# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 921124fa-212f-5416-8d67-58ab9c5eb6a0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-18
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 18.06.2018 14.2017.221
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2017-221_2018-06-18.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2017.221

  	
  Lugano

  18 giugno 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Pfister

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) nella causa SO.2017.4037 (rigetto provvisorio dell’opposizione) della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con istanza 7 agosto 2017
da

 

	
   

  	
   CO 1 

  (patrocinato dall’ PA 2, )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   RE 1 

  (patrocinato dall’ PA 1, )

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 1° dicembre 2017 presentato da RE 1 contro
la decisione emessa il 17 novembre 2017 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 1° settembre 2010 è stata iscritta a registro di commercio la PI
4. Il pacchetto azionario è stato suddiviso tra CO 1 e RE 1 in ragione di metà
ciascuno. Il 27 aprile 2016, CO 1 in qualità di venditore e RE 1 in qualità di
acquirente han­no sottoscritto un contratto di compravendita di azioni,
mediante il quale il primo ha ceduto al secondo tutte le sue azioni della PI 4.
Il prezzo della transazione è stato determinato in fr. 375'000.– da
corrispondere in due rate: una di fr. 275'000.– entro il 30 aprile 2016 e
una di fr. 100'000.– entro il 30 giugno 2016. La seconda rata era da regolare
tramite subingresso dell’acquirente nel debito in capo al venditore nei
confronti della PI 4 (punto 3.1/i del contratto) mentre l’eventuale differenza
era da corrispondere mediante bonifico bancario (punto 3.1/ii). Il fiduciario
della società, PI 1, è stato incaricato di stabilire l’ammontare dell’eventuale
differenza da corrispondere mediante bonifico. Il contratto prevede­va altresì
che al venditore venisse pagato lo stipendio fino al 30 aprile 2016, data in
cui egli ha dichiarato sciolto il contratto di lavoro che lo legava alla PI 4.

 

                                  B.   Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 14 febbraio 2017 dall’Ufficio di
esecuzione di Lugano, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 25'050.93
oltre agli interessi del 5% dal 1° febbraio 2017, indicando quale titolo di
credito il “Saldo contratto
compravendita di azioni 27.04.2016”.

 

                                  C.   Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 7 agosto 2017 CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio
alla Pretura del Distretto di Lu­gano, sezione 5. All’udienza
di discussione tenutasi il 14 novembre 2017, l’istante ha confermato la sua
domanda, mentre la parte convenuta vi si è opposta.

 

                                  D.   Statuendo con decisione del 17 novembre 2017, il Pretore ha accolto l’istanza
e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta,
ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 250.– e ripetibili di fr. 500.–
a favore dell’istante.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata, RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 1° dicembre 2017 per ottenerne
l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Il 5 dicembre 2017 il presidente
della Camera ha accolto la domanda di effetto sospensivo presentata con l’impugnazione.
Nelle sue osservazioni del 21 dicembre 2017, CO 1 ha
concluso per la reiezione del reclamo. Nei loro allegati scritti di replica
del 29 dicembre 2017 e di duplica del 10 gennaio 2018, le parti si sono
confermate nelle rispettive e contrastanti domande.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48
lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 1° dicembre 2017 contro la sentenza notificata a RE 1 il 21 novembre
2017, in concreto il reclamo è tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                   2.   In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento
di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il
cui scopo non è di accertare l’esisten­­za del credito posto in esecuzione
bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza
probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi
conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto
provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto
all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato,
quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al
giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Pretore, richiamando il punto 3.3 del contratto di
compravendita di azioni, ha dapprima ricordato che il saldo finale che RE 1 doveva
versare ad CO 1 per l’acquisto delle azioni è stato determinato, come pattuito,
dal fiduciario della società, PI 1, che ne ha poi comunicato l’importo (di fr. 25'050.93)
a PI 2 – fiduciario di CO 1 – e all’avv. PI 3. Dall’e-mail del 19 dicembre 2016
di PI 1 risulta anche che RE 1 ha accettato l’importo in parola e chiesto una
dichiarazione sottoscritta da CO 1 a conferma del fatto che con il pagamento
dei fr. 25'050.93 ogni rapporto di dare-avere relativo al contratto sarebbe
stato liquidato. Nella medesima e-mail RE 1 ha proposto di pagare l’importo
dovuto in rate di fr. 3'000.– cadauna. In queste circostanze, a mente del
Pretore, sostenere che RE 1 non sia debitore della prestazione, ma che lo sia
la PI 4, che non è parte al contratto, è quantomeno azzardato se non
fantasioso. Da qui l’accoglimento dell’istanza.

 

                                   4.   Nel
reclamo RE 1 ribadisce che il credito di CO 1 di fr. 25'050.93 corrisponde
allo stipendio a lui dovuto dalla PI 4 e non concerne la compravendita delle
azioni. L’escusso, rifacendosi all’e-mail del 13 ottobre 2016, ritiene che PI 1
e PI 2 abbiano determinato che la seconda tranche del pagamento delle azioni
era stata saldata con il subingresso di RE 1 nel debito di CO 1 nei confronti
della società. A suo dire, i due fiduciari hanno inoltre stabilito l’esistenza
di un’ec­­cedenza di debito di fr. 1'896.17, da porre in compensazione con
lo stipendio dovuto ad CO 1, ammontante a fr. 26'947.10. A mente del
ricorrente, con questi conteggi doveva ritenersi conclusa la compravendita del
pacchetto azionario come previsto dal punto 3 del contratto. Il punto 6.2
invece stabiliva che CO 1 avrebbe percepito quanto di sua spettanza fino al 30
aprile 2016. Il reclamante sostiene che tale importo è stato determinato da PI
1 in qualità di membro dell’ufficio contabile della PI 4, unica debitrice degli
stipendi. Egli reputa quindi palese la propria mancanza di legittimazione
passiva e di conseguenza arbitraria la decisione del Pretore, il quale avrebbe
accertato in modo inesatto i fatti, non riferendosi l’importo di fr. 25'050.93
al punto 3.1/ii del contratto, bensì al punto 6.2, in merito al quale l’escusso
non si sarebbe mai impegnato personalmente.

 

                                   5.   Nelle
proprie osservazioni al reclamo, CO 1 sostiene che RE 1 non ha mai asserito o
lasciato intendere di non essere il debitore dell’importo posto in esecuzione.
L’escutente si rifà alla nota e-mail del 19 dicembre 2016, deducendone che l’escusso, nell’occasione
rappresentato da PI 1, si è assunto il pagamento di tutti
i rapporti di dare e avere tra le parti, sicché è secondo lui di secondaria
importanza stabilire se i fr. 25'050.93 siano dovuti per la compravendita
delle azioni o per gli stipendi di sua spettanza. L’escutente si fonda anche
sulla contrattazione effettuata dalle parti, per tramite dei rispettivi
fiduciari, la quale proverebbe che l’importo posto in esecuzione copre
effettivamente ogni rapporto di dare-avere. CO 1 ritiene ad ogni modo che la
situazione non cambierebbe qualora si volesse applicare il punto 6.2 del
Contratto in quanto la clausola secondo cui “gli verrà pagato regolarmente lo stipendio” implica che RE 1 si sia voluto assumere personalmente il credito. Del
resto la società non era parte contrattuale e l’escusso non poteva obbligarla,
siccome disponeva solo di un potere di firma a due. CO 1 conclude che la documentazione
prodotta costituisce un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione.

 

                                   6.   In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e
se vi è identità tra l’escutente indicato sul precetto esecutivo (come nell’istanza)
e il creditore designato nel titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel
titolo e tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o
riconosciuto (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).

 

                                6.1   Costituisce
un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF l’atto pubblico o
la scrittura privata, firmata dall’escus­­so o dal suo rappresentante, da cui
si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente,
senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata, o facilmente determinabile,
ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi). L’opposizione
può essere rigettata in via provvisoria solo se l’escutente prova (e non
solo rende verosimile: sentenza del Tribunale federale 5A_741/2013 del 3 aprile
2014, consid. 3.1.3 con rimandi) che l’escusso ha riconosciuto senza riserve né
con­dizioni il debito posto in esecuzione. Il riconoscimento deve risultare
indiscutibilmente dal documento o dai documenti prodotti dall’escutente (v. Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010,
n. 21 ad art. 82 LEF). Una sua eventuale interpretazione può fondarsi
solo sul titolo stesso (sentenza 5A_741/2013 già citata, consid. 3.1.1 e 4.2),
fermo restando che in caso di dubbio la questione litigiosa andrà, se occorre,
sottoposta al giudice ordinario (sentenza della CEF 14.2015.23 del 28 maggio
2015, consid. 7.1).

 

                                6.2   Nella
fattispecie, il contratto di compravendita di azioni regola esplicitamente l’obbligo dell’acquirente RE 1 di
ver­sare al venditore CO 1 l’importo complessivo di fr. 375'000.–,
di modo che per tale importo l’esistenza di un riconoscimento di debito è palese. È del resto
pacifico che il prezzo di fr. 375'000.– pattuito per la
compravendita delle azioni è stato pagato da RE 1, in parte in denaro e in
parte con l’assunzione del debito del venditore nei confronti della società.
Per quanto attiene invece alla retribuzione di CO 1, pur essendo vero che il
contatto stabilisce chiaramente che al venditore verrà regolarmente pagato lo
stipendio fino al 30 aprile 2016, non specifica da chi. In assenza di altre
indicazioni, in verità, non è dubbio che il salario debba essere versato dalla
datrice di lavoro, la PI 4, di cui il venditore è “dipendente”. Certo, la
società non è parte del contratto, ma le parti, in qualità di unici
amministratori suoi, erano legittimati a convenire lo scioglimento del
contratto di lavoro e la durata residua dell’onere retributivo.

 

                                6.3   L’escutente,
invero, sostiene che l’escusso si è “assunto” personalmente quel debito. Non si capisce però se egli
intende così un’assunzione di debito in senso lato (nell’accezione di assunzione
di responsabilità) o in senso tecnico (giusta l’art. 176
CO). Comunque sia, in un senso come nell’altro la tesi dell’istante non resiste
alla critica.

 

                                  a)   Dal
punto 6.2 del contratto, infatti, non risulta indiscutibilmente che RE 1 si sia
impegnato personalmente a pagare il salario del venditore fino al 30 aprile
2016. Come visto (sopra consid. 6.2), dal testo dell’accordo risulta piuttosto
che il salario sia dovuto dalla società. Sia come sia, l’istante non ha
provato, come gli incombeva (sopra consid. 6.1), che l’escusso si è
incontestabilmente riconosciuto personalmente debitore del suo salario.

 

                                  b)   Perché
possa ottenere il rigetto provvisorio dell’opposizione interposta dall’assuntore
del debito posto in esecuzione, l’escuten­­te deve produrre una dichiarazione
di assunzione di debito ester­na sottoscritta dall’assuntore (Staehelin, op. cit., n. 55 ad art. 82).
Nella fattispecie, CO 1 non ha prodotto alcuna dichiarazione di RE 1, secondo cui egli
avreb­be assunto il debito salariale della PI 4. Nulla di
simile risulta in particolare dal punto 6.2 del contratto di compravendita di
azioni.

 

                                6.4   L’escutente,
come visto, ritiene che le e-mail del 13 ottobre 2016 (doc. G) e del 19
dicembre 2016 (doc. H) redatte da PI 1 siano atte a dimostrare che l’escusso si
è assunto anche il debito concernente lo stipendio di CO 1, il quale, secondo il
punto 6.2 del contratto, ha mantenuto il diritto alle sue spettanze sino al 30
aprile 2016. 

                                  a)   Un
riconoscimento di debito, è vero, può essere dedotto anche da un insieme di documenti,
non necessariamente tutti firmati, a condizione però che il documento in cui l’escusso
si riconosce debitore dell’escutente sia firmato e si riferisca o rinvii chiaramente
e direttamente a documenti che menzionano l’importo del debito o che permettano
di quantificarlo già al momento della sua sottoscrizione (DTF 139 III 302
consid. 2.3.1; Staehelin,
op. cit., n. 15 e 26 ad art. 82; Veuillet in : Abbet/Veuillet (ed.), La mainlevée de l’opposition (2017),
n. 27 ad art. 82 LEF). Nel caso specifico, però, il
contratto di compravendita di azioni non rinvia alle e-mail citate dall’istante,
le quali non erano ancora state redatte. Del resto, esse non sono invocate dall’istante
in vista di stabilire l’importo del debito a suo dire riconosciuto, ma per dimostrare
che l’escusso si è impegnato personalmente a pagare anche le pretese salariali.
Ora, secondo la giurisprudenza in materia di rigetto dell’opposizione (sopra
consid. 6.1), soltanto il contratto stesso può servire a interpretarne il punto
6.2. La motivazione contraria contenuta nella sentenza impugnata si rivela così
giuridicamente errata.

 

                                  b)   Infine, le e-mail di PI 1 non possono assurgere da
sé sole a valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione, poiché sono
sprovviste della firma autografe dell’escusso o del suo rappresentante (nel senso dell’art. 14 cpv. 1 CO, v. sentenza della CEF
14.2016.141 del 17 novembre 2016 consid. 5). In assenza di un valido titolo di rigetto, il reclamo dev’essere accolto e la sentenza
impugnata riformata nel senso della reiezione dell’istanza, fermo
restando che la sentenza odierna non pregiudica i diritti dell’escutente nel
merito (sopra consid. 2).

 

                                   7.   In
entrambe le sedi la tassa,
stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le
ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2
RTar (RL 3.1.1.7.1) per il rinvio dell’art.
96 CPC, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).

 

                                   8.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 25'050.93,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è accolto e di conseguenza i
dispositivi n. 1 e 2 della decisione impugnata sono così riformati:

                                         1.   L’istanza è
respinta.

                                         2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 250.–, da anticipare dall’i­­stante, sono
poste a suo carico, con l’obbligo di rifondere fr. 500.– alla controparte
a titolo di ripetibili.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 420.– relative al presente giudizio,
già anticipate dal reclamante, sono poste a carico di CO 1, che gli rifonderà fr. 1'100.–
per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –    ;

  –     .

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).