# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dbd5e561-a32e-5eea-8deb-9ef4eac3b94a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-11-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.11.2010 D-7690/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7690-2010_2010-11-08.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7690/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l l ' 8  n o v e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Gérard Scherrer;
cancelliere Andrea Pedrazzini.

A._______, nato il (...),
Algeria,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 26 ottobre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7690/2010

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  il  ricorrente ha  presentato  in  data  (...) in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al ricorrente e mediante il quale lo 
ha  reso  attento  circa  la  necessità  di  consegnare,  entro  le  48  ore 
successive all'inoltro della  sua istanza,  un documento d'identità o di 
viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata  consegna  e  in 
assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della sua domanda 
d'asilo,

i verbali d'audizione del 19 ottobre 2010 (di seguito: verbale 1) e del 
26 ottobre 2010 (di seguito: verbale 2),

il  verbale  della  decisione  dell'UFM  del  26  ottobre  2010,  notificata 
oralmente all'interessato il giorno stesso (cfr. risultanze processuali),

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 29 ottobre 2010 (cfr. timbro del plico 
raccomandato),

la  copia  dell'incarto  dell'UFM,  pervenuta  via  fax  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  in  data 
2 novembre 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del  
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla  legge del  17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno  2005  sul  Tribunale 
federale  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998 
sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art. 31  e  art. 33  lett. d  LTAF,  nonché 
art. 105 LAsi e art. 83 lett. d cpv. 1 LTF),

Pagina 2

D-7690/2010

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai  
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa,

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e 
all'art. 52 PA nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente 
sentenza va redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  d'asilo,  l'interessato  ha 
dichiarato di essere cittadino algerino, di etnia berbera e di aver avuto 
ultimo domicilio a B._______,

che egli ha affermato di essere espatriato per trovare un lavoro e poter 
sostenere la sua famiglia,

che  egli  ha  aggiunto  di  avere  un  problema  con  la  persona  che  gli 
avrebbe prestato i soldi per sostenere le spese di matrimonio di sua 
sorella e per espatriare, in quanto non avrebbe rimborsato il prestito,

che  l'interessato  ha  dichiarato  di  aver  lasciato  il  suo  Paese  in 
automobile da B._______ in Tunisia, da dove avrebbe preso un volo 
per C._______ (Turchia),  proseguendo in treno fino ad D._______ e 
varcando  il  confine  a  piedi,  senza  nessun  controllo;  che  avrebbe 
raggiunto E._______ (Grecia) in treno e sarebbe andato a F._______, 
rimandoci  per  una decina di  giorni; che lì  si  sarebbe procurato  una 
carta  d'identità  slovacca; che,  in  seguito,  avrebbe preso  un  volo  da 
E._______  per  G._______  e  sarebbe  andato  a  H._______,  da  suo 
padre, rimanendoci due mesi circa; che sarebbe poi partito per l'Italia,

Pagina 3

D-7690/2010

andando  dapprima  a  I._______  e  in  seguito  a  L._______,  dove 
sarebbe rimasto tre mesi circa, prima di raggiungere la Svizzera,

che  il  ricorrente non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che, nella decisione del 26 ottobre 2010, l'UFM ha considerato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 
materia  d'asilo  un  documento  d'identità  o  di  viaggio  valido  entro  le 
48 ore; che, dall'altro lato, detto Ufficio ha ritenuto che nessuna delle 
eccezioni previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi sarebbe realizzata nel caso di 
specie,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento del ricorrente dalla Svizzera e la 
sua esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile,

che, nel ricorso, l'insorgente fa valere di non aver potuto consegnare 
alcun  documento  per  una  situazione  di  oggettiva  impossibilità;  che, 
segnatamente, il suo passaporto sarebbe detenuto dalla persona che 
avrebbe  organizzato  il  suo  viaggio,  il  quale  non  intenderebbe 
restituirglielo  fino  a  quando  il  ricorrente  non pagherebbe EUR 600.- 
che gli dovrebbe ancora per il viaggio e che la sua carta d'identità si 
troverebbe a casa sua, ma che sua madre non riuscirebbe a trovarla e 
che  non  avrebbe,  dunque,  modo  di  recuperarla;  che  il  ricorrente 
sostiene che la traduzione, in  entrambe le audizioni,  non si  sarebbe 
svolta in modo corretto in quanto l'interprete di etnia berbera avrebbe 
parlato  un arabo molto  diverso da quello  che  egli  padroneggia; che 
avrebbe  preferito  svolgere  l'audizione  in  francese  e  che  avrebbe 
espresso questa sua volontà durante l'audizione; che alcune delle sue 
allegazioni sarebbero state riportate in modo clamorosamente errato 
ed altre neppure tradotte correttamente nel verbale; che, in particolare, 
il  debito  che  avrebbe  contratto  sarebbe  di  EUR  7000.-  e  non  di 
EUR 700.-; che,  contrariamente a quanto risulta  dai  verbali,  dopo la 
partenza di  suo padre, egli  non avrebbe abitato da suo zio paterno, 
bensì, avrebbe abitato da sua nonna paterna; che sarebbe espatriato 
per  tre  ragioni,  segnatamente,  anzitutto  poiché  suo  zio  materno, 
poliziotto  di  frontiera  all'aeroporto,  avrebbe  minacciato  il  padre 
dell'insorgente a causa dei problemi tra i suoi genitori – divorziati – e 
che,  dopo  la  partenza  di  suo  padre,  detto  zio  avrebbe  iniziato  a 
prenderlo di mira, rendendogli la vita impossibile; che la persona che 

Pagina 4

D-7690/2010

gli avrebbe prestato il denaro per il matrimonio di sua sorella l'avrebbe 
espressamente  minacciato  di  morte,  se  non  avesse  restituito 
rapidamente  il  denaro;  che,  in  Algeria,  non  potrebbe  ottenere  la 
protezione  dell'autorità  a  causa  della  disastrosa  situazione  della 
giustizia; che, inoltre, egli avrebbe avuto una relazione con la sorella di 
un  poliziotto,  il  quale  avrebbe  esercitato  pressioni  affinché  non  la 
frequentasse  più;  che  una  volta  li  avrebbe  picchiati  entrambi;  che 
l'avrebbe pure minacciato di addebitargli ingiustamente il possesso di 
un  chilo  di  droga; che,  in  quell'occasione,  l'avrebbe  picchiato  e  egli  
avrebbe reagito colpendolo a sua volta, cosa che avrebbe accresciuto 
la  sua  paura;  che  questo  sarebbe  stato  l'ultimo  fatto  che  l'avrebbe 
spinto a lasciare il  Paese; che ritiene che l'accertamento dei  fatti  di  
rilievo sia palesemente incompleto, ragione per cui proporrebbe che gli 
sia  concessa  la  possibilità  di  una  nuova  audizione,  che,  infine,  il  
ricorrente  domanda  che  sia  verificato  il  carattere  inesigibile 
dell'esecuzione del suo allontanamento,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti  
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda  d'asilo,  la  concessione  dell'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la 
concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  ha,  altresì,  presentato 
una domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura 
delle presumibili spese processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di  una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), oppure se l'audizione rileva che 
sono necessari ulteriori chiarimenti per accertare la qualità di rifugiato 
o  l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che, in via preliminare, la censura ricorsuale della ricorrente in merito 
allo  svolgimento  dell'audizione  sui  motivi  d'asilo,  in  particolare 
sull'operato  dell'interprete,  risulta  essere  pretestuosa;  che,  difatti,  il  

Pagina 5

D-7690/2010

ricorrente  stesso  avrebbe  avuto,  ad  ogni  stadio  dell'audizione,  la 
facoltà  di  richiedere  un'interruzione  della  stessa  o  la  rettifica  della 
traduzione  resa  dall'interprete,  cosa  che  invece  non  ha  fatto;  che, 
inoltre, apportando la sua firma in calce ai protocolli di audizione, dopo 
aver  preso  conoscenza  con  corrispettiva  traduzione  delle  sue 
dichiarazioni  verbalizzate,  ha  appieno  confermato  quanto  allegato, 
accettando nello  stesso tempo le modalità  con cui  si  sono svolte le 
audizioni, ivi compresa la traduzione da parte dell'interprete,

che,  peraltro,  secondo  le  dichiarazioni  ricorsuali  del  ricorrente, 
essendo  l'interprete  di  etnia  berbera,  la  medesima  etnia  del 
richiedente, l'allegazione relativa alla differenza dell'arabo parlato tra 
lui e l'interprete è inconsistente,

che  sono  documenti  di  viaggio  o  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non lo sono documenti quelli emessi per altri scopi, come la licenza di 
condurre,  la  carta  professionale,  il  certificato  di  nascita,  la  carta 
scolastica  o  l'attestato  di  fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale 
amministrativo federale svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6),

che, nel caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che l'insorgente ha affermato che, con la scheda telefonica prestatagli  
da  un  amico  (cfr.  verbale  2,  D11),  avrebbe  chiamato  sua  madre  in 
patria,  due  giorni  dopo  la  prima  audizione,  per  farsi  spedire  il  suo 
passaporto via DHL (cfr. verbale 2, D6) e che lei  avrebbe affermato 
che l'avrebbe spedito al più presto (cfr. verbale 2, D9); che, in seguito, 
l'insorgente ha affermato di non avere un indirizzo dove farsi spedire il 
suo passaporto (cfr. verbale 2, D15); che è assurdo credere che sua 
madre, senza essere a conoscenza dell'indirizzo di recapito, gli abbia 
detto che avrebbe spedito detto passaporto al più presto; che, non è 
credibile che egli non sia stato in possesso delle informazioni in merito 
all'indirizzo  del  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di  Chiasso  e 
che, se non fosse stato a conoscenza di tale indirizzo, sarebbe stato 
illogico chiamare sua madre senza informarsi prima in merito; che, alla  
domanda  circa  le  spiegazioni  date  a  sua  madre  in  merito  a  come 
spedirgli  il  passaporto,  il  ricorrente  ha  risposto  che  sua  madre  le  

Pagina 6

D-7690/2010

avrebbe chiesto a quale indirizzo spedirlo e che lui  le avrebbe detto 
che  l'avrebbe  chiamata  più  tardi  (cfr.  verbale  2,  D16);  che,  ciò 
nonostante  l'insorgente  ha  dichiarato  di  non  averla  più  chiamata 
poiché  non  avrebbe  più  avuto  soldi  (cfr.  verbale  2,  D17);  che, 
interrogato  sul  fatto  a  sapere  perché  il  ricorrente  non  abbia  usato  i 
soldi  ricevuti  (CHF 21.-) due giorni  dopo la sua prima audizione per 
telefonare,  esso  ha  sostenuto  di  averli  usati  a  tal  fine 
(cfr. verbale 2, D21),  aggiungendo, in  seguito, che avrebbe dapprima 
usato  la  carta  telefonica  dell'amico  e  poi  avrebbe  comperato  una 
seconda carta da CHF 5.-  che avrebbe usato ancora per  telefonare 
(cfr. verbale 2, D23); che, non è credibile che esso abbia telefonato a 
due riprese, senza, almeno la seconda volta, saper indicare l'indirizzo 
del  Centro  a  sua  madre;  che,  non  si  spiega  perché,  avendo  avuto 
CHF 21.-  a  disposizione,  egli  non  avrebbe  acquistato  un  altra  carta 
telefonica; che, visto quanto sopra, risulta che egli non abbia affettuato 
seri  e concreti  sforzi che avrebbero potuto avere un esito favorevole 
per  l'invio  dei  suoi  documenti,  ciò  che  costituisce  un  chiaro  indizio  
della dissimulazione dei documenti da parte sua,

che non soccorre il ricorrente la mera allegazione ricorsuale secondo 
cui  sua  madre  non  riuscirebbe  a  trovare  la  sua  carta  d'identità 
(cfr. ricorso, pag. 2); che, infine, non soccorre l'insorgente nemmeno 
l'allegazione  contraddittoria  secondo  cui  il  suo  passaporto  sarebbe 
detenuto  dall'uomo  che  avrebbe  organizzato  il  suo  viaggio 
(cfr. ibidem), avendo in precedenza dichiarato che tale documento si 
trovava a casa sua ad B._______ (cfr. verbale 1, pag. 4),

che i motivi avanzati non constituiscono ragioni valide per giustificare 
la mancata esibizione di documenti ai sensi di legge,

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità,

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art. 32  cpv. 3  lett. a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art.  32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente,

Pagina 7

D-7690/2010

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16 dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di  
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel  
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, in particolare, i motivi di espatrio evocati dal ricorrente e riportati  
in sostanza nella presente sentenza non sono pertinenti in quanto non 
rientrano nel quadro della definizione del termine di rifugiato ai sensi 
dell'art. 3 LAsi,

che, infine, in ragione del suo racconto, non v'è motivo di ritenere che 
il  ricorrente  non  possa  ottenere  in  patria,  se  opportunamente 
sollecitata, un'appropriata protezione statale contro l'eventuale futuro 
agire  illegittimo  di  terzi  nei  suoi  confronti;  che,  peraltro,  l'insorgente 
stesso  ha  affermato  non  avere  mai  avuto  problemi  con  la  autorità  
(cfr. verbale 2, D28),

che, per conseguenza, l'UFM ha rettamente considerato irrilevanti  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che,  pertanto,  non  risultano  elementi  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  3 
lett. c LAsi da cui dedurre la necessità d'ulteriori  accertamenti  ai  fini 
della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato  dell'insorgente 
medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  della  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  DTAF  2009/50 
dell'8 dicembre 2009 consid. 8),

Pagina 8

D-7690/2010

che,  in  considerazione  di  quanto  precede,  l'accertamento  dei  fatti  
effettuato dall'autorità inferiore è da ritenersi completo e la richiesta di 
un'ulteriore audizione non può essere accolta,

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Algeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; Giurisprudenza ed 
informazioni della Commissione svizzera di  ricorso in materia d'asilo 
[GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

Pagina 9

D-7690/2010

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Algeria  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che, quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli  è giovane, 
ha terminato la scuola dell'obbligo, è  (...) di professione e, prima del 
suo espatrio, ha lavorato nel (...) di M._______ (cfr. verbale 1 pag. 2); 
che  egli  dispone  in  Patria  di  una  rete  social-familiare,  vivendo  ad 
B._______ sua madre, le sue due sorelle e suo fratello (cfr. verbale 1 
pag. 3); che, inoltre, ella non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi  
problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio 
degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera 
per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  la  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 

Pagina 10

D-7690/2010

(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

Pagina 11

D-7690/2010

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.–,  sono  poste  a  carico  del  
ricorrente.  Il  succitato  saldo  dev'essere  versato  alla  cassa  del 
Tribunale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 
decisione.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
Chiasso (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di Chiasso (via fax, per 
l'incarto N (...), con preghiera di notificare la sentenza al ricorrente 
e  di  ritornare  l'avviso  di  ricevimento  allegato  al  Tribunale 
amministrativo federale)

- N._______.

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Andrea Pedrazzini

Data di spedizione: >

Pagina 12