# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f4ca7e6c-ffc2-5d1f-9b5b-4364f21da627
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-01-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.01.2001 35.2000.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2000-10_2001-01-17.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2000.00010

   

  mm/nh

  	
  Lugano

  17 gennaio 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Giovanna Roggero-Will

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 gennaio 2000
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 19 ottobre 1999 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 15
maggio 1997, __________ - dipendente del Comune di __________ in qualità
d'operaio - è stato urtato dalla sponda superiore del camion che stava lavando,
riportando la rottura totale del tendine distale del bicipite omerale destro
(cfr. doc. _), lesione che ha necessitato, in particolare, di un intervento
chirurgico di reinserzione del tendine.

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'__________, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni assicurative.

                               1.2.   Il 9 marzo
1999, all'Istituto assicuratore è stata annunciata una ricaduta dell'evento
traumatico assicurato, lamentando __________ persistenti dolori all'arto
superiore destro (cfr. doc. _). 

 

                               1.3.   Con
decisione formale 26 aprile 1999, l'__________, sentito il parere del proprio
medico di circondario, il dottor __________, ha negato la propria
responsabilità in relazione alla ricaduta annunciata nel corso del mese di
marzo, ritenendo che fra i disturbi ancora accusati e l'infortunio assicurato
non vi fosse un nesso di causalità naturale (cfr. doc. _). 

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'assicurato - il quale ha pure prodotto due
referti specialistici, l'uno del dottor __________, neurologo, l'altro del
dottor __________, chirurgo ortopedico - l'assicuratore LAINF, in data 19
ottobre 1999, ha sostanzialmente confermato il contenuto della sua prima
decisione (doc. _). 

                                         A notare
che l'assicuratore-malattie di __________, dopo aver interpellato il proprio
servizio medico fiduciario, ha ritirato l'opposizione cautelativamente
presentata in data 26 maggio 1999 (cfr. doc. _).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso 19 gennaio 2000, __________, patrocinato dall'avv.
__________, ha chiesto che l'__________ venga condannato a riconoscere il
proprio obbligo contributivo riguardo alla ricaduta del marzo 1999. 

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, l'insorgente ha fatto valere che i
disturbi accusati a livello del braccio destro si troverebbero in una relazione
di causalità, naturale ed adeguata, con l'evento traumatico 15 maggio 1997.
Egli ha, altresì, chiesto che il TCA abbia ad ordinare una perizia medica
giudiziaria, "… perché dai referti medici assunti nella fase precedente della
procedura non è stato possibile spiegare come mai i problemi sorti al braccio
destro del ricorrente, che è quello che ha subito l'infortunio, non siano in
relazione con l'infortunio medesimo" (cfr. I, p. 5). 

 

                               1.5.   L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III).

 

                               1.6.   Con
ordinanza 27 giugno 2000, questa Corte ha ordinato una perizia medica a cura
del dottor __________, __________ di neurologia presso l'Ospedale regionale di
__________ (cfr. V).

                                         Il
summenzionato specialista ha, nondimeno, declinato l'incarico, adducendo un
sovraccarico di lavoro (cfr. VIII). 

 

                                         Il TCA ha
finalmente affidato l'esecuzione della perizia giudiziaria al Prof. dott.
__________, spec. FMH in neurologia, già direttore della Clinica di neurologia
dell’Ospedale cantonale di __________ (cfr. X).

 

                               1.7.   In data 21
dicembre 2000, il Prof. __________ ha consegnato al TCA il proprio referto
peritale (cfr. XI), il quale è immediatamente stato intimato alle parti per
osservazioni (XII).

 

                               1.8.   __________
ha preso posizione in data 4 gennaio 2001 (cfr. XIII). 

                                         L'Istituto
assicuratore convenuto, da parte sua, si è invece espresso il 18 gennaio 2001
(cfr. XIV). 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella
causa D. C.).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se i disturbi alla salute
accusati da __________ in occasione della ricaduta annunciata nel corso del
marzo 1999, si trovano ancora in una relazione di causalità, naturale ed
adeguata, con l'evento traumatico del 15 maggio 1997.

 

                               2.3.   Ai sensi
dell’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono concesse in caso d’infortunio professionale,
d’infortunio non professionale e di malattie professionali. 

 

                               2.4.   L’assicuratore
LAINF é, ciò nondimeno, tenuto a fornire prestazioni soltanto se fra
l’infortunio assicurato ed il danno alla salute esiste un rapporto di causalità
naturale ed adeguato.

 

 

 

                            2.4.1.   In caso
d'infortunio, il legame di causalità naturale è considerato dato quando occorre
ammettere che, senza l'infortunio, il danno non si sarebbe prodotto o,
quantomeno, non con la stessa gravità.

 

                                         Non è
necessario che l'infortunio sia la causa unica o immediata del danno alla
salute: è sufficiente che esso ne sia la conditio sine qua non (Ghélew,
Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna
1992, pag. 51ss.; DTF 112 V 30, consid. 1a, 113 V 307 consid. 3a, 113 V 321,
consid. 2a; RAMI 1988 U40 pag. 129; RAMI 1988 U37 pag. 52; RAMI 1986 p. 337).

 

                                         L'esistenza
del legame di causalità naturale è una questione di fatto che va decisa alla
luce dei rapporti medici.

 

                                         In
applicazione del criterio della verosimiglianza preponderante - applicabile
all'apprezzamento delle prove nel diritto delle assicurazioni sociali (DTF 114
V 305 consid. 5b; 116 V 136ss. consid. 4b) - l'esistenza del legame di
causalità naturale deve essere probabile: una semplice possibilità non basta
(Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., pag. 51).

 

                            2.4.2.   Si ha,
invece, un nesso di causalità adeguata fra l'infor­tu­nio e il danno alla
salute quando il primo, non soltanto concorre causalmente a produrre il
secondo, ma è anche idoneo, secondo il corso normale delle cose e l'esperienza
generale, a produrre o perlomeno a favorire un effetto di quel tipo (DTF 115 V
135 consid. 4a; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., pag. 52).

                                         Il nesso
di causalità adeguata è, in sostanza, l'idoneità generale di un determinato
fattore a generare un effetto analogo a quello concretamente prodottosi
(idoneità generale e non solo per rapporto al caso di spe­cie). Con l'avvertenza,
nota il TFA in DTF 112 V 3ss., che l'e­sigenza dell'idoneità generale non deve
indurre a prendere uni­camente in considerazione quelle conseguenze di un in­fortu­nio
che, secondo la dinamica dell'evento ed i suoi ef­fetti sul corpo, sono solite
veri­ficarsi (DTF 113 V 307).

                                         Una causa
non è da ritenersi generalmente adeguata solo quando provoca sovente o
addirittura regolarmente l'effetto considera­to: se un evento è atto di per sé
stesso a produrre un simile risultato, anche esiti singolari, eccezionali
possono costituire ef­fetti adeguati dell'infortunio (DTF 87 II 127 e 96 II
396).

                                         La
singolarità non deve intendersi in senso quali­tativo ma quantitativo. È
ammessa l'adeguatezza del nes­so causale, malgrado la singolarità dell'effetto,
solo se l'ec­ceziona­lità è di ordine statistico, se cioè un simile effet­to ri­corre
con rara frequenza. Non si può invece pre­scin­dere dal­l'idoneità qualitativa
(cfr. DTF 113 V 307).

                                         L'idoneità
a produrre quel risultato dev'essere strettamente radicata nella natura
dell'evento (idoneità ontologica e non di ordine probabilistico, da misurarsi
statisticamente).

 

                               2.5.   In virtù
dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é tenuto a riprendere l’erogazione
delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o conseguenze
tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungs- recht, p. 277 - sulle nozioni di ricaduta
ed esiti tardivi, cfr., ad esempio, DTF 123 V 138).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità. 

 

                               2.6.   Dalle tavole
processuali emerge che __________, in data 15 maggio 1997, stava lavando un
camion, allorquando è stato urtato al braccio destro dalla sponda superiore
dello stesso. A seguito di ciò, l'assicurato ha accusato la rottura totale del
tendine distale del bicipite omerale destro (cfr. doc. _), trattata cruentemente
presso il reparto di chirurgia dell'Ospedale regionale di __________ (cfr. doc. _). 

 

                                         In data 8
settembre 1997, l'insorgente è stato visitato dal medico di circondario
supplente dell'__________, il dottor __________, spec. FMH in medicina interna,
il quale - avendo oggettivato soltanto una tendinopatia di inserzione del
muscolo tendine distale del bicipite nonché una diminuita funzionalità a
livello del gomito destro - l'ha dichiarato abile al lavoro nella misura del
50% dal 9 settembre 1997 e in misura completa dal 22 settembre 1997 (cfr. doc.
_).

In realtà, __________ non
è stato in grado di riprendere la propria attività nei tempi prospettati dal
medico di fiducia dell'__________, continuando a lavorare, anche dopo il 22
settembre 1997, con un rendimento del 50% (cfr. doc. _).

 

                                         Il 21
ottobre 1997, nuova visita medica circondariale, questa volta a cura del dottor
__________, spec. FMH in chirurgia. Il medico di circondario, dopo aver
constatato uno status oggettivo più che soddisfacente a livello dell'arto
superiore destro, ha riconosciuto il qui ricorrente abile al lavoro al 75% dal
22 ottobre 1997, con aumento al 100% dal 30 ottobre 1997 ( cfr. doc. _).

 

                                         In data
16 settembre 1998, all'Istituto assicuratore convenuto è stata annunciata una
prima ricaduta (cfr. doc. _). Il dottor __________, medico curante
dell'assicurato, ha attestato "… un quadro di tendinite complessa al
gomito dx, stato dopo rottura e sutura del tendine distale omerale dx, …"
con una conseguente completa incapacità lavorativa a contare dal 4 settembre
1998 (doc. _). 

                                         Visitato,
il 23 settembre 1998, dal dottor __________, __________ è stato giudicato abile
al lavoro al 50% dal 28 settembre 1998 e completamente a decorrere 5 ottobre
1998 (cfr. doc. _). 

 

                                         In data
1° ottobre 1998, all'assicurato è stato asportato un piccolo granuloma dovuto
ai resti del filo di sutura, intervento effettuato ambulatorialmente presso l'__________
(doc. _).

                                         __________
è stato dichiarato completamente abile al lavoro dal dottor_______, a far tempo
dal 12 ottobre 1998 (doc. _).

 

                                         Una seconda ricaduta dell'evento traumatico assicurato
è stata annunciata all'__________ in data 9 marzo 1999 (cfr. doc. _). Il medico
curante dell'insorgente ha certificato un'inabilità lavorativa del 50% dal 6
marzo 1999, causata da un'epicondilite a destra (doc. _).

 

                                         Il 21
aprile 1999 ha avuto luogo una visita medica di controllo presso il dottor
__________. Questa la sua valutazione, contenuta nel rapporto 22 aprile 1999:

 

" 
Siamo dunque a distanza di presto 2 anni da una
rottura del tendine distale del muscolo bicipitale del braccio dominante a
destra, lesione trattata cruentemente con reinserzione transossea (mediante
delle ancore di Mitek).

Per qualche tempo l'assicurato ha accusato una
sensazione di bruciore in zona paratendinea, riprendendo il lavoro parzialmente
in settembre 1997, rispettivamente al 100% in ottobre 1997.

 

In ottobre 1998 viene asportato un piccolo
granuloma sotto-cutaneo, mentre il lavoro viene nuovamente interrotto (nella
misura del 50% in marzo 1999) per l'insorgenza di un'epicondilite radiale,
trattata finora con un ciclo fisioterapico e delle infiltrazioni di cortisone.

 

All'esame odierno oggettivamente
documentiamo un trofismo muscolare simmetrico, forza bruta ripristinata a
livello del bicipite brachiale destro, diminuita nell'ordine del 20% alla mano
destra (ottenendo sempre un valore assoluto di circa 45 kp!).

Localmente a riposo la zona dell'epicondilo
radiale è asintomatica, mentre i test epicondilici sono nettamente positivi,
come pure gli indicatori per un'epicondilite neuroirritativa.

In questo contesto è da segnalare anche una
positività del segno di Tinel a livello del nervo mediano a destra (Phalen
negativo).

 

Visto il buon risultato operatorio, il tempo
trascorso (quasi un anno e mezzo) senza epicondilite e l'interessamento
esclusivo degli estensori, non può essere stabilito un nesso
causale diretto fra l'epicondilite radiale attuale dell'omero destro e
l'infortunio, rispettivamente l'intervento del maggio 1997.

 

Parimenti l'affezione non è assumibile sotto
forma dell'articolo 9/2 OAINF, in quanto l'attività professionale è molto
variegata ed esercitata dal signora ________ sin dal 1990.

 

L'assicurato viene quindi invitato ad annunciare
l'episodio alla Cassa malati competente, al cui carico andrebbero pure delle
eventuali indagini circa la presenza o meno di una neuropatia compressiva a
livello del tunnel carpale" (doc.
_).

 

                                         Nel corso
della procedura non contenziosa, __________ ha privatamente consultato il
dottor __________, spec. FMH in neurologia, il quale ha espresso
l'apprezzamento seguente:

 

" 
La sintomatologia dolorosa e disestesiante
accusata all'arto superiore destro è quindi da ricondurre a segni di
tendoinserzionite all'epicondilo radiale ed ulnare del gomito destro, ad una
tendinite a predominanza prossimale degli estensori della mano destra, alla
presenza di una neuropatia sensitivo-motoria con componente assonale e
demielizzante d'entità moderata del nervo mediano destro localizzata d'un lato
nel suo decorso tra la parte prossimale dell'avambraccio e polso, dall'altro al
polso stesso: l'origine della neuropatia prossimale è verosimilmente e molto
probabilmente post-traumatica dove però a titolo precauzionale è opportuno
ricordare la possibilità di un eventuale sviluppo di neuroma posttraumatico,
per cui un esame di risonanza magnetica a livello prossimale dell'avambraccio
sarebbe indicato. La neuropatia a livello prossimale è moderata per cui non è
stata effettuata per il momento un'indagine elettromiografica estesa.

 

È inoltre presente una neuropatia più distale,
pure sensitivo-motoria e con componente assonale e demielizzante a livello del
polso che rappresenta invece una sindrome di tunnel carpale, probabilmente non
in relazione col trauma subito (non sarebbe avvenuta un'iperestensione o
flessione del polso) ma che può sicuramente aggravare la brachialgia accusata.
È opportuno quindi un'immobilizzazione notturna con porto di polsiera con
stecca. Inoltre una terapia anti-infiammatoria non steroidale a presa regolare
è pure indicata.

 

Di fronte a queste conclusioni è quindi richiesta
in primo luogo una presa di posizione al medico di fiducia della __________ a
cui mando copia e ringrazio per la disponibilità" (doc. _).

 

                                         Così
sollecitato dal dottor __________, in data 30 agosto 1999, il dottor __________
si è nuovamente chinato sulla fattispecie riguardante __________:

 

" 
 È stato per la prima volta il servizio medico
della __________, a diagnosticare clinicamente una netta sindrome del tunnel
carpale, quando erano presenti pure dei chiari sintomi di un'epicondilite
radiale.

Con il nostro rapporto del 21.4.1999 abbiamo
esposto i nostri motivi medici, per una mancata causalità fra queste due
affezioni e l'infortunio del 15.5.1997. Un esame neurologico, dopo la visita
medica in Agenzia in aprile 1999, ha avuto luogo, dietro disposizione da parte
del curante. 

In base ad un esame elettro-neurografico del
24.6.1999, anche elettro-fisiologicamente viene confermata una sindrome del
tunnel carpale a destra con deficit sensitivo-motorio di media entità.

Da parte del dr. __________ viene pure diagnosticata
una neuropatia sensitivo-motoria di moderata entità fra il polso e la zona
prossimale dell'avambraccio, comunque con parametri meno patologici rispetto
alla localizzazione distale. 

Viene ventilata la possibilità di "un
eventuale sviluppo di neuroma post-traumatico", benché clinicamente (quasi
2 anni dopo l'infortunio), non sussiste a tale livello alcun fattore
invalidante.

Comunque da parte del dr. __________ in questo
contesto non è stata effettuata nessuna analisi del nervo radiale.

Per quanto riguarda le conseguenze
dell'infortunio del 15.5.1997, la realizzazione di un esame di risonanza
magnetica a livello prossimale dell'avambraccio, non è indicato in quanto i
sintomi, ritenuti invalidanti da parte del signor __________, sono localizzati
a livello dell'epicondilo radiale dell'omero e a livello del polso destri,
affezioni non in diretta relazione con l'infortunio di nostra
competenza.

A questo punto non va dimenticato che la sindrome
del tunnel carpale, in base alla letteratura scientifica medica, è più
frequentemente associata ad un'epicondilite radiale dell'omero, rispetto ad un
collettivo non sofferente di una TCS" (doc.). 

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge, inoltre, che un altro medico ha avuto occasione
d'esprimersi riguardo all'eziologia dei disturbi accusati dall'assicurato
all'arto superiore destro. In effetti, nel corso
del mese di agosto 1999, l'insorgente ha interpellato il dottor __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale ha espresso, al riguardo, le
considerazioni seguenti:

 

" 
(…).

Il Dr. __________ mi ha confermato la sindrome
del tunnel carpale a destra, il neurologo giudica "probabilmente il
primo problema  non in relazione di causalità con il trauma subito.

Questa irritazione del nervo mediano sicuramente
peggiora il dolore di tutto il braccio destro, nel senso di un aumento della
brachialgia.

 

Il secondo problema è a livello del gomito destro dove il paziente accusa un dolore in
tutto il bicipite, dolente anche il tendine del bicipite distalmente, ma una
pronazione/supinazione senza dolori, una muscolatura dolente un po’ ovunque
nell'avambraccio.

Personalmente sono dell'avviso che questi
disturbi siano da interpretare nell'ambito di una tendinite e di un certo
sovraccarico del braccio destro, chiaramente (come anche il neurologo) non
posso escludere un eventuale sviluppo di un neuroma post-traumatico."

(doc._). 

 

                               2.7.   Proprio allo
scopo di finalmente chiarire la fattispecie da un punto di vista medico, questa
Corte - dando così seguito ad un'esplicita richiesta di parte ricorrente - ha
ordinato, nel corso del mese di agosto 2000, una perizia giudiziaria,
affidandone l'allestimento al Prof. dott. __________, spec. FMH in neurologia,
già direttore della Clinica di neurologia dell’Ospedale cantonale di
__________. 

 

                                         Dopo aver
ricostruito, in maniera minuziosa, l'anamnesi ed aver altrettanto puntualmente
descritto lo status, in particolare, a livello delle estremità superiori, il
perito giudiziario ha posto la diagnosi di:

 

" 
Status nach operativ revidierter Ruptur der
langen Bicepssehne rechts, Epicondylitis humeri radialis rechts,
Karpaltunnelsyndrom rechts"
(cfr. XI, risposta al quesito n. 1 di parte convenuta). 

 

                                         Va
immediatamente osservato che il Prof. __________ ha dichiarato condividere, per
l'essenziale, il parere espresso, a suo tempo, dal medico di circondario dell'__________,
ritenendo inverosimile ("unwahrscheinlich") l'esistenza
di un rapporto di causalità naturale fra, da un lato, l'evento traumatico del
maggio 1997 e, dall'altro, le diagnosticate sindromi del tunnel carpale ed
epicondilite omero-radiale a destra (cfr. XI, risposta ai quesiti n. 2, 4 e 5
di parte convenuta). 

                                         L'esperto
designato dal TCA ha, altresì, affermato di non aver potuto mettere in luce una
neuropatia nella regione dell'avambraccio destro, così come era stato invece
ventilato dal dottor __________ in occasione della visita del 24 giugno 1999
(cfr. XI, risposta al quesito n. 7 di parte convenuta). 

 

                                         Queste le
ragioni che stanno alla base delle conclusioni a cui è pervenuto il Prof. dott.
__________:

 

" 
Am 15.5.1997 erhielt der Explorand bei der
Arbeit einen Schlag gegen die linke Ellenbeuge, wobei es zur Ruptur der langen
Bicepssehne kam. Wenige Tage nach dem Ereignis wurde die Bicepssehne
chirurgisch reinseriert. Der postoperative Verlauf war an sich komplika­tionslos.
Der Patient klagte allerdings immer wieder über belastungsabhängige Schmerzen
im Bereiche der rechten Ellenbeuge. Bedingt durch die Beschwerden kam es auch
immer wieder zu Arbeitsunterbrüchen. Während zwei mehrmonatiger Episoden hat
der Explorand aber voll gearbeitet. Herr _______hält aber fest, dass er seit
dem Unfall schwere Arbeiten nicht mehr ausführen könne.

 

Bei einer schmerzbedingten Unterbrechung der
Arbeit im Frühjahr 1999 fand der Kreisarzt der __________ keine Unfallfolgen
mehr, aber eine Epicondylitis und Hinweise auf eine Media­nusläsion, welche
beide als unfallfremd taxiert wurden.

 

Bei einer darauffolgenden neurologischen und
elektrophysiologischen Untersuchung wurde der Verdacht auf ein
Karpaltunnelsyndrom rechts bestätigt. Es wurde auch eine Verlangsa­mung der
motorischen Leitgeschwindigkeit im Bereiche des rechten Vorderarms gefunden,
was als eine zusätzliche, weiter proximale Nervenläsion gedeutet wurde.

 

Bei der jetzigen Untersuchung findet sich eine
Druckdolenz des EpicondyIus humeri radialis rechts und der angrenzenden
Extensorensehnen. Ausserdem ist der FaustschIuss rechts etwas schwächer als
links, was ich als Ausdruck einer Schmerzhemmung interpretiere. Bei Kraft­anstrengungen
gibt der Patient ausserdem eine Schmerzhaftigkeit im rechten Ellenbogenge­lenk
an. Im Weiteren findet sich jetzt auch eine Druckdolenz des EpicondyIus humeri
radia­lis links.

 

Aufgrund der Vorgeschichte und der jetzt
vorliegenden Befunde kann bei diesem Patienten mit Status nach operativ
revidierter Ruptur der langen Bicepssehne rechts eine Epi­condylitis humeri
radialis rechts mehr als links und ein leichtgradiges Karpaltunnelsyn­drom
rechts festgestellt werden.

 

Die von Dr. __________ postulierte Läsion des
Nervus medianus im Vorderarmbereich kann nicht bestätigt werden. Klinisch
finden sich keine Hinweise für eine Medianusläsion proximal der Ellenbeuge. Die
leicht verlangsamte motorische Nervenleitgeschwindigkeit im Vorderarmbereich
bei normaler sensibler Nervenleitgeschwindigkeit in diesem Segment stellt einen
typischen Befund, wie man ihn beim Karpaltunnelsyndrom immer wieder an­trifft,
dar. Diese Befundkonstellation ist an sich seit vielen Jahren bekannt und es
ist auch bekannt, dass daraus auf keine proximale Nervenläsion geschlossen
werden darf.

 

Ich komme zum Schluss, dass keine Läsion des
Nervus medianus, welche mit dem Unfall vom 15.5.1997 in einem kausalen
Zusammenhang steht, vorliegt. Mit anderen Worten: Das vorliegende
Karpaltunnelsyndrom muss als unfallfremd betrachtet werden. Herr __________
beteuertzwarjetzt,dasserseitdemUnfallimmerwiederúberParásthesienindenFingem der
rechten Hand geklagt habe, dass dies von den Ärzten aber nie zur Kenntnis
genommen worden sei. Es steht mir nicht zu, die Glaubwürdigkeit dieser Aussage
zu bewerten. Immer­hin ist festzuhalten, dass Herr ________ seit dem
inkriminierten Unfall durch verschiedene

 

 

Ärzte mehrmals eingehend untersucht worden ist
und dass die Befunde detailliert doku­mentiert sind. Es ist ausserdem schwer
vorstellbar, wie es bei einem Trauma, das ausdrücklich die Ellenbeuge betroffen
hat, zu einer Medianusläsion am Handgelenk hätte kommen sollen. Es darf auch
erwähnt werden, dass in den meisten Fällen das Karpaltunnelsyndrom ohne Trauma
auftritt.

 

Bei der rechtsbetonten Epicondylitis humeri
radialis halte ich einen Zusammenhang mit dem Unfall vom 15.5.1997 höchstens
für möglich, aber nicht für wahrscheinlich. Hier könnte ein­zig über die
Annahme einer Fehlbelastung ein Zusammenhang konstruiert werde."

 

                                         Rispondendo
al quesito n. 1 di parte ricorrente, il perito giudiziario ha dichiarato di non
disporre d'indizi che possano lasciar supporre che __________ avesse già
presentato dei disturbi al braccio destro, prima di rimanere vittima
dell'infortunio assicurato (cfr. XI, p. 12). 

                                         Tale
circostanza non può essere, beninteso, di nessun soccorso all'insorgente. In
effetti, va qui rilevato che la giurisprudenza del TFA insegna che, per il solo
fatto d’essere apparso dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già
essere ritenuto una sua conseguenza, secondo l’adagio “post hoc, ergo propter
hoc” (DTF 119 V 341s. consid. 2b/bb con riferimenti; STFA 3.4.1997 in re V.
inedita; STCA 2.9.1999 in re M., a conoscenza del patrocinatore
dell'assicurato; cfr., pure, Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art.
24 und 25 des Bundes- gesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p.
30, nota 96).

 

                                         Alla luce
delle risultanze della perizia giudiziaria - che risulta essere senz’altro
completa sui punti litigiosi, chiara nell’esposizione degli elementi sanitari e
nella valutazione della situazione (cfr. RJJ 1995 pag. 44; RAMI 1991 U133 pag.
312 consid. 1b), ragione per cui deve essergli riconosciuta piena forza
probante - lo scrivente TCA ritiene ormai assodato che i disturbi all'arto superiore
destro annunciati all'_____ nel corso del marzo 1999, non costituiscono una
naturale conseguenza dell'evento infortunistico assicurato. 

                                         Ora, non
essendo provato, perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, un nesso di causalità naturale fra l'infortunio 15 maggio 1997
ed i disturbi di cui __________ è portatore, questi ultimi non possono essere
posti a carico dell’assicuratore LAINF convenuto. Visto ciò, lo scrivente TCA
può senz’altro esimersi dall’esaminare la questione dell’adeguatezza del nesso
causale (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a).

 

                               2.8.   Con le
proprie osservazioni 4 gennaio 2001, l'assicurato fa valere, in primo luogo,
che il dottor __________ ha sì negato il carattere traumatico dei disturbi
lamentati, ma non ne avrebbe, d'altro canto, chiaramente individuato l'origine.

                                         In
secondo luogo, __________ ipotizza che gli attuali disturbi possano essere
insorti "… per superare i problemi di cui al sinistro del 15.5.1997"
(cfr. XIII, p. 2). Egli postula quindi la presenza di un legame causale indiretto.

                                         Infine,
l'insorgente evidenzia una divergenza fra lui ed il perito giudiziario,
riguardo all'identificazione delle parti del braccio toccate dai problemi del
1997 e da quelli del 1999. Su questo preciso aspetto, __________ chiede una
delucidazione orale del referto peritale da parte del Prof. __________. 

 

                                         In caso
di perizia giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza motivi
imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste, appunto,
nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica per
fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (RCC 1986, pag.
200 consid. 2a; DTF 107 V 174 consid. 3, 112 V 32ss.; STFA 6 luglio 1993 in re
M. D.). 

                                         Il
giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui
il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni o se una controperizia
richiesta dal medesimo tribunale portasse ad un diverso risultato (DTF 101 IV
130).

                                         Il giudice
può scostarsene anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa opinione di
altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio
l'esattezza della perizia giudiziaria.

                                         Merita
tuttavia di essere sottolineato che il perito giudi­ziario - contrariamente al
perito di parte o allo speciali­sta che si esprime sotto un'altra veste - ha
uno statuto speciale nel senso ch'egli esercita, in virtù del mandato
giudiziario che lo sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice
penale, una funzione qualificata al servizio della giurisprudenza (RCC 1986,
pag. 201 consid. 2a).

                                         Per ciò
che concerne il valore probante di un rapporto medico é determinante il fatto
che lo stesso per i punti litigiosi sia completo, si basi su uno studio esteso,
prenda in considerazione anche le lamentele espresse, sia stato consegnato in
piena conoscenza dell’incarto, sia chiaro nell’esposizione delle relazioni
mediche e nella valutazione della situazione medica e le conclusioni
dell’esperto siano motivate (RAMI 1991 U133, pag. 311ss. consid. 1b).

 

 

                                         In
casu, il rapporto peritale non contiene contraddizioni.

                                         D'altra
parte, il referto consegnato presenta tutti i requisiti posti dalla
giurisprudenza affinché possa essere dato, ad un apprezzamento medico, piena
forza probante (RAMI 1991 succitata): in particolare, il dottor __________ -
docente universitario nonché autorevole specialista nella materia che qui
interessa - ha espresso le sue valutazioni in modo chiaro, motivato e
convincente dopo aver proceduto ad un esame approfondito del caso.

                                         Le
obiezioni sollevate da __________, in realtà, non sono altro che delle
considerazioni sprovviste di fondamento scientifico e, come tali, non possono
infirmare le conclusioni, scientifiche, a cui é giunto l'esperto designato
dal TCA. In questo ordine d'idee, appare del tutto inutile dare seguito al
provvedimento probatorio preteso dall'insorgente. 

                                         In
particolare, va osservato che, nel caso di specie, determinante era stabilire
se fra i disturbi di cui all'annuncio di ricaduta 9 marzo 1999 e l'evento
traumatico assicurato, esistesse o meno una relazione di causalità naturale, e
ciò allo scopo di ammettere, rispettivamente escludere, la responsabilità dell'__________.
A questo riguardo, il Prof. __________ ha fornito una chiara risposta. Il fatto
che il neurologo - così come preteso dal ricorrente - si sarebbe limitato ad
escludere un'origine infortunistica, senza indagare oltre i disturbi
presentati, è, pertanto, del tutto irrilevante.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

La
vicepresidente                                                 Il segretario

 

Giovanna Roggero-Will                                        Fabio
Zocchetti