# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a6f78cbb-3c2d-5e1a-a00b-5dc4d3229a33
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 28.07.2003 35.2003.26
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2003-26_2003-07-28.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2003.26

   

  mm/cd

  	
  Lugano

  28 luglio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 aprile 2003 di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 gennaio 2003 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 9
gennaio 1999, __________ - all'epoca dipendente della ditta __________
in qualità di operaia-orologiaia - è rimasta coinvolta, a bordo
dell'autovettura condotta da suo marito, in un incidente della circolazione
stradale avvenuto a __________. 

                                         I
sanitari dell'Ospedale regionale di __________, dove l'infortunata si é recata
non appena fatto ritorno in Ticino, hanno diagnosticato una distorsione del
rachide cervicale del tipo "colpo di frusta" (cfr. doc. _).

 

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'__________, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

                                         __________
è stata dichiarata totalmente abile al lavoro a decorrere dal 10 marzo 1999
(cfr. doc. _), mentre la cura medica è stata chiusa con la fine del ciclo di
fisioterapia prescritto in data 7 maggio 1999 (cfr. doc. _), disposizioni che
l'Istituto ha formalizzato con decisione del 18 agosto 1999 (doc. _).

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di maggio 2001, __________ ha annunciato una ricaduta dell'evento
traumatico del 9 gennaio 1999 (cfr. doc. _).

                                         Il dott.
__________ ha fatto stato della presenza di cervicalgie post-traumatiche ed ha
certificato una totale inabilità lavorativa durante il periodo 28 maggio-10
giugno 2001 (cfr. doc. _). 

                                         In
realtà, per ammissione della stessa assicurata, non vi è stata alcuna
interruzione dell'attività lavorativa (cfr. doc. _).

 

                               1.3.   Con
decisione formale del 26 settembre 2001, l'Istituto assicuratore ha negato la propria
responsabilità relativamente ai disturbi fatti valere nel mese di maggio 2001,
difettando una relazione di causalità naturale con l'infortunio assicurato
(cfr. doc. _). 

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurata
(cfr. doc. _), l'__________, in data 23 gennaio 2003, ha sostanzialmente
ribadito il contenuto della sua prima decisione (doc. _).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 24 aprile 2003, __________, sempre patrocinata dall'avv.
__________, ha chiesto che l'__________, citiamo: "si accolla tutte le
spese mediche attinenti all'infortunio non coperte dalla CM, eroga le IG,
rispettivamente una rendita temporanea e (fino all'assunzione del caso da parte
dell'__________), pari all'80% dell'ultimo salario percepito prima
dell'infortunio c/o la ditta __________ e un'eventuale indennità per la
menomazione dell'integrità" (cfr. I, p. 1s.).

 

 

                                         Questi,
segnatamente, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle proprie
pretese ricorsuali:

 

" 
(…) 

2.      Avvertendo
ancora dei dolori, il 18.05.01 sono state chieste ulteriori fisioterapie.

                             Il
curante Dr. __________ ha indirizzato la paziente allo specialista 

Dr. __________, reumatologo, che ha
diagnosticato delle cervicalgie post traumatiche prescrivendo medicamenti e
sedute di fisioterapia riabilitative.

                             "More
solito", già in questo periodo sorgono delle discrepanze tra il referto
specialistico oggettivo e i dolori soggettivamente avvertiti dalla paziente, la
quale nel colloquio 03.09.01 ha dichiarato che i disturbi non erano mai passati
del tutto e che la situazione si è aggravata dopo aver lavorato per tre mesi
vicino a una porta che si apriva e chiudeva con sbalzi di temperatura (si
trattava di un lavoro come cassiera presso __________, che ha comportato un
successivo trasferimento presso il __________).

 

3.      Dopo aver
raccolto il parere del medico circondariale, con decisione 26.09.01 la
__________ ha rifiutato la corresponsione delle prestazioni dal momento che i
disturbi lamentati non sarebbero imputabili, almeno secondo il criterio della
probabilità preponderante, all'infortunio 09.11.99.

 

4.      A seguito
dell'opposizione 23.10.01, dopo il termine della seconda gravidanza e
dell'allattamento, la ricorrente è stata sottoposta a una RM il 30.09.02,
ritenuto che il medico di circondario si è nuovamente espresso sulla causalità
il 

         10.01.03.

 

5.      Con la
decisione impugnata la __________ ha respinto l'opposizione, argomentando in
sintesi che la essa risponde delle conseguenze di un infortunio unicamente in
presenza di un nesso causale naturale e adeguato con un avvenimento assicurato,
ritenuto comunque che viene doverosamente ammesso che, trattandosi di un
quesito giuridico, il problema deve essere valutato dal Giudice e non da un
medico.

                             Sulla
scorta della RM 30.09.02 il medico circondariale Dr. __________ ha confermato
il 10.01.03 che i disturbi del maggio '01 non sarebbero imputabili, secondo il
criterio della probabilità preponderante, all'infortunio 09.01.99.

                             La RM
confermerebbe l'assenza di lesioni strutturali e l'assenza di un nesso causale
preponderante tra i disturbi riapparsi nella primavera '01 e l'infortunio
09.01.99 (in linea con i referti Dr. __________ 07.05.99, 02.07.01 e 04.04.03).

                             A Pasqua
del '01 quest'ultimo avrebbe ravvisato sintomi non presenti nel 1999, "di
natura e di origine aspecifica, compatibili con il lavoro di cassiera nelle
condizioni descritte".

 

6.      In sintesi
è stata confermata l'assenza di nesso causale preponderante tra l'evento
infortunistico e la recrudescenza dei disturbi delle cervicali nel 2001.

                             Infine,
una semplice contusione delle parti molli del rachide comporterebbe solo un
peggioramento passeggero della situazione che cessa di produrre effetti dopo un
anno al massimo.

 

7.      Come
anticipato, pur non potendo contestare le emergenze della dottrina e della
giurisprudenza riportate dalla __________, la ricorrente
insiste nel denunciare dolori che persistono tuttora.

                             Per
completezza e tranquillità è quindi il caso di chiedere l'erezione una perizia
da parte di uno specialista di una clinica universitaria che possa
definitivamente chiarire i sintomi lamentati dalla ricorrente e il relativo
nesso di causalità con l'infortunio, ritenuto comunque, in caso di denegata
soccombenza, il suo buon diritto di riannunciarsi alla __________ per una
eventuale ricaduta.

                             Ci si
riserva infine la qualificazione delle pretese avanzate nel petito in sede di
conclusioni, dopo il ricevimento del referto peritale (art. 10, 16, 18, 24 ecc.
LAINF - prestazioni sanitarie e rimborso spese, indennità giornaliere, rendita
di invalidità e eventuale indennità per menomazione dell'integrità)." (I)

 

                               1.5.   L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del ricorso, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H
335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio
2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Poiché
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali deve tenere conto
di modifiche di legge e di fatto subentrate anteriormente al momento
determinante della decisione in lite (cfr. SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467
consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b) e poiché, inoltre, il Tribunale delle
assicurazioni valuta la legalità di una decisione in base alla situazione di
fatto esistente al momento in cui essa è stata emessa (cfr. SVR 2003 ALV Nr. 3;
DTF 121 V 366 consid. 1b; qui: il 23 gennaio 2003), nel presente caso tornano
quindi applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.3.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione a sapere se i disturbi di cui soffriva
__________ in coincidenza con l'annuncio di ricaduta del maggio 2001, si
trovavano ancora in una relazione di causalità, naturale ed adeguata, con
l’evento traumatico assicurato.

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46; cfr. pure sentenza inedita 17
ottobre 1989 in re F.).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.5.   Il diritto a
prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità
adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Diversa
invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere
psichico, dove la nozione di causalità adeguata assume un'importanza
fondamentale. 

                                         In merito
all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura
psichica manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi
ripetutamente e la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde
trasformazioni. 

                                         Di questa
evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è
riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante nell'insieme
delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe psicogene non si
misura più per rapporto alle reazioni di una persona "normale"); in
DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può essere negata se alla luce
della personalità pretraumatica dell'assicurato l'infortunio non è, con le
circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza); in RAMI 1988 U 47 pag. 225
in cui il TFA ha ribaltato la precedente formulazione negativa esigendo che
l'infortunio rivesta "una certa importanza" per rapporto a tutto il
complesso delle circostanze; e infine in DTF 115 V 133, in cui la somma istanza
ha ritenuto utile procedere ad una classificazione degli infortuni sulla base
di criteri oggettivi anziché fondarsi direttamente sul modo in cui la
vittima ha vissuto ed elaborato il trauma. 

                                         Il TFA
conferisce valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio
(Unfallerlebnis) ma all'evento infortunistico come tale (Unfallereignis),
valutato oggettivamente (objektivierte Betrachtungsweise) in funzione del modo
in cui é avvenuto l'infortunio propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid.
5; RAMI 1992 U 154 p. 246ss).

 

"  A
seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre
categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio"

 

                                         Di regola
l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi
("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli
infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla
salute psichica").

                                         Per
contro, nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha
leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad
esempio caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a
priori (RAMI 1992 U 154, p. 246ss.). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la
causa fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da
ricercare in fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione
costituzionale. "E' noto per esperienza che gli infortuni della presente
categoria, data la loro minima importanza, non possono influire sulla salute
psichica dell'infortunato".

                                         Per
quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli
"eventi che non possono essere classificati nelle due predette
categorie" - l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente
riferimento all'evento infortunistico.

 

"  Occorre
piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che
sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto
diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di
apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e
l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme
all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica."

 

                                         I criteri
di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

 

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

 

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

 

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

 

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

 

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

 

                                         Il TFA
opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.

 

                                         Gli
infortuni medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro
relativa gravità:

 

                                         -  infortuni
la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina
addirittura agli infortuni della categoria superiore;

 

                                         -  infortuni
di media gravità all'interno della categoria medio-        grave;

 

                                         -  infortuni
di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni insignificanti
o leggeri).

 

 

                                         Nel primo
caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.

                                         Nel
secondo bisogna nuovamente distinguere:

 

                                         -  se
un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga
dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura),
l'adeguatezza è ammessa; 

 

                                         -  in
caso contrario occorre l'intervento di più fattori.

 

 

                                         Nel terzo
sottogruppo è richiesta alternativamente:

 

                                         -  la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o

                                         -  la
particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Solo a
queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.

                                         Se
però queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano
altre cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla
predisposizione costituzionale della vittima.

                                         Può
essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono
particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche
se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta,
l'infortunio avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa
gli altri fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega
all'irrilevanza la sua eventuale particolare vulnerabilità. 

                                         Non
importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in
ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri
traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.

                                         In RAMI
1995 U 215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va
effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto
dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.

 

                               2.7.   Anche in
materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale,
vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA considerava che in assenza di deficit neurologici e d’alterazioni
visibili attraverso radiografie, delle lesioni neuropsichiche non erano, in
generale, atte a provocare dei disturbi evolutivi di natura patologica, di modo
che - trattandosi d’infortuni del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
- senza prova di deficit funzionale organico e senza alterazioni
radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una relazione di causalità
adeguata era negata, facendo difetto dei postumi durevoli derivanti da un
infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile
stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione,
cambiamento della personalità, ecc.. Tale giurisprudenza é stata ulteriormente
confermata (DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V
98 = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.; cfr., inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI
1995 U 221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
succitata pronunzia, la Corte federale ha ricordato che, secondo le ultime
pubblicazioni scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna
cervicale, dei deficit funzionali molto diversi possono apparire a distanza di
anni, anche senza uno stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti
casi i disturbi tipici del “colpo di frusta” non siano oggettivabili con gli
attuali mezzi tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri
disturbi soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito
dell’assicurazione contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale é, secondo il
corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile di provocare
un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica dei deficit
funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per decidere circa
l’adeguatezza della relazione di causalità, non é determinante sapere se, da un
profilo medico, i disturbi consecutivi al “colpo di frusta” devono essere
qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella misura in cui una
tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di notevoli
difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del quadro
clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento infortunistico
nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista oggettivo, sono
strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un effetto diretto o
indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il corso ordinario delle
cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o aggravare, assieme
all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, conviene applicare, per
analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha, in
effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata ammessa
in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche in
assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio
dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale
lesione in caso d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
(DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

 

 

                               2.8.   Alla luce
dei principi evocati al precedente considerando - qualora ci si trovi
confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico oggettivabile - é
necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della dinamica dell’infortunio
e dei disturbi diagnosticati, si é o meno in presenza di un infortunio del tipo
“colpo di frusta” alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen müssen somit durch zuverlässige
ärztliche Angaben gesichert sein. Trifft dies zu und ist die natürliche
Kausalität - aufgrund fachärztlicher Feststellungen in einem konkreten Fall -
unbestritten, so kann der natürliche Kausalzusammenhang ebenso aus rechtlicher
Sicht als erstellt gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen zur
Beweiswürdigung nötig wären (BGE 119 V 340 E. 2b/aa)."

  (DTF 122 V 415 = SVR
1997 UV 85, p. 309ss.)

 

                                         L’esistenza
di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come delle sue conseguenze,
presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni medico-specialistiche
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.; DTF 122 V
415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid. 2b/aa; STFA del 12
maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso,
la presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da una loro
accumulazione (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p.
29; J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand
der Diskussion, in SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998
del TA del Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

 

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale é stata ammessa, é ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können,
Platz zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a..O., S. 82).”

  (DTF 122 V 417 = SVR
1997 UV 85, p. 310) 

 

                               2.9.   Volendo
sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in primo
luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma
d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (cfr. SVR 1995
UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma cerebrale
(cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò
dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario
applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366
consid. 6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza
del nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado
medio, secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A
differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di
disturbi psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle
somatiche, giacché solo queste ultime vanno considerate.

 

                             2.10.   In virtù
dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é tenuto a riprendere l’erogazione
delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o conseguenze
tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001 nella causa H., U 122/00).

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità é provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                             2.11.   Nella
presente fattispecie, in data 9 gennaio 1999,
__________ é rimasta coinvolta in un incidente della circolazione stradale
avvenuto a __________.

                                         Dalle
tavole processuali emerge che l'autovettura a bordo della quale si trovava
l'assicurata quale passeggera posteriore, si era arrestata a causa della
presenza di una colonna, quando il conducente dell'automobile che seguiva l'ha
tamponata. La vettura della ricorrente è quindi stata spinta contro quella che
la precedeva (cfr. doc. _).

                                         Rientrata
in Ticino il giorno stesso del sinistro, l'assicurata si è immediatamente
recata presso il Servizio di PS dell'Ospedale regionale di __________, dove i
sanitari - constatata la presenza di dolori in sede paravertebrale destra ed
occipitale nonché di una funzione del rachide leggermente ridotta - hanno
diagnosticato una lesione del tipo "colpo di frusta" al rachide
cervicale. Dal profilo terapeutico, le è stato prescritto l'utilizzo di un
collare morbido, nonché l'assunzione di un antinfiammatorio e di un
tranquillante (cfr. doc. _).

 

                                         Il 4
marzo 1999 la ricorrente è stata vista dal medico di circondario dell'__________,
dottor __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale l'ha dichiarata abile
al lavoro in misura completa:

 

" 
(…).

VALUTAZIONE

 

- Sindrome vertebrale cervicale in fase di
remissione in presenza di uno stato dopo trauma distorsivo il 9.1.1999.

 

Sul piano terapeutico, considerato un certo
decondizionamento muscolare legato la periodo troppo lungo di indossamento del
collare, compatibile con i disturbi da affaticamento ancora segnalati dalla
paziente, riterrei opportuna ancora la prescrizione di una serie di
fisioterapia, unicamente attiva di rinforzo muscolare.

 

Sulla base del referto clinico odierno, paziente
nuovamente abile al lavoro in misura completa con conclusione della cura medica
in occasione della visita di controllo già prevista presso il dr. __________ il
10.3.1999. Viene chiaramente accordato il benestare per la serie di terapia
attiva sopra descritta."
(doc. _, p. 2)

 

                                         A seguito
della segnalazione, da parte del dott. __________, di una persistente ed
invalidante sintomatologia dolorosa al collo (cfr. doc. _), __________, il 7
maggio 1999, è stata nuovamente sottoposta ad una visita fiduciaria di
controllo.

                                         A fronte
di uno stato clinico della colonna cervicale praticamente nella norma, il dott.
__________ non ha potuto che confermare l'esistenza di una piena capacità
lavorativa:

 

" 
VALUTAZIONE

 

Quadro clinico complessivo paragonabile a quello
riscontrato in occasione dell'esame medico-circondariale del 4.3.1999.

 

I disturbi accusati dalla paziente in aumento
sotto sforzo e con il passare della giornata sono evocatori di una componente
muscolare da insufficienza (vedi riferimenti fatti in precedenza al fattore di
decondizionamento). A questo proposito, mi sono quindi permesso di redigere
direttamente una rispettiva prescrizione di terapia unicamente attiva di
rinforzo muscolare.

 

Nell'ambito della discussione traspare chiaramente
un certo grado di insoddisfazione per l'attività svolta.

 

Con riferimento ai quadri clinici obbiettivati,
l'abbandono o il cambiamento dell'attività lavorativa non è attribuibile alle
conseguenze dell'evento infortunistico del 9.1.1999.

 

Dal punto di vista medico-assicurativo chiusura
della pratica dopo l'esecuzione della serie di fisioterapia, al più tardi
tuttavia alla fine del mese di maggio 1999." (doc. _, p. 2)

 

 

                                         Con
decisione formale del 18 agosto 1999 - cresciuta in giudicato incontestata -
l'assicuratore LAINF ha dichiarato l'assicurata abile al lavoro a contare dal
10 marzo 1999 e non più bisognosa di cure terminato il ciclo di fisioterapia
direttamente prescritto dal dott. __________ (cfr. doc. _).

 

                                         Nel corso
del mese di maggio 2001, __________ ha comunicato all'__________ di accusare di
nuovo dei disturbi alla cervicale e di necessitare, perciò, di un ciclo di
fisioterapia (cfr. doc. _).

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che la ricorrente, in data 25 giugno 2001, ha
privatamente consultato il dott. __________, spec. FMH in reumatologia, il
quale - constatata una "… limitazione dolorosa di 2/3 delle flessioni
laterali unicamente in flessione posteriore della nuca e della flessione
laterale a sx di 1/3" - ha diagnosticato delle cervicalgie
post-traumatiche (cfr. doc. _). 

 

                                         Sentita
da un ispettore dell'__________ il 3 settembre 2001, l'insorgente ha
segnatamente affermato che, dopo la chiusura del caso, avrebbe continuato a
lamentare dei disturbi al collo accompagnati da gonfiore, disturbi trattati
mediante automedicazione (cfr. doc. _). 

 

                                         Ascoltato
il parere del proprio medico di fiducia (cfr. doc. _), l'Istituto assicuratore,
con decisione formale del 26 settembre 2001, ha negato la propria
responsabilità a proposito dei disturbi annunciatigli nel corso del mese di
maggio 2001, difettando una relazione di causalità naturale con l'infortunio
assicurato (cfr. doc. _).

 

                                         In data
30 settembre 2002, __________ si è sottoposta ad una esame di risonanza
magnetica della colonna cervicale presso il Dipartimento di radiologia
diagnostica e interventistica dell'Ospedale regionale di __________,
accertamento che non ha evidenziato alcunché di anormale:

 

" 
CONCLUSIONE:

 

non evidenti segni per una mielopatia focale o
diffusa.

Non evidenti note degenerative significative con
uncartrosi responsabili di restringimento foraminale.

Non evidenti protusioni focali o ernie discali.

Verosimile piccolo emangioma nel corpo vertebrale
di C3 in sede paramediana a sin., senza significato clinico attuale.

Non evidenti segni per una mielopatia.

Non evidenti lesioni di origine post-traumatica
da C1 a T3." (doc. _)

 

                                         Prima di
emanare l'impugnata decisione su opposizione, l'_______ ha risottoposto
l'intero incarto al dott. __________, il quale ha sostanzialmente confermato
l'assenza di un nesso di causalità naturale fra i disturbi localizzati al
rachide cervicale, oggetto dell'annuncio di ricaduta del maggio 2001, e
l'evento traumatico del mese di gennaio 1999:

 

"  VALUTAZIONE

 

L'esame di risonanza magnetica effettuato il 30.9.2002 su
richiesta specifica del rappresentante legale della paziente non apporta nessun
nuovo elemento per quanto attiene alla strategia terapeutica ma permette di
confermare da una parte l'assenza di lesioni strutturali come peraltro già
preconizzato dal dr. __________ dando di riflesso ulteriore fondamento
dall'altra all'assenza di un nesso causale preponderante tra i disturbi apparsi
(o riapparsi) nel periodo della Pasqua del 1991 e l'evento infortunistico
puntuale del 9.1.1999.

 

In assenza di alterazioni strutturali acquisite di natura
post-traumatica non solo allo studio radiologico convenzionale (vedi referto
dr. __________ del 2.7.2001), ma anche alla risonanza magnetica del 30.9.2002,
oltre 2 anni e mezzo dall'evento puntuale in parola, non ritengo esservi
indicazione a ulteriori esame peritali considerato il titolo di specialista
reumatologico del dr. __________. Quest'ultimo descrive in effetti unicamente
dei disturbi funzionali, peraltro non presenti in occasione della visita del
7.5.1999, di natura e di origine aspecifica, senz'altro compatibili con
l'esposizione a una sorgente di aria condizionata oppure a dei frequenti
cambiamenti di temperatura. Problema questo non raro presso il personale che
lavora in condizioni simili.

 

Sulla base di quanto precede e, più specificatamente, sul reperto
della visita ef­fettuata il 25.6.2001 presso il dr. __________ e sull'esito
della risonanza magneti­ca del 30.9.2002 si conferma l'assenza di un nesso
causale preponderante tra l'evento infortunistico puntuale del 9.1.1999 e la
recrudescenza, rispettivamente l'apparizione di disturbi del rachide cervicale
nel periodo della Pasqua del 2001." (doc.
_)

 

                             2.12.   Una attenta
valutazione della documentazione medica agli atti - riassunta al precedente
considerando - permette di affermare che nessuno degli specialisti che hanno
avuto modo, man mano, di interessarsi al caso di __________, é riuscito ad
oggettivare delle lesioni strutturali di carattere post-traumatico,
suscettibili di spiegare la sintomatologia accusata dall’assicurata.

                                         Al
proposito, basti ricordare che il dott. __________, reumatologo, in occasione
del consulto del 25 giugno 2001, ha sì osservato una limitazione dolorosa della
funzione del rachide cervicale, tuttavia egli non ha potuto oggettivare un danno
correlabile con tale sintomatologia (cfr. doc. _: "Ho dunque potuto
rassicurare la paz. sul fatto che non vi sono lesioni gravi alla sua colonna
cervicale, anche se non si può naturalmente escludere una discopatia").

                                         Da notare
che, grazie alla risonanza magnetica effettuata il 30 settembre 2002, si è
potuto escludere la presenza di una discopatia a livello cervicale (così come
di qualsiasi altra patologia, cfr. doc. _).

                                         Da parte
sua, il medico di circondario dell'__________ ha esplicitamente sottolineato,
nel suo referto del 10 gennaio 2003, come per i disturbi accusati
dall'assicurata non sia stato possibile oggettivare un sufficiente substrato
organico (cfr. doc. _).

 

                                         Il TCA si
trova, pertanto, confrontato ad un caso in cui i disturbi avvertiti dalla
ricorrente non hanno potuto trovare una sufficiente correlazione sul piano
oggettivo. In casi del genere, la decisione non può che essere sfavorevole
all’interessata, nella misura in cui, non essendo stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l’origine dei disturbi, il giudice delle
assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l’esistenza di una
relazione di causalità naturale con l’evento traumatico assicurato (cfr.,
in questo senso, la STCA del 13 settembre 2001 nella causa C., inc. n.
35.1999.90, confermata dal TFA con sentenza del 9 gennaio 2003, U 347/01, del
21 settembre 2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con
giudizio del 13 marzo 2001, U 429/00, del 22 febbraio 1999 nella causa D., inc.
n. 35.1998.61 e del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n. 35.1998.10; cfr.
inoltre, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, SZS 2/1994, p. 105s.: “Lässt sich der
medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das Vorliegen organischer Befunde,
ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden und die Ursächlichkeit
der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des organischen Befundes, nach
derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall, trotz sorgfältigen
Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt
insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres” - la
sottolineatura è del redattore).

                                         In
conclusione, lo scrivente Tribunale ritiene dimostrato, perlomeno secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che __________,
in coincidenza con l'annuncio di ricaduta del maggio 2001, non presentava più
alcun postumo organico oggettivabile dell'infortunio
del 9 gennaio 1999.

 

                                         Riguardo
al richiesto allestimento di una perizia medica giudiziaria, questa Corte
ritiene che tale atto istruttorio non apporterebbe dei nuovi (e rilevanti)
elementi di valutazione.

 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                             2.13.   Dagli atti
all'inserto si evince che l'evento traumatico assicurato ha interessato il
rachide cervicale.

                                         In
particolare, dal certificato medico 29 gennaio 1999 del PS dell'Ospedale
regionale di __________, risulta che __________ k ha riportato un "tipico
colpo di frusta cervicale senza sbattere la testa, non commotio" (cfr.
doc. _). 

                                         Lo stesso
medico di circondario dell'__________, nei rapporti relativi alle visite di
controllo del 4 marzo e del 7 maggio 1999, parla di trauma distorsivo al rachide
cervicale lamentato in occasione di un infortunio della circolazione con
meccanismo di tamponamento (cfr. doc. _). 

 

                                         Al
proposito, è utile ricordare che con la giurisprudenza inaugurata con la nota
sentenza S. (cfr. consid. 2.6.), il TFA si è scostato dal principio appena
evocato relativo ai disturbi senza correlazione sul piano oggettivo (cfr.
consid. 2.10.), quando si é in presenza di un trauma d'accelerazione alla
colonna cervicale (idem per quel che riguarda i traumi equivalenti - cfr. SVR 1995
UV 23, p. 67 consid. 2). In effetti, il fatto che in molti casi i disturbi
tipici del “colpo di frusta” non siano oggettivabili mediante gli attuali mezzi
tecnici, non deve spingere a qualificarli di puri disturbi soggettivi e,
pertanto, a negare ogni loro rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro
gli infortuni.

 

                                         Secondo
il TCA si può ammettere che __________ sia rimasta vittima di un trauma del
tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale. 

                                         Del
resto, l'assicurata ha subito un trauma che corrisponde allo svolgimento
classico di un infortunio del tipo "colpo di frusta", ossia un
tamponamento da tergo (cfr., ad esempio, STFA del 14 ottobre 2002 nella causa
M., U 83/02, consid. 3.1, nonché E. Murer, Distorsionstrauma-HWS ohne sichtbare
Folgen: konstruktive Ansätze statt Schleuderkurs, in SVG-Tagung 2002,
Friborgo 2002, p. 2). 

                                         Nondimeno,
ciò non è ancora sufficiente per poter applicare i principi elaborati dalla
nostra Corte federale in questo specifico ambito.

 

                                         Infatti,
secondo l'Alta Corte la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359ss. torna
applicabile qualora sia stato diagnosticato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale e l'interessato abbia presentato il quadro tipico dei
disturbi, contraddistinto da una loro accumulazione (cfr. DTF 117 V 360 consid.
4b: diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e
della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità
affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.).

                                         In questo
ordine di idee, in una sentenza del 19 ottobre 2001 nella causa D., U 142/00,
il TFA ha negato l'applicabilità della specifica giurisprudenza al caso di un
assicurato che, vittima di un incidente della circolazione stradale con
conseguente trauma d'accelerazione, aveva lamentato soltanto dei dolori al
collo con irradiazione in sede occipitale ed alle spalle (cfr., in questo
stesso senso, la sentenza del 30 settembre 1998 nella causa M., U 223/97).

 

                                         In
concreto, __________, dopo l'evento traumatico del gennaio 1999, non ha mai
presentato il quadro clinico tipico di una lesione del tipo “colpo di frusta”,
caratterizzato da disturbi multipli (cfr. la documentazione medica esposta al
consid. 2.9.). 

 

                                         Alla luce
di quanto precede, in ossequio alla suevocata giurisprudenza federale, a
ragione, dunque, la questione della causalità è stata risolta secondo le regole
ordinarie (cfr. consid. 2.10.), anziché in applicazione della giurisprudenza
specifica in materia di infortuni del tipo "colpo di frusta", e, in questo
senso - apparendo i disturbi lamentati dalla ricorrente privi di sufficiente
sostrato organico - va negata l'esistenza di un nesso di causalità naturale con
l'infortunio assicurato. 

 

 

                             2.14.   Deve essere,
infine, esaminato se l'assicurata può essere posta al beneficio dell'assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio, come da lei richiesto con istanza del 24
aprile 2003 (cfr. II). 

 

                          2.14.1.   Come già
indicato al consid. 2.2., il 1° gennaio 2003, è entrata in vigore la Legge
federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA).

Per quanto concerne la materia che qui interessa, l'art. 1 cpv. 1 LAINF dispone
che le disposizioni della LPGA sono applicabili all’assicurazione contro gli
infortuni, sempre che la presente legge non preveda espressamente una deroga.

                                         Secondo
la dottrina e la giurisprudenza, le disposizioni formali della LPGA (art. 27-62
LPGA), tra cui l’assistenza giudiziaria (art. 61 lett. f LPGA), sono
immediatamente applicabili con l’entrata in vigore della nuova legge (cfr. STFA
del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01; U. Kieser, ATSG-Kommentar, Ed. Schulthess,
Zurigo 2003, art. 82 N. 8 pag. 820). 

 

                          2.14.2.   Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. 

                                         Se le
circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito
patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del
vecchio art. 108 cpv. 1 lett. f LAINF, rimasto in vigore sino al 31 dicembre
2002.

                                         L’art. 61
lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla
concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto
federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto
cantonale (cfr. DTF 110 V 362 consid. 1b; Kieser, op. cit., art. 61 N. 86 p.
626).

                                         Le
condizioni comulative per la concessione dell’assistenza giudiziaria rimangono
invariate rispetto al vecchio diritto e sono le seguenti (Kieser, op. cit.,
art. 61 N. 88s., cfr., anche, DTF 108 V 269; 103 V 47; 98 V 117; Zbl 94/1993 p.
517):

 

                                         a)  il richiedente deve
trovarsi nel bisogno (cfr. anche art. 3 della Legge
cantonale sul patrocinio e sull’assistenza giudiziaria [Lag], entrata in vigore
il 26 luglio 2002).

 

                                              L’istante
va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla
difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento
e a quello della sua famiglia (SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF 119 Ia 11ss.;
DTF 103 Ia 100). Per determinare se ciò è il caso vanno presi in considerazione
i redditi del richiedente e delle persone che hanno un obbligo di mantenimento
nei suoi confronti (DTF 115 V 195, il coniuge o i genitori, B. Cocchi, F. Trezzini,
Codice di procedura civile ticinese, 2a edizione, Lugano 2000, N. 20 ad art.
155, p. 479). L’obbligo dello Stato di accordare l’assistenza giudiziaria è in
effetti sussidiario all'obbligo di mantenimento derivante dal diritto di
famiglia (DTF 119 Ia 11ss.). Non entrano invece in linea di conto le risorse
finanziarie di parenti cui l’interessato potrebbe far capo a norma dell’art.
328 e 329 CCS (B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N.20 ad art. 155, p. 479 e
giurisprudenza ivi citata).

 

                                              Non
è determinante che l’indigenza sia stata cagionata da colpa propria (Haefliger,
Alle Schweizer sind vor dem Gesetz gleich, p. 165). 

                                              Il
limite per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni
sull’assistenza giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai
fini del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid.
7c). L’indigenza processuale è data ove il richiedente non disponga di più
mezzi di quelli necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia
(STFA non pubbl. succitata p. 3).

                                              In
una sentenza pubblicata in DTF 124 I 1ss., il TF ha precisato che una richiesta
di assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente sostenendo che
l’istante non è indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione
di un’automobile. Secondo l’Alta Corte federale il richiedente deve piuttosto -
indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere
considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in
grado di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono
essere naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno
esistenziale.

 

                                              L’attestato
municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice soltanto valore indicativo
(Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N.10 ad art. 156 p. 490).

                                              Nella
commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche
l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. Secondo il TFA
infatti si tiene conto dell’intera situazione economica della famiglia (STFA
non pubbl. succitata p. 4, consid. 2 e giurisprudenza citata non pubbl.). La
sostanza deve tuttavia essere disponibile al momento della litispendenza del
processo o per lo meno a partire dal momento in cui è presentata l’istanza e
non solo alla fine della procedura (DTF 118 Ia 369ss).

 

                                              Generalmente
dal punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato
secondo la situazione esistente al momento della decisione (SVR 1998 UV Nr. 11
consid. 4a). L’assistenza giudiziaria può essere tuttavia concessa anche con
effetto retroattivo nella misura in cui i relativi presupposti sono adempiuti
(cfr. SVR 2000 UV Nr. 3, cfr. anche STCA 12 marzo 2001 non pubblicata nella
causa R.G., inc. 31.1998.50).

 

                                              Secondo
la giurisprudenza del TFA, infine, la decisione di concessione dell’assistenza
giudiziaria può essere modificata o revocata. Trattandosi di una decisione
processuale (“prozessleitender Entscheid”) non passa infatti in giudicato
materiale, ma solo formale. La modifica può avvenire anche con effetto
retroattivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b).

 

                                         b)
 l’intervento dell’avvocato dev’essere necessario o perlomeno indicato (cfr.,
anche, art. 14 cpv. 2 Lag).

                                              Il
TF ha stabilito che la necessità dell’intervento di un avvocato è data nella
misura in cui le questioni controverse non sono di facile soluzione e la parte
oppure il suo rappresentante civile non posseggono conoscenze giuridiche (DTF
119 Ia 265/6).

 

 

                                         c)
 il processo non deve essere palesemente privo di esito favorevole (cfr.,
anche, art. 14 cpv. 1 Lag).

 

                                              Il
requisito della probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità
di vincere la causa sono così esigue che una persona ragionevole e di
condizione agiata rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese a cui
si esporrebbe (cfr. DTF 119 Ia 251; B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N.1 ad
art. 157 p. 491).

                                              A
tal proposito si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole
non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente
che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di
essere ammesso che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA non
pubbl. del 29 giugno 1994 nella causa A.D).

 

 

                          2.14.3.   In concreto,
dal certificato municipale per l'ammissione all'assistenza giudiziaria risulta
che __________ è coniugata ed ha due figlie, l'una nata nel 2000, l'altra nel
2002.

 

                                         Dal 1°
giugno 2003 (e sino al 31 dicembre 2003), l'assicurata è rientrata alle
dipendenze della ditta __________ di __________, percependo un reddito lordo
mensile di fr. 1'787.50 (fr. 10'725.-- : 6 mesi). 

                                         Suo
marito __________ lavora presso la ditta "__________" di __________,
realizzando, mediamente, un guadagno pari a fr. 3'000.--/mese.

 

                                         Con un
reddito di fr. 4'787.50, la ricorrente deve fare fronte a fr. 1'550.-- quale
importo base mensile per coniugi stabilito per il calcolo del minimo
esistenziale LEF dalla Camera di esecuzione e fallimento CEF, quale Autorità di
vigilanza cantonale ed in vigore dal 1° gennaio 2001, ai quali vanno aggiunti
fr. 500.-- al mese - ossia fr. 250.-- ciascuna - per le figlie __________ e
__________. 

                                         Tali mporti
comprendono già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria, igiene,
cultura, salute, oneri domestici, quali elettricità, illuminazione, gas (cfr.
Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto
esecutivo del 1° gennaio 2001).

                                         Bisogna
poi computare il canone di locazione di fr. 1'165.-- al mese, il canone mensile
leasing di fr. 712.45, la rata mensile di rimborso del prestito Procredito di
fr. 475.50, per cui si ottiene un onere globale di fr. 4'402.95, a cui vanno
ancora aggiunti i premi afferenti all'assicurazione contro le malattie. 

 

                                         In tali
circostanze, l'indigenza deve essere ammessa, anche tenuto conto del fatto che
il limite per ammettere lo stato di bisogno ai sensi delle disposizioni
sull'assistenza giudiziaria è superiore al minimo di esistenza ai sensi del diritto
esecutivo.

 

                                         Ritenuto,
inoltre, che anche le altre condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono
adempiute, l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va
accolta. 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   L'istanza
del 24 aprile 2003 tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio è accolta.

 

                                 3.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti