# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 98bcb5b5-e7d3-5399-b3c1-16f0ea822133
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-09-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 16.09.2005 72.2004.94
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2004-94_2005-09-16.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2004.94

  	
  Lugano,

  16 settembre 2005/nh

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La presidente della Corte delle assise
  correzionali

  
	
  di Lugano

  
	
   

  
						

 

	
  Presidente:

  	
  giudice Giovanna
  Roggero-Will

  

 

	
  Segretaria:

  	
  Valentina Tuoni, vicecancelliera

  

 

 

Sedente nell’aula
penale di questo Palazzo di giustizia, senza intervento degli
assessori giurati, avendovi l’accusato, con l’annuenza del difensore e del
procuratore pubblico, rinunciato,

 

	
  per giudicare

  	
  AC 1

  e domiciliato a  

   

  	
   

  
	
   

  	
  detenuto dal 3 ottobre al 4 novembre 2003;

  	
   

  

 

 

prevenuto colpevole
di:

 

                                         ripetuta
coazione sessuale, in parte tentata

                                         per
avere, 

                                         tra il
mese di marzo ed il mese di settembre 2003, 

                                         a __________,
presso la locale residenza per anziani, 

                                         ripetutamente
in un numero imprecisato di occasioni durante questo periodo, approfittando
della propria posizione di infermiere dell’istituto e, quindi, di persona
accudente e, dall’altro, delle diminuite risorse psico-fisiche dell’ospite
della casa __________ (__________) e della sua situazione di dipendenza da
terzi per il soddisfacimento dei propri bisogni,

                                         sapendo o
dovendo presumere del suo disaccordo,

                                         tirandole
i capezzoli, baciandola sui seni, sulla pancia e sul sedere, toccandola e
tentando di toccarla sulla vagina, 

                                         ripetutamente
costretto e tentato di costringere una persona a subire un atto sessuale;

 

                                         fatti
avvenuti nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

                                         reati previsti
art. 189 cpv. 1 CP in parte in rel. con art. 21 CP;

 

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 99/2004 del 18 agosto 2004, emanato dal Procuratore
pubblico.

 

 

	
  Presenti

  	
  §  Il PP 1.

  §  L'accusato AC 1
  assistito dal difensore d'ufficio (GP) DUF 1.

  §  L'avv. RC 2 in
  rappresentanza della PC 1

   

  

 

Espleti i pubblici dibattimenti 

                                     -   giovedì  15 settembre 2005 dalle ore 9:35 alle ore 16:40

                                     -   venerdì 
16 settembre 2005 dalle ore 9:30 alle ore 11:45 

 

 

Il Procuratore
pubblico, d'accordo le parti, corregge l'atto di accusa sostituendo la parola
vagina con la parola vulva.

 

 

Sentiti                        §   Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria. Descrive
il carattere della vittima. Sottolinea come, in sostanza, le dichiarazioni
della PC sono da considerarsi costanti e lineari. Cambiano sì i dettagli in
punto alla frequenza, al luogo d'esecuzione e alla loro contestualizzazione, ma
ciò va ascritto all'età avanzata della signora. PC 1 non aveva ragioni per
mentire: la paura di essere allontanata dalla casa anziani e le versioni rese a
favore di AC 1 per quanto concerne le modalità di esecuzione dei massaggi e
dell'igiene intima e del fatto che quando racconta che si è coricato di fianco
a lei nel letto non abbia commesso alcun gesto illecito, testimoniano a sfavore
di questa possibile tesi. PC 1 non ha neppure travisato quanto le è capitato.
Non è possibile che una donna possa travisare determinate azioni. PC 1 non
soffre nemmeno di allucinazioni o fantasie. Il suo stato di salute, il suo
carattere timido e riservato, il fatto che denuncia solo se interrogata e non
rivolge le sue accuse anche ad altri dipendenti della casa anziani, gli
elementi a discarico da lei stessa portati nei suoi racconti e la serenità
ritrovata dopo l'allontanamento di __________ dalla struttura, ne sono la
prova. PC 1 dice quindi la verità. Le sue stesse dichiarazioni trovano in parte
conferma nel dire dell'accusato. PC 1 racconta il vero quando riferisce che AC
1 l'ha baciata su tutto il corpo. Il gesto del tirare il capezzolo ed il dolore
provocato vanno ricondotti alle circostanze specifiche ed in particolare alla
forza utilizzata e non necessariamente ad una perversione da parte dell'autore.
Lo stato di agitazione nel quale versa la PC quando racconta delle molestie
subite è un ulteriore indizio di credibilità.

Le dichiarazioni dell'accusato lasciano per
contro perplessi: AC 1 esegue massaggi che non sono previsti tra le sue
mansioni, avrebbe delle difficoltà con la signora che giungono sino al gesto
dei pugni senza avvisare nessuno presso la casa anziani, si sdraia sul suo
letto, ha rapporti, a seconda dei punti di vista, singolari o significativi con
le sue colleghe, mette in atto i suoi approcci sessuali in ambienti che sa
privi di sorveglianza visiva e fornisce ragioni mediche (micosi) per
scagionarsi dalle accuse che gli vengono rivolte.

Il PP chiede quindi la conferma dell'atto di
accusa in fatto ed anche in diritto. I fatti commessi da AC 1 sono atti sessuali
coatti poiché da lui eseguiti approfittando del suo ruolo di infermiere. Nella
commisurazione della pena va tenuta in considerazione la gravità oggettiva dei
fatti caratterizzata tra l'altro dalla sua posizione di infermiere tenuto ad
occuparsi di persone anziane. A favore di AC 1 giocano l'incensuratezza, il
fatto di avere trovato un nuovo posto di lavoro e di aver tenuto unita la sua
famiglia. In conclusione il PP chiede che AC 1 venga condannato alla pena di 15
mesi di detenzione. Non si oppone alla sospensione condizionale della pena né
alla restituzione di quanto in sequestro.

 

                                    §   RC 2, la quale si associa alle richieste del PP. Descrive la sua
assistita e le sofferenze da essa patite e chiede che AC 1 venga condannato al
pagamento di:

-
 fr. 8'000.-- oltre interessi del 5% dal giugno 2003 a titolo di torto morale;

-
 fr. 2'340,20 per spese legali;

-
 fr. 151,65 per spese varie.

 

                                    §   Il Difensore, il quale chiede il proscioglimento da ogni
accusa per mancanza di prove. Nell'esame delle circostanze che hanno dato avvio
all'inchiesta sottolinea come quello che inizialmente fu definito un problema
comportamentali tra AC 1 e l'ospite PC 1 sia ben presto diventato un abuso di
natura sessuale. La descrizione di cosa la signora abbia denunciato prima di
essere stata sentita in polizia - fornita da __________, __________, __________,
__________, __________, __________ e __________ - non è convergente e
verosimilmente influenzata dalle accuse rivolte dalla __________ all'accusato.
Indipendentemente da quello che i testi hanno riferito di aver capito circa le
accuse della signora PC 1, la stessa si esprimeva a gesti e non sempre veniva
capita vuoi per l'età, vuoi per la lingua in cui si esprimeva. __________
addirittura fornisce da una erronea lettura del cardex un movente alle
indicazioni di AC 1 circa i disturbi vaginali sofferti dalla signora, ovvero
quello di camuffare un agire illecito fornendo una parvenza di liceità. Quanto
di convergente emerge per contro dalle testimonianze agli atti riguarda
esclusivamente le mansioni ed i gesti che il personale di cura doveva eseguire
per occuparsi degli ospiti e queste corrispondono alle dichiarazioni del suo
assistito. Altro elemento che emerge in modo convergente è la natura
conflittuale dei rapporti fra __________ e la signora PC 1 dovuto alle
difficoltà di comunicazione tra i due. Dall'esame del cardex agli atti si
evince che la signora PC 1 vedova affetta da problemi sociali con deficit
cognitivi tra i quali il disturbo della memoria, inizialmente autonoma nelle
mansioni anche di igiene intima, incomincia con il passare di pochi mesi a
regredire ed a necessitare dell'aiuto sempre più frequente del personale di
cura. Sempre dalla cartella medica emerge che la perdita d'autonomia porta ad
un rifiuto da parte della signora PC 1 degli aiuti volti a parare a questa
regressione e da qui il disorientamento, l'irascibilità, il rifiuto della
terapia, gli episodi di pianto e man mano che i mesi passano i disturbi
aumentano così come aumentano anche gli arrossamenti vaginali ed i dolori alla
zona mammaria. In questo periodo le vengono eseguiti a mano, dell'accusato,
pure dei combur test che comportano l'introduzione di una sonda per il prelievo
dell'urina. I problemi di rifiuto che già la signora evidenziava - anche con
gli altri operatori - erano poi nel caso di AC 1 aggravati dal fatti che egli
non parlasse né il francese né il tedesco. A tal proposito inoltre manca agli
atti l'accertamento che la PC sapesse come l'infermiere doveva comportarsi per
eseguire l'igiene intima. Dall'esame poi delle dichiarazioni della signora AC 1,
il difensore sottolinea come emergano delle divergenze che contrariamente a
quanto sostenuto dal Procuratore non sono di importanza marginale, bensì vanno
a minare la credibilità della donna che già soffre di disturbi per i quali si
sarebbe resa necessaria una perizia al fine di sbarazzare il campo da qualsiasi
dubbio. Sottolinea come il medico curante - il quale riferisce dello stato
psicofisico della PC -abbia visitato la signora AC 1 solo poche volte nel corso
dei mesi giugno-settembre. La signora AC 1 si confonde sulla data del decesso
del marito, situa la circostanza dei pugni in situazioni diverse. Situa gli
stessi fatti prima a letto, poi alla toilette. Dichiara che AC 1 non l'avrebbe
più importunata dopo la sua denuncia al direttore della casa anziani, non
riconosce l'accusato tra le persone che le vengono mostrate in occasione del
verbale davanti al PP. Conferma la versione dei fatti dell'accusato quando
dichiara che egli aveva il bottone in mano. Ciò che conferma la tesi difensiva
ovvero che le azioni legittime del signor AC 1 possano essere state travisate
dalla presunta vittima, la quale tra l'altro dichiara al PP che l'episodio del
capezzolo è avvenuto in una solo occasione mentre al dr. __________ racconta
che le volte sono state quattro. Osserva da ultimo come la risposta alla
domanda del PP se AC 1 l'avesse toccata nella vagina non può essere presa in
considerazione poiché indotta dal verbalizzante. In conclusione il difensore
chiede quindi che AC 1 venga prosciolto da ogni accusa in assenza di
indizi/prove di colpevolezza.

 

 

Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i
seguenti 

 

quesiti:                          AC 1

 

                                   1.   E’ autore
colpevole di:

 

                               1.1.   ripetuta
coazione sessuale in parte tentata

                                         per
avere, 

approfittando della propria posizione di
infermiere e quindi di persona accudente della residenza per anziani di __________
nonché delle diminuite risorse psico-fisiche della vittima e della sua
situazione di dipendenza da terzi,

 

                                         ripetutamente
costretto e tentato di costringere PC 1 (__________) a subire atti sessuali,
sapendo o dovendo presumere del suo disaccordo, e meglio:

 

                             1.1.1   tirandole i
capezzoli,

 

                            1.1.2.   baciandola
sui seni,

 

                            1.1.3.   baciandola
sulla pancia

 

                            1.1.4.   baciandola
sul sedere;

 

                            1.1.5.   toccandola e
tentando di toccarla sulla vulva;

 

e meglio come descritto dall’atto di accusa?

 

                                   2.   Può
beneficiare della sospensione condizionale della pena?

 

                                   3.   Deve
essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?

 

                                   4.   Deve
essere condannato al pagamento dell’indennità alla parte civile PC 1.?

 

Considerato,                  in fatto
ed in diritto

 

 

                                   1.   vita

 

AC 1 è nato il __________ a __________ (__________)
dove ha frequentato le scuole obbligatorie (8 anni) e le medie (4 anni). In
seguito, si è iscritto alla facoltà d’ingegneria a __________ conseguendo la
laurea dopo quattro anni di studi. 

Nel 1983 – in __________ era al potere __________
e ______ era militante del partito comunista __________ -  ha lasciato il suo
paese chiedendo asilo politico in Svizzera. 

Da allora AC 1 vive in __________ dove è stato
raggiunto, nel 1992, dalla fidanzata (__________,__________, pure cittadina __________)
che è subito diventata sua moglie.

Dalla loro unione sono nati __________ (__________),
__________ (__________) e __________ (__________) che frequentano, tutti, le
scuole a __________ dove la famiglia __________ vive.

In __________, AC 1 ha, dapprima, lavorato come operaio in diverse ditte: alla __________
(ditta tessile di __________), alla __________ e, infine, alla __________.

Nel 1992 ha iniziato la scuola per diventare
infermiere che ha, però, lasciato all’inizio del secondo anno. 

Dopo un breve periodo di disoccupazione, ha
intrapreso una formazione di assistente geriatrico che ha concluso con successo
nel 1995. In seguito, ha completato la sua formazione conseguendo il diploma di
infermiere in cure generali.

Da allora, AC 1 ha sempre lavorato in case per
anziani.

Dapprima –  da ottobre 1995 sino a fine aprile
2004 – alla casa __________ di __________. 

Poi, dal 1. giugno 2005, __________ di __________.

 

AC 1 non ha precedenti penali.

 

                                   2.   Fra le diverse mansioni degli ausiliari di cura ma anche degli
infermieri in casa per anziani vi è quella di provvedere alla cura del corpo ed
all’igiene degli ospiti.

In particolare, per gli ospiti semi-dipendenti e
per quelli dipendenti, l’operatore deve anche occuparsi dell’igiene intima.

La pulizia e la cura delle parti intime di un
ospite di una casa per anziani può essere fatta in vari modi. In particolare,
essa può essere fatta nella doccia o a letto.

Quando quest’operazione è fatta a letto, l’ospite
è sdraiata nuda, in posizione ginecologica con una bacinella sotto la zona
genitale.

Questo tipo d’igiene è normalmente praticato
indifferentemente sia da personale maschile che da personale femminile.

In particolare, non vi sono direttive che
impongano che l’igiene intima venga praticata da un operatore dello stesso
sesso dell’ospite né che la stessa venga praticata da due operatori
contemporaneamente.

Su questa questione, __________, responsabile del
settore cure di __________, ha, in particolare, dichiarato:

 

"  Mi
si chiede quali erano le mansioni del signor AC 1 e rispondo che sono quelle di
tutti gli infermieri e meglio la presa a carico delle cure e la quotidianità
dei pazienti, indipendentemente che siano uomini o donne. AC 1, come gli altri
infermieri, doveva occuparsi delle cure dirette e indirette degli utenti del
proprio reparto: dall’igiene alla somministrazione delle medicine. 

ADR che quando parlo di igiene intendo dire che
una persona non autonoma nello svolgere questa funzione deve essere supportata
o aiutata dall’infermiere. Se poi la persona è totalmente incapace, per esempio
chi soffre di demenza senile, l’infermiere deve sostituirsi totalmente a questa
nelle operazioni di igiene, anche intima. E ciò vale anche per AC 1. 

ADR che appare quindi normale che l’infermiere
tocchi gli organi genitali del paziente o della paziente, per poter effettuare
la sua pulizia intima. E’ chiaro che per queste operazioni, per non incorrere in
un errore “dell’arte” (inteso professionalità), l’infermiere deve indossare i
guanti. E ciò a tutela sua e del paziente. 

...omissis… 

ADR che per le operazioni di pulizia dei
pazienti, soprattutto l’igiene intima, non c’é una disposizione che queste debbano
essere effettuate in almeno due persone. Disposizione che invece esiste per
quanto concerne gli spostamenti di utenti tetraplegici. 

ADR che per il trattamento specifico di micosi
deve esserci comunque un ordine medico. Di contro rientra nelle mansioni
dell’infermiere il trattamento di sporadiche infiammazioni, irritazioni e
arrossamenti.” (PS  7.10.2003).

 

                                   3.   AC 1 ha sempre lavorato a soddisfazione di pazienti e superiori.

Da un lato, infatti, nel certificato di lavoro
rilasciatogli dal Municipio di __________ si legge quanto segue:

 

"  Con
la presente si certifica che il signor AC 1, __________, __________, ha
lavorato presso la Casa per anziani del Comune di __________ dal 1.10.199__________
al 30.4.200__________ in qualità di infermiere di 1° livello.

Durante il suddetto periodo ha applicato le cure
ai pazienti secondo la concezione delle cure infermieristiche dell’istituto.

Ci lascia per sua scelta personale, libero da
ogni impegno nei nostri confronti ad eccezione del segreto professionale cui
resta vincolato.” (doc dib 3)

 

D’altro lato, nella procedura di valutazione del
personale paramedico interna alla Casa __________, AC 1 ha ottenuto risultati
lusinghieri in ogni campo di valutazione. Le sue note sono, infatti, per la
stragrande maggioranza dei “molto bene” o dei “bene”: su 64 campi ci sono
soltanto 11 “discreto”, tutti gli altri sono “molto buono” o buono” (cfr
formulario sub AI44).

 

Dunque, ben si può ritenere che AC 1 abbia sempre
lavorato a soddisfazione dei superiori anche se va detto che, nel 2002, egli è
stato spostato di reparto poiché, a causa delle sue particolarità caratteriali,
non era stato ritenuto in grado di  gestire una grossa équipe e un grande
numero di ospiti  (cfr __________, responsabile del settore cure della Casa __________,
PS 7.10.2003).

 

Tuttavia, nonostante i limiti caratteriali
rilevati dai suoi superiori (in particolare, una certa arroganza e incapacità
di mettersi in discussione), nessun paziente – ad eccezione della signora PC 1
– ebbe mai a lamentarsi dell’operato di AC 1 (cfr __________, PS 7.10.2003).

Di quest’assenza di lamentele circa l’operato di AC
1 ha dato atto anche il dott. __________, medico della Casa __________:

 

"  ADR:
che non ho mai sentito nessun altro, lamentarsi dell’operato di AC 1. 

ADR: che conosco AC 1 da diversi anni. Ho con lui
dei contatti professionali, di regola due volte la settimana. Devo dire che
sino ad ora non ho mai avuto motivo di lamentarmi. Lo ritengo professionalmente
preparato." (PS 2.10.2003)

 

Della buona qualità del lavoro di AC 1 hanno dato
atto anche le assistenti di cura sentite:

 

"  ADR:
che non ho mai sentito nessuna ospite lamentarsi di AC 1. In particolare mi
riferisco alle ospiti del terzo piano (piano in cui io lavoro con AC 1).“ (__________PS
3.10.2003)

 

"  ADR:
che non ho neppure mai sentito ospiti lamentarsi dell’operato di AC 1." (__________,
PS 7.10.2003 allegato 19)

 

"  …
dell’infermiere AC 1. Di lui non posso dire assolutamente nulla a livello
professionale, anzi, in questo senso devo dire che è molto bravo.” (__________PS
3.10.2003)

 

Diversa la questione relativa ai rapporti con i
colleghi, o meglio, con le colleghe.

Secondo quanto risulta dalle dichiarazioni
sostanzialmente concordi delle colleghe sentite, AC 1 era solito fare battute
che potevano avere dei doppi sensi e, spesso e volentieri, si lasciava andare
a  complimenti o a veri e propri corteggiamenti che potevano anche essere
ritenuti molesti.

In particolare, è stata __________ (__________),
assistente di cura presso la casa anziani, a parlare di questo tipo di comportamenti:

 

"  È
però vero che per me, lui (n.d.r:
AC 1) è una persona invadente. Nel senso che delle
volte, fa delle proposte a me indigeste. Mi spiego meglio. Questa persona, ha
più riprese, vorrei dire molte volte, ha cercato di baciarmi, tuttavia senza
riuscirvi, sulla bocca. Questi suoi tentativi avvenivano quando ci trovavamo
soprattutto nel lift o quando ci trovavamo in camera di un qualche degente.
Oltre a tentare di baciarmi, AC 1, tentava o meglio mi toccava con le sue mani,
sulle braccia, facendo degli apprezzamenti. Mi ricordo che diceva: hai delle mani sexi. Da parte mia gli
rispondevo che le mie mani erano piuttosto da maschio. Con questo suo fare e
agire, mi sentivo importunata, poichè era chiaro che io non volevo. Devo dire
che il mio rifiuto, era manifestato sia fisicamente, sia verbalmente,
addirittura anche minacciandolo di picchiarlo. Nonostante i miei rifiuti e le
mie minacce, mai messe in atto, lui continuava a provarci. 

ADR: che di fatto AC 1, non ha mai espresso
specifici termini sessuali. Era tutto a doppio senso.” (__________PS 3.10.2003)

 

Anche __________ ha raccontato di un insistente
ed inopportuno corteggiamento di cui AC 1 la “gratificò” nel 1999:

 

"  Ho
avuto un’unica esperienza negativa, avvenuta circa 4 anni or sono con il
collega di lavoro, AC 1. Ricordo che a quel tempo, AC 1 era particolarmente
appiccicoso nei miei confronti.  Lui approfittava di ogni momento in cui
lavoravamo unicamente io e lui sul piano. A quei tempi entrambi lavoravamo al
IV piano. Per riassumere, posso dire che AC 1, m’importunava con continui
apprezzamenti  sul mio fisico. Ricordo che insisteva nel voler fare l’amore con
me. Oltre a ciò insistentemente mi metteva le mani addosso. Con questo non
voglio dire che mi toccava sulle parti intime. Lui si limitava ad abbracciarmi,
prendendomi alle spalle. A più  riprese gli ho detto di smetterla, ma purtroppo
la cosa non è servita a nulla. Mi sono così rivolta alla capo cure. 

…omissis…  

Come detto, dopo la segnalazione da parte della
responsabile, AC 1 mi ha lasciata in pace.” (PS 7.10.2003 allegato 19)

 

AC 1 ha ammesso di essere stato piuttosto
espansivo con le colleghe ma ha minimizzato affermando, sostanzialmente, che
ciò è caratteristico del modo di essere latino. Sostanzialmente, si sarebbe
trattato, in genere, di complimenti fatti non necessariamente a scopo sessuale,
ma, così, tanto “per avere un bel clima di lavoro”. Peraltro, egli ha ammesso
di avere tentato di baciare la collega __________ ma di avere subito rispettato
il suo rifiuto e, poi, ha ammesso anche di avere, a suo tempo, corteggiato in
modo insistente la collega __________:

 

"  Mi
ricordo ora, per esempio, della mia collega __________ (non ricordo il cognome
ma è __________) che in un’occasione nel mentre stava rigovernando la cucina
del piano, le ho detto “che belle braccia che hai”. Apprezzamento senza
tuttavia toccarla. __________ mi rispose che non era vero perché le sue braccia
sono mascoline. Da parte mia ribadivo che a me piacevano, ma la cosa è finita
lì.

Devo inoltre dire che la settimana scorsa
un’altra collega, da noi chiamata __________ (non ricordo il cognome ma anche
lei è __________), mi ha detto che scherzo troppo. Questo nel senso che le mie
frasi potevano essere fraintese perché sono normali da noi latini, ma non qui
in Svizzera. Per esempio “ti è andata male ieri sera”.

Io dico queste frasi o battute alle mie colleghe
senza secondi fini. Non è mia intenzione ottenere piaceri sessuali da loro. Lo
dico semplicemente per vivere bene nell’ambiente di lavoro. 

(…)

Devo dire che è dal 1995 che lavoro alla
“Residenza __________” e da allora gli anziani degenti (donne e uomini) mi
hanno sempre stimato. Fatto peraltro accertabile per gli inquirenti. Gli
interroganti, mi fanno presente che vi è più di una persona che afferma di
essere stata importunata da me. Dicendo ciò, ricordo che in un occasione, avevo
tentato di baciare, nel mentre ci trovavamo nell’ascensore la collega __________.
Non essendo riuscito nel mio intento, poiché lei si è girata, non ho più
tentato approcci di questo tipo. Sono sicuro di non aver più tentato di toccare
questa collega." (PS AC 1 3.10.2003 allegato 11 al rapporto di polizia)

 

"  Non
saprei dire per quanto tempo è andato avanti questo mio comportamento con frasi
allusive nei confronti della collega Irene. Devo precisare che non ho mai
allungato verso di lei le mani e in particolare non l’ho mai toccata nelle
parti intime. Al massimo può essere capitato che le mettessi le mani sulle
spalle, come però si può fare con una persona conosciuta. Si trattava di pacche
assolutamente innocenti. In occasione del colloquio con la capo cure era
presente anche la collega Irene. Per conto mio la cosa era poi stata appianata
e noi, cioè io e __________, abbiamo ancora avuto diverse volte occasione di
lavorare insieme e senza problemi.” (AC 1, PP 29.10.2003; cfr, anche, AC 1
9.10.2003 all 20 al rapporto di polizia)

 

Infine, negli ultimi tempi, una giovane
operatrice (__________), appena assunta a Casa __________, si era sentita
infastidita dalle attenzioni di AC 1, o meglio dall’interessamento di
quest’ultimo a questioni della sua vita privata. La giovane ha, tuttavia,
dichiarato quanto segue:

 

"  Più
volte, per una durata di ca. un paio di mesi, mi continuava a chiedere cosa
facessi con il mio ragazzo quando eravamo soli. Questo suo continuo interesse
mi ha molto turbato ed infastidito in quanto non è un atteggiamento da collega.

...omissis…

Preciso che AC 1 non mi ha mai toccato nemmeno le
parti intime, né ha mai provato a baciarmi. Ripeto che il suo comportamento mi
sembravano delle avances e con queste voleva ottenere qualche cosa da me. Non
so dire con precisione cosa, ma di sicuro a sfondo sessuale. Voglio precisare
che quanto mi è successo mi ha ferito e mi sento lesa moralmente." (PS 23.9.2003)

 

AC 1 ha negato di essersi interessato alla vita
intima della giovane collega:

 

"  Per
finire vi è __________, inserviente arrivata da poco in casa per anziani. Con
lei però non ho mai fatto apprezzamenti. Vi è unicamente un episodio, in cui io
l’ho toccata inavvertitamente sulle spalle. __________ ha avuto un sussulto.
Assolutamente con __________ non ho mai fatto nessuna battuta a sfondo
sessuale. Come neppure non ho mai indagato sulla sua vita privata o sfera
intima. L’unica domanda che ho fatto a __________ è stata: “ma te hai il ragazzo?”. __________ mi ha
risposto: “ma a te cosa ti interessa?”. Io non ho più fatto altre domande. " (PS AC 1 4.10.2003)

 

AC 1 ha, peraltro, precisato di non essersi reso
conto che le sue battute e i suoi complimenti infastidissero le colleghe se non
una settimana prima del suo arresto quando una collega gli riferì di quanto era
stato detto ad una festa:

 

"  circa
una settimana prima che venissi arrestato una mia collega, tale __________, la
quale aveva partecipato ad una festa con le altre colleghe di lavoro a cui io
invece non avevo preso parte, mi riferì che in quell’occasione qualcuno aveva
detto che io “scherzavo troppo”. Io compresi che evidentemente il mio
comportamento dava fastidio a qualcuno e decisi quindi di modificare il mio
atteggiamento. Preciso che io compresi le parole della collega __________, come
una critica alle mie frasi a doppio senso che utilizzavo nei confronti delle
colleghe di lavoro. Se ne avevano parlato, voleva dire che qualcuno si era
sentito offeso.” (AC 1, PP 29.10.2003)

 

Inoltre, AC 1 ha ammesso di avere avuto una
relazione con un’altra collega di lavoro. 

Si tratta di una donna sposata, verso la quale
egli nutrì un sentimento d’amore. La relazione finì dopo qualche mese, a causa
delle difficoltà tipiche di ogni relazione clandestina.

Va detto che la donna ha negato questa relazione.

In atti, tuttavia, vi sono delle lettere
appassionate – sequestrate nell’armadietto di AC 1 in Casa __________ -  che
l’imputato ha scritto a questa donna.

 

                                   4.   AC 1 (8.10.1920) è ospite della Casa __________ dal dicembre 2002.

Il suo stato di salute è precario. Ai grossi
problemi motori che ne hanno imposto il ricovero in una casa medicalizzata, si
aggiungono una serie di patologie che sono elencate nei numerosi certificati
medici acquisiti agli atti e a cui si rimanda.

Lo stato mentale della signora PC 1 non è stato
indagato anche se, nei certificati medici in atti, si legge di “incipienti
deficit cognitivi con test di Gil di 45.5/50 punti nell’aprile di quest’anno”
(certificato del dott. __________ 25.9.2002).

Va, peraltro, detto a questo proposito che __________
(responsabile delle cure di casa __________) ha dichiarato che la signora PC 1
soffre di una “sindrome psico-organica”.

Il dott. __________, al dibattimento, interrogato
sulle condizioni di salute della signora PC 1, ha dichiarato che “lo stato
mentale della stessa non è brillantissimo (sott del red)”
precisando, poi, la sua affermazione come segue:

 

"  La
signora PC 1 è una signora ora ottantacinquenne che ha avuto problemi di salute
piuttosto gravi, che le hanno, in particolare, provocato dei disturbi motori e
un’ autonomia diminuita così da costringerla al ricovero in una casa per
anziani. Posso dire che lo stato mentale della signora non è brillantissimo.
Esso è normale per l'età, ritenuto che con il passare degli anni si assiste in
particolare ad una regressione della memoria. La signora presenta minimi
disturbi della memoria compatibili con l'età.” (verb dib pag  5)

 

Va detto che la signora PC 1, di lingua madre
tedesca, non parla italiano. Questo ha causato qualche problema di
comunicazione. In particolare, con __________ che non conosce nessuna di queste
due lingue:

 

"  Con
lei avevo difficoltà di comunicazione nella misura in cui lei non parla
italiano e io non parlo tedesco. 

…omissis… 

Rispetto ad altri ospiti, come ho avuto modo di
dire prima, avevo qualche problema di comunicazione. Può darsi che il fatto che
io ripetessi regolarmente che qui eravamo in __________ e che bisognava parlare
italiano l’abbia infastidita. In generale comunque tra noi due vi era un
rapporto normale che tuttavia si fermava alle cose che dovevamo fare insieme,
non sussistendo la possibilità di comunicare ulteriormente. Suppongo che questo
valesse anche per i miei colleghi.” (AC 1 29.10.2003)

 

Dalle dichiarazioni della signora PC 1 si evince
che l’assenza di una lingua comune costituiva effettivamente  un problema nei
rapporti con AC 1. Infatti, al PP, spontaneamente la signora ha dichiarato
quanto segue:

 

"  Si è
sempre arrabbiato, ha detto che si dice “buon giorno” …non “guten Tag”. Era
italiano. Non è colpa mia se in __________ non s’impara l’italiano a scuola”

 

La signora AC 1, ben presto dopo la sua
ammissione a Casa __________, ha avuto bisogno di assistenza per l’igiene
personale, in particolare per l’igiene intima, e per altri gesti della vita
quotidiana, quali il vestirsi e svestirsi.

A questi provvedeva, fra gli altri, anche AC 1 ADR
che nel caso specifico della paziente PC 1, la stessa deve essere supportata
dall’infermiere per la propria igiene personale; anche intima. La signora PC 1
soffre di una sindrome psico-organica e quando non è a letto vive su di una
sedia a rotelle. Ribadisco che non necessariamente questo supporto deve essere
fatto da una persona del medesimo sesso. Rientra quindi nelle competenze di __________
il fatto di supportare la paziente PC 1 nelle operazioni di pulizia delle parti
intime. Stesso dicasi per l’eventuale applicazione di pomate o polveri in caso
di micosi o irritazioni agli organi genitali o ai seni.” (__________, PS 
7.10.2003).

 

"  La
signora PC 1 è arrivata in casa per anziani qualche tempo dopo che io ero stato
trasferito al 3° piano. Inizialmente era ancora abbastanza indipendente, cosa
che però è andata diminuendo con il proseguire del tempo. Venne quindi
classificata come semi dipendente. Al suo arrivo, venne subito inserita al 3°
piano. …omissis… 

Va detto che sull’arco di un certo tempo, per
finire, tutti i membri dell’equipe vedono e si occupano di tutti gli ospiti del
piano. Questo valeva anche per la PC 1. Anche io mi sono occupato a più riprese
della signora PC 1.

…omissis…

Per quanto riguarda la sua presa a carico devo
dire che PC 1 era semi dipendente per quanto riguardava la sua igiene. Era in
grado di lavarsi la faccia ma non il resto del corpo. Era poi in grado di
alimentarsi da sola, di comunicare con i suoi parenti o chi altri parlava
tedesco. Anche per i suoi bisogni (gabinetto) aveva bisogno di assistenza.
Ribadisco ancora una volta che comunque la sua dipendenza è andata aumentando
nel tempo cosa che  evidentemente è stata difficile da accettare. Da parte
mia mi dovevo evidentemente occupare anche dell’igiene della signora,
segnatamente delle sue parti intime. 

…omissis…

Ho fatto delle osservazioni per verificare lo
stato della cute; in queste occasioni le alzavo la coppa del seno per
controllare sotto. E’ una cosa che peraltro si fa anche con gli altri ospiti.
Questo lo facevo ogni volta che avevo la possibilità di occuparmi della sua
igiene intima. E’ una cosa che peraltro dovrebbero fare tutti. Nell’arco di un
mese a me sarà capitato 5 o 6 volte di effettuare l’osservazione di cui parlavo
prima. Inoltre in base al piano di lavoro una volta alla settimana bisogna fare
la doccia all’ospite: questa è un'altra occasione in cui si fatto controlli a
livello dell’inguine e anche dei seni, ma anche di altre parti del corpo. 

In occasione di queste osservazioni, la persona
si trova a letto. Dal momento che PC 1 è in gradi di pulirsi il viso ci si
occupava solo del resto. In questi casi le si toglie il pannolino, si applica
una padella e si procede alla pulizia delle parti intime. L’ospite in quel
frangente è nuda nel letto. Quando ci si occupa dell’igiene intima si calzano
dei guanti monouso in lattice o in plastica. Questa assistenza (igiene) viene
normalmente effettuata la mattina e l’ospite è sdraiato nel letto. Terminata
questa prima parte il paziente viene sollevato sul fianco e si procede alla
pulizia della parte posteriore (schiena, glutei, gambe). Nella prima fase si
procede naturalmente anche alla pulizia del petto dove il seno viene sollevato
e si passa la salvietta sul solco mammario.“ (AC 1 29.10.2003)

 

Non sempre la signora PC 1 si sottoponeva di buon
grado a queste cure.

Questa reticenza o ritrosia (del resto,
comprensibile)  a sottoporsi a gesti forzatamente invasivi della sua sfera
intima, è testimoniata, oltre che dalle dichiarazioni di AC 1,  dalle
annotazioni nel cardex del 14.12., 17.12., 2.1, 10.2, 19.6, 17.7, 3.9.
(annotazioni fatte da altri operatori della Casa __________).

Perciò, spesso era necessario spiegare e motivare
alla signora i gesti che venivano effettuati e, viste appunto le difficoltà
linguistiche, si trattava di spiegazioni rudimentali e, forse per questo, non
sempre comprese.

 

"  Non
so cosa succedeva con i miei colleghi. Con me tuttavia succedeva che, non gradendo
lei che mi occupassi della sua igiene intima, lo manifestasse anche se poi per
finire lo accettava. In questi casi dovevo spiegarle cosa stavo facendo e non
era sempre semplice.” (AC 1 29.10.2003)

 

                                   5.   Ad inizio settembre 2003, PC 1 cominciò a manifestare del disagio
nei confronti di AC 1. In particolare, secondo quanto da loro dichiarato,
raccontò a diversi operatori che l’infermiere la baciava, le tirava i capezzoli
e la toccava sulle parti intime.

Tuttavia, da quanto in atti non è stato possibile
accertare chi fu l’operatore con cui parlò la prima volta di questi fatti.

Inoltre, non tutti i racconti degli operatori
sono fra loro concordanti sia sulle rivelazioni dell’ospite che sulla dinamica
temporale di queste rivelazioni.

 

In effetti, __________ ha dichiarato che la
signora le disse che un suo collega le aveva mostrato il pene e “verosimilmente,
glielo aveva messo vicino alla vagina”:

 

"  Ad
inizio settembre 2003, è avvenuto un fatto un pò strano. Mi trovavo nella
camera della paziente PC 1, per le normali attività di cura ed igiene. In
particolare stavo pulendola sulla parte intima bassa. La signora PC 1 mi ha
detto che le facevo male nel pulirla. Constatato che presentava un certo
gonfiore ed arrossamento sulle grandi labbra, ho chiesto alla signora per quale
motivo le facevo male. La signora PC 1, mi diceva allora che un mio collega le
aveva fatto del male. Essendoci difficoltà di dialogo con la signora, a causa
della lingua, la signora PC 1, mi ha mostrato e fatto capire a segni, ma sempre
con l’aggiunta delle parole, che un mio collega l’aveva molestata sessualmente.
In particolare la signora, mimava e descriveva che “un infermiere”, la sera
prima le aveva mostrato il pene e verosimilmente glielo aveva messo vicino alla
vagina. Personalmente non sono riuscita a capire se vi è stata penetrazione o
meno. Il racconto di PC 1, era comunque chiaro e comprensibile. 

(...) 

La signora ha confermato che l’infermiere che
aveva approfittato di lei era AC 1." (__________, PS 19.10.2003 allegato
29)

 

__________, invece, ha detto che la signora PC 1
gli parlò di un infermiere che “giocava con i suoi capezzoli e le sue parti
intime”:

 

"  Rispondo
che, verosimilmente tra fine agosto ed inizio settembre 2003, è capitato che io
mi trovavo, da solo, nella camera dell’ospite PC 1, per le normali cure
igieniche. Per essere preciso, poco dopo essere entrato in camera della
paziente ed averla salutata, PC 1, senza che io le chiedessi nulla di
particolare, mi diceva che certe sere quando c’era in servizio l’infermiere
anziano e un pò pelato, succedevano cose strane. Per cose strane, intendeva che
quest’individuo, giocava con i suoi capezzoli e con le parti sue intime. PC 1,
aggiungeva inoltre che questo infermiere si era anche abbassato i pantaloni.
Devo dire che PC 1, era abbastanza agitata nel descrivere la situazione, per
questo motivo non vorrei raccontare cose o utilizzare aggettivi impropri. È
però vero che PC 1, mi ha detto queste cose che io ho appena riferito. Anche
quando dico che lei mi ha riferito che l’individuo si è abbassato i pantaloni,
è pure possibile che abbia aggiunto di aver visto il pene. 

(...) 

ADR: che PC 1, nel raccontarmi questi fatti, si è
espressa in francese. Lingua che io comprendo bene. Devo precisare che io
comprendo un pò anche la lingua tedesca. In quest’ultima lingua ho maggiori
difficoltà ad esprimermi. 

(…) 

Nuovamente ho potuto risentire quanto già mi era
stato confidato poco prima dalla PC 1. Non mi sembra che PC 1 abbia aggiunto
altri dettagli a quanto mi aveva appena raccontato. 

(…) 

Come ho avuto modo di riferire in questo verbale,
PC 1 si esprimeva parecchio anche in maniera non verbale. Questo permetteva a
chi l’ascoltava di capire senza possibilità di fraintendimenti, quali erano
stati gli atteggiamenti che l’infermiere AC 1 aveva fatto su di lei." ( __________,
PS 13.10.2003)

 

TE 1 ha, invece, riferito che, nei primi giorni
di settembre,  la signora PC 1 – parlando in francese ma facendosi capire da
lei (che di francese ha soltanto poche nozioni) con dei gesti - le disse che,
la sera prima, un infermiere “le aveva tirato i capezzoli, l’aveva toccata
nelle parti intime (vagina) e inoltre si era calato completamente i pantaloni
mostrandole il pene e dicendole di guardare” :

 

"  Una
mattina dei primi giorni di settembre 2003, non ricordo esattamente quando ma
era comunque di sabato, mi sono recata nella stanza della paziente PC 1. Era di
primo mattino in quanto si doveva alzare la paziente e quindi procedere alla
sua igiene e quant’altro. La paziente PC 1 era molto scossa e con voce tremula,
in lingua francese, mi diceva subito che la sera precedente un infermiere era
entrato nella sua camera e l’aveva molestata sessualmente. Ricordo che disse
che l’infermiere le aveva tirato i capezzoli, l’aveva toccata nelle parti
intime (vagina) e inoltre si era calato completamente i pantaloni mostrandole
il pene e dicendole di guardare. Nel spiegare in francese quanto avvenuto la
donna gesticolava per cercare di far capire quanto accaduto. 

ADR che mi esprimo in francese grazie alle
nozioni scolastiche apprese alla scuole medie. Mi limito però a brevi
discussioni che possono essere i convenevoli, lo stato di salute, e le cose di
tutti i giorni. Non sono in grado di sostenere una discussione articolata. 

…omissis… 

Siccome la signora era visibilmente agitata e non
riusciva a farsi capire perfettamente, ho chiesto l’intervento del collega __________
che parla e capisce abbastanza bene la lingua francese. Fatto sta che la
paziente PC 1 ha ripetuto al signor __________ quanto mi aveva detto poco
prima. Grazie all’intervento del collega abbiamo potuto approfondire abbastanza
circostanziatamente quanto avvenuto. In pratica la signora PC 1 ribadiva che la
sera precedente, al momento di coricarsi (lei di solito si corica alle
20.30/21.00), un infermiere le aveva tirato i capezzoli provocandole dolore.
Inoltre l’aveva toccata dappertutto, anche nelle parti intime (vagina), e le
aveva mostrato il pene dicendole di guardare. La donna (PC 1) diceva poi di
essere riuscita ad allontanare l’energumeno dandogli dei pugni. E a questo
riguardo ha mimato il gesto dei pugni.” (__________, PS 10.10.2003 allegato 22)

 

Come risulta evidente, c’è una sostanziale
contraddizione fra la dichiarazione della signora TE 1 e quella di __________. 

Secondo la prima, fu lei a raccogliere le confidenze
spontanee  della signora PC 1 ed a chiamare __________ per meglio capire. 

 

Secondo quest’ultimo, invece, la signora PC 1 gli
parlò di comportamenti anomali dell’infermiere quando lui era solo in camera
con lei e fu lui, poi, ad avvisare __________ che, poi, a seguito di questo suo
avviso, interrogò la signora PC 1.

Questa contraddizione non è stata chiarita dagli
inquirenti.

 

Secondo il suo racconto, TE 1, il giorno
successivo a questo primo suo colloquio con la signora PC 1 (non si sa, poiché non
è stato chiarito, se prima, la signora parlò con altri operatori o meno),
accompagnata da __________ e da __________, si 

recò nella camera dell’ ospite proprio per farsi
nuovamente raccontare di questi fatti:

 

"  Il
giorno seguente, malgrado fossi in congedo, abbiamo nuovamente interpellato la
signora PC 1 per farci raccontare l’accaduto. Eravamo io, il signor __________
e il signor __________. La paziente (__________) ha confermato tutto quanto già
raccontato a me ed al collega __________. Ha inoltre aggiunto alcuni
particolari sul comportamento dell’infermiere AC 1 e in particolare che quella
denunciata non era la prima volta che __________ l’aveva molestata, aggiungendo
che anche in queste occasioni lo aveva respinto dicendogli “cochon” " (PS 10.10.2003 allegato 22)

 

Di questo colloquio a quattro __________ ha dato
la seguente versione:

 

"  Riassumendo,
l’anziana ci diceva che AC 1 l’aveva in più di un’occasione rivolto delle
attenzioni particolari, quali dei toccamenti sul seno. Voglio altresì dire che
in occasione di questo primo colloquio, PC 1, si “esprimeva” parecchio con la
gestualità. I suoi segni, accompagnati dalle parole, erano del tutto chiari.”
(PS 9.10.2003)

 

"  la
signora PC 1 esprime preoccupazione per l'infermiere __________. Quando la
accudisce da solo la toccherebbe in tutte le parti del corpo, in particolar
modo nelle parti intime. Giocherebbe con i suoi capezzoli, tirandoli e le
manderebbe baci mentre toccherebbe la vagina. La signora PC 1 rivive un
episodio durante il quale il dipendente avrebbe calato i pantaloni e le avrebbe
mostrato i propri attributi." ( resoconto scritto del colloquio del
9.9.2003 allegato al verbale succitato)

 

Il dott. __________ ha, invece, riferito che la
signora PC 1 gli avrebbe confermato quanto raccontato a lui da __________, in
particolare, che AC 1, una notte, era entrato nella sua camera e le aveva
tirato e strizzato i capezzoli sino a farle male aggiungendo, però, che questo
era successo in almeno 4 occasioni, in cui, peraltro, l’infermiere era salito
sul suo letto:

 

"  Un
giorno, situabile a circa 3 settimane or sono, sono stato contattato dal capo
cure della casa per anziani, sig. __________, il quale mi ha segnalato che
c’erano degli abusi sessuali, fatti da un inserviente ai danni della signora PC
1. __________ mi ha detto che l’inserviente in questione era tale __________
con cognome __________. __________ mi ha detto che la signora PC 1, le aveva
riferito, che una notte era entrato AC 1 nella sua camera e le aveva toccata,
tirato e strizzato i capezzoli, tanto da farle male. __________ si è unicamente
limitato a riferirmi questa frase ed io non ho approfondito con lui. Ho però
avvisato il direttore dell’istituto – sig. __________ – di quanto ero venuto a
conoscenza. Il direttore mi ha confermato d’essere a conoscenza di questa
faccenda ed ha aggiunto che aveva provveduto a segnalare la cosa alla polizia
comunale di __________. Da parte mia ho consigliato al direttore d’evitare di
mettere a contatto “AC 1” con la signora PC 1. Il giorno successivo alla
comunicazione del signor __________, ho avuto un colloquio con la signora PC 1.
Con tatto, ho interrogato la signora a sapere cosa fosse successo con
l’inserviente “AC 1”. PC 1, mi confermava la storia raccontatami da __________,
ma aggiungeva che per fare ciò, in almeno 4 circostanze, l’inserviente AC 1 è
salito sul suo letto per toccarle i capezzoli." (__________, PS 2.10.2003)

 

Da parte sua, __________, comandante della
polizia comunale, ha riferito il racconto della signora PC 1 nei seguenti
termini:

 

"  Durante
il colloquio avuto alla presenza del direttore e del capo reparto, dopo un
entrata in materia, comprensibilmente difficoltosa, la donna si è espressa
chiaramente sui fatti, e si è sentita a suo agio, potendo esprimersi con il
sottoscritto in lingua tedesca. Denotando comprensibili sensi di colpa,
palesati con la paura di essere trasferita in un altro istituto, la PC 1 ha
così descritto l'accaduto:

L'infermiere AC 1, procede a turno alla toilette
delle anziane degenti al terzo piano. In più di una occasione, nello svolgere
queste mansioni si è interessato in modo morboso alle parti intime della PC 1.
In particolare premendo con le dita sui capezzoli e tirandoli verso l'alto,
cagionandole in tal modo dei dolori. Le avrebbe inoltre toccato più volte la
vagina con le dita indirizzandole nel contempo dei baci (in aria) guardandola
negli occhi. In qualche occasione, dopo aver baciato le proprie mani le
appoggiava sulla vagina. In almeno due occasioni, l'uomo ponendosi vicino
al letto della donna, avrebbe abbassato i pantaloni mostrando all'anziana
il suo pene. In una occasione egli si sarebbe coricato nel suo letto,
ma senza che la toccasse in modo particolare. La PC 1 asserisce di aver più
volte detto a __________ di fare certe cose con sua moglie, e non con lei. Dal canto
suo l'infermiere avrebbe chiesto alla donna di non parlare con nessuno di
questi suoi atti." (rapporto di segnalazione 11.9.2003)

 

Dunque, ogni persona sentita ha riferito
particolari diversi, sia in relazione ai gesti di cui la signora PC 1 avrebbe riferito
sia in relazione ai momenti in cui tali gesti si sarebbero verificati che in
relazione alla loro intensità e alla loro frequenza.

Nonostante ciò, tutti gli operatori, invece, sono
stati concordi nel dire che il racconto della signora – che si esprimeva, per
la maggior parte,  a gesti (quindi, con le difficoltà insite in questo tipo di
linguaggio) -  era chiarissimo e che era  sempre costante ed univoco. 

Quindi, delle due l’una.

O il racconto – parzialmente o in buona parte
mimato – della signora PC 1 non era chiaro ed inequivocabile così come hanno
preteso i suoi interlocutori.

 

Oppure ad ognuno di loro la signora PC 1 ha
raccontato cose diverse.

In ogni caso, comunque, le dichiarazioni di
questi terzi non possono servire per l’accertamento dei fatti proprio a causa
dell’assenza di concordanza.

 

                                   6.   Sentita il 29 settembre 2003, alla polizia la signora PC 1 ha dato
la seguente versione dei fatti:

 

"  Sono
ricoverata nel reparto del terzo piano da quando sono arrivata qua. In questo
reparto ci sono tre infermieri uomini, non so come si chiamano. Uno è
divertente, infatti racconta sempre barzellette ed è carino, so che è sposato
ed ha appena avuto un bambino e dovrebbe abitare in __________, uno invece si è
trasferito a __________ e non lavora più qua. Il terzo è quello che mi ha
molestato, non so come si chiama so che è __________ e abita a __________. Una
volta ho sentito il suo nome, ma non lo ricordo. Ci sono pure infermiere donne,
diverse, non so dire quante. So che alcune sono sposate e altre no. So il nome
di una sola infermiera __________. Non so altro. Non chiedo informazioni
personali alle infermiere o infermieri perché ho paura che mi rispondono che
non sono affari miei. Non so con precisione la data, credo in primavera di
quest’anno, ha iniziato a tirarmi i capezzoli e mi ha fatto male. Gli ho detto
di smettere e gli ho mostrato il pugno. Quel giorno mi ha poi lasciato in pace.
Questo è successo in bagno quando mi stava vestendo. Lui sapeva che io sono
vedova e non so se lui credeva che io avessi qualche interesse. Comunque si è
approfittato della mia situazione. Voglio precisare che ho paura di questa
persona. Ho paura che nessuno mi creda e che lui può continuare ad
importunarmi. Gli ho più volte detto di lasciarmi stare e di fare certe cose con
sua moglie e non con una signora anziana. Una volta sola lui ha abbassato i
pantaloni mostrandomi tutto. Io in quel momento ero a letto, lui si era
avvicinato a me, lui ha aperto la cerniera dei pantaloni. Non ricordo se
portava le mutande, ma ho visto bene i peli pubici ed il pene. Preciso che
quest’infermiere è una persona molto pelosa. Per un periodo ci provava tutti i
giorni, a volte alla mattina, a volte al pomeriggio e a volte la sera. E’
capitato in un’occasione che quando mi ha messo a dormire, si  è sdraiato con
me e un braccio lo ha fatto passare intorno al mio collo. Preciso che era
vestito e portava la divisa (pantaloni bianchi, ecc.). Mi ricordo che in
francese gli ho detto maiale (cochon) e gli ho dato una spinta per farlo andare
via. Gli ho pure detto che se non se ne andava avrei avvisato la direzione, lui
si è alzato. Sovente mi baciava, soprattutto nelle vicinanze del fondo schiena.
Lui mi baciava sul posteriore, mi ha pure baciato sui seni e sulla pancia. Lui
mi baciava avvicinando le sue labbra al mio corpo.  Con la mano mandava i baci
tra le mie gambe e diceva “Ciao-Ciao”. Ha cercato di appoggiare la mano tra le
gambe senza riuscirci. (L’interrogata fa un gesto per mostrare ed è molto
agitata ed arrabbiata) Questo avveniva quando dovevo vestirmi o cambiarmi per
andare a dormire. A dipendenza dei suoi turni, poteva essere la mattina o la
sera. Quando mi ha toccato gli ho tirato un pugno in mezzo alle gambe per
fargli togliere la mano e gli ho detto “cochon” (maiale in francese). Preciso che
stringevo le gambe e lui non ha potuto toccarmi molto e non è riuscito ad
infilare la mano tra le gambe. Quando sono successe queste cose ero sempre sola
con lui. Lui chiudeva la porta, quando eravamo in bagno chiudeva la porta del
bagno.”

 

In seguito, il 31.10.2003, la signora è stata
sentita dal PP.

In quest’occasione, la signora PC 1 ha, dapprima,
dichiarato quanto segue:

 

"  D:  Sì.
C’è stato qualcuno che L’ ha molestata?

R:  Sì, quell’uomo, che ha pensato di poter fare tutto con me. È
stato orribile… mi ha toccata dalla testa ai piedi e ha baciato tutto il
corpo….e una cosa simile non la lascio fare. Per questo ho reclamato poi.” 

 

Richiesta di dire il nome di quell’uomo, la
signora PC 1 non è stata in grado di farlo. All’insistenza del PP, la signora
ha, infatti, detto di non avere “nessuna idea” del nome di quell’uomo.

Di seguito, alla signora sono state mostrate le
foto di 12 uomini. Si trattava della foto di AC 1 e delle foto di 11 altri
uomini che nulla avevano a che fare con Casa __________.

La signora non ha riconosciuto in  nessuno dei 12
uomini ritratti il suo molestatore:

 

" 
D:  Vorrei mostrarle delle foto e sapere da Lei
se riconosce qualcuno, va bene? Le mostro prima alla cinepresa, in modo che la
cinepresa le veda (le foto appaiono sullo schermo)…O.K. ecco le foto. Riconosce l’uomo che…?

R:  Devo prima mettere gli occhiali (prende
gli occhiali e li mette sul naso)  Lui non c’è,
quello che mi ha molestato…questo, l’ho già visto (indica
una foto) ma dove…?

D:  Quello che Lei ha già visto, che numero porta?

R:  Sette.

D:  Però non riconosce l’uomo che L’ha molestata su quelle foto?

R:  No…allora penserei piuttosto che fosse questo (si riferisce alla
foto n. 7, ndr.), gli altri no…Gli ho ripetuto abbastanza spesso che doveva
smetterla, che non sono in questa casa di cura per questo.

D:  Però non ne è sicura?

R:  No, non sono sicura.”

 

Poi, il PP ha chiesto alla signora di indicare quando
l’uomo l’ha “molestata”. La signora non è stata in grado di rispondere con
precisione, limitandosi a dire che “è iniziato quest’anno”  e che “era
successo più di una volta” :

 

" 
D:  O.K. Può spiegarmi, quando quest'uomo L’ha
molestata? 

      ... Quando?

R:  La data non la so di preciso, ma è iniziato
quest’anno

D:  È successo molte volte….diverse volte o c’è
stata una sola volta?

R:  No, no, più di una volta.

D:  Più di una volta?

R:  Sì, sì. Non posso dire con esattezza quante
volte.”

 

 

Sin qui, come si vede, le dichiarazioni erano
estremamente generiche. Non si è saputo indicare né la data d’inizio né il
numero degli episodi. Inoltre, e soprattutto, si parlava genericamente di “molestie”
senza alcuna precisazione o differenziazione.

 

Poi, la signora PC 1 ha dichiarato che
l’infermiere, una volta, mentre erano nella toilette,  le ha tirato il
capezzolo facendole male al che lei reagì mostrandogli il pugno e lui, allora,
aprì il suo pantalone facendole “vedere tutto da qui fin giù” dicendole
di guardare:

 

"  Ha
tirato il mio capezzolo, e mi ha fatto male… gli ho detto che se non avesse
smesso gli avrei tirato un pugno. E allora ha aperto il suo pantalone e mi ha
fatto vedere tutto da qui fin giù. Non c’è bisogno di farmi vedere queste cose,
a me che sono stata sposata per tanti anni. Io so com’è fatto un uomo, no…

D:  Le ha mostrato il suo pene?

R:  Sì, sì.

D:  È corretto? E quante volte è successo che Le ha tirato i
capezzoli?

R:  Una volta il capezzolo 

…omissis…

D:  E quando Le ha fatto vedere il suo pene, dov’è successo, nella
stanza, nella toilette, sul letto?

R:  Nella toilette.

D:  Ha aperto tutto, il pantalone…E ha detto qualcosa oppure no?

R:  No, no, non ha detto niente.

D:  Non ha detto niente?

...omissis…

D:  Il fatto di mostrare il suo pene e successo una volta sola o più
volte?

R:  Così come ho detto ora è successo solo una volta…che ha aperto
tutto.

D:  E così com’è successo quella volta, Le ha detto qualcosa o è
rimasto zitto?

R:  Mi ha detto di guardare.”

 

In quest’occasione, la signora PC 1 ha aggiunto
che l’uomo, qualche volta, le ha anche mostrato, attraverso i pantaloni, il
pene in erezione:

 

" 
R:  Qualche volta ha anche fatto vedere
attraverso il pantalone che…adesso è duro. Allora gli ho detto di sparire, che
io sapevo com’è fatto un uomo dopo tanti anni di matrimonio.”

 

Poi, la signora PC 1 ha dichiarato che l’uomo
l’ha baciata dappertutto, parlando, poi, di “schiena e sedere” e
di “tutti i posti in cui è riuscito ad arrivare” :

 

"  altrimenti
mi ha baciato dappertutto. Non deve baciarmi su tutto il corpo.

D:  Dove, dove esattamente L’ha baciata?

R:  Sulla schiena, sul sedere, e….in tutti i posti dove è riuscito
ad arrivare. Fino a quando gli ho detto finalmente che poteva fare quello che
voleva ma che io avrei reclamato presso la direzione. ”

 

La signora PC 1 ha, poi, detto che i baci si sono
ripetuti diverse volte arrivando, però, poi, poco dopo la prima affermazione, a
limitare il tutto in  “un paio di volte”. 

Alla domanda volta a sapere in quale periodo
l’uomo l’ha baciata, la signora ha risposto, sconsolata, di non essere in grado
di dirlo ma che era successo quando  l’inverno era passato:

 

" 
D:  E (n.d.r: si parlava dei baci, cfr la
sequenza temporale delle domande) ciò è successo diverse volte?

R:  Sì, sì.

D:  Ma possiamo dire che è successo nelle ultime due settimane,
negli ultimi due mesi…oppure quanto tempo è durato?

R:  Ma, è già…se lo sapessi esattamente?

D:  Più o meno? Oppure, quando ha iniziato? Era in estate, era in
inverno, era in primavera?

R:  Sì, sì, non era in inverno. Ha fatto anche i turni, quindi
doveva … doveva…io non riesco a vestirmi e spogliarmi da sola, non posso
restare in piedi, non posso camminare. Lui ha dovuto aiutarmi, e probabilmente
questo lo ha indotto a fare quello che ha fatto.

D:  Ma l’inverno era già passato? È iniziato dopo?

R:  Sì, sì, dopo.

D:  Diverse volte. È durato settimane o mesi, a Suo avviso?

R:  Un paio di volte, sì… fino a quando lo hanno tirato via. Non ha
più potuto lavorare qui, è dovuto andarsene…Dove è adesso non lo so.”

 

Dopo queste dichiarazioni sui baci, il PP ha
chiesto alla signora PC 1 di dire dove , esattamente, l’uomo l’ha toccata. La
signora ha risposto “là dove poteva arrivare” e, quindi, ha risposto “si”
quando il PP le ha chiesto se l’aveva toccata “nella vagina”:

 

"  D:  E
dove esattamente L’ha toccata?

R:  Là dove poteva arrivare.

D:  Anche… mi scusi se devo fare la domanda…

R:  Ha fatto così (tocca le labbra con due
dita) e poi ha messo la mano.

D:  Nella vagina?

R:  Sì.

D:  È corretto?

R:  Sì. Uno così, ai miei occhi, è un maiale.
Gliel’ho ho anche detto.

D:  Portava dei guanti…?

R:  No, no, non portava guanti.”

 

Poi, la signora ha precisato che questo o questi
toccamenti (la questione della ripetizione  di questo gesto non è stata
indagata) avvenivano quando l’uomo la vestiva e non quando la lavava:

 

" 
D:  E dove è successo che La toccava? Sul letto,
nella stanza, alla toilette?

R:  Nella stanza oppure quando dovevamo spogliarci… anche nella
toilette.

D:  Ha avuto l’impressione, che lo faceva di
proposito, oppure…?

R:  Sì, sì, probabilmente avrebbe voluto fare di più, se fosse stato
possibile.

D:  È possibile che Lei si sbagli a questo
proposito?

R:  No. Assolutamente no…

D:  È proprio sicura di quello che ci racconta?

R:  Sì, sono sicurissima.

D:  È possibile che forse abbia voluto solo lavarLa, che Lei abbia
frainteso?

R:  No, no, non quando ci lavava….Si è coricato sul letto e ha
alzato le gambe…poi gli ho detto di sparire, poi se n’è andato.

D:  Ma le palpate…è…forse voleva lavarla…è
possibile?

R:  No, no, non è successo quando mi lavava. È successo quando mi
vestiva…è allora che lo ha fatto.”

 

Poi la signora – rispondendo al PP che le
chiedeva se i palpeggiamenti  erano davvero intenzionali - ha dichiarato che
una volta l’uomo si è sdraiato, vestito, sul suo letto e lei lo ha fatto
allontanare mostrandogli il pugno:

 

" 
D:  Senza guanti. Ha avuto l’impressione che lo
faceva intenzionalmente…

R:  Una volta si è coricato accanto a me sul letto, ma solo una
volta, poi gli ho tirato un “ceffone” col pugno e gli ho detto di sparire.

D:  Che cosa ha fatto esattamente?

R:  Sì è coricato sul mio letto. Ma solo per poco tempo, poi è
sparito, perché ho fatto così (fa vedere il pugno).

D:  Era vestito o nudo?

R:  No, era vestito.”

 

Infine, la signora, rispondendo al PP che le
chiedeva del suo stato d’animo in relazione ai fatti denunciati, ha riferito di
essersi spaventata quando ha visto l’uomo che, con il bottone in mano, ha “aperto
tutto il pantalone”:

 

"  D:  Come
si è sentita?

R:  Gli ho risposto che deve andarsene, che non sono una puttana.
Questo gli ho detto.

D:  Ma era arrabbiata? Era indifferente? L’ha spaventata…si è
spaventata? Come si è sentita?

R:  Mi sono spaventata un poco quando ha preso il bottone in mano e
ha aperto tutto il pantalone….terribile.

D:  E…cosa sente adesso nei confronti di quest’uomo, che sentimenti
ha nei suoi confronti?

R:  Vendetta. Che lo richiudano pure…per me…non m’importa…

D:  Aveva paura di quest’uomo?

R:  Ho avuto un po’ paura dopo… ho riflettuto: lo farà ancora una
volta oppure…Non sapevo che intenzioni avesse.”

 

                                   7.   AC 1 ha respinto tutti  gli addebiti che gli sono stati mossi affermando
di non essersi mai lasciato andare con gli ospiti della casa  a gesti che non
fossero necessari dal punto di vista professionale.

Quindi, egli ha, in sostanza, dichiarato di
potersi spiegare le dichiarazioni della signora PC 1 soltanto ipotizzando che
la paziente abbia equivocato alcuni gesti compiuti durante l’espletamento dei
suoi compiti dando loro un senso che assolutamente non avevano.

Riguardo il tirare i capezzoli, l’imputato ha
dichiarato quanto segue:

 

"  gli
unici contatti con i seni di PC 1, avvenivano per applicarle la polvere contro
la micosi. Assolutamente non le ho mai “presa” per i capezzoli.” (__________  9.10.2003)

 

"  Ho
fatto delle osservazioni per verificare lo stato della cute; in queste
occasioni le alzavo la coppa del seno per controllare sotto. E’ una cosa che
peraltro si fa anche con gli altri ospiti. Questo lo facevo ogni volta che
avevo la possibilità di occuparmi della sua igiene intima. E’ una cosa che
peraltro dovrebbero fare tutti. Nell’arco di un mese a me sarà capitato 5 o 6
volte di effettuare l’osservazione di cui parlavo prima. Inoltre in base al
piano di lavoro una volta alla settimana bisogna fare la doccia all’ospite:
questa è un'altra occasione in cui si fatto controlli a livello dell’inguine e
anche dei seni, ma anche di altre parti del corpo.” (__________ 29.10.2003)

 

In aula, AC 1 ha, poi, precisato che, nell’alzare
la coppa dei seni, proprio per la morfologia e la posizione di tale parte del
corpo in una donna anziana, è senz’altro possibile che si tocchino i capezzoli.
Tuttavia, si è sempre trattato di gesti obbligati per l’espletamento delle
mansioni che gli incombevano. Null’altro. 

Riguardo il toccare la vulva (l’AA parla di
“vagina” ma in aula esso è stato corretto), l’imputato ha dichiarato, ancora
una volta, che egli era obbligato a toccare tale parte del corpo delle pazienti
durante la pulizia intima.  Egli ha, però, precisato di “non avere mai
travalicato i confini della correttezza professionale” (AC 1 29.10.2003).

Egli ha, poi, negato di avere mai baciato la
signora PC 1.

Infine, egli ha negato di avere mai mostrato il
pene alla signora.

In relazione a questo episodio – peraltro non
ripreso nell’atto di accusa – AC 1 ha dichiarato quanto segue:

 

"  Ricordo
che quel giorno (verosimilmente nei mesi di agosto o settembre), verso le ore
2000 circa, io mi trovavo con l’anziana nel gabinetto che è presente nella sua
stanza. Dovevo provvedere alla sua toilette intima e cambiarle l’abito per la
notte. La PC 1 era seduta sul gabinetto ed aveva appena finito di espletare i
suoi bisogni. Le avevo tolto la maglietta che indossava ed il reggiseno. Le
mutande ed i pannolini, erano già stati precedentemente tolti da me. Di fatto
la PC 1 era completamente nuda. Lei, autonomamente, si è asciugata la vagina,
con della carta igienica. Io ho provveduto ad applicarle una polvere antimicotica
sotto il seno (sotto il solco mammario). Devo dire che in questo periodo la
signora aveva il seno rosso, poiché aveva preso una micosi, sia a livello
intimo (sulla vagina), sia sul seno. Il rossore sul seno era particolarmente
visibile. Di sicuro alla signora quest’irritazione le procurava parecchio
prurito. Fastidio fisico a parte, mi sembrava che alla signora le desse più
fastidio il fatto che fosse un uomo ad applicarle la polvere antimicotica. Non
sono in grado di dire se PC 1, non accettasse me, come AC 1 oppure perché sono
un uomo. Va comunque tenuto in considerazione che io con questa donna ho
parecchie difficoltà a colloquiare. La signora PC 1, parla unicamente francese
e tedesco. Io conosco unicamente pochi vocaboli di francese (buon giorno, come
va, i colori). Con lei, devo esprimermi perlopiù a gesti. 

(…) 

Quando mi sono avvicinato a lei per metterle la
polvere, la PC 1 mi ha respinto. Le ho detto “rouge”, indicando il seno. La
signora ha abbassato le mani ed io sono riuscito a metterle la polvere sotto il
seno. Per fare quest’operazione, indossavo i guanti in lattice. Ho depositato
la polvere su di una mia mano e con l’altra ho sollevato il seno. Per sollevare
il seno ho semplicemente messo la mano sotto la coppa e l’ho sollevata. Terminato
questo lavoro ho tolto i guanti ed ho preso la camicia da notte da indossarle.
Trattavasi di una camicia da notte da indossare, infilandola da sopra. Non mi
ero avveduto che i polsini non erano aperti. All’atto di farle passare le
braccia, un bottone ha ceduto e si è staccato, cadendo per terra. Mi sono
chinato per raccoglierlo. Nel piegarmi, mi si è rotto il bottone dei miei
pantaloni. Ho comunque raccolto i due bottoni e mi sono rialzato. Ho detto alla
signora che anche il mio bottone si era rotto e nello stesso tempo ho alzata la
maglietta (casacca medica), mostrandole dove mi si era rotto il bottone.
Compiendo quest’azione, ho esibito alla signora parte della mia pancia. Sono
sicuro che nonostante il bottone rotto, i miei pantaloni non si erano abbassati.
Rimanevano trattenuti ancora da due bottoni. Sono altrettanto sicuro che in
questa circostanza non ho mostrato il pene. La signora mi è parsa arrabbiata,
offesa, per il fatto di averle mostrato la mia pancia. Tant’è che mostrandomi
il pugno, mi ha detto: “direzione”. Da parte mia mi sono giustificato
dicendole: “ma è il bottone”. Ho poi continuato nella vestizione. Lei si è
alzata dal gabinetto, le ho messo i pannolini e quindi l’ho aiutata a sedersi
sulla sedia a rotelle. Per finire l’ho condotta in camera e l’ho messa a letto.
Anche nel metterla a letto, ho avuto difficoltà perché non collaborava. Mi
sembrava arrabbiata per il fatto che era appena successo prima.” (AC 1
4.10.2003)

 

 

 

Interrogata a questo proposito, la caporeparto
della lavanderia, ha dichiarato che i danni  più comuni agli abiti da lavoro da
loro riscontrati sono, effettivamente, le rotture dei bottoni dei pantaloni.

Inoltre, ha precisato che, avendo i pantaloni una
cordicella in vita, la perdita di un bottone non provoca la loro caduta.

 

                                   8.   Ritenuto
che, nel caso di reati sessuali, i fatti possono, in genere, venire accertati
quasi esclusivamente in base alle dichiarazioni delle parti e considerato che
queste dichiarazioni possono servire da fondamento per tale accertamento
soltanto se superano l’esame di credibilità che consiste nella verifica della
loro verosimiglianza intrinseca, della loro univocità e della loro costanza nel
tempo, fondamentale è il modo in cui le dichiarazioni delle parti vengono
raccolte.

Occorre, da un lato, che non vengano poste
domande suggestive.

D’altro lato, occorre che le dichiarazioni
vengano verbalizzate letteralmente, evitando, in particolare, espressioni che
non indicano un fatto bensì un giudizio di valore su un fatto (espressioni
quali, ad esempio, “molestia” non indicano un fatto ma la sua qualifica che può
riferirsi, peraltro, ad azioni molto diverse fra loro).

Inoltre, le dichiarazioni delle parti devono
essere circostanziate. Non basta che la vittima o presunta tale descriva gli
atti subiti. Occorre farle descrivere in quale contesto questi atti sarebbero
stati compiuti e, in questa descrizione, occorre chiederle dei dettagli.

Questo perché - contrariamente all’assunto del PP
che, in requisitoria, ha sostenuto che i dettagli sono irrilevanti - è proprio
sui dettagli che si fa l’esame di credibilità.

Ed, inoltre, sono i dettagli che definiscono la
qualifica giuridica di un atto. Ad esempio, un bacio può avere una qualifica
giuridica diversa a seconda del modo in cui il bacio è dato (semplice contatto delle
labbra oppure contatto prolungato con lingua) e a dipendenza della parte del
corpo verso cui il bacio viene indirizzato così come fondamentale è sapere se
il bacio è stato dato mentre venivano compiuti altri gesti (e, se sì, quali)
oppure da solo, indipendentemente da altre azioni.

 

In concreto, è fuor di dubbio che - quale che sia,
di principio, il valore probatorio delle dichiarazioni di terzi cui la vittima
(o presunta tale) ha riferito i fatti - le dichiarazioni degli operatori di
Casa __________ (infermieri, ausiliari, direttore, medico) non possono essere
utilizzate per l’accertamento dei fatti già a causa della loro discrepanza.

Nemmeno può essere d’aiuto quanto 

 annotato dal dott. __________ sulla cartella clinica:

 

"  Non
ricordo con quali parole la signora, allora, mi parlò di quel che il signor AC
1 le fece. Nella cartella clinica della signora, trovo annotata, al 16.10.2003,
la seguente frase: "voleva fare con lei quello che voleva lui ma lei è qui
per essere curata e non per esaudire i suoi desideri". (verb dib pag 5)

 

Il medico (o la signora AC 1, se il medico ha
riportato testualmente quanto dettogli dalla paziente), infatti, ha utilizzato
un concetto talmente generico da potere contenere qualsiasi significato.

 

Va, poi, aggiunto, a valere ancora quale
considerazione  generale, che il comportamento tenuto dal AC 1 con le colleghe
- lungamente indagato in sede pre-dibattimentale - non costituisce un elemento
indiziante . Quand’anche si dovesse ammettere che l’imputato indulgesse in
corteggiamenti ripetuti e non sempre bene accetti, non può essere dimenticato
che egli si rivolgeva a donne della sua età o più giovani di lui ciò che
deporrebbe maggiormente per l’assenza di pulsioni erotiche verso donne anziane
che non il contrario.

 

Dunque, rimangono, a sostegno della tesi
accusatoria, soltanto le dichiarazioni della signora PC 1.

A  titolo di osservazione di carattere generale,
non può non essere rilevato che la signora PC 1 presenta un deperimento
psico-organico. Di questo si ritrova traccia nei certificati medici in atti. 
Di questo ha parlato il personale curante (cfr, in particolare, __________ che
ha parlato di “sindrome psico-organica”). Di questo ha, pure, parlato al
dibattimento il dott. __________ che ha definito “non brillantissimo” lo
stato mentale dell’anziana signora. 

Inoltre, un certo grado di estraniamento e di
confusione della signora lo si percepisce con chiarezza ascoltando la
registrazione della sua audizione da parte del PP. Infatti, la signora non sa
situare nel tempo né il suo arrivo in Casa __________ né la morte del marito,
non ricorda il nome dell’infermiere che l’ha accudita per lungo tempo,  non
riconosce sulle foto che le vengono presentate l’imputato che, pure, si è
occupato di lei sin dal suo arrivo alla casa per anziani, non sempre risponde
in modo adeguato alle domande del PP (ripete, per esempio, con una certa
ossessione, che l’imputato saliva sul suo letto)  e continua a riportare il
discorso su un infermiere che le è simpatico in un modo che non può non destare
perplessità e dubbi sulla sua lucidità  mentale.   

 

Ciò detto, va rilevato che l’esame delle due
dichiarazioni rilasciate dalla signora PC 1 non può che concludersi con un
giudizio di inattendibilità: esse, infatti, non sono rimaste costanti nel
tempo.

 

                                  a)   baci sui
seni, sulla pancia e sul sedere

In relazione a questi baci che l’atto di accusa
imputa a AC 1 come atti sessuali, la signora ha detto alla polizia che “lui” la
baciava “sovente”, “soprattutto nelle vicinanze del fondo
schiena” aggiungendo che “lui mi baciava sul posteriore, mi ha pure
baciato sui seni e sulla pancia”.

Al PP ha dato una versione diversa dichiarando
che la baciava  “sulla schiena, sul sedere e…in tutti i posti dove riusciva
ad arrivare” dicendo, prima, che era successo “diverse volte”
e, poi, limitando i baci ad “un paio di volte”.

Dunque, si tratta di due (o tre, se si considera
che la signora PC 1, sull’arco di  pochi minuti,  ha dato al PP  due versioni
diverse sulla durata di tali esternazioni)  versioni discordanti che non possono
servire da supporto per l’accertamento dei fatti.

 

Ma, quand’anche, per pura ipotesi di lavoro, si
volesse, su questo punto, ritenere credibile la versione della signora PC 1, in
essa  non si possono, certo, ritrovare gli elementi costitutivi del reato di
coazione sessuale.

Infatti, gli accertamenti degli inquirenti sono
lacunosi.

Non è stato chiesto alla signora  se i baci
venivano dati mentre l’autore compiva altri gesti.

Perciò, in applicazione del principio in dubio
pro reo, occorrerebbe considerare – sempre nell’ipotesi puramente scolastica in
cui la versione della signora PC 1 potesse essere considerata credibile – che i
baci sono stati dati indipendentemente da altri gesti che potrebbero avere una
connotazione sessuale.

Non è stato accertato – perché in merito non è
stata posta alcuna domanda – se , quando i baci sono stati dati, la signora era
vestita o nuda.

Dunque – sempre nell’ipotesi puramente scolastica
in cui la versione della signora PC 1 potesse essere considerata credibile – 
sempre secondo il principio in dubio pro reo, occorrerebbe considerare che i
baci venivano dati quando la signora era vestita.

L’unica precisazione che è stata chiesta alla
signora si riferisce al modo in cui i baci venivano dati. Infatti, nel verbale
PS, si legge che:

 

"  lui
mi baciava avvicinando le labbra al mio corpo”

 

Dunque – sempre nella versione dei fatti ritenuta
a torto credibile dalla pubblica accusa – non si trattava di baci con la lingua
né di leccate né di  succhiotti. Si trattava di semplici contatti con le labbra.
E  – sempre nell’ipotesi puramente scolastica in cui la versione della signora PC
1 potesse essere considerata credibile – questi baci si sarebbero ripetuti in
un paio di occasioni (versione più favorevole all’accusato sempre in
applicazione del principio in dubio pro reo).

Ora, un semplice contatto delle labbra con la
schiena, il sedere (non l’orifizio anale, ma il “sedere” termine per cui
occorre intendere “natiche”) e i seni coperti dai vestiti,  non accompagnati 
da altri gesti a connotazione sessuale non può essere considerato un atto
sessuale ai sensi dell’art 189 CP.

Questo, senza dimenticare che dall’incarto non
risulta alcun gesto coercitivo – nemmeno nella forma delle pressioni
psicologiche -  che l’imputato avrebbe utilizzato per esercitare  una
qualsivoglia pressione sulla signora così da costringerla a subire questi baci.

Si tratterebbe, perciò – sempre nell’ipotesi
puramente scolastica in cui la versione della signora PC 1 potesse essere
considerata credibile – di un atto che configurerebbe il reato di molestie ai
sensi dell’art 198 CP, dunque di un reato perseguibile a querela di parte.

La querela va presentata entro tre mesi.

Ora, non si sa quando questi due episodi di baci
si sono verificati.

L’atto di accusa indica un periodo di commissione
dei fatti che va dal marzo al settembre 2003. Dunque, sempre in applicazione
del principio in dubio pro reo, occorrerebbe dare per acquisita la versione dei
fatti più favorevole all’imputato, quindi che i baci siano stati dati nel marzo
2003 così che la querela – avvenuta al più presto in settembre 2003 – sarebbe 
da considerarsi tardiva.

A questo va aggiunto che, invece, i baci lanciati
in aria con le dita (di cui la signora PC 1 ha parlato sia al PP che alla
polizia) non possono essere qualificati nemmeno come una molestia.

 

                                  b)   tirare i
capezzoli

Pure su questo gesto le dichiarazioni della
signora PC 1 non sono state costanti.

Alla polizia, la signora ha detto che lui le
tirava i capezzoli quando era in bagno mentre la stava vestendo. Alla
polizia, la signora non ha detto esplicitamente che la cosa è stata ripetuta.
Tuttavia, la ripetizione del gesto la si desume dall’affermazione “credo in
primavera di quest’anno, ha iniziato a tirarmi i capezzoli” e,
forse,  dalla dichiarazione secondo cui  lui “per un periodo ci ha provato
tutti i giorni” (anche se, quest’ultima dichiarazione, è  rimasta
estremamente generica poiché non è stato chiesto alla signora che cosa abbia
provato a fare tutti i giorni)

Al PP, invece, la signora ha detto che il
capezzolo glielo ha tirato una volta sola e, soprattutto, ha detto che,
dopo questo, lei gli mostrò i pugni e lui, allora, si abbassò i pantaloni “facendogli
vedere tutto da qui fin giù” .

Dunque – oltre al cambiamento di versione
riguardo alla ripetizione del gesto – vi è il cambiamento di versione in
relazione al collegamento temporale del tirare i capezzoli con il mostrare il
pene poiché nella dichiarazione alla polizia i due gesti non erano collegati e,
soprattutto, si erano svolti in due luoghi diversi. Si tratta, perciò,  di un notevole
cambiamento di versione  nella misura in cui alla polizia aveva detto che
l’infermiere le aveva mostrato il pene  quando lei era a letto mentre nel
racconto al PP il tutto si svolge nella toilette.

 

Il PP, nella sua requisitoria,  ha sostenuto che
si tratta di divergenze su dettagli insignificanti poiché determinante è che la
signora sia sempre stata costante nel riferire i gesti subiti. Si tratta di una
tesi che non ha convinto: se ciò fosse, l’esame di credibilità si ridurrebbe a
cosa tanto piccola da essere – in quel caso – esso stesso insignificante.

 

Ma quand’anche  – sempre nell’ipotesi puramente
scolastica in cui la versione della signora PC 1 potesse essere considerata
credibile –   si dovesse ritenere che i fatti si sono svolti così come
all’assunto fattuale della pubblica accusa, avremmo che l’imputato ha tirato
una volta il capezzolo della signora.

Non risulta – in merito nessuna domanda è stata
posta alla signora - che questo tirare i capezzoli sia stato accompagnato da qualche
altro gesto a possibile connotazione sessuale.

Non ci sono nemmeno indizi  che l’imputato tragga
motivo d’eccitazione sessuale dall’infliggere dolore. In particolare,
contrariamente a quanto sostenuto dal PP in replica, la lettera scritta
dall’imputato alla sua amica non è indiziante per una forma di sadismo: si
tratta di una lettera in cui l’uomo si lascia andare ad esplicitare i suoi
desideri in relazione all’atto sessuale ma si tratta di desideri che - al di là
di quella che, agli occhi di una persona emotivamente distaccata, può essere
considerata una crudezza espressiva - non eccedono una passionalità del tutto
naturale e priva di perversioni.

Dunque, al tirare il capezzolo – sempre
nell’ipotesi in cui si dovesse dar credito alla versione della signora – non
potrebbe essere data valenza sessuale.

Si sarebbe trattato, dunque, non di un atto
sessuale ma di un gesto volto a far del male (del resto, la stessa signora ha
detto che le aveva fatto male). 

Dunque, in diritto, esso si configurerebbe come una
via di fatto (art  126 CP). Essendosi trattato – sempre nell’ipotesi che qui si
segue per un mero esame scolastico – di un solo episodio, si tratterrebbe
ancora di un reato a querela di parte che dovrebbe essere considerata tardiva
sempre per il discorso fatto sopra.

 

                                   c)   toccare
e tentare di toccare la vulva

Nemmeno su questo aspetto la signora PC 1 è stata
costante. Se è vero che ci si potrebbe chiedere se la sua incostanza sia dovuta
alle modalità con cui è stata interrogata, è anche vero che ciò, ai fini
dell’accertamento dei fatti, è irrilevante poiché – quale ne sia la causa –
determinante è il fatto che le sue dichiarazioni sono cambiate nel tempo.

Alla polizia la signora ha detto:

 

"  ha
cercato di appoggiare la mano tra le gambe senza riuscirci … quando mi ha
toccata, gli ho tirato un pugno in  mezzo alle gambe per fargli togliere la
mano e gli ho detto cochon. Preciso che stringevo le gambe e lui non ha potuto
toccarmi molto e non è riuscito ad infilare la mano tra le gambe”

 

Poi ha detto che “questo avveniva quando
dovevo vestirmi o cambiarmi per andare a dormire”.

 

Al PP ha detto – su questa circostanza – che “l’ha
toccata là dove poteva arrivare” e poi ha risposto  “si” quando il
PP le ha chiesto se l’ha toccata “nella vagina” precisando con forza che
“non è successo quando mi lavava. E’ successo quando mi vestiva” .

E’ evidente che questa risposta non può essere
utilizzata poiché fa seguito ad una domanda evidentemente suggestiva. E
non ne può essere tenuto conto poiché emerge con evidenza dall’audizione che la
signora PC 1 era in qualche modo in preda a quel fenomeno che viene indicato
come il desiderio inconscio di compiacere l’interlocutore. Infatti, verso la
fine della sua audizione, la signora, dimostrando anche una certa ambascia,
chiede al PP se lui ha l’impressione che lei non gli abbia detto sempre le
stesse cose:

 

"  ho
già detto tutto alla polizia no… e ho detto sempre la stessa cosa…

D:  molto bene.

R:  … oppure ha l’impressione che non dico la stessa cosa? Avrà
ricevuto anche lei una lettera che ho firmato…”

 

Ma, anche se si volesse fare astrazione dal
carattere suggestivo della domanda,  avremmo due dichiarazioni poco precise e
in evidente contrasto fra loro.

Quella fatta alla polizia cui la signora ha
parlato soltanto di uno o più (non è per nulla chiaro questo aspetto) tentativi
non riusciti di metterle la mano tra le gambe e quella fatta al PP di
uno o più  toccamenti (anche qui la questione non è stata chiarita ) della
vagina (da intendersi: della vulva)  più o meno riusciti  (“là dove poteva
arrivare”).

Dunque, due dichiarazioni che non possono essere
utilizzate anche soltanto per la loro discrepanza e per il loro essere rimaste
sostanzialmente imprecise.

Ma, ancora e soprattutto, il racconto della
signora PC 1 non appare credibile là dove pretende che questo/i (?)
toccamento/i sono avvenuti non quando l’infermiere provvedeva alla sua igiene
intima ma quando la vestiva. Ora, è illogico, non conforme al normale andamento
delle cose e, perciò, inverosimile che una persona – che vuole compiere un
gesto di quel tipo – non lo faccia quando ne ha l’occasione, cioè quando la
vittima è stesa a letto in posizione ginecologica e totalmente indifesa e,
perciò, potrebbe fare quel che vuole in modo totalmente indisturbato ma attenda
a farlo quando le difficoltà sono maggiori.

Totalmente inverosimile è, ancora, il racconto
della signora PC 1 quando sostiene di essere riuscita – lei, resa fragile e
debole dall’età e dalle malattie - a resistere al suo aggressore, uomo adulto e
nel pieno delle forze, ed a impedirgli di raggiungere i suoi scopi
semplicemente stringendo le gambe.

Dunque, una versione che – oltre a non essere
costante nel tempo – non è in sé né coerente né credibile. 

Pertanto, una versione dei fatti che, nel suo
complesso, non può costituire il fondamento dell’accertamento dei fatti visti i
dubbi – enormi – che essa suscita.

 

Al contrario, ben più credibile è la tesi
dell’imputato secondo cui, almeno riguardo il tirare i capezzoli e il toccare
la vulva, le dichiarazioni della signora PC 1 siano il frutto di equivoci sul
vero significato di alcuni gesti di natura squisitamente ed esclusivamente
professionale (provvedere all’igiene intima della paziente)  che la signora non
accettava sempre di buon grado. Equivoci  generati da una serie di circostanze,
in particolare da un rapporto personale fra i due non ottimale, 
dall’incomprensione dovuta alle difficoltà linguistiche e da una certa
confusione legata all’età della paziente e al suo essere, in qualche modo,
isolata dal contesto sociale a causa della non conoscenza dell’italiano. Circostanze,
queste, che, sommate fra loro, le hanno impedito di leggere correttamente dei
gesti  che – seppur invasivi della sua sfera intima -  erano del tutto
innocenti.  

In particolare, credibile risulta anche il tentativo
dell’imputato  di spiegare la dichiarazione della signora PC 1 in relazione alla
questione del pene che le sarebbe stato mostrato (cfr episodio riportato sub
consid 7). La spiegazione dell’imputato è, peraltro, confermata dalla seguente
dichiarazione fatta dalla signora al PP:

 

"  mi
sono spaventata quando ha preso il bottone in mano e ha aperto tutto il
pantalone” 

 

Infatti, “prendere il bottone in mano” non è il
gesto tipico di colui che apre il pantalone per mostrare il proprio pene ma è,
invece, il gesto tipico di chi – come ha dichiarato l’imputato – vuole mostrare
a qualcuno che il bottone si è staccato.

 

Del resto, va rilevato che il PP non ha ritenuto
di dovere imputare a __________ questo gesto più volte descritto dalla signora PC
1. E che nemmeno ha ritenuto di dovergli imputare quanto raccontato dalla
signora in merito al mostrarle, sotto i pantaloni, il pene in erezione.

Evidentemente, lo stesso procuratore non ha
ritenuto totalmente credibile la versione della signora PC 1.

 

Ma quand’anche si volesse dare credito alla
signora PC 1 sulla questione del toccare la vulva – e, ancora una volta, questo
discorso lo si fa per puro spirito scolastico – viste le zone d’ombra rimaste
sia in merito alla riuscita del gesto che alla sua ripetizione, in applicazione
del principio in dubio pro reo (che vuole che si consideri la situazione di
fatto più favorevole all’imputato), si avrebbe un tentativo di mettere la mano
in mezzo alla gambe fallito poiché la vittima ha stretto le gambe impedendo
così all’autore di raggiungere il suo scopo.

Va, poi, sempre secondo il principio in dubio pro
reo, ancora ritenuto che  la vittima era vestita e, in assenza di accertamenti
diversi, che si è trattato del tentativo di una toccata, senza strofinamento,
una specie di “main baladeuse”.

Vista la sua indiscussa supremazia fisica (uomo
adulto nel pieno della maturità contro una donna anziana e inferma),
all’imputato non sarebbe costato nulla vincere la resistenza della pretesa
vittima.

Così non è stato (sempre nell’ipotesi fattuale
ritenuta, a torto, dalla pubblica accusa). Ciò significa che l’imputato non avrebbe
applicato nessuna forza, nessuna violenza.

Non vi sono tracce in atti nemmeno di pressioni
psicologiche esercitate. 

Dunque, anche in quest’ipotesi, manca del tutto l’atto
coercitivo richiesto dall’art 189 CP.

Dunque - sempre in quell’ipotesi che la Corte non
ha ritenuto data - si avrebbe non una coazione tentata o mancata ma una 
mancata  molestia, reato per il cui perseguimento  vale il discorso fatto
sopra.

 

Concludendo, dunque, gli elementi portati dalla
pubblica accusa a sostegno della sua tesi  non hanno convinto la Corte che ha
continuato a nutrire dubbi insopprimibili. Ben più convincenti sono apparse le
spiegazioni date dall’imputato così che l’ipotesi di un fraintendimento  da
parte della signora PC 1 è risultata molto più verosimile della tesi
accusatoria.

Pertanto, AC 1 è stato assolto poiché i fatti
ipotizzati nell’atto di accusa non hanno trovato sostegno probatorio.

 

 

 

Rispondendo                 negativamente a tutti i
quesiti;

 

visti gli art.                       18, 21, 36,
41, 58, 63, 69 e 189 cpv. 1 CP;

                                          9 segg. CPP e 39 TG sulle
spese;

 

dichiara e pronuncia:

 

                                      

                                   1.   AC 1 è
prosciolto dall'accusa di 

 

ripetuta coazione sessuale in parte tentata. 

 

 

                                   2.   La tassa
di giustizia di fr. 500.-- e le spese processuali sono a carico dello Stato.

 

 

                                   3.   È ordinata
la restituzione a AC 1 delle lettere manoscritte poste sotto sequestro.

 

 

                                   4.   Questo
giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la
dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte
entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla
notificazione della sentenza integrale.

 

 

 

 

 

 

 

 

	
  Intimazione a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  1. PC 1 

  2. TE 1 

  3. TE 2 

   

  

Per la Corte delle assise correzionali

La presidente                                                        La
segretaria