# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b3285c2f-474f-5a07-b957-fde53d2126a6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-10-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.10.2015 D-6880/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6880-2015_2015-10-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-6880/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  o t t o b r e  2 0 1 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l'approvazione del giudice Thomas Wespi; 

cancelliera Zoe Cometti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Pakistan, 

rappresentato dal Signor Rosario Mastrosimone, 

Antenna Profughi, 

ricorrente, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione della SEM del 15 ottobre 2015 / N (…). 

 

 

D-6880/2015 

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Visto: 

la domanda d'asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera il 

18 luglio 2015, 

l'audizione sulle generalità del 29 luglio 2015 (di seguito: verbale) nella 

quale, tra le altre cose, è stato concesso il diritto di essere sentito circa 

un'eventuale evasione della sua domanda d'asilo tramite una decisione di 

non entrata nel merito ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) 

con il relativo trasferimento verso l'Italia, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 15 ottobre 2015 (notificata il 20 ottobre 2015 [cfr. risultanze 

processuali]), mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato 

il trasferimento dell'interessato verso l'Italia ed ordinato lo stesso al più tardi 

il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso, indicando che un 

eventuale ricorso non ha effetto sospensivo, 

il ricorso del 26 ottobre 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 27 ottobre 2015) con il quale l'insorgente ha concluso 

all'accoglimento del ricorso e alla restituzione degli atti all'autorità inferiore 

per il trattamento della domanda d'asilo in procedura nazionale; le ulteriori 

conclusioni ricorsuali tendenti alla concessione dell'effetto sospensivo e 

dell'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle 

spese di giustizia e del relativo anticipo, con protestate spese e ripetibili, 

l'incarto originale della SEM pervenuto al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) il 28 ottobre 2015, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi ed art. 31-33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c ed art. 52 PA, 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, in applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di 

scritti, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa 

a carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione, 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

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III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, 

Vienna 2014, n. 4 ad art. 7), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III  

(cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al 

capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del Regolamento Dublino III è 

tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 

22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato 

membro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale 

presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, dagli atti risulta che l'insorgente, prima di entrare 

in Svizzera ha soggiornato irregolarmente in Italia dal 2012; che sarebbe 

entrato legalmente nel territorio degli Stati membri grazie a un visto 

rilasciato dal Regno Unito nel 2007 e vi avrebbe soggiornato 

irregolarmente per quattro o cinque anni prima di recarsi in Francia ed 

infine in Italia (cfr. verbale, pagg. 6 seg.), 

che il 7 agosto 2015 la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti, 

nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III una richiesta, 

fondata sull'art. 13 par. 2 Regolamento Dublino III, di presa in carico, 

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che a livello ricorsuale l'insorgente contesta l'applicazione di tale 

disposizione, indicando che la Svizzera sarebbe competente a trattare la 

domanda d'asilo in applicazione dell'art. 12 par. 5 (recte: par. 4) 

Regolamento Dublino III, 

che il ricorrente non può tuttavia fare valere la violazione di tale 

disposizione poiché non è direttamente applicabile, ossia "self-executing" 

(cfr. su questa nozione DTAF 2010/27 consid. 4-6), 

che la SEM ha fondato la sua richiesta di presa in carico del ricorrente ai 

sensi dell'art. 13 par. 2 Regolamento Dublino III, indicando in maniera 

corretta quanto allegato dal ricorrente, ovvero l'entrata nel territorio degli 

Stati membri e i differenti soggiorni irregolari in Francia e Italia, 

che non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il termine 

previsto all'art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III, l'Italia ha tacitamente 

riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda di asilo 

in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III), 

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data, 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 della CartaUE cfr. art. 3 par. 2 secondo comma 

Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della 

CEDU della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 

(Conv., RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che la CorteEDU nella sentenza Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12 § 114 ha peraltro espressamente indicato che 

la situazione attuale dell'Italia non è comparabile alla situazione della 

Grecia constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

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internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. 

direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [rifusione] [GU L 180/60 del 

29.6.2013, di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [rifusione] 

[GU L 180/96, di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tali direttive abrogano e sostituiscono le vecchie direttive 2005/85/CE 

(art. 53 direttiva procedura) e 2003/9/CE (art. 32 direttiva accoglienza) con 

effetto dal 21 luglio 2015; le stesse possono essere invocate a partire da 

tale data dai singoli dinanzi ai giudici nazionali nei confronti dello Stato, ove 

quest'ultimo non abbia recepito nei termini tale direttiva nel diritto interno o 

non l'abbia recepita correttamente (cfr. sentenza della CGUE del 

24 novembre 2011 C-468/10 e C-469/10, ASNEF e 

FECEMD/Administración del Estado punto 51), 

che, conseguentemente, visto tutto quanto precede l'applicazione 

dell'art. 3 par. 2 secondo comma Regolamento Dublino III non si giustifica 

nel caso di specie, 

che con l'argomento secondo cui la Svizzera avrebbe dovuto trattare la 

domanda d'asilo del ricorrente visto il drammatico vissuto quale vittima di 

abusi su minori e i notori limiti del sistema di accoglienza italiano, il 

ricorrente fa esplicito riferimento alla clausola di sovranità di cui all'art. 17 

par. 1 Regolamento Dublino III, rispettivamente all'art. 29a cpv. 3 

dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali 

dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione che concretizza in 

diritto interno svizzero la clausola di sovranità; che ai sensi dell'art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che se il richiedente l'asilo invoca motivi umanitari per opporsi al 

trasferimento, il Tribunale si limita ad esaminare se la SEM ha esercitato il 

suo potere discrezionale in modo conforme alla legge; che l'applicazione 

della clausola di sovranità è obbligatoria qualora il trasferimento violi la 

CEDU o altre norme di diritto internazionale alle quali la Svizzera è legata 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 8), 

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che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a prenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva 

procedura, 

che, inoltre, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un 

trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di 

essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che il ricorrente invoca la propria situazione personale di vittima di abusi 

sessuali in tenera età per opporsi al trasferimento verso l'Italia e la difficile 

situazione nelle strutture di accoglienza in Italia, 

che il medesimo fa valere implicitamente che il trasferimento verso lo Stato 

di destinazione lo esporrebbe ad un rischio per la sua persona qualora non 

incontrasse una struttura d'accoglienza adatta alla sua qualità di persona 

vulnerabile, 

che la portata dei problemi allegati dal ricorrente è a questo Tribunale 

sconosciuta, avendo egli a livello ricorsuale fatto riferimento a non meglio 

precisate "peculiari problematiche"; che il Tribunale parte dunque dal 

principio che in Italia, qualora fosse necessario, potrà rivolgersi a strutture 

specializzate per ottenere l'aiuto di cui ha bisogno, 

che l'Italia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

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sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la 

necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di 

assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che l'insorgente può quindi essere trasferito in Italia, 

che in conclusione si rammenta che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere discrezionale (cfr. DTAF 2015/9); con 

l'abrogazione della lett. c dell'art. 106 cpv. 1 LAsi, entrato in vigore il 

1° febbraio 2014, il potere d'esame del Tribunale si è ridotto e pertanto il 

Tribunale può e deve unicamente controllare se l'autorità inferiore ha 

esercitato il suo potere discrezionale ovvero valutare se la SEM ha fatto 

uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti; che 

qualora fosse il caso il Tribunale non può sostituire il suo potere 

discrezionale con quello della SEM, 

che nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che 

l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria tale potere di 

apprezzamento, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a prenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento 

Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

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nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2010/45 

consid. 10), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che parimenti senza oggetto è divenuta la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: