# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9ccb2091-c485-53db-8936-d8fe8f1c5e5f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-11-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.11.2003 36.2002.148
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2002-148_2003-11-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2002.148

   

  cs/tf

  	
  Lugano

  17 novembre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 dicembre 2002
di

 

	
   

  	
  __________

  rappr. da: __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell'11 novembre 2002
  emanata da

  
	
   

  	
  __________
  

   

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________,
classe 1962, dipendente della __________, in qualità di barista-venditrice, è
assicurata per l'indennità giornaliera per perdita di salario in caso di
malattia presso la Cassa malati __________, nell'ambito del contratto
collettivo stipulato dalla sua datrice di lavoro.

 

                                         Il 18
giugno 2001 il dr. med. __________ ha rilasciato un certificato medico inerente
l'assicurata, indicando un'inabilità lavorativa al 100% dal 19 giugno 2001, per
circa due settimane (doc. _).

                                         In data
28 dicembre 2001 la __________ ha annunciato il caso all'__________,
evidenziando che __________ era inabile al lavoro dal 19 giugno 2001 (doc. _).
Dal certificato del Dr. __________ emerge in particolare che __________ è stata
inabile al lavoro al 100% dal 4 luglio 2001, al 50% dal 13 novembre 2001 ed
ancora al 100% dal 10 dicembre 2001, a causa di una "spondartropatia
psoriatica". (doc. _)

 

                                         La
__________ ha erogato le prestazioni corrispondenti, dopo aver tenuto conto di
un periodo di carenza di 180 giorni.

 

                                         Il 29
gennaio 2002 il datore di lavoro ha disdetto il rapporto di lavoro con effetto
al 30 aprile 2002 (doc. _).

 

                                         Il 9
agosto 2002 l'assicuratore ha comunicato a __________ che l'indennità
giornaliera sarebbe stata versata ancora per 4 mesi, ossia sino al 9 dicembre
2002, data entro la quale l'interessata avrebbe dovuto trovare un'attività
confacente al proprio stato di salute.

 

                                        Contro la
predetta decisione l'assicurata, per il tramite del __________, si è opposta
rilevando in particolare che già l'attività svolta presso la __________ era da
ritenersi leggera, motivo per il quale la Cassa avrebbe dovuto continuare ad
erogare le prestazioni richieste.

 

                                         Dopo aver
contattato nuovamente il proprio medico di fiducia ed aver preso atto del
rapporto medico del Prof. Dr. __________ dell'Universitätspital di __________,
prodotto dall'opponente, la Cassa ha confermato la propria decisione.

 

                               1.2.   __________ è
tempestivamente insorta contro la predetta decisione, tramite il __________,
rilevando quanto segue:

 

" 
La ricorrente quale dipendente della __________
è assicurata collettivamente contro la perdita di salario nel caso di malattia.
Dopo aver versato prestazioni assicurative per malattia, la __________ con
decisione formale del 9 agosto 2002 ha cessato il versamento delle prestazioni
in quanto l'assicurata a parere del proprio servizio medico a partire dal 9
agosto 2002 sarebbe stata pienamente abile al lavoro in un'attività fisicamente
adeguata. Per alleviare il peso del cambiamento di professione, la __________
ha versato l'indennità per altri quattro mesi, ossia fino al 9 dicembre 2002.

 

Contro questa decisione formale l'assicurata è
insorta tempestivamente facendo valere di essere inabile al lavoro in qualsiasi
tipo di lavoro. La __________ ha riconfermato la propria decisione con il
provvedimento oggetto del presente ricorso.

 

Prove:     atti
dell'intimata, da richiamare d'ufficio; copia decisione su opposizione
impugnata 11.11.2002

 

La ricorrente contesta nuovamente la valutazione
di abilità lavorativa piena in un lavoro adeguato. A sostegno di questa sua
posizione allega copia relazione del Dr. med. __________ del 6 dicembre 2002 indirizzata
al medico curante e in cui si attesta che le affezioni di cui la ricorrente è
portatrice limitano la capacità lavorativa anche in lavori confacenti nella
misura di almeno il 20-30%.

 

Prove:     copia
relazione medica Dr. med. __________ 6.12.2002

 

Il calcolo di confronto economico espletato su
queste premesse mediche dà approssimativamente una perdita di salario compresa
tra Fr. 15'525.- (salario presumibile di Fr. 35'750.- meno salario da invalida
di Fr. 38'600.- al 70%, uguale Fr. 27'020.-, con riduzione massima del 25%,
uguale Fr. 20'215.-) e Fr. 12'590.- (salario presumibile di Fr. 35'750.-, meno
salario da invalida Fr. 38'600.- all'80%, uguale Fr. 30'880.-, con riduzione
massima del 25%, uguale Fr. 23'160.-). La percentuale di perdita di salario è
compresa tra il 35% e il 43%.

 

Alla ricorrente spetta pertanto un'indennità
giornaliera di malattia del 35%, rispettivamente del 43% a partire dal 10
dicembre 2002.

 

Alla luce dei considerandi di cui sopra si chiede
venga il ricorso accolto.

 

(…)

 

CONCLUSIONI

 

piaccia
al tribunale:

 

1. Annullare la decisione su opposizione
impugnata dell'11 novembre  

    2002.

 

2. Mettere la ricorrente al beneficio di
indennità di malattia al 35%, 

    rispettivamente 43% a decorrere dal 10
dicembre 2002.

 

3. Assegnare alla ricorrente un'adeguata
indennità per ripetibili."

(doc. _)

 

                               1.3.   Nella sua
risposta dell'8 gennaio 2003 la cassa propone di respingere l'impugnativa e
osserva:

 

" 
Per ritornare al caso in narrativa la ricorrente
contesta il giudizio medico a base della decisione qui impugnata. A sostegno
della propria tesi oltre alla documentazione richiamata produce un
apprezzamento medico 6 dicembre 2002 del dr. med. __________ indirizzato al dr.
med. __________. Detta valutazione non contraddice la posizione del medico
fiduciario, dr. med. __________, e a differenza di quanto sostenga la
ricorrente nel proprio atto ricorsuale, il dr. med. __________ indica
unicamente una propria impressione demunita di qualsivoglia riscontro
scientifico limitandosi a sostenere in modo generico che "… la capacità
lavorativa sarebbe in tutti casi probabilmente ridotta a non più del
70-80%" senza per altro indicare i motivi di tale conclusione. Proprio
per questo motivo la qui convenuta non si sente – oggettivamente – di
sconfessare il parere del proprio medico fiduciario il cui parere ha fatto
seguito a diverse valutazioni specifiche. Inoltre, dev'essere ribadito che
dall'esame attento dei diversi certificati medici attestanti l'inabilità
lavorativa fatti pervenire dalla signora __________ appare che la diagnosi, cui
è affetta l'assicurata, non sia specificata e che tali documenti si limitano a
decretare il grado di inabilità lavorativa.

 

Per quanto concerne il calcolo presentato dalla
ricorrente inerente l'ammontare della percentuale di perdita di salario
compresa tra il 35% e il 45% la qui convenuta lo contesta ed a tal proposito
riprende quanto indicato della decisione formale 9 agosto 2001 da cui si può
evincere che l'ammontare del danno residuo inerente il cambiamento di
professione richiesto ammonta – dedotto il reddito da invalido nella
percentuale massima consentita del 25% - al 19% percentuale che in virtù delle
condizioni generali assicurative non dà diritto a prestazioni.

 

Sulla base di quanto sopra, preso atto che
rispetto alla documentazione medica disponibile le argomentazioni addotte dalla
ricorrente non propongono argomentazioni consistenti la qui convenuta ritiene
che la decisione formale e la susseguente decisione su opposizione meritino
d'essere tutelate." (doc. _)

 

                               1.4.   Pendente
causa il TCA ha interpellato alcuni medici ed ha fatto allestire una perizia,
delle cui conclusioni si dirà in seguito. Alle parti è stata data la
possibilità di presentare osservazioni scritte in merito (doc. da _ a _).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Va
innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che
tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle
assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto
verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento
amministrativo (STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3,
pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e
STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3; DTF 127
V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b). 

                                         Per cui
ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2002.

 

                                         L'insorgente
contesta la valutazione di abilità lavorativa piena in un lavoro adeguato e fa
riferimento ad un rapporto del Dr. med. __________ del 6 dicembre 2002.

 

                                         Giusta
l'art. 72 cpv. 2 LAMal, il diritto all'indennità giornaliera é dato qualora la
capacità lavorativa dell'assicurato sia ridotta di almeno la metà.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza sviluppatasi sull'art. 12bis cpv. 1 LAMI - applicabile anche
all'art. 72 LAMal (cfr. RAMI
1998 KV45, p. 430) - viene considerato incapace al lavoro colui che per
motivi di salute non é più in grado di svolgere la propria attività, oppure può
farlo soltanto in misura ridotta, oppure, ancora, quando l'eser­ci­zio di una
tale attività rischia di aggravarne le condi­zioni di salute (DTF 114 V 283
cons. 1c; 111 V 239 cons. 1b; A. Maurer, Schweizerisches
Sozialversicherungsrecht, T. I, p. 286 ss.).

 

                                         La
questione a sapere se esista un'incapacità lavorativa tale da giustificare il
riconoscimento del diritto a prestazioni va valutato in considerazione dei dati
forniti dal medico. Determinante non é, comunque, l'apprezzamento
medico-teorico - anche se il giudice non se ne scosterà senza sufficienti
motivi, essendo anch'egli tenuto a ri­spet­tare la sfera d'apprezzamento del
medico (RAMI 1983, p. 293; 1987, p. 106ss.) - bensì la diminuzione della
capacità di lavoro che effettivamente risulta dal danno alla salute (DTF 114 V
283, consid. 1c).

                                         Il grado
dell'incapacità lavorativa viene valutato con riferimento all'impossibilità,
derivante da motivi di salute, di adempiere, secondo quanto può essere
ragionevolmente richiesto, la professione normalmente esercitata dall'assicurato.

 

                                         Anche
nell'ambito dell'assicurazione contro le malattie vige tuttavia il principio -
comune a tutti i campi delle assi­cu­razioni sociali - secondo cui l'assicurato
é tenuto all'ob­bligo di ridurre le conseguenze economiche negative del danno
alla salute. Si tratta di un principio genera­le del diritto federale delle
assicurazioni sociali, che vale anche per l'assicurazione malattia,
indipendentemente dal tenore della normativa statutaria delle Casse (DTF 115 V
53; 114 V 285, cons. 3; 111 V 239 cons. 2a; 105 V 178 cons. 2; Maurer, op. cit.
t. II p. 377).

 

                                         Quindi,
se da un lato, la graduazione dell'incapacità va fatta ritenendo la professione
esercitata, dall'altro va considerato che l'assicurato ha l'obbligo di fare
quanto da lui é ragionevolmente esigibile per attenuare il più possi­bile le
ripercussioni del danno alla salute sulla sua condizione economica.

                                         Pertanto,
in caso di incapacità durevole nella professione precedentemente esercitata, é
obbligo dell'assicurato di utilizzare le sue capacità residue in settori lavora­tivi
diversi, ragionevolmente prospettabili.

                                         Va, qui, rilevato che il
principio dell'esigibilità configura un aspetto del principio della
proporzionalità che, secondo la dottrina, permette di pretendere un determinato
comportamento dalla persona interessata, malgrado ciò presenti degli
inconvenienti (E. Peter, Die Koordination des Invalidenrente, Schulthess 1997
pag. 71 e dottrina ivi citata).

 

                               2.2.   Circa
l'incapacità lavorativa dell'assicurata, rilevato che le parti sono concordi
nel ritenere che essa è inabile al 100% nella professione svolta fino ad ora,
va stabilito a quanto ammonta il grado d'incapacità lavorativa in un'altra
professione adeguata.

 

                                         Il 26
giugno 2002, il Dr. med. __________, esperto in reumatologia e medico
fiduciario della Cassa, dopo la prima valutazione del settembre 2001 (doc. _),
ha nuovamente visitato l'assicurata, concludendo quanto segue:

 

" 
(…)

Continua a soffrire di mal di schiena localizzato
in zona lombare (e solo occasionalmente nel gluteo sinistro) risentito
specialmente nei movimenti di flessione con il tronco ma anche da sdraiata
sulla schiena. Fa fatica ad assumere posizioni statiche (seduta per oltre
un'ora). A tratti appare un formicolio interscapolare, presente a giorni, senza
solleci­tazione particolare. Ha osservato un lieve rigonfiamento peri­malleolare
bilateralmente. Assenza di dolori o di rigidità nelle mani.

Risulta tuttora inabile al lavoro al 100% (dal
19.06.2001 con un periodo di capacità lavorativa parziale del 50% per un mese
tra novembre/dicembre 2001). Il datore di lavoro l'ha licenziata per fine
aprile (barista/venditrice presso la __________).

 

Commento

Le condizioni attuali riguardante la sofferenza
lombare rispettivamente il limite funzionale della cerniera lombosacrale
appaiono leggermente migliorate in confronto all'esame precedente del settembre
scorso. Sussiste comunque un'irritabilità meccanica specialmente del segmento
L5/S1 con una modica sindrome vertebrale locale. Non trovo segni in favore di
una compressione radicolare (in presenza di una piccola ernia discale
foraminale destra al livello L4/5, vedi MRI della colonna lombare del 13.07.2001,
referto allegato al rapporto precedente).                                  

Per quanto riguarda la presunta spondartropatia
sieronegativa in relazione all'affezione cutanea (psoriasi) essa rimane sempre
possibile, anche se gli elementi diagnostici appaiono piuttosto deboli (assenza
di lesioni artritiche alle sacroiliache, nessuna attività umorale, al momento
nessuna sinovite alle articolazioni periferiche).

Per quanto riguarda la capacità lavorativa il
reumatologo curante Dr. __________, aveva giudicato i limiti funzionali come
segue (suo certificato del 28.02.2002): la paziente "deve poter cambiare
spesso posizione, evitando le flessioni laterali, movimenti di rotazione,
alzare o spostare pesi superiori a 5 (10) kg. Non deve mettere le mani
nell'acqua.". Allora ritenne l'abilità lavorativa non superiore al 50%.
Posso concordare con questi limiti esposti. Aggiungerei che la signora dovrebbe
evitare posizioni statiche, non potendo rimanere seduta senza interruzione per
più di 1-2 ore al massimo.

Per un'attività che rispetti questi limiti
riterrei la paziente abile in maniera normale. Potrebbe trattarsi di una
attività nel settore industriale (assemblaggio, montaggio, lavoro di controllo)
sempre a condizione che possa cambiare la posizione corporea. Entrerebbe in
considerazione però anche un'attività nel settore della vendita (senza mansioni
di magazziniera ed a condizione che possa di tanto in tanto sedersi)

Le condizioni attuali appaiono per intanto quelle
definitive come lo saranno anche i limiti funzionali esposti." (doc. _)

 

                                         Il 20 settembre
2002 il medico curante dell'insorgente, Dr. med. __________, reumatologo, ha
osservato:

 

" 
La diagnosi di spondilartropatia risulta da un
consulto presso il Prof. __________, Primario della Clinica reumatologica e
fisiatrica dell'Ospedale Universitario di __________ del 16.08.2001. Questo mi
sembra importante dato che vi è senz'altro una importante differenza
nell'apprezzamento del suo caso per quanto riguarda la sintomatologia dolorosa
extra-vertebrale.

 

Inoltre con i limiti funzionali che le sono riconosciuti
su indicazione dello specialista Dr.__________, ritengo che le possibilità di
trovare un'occupazione adeguata siano molto più ristrette di quelle indicate
dalla __________. Così, per esempio sia nel settore industriale sia nel settore
della vendita le possibilità di trovare un lavoro in cui possono essere evitate
delle posizioni statiche prolungate o una posizione seduta ininterrotta per più
di 1-2 ore sono molto esigue." (doc. _)

 

                                         In data
14 ottobre 2002 il Dr. med. __________, interpellato dalla Cassa ha affermato:

 

" 
Il Dr. __________ non contesta la mia
valutazione riguardante l'esigibilità del lavoro (ripresa tra l'altro in parte
da un suo stesso certificato del 28.02.2002), senza fornire nuovi elementi
medici.

In assenza di essi, l'apprezzamento riguardante
le ulteriori possibilità di svolgere un'attività lucrativa (riassunte a pag. 3
del mio ultimo rapporto del 26.06.2002) è quindi da ritenere tuttora valido. Le
incertezze diagnostiche (per quanto vi siano) non precludono un giudizio appropriato
della capacità lavorativa residuale.

Queste mie considerazioni non tengono conto di
eventuali difficoltà che la paziente può trovare sul mercato di lavoro
(elemento non medico)." (doc. _)

 

                                         Il 22
ottobre 2002 il prof. Dr. __________ dell'Università di __________ ha
affermato:

" 
Beurteilung

Die Krankheit ist, wie Sie sagen tatsächlich noch
aktiv, insbesondere da Polyarthralgien und mitunter auch wechselnde leichte
Synovitiden bestehen bleiben. Leider wurden die bisheringen Therapien nicht
ertragen oder führten zu Nebenwirkungen.

 

Empfehlung zum Prozedere

Neue Basistherapie, wie von Ihnen vorgeschlagen,
mit Arava 10-20mg täglich. Ich finde auch wie Sie, dass eine TNF-Blockade zur
Zeit nicht indiziert ist Dazu eventuell Wechsel von Celebrex auf Arthrotec 75
mg 2mal 1. Im allgemeinen wirkt dieses Mittel etwas stärker als Celebrex und
wird wahrscheinlich auch gut ertragen wegen des gleichzeitigen
Magenschutzes." (doc. _)

 

 

                                         Infine,
il Dr. med. __________ il 6 dicembre 2002 ha affermato:

 

" 
La paziente continua a lamentare dolori
attualmente soprattutto in sede lombare, ma anche dorsali, in zona
interscapolare e più diffusi alle parti molli, 2 braccia e 2 gambe. I dolori
articolari sembrano attualmente in secondo piano e limitati ai 2 polsi, alle 2
caviglie e solo occasionali. I dolori sono notturni ma anche diurni, rigidità
mattutina di circa 30 minuti, beneficio moderato dei FANS.

Una terapia di Arava è stata introdotta poco
tempo fa e la sua efficacia non è quindi ancora giudicabile.

Ultimamente probabili affetti depressivi, la
paziente si sente sempre particolarmente nervosa, cosa inabituale per lei.

 

L'esame clinico
mostra dei dolori alla palpazione della cerniera lombosacrale, pochi a livello
delle 2 sacro-iliache. Limitata la mobilità lombare di circa 1/3 – 1/4 in tutte
le direzioni, non quelle cervicali o dorsali. Ampliazione toracica s.p.
Mobilizzazione delle sacro-iliache poco dolente.

Articolazioni periferiche tutte ben mobili ed
indolori senza segni di sinoviti.

Esame neurologico sp. Rigonfiamento della regione
retro-malleolare bilaterale esterna (con probabile tenosinovite dei peronei).

 

Conclusione, la
tua paziente presenta dolori nel quadro di una spondartropatia sieronegativa
psoriatica (dolori in parte notturni, lievi tenosiviti alle 2 caviglie) ma
anche di tipo meccanico, in presenza di discopatie L4/5 (a questo livello con
una protrusione foraminale extra-foraminale destra senza correlato clinico) e
L5/S1.

Attualmente vi si aggiunge inoltre uno stato
depressivo che andrà valutato e curato autonomamente. Tutto questo, in aggiunta
alla problematica della psoriasi cutanea, riduce in buona parte le capacità
lavorative.

Le limitazioni da Te espresse mi sembrano
senz'altro adeguate come anche confermato dal Dr. __________ con in più
l'impossibilità di rimanere seduta per più di 1 a 2 ore di fila.

Anche un'attività di questo tipo tuttavia, visto
che i dolori sono costanti, la paziente sarebbe limitata almeno in qualche
misura e la sua capacità lavorativa sarebbe in tutti i casi probabilmente
ridotta a non più del 70-80%." (doc. _)

 

                               2.3.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer‑Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212; SVR
1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss
des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332 ).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV10, p. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 p. 95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico curante, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a)cc), cfr. U. Meyer‑Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p.
230).

                                         Il
giudice delle assicurazioni sociali deve esaminare oggettivamente tutti i mezzi
di prova, qualunque ne sia la provenienza, e in seguito decidere se il
materiale probatorio a disposizione permette di concludere con un corretto
giudizio sui diritti litigiosi. Ove vi fossero rapporti medici contraddittori,
il giudice non può liquidare il caso senza valutare il materiale probatorio nel
suo insieme e indicare le ragioni per le quali si fonda su una tesi piuttosto
che su un'altra. Per quanto concerne il valore probatorio d'un rapporto medico,
si deve accertare se il rapporto è completo per quanto riguarda i temi
sollevati, se si riferisce a esami approfonditi, se tiene conto delle censure
del paziente, se è stato redatto conoscendo la pregressa vicenda valetudinaria
(anamnesi), se è chiaro nella presentazione del contesto medico e se le
conclusioni cui perviene sono fondate (DTF 122 V 160 consid. 1c e riferimenti
ivi citati). Elemento determinate dal profilo probatorio, non è in linea di
principio l'origine del mezzo di prova né la designazione del materiale
probatorio richiesto sotto la qualifica di rapporto o di perizia, bensì il suo
contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

                           

                               2.4.   Considerato
che il medico fiduciario della Cassa concludeva per un'abilità lavorativa
totale nell'ambito delle attività leggere, mentre il curante Dr. __________
propendeva per una percentuale media del 70-80% il TCA ha innanzitutto
interpellato quest'ultimo, il quale ha affermato:

 

" 
A mio modo di vedere, visto che la paziente
presenta una doppia patologia a sapere una spondartropatia siero negativa
psoriasica nonché dei dolori meccanici lombari in presenza di discopatie L4/5,
L5/S1 (oltre allo stato depressivo su cui non mi pronuncio) anche in un lavoro
adeguato essa non potrebbe lavorare in misura completa a sapere del 100%. In
effetti le limitazioni anatomiche sopra enunciate associate alla sintomatologia
risentita dalla paziente, limita secondo me le sue attività lavorative ad un
massimo di 6 ore al giorno a sapere in misura del 75%. La sintomatologia algica
della paziente mi sembra inconcepibile con un'attività normale di 8 ore
giornaliere pur con le limitazioni esposte dal Dr. __________.

Si tratta naturalmente di una valutazione
personale ma che si basa sulle patologie della paziente e sulla sintomatologia
da lei espressa."

(doc. _)

 

                                         Da parte
sua il Dr. med. __________ ha rilevato:

 

" 
Le mie considerazioni si basano su quanto
riscontrato durante le mie due visite cliniche su incarico dell'__________
(18.09.2001 e 25.06.2002), rispettivamente sugli atti delle radiografie
visionate allora.

 

Pur concordando con le limitazioni riscontrate in
giugno del 2002 (parg. 3 del mio rapporto del 26.06.2002) il reumatologo Dr.
__________, ritiene un'attività lucrativa confacente esigibile solo nella
misura del 75% sia per le limitazioni anatomiche che per la sintomatologia
risentita dalla paziente.

 

Nel giudicare la capacità lavorativa è d'obbligo
tener conto sia degli aspetti prettamente morfologici (limitazioni anatomiche)
che della sintomatologia dolorosa che particolari attività possono provocare o
peggiorare.

I limiti di esigibilità riferiti nel mio rapporto
(e sui quali il collega __________ concorda) tengono conto anche della
sintomatologia dolorosa. E' in effetti quest'ultima che non permette alla
paziente di assumere posizioni statiche oltre al limite indicato e che riduce
la possibilità di movimenti secondo quanto da me descritto.

 

Oltre a ciò non ho invece riscontrato una
sofferenza che interferisca né con il rendimento né con una presenza normale
sul posto di lavoro in un'attività lucrativa secondo i limiti esposti.

Non ho quindi motivo per modificare il mio
giudizio." (doc. _)

 

 

                                         Viste le
persistenti discordanze tra i due specialisti in merito al grado di capacità
lavorativa in un'attività leggera esigibile dall'assicurata, questo Tribunale
ha fatto allestire una perizia dal Dr. __________, spec. FMH reumatologia, che
ha concluso inequivocabilmente per un'abilità lavorativa al 100% dal punto di
vista reumatologico.

 

                                         In
particolare il perito ha affermato:

 

" 
In data 9 luglio
2003, mi é stato affidato il mandato
per l'allestimento di una perizia reumatologica concernente la sopraindicata
paziente.

In data 18 agosto 2003, la perizia richiesta é stata effettuata presso il mio
studio medico.

Essa si basa sulla documentazione messami
gentilmente a disposizione, sui dati anamnestici richiesti, sull'esame clinico
e sulle indagini complementari (esami radiologici) svolte.

 

(…)

 

D. Valutazione

La signora
__________, nata il __________, via __________, soffre da 5-6 anni di dolori
lombari irradianti alle estremità inferiori, attualmente permanenti stringenti
presenti giorno e notte, irradianti laterali nella coscia sinistra fino
all'altezza del ginocchio, a destra fino al livello del trocantere femorale
maggiore, i dolori tendono ad aumentare in posizioni statiche e all'avvio,
tendenzialmente diminuiscono al movimento; avverte inoltre dolori cervicali
alla rotazione e dolori dorsali intermittenti. All'esame clinico appare un
rachide appiattito a livello dorsale, con un'iperlordosi lombare, la colonna
cervicale come pure la colonna dorsale appaiono solo minimamente limitate, i
muscoli levatori scapolari e il trapezio a destra sono indolenziti, assenti
deficit cervicoradicolari, la radiografia della colonna cervicale del 18.8.2003
evidenzia minime alterazioni degenerative con una condrosi ai segmenti C5-7 con
spondilosi anteriore ed uncartrosi; la colonna lombare presenta una
lateroflessione bilateralmente leggermente ridotta, senza deficit radicolari,
la radiografia convenzionale della lombare del 18.8.2003 è paragonabile a
quella realizzata dal collega Dr. __________ il 20.6.2001 e mostra minime
alterazioni degenerative con una condrosi appena accennata L4/5, delle
spondilosi, le articolazioni sacroiliache risultano normali; la risonanza
magnetica attuale della lombare evidenzia delle irritazioni faccettarie ai
segmenti L4/5 ed L5/S1, a seguito probabilmente di una discopatia degenerativa
con segni per deidratazione a carico dei dischi intervertebrali L4/5 e L5/S l.
Le articolazioni sacroiliache rappresentate alla risonanza magnetica non
mostrano segni infiammatori. Le radiografie convenzionali del rachide come pure
la risonanza magnetica della lombare e delle sacroiliache, non evidenziano
alterazioni strutturali compatibili con una spondilartropatia sieronegativa.
Rispetto alla precedente risonanza magnetica della colonna lombare del
13.7.2001, all'esame attuale non riconosciamo più un'ernia discale
intraforaminale L4/5 a destra. Dal lato anamnestico, le lombalgie irradianti
non hanno subito un cambiamento alle terapie instaurate, neanche ad una
riabilitazione stazionaria presso la Clinica __________ dal 4.3. al 24.3.2003.

In nota psoriasi
volgare documentata in ambito specialistico-dermatologico, dal 2001 risulta
agli atti che l'assicurata soffre pure di una artropatia psoriasica, per la
quale sono state instaurate diverse terapie di base che non sono state in grado
di influenzare la patologia. Attualmente non vengono accusati dolori articolari
di tipo infiammatorio, clinicamente sono assenti sinoviti o tenosinoviti alle
estremità superiori e/o inferiori. I parametri infiammatori (velocità di
sedimentazione e proteina C reattiva) determinati il 5.3.2003, erano
perfettamente normali.

In base
all'anamnesi, ai reperti clinici, possiamo porre le diagnosi di sindrome
lombospondilogena cronica bilaterale prevalentemente a sinistra in disturbi
statici del rachide (appiattimento della dorsale, iperlordosi lombare), minime
alterazioni degenerative della colonna lombare (discopatia L4/5 e L5/S1 con
irritazione faccettaria L4/5 ed L5/S1 ), sindrome cervicovertebrale cronica e
dorsovertebrale intermittente in minime alterazioni degenerative della colonna
cervicale (condrosi C5/6 e C6/7 con spondilosi anteriore C6/7 ed uncartrosi),
artropatia psoriasica (anamnestica), psoriasi volgare, obesità (peso 73,
5kg/statura 161 cm).

Considero come
lavoro ergonomicamente idoneo alle patologie sopramenzionate, un'attività con
carichi variabili (carico massimo: 10 kg), che permette di cambiare spesso la
posizione del rachide senza movimenti ripetitivi di rotazione o flessione della
colonna vertebrale, rispettivamente senza estensione prolungata del rachide.
Attività in posizioni statiche sono preferibilmente da evitare.

In un lavoro
adeguato allo stato di salute, giudico l'assicurata abile al lavoro nella
misura del 100% con un rendimento massimo del 100%, a partire dal 25 giugno
2002, allorché veniva giudicata abile al lavoro normalmente in un contesto
ergonomico adatto allo stato di salute dallo specialista in reumatologia Dr.
__________.

 

E.   Risposta ai
quesiti da Lei formulati

1)   Anamnesi

                                                  Vedasi quanto precede.

 

 

2)   Diagnosi

Sindrome lombospondilogena cronica bilaterale prevalentemente a sinistra
in 6

- disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale, iperlordosi
lombare),

- minime alterazioni degenerative della colonna lombare (discopatia L4/5
e L5/SI con irritazione faccettaria L4/5 ed L5/S 1)

Sindrome cervicovertebrale cronica e dorsovertebrale intermittente in

- minime alterazioni degenerative della colonna cervicale (condrosi C5/6
e C6/7 con spondilosi anteriore C6/7 ed uncartrosi)

      Artropatia
psoriasica (anamnestica) in

      - psoriasi
volgare

      Obesità (peso
73,5 kg/statura 161cm)

 

3) Dica il perito
se condivide la valutazione del Dr med. __________ figurante nel rapporto del
26 giugno 2002 circa la valutazione della capacità lavorativa al 100% in altre
attività confacenti allo stato di salute della paziente (attività nel settore
industriale o della vendita) oppure se condivide le valutazioni del Dr. med.
__________ del 6 dicembre 2002 e del 13 febbraio 2003, il quale ritiene la
paziente abile solo nella misura del 75% in un lavoro adeguato. In particolare,
premesso che i due specialisti sono concordi nell'affermare che la paziente è
inabile al 100% nella sua precedente attività indichi il perito il grado di
capacità lavorativa della paziente in attività adeguate, precisando quali
attività potrebbe svolgere __________.

Sulla base dei dati
anamnestici, sull'esame clinico e sulle indagini complementari (esami
radiologici) svolte, condivido la valutazione riguardante la capacità
lavorativa formulata dal Dr. __________ figurante nel rapporto del 26 giugno
2002.

Giudico l'assicurata abile al lavoro nella misura
del 100% con un rendimento massimo del 100%, a partire dal 25 giugno 2002, in
un lavoro ergonomicamente idoneo alle patologie sopramenzionate, ossia in
un'attività con carichi variabili (carico massimo: 10 kg), che permette di
cambiare spesso la posizione del rachide senza movimenti ripetitivi di
rotazione o flessione della colonna vertebrale, rispettivamente senza
estensione prolungata del rachide. Attività in posizioni statiche sono
preferibilmente da evitare." (doc. _)

                                         Va qui
rammentato che in caso di perizia giudiziaria, il giudice non si scosta senza
motivi imperativi dalle conclusioni del perito, il cui ruolo consiste proprio
nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica, per
fornire un'interpretazione scientifica dei fatti (DTF 122 V 161, DTF 112 V 32
consid. 1a, DTF 107 V 174 consid. 3). Il giudice può disattendere le
conclusioni del perito giudiziario, nel caso in cui il rapporto peritale contenga
delle contraddizioni o sulla base di una controperizia, richiesta dal medesimo
Tribunale, che conduca ad un altro risultato (DTF 101 IV 130).

 

                                         Egli può
scostarsene anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa opinione di altri
esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza
della perizia giudiziaria.

                                         Va
tuttavia sottolineato che il perito giudi­ziario - contrariamente al perito di
parte o allo speciali­sta che si esprime sotto un'altra veste - ha uno statuto
speciale nel senso ch'egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo
sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice penale, una funzione
qualificata al servizio della giurisprudenza (RCC 1986 pag. 201 consid. 2a).

 

                                         Nell'evenienza
concreta questo TCA non intravvede ragioni che gli impediscono di far proprie
le conclusioni del perito basate su un approfondito e completo esame di tutte
le affezioni lamentate dall’assicurata. Alla perizia deve essere quindi
attribuita forza probante piena conformemente ai succitati parametri
giurisprudenziali.

 

                                         Il perito
è chiaramente giunto alla conclusione che l'assicurata è "abile al
lavoro nella misura del 100% con un rendimento massimo del 100%, a partire dal
25 giugno 2002, in un lavoro ergonomicamente idoneo alle patologie
sopramenzionate, ossia in un'attività con carichi variabili (carico massimo: 10
kg), che permette di cambiare spesso la posizione del rachide senza movimenti
ripetitivi di rotazione o flessione della colonna vertebrale, rispettivamente
senza estensione prolungata del rachide. Attività in posizioni statiche sono
possibilmente da evitare."

 

                               2.5.   L'assicurata,
sulla base delle chiare emergenze peritali, ha rinunciato ad una presa di
posizione e chiede l'allestimento di una perizia psichiatrica sulla base di
quanto affermato dal Dr. __________ nel suo rapporto del 6 dicembre 2002 (cfr.
consid. 2.2., doc. _, doc. _). Tale richiesta era già stata presentata in
precedenza quando è stato accordato alle parti un termine per presentare le
domande al perito (doc. _).

 

                                         Va
preliminarmente rilevato che dagli atti la presenza di una possibile patologia
psichiatrica viene messa in evidenza unicamente nel referto del 6 dicembre 2002
del Dr. med. __________, il quale, dopo aver visitato la paziente il 5
dicembre, afferma che "attualmente vi si aggiunge inoltre uno stato
depressivo che andrà valutato e curato autonomamente." (doc. _).

 

                                         In
precedenza, ed in particolare nell'opposizione del 3 ottobre 2002, la
ricorrente non aveva fatto valere la presenza di una possibile patologia
psichiatrica. Nell'opposizione la ricorrente affermava unicamente che "l'assicurata
contesta la valutazione di esigibilità lavorativa come è stata formulata dalla
__________. In effetti, essa svolgeva le mansioni di venditrice presso la
__________. Orbene, questa attività è già un'attività leggera. Non si vede
pertanto come vi possa essere un'inabilità completa in quell'attività, ma una
capacità completa in un lavoro leggero. Questa nostra valutazione è confermata
dal certificato Dr. med. __________ del 20 settembre 2002" (doc. _)
nel quale tuttavia, non vi è cenno di alcuna malattia psichica.

 

                                         Il TCA ha
pertanto chiesto all'assicurata di indicare il nome dello o degli psichiatri
presso cui è stata in cura (doc. _). L'insorgente, in data 6 agosto 2003 ha
affermato che finora non è ancora stata seguita da nessuno psichiatra (doc. _).

 

                                         Va poi
evidenziato come dalla perizia reumatologica del Dr. med. __________n, il quale
ha avuto a disposizione tutti gli atti medici prodotti dalle parti, e dunque
anche le valutazioni del Dr. med. __________ che accenna ad una depressione,
non vi è traccia, nell'anamnesi personale, recente, sistematica e sociale di
alcuna patologia psichiatrica. 

                                         L'anamnesi
effettuata dal perito (due pagine e mezze fitte) è molto approfondita (si fa
riferimento a "esiti di una gastrite", al fatto che da diversi
anni la paziente soffre di una psoriasi volgare, ai dolori che l'insorgente
sente dal 2000, a tutti gli esami e i ricoveri cui l'assicurata si è
sottoposta, alle conclusioni del medico curante) e completa, e prende in
considerazione tutte le patologie di cui soffre o ha sofferto la paziente.

                                         Tuttavia
non c'è traccia di problemi psichici.

 

                                         Dagli
atti prodotti dalle parti non emerge nemmeno che il Dr. __________,
reumatologo, curante dell'insorgente, cui la ricorrente sembra attribuire la
scoperta di patologie psichiche quali la depressione, abbia in realtà concluso
in tal senso. Anzi, il 3 giugno 2002, il curante ha indicato, quale diagnosi
"pondilartropatia psoriasica e gastrite antrale con anemia ferripriva".
(doc. _), senza alcun accenno ad alcuna malattia psichica.

 

                                         In data
22 ottobre 2002 la paziente è stata visitata dal Dr. __________ dell'Ospedale
Universitario di __________, il quale, oltre a porre una diagnosi simile a
quella del curante, non ha indicato la presenza di patologie psichiche (doc.
_), anzi lo specialista ha affermato, tra l'altro, "Aktuell klinisch
sehr guter Allgemeinezustand".   

                

                                         Questo
TCA deve concludere, alla luce della documentazione agli atti ed in particolare
della valutazione del Dr. __________, che comunque non è psichiatra, che la
depressione è semmai insorta dopo il provvedimento amministrativo della
Cassa (cfr. referto del 5 dicembre 2002: "attualmente vi si
aggiunge uno stato depressivo" (…), sottolineatura del redattore).
Dagli atti dell'incarto non risulta invece che altri medici abbiano
diagnosticato una depressione in precedenza.

 

                                         Ora,
secondo costante giurisprudenza del TFA, l'autorità giudicante deve limitare
l'esame del caso alla situazione effettiva che si presenta all'epoca in cui è
stata resa la decisione impugnata – in casu l'11 novembre 2002 - ,
ritenuto che fatti verificatisi
ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo
della situazione anteriore alla decisione stessa. I fatti accaduti
posteriormente e che hanno modificato questa situazione devono di regola
formare oggetto di un nuovo provvedimento (fra le tante cfr. DTF 121 V 366
consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102).

Eccezionalmente il giudice può anche tener conto, per motivi d'economia
procedurale, dei fatti intervenuti posteriormente alla decisione impugnata, a
condizione che questi ultimi siano stabiliti in modo sufficientemente preciso
(RCC 1980 pag. 263) e siano suscettibili di influenzare il giudizio (RCC 1989
pag. 123 consid. 3b, RCC 1974 pag. 192 consid. 4, RCC 1970 pag. 582 consid. 3).

 

                                         Per cui,
eventuali malattie psichiche insorte dopo la resa della decisione impugnata
devono semmai essere oggetto di altra procedura.

 

                                         Tuttavia,
anche se la malattia fosse insorta prima, l'esito dell'impugnativa non sarebbe
diverso. 

                                         Infatti,
nessun medico, eccettuato il Dr. med. __________, accenna ad una patologia psichica.

                                         Per cui,
anche se presente, tale patologia non era tale da rendere invalidante lo stato
di salute della paziente. Tant'è che ancora il 6 agosto 2003 la ricorrente non
era stata visitata da alcuno psichiatra. Ora, se effettivamente avesse sofferto
di una malattia psichica invalidante non c'è dubbio che l'insorgente si sarebbe
perlomeno recata da uno specialista in materia al fine di esaminare il suo
stato di salute.

 

                                         Per cui,
alla luce dei rapporti medici agli atti e della perizia del Dr. med.
__________, questo TCA deve concludere che la ricorrente è abile al 100% in
attività leggere.

 

                                         Va ora
esaminato se la Cassa ha correttamente calcolato il danno residuo
dell'insorgente.

 

                               2.6.   Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1989, p. 106ss., la nostra Alta Corte ha stabilito
che, per il diritto all'indennità ex art. 12bis LAMI, qualora un cambiamento di
professione si imponga, tenuto conto dell'obbligo di ridurre il danno, se il
rapporto assicurativo prevede l'indennizzazione anche di un'incapa­ci­tà parziale,
determinante diventa l'entità del danno residuo (RAMI 1989, p. 106ss.; RAMI
1994, p. 113ss.).

                                         In tale
ipotesi va, cioè, considerata la differenza tra il reddito che potrebbe essere
realizzato senza la malattia nella precedente professione e il reddito che,
invece, é realizzato o potrebbe essere ragio­nevolmente esatto nella nuova
professione.

                                         Il grado
di invalidità viene, in quest'ottica, perciò, valutato prendendo in
considerazione l'intero mercato del lavoro: all'assicurato, andrà, comunque,
concesso un periodo di adattamento la cui durata dipenderà dalle pecu­liarità
di ogni caso concreto (DTF 114 V 287 consid. 3d; 111 V 239 consid. 1b e 2a;
RAMI 1987 p. 105ss.).

                                         Il TFA ha
più volte ritenuto adeguati periodi d'adattamento varianti dai 3 ai 5 mesi (DTF
111 V 239 consid. 2a e giurisprudenza ivi citata; RAMI 1987, p. 108; 1994, p.
113ss).

                                         In questo
contesto, é opportuno rammentare che l'assicurato che, incapace nella
precedente attività, non mette a frutto la sua residua capacità lavorativa in
un'altra professione, viene giudicato secondo l'attività professiona­le che
avrebbe potuto esercitare con uno sforzo di buona volontà, ritenuto che
l'assenza di quest'ultima non é scusabile se non derivante da malattia (DTF 114
V 283 consid. 1d; 111 V 239 consid. 2a; 101 V 145; RAMI 1987 p. 106 consid. 2).

 

                                         Va qui
ricordato che nella sentenza pubblicata in RAMI 2000 KV112, p. 122ss., il TFA ha stabilito l'applicabilità in ambito
LAMal, della giurisprudenza elaborata allorquando ancora era in vigore la LAMI.

 

                               2.7.   Secondo le
Condizioni generali d'assicurazione relative all'assicurazione collettiva
d'indennità giornaliera in caso di malattia della __________, il diritto ad
indennità giornaliera é dato in caso d'incapacità lavorativa di almeno il 25%
(cfr. art. 14.1 CGA).

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, dai documenti agli atti emerge che
l'assicurata nel 2001 avrebbe percepito un salario mensile di fr. 3'020 (doc.
_). Poiché la cassa nella sua decisione non ha tenuto conto della tredicesima,
il TCA ha interpellato l'ex datore di lavoro della ricorrente che ha osservato:

 

 

" 
(…)

Nell'anno 2001 percepiva un salario mensile lordo
di base pari a fr. 3'020.00, e nel mese di novembre dello stesso anno le
abbiamo versato una gratifica ammontante allo stesso importo del salario
mensile.

 

Nel 2002 la signora sopraccitata avrebbe
percepito un salario mensile lordo di base pari a fr. 3'180 e una gratifica
dello stesso importo, a condizione che il diritto contrattuale in caso
d'impedimento al lavoro non fosse superato." (doc. _)

 

                                         Circa
l'importo del reddito ipotetico da invalido da porre alla base del calcolo va
evidenziato quanto segue.

 

                                         La
giurisprudenza federale relativa alla fissazione del reddito da invalido è
stata oggetto di una completa verifica da parte del
Tribunale federale delle assicurazioni (cfr., a tale proposito, D. Cattaneo,
Novità e tendenze legislative e giurisprudenziali nel campo delle assicurazioni
sociali, in RDAT II-2001, p. 593 segg. (p. 602-606)).

                                         In una sentenza
del 30 giugno 2000 nella causa B. (I 411/98) l'Alta Corte si è in particolare
così espressa riguardo alle conclusioni del suo esame:

 

" 
(…)

3.- b) Contrariamente all'UAI, l'autorità
giudiziaria cantonale ha invece proceduto al prescritto confronto dei redditi.
Per quel che riguarda, in particolare, il reddito ipotetico d'invalido, essa,
facendo capo alla propria giurisprudenza sviluppata in tema di determinazione
del salario di riferimento ai fini del calcolo della capacità di guadagno
residua, finora più volte confermata dal Tribunale federale delle
assicurazioni, ha ritenuto l'importo di fr. 35'100.‑, che corrispondeva
nel 1994 alla retribuzione annua media conseguibile sul mercato del lavoro
ticinese da operai o impiegati non qualificati con problemi di salute in
attività leggere adeguate (SVR 1996 UV no. 55 pag. 186 consid. 2.11). Orbene,
la questione dei salari medi fondati su dati statistici, cui pure la predetta
prassi giudiziaria ticinese si riferisce, è stata oggetto di una recente
sentenza del 9 maggio 2000 del Tribunale federale delle assicurazioni nella
causa A. (I 482/99), destinata alla pubblicazione.

 

4.- In tale sentenza di principio la Corte
ha in sostanza stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato, in primo luogo, la situazione salariale concreta in cui
versa l'assicurato. Qualora i dati economici effettivi difettino per
l'inattività di quest'ultimo, possono essere ritenuti, conformemente alla
giurisprudenza, i dati forniti dalle statistiche salariali.

La questione di sapere se e in quale misura
i salari medi fondati su dati statistici devono essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e della situazione professionale del
caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di
servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione),
criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente facendo un
uso corretto del potere di apprezzamento che le compete. La Corte ha precisato,
al riguardo, come una riduzione complessiva massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità che possono
influire sul reddito di lavoro.

Questa Corte ha poi ancora rilevato, nella
medesima sentenza, che nell'ambito dell'esame della riduzione globale da
operare - percentuale che è stimata e deve essere succintamente motivata
dall'amministrazione -, il giudice delle assicurazioni sociali non può senza
valido motivo sostituire il proprio apprezzamento a quello dell'amministrazione.
(n.d.r., in quella sentenza il TFA ha operato una riduzione del 15% invece del
40% effettuata dai giudici cantonali).

 

5.- Ora, la prassi della Corte cantonale
ticinese, secondo cui il presunto reddito d'invalido realizzabile, su un
mercato del lavoro equilibrato, da un lavoratore poco o non qualificato in
attività confacenti allo stato di salute è valutato senza particolare
riferimento alle circostanze specifiche del caso concreto, ma secondo criteri
uniformi, non soddisfa le esigenze poste dalla nuova giurisprudenza precitata.

 

In queste condizioni, il giudizio di prima
istanza e la decisione amministrativa devono essere annullati, nel senso che
gli atti sono rinviati all'Ufficio ricorrente perché, stabilito il tasso
d'invalidità fondandosi sulla recente giurisprudenza di questa Corte, statuisca
di nuovo sul diritto ai provvedimenti professionali in lite." 

(STFA succitata).

 

                                         La nostra
Corte federale ha pure emanato, di recente, alcune sentenze in materia
d'assicurazione contro gli infortuni. Si tratta di fattispecie in cui questo
TCA aveva proceduto a quantificare il reddito da invalido in applicazione della
suesposta prassi, a discapito della valutazione operata dall'INSAI sulla base
dei dati risultanti dalla documentazione sui posti di lavoro (DPL). 

                                         La prima
di queste pronunzie è stata emanata nella causa INSAI c/ L., U 181/98 e reca la
data del 22 maggio 2001. Essa è stata successivamente confermata con i seguenti
giudizi: STFA 31 maggio 2001 nella causa INSAI c/ M., U 286/98; 31 maggio 2001
nella causa INSAI c/ M., U 275/98; 31 maggio 2001 nella causa INSAI c/ M., U
279/98; 11 giugno 2001 nella causa INSAI c/ M., U 17/99; 11 giugno 2001 nella
causa INSAI c/ S., U 285/98; 19 giugno 2001 nella causa INSAI c/ P., U 271/98;
21 giugno 2001 nella causa R. c/ INSAI, U 349/98; 27 giugno 2001 nella causa
INSAI c/ B., U 362/98; 28 giugno 2001 nella causa INSAI c/ C.-D. C., U 18/99; 2
luglio 2001 nella causa INSAI c/ F., U 4/99; 9 luglio 2001 nella causa INSAI c/
M., U 142/99; 10 luglio 2001 nella causa UAI c/ C. e INSAI c/ C., I 442/99 + U
256/99; 18 luglio 2001 nella causa G. c/ INSAI e INSAI c/ G., U 154 + 163/99;
19 luglio 2001 nella causa INSAI c/ T., U 190/99; 27 luglio 2001 nella causa
INSAI c/ B., U 252/99; 31 luglio 2001 nella causa G., U 311/99; 5 ottobre 2001
nella causa INSAI c/ B., U 165/00; 5 ottobre 2001 nella causa INSAI c/ I., U
91/00; 10 ottobre 2001 nella causa INSAI c/ C., U 217+225/00; 16 ottobre 2001
nella causa M., U 301/00; 13 febbraio 2002 nella causa INSAI c/ L., U 41/00; 19
febbraio 2002 nella causa INSAI c/ C., U 99/00; 19 febbraio 2002 nella causa
INSAI c/ C., U 268/00; 5 marzo 2002 nella causa INSAI c/ CE fu M., U 155/00; 15
marzo 2002 nella causa A. c/ INSAI e INSAI c/ A., U 220 + 238/00; 18 marzo 2002
nella causa INSAI c/ K., U 239/00; 18 marzo 2002 nella causa INSAI c/ P.S., U
235/00; 24 aprile 2002 nella causa INSAI c/ R., U 240/00; 30 aprile 2002 nella
causa INSAI c/ P., U 241/00; 8 maggio 2002 nella causa C.-F., U 449/00; 23
maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U 234/00.

 

                                         Sostanzialmente,
il TFA ha approvato i dati salariali utilizzati dall'INSAI, dopo avere anche
verificato, in applicazione della DTF 126 V 75ss., che, in quel caso, l'importo
ritenuto dall'assicuratore LAINF appariva plausibile alla luce dei dati dedotti
dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio federale
di statistica, considerata la possibilità di ridurre il salario statistico fino
al limite massimo del 25%:

 

" 
(…).

Ai fini di stabilire le ripercussioni economiche
dell'impossibilità, per l'assicurato, di svolgere la precedente attività, le
istanze inferiori hanno fatto capo ad un paragone dei redditi, come lo
prescrive l'art. 18 cpv. 2 LAINF, già citato. Per quel che riguarda, in
particolare, il reddito ipotetico da invalido, i primi giudici, in modifica di
quanto stabilito nel provvedimento amministrativo impugnato e prevalendosi
della propria giurisprudenza sviluppata in tema di determinazione del salario
di riferimento per il calcolo della capacità di guadagno residua, hanno
ritenuto l'importo di fr. 35'000.--, che corrispondeva negli anni dal 1994 al
1998 alla retribuzione annua media conseguibile sul mercato del lavoro ticinese
da operai o impiegati non qualificati con problemi di salute in attività leggere
adeguate. Orbene, la questione dei salari medi fondati su dati statistici, cui
pure la predetta prassi giudiziaria ticinese si riferisce, è stata oggetto di
una recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni pubblicata in
DTF 126 V 75 segg.

 

c) In tale sentenza di principio la Corte ha in
sostanza stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa
stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta
dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono,
conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle
statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al caso i
salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme
delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione
addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione
è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una
deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto
delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione.

 

d) Ora, la prassi della Corte cantonale ticinese,
secondo cui il presunto reddito d'invalido
realizzabile, su un mercato del lavoro equilibrato, da un lavoratore poco o non
qualificato in attività confacenti allo stato di salute è valutato senza
particolare riferimento alle specifiche del caso concreto, ma secondo criteri
uniformi, non soddisfa manifestamente le esigenze poste dalla nuova
giurisprudenza precitata (nello stesso senso: sentenze 19 aprile 2001 in re P.,
I 226/00, 31 gennaio 2001 in re R., I 10/00 e 30 giugno 2000 in re B, I
411/98). Il giudizio querelato non può quindi essere tutelato.

 

e) Per determinare il reddito ancora esigibile
dall'assicurato, l'istituto ricorrente ha compiuto
degli accertamenti presso alcune aziende del Cantone Ticino appurando come in
attività leggere, che anche l'interessato sarebbe in grado di esercitare dal
profilo sanitario, i dipendenti di tali ditte percepissero un reddito annuo
medio pari a fr. 42'030.--. Orbene, il Tribunale federale delle assicurazioni
può aderire alla valutazione del guadagno ipotetico di invalido operata
dall'INSAI. L'importo stabilito appare plausibile alla luce dei dati statistici
sulla struttura dei salari editi dal competente Ufficio federale - dati secondo
i quali la retribuzione annua media dei lavoratori di sesso maschile attivi in
occupazione semplici e ripetitive nel settore privato ammontava, nel 1997, a
fr. 54'245.-- (fr. 4'294.-- : 40 x 41,9 x 12 x 100,5%) - quando si consideri
come, ai sensi della giurisprudenza in DTF 126 V 75 sopra indicata, le
specifiche circostanze del caso concreto siano suscettibili di comportare una
riduzione del salario statistico fino, realizzate tutte le premesse, al limite
massimo del 25%.

 

3.- In tali condizioni, ritenuto che il reddito
ipotetico conseguibile senza invalidità (fr. 50'568.-- annui) non è mai stato
contestato dalle parti in causa, la decisione amministrativa in lite che
riconosce all'opponente il diritto ad una rendita calcolata su un'invalidità
del solo 17% merita di essere ristabilita."

(STFA 22 maggio 2001 nella causa L. c/ INSAI, p.
4ss.). 

 

                               2.8.   Nel caso di specie, in ossequio alla più
recente giurisprudenza federale, occorre, dunque, basarsi sui dati statistici
e, concretamente, sull'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2000
(l'ultima edizione disponibile), edita dall'Ufficio federale di statistica.

                           

                                         Al
proposito va rilevato che, secondo una recente sentenza del TFA pubblicata in
DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi
ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale diritto alla rendita
(e non quello della decisione su opposizione). L'Alta Corte ha anche precisato
che l'amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad
una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all'inizio di tale
diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati
ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere
ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

 

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all'assicurazione per l'invalidità (cfr. DTF
129 V 222 in SVR 2003 IV Nr. 24; STFA inedita 26 giugno 2003 nella causa R.,
consid. 3.1, I 600/0118 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata
in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S., consid. 3.1, I 26/02 e
cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                                         A mente
del TCA tale criterio deve valere anche in materia di assicurazione contro le
malattie (cfr. STCA del 23 settembre 2003 nella causa __, __________).

 

                                         In
casu, l'eventuale diritto all'indennità giornaliera sulla base del
confronto dei redditi è iniziato il 10 dicembre 2002, ossia al termine del
periodo di 4 mesi entro il quale l'assicurata avrebbe dovuto trovare un lavoro
adeguato alla propria capacità lavorativa. Perciò vanno considerati i dati
concernenti l'anno 2002. 

 

                                         L'Alta
Corte in una recente sentenza del 13 giugno 2003 nella causa G. (I 475/01), a
proposito delle tabelle da applicare ha affermato:

 

" 
4.3. Per
accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità è decisivo
stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto
egli guadagnerebbe effettivamente nel momento determinante se fosse sano
(sentenza del 23 maggio 2000 in re T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100
consid. 3b con riferimenti). Il reddito dev'essere fissato il più concretamente
possibile. Di regola è quindi determinante il livello medio del salario nel
settore interessato e nella situazione professionale concreta. Un salario di
punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo
giustificano (RCC 1980 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel
settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti
collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b). Se vi è carenza di
elementi concreti, ci si deve fondare su valori medi empirici. I salari di
diversi settori dell'economia e con esigenze diverse vengono accertati
nell'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari dell'Ufficio federale di
statistica. Da questi valori risulta quanto potrebbe guadagnare una persona
nelle medesime condizioni professionali dell'assicurato. Nell'ambito della
valutazione dell'invalidità tuttavia ci si deve fondare su queste tabelle,
considerando anche i fattori personali e professionali rilevanti per la
remunerazione nel caso concreto (sentenza citata del 23 maggio 2000 pag. 2
consid. 2b; Meyer-Blaser, op. cit. pag. 180).

 

4.4. Per quanto
riguarda in particolare il reddito ipotetico da invalido il Tribunale federale
delle assicurazioni applica i dati pubblicati nell'inchiesta svizzera sulla
struttura dei salari edita dall'Ufficio federale di statistica (cfr. DTF 124 V
322), in particolare i redditi lordi standardizzati (tassi di salario; tabelle
gruppo A), fondandosi sul valore mediano (valore centrale; DTF 126 V 77 consid.
3b/bb).

 

In alcuni casi ad essa sottoposti questa Corte ha
in particolare applicato o confermato implicitamente l'applicazione della
tabella A1 (cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a; 124 V 323 consid. 3b/bb; SVR 2001 IV
no. 10 pag. 27, sentenza del 19 dicembre 2002 in re B, I 222/02, sentenza del
30 gennaio 2001 in re S., I 637/99). In una sentenza pubblicata in RAMI 2000
no. U 405 p. 399 il Tribunale federale delle assicurazioni ha tuttavia
precisato che non esiste un principio secondo cui ci si debba sempre fondare
sulla tabella A1. In effetti le circostanze del caso concreto determinano quale
sia la tabella da applicare nel caso esaminato. E' pertanto ammissibile ad
esempio applicare la tabella TA7, che indica i valori per una determinata
attività, se così facendo è possibile determinare in maniera più precisa il
reddito da invalido (in proposito si veda anche consid. 4c non pubblicato in
DTF 128 V 174). Questa Corte, infine, ha pure ritenuto non criticabile
applicare la tabella TA13, che riferisce dei salari in relazione alle grandi
regioni (sentenza del 10 agosto 2001 in re R., consid. 3c/aa, I 474/00, del 27
marzo 2000 in re P. consid. 3c, I 218/99 del 28 aprile 1999 in re T. consid.
4c, I 446/98).

 

Alla luce di quanto sopra esposto non vi è
pertanto alcun motivo di applicare in concreto la tabella A1, come chiesto dal
ricorrente, invece della A14, ritenuto che quest'ultima meglio rispecchia la
realtà economica regionale.

 

L'applicazione della tabella regionale TA14 non è
quindi criticabile, mentre la TA7 non permette nel caso concreto di stabilire
il reddito in maniera più precisa. Su questo punto, in quanto infondato, il
ricorso va pertanto respinto.

 

4.5. Infine resta
da stabilire se all'interno della tabella TA14, va tenuto conto della colonna
1+2 riguardante i lavori più esigenti e i compiti più difficili rispettivamente
lavoro indipendente molto qualificato, come chiesto dall'assicurato, oppure
della colonna 3 (conoscenze professionali specializzate), come ritenuto dal
Tribunale cantonale.

 

Il Tribunale federale delle assicurazioni ha in
particolare accennato a questo tema in DTF 126 V 81 consid. 7a. In tale
occasione questa Corte si è chiesta se, alla luce della formazione
professionale e scolastica dell'interessato, che aveva frequentato il ginnasio
e ottenuto il diploma di tecnico della circolazione, non si dovesse applicare
la colonna 3, invece della 4 (attività semplici e ripetitive). Trattandosi di
un caso limite è stato confermato quanto statuito dal tribunale di prima
istanza.

 

Alla luce di queste considerazioni, nel caso di
specie non può essere senz'altro applicata la colonna 1 combinata con la 2. In
effetti da un lato in questa categoria non è stata operata una chiara
distinzione tra i redditi conseguibili con lavori più esigenti e compiti più
difficili rispettivamente con il lavoro indipendente e molto qualificato. Di
conseguenza i redditi indicati vanno considerati una media delle due categorie
e quindi non risultano senz'altro adeguati alla situazione professionale
dell'assicurato, in quanto considerano una categoria di redditi, in particolare
la 1, che l'assicurato non può senz'altro conseguire in quanto troppo elevati.
D'altro lato, anche se non si può negare che l'assicurato svolga la propria
attività in maniera indipendente, non si può affermare, già alla luce della
generale esperienza della vita, che i compiti siano molto qualificati. E'
invece senz'altro corretto ritenere che egli dispone di conoscenze
professionali specializzate, come rettamente indicato dalla Corte cantonale,
alla luce del diploma conseguito di metalcostruttore (cfr. in proposito anche
sentenza del 30 gennaio 2001 in re S. consid. 3b, I 637/99)."

 

                                         Nella
presente fattispecie possono dunque essere ritenuti i salari statistici
relativi al Canton Ticino.

                                         Secondo
i dati del 2000 il salario mediamente percepito in quell'anno riportato su una
media di 41,8 ore settimanali (cfr. per questo aspetto, STFA del 10 agosto 2001
nella causa R., I 474/00, consid. 3c)aa)), per un’attività leggera e ripetitiva nel settore
privato corrisponde a fr. 50’498.-- (fr. 4'027: 40 x 41,8 x 12) per gli uomini
e fr. 36'328.-- (fr. 2’897: 40 x 41,8 x 12) per le donne (cfr. Tabella TA 13
privato).

                                         Nel
settore privato e pubblico l’ammontare è di fr. 51'702.-- (fr. 4'123: 40 x 41,8
x 12) per gli uomini e fr. 36'679.-- (fr. 2'925: 40 x 41,8 x 12) per le donne
(cfr. Tabella TA 13 privato e pubblico).

                                         Nella
fattispecie concreta, per calcolare il reddito da invalido, sulla base dei
recenti dati statistici, si deve partire da un salario di fr. 36'328 (l'assicurata non ha accesso al settore
pubblico), che adattato alla media settimanale di 41,7 ore (cfr. per quest'ultimo aspetto, STFA del 21
luglio 2003 nella causa D, I 203/03, consid. 4.4 e "La Vie économique
8/2003", tabella B 9.2, essendo la media oraria del 2001, dato più
attuale, di 41,7 ore), raggiunge fr. 36'241 (36'328 : 41.8 X 41.7).

 

                                         Conformemente alla giurisprudenza federale (cfr.
126 V 81 consid. 7a) questo importo, adeguato al 2001 in base all’indice dei
salari nominali (cfr. “La vie économique 8/2003, Tabella B10.3, p. 91), ammonta
a fr. 37'151 (36'241 x 2245 : 2190) e nel 2002 a fr. 37'994 (37'151 X 2296
: 2245). 

 

                                         Circa
il salario da valido dell'interessata, va preso in considerazione il reddito
che avrebbe potuto percepire nel 2002, ossia fr. 41'340 (3'180 X 13, cfr. doc.
_ e consid. 2.7).

 

                                         Partendo
da un salario rivalutato di fr. 37'994.--, ritenuta
un’esigibilità del 100%, ammettendo una riduzione del 25%, vista l’età
dell’assicurata, la nazionalità e l’importanza delle limitazioni funzionali, il
reddito ipotetico risulta essere di fr. 28'495 (37'994 -(37'994 : 100 X
25)). 

                                         Dal
raffronto di quest’ultimo importo con quello di fr. 41'340.--, corrispondente al reddito da valido, emerge
un’incapacità al guadagno del 31,07 % (41'340 – 28'495 x 100 : 41'340), ossia un importo
superiore al 25% richiesto dalle CGA. 

 

                                         In questo
senso il ricorso va parzialmente accolto.

 

                               2.9.   L'insorgente
chiede l'assunzione di ulteriori prove. 

 

                                         Circa
l'allestimento di una perizia psichiatrica e l'assunzione di altri referti
medici si rinvia al consid. 2.5.

 

                                         Alla luce
degli atti dell'incarto e delle osservazioni delle parti, nonché delle
motivazioni che hanno indotto il TCA a parzialmente accogliere il ricorso,
un'eventuale audizione dell'assicurata e l'assunzione di ulteriori prove non
modificherebbe l'esito della vertenza.

 

                                         Va qui
rammentato che secondo la giurisprudenza federale, l’obbligo di organizzare un
dibattimento pubblico ai sensi dell’art. 6 n. 1 CEDU presuppone una richiesta
chiara e inequivocabile di una parte; semplici domande di assunzione di prove,
come ad esempio istanze di audizione personale o di interrogatorio di parti o
di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile
obbligo (cfr. STFA dell'8 novembre 1999 nella causa H., H 74/99, consid. 5b,
pag. 6; DTF 122 V 47; cfr. pure DTF 124 V 90, consid. 6, pag. 94 e il rinvio
alla DTF prima citata).

 

                                         Inoltre,
conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare
d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223
consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale
modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         In
concreto, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita
dall’esame degli atti dell’incarto per cui rinuncia all'audizione della
ricorrente e all'assunzione di ulteriori prove.

 

                           2.10.     Infine
l'insorgente chiede le ripetibili.

 

                                         Di
regola, le ripetibili sono assegnate al ricorrente vincente in causa e
rappresentato da un'organizzazione sindacale (DTF 122 V 278; STFA non
pubblicata dell'8 luglio 1997 nella causa D., I 73/96; STFA non pubblicata 3
febbraio 1998 nella causa P., I 7/97; STFA non pubblicata del 30 settembre 1998
nella causa R., I 462/97 e STFA non pubblicata del 13 gennaio 2000 nella causa
K., U 284/99 circa il diritto a ripetibili della persona cognita in materia)
anche in assenza di una esplicita richiesta (DTF 118 V 139).

                                         Al
proposito, il Tribunale Federale, nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 11, ha
avuto occasione di ricordare che:

 

" 
Dans un arrêt du 12 juillet 1996 (ATF 122 V
278), le Tribunal fédéral des assurances a changé sa jurisprudence en matière
de droit aux dépens. Il a jugé qu'une partie représentée par l'Association
suisse des invalides (ASI) et qui obtient gain de cause a droit à une indemnité
de dépens, tant pour la procédure de recours fédérale (ATF 122 V 280 consid.
3e/aa) que pour la procédure cantonale (VSI 1997 p. 36 consid. 5). A cette
occasion, la Cour de céans a laissé indécis le point de savoir si cette réglementation
est applicable lorsque d'autres organismes offrent une représentation qualifiée
aux assurés (ATF 122 V 280 consid. 3e/bb).

Selon la jurisprudence, peuvent également
prétendre des dépens les assurés qui sont représentés par le Service juridique
de la Fédération suisse pour l'intégration des handicapés (SVR 1997 IV n° 110
p. 341), Pro infirmis (arrêt non publié K du 30 avril 1998), l'Union Helvetia
(arrêt non publié B. du 3 février 1995), le Syndicat industrie et bâtiment
(arrêt non publié S. du 18 octobre 1982), un médecin (consid. 7 non publié de
l'arrêt ATF 122 V 230), la rédaction du Schweizerischer Beobachter (arrêt non
publié H. du 15 février 1999), le Patronato INCA (arrêt non publié G. du 19
novembre 1998), CARITAS (arrêt non publié P. du 28 mai 1998), diverses
communautés de travail de malades et d'invalides (consid. 4 non publié dans
Praxis 1998 n° 59 p. 374; arrêts non publiés S. du 28 novembre 1989 et H. du 7
mars 1986), l'avocat d'une assurance de protection juridique (arrêt non publié
H. du 27 janvier 1992), le Centro Consulenze (arrêt non publié F. du 6 avril
1990) et l'association Schweizerische Multiple Sklerose (arrêt non publié S. du
3 février 1999)."

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza citata e visto l'esito del ricorso la Cassa
verserà all'assicurata, rappresentata dal __________, ripetibili (art. 87
vLAMal e art. 61 LPGA) adeguate all'impegno di causa ed allo sforzo di
patrocinio.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é parzialmente accolto.

                                         __________
verserà a __________ un'indennità perdita di guadagno del 31,07% a partire dal
10 dicembre 2002.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La Cassa verserà fr. 800.- (IVA inclusa) a __________ a titolo di ripetibili                                         

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti