# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88d52a0d-38a9-51ad-a538-6cb9fc25a106
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-08-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.08.2010 39.2010.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2010-7_2010-08-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  39.2010.7

   

  CI/DC/sc

  	
  Lugano

  30 agosto
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Carlo Iazeolla, vicecancelliere

  	 

						

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 maggio 2010 di

 

	
   

  	
  1.  RI 1   

  2.  RI 2   

  tutti rappr.
  da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 27 aprile
  2010 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale per gli assegni
  familiari, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione del 15 maggio 2007 la Cassa cantonale per gli assegni familiari (di
seguito: la Cassa) ha ordinato ad RI 1 e RI 2 la restituzione di fr. 3'312.--
indebitamente percepiti a titolo di assegno integrativo nel periodo tra il 1°
giugno 2005 ed il 31 maggio 2006 (cfr. doc. 3A).

 

                               1.2.   L’ordine di
restituzione è cresciuto in giudicato incontestato. Con scritto del 7 giugno
2007 i coniugi __________ hanno domandato il condono dell’importo da restituire
(cfr. doc. 6). La domanda di condono è stata respinta con decisione del 18
giugno 2007 (cfr. doc. 7A), confermata con decisione su reclamo del 6 novembre
2007 (cfr. doc. 11).

                               1.3.   In seguito
al ricorso interposto dagli assicurati tramite il loro rappresentante (cfr.
doc. 12A) questo Tribunale, sentite le parti in udienza (cfr. doc. A3), con
decreto del 17 aprile 2008 ha stralciato la causa dai ruoli per intervenuta
soluzione transattiva. La decisione su reclamo del 6 novembre 2007 è stata
annullata e gli atti sono stati rinviati alla Cassa per nuovi accertamenti e
nuova decisione (cfr. doc. 17).

 

                               1.4.   Esperiti
ulteriori accertamenti (cfr. doc. 18, doc. 19) e sentiti gli assicurati (cfr.
doc. 21, doc. A2), con decisione del 15 gennaio 2010 la Cassa ha nuovamente
respinto la domanda di condono (cfr. doc. 24). In seguito al reclamo interposto
dagli assicurati ancora tramite il loro rappresentante (cfr. doc. 25), con
decisione su reclamo del 27 aprile 2010 la Cassa ha confermato il contenuto
della propria precedente decisione (cfr. doc. A1).

 

                               1.5.   Con ricorso
del 27 maggio 2010 RI 1 e RI 2, sempre tramite il loro rappresentante, hanno
chiesto l’annullamento della decisione impugnata e l’accoglimento della domanda
di condono.

                                         A
sostegno delle loro pretese ricorsuali, gli assicurati hanno fatto valere di
aver sempre prodotto ogni documento e informazione utile all’accertamento
dell’unità di riferimento, del reddito disponibile residuale e del diritto alle
prestazioni richieste, e di dovere, perciò, essere considerati in buona fede.

                                         Non
corrisponderebbe al vero che i documenti prodotti dai ricorrenti presso lo
sportello Laps di __________ fossero incompleti. Sarebbe invece gravemente negligente
il comportamento dell’amministrazione che, nella denegata ipotesi in cui il
contratto di locazione dell’abitazione dei ricorrenti non fosse stato
consegnato allo sportello nella sua completezza, non ne avrebbe richiesto la
produzione e la verifica.

                                         Infine,
la decisione della Cassa del 15 gennaio 2010 sarebbe ampiamente perenta e la
prestazione fornita non più esigibile (cfr. doc. I).

 

                               1.6.   In risposta,
la Cassa ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa riconfermandosi
interamente negli argomenti della propria precedente decisione e rilevando
inoltre che la decisione del 15 gennaio 2010 non sarebbe perenta, riferendosi
alla domanda di condono e non all’ordine di restituzione, emesso il 15 maggio 2007
e pacificamente cresciuto in giudicato (cfr. doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2009 è entrata in vigore la Legge federale sugli assegni di famiglia
(LAFam) del 24 marzo 2006 e la relativa Ordinanza (OAFam; cfr. RU 2008 pag. 131 segg.).

                                         Nel
diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento legale in
vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie giuridicamente
rilevante (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr.
3;SVR 2003 IV Nr. 25; STFA del 23 gennaio 2002 nella causa L., H 114/01; STFA
20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01; DTF 122 V 35 consid. 1; DTF
118 V 110 consid. 3; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321 consid. 2).

                                         Nel caso
in esame la lite verte sul condono o meno della restituzione di assegni
integrativi percepiti dai ricorrenti nel lasso di tempo giugno 2005 - maggio 2006.

                                         Di
conseguenza i nuovi disposti della LAFam non sono applicabili in concreto.

 

                               2.3.   L’assegno
integrativo è regolato dagli art. 24 segg. LAF.

                                         L'art. 24
LAF stabilisce come segue le condizioni per poter beneficiare dell'assegno integrativo:

 

" 
Il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto
all’assegno, per il figlio, se cumulativamente: 

a)   coabita, anche soltanto in forma parziale,
con il figlio; 

b)   ha il domicilio nel Cantone da almeno tre
anni; 

c)   soddisfa
i requisiti della Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle
prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps). (cpv. 1)

Se entrambi i genitori coabitano con il figlio,
ha diritto all’assegno la madre o il padre. (cpv. 2)

... (cpv. 3)."

 

                                         L'art. 27
LAF prevede altresì che

 

" 
Richiamati gli articoli 10 e 11 Laps, l’importo
massimo dell’assegno corrisponde ai limiti minimi di reddito del o dei figli,
definito dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, per i
quali l’assegno è riconosciuto. (cpv. 1)

In ogni caso, dall’importo erogabile vanno
dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)."

 

 

                               2.4.   Gli art. 31
e 32 LAF fissano le condizioni per poter beneficiare dell’assegno di prima
infanzia.

 

                                         L’art. 32
LAF, che si riferisce alla famiglia biparentale, stabilisce quanto segue:

 

" 
I genitori hanno diritto all’assegno, per il
figlio, se cumulativamente: 

a)   sono domiciliati nel Cantone al momento
della richiesta; 

b)   coabitano costantemente
con il figlio; (cpv. 1)

c)   il padre o la madre ha il domicilio nel Cantone
da almeno 3 anni; 

d)
  il reddito disponibile dei genitori, inclusi gli eventuali assegni di cui il
nucleo familiare beneficia in virtù della legge, è inferiore ai limiti posti
dall’art. 24 cpv. 1 lett. c). 

Al genitore che non esercita un’attività lucrativa
o ne esercita una solo a tempo parziale, senza giustificati motivi, è
computabile un reddito ipotetico, pari al guadagno di un’attività a tempo
pieno, da lui esigibile. (cpv. 2)

 

Il reddito ipotetico minimo è pari al doppio del
limite minimo per persona sola secondo la legislazione sulle prestazioni
complementari all’AVS/AI. (cpv. 3)"

 

 

                                         L’art. 35
LAF enuncia inoltre che:

 

" 
Richiamati gli articoli 4, 10 e 11 Laps,
l’importo massimo dell’assegno è pari alla differenza fra il reddito
disponibile residuale ai sensi della Laps e il limite minimo di reddito
previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI,
cumulativamente, per il genitore o i genitori, i figli di età superiore ai tre
anni e i figli per i quali sussiste il diritto all’assegno di età inferiore ai
tre anni. (cpv. 1)

2Dall’importo
erogabile vanno dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)" 

 

                                         Dal
tenore di queste norme legali, risulta che la LAF, per quanto attiene al
calcolo degli assegni integrativi e di prima infanzia, rinvia alla Laps.

 

 

                               2.5.   Giusta
l'art. 27 Laps, relativo alla revisione,

 

" 
Il diritto alle prestazioni sociali è soggetto a
revisione su iniziativa dell’organo amministrativo competente o su domanda
dell’utente. (cpv. 1)

L’organo amministrativo competente effettua: 

a) revisioni periodiche delle prestazioni sociali ricorrenti di
durata superiore ad un anno e 

b) revisioni straordinarie in caso di segnalazione di cambiamenti
rilevanti ai sensi dell’art. 30 e di prestazioni indebitamente percepite. (cpv.
2)

L’utente può sempre chiedere una revisione
straordinaria. (cpv. 3)

Ogni revisione periodica o nuova domanda che
aggiorna il reddito disponibile residuale o l’importo di una prestazione
sociale di complemento armonizzata o della partecipazione al premio
dell’assicurazione malattia comporta, per principio, l’adeguamento delle
prestazioni sociali già assegnate. (cpv. 4) 

L’adeguamento delle prestazioni interviene: 

a) dal primo giorno del mese successivo alla
revisione periodica; 

b) dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si è
verificato l’evento all’origine della revisione in caso di revisione
straordinaria ad opera dell’organo amministrativo competente; 

c) dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata
depositata la domanda in caso di revisione chiesta dall’utente. (cpv. 5)."

 

                               2.6.   Secondo
l'art. 41 cpv. 2 LAF, concernente l'obbligo di informare

 

"Per l'assegno integrativo e di prima
infanzia si applica altresì l'art. 30 Laps."

 

                                         L'art. 30
cpv. 1 Laps prevede che

 

"Le persone che compongono l'unità di
riferimento sono tenute a informare tempestivamente gli organi amministrativi
competenti per l'applicazione della legge e delle leggi speciali qualsiasi
cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per l’erogazione
di una prestazione."

 

                                         In
proposito l'art. 10 Reg. Laps precisa che

 

" 
E' considerato cambiamento rilevante:

      a)                               un
cambiamento pari ad un importo di almeno fr. 1200.-- annui del

                                        reddito
disponibile residuale dell'unità di riferimento rispetto a quello determinante
per la decisione più recente;

      b)                               una
variazione della composizione dell'unità di riferimento."

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda l'obbligo di restituzione e il condono, l'art. 44 cpv. 4 LAF prevede
che

 

" 
Resta riservato l'art. 26 Laps per quanto
concerne l'assegno integrativo e di prima infanzia."

 

                                         L'art. 26
Laps sancisce:

 

" 
La prestazione sociale indebitamente percepita
deve essere restituita. (cpv. 1)

Il diritto di esigere la restituzione è perento
dopo un anno dal momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto
conoscenza dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)

La restituzione è condonata, in tutto od in
parte, se il titolare del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona
fede e se, tenuto conto delle condizioni economiche dell’unità di riferimento
al momento della restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo
grave. (cpv. 3)

I coniugati e i conviventi sono solidalmente
tenuti alla restituzione. (cpv. 4) "

 

                                         Il
Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998 prevede che, per
quanto attiene all’art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni
percepite indebitamente e il relativo condono, è applicabile la consolidata
giurisprudenza del TCA e del TFA in materia di prestazioni complementari (cfr.
Messaggio N. 4773, p.to 12 ad art. 26).

 

                                         Secondo
l'art. 21 cpv. 4 Reg.Laps

 

"L'organo designato dalla legge speciale è
inoltre competente per le revisioni e per le decisioni di restituzione delle
prestazioni indebitamente percepite."

 

                                         Ai sensi
dell'art. 54 LAF competente in merito al calcolo e al pagamento degli assegni
integrativi e di prima infanzia è la Cassa cantonale per gli assegni familiari.

 

                               2.8.   Secondo la
giurisprudenza in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile
alla LPC e quindi, secondo il tenore del Messaggio del 1° luglio 1998
menzionato sopra (cfr. consid. 2.6.), anche alla Laps, la richiesta di rimborso
è subordinata ai presupposti della revisione processuale o del riesame. In
effetti l’amministrazione può riesaminare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è
senza dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante oppure deve
procedervi se si manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a
indurre ad una conclusione giuridica differente. Solo in tali casi può
richiedere una restituzione (cfr. STFA del 20 ottobre 2000 nella causa C., C
25/00; DTF 122 V 21; RCC 1989 p. 547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, ad art. 3 p. 68).

                                         Per quel
che concerne l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare
limite generalmente valido. È infatti determinante l’insieme delle circostanze
del singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         È tenuto
alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla
quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è
quindi stata erogata in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante
sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto
l'indebita prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer,
Die Rückerstattung unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea 1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528,
edizione francese; STFA del 20 ottobre 2000 nella causa C., C 25/00).

                                         Il
principio della restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 LAVS, analogo alle
regole del diritto civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr.
art. 62ss CO), ha beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS
e delle leggi ad essa correlate (art. 49 LAI e art. 27 LPC), nel senso che, se
il principio della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la
persona tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura
distinta, il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la
restituzione costituirebbe un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1, 2a frase LAVS
e art. 79 OAVS; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse
et survivants, pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo
concetto è stato pure ripreso dall'art. 26 cpv. 3 Laps

(cfr. consid. 2.7.).

 

                               2.9.   Per quanto
riguarda la perenzione del diritto alla restituzione, è utile ribadire che
l’art. 26 cpv. 2 Laps, al quale rinvia l’art. 44 cpv. 4 LAF (cfr. consid.
2.7.), prevede che il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno
dal momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto conoscenza
dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione.

 

                                         Il tenore
di tale disposto corrisponde a quello dell’art. 25 cpv. 2 LPGA (applicabile
alle assicurazioni sociali disciplinate dalla legislazione federale) secondo
cui il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere
dal momento in cui l’istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, a
al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione.

 

                                         Visto che
il contenuto dell’art. 26 cpv. 2 Laps è essenzialmente il medesimo di quello
dell’art. 25 cpv. 2 LPGA, la giurisprudenza valida per quest’ultimo – elaborata
sotto l’egida del vecchio diritto (cfr. art. 95 cpv. 4 vLADI, art. 47 cpv. 2
vLAVS; U. Kieser, ATSG Kommentar, 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, art. 25
n. 38) – va applicata per analogia anche al disposto della Laps.

 

                                         In
particolare l’art. 95 cpv. 4 vLADI, in vigore fino al 31 dicembre 2002,
enunciava che la pretesa si prescrive in un anno dal momento in cui il servizio
di pagamento ha avuto conoscenza dei fatti, al più tardi in cinque anni dopo il
versamento.

 

                                         A
quest’ultimo riguardo in una sentenza non pubblicata del 16 settembre 1997
nella causa CPCAD contro T. SA e TCA (C 69/97), il Tribunale federale delle
assicurazioni (TFA) ha stabilito che i termini dell'art. 95 cpv. 4 vLADI, contrariamente
al tenore letterale della norma, costituiscono un termine di perenzione (cfr.
pure DTF 122 V 270, consid. 5a, pag. 274-275; DTF 119 V 431 consid. 3a, pag.
433) che decorre nel momento in cui l'amministrazione poteva ragionevolmente
avere conoscenza dei fatti giustificanti la restituzione. Nel caso in cui è
necessaria la collaborazione tra più autorità, la ragionevole conoscenza dei
fatti rilevanti ai fini della restituzione è data quando è ascrivibile ad una
delle unità amministrative competenti (DTF 119 V 431 consid. 3a, pag. 433; STFA
I 62/02 del 2 aprile 2004 consid. 4.2.).

                                         I termini
di perenzione non possono, poi, essere né interrotti né sospesi e devono essere
applicati d’ufficio (cfr. DTF 111 V 135, consid. 3b, pag. 136; cfr. pure T. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, N.
36-37, pag. 59-60 e N. 12-13, pag. 311-312).

 

                                         Si tratta, quindi, pure per quanto attiene all’art. 26 cpv. 2 Laps,
di un termine di perenzione.

 

                                         In una
sentenza C 17/03 del 2 settembre 2003, pubblicata in SVR 2004 ALV Nr. 5, è
stato, inoltre, ribadito che per “momento in cui il servizio di pagamento ne ha
avuto conoscenza” a partire dal quale inizia a decorrere il termine di
perenzione di un anno bisogna intendere il momento in cui l’amministrazione,
dando prova dell’attenzione da essa esigibile, avrebbe dovuto riconoscere che i
presupposti per una restituzione erano dati.

                             2.10.   In una
sentenza 8C_383/2007 del 15 luglio 2008, emessa in ambito LADI, il TF era
chiamato ad esprimersi in merito alla restituzione di indennità di
disoccupazione indebitamente percepite e alla perenzione dell’ordine di
restituzione fatta valere dalla ricorrente. In particolare, al consid. 6 l’Alta
Corte si è così espressa:

 

" 6.3 Per prassi costante, una decisione
amministrativa viziata è, di regola, unicamente annullabile. Se, quindi, non
viene impugnata tempestivamente, essa diviene formalmente definitiva e non può
più venire contestata. Solo di rado una simile decisione è nulla, cioè non
esplica effetto alcuno (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii; Grisel, Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984, volume I, pag. 421; Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea/Francoforte 1990, n. 40 B I, pag. 118; Moor, Droit administratif, vol. II, 2a ed., Berna
2002, pag. 310). Ciò è segnatamente il caso se il vizio è particolarmente
grave, è evidente o perlomeno facilmente riconoscibile e, infine,
l'accertamento della nullità non mette in serio pericolo la sicurezza del
diritto (sentenze 2A.18/2007 dell'8 agosto 2007, consid. 2.4 e 2.5, e
5P.178/2003 del 2 giugno 2003, consid. 3.2; DTF 116 Ia 215 consid. 2c pag. 219;
104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii). Di norma, vengono considerati vizi
particolarmente gravi taluni errori di procedura, quali l'incompetenza
dell'autorità giudicante. Gli errori riguardanti il contenuto invece causano
raramente la nullità dell'atto (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii),
e meglio solo se sono eccezionalmente gravi; ciò si verifica, ad esempio,
quando l'atto diviene, in pratica, privo di effetto e meglio impossibile da
eseguire, insensato, immorale (sentenza 5P.178/2003 succitata, consid. 3.2;
Rhinow/Krähenmann, op. cit., n. 40 B V e, pag. 121) oppure in contrasto con un
divieto assoluto posto dalla Costituzione (si veda in proposito Moor, op. cit.,
pag. 321), ad esempio nel caso in cui una decisione non abbia alcuna base
legale (Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., Basilea/Francoforte 1991, n. 1219; si confronti anche
sentenza 2A.18/2007 succitata, consid. 2.4 e 2.5). Del resto se così non fosse
e meglio se ogni illegalità riguardante il merito provocasse la nullità della
decisione, l'organo esecutivo si sostituirebbe di fatto all'autorità
decisionale (sentenza 5P.178/2003 succitata; Imboden, Der
nichtige Staatsakt, Zurigo 1944, pag. 137). 

                                        

                                        Il
Tribunale federale non ha per esempio ritenuto nulla la decisione tendente a
prelevare contributi di miglioria malgrado il diritto di tassare fosse perento
(RDAT 1996 I n. 49 pag. 138 consid. 5). Secondo l'alta Corte trattandosi di un
errore riguardante il contenuto si doveva dar prova di grande riserbo
nell'ammettere la nullità (DTF 104 Ia 172 consid. 2c pag. 176 con rinvii;
Rhinow/Krähenmann, op. cit., n. 40 B V e, pag. 121; Moor, op. cit., pag. 321;
Knapp, op. cit., n. 1219); inoltre in concreto i lavori erano stati eseguiti e
i proprietari dei fondi ne avevano beneficiato. Il solo fatto che l'autorità
comunale aveva disatteso un termine di perenzione, seppur grave, non permetteva
di ammettere la nullità della procedura d'imposizione. Pure il Tribunale
federale delle assicurazioni si era già espresso in tal senso al consid. 4b
della sentenza pubblicata in RCC 1988 pag. 260 (H 116/86), in cui, non
considerando un termine di perenzione, restituiva dei contributi ad un
assicurato (si confronti anche la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni H 335/95 del 22 maggio 1997, secondo cui una decisione di
fissazione dei contributi non è nulla, ma soltanto annullabile, anche se emessa
dopo la scadenza del termine di perenzione).

                                        

                                        6.4 In
concreto non è soltanto incontestato, ma addirittura ammesso dalla Sezione del
lavoro - la quale ha precisato che il provvedimento di restituzione avrebbe
dovuto essere emanato immediatamente dopo la decisione con cui essa aveva
decretato l'inidoneità al collocamento dell'interessata e non solo dopo la
sentenza con cui il Tribunale federale delle assicurazioni aveva confermato
definitivamente detta decisione - che la Cassa ha statuito sull'esistenza di un
diritto nel frattempo estinto, in seguito a perenzione. 

                                        

                                        La
decisione è pertanto gravemente viziata nel merito (sentenza del Tribunale
federale 2P.171/1995 del 26 ottobre 1995 pubblicata in RDAT 1996 I n. 49 pag.
137), in quanto attesta l'esistenza di un diritto estinto; la carenza inoltre,
pur non essendo palese, è facilmente riconoscibile. Tuttavia, la richiesta di
restituzione era giustificata in quanto l'inidoneità al collocamento
dell'assicurata e quindi il fatto che abbia percepito a torto indennità di
disoccupazione sono stati confermati in ultima istanza (RDAT 1996 I n. 49 pag.
139 consid. 5b). Alla luce della suesposta giurisprudenza quindi, malgrado
l'intervenuta perenzione, la decisione è annullabile e quindi in concreto
definitiva. Una modifica potrebbe infatti intervenire solo tramite riesame da
parte dell'amministrazione (si confronti RCC 1988 pag. 261 consid. 3c.). 

                                        

                                        Su questo
punto, in quanto conforme al diritto federale, il giudizio impugnato va
confermato." (STF 8C_383/2007, consid. 6)

 

 

                             2.11.   Per quanto
riguarda i presupposti del condono, va innanzitutto ricordato che la
giurisprudenza, relativamente al concetto di buona fede, distingue la mancanza
di coscienza dell’irregolarità commessa dalla questione a sapere se, nelle
circostanze concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe
dovuto, facendo prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere l’errore di
diritto commesso. Il TFA ha stabilito che la problematica relativa alla
coscienza dell'irregolarità commessa è una questione di fatto, per contro
quella concernente l'attenzione esigibile è di diritto (cfr. STFA del 15 marzo
2004 nella causa P.-B., C 292/02, consid. 2.3.; SVR 2003
IV Nr. 4 pag. 10; SVR 2002 EL Nr. 9 pag. 21-22; Pratique VSI 1994 p. 126; DTF
122 V 221 = Pratique VSI 1996 pag. 269).

                                         La buona fede non è compatibile con un comportamento di grave
negligenza da parte dell'assicurato (U. Meyer-Blaser,

Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen,
in: RSJB 1995, pag. 481).

 

 

 

                                         Secondo
l'art. 3 cpv. 2 CC, che è applicabile analogicamente, 

 

"  nessuno
può invocare la propria buona fede quando questa non sia compatibile con
l'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui." 

 

                                         Compete
al Giudice inoltre, sulla base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente
dalle conoscenze e dalle attitudini particolari della parte, determinare il
grado dell’attenzione richiesta (DTF 79 II 59).

 

                                         La buona
fede deve essere quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato
l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare)
siano imputabili a comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato.

                                         Viceversa,
l'assicurato può prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi unicamente di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare

(cfr. STFA del 20 giugno 2005 nella causa C., P. 42/04,

consid. 2.2.; STFA del 15 marzo 2004 nella causa P.-B., C 292/02, consid. 2.3.;
SVR 2003 IV Nr. 4 pag. 10; Pratique VSI 1994, pag. 125ss; DTF 118 V 218, 112 V 105, 110 V 180 consid. 3
c, 102 V 245 consid. a) oppure se non ha violato tale obbligo

(U. Meyer-Blaser, op. cit., 481/482). 

                                         Infatti,
la buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è
versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa
è stata determinata da sua negligenza (STFA non pubbl. del 31 agosto 1993 in re
I. R p. 3).

 

                             2.12.   Il requisito
dell'onere gravoso è intimamente legato alla situazione economica della persona
tenuta a restituire l'indebito e deve essere valutato in base alle sue capacità
finanziarie.

                                         Dovrà
pertanto essere stabilito concretamente, tenendo conto della particolare
situazione patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire.

 

                             2.13.   Gli
assicurati, nell’atto di ricorso, hanno fatto valere che la decisione di
condono (recte: di restituzione) è nulla ab initio essendo intervenuta
dopo il termine di perenzione di un anno di cui all’art. 26 cpv. 2 Laps (cfr.
doc. I).

 

                                         Il TCA constata
che l’amministrazione è venuta a conoscenza della convivenza di __________ con
i ricorrenti il 10 maggio 2006 (cfr. doc. 24B in alto), mentre l’ordine di
restituzione è del 15 maggio 2007 (cfr. doc. 3A). La Cassa ha dunque
effettivamente statuito sull'esistenza di un diritto nel frattempo estinto, in
seguito a perenzione.

                                         

                                         La
decisione è pertanto gravemente viziata nel merito (sentenza del Tribunale
federale 2P.171/1995 del 26 ottobre 1995 pubblicata in RDAT 1996 I n. 49 pag.
137), in quanto attesta l'esistenza di un diritto estinto; la carenza inoltre,
pur non essendo palese, è facilmente riconoscibile. Tuttavia, la richiesta di
restituzione era giustificata ed è passata in giudicato incontestata. In
effetti gli assicurati, come visto, hanno unicamente postulato il condono della
restituzione (cfr. doc. 6). Alla luce della giurisprudenza esposta al consid.
2.10., quindi, la decisione di restituzione essendo annullabile e non nulla,
come preteso nel ricorso e non essendo stata contestata, è definitiva.

 

                                         Per casi
analoghi, cfr. STCA 38.2007.2 del 21 marzo 2007, consid. 2.4. e STCA 38.2006.92
del 13 giugno 2007, consid. 2.5.

 

 

                             2.14.   In seguito al
decreto di stralcio del 17 aprile 2008 (cfr. doc. 17), i rappresentanti della
Cassa hanno convocato il signor __________ del Servizio centrale delle
prestazioni sociali ed il signor __________ dello sportello regionale Laps di __________,
al fine di esperire ulteriori accertamenti in merito alla modalità di
svolgimento della procedura di richiesta per assegni integrativi e di prima infanzia.

 

                                         Dall’incontro,
che ha avuto luogo il 30 aprile 2008, è emerso che, in base agli atti, la check
list della richiesta dei coniugi __________ è stata consegnata dal Signor __________
(cfr. doc. 18) e non da una ragazza come dichiarato dagli assicurati nel corso
dell’udienza del 17 aprile 2008 dinanzi al TCA (cfr. doc. A3). Il signor __________
ha inoltre precisato che, al momento in cui un assicurato si presenta allo
sportello per la richiesta di prestazioni, l’operatore inserisce i dati alla
presenza del richiedente, in base alla documentazione che questi consegna al
momento e sulla scorta dei dati fiscali visualizzati secondo l’ultima decisione
di tassazione cresciuta in giudicato. I documenti sono già verificati nella
loro completezza al momento in cui è fissato l’appuntamento per l’inoltro della
domanda.

                                         Il signor
__________ ha poi spiegato che in caso di dubbi in merito ai membri facenti
parte dell’economia domestica, l’operatore dello sportello effettua le
verifiche mediante l’apposito programma in dotazione a diversi comuni. Nel caso
dei coniugi __________, non si è ritenuto di dover effettuare ulteriori
verifiche, visto che dalla prima pagina del contratto di locazione risultava
che l’appartamento, adibito ad abitazione familiare per tre persone, era già
occupato dalle quattro persone facenti parte l’unità di riferimento.

                                         Il signor
__________ ha infine confermato che tutti i documenti consegnati in occasione
dell’appuntamento per l’inoltro della domanda sono presenti nell’incarto dello
sportello Laps. Considerato che, nel caso di specie, nell’incarto dello
sportello Laps risulta unicamente la prima pagina del contratto d’affitto, è
verosimile che fosse l’unica pagina consegnata in quell’occasione (cfr. doc.
19, doc. 19A).

 

                                         Nelle
loro osservazioni del 14 luglio 2008, gli assicurati hanno contestato quanto
affermato dal signor __________ e certificato dal signor __________, ribadendo
di aver consegnato i documenti richiesti, tra cui tutte le pagine del contratto
di locazione, ad un’impiegata (cfr. doc. A2).

 

                                         Il 15
gennaio 2010, ossia quasi un anno e mezzo dopo che gli assicurati hanno
prodotto le loro osservazioni, la Cassa ha respinto la domanda di condono.

                                         Da una
parte, l’amministrazione si è basata sulla conferma, fornita dal signor __________,
che tutti i documenti consegnati in occasione dell’appuntamento per l’inoltro
della domanda sono contenuti nell’incarto dello sportello Laps. Dall’altra, la
Cassa ha rilevato che sia per la richiesta di assegni familiari del 2005 che per
la richiesta del 2006, la documentazione trasmessa dallo sportello Laps
competente comprende esclusivamente la prima pagina del contratto di locazione.
Inoltre, in seguito alla decisione valida a decorrere dal 1° giugno 2006, non
ritenendo corretta la spesa per l’alloggio ritenuta dalla Cassa e precisando di
inviare il contratto di locazione ed il versamento mensile, la signora RI 2 ha
nuovamente allegato unicamente la prima pagina del contratto.

                                         Sulla
scorta di queste considerazioni, a mente della Cassa appare altamente
inverosimile che due diversi responsabili dello sportello Laps di __________ -
nel 2005 __________, nel 2006 __________ - abbiano smarrito la medesima
documentazione prima di inoltrare la richiesta alla Cassa, e che pure il
funzionario incaricato della Cassa abbia smarrito proprio le pagine da 2 a 6
del contratto di locazione inviatogli da RI 2 il 10 giugno 2006.

                                         D’altro
canto, i coniugi __________ hanno fornito a __________ la prima e la quinta
pagina - quella dove figura che l’appartamento viene occupato anche dalla madre
di RI 1 - del contratto di locazione proprio affinché parte della pigione fosse
computata nell’ambito della prestazione complementare. Del resto, già
nell’agosto 2000 __________ aveva dichiarato all’Ufficio delle prestazioni di volere
e dovere, date le circostanze, partecipare anche lei alla spesa per l’alloggio (cfr.
doc. 24).

 

 

                             2.15.   Chiamato ora
a pronunciarsi, questo Tribunale, analizzando la fattispecie alla luce degli
accertamenti esperiti dalla Cassa in seguito al decreto di stralcio del 17
aprile 2008 (cfr. doc. A3), ritiene dimostrato, secondo il criterio della
verosimiglianza preponderante, che gli assicurati non abbiano prodotto il
contratto di locazione completo in nessuna delle tre circostanze menzionate
dalla Cassa e, fino al mese di maggio 2006, non abbiano informato nemmeno in
altro modo l’amministrazione della convivenza di __________. Il fatto che il 10
maggio 2006 l’operatore dello sportello Laps di __________ __________ abbia
dovuto personalmente annotare che, citiamo, “L’istante (…) divide l’economia
domestica, oltre che con il marito ed i due figli, anche con la suocera” (cfr.
doc. 24B), rende ulteriormente verosimile che, fino a quel giorno, la Cassa non
sapesse della convivenza di __________ con i ricorrenti.

 

                                         Nel
fornire a __________ le pagine rilevanti del contratto di locazione al fine
dell’ottenimento della prestazione complementare, i coniugi __________ hanno
dimostrato di comprendere a sufficienza la procedura di richiesta di prestazioni
complementari e, di riflesso anche la procedura di richiesta di assegni
familiari. Pertanto, essi non potevano ignorare che l’omissione di comunicare
allo sportello Laps e alla Cassa un elemento determinante ai fini del diritto
ad assegni familiari avrebbe costituito una violazione dell’obbligo di
informare stabilito dall’art. 21 Laps. Essi non possono pertanto essere
considerati in buona fede in applicazione dell’art. 26 cpv. 3 Laps.

 

                                         Venendo a
cadere il presupposto della buona fede, non è  necessario approfondire la questione
di sapere se sia soddisfatto il requisito dell’onere troppo gravoso.

 

                                         La
decisione su reclamo emessa dalla Cassa il 27 aprile 2010 deve quindi essere
confermata.

 

                                      

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti