# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e9f8c72-1757-52ae-a329-aaf054f2b843
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-05-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.05.2025 D-7091/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7091-2023_2025-05-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7091/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  m a g g i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Nina Spälti Giannakitsas, Simon Thurnheer,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…) 2001, 

Turchia,   

patrocinato dall'avv. Maryligia Zaccuri, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

autorità inferiore. 

 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere); decisione della 

SEM del 22 novembre 2023. 

 

 

 

D-7091/2023 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a A._______ (di seguito: interessato, richiedente, ricorrente, insorgente), 

cittadino turco di etnia curda, celibe, originario di B._______ dove ha vis-

suto fino all’espatrio il 28 luglio 2023, è giunto illegalmente in Svizzera il 2 

agosto 2023 ed ha depositato il giorno stesso una domanda d’asilo (cfr. atti 

della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. 2/2, 3/1, 

16/15 [pag. 3-5, D12-D38]). 

A.b Interrogato sui motivi d’asilo, nell’audizione del 14 novembre 2023 (cfr. 

atto SEM n. 16/15 [di seguito: verbale]), egli ha riferito che nel 2015, nel 

distretto Sur (provincia di B._______), ci sarebbero stati degli scontri armati 

a seguito dei quali due suoi zii paterni sarebbero stati incarcerati. In tale 

contesto, il richiedente e suo fratello sarebbero rimasti bloccati in città per 

nove giorni, riuscendo ad uscirne solo a seguito della creazione di un cor-

ridoio umanitario. Sempre nel 2015, il fratello sarebbe andato a combattere 

nel Rojava rientrando in Patria dopo essere stato ferito a una gamba. Per 

i primi due anni dopo il suo rientro, non avrebbe avuto particolari problemi. 

In seguito, scoperta la sua attività di combattente, sarebbe stato posto in 

detenzione preventiva per sei-sette mesi, poi rilasciato in attesa del giudi-

zio e poi condannato a sei anni e tre mesi di reclusione, che starebbe at-

tualmente scontando. Tra il novembre 2017 e l'ottobre 2018, la polizia 

avrebbe svolto delle perquisizioni al bar di suo padre e nella casa di fami-

glia alla ricerca del suddetto fratello che per sottrarsi alla condanna, du-

rante il temporaneo rilascio, sarebbe fuggito in Grecia. L’interessato ha ri-

ferito che durante una perquisizione avvenuta nell'ottobre del 2018 la poli-

zia l’avrebbe portato con sé e trattenuto in custodia cautelare per due 

giorni. ln tali circostanze, gli sarebbero state poste domande in merito ai 

suoi legami con i disordini avvenuti a Sur nel 2015 e prima del rilascio un 

poliziotto l'avrebbe minacciato dicendogli: “un giorno toccherà anche a te”. 

In marzo 2019, mentre stava partecipando ad una manifestazione in favore 

dei diritti dei carcerati, sarebbe stato colpito alla testa e fatto salire su 

un'auto da tre persone, una delle quali era il poliziotto che l'aveva minac-

ciato nel 2018. ln auto, sarebbe stato picchiato e poi lasciato andare. Nel 

giugno del 2023, in occasione di una visita in carcere al fratello, i poliziotti 

gli avrebbero proposto di fare la spia al loro servizio. Di fronte al suo rifiuto, 

questi avrebbero ridotto il suo diritto di visita a soli venti minuti. Per i sud-

detti motivi egli avrebbe quindi deciso di lasciare il Paese il 28 luglio 2023 

e venire in Svizzera. A seguito del suo arrivo in Svizzera, egli avrebbe 

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Pagina 3 

.iniziato a pubblicare sui social media delle condivisioni a sfondo politico a 

causa delle quali in Turchia sarebbe stata immediatamente avviata un’in-

dagine nei suoi confronti. Il 6 ottobre 2023 dei poliziotti si sarebbero recati 

a casa dei suoi genitori, cercandolo e se ne sarebbero andati dopo aver 

fatto una perquisizione. ln caso di ritorno nel suo Paese egli teme di essere 

incarcerato in ragione di quanto emerso a suo carico nel quadro del sud-

detto procedimento penale. 

A sostegno della domanda d’asilo, oltre all’originale della propria carta 

d’identità turca, il richiedente ha prodotto copia di una serie di documenti 

con la traduzione in italiano di cui si dirà, laddove necessario, più avanti.  

A.c Con scritto del 21 novembre 2023 (cfr. atto SEM n. 21/2), inoltrato dalla 

rappresentante legale, il richiedente ha avuto la possibilità di presentare le 

proprie osservazioni contro al progetto di decisione negativa ricevuto il 

giorno precedente (cfr. atto SEM n. 20/8). 

B.  

Con decisione del 22 novembre 2023, notificata il giorno stesso (cfr. atti 

SEM n. 22/11, 23/1), la SEM ha respinto la domanda d’asilo dell’interes-

sato, ritenendo che i motivi addotti non soddisfacessero le condizioni di 

rilevanza previste dall'art. 3 LAsi, pronunciando contestualmente il suo al-

lontanamento dalla Svizzera e l'esecuzione del medesimo provvedimento.  

C.  

C.a Con ricorso del 21 dicembre 2023 (data di entrata: 22 dicembre 2023, 

cfr. timbro di entrata), l’interessato, sempre per il tramite della propria pa-

trocinatrice, ha impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: Tribunale, TAF) la suddetta decisione chiedendone l’annullamento 

e, in via principale il riconoscimento della qualità di rifugiato e la conces-

sione dell’asilo, in via subordinata l’ammissione provvisoria in ragione 

dell’inammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, mentre in via an-

cor più subordinata il rinvio degli atti alla SEM per complemento dell’istru-

zione e nuovo esame delle allegazioni. Ha inoltre chiesto la concessione 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese di giustizia e del relativo anticipo e protestato infine tasse e spese. 

A supporto delle proprie allegazioni il ricorrente ha prodotto l’elenco dei 

procedimenti a suo carico con relativa scheda descrittiva (doc. TAF 1). 

C.b Con decisioni incidentali del 16 e del 24 gennaio 2024 il Tribunale ha 

respinto la domanda di assistenza giudiziaria, avendo constatato, a seguito 

di un esame sommario, che il ricorso appare d’acchito privo di probabilità 

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di esito favorevole (doc. TAF 3 e 5). Il ricorrente è stato quindi invitato a 

versare un anticipo sulle presunte spese processuali di fr. 750.-, regolar-

mente saldato da quest’ultimo il 26 gennaio 2024 (doc. TAF 6). 

C.c Con i complementi al ricorso del 18 gennaio, 4 febbraio, 24 giugno, 11 

settembre, 21 ottobre 2024, 23 dicembre 2024 e del 3 e 20 marzo 2025 il 

ricorrente ha trasmesso nuovi mezzi probatori (doc. TAF 4 e 7-13), in merito 

ai quali si ritornerà se del caso più avanti.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altri-

menti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 2 LAsi) e ricevibile sotto il profilo 

degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA. 

1.3 Il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli scritti in virtù dell'art. 111a 

cpv. 1 LAsi. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è 

inoltre vincolato né dai motivi addotti nel ricorso (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 Su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi. L'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a 

persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il 

diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 LAsi). 

3.2 Sono rifugiate le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

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nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pre-

giudizi (art. 3 cpv. 2 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 

a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). La 

nozione di fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella 

sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, 

e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5).  

3.3  

3.3.1 Nella sua recente sentenza di riferimento E-4103/2024 dell'8 novem-

bre 2024, il Tribunale ha trattato la rilevanza delle procedure penali turche 

avviate per i reati di insulto al presidente (art. 299 del codice penale turco 

[Türk Ceza Kanunu, di seguito: TCK]) e di propaganda a favore di un'orga-

nizzazione terroristica secondo l'art. 7 cpv. 2 della legge antiterrorismo 

turca (legge n. 3713, di seguito: Legge antiterrorismo). 

3.3.2 Anzitutto, esso ha stabilito che il semplice fatto che siano pendenti 

delle inchieste penali presso il ministero pubblico turco per i reati succitati 

– anche in combinazione tra loro – non costituisce un fondato timore di 

subire, con probabilità preponderante, delle persecuzioni in un prossimo 

futuro ai sensi dell'art. 3 LAsi (sentenza del TAF E-4103/2024 dell'8 novem-

bre 2024 consid. 8.8 [sentenza di riferimento]). 

3.3.3 Il Tribunale ha poi ritenuto che tali procedure penali assumono una 

rilevanza per l'asilo soltanto se ricorrono cumulativamente le seguenti con-

dizioni: il tribunale turco competente apre una procedura giudiziaria repu-

tando fondato l'atto d'accusa pronunciato dal ministero pubblico, vi è una 

preponderante probabilità di una condanna in un futuro prossimo, la con-

danna si fonda su un motivo di persecuzione ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 LAsi 

e la pena inflitta ha un'intensità rilevante per la qualità di rifugiato sotto il 

profilo dell'art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.2). A tale 

riguardo, è stato segnatamente rilevato che, negli ultimi anni, soltanto il 

10% delle inchieste penali per il reato di insulto al presidente hanno portato 

ad una condanna e che, per quanto attiene al reato di propaganda per or-

ganizzazione terroristica, tale percentuale è leggermente inferiore (cfr. con-

sid. 8.4). Per determinare se le azioni o le dichiarazioni della persona ri-

chiedente d'asilo (in particolare sui social media) sono suscettibili di 

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comportare una persecuzione illegittima per uno Stato di diritto e, nel con-

tempo, rilevante per la qualità di rifugiato, occorre procedere a un esame 

individuale tenendo conto di tutte le specifiche circostanze del caso con-

creto (cfr. consid. 8.5). Infine, non sussistono valide ragioni per ammettere 

che, in maniera generale, le persone oggetto di tali procedure penali deb-

bano temere un politmalus in senso assoluto o relativo, nel senso di una 

pena sproporzionatamente severa oppure comportante la tortura o tratta-

menti disumani e degradanti (per la rilevanza di un procedimento penale ai 

fini del riconoscimento della qualità di rifugiato, cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 

6.2; 2014/28 consid. 8.3.1; 2013/25 consid. 5.1; Giurisprudenza ed infor-

mazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 

1996 n. 34 consid. 3 e 4). Per definire l'esistenza di un polit malus o di 

motivi comprovanti il rischio di una pena detentiva più lunga, occorre invece 

procedere ad un esame del caso concreto considerando, in particolare, la 

presenza di fattori di rischio come i precedenti penali della persona interes-

sata e il suo eventuale profilo politico di rilievo. Nel caso di reati commessi 

sui social media, anche le circostanze in cui vengono effettuate le corri-

spondenti pubblicazioni possono fornire indicazioni rilevanti in questo 

senso (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7).  

4.  

4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto che le allegazioni dell’in-

teressato riguardo alle "pressioni" che le autorità turche avrebbero posto in 

essere nei suoi confronti in relazione ai procedimenti giudiziari che hanno 

interessato gli zii e il fratello mancano, d'un lato, di un nesso causale (tem-

porale e materiale) con il suo espatrio, visto come si collocano al più tardi 

nel 2019 e dall'altro, non sono in ogni caso di intensità tale da potersi rite-

nere pertinenti in materia d'asilo. Lo stesso richiedente ha infatti dichiarato 

in modo inequivocabile che nessuno degli interventi della polizia era rivolto 

a lui personalmente, ma piuttosto in modo indistinto all’insieme della folla 

di cui faceva parte. L’unica volta che è stato personalmente preso in custo-

dia, percosso e interrogato dalla polizia, il tutto si è risolto senza conse-

guenze dopo due giorni. Per quanto invece riguarda le attese in carcere o 

il fatto che gli fosse stato genericamente chiesto di fare la spia, non si tratta 

di motivi rilevanti ai sensi dell’asilo. Per quanto invece riguarda i motivi 

d’asilo insorti a seguito dell’espatrio, ossia il procedimento penale avviato 

per via delle pubblicazioni sui social media fatte una volta giunto in Sviz-

zera, la SEM ha innanzitutto constatato che dalla documentazione prodotta 

non emerge alcun elemento che permetta di ritenere che le autorità penali 

turche abbiano emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto oppure un 

mandato di comparizione, circostanza per altro recisamente esclusa 

dall’interessato stesso. Essa ha altresì constatato che l’inchiesta avviata in 

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Turchia si trova attualmente ancora in una fase d’istruzione precoce, ra-

gione per cui non è possibile determinare la legittimità delle accuse mosse 

a suo carico. Per tali motivi, la SEM ha considerato da un lato che il rischio 

di un arresto dell’insorgente in caso di rientro in Turchia fosse basso, 

dall’altro che una sua condanna a espiare una pena detentiva fosse al-

quanto improbabile a fronte del suo profilo non particolarmente politicizzato 

e del fatto che per sua stessa ammissione fra il 2016 e il 2023 egli aveva 

già condiviso contenuti di stampo politico senza che ciò gli cagionasse al-

cun problema. 

4.2 In sede di ricorso, prevalendosi di un accertamento inesatto ed incom-

pleto dei fatti da parte dell'autorità inferiore, l'insorgente ha fatto essenzial-

mente valere i medesimi fatti ed argomenti già esposti dinanzi all'autorità 

inferiore. Egli ha ribadito che tenuto conto del suo contesto famigliare (le-

gato al PKK e quindi a organizzazioni ritenute terroristiche dallo Stato 

turco), delle manifestazioni a sostegno dei detenuti curdi a cui ha parteci-

pato, delle persecuzioni già sofferte per mano della polizia, dell’espatrio 

irregolare e del procedimento penale pendente per aver pubblicato via so-

cial network dei contenuti a sostegno della causa curda, qualora egli fa-

cesse ritorno in Turchia subirebbe delle persecuzioni ai sensi dell’art. 3 

LAsi. Egli ha quindi contestato all’autorità inferiore di non aver tenuto in 

considerazione che, alla luce del suo particolare profilo, si troverebbe 

senz’altro a soffrire di un politmalus. Per le stesse ragioni, oltre che per 

l’instabilità vigente nella regione di B._______ a seguito del violento terre-

moto e per gli scontri armati che ne conseguono, egli ha inoltre ritenuto 

inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento verso la Turchia. 

5.  

Ora, senza approfondire la questione della verosimiglianza delle dichiara-

zioni del ricorrente riguardo ai motivi che l’hanno indotto ad espatriare, non 

esaminata nella decisione impugnata, occorre concordare con la SEM sul 

fatto che gli episodi di violenza e le vicende giudiziarie vissute da quest’ul-

timo non permettono di riconoscere l’esistenza di una persecuzione ai 

sensi dell’art. 3 LAsi e non costituiscono pertanto dei validi motivi d’asilo. 

5.1 Come giustamente rammentato dall’autorità inferiore, tra la 

persecuzione subita e l’espatrio deve, esistere un nesso causale temporale 

e materiale sufficientemente stretto (cfr. DTAF 2008/12 consid. 5.2). 

L’esistenza del timore di persecuzione dev’essere esaminata al momento 

dell’espatrio (cfr. DTAF 2008/12, consid. 5.2). Esso deve, infine, essere 

ancora attuale al momento della decisione di merito sulla domanda d’asilo 

(cfr. DTAF 2008/12 consid. 5.2; 2010/57 consid. 2). 

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5.1.1 In tal senso non risultano essere determinanti, per l’esame dell’esi-

stenza di un fondato timore di persecuzione, le diverse manifestazioni a cui 

il ricorrente ha partecipato fra il 2015 e il 2016. Per sua stessa ammissione 

la polizia interveniva per disperdere i manifestanti, ma non vi era nessuna 

misura personale e mirata nei suoi confronti (verbale, D62-63). La parteci-

pazione a tali manifestazioni non risulta che abbia destato un particolare 

interesse da parte delle autorità turche, né tantomeno che gli abbia cagio-

nato delle particolari conseguenze negative o abbia in un qualche modo 

impedito alla sua famiglia di ristabilirsi dopo il trasloco forzato al di fuori del 

distretto di C._______, di aprire un nuovo bar e in un certo qual modo pro-

sperare (verbale, D45, p. 5). 

5.1.2 Neppure il fermo e le percosse subite in occasione della manifesta-

zione di giugno 2019 in favore dei diritti dei carcerati, in particolare di Öca-

lan e dei suoi zii, è rilevante ai fini della domanda d’asilo. Da un lato per il 

tempo trascorso fra tale evento e l’espatrio del richiedente (4 anni), dall’al-

tro poiché come dichiarato dal ricorrente stesso egli non aveva avuto alcun 

ruolo preciso durante tale manifestazione, essendo un volontario (verbale, 

D58-61). A scanso di ogni dubbio, circa l’irrilevanza di tale evento, il fatto 

che da settembre 2019, egli ha potuto tranquillamente iniziare l’università 

ed ha poi svolto per intero il servizio di leva obbligatorio senza incontrare 

particolari vessazioni o problemi (verbale, D45 in fine e D47-48). 

5.1.3 Non paiono inoltre pertinenti le ispezioni che la polizia avrebbe con-

dotto tra il 2017 e il 2018 presso il bar e la casa di famiglia alla ricerca del 

fratello maggiore, dal momento che tali episodi, seppur spiacevoli, per lui 

si sarebbero limitati ad un’attesa con le mani sulla nuca fino alla fine della 

perquisizione. In una sola occasione, in ottobre 2018, avendo reagito ad 

un colpo all’anca che gli era stato inferto da un poliziotto, egli è stato preso 

in custodia cautelare per due giorni ed interrogato, senza tuttavia subire 

alcuna violenza fisica (verbale, D45 p. 6).  

5.1.4 Neppure le vessazioni e le “pressioni” che il ricorrente avrebbe subito 

da parte delle autorità turche allorquando era in visita dal fratello detenuto 

a D._______ (verbale, D45 p. 6, D81-83), risultano raggiungere un grado 

d’intensità tale da potersi definire pertinenti in materia d’asilo.  

5.1.5 Non vi è per altro nessun nesso causale fra l’espatrio del richiedente 

e la sua affiliazione al partito HDP, per dimostrare la quale, non disponendo 

di un tesserino, egli ha prodotto copia di un’attestazione del 10 gennaio 

2024 della sezione d’iscrizione dei partiti politici (doc. 9 allegati al doc. TAF 

4). Il ricorrente, che afferma di essere divenuto membro appena tre mesi 

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prima dell’espatrio, ammette di non aver avuto alcun ruolo determinante 

per il partito, né di aver svolto per esso alcuna particolare attività, proprio 

per evitare problemi (verbale, D67-72). 

5.1.6 Da ultimo giova rilevare che per i sopracitati episodi, addotti quale 

motivo per lasciare il Paese, non risulta che esista nei confronti del ricor-

rente alcuna procedura penale, neppure per le pubblicazioni che egli 

avrebbe fatto suo social network tra il 2016 e il 2023 (verbale, D86-94). 

Non vi è infatti alcun elemento che permetta di ritenere che la partecipa-

zione alle manifestazioni e ai meeting nonché il rifiuto di collaborare come 

delatore con le forze dell’ordine abbia mai attirato su di sé un particolare 

interesse da parte delle autorità turche.  

5.2 Sebbene il ricorrente affermi di far parte di una famiglia di oppositori al 

regime turco e quindi particolarmente esposta, non risulta che le autorità 

turche la vedano allo stesso modo e si siano particolarmente interessate a 

lui per questo.  

5.2.1 In sede d’audizione è emerso che il padre, pur avendo svolto attività 

per un partito di sinistra dal 1999 al 2007 e pur essendo stato interrogato 

nel 2017 nell’ambito di un’inchiesta aperta a suo carico, non ha mai avuto 

particolari problemi con la giustizia e non è mai stato in carcere (verbale, 

D45 e D53-55). Dopo gli scontri armati di C._______ tra il 2015 e il 2016 la 

famiglia dell’insorgente ha potuto tranquillamente spostarsi in un’altra zona 

della città, aprire un nuovo bar e condurre una vita relativamente prospera 

e tranquilla (verbale, D45 p. 5). Benché tra il 2017 e il 2018 vi siano state 

alcune incursioni della polizia per cercare il fratello e nonostante alcune 

sporadiche vessazioni nel 2016 (riguardo all’applicazione della legge con-

tro il fumo nei locali) e nel 2020 (quando i poliziotti consumavano al bar non 

pagando il prezzo corretto), non risulta esservi stato un reiterato e metodico 

intento persecutorio da parte delle autorità turche nei confronti della sua 

famiglia stretta che, è bene precisarlo, ancora abita in loco.  

5.2.2 Certo, il fratello maggiore del ricorrente risulta essere attualmente in 

carcere, benché non sia dato sapere per quale reato; in ogni caso, al netto 

dell’episodio della visita al carcere in cui gli è stato chiesto di fare la spia, 

non risulta che le scelte di vita del fratello gli abbiano creato particolari pro-

blemi o abbiano condizionato particolarmente le sue di scelte. Lo stesso si 

può dire dei procedimenti penali avviati nei confronti degli zii dell’interes-

sato (ammesso che il cognome che essi condividono con lui rifletta davvero 

un legame di parentela) perseguiti per le conseguenze dei tumulti scoppiati 

tra il 2015 e il 2016 nel distretto di C._______ (ammesso che la 

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documentazione prodotta sia autentica e attendibile, considerato che è 

stata prodotta copia di quella che sarebbe stata trasmessa dagli avvocati 

di costoro, in spregio del segreto professionale). 

In definitiva, il timore dell'insorgente di subire delle persecuzioni riflesse a 

causa delle attività sovversive condotte in passato dal fratello e dagli zii 

non è oggettivamente né fondato, né attuale, non essendovi indizi concreti 

e sufficienti che permettano di ritenere che egli sia stato esposto e che 

possa esserlo in un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità a seri 

pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

6.  

6.1 Resta quindi da esaminare se il ricorrente, a causa delle procedure pe-

nali avviate posteriormente al suo espatrio per le pubblicazioni da lui fatte 

via social media corra il rischio di subire in caso di rientro nel suo Paese 

delle persecuzioni rilevanti ai fini dell’asilo. 

6.2 La SEM ha avuto modo di valutare i mezzi di prova prodotti dall’inte-

ressato a suffragio delle proprie allegazioni su questo punto (MdP 1-5), 

constatando che il reato di cui egli era imputato era di propaganda in favore 

di un’organizzazione terroristica (art. 7 cpv. 2 della legge antiterrorismo 

[legge n. 3713]), per il quale non era stato emesso né un mandato d’arresto 

o di accompagnamento coattivo, né di condanna penale, giungendo alla 

conclusione che tale procedura penale (n. rif. 2023/54090 [MdP 5]) non 

costituisse un valido motivo d'asilo. 

6.3 Nell’intento di contestare tale conclusione ed avvalorare maggiormente 

la propria tesi, l’interessato ha prodotto in questa sede numerosi nuovi 

mezzi probatori (in copia e con la traduzione in italiano) spiegando che la 

trasmissione tardiva di alcuni documenti la cui data precede quella del ri-

corso fosse da ricondurre al fatto che gli stessi non erano visibili sulle piat-

taforme UYAP ed e-Devlet in quanto secretati.  

6.3.1 Fra tali documenti figurano:  

− L’avviso di reato alla procura di E._______ del 18 settembre 2023 (n. rif. 

2023/1842 [doc. 6]); il rapporto d’indagine del 6 novembre 2023 della polizia 

antiterrorismo (n. rif. 2023/54090 [doc. 5]); lo scambio interno della polizia di 

B._______ dell’8 novembre 2023 (n. rif. 2023/54090 [doc. 4]); la richiesta del 

30 novembre 2023 del procuratore di B._______ tendente all’emanazione di 

un mandato di cattura (n. rif. 2023/60944 [doc. 7]); la decisione del 3 dicembre 

2023 del Giudice dei provvedimenti coercitivi di B._______, prima sezione 

con cui è stata ordinata la cattura dell’interessato (n. rif. 2023/5761 [doc. 8]) 

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Pagina 11 

e l’attestazione del 10 gennaio 2024 secondo cui il richiedente è affiliato dal 

2023 al partito HDP (senza n. rif. [doc. 9] allegati al doc. TAF 4). 

− Il mandato di accompagnamento coattivo emanato il 3 dicembre 2013 dal 

Giudice dei provvedimenti coercitivi di B._______, prima sezione (n. rif. 

2023/60944 [doc. 10] allegato al doc. TAF 7). 

− L’atto di accusa della Procura generale di B._______ del 7 giugno 2024 (n. 

rif. 2023/60944 [doc. 11]) e i verbali di polizia riguardanti le perquisizioni del 

27 febbraio e del 1° maggio 2024 (n. rif. 2023/5761 [doc. 12, 13] allegati al 

doc. TAF 8). 

− Il provvedimento del 13 giugno 2024 del Tribunale di prima istanza di 

B._______, quinta sezione, con cui sono state convocate le parti all’udienza 

del 10 ottobre 2024 (n. rif. 2024/1042 [doc. 14] allegato al doc. TAF 9). 

− La decisione del 3 febbraio 2024 del Giudice dei provvedimenti coercitivi di 

B._______, quarta sezione, con cui è stata nuovamente ordinata l’emana-

zione di un mandato di accompagnamento coattivo e il suddetto mandato 

emanato lo stesso giorno (n. rif. 2023/54090 [doc. 15, 16]); l’atto di accusa 

del 24 settembre 2024 della Procura di B._______ (n. rif. 2023/54090 [doc. 

17]) e il protocollo della prima udienza del 10 ottobre 2024 presso il quinto 

Tribunale di prima istanza di B._______ (n. rif. 2024/1042 [doc. 18] allegati al 

doc. TAF 10). 

− La convocazione del 4 ottobre 2024 del Tribunale di prima istanza di 

B._______, quinta sezione, per l’udienza del 17 dicembre 2024 (n. rif. 

2024/290 [doc. 19, 20]); il verbale di ricerca del 5 marzo 2024 relativo alle 

pubblicazioni dell’insorgente per reati di offesa al presidente e di propaganda 

di organizzazione terroristica (senza n. rif [doc. 21]) e lo scritto del 5 dicembre 

2024 dell’avv. Karaman, che si occupa delle procedure penali pendenti in Tur-

chia per conto dell’interessato (doc. 22 allegati al doc. TAF 11). 

− Il verbale dell’udienza del 20 febbraio 2025 presso il Tribunale di prima 

istanza di B._______, quinta sezione (n. rif. 2024/1042 [doc. 23]); il verbale 

dell’udienza dell’11 marzo 2025 presso il Tribunale di prima istanza di 

B._______, quinta sezione (n. rif. 2024/290 [doc. 24] allegato al doc. TAF 12).  

6.3.2 Sulla base di un apprezzamento anticipato delle prove e alla luce 

delle considerazioni esposte nei considerandi che seguono, si giustifica di 

rinunciare a uno scambio di scritti (ex art. 111a cpv. 1 LAsi). Non si ritiene 

infatti che una presa di posizione della SEM riguardo alle nuove allegazioni 

e ai nuovi mezzi di prova, permetterebbe di chiarire maggiormente o valu-

tare diversamente la fattispecie. Per la medesima ragione, la richiesta for-

mulata in via ulteriormente subordinata di rinviare gli atti alla SEM per com-

pletare l’istruttoria va respinta, in quanto costituirebbe una mera formalità 

che provocherebbe un ulteriore ritardo nella procedura, incompatibile con 

D-7091/2023 

Pagina 12 

l'interesse del ricorrente a ottenere quanto prima un giudizio definitivo 

sull'asilo. 

6.3.3 Può pertanto restare indecisa la questione a sapere se tutta la docu-

mentazione prodotta sia autentica, considerato che essa è stata prodotta 

in copia e che fra i mezzi di prova figurano scambi di scritti interni delle 

autorità inquirenti di cui non è dato sapere come il ricorrente possa essere 

entrato in possesso (cfr. MdP 1, 3, 5, inoltre doc. 4 [allegato al doc. TAF 4]) 

e atti senza carta intestata ufficiale (cfr. doc. 5 [allegato al doc. TAF 4] e 

doc. 12 e 13 [allegati al doc. TAF 8]). 

6.4 Orbene come rilevato nella succitata giurisprudenza relativa alla rile-

vanza delle procedure penali turche avviate per reati di insulto al presidente 

e di propaganda in favore di un’organizzazione terroristica (cfr. consid. 3.3 

supra), il semplice fatto che sia pendente un'inchiesta penale presso il mi-

nistero pubblico turco per il reato di propaganda a favore di un'organizza-

zione terroristica non costituisce un fondato timore di subire, con probabi-

lità preponderante, delle persecuzioni in un prossimo futuro ai sensi dell'art. 

3 LAsi (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.8). 

6.5 Dalla numerosa documentazione prodotta emerge che oltre alla proce-

dura di cui l’assicurato aveva riferito dinnanzi alla SEM (n. rif. 2023/54090), 

ne sono state nel frattempo avviate altre per aver arrecato umiliazione allo 

stato turco e alle sue autorità (n. rif. 2023/1842), per aver usato il nome 

dell’organizzazione terroristica per minacciare terze persone (n. rif. 

2023/5761; 2023/60944 e 2024/1042) e nuovamente per propaganda in 

favore di un’organizzazione terroristica, connessa con quella precedente 

(n. rif. 2024/290). Occorre constatare che nessuno dei suddetti procedi-

menti risulta aver condotto a una condanna penale dell’insorgente, né a 

una misura che risulti essere più invasiva di un mandato di comparizione o 

dell’atto di accusa, che ancora nulla dimostra riguardo alla certezza di una 

sanzione. A ben vedere per il presunto reato di umiliazione allo stato turco 

e alle sue autorità (n. rif. 2023/1842), non parrebbe che il procedimento sia 

sviluppato oltre alla segnalazione del 18 settembre 2023 alla procura di 

E._______. Nonostante il rinnovato e accresciuto timore di subire delle per-

secuzioni riferito dall’interessato in questa sede, occorre quindi constatare 

che la sua situazione, sotto il profilo penale, non ha subito alcun particolare 

aggravamento rispetto al momento in cui ha statuito la SEM, non figurando 

a suo carico alcuna condanna, ma soltanto dei procedimenti in corso. 

6.6 Alla luce della documentazione prodotta, dalla quale risulta che le pub-

blicazioni sui vari social network oggetto di procedimenti penali non 

D-7091/2023 

Pagina 13 

superano, congiuntamenete, le due dozzine (cfr. MdP 1 e doc. 4 allegato 

al doc. TAF 4), si osserva che la pretesa attività di critica politica del ricor-

rente si dimostra essere estremamente modesta. In ogni caso, va ricono-

sciuto che la natura delle pubblicazioni è tale da giustificare l'apertura di 

un'indagine penale legittima in Turchia, rispettivamente un rinvio a giudizio, 

per determinare la sussistenza del reato secondo il diritto penale interno 

(cfr. ex pluris sentenze D-1524/2024 consid. 6.5.4.3; E-4103/2024 consid. 

9.3). Infatti, l'insorgente ha fra le altre cose paragonato Atatürk a un assas-

sino massacratore (immagine 7, MdP 1) e affermato: "Ogni banda che en-

tra senza permesso nel territorio dei curdi subirà la più forte ira della guer-

riglia. Lunga vita alla guerriglia” (MdP 1 e doc. 11 allegato al doc. TAF 8 

[atto d'accusa]). Non si può quindi escludere che tali affermazioni costitui-

scano un legittimo motivo di persecuzione penale in base alle regole di uno 

Stato di diritto. Del resto, le dichiarazioni potenzialmente ingiuriose nei con-

fronti di simboli dello Stato o inneggianti disordini pubblici potrebbero es-

sere perseguite anche in Svizzera (cfr. artt. 177, 258-261bis, 270 del Codice 

penale svizzero [CP, RS 311.0]; cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.6.2). 

6.7 Ad ogni buon conto, con riferimento alla nuova procedura penale per il 

reato di propaganda di un'organizzazione terroristica, non si può ammet-

tere a priori che, in caso di una (improbabile) condanna (nel quadro delle 

procedure rubricate sub 2023/54090 e 2024/290), il ricorrente venga con-

dannato ad una pena assortita da un politmalus, quindi sproporzionata-

mente severa oppure comportante la tortura o trattamenti disumani e de-

gradanti. In questo senso, va quindi esclusa la probabilità significativa di 

un'imminente persecuzione rilevante ai fini dell'asilo, atteso ch'egli non ha 

precedenti penali e difetta di un profilo politico rilevante (cfr. sentenze del 

TAF D-2219/2024 del 28 novembre 2024 consid. 7.1; E-4468/2024 del 19 

novembre 2024 consid. 6.3; D-6167/2024 del 19 novembre 2024; E-

4103/2024 dell'8 novembre 2024 [sentenza di riferimento] consid. 9.4). 

Come già detto sopra, infatti, l’insorgente è incensurato in patria e non pre-

senta un profilo politico di rilievo e non appare come un oppositore politico 

in grado di suscitare l’attenzione delle autorità turche. La sua persona non 

risulta particolarmente esposta sul piano politico, ciò che rafforza la discre-

panza tra l'immagine di oppositore che l'interessato cerca di proiettare – 

insistendo sulle presunte implicazioni politiche costituite dalle inchieste pe-

nali nei suoi confronti – e la realtà della sua effettiva partecipazione politica. 

Le condivisioni fatte via social network dapprima in patria a partire dal 2016 

e in seguito sul territorio svizzero, non permettono di giungere a diversa 

conclusione. 

D-7091/2023 

Pagina 14 

7.  

In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non sod-

disfano le condizioni di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la deci-

sione impugnata va confermata.  

8.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione (art. 44 

LAsi). Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). Pertanto, anche la pronuncia dell'al-

lontanamento va confermata. 

9.  

9.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro inte-

grazione (LStrI, RS 142.20) prevede che la stessa deve essere possibile 

(art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento di una di queste 

condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 

cpv. 1 LStrI).  

9.2 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto ammissibile, ragione-

volmente esigibile e possibile l'esecuzione dell'allontanamento dell'insor-

gente, non essendoci in particolare dal profilo dell'esigibilità della misura, 

degli ostacoli personali che si opporrebbero all'esecuzione della stessa. 

Nel gravame il ricorrente avversa anche tale assunto. 

9.3 Ora, siccome il ricorrente è in misura d'intraprendere ogni passo 

necessario presso la competente rappresentanza del suo paese d'origine 

in vista dell'ottenimento dei documenti necessari al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 

LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12) non risulteranno impedimenti sotto 

l'aspetto della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 

LStrI). 

9.4 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 15 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-

zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-

dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

Nel caso in esame, visto che l'insorgente non è riuscito a dimostrare l'esi-

stenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pregiu-

dizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova 

applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso la Turchia è dunque am-

missibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della Conven-

zione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30). In siffatte circostanze non v'è inoltre motivo di considerare l'esi-

stenza di un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente di essere 

esposto, nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito ai sensi dell'art. 

3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura. 

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

9.5 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.  

9.5.1 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 16 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione 

grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le 

difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una 

regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi 

di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione 

nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese siano tali 

da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e 

relativi riferimenti). 

9.5.2 In primo luogo, è notorio che in Turchia non vige una situazione di 

guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità del 

territorio, nonostante la ripresa del conflitto curdo-turco con scontri armati 

tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-est del Paese dal luglio 

2015 e gli sviluppi successivi al tentativo di colpo di Stato del luglio 2016. 

Non è pertanto possibile presumere a priori – indipendentemente dalle cir-

costanze del caso di specie – l’esistenza di una messa in pericolo concreta 

ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStrI per tutte le persone provenienti da questo 

Paese.  

Nel caso in disamina, il ricorrente proviene dalla provincia di B._______. 

Sebbene B._______, dove da ultimo ha vissuto prima dell’espatrio, figuri 

fra le undici province (…) maggiormente colpite il 6 febbraio 2023 dal du-

plice forte terremoto di magnitudo 7,8 e 7,6 della scala Richter, dal 9 mag-

gio 2023 lo stato di emergenza che era stato dichiarato nelle suddette pro-

vince, è stato revocato dal presidente della Repubblica turca. A quanto ri-

sulta a questo Tribunale, lo Stato così come le organizzazioni non gover-

native continuano a fornire sostegno materiale e finanziario e nelle regioni 

è stato ormai ripristinato sia l’accesso all'assistenza medica che all'approv-

vigionamento alimentare (sentenza di riferimento TAF E-1308/2023 del 19 

marzo 2024, consid. 10.3.2, 11.3.1). 

9.5.3 Dall’incarto non emerge neppure che l’interessato potrebbe essere 

messo in serio e concreto pericolo per motivi propri. 

Il ricorrente è un uomo di 24 anni, celibe e senza responsabilità famigliari, 

in buona salute e con una solida formazione scolastica che gli ha permesso 

di conseguire una formazione universitaria come contabile (verbale, D5-

16). Egli parla turco, curdo e dialetto kurmanji e sebbene dopo la laurea 

non abbia lavorato nell’ambito in cui si è formato ha maturato una certa 

D-7091/2023 

Pagina 17 

esperienza lavorativa nel bar del padre, ha svolto il servizio militare e 

nell’ultimo anno prima dell’espatrio ha lavorato in una fabbrica per tinte per 

capelli (verbale, D9-22), ragione per cui si può ritenere che egli disponga 

delle qualità e delle competenze sufficienti per trovare nuovamente un la-

voro, al fine di garantire il suo sostentamento, come già era stato il caso in 

passato. Egli ancora dispone di una ramificata rete famigliare che potrà 

aiutarlo in caso di necessità, come la madre, il padre, i fratelli e le sorelle 

che per sua stessa ammissione si trovano in una situazione economica 

agiata (verbale, D19 e D24-34). In assenza di indizi contrari è ragionevole 

supporre che in caso di un suo rientro, queste persone, non rifiuterebbero 

di fornirgli un alloggio e un sostegno personale minimo, almeno in un primo 

momento. Di conseguenza, non vi è motivo per dubitare che egli si inte-

grerà senza particolari problemi in Turchia. 

9.5.4 Di conseguenza, l'esecuzione dell'ordine di allontanamento deve es-

sere considerata ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI a contrario). 

9.6 Pertanto anche l’esecuzione dell’allontanamento dell'insorgente va 

confermata in questa sede. 

10.  

In definitiva, non violando il diritto federale (art. 3 LAsi) e stabilendo i fatti 

rilevanti in modo corretto e completo (art. 106 cpv. 1 LAsi) la decisione 

impugnata va confermata. Il ricorso dev’essere pertanto interamente re-

spinto. 

11.  

11.1 Visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la 

soccombenza, vengono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Esse vengono compensate con l’anticipo spese, 

di identico ammontare, saldato il 26 gennaio 2024 (doc. TAF 6). 

11.2 Visto l’esito della procedura, non si assegnano al ricorrente indennità 

per spese ripetibili.  

12.  

La decisione non può essere impugnata mediante ricorso in materia di di-

ritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa 

è pertanto definitiva. 

D-7091/2023 

Pagina 18 

 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 750.–, già anticipate dal ricorrente, sono poste 

a suo carico e sono compensate con l’acconto già versato. 

3.  

Non si attribuiscono spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Luca Rossi 

 

 

Data di spedizione: