# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 32cee793-4dcc-55fc-a802-b5e74058e239
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-02-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.02.2025 31.2024.13
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2024-13_2025-02-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  31.2024.13

   

  BS

  	
  Lugano

  10 febbraio 2025    

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, cancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 novembre 2024 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7
  ottobre 2024 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

  

in relazione alla ditta:  DT 1 

 

 

ritenuto                       in fatto

 

1.1.     La FA 1 è
iscritta a Registro di commercio dal 12 novembre 2019 (data di pubblicazione
nel FUSC; cfr. estratto RC informatizzato agli atti). 

RI 1 ha
rivestito la carica di gerente con firma individuale dal 4 marzo 2022 e dal 6
gennaio 2023 di gerente e liquidatore (date di pubblicazione nel FUSC). 

 

1.2.    
La FA 1 è stata destinataria del primo attestato di carenza beni emesso
il 29 marzo 2023 per i contributi non pagati del maggio 2022. Altri ACB relativi
ad oneri sociali rimasti impagati sono stati notificati alla società (sub doc.
6 inc. Cassa). 

In data 30
ottobre 2023 la società è stata sciolta per fallimento, la cui procedura è
stata sospesa per mancanza di attivi. 

 

1.3.    
Constatato di aver subito un danno, con decisione del 28 giugno 2024 la Cassa
CO 1 ha chiesto a RI 1 (quale gerente della FA 1) il risarcimento ex art. 52
LAVS di fr. 6'846,10 per i contributi paritetici non soluti dalla società
relativi agli acconti da gennaio a aprile 2023 (doc. 1 inc. Cassa).

 

1.4.    
A seguito dell’opposizione inoltrata dall’ex gerente (doc. 2 inc.
Cassa), con decisione su opposizione del 7 ottobre 2024 (doc. 4 inc. Cassa), la
Cassa ha confermato la decisione del 28 giugno 2024.

 

1.5.    
Con il presente ricorso l’insorgente impugna la suddetta decisione su
opposizione, chiedendone l’annullamento. Sostiene che dal 1° gennaio 2023 la
società non aveva più dipendenti. Fa in particolare presente che il 31 gennaio
(recte: ottobre) 2023 la stessa è stata sciolta per fallimento. 

 

1.6.    
Con la risposta di causa la Cassa postula la reiezione del ricorso
rinviando alle argomentazioni sviluppate nella decisione impugnata. Rileva
inoltre come l’ex gerente non abbia comprovato e tantomeno reso verosimile
quanto sostenuto nel ricorso. La convenuta conferma pertanto il danno subito
come pure la responsabilità dell’ex gerente, oggetto in passato di 4 procedure
risarcitorie.

 

 

considerato                 in
diritto

 

                                  in
ordine

 

                          2.1.  La presente vertenza non pone questioni
giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la
difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque
decidere nella composizione di un giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2
LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011,
9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

 

 

 

                                  nel
merito

 

                          2.2.  In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve
risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione
delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del
datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di
causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni
legali.

La
giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con
riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend",
cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur
Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e
adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito per
mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid.
5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).

                                  Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro
motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli
organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta
in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.

In questo
contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung
des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag.
163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15). Qualora più datori di lavoro, come per
esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona
giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente
(DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Va rilevato che il
cpv. 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1. gennaio 2012, prevede
che “se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono
sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone che si
occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono responsabili
dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero danno”.

 

I soci gerenti e
i gerenti di una Sagl rispondono dei danni causati dal non pagamento dei
contributi sociali come gli organi di una società anonima. Pertanto nell'ambito
della responsabilità ex art. 52 LAVS, il socio gerente (e il gerente) di una
Sagl deve essere parificato ad un amministratore di una società anonima (DTF 126
V 238 = Pratique VSI 2000, pagg. 226-229; cfr. anche Pratique VSI 2002 pagg.
177 segg.; STFA H 20/01 del 21 giugno 2001). Il suo comportamento nell’ambito
della gestione va quindi valutato secondo gli stessi criteri applicati agli
amministratori di questa società (STF 9C_788/ 2007 del 29 ottobre 2008; STFA H
95/04 dell’8 marzo 2005, H 337/01 del 23 gennaio 2003; STCA 31. 2011.6 dell’11
ottobre 2011 con riferimenti).

Il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) aveva
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi,
concludendo che la prassi precedentemente adottata a proposito dell'art. 52
LAVS doveva essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il
1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pagg.
79 segg.).

 

Nella
fattispecie in esame, con riferimento alla menzionata giurisprudenza, a seguito
del rilascio del primo ACB del 29 marzo 2023, il quale ha segnato l’insorgenza
(e anche la conoscenza) del danno e quindi l’insolvenza della società, la Cassa
ha rettamente chiesto in via sussidiaria al ricorrente, già gerente con firma
individuale della DT 1 (cfr. supra consid. 1.1.), il risarcimento ex art. 52
LAVS per i contributi paritetici non versati dalla società relativi agli
acconti gennaio - aprile 2023. 

 

                          2.3.  Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i
contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di
lavoro (STFA H 166/02 del 28 ottobre 2002 consid. 4.1; STCA 31.2002.10 del 10
giugno 2002 consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della
disoccupazione (STFA H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi
dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari; le spese di amministrazione;
gli interessi moratori (art. 41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la
giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg. 369-370 confermata in RDAT II 2002
pag. 533; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2000 consid. 6 e RtiD II 2006 pagg.
368-370). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H
142/03 del 19 agosto 2003 e H 194/96 del 4 novembre 1996).

Secondo costante
giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa,
mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).

Tuttavia va
ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove
che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto
(RDAT II 1995 pag. 397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).

 

Nel caso in
esame, la Cassa ha chiesto al ricorrente il risarcimento del danno subito per
il mancato pagamento degli acconti gennaio – aprile 2023 oggetto della massa
salariale definita d’ufficio (sub doc. 6 inc. Cassa).

L’insorgente
sostiene invece dal 1° gennaio 2023 la società non aveva più dipendenti, motivo
per cui gli acconti non erano dovuti e quindi la Cassa non ha subito un danno.

 

Orbene, va fatto
riferimento a quanto rilevato e documentato dalla Cassa in sede di risposta
(cfr. docc. 5 e 6 inc. Cassa):

 

" 
(…) Il 15 settembre 2022 il signor RI
1 dichiarava che vi erano ancora due lavoratrici alle dipendenze della FA 1 e
successivamente non ha mai comunicato alcunché in relazione alla rescissione di
ogni rapporto di lavoro in essere. Dalla dichiarazione dei salari per l’anno
2022 inviata il 4 gennaio 2023 risulta che queste due dipendenti sono state
occupate almeno fino al 31.12.2022. Nessuna comunicazione per contro è giunta
alla Cassa sul fatto che da lì in poi non vi sarebbe più stata occupazione di
dipendenti.

La Cassa in data 13 marzo 2023 ha richiesto alla
società informazioni per una dipendente indicata nella distinta 2022. In
seguito a ciò nessuna comunicazione è giunta alla Cassa.

Le fatture mensili di acconto del 04.01.2023,
02.02.2203, 02.03.2023, 03.04.2023 non sono mai state contestate, nè sono mai
giunte richieste di aggiornamento a dipendenza di modifiche del personale della
società.

Queste fatture sono state oggetto di 4 diffide e
altrettante domande di esecuzione nel periodo marzo – agosto 2023 (l’acconto di
gennaio 2023 è stato addirittura oggetto di ACB il 27 novembre 2023), senza che
alcuna contestazione o comunicazione giungesse alla Cassa.

Il signor RI 1 non ha dato seguito alle richieste del
Servizio ispettorato inerenti la compilazione della dichiarazione dei salari
2023 (cfr. rapporto del 01.09.2023 e scritto del 26.04.2023 al sig. RI 1).

Nemmeno successivamente al fallimento e alla relativa
insinuazione della Cassa all’UF, comprensiva del saldo 2023, nessuna
contestazione è stata inoltrata in relazione a tale saldo.

A seguito della pubblicazione dello scioglimento della
società (FUSC del 17.04.2023) è stata sospesa la fatturazione degli acconti.
Contrariamente a quanto asserito dal ricorrente la decisione di scioglimento
della società non costituisce alcuna prova sull’assenza di personale.

Si sottolinea nuovamente che nemmeno a seguito dello
scritto del 25 luglio 2024 il signor RI 1 si è avvalso della facoltà di fornire
informazioni chiare, veritiere e verosimili e nemmeno documentazione atta a
comprovare la tesi ora proposta dell’assenza di personale dal 01.01.2023. (…)”
(doc. III pagg. 3-4)

 

In queste
circostanze, l’insorgente non ha reso verosimile né in sede amministrativa né
in sede ricorsuale che – come da lui sostenuto – nel periodo in questione la
società non aveva collaboratori e che quindi gli acconti non erano dovuti,
motivo per cui la Cassa non avrebbe subito alcun danno.

                                       

Va del resto ricordato,
come visto sopra, che in caso di contestazione spetta alla controparte l’onere
della prova che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non
è corretto, ciò che non è il caso nella presente fattispecie. 

Di conseguenza il
conteggio della Cassa risulta corretto, come pure la quantificazione del danno,
non avendo la società versato i contributi richiesti per il periodo in esame (doc.
5 inc. Cassa).

 

                          2.4.  Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è
quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la
legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento
dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa
riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS
medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme
concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti
sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati,
l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in
senso stretto (art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34 segg. OAVS; RCC 1985 pag. 607
consid. 5a).

L’obbligo di
conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito
di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) e
il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai
sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno
(Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186
consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).

Inoltre – anche
se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di lavoro deve
preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il
prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione.
Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa,
lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non
ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 pag. 608 consid.
5b).

 

                          2.5.  Ritornando
al caso in esame, come visto al consid. 1.1, quale gerente di una Sagl al
ricorrente - al pari dell’organo di una società
anonima – spettava l’obbligo di vigilare sul pagamento dei contributi.

                                  Di tale obbligo e delle conseguenze
del mancato rispetto delle prescrizioni da parte del datore di lavoro egli era
ben consapevole.

                                  A
tal riguardo, in sede di risposta la Cassa ha infatti rilevato come
l’insorgente “è stato oggetto in passato di altre 4 procedure risarcitorie,
di cui una per la stessa società (con decisione 17 novembre 2023) per gli
scoperti 2022 per un importo di CHF 12'086,20 nel frattempo saldati”. Tale
assunto non è stato contestato dall’interessato.

 

                          2.6.  L’insorgente non ha fatto valere né tanto meno reso
verosimile l’esistenza di speciali circostanze – che d’altronde
neppure emergono dalle tavole processuali – che avrebbero potuto legittimare il
datore di lavoro a non versare i contributi o avrebbero potuto scusarlo dal
provvedervi (DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

Trattasi da un
lato di eventuali motivi di giustificazione, che si realizzano
allorquando vi è omissione del pagamento  per fare fronte a una mancanza
passeggera di liquidità in una delicata situazione finanziaria e nella misura
in cui in questo modo il datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente
quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza
dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi
dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole (STF 9C_812/2007 del 12
dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op.
cit., n. 668 ss. pagg. 156 ss.; vedi anche Meyer, op. cit., pagg.
25 ss. e 35 ss.; cfr. anche STF H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c e DTF
123 V 244 consid. 4b).

La questione
decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro all'epoca
credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi
sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale
atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo
responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 668 seg. pag. 156 ss.; vedi anche
Meyer, op. cit., pagg. 25 ss. e 35 ss.; cfr. anche STF H 103/00 dell’11 gennaio
2002 consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte
ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua
esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e
immediate (STF H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H
336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito
che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in
cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria (STF H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a).

Quindi
l’illiquidità della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei
contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla
citata giurisprudenza (STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

 

D’altro lato
possono essere dati motivi di discolpa per quelle aziende, che
dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato, dal profilo delle
assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro, cadono in
difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa di
fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi
della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre
mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF
9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti; cfr. in dettaglio
Reichmuth, op. cit., n. 696ss pagg. 163 ss.; cfr. anche Meyer, op. cit.,
pag.36). Va poi ricordato che per giurisprudenza non può essere riconosciuto
alcun motivo di discolpa se il differimento dei pagamenti dei contributi
paritetici era cronico e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le
procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STF
27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                          2.7.
  In considerazione di tutto quanto precede questo Giudice deve concludere che
l’insorgente, non avendo adempiuto agli obblighi di diligenza e vigilanza, ha
così violato le prescrizioni per negligenza grave e, in assenza di motivi di
giustificazione o di discolpa ai sensi della citata giurisprudenza, deve
assumersi la conseguenza del mancato pagamento dei contributi paritetici da
parte di FA 1 per gli acconti gennaio – aprile 2023 in ragione di 6'846,10.

 

Confermata la
responsabilità ex art. 52 LAVS dell’insorgente, il ricorso va respinto. 

 

                          2.8.
  Il nuovo art. 61 lett. a LPGA in vigore dal 1°
gennaio 2021 (cfr. l’art. 82a Disposizione transitoria LPGA) non prevede più la
gratuità della procedura ma unicamente che la stessa deve essere semplice,
rapida e di regola pubblica. Dal 1. gennaio 2021 è pure in vigore il nuovo art.
61 lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie relative
a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge interessata
lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può imporre spese
processuali alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

                                  Pronunciandosi di recente
sul tema dell’accollamento delle spese, in una vertenza ticinese - in cui il
TCA, in evasione di un ricorso per ritardata giustizia in materia LAINF,
considerata la causa non relativa a prestazioni, aveva accollato le spese
all’ente assicuratore rinviando al nuovo art. 61 lett. a LPGA e all’art. 29
cpv. 4 Lptca (cfr. inc. 35.2021.6) - il Tribunale federale ha sottolineato che
“eliminando il principio della gratuità generalizzata di cui all'art. 61
lett. a LPGA, il legislatore federale non ha voluto imporre in maniera
generalizzata per tutta la Svizzera l'applicazione di spese giudiziarie al di
fuori del campo di applicazione dell'art. 61 lett. f bis LPGA,
ma ha lasciato ai Cantoni la libertà di disciplinare la questione. Nulla
impedisce a un Cantone in tale contesto di prevedere la gratuità della
procedura integralmente o soltanto per alcune controversie (FF 2018 1334; BU
2018 S 668 segg.; BU 2019 N 329 segg.). Se però un Cantone desidera imporre
spese al di fuori del campo di applicazione dell'art. 61 lett. f bis LPGA,
trattandosi di un tributo causale, deve prevedere una base legale formale
chiara ed esplicita (art. 127 Cost.; DTF 145 I 52 consid. 5.2; 143 I 227
consid. 4.3.1; 124 I 241 consid. 4a, con riferimenti; Kieser, Kommentar zum
Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG,
2020, n. 209 ad art. 61 LPGA).”

 

                                  Ricordato quindi come la
normativa sulle spese giudiziarie dinanzi al Tribunale cantonale delle
assicurazioni ticinese trova la sua sede all'art. 29 Lptca e che a tutt’oggi
tale norma esplicita il principio della gratuità generalizzata (art. 29 cpv. 1
Lptca), la Corte federale ha escluso che attualmente sia possibile prelevare
spese in tutti gli ambiti non inclusi dall’art. 61 lett. f bis LPGA (come
segnatamente nell’ambito della procedura di risarcimento ex art. 52 LAVS),
richiamandosi all’art. 29 cpv. 4 Lptca. Secondo la Corte federale
infatti, “l'art. 29 cpv. 4 Lptca/TI non è una normativa sussidiaria
applicabile a tutti i casi non disciplinati dalle leggi speciali, ma si limita
a stabilire la tariffa applicabile della tassa di giustizia "quando è
dovuta". L'imposizione delle spese è subordinata manifestamente a un'altra
base legale (federale o cantonale) che obblighi in modo perentorio al
pagamento.” (STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021).

 

                                  Nella fattispecie dunque,
in assenza di una base legale necessaria (federale o cantonale) che obblighi in
modo perentorio al pagamento di spese di procedura, considerato come né la LPGA
né la LAVS né altre leggi del diritto cantonale prevedano imperativamente
l'applicazione di spese, malgrado il ricorso sia stato presentato dopo
l’entrata in vigore delle citate modifiche legislative, e malgrado la vertenza
non abbia come oggetto prestazioni assicurative, non sono prelevate spese di
procedura (cfr. pure STF 9C_394/2021 del 3 gennaio 2022).

 

                           2.9.  In DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito
all’ammissibilità del ricorso in materia di diritto pubblico in un caso
concernente la responsabilità del datore di lavoro per il danno risultante
dalla violazione delle prescrizioni in materia di AVS, il TF ha stabilito che
il ricorso in materia di diritto pubblico interposto contro un giudizio sulla
responsabilità ex art. 52 cpv. 1 LAVS è ammissibile solo qualora il valore
litigioso raggiunga il limite di fr. 30'000 o in presenza di una questione di
diritto di importanza fondamentale (circa l’interpretazione in un senso largo
della nozione di “responsabilità dello Stato” ai sensi dell’art. 85 cpv.
1 lett. a LTF vedi Moser-Szeless, Le recours en matière de droit pubblic au
Tribunal fédéral dans le domaine des assurances sociales – aspects choisis, in
HAVE 2010 pag. 342; Fretz, La responsabilité selon l’art. 52 LAVS: une
comparaison avec les art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE 2009 pag. 249; cfr. inoltre
anche la DTF 135 V 98 nella quale il TF si è pronunciato circa l’ammissibilità
del ricorso in un caso concernente la responsabilità del titolare di una cassa
di disoccupazione nei confronti della Confederazione per il danno derivante dal
pagamento di prestazioni indebite e la DTF 134 V 138 nella quale l’Alta Corte
si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso in tema di responsabilità
dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo evidenziando, in particolare,
che l’eventuale presupposto della “questione di diritto di importanza
fondamentale” – presupposto questo che, secondo l’art. 85
cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico
anche se il valore litigioso non raggiunge i fr. 30'000 – deve
essere dimostrata dal ricorrente).

 

 

 

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

 

1.     Il ricorso
è respinto.

 

                             2.  Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                    

 

                             3.  Comunicazione agli interessati.

 

                                  Contro la presente
decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

In
materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo
della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.
30'000 (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i fr.
30'000 il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di diritto
di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF).

 

Qualora
non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113
LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                           Il
segretario di Camera

 

giudice Raffaele Guffi                                   Gianluca
Menghetti