# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b4a3cb8-9f6a-58fc-be39-0f189a2c0a74
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-08-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 04.08.1998 11.1998.112
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-112_1998-08-04.html

## Full Text

Incarto n.

  11.98.00112

  	
  Lugano

  4 agosto 1998/lcg

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __________. __________.__________ (misure provvisionali
in causa di stato) della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 6,promossa con istanza del 23 luglio 1997 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:      1. Se dev’essere accolta l’appellazione del 24 luglio 1998
presentata da __________ __________ contro il decreto cautelare emesso il 13
luglio 1998 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.
  Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata con
l’appello;

 

                                         3.
Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________
(1941) e __________ __________ (1962) si sono sposati a __________ il
____________________ 1989. Dal matrimonio sono nati __________
(__________luglio 1989) e __________ (____________________1992). __________
__________ è padre di altri due figlie avute da un precedente matrimonio.
__________, egli ha lavorato come indipendente fino al 1997, quando ha dovuto
cessare l’attività per motivi di salute. Ora si trova al beneficio di aiuti assistenziali.
La moglie, casalinga durante la vita in comune, ha cominciato a lavorare dopo
la separazione, dapprima presso la __________ __________ __________ di
__________ e attualmente presso le __________ __________ di __________. Il 2
luglio 1997 essa ha instato davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione
6, per il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso il 2 marzo 1998.

 

                                  B.   Il 23 luglio 1997
__________ __________ ha postulato l’adozione di misure provvisionali,
chiedendo l’affidamento dei figli (riservato il diritto di vista del padre), un
contributo mensile di fr. 1’121.10 per sé e uno di fr. 1’435.– per i figli,
l’assegnazione dell’abitazione coniugale e una provvigione ad litem di
fr. 2’000.–. Con decreto del 25 luglio 1997 emesso senza contraddittorio il
Pretore ha obbligato __________ __________ a versare un contributo mensili di
fr. 700.– per la figlia __________ e di fr. 600.– per il figlio __________. Il
29 luglio successivo __________ __________ ha chiesto la revoca del decreto e
alla discussione del 24 ottobre 1997 si è opposto alle domande della moglie.
Chiusa l’istruttoria, alla discussione finale provvisionale del 9 giugno 1998
la moglie ha rinunciato a un contributo per sé ma ha ribadito le altre domande
di giudizio, mentre il marito ha riaffermato la sua opposizione.

 

                                  C.   Statuendo il 13
luglio 1998, il Pretore ha affidato provvisionalmente i figli alla madre e ha
esentato il padre dal versamento di contributi. Le parti sono state ammesse entrambe
al beneficio dell’assistenza giudiziaria.

 

                                  D.   __________ __________
è insorta contro il decreto del Pretore con un appello del 24 luglio 1998 in
cui chiede – previa concessione dell’effetto sospensivo e dell’assistenza
giudiziaria – di obbligare il marito di versare un contributo alimentare di fr.
700.– mensili per la figlia __________ e di fr. 600.– per il figlio __________.
L’appello non è stato intimato ad __________
__________.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L’art. 145 cpv. 2 CC
prescrive che il giudice, in pendenza di un’azione di separazione o di
divorzio, prende le opportune misure provvisionali, specialmente circa
l’abitazione e il mantenimento della famiglia, i rapporti patrimoniali e la
custodia dei figli. Il criterio per la definizione dei contributi alimentari a
norma dell’art. 145 cpv. 2 CC è disciplinato dal diritto federale e si fonda
sul riparto dell’eccedenza – di regola a metà – una volta dedotto dal reddito
familiare il fabbisogno minimo dei coniugi e dei figli (DTF 114 II 31 consid. 7
e 8). Il fabbisogno minimo è determinato sulla scorta del minimo esistenziale
del diritto esecutivo, cui vanno aggiunti gli oneri fiscali e le spese correnti
della famiglia, in particolare i premi della cassa malati e delle assicurazioni
domestiche (DTF 114 II 394 consid. 4b; Perrin,
La méthode du minimum vital, in: SJ 115/1993 pag. 429). Il fabbisogno dei figli
è stabilito, per prassi costante di questa Camera, secondo le raccomandazioni
edite dall’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo (edizione 1996 in: RDT
1996, pag. 33), adattate caso per caso in virtù del principio inquisitorio che
governa il diritto di filiazione.

 

                                   2.   Il Pretore non ha
determinato i redditi e i fabbisogni dei coniugi, ma ha esonerato il convenuto
dal versamento di contributi alimentare per i figli già per il fatto che egli
non risultava più in grado di esercitare per lungo tempo un’attività lucrativa
a causa di uno stato depressivo importante, che l’ha condotto anche a un
tentativo medicamentoso di suicidio. L’appellante non contesta i motivi addotti
dal Pretore. Ritiene tuttavia che, superato il disagio momentaneo, il marito
otterrà verosimilmente una rendita d’invalidità, ciò che gli permetterà di
versare un contributo. Essa rimprovera inoltre al primo giudice di non avere
esaminato la sua situazione economica, altrettanto disastrosa di quella del
marito e destinata a peggiorare poiché essa non potrà più percepire l’anticipo
degli alimenti da parte dello Stato.

 

                                   3.   Secondo la più
recente giurisprudenza (DTF 123 III 1, 121 I 97, 121 III 301), nella regolamentazione
dei contributi alimentari per la durata del processo di divorzio deve essere
assicurato al coniuge debitore del contributo il minimo previsto dal diritto esecutivo,
l’eventuale ammanco rimanendo a carico dell’altro coniuge (senza reddito o con
reddito insufficiente a coprire il proprio fabbisogno). Il mimino esistenziale
deve essere lasciato al debitore della rendita anche quando si tratta di
assegnare alimenti ai figli (DTF 123 III 5 consid. 3b/bb e 9 consid. 5). In
concreto è fuori dubbio che attualmente il marito non può esercitare, a causa
della sua precaria situazione psicofisica, alcuna attività lucrativa e che, al
beneficio di prestazioni assistenziali, egli non è neppure in grado di coprire
da sé il proprio fabbisogno. Contrariamente all’opinione dell’appellante, tale
stato di cose non appare nemmeno meramente transitorio, sicché non si vede come
egli potrebbe versare un contributo ai figli. Certo, ciascun coniuge deve
provvedere al mantenimento dei figli minorenni (art. 163 CC), ma ciò non toglie
che il contributo alimentare debba essere concretamente determinato in base
alle capacità economiche del genitore. Del resto la procedura provvisionale non
è destinata a ottenere dallo Stato ciò che un genitore, sprovvisto di mezzi e
inabile al lavoro, non è in grado di fornire né deve servire a riscuotere
dall’ente pubblico anticipi di alimenti che sono in realtà prestazioni
assistenziali (Geiser, nota 2 in:
AJP 4/96 pag. 491). Nel caso in cui la situazione economica del convenuto
dovesse migliorare, l’appellante potrà postulare in ogni momento la modifica
dell’assetto cautelare e ripresentare la richiesta di un contributo per i
figli.

 

                                   4.   Dato quanto precede,
l’appello deve essere respinto senza che sia necessario approfondire la
situazione economica della moglie. L’emanazione dell’attuale giudizio rende
senza oggetto, per altro, la richiesta di effetto sospensivo contenuta
nell’appello.

 

                                   5.   Gli oneri
processuali seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), ma il prelievo
di oneri sottrarrebbe all’interessata mezzi necessari per il suo mantenimento,
motivo per cui si può rinunciare eccezionalmente alla riscossione di tasse e
spese, mentre non si giustifica di assegnare ripetibili alla controparte, cui
l’appello non è stato nemmeno intimato. La richiesta di assistenza giudiziaria
presentata dall’appellante non può invece essere accolta, poiché – foss’anche
dato il requisito dell’indigenza – nel caso in rassegna difettava sin
dall’inizio il requisito cumulativo della parvenza di buon diritto.

 

 

Per questi motivi,

 

visto l’art. 313bis CPC,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e il
decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   La richiesta di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                   3.   Non si riscuotono tasse o
spese né si assegnano ripetibili.

 

                                      

 

                                      

 

                                   4.   Intimazione a:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________ ____________________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria