# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 08a95415-b91c-526c-90a9-c14c1f114511
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1995-12-11
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Bundesrat 11.12.1995 JAAC 61.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_008_JAAC-61-93--_1995-12-11.pdf

## Full Text

JAAC 61.93

Decisione del Consiglio federale dell’11 dicembre 1995

Importation de textiles. Demande, de la part d’une société, de la remise
des droits en raison de difficultés financières.

Art. 127 al. 1er ch. 3 et 4 LD. Remise des droits.

- Confirmation de la jurisprudence selon laquelle le ch. 3 de cette
disposition vise exclusivement les suppléments au sens de l’art. 126 LD.

- Le ch. 4 présuppose des circonstances extraordinaires ne touchant pas
la détermination des redevances. A certaines conditions, les problèmes
financiers d’une société ainsi que la mauvaise conjoncture peuvent
justifier une remise partielle, mais en aucun cas totale, des droits.
La remise ne constitue en effet pas un remède à toutes les difficultés
financières que peut impliquer le risque d’entreprise.

Einfuhr von Geweben. Zollnachlass. Wann erlauben es finanzielle
Schwierigkeiten einer Gesellschaft, dieser den Zollbetrag zu erlassen?

Art. 127 Abs. 1 Ziff. 3 und 4 ZG. Zollnachlass.

Bestätigung der Rechtsprechung, wonach Ziff. 3 dieser Bestimmung
Nachforderungen im Sinne von Art. 126 ZG voraussetzt.

- Ziff. 4 setzt aussergewöhnliche, nicht die Bemessung der Abgaben
betreffende Verhältnisse. Unter bestimmten Voraussetzungen
können auch die finanzielle Situation der Gesellschaft oder die
aktuelle konjunkturelle Lage einen teilweisen, nicht dagegen einen
vollständigen Erlass der Zollabgabe rechtfertigen. Der Zollnachlass
hat nicht die Aufgabe, finanzielle Schwierigkeiten zu lösen, welche
die Geschäftstätigkeit mit sich bringen kann, und insoweit das
unternehmerische Risiko zu decken.

1

Importazione di materiale tessile. Domanda di una società tendente al
condono del dazio in seguito ad una difficile situazione finanziaria.

Art. 127 cpv. 1 n. 3 e 4 LD. Condono del dazio.

Conferma della giurisprudenza, secondo cui il n. 3 della disposizione
riguarda solo le riscossioni posticipate ai sensi dell’art. 126 LD.

Il n. 4 presuppone circostanze straordinarie non concernenti la
fissazione dei tributi. A certe condizioni, la situazione finanziaria
della società ed il momento congiunturale possono giustificare
un condono parziale ma non totale del dazio. Il condono non è un
mezzo per rimediare a tutte le difficoltà finanziarie legate al rischio
imprenditoriale.

I

A. Dal 16 gennaio 1988 al 27 aprile 1990 la A SA ha importato in Svizzera
complessivamente 46 invii di stoffe per conto della B SA, ottenendo lo
sdoganamento preferenziale della merce grazie alla presentazione di prove
dell’origine sotto forma di Certificati di circolazione delle merci (CCM) EUR 1.
Tre di questi invii sono stati sdoganati solo provvisoriamente, non essendo
state prodotte le prove dell’origine.

Dopo il fallimento della B SA, avvenuto il 1° ottobre 1990, la Direzione generale
delle dogane (DGD) ha invitato la competente autorità doganale italiana a
verificare posticipatamente l’autenticità e la regolarità delle prove d’origine
prodotte. A questo proposito la circoscrizione doganale di Varese ha segnalato
che non risultavano chiaramente dimostrate le condizioni per ottenere il
carattere originario secondo quanto previsto negli scambi preferenziali
CEE/AELS.

Il 18 marzo 1992 la Direzione delle dogane di Lugano ha pertanto emanato una
decisione di esazione posticipata in cui la A SA, in qualità di debitrice solidale
giusta gli art. 9 e 13 della legge federale del 1° ottobre 1925 sulle dogane (LD,
RS 631.0), è stata invitata a pagare posticipatamente Fr. 94 651.95 per i CCM
non considerati validi e concernenti tutti i 46 invii. Tale decisione non è stata
contestata ed è cresciuta in giudicato.

B. Il 7 luglio 1994 la DGD ha respinto una domanda di condono del dazio
presentata dalla A SA. Tuttavia, dopo un ricorso inoltrato al Dipartimento
federale delle finanze (DFF), la stessa DGD, in data 24 ottobre 1994, ha
deciso di accordare un condono parziale del dazio, riducendo il credito
a Fr. 48 000.-, poiché la riscossione dell’intero credito potrebbe mettere
in pericolo l’esistenza della ditta interessata. La presenza di condizioni
straordinarie renderebbe particolarmente rigorosa la riscossione dei tributi
dovuti, per cui sarebbero realizzate le premesse per l’applicazione dell’art. 127

2

cpv. 1 n. 4 LD. Il condono, totale sarebbe però escluso, dato che la perdita
subita dalla A SA avrebbe potuto essere assicurata e che l’ordinamento sul
condono del dazio non avrebbe lo scopo di coprire anche i rischi assicurabili.

C. Il 28 novembre 1994 la A SA ha impugnato la citata decisione con ricorso
al DFF, chiedendo il condono del rimanente debito di Fr. 48 000.-. In data
15 marzo 1995 il DFF ha respinto il gravame, rilevando che nella fattispecie il
condono potrebbe essere concesso solamente sulla base dell’art. 127 cpv. 1 n. 4
LD, nel caso in cui vizi di procedura avessero causato una riscossione di tributi
ai quali si sarebbe rinunciato in caso di svolgimento corretto della procedura.
Tuttavia, non sarebbero riscontrabili errori procedurali commessi dalle parti
né altre circostanze straordinarie giustificanti il condono. La responsabilità
solidale della A SA, in seguito al fallimento della partner commerciale B SA,
sarebbe chiara. Ciò renderebbe superflua la verifica su un eventuale rigore
particolare ai sensi della LD in seguito alla difficile situazione finanziaria della
A SA.

Inoltre, la procedura di condono del dazio si baserebbe su un credito cresciuto
in giudicato ed eventuali eccezioni avrebbero dovuto essere sollevate nella
procedura di restituzione. Sarebbe pertanto irrilevante quanto sostenuto
dalla ditta interessata, ovvero che le basi per la fissazione della restituzione
sarebbero state accertate da una semplice constatazione dell’autorità doganale
italiana.

D. Il 18 aprile 1995 la A SA ha impugnato la summenzionata decisione
interponendo un ricorso amministrativo al Consiglio federale. Nel gravame
l’insorgente ha affermato che la DGD e il DFF non avrebbero sufficientemente
valutato la reale e grave situazione in cui verrebbe a trovarsi la ricorrente se
costretta a versare il dazio di Fr. 48 000.-.

Già la decisione di esazione posticipata del dazio per l’importo di Fr. 94 651.95
sarebbe criticabile, perché non fondata su elementi o fatti documentati circa
l’origine della merce, ma solo sulla constatazione delle autorità doganali
italiane, secondo cui non risulterebbero chiaramente dimostrate le condizioni
fissate per ottenere il carattere originario secondo quanto previsto negli
scambi preferenziali CEE/AELS. Il fatto che contro questa decisione non sia
stato interposto ricorso dovrebbe a maggior ragione giustificare il condono,
visto anche che nel fallimento della B SA l’insorgente avrebbe perso circa
Fr. 42 000.- quale credito chirografario irrecuperabile.

Sarebbe pertanto iniquo costringere la ricorrente a pagare ancora Fr. 48 000.-.
Inoltre, a causa della crisi economica, tutto il settore delle spedizioni sarebbe
in grave crisi e l’insorgente avrebbe fatto registrare perdite sempre crescenti
negli anni dal 1991 al 1993. Essa non avrebbe ancora posto fine alle proprie
attività unicamente perché gli azionisti sarebbero pronti a rinunciare ai propri
crediti per finanziamenti a favore di creditori terzi e perché la chiusura della
ditta comporterebbe il licenziamento dei 20 dipendenti attualmente impiegati.

Visti questi motivi, il condono solo parziale non permetterebbe di risolvere la
grave crisi finanziaria generata dall’imposizione del dazio e la società sarebbe
costretta a chiudere a causa dell’insostenibile situazione debitoria. A ciò
andrebbe aggiunto che la ditta ricorrente non avrebbe commesso nessuna
negligenza nel caso specifico, in quanto non avrebbe avuto né avrebbe ora
motivo di dubitare dell’esattezza della provenienza della merce importata.

3

La ricorrente ha pure contestato l’appunto mosso dal DFF, secondo cui essa
avrebbe dovuto presentare le sue eccezioni nella procedura di restituzione
del dazio. Il concetto generale di condono del dazio sarebbe stato istituito
proprio per ovviare a situazioni incresciose o eccessivamente penalizzanti e
l’applicazione restrittiva effettuata dal DFF non troverebbe riscontro nel testo
di legge. Non sarebbe nemmeno giustificato ritenere applicabile unicamente
l’art. 127 cpv. 1 n. 4 LD, poiché, trattandosi di esazione posticipata, sarebbe
applicabile anche il n. 3.

Infine l’inchiesta sfociata nella decisione di esazione posticipata del dazio
sarebbe iniziata nel giugno 1990, quando la debitrice principale B SA già si
trovava in stato di insolvenza. L’amministrazione doganale avrebbe pertanto
dovuto tenere in considerazione che chiamato a rispondere sarebbe stato solo
lo spedizioniere, non essendovi alcuna possibilità di rivalsa sull’importatore.

E. Invitato a prendere posizione sul gravame, il DFF, con scritto del 16 maggio
1995, ha rinunciato a presentare osservazioni, rinviando alla motivazione
della decisione impugnata.

(...)

II

1. Secondo l’art. 99 lett. g OG, il ricorso di diritto amministrativo non è
ammissibile, fra l’altro, contro le decisioni sul condono o sulla moratoria
di contribuzioni dovute. Pertanto, sulla base dell’art. 109 cpv. 3 LD e dell’art. 72
segg. PA, la decisione del DFF del 15 marzo 1995 può essere impugnata con
ricorso amministrativo al Consiglio federale.

2. (...)

3. In casu l’esazione posticipata disposta dalla Direzione delle dogane di
Lugano è basata sull’art. 12 cpv. 1 della legge federale del 22 marzo 1974 sul
diritto penale amministrativo (DPA, RS 313.0). Tale disposizione legislativa
prevede che una tassa a torto non riscossa per effetto di un’infrazione alla
legislazione amministrativa della Confederazione va pagata o restituita
indipendentemente dalla punibilità di una data persona. Per procedere ad
un’esazione posticipata sono infatti sufficienti un’infrazione obiettiva ed una
tassa a torto non riscossa, mentre la colpa non rappresenta una condizione
indispensabile (cfr. DTF 106 Ib 220 consid. 2c).

La questione inerente l’insorgente si colloca pertanto nell’ambito dell’art. 123
cpv. 1 dell’ordinanza del 10 luglio 1926 della legge sulle dogane (OLD, RS
631.01), secondo cui il funzionario inquirente decide sull’obbligo di pagamento,
secondo gli art. 12 e 63 DPA, se i dazi e gli altri tributi in correlazione con
l’infrazione non sono già stati determinati all’atto dello sdoganamento.

4. Detta decisione di esazione posticipata del dazio doganale emanata dalla
Direzione delle dogane di Lugano non è stata impugnata ed è cresciuta in
giudicato, per cui essa è vincolante anche per il Consiglio federale e non
risultano esservi motivi di revisione giusta l’art. 66 PA per rimetterla in
discussione (cfr. Fritz Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., Berna
1983, pag. 321 segg.).

4

http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_106_Ib_220&resolve=1

Nonostante la ricorrente asserisca che vi sarebbero ombre sull’effettiva
fondatezza dell’esazione posticipata, proprio la crescita in giudicato della
relativa decisione esclude che si possa ancora mettere in dubbio il fatto che
l’insorgente stessa sia debitrice del dazio doganale.

Le questioni di principio dell’obbligo di pagamento e della responsabilità
solidale per la somma addebitata alla A SA e all’ormai fallita B SA risultano
inattaccabili. Esse sono state chiaramente stabilite attraverso l’incontestata
applicazione degli art. 9 LD (secondo cui sono soggette all’obbligo della
denunzia doganale le persone che trasportano merce oltre il confine nonché
i loro mandanti) e 13 LD (che precisa che il pagamento del dazio doganale
incombe alle persone soggette all’obbligo della denunzia doganale e a quelle
indicate nell’art. 9 come pure a tutte le persone per conto delle quali le merci
sono state importate o esportate, con la responsabilità solidale delle somme
dovute).

Per questi motivi non si entra nel merito delle allegazioni ricorsuali
concernenti la fondatezza del debito e gli accertamenti che hanno portato
a stabilire l’esistenza del credito dello Stato per il dazio doganale.

5. Nella presente procedura ci si deve quindi limitare a stabilire se il DFF ha
giustamente negato il condono dei Fr. 48 000.- rimanenti dopo il condono
parziale concesso dalla DGD in data 24 ottobre 1994.

5.1. La problematica del condono del dazio è regolata dall’art. 127 LD. Il DFF,
nella decisione impugnata, ha giustamente evidenziato che i n. 1 e 2 del cpv. 1
si applicano solamente nei casi in cui la merce viene distrutta oppure respinta
oltre il confine, ciò che non si è verificato nel caso della ricorrente. L’autorità
inferiore ha pertanto risolto di applicare esclusivamente il cpv. 1 n. 4 della
disposizione legale, che recita:

«Il dazio può essere in tutto o in parte condonato (in altri casi), quando a causa
di circostanze straordinarie non concernenti la fissazione di tributi la riscossione
costituirebbe un rigore particolare».

Secondo l’insorgente occorrerebbe invece tenere conto anche del n. 3 della
stessa norma, indicante che «Il dazio può essere in tutto o in parte condonato
allorché la riscossione posticipata costituirebbe, date le particolari circostanze,
un non equo aggravio per il contribuente».

5.2. Su tale questione il DFF ha richiamato l’incontestata giurisprudenza
del Tribunale federale e del Consiglio federale, secondo cui l’art. 127 cpv. 1
n. 3 si riferisce unicamente alle riscossioni posticipate regolate dall’art. 126
LD, ovvero quelle che traggono origine da un errore commesso dagli agenti
doganali all’atto dello sdoganamento, quando essi non richiedono affatto il
dazio (ed ogni altro diritto esigibile) o stabiliscono una riscossione troppo
bassa (DTF 94 I 478 e GAAC 41.41). In altre parole, questo motivo di condono
del dazio presuppone una domanda di riscossione posticipata ai sensi
dell’art. 126 LD (cfr. anche Hans Beat Noser, Der Zollnachlass nach Art. 127
ZG - wozu, wie, wann, Rivista delle dogane 4/90, pag. 47). Come giustamente
rilevato dal DFF, in casu non è ravvisabile alcun errore da parte dell’autorità
doganale, dato che la mancata riscossione dei tributi all’entrata della merce
in Svizzera è riconducibile al fatto che l’insorgente ha presentato documenti
non rispondenti alla situazione effettiva di quanto importato (GAAC 41.41 e
art. 73 segg. LD). La ricorrente non ha quindi dovuto subire una riscossione

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posticipata secondo l’art. 126 LD, bensì un’esazione posticipata in seguito ad
un’infrazione per non avere pagato il dazio dovuto. In una simile situazione
non è previsto il condono secondo l’art. 127 cpv. 1 n. 3 LD (DTF 94 I 478
consid. 2).

6. Resta quindi solo la possibilità di applicare l’art. 127 cpv. 1 n. 4 LD, che
permette il condono nel caso in cui vi siano circostanze straordinarie non
concernenti la fissazione dei tributi (art. 21 segg. LD) e costituenti un rigore
particolare in caso di riscossione. Il DFF ha già evidenziato alcuni elementi
che hanno portato all’introduzione nella LD di tale norma, avvenuta con la
legge federale del 6 ottobre 1972 sulla revisione della LD (RU 1973 644, 650; FF
1972 II 189), in vigore dal 1° giugno 1973. Ad esempio è stata sottolineata
soprattutto l’accresciuta complessità della procedura doganale e a tale
proposito il Consiglio federale ha precisato che il rigore particolare previsto
dalla norma legale non dà diritto al condono del dazio se non risulta dalla
procedura doganale stessa, non essendo il condono fiscale uno strumento
per correggere le basi di calcolo del dazio dovuto (cfr. GAAC 57.43 e 41.81).
La correzione delle basi per la determinazione dei tributi non collima con la
natura d’un condono dei diritti. Occorre quindi tenere conto di quei motivi
che sono estranei alla fissazione dei tributi, ossia quelli che conferiscono alla
normale riscossione dei diritti un carattere di rigore (cfr. FF 1972 II 195).

Infatti, non vi è mai stata l’intenzione di introdurre una regola che
permettesse il condono di dazi doganali per motivi di equità e dall’entrata
in vigore della revisione della LD l’art. 127 cpv. 1 n. 4 è stato applicato solo per
casi di errori formali. Tale prassi non ha subito variazioni, né vi è ragione che
ne subisca (GAAC 57.43, 41.81).

Il campo d’applicazione del n. 4 esige quindi che chi chiede il condono del
dazio doganale dimostri che i motivi straordinari vanno ricercati al di fuori
dell’ambito della determinazione dei tributi da pagare, poiché il condono non
può correggere la tariffa doganale ed i principi stabiliti dagli art. 21 a 24 LD.

In casu non è del resto contestato che i principi per la determinazione
dei tributi non sono oggetto della domanda di condono, per cui il tutto va
effettivamente analizzato solo sotto l’aspetto del caso particolare avente
implicazioni particolarmente rigorose.

7. La ricorrente ha fatto valere soprattutto la sua difficile situazione
finanziaria generale, che verrebbe aggravata nel caso dovesse versare il dazio
di Fr. 48 000.-, che andrebbe ad aggiungersi alle perdite già subite in seguito al
fallimento della partner commerciale B SA.

Quali siano le circostanze straordinarie che permettono di condonare il
dazio va stabilito secondo le situazioni particolari di ogni fattispecie. Nei
casi illustrati dall’autorità inferiore nella decisione impugnata (pag. 5) si può
constatare che ad esempio la situazione finanziaria delicata di una società può
entrare in linea di conto solamente se essa è stata aggravata dal pagamento di
un dazio eccessivo a seguito dell’inesperienza di un collaboratore, mentre
non è rilevante se conseguenza di errori dovuti a negligenza e carente
organizzazione interna. Per quanto concerne la A SA non risulta che la
situazione finanziaria della società sia riconducibile a giustificabili errori
procedurali commessi dal contribuente oppure a motivi legati all’attività
dell’autorità doganale.

6

https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001796.pdf?ID=150001796
https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150001796.pdf?ID=150001796

La stessa prassi citata ha tra l’altro anche stabilito che effetti finanziari
considerevoli di un tributo non possono essere automaticamente considerati
circostanze straordinarie ai sensi dell’art. 127 cpv. 1 n. 4 LD.

7.1. Il Consiglio federale ritiene che la decisione di condono parziale emanata
dalla DGD il 24 ottobre 1994 tenga già sufficientemente conto delle circostanze
fatte valere dall’insorgente e che un’ulteriore riduzione del dazio dovuto non
sia giustificata.

Giustamente le autorità competenti hanno ammesso l’esistenza di alcune
circostanze straordinarie (la situazione finanziaria della società ed il
momento congiunturale), ma altrettanto correttamente il DFF ha negato
la possibilità di un condono totale, mancando ulteriori punti aventi un
carattere eccezionale. Infatti, nell’ottica della LD, il fallimento della partner
commerciale B SA, la conseguente perdita di un credito e la responsabilità
solidale dell’insorgente per il dazio (responsabilità del resto prevista dalla
LD e quindi nota a persone del ramo delle spedizioni) non rappresentano
forzatamente circostanze straordinarie. Tali punti vanno annoverati
nell’ambito del rischio imprenditoriale e, come già sottolineato in precedenza,
lo strumento del condono non è un mezzo per rimediare a tutte le difficoltà
finanziarie derivanti dall’attività commerciale di un’impresa, soprattutto
se simili difficoltà dipendono da più o meno deliberate scelte di strategia
aziendale.

In concreto, si può osservare che la ricorrente ha rinunciato alla possibile
copertura assicurativa per i rischi legati alle operazioni commerciali
internazionali. Che ciò sia avvenuto per dimenticanza o per scelta, di per
sé assolutamente legittima non essendovi l’obbligo di stipulare una simile
assicurazione, non modifica i termini del problema. Si tratta infatti di un
punto rilevante che rientra nella sfera di responsabilità dell’insorgente,
alla stessa stregua dell’oggettiva mancata osservanza delle disposizioni
dell’Accordo di libero scambio del 22 luglio 1972 tra la Confederazione Svizzera
e la Comunità economica europea (RS 0.632.401) giustificante l’esazione
posticipata del dazio.

Sarebbe quindi contrario al senso ed agli scopi della normativa sul condono
ed alla prassi costante considerare circostanze eccezionali, oltre agli elementi
tutto som-

mato imponderabili e di carattere generale già all’origine del condono parziale,
anche altre situazioni addebitabili all’agire della società interessata.

8. Visto quanto precede, risulta che la decisione del DFF del 15 marzo 1995 non
ha violato il diritto federale, non ha accertato i fatti giuridicamente rilevanti in
modo inesatto o incompleto e non è inadeguata (art. 49 PA).

9. Il ricorso, nella misura in cui si è entrati nel merito, è respinto.

10. Visto l’esito della procedura, le spese processuali sono poste a carico
dell’insorgente, in quanto parte soccombente (art. 63 cpv. 1 e 2 PA).

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 61.93 - Decisione del Consiglio federale dell'11 dicembre 1995

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1997
Année

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Band 61
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	Decisione del Consiglio federale dell'11 dicembre 1995
	I
	II