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**Case Identifier:** bcdaada1-f148-58bd-b724-55f47933ae77
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2007-03-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.03.2007 A-1733/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-1733-2006_2007-03-14.pdf

## Full Text

Corte I
A-1733/2006
{T 0/2}

Sentenza del 14 marzo 2007

Composizione: Florence Aubry Girardin, Giudice presidente.
Salomé Zimmermann e Michael Beusch, Giudici.
Marco Savoldelli, Cancelliere.

A._______,
ricorrente,

contro

Direzione generale delle dogane, Divisione principale diritto e tributi, 
Monbijoustrasse 40, 3003 Berna,
istanza inferiore,

concernente
Sdoganamento all'importazione, errore,
indicazione del prodotto, responsabilità del dichiarante.
Ricorso contro la decisione del 18 gennaio 2006.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

2

Ritenuto in fatto:

A. Il  22  aprile  2005  la  ditta  A._______  ha  dichiarato  all’importazione  nella 
procedura EED (modello doganale 90) presso l’Ufficio doganale di Stabio-
Confine un invio proveniente dall’Italia destinato alla ditta B._______ come 
segue:

Merce Voce di tariffa Massa 

netta 

(kg)

Massa 

lorda 

(kg)

Aliquota

(fr./100 

kg lordo)

Cavoli rapa freschi 0704.90.71 550 598 10.00

Ravanelli freschi, altri 0706.9061  n.  conv. 

stat. 099

1122 1262 10.00

Zucchine fresche 0706.9051  n.  conv. 

stat. 012

640 717 10.00

Prezzemolo  riccio 

fresco

0706.9041  n.  conv. 

stat. 011

547 721 10.00

Sulla dichiarazione d’importazione figurava il numero PGI XY.

Dopo  il  test  di  plausibilità,  il  computer  della  dogana  ha  trasmesso  al 
computer  della  ditta  A._______  il  risultato  di  selezione  “bloccata”  per  la 
partita  oggetto  del  ricorso.  In  seguito  a  ciò  la  ditta  A._______  ha 
presentato all’ufficio di sdoganamento la relativa lista d’importazione e la 
fattura n. 134 del 22 aprile 2005. Sulla fattura la merce oggetto del ricorso 
era designata con il termine di “rapanelli”.

Dall’esame  formale  effettuato  dall’ufficio  doganale  nell’ambito  della 
revisione  dei  documenti  non  sono  emerse  discordanze.  Esso  ha  quindi 
emesso la quietanza doganale e sdoganato la merce.

B. Con scritto  del  3  giugno 2005,  la  ditta  A._______  ha chiesto  la  rettifica 
dello  sdoganamento  presso l’ufficio  doganale  di  Stabio-Confine,  facendo 
valere che all’atto della compilazione della fattura era intercorso un errore 
da  parte  del  personale  della  ditta  C._______,  Milano,  e  che  le  merci 
esportate  non  erano  in  realtà  “rapanelli”,  ma  “ravani” secondo  la  voce 
0706.9051 (ramolacci). In quell'occasione, la ditta ha allegato la seguente 
documentazione: quietanza doganale originale; fattura n. 134 utilizzata per 
l’importazione;  lettera  della  ditta  C._______  (che  dichiarava  di  aver 
indicato il prodotto in modo errato); lettera di richiesta di rettifica della ditta 
B._______; copia documentazione dell’Ufficio federale dell’agricoltura con 
i relativi  contingenti,  tavole info 26-27; copie fatture di  vendita della ditta 
B._______ alla ditta D._______.

3

Con decisione del 3 agosto 2005, la Direzione di circondario delle dogane 
di Lugano (in seguito DCD) ha respinto il ricorso, considerando in sostanza 
che i  mezzi  di  prova offerti  erano insufficienti,  vuoi  perché stesi  dopo lo 
sdoganamento, vuoi perché estranei allo sdoganamento medesimo.

C. Il  1. settembre 2005, la ditta A._______ ha interposto ricorso contro tale 
decisione  presso  la  Direzione  generale  delle  dogane  (in  seguito  DGD), 
presentando  quali  nuovi  mezzi  probatori  un  ulteriore  scritto  della  ditta 
C._______, diverse fatture di commercianti italiani alla ditta C._______ e 
bollettini di consegna della ditta B._______ a clienti svizzeri.

Con decisione del 18 gennaio 2006, anche la DGD ha respinto il ricorso, 
considerando che, in difetto della prova del contrario, lo sdoganamento in 
oggetto risultava formalmente corretto e senza contraddizioni. Per quanto 
concerne la conferma del fornitore allestita a posteriori, essa ha osservato 
che  non  si  poteva  escludere  che  si  trattasse  di  un  semplice  scritto  di 
cortesia  steso  su richiesta  della  ditta  A._______.  Neppure  le  fatture  e  i 
bollettini di consegna sono stati ritenuti in rapporto con la merce importata.

D. Il 15 febbraio 2006 (data postale del 17 febbraio 2006), la ditta A._______ 
(in seguito la ricorrente) ha quindi impugnato la decisione del 18 gennaio 
2006 della  DGD dinanzi  alla  Commissione federale  di  ricorso in  materia 
doganale  (in  seguito  CRD),  postulando  “un'ulteriore  inchiesta  al  ricorso 
presentato in prima istanza alla Direzione generale delle Dogane/Lugano, 
successivamente  in  seconda  istanza  alla  Direzione  generale  della 
Dogane/Berna”.  La  ricorrente  ha  fatto  riferimento  a  nuovi  documenti,  e 
concluso  sperando  che  "il  tutto  possa  chiarire  con  certezza  l’errore 
effettuato nella trascrizione del prodotto”.

Il  21  febbraio  successivo,  la  ricorrente  ha  completato  il  proprio  ricorso 
facendo pervenire alla CRD una copia della fattura e una copia della bolla 
doganale  rettificata  dalla  dogana  italiana.  Sulla  dichiarazione  d’espor-
tazione  figurano  le  menzioni  “Copia  conforme  all’originale”  e  “Viene 
sostituita la fattura allegata n. 134 per la rettifica della descrizione articolo 
alla  IIa riga  [rettich  anziché  rapanelli]”.  Sulla  fattura  figura  invece 
l’iscrizione “Sostituisce fattura allegata. Rettifica la descrizione articolo alla 
IIa riga [rettich anziché rapanelli]”.

La  DGD  ha  a  sua  volta  risposto  con  scritto  del  24  aprile  2006 
(erroneamente  qualificato  quale  replica),  postulando  la  reiezione  del 
ricorso, con la motivazione che i giustificativi prodotti non sono sufficienti 
per comprovare che la merce importata fosse diversa da quella dichiarata. 
Per quanto concerne la bolla doganale rettificata alla dogana italiana, essa 
ha osservato  inoltre  che non è affatto  chiaro  su  quali  basi  la  ricorrente 
abbia  potuto  ottenerla.  Essa  ha  sottolineato  infine  che  al  momento 
dell'esportazione dall’Italia non vi erano tributi in gioco, ciò che fa dunque 
presumere, che all’atto della valutazione degli eventuali mezzi di prova, sia 
pure stato applicato un criterio poco severo.

4

E. Con lo scioglimento della CRD, in data 31 dicembre 2006, l'incarto è stato 
trasmesso al Tribunale amministrativo federale (in seguito TAF), il quale, 
con lettera del 17 gennaio successivo, ha informato le parti che a dirimere 
la  prestente  vertenza sarebbe stata  la  I  Corte  ed ha loro comunicato  la 
composizione del collegio giudicante.

Considerando in diritto:

1.

1.1 L'art.  53  cpv.  2  della  legge  federale  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale 
amministrativo federale (LTAF; RS 173.32) prevede che, per quanto com-
petente,  i  ricorsi  pendenti  davanti  alle  Commissioni  federali  di  ricorso al 
momento della sua entrata in vigore il 1. gennaio 2007, vengano ripresi dal 
TAF e da esso trattati sulla base del nuovo diritto processuale.

Giusta l'art. 109 cpv. 1 lett. c della legge federale del 1. ottobre 1925 sulle 
dogane (LD; RS 631.0), stato al 1. gennaio 2007, il TAF è designato quale 
autorità  di  ricorso.  Di  qui  la  sua  competenza  per  statuire  in  merito  al 
presente gravame (cfr. art. 31 segg. LTAF).

1.2 Fatta salva la LTAF ed eventuali  normative speciali  (cfr.  art.  37 LTAF e 
art. 2 cpv.  4 PA),  alla  fattispecie risulta  applicabile  la legge federale del 
20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA; RS 172.021).

Nella misura in cui il presente gravame concerne specificatamente la pro-
cedura  di  sdoganamento,  la  PA  non  trova  per  contro  applicazione  (cfr. 
art. 3 lett. e PA), quest'ultima essendo  disciplinata dalle specifiche norme 
procedurali  del  diritto  doganale  rette  dal  principio  dell’autodichiarazione 
(art. 24 e art. 29 segg. LD; in proposito cfr. anche Giurisprudenza delle au-
torità amministrative della Confederazione [GAAC] 68.51, consid. 3c). 

1.3 L'atto impugnato è una decisione emanata dalla DGD, che statuisce a sua 
volta  su  una  decisione  su  ricorso  della  DCD.  Dato  che  la  DGD  si  è 
pronunciata nel 2006, quest'ultima era a quel tempo senz'altro competente 
a decidere (cfr. art. 109 al. 1 let. c vLD). 

Diverso  sarebbe  invece,  se  tale  decisione  fosse  stata  emanata  dopo  il 
31 dicembre 2006. È infatti appena il caso di precisare che, allo scopo di 
semplicifare ed uniformare le procedure, con l'entrata in vigore della LTAF 
il  1.  gennaio  2007,  il  legislatore  ha  adottato  un  nuovo  sistema  di 
impugnazione  che  sopprime  le  due  istanze  amministrative  di  ricorso 
interne in materia doganale.  Ne consegue che contro decisioni  prese su 
ricorso dalle Direzioni  di  circondario delle dogane a partire da tale data, 
competente  a  decidere  risulta  essere  direttamente  il  TAF  e  non  più  la 
Direzione generale delle dogane come finora (cfr. art. 109 cpv. 1 lett. b LD; 
messaggio  del  Consiglio  federale  del  28  febbraio  2001  concernente  la 
revisione totale dell'organizzazione giudiziaria, FF 2001 pag. 3764 segg., 
3984 seg.).

5

1.4 Interposto  tempestivamente  (art.  22  segg.  PA;  art.  50  PA),  il  presente 
ricorso risponde alle esigenze di forma e di contenuto previste dall'art. 52 
PA. 

Per  l'art.  48  cpv.  1  PA,  ha  diritto  di  ricorrere  chi  ha  partecipato  al 
procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla 
decisione  impugnata  e  ha  un  interesse  degno  di  protezione  all'annulla-
mento  o  alla  modificazione  della  stessa  (DTF  121  II  171  consid.  2  b). 
Ancorché  destinataria  della  decisione impugnata,  ci  si  può nel  caso do-
mandare in quale misura la ricorrente sia da essa effettivamente toccata e 
sia  quindi  legittimata  ad  agire  in  causa. Come rileva  la  DGD nella  sua 
risposta,  l’aliquota  di  dazio  della  voce di  tariffa  dichiarata  (0706.9061)  è 
infatti  identica  a  quella  della  voce  richiesta  (0706.9051),  nei  due  casi 
fr. 10.-- per 100 kg di peso lordo, e neppure la relazione con la gestione 
dei  contingenti  da  parte  dell’Ufficio  federale  dell’agricoltura  (UFAG),  per 
altro  già  rilevata  dalla  DGD,  risulta  evidente.  Tale  questione  può 
comunque restare aperta.  Il  presente ricorso deve infatti  essere respinto 
già per altre ragioni.

1.5 La  ricorrente  ha  facoltà  di  invocare  la  violazione  del  diritto  federale, 
l’accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  e 
l’inadeguatezza (art. 49 PA). Il TAF non è dal canto suo vincolato né dai 
motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 
decisione impugnata né dalle argomentazioni delle parti (cfr.  PIERRE MOOR, 
Droit administratif, vol. II, 2. edizione, Berna 2002, pag. 264 seg.). I principi 
della massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono però 
limitati.  L’autorità  competente  procede  spontaneamente  a  constatazioni 
complementari  ai  fatti  o  esamina altri  punti  di  diritto  solo nei  casi  in  cui 
dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi corrispondenti (DTF 122 
V  157  consid.  1a;  121  V  204  consid.  6c;  ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, 
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2. edizio-
ne, Zurigo 1998, n. 674).

2.

2.1 Nel merito, va innanzitutto osservato che ogni trasporto di merci attraverso 
la  dogana  svizzera  soggiace  agli  obblighi  doganali  (art.  1  cpv.  1  LD). 
Giusta l’art. 1 cpv. 2 LD essi consistono nell’osservanza delle prescrizioni 
concernenti  il  traffico  attraverso  il  confine  (obbligo  della  denunzia  doga-
nale) e nel pagamento delle tasse previste dalla legge (obbligo di pagare il 
dazio).

2.2 Giusta l’art. 21 LD, i dazi d’entrata e d’uscita sono fissati dalla tariffa delle 
dogane svizzere (allegati alla legge del 9 ottobre 1986 sulla  tariffa  delle 
dogane [LTD; RS 632.10]);  di principio l’importo del dazio è determinato 
dalla  natura,  dalla  quantità  e  dallo  stato  della  merce  al  momento  in  cui 
essa è posta sotto controllo doganale (art.  23 LD). Secondo  l’art.  1 LTD 
tutte le merci importate o esportate attraverso la linea doganale svizzera 
devono essere sdoganate conformemente alla tariffa generale degli allega-
ti 1 e 2.

6

Per  le  merci  qui  in  esame,  entrano  in  considerazione  le  voci  tariffali 
0706.9050 segg. e 0706.9061 segg., la cui sistematica nel testo tariffale si 
presenta come segue:

Carote,  navoni,  barbabietole da insalata,  scorzonera (salsefrica),  sedani-
rapa, ravanelli e simili radici commestibili, freschi o refrigerati:

- altro
-- ramolacci (escluso il rafano) 
--- dal 16 gennaio alla fine di febbraio 0706.9050
--- dal 1° marzo al 15 gennaio:
---- nei limiti del contingente doganale (n. cont. 15) 0706.9051
---- altri 0706.9059
-- rapanelli 
--- dall’11 gennaio al 9 febbraio 0706.9060
--- dal 10 febbraio al 10 gennaio:
---- nei limiti del contingente doganale (n. cont. 15) 0706.9061
---- altri 0706.9069

2.3 Come  già  rilevato,  la  procedura  doganale  è  retta  dal  principio 
dell’autodichiarazione  (art.  24  LD).  Ciò  significa  tra  l'altro  che  la 
legislazione doganale attribuisce alle persone soggette all’obbligo della de-
nuncia doganale la piena responsabilità e pone esigenze severe alla loro 
diligenza,  chiedendo  di  procedere  ad  una  completa  e  corretta  dichia-
razione  delle  merci  conformemente  alle  prescrizioni (cfr.  sentenza  del 
Tribunale  federale  2A.457/2000  del  7  febraio  2001,  in  Archivio  di  diritto 
fiscale svizzero [ASA] 70 pag. 330 consid. 2c; GAAC 70.55 consid. 2a/aa e 
le  referenze  ivi  citate,  in  particolare  la  sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.1/2004 del 31 marzo 2004 consid. 2.1). 

La base per il  calcolo del dazio è costituita dalla dichiarazione stesa dal 
contribuente conformemente alla tariffa, salvo che non debba essere retti-
ficata in seguito alla visita doganale (art. 24 cpv. 1 LD). La persona sog-
getta all’obbligo della denuncia, nel caso la ricorrente, deve richiedere lo 
sdoganamento delle  merci  e presentare la relativa dichiarazione (art.  31 
cpv. 1 LD). L’ufficio doganale competente ne esamina quindi la correttezza 
formale, la completezza, come pure la conformità con i documenti di scorta 
(art. 34 cpv. 2 LD). 

Una  volta  accettata,  la  dichiarazione  vincola  il  dichiarante  e  costituisce, 
salvo il risultato della visita, la base per determinare il dazio e le altre tas-
se (art.  35  cpv.  2  LD;  cfr.  la  già  citata  sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.1/2004 del 31 marzo 2004, consid. 2.2; GAAC 70.55 consid. 2a/bb). La 
dichiarazione accettata può essere sostituita,  completata,  rettificata o di-
strutta, se ne è fatta esplicita richiesta prima che sia ordinata la visita e pri-
ma dell’allestimento della bolletta doganale. Se la bolletta doganale è già 
stata stesa, l’ufficio doganale può accogliere delle domande di ammissione 
al dazio di favore, di esenzione dal dazio o di modificazione del genere di 
sdoganamento, solo qualora l’invio si trovi ancora sotto custodia della do-

7

gana, della posta o della ferrovia (art. 49 cpv. 2 dell’ordinanza del 10 luglio 
1926 della legge sulle dogane [OLD; RS 631.01]; GAAC 68.51 consid. 3b).

Successivamente alla liberazione dell'invio, come nella presente fattispe-
cie, il  contribuente ha invece la possibilità  di opporsi  allo sdoganamento 
(entro il termine di 60 giorni di cui all'art. 109 cpv. 2 LD),  deve però riusci-
re a dimostrare che la merce importata era effettivamente di natura diversa 
da quella indicata nella dichiarazione. In proposito va precisato che l’onere 
della prova è interamente a suo carico: i documenti giustificativi devono di-
mostrare con sufficiente verosimiglianza che è subentrato un errore in re-
lazione alla merce importata e  spetta parimenti al contribuente di chiarire 
se è stato pagato un importo troppo elevato a titolo di dazio doganale, te-
nuto conto della natura della merce a torto registrata o, eventualmente, del 
fatto che l'errore del quale egli si prevale ha delle ripercussioni negative in 
relazione  al  contingentamento  di  talune  merci  (al  riguardo  cfr.  ancora 
GAAC 70.55 consid. 3b e i  riferimenti  in essa contenuti,  in particolare la 
decisione riportata in ASA 37 pag. 313 e DTF 109 Ib 190 consid. 1d).

2.4 Sempre in questo ambito, va aggiunto che – fondandosi sull’art. 142 LD – 
il  Consiglio federale ha emanato l’ordinanza del 3 febbraio 1999 concer-
nente  lo  sdoganamento  con  trasmissione  elettronica  di  dati  (OSTED; 
RS 631.071),  in  base alla  quale  – previo controllo  di  plausibilità  (art.  16 
cpv. 1 OSTED) – i partner della dogana autorizzati, e tra essi la ricorrente, 
possono  presentare  la  dichiarazione  delle  merci  mediante  procedura 
elettronica.

Giusta  l’art.  17 cpv.  1 e 2 OSTED, il  computer  della  dogana esegue un 
controllo ampliato della plausibilità e se rileva un errore respinge la dichia-
razione. Per contro, le dichiarazioni che il computer riprende senza conte-
stazioni sono considerate accettate ai sensi dell’art. 35 LD analogamente 
alle dichiarazioni  scritte  e risultano vincolanti  per il  partner della  dogana 
anche in presenza di contraddizioni rispetto ai documenti di scorta (art. 17 
cpv. 3 OSTED).

3.

3.1 Per il procedimento di ricorso amministrativo e di diritto amministrativo vige 
il  principio del libero apprezzamento delle prove (MOOR,  op. cit.  pag. 261 
segg.).  L’autorità giudicante deve formarsi  un’opinione in modo diligente, 
coscienzioso ed imparziale  sui  fatti  da dimostrare,  per  poter  stabilire  se 
essi  siano  veri  o  falsi.  La  prova  è  in  particolare  valida  se  il  giudice,  a 
seguito  del  suo  apprezzamento,  giunge  al  convincimento  che  il  fatto 
rilevante per il giudizio si è verificato: non è richiesta l’assoluta certezza, 
bensì è sufficiente il convincimento fondato sull’esperienza e sulla ragione 
pratica (al riguardo cfr. DTF 105 Ib 114 consid. 1a; FRITZ GYGI, Bundesver-
waltungsrechtspflege,  2.  edizione,  Berna  1983,  pag. 279).  L’amministra-
zione e i  tribunali  devono apprezzare le prove in modo completo e inec-
cepibile,  sempre  però  liberamente,  ossia  senza  essere  legati  a  regole 
formali (DTF 122 V 160 consid. 1c; GAAC 70.55 consid. 2c e le referenze 
in essa citate).

8

3.2 Il principio del libero apprezzamento delle prove appena descritto vale per 
l’intero  diritto  processuale  pubblico  e  quindi  anche  in  ambito  doganale 
(fatte salve le particolarità della procedura di sdoganamento che tuttavia 
non  impediscono  il  libero  apprezzamento  delle  prove  sia  per  il  proce-
dimento ricorsuale interno che per quello davanti al TAF [cfr. GAAC 67.76, 
consid. 2c]).

Ciò nondimeno, esso trova il suo limite nelle regole concernenti la valuta-
zione da parte dell’autorità giudicante di mezzi di prova risalenti, come è in 
parte nel caso in esame, ad un periodo posteriore alla dichiarazione doga-
nale (GAAC 70.55 consid. 3c/bb). Se infatti è vero che la giurisprudenza in 
materia di prestazioni  di management esportate o localizzate all’estero – 
secondo la quale, per evitare ogni abuso, è possibile tenere in considera-
zione solo documenti anteriori o contemporanei alle operazioni in questio-
ne (decisioni del Tribunale federale 2A.478/2005 dell’8 maggio 2006 con-
sid. 4.4 e 2A.546/2003 del  14 marzo 2005 consid. 2.6)  – si  applica  solo 
parzialmente al diritto doganale (in dettaglio su questo punto, cfr.  GAAC 
70.55 consid. 3c/cc), è altrettanto vero che a documenti stesi a posteriori 
va necessariamente riconosciuto un valore probatorio molto limitato. Essi 
non sono di principio esclusi, devono però essere apprezzati  con grande 
circospezione (cfr. GAAC 70.55 consid. 3c/dd in fine).

4.

4.1 Per  quanto  appena  osservato,  occorre  innanzitutto  constatare  che  la 
denominazione  “ravanelli”  della  merce  sulla  dichiarazione  doganale 
presentata  dalla  ricorrente  corrispondeva  alla  denominazione  “rapanelli” 
menzionata  nella  fattura. In  altri  termini,  quest'ultima non  contraddiceva 
affatto la voce di tariffa 0706.9061 (cfr. supra consid. 2.2) e non sussisteva 
alcuna  discordanza,  che  l’ufficio  doganale  avrebbe  dovuto  rilevare  in 
occasione  della  verifica  della  dichiarazione,  corrispondendo  la  voce  di 
tariffa alla merce indicata sulla fattura. Va detto inoltre che il contribuente 
avrebbe avuto  la  possibilità,  di  cui  non ha fatto  uso,  di  esaminare  o far 
esaminare  la  merce posta  sotto  controllo,  prima di  presentare  la  dichia-
razione doganale (art.  32 seconda frase LD; cfr.  decisione del Tribunale 
federale 2A.1/2004 del 31 marzo 2004 consid. 2.2 in fine). Stando così le 
cose,  la  DGD  ha  a  giusto  titolo  riconosciuto  valore  vincolante  alla 
dichiarazione doganale ai sensi dell’art. 35 cpv. 2 LD.

4.2 In presenza di una dichiarazione doganale vincolante e di un invio già libe-
rato (cfr. consid. 2.3.), per giustificarne un'eventuale rettifica è necessario 
che i  documenti  giustificativi  prodotti  dalla  ricorrente dinanzi  alla  DGD e 
alla CRD mostrino, con sufficiente verosimiglianza, che le merci importate 
erano dei ramolacci e non dei ravanelli. Così però non è nella fattispecie, 
infatti:

a) Dichiarazione del 31 agosto 2005 firmata dall’amministratore unico della 
società  C._______,  ditta  che  ha  venduto  il  prodotto  qui  in  discussione, 
secondo cui essa avrebbe "acquistato in data 22/04/05 140 colli di rettich 

9

bianchi da voi ordinati, come da fatt. della ditta E._______ allegata" e per il 
quale  sempre quel  giorno non avrebbe  “acquistato  ravanelli,  che invece 
sono  stati  acquistati  in  data  16/04/05  e  03-06/05/05  da  altro  fornitore 
F._______ come da fatture allegate”.

Si  tratta  di  un documento  posteriore  all’ordinazione,  che non può quindi 
che avere un valore molto limitato  (cfr.  supra consid. 3.2). In particolare, 
niente permette di escludere che esso non sia una semplice attestazione 
di cortesia da parte di un partner commerciale. Al riguardo, basti osservare 
che la ricorrente non ha neppure prodotto il bollettino di ordinazione che 
potrebbe confermare che la merce ordinata dalla  ditta  C._______ le era 
effettivamente destinata. 

b) Fatture della ditta E._______ del 30 aprile 2005 e della ditta F._______ 
del  23  aprile  e  7  maggio  2005  indirizzate  alla  società  C._______,  che 
confermano la dichiarazione di cui sopra. 

Si  tratta di  fatture che sono state stese simultaneamente alle  operazioni 
commerciali e che possono teoricamente provare queste transazioni. Esse 
concernono tuttavia solo relazioni tra terzi, che non sono parte del presen-
te procedimento e non possono avere valore probatorio  in relazione alla 
natura  delle  merci  trasportate  dalla  ricorrente  per  conto  della  ditta 
B._______.  Ad ogni  buon conto  esse non permettono affatto  di  provare 
che alla ditta B._______ siano stati venduti dei ramolacci  e che sia quindi 
stata sdoganata proprio questa merce e non dei ravanelli.

c) Attestazione del 19 maggio 2005 della ditta G._______, Milano,  con la 
quale essa dichiara di aver “erroneamente descritto nell’elenco articoli del-
la fattura sopra citata colli 140 di ravanelli […] anziché colli 140 di ravani” 
per lo stesso peso lordo, netto e valore. 

Si tratta, anche in questo caso, di un documento posteriore all’ordinazione, 
che in quanto tale non può che avere un valore probatorio molto limitato 
(cfr.  supra  consid.  3.2).  Inoltre  esso  non  spiega  né  come  la  ditta 
G._______ si  sia resa conto del suo errore né quale ne fosse la causa. 
Anche in questo caso, non si può escludere che essa abbia unicamente 
dato  seguito  ad  una  richiesta  della  ricorrente:  pure  di  qui  la  massima 
prudenza nella sua valutazione.

d) Copie di due “Kontingentsauzug”.

Si tratta di documenti  che proprio non possono dimostrare che i prodotti 
menzionati nella dichiarazione in discussione fossero dei ramolacci piutto-
sto che dei ravanelli, del resto neppure la ricorrente spiega il contrario.

e) Copie di svariati “Annahmeschein/Bestellschein” che indicano l'acquisto, 
da parte della B._______, di ravanelli in Svizzera il 19, 22, 23 25, 26 e 27 
aprile 2005. 

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Una volta di più, si tratta di documenti che non dimostrano che dei ravanel-
li non siano stati parimenti acquistati all’estero. Questi bollettini di ordina-
zione provano unicamente che la ditta B._______ faceva delle ordinazioni 
di ravanelli e che in quel periodo cercava di procurarsene; il fatto che essa 
ne abbia comprati in Svizzera non significa certo che non ne abbia potuti 
comprare anche all'estero.

f)  Copie  di  svariati  “Lieferschein” dai  quali  emergerebbe  che  la  società 
B._______ ha fornito alla ditta D._______ dei ravanelli svizzeri e del rettich 
importato durante il periodo dal 24 al 29 aprile 2005.

Si tratta di documenti non sufficienti a suffragare la tesi della ricorrente, in 
particolare a dimostrare che essa non abbia acquistato ravanelli all’estero, 
che avrebbero semplicemente potuto essere venduti ad altri partners com-
merciali. 

g)  Bolla  doganale  rettificata  alla  dogana  italiana,  con  menzione  “Copia 
conforme all’originale”  e “Viene sostituita la fattura allegata n. 134 per la 
rettifica della descrizione articolo alla IIa riga [rettich anziché rapanelli]” e 
fattura  su  cui  figura  l’iscrizione  “Sostituisce  fattura  allegata.  Rettifica  la 
descrizione articolo alla IIa riga [rettich anziché rapanelli]”.

Come pertinentemente rilevato dalla  DGD, non è chiaro su quali  basi  la 
ricorrente abbia potuto ottenere la rettifica a posteriori di tali giustificativi, e 
neppure essa lo spiega. Inoltre, all’atto dell’esportazione dall’Italia non vi 
erano tributi  in gioco, ciò deve far dunque presumere che la valutazione 
degli  eventuali  mezzi  di  prova  sia  avvenuta  in  modo  poco  severo;  non 
risulta  infatti  che  le  autorità  italiane,  quando  hanno  effettuato  questa 
correzione,  abbiano  avuto  altre  informazioni  se  non  la  fattura  n.  134 
“corretta”; si tratta pertanto di una semplice correzione formale, che non si 
fonda su prove convincenti.

4.3 Riassumendo  la  ricorrente,  che  pretende  aver  proceduto  ad  un'errata 
dichiarazione  delle  merci  allo  sdoganamento,  non  ha  dato  prova  della 
diligenza richiesta. In effetti, essa non ha esaminato né fatto esaminare la 
merce  prima  di  presentare  la  dichiarazione  doganale  e  l'ha  quindi 
accettata, di modo che quest'ultima è divenuta di principio vincolante. 

La ricorrente neppure può ottenere la correzione della citata dichiarazione, 
in quanto non è riuscita a provare chiaramente che la merce importata non 
corrispondeva,  a seguito di  un errore,  a quella menzionata nella  stessa. 
Segnatamente,  in  regime di  autodichiarazione  (cfr.  supra  consid.  2.3),  i 
documenti presentati – posteriori ai fatti litigiosi e quindi da apprezzare con 
le più grandi riserve – non permettono di dimostrare con la verosimiglianza 
richiesta  dalla  giurisprudenza  (cfr.  supra  consid.  3.2.)  che  le  merci 
dichiarate  il  22  aprile  2005  dalla  ricorrente  come  ravanelli,  confor-
mememente alla fattura e alla voce di tariffa,  fossero in realtà dei ramo-
lacci. Di qui la conclusione che essi non hanno sufficiente forza probante 

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per giustificare la rettifica della dichiarazione doganale in oggetto, per altro 
perfettamente coerente. 

Non potendosi rimporverare alla DGD di non aver proceduto alla rettifica 
dello  sdogamnamento  richiesto,  ne  discende  che  il  ricorso  deve  essere 
respinto con conseguente conferma della decisione impugnata.

5. In considerazione dell'esito della lite, in applicazione dell’art. 63 cpv. 1 PA, 
le spese processuali  vanno poste a carico della ricorrente soccombente. 
L’anticipo spese (art. 63 cpv. 4 PA) va interamente computato sulle spese 
di  procedura.  Non essendo possibile  stimare  l'interesse  finanziario  della 
ricorrente nella presente procedura, le tasse sono comunque state fissante 
al minimo. 

Con  riferimento  all'art.  7  cpv.  3  del  regolamento  dell'11  dicembre  2006 
sulle  tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale (TS-TAF, 173.320.2) alla Direzione generale delle 
dogane non viene riconosciuta nessuna indennità per ripetibili.

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia:

1. Il ricorso è respinto con conseguente conferma della decisione 18 gennaio 
2006.

2. La tassa di giustizia di fr. 200.-, corrispondente all'importo versato dalla ri-
corrente a titolo di anticipo, è messa a carico di quest'ultima.

3. Non vengono assegnate ripetibili.

4. Comunicazione: 

- alla ricorrente (per atto giudiziario)

- alla Direzione generale delle dogane (per atto giudiziario)

La Giudice presidente: Il Cancelliere:

Florence Aubry Girardin Marco Savoldelli

Rimedi giuridici

Nella misura in cui risultino adempiuti i requisiti di cui agli art. 82 segg. della legge fede-
rale del  17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF; RS 173.110),  contro la presente 
sentenza può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale 
entro trenta giorni dalla sua notificazione, allegando la sentenza impugnata. L'atto di ri-
corso deve contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova ed essere 
firmato.

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