# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ce52cb8f-ad9c-5e8b-aea6-fc888d6c328d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.09.2010 D-6416/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6416-2006_2010-09-29.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6416/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 9  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 
Emilia Antonioni, Claudia Cotting-Schalch; 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo; 
decisione dell'UFM del 29 agosto 2003 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6416/2006

Fatti:

A.
A.a L'interessato, nato e con ultimo domicilio a B._______ è espatria-
to in data [...] 2000 raggiungendo la Svizzera il medesimo giorno ove 
ha presentato una domanda d'asilo in data [...] 2000.

Sentito sui suoi motivi d'asilo, ha dichiarato, in sostanza e per quanto 
è qui di rilievo, di essere espatriato per il timore di essere ucciso dalle  
autorità italiane. Queste ultime lo perseguiterebbero tramite attentati e 
procedimenti giudiziari perché egli avrebbe denunciato in più sedi e di-
vulgato  nei  media  dei  segreti  concernenti  importanti  fatti  di  cronaca 
accaduti negli anni '80 e '90. Egli avrebbe appreso i retroscena di nu -
merosi atti criminali – tra i quali le stragi di Ustica nel 1980, di Bologna 
nel 1981, gli incidenti avvenuti durante la guerra del Libano nel 1983, 
le inchieste di Tangentopoli e casi di connessione tra criminalità orga-
nizzata e politica – grazie alle sue attività svolte sia in seno al Servizio 
per le Informazioni e la Sicurezza Militare (SISMI) che al Ministero del-
la Difesa in qualità [...] dal [...] al [...].

A.b Sugli antefatti che avrebbero portato il ricorrente ad essere bersa-
glio ed oggetto delle vicissitudini allegate vi sarebbero le informazioni  
che il ricorrente avrebbe fornito a partire dal [...] al Procuratore gene-
rale C._______ sui fatti che erano a sua conoscenza. Egli avrebbe di -
chiarato che era volontà dei servizi segreti sgretolare il sistema di ge-
stione partitico della  "Prima Repubblica". Da qui la vendetta da parte 
del SISMI. Durante un interrogatorio effettuato dai carabinieri nel [...]  
sarebbe quindi stato accusato di essere un agente del  Komitet gosu-
darstvennoj bezopasnosti  (KGB), picchiato e torturato fino a perdere 
conoscenza. Sotto l'influenza di sedativi sarebbe stato costretto a fir-
mare certi documenti che non avrebbe mai più avuto modo di vedere, 
ciò nonostante si sia reso alla magistratura.

Il [...], egli sarebbe stato vittima di un attentato mentre stava viaggian-
do in auto. In seguito alle conseguenze dell'incidente non avrebbe po-
tuto esercitare la sua professione per un anno e mezzo.

Dopo quattro  o  cinque mesi,  sarebbe stato  contattato  dal  Colonnel -
lo D._______ che gli  avrebbe intimato di  smettere qualsiasi  ulteriore 
inchiesta minacciandolo di  morte nella zona internazionale dell'aero-
porto di B._______.

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Il [...], avrebbe depositato presso il Procuratore militare generale degli  
atti (fatti e prove dell'implicazione dei servizi segreti italiani) fornendo il 
nome  del  Vice  Capo  di  Gabinetto  del  Ministero  dal  [...]  al  [...],  
E._______. Avrebbe scelto la procedura militare per evitare delle impli-
cazioni politiche.

Nel 1992 avrebbe appreso da un conoscente che delle persone che 
avrebbe frequentato sarebbero state avvicinate dal SISMI il quale ten-
tava di farlo passare per un individuo pericoloso e folle.

Nel  [...],  avrebbe notato  che sarebbero state  modificate  le  serrature 
dell'abitazione familiare ove avrebbe vissuto la sua ex moglie. L'inte-
ressato avrebbe quindi  deciso  di  sfondare la  porta  ed entrare in  tal 
modo in casa. In seguito al tentativo di entrata nel domicilio della sua 
ex moglie, egli sarebbe stato condannato e sarebbe stato emesso un 
mandato di cattura internazionale.

Nel [...], sarebbe stato obbligato a sottoporsi ad una perizia psichiatri -
ca. Diversi test sarebbero stati effettuati ed avrebbero concluso che la 
sua salute mentale non è alterata. Sempre nello stesso mese, dei me-
dici di B._______ l'avrebbero contattato per avvertirlo che membri del 
Ministero dell'Interno avrebbero fatto delle pressioni al fine di far pas-
sare il  richiedente come non sano di mente. In seguito a tali avveni -
menti  ed  avvertito  sull'emanazione  del  mandato  di  cattura  inter-
nazionale avrebbe vissuto clandestinamente.

Il [...], sarebbe stato arrestato. L'inchiesta avrebbe condotto ad un giu-
dizio di non luogo a procedere, in quanto sarebbe riuscito a provare – 
grazie a dei documenti nascosti  – che la casa alla quale le serrature 
sarebbero state modificate era proprio la sua. Malgrado ciò, sarebbe 
stato condannato ad otto mesi per maltrattamenti sulla ex moglie. Su 
tale punto si sarebbe dichiarato innocente ed avrebbe allegato che la  
compagna sarebbe stata d'accordo con E._______ con il quale avreb-
be intrattenuto una relazione. L'interessato sarebbe riuscito a non do-
ver espiare una pena poiché avrebbe interposto dei ricorsi e, per difen-
dersi, avrebbe rivelato alla magistratura i fatti dei quali sarebbe a co-
noscenza. Il procuratore F._______, incaricato del suo incarto, avreb-
be voluto aprire un'inchiesta, ma sarebbe morto nel [...] per cause na -
turali. In seguito tutti gli atti processuali dell'interessato sarebbero stati 
archiviati senza che lo stesso avesse potuto consultarli.

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Nel  [...],  il  richiedente  avrebbe ritrovato una  granata  inesplosa nella 
sua autovettura.

A partire [...],  l'interessato avrebbe avuto un problema famigliare che 
sarebbe legato alle vicissitudini da lui descritte. Nel [...], non avrebbe 
ritrovato né la sua ex moglie, né sua figlia. Avrebbe quindi denunciato 
la  donna  per  detenzione  illegale  di  minore.  Quest'ultima  si  sarebbe 
messa d'accordo con i poliziotti al fine di sottrarre la figlia con la moti-
vazione che il richiedente non sarebbe in possesso delle facoltà men-
tali. Nello stesso periodo si sarebbe recato in Austria per effettuare vo-
lontariamente  dei  test  al  fine  di  determinare  la  sua  salute  mentale. 
Avrebbe chiesto giustizia contro il  magistrato che gli  avrebbe tolto la 
custodia della figlia. Gli avvocati che si sarebbero occupati della sua 
difesa avrebbero deposto il loro mandato – quattro per motivi personali 
d'ordine generale mentre due per aver subito delle minacce da parte 
della magistratura. La Corte d'Appello avrebbe quindi obbligato l'inte-
ressato ad effettuare nuovi test per confermare la sua salute mentale  
per la custodia della figlia. Secondo le sue dichiarazioni, questi test si 
sarebbero ripercossi su di lui. Delle false accuse sarebbero quindi sta-
te mosse nei suoi confronti ritenendolo un criminale.

Secondo il richiedente vi sarebbe la volontà da parte dello Stato italia-
no  – dichiarandolo una persona malata psichicamente  – di impedirgli 
così di  comparire quale testimone al  processo sulla strage di Ustica 
che avrebbe dovuto iniziare in data 28 settembre 2000 nel quale il ge -
nerale E._______ sarebbe uno degli  indagati  a suo tempo accusato 
dall'interessato.

Nel [...],  gli  sarebbe stato proposto di firmare un foglio già compilato 
indicante che il richiedente soffrirebbe di importanti problemi psichiatri -
ci. Ciò avrebbe avuto come risultato di impedirgli di testimoniare, ma di 
permettergli di ricevere una pensione importante. Vista tale situazione, 
nel febbraio 2000, il richiedente ha deciso di espatriare.

A.c A sostegno della sua domanda d'asilo, il richiedente ha prodotto 
vari documenti tra cui rapporti medici, articoli di giornale  – tra i quali 
uno relativo ad un attentato del quale sarebbe stato oggetto –, denun-
ce inoltrate a diverse autorità, copie di lettere inviate a diversi organi 
giudiziari  italiani,  copie  di  una  lettera  di  referenze  emessa  da 
E._______, Vice Capo di Gabinetto del Ministero della Difesa italiano, 
e di una emanata dalla Università [...] di Roma.

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B.
Con decisione del 15 maggio 2001 l'allora Ufficio federale dei rifugiati 
(UFR, oggi Ufficio federale della migrazione, UFM) ha respinto la suc -
citata  domanda,  pronunciando  l'allontanamento  dell'interessato  dalla 
Svizzera, nonché l’esecuzione dell’allontanamento medesimo verso la 
Francia e sussidiariamente verso uno Stato firmatario dell'accordo di 
Schengen. Nello stesso tempo l'autorità inferiore ha tolto l'effetto so -
spensivo ad un eventuale ricorso.

C.
Il 22 maggio 2001, il richiedente è insorto dinanzi alla già Commissio-
ne svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA) contro la citata decisio -
ne dell'UFR.

D.
Con sentenza del 30 ottobre 2001 la CRA ha accolto il succitato ricor -
so rilevando che in data 30 marzo 2000, ossia prima del suo soggiorno 
in Francia, l'interessato aveva già presentato una domanda d'asilo in 
Svizzera.  Ha  quindi  annullato  la  decisione  dell'UFR  del  15  mag-
gio 2001 ed ha ritornato gli atti all'autorità inferiore per nuova decisio-
ne.

E.
Il 7 marzo 2002, il richiedente ha contratto matrimonio con una cittadi-
na svizzera ed ha in seguito ottenuto un permesso di dimora (permes-
so B).

F.
Con scritto del 10 aprile 2002, l'UFR ha proposto all'interessato di riti -
rare la sua domanda d'asilo tenendo conto del rilascio di un permesso 
di dimora a nome dello stesso.

G.
Con scritto del  18 aprile 2002, il  richiedente ha rifiutato di  ritirare la 
sua domanda d'asilo dichiarando nello stesso tempo di essere dispo-
sto a ritirarla allorquando gli sarebbe concessa la cittadinanza svizze-
ra.

H.
Con decisione del 29 agosto 2003, l'UFR ha respinto la domanda d'a-
silo.

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I.
Contro quest'ultima decisione il  ricorrente è insorto dinanzi alla CRA 
con ricorso dell'8 ottobre 2003, concludendo, secondo il senso, all'an-
nullamento del provvedimento impugnato e alla concessione l'asilo.

J.
Con decisione incidentale del 28 ottobre 2003, la CRA ha invitato il ri -
corrente a versare, entro il 12 novembre 2003, un anticipo delle  pre-
sunte  spese  processuali di  CHF 600.–. Nel  contempo,  ha  concesso 
alla parte la facoltà di completare l'atto ricorsuale entro il citato termi-
ne.

K.
Con scritto dell'11 novembre 2003, l'insorgente ha inoltrato una memo-
ria  complementare  alla  quale  ha  allegato  un  certificato  medico  del 
Dr. med. G._______ del 30 agosto 2001.

L.
Il 12 novembre 2003, il ricorrente ha tempestivamente versato l'antici -
po richiesto.

M.
Con scritto del  12 novembre 2003,  il  ricorrente ha presentato alcuni 
documenti già inoltrati precedentemente, tra cui un'ulteriore copia del 
certificato medico sopracitato.

N.
Il 24 dicembre 2003, l'insorgente ha inoltrato un complemento al succi-
tato atto ricorsuale.

O.
Con scritto dell'11 febbraio 2004, il  ricorrente ha inoltrato altri  docu-
menti, tra cui una lettera indirizzata al presidente della Corte d'Assise 
della Corte di  Appello di  B._______ ed una indirizzata al  presidente 
dell'Associazione [...]. Ha inoltre menzionato degli  articoli  di  giornale 
senza allegarli al suo scritto.

P.
Con ordinanza del 29 aprile 2004, la CRA ha concesso all'insorgente  
un termine entro il 12 maggio 2004 per presentare i suddetti articoli di 
giornale.

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Q.
Con scritto dell'11 maggio 2004, il ricorrente ha inoltrato i succitati arti -
coli di giornale pubblicati su [...].

R.
Con scritti del 12 luglio 2005 e del 3 gennaio 2006, l'autore del grava-
me ha prodotto ulteriori documenti.

S.
Il  24  marzo 2006,  il  ricorrente  si  è  presentato  spontaneamente  alla 
CRA chiedendo la restituzione del suo passaporto ed è stato accolto 
dall'allora  giudice istruttore. In  tale  seduta  è stato  spiegato  all'insor -
gente che i documenti di legittimazione figuranti agli atti possono es-
sere inviati al richiedente l'asilo solo al termine della procedura d'asilo 
o in caso di ritiro della medesima.

T.
Con scritti del 19 aprile 2006 e del 21 settembre 2006, l'autore del gra-
vame ha prodotto ulteriori documenti.

U.
A partire dal  1° gennaio 2007, il  Tribunale amministrativo federale è 
subentrato alla CRA.

V.
Con ordinanza del 10 febbraio 2010, il Tribunale amministrativo federa-
le ha fatto presente al ricorrente da un lato che con il  rilascio a suo 
nome  di  un  permesso  di  domicilio  (permesso  C)  nel  Canton 
H._______  ove  vi  risiede,  il  ricorso  in  materia  d'allontanamento  ed 
esecuzione  dell'allontanamento  è  divenuto  privo  d'oggetto  e  che 
avrebbe ormai la possibilità di presentare una domanda di naturalizza-
zione riferendosi a quanto da quest'ultimo dichiarato nel suo scritto del 
18 aprile 2002 (cfr. atto A 79/2). Ha quindi concesso all'insorgente un 
termine entro il  22 febbraio 2010 per esprimersi  sul  mantenimento o 
meno del ricorso in materia d'asilo.

W.
Il 22 febbraio 2010, è ritornata al Tribunale amministrativo federale la 
succitata ordinanza, in quanto non è stata ritirata dall'insorgente.

X.
Due blog intitolati al ricorrente e vari articoli pubblicati da quest'ultimo 

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in merito alla sua domanda d'asilo sono attualmente disponibili in In -
ternet tra cui:

• (...) [ultima visita il 16 agosto 2010];
• (...) [ultima visita il 16 agosto 2010];
• (...) [ultima visita il 16 agosto 2010];
• (...) [ultima visita il 16 agosto 2010].

Y.
Ulteriori  fatti  ed argomenti  addotti  dalle parti  negli  scritti  verranno ri -
presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della verten-
za.

Diritto:

1.
Le procedure in materia d'asilo  sono rette dalla  legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dal-
la  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giu-
gno 2005 (LTF, RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giu-
gno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).

Il Tribunale amministrativo federale osserva, altresì, che dal 1° genna-
io 2007 giudica, in quanto sia competente, i ricorsi pendenti al 31 di-
cembre 2006 presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o 
presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti. Il giudizio si svolge secondo 
il nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

Giusta il capoverso 1 delle disposizioni transitorie della modifica della 
LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento del -
l'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
Fatta  eccezione  delle  decisioni  previste  all'art.  32  LTAF, il  Tribunale 
amministrativo federale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi con-
tro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate 
all'art. 33 LTAF.

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.

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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferio -
re, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un in -
teresse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA); è pertanto legittimato ad aggravar-
si contro di essa.

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 105 vLAsi del 1979, RU 1980 
1718), alla forma e al contenuto degli atti di ricorso (art. 50 e 52 PA) 
sono soddisfatti.

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.

3.
Con ricorso al Tribunale amministrativo federale, possono essere invo-
cati la violazione del diritto federale, l'accertamento inesatto o incom-
pleto di fatti giuridicamente rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e 
art. 49 PA). Il  Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai 
motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche del -
la decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti  (cfr. sen-
tenza  del  Tribunale  amministrativo  federale D-4917/2006  del  12 lu-
glio 2007 consid. 3; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 2ª ed., Ber-
na 2002, n. 2.2.6.5).

4.
Giusta  l'art. 33a  cpv. 2  PA, applicabile  per  rimando dell'art. 37 LTAF, 
nei  procedimenti  su ricorso è determinante la  lingua della  decisione 
impugnata. Se le parti  utilizzano un'altra lingua,  il  procedimento può 
svolgersi in tale lingua.

Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in francese, il 
ricorso è stato presentato sia in tale lingua che in lingua italiana, di  
modo che la presente sentenza può essere redatta in italiano.

5.
L'autorità  inferiore  ha  evidenziato  che  il  ricorrente  è  a  beneficio  di 
un'autorizzazione di soggiorno rilasciata dal Canton H._______. Il Tri-
bunale amministrativo federale rileva altresì che il ricorrente, a far tem-
po dal 7 marzo 2002, è coniugato con una cittadina svizzera ed è tito-
lare di un permesso di domicilio (permesso C).

Giusta l'art. 32 OAsi, l'allontanamento dalla Svizzera non è deciso se il  
richiedente l'asilo possiede un permesso di soggiorno o di dimora vali -

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do (art. 32 lett. a OAsi); è colpito da una decisione di estradizione (art.  
32 lett. b OAsi) o è colpito da una decisione d'allontanamento secondo 
l'articolo 121 della Costituzione federale (art. 32 lett. c OAsi).

Oggetto del litigio rimane pertanto la decisione riguardante il mancato 
riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo.

6.
Si tratta qui di seguito di esaminare se i motivi evocati dal ricorrente 
possono essere messi in relazione con la sua origine, le sue opinioni 
politiche,  la  sua razza o  la  sua appartenenza ad un gruppo sociale 
determinato,  ovvero  se  tali  motivi,  alla  luce  dell'intensità  della 
persecuzione, dell'attore della persecuzione, del carattere mirato della 
persecuzione, del timore di persecuzione e l'assenza di possibilità di 
rifugio  interno  sono  propri  a  giustificare  la  qualità  di  rifugiato  (cfr.  
Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale  [DTAF]  2008/4 
consid. 5.2;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2006 n. 18 consid. 7 e 8 
pag. 190 e segg.; GICRA 2005 n. 21 consid. 7 pag. 193).

7.
Giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai ri -
fugiati. L'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a perso-
ne in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiati. Esso comprende 
il diritto di risiedere in Svizzera.

Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel paese d'o-
rigine o di  ultima residenza,  sono esposte a seri  pregiudizi  a causa 
della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determina-
to gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato 
timore di essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segna-
tamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della 
libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica in -
sopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei motivi 
di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2a frase LAsi).

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità  
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una proba-
bilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare 
le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o con-

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traddittorie, non corrispondono ai  fatti  o si  basano in modo determi-
nante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).

In  altre  parole,  per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dei 
summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un ri -
chiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di con-
vinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibi -
lità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria 
(cfr. GICRA 1993 n. 21).  Le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili, 
cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimi le),  e 
concordanti,  o meglio non in  contrasto fra loro e nemmeno con altri 
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  deve 
essere il frutto di una valutazione complessiva, e non esclusivamente 
atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da consentire di  
limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di  
fondare il  giudizio valorizzando, contro indiscutibili  postulati  di  civiltà 
giuridica, semplici impressioni dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 1995 
n. 23).

Secondo la teoria della protezione (Schutztheorie), una persecuzione, 
di cui gli autori non sono né lo Stato, né uno dei suoi organi, né un'en-
tità quasi statale, è determinante per il riconoscimento della qualità di  
rifugiato, se la vittima non può ottenere una protezione adeguata dal 
suo Paese d'origine (principio della sussidiarietà della protezione inter -
nazionale). Lo Stato non è tenuto a garantire una protezione assoluta 
e durevole a tutti i cittadini in ogni luogo (cfr. GICRA 1996 n. 18). Tutta-
via, tale protezione deve assumere un carattere effettivo e ragionevole. 
Lo Stato  non può prevenire  ogni  tipo  di  attacchi,  ma può proibirli  e 
sanzionarli. Se i  comportamenti  illegittimi  di  terzi  sono oggetto di  in-
chieste e sanzioni sistematiche, lo Stato adempie in generale al suo 
obbligo di protezione. Inoltre, un richiedente l'asilo può essere obbliga-
to a chiedere la protezione del suo Paese d'origine, se essa è appro-
priata, ossia se è suscettibile d'essere ottenuta da strutture di prote-
zione interne funzionanti ed efficienti (cfr. GICRA 2006 n. 18).

8.
8.1 Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato le allegazioni cir -
ca i  motivi  d'asilo  dell'interessato come non pertinenti  ai  sensi  della 
legge.  L'autorità  inferiore  ha  evidenziato  che,  a  dispetto  dei  vari  
pregiudizi  che il  ricorrente avrebbe subito durante e dopo l'esercizio 

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della propria funzione in seno al SISMI come pure tutta una serie di  
minacce,  false accuse e procedimenti  illegali  di  cui  sarebbe rimasto 
vittima,  questi,  a  prescindere  dalla  verosimiglianza delle  allegazioni,  
sarebbero particolari al contesto professionale nel quale è stato attivo. 
Secondo  l'autorità  inferiore  egli  non  avrebbe  inoltre  dimostrato 
alcunché  circa  l'effettiva  volontà  dello  Stato  italiano  di  volerlo 
perseguitare,  ritenendosi  egli  vittima  costante  del  sistema  politico-
amministrativo  italiano  a  causa  delle  informazioni  che  avrebbe 
ottenuto occupandosi  del  suo ruolo in  seno al  SISMI. Tale effettività 
sarebbe per lui data dall'impedimento sistematico di esercitare i suoi 
diritti o di accedere ai tribunali per difendersi contro certe accuse. Per 
contro, il ricorrente avrebbe per tutto il periodo descritto, potuto far uso 
dei  rimedi  previsti  dal  diritto  italiano.  Egli  avrebbe  del  resto  per 
esempio vinto la causa in merito all'accusa di  violazione di  domicilio  
ed avrebbe spesso fatto uso del diritto alla libertà di parola essendosi  
regolarmente  espresso  sui  media  ed  avrebbe  ottenuto  senza 
particolari difficoltà il rinnovo del passaporto ([...]) e l'emissione di una 
carta d'identità ([...]). L'autorità inferiore fa per il resto osservare che 
l'Italia  sarebbe  uno  Stato  di  lunga  tradizione  democratica  che  si 
fonderebbe  sul  principio  della  preminenza  del  diritto  e  che 
assicurerebbe il rispetto dei diritti dell'uomo e le libertà fondamentali ai  
suoi  cittadini.  La  Costituzione  di  tale  paese  garantirebbe  la 
separazione  dei  poteri  ed  il  suo  sistema  giudiziario  indipendente 
sarebbe  efficace.  L'Italia,  firmataria  di  innumerevoli  Convenzioni 
internazionali,  sarebbe inoltre membro del  Consiglio  dell'Europa che 
ha ratificato la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e  
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101). A 
tale riguardo vi  sarebbe da sottolineare che la  CEDU metterebbe in 
atto  un  sistema  giudiziario  sovranazionale  il  quale  permetterebbe  a 
tutti  i  cittadini  dei Stati  firmatari  della CEDU ad appellarsi  alla Corte  
europea  dei  Diritti  dell'Uomo  (Corte  EDU).  Il  ricorso  a  tale  Corte 
sarebbe  un  mezzo  giuridico  efficace  ed  influente.  In  tale  ambito 
l'interessato  non  si  sarebbe  manifestamente  avvalso  di  tutte  le 
possibilità  a  sua  disposizione. Inoltre,  andrebbero  distinte  le  lacune 
strutturali  di  un  sistema  di  diritto  dalle  lacune  create  dal 
comportamento abusivo di  certi  suoi  funzionari,  ovvero storicamente 
sarebbe  notorio  che  gli  abusi  nel  diritto  e  nella  sua  corretta 
applicazione  non  sarebbero  affari  che  toccherebbero  l'insieme 
dell'apparato  giuridico  italiano,  ma  che  si  riporterebbero  a  certi  
comportamenti  abusivi  di  alcuni  dei  suoi  rappresentanti.  La  storia 
italiana  insegnerebbe  che  detto  modo  di  agire  non  sarebbe 

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assolutamente  tollerato  dalle  istituzioni  italiane.  In  ogni  caso  anche 
ammettendo  che  i  pregiudizi  subiti  siano  il  risultato  di  una  volontà 
statale di perseguire, il richiedente sarebbe comunque necessario che 
il  motivo  della  pretesa  persecuzione  sia  uno  dei  motivi  elencati  nel  
art. 1  lett.  A  cpv. 2  dalla  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio  1951  (Conv., RS 0.142.30)  rispettivamente  nell'art.  3  LAsi. 
Per l'autorità  inferiore  quindi  i  problemi  evocati  non possono essere 
messi in relazione con la sua origine, le sue opinioni politiche, la sua  
razza oppure alla sua appartenenza ad un determinato gruppo sociale. 
L'UFM ha quindi concluso che la questione a sapere se le decisioni 
prese dalle diverse istanze italiane erano giustificate o meno, oppure 
se certe autorità italiane abbiano effettivamente commesso degli abusi 
a scapito dell'interessato, sarebbe priva di pertinenza nell'ottica della 
LAsi e che pertanto il richiedente non ha la qualità di rifugiato.

8.2 Nel gravame, l'insorgente ha affermato, in sostanza e per quanto è 
qui  di  rilievo,  che  i  documenti  prodotti  dimostrerebbero  la  verosimi -
glianza del suo racconto. Egli ha ribadito quanto già affermato in sede 
d'audizione, ossia che in Italia la sua vita sarebbe in pericolo, ritenuto 
che le autorità, segnatamente per il tramite dei servizi segreti e dell'ar -
ma dei carabinieri, vorrebbero ridurlo al silenzio, screditandolo o ucci -
dendolo. Le sue innumerevoli denunce sarebbero rimaste inascoltate, 
in caso contrario avrebbero dovuto condurre alla rimozione da impor-
tanti cariche dello Stato personaggi di spicco, oppure avrebbero dovu-
to terminare con delle condanne per calunnia aggravata dell'insorgen-
te. Nessuna di queste due opzioni si sarebbe avverata, ma il ricorrente 
sarebbe stato sottoposto per decenni a persecuzioni, torture fisiche e 
psichiche e la sua reputazione sarebbe stata compromessa. Inoltre, la 
natura stessa dei servizi segreti renderebbe puramente teorica la pos-
sibilità d'ottenere dalle autorità preposte la protezione da pressioni o 
persecuzioni.  Ha  altresì menzionato  che  il  rilascio  dei  documenti  di 
viaggio sarebbe stato attuato con il solo intento di poterlo controllare, 
ossia di poter vedere quali viaggi egli compiesse e chi potesse incon -
trare. Peraltro, l'UFM avrebbe omesso di  evidenziare che l'accusa di 
tentata violazione di domicilio sarebbe inesistente nel Codice Penale 
italiano, non di meno per via di ciò sarebbe stato arrestato per circa 
sei  mesi,  in  quanto i  magistrati  avrebbero usato tale reato inventato 
con l'intento di farlo apparire un violento ed un criminale. Avrebbero al-
tresì omesso di ponderare il fatto che la sua accusatrice  – la sua ex 
moglie  – e convivente del suo ex superiore, E._______, non sarebbe 
mai stata disturbata, quando invece ella avrebbe dovuto essere arre-

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stata per calunnia aggravata. Ella l'avrebbe inoltre accusato di averla 
percossa  e  di  conseguenza  egli  sarebbe  stato  condannato  ad  una 
pena di  sette mesi  di  carcere. A tal  riguardo,  l'autorità  inferiore  non 
avrebbe tenuto conto che il ricorrente avrebbe ricorso contro tale con-
danna sino alla Corte di Cassazione, la quale avrebbe confermato la 
sentenza di prima istanza. Per tutto ciò, non vi sarebbe sicurezza alcu-
na del diritto e del rispetto delle leggi in Italia. Per di più, avrebbe an-
che ricorso alla Corte EDU senza che quest'ultima sia entrata in meri -
to, in quanto sarebbero dei fatti  di  "esecutiva ed attiva del  potere di 
uno Stato  membro". A sostegno della  sua tesi,  il  ricorrente  fa riferi-
mento ad alcune persone che sarebbero in grado di testimoniare che 
dietro ai suoi timori vi sarebbe il SISMI.

8.3 Nel complemento dell'atto ricorsuale, l'insorgente fa osservare che 
l'UFM non ha contestato la sua attività in seno al SISMI. Da ciò non si  
potrebbe negare il fatto che detta autorità non avrebbe precisamente 
l'obbiettivo  di  garantire  la  difesa  e  la  sussistenza  della  democrazia, 
bensì – come l'attesterebbero numerosi esempi storici – di rovesciarla. 
Inoltre, non renderebbe affatto pertinente il ragionamento dell'autorità 
inferiore il fatto che egli abbia potuto ricorrere ai Tribunali italiani e vin-
cere la causa nel procedimento per la pseudo violazione di domicilio,  
in quanto il  Tribunale avrebbe semplicemente constatato l'assenza di  
una base legale. Inoltre, non si potrebbe che essere sorpresi dai mol-
teplici tentativi da parte delle autorità italiane di far apparire il ricorren-
te quale persona mentalmente squilibrata, in contrasto a quanto espo-
sto nel rapporto medico del Dr. med. G._______ del 30 agosto 2001. 
Infine, ha contestato il fatto che i suoi motivi d'asilo non sarebbero per -
tinenti in materia d'asilo, in quanto avrebbe lottato politicamente contro 
le attività sovversive condotte dai servizi segreti italiani. Di conseguen-
za,  l'UFM avrebbe  erroneamente  tralasciato  l'esame  della  verosimi -
glianza dei motivi d'asilo del ricorrente.

9.
9.1 Questo Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall'auto-
rità inferiore nella decisione impugnata, le dichiarazioni determinanti in 
materia d'asilo rese dal ricorrente s'esauriscono in mere, generiche ed 
imprecise  affermazioni  di  parte,  non corroborate dal  benché minimo 
elemento di seria consistenza, in sostanza per le ragioni indicate nel  
provvedimento litigioso.

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Il ricorrente adduce di avere ricoperto la funzione [...] presso il Ministe-
ro della Difesa (cfr. atto A 22/2, mezzo di prova n. 1) e di essere stato 
oggetto di soprusi di potere da parte di funzionari statali. Non di meno 
non è  riuscito  a  sostanziare  in  maniera  convincente  tali  circostanze 
tanto da portare questo Tribunale al convincimento che il ricorrente sia 
a rischio  di  persecuzione.  L'insorgente ha per  esempio  dichiarato di 
non essersi presentato dinanzi ad un Tribunale civile per le questioni  
legate a funzionari del SISMI per chiedere protezione e denunciare i 
fatti, in quanto, a suo dire, un processo civile durerebbe almeno quin-
dici anni e non riuscirebbe ad immaginare che un giudice gli darebbe 
ragione (cfr. verbale d'audizione del 20 settembre 2000, pagg. 7-8). Gli 
argomenti del ricorrente non possono trovare accoglimento. In virtù del 
principio della sussidiarietà della protezione internazionale per rappor-
to alla protezione nazionale, si deve poter esigere da un richiedente 
d'asilo che abbia esaurito, nel proprio paese, le possibilità di protezio-
ne contro eventuali persecuzioni prima di sollecitare quella di uno Sta-
to terzo. Infatti, tali situazioni, ancorché spiacevoli, non sono determi-
nanti per il riconoscimento dello statuto di rifugiato se la persona che 
ne è vittima beneficia nel suo luogo d'origine di un accesso concreto a 
delle strutture efficaci di protezione e che può essere ragionevolmente 
richiesto che egli faccia appello a questo sistema di protezione interna 
(cfr. sentenza del  Tribunale  amministrativo federale  D-7847/2006 del 
18 agosto 2009; GICRA 2006 n. 18 pagg. 180 e segg.; GICRA 2000 
n. 15 pagg. 107 e segg.). Va del resto osservato che l'insorgente, a di-
stanza di più di dieci anni, non ha a tutt'oggi presentato né documenti 
attestanti avvenute denunce, né di altri atti giudiziari a sostegno delle 
sue vicissitudini.

Quanto poi alle indagini di polizia o alle condanne pronunciate in appli-
cazione del diritto nazionale per reati commessi, va osservato che per 
quanto queste rientrano nelle misure d'imperio di uno Stato, di princi -
pio, non possono essere qualificate quali persecuzioni pertinenti da un 
punto di vista dell'art. 3 LAsi (cfr. GICRA 2006 n. 3). In quest'ordine di 
idee non può quindi essere messo in dubbio il buon funzionamento del 
sistema giudiziario, per il fatto, per esempio, che la Corte di Cassazio-
ne ha confermato il giudizio di prima istanza di condanna per aver per-
cosso la sua ex moglie. D'altro canto, in seguito al procedimento di vio-
lazione di  domicilio,  l'insorgente  non avrebbe scontato alcuna pena, 
ovvero egli stesso avrebbe dichiarato che vi sarebbe stato un giudizio 
di non luogo a procedere. Non può nemmeno essere ritenuta la sua al -
legazione ricorsuale secondo cui sarebbe stato arbitrariamente tenuto 

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in fermo per sei mesi a causa dell'accusa di violazione di domicilio, sia 
per non aver presentato alcun ordine in tal senso, sia perché codesto 
Tribunale si trova nell'impossibilità di sapere se è stato effettivamente 
arrestato per tale reato, oppure per le indagini circa l'accusa di lesione 
sulla ex moglie.

Pur tutto ciò presupposto, come rettamente fa osservare l'autorità infe-
riore, pur non potendosi escludere che l'apparato statale presenti dei  
casi isolati di comportamenti reprensibili da parte di funzionari, come il  
ricorrente pretende asseverare, non di meno, lo Stato da cui il ricorren-
te proviene è pur sempre definito come Stato di diritto nel quale il citta-
dino ha a disposizione tutti i rimedi per tutelare i propri diritti.

Sia come sia, ne consegue che con tali censure, il ricorrente non è riu-
scito a corroborare l'allegata incapacità delle autorità italiane di accor-
dargli un'appropriata protezione contro l'eventuale futuro agire illegitti-
mo di terzi nei suoi confronti. In altre parole, l'insorgente non è stato in 
grado di dimostrare che le autorità italiane, se opportunamente solleci -
tate, non gli avrebbero accordato una protezione adeguata.

9.2 Va peraltro abbondanzialmente osservato che il ricorrente non è a 
nessun stadio del presente procedimento riuscito a dimostrare né un 
effettivo coinvolgimento di quest'ultimo nel SISMI  – il  fatto che abbia 
lavorato quale [...] per il Vice Capo di Gabinetto non significa necessa-
riamente che abbia fatto parte del SISMI ed abbia avuto la possibilità  
di visionare i loro atti  –, né a presentare documenti atti a comprovare 
la serie di accuse da lui mosse contro esponenti dell'apparato italiano, 
né a dimostrare le varie minacce che avrebbero ricevuto terze persone 
a causa di quanto successo al ricorrente. Inoltre, l'insorgente, il quale 
ha allegato la volontà di nascondere alle autorità italiane il suo luogo 
di soggiorno in Svizzera è – nei fatti – smentita dai tre scritti del 4 e  
16 maggio 2000 tramite i quali l'insorgente ha informato un'associazio-
ne,  un  ufficio  postale  e  un'azienda  sanitaria  locale  d'inviare  tutta  la 
corrispondenza presso un indirizzo di H._______ e dalla sua parteci -
pazione alla redazione di una rivista di un'associazione di italiani all'e -
stero (cfr. atto A 22/2, mezzi di prova n. 8, 9 e 10 nonché atto A 14/4). 
In tale ambito ha pure pubblicato varie lettere ed articoli  su internet 
rendendo pubblica la sua storia ed il suo soggiorno sul suolo elvetico  
aggiungendo  addirittura in  uno  dei  suoi blog  un  suo  ex  recapito  in 
Svizzera (cfr. siti internet succitati al consid. AA). A non averne dubbio, 
tale comportamento non rispecchia manifestamente quello di una per-

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sona che teme di essere perseguito, rimanendo peraltro in patria per 
vari anni dopo l'inizio delle presunte persecuzioni prima di espatriare. 
Non lo soccorre quindi nemmeno l'allegazione ricorsuale secondo cui 
avrebbe dovuto essere processato per calunnia, se non fossero state 
verosimili le sue accuse. I fatti si situerebbero ormai lontani nel tempo 
(alcuni  risalenti  all'inizio  degli  anni '80);  questi  sono  stati  oggetto  di 
ampi dibattiti in seno a tribunali, media e quant'altro, per il che non v'è 
ragione di ritenere che vi sia un interesse ad impedire ad un cittadino 
di divulgare la propria interpretazione di note vicende specialmente se 
codesto Tribunale non è a conoscenza degli atti giudiziari in cui il ricor -
rente avrebbe presentato le sue denunce. Peraltro, dalla lettera datata 
[...] (destinata all'allora presidente della repubblica italiana I._______) 
emerge che denunce e provvedimenti giudiziari nei suoi confronti sa-
rebbero proceduti quasi di pari  passo, circostanza che contrasta con 
l'evocato intento omicida nei suoi confronti (cfr. atto A 22/2, mezzo di 
prova n. 11). Per di più, è rimasta una congettura non corroborata pure 
l'allegazione secondo cui i suoi persecutori avrebbero cancellato il suo 
casellario giudiziario, gli avrebbero recapitato una bomba come pure il 
rilascio di un mandato di cattura internazionale per il solo reato di ten-
tata violazione di domicilio. Va infine osservato che il ricorrente stesso 
ha affermato di non aver mai fatto parte di un partito politico e che le 
sue azioni sono il frutto del suo proprio agire per ottenere giustizia (cfr. 
ricorso, pag. 1), in maniera tale da potersi escludere moventi di perse-
cuzione di tipo politico.

9.3 Sulla base di quanto precede, visto nel suo insieme e senza do-
versi chinare sui dettagli del racconto, questo non comporta, come ret -
tamente ritenuto dall'UFM, elementi di pertinenza o di sufficiente inten-
sità in materia d'asilo, in quanto egli non rientra in una delle categorie 
di  persone enumerate  dall'art.  3  della  LAsi.  Ciò  posto,  il  ricorso  sul 
punto di questione dell'asilo, destituito d'ogni e benché minimo fonda-
mento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

10.
In sintesi,  il  ricorrente non è riuscito a sostanziare un'esposizione a 
seri pregiudizi attuale e immediata ai sensi dell'art. 3 LAsi, rispettiva-
mente a presentare elementi concreti da far presagire o  temere per 
una futura persecuzione rilevante ai sensi delle disposizioni in materia 
d'asilo, per il che l'autorità inferiore, rettamente, ha respinto la doman-
da del ricorrente.

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11.
Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il dirit-
to federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'autorità di pri-
me cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridica-
mente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), 
per il che il ricorso va respinto.

12.
Le spese processuali  vanno poste a carico della parte soccombente 
(art. 63 cpv. 1 PA). Le spese del procedimento dinanzi al Tribunale am-
ministrativo  federale  comprendono  la  tassa  di  giustizia  e  i  disborsi 
(art. 1 del  regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 
dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del  21  febbraio  2008 
[TS-TAF, RS 173.320.2]). La tassa di giustizia è calcolata in funzione 
dell'ampiezza e della difficoltà della causa, del modo di condotta pro -
cessuale  e  della  situazione  finanziaria  delle  parti  (art.  2  cpv.  1 
TS-TAF).

Ritenuto quanto precede, seguendo la soccombenza, le spese di pro-
cedura sono messe a carico del ricorrente. Tenendo conto dell'ampiez-
za  dell'incarto,  del  tempo  richiesto  per  la  sua  trattazione  nonché  il  
modo di condotta processuale del ricorrente, si giustifica fissare ecce-
zionalmente i costi della presente procedura di ricorso a CHF 1'200.–. 
Esse  sono  state  computate  parzialmente  con  l'anticipo  spese,  di 
CHF 600.–, versato dal ricorrente il 12 novembre 2003.

13.
La presente decisione non può essere impugnata con ricorso in mate-
ria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF).

La pronuncia è quindi definitiva.

(Dispositivo alla pagina seguente)

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

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1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali di CHF 1'200.– sono poste a carico del ricorren-
te, le quali sono compensate parzialmente con l'anticipo di CHF 600.– 
versato dal ricorrente il 12 novembre 2003. La differenza di CHF 600.– 
deve essere versata alla  cassa del  Tribunale entro un termine di  30 
giorni dalla spedizione della presente decisione.

3.
Comunicazione a:

- ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento))
- UFM, Divisione soggiorno, (allegato: incarto N [...], per corriere in-

terno; in copia)
- J._______ (in copia)

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Daniele Cattaneo Carlo Monti

Data di spedizione:

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