# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dd2f0873-b47c-5592-91ca-7895ea7ef2c4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-10-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.10.2005 32.2004.67
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2004-67_2005-10-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2004.67

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  10 ottobre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 settembre 2004
di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 luglio
  2004 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel __________, da ultimo professionalmente attivo quale fattorino, nel mese di
gennaio 2002 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. AI
1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, tra cui una perizia psichiatrica a cura del dr. __________,
con decisione 27 ottobre 2003 l'Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni
in quanto:

 

" 
(...)

Dalla documentazione medica acquisita all'incarto
e in modo particolare dalla perizia 18.09.2003 del dr. __________ risulta che
il danno alla salute di cui lei è portatore le comporta un'inabilità lavorativa
non superiore al 20% sia quale operaio che nelle attività svolte
precedentemente.

 

Misure d'ordine professionale, in base a quanto
indicato dal perito nel referto, non risultano attuabili.

 

Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%,
il diritto alla rendita non esiste." (Doc. AI 33) 

 

 

                               1.2.   Con
decisione 15 luglio 2004 l’amministrazione ha respinto l’opposizione
dell’assicurato, osservando:

 

" 
(...)

Nel caso in questione, giova ricordare che
l'amministrazione ha espresso il proprio convincimento prendendo la decisione
al termine di una procedura istruttoria e sulla scorta in particolare del
rapporto peritale allestito dallo specialista Dr. __________.

 

Per principio, in sede d'opposizione è compito
dell'assicurato fornire le prove atte a giustificare una diversa valutazione
del caso.

 

Nell'evenienza concreta, l'assicurato ha
manifestando un dissenso soggettivo nei confronti della perizia eseguita dal
Dr. __________; per contro non ha tuttavia prodotto eventuali elementi
oggettivi, segnatamente di natura medica, a sostegno del suo stato di salute
dichiarato precario.

In esito a quanto precede, rimane la validità del
rapporto peritale allestito dal Dr. __________.

 

A titolo abbondanziale, va sottolineato che le
perizie mediche eseguite da medici riconosciuti specializzati hanno forza
probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducano a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176). Per quanto attiene invece al
medico di famiglia, secondo generale esperienza della vita, il giudice deve
tenere conto del fatto che, nel dubbio, egli attesta a favore del proprio
paziente (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts im
Sozialversicherungsrecht, p. 230).

 

Nello specifico dunque, non sono state evidenziate
ragioni concrete o spunti di critica atti ad inficiare il rapporto peritale
succitato che d'altronde, come da prassi, è stato sottoposto
dall'amministrazione al vaglio del Servizio medico regionale (SMR), il quale ha
avuto modo di confermarne i contenuti." (Doc. AI 39)

 

                               1.3.   Contro la
succitata decisione amministrativa RI 1 ha tempestivamente introdotto al TCA il
presente ricorso con cui chiede l’annullamento della decisione 15 luglio 2004 e
l’esecuzione di una perizia giudiziaria.

Facendo innanzitutto presente di essere affetto da problemi psichici dall’età
di 20 anni, e di essere stato seguito per diversi anni dal Servizio __________
di __________, egli ha contestato la perizia fatta eseguire dall’Ufficio AI rilevando:

 

" 
(...)

La mia inabilità al lavoro è stata spesso del
100%; in ogni caso dal rapporto medico redatto dal Dr. __________ si evince
inopinabilmente una incapacità al lavoro di almeno il 50% (DOC. 2).

Sin dall'inizio della prestazione della mia
richiesta AI è sempre stato chiaro che il mio stato sarebbe ulteriormente
peggiorato.

 

Nella decisione contestata non vengono neppure in
minima parte presi in considerazione i rapporti medici e le perizie eseguite su
di me prima della perizia del Dr. __________ (DOC. 3), malgrado lo avessi
richiesto esplicitamente. Il giudizio espresso nella decisione, non tenendo
conto di tutti gli elementi scientifici necessari per poter decidere in modo
oggettivo, è da ritenersi di parte e quindi a mio modo di vedere inaccettabile.

 

La perizia __________ (DOC. 3) è il frutto di 3
brevi incontri della durata di 20 minuti ciascuno.

Nella perizia vengono confutati gli elementi
emersi nelle precedenti perizie, le quali invece sono frutto di ben 3 anni di
continue osservazioni da parte dell'équipe medica dove ero in cura. In questa
perizia vengono inoltre esternate impressioni del tutto personali e
completamente fuori luogo (v. ad es. al punto 2 "Dati soggettivi").
La perizia __________ non ha secondo me alcun valore. Inoltre è stata ordinata
dall'Ufficio assicurazione invalidità ed è quindi da escludere che sia stata
eseguita in modo imparziale. Pertanto contesto sia la perizia, sia tutte le
motivazioni della decisione che si rifanno a questa perizia. (...)" (Doc.
I)

 

 

                               1.4.   Con risposta
di causa 28 settembre 2004, l’amministrazione, facendo presente che con il
ricorso l’assicurato solleva le stesse obiezioni già trattate in sede di
opposizione, propone la reiezione del ricorso. 

 

 

                               1.5.   In data 1°
dicembre 2004 il Vicepresidente del TCA ha ordinato una perizia psichiatrica a
cura della dott. ssa __________, specialista in psichiatria e psicoterapia
(doc. IX). 

Il 25 maggio 2005 il perito ha rassegnato il proprio referto che conclude per
una piena inabilità lavorativa dell’assicurato (XI).

Tale rapporto è stato successivamente trasmesso dal Tribunale alle parti per
una presa di posizione (doc. XII).

                                         Con
scritto 17 giugno 2005 la perizia giudiziaria è stata contestata dall’Ufficio
AI che ha allegato una nota del dr. __________, responsabile del Servizio
medico di accertamento dell’AI (in seguito: SMR) (XVI). 

                                         

Da parte sua l’assicurato, con lettera 13 giugno 2005, ha comunicato di non
avere particolari osservazioni da presentare essendo la perizia dettagliata
(XV).

 

 

                               1.6.   L’8 luglio
2005 il TCA ha trasmesso alla dott.ssa __________ il succitato scritto del SMR per
una presa di posizione (XVII). 

 

                                         Il
complemento peritale, datato 6 settembre 2005, è stato trasmesso alle parti per
osservazioni (XX).

 

                                         L'assicurato,
con lettera 26 settembre 2005, ha ribadito di sottostare alla perizia
psichiatrica (doc. XXI), mentre con scritto 27 settembre 2005 l’Ufficio AI,
allegando la nota del medesimo giorno allestita dal medico responsabile del
SMR, ha comunicato di non avere particolari considerazioni da esporre (XXII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è l'assegnazione o meno a RI 1 di una rendita d'invalidità. 

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e
poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si
basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel
presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1°
gennaio 2003.

                                         Dal 1°
gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione
della LAI.

 

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a
–70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge
non preveda espressamente una deroga.

 

                                         Va al riguardo fatto presente che recentemente il TFA ha precisato
che i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità,
di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre
prestazioni durevoli) formulati dalla LPGA corrispondono alle nozioni
precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità (DTF 130 V 343).

 

 

                               2.3.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con
gli artt. 7 e 8 cpv. 1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi: un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, pp. 216ss). Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Rilevasi che nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004,
l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita
intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi
almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un
quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182 consid. 3, 1990 p. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 p. 84
consid. 1b).

 

 

                               2.4.   Nel caso in
esame, incaricato dal Giudice Istruttore Militare di allestire una perizia
psichiatrica, con referto 18 dicembre 1992 il dr. __________, diagnosticando
una sindrome depressiva con un probabile disturbo della personalità [“… che
le condizioni odierne dell’esame non ci permettono di precisare fino in fondo
(disturbo “borderline” di personalità o disturbo di personalità da evitamento
?...)] e schizofrenia simplex, ha ritenuto l’assicurato non abile al
servizio militare (doc. AI 47, cfr. in particolare pag. 9).

Nel rapporto 11 giugno 2002 all’Ufficio AI il Servizio __________ di __________
(in seguito __________) ha certificato che l’assicurato soffre di una sindrome depressiva
ricorrente, con un episodio attuale di media gravità (ICD -10: F 33.1) in
disturbo borderline di personalità (ICD-10: F.60.31). Tali affezioni causano
una totale inabilità lavorativa dal 15 febbraio 2002 prevedibilmente sino
all’autunno 2002, susseguita da una presumibile capacità lavorativa non
superiore al 50% a partire dall’ottobre/novembre 2002 (doc. AI 12). 

Con successivo rapporto 15 ottobre 2002 il succitato Servizio, in particolare
il capoclinica dr. __________, facendo presente la stazionarietà dal luglio
2002 del quadro psicopatologico, ha confermato una ripresa della capacità
lavorativa del 50% dal novembre 2002 e l’impossibilità di un ulteriore aumento
dell’abilità al lavoro (doc. AI 16).

 

                                         Infine,
il 7 febbraio 2003 il dr. __________, confermando il quadro stazionario
dell’affezione psichica, ha rilevato che, nonostante le cure del caso, non vi è
stato alcun miglioramento (doc. AI 19).

 

                                         L’Ufficio
AI ha dunque incaricato il dr. __________ di esperire una perizia psichiatrica (doc.
AI 26).

                                         Nel
rapporto 18 settembre 2003 lo specialista in psichiatria e psicoterapia,
diagnosticata una sindrome mista ansioso-depressiva (ICD 10: F 41.2) in
personalità con tratti evitanti/dipendenti, ha valutato un’incapacità
lavorativa non superiore al 20% dall’autunno 2002.

Dal punto di vista terapeutico egli ha auspicato un inserimento professionale
dell’assicurato quale informatico, come già sperimento in precedenza, nonché la
regolare frequenza di una psicoterapia di sostegno, rimarcando tuttavia che
attualmente il paziente è scarsamente motivato (doc. AI 28).

In esito a tale rapporto, mediante la decisione contestata l’amministrazione ha
respinto la domanda di prestazioni, non riscontrando un grado d’invalidità
pensionabile.

 

                               2.5.   Ritenendo
necessario l’espletamento di una perizia giudiziaria, in particolare a causa delle
divergenti diagnosi e dei discordanti gradi d’incapacità lavorativa attestati
da differenti specialisti in psichiatria, il TCA ha pertanto incaricato la
dott.ssa __________ di procedere ad una valutazione specialistica.

Dal referto 25 maggio 2005 si evince che la succitata specialista in
psichiatria e psicoterapia ha avuto due consulti con l'assicurato, avvalendosi inoltre
di una valutazione testistica, nonché della documentazione medica contenuta
nell’inserto (doc. XI). Dopo aver proceduto all'anamnesi, alla descrizione dei
dati soggettivi del peritando ed alle constatazioni oggettive, il perito ha
diagnosticato un disturbo borderline di personalità (ICD 10: F 60.31), una
schizofrenia semplice (ICD 10: F 20.6), abuso di sostanze (alcool e droghe),
gioco di azzardo.

Riguardo alla capacità lavorativa, la dott.ssa __________ ha evidenziato:

" 
(...)

Ripercorrendo le tappe lavorative dell'assicurato
come da documentazione agli atti, non si può dire che egli abbia mai raggiunto
una piena capacità lavorativa nel corso del tempo e anche quando sembrava aver
raggiunto un buon funzionamento lavorativo, molto velocemente si assisteva ad
una brusca caduta della capacità lavorativa con interruzioni lavorative anche
lunghe.

Nella perizia del dott. __________, pag. 8, si
legge: "[...] Questa biografia contiene numerosi indizi, piuttosto
marcati, di un disturbo psichiatrico rilevante. Il dato di maggior rilievo
sembra essere un'inerzia del peritando di fronte ad un lento, ma costante
declino, che si manifesta nella scolarità, poi nella vita professionale e
relazionale, con un disinserimento perfino dal contesto familiare ...".

Ciononostante intraprende alcune attività
lavorative, senza terminare una formazione professionale. Dal 15.02.2002 è in
inabilità lavorativa per malattia.

Nel 2002 il dott. __________ prevede una capacità
di guadagno non superiore al 50%.

Nel 2003 lo stesso curante certifica che il
peritando non ha ricuperato una capacità di guadagno e definisce la prognosi
incerta.

Si può dire che dal 2002 l'inabilità lavorativa è
rimasta costantemente del 100% non avendo il peritando più intrapreso alcuna
attività lavorativa a causa dello stato di salute psichica come certificato sia
nel 2002 che nel 2003 dal dott. __________. (...)" (Doc. XI, pag. 13)

 

                                         Il perito,
ritenendo la situazione psichiatrica non suscettibile di miglioramento per
quanto riguarda la capacità lavorativa, ha in particolare evidenziato:

 

" 
(...)

Il quadro psicopatologico descritto ammette
un'incapacità lavorativa del 100% a partire dal 2002. Tenuto conto
dell'affezione presentata sarebbe auspicabile l'impiego in ambiente protetto
oltre che una terapia farmacologica. È già stata tentata questa via con
risultati del tutto insoddisfacenti.

Piuttosto sottolineo la necessità di istituire
una curatela e un controllo del servizio sociale." (Doc. XI, pag. 14)

 

                               2.6.   Con lettera 17
giugno 2005 l’Ufficio AI, aderendo alle annotazioni 14 giugno 2005 del medico
responsabile SMR, ha osservato:

 

" 
(...)

Oltre alle pertinenti valutazioni poste dal SMR
(Dr. __________), alle quali rinviamo totalmente per quanto concerne l'aspetto
medico della perizia, si ribadisce che la perizia in questione contiene già
nella sua diagnosi gli elementi "inquinanti" che non consentono di
giungere ad una valutazione oggettiva della capacità lavorativa dovuta a danno
alla salute: infatti la diagnosi posta dalla Dr.ssa __________ include anche
abuso di sostanze (alcool e droghe), gioco d'azzardo (cfr. perizia a pag. 8).

 

Inoltre rilevante è la mancata collaborazione
dell'assicurato, il quale ha rifiutato ogni cura (assunzione di medicamenti e
trattamenti medici), violando l'obbligo che incombe agli assicurati di ridurre
il danno e che può comportare quale sanzione il rifiuto e la riduzione delle
prestazioni." (Doc. XVI)

 

                                         Il TCA ha
quindi trasmesso tale scritto alla dr.ssa __________ chiedendo, a titolo di
complemento peritale, di prendere posizione “alla nota 14 giugno 2005 del
medico responsabile SMR, dr. __________, in particolare riguardo ai due punti
sollevati da quest’ultimo (capacità lavorativa limitatamente alle affezioni
accusate dall’assicurato, esigibilità dello stesso in attività adeguate)”
(XVII).

 

Della risposta del perito si dirà – per quanto occorra - nei considerandi
successivi (XIX).

 

                               2.7.   Affinché un
rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami
approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia
stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della
situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(cfr. Ulrich Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989
p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili ((DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F.
inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988
p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
Berna 1994, p. 332 ).

 

                                         Lo stesso
vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL 1986 p.
188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, nell’ipotesi in cui si tratti di una lite in materia di
prestazioni, dall'art. 4 CF rispettivamente 6 CEDU, non può essere dedotto il
diritto di essere sottoposto ad una perizia medica esterna (DTF 122 V 157). 

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         In
un’altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l’Alta Corte questo
servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un
vincolo per cui l’istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare
considerazione gli interessi specifici dell’assicurazione invalidità (STFA non
pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).).

 

                                         Per quel
che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a
favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a)cc),
cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230).

Infine, nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e
seg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann
(Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999
pag. 105 ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del
perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione
somatoforme.

Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   In caso di
perizia giudiziaria, il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalle
conclusioni del perito, il cui ruolo consiste proprio nella messa a
disposizione della giustizia della propria scienza medica, per fornire
un'interpretazione scientifica dei fatti (STFA del 12 novembre 1998 in re L.A;
SVR 1998 LPP Nr. 16 p. 55; STFA non pubbl. del 14 aprile 1998 in re O.B; DTF
122 V 161; STFA non pubbl. del 28 novembre 1996 in re G. F.; DTF 112 V 32
consid. 1a; DTF 107 V 174 consid. 3). Il giudice può disattendere le
conclusioni del perito giudiziario, nel caso in cui il rapporto peritale
contenga delle contraddizioni o sulla base di una controperizia, richiesta dal
medesimo tribunale, che conduca ad un altro risultato (DTF 101 IV 130).

                                         Egli può
discostarsene anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa opinione di
altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio
l'esattezza della perizia giudiziaria.

                                         Va
tuttavia sottolineato che il perito giudi­ziario - contrariamente al perito di
parte o allo speciali­sta che si esprime sotto un'altra veste - ha uno statuto
speciale nel senso ch'egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo
sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice penale, una funzione
qualificata al servizio della giurisprudenza (RCC 1986, pag. 201 consid. 2a).

                                         Per ciò
che concerne il valore probante di un rapporto medico é inoltre determinante il
fatto che il rapporto sia completo nei punti litigiosi, si basi su uno studio
esteso, prenda in considerazione anche le lamentele espresse, sia stato
consegnato in piena conoscenza dell'incarto, sia chiaro nell'esposizione delle
relazioni mediche e nella valutazione della situazione medica e le conclusioni
dell'esperto siano motivate (RAMI 1991 pag. 311 consid. 1).

                                         

                               2.9.   Conformemente
alla giurisprudenza del TFA, affinché il danno alla salute psichico possa
essere considerato invalidante occorre che lo stesso sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 p. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; ZAK 1984 p. 342, 607 ; STFA
del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p. 128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…) 

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 30
giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3C)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA tali principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                      

                             2.10.   Nell'evenienza
concreta questo TCA non intravede ragioni che gli impediscono di far proprie le
conclusioni cui è pervenuta la dott.ssa __________, specialista nella materia
che qui interessa, la quale ha compiutamente valutato il danno alla salute
lamentato dall'assicurato, giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito
alla totale incapacità al lavoro in qualsiasi professione.

 

                                         Innanzitutto,
riguardo alla diagnosi psichiatrica va fatto presente che il disturbo di
personalità borderline è stato accertato, oltre che dal perito, anche dal dr. __________
nella perizia del 1992 e dal dr. __________ del __________, mentre il dr. __________
ha diagnosticato “solo” un disturbo di personalità con tratti
evitanti/dipendenti. 

                                         In merito
a questa differenziazione di diagnosi, nel complemento peritale, la dr.ssa __________
ha ben spiegato che:

" 
(...)

Pur essendo nell'ambito dei disturbi di
personalità, il disturbo evitante ha come sua caratteristica che il paziente
appare più vicino al funzionamento nevrotico (con meccanismi di difesa più
evoluti) a differenza del disturbo borderline ove i nuclei psicotici possono
essere importanti e particolarmente interferenti con il funzionamento globale
dell'individuo (e ove i meccanismi di difesa sono più arcaici).

Nel caso il sig. RI 1 ho specificato come il suo
funzionamento psichico sia più di tipo psicotico e di come la diagnosi
differenziale vada posta piuttosto con il disturbo schizoide o con la
schizofrenia simplex. (...)" (Doc. XIX, pag. 1)

 

                                         Nella
perizia essa si è del resto distanziata dalla valutazione del dr. __________,
spiegandone esaurientemente i motivi (pag. 8), mentre ha confermato le
valutazioni sia del dr. __________ che del dr. __________ (pag. 9).

                                         Per quel
che concerne le altre “affezioni” riscontrate, in particolare derivanti
dall’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool, va ricordato che, conformemente
alla giurisprudenza del TFA, la tossicodipendenza, come pure l’acolismo o
l’abuso di medicamenti non può di per sé motivare una invalidità ai sensi della
legge.

L’assicurazione AI ne tiene conto solo se la dipendenza ha provocato una
malattia o un infortunio in seguito alla quale o per cui l’assicurato ha subito
un danno alla salute fisica o mentale che riduce la capacità al guadagno, o se
essa stessa risulta da un tale danno con valore di malattia (Pratique VSI 2002
p. 30, 2001 p. 223 = SVR 2001 IV Nr. 3 p. 7 consid. 2b; STFA del 25
luglio 2003 nella causa R. [I 731/02], del 27 maggio 2003 nella causa M. [I
862/02], del 19 dicembre 2003 nella causa P. [I 619/02], del 22 gennaio 2004
nella causa S. [534/03]).

Per questo occorre verificare se la dipendenza è la conseguenza di un danno
alla salute fisico o mentale di natura patologica preesistente oppure se la
dipendenza è la ragione di un susseguente danno alla salute suscettibile a
diminuire la capacità al guadagno in maniera permanente o di lunga durata.
(Pratique VSI 2001 p. 227 consid. 5 e 6). 

Al riguardo, effettivamente nel referto del 25 maggio 2005 la dr.ssa __________
ha fra l’altro evidenziato che l’uso e l’abuso dell’alcool e di droghe “mascherano
il quadro sintomatologico”, precisando tuttavia che la prima diagnosi di disturbo
psichico era stata posta già nel 1992 (pag. 12). Inoltre, nel complemento di
settembre il perito ha esaurientemente spiegato come il consumo di sostanze
stupefacenti e d’alcool siano la conseguenza di uno stato psichiatrico
gravemente compromesso, precedente all’abuso etilico e di sostanze
stupefacenti:

 

" 
(...)

Nel caso in esame abbiamo un'anamnesi che
depone per un disturbo di personalità insorto probabilmente già nell'infanzia
che è andato peggiorando nel tempo con un marcato disfunzionamento sociale e
lavorativo oltre che nella vita privata. Il sig. RI 1 non conclude
l'apprendistato; non può svolgere il servizio di leva dal quale viene congedato
per motivi psichici; lavora in diversi posti di lavoro licenziandosi ogni
volta, intercalando pause lavorative abbastanza lunghe (anche due anni).

Ripercorrendo l'anamnesi la capacità lavorativa
appare globalmente menomata dal disagio psichico di cui è portatore il
peritando e soprattutto essa va progressivamente riducendosi negli anni.

Rispetto all'I.L. solo a partire dal 2002,
bisogna considerare che fino a quel momento seppur a fasi alterne, il sig. RI 1
aveva svolto un'attività lavorativa, quindi un periodo di disoccupazione durato
c.a. 2 anni. È solo nel 2002 che molla completamente l'attività lavorativa e
anche il __________. (...)" (Doc. XIX, pag. 3, sottolineatura del
redattore)

 

                                         Nelle
osservazioni al referto peritale, l’Ufficio AI ha sottolineato la non
disponibilità del ricorrente a sottomettersi ad un’adeguata terapia per
migliorare la sua capacità lavorativa.

In effetti, conformemente al principio dell’obbligo di ridurre il danno,
l’assicurato è tenuto ad intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 61). Non solo, a determinate condizioni ad un assicurato che si oppone senza ragionevole
motivo ad una cura, l’AI può segnatamente rifiutare l’erogazione di prestazioni
(art. 21 cpv. 4 LPGA).

Al riguardo, nella perizia la dr.ssa __________ ha pertinentemente sostenuto
che “ per quanto descritto più sopra il quadro psicopatologico del peritando
non è immaginabile un miglioramento dell’abituale attività lavorativa”
(pag. 14), proponendo per contro: “… viste le condizioni psichiche e le
condizioni di degrado sociale unitamente alle difficoltà finanziarie sarebbe
utile l’istituzione di una curatela e un appoggio del servizio sociale”
(pag. 11). 

                                         Nel
complemento peritale essa ha poi aggiunto:

 

" 
(...)

L'obbligo alle cure è stato
già tentato in passato con risultati quanto meno modesti in rapporto allo
sforzo profuso ed ai costi.

A tutt'oggi, nonostante
l'impegno del __________, il sig. RI 1 non ha un'attività lavorativa tanto meno
in ambito protetto che per altro non desidera nè cerca, non segue una terapia
farmacologia nè tanto meno è in cura da uno specialista.

Ora si può provare nuovamente
a costringerlo alle cure ma a parer mio con risultati, ammesso che si
raggiungano, davvero modesti e cioè una formale accettazione della terapia
proposta, compresa quella farmacologia, per poi di fatto non curarsi. Tutto ciò
non tanto e non solo per pigrizia, ma piuttosto per una sorta di indolente
rassegnazione generata, a parer mio, dal disturbo di cui soffre.

Ugualmente i risultati
ottenuti nel periodo in cui assumeva la terapia sono stati davvero modesti nè a
lungo termine, probabilmente sia a causa della scarsa propensione ad assumere
la terapia farmacologia, ma anche a causa dell'aspetto invalidante del disturbo
di personalità.

A tutto questo va aggiunto
l'uso di sostanze con gli effetti ad esso connesso. (...)" (Doc. XIX, pag.
2)

 

                                         Il
perito ha pertanto concluso che a suo avviso “la situazione capacità
lavorativa appare compromessa in modo globale, n’è ragionevolmente ipotizzabile
un miglioramento negli anni futuri: la terapia attualmente rifiutata potrebbe
rallentare l’evoluzione negativa ma non arrestarla” (complemento peritale
pag. 4).

Visto quanto sopra, risultando la perizia giudiziaria esauriente, approfondita
e convincente, alla stessa va attribuita forza probante
piena conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali (cfr. consid. 2.8
e 2.9),

 

                             2.11.   Appurata dunque
un'inabilità lavorativa totale in qualsiasi professione, occorre determinare la
decorrenza del diritto alla rendita, rispettivamente accertare l'inizio del
periodo di carenza ex art. 29 cpv. 1 lett. b LAI. 

Secondo l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla rendita ai sensi
dell'art. 28 LAI nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato è stato,
per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40
per cento in media.

Orbene, considerato che, sulla base della documentazione medica agli atti, la dott.ssa
__________ ha accertato un’inabilità lavorativa continua dal 2002, ritenuto del
resto come nel rapporto 11 giugno 2002 del SPS l’assicurato sia stato ritenuto
inabile al 100% nella professione di operaio dal 15 febbraio 2002, il diritto
ad una rendita intera, trascorso l’anno di attesa, decorre quindi dal 1° febbraio
2003.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto.

§ La decisione impugnata è annullata.               

 §§
 RI 1 ha diritto ad una rendita intera d'invalidità a far tempo dal 1° febbraio
2003.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  PE 1 

   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti