# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3614c811-a335-5d2b-9d0f-4f3f39014b27
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-07-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 06.07.2001 80.2001.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2001-24_2001-07-06.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2001.00024

  	
  Lugano

  6 luglio 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di diritto tributario del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Alessandro Soldini, presidente, 

  Stefano Bernasconi, Ivo Eusebio

   

  

 

	
  segretario:

  	
  Fiorenzo Gianinazzi

  

 

statuendo sul ricorso del 15 febbraio 2001

 

in materia di:                 IC/IFD 96 intermedia

 

	
  presentato da:

  	
  __________ __________, __________. __________ __________,  

   

  
	
   

  	
   

  	 

 

ritenuto 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Nel
giugno del 1996 l’avv. __________ terminava il mandato di presidente centrale
del __________. In data 27 ottobre 1997, presentando la dichiarazione fiscale,
ne dava comunicazione all’Ufficio di tassazione, chiedendo l'emissione di una
tassazione intermedia.

                                         Il 25 gennaio
2000 l’autorità fiscale respingeva la domanda, ritenendo che non ne
sussistessero i presupposti, poiché il reddito conseguito dall’avv. __________
quale membro del __________ era sempre stato in passato considerato come parte
integrante del reddito professionale.

 

 

 

                                         1.2.

                                         L’avv.
__________ contestava la suddetta decisione, sottolineando il carattere dipendente
dell'attività prestata per nove anni percependo regolare salario documentato da
relative certificazioni e il mutamento definitivo ed essenziale provocato dalla
cessazione dell’attività salariata in seno al __________.

                                         Con
decisione del 15 gennaio 2001 l’Ufficio di tassazione confermava la propria
decisione di rifiuto della tassazione intermedia. Dei motivi della decisione
sarà detto in seguito, per quanto necessario.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Con il
presente, tempestivo ricorso l’avv. __________ ripropone la propria richiesta
di tassazione intermedia. Osserva innanzi tutto di aver conseguito dal giugno
del 1987 al giugno del 1996 oltre al reddito professionale di avvocato e notaio
un reddito da attività dipendente quale presidente centrale del __________. Il
venire meno di questa importante fonte di reddito dal luglio del 1997 configura
indubbiamente, prosegue il ricorrente, un mutamento non soltanto duraturo, ma
anche essenziale da un terzo alla metà del reddito professionale totale.
Conclude:

                                         Ora non si vede
come si possa considerare non essenziale il mancato reddito allorché lo stesso
rappresenta una parte considerevolissima del reddito globale. Ci si chiede
veramente quando sia applicabile una tassazione intermedia!

                    Sembrerebbe, nell'esame della
decisione, rispettivamente del parere del Servizio giuridico, che possa essere
di ausilio la definizione che si può dare ad ognuna delle tre attività che sono
alla base dei redditi da me conseguiti, se si tratti cioè di attività
accessoria o di attività complementare o che so io.

                    E' un modo di ragionare del
tutto inadeguato che non trova riscontro nella legge.

                    Occorre, invece, attenersi ai
fatti. La mia attività di avvocato e notaio, a un certo momento, era meno
importante, sia per occupazione sia per reddito, dell'attività svolta quale
presidente centrale del __________. Quindi, semmai, per quanto ciò possa
sembrare sorprendente, complementare sino ad accessoria era quella di avvocato
e principale era quella di dipendente salariato.

                    I ragionamenti a tale riguardo
devono essere fatti con estrema attenzione.

                    Nel caso concreto mi è tuttavia
incomprensibile leggere che l'attività di dipendente ha "assunto un
carattere accessorio (anche se importante)", il che, oltretutto, di fatto,
è contraddittorio.

 

                                         2.2.

                                         Il
Servizio giuridico della Divisione delle contribuzioni propone invece di
respingere il ricorso. Dopo aver ricordato la normativa applicabile, così
riassume la fattispecie:

                    Il
ricorrente ha sempre svolto un'attività professionale di avvocato e notaio
quale titolare di uno studio proprio, specializzato, fra l'altro, nel campo
delle cause assicurative e di infortunistica stradale. Parallelamente, egli
era, è rimasto (durante il periodo della presidenza del __________) e risulta
tuttora membro di numerosi Consigli di Amministrazione che hanno sempre
generato un reddito importante e comprovato (si veda riassuntivamente il parere
D.d.C del 30 giugno 2000); introito che per prassi viene considerato rientrante
tra le entrate professionali nel caso in cui dei redditi da __________ vengano
conseguiti da un avvocato libero professionista e titolare di uno studio legale
(Sentenza CDT n° 154 del 3.7.89 in re L.; StR 1997, pag. 542 seg.). Con l'assunzione
dell'incarico di Presidente presso il __________, l'avv. __________ ha intrapreso
un'attività che formalmente appariva come attività dipendente, ma che in verità,
per tipologia e modo operativa, non si distanziava (anch'essa) di fatto da
un'attività indipendente. Durante l'attività presidenziale il ricorrente ha del
resto sempre compilato la dichiarazione fiscale legittimandosi nei confronti
del fisco quale avvocato con studio in proprio e indicando la suddetta presidenza
(e solo nei periodi 1989/90 e 1991/92) quale attività accessoria.

                                         Rileva
inoltre che l’attività di presidente del __________ e retribuita con un salario
fisso non può essere ricondotta, se non in un'accezione fortemente riduttiva,
ad un'attività di semplice salariato (si vedano i certificati di salario),
quanto piuttosto ad un'attività simile a quella dell'indipendente, in cui il
ricorrente ha potuto mettere a frutto le conoscenze ed il bagaglio tecnico e di
esperienze pratiche acquisite.

                                         D’altra
parte, rileva sempre l’Autorità fiscale, non avendo considerati adempiuti i motivi
per l'effettuazione di un'intermedia al momento dell'inizio della Presidenza,
l'Ufficio di tassazione non li ha conseguentemente presi in considerazione
nemmeno alla fine del terzo triennio, quando il ricorrente ha deciso di
rinunciare alla carica.

                                         Rileva
infine che nel biennio 1993-94, pur ricevendo una remunerazione quale presidente
del __________ di fr. 182'503.-, il ricorrente ha percepito in effetti fr.
241'810.- a titolo di reddito professionale, cui vanno aggiunti fr. 134'657.-
per onorari da __________, ossia complessivamente fr. 376'467.- pari a circa il
doppio di quanto ricevuto dal __________. Non diversamente dai periodi
precedenti, in cui i redditi da attività legate allo studio legale e quelli
come membro di __________ sono sempre risultati almeno altrettanto importanti.

 

                                         2.3.

                                         In
replica il ricorrente si è nuovamente confermato nella propria posizione,
illustrandola ulteriormente. Ribadisce in particolare che il reddito conseguito
quale presidente del __________ è sempre stato dichiarato come salario e che
dallo stesso sono stati trattenuti i contributi sociali. Rileva inoltre che
questa attività non può essere considerata come una naturale emanazione di quella
d'avvocato. Contesta inoltre recisamente che l'attività di presidente del
__________ non si distanzi da quella di un indipendente, illustrandone le
caratteristiche e la progressiva estensione, che ha finito per incidere
sull'attività di avvocato. Espone poi i redditi conseguiti nelle diverse
attività negli anni 1995 e 1996, concludendo che nel biennio 1997-98 la
riduzione è di ca. fr. 120'000.- all'anno rispetto alla media del biennio
precedente.

 

                                         2.4.

                                         All'udienza
del 7 giugno 2001, le parti si sono riconfermate nelle rispettive posizioni,
illustrandole ulteriormente. Dei rispettivi argomenti si dirà in seguito, nella
misura in cui siano rilevanti.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Di regola
il reddito imponibile è calcolato in base al reddito medio del biennio civile precedente
il periodo fiscale (artt. 43 cpv. 1 LIFD, 52 cpvv. 1 e 2 LT).

                                         All'inizio
dell'assoggettamento il reddito è tuttavia determinato:  a)          per il
periodo fiscale in corso:

                                              •   per
l'imposta federale diretta, in base al reddito conseguito dall'inizio
dell'assoggettamento alla fine del periodo fiscale, calcolato su dodici mesi
(art. 44 cpv. 1 lett. a LIFD);

                                              •   per
l'imposta cantonale, in base al reddito conseguito dall'inizio dell'assoggettamento
e durante almeno un anno, calcolato su dodici mesi (art. 53 cpv. 1 lett. a
LT);

                                         b)  per
il periodo fiscale successivo, in base al reddito conseguito nel periodo di
computo e durante almeno un anno, calcolato su dodici mesi (artt. 44 cpv. 1
lett. b LIFD, 53 cpv. 1 lett. b LT).

                                         La base
di calcolo temporale applicabile ai casi di inizio dell'assoggettamento vale
anche per i casi di tassazione intermedia (artt. 46 cpv. 3 LIFD,  56 cpv. 3
LT), limitatamente però agli elementi di reddito e di sostanza colpiti dalla
modifica (artt. 46 cpv. 2 LIFD,  56 cpv. 2 LT). 

 

                                         3.2.

                                         La
tassazione biennale praenumerando, cioè fondata sui redditi del passato,
si regge sulla presunzione che i redditi percepiti nel periodo fiscale
corrispondano essenzialmente al reddito medio del periodo di computo biennale
che precede (ASA 38 p. 385). Proprio per questa ragione, la legge
stabilisce che, in presenza di ben precisi presupposti, ci si discosta da tale
presunzione e si impone il reddito effettivamente conseguito nel corso del
periodo fiscale (Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 164; Reich, Zei-

                                         tliche
Bemessung, in: Höhn/Athanas [a cura di], Das neue Bun-desrecht über die
direkten Steuern – Direkte Bundessteuer und Steuerharmonisierung, Berna/Stoccarda/Vienna
1993, p. 323 s.; Triebold, Zwischenveranlagung und Rechtsgleicheit in
den harmonisierten Bundessteuererlassen, in ASA 64 p. 278).

                                         Si procede dunque, secondo gli artt. 45 LIFD e 55 LT, ad una
tassazione intermedia solo in presenza di uno dei presupposti seguenti:

                                         a)  divorzio
o separazione duratura, legale o di fatto, dei coniugi;

                                         b)  mutamento
duraturo e essenziale delle basi dell'attività lucrativa in seguito a assunzione
o cessazione della stessa o a  cambiamento di professione;

                                         c)   devoluzione
per causa di morte.

                                         Per la
sola imposta cantonale sul reddito, inoltre, si intraprende una tassazione intermedia
in caso di modifica delle basi determinanti per l'imposizione nei rapporti intercantonali
o internazionali (art. 55 lett. e LT).

 

                                         3.3.

                                         In linea
generale, una tassazione intermedia è da eseguire una volta sola all’entrata
nella vita lavorativa  e al momento della cessazione dell’attività lucrativa a
causa dell’età o di malattia (cfr. DTF 109 Ib 10; ASA 53, 188; RTT
1988, 27). «Si può evidentemente immaginare che un contribuente muti
professione diverse volte; è legittima però una tassazione intermedia solo
quando si ha a che fare con un cambiamento radicale dell’attività (come per
esempio il passaggio da un’attività dipendente ad un’attività indipendente e
viceversa; STF 101 Ib 403 consid. 2b; Känzig, Wehrsteuer, 2.
ediz., n. 26 ad art. 42 DIFD con citazioni) oppure quando, nel caso di
mutamento profondo dell’attività, subentra una variazione sostanziale
particolarmente incisiva e durevole del reddito (STF 101 Ib 403 consid.
2b; cfr. anche ASA 53, 190/191 consid. 3b)» (cfr. RTT
1980, p. 27).

                                         In breve, il Tribunale federale ha più volte affermato il principio
che una tassazione intermedia per inizio o cessazione dell’attività lucrativa,
come pure per mutamento di professione, presuppone un cambiamento profondo
della situazione professionale complessiva, tale che non si giustificherebbe
più il mantenimento della tassazione ordinaria.

 

                                         3.4.

                                         La
giurisprudenza si è già confrontata con la questione se l’inizio o la cessazione
di un’attività accessoria ponga in essere un profondo cambiamento della
situazione professionale complessiva. A partire dalla sentenza 7 dicembre 1984
(cfr. DTF 101 Ib 313; ASA 54, 48; RTT 1988, 25; StE
1985 B 63.13 n. 6; RF 40 p. 399), il Tribunale ha risolto chiaramente la
questione, consentendo anche di accantonare dei dubbi che potevano sorgere dalla
lettura di una sentenza del 1975 (cfr. DTF 101 Ib 398).

 

                                         3.4.1.

                                         Quest’ultima
decisione dell’Alta Corte aveva infatti affermato, in palese contrasto con i
princìpi sempre enunciati (v. supra, consid. 3.3.), che, in presenza di
una variazione quantitativa del reddito, superiore ad una certa proporzione, si
giustificano tassazioni intermedie anche per l’inizio o la cessazione di
attività accessorie. 

 

                                         3.4.2.

                                         La
sentenza del 1984 ha pertanto espressamente dichiarato che la giurisprudenza
stabilita con la decisione precedente doveva essere modificata. Il Tribunale
federale ha allora indicato che, per decidere se l’inizio o la cessazione di
una o più attività accessorie costituisca un motivo di intermedia, non bisogna
prendere in considerazione la singola fonte di reddito, bensì la situazione
professionale del contribuente ed i redditi che ne scaturiscono nella loro
globalità. L’art. 21 DIFD (corrispondente agli attuali artt. 16-23 LIFD)
propone infatti una nozione di reddito che si fonda sulla teoria
dell’incremento globale del patrimonio netto, con computo sul passato (Vergangenheitsbemessung);
non si giustifica pertanto di scomporre il reddito del contribuente in base
alle sue diverse fonti e di concludere che l’aggiunta o la scomparsa di una
singola fonte di reddito può giustificare una tassazione intermedia. 

 

                                         3.4.3.

                                         Si deve
dunque negare che l’inizio di un’attività accessoria sia costitutivo di una profonda
modificazione della complessiva situazione professionale del contribuente, così
come richiede la menzionata giurisprudenza. Tale conclusione, affermata nella
citata sentenza del 1984 (in relazione al caso di un ristoratore che aveva
acquistato un secondo ristorante), è stata successivamente confermata dallo
stesso Tribunale federale, in varie altre occasioni (cfr., p. es., STF
del 22 novembre 1985 in StE 1986 B 63.13 n. 8; STF del 10
dicembre 1985 in RF 41 p. 343) e recepita, sul piano cantonale,
anche da questa Camera (cfr. CDT n. 337 del 31 dicembre 1991 in re A.G.;
n. 155 del 28 luglio 1993 in re B.P., in RDAT II-1993 n. 23t; CDT
n. __________.__________.__________ del 22 marzo 1995 in re A. e L. S.; n.
__________.__________.__________ del 28 agosto 1995 in re R. e L. P.; cfr. anche
Duss/Schär, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum
Schweizerischen Steuerrecht, Basilea/Francoforte 2000, vol. I, tomo 2a, n. 54 all'art.
45 LIFD, p. 511).

 

                                         3.4.4.

                                         Il
Tribunale federale ha d’altronde escluso che il passaggio da un’attività
lucrativa a tempo pieno a un’attività a tempo parziale e viceversa costituisca
motivo di intermedia (ASA 53 p. 188).

                                         Nel solco
della via tracciata dalla giurisprudenza del Tribunale federale, questa Camera
ha, a sua volta, deciso che la cessazione di una singola fonte di reddito, nel
caso di un contribuente che esercita diverse attività a tempo parziale, non
giustifica una tassazione intermedia, neppure nel caso in cui il reddito di cui
si tratta è stato considerato, insieme ad altri, in una tassazione intermedia
per modifica della professione (CDT n. __________.__________.__________
del 26 marzo 1998 in re C. C.).

                                         La Camera
di diritto tributario ha poi confermato che, nei confronti di un contribuente
che esercita un'attività dipendente, non si giustifica di intraprendere una
tassazione intermedia nel momento in cui intraprende un'attività indipendente
(gestione di un bar) che si affianca alla precedente né quando, tre anni dopo,
cessa l'attività dipendente e continua solo quella indipendente. Né al momento
dell'inizio dell'attività indipendente né al momento della cessazione di quella
dipendente si verifica infatti quel "profondo mutamento strutturale
dell'attività" che si richiede per intraprendere una tassazione intermedia
(CDT n. __________.__________.__________ del 4 gennaio 1999 in re M.
G.).

                                         Questa
Camera ha invece ritenuto di poter ammettere, pur trattandosi di un
caso-limite, la tassazione intermedia per cessazione dell'attività lucrativa
principale, se il contribuente che esce da una società in nome collettivo dalla
quale, nonostante la trascurabile occupazione personale, traeva un reddito
superiore a quello proveniente dall'attività dipendente esercitata per la maggior
parte del tempo (CDT n. __________.__________.__________ del 4 novembre 1996,
in RDAT I-1997 n. 29t).

 

 

                                   4.   4.1.

                                         Il
ricorrente chiede una tassazione intermedia per cessazione dell'attività
dipendente, in seguito alla conclusione dell'attività di presidente centrale
del __________. 

                                         L'autorità
fiscale ha negato la tassazione intermedia, ritenendo che non sia adempiuto il
presupposto qualitativo, non essendosi cioè verificata né una cessazione dell'attività
lucrativa come tale né un mutamento di professione.   

                                      

                                         4.2.

                                         In
effetti, come si è visto, la giurisprudenza del Tribunale federale si è ormai
chiaramente consolidata nel senso che l’aggiunta o la scomparsa di una singola
fonte di reddito non può giustificare una tassazione intermedia. 

                                         Con
riferimento poi ad un contribuente che era attivo in diversi consigli di amministrazione,
l'Alta Corte ha già avuto modo di precisare che la rinuncia ad alcuni di essi
non costituisce cessazione dell'attività lucrativa, quale che sia l'entità del
mutamento di reddito ad essa connesso; dall'altra parte, neppure l'assunzione
di un ulteriore mandato in un consiglio di amministrazione accanto agli altri è
motivo di una tassazione intermedia (DTF 109 Ib 10).

 

                                         4.3.

                                         Il
ricorrente presenta la propria situazione professionale, esistente fino alla
metà del 1996, come la somma di tre attività diverse: quella di presidente del
__________, quella di avvocato e notaio e quella di consigliere di
amministrazione di varie società. Quanto all'importanza delle diverse
componenti, ritiene assolutamente preponderante la prima, che considera
attività principale, mentre sottolinea come la terza occupi poche giornate
all'anno.

                                         Dal punto
di vista del reddito di ognuna delle tre componenti, l'evoluzione è la seguente:

 

	
   

  	
  1993

  	
  1994

  	
  1995

  	
  1996

  	
  1997**

  	
  1998**

  
	
  presidenza __________

  	
  173'602

  	
  191'404

  	
  192'504

  	
  96'402*

  	
   

  	
   

  
	
  Studio legale

  	
  39'773

  	
  67'733

  	
  287'714

  	
  12'900

  	
  218'638

  	
  144'741

  
	
  Consigli d'amm.

  	
  116'707

  	
  139'907

  	
  139'761

  	
  140'974

  	
  130'865

  	
  132'370

  
	
  Totale

  	
  330'082

  	
  399'044

  	
  619'979

  	
  250'276

  	
  349'503

  	
  277'111

  

                                         *
    fino al 30 giugno 1996

                                         **
  secondo la dichiarazione (periodo fiscale 1999/2000 non ancora tassato) 

 

                                         4.4.

                                         Il quadro
della situazione, così come si presenta in base alla versione dei fatti offerta
dal ricorrente, ma anche alla luce delle risultanze dell'esame degli atti, fa
chiaramente risultare la complessiva attività professionale del ricorrente come
la risultante di diverse occupazioni, poco importa che siano qualificate dipendenti
o indipendenti. Comunque, secondo la giurisprudenza, l'attività di un membro
del consiglio di amministrazione di una società, dal punto di vista fiscale, è
considerata attività dipendente (DTF 121 I 259 = ASA 65 p. 421
consid. 4). Lo stesso dovrebbe valere per la presidenza del TCS. Il ricorrente
è cioè un avvocato che svolge anche le attività dipendenti di amministratore di
società e di presidente del __________. 

                                         Come si
vede, fra i tre settori di attività non vi è una chiara preponderanza dell'uno
sugli altri. Al contrario, l'attività indipendente ha subito fluttuazioni
importanti, passando addirittura da fr. 287'714 a fr. 12'900 dal 1995 al 1996;
quanto alle attività dipendenti, il loro reddito è stato invece più costante,
assestandosi sui fr. 130'000 per quanto attiene ai consigli d'amministrazione e
sui fr. 180'000 per la presidenza del __________. Ciò che conta è, comunque,
che solo nel 1993 il reddito di quest'ultimo lavoro ha superato la percentuale
del 50%. 

 

                                         4.5.

                                         È vero
peraltro che non è solo la misura del reddito a contraddistinguere l'attività
principale rispetto a quelle accessorie.

                                         In
dottrina si è opportunamente fatto notare come la distinzione tra attività
lucrativa principale ed accessoria sia difficilmente definibile, soprattutto
nel caso delle attività lucrative indipendenti, nelle quali la misura del
reddito non dipende solo dal grado di occupazione, ma anche da altri fattori. È
addirittura possibile che un reddito da attività lucrativa venga realizzato
senza l'esercizio di alcuna attività lucrativa. L'esempio proposto è quello del
socio di una collettiva che lavora quale dipendente presso un terzo ma che
riceve annualmente una quota dell'utile netto della società pur non essendo
attivo per la stessa; immaginando che un simile socio consegua dalla società la
maggior parte dei mezzi di cui dispone, si dovrebbe concludere che egli
esercita un'attività accessoria, dal punto di vista dell'aggravio di lavoro, ed
una principale, dal punto di vista del reddito conseguito (Beer, Die Zwischenveranlagung
bei Aufnahme, resp. Aufgabe der Erwerbstätigkeit sowie bei Berufswechsel,
Zurigo 1979, pp. 58-59; inoltre p. 82).

 

                                         4.6.

                                         Comunque
si valutino le diverse componenti (dispendio di tempo, redditività ecc.), non
si vede come la presidenza del __________ possa essere considerata attività
principale del ricorrente, senza che essa debba d'altra parte essere
qualificata accessoria.

                                         Infatti,
anche il ricorrente, per sostenere la tesi del carattere principale di tale
attività, si limita, da un lato, a rinviare all'importanza dei compiti
conferiti al presidente del __________, e, dall'altro, a sostenere che i
consigli d'amministrazione "occupano pochissime giornate di lavoro".
Anche volendo ammettere che i consigli di amministrazione non richiedano un
importante dispendio di tempo – affermazione che dovrebbe comunque essere
relativizzata, non appena si consideri che il ricorrente è membro di ben una
trentina di consigli – rimane tuttavia un non trascurabile impegno in seno allo
studio legale. Certo, che il fatto di avere assunto la presidenza del
__________ abbia ridotto il tempo a disposizione per l'esercizio della
professione non si può mettere in dubbio. Ciò non ha però reso la libera
professione "accessoria" rispetto alla nuova attività, considerata
principale, di presidente del __________, ma l'ha semplicemente resa
un'attività a tempo parziale. È d'altronde piuttosto diffusa, nel settore degli
avvocati, la tendenza a ridurre il tempo destinato all'attività professionale
vera e propria, a favore di altre attività, fra le quali si distinguono in
particolare il servizio militare, i mandati nei consigli d'amministrazione, i
mandati politici, il lavoro in federazioni, cariche onorarie con irradiazione
pubblica, attività pubblicistica e di insegnamento. Si tratta di attività che
apportano o guadagni supplementari o visibilità professionale e sociale, che ha
riflessi positivi per lo studio legale. Che in tal modo l'avvocato eserciti la
professione solo a tempo parziale non è di solito percepito (Aeppli Wartmann/Wartmann, Anwaltsberuf
und Teilzeitarbeit, in: Fellmann/Huguenin
Jacobs/Poledna/Schwarz [a cura di], Diritto
svizzero degli avvocati, Berna 1998, p. 473).

                                         

                                         4.7.

                                         Pur
ammettendo che, nel caso del ricorrente, le attività che si sono affiancate a
quella professionale in senso stretto abbiano assunto una proporzione
particolarmente significativa, in termini di dispendio di tempo (quella di
presidente del __________) ed anche di redditività (sia quella di presidente
del __________ sia quella di membro di consigli d'amministrazione), non è
tuttavia possibile concludere che la presidenza centrale del __________ abbia
assunto una portata tale da divenire l'attività principale, con la conseguenza
che la libera professione e i mandati nei consigli d'amministrazione si
sarebbero ridotti a mere attività accessorie. 

                                         Come già
accennato, non occorre a tal fine sostenere, come fa la Divisione delle
contribuzioni nelle proprie osservazioni al ricorso, che la presidenza del
__________ abbia avuto il carattere di un'attività indipendente. È senz'altro
un'attività dipendente, anche se di tipo molto particolare, rappresentativa e
caratterizzata da un'importante visibilità. Le considerazioni dell'amministrazione
fiscale possono allora essere interpretate nel senso che sottolineano
semplicemente la circostanza che il ricorrente non è mai stato un comune
dipendente, che ha fatto carriera in un'impresa ed è poi arrivato al suo
vertice; al contrario, il __________ ha scelto come presidente un
professionista già affermato e che, anche in virtù dell'attività politica
svolta, era già anche noto al pubblico. Vi è dunque indubbiamente una
correlazione profonda fra le attività esercitate dal ricorrente, anche se le
stesse assumevano in parte un carattere dipendente.

 

                                         4.8.

                                         Deve
dunque essere condivisa la decisione dell'autorità fiscale, che ha ritenuto che
il contribuente non abbia cessato l'attività principale ma abbia semplicemente
estinto una delle sue fonti di reddito, anche se particolarmente redditizia.  

                                         In simili
circostanze, si è visto come la legge in vigore non consenta di intraprendere
una tassazione intermedia, in mancanza di una cessazione dell'attività
lucrativa o di un mutamento di professione. 

                                         Va poi
rilevato un ulteriore elemento che induce a ritenere giustificata la decisione
in discorso. L'eventuale tassazione intermedia, che fosse riferita alla cessazione
dell'attività lucrativa "principale", differirebbe dalla tassazione
ordinaria solo per lo stralcio del reddito del __________. Gli altri redditi,
in particolar modo quelli delle attività considerate "accessorie",
dovrebbero essere ancora imposti con il sistema di calcolo praenumerando.
In concreto, il ricorrente sarebbe imposto, con l'intermedia 1996, sui redditi
delle altre attività, conseguiti negli anni 1993 e 1994, mentre la tassazione
1997/98 non includerebbe più la retribuzione del __________ ma comprenderebbe i
redditi delle altre attività conseguiti nel biennio 1995/96. Poiché però la
cessazione di un'attività comporta di solito un'estensione delle altre concorrenti,
intraprendendo una tassazione intermedia alla sua cessazione, si cumulerebbero
due vantaggi: lo stralcio del reddito cessato e la tassazione dei redditi delle
altre attività sulla base di quanto conseguito quando ancora era esercitata
l'attività cessata. In concreto, nella tassazione intermedia per il 1996,
continuerebbero ad essere tassati i redditi della professione relativi al
biennio 1993/94 (rispettivamente, fr. 39'773 e 67'733), che sono nettamente
inferiori a quelli del 1997 (218'638); nel successivo periodo 1997/98, poi, le
entrate dello studio legale sarebbero commisurate in base alla media del
periodo precedente (circa fr. 150'000), mentre i redditi del biennio stesso
ammontano, secondo la dichiarazione, a oltre fr. 180'000 in media annua. 

 

 

                                   5.   Il
ricorso è pertanto respinto. La tassa di giustizia e le spese processuali sono
a carico del ricorrente, soccombente.

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

 

 

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
processuali consistenti:

                                         a. nella
tassa di giustizia di                                  fr.  1'000.–

                                         b. nelle
spese di cancelleria di complessivi       fr.       80.–

                                         per un
totale di                                                       fr.  1'080.–

                                         sono a
carico del ricorrente.

 

                                   3.   Intimazione
alle parti.

 

                                   4.   Per l'IC
il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT).

                                         Per l'IFD
è ammesso il ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146
LIFD).

 

 

 

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il presidente:                                                       Il
segretario: