# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2eb45d27-42ec-5e22-949e-2a5f2d66e51a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 18.11.2014 90.2013.22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2013-22_2014-11-18.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2013.22

   

  	
  Lugano

  18 novembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello
  Balerna, presidente

  Giovan
  Maria Tattarletti, Marco Lucchini

  

 

	
  segretario:

  	
  Fulvio
  Campello, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso 24 settembre 2013 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 20 agosto 2013 (n. 4170), con cui il Consiglio di Stato respinge
  l'impugnativa inoltrata dall'insorgente avverso la decisione 22 ottobre 2012
  del Dipartimento del Territorio che approva la modifica di poco conto del
  piano regolatore del comune di Giubiasco relativa
  al passaggio pubblico di collegamento viale Sartori - via Rompeda;

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

A.  RI 1 è
proprietario del mapp. 2272 di Giubiasco. Il fondo, di forma rettangolare, ha
una superficie complessiva di 1217 mq. Esso è così censito: A loc. attrezzi 13
mq, B loc. attrezzi 3 mq e c vignato 1201 mq. A ridosso del lato maggiore est,
passa il citato percorso pedonale, che verso l'angolo sud del fondo subisce un
restringimento sino a poco meno di 1 m per un tratto di ca. 14 m, a causa della
presenza di un blocco di garages sul confinante mapp. 1060. 

 

 

B.  Nella seduta 7
aprile 2003 il consiglio comunale di Giubiasco ha adottato la revisione del piano
del traffico, che è stata approvata dal Consiglio di Stato con risoluzione 12
luglio 2005 (n. 3538). Questo strumento prevede in particolare un percorso
pedonale che permette di collegare - fuori degli assi di transito trafficati -
piazza Grande con il comparto Pedevilla-Palasio. Il percorso interessa un primo
tratto tra via Rompeda e viale Sartori non ancora realizzato e una seconda
tratto che collega quest'ultimo con via col. Rusconi, dove si trova il centro
scolastico al Palasio, già realizzato e denominata vicolo Rossora. Per quanto
concerne il primo tratto il piano riporta che esso ha una larghezza di 2 m, con
restringimenti locali possibili.

 

 

C.     a. Il 12
ottobre 2012 il municipio di Giubiasco ha presentato al Dipartimento del
territorio una modifica di poco conto del piano regolatore concernente il
collegamento viale Sartori - via Rompeda. La variante prevede di risolvere il
problema del restringimento del tracciato
nel tratto compreso tra il mapp. 1060 e il mapp 2272, scorporando 20 mq
di quest'ultimo e modificandone la funzione da zona residenziale semi-intensiva
in percorso pedonale, in modo di uniformare la larghezza a 2 m, come per il
resto del tracciato. 

b. Con risoluzione 22 ottobre 2012, il Dipartimento del territorio ha approvato
la variante, che è quindi stata pubblicata dal municipio dal 13 novembre al 12
dicembre 2012 (FU 2012, 8831).

c. Con ricorso 27 dicembre 2012 RI 1 è insorto davanti al Consiglio di Stato
chiedendo che la variante fosse annullata, sostenendo
che vi fossero valide alternative al tracciato che non penalizzerebbero il suo
fondo. Inoltre la modifica proposta non considerava a suo avviso la sicurezza dell'accesso
al suo mappale.

d. Con risoluzione 20 agosto 2013 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso.
Esso ha innanzitutto osservato come il tracciato non potesse più essere messo in discussione, essendo già previsto dal piano
regolatore in vigore. Ha poi ritenuto certo l'interesse pubblico alla
realizzazione di un tragitto pedonale con tipologia e larghezza unitarie,
dunque sicuro e attrattivo. Anche sotto il profilo della proporzionalità e
della stabilità dei piani l'intervento era sostenibile, le possibilità di edificazione
del mapp. 2272 restando pressoché immutate. 

 

 

D.    Con ricorso 24
settembre 2013 RI 1 insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo. Esso
ritiene che "non siano state tenute oggettivamente in considerazione le
motivazioni presentate". Inoltre sostiene che il tracciato sarebbe
pericoloso poiché si presenta a zig-zag, in pendenza e con la visibilità
intralciata dai citati garages, senza considerare l'accesso al suo fondo. 

 

 

E.  Il municipio e
la Sezione dello sviluppo territoriale resistono al ricorso con argomenti che,
ove necessario, saranno ripresi in seguito. 

 

 

F.   Il 15 ottobre una delegazione del
Tribunale ha tenuto un'udienza e ha visitato i luoghi della contestazione,
scattando alcune fotografie, acquisite agli atti. Le parti hanno rinunciato a
presentare delle conclusioni. 

 

 

Considerato,               in
diritto

 

1.La competenza del Tribunale cantonale amministrativo
discende dall'art. 60 cpv. 2 della legge di procedura per le cause amministrative
del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966, 181) e dall'art. 44 cpv. 3 del regolamento della
legge sullo sviluppo territoriale del 20
dicembre 2011 (RLst; RL 7.1.1.1.1). Il ricorso è tempestivo (art. 30 cpv. 1
legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011; Lst RL 7.1.1.1) e
la legittimazione attiva dell'insorgente certa (art. 30 cpv. 2 lett. b Lst). Il
gravame è dunque ricevibile.

 

 

2.2.1. In
campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è,
però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge federale sulla
pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), il diritto
cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di
almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio
di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT; dal 1° gennaio 2012, art. 29 cpv. 1 Lst), che approva il piano - e decide i
ricorsi - con pieno potere cognitivo:
questo significa controllo non solo della legalità ma anche dell'opportunità
delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori
badano tuttavia di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2
cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il
proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di
questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata,
ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli
casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo
e sia manifestamente insostenibile. Deve al
contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i
principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non
danno loro sufficiente attuazione,
rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di
livello cantonale, segnatamente dei dettami
del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa
verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione
globale degli interessi richiesta dall'art. 3 dell'ordinanza sulla pianificazione del territorio del
28 giugno 2000 (OPT; RS
700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b, II-1999 n. 27 consid. 3).

2.2. Il potere cognitivo del
Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto alla violazione del
diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; dal 1°
gennaio 2012, art. 30 cpv. 3 Lst e relativo rinvio agli art. 61 seg. LPamm;
RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c, II-1999 n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno
eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui
il Tribunale interviene quale unica
autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81 consid. 3, 109 Ib 121 consid. 5; Bernhard Waldmann/ Peter Hänni, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, ad art.
33 n. 64), segnatamente quindi
i casi in cui sono impugnati un
diniego di approvazione rispettivamente una modifica d'ufficio del piano
regolatore disposti dal Consiglio di Stato. 

 

 

3.I piani di utilizzazione - nel nostro
Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) -
disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi si
compongono di un rapporto di pianificazione, di rappresentazioni grafiche, di
norme di attuazione e di un programma di realizzazione (art. 26 LALPT). Le
rappresentazioni grafiche del piano regolatore comprendono i piani del
paesaggio, delle zone, del traffico, delle attrezzature e costruzioni di interesse
pubblico e il piano indicativo dei servizi pubblici (art. 28 cpv. 1 LALPT).
Esse fissano, tra l'altro, la rete delle vie di comunicazione per i mezzi di
trasporto pubblici e privati con la precisazione delle linee di arretramento,
le vie ciclabili e pedonali, i sentieri e i posteggi pubblici (art. 28 cpv. 2
lett. p LALPT). La competenza del comune di pianificare, attraverso il piano
regolatore, i percorsi pedonali, esistenti o previsti, che costituiscono la
viabilità pedonale comunale, è ribadita all'art.
5 della legge sui percorsi pedonali ed i sentieri escursionistici del 9 febbraio
1994 (LCPS; RL 7.2.1.4). 

 

 

4.Una
restrizione di diritto pubblico è compatibile con la garanzia della proprietà sancita dall'art. 26 della
Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.;
RS 101), solo se si fonda su di una base legale, è giustificata da un interesse
pubblico preponderante e rispetta il principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3 Cost.). In linea generale è
pubblico l'interesse che coinvolge
la generalità dei cittadini o una sua frazione significativa e che compete al
potere pubblico promuovere nell'esercizio delle sue funzioni. L'interesse
pubblico a un provvedimento di pianificazione del territorio è, pertanto,
segnatamente dato quando la sua adozione
corrisponde a un bisogno importante, chiaramente avvertito dalla collettività.
Tale interesse deve prevalere sui contrapposti interessi pubblici e privati in
giuoco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1
con rinvii; Piermarco Zen-Ruffinen/ Christine Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation,
Berna 2001, n. 98-102; Adelio Scolari,
Diritto amministrativo, parte
generale, IIa edizione, Cadenazzo 2002, n. 558-594). Il principio
della proporzionalità esige invece che le restrizioni della proprietà siano
idonee a raggiungere lo scopo d'interesse pubblico desiderato (regola
dell'idoneità), che tra i diversi provvedimenti a disposizione per conseguire
tale scopo venga scelto quello che lede in misura minore gli interessi del
proprietario (regola della necessità), infine che sussista un rapporto ragionevole
tra lo scopo di interesse pubblico perseguito e i mezzi utilizzati (regola
della proporzionalità in senso stretto; RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con
rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,
op. cit., n. 103-106; Scolari, op.
cit., n. 595-610). 

 

 

5.Il
ricorrente rimanda innanzitutto alle contestazioni sollevate davanti al
Governo. Ora, un rinvio globale a scritti precedenti non soddisfa i requisiti formali minimi prescritti
dall'art. 46 cpv. 2 LPamm (Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di
procedura amministrativa ticinese,
Lugano 1997, n. 3a ad art. 46). Tali
censure sono dunque d'acchito inammissibili. 

 

 

6.Il
ricorrente sostiene che l'intervento - che secondo lui consterebbe di un
passaggio pedonale e di una pista ciclabile - creerebbe una situazione
di pericolo proprio all'entrata del suo fondo, poiché si configura come un
percorso in pendenza, a zig-zag con un angolo di 90°, dove la visibilità è mascherata
dalla presenza dei garages sul mapp. 1060. Così facendo egli mette in dubbio
l'interesse pubblico dell'opera. 

6.1. Ci si potrebbe innanzitutto chiedere se la contestazione del tracciato in
quanto tale non sia tardiva. Esso, infatti, è già fissato nel piano del
traffico indipendentemente dalla variante, la quale si limita all'allargamento
del campo dello stesso, senza metterne in dubbio la collocazione. La questione
può in definitiva restare indecisa, poiché in ogni caso le censure devono essere
respinte nel merito. 

6.2. 

6.2.1. Il piano del traffico riporta il tracciato in parola con colore viola
scuro che corrisponde ai "Percorsi pedonali e sentieri".
Nell'approvare la revisione di questo piano con la citata risoluzione 12 luglio
2005, il Consiglio di Stato aveva rilevato che (pag. 14):

"Il Rapporto di
pianificazione contiene due tavole relative ai percorsi ciclabili: lo schema
gerarchico e lo schema tipologico. Le tavole sono indicative. Ciò significa che
i vincoli necessari alla loro realizzazione, in particolare per le ciclopiste,
dovranno in tutti i casi essere contenuti nel Piano del traffico generale. Il
piano adottato dal comune è privo di quest'indicazione. Il tracciato delle
ciclopiste pianificate dal Comune è invero previsto nel Piano del traffico
nella categoria dei Percorsi pedonali e sentieri. S'invita il Comune in occasione
della prossima variante a precisare se questi tratti siano unicamente
ciclopiste ed indicarle nel Piano, o siano a traffico misto (pedoni e biciclette);
anche in quest'ultimo caso occorre precisare graficamente la distinzione, per
evitare di incorrere in problemi al momento della richiesta di licenza di
costruzione". 

 

Al Tribunale non risulta che il comune abbia
provveduto a distinguere i percorsi come richiesto dal Governo; in ogni caso l'allegato
7 del rapporto di pianificazione ottobre 2002, riferito allo schema gerarchico
della rete ciclabile, non comprende il tratto oggetto di contestazione tra le
ciclopiste.

6.3. La costruzione di un percorso pedonale che permette di collegare diversi
punti di un abitato in modo da evitare gli assi trafficati risponde in linea di
principio a un pubblico interesse. Ciò
vale a maggior ragione per il tratto in parola, che costituisce - come si è
potuto accertare in sede di sopralluogo - anche un valido tragitto per il
percorso casa-scuola. Parimenti di pubblico interesse appare l'allargamento del
sedime pedonale in corrispondenza del fondo del ricorrente. Attraverso questa
misura il percorso presenterà un calibro unitario sull'intera tratta, ciò che
lo renderà attrattivo, praticabile e sicuro. Il ristringimento sino a poco meno
di 1 m dello stesso rende, infatti, problematico già solo l'incrocio tra
pedoni. L'interesse pubblico non è messo in scacco dal presunto pericolo
evocato dal ricorrente nell'impugnativa. Effettivamente il manufatto dei
garages, posto dove il percorso compie una virata di 90°, ostruisce la visuale
sui due lati. Inoltre, non è nemmeno escluso che questa tratta possa essere
utilizzata da ciclisti occasionali, rispettivamente, dai ragazzi che frequentano
gli istituti scolastici. Vero è pure che provenendo da piazza grande il
percorso si presenta con una moderata pendenza. La situazione, tuttavia, non
appare così critica da inficiare l'interesse pubblico dell'intervento;
l'allargamento stesso del tracciato permette una migliore visuale. In ogni caso
alla problematica della sicurezza può essere messo facilmente rimedio in sede
di progettazione dell'opera, prevedendo - per esempio, come del resto già fatto
per vicolo Rossora - delle barriere architettoniche che obblighino a rallentare
rispettivamente a scendere dalla bicicletta, oppure, quale ultima ratio,
vietandone il transito tramite segnaletica. Ciò che permetterà efficacemente di
garantire la sicurezza necessaria anche all'accesso pedonale al mappale del
ricorrente.

6.4. Sorretta dall'interesse pubblico, la variante è pure rispettosa del
principio di proporzionalità. Essa appare idonea e necessaria e nemmeno
sacrifica sproporzionatamente l'interesse privato del ricorrente. Allo stesso
viene infatti sottratta solo un'esigua superficie di 20 mq su un totale di 1217
mq: il fondo conserva dunque pressoché intatte le sue possibilità edilizie. 

 

7.Per i
motivi che precedono il ricorso dev'essere respinto. La tassa di
giustizia segue la soccombenza (art. 28 LPamm), mentre l'assenza di parti patrocinate permette di
prescindere dall'assegnazione di ripetibili (art. 31 LPamm). 

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

 

                             2.  La tassa di giustizia di fr. 1'000.-
è posta a carico del ricorrente.

 

 

                             3.  Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul
Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
                               4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                  Il segretario