sarebbero spiegabili con un’interferenza del dolore sulle
prestazioni cognitive ovvero delle maggiori difficoltà in concomitanza di un
dolore più intenso – “(…) Le
oscillazioni ottenute nelle seguenti valutazioni neuropsicologiche del 2008 e
2011, soprattutto il peggioramento cognitivo globale di quest’ultima, sono
spiegabili molto probabilmente con un’interferenza del dolore sulle prestazioni
cognitive dell’A., ossia maggiori difficoltà cognitive in concomitanza di un
dolore più intenso, in ogni casi si può escludere un danno cerebrale
sottostante. (…)” (doc. AI 85/22) –,
a ragione l’Ufficio AI, nelle osservazioni del 31 marzo 2015 (XIX), ha rilevato
che “(…) il perito neurologo Dr. __________ invece, malgrado non abbia
rilevato alcuna patologia oggettiva (“lo stato neurologico della paziente è
risultato del tutto nella norma”), giunge alla conclusione di un’incapacità
lavorativa del 40% dal 01.01.2007 eseguendo una media delle varie incapacità
lavorative indicate dai precedenti neurologi (periti e curante), i quali
arrivano ad una valutazione piuttosto diversa della capacità [ndr. recte:
incapacità] lavorativa dell’assicurata (70% Dr.ssa __________, 10% __________
di __________, 20% e poi 30/40% [ndr. recte: 60-70%] Dr. __________),
ritenendo verosimile quanto descritto dall’assicurata e considerato che
l’intensità del dolore sarebbe molto altalenante. (…)” (XIX, pag. 2).

 

                                         Ribadito che dai rapporti
dei vari esperti neurologici intervenuti non sono risultate delle patologie
oggettivabili, il SAM avrebbe dovuto motivare compiutamente l’incapacità
lavorativa del 40% attestata nel tempo. Questo vale a maggiore ragione visto
che le valutazioni del SAM hanno ritenuto la terapia farmacologica indicata
dall’assicurata ai diversi consulenti che, in effetti, risulta confutata dagli
accertamenti esperiti dall’Ufficio AI presso la cassa malati (cfr. VI pag. 9 e
VI/D).

                                         Al riguardo
l’amministrazione ha evidenziato: “(…) Ciò [ndr.: si riferisce
all’assunzione giornaliera nel tempo di Lyrica 150] è completamente confutato
dalla distinta delle spese, dalla quale si evince che il Lyrica (prescritto per
la prima volta nel maggio 2008), così come il Mydocalm, è stato acquistato solo
saltuariamente, con pause anche di diversi mesi (l’ultima tra il 12.06.2012 e
il 15.09.2014), prescritto dal medico “curante” Dr.ssa __________, presso la
quale però risulta che l’ultima visita effettuata risalga al 21.10.2009, con
due consultazioni telefoniche nel corso del 2010 ed in seguito risultano solo
fatture relative unicamente a prescrizione di farmaci. Di tutta evidenza, le
quantità di farmaci acquistati non permettono di assumere una farmacoterapia
adeguata, così come invece dichiarato dall’assicurata a più riprese. Non
risultano inoltre prescrizioni di altri medicamenti, salvo l’Apranax, assunto
anch’esso non in modo continuo tra l’agosto e l’aprile 2008. (…)” (VI, pag.
9).

                                         Quanto alla cefalea cronica
quotidiana non meglio classificabile, fondandosi su quanto descritto
dall’assicurata, il dr. __________ ha osservato che “(…) per quanto riguarda
la cefalea la paziente descrive da diversi anni episodi abbastanza rari (circa
1 volta al mese) di crisi con le caratteristiche di un’emicrania, episodi che
nei primi anni dopo l’incidente sarebbero stati molto più accentuati e
frequenti. Ora prevale invece una cefalea quotidiana di classificazione non
facile in quanto ogni giorno il dolore cambierebbe sede, a turno sarebbero
interessate tutte le varie parti del capo, anche la qualità del dolore sarebbe
di giorno in giorno diversa, da un dolore di tipo pulsatile a quello vissuto
come una sensazione di tirare o bruciore o un peso. Questo dolore non ha le caratteristiche
né di un’emicrania né di una cefalea muscolo-tensiva, tra l’altro la cefalea
sarebbe in genere piuttosto indipendente dalle cervicalgie. In tal senso
concordo con il Dr. med. __________ che sia da inquadrare come una cefalea
cronica quotidiana non meglio classificabile. (…)” (doc. AI 85/33).

                                         Circa la valutazione
dell’incapacità lavorativa in fattispecie analoghe vedi la DTF 140 V 290
concernente un’emicrania e la STF 9C_27/2015 del 26 agosto 2015 circa una
cefalea tensionale.

 

                                         Il medico SMR avrebbe dovuto
interpellare il SAM anche circa l’incapacità lavorativa del 10% per motivi
psichiatrici.

                                         Infatti, nel consulto del
18 dicembre 2012 (doc. AI 85/35-43), il dr. Savi, circa i criteri di Förster e
la prognosi, ha evidenziato: “(…) - non si riconosce una concomitante
comorbidità psichiatrica maggiore, in particolare alcun disturbo depressivo
importante; - dal profilo somatico, essenzialmente sussiste st. dopo incidente
stradale del 2005; - alcuna perdita dell’integrazione sociale, in particolare
alcuna tendenza all’isolamento sociale, buono il vincolo matrimoniale,
intenzione di riprendere un’attività lavorativa; - decorso annoso con
sintomatologia invariata senza remissione protratta; - possibile ma non
evidente vantaggio secondario. La prognosi, anche in considerazione di questi
fattori, risulta al momento buona. (…)” (doc. AI 85/41).

 

                                         Lo stesso specialista, in
sede di discussione, ha inoltre evidenziato che “(…) secondo la peritanda le
sue ambizioni di carriera professionale vengono definitivamente compromesse
dall’incidente. Ne scaturisce un’annosa vicenda assicurativa, non ancora
conclusasi, vissuta dalla peritanda come un’ingiustizia e con un sentimento di
non essere capita; la peritanda sembra avere la necessità di venire risarcita
per il danno subìto. La peritanda riesce comunque nel frattempo ad assicurarsi
una vita affettiva, formando una famiglia. Col tempo ella sviluppa un disagio
psichico che sembra cortocircuitare lo psichismo, manifestandosi attraverso il
soma. In ambito intrafamiliare ella tende ad assumere atteggiamenti regressivi,
che la costringono a rinunciare all’espletamento di tutte le faccende
domestiche. I disturbi somatici, ampiamente indagati, appaiono veicolare almeno
in parte aspetti funzionali, così da conclamarsi in un disturbo somatoforme, da
noi diagnosticato per la prima volta. Pertanto ai fini peritali rispetto alla
richiesta di definire l’evoluzione dei limiti funzionali e della capacità lavorativa
a partire dal 01.01.2007 (St. dopo degenza presso __________, __________), dai
dati in nostro possesso e da quanto riferito dalla peritanda stessa, valutiamo
che dal profilo psichiatrico vi sia stato un peggioramento tale da permetterci
di porre la diagnosi di disturbo somatoforme. Tale patologia compromette
secondo nostra valutazione la capacità lavorativa della peritanda, benché al
momento fortunatamente soltanto in minima parte (vedi sotto, parte B) e da
integrare senza effetto cumulativo ad eventuale incapacità lavorativa
riconosciuta da parte somatica. (…)” (doc. AI 85/40-41).

                                         In concreto – visto che il dr. __________ riporta nella
discussione degli elementi che da soli non giustificherebbero un’invalidità da
un punto di vista psichiatrico (ad. esempio l’annosa vicenda assicurativa non
ancora terminata vissuta dall’assicurata come un’ingiustizia con conseguente
necessità di venire risarcita rispettivamente la rinuncia all’espletamento di
tutte le faccende domestiche nonostante un contesto psicosociale apparentemente
intatto) – i motivi che hanno
portato a concludere per un’incapacità lavorativa del 10% da un punto di vista
psichiatrico vanno precisati meglio.

                                         Questo vale a maggiore
ragione ritenuto che, alla domanda circa la capacità lavorativa quale casalinga,
il dr. __________ ha risposto: “(…) 100%, ciò è importante anche per
contrastare la tendenza alla regressione della peritanda. (…)” (doc. AI
85/43). Inoltre, quale ulteriore contraddizione, l’Ufficio AI ha rilevato che,
a differenza di quanto indicato dall’assicurata al dr. Savi in merito alla
possibilità di poter beneficiare di una baby-sitter e di un aiuto domestico – “(…) La peritanda si avvale di una
babysitter, che viene al suo domicilio 2 pomeriggi la settimana o al bisogno.
Inoltre da 1 anno viene una donna una volta la settimana, la quale oltre che a
pulire, stira per un paio di ore. (…)” (doc. AI 85/39) –, in realtà “(…) da un controllo
effettuato presso la Cassa __________, risulta che né l’assicurata, né il
marito, sono mai stati registrati quali datori di lavoro e non sono stati
pagati contributi (vedasi e-mail del 07.11.2014 qui allegato). (…)” (VI,
pag. 10).

 

                                         Nella STF 9C_492/2014 del
3 giugno 2015, destinata alla pubblicazione, il TF ha modificato la propria
giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi
somatoformi dolorosi (cfr. lettera circolare AI n. 334 del 7 luglio 2015
[disponibile unicamente nella versione tedesca e francese] e lettera circolare
AI n. 339 dell’8 settembre 2015). La capacità di lavoro deve essere valutata
nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile è stata abbandonata.

                                         In concreto, l’aggiornamento
della perizia pluridisciplinare del SAM (giustificata anche perché la stessa si
fonda su consulti avvenuti nel mese di novembre 2012) dovrà tener conto anche
della nuova giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno 2015,
consid. 8).

 

                                         Per contro – a prescindere dal fatto che la
riconsiderazione di una decisione ai sensi dell’art. 53 cpv. 2 LPGA configura
una possibilità per l’amministrazione e che non può essere imposta né dalla persona
assicurata né dal Tribunale (STF 8C_748/2014 del 9 gennaio 2015 consid. 3.4) – sulla sola base degli atti medici questo
Tribunale non può concludere, come sembrerebbe proporre l’Ufficio AI con la
risposta di causa, che la decisione impugnata sia manifestamente errata.

                                         Pertanto questo Tribunale
non può pronunciare una decisione in quel senso in quanto la stessa risulta prematura.

 

                                         In simili condizioni,
secondo questo Tribunale non è possibile, senza prima procedere ad un
complemento peritale da parte del SAM, concludere con sufficiente tranquillità
che lo stato valetudinario dell’assicurata giustifichi una capacità lavorativa
del 60% in ogni attività dal 1. gennaio 2007.

 

                             2.12.   Nella STF 9C_243/2010 del 28
giugno 2011 il TF ha precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve
allestire direttamente una perizia giudiziaria e in quali casi può rinviare gli
atti all'assicuratore per un complemento istruttorio.

 

                                         

                                         

                                         Nella concreta evenienza,
ritenuto come vi siano degli accertamenti peritali svolti dall’amministrazione
che necessitano di un complemento (“Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen”),
si giustifica il rinvio degli atti all’Ufficio AI ai sensi della giurisprudenza
citata.

 

                                         Di conseguenza – come del resto postulato dall’Ufficio AI
in via subordinata: “(…) In via sussidiaria, considerate le incongruenze
riscontrate e alla luce del fatto che la perizia del SAM risale ormai al
novembre 2012, ossia a 2 anni or sono, lo scrivente Ufficio richiede
l’annullamento della decisione impugnata ed il rinvio degli atti all’UAI
affinché emani una nuova decisione dopo i necessari accertamenti. (…)” (VI,
pag.10) – il ricorso va accolto ai
sensi dei considerandi, la decisione impugnata annullata e gli atti rinviati
all’amministrazione affinché, esperiti i necessari accertamenti (di natura
economica e medica), emetta un nuovo provvedimento.

                                         L’amministrazione dovrà
aggiornare la perizia del SAM ritenuta anche la nuova giurisprudenza di cui
alla STF 8C_748/2014 del 9 gennaio 2015 e i periti dovranno compiutamente
motivare le conclusioni circa la capacità lavorativa e l’evoluzione della
stessa nel tempo.

                                         Parimenti, interpellata
l’insorgente e raccolte le prove a sostegno, l’Ufficio AI dovrà stabilire se
dal settembre 2013 è effettivamente cambiata la sua disponibilità lavorativa e
quindi pronunciarsi circa il metodo applicabile (quello misto o quello abituale
del confronto dei redditi) per il calcolo del grado d’invalidità.

 

                                         Va qui ricordato che
l’avv. RA 1, conformemente alla DTF 137 V 314, invitato espressamente a
prendere posizione circa il prospettato rinvio degli atti e le sue possibili
conseguenze, è rimasto silente (cfr. consid. 1.7).

 

                             2.13.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca
e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione
o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle
assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.--
e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al
valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio
AI che rifonderà alla ricorrente patrocinata da un legale (art. 61 lett. g
LPGA) fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili .

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto
ai sensi dei considerandi.

                                         §    Le decisioni del 29
agosto 2014 sono annullate.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato nei
considerandi.

 

                                   2.   Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio
AI.

                                         L’Ufficio AI dovrà inoltre
versare all’assicurata fr. 2’000.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.

                                         Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti