# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 41cc521c-b07d-59f8-a6f5-2f7be236c376
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.06.2013 32.2012.244
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2012-244_2013-06-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2012.244

   

  cs

  	
  Lugano

  18 giugno
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  	 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

							

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1° ottobre 2012
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 agosto 2012 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1964, ha inoltrato, il 9 giugno 2011, una richiesta di prestazioni AI per
adulti (doc. AI 1-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ritenuti necessari ed in particolare fatta allestire una
perizia psichiatrica ad opera del Centro peritale per le assicurazioni sociali
(di seguito: CPAS; doc. AI 13-1) ed effettuata un’inchiesta economica per le
persone che si occupano dell’economia domestica (doc. AI 16-1), con decisione
del 27 agosto 2012, preavvisata dal progetto del 13 giugno 2012 (doc. AI 21-1),
l’UAI ha assegnato all’interessata mezza rendita AI (grado d’invalidità del
52%) con effetto dal 1° dicembre 2011 (doc. B).

 

                               1.3.   RI 1,
rappresentata dalla RA 1, è insorta al TCA contro la predetta decisione (doc.
I).

                                         L’insorgente
contesta la qualifica di casalinga, rilevando di aver sempre lavorato sino al
2001, quando il suo terzo marito l’ha costretta a smettere di esercitare
qualsiasi attività lucrativa. La ricorrente evidenzia di aver subito affermato,
già in occasione dell’inchiesta a domicilio, la sua intenzione di voler
esercitare un’attività lucrativa nel caso in cui non fosse insorto il danno alla
salute. Siccome dalla perizia emerge che in un’attività lucrativa la capacità
lucrativa è nulla, la ricorrente chiede l’assegnazione di una rendita intera.
In secondo luogo l’assicurata sostiene che le risultanze dell’inchiesta per
economia domestica non sono state sottoposte al perito, malgrado la malattia
psichica di cui è affetta e la giurisprudenza federale in merito (sentenza
8C_671/2007).

                                         Infine l’interessata
contesta la data d’inizio del versamento della rendita. Ritenuto che il danno
alla salute è insorto il 26 settembre 2006, in applicazione delle norme in vigore fino al 31 dicembre 2007, l’insorgente ritiene di aver diritto alla rendita
dal 1° giugno 2010 (12 mesi precedenti la richiesta).

 

                               1.4.   Con risposta
del 23 ottobre 2012 l’amministrazione propone di respingere il ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. IV).

 

                               1.5.   Con
osservazioni del 12 novembre 2012 (doc. VI) e del 23 novembre 2012 (doc. VIII),
le parti si sono riconfermate nelle loro posizioni.

 

                               1.6.   Il 16 maggio
2013 il TCA ha chiesto all’UAI la trasmissione dell’estratto conto individuale
della ricorrente (doc. XII), pervenuto a questo Tribunale il 23 maggio 2013
(doc. XIII). Chiamata a presentare osservazioni scritte in merito entro il 31
maggio 2013 e a produrre il contratto di lavoro con la __________, per la quale
ha lavorato dal dicembre 2000 al marzo 2001 (doc. XIII/Bis), la ricorrente ha
affermato: 

 

" 
(…)

L’assicurata ha sempre svolto un’attività
lavorativa a tempo pieno tranne che per il periodo 1992-1995, quando su
richiesta del secondo marito ha ridotto il tempo di lavoro al 50%.

 

L’assicurata ha lavorato a tempo pieno come
titolare della propria agenzia di viaggio (la __________, ditta individuale)
anche dopo la nascita del primo figlio (avvenuta il __________).

 

L’assicurata ha interrotto l’attività lavorativa
su richiesta del secondo marito nel marzo 2001, poco prima della nascita della
figlia.

 

Nel dettaglio si notano oscillazioni nel reddito
annuale:

 

Nel 1991 la flessione è dovuta principalmente ad
un periodo di malessere a seguito del divorzio dal primo marito, come emerge
pure dalla perizia psichiatrica (“A seguito del divorzio per alcuni mesi sta
a casa poiché sta male psichicamente.” e “Data l’esordio dei disturbi
psichici alla prima rottura sentimentale. Viene ricoverata in una clinica non
specializzata dove fa “la cura del sonno” per due mesi e mezzo” (p. 2)).

 

Un’ulteriore flessione è presente negli
anni1993-1995 (durante il secondo matrimonio dell’assicurata, avvenuto
nell’ottobre 1992). Come riferito dall’assicurata durante il colloquio
peritale, essa ha ridotto l’attività lavorativa su esplicita richiesta del
marito, che non voleva che lavorasse a tempo pieno. Dopo il divorzio riprende a
lavorare al 100% presso la __________. Purtroppo, a causa dei problemi di
salute che l’assillano, l’assicurata è costretta ad auto licenziarsi, come
emerge anche dal rapporto della Dr.ssa __________ (“a seguito del secondo
divorzio ha ancora una fase di astensione dal lavoro della durata di alcuni
mesi, per il malessere psichico.” (p. 2)). Segue un periodo di
disoccupazione.

 

Un’altra flessione si nota durante l’anno 1997. In quell’anno l’assicurata ha aperto la sua agenzia di viaggio e comprensibilmente durante i
primi mesi si è accontentata di un reddito piuttosto modesto. Da sottolineare
che l’assicurata, per essere in grado di gestire l’agenzia viaggi, ha seguito
un corso serale di gestione aziendale organizzato dalla __________. Essa ha
quindi acquisito le conoscenze necessarie che le permetterebbero anche oggi,
senza danno alla salute, di mettersi nuovamente in proprio. Sarà mia premura
inoltrare nei prossimi giorni la conferma della __________ di frequentazione
del corso da parte dell’assicurata.

 

Per quanto riguarda il periodo ottobre 2000 –
marzo 2001: l’assicurata aveva venduto la sua agenzia di viaggi su richiesta
del marito (“nel 2001 ha dovuto abbandonare il lavoro presso la propria
agenzia viaggi, su insistenza del marito che era contrario all’attività
lavorativa della moglie” rapporto inchiesta a domicilio, p. 3; “dal 2001
non svolge attività lavorativa, inizialmente per decisione del terzo marito che
è contrario al fatto che la moglie lavori” perizia Dr.ssa __________ p. 2).
Essa ha continuato a lavorare per 6 mesi assieme al nuovo proprietario per
introdurlo e garantire una transizione ottimale. Purtroppo l’assicurata non è
più in possesso del contratto di lavoro con la __________; dopo la scadenza di
10 anni, non pensando di averne ancora bisogno, l’ha buttato via. Dal reddito
dichiarato emerge però chiaramente un’attività lavorativa a tempo pieno.

 

In conclusione, l’estratto conto individuale
conferma quanto già sostenuto nell’atto ricorsuale, ossia che l’assicurata oggi
risp. al momento dell’emanazione della decisione impugnata, senza danno alla
salute avrebbe svolto un’attività lavorativa a tempo pieno. Le diminuzioni
risp. interruzioni di lavoro sono sempre state dettate da motivi di salute o da
terzi (il secondo e il terzo marito). Quando l’assicurata ha potuto scegliere
di sua volontà, ha sempre svolto un lavoro a tempo pieno, assumendo via via
compiti di sempre maggior responsabilità e divenendo da ultima indipendente.
Essa ha vaste conoscenze ed esperienze professionali del settore, ha conoscenze
e esperienze di gestione aziendale, non è più sposata, ha due figli grandi (già
ampiamente autosufficienti al momento dell’emanazione della decisione su
opposizione). Tutti questi elementi depongono a favore della valutazione del
suo diritto alla rendita sulla base di uno statuto quale totalmente salariata.”
(doc. XV)

 

                               1.7.   All’UAI è
stato accordato un termine scadente il 10 giugno 2013 con facoltà di prendere
posizione in merito (doc. XVI).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

                                         L'art.
28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente
un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006, U 156/05, consid.
5).

                                         La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003, I 670/01 pubblicata in SVR
2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR
2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA
del 13 giugno 2003 consid. 4.2, I 475/01).

 

 

                               2.2.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136).

                                         A sua
volta l'art. 27 OAI precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.3.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28a cpv. 3 LAI secondo cui

 

" 
Se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o
collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa
attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni
consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e
valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dall’allora TFA (dal 1°
gennaio 2007: TF) in DTF 125 V 146.

                                         Anche in
altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         L’Alta Corte in una
sentenza pubblicata in DTF 137 V 334, ha riconfermato la sua giurisprudenza relativa al metodo misto.

 

                               2.4.   Nella
fattispecie l’assicurata contesta la qualifica di casalinga e sostiene che deve
essere considerata esclusivamente quale persona che esercita un’attività
lucrativa e che, in tal caso, avrebbe diritto ad una rendita intera.

                                         

                                         L’UAI
nella decisione impugnata ha confermato la qualifica di casalinga, affermando:

 

"  (…)

Con scritto del 24
aprile 2012 lei ha dichiarato che dopo la nascita dei figli avrebbe ripreso
un’attività lucrativa. Considerato che dopo la nascita dei figli non ha ripreso
alcuna attività lavorativa e che la malattia di lunga durata perdura dal
26.09.2006 viene considerata casalinga in misura totale.

 

(…)

 

In riferiamo alle
osservazioni contro il nostro progetto di decisione del 13 giugno 2012
v’informiamo che l’abbandono dell’attività lavorativa non è legato al danno
alla salute bensì a questioni private pertanto l’assicurata viene confermata
casalinga al 100%.” (doc. B)

 

                               2.5.   Va
innanzitutto ricordato che al fine di determinare il metodo applicabile per
stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona
esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere
dell’invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla
globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno
alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa. Ad
esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa immediatamente
prima dell'insorgere dell'invalidità e se l'assicurato che non esercita
un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non fosse
subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all’attività che veniva svolta al momento dell’intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subito
modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare
sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie,
famigliari, l’età dell’assicurato, la sua situazione professionale, le affinità
e la personalità dell’assicurato. A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita
un’importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato raggiungimento del
minimo d’esistenza nel caso del mancato esercizio di un’attività lucrativa
rispettivamente alla necessità economica di una simile attività (DTF 130
V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195). 

                                         Questa
valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica
dell’assicurata, che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale
dedotta da indizi esterni (STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).

                                         

                                         Riguardo
alla scelta del metodo di calcolo applicabile nei singoli casi, in una sentenza
del 24 aprile 2006 I 276/05, l’allora TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha stabilito
che:

 

" 
(…)

2.3 Tant lors de l'examen initial du droit à la
rente qu'à l'occasion d'une révision de celle-ci (art. 17 LPGA), il faut donc
examiner quelle méthode d'évaluation de l'invalidité il convient d'appliquer. Le choix de l'une des trois méthodes considérées (méthode générale
de comparaison des revenus [art. 28 al. 2 LAI en corrélation avec l'art. 16
LPGA], méthode spécifique [art. 28 al. 2bis LAI en corrélation avec les art. 27
RAI et 8 al. 3 LPGA], méthode mixte [art. 28 al. 2ter LAI en corrélation avec
l'art. 27bis RAI, ainsi que les art. 16 LPGA et 28 al. 2bis LAI en corrélation
avec les art. 27 RAI et 8 al. 3 LPGA]) dépendra du statut du bénéficiaire
potentiel de la rente: assuré exerçant une activité lucrative à temps complet,
assuré non actif, assuré exerçant une activité lucrative à temps partiel. On
décidera que l'assuré appartient à l'une ou l'autre de ces trois catégories en
fonction de ce qu'il aurait fait dans les mêmes circonstances si l'atteinte à
la santé n'était pas survenue. Pour les assurés
travaillant dans le ménage, il convient d'examiner si l'assuré, étant valide,
aurait consacré l'essentiel de son activité à son ménage ou à une occupation
lucrative après son mariage, cela à la lumière de sa situation personnelle,
familiale, sociale et professionnelle. Ainsi, pour déterminer voire
circonscrire le champ d'activité probable de l'assurée, si elle était demeurée
valide, on tiendra compte d'éléments tels que la situation financière du
ménage, l'éducation des enfants, l'âge de l'assurée, ses qualifications
professionnelles, sa formation ainsi que ses affinités et talents personnels
(ATF 117 V 195 consid. 3b; VSI 1996 p. 209 consid. 1c). Selon la pratique, la
question du statut doit être tranchée sur la base de l'évolution de la
situation    jusqu'au prononcé de la décision administrative litigieuse, encore
que, pour admettre l'éventualité de la reprise d'une activité lucrative
partielle ou complète, il faut que la force probatoire reconnue habituellement
en droit des assurances sociales atteigne le degré de vraisemblance
prépondérante (ATF 130 V 396 consid. 3.3, 125 V 150 consid. 2c, 117 V
194 consid. 3b et les références).

(…)." (STFA del 24 aprile 2006 nella causa H, I 276/05,
consid. 2.3)

 

                                         In DTF
137 V 334 il TF ha confermato la giurisprudenza sul metodo misto di
valutazione dell'invalidità (consid. 5). Il metodo misto di valutazione
dell'invalidità non viola né il diritto al rispetto della vita privata e
familiare garantito dagli art. 13 cpv. 1 Cost. e 8 CEDU né i principi della
parità di trattamento e del divieto di discriminazione sanciti dall'art. 8
Cost.

                                         L’Alta Corte ha inoltre
affermato:

 

" 
2.1 En premier lieu, la
recourante reproche à la juridiction cantonale d'avoir appliqué au cas d'espèce
la méthode mixte d'évaluation de l'invalidité en lieu et place de la méthode
ordinaire de comparaison des revenus. Elle explique qu'elle aurait exercé une
activité à plein temps si elle n'avait pas été atteinte dans sa santé. Le fait
qu'elle ne travaillait à l'époque qu'à 80 % était la conséquence des différents
problèmes de santé qui l'avaient touchée à compter du début des années 90. Si
son état de santé le lui avait permis, il est évident qu'au départ de son fils
du foyer familial, elle aurait repris une activité professionnelle à plein
temps dans le but d'augmenter ses modestes revenus, comme elle l'avait
d'ailleurs fait avant la naissance de son enfant.

 

(…)

 

3.2 Pour déterminer la méthode applicable au cas particulier, il faut à
chaque fois se demander ce que l'assuré aurait fait si l'atteinte à la santé
n'était pas survenue. Lorsqu'il accomplit ses travaux habituels, il convient d'examiner,
à la lumière de sa situation personnelle, familiale, sociale et
professionnelle, s'il aurait consacré, étant valide, l'essentiel de son
activité à son ménage ou s'il aurait vaqué à une occupation lucrative. Pour
déterminer voire circonscrire le champ d'activité probable de l'assuré, il faut
notamment tenir compte d'éléments tels que la situation financière du ménage,
l'éducation des enfants, l'âge de l'assuré, ses qualifications
professionnelles, sa formation ainsi que ses affinités et talents personnels.
Selon la pratique, la question du statut doit être tranchée sur la base de
l'évolution de la situation jusqu'au prononcé de la décision administrative
litigieuse, encore que, pour admettre l'éventualité de l'exercice d'une
activité lucrative partielle ou complète, il faut que la force probatoire
reconnue habituellement en droit des assurances sociales atteigne le degré de
la vraisemblance prépondérante (ATF 117 V 194 consid. 3b p. 194; voir également
ATF 133 V 504 consid. 3.3 p. 507; ATF 131 V 51 consid. 5.1.2 p. 53 et ATF 125 V
146 consid. 5c/bb p. 157; arrêt 9C_49/2008 du 28 juillet 2008 consid. 3.1-3.4
et arrêt du Tribunal fédéral des assurances I 156/04 du 13 décembre 2005
consid. 5.1.2).

 

3.3 La juridiction cantonale a considéré qu'il existait suffisamment
d'indices établissant avec une vraisemblance prépondérante que la recourante
travaillait à 80 %, non pas par obligation, mais par choix. Au début de
l'incapacité de travail alléguée, elle avait exercé durant près de 16 ans une
activité à 80 %, sans que cela ne soit justifié par des obligations familiales.
Il ne ressortait par ailleurs d'aucune pièce médicale que l'état de santé de la
recourante la contraignait exclusivement à exercer une
activité à temps partiel limitée à 80 %. Dans un curriculum vitae établi le 2
novembre 1992, elle a indiqué souhaiter retrouver un poste lui permettant de
maintenir sa capacité de gain; par la suite, jusqu'à ce que le projet de
décision lui soit communiqué, elle n'a jamais fait mention de son intention de
reprendre un emploi à plein temps.

 

3.4 En l'occurrence, la recourante ne parvient pas à établir le caractère
manifestement inexact, voire insoutenable, du raisonnement qui a conduit la
juridiction cantonale à conclure, dans le cas particulier, à l'application de
la méthode mixte d'évaluation de l'invalidité. A l'argumentation factuelle de
celle-ci, la recourante oppose des considérations tirées de l'expérience
générale de la vie. Cela étant, celles-ci semblent contredites par les pièces
du dossier. Il en ressort que la recourante travaille à temps partiel depuis
l'année 1979. Si un tel choix pouvait s'expliquer à l'époque par la volonté de
s'occuper de son enfant (né en 1973), cette justification n'avait plus guère de
fondement à compter de la fin des années 1980. Certes, les premiers problèmes
de santé sont apparus au cours de l'année 1989 et ont motivé un changement
d'activité à la fin de l'année 1992. 

 

Jusqu'au dépôt le 19 décembre 2008 de sa demande de
prestations de l'assurance-invalidité, la recourante n'a toutefois entrepris
aucune démarche dans le but de trouver une activité à 100 % adaptée à ses
limitations fonctionnelles et semble bien plutôt s'être contentée de la
situation."

 

                               2.6.   Nel caso
di specie dagli atti (cfr. in particolare l’anamnesi figurante nella perizia
CPAS [doc. AI 13-1 e seguenti]; scritto del 28 maggio 2013 [doc. XV]; cfr. anche
estratto conto individuale [doc. XIII/Bis]) emerge quanto segue.

 

                                         L’insorgente, nata nel
1964, affetta da sindrome affettiva bipolare (ICD 10 F31.3), sposatasi tre
volte (1987-1991; 1992-1996 e dal 1999, poi separatasi di fatto nel 2010) e con
due figli nati il __________1999 e il __________.2001, ha iniziato a svolgere
un’attività lucrativa nel 1983 come guida turistica a __________ (doc. AI 5-4).
Dal mese di novembre 1983 al mese di luglio 1987 ha lavorato presso un’agenzia di viaggi a __________ (doc. AI 5-4 e doc. XIII/Bis) e dal mese di
agosto 1987 (doc. AI XIII/Bis) al mese di febbraio 1991 (doc. AI 5-4 e
XIII/Bis), nello stesso ambito, in __________, dove abitava il secondo marito, a
__________ ed a __________ (doc. AI 5-4). In seguito al divorzio per alcuni
mesi è rimasta a casa “poiché sta male psichicamente” ed è tornata a
vivere dai genitori nel Canton Ticino (doc. AI 31-2).

                                         Nel 1991 ha lavorato presso un’agenzia di viaggi di __________ ed  in seguito, fino a fine 1994 è tornata
presso l’agenzia __________ per la quale aveva lavorato precedentemente (cfr.
doc. AI 13-2 e doc. XIII/Bis). In accordo con il secondo marito, e non per
motivi legati allo stato di salute, nel periodo 1993-1995 ha deciso di lavorare al 50% (doc. AI 13-2; cfr. anche doc. XIII/Bis, nonché doc. XV; salario
figurante nell’estratto conto individuale 1993 e 1994: fr. 32'500 per l’intero
anno, mentre nel 1995 fr. 16'250 per metà anno; in precedenza, nel 1992, fr.
52'272 per l’intero anno [da rilevare che il secondo matrimonio è stato
celebrato nel mese di __________ {cfr. doc. XV}]).

                                         Dopo aver lavorato per __________
per alcuni mesi (doc. XIII/Bis: novembre 1995 – luglio 1996), in seguito al
secondo divorzio ha smesso di lavorare alcuni mesi a causa di un “malessere
psichico” (doc. AI 13-2) ed ha percepito prestazioni dall’assicurazione
contro la disoccupazione (doc. XIII/Bis: da agosto 1996 a febbraio 1997).

                                         Nel 1997 ha fondato la propria ditta individuale __________, conseguendo un reddito, da febbraio a
dicembre 1997, di fr. 28'875, nel 1998 e nel 1999 di fr. 67'500 e da gennaio a
settembre 2000 di fr. 52'803 (doc. XIII/Bis). In seguito ha venduto la propria
attività, trasformandola in __________, ed ha conseguito, quale dipendente
della medesima ditta, un salario mensile di fr. 5'293,65 (fr. 15'881 : 3 mesi)
da ottobre a dicembre 2000 e di fr. 5’013 (15'039 : 3 mesi) da gennaio a marzo 2001. A proposito di questo periodo la ricorrente ha evidenziato che:

 

" 
Per quanto riguarda il periodo ottobre 2000 –
marzo 2001: l’assicurata aveva venduto la sua agenzia di viaggi su richiesta
del marito (“nel 2001 ha dovuto abbandonare il lavoro presso la propria
agenzia viaggi, su insistenza del marito che era contrario all’attività
lavorativa della moglie” rapporto inchiesta a domicilio, p. 3; “dal 2001
non svolge attività lavorativa, inizialmente per decisione del terzo marito che
è contrario al fatto che la moglie lavori” perizia Dr.ssa __________ p. 2).
Essa ha continuato a lavorare per 6 mesi assieme al nuovo proprietario per
introdurlo e garantire una transizione ottimale. Purtroppo l’assicurata non è
più in possesso del contratto di lavoro con la __________; dopo la scadenza di
10 anni, non pensando di averne ancora bisogno, l’ha buttato via. Dal reddito
dichiarato emerge però chiaramente un’attività lavorativa a tempo pieno.” (doc.
XV)

 

                                         In queste condizioni, ed
anche sulla base del reddito conseguito dal 1997 al marzo 2001 il TCA non ha motivo
per mettere in dubbio quanto affermato dalla ricorrente, ossia di aver
esercitato un’attività lavorativa al 100% anche in questo ultimo periodo.  

 

                                         Dall’aprile 2001 non
svolge più alcuna attività lucrativa “inizialmente per decisione del terzo
marito che è contrario al fatto che la moglie lavori e in seguito per
l’insorgere dei disturbi psichici” (perizia CPAS, doc. AI 13-2). 

                                         In seguito alla
separazione di fatto avvenuta nel corso del 2010, con affidamento congiunto dei
figli, vive dei propri risparmi e dal luglio 2011 il marito l’aiuta
economicamente per la casa (doc. AI 13-2). Alle sue dipendenze ha una
collaboratrice domestica pagata da lei stessa (doc. AI 13-2).

 

                                         Il 16 agosto 2011 la
dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, che ha avuto in cura
l’interessata dal 26 settembre 2006 a fine febbraio 2009 presso il __________
di __________ e dal 6 marzo 2009 al 2 aprile 2010 presso il suo studio privato,
ha evidenziato che l’insorgente “ha presentato in occasione del primo e del
secondo divorzio, scompensi psicotici con disturbo dell’umore associato a
seguito dei quali è stata curata in condizioni stazionarie” (doc. AI 6-6).

 

 

 

                                         Nell’inchiesta economica
per le persone che si occupano dell’economia domestica, alla domanda: “se
non fosse intervenuto il danno alla salute, l’assicurata eserciterebbe oggi
un’attività lucrativa?”, figura quanto segue:

 

"  Nel 2001 ha dovuto abbandonare il lavoro presso la propria agenzia viaggi, su insistenza del marito che
era contrario all’attività lavorativa della moglie. Già a quel tempo il coniuge
aveva assunto una collaboratrice domestica che si occupava 8 ore al giorno,
tutti i giorni, di tutta la casa, così l’A.ta doveva badare unicamente ai
figli. La Signora RI 1 racconta “che è andata in tilt, ritrovandosi
all’improvviso a casa con due figli piccoli e senza lavoro”.

 

Alla domanda precisa risponde che, in assenza del danno alla
salute, avrebbe lavorato almeno al 50%, o addirittura a tempo pieno nel
caso in cui i figli venissero affidati completamente al padre poiché non
avrebbe più obblighi nei loro riguardi.

La situazione economica, al momento attuale, non appare ancora
definita: non si è raggiunto alcun accordo, spiega l’assicurata, considerato
anche il fatto che, pur ricevendo Fr. 3'000.- mensili, deve provvedere sia al
mantenimento dei figli che al pagamento dell’ipoteca. Sempre secondo quanto
riferisce, il marito, pur benestante, ha trasferito all’estero i suoi beni nel
tentativo di non concederle nulla. Ha intenzione dunque di mettere in vendita la
lussuosa abitazione e trasferirsi in un’abitazione più modesta.

 

(…)

 

Attualmente l’A.ta dichiara di ricevere mensilmente Fr. 3'000.--
da parte dell’ex-marito con i quali deve pagare Fr. 500.-/mese di elettricità
(termopompa) e Fr. 1'750.- di ipoteca, più il proprio premio di cassa malati.
L’ex coniuge salda i premi di cassa malati dei figli.” (doc. AI 16-3,
sottolineatura originale)

 

                                         Il 16 aprile 2012 l’UAI ha
interpellato per iscritto la ricorrente ponendole alcune domande alle quali
l’interessata ha così risposto:

 

"  (…)

1.Se il mio stato di salute me lo avesse permesso avrei continuato
a lavorare a tempo pieno quale proprietaria della mia agenzia di viaggi __________,
in quanto avrei potuto continuare a percepire uno stipendio alto. Desidero
precisare che se vivessi nella condizione psicofisica adatta avrei già
ricominciato a svolgere un’attività lucrativa al 100% anche perché attualmente
vivo separata di fatto dal 1° luglio 2010, e mio marito versa a titolo
volontario dei contributi alimentari (e solo a partire dal mese di giugno
2011!) unicamente per i figli. Tali apporti non sono però sufficienti per
coprire tutti i costi dell’economia domestica per cui da qui la mia necessità
di lavorare a tempo pieno.

2.a) Titolare o direttrice responsabile di una agenzia di viaggi

b)In misura del 100%

c)Se la salute me lo avesse permesso avrei ripreso la mia attività
professionale subito dopo la nascita dei miei figli.

d) Vista la mia età avrei molto verosimilmente riaperto una mia
agenzia di viaggi oppure vista la mia precedente esperienza quale responsabile
della __________ di __________ sede principale __________, inoltre quale
responsabile del settore viaggi d’affari presso la __________ per 8 anni avrei
cercato una posizione simile con una primaria agenzia di viaggi in Ticino.

(…)

h) Con gli introiti derivanti da un’attività indipendente quale
titolare di un’agenzia di viaggi avrei potuto permettermi di pagare un aiuto
domestico come il nido o una ragazza alla pari, che mi avrebbe sgravata in
parecchie mansioni fra le quali la cura dei figli. Vista l’età dei miei figli
(11 e 13 anni) ora sono in grado di ritornare autonomamente a casa e di
svolgere i compiti di scuola fino al momento in cui io rientrerei a casa” (doc.
AI 19-2)

 

                                         L’UAI ha deciso di
considerare la ricorrente quale casalinga al 100%. A motivazione di tale
classificazione l’amministrazione ha affermato che “con scritto del 24
aprile 2012 lei ha dichiarato che dopo la nascita dei figli avrebbe ripreso
un’attività lavorativa. Considerato che dopo la nascita dei figli non ha
ripreso alcuna attività lavorativa e che la malattia di lunga durata perdura
dal 26.09.2006 viene considerata casalinga in misura totale” (doc. AI
32-15).

 

                               2.7.   Come visto
sopra, secondo la giurisprudenza, per determinare lo statuto di un'assicurata, occorre esaminare se essa, da
sana, avrebbe consacrato l'essenziale
della sua attività all'economia
domestica o ad un'occupazione
lucrativa alla luce della sua situazione personale, familiare, sociale e
finanziaria (DTF 130 V 393 consid. 3.3. pag. 396 e sentenze citate). Questa
valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica
dell’assicurata, che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale
dedotta da indizi esterni (STF I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).

 

                                         Occorre
inoltre rilevare che, secondo la giurisprudenza, le dichiarazioni
fornite dall’assicurata stessa durante la procedura amministrativa
costituiscono un mezzo di prova pertinente, al fine di dedurre quale sia la
volontà ipotetica in merito al tasso di occupazione che ella avrebbe adottato
in assenza del danno alla salute.

                                         Nella
sentenza del 20 novembre 2007 nella causa 9C_428/2007, il TF,
proprio alla luce delle dichiarazioni fornite da un’assicurata durante la procedura
amministrativa, ha ritenuto arbitraria la valutazione del grado di invalidità
effettuata dai giudici di prima istanza, secondo il metodo ordinario del raffronto
dei redditi (avendo considerato l’assicurata salariata a tempo pieno), anziché
secondo il metodo misto di calcolo, come invece ritenuto a ragione
dall’amministrazione. In quell’occasione l’Alta Corte ha sottolineato quanto
segue:

 

"  (…)

4.3.2 En l'espèce, il n'apparaît pas au vu des
pièces du dossier que la situation financière de l'assurée se soit modifiée
entre le moment où elle a indiqué au recourant (questionnaire daté du 1er
juillet 2004) puis déclaré à l'enquêtrice (rapport d'enquête du 4 janvier 2005)
qu'elle aurait exercé une activité à 75 % sans la survenance de son atteinte à
la santé et celui où elle s'est opposée à la décision initiale en affirmant
qu'elle aurait travaillé à 100 %. Ainsi, l'intimée mentionnait-elle à la
collaboratrice de l'office AI qu'elle s'était retrouvée depuis mai 2001 à
devoir assumer seule ses besoins et avait dû demander l'assistance de l'Hospice
général. Elle n'a au demeurant pas allégué ni cherché à établir par la suite en
cours de procédure que les revenus tirés d'une activité exercée à 75 % ne lui
auraient pas suffi pour couvrir ses besoins.

 

En l'absence d'éléments susceptibles d'expliquer de
manière convaincante pour quelles raisons l'intimée avait modifié ses premières
déclarations en cours de procédure d'opposition, il n'y avait pas de motif de
s'écarter du principe selon lequel, en présence de deux versions différentes et
contradictoires d'un fait - en l'occurrence hypothétique -, la préférence doit
être accordée à celle que l'assurée avait donnée alors qu'elle en ignorait
peut-être les conséquences juridiques, les explications nouvelles pouvant être,
consciemment ou non, le fruit de réflexions ultérieures (ATF 121 V 45 consid. 2a p. 47; VSI 2000 p. 199 consid. 2d p. 201 [I 321/98]). A cet
égard, les raisons alléguées par l'intimée dans son mémoire de réponse pour
expliquer ses déclarations contradictoires ne sont pas convaincantes. Le fait d'avoir rempli une partie du questionnaire qui ne la concernait
pas, selon elle, n'enlève rien à la clarté de sa réponse à la question du taux
d'activité sans atteinte à la santé. Elle a par ailleurs confirmé ultérieurement
cette réponse à l'enquêtrice, dont le rapport est, quoi qu'elle en dise, un élément
de preuve déterminant. Contrairement à ce que prétend l'intimée, ce rapport ne
se limite pas aux seules questions sur les activités de la vie quotidienne,
mais comprend également ses déclarations - dont elle n'a du reste jamais
contesté la teneur - sur son activité professionnelle hypothétique et
effective. Enfin, l'application de la jurisprudence citée ne se limite pas aux
situations dans lesquelles l'intéressé souffrirait d'une atteinte somatique et
non pas psychique.

 

4.3.3 Il résulte de ce qui précède que
l'appréciation des preuves à laquelle a procédé la juridiction cantonale est
arbitraire, en ce qu'elle a méconnu un moyen de preuve pertinent qui aurait dû
la conduire à conclure que P.________ aurait travaillé à 75 % sans atteinte à
la santé.

 

En conséquence, l'invalidité de l'intimée aurait dû
être évaluée au moyen de la méthode mixte applicable aux personnes qui exercent
une activité à temps partiel (art. 28 al. 2ter LAI). Il convient dès lors
d'annuler le jugement entrepris et de renvoyer la cause à la juridiction
cantonale pour qu'elle procède à une telle évaluation et rende un nouveau
jugement.

(…)." (STFA del 20 novembre 2007 nella causa P.,9C_428/2007,
consid. 4.3.2 e 4.3.3)

                                         Va anche segnalata la
sentenza 9C_52/2013 del 12 aprile 2013, dove il TF ha esaminato il caso di
un’assicurata, madre di tre figli, che dopo il 1991 ha sempre lavorato a tempo parziale e che il TCA, al momento della nascita del diritto alla
rendita, ha considerato salariata nella misura del 70% e casalinga per il
restante 30%.

                                         Il TF ha affermato:

 

"  3.

Il giudice di prime cure ha accertato che l'assicurata, madre di
tre figli, dopo il 1991 ha sempre lavorato a tempo parziale al fine di riuscire
a conciliare impegni lavorativi e vita familiare. Ha quindi rilevato che al
momento della nascita del diritto alla rendita ella era da considerare
salariata nella misura del 70% e casalinga per il restante 30%. In effetti, dal
1° agosto 1999 e fino all'insorgere della malattia (nel settembre 2000)
l'assicurata, separatasi dal marito nell'agosto del 1999, ha intrapreso l'attività di insegnante presso una scuola media nella misura del 70%. Per contro
la Corte cantonale ha ritenuto verosimile che al momento della revisione del 2010, l'assicurata, senza il danno alla salute, avrebbe aumentato al 100% la sua percentuale di
occupazione. Essa ha infatti considerato credibile che in quel momento
l'interessata - la quale già nel 2000, dopo il divorzio dal marito, per la
necessità di incrementare le proprie entrate al fine di mantenere la famiglia e
per il fatto che i figli non avevano più bisogno della sua costante presenza,
aveva aumentato al 70% la propria percentuale lavorativa, iscrivendosi per
giunta, per il restante 30%, a un corso di formazione post-diploma - avrebbe
ulteriormente incrementato l'attività professionale, cercando un'occupazione a
tempo pieno una volta portata a termine la formazione post-diploma in lingue. A
conferma di tale tesi il giudice cantonale ha pure addotto l'età ormai adulta
dei figli al momento della revisione del 2010 oltre alla ripresa, da parte
dell'assicurata, del percorso formativo a suo tempo interrotto a causa della
malattia. In tali circostanze, egli ha fatto capo al metodo ordinario di valutazione
dell'invalidità e, tenuto conto del grado (50%) di capacità lavorativa residua
nella professione abituale, ha concluso per un grado d'invalidità del 50% che
garantiva il mantenimento quanto meno di una mezza rendita d'invalidità dal 1°
marzo 2012.

4.

4.1

L'UAI lamenta in primo luogo una violazione della massima
inquisitoria e del diritto federale per avere la Corte cantonale accertato i
fatti determinanti in maniera incompleta. In particolare l'Ufficio ricorrente
rimprovera al giudice cantonale di non avere verificato, completando la
relativa procedura istruttoria, se il percorso di studio attualmente seguito
dall'opponente - e portato alla conoscenza dell'UAI solo con lo scritto 3
ottobre 2012 - sia compatibile con il suo stato di salute e con le limitazioni
funzionali (stanchezza, tolleranza agli sforzi e tenuta ancora parzialmente
ridotta) messe segnatamente in evidenza (il 23 novembre 2010) dal servizio
medico regionale (SMR) dell'AI. L'UAI osserva di non essere, a causa della
mancata acquisizione di informazioni da parte del Tribunale cantonale
sull'impiego del tempo extra lavorativo dell'assicurata, stato messo in
condizione di determinarsi sulla validità della certificazione - ritenuta dal
SMR in contesto fattuale nel contempo mutato - della capacità lavorativa
dell'interessata del 50%. In ogni caso, per l'Ufficio ricorrente è altamente
verosimile che l'assicurata presenti nel frattempo una minore affaticabilità
rispetto a quella stabilita dal SMR e quindi risorse fisiche sufficienti per
lavorare in misura superiore al 50%.

 

4.2 Il principio inquisitorio non dispensa le parti dal loro
obbligo di collaborare all'accertamento dei fatti (DTF 120 V 357 consid. 1a
pag. 360). Spetta alle parti indicare segnatamente quelle circostanze da cui
intendono inferire dei diritti o comunque dei vantaggi (DTF 106 Ib 77 consid.
2a/aa pag. 80 seg.; cfr. SVR 2010 KV n. 10 pag. 43, 9C_182/2009, consid. 7.2).
L'obbligo per le parti di collaborare all'accertamento dei fatti determinanti
può essere preteso nella misura in cui ciò risulti loro possibile ed esigibile
(cfr. sentenza 9C_137/2007 del 21 aprile 2008 consid. 4.1, in RtiD II-2008 pag.
292 con riferimenti). Preso atto della comunicazione del 3 ottobre 2012 con cui
il patrocinatore di controparte aveva segnalato la frequentazione, presso la
alta scuola pedagogica, del corso di formazione per l'insegnamento generale
nelle scuole professionali, l'Ufficio ricorrente, anziché sollevare le
eccezioni e i dubbi qui proposti, si è limitato a rilevare che tale formazione impediva
"attualmente all'assicurata di aumentare il suo grado d'impiego oltre il
70%" e confermava il mantenimento della ripartizione tra attività
salariata (70%) e casalinga (30%) da esso sostenuto. Benché ne avesse
senz'altro la possibilità, l'UAI, dotato di un proprio servizio medico e
giuridico, non ha invece ritenuto necessario in sede cantonale raccogliere o
quanto meno chiedere ulteriori accertamenti nel senso qui invocato. Ne discende
che tali contestazioni sono ora inammissibili poiché sono state formulate per
la prima volta in sede federale benché lo potessero già essere in precedenza
(cfr. art. 99 cpv. 1 LTF). Non è invece vero, come pretende a torto l'Ufficio
ricorrente, che queste circostanze avrebbero assunto rilevanza giuridica per la
prima volta alla luce del giudizio impugnato. E poi non va dimenticato che il
giudice anche nell'ambito della massima inquisitoria, pur non essendo vincolato
alle richieste di prova delle parti, non ha l'obbligo di verificare oltre i
fatti che non sono contestati (cfr. sentenza 5C.134/2004 del 1° ottobre 2004 consid. 2). Ciò che è avvenuto in concreto con riferimento all'abilità lavorativa
del 50% attestata sia dal curante dell'assicurata sia dal SMR nel suo rapporto
del 23 novembre 2010. Anche per queste ragioni, la pretesa violazione del
principio inquisitorio da parte dell'istanza precedente risulta, nei limiti
della sua ricevibilità, infondata, mentre la valutazione del primo giudice in
merito al grado di incapacità lavorativa non è certamente arbitraria.

 

5.

L'UAI chiede inoltre, in via subordinata, di confermare
l'applicazione del metodo misto di valutazione dell'invalidità e di
ripristinare la decisione del 23 gennaio 2012. Motiva la propria richiesta con
la correlazione esistente tra il fatto che l'opponente in passato avrebbe
sempre - con eccezione per il periodo 1984-1987 - lavorato a tempo parziale e
l'affermazione che ella ha reso nei confronti dell'assistente sociale
D.________ in occasione dell'inchiesta economica per le persone che si occupano
dell'economia domestica. Dal rapporto del 5 luglio 2011 si evince in effetti
che l'assicurata ha dichiarato che senza danno alla salute avrebbe continuato
ad esercitare un'attività lucrativa come ha sempre fatto. Ora, è vero come
osserva l'UAI, che questa dichiarazione - non espressamente tematizzata dalla
Corte cantonale - può anche prestarsi a una interpretazione nel senso da esso
sostenuta, ossia che anche senza danno alla salute l'interessata avrebbe
continuato a lavorare a tempo parziale come in passato. Tale conclusione non è
però obbligatoria. Come ha già fatto notare l'assicurata in sede sia cantonale
sia federale, il senso della dichiarazione, in assenza di una domanda precisa
da parte dell'assistente sociale circa la misura dell'ipotetico impegno
professionale, può in effetti anche essere inteso quale semplice manifestazione
della volontà di continuare a svolgere, come in passato, un'attività lucrativa.
Ma soprattutto detta ambiguità non è ancora sufficiente a rendere
manifestamente inesatto, ovvero arbitrario, l'accertamento del primo giudice
perché egli ha più che sostenibilmente tratto l'intenzione dell'assicurata di
aumentare, senza il danno alla salute (cfr. sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni I 276/05 del 24 aprile 2006 consid. 2.3), al 100% la sua
percentuale di occupazione da almeno due elementi oggettivi, quali la
frequentazione, prima dell'insorgenza di tale danno, di un corso di formazione
post-diploma al 30% in aggiunta all'attività professionale svolta già al 70% e
l'età ormai adulta dei figli al momento della revisione. Quanto basta per
blindare il giudizio impugnato dalle censure ricorsuali. Non è infine vero,
come eccepisce l'UAI, che la semplice informazione della ripresa degli studi da
parte dell'assicurata sarebbe stata considerata dalla Corte cantonale
"quale fattore determinante l'applicazione del metodo ordinario di
confronto dei redditi". È sufficiente la lettura della pronuncia impugnata
per rendersi conto che questa circostanza è in realtà stata semplicemente addotta
a "ulteriore sostegno" della tesi espressa dal primo giudice.”

 

                               2.8.   In
concreto, l’Ufficio AI in sede di risposta sostiene che le affermazioni della
ricorrente sono in parte contrastanti e non sono confermate dalla realtà dei
fatti.

                                         L’amministrazione rileva
una contraddizione tra quanto affermato nello scritto del 24 aprile 2012 (doc.
AI 19-1), ossia che l’interessata avrebbe ripreso l’attività dopo la nascita
dei figli e quanto successo realmente, ossia che ha cessato l’attività proprio
dopo la nascita della figlia __________ nel 2001. Inoltre l’insorgente sostiene
che “se il mio stato di salute me lo avesse permesso avrei continuato a
lavorare a tempo pieno quale proprietaria della mia agenzia di viaggi __________,
in quanto avrei potuto continuare a percepire uno stipendio alto”, mentre
l’assicurata ha cessato la sua attività su insistenza del marito e non in
seguito al danno alla salute.

                                         La ricorrente non sarebbe
credibile neppure laddove rileva che si trova in una difficile situazione
economica, visto che continua ad avere una collaboratrice domestica alle sue
dipendenze. 

                                         Infine, mentre in
occasione dell’inchiesta a domicilio l’insorgente ha affermato di voler
lavorare al 50% o in misura maggiore se i figli fossero stati affidati al padre
poiché non avrebbe avuto più obblighi al loro riguardo, il 24 aprile 2012 ha rilevato che avrebbe esercitato un’attività lavorativa al 100% e che gli introiti conseguiti
le avrebbero permesso di assumere un aiuto domestico o una ragazza alla pari
che si sarebbe occupata dei ragazzi.

 

                                         Se è vero che quanto
affermato dalla ricorrente circa l’intenzione di ricominciare l’attività
lavorativa dopo la nascita dei figli contrasta con la circostanza che
l’attività è cessata proprio in corrispondenza con la nascita della figlia __________
nel 2001, d’altra parte va evidenziato che prima di essere costretta dal marito
a lasciare la propria agenzia, l’insorgente ha sempre esercitato un’attività
lucrativa nell’ambito del turismo, tranne alcuni brevi periodi, facenti seguito
a scompensi psichici derivanti dai divorzi del 1991 (con riduzione
dell’attività; doc. XV e XIII/Bis) e del 1996 (con la percezione di indennità
dall’assicurazione contro la disoccupazione; doc. XIII/Bis). Nel 1997 ha inoltre trovato le risorse per aprire una propria agenzia di viaggi (e ricominciare a
lavorare a tempo pieno dopo aver lavorato al 50% per un periodo di circa 3 anni
durante il secondo matrimonio [cfr. doc. XV]) grazie alla quale, secondo quanto
affermato dalla stessa interessata, ha potuto conseguire un buon reddito.
Questa attività le ha dato l’occasione di trovare la giusta motivazione dopo le
delusioni derivanti dal secondo divorzio (doc. AI 13-2: “In seguito, anche
grazie al fatto che ha un’agenzia di viaggi di proprietà, è motivata e si sente
meglio; investe molto nel lavoro facendo anche degli straordinari”).

                                         A causa delle insistenze
del terzo marito, “contrario al fatto che la moglie lavori”, dal 2001 è
tuttavia costretta a restare a casa. In seguito “è andata in tilt
ritrovandosi all’improvviso a casa con due figli piccoli e senza lavoro”
(doc. AI 16-3).

 

                                         Alla luce della carriera
lavorativa della ricorrente e della circostanza che a partire dal mese di
luglio 2010 l’insorgente è separata di fatto dal terzo marito (che, secondo
quando riportato nella perizia “si risposerà a breve” [doc. AI 13-5]), e
dunque non è più soggetta alle sue costrizioni, questo Tribunale deve ritenere,
secondo il principio della verosimiglianza preponderante valido nelle
assicurazioni sociali, che, se non fosse intervenuto il danno alla salute,
l’assicurata, dopo la separazione, avrebbe ricominciato un’attività nell’ambito
del turismo.

                                         L’insorgente, prima di
sposarsi per la terza volta, ha sempre lavorato (doc. XIII/Bis), tranne nel
periodo successivo al secondo divorzio (cfr. doc. XIII/Bis) a causa dell’insorgere
di scompensi psichici, e nel 2001 ha smesso di lavorare su richiesta del
coniuge. Altrimenti non avrebbe avuto motivo per interrompere la sua attività
avviata 4 anni prima che le garantiva un reddito annuo di fr. 67'500 (doc.
XIII/Bis). Con la separazione l’interessata, ancora in giovane età (nata nel
1964), senza il danno alla salute non avrebbe avuto più alcun motivo per non
iniziare nuovamente un’attività lavorativa, come ha fatto anche nelle due
precedenti occasioni, quando aveva divorziato.

                                         Del resto l’insorgente,
sin da subito, prima di conoscere le eventuali conseguenze delle sue
affermazioni circa un eventuale diritto a prestazioni, ha evidenziato che senza
il danno alla salute avrebbe nuovamente svolto un’attività lucrativa. Già in
occasione dell’inchiesta economica a domicilio, interpellata dall’assistente
sociale, ha affermato che avrebbe lavorato almeno al 50% o a tempo pieno se i
figli fossero stati affidati al padre “poiché non avrebbe più obblighi nei
loro riguardi” (doc. AI 16-3). Successivamente, interpellata dall’UAI per
iscritto, ha manifestato la medesima intenzione, precisando che con gli
introiti di un’attività indipendente avrebbe potuto permettersi un aiuto
domestico o una ragazza alla pari che l’avrebbero sgravata anche dalla cura dei
figli e avrebbe di conseguenza potuto lavorare a tempo pieno (doc. AI 19-2). 

                                         Non è invece rilevante la
circostanza evidenziata dall’UAI secondo cui l’interessata nella domanda di
prestazioni ha indicato di essere casalinga (doc. AI 1-6), poiché l’insorgente
doveva segnalare l’attività svolta in quel momento ed ha precisato di essere
senza attività dal 1° marzo 2001 (doc. AI 1-6). Ciò tuttavia non significa
ancora che, senza il danno alla salute, al momento in cui l’UAI era chiamata a
decidere, l’interessata non avrebbe avuto intenzione di iniziare un’attività
lavorativa.

                                         La questione dello statuto
della persona assicurata va infatti stabilito sulla base dell’evoluzione della
situazione fino al momento dell’emanazione della decisione impugnata e nel caso
di specie la circostanza che l’interessata nel corso del 2010 si è separata di
fatto dal marito è rilevante, poiché in precedenza l’insorgente era stata da
lui condizionata e invitata a cessare ogni attività. Le circostanze del caso di
specie si sono di conseguenza modificate rispetto al 2001, quando l’interessata
aveva messo termine alla sua carriera professionale. Nel frattempo inoltre i
bambini, nati nel 1999 e nel 2001, sono cresciuti e si sono resi maggiormente
autonomi.

                                         

                                         Il fatto che l’insorgente
abbia inizialmente affermato che senza il danno alla salute avrebbe lavorato al
50% o a tempo pieno se i figli fossero stati affidati al padre poiché non
avrebbe più obblighi nei loro riguardi e che, in un secondo tempo, interpellata
in merito, ha evidenziato che avrebbe lavorato al 100% e che con il reddito
conseguito avrebbe potuto assumere un aiuto per occuparsi dei figli non può
essere considerato contraddittorio. 

                                         Semmai si tratta di una
precisazione del suo pensiero iniziale quando l’assistente sociale le aveva
posto alcune domande. Quest’ultima ha poi informato l’insorgente che sarebbe
stata interpellata per iscritto e “della necessità di indicare con chiarezza
sia la percentuale lavorativa sia le motivazioni alla base della scelta”
(doc. AI 16-3). E’ possibile che dopo un’ulteriore riflessione la ricorrente
abbia calcolato che con il reddito conseguito precedentemente avrebbe potuto
lavorare al 100% ed assumere una collaboratrice per occuparsi delle faccende
domestiche. Del resto, attualmente la ricorrente ha affermato di dover far capo
ai propri risparmi per potersi permettere, alcuni giorni alla settimana, un
aiuto domestico (doc. 13-2:”Vive dei propri risparmi e dal luglio 2011 il
marito l’aiuta economicamente per la casa. Una signora la aiuta per le faccende
domestiche, pagata dall’assicurata”).                                                                                 

                                         

                                         In queste condizioni, la
trasmissione a questo Tribunale, da parte dell’insorgente, della conferma della
frequenza del corso serale di gestione aziendale organizzato dalla __________,
evocata dalla stessa ricorrente nel suo scritto del 28 maggio 2013, non è
rilevante e il TCA deve concludere che, secondo il principio della
verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali, l’assicurata,
senza il danno alla salute, dalla separazione (luglio 2010), avrebbe iniziato
un’attività lucrativa al 100% in ambito turistico. 

 

                                         Dagli atti emerge che il
dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, il 22 agosto 2011 ha attestato un’incapacità lavorativa, nell’attività precedentemente esercitata, del 100% dal
luglio 2006 al dicembre 2009 e del 70% dal 1° gennaio 2010 (doc. AI 8-3).

 

                                         Nella perizia psichiatrica
del 28 ottobre 2011 circa l’inizio dell’incapacità lavorativa i periti, dopo
aver rilevato, a proposito della capacità lavorativa nell’attività da ultimo
svolta che “l’assicurata viene valutata per l’attività di casalinga”
(doc. AI 13-10, domanda 2), hanno affermato che “per quanto concerne il
passato, le indicazioni di inabilità lavorativa certificate dai curanti erano
relative ad un’attività lucrativa. Si valuta che l’inabilità lavorativa sia
costante dall’inizio della presa a carico specialistica e pari a quella attuale”
(doc. AI 13-10, domanda 3).

 

                                         Circa la “capacità di
lavoro per altre attività”, i periti hanno affermato che “la capacità di
lavoro per qualsiasi attività produttiva è nulla. L’assicurata fatica già
adesso a gestire la quotidianità, a prendersi cura di sé e dei figli. Lo stress
legato ad un reinserimento professionale, anche in una percentuale ridotta,
rischierebbe di alterare il già fragile equilibrio psichico portando ad
ulteriori scompensi” (doc. AI 13-10; cfr. anche doc. AI 10-1).

                                         Ne segue che l’interessata
è completamente incapace al lavoro dal mese di luglio (cfr. doc. AI 8-3) /
settembre (cfr. doc. AI 10-1) 2006 in qualsiasi attività, con possibilità di
riprendere l’attività precedentemente svolta nella misura del 30% dal 1°
gennaio 2010 al mese di ottobre 2011 (doc. AI 8 e 13).

 

                                         In queste condizioni
l’interessata ha diritto ad una rendita intera.

 

                               2.9.   Va ora esaminato a partire da
quando la prestazione deve essere erogata.

                                         La ricorrente ha inoltrato
la propria domanda il 9 giugno 2011 (doc. AI 1-9). L’UAI l’ha ricevuta nel
corso del medesimo mese (doc. AI 1-1).

 

                                         Ai sensi dell’art. 29 cpv.
1 LAI il diritto alla rendita nasce al più presto dopo sei mesi dalla data in
cui l’assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente
all’articolo 29 capoverso 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente
il compimento dei 18 anni.

                                      

                                         In concreto l’interessata
avrebbe pertanto diritto ad una rendita a partire dal 1° dicembre 2011, come
deciso dall’amministrazione.

 

                                         Tuttavia l’interessata
chiede che la rendita sia versata dal 1° giugno 2010, in applicazione degli art. 29 cpv. 2 LAI e 48 cpv. 2 LAI in vigore fino al 31 dicembre 2007,
essendo l’incapacità lavorativa insorta nel corso del 2006. Secondo l’art. 29
cpv. 2 vLAI, la rendita veniva versata dall’inizio del mese in cui era nato il
diritto, mentre per l’art. 48 cpv. 2 vLAI se l’assicurato si annunciava più di
dodici mesi dopo l’inizio del diritto, la prestazione era assegnata soltanto
per i dodici mesi precedenti la richiesta. 

 

                                         Va in primo luogo
evidenziato che la richiesta della ricorrente non può essere accolta già solo
per il fatto che il TCA ha stabilito (cfr. considerando precedente) che
l’assicurata avrebbe iniziato un’attività lavorativa dopo la separazione di
fatto dal marito, avvenuta nel luglio 2010. 

                                         In secondo luogo va segnalata
la sentenza pubblicata in DTF 138 V 475, dove il TF ha giudicato il caso di un assicurato
che si era annunciato all’UAI nel corso del mese di luglio 2008 per un
infortunio occorsogli il 1° novembre 2007 e a cui il Tribunale cantonale aveva
riconosciuto una rendita intera dal 1° gennaio 2009 (sei mesi dopo l’annuncio).

                                         L’Alta Corte ha confermato
il giudizio di prima istanza ed ha stabilito che la Circolare dell'UFAS n. 253 del 12 dicembre 2007 secondo cui basta
un annuncio entro la fine del 2008 per poter beneficiare immediatamente delle
prestazioni di rendita, laddove il 1° gennaio 2008 il periodo d'attesa non sia
ancora decorso, è contraria alla legge. Il termine di annuncio può - in caso di
disciplina uniforme - essere esteso, a salvaguardia del diritto, al massimo
sino a fine giugno 2008 (consid. 3). 

                                         L’Alta Corte ha affermato
che scopo delle norme in vigore dal 1° gennaio 2008 relative all’inizio del
diritto a prestazioni è quello di incitare l’assicurato ad annunciarsi il più
presto possibile, al più tardi entro sei mesi dall’inizio dell’incapacità
lavorativa, segnatamente al fine di avviare le misure di reintegrazione in un
periodo in cui possano avere un effetto maggiore (consid. 3.2.1).
Scopo e senso dell’art. 29 cpv. 1 LAI portano a ritenere che la norma va
applicata immediatamente anche nei casi in cui il periodo di attesa di un anno
ai sensi dei vecchi disposti non era ancora trascorso il 1° gennaio 2008 con
l’entrata in vigore della 5a revisione della LAI.

                                         Il TF ha evidenziato
tuttavia che la modifica è importante ed incide in maniera notevole a sfavore
dell’assicurato se al 1° gennaio 2008 sono già trascorsi i sei mesi previsti
dal nuovo art. 29 cpv. 1 LAI. D’altra parte occorre tener conto che se
l’incapacità lavorativa ha avuto inizio nei primi mesi del 2008, l’assicurato
deve inoltrare la domanda entro 6 mesi se vuole beneficiare sin da subito delle
prestazioni. Facendo riferimento all’art. 8 della Costituzione federale (parità
di trattamento), il TF ha di conseguenza stabilito che il termine di annuncio,
in caso di disciplina uniforme, può essere esteso al massimo sino a fine giugno
2008.

 

                                         In
concreto, in considerazione della giurisprudenza sopra citata, l’insorgente ha
diritto ad una rendita intera sei mesi dopo il suo annuncio del mese di giugno
2011, ossia dal 1° dicembre 2011.

 

                             2.10.   Alla
luce di tutto quanto sopra esposto il ricorso va parzialmente accolto e la
decisione impugnata modificata nel senso che alla ricorrente va assegnata una
rendita intera con effetto dal 1° dicembre 2011.

 

                             2.11.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, in casu si giustifica una ripartizione delle spese di
complessivi fr. 500.-- in misura di fr. 400.-- a carico dell’Ufficio AI e di
fr. 100.-- che vanno a carico della ricorrente.

 

                                         Parzialmente
vincente in causa, la ricorrente, patrocinata dalla RA 2, ha diritto ad
un'indennità per ripetibili (cfr. DTF 126 V 11 consid. 2 e STF K 63/06 del 5
settembre 2007). 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi. 

                                         § La decisione impugnata è modificata
nel senso che a RI 1è riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1°
dicembre 2011.

 

                                   2.   Le
spese per fr. 500.-- sono ripartite in ragione di fr. 100.-- a carico della
ricorrente e di fr. 400.-- a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà
all’insorgente fr. 1'800.-- di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti