# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3af7fd9f-1e68-55b9-ae0e-92d4ad36550b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-03-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 24.03.2016 14.2015.229
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2015-229_2016-03-24.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2015.229

  	
  Lugano

  24 marzo 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) nella causa SO.2015.3586 (rigetto provvisorio dell’opposizione) della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con istanza 17 agosto 2015
da

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinato dall’avv. PA 1,)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 3 dicembre 2015 presentato dalla RE 1 contro
la decisione emessa il 25 novembre 2015 dal Pretore;

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Il 30 giugno 2014 la RE 1 quale datrice di
lavoro e CO 1 in veste di dipendente hanno sottoscritto un contratto individuale
di lavoro di durata indeterminata a partire dal 1° luglio 2014, in forza del
quale l’istante è stato assunto dalla società con il compito – per i primi tre
mesi, corrispondenti al periodo di prova – di preparare e divulgare l’attività
del “trading desk”, e successivamente di assumere la responsabilità “della sala trading desk, dei rapporti di conclusione
e nuove convenzioni e tutte quelle attività atte ad aumentare il business
specifico”. Oltre a ciò, CO 1 avrebbe dato assistenza
e supporto amministrativo e logistico per il settore fiduciario. Il salario
pattuito prevedeva per la prima attività una remunerazione di fr. 4'000.–
lordi per dodici mensilità, mentre per il periodo successivo a quello di prova “e/o” compatibilmente
con l’attivazione del trading desk lo stipendio sarebbe aumentato a fr. 6'000.–
mensili. Le parti hanno altresì concordato un bonus finale di fr. 48'000.–
“a decorrenza del primo anno
completo (31.12.2015), prima […] pagato pro rata, contestualmente alla
copertura del costo del salario lordo fisso, del bonus finale stesso e del
bonus/utile”. Con lettera del 12 febbraio 2015 la RE 1
ha rescisso dal rapporto di lavoro
per la fine dello stesso mese.

 

                            B.  Sulla scorta del precetto esecutivo n. __________ emesso il 30 aprile
2015 dall’Ufficio di esecuzione di Lugano, CO 1 ha escusso la RE 1 per l’incasso
di fr. 44'000.– oltre agli interessi del 5% dal 7 aprile 2015, indicando
quale titolo di credito: “Pretese
derivanti da contratto di lavoro del 30.06.2014”.

 

                            C.  Avendo
la RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 17 agosto
2015 CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 5. Nel termine impartito, la parte
convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni
scritte del 3 settembre 2015, cui sono seguite la replica spontanea del 5
ottobre dell’istante e la duplica del 13 ottobre della RE 1, in cui le parti si
sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive conclusioni.

 

                           D.  Statuendo con decisione del 25 novembre 2015, il Pretore ha parzialmente
accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’op­­posizione interposta dall’escussa
limitatamente a fr. 6'865.20 (anziché fr. 44'000.–)
oltre agli interessi del 5% dal 7 aprile 2015, ponendo le
spese processuali di fr. 500.– a carico dell’istante nella misura dei 4/5
e della convenuta per il restante 1/5.

 

                            E.  Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa
Camera con un reclamo del 3 dicembre 2015 per ottenerne l’annullamento e il mantenimento integrale dell’op­­posizione
da essa interposta. Visto l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato
notificato alla controparte per osservazioni.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                           1.1  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 3 dicembre 2015 contro la sentenza notificata alla RE 1 il 27
novembre, in concreto il reclamo è senz’altro tempestivo.

 

                           1.2  La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate
in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv.
1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di
designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia
i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione
della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero
pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale
5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base
agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo
restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di
prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                             2.  In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il
riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esisten­­za del
credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il
giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la
sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda
immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1).
La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo,
senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid.
2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre
nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136
III 530 consid. 3.2).

 

                             3.  Nella
decisione impugnata, il Pretore ha considerato che il contratto di lavoro
sottoscritto dalle parti il 30 giugno 2014 (doc. C), unitamente al relativo
allegato, costituiscono un valido riconoscimento di debito nel senso dell’art.
82 cpv. 1 LEF per il salario lordo di fr. 4'000.– mensili, relativi al
periodo di prova e quindi alla prima attività lavorativa dell’istante. Al
contrario, il primo giudice non ha intravvisto nei suddetti documenti alcun
riconoscimento di debito per quanto concerne la retribuzione salariale successiva,
ritenendo il contratto su questo punto “molto meno chiaro e di univoca interpretazione”. Oltre a ciò, dall’interpretazione del contratto il Pretore ha dedotto
che un eventuale adeguamento salariale dipendesse dall’attivazione del trading
desk, ciò che però non è avvenuto, come riconoscono le parti,
attribuendosene reciprocamente la responsabilità. A suo dire, tale tesi sarebbe
rafforzata dal fatto che CO 1 ha preteso l’aumento del salario solo dopo il
licenziamento, con una lettera del 7 aprile 2015, anziché una volta trascorso
il periodo di prova, ovvero a ottobre del 2014. Infine, il Pretore ha ritenuto che
la disdetta del 12 febbraio 2015 inoltrata dalla RE 1 fosse da considerare come
una disdetta ordinaria con effetto al 31 marzo 2015 e non una disdetta per motivi
gravi come sostenuto successivamente dalla convenuta. Egli ha pertanto rigettato
l’oppo­­sizione in via provvisoria limitatamente agli importi netti dei salari
di febbraio e di marzo 2015, pari a fr. 6'865.20.

 

                             4.  Nel
reclamo la RE 1, pur proclamandosi sostanzialmente d’accordo con la decisione
emanata dal Pretore, rimprovera a quest’ultimo di non aver considerato i motivi
da essa addotti, secondo cui la disdetta data a CO 1 sarebbe da qualificare
quale risoluzione immediata per motivi gravi nel senso dell’art. 337 CO,
chiedendo al proposito di tenerne conto “sul calcolo definibile”. La
reclamante pretende inoltre che vengano “tenuti in considerazione in questa causa di PE o in
quella da [essa] sollevata
verso l’istante” i danni materiali e i costi da lei sopportati.

 

                             5.  In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione
(DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).

 

                           5.1  Costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82
cpv. 1 LEF la scrittura privata, firmata dall’escusso – o dal suo
rappresentante –, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di
riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro
determinata o facilmente determinabile ed esigibile (DTF 139 III 301 consid.
2.3.1 con rimandi). Il contratto di lavoro sottoscritto dal datore di lavoro
vale in linea di massima come riconoscimento di debito nell’esecuzione volta alla
riscossione del salario pattuito, dedotti gli oneri sociali, sempre che il
datore di lavoro non sostenga in modo convincente che il lavoratore non ha
fornito la sua prestazione lavorativa nel periodo per cui chiede il salario
(sentenza del Tribunale federale 5A_513/2010 del 19 ottobre 2010, consid. 3.2
con rinvii; Stae­helin in: Basler
Kommentar, SchKG I, 2a ed.
2010, n. 126 ad art. 82 LEF).

 

                           5.2  Nel
caso concreto, il 30 giugno 2014 la RE 1 ha sottoscritto il “contratto di
lavoro normale” (doc. C annesso all’istanza), iniziato il 1° luglio 2014, che
prevede a favore di CO 1 in particolare una rimunerazione lorda di fr. 4'000.–
mensili per la prima parte della sua attività in seno alla società. Come giustamente
accertato dal Pretore, il contratto costituisce un valido titolo di rigetto
provvisorio dell’opposizione limitatamente ai salari per i mesi di febbraio e
marzo del 2015, dedotti gli oneri sociali, ciò che la reclamante del resto non
contesta.

 

                           5.3  Controversa
in questa sede è invece la questione relativa al tipo di disdetta data al
dipendente.

 

                             a)  A
questo proposito, il contratto di lavoro prevede che: “viene dato diritto al datore di lavoro, dopo il
periodo di prova, di dare disdetta al Dip. In casi eccezionali: mancata
attivazione del trading desk, o sua mancata efficienza operativa, secondo il
diritto di disdetta di un mese. Colpa grave o simile secondo il CO” (doc. C, penultimo paragrafo). Nel caso concreto, con lettera raccomandata
(a mano) del 12 febbraio 2015 la RE 1 ha rescisso dal rapporto di lavoro
con CO 1 “nei termini previsti”
per la fine dello stesso mese “essendo venute
a mancare le condizioni per proseguire il progetto finanziario a [lui] legato” (doc. E).

 

                            b)  Ora,
contrariamente a quanto sostenuto dalla reclamante, da tale lettera nulla
lascia pensare che la RE 1 abbia disdetto il contratto di lavoro immediatamente
per cause gravi nel senso dell’art. 337 CO. Anzitutto, la disdetta è stata data
“nei termini previsti” per la fine del mese e non con effetto immediato. D’altronde il motivo
addotto, ovvero la mancata attivazione del trading desk, è espressamente
indicato nel contratto di lavoro come un motivo di disdetta ordinaria entro il
termine di un mese stabilito dall’art. 335c cpv. 1 CO come termine di
preavviso per i contratti di lavoro di durata indeterminata nel primo anno di
servizio. Che poi la reclamante interpreti, a quanto pare, la clausola
contrattuale di disdetta nel senso di autorizzarla a recedere dal contratto per
la fine del mese corrente non le giova poiché il contratto di lavoro dispone
esplicitamente che dopo il periodo di prova di tre mesi “il periodo di disdetta seguirà le normative
di legge, sorrette dal CO svizzero” (doc. C, fine del
secondo paragrafo). Ebbene, come visto, l’art. 335c cpv. 1 CO prescrive
che la disdetta può essere data “per
la fine di un mese, nel primo anno di servizio con preavviso di un mese”. Nel caso specifico, notificata il 12 febbraio 2015 la rescissione ha
avuto effetto per il 31 marzo 2015 tenuto conto del preavviso contrattuale e
legale di un mese.

 

                                  Il
fatto che la disdetta non avesse carattere immediato è del resto confermato
indirettamente dalle comunicazioni effettuate dalla RE 1 dopo la disdetta, con
cui si riservava il diritto di “modificare
la [sua] disdetta da normale, in grave con “giusta causa” (doc. 1 accluso alle sue osservazioni), ribadiva poi la “fattibilità di applicazione del licenziamento
per motivi gravi, attualmente in valutazione” (doc. H),
per finire col notificare al dipendente solo il 31 agosto 2015 uno scritto
denominato “disdetta rapporto
di lavoro immediata” (doc. 3). In siffatte circostanze,
la conclusione cui è giunto il primo giudice sulla scorta della documentazione
prodotta non può di certo dirsi manifestamente errata, sicché il reclamo,
infondato, va respinto.

 

                           5.4  Anche
la contestazione degli interessi di mora è infondata perché la reclamante non
ne contesta il tasso, conforme alla legge (art. 104 cpv. 1 CO), né la data di
decorrenza, successiva alla fine del rapporto di lavoro, limitandosi ad accennare
a una sua presunta offerta transattiva, di cui però non si trova traccia né
nelle sue osservazioni all’istanza né nella duplica spontanea.

 

                             6.  Da
ultimo, la richiesta della reclamante – generica – di “tenere in considerazione” i danni e i costi sopportati in questa procedura o in quella da essa
avviata nei confronti di CO 1 è irricevibile per diverse ragioni. Non è infatti
motivata né si confronta con la motivazione con cui il primo giudice l’ha respinta
(v. sentenza impugnata, pag. 4 penultimo paragrafo), rilevando a ragione che la
domanda non rientra tra le sue (limitate) competenze, né peraltro
in quelle di questa Camera quale autorit giudiziaria superiore chiamata a
statuire su un reclamo contro una decisione di rigetto dell’opposizione (sopra,
consid. 1.2 e 2). Nella misura in cui dovesse riguardare le spese processuali
di prima sede, la richiesta è d’altronde infondata, giacché la reclamante è
risultata parzialmente soccombente per circa un quinto (fr. 6'865.20
a fronte di un’istanza vertente su fr. 44'000.–) e risponde pertanto delle
spese in tale misura (art. 106 cpv. 2 CPC). Corretta infine la decisione di
negarle l’assegnazione di ripetibili o di un’indenni­­tà d’inconvenienza, non
essendo la convenuta patrocinata da un rappresentante professionale né avendo
formulato una richiesta motivata al riguardo (v. art. 95 cpv. 3 lett. b-c CPC).

 

                             7.  La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema
di ripetibili, CO 1, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni,
non essendo incorso in spese in questa sede.

 

                                  Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 6'865.20.–,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                             2.  Le
spese processuali di complessivi fr. 360.– relative al presente giudizio,
già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –

      .

   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).