# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dae7cd54-5901-5908-9de0-bdb285999c45
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-02-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.02.2024 D-1138/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1138-2024_2024-02-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1138/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  f e b b r a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Susanne Genner; 

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia, 

(…), 

ricorrente,  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); 

decisione della SEM del 20 febbraio 2024. 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______, cittadino turco, ha presentato in Sviz-

zera il 25 gennaio 2024 (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione 

di seguito: SEM o autorità inferiore n. […]), 

il questionario Europa della medesima data dal quale risulta che l’interes-

sato ha dichiarato di essere espatriato il 17 gennaio 2024 (cfr. atto SEM 

n. 6/2), 

l’estratto dalla banca dati Eurodac del 29 gennaio 2024 dal quale si evince 

che il 20 gennaio 2024 l’interessato ha depositato una precedente do-

manda d’asilo in Croazia (cfr. atto SEM n. 9/1), 

il verbale del colloquio Dublino del 6 febbraio 2024 (cfr. atto SEM n. 18/2) 

dal quale risulta che l’interessato sostiene di non aver depositato, di propria 

iniziativa, una domanda d’asilo in tale Paese; che le autorità croate lo 

avrebbero costretto a sottoporsi alla registrazione delle impronte digitali; 

che egli avrebbe soggiornato in Croazia, presso un posto di polizia, per una 

notte, senza che gli venisse messo a disposizione del cibo; che, in tale 

occasione, avrebbe subito dei maltrattamenti ad opera degli agenti della 

polizia; che, in tale contesto, è stato sentito in merito alla possibile compe-

tenza della Croazia per il trattamento della sua domanda di protezione in-

ternazionale, 

la domanda di ripresa in carico, dello stesso giorno, della SEM fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) GU L 

24/1 del 27.1.1983 (di seguito: RD III; cfr. atto SEM n. 19/5), inoltrata alle 

competenti autorità croate (cfr. atti SEM n. 20/1, 21/5), 

l’accettazione del 19 febbraio 2024 delle competenti autorità croate basata 

sull’art. 20 par. 5 RD III (cfr. atti SEM n. 22/2), 

la decisione della SEM del 20 febbraio 2024 (cfr. atto SEM n. 28/14), noti-

ficata all’interessato il giorno successivo (cfr. atto SEM n. 29/1), mediante 

la quale essa non è entrata nel merito della sua domanda d’asilo, pronun-

ciandone l’allontanamento (recte: trasferimento) verso la Croazia, 

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il ricorso del 22 febbraio 2024, depositato il medesimo giorno (cfr. timbro 

del plico raccomandato; data di entrata: 23 febbraio 2024) ed inoltrato al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), con il quale l’inte-

ressato ha concluso, preliminarmente, alla concessione dell’effetto so-

spensivo e, nel merito, all’annullamento della precitata decisione e alla re-

stituzione degli atti all’autorità inferiore affinché questa effettui un esame 

nazionale della domanda d’asilo; che egli ha altresì presentato una do-

manda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento 

delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con protesta di tasse e spese, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una deci-

sione in materia d’asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi, 31‒33 LTAF), il ri-

corso è ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1, 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito dello stesso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente ri-

levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si limita ad 

esaminarne la fondatezza (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1), 

che siccome il ricorso è manifestamente infondato, la decisione è pronun-

ciata dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice, e moti-

vata soltanto sommariamente (art. 111 lett. e, 111a cpv. 1 e 2 LAsi); il Tri-

bunale rinuncia, inoltre, ad uno scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

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che, nel merito, il ricorrente impugna la decisione della SEM con la quale 

quest’ultima non è entrata nel merito della sua domanda di protezione in-

ternazionale in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ritenendo la 

Croazia competente per il trattamento della medesima; che egli sarebbe 

stato costretto a depositarvi una domanda d’asilo, 

che, di conseguenza, occorre chiedersi se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non 

si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla 

volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, 

l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento, 

che, secondo l’art. 29a cpv. 1 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni 

procedurali dell’11 agosto 1999 (Oasi 1, RS 142.311), disposizione che 

concretizza la summenzionata norma, la SEM esamina la competenza per 

il trattamento della domanda d’asilo sulla base dei criteri previsti dagli 

artt. 7 – 15 RD III (criteri per la determinazione dello Stato membro com-

petente; cfr. art. 3 par. 1 RD III); che se, sulla base di tali criteri, il tratta-

mento della domanda d’asilo compete ad un altro Stato e quest’ultimo ac-

cetta la presa o ripresa in carico del richiedente asilo, la SEM emana una 

decisione di non entrata nel merito (art. 29a cpv. 2 OAsi 1), 

che per permettere la determinazione dello Stato membro competente, gli 

Stati membri Dublino sono tenuti a rilevare le impronte digitali di cittadini di 

Paesi terzi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 Regolamento UE 

n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

che istituisce l’“Eurodac” per il confronto delle impronte digitali [GU L 180/1 

del 29 giugno 2013]), 

che lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli artt. 23, 

24, 25 e 29 RD III – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che 

ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel terri-

torio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 

lett. b RD III), 

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che lo Stato membro in cui la domanda di protezione internazionale è stata 

presentata per la prima volta è obbligato, al fine di completare il processo 

di determinazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico 

un richiedente che ha presentato una domanda di protezione internazio-

nale in un altro Stato membro dopo aver ritirato la sua prima domanda pre-

sentata in un altro Stato membro durante il processo di determinazione 

dello Stato membro competente (art. 20 par. 5 RD III), 

che, secondo la giurisprudenza, tale norma si applica anche quando il ri-

chiedente ha implicitamente posto fine alla procedura lasciando il primo 

Stato membro, prima che il processo di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame della domanda sia stato completato (cfr. ex multis 

sentenza del Tribunale E-3771/2022 del 2 novembre 2022 consid. 4.3.2), 

che, nella presente disamina, il riscontro della banca dati Eurodac ha rive-

lato che il ricorrente ha depositato una precedente domanda d’asilo in 

Croazia il 20 gennaio 2024; che sulla scorta delle predette circostanze, il 

6 febbraio 2024, la SEM ha quindi chiesto alle autorità croate, nel termine 

fissato dall’art. 23 par. 2 RD III, la ripresa in carico del ricorrente sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III; che con l’accettazione del 19 febbraio 2024, 

la Croazia, nel rispetto del termine di due settimane previsto all’art. 25 

par. 1 RD III, ha espressamente ammesso la propria competenza per la 

ripresa in carico del ricorrente, 

che, di conseguenza, la Croazia è di principio competente per il trattamento 

della domanda di protezione internazionale del ricorrente ed è tenuta, a tal 

proposito, a riprenderlo in carico, 

che il ricorrente si oppone tuttavia al suo trasferimento verso suddetto 

Paese sostenendo che sussistano fondati motivi di ritenere che il sistema 

di accoglienza ivi presente sia caratterizzato da carenze sistemiche ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III; che, in particolare, egli allega di es-

sere stato maltrattato dalla polizia croata e di aver passato la notte, senza 

avere a disposizione del cibo, in un posto di polizia (cfr. atto SEM n. 18/2), 

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che, giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistono carenze 

sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza in tale 

Stato membro, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degra-

dante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione eu-

ropea (GU C 364/1 del 18.12.2000), lo Stato membro che ha avviato la 

procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l’esame dei criteri per verificare se un altro Stato membro possa essere 

designato come competente, 

che, secondo la giurisprudenza, il sistema d’accoglienza croato non pre-

senta di principio carenze sistemiche (cfr. sentenza di riferimento del Tri-

bunale E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.5), nonostante lo scri-

vente Tribunale abbia riconosciuto la commissione, da parte di agenti della 

polizia, di violenze eccessive contro i richiedenti l’asilo (cfr. consid. 9.3.2); 

che, a tal riguardo, va ricordato che la Croazia è firmataria della Conven-

zione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali 

del 4 novembre 1950 (RS 0.101; CEDU), della Convenzione del 10 dicem-

bre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti (RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto 

dei rifugiati (RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni; 

che, pertanto, si presume il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in 

particolare la tutela del diritto alla trattazione della propria domanda se-

condo una procedura giusta ed equa e la garanzia di una protezione con-

forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consi-

glio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richie-

denti protezione internazionale); che occorre rinunciare ad un trasferi-

mento esclusivamente in casi eccezionali, ovvero allorché il richiedente di-

mostra, con degli argomenti fondati, che lo Stato membro non rispetti le 

norme di cui sopra (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 

del 22 marzo 2023 consid. 9.5), 

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che, nel caso in esame, il ricorrente non ha dimostrato in alcun modo, con 

degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, 

che la Croazia non sia intenzionata a riprenderlo in carico e a portare a 

termine la procedura relativa alla domanda di protezione internazionale; 

che le dichiarazioni concernenti le condizioni a cui egli sarebbe stato con-

frontato nel predetto Paese risultano, inoltre, essere sommarie e poco cir-

costanziate; che per quanto concerne le presunte violenze subite da parte 

degli agenti di polizia, si rinvia a quanto esposto nella summenzionata giu-

risprudenza di coordinamento (cfr. supra consid. 6.2.2), precisando che tali 

atti costituiscono un abuso di potere da parte di singoli agenti di polizia, 

assimilabili a persecuzioni da parte di terzi che avrebbero potuto essere 

denunciate alle competenti autorità giudiziarie croate; che, ad ogni modo, 

la soglia elevata per il riconoscimento di carenze sistemiche non risulta 

essere in casu raggiunta, 

che, pertanto, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si giustifica 

nel caso di specie, 

che, avendo motivato sufficientemente la propria decisione e accertato i 

fatti in modo esatto e completo, le censure relative alla violazione del diritto 

di essere sentito (art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confede-

razione svizzera del 18 aprile 1999 Cost.; RS 101) e all’accertamento 

inesatto e incompleto dei fatti giuridicamente determinanti (art. 106 cpv. 1 

lett. b LAsi) devono essere respinte (cfr. ricorso del 22 febbraio 2024, 

pag. 5 in fine e 6 ab initio), 

che il ricorrente sostiene, in ragione della propria situazione personale, che 

l’autorità inferiore avrebbe dovuto fare applicazione degli artt. 17 par. 1 RD 

III e 29a cpv. 3 OAsi 1 ed entrare nel merito della sua domanda d’asilo, 

che, in deroga all’art. 3 par. 1 RD III, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clau-

sola di sovranità”) ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una 

domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un 

Paese terzo, anche se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti 

nel RD III; che, come previsto dalla giurisprudenza, la SEM è tenuta ad 

applicare la clausola di sovranità ed entrare nel merito della domanda 

d’asilo se il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione viola 

una norma imperativa del diritto internazionale (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1); che può, inoltre, ammettere tale competenza per dei motivi 

umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza 

in diritto interno svizzero la suddetta clausola di sovranità; che la SEM 

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dispone, tuttavia, di un potere di apprezzamento nell’applicazione di 

quest’ultima norma (art. 49 PA; cfr. DTAF 2015/9 consid. 7), 

che, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 

(CorteEDU), il trasferimento forzato di una persona con problemi di salute 

può comportare una violazione dell’art. 3 CEDU, se esistono seri motivi di 

credere che la medesima, in assenza di trattamenti medici adeguati nello 

Stato di destinazione, in concreto la Croazia, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle sue condi-

zioni di salute, comportante delle intense sofferenze o una riduzione im-

portante della speranza di vita (cfr. sentenze della CorteEDU Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, [Grande Camera] 41738/10, §180-

193; Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, [Grande Camera] 

57467/15, § 121-148; DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2; sentenza del Tribunale 

F-1305/2023 del 15 marzo 2023, consid. 7), 

che, nel caso di specie, al ricorrente è stata diagnosticata un’ipoacusia bi-

laterale (cfr. atti SEM n. 3/1, 12/1, 15/2, 18/2, 25/2 e 27/2); che tale condi-

zione medica non può essere considerata, ai sensi della summenzionata 

giurisprudenza, di un’importanza tale da lasciar presupporre, nel caso di 

un trasferimento in Croazia, che la sua morte appaia come una prospettiva 

prossima; che, inoltre, dagli atti non si evincono indizi della presenza di 

problematiche psicosomatiche riconducibili alle violenze subite in Croazia; 

che, inoltre, le autorità croate verranno debitamente informate dell’esi-

stenza delle problematiche mediche a lui diagnosticate (cfr. atto SEM 

n. 26/1), 

che l’applicazione degli artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 OAsi 1 al caso di 

specie non è dunque giustificata; che non traspaiono dunque elementi tali 

per ritenere che l’autorità inferiore abbia ecceduto o abusato del proprio 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), 

che, riepilogando, la SEM ha a giusto titolo rinunciato di entrare nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi pronunciando il suo trasferimento verso la Croazia; che, in con-

clusione, il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità 

inferiore confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di con-

cessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal pagamento dell’anticipo 

delle spese processuali risultano essere prive d’oggetto, 

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che, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole al momento del deposito del ricorso, la domanda di assistenza giu-

diziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, 

dev’essere respinta, 

che le spese processuali di CHF 750.–, le quali seguono la soccombenza, 

sono quindi poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché 

art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]), 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa è 

pertanto definitiva, 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: