# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c4f5bb57-8883-5bc5-91c9-64c21277762e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.10.2008 32.2006.99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-99_2008-10-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.99

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  2 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 maggio 2006 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 30 marzo
  2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel corso
del mese di gennaio 2001, RI 1, nata nel __________, da ultimo attiva quale
operaia generica, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti
(doc. 69).

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, in particolare dopo avere
disposto l’allestimento di una perizia pluridisciplinare da parte del Servizio
di accertamento medico (SAM) di Bellinzona e dopo avere sottoposto l’assicurata
ad un ulteriore accertamento medico psichiatrico dapprima presso il dr. __________
e, in seguito, presso il dr. __________ del SMR, l’Ufficio AI, con decisione
formale del 2 maggio 2005, ha
negato all’interessata il diritto a una rendita, essendo il grado di invalidità
inferiore al 40% (doc. 19).

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dallo studio legale RA 1 per conto dell’assicurata –
con la quale è stata contestata sia la valutazione medica (dal profilo reumatologico
e da quello psichiatrico, criticando in particolare la mancata presa in
considerazione del rapporto peritale del dr. __________), sia quella economica (doc.
15 e 18) - l’Ufficio AI, con decisione su opposizione del 30 marzo 2006, ha confermato il contenuto della sua
prima decisione.

                                         In
particolare, l’amministrazione ha sottolineato che alla perizia del dr. __________
non può essere riconosciuta forza probatoria piena, in quanto non corrisponde
ai criteri di qualità necessari per la valutazione di una incapacità lavorativa
da parte dell’UAI.

                                         L’amministrazione
ha per contro ritenuto probante sia la perizia del dr. __________, sia quella
del dr. __________, i quali hanno confermato quanto già valutato dai medici del
SAM nella perizia pluridisciplinare del 2002, ritenendo l’assicurata ancora
abile al 70% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. A).

 

                               1.3.   Contro la
succitata decisione amministrativa l’assicurata, sempre patrocinata dallo
studio legale RA 1, ha presentato ricorso al TCA, postulando il riconoscimento
di una rendita intera.

                                         Sostanzialmente,
ella ha criticato l’agire dell’amministrazione, la quale, a fronte di un
rapporto peritale del dr. __________, che giungeva alla conclusione di
un’incapacità lavorativa totale dell’assicurata, ha sottoposto l’interessata ad
un nuovo esame specialistico presso il dr. __________ del SMR, il quale, per
contro, ha ritenuto esigibile un’attività lavorativa adeguata nella misura del
70%.

                                         Il
patrocinatore ha sottolineato che l’assicurata è affetta, tra l’altro, da
fibromialgia, come chiaramente attestato, oltre che dai medici curanti, anche
dal dr. __________. Tale patologia, secondo il legale, riveste carattere
invalidante, come ben spiegato dal dr. __________, motivo per il quale l’assicurata
va considerata totalmente inabile al lavoro, con conseguente diritto ad una
rendita intera d’invalidità (I).

 

                               1.4.   L’Ufficio AI,
in risposta, dopo avere rilevato che la nuova documentazione medica prodotta
con il ricorso non permette di oggettivare una modifica dello stato di salute
dell’interessata con ripercussioni sulla capacità lavorativa, ha postulato l’integrale
reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra,
nei considerandi di diritto (III).

                               1.5.   Con scritto del
27 giugno 2006 il patrocinatore ha contestato le conclusioni contenute sia
nella risposta di causa, sia nelle annotazioni del dr. __________ del SMR,
considerate “fortemente carenti”, sottolineando che le condizioni
di salute dell’interessata regrediscono continuamente, a causa del processo di
avanzamento della fibromialgia. L’avv. __________ ha quindi ribadito le
richieste formulate con il ricorso (V).

 

                               1.6.   Con
osservazioni del 7 luglio 2006 l’amministrazione ha rilevato che la
documentazione medica prodotta con il ricorso è stata vagliata dal SMR tramite
una valutazione chiara ed incontestabile, giungendo alla conclusione che la
stessa non abbia oggettivato una modifica dello stato di salute con ripercussioni
sulla capacità lavorativa residua. L’Ufficio AI ha quindi definito come “sommaria”
e “priva di elementi medici oggettivi e pertinenti” la conclusione del
patrocinatore relativa al carattere fortemente carente e astratto dal contesto
clinico generale delle annotazioni mediche del SMR (VII). 

 

                                         Tali osservazioni
sono state trasmesse all’assicurata, per conoscenza (VIII). 

 

                               1.7.   In data 21
maggio 2007, l’insorgente ha presentato al TCA istanza di concessione
dell’assistenza giudiziaria, trasmettendo al Tribunale il certificato
municipale di ammissione all'assistenza giudiziaria unitamente alla decisione
di tassazione relativa al 2005 (XIV).

 

                               1.8.   Il
vicepresidente del TCA, con ordinanza del 23 maggio 2007 (XV), ha ordinato l’allestimento
di una perizia medica pluridisciplinare giudiziaria a cura del __________ di __________
(in seguito __________).

 

                               1.9.   Il 14 luglio
2008 è pervenuta al TCA la perizia pluridisciplinare del __________, che è
stata intimata alle parti per osservazioni (XX).

                                         L’assicurata
e l’Ufficio AI hanno preso posizione con scritti del 31 luglio 2008 (XXI),
rispettivamente del 19 agosto 2008 (XXII + bis).

 

                                         Tali
osservazioni sono state trasmesse alla relativa controparte, con la facoltà di
presentare osservazioni scritte (XXIII, XXIV).

 

                             1.10.   Con scritto
del 5 settembre 2008 il patrocinatore dell’assicurata ha criticato la perizia
giudiziaria del __________, che difetterebbe, a suo avviso, di conclusioni
approfondite ed esaustive. Ha inoltre contestato la non attendibilità della
perizia del dr. __________ espressa dal medico SMR e dall’UAI (XXV).

 

                                         Dal canto
suo, in data 3 settembre 2008, l’UAI ha sottolineato che la perizia del __________
ha valutato in modo coerente e completo il danno alla salute dell’assicurata,
giungendo alla conclusione di una capacità lavorativa residua del 70% in
attività adatte, come del resto già valutato dai medici del SAM (XXVI).

 

                                         Le
osservazioni della ricorrente e quelle dell’UAI sono state inviate alla
rispettiva controparte (XXVII, XXVIII), per conoscenza.

 

                             1.11.   In data 16
settembre 2008 (doc. XXIX) e 23 settembre 2008 (doc. XXXI), il TCA ha chiesto al
patrocinatore dell’assicurata di trasmettere la documentazione necessaria al
fine di poter valutare l’esistenza o meno dei requisiti necessari per poter
concedere all’interessata il beneficio dell’assistenza giudiziaria.

 

                                         Con
scritto del 30 settembre 2008 il patrocinatore dell’insorgente ha comunicato al
TCA che “la ricorrente ritira la domanda di assistenza giudiziaria formulata
il 21 maggio 2007”, dato che “alcuni suoi familiari intendono farsi carico delle
spese di patrocinio” (doc. XXXII).

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare
all’assicurata il diritto a una rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).

 

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). 

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

 

                                         Nella DTF
107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è
tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una
carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. 

 

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). 

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità
tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua
capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo
somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza
9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22
luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

" 
(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non
vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la
diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il
rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme
da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito
che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.5.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una
perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato la
patologia reumatologica (dr. __________) e quella psichiatrica (dr. __________).

 

Il dr. __________, specialista FMH in
reumatologia, che nel suo referto del 6 maggio 2002 ha posto le diagnosi di “sindrome
lombospondilogena cronica su minima protrusione discale a base larga L4/L5
senza neurocompressione e su ernia discale L5/S1 medio-laterale sinistra (TAC
del 3.4.2000) ora completamente regredita; incipiente poliartrosi delle dita”
(doc. 51-15).

Ha considerato l’interessata, da un punto di
vista strettamente reumatologico, inabile al lavoro al 50% nella sua precedente
attività di operaia in una fabbrica di imballaggi; inabile al lavoro al 20% in
attività mediamente pesanti, che permettano il rispetto delle regole di
ergonomia della schiena, che evitino posizioni statiche eccessivamente
prolungate e movimenti di flessione-estensione o rotazione del tronco eccessivamente
prolungati, in cui non debba sollevare pesi superiori a 15 kg e non in modo eccessivamente
ripetitivo; infine, abile al lavoro al 100% in attività leggere, che permettano
il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, evitino movimenti
eccessivamente ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco e
possano comportare saltuariamente anche compiti mediamente pesanti (doc.
51-15).

Ha aggiunto che non vi sono misure in grado di
migliorare la capacità di lavoro dell’interessata. Lo specialista ha inoltre
evidenziato che, vista anche la discordanza clinico-radiologica, è
assolutamente da evitare il ricorso a misure chirurgiche, che sarebbero una
risposta inadeguata alle continue richieste di aiuto da parte della paziente
(doc. 51-15).

 

Il dr. __________, specialista FMH in psichiatria
e psicoterapia, nel suo referto dell’11 giugno 2002, posta la diagnosi di
“sindrome da disadattamento con reazione ansiosa e depressiva prolungata ed
arricchita con alcuni aspetti emozionali (ICD10-F43.2)”, ha ritenuto
l’interessata, sotto il profilo strettamente psichiatrico, inabile al lavoro al
30% (doc. 51-12).

Ha rilevato che questa condizione è suscettibile
di miglioramento qualora dovessero essere eliminate le cause del disagio
sociale e con un trattamento medicamentoso e psicoterapeutico di sostegno (doc.
51-12).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 14 giugno 2002, i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali presso il
citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa di “sindrome lombospondilogena cronica con/su minima
protrusione discale a base larga L4-L5 senza neurocompressione, ernia discale
L5-S1 mediolaterale sinistra (TAC del 3.4.2000) ora completamente regredita;
incipiente poliartrosi delle mani; sindrome da disadattamento con reazione
ansiosa e depressiva prolungata ed arricchita con alcuni aspetti emozionali”;
quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa hanno indicato
quelle di “obesità e dislipidemia” (doc. 51-7).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata inabile al lavoro al 50% nella sua precedente
attività di operaia di fabbrica e in altre attività pesanti, ma abile al lavoro
al 70% in attività mediamente pesanti, che permettano il rispetto delle regole
di ergonomia della schiena, evitino posizioni statiche eccessivamente
prolungate e movimenti di flessione, estensione o rotazione del tronco
eccessivamente prolungati, in cui la paziente non sia chiamata a sollevare pesi
superiori a 15 kg e non in modo
eccessivamente ripetitivo. Inoltre, hanno considerato l’assicurata abile al
lavoro al 70% anche in altre attività leggere e più adatte alle sue condizioni
di salute (doc. 51-9). Hanno quindi indicato che l’incapacità lavorativa inizia
a partire dal 1° gennaio 2000, quando l’assicurata ha terminato la sua attività
lavorativa, fino ad ora e continua (doc. 51-9).

 

                                         In uno
scritto del 2 febbraio 2004 l’UFAS, dopo avere esaminato l’incarto
dell’assicurata nell’ambito del monitoraggio, ha osservato:

 

" 
(...)

Secondo il rapporto del SAM l'assicurata è abile
al 100% in attività leggere, rispettose delle regole ergonomiche. Secondo il
parere dello psichiatra del SAM il problema della depressione ha un'ottima
prognosi sotto trattamento. Si tratta infatti di una depressione reattiva a
problemi sociali, come appare del resto dal rapporto medico. Rammentiamo che a
norma del N. 1016 GIGI, la menzione di disturbi neurotici, somatoformi e da
stress va valutata in modo particolarmente accurato. Spesso si tratta infatti
di disturbi psichici provocati in misura preponderante da fattori esterni,
quali il sovraccarico dovuto a più attività contemporanee (p.es. professione e
lavoro casalingo) o un ambiente sfavorevole, che spariscono però in caso di
cambiamento ragionevolmente esigibile delle condizioni. Non essendo di natura
durevole, questi disturbi non sono di per sè invalidanti (RCC 1971 p. 554, RCC
1964 p. 212). Non sono quindi invalidanti neppure le particolarità
comportamentali dovute a fattori socioculturali, etnici o familiari o le
difficoltà emotive dovute soprattutto all'emigrazione e all'inserimento nel
Paese ospite (DTF 127 V 294).

 

Per quanti motivi non riteniamo opportuno
concedere una rendita." (Doc. 41-1)

 

Sulla base di tali osservazioni, il dr. __________
del SMR, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia (sul diritto per gli
assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008
IV Nr. 13), nelle sue annotazioni del 26 marzo 2004, ha indicato che l’assicurata “verrà
convocata presso il SMR per una valutazione psichiatrica” (doc. 38-1).

In seguito, nelle sue annotazioni del 7 maggio
2004, il dr. __________ ha rilevato che, “causa deficitaria padronanza della
lingua italiana dell’assicurata, l’accertamento peritale psichiatrico previsto
presso il SMR, sarà invece effettuato dal dr. __________. La data di
convocazione è prevista per il 24.5.2004” (doc. 35-1).

 

Nel suo referto peritale del 14 giugno 2004 il
dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha posto le diagnosi
di “lieve disturbo istrionico della personalità premorbosa (F60.4); reazione a
gravi fattori stressanti (F43); sindrome da disadattamento (F43.21 e F43.25);
episodio depressivo grave con sintomi psicotici (F32.3); complessa sindrome
dolorosa cronica (a voi già nota); vari aspetti in parte atipici di
fibromialgia” (doc. 33-7). Ha quindi osservato che “anche se dalla
personalità premorbosa sono tuttora facilmente visibili le tendenze alla
conversione in corporeo delle tensioni psichiche e all’uso della teatralità e
della drammatizzazione nell’espressione dell’emotività e del dolore, il perito
comunque non ha l’impressione che la personalità premorbosa sia da giudicare
patologica. Essa non è responsabile dell’invalidità attuale” (doc. 33-7).
Il perito ha poi spiegato che sulla personalità premorbosa dell’interessata si
sono poi innestate una problematica sociale stressante e una problematica
corporea di sindrome dolorosa persistente, a seguito delle quali si è
sviluppata una malattia depressiva, che compromette gravemente l’immagine di sé
dell’assicurata.

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha osservato che “anche se da anni si parla di una certa capacità di lavoro,
ancora presumibile per i lavori leggeri a dipendenza di terzi, la stessa
capacità al perito sembra piuttosto teorica. Non ho l’impressione che le
condizioni della salute della paziente siano tali da rendere realmente
possibile una sua assunzione alle dipendenze di terzi. Le attuali condizioni
del mercato di lavoro lo escludono di certo” (doc. 33-8).

Ha infine rilevato che la terapia antalgica e
antiflogistica in atto dovrebbe essere combinata e sostenuta con la
somministrazione di un neurolettico con effetto ansiolitico e di un
antidepressivo, che potrebbero migliorare di molto la qualità di vita
dell’interessata, senza tuttavia modificare l’incapacità lavorativa (doc.
33-9).

 

Nelle sue annotazioni del 20 dicembre 2004, il
dr. __________ del SMR, spec. FMH in medicina generale, ha ritenuto che il
quadro descritto dal dr. __________ e le lamentele dell’assicurata sono rimaste
invariate rispetto alla valutazione del SAM, aggiungendo che “la perizia in
pratica si limita a riportare le lamentele dell’assicurata” (doc. 31-2).

 

Pertanto, l’UAI ha deciso di sottoporre l’assicurata,
accompagnata da un familiare che fungerà da interprete (viste le scarse
conoscenze della lingua italiana), ad una nuova valutazione psichiatrica,
presso il SMR (doc. 30-1).

 

Nel rapporto d’esame clinico-psichiatrico del 4
marzo 2005 il dr. __________, poste le diagnosi di “sindrome da disadattamento,
reazione mista ansioso-depressiva (ICD10-F43.22) con stress prolungato per
problemi correlati a circostanze economiche (ICD10-Z59); sindrome
lombospondilogena cronica con/su minima protrusione discale a base larga L4-L5
senza neurocompressione; incipiente poliartrosi delle mani; obesità” (doc.
26-4), ha considerato l’assicurata inabile al lavoro al 30% per motivi
psichiatrici. Ha sottolineato che, rispetto alla precedente valutazione del SAM
del 14 giugno 2002, le condizioni psichiche dell’assicurata non hanno subito
sostanziali modifiche e come le diagnosi psichiatriche espresse dal dr. __________,
nell’ambito della perizia SAM del 2002, a distanza di tre anni siano rimaste
invariate e continuino ad essere sostenute dal fattore stressante rappresentato
dalle precarie condizioni economiche della famiglia.

Il dr. __________ ha poi contestato la presenza
di una sindrome da dolore cronico invalidante, evidenziata dal dr. __________,
dato che l’assicurata stessa ha ammesso che l’entità dei dolori somatici è
attenuata dal trattamento farmacologico analgesico e antiinfiammatorio, mentre che
nel disturbo da dolore somatoforme la sintomatologia dolorosa non è affatto modificata
da tali approcci terapeutici (doc. 26-5).

 

                                         In data 8
marzo 2005 e 4 aprile 2005 l’assicurata è poi stata nuovamente visitata dal dr.
__________, su richiesta del medico curante, dr. __________. Nel rapporto
medico del 5 aprile 2005, il dr. __________, poste le diagnosi di
“fibromialgia; sindrome lombospondilogena cronica su modiche alterazioni
degenerative senza neurocompressione; incipiente poliartrosi delle dita;
epicondilite radiale bilaterale; gonalgie croniche a destra senza anomalie
rilevanti a livello clinico e radiologico” (doc. 25-1), ha espressamente
rilevato che la capacità lavorativa dell’interessata è rimasta invariata
rispetto al precedente consulto peritale del 6 maggio 2002, nonostante la
diagnosi di fibromialgia (doc. 25-3).

 

                                         Nelle sue
annotazioni del 14 ottobre 2005, il dr. __________ ha osservato:

 

" 
Vedi mia nota del 20.12.2004. In considerazione
del fatto che la perizia psichiatrica eseguita da parte del Dr. __________ non
corrisponde ai criteri di qualità necessari per la valutazione di un’inabilità lavorativa
da parte dell'AI (in pratica il perito ha ripreso in modo acritico le lamentele
dell'assicurata, non ha distinto tra problematica socio-economica/culturale e
patologia psichiatrica nel senso stretto) l'assicurata è stata nuovamente valutata
dal dr. __________, medico SMR specialista in psichiatria FMH, in data
2.3.2005. In particolare non ha potuto essere confermata la presenza di una
sindrome depressiva grave con sintomi psicotici come postulato dal dr. __________
mentre risulta essere in prima linea una problematica di disadattamento come
già evidenziato nel 2002 da parte del Dr. __________. In considerazione dello
stato di salute psichiatrico constatato dal dr. __________ come invariato alla
valutazione in occasione della perizia SAM anche l'impedimento sulla capacità
lavorativa è stata valutata identica.

 

Per quanto concerne invece il lato reumatologico
vi è attualmente il rapporto del dr. __________ del 5.4.2005 che conferma
espressamente una capacità lavorativa dal punto di vista reumatologico
invariata rispetto alla sua valutazione del 6.5.2002. L'attuale presenza di una
fibromialgia non modifica la allora stabilita capacità lavorativa residua.

 

Conclusione: gli ulteriori accertamenti medici
eseguiti dopo la perizia SAM
non hanno permesso di constatare una modifica di rilievo dello stato di salute
ed in particolare della capacità lavorativa residua. Viene confermata quindi la
valutazione valetudinaria espressa in occasione della perizia SAM 5.2002."
(Doc. 11-1)

 

L’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI,
affermando che debba essere ritenuta probante la perizia psichiatrica del dr. __________,
con conseguente diritto ad una rendita intera di invalidità.

Considerate le summenzionate contrastanti
valutazioni mediche agli atti, questa Corte ha ordinato l’esecuzione di una
perizia pluridisciplinare giudiziaria a cura del __________.

 

                               2.6.   Dal referto
peritale __________ del 10 luglio 2008 (XIX) risulta che i periti, dopo aver
esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive (dr.
Baumann/dr. __________), hanno fatto capo a quattro consultazioni
specialistiche, di natura reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________),
internistica (dr. __________) e psichiatrica (dr. __________).

 

L’aspetto reumatologico è stato valutato dal dr. __________,
il quale ha posto le diagnosi di “Chronisches lumbovertebrales Syndrom mit
vorwiegend spondylogener Ausstrahlung beidseits diskretes S1-Reizsyndrom links,
degenerative Veränderungen der Lendenwirbelsäule mit kleiner paramedian links
gelegener Diskushernie L5/S1, Spondylarthrosen L4 bis S1 beidseits; Fasziitis
plantaris rechts bei Fersensporn; Rezidivierende tendomyotisch betontes
cervicovertebrales Syndrom Periarthropathia Humero scapularis tendinotica
rechts, positives Impingementphänomen; Epicondylopathia humeri medialis und
lateralis beidseits; Fingerpolyarthrose” (doc. XIX pag.
24). 

Il dr. __________ ha poi osservato:

 

" 
3.2.5. Beurteilung

 

Die Versicherte berichtet über anhaltende
Kreuzschmerzen mit Ausstrahlung in die Beine beidseits rechtsbetont, über eine
Müdigkeit in den Beinen und eine Schwäche. Im weiteren berichtet die
Versicherte über belastungs- und bewegungsabhängige Knieschmerzen rechtsbetont.
Im weiteren Angabe von Fersenschmerzen rechts beim Abrollen und Ameisenlaufen
in der Fusssohle links und in den drei Aussenzehen links. Zusätzlich Angabe von
Schmerzen bei Bewegung im Nacken, belastungs- und bewegungsabhängige Schmerzen
in der rechten Schulter, in beiden Ellbogen ohne Schwellung. Zusätzlich Angabe
von Handschwellung und Fingergrundgelenkschmerzen. Sowie Angabe von
Morgensteifigkeit über eine Stunde Dauer.

 

Bei der klinischen Untersuchung findet man ein
lumbovertebrales Syndrom, mit deutlichen Überlastungsmyogelosen im Beckenkammbereich, im Beckengürtelbereich
rechtsbetont.

Motorische, radikulär bedingte Ausfälle fehlen,
es besteht eine Hypästhesie im S1 assoziierten Dermatom des linken Fusses.

Eine klassische Claudicatio spinalis besteht
nicht.

 

An den Knien beidseits findet man anamnestisch
Hinweise für eine Gonarthrose, ohne Ergussbildung. An der rechten Ferse
bestehen Hinweise für eine plantare Fasziitis.

 

Im weiteren finden man Tendomyosen cervical,
Insertionstendynosen der rechten Schulter, der beiden Ellbogen, so wie das Bild
einer Fingerpolyarthrose beidseits.

 

In den bildgebenden Untersuchungen – bei mehrfach
durchgeführten Computertomogrammen und MRI der LWS – zeigten sich degenerative
Veränderungen mit unterschiedlich stark ausgeprägten Diskusprotusionen und
rezidivierender Diskushernienbildung L5/S1, aktuell nachweisbar auch in der
MRI-Untersuchung der LWS vom September 2007.

 

Die bildgebende Untersuchung der Knie, der Ferse
rechts zeigen die oben erwähnten Befunde, das Handröntgen das Bild einer
Heberden-Arthrose. Hinweise für entzündlich Veränderungen in den bildgebenden
Untersuchungen fehlen.” (Doc.
XIX pagg. 24-25)

 

                                         L’aspetto
neurologico è stato vagliato dal dr. __________, il quale, poste le diagnosi di
“Chronisches lumbales Schmerzsyndrom mit vorwiegend pseudoradikulären
Schmerzausstrahlungen in beide Beine; Diskretes radikuläres sensibles
Ausfallssyndrom S1 links bei Diskushernie L5/S1; Chronischer
Spannungskopfschmerz”, ha evidenziato
che l’assicurata non presenta, da un punto di vista strettamente neurologico,
delle diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa (doc. XIX pag.
29).

 

                                         L’aspetto internistico è
stato valutato dal dr. __________, il quale, poste le diagnosi di
“Metabolisches Syndrom mit Adipositas (BMI 39); Anamnestisch rezidivierende
Harnwegsinfekte und Nierenkolik bei Ptose der rechten Niere; Anamnestisch
Refluxkrankheit bei Gleithernie”, è giunto alla conclusione che l’assicurata è
inabile al lavoro in attività pesanti, mentre non presenta delle limitazioni
della capacità lavorativa in attività da leggere a medio-pesanti (doc. XIX,
pag. 31).

 

                                         Infine, l’aspetto
psichiatrico è stato vagliato dal dr. __________, il quale, poste le diagnosi
di “Anhaltende somatoforme Schmerzstörung; Rezidivierende depressive Störung
(anamnestisch) gegenwärtig remittiert”, è giunto alla conclusione che la
capacità lavorativa dell’assicurata non presenta, da un punto di vista
psichiatrico, delle limitazioni (doc. XIX pag. 40).

 

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti i periti hanno posto le seguenti
diagnosi:

 

" 
(...)

4.      Diagnosen

 

 

4.1.   Hauptdiagnose (mit Einfluss auf die
Arbeitsfähigkeit)

 

         -    Chronisches lumbovertebrales
Syndrom

             -             mit vorwiegend
spondylogener Ausstrahlung, rechtsbetont 

         -    Diskretes radikuläres sensibles
Ausfallssyndrom S1 links

             -             bei degenerativen
Veränderungen der Lendenwirbelsäule

             -             mit kleiner paramedian
links gelegener Diskushernie L5/S1

             -             Spondylarthrosen L4
bis S1 beidseits

 

 

4.2.   Nebendiagnose (ohne Einfluss auf die
Arbeitsfähigkeit)

 

         -    Metabolisches Syndrom

             -             anamnestisch
rezidivierende Harnwegsinfekte 

             - und Nierenkolik

             - bei Ptose der rechten Niere

         -    Anamnestisch Refluxkrankheit bei
Hiatus Gleithernie 

         -    Steatose der Leber

         -    Rezidivierende cervicale
Tendomyosen 

         -    Periarthropathia humero
scapularis tendinotica rechts 

         -    Epicondylopathia humeri medialis et
lateralis, beidseits 

         -    Fingerpolyarthrose

         -    Fasziitis plantaris rechts bei
Fersensporn 

         -    Anhaltende somatoforme
Schmerzstörung 

             - mit chronischem
Spannungskopfschmerz 

             - bei psychosozialer Belastung"
(...)" (Doc. XIX, pag. 41)

 

 

                                         I medici del __________
hanno così risposto ai quesiti proposti dalle parti:

 

" 
(...)

6.1.     A) Fragen der beklagten Partei.

 

Es beschreibe der
Experte den Zustand der Versicherten mit Darstellung der Ressourcen und
Defiziten.

________________________________________________

 

Den Zustand der
Versicherten mit Darstellung der Ressourcen und Defiziten haben wir oben
beschrieben, es sei darauf verwiesen.

 

 

6.2.     Bestehen Diagnosen mit Auswirkungen
auf die Arbeitsfähigkeit und seit wann bestehen sie? Beurteilung und Prognose? Wie und wie viel
beeinflussen diese die Arbeitsfähigkeit (Beeinträchtigungen aufgrund der
festgestellten Störungen auf der psychische Ebene und auf der körperlichen
Ebene)?

           ________________________________________________

 

Ja, die
degenerativen Veränderungen am Achsenskelett mit den entsprechenden Folgen
haben einen Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit. In einer
umfassenden Beurteilung sind wir darauf eingegangen. Es sei auf die Ausführungen
oben verwiesen.

 

 

6.3.     Ist die frühere Tätigkeit als Arbeiterin noch zumutbar? Falls
ja, in welchem Ausmass? Welches wären dabei die allfälligen
funktionellen Einschränkungen?

           ________________________________________________

 

Zuletzt hat die
Explorandin bis Ende 1999 in
der Verpackung gearbeitet. Das Anforderungsprofil des letzten Arbeitsplatzes
kennen wir nicht. Gemäss Gutachten der MEDAS Bellinzona von 2002 soll es sich
um eine schwere körperliche Tätigkeit gehandelt haben. Eine
solche wäre der Explorandin praktisch nicht mehr zumutbar. Die Arbeitsfähigkeit bei schwerer körperlicher Tätigkeit beträgt höchstens
30%.

 

 

6.4.     Sind andere Tätigkeiten zumutbar? Falls ja, in welchem
Ausmass? Welche wären dabei die allfälligen funktionellen Einschränkungen?

           ________________________________________________

 

Ja, der Explorandin
sind sämtliche leichten bis mittelschweren Tätigkeiten in Wechselhaltung, wie
wir sie oben beschrieben haben, vollschichtig zumutbar. Die Explorandin müsste
allerdings vermehrte Pausen einlegen können, so dass eine Leistungsfähigkeit
von 70% resultiert.

 

 

 

6.5.     Mit welchen zumutbaren Massnahmen kann die Arbeitsfähigkeit
verbessert werden? Gibt es ärztliche Behandlungen oder Therapien, um die
Arbeitsfähigkeit zu verbessern?

           ________________________________________________

Es können keine
medizinischen oder beruflichen Massnahmen genannt werden, die geeignet wären,
die Arbeitsfähigkeit zu verbessern.

 

 

6.6.     Wie hat sich, mit überwiegender Wahrscheinlichkeit, die
Arbeitsfähigkeit entwickelt?

           __________________________________________________

 

Aufgrund der
Aktenlage ist davon auszugehen, dass die Arbetsfähigkeit seit Ende 1999 für
adaptierte Tätigkeit in etwa gleich geblieben ist. Für
begrenzte Zeit war die Explorandin wahrscheinlich in erheblichem Mass depressiv,
im Sinne einer reaktiven depressiven Störung, somit war sie möglicherweise für
jeweilen einige Wochen arbeitsunfähig.

 

 

7.1.     B) Fragen der Klagepartei.

 

Bestehen solche
Pathologien gemäss Frage B) auf Seite 3 des Fragenkatalogs?

__________________________________________________

 

Bei der Explorandin
bestehen verschiedene Pathologien. Diese sind im Fragekatalog auf den Seiten 3
bis 6 aufgelistet. Nur die Pathologien am Achsenskelett hingegen haben einen
Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit bei adaptierter Tätigkeit. Die übrigen Pathologien haben wir entweder nicht bestätigen können
(Fibromyalgie, Lungenpathologie, Gonarthrose, histrionische Persönlichkeitsstörung,
schwere depressive Episode mit psychotischen Symptomen) oder sie haben keinen
Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit. Gewisse Pathologien
sind im übrigen Teilaspekte der anhaltenden somatoformen Schmerzstörung
(doppelseitige Epicondylitis, Spannungstyp­kopfschmerzen, Reaktion auf
Stressfaktoren, Anpassungsstörung, komplexe chronische Schmerzkrankheit).

 

 

7.2.     Der Experte beschreibe die Anamnese und die Prognose der
genannten Pathologien auf Seite 3 des Fragenkatalogs.

           __________________________________________________

Soweit möglich sind
wir auf die Anamnese und die Beschreibung der oben genannten Pathologien
eingegangen. Von prognostischer Bedeutung ist im Wesentlichen das metabolische
Syndrom. Dieses wird wahrscheinlich nicht bessern.

 

 

7.3.     Der Experte sage, ob Arbeitsfähigkeit bestehe oder
eventuell Restarbeitsfähigkeit in Bezug auf die physischen, rheumatischen und
psychischen Probleme.

           __________________________________________________

 

Ja, mit und trotz
ihren verschiedenen Affektionen ist es der Explorandin aus medizinischer Sicht
möglich und zumutbar, einer adaptierten Tätigkeit im Umfang von 70%
nachzugehen, ohne weiteren gesundheitlichen Schaden zu erleiden.

 

7.4.     Falls eine Restarbeitsfähigkeit besteht,
sage der Experte: 

 

           a)  Ob die Patientin für lange Zeit
stehen oder sitzen kann.

 

           b)  Ob
die Patientin repetitive Bewegungen verrichten kann? Falls ja, welche Art von
Bewegungen und mit welcher Häufigkeit?

 

           c)  Ob
die Patientin Gewichte heben kann? Falls ja, wie viele Kilos und mit welcher
Häufigkeit?

           ________________________________________________

 

Die Versicherte
sollte an einer Arbeitstelle die Möglichkeit haben, die Arbeit für eine Pause
gelegentlich zu unterbrechen, die Arbeit teils stehend, teils sitzend oder auch
teils gehend verrichten zu können. Sie sollte nicht
immer die gleichen, repetitiven Bewegungen verrichten müssen, grundsätzlich
kommt aber jede Art von Bewegung in Frage. Sie sollte nicht Gewichte über 15 kg heben müssen. Eine solche Arbeit kann sie ganztags ausüben, mit den erwähnten
Pausen resultiert aber eine Leistungsfähigkeit von 70%.

 

 

8.        Weitere Angaben

 

Im abschliessenden Gespräch haben wir Frau RI 1
über unserer Befunde orientiert. Sie war auch hier im Schlussgespräch bei ausgeglichener
Grundstimmung, lebhaft, spontan. Sie hat unsere Ausführungen
interessiert zur Kenntnis genommen. Sie zeigte sich jedoch etwas ängstlich,
verunsichert bezüglich der sozialen Situation." (Doc. XIX, pag. 47-50)

 

                                         Al
riguardo, nelle sue annotazioni del 18 agosto 2008 il dr. __________ del SMR ha
osservato:

 

" 
Valutazione peritale da parte __________ 2.2008
su richiesta TCA:

 

Diagnosi:          sindrome lombovertebrale
cronica

                         - sintomatologia
spondilogena prevalente a destra

                            sindrome radicolare
S1 a sinistra

                         - alterazioni
degenerative della colonna lombare

                         - piccola ernia discale
L5/S1 paramediana sinistra

                         - spondilartrosi L4 - S1
bilateralmente

 

D. collat:           sindrome metabolica

                         Ernia iatale

                         Tendomiosi cervicale
recidivante

                         Periartropatia
omeroscapolare tendinotica a destra

                         Epicondilopatia omerale
mediale e laterale bilaterale

                         Poliartrosi delle dita

                         Fascite plantare a
destra

                         Disturbo somatoforme
persistente

Conclusioni:

                         - attività pesanti non più esigibili
(attività precedente era probabilmente pesante e quindi non risulta più
esigibile), questo da 1.1.2000

                         - IL
30% (pause supplementari) per attività leggere o medie, senza posizione forzata
prolungata, senza dover trasportare e/o sollevare dei pesi importanti (oltre 15
kg / idem come SAM 2002), sempre da 1.1.2000

                         - Assenza di IL
prolungata per motivi psichiatrici

 

Valutazione:

                         - l'attuale perizia risulta completa e coerente.

                         - Viene confermata la non attendibilità
della perizia dr. __________.

                         - In pratica si conferma il giudizio
valetudinario finale del SAM con una IL del 30% in attività adatta, IL motivata
però dalla problematica lombare e non da una problematica psichiatrica.

                         - La situazione clinica risulta in pratica
invariata da 1.2000." (Doc. XXII/bis)

 

                               2.7.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni
logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V
176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329
e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo,
“La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie
Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg.
(249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   In
caso di perizia giudiziaria, il giudice - di regola - non si
scosta, senza motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui
ruolo consiste, appunto, nella messa a disposizione della giustizia della
propria scienza medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti
considerati (DTF 125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati). 

                                         Il
giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui
il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una
controperizia richiesta dal medesimo tribunale, che porti ad un diverso
risultato (DTF 101 IV 130).

                                         Il
giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa
opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in
dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.

                                         Questi
principi sono stati confermati in una sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008
nella quale il Tribunale Federale ha sottolineato che:

 

" 
Per quanto concerne in particolare le perizie
giudiziarie la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza
motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di
mettere a disposizione del tribunale le proprie conoscenze specifiche e di valutare,
da un punto di vista medico, una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre
il giudice a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di
affermazioni contraddittorie nella perizia stessa oppure l'esistenza di altri
rapporti in grado di inficiarne  la concludenza. In tale evenienza, la Corte giudicante
può disporre una superperizia oppure scostarsi, senza necessità di ulteriori
complementi, dalle conclusioni del referto peritale giudiziario (DTF 125 V 351
consid. 3b/aa pag. 353 e riferimenti)." 

 

                                         Deve
tuttavia essere sottolineato che il perito giudiziario ha uno statuto speciale
nel senso che egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo sottopone
alla comminatoria di cui all'art. 307 del Codice penale, una funzione qualificata
al servizio della giustizia (cfr. STFA U 288/99 del 15 gennaio 2001, consid.
3a, nonché dottrina e giurisprudenza ivi citate). Al contrario, lo specialista
consultato dall'assicuratore contro gli infortuni non è sottoposto alla
comminatoria di cui all'art. 307 CPS, disposizione che concerne esclusivamente
la procedura giudiziaria. Quindi, nell'ambito del libero apprezzamento delle
prove, una perizia amministrativa riveste un valore probatorio limitato
rispetto ad una perizia giudiziaria (cfr. STFA del 15 gennaio 2001 succitata,
consid. 3a: "Ein Administrativgutachten lässt
sich somit hinsichtlich seines Stellenwerts im Rahmen der Beweiswürdigung und
Rechtsfindung nur sehr beschränkt mit einer gerichtlich angeordneten Expertise
vergleichen").

 

                                         Per ciò che concerne il valore probatorio di un rapporto medico va
ancora rilevato che é determinante il fatto che lo stesso per i punti litigiosi
sia completo, si basi su uno studio esteso, prenda in considerazione anche le
lamentele espresse, sia stato consegnato in piena conoscenza dell’incarto, sia
chiaro nell’esposizione delle relazioni mediche e nella valutazione della
situazione medica e le conclusioni dell’esperto siano motivate (RAMI 1991 U
133, p. 311ss. consid. 1b).

 

                               2.9.   In concreto,
la perizia giudiziaria dei medici del __________ non contiene contraddizioni di
sorta. 

                                         La
perizia giudiziaria, approfondita, completa e motivata, presenta tutti i
requisiti posti dalla giurisprudenza affinché possa essere riconosciuto, ad un
apprezzamento medico, piena forza probante (cfr. RJJ 1995 p. 44; RAMI 1991 U
133, p. 311ss. consid. 1b).

                                         I medici
del __________, specialisti nelle affezioni invalidanti di cui la ricorrente è
portatrice, hanno compiutamente valutato tutte le patologie dell’interessata, sulla
base di accertamenti approfonditi e completi di tipo reumatologico-neurologico-internistico-psichiatrico,
giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla capacità lavorativa
residua dell’assicurata.

                                         Non può
al riguardo essere condivisa la critica espressa dalla ricorrente in merito
alla presunta mancanza, fra le diagnosi elencate in maniera riassuntiva nella
perizia del __________, di alcune diagnosi poste dai consulenti reumatologo,
neurologo, internista e psichiatra. Come correttamente indicato dall’UAI nelle
osservazioni del 3 settembre 2008 (doc. XXVI), infatti, i periti del __________
hanno volutamente scelto le patologie oggettivabili e con influsso sulla
capacità lavorativa (cfr. doc. XIX pag. 49).

                                         Gli
specialisti del __________ hanno giudicato la ricorrente inabile al 100% nella
sua precedente professione di operaia di fabbrica e in altre attività pesanti,
ma abile al 70% in attività leggere adeguate (cfr. doc. XIX pag. 44).

Tale valutazione conferma peraltro
sostanzialmente quanto già apprezzato dai medici del SAM nel loro referto
peritale del 14 giugno 2002 (doc. 51/1-10, cfr. consid. 2.4.).

Al riguardo, il dr. __________, nelle sue
annotazioni del 18 agosto 2008, ha infatti rilevato che “in pratica si conferma il giudizio
valetudinario finale del SAM con una IL del 30% in attività adatta, IL motivata
però dalla problematica lombare e non da una problematica psichiatrica”
(doc. XXII/bis).

 

                                         Il dr. __________
del SMR ha peraltro correttamente sottolineato che nella perizia giudiziaria è
stata confermata la non attendibilità della perizia psichiatrica del dr. __________,
mentre, per contro, sono state ribadite le valutazioni a suo tempo fornite dai
medici del SAM in merito ad una capacità lavorativa residua del 70% in attività
adatte (cfr. doc. XXII/bis).

 

 

                                         A tale
proposito e con riferimento in particolar modo alla critica del patrocinatore
in merito alla mancata presa in considerazione, da parte dell’UAI, del referto
peritale psichiatrico del dr. __________, questo Tribunale rileva che, come esaurientemente
spiegato dal dr. __________ nell’ambito della perizia giudiziaria del __________,
l’assicurata, contrariamente a quanto diagnosticato dal dr. __________ nel
referto peritale del 14 giugno 2004, non presenta un episodio depressivo grave
con sintomi psicotici. Il dr. __________ ha infatti indicato quanto segue:

 

" 
(...)

Lediglich anamnestisch kann davon ausgegangen
werden, dass die Explorandin mehrmals depressiv reagierte. Dr. __________ hatte im Jahr 2004 sogar von einer schweren
depressiven Störung mit psychotischen Symptomen gesprochen. Liest man
allerdings seinen Bericht exakt, werden dort keine psychotischen Symptome
beschrieben, die eine solche Diagnose rechtfertigen würden. Eine schwere depressive Episode mit psychotischen Symptomen geht einher
mit einer schweren depressiven Grundstimmung, praktisch totalem Interesse- oder
Freudeverlust, vollständigem Verlust des Selbstvertrauens, mit wiederkehrenden
Gedanken an Suizid, dann aber auch mit Wahnideen oder Halluzinationen, am häufigsten
mit depressivem Schuld, hypochondrischem, nihilistischem und Beziehungs- oder
Verfolgungswahn oder sogar einem depressiven Stupor. Allfällige überwertige
depressive Ideen, wie sie von Dr. __________ beschrieben wurden, entsprechen
nicht psychotischen Symptomen. Dr. __________
rapportierte in seinem Bericht sehr genau die überaus geordneten,
zusammenhängenden Angaben der differenziert reflektierenden, aber sozial
verzweifelten Versicherten. Das Denken der Versicherten
war depressiv eingeengt, aber keineswegs psychotisch.

 

Aufgrund des Verlaufs in den Akten ist mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit davon auszugehen, dass es sich um eine
Schmerzfehlverarbeitung unter psychosozialer Belastung handelt, die immer
wieder in eine Anpassungsstörung mit depressiver Reaktion mündete, wobei sich
diese depressiven Phasen aber auch wieder zurückbildeten, wie der aktuelle
Zustand zeigt. Dies belegt letztlich auch die Ätiologie
der psychischen Störung, die tatsächlich im sozialen liegen dürfte, und auch
die Reversibilität der Störung.

 

Für die Beurteilung der Arbeitsfähigkeit sind
drei Aspekte massgeblich und letztlich ausschlaggebend, ob die psychische Störung
überwindbar ist oder nicht:

 

1.  Die persönliche Anamnese

Diese ist unauffällig. Es finden sich
anamnestisch keine relevanten Lebensereignisse, die darauf hindeuten würden,
dass die Ressourcen der Explorandin beeinträchtigt sein könnten.

 

2.  Die prognostischen Kriterien von Foerster

Diesbezüglich ist zu sagen, dass keine
ausgewiesene Komorbidität von erheblicher schwere besteht. Dr. __________ sprach zwar von einer histrionischen
Persönlichkeitsstörung, eine solche liegt jedoch zweifellos nicht vor. Allenfalls könnte man noch differentialdiagnostisch histrionische akzentuierte
Persönlichkeitszüge in Erwägung ziehen, aber auch solche lassen sich heute
nicht nachweisen. Die Explorandin zeigt ein adäquates, vollständig
nachvollziehbares und einfühlbares Verhalten.

 

Des weiteren bestehen körperliche
Begleiterkrankungen, diese sind zu berücksichtigen. Auf der anderen Seite
bestehen keine Anhaltspunkte für einen sozialen Rückzug, im Gegenteil, die
Explorandin pflegt ihre Beziehungen und ist interessiert an ihrer Umgebung und
auch am Geschehen in der Welt. Es besteht insbesondere kein verfestigter
innerseelischer Verlauf. Bei Entlastung verschwindet die Depressivität. Man
kann auch nicht von unbefriedigen Behandlungsergebnissen aus psychiatrischer
Sicht sprechen, zumal die Explorandin nie während längerer Zeit psychiatrisch
behandelt wurde.

 

3.
  Die Beurteilung der psychischen Ressourcen anhand der komplexen
Ich-Funktionen 

 

Bei der Beurteilung der komplexen Ich-Funktionen
ist zu sagen, dass Realitätsprüfung und Urteilungsbildung sehr gut erhalten
sind. Das Gleiche gilt für die Beziehungsfähigkeit und die Kontaktgestaltung.
Eine leichte Einschränkung besteht bei der Affektsteuerung, nicht jedoch bei
der Impulskontrolle. Selbstwertregulation und Regressionsfähigkeit sind höchstens
sehr diskret eingeschränkt. Hingegen sind Intentionalität und Antrieb und auch
die Abwehrorganisation intakt. Zusammengefasst sind die komplexen
Ich-Funktionen nur diskret eingeschränkt, was nicht für eine relevante
psychische Störung spricht, respektive auf intakte psychische Ressourcen
hinweist.

 

Zusammengefasst ist aufgrund der
Lebensgeschichte, anhand der prognostischen Foerster'schen Kriterien und anhand
der komplexen Ich-Funktionen die Fähigkeit der Explorandin, ihre psychischen
Ressourcen zu mobilisieren, nicht eingeschränkt, und somit ist auch nicht von
Arbeitsunfähigkeit aus psychischen Gründen auszugehen." (Doc. XIX, pag.
38-40)

 

                                         Stante quanto sopra, è quindi a giusta ragione che l’UAI ha ritenuto
inattendibile la perizia psichiatrica del dr. __________.

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, questa Corte ritiene dunque dimostrato,
secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del
settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; vedi pure D. Cattaneo  "Le
perizie nelle assicurazioni sociali" in Le perizie giudiziarie. Ed. CFPG e
Helbing Lichtenhahn, Lugano e Basilea 2008, pag. 203 seg. - 215 e 277 -), che l’assicurata
è totalmente inabile al lavoro nella sua professione di operaia di
fabbrica, ma abile al 70% in attività leggere adeguate.

 

                             2.10.   Per quanto
riguarda la determinazione del grado di invalidità, richiamato l’art. 16 LPGA e
quanto già esposto in precedenza, va ricordato che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). I dati economici
risultano pertanto determinanti. 

Al medico compete la valutazione dello stato di salute
del peritando, della misura e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace
al lavoro. Il medico stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute
limita l’interessato nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita
in particolare alle funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo
la sua esperienza di vita entrano in linea di conto nel caso concreto
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143
consid. 2, 114 V 314 consid. 3c).

                                         D’altro
canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base
alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 228, Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

                                         In ogni
modo, ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e
quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità
professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto
teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, op cit. p. 212). Un
assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di
trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

                                         Va ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per
accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità è decisivo
stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto
l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita,
se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio
2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con
riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere
fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che
l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali
come pure delle circostanze personali per un prospettato avanzamento
professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella
misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK
1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b).

 

                             2.11.   Per il
raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto
alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3
febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18
ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA
del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2001 (visto che
l’assicurata ha presentato un’incapacità lavorativa nella sua professione dal
gennaio 2000) (cfr. doc. XIX pag. 44).

                                         Nell’annotazione
del 30 marzo 2006, poi ripresa nella decisione impugnata, il funzionario
incaricato ha utilizzato i dati del 2004 (doc. 6-1).

                                         Il TCA procederà
quindi al confronto dei redditi con riferimento al 2004, verificando ugualmente
il diritto ad un’eventuale rendita con riferimento agli anni 2001-2003 e
valutando, poi, se vi è stata una modifica
di rilievo dei dati ipotetici di riferimento sino al momento della
decisione impugnata (2006).

 

                             2.12.   Per quanto
concerne il reddito da valida, nell’annotazione del 30 marzo 2006, il
funzionario incaricato ha indicato che l’interessata, nel 1999, presso l’ultimo
datore di lavoro - fabbrica di imballaggi __________ di __________ - ha
guadagnato fr. 32'554 (cfr. doc. 65-1). Pertanto, senza il danno alla salute,
nel 2004, ella avrebbe potuto percepire fr. 35'028 (cfr. doc. 6-1).

                                         Tale
ammontare non è stato contestato dall’assicurata.

 

                                         Rapportando
tale ammontare agli anni 2001-2003, secondo l’evoluzione dei salari nominali (cfr. tab. relativa
all’evoluzione dei salari nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali,
1990-2007, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica), si
ottengono i seguenti redditi da valida: fr. 33'801 (2001), fr. 34’410 (2002),
fr. 34’891 (2003).

 

                             2.13.   Per quanto
riguarda, invece, il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si fonda
sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75 seg.

 

                                         In
questa sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della
determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione
professionale e salariale concreta dell'interessato. Qualora difettino
indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza,
essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di
sapere se e in quale misura i salari fondati su dati statistici debbano essere
ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del
caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di
servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione),
criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte
ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha
poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi
sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

 

                             2.14.   Nell’ambito
di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai
ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA del 7 giugno 2006 nella causa
C., U 56/03), la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28
aprile 2006 aveva informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:

 

" 
… la Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella
TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita
dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito
ipotetico da invalido."

 

                                         In una
sentenza del 12 ottobre 2006 nella causa S., 

                                         U 75/03,
il TFA ha, per la prima volta, esposto le motivazioni che hanno spinto la Corte
plenaria, il 10 novembre 2005, a prendere la decisione appena citata:

 

" 
(...)

8.2  In primo
luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di trattamento (art. 8
Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone Ticino deve essere
esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex ticinensis. Analoghe
considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento e di sicurezza
giuridica si oppongono quindi a un'applicazione alternativa delle tabelle nazionali
(TA1) e di quelle regionali (TA13) come pure a un'applicazione delle prime ad
alcune regioni e delle seconde alle rimanenti regioni.

 

8.3  Allo stesso
modo, un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di
quelle nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente
creare le basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà
economico-sociale concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche
nuovi problemi dovuti al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si
registrano delle differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le
due regioni facciano parte della medesima grande regione
"MIttelland", è notorio che i salari esistenti nel Canton Berna non
sono gli stessi di quelli del Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese
occorrerebbe prendere in considerazione i salari relativi alla regione
lemanica. Ora, nell'una e nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori
regionali (TA13) al posto di quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe
maggiormente sfavorevole per questi assicurati. Si pone quindi ugualmente la
questione dell'assicurato che lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra
grande regione, ad esempio del lavoratore giurassiano che lavora(va) nel
Cantone di Basilea (città o campagna). Ora, se si intendesse determinare il
reddito da invalido sulla base della tabella TA13, non si farebbe altro che
spostare o restringere il cerchio geografico nel quale si iscrive ogni
determinazione di un reddito ipotetico sulla base di valori statici. In questa
maniera, però, si correrebbe pure il rischio di offuscare oltremodo l'obbligo o
l'esigibilità per l'assicurato di ridurre il danno e di andare, se del caso e
nei limiti ragionevoli, a cercare un'attività al di fuori della sua regione abituale.
Si creerebbero nuove disparità nei confronti di assicurati che abitano a
cavallo tra due o addirittura tre grandi regioni o di chi abita in una di
queste regioni e lavora in un'altra. 

 

8.4.  A ciò si
aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha
precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di
rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito
sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del
settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si
opporrebbe a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13,
concernenti il settore pubblico e privato.

 

8.5  Non può
pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità
poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio
costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale
delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali." 

 

                                         In
un’altra sentenza del 18 ottobre 2006 nella causa T., I 790/04, il TFA ha
ancora rilevato:

 

" 
Quanto alla questione della tabella applicabile
tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre
2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla
tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure
la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito
ipotetico da invalido deve di conseguenza essere valutato sulla base della
tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel
settore privato. Alla luce di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per
ammettere una riduzione dei salari statistici, quale quella operata dai primi
giudici, che tenga conto, ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino
cantone, che l'assicurato vive in una regione economicamente meno forte. Anche
sotto questo aspetto non può pertanto trovare conferma la valutazione del tasso
d'invalidità compiuta dalla Corte di prime cure.”

 

                                         Alla luce
di questa chiara giurisprudenza federale, il reddito da invalido deve essere determinato
in applicazione dei valori nazionali (Tabella TA1).

 

                                         In una sentenza U 8/07 del
20 febbraio 2008, rispondendo ad una questione
sollevata dal TCA nella sentenza 35.2006.60 del 23 novembre 2006, consid.
2.10.9 ("Questo Tribunale constata che il
salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2005 quale muratore
semi-qualificato (infatti nel 2005, secondo il contratto collettivo di lavoro
dell’edilizia, un lavoratore con conoscenze percepiva un salario orario di fr.
25.15, contro i fr. 22.65 percepiti dai lavoratori edili), è inferiore a quello
realizzato in media a livello svizzero dai lavoratori del settore della
costruzione con qualifiche analoghe (Tabella TA 1 2004, punto 45, livello di
qualifica 3: fr. 5'358 x 12 mesi = 64'296, riportato su 41.6 ore/settimana =
66'867.84; dopo adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il
2005, un reddito annuo pari a fr. 67'443.41; per un recente caso in cui l’Alta
Corte ha fatto riferimento ai livelli di qualifica 2 e 3, cfr. STFA del 12
ottobre 2006 nella causa S., U 404/05, consid. 2.3.4).

                                         Ci si
potrebbe chiedere se in tale ipotesi, e visto il richiamo del TFA ai salari
nazionali (Tabella TA 1), non dovrebbe essere applicata la giurisprudenza
federale secondo la quale, quando l'assicurato ha realizzato un guadagno
inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito
medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va
ridotto in proporzione (cfr. DTF 129 V 225 consid. 4.4; AHI-Praxis 1999, p. 329
consid. 1; ZAK 1989, p. 458s. consid. 3b; STFA del 6 settembre 2006 nella causa
H., U 454/05 + 456/05, consid. 6.3.3 e 6.3.4). Spetta
comunque all’Alta Corte pronunciarsi al riguardo"), la nostra Alta Corte ha stabilito che:

 

"  (…)

5.3. Giova inoltre ricordare che nel caso
in cui il reddito conseguito prima dell’invalidità è inferiore alla media dei
salari per un’attività paragonabile nel settore interessato e non vi è inoltre
motivo che induca a ritenere che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi
di un guadagno modesto, la giurisprudenza ammette che gli stessi fattori che
hanno influenzato negativamente il reddito da valido vengano considerati anche
per fissare il reddito da invalido (DTF 129 V 222 consid. 4.4 pag. 225, SVR
2004 UV no 12 pag. 44, consid. 6.2, secondo cui un reddito inferiore del 10%
rispetto ai salari usuali del settore è stato considerato chiaramente sottola
media [U 173/02]; cfr. pure sentenza U 529/06 del 28 gennaio 2008, consid. 8.2
con riferimenti).

 

6.

Nel caso di specie, il ricorrente contesta
sia la determinazione del reddito da invalido che quella da valido.

 

6.1 Per quanto concerne il reddito da
valido, l’interessato fa valere che l’importo determinato dall’INSAI sulla base
dei dati forniti dall’ex datore di lavoro risulterebbe, come giustamente
rilevato anche dal primo giudice, inferiore del 9% circa rispetto al salario
medio nazionale dei lavoratori attivi nel settore delle costruzioni con
qualifiche analoghe. L’argomento è pertinente. In effetti, il dato ritenuto
dall’assicuratore infortuni a titolo di reddito da valido (fr. 61'277.- per
l’anno di riferimento 2005) è inferiore nella misura del 9.58% a quello
desumibile dalla tabella TA1 di cui all’ISS (edizione 2004, pag. 53, livello di
esigenze 3, cifra 45 costruzioni), quest’ultimo essendo pari, dopo adeguamento
all’evoluzione salariale per il 2005, a fr. 67'765.89 (fr. 5'358 x 12 : 40 x
41.7[v. La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella 9.2] x 1.011 [v. La Vie
économique, 12-2007, pag. 99, tabella 10.2]). Alla luce della giurisprudenza
richiamata al considerando 5.3, che, come visto, permette al giudice chiamato
ad effettuare un raffronto dei redditi di prendere in considerazione in ugual
misura per ciascuno degli elementi di paragone fattori estranei all’invalidità,
può, se del caso, essere tenuto conto di questa circostanza nell’ambito della
determinazione del reddito ipotetico da invalido.

6.2 A quest’ultimo riguardo, il ricorrente,
pur rispettando la più recente giurisprudenza in materia, rileva che il mercato
del lavoro ticinese oggettivamente offre ai lavoratori occupati in questo
Cantone di frontiera retribuzioni nettamente inferiori e penalizzanti rispetto
al resto della Svizzera, come risulterebbe, almeno in parte, dalle tabelle TA1
e TA13 di cui all’ISS. Il ragionamento è comprensibile, ma viene tuttavia
relativizzato dalle considerazioni espresse al considerando precedente.

 

6.3 Mancando in concreto indicazioni economiche
effettive, in considerazione della più recente prassi di questa Corte - cui
allude l'insorgente -, che non ammette più la possibilità di fare capo ai dati
statistici salariali relativi alle grande regioni, tabella TA13 ISS, per
determinare il reddito ipotetico da invalido, quest'ultimo deve essere
stabilito sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi
nazionali conseguibili nel settore privato (cfr. sentenza del Tribunale
federale delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre 2006, consid. 8, riassunta
in RSAS pag. 64). In tali condizioni, partendo dal valore totale mediano di cui
all'ISS 2004 (pag. 53, livello di esigenze 4), si ottiene un importo di base di
fr. 57'258.24 per il 2004 (fr. 4'588 x 12 : 40 x 41.6 [La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella B9.2]), che,
adattato all'evoluzione salariale (1%, v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99,
tabella B10.2), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.82 per il 2005.

6.4 Operando una prima riduzione del 9.58% da
quest'ultimo importo per tenere conto della differenza salariale di cui si è
detto al considerando 6.1, deducendo poi una quota ulteriore del 15%, non
oggetto di contestazione, per considerare adeguatamente le circostanze
particolari del caso (DTF 126 V 75; in
concreto: limitazioni riconducibili al danno alla salute, statuto di
frontaliere), il raffronto dei redditi (reddito da valido di fr. 61'277.- e
guadagno da invalido di fr. 44'447.03 [fr. 57'830.82 ./. 9.58% ./. 15%]) dà un
grado d'invalidità arrotondato (DTF 130 V 121) del 27%. (...)"

 

 

                                         Di
conseguenza, quando il salario da valido conseguito in Ticino in una
determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in
particolare pag. 326-327).

 

                                         In una
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, consid. 6.2., il Tribunale federale,
su questo tema, ha ancora rilevato:

 

"  A proposito del richiesto adeguamento va tuttavia rilevato che
finora è stato ammesso dalla Corte federale nel caso in cui il valore fosse
chiaramente sotto la media ("deutliche Abweichung"). Tale è di regola
stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2;
dell'8% in sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).”

 

                             2.15.   Utilizzando i
dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di
statistica, la ricorrente, svolgendo
nel 2004 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore
privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.),
avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 3’893. 

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B
9.2, pubblicata in La Vie économique,
1/2-2007, p. 94), esso ammonta a fr.
4'048.72 mensili oppure a fr. 48'584.64 per l'intero anno (fr. 4'048.72 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

 

                                         Questo
Tribunale constata che l’assicurata, quale operaia di fabbrica presso la ditta
di imballaggi __________ di __________, avrebbe guadagnato, nel 2004, fr. 35’028.--/anno
per un’occupazione a tempo pieno. 

                                         Tale
reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei
salari per un'attività equivalente (cioè fr. 3'766.-- mensili, cfr. Tabella TA1
2004 p.to 21 “industria della carta e del cartone”, livello di qualifica 4,
pari a fr. 46'999 annui).

 

                                         Ora,
qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una
persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività
paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e
di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che
essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve
ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da
valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che
l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi
estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato
equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr.
STF U 529/06 del 28 gennaio 2008).

 

                                         In casu,
posto che dall’incarto non emergono indizi a favore del fatto che fosse
intenzione dell’assicurata accontentarsi di un guadagno modesto, in
applicazione della giurisprudenza appena citata, il reddito statistico da
invalido (fr. 48’584.64) va dunque ridotto del 25.47%,
percentuale corrispondente al gap salariale (fr. 35’028 vs. fr. 46’999),
e si attesta pertanto a fr. 36’210.13.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza (cfr. consid. 2.9.), da un punto di vista medico, l’assicurata può
esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 70%, il
reddi