# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cc0e3f96-0fdd-55c1-9836-a4542a79dabc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-02-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 12.02.2004 INC.2003.20002
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-20002_2004-02-12.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.20002

  	
  Lugano

  12 febbraio 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Edy
  Meli

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire sul
  reclamo presentato il 9 gennaio 2004 da

  
	
   

  	
  __________ (Avv. __________)

   

  	 

	
   

  	
  contro

  	 

								

 

	
   

  	
  la decisione 29 dicembre
  2003, emanata nell'ambito del procedimento MP__________ dal Procuratore
  pubblico Moreno Capella, che rifiuta il dissequestro di alcuni oggetti
  sequestrati all'accusato;

  

 

viste
le osservazioni del magistrato inquirente (16 gennaio 2004);

 

visto
l'inc. MP__________ (AI da 1 a 101);

 

 

ritenuto
e considerato:

 

 

in fatto ed in diritto

 

che:

 

-   nei confronti di __________ (ed
altri) è pendente un procedimento penale per infrazione aggravata alla LFStup
(AI 3);

 

-   l'ipotesi di reato concerne la
coltivazione, detenzione, trasporto e vendita di canapa tra il 2000 ed il 2003,
in correità con terzi e per il tramite delle società __________ e __________
(AI 6);

 

-   l'arresto, decretato dal
magistrato inquirente, non è stato confermato da questo giudice in quanto
ritenuti assenti (perlomeno non sostanziati) pericolo di fuga, pericolo di
recidiva e bisogni istruttori nella forma del pericolo di collusione e/o
inquinamento delle prove (doc. 3 inc. GIAR 200.2003.1);

 

-   con istanza del 1 dicembre 2003,
la difesa (appena subentrata) ha chiesto al magistrato inquirente di "riconsiderare
la sua decisione del 8.10.2003" in materia di dissequestro (AI 98);

 

-   il magistrato inquirente, in data
29 dicembre 2003, ha accolto parzialmente la richiesta procedendo al
dissequestro di tutta una serie di oggetti ma rifiutandolo per altri "siccome
strumenti di reato (utensili per la coltivazione indoor della canapa quale
sostanza stupefacente) e sussidiariamente a titolo di sequestro/confisca"(AI
101; doc. 2 inc. GIAR 200.2003.2);

 

-   __________ insorge contro il
rifiuto di dissequestrare (solo) determinati oggetti, asserendo che non si
tratta di oggetti acquisiti con il reato né di strumenti pericolosi ai sensi
dell'art. 58 CP, che non è ammissibile prognosi negativa (d'utilizzo futuro) e
che altri oggetti utilizzati per la commissione del reato sono comunque stati
dissequestrati (cfr. Reclamo 9 gennaio 2004, punti da 2 a 5); a giudizio del
reclamante neppure l'art. 59 cifra 2 CP sarebbe applicabile, visto l'esiguo
valore degli oggetti in questione e il fatto che le sue condizioni finanziarie
(in realtà non indicate in concreto) non destano preoccupazioni tali da
giustificare il sequestro "a garanzia"  di cui agli artt. 59 cifra 2
cpv. 3 CP e/o 161 cpv. 3 CPP (ibidem, punto 6);

 

-   il magistrato inquirente, precisa
l'esistenza di gravi indizi di reato, indica l'accertamento di una cifra
d'affari di ca. FRS 400'000.--, ribadisce l'utilizzo degli oggetti in questione
per la commissione dei reati e precisa che i criteri per il mantenimento del
sequestro sono da un lato la riconducibilità alle coltivazioni indoor di canapa
e, dall'altro il valore commerciale dell'oggetto "ai fini di una loro
realizzazione e conseguente riversamento dell'importo allo Stato quale risarcimento
compensatorio" (Osservazioni 16 gennaio 2003);

 

-   in materia di sequestro (e
dissequestro) valgono i principi seguenti:

 

"In materia di sequestro (e dissequestro) si ricorda, in
diritto, che l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al magistrato penale di ordinare il
sequestro di tutti gli oggetti che possono avere importanza per l’istruzione
del processo, alternativamente o cumulativamente come mezzi di prova o in
quanto passibili di confisca o devoluzione allo Stato. Il sequestro, per la sua
qualità di provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e
conservare gli oggetti di cui sopra al seguito della procedura e quindi per le
necessità dell’istruzione preliminare, per decisioni del magistrato requirente
e quelle del giudice del merito, come evidenziato nella duplice prospettiva -
alternativa o cumulativa - della produzione e valutazione delle prove
(sequestro probatorio) e delle decisioni di confisca, restituzione o
devoluzione (sequestro confiscatorio) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR
516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 359).

La seconda prospettiva indicata (comunemente definita
sequestro a fini confiscatori) si suddivide ancora in una duplice tipologia,
quella relativa agli "oggetti pericolosi" (art. 58 CP) e quella
relativa ai "valori patrimoniali" (art. 59 CP)." 

(sentenza 20 novembre 2003, GIAR 386.2003.3) 

 

-    l'esistenza di sufficienti indizi
di reato non è contestata; comunque è data già per quanto ammesso nel verbale
davanti al Procuratore pubblico dello stesso reclamante (AI 84);

 

-    nel caso in esame, non occorrono
grandi disquisizioni per concludere che la decisione in questione non può
fondarsi sulla (eventuale e futura) applicazione dell'art. 58 CP, già per
carenza di motivazione: infatti, non una parola è detta circa il rischio di
compromissione della sicurezza delle persone, della morale e dell'ordine
pubblico che sarebbero compromessi in caso di non confisca e restituzione degli
oggetti al reclamante (DTF 116 IV 117; DTF 125 IV 218);

 

 

 

-    a mente di questo giudice, tale
rischio è per nulla evidente (fors'anche escluso) se si considerano gli oggetti
in quanto tali (si pensi a possibili altri utilizzi - nell'agricoltura e non -
o al fatto che la stessa coltivazione di canapa, in sé, non è automaticamente costitutiva
di reato - cfr. art. 19 cifra 1 cpv. 1 LFStup; B. CORBOZ, Les principales
infractions, 1997, vol. I, n.20; si veda anche la legge cantonale sulla canapa
di recente promulgazione) e lo stesso Procuratore pubblico che, seppur a titolo
sussidiario, postula la realizzazione (quindi la vendita) degli oggetti ed il
riversamento allo Stato del relativo prodotto a valere quale risarcimento
compensatorio (in realtà si tratta di una garanzia senza diritti preferenziali:
cfr. ultima frase art. 59 cifra 2 cpv. 3), ne conferma la "non
pericolosità" in termini generali e astratti;

 

-    sulla pericolosità nel caso
concreto (StGB BSK, n. 5 ad art. 58), nulla è detto nella decisione e nulla
emerge in modo evidente dall'incarto (ai cui atti specifici nessuno fa riferimento);
abbondanzialmente, il fatto che determinati oggetti analogamente utilizzati
(cfr. AI 101, p.1; AI 51 e 52), siano stati dissequestrati nelle mani del
reclamante, contraddice la pretesa (ma non motivata) pericolosità concreta;

 

-    di conseguenza, il rifiuto di
dissequestro in relazione con l'art. 58 CP è privo di motivazione;

 

-    di contro, l'applicazione
dell'art. 59 cifra 2 CP (tenuto conto del limite delle competenze di questo
giudice e senza pregiudizio per le decisioni del giudice di merito) non può
essere esclusa; non è contestato che l'attività illecita imputata al reclamante
abbia prodotto un "guadagno" (cifra d'affari ca. FRS 400'000.--, cfr.
AI 84) e che i relativi importi non siano (loro) sotto sequestro; la
determinazione, in sede di giudizio, di un credito compensatorio non può essere
esclusa (ricordando che in materia di stupefacenti la somma che può entrare in
considerazione è il ricavo e non unicamente l'utile netto: DTF 119 IV 17, cons.
2 c.; 114 IV 99; StGB BSK n. 33 ad art. 59); 

 

-    dagli atti non emergono elementi
(né le parti li indicano) che permettano di ritenere che vi siano sotto
sequestro altri beni, sufficienti a garantire l'esecuzione dell'eventuale
credito compensatorio; l'esiguo valore degli oggetti per i quali è stato negato
il dissequestro è semplicemente affermato dal reclamante senza riferimento ad
alcun elemento oggettivo; analogo discorso vale per la situazione finanziaria
del reclamante;

 

-    non è preteso, da parte del
reclamante (in tutta logica, e correttamente, visto quanto detto al punto
precedente), che il mantenimento del sequestro potrebbe compromettere il
reinserimento del reclamante (art. 59 cifra 2 cpv. 2 CP);

 

-    alla luce di tutto quanto sopra
esposto, la decisione di mantenere il sequestro sugli oggetti di cui al
penultimo paragrafo della decisione 29 dicembre 2003, non è giustificata nella
misura in cui si fonda sull'ipotesi di futuro sequestro ex art. 58 CP, lo è,
invece, nella misura in cui si fonda sulla futura applicabilità dell'art. 59
cifra 2 CP ed ha quale obiettivo la garanzia per l'esecuzione di un
risarcimento compensatorio a favore dello Stato (161 CPP e 59 CP); 

 

-    in conclusione, il reclamo va
respinto seppur parzialmente fondato; di questa circostanza si terrà conto
nella ripartizione delle tasse e spese;

 

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

 

viste le norme applicabili, in particolare gli artt.
19 cifra 1 e 2 LFStup, 161, 280 ss, 284 cpv. 1 lett. a) CPP, 58 e 59 CP,

 

 

 

decide

 

 

 

 

1.      Il reclamo è respinto ai sensi dei considerandi.

 

 

2.      La
tassa di giustizia, fissata in FRS 200.--, e le spese, FRS 40.--, sono a carico
per metà dello Stato e, per l'altra metà, del reclamante; le ripetibili sono
compensate.

 

 

3.      Contro la presente è dato reclamo alla CRP entro 10
(dieci) giorni dall'intimazione.

 

 

4.         Intimazione: 

 

 

 

 

                                                                                     giudice
Edy Meli