# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ef83e3d3-2341-5a71-9d37-5f22d7a392e5
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-04-20
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 20.04.2010 S 2010 17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2010-17_2010-04-20.pdf

## Full Text

S 10 17

3a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 20 aprile 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI

1. …, 1952, si occupa di pittura, scultura e produzione di gioielli in sasso ed è 

titolare del negozio … a ... Nel 1994, presentava una prima domanda di 

prestazioni da parte dell’assicurazione per l’invalidità (AI) dopo una caduta sul 

ghiaccio con conseguente trauma distorsivo al dorso e alla scapola destra. La 

richiesta veniva rifiutata essendo stato accertato solo un grado d’invalidità 

complessivo del 22.14% in base ad un grado d’invalidità del 19.9% in ambito 

lavorativo (quota del 79.60% per un impedimento del 25%) e del 2.24% in 

quanto casalinga (quota del 20.4% per un impedimento dell’11%).

2. Il 4 settembre 2004, l’assicurata scivolava su dei sassi bagnati durante 

un’escursione in montagna e riportava un trauma alla mano destra con 

distorsione del polso e la rottura del mignolo. A causa della successiva 

mancanza di forza alla mano, che persisteva anche dopo un intervento per 

sindrome del tunnel carpale, il 28 settembre 2005 … presentava una nuova 

domanda in vista dell’ottenimento di prestazioni da parte dell’AI. Agli inizi del 

2008, la petente veniva visitata presso il SAM di … e sulla base delle 

risultanze degli accertamenti condotti, l’Istituto delle assicurazioni sociali del 

Cantone dei Grigioni, Ufficio AI (qui di seguito semplicemente ufficio AI) 

ventilava il rifiuto di prestazioni sotto forma di rendita d’invalidità. L’assicurata 

contestava le conclusioni degli organi AI e avvalendosi dell’esito di una perizia 

ergoterapica del 4 luglio 2008 chiedeva il riconoscimento del diritto a una 

rendita.

3. Con decisione 15 dicembre 2009, l’ufficio AI confermava il rifiuto deciso 

adducendo l’assenza di un grado d’impedimento sufficiente per dare diritto ad 

una rendita d’invalidità. L’assicurata accuserebbe un grado d’impedimento 

alquanto limitato nell’attività svolta, laddove le sarebbe possibile operare delle 

scelte mirate onde evitare i lavori meno adatti agli impedimenti riscontrati. In 

un’attività confacente, non sussisterebbe poi alcun impedimento.

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 27 

gennaio 2010, … chiedeva l’annullamento della decisione di rifiuto e il 

riconoscimento di una rendita d’invalidità. Gli accertamenti medici condotti 

presso il SAM non terrebbero in debita considerazione l’effettiva attività svolta 

dall’assicurata che richiederebbe l’impiego della forza delle due mani. In 

questo senso la perizia ergoterapica sarebbe indubbiamente in grado di 

scalfire le teoriche conclusioni mediche su cui si fonderebbe l’ufficio AI. Non 

sarebbe poi stata condotta alcuna concreta indagine sul posto di lavoro in 

applicazione del metodo straordinario per la determinazione del grado 

d’invalidità degli indipendenti. Sarebbe poi quasi paradossale, che dopo il 

secondo infortunio il grado d’invalidità complessivo dell’istante venga 

quantificato tra lo 0% e il 20% al massimo, quando prima del secondo 

infortunio l’assicurata presentava già un grado d’invalidità del 22.14%.

5. Nella propria presa di posizione l’ufficio AI postulava la reiezione del ricorso e 

la conferma del rifiuto deciso. L’assicurata sarebbe impedita solo in ragione 

del 20% nell’attività esercitata finora e invece abile completamente in 

un’attività adatta ai postumi dei due infortuni subiti. Il nuovo grado 

d’impedimento sarebbe stato accertato dai medici ben conoscendo 

l’anamnesi medica della persona peritata. Del resto i minimi guadagni 

conseguiti dalla ricorrente anche prima del secondo infortunio lascerebbero 

apparire del tutto giustificato equiparare il grado di limitazione alla perdita di 

guadagno.

6. Replicando, l’istante contestava le conclusioni tratte dalla convenuta in merito 

all’andamento aziendale, introducendo poi in seguito i conteggi salariali per 

gli anni dal 2002 al 2009. Sarebbe stato per motivi di salute che la ricorrente 

avrebbe dovuto prima cedere uno dei negozi alla sorella ed in seguito 

smettere di rifornire di opere e lavorazioni anche la ditta del figlio nonché 

assumere nuovo personale per svolgere le mansioni che la stessa non 

sarebbe più stata in grado di fornire. Dal canto suo, l’ufficio AI rinunciava a 

duplicare. 

Considerando in diritto:

1. a) Secondo l’art. 4 cpv. 1 della legge federale su l’assicurazione per l’invalidità 

(LAI) in relazione con l’art. 8 della legge sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali (LPGA), per invalidità s’intende l'incapacità al guadagno 

presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute 

fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che le assicurate hanno diritto ad una rendita 

intera se sono invalide almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalide 

almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalide almeno al 50% o a un 

quarto di rendita se sono invalide almeno al 40%. In generale, ai sensi dell'art. 

16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito 

del lavoro che l'assicurata conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell’invalidità e 

dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di 

un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lei in condizioni normali di 

mercato del lavoro (reddito da invalida) e il reddito del lavoro che essa 

avrebbe potuto conseguire se non fosse diventata invalida (reddito da valida). 

Se, però, un’assicurata maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima 

di essere invalida, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità 

di guadagno non è possibile poiché l’invalidità non può cagionare una vera e 

propria perdita di guadagno. 

b) Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le 

proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di 

calcolo dell’invalidità). Per mansioni consuete di una persona senza attività 

lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli 

usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di 

pubblica utilità (art. 27 OAI). L’invalidità viene così valutata sulla base di un 

confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta 

domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 cons. 3c). 

L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica 

dipende dalla struttura della famiglia, dalla situazione professionale del 

coniuge e dalle circostanze locali. Se invece l’interessata svolge solo 

parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI (vecchio 

art. 28 cpv. 2ter) stando al quale: qualora l’assicurata eserciti un’attività 

lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge, 

l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se 

inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è 

determinata secondo l’art. 28a cpv. 2 LAI. In tal caso, occorre determinare la 

parte rispettiva dell’attività lucrativa e quella dello svolgimento delle mansioni 

consuete e poi determinare il grado d’invalidità complessiva in funzione della 

disabilità patita nei due ambiti. Questo metodo di graduazione dell'invalidità 

(detto metodo misto) è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge 

dal TF in DTF 125 V 146. 

c) Per procedere al raffronto tra il reddito conseguibile da invalida e quello 

realizzabile come persona sana bisogna di regola esprimere il più 

esattamente possibile in cifre questi redditi e confrontarli, la differenza tra i 

due importi permettendo di calcolare il tasso d'invalidità. Nella misura in cui i 

redditi non possono essere espressi con esattezza in cifre, si deve stimarli 

sulla base degli elementi noti nel caso di specie e procedere al confronto dei 

dati approssimativi ottenuti (DTF 128 V 30 cons. 1). Per determinare il reddito 

ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute 

(reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento 

determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), 

guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale 

persona sana (DTF 129 V 224 cons. 4.3.1). Tale reddito dev'essere 

determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonda sull'ultimo 

reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, 

se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (DTF 129 V 

224 cons. 4.3.1). Nel caso di lavoratrici indipendenti, il guadagno senza 

invalidità è determinato considerando l'evoluzione che l'azienda della persona 

assicurata avrebbe avuto se non fosse subentrata l'invalidità, tenuto conto 

delle sue attitudini professionali e personali come pure del genere di attività, 

nonché della situazione economica e dell'andamento dell'azienda prima 

dell'insorgere dell'invalidità (RCC 1963 pag. 427, 1961 pag. 338). Il TF ha 

precisato che il solo raffronto tra l’utile realizzato prima e quello conseguito 

dopo l’incidente, non conduce a conclusioni affidabili per quel che riguarda la 

perdita di guadagno che dipende dall’invalidità. In effetti, troppi fattori 

influenzano gli utili di un’azienda, come ad esempio la situazione 

congiunturale e la situazione concorrenziale, e conseguentemente le 

oscillazioni possono essere dovute anche a fattori estranei all’invalidità. Di 

conseguenza il TF ha stabilito che i soli documenti contabili non sono dei 

mezzi idonei a stabilire in maniera affidabile i redditi ipotetici (RAMI 1996 p. 

34, p. 36 cons. 3b; DTF 104 V 137 cons. 2c) anche se il reddito medio o il 

risultato d'esercizio di aziende simili possono fungere da base per valutare il 

reddito ipotetico (RCC 1962 pag. 125). Se non è possibile determinare o 

stimare in maniera attendibile i due redditi di cui si tratta, si deve procedere, 

ispirandosi al metodo specifico applicabile alle persone non esercitanti attività 

lucrativa (art. 27 OAI), al confronto delle attività e valutare il grado di invalidità 

ritenendo l'incidenza della diminuita capacità di rendimento sulla situazione 

economica concreta (metodo straordinario di graduazione; DTF 104 V 136 

seg. cons. 2; VSI 1998 p. 122 cons. 1a e p. 257 cons. 2b). Questo metodo 

particolare si applica eccezionalmente (RCC 1969 pag. 699) e soprattutto nel 

caso di lavoratrici indipendenti, ove un calcolo sufficientemente attendibile dei 

redditi da paragonare è escluso. La differenza fondamentale tra il metodo 

straordinario di graduazione e il metodo specifico risiede nel fatto che 

l'invalidità non è graduata direttamente sulla base di un confronto di attività: si 

valuta infatti dapprima l'impedimento cagionato dalle condizioni di salute e 

solo successivamente si accertano le ripercussioni di tale impedimento sulla 

capacità di guadagno. Una certa diminuzione della capacità funzionale di 

rendimento può certo, nel caso di una persona attiva, determinare uno scapito 

economico di stessa misura, ma non ha necessariamente una simile 

conseguenza. Se ci si volesse, nel caso di persone attive, fondare 

esclusivamente sul risultato ottenuto dal confronto delle attività, si violerebbe 

il principio legale secondo cui per questa categoria di assicurati l'invalidità 

deve essere stabilita in base all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 cons. 

1, 104 V 136 cons. 2; VSI 1998 pag. 122 cons. 1a e pag. 257 cons. 2b). Se i 

redditi da porre a confronto secondo il metodo ordinario possono essere 

quantomeno stimati, non torna applicabile il metodo straordinario. 

2. a) Nell’evenienza in esame, l’ufficio AI ha considerato del tutto legittimo 

equiparare il grado di limitazione funzionale stabilito dal medico alla effettiva 

perdita di guadagno. Tale conclusione, teoricamente ammissibile, non può 

però essere nell’evenienza protetta per più motivi. 

b) In primo luogo, per ritenere che al grado d’impedimento accertato dal medico 

corrisponda anche una relativa perdita di guadagno era indispensabile 

un’inchiesta sul posto di lavoro dell’assicurata onde stabilire chiaramente quali 

erano le usuali mansioni creative, produttive, amministrative e gestionali da 

questa svolte nell’ambito della ditta e l’incidenza di tali mansioni sull’attività 

complessiva. Solo in questo modo sarebbe stato possibile definire le concrete 

ripercussioni del danno alla salute dell’istante in applicazione del metodo 

scelto. Sulla base di semplici supposizioni, senza alcuna indicazione in merito 

al riscontro concreto delle ripercussioni del danno alla salute sulla capacità 

lucrativa, una valutazione non è possibile. E’ anche vero che in qualità di 

indipendente e in applicazione del principio della riduzione del danno - 

principio ancorato nel diritto delle assicurazioni sociali (DTF 123 V 233 cons. 

3c, 117 V 278 cons. 2b, 400 e riferimenti) e giusta il quale ogni assicurata 

deve fare quanto da lei ritenuto esigibile per ovviare o attenuare per quanto 

possibile le conseguenze dell’invalidità – l’assicurata è tenuta a organizzare 

la propria attività in modo tale che le conseguenze del danno alla salute 

abbiano le minori ripercussioni possibili. Per questo è certamente esigibile che 

l’indipendente si dedichi maggiormente alle attività di vendita, 

amministrazione e creazione di prodotti nell’esplicazione delle quali 

l’impedimento fisico non ha o ha ben poche ripercussioni, lasciando al marito 

pure impiegato nell’azienda, il compito di eseguire lavori manualmente più 

impegnativi come il taglio della pietra e la scultura. 

c) Giusta la documentazione all’incarto, non è dato sapere in che misura 

l’assicurata si dedichi all’attività indipendente ed a quella di casalinga e se 

conseguentemente vada nell’evenienza applicato anche il metodo misto. 

Nell’ambito della prima richiesta d’invalidità era stata ritenuta determinante 

un’attività di indipendente in ragione di quattro quinti e di casalinga per il 

restante quinto. In base al questionario compilato dall’interessata il 20 

novembre 2005, il grado d’inabilità lavorativa era indicato essere del 100% e 

poi del 50% sulla base di un’attività dell’80%, ciò che confermerebbe la stessa 

ripartizione dei compiti come già in precedenza. E’ vero che sullo stesso 

formulario alla domanda quante ore giornaliere lavorasse prima del danno alla 

salute l’interessata rispondeva indicando otto ore al giorno, ciò che 

sembrerebbe confermare l’esplicazione di un lavoro a tempo pieno. D’altro 

canto, l’assicurata si lamenta costantemente degli impedimenti riscontrati 

anche nella conduzione dell’economia domestica, come se una determinata 

parte della sua attività fosse dedicata a tale compito. Per questo, anche tale 

aspetto della questione va meglio chiarito. Se parte dell’attività svolta dalla 

ricorrente è quella di casalinga, l’impedimento riscontrato in questo ambito va 

stabilito mediante inchiesta domiciliare, anche tenendo però presente che 

quanto addotto dall’interessata nell’ambito del precedente procedimento in 

merito alla necessità di impiegare una terza persona era già stato allegato 

dopo gli infortuni degli anni ‘90 (vedi dichiarazione del 13 febbraio 1995). Per 

i medici del SAM (perizia 29 gennaio 2008, p. 17), nell’attività di casalinga 

sussisterebbe una capacità al lavoro dell’80%. Giusta la prassi del Tribunale 

federale però soltanto qualora non sia possibile determinare con sufficiente 

certezza che l’impedimento nell’economia domestica sia effettivamente 

dovuto all’invalidità e per quanto l’incapacità di lavoro constatata dal medico 

non sia unicamente teorica, questa risulta decisiva (RCC 1989 p. 131 cons. 

5b, 1984 p. 144 cons. 5). Nell’evenienza, senza aver previamente tentato di 

chiarire la situazione a domicilio, non è dato fondarsi unicamente sulle 

conclusioni del medico. 

3. a) Per quanto riguarda le valutazioni mediche agli atti è bene previamente 

ricordare che le perizie affidate dagli organi dell'AI a medici esterni o a servizi 

specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini 

approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria 

piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro 

credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 cons. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 

aprile 2008 e I 462/05 del 25 aprile 2007).

b) A questo riguardo, la ricorrente contesta le conclusioni alle quali giungono i 

medici del SAM in termini di esigibilità, fondandosi sulla valutazione 

ergoterapica effettuata il 1. giugno 2008. In base alla relazione 

dell’ergoterapista …, il dinamometro non indicherebbe alcuna forza per la 

mano destra e la mobilità del polso sarebbe ridotta da 40-0-56 rispetto a 60-

0-66 dell’altra articolazione. Questi postumi limiterebbero l’istante in modo 

rilevante nella propria attività lavorativa e come casalinga. Contrariamente a 

quanto pretende l’istante, questo apprezzamento non contraddice le 

valutazioni mediche fatte in precedenza ed in particolare quelle del SAM. In 

primo luogo non vengono espresse delle percentuali d’inabilità che potrebbero 

essere opposte a quanto verificato presso il SAM. Inoltre, non è contestato 

che il grado d’incapacità del 20% nella professione finora esercitata era 

considerato riconducibile alla mancanza di forza dell’arto superiore destro. 

Infatti, giusta la periza SAM del 29 gennaio 2008, le limitazioni più importanti 

erano quelle “relative alla diminuzione della forza a livello della mano destra 

e del braccio destro in generale”. Questa limitazione si ripercuoterebbe 

soprattutto sull’attività professionale della paziente nel “fare sforzi, tenere 

oggetti pesanti, lavorare con la forza bruta, utilizzare il braccio destro con 

movimenti ripetitivi e monotoni e tenendo oggetti di lavoro” (pag. 16). La 

questione fondamentale dal profilo medico è però la mancanza di correlazione 

tra quelli che sono i disturbi soggettivi lamentati dall’istante e il reperto clinico 

e radiologico oggettivabile (vedi perizia SAM pag. 16). Tale incongruenza non 

poteva evidentemente essere tenuta in considerazione all’esame 

ergoterapico. Del resto questa discrepanza era stata messa in evidenza più 

volte anche in precedenza come indicano le relazioni del 4 novembre 2005 

del dott. med. …, che non riusciva a trovare una spiegazione per la riduzione 

di forza della mano destra; del 17 gennaio 2006 del dott. med. …, che aveva 

visitato la paziente presso la Clinica universitaria di … e che non riteneva vi 

fossero dei danni neurologici o muscolari a fondamento della mancanza di 

forza e consigliava un maggior impiego dell’arto; del 30 aprile 2007 del dott. 

med. …, il quale faceva notare una chiara sproporzione tra lo stato clinico 

presentato dalla paziente senza atrofia e con un buon sviluppo della mano 

rispetto ai disturbi accusati e infine del 31 luglio 2007 della dott. med. …, che 

sospettava un influsso psicogeno sulla problematica. In queste condizioni per 

questo Giudice non esistono indizi per dubitare delle conclusioni della perizia 

del SAM.  

c) Anche il fatto che attualmente il presunto grado d’invalidità accertato sia 

inferiore a quello stabilito dopo il primo infortunio del 1994 non è come tale 

sorprendente. La prima richiesta di prestazioni era stata presentata dopo che 

la paziente lamentava ancora sempre una periatrite omero-scapolare alle due 

spalle ed una sindrome toraco-vertebrale. Questi deficit sembrano però 

essere stati compensati con il passare del tempo, giacché l’assicurata non 

lamenta disturbi legati a tali patologie. 

d) Ciò non toglie comunque che resti da valutare, giusta quanto stabilito nel 

considerando 2, l’impatto concreto degli impedimenti riscontrati dai medici 

sulla concreta situazione di lavoro dell’assicurata o nell’ambito di un’attività 

adatta. 

4. In conclusione, il ricorso è accolto nel senso dei consideranti e gli atti vengono 

retrocessi all’ufficio AI per l’espletamento dei necessari accertamenti e la 

presa di una nuova decisione. In deroga all’art. 61 lett. a LPGA, la procedura 

di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di 

prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a 

spese. L’entità delle spese è determinata tra fr. 200.00 e fr. 1000.00 in 

funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (art. 69 

cpv. 1bis LAI). Per la procedura davanti al Tribunale amministrativo, ha diritto 

alle ripetibili il ricorrente che vince la causa in applicazione all’art. 61 cpv. 1 

lett. g LPGA. Una sentenza di rinvio per nuovi accertamenti e quindi di esito 

incerto viene dalla prassi del TF considerata come una vincita della causa 

(sentenza del TF del 13 novembre 2007, U 55/07). Il presente procedimento 

ha preso inizio con la decisione di rifiuto dell’ufficio AI del 15 dicembre 2009. 

Per questo della nota d’onorario introdotta del legale possono essere presi in 

considerazione solo gli onorari ed i costi insorti a partire da tale data. Le 

ripetibili risultano allora composte dalle ore 7:45 in studio a fr. 250.-- per 

complessivi fr. 1'937.50, dalle ore 2:10 di consulenza telefonica a fr. 150.-- per 

fr. 325.-- e dalle spese di fr. 239.75. La somma di tali poste maggiorata del 

7.6% di IVA, dà un ammontare complessivo di fr. 2'692.40.  

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. Gli atti vengono 

ritornati all’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Ufficio 

AI, per l’espletamento dei necessari accertamenti nel senso dei considerandi 

e la presa di una nuova decisione. 

2. Vengono prelevati dei costi di fr. 700.--, il cui importo sarà versato dall’Istituto 

delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Ufficio AI, entro trenta 

giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze 

del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. L’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, Ufficio AI, versa 

a … fr. 2'692.40 a titolo di ripetibili. 

L’interposto ricorso al Tribunale federale è stato dichiarato inammissibile in data 20 

luglio 2010 (9C_527/2010).