# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2946b370-8846-531c-b4b7-240b6998e5f8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-12-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 15.12.1997 12.1997.262
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1997-262_1997-12-15.html

## Full Text

Incarto n.

  12.97.00262

  	
  Lugano

  15 dicembre 1997/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

   

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. no. IU.97.00038 della Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord - promossa con
istanza 21 aprile 1997 da

 

 

	
   

  	
  __________ rappr. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall’avv. __________ 

   

  

 

con
cui l’istante ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr.
10’952.60 oltre interessi nonché di un’indennità ex art. 337c CO da
determinarsi dal giudice di prime cure;

 

domande
avversate dalla convenuta che ha postulato la reiezione dell’istanza e che il
Segretario assessore con sentenza 1° ottobre 1997 ha parzialmente accolto,
condannando la convenuta al pagamento di complessivi fr. 11’621.- oltre
interessi al 5% dal 31.5.1996 su fr. 9’636.- ed alla rifusione di fr. 750.- a
titolo di ripetibili;

 

appellante
la parte convenuta con atto di appello 13 ottobre 1997 con cui chiede la
riforma del querelato giudizio nel senso che l’istanza sia accolta solo per fr.
9’356.40 oltre interessi e che le ripetibili di prima sede siano compensate;

 

mentre
con osservazioni ed appello adesivo 23 ottobre 1997 l’istante ha postulato la
reiezione dell’appello di parte avversa e l’accoglimento del proprio, nel senso
che l’istanza fosse accolta per fr. 11’872.90 più interessi dal 25.3.1996 su
fr. 9’886.90;

 

letti
ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

                                  A.   La presente vertenza
trae origine dal licenziamento in tronco che __________ ha significato il 20
novembre 1995 a __________ con effetto retroattivo al 31 ottobre (doc. D), dopo
che in precedenza, e meglio il 24 ottobre, la stessa datrice di lavoro aveva
già disdetto il contratto per il 25 dicembre (doc. B).

                                         La dipendente, qui
istante, ha contestato la legittimità del licenziamento in tronco e, asserendo
di essere stata impedita di lavorare per malattia fino al 29 febbraio 1996, ha
chiesto di essere remunerata fino al 25 marzo 1996.

 

 

                                  B.   Con la sentenza qui
impugnata il Segretario assessore in parziale accoglimento dell’istanza ha
condannato la datrice di lavoro convenuta al pagamento di complessivi fr.
11’621.- oltre interessi ed alla rifusione di fr. 750.- per ripetibili.

                                         Ammesso il carattere
ingiustificato del licenziamento in tronco, il giudice di prime cure ha
riconosciuto all’istante un’indennità ex art. 337c cpv. 3 CO di fr. 1’986.-,
pari ad uno stipendio mensile, nonché altri fr. 9’635.- per salari e
tredicesime fino al 25 marzo 1996, cioè fino alla scadenza del termine di
disdetta ordinaria, prorogato per la malattia della dipendente. Gli interessi
sugli importi così attribuiti, tranne sull’indennità per licenziamento
ingiustificato, decorrevano a far tempo dal 31 maggio 1996.

 

 

                                  C.   Con appello 13
ottobre 1997 la convenuta chiede la riforma del querelato giudizio nel senso
che l’istanza sia accolta solo per fr. 9’356.40 oltre interessi, compensate le
ripetibili.

                                         L’appellante contesta in
sostanza solo l’assegnazione dell’indennità per licenziamento in tronco (fr.
1’986.-), mentre per il resto pretende che i salari e le tredicesime a favore
della dipendente siano ricalcolati tenendo conto di un suo impegno giornaliero
di sole 8 ore e non di 8.25 ore, come invece ritenuto dal primo giudice (da cui
la riduzione di altri fr. 278.90).

 

 

                                  D.   Con osservazioni ed
appello adesivo 23 ottobre 1997 l’istante, dopo aver postulato la reiezione dell’appello
principale, chiede a sua volta la modifica del primo giudizio nel senso di
accogliere l’istanza per fr. 11’872.90 più interessi.

                                         A suo dire, nel periodo in
cui un dipendente è ammalato i premi AVS/AI/AD/AINF, e non solo quelli relativi
all’AVS -come ritenuto dal Segretario assessore- non sono dovuti: di
conseguenza le deduzioni applicate dal primo giudice durante la sua assenza in
malattia in misura dell’8% del salario lordo andavano in realtà ammesse solo in
misura del 4.1% (da cui un maggior credito di fr. 251.90). Gli interessi
moratori erano inoltre dovuti già a far tempo dal 25 marzo 1996.

 

 

considerando

 

 

in diritto

 

 

                               1.      A questo stadio della
lite è pacifico che il licenziamento in tronco dell’istante, significato il 20
novembre 1995 dalla convenuta, debba essere considerato ingiustificato.

                                         In questa sede si tratta
unicamente di esaminare le conseguenze economiche di tale provvedimento.

 

 

                               2.      appello principale

 

                                         Con l’appello principale
la convenuta censura tre punti della sentenza di primo grado: contesta dapprima
l’assegnazione di un’indennità per licenziamento ingiustificato, ritiene poi
che i salari e le tredicesime a favore della controparte debbano essere
calcolati tenendo conto di un suo impegno giornaliero in ragione di 8 ore e infine
chiede la compensazione delle ripetibili di prima sede.

                                         Le doglianze, come vedremo
di seguito, sono infondate.

 

 

                              2.1      L’appellante
ha chiesto di essere dispensata dal dover versare l’indennità per licenziamento
in tronco ingiustificato in considerazione della grave colpa concomitante di
controparte, che da una parte non si sarebbe degnata di motivare la sua assenza
dal lavoro -giustificandola solo più tardi con dei certificati medici- e
dall’altra avrebbe espresso giudizi negativi nei confronti della datrice di
lavoro.

 

                                          In
base all’art. 337c cpv. 3 CO il giudice, in caso di licenziamento
ingiustificato, può obbligare il datore di lavoro a versare al lavoratore
un’indennità che egli stabilisce secondo il suo libero apprezzamento, tenuto
conto di tutte le circostanze. 

                                          Questa
norma di legge è stata introdotta con la modifica del 18 marzo 1988 ed è in
vigore dal 1° gennaio 1989. La sua introduzione è derivata dalla considerazione
che il licenziamento con effetto immediato costituisce il provvedimento più
incisivo nella vita del lavoratore. Esso reca grave offesa alla sua personalità
e, anche nel caso i motivi gravi per la sua pronuncia non siano dati, riduce
considerevolmente le sue possibilità sul mercato del lavoro, argomento
quest’ultimo di particolare rilevanza alla luce dello sfavorevole momento
congiunturale. Si è perciò inteso dare a questa norma un carattere penale e
riparatore nel desiderio di ottenere un effetto di prevenzione, volto a far sì
che i licenziamenti con effetto immediato siano pronunciati solo come ultima
ratio, in casi veramente eccezionali (Rehbinder, Commentario bernese, N.
8 ad art. 337c CO; per tante IICCA  22 aprile 1994 in re S./I. SA e S.
SA).

                                          In
caso di licenziamento con effetto immediato privo di giustificazione il giudice
è pertanto di regola tenuto a condannare il datore di lavoro al pagamento
dell’indennità, eccettuati casi del tutto particolari, ad esempio quando,
nonostante il licenziamento in tronco ingiustificato, non sia ravvisabile un
comportamento censurabile da parte del datore di lavoro (Rehbinder, op.
cit., ibidem; Honsell/Vogt/Wiegand, Kommentar zum schweizerischen Privatrecht,
OR I, 2. ed., Basilea  e Francoforte sul Meno 1996, N. 3 ad art. 337c
CO; DTF 116 II 300, 120 II 247; JAR 1991, p. 276; IICCA 
31 dicembre 1992 in re A./G. SA, 24 gennaio 1994 in re G. e D. G./L., 7
novembre 1994 in re F./A. SA, 26 giugno 1995 in re A./E.L. AG, 18 luglio 1995
in re R./A., 10 ottobre 1995 in re T.-B./K. SA, 6 dicembre 1995 in re E./C., 30
gennaio 1996 in re I./B. SA, 8 marzo 1996 in re C./T.N. SA, 18 aprile 1996 in
re T./F.I.G.).

 

                                          Nel
caso di specie è evidente che alla datrice di lavoro convenuta vada sicuramente
rimproverata una certa responsabilità, sia per aver licenziato in tronco la
dipendente senza aver appurato che essa -come invece è stato provato ed è qui
pacifico- era assente in quanto ammalata (oltretutto dopo aver inspiegabilmente
respinto una raccomandata con cui l’istante giustificava la sua assenza,
comprovando la sua malattia, cfr. doc. Q, R), sia per aver significato quel
provvedimento tardivamente ed in particolare dopo ben 20 giorni dall’inizio
dalla sua assenza: per questi motivi un’esenzione dalla pronuncia
dell’indennità non può assolutamente entrare in linea di conto. 

                                          Delle
circostanze evocate dall’appellante, segnatamente del comportamento non del
tutto eccepibile tenuto dalla dipendente in precedenza, il giudice ha in ogni
caso già tenuto conto al momento della commisurazione dell’indennità, che,
proprio per questo motivo, era stata limitata ad una sola mensilità.

 

 

                              2.2      È
manifestamente a torto che l’appellante chiede inoltre che i salari a favore
della parte istante vengano ricalcolati in funzione di un suo impegno di sole 8
ore al giorno, quando il Segretario assessore aveva considerato 8.25 ore.

                                          Dal
contratto di lavoro versato agli atti (doc. N) risulta in effetti che l’orario
di lavoro era proprio di 8.25 ore giornaliere, e meglio dalle 7.00 alle 12.00 e
dalle 13.00 alle 16.30 con una pausa di 15 minuti dalle 9.30 alle 9.45.

 

 

                              2.3      Altrettanto
infondata ed al limite del temerario è infine la sua richiesta di compensare le
ripetibili di primo grado -sulla quale per altro la convenuta stessa non ha
speso neppure una parola di motivazione- quando essa in realtà è risultata
ampiamente soccombente.

 

 

                                3.      Ne
discende la reiezione dell’appello principale, del tutto privo di fondamento,
con l’accollo all’appellante dell’indennità per ripetibili (art. 148 CPC).

 

 

                                4.      appello
adesivo

 

                                          Due
sono le censure sollevate dall’istante con l’appello adesivo: a suo dire, le
deduzioni applicate dal primo giudice in misura dell’8% del salario lordo
durante le sue assenze in malattia andavano in realtà ammesse solo in misura
del 4.1%, mentre gli interessi moratori andavano riconosciuti già a far tempo
dal 25 marzo 1996.

                                          Entrambe
le doglianze sono infondate.

 

 

                              4.1      L’istante
ritiene che nel periodo in cui un dipendente è in malattia i premi
AVS/AI/AD/AINF, e non solo quelli relativi all’AVS -come ritenuto dal
Segretario assessore- non siano dovuti (cfr. art. 6 cpv. 2 lett. b OAVS, art. 3
LAI, art. 3 LADI, art. 22 cpv. 2 e 115 OAINF), per cui dal salario lordo del
dipendente non dovrebbero essere dedotti i relativi oneri sociali. 

                                          Ma
non è così.

                                          

                                          La
dottrina è in realtà concorde nel ritenere che gli importi che il datore di
lavoro versa al lavoratore in base all’art. 324a CO in caso di impedimento al
lavoro di quest’ultimo per malattia o circostanze analoghe altro non sono che
una forma di “salario” (Rehbinder, op. cit., N. 21 ad art. 324a CO; Staehelin,
Commentario zurighese, N. 48 ad art. 324a CO; Streiff/Von Känel, Arbeitsvertrag,
Zurigo 1992, N. 5 e 9 ad art. 324a/b CO; Gnaegi, Le droit du travailleur
au salaire en cas de maladie, Zurigo 1996, p. 72), che in quanto tali
costituiscono un reddito da attività dipendente ai sensi dell’art. 5 cpv. 2
LAVS (esplicito: Rehbinder, op. cit., ibidem): ne discende che da tali
importi, come del resto da ogni forma di salario (IICCA 16 gennaio 1997
in re M./T. con rif.), devono essere prelevati gli oneri sociali previsti dalla
legge (Streiff/Von Känel, op. cit., ibidem), compresi -contrariamente al
parere del primo giudice, il quale ha frainteso l’art. 6 cpv. 2 lett. b OAVS- i
contributi AVS.

                                          La
richiesta formulata nell’appello adesivo di dedurre anche le quote AI/AD/AINF,
che si richiamano alle norme per l’AVS, deve pertanto essere respinta.

 

 

                              4.2      Infondata
è pure la richiesta volta a far sì che gli interessi sui salari e sulle
tredicesime siano riconosciuti già a far tempo dal 25 marzo 1996.

                                          Riconoscendoli
dal 31 maggio 1996, il Segretario assessore altro non ha fatto che concedere
quanto l’istante stessa aveva chiesto in sede conclusionale: avendo
quest’ultima ottenuto quanto chiedeva, in mancanza di un pregiudizio a suo
carico e con ciò di un interesse degno di protezione (gravamen), indispensabile
premessa per la ricevibilità dell’impugnativa (art. 97 CPC; Anastasi, Il
sistema dei mezzi di impugnazione del codice di procedura civile ticinese, p.
129; Guldener, Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3. ed., Zurigo 1979,
p. 494; IICCA 23 giugno 1995 in re B./U.; 15 marzo 1996 in re Z./L., 21
febbraio 1997 in re B./S. e M.), essa non è più legittimata a censurare questa
parte del dispositivo con il che, su questo specifico punto, la sua richiesta è
irricevibile.

 

 

                                5.      Ne
discende la reiezione dell’appello adesivo, ritenuto che alla parte convenuta
che non ha presentato osservazioni al gravame non possono essere assegnate
ripetibili.

                                         

 

Per i quali motivi,

richiamato l’art. 148 CPC

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello 13 ottobre
1997 di __________ è respinto.

 

                                   II.   Non si prelevano né
tasse né spese per la procedura di appello. L’appellante rifonderà alla
controparte fr. 150.- per ripetibili di appello.

 

                                  III.   L’appello adesivo
23 ottobre 1997 di __________ è respinto.

 

                                 IV.   Non si prelevano né
tasse né spese, né si assegnano ripetibili per la procedura di appello adesivo.

 

                                  V.   Intimazione a:      -
__________

                                         Comunicazione alla Pretura
della giurisdizione di Mendrisio Nord

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario