# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 813f4824-cd9b-57dc-b667-e881d398f047
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-08-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 13.08.1997 90.1996.13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1996-13_1997-08-13.html

## Full Text

Incarto n.

  90.96.00013

  	
  _________ 

  13 agosto 1997

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della
  pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai _________ :

  	
  Efrem Beretta, presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  Il
  segretario

  	
  Fiorenzo Gianinazzi

  

 

visto
il ricorso del 15 febbraio 1996 di

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________,  

  rappr. da: avv. __________
  __________, __________ __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione __________gennaio 1996 nr. __________del
  Consiglio di Stato che approva il Piano Particolareggiato di __________
  __________;

  

 

                                         vista
la risposta del 12 aprile 1996 del Consiglio di Stato e le      osservazioni
del 19 agosto 1996 del Comune di __________,        rappr. dall’avv. __________
__________, __________;

 

                                         letti
ed esaminati gli atti;

                                                                                

                                         esperiti
i necessari accertamenti;

 

in
fatto

 

                                   a.   _________ 
_________  acquistò il 17.3.1988 la part. _________  RF _________ , di mq
46.172, al prezzo di fr. 7.000.000. In pari data fu iscritta a carico del fondo
una CI dell’importo in capitale di fr. 10.000.000, titolare la Banca _________
SA, _________ .

                                         Con contratto di
compravendita del 21.4.1989 mq 27.892 della part. _________  furono ceduti al
comune di _________  per fr. 3.500.000. 

                                         Mq 727 sono andati a
formare la part. _________  (destinanti all’allargamento della strada a monte),
mentre i residui 18.280 mq, rimasti di proprietà di _________  _________ , sono
stati intavolati sotto la nuova part. _________ . 

                                         La part. _________ , ora
di mq 27.165, di proprietà del Comune di _________  comprende la _________ ,
l’annesso parco e le costruzioni accessorie. Il 23.5.90 è stata sgravata dal
pegno, conformemente alla clausola n. 3 del contratto di compravendita che
subordinava a tale svincolo il pagamento del prezzo sul conto del venditore
presso la Banca _________ di _________ . 

                                         Contemporaneamente sulla
part. _________  sono state iscritte 3 CI al portatore per un totale di fr.
10.000.000, tra cui la CI in I. grado di 6.500.000 fr., che vede titolare la
stessa Banca. 

 

                                  b.   Il PR del comune di
_________ , approvato dal Consiglio di Stato il 13.9.1977, suddivideva l’area
ora occupata dalla part. _________  in una zona AP di 6980 mq e in una zona
residenziale R2, di ca. 11.300 mq, con un IS dello 0,4 e quindi con una SUL
(realizzabile all’interno della zona R2) di 4.520 mq. ­­­­­­­

                                         Al fine di conferire
all’intero comprensorio un assetto urbanistico degno della sua importanza e
delicatezza il Comune ha avviato lo studio di un piano particolareggiato e a
sua salvaguardia ha istituito, il 14.4.1988, una zona di pianificazione. Alla
base di questo studio la relazione 20 settembre 1988 “In merito alle
possibilità a ai modi di edificazione nell’area di _________  a _________ ”
dell’arch. _________ .

                                         Il PPVA (piano
particolareggiato _________ ) è stato quindi adottato dal Consiglio comunale il
14 dicembre 1992.

                                         Il comprensorio è diviso
in diversi comparti. La part. _________  è attribuita al comparto A la cui
edificabilità è stabilita dall’art. 7.1.1 NAPPVA. E’ possibile costruire
unicamente sulla base di un progetto di tutto il comparto e di un’esecuzione
unitaria che tenga conto degli aspetti paesaggistici in genere e in particolare
dell’esistente struttura architettonica della _________  e del relativo parco,
del linguaggio compositivo dell’arch. _________  _________  (progettista della
_________ ), del consolidamento delle caratteristiche di parco pubblico e dei
concetti spaziali espressi nel rapporto di pianificazione. 

                                         Il comparto A è edificabile
unicamente all’interno delle linee di edificazione indicate nel piano, nel
rispetto delle disposizioni grafiche contenute nel rapporto di pianificazione
con particolare attenzione alla conformazione e disegno delle testate verso il
muro. 

                                         SUL massima: mq 7250.
Altezza massima (compresi ev. corpi sopraelevati):  alla gronda ml 9.80, al
colmo ml 12.00. Gli accessi veicolari possono essere previsti unicamente dalla
strada a monte e devono essere concentrati al massimo in due punti. E’ da
escludere la formazione di posteggi nella superficie centrale.

                                         Secondo il rapporto di
pianificazione la costruzione deve articolarsi in 6 corpi di fabbrica paralleli
(a pettine) con le facciate di testata verso valle che devono rifarsi alla
lezione architettonica dell’arch. _________ , mentre le facciate sul lato
opposto (verso la via _________ ) devono presentare una tipologia rustica.

                                         Si noti inoltre che il
PPVA sopprime la strada collettrice SC 9.00 che avrebbe dovuto assicurare il
prolungamento di via _________  previsto dal _________ .

 

                                   c.   Con la risoluzione
del 10 gennaio 1996 il Consiglio di Stato ha approvato il PPVA apportando
qualche modifica d’ufficio. L’art. 7.1.1 viene così modificato: “Il comparto
A è edificabile unicamente all’interno delle linee di edificazione indicate nel
piano, nel rispetto delle disposizioni grafiche contenute nello studio “In
merito alle possibilità e ai modi di edificazione nell’area di _________ ,
arch. _________ , settembre 1988” con particolare attenzione alla conformazione
e disegno delle testate verso il muro ...”

                                         Il Consiglio di Stato
precisa in proposito che “le disposizioni grafiche da rispettare sono quelle
relative alla collocazione planovolumetrica degli edifici ed al concetto delle
testate verso il muro soggetto a conservazione. Non sono invece vincolanti le
indicazioni architettoniche e stilistiche contemplate nello studio.” 

                                         Il testo è poi modificato
in punto ai posteggi: “I posteggi per autoveicoli calcolati secondo l’art.
14 devono essere previsti in sotterraneo nella misura minima dell’80% del
fabbisogno ... “

                                         Preso atto che per una
piccola area all’interno del comparto A pendeva una domanda di dissodamento, il
Consiglio di Stato ha sospeso formalmente l’approvazione del comparto in
questione fino a crescita in giudicato della decisione. Ciò vale anche per
l’art. 7.1.1 NAPPVA.

                                         Contestualmente
all’approvazione del PPVA il Consiglio di Stato ha deciso i ricorsi (90) e tra
questi, respingendolo, quello della qui insorgente. 

 

                                  d.   La Banca _________
impugna in questa sede questa decisione e chiede:

 

                                         I.  
in via principale l’integrale
annullamento della decisione; 

 

                                         II. 
in via subordinata, l’annullamento
nella misura in cui la                                                               decisione
approva 

                                              a)
 l’istituzione di vincoli urbanistici ed architettonici a carico                                                                   della
part.  _________ , 

                                              b)
 l’eliminazione della strada di PR tra via _________  e via                                                                            _________
. 

                                              La
part. _________  dev’essere attribuita alla zona R2 coi relativi                                                          parametri
edificabili e la strada realizzata come al vigente                                   piano
viario;

 

                                         III. in via ancor più subordinata, come sub. II.,
senza opporsi               tuttavia all’imposizione di una linea di
edificazione all’altezza                                      del muro di
sostegno che divide la particella, con riserva di                                   ogni
pretesa per espropriazione materiale della superficie                                                    non
edificabile.

 

                                         In ordine la
ricorrente contesta, ritenutola arbitraria, la decisione di sospendere
l’approvazione del comparto A nell’attesa che sia decisa l’istanza di
dissodamento di una porzione della part. _________  inoltrata dal Comune. La
decisione è nulla e con essa l’approvazione del PPVA sicché alla part.
_________  deve tornare di nuovo applicabile la precedente normativa (R2 e
relativi parametri).

 

                                         Nel
merito le censure ricorsuali
riguardano il contenuto, la           pubblica utilità e il tracciato delle
opere del PPVA e possono       essere riassunte nella doglianza che le
costrizioni e restrizioni                        previste dal PPVA rendono in
pratica inedificabile la part. _________ ,                                          violando
l’art. 22 ter Cost. e ponendo in essere gli estremi            dell’espropriazione
materiale. Non bastano a riportare i vincoli       entro proporzioni
accettabili le modifiche redazionali e le                                          precisazioni
apportate dal Consiglio di Stato nella querelata        decisione.

                                         Difettano
finalmente i presupposti per imporre così gravescenti   restrizioni della
proprietà privata: manca cioè la base legale, un                                       interesse
pubblico prevalente e il rispetto della proporzionalità. 

                                         La
ricorrente rileva infine che il PPVA è del tutto sprovvisto di      una seria
analisi dei costi di attuazione, in particolare di quelli    espropriativi;
costi che appaiono già prima facie largamente                                          eccessivi
per le magre finanze comunali.

                                         Sugli
argomenti di dettaglio diremo più diffusamente,        all’occorrenza, nei
considerandi di diritto.

                                         

                                  d.   Nella sua risposta il
Consiglio di Stato controbatte le tesi avversarie, e così il comune nelle sue
articolate osservazioni, entrambi concludendo alla reiezione del gravame. Degli
argomenti diremo, occorrendo, nei considerandi.

 

                                   e.   Nel sopralluogo del
12 settembre 1996 le parti si riconfermano nelle rispettive allegazioni e
domande.

 

                                    f.   Con risoluzione 5
novembre 1996 il Consiglio di Stato, preso atto della crescita in giudicato
della decisione 20.8.1996 con cui aveva concesso il dissodamento di parte del
mapp, _________ , ha “completato” la risoluzione del 10.1.1996 rilasciando
l’approvazione del comparto A, fin lì sospesa.

 

                                  g.   Nello scritto
25.11.1996 la ricorrente dichiara di ricorrere a titolo prudenziale anche
contro questa decisione, per gli stessi motivi e con le stesse domande
formulate col primo ricorso. 

                                         Visto le modifiche e
precisazioni apportate dalla risoluzione 10.1.96 del Consiglio di Stato e i
chiarimenti intervenuti al sopralluogo dev’essere oramai assodato che:

 

                                         1.   la part. _________  può contare su una SUL di mq
7250, un’altezza                                                      di ml
9,80 (alla gronda) e ml 12 al colmo;

                                         2.   l’80% dei posteggi dev’essere sotterraneo e sono
esclusi                                                           posteggi
all’aperto tra i blocchi n.3 e 4. Non sono invece                           imposte
vie di transito o accessi sotterranei;

                                         3.   l’art. 7.1.1. va interpretato nel senso che le
disposizioni                                                                grafiche
da rispettare sono solo quelle relative alla                                                                              collocazione
planovolumetrica degli edifici ed al concetto                         delle
testate verso il muro soggetto a conservazione. Non                                                    vincolanti
sono invece le indicazioni architettoniche o                                                                                stilistiche
contemplate nello studio _________ . Nessuna                                                                              imposizione
inoltre di materiali o tecniche per le facciate                                                                                 verso
i comparti B e C salvo l’obbligo di compatibilità con i                                             comparti
medesimi;

                                         4.   neppure vincolante è, secondo quanto riferito
dall’on. _________                                              durante il
sopralluogo, l’indicazione grafica relativa ai 6                             blocchi
uguali e alla relativa ubicazione. Anche un progetto                                                     che
non rispettasse questo requisito sarà pertanto approvato                                                   dal
Comune, purché non sia in contrasto con gli altri requisiti                                                                       dell’art.
7.1.1. NAPPVA; 

                                         5.   l’edificazione potrà avvenire a tappe; 

                                         6.   non vi sono limitazione riguardo alla destinazione
delle                                                                 costruzioni.

 

                                         Se
la controparte sarà d’accordo con questa interpretazione e    se il TPT ne darà
atto nella sentenza di stralcio, la ricorrente è     disposta a ritirare il
ricorso. 

 

                                  h.   Con ulteriore scritto
del 27.11.1996 la ricorrente contesta di nuovo il valore probante della
fotocopia, doc. L.: altro non sarebbe che un fotomontaggio in cui il biglietto
da visita di un funzionario della Banca è stato sovrapposto a una parte di una
pagina di un rogito. 

                                         Rileva quindi che i
riferimenti FAX riportati sul documento non corrispondono a quelli della
_________ _________. 

                                         Chiede quindi che il
Municipio o produca il documento originale o ritiri spontaneamente il
documento. Il caso contrario il TPT ordini l’edizione del presunto originale.
Se ciò non avverrà o se risulterà un documento diverso dalla fotocopia doc. L,
quest’ultimo va stralciato dagli atti di causa. 

 

                                    i.   Il Consiglio di
Stato prende posizione il 9.12.96 sugli scritti surriferiti,  confermando la
correttezza di quanto affermato dalla ricorrente ai punti 1,2,3,5 e 6. Per
quanto attiene invece al punto 4. precisa che qualora il Municipio
volesse seguire la linea interpretativa enunciata dall’on. _________  durante
il sopralluogo del 10.9.96 “occorrerà verificare se un’impostazione
progettuale alternativa a quella dei 6 blocchi uguali potrà essere approvata
sulla base del margine d’interpretazione delle disposizioni del PPVA vigente, o
se occorrerà apportarvi delle modifiche attraverso una procedura di variante
del Piano (...). Le disposizioni normative relative al Comparto A sono infatti
completate con indicazioni grafiche vincolanti che limitano l’edificazione
all’interno delle linee prestabilite.”

 

                                    l.   Il Municipio prende
a sua volta posizione con scritto 20.12.1996 all’attenzione del suo legale che
la trasmette alla ricorrente con lett. 8.1.1997.

                                         Precisa circa il punto 3.
che la collocazione volumetrica degli edifici e il concetto delle testate
sopra il muro soggetto a conservazione sono elementi  vincolanti, così come il
concetto che, nella soluzione progettuale, ci si debba riferire allo studio
_________ , che chiarisce i riferimenti architettonici e storici ai quali ci si
deve agganciare. Per contro il progetto _________ , con la presentazione
dettagliata delle facciate, costituisce solo un esempio di edificazione.

                                         Il Municipio può
prendere in considerazione anche progetti alternativi, fermo restando che
questi presentino un’equivalente qualità architettonica ed un aggancio coerente
alla situazione ed agli aspetti architettonici e storici dell’ambiente in cui
vengono proposti.”

                                         Quanto
al punto 4. il Municipio ribadisce che le linee indicative    nel PPVA
sono vincolanti. In questo senso “un eventuale          progetto
alternativo, che presentasse aspetti qualitativi tali da                                    giustificarlo.
potrebbe essere ammesso, solo però dopo aver    attuato la necessaria modifica
di PR. E’ evidente che questa                                procedura, di per
sé lunga e complessa, potrebbe essere iniziata                 solo in presenza
di una proposta progettuale di particolare                                          valore.”

                                         D’accordo con
l’edificazione a tappe di cui al punto 5, il Municipio precisa, a proposito
del punto 6, che l’edificazione del comparto “deve avere carattere
abitativo, in quanto si inserisce in una vasta zona a carattere residenziale.”

                                         In riferimento, infine, al
doc. L il Municipio nega trattarsi di un fotomontaggio. 

                                         I riferimenti FAX sono
quelli del mittente e non del destinatario.

 

                                 m.   Ulteriore scritto
18.3.97 della ricorrente che ritiene soddisfacente la risposta del Dipartimento
del Territorio, non quella del comune. Chiede di invitare il Municipio ad
adeguarsi all’interpretazione dell’autorità cantonale, quale premessa per
trovare in extremis un accordo giudiziale sulla vertenza.

                                         Fa seguito il 25 aprile
1997 la dichiarazione del Municipio che non ritiene di proporre emendamenti
alle proposte formulate con la lettera del 20.12.96 e il relativo allegato e
attende la decisione del Tribunale.

 

considerato
in diritto

 

                                  A.   In ordine

 

                                   1.   Giusta l’art. 37
cpv. 1 LALT il Consiglio di Stato esamina gli atti e decide, approva in tutto o
in parte il piano regolatore, oppure nega l’approvazione. Quando si imponga una
modifica che coinvolga il diritto comunale, esso rinvia gli atti al Comune,
affinché vi provveda entro congruo termine ripetendo la procedura prevista
dagli articoli da 32 a 35 (LALPT). 

                                         Contro queste decisioni è
dato ricorso al TPT, a norma dell’art. 38 cpv. 1 LALPT.  Così nel caso
concreto. 

 

                                   2.   Legittimati a
ricorrere sono, per l’art. 38 cpv. 4 LALPT, il Comune (lett. a), i già
ricorrenti, per gli stessi motivi (lett. b) e ogni altra persona o ente che
dimostri un interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche decise
dal Consiglio di Stato (lett. c, modificata il 6.5.1995). 

                                         In concreto la Banca,
destinataria della decisione qui contestata, è legittimata a ricorrere in
questa sede a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT.

                                         Presentato
nei termini di legge, e quindi tempestivo, il ricorso è   ricevibile in ordine.

 

                                   3.   La legittimazione
attiva in prima sede della ricorrente è stata contestata dal Comune che
ripropone la censura, per gli stessi motivi, nella presente, dolendosi che il
Consiglio di Stato abbia lasciato insoluto il quesito.

                                         In effetti il Consiglio di
Stato, ritenuto che il ricorso andava comunque respinto nel merito, non si è
pronunciato in punto alla legittimazione.

                                         Il quesito va risolto in questa
sede. L'istanza successiva deve infatti verificare, d'ufficio, se la
legittimazione ricorsuale, e con essa gli altri presupposti processuali, erano
adempiuti presso l'istanza precedente (cfr. Kölz, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 1993, p. 111);

 

                                   4.   Giusta l’art. 33
cpv. 3 lett. a. LPT il diritto cantonale deve garantire la legittimazione a
ricorrere contro le decisioni e i piani di utilizzazione fondati sulla LPT e
sulle sue disposizioni di applicazione, federali e cantonali, almeno nella
stessa misura prevista per il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale.

                                         La questione è
regolamentata dall’art. 103 OG che prevede tre classi di ipotesi. Secondo
l’art. 103 lett. a OG è legittimato a ricorrere chi è colpito dalla decisione
impugnata ed ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o
modifica. La lett. b) del disposto riconosce a certe condizioni la legittimità
a dipartimenti e divisioni dell’amministrazione federale - e quindi non entra
in considerazione nel nostro contesto -, quanto alla lett. c) attribuisce la
qualità ricorsuale ad ogni altra persona, organizzazione o autorità alle quali
la legislazione federale conferisce il diritto di ricorrere, anche se non
possono vantare un interesse degno di protezione ai sensi della lett. a.

                                         Solo
interessa nella presente vertenza l’art. 103a OG.

 

                                   5.   L’art. 35 LALPT
stabilisce che legittimato a ricorrere contro il contenuto del PR è ogni
cittadino attivo nel Comune (actio popularis) e ogni altra persona o ente che
dimostri un interesse degno di protezione.

                                         Actio popularis a parte,
la legittimazione ricorsuale corrisponde dunque a quella sancita dall’art. 103a
OG. 

                                         A mente della
giurisprudenza l’interesse è degno di protezione se il ricorrente si trova in
un rapporto speciale con l’oggetto del litigio ed è toccato più di chiunque
altro dalla decisione impugnata. In altri termini, egli deve avere un 
interesse personale rilevante, diretto e attuale all’annullamento o modifica
della decisione impugnata. Così è se la sua situazione giuridica o di fatto può
essere influenzata dall’esito della vertenza (DTF 123 II 115 consid. 2a pag.
117, 121 II 176 consid. 2a pag. 177 con riferimenti).

                                         Non occorre invece che
l’interesse fatto valere sia di natura giuridica; basta un interesse di fatto,
anche un interesse economico, e non è più richiesto, come inizialmente dalla
giurisprudenza federale, che tale interesse sia protetto dalla norma
asseritamente violata (DTF 121 II 176 consid. 21 pag. 17).

                                         I surrichiamati presupposti
hanno per funzione di escludere l’actio popularis ed assumono particolare
rilevanza quando a ricorrere è un terzo e non il destinatario stesso della
decisione (sentenza cit. pag. 178).

                                         Se dunque, come in
concreto, un creditore pignoratizio ricorre contro un piano particolareggiato
che impone vincoli ed obblighi al proprietario del fondo gravato, il suo
interesse dev’essere personale, autonomo, degno per sé stesso di protezione,
indipendentemente dall’interesse del proprietario. 

                                         Ciò è chiaramente sancito
in  DTF 121 II 178: “nur wenn auch in einem solchen Fall ein unmittelbares
Berührtsein, eine spezifische Beziehungsnähe gegeben ist, hat der
Beschwerdeführer ein ausreichendes Rechtsschutzinteresse daran, dass der
angefochtene Entscheid aufgegeben oder geändert bzw. er im erstinstanzlichen
Verfahren als Partei zugelassen wird.”

 

                                   6.   Il comune nega che i
surriferiti requisiti ricorrano a capo della Banca ricorrente. La Banca non ha,
quale creditrice pignoratizia, un interesse, distinto da quello del
proprietario suo debitore, tale da giustificare un’autonoma impugnativa. Ora,
il proprietario non solo non ha ricorso, ma anzi nel contratto di compravendita
si è obbligato ad astenersene, dichiarando di accettare l’assetto
pianificatorio previsto dal progetto di PPVA.

                                         La Banca ha concesso lo
svincolo del pegno dalla parte venduta ed ha quindi implicitamente acconsentito
che la parte rimasta di proprietà del debitore venisse assoggettata al previsto
PPVA, rimasto essenzialmente invariato rispetto al progetto. Ciò esclude, a
mente del Comune, che possa ora impugnarlo. 

                                         Istruttivo in tema è il
DTF 107 Ib 45. Una banca aveva concesso un credito ipotecario al proprietario
di un fondo cui la Confederazione aveva promesso l’aiuto federale e la
concessione di una fideiussione per la costruzione di un complesso abitativo.
Il proprietario fallì e la promessa venne revocata. Il TF ammise la
legittimazione della banca a impugnare quella decisione. Quale creditrice
ipotecaria essa aveva un interesse economico evidente al mantenimento
dell’assunzione degli interessi da parte della Confederazione. Infatti, benché
sia promesso al proprietario, l’aiuto non può essere distolto dalla sua
destinazione e deve quindi necessariamente pervenire alla banca che ha concesso
il credito. La situazione è ancor più chiara per la promessa di fideiussione,
la quale ha necessariamente per beneficiario il creditore del prestito; è nei
suoi confronti che il fideiussore si impegna a garantire il debito. 

                                         E il TF a concluderne che
il creditore ipotecario aveva un interesse personale e diretto al mantenimento
della promessa di aiuto e di garanzia. 

                                         Il caso che ne occupa è
meno palese. La banca ha certo un interesse acché il suo credito sia
adeguatamente garantito dal fondo gravato, ed è evidente che una modifica del
PR può ridurne il valore nella misura in cui riduca il potenziale edificatorio
o ne renda più oneroso lo sfruttamento, come appunto la Banca sostiene. La
relazione tra valore del terreno e valore del pegno è innegabile e v’è un interesse
diretto del creditore a impugnare un PR che sminuendo il primo riduca la
garanzia offerta dal secondo. 

                                         Questo interesse, che può
coincidere ma non necessariamente con quello del proprietario, ha un suo
autonomo contenuto. E’ perciò stesso degno di protezione? Può essere utile
rilevare che pure il creditore chirografario ha interesse a che il patrimonio
del debitore mantenga la sua integrità, senza che gli si possa per questo
riconoscere il diritto di ricorrere contro un PR che comprometta il valore di
beni immobiliari componenti quel patrimonio. 

                                         Può giovare alla soluzione
del quesito l’esame della natura particolare del rapporto tra
proprietario-debitore e creditore-pignoratizio. 

                                         Ne tiene conto il CCS
laddove prevede una serie di provvedimenti conservativi a salvaguardia del
creditore. Se il proprietario diminuisce il valore del pegno il creditore può
fargli interdire dal giudice ogni ulteriore atto pregiudizievole e farsi
autorizzare dal giudice a prendere egli medesimo misure opportune. In caso di
pericolo nel ritardo può agire senza autorizzazione (art. 808 cpv. 1 e 2 CCS).
Se v’è deprezzamento il creditore può esigere che il debitore fornisca garanzie
per i suoi diritti o ristabilisca lo stato anteriore. Se v’è solo pericolo di
deprezzamento può chiedere garanzie. Se poi il debitore non ottempera alla
richiesta entro il termine fissato dal giudice, il creditore può pretendere il
pagamento di una parte del credito sufficiente a garantirlo (art. 809 CCS).

                                         V’è poi l’ipotesi in cui
il deprezzamento si verifichi senza colpa del debitore. In quel caso il
creditore ha diritto alle garanzie o al pagamento parziale solo in quanto il
proprietario sia risarcito del danno. Ciò non gli impedisce tuttavia di
prendere le misure opportune per togliere od evitare il deprezzamento (art. 810
cpv. 1 e 2 CCS). 

                                         Risulta evidente da tutto
ciò il riconoscimento da parte del legislatore del legittimo interesse che il
creditore pignoratizio ha alla conservazione del valore del fondo datogli in
garanzia. Il suo intervento a salvaguardia di questo valore è però in larga
misura sussidiario e presuppone in linea generale o che il proprietario sia
autore del danno o che non provveda tempestivamente a prevenirlo o a porvi
rimedio. Se il debitore assume i provvedimenti necessari non si vede quale
spazio debba esserci per un identico intervento del creditore. In tale ipotesi
il pericolo di deprezzamento è scongiurato ad opera del proprietario stesso.

                                         Trasposto nella nostra
fattispecie crediamo di poter affermare che laddove il proprietario insorge
personalmente contro una modifica del PR suscettibile di  ridurre il valore del
fondo non ci sia posto per un ricorso del creditore. Tuttavia questo aspetto
del problema può qui rimanere irrisolto: in effetti il proprietario non è
insorto contro il PPVA.

                                         Se invece v’è pericolo che
senza ricorso del proprietario il PR abbia a deprezzare il fondo e quindi il
pegno, la potestà ricorsuale del creditore pignoratizio dev’essere ammessa.

                                         E’ innegabile che se la
Banca non può contrastare le misure pianificatorie da cui si aspetta
un’importante svalutazione del fondo gravato, si trova senza alcuna difesa
contro il conseguente deprezzamento del suo pegno. 

                                         L’interesse a scongiurare
questo pericolo avversandone nelle vie ricorsuali la fonte appare non solo
personale e diretto ma sufficientemente importante da ritenerlo degno di
protezione. 

                                         Gli altri mezzi per
rimediare al deprezzamento: richiesta di garanzie suppletive, domanda di
rimborso della parte del debito corrispondente alla svalutazione del pegno, non
sostituiscono la difesa diretta del suo valore.

 

                                   7.   Ciò premesso in
linea generale, va tenuto presente che il caso di specie presenta alcune
peculiarità, sottolineate dal Comune, la cui influenza ai fini del giudizio
sulla legittimità va attentamente esaminata.

                                         Ricordiamo che il pegno
venne apposto, inizialmente, su tutta la part. _________ . 

                                         In seguito alla vendita
della parte bassa del fondo e di una striscia intercalata tra il confine a
monte e la sovrastante strada alla _________  (divenuta la part. _________ ),
il pegno è stato stralciato, d’accordo la Banca, dalla parte venduta. Ridotto
dell’importo corrispondente al prezzo pagato per la cessione (3.500.000 fr.),
esso grava ora unicamente sulla parte rimasta di proprietà del venditore
(_________ ). 

                                         Va rilevato a questo punto
che nell’atto di compravendita il venditore “dà atto di conoscere il
contenuto dello studio di pianificazione di cui è oggetto la zona “_________ ”,
che è stato già approvato dal Municipio nella sua seduta dell’11 gennaio 1989,
con risoluzione N. __________ e susseguente lettera ai pianificatori del 13
gennaio 1989. Il venditore dichiara espressamente di accettare questo piano e
di conseguenza rinuncia già sin d’ora a ricorrere contro lo stesso, nella
misura in cui i termini del piano rimangono quelli contenuti nella decisione
municipale summenzionata.” 

                                         Il Comune ne deduce che,
avendo la Banca accettato lo svincolo del pegno dalla parte del fondo venduta
con la rinuncia a impugnare il PPVA per quella rimasta, ha per ciò stesso
accettato le condizioni alle quali la vendita è avvenuta. Non può ora
impugnare, al posto del proprietario che vi ha rinunciato, un PPVA che
corrisponde allo studio su cui la rinuncia si è fondata.

                                         Se riteneva che con i vincoli
del PPVA la parte del fondo rimasta al proprietario non offrisse una copertura
sufficiente la Banca avrebbe dovuto negare lo stralcio del pegno dalla parte
venduta. Non facendolo ha accettato che il suo credito residuo fosse garantito
dalla part. _________ , con gli oneri e i limiti imposti dal PPVA. Non può ora
invocare un interesse degno di protezione a impugnare questo piano, pretendendo
che il pegno ne risulterebbe indebitamente deprezzato. 

                                         L’argomento
è degno di considerazione. 

                                         L’accettazione preventiva
del PPVA e la corrispettiva rinuncia ad impugnarlo fa parte, assieme al prezzo,
del contratto di vendita della parte ceduta. Concedendo lo svincolo la Banca si
è mostrata d’accordo acché il suo credito, ridotto del prezzo della parte
svincolata, fosse unicamente garantito dalla parte residua e ciò malgrado i
limiti e gli oneri imposti dal PPVA. Non può ora impugnare il PPVA a motivo che
il suo pegno ne verrebbe svalutato. Se riteneva che con la discussa clausola il
pegno avrebbe subito un eccessivo deprezzamento, doveva o non concedere lo
svincolo dalla parte venduta o chiedere altre garanzie, risp. il rimborso del
credito in misura corrispondente al deprezzamento. Non può invece pretendere un
diritto a ricorrere al quale il proprietario ha convenzionalmente rinunciato. 

                                         E’ solo nella misura in
cui la temuta svalutazione non è in relazione con la rinuncia (se cioè il PPVA
non rispecchia lo studio servito da base alla rinuncia) che la Banca può
ricorrere a difesa di un interesse che in simile ipotesi è anche suo proprio.
In quella misura, infatti, il proprietario non ha rinunciato a ricorrere.

                                         La relativa verifica non
va però fatta nel quadro del giudizio sulla legittimazione, giudizio
necessariamente _________  e di apparenza.

                                         La Banca sostiene che il
PPVA peggiori sensibilmente la sua posizione rispetto a quanto previsto dallo
studio in questione, ebbene, per i motivi suesposti dev’essere legittimata a
ricorrere. 

                                         Se la doglianza ha
fondamento verrà deciso nel merito. Con la precisazione che il ricorso è
ricevibile solo in quanto la Banca si lamenti che il PPVA riduca il valore del
fondo in misura superiore a quella risultante dal succitato studio.

                                         Nella misura in cui, anche
per effetto di compensazione tra disposizioni più e meno favorevoli di quanto
ivi previsto, il PPVA non pone in essere una situazione pianificatoria
sensibilmente più gravosa per il proprietario, non v’è spazio per un ricorso
della banca creditrice.

 

                               7.1.   Bisogna a questo punto
stabilire se, come afferma il Comune, la Banca era a conoscenza della rinuncia.
Il Comune si fonda su una fotocopia della clausola, inviata per FAX alla Banca
con l’indirizzo del funzionario responsabile fotocopiato sul documento da un
suo cartoncino di visita (Doc. L). La Banca contesta il valore documentale del
testo in questione. Non è il caso di addentrarci in questa speciosa querelle.
E’ evidente che la Banca per procedere allo svincolo ha dovuto prendere
conoscenza del contratto e quindi anche della vessata clausola. Se non l’ha
fatto non può prevalersi di una simile negligenza (negligenti non fit injuria).
Il contratto le è opponibile.

 

                                7.2   La Banca richiama lo
scritto 1. giugno 1993 con cui il proprietario del part. _________ , preso atto
del PPVA recentemente pubblicato, dichiara al Municipio di contestare i vincoli
imposti dal piano al part. _________  e di annullare/resiliare, a tutti gli
effetti, l’accordo stipulato col Comune il 21.4.1989 “in quanto lo stesso
non è stato rispettato dalla controparte.” Nessun obbligo dunque sussisterebbe
a suo carico a dipendenza del PPVA.

                                         La tesi non ha pregio. Il
luogo deputato per chiedere l’annullamento della clausola incriminata,
rispettivamente per far valere l’inadempimento contrattuale della controparte,
è il tribunale civile, non il TPT. 

                                         Se il proprietario voleva
contestare sotto il profilo pianificatorio il PPVA doveva impugnarlo nei
termini in questa sede; il che non ha fatto. 

                                         La rinuncia a contestare
il PPVA rimane dunque opponibile alla Banca che è legittimata a impugnare per
conto suo il PPVA, ma solo per la parte non coperta dalla rinuncia stessa; più
precisamente, nella misura in cui il PPVA pone in essere una situazione
pianificatoria propria a deprezzare la part. _________  più di quanto
prevedesse lo studio richiamato nel contratto di compravendita

 

                                   8.   La ricorrente accusa
di illegalità e arbitrarietà la decisione governativa laddove sospende
l’approvazione del PPVA per tutto il comparto A fino a crescita in giudicato
della domanda di dissodamento di un’esigua area boschiva sulla part. _________ 
e respinge, malgrado l’assenza di una decisione definitiva, il suo ricorso.

                                         Nel frattempo il Consiglio
di Stato ha accolto con risoluzione 20.8.1996 la domanda di dissodamento e il
5.11.1996 ha approvato il comparto A. 

                                         La decisione viene
esplicitamente a completare la risoluzione 10.1.1996 approvante, con riserva
della concessione del dissodamento, il PPVA. 

                                         La Banca ha nuovamente
ricorso, ma a titolo meramente prudenziale, partendo dal presupposto che la
decisione complementare sul dissodamento costituisse la semplice conferma dello
scioglimento di una condizione sospensiva riguardante un aspetto particolare
della fattispecie. 

                                         Checché ne sia,
l’argomento può essere ritenuto chiuso e privo oramai di interesse. Il PPVA è
stato definitivamente approvato dal Governo, coi contenuti avversati dal
ricorso che a questo punto va esaminato nel merito. 

 

                                  B.   Nel merito

 

                                   9.   Il _________ ,
adeguato con la Variante del 3 agosto 1978, suddivideva in due distinte zone il
mapp. _________  (ora frazionato nei mapp. _________ , _________  e _________ )
e precisamente in una zona R2 in località _________ , a monte dell’allora
prevista strada di collegamento tra via _________  e via _________ , e una zona
R5 nel sottostante comparto, comprendente la _________  e l’adiacente parco. 

                                         Per conferire un degno
assetto urbanistico all’intero comprensorio, delimitato a sud-ovest da via
_________ , a nord-ovest da via _________ , a nord-est da via alla _________  e
a sud-est da via _________ , il Municipio decise di far capo ad un PP e nel
gennaio del 1989 ne affidò l’allestimento agli urbanisti già incaricati di
approntare la revisione generale del PR. Essi presentarono una proposta nel
settembre del 1990 comprensiva di piani, norme attuative e relazione tecnica. 

                                         In precedenza il Municipio
aveva incaricato il prof. _________  di proporre un concetto
architettonico-urbanistico per l’area di _________ . Questi espose in un
dettagliato rapporto del 20 settembre 1988 il pensiero progettuale che doveva
ispirare l’edificazione del comparto. I pianificatori ne fecero tesoro nel
progetto di PP.

                                         Tra i punti cardinali
citiamo la destinazione ad uso pubblico della _________  e la salvaguardia del
parco in quanto parte integrante della sua architettura. E’ stata quindi
abolita la zona R5 e la stessa sorte venne riservata alla via di collegamento
che avrebbe inammissibilmente tagliato a metà il parco. 

                                         Per la parte superiore,
già R2, l’idea fondamentale è di fare esplicito riferimento all’architettura
dell’arch. _________  _________ , progettista della _________  e di altri
pregevoli edifici nel comune di _________  e ciò, avverte la relazione tecnica
del settembre 1991, non tanto “riprendendone gli stilemi, quanto piuttosto
raccogliendone la lezione architettonica”. 

                                         In quest’area, formante il
comparto A, l’intervento edificatorio dovrà “mantenere un rapporto
ottico-visuale con la _________  divenendo in tal modo .. parte integrante del
complesso paesaggistico-architettonico.” E’ prevista la costruzione di 6
corpi di fabbrica di tre piani, disposti a pettine per rapporto al muro di
contenimento che taglia trasversalmente il fondo dove il pianoro dà luogo al
brusco pendio. Contro quel muro devono disporsi, affacciate visibilmente sul
parco, le testate dei singoli corpi, formando una sorta di quinta scenografica
che leghi costruzioni, parco e _________  in un insieme rievocante la grande
tradizione dei giardini europei. Come elemento unificante è proposto “un lungo
tetto al di sotto del quale potranno dispiegarsi in libertà case di tipo
diverso.”

                                         “Quasi fossero
‘maschere architettoniche’ levitanti al di sopra della pergola che chiude il
giardino, questi edifici rimandano, come detto, alla nobile tradizione dei
parchi, trasformando quello di _________  in un suggestivo ‘teatro’ o ‘museo’
dell’architettura di _________  _________ ” (relazione __________ pag. 6,
testo ripreso nello relazione  tecnica del PPVA, pag. 5).

                                         Al momento delle
trattative tra il comune e il sig. _________  l’assetto pianificatorio previsto
per la parte superiore del fondo (divenuta la part. _________  a seguito della
compravendita) era essenzialmente quello testé descritto, fortemente
condizionato dallo studio dell’arch. _________ . Da notare tuttavia che mentre
la SUL inizialmente prevista per quella zona era solo di 5000 mq, fu portata, a
seguito delle trattative, a 7250 mq innalzando l’IS allo 0,4. 

                                         Con le modifiche apportate
d’ufficio dal Consiglio di Stato l’art. 7.1.1 NAPPVA disciplina ora
l’edificabilità del comparto A. 

                                         E’ richiesto in primo
luogo un progetto unitario che deve abbracciare l’intero comparto ma può essere
realizzato a tappe. Esso deve segnatamente tener conto del “linguaggio
architettonico compositivo dell’architetto _________  _________ ” e del “consolidamento
delle caratteristiche di parco pubblico e dei concetti spaziali espressi nel
rapporto di pianificazione”. Il muro esistente, il pergolato e il
padiglione al confine del pianoro devono essere conservati e valorizzati. Fin
qui nulla di sostanzialmente nuovo, se si eccettua, ma è di insignificante
rilievo, la servitù prevista dal disposto a favore del Comune onde consentirgli
di operare nelle immediate vicinanze del muro, con tuttavia le spese di
manutenzione di tale fascia a suo carico. 

                                         Il comparto è edificabile
unicamente all’interno delle linee di edificazione indicate nel piano, “nel
rispetto delle disposizioni grafiche contenute nel rapporto di pianificazione,
con particolare attenzione alla conformazione e disegno delle testate verso il
muro.” Così il testo adottato dal Consiglio comunale che il Consiglio di Stato
ha modificato d’ufficio sostituendo “contenute nel rapporto di pianificazione”
con  “contenute nello studio ‘In merito alle possibilità e ai modi di
edificazione nell’area di _________ , arch. _________ , settembre 1988’
...“

                                         Era dunque chiaro già al
momento della compra-vendita che i corpi di fabbrica non potevano essere
disposti a piacimento. Il rapporto _________  non consentiva dubbi su questo
punto che già allora doveva apparire fondamentale per l’assetto del comparto.
Ed era evidente che il pendio non poteva essere costruito.

                                         Quanto all’altezza massima
(compresi eventuali corpi sopraelevati) di ml. 9.80 alla gronda e 12.00 al
colmo, corrisponde ai tre livelli previsti dalla proposta _________  e sono la
premessa per raggiungere la SUL massima di mq 7250, già acquisita al momento
della vendita.

                                         Che poi gli accessi
sarebbero stati possibili solamente dalla strada a monte non poteva sfuggire
visto la soppressione del collegamento centrale, manifestamente incompatibile
con la conservazione e valorizzazione del parco.

                                         E’ percontro verosimile
che l’obbligo dell’80% dei posteggi sotterranei non fosse già precisato al
momento della vendita. E’ però evidente l’interesse pubblico a imporre tale
vincolo, come lo è peraltro l’esclusione dei posteggi dalla superficie centrale
(spazio libero tra i blocchi 3 e 4). Non è d’altronde una novità che creando un
quartiere nuovo si esiga di porre i posteggi sotto terra, ciò che libera
peraltro un prezioso spazio verde in superficie. 

                                         Nella misura in cui il
ricorso è ricevibile su questo punto non può che essere respinto. 

 

                                9.1   Un esame particolare
merita a questo punto il quesito della vincolabilità delle indicazioni
architettoniche contenute nel piano, con particolare riferimento allo studio
dell’arch. _________ .

                                         Ricordiamo che a commento
della modifica d’ufficio dell’art. 7.1.1 NAPPVA il Consiglio di Stato aveva
precisato: “le disposizioni grafiche da rispettare sono quelle relative alla
collocazione planovolumetrica degli edifici ed al concetto delle testate verso
il muro soggetto a conservazione. Non sono invece vincolanti le indicazioni
architettoniche e stilistiche contemplate nello studio” (pag. 7 ris.).  

                                         Quanto al Municipio
conferma nello scritto del 20 dicembre 1996 che “la collocazione
planivolumetrica degli edifici e il concetto (sottolineatura qui e in
seguito ns.) delle testate poste sopra il muro soggetto a conservazione sono
elementi vincolanti”, aggiungendo che vincolante è del pari “il concetto
che, nella soluzione progettuale, ci si debba riferire allo studio _________
, che chiarisce i riferimenti architettonici e storici ai quali ci si
deve agganciare. Per contro, avverte il Municipio, “il
progetto _________ , con la presentazione dettagliata delle facciate,
costituisce un esempio di edificazione. Il Municipio può prendere in
considerazione anche progetti alternativi, fermo restando che questi presentino
un’equivalente qualità architettonica ed un aggancio coerente alla
situazione ed agli aspetti architettonici e storici dell’ambiente in cui
vengono proposti.”

                                         Percontro la richiesta
della ricorrente di non ritenere vincolante neppure l’indicazione grafica
relativa ai 6 blocchi e alla loro ubicazione (ferma restante la linea di
edificazione a concorrenza del muro da salvaguardare), dimodoché “anche un
progetto che non rispettasse questo requisito sarà (...) approvato dal Comune,
purché non sia in contrasto con gli altri requisiti dell’art. 7.1.1 NAPPVA”,  è
stata decisamente respinta dal comune. 

                                         La SPU osserva in
proposito che “le disposizioni normative del comparto A sono completate con indicazioni
grafiche vincolanti che limitano l’edificazione all’interno delle linee
prestabilite.”

                                         La soluzione estrema
postulata dalla ricorrente è dunque esclusa dal PPVA.

                                         Quanto all’apparente
libertà espressiva concessa all’interno delle linee di cui sopra va osservato
quanto segue.

                                         Già secondo lo stesso
arch. _________  “la corrispondenza tra principi che regolano l’impianto
generale e la definizione dei singoli corpi di fabbrica, caratterizza il
progetto come vero e proprio sistema architettonico”: 

                                         Ora appare ben difficile
rispettare questo impianto - e quindi rispettare l’obbligo delle testate - e
nel contempo calibrare la differenza dei corpi di fabbrica che vi si devono
innestare, in modo da conseguire quell’unità nella diversità, quel complesso
rapporto tra uniformità e differenza che rispecchi in chiave moderna il non
meglio specificato né specificabile spirito dell’architettura di _________  _________
. La soluzione tracciata da _________  è di chiara impronta postmoderna, come
chiaramente rivelano i progetti di testate e facciate nelle tavole del suo
rapporto, con raffinata concessione al citazionismo caro a quel movimento,
sovrapposto non senza sottile ambiguità al recupero di un neoclassicismo fedele
al mondo culturale del _________ . Non per niente _________  attribuisce alle
testate la funzione di “arricchire l’insieme del parco grazie al carattere
scenografico, quasi onirico, della loro architettura e della loro posizione.”
Testate, ricordiamo, viste come “maschere architettoniche levitanti al di
sopra della pergola che chiude il giardino” .... trasformanti il parco
di _________  in un “suggestivo ‘teatro’ o ‘museo’ dell’architettura di _________ 
_________ .”

                                         La concezione o meglio la
visione di _________  possiede una tale unitarietà pur nella varietà
dell’invenzione compositiva da poter difficilmente essere scomposta nella
componente obbligata delle testate (colloquianti con la sottostante _________ ,
quelle davanti; di stile rustico quelle posteriori) e negli altri elementi
costruttivi (corpi di fabbrica, facciate laterali), liberi questi di seguire
altre temperie culturali, altri stilemi, col rischio di scadere in un forzato
ibridismo. Se si vogliono le testate, la pergola, il padiglioncino e magari per
giunta un unico tetto che copra tutto in un fraterno abbraccio allora i corpi
principali dei 6 blocchi e le relative facciate devono esservi adeguatamente
armonizzati (o porsi in un rapporto di costruttiva dissonanza con la parte
obbligata della struttura).

                                         Tutto ciò comporta un
pesante condizionamento e per giunta in un quadro di grande insicurezza, non
potendosi dalle vaghe disposizioni regolanti l’edificazione del comparto
ricavare indicazioni sufficientemente chiare da orientare l’azione progettuale,
se non seguendo passo passo il progetto _________ ..

                                         Comprensibilmente, quindi,
in occasione del sopralluogo il capo-dicastero Avv. _________  aveva tentato
un’interpretazione delle discusse disposizioni che emancipasse il PPVA da una
troppo pedissequa fedeltà al linguaggio _________. 

                                         Essenziale non è la
specifica soluzione formale proposta da _________ , ma la tensione
etico-estetica di un progetto volto a risolvere in termini squisitamente
architettonici il delicato tema urbanistico posto dal comprensorio, giocando la
carta dell’unità nella diversità, della chiarezza sintattica al servizio di
un’irrinunciabile complessità del discorso, con particolare riguardo
all’identità del contesto toccato dall’intervento. 

                                         Ineludibile in
quest’ottica l’affaccio delle costruzioni sul parco, che fa della loro
ostentata presenza un elemento compositivo essenziale, da integrarsi senza
mimetismi e camuffamenti, ma anche senza tradirlo, col discorso avviato dal
_________  con _________ . Se poi, in quest’ordine di idee, sia realmente 
indispensabile il ricorso a vere e proprie testate, ossia a corpi iniziali e
terminali chiaramente demarcati per rapporto alle facciate laterali che vi si
innestano o se il ruolo loro assegnato da _________  possa essere assunto, a
seconda del progetto, dalle facciate frontali dei singoli blocchi è questione
che converrebbe regolare in sede di domanda di costruzione, facendo prova di
una certa larghezza interpretativa e badando all’obiettivo più che al preciso
strumento per conseguirlo. 

                                         Tutto sta a non attardarsi
eccessivamente su come _________  ha inteso questo elemento nel concepire il
rapporto tra parte alta e bassa della zona di _________ . 

                                         Il suo, si torna a dire, è
un discorso architettonico troppo personale per poterlo imporre senza opportune
trasposizioni al proprietario, rispettivamente al progettista.

                                         E infine non può essere
sottaciuto che ci vuole un rapporto ragionevole tra le esigenze estetiche e il costo
della loro realizzazione. Onirico va bene, scenografico pure, ma l’opera
progettata deve divenire realtà e non lo sarà mai se caricata di costi
insostenibili, sproporzionati.

                                         Già il sig. _________ 
quando vendette la parte inferiore del fondo poteva aspettarsi che il richiamo
alla pianificazione in corso e con essa allo studio di _________ , testate
comprese (non ancora formalmente prescritte dal piano allora in gestazione),
non avrebbe superato all’atto di concretizzarsi nel PPVA la soglia di quanto
può essere ragionevolmente imposto al proprietario.

                                         Come lui la Banca può ora
far valere questa pretesa.

                                         Purtroppo il testo
dell’art. 7.1.1 NAPPVA è esplicito: prescrive il “rispetto delle
disposizioni grafiche contenute nel rapporto di pianificazione, con
particolare attenzione alla conformazione e disegno delle testate
verso il muro” (risalto ns.).

                                         In questa assolutezza il
discusso articolo non può essere approvato. 

                                         Ma non può esserlo
neppure, stavolta per l’eccessiva indeterminatezza della formulazione e dello
stesso concetto, laddove esige che il progetto tenga conto del “linguaggio
architettonico compositivo dell’architetto _________  _________ ”. Come può
un architetto avventurarsi in una progettazione, che poi dev’essere approvata
dal Municipio, su così fragili basi. E con lui il promotore immobiliare. E per
di più con un esempio, quello dell’arch. _________ , che esplicita in modo
oltremodo personale e unilaterale come tali esigenze possano essere
interpretate. Esempio, abbiamo detto sopra, eccessivamente vincolante se
assunto rigidamente come paradigma. Ora, fino a che punto il Municipio vi farà
capo nello stabilire “i riferimenti architettonici e storici ai quali ci si
deve agganciare”, rispettivamente nel verificare l’adempimento dell’”aggancio
coerente alla situazione e agli aspetti architettonici e storici dell’ambiente
in cui (gli elementi costruttivi) vengono proposti”?

                                         L’enunciazione dei termini
del problema potrebbe (forse) bastare come base per un concorso di architettura
ma non come base giuridica, per definizione vincolante, dell’edificazione del
fondo.

                                         L’art. 7.1.1 deve essere
quindi ulteriormente affinato. Per consentire precisamente quella presa di
distanze dalla concezione _________ iana che il Municipio ritiene possibile per
progetti alternativi muniti della necessaria dignità architettonica e
rispettosi anche se per altre vie della storia e del valore dell’ambiente cui
sono destinati. 

                                         Una soluzione potrebbe
proprio consistere nell’introdurre nel disposto una possibilità di deroga
all’obbligo previsto nell’art. 7.1.1. NAPPVA del “rispetto delle disposizioni
grafiche contenute nello studio ‘In merito alle possibilità e ai modi di
edificazione nell’area di _________ , arch. _________ , settembre 1988’ con
particolare attenzione alla conformazione e disegno delle testate verso
i muro ...” . Oppure sopprimendo quest’ultima precisazione (“con
particolare attenzione alla conformazione e disegno delle testate verso il
muro”). 

                                         Quanto all’incertezza e
difficoltà interpretative cui dà o può dar luogo l’indeterminatezza, sopra
rilevata, di concetti come il linguaggio architettonico compositivo
dell’architetto _________  _________  e altre simili circonlocuzioni
potrebbe recarvi rimedio il ricorso ad una commissione di esperti che dia di
volta in volta corpo e senso a questi concetti verificandone il rispetto da
parte di concreti progetti costruttivi.

                                         Ma non spetta al TPT
correggere l’articolo 7.1.1 NAPPVA in contestazione. Al tribunale non rimane
che decretare l’annullamento della risoluzione governativa laddove, modificato
d’ufficio il disposto, sancisce l’obbligo di rispettare le disposizioni
grafiche contenute nello studio dell’arch. _________  “con particolare
attenzione alla conformazione e disegno delle testate verso il muro”,
senza prevedere deroghe o temperamenti. 

                                         Annullata dev’essere
inoltre la risoluzione laddove approva l’articolo nel punto in cui consente
l’edificabilità del comparto A unicamente sulla base di un progetto che tenga
conto “del linguaggio architettonico compositivo dell’arch. _________ 
_________ ”, senza predisporre un’adeguata procedura per stabilire il rispetto
di questo presupposto o stabilire parametri utili allo scopo. 

                                         Non si annulla dunque il
principio ma la sua incerta formulazione.

 

                                10.   Sulle tasse e spese va
tenuto conto che il ricorso è solo parzialmente accolto e in misura limitata.
Può stimarsi che la ricorrente abbia avuto ragione in proporzione di un terzo.
Al Comune, che é intervenuto nell’esercizio delle sue funzioni e non per la difesa
di interessi patrimoniali non sono accollate spese né tasse. Circa le
ripetibili va considerato che il Comune è rappresentato da un avvocato e vi ha
quindi diritto in misura corrispondente all’esito del ricorso.

 

Per
questi motivi,

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Nella misura in cui é
ricevibile, il ricorso é accolto nel senso dei considerandi.

                                         §)  Di conseguenza la risoluzione é annullata in
quanto approva               l’art. 7.1.1 NAPPVA nel punto in cui il disposto 

                                              a) esige,
senz’altre precisazioni, il rispetto del linguaggio                                                                        architettonico
compositivo dell’arch. _________  _________  e

                                              b) prescrive
il rispetto delle disposizioni grafiche contenute                                                                     nello
studio dell’arch. _________ : “con particolare                                                                                     attenzione
alla conformazione e disegno delle testate                                  verso
il muro...”.

 

                                   2.   Tasse e spese di giudizio
per complessivi fr. 2’100.-- sono a carico in ragione di fr. 1’400.-- della
ricorrente che verserà al Comune fr. 900.-- di ripetibili.

                                   3.   Intimazione:                  -
Avv. __________ __________, _________ 

                                                                               -
Avv. __________ __________, _________  

                                       - Consiglio di Stato, Bellinzona

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             Bellinzona

 

Tribunale
della pianificazione del territorio

Il
presidente                                                           Il
segretario