# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 38f91319-5a61-54e7-953a-c2393d745017
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.05.2021 D-11/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-11-2019_2021-05-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-11/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gérard Scherrer, 

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

rappresentato dalla MLaw Cora Dubach,  

Freiplatzaktion Basel, Asyl und Integration, (…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 29 novembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-11/2019 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 5 dicem-

bre 2016, 

i verbali d'audizione dell'8 dicembre 2016 (cfr. atto A4/10) e del 29 gen-

naio 2018 (cfr. atto A11/21), 

i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 29 novembre 2018, notificata il 30 novembre 2018 (cfr. atto A16/1), con 

cui tale autorità ha respinto la succitata domanda d'asilo e pronunciato l'al-

lontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l'esecuzione dello 

stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 31 dicembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 3 gennaio 2019), per il cui tramite il ricorrente ha concluso all'an-

nullamento della decisione ed alla concessione dell'asilo; in subordine alla 

concessione dell'ammissione provvisoria per inammissibilità o inesigibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento; con contestuale domanda di conces-

sione dell'assistenza giudiziaria – nel senso dell'esenzione dal versamento 

delle spese processuali e del relativo anticipo – e di gratuito patrocinio,  

la copia della dichiarazione della Croce Rossa Svizzera, Sezione del 

C._______ del 21 dicembre 2018, dal quale risulta che l'interessato è al-

loggiato presso il Centro collettivo di accoglienza della Croce Rossa di 

D._______ e riceve uno spillatico settimanale pari a CHF 112.– per le 

spese personali ed il vitto, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

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che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Di-

sposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato co-

stituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma 

e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

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origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-

sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi ricono-

sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili 

da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5): che, sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, se-

gnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-

partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni; che, 

infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi 

di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui 

che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti); che, sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su 

indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e 

secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 

LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di perse-

cuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici 

interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica 

interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono 

essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì 

necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in 

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particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o 

falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone 

consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le 

allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; che al 

contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli 

eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che il richiedente, cittadino dello Sri Lanka di etnia tamil, ha in parte vissuto 

a Jaffna ed in parte a E._______ (distretto di Mannar) ed ha dichiarato nel 

corso delle audizioni cui è stato sottoposto di aver stretto amicizia con due 

compagni di scuola ex membri dell'LTTE e di avere avuto dei problemi con 

gli agenti del Criminal Investigation Department (CID) a causa di questi 

suoi legami; che segnatamente, nel 2016 egli sarebbe stato cercato dal 

CID e convocato al posto di polizia; che presentatosi come da richiesta, gli 

agenti gli avrebbero posto numerose domande su questi amici – in partico-

lare dove si trovassero – e sulla provenienza del suo denaro giacché essi 

avrebbero temuto che l'interessato ricevesse dei finanziamenti da parte 

delle LTTE all'estero; che uno di questi agenti sarebbe pure stato picchiato 

dagli amici dell'interessato; che dopo il rilascio egli sarebbe stato contattato 

in diverse occasioni e convocato in polizia altre tre volte; che infine, gli 

agenti gli avrebbero dato un ultimatum per consegnare i suoi amici, altri-

menti sarebbe stato ucciso; che egli avrebbe dunque deciso di espatriare, 

che nella decisione impugnata, la SEM ha considerato anzitutto inverosi-

mili le allegazioni dell'interessato; che in particolare le allegazioni in merito 

ai problemi avuti con gli agenti del CID sarebbero tardive e contraddittorie; 

che il richiedente si sarebbe invero contraddetto in diversi punti; che altresì 

le sue dichiarazioni non sarebbero sufficientemente motivate; che in se-

guito, l'autorità inferiore ha negato l'esistenza di un fondato timore di per-

secuzioni future ai sensi dell'art. 3 LAsi; che segnatamente il richiedente 

non presenterebbe un profilo tale da attirare l'attenzione delle autorità  ed 

essere oggetto di persecuzioni rilevanti in materia d'asilo,  

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che in sede ricorsuale, l'insorgente avversa la valutazione della SEM; che 

segnatamente, per quanto riguarda la verosimiglianza delle allegazioni, 

egli ritiene che il procedere dell'autorità inferiore non sia stato corretto; che 

l'autorità avrebbe infatti ritenuto inverosimili le dichiarazioni che sarebbero 

state effettuate solo in corso d'audizione sui motivi d'asilo; che il ricorrente 

ritiene che non si potrebbe attendersi da un richiedente l'asilo che sappia 

da una parte riconoscere tutti i fatti rilevanti per la sua domanda e dall'altra 

che li esponga già nel corso dell'audizione sulle generalità; che in partico-

lare, nel corso della prima audizione gli sarebbe stato chiesto se in Sri 

Lanka gli fosse successo qualcosa mentre nel corso della seconda audi-

zione sarebbe stato invitato a descrivere i motivi che l'avrebbero portato a 

depositare una domanda d'asilo in Svizzera; che le sue allegazioni sareb-

bero da considerare quantitativamente e qualitativamente sufficienti; che 

ad esempio, l'insorgente nel corso dell'audizione sulle generalità abbia ri-

ferito di soltanto un episodio al posto di polizia quando invece nella se-

guente audizione ne ha riferiti quattro è giustificato dal fatto che soltanto 

nel primo episodio egli sia stato interrogato e picchiato e quindi sia stato 

l'avvenimento più importante; che per quanto riguarda le ulteriori contrad-

dizioni ritenute dalla SEM, egli rileva da una parte che le stesse sono state 

chiarite una volta che egli è stato confrontato in merito e dall'altra che le 

incongruenze non sarebbero importanti e quindi rilevanti, che risulta inoltre 

lampante che per il ricorrente sia stato più importante il fatto che sia stato 

ricercato dal CID che quello di sapere chi l'avesse informato; che di conse-

guenza le allegazioni del ricorrente adempirebbero alle condizioni di vero-

simiglianza, 

che per ciò che è della rilevanza dei suoi motivi d'asilo, l'insorgente rileva 

come egli sia stato vittima di persecuzione e sia stato minacciato addirittura 

di morte da parte del CID; che di conseguenza la persecuzione sia da con-

siderarsi sufficientemente intensa; che altresì, a causa del suo legame con 

i suoi due amici egli rischierebbe una persecuzione riflessa; che in seguito, 

vi sarebbero dei motivi d'asilo ai sensi dell'art. 3 LAsi; che segnatamente, 

avendo dei legami con delle persone appartenenti alle LTTE, gli agenti del 

CID sarebbe pure lui ritenuto appartenente a tale organizzazione; che di 

conseguenza si tratterebbe di persecuzione politica; che altresì non po-

trebbe essere escluso che gli agenti abbiano un particolare interesse per il 

perseguimento del ricorrente in ragione dell'appartenenza del padre alle 

LTTE; che la persecuzione sarebbe poi attuale; che se già quando il ricor-

rente si trovava ancora in patria gli agenti avevano supposto che egli fosse 

sostenuto dalla diaspora tamil, la situazione non potrebbe essere diversa 

al suo rientro dopo il soggiorno in Svizzera, Paese conosciuto proprio per 

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i separatisti tamil; che la situazione in Sri Lanka sarebbe poi tuttora insta-

bile e potrebbe rapidamente degenerare; che di conseguenza, non si po-

trebbe ritenere che l'insorgente non verrà sottoposto a persecuzioni rile-

vanti in caso di ritorno in Patria, 

che la tesi ricorsuale non può essere seguita; che il Tribunale non ritiene 

che le motivazioni contenute nel gravame siano tali da rimettere in discus-

sione l'analisi dell’autorità inferiore, alla quale risulta anzitutto giudizioso 

rinviare anche in questa sede, 

che in specie, si constata come le allegazioni dell’insorgente contengano 

effettivamente diversi indicatori di inverosimiglianza; che in primo luogo, le 

dichiarazioni dell'interessato risultano divergenti su punti essenziali; che 

circa la prima volta in cui egli è stato ricercato dagli agenti le sue dichiara-

zioni risultano incongruenti; che invero in un primo momento l'insorgente 

ha riferito di essere stato informato della ricerca da parte degli agenti dalla 

moglie del cugino (cfr. verbale 1, pag. 6), salvo poi dire di essere stato in-

formato dalla zia materna (cfr. verbale 2, Q57, pag. 8); che interrogato in 

merito a tale importante discrepanza, il ricorrente ha dichiarato di aver ri-

cevuto la telefonata sia dalla zia materna sia dalla moglie del cugino (cfr. 

verbale 2, Q115), fornendo così un'ulteriore versione dei fatti,  

che in seguito, pure la descrizione del primo interrogatorio alla stazione di 

polizia presenta delle incongruenze; che in un primo tempo il ricorrente ha 

riferito di essere stato picchiato da uno dei quattro agenti e di essere poi 

lasciato ad attendere; che poco dopo colui che l'aveva colpito avrebbe fatto 

ritorno e gli avrebbe detto di essere stato picchiato dai suoi amici (cfr. ver-

bale 1, pag. 6); che in un secondo tempo invece, egli non ha più raccontato 

di essere stato lasciato attendere da solo dopo aver ricevuto il colpo alla 

nuca, ma di essere subito stato informato dai quattro agenti che gli amici 

avrebbero malmenato uno di loro (cfr. verbale 2, Q57), 

che anche le allegazioni in merito agli eventi seguenti a questo primo inter-

rogatorio presentano delle discrepanze, in particolare per quanto riguarda 

le telefonate da parte del CID e gli ulteriori interrogatori; che inizialmente 

l'insorgente ha riferito di aver fatto ritorno a casa e di aver informato telefo-

nicamente il padre dell'accaduto il quale gli avrebbe consigliato di recarsi 

da lui a E._______; che durante il suo soggiorno a E._______ avrebbe 

ricevuto diverse telefonate sul cellulare (cfr. verbale 1, pag. 6); che in se-

guito tuttavia, il ricorrente ha riferito di aver fatto rientro a casa, di aver 

raccontato l'accaduto ai nonni ed al padre e di aver poi ricevuto delle tele-

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fonate da parte del CID a numerose riprese; che dopo aver avvertito il pa-

dre delle diverse telefonate costui l'avrebbe invitato a recarsi a E._______; 

che tuttavia anche mentre si trovava lì avrebbe continuato a riceverne (cfr. 

verbale 2, Q57 pag. 9), 

che altresì, soltanto nel corso della seconda audizione e per di più soltanto 

a domanda specifica egli ha raccontato di essere stato in totale convocato 

quattro volte presso la centrale della polizia (cfr. verbale 2, Q101-Q104); 

che una tale importante omissione nel corso della prima audizione non può 

essere semplicemente giustificata con il carattere sommario della stessa 

(cfr. verbale 2, Q119); che altresì, contrariamente a quanto affermato in 

sede ricorsuale per giustificare la tardività di tale allegazione, nel corso 

della prima audizione non gli è stato soltanto chiesto se gli fosse già acca-

duto qualcosa in Sri Lanka (cfr. cfr. verbale 1, pag. 6, pto. 7.02), ma bensì 

gli sono stati pure esplicitamente domandati i suoi motivi d'asilo (cfr. ver-

bale 1, pag. 6, pto. 7.01); che peraltro risulta quantomeno sorprendente 

che il ricorrente non abbia fatto alcun riferimento alle ulteriori convocazioni 

neppure nel racconto spontaneo nel corso della seconda audizione, ma le 

stesse sono state riferite a domanda precisa da parte dell'autorità inferiore 

(cfr. verbale 2, Q57), 

che in secondo luogo, le dichiarazioni risultano poco sostanziate e plausi-

bili; che ad esempio, l'insorgente non ha saputo dire in maniera precisa la 

frequenza con cui il CID gli telefonava (cfr. verbale 2, Q91); che anche il 

contenuto di tali telefonate risulta poco chiaro, che una volta egli ha riferito 

di essere stato minacciato; che da una parte ha riferito che gli venivano 

chieste informazioni in merito ai due amici e dall'altra gli era stato chiesto 

come mai avesse lasciato Jaffna senza autorizzazione; che infine, risulta 

quantomeno poco comprensibile il fatto che egli non ricordi la data entro la 

quale avrebbe dovuto dire la verità al CID, essendo quello il momento cru-

ciale che l'avrebbe spinto ad espatriare per non essere imprigionato al po-

sto dei suoi amici (cfr. verbale 2, Q90); 

che infine, alcune allegazioni dell'insorgente risultano a tratti contrarie alla 

logica dell'agire; che innanzitutto egli non è riuscito a spiegare in maniera 

convincente il motivo per il quale – pur sapendo che i due compagni di 

classe facevano parte delle LTTE – egli abbia comunque deciso di strin-

gere un legame di amicizia con loro; che segnatamente, appare quanto-

meno sorprendente il fatto che egli non si sia curato delle potenziali conse-

guenze ed abbia deciso così semplicemente di correre il rischio diversa-

mente dagli altri compagni di classe (cfr. verbale 2, Q65); che a questo 

proposito, la sua risposta – ovvero che egli aveva un certo "feeling" con 

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loro, dal momento che il padre faceva anche parte delle LTTE – non risulta 

convincente; che infine, appare singolare il fatto che dopo l'espatrio egli 

non si sia interessato per sapere se fosse stato ricercato dal CID anche da 

altri parenti oltre al padre né la frequenza con cui gli agenti si sono presen-

tati dal genitore (cfr. verbale 2, Q48-Q51), 

che su tali presupposti, si può ritenere che l’autorità inferiore abbia a giusto 

titolo rimesso in discussione la credibilità dell’intero complesso di allega-

zioni dell’insorgente,  

che in seguito, ritenuta l'inverosimiglianza delle allegazioni in merito ai pro-

blemi con il CID, non vi è modo di ritenere l'esistenza di un rischio di subire 

una persecuzione riflessa per il ricorrente (cfr. sentenza del Tribunale  

D-7067/2017 del 19 novembre 2018 consid. 3.2 e relativi riferimenti), 

che per il resto, la sola appartenenza all’etnia Tamil e il deposito di una 

domanda d’asilo all’estero non sono elementi di rischio sufficienti per com-

provare un timore fondato di esposizione a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 

LAsi (cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015 [pubblicata come sentenza 

di riferimento] del 15 luglio 2016 consid. 8.4.6, 8.5.5 et 9.2.4); che inoltre, 

nonostante quanto censurato nel gravame, data l'inverosimiglianza dei mo-

tivi d'asilo, non si può partire dall’assunto che in specie esistano legami 

presunti o effettivi con le LTTE, che dal punto di vista delle autorità srilan-

kesi, possano essere interpretati quale volontà di voler riaccendere il con-

flitto etnico nel paese (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.1 e 8.5.3; 

sentenza E-350/2017 del 3 ottobre 2017 consid. 4.3.1); che nemmeno 

sono recensibili in casu un impegno politico particolare contro il regime du-

rante l’esilio, con lo scopo di voler rianimare il movimento separatista tamil 

(cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.2 e 8.5.4; sentenza E-350/2017 

consid. 4.3.1) né si deduce dagli atti che l’interessato sia stato iscritto in 

una lista di controllo ad uso delle autorità (cfr. sentenza E-1866/2015 con-

sid. 8.4.3 e 8.5.2; cfr. anche: sentenza del Tribunale E-350/2017 del 3 ot-

tobre 2018 consid. 4.3.1); che in buona sostanza, non appare che l’insor-

gente possa essere percepito come una minaccia per l’unità e la coesione 

nazionale (cfr. in merito anche: sentenza E-350/2017 consid. 4.4); che 

certo, il fatto che egli sia di etnia tamil come pure la durata del suo sog-

giorno in Svizzera ed il suo eventuale rimpatrio senza il possesso di un 

passaporto non permettono di escludere ch’egli possa attirare su di sé l’at-

tenzione delle autorità al suo ritorno ed essere interrogato (cfr. sentenza E-

1866/2015 consid. 8.4.4, 9.2.4 e 9.2.5; sentenze del Tribunale  

E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 consid. 4.4 e 4.5 [in parte 

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pubblicata in DTAF 2017 VI/6]); che ciò non permette però di riconoscere 

il rischio di trattamenti rilevanti nel contesto dell’art. 3 LAsi, 

che pertanto il ricorrente non può prevalersi di un timore fondato di perse-

cuzione futura in un prossimo avvenire e secondo un’alta probabilità, per 

dei motivi posteriori alla sua fuga (art. 54 LAsi); che questa valutazione è 

tanto più giustificata dal fatto che il ricorrente ha lasciato lo Sri Lanka nel 

novembre del 2016, ossia ben dopo la fine delle ostilità tra le LTTE e l’eser-

cito regolare (cfr. sentenza del Tribunale E-38/2019 del 22 ottobre 2020 

consid. 5.2), 

che in virtù di quanto sopra, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la deci-

sione impugnata va confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale la stessa 

dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) 

e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nel proprio gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto, 

che anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi ostativi 

all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka, 

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che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì non vi 

sono indizi – non avendo egli reso verosimile di essere effettivamente in 

pericolo nel suo Paese – per ritenere che l’interessato possa essere espo-

sto ad un rischio personale, concreto e serio di trattamenti proibiti in rela-

zione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105); che anche nel contesto della diaspora Tamil non 

basta infatti una semplice possibilità di subire trattamenti inumani o degra-

danti per ammettere l’inammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento 

(cfr. sentenza E-5110/2016 del 6 gennaio 2018 consid. 10.4), 

che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi 

in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che inoltre, vista la cessazione delle ostilità tra i separatisti Tamil ed il go-

verno di Colombo, non si può concludere che nel paese viga attualmente 

una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coin-

volga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. 

sentenza E-1866/2015 consid. 13.1),  

che la crisi istituzionale che ha avuto luogo nel terzo trimestre del 2018 non 

modifica tale assunto, essendosi la situazione stabilizzata (cfr. sentenza 

del Tribunale D-2807/2018 del 7 maggio 2019 consid. 9.5), 

che nella già citata E-1866/2015 il Tribunale ha altresì proceduto all’attua-

lizzazione della giurisprudenza pubblicata in DTAF 2011/24 confermando 

che l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile in tutta la 

provincia Settentrionale ad eccezione della regione del Vanni (per la re-

gione del Vanni cfr. la sentenza di riferimento D-3619/2016 del 16 otto-

bre 2017) qualora i criteri individuali dell’esigibilità siano dati (in particolare 

l’esistenza di una solida rete familiare o sociale, così come la possibilità di 

accedere ad un alloggio e di prospettive favorevoli quanto alla copertura 

dei bisogni elementari [cfr. consid. 13.3.3]), 

che in specie, il ricorrente proviene dal distretto di Jaffna, ma ha anche 

soggiornato a diverse riprese nel distretto di Mannar, entrambi nella pro-

vincia Settentrionale, e non vi è da dubitare quanto al fatto che egli (come 

del resto non contestato in sede ricorsuale) adempia ai suddetti requisiti; 

che infatti, l’insorgente può contare sulla presenza di un’ampia rete fami-

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Pagina 12 

gliare nella provincia, su di una esperienza professionale e su una forma-

zione scolastica di livello superiore (cfr. verbale 1, pag, 3 segg; verbale 2, 

Q20 segg.), 

che inoltre, l’interessato gode di buona salute e non ha preteso nel gra-

vame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare la sua 

ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 con-

sid. 9.3.2), 

che in considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento 

del ricorrente è ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione del provvedimento, 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-

petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che di conseguenza, è pure respinta la domanda di concessione del 

gratuito patrocino (vart. 110a cpv. 1 lett. a LAsi) 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt