# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ad6394fd-8470-5fbc-9261-2376b9d1db86
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-02-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.02.2022 D-1411/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1411-2020_2022-02-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1411/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  f e b b r a i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Barbara Balmelli, Gérard Scherrer,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…),  

B._______, nata il (…), 

C._______, nato il (…), 

D._______, nato il (…), 

Siria,  

(…), 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento); 

decisione della SEM del 7 febbraio 2020 / N (…) 

 

 

 

D-1411/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______ cittadino siriano di etnia curda originario di al-Qamishli, ha de-

positato una domanda d’asilo in Svizzera il 20 ottobre 2016. Il 9 febbraio 

2017 ha chiesto il ricongiungimento famigliare con moglie e figli, poi giunti 

in Svizzera il 23 giugno 2017. Il 28 giugno 2017 anche B._______ e 

C._______ hanno formalizzato una domanda d’asilo.  

A.  

A.a A._______ è stato sentito sulle sue generalità il 1° novembre 2016 

(cfr. atto SEM A6/10) e B._______ il 13 luglio 2021 (cfr. atto SEM B9/12). 

Il 7 dicembre 2017 si sono svolte per entrambi le audizioni sui motivi 

d’asilo (cfr. atti SEM A23/20 e B20/13). 

A.b In detto contesto A._______ ha dichiarato di essere stato politicamente 

attivo in ruoli di rilievo in seno al movimento dei giovani curdi, di cui sarebbe 

stato tra i cofondatori. Durante il servizio militare nell’esercito regolare, egli 

avrebbe divulgato informazioni riservate a soggetto di alcune misure da 

attuarsi nei confronti della popolazione di etnia curda. Ciò avrebbe con-

dotto, nel 2008, alla sua incarcerazione, nel corso della quale sarebbe stato 

oggetto di interrogatori per 117 giorni e di maltrattamenti. Rilasciato nel 

2011 grazie all’intercessione di alcuni notabili della formazione politica 

Yekiti Kurdistan Party (PYKS), segnatamente E._______ e F._______, già 

segretari del medesimo, egli avrebbe accettato di mettersi al servizio del 

Governo. Nondimeno, il richiedente sarebbe nel frattempo stato privato dei 

suoi diritti civili per decisione giudiziale. A seguito del degradarsi della si-

tuazione, nella primavera del 2012 egli si sarebbe diretto nel Kurdistan ira-

cheno. Nel 2015, ossia dopo il passaggio del Nord-Est siriano sotto il con-

trollo della Rojava, il ricorrente avrebbe fatto ritorno nella regione onde par-

tecipare ad una conferenza del movimento dei giovani curdi, salvo fare ri-

torno subitamente in Iraq. Avrebbe poi tentato di rientrare in Siria anche nel 

2016 ma sarebbe stato bloccato al confine dai miliziani del PYD allorché la 

moglie sarebbe riuscita ad oltrepassare la frontiera. Avrebbe quindi lasciato 

da solo il Kurdistan iracheno recandosi in Turchia. 

A.c B._______ ha sostanzialmente confermato la versione del marito pre-

cisando di non aver riscontrato personalmente alcun problema con le au-

torità o con terze persone nel proprio paese d’origine.  

B.  

Il (…) dall’unione tra i richiedenti l’asilo è nato D._______. 

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Pagina 3 

B.  

Con decisione del 7 febbraio 2020, notificata al più presto il 10 febbraio 

2020, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha riconosciuto lo sta-

tuto di rifugiato agli interessati salvo escluderli dalla concessione dell’asilo, 

pronunciare il loro allontanamento ed ammetterli provvisoriamente in Sviz-

zera. 

C.  

Il 10 marzo 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato), gli interessati sono 

insorti avverso la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendone l’annul-

lamento e la concessone dell’asilo in Svizzera; in subordine il rinvio degli 

atti all’autorità inferiore per ulteriore chiarimento della fattispecie e nuova 

audizione di A._______ sui motivi d’asilo; contestualmente di essere posti 

al beneficio dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalla 

spese processuali e dal relativo anticipo. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Dispo-

sizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1).  

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

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Pagina 4 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il ricorso è stato inoltrato in tedesco allorché la decisione impugnata è stata 

redatta in italiano. Non essendovi ragioni per scostarsi dalla regola sancita 

all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 

LTAF, il procedimento segue la lingua della decisione impugnata. 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

5.  

Nel caso che ci occupa, tema di litigio è unicamente la questione a sapere 

se la SEM ha a giusto titolo negato l’asilo ai ricorrenti, e meglio, se ha fatto 

corretta applicazione degli art. 51 cpv. 1 e 54 LAsi.  

6.  

6.1 Nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza non ha messo in 

discussione la versione dei fatti addotta dagli insorgenti. Non di meno, ha 

considerato che gli elementi rilevanti per la concessione dell’asilo ed ine-

renti alla persona di A._______ sarebbero insorti dopo la fuga. Ha per il 

resto ritenuto non pertinenti le ragioni menzionate da B._______. 

 

6.2 Nel loro gravame, gli insorgenti non condividono la valutazione di cui 

sopra. Essi sostengono, in buona sostanza e per quanto qui di rilievo, che 

il ricorrente, al momento dell’espatrio, poteva avvalersi di un fondato timore 

di essere esposto a persecuzioni rilevanti in materia d’asilo. In particolare, 

sarebbe sussistito un rischio di subire atti pregiudizievoli derivante delle 

attività politiche pregresse e della renitenza. A causa delle sue opinioni po-

litiche, provenienza ed origine, l’insorgente sarebbe noto alle autorità e già 

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stato esposto a grossi pregiudizi. Peraltro, egli avrebbe dimostrato in modo 

convincente il nesso causale tra l’espatrio e le persecuzioni.  

7.  

7.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone che, 

nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-

nato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato 

timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnata-

mente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, 

nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile 

(art. 3 cpv. 2 LAsi). Non sono rifugiati le persone che fanno valere motivi 

sorti a causa del loro comportamento dopo la partenza dal loro Paese d’ori-

gine o di provenienza e che non sono l’espressione o la continuazione di 

una convinzione o di un orientamento già ivi esistente. Rimangono salve le 

disposizioni della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(art. 3 cpv. 3 LAsi). Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o 

d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, 

religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 

per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte 

a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo 

della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che compor-

tano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, oc-

corre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile 

(art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). 

7.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione  

(cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sogget-

tivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnata-

mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-

nenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-

fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

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ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 

2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

7.3 La giurisprudenza ha già avuto modo di confermare, anche dopo l’ado-

zione dell’art. 3 cpv. 3 LAsi, la prassi previgente riguardante le persone che 

motivano una domanda d’asilo con il rifiuto di servire o la diserzione nel 

loro Paese d’origine. Conseguentemente, siffatti motivi non sono di per sé 

sufficienti a fondare la qualità di rifugiato, a meno che ne risulti una perse-

cuzione ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi. In altri termini, in virtù dei motivi 

menzionati in questa disposizione, alla persona interessata deve essere 

riconosciuta la qualità di rifugiato soltanto se, in seguito alla sua renitenza 

o diserzione, ella debba temere un trattamento che comporti seri pregiudizi 

ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 consid. 4.3-4.5 e 5). Così, 

un’eventuale sanzione per renitenza o diserzione non costituisce una per-

secuzione rilevante in materia di asilo che a condizioni eccezionali. Ciò è 

segnatamente il caso quando la sanzione è aggravata, o sproporzionata-

mente severa, per uno dei motivi di cui all’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 

consid. 5, in particolare consid. 5.9) o, indipendentemente dall’entità della 

pena, quando l’incorporazione nell’esercito comporta l’esposizione a seri 

pregiudizi enumerati nella norma citata, la partecipazione ad atti proibiti dal 

diritto internazionale o, ancora, l’obbligo di combattere contro una partico-

lare minoranza etnica o religiosa, che coincida con quella dell’interessato 

e che gli causi, per questo motivo, una situazione di grave conflitto interiore 

(cfr. DTAF 2015/3 consid. 4.3-4.5 et 5 e la sentenza del Tribunale  

D-6337/2019 del 19 dicembre 2019, con riferimenti). 

7.4 Anche con riferimento alla situazione in Siria, l’incorporazione nell’eser-

cito non va di principio ad essa sola considerata rilevante al fine della con-

cessione dell’asilo (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6). Il regime siriano considera 

la renitenza o la diserzione come sostegno agli oppositori qualora in pas-

sato l’interessato sia già stato identificato come tale. La catalogazione pre-

liminare quale oppositore può essere ritenuta, segnatamente nei casi lad-

dove la persona appartenga ad una famiglia ostile al regime o sia già nota 

ai servizi segreti prima della renitenza; che in una pari eventualità v’è da 

ritenere altamente probabile che il rifiuto di servire venga considerato quale 

atto di ostilità nei confronti del regime, atto, quest’ultimo, che non sarebbe 

più sanzionato con una pena finalizzata a reprimere legittimamente il rifiuto 

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di entrare in servizio, ma al contrario, per mezzo di una punizione spropor-

zionata avente carattere politico, atta a giustificare il riconoscimento dello 

statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo (cfr. DTAF 2015/3 consid. 

6.7.3; per l’incorporazione nel PYD si veda la sentenza D-2264/2017 del 2 

luglio 2019 consid. 9, con rifeirmenti). 

7.5 Giusta l’art. 54 LAsi, non è concesso asilo al richiedente che è divenuto 

rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi soltanto con la partenza dal Paese d’origine 

o di provenienza oppure in ragione del comportamento dopo la partenza. 

Sulla base di tale disposto, al richiedente l’asilo che ha motivi d’asilo sog-

gettivi insorti dopo la fuga è riconosciuta la qualità di rifugiato, negata la 

concessione dell’asilo e concessa l’ammissione provvisoria per inammissi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso il suo Paese d’origine (cfr. 

DTAF 2009/28 consid. 7.1 e GICRA 2006 n. 1 consid. 6.1).  

7.6 Si tratta innanzitutto dei casi in cui l’espatrio stesso espone la persona 

a trattamenti contrari al diritto convenzionale a causa della sua illegalità 

(cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata 

come ref.] consid. 3). Nella definizione rientrano anche le casistiche in cui 

è l’attitudine del richiedente l’asilo successiva all’abbandono del Paese 

d’origine a ingenerare, con alta verosimiglianza, un rischio di persecuzione. 

In questo contesto, è determinante la questione a sapere se il fondato ti-

more di subire atti pregiudizievoli è emerso o meno solo dopo la partenza 

(cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 131). Il con-

cetto previsto dal legislatore, secondo il quale l’esistenza di motivi sogget-

tivi successivi alla fuga esclude la concessione dell’asilo, proibisce anche 

di sommare tali motivi con motivi di fuga sorti prima della partenza dal 

paese d’origine o dal paese di provenienza e che non sono ad essi soli 

sufficienti per il riconoscimento dello statuto di rifugiato (cfr. DTAF 2009/28 

consid. 7.1). 

8.  

8.1 Nel caso in narrativa occorre constatare come il ricorrente abbia avuto 

problemi con le autorità già prima del suo espatrio. Egli, a causa delle sue 

attività politiche, è stato incarcerato per tre anni. Dopo il rilascio ha subito 

una privazione dei diritti civili per decisione giudiziale. La sua stessa libe-

razione è stata subordinata all’impegno di mettersi a disposizione come 

riservista. Ora, sebbene sia incontestabile che il ricorrente medesimo abbia 

dichiarato di aver lasciato il Paese nel 2012 innanzitutto per sottrarsi al 

servizio di leva, cosa che di principio conduce a ritenere che la sua reni-

tenza, e, conseguentemente, il suo timore di subire pregiudizi futuri, si sia 

concretizzato con la fuga, non si può negare l’esistenza di episodi pregressi 

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che possono a giusto titolo essere ricondotti a dei motivi enumerati  

all’art. 3 LAsi. In applicazione dei principi esposti poc’anzi, è così necessa-

rio determinare se questi risultino ad essi soli decisivi per il riconoscimento 

dello statuto di rifugiato. 

 

8.2 A questo soggetto, il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che sin 

dallo scoppio del conflitto nel marzo 2011, le forze di sicurezza siriane in-

tervengono con estrema brutalità nei confronti dei veri o anche solo pre-

sunti oppositori del governo. Le persone identificate come tali hanno con-

seguentemente di principio ragione di temere trattamenti configuranti una 

persecuzione determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 con-

sid. 6.2.1 e sentenza di riferimento del TAF D-5779/2013 del 25 febbraio 

2015 consid. 5.7.2). È d’altro canto già stato osservato che il sistema giu-

diziario siriano è complesso ed opera spesso sotto l’egida di differenti or-

gani e procedure, tra cui figurano una serie di istanze giudiziarie distinte e 

create appositamente per il trattamento di questioni riguardanti la sicurezza 

(cfr. HEYDEMANN/LEENDERS, Authoritarian Governance in Syria and Iran: 

Challenged Reconfiguring and Resilient in: Heydemann/Leenders, Middle 

East Authoritarianisms, 2013, pag. 10). Alla luce di ciò, le modalità di inter-

vento nei confronti dei crimini politici sono svariate. Nel corso degli anni si 

è potuto assistere ad una progressiva giudiziarizzazione (cfr. sulla nozione 

TATE/VALLINDER, The Global Expansion of Judicial Power, 1995) della re-

pressione, che tuttavia non ha seguito una linea chiara. Ad ogni modo, lo 

Stato ha mantenuto un arsenale eterogeneo di istituzioni giudiziarie, così 

da riservarsi la facoltà di gestire il dissenso in modo flessibile (HEYDE-

MANN/LEENDERS, op. cit., pag. 27). Invero, la maggior parte degli arresti e 

delle detenzioni preventive operate dalle agenzie di sicurezza vengono 

spesso espletate con considerevole anticipo rispetto ai procedimenti giudi-

ziari (cfr. REINOUD LEENDERS, Prosecuting Political Dissent: Court and the 

Resilience of Authoritarism in: Heydemann/Leenders, Middle East Authori-

tarianisms, 2013, pag. 174). Inoltre, per i dissidenti politici le problematiche 

non si concludono con il rilascio. Spesso, anche dopo l’espiazione della 

pena, le persone con tali profili sono confrontate con misure extragiudiziali 

restrittive e punitive quali obblighi di presenza, divieti d’espatrio, estesasor-

veglianza e molestie da parte dei servizi di sicurezza (cfr. sentenza del Tri-

bunale D-5861/2016 del 23 marzo 2018, consid. 6.2).  

8.3 Così, v’è da concludere che sulla base degli episodi pregressi e della 

situazione descritta, non si possa partire dall’assunto che il rischio di subire 

atti pregiudizievoli sia intervenuto solo dopo la fuga. In effetti, la detenzione 

patita tra il 2008 ed il 2011 ha indubbiamente carattere politico e rasenta 

gli estremi per essere ritenuta una persecuzione anteriore. Come detto, il 

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rilascio non esclude ulteriori misure da parte delle autorità, la privazione 

giudiziale dei diritti civili, che ad essa sola raggiunge un certo grado di gra-

vità, ne è esempio concreto e non può essere ignorata nella valutazione 

complessiva della situazione dell’insorgente. Non si deve peraltro trala-

sciare il fatto che nella regione sono avvenuti cambiamenti significativi dal 

punto di vista amministrativo. Il controllo della Rojava è infatti de facto pas-

sata dal governo centrale agli autonomisti curdi. È in questo contesto che 

l’insorgente si è potuto recare nella Siria del Nord-Est per alcuni giorni nel 

2015 al fine di partecipare ad una conferenza a carattere politico. Tale 

breve soggiorno in quello che de jure permane il Paese d’origine non è 

pertanto tale da rimettere in discussione l’esistenza di un fondato timore di 

subire pregiudizi. Allo stesso modo, l’assenza di problematiche di rilievo tra 

il rilascio e l’iniziale espatrio del 2012 può in parte essere spiegato con il 

ritiro delle forze governative da tale porzione di territorio e non pregiudica 

quanto esposto poc’anzi. In questo stesso senso, anche volendosi concen-

trare sulla questione della renitenza alla leva, v’è da osservare come l’in-

sorgente abbia asserito di aver evitato di recarsi nelle zone controllate dal 

regime già prima di lasciare il Paese. Alla luce dei suoi precedenti, non è 

dunque insensato partire dall’assunto che l’eventualità di essere conside-

rato renitente e di subire una pena sproporzionatamente severa si fosse 

già concretizzata precedentemente al suo trasferimento in Iraq. 

8.4  

In definitiva, questo Tribunale giunge alla conclusione che il ricorrente, già 

prima all’espatrio, poteva avvalersi di un fondato timore di subire persecu-

zioni per mano delle forze governative. Su questi presupposti, l’autorità in-

feriore non aveva titolo per fare applicazione dell’art. 54 LAsi escludendolo 

dal beneficio dell’asilo. In assenza di motivi di indegnità ai sensi  

dell’art. 53 LAsi e di motivi particolari giusta l’art. 51 cpv. 1 LAsi, ai ricorrenti 

va pertanto concesso asilo.  

Il ricorso è quindi accolto. I punti 4 a 8 della decisione impugnata sono 

annullati e all’autorità inferiore è richiesto di accordare l’asilo in Svizzera ai 

ricorrenti  

9.  

Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 PA) e la domanda di assistenza giudiziaria è da considerarsi 

priva d’oggetto. Ai ricorrenti, non patrocinati, non sono accordate spese ri-

petibili. 

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Pagina 10 

10.  

La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto.  

2.  

I punti 4 a 8 della decisione della SEM del 7 febbraio 2020 sono annullati. 

3.  

La SEM è invitata ad accordare l’asilo agli insorgenti. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Non sono accordate spese ripetibili. 

6.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: