# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 03a71a46-91e3-5e0c-b4a9-206cb7456dee
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-10-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.10.2020 D-4791/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4791-2020_2020-10-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4791/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  o t t o b r e  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Gérard Scherrer, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Sri Lanka,   

rappresentata dalla signora Roberta Condemi,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 28 agosto 2020 / N (…). 

 

 

 

D-4791/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessata, asserita cittadina srilankese, di etnia tamil, ha depositato una 

domanda d’asilo in Svizzera il (…) luglio 2020 (cfr. atto della Segreteria di 

Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. […]-2/2). 

B.  

La richiedente asilo è stata sentita in merito ai suoi dati personali il 

(…) luglio 2020, ove ha in particolare riferito di essere espatriata dal suo 

Paese d’origine il (…), via aerea e con un passaporto falso (…), verso la 

B._______. Quivi avrebbe sostato per alcuni mesi, prima di giungere in 

Svizzera (cfr. atto SEM n. [...]-13/9; di seguito: verbale 1, pag. 3 segg.). 

C.  

Il (…) luglio 2020 si è svolta con la suddetta un colloquio Dublino. Durante 

il medesimo, ella si è espressa segnatamente in merito al suo stato di 

salute (cfr. atto SEM n. [...]-16/2; di seguito: verbale 2).  

D.  

Nel corso delle successive audizioni tenutesi rispettivamente il 

(…) luglio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-24/19; di seguito: verbale 3) ed il 

(…) agosto 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-27/16; di seguito: verbale 4), 

l’interessata è stata in particolare sentita approfonditamente circa i suoi 

motivi d’asilo. Ella ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, che 

nel (…) del 2008, ella si sarebbe recata a casa di C._______, suo 

fidanzato, a D._______, trovando però soltanto la madre di quest’ultimo 

che le avrebbe riferito che il figlio sarebbe rientrato soltanto di lì a un mese, 

essendosi recato a E._______ per motivi lavorativi. Ella non avrebbe 

tuttavia voluto fare rientro a casa, a F._______, prima di rivedere il 

compagno, rimanendo presso il domicilio dei genitori del medesimo. Due 

giorni dopo che ella si trovava lì, sarebbe giunta la polizia, chiedendo di 

C._______, perquisendo la casa ed interrogando i famigliari di 

quest’ultimo. Anche l’interessata sarebbe dapprima stata interrogata nel 

predetto luogo, ma in seguito gli agenti l’avrebbero condotta presso la 

stazione di polizia di “(…)” per essere nuovamente interrogata. Nel corso 

dello stesso interrogatorio, l’avrebbero malmenata, e le avrebbero chiesto 

ove si trovasse C._______, riferendole pure che quest’ultimo era ricercato 

a causa dell’aiuto prestato alle Tigri Tamil (anche dette LTTE, acronimo in 

inglese per: “Liberation Tigers of Tamil Eelam”) per trovare alloggio a 

D._______ o nel rifornirle di medicamenti a G._______, nonché se lei 

avesse una qualche relazione con le LTTE. Tuttavia lei avrebbe negato di 

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conoscere alcunché circa C._______ come pure di avere qualsiasi legame 

con la predetta organizzazione. In seguito, e sino al (…) del 2010, dietro 

ordine degli agenti, ella si sarebbe presentata quasi giornalmente alla 

stazione di polizia per essere interrogata in merito a C._______ 

Quest’ultimo non l’avrebbe tuttavia più incontrato né sentito a seguito 

dell’ultimo incontro avuto con lo stesso nel (…) del 2006, salvo apprendere 

dal giornale “(…)” che nel mese di (…) del 2010 egli sarebbe stato arrestato 

in H._______, ma non ricordandone il motivo (cfr. verbale 3, D46 segg., 

pag. 7; verbale 4, D97 segg., pag. 10). Soltanto dietro compenso da parte 

del padre dell’interessata alla polizia, gli interrogatori nei suoi confronti 

sarebbero cessati. Questo sino al (…) del 2011, ove la polizia avrebbe 

ripreso a fermarla e ad interrogarla allorché la incontrava per strada sul 

conto di C._______ nonché accusandola, per la sua relazione con 

quest’ultimo, di sostenere pure lei le LTTE. Venuto a conoscenza di tali 

angherie, il padre della richiedente l’avrebbe fatta partire per il I._______ 

nel (…) del 2012, con il suo passaporto e per via aerea dall’aeroporto di 

D._______. Nel 2015, rassicurata dal padre circa il fatto che a F._______ 

non vi sarebbero più state problematiche, a causa del matrimonio della 

sorella, avrebbe fatto rientro in Sri Lanka, sempre in aereo e con il suo 

passaporto, atterrando a D._______, ed andando a vivere a F._______. 

Dopo il suo rientro, gli interrogatori in strada da parte della polizia, 

accompagnata anche dai militari, sarebbero ripresi. Tra il 2016 ed il 2017, 

una notte, dei militari sarebbero entrati nel loro giardino, scavalcando la 

recinzione, senza tuttavia ulteriore seguito. Nel 2017, allorché ella avrebbe 

lavorato quale (…) presso il (…) di J._______, un giorno sarebbe stata 

nuovamente fermata dalle autorità summenzionate davanti all’(…), che 

l’avrebbero dapprima interrogata su dove si trovasse C._______, 

accusandola di aiutarlo nelle sue attività di sostegno per le LTTE, ed in 

seguito dicendole che se avesse voluto che la lasciassero in pace avrebbe 

dovuto avere dei rapporti intimi con loro. Ella, dalla paura, si sarebbe 

rifugiata all’interno dell’(…). In particolare a causa di tale evento, 

l’interessata nel 2018 si sarebbe recata in K._______ rimanendovi soltanto 

per un mese, a causa della scadenza del visto. Al suo ritorno le vessazioni 

da parte della polizia e dei militari sarebbero riprese. Nell’ultimo incontro 

con i medesimi, avvenuto tra il (…) e l’(…) del 2019, l’avrebbero minacciata 

di morte se non avesse ammesso che sosteneva C._______ e le LTTE. 

Per questo motivo, nel corso del 2019, il padre l’avrebbe fatta partire per 

un viaggio per L._______, M._______ ed N._______, della durata di un 

mese. Dal suo rientro in Sri Lanka, nel (…) del 2019, e sino alla sua 

partenza definitiva dal Paese d’origine per la B._______ il (…), ella non 

avrebbe più avuto alcun contatto con la polizia ed i militari, poiché non 

sarebbe più uscita di casa. Infine ella ha dichiarato di temere, a causa delle 

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persone attualmente al governo, che il suo passato ritorni alla luce e gli 

interrogatori possano riprendere nel caso tornasse in Sri Lanka, oltreché 

potrebbe essere uccisa dalle autorità (cfr. verbale 3, D168 seg., pag. 17 

seg.; verbale 4, D141 seg., pag. 14). 

A sostegno della sua domanda d’asilo, la richiedente asilo ha presentato 

copia del suo certificato di nascita n. (…) con la relativa traduzione in 

inglese (cfr. verbale 1, p.to 4.01, pag. 4, atto 18/4; mezzo di prova n. 1), 

nonché la sua carta d’identità srilankese originale (cfr. verbale 2, pag. 2; 

atti SEM n. 22/1 e n. 23/2; mezzo di prova n. 2). 

E.  

Il 27 agosto 2020, la rappresentante della richiedente ha presentato le sue 

osservazioni (cfr. atto SEM n. [...]-30/2) al progetto di decisione dell’autorità 

inferiore del 26 agosto 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-29/10). 

F.  

Con decisione del 28 agosto 2020, notificata il medesimo giorno (cfr. atto 

SEM n. [...]-34/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di 

rifugiato all’interessata, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando 

nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della 

stessa misura, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

G.  

In data 28 settembre 2020 (cfr. risultanze processuali), la ricorrente è 

insorta con ricorso contro la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, in via 

principale, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione 

dell’asilo; in primo subordine che gli atti siano restituiti all’autorità di prime 

cure per nuova valutazione sul punto del riconoscimento della qualità di 

rifugiato e della concessione dell’asilo; ed in secondo subordine, che le sia 

concessa l’ammissione provvisoria, per inammissibilità ed inesigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento. Ella ha altresì presentato un’istanza 

di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta di spese e 

ripetibili. 

Con il ricorso la ricorrente ha allegato quali nuovi documenti, per i suoi 

problemi di salute: copia dei fogli di trasmissione di informazioni mediche 

(F2) del (…), del (…) e del (…) (già presenti agli atti di causa, cfr. atti SEM 

n. [...]-36/2, n. 42/2 e n. 43/1). 

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H.  

Il 30 settembre 2020 l’interessata è stata nuovamente visitata per 

l’emicrania (cfr. consulti medici precedenti del […], atto SEM n. 36/2; e del 

[…], cfr. atto SEM n. 43/1), per la quale le è stato prescritto un analgesico, 

nonché per le problematiche all’orecchio destro, ove è stato notato un 

canale uditivo pieno di granulazioni con un timpano non visibile, ma senza 

secrezione attuale, a causa delle quali la ricorrente è stata annunciata per 

un consulto specialistico (cfr. atto SEM n. [...]-44/2; consulti medici 

precedenti per il problema alle orecchie cfr. atti SEM n. 33/2, 42/2; ed agli 

occhi: cfr. atto SEM n. 21/2). 

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza 

sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del 

1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) contro una 

decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

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secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 

LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha dapprima considerato 

che le dichiarazioni rese dalla ricorrente circa la presunta persecuzione da 

parte delle autorità srilankesi, siano inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, in 

quanto contraddittorie ed illogiche. Proseguendo nell’analisi, l’autorità 

inferiore, ha ritenuto che non vi fossero nel caso di specie, dei fattori di 

rischio legati alla ricorrente o derivanti dall’elezione presidenziale del 

16 novembre 2019, dai quali si potrebbe dedurre che lei possa essere 

esposta, in caso di un suo rientro in Sri Lanka, ad essere oggetto di 

persecuzioni ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. Per il resto, in assenza di elementi o mezzi di prova che 

giustificherebbero una modifica delle predette conclusioni apportati con il 

parere del 27 agosto 2020 dalla ricorrente, la SEM ha confermato le 

stesse. 

4.2 Nel gravame ed in sunto, l’insorgente ritiene inizialmente che il giudizio 

negativo sulla verosimiglianza espresso nel provvedimento avversato, non 

si sarebbe basato su di una valutazione complessiva delle allegazioni 

dell’interessata come prescritto dalla giurisprudenza del Tribunale, bensì 

avrebbe posto l’accento unicamente su alcuni elementi delle medesime 

asserzioni. In seguito, la ricorrente passa in rassegna, contestandole, le 

diverse illogicità presenti nel suo racconto ed evidenziate dalla SEM nella 

decisione sindacata. L’insorgente, in particolare, ritiene come una reazione 

di vuoto di memoria alla vista della polizia, la quale le incuteva timore 

nonché che le avrebbero mosso violenza nel corso degli interrogatori, sia 

verosimile. In tal senso ha pure osservato come ella si sarebbe rivolta 

all’infermeria del Centro federale presso il quale alloggia, richiedendo un 

sostegno psicologico. Sarebbe peraltro plausibile, visto il lungo periodo 

temporale nel quale la ricorrente ha vissuto gli eventi narrati, ricco di 

avvenimenti significativi per la medesima, che non riuscirebbe a ricordare 

perfettamente avvenimenti così lontani nel tempo e tanto numerosi, e 

pertanto che ella possa tralasciare alcune informazioni nel suo racconto. 

In seguito, ella considera che le sue vicende sarebbero pure pertinenti ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Le persecuzioni che avrebbe subito dal 2008 al 2020 

andrebbero difatti ritenute come verosimili, anche tenendo in debita 

considerazione alcuni elementi del suo stato di salute. Inoltre, le medesime 

rientrerebbero anche nella categoria delle “persecuzioni riflesse”. 

Fondandosi anche su dei rapporti di organizzazioni nazionali ed 

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internazionali, la ricorrente rischierebbe invero, nel caso di un suo rientro 

in Sri Lanka, di continuare ad essere perseguitata proprio per la sua 

relazione con C._______, della quale la polizia srilankese ne sarebbe stata 

sempre al corrente, ciò che sarebbe sufficiente per comportare una 

persecuzione riflessa nei suoi confronti. L’autorità di prime cure avrebbe 

poi omesso di considerare la minaccia di violenza sessuale delle forze 

dell’ordine nei confronti della ricorrente, avvenuta nel 2017. Tale minaccia 

sarebbe fonte di traumatizzazione a lungo termine per l’insorgente, che 

andrebbe considerata come elemento per il riconoscimento della qualità di 

rifugiato della stessa, come già statuito dal Tribunale in una recente 

sentenza D-6301/2018 del 23 aprile 2020, nonché nelle Linee guida 

aggiornate della SEM sulle violenze di genere, e di quanto disposto 

dall’art. 3 LAsi, che imporrebbe di tenere conto dei motivi specifici di fuga 

femminili. Inoltre, come sarebbe dimostrato dalla fonte citata ([…]), la 

ricorrente verrebbe interrogata dalle autorità al suo arrivo. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali 

pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre 

tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 in fine LAsi). 

5.2 Chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è resa 

verosimile quando l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate, 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il 

resto, essendo la giurisprudenza in materia invalsa, si ritiene di poter 

rinviare senz’altro alla stessa per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2013/11 

consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata). 

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6.  

Il Tribunale considera che l’insorgente non abbia presentato argomenti o 

prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di 

cui all’impugnata decisione. Le sue dichiarazioni motivanti l’espatrio, nel 

loro complesso, si esauriscono invero in affermazioni incoerenti ed 

illogiche. 

6.1 La ricorrente ha in primo luogo rilasciato delle dichiarazioni discrepanti 

riguardo diversi punti chiave del suo racconto. A titolo meramente 

esemplificativo, in merito alla regolarità degli interrogatori che si sarebbero 

svolti dal 2008 al 2010 presso la stazione di polizia a D._______, ella ha 

dapprima sostenuto che si sarebbe dovuta recare ogni giorno presso la 

stessa (cfr. verbale 3, D14, pag. 4 e D60 segg., pag. 9), salvo poco dopo 

invece riferire trattarsi soltanto dei giorni dal lunedì al venerdì, esclusi i 

sabati e le domeniche (cfr. verbale 3, D72, pag. 10). Nell’audizione 

successiva, ella ha modificato nuovamente tali suoi asserti, offrendo di fatto 

una terza versione degli stessi, riferendo trattarsi di interrogatori che si 

svolgevano circa tre volte alla settimana (cfr. verbale 4, D33 seg., pag. 4). 

Uguale incoerenza nelle asserzioni della ricorrente circa la regolarità in cui 

sarebbe stata interrogata dalla polizia, la si riscontra anche per quanto 

attiene gli interrogatori che sarebbero avvenuti in strada tra il 2015 ed il 

2020. Invero, se dapprima ella asserisce essere stata fermata ogni giorno, 

escluso la domenica, in quanto non lavorava e pertanto non usciva di casa 

(cfr. verbale 4, D72, pag. 8); successivamente invece, allorché il 

funzionario incaricato ha ripreso i suoi asserti perché confermasse gli 

stessi, ha senza alcuna spiegazione, modificato sostanzialmente la sua 

precedente esposizione, affermando invece che non si sapeva 

esattamente quando i poliziotti sarebbero passati, e che non veniva 

fermata ogni giorno per essere interrogata (cfr. verbale 4, D73, pag. 8). 

Peraltro, e come a giusta ragione denotato dalla SEM nella decisione 

impugnata, ella avrebbe riferito dapprima che dopo essere rientrata dal 

viaggio nel I._______ nel 2015 e sino al 2017, non avrebbe riscontrato più 

alcuna problematica con la polizia e con i militari (cfr. verbale 3, D14, 

pag. 4), mentre invece nell’audizione seguente, ha asserito che pochi mesi 

dopo il suo rientro, ovvero nel (…) o (…) del 2015, gli interrogatori 

sarebbero ripresi regolarmente (cfr. verbale 4, D64 segg., pag. 7 seg.). 

Ora, appare pacifico che l’importante incoerenza temporale nella 

narrazione di tali eventi, non può essere spiegabile con le supposte 

dimenticanze da parte della ricorrente, dovute alle presunte violenze subite 

negli interrogatori dagli agenti di polizia, che risultano a loro volta poco 

credibili. Invero, circa le presunte violenze subite durante gli interrogatori 

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in polizia, ella non risulta essere particolarmente coerente, allegando 

dapprima che ogni volta che si recava in polizia l’avrebbero malmenata alla 

testa (cfr. verbale 3, D14, pag. 4), salvo non farne più menzione 

nell’audizione successiva, asserendo unicamente che alle volte sarebbe 

capitato, nell’attesa di essere interrogata, che un poliziotto le tirasse un 

colpo con il piede sulle ginocchia (cfr. verbale 4, D30 segg., pag. 4 segg.). 

Infine, se durante il corso dell’audizione del (…) luglio 2020, ella ha 

sostenuto trattarsi di quattro agenti uomini che si sarebbero presentati al 

domicilio di C._______ nel 2008 (cfr. verbale 3, D53 segg., pag. 8), nella 

successiva audizione ha modificato tali asserti senza alcuna spiegazione, 

affermando invece trattarsi di tre poliziotti uomini ed una donna agente (cfr. 

verbale 4, D138, pag. 13). 

6.2 In secondo ed ultimo luogo, attinente le diverse illogicità presenti nelle 

dichiarazioni dell’insorgente si osserva quanto segue. Riguardo sia il fatto 

che ella sia espatriata dal suo Paese d’origine e vi abbia fatto ritorno 

svariate volte si rimanda a quanto concluso nella decisione avversata (cfr. 

art. 109 cpv. 3 della Legge sul Tribunale federale [LTF; RS 173.110], per 

rinvio dell’art. 4 PA). Questo in quanto d’un canto quest’ultima risulta 

essere in proposito sufficientemente esplicita e motivata (cfr. p.to II/1, 

pag. 4 seg. della decisione impugnata), e d’altro canto non essendo gli 

argomenti ricorsuali, atti a modificare il predetto giudizio contenuto nel 

provvedimento sindacato. Invero, non convincono gli argomenti che ella 

abbia fatto ritorno dapprima dall’K._______ poiché scaduto il suo visto, 

nonché non avendo un lavoro ed una rete familiare, come pure in seguito 

anche dal suo viaggio a L._______, in M._______ ed N._______ poiché 

priva di quest’ultimo supporto. Ella conosceva difatti di andare incontro a 

tali problematiche già prima di intraprendere gli stessi viaggi, e non paiono 

essere oggettivamente degli elementi di difficoltà insormontabili che una 

persona, che tema realmente per la sua vita nel suo Paese d’origine, come 

ha allegato l’insorgente, non intenda assumersene il rischio. Questo tenuto 

conto anche del fatto che ella avesse già risieduto nel I._______ durante il 

suo primo espatrio, per più di tre anni, senza alcuna relazione familiare 

presente sul posto. Ulteriore elemento di particolare illogicità nel 

comportamento della ricorrente, come rettamente rimarcato dall’autorità 

resistente nella sua decisione, appare inoltre essere il fatto che ella – 

malgrado dal 2010 fosse a conoscenza della sorte che sarebbe toccata al 

suo ex compagno – non si ricordasse mai di riportarlo alla polizia durante i 

molteplici interrogatori (cfr. verbale 4, D118 seg., pag. 12). La spiegazione 

fornita in sede d’audizione dall’interessata, ovvero che ella allorché vedeva 

la polizia avesse soltanto timore e non si ricordasse più nulla (cfr. verbale 

4, D119, pag. 12), ripresa anche nel memoriale ricorsuale (cfr. p.to 3, 

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pag. 5 seg.), non risulta convincente. Invero, d’un canto tale timore non 

pare essersi nei fatti concretizzato, in quanto la ricorrente, malgrado 

sapesse la regolarità con la quale ella venisse fermata ed interrogata dalla 

polizia – e dal 2015 in avanti in compagnia anche dei militari – ha 

continuato a svolgere una vita pressoché normale, frequentando dei corsi 

d’(…) e nel 2016 seguendo una formazione per diventare (…), o ancora 

recandosi nei negozi, e lavorando durante tutto il corso del 2017 presso 

(…) di J._______ (cfr. verbale 3, D82 segg., pag. 11; verbale 4, D108 segg., 

pag. 11). D’altro canto, il timore nei confronti della polizia, non motiverebbe 

comunque il fatto che ella, la quale ormai si doveva aspettare di essere 

interrogata dalla stessa – vista la regolarità quasi quotidiana in cui 

avvenivano gli interrogatori secondo le sue stesse asserzioni – non si fosse 

premurata nei diversi anni di riportare quanto appreso sul conto di 

C._______ dal giornale “(…)” (cfr. verbale 3, D50, pag. 7; D92, pag. 11 

seg.; verbale 4, D118 segg., pag. 12). Ciò avrebbe difatti potuto arrestare 

le persecuzioni allegate da parte della polizia, dato che l’interesse delle 

autorità srilankesi nei suoi confronti erano legate allo stesso C._______ 

Stupisce inoltre che l’insorgente, malgrado affermi che nell’articolo di 

giornale ci fosse scritto il motivo dell’arresto di C._______ in H._______, 

non se lo ricordi (cfr. verbale 4, D97 segg., pag. 10), e che nei diversi anni 

non abbia cercato di ottenere maggiori informazioni in merito e non si sia 

premurata di tenere o reperire tale articolo per mostrarlo alla polizia nei 

diversi interrogatori, in sua difesa. Infine, appare per lo meno poco credibile 

il comportamento inusuale adottato dalla polizia srilankese nei confronti 

della ricorrente dopo il suo ritorno dal I._______ nel 2015 e sino al suo 

espatrio avvenuto nel (…) del 2020. Invero, se la ricorrente avesse 

interessato realmente le autorità del suo Paese d’origine, queste ultime non 

si sarebbero accontentate di interrogarla allorché ella veniva fermata, quasi 

casualmente, quando si trovava fuori casa (cfr. verbale 3, D81 segg., 

pag. 10 seg.; verbale 4, D26 segg., pag. 4); bensì avrebbero per lo meno 

svolto delle incursioni, delle perquisizioni al suo domicilio familiare nonché 

degli eventuali interrogatori dei suoi famigliari, continuando peraltro a 

chiamarla per essere interrogata presso la stazione di polizia, per 

determinare il suo reale ruolo ed eventuali relazioni supposte con le LTTE, 

nonché tenerla sorvegliata. 

6.3 Visto quanto precede, è proprio nella valutazione complessiva e 

d’insieme delle allegazioni della ricorrente, come postulato anche 

dall’insorgente nel gravame, che l’intera sua narrazione delle persecuzioni 

incorse da parte delle autorità di polizia e militari del suo Paese d’origine e 

che l’avrebbero indotta all’espatrio definitivo, non risulta essere verosimile 

giusta l’art. 7 LAsi. Per il che, il ricorso in materia di concessione dell’asilo 

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Pagina 11 

non merita tutela e la decisione impugnata va in merito a tale punto in 

questione confermata. 

7.  

7.1 Proseguendo nell’analisi, l’insorgente non può neppure vedersi 

riconoscere la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione 

dell’asilo, per dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga (art. 54 LAsi), in 

ragione della sua partenza dal paese d’origine (“Republickflucht”), come a 

ragione considerato dall’autorità inferiore nel provvedimento avversato. In 

effetti, malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri Lanka, la 

ricorrente – visto anche quanto sopra considerato inverosimile (cfr. 

consid. 6) – non ha mai interessato la giustizia srilankese da dover essere 

registrata nella “Stop List” dalle autorità del suo Paese (cfr. sentenza del 

Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 [pubblicata quale sentenza di 

riferimento] consid. 8.4.3 e consid. 8.5.2). Tale asserto è dimostrato anche 

dalla facilità con la quale la ricorrente è riuscita a svolgere, munita di un 

passaporto con i suoi dati, diversi viaggi all’estero e poi a ritornare in Sri 

Lanka, sempre via aerea, senza riscontrare particolari problematiche (cfr. 

verbale 3, D94 segg., pag. 12 seg.; D119 segg., pag.14 seg.). Ciò è stato 

pure il caso del suo espatrio definitivo dallo Sri Lanka nel (…), ove munita 

del suo passaporto originale, è partita dall’aeroporto di D._______, senza 

subire particolari controlli (cfr. verbale 4, D45 segg., pag. 5 segg.). La 

ricorrente non appare neppure essere una persona suscettibile di essere 

considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una volontà e di una 

capacità di ravvivare il conflitto etnico in patria (cfr. sentenza di riferimento 

precitata, segnatamente il consid. 8.5.3; cfr. anche tra le altre le sentenze 

del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020 consid. 4,  

E-6653/2018 del 20 marzo 2020 consid. 4). Lei non ha difatti mai preso 

parte alle LTTE (cfr. verbale 3, D14, pag. 4; D165 segg., pag. 17; verbale 

4, D5, pag. 2), né ha allegato di essere stata impegnata politicamente. Ella 

non ha peraltro asserito di avere dei famigliari stretti che abbiano avuto 

qualsivoglia legame con l’organizzazione predetta. Invero, l’asserzione 

ricorsuale che esista un documento che parlerebbe di un sostegno del 

padre alle LTTE (cfr. p.to 5, pag. 10 del ricorso), risulta essere una mera 

allegazione di parte, in quanto non supportata da alcuna elemento 

concreto, né peraltro trova alcun riscontro nelle dichiarazioni della 

ricorrente rese durante il corso delle sue audizioni. Visto quanto già sopra 

considerato inverosimile, l’interessata non si può neppure prevalere di una 

persecuzione riflessa a causa del supposto legame con le LTTE di 

C._______, come postulato nel gravame, in quanto lei non è riuscita a 

rendere credibile di essere entrata in modo specifico nel mirino delle 

autorità srilankesi in ragione della presunta appartenenza dello stesso alle 

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Pagina 12 

LTTE. Altresì, il solo fatto, in quanto tamil, di aver depositato una domanda 

d’asilo in Svizzera, preso a sé stante, non espone la ricorrente a dei 

trattamenti proscritti dalle disposizioni internazionali in caso di un suo 

ritorno in Sri Lanka (cfr. sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del 

19 settembre 2013, 10466/11, §§ 37 e 39; cfr. anche sentenza di 

riferimento succitata, consid. 8 e 9; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4). Le 

sole evenienze di essere di etnia tamil, di aver lasciato il suo paese 

d’origine, come pure di aver introdotto una domanda d’asilo all’estero, la 

durata del suo soggiorno all’estero, nonché la sua provenienza dalla 

Provincia (...) e la sua età anagrafica (cfr. sentenza di riferimento succitata, 

consid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di rischio così leggeri che, presi 

a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per destare i sospetti delle 

autorità srilankesi. Tali fattori, confermano tutt’al più che ella possa essere 

interrogata da queste ultime al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un 

timore oggettivo di rappresaglie da parte delle stesse (cfr. sentenza di 

riferimento del Tribunale E-1866/2015 precitata consid. 9.2.3 seg.; cfr. 

anche la sentenza del Tribunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del 

25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubblicata nella DTAF 2017 VI/6] 

consid. 4.4 e 4.5). A differenza poi di quanto sostenuto nel gravame dalla 

ricorrente, la sola condizione di donna, peraltro in specie con un’ampia rete 

sociale e famigliare in patria non la caratterizzano quale avente un profilo 

di rischio accresciuto (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015, in 

particolare consid. 8.3 e 9.2.4). La sentenza del Tribunale citata nel ricorso 

dall’insorgente (cfr. D-6301/2018 del 23 aprile 2020) non modifica tale 

conclusione, in quanto la fattispecie alla base di quest’ultima, si discosta 

notevolmente dal presente caso, essendo in particolare che nella stessa 

l’interessata, donna sola, è stata riconosciuta come verosimile vittima di 

violenze sessuali pregresse perpetrate dalle autorità srilankesi, ciò che non 

risulta essere pacificamente il caso di specie. Peraltro, le allegate minacce 

di violenze sessuali che sarebbero state indirizzate dalle autorità di polizia 

alla ricorrente, visto quanto già sopra ritenuto inverosimile, non risultano 

essere a loro volta credibili e quindi di alcuna rilevanza per la presente 

disamina. Per quanto concerne poi il fatto che ella non sia più munita di un 

passaporto nazionale (cfr. verbale 4, D45 segg., pag. 5 seg.), lei potrebbe 

essere sanzionata dalle autorità del suo Paese d’origine con una multa da 

50’000 a 100’000 rupie, ma tale sanzione non può essere considerata 

come un serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza di 

riferimento E-1866/2015 precitata consid. 8.4.4).  

7.2 Non sono infine ravvisabili ulteriori elementi all’incarto che rendano 

verosimile che la ricorrente possa attirare l’attenzione delle autorità 

srilankesi a causa dell’attuale contesto politico e di sicurezza del Paese in 

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Pagina 13 

questione e che debba pertanto temere di subire delle persecuzioni 

rilevanti in materia d’asilo. Segnatamente, non v’è all’ora attuale alcun 

motivo per ritenere che il cambiamento di potere in Sri Lanka abbia 

comportato un rischio di persecuzione collettiva di interi gruppi di persone. 

Per il resto, la situazione conflittuale tra l’(…) e le autorità srilankesi si è nel 

frattempo normalizzata. Nel contempo hanno inoltre fatto ritorno in patria 

liberamente o coattivamente, dei richiedenti l’asilo, senza che fossero 

interrogati all’aeroporto di D._______ in merito a conoscenti o abbiano 

riscontrato qualsivoglia problematica una volta rientrati al proprio domicilio 

(cfr. in tal senso anche le sentenze del Tribunale E-2294/2020 del 

24 settembre 2020 consid. 10.2.1 con ulteriori riferimenti citati,  

D-6151/2018 del 31 luglio 2020 consid. 6.2 e 6.3 con riferimenti citati). 

Peraltro non vi è alcuna relazione personale tra la ricorrente e l’elezione 

presidenziale del 16 novembre 2019 rispettivamente con le sue 

conseguenze, che la possa esporre ad un rischio particolare di 

persecuzioni nel caso di un suo rientro in patria.  

7.3 Alla luce di quanto precede, la SEM nella decisione impugnata è giunta 

a ragione alla conclusione che la ricorrente non possa prevalersi di alcun 

timore fondato di persecuzione futura, in un prossimo avvenire e secondo 

un’alta probabilità, per dei motivi pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

Pertanto, anche in relazione al riconoscimento della qualità di rifugiato, v’è 

da confermare il giudizio negativo di cui alla decisione impugnata. 

8.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).  

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è 

pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

9.  

9.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

D-4791/2020 

Pagina 14 

9.2 Nella propria decisione, l’autorità sindacata ritiene in sunto 

l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile, 

ragionevolmente esigibile, sia dal profilo della situazione previgente nel 

Paese d’origine sia personale dell’interessata, come pure possibile. Nel 

suo gravame, la ricorrente contesta tale valutazione. Ella osserva 

essenzialmente, citando anche diverse fonti di organizzazioni 

internazionali nel ricorso, come la SEM non abbia preso in considerazione 

adeguatamente nel suo apprezzamento circa l’ammissibilità della misura 

d’esecuzione, la situazione politica e sociale vigente in Sri Lanka a seguito 

dell’elezione quale Presidente di Gotabaya Rajapaksa, nonché il profilo di 

rischio della richiedente in quanto giovane donna tamil, riguardo ai rischi di 

abusi – in particolare violenze sessuali – alla quale potrebbe essere 

esposta da parte di esponenti delle autorità di sicurezza nel caso di 

esecuzione dell’allontanamento, ovvero a trattamenti proscritti dall’art. 3 

CEDU. Inoltre, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente sarebbe 

pure da ritenere inesigibile, alla luce delle caratteristiche personali della 

stessa, la sua condizione di fragilità e le sue problematiche di salute. 

9.3 Nel caso in parola, il Tribunale rileva dapprima come la ricorrente non 

è riuscita a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di 

essere esposta a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue 

dichiarazioni inverosimili ed irrilevanti già sopra ritenute. Pertanto, 

l’ammissibilità del rinvio della ricorrente verso lo Sri Lanka sotto l’aspetto 

dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, risulta quindi essere pacifico. Per di più, per i motivi 

già sopra enucleati (cfr. supra consid. 7) – ed a differenza di quanto 

esposto in modo perlopiù generico dall’interessata nel gravame – non sono 

ravvisabili agli atti altri elementi che possano far ritenere, con una 

probabilità preponderante, che l’insorgente possa essere sottoposta ad 

una pena o ad un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. 

tortura (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi contro Italia 

del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con relativi riferimenti). Le 

questioni mediche (cfr. infra consid. 9.4.3) non sono inoltre tali da influire 

sull’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, posto che risultano 

pertinenti solo in casi straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le altre la 

DTAF 2011/9 consid. 7 con riferimenti alla Giurisprudenza della Corte 

europea dei diritti dell’uomo [CorteEDU]). Ne consegue pertanto che, 

l’allontanamento della ricorrente verso lo Sri Lanka, sia da considerare 

ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi. 

9.4  

9.4.1 È notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil 

ed il governo di Colombo, nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga 

D-4791/2020 

Pagina 15 

attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata 

che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio 

nazionale (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 

consid. 13.1). In tale contesto il Tribunale ha altresì proceduto 

all’attualizzazione della giurisprudenza pubblicata nella DTAF 2011/24 ed 

ha confermato che l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente 

esigibile in tutta la provincia (...) ad eccezione della regione di Vanni (per 

la regione di Vanni cfr. la sentenza di riferimento D-3619/2016 del 

16 ottobre 2017, in particolare consid. 9.5) qualora i criteri individuali 

dell’esigibilità siano dati (in particolare l’esistenza di una solida rete 

familiare o sociale, così come la possibilità di accedere ad un alloggio e di 

prospettive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni elementari [cfr. 

sentenza E-1866/2015 consid. 13.3.3]). Da notare che già la precedente 

DTAF 2011/24 considerava di principio esigibile l’esecuzione 

dell’allontanamento verso la provincia (...).  

9.4.2 Nel caso specifico, la ricorrente proviene dalla provincia (...) e meglio 

da F._______, situata nell’omonimo distretto. Pertanto, in riscontro alla 

giurisprudenza precitata, che risulta tutt’ora attuale, il suo ritorno in tale 

regione d’origine è da un punto di vista generale, ragionevolmente 

esigibile.  

9.4.3 Anche i problemi medici dell’insorgente non risultano essere ostativi 

all’esecuzione del suo rinvio. Invero, secondo la documentazione medica 

agli atti, per il mal di testa di cui soffre la ricorrente è stata posta da ultimo 

una diagnosi di emicrania associata a probabile cefalea tensiva (cfr. atto 

SEM n. [...]-43/1), che ella sta curando con un trattamento farmacologico a 

base di (…) (cfr. atto SEM n. 44/2). Per i problemi all’orecchio destro, le è 

stata invece inizialmente diagnosticata una lieve ipoacusia trasmissiva a 

destra, con la prescrizione di una terapia con mucolitici ed eventuale 

controllo dopo quindici giorni (cfr. atto SEM n. 33/2), ed in seguito una 

sospetta meringite granulare al timpano destro con granulazioni 

epitimpanale, con la prescrizione di una terapia a base di gocce auricolari 

di (...) per (…) (cfr. atto SEM n. 42/2). Sempre per quest’ultima 

problematica, a causa delle risultanze dell’ultimo consulto medico (cfr. 

supra lett. H), la ricorrente è stata annunciata per un consulto specialistico 

(cfr. atto SEM n. 44/2). Non avendo nel frattempo il patrocinatore 

dell’insorgente prodotto certificati medici aggiornati, si parte dal 

presupposto che le patologie sopra citate non abbiano subito evoluzioni 

significative, come neppure che le problematiche psicologiche allegate nel 

ricorso non abbiano avuto alcun seguito (cfr. sentenza del Tribunale  

E-2022/2015 del 28 aprile 2017 consid. 3.5). Ora, per il quadro clinico in 

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Pagina 16 

questione le cure necessarie possono senz’altro essere assicurate nel 

paese d’origine della richiedente, e non vi sono elementi per ritenere che 

lo stato di salute dell’interessata, in caso di rinvio in patria, si degraderebbe 

così rapidamente al punto da condurla in maniera certa alla messa in 

pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e 

notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 

e relativi riferimenti). Peraltro ella non ha allegato di non poter ricevere le 

cure adeguate nel suo Paese per le predette problematiche valetudinarie, 

di cui soffre invero già dal 2008, e per le quali non ha mai richiesto dei 

trattamenti in patria (cfr. verbale 3, D4 segg., pag. 2), malgrado avesse 

avuto la possibilità di farlo, segnatamente avendo lavorato per un anno 

quale (…) in un (…). Pertanto, i problemi medici dell’insorgente non 

risultano ostativi all’esecuzione del rinvio.  

9.4.4 D’altro canto la ricorrente è giovane, dispone di una buona 

formazione scolastica e quale (…), avendo pure lavorato in tale veste per 

un anno nel suo paese d’origine. Ella può inoltre contare su di una vasta 

rete famigliare vivente sia a F._______ che a O._______, sempre situata 

nella provincia (...) dello Sri Lanka (cfr. verbale 4, D103 segg., pag. 11; 

D117, pag. 12), alla quale potrà far capo, in caso di bisogno, nel contesto 

di un reinserimento. Non vi è dunque da temere che lei sia esposta ad una 

situazione di minaccia esistenziale in caso di rientro in patria a causa 

dell’impossibilità di procacciarsi il minimo vitale. 

9.4.5 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente, 

è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in 

relazione con l’art. 44 LAsi). 

9.5 In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto 

l’aspetto dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto la ricorrente, 

usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento 

indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Per il resto, 

l’attuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta all’epidemia da 

Coronavirus, non risulta ostativa all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. a 

titolo d’esempio la sentenza del Tribunale E-2294/2020 del 

24 settembre 2020 consid. 13.3.4). 

9.6 Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata ed un’ammissione 

provvisoria dell’insorgente non entra quindi in considerazione. 

D-4791/2020 

Pagina 17 

10.  

Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e 

la decisione impugnata confermata. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

12.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali (cfr. art. 65 cpv. 1 PA), è respinta. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

14.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di 

spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: