# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6b1efb78-b1a8-59d2-b17e-40558ac03653
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-06-22
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 22.06.2021 S 2020 74
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2020-74_2021-06-22.pdf

## Full Text

§

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 20 74

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

Giudice unico Racioppi

Attuario Paganini

SENTENZA

del 22 giugno 2021

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali

A._____, 

ricorrente

contro

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni,

convenuta

concernente pretesa di risarcimento LAVS

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I. Ritenuto in fatto:

1. B._____ SA, C._____ (qui di seguito: B._____), è stata iscritta nel Registro 

di commercio del Cantone dei Grigioni l'8 gennaio 2015. In stessa data 

B._____ è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS del Cantone 

dei Grigioni (qui di seguito: Cassa di compensazione) al trasferimento 

della sede da Lugano a C._____. 

2. Dal 21 aprile 2015 al 2 novembre 2015 A._____ è stata unico membro del 

consiglio di amministrazione (CdA) della B._____ con diritto di firma 

individuale. 

3. Il 13 ottobre 2017 l'Ufficio esecuzioni e fallimenti Regione D._____, dopo 

pignoramento della B._____, ha rilasciato gli attestati di carenza di beni 

alla Cassa di compensazione. 

4. Con decreto del 28 febbraio 2018 il Presidente del Tribunale regionale 

D._____ ha dichiarato lo scioglimento della B._____ e ne ha ordinato la 

liquidazione in via di fallimento.

5. Con decisione del 7 giugno 2018 la Cassa di compensazione ha obbligato 

A._____ (nonché E._____ e F._____) al risarcimento di CHF 19'869.95 

per danno a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e CAF non saldati 

per gli anni 2015 e 2016 oltre a spese amministrative. 

6 Contro questa decisione A._____ ha fatto opposizione il 2 luglio 2018. 

7. Con decisione su opposizione del 18 maggio 2020 la Cassa di 

compensazione ha accolto parzialmente l'opposizione riducendo l'obbligo 

di pagamento a CHF 3'511.20, visto che questo sarebbe il danno risultante 

fino alla fine del mandato di A._____ al 2 novembre 2015. 

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8. Il 13 giugno 2020 A._____ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato ricorso 

avverso tale decisione su opposizione al Tribunale amministrativo del 

Cantone dei Grigioni chiedendo, in via principale, l'annullamento della 

decisione impugnata, in via subordinata, la riforma della decisione 

impugnata come segue: "L'opposizione viene parzialmente accolta in 

quanto l'ammontare del risarcimento del danno è di CHF 142.20". 

9. Nella presa di posizione del 30 giugno 2020 la Cassa di compensazione 

(qui di seguito: convenuta) ha chiesto il rigetto del ricorso. 

10. Con replica del 13 luglio 2020 la ricorrente si è riconfermata nei petiti di 

ricorso. 

II. Considerando in diritto:

1. I requisiti processuali non danno adito a osservazioni, per cui il Tribunale 

entra nel merito del ricorso. Siccome il valore litigioso è di CHF 3'511.20 e 

non supera i CHF 5'000.00, questa decisione viene emanata dal giudice 

unico (cfr. art. 43 cpv. 3 lett. a Legge sulla giustizia amministrativa [LGA; 

CSC 370.100]). 

2. Controverso è se la ricorrente è responsabile per il danno a titolo di 

contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e CAF (qui di seguito anche: contributi 

sociali) subito dalla convenuta.

3. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 della Legge federale sull'assicurazione per la 

vecchiaia e per i superstiti (LAVS; RS 831.10) il datore di lavoro deve 

risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per 

negligenza grave, le prescrizioni dell'assicurazione. I presupposti 

dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la 

violazione di prescrizioni da parte del datore di lavoro e dell'organo, 

l'intenzionalità o la negligenza grave e un nesso di causalità (naturale e 

adeguato) tra la violazione (colpevole) delle prescrizioni e il danno insorto 

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(cfr. STF 9C_80/2017 consid. 5.1, 9C_238/2017 consid. 5.3.2; Rivista per 

le casse di compensazione AVS [RCC], edita dall'Ufficio federale delle 

assicurazioni sociali fino al 1992, 1985, pag. 619 seg.). Giusta l'art. 52 cpv. 

2 LAVS se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono 

sussidiariamente i membri dell'amministrazione e tutte le persone che si 

occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono 

responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l'intero 

danno. Giusta l'art. 52 cpv. 3 LAVS nella versione in vigore fino al 31 

maggio 2019, il diritto al risarcimento del danno si prescrive in due anni 

dal momento in cui la cassa di compensazione competente ha avuto 

conoscenza del danno, ma in ogni caso in cinque anni dall’insorgere del 

danno. Questi termini possono essere interrotti. Il datore di lavoro può 

rinunciare a eccepire la prescrizione. Se il diritto penale prevede un 

termine di prescrizione più lungo, si applica tale termine.

4.1. Indiscusso è che B._____, quale datrice di lavoro, ha disatteso le 

prescrizioni di cui agli artt. 14 LAVS e 34 dell'Ordinanza sull’assicurazione 

per la vecchiaia e per i superstiti (OAVS; RS 831.101) relative all'obbligo 

di pagare i contributi sociali e che in seguito a questo comportamento 

illegale alla convenuta è insorto un danno per i contributi non saldati. Fino 

al 2 novembre 2015, ossia fino al termine del mandato della ricorrente nel 

CdA della B._____, la convenuta nella decisione impugnata rivendica una 

perdita pari a CHF 3'511.20 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD 

e CAF incluse spese d'amministrazione (paritetiche) non saldati dalla 

società in seguito alla sospensione della procedura di fallimento per 

mancanza di attivo. Questo importo di risarcimento del danno è stato 

ridotto nella decisione impugnata in seguito all'opposizione della ricorrente 

contro la decisione di risarcimento del 7 giugno 2018 obbligante la 

ricorrente al risarcimento dell'intero importo per i contributi sociali non 

pagati negli anni 2015 e 2016 pari a CHF 19'869.95. In questa sede 

l'importo del danno (corretto) di CHF 3'511.20 di per sé non viene 

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contestato dalla ricorrente (v. però sotto consid. 5.6 seg.). Si osserva 

tuttavia che secondo il conteggio della convenuta (cfr. doc. 5/12 

convenuta) il rispettivo importo sembra ammontare a CHF 3'510.90 e non 

a CHF 3'511.20 (trattasi però di una minima differenza che può essere 

ritenuta ininfluente ai fini di giudizio risp. nell'esito del ricorso). 

4.2. Inoltre è pacifico che la convenuta è venuta a conoscenza del danno al 

momento del ricevimento degli attestati di carenza beni del 2 gennaio 2018 

e che la decisione di risarcimento del 7 giugno 2018 è dunque avvenuta 

entro il termine di prescrizione di due anni giusta l'art. 52 cpv. 3 LAVS nella 

versione in vigore fino al 31 maggio 2019 (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3c).

5. Qui di seguito va esaminato se la convenuta può pretendere 

(sussidiariamente) il risarcimento del danno dalla ricorrente quale 

amministratrice e organo formale della società nel rispettivo periodo.  

5.1. Ai sensi della giurisprudenza si deve ammettere una negligenza grave del 

datore di lavoro risp. dell'organo se questi ha trascurato di fare quanto 

doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta 

nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene 

apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve 

generalmente esigere in materia di gestione da un datore di lavoro risp. 

dell'organo della stessa categoria di quella a cui appartiene l'interessato 

(cfr. DTF 112 V 156 consid. 4; RCC 1988, pag. 599). I fatti di cui si è resa 

colpevole una società non sono necessariamente imputabili a tutti gli 

organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi 

fatti possano essere addebitati a un determinato organo, tenuto conto 

della situazione di diritto e di fatto di quest'ultimo nella rispettiva società. 

Se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle 

competenze che gli sono state attribuite dalla società (cfr. DTF 108 V 199 

consid. 3a; RCC 1985, pag. 620). Di regola, se la cassa di compensazione 

subisce un danno riconducibile a un'illecita violazione delle prescrizioni 

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assicurative (segnatamente dell'obbligo di pagamento dei contributi), 

questa può partire dal presupposto che il datore di lavoro risp. l'organo 

abbia violato tali prescrizioni colpevolmente. Salvo il sussistere di motivi di 

giustificazione o di discolpa, essa di conseguenza emana la decisione di 

risarcimento nei confronti del datore di lavoro risp. dell'organo (cfr. DTF 

108 V 183 consid. 1b seg.).

5.2. Se il datore di lavoro è una società anonima, in linea di principio devono 

essere poste esigenze elevate all'obbligo di diligenza degli organi. Dal 

presidente di un consiglio d'amministrazione che funge da unico organo 

esecutivo, va pretesa maggiore diligenza che non da un membro del CdA 

di una grande impresa le cui possibilità di controllo sono limitate (cfr. DTF 

108 V 199 consid. 3b). In presenza di semplici rapporti, dai membri del 

CdA di una società anonima si deve di regola pretendere che abbiano una 

visione complessiva delle questioni più importanti dell'impresa. Inoltre, 

nemmeno la delega della competenza di gestione e di rappresentanza a 

terzi esonera i membri del CdA dal loro obbligo di alta direzione e alta 

vigilanza ai sensi dell'art. 716a cpv. 1 cifre 1 e 5 della Legge federale di 

complemento del Codice civile svizzero, Libro quinto: Diritto delle 

obbligazioni (CO; RS 220). Le persone incaricate della gestione devono 

essere sottoposte a vigilanza, in particolare per quanto concerne 

l'osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni, e 

perciò anche il versamento dei contributi (cfr. STFA H 348/96 consid. 5b). 

Il membro del CdA non preposto alla gestione non è tenuto a sorvegliare 

ogni singolo affare delle persone incaricate della gestione e della 

rappresentanza, ma può limitarsi a controllare l'attività della direzione e 

l'andamento degli affari. Ciò significa che deve informarsi continuamente 

sull'andamento degli affari, chiedere rapporti, studiarli con cura, se 

necessario chiedere informazioni complementari e cercare di chiarire 

errori. Se da queste informazioni emerge il sospetto di un esercizio 

inopportuno o negligente delle competenze delegate, il membro del CdA 

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è tenuto a effettuare subito gli accertamenti necessari e a esercitare un 

controllo esatto e severo del rispetto delle prescrizioni legali (cfr. DTF 114 

V 219 consid. 4a; cfr. anche PTA 1999 n. 9, pag. 48 seg.). 

5.3. L'obbligo del datore di lavoro (e quello sussidiario degli organi) di risarcire 

il danno decade, se questi comprova dei motivi di giustificazione o di 

discolpa escludenti una violazione intenzionale o per negligenza grave 

delle prescrizioni risp. legittimanti il non versamento dei contributi (cfr. DTF 

108 V 189 consid. 2b, 108 V 183 consid. 1b; STF 9C_394/2016 consid. 

4.1, 9C_238/2017 consid. 5.3.2; nel seguito si rinuncerà alla distinzione 

tra motivo di giustificazione e di discolpa, siccome secondo prassi 

vengono entrambi esaminati sotto il capitolo della colpa). Quale motivo 

giustificativo è ipotizzabile, in particolare, la situazione in cui il datore di 

lavoro riesca a consentire all'impresa di sopravvivere procrastinando il 

pagamento dei contributi, ad esempio nell'ipotesi di difficoltà passeggere 

di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti un 

risarcimento del danno giusta l'art. 52 LAVS, occorre però che il datore di 

lavoro, nell'istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che 

gli sarà possibile pagare i debiti contributivi in tempo utile (cfr. DTF 108 V 

183 consid. 2; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 248, 1985 pag. 

622). Più precisamente, un simile comportamento sfugge a una 

responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il 

datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei 

fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso 

può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno soluti entro un 

termine ragionevole (cfr. STF 9C_41/2017 consid. 7.2). La questione 

decisiva in tale contesto non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva 

realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi 

sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale 

atteggiamento poteva apparire oggettivamente sostenibile agli occhi di un 

terzo responsabile (cfr. STF 9C_812/2007 consid. 3.2 con riferimenti). In 

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questo contesto, il Tribunale federale ha precisato che una società che 

attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati 

deve prendere delle misure drastiche e immediate (cfr. STFA H 170/01 del 

23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti). I presupposti cumulativi per 

l'ammissione di un motivo di discolpa per carenza di liquidità possono 

essere riassunti come segue: Il temporaneo non pagamento dei contributi 

si fonda su di una consapevole e responsabile decisione societaria. Il 

motivo di discolpa deve sussistere per il periodo in cui andavano pagati i 

contributi. I contributi possono essere ritenuti soltanto se con i soldi ritenuti 

vengono onorate delle pretese di terzi per salvare la società. Riguardo alle 

pretese salariali dei lavoratori va osservato che, se la carenza di liquidità 

non permette il pagamento completo dei salari, questi devono essere 

fondamentalmente ridotti nella misura in cui è possibile versare i contributi 

sociali che ne risultano. La carenza di liquidità deve essere temporanea 

nel senso che non può durare che pochi mesi, cosicché sulla scorta di 

criteri oggettivi e di una critica valutazione della situazione finanziaria ci si 

possa aspettare un prossimo pagamento dei contributi in seguito a un 

assestamento oppure di una vendita della società. Devono esserci 

concreti indizi che si possa procurare del denaro entro un tempo 

ragionevole. Dal temporaneo non pagamento dei contributi occorre 

oggettivamente attendersi un effetto decisivo per il salvataggio della 

società. Irrilevante è se dal punto di vista soggettivo l'organo (risp. 

l'amministratore) presumeva che la società sarebbe stata salvata e i 

contributi saldati (cfr. REICHMUTH, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner 

Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668 segg.; cfr. pure DTF 132 III 523 

consid. 4.6). Il Tribunale federale ha sottolineato che l'organo della società 

deve prestare particolare attenzione qualora sia a conoscenza del fatto 

che la società sta attraversando una crisi finanziaria (STFA H 446/00 del 

31 agosto 2001 consid. 4a). Senza che siano realizzati questi chiari criteri 

di discolpa, l'illiquidità di una società di per sé non giustifica il 

procrastinamento del pagamento dei contributi (cfr. RCC 1985, pag. 621 

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seg.). In special modo, va infine rimarcato che un membro del CdA non 

può discolparsi obiettando di non aver avuto influsso sulla gestione 

aziendale (cfr. STF 9C_289/2011 consid. 4; DTF 114 V 223 consid. 4a).

5.4. Di regola, l'amministratore di una società anonima è responsabile del 

danno provocato alla cassa di compensazione ai sensi dell'art. 52 LAVS a 

partire dal momento della sua entrata effettiva nel CdA 

(indipendentemente dalla data d'iscrizione nel Registro di commercio) e 

risponde in via solidale non soltanto dei contributi sociali correnti, ma pure 

del debito scaduto nel corso del periodo precedente alla sua entrata in 

funzione, in quanto vi è rapporto di causa-effetto tra l'inazione dell'organo 

e il mancato pagamento dei contributi (cfr. DTF 119 V 401 consid. 4c; RCC 

1992, pag. 246 segg.). Per contro, non è data nessuna responsabilità del 

nuovo amministratore secondo l'art. 52 LAVS per il danno causato alla 

cassa di compensazione prima dell'assunzione del suo mandato nel caso 

in cui questi non poteva modificare nulla, poiché la società era già 

insolvente risp. fortemente indebitata (eccedenza di debiti), al punto che i 

contributi risultavano irrecuperabili per motivi giuridici o di fatto (STF 

9C_841/2010 consid. 4.3 con riferimenti; STFA H 156/05 del 16 gennaio 

2007 consid. 7.2). In tale ipotesi, l'amministratore risponde unicamente per 

l’aggravamento del danno, ossia per ulteriori debiti contributivi (cfr. DTF 

119 V 401 consid. 4; REICHMUTH, op. cit., n. 277 con riferimenti).

5.5. La giurisprudenza e la dottrina ammettono in maniera generale 

(tacitamente) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il 

comportamento colpevole e il danno subito successivamente al mancato 

pagamento dei contributi (cfr. STF 9C_238/2017 consid. 5.3.2 con 

riferimenti). L'agire colpevole di un organo va ritenuto inadeguato soltanto 

qualora la colpa di un altro organo prevalga a tal punto da porre in secondo 

piano la sua colpa, per es. se è stato tratto in inganno circa i contributi 

insoluti e non ha potuto ottemperare ai suoi obblighi di pagamento (cfr. 

STF 9C_27/2017 consid. 4.6).   

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5.6. Riguardo alla sua responsabilità, la ricorrente ribadisce quanto riferito 

nella sua opposizione del 2 luglio 2018, in particolare che non sarebbe 

responsabile di contributi paritetici non pagati, in quanto non le sarebbe 

imputabile né l'intenzionalità né tantomeno la negligenza grave, avendo 

ricoperto la carica di amministratrice solo in quanto la società sarebbe 

stata priva di amministratore e sotto pressante richiesta di E._____, che di 

fatto avrebbe gestito la società e non le avrebbe mai consegnato la 

documentazione societaria, nonostante le ripetute richieste. In via 

subordinata, la ricorrente sostiene che dall'analisi dell'estratto conto della 

B._____ del 30 marzo 2020 (doc. 2 ricorrente) emergerebbe che il 23 

dicembre 2015 e il 20 luglio 2016 sarebbero stati effettuati versamenti 

rispettivamente di CHF 2'346.70 e di CHF 1'022.30 per complessivi 

CHF 3'369.00. In applicazione dell'art. 87 CO i pagamenti dovrebbero 

essere imputati ai debiti scaduti per primi, per cui dall'importo di CHF 

3'511.20, indicato come danno imputabile alla ricorrente nella decisione 

impugnata, si dovrebbe dedurre l'importo di CHF 3'369.00, giungendo a 

un importo residuo dovuto dalla ricorrente di CHF 142.20.

5.7. Incontestato è che la ricorrente dal 21 aprile 2015 al 2 novembre 2015 è 

stata (l'unico) membro del CdA con firma individuale e quindi un organo 

formale della B._____ (v. anche relative pubblicazioni nel Foglio ufficiale 

svizzero di commercio [FUSC] ed estratto del Registro di commercio). 

D'accordo con la convenuta va notato che la ricorrente, quale membro del 

CdA con diritto di firma individuale della B._____ (una piccola società 

anonima con semplici rapporti contabili), sottostava a un obbligo di 

diligenza elevato. Nel rispettivo periodo ella era responsabile della 

contabilità e della solvibilità della società e quindi anche del pagamento 

dei contributi sociali. Ella avrebbe dunque dovuto intraprendere serie e 

fattive contromisure per coprire i debiti verso la convenuta. I versamenti 

citati dalla ricorrente del 23 dicembre 2015 e del 20 luglio 2016 non 

sgravano la ricorrente, siccome questi sono stati eseguiti 

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successivamente alla conclusione del suo mandato di amministratrice e 

quindi quando per la ricorrente non era più possibile influire 

sull'andamento degli affari della B._____. Adducendo di non aver 

partecipato alla gestione della società, pretendendo quindi di aver svolto 

solo un ruolo subalterno, la ricorrente stessa riconosce di aver agito in 

maniera gravemente negligente. La ricorrente non fornisce alcun valido 

indizio a sua discolpa. Il fatto che E._____, a suo dire, avrebbe gestito la 

società e che non le avrebbe mai consegnato la documentazione 

societaria nonostante le ripetute richieste, non basta per ammettere 

un'interruzione del nesso di causalità della sua colpa. Di fronte 

all'impossibilità di espletare i suoi compiti di gestore la ricorrente avrebbe 

dovuto rassegnare immediatamente la sua carica e recedere dalla società 

(cfr. REICHMUTH, op. cit., n. 563 con diversi riferimenti p. es. a STFA H 

107/01 consid. 4.3, STF H 224/06 consid. 6), cosa che ella non ha fatto. 

La ricorrente non fa nemmeno valere che al momento dell'assunzione 

della gerenza da parte sua la società fosse già indebitata a tal punto che i 

contributi erano irrecuperabili. Da quanto detto discende che la ricorrente 

ha disatteso colpevolmente l'obbligo di pagamento dei contributi sociali. I 

presupposti per un risarcimento secondo l'art. 52 LAVS sono perciò 

adempiti. 

6. In conclusione, la responsabilità della ricorrente ex art. 52 LAVS deve 

essere confermata. Ne consegue che il ricorso va respinto e la decisione 

su opposizione impugnata confermata.

7. La procedura è gratuita (cfr. art. 1 cpv. 1 LAVS in unione con l'art. 61 lett. 

fbis LPGA). La convenuta non ha diritto a ripetibili (art. 61 lett. g e contrario 

LPGA).

8. Il Tribunale federale ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico 

interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore di lavoro nei 

confronti di una cassa di compensazione fondata sull'art. 52 cpv. 1 LAVS 

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è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di 

CHF 30'000.00 o in presenza di una questione di diritto di importanza 

fondamentale (v. DTF 137 V 51 in applicazione di un'interpretazione in 

senso largo della nozione di "responsabilità dello Stato" ai sensi dell'art. 

85 cpv. 1 lett. a della Legge sul Tribunale federale [LTF; RS 173.110]).  

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. Il ricorso è respinto.  

2. Non si prelevano spese.

3. [Vie di diritto] 

4. [Comunicazioni]