# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e6f8a09d-bb5e-598c-becf-2f3bfdff89b0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-03-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.03.2015 D-1349/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1349-2015_2015-03-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-1349/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  m a r z o  2 0 1 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Jean-Pierre Monnet; 

cancelliera Zoe Cometti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Kosovo,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione  

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 27 febbraio 2015 / N […]. 

 

 

 

D-1349/2015 

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Visto: 

la domanda d'asilo che il ricorrente ha presentato in Svizzera in data 

9 febbraio 2015; 

i verbali d'audizione del 16 febbraio 2015 (di seguito: verbale 1) e del 

19 febbraio 2015 (di seguito: verbale 2); 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 27 febbraio 2015, notificata al ricorrente il medesimo giorno 

(cfr. atto A19/1), con la quale detta Segreteria ha respinto la domanda 

d'asilo ed ha pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera, 

rispettivamente l'esecuzione di tale misura siccome lecita esigibile e 

possibile; 

il ricorso del 2 marzo 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 3 marzo 2015) con il quale l'insorgente ha concluso, in via 

principale, all'annullamento della decisione della SEM e la concessione 

dell'asilo e, in via subordinata, ha chiesto la trasmissione degli atti 

all'autorità inferiore per una nuova decisione; che ha altresì presentato una 

domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle 

presunte spese processuali con protestate tasse, spese e ripetibili; 

gli atti della SEM anticipati via telefax al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) in data 4 marzo 2015 e l'incarto originale pervenuto 

al Tribunale il 6 marzo 2015; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono; 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 

48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA  

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 5); 

che nel corso dell'audizione sulle generalità il richiedente ha dichiarato di 

essere cittadino kosovaro di etnia ashkali, nato e cresciuto a B._______, 

Kosovo (cfr. verbale 1, pagg. 3 seg.); 

che sarebbe espatriato poiché, a partire dall'età di 10 o 11 anni, sarebbe 

stato quotidianamente vittima di percosse, minacce ed insulti da parte di 

albanesi (cfr. verbale 1, pagg. 8 seg. e verbale 2, pagg. 3 seg.); che, 

inoltre, nel suo Paese d'origine egli non avrebbe da mangiare e non ci 

sarebbe lavoro (cfr. verbale 1, pag. 8 e verbale 2, pag. 3); 

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni 

(art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi); 

che il richiedente è cittadino kosovaro; che il Consiglio federale ha inserito 

il Kosovo nel novero dei Paesi esenti da persecuzioni ai sensi dell'art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi; 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); 

che, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o perlomeno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità di 

rifugiato è resa verosimile quando l'autorità la ritiene data con una 

probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in 

particolare le allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate 

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o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi);  

che nella querelata decisione la SEM ha considerato inverosimili le 

dichiarazioni dell'interessato circa i suoi motivi d'asilo; che, in primo luogo, 

non si spiegherebbe come egli non abbia mai denunciato i maltrattamenti 

subiti quotidianamente e nemmeno abbia mai considerato la possibilità di 

trasferirsi in un'altra località lontana dagli aggressori; che pertanto, il suo 

comportamento risulterebbe essere incompatibile con l'esperienza 

generale di vita o la logica dell'agire; che, in secondo luogo, le sue 

allegazioni sarebbero contraddittorie poiché divergerebbero su punti 

essenziali; che, in particolare, chiamato a descrivere nel dettaglio l'episodio 

di violenza nel quale gli albanesi lo avrebbero minacciato con dei coltelli e 

l'ultima aggressione subita prima del suo espatrio, egli avrebbe fornito, in 

entrambi i casi, versioni incongruenti circa lo svolgersi dei fatti; che, infine, 

l'autorità inferiore ha ritenuto le dichiarazioni del richiedente 

complessivamente vaghe, superficiali e stereotipate; che, infatti, 

l'interessato non sarebbe stato in grado di descrivere in maniera attendibile 

né gli artefici dell'ultima aggressione subita, né il luogo nel quale egli 

sarebbe stato minacciato con armi da taglio; 

che pertanto la SEM ha concluso che le dichiarazioni dell'interessato non 

soddisferebbero le condizioni richieste per ammettere la verosimiglianza 

giusta l'art. 7 LAsi;  

che inoltre, a mente dell'autorità inferiore, le asserzioni del ricorrente circa 

l'assenza di lavoro in Kosovo e le conseguenti difficoltà economiche da egli 

vissute nel suo Paese d'origine non sarebbero rilevanti ai fini dell'asilo, 

poiché non costituirebbero delle persecuzioni ai sensi dell'art. 3 LAsi; 

che, di conseguenza, la SEM ha respinto la domanda d'asilo poiché le sue 

dichiarazioni non risulterebbero verosimili e sarebbero inoltre irrilevanti in 

materia d'asilo; 

che nel ricorso egli ha contestato la presunzione di assenza di persecuzioni 

in Kosovo ritenuta dal Consiglio federale; che, in particolare, questa 

sarebbe smentita dalle dichiarazioni concrete, coerenti e dettagliate fornite 

dall'insorgente circa le continue violenze, soprusi e minacce che egli 

avrebbe subito in Patria; che il ricorrente ha evidenziato inoltre come non 

avrebbe mai avuto alcuna possibilità di ottenere una protezione effettiva né 

dalla comunità, né dalle autorità statali; che infatti, i suoi aggressori 

avrebbero minacciato di ucciderlo qualora li avesse denunciati; che, invero 

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avendo egli difficoltà a procurarsi anche solo i mezzi necessari alla 

sopravvivenza, non  avrebbe potuto fare nulla per difendersi; che, inoltre, 

l'insorgente ha contestato l'inverosimiglianza dei suoi motivi d'asilo rilevata 

dall'autorità inferiore; che, egli sostiene di aver indicato in maniera 

coerente, dettagliata e plausibile le condizioni di fragilità in cui le persone 

della sua comunità vivrebbero e le persecuzioni che gli stessi subirebbero; 

che, d'altronde, le incongruenze individuate dalla SEM sarebbero per lo più 

apparenti e spesso riferite ad aspetti di dettaglio; 

che, come rettamente considerato dall'autorità inferiore, il Tribunale ritiene 

che le dichiarazioni del ricorrente in corso di procedura sono inverosimili, 

giacché vaghe, stereotipate e non corroborate da elementi consistenti; che 

il ricorrente dichiara di essere stato vittima, regolarmente e dall'età di 10 o 

11 anni, di angherie da parte di albanesi; che nel corso delle due audizioni, 

l'autorità inferiore ha esplicitamente chiesto all'interessato di focalizzarsi 

sull'esposizione di due episodi di violenza determinanti; che, in primo 

luogo, egli è stato sollecitato ad esporre l'ultima aggressione subita prima 

del suo espatrio; che vista la vicinanza temporale di tale avvenimento e 

l'importanza rivestita da esso, in quanto fattore scatenante l'espatrio 

stesso, mal si comprende come le sue dichiarazioni in merito siano concise 

e prive di dettagli (cfr. verbale 2, D45-47, pag. 5); che, in secondo luogo, il 

ricorrente è stato sollecitato a descrivere in maniera particolareggiata 

l'aggressione durante la quale sarebbe stato pericolosamente minacciato 

con dei coltelli; che nemmeno in questo caso il racconto da egli fornito 

appare esauriente; che, infatti,  il ricorrente si è contraddetto quo la 

dinamica dei fatti (cfr. verbale 1, pag. 1 e verbale 2, D122, pag. 11), non 

ricorda quando essi siano accaduti (cfr. verbale 2, D88-89, pag. 8) né dove, 

e questo nonostante si tratti di luoghi da egli quotidianamente frequentati 

(cfr. verbale 2, D90-95, pagg. 8 seg.);  

che poiché le aggressioni non sarebbero sempre state perpetrate dallo 

stesso gruppo di persone, si comprendono le difficoltà avute dal ricorrente 

nel descrivere i suoi aguzzini (cfr. verbale 2, D34-35 e D37, pag. 4); che, 

tuttavia, non si giustifica come mai egli nel descrivere le angherie subite si 

limiti a dire, in maniera sbrigativa e vaga, di essere stato picchiato 

(cfr. verbale 1, pag. 3; verbale 2, D25, D45, pag. 5); che infine, chiestogli 

se ricordasse un episodio particolare di un'aggressione subita egli ha 

risposto, semplicemente, "no" (cfr. verbale 2, D113, pag. 10); che, ciò 

appare decisamente singolare; che per il resto si rimanda a quanto 

considerato dalla SEM nella decisione impugnata; 

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che pur ammettendo che il ricorrente sia effettivamente stato vittima di 

angherie, queste non appaiono essere di un'intensità tale da poter essere 

qualificate come rilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi; che, come rettamente 

ritenuto nella querelata decisione, un'irrilevanza dei motivi d'asilo è 

riscontrata anche in altri punti del racconto del ricorrente; che, in 

particolare, egli ha più volte ribadito che, in molteplici occasioni, le 

aggressioni di cui sarebbe stato vittima erano perpetrate al fine di derubarlo 

del guadagno della giornata (cfr. verbale 1, pagg. 8 seg.; verbale 2, D33, 

pag. 4 e  D59, pag. 6); che inoltre, l'insorgente ha fatto valere che nel suo 

Paese d'origine non vi sarebbe lavoro (cfr. verbale 1, pag.8; verbale 2, D25, 

pag. 3, D110, pag. 10) e perciò egli avrebbe difficoltà a provvedere al suo 

sostentamento (cfr. verbale 1, pag. 8; verbale 2, D25, pag. 13, D110, 

pag. 10); che, tuttavia, tali allegazioni di natura economica sono irrilevanti 

ai sensi dell'art. 3 LAsi; che, infine, nemmeno il desiderio del ricorrente di 

poter vivere in Svizzera poiché in questo Paese ci sarebbero libertà, pace 

e legge (cfr. verbale 2, D153, pag. 13) non rappresenta una persecuzione 

atta a giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato (art. 3 LAsi) e 

di conseguenza la concessione dell'asilo; 

che nemmeno a livello ricorsuale il ricorrente non ha presentato argomenti 

o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella 

di cui all'impugnata decisione; 

che di conseguenza, per tutte queste ragioni, le dichiarazioni del 

richiedente non adempiono alle condizioni di verosimiglianza ai sensi 

dell'art. 7 LAsi e sono irrilevanti ai sensi delle norme in materia di 

concessione dell'asilo; che quindi il ricorrente non è riuscito a dimostrare, 

o perlomeno a rendere verosimile, la qualità di rifugiato, per il che è a giusto 

titolo che la SEM ha respinto la sua domanda d'asilo;  

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione, tenendo però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]); 

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che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento; 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della LStr 

(RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione dell'allontanamento dev'essere 

possibile (cpv. 2), ammissibile (cpv. 3) e ragionevolmente esigibile (cpv. 4);  

che nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa alla domanda d'asilo dell'insorgente, quest'ultimo non può 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), 

generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed 

espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30); 

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per il ricorrente d'essere esposto, in 

caso di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 

10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile 

(cfr. art. 83 cpv. 3 LStr in relazione all'art. 44 LAsi); 

che, inoltre, la situazione vigente in Kosovo non risulta caratterizzata da 

guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della 

popolazione nell'integralità del territorio nazionale e che l'esecuzione 

dell'allontanamento verso questo Paese è in linea di massima 

ragionevolmente esigibile (cfr. DTAF 2011/50);  

che, come già enunciato, il Consiglio federale ha inserito il Kosovo nella 

lista «Safe Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi;  

che tale presunzione non è stata inficiata dal ricorrente; 

che quo alla situazione personale dell'insorgente, va rilevato che egli è 

giovane ed ha trascorso tutta la sua esistenza in Kosovo dove, oltretutto, 

si trovano anche i suoi genitori, fratelli, sorelle, zii ed una nonna 

(cfr. verbale 1, pag. 6; verbale 2, D23, pag. 3); che, peraltro, essi vivono in 

una casa di proprietà (cfr. verbale 2, D12, pag. 2); che in questo senso si 

può partire dal presupposto che il ricorrente disponga di un ottima rete 

sociale e famigliare in patria; 

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che infine, i motivi di salute invocati dal ricorrente a sostegno della non 

esigibilità del suo allontanamento, non sono di una gravità tale da 

giustificare un'ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 

2009/2 consid. 9.3.2); che nella fattispecie l'insorgente si dice affetto da 

asma e, stando alle sue dichiarazioni, lo sarebbe anche sua madre 

(cfr. verbale 1, pag. 10); che, come da lui stesso affermato, la madre 

seguirebbe in Kosovo una terapia contro questa patologia (cfr. verbale 1, 

pag. 10); che, in conclusione, in casu non emerge la necessità di una 

permanenza in Svizzera dell'insorgente per motivi medici; che, peraltro, 

egli potrà richiedere un aiuto al ritorno ai sensi 

dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi; 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 

Paese d'origine è ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); 

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi);  

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile; che, di conseguenza, anche in 

materia di allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e 

la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata; 

che la SEM con la decisione impugnata non ha pertanto violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto; 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto; 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

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che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d LTF); 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 10 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: