# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c84594df-c04a-514c-9d53-45ac38ac289a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-11-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.11.2010 D-4647/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4647-2006_2010-11-16.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4647/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 6  n o v e m b r e  2 0 1 0

Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 
Thomas Wespi, Claudia Cotting-Schalch, 
cancelliere Carlo Monti;

A._______, Turchia, 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore;

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 5 aprile 2005 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4647/2006

Fatti:

A.
L'interessato, di etnia armena e di religione cristiana (ortodossa arme-
na),  è  nato  a  B._______,  nell'omonima  provincia,  in  Turchia,  dove 
avrebbe risieduto dalla nascita fino al 15 gennaio 2005, con un inter-
vallo a C._______, nella provincia di C._______, per gli studi in scien-
ze politiche nel periodo tra il 1998 e fine settembre 2003. In seguito si 
sarebbe recato ad D._______ fino al momento dell'espatrio avvenuto 
in data 5 marzo 2005. Avrebbe quindi raggiunto  la Svizzera il  9 mar-
zo 2005, dove, in stessa data, ha presentato domanda d'asilo (cfr. ver-
bali  d'audizione  del  22 marzo  2005,  pagg. 1,  2  e  7  come  pure  del 
29 marzo 2005, pag. 3).

Sentito sui motivi  d'asilo il  ricorrente ha dichiarato in sostanza e per 
quanto è qui di rilievo, di essere espatriato a seguito di persecuzioni 
legate alla sua etnia, alla sua religione cristiana come pure a seguito  
dell'ordine di prestare servizio militare essendo egli parte di una mino-
ranza etnica e religiosa. 

Sul suo vissuto, egli riferisce che, dopo esser tornato a B._______ nel  
settembre 2003, avrebbe subito delle angherie da parte delle autorità 
statali. Sua madre,  scrittrice,  avrebbe pubblicato degli  articoli  circa i 
problemi degli armeni a B._______ e ne avrebbe discusso con dei per-
sonaggi attivi sul fronte della lotta per il rispetto dei diritti dell'uomo. A 
causa di ciò, la polizia avrebbe minacciato di morte la sua famiglia . Il 
richiedente si sarebbe quindi trasferito ad Istanbul, dove si sarebbe re-
cato nella Chiesa armeno ortodossa e si sarebbe convertito al Cristia-
nesimo. Attorno a capodanno 2005,  sarebbe poi  stato  fermato  dalle 
autorità statali l'autobus per un controllo sul quale si trovava mentre si 
stava recando dai suoi genitori e sarebbe stato portato ad un posto di 
polizia. I poliziotti lo avrebbero deriso a causa della sua confessione, 
gli  avrebbero preso la  sua carta  d'identità  ed avrebbero perquisito  i 
suoi bagagli confiscando degli scritti religiosi e delle cassette audio. In 
data  10 gennaio  2005,  mentre  stava facendo jogging, sarebbe stato 
fermato da una macchina della polizia ed un poliziotto lo avrebbe ag-
gredito ai genitali dopo che l'interessato non sarebbe stato in grado di 
presentare  la  sua  carta  d'identità  e  di  avere  dichiarato  di  essere  di 
confessione cristiana. Il  richiedente sarebbe quindi tornato a casa in 
bus. A causa di tali problemi avrebbe deciso di recarsi ad D._______ 
dove  avrebbe  indossato  abiti  della  comunità  armeno  ortodossa.  Un 

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giorno, avrebbe inviato delle riviste a B._______. Il 17 febbraio 2005, 
sarebbe stato fermato ad D._______ da due poliziotti che gli avrebbero 
chiesto cosa avrebbe portato in chiesa ed a chi avrebbe consegnato il 
tutto. Inoltre, gli stessi poliziotti gli avrebbero chiesto cosa avrebbe in-
viato a B._______. Dopo aver risposto di non aver fatto nulla di scor-
retto e di aver soltanto praticato la sua religione, i poliziotti l'avrebbero 
accusato di tradimento e gli avrebbero prospettato di non risparmiarlo 
in futuro. In seguito, l'interessato sarebbe stato chiamato a svolgere il  
servizio militare ed avrebbe quindi deciso di espatriare. Infine, ha ag-
giunto che anche suo fratello sarebbe espatriato ed avrebbe ottenuto 
l'asilo in Francia.

A sostegno della sua domanda d'asilo, il richiedente ha prodotto un di -
ploma universitario dell'università di C._______, un certificato di batte -
simo (Chiesa armeno ortodossa) ed uno scritto di  conferma dal  Pa-
triarca  armeno  in  Turchia.  Inoltre,  con  scritto  spontaneo  del  6  giu-
gno 2005, il ricorrente ha allegato le pagg. 1 e 4 di un fax riportante il  
dispositivo di una sentenza francese del 29 giugno 2004 che dispor-
rebbe la concessione dell'asilo in Francia a suo fratello.

B.
Con decisione del 5 aprile 2005, l'UFM ha respinto la succitata doman-
da d'asilo. Detto Ufficio ha pure pronunciato l'allontanamento dell'inte-
ressato dalla  Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento medesimo, 
siccome lecita, esigibile e possibile.

C.
In data 4 maggio 2005, il richiedente è insorto contro detta decisione 
con ricorso dinnanzi alla già Commissione svizzera di ricorso in mate-
ria d'asilo (CRA) chiedendo l'annullamento della decisione impugnata 
ed il rinvio all'autorità di prime cure per una nuova valutazione quo al 
rimpatrio o ad altra destinazione, riservato il diritto di essere sentito in 
merito agli atti mancanti.

D.
La CRA, con ordinanza del 26 maggio 2005, ha informato il ricorrente 
della possibilità di soggiorno in Svizzera fino al termine della procedu-
ra ed ha invitato il ricorrente, in mancanza di prove della sua indigen-
za, a versare entro il 10 giugno 2005 un anticipo di CHF 600.– a co-
pertura delle presumibili spese processuali, con comminatoria d'inam-
missibilità del ricorso in caso di mancato versamento di detto anticipo.

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E.
In data 28 giugno 2005, l'insorgente ha tempestivamente versato l'anti -
cipo.

F.
Con scritto spontaneo del 16 febbraio 2006, il ricorrente ha inoltrato i  
seguenti documenti:

• originale e relativa traduzione in lingua tedesca di una convoca-
zione dell'università di C._______ del 15 novembre 2000 per un 
audizione  in  un  procedimento  disciplinare  per  il  29 novem-
bre 2000;

• originale e relativa traduzione in lingua tedesca di un rapporto 
d'inchiesta dell'università di C._______ del 23 gennaio 2001.

G.
A partire dal 1° gennaio 2007, il Tribunale amministrativo federale (di  
seguito: il Tribunale) è subentrato alla CRA.

H.
Con ordinanza del 18 aprile 2008, il Tribunale ha invitato l'UFM ad inol -
trare  una  risposta  al  ricorso  entro  il  18  maggio  2008.  Con  risposta 
dell'8 maggio 2008, l'UFM, ha proposto la reiezione del gravame.

I.
Con scritto spontaneo dell'8 maggio 2008, il ricorrente ha inoltrato co-
pia  di  un  contratto  di  lavoro  quale  riprova della  sua volontà  di  inte -
grazione.

J.
Il 14 luglio 2008, l'autore del gravame ha inoltrato l'atto di replica, alle-
gando:

• la pag. 4 di un fax contenente il dispositivo di una sentenza d'a-
silo francese del 29 giugno 2004 nella quale suo fratello ha ot-
tenuto l'asilo in Francia;

• un attestato della Chiesa armeno-apostolica svizzera del 1° lu-
glio 2008 contenente la conferma di battesimo secondo il  rito 
della Chiesa armeno-apostolica;

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• copia di uno scritto del 12 luglio 2008 di E._______ in meri to 
alla situazione dei cristiano-armeni in Turchia;

• un articolo pubblicato sul sito internet del  "stern.de" il 19 gen-
naio 2007 in merito ad un omicidio avvenuto ad Istanbul di un 
giornalista armeno;

• due  articoli  pubblicati  sul  sito  internet  del  "Welt  online" il 
18 aprile  2007 rispettivamente  sul  sito  internet  "Zeit  online" il 
20 aprile 2007 in merito ad un omicidio di tre cristiani avvenuto 
nella città di F._______.

K.
Con scritto spontaneo del 21 luglio 2008, il  ricorrente ha presentato 
l'originale dello scritto del 12 luglio 2008 di E._______ in merito alla si -
tuazione dei cristiano-armeni in Turchia.

L.
Con duplica del 9 settembre 2010, l'UFM ha proposto nuovamente la 
reiezione del gravame.

Ulteriori  fatti  ed argomenti  addotti  dalle parti  negli  scritti  verranno ri -
presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della verten-
za.

Diritto:

1.
Le procedure in materia d'asilo  sono rette dalla  legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dal-
la  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giu-
gno 2005 (LTF, RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giu-
gno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).

Il Tribunale osserva, altresì, che dal 1° gennaio 2007 giudica, in quan-
to  sia  competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31 dicembre  2006  presso le 
commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi 
dei  dipartimenti. Il  giudizio si  svolge secondo il  nuovo diritto proces-
suale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

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Giusta il capoverso 1 delle disposizioni transitorie della modifica della 
LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento del-
l'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il  Tribunale, in 
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi del-
l'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferio -
re, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un in -
teresse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA); è pertanto legittimato ad aggravar-
si contro di essa.

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 105 vLAsi del 1979, RU 1980 
1718), alla forma e al contenuto degli atti di ricorso (art. 50 e 52 PA) 
sono soddisfatti.

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.

3.
Con ricorso al  Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-
ritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridica-
mente rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il  Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 
considerazioni  giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle  argo-
mentazioni delle parti (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fede-
rale  D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3;  PIERRE MOOR, Droit ad-
ministratif, vol. II, 2ª ed., Berna 2002, n. 2.2.6.5).

4.
Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata e che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

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Nel  caso  concreto,  la  decisione  impugnata  è  stata  resa  in  tedesco, 
mentre il ricorso è stato inoltrato in lingua italiana, senza domanda di 
svolgere la procedura dinanzi a codesto Tribunale in tale lingua, così 
come ulteriori altri atti procedurali. L'autorità inferiore è organizzata in 
modo tale da poter utilizzare indifferentemente le lingue nazionali. Di 
principio,  al  fine  di  garantire  un'unitarietà  della  procedura  dall'inizio 
alla fine, gli atti  procedurali  adottati  sono tutti  redatti  nella medesima 
lingua, per il che anche la presente sentenza va redatta in italiano.

5.
5.1 Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni cir -
ca i motivi d'asilo dell'interessato come contraddittorie ed inverosimili.  
In particolare, il  richiedente sarebbe stato incoerente circa il  numero 
dei poliziotti che lo avrebbero fermato il 10 gennaio 2005. Si sa rebbe 
contraddetto  in  merito  all'incontro  con  due  agenti  di  polizia  ad 
D._______ in data 17 febbraio 2005. Avrebbe presentato allegazioni 
contrastanti circa la frequenza delle sue visite in chiesa ed il numero di  
chiese  presenti  a  B._______.  L'autorità  inferiore  critica  poi  le  al -
legazioni presentate senza motivi plausibili solo in uno stadio avanzato 
del  procedimento e che non costituiscono semplicemente  delle  con-
cretizzazioni  di  motivi  d'asilo  già  invocati  anteriormente.  Infatti,  l'in-
teressato non avrebbe menzionato in occasione della prima audizione 
che avrebbe dovuto prestare il servizio militare mentre nella seconda 
audizione avrebbe affermato che ciò sarebbe il maggior problema. Vi-
sto che tale fatto, per esperienza, costituirebbe un elemento centrale 
nella motivazione di una domanda d'asilo, secondo l'autorità inferiore, 
ci si sarebbe potuto aspettare dal richiedente di presentarlo già in oc-
casione della prima audizione. In tale ambito non si potrebbe ritenere 
la sua giustificazione fornita durante la seconda audizione. Inoltre, non 
avrebbe sostanziato i  problemi di  suo fratello  che avrebbero portato 
alla concessione dell'asilo di quest'ultimo in Francia. In aggiunta, sa-
rebbe rimasto molto vago nelle sue dichiarazioni in merito alla Chiesa 
ortodossa armena ed il  suo contenuto  di  fede. A tale  proposito  non 
cambierebbe alcunché il fatto che sulla sua carta d'identità vi sia ripor -
tato il  Cristianesimo nella rubrica  "religione". Anche i documenti pre-
sentati a sostegno della sua domanda d'asilo non sarebbero atti a di-
mostrare la verosimiglianza del suo racconto. Pertanto, i motivi d'asilo 
presentati dal richiedente non sarebbero adeguati  a reggere l'esame 
sulla verosimiglianza giusta l'art. 7 LAsi per il  che non vi  sarebbe la  
necessità di esaminare la loro rilevanza in materia d'asilo. Di conse-
guenza, l'interessato non adempie ai requisiti della qualità di rifugiato 

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e la domanda d'asilo va respinta. Infine, l'UFM ha ritenuto l'esecuzione 
dell'allontanamento ammissibile, esigibile e possibile.

5.2 Con ricorso, l'insorgente si aggrava avantutto, in ordine, contro la 
mancata edizione di alcuni atti da parte dell'UFM, contro la lingua del-
la procedura ed ha ritenuto prevenuti i funzionari dell'autorità inferiore 
dopo che uno di loro avrebbe segnato come "prioritaria" la procedura 
d'asilo del ricorrente annotando sulla prima pagina della prima audi -
zione la parola  "Prioritätsfall". Il ricorrente ha in seguito contestato le 
contraddizioni evidenziate dall'UFM. Inoltre, in merito al fatto che non 
avrebbe menzionato la convocazione per il servizio militare nella prima 
audizione l'insorgente ha asserito che nessuno gli avrebbe chiesto al-
cunché circa il problema militare e che in ogni caso si tratterebbe di un 
problema di allontanamento. Ciò spiegherebbe il fatto che avrebbe ri-
sposto che "Non ci sono altri motivi" quando gli sarebbe stata posta la 
domanda se avesse altri  motivi che lo avrebbero spinto a lasciare la 
Turchia. Inoltre, sarebbe stata del tutto inesistente l'istruttoria dell'auto-
rità inferiore sul punto concernente suo fratello visto che non è stata 
neanche chiesta  una  qualsivoglia  conferma dello  statuto  di  rifugiato 
politico di quest'ultimo dalle autorità francesi.

5.3 Nella  risposta  al  ricorso,  l'UFM,  rinviando  ai  considerandi  della 
querelata decisione, ha proposto la reiezione del ricorso.

5.4 Nella replica il ricorrente ha, in sostanza, sottolineato la situazione 
precaria dei cittadini turchi di origine armena e di religione cristiana in 
Turchia ed ha presentato a sostegno di ciò alcuni articoli di giornali ri-
portati su internet ed una copia di una lettera redatta da uno scrittore 
di nome E._______. Egli ha poi puntualizzato che l'obbligo del servizio 
militare  costituirebbe  nel  suo  caso  motivo  di  grandi  sofferenze dato 
che, per quanto minoranza già di per sé perseguitata, al momento del-
la  leva,  i  cittadini  di  origine armena sarebbero le vittime preferite  di 
maltrattamenti da parte di commilitoni e superiori. Egli osserva poi che 
per il solo fatto che suo fratello sia un ri fugiato politico in Francia egli 
dovrebbe  ottenere  lo  stesso  trattamento  in  Svizzera,  visto  l'identico 
percorso di vita dei due fratelli come pure la loro appartenenza etnica 
ed il  loro  credo religioso. Inoltre,  sarebbe innegabile  che le  autorità 
francesi si sarebbero chinate in maniera approfondita sulla questione 
prima di concedere lo statuto di rifugiato politico al fratello del ricorren-
te. Di conseguenza, non concedere l'asilo ed allontanare il ricorrente 
dalla Svizzera significherebbe svalutare la decisione dell'autorità fran-

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cese. Peraltro, ha allegato che un rinvio in Turchia avrebbe delle gravi 
ripercussioni su di lui, in quanto incorrerebbe in un grave e certo peri-
colo per la sua incolumità non solo per i  motivi già presentati, bensì 
pure per il fatto che le persone che l'avrebbero già perseguitato si ac-
canirebbero contro di lui anche per la fuga del di lui fratello dalla Tur -
chia. Infine, il fatto di essere fuggito dai suoi obblighi di leva lo porte -
rebbe con tutta probabilità in prigione dove, in quanto membro di una 
minoranza e fratello di un rifugiato politico, sarebbe esposto a certo e 
grave pericolo.

5.5 Con duplica,  l'UFM ha osservato in  sostanza che,  indipendente-
mente dalla questione della verosimiglianza dei motivi d'asilo e di una 
probabile motivazione circa la sua conversione al Cristianesimo, il ri -
corrente non avrebbe un timore fondato ai sensi dell'art. 3 LAsi di es -
sere esposto a dei  pregiudizi  sull'intero territorio  turco. Ha quindi  ri -
mandato  all'estratto  del  registro  di  famiglia  del  27 gennaio  2005 dal 
quale si evincerebbe che l'autorità civile competente avrebbe riportato 
correttamente la conversione del ricorrente al Cristianesimo avvenuta 
in data 28 dicembre 2004. Di conseguenza, conterrebbe anche la sua 
carta  d'identità  (Nüfus)  – emessa il  28  dicembre 2004 nel  quartiere 
G._______  ad  D._______  – l'annotazione  "HRISTIYAN"  ("cristiano") 
nella rubrica sulla religione d'appartenenza. Le autorità turche si  sa-
rebbero  quindi  comportate  correttamente  ed  avrebbero  rispettato  il  
principio costituzionale della libertà  di  religione. Inoltre, non avrebbe 
subito dalle autorità turche direttamente dei pregiudizi  a causa della 
sua conversione. Peraltro, si dovrebbe tenere presente che in Turchia 
attualmente né i cristiani in maniera generale, né gli armeni in partico-
lare, sono oggetto di persecuzioni da parte delle autorità statali oppure 
di una persecuzione collettiva sociale. A tale proposito sia tenuto pre-
sente  anche il  processo di  avvicinamento della  Turchia con l'Unione 
Europea (UE) che, nonostante la sussistenza di carenze nella traspo-
sizione, ha portato globalmente ad un miglioramento notevole dei diritti  
dell'uomo. Nell'ambito di tale processo sia le autorità statali che all'in-
terno della società turca si denoterebbe una maggiore sensibilità per 
le minorità etniche e religiose. Certo, armeni o cristiani non possono a 
tutt'ora escludere di  essere  oggetto di  angherie  o pregiudizi  simili  a 
quelle presentate dall'insorgente. Sempre l'autorità inferiore fa osser-
vare che nelle grandi città turche, in particolare ad D._______, si può 
intanto partire  dal  presupposto che oggigiorno gli  armeni,  rispettiva-
mente i cristiani, non siano in linea di massima confrontati con proble-
mi che andrebbero al di là di inconvenienti. Per quanto riguarda le per -

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secuzioni nella zona di B._______, si tratterebbe di pregiudizi a sfondo 
tipico locale come ad esempio derisioni o angherie da parte delle forze 
dell'ordine. Per contro, alla luce di quanto detto, il  ricorrente avrebbe 
chiaramente un'alternativa di fuga interna nelle città grandi turche. In 
particolare,  vi  sarebbe  una  comunità  armena  in  crescita  rapida  ad 
D._______ ove vi  avrebbe soggiornato l'insorgente stesso prima del 
suo espatrio. A tal riguardo vi sarebbe da notare che il ricorrente  – a 
prescindere  dal  singolo  trasporto  di  due  bibbie  ed  altri  materiali  a 
B._______ – non si sarebbe mai esposto in modo specifico e notevole 
socialmente o religiosamente. Di conseguenza, non dovrebbe temere 
dei  pregiudizi  seri  in  qualità  di  armeno, rispettivamente cristiano, ad 
D._______.  Inoltre,  disporrebbe  grazie  alla  sua  formazione  uni-
versitaria di condizioni molto favorevoli per un reinserimento in Turchia. 
Premesso  ciò,  non  convincerebbe  l'argomentazione  sorpassata  di 
E._______ nel suo scritto del 12 luglio 2008. Quo al servizio militare, 
l'UFM ha rilevato che l'obbligo di leva sarebbe un dovere legittimo che 
concernerebbe tutti  i  cittadini  turchi  maschi. Egli,  prestando servizio 
militare oggigiorno, non dovrebbe temere dei pregiudizi seri per la sua 
sola appartenenza etnica rispettivamente religiosa. Infine, non gli gio-
verebbe alcunché il fatto che suo fratello abbia ottenuto l'asilo in Fran-
cia, in quanto la Svizzera non sarebbe legata a decisioni delle autorità 
francesi  e  l'UFM  non  avrebbe  conoscenza  dei  motivi  concreti  che 
avrebbero indotto le stesse autorità a concedergli l'asilo già nel giugno 
2004. Inoltre, l'insorgente stesso non avrebbe conoscenza dettagliata 
dei problemi di suo fratello. Per il resto, l'UFM ha rinviato ai conside-
randi della sua decisione ed ha proposto la reiezione del ricorso.

6.
Il  ricorrente sostiene avantutto che, secondo il  senso, un funzionario 
dell'UFM sarebbe prevenuto; che la decisione violerebbe il suo diritto 
di essere sentito nella sua forma del diritto di compulsazione degli atti  
nonché violerebbe la lingua di procedura. Il Tribunale deve quindi preli -
minarmente esaminare tali conclusioni formali.

6.1 Quo alla parzialità dell'autorità di prima istanza in particolare, il ri -
corrente si duole che un funzionario dell'UFM avrebbe deciso di ritene-
re prioritario il suo caso durante la prima audizione (cfr. verbale d'audi -
zione del 22 marzo 2005, pag. 1) ancor prima dello svolgimento della 
seconda audizione. Egli sostiene che si tratterrebbe di un caso di ricu-
sa se la persona a considerare il caso "prioritario" fosse stata la stes-
sa  che  ha  deciso  nel  merito. Ciò  varrebbe  pure  se  chi  ha deciso  il  

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"Prioritätsfall" fosse stato addirittura un superiore del collaboratore che 
avrebbe preso la decisione di  merito. Sarebbe quindi evidente che il 
collaboratore non avrebbe potuto sconfessare in tale caso quanto già 
deciso anticipatamente dal superiore.

La garanzia di  un'autorità  indipendente  e imparziale  è  concretizzata 
anzitutto dalle norme sulla ricusazione e l'esclusione. L'art. 29 cpv. 1  
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 apri-
le 1999 (Cost., RS 101) garantisce l'imparzialità dei membri delle auto-
rità e dei funzionari nei procedimenti giudiziari o amministrativi. La nor-
ma obbliga queste persone ad astenersi  dalla trattazione di  casi nei 
quali non offrono sufficienti garanzie di imparzialità, in particolare, per-
ché sono personalmente interessati. La portata della norma differisce 
da quella degli art. 30 cpv. 1 Cost. e art. 6 della della Convenzione per 
la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101). Al riguardo occorre in effetti te-
ner debitamente conto del fatto che le autorità del potere esecutivo as-
sumono innanzitutto un ruolo di  governo, di  direzione e di  gestione. 
Esse non esercitano in particolare attività giurisdizionali. Le loro man-
sioni implicano un cumulo di funzioni diverse, che non possono essere 
separate senza pregiudicare  l'efficacia  della  gestione e la  legittimità 
democratica e politica delle corrispondenti decisioni. Diversamente da-
gli art. 6 n. 1 CEDU e 30 cpv. 1 Cost., l'art. 29 cpv. 1 Cost. non impone 
quindi l'indipendenza e l'imparzialità come massima d'organizzazione 
delle  autorità  governative,  amministrative o di  gestione. La loro indi-
pendenza deve essere valutata caso per caso secondo le specificità 
della fattispecie (cfr. DTF 125 I  119 consid. 3d ed f; DTF 125 I  209 
consid. 8a; sentenza del  Tribunale  federale  2P.101/2003 del  4  aprile 
2000 consid. 2.2.; AUER, MÜLLER, SCHINDLER, Kommentar zum Bundesge-
setz über das Verwaltungsverfahren (VwVG), Zurigo, San Gallo 2008, 
ad art. 10, n. 28 [di seguito: Kommentar VwVG]).

A tal proposito, codesto Tribunale non può che considerare le allega-
zioni dell'insorgente, oltre che non sostanziate su quale sarebbe l'ef -
fetto  di  quanto  da  lui  addotto,  come pretestuose. Difatti  non  è  dato 
comprendere se e come, secondo lui, il timbro con la menzione "Priori-
tätsfall" riportato sulla prima pagina della prima audizione sia atto a 
pregiudicare lo svolgimento successivo della procedura, se non nella 
misura in cui eventualmente la accelerebbe. Non di meno tale menzio-
ne di regola significa che vi sarebbe la possibilità di trattare il caso di  
specie quale procedura di non entrata nel merito. In casu l'autorità in-

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feriore ha emanato una decisione di merito, contrariamente a quanto 
sospettato dall'insorgente. La critica si avvera quindi infondata e va re-
spinta.

6.2
6.2.1 Il ricorrente lamenta poi la violazione del diritto di essere sentito 
nella sua forma legata al diritto di compulsazione degli atti.

Il diritto di essere sentito sancito dagli art. 29 cpv. 2 Cost. e art. 6 n. 3 
CEDU costituisce un aspetto importante e specifico del principio gene-
rale di  un equo processo giusta gli  art. 29 cpv. 1 Cost. e art. 6 n. 1 
CEDU. Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale. Una 
sua lesione comporta di  regola l'annullamento della  decisione impu-
gnata, indipendentemente dalla fondatezza materiale del ricorso (cfr. 
DTF 132 V 387 consid. 5.1; DTF 124 V 183 consid. 4a; DTF 122 II 469 
consid. 4a con rinvii; sentenza del  Tribunale federale 2P.67/2000 del 
19 settembre  2000  consid.  2a;  ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ 
KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, Basilea 
2008, n. 3.110). Il diritto di consultare gli atti di causa rappresenta un 
particolare aspetto del diritto di essere sentito, in quanto costituisce la 
premessa necessaria del diritto di esprimersi e di esporre i propri ar -
gomenti  prima  che  una  decisione  sia  presa  (cfr.  DTF  131  V  35 
consid. 4.2; DTF 113 Ia 1 consid. 4a; MICHELE ALBERTINI, Der verfassung-
smässige  Anspruch  auf  rechtliches  Gehör  im  Verwaltungsverfahren 
des modernen Staates, Berna 2000, pag. 225).

Una  violazione  del  diritto  di  essere  sentito  occorsa  nella  procedura 
può tuttavia reputarsi sanata se la parte ricorrente può esporre la pro-
pria causa davanti ad un'autorità ricorsuale che esamina con pieno po-
tere cognitivo tutte le questioni che avrebbero potuto porsi davanti al-
l'autorità inferiore, se questa avesse sentito regolarmente l'insorgente.

Anche se, di caso in caso, la violazione può essere ritenuta sanata, in 
particolare per motivi di economia processuale, allorquando l'interes-
sato abbia la facoltà di prendere visione degli atti richiesti in corso di  
procedura, ragione per cui l'annullamento del giudizio querelato con ri-
mando  all'autorità  inferiore  costituirebbe  un'inutile  formalità,  questa 
pratica deve rimanere l'eccezione e non va intesa come consenso per  
l'autorità inferiore di misconoscere i diritti procedurali delle parti, fermo 
restando che si deve partire dal principio secondo cui una parte non 
deve venire a conoscenza dei documenti essenziali che hanno servito 
da base per prendere la decisione solo nel proseguo del procedimento 

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ricorsuale, bensì che questi gli siano già visibili davanti all'autorità di  
prime cure e che un'eventuale riparazione del vizio rimanga l'eccezio-
ne (cfr. DTF 127 V 431; DTF 126 I 68; ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX 
UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 5ª ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 
2006, n. 1710).

6.2.2 In casu il ricorrente lamenta di non avere avuto modo di esami-
nare tutta la documentazione richiesta e specificata nel gravame rite-
nuta da lui necessaria per poter completare l'atto ricorsuale del 4 mag-
gio 2005 e di esprimersi al riguardo prima che l'autorità inferiore ema-
nasse la sua decisione, segnatamente la compulsazione dell'atto A1 
nel quale si menzionano dei non meglio precisati mezzi di prova e con-
testa il modo di agire dell'UFM il quale non trasmetterebbe una parte 
degli atti per ragioni di ordine ecologico a meno che non vi sia una se-
conda apposita richiesta di invio dell'incarto. 

A questo proposito risulta non di meno che sotto la registrazione A1 
non si tratta della rubricazione di un mezzo di prova, bensì della rubri -
cazione dell'assunzione agli atti  dei mezzi di prova prodotti dal ricor-
rente (diploma universitario, attestato di battesimo, scritto di conferma 
dal Patriarca), ovvero i mezzi di prova presentati dal ricorrente stesso 
e di cui ne era quindi già a conoscenza al momento dell'inoltro. La cri-
tica è quindi infondata.

Il ricorrente considera poi che l'atto A8/1 costituisca un elemento im-
portante della procedura di asilo, in quanto determina la tipologia della 
stessa. Visto che il  funzionario deciderebbe le modalità secondo cui 
vengono effettuati determinati interrogatori o meno si tratterebbe quin-
di di una decisione incidentale. 

Contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, il foglio di triage è sem-
plicemente un'indicazione informativa, sulla base di un primo esame, 
dello stato attuale dei fatti rilevati nella prima audizione e non pregiudi-
ca  in  alcun  modo  l'autorità  inferiore  ad  emettere  una  decisione  se-
guendo una procedura piuttosto che un'altra. Di conseguenza, non può 
che essere trattato come documento interno così come giustamente ri-
tenuto dall'autorità inferiore, senza rilevanza per la presa della decisio-
ne.

Quo all'atto A16 che sarebbe stato contrassegnato quale atto di un'al-
tra autorità con la lettera  "C", vale tener presente che in tal  caso si 
tratta con ogni probabilità di una svista senza rilevanza, in quanto si 

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tratta di uno scritto del precedente rappresentante dell'insorgente già 
noto allo stesso. 

Nel complesso quindi, a ben vedere, non è evincibile per codesto Tri-
bunale in quale misura la compulsazione dei documenti menzionati ab-
bia potuto essere utile a sostanziare ulteriormente la motivazione del 
ricorso.  Il  rimprovero  mosso  dal  ricorrente,  secondo  cui  nella  pro-
cedura dinanzi all'istanza precedente il suo diritto di essere sentito sa-
rebbe stato violato, si avvera quindi infondato e non ha portato ad una 
valutazione arbitraria da parte dell'autorità inferiore.

Ne discende che la violazione ravvisata, palesemente inidonea a com-
promettere  il  suo  diritto  di  esprimersi,  non  può  provocare  l'annulla-
mento del giudizio impugnato. La censura si rivela quindi infondata e 
va respinta.

6.3 Il  ricorrente  censura  altresì  che  la  decisione  dell'UFM sia  stata 
presa in lingua tedesca nonostante le audizioni si siano svolte in italia -
no.

L'art. 16 cpv. 2 LAsi determina che la procedura davanti all'Ufficio fe-
derale  si  svolge di  norma nella  lingua ufficiale  nella  quale  ha avuto 
luogo l'audizione cantonale o nella lingua ufficiale del luogo di residen-
za del richiedente. Giusta l'art. 4  dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a 
questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]), l'UFM 
può scostarsi eccezionalmente dalla norma se: il richiedente l'asilo o il  
suo rappresentante legale parla un'altra lingua ufficiale (lett. a); in con-
siderazione di domande entrate o della situazione a livello del perso -
nale,  ciò  è  provvisoriamente  necessario  per  un  disbrigo efficiente  e 
tempestivo delle domande (lett. b); o il richiedente l'asilo è sentito di -
rettamente in un centro di registrazione giusta l'art. 29 cpv. 4 LAsi ed è  
assegnato a un Cantone con un'altra lingua ufficiale (lett. c). La pro-
nuncia da parte dell'UFM di una decisione, ai sensi dell'art. 4 lett. b o c 
OAsi 1, è eccezionalmente possibile se accompagnata dall'adozione 
d'adeguate misure correttive, che tutelino i diritti ad un ricorso effettivo  
ed all'equo processo. Tra le possibili misure correttive, va annoverata 
quella della traduzione orale della decisione resa, e ciò in una lingua 
conosciuta dal ricorrente. Se l'UFM non ha adottato alcuna misura cor-
rettiva appropriata e non ha rimediato alla lacuna neppure in sede ri -
corsuale, conseguirà di principio la cassazione della decisione impu-
gnata per i ricorrenti non rappresentati da un mandatario professiona-
le, nella misura in cui risulta dal ricorso che non hanno sufficientemen-

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te compreso la decisione litigiosa. Per contro, la cassazione della deci-
sione impugnata è invece esclusa, di principio, nel caso di ricorrenti di -
fesi  in  sede  ricorsuale  da  un  mandatario  professionale  (cfr.  DTAF 
2009/56  consid.  3.1-3.2;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Com-
missione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  2005  n.  22  
consid. 3 pag. 207 e seg.; GICRA 2004 n. 29 pag. 189 e segg.).

Nel caso concreto, il ricorrente è rappresentato da un mandatario pro-
fessionale dal quale ci si può attendere la conoscenza, almeno passi-
va, delle lingue nazionali  (cfr. anche sentenza del  Tribunale federale 
1A.235/2003 dell'8 gennaio 2004 consid. 1 e sentenza della Corte dei  
reclami  penali  del  Tribunale  penale  federale  del  25 ottobre 2004 
consid. 2).

Ne consegue che la censura in ordine alla lingua delle decisione impu-
gnata e della procedura risulta essere infondata.

7.
Giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai ri -
fugiati. L'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a perso-
ne in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiati. Esso comprende 
il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati  
le persone che, nel paese d'origine o di ultima residenza, sono espo-
ste a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, ap -
partenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni po-
litiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi. 
Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 
dell'integralità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre al-
tresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femmini-
le (art. 3 cpv. 2 2a frase LAsi).

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità  
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una proba-
bilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare 
le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o con-
traddittorie, non corrispondono ai  fatti  o si  basano in modo determi-
nante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).

In  altre  parole,  per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dei 
summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un ri -

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chiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di con-
vinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibi -
lità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria 
(cfr. GICRA 1993 n. 21).  Le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili, 
cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non su-
scettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile), e con-
cordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o 
elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza deve essere il 
frutto di una valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizza-
ta, delle singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare 
al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il  
giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica, 
semplici impressioni dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 1995 n. 23).

8.
Questo  Tribunale osserva che,  come rettamente rilevato dall'autorità 
inferiore  nella  decisione  impugnata,  le  dichiarazioni  determinanti  in 
materia d'asilo rese dall'insorgente s'esauriscono in mere, generiche 
ed imprecise affermazioni di parte, non corroborate dal benché minimo 
elemento di seria consistenza, in sostanza per le ragioni indicate nel  
provvedimento litigioso.

In particolare, va rilevato che il ricorrente si è contraddetto sul numero 
degli agenti di polizia che lo avrebbero fermato il 10 gennaio 2010 di-
chiarando nella prima audizione che sarebbero stati due, mentre nella 
seconda quattro (cfr. verbali d'audizione del 22 marzo 2005, pag. 6 e 
del 29 marzo 2005, pag. 4). Per quel che riguarda l'evento del 17 feb-
braio 2005, egli ha segnalato nella prima audizione di essere stato in 
compagnia di un amico di nome G._______ per poi asserire di essere 
stato  da  solo,  menzionando  un'altra  occasione  in  cui  sarebbe  stato 
presente G._______ (cfr. verbali d'audizione del 22 marzo 2005, pag. 6 
e del 29 marzo 2005, pagg. 5-6). Inoltre, è rimasto incoerente sulla fre-
quenza delle sue visite in basilica: egli dapprima ha dichiarato di es -
servi andato spesso, per poi allegare di esserci semplicemente andato 
rispettivamente di esserci andato dieci volte in tutto (cfr. verbali d'audi-
zione del 22 marzo 2005, pag. 5 e del 29 marzo 2005, pag. 10). Peral-
tro,  ha negato  nella  seconda audizione che vi  sia  a  B._______ una 
chiesa  cristiana,  nonostante  abbia  dichiarato  nella  prima  audizione 
che "... la mia borsa che conteneva dei giornalini della chiesa, due bib -
bie e delle audiocassette per una chiesa a B._______" ed ha altresì 

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mostrato una cartolina-tessera di una chiesa a B._______ (cfr. verbale 
d'audizione del 29 marzo 2005, pagg. 10-11).

Per quanto  riguarda la sua religione,  codesto Tribunale osserva che 
l'insorgente ha dimostrato di avere serie lacune conoscitive in merito. 
Infatti, ha saputo elencare soltanto il nome di un santo, di un patriarca 
e di un parroco. Inoltre, non è stato capace di recitare il padre nostro e 
non ha neanche saputo spiegare il senso religioso della Pasqua (cfr. 
verbale d'audizione del 29 marzo 2005, pagg. 9-10). Ora, codesto Tri-
bunale non mette in dubbio la sua appartenenza alla Chiesa armeno 
ortodossa, ma le evidenti lacune di conoscenza della sua religione fan-
no sì che non può essere credibile un legame stretto con tale religione 
e tanto meno che le autorità turche abbiano preso sotto mira il ricor -
rente per atti di propaganda religiosa eccessivi. Infatti, quest'ultime gli  
hanno  emesso  senza  indugio  la  sua  nuova  carta  d'identità  in  data 
28 dicembre 2004 poco dopo la sua conversione al cristianesimo e vi  
hanno aggiunto la  sua religione nell'apposita rubrica. Infine, la mera 
appartenenza alla minoranza cristiana in Turchia non costituisce di per 
sé un motivo per ottenere il riconoscimento dello statuto di rifugiato e 
la  concessione  dell'asilo  (cfr. sulla  minoranza  cristiana  per  analogia 
sentenza del Tribunale amministrativo federale E-6534/2008 del 30 ot-
tobre 2008; GICRA 2006 n. 26 consid. 5.3.7 e GICRA 2003 n. 9).

Peraltro, va per abbondanza osservato che, per quanto riguarda l'etnia 
armena e la religione cristiana in Turchia, si considera che – giusta le 
informazioni a disposizione di codesto Tribunale  – il governo turco si 
sta impegnando a migliorare il  rispetto della libertà di  religione ed a 
meglio proteggere le minorità etniche in vista di una possibile adesio-
ne alla Unione Europea (UE) (cfr. sentenza del Tribunale amministrati-
vo federale E-6534/2008 del 30 ottobre 2008 pag. 11; Freedom House: 
Turkey  country  report  2010  [http://www.freedomhouse.org/templa-
te.cfm?page=22&country=7937&year=2010;  ultima  visita:  5 otto-
bre 2010]; U.S. Department of State: 2009 Human rights report: Turkey, 
11 marzo 2010  [http://www.state.gov/g/drl/rls/hrrpt/2009/eur/ 
136062.htm;  ultima visita: 5 ottobre 2010]; U.S. Department of State: 
Turkey: International Religious Freedom Report 2009, 26 ottobre 2009 
[http://www.state.gov/g/drl/rls/irf/2009/130299.htm; ultima visita: 5 otto-
bre 2010]; Die Christen in der Türkei hoffen auf die EU, Neue Zürcher 
Zeitung [NZZ] del 10 gennaio 2000).

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La circostanza che suo fratello abbia ottenuto l'asilo in Francia non è 
poi ancora determinante per l'esito della presente vertenza, non men-
zionando detta sentenza né i fatti né i motivi della concessione dell'a-
silo al fratello (cfr. allegati dello scritto non richiesto del 6 giugno 2005 
ed allegato G dell'atto di replica del 14 luglio 2008). D'altra parte il ri -
corrente dichiara pure di non conoscere i problemi di suo fratello, di cui  
dovrebbe esserne invece al corrente e con il quale afferma di esserne 
in  contatto  (cfr. verbali  d'audizione  del  22 marzo 2005,  pag. 3  e  del 
29 marzo 2005, pag. 8). 

Oltre  a  ciò,  giova constatare  che  il  ricorrente  ha lasciato  la  Turchia 
mentre sua madre – la quale avrebbe avuto dei problemi per i suoi ar-
ticoli di giornale sulla situazione degli armeni in Turchia – è rimasta in 
patria come pure sua sorella e suo padre. Tale fatto urta ulteriormente 
la credibilità delle sue allegazioni circa le persecuzioni rivolte contro i 
membri  dell'etnia armena in Turchia ed un'eventuale persecuzione ri-
flessa. A ciò si aggiunga che egli è cresciuto ed ha frequentato e con-
cluso l'università in loco senza essere espatriato prima.

Per quanto riguarda il suo timore di dover prestare il servizio militare al  
suo ritorno, v'è  da osservare che il  ricorrente non l'ha minimamente 
accennato nella prima audizione, menzionandolo solamente nella se-
conda (cfr. verbale d'audizione del 29 marzo 2005, pagg. 6-8). Con-
frontato con tale circostanza, egli si è limitato a rispondere che "non mi 
hanno chiesto, allora non l'ho detto" (cfr. ibidem, pag. 7). Tale giustifi -
cazione non può trovare sostegno, in quanto nella prima domanda d'a-
silo gli è stato esplicitamente chiesto se aveva altro da aggiungere (cfr.  
verbale d'audizione del 22 marzo 2005, pag. 6). Il ricorrente non pote-
va quindi  scordarsi  di  un  elemento  centrale  del  suo  racconto,  costi -
tuendo uno dei suoi motivi d'asilo addotti. Per il resto, il ricorrente non 
ha a tutt'ora – a distanza di più di cinque anni dall'inoltro della sua do -
manda d'asilo – presentato alcuna convocazione ufficiale a comprova 
o per lo meno per dimostrare la verosimiglianza di questo motivo d'asi-
lo. A tal  riguardo, egli  non ha neanche saputo datare con precisione 
quando avrebbe ottenuto detta convocazione, asserendo: "tre mesi fa" 
e di  non sapere dove si  troverebbe ora (cfr. verbale d'audizione del 
29 marzo 2005, pag. 8). Di conseguenza, non si  può che concludere 
che l'insorgente abbia allegato questo inverosimile motivo d'asilo solo 
nella seconda audizione per i bisogni di causa (cfr. GICRA 1998 n. 4 
pag. 25 e 1993 n. 3 pag. 12).

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In  considerazione  di  quanto  precede,  sulla  base  di  una  valutazione 
globale  delle  allegazioni  presentate,  codesto  Tribunale  ritiene  che 
l'UFM  ha  rettamente  considerato i  motivi  presentati  dal  ricorrente 
come inverosimili e non realizzanti le condizioni della qualità d i rifugia-
to previste dall'art. 3 LAsi.

Ne consegue che sul punto di questione dell'asilo il ricorso, desti tuito 
d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la decisione 
impugnata va confermata.

9.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio federa-
le pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'e -
secuzione;  tiene  però  conto  del  principio  dell'unità  della  famiglia 
(art. 44 cpv. 1 LAsi).

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avreb -
be dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1 e 
2 nonché 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32 OAsi 1).

10.
10.1 Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
l'art. 83 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, 
RS 142.20) prevede che la  stessa sia ammissibile  (cpv. 3),  esigibile 
(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento di una di que-
ste  condizioni,  l'Ufficio  federale  dispone  l'ammissione  provvisoria 
(art. 83  cpv. 1  LStr).  La  questione  dell'ammissibilità,  dell'esigibilità  e 
della  possibilità  dell'allontanamento  deve  essere  esaminata  d'ufficio 
(cfr. decisione del  Tribunale amministrativo federale D-3975/2007 del 
15 giugno 2007, consid. 3.4;  WALTER KÄLIN,  Grundriss des Asylverfah-
rens, Basilea e Francoforte sul Meno 1990, pag. 262).

10.2 La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce, altresì, nella 
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto in -
ternazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione del 
rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione con-
tro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L'applicazione di tali 
disposizioni presuppone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragio-
ni per ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso 
il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli. Spet-

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ta all'interessato di rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e con-
crete ragioni (cfr. GICRA 1995 n. 23).

Nel caso concreto, non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui 
egli  potrebbe  essere esposto in caso di  rimpatrio  al  rischio reale ed 
immediato ("real risk") di un trattamento contrario a siffatte disposizioni 
(cfr. GICRA 2001 n. 16 consid. 6a con relativi riferimenti). In altri termi -
ni, egli non ha saputo fornire un insieme d'indizi, oppure presunzioni, 
sufficientemente gravi,  precisi  e concordanti  quo ad un pericolo d'e-
sposizione personale ad atti o fatti che si ritengono contrari alle norme 
legali precitate. Peraltro, la situazione generale che regna in un Paese 
non comporta, ad essa sola, l'illiceità del rimpatrio secondo le disposi -
zioni  della  Convenzione (cfr. ibidem consid. 6a e GICRA 1995 n. 12 
consid. 10a pagg. 110 e segg. nonché relativi riferimenti): in altre paro-
le, la difficile situazione generale dei diritti umani in Turchia, come la 
denuncia il ricorrente nel gravame, in ogni caso non lascia apparire l'e-
secuzione dell'allontanamento in tale Paese come di per sé inammissi-
bile.

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 
dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme del diritto pub-
blico internazionale nonché della LAsi.

10.3 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, al quale rinvia l'art. 44 cpv. 2 LAsi, l'e -
secuzione  non  può  essere  ragionevolmente  esigibile  qualora,  nello 
Stato d'origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concre-
tamente in pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, 
violenza generalizzata o emergenza medica.

La disposizione citata si applica principalmente ai "réfugiés de la vio-
lence",  ovvero  agli  stranieri  che  non  adempiono  le  condizioni  del la 
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 
fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generaliz-
zata. Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l'allonta -
namento  comporterebbe  un  pericolo  concreto,  in  particolare  perché 
esse non potrebbero più ricevere le cure del quale esse hanno biso-
gno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere 
durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertan-
to esposte alla fame, ad una degradazione grave del loro stato di salu-
te, all'invalidità o persino la morte. Per contro, le difficoltà socio-econo-
miche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una regione, in parti-
colare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazio-

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ne, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposizione al 
pericolo. L'autorità  alla  quale  incombe la  decisione  deve dunque,  in 
ogni singolo caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazio-
ne nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 
dopo l'esecuzione dell'allontanamento con l'interesse pubblico militan-
te a favore del suo allontanamento dalla Svizzera (DTAF 2007/10 e re-
lativi riferimenti; GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1 pag. 215).

Va osservato  che in  Turchia  non vige attualmente  una situazione di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale. Per quanto ri-
guarda la questione religiosa si rinvia sub consid. 8.

Quo alla situazione personale dell'insorgente, il medesimo è giovane, 
ha una formazione universitaria ed ha compiuto una certa esperienza 
professionale  quale  contadino. Inoltre,  dispone  di  un'importante  rete 
sociale in patria, segnatamente i genitori a B._______ ed una sorella 
ad H._______ (cfr. verbale d'audizione del 22 marzo 2005, pag. 3).

Inoltre il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi pro-
blemi di salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria (cfr. 
GICRA 2003 n. 24), senza che da un esame d'ufficio degli atti di causa 
emerga  la  necessità  di  una  permanenza  dell'autore  del  gravame in 
Svizzera per motivi medici.

Premesso  ciò,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  siccome 
adempiti i presupposti per formulare una prognosi favorevole con riferi-
mento alle effettive possibilità per lo stesso di  un adeguato reinseri -
mento sociale nel suo Paese d'origine.

Infine, nonostante il ricorrente abbia presentato la sua domanda d'asi -
lo più di cinque anni fa, non si giustifica di esaminare se il medesimo si  
trovi in una grave situazione personale ai sensi dell'art.  14a cpv. 4bis 
della, nel frattempo abrogata, legge federale concernente la dimora e il  
domicilio  degli  stranieri  del  26 marzo 1931 (LDDS)  e  degli  abrogati  
art. 44 cpv. 3-5 LAsi come pure l'art. 33 OAsi 1, ritenuto che un tale 
esame  non  è  di  competenza  di  questo  Tribunale.  Infatti,  secondo 
l'art. 14 cpv. 2 LAsi, spetta al Cantone rilasciare un eventuale permes-
so di dimora ad una persona soggiornante in Svizzera da almeno cin-
que anni dalla presentazione della domanda d'asilo, di cui  è sempre 
stato noto alle autorità il  luogo di  soggiorno e che ha dimostrato un 
certo grado d'integrazione. Per conseguenza, l'eventuale concessione 

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di tale permesso all'insorgente esula dall'ambito procedurale del caso 
di specie.

In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento 
è ragionevolmente esigibile nella fattispecie.

10.4 Non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità del-
l'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, il ricorrente, 
usando della dovuta diligenza potrà procurarsi ogni documento necessa-
rio al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi).

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.

10.5 Visto quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento è ammis-
sibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Per conseguenza, anche 
in materia d'allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disat-
teso e la querelata decisione confermata.

11.
Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il dirit-
to federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'autorità di pri-
me cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridica-
mente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), 
per il che il ricorso va respinto.

12.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art.  63 
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle 
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 
del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Esse sono state compu-
tate parzialmente con l'anticipo spese, di CHF 600.–, versato dal ricor-
renti il 28 giugno 2005.

13.
La presente decisione non può essere impugnata con ricorso in mate-
ria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF).

La pronuncia è quindi definitiva.

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali restanti, di CHF 600.–, sono poste a carico del 
ricorrente. Esse sono computate con l'anticipo spese, di  CHF 600.–, 
versato dal ricorrente il 28 giugno 2005.

3.
Comunicazione a:

- patrocinatore del ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione soggiorno, (allegato: incarto N [...], per corriere in-

terno; in copia)
- I._______ (in copia)

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Daniele Cattaneo Carlo Monti

Data di spedizione:

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