# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c51231ef-7b7b-5924-87a3-80892a30fb4f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.04.2021 B-6229/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-6229-2019_2021-04-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-6229/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3 0  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Jean-Luc Baechler, Eva Schneeberger,  

cancelliera Maria Cristina Lolli. 
 

 
 

Parti 

 
X._______,  

[…],   

patrocinato dall'avv. Paolo Bernasconi, 

Studio legale Bernasconi Martinelli Alippi & Partners,  

[…],  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Autorità federale di vigilanza sui  

mercati finanziari FINMA,  

[…],    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto di esercizio della professione. 

 

 

 

B-6229/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.   

I fatti rilevanti e all'origine della presente procedura hanno avuto luogo dal 

2006 al 2016 in Svizzera e concernono le attività di X._______ (in seguito: 

il ricorrente) in seno alla A._______ PRIVATBANK SA (Registro di com-

mercio del Cantone Ticino: CHE-[…], iscritta il 13 dicembre 2000 a Lugano; 

[in seguito: la Banca o A._______]) integrata, con altre entità, nel Gruppo 

A._______. A._______ è un istituto bancario privato di medie dimensioni 

specializzato nel private banking e dispone di un'autorizzazione concessa 

dall'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari FINMA (in se-

guito: FINMA o autorità inferiore) ad operare quale banca e commerciante 

di valori mobiliari.  

Il ricorrente è stato alle dipendenze della Banca dal 1995 al 2017 ed ha 

svolto negli anni varie funzioni all'interno di quest'ultima. Inizialmente è 

stato assunto quale Vice-Direttore con la mansione di consulente alla clien-

tela privata ed in seguito, ha svolto la funzione di Condirettore. Dal 2005 al 

7 giugno 2016, è stato un membro della Direzione Generale (in se-

guito: DG) e Direttore Generale Responsabile della Divisione 1 (Private 

Banking & Asset Management). Contemporaneamente, egli è stato re-

sponsabile e coordinatore del progetto di sviluppo della Banca sul mercato 

latino-americano. 

B.  

B.a In data 21 aprile 2016, la FINMA ha informato la A._______ dell'aper-

tura di un procedimento amministrativo di enforcement nei suoi confronti. 

Il motivo sarebbe stato il sospetto che la Banca avesse commesso gravi 

violazioni dei suoi obblighi in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro 

e il finanziamento del terrorismo, così come in materia dell'adeguata ge-

stione dei rischi nell'ambito dell'apertura e della gestione delle relazioni 

d'affari con la clientela brasiliana, con particolare riferimento a quella coin-

volta nella vicenda di corruzione concernente le società brasiliane Petro-

bras/H._______. 

B.b Con decisione provvisionale del 5 agosto 2016, la FINMA ha nominato 

l'avv. B._______, […] studio legale e notarile, Lugano, quale incaricato 

dell'inchiesta, il quale ha trasmesso alla FINMA il rapporto richiesto, ac-

compagnato dagli allegati, il 29 maggio 2017.  

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B.c In data 31 maggio 2017, l'autorità inferiore ha inoltrato il rapporto e i 

suoi allegati alla Banca, invitandola a formulare eventuali osservazioni en-

tro il 30 giugno 2017, osservazioni che le sono state trasmesse il 28 luglio 

2017. 

B.d Dopo aver sottoposto il progetto di decisione alla Banca e aver tenuto 

conto delle osservazioni di quest'ultima, la FINMA ha emesso in data 

17 gennaio 2018 una decisione nella quale ha constatato gravi violazioni 

del diritto in materia di vigilanza. Segnatamente, vi sarebbero state delle 

inadempienze nell'identificazione, rispettivamente limitazione e sorve-

glianza dei rischi, nonché delle violazioni degli obblighi di diligenza generali 

e particolari in materia di riciclaggio constatate tanto all'apertura delle rela-

zioni, quanto nell'aggiornamento dei Know your customer (in seguito: KYC) 

e/o nella sorveglianza delle relazioni a rischio superiore. Pertanto, la Banca 

avrebbe gravemente violato i propri obblighi di allestimento e conserva-

zione dei documenti, il principio dell'adeguata gestione dei rischi e la ga-

ranzia di un'attività irreprensibile. Tale decisione è cresciuta in giudicato. 

C.  

C.a Con scritto del 13 marzo 2018, la FINMA ha informato il ricorrente 

dell'apertura di un procedimento amministrativo di enforcement nei suoi 

confronti, in seguito a degli indizi emersi nell'ambito del procedimento con-

tro la Banca. Secondo tali indizi, il ricorrente sarebbe stato responsabile, in 

qualità di membro della DG e di Responsabile della Divisione 1, di viola-

zioni gravi delle disposizioni legali in materia di vigilanza. 

C.b La FINMA ha dato al ricorrente la possibilità di esprimersi in merito alla 

decisione resa contro la Banca, nonché in merito al rapporto dell'incaricato 

d'inchiesta (cfr. fatti B.b). Il ricorrente ha inoltrato le proprie osservazioni sui 

sopracitati documenti in aprile 2018. 

C.c Il ricorrente è stato interrogato dall'autorità inferiore in data 21 marzo 

2019, ed ha inoltrato, nei mesi di giugno fino ad agosto, le proprie osser-

vazioni su vari progetti di decisione contro di lui. 

D.  

In data 18 ottobre 2019, la FINMA ha deciso che: 

1. È fatto divieto a X._______ di assumere una posizione dirigente 

presso un istituto autorizzato dalla FINMA per una durata di tre anni. 

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2. L'inosservanza di tale divieto è punibile con una pena ai sensi 

dell'art. 48 LFINMA: 

"Chiunque, intenzionalmente, non ottempera a una decisione pas-

sata in giudicato intimatagli dalla FINMA con la comminatoria della 

pena prevista dal presente articolo o a una decisione delle autorità di 

ricorso è punito con la multa sino a 100'000 franchi." 

3. I costi di procedura di CHF 30'000 sono posti a carico di X._______, 

saranno fatturati con lettera separata e dovranno essere pagati in un 

termine di 30 giorni dalla crescita in giudicato della presente deci-

sione. 

Nella decisione impugnata, l'autorità inferiore ha in sintesi ritenuto che il 

ricorrente, in qualità di membro della Direzione Generale della Banca, non-

ché di Responsabile della Divisione 1 Private Banking & Asset Manage-

ment, avrebbe ripetutamente e gravemente disatteso i doveri più elemen-

tari di dirigente imposti dalla sua funzione, coprendo il suo subordinato 

C._______ (in seguito: C._______) e concedendo alla sua attività un'auto-

nomia troppo elevata e non adeguatamente controllata nella gestione della 

clientela latino-americana. Così facendo, egli avrebbe permesso, facilitato 

e tollerato il realizzarsi di gravi violazioni delle disposizioni in materia di 

vigilanza da parte della Banca. Pertanto, risulterebbe "responsabile" ai 

sensi dell'art. 33 LFINMA, di tali gravi violazioni. 

E.  

In data 17 ottobre 2019, il ricorrente ha impugnato la sopracitata decisione 

del 18 ottobre 2019 con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(in seguito: il Tribunale o TAF). Il ricorrente postula:  

I. In via preliminare 

1. La FINMA procede a mettere a disposizione tutti i mezzi di prova 

richiesti mediante l'istanza di complemento istruttorio datata 

9.01.2019. 

2. La FINMA mette a disposizione tutte le sue comunicazioni al Di-

partimento Federale delle Finanze e i relativi procedimenti penali 

in applicazione dell'art. 37 LRD avviati nei confronti delle per-

sone della Banca A._______ identificate come responsabili per 

le omesse rispettivamente tardive comunicazioni al MROS men-

zionate nella decisione impugnata nonché nella decisione datata 

17.01.2018. 

II. In via principale 

Il presente ricorso viene accolto integralmente e di conseguenza la 

decisione datata 18.10.2019 viene annullata integralmente. 

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III. In via subordinata 

Il ricorso in epigrafe viene accolto parzialmente, per cui il divieto di 

esercizio della professione impartito nei confronti di X._______ viene 

ridotto al periodo di 6 mesi. 

IV. In ogni caso 

Viene accertato che la FINMA non ha la facoltà di verificare la garan-

zia di un'attività irreprensibile di X._______, dopo la scadenza del di-

vieto all'esercizio della professione. 

A tal proposito, il ricorrente censura una violazione del diritto federale 

(art. 49 lett. a PA), nel senso di una violazione del divieto di "venire contra 

factum proprium"; l'incompleto ed inesatto accertamento dei fatti (art. 49 

lett b PA), la violazione del suo diritto di essere sentito, in quanto la FINMA 

non avrebbe sufficientemente motivato alcune sue affermazioni, non 

avrebbe tenuto conto delle prove a discarico del ricorrente e non avrebbe 

dato la possibilità al medesimo di esprimersi a riguardo; la mancanza di 

causalità, del requisito di colpevolezza e della gravità delle violazioni; non-

ché la determinazione arbitraria del periodo di divieto e dei costi della pro-

cedura. Gli argomenti a sostegno del ricorso verranno esposti per esteso 

nei considerandi in diritto. 

F.  

Con risposta del 17 marzo 2020, l'autorità inferiore si è riconfermata in ma-

niera generica nelle proprie posizioni, richiedendo il rigetto integrale del 

ricorso e la conferma della decisione impugnata. Segnatamente, la FINMA 

chiede il rigetto della richiesta del ricorrente, che gli vengano messi a di-

sposizione tutti i mezzi di prova richiesti mediante l'istanza di complemento 

istruttorio del 9 gennaio 2019. Da respingere sarebbe anche la richiesta di 

versare agli atti del procedimento eventuali comunicazioni al Dipartimento 

federale delle finanze (DFF) ed eventuali atti relativi a procedimenti penali 

nel contesto del procedimento contro la Banca, in quanto non risultereb-

bero pertinenti per la presente procedura e non avrebbero funto da mezzo 

di prova per il procedimento di enforcement. Il semplice fatto che il ricor-

rente abbia qualità di parte nel presente procedimento, non gli consenti-

rebbe, per intercessione della FINMA, vedersi accordare un diritto di ac-

cesso ad altri incarti (di carattere penale) che, per di più, quest'ultima ritiene 

essere strumentale ad altri utilizzi e che esulerebbe dall'oggetto della pre-

sente procedura. 

G.  

Con replica del 17 aprile 2020, il ricorrente ha trasmesso la propria presa 

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di posizione circa la risposta della FINMA, riaffermando gli argomenti e le 

conclusioni già esposti nel ricorso.  

H.  

In data 30 giugno 2020, l'autorità inferiore ha inoltrato a codesto Tribunale 

una duplica, nella quale ribadisce la sua posizione e quanto espresso nella 

decisione impugnata e nella risposta. Segnatamente, la FINMA sottolinea 

come la misura del divieto di esercizio della professione, sancito all'art. 33 

LFINMA, rappresenti, nonostante l'aspetto repressivo, una misura ammini-

strativa e non penale, poiché mancherebbe l'intenzione di sanzionare. 

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.  

 

  

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Pagina 7 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale esamina d'ufficio e liberamente l'ammissibilità dei ricorsi 

che gli vengono sottoposti (cfr. DTAF 2007/6 consid. 1).  

1.2 Il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della 

Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, 

[RS 172.021]; art. 31 della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale ammi-

nistrativo federale [LTAF, RS 173.32]). Contro le decisioni dell'autorità infe-

riore è ammesso il ricorso al Tribunale (art. 33 lett. e LTAF in collegamento 

con art. 54 cpv. 1 LFINMA). Nell'evenienza, non sussistono eccezioni a 

norma dell'art. 32 LTAF. 

1.3 Inoltre, le disposizioni relative alla rappresentanza e patrocinio (art. 11 

PA), al termine di ricorso (art. 50 cpv. 1 PA), al contenuto e alla forma 

dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), all'anticipo delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 4 PA), nonché ai rimanenti presupposti processuali (art. 44 e 

segg. PA), sono rispettate. 

1.4 Pertanto, nulla osta alla ricevibilità del ricorso, su riserva di quanto in-

dicato al consid. 16.2. 

2.  

Nella decisione impugnata, la FINMA ha pronunciato nei confronti del ricor-

rente un divieto di esercitare ai sensi dell'art. 33 LFINMA per un periodo di 

tre anni.  

2.1 Al fine di poter adempiere i propri compiti (art. 6 LFINMA, art. 23 della 

Legge federale dell'8 novembre 1934 sulle banche e le casse di risparmio 

[LBCR, RS 952.0] e art. 12 lett. a della Legge federale del 10 ottobre 1997 

relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terro-

rismo [LRD, RS 955.0]), la FINMA ha a propria disposizione vari strumenti 

di vigilanza, tra i quali il divieto di esercizio della professione, disciplinato 

all'art. 33 LFINMA e secondo cui: 

1. Se constata una grave violazione delle disposizioni legali in materia di 

vigilanza, la FINMA può vietare al responsabile l’esercizio di un’attività 

dirigente presso una persona sottoposta a vigilanza. 

2. Il divieto di esercizio della professione può essere ordinato per una 

durata massima di cinque anni. 

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La fattispecie legale dell'art. 33 cpv. 1 LFINMA è data, se una persona ha 

causato con la propria condotta individuale, in maniera colpevole e cau-

sale, una grave violazione di disposizioni legali in materia di vigilanza 

presso l'istituto assoggettato a vigilanza (cfr. DTF 142 II 243 consid. 2.2. e 

seg.).  

A tal proposito, si noti che il divieto di esercizio della professione oltrepassa 

il principio della vigilanza istituzionale, ai sensi dell'art. 3 lett. a LFINMA 

(cfr. sentenza del TAF B-686/2016 dell'11 giugno 2018 consid. 2.1), se-

condo cui, assoggettate alla vigilanza sono segnatamente le persone che, 

in virtù delle leggi sui mercati finanziari, necessitano di un'autorizzazione, 

di un riconoscimento, di un'abilitazione o di una registrazione dell'autorità 

di vigilanza sui mercati finanziari. Responsabili con funzioni dirigenti sono, 

invece, garanti (ogni persona che, in virtù della sua autorità all'interno della 

Banca, potrebbe compromettere la continuità dell'esistenza della mede-

sima) e altre persone che svolgono funzioni dirigenziali e che hanno un 

certo grado di responsabilità all'interno dell'organizzazione. 

Poiché il divieto di esercitare la professione può essere imposto ad una 

persona fisica, solo qualora venga accertata una grave violazione delle di-

sposizioni in materia di vigilanza (art. 33 LFINMA), la questione della re-

sponsabilità della persona fisica non può essere valutata indipendente-

mente dalla violazione degli obblighi o del diritto in materia di vigilanza da 

parte dell'assoggettato a vigilanza, in questo caso la Banca. Gli obblighi di 

vigilanza, la cui violazione grave giustifica la pronuncia di un divieto di eser-

cizio della professione ad una persona fisica, ricadono sulla persona giuri-

dica sorvegliata e non sulla persona fisica (cfr. DTF 142 II 243 consid. 2.3; 

DTAF 2018IV/5 consid. 5.5). La domanda se il comportamento in questione 

rappresenti una violazione del diritto di sorveglianza, costituisce una que-

stione di diritto che codesto Tribunale analizza tendenzialmente con pieno 

potere di cognizione. Tuttavia, la gravità di una violazione delle norme ap-

plicabili, costituisce un concetto giuridico indeterminato, la cui interpreta-

zione e applicazione da parte della FINMA è esaminata con riserbo da co-

desto Tribunale. Infatti, gli aspetti tecnici che comporta la gravità di una 

violazione, giustificano di lasciare un margine di apprezzamento all'autorità 

inferiore, segnatamente tenuto conto delle conoscenze tecniche che que-

st'ultima possiede (cfr. sentenza del TF 2C_771/2019 del 14 settembre 

2020 consid. 16.1 con rinvii; sentenza del TAF B-6370/2018 del 28 aprile 

2020 consid. 2 con rinvii). 

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Pertanto, finché l'interpretazione dell'autorità inferiore non risulta insoste-

nibile o non è stato commesso un errore manifesto di valutazione, il sud-

detto Tribunale non interviene (cfr. DTAF 2013/59 consid. 9.3.6). 

Ciò premesso, dal requisito stesso di una violazione grave del diritto in ma-

teria di vigilanza risulta che non può bastare una violazione singola, pun-

tuale e secondaria degli obblighi derivanti da tale diritto (cfr. decisione del 

TF 2C_1055/2014 del 2 ottobre 2015 consid. 4.2; decisione del TAF 

B-5756/2014 del 18 maggio 2017 consid. 3.1 non pubblicata in DTAF 2017 

IV/7). Inoltre, nella scelta della misura da adottare, la FINMA deve rispet-

tare i principi generali che regolano qualsiasi attività amministrativa, tra cui 

quello della proporzionalità (cfr. sentenza del TAF B-6370/2018 del 

28 aprile 2020 consid. 2 con rinvii). Ne consegue, segnatamente, che più 

incisiva è la misura ordinata, tanto più elevati devono essere i requisiti alla 

gravità della violazione. È il caso, ad esempio, del divieto di esercitare ai 

sensi dell'art. 33 LFINMA nonché della pubblicazione di una decisione pre-

vista dall'art. 34 LFINMA, che incidono sulla posizione giuridica dell'inte-

ressato in modo più intenso di una semplice decisione di accertamento ai 

sensi dell'art. 32 LFINMA (cfr. sentenza del TAF B-6370/2018 del 28 aprile 

2020 consid. 2 con rinvii). 

3.  

La procedura di enforcement è una procedura amministrativa di prima 

istanza, ma non è regolata in maniera più dettagliata né dalla PA, né dalla 

LFINMA. La FINMA è libera, nell'ambito del regolamento di procedura pre-

scritto, di decidere come strutturare la procedura nel caso specifico. In linea 

di principio vi sono tre possibilità (cfr. sentenza del TAF B-686/2016 

dell'11 giugno 2018 consid. 5): 

3.1 In primo luogo, è possibile condurre procedimenti per ogni singola 

parte. I procedimenti individuali (Einzelpartei-Verfahren) sono procedimenti 

separati con qualità di parte per le rispettive parti (parti individuali), tratta-

mento procedurale completo e file procedurali propri. Le procedure di en-

forcement possono essere dirette contro un istituto sorvegliato, un interme-

diario finanziario che opera illecitamente o una persona fisica sospettata di 

violare la legge di sorveglianza. Tuttavia, se più procedimenti individuali 

riguardano gli stessi fatti, i vantaggi di condurre vari procedimenti indipen-

denti l'uno dall'altro, sono limitati per ragioni di economia amministrativa. 

La FINMA può sì ordinare l'audizione di testimoni (art. 14 cpv. 1 lett. e PA). 

Tuttavia, la prova testimoniale è sussidiaria ad altre prove e misure proba-

torie. Anche l'audizione di persone fisiche come testimoni in un procedi-

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mento contro un ente sorvegliato è regolarmente esclusa, dato che la con-

dotta degli organi formali o di fatto dell'ente vigilato è imputabile a quest'ul-

timo, per cui la parte può essere interrogata solo come persona informata 

sui fatti (cfr. PHILIPPE WEISSENBERGER/ASTRID HIRZEL, in: Bernhard Wald-

mann/Philippe Weissenberger [ed.], Praxiskommentar Verwaltungsverfah-

rensgesetz, 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2016 [in seguito: Praxiskom-

mentar VwVG], art. 14 n 7). 

3.2 In secondo luogo, è possibile una procedura unica con diverse parti. I 

procedimenti con più parti (Mehrparteien-Verfahren) hanno un trattamento 

procedurale uniforme e un solo incarto. Tali procedimenti devono essere 

distinti dalla "procedura collettiva" (art. 30a cpv. 1 PA) e dai procedimenti 

contraddittori, che si basano su un "rapporto tra controparti con interessi 

contrari" (art. 31 PA). Tuttavia, gli interessi delle parti coinvolte in un proce-

dimento con più parti, non possono essere allineati o contrapposti (cfr. URS 

ZULAUF/DAVID WYSS/KATHRIN TANNER/MICHEL KÄHR/CLAUDIA M. FRI-

TSCHE/PATRIC EYMANN/FRITZ AMMANN, Finanzmarktenforcement, 2a ed., 

Berna 2014, pag. 107). In circostanze chiare, i procedimenti di enforcement 

sono spesso condotti come procedimenti a più parti, perché i fatti sono 

simili o uguali. In linea di principio, tutte le parti hanno pieno diritto di parte 

(cfr. OLIVER FRIEDMANN/CHRISTOPH KUHN/FLORIAN SCHÖNKNECHT, Enfor-

cement, in: Peter Sester/Beat Brändli/Oliver Bartholet/Reto Schildknecht 

[ed.], St. Galler Handbuch zum Schweizer Finanzmarktrecht [in se-

guito: SGHB], Finanzmarktaufsicht und Finanzmarktinfrastrukturen, Zu-

rigo/San Gallo 2018, § 12 n 68). Di conseguenza, possono partecipare 

all'assunzione delle prove anche quando vi sono dei fatti che non li riguar-

dano direttamente. Così, un fideiussore può partecipare in qualità di parte 

nel procedimento dell'istituto toccato, se si devono ordinare nel dispositivo 

della decisione misure sia nei suoi confronti che in quelli dell'istituto. Lo 

stesso vale per gli ordini contro le parti qualificate (cfr. ZULAUF/WYSS ET. 

AL., op. cit., pag. 104). Tuttavia, in caso di situazioni complesse, tale pro-

cedura non è praticamente più fattibile (cfr. KUHN, op. cit., pag. 54, secondo 

cui i procedimenti con più parti comportano un notevole lavoro aggiuntivo 

e richiedono regolarmente più tempo a causa della maggiore necessità di 

coordinamento). 

3.3 In terzo luogo, c'è la possibilità di una procedura globale sotto un unico 

tetto. La procedura complessiva (Gesamtverfahren) consiste nell'effettua-

zione di una procedura principale e di ulteriori procedure che vengono ese-

guite successivamente (cfr. KUHN, op. cit., pag. 53; FRIED-

MANN/KUHN/SCHÖNKNECHT, in: SGHB, § 12 n 67 e seg.). Si tratta di diversi 

procedimenti individuali con qualità di parte separata, gestione separata 

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degl'incarti, ma indagini congiunte, per cui non vi è più un trattamento pro-

cedurale completo nei procedimenti individuali. Il procedimento principale 

ha un impatto sui procedimenti successivi. Gli effetti riguardano la qualità 

di parte (le parti non hanno la qualità di parte negli altri procedimenti), la 

tenuta dell'incarto (trasferimento dell'incarto e acceso agli atti a causa di 

uno status di terza parte), l'indagine (la partecipazione alla raccolta delle 

prove è limitata), la raccolta delle prove (selezione delle prove), la pronun-

cia della decisione e la possibilità di ricorrere (protezione giuridica). Nono-

stante queste implicazioni, lo svolgimento di una procedura complessiva è 

prevista dal regolamento di procedura prescritto, a condizione che le ga-

ranzie procedurali siano rispettate. 

3.4 Nella fattispecie, l'autorità inferiore ha trattato il procedimento princi-

pale riguardante la banca che ha portato alla decisione del 17 gennaio 

2018, cresciuta in giudicato. In un secondo momento, la FINMA ha con-

dotto dei procedimenti individuali per chiarire la responsabilità delle per-

sone fisiche interessate, segnatamente del ricorrente. Nella decisione im-

pugnata, l'autorità inferiore ha preliminarmente esaminato le violazioni 

commesse dalla Banca, prima di analizzare quelle rimproverate al ricor-

rente. Così facendo, la FINMA si è avvalsa della possibilità di una proce-

dura complessiva di cui sopra (cfr. consid. 3.3), in conformità con la giuri-

sprudenza sui procedimenti di enforcement della FINMA, secondo la quale 

una decisione contro l'ente sorvegliato in un procedimento principale non 

può avere valore giuridico contro una persona che lavora per tale ente. 

Pertanto, nel procedimento riguardante il ricorrente spetta anche al Tribu-

nale esaminare se, sulla base del comportamento di quest'ultimo, la Banca 

si sia resa colpevole di una grave violazione della legge sulla sorveglianza 

(cfr. sentenza del TAF B-6370/2018 del 28 aprile 2020 consid. 3). 

4. Diritto applicabile  

Appurata l'ammissibilità del ricorso, è necessario stabilire le normative ap-

plicabili. Infatti, visto lo spazio temporale nel quale si sono svolti i fatti rim-

proverati al ricorrente (cfr. fatti A), sono rilevanti le regole del diritto inter-

temporale. 

4.1 In caso di modifica della base giuridica e in assenza di corrispondenti 

disposizioni transitorie nel relativo atto normativo, il diritto applicabile deve 

essere determinato secondo le norme generali intertemporali. Di conse-

guenza, in termini temporali, sono generalmente applicabili i principi giuri-

dici sostanziali che erano in vigore al momento della realizzazione dei fatti 

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giuridicamente rilevanti (cfr. DTF 143 V 446 consid. 3.3, 137 V 105 con-

sid. 5.3.1, 130 V 445 consid. 1.2.1, rispettivamente con rinvii; sentenza del 

TAF B-3930/2016 del 25 novembre 2019 consid. 2 con rinvii; THIERRY 

TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 2011, marg. 408; ALAIN GRIFFEL, 

in: Felix Uhlmann [ed.], Intertemporales Recht aus dem Blickwinkel der 

Rechtsetzungslehre und des Verwaltungsrechts, 2014, pag. 8 e segg.). Se 

si tratta di disposizioni formali, vale il principio generale secondo il quale, 

di regola, esse entrano immediatamente in vigore (cfr. sentenza del TAF 

B-3771/2012 del 12 marzo 2013 consid. 1.4.3.1 con rinvii). 

4.2 Nella fattispecie, il periodo in cui si sono svolti i fatti rimproverati al ri-

corrente, rispettivamente in cui si è realizzato lo stato di fatto che deve 

essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche, va 

dal 2006 al 2016.  

4.3 Pertanto, le normative applicabili (leggi, ordinanze, circolari) al caso in 

specie sono quelle in vigore dal 2006 al 2016, segnatamente: 

- la vecchia Ordinanza FINMA dell'8 dicembre 2010 sul riciclaggio di de-

naro, in vigore dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2015 (vORD-FINMA, 

RU 2010 6295), nonché l'Ordinanza FINMA del 18 dicembre 2002 sul rici-

claggio di denaro, in vigore dal 1° luglio 2003 al 31 dicembre 2010 

(ORD-FINMA 1, RU 2003 554),  

- l'Ordinanza del 17 maggio 1972 sulle banche e le casse di risparmio, in 

vigore fino al 31 dicembre 2014 (vOBCR, RU 1972 752), rispettivamente 

l'Ordinanza del 30 aprile 2014 sulle banche e le casse di risparmio, in vi-

gore dal 1° gennaio 2015 (OBCR, RS 952.02),  

- la LRD, nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2015.  

Nonostante nel corso degli anni siano state effettuate delle modifiche a 

dette normative (vOBCR – OBCR, ORD-FINMA 1 – vORD-FINMA), il con-

tenuto degli articoli applicabili nel caso in specie (cfr. sopra), è rimasto pres-

soché immutato. Pertanto, tali modifiche non influiscono in modo differen-

ziato sul giudizio della causa. 

5.   

5.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati, giusta l’art. 49 PA in combinato disposto con l’art. 37 LTAF, la viola-

B-6229/2019 

Pagina 13 

zione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di ap-

prezzamento (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridi-

camente rilevanti (lett. b), nonché l’inadeguatezza (lett. c). 

5.2 Il ricorrente fa valere una violazione del diritto federale, nella misura in 

cui la decisione impugnata sarebbe contraria al principio della buona fede 

processuale, nonché violerebbe vari principi fondamentali. Infatti, nell'am-

bito dell'accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti nel caso in specie, 

la FINMA sarebbe venuta meno al divieto di "venire contra factum pro-

prium", in quanto essi sarebbero stati in parte presentati nella decisione 

impugnata in modo fuorviante ed in contraddizione ai fatti accertati nella 

decisione contro la Banca. Oltre a ciò, l'accertamento stesso dei fatti sa-

rebbe avvenuto in maniera incompleta ed inesatta, nonché in violazione 

del suo diritto di essere sentito (consid. 6-9).  

Dal punto di vista materiale, il ricorrente afferma che i requisiti per ordinare 

il divieto di esercitare la professione non sarebbero soddisfatti (con-

sid. 11-13). Infatti, egli avrebbe svolto la propria attività in qualità di membro 

della Direzione Generale della Banca, nonché di Responsabile della Divi-

sione 1 Private Banking & Asset Management nel rispetto delle disposizioni 

legali. Mancando, pertanto, il nesso di causalità tra il suo comportamento 

e le violazioni commesse dalla Banca, nonché i requisiti della colpevolezza 

e della gravità delle eventuali violazioni da lui commesse, egli non risulte-

rebbe responsabile delle violazioni delle disposizioni di legge sulla vigi-

lanza da parte della Banca. La durata del divieto pronunciato dalla FINMA 

nonché i costi di procedura stabiliti nella decisione impugnata, sarebbero 

stati fissati in maniera arbitraria (consid. 15).  

5.3 Oggetto della presente procedura di ricorso sono il divieto di esercizio 

della professione (punto 1 del dispositivo) e i costi della procedura dinanzi 

alla FINMA, fissati a fr. 30'000.– (punto 3 del dispositivo), pronunciati nella 

decisione impugnata del 18 ottobre 2019.  

Non è invece oggetto della presente procedura la decisione emessa contro 

la Banca in data 17 gennaio 2018. Tutti i riferimenti alla procedura contro 

la Banca, nonché alla relativa decisione, possono servire tuttalpiù come 

elementi informativi atti ad una comprensione complessiva degli eventi ac-

caduti tra il 2006 e il 2016. Non hanno tuttavia una valenza giuridica nei 

confronti del ricorrente. 

6. Art. 6 CEDU  

Sul piano procedurale, il ricorrente censura in primo luogo la violazione di 

B-6229/2019 

Pagina 14 

garanzie procedurali penali, derivanti dall'art. 6 della Convenzione europea 

per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, 

RS 0.101) in relazione al procedimento di enforcement. In particolare, il 

fatto che la FINMA rimproveri al ricorrente di non aver mai manifestato al-

cuna volontà di contribuire a far emergere la verità, di aver minimizzato le 

proprie responsabilità e di non aver dimissionato dalla Banca, costituirebbe 

secondo il medesimo una violazione del principio "nemo se ipsum detegere 

atque accusare", tutelato dall'art. 6 CEDU e dall'art. 14 cpv. 3 lett. g del 

Patto ONU II.  

6.1  

6.1.1 L'art. 6 CEDU, in relazione all'art. 14 del Patto internazionale relativo 

ai diritti civili e politici, entrato in vigore per la Svizzera il 18 settembre 1992 

(Patto ONU II, RS 0.103.2), garantisce il diritto ad un equo processo, inclu-

dendo segnatamente specifiche garanzie procedurali per i procedimenti 

penali, quali il principio nemo tenetur (art. 6 cpv. 1 CEDU e art. 14 cpv. 3 

lett. g Patto ONU II), la presunta innocenza (risp. al cpv. 2), diritto all'infor-

mazione, difesa effettiva, diritto di difesa, diritto di interrogazione e con-

fronto, diritto ad un interprete gratuito (risp. al cpv. 3), nonché il principio ne 

bis in idem (art. 14 cpv. 7 Patto ONU II, in relazione all'art. 4 del Protocollo 

n. 7 alla CEDU). 

6.1.2 Il diritto di non autoaccusarsi permette all'imputato di un'accusa pe-

nale ai sensi dell'art. 6 cpv. 1 CEDU di astenersi dal rispondere. Dal diritto 

dell'imputato di non dover contribuire alla propria condanna, deriva soprat-

tutto l'obbligo per l'autorità inferiore di condurre la propria inchiesta, senza 

basarsi su mezzi di prova ottenuti con la forza o sotto pressione, in inot-

temperanza del volere del medesimo. Secondo la pratica del Tribunale fe-

derale, non tutti gli obblighi concernenti la messa a disposizione di infor-

mazioni che a loro volta richiederebbero una sanzione, sono illeciti. Piutto-

sto, è interdetta la cosiddetta "improper compulsion", ovvero una forma di 

costrizione abusiva o sproporzionata (cfr. DTF 142 II 243 consid. 3.3 con 

rinvii). 

6.1.3 Secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo 

(Corte EDU), si tratta di un'accusa penale ai sensi dell'art. 6 CEDU, quando 

il diritto nazionale attribuisce un provvedimento statale al diritto penale, op-

pure quando la natura, la tipologia, la gravità e/o la sanzione della contrav-

venzione indicano un carattere penale (cfr. DTF 142 II 243 consid. 3.4 con 

rinvii).  

B-6229/2019 

Pagina 15 

6.2 Il divieto di esercizio della professione in oggetto, pronunciato nei con-

fronti del ricorrente, verte sull'art. 33 LFINMA, trovando quindi la sua base 

legale nella sezione degli strumenti di vigilanza a disposizione della 

FINMA.  

6.2.1 Il diritto di vigilanza non mira, contrariamente a quanto previsto dal 

diritto penale, ad una sanzione per un comportamento illecito. Infatti, giusta 

l'art. 4 LFINMA, la vigilanza sui mercati finanziari si prefigge la protezione 

dei creditori, degli investitori e degli assicurati, nonché la tutela della fun-

zionalità dei mercati finanziari. Essa contribuisce in tal modo a rafforzare 

la reputazione e la concorrenzialità della piazza finanziaria svizzera, non-

ché la capacità di quest'ultima di affrontare le sfide future (cfr. art. 1 

LFINMA). 

6.2.2 A prescindere dagli elementi repressivi contenuti nel divieto di eser-

citare la professione di cui all'art. 33 LFINMA (cfr. Messaggio del 1° feb-

braio 2006 sulla LFINMA [FF 2005 2625, 2676 e segg.]), questa sanzione 

è da qualificare come amministrativa e non penale secondo il diritto nazio-

nale (cfr. DTF 142 II 243 consid. 3.4).  

6.2.3 Visto quanto precede, il divieto di esercizio della professione ai sensi 

dell'art. 33 LFINMA, non rappresenta una sanzione penale secondo l'art. 6 

CEDU, bensì costituisce, per quanto riguarda la sua natura e la sua por-

tata, una restrizione della libertà economica, limitata nel tempo. Il ricorrente 

si avvale, dunque, inutilmente dell'art. 6 CEDU e delle sue garanzie, le 

quali non trovano applicazione nei procedimenti di enforcement (cfr. DTF 

142 II 243 consid. 3.2-3.4; sentenze del TF 2C_315/2020 del 7 ottobre 

2020 consid. 4.1, 2C_771/2019 del 14 settembre 2020 consid. 5, 

2C_790/2019 del 14 settembre 2020 consid. 4 e 2C_192/2019 

dell'11 marzo 2020 consid. 3, rispettivamente con rinvii; sentenza del TAF 

B-686/2016 dell'11 giugno 2018 consid.4.3 con rinvii). 

7. Diritto di essere sentito   

Il ricorrente censura una violazione del suo diritto di essere sentito, in 

quanto l'autorità inferiore avrebbe, da un lato, motivato insufficientemente 

alcuni rimproveri mossi nei confronti del medesimo e alcune affermazioni 

fatte a tal proposito (ricorso margg. 68-69). Per di più, la FINMA avrebbe 

violato i propri obblighi motivazionali, nella misura in cui non avrebbe preso 

in considerazione accertamenti e decisioni di altre autorità federali che ri-

guardano la stessa Banca e lo stesso sistema antiriciclaggio proprio nello 

stesso periodo qui in esame. 

B-6229/2019 

Pagina 16 

Dall'altro lato, la FINMA avrebbe ingiustificatamente ignorato alcuni docu-

menti probatori inoltrati dal ricorrente mediante istanza di complemento 

istruttorio del 9 gennaio 2019. 

7.1 Giusta l'art. 29 Cost., in procedimenti dinanzi ad autorità giudiziarie o 

amministrative, ognuno ha diritto alla parità ed equità di trattamento, non-

ché ad essere giudicato entro un termine ragionevole (cpv. 1). Le parti 

hanno diritto d'essere sentite (cpv. 2). Tale garanzia non serve solo a chia-

rire i fatti, bensì rappresenta anche un diritto individuale di partecipare alla 

pronuncia di una decisione mirata sulla persona in quanto tale. Il diritto di 

essere sentito è quindi, da un lato, il mezzo d'istruzione della causa, dall'al-

tro lato, un diritto della parte di partecipare all'emanazione della decisione 

che concerne la sua situazione giuridica (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1 

con rinvii; sentenza del TAF B-4763/2017 del 29 giugno 2018 consid. 4.2). 

Il principio del diritto di essere sentito garantisce all'interessato il diritto di 

prendere visione dell'incarto (cfr. artt. 26-28 PA), la facoltà di offrire mezzi 

di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l'assunzione, 

di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle relative ri-

sultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla decisione (cfr. 

art. 18 e artt. 32-33 PA), il diritto di esprimersi prima che sia resa una deci-

sione sfavorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29-31 PA), nonché di ottenere 

una decisione motivata (cfr. art. 35 PA). Il diritto di essere sentiti fa parte 

del principio generale di un processo equo (cfr. DTF 140 I 99 consid. 3.4; 

134 I 140 E. 5.2; BERNHARD WALDMANN, in: Bernhard Waldmann/Eva Maria 

Belser/Astrid Epiney [ed.], Basler Kommentar Bundesverfassung [in se-

guito: BSK-BV], 2015, art. 29 n. 40). 

7.2 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-

zione implica, di principio, l'annullamento della decisione resa dall'autorità, 

indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito 

(cfr. DTF 132 V 387 consid. 5.1 con rinvii; DTAF 2009/36 consid. 7). Tale 

doglianza deve pertanto essere esaminata prioritariamente dall'autorità di 

ricorso (cfr. DTF 127 V 431 consid. 3d/aa; 124 I 49 consid. 1). 

A titolo eccezionale, una violazione del diritto di essere sentito può essere 

sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati addotti 

in risposta dall'autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un succes-

sivo memoriale e, soprattutto, se il potere d'esame della giurisdizione com-

petente non è più ristretto di quello dell'istanza inferiore (cfr. DTF 133 I 201 

consid. 2.2; sentenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1). 

B-6229/2019 

Pagina 17 

7.3 Il sopra citato obbligo di motivare la propria decisione è soddisfatto 

quando l'interessato ha la possibilità di valutarne la portata e di deferirlo ad 

un'autorità superiore con piena cognizione di causa. È sufficiente che l'au-

torità inferiore menzioni almeno brevemente i motivi dai quali è stata gui-

data e su cui si è basata la sua decisione. Essa non è tenuta a pronunciarsi 

su tutti i motivi delle parti e può pertanto limitarsi ai punti essenziali per la 

decisione (cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2, 142 II 243 consid. 3.1 con rinvii, 

142 II 154 consid. 4.2, 138 I 232 consid. 5.1, 137 II 266 consid. 3.2, 136 I 

229 consid. 5.2; sentenza del TAF B-4920/2015 del 2 febbraio 2017 con-

sid. 6.1). 

7.4 Il Tribunale considera che le motivazioni apportate dall'autorità inferiore 

(cfr. consid. 8 e 11.1), segnatamente le indicazioni dettagliate concernenti 

la questione relativa alla disposizione di vigilanza da cui scaturisce l'obbligo 

di compiere quale atto ed in quale misura il ricorrente avrebbe violato tali 

disposizioni, nonostante vi fosse un obbligo legale di agire, consentono al 

ricorrente di poter valutare la portata della decisione e di deferirla all'auto-

rità superiore, ovvero il Tribunale, e illustrano sufficientemente su quali ele-

menti essa ha basato la propria decisione, come, del resto, il ricorrente ha 

effettuato in maniera esaustiva.  

Pertanto, risultando la decisione sufficientemente comprensibile, va consi-

derato rispettato l'obbligo di motivazione ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. 

8.  

Il ricorrente censura una violazione del divieto di "venire contra factum pro-

prium", in quanto la FINMA avrebbe fondato la propria decisione su una 

parte dei fatti, tralasciando quelli a carico di altri organi della Banca. Inoltre, 

egli afferma che la decisione impugnata ignorerebbe, senza fornirne una 

motivazione, i seguenti documenti probatori inoltrati mediante istanza di 

complemento istruttorio datata 9 gennaio 2019: 

a) sentenza del Tribunale penale federale per l'assoluzione del signor 

D._______ dall'accusa di omessa comunicazione al MROS datata 

18.10.2018 (doc. 1), dove si legge, fra l'altro, quanto segue:  

"(…) riguardo alle "carenze strutturali", a livello organizzativo e di 

messa a disposizione delle risorse, tali da mettere in serie difficoltà il 

servizio di lotta contro il riciclaggio" (consid 4.5.6., pag. 18).  

b) decreto di archiviazione emanato dal Ministero Pubblico della Confe-

derazione nel procedimento datato 18.12.2017 contro la banca 

A._______ per carenze organizzative connesse al riciclaggio (doc. 2), 

B-6229/2019 

Pagina 18 

accertate e sottolineate nel considerando 17, pag. 7, ultimo capo-

verso.  

c) decreto di archiviazione del Ministero Pubblico della Confederazione 

a favore della signora E._______ datato 18.12.2017, per infrazioni 

analoghe nella sua qualità di dipendente della Banca A._______ 

(doc. 3), dove si accerta fra l'altro:  

"(...) il disfunzionamento dei compiti dei controlli di secondo livello di 

competenza dell'Ufficio Legal e Compliance di A._______ come an-

che evidenziato dal Rapporto di Ernst Young SA, Lugano (...)" (con-

sid. 12, pag. 6). 

Tali decisioni ed i relativi atti istruttori, su cui si fondano, apparirebbero rile-

vanti dal punto di vista delle carenze sussistenti nel sistema compliance 

della banca A._______, proprio nel periodo in cui era operativo anche il 

ricorrente. La rilevanza delle sentenze del Tribunale penale federale del 

18 ottobre 2018 e del Tribunale federale del 28 novembre 2019 sarebbe 

data, in quanto, seppur concernono un'altra vertenza, esse riguardano la 

medesima Banca, ovvero la A._______. Tali sentenze risulterebbero deci-

sive per la presente procedura, poiché confermerebbero lo stato di disor-

dine organizzativo, strutturale e funzionale riguardo al sistema antiriciclag-

gio e al funzionamento dei tre livelli di prevenzione antiriciclaggio. Pertanto, 

tali carenze strutturali costituirebbero un fatto accertato che non potrebbe 

più essere messo in discussione dall'autorità inferiore. La FINMA non 

avrebbe tenuto conto delle sopramenzionate carenze, venendo così meno 

al suo obbligo di motivare la propria decisione. Per gli stessi motivi, anche 

il decreto di abbandono del 18 dicembre 2017 del MPC risulterebbe impor-

tante per la presente procedura. L'importanza di tali documenti sarebbe 

dovuta al fatto che essi dimostrerebbero che al ricorrente non poteva e non 

potrebbe essere addebitata alcuna mancanza, dal momento che egli non 

poteva aspettarsi tali carenze in tutto il sistema antiriciclaggio della 

A._______. Inoltre, tali accertamenti dimostrerebbero, qualora dovessero 

essere constatate delle mancanze da parte del ricorrente, l'assenza del 

requisito della gravità di quest'ultime. Infatti, le suddette carenze strutturali 

dovrebbero essere prese in considerazione, in quanto contribuirebbero a 

mitigare e ad alleviare un'eventuale mancanza del ricorrente. Pertanto, an-

drebbe verificata l'arbitrarietà della decisione impugnata, in considerazione 

del fatto che la FINMA avrebbe omesso di considerare quanto da lei già 

accertato nell'ambito della decisione contro la Banca. 

L'autorità inferiore è invece dell'avviso che i documenti prodotti dal ricor-

rente in sede di ricorso non riguarderebbero la presente procedura, e, ad 

B-6229/2019 

Pagina 19 

ogni modo, avrebbero già fatto parte del procedimento di enforcement, in 

quanto già inoltrati nell'ambito di quest'ultimo. 

8.1 Secondo l'art. 12 PA, l'autorità accerta d’ufficio i fatti e si serve, se 

necessario, dei seguenti mezzi di prova: documenti (lett. a); informa-

zioni delle parti (lett. b); informazioni o testimonianze di terzi (lett. c); 

sopralluoghi (lett. d); perizie (lett. e). 

Giusta l'art. 32 cpv. 1 PA, prima di decidere, l’autorità apprezza tutte le 

allegazioni rilevanti prodotte dalla parte in tempo utile. Le osservazioni 

tardive delle parti che sembrano essere decisive possono essere prese 

in considerazione nonostante il ritardo (cpv. 2). L'obbligo dell'esame 

delle allegazioni presentate, che scaturisce dal diritto di essere sentito, 

riguarda le osservazioni significative circa il procedimento e il merito. Di 

conseguenza, il termine "produrre" comprende le affermazioni di fatto, 

le prove presentate e le allegazioni giuridiche delle parti come delle ri-

chieste giuridiche, le eccezioni e le obiezioni (cfr. sentenza del TAF 

B-6791/2009 dell'8 novembre 2010 consid. 5.3.1; WALDMANN/BIC-

KEL, in: Praxiskommentar VwVG, art. 32 n° 6). L'obbligo richiede che 

l'autorità ascolti effettivamente le osservazioni della persona toccata 

dalla decisione nella sua posizione giuridica, le esamini attentamente e 

seriamente e le lasci confluire nel processo decisionale, nella misura in 

cui sono pertinenti (cfr. DTF 137 II 266 consid. 3.2; DTAF 2013/46 con-

sid. 6.2.3; WALDMANN/BICKEL, in: Praxiskommentar VwVG, art. 32 

n° 18). L'obbligo di considerare l'offerta di prova è regolato dall'art. 33 

PA. 

L'art. 33 cpv. 1 PA stabilisce che l'autorità ammette le prove offerte dalla 

parte se paiano idonee a chiarire i fatti. L'obbligo di assumere prove è 

correlato al diritto della persona interessata di farne richiesta e di farle 

assumere. Il dovere di assumere prove esiste a condizione che le prove 

siano richieste nella forma e nel tempo dovuti, che la richiesta di prove 

sia pertinente e che le prove offerte siano ammissibili. Le prove devono 

riferirsi a una circostanza giuridicamente rilevante ed essere idonee a 

provarla. Anche se tutti i requisiti formali e materiali dell'obbligo di as-

sunzione delle prove sono soddisfatti, l'autorità può astenersi dall'assu-

merle se i fatti giuridicamente rilevanti sono già stati sufficientemente 

chiariti (valutazione anticipata delle prove; cfr. DTF 141 I 60 consid. 3.3; 

WALDMANN/BICKEL, in: Praxiskommentar VwVG, art. 32 n° 21 e 

seg.). 

B-6229/2019 

Pagina 20 

8.2 Nell'ambito di una procedura dinanzi alla FINMA, il diritto di essere sen-

titi (art. 29 PA), con tutti i suoi aspetti, è disciplinato dalle disposizioni della 

PA (art. 53 LFINMA).  

8.2.1 Il procedimento di enforcement deve rispettare le garanzie legali. Se 

è strutturato come una procedura complessiva (cfr. consid. 3.3), come nel 

caso in specie, deve essere rispettato il concetto procedurale della crescita 

in giudicato e della sua portata. Nella sentenza DTF 142 II 243, il Tribunale 

federale conclude che, la decisione che arriva alla constatazione di una 

violazione degli obblighi nel procedimento contro un assoggettato alla vigi-

lanza sui mercati finanziari, non può essere utilizzata contro una persona 

fisica che lavora o ha lavorato per quest'ultimo. L'effetto vincolante è limi-

tato alle decisioni tra le stesse parti (vincolo inter partes). In questo senso, 

la violazione dei suoi obblighi da parte della Banca, è una questione preli-

minare che riguarda un rapporto giuridico pregiudizievole di un terzo. Tut-

tavia, la questione preliminare è valutata secondo l'oggetto del conten-

zioso. La fattispecie del divieto di esercizio della professione è data, se una 

persona, attraverso il suo comportamento individuale, provoca in modo 

causale e colposo una grave violazione delle disposizioni di sorveglianza 

da parte della persona assoggettata a vigilanza (cfr. DTF 142 II 243 con-

sid. 2.2). La grave violazione delle disposizioni di vigilanza costituisce un 

elemento di fatto. Ciò significa, da un lato, che i fatti rilevanti possono es-

sere oggetto di prova nel procedimento contro la persona fisica e che l'au-

torità amministrativa deve stabilire i fatti. Tuttavia, significa anche che la 

decisione deve contenere una corrispondente motivazione (art. 35 PA). 

Poiché la persona fisica non è stata parte del procedimento contro l'assog-

gettato a sorveglianza, la decisione non può esserle obiettata dal punto di 

vista del passaggio in giudicato, vista l'assenza della qualità di parte 

(cfr. DTF 142 II 243 consid. 2.3). Il diritto di essere sentito, sancito 

dall'art. 29 e segg. PA, è violato se l'autorità inferiore non esamina delle 

allegazioni con la motivazione che la violazione dei propri obblighi da parte 

dell'assoggettato a vigilanza è già stata legalmente stabilita, il che equivale 

a un diniego formale di giustizia. La violazione del diritto di essere sentito 

porta, inoltre, ad una determinazione incompleta dei fatti, se i fatti giuridi-

camente rilevanti non emergono dalla decisione (cfr. DTF 142 II 243 con-

sid. 2.4). 

8.2.2 Nella procedura complessiva, il procedimento principale riguardante 

la banca sorvegliata si basa su atti procedurali propri e non per forza sui 

medesimi del procedimento contro la persona fisica, in quanto non si tratta 

della stessa cosa. Se l'autorità inferiore sceglie di condurre una procedura 

B-6229/2019 

Pagina 21 

complessiva, come nel caso in specie, essa non è tenuta a consultare l'in-

tero incarto del procedimento contro la banca sorvegliata nel procedimento 

contro il ricorrente (cfr. sentenza del TAF B-686/2016 dell'11 giugno 2018 

consid. 7.3; FRIEDMANN/KUHN/SCHÖNKNECHT, in: SGHB, § 12 n° 69 e seg.). 

8.3 Poiché i rinvii non possono sostituire i necessari accertamenti fattuali 

della grave violazione in materia di vigilanza, l'estensione della crescita in 

giudicato porta ad un accertamento incompleto dei fatti. Una decisione am-

ministrativa non è adatta a provare un fatto processualmente accertato nei 

confronti di terzi. Anche in caso di identicità delle parti, l'effetto del valore 

legale in termini di fatto si estende solo all'oggetto della controversia e non 

agli elementi della motivazione (cfr. sentenza del TF 1P.706/2003 del 

23 febbraio 2004 consid. 2.6). Quindi, nella presente procedura, la deci-

sione contro la banca non può sostituire delle constatazioni di fatto. 

8.4 Pertanto, nella fattispecie, il fatto che la FINMA non riprenda tutti gli 

elementi analizzati ed esposti nella decisione contro la Banca, bensì 

esponga nuovamente come quest'ultima abbia violato i propri obblighi e 

analizzi in quale misura il ricorrente ne sia responsabile, non rappresenta 

un abuso di diritto, come invece sostenuto dal ricorrente. Al contrario, la 

FINMA ha rispettato quanto stabilito dalla giurisprudenza del Tribunale fe-

derale. 

Infine, in virtù di quanto precede, né la FINMA né il Tribunale sono vincolati 

da quanto accertato nelle procedure penali sopracitate, conclusesi con dei 

crediti di archiviazione emanati dal MPC, o oggetto della sentenza del Tri-

bunale penale federale del 18 ottobre 2018. 

9. Accesso agli atti 

9.1 Il ricorrente afferma che "nel rispetto del principio della parità delle armi, 

fra I'Amministrazione statale, da una parte, e I'assoggettato alla vigilanza 

della FINMA, dall'altra parte, quest'ultimo deve poter disporre di tutti gli ac-

certamenti fattuali dei quali dispone la FINMA. A questi accertamenti ap-

partengono tutti quelli che sono contenuti negli atti dei procedimenti penali 

sia del Dipartimento federale delle finanze come pure nelle relative comu-

nicazioni da parte della FINMA, sia al Dipartimento federale delle finanze 

sia al MPC" (replica marg. 19). Il ricorrente, consapevole dei limiti imposti 

dalla procedura e dal segreto d'ufficio, sostiene di non aver chiesto l'ac-

cesso a tutti gli atti dei relativi procedimenti penali e amministrativi condotti 

contro la Banca, bensì esclusivamente agli atti secondo i quali sarebbe 

stata accertata l'esistenza di carenze strutturali nel sistema antiriciclaggio 

B-6229/2019 

Pagina 22 

della Banca. Il ricorrente richiede segnatamente che, poiché da parte della 

FINMA si insisterebbe sulle conseguenze disciplinari a suo carico, vengano 

messi a disposizione tutti i documenti riguardanti le responsabilità dei 

membri del Consiglio di Amministrazione e dei responsabili pro-tempore 

del Servizio Compliance e legale. Ciò si giustificherebbe in particolare an-

che per il fatto che alcune di queste persone, dopo essersi allontanate dalla 

Banca, avrebbero potuto assumere funzioni di membro del Consiglio di 

Amministrazione in altre banche, senza nessuna restrizione, né temporale, 

né di altra natura da parte della stessa FINMA. Si dovrebbe pertanto veri-

ficare il rispetto o meno del principio della parità di trattamento, nonché 

l'arbitrarietà della decisione impugnata. 

Tuttavia, la FINMA si limiterebbe ad affermare che tali documenti non 

avrebbero funto da mezzi di prova nella presente procedura e che la richie-

sta del ricorrente sarebbe strumentale ad altri utilizzi. Circa l'affermazione 

della FINMA, secondo la quale il ricorrente non si sarebbe licenziato dalla 

Banca una volta scoperte le violazioni da essa commesse, il ricorrente di-

chiara che sarebbe opportuno se la FINMA mettesse a disposizione tutta 

la corrispondenza intrattenuta con il CdA della Banca e le relative note di 

colloqui telefonici e di conferenze personali, dalle quali emergerebbero i 

reali motivi per i quali la Banca avrebbe deciso solo nel 2017 di scegliere il 

ricorrente come capro espiatorio. 

9.2 In discussione è quindi, da un lato, la questione se e, in caso afferma-

tivo, in quale misura l'autorità inferiore sia obbligata a consentire l'accesso 

agli atti in un procedimento successivo a quello principale e, dall'altro, il 

diritto della persona fisica all'accesso agli atti di un procedimento condotto 

contro altre persone responsabili, sia, come in questo caso, agli atti di un 

procedimento riguardante l'istituto bancario sottoposto a vigilanza, sia agli 

atti di un procedimento di un'altra persona fisica. 

9.3 L'art. 26 cpv. 1 PA prevede che nella sua causa, la parte o il suo 

rappresentante ha il diritto di esaminare alla sede dell’autorità che decide 

o di una autorità cantonale, designata da questa, gli atti seguenti: le 

memorie delle parti e le osservazioni delle autorità (lett. a); tutti gli atti 

adoperati come mezzi di prova (lett. b); le copie delle decisioni notificate 

(lett. c). Il principio dell'esame degli atti prevede le eccezioni fissate 

all'art. 27 PA, secondo il cui cpv. 1, l'autorità può negare l’esame degli atti 

solamente se: un interesse pubblico importante della Confederazione o del 

Cantone, in particolare la sicurezza interna o esterna della 

Confederazione, esiga l’osservanza del segreto (lett. a); un interesse 

privato importante, in particolare di una controparte, esiga l'osservanza del 

B-6229/2019 

Pagina 23 

segreto (lett. b); l’interesse di un'inchiesta ufficiale in corso lo esiga (lett. c). 

Il cpv. 2 precisa che il diniego d'esame dev'essere ristretto agli atti soggetti 

a segreto. Infine, il cpv. 3 stabilisce che ad una parte non può essere 

negato l’esame delle sue memorie, dei documenti da essa prodotti come 

mezzi di prova e delle decisioni notificatele; l’esame dei processi verbali 

delle sue dichiarazioni le può essere negato soltanto fino alla chiusura 

dell’inchiesta. 

9.3.1 Nella sua causa, la parte o il suo rappresentante ha il diritto di 

esaminare alla sede dell’autorità che decide o d’una autorità cantonale, 

designata da questa, gli atti indicati all'art. 26 cpv. 1 PA. Si tratta di atti 

e documenti che appartengono al rispettivo caso. Il diritto di accesso 

agli atti si riferisce solo al rispettivo caso e non oltre (cfr. sentenza del 

TAF B-686/2016 dell'11 giugno 2018 consid. 7.3 con rinvii). Il diritto presup-

pone che le autorità tengano un incarto e ciò rappresenta anche una con-

dizione indispensabile per l'esercizio del diritto di essere sentiti 

(cfr. DTF 142 I 86 consid. 2.2; 132 V 387 consid. 3.1; WALDMANN/OE-

SCHGER, in: Praxiskommentar VwVG, art. 26 n° 6). L'accesso agli atti è le-

gato sul piano personale, alla qualità di parte nel procedimento, poiché la 

"parte o il suo rappresentante ha diritto" all'accesso agli atti relativi al suo 

caso (art. 26 cpv. 1 PA). In linea di principio, solo le parti hanno tale diritto 

(cfr. DTF 139 II 279 consid. 2.2). Terzi hanno solo in casi eccezionali il di-

ritto di consultare i dossier. A tal proposito si richiede che possano dimo-

strare in modo credibile un interesse particolarmente degno di protezione 

(cfr. sentenza del TAF B-686/2016 dell'11 giugno 2018 consid. 7.3 con rin-

vii).  

9.3.2 Nella misura in cui la FINMA non ha consultato gli atti del procedi-

mento contro la Banca e non era tenuta a farlo, il ricorrente ha un diritto di 

accesso agli atti solo a condizione che possa dimostrare in modo credibile 

un interesse particolare degno di protezione (art. 29 cpv. 2 Cost., 

cfr. WALDMANN BERNHARD/OESCHGER MAGNUS, VwVG - Praxiskommentar 

Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed., 2016, pag. 554 e segg.). Il diritto di 

ispezionare gli atti può derivare da questo interesse. L'interesse è dato se 

si può dimostrare in modo credibile che gli atti sono adatti come prova a 

favore o contro una grave violazione delle disposizioni di vigilanza da parte 

della Banca.  

Invece, qualora l'autorità inferiore abbia consultato o abbia dovuto consul-

tare gli atti del procedimento contro la Banca (indagine congiunta), il ricor-

rente ha un diritto di accesso senza alcuna condizione particolare. L'ac-

B-6229/2019 

Pagina 24 

cesso può essere rifiutato solo ai sensi dell'art. 27 PA. Il rifiuto è ammissi-

bile solo per motivi di prevalenti interessi pubblici o privati alla segretezza 

(art. 27 cpv. 1 lett. a-b PA). Il diritto di consultazione non può essere rifiutato 

con la motivazione che gli atti in questione non sono rilevanti per la fatti-

specie, perché la valutazione della rilevanza dei medesimi deve essere la-

sciata alla parte (cfr. sentenza del TAF B-686/2016 dell'11 giugno 2018 

consid. 7.3 con rinvii). 

9.4 Nella fattispecie, il ricorrente ha qualità di parte nella procedura di en-

forcement diretta contro di lui (art. 6 PA). Invece, rispetto ai fascicoli redatti 

nel procedimento principale contro la Banca e nei procedimenti contro altri 

responsabili, egli ha una posizione di terzo, in quanto non era parte di que-

sti procedimenti (cfr. DTF 142 II 243 consid. 2.3 in fine). Il ricorrente non fa 

valere in maniera credibile un interesse particolarmente degno di prote-

zione per quanto concerne l'accesso agli atti di questi provvedimenti. Per-

tanto, un suo diritto di consultazione in tal senso deve essere negato.  

10.   

A questo punto, è necessario esaminare se i fatti pertinenti identificati 

dall'autorità inferiore costituiscono una violazione del diritto di vigilanza 

(cfr. consid. 11), e poi se le violazioni in questione devono essere classifi-

cate come gravi (cfr. consid. 12). In seguito, andrà esaminato se la con-

dotta individuale del ricorrente ha contribuito in modo colpevole e causale 

alle violazioni commesse dalla Banca (cfr. consid. 13). 

11. Violazioni da parte della Banca   

In sintesi, secondo la FINMA, la Banca avrebbe violato i vari obblighi di 

chiarimento (vedi consid. 11.2.1.1-11.2.1.3 e 11.2.2), non identificando cor-

rettamente l'avente diritto economico (in seguito: ADE) delle relazioni e ge-

stendo così dei conti di F._______ (in seguito: F._______) sotto mentite 

spoglie fino a luglio 2019; l'obbligo di comunicazione a MROS (vedi con-

sid. 11.2.1.5); dell'obbligo di allestimento e conservazione dei giustificativi 

necessari alle transazioni effettuate (art. 7 LRD; vedi consid. 11.2.1.4); il 

proprio obbligo di allestimento di un efficace sistema di controllo interno e 

di un'adeguata gestione dei rischi (vedi consid.11.2.3 e 11.2.3.1); nonché 

della garanzia di un'attività irreprensibile (vedi consid. 11.2.3 e 11.2.3.2).  

Nella decisione impugnata, la FINMA riassume quanto constatato nella de-

cisione contro la Banca, ovvero "la FINMA ha constatato che, a seguito 

delle inadempienze appurate nell'identificazione, rispettivamente limita-

zione e sorveglianza dei rischi, nonché delle violazioni degli obblighi di di-

B-6229/2019 

Pagina 25 

ligenza generali e particolari in materia di riciclaggio constatate tanto all'a-

pertura delle relazioni quanto nell'aggiornamento dei KYC e/o nella sorve-

glianza delle relazioni a rischio superiore (sia per quanto riguarda le 83 

relazioni legate allo scandalo Petrobras in cui sono emerse diffuse criticità 

che per quanto attiene ad altre relazioni analizzate dall'incaricato dell'in-

chiesta pressa la Banca), A._______ ha ripetutamente violato gravemente 

gli obblighi di diligenza che le incombevano in materia di lotta al riciclaggio 

di denaro e di allestimento e conservazione dei documenti, il principio 

dell'adeguata gestione dei rischi e la garanzia di un'attività irreprensibile" 

(decisione impugnata marg. 37). 

11.1 In tal senso, risultano dalla decisione impugnata e dagli atti dell'incarto 

segnatamente i seguenti eventi che hanno condotto alle violazioni da parte 

della Banca: 

Nel 2004, A._______ ha acquisito G._______ (Suisse) e con lei un pac-

chetto di clientela sudamericana, seguita dal funzionario C._______. La 

DG ha deciso allora di provare a sviluppare il mercato latino-americano, 

progetto affidato alla coordinazione del suo membro X._______ (cfr. in-

carto dell'autorità inferiore, alleg. "Rapporto del 29 maggio 2017 dell'inca-

ricato d'inchiesta" pag. 1-278 e segg.). 

Nel 2006, la Banca ha aperto un ufficio di rappresentanza a Montevideo 

(Uruguay), sotto la sorveglianza del ricorrente. Nell'ambito delle sue inda-

gini, la FINMA è arrivata a constatare che nel corso del medesimo anno, al 

fine di acquisire come clienti della Banca alcuni membri della famiglia 

H._______, C._______ ha presentato al ricorrente due dipendenti del di-

partimento finanziario della filiale della società H._______ SA, ovvero la 

F._______, entrambe con sede principale in Brasile. Per le relazioni aperte 

presso la Banca per conto di H._______ (segnatamente I._______, 

L._______, M._______. e N._______), non risultava fino al 5 luglio 2009 la 

F._______ come ADE, bensì altre persone. Tali relazioni rappresentavano 

dei conti di passaggio su cui far transitare per brevi periodi denari destinati 

ad altre controparti e dagli scambi di corrispondenza risulta che C._______ 

e il ricorrente ne fossero a conoscenza (cfr. incarto dell'autorità inferiore, 

alleg. "Rapporto del 29 maggio 2017 dell'incaricato d'inchiesta" pag. 1-085 

e seg., 1-291 e seg., "lntervista del 9 febbraio 2017 a X._______",  alleg. al 

Rapporto C.11.1-24 a C.11.1-35). 

Nel 2008 C._______ ha informato il ricorrente che alcune società del 

gruppo H._______ erano già state coinvolte in procedimenti penali per ti-

tolo di corruzione in Ecuador, dove erano stati arrestati alcuni alti dirigenti 

B-6229/2019 

Pagina 26 

e sequestrati USD 800 milioni. Il 30 luglio 2009, il medesimo ha comunicato 

al ricorrente di aver modificato i formulari A per tutte le relazioni aperte nel 

frattempo, indicando quale ADE la F._______, senza ricevere alcuna rea-

zione dal ricorrente (cfr. decisione impugnata marg. 24; incarto dell'autorità 

inferiore, alleg. "Rapporto del 29 maggio 2017 dell'incaricato d'inchiesta" 

pag. 1-089 e segg., "Intervista del 20 aprile 2017 a X._______"). 

In seguito ad un viaggio in Brasile nel 2009, al quale hanno preso parte sia 

C._______ che il ricorrente, nonché il CEO della Banca, nel 2010 

C._______ ha messo in contatto il ricorrente e il CEO di A._______ anche 

con O._______, gestore indipendente in Brasile, grazie al quale sono state 

introdotte in Banca quali clienti anche le controparti del Gruppo H._______. 

Nel novembre 2010 e stata così aperta presso A._______ la relazione 

P._______ SA, il cui ADE era Q._______, direttore esecutivo della società 

brasiliana statale R._______ SA, che ha dato inizio allo scandalo Petro-

bras/Lava Jato (cfr. decisione impugnata marg. 25; incarto dell'autorità in-

feriore, alleg. al Rapporto C.12.13 e segg.). 

Nel febbraio del 2014, in seguito alle lamentele di un cliente, la DG ha ispe-

zionato per il tramite della Revisione interna gli uffici del Team Emerging 

Markets (in seguito: Team EM, di cui il ricorrente era il responsabile all'e-

poca), trovando diversi formulari A e numerose procure e fascicoli di aper-

tura firmati in bianco e non compilati. Nell'aprile 2014, senza formulare al-

cun divieto o proporre al Presidente della DG alcuna misura disciplinare 

nei confronti del personale coinvolto, il ricorrente si è limitato a chiedere a 

C._______ di inoltrare la documentazione necessaria, aggiungendo che 

sarebbe potuto essere utile un po’ di formazione relativa alle formalità di 

apertura (cfr. decisione impugnata marg. 27; incarto dell'autorità inferiore, 

alleg. "Rapporto del 29 maggio 2017 dell'incaricato d'inchiesta" pag. 1-086 

e segg.). 

II 21 luglio 2014, il Legal & Compliance Office (in seguito: l'ufficio L&C) ha 

prodotto un rapporto dal quale è emersa una situazione preoccupante, ov-

vero gravi lacune e manchevolezze tanto nei profili KYC quanto nei chiari-

menti Know your transactions (in seguito: KYT), constatando rilevanti mo-

vimenti di denaro in/out in un arco temporale ridotto (e ciò in contrasto con 

la strategia della Banca volta al private banking). Dall'agosto 2014, il ricor-

rente è stato sostituito nella sua funzione di Responsabile della Divisione 1 

da S._______, con l'incarico di risanare la situazione. Nel marzo 2015, la 

Banca ha segnalato a MROS varie relazioni aventi quali ADE H._______. 

Con lettera del 28 settembre 2015, la Banca ha licenziato con effetto im-

mediato C._______ per le criticità notificate e non sanate, ma soprattutto 

B-6229/2019 

Pagina 27 

per il motivo che, a seguito del procedimento penale in Brasile contro 

Q._______, condannato dalle autorità brasiliane per riciclaggio e parteci-

pazione ad un'organizzazione criminale, sarebbero stati acquisiti nuovi e 

gravi elementi che proverebbero la totale mancanza di diligenza e di doveri 

di lealtà nei confronti del datore di lavoro (cfr. decisione impugnata marg. 

31; incarto dell'autorità inferiore, alleg. "Rapporto del 29 maggio 2017 

dell'incaricato d'inchiesta" pag. 1-089 e segg.). 

Nell'ambito del rapporto "Brazil Case" del 31 maggio 2016, condotto dal 

Comitato di Audit, è stato ritenuto che il ricorrente avrebbe violato i suoi 

obblighi di Responsabile della Divisione 1, sorvegliando in maniera insuffi-

ciente l'agire di C._______ (cfr. decisione impugnata marg. 32; cfr. incarto 

del ricorrente, alleg. 4). 

Con decisione del 7 giugno 2016, il CdA di A._______ ha rimosso il ricor-

rente dalla carica di membro della Direzione Generale Responsabile della 

Divisione 1 Private Banking & Asset Management per fargli assumere la 

posizione di Responsabile dello sviluppo della clientela privata. Con lettera 

del 22 febbraio 2017, A._______ ha infine comunicato al ricorrente la deci-

sione di sospenderlo dal servizio a fronte dei nuovi elementi emersi dalla 

procedura di enforcement, rescindendo due giorni dopo (24 febbraio 2017) 

con effetto immediato il suo contratto di lavoro (cfr. decisione impugnata 

marg. 35). 

11.2 Gli obblighi di diligenza imposti agli intermediari finanziari sono de-

scritti nella LRD (versione in vigore fino al 31 dicembre 2015), nell'ORD-

FINMA 1 (versione in vigore dal 1° luglio 2003 al 31 dicembre 2010), non-

ché nella vORD-FINMA (versione in vigore dal 1° gennaio 2011 al 31 di-

cembre 2015).  

11.2.1 Per combattere il riciclaggio di denaro e garantire la diligenza nelle 

transazioni finanziarie, la LRD impone agli intermediari finanziari diversi 

obblighi di diritto pubblico, tra cui gli obblighi di diligenza (cfr. artt. 3-8 LRD), 

da un lato, e gli obblighi in caso di sospetto di riciclaggio di denaro 

(cfr. artt. 9-11 LRD) dall'altro lato.  

11.2.1.1 Giusta la LRD, l'intermediario finanziario deve, al momento 

dell'avvio di relazioni d'affari, identificare la controparte sulla scorta di un 

documento probante (art. 3 cpv. 1 LRD) e giusta l'art. 4 cpv. 1 LRD, richie-

dere a quest'ultima una dichiarazione scritta indicante l'ADE, se non c'è 

identità tra la controparte e l'ADE o se sussistono dubbi in merito (lett. a); 

se la controparte è una società di domicilio (lett. b); o se viene effettuata 

B-6229/2019 

Pagina 28 

un'operazione di cassa di valore rilevante secondo l'art. 3 cpv. 2 (lett. c). 

Se nel corso della relazione d'affari sorgono dubbi in merito all'identità della 

controparte o dell'ADE, l'intermediario finanziario deve procedere nuova-

mente ad un'identificazione o ad un accertamento conformemente agli 

artt. 3 e 4 (art. 5 cpv. 1 LRD). 

11.2.1.2 Oltre a ciò, l'intermediario finanziario deve identificare l'oggetto e 

lo scopo della relazione d'affari auspicata dalla controparte. L'estensione 

delle informazioni da raccogliere è in funzione del rischio rappresentato 

dalla controparte (art. 6 cpv. 1 LRD). Egli deve chiarire le circostanze e lo 

scopo di una transazione o di una relazione d'affari, se la transazione o la 

relazione d'affari appare inusuale, a meno che la sua legalità sia manifesta 

(art. 6 cpv. 2 lett. a), se vi sono sospetti che i valori patrimoniali provengano 

da un crimine, sottostiano alla facoltà di disporre di un'organizzazione cri-

minale (art. 260ter cpv. 1 CP) o servano al finanziamento del terrorismo 

(art. 260quinquies cpv. 1 CP; [art. 6 cpv. 2 lett. b LRD]). 

Le operazioni presentano particolari rischi di riciclaggio, ad esempio, 

quando la loro costruzione indica una finalità illecita, quando la loro finalità 

economica non è riconoscibile, quando appaiono economicamente as-

surde, o quando non sono compatibili con le informazioni e le esperienze 

dell'intermediario finanziario riguardanti il cliente o la finalità del rapporto 

d'affari. Deve altresì essere considerato come sospetto qualsiasi cliente 

che fornisca informazioni false o fuorvianti all'intermediario finanziario, o 

che, senza un motivo plausibile, rifiuti di fornirgli le informazioni e i docu-

menti necessari, ammessi dall'esercizio dell'attività in questione. L'interme-

diario finanziario deve chiedere al contraente di fornire informazioni che 

chiariscano eventuali situazioni insolite, o dissipino ogni ragionevole dub-

bio. Egli deve ottenere le informazioni, di cui deve verificare la plausibilità 

e che gli consentono di avere una comprensione sufficiente dei retroscena, 

nonché del contesto economico delle transazioni. Pertanto, egli non può 

accettare una spiegazione qualsiasi da parte del suo contraente e, nono-

stante il rapporto di fiducia che ha con il proprio cliente, deve procedere, 

con spirito critico, ad un esame della verosimiglianza delle sue dichiara-

zioni. Il grado di tale analisi dipende in particolare dalla natura della rela-

zione d'affari come pure dalle ragioni che hanno portato alla chiarificazione. 

Ciò deve riguardare, in particolare, la fonte dei fondi depositati, l'attività 

professionale o commerciale del contraente e la sua situazione finanziaria 

(cfr. DTF 136 IV 188 consid. 6.3.1 con rinvii; sentenza del TAF B-3625/2014 

del 6 ottobre 2015 consid. 6.2.2).  

B-6229/2019 

Pagina 29 

Ai sensi dell'art. 6 cpv. 2 lett. b LRD, sono sufficienti dei leggeri dubbi per-

ché l'intermediario finanziario debba effettuare dei chiarimenti supplemen-

tari (cfr. sentenza del TAF B-6815/2013 del 10 giugno 2014 consid. 4.2; 

WERNER DE CAPITANI, in: Kommentar Einziehung, Organisiertes Verbre-

chen, Geldwäscherei, vol. II, 2002, art. 6 marg. 156 e segg.). 

11.2.1.3 Per di più, l'intermediario finanziario deve prendere, nel suo set-

tore di competenza, i provvedimenti necessari per impedire il riciclaggio di 

denaro e il finanziamento del terrorismo e occuparsi, in particolare, di for-

mare sufficientemente il proprio personale e svolgere i controlli (art. 8 

LRD). 

11.2.1.4 Oltre all'obbligo di chiarire l'intermediario finanziario ha anche l'ob-

bligo di documentare (cfr. sentenza del TAF B-7096/2013 del 16 novembre 

2015 consid. 5.1; CAPITANI, op. cit., Introduzione al cap. 2, marg. 21). In tal 

senso l'intermediario finanziario deve allestire i documenti relativi alle tran-

sazioni effettuate e ai chiarimenti previsti dalla LRD in modo da consentire 

a terzi con competenze specifiche di formarsi un giudizio attendibile sulle 

transazioni e sulle relazioni d'affari come pure sull'ottemperanza alle dispo-

sizioni della LRD (art. 7 cpv. 1), nonché conservare i documenti in modo da 

soddisfare entro un congruo termine eventuali richieste di informazioni e di 

sequestro da parte delle autorità di perseguimento penale (cpv. 2), ovvero 

per almeno dieci anni a contare dalla cessazione della relazione d'affari o 

dalla conclusione della transazione (cpv. 3). Le informazioni possono es-

sere raccolte per iscritto o oralmente (art. 15 cpv. 1 lett. a vORD-FINMA, 

nonché art. 18 cpv. 1 lett. a ORD-FINMA). Tuttavia, l'intermediario finanzia-

rio deve verificare la plausibilità dei risultati delle chiarificazioni e documen-

tarli. Pertanto, le informazioni risultanti dalle indagini devono essere anno-

tate e conservate per iscritto. I documenti devono, quindi, consentire la 

tracciabilità di ogni singola transazione (cfr. sentenza del TAF B-7096/2013 

del 16 novembre 2015 consid. 5.1 con rinvii). 

11.2.1.5 Gli obblighi in caso di sospetto comprendono, ai sensi dell'art. 9 

LRD, che l'intermediario finanziario dia senza indugio comunicazione al 

MROS secondo l'art. 23 LRD, se (lett. a) sa o ha il sospetto fondato che i 

valori patrimoniali oggetto di una relazione d'affari (punto 1) sono in rela-

zione con un reato ai sensi degli articoli 260ter cpv. 1 o 305bis CP, (punto 2) 

provengono da un crimine, (punto 3) sottostanno alla facoltà di disporre di 

un'organizzazione criminale, o (punto 4) servono al finanziamento del ter-

rorismo (art. 260quinquies cpv. 1 CP); (lett. b) interrompe le trattative per l'av-

vio di una relazione d'affari a causa di un sospetto fondato di cui alla lett. a. 

B-6229/2019 

Pagina 30 

A tal proposito, i beni derivanti da un reato sono in particolare beni ottenuti 

attraverso un reato ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CP (cfr. DTF 126 IV 255 con-

sid. 3a con rinvii). Un sospetto è considerato fondato se è basato su un'in-

formazione concreta, o su più indizi che indicano un'origine criminale dei 

beni (cfr. sentenza del TF 4A_313/2008 del 27 novembre 2008 con-

sid. 4.2.2.3). Se l'intermediario finanziario è concretamente a conoscenza 

del fatto che sia stata avviata contro il proprio cliente una procedura penale 

per un reato grave e che i valori patrimoniali in questione potrebbero essere 

collegati a tale reato, deve di regola optare per la comunicazione ai sensi 

dell'art. 9 LRD (cfr. CARLO LOMBARDINI, Banques et blanchiment d'argent, 

2a ed., 2013, marg. 501 e seg.). In caso di dubbio, l'intermediario finanziario 

deve sempre optare per una comunicazione ai sensi dell'art. 9 LRD. Que-

st'ultima deve essere fatta immediatamente, ovvero nel momento in cui si 

è venuti a conoscenza, o è stato comprovato il sospetto che nella relazione 

d'affari siano coinvolti beni con un retroscena illecito (cfr. per tutto la sen-

tenza del TAF B-6815/2013 del 10 giugno 2014 consid. 4.3). 

Inoltre, deve bloccare senza indugio i valori patrimoniali affidatigli che sono 

oggetto della comunicazione di cui all'art. 9 LRD (art. 10 LRD).  

11.2.1.6 Infine, si considera che, secondo il Tribunale federale, gli obblighi 

imposti dalla LRD di cui sopra mettono l'intermediario finanziario in una 

situazione giuridica particolare. Essi, infatti, creano una posizione di ga-

rante, per la quale l'intermediario finanziario ha l'obbligo, nei limiti previsti 

dalla legge (artt. 3 a 10 LRD), di cooperare con le autorità competenti e 

può rendersi colpevole di riciclaggio di denaro, anche solo se non adempie 

a detti obblighi per omissione (cfr. DTF 136 IV 188 consid. 6.2.2 e 6.3.4).  

11.2.2 Gli obblighi impartiti agli intermediari finanziari sono concretizzati 

dalla vORD-FINMA (1° gennaio 2011 – 31 dicembre 2015), nonché 

dall'ORD-FINMA 1 (1° luglio 2003 – 31 dicembre 2010). 

11.2.2.1 Secondo l'art. 12 vORD-FINMA (art. 7 ORD-FINMA 1), l'interme-

diario finanziario stabilisce criteri per il riconoscimento di relazioni d'affari 

che comportano rischi superiori (cpv. 1). In funzione dell'attività dell'inter-

mediario finanziario entrano in considerazione segnatamente i criteri di cui 

al cpv. 2. 

Le relazioni d'affari con persone esposte politicamente (in seguito: PEP) e 

quelle con banche estere per le quali un intermediario finanziario svizzero 

effettua operazioni quale banca corrispondente sono considerate in ogni 

caso a rischio superiore (cpv. 3). L'intermediario finanziario determina le 

B-6229/2019 

Pagina 31 

relazioni d'affari che comportano un rischio superiore conformemente ai 

cpv. 2 e 3 e le designa come tali per l'uso interno (cpv. 4).  

Per PEP, ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 lett. a vORD-FINMA (art. 1 lett. a 

ORD-FINMA 1), si intende: 

1. le seguenti persone che occupano una funzione pubblica preminente 

all'estero: capi di Stato e di Governo, politici di alto rango a livello na-

zionale, alti funzionari dell'amministrazione, della giustizia, dell'esercito 

e dei partiti a livello nazionale, organi superiori delle imprese pubbliche 

d'importanza nazionale, 

2. le imprese e persone che sono riconoscibilmente legate per motivi fa-

miliari, personali o d'affari alle persone sopra elencate. 

11.2.2.2 Giusta l'art. 13 vORD-FINMA (art. 8 ORD-FINMA 1), l'intermedia-

rio finanziario stabilisce criteri per il riconoscimento di transazioni che com-

portano rischi superiori (cpv. 1). In funzione dell'attività dell'intermediario 

finanziario entrano in considerazione segnatamente i criteri di cui al cpv. 2. 

Sono considerate in ogni caso transazioni che comportano un rischio su-

periore le transazioni mediante le quali all'inizio di una relazione d'affari 

vengono fisicamente apportati valori patrimoniali per un controvalore supe-

riore a fr. 100'000.– in una volta o in modo scaglionato (cpv. 3; inoltre, se-

condo l'art. 8 cpv. 3 lett. b ORD-FINMA 1 [e non presente nella 

vORD-FINMA], sono considerate in ogni caso transazioni che comportano 

un rischio superiore le transazioni che presentano un indizio di riciclaggio 

di denaro). 

11.2.2.3 Conformemente all'art. 14 vORD-FINMA (art. 17 ORD-FINMA 1), 

l'intermediario finanziario procede, in misura proporzionata alle circo-

stanze, a chiarificazioni complementari riguardanti le relazioni d'affari o le 

transazioni che presentano rischi superiori (cpv. 1). A seconda delle circo-

stanze, occorre chiarire, giusta il cpv. 2, segnatamente (lett. a) se la con-

troparte è l'ADE dei valori patrimoniali consegnati; (lett. b) qual è l'origine 

dei valori patrimoniali consegnati; (lett. c) a quale scopo i valori patrimoniali 

prelevati vengono utilizzati; (lett. d) il retroscena economico e la plausibilità 

di versamenti in entrata importanti; (lett. e) qual è l'origine del patrimonio 

della controparte e dell'ADE; (lett. f) qual è l'attività professionale o com-

merciale esercitata dalla controparte e dall'ADE; (lett. g) se la controparte 

o l'ADE è una persona politicamente esposta; e (lett. h) per le persone giu-

ridiche: chi le controlla (inoltre, secondo l'art. 17 cpv. 2 lett. i ORD-FINMA 

1 [e non presente nella vORD-FINMA], nelle relazioni con banche corri-

spondenti: quali controlli effettua la controparte per lottare contro il riciclag-

gio di denaro e il finanziamento del terrorismo). 

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Pagina 32 

11.2.2.4 Secondo l'art. 16 vORD-FINMA (art. 20 ORD-FINMA 1), non ap-

pena i rischi superiori di una relazione d'affari diventano visibili, l'interme-

diario finanziario intraprende senza indugio i chiarimenti complementari e 

li porta a termine al più presto. 

11.2.2.5 Ai sensi dell'art. 19 vORD-FINMA (art. 12 ORD-FINMA 1), l'inter-

mediario finanziario provvede a un'efficiente sorveglianza delle relazioni 

d'affari e delle transazioni, assicurando che siano individuati i rischi supe-

riori (cpv. 1). Per la sorveglianza delle transazioni l'intermediario finanziario 

secondo l'art. 3 cpv. 1 lett. a, ad eccezione degli istituti assicurativi, gesti-

sce un sistema informatico che lo aiuti a rilevare le transazioni che com-

portano un rischio superiore secondo l'art. 13 (cpv. 2). Le transazioni rile-

vate dal sistema di sorveglianza informatico devono essere valutate entro 

un congruo termine. Se necessario, devono essere espletati i chiarimenti 

complementari di cui all'art. 14 (cpv. 3). Gli intermediari finanziari con un 

numero ristretto di controparti e ADE o quelli che effettuano un numero 

limitato di transazioni possono rinunciare all'uso di un sistema di sorve-

glianza delle transazioni se incaricano la loro società di audit di eseguire 

un controllo annuale sulla loro sorveglianza delle transazioni con assicura-

zione di grado elevato (cpv. 4). 

11.2.2.6 A tenore dell'art. 25 vORD-FINMA (art. 11 ORD-FINMA 1), la lotta 

contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo esige perso-

nale integro e adeguatamente formato (cpv. 1). L'intermediario finanziario 

provvede alla selezione accurata del personale e alla formazione regolare 

di tutti i collaboratori interessati sugli aspetti per loro essenziali della lotta 

contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (cpv. 2).  

11.2.3 Secondo l'art. 3 LBCR, la banca, per iniziare la propria attività, deve 

aver ottenuto l'autorizzazione della FINMA, senza la quale non può essere 

iscritta nel registro di commercio (cpv. 1). Tale autorizzazione è concessa 

se, tra le altre cose, la banca delimita esattamente in statuti, contratti di 

società e regolamenti, la sfera degli affari e prevede un'organizzazione pro-

porzionata all'importanza degli affari; essa deve, quando lo scopo azien-

dale o l'importanza degli affari lo esiga, istituire organi per la direzione, da 

una parte, e organi per la direzione superiore, la vigilanza e il controllo, 

dall'altra, come anche determinare le singole attribuzioni in modo da ga-

rantire un'efficace vigilanza sulla gestione (cpv. 2 lett. a). 

Le condizioni di cui all'art. 3 LBCR relative all'autorizzazione devono es-

sere soddisfatte in qualsiasi momento (cfr. sentenza del TF 2C_163/2014 

del 15 gennaio 2015 consid. 2.3). 

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Pagina 33 

11.2.3.1 Giusta l'art. 12 OBCR (nonché l'art. 9 vOBCR), la banca provvede 

ad un'efficace separazione interna tra operazioni di credito, commercio, 

gestione patrimoniale e esecuzione delle transazioni; in singoli casi fondati 

la FINMA può autorizzare eccezioni o ordinare la separazione di ulteriori 

funzioni (cpv. 1). La banca disciplina in un regolamento o in direttive interne 

i principi della gestione dei rischi nonché la competenza e la procedura di 

autorizzazione per gli affari a rischio; essa deve in particolare rilevare, limi-

tare e sorvegliare i rischi di mercato, di credito, di insolvenza, di liquida-

zione, di liquidità e di immagine, nonché i rischi operativi e giuridici (cpv. 2). 

La banca provvede a istituire un efficace sistema di controllo interno; in 

particolare istituisce un organo di revisione interno indipendente dalla dire-

zione. In singoli casi fondati la FINMA può esonerare la banca dall'obbligo 

di istituire un organo di revisione interno (cpv. 4). 

11.2.3.2 Giusta l'art. 3 cpv. 2 lett. c LBCR, l'autorizzazione necessaria della 

FINMA (lett. a) è concessa se le persone incaricate dell'amministrazione e 

direzione della banca godono di ottima reputazione e garantiscono un'atti-

vità irreprensibile. Inoltre, giusta l'art. 3f cpv. 1 e 2 LBCR, il gruppo finan-

ziario deve essere organizzato in modo da essere in grado, in particolare, 

di individuare, limitare e controllare tutti i rischi essenziali. 

11.3 Al fine di poter meglio valutare quanto accaduto in seno alla Banca, è 

necessario comprendere la ripartizione dei compiti e delle responsabilità 

all'interno della Banca. Di centrale importanza nella struttura organizzativa 

della Banca sono soprattutto il Consiglio di Amministrazione (in se-

guito: CdA), la DG e l'ufficio L&C. 

- Fra gli altri compiti, il CdA è competente per la regolamentazione, l'isti-

tuzione, il mantenimento, la sorveglianza e la verifica dell'esistenza re-

golare di un sistema di controllo interno (in seguito: SCI) adeguato alla 

dimensione, alla complessità, alla struttura e al profilo di rischio della 

Banca. Le predette competenze sono in parte delegate al Comitato di 

Audit (in seguito: AC). 

- Alla DG sono attribuiti, tra gli altri, la regolamentazione, l'istituzione, il 

mantenimento, la sorveglianza e la verifica regolari dell'esistenza di un 

controllo intero adeguato alla dimensione, alla complessità, alla strut-

tura e al profilo di rischio della Banca. 

- Al Presidente della DG/CEO, al quale sono subordinati gli altri membri 

della DG, incombe segnatamente la supervisione generale sulla con-

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Pagina 34 

duzione e sull'andamento della Banca, la quale è suddivisa nelle quat-

tro divisioni operative seguenti, ciascuna sotto la responsabilità di un 

membro della DG:  

1. Private Banking & Asset Management (Divisione 1, nella quale si 

trova dal 1° marzo 2013 anche il Team EM che ha cambiato deno-

minazione nel giugno 2015 diventando il Team LATAM affidato al 

ricorrente fino all'agosto 2014),  

2. Corporate Banking (Divisione 2),  

3. Operations, Organization & ICT (Divisione 3),  

4. Financial & Risk Management e Compliance (definita Divisione 4 

dal 2015). 

- All'ufficio L&C spetta il monitoraggio dei profili avente diritto economico 

(KYC) e delle transazioni (KYT), il quale effettua mensilmente, in modo 

mirato, dei controlli sulla completezza e la sostenibilità dei KYT come 

pure sulla loro conformità con i rispettivi KYC. L'ufficio L&C controlla a 

campione e se del caso interviene puntualmente presso il funzionario 

informandone il suo superiore diretto, che le giustificazioni portate a 

suffragio delle operazioni segnalate dal sistema siano tempestive e in 

linea con quanto richiesto dalla norma operativa. Di questa attività di 

controllo, l'ufficio L&C riferisce regolarmente alla DG. Dal settembre 

2011, i responsabili dei team Private Banking e Corporate Banking 

hanno il compito di valutare mensilmente i KYT relativi a tutte le rela-

zioni High Risk e con PEP. Dove necessario, devono effettuare un re-

porting al Capo Divisione.  

11.4 Secondo il ricorrente, la FINMA non spiegherebbe come e perché so-

stenga il coinvolgimento della Banca e di membri dei suoi organi riguardo 

al flusso di averi patrimoniali che sarebbero provento di corruzione. La 

FINMA non sarebbe in grado di produrre nessuna prova al riguardo. Per-

tanto, non potrebbe trattarsi di averi patrimoniali provento di corruzione, 

perché questi sarebbero reperibili nei conti bancari intestati ai funzionari di 

Petrobras o a funzionari e responsabili politici. Nessuno di questi risulte-

rebbe avere mai avuto conti presso la A._______. Né risulterebbe alcun 

coinvolgimento del ricorrente nella gestione di fondi provento di corruzione.  

Il medesimo afferma che non gli si potrebbe imputare di aver tollerato l'ac-

censione e la persistenza di "conti di passaggio", in quanto la FINMA 

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Pagina 35 

stessa avrebbe constatato nella decisione contro la Banca che, nel periodo 

dal 2010 al 2015, i ricavi lordi generati dalle relazioni d'affari della Banca 

legati allo scandalo Petrobras si attestano a franchi svizzeri 2'518'968.–. A 

detta del ricorrente, i cosiddetti "conti di passaggio" non generano, per loro 

definizione e per loro fisiologia, ricavi né tantomeno ricavi dell'importo mi-

lionario suddetto. Inoltre, lo stesso C._______ avrebbe manifestato la pro-

pria soddisfazione per "il mantenimento" dei fondi di H._______, il che con-

fermerebbe il fatto che i suddetti conti venivano considerati da tutti come 

conti di gestione della tesoreria societaria. 

L'affermazione della FINMA, secondo la quale il ricorrente avrebbe per-

messo che la F._______ fosse cliente dell'istituto bancario sotto mentite 

spoglie fino al luglio 2009, viene categoricamente smentita da quest'ultimo. 

Egli porta come motivazione il viaggio a San Paolo nel 2009, effettuato dal 

ricorrente e dal CEO della Banca. Ciò dovrebbe dimostrare il convinci-

mento del CEO di voler acquisire il gruppo H._______ come cliente. Per-

tanto, non si potrebbe parlare di mentite spoglie. 

11.5 Visto quanto precede, segnatamente del susseguirsi degli eventi so-

pra descritti (cfr. consid. 11.1) e di quanto fatto valere dal ricorrente, il Tri-

bunale constata che quest'ultimo cita spesso nel suo ricorso la decisione 

contro la Banca, utilizzandola a sostegno dei propri argomenti. Egli non 

contesta le violazioni da parte della A._______, nuovamente constatate 

nella decisione impugnata, bensì si limita a contestare qualsiasi rimprovero 

nei suoi confronti. Il ricorrente afferma a più riprese la totale mancanza di 

un coinvolgimento da parte sua in tali attività, ma soprattutto l'assenza del 

nesso di causalità tra il suo comportamento e quanto imputato alla Banca. 

Risulta dagli atti e da quanto esposto sopra (cfr. consid. 11.1) che la Banca 

abbia agito indubbiamente troppo tardi rispetto alle esigenze dell'obbligo 

legale di identificare da subito l'oggetto, lo scopo e il retroscena dei conti e 

dell'ADE, non dando così prova dell'attitudine proattiva e dello spirito critico 

dovuti in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro. Considerato che 

l'oggetto dell'obbligo di documentazione si basa sulle informazioni da rac-

cogliere e le misure da adottare giusta gli obblighi di cui agli artt. 3-6 LRD 

e appurata la violazione di quest'ultime, nonché l'assenza delle necessarie 

informazioni, il Tribunale conclude che la A._______ ha violato anche l'ob-

bligo di documentazione. È constatata, in virtù di quanto esposto sopra, 

anche l'insufficienza del sistema di controllo interno e di conseguenza l'i-

nadeguata gestione dei rischi, utilizzata per di più come argomento princi-

pale da parte del ricorrente a giustificazione delle sue eventuali manche-

volezze. Viste tali violazioni, ne consegue che le attività svolte dalla Banca 

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Pagina 36 

risultano insufficientemente irreprensibili. Pertanto, sussiste una violazione 

della garanzia di un'attività irreprensibile. 

12. Gravità delle violazioni  

Resta da esaminare se le suddette violazioni debbano essere qualificate 

come gravi.  

12.1 Il ricorrente non contesta in alcun modo la gravità delle violazioni com-

messe dalla Banca, anzi, basa buona parte della sua argomentazione in 

sua difesa, sulla mancata organizzazione e il disfunzionamento diffuso ed 

esteso a numerosi organi della A._______ riguardo agli obblighi antirici-

claggio e agli obblighi di vigilanza e di gestione del rischio. Il medesimo si 

limita ad argomentare l'assenza di un suo coinvolgimento o conoscenza di 

quanto accadeva in seno alla Banca.  

12.2 L'espressione "grave violazione" costituisce un concetto giuridico in-

determinato. Secondo la giurisprudenza, la gravità di una violazione deve 

essere commisurata principalmente in base a quanto richiesto dalla norma 

violata o non rispettata (ad es. dal grado della dovuta diligenza, dall'inten-

sità del comportamento richiesto, ecc.), ossia dal grado di deviazione dal 

comportamento secondo normativa. In base al principio di proporzionalità, 

devono essere valutate l'intensità del comportamento deviante (violazione 

singola o ripetuta o addirittura continuata) e la motivazione del medesimo. 

Se la questione centrale rimproverata ad una parte in causa, come in parte 

nel caso di specie, consiste in un'omissione, va osservato che per le pos-

sibili misure prese dalla FINMA sono rilevanti esclusivamente le omissioni 

di azioni in violazione dei doveri ai sensi delle disposizioni di vigilanza. Di 

conseguenza, un'omissione può rappresentare una grave violazione di un 

obbligo di vigilanza solo se una persona sottoposta a vigilanza omette un 

atto richiesto dal diritto di vigilanza (cfr. DTF 142 II 243 consid. 3.1; sen-

tenze del TAF B-4763/2017 del 29 giugno 2018 consid. 13.3 e 

B-5756/2014 del 18 maggio 2017 consid. 4.3 con rinvii; BÖSCH, BSK-FIN-

MAG, art. 35 LFINMA n. 18). 

12.3 Il ricorrente sembra confondere il requisito della gravità delle violazioni 

commesse dall'assoggettato a vigilanza e la misura in cui il suo comporta-

mento ha contribuito a ciò. La condizione della gravità si riferisce alle vio-

lazioni commesse (cfr. consid. 2.1; DTF 142 II 243 consid. 2.3). Il fatto che 

ci siano altri organi e persone responsabili per le violazioni commesse non 

è in alcun modo atto a "scagionare" il ricorrente dalle proprie responsabilità. 

Le violazioni da parte della Banca sono state commesse in un lasso di 

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Pagina 37 

tempo piuttosto esteso (vari anni, cfr. fatti A) e ripetutamente, ciò che cor-

risponde ad una gravità elevata delle medesime. 

13. Comportamento individuale del ricorrente  

A questo punto, è necessario analizzare se il ricorrente abbia causato con 

il suo comportamento individuale le sopracitate violazioni da parte della 

Banca, in maniera colpevole e causale e se egli possa, dunque, essere 

ritenuto responsabile ai sensi dell'art. 33 cpv. 1 LFINMA. 

13.1 Con osservazioni del 24 e del 27 aprile 2018, il ricorrente ha sostan-

zialmente contestato che una qualsivoglia violazione gli possa essere ad-

debitata e ha pertanto chiesto che nessuna misura venga intrapresa nei 

suoi confronti, precisando che quanto descritto, tanto nella decisione con-

tro A._______ quanto nel rapporto dell'incaricato dell'inchiesta del 29 mag-

gio 2017 relativamente al suo comportamento, non sarebbe costitutivo di 

violazioni del diritto in materia di vigilanza, che non emergerebbe nessuna 

ragione (e prova) dagli atti per negargli la garanzia di un'attività irreprensi-

bile. Dagli atti non trasparirebbe un comportamento da parte sua in viola-

zione delle disposizioni di legge. Relativamente alle verifiche delle 40 rela-

zioni scelte a campione dall'incaricato dell'inchiesta, il ricorrente ha preci-

sato che le suddette non sarebbero state sottoposte alla sua vigilanza e 

che dunque non si potrebbe dedurre alcun indizio di violazione nei suoi 

confronti, ma che, anzi, si potrebbe concludere che l'intero sistema antiri-

ciclaggio, il suo funzionamento e la vigilanza sul medesimo sarebbero stati 

insufficienti riguardo all'insieme della clientela della Banca e non solo 

quella connessa direttamente o indirettamente alla vicenda Petro-

bras/H._______. Per di più, l'attività di C._______ ricadeva solo da un 

punto di vista amministrativo e commerciale sotto la sua responsabilità, 

mentre gli aspetti legati alla gestione del rischio, nonché alla legislazione 

antiriciclaggio, non gli incombevano. 

13.1.1 Le verifiche di svariate operazioni segnalate dal sistema, le quali 

sarebbero state effettuate oltre i 14 giorni previsti dalla normativa interna, 

non potrebbero essere imputate al ricorrente, in quanto mancherebbe il 

nesso di causalità. 

La FINMA avrebbe descritto nella decisione contro la Banca del 17 gennaio 

2018 le carenze e le omissioni nel sistema di vigilanza antiriciclaggio, di 

vigilanza prudenziale e di vigilanza sui rischi all'interno della A._______. 

Secondo tale descrizione, queste carenze sarebbero state importanti, dif-

fuse presso numerosi organi e divisioni della Banca, si sarebbero protratte 

nel tempo per vari anni, avrebbero riguardato centinaia di transazioni per 

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Pagina 38 

centinaia di milioni complessivamente. In tal senso, il ricorrente afferma 

che "Di conseguenza, anche se X._______ avesse messo in atto quelle 

misure di vigilanza che nella decisione impugnata gli si rimprovera di non 

avere messo in atto, il risultato sarebbe stato il medesimo" (ricorso marg. 

42).  

Anche rispetto alle cosiddette "strutture opache", non comunicate dalla 

A._______ a MROS, il ricorrente afferma che anche se lui "avesse provve-

duto a segnalare le suddette strutture opache, malgrado ciò non rientrasse 

nei suoi compiti, ciò sarebbe stato inutile ai fini antiriciclaggio, dal momento 

che A._______, comunque, anche quando ne ha avuto conoscenza e in 

tempi in cui i sospetti erano diventati colossali antiriciclaggio, era rimasta 

passiva" (ricorso marg. 44). Lo stesso varrebbe per le "mentite spoglie" 

circa la F._______ quale cliente della Banca. La FINMA avrebbe accertato 

la violazione dell'art. 9 LRD da parte di A._______, la quale però non po-

trebbe essergli imputata, in quanto non vi sarebbero stati dei procedimenti 

penali da parte del Dipartimento federale delle finanze nei confronti del ri-

corrente per violazione di tale norma. 

Per quanto concerne il rimprovero di non aver reagito ai numerosi indizi di 

riciclaggio nel 2014, ma soprattutto nel 2015 e nel 2016, il ricorrente so-

stiene che, anche se "avesse assolto quei doveri che nella decisione im-

pugnata gli si rimprovera di avere negletto, all'interno di A._______ non 

sarebbe cambiato proprio nulla" (ricorso marg. 46). 

13.1.2 ll ricorrente afferma che non potrebbe essergli imputata alcuna col-

pevolezza. A sostegno di ciò, egli riporta quanto scritto nel rapporto "Brazil 

case" del 31 maggio 2016 riguardo a C._______, ovvero "the relationship 

manager Mr. C._______ was either unacceptably ignorant or almost will-

fully blind with regard to KYC/KYT when dealing with a number of Brazilian 

clients from 2006 to 2013, clients that have been involved in corrupt prac-

tices". Dunque, non potendo nemmeno concludere alla colpevolezza inten-

zionale di C._______, la FINMA potrebbe ancor meno affermare quella del 

ricorrente, il quale avrebbe avuto, per di più, ancora meno informazioni 

all'epoca, di quelle alla base del suddetto rapporto (ricorso marg. 52-53). 

Il ricorrente sarebbe stato legittimato a ritenere che tutta l'organizzazione 

e i processi di funzionamento di A._______ fossero performanti e funzio-

nanti. Egli non avrebbe saputo, non avrebbe potuto sapere e immaginare 

che all'interno di A._______, nel periodo in questione dal 2006 al 2013, 

esistessero carenze organizzative e di funzionamento cosi ampie, diffuse, 

persistenti e permanenti come descritte nella decisione contro la Banca. 

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Segnatamente per quanto concerne gli obblighi relativi al KYC, si sarebbe 

trattata di una competenza dell'ufficio L&C e il ricorrente non avrebbe avuto 

motivo di dubitare della sua organizzazione e funzionamento. 

Il fatto che sia nel 2009 che nel 2010, il CEO della Banca fosse stato coin-

volto nella visita agli uffici di H._______ a San Paolo e nella presentazione 

con O._______ (grazie al quale sarebbero state introdotte in Banca come 

clienti anche le controparti di H._______), il ricorrente sarebbe stato legit-

timato a ritenere che tutti gli organi della Banca, a partire dal CEO, appro-

vassero e avessero verificato la legittimità delle relazioni d'affari intratte-

nute con le controparti di H._______. 

Il ricorrente elenca quali obblighi incombevano a quale organo di 

A._______, indicando l'ufficio L&C come principale interessato. In tal 

senso, al ricorrente verrebbe addebitata una complicità nelle violazioni 

commesse, senza fare la medesima cosa con gli altri organi e membri di 

questi ultimi, invocando, quantomeno in maniera indiretta, una disparità di 

trattamento. Ad esempio, il mancato accertamento del reale cliente della 

Banca sarebbe spettato agli organi responsabili per le misure antiriciclag-

gio e non a lui. Anche per quanto concerne la classificazione delle relazioni 

d'affari con ri