# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3709422e-66bb-5cb6-9a98-a6ad866b4926
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-04-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.04.2024 D-1776/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1776-2024_2024-04-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1776/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  a p r i l e  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Contessina Theis;  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Tunisia,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino – art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); 

decisione della SEM del 14 marzo 2024. 

 

 

 

D-1776/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato, cittadino tunisino, ha presentato in 

Svizzera il 14 febbraio 2023 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migra-

zione di seguito: SEM o autorità inferiore n. […]-3/2), 

il formulario Europa della medesima data dal quale risulta che l’interessato 

ha dichiarato di essere partito dal proprio Paese d’origine durante il 2022 e 

di aver raggiunto l’Europa, in particolare l’Italia, il 17 agosto 2022 (cfr. atto 

SEM n. 11/2), 

il riscontro della banca dati Eurodac del 26 febbraio 2024 dal quale si 

evince che egli ha depositato una precedente domanda d’asilo in Austria il 

19 giugno 2022 e un’altra in Germania il 24 agosto 2022 (cfr. atto SEM 

n. 16/1), 

il verbale del colloquio Dublino del 5 marzo 2024 (cfr. atto SEM n. 21/3), 

la domanda di ripresa in carico del 5 marzo 2024 della SEM fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

GU L 24/1 del 27.1.1983 (di seguito: RD III; cfr. atto SEM n. 22/5), inoltrata 

alle competenti autorità tedesche (cfr. atto SEM n. 23/1 e 24/1), 

la risposta del 7 marzo 2024 con la quale queste ultime hanno espressa-

mente respinto ritendendo l’Austria competente per il trattamento della pro-

cedura di protezione internazionale dell’interessato avendone accettato 

precedentemente la ripresa in carico (cfr. atto SEM n. 26/2), 

la domanda di ripresa in carico del 7 marzo 2024 della SEM (cfr. atto SEM 

n. 27/7), basata sulla medesima norma, destinata alle competenti autorità 

austriache (cfr. atti SEM n. 28/1 e 29/1), 

la risposta dell’8 marzo 2024 con la quale queste ultime hanno espressa-

mente accettato tale domanda (cfr. atto SEM n. 30/2), 

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la decisione del 14 marzo 2024, notificata agli interessati il giorno succes-

sivo (cfr. atto SEM n. 36/1), con cui la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo dell’interessato ritenendo che potesse partire alla volta di 

uno Stato terzo, ovvero l’Austria, cui competerebbe, in virtù di un trattato 

internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento, 

pronunciandone l’allontanamento (recte: il trasferimento) verso tale Paese 

(cfr. atto SEM n. 35/14), 

il ricorso del 20 marzo 2024, depositato il giorno successivo (cfr. timbro del 

plico raccomandato; data di entrata: 22 marzo 2024), inoltrato dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), con il quale l’inte-

ressato ha concluso, preliminarmente, alla concessione dell’effetto so-

spensivo e, nel merito, all’annullamento della precitata decisione e al trat-

tamento della loro domanda d’asilo nella procedura nazionale; egli ha al-

tresì presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di-

spensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una deci-

sione in materia d’asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi e 31‒33 LTAF), il 

ricorso è ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito dello stesso, 

che mediante ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del 

diritto federale (art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi) e l’accertamento inesatto o in-

completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi); che 

adito con un ricorso contro una decisione di non entrata nel merito di una 

domanda d’asilo, il Tribunale si limita ad esaminare la fondatezza di tale 

decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1), 

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che siccome il ricorso è manifestamente infondato, la decisione è pronun-

ciata dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice, e moti-

vata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e e 111a cpv. 1 e 2 LAsi); il 

Tribunale rinuncia, inoltre, ad uno scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

che, con il proprio ricorso, il ricorrente impugna la decisione della SEM con 

la quale quest’ultima non è entrata nel merito della sua domanda di prote-

zione internazionale in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi rite-

nendo l’Austria competente per il trattamento della medesima, 

che occorre, di conseguenza, chiedersi se l’autorità inferiore poteva fare 

applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che 

di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente 

può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato 

internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento,  

che, secondo l’art. 29a cpv. 1 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni 

procedurali dell’11 agosto 1999 (Oasi 1, RS 142.311), disposizione che 

concretizza la summenzionata norma, la SEM esamina la competenza per 

il trattamento della domanda d’asilo sulla base dei criteri previsti dagli 

artt. 7 – 15 RD III (criteri per la determinazione dello Stato membro com-

petente; cfr. art. 3 par. 1 RD III); che se, sulla base di tali criteri, il tratta-

mento della domanda d’asilo compete ad un altro Stato e quest’ultimo ac-

cetta la presa o ripresa in carico del richiedente asilo, la SEM emana una 

decisione di non entrata nel merito (art. 29a cpv. 2 OAsi 1), 

che lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli artt. 23, 

24, 25 e 29 RD III – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che 

ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel terri-

torio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 

lett. b RD III), 

che, nella presente disamina, il riscontro della banca dati Eurodac del 

26 febbraio 2024 ha rivelato che il ricorrente ha depositato una precedente 

domanda d’asilo in Austria il 19 giugno 2022; che sulla scorta di tale ele-

mento di prova, il 7 marzo 2024, la SEM ha quindi chiesto alle autorità au-

striache, nel termine fissato dall’art. 23 par. 2 RD III, la ripresa in carico del 

ricorrente sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III; che con l’accettazione 

dell’8 marzo 2024, l’Austria, nel rispetto del termine di due settimane pre-

visto all’art. 25 par. 1 RD III, ha espressamente ammesso la propria com-

petenza per la ripresa in carico del ricorrente,  

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che, di conseguenza, la competenza dell’Austria è di principio data, ciò che 

non viene del resto censurato dal ricorrente nel proprio gravame,  

che, nel merito, il ricorrente si oppone, in primo luogo, al suo trasferimento 

verso suddetto Paese sostenendo, implicitamente, che il sistema di acco-

glienza austriaco presenta delle carenze sistemiche ai sensi 

dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III; che, in particolare, egli sostiene che le au-

torità austriache usino spesso “metodi violenti ed intimidatori nei confronti 

dei migranti” e che “le persone sono vittime di respingimenti illegali e i loro 

diritti basilari sono costantemente violati”; che, per questi motivi, la sua in-

columità fisica sarebbe messa in serio pericolo, 

che, giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistono carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti d’asilo in tale Stato membro, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato mem-

bro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente,  

che la presunzione del rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo da 

parte dello Stato in questione, in particolare il diritto alla trattazione della 

propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-

zione conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: Direttiva procedura]; diret-

tiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [di seguito: Direttiva accoglienza]), può essere confutata 

esclusivamente in presenza di indizi seri ed avverati che, nel caso con-

creto, le autorità dello Stato membro ritenuto come quello responsabile non 

rispetterebbe il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che, nel caso in esame, è risaputo che in Austria non sussistono carenze 

sistemiche nella procedura d’asilo implicanti il rischio di un trattamento inu-

mano o degradante ai sensi degli artt. 4 CartaUE e 3 CEDU; che, inoltre, il 

ricorrente non ha reso verosimile di aver subito dei trattamenti tali da per-

mettere di sovvertire la summenzionata presunzione; che, ad ogni modo, 

spetta al medesimo utilizzare i mezzi giuridici disponibili in tale Paese sia 

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per invocare il suo preteso diritto all’asilo, sia per adire le vie legali in caso 

di abuso di potere da parte della polizia o di altre autorità, 

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non 

si giustifica nel caso di specie, 

che, in secondo luogo, il ricorrente sostiene – senza tuttavia apportarne 

una motivazione – che l’autorità inferiore avrebbe dovuto fare applicazione, 

vista la sua situazione particolare, degli artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 

OAsi 1, 

che, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un Paese terzo, anche se tale esame 

non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD III; che, come previsto dalla 

giurisprudenza, la SEM è obbligata ad applicare la clausola di sovranità ed 

entrare nel merito della domanda d’asilo se il trasferimento del richiedente 

nel Paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto 

internazionale; che può, inoltre, ammettere tale responsabilità per dei mo-

tivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concre-

tizza in diritto interno svizzero la suddetta clausola di sovranità; che la 

SEM, nell’applicazione di quest’ultima norma, dispone di potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il trasferimento 

del richiedente nel Paese di destinazione contravviene ad una norma im-

perativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità infe-

riore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel me-

rito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di un potere di controllo 

al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 

(CorteEDU), il trasferimento forzato di una persona con problemi di salute 

può contravvenire all’art. 3 CEDU, dal contenuto identico all’art. 4 CartaUE, 

se esistono seri motivi di credere che la medesima, in assenza di tratta-

menti medici adeguati nello Stato di destinazione, in concreto l’Austria, 

sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peg-

gioramento delle sue condizioni di salute, comportante delle intense soffe-

renze o una riduzione importante della speranza di vita (cfr. la sentenza 

CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 

180 a 193; cfr. anche, a questo proposito, la sentenza di principio del Tri-

bunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 con i rispettivi riferimenti), 

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che, nel caso di specie, il ricorrente non ha reso verosimile che lo Stato di 

destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico e a portare a ter-

mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione internazionale, 

che, in merito al suo stato di salute, egli non presenta alcuna problematica 

medica che ne ostacolerebbe il trasferimento in Austria in applicazione 

della summenzionata giurisprudenza (cfr. atti SEM n. 31/2 e 38/4), 

che l’applicazione degli artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 OAsi 1 al caso di 

specie non è dunque giustificata; che non traspaiono dunque elementi tali 

per ritenere che l’autorità inferiore abbia ecceduto o abusato del proprio 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), 

che, riepilogando, la SEM ha a giusto titolo rinunciato di entrare nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi pronunciando il suo trasferimento verso l’Austria; che, in con-

clusione, il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità 

inferiore confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esen-

zione dal versamento di un anticipo relativo alle presumibili spese proces-

suali, è divenuta priva d’oggetto, 

che, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole al momento del deposito del ricorso, la domanda di assistenza giu-

diziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, 

dev’essere respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono quindi poste a carico del ricorrente 

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle 

spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la presente sentenza non può essere impugnata mediante ricorso in 

materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF); essa è pertanto definitiva, 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale entro un termine 

di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: