# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32c26827-686f-519f-9770-3ff1bb54cbdb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-02-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 23.02.2016 11.2015.64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2015-64_2016-02-23.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2015.64

  	
  Lugano

  23 febbraio 2016/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa SE.2012.228 (condotta
necessaria) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa con petizione
del 12 giugno 2012 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 1),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando
sull'appello del 26 agosto 2015 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa
dal Pretore il 26 giugno 2015;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AO 1 è
proprietaria della particella n. 403 RFD di __________ (188 m²), sulla quale si trova un edificio adibito a residenza secondaria.
Il fondo confina, a sud, con la sottostante particella n. 399 (1607 m²), sulla quale sorge una casa
d'abitazione appartenente alla sorella di AO 1, AP 1. Le due proprietà costituivano
in origine un unico appezzamento, comproprietà di AO 1 e AP 1 in ragione di
metà ciascuno. La comproprietà è stata sciolta nel settembre del 1992 con la
creazione di due fondi. L'evacuazione delle acque luride della particella n.
403 avviene tramite una condotta fognaria che penetra nella particella n. 399, si
innesta nella canalizzazione esistente in quel fondo e confluisce in una fossa biologica
interrata, sempre su tale proprietà. Sulla particella n. 399 non è iscritta
alcuna servitù di condotta.

 

                            B.  Il
6 febbraio 2012 AO 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione
3, chiedendo di citare AP 1 a un'udienza di conciliazione perché fosse accertato
il diritto a una servitù di condotta necessaria sulla particella n. 399 in
favore della sua particella n. 403 dietro pagamento di un'indennità di fr. 1000.–.
Il tentativo di conciliazione è decaduto infruttuoso e il Segretario assessore
ha rilasciato all'istante il 24 aprile 2012 l'autorizzazione ad agire (inc.
CM.2012.84).

 

                            C.  Con petizione del 12 giugno 2012 AO 1 ha convenuto AP
1 davanti allo stesso Pretore, formulando
l'identica richiesta sottoposta all'autorità di conciliazione e chiedendo di ordinare
all'ufficiale del registro fondiario l'iscrizione della servitù da esercitare “nella parte
indicata in giallo sulla planimetria prodotta (porzione che copre la particella
n. 399) al fine di potersi allacciare alle tubature sulla particella n. 399
indicate in blu o secondo le indicazioni del perito giudiziario”. Il Pretore ha trattato la causa con la procedura
semplificata. Invitata a presentare osservazioni scritte, il 20 agosto 2012 la
convenuta ha proposto di respingere la petizione.

 

                            D.  Al
dibattimento dell'8 ottobre 2012 le parti
hanno mantenuto le rispettive posizioni, notificando prove. L'istruttoria, nel
corso della quale l'ing. __________ è stato chiamato ad allestire una perizia,
è terminata il 3 febbraio 2015. All'udienza finale le parti hanno 

                                  rinunciato, limitandosi a memoriali conclusivi. Nel
proprio, del 26 marzo 2015, l'attrice ha riconfermato le domande di petizione,
precisate sulla scorta delle risultanze peritali, e ha offerto un'indennità fissa
di fr. 6900.– più un importo di fr. 420.– annui. Nel suo allegato di quello
stesso giorno la convenuta ha proposto una volta ancora di respingere la petizione.

 

                            E.  Statuendo
il 26 giugno 2015, il Pretore ha accolto la petizione ‟nel senso
dei considerandiˮ e ha ordinato la costituzione di una servitù di condotta
necessaria sulla particella n. 399 a favore della particella n. 403 “in
corrispondenza del tracciato definito a pag. 6 della perizia giudiziaria che
dal fondo n. 403 attraversa la particella n. 399 fino al collettore di
smaltimento privato sulla particella n. 399”.
L'attrice è stata condannata a versare alla convenuta un'indennità di fr. 7656.– oltre a fr. 464.– annui
a titolo di partecipazione per le spese di gestione e manutenzione della
condotta comune, mentre i costi eccedenti tale importo sarebbero stati posti
per l'88.4% a carico della convenuta e per il rimanente 11.6% a carico dell'attrice.
L'attrice è stata autorizzata a chiedere l'iscrizione nel registro fondiario
della “servitù riconosciuta o convenzionalmente pattuita” dopo il passaggio
in giudicato della sentenza e il pagamento dell'indennità. La tassa di
giustizia di fr. 1500.– e le spese sono state poste a carico della convenuta,
tenuta a rifondere all'attrice fr. 3000.– per ripetibili.

 

                             F.  Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 25
agosto 2015 nel quale chiede di riformare il giudizio impugnato respingendo la
petizione. Nelle sue osservazioni del 7 ottobre 2015 AO 1 conclude per la
reiezione dell'appello, postulando in via subordinata la costituzione di una
servitù di sporgenza giusta l'art. 674 cpv. 1 CC sulla particella n. 399 a
favore della sua particella n. 403 “in corrispondenza del tracciato definito dalla perizia
a pag. 6 fino al collettore di smaltimento privato sulla particella n. 399”.

 

Considerando 

 

in diritto:              1.  Le sentenze emanate dai
Pretori con la procedura semplificata sono impugnabili mediante appello entro
30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che il valore litigioso
raggiungesse almeno fr. 10 000.–
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). Nella fattispecie tale presupposto è dato, il Pretore avendo
fissato tale valore in fr. 10 100.– (ordinanza
del 14 giugno 2012), cifra che non appare inverosimile e che non è contestata
dalle parti. Quanto alla tempestività
dell'appello, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore della convenuta
il 30 giugno 2015 (attestazione Track & Trace n. __________), ma il termine di ricorso è rimasto sospeso dal 15 luglio al 15 agosto 2015 in virtù dell'art. 145
cpv. 1 lett. b CPC. Trasmesso per via elettronica il 26 agosto 2015 (conferma di ricezione) e per
posta semplice il giorno successivo, il rimedio in esame è di conseguenza
ricevibile.

 

                             2.  Nella
sentenza impugnata il Pretore ha rammentato anzitutto i principi che disciplinano l'ottenimento
di una servitù di condotta necessaria. “Se di regola è vero –
egli ha rilevato – che la condotta necessaria deve avere una funzione di
attraversamento ed allacciamento e non deve condurre nel fondo medesimo, un'eccezione
sussiste nei casi in cui l'ente pubblico non ha ancora eseguito la rete
fognaria destinata all'evacuazione delle acque nel comprensorio di pertinenza”. A mente sua,
ove l'allacciamento
alla rete pubblica non sia esigibile o prospettabile i proprietari di impianti
privati devono, per quanto possibile, tollerare l'allacciamento di altri proprietari
contro rifusione delle spese, fermo restando che in caso di disaccordo la
questione va risolta dal Dipartimento cantonale del territorio.

 

                                  Posto
ciò, il Pretore ha escluso la possibilità per l'attrice di veder­si riconoscere
un diritto d'esproprio per posare condotte sul fondo della convenuta, come pure
di anticipare l'esecuzione della rete fognaria pubblica e di realizzare un
pozzo perdente o una fossa biologica sulla particella n. 403. In simili
condizioni – egli ha soggiunto – l'unica soluzione idonea per lo smaltimento
delle acque luride dell'attrice è quella di farle confluire attraverso il fondo
della convenuta. Ponderati i reciproci interessi delle parti, egli ha
riconosciuto così un diritto di condotta necessario secondo il tracciato
proposto dal perito giudiziario, libere le parti di “prevedere contrattualmente il mantenimento dello statu
quo senza procedere al rinnovo delle condotte esistenti”. Quanto al­l'indennità, il Pretore l'ha fissata sulla scorta
delle risultanze peritali in fr. 7656.– oltre al versamento di un
corrispettivo annuo di fr. 464.–, addebitando i costi eccedenti le previsioni
del perito per l'11.6% all'attrice e per l'88.4% alla convenuta. Infine egli ha
precisato che la servitù di condotta riguarda il tracciato fino al collettore
privato, mentre l'uso del medesimo, se contestato, dovrà essere autorizzato dal
Dipartimento del territorio.

 

                             3.  Nelle
osservazioni all'appello AO 1 sostiene
che le richie­ste di giudizio contenute nell'appello non sono valide, giacché la
convenuta si limita a postulare l'annullamento dei dispositivi n. 1.1, 1.2
e 1.3 della sentenza impugnata senza chiederne la riforma. Ora, che una
conclusione meramente cassatoria sia ammissibile in appello solo a titolo
eccezionale, qualora in caso di accoglimento del ricorso l'autorità superiore
non possa statuire, o perché in primo grado non sia stata giudicata una parte essenziale
dell'azione (art. 318 cpv. 1 lett. c n. 1 CPC) o perché i fatti debbano essere
completati in punti essenziali (art. 318 cpv. 1 lett. c n. 2 CPC), è indubbio
(RtiD I-2014 pag. 806 consid. 3a). In concreto però AP 1 chiede con la domanda
n. 1 che il suo appello sia accolto e “la petizione conseguentemente (…)
respinta”. Come si desume reiteratamente e a chiare lettere dal memoriale,
inoltre, essa persegue con ogni evidenza la reiezione dell'azione introdotta
dalla sorella. Ai limiti del pretesto, l'argomentazione dell'attrice non merita
quindi altra disamina. 

 

                             4.  Sempre nelle sue
osservazioni all'appello l'attrice afferma che il rimedio giuridico è
irricevibile per carenza di motivazione, la convenuta limitandosi a ripetere le
argomentazioni sollevate davanti al Pretore, senza confrontarsi con la
decisione impugnata. Ora, un appello dev'essere “motivato” (art. 311 cpv. 1
CPC), dal memoriale dovendo risultare non solo che la sentenza di primo grado è
impugnata, ma anche per quali ragioni (DTF 137 III 618 consid. 4.2 con
riferimenti). Nella fattispecie il ricorso non è un esempio di chiarezza, ma permette
pur sempre di capire senza equivoci che criticata è l'applicazione del­l'art. 691
CC nel caso specifico e per quali ragioni (appello, pag. 10 seg.), come censurata
è la violazione dell'art. 58 CPC, il Pretore avendo statuito secondo la
convenuta ultra ed extra petita (pag. 12). Il ricorso può dunque
essere vagliato nel merito, tanto più che l'applica­zione dell'art. 691 CC sulla
base dei fatti accertati in prima sede è una questione di diritto da esaminare
d'ufficio.

 

                             5.  L'appellante allega in primo luogo che l'attrice ha chiesto
l'accertamento di un diritto di condotta necessaria “nonostante essa intendesse
unicamente vedere accertato un diritto ad allacciarsi alle infrastrutture di
trattamento delle acque luride edificato sul fon­do
della convenuta”. Se non che, a suo parere l'azione dell'art. 691 CC è
finalizzata ad accertare il diritto di attraversare un fondo altrui, non il
diritto al trattamento di acque luride generate dal proprio fondo. La servitù
legale di cui l'attrice postula l'accertamento sarebbe quindi estranea al diritto
civile federale. Per di più, essa soggiunge, il Pretore l'ha condannata a posare
un nuovo tratto di condotta sul proprio fondo, finanziandolo con fr. 25 500.–, così come
ha condannato l'attrice a versare un'indennità in violazione dell'art. 58 CPC,
mentre ha dichiarato costituita (art. 87 CPC) una ‟concessione (sic!)
di servitù legale”.

 

                             6.  I criteri per la
concessione di una condotta necessaria a norma dell'art. 691 cpv. 1 CC sono già
stati riassunti dal Pretore. Al riguardo basti rammentare che chi postula un
diritto di condotta necessaria non deve trovarsi in un caso per cui il diritto
federale o cantonale conceda l'espropriazione (art. 691 cpv. 2 CC), deve dimostrare
di non poter eseguire l'allacciamento in altro modo o di poter procedere in
altro modo solo a spese eccessive (“stato di necessità”) e deve rifondere
integralmente al proprietario del fondo gravato il danno che questi subisce
(RtiD I-2004 pag. 498 n. 17c, I-2006 pag.
680 n. 42c consid. 3, II-2014 pag. 769 n. 12c). Presupposto per
l'iscrizione di una servitù di condotta è appunto l'esistenza di una
“condotta”, vale a dire un'opera atta al trasporto di sostanze o energia non nel
fondo serviente, ma attraverso il fondo serviente (Meier-Hayoz in: Berner Kommentar, 3ª edi­zio­ne,
n. 14 ad art. 691 CC; Rey/Strebel in: Basler Kommentar, ZGB II, 5ª
edizione, n. 28 ad art. 691; Rey
in: Berner Kommentar, 1981, n. 37 all'introduzione agli art. 730/736 CC; I CCA,
sentenza inc. 11.2002.48 dell'11 aprile 2003 consid. 9 con rinvii). Al limite la
condotta può anche collegare il fondo dominante a un'altra condotta posta sul
fondo serviente, la quale poi prosegua oltre (Brücker,
Das nachbarrechtliche Durchleitungsrecht unter Be­rücksichtigung von Lehre und
Rechtsprechung zum Notweg­recht, zum Überbaurecht und zum Notbrunnenrecht,
Zurigo 1991, pag. 36, n. 2 e 3). Tale requisito non è dato ove la condotta cominci
(ad esempio da una sorgente) o termini (ad esempio in un pozzo o in una fossa)
sul fondo in questione (Brücker,
op. cit., pag. 37 n. 4 con rinvii).

 

                             7.  In concreto il perito
giudiziario ha accertato che la canalizzazione della particella n. 403 si
innesta nella canalizzazione posta sulla particella n. 399 dopo avere raccolto
le acque luride in un pozzetto situato nel giardino della stessa particella n. 403.
Successivamente, da un pozzetto di raccolta delle acque luride situato sulla
particella n. 399, la canalizzazione è unica fino a una fossa biologica, il cui
scarico di “troppo pieno del liquido superficiale” è convogliato verso un pozzo
perdente situato più a valle (perizia 22 agosto 2013 dell'ing. __________,
risposta n. 2). La condotta in questione non è pertanto allacciata alla rete fognaria
comunale, la quale – come ha confermato il Comune di __________ – è sì prevista
in quella zona, ma non è di imminente realizzazione (doc. L). Ne segue che nel
caso specifico l'istante chiede una servitù non per attraversare il fondo della
sorella, ma per convogliare acque luride nella fossa biologica di quest'ultima.
Simile finalità non giustifica tuttavia una servitù di condotta necessaria, di
modo che nella fattispecie difetta un presupposto essenziale per l'applicazione
dell'art. 691 CC. 

 

                             8.  AO 1 ritiene – con il
Pretore – che qualora l'ente pubblico non abbia ancora eseguito una rete
fognaria destinata all'evacua­zione delle acque nel comprensorio di pertinenza,
una servitù di condotta necessaria possa essere riconosciuta anche se la condotta
non attraversa il fondo serviente. Si tratta di un'asserzione apodittica. Né la
dottrina né la giurisprudenza riconoscono che in casi del genere una condotta
necessaria possa fermarsi nel fondo serviente. Certo, secondo l'art. 60 cpv. 1
della legge d'applicazione della legge federale contro l'inquinamento delle
acque (LALIA) i proprietari di impianti privati devono, nei limiti della capacità
degli impianti stessi, tollerare l'allacciamento di altri proprietari contro
rifusione di una parte proporzionata delle spese di esecuzione e di esercizio.
Un conto tuttavia è l'obbligo di tollerare l'allacciamento di impianti privati,
la cui decisione compete al Dipartimento del territorio (art. 60 cpv. 3 LALIA; Scolari, Commentario, Cadenazzo 1996, pag. 501 n. 1083 e pag.
502 n. 1086), e un altro quello di tollerare l'attraversamento di condotte
necessarie in virtù dell'art. 691 CC, disciplinato dal diritto civile. L'uno
non va confuso con l'altro.

 

                             9.  Nelle sue osservazioni all'appello
AO 1 postula, in subor­dine, una servitù di sporgenza sulla scorta dell'art.
674 cpv. 3 “in corrispondenza del tracciato definito dal perito”. Assume che una
condotta può formare oggetto di servitù anche come “opera sporgente” e che in
concreto i requisiti di tale norma sono adempiuti, la sorella avendo tollerato
per anni la condotta della quale era a conoscenza, l'opera essendo stata eseguita
con l'accordo di lei quando i fondi formavano ancora un unico apprezzamento. Il
problema è che davanti al Pretore la convenuta non si è mai valsa dell'art. 674
cpv. 3 CC, il quale andava fatto valere nelle stesse forme dell'art. 691 CC,
ovvero mediante azione autonoma o riconvenzione (RtiD I-2004 pag. 606 n.
106c e 107c). Ne segue che, non fondata su fatti nuovi o mezzi di prova nuovi, la
nuova pretesa si rivela d'acchito irricevibile (art. 317 cpv. 2 CPC). A parte
ciò, è vero che una condotta può anche formare oggetto di servitù come “opera
sporgente” (I CCA, sentenze inc. 11.2000.95 del 19 giugno 2001
consid. 7 con rinvio a Meier-Hayoz, op. cit., n. 6 ad art. 674 CC e inc. 11.2011.181 del 29 gennaio
2014 consid. 11). In concreto però quanto l'interessata chiede è un
diritto di sporgenza su un'opera che non è ancora stata eseguita (quella
prospettata dal perito: referto, pag. 6, schema B). La richiesta cade dunque
nel vuoto. 

 

                           10.  Se ne conclude che in
accoglimento dell'appello la sentenza del Pretore va riformata nel senso di
respingere la petizione. Le spe­se processuali e le ripetibili di entrambi i
gradi di giurisdizione seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).

 

                           11.  Quanto
ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro il presente giudizio
(art. 122 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso non raggiunge la soglia di
fr. 30 000.– nella prospettiva del­l'art. 74 cpv. 1
lett. b LTF (sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                  I.  L'appello è accolto e la sentenza
impugnata è così riformata:

                                          1.  La petizione è respinta.

                                          2.  La tassa
di giustizia di fr. 1500.– e le spese sono poste a carico dell'attrice, che
rifonderà alla convenuta fr. 3000.– per ripetibili. 

 

                             II.  Le spese processuali di complessivi fr. 1500.– sono
poste a carico di AO 1, che rifonderà all'appellante fr. 2000.– per ripetibili.

 

                            III.  Notificazione a:

	
   

  	
  –
  avv.; 

  –
  avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).