# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b03844a1-f71c-56b3-8384-bf99e023234d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-09-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.09.1999 35.1999.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-1999-11_1999-09-24.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.99.00011

   

  mm/sc

  	
  Lugano

  24 settembre 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Tribunale
  cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Silvia Torricelli

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 febbraio 1999 di

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. da: __________

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 febbraio 1999 emanata da

  
	
   

  	
  __________ 

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in fatto

 

                               1.1.   In data 27 giugno 1996, il
medico curante del defunto __________ __________, il dottor __________, ha
comunicato __________ che il suo paziente era affetto da “mesotelioma maligno
diffuso (tipo bifasico) alla pleura e al pericardio sx” (doc. 1). 

 

                                         In data 8 maggio 1996,
__________ __________, proprio a causa della succitata patologia, é stato
sottoposto ad un intervento chirurgico di “decorticazione pleurica e del
pericardio, fenestrazione del pericardio e resezione subsegmentale del lobo
polmonare superiore sx”, eseguito presso __________ __________ __________
__________ __________ (doc. __________). Il trattamento é poi continuato con
regolari cicli di chemioterapia. 

 

                                         Esperiti i necessari
accertamenti medico-amministrativi, __________ ha assunto il caso a titolo di
malattia professionale “... dovuta all’attività a contatto con amianto svolta
negli anni 1976-1982” (cfr. doc. __________), ed ha corrisposto prestazioni
assicurative di corta durata fino al giorno del decesso dell’assicurato,
avvenuto il 9 maggio 1998.

 

                               1.2.   Con decisione formale 23
luglio 1998, l’Istituto assicuratore ha riconosciuto alla moglie ed alle due
figlie dell’assicurato il diritto alla rendita per superstiti, corrisposta, in
realtà, quale rendita complementare (doc. __________). Per contro, __________
ha negato il diritto all’indennità per menomazione dell’integrità.

 

                                         A seguito dell’opposizione
presentata dalla vedova di __________ __________, in rappresentanza della
Comunione ereditaria, __________ ha ribadito, con l’impugnata decisione, il
proprio rifiuto a riconoscere la pretesa prestazione (doc. __________). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso 2
febbraio 1999 - completato in data 4 marzo 1999 (III) - la Comunione ereditaria
del defunto __________ __________, rappresentata dal __________ __________
__________, ha chiesto che __________ venga condannato a versare un’indennità per
menomazione dell’integrità dell’80%. 

                                         L’assicuratore LAINF
convenuto, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione del gravame (V).

 

                                         Degli argomenti addotti
dalle parti a sostegno delle rispettive tesi e conclusioni si dirà, per quanto
occorra, nei considerandi di diritto. 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite é
circoscritto alla questione di sapere se gli eredi del defunto __________
__________ - a fronte dei postumi della malattia professionale di cui
quest’ultimo era affetto - hanno o meno il diritto di percepire l’indennità per
menomazione dell’integrità ai sensi dell’art. 24 cpv. 1 LAINF. 

 

                            2.1.1.   Secondo l'art. 24 cpv. 1
LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in seguito all'in­fortunio,
accusa una menomazione importante e dure­vole all'in­tegrità fisica o mentale.

                                         Tale indennità è assegnata
in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non deve superare
l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca dell'infortunio ed
è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il Consiglio federale
emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1
e 2 LAINF).

 

                            2.1.2.   L'art. 36 cpv. 1 OAINF
definisce i pre­supposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24
LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se vero­similmente
sussisterà tutta la vita al­meno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

 

                                         In questa valutazione
dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle
circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la
gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici
senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto
privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (DTF 113 V 218 consid. 4;
RAMI 1987 pag. 438).

                                         La parte della riparazione
del torto morale contemplata dagli artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto
parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il pretium doloris e
il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter,
Commentaire de la loi sur l’assurance-accidents, Losanna 1992, pag. 121).

 

                            2.1.3.   Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF,
l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nel­l'Allegato 3
dell'OAINF. 

 

                                         Una tabella elenca una
serie di le­sioni indicando per cia­scuna il tasso normale di indenni­z­zazione,
corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicu­rato.

 

                                         Questa tabella -
riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (DTF 113
V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U48 pag. 235 consid. 2a e sentenze ivi cita­te).
Deve essere intesa come una norma valida "nel caso normale" (cifra 1
cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le menomazioni
extra-tabellari sono indennizzate se­condo i tas­si previsti tabellarmente per
menoma­zioni di ana­loga gra­vità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

                                         La perdita totale dell'uso
di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita
parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nes­suna
indennità verrà versata se la menomazione dell'inte­­­­­­gri­tà risulta
inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più menomazioni
all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si terrà adeguatamente
conto di un aggravamento prevedibile della menomazione dell'integrità. È
esclusa la revisione.

 

                            2.1.4.   __________ ha allestito una
serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella
dell'ordinanza.

                                         Semplici direttive di
natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il
giudice (cfr. STFA 7.12.1988 in re A. P.; RAMI 1989, U71, pag. 221ss.).

                                         Tuttavia, nella misura in
cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di
trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3
all'OAINF (RAMI 1987, U21, pag. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157,
consid. 3a).

 

                            2.1.5.   La dottrina ha avuto modo, di
recente, d’affrontare la questione di sapere cosa accade qualora l’assicurato
deceda prima che l’indennità per menomazione dell’integrità abbia fatto oggetto
di una decisione. Più concretamente, si tratta della questione di sapere se e a
quali condizioni gli eredi della persona infortunata o colpita da malattia
professionale hanno il diritto di pretendere l’IMI (cfr. Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 58s.):

 

"  (...) Die
Integritätsentschädigung dient dem Ausgleich der Einbussen, die über die Dauer
der Behandlungs- und Heilungsphase hinaus bestehen. Für die immateriellen Beeinträchtigungen
während dieser Genesungsphase besteht in der Unfallversicherung kein
Entschädigungsanspruch. Somit kann gesagt werden, dass ein Schaden, der später
als Integritätsschaden entschädigt wird, während der Genesungsphase noch zu
keiner Entschädigung berechtigt. Ab Behandlungsabschluss ist der Versicherte
also entschädigungsberechtigt, ab diesem Zeitpunkt müsste seine
Integritätseinbusse ausgeglichen werden. So ist in Art. 24 Abs. 2 UVG
vorgesehen, dass die Entschädigung mit der Invalidenrente oder bei Beendigung
der ärztlichen Behandlung gewährt wird. Der Zeitraum zwischen
Behandlungsabschluss und Zusprechung einer Integritätsentschädigung ist meist
nicht in der Natur der Sache begründet, sondern im Gang des Verfahrens. Für die
Beantwortung der vorliegenden Frage kann daraus entnommen werden, dass die
Erben die Zusprechung einer Integritätsentschädigung verlangen können, wenn der
Versicherte nach Behandlungsabschluss verstorben ist, denn dann hat der
Versicherte - mindestens während einer logischen Sekunde - mit einem nicht mehr
verbesserungsfähigen Schaden leben müssen. Zudem werden in der Regel in diesem
Zeitpunkt die notwendigen Grundlagen für eine zuverlässige Beurteilung des
Integritätsschadens vorhanden sein. Zwar gibt es auch Fälle, wo schon Kurz nach
dem Versicherungsfall gesagt werden kann, dass an sich ein erheblicher
Dauerschaden verbleiben wird. Schwieriger ist jedoch die Aussage über die Höhe
des Schadens. Würde nur darauf abgestellt, ob die erlittenen Gesundheitsschäden
einen dauernden Integritätsschaden erwarten lassen, müsste in den meisten
Fällen, wo der Versicherte direkt beim Unfall getötet wird, eine
Integritätsentschädigung gewährt werden. Wenn der Versicherte vor
Behandlungsabschluss stirbt, hat er selber nie einen Anspruch auf eine
Entschädigung gehabt. Zusammenfassend kann festgehalten werden, dass die Erben
die Integritätsentschädigung geltend machen können, wenn der Versicherte nach
Abschluss der Behandlung stirbt. Aus den Gleichen Gründen, wie sie im
vorstehenden Absatz aufgeführt wurden, gilt dies unabhängig davon, ob der Tod
Folge des Verischerungsfalles ist oder nicht. Dieser letzte Fall, wo der
Versicherte nach Behandlungsabschluss und vor der Verfügung über die
Integritätsentschädigung stirbt, kann als posthume Integritätsentschädigung
bezeichnet werden."

 

                               2.2.   In concreto, l'Istituto
convenuto ammette che, di principio, esiste un diritto per gli eredi di
beneficiare dell’IMI a fronte di una menomazione importante e durevole
dell’integrità presentata dal defunto assicurato (cfr. doc. 104, p. 3: “...
questo non esclude però che gli eredi possano esigere a loro nome detta
prestazione, e ciò nel caso in cui l’assicurato dovesse morire dopo la
cessazione delle cure mediche o il riconoscimento dell’invalidità, ma prima di
aver potuto beneficiare del suo diritto all’indennità per menomazione
dell’integrità” e III). 

                                         L’Istituto assicuratore
convenuto, ha, tuttavia negato agli eredi dell’assicurato il diritto all’IMI,
sostenendo, in sostanza, che, antecedentemente al decesso, lo stato di salute
di __________ __________ non si sarebbe mai stabilizzato, e ciò nella misura in
cui egli ha continuato a necessitare di cure mediche (cfr. V, p. 2: “il caso
del signor __________ non poteva definirsi chiuso se solo si pensa che al
momento del decesso si era ancora in pieno regime d’indennità giornaliera e di
necessità di cure”).

                                         La tesi difesa __________
é naturalmente avversata dagli eredi, i quali censurano il significato
conferito dall’assicuratore convenuto ai concetti di “stato di salute
stabilizzato”, rispettivamente, di “chiusura della cura medica”. Determinante
si rivelerebbe, piuttosto, la “... presenza, anche solo per un ipotetico
istante, di un danno alla salute non più migliorabile attraverso cure
mediche” (III, p. 3). 

 

                               2.3.   L’art. 24 cpv. 2 LAINF
prevede che l’IMI é determinata simultaneamente alla rendita d’invalidità
oppure al termine della cura medica se l’assicurato non ha diritto a una
rendita.

                                         Dal chiaro tenore
letterale della poc’anzi citata disposizione legale risulta che la menomazione
dell’integrità é determinata simultaneamente alla rendita d’invalidità, nel
caso in cui esista effettivamente un diritto alla rendita. Nella DTF 113 V 52
consid. 3b, il TFA ha stabilito che non si tratta qui di una semplice
prescrizione d’ordine. 

                                         La nostra Corte federale
ha, tuttavia, precisato che, nell’applicare l’art. 24 cpv. 2 LAINF, non ci si
deve scordare che i presupposti per il riconoscimento della rendita
d’invalidità sono regolati differentemente rispetto a quelli per l’IMI. Se ne
deduce che il principio della simultaneità può trovare applicazione soltanto
nella misura in cui le condizioni per la concessione della rendita d’invalidità
e dell’IMI sono contemporaneamente soddisfatte. Ciò - ha ricordato sempre il
TFA - dovrebbe costituire la regola; particolari circostanze potrebbero,
comunque, condurre a delle eccezioni, quando il medico é in grado, soltanto più
in là nel tempo, d’esprimersi in maniera attendibile riguardo alla durevolezza
ed all’importanza della menomazione (cfr. Gilg/Zollinger, Die
Integritätsentschädigung, Berna 1984, p. 72s.; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 415s.; Th. Frei, op. cit., p. 62s., in
particolare p. 64). 

                                         Trattandosi del
particolare caso in cui l’assicurato muore prima che l’IMI sia stata fissata in
una decisione, gli eredi hanno diritto alla prestazione soltanto se
l’interessato é deceduto dopo la chiusura della cura medica: é, di regola, a
quel momento che sono dati tutti gli elementi necessari ad un attendibile
apprezzamento della menomazione dell’integrità. A quel punto, l’assicurato ha,
in effetti, vissuto - non fosse altro che per un ipotetico istante - con un
pregiudizio alla salute non più suscettibile di miglioramento (cfr. Th. Frei,
op. cit., p. 58). 

 

                               2.4.   Ritornando al caso di specie,
corrisponde certo a verità che, al momento del decesso di __________
__________, le cure mediche non erano concluse. Tuttavia, ciò non significa
ancora che il suo stato di salute non potesse essere considerato come stabilizzato.
A mente di questa Corte, é qui di rilevante importanza il carattere delle
cure prestate. 

                                         Dalle tavole processuali
emerge che l’assicurato - a causa di una prolungata esposizione all’amianto -
era affetto da una grave malattia dalla prognosi generalmente infausta, per la
precisione da un mesotelioma maligno pleurico a sinistra con interessamento del
pericardio e della parete toracica e metastasi alla parete addominale (cfr., ad
esempio, doc. __________). Da un profilo invasivo, la succitata patologia ha
reso necessaria - oltre ad una decorticazione pleurica e del pericardio nonché
ad una fenestrazione del pericardio - una resezione subsegmentale del lobo
polmonare superiore sinistro (doc__________). A partire dal mese di maggio
1996, __________ __________ si é così ritrovato a vivere con soltanto la metà
del polmone sinistro.

                                         Nella fase terminale, i
trattamenti applicati all’assicurato - si é trattato di cosiddette cure
palliative, destinate ad alleviare le conseguenze della malattia senza agire sulle
cause (cfr., ad esempio, doc. __________: rapporto d’uscita 13.2.1998
dell’__________: “Tenuto conto dell’estensione della neoplasia e della sua
progressione nonostante le ripetute chemioterapie, non resta che offrire al
paziente cure palliative” e doc. __________, rapporto 6.5.1998 del Servizio
oncologico cantonale di __________, in cui si parla esplicitamente di “cure
sintomatiche”) - non potevano avere altro obiettivo se non quello di
migliorare la sua qualità di vita, nell’attesa della morte. In altri
termini, le cure mediche istituite non avrebbero assolutamente potuto condurre
ad una guarigione, anche solo parziale, della malattia, circostanza
quest’ultima implicitamente riconosciuta anche __________, il quale ha dovuto
ammettere che l’interessato era sofferente di 

                                         “... una malattia
progrediente che avrebbe portato alla morte” 

                                         (V, p. 2). 

                                         È proprio in questo senso
che si può ammettere, malgrado il fatto che le cure mediche siano proseguite
sino alla morte, che lo stato di salute di __________ __________ si era, non
fosse altro che per un ipotetico istante, stabilizzato. Tale soluzione, del
resto, si rivela essere in sintonia tanto con quanto sostenuto dalla dottrina,
da cui si desume che la cura medica é da ritenersi chiusa - presupposto necessario
affinché gli eredi possano pretendere il versamento dell’IMI - dal momento in
cui il danno alla salute non é più suscettibile di miglioramento (cfr. Th.
Frei, op. cit., p. 63: “Da die Integritätsentschädigung dem Ausgleich von
Dauerschäden dient, kann dieser Anspruch erst beurteilt werden, wenn sich
der Gesundheitszustand des Betroffenen stabilisiert hat und wenn von
medizinischen Massnahmen keine Besserung mehr erwartet werden kann. In
diesem Zeitpunkt hat die Behandlung ihren Zweck erreicht. Damit ist eine
weitere Behandlung nicht mehr zweckmässig, weshalb gemäss Art. 10 Abs. 1 UVG
der Anspruch auf weitere Massnahmen erlischt und die Behandlung abzuschliessen
ist”), quanto con il principio della simultaneità istituito dall’art. 24 cpv. 2
LAINF. Il ragionamento difeso __________ - caso non stabilizzato fintantoché la
cura medica non é stata chiusa - é valido nella misura in cui da quest’ultima é
ancora lecito attendersi una modifica dello stato di salute dell’interessato.
In simili casi, é senz’altro corretto attendere la conclusione della cura
medica, affinché sia possibile giudicare, con attendibilità, della durevolezza
e dell’importanza della menomazione all’integrità (art. 36 cpv. 1 OAINF in
relazione con l’art. 24 LAINF). 

                                         Nulla può mutare il fatto
che l’Istituto assicuratore convenuto ha continuato a corrispondere
all’assicurato prestazioni di corta durata (cura medica ed indennità
giornaliere) fino al giorno del decesso. Se é vero che, ad un certo punto,
dalla cura medica non vi era più d’attendersi alcun miglioramento dello
stato di salute di __________ __________ - e, al riguardo, la documentazione
medica versata agli atti é assai eloquente - __________ avrebbe dovuto, in
ossequio all’art. 19 cpv. 1 LAINF, procedere alla definizione del caso,
valutando il grado dell’invalidità e della menomazione dell’integrità, così
come pertinentemente osservato dalla ricorrente (III, p. 4). Ora, il fatto che
l’assicuratore LAINF abbia deciso, per motivi suoi, di posticipare la chiusura
del caso, non può essere di alcun pregiudizio per gli eredi dell’assicurato.

 

                                         Sulla scorta di quanto
precede, lo scrivente TCA é dell’opinione che, in casu, le premesse per
riconoscere l’indennità per menomazione dell’integrità fossero già realizzate
antecedentemente al decesso di __________ __________. Se ne deduce, quindi, che
ai suoi eredi dev’essere riconosciuto il diritto di pretendere il versamento
dell’IMI. La causa viene, pertanto, retrocessa all’Istituto assicuratore
convenuto affinché abbia ad esprimersi, mediante l’emissione di una nuova
decisione formale, riguardo al grado della menomazione all’integrità presentata
dal defunto assicurato. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso é accolto.

                                         La causa é ritornata
__________ affinché abbia ad esprimersi, mediante l’emissione di una nuova
decisione formale, riguardo al grado della menomazione all’integrità presentata
dal defunto __________ __________. 

 

                                 2.-   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         __________ verserà alle
ricorrenti fr. 1’000.-- a titolo di ripetibili. 

 

                                 3.-   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Adligenswilerstrasse
24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti