# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1b73f99c-2393-5a36-b0ef-eff0caa07fb1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-12-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.12.2018 D-5950/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5950-2018_2018-12-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5950/2018 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  d i c e m b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Jürg Marcel Tiefenthal;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Eritrea,   

rappresentata dal lic. iur. Mario Amato,  

Soccorso operaio svizzero SOS, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 17 settembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-5950/2018 

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Fatti: 

A.  

A._______, asserita cittadina eritrea, di etnia tigrina, nata nel (…), con 

ultimo domicilio a B._______, C._______, D._______, ha presentato una 

domanda d’asilo in Svizzera il (…) settembre 2017 (cfr. atto A1/2; verbale 

dell’audizione sulle generalità del 21 settembre 2017 [di seguito: verbale 

1], p.to 1.06 segg., pag. 2 segg.), dopo essere giunta su suolo elvetico 

nell’ambito di una procedura di ricollocamento (cfr. risultanze processuali; 

verbale 1, p.to 2.05 seg., pag. 4 e p.to 5.03 segg., pag. 6 seg.). 

B.  

Nel corso dell’audizione sulle generalità, l’interessata ha narrato di essere 

stata bocciata agli esami dell’(…) anno scolastico per accedere alla (…) 

classe. Non desiderando più recarsi a scuola nonché per aiutare nei lavori 

nei campi la madre, avrebbe interrotto la formazione scolastica nel mese 

(…) del 2015 (cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 7 segg.). Nel mese di 

novembre 2015, il E._______ del suo villaggio l’avrebbe convocata, 

riferendole che se non avesse continuato gli studi l’avrebbe inviata ad 

adempiere il servizio militare (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 e p.to 7.02, 

pag. 8). Il giorno stesso o il giorno dopo tale discussione con il E._______, 

la richiedente avrebbe deciso di recarsi ad F._______ da uno zio paterno. 

Pochi giorni dopo ella avrebbe incrociato nella stessa località alcuni 

studenti che lei conosceva, uno dei quali le avrebbe riferito di avere 

incontrato sua madre. Quest’ultima gli avrebbe riportato di avere ricevuto 

dal E._______ una lettera indirizzata personalmente alla richiedente, la 

quale avrebbe supposto si trattasse di una convocazione per adempiere il 

servizio militare. Ella sarebbe in seguito rientrata ad B._______, non 

incontrando però la madre, ed avrebbe deciso seduta stante di espatriare 

con due amiche (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 6 e p.to 7.01 segg., pag. 7 

segg.). 

C.  

Durante l’audizione sui motivi d’asilo (cfr. verbale d’audizione secondo 

l’art. 29 cpv. 1 LAsi del 28 agosto 2018; di seguito: verbale 2), l’interessata 

ha dichiarato di avere interrotto gli studi poiché sarebbe stata bocciata 

all’esame (…) e non avrebbe più ripetuto la medesima classe, anche per il 

fatto che non l’avrebbero più accettata a scuola per le assenze accumulate 

durante l’anno per motivi di salute (cfr. verbale 2, D43 segg., pag. 5 seg.). 

A causa dell’interruzione della scuola, nel mese di novembre 2015, dal 

E._______ le avrebbero recapitato una lettera, che sarebbe stata 

consegnata a sua madre. La richiedente, in quel momento in casa, 

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temendo si trattasse di una convocazione per adempiere il militare, non 

avrebbe né accettato né letto quanto consegnato alla madre, decidendo di 

partire il medesimo giorno per F._______, dove si sarebbe nascosta 

presso il figlio di uno zio paterno. Mentre si trovava ad F._______, avrebbe 

appreso da una persona che i militari si sarebbero presentati al suo 

domicilio e, non trovandola, avrebbero arrestato la madre. Perché 

rilasciassero la madre e poiché non voleva recarsi al servizio militare, 

avrebbe quindi deciso di espatriare, partendo da F._______, 

accompagnata da due ragazzi che avrebbe conosciuto nel suo breve 

soggiorno in tale città (cfr. verbale 2, D43 segg., pag. 5 segg.). Dopo il suo 

espatrio, avrebbe effettivamente appreso che la madre era stata rilasciata. 

Oltre al timore di essere coscritta al servizio militare, ella ha allegato di 

temere, in caso di un suo ritorno in Eritrea, di essere interrogata in merito 

al motivo della sua mancata presentazione al servizio militare nonché 

perché sarebbe espatriata illegalmente (cfr. verbale 2, D115, pag. 12). 

A supporto della sua domanda d’asilo, la richiedente ha presentato una 

copia del suo certificato di battesimo del (…) (cfr. atto A15). 

D.  

Con decisione del 17 settembre 2018, notificata il 20 settembre 2018 (cfr. 

atto A19/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), non 

ha riconosciuto la qualità di rifugiato alla richiedente ed ha respinto la sua 

domanda d’asilo. L’autorità inferiore ha altresì pronunciato 

l’allontanamento dell’interessata dalla Svizzera ed ordinato l’esecuzione 

dello stesso, in quanto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

E.  

Il 18 ottobre 2018 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

19 ottobre 2018) l’insorgente ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata 

decisione della SEM. Nel gravame la ricorrente ha postulato, in via 

principale, l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento 

della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo; ed in via subordinata 

ha chiesto la restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore per una 

nuova valutazione e l’ammissione provvisoria della ricorrente in Svizzera. 

Contestualmente, l’insorgente ha presentato una richiesta di esonero dal 

versamento di un anticipo delle presumibili spese processuali ai sensi 

dell’art. 63 cpv. 4 PA. 

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Pagina 4 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti, verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. 

La SEM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Altresì, la ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità 

inferiore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un 

interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA). Pertanto, l’insorgente, è legittimata ad 

aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei considerandi che 

seguono, è deciso dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo 

giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione verrà motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

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considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

5.  

Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d’origine dell’insorgente 

e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prendendo 

quindi in considerazione l’evoluzione della situazione avvenuta dopo il 

deposito della domanda di asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6; 2008/4 

consid. 5.4).  

6.  

6.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato che le allegazioni 

circa i motivi d’asilo presentate dalla richiedente non soddisferebbero le 

condizioni di verosimiglianza e di rilevanza ai sensi degli art. 7 e 3 LAsi. 

Secondo l’autorità inferiore, in primo luogo la ricorrente avrebbe addotto 

delle versioni contrastanti, a tratti confuse e prive di dettagli convincenti, 

nel corso delle audizioni federali, sia in merito al presunto abbandono della 

scuola, sia in relazione alla lettera che sarebbe pervenuta al suo domicilio 

ed alle conseguenze in cui sarebbe incorsa la madre, che relativo al suo 

luogo d’espatrio. A mente della SEM, l’inverosimiglianza delle dichiarazioni 

dell’interessata, condurrebbero a ritenere che ella non avrebbe 

effettivamente abbandonato la scuola per i motivi evocati. Inoltre, i contatti 

da lei intrattenuti con il E._______ e gli accadimenti in relazione con la 

presunta ricezione della lettera, sarebbero inverosimili. In secondo luogo, 

l’autorità di prime cure ha ritenuto che, posta l’inverosimiglianza delle sue 

dichiarazioni, il suo timore nei confronti dei militari così come di dover 

adempiere il servizio militare non sarebbe fondato su alcun elemento 

concreto, risulterebbe irrilevante ai fini dell’asilo. Anche l’espatrio illegale 

dell’interessata dal suo Paese d’origine, in assenza di ulteriori fattori che la 

renderebbero invisa alle autorità eritree, non giustificherebbe un timore 

fondato di dover subire, in caso di un suo rientro in Eritrea, delle sanzioni 

rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. La sola evenienza di essere uscita 

illegalmente, non risulterebbe pertanto rilevante ai fini del riconoscimento 

della qualità di rifugiato. 

6.2 L’insorgente ritiene dapprima nel suo gravame che l’autorità giudicante 

non avrebbe tenuto conto nella decisione impugnata che l’interessata, nel 

corso dell’audizione sui motivi d’asilo, avrebbe già chiarito le incoerenze 

rilevate, nonché che diverse imprecisioni sollevate, sarebbero comunque 

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marginali. Inoltre, dal suo vissuto famigliare – il (…), uno (…) e la (…) 

coscritti al servizio militare, quest’ultima pure incarcerata per aver tentato 

l’espatrio, ed uno (…) “martire” – sarebbe a conoscenza delle conseguenze 

in patria del suo espatrio e delle comunicazioni rilasciate dal E._______. A 

differenza di quanto sostenuto dall’autorità inferiore nella decisione 

avversata, per la ricorrente esisterebbe un serio rischio di essere 

sottoposta a persecuzioni rilevanti in materia d’asilo in caso di un suo 

rientro in Eritrea, in quanto oltre alla sua uscita illegale ella non sarebbe in 

grado di far fronte agli obblighi pecuniari che le verrebbero imposti dalle 

autorità eritree quale sanzione per non dover essere astretta al servizio 

militare. Tale servizio nazionale, dipoi, violerebbe il divieto di trattamenti 

inumani e degradanti ex art. 3 CEDU, il divieto alla schiavitù ed ai lavori 

forzati secondo l’art. 4 CEDU nonché l’art. 3 della Convenzione contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti del 

10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). Ella conclude che al suo 

ritorno in Eritrea, andrebbe con grande probabilità incontro ad un arresto, 

alla detenzione in condizioni inumane, nonché a dover adempiere il 

servizio nazionale, ciò che sarebbe proscritto dalle disposizioni succitate e 

dalla giurisprudenza internazionale in materia. 

7.  

7.1 Giusta l’art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati secondo le disposizioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione 

e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiati. Esso comprende il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2 

LAsi).  

7.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi. Costituiscono pregiudizi seri 

segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della 

libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica 

insopportabile. Inoltre, occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della 

condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). 

8.  

8.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

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allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). E’ 

pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro. In questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. E’ altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose. Al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa. Sarà dunque decisivo determinare, da un punto di vista 

oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e riferimenti citati). 

8.2 A differenza di quanto sostenuto dalla richiedente nel gravame, agli 

occhi del Tribunale la SEM ha ritenuto rettamente nel provvedimento 

impugnato, che le dichiarazioni decisive rese dall’insorgente nel corso di 

procedura ed a fondamento della sua domanda d’asilo, non adempiano le 

condizioni di verosimiglianza e di rilevanza giusta gli art. 7 e 3 LAsi. 

8.2.1 Segnatamente, in assenza di qualsiasi spiegazione plausibile in 

merito, l’interessata ha rilasciato nel corso delle audizioni federali delle 

dichiarazioni completamente antitetiche rispetto ai motivi che l’avrebbero 

determinata all’abbandono della scuola. Nel corso della prima audizione, 

la ricorrente ha invero sostenuto dapprima di non aver superato l’esame 

per accedere al (…) anno scolastico (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7), e di 

non avere avuto voglia di tornare a scuola (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8). 

In seguito, incalzata dall’auditore, ha invece modificato inspiegabilmente la 

predetta versione, allegando di avere interrotto la scuola poiché desiderava 

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aiutare la madre, cagionevole di salute, nei lavori nei campi e poiché 

avrebbe accumulato molte assenze a scuola (cfr. verbale 1, p.to 7.02, 

pag. 8 seg.). Ulteriore variazione discordante dell’evento che l’avrebbe 

indotta ad abbandonare la scuola è stata aggiunta dalla ricorrente 

nell’audizione sui motivi d’asilo, quando ha affermato che le sue assenze 

sarebbero state determinate dal suo stato di salute precario – e non come 

sostenuto nell’audizione sulle generalità per svolgere i lavori nei campi ed 

aiutare così la madre nelle incombenze – e che le avrebbero per questo 

motivo impedito la continuazione dell’anno scolastico (cfr. verbale 2, D45 

segg., pag. 6). Dimostrative dell’inverosimiglianza del racconto 

dell’insorgente in relazione ai motivi che l’avrebbero condotta ad 

interrompere la scuola, sono inoltre le contraddizioni riscontrate nella 

decisione querelata dall’autorità inferiore, circa il lavoro nei campi, le 

presunte necessità economiche e lo stato di salute della madre, che, per 

evitare inutili ripetizioni, si rinvia alle pertinenti motivazioni esposte dalla 

SEM in merito (cfr. p.to II consid. 1 della decisione impugnata). Pertanto, 

alla luce delle incoerenze sopra esposte, non risulta verosimile che la 

ricorrente abbia interrotto la scuola per le evenienze allegate. 

8.2.2 Già soltanto per i motivi succitati, le dichiarazioni dell’interessata 

relative alla lettera che avrebbe ricevuto dalle autorità eritree nel mese di 

novembre del 2015, e che lei ha supposto si trattasse di una convocazione 

per adempiere il servizio di leva (cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 7 seg.; 

verbale 2, D43, pag. 5 seg. e D50 segg., pag. 6 seg.) e quanto sarebbe 

successo in seguito – in particolare le ricerche da parte dei militari presso 

il suo domicilio e l’arresto ed incarcerazione della madre (cfr. verbale 2, 

D43, pag. 5 e D83 segg., pag. 9 seg.) – non risultano verosimili. Invero, sia 

la lettera che gli eventi successivi, avrebbero quale motivo scatenante 

l’interruzione degli studi da parte dell’insorgente (cfr. verbale 1, p.to 7.01, 

pag. 7; verbale 2, D56 segg., pag. 7). Tuttavia, il suo racconto circa i 

contatti avuti con le autorità eritree e la lettera che avrebbe ricevuto al suo 

domicilio non convincono il Tribunale, per le numerose contraddizioni ed 

incongruenze presenti. Segnatamente, stupisce che nel corso della prima 

audizione, la richiedente ha allegato di essere stata convocata dal 

E._______ dopo aver interrotto la scuola, il quale l’avrebbe resa attenta 

che se non avesse proseguito gli studi sarebbe incorsa nella coscrizione al 

servizio militare (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 e p.to 7.02, pag. 8), 

quando invece nel corso della seconda audizione di tale evenienza non ne 

ha fatto alcun accenno, anzi posta difronte all’incongruenza, ha 

unicamente sostenuto di non avere mai allegato di aver discusso con il 

E._______ (cfr. verbale 2, D108, pag. 11). Anche per quanto concerne le 

modalità con cui sarebbe venuta a conoscenza della presunta lettera a lei 

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indirizzata dal E._______ e del suo contenuto, le dichiarazioni contenute 

nelle due audizioni federali, risultano completamente inconciliabili, in 

quanto incoerenti e contraddittorie. Se nel corso dell’audizione sui motivi 

d’asilo, la richiedente ha infatti affermato che al momento della ricezione 

della lettera a lei indirizzata, si sarebbe trovata ad F._______ da uno zio 

paterno (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 e p.to 7.02, pag. 8), nella seconda 

audizione ha invece, senza alcuna spiegazione logica, asserito che lei 

fosse presente al domicilio quando la madre avrebbe ricevuto la lettera, ma 

di non averla voluta prendere ed essere partita subito per F._______ (cfr. 

verbale 2, D50 segg., pag. 6 segg.). Quanto al contenuto della lettera, se 

dapprima la ricorrente ha asserito ci fosse scritto dove ella si trovasse (cfr. 

verbale 1, p.to 7.01, pag. 7), in seguito ha sostenuto invece non conoscere 

il contenuto della stessa, ma di sapere soltanto che fosse indirizzata a lei 

(cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7 seg.), per poi affermare ancora trattarsi di 

una convocazione per adempiere il servizio militare, anche se non 

l’avrebbe mai letta, né avrebbe mai richiesto informazioni in merito alla 

madre, nonostante ne avesse avuto la possibilità (cfr. verbale 1, p.to 7.02, 

pag. 7 seg.; verbale 2, D43 segg., pag. 5 segg.). A ciò si aggiunge che non 

risulta minimamente comprensibile che la ricorrente abbia addotto di 

essere stata ricercata dalle autorità militari presso il proprio domicilio 

nonché dell’arresto e dell’incarcerazione della madre soltanto nel corso 

della seconda audizione, e non ne abbia neppure accennato durante la 

prima audizione, nonostante sarebbe stato uno dei motivi determinati che 

l’avrebbero convinta ad espatriare (cfr. verbale 2, D84 segg., pag. 9). In 

proposito è in limine da rilevare che le asserzioni della richiedente sono 

pure inconsistenti e vaghe. Invero ella non è stata in grado di fornire alcun 

elemento sostanziale in relazione agli eventi che hanno condotto all’arresto 

ed al rilascio della madre, affermando unicamente che lei non era presente 

in quel momento (cfr. verbale 2, D100 seg., pag. 10). Senza aggiungere le 

ulteriori divergenze già individuate correttamente dalla SEM nella 

decisione impugnata, ed alle quali si rimanda (cfr. p.to II consid. 1 della 

decisione impugnata), le contraddizioni ed incoerenze importanti denotate 

sopra, risultano inconciliabili con fatti realmente vissuti dalla richiedente. 

Ne discende pertanto che, sia la convocazione per il servizio di leva, sia gli 

eventi successivi alla stessa, in particolare le ricerche della ricorrente da 

parte delle autorità eritree in seguito alla presunta lettera e l’arresto ed 

incarcerazione della madre dell’interessata, sono inverosimili. 

8.2.3 Riassumendo, in assenza di elementi che provino o che rendano 

verosimile il suo racconto circa l’interruzione dell’anno scolastico, come 

pure in merito ai contatti con le autorità eritree in vista del suo arruolamento 

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e delle ricerche delle medesime nei suoi confronti, le condizioni poste 

dall’art. 7 LAsi non risultano essere adempiute. 

8.2.4 Proseguendo nell’analisi, la ricorrente ha inoltre addotto di temere, in 

caso di rientro in patria, di essere interrogata circa i motivi che l’avrebbero 

spinta ad espatriare illegalmente e perché non avrebbe risposto alla 

convocazione (cfr. verbale 2, D115, pag. 12). Nel gravame la ricorrente 

afferma altresì che se dovesse ritornare in Eritrea, teme di essere 

sanzionata per la sua uscita illegale e che, poiché né lei né la sua famiglia 

sarebbero in grado di far fronte al pagamento della tassa di diaspora che 

verrebbe richiesta dalle autorità eritree al suo ritorno per evitare gravi 

conseguenze, sarebbe coscritta al servizio nazionale eritreo – ed in tale 

contesto soggetta a schiavitù ed a lavori proscritti dall’art. 4 CEDU ed a 

trattamenti inumani e degradanti vietati dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 Conv. 

tortura – nonché rischierebbe l’arresto e la detenzione in condizioni 

inumane e degradanti (cfr. ricorso, p.to 3, pag. 3 segg.). 

8.2.4.1 In merito ai motivi succitati, il Tribunale rileva dapprima che il timore 

di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettivamente fondato 

allorquando il richiedente è in contatto con le autorità militari (cfr. 

Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in 

materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39). Detto contatto è 

presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure se 

la persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 

consid. 4.10 pag. 40). Al contrario, il solo rischio di dover probabilmente 

effettuare il servizio nazionale nel contesto eritreo non costituisce un 

pregiudizio determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Dal canto suo, l’espatrio 

illegale dall’Eritrea è invece da considerarsi rilevante solo in presenza di 

elementi supplementari che lascino presupporre che la persona sia 

malvista dalle autorità (cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 del 

30 gennaio 2017 [pubblicata come sentenza di riferimento] consid. 5.1). 

8.2.4.2 Nella presente disamina, in assenza di elementi atti a provare o 

quantomeno a rendere verosimile un contatto con le autorità eritree 

finalizzato all’arruolamento nel servizio militare (cfr. supra consid. 8.2.2 e 

8.2.3) – e tenendo pure conto che la stessa ha lasciato il suo paese 

d’origine ancora minorenne – v’è luogo di partire dall’assunto che la 

ricorrente non possa avvalersi di alcun timore fondato di essere sanzionata 

per diserzione o renitenza. Altresì, il solo fatto che ella possa in futuro 

essere coscritta al servizio militare, non risulta essere di per sé un motivo 

pertinente ai sensi dell’art. 3 LAsi. Negli stessi termini, anche il presunto 

espatrio illegale, vista la mancanza di circostanze supplementari che 

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lascino presupporre che l’insorgente sia malvista dalle autorità eritree, 

segnatamente vista l’inverosimiglianza degli eventi citati a margine, non 

risulta pertinente ed atto a giustificare il riconoscimento della qualità di 

rifugiato all’interessata. In tal senso, le argomentazioni proposte in sede 

ricorsuale non sono tali da rimettere in discussione la giurisprudenza 

coordinata del Tribunale (cfr. sentenze di riferimento del Tribunale D-

7898/2015 e D-2311/2016 del 17 agosto 2017). La ricorrente sembra infatti 

misconoscere il contenuto della stessa sentenza alla quale si riferisce 

parlando di “tassa sulla cosiddetta diaspora”. In punto alle questioni 

riguardanti lo statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo, un eventuale 

mancato pagamento del contributo menzionato è infatti stato ritenuto 

irrilevante in quanto non configurante un malus politico (cfr. sentenze di 

riferimento del Tribunale D-7898/2015 consid. 5.1 e D-2311/2016 

consid. 6.3; cfr. anche: D-5902/2018 del 23 novembre 2018 consid. 7.2).  

8.2.5 In conclusione, visto tutto quanto precede, sul punto in questione del 

riconoscimento dello statuto di rifugiato e della concessione dell’asilo, la 

decisione impugnata va quindi confermata. 

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. anche 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). 

Ne consegue che, anche in merito alla pronuncia dell’allontanamento, la 

decisione avversata va confermata. 

10.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 della legge 

federale sugli stranieri (LStr, RS 142.20) prevede che la stessa sia 

ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). 

In caso di non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone 

l’ammissione provvisoria (cfr. art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 e 7 LStr). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli ostacoli 

all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato 

al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare 

D-5950/2018 

Pagina 12 

o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un impedimento (cfr. 

DTAF 2011/24 consid. 10.2 e riferimento citato). 

11.  

11.1 Nella propria decisione l’autorità inferiore ha ritenuto che l’esecuzione 

dell’allontanamento dell’insorgente sia ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile. Circa l’ammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento, a mente della SEM, l’insorgente non avrebbe reso 

verosimile una situazione di minaccia reale e concreta di subire una pena 

o dei trattamenti proscritti dall’art. 3 CEDU in caso di un suo rientro in 

Eritrea. Inoltre, non sarebbe possibile l’esame di un rischio reale ed 

immediato di violazione dell’art. 4 CEDU, vista l’inverosimiglianza delle 

dichiarazioni rese dall’insorgente, se ella venisse rinviata nel suo paese 

d’origine, come pure il rischio di una sua incorporazione per adempiere il 

servizio di leva. In merito all’esigibilità dell’allontanamento, in Eritrea non 

vigerebbe una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata 

ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr. Inoltre non vi sarebbe alcun motivo 

individuale ostativo all’esecuzione dell’allontanamento della richiedente. 

11.2 Dal canto suo, la ricorrente sostiene nel gravame che il suo rinvio 

sarebbe inammissibile ed inesigibile, in quanto con certezza la stessa 

verrebbe coscritta al servizio nazionale eritreo, nonché, visto anche il suo 

espatrio illegale, all’arresto arbitrario ed a condizioni di detenzione 

inumane e degradanti vietati dall’art. 3 CEDU. Proseguendo, la ricorrente 

non condivide quanto ritenuto dal Tribunale nella sua sentenza coordinata 

E-5022/2017 del 10 luglio 2018 in merito alla qualificazione del servizio 

nazionale eritreo, in particolare per quanto attiene l’interpretazione 

dell’art. 4 cpv. 2 CEDU e la prova richiesta per ammettere la violazione 

dello stesso disposto. Il fatto solo che ella, in caso di rientro, debba subire 

dei lavori forzati nell’ambito del servizio nazionale eritreo, sarebbe già 

sufficiente per ritenere che la stessa si trovi in una situazione di emergenza. 

12. Il Tribunale rileva dapprima che il timore di essere astretta al servizio di 

leva, vista l’età in cui l’insorgente avrebbe lasciato il suo Paese d’origine, 

come pure in relazione alla sua attuale età anagrafica, possa risultare 

plausibile (cfr. anche per la prassi eritrea la sentenza del Tribunale D-

2311/2016 consid. 13 – 13.4). 

13.  

13.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStr l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

D-5950/2018 

Pagina 13 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in 

particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura. L’applicazione di tali 

disposizioni presuppone peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per 

ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale 

sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete 

ragioni la cui esistenza deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. 

DTAF 2008/34 consid. 10; GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 

n. 18 consid. 14b lett. ee). 

13.2 Nel caso in esame, come sopra già rilevato l’insorgente non è riuscita 

né a rendere verosimili i suoi motivi d’asilo ai sensi dell’art. 7 LAsi, né a 

dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere 

esposta a tali pregiudizi ex art. 3 LAsi, il principio di non respingimento non 

trova applicazione ed il rinvio della ricorrente verso il suo paese d’origine è 

dunque ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. 

13.3 Resta ora da determinare se l’esecuzione dell’allontanamento sia 

compatibile con gli art. 3 e 4 CEDU, in particolare visto il rischio di 

reclutamento nel servizio nazionale eritreo dell’insorgente. Come rimarcato 

rettamente dalla stessa ricorrente la tematica è stata invero affrontata dal 

Tribunale nella recente giurisprudenza coordinata succitata di cui al ruolo 

E-5022/2017. Nella predetta sentenza, il Tribunale è giunto alla 

conclusione che il servizio nazionale eritreo non rientri nella definizione di 

schiavitù o servitù ai sensi dell’art. 4 cifra 1 CEDU (cfr. sentenza  

E-5022/2017 consid. 6.1 e nel complesso 6.1.4). Proseguendo nell’analisi, 

è stata esaminata anche la questione a sapere se tale circostanza potesse 

o meno essere qualificata quale lavoro forzato ai sensi dell’art. 4 cpv. 2 

CEDU. A tal riguardo, è anzitutto stato escluso che il servizio nazionale 

eritreo, la cui durata è molto eterogenea e che annovera, oltra alla parte 

militare, anche delle componenti civili, possa essere considerato quale 

legittimo dovere civico. Tuttavia, si è altresì potuto determinare come, in 

assenza del riscontro di un grave rischio di flagrante violazione dell’art. 4 

cifra 2 CEDU, la suddetta qualificazione non sia ad essa sola sufficiente a 

fondare un giudizio d’inammissibilità. A mente del Tribunale, non si può 

infatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un carattere sistematico, di 

modo che ogni persona, in servizio attivo, rischi di esservi esposta. Sui 

medesimi presupposti, il Tribunale ha anche escluso l’esistenza di un grave 

rischio di tortura o di trattamento inumano ai sensi dell’art. 3 CEDU 

derivante dal solo arruolamento (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 6.1 ed 

in particolare consid. 6.1.6 e 6.1.8). Si può dunque partire dall’assunto che 

l’esecuzione dell’allontanamento non sia generalmente incompatibile con i 

D-5950/2018 

Pagina 14 

disposti citati. Il Tribunale ritiene inoltre che, la minaccia per una persona 

di essere arruolata nel servizio nazionale eritreo, in assenza di un 

sufficiente e concreto pericolo, non possa essere ritenuta sufficiente per 

comportare l’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento secondo 

l’art. 83 cpv. 4 LStr (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 6.2; cfr. fra le altre 

anche: sentenza del Tribunale D-4799/2018 del 9 ottobre 2018 

consid. 14.3). 

13.4 A tale giurisprudenza il Tribunale si attiene anche nella fattispecie, in 

quanto la ricorrente non adduce alcun nuovo argomento o situazione che 

possa comportare una diversa valutazione nella presente disamina. Ciò 

detto, da quanto già sopra considerato, in particolare non avendo 

l’insorgente reso verosimili dei contatti con le autorità eritree prima del suo 

espatrio alfine della sua convocazione per svolgere il servizio di leva – pure 

ritenuta inverosimile (cfr. supra consid. 8.2.2 e 8.2.3) – e non essendoci in 

specie altri elementi agli atti che possano far ritenere, con una probabilità 

preponderante, che la ricorrente possa essere sottoposta ad una pena o 

trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura, il timore della 

ricorrente di poter subire nel suo paese d’origine un trattamento proibito dai 

disposti precitati, non risulta fondato. 

13.5 Pertanto, anche in presenza di un eventuale rischio imminente di 

arruolamento della ricorrente nel servizio nazionale, vi è luogo di 

concludere all’ammissibilità dell’esecuzione del suo allontanamento. 

14.  

14.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStr, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. Se viene constatato un pericolo concreto – esclusi i casi di cui 

all’art. 83 cpv. 7 LStr – la SEM disporrà l’ammissione provvisoria per lo 

straniero (art. 83 cpv. 1 LStr in combinato disposto con l’art. 44 LAsi). 

 

14.2 Nella già citata sentenza D-2311/2016 (cfr. supra consid. 8.2.4.2), il 

Tribunale ha avuto modo di esprimersi anche circa l’esigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento verso l’Eritrea. Un’analisi della 

situazione del paese ha permesso di constatare un documentato 

miglioramento nell’approvvigionamento di generi alimentari e di acqua 

potabile, nonché significativi passi avanti in ambito sanitario e nel campo 

dell’istruzione. Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è attualmente da 

considerarsi generalmente esigibile (cfr. consid. 17.2). Inoltre, a differenza 

D-5950/2018 

Pagina 15 

di quanto sostenuto nel gravame dalla ricorrente (cfr. ricorso, p.to 4, pag. 7) 

il rischio di arruolamento nel servizio nazionale, non risulta influire su 

questo giudizio, dal momento che non vi è modo di considerare che tale 

evenienza ponga la persona interessata in una situazione di minaccia 

esistenziale (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 6.2.3). Ad ogni modo, in 

considerazione della situazione generale difficile in cui versa l’Eritrea, 

permane necessario verificare la questione dell’esigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con riguardo alla singola fattispecie. In presenza di 

particolari circostanze negative, vi sarà infatti luogo di ammettere, ora 

come prima, una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sentenza D-

2311/2016 consid. 17.2; cfr. anche fra le altre: sentenza D-4799/2018 

consid. 15.2). 

 

14.3 In casu, non sono ravvisabili elementi atti a ritenere che la ricorrente 

rischia, nel caso di un suo ritorno nel paese d’origine, di essere esposta ad 

una minaccia esistenziale. Inoltre, non avendo l’interessata contestato 

quanto accertato rettamente in merito dalla SEM nella decisione 

impugnata, più di quanto già sopra evidenziato (cfr. supra consid. 14.2), il 

Tribunale rinvia alle pertinenti motivazioni contenute nella stessa (cfr. 

sentenza impugnata, p.to III consid. 2).  

 

14.4 Il rientro dell’insorgente in Eritrea, risulta pertanto ragionevolmente 

esigibile. 

 

15.  

15.1 In ultima analisi, se un rimpatrio coatto in Eritrea di un richiedente la 

cui domanda d’asilo è stata respinta, non risulta al momento possibile, 

tuttavia, per prassi costante, spetta al ricorrente richiedere alla competente 

rappresentanza del suo paese d’origine i documenti necessari al rimpatrio 

(cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

 

15.2 Ne discende quindi che, l’esecuzione dell’allontanamento della 

ricorrente, risulta anche possibile (art. 83 cpv. 2 LStr). 

 

16.  

Anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, il gravame va di 

conseguenza disatteso, e la querelata decisione della SEM confermata. 

17.  

Alla luce di quanto sopra, l’autorità inferiore con la decisione impugnata 

non ha violato il diritto federale, né abusato del suo potere 

d’apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto 

D-5950/2018 

Pagina 16 

i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto 

censurabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va 

pertanto respinto.  

18.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda finalizzata 

all’esenzione dal versamento dell’anticipo a copertura delle presunte spese 

processuali, è divenuta priva di oggetto. 

19.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

20.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5950/2018 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza.  

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

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