# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4c373d4-d7fe-5cc4-a93b-e83197c020eb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-02-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 18.02.2005 10.2004.296
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2004-296_2005-02-18.html

## Full Text

Incarto
  n.

  10.2004.296/AMM

  2572/2004

  	
  Bellinzona

  18
  febbraio 2005

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice della Pretura penale

  
	
  Marco Ambrosini

  
	
   

  
						

sedente con il
cancelliere Giovanni Pozzi in qualità di segretario per giudicare

 

	
   

  	
  ACCU 1 

  (difeso dall’ DI 1)

   

  

accusato di                        diffamazione

                                        per avere, a Lugano il 18
luglio 2003, mediante scritto indirizzato via fax al __________ presso l'avv. __________,
ma in realtà inviato via fax al __________ di __________ (Italia), reso
sospetto __________ di condotta disonorevole tacciandolo più volte di
"pregiudicato" e di avere fatto oggetto una persona tutelata di esose
richieste di denaro; 

reato previsto                     dall'art. 173 CP;

 

perseguito                         con decreto d’accusa DA 2572/2004
del 9 agosto 2004 del AINQ 1 che propone
la condanna: 

                                        1.  alla pena di 3
(tre) giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
2 (due) anni;

                                        2.  al pagamento
della tassa di giustizia di fr. 100.– e delle spese di fr. 100.–;

 

vista                                  l’opposizione al decreto
d’accusa interposta il 16 agosto 2004 dall’imputato;

 

indetto                               il dibattimento 18 febbraio 2005,
cui sono comparsi l’avv. __________ (in sostituzione dell’avv. __________) e la
parte lesa __________,

                                        mentre l’accusato –
regolarmente citato – non è comparso, ragion per cui nei suoi confronti si è proceduto
nelle forme contumaciali;

preso atto                          che il sostituto Procuratore
pubblico ha rinunciato il 9 novembre 2004 a intervenire al dibattimento,
postulando la conferma del decreto d’accusa;

 

sentito                               il difensore, il quale riconosce
che il termine “pregiudicato” nell’accezione comune è un po’ pesante, ma lo
ritiene linguisticamente corretto e giustificato nell’ottica della salvaguardia
dell’attività del __________ (seppur dettato anche da una certa volontà di
rivalsa nei confronti della parte lesa per la fine burrascosa del rapporto di
collaborazione); lo dimostra il fatto che lo stesso __________ ha ammesso che __________
ha avviato nei suoi confronti un’inchiesta interna; quanto alle affermazioni riguardanti
il curatelato, egli rileva che l’imputato ha fatto affidamento in buona fede a
quanto riferitogli dal diretto interessato, ch’egli si è sentito in dovere di
segnalare __________ a tutela di quest’ultima; 

                                        ne conclude, il difensore, per
il proscioglimento dell’accusato o quanto meno, in subordine, per la condanna
alla sola multa in luogo della pena detentiva proposta dall’accusa;

 

posti                                 a giudizio i seguenti quesiti:

                                 1.     se l'imputato è autore
colpevole di diffamazione;

                                 2.     in caso di risposta affermativa
al quesito n. 1:

                                        2.1  quale pena dev'essere
inflitta all'imputato,

                                        2.2  se dev'essere concessa la
sospensione condizionale della pena e, se sì, per quale periodo di prova;

                                 3.     il giudizio sugli oneri
processuali;

 

preso atto                          che il difensore ha chiesto il 21
febbraio 2005 la motivazione della sentenza;

 

ritenuto                              in fatto:

 

                                        che con decreto d’accusa
del 9 agosto 2004, il sostituto Procuratore pubblico ha ritenuto ACCU 1 autore
colpevole di diffamazione, per “avere, a Lugano il 18 luglio 2003, mediante
scritto indirizzato via fax al __________ presso l'avv. __________ i, ma in
realtà inviato via fax al __________ di __________ (Italia), reso sospetto __________
di condotta disonorevole tacciandolo più volte di ‘pregiudicato’ e di avere
fatto oggetto una persona tutelata di esose richieste di denaro”; 

 

                                        che in applicazione della pena,
il magistrato inquirente ha proposto la condanna del prevenuto a tre giorni di
detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni,
ponendo inoltre a suo carico una tassa di giustizia di fr. 100.– e le spese di
fr. 100.–;

 

                                        che ACCU 1 ha introdotto il 16
agosto 2004 opposizione al decreto d’ac­cusa;

 

considerato                        in diritto:

                                    

                                        che l’art. 173 n. 1 CP reprime
con la detenzione sino a sei mesi o con la multa – a querela di parte –
chiunque, comunicando con un terzo, incolpa o rende sospetta una persona di
condotta disonorevole o di altri fatti che possano nuocere alla reputazione di
lei;

                                        che il colpevole non incorre in
alcuna pena se prova di avere detto o divulgato cose vere oppure prova di avere
avuto seri motivi di considerarle vere in buona fede (art. 173 n. 2 CP);

 

                                        che egli non è ammesso tuttavia
a fare la prova della verità ed è punibile se le imputazioni sono state
proferite o divulgate senza che siano giustificate dall’in­teresse pubblico o
da altro motivo sufficiente, prevalentemente nell’intento di fare della
maldicenza, in particolare quando si riferiscono alla vita privata o alla vita
di famiglia (art. 173 n. 3 CP);

 

                                        che il sostituto Procuratore
pubblico rimprovera all’imputato, come si è detto, di “avere, a Lugano il 18
luglio 2003, mediante scritto indirizzato via fax al __________ presso l'avv. __________,
ma in realtà inviato via fax al __________ di __________ (Italia), reso
sospetto __________ di condotta disonorevole tacciandolo più volte di ‘pregiudicato’
e di avere fatto oggetto una persona tutelata di esose richieste di denaro”;

 

                                        che il difensore riconosce che
il termine “pregiudicato” nell’accezione comune è un po’ pesante, ma lo ritiene
linguisticamente corretto e giustificato nell’ottica della salvaguardia
dell’attività del patronato (seppur dettato anche da una certa volontà di
rivalsa nei confronti della parte lesa per la fine burrascosa del rapporto di
collaborazione);

 

                                        che sulle affermazioni
riguardanti il curatelato, la difesa soggiunge che l’impu­tato ha fatto
affidamento in buona fede a quanto riferitogli dal diretto interessato, ch’egli
si è sentito in dovere di segnalare __________ a tutela di quest’ultima;

 

                                        che non giova tuttavia all’accusato
adombrare un eventuale interesse del patronato, ove solo si consideri come egli
è stato punito per lo scritto inviato al __________ di __________, e non è dato
di vedere – né l’imputato pretende – una qualsivoglia utilità per quest’ultimo
ad avere informazioni sul passato della parte lesa; 

 

                                        che nemmeno l’accusato si duole
del resto, per avventura, di essersi rivolto al __________ di __________ per un
semplice errore (cfr. anzi verbale d’interro­gatorio del 27 gennaio 2004,
allegato 2 all’act. 5, in basso: “come segretario __________ io mi sono
sentito di sollevare il problema e rendere attenti i dirigenti italiani”);

 

                                        che l’invio incriminato non era
quindi giustificato né da un interesse pubblico né da un altro motivo
sufficiente a norma dell’art. 173 n. 3 CP, ma era dettato solo dalla volontà di
fare della maldicenza;

 

                                        che nulla induce in definitiva
a scostarsi dalla tesi accusatoria, i termini adoperati dall’imputato e ritenuti
dal magistrato inquirente essendo altresì manifestamente lesivi dell’onore
della vittima nel senso dell’art. 173 n. 1 CP;

                                        che sulla pena, una multa di
fr. 500.– risulta tutto sommato più adeguata all’in­frazione commessa, al grado
di colpa, alla situazione personale dell’imputato  – incensurato (act. 7) – e
alle circostanze del caso specifico;

 

                                        che gli oneri processuali sono
a carico del condannato (art. 9 cpv. 1 CPP);

                                        

per questi motivi,                visti gli art. 48 seg., 63 e 173 CP;
9 segg. e 273 segg. CPP; 39 LTG;

 

dichiara                           ACCU 1

                                        autore colpevole di
diffamazione, art. 173 CP, per i fatti compiuti nelle circostanze descritte nel
decreto d’accusa DA 2572/2004 del 9 agosto 2004;

condanna                         ACCU 1

                                        1.  alla multa di fr. 500.–;

                                        2.  al pagamento delle tasse e
spese giudiziarie di complessivi fr. 600.–;

ordina                              l'iscrizione della condanna
a casellario giudiziale, che sarà cancellata dopo un anno se il condannato avrà
pagato la multa e tenuto buona condotta (art. 49 n. 4 CP);

assegna                           al condannato un termine di
tre mesi per il pagamento della multa e lo avverte che in caso di mancato
pagamento entro il termine la pena sarà commutata in arresto;

 

	
  Intimazione a:

  	
   

   

   

   

  Ministero pubblico della
  Confederazione, Berna,

   

  

e, al passaggio in giudicato della sentenza, a:

                                        Comando della Polizia
cantonale, Bellinzona,

                                        Sezione esecuzione pene e
misure, Torricella,

                                        Servizio di coordinamento in
materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

                                        Ufficio del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

 

Il giudice:                                                                                 Il
segretario:

 

Distinta di pagamento         a carico del condannato: 

                                        fr.                       500.–         multa

                                        fr.                       450.–         tassa di giustizia

                                        fr.                       150.–         spese giudiziarie

                                        fr.                     1100.–         totale

L'indicazione dei rimedi di diritto è avvenuta con la comunicazione
orale dei dispositivi.