# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1c18cef1-e08e-557b-9305-d6f84031678e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-08-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.08.2017 D-2913/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2913-2017_2017-08-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2913/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  a g o s t o  2 0 1 7  

Composizione  Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Sylvie Cossy. 
 

 cancelliere Lorenzo Rapelli 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…),  

con i figli 

C._______, nata il (…), 

D._______, nata il (…), 

E._______, nata il (…), 

F._______, nato il (…), 

Eritrea,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 20 aprile 2017 / N (…). 

 

 

 

D-2913/2017 

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Visto: 

la domanda d’asilo che la richiedente ed i figli hanno presentato il 9 feb-

braio 2016 a seguito dell’autorizzazione ad entrare in Svizzera rilasciatagli 

dalla SEM il data 4 novembre 2015 (cfr. domanda presentata all’estero il 

28 marzo 2012), 

i verbali d’audizione del 22 febbraio 2016 (di seguito: verbale 1), del 13 

ottobre 2016 (di seguito: verbale 2) e del 20 marzo 2017 (di seguito: ver-

bale 3), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 20 aprile 2017, con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda 

d’asilo e pronunciato l’allontanamento dei richiedenti dalla Svizzera, salvo 

però non ritenere ragionevolmente esigibile l’esecuzione dello stesso, con 

conseguente ammissione provvisoria degli interessati, 

il ricorso inoltrato al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) il 22 maggio 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 

23 maggio 2017), con cui gli insorgenti hanno postulato l’annullamento 

della decisione della SEM del 17 marzo 2017 ed il riconoscimento 

dell’asilo – subordinatamente la restituzione degli atti all’autorità inferiore 

per una nuova valutazione su tale punto; contestualmente hanno presen-

tato, una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali e dal relativo anticipo, con protesta di 

spese e ripetibili, 

la decisione incidentale del Tribunale del 2 giugno 2017, poi confermata il 

21 giugno 2017, che respingeva la domanda di assistenza giudiziaria invi-

tando i ricorrenti a versare un anticipo a copertura delle presunte spese 

processuali, 

il tempestivo versamento dell’anticipo spese, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

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e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che preliminarmente occorre rilevare che, essendo stati i ricorrenti posti al 

beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con decisione del 20 aprile 2017, e non avendo in spe-

cie essi censurato la pronuncia dell’allontanamento da parte dell’autorità 

inferiore, oggetto del litigio in questa sede risulta essere esclusivamente la 

questione della concessione dell’asilo e del riconoscimento della qualità di 

rifugiato, 

che nel corso dell’audizione sulle generalità la richiedente ha dichiarato 

essere nata ad Asmara, ove avrebbe vissuto sino all’espatrio (cfr. verbale 

1, pag. 1 e segg.), 

che circa i motivi alla base della sua domanda, ella ha addotto essere stata 

arrestata in patria nel 2007 ed aver passato un certo tempo in carcere 

senza accuse ufficiali (cfr. verbale 1, pag. 10; verbale 3, pag. 7 e segg.; si 

vedano anche gli atti A4 e A26 riguardanti la domanda d’asilo all’estero); 

che in occasione dell’audizione del 20 marzo 2017 ella ha parimenti dichia-

rato di aver dovuto far fronte ad alcune problematiche riconducibili all’ab-

bandono del servizio militare (cfr. verbale 3, pag. 7); che alla luce di tali 

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avvenimenti e dopo essere evasa, la ricorrente sarebbe espatriata illegal-

mente (cfr. verbale 3, pag. 12); che a titolo complementare ella ha pure 

espresso il desiderio di vivere al di fuori dell’africa (cfr. verbale 3, pag. 8), 

che nella decisione querelata, la SEM ha concluso all’inverosimiglianza 

dell’integralità dei motivi d’asilo addotti dall’interessata, 

che nel ricorso, l’insorgente, dopo aver richiamato e precisato i fatti esposti 

in corso di procedura, chiede anzitutto che le incongruenze riscontrate ven-

gano relativizzate sulla base delle particolari difficoltà della procedura 

scritta e del lungo tempo trascorso, fermo considerato che la domanda de-

positata all’estero risalirebbe al 2012; che ella sostiene inoltre che parte dei 

fatti esposti avrebbero avuto luogo ben 20 anni orsono; che per di più, i 

gravi problemi di salute con cui si sarebbe dovuta confrontare in corso di 

procedura avrebbero comportato ulteriori difficoltà; che infine, il fatto che 

alcuni componenti della sua famiglia sarebbero stati riconosciuti quali rifu-

giati la esporrebbe al rischio che il regime eritreo identifichi anche lei quale 

oppositrice; che a sostegno delle proprie argomentazioni ella produce in 

alcune fotografie che la ritrarrebbero durante il servizio militare, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera; che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi;  

che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi); che occorre altresì 

tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 2ª frase LAsi);  

che non sono invece rifugiati le persone che sono esposte a seri pregiudizi 

o hanno fondato timore di esservi esposte per aver rifiutato di prestare ser-

vizio militare o per aver disertato (l’art. 3 cpv. 3 LAsi); che è fatto salvo il 

rispetto della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 

(Conv., RS 0.142.30);  

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

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di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),  

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-

temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il richiedente 

stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre-

duta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue 

allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette 

fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di 

procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne 

introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella proce-

dura oppure nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispen-

sabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove 

rigorose; che al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nu-

trendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti),  

che anche a mente del Tribunale, parte dei motivi d’asilo invocati dall’inte-

ressata risultano inverosimili in quanto manifestamente contraddittori, 

che occorre anzitutto rilevare come la ricorrente abbia reso ben tre diverse 

versioni per quanto riguarda l’arresto sul quale ha basato la propria do-

manda d’asilo,  

che a tal riguardo ella ha infatti dapprima addotto, nei memoriali presentati 

all’estero, di essere stata incarcerata con il marito dal 22 maggio 2007 al 

10 febbraio 2008 ad Adi Abeito in quanto entrambi, sospettati di essere 

oppositori del governo, sarebbero stati ingiustamente accusati dalle auto-

rità di voler lasciare il paese per recarsi in Sudan (cfr. atti A4 e A26), 

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che una volta giunta in Svizzera a seguito dell’accoglimento della sua do-

manda di entrata, la ricorrente ha invece affermato, nell’ambito dell’audi-

zione, di essere stata arrestata con il marito quando la figlia Canaan aveva 

due mesi e mezzo (ovvero a metà novembre del 2007), a causa del fatto 

che quest’ultimo sarebbe stato accusato di complicità nel furto di 270'000.– 

dollari presso la banca ove lavorava (cfr. verbale 1, pag. 10), 

che in seguito, al momento di esprimersi nel dettaglio circa i suoi motivi 

d’asilo nell’audizione ex art. 29 LAsi, la ricorrente ha invece inspiegabil-

mente modificato nuovamente versione; che ella ha infatti dichiarando di 

essere stata incarcerata in un penitenziario femminile di Hazhaz dal 22 

febbraio 2007 al 10 febbraio 2008 partorendo anche la figlia Canaan du-

rante la detenzione (cfr. verbale 3, pag. 11); che in tale occasione la ricor-

rente ha ricondotto l’arresto alla sua diserzione dal servizio militare (cfr. 

verbale 3, pag. 10); che ella ha parimenti allegato essere stata arrestata 

senza il marito, il quale sarebbe invece stato fermato separatamente due 

giorni prima sul posto di lavoro (cfr. verbale 3, pag. 9), 

che del resto, anche le allegazioni riguardanti la circostanza stessa della 

diserzione risultano incongruenti, 

che la richiedente ha infatti inizialmente addotto di essere rimasta in servi-

zio attivo sino al suo matrimonio, avvenuto nel 2003 (cfr. atti A4 e A26); che 

per di più in occasione dell’audizione sulle generalità, ella ha anche espres-

samente dichiarato di essere stata congedata dopo aver dato alla luce la 

prima figlia (cfr. verbale 1, pag. 4), 

che in occasione della prima audizione sui motivi d’asilo l’interessata ha 

invece asserito essere stata smobilitata nel settembre del 2006 in quanto 

precedentemente la sua richiesta sarebbe stata rifiutata (cfr. verbale 2, 

pag. 5), 

che in ultimo ella ha invece dichiarato di non essere mai stata smobilitata 

ufficialmente, riconducendo poi le problematiche a lei intercorse proprio a 

tale diserzione (cfr. verbale 3, pag. 5), 

che su tali presupposti, quandanche non possa essere messo in dubbio 

che la ricorrente abbia svolto il servizio militare, va concluso ch’ella non sia 

stata in grado di rendere verosimile la propria diserzione, 

che al contrario, ferma considerata anche la sua situazione personale, si 

può a giusto titolo ritenere che l’interessata sia con maggior probabilità 

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stata congedata dal servizio di leva (cfr. Landinfo, 20 may 2016, Report 

Eritrea: National Service, pag. 2 “women from their mid-twenties are pro-

bably exempt or discharged from national service because of marriage, 

birth or on a religious basis”), 

che le giustificazioni fornite in sede ricorsuale, vista anche l’entità degli ele-

menti d’inverosimiglianza summenzionati, non sono suffiucienti a giustifi-

care un diverso apprezzamento del Tribunale, 

che per il resto, i restanti motivi deducibili dall’inserto non permettono di 

concludere quanto all’esistenza in specie di un il rischio di esposizione a 

trattamenti contrari all’art. 3 LAsi, 

che anzitutto, in una recente sentenza pubblicata come sentenza di riferi-

mento (D-7898/2015 del 30 gennaio 2017) il Tribunale, dopo approfondita 

analisi delle attuali informazioni sul Paese (cfr. D-7898/2015 consid. 4.6-

4.11), ha esaminato la questione della rilevanza in materia d’asilo 

dell’espatrio illegale dall’Eritrea e stabilito che quest’ultimo, da solo, non è 

sufficiente per ritenere, con una probabilità preponderante, un rischio di 

subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo, 

che dall’analisi è infatti risultato che molte persone che sono espatriate il-

legalmente dall’Eritrea hanno potuto farvi ritorno senza particolari problemi 

per soggiorni di corta durata; che pertanto non si può più presumere con 

una probabilità preponderante che i cittadini eritrei siano esposti in Patria 

a sanzioni che per la loro intensità e per le ragioni politiche dello Stato 

equivalgano seri pregiudizi ai sensi della legge sull’asilo e ciò unicamente 

a causa dell’espatrio illegale, 

che un rischio accresciuto di subire una sanzione, può essere riconosciuto 

unicamente in presenza di elementi supplementari che lascino presupporre 

che la persona sia malvista dalle autorità eritree (cfr. D-7898/2015 consid. 

5.1), 

che nel presente caso non vi sono però elementi che lascino presupporre 

l’esistenza di un siffatto rischio in caso di rientro in patria, 

che in particolare nulla può essere dedotto dal fatto che ad alcuni famigliari 

della ricorrente sarebbe stato riconosciuto lo statuto di rifugiato; che del 

resto non vi sono in casu i presupposti per riconoscere un rischio di perse-

cuzione riflessa su tali basi, 

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che da ultimo, la propensione della ricorrente a vivere al di fuori dell’africa 

risulta a sua volta manifestamente irrilevante ai fini della concessione 

dell’asilo, 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che pertanto il ricorso va respinto, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente e prelevate 

sull’anticipo spese versato il 3 luglio 2017 (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 

3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]),  

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali, in CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti e 

prelevate sull’anticipo spese versato il 4 luglio 2017. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: