# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 605d072b-5456-5cc3-9e99-cc89cd64cb6f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-12-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 15.12.1998 12.1998.173
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1998-173_1998-12-15.html

## Full Text

Incarto n.

  12.98.00173

  	
  Lugano

  15 dicembre 1998/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini,
  vicecancelliere

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.98.309 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1,
promossa con petizione 28 aprile 1998 da

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall’avv. __________ 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr.
  dallo studio legale __________ 

   

  

con cui
l’attore ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 86’205.--
oltre accessori in conseguenza del contratto di lavoro;

 

Domanda
avversata dalla convenuta, che ha postulato la reiezione della petizione, e che
il Pretore con sentenza 27 agosto 1998 ha accolto;

 

Appellante
la convenuta, che con appello del 9 settembre 1998 chiede in via principale
l’annullamento della procedura di prima sede e l’assegnazione in suo favore di
un nuovo termine per la presentazione della risposta, e in via subordinata la
riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione;

 

Mentre
l’attore con osservazioni del 5 ottobre 1998 postula la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili.

 

 

Letti ed esaminati
gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

1.   - se deve
essere accolto l’appello

2.   - tassa di
giustizia e ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   L’attore
afferma di avere lavorato per la compagnia di assicurazioni __________, poi
assorbita dalla convenuta, fin dal 1991 sulla base di un mandato di
collaborazione, e dal 3 gennaio 1994 sulla base del contratto di lavoro doc. A
quale amministratore delle agenzie regionali della svizzera tedesca ed
italiana, giungendo ad essere nominato assistente di direzione e responsabile
di tutte le agenzie della Svizzera per il servizio clientela a partire dal 1°
marzo 1997.

                                         Il
16 aprile 1997 la __________ ha stipulato un accordo di collaborazione con la
convenuta, a seguito del quale l’attore il 6 giugno 1997 ha sottoscritto un
nuovo contratto di lavoro (doc. H).

                                         Il
26 settembre 1997 gli è stato significato il licenziamento per il termine del
30 giugno 1998. Ne sono seguite delle discussioni, a seguito delle quali la convenuta
avrebbe accettato di riconoscergli, oltre al salario dovuto, due indennità di
partenza di fr. 28’735.-- e di fr. 55’262.--, come risulterebbe dal suo scritto
del 6 ottobre 1997 (doc. L).

                                         Avendo
questa invece sospeso il pagamento del salario, sostenendo che con l’accordo
del 6 ottobre 1998 sarebbe stata concordata la cessazione anticipata del
rapporto di lavoro, il dipendente procede nella presente causa per il pagamento
dei salari dovutigli fino alla fine del periodo di disdetta. 

 

 

                                   B   La
convenuta si è opposta alla petizione affermando che le parti avrebbero
pattuito la cessazione anticipata del rapporto di lavoro al 7 ottobre 1997
contro pagamento dei salari dovuti fino alla scadenza del periodo di disdetta,
ossia quanto indicato nel doc. L come indennità di partenza e non come salario
dal momento che il rapporto di lavoro aveva così preso fine. Non esisterebbe di
conseguenza alcun credito per salari del procedente.

                                  C.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore, ha ritenuto che dallo scritto doc. L non si
possano dedurre con chiarezza gli intendimenti delle parti. La tesi della
convenuta sembrerebbe verosimile, ma non si spiegherebbe in tal caso perché gli
importi di cui allo scritto in questione siano stati denominati quali indennità
di partenza, né risulterebbe convincente il conteggio allestito nella risposta
di causa per tentare di dimostrare che si trattava in realtà del salario del
periodo di disdetta. Sarebbe in definitiva preferibile la tesi dell’attore,
secondo cui gli importi di cui al doc. L sarebbero da ritenere indennità di
partenza, fermo restando però il diritto al salario sino al 30 giugno 1998.

                                         Dal
che l’accoglimento della petizione.

 

 

                                  D.   Con
l’appello la convenuta adduce in primo luogo una violazione dell’art. 39 CPC
per il motivo che la risposta di causa, introdotta dalla convenuta senza
avvalersi di un patrocinatore, denoterebbe totale ignoranza delle prescrizioni
di cui al CPC, dal che il Pretore avrebbe dovuto dedurre che la parte non era
in grado di proporre e discutere la propria causa con la necessaria chiarezza.

                                         Si
imporrebbe pertanto l’annullamento della procedura svolta e l’assegnazione alla
convenuta di un nuovo termine per la presentazione della risposta.

                                         Quo
al merito della vertenza, il Pretore -in sintesi- avrebbe fondato il proprio
giudizio su mere supposizioni, prive di riscontro nei fatti della causa,
giungendo all’errato risultato della negazione dell’intervenuto scioglimento
del contratto di lavoro con effetto al 6 ottobre 1997.

 

 

                                  E.   Delle
osservazioni dell’attore al gravame, del quale è chiesta l’integrale reiezione
con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei
successivi considerandi.

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   L’appellante
postula l’annullamento della sentenza e di tutti gli atti successivi alla
petizione facendo valere una pretesa violazione dell’art. 39 CPC poiché, stante
la sua incapacità a difendersi, il Pretore non lo avrebbe diffidato a munirsi
di un patrocinatore, con la comminatoria della designazione d’ufficio.

 

                                1.1   Ogni
persona avente l’esercizio dei diritti civili, come pure le società in nome
collettivo e quelle in accomandita, possono procedere in lite con atti propri
(art. 38 cpv. 1 CPC). La capacità processuale comprende, appunto, la facoltà di
compiere personalmente tutti gli atti di causa (art. 39 cpv. 1 CPC). Nel
Ticino, come in tutto il resto della Svizzera, le parti non sono obbligate a
farsi patrocinare in giudizio, obbligo che esiste invece in Germania e in
Italia per la maggior parte dei procedimenti civili (DTF del 23 novembre
1995 in re T., consid. 3a con rinvii). Quando il giudice ritiene però che una
persona non sia capace di proporre e di discutere con la necessaria chiarezza
la propria causa, la diffida a munirsi entro breve termine di un patrocinatore,
con la comminatoria – se convenuta – della nomina di un avvocato d’ufficio
(art. 39 cpv. 2 CPC).

                                         La
nomina di un avvocato d’ufficio (e la diffida che precede tale nomina)
configura una restrizione della capacità processuale. Per il suo carattere di
eccezione essa deve giustificarsi alla luce di particolari circostanze,
oggettive e soggettive, che il Pretore valuta facendo capo al suo ampio potere
di apprezzamento (Rep. 1989, pag. 168 in alto; 1988, pag. 375 consid.
a). Il solo fatto che un convenuto sia sprovvisto di patrocinatore ancora non
significa, quindi, che esso vada diffidato a munirsi di un legale o che il
giudice gli debba nominare un avvocato d’ufficio. Se così fosse, la capacità di
compiere personalmente tutti gli atti processuali sarebbe svuotata di senso.
Determinante è la ponderazione delle capacità personali della parte per rapporto
al grado di difficoltà che la causa presenta, considerato anche lo stadio in
cui il processo si trova. Un convenuto può apparire incapace di difendersi, ad
esempio, per insufficienti cognizioni giuridiche, ma anche per malattia, per incapacità
di provvedere a sé medesimo o per il suo contegno sconveniente, che turba
l’ordine del processo (Poudret, Commentaire de la loi fédérale
d’organisation judiciaire, Berna 1990, vol. I, n. 7.2 ad art. 29). La
situazione va apprezzata di caso in caso.

 

                                1.2   In
concreto, contrariamente a quanto sostenuto nell’appello, nulla induce a
ritenere che la convenuta non fosse in grado di discutere con la necessaria
chiarezza la propria causa. 

                                         Non
solo il suo allegato responsivo di data 26 maggio 1998, come lo stesso
ricorrente riconosce, è formalmente corretto, tanto da contenere una
suddivisione tra le argomentazioni di fatto e quelle di diritto, ma anche il
merito della vertenza è esposto con assoluta chiarezza e precisione, sicché non
vi è dubbio alcuno sul fatto che la convenuta abbia pienamente compreso la
portata delle richieste formulate nei suoi confronti, né si può ritenere che
essa abbia negligentemente omesso l’adduzione di rilevanti elementi fattuali.

                                         La
menzionata lacuna nell’indicazione dei mezzi di prova risulta invece del tutto
irrilevante, non avendo prodotto alcun pregiudizio concreto. Dal verbale
dell’udienza preliminare non risulta infatti che la convenuta abbia tentato di
notificare dei mezzi di prova e che questi le siano stati negati dal Pretore
siccome non indicati nell’allegato introduttivo -vi sarebbe in tal caso un
eccesso di formalismo da parte del primo giudice- ma risulta invece che non vi
è stata alcuna richiesta l’assunzione di mezzi di prova. Lo stesso ha del resto
ha fatto l’attore, pur se regolarmente patrocinato, essendo evidentemente
opinione delle parti che la soluzione del caso andasse ricercata nella corretta
lettura della documentazione esistente, il che non permette evidentemente di
ritenere che la convenuta non sia stata in grado di condurre la propria causa
ai sensi dell’art. 39 CPC.

                                         Va
perciò disattesa la censura di nullità conseguente a violazione dell’art. 39
CPC sollevata dell’appellante.

 

 

                                   2.   L’art.
8 CC impone a chi intende dedurre il proprio diritto da una circostanza di
fatto l’obbligo di provare detta circostanza (per tante: II CCA 3
febbraio 1995 in re M./F., 6 settembre 1993 in re C./G., 26 febbraio 1992 in re
H./C.).

                                         In
conseguenza di questa norma, la mancanza della prova delle circostanze di fatto
costitutive del diritto obbliga il giudice a decidere in sfavore di chi ha
asserito l’esistenza del diritto (Kummer, Berner Kommentar, n. 20 ad
art. 8 CC).

                                         Nel
rispetto di questo principio, il giudice cantonale valuta poi nel modo previsto
dal diritto procedurale, secondo il suo libero convincimento secondo l’art. 90
CPC, quale sia la forza probatoria degli elementi forniti dalla parte tenuta a
farlo, e, di conseguenza, se un certo fatto debba o meno ritenersi provato (DTF
84 II 33, 80 II 298; Rep. 1989, pag. 440; Kummer, opera citata,
n. 64 ad art. 8 CC).

                                         Ne
discende che chi, come l’attore, procede per ottenere l’adempimento di una
pretesa contrattuale è gravato dell’onere di dimostrare l’esistenza
dell’asserito contratto nonché la congruità della sua pretesa (II CCA 22
luglio 1998 in re B./F. SA).

 

                                   3.   L’attore
per mezzo del doc. H (contratto di lavoro con la convenuta) e del doc. I
(disdetta del 26 settembre 1997) ha dimostrato l’esistenza dell’asserito
contratto di lavoro fino alla data del 30 giugno 1998, dal che, di principio,
discende fino a quella data il suo diritto al salario. A questo risultato non
osta il fatto che egli non abbia effettivamente lavorato fino a quella data, non
essendo stata sollevata dalla datrice di lavoro l’eccezione di inadempimento ex
art. 82 CO.

                                         Se
ne deve ritenere che l’attore ha soddisfatto l’onere probatorio che gli
incombeva per un ammontare di fr. 8’210.-- lordi (“brut”) per tredici mensilità
annuali (doc. H, art. 3, pag. 2).

 

 

                                   4.   La
convenuta, per sua parte, eccepisce l’esistenza di una pattuizione successiva
alla data della disdetta per cui sarebbe stata concordata la cessazione degli
effetti del contratto di lavoro al 7 ottobre 1997, e comunque l’avvenuto
pagamento di quanto di spettanza dell’attore. 

                                         L’onere
della prova per la sussistenza di queste circostanze liberatorie incombe alla
convenuta, che se ne prevale.

 

 

                                   5.   L’asserita
cessazione del rapporto di lavoro al 7 ottobre 1997 figura nella lettera 6
ottobre 1997 della convenuta (doc. L/4), non potendosi interpretare altrimenti
la frase “Nous nous référons à notre entretien de ce jour et vous confirmons
que vous quittez définitivement le __________ avec effet au 7 octobre 1997”.
Siffatta dicitura non è in effetti equivoca, e non può essere ragionevolmente
confusa con la diversa fattispecie in cui al 7 ottobre 1997 vi sarebbe stata
solo la cessazione della prestazione lavorativa dell’attore, fermo restando il
contratto di lavoro sino al 30 giugno 1998, essendo una simile interpretazione
del tutto  incompatibile con le combinate locuzioni “quittez
définitivement...avec effet au 7 octobre 1997”.

                                         Siffatto
risultato, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro al 7 ottobre 1997, non
si produce tuttavia per il solo fatto che la convenuta lo indica in una
lettera, occorreva piuttosto che quanto riferito nella lettera medesima fosse
coperto dall’indispensabile consenso dell’attore, al quale l’immediato
scioglimento del contratto di lavoro non poteva ovviamente essere imposto.

                                         E’
ben vero che l’attore risulta avere firmato per accettazione lo scritto in
questione (cfr. doc. 4 e l’allegato al doc. S), ma egli nella presente causa
contesta di avere consentito alla conclusione anticipata del rapporto di
lavoro, avendo egli semmai inteso di essere stato sospeso dalle sue funzioni,
ferma restando la scadenza del contratto di lavoro al 30 giugno 1998
(petizione, punti 6 e 7, pag. 5 e 6).

                                         Un
simile significato non può tuttavia essere ragionevolmente attribuito allo
scritto in questione, così che non si potrebbe ammettere l’esistenza di un
consenso effettivo o normativo (art. 1 e 18 CO) su tale contenuto.

                                         Volendo
essere indulgenti con l’attore, si potrebbe ammettere che egli si sia trovato
in errore sul significato da attribuire a quello scritto, così da non essere
vincolato al consenso da lui dato.

                                         Ci
si dovrebbe invero ancora chiedere se questa pattuizione non sia nondimeno da
ammettere per il motivo che l’attore ha accettato gli importi di fr. 28’735.--
e fr. 55’262.--,qualificati dalla convenuta nella predetta lettera doc. L come
“indemnité de départ” e “indemnité complémentaire de départ”, ma la risposta
sarebbe negativa, avendo l’attore inteso che siffatti pagamenti gli erano
dovuti indipendentemente dalla questione dell’eventuale cessazione anticipata
del rapporto di lavoro. 

                                         Se
ne dovrebbe perciò concludere -sempre nella per l’attore migliore delle
ipotesi- che dato che la convenuta a sostegno della propria tesi non porta
altro che la cennata lettera doc. L/4, la tesi dell’avvenuto consensuale
scioglimento del contratto al 7 ottobre 1997 deve valere come non provata,
facendo difetto il necessario accordo del dipendente.

 

 

                                   6.   Quo
all’eccezione dell’avvenuto pagamento, è incontestato il fatto che la convenuta
ha corrisposto all’attore gli importi di fr. 27’189.80 e di fr. 55’262.--, per
un totale di fr. 82’451.80 (doc. 9), che se computabili sul credito dell’attore
ne comporterebbero la quasi integrale estinzione.

                                         L’attore
contesta che questi importi siano da computare sulla propria pretesa,
sostenendo che gli sarebbero stati riconosciuti a titolo di indennità di
partenza, affermazione per la quale è lui ad essere gravato dell’onere della
prova.

 

                                6.1   E’
in primo luogo pacifico -lo stesso attore non lo pretende- che la convenuta non
aveva un obbligo legale al versamento in favore del dipendente di un’indennità
di partenza ex art. 339b-d CO, facendo difetto il requisito della durata del
servizio di almeno 20 anni (art. 339b cpv. 1 CO), né risulta l’esistenza (fatte
salve eventuali pattuizioni del 6 ottobre 1997) di un obbligo contrattuale
della convenuta a siffatto pagamento (cfr. doc. A, H, Q).

 

                                6.2   L’attore,
come si è detto, sostiene di potere ricevere questi importi in aggiunta allo
stipendio del periodo di disdetta in quanto questi gli sarebbero stati
riconosciuti quale indennizzo per le circostanze del licenziamento, oppure in
considerazione della sua età e dei servigi forniti.

                                         Non
vi è motivo di dubitare della buona fede dell’attore su questo punto, nel senso
che egli ha realmente inteso di essere stato posto al beneficio di un’indennità
volontaria di partenza, ma anche in questo caso -così come per la questione
della data di cessazione del rapporto di lavoro- siffatto risultato può essere
ammesso solo nell’ipotesi che vi sia stato un corrispondente consenso della
convenuta, la cui esistenza deve essere provata dall’attore.

                                         Nuovamente,
l’unico indizio in atti sugli intendimenti delle parti è costituito dalla
lettera doc. L/4 della convenuta, che in buona fede può essere unicamente
intesa nel senso che le indennità in questione venivano versate quale
controprestazione (“En contrepartie”) per l’uscita definitiva dell’attore dal
rapporto di lavoro al 7 ottobre 1997, con conseguente decadenza del suo diritto
al salario sino al 30 giugno 1998, circostanza che non si sarebbe tuttavia
verificata per l’asserito mancato assenso dell’attore.

                                         Ne
segue, in difetto di prove migliori, che così come l’attore non avrebbe
accettato di sciogliere il contratto di lavoro al 7 ottobre 1997 contro il solo
versamento delle indennità in questione, la convenuta non risulta avere
accettato di pagare tali indennità senza lo scioglimento anticipato del
rapporto di lavoro, e può di conseguenza computare gli importi versati sul
credito salariale dell’attore.

 

 

                                   7.   In
definitiva, merita di essere seguita la ricorrente laddove rimprovera al
Pretore di essersi determinato anche in base a congetture, non potendosi
condividere la valutazione degli elementi che hanno portato a concludere nel
senso del giudizio impugnato.

 

                                7.1   Il
fatto che gli importi versati siano stati qualificati dalla convenuta come
indennità di partenza e non come salario non appare decisivo a mente di questa
Camera se raffrontato alla precisa condizione posta dalla convenuta stessa per
il versamento del denaro, ossia l’uscita definitiva dell’attore al 7 ottobre
1997, non verificatasi. Lo stesso Pretore rileva del resto la coerenza della
convenuta con la propria tesi, non avendo senso di definire gli importi come
“salario”, stante la cessazione del rapporto di lavoro.

 

                                7.2   Anche
la non corrispondenza degli importi versati con il credito salariale, o
l’incongruenza dei conteggi della convenuta appaiono decisivi, e perciò
sostitutivi di una volontà in realtà non manifestata, rilevato comunque che
l’importo versato è grosso modo corrispondente a quello richiesto in causa e
che la convenuta oltre a questi importi aveva promesso l’assunzione a proprio
carico dei contributi paritetici (doc. L/4), la cui considerazione
permetterebbe forse di meglio spiegare le cifre di causa.

                                         Costituisce
comunque un’effettiva forzatura della lettura delle emergenze di causa, volere
ravvisare il consenso della convenuta al versamento cumulativo di salario e
indennità dalla poca chiarezza dei suoi conteggi o dalla presenza di importi 
non arrotondati, oppure ancora da deduzioni riguardanti la posizione
professionale dell’attore, quando invece la di lei volontà nel momento decisivo
risulta chiara sulla base del doc. L/4.

 

 

                                7.3   E’
pertanto inconferente anche il fatto che la convenuta, a mente sua avrebbe
ritenuto, così facendo, di compensare i salari del periodo di disdetta con fr.
63’817.65 e di concedere un’indennità “a titolo compiacente” di fr. 20’179.35
(doc. S), trattandosi di una questione interna, attinente alla formazione della
sua volontà, comunque condizionata alla “partenza definitiva e immediata del
Suo mandante dall’azienda al 7 ottobre 1997” (ibidem), ipotesi rifiutata
dall’attore. Altrettanto irrilevante è quindi anche il fatto che la stessa
convenuta si sia espressa nei termini di una durata del contratto sino al 30
giugno 1998 (doc. N), trattandosi a prima vista di un’indicazione limitata alla
questione dell’affiliazione a condizioni preferenziali alle assicurazioni collettive
riservate ai dipendenti. Del resto lo stesso doc. N precisa poco sotto che
“vous ne faites plus partie du contrat du personnel au sens propre du terme”,
tesi ribadita e confermata dal successivo scritto doc. P.

 

                                7.4   A
maggiore ragione questo risultato si giustifica tenuto conto del fatto che
l’attore ha sottoscritto il doc. 4, al quale attribuisce ora un significato non
compatibile a quello che gli doveva essere attribuito ad una sua corretta
lettura. 

 

 

                                   8.   L’appellante
afferma infine che il salario netto dell’attore era di soli fr. 7’090.85
mensili, tesi invero già sostenuta con la risposta di causa (pag. 4).

                                         Tale
importo risulta in effetti dal conteggio doc. 15 con il che, senza necessità di
entrare nel dettaglio, si può affermare che le sole deduzioni per l’AVS (5,05%)
e l’AD (1,5%) avrebbero comportato una riduzione circa del  6,5% dell’importo
vantato di fr. 86’205.--, importo che sarebbe pertanto sceso a fr. 80’601.--.

                                         Stante
l’avvenuto pagamento di fr. 82’451.80 (doc. 9), se ne deve concludere che
l’attore ha ricevuto almeno quanto di sua spettanza

 

                                         Ne
consegue, ai sensi dei considerandi, l’accoglimento del gravame.

 

                                         Tassa
di giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza
dell’attore, ritenuto che alla convenuta, che in prima sede non si è fatta
patrocinare, va attribuita per quella procedura un’indennità inferiore alle
ripetibili attribuite all’attore dal giudizio impugnato (art. 148 CPC).

 

 

Per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello
9 settembre 1998 di __________ è accolto.

 

                                         Di
conseguenza la sentenza 27 agosto 1998 della Pretura del distretto di Lugano,
sezione 1, è riformata nel modo seguente:

 

                                         1.   La
petizione è respinta.

                                      

                                         2.   La
tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 2’500.--, da anticipare
dall’attore, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere alla convenuta
fr. 2’000.-- per indennità.

 

 

 

 

 

 

                                   II.   Le
spese della procedura di appello, consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                                        fr.    1’750.--

                                         b) 
spese                                                          fr.        
50.--

                                         T
o t a l e                                                           fr.   
1’800.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, sono a carico dell’attore, che rifonderà alla
convenuta fr. 2’200.-- per ripetibili d’appello.

 

                                  III.   Intimazione:    -    __________

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario