# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8bb519a2-672b-5eea-9900-bf468a4f39f6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-07-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 02.07.2008 80.2007.177
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2007-177_2008-07-02.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2007.177

  	
  Lugano

  2 luglio 2008

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Fiorenzo Gianinazzi

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS 1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso del 19 dicembre 2007 contro la decisione del
  21 novembre 2007 in materia di IC/IFD 2005.

  

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1
svolge l’attività di rappresentante alle dipendenze della __________. Suo luogo
di lavoro indicato dal certificato di salario è __________.

                                         Nel 2005,
il contribuente ha conseguito uno stipendio lordo di    fr. 85'381.–, cui si
aggiungono fr. 1’085.– di rifusione di spese di viaggio e fr. 13'200.– di
rimborso forfetario di “altre spese”. Inoltre, egli ha a propria disposizione
un’automobile della ditta.

 

 

                                  B.   Notificando
al contribuente ed alla moglie __________ la tassazione IC/IFD 2005, con
decisione del 12 luglio 2007, l’Ufficio di tassazione di Bellinzona commisurava
il reddito del lavoro in              fr. 73'145.–, importo cui aggiungeva fr.
5'000.– di “altri redditi”. Nella motivazione spiegava che si trattava di
“valori esposti secondo valutazione d’ufficio”.

 

 

                                  C.   I
contribuenti impugnavano la suddetta decisione, con reclamo del 10 luglio 2007,
nel quale contestavano l’aggiunta dei 5'000 franchi, come pure il fatto che
essa non fosse stata in alcun modo motivata. 

                                         L’autorità
di tassazione respingeva il reclamo con decisione del 21 novembre 2007, nella
quale argomentava che da informazioni in suo possesso “le importanti rifusioni
di spesa versate al contribuente a titolo forfetario da parte del datore di
lavoro e l’avere a disposizione un veicolo aziendale a condizioni estremamente
vantaggiose… determinano una ‘ripresa’ in termini di reddito imponibile per
vantaggi privati”. Tale ripresa, definita in fr. 5'000.–, veniva così
confermata. 

 

 

                                  D.   Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1 ripropongono la contestazione relativa all’aggiunta dell’importo di fr. 5'000.– al reddito
imponibile. Sottolineano che le rifusioni di spesa a titolo forfetario (fr. 1'100.– al mese) sono concesse dal datore di lavoro al
ricorrente “per tutti i costi sostenuti in relazione alla sua attività di rappresentante svolta quotidianamente
all’esterno, più precisamente: pasti di mezzogiorno presi regolarmente fuori casa, pasti serali saltuariamente presi
fuori casa, fax, telefono (generalmente con il cellulare), piccole spese di
rappresentanza, uso del computer e altre spese amministrative”. A tale
riguardo, produce il piano di retribuzione 2005 e l’allegato al contratto di lavoro riguardante le spese professionali. I ricorrenti osservano poi che sono
proprietari di un’automobile privata, non usando per scopi privati il veicolo della
ditta. Rilevano infine che mai in precedenza l’autorità di tassazione ha preteso la prova delle spese
sostenute né ha intrapreso la contestata ripresa.

 

 

                                  E.   All’udienza
del 5 giugno 2008, il ricorrente ha ribadito che l’importo mensile di fr. 1'100.–
che gli veniva rimborsato fino al marzo 2008 non era neppure sufficiente a
coprire tutti i costi a suo carico (pasti di mezzogiorno e talvolta serali,
caffè e rinfreschi offerti ai clienti, spese legate all’ufficio, soprattutto
telefono e fax). Ha poi precisato che tale sistema di rifusione delle spese è
cambiato dal 1° aprile 2008.

                                         L’Ufficio
di tassazione ha invece chiesto di respingere il ricorso, in base alle
direttive della Divisione delle contribuzioni. 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Per gli
articoli 16 cpv. 1 LT e 17 cpv. 1 LIFD, sono imponibili tutti i proventi di
un’attività dipendente, retta dal diritto privato o pubblico, compresi i
proventi accessori, quali indennità per prestazioni straordinarie, provvigioni, assegni, premi di anzianità, gratificazioni, mance, tantièmes e altre prestazioni valutabili in denaro. 

                                         Sotto tale nozione
di reddito possono anche venir assunti i pagamenti effettuati dal datore di
lavoro per il rimborso di spese sostenute dal dipendente nell’esercizio dei propri compiti. In verità la deduzione di tali esborsi è da ammettere quando
questi ultimi possono essere esattamente documentati; quando però ciò non è il
caso, trattandosi di rifusione
di spese eseguite forfettariamente, nulla si oppone a che gli importi ricevuti
vengano computati al reddito in quanto essi potrebbero costituire un’integrazione di salario e dare luogo a numerosi abusi (cfr. CDT n. 122 del 23 giugno
1994 in RDAT I-1995 n. 5t, con riferimento
a: CDT 314/79 e 201/83; Känzig,
Direkte Bundessteuer, II ediz., vol. I, Basilea 1982, p. 277; Reimann/Zuppinger/Schärrer, Kommentar
zum Zürcher Steuergesetz, vol. I, Berna 1969, p. 25 seg.; AA.VV., Kommentar zum
Aargauer Steuergesetz, Berna 1991, p. 170).

                                         Le
rifusioni di spese e gli altri rimborsi per il personale dirigente e del servizio
esterno come pure le spese forfetarie devono essere indicati sul certificato di
salario, affinché se ne possa verificare la giustificazione commerciale, per il
fatto che se superano i costi effettivi del dipendente costituiscono integrazione
dello stipendio (Locher,
Kommentar zum DBG, vol. I, Basilea/Therwil, 2001, n. 25 all’art. 17 LIFD, p.
321).

 

                                         1.2.

                                         Per quanto concerne in
particolare le spese di rappresentanza, si tratta di quelle spese che
sostengono dipendenti di solito dirigenti nell’esercizio della loro attività
lavorativa, in considerazione della loro posizione particolare, nei rapporti
con clienti o collaboratori, e per le quali la presentazione di giustificativi
sarebbe possibile tutt’al più con un dispendio sproporzionato. Il trattamento
fiscale delle spese di rappresentanza dà frequentemente luogo a controversie
fra fisco e contribuenti, in particolar modo per il fatto che il rimborso
forfetario copre spese che non sono univocamente attribuibili alla sfera
privata o professionale e si pone quindi il problema se debbano essere
suddivise in parte professionale e parte privata; di conseguenza, la qualificazione
fiscale è spesso difficoltosa nel singolo caso ed una stima è quasi inevitabile.
Nella prassi delle autorità di tassazione si tende perciò ad ammettere il
rimborso delle spese di rappresentanza nella forma di un importo forfetario, la
cui misura dipende dal settore professionale, dalla regolamentazione effettiva
delle spese e dalla portata dell’attività di rappresentanza del contribuente (Bosshard, Die steuerliche Behandlung
von Spesenvergütungen im Lohnausweis und im Veranlagungsverfahren, in RF 1996,
pp. 563-565).  

 

                                         1.3.

                                         L’istituto del regolamento
delle rifusioni di spese approvato persegue il duplice scopo di tener conto
delle difficoltà del datore di lavoro di indicare correttamente sul certificato
di salario i rimborsi spese come pure di introdurre una prassi unitaria nei
rimborsi forfetari (Bosshard, op.
cit., p. 567). 

                                         Mentre in linea di principio
i regolamenti approvati hanno effetto limitatamente al cantone di sede del
datore di lavoro, negli ultimi anni si è affermata la tendenza ad estenderne
gli effetti nei rapporti intercantonali, per tener conto dei casi in cui la sede
del datore di lavoro non è nello stesso cantone in cui è domiciliato il dipendente.
Fino al 2000 erano solo i cantoni della regione del Lago di Costanza (AG, AI,
AR, GL, GR, SH, TG e ZH) ad accettare reciprocamente i regolamenti in questione.
A partire dal 2001, vi si sono aggiunti altri sei cantoni della Svizzera
nord-orientale (BE, BL, BS, LU, SG e SO), raggiungendo un totale di ben 14
cantoni (Bosshard, Breitere
interkantonale Akzeptanz von genehmigten Pauschalspesen, in RF 2001, p. 66). 

                                         Nella prospettiva
dell’entrata in vigore del nuovo certificato di salario unificato per tutti i
cantoni, prevista per il 1° gennaio 2007, la Conferenza fiscale svizzera ha auspicato
l’accettazione in tutti i cantoni dei regolamenti approvati dal cantone di
sede. Nel 2004 erano dunque già 19 i cantoni che si erano impegnati al riconoscimento
reciproco dei regolamenti approvati (Bosshard,
Änderungen beim Muster-Spesenreglement im Hinblick auf den neuen Lohnausweis, in
RF 2004 p. 702).

 

                                         1.4.

                                         Fino all’entrata in vigore
del nuovo certificato di salario, cioè con il periodo fiscale 2007, il Canton
Ticino continuerà ad applicare la prassi in vigore da anni, secondo cui il
riconoscimento di spese di rappresentanza forfetarie a dirigenti e quadri è
ammessa nella misura seguente:

                                         fino ad una retribuzione
lorda di fr. 250'000.–       fr.    8'000.– annui

                                         da fr. 250'001.– a fr.
500'000.–                               fr.  16'000.– annui

                                         da fr. 500'001.– a fr.
750'000.–                               fr.  24'000.– annui

                                         da fr. 750'001.– a fr.
1’000'000.–                           fr.  32'000.– annui

                                         oltre fr. 1'000'000.–, da
caso a caso, ritenuto un massimo di      fr. 40'000.– annui.

                                         Si tratta di una prassi
ispirata chiaramente ad esigenze di semplificazione, per tener conto, da un
lato, delle difficoltà probatorie in cui si trova il dirigente che sostiene le
spese in questione e, dall’altro, della problematica delimitazione fra spese
private e spese giustificate dall’uso commerciale. 

                                         Essa è stata pertanto
giudicata condivisibile e conforme alla legge in vigore, in una recente
sentenza di questa Camera (CDT n. 80.2006.87 del 4 dicembre 2007).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Nella
fattispecie, il ricorrente svolge l’attività di rappresentante di commercio alle dipendenze __________, per la quale
si occupa di offrire prodotti e servizi che concernono strumenti per la saldatura.
Come risulta dal piano di remunerazione 2005, prodotto con il ricorso, il suo settore di attività copre
il territorio dell’intero
Canton Ticino e della Moesa (GR). Il compenso prevede dapprima un salario fisso di fr. 5'555.– al mese, cui si
aggiungono una provvigione
mensile calcolata sulla cifra d’affari ed un bonus annuale dipendente dal
raggiungimento di determinati obiettivi. A titolo di indennizzo delle spese
professionali, riceve poi un
importo fisso di fr. 1'100.–, che, secondo l’annesso al contratto di lavoro,
copre forfetariamente i costi di telefono e fax, per i pasti fuori del domicilio e altri esborsi (parcheggio, trasporto pubblico, posta, fotocopie
ecc.). 

 

                                         2.2.

                                         Da quanto
precede si evince che il ricorrente non rientra nel campo di applicazione della prassi della Divisione delle contribuzioni, che come visto è limitato ai
dirigenti ed ai quadri e si riferisce alle spese di rappresentanza in senso
stretto. Il contribuente è invece un rappresentante che, in quanto tale, svolge
la propria attività recandosi presso imprese e su cantieri dove può vendere i
prodotti dell’impresa per cui lavora.

                                         Deve anzitutto essere
ricordato che il codice delle obbligazioni prevede che il datore di lavoro
debba rimborsare al lavoratore tutte le spese rese necessarie dall'esecuzione
del lavoro (art. 327a cpv. 1 CO). Tale rimborso non rientra nel salario del lavoro,
poiché non rappresenta una controprestazione per le prestazioni del lavoratore,
bensì un compenso di spese che il lavoratore ha sostenuto nell'interesse del
datore di lavoro (Rehbinder, Der
Arbeitsvertrag, in: Berner Kommentar, Berna 1985, p. 393). Ebbene, lo stesso
diritto privato definisce necessarie, ai fini dell'applicazione della
norma in questione, solo quelle spese che sono in relazione diretta ed immediata
con l'esecuzione del lavoro (p. es., spese postali e telefoniche, colazioni d'affari;
cfr. anche CDT n. 80.95.00224 del 7 dicembre 1995, in RDAT I-1996 n. 19t).

                                         Lo stesso
codice delle obbligazioni
prevede anche che, mediante accordo scritto, contratto normale o contratto
collettivo possa essere convenuto o stabilito un rimborso in forma d'indennità
fissa, come diarie o indennità complessive settimanali o mensili, a condizione che copra tutte le spese necessarie
(art. 327a cpv. 2 CO).

                                         Per il
commesso viaggiatore la legge impone persino che il contratto sia concluso per
scritto e che disciplini, fra l’altro, la rimunerazione ed il rimborso delle spese (art. 347a cpv. 1 lett. c CO).
Inoltre, accordi secondo i quali il rimborso delle spese è compreso, in tutto o
in parte, nello stipendio fisso
o nella provvigione sono nulli
(art. 349d cpv. 2 CO; cfr. anche DTF 131 III 439).

                                         

                                         2.3.

                                         Nel caso
in esame, il rimborso spese forfetario copre evidentemente spese rese necessarie dall’esecuzione del lavoro, secondo l’art. 327a CO.
Sebbene il ricorrente non ne abbia prodotto i giustificativi, non vi sono
elementi che possano indurre a ritenere che la suddetta rifusione forfetaria configuri in una certa
misura un’integrazione di
stipendio. Considerate le
modalità di svolgimento dell’attività del contribuente è più che verosimile che
l’esborso mensile medio ammonti
a fr. 1'100.–.   

                                         L’autorità
di tassazione ha del resto
negato al ricorrente la deduzione
di ogni spesa professionale
(trasporto e doppia economia domestica), proprio in considerazione della
sua situazione. 

 

 

                                   3.   Il
ricorso è conseguentemente accolto. Non si prelevano né tassa di giustizia né
spese processuali.

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

                                         §    Di
conseguenza, la decisione su
reclamo del 21 novembre 2007 è riformata nel senso che sono stralciati gli
“altri redditi” di fr. 5'000.–.

 

 

                                   2.   Non si
prelevano né tassa di giustizia né spese processuali.

 

 

                                   3.   Contro il
presente giudizio è dato
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna, entro
30 giorni (art. 146 LIFD; art.
73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -; 

  -; 

  -; 

  -. 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per
conoscenza:

                                         - municipio di.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: