# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3f8578c2-c5ad-5881-8a0a-247dbb244adf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 22.08.2008 52.2008.277
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2008-277_2008-08-22.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2008.277

   

  	
  Lugano

  22 agosto
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Raffaello
  Balerna, Matteo Cassina

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sarah Kalatchoff, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 29 luglio 2008 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  RI 2 

  patrocinati da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 23 luglio 2008 (n. 24) del Presidente
  del Consiglio di Stato che respinge la domanda di conferimento dell'effetto
  sospensivo al ricorso interposto dagli stessi insorgenti avverso la decisione
  18 giugno 2008 con cui il municipio di Melano ha ordinato loro di sospendere
  immediatamente l'esercizio della prostituzione e di ripristinare la
  destinazione autorizzata dell'esercizio pubblico che gestiscono;

  

 

 

viste le risposte:

-      4 agosto 2008 della
sezione dei permessi e dell'immigrazione;

-    11 agosto 2008 del
Consiglio di Stato; 

-    14 agosto 2008 del
comune di Melano; 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. Il 23
novembre 2004, il municipio di Melano ha rilasciato ad __________ la licenza
edilizia per insediare un esercizio pubblico, costituito da 11 camere da affittare,
in uno stabile (part. __________), denominato __________, nel quale sono
ubicati anche un locale notturno ed un bar. L'edificio si situa nella zona
residenziale semiestensiva (R2-04) del piano regolatore, nella quale è permessa
la costruzione di abitazioni, alberghi, ristoranti, stabili commerciali,
amministrativi ed artigianali con un'attività non molesta ed è vietata
qualsiasi forma di immissione molesta (art. 41 delle norme di attuazione del
piano regolatore; NAPR). 

Il 28 aprile 2008, l'ufficio dei permessi
del Dipartimento delle istituzioni ha rilasciato alla __________ la patente per
l'esercizio pubblico costituito dalle camere in questione. Quale gestore figura
la ricorrente RI 2 (__________), mentre la gerenza è stata assunta dal
ricorrente RI 1. 

 

b. Il 27 maggio 2008 il comando della
Polizia cantonale ha inviato al municipio di Melano copia del rapporto d'esecuzione
dei controlli esperiti il 7 febbraio 2006 ed il 3 marzo 2008 nei suddetti
esercizi pubblici dal distaccamento speciale della Polizia cantonale preposto
alla prevenzione della tratta e dello sfruttamento degli esseri umani (gruppo Teseu).
In tale rapporto, la polizia rilevava fra l'altro che nei primi due mesi di
quest'anno le camere erano state locate unicamente a giovani donne straniere
sole, ovvero non accompagnate. Faceva inoltre presente che due delle otto donne
controllate erano state condannate per esercizio illecito della prostituzione. 

 

 

                                  B.   Richiamandosi
al rapporto in questione, il 18 giugno 2008 il municipio ha ordinato alla __________,
proprietaria dell'immobile, rispettivamente alla RI 2 ed a RI 1 di sospendere
immediatamente l'esercizio della prostituzione nelle camere da locare e di ripristinare
l'uso autorizzato con licenza del 23 novembre 2004. L'autorità comunale ha in
sostanza rilevato un evidente contrasto tra la destinazione abitativa autorizzata
e quella (commerciale) instaurata abusivamente, giudicata inconciliabile con la
funzione essenzialmente residenziale della zona di situazione, in quanto fonte
di immissioni moleste. La decisione è stata dichiarata immediatamente
esecutiva, togliendo preventivamente l'effetto sospensivo ad un eventuale
ricorso. 

Contro questa decisione, la RI 2 e RI 1 sono
insorti davanti al Consiglio di Stato, chiedendone l'annullamento e postulando,
in via provvisionale, che all'impugnativa fosse conferito l'effetto sospensivo.

 

 

                                  C.   Con decisione
23 luglio 2008 il Presidente del Governo ha respinto la domanda, ritenendo, in
sostanza, che l'interesse pubblico all'immediata esecutività del provvedimento
censurato prevalesse su quello degli insorgenti.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta decisione, i soccombenti si aggravano davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendo che sia annullata e che al ricorso pendente davanti
al Consiglio di Stato sia conferito l'effetto sospensivo. 

Gli insorgenti rimproverano anzitutto al
municipio di non averli sentiti prima dell'adozione del provvedimento
censurato. Negano poi recisamente che nelle camere date in locazione venga esercitata
la prostituzione. Sostengono che le camere verrebbero date in locazione a
ballerine che si esibiscono nell'attiguo locale notturno. L'esercizio abusivo
della prostituzione non sarebbe per nulla dimostrato. Prima d'ora, tanto il
municipio, quanto i vicini non se ne sarebbero mai lamentati. 

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppone il Presidente del Consiglio di Stato, che non formula
osservazioni. 

Ad identica conclusione perviene il
municipio, contestando in dettaglio le tesi degli insorgenti con argomenti, che
per quanto necessario saranno discussi nei seguenti considerandi. 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dagli art. 21 e 45
della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). Gli
insorgenti sono legittimati ad impugnare la decisione con cui il Presidente del
Governo ha respinto la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al
ricorso che avevano inoltrato al Consiglio di Stato. Il ricorso, tempestivo, è
dunque ricevibile in ordine. 

 

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla
base degli atti (art. 18 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative
del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1). Nell'ambito di ricorsi interposti
contro decisioni di natura provvisionale, quali sono quelle riguardanti il
conferimento od il ripristino dell'effetto sospensivo, il Tribunale cantonale
amministrativo non procede di regola all'assunzione di prove. Le prove (documenti,
testi, perizie, ecc.) genericamente invocate dagli insorgenti non appaiono peraltro
atte a procurare la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio. 

 

 

                                   2.   2.1. Giusta
l'art. 47 cpv. 1 LPamm, il ricorso ha effetto sospensivo a meno che la legge o
la decisione impugnata non dispongano altrimenti. In questo caso, soggiunge la
norma (cpv. 2), il ricorrente può chiedere al presidente dell'autorità di
ricorso la sospensione della decisione. 

Per principio, il ricorso esplica effetto
sospensivo, inibendo l'esecutività della decisione. In deroga a questo
principio, la legge o l'autorità decidente può tuttavia disporre che la
decisione sia immediatamente esecutiva. La revoca preventiva dell'effetto sospensivo
ad un eventuale ricorso da parte dell'autorità decidente, rispettivamente la
concessione di tale effetto ad un ricorso proposto contro una decisione dichiarata
immediatamente esecutiva dalla legge, dipendono dal confronto degli interessi
contrapposti. L'esecutività immediata si giustifica quando l'interesse pubblico
ad una sollecita attuazione delle decisioni prevale sull'interesse dell'amministrato
a che le decisioni non esplichino effetti prima della loro crescita in
giudicato formale (Marco Borghi/Guido
Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Agno 1997, ad
art. 47 LPamm, n. 2). 

2.2. Le decisioni provvisionali sono
dichiarate immediatamente esecutive dall'art. 21 cpv. 4 LPamm. La prevalenza dell'interesse
ad una loro immediata esecutività sul contrapposto interesse di chi ne è
gravato, è presunta per legge. Chi ne è gravato può semmai chiedere al
presidente dell'autorità di ricorso di concedere l'effetto sospensivo. La
concessione dell'effetto sospensivo ad un ricorso contro una misura
provvisionale entra tuttavia in considerazione soltanto in casi eccezionali,
poiché, privando di qualsiasi efficacia il provvedimento cautelare stesso,
esplica lo stesso effetto di una decisione di accoglimento dell'impugnativa nel
merito. 

 

 

                                   3.   3.1. L'ordine
di cessare immediatamente l'utilizzazione non autorizzata di un edificio prefigura
un provvedimento di natura cautelare, fondato sull'ordinamento edilizio e volto
ad inibire una fruizione dell'immobile non conforme alla destinazione autorizzata
fintanto che non verrà semmai stabilito, nell'ambito di un procedimento di
rilascio del permesso in sanatoria, se tale uso sia conforme al diritto
materiale concretamente applicabile. Per molti aspetti, tale misura può essere
paragonata all'ordine di sospendere lavori di costruzione privi della
necessaria autorizzazione previsto dall’art. 42 LE. Anch'essa è in effetti
destinata ad assicurare il mantenimento della situazione di fatto, nell'attesa
che l'autorità accordi il permesso mancante od ordini il ripristino di una
situazione conforme al diritto applicabile (Adelio
Scolari, Commentario, II. ed., Cadenazzo 1996, ad art. 42 LE n. 1261
seg.). 

In considerazione della sua natura di
provvedimento cautelare, tale ordine è immediatamente esecutivo (art. 21 cpv. 4
LPamm). Il ricorso contro di esso non esplica dunque effetto sospensivo (art.
47 LPamm). 

 

3.2. L'ordine di adeguare l'uso di un'opera
edilizia alla destinazione prevista dalla licenza accordata è invece semmai da
ricondurre ad un provvedimento di ripristino retto dall'art. 43 LE. Nella
misura in cui impone al proprietario dell'opera utilizzata abusivamente di
rettificare la destinazione instaurata senza permesso, anch'esso esige in
effetti di ristabilire l'uso autorizzato. A meno che non si tratti di un
semplice provvedimento speculare a quello di cessare l'utilizzazione abusiva, l'ordine
di ripristinare l'uso autorizzato non è di per sé di natura provvisionale. A
meno che l'autorità revochi preventivamente l'effetto sospensivo, in caso di ricorso
l'esecutività del provvedimento è dunque sospesa. 

 

 

                                   4.   Oggetto
del ricorso in esame è la risoluzione 23 luglio 2008 del Presidente del Consiglio
di Stato, che respinge l'istanza di conferimento dell'effetto sospensivo all'impugnativa
inoltrata dalla RI 2 e da RI 1 contro l'ordine 18 giugno 2008 con cui il municipio
di Melano ha ingiunto loro di: 

(a) sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione
nell'esercizio pubblico che gestiscono, rispettivamente 

(b) di ripristinare l'uso anteriore (camere da locare) autorizzato
con licenza del 23 novembre 2004. 

 

4.1. L'ordine di sospendere immediatamente l'esercizio
della prostituzione nelle camere da locare, che formano l'esercizio pubblico
gestito dai ricorrenti, è una misura cautelare, fondata sull'ordinamento
edilizio e volta ad imporre la cessazione di un'utilizzazione dell'immobile non
conforme alla destinazione autorizzata fintanto che non verrà semmai stabilito
se è conforme al diritto materiale concretamente applicabile. In quanto provvedimento
cautelare, l'ordine è immediatamente esecutivo (art. 21 cpv. 4 LPamm). L'immediata
esecutività discende direttamente dalla legge. Su questo punto, la decisione del
municipio di togliere preventivamente l'effetto sospensivo ha valore meramente
declaratorio. 

Con la decisione qui in esame, il Presidente
del Consiglio di Stato ha anzitutto respinto la domanda dei ricorrenti di
sospendere l'esecutività di questa prima parte del provvedimento censurato. A
giusta ragione, poiché l'interesse pubblico ad impedire che nelle more del
procedimento di ricorso le camere date in locazione ad una folta e mutevole
schiera di giovani donne vengano utilizzate abusivamente come bordello prevale
chiaramente sull'interesse dei ricorrenti, che peraltro negano recisamente l'esistenza
di un simile uso e non intendono nemmeno instaurarlo. 

Invano sostengono i ricorrenti che l'esercizio
della prostituzione non sarebbe stato adeguatamente comprovato. Il fatto che durante
i primi due mesi di quest'anno le camere siano state locate esclusivamente a giovani
donne straniere non accompagnate basta a fondare il sospetto che l'esercizio
pubblico sia utilizzato come postribolo annesso al locale notturno, del quale le
prostitute si servono per abbordare i clienti. Il sospetto è poi avvalorato
dalle indicazioni reperibili su Internet (__________), che magnificano la __________
di Melano come un luogo privilegiato per incontrare donne dai facili costumi. 

L'ordine in contestazione appare legittimato
da indizi sufficienti. 

Il fumus boni iuris è innegabilmente
dato. Resta evidentemente riservata ai ricorrenti la possibilità di dimostrare,
nell'ambito del giudizio di merito che il Consiglio di Stato è chiamato a
rendere, che l'ordine di sospendere l'esercizio della prostituzione è ingiustificato
perché le locatarie lavorano soltanto come ballerine nel locale notturno e non
utilizzano le camere anche per prostituirsi. 

Prive di qualsiasi fondamento sono le
ulteriori eccezioni sollevate dai ricorrenti con riferimento alla libertà
economica costituzionalmente garantita. Il provvedimento censurato non
impedisce loro di utilizzare le camere conformemente alla destinazione abitativa
autorizzata (RDAT II-2000 n. 77 consid. 5). Non impone loro alcun obbligo
lesivo di tale libertà. In quanto gerenti dell'eser-cizio pubblico, essi hanno peraltro
il preciso dovere di vigilare e di adottare i provvedimenti necessari, affinché
lo stabilimento non venga utilizzato dalle locatarie come postribolo in palese
contrasto con la destinazione meramente abitativa autorizzata dalla licenza
edilizia. Tutto sommato si esige soltanto che i gerenti dell'esercizio pubblico
impediscano ad estranei di accedere alle camere. 

Nemmeno l'eccezione di violazione del
diritto di essere sentito soccorre i ricorrenti. La gravità dell'abuso che
viene loro addebitato in qualità di perturbatori per comportamento giustifica
la rinuncia ad un preventivo contraddittorio (cfr. per analogia l'art. 45 cpv.
2 del regolamento d'applicazione della legge edilizia del 9 dicembre 1992; RLE;
RL 7.1.2.1.1; Scolari, op. cit.,
ad art. 42 LE, n. 1274). 

 

4.2. Con l'ordine censurato il municipio ha
anche imposto ai ricorrenti di ripristinare immediatamente la destinazione
abitativa autorizzata con la licenza edilizia del 23 novembre 2004. Il Presidente
del Consiglio di Stato ha respinto la domanda dei ricorrenti di conferire l'effetto
sospensivo a questa ingiunzione, ritenendo che non si tratti di un vero e
proprio ordine di ripristino retto dall'art. 43 LE, ma soltanto di un
provvedimento speculare all'ordine di cessare l'esercizio della prostituzione. 

La tesi merita di essere accreditata. Non si
può in effetti negare che l'ossequio dell'ordine di sospendere l'esercizio
della prostituzione nelle camere dell'esercizio pubblico avrà per effetto diretto
ed immediato il ripristino della destinazione abitativa autorizzata. Se si
considera l'ordine di ripristino dell'uso anteriore alla stregua di una
semplice conseguenza, priva di portata autonoma, del divieto di utilizzare l'esercizio
pubblico come postribolo, il diniego dell'effetto sospensivo non presta il
fianco a critiche nemmeno nella misura in cui è riferito a questo secondo
aspetto del provvedimento in contestazione. L'immediata esecutività dell'ordine
di ripristinare l'uso abitativo autorizzato non arreca peraltro alcun
pregiudizio ai ricorrenti, che per darvi seguito non devono adottare alcun
altro provvedimento all'infuori di quelli necessari per impedire che le camere
non vengano utilizzate come bordello. Provvedimenti, ai quali sono comunque
tenuti già quali gestori dell'esercizio pubblico. 

 

 

                                   5.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque respinto. 

La tassa di giustizia e le ripetibili sono poste
a carico dei ricorrenti secondo soccombenza. 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21, 42, 43, 45 LE; 45 RLE; 3, 18, 21, 28,
47, 60, 61 LPamm; 

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr.1'000.- è a carico dei ricorrenti in solido, che rifonderanno
fr. 1'500.- al comune resistente a titolo di ripetibili. 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso in materia di diritto
pubblico, entro il medesimo termine è ammesso il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale (art. 113 segg. LTF).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

  . 

  	 

	
   

  	
   

  
				

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria