# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a356bcb2-71f6-585b-90ea-b2ae90f264b1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.11.2023 D-5596/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5596-2023_2023-11-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5596/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica,  

con l'approvazione del giudice Manuel Borla;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Georgia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (art. 40 in relazione all'art. 6a cpv. 2 

LAsi); decisione della SEM del 6 ottobre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-5596/2023 

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Visto: 

la domanda d'asilo che A._______, cittadina georgiana e russa, ha 

presentato l'11 dicembre 2022 in Svizzera congiuntamente alla madre 

B._______, oggetto di una procedura separata (D-5599/2023), 

la procura conferita il 15 dicembre 2022 dall'interessata alla rappresen-

tanza della Regione (…), 

le visite mediche a cui la richiedente è stata sottoposta, 

il verbale d'audizione dell'8 settembre 2023, la quale è stata interrotta 

poiché la richiedente ha dichiarato di non potersi esprimere in georgiano, 

il verbale d'audizione del 29 settembre 2023 giusta l'art. 29 della legge 

sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) svoltasi in lingua russa, 

la decisione di assegnazione alla procedura ampliata del 4 ottobre 2023, 

la procura per la procedura ampliata conferita il medesimo giorno 

dall'interessata alla rappresentanza legale della Regione (…),  

i mezzi di prova trasmessi, in particolare il passaporto georgiano e quello 

russo, il passaporto interno russo e la fotocopia della tessera di rifugiata 

dell'Abcasia, 

la decisione del 6 ottobre 2023, notificata il medesimo giorno, con la quale 

la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha respinto la 

domanda d'asilo senza ulteriori chiarimenti (art. 40 LAsi in combinato 

disposto con l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi) ed ha pronunciato l'allontanamento 

della richiedente dalla Svizzera nonché la sua esecuzione  siccome lecita, 

esigibile e possibile, 

la dichiarazione del 9 ottobre 2023 di rinuncia al mandato di rappresen-

tanza da parte della Protezione giuridica della Regione (…), 

il ricorso del 13 ottobre 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato: data 

d'entrata: 16 ottobre 2023) contro detta decisione, con il quale la ricorrente 

ha chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione impugnata, il 

riconoscimento della qualità di rifugiata e la concessione dell'asilo in 

Svizzera, ed in subordine la concessione dell'ammissione provvisoria; 

nonché la richiesta di assistenza di giudiziaria, con protesta di spese e 

ripetibili, 

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la decisione incidentale del Tribunale amministrativo federale del 

17 ottobre 2023, notificata il 19 ottobre 2023, che invitava la ricorrente a 

regolarizzare il ricorso tramite la sottoscrizione dello stesso in originale 

entro un termine di 3 giorni, 

la regolarizzazione del ricorso in data 19 ottobre 2023 (data d'entrata: 

23 ottobre 2023), 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso (in seguito alla regolarizzazione) è di principio ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente fondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono 

decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

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che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); che 

sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile; che occorre tenere conto dei motivi di 

fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi),  

che vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima di 

misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle 

libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo 

raggiungono un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile 

oltre i limiti del sopportabile, condurre un'esistenza degna di un essere 

umano nello Stato persecutore, di modo che la persona perseguitata può 

sottrarsi a questa situazione forzata unicamente tramite la fuga all'estero 

(cfr. DTAF 2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti), 

che chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi); che la qualità di rifugiato è resa 

verosimile quando l'autorità la ritiene data con una probabilità prepon-

derante (art. 7 cpv. 2 LAsi),  

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi), 

che nel caso in cui lo Stato d'origine sia designato come sicuro ai sensi 

dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste una presunzione legale che una 

persecuzione statale rilevante in materia d'asilo non sussista e che vi sia 

una protezione offerta da parte dello Stato d'origine contro i pregiudizi di 

terze entità (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3; sentenza del Tribunale  

D-1217/2022 del 28 marzo 2022 pag. 6 ed ulteriori riferimenti); che tale 

presunzione può essere sovvertita solo in presenza di indizi concreti (cfr. 

tra le tante la sentenza del Tribunale D-1217/2022 del 28 marzo 2022 

pag. 6), 

che la richiedente ha dichiarato di essere nata a C._______ e di essersi 

trasferita all'età di due anni con i genitori in Russia dove avrebbe vissuto 

fino al 2009 quando avrebbe fatto ritorno in Georgia; che in Georgia 

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avrebbe vissuto a C._______ presso i nonni paterni fino al 2015 quando si 

sarebbe trasferita a Tbilisi fino al 2021, per poi tornare in Russia (cfr. atto 

SEM 59/15, D35 segg.); 

che sentita sui motivi d'asilo, l'interessata ha dichiarato di aver subito in 

Russia importanti discriminazioni sin dalla sua infanzia a causa della sua 

nazionalità georgiana; che una volta trasferitasi in Georgia le 

discriminazioni nei suoi confronti sarebbero continuate poiché ella non 

parlava la lingua; che la richiedente sarebbe stata derisa e presa in giro dai 

compagni di scuola e anche all'università la situazione non sarebbe 

cambiata; che ella avrebbe quindi iniziato a non stare bene psicologica-

mente e ad avere dei problemi di autolesionismo e attacchi di panico; che 

pertanto anche a causa di questi problemi medici ella sarebbe espatriata 

(cfr. atto SEM 59/15, D77 segg.), 

che nella decisione impugnata la SEM ha anzitutto rammentato che la 

Georgia rientra tra gli Stati in cui vi è la presunzione di assenza di 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi; che inoltre, nel presente 

caso non vi sarebbero indizi che permetterebbero di sovvertire tale 

presunzione; che segnatamente, i motivi allegati non sarebbero in alcun 

modo rilevanti ai fini della concessione dell'asilo difettando di attualità ed 

intensità; che la richiedente non avrebbe mai denunciato i fatti discrimi-

natori alle autorità georgiane in quanto avrebbe vissuto in una piccola città; 

che tuttavia, ella avrebbe vissuto a Mosca e a Tbilisi le quali non potrebbero 

essere considerate delle piccole città; che gli eventi discriminatori 

risalirebbero poi alla sua infanzia ed ella si sarebbe limitata a riportare due 

soli episodi recenti; che sarebbe stata la richiedente a ritenere gli 

avvenimenti subiti non intensi dal momento che non avrebbe presentato 

alcuna denuncia alle autorità georgiane e a quelle russe; che pertanto, non 

vi sarebbero indizi sostanziati di persecuzione nei suoi confronti,  

che nel ricorso, l'interessata ritiene il suo profilo di rischio considerevol-

mente elevato e rilevante ai sensi dell'art. 3 LAsi; che ella sarebbe stata 

sottoposta per tutta la vita a maltrattamenti e discriminazioni; che i 

pregiudizi subiti sarebbero seri e metterebbero in pericolo la sua vita, 

l'integrità fisica o libertà; che inoltre, ella non potrebbe chiedere protezione 

alle autorità del suo paese d'origine; che infine, la SEM avrebbe dovuto 

esaminare i suoi motivi d'asilo considerando il suo profilo di rischio con 

maggior profondità e valutare se, considerate le sue caratteristiche 

personali e il complesso delle allegazioni determinanti, ad oggi ella sarebbe 

esposta ad un rischio attuale e concreto di subire dei pregiudizi seri nel 

caso di ritorno nel suo paese d'origine, 

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che innanzitutto, per quanto riguarda tale ultima censura, il Tribunale rileva 

che la SEM ha sufficientemente analizzato i suoi motivi d'asilo ed ha 

ritenuto che non ci fossero degli indizi sostanziati di persecuzione nei suoi 

confronti e non ha pertanto violato il principio inquisitorio e la decisione 

risulta essere sufficientemente motivata; che come si vedrà in seguito, il 

suo profilo di rischio non appare nella fattispecie rilevante; che pertanto, la 

censura va respinta,   

che in seguito, il Tribunale rileva che il Consiglio federale ha inserito la 

Georgia nel novero dei paesi esenti da persecuzioni ai sensi dell'art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Allegato 2 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a 

questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]), 

che vi è dunque una presunzione legale di protezione da parte delle 

autorità georgiane, tanto più che per costante giurisprudenza tale paese 

dispone di un sistema giudiziario accessibile e di forze di sicurezza efficaci 

(tra le tante la sentenza del Tribunale D-1217/2022 del 28 marzo 2022 

pag. 6 ed ulteriori riferimenti), 

che in corso di procedura la ricorrente non ha apportato elementi 

concludenti che permettano di mettere in discussione detta presunzione, 

che per quanto riguarda le discriminazioni di cui la ricorrente sarebbe stata 

vittima in Georgia nella sua infanzia, in particolare a scuola, a causa della 

sua doppia cittadinanza non risultano ad oggi più attuali né sistematiche; 

che invero, ad eccezione di un episodio avvenuto ad ottobre 2022 in un bar 

in Georgia dove sarebbe stata insultata poiché avrebbe parlato russo 

insieme ad un'amica, ella ha dichiarato che dalla fine degli studi universitari 

nel 2020 non le sarebbe più successo nulla (cfr. atto SEM 59/15, D88, 

D93); che l'unico episodio riportato non può essere comunque ritenuto 

come sufficientemente intenso da essere considerato una violazione grave 

o ripetuta delle libertà o dei diritti fondamentali; che pertanto non è 

riconoscibile una pressione psichica insopportabile,  

che a ciò si aggiunge il fatto che l'interessata non si è mai rivolta alle 

autorità georgiane per denunciare le suddette discriminazioni e chiedere 

protezione; che in particolare, al di là di generiche asserzioni, ella non è 

stata in grado di fornire elementi concreti a sostegno dell'incapacità e/o non 

volontà di protezione da parte delle autorità del suo paese d'origine,  

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che pertanto non si può partire dall'assunto che le autorità georgiane non 

siano in grado o volenterose di fornire alla ricorrente protezione nei 

confronti di possibili atti pregiudizievoli, 

che per quanto riguarda invece le allegate discriminazioni subite sin 

dall'infanzia in Russia, le stesse non sono più attuali e ad oggi 

sufficientemente intense; che invero, l'ultimo episodio sarebbe avvenuto 

nella primavera 2022 quando i vicini di casa avrebbero scritto degli insulti 

sulla sua porta di casa (cfr. atto SEM 59/15, D84-D85), 

che ad ogni modo, lasciando aperta la questione di sapere se l'interessata 

avrebbe potuto rivolgersi alle autorità russe per denunciare il fatto, il 

Tribunale rileva che la ricorrente, in virtù del principio di sussidiarietà, può 

e deve innanzitutto chiedere la protezione della Georgia, stato di cui 

possiede pure la nazionalità (cfr. sulla questione della sussidiarietà in caso 

in doppia cittadinanza si veda art. 1 A n. 2 della Convenzione sullo statuto 

dei rifugiati del 28 luglio 1951 [in seguito: Conv. rifugiati, RS 0.142.30] e 

DTAF 2022 VI/I consid. 6.3 e relativi riferimenti),  

che in seguito, dal momento che l'insorgente non farà ritorno in Russia, ma 

sarà allontanata in Georgia, non risulta essere nella fattispecie rilevante il 

suo profilo di rischio, 

che infine, per quanto riguarda i problemi medici, si rileva che gli stessi non 

rientrano manifestamente nella definizione di persecuzione ai sensi 

dell'art. 3 LAsi e non sono dunque rilevanti in materia d'asilo,  

che di conseguenza, per tutte queste ragioni, le dichiarazioni della 

richiedente sono irrilevanti ai sensi delle norme in materia di concessione 

dell'asilo, per il che è a giusto titolo che la SEM ha respinto la sua domanda 

d'asilo, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione, tenendo però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto 

astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 

2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 

consid. 9); che pertanto, il Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento, 

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che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 dalla legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) giusta il quale l'esecuzione 

dell'allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI),  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM 

dispone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli 

ostacoli all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova 

consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il o la 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

impedimento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2),  

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione 

dell'allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile; che 

in particolare, i problemi medici non sarebbero ostativi all'esecuzione 

dell'allontanamento,  

che nel proprio gravame, l'insorgente ritiene che andrebbe riconosciuto il 

rischio a cui sarebbe esposta in caso di ritorno in Georgia a causa 

dell'assenza di altri famigliari da cui ricevere un aiuto; che pertanto 

l'esecuzione dell'allontanamento non sarebbe ragionevolmente esigibile, 

che, giusta l'art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che nella misura in cui la ricorrente non può prevalersi del principio del 

divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), non v'è neppure motivo di 

considerare l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio di essere 

esposto, in caso di allontanamento nel suo paese d'origine, ad un 

trattamento proibito in relazione all'art. 3 della Convenzione per la 

salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 

4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 

dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),  

che comunque, occorre rammentare che le questioni di natura medica 

possono avere influssi sull'ammissibilità dell'allontanamento solo in casi 

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straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-

9.1.6; sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 

2016, 41738/10, §181 segg.); che ciò non risulta essere il caso nella 

fattispecie nonostante i timori espressi in sede ricorsuale (cfr. infra),  

per pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto 

internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 LStrI in 

relazione all'art. 44 LAsi), 

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica,  

che anzitutto, per quanto riguarda la situazione generale, in Georgia – ad 

eccezione delle regioni secessioniste dell'Abcasia e dell'Ossezia del sud – 

non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza 

generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del 

territorio nazionale che permetta di presumere, sin dall'inizio e 

indipendentemente dalle circostanze della fattispecie – a proposito di tutti 

i cittadini di tale paese – l'esistenza di una messa in pericolo concreta ai 

sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. tra le tante, la sentenza del Tribunale  

D-1013/2023, D-1014/2023 del 7 marzo 2023 consid. 9.2); che altresì, 

l'art. 83 cpv. 5 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione è di 

norma ragionevolmente esigibile,  

che in seguito, per quanto concerne le persone in trattamento medico in 

Svizzera, l'esecuzione dell'allontanamento diviene inesigibile nella misura 

in cui, nel caso di rientro nel loro paese d'origine o di provenienza, 

potrebbero non ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle 

condizioni minime d'esistenza; che per cure essenziali, si intende le cure 

di medicina generale e d'urgenza assolutamente necessarie alla garanzia 

della dignità umana; che l'art. 83 cpv. 4 LStrI, non può invece essere 

interpretato quale norma che comprenderebbe un diritto di soggiorno lui 

stesso indotto da un diritto generale di accesso in Svizzera a delle misure 

mediche tendenti al recupero della salute o il suo mantenimento, per il 

semplice motivo che l'infrastruttura ospedaliera o le regole dell'arte medica 

nel paese d'origine o di destinazione, non raggiungono lo standard elevato 

elvetico (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati), 

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che in tal senso, se le cure necessarie possono essere assicurate nel 

paese d'origine della richiedente, all'occorrenza con altri trattamenti 

rispetto a quelli prescritti in Svizzera, l'esecuzione dell'allontanamento in 

tale paese sarà ragionevolmente esigibile; che invece non lo sarà più, ai 

sensi della disposizione precitata se, in ragione dell'assenza di possibilità 

di trattamento adeguato, lo stato di salute dell'interessata si degraderebbe 

così rapidamente al punto da condurla in maniera certa alla messa in 

pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e 

notevolmente più grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 

consid. 8.3 con riferimenti citati), 

che nel caso in rassegna, dagli atti medici all'incarto emerge che la 

ricorrente soffre di osteopenia lieve, di dispepsia in trattamento 

farmacologico, ed è stata sottoposta ad una seduta di fisioterapia per 

dolore plantare; che inoltre ella è presa in carico dal Servizio psico-sociale 

per un disturbo dell'adattamento, con reazione mista ansioso-depressiva 

(ICD-10: F43.22) in trattamento farmacologico con un ansiolitico, un 

antidepressivo, un antipsicotico ed un farmaco per l'insonnia (cfr. atti SEM 

14/2-16/2, 18/2-48/2, 52/3-55/2, 57/2, 60/2 e 71/2), 

che alla luce dei referti medici in parola, non si evincono indicatori quanto 

all'esistenza, finanche potenziale, di affezioni suscettibili d'iscriversi nella 

restrittiva giurisprudenza convenzionale, 

che ad ogni modo, l'invalsa giurisprudenza del Tribunale ha appurato come 

negli ultimi anni il sistema sanitario in Georgia ha conosciuto un'importante 

ristrutturazione e dei grandi progressi sono stati realizzati, nel senso che il 

trattamento della maggior parte delle problematiche fisiche e psichiche è 

ora possibile, anche se non corrisponde agli standard medici svizzeri (cfr. 

fra le tante le sentenze del TAF D-1078/2023 del 20 aprile 2023 

consid.  7.3.3; D-1165/2023 del 9 marzo 2023 consid. 8.4; D-2416/2022 

del 7 giugno 2022 consid. 8.4 con ulteriore rif. cit.), 

che a tal proposito va rammentato come a partire dalla messa in funzione 

del nuovo sistema finanziario statale dell'assicurazione-malattia 

universale, cosiddetto "Universal Health Care Program" (UHCP), nel 

febbraio del 2013, la copertura dell'assicurazione-malattia gratuita è 

assicurata a tutte le persone che in precedenza ne erano sprovviste, e 

copre un insieme di cure primarie e secondarie, come pure l'acquisto di un 

certo numero di medicamenti; che la riforma dell'UHCP nel 2017 ha 

introdotto un meccanismo di sostegno finanziario limitato per l'acquisto di 

ulteriori medicamenti, che sono altrimenti a carico quasi interamente degli 

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interessati, per le persone socialmente vulnerabili o indigenti; che le stesse 

possono invero farsi rimborsare, in principio, il 90% dei costi del 

medicamento, se questo costa almeno 1 GEL, per un limitato numero di 

patologie (cfr. sentenze del TAF D-1165/2023 consid. 8.4; D-2416/2022 

consid. 8.4); che sebbene non sia escluso che i pazienti debbano a volte 

sostenere circa il 10% dei costi dei medicamenti, tuttavia in caso 

d'incapacità finanziaria, possono indirizzarsi alla "Referral Service 

Commission", la quale in alcuni casi completa le prestazioni erogate 

dall'UHCP, in particolare per delle famiglie giudicate come vulnerabili 

(cfr. sentenza del TAF D-3855/2022 del 14 settembre 2022); che per 

quanto concerne i gruppi di persone vulnerabili, i bambini ed i pensionati, 

essi beneficiano di tutte le prestazioni dell'UHCP (cfr. sentenze del TAF  

D-1165/2023 consid. 8.4; D-2416/2022 consid. 8.4 con ulteriori rif. cit.), 

che alla luce di quanto sopra esposto, per le problematiche di salute della 

ricorrente esistono in Georgia le cure mediche essenziali per il trattamento 

ed un programma d'aiuto sociale per il loro finanziamento, cosicché una 

vita dignitosa può esserle assicurata; che pur considerando con la dovuta 

attenzione lo stato di salute dell'insorgente, dalla documentazione medica 

prodotta non si evince la necessità per la stessa di rimanere in Svizzera, 

che nemmeno la situazione personale giustifica una diversa valutazione 

del caso; che ella è originaria di C._______ (Georgia) dove ha vissuto fino 

all'età di due anni e poi dal 2009 al 2015 quando si sarebbe trasferita a 

Tbilisi; che inoltre, la ricorrente dispone di una solida formazione scolastica, 

terminata con una laurea universitaria in business amministrazione e 

management e vanta un'esperienza professionale nel business di alberghi 

a Tbilisi e per una compagnia straniera (cfr. atto SEM 59/15, D26 segg., 

D50 segg.); che di conseguenza, non vi è motivo di dubitare che 

l'interessata sarà in grado, anche con l'aiuto della madre con cui farà ritorno 

in Patria (cfr. D-5599/2023 pag. 11), di far fronte ai propri bisogni, come per 

altro già fatto in passato (cfr. atto SEM 59/15, D46 seg.), 

che peraltro, l'insorgente potrà richiedere un sostegno finanziario per 

assicurare l'assistenza medica e l'eventuale proseguimento dei trattamenti 

necessari – ad esempio ottenendo una riserva di medicinali prima del suo 

allontanamento dalla Svizzera – per un periodo limitato nel paese d'origine 

(cfr. art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi e art. 73 segg. dell'Ordinanza 2 sull'asilo 

relativa alle questioni finanziarie dell'11 agosto 1999 [OAsi 2, RS 142.312]), 

che, pertanto, vi è luogo di ritenere l'esecuzione dell'allontanamento 

dell'insorgente ragionevolmente esigibile, 

D-5596/2023 

Pagina 12 

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi), 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5596/2023 

Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: