# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 800f788e-822b-540d-9537-5888d9693c2d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-02-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 05.02.2001 INC.1998.96503
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1998-96503_2001-02-05.html

## Full Text

N. 965.98.3 L                                                              Lugano,
5 febbraio 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Claudio Lepori

 

 

 

sedente per statuire sul reclamo
presentato il 24 maggio 2000 da

 

 

__________,
__________

(patrocinato dall’avv.
__________)

 

 

contro la decisione 11 maggio
2000 del Procuratore pubblico avv. Emanuele Stauffer che ha rifiutato
richieste di complementi istruttori nell’ambito del procedimento penale
pendente contro il reclamante per truffa e reati nel fallimento;

 

 

 

viste le osservazioni del
magistrato inquirente 2000 e delle parti civili __________, __________
(patrocinata dall’avv. __________) e della __________, __________ (patrocinata
dall'avv. __________), tutte del 5 giugno 2000 e concordemente concludenti per la
reiezione del reclamo;

 

 

 

preso atto che __________,
__________ (patrocinato dall’avv. __________) non ha presentato osservazioni;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto 

 

 

 

 

 

 

 

in fatto:

 

 

 

A.

 

 

La dibattuta fattispecie può
essere riassunta facendo riferimento a precedenti giudizi di questo giudice, in
particolare alla decisione 964.98.2 L / 965.98.2 L dell’11 agosto 1999:

 

 

"A seguito della denuncia sporta il 24 marzo 1998
da __________ - contestualmente costituitosi parte civile -, il Procuratore pubblico
ha condotto informazioni preliminari, sulle ipotesi di reati nel fallimento e
di truffa, nei confronti di __________ e __________ (il primo figlio adottivo
del secondo), la fattispecie derivando dal fallimento pronunciato nei confronti
di __________ a far tempo dal 2 gennaio 1997 (doc. 1 e suo annesso C, inc. MP
__________).

Con decreto 26 aprile 1999 (doc. 51), il Procuratore
pubblico ha formalizzato il procedimento contro __________, promuovendo
l'accusa nei suoi confronti per titolo di truffa ("in relazione alle
prestazioni da lui ottenute, nell'aprile 1996, dalla __________, postulate
allorquando egli era già in stato di insolvenza", come a denuncia
della citata ditta del 1. luglio 1998, inc. MP __________, procedimento poi
congiunto con quello indicato in entrata con decisione 19 maggio 1999, doc. 55
dell'inc. __________ [di seguito il solo di riferimento]) e di bancarotta
fraudolenta, frode nel pignoramento e favori concessi ad un creditore ("in
relazione all'operazione avvenuta tra il giugno e il dicembre 1995 mediante la
quale è stata venduta la quota di comproprietà del terreno denominato
__________, a suo padre __________ ")".

 

 

In data 22 ottobre 1999 il
magistrato inquirente ha decretato il non luogo a procedere nei confronti di
__________, ritenendo che nessuna azione di rilevanza penale gli può essere
addebitata. Tale decreto, dopo decisione della Camera dei ricorsi penali, è
passato in giudicato. 

 

 

 

B.

 

 

Nel procedimento a carico di
__________, ritenuto raggiunto lo scopo dell'istruzione formale, il magistrato
inquirente ha proceduto al deposito degli atti in data 20 maggio 1999 (doc.
56). In questo contesto __________ ha chiesto - con istanza 8 luglio 1999 (doc.
63) e quale complemento istruttorio - la riassunzione del testimone __________,
in grado di attestare l’intenzione dell’accusato di continuare l’attività nel
secondo semestre del 1995 della __________, contrariamente a quanto indicato
dal perito, e di __________ che, in qualità di direttore della __________,
avrebbe dovuto esprimersi sulla posizione debitoria di __________ e sulle sue
cause.

L’accusato ha formulato anche
alcuni quesiti peritali che, in quanto rifiutati e riproposti con il reclamo in
esame, verranno discussi nel dettaglio in seguito. Mentre per quel che riguarda
i documenti prodotti nell’istanza di complemento, essendo stati integralmente
acquisiti agli atti dal procuratore pubblico, non formano più tema di
discussione.

Non da ultimo __________ ha
chiesto il richiamo, presso l’Ufficio fallimenti di Viganello, dell’incarto
relativo al suo fallimento.

 

 

 

C.

 

 

Il Procuratore pubblico, con la
decisione 11 maggio 2000 qui impugnata, ha acquisito agli atti, come appena
indicato, la documentazione prodotta respingendo integralmente le altre prove
proposte. Egli ha ritenuto le testimonianze proposte irrilevanti a fronte delle
prove sin qui acquisite; stesso discorso d’irrilevanza varrebbe per il richiamo
dell’incarto del fallimento personale dell’accusato ritenuto che i debiti,
nella loro consistenza, non sono contestati. Per quanto concerne poi i
complementi peritali richiesti, gli stessi sarebbero ininfluenti, ritenuto che
le conclusioni del referto peritale non sono di per sé contestate, mentre il
momento in cui è subentrato lo stato di insolvenza della __________ non sarebbe
ragionevolmente contestabile.

Per quanto attiene poi ai
complementi peritali riguardanti la posizione personale dell’accusato, sarebbe
“irrilevante sapere cosa avrebbe potuto succedere se un’altra soluzione
fosse stata adottata dall’imputato”. Del resto sarebbe molto significativo,
in punto alla loro inconsistenza, “il fatto che i crediti apparentemente
vantati da __________ non sono stati incassati a distanza di cinque anni dai
fatti“.

 

 

 

D.

 

 

Il “ricorso” [recte: reclamo]
ripropone le prove reiette con argomentazioni di cui 

si dirà in seguito, per quanto
necessario.

Pur non contestando la
completezza della perizia, __________ chiede 

precisazioni allo scopo di “correggere delle inesattezze”, specialmente
nell’ottica di spostare l’attenzione del magistrato inquirente dall’operazione
“__________ ” ad un piano più generale. 

Il reclamante contesta inoltre
che non gli è mai stata data la possibilità di porre quesiti alla perizia poi
rassegnata dal perito __________ e versata agli atti con data 21 maggio 1999.

 

A sua volta il Procuratore
pubblico, nel postulare la reiezione del gravame, rinvia, essenzialmente, alle
argomentazioni della decisione impugnata.

 

Le parti civili, da parte loro,
chiedono conferma della decisione del magistrato inquirente.

 

La ditta __________ riassunta la
fattispecie rileva, in sintesi, che gli atti raccolti dal magistrato inquirente
relativi alla transazione “__________ ” sono completi e appare pertanto del
tutto superfluo procrastinare “immotivatamente” la chiusura della fase
istruttoria.

 

La __________, da parte sua, si
limita a contestare “che la ditta __________ con sede in Lugano dopo il 28
giugno 1995 le abbia corrisposto fr. 200'000.- a pagamento di fatture scoperte,
né, per altro, che detta ditta a quell’epoca fosse debitrice nei suoi confronti
di un simile importo per tale titolo”.

 

 

e considerando 

 

 

 

in diritto:

 

 

 

1.

 

 

Il reclamo in oggetto è
tempestivo e prodotto dall’accusato, per cui è pacifica la sua legittimazione:
è pertanto data la sua ricevibilità in ordine, come richiesto dagli art. 280
segg. CPP.

 

 

2.

 

 

Preliminarmente, per rispondere
alla censura del reclamante secondo cui non gli è stata data la possibilità di
proporre quesiti peritali, vanno ricordate le disposizioni di legge relative
alla perizia. Questa prova ha lo scopo di “stabilire fatti e circostanze per
l’accertamento dei quali sono necessarie cognizioni speciali” (art. 142 cpv. 1
CPP). A norma dell’art. 146 cpv. 1 CPP “il magistrato designa l’oggetto
della perizia, sottoponendo contemporaneamente al perito i quesiti con le
necessarie indicazioni, riservata la loro completazione. Nella misura
compatibile con il buon andamento dell’istruzione, le parti ed i loro
patrocinatori possono pure proporre quesiti peritali”. Infine secondo
l’art. 148 cpv. 1 CPP “tanto il magistrato quanto le parti e i loro
patrocinatori possono domandare chiarimenti ai periti”.

Pertanto se è pur vero che la
legge prevede la possibilità di intervento delle parti nella stesura dei
quesiti peritali, nell’ambito dell’art. 196 CPP un eventuale mancato ossequio a
detto principio può essere sanato in sede di complemento istruttorio, con la
possibilità di impugnarne il diniego tramite reclamo, come nel caso in esame.

 

 

3.

 

 

Per meritare di venire assunte,
le prove proposte dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP),
o anche in altro momento dell’istruttoria (art. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP),
devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazioni e presupposti: esse
devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in
diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
quindi avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se
decretare messa in stato d’accusa o abbandono, sino a, se del caso, quelle del
giudice di merito; le stesse prove devono essere di difficile produzione al
dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra
l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. REP 1998 nr. 122; già
in sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in
re L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e
14 giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).

 

Se, in particolare per
l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è espressione del diritto di
essere sentito (v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306,
consid. 1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende
Antwort bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die
Wahrheitsfindung nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc.
cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid
(Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia
491 et al. in nota 321) “wenn sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als
genügend geklärt erachten”. Di conseguenza, non è data violazione dell’art.
6 CEDU se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato
la pertinenza (v. Frowein/Peukert, loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU,
con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17 giugno 1998 in re
F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1,).

 

 

 

4.

 

 

Preliminarmente si rileva come il
gravame in esame si riveli irricevibile laddove solleva censure sugli
accertamenti relativi all’andamento degli affari dell’accusato e agli asseriti
suoi sforzi di risanamento della __________, tali considerazioni costituendo
infatti un inammissibile anticipo dell’arringa difensiva.

 

E` pacifico che nel caso in esame
le prove proposte, e qui in discussione, sono correlate con l’oggetto del
procedimento, tuttavia - come si specificherà più innanzi - le stesse non
appaiono di rilievo né di pertinenza, o per indifferenza rispetto alle
imputazioni, o per carenza di novità nel contesto di quanto acquisito. In altre
parole gli accertamenti probatori proposti non servono a determinare il
giudizio nelle competenze del Procuratore pubblico, per cui prevale il
principio della loro eventuale assunzione al dibattimento.

 

Di seguito vengono comunque
esaminate, brevemente, le singole richieste di accertamento probatorio.

 

 

5.

 

 

5.1      Audizione dei testi
__________ e __________

 

 

Per quanto riguarda l’audizione
del teste __________, già sentito in data 30 novembre 1998, essa servirebbe a
corroborare i documenti prodotti dalla difesa dai quali dovrebbe risultare,
contrariamente a quanto accertato dal perito __________, che la __________
avrebbe venduto il goodwill alla __________ in data 29 dicembre 1995 (e non il
30 giugno 1995 come accertato dal perito) e che quindi la volontà di __________
di non continuare l’attività della sua __________ sarebbe stata manifesta solo
a quella data.

Orbene non si capisce come la
riassunzione del teste potrebbe portare a diverse risultanze rispetto a quanto
accertato dal perito sulla base di giustificativi contabili.

Peraltro, esaminando i documenti
prodotti dal reclamante, secondo la convenzione 29 dicembre 1995 (doc. 1
all’istanza di complemento) l’assegno per il pagamento del goodwill avrebbe
dovuto essere di pari importo (fr. 600'000), mentre l’accredito riguarda un
assegno di fr. 800'000 (doc. 2 e 3 allegati all’istanza di complemento),
dovendo quindi trattarsi, evidentemente, di un assegno accreditato per altro
ragioni. Se __________ non riesce a fornire indizi seri e documentali circa la
sua versione dei fatti, non può ragionevolmente pretendere l’accoglimento del
suo complemento di prova per quanto attiene alla riassunzione del teste
__________.

Il fatto poi che dai documenti
prodotti risulta che è stata acquistata della merce, anche dopo il 30 giugno
1995, verrà valutato dal giudice del merito sulla base dei documenti prodotti
dal reclamante e versati agli atti dal magistrato inquirente.

 

Mentre per quel che concerne
l’audizione del teste __________, direttore della __________, che dovrebbe
fornire ragguagli circa le ragioni delle esposizioni debitorie di __________,
la stessa si rivela superflua ritenuto che, come rettamente osservato dal
Procuratore pubblico nel suo rifiuto al complemento istruttorio, l’accertamento
di tali circostanze non ha alcuna influenza sull’ammontare dei debiti
accumulati. 

 

 

5.2      Richiamo dell’incarto dall’UF relativo al
fallimento di __________.

 

 

Per rispondere al reclamante,
questo giudice ritiene che la perizia è sufficientemente chiara e non necessita
in alcun modo di complementi in grado di eventualmente alleggerire le
responsabilità penali di __________: al contrario il perito, a pagina 11 del
suo referto, ventila dei possibili approfondimenti circa le varie scadenze dei
debiti accumulati dal reclamante (fr. 5'853.555.-), che avrebbero potuto,
verosimilmente, aggravare la sua posizione. Il perito dichiara inoltre di aver
basato le sue valutazioni unicamente sull’elenco delle esecuzioni in corso al
27 aprile 1999, non disponendo di dati circa quelle cancellate (cfr. verbale 26
aprile 1999, pag. 2).

Il perito ha insomma già svolto
approfonditi accertamenti presso l’Ufficio fallimenti di Viganello, allegando
al suo rapporto la documentazione più significativa, accertamenti che rendono
del tutto superfluo il richiamo dell’incarto dall’UF, ritenuto poi che, come
appena ricordato, ai fini penali non è determinante la natura dei debiti (non
contestata), bensì il loro ammontare.

 

 

5.3      Quesiti peritali in merito alla posizione della
__________

 

 

“1. Dica il
perito se dal raffronto dei bilanci chiusi al 31 dicembre 1994, 31 dicembre
1995 e 31 dicembre 1996 è possibile affermare che l’esposizione verso creditori
e fornitori della __________ è diminuita da fr. 5'082'929,30 (il 31 dicembre
1994) a fr. 568'788,65 (il 31 dicembre 1995) ed in seguito a fr. 311'107, 65
(il 31 dicembre 1996).”

 

Tale quesito può essere
facilmente evaso, senza dover in alcun modo scomodare il perito: in effetti è
evidente che l’esposizione verso i creditori (secondo la perizia,
principalmente la __________) è diminuita, ciò per l’ovvia ripercussione della
transazione “__________ ” che ha permesso alla __________ di ridurre la propria
posizione debitoria verso la __________ di ben fr. 4,6 milioni come esposto in
perizia (in particolare a pag. 6).

 

 

“2. Dica il
perito se l’esposizione della __________ verso il __________ e la __________ si
è considerevolmente diminuita tra il 1994 e il 31 dicembre 1996.”

 

Anche tale quesito può essere
facilmente evaso, senza veruna necessità di far capo al perito: in effetti la
consultazione dei relativi bilanci, allegati al referto peritale, permette
facilmente di rispondere positivamente al quesito che si rivela pertanto
pleonastico.

 

 

“4. Dica il perito se la
posizione dei creditori della __________ sarebbe stata migliore o peggiore nel
caso in cui la società fosse stata dichiarata fallita (vuoi su istanza di un
creditore, vuoi per una decisione del gerente di depositare i bilanci) già nel
1994 o nel 1995”.

 

Tale quesito è del tutto
ininfluente: si devono infatti giudicare i comportamenti intervenuti e non le
ipotesi relative a varianti non realizzate.

 

Per quanto attiene al quesito 3
(“con riferimento al primo paragrafo pag. 6 della perizia, dica il perito se
le iniziali __________ non debbano essere sostituite con quelle __________ “),
è evidente che si tratta di una svista, l’intero capitoletto riguardando le
perdite subite da __________ (__________).

 

 

5.4      Quesiti peritali in merito alla posizione di
__________:

 

 

“1. Dica il perito quale sarebbe
stato il possibile ricavo della quota di comproprietà di un mezzo di __________
della tenuta __________ in caso di incanto forzato. Consideri il perito che un
mezzo della tenuta __________ era intestata alla signora __________, moglie di
__________.”

 

Quello in esame non è di
principio un quesito peritale–contabile, ritenuto che sarebbe piuttosto di
competenza di un architetto o di un tecnico del mercato immobiliare. 

In ogni caso a questo quesito,
ipotetico, si può rispondere facendo capo all’esperienza comune, secondo cui il
prezzo di aggiudicazione in un’asta di realizzazione forzata si situa non
lontano dal valore di stima o addirittura a livelli inferiori, se si tratta di
una stima recente. E` infatti notorio l’effetto di depressione sui prezzi che
provoca inequivocabilmente una procedura esecutiva proprio perché deve
necessariamente sfociare in un’aggiudicazione, praticamente a qualunque prezzo.
Siamo quindi senz’altro lontanissimi dai 4,6 mio. di franchi pari al prezzo
pagato nel caso concreto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“2. Il perito, con argomenti
criticabili, ha ritenuto che la dichiarazione di postergazione di credito agli
atti (cfr. doc. 6 degli allegati di perizia) era inefficace, stante la
precarietà economica di __________. Dica il perito se questa valutazione è
stata da esso formulata tenendo conto dei crediti che egli aveva per la vendita
di esercizi pubblici __________, __________, __________ e __________ (cfr. Doc.
8).”

 

Tali crediti (indicati nella
distinta sub doc. 8 del 6 agosto 1996), come rettamente rilevato dal magistrato
inquirente, sono risultati inconsistenti, e quindi irrilevanti, dal momento che
non hanno portato, e neppure il reclamante lo sostiene (tantomeno sulla base di
elementi indizianti), ad una realizzazione concreta. Del resto la distinta sub
doc. 8 è generica è riporta anche consistenti debiti, quelli sì verosimilmente
più realistici. 

 

 

 

6.

 

 

Il reclamo si rivela quindi del
tutto infondato e viene pertanto integralmente respinto con la presente
decisione definitiva: tassa e spese di giudizio (art. 39 lett. f TG), nonché
ripetibili per le parti civili che hanno presentato osservazioni (art. 9 cpv. 6
CPP), sono a carico del reclamante, ritenuta la sua completa soccombenza.

 

 

Per i quali motivi,

 

visti i citati articoli di legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.     
Il reclamo è respinto.

 

 

2.     
La tassa di giustizia di fr. 450.-- e le spese di 50.-- sono a carico
del reclamante che verserà fr. 250.-- alla __________ e fr. 150.-- alla
__________ a titolo di ripetibili.

 

 

 

 

 

 

3.     
La presente decisione è definitiva.

 

 

-        
Intimazione:         

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                        giudice
Claudio Lepori