# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 77705e03-b23f-50fc-9c28-9d062d51029a
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-05-07
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 07.05.2008 BB.2008.22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2008-22_2008-05-07.pdf

## Full Text

Sentenza del 7 maggio 2008 
I Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presiden-
te, Tito Ponti e Alex Staub, 
Cancelliere Lorenzo Egloff 

   
Parti   

A., rappresentato dall’avv. Emanuele Verda,  
Reclamante 

 
   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  
 

Controparte 
 

Istanza che ha reso la 
decisione impugnata 

 UFFICIO DEI GIUDICI ISTRUTTORI FEDERALI,  
 
 
 

Oggetto  Sequestro (art. 65 PP) 
 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: BB.2008.22 

 

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 Fatti: 

 
A. Nell’ambito di una procedura di indagine preliminare di polizia giudiziaria  

aperta nei confronti di ignoti per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi 
dell’art. 305bis CP, il 4 aprile 2005 il Ministero pubblico della Confederazione 
(in seguito: MPC) ha disposto la perquisizione, il sequestro ed il blocco dei 
saldi attivi di due conti in essere presso la banca B. SA di Ginevra intestati a 
due diverse società panamensi (C. e D. SA). Mentre della prima società 
l’avv. A. risultava essere beneficiario di una procura, della seconda 
quest’ultimo era avente diritto economico unitamente al Prof. E. Sempre il 4 
aprile 2005, il MPC ha altresì ordinato il blocco dei fondi depositati presso la 
banca F. SA Ginevra sulla relazione bancaria n. 1, quest’ultima intestata 
all’avv. A. 

 
Il 3 maggio 2005 il MPC ha esteso le indagini preliminari di polizia giudiziaria 
per titolo di riciclaggio di denaro giusta l’art. 305bis CP allo stesso avv. A., al 
quale il procedimento penale veniva nuovamente esteso in data 26 luglio 
2005 per titolo di falsità in documenti (art. 251 CP). 
 
 

B. Il 29 marzo 2007 l’Ufficio dei giudici istruttori federali (in seguito: UGIF) ha 
dato avvio all’istruzione preparatoria. In data 11 febbraio 2008 l’avv. A. ha 
chiesto a detto Ufficio il dissequestro dei fondi bloccati di cui alla relazione 
bancaria n°1 presso la banca F. SA Ginevra. Invitato a formulare le proprie 
osservazioni in merito, il 20 febbraio 2008 il MPC ha proposto la reiezione di 
tale istanza. Infine, il 28 febbraio 2008 l’UGIF ha respinto la succitata richie-
sta di dissequestro. 

 
Dissentendo da tale decisione, il 5 marzo 2008 l’avv. A. è insorto, per il tra-
mite del suo rappresentante, dinanzi alla I Corte dei reclami penali chieden-
do l’annullamento della decisione in oggetto. 
 
 

C. Con osservazioni del 26 e 27 marzo 2008, sia l’UGIF che il MPC propongono 
la reiezione del reclamo. Con replica del 18 aprile 2008, il reclamante ribadi-
sce la sua richiesta d’annullamento del sequestro ordinato. 
 
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, per 
quanto necessario, nei considerandi di diritto. 
 

 

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Diritto: 
 
1. 
1.1 Il Tribunale penale federale, analogamente al Tribunale federale, esamina 

d’ufficio e con piena cognizione l’ammissibilità dei ricorsi che gli sono sotto-
posti senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dal-
le loro conclusioni (v. DTF 132 I 140, 142 consid. 1.1; 131 I 153, 156 con-
sid. 1; 131 II 571, 573 consid. 1). 

 
1.2 Giusta l’art. 214 PP, gli atti e le omissioni del giudice istruttore federale pos-

sono essere impugnati con ricorso alla Corte dei reclami penali; il diritto di 
reclamo spetta alle parti ed a qualunque persona cui l’operazione o l’omis-
sione abbia cagionato ingiustamente un danno (art. 214 cpv. 2 PP). Il ricorso 
deve essere presentato entro cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricor-
rente ha avuto conoscenza dell’atto od omissione in questione (art. 217 PP). 
La decisione impugnata è stata inviata il 28 febbraio 2008 al patrocinatore 
del reclamante, che l’ha ricevuta il giorno seguente; il reclamo introdotto il 
5 marzo 2008 risulta pertanto tempestivo. La legittimazione ricorsuale del re-
clamante, imputato nel procedimento penale nell’ambito del quale è stata 
emanata la decisione impugnata nonché titolare della relazione bancaria og-
getto della medesima, è pacifica. 

 
1.3 Il potere d’apprezzamento della I Corte dei reclami penali varia a seconda 

della natura dei litigi che le vengono sottoposti. In caso di misure coercitive 
quali, ad esempio, arresti o sequestri di beni e carte, essa rivede con piena 
cognizione l’insieme degli elementi che le vengono presentati. Nel caso con-
creto, costituendo la decisione di rifiuto di dissequestro qui impugnata una 
misura coercitiva, questa Corte dispone di pieno potere d’esame. 

 
 
2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale volta ad assi-

curare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (art. 65 cpv. 1 PP); parimenti 
si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti presumibil-
mente a confisca ai sensi dell’art. 69 seg. CP (cfr. art. 59 vCP; DTF 130 IV 
154 consid. 2.2, 124 IV 313 consid. 4 e riferimenti). Per sua natura, tale 
provvedimento va preso rapidamente ritenuto che, di regola, spetterà al 
giudice di merito pronunciare le misure definitive e determinare i diritti dei 
terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedurali che intaccano 
eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di interesse pubblico, il 
sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti in-
dizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che occorre salvaguar-
dare agli incombenti dell’autorità inquirente; la misura ordinata deve inoltre 
essere rispettosa del principio della proporzionalità (DTF 125 IV 185 con-
sid. 2a; PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2a ediz., Ginevra/ 

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Zurigo/Basilea 2006, n. 914 e segg.). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale 
non ci si dovrà mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: 
è infatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia vero-
simile (HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 
6a ediz., Basilea/Ginevra/Monaco 2005, pag. 340 n. 1; PIQUEREZ, op. cit., 
n. 913). Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Ca-
mera d’accusa del Tribunale federale prima di essa) non può statuire sul 
merito del procedimento penale, ma deve limitarsi ad esaminare l’ammis-
sibilità del sequestro in quanto tale  (DTF 119 IV 326, 328 consid. 7c e d). 
Secondo costante giurisprudenza, fintanto che sussiste una possibilità di 
confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale 
(DTF 125 IV 222, 225 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313, 316 consid. 3b 
e 4; SJ 1994 pag. 97, 102). 

 
 
3. Il reclamante contesta l’esistenza delle premesse necessarie al manteni-

mento dell’ordine di sequestro pronunciato dal MPC nei confronti della re-
lazione bancaria oggetto del presente litigio e ne chiede la liberazione,  
eventualmente parziale. 

 
3.1 Da un lato, egli sostiene che la relazione n° 1 presso la banca F. SA è stata 

alimentata negli anni tramite il versamento di parcelle legali frutto della sua 
attività professionale resa all’estero nell’ambito della consulenza contrattua-
listica legata alla compravendita di gas e petrolio. Inoltre, gli averi ivi depo-
sitati sarebbero sempre stati considerati quale riserva del patrimonio di fa-
miglia, alla quale la moglie ed i figli avrebbero attinto per far fronte a parti-
colari necessità personali (v. act. 1, pag. 3). Dall’altro lato, per quanto attie-
ne il trasferimento su detta relazione bancaria della somma di 4'950'051.63 
euro, il reclamante afferma che di tale complessivo accredito l’importo di 
850'012.91 euro corrispondeva al pagamento parziale della parcella legale 
da lui emessa nel maggio 2003 per la consulenza resa alla G. S.p.a. (so-
cietà amministrata dal Prof. E. e da questi detenuta in ragione del 17,5%) in 
relazione all’operazione H. Inoltre, fa valere d’aver in seguito prelevato da 
detta relazione un importo complessivo pari a 3'294'472 euro e d’aver de-
stinato l’intera somma al Prof. E., conformemente alle istruzioni da questi 
ricevute (v. act. 1, pagg. 4 e 5). L’origine dei fondi in parola sarebbe pertan-
to lecita: con riferimento ai saldi precedenti la citata operazione G. poiché 
frutto dell’attività di consulenza legale, mentre per quanto originato 
dall’operazione G. medesima ritenuto che secondo l’autorità inquirente ita-
liana nessuna somma o beni di provenienza illecita sono mai stati nella di-
sponibilità del succitato Prof. E. Peraltro, l’autorità inquirente e giudicante 
estera non ha mai chiesto né il sequestro né la confisca di tali fondi benché 
fosse a conoscenza della loro esistenza, ciò che dimostrerebbe l’origine le-
cita degli averi depositati (v. act. 1, pag. 6). 

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3.2 Il reclamante ritiene, altresì, che le esigenze poste al mantenimento del se-

questro debbano essere valutate con maggiore severità a tre anni 
dall’avvio del procedimento penale. Inoltre, non sussisterebbe alcun so-
spetto o nesso fra il saldo della predetta relazione bancaria e gli evocati 
presunti frutti di reato. Di conseguenza, una confisca di tali beni è esclusa. 
Inoltre, nel caso concreto una confisca dei beni è da escludersi anche dal 
profilo dell’art. 71 CP, tale provvedimento risultando eccessivamente seve-
ro e sproporzionato (v. act. 1, pag. 8). 

 
 
4. Le considerazioni ed obiezioni sollevate dal reclamante in questa sede non 

sono tuttavia suscettibili, a questo stadio del procedimento, di corroborare 
un’eventuale immediata revoca del provvedimento ordinato dal MPC. 

 
4.1 Giova preliminarmente rilevare che il fatto che l’autorità inquirente italiana 

non abbia chiesto l’attuazione di misure coercitive nei confronti della rela-
zione bancaria oggetto della presente procedura non costituisce di per sé 
motivo decisivo, né sufficiente, per decretare l’annullamento del provvedi-
mento litigioso. La presente inchiesta – sebbene parallela e conseguente a 
quella condotta dalle autorità italiane – è autonoma e nessun elemento di 
cui agli atti di causa appare suscettibile di far dubitare della sua indipen-
denza. Inoltre, come rettamente osservato sia dall’UGIF che dal MPC 
(act. 6, pag. 3; act. 7, pag. 2), l’evocato disinteresse da parte delle autorità 
inquirenti estere nei confronti di un eventuale sequestro o confisca della re-
lazione bancaria in esame nulla comprova, nel caso concreto, con riferi-
mento alla pretesa origine lecita dei fondi, rispettivamente in merito all’esi-
stenza o meno di sufficienti indizi di reato. Basti rilevare, a contrario, che 
un’eventuale revoca da parte di un tribunale italiano dei sequestri ordinati 
su dei beni di proprietà del reclamante in Italia non costituirebbe di per sé 
motivo determinante affinché sia decretato l’annullamento di un sequestro 
pronunciato in Svizzera, ritenuto altresì come le condizioni e le giustifica-
zioni alla base di un sequestro di valori patrimoniali differiscano a seconda 
degli ordinamenti giuridici nazionali (TPF BB.2006.134 del 5 marzo 2007, 
consid. 3.1). Pertanto, tale argomentazione non risulta pertinente ai fini del 
presente giudizio.  

 
4.2 Contrariamente a quanto preteso nel reclamo, l’assunto secondo il quale i 

fondi in esame possono essere ritenuti “innegabilmente d’origine lecita” ri-
sulta decisamente smentito dalle emergenze istruttorie. Si osserva che il 
procedimento federale nell’ambito del quale si è provveduto al sequestro 
della relazione bancaria intitolata al reclamante è stato avviato per titolo di 
riciclaggio di denaro in ragione del sospetto gravante delle operazioni di 
bonifico per un valore complessivo di 21'749'742.03 euro. Orbene, le risul-

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tanze d’inchiesta indicano che tale ingente importo derivante dalla vendita 
di alcune società siciliane attive nel settore della distribuzione di gas sareb-
be riconducibile al patrimonio occulto di I., persona deceduta nel 2002 dopo 
aver rivestito un ruolo di importanza strategica nei rapporti tra 
l’organizzazione mafiosa ed il mondo politico ed imprenditoriale siciliano e 
di cui il figlio J. – stando al contenuto di una deposizione testamentaria non 
ufficiale rinvenuta presso lo studio legale dello stesso reclamante – sareb-
be l’erede principale (cfr. act. 7, pag. 2; Ordinanza di custodia cautelare in 
carcere personale e reale degli arresti domiciliari emessa in data 7 giugno 
2006, act. 8.10, segnatamente pagg. 10-14, 15, 46, 83 e 95). Inoltre, con 
sentenza del 10 marzo 2007 (act. 6.1) il giudice per le udienze preliminari 
del Tribunale di Palermo ha condannato il qui reclamante unitamente al 
Prof. E. ed al precitato J. per il reato di riciclaggio di denaro appartenente 
ad un’organizzazione criminale, confermando altresì l’origine criminosa dei 
fondi confluiti sul conto D. SA presso la banca B. SA di Ginevra. 

 
Orbene, considerato che parte dei valori patrimoniali depositati sul conto D. 
SA (4'950'051.63 euro) hanno alimentato la relazione bancaria presso la 
banca F. SA oggetto della presente controversia (v. act. 6.4 e act. 8.5) e 
che dagli atti di causa – in particolare dalla documentazione trasmessa per 
rogatoria dall’Italia – emergono numerosi e concordanti indizi a suffragio di 
un coinvolgimento attivo del qui reclamante e del Prof. E. in attività delittuo-
se legate alla gestione del precitato patrimonio occulto di I. (al quale 
l’inchiesta italiana attribuisce l’appartenenza del conto D. SA, anch’esso 
posto sotto sequestro, v. act. 8.10, pagg. 177 – 179 e 210 segg), ecco che 
allo stadio attuale del procedimento permangono fondati sospetti sia in re-
lazione all’illecita provenienza dei fondi sequestrati, sia con riferimento alla 
realizzazione del reato di riciclaggio per il quale è stato  
aperto in Svizzera un procedimento penale.  

 
4.3 Premesso quanto suesposto, non soccorre il reclamante l’argomentazione 

secondo cui il saldo al 31 dicembre 2003 della precitata relazione bancaria 
sarebbe d’origine lecita. Basti qui rilevare che dalla documentazione depo-
sitata agli atti di causa (v. act. 6.4 e act. 8.5) emerge che successivamente 
a tale data (e in particolare tramite i versamenti del 12, 14 e 17 febbraio 
2004) su detta relazione bancaria sono confluiti i precitati 4’950'051.63 euro 
di sospetta illecita origine. Inoltre, tra il 27 febbraio 2004 ed il 21 marzo 
2005, dalla medesima relazione sono stati effettuati diversi prelevamenti in 
contanti per un importo complessivo pari a 3'294'472.50 euro (act. 8.6). Or-
bene, tali ingenti prelevamenti effettuati dal reclamante nel breve spazio di 
poco più di un anno costituiscono un ulteriore indizio a conferma del preci-
tato sospetto di riciclaggio di denaro. Sospetto, quest’ultimo, rafforzato pure 
dal fatto che la giustificazione addotta a spiegazione dei prelevamenti in 
questione risulta smentita da oggettive risultanze d’inchiesta. In effetti, con-

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trariamente all’argomentazione del reclamante secondo cui l’intera somma 
prelevata sarebbe stata destinata al Prof. E., da un appunto sequestrato 
presso il suo studio legale e relativo alle movimentazioni del conto oggetto 
del contestato provvedimento emerge un’annotazione facente stato di un 
prelevamento pari a 1'100'000 euro effettuato in data 27 febbraio 2004 e 
sul quale lo stesso avv. A. ha annotato una spartizione della somma in 
“1'070'000 Max” e “30'000 GG”, dove le sigle rimandano verosimilmente al-
lo stesso A. ed a J. (act. 8.10, pag. 95). Ne discende che, evidentemente, 
non tutto il contante prelevato è stato consegnato al Prof. E. come invece 
preteso, ma mai dimostrato, dal reclamante in questa sede. E proprio in vir-
tù della sua provenienza dal contestato conto D. SA (anch’esso posto sotto 
sequestro) permangono, altresì, seri e fondati dubbi pure con riferimento 
all’origine dell’importo di 850'012.63 euro, e ciò a prescindere dalla credibi-
lità o meno dell’argomentazione secondo cui tale somma sarebbe servita a 
pagare una legittima parcella legale. Di conseguenza, e segnatamente nel-
la misura in cui permane un dubbio a proposito della provenienza dei fondi 
sequestrati, si giustifica di mantenere la totalità di tali somme a disposizio-
ne della giustizia. 

 
4.4 Come già ricordato in precedenza (v. consid. 2, supra), al giudice delle mi-

sure procedurali chiamato a vagliare la legittimità di un sequestro probato-
rio e/o confiscatorio incombe unicamente la verifica della presenza concor-
rente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che 
occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente. 

 
In concreto, il sequestro effettuato sulla relazione bancaria in oggetto risul-
ta, oltre che giustificato dalle emergenze istruttorie, anche del tutto propor-
zionato in ragione dell’importo dei beni bloccati sulla relazione  
n° 1 presso la banca F. SA (1'366'590 euro il 27 febbraio 2008) in rapporto 
al totale dei valori patrimoniali confluiti su tale conto in provenienza dalla re-
lazione D. SA (4'950'051.63 euro). Peraltro, il reclamante non ha dimostra-
to come il sequestro dell’importo menzionato possa arrecare un danno irre-
parabile alle sue attività commerciali o ai suoi obblighi fiscali, omettendo al-
tresì di fornire qualsiasi prova riguardo alla consistenza del suo patrimonio 
personale e societario. In tale ambito, la copia dell’iscrizione ipotecaria de-
positata agli atti con la replica (act. 11.2) non costituisce, ad essa sola, do-
cumento sufficiente per comprovare l’evocato preteso stato di angustia. I-
noltre, come rettamente osservato dal MPC nella sua risposta al reclamo, il 
certificato medico depositato agli atti (così come la documentazione medica 
presentata con la replica e di data antecedente a quest’ultimo) non certifica 
un’impossibilità del reclamante ad esercitare la propria professione, ma si 
limita a raccomandare una riduzione al minimo dell’attività professionale 
nonché una terapia neurologica. Peraltro, si rileva che il certificato in que-
stione risale ormai a più di un anno fa e che nulla è dato conoscere con ri-

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ferimento agli eventuali esiti dell’evocata terapia di riabilitazione. Premesso 
ciò, contrariamente a quanto preteso dal reclamante, gli elementi di cui agli 
atti di causa non permettono di concludere apoditticamente ad una sua im-
possibilità lavorativa. La censura di mancato rispetto del principio della pro-
porzionalità va quindi respinta in quanto infondata. 

 
 
5. Il reclamante contesta, infine, un’errata valutazione delle prove e della defi-

nizione dei fatti da parte dell’autorità inquirente svizzera. Quest’ultima non 
avrebbe considerato, né tanto meno valutato, le emergenze istruttorie sol-
levate dal reclamante quanto al fatto che né l’autorità inquirente né il giudi-
ce di merito italiani abbiano mai richiesto, disposto e giudicato il sequestro 
e/o la confisca della relazione bancaria in esame. Dall’altro lato, l’autorità 
inquirente elvetica non avrebbe compreso la portata di tali emergenze  
istruttorie, unitamente alla richiesta d’archiviazione del 2 giugno 2007 ed al 
decreto d’archiviazione del 15 giugno 2007. 

 
5.1 Questa Corte rileva che con tali argomentazioni il reclamante si limita a 

contrapporre una sua interpretazione alla tesi esposta dall’autorità inquiren-
te svizzera, senza però dimostrare che il suo assunto debba assolutamente 
prevalere su quest’ultima né che il giudizio impugnato sia manifestamente 
insostenibile. Il sequestro è una misura provvisionale da prendere rapida-
mente e spetta, di regola, al giudice di merito pronunciare le misure definiti-
ve. Non incombe pertanto a questa Corte d’anticipare l’esame di merito 
mediante un’esauriente ponderazione delle circostanze a carico o a discol-
pa del reclamante nonché intraprendere una completa valutazione dell’at-
tendibilità dei vari mezzi di prova. Per contro, nel caso concreto occorre de-
terminare se l’autorità poteva ammettere l’esistenza di sufficienti e concreti 
indizi di reato fondando il proprio giudizio su dei motivi sostenibili. 

 
Da un lato, come precedentemente esposto (v. consid. 4.1), nulla può es-
sere rimproverato all’autorità con riferimento all’evocato disinteresse da 
parte delle autorità italiane nei confronti di una eventuale pronuncia di mi-
sure coercitive con riferimento alla relazione bancaria oggetto del presente 
procedimento. In tale ambito giova comunque ricordare che l’autorità non è 
tenuta ad esporre o a discutere ogni fatto, mezzo di prova o censura invo-
cati dalle parti, ma può – al contrario – limitarsi a trattare quanto ritiene de-
cisivo e pertinente nel caso concreto, senza per questo incorrere nell’arbi-
trio (Sentenza del Tribunale federale 6B_211/2007 del 10 ottobre 2007, 
consid. 2.1; DTF 130 II 530 consid. 4.3). Dall’altro lato, e premesso che il 
reclamante non contesta la condanna inflittagli con sentenza 10 marzo 
2007 (act. 6.1), l’evocata successiva richiesta d’archiviazione ed il relativo 
decreto di stralcio (act. 6.2 e act. 6.3) non risultano decisivi per negare 
l’esistenza di sufficienti indizi di reato. Infatti, dagli atti di causa emerge che 

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tale richiesta “costituisce stralcio del procedimento nr. 2. nell’ambito del 
quale il 10 marzo 2007, in esito al giudizio abbreviato, il GUP (ndr: giudice 
per le udienze preliminari) presso il Tribunale di Palermo ha emesso sen-
tenza di condanna nei confronti di J., E., A. e K. per i reati di fittizia intesta-
zione di beni, riciclaggio e reimpiego di beni costituenti il cosiddetto patri-
monio occulto di I.” (cfr. act. 6.2, pag. 3). Ne discende che il citato decreto 
di stralcio non contraddice i contenuti della condanna emessa con senten-
za del 10 marzo 2007, e ciò indipendentemente dal fatto che quest’ultima si 
trovi tuttora “sub iudice”. Inoltre, la fattispecie del riciclaggio di denaro se-
condo l’art. 305bis CP non presuppone una conoscenza nei dettagli di tutte 
le circostanze del reato principale, né quella del suo autore, e il legame ri-
chiesto tra il crimine all’origine dei fondi ed il riciclaggio è volutamente te-
nue (Sentenza del Tribunale federale 1P.391/2003 del 1° dicembre 2003, 
consid. 3.2 e riferimenti giurisprudenziali ivi citati). Nelle circostanze appe-
na descritte, allo stato attuale delle indagini l’autorità poteva pertanto am-
mettere l’esistenza di sufficienti indizi di reato senza incorrere nell’arbitrio. 
 

5.2 Nonostante il sequestro della relazione bancaria qui in esame sia stato or-
dinato 3 anni or sono e l’inchiesta non appaia più trovarsi ai suoi inizi, que-
sta Corte non ravvisa agli atti di causa l’esistenza di elementi suscettibili di 
far concludere ad una condotta negligente od eccessivamente lenta della 
stessa (cfr. elenco atti dell’istruzione preparatoria, act. 8.11). Spetterà co-
munque al magistrato inquirente, nel prosieguo dell’inchiesta, verificare ul-
teriormente sulla base delle risultanze acquisite la fondatezza del provve-
dimento e, segnatamente, la sua relazione con il reato presunto, proceden-
do se del caso a revoche parziali dello stesso (Sentenza del tribunale fede-
rale, supra, consid. 3.2 in fine; TPF BB.2005.120 + BB.2005.121 del 
19 gennaio 2006, consid. 6). 

 
 
6. Nelle circostanze concrete, in assenza di altra soluzione equivalente nei 

suoi risultati ma meno incisiva per l’interessato e tenuto conto dello stadio 
dell’inchiesta, il provvedimento impugnato non può essere considerato né 
lesivo del principio della proporzionalità né arbitrario. Per il momento, non 
v’è quindi ragione di annullarlo, come chiesto dal reclamante. 

 
 

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7. Premesso quanto suesposto, il reclamo deve essere respinto. Visto l’esito 
della procedura, le spese giudiziarie sono addossate alla parte soccomben-
te (art. 66 cpv. 1 LTF, applicabile per rinvio dell’art. 245 PP). Nella fattispe-
cie queste ammontano a 1'500.-- franchi (art. 245 cpv. 2 PP e art. 3 del 
Regolamento dell’11 febbraio 2004 sulle tasse di giustizia del Tribunale pe-
nale federale, RS 173.711.32) e sono coperte dall’anticipo delle spese ver-
sato in pendenza di causa. 

 
 
 
 

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Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. Il reclamo è respinto. 
 
2. La tassa di giustizia, di fr. 1'500.--, è posta a carico del reclamante. Essa 

è coperta dall’anticipo delle spese versato in pendenza di causa. 
 
 
Bellinzona, il 7 maggio 2008 
 
In nome della I Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 
 
- Avv. Emanuele Verda  
- Ministero pubblico della Confederazione  
- Ufficio dei giudici istruttori federali 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

 
Le decisioni della I. Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 
30 giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale 
del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel 
caso in cui il giudice dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF). 

A.