# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4df61646-574a-56f4-8cb3-b35a67a0e186
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.05.2015 32.2014.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-95_2015-05-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.95

   

  cs

  	
  Lugano

  21 maggio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 (recte: 3) luglio 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 giugno 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1971, da
ultimo idraulico, ha inoltrato, il 16 agosto 2013, per il tramite del proprio medico
curante, dr. med. __________, una domanda di prestazioni AI per adulti a causa
di “importanti disturbi alla schiena nell’ambito di una discopatia L4-L5 e
L5-S1” (doc. AI 1-1 e 2).

 

                               1.2.   Dopo aver acquisito gli atti
ritenuti necessari, tra cui una perizia effettuata per l’assicuratore malattie
contro la perdita di guadagno dal dr. med. __________, FMH malattie reumatiche,
fisiatria e riabilitazione, il 9 dicembre 2013, con decisione del 2 giugno 2014
(doc. AI 45-1), preavvisata dal progetto del 23 aprile 2014 (doc. AI 44-1),
l’UAI ha respinto il diritto ad una rendita ed a provvedimenti professionali,
essendo il grado d’invalidità del 19%.

 

                               1.3.   RI 1, rappresentato dall’RA 1,
è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendone l’annullamento ed il
riconoscimento del diritto a provvedimenti professionali
(riformazione/riqualifica professionale; doc. I). 

                                         Il ricorrente chiede che
venga rivisto il calcolo del grado d’invalidità, nel senso di riconoscere una
riduzione sociale del 15% sul salario da invalido, ciò che darebbe un grado
d’invalidità del 23% ed il diritto a provvedimenti integrativi, ossia
riqualifica o riformazione professionale. L’insorgente, dopo aver citato gli
articoli di legge e le direttive applicabili, sostiene di essere disponibile ad
effettuare una formazione, anche di due o più anni, e quindi un percorso di
riqualifica professionale.

 

                               1.4.   Con risposta del 10 luglio
2014 l’UAI propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove
necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’amministrazione era legittimata a negare all’assicurato il diritto a
provvedimenti professionali.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LAI gli assicurati invalidi o direttamente minacciati
d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione necessari e atti a
ripristinare, migliorare o conservare la loro capacità di guadagno o la loro
capacità di svolgere mansioni consuete. Per stabilire tale diritto deve essere
considerata tutta la durata probabile della vita professionale rimanente. Fra i
provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i
provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono
l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione professionale
(art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI), il collocamento
(art. 18 LAI) e l’aiuto in capitale (art. 18d LAI).

 

                                         L’art.
17 cpv. 1 LAI prevede in particolare che l’assicurato ha diritto alla formazione
in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale.

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI per riformazione professionale vanno intesi i
provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di
guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di
un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa
dell’invalidità.

 

                                         Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in
particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a
procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente
a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a
ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI
2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF
122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid. 2a).

 

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b). 

                                         Una formazione non può
quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto del principio della
proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti d’integrazione
appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
131).

                                         Secondo
la giurisprudenza l'assicurato sottopostosi a carico dell'assicurazione per
l'invalidità a provvedimenti d'integrazione professionale ha diritto a
provvedimenti completivi nel caso in cui la reintegrazione effettuata non gli
consenta di percepire un reddito adeguato e se egli solo con tali provvedimenti
supplementari possa essere in grado di conseguire un guadagno parificabile a
quello che avrebbe potuto percepire senza invalidità nella sua precedente
attività. Il diritto a detti provvedimenti completivi non esige che sia
raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di guadagno del 20%: DTF 124 V 110
consid. 2b) richiesta per aver diritto ai provvedimenti d'integrazione
professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique
VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e
STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.2.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurato, l’UAI ha acquisito gli accertamenti medici esperiti
dall’assicuratore malattie contro la perdita di guadagno, segnatamente la
perizia del 9 dicembre 2013 del dr. med. __________, FMH malattie reumatiche,
fisiatria e riabilitazione, del 9 dicembre 2013 (doc. AI 28-1).

                                         Lo
specialista, dopo aver descritto l’anamnesi famigliare, personale remota,
sociale ed attuale, lo stato reumatologico e neurologico periferico, ha posto
la diagnosi di lombalgia cronica con irritabilità meccanica della cerniera
lombosacrale, attualmente in presenza di una sindrome vertebrale locale
contenuta e senza segni neurocompressivi in/con alterazioni degenerative
bisegmentali secondo RM del 03.05.2013: L4/L5 (condrosi con ernia discale a
base larga; spondilartrosi bilaterale) e L5/S1 (condrosi).

 

                                         Dopo aver
elencato i limiti funzionali, il perito ha rilevato di non disporre di un
mansionario dell’attività di idraulico, ma ritenuto che essa comporta
regolarmente sforzi fisici e l’assunzione di posizioni corporee inergonomiche,
mal compatibili con il danno alla salute dell’interessato, ha ritenuto
un’inabilità lavorativa del 70%, concludendo che “con ciò il paziente
risulta non più idoneo per tale attività” (doc. AI 28-7). Per un lavoro
confacente, rispettoso delle limitazioni stabilite, il perito ha ritenuto
l’insorgente “abile in forma normale (100% per rendimento e presenza) e
questo a partire da subito” (doc. AI 28-7).

 

                                         La valutazione è stata
confermata dal medico SMR, dr. med. __________, il 3 febbraio 2014 (doc. AI
37-3).

 

                                         Essendo il quadro clinico
dell’insorgente incontestato e non avendo l’assicurato prodotto alcuna documentazione
medica atta a sovvertire le motivate e concludenti valutazioni del dr. med. __________
e del dr. med. __________, alle quali va attribuita piena forza probante (cfr.
DTF 125 V 351; DTF 132 V 376 [per le perizie in ambito SAM]; cfr. anche
sentenza 32.2014.21 dell’11 febbraio 2015, consid. 2.5; cfr. art. 59 cpv. 2bis
LAI), l’aspetto medico non impone ulteriori approfondimenti e le valutazioni
della capacità lavorativa del ricorrente vanno confermate.

 

                               2.3.   Occorre quindi esaminare le
conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal profilo economico.

 

                            2.3.1.   Per quel che concerne il reddito
da valido, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di ricorso
(doc. I, pag. 2), l’UAI ha quantificato il salario che l’assicurato avrebbe
potuto percepire da sano in fr. 69’550.-- nel 2013 (cfr. questionario del
datore di lavoro dell’8 ottobre 2013, doc. AI 21-2 [fr. 5'350 X 13]).

                                         

                            2.3.2.   Per
quel che concerne il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività
lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da
valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai
rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica,
che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di
lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485
consid. 3b).

                                         

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
pronunzia del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

A questo proposito con sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009 il TF ha affermato che:

 

" (…)

3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non
ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando
la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente
conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico
riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere considerato
considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in
caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei
redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però
soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante
del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta
nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali."

 

                                         Utilizzando i dati forniti
dalla tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente,
svolgendo nel 2010 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel
settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV
15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 4’901.--, ossia fr. 58’812 all’anno (4’901 X 12, ritenuto
che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999, U
274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Secondo la
più recente giurisprudenza del TF (sentenza 8C_671/2013 del 20 febbraio 2014,
consid. 4.2), per l'indicizza-zione dei salari nell'ambito
dell'accertamento del reddito ipotetico da invalido occorre applicare la
Tabella T1.1.10 (Indice dei salari nominali 2011-2013, pubblicata dall'Ufficio
federale di statistica, Indice svizzero dei salari per ramo, in: http://www.bfs.admin.ch;
cfr. anche tabella B 10.4, pubblicata in La Vie
économique, 12-2014, p. 94).

                                         Il salario statistico
svizzero adeguato al rincaro ammonta pertanto a fr. 60’282 (Fr. 58’812  : 100 x
102,5) nel 2013.                         

                                                                                 

Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore
alla settimana.

Riportando così queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale
di 41,7 ore computabili nel 2013, il salario medio
ipotetico da invalido ammonta a Fr. 62’844 (Fr. 60’282 : 40 x 41,7).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. 

                                         L’Alta
Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzio-ne globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido motivo,
sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF
126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         

                                         Con sentenza 9C_179/2013
del 26 agosto 2013, a proposito della riduzione del salario statistico tramite
l’utilizzo di multipli di 5, il TF ha affermato:

 

" 5.4
Contrariamente al potere di apprezzamento del Tribunale federale, quello
dell’autorità giudiziaria di primo grado non è per contro limitato alla
violazione del diritto (compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento), ma si estende ugualmente all’esame di adeguatezza della
decisione amministrativa (“Angemessenheits-kontrolle”). In tale contesto
l’esame verte sulla questione di sapere se un’altra soluzione non sarebbe stata
più opportuna rispetto a quella adottata, in un caso concreto, dall’autorità
nell’ambito del proprio potere di apprezzamento e pur nel rispetto dei principi
generali del diritto. A tal proposito, il giudice delle assicurazioni sociali
non può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli
organi dell’assicurazione; deve piuttosto fondarsi su circostanze tali da fare
apparire il proprio apprezzamento come quello maggiormente appropriato (DTF 126
V 75 consid. 6 pag. 81; DTF 137 V 71 consid. 5.2 pag. 73 seg.).

5.5. La decisione del Tribunale cantonale di distanziarsi dalla
deduzione operata dall’UAI a titolo di circostanze particolari non viola il
diritto federale né configura altrimenti un abuso o un eccesso nell’esercizio
del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido motivo. Come fanno
giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi il Tribunale
federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni dei multipli
di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare – a causa dell’ininfluenza
del calcolo per l’esito della valutazione – il giudizio dell’istanza
precedente. L’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe invece
problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente concretizzabili
e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria (cfr. Ulrich
Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversi-cherung [IVG], in: Murer/Stauffer
[ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2a ed.
2010, pag. 314). (…)"

                                         Nel
caso di specie l’UAI ha ritenuto una riduzione del 10%, ossia 5% dovuta alla
necessità di svolgere unicamente attività leggere e 5% per altri fattori di
riduzione, mentre il ricorrente chiede una riduzione del 15% per attività
leggere e svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari.

 

                                         A questo proposito va
rilevato che nella sentenza 8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 il TF ha rammentato
che non è necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante
in considerazione come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la
nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso
d’occupazione. Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei
limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito
da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete (consid. 4.2 “[…] Or, il sied de rappeler qu'il n'y a pas lieu de procéder à
des déductions distinctes pour chacun des facteurs entrant en considération
comme les limitations liées au handicap, l'âge, les années de service, la
nationalité ou la catégorie de permis de séjour, ou encore le taux
d'occupation. Il faut bien plutôt procéder à une évaluation globale, dans les
limites du pouvoir d'appréciation, des effets de ces facteurs sur le revenu
d'invalide, compte tenu de l'ensemble des circonstances du cas concret (ATF 126
V 75 consid. 5b/bb p. 80; arrêt 9C_751/2011 du 30
avril 2012 consid. 4.2.1). […]”).

 

                                         Non va poi dimenticato che
con sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%).

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15%. 

 

                                         Nella
presente fattispecie, tutto ben considerato, la percentuale del 10% va
confermata. 

 

                                         Infatti alla luce delle
limitazioni descritte dal perito nel referto del 9 dicembre 2013 (doc. AI
28-6/7), nonché della circostanza che l’interessato, nel nostro Paese dal 1977
(doc. AI 7-2), di nazionalità svizzera ed ancora giovane, di lingua madre
italiana, può svolgere in maniera completa un’attività leggera e confacente al
suo stato di salute, non vi sono motivi per scostarsi dalla valutazione
effettuata dall’amministrazione.

                                         

                                         Partendo quindi da un
salario da invalido di fr. 62'844, riducendolo del 10% a fr. 56'559.60 e raffrontandolo con
il reddito da valido di fr. 69'550, si ottiene un grado d’invalidità del 18,6%,
arrotondato al 19% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid.
3.2, che non dà diritto ad alcuna rendita e neppure a provvedimenti
professionali (cfr. consid. 2.1 e DTF 124 V 110).

 

                                         Va comunque evidenziato,
per i motivi che seguono, che l’insorgente non avrebbe in ogni caso diritto ad
una riformazione/riqualifica professionale neppure se il grado d’invalidità
fosse superiore al 20%, e meglio del 23% come da lui calcolato (doc. I, pag. 2).

 

                               2.4.   Come
anticipato al considerando 2.1. l’art. 17 LAI prevede in particolare che:

 

" L’assicurato
ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità
esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno
possa essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110
consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         La circolare
sui provvedimenti d’integrazione di ordine professionale (CPIP) prevede:

 

" 4010 Le
seguenti condizioni devono essere adempiute cumulativa-mente: 

-   a causa di
un’invalidità imminente o esistente la persona assicurata non è più in grado di
esercitare la precedente professione o di compiere le mansioni consuete,
lucrative o no; 

-   l’assicurato
deve essere idoneo all’integrazione, ossia essere oggettivamente e
soggettivamente in grado di sottoporsi con successo ai provvedimenti di
formazione professionale; 

-   la
formazione deve essere compatibile con l’invalidità e corrispondere alle
capacità dell’assicurato. Deve essere inoltre semplice ed adeguata e offrire
possibilità di guadagno pressappoco equivalenti a quelle della precedente
attività. Non sono rimborsate le spese di una formazione che non prospetta una
prestazione lavorativa economicamente valorizzabile. 

(…)

4013 Se un assicurato è sufficientemente integrato o se può
esserle procurato un posto di lavoro adeguato ed esigibile senza una formazione
supplementare, una riformazione professionale non è necessaria.”

                                      

                                         Con sentenza 9C_734/2010
del 18 maggio 2011 il TF, in un caso in cui un’assicurata invalida al 40%
(percentuale calcolata secondo il metodo misto: consid. A in fine) aveva
chiesto di essere messa a beneficio di provvedimenti integrativi di natura
professionale, ha affermato che:

 

" (…)

Sennonché, a prescindere dalle argomentazioni esposte nel giudizio
impugnato, cui si rinvia per brevità, l’insorgente sembra dimenticare che nel
momento determinante della decisione amministrativa in lite le si presentava un
ventaglio relativamente ampio di professioni (leggere e ripetitive, poco qualificate)
possibili che non richiedevano necessariamente la messa in atto di particolari
misure di reintegrazione professionale (cfr. per analogia sentenze 9C_673/2009
del 14 aprile 2010 consid. 6.2, 9C_753/2008 del 26 ottobre 2009 consid. 3.5 e U
463/00 del 28 ottobre 2003 consid. 3.3).” 

 

Già solo per questo motivo, la richiesta non può dunque trovare
accoglimento."

                                         

                                         Nel caso di
specie una riqualifica professionale non entra in considerazione (cfr. sentenza
32.2011.143 del 21 novembre 2011). 

                                         La consulente IP nel
rapporto dell’11 marzo 2014 non ha proposto provvedimenti professionali in
ragione del fatto che l’insorgente può svolgere in maniera completa tutte le
attività semplici e ripetitive (doc. AI 43-4). Inoltre l’interessato ha svolto
l’attività di manutentore di immobili per una decina d’anni e può quindi
svolgere ancora quell’attività lavorativa (doc. AI 43-4). In aggiunta, la
consulente rileva, giustamente, che è stato erogato un corso di tecniche di
vendita e merceologia e tedesco per la vendita e che l’assicurato può quindi
candidarsi per tale attività (doc. AI 43-4).

 

 

                                         Già solo per i motivi
addotti dalla consulente in integrazione professionale, la decisione dell’UAI
va tutelata, senza che sia necessario approfondire oltre il rilievo della
medesima funzionaria secondo la quale durante il percorso di intervento
tempestivo ha proposto una formazione come manutentore in virtù del fatto che l’interessato
aveva svolto l’attività per molti anni, ma che l’assicurato “non era
disposto a fare una formazione biennale, abbiamo quindi valutato una formazione
di vendita più breve” (doc. AI 43-4) e dunque non ritiene indicata una
riqualifica professionale “anche in considerazione del fatto che non assolve
i requisiti di legge ed inoltre perché già allora non era disposto a fare una
lunga formazione” (doc. AI 43-4). 

 

Infatti questo Tribunale rileva che l’insorgente, senza
dover intraprendere una specifica riqualifica professionale, potrebbe svolgere
attività semplici e ripetitive dal profilo fisico leggero o medio-leggero (cfr.
anche sentenza 32.2011.143 del 21 novembre 2011; cfr. per analogia
sentenze 9C_673/2009 del 14 aprile 2010 consid. 6.2, 9C_753/2008 del 26 ottobre
2009 consid. 3.5 e U 463/00 del 28 ottobre 2003 consid. 3.3). All’assicurato
può essere richiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in quei
settori d’attività accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni
semplici e ripetitive, che non richiedono una preparazione professionale
specifica ma possono essere esercitate dopo una semplice introduzione al posto
di lavoro ed un breve periodo di rodaggio. Va qui rilevato che specialmente
nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi
sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza, fisicamente assai
leggere, che possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi (per
esempio attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di
controllo, ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura
(cfr. sentenza 32.2013.75 del 28 gennaio 2014 e sentenza 32.2011.143 del 21
novembre 2011).

                                         Secondo
la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare
in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il
TF ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore
industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di
controllo e sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008; VSI 1998 pag. 296
consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003 consid. 4.7).

 

Ne segue che a giusta ragione l’UAI ha negato il diritto, per il ricorrente,
a provvedimenti professionali (riqualifica/riformazione professionale),
ritenuto che gode di un ampio ventaglio di professioni possibili che non
richiedono particolari misure di reintegrazione professionale (cfr. anche la
sentenza 32.2013.75 del 28 gennaio 2014).

Inoltre l’amministrazione ha indicato
che rimane aperta per l’assicurato la possibilità di far capo ad un aiuto al collocamento (cfr. anche DTF 116 V 85 con
riferimenti; SVR 2003 IV Nr. 11 pag. 34 consid. 4.4.; in merito cfr. anche D.
Cattaneo, “La promozione dell’autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT I 2003 pag. 595s).

 

                                         Spetta
dunque all’assicurato, se del caso, attivarsi in questo senso e ricontattare l’amministrazione
(cfr. sentenza 32.2011.143 del 21 novembre 2011).

 

                                     Nella
misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento anche di provvedimenti
d’integrazione, la decisione impugnata merita conferma (cfr. sentenza
32.2011.143 del 21 novembre 2011).

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--vanno poste a carico dell’insorgente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente. 

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti