# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ab68953c-a105-5d53-8797-25758bd7cd31
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-01-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 04.01.2000 INC.1999.78903
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-78903_2000-01-04.html

## Full Text

N. 789.99.3 R                                                             Lugano,
4 gennaio 2000

N. 789.99.4 R

N. 789.99.5 R

N. 789.99.6 R

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

___________

 

 

sedente per statuire sul reclamo
23 dicembre 1999 formulato da:

 

__________,            c/o
Carceri pretoriali di Bellinzona

(patrocinato dall'avv.
__________)

 

contro la decisione 20 dicembre
1999 del PP avv. __________ con cui è stato negato un colloquio libero tra
l'accusato e lo zio, con cui è stato negato il trasferimento dell'accusato presso
il PCT, negato l'accesso libero all'incarto alla patrocinatrice e negato il
permesso di colloqui liberi e permanenti tra accusato e patrocinatrice;

 

lette le osservazioni 27 dicembre
1999 del PP avv. __________ con cui si postula la reiezione del gravame;

 

avuti gli atti a disposizione,
considerato

 

 

in fatto ed in
diritto:

 

 

1.

 

I fatti posti alla base della
fattispecie sono nella sostanza noti alle parti. __________ è stato arrestato
il 27 novembre 1999 siccome accusato di tentato omicidio, lesioni gravi, sub.
semplici con strumento pericoloso. Nel corso dell'istruttoria il magistrato
d'accusa ha esteso l'accusa nei confronti di __________ per titolo di
infrazione alla LF concernente la dimora ed il domicilio degli stranieri (per
l'entrata illegale commessa il 26 dicembre 1995 dall'accusato al momento della
sua entrata in Svizzera) e per infrazione aggravata alla LF sugli stupefacenti
(come al verbale del 17 dicembre 1999 dinanzi al magistrato d'accusa in
presenza del difensore). Nella sostanza __________ è accusato di avere
accoltellato, presso il Bar __________ il 27 novembre 1999, __________ ed è
pure accusato di avere fornito, in particolare a tale __________ nonché ad
altre persone, un importante quantitativo 

 

 

 

di eroina. Il PP ha interrogato personalmente
l'accusato posto pure a confronto con __________ e con __________, nei
confronti del quale ha espresso gravi minacce.

 

In chiusura del verbale di
interrogatorio del 17 dicembre 1999 dinanzi al PP la difesa di __________ ha
chiesto che venisse concesso l'integrale accesso agli atti, colloqui liberi tra
accusato e difensore, trasferimento dell'accusato presso il PCT e colloquio
libero tra __________ e lo zio __________. Il magistrato ha evaso le domande
con la decisione 20 dicembre 1999 qui impugnata respingendo in toto le
richieste difensive. In particolare egli ha negato il colloquio libero tra zio
e nipote motivando la sua decisione con motivi istruttori. Egli ha sì concesso
un colloquio ma sorvegliato e da concordare con i preposti funzionari di
polizia. D'altro canto anche il trasferimento dell'accusato al PCT è stato
negato per la presenza presso il carcere di altre persone coinvolte
nell'inchiesta. Sempre in virtù di motivi istruttori il magistrato d'accusa ha
negato l'integrale accesso agli atti alla difesa limitando lo stesso ai verbali
dell'accusato ed ha pure limitato i colloqui imponendo la sorveglianza degli
stessi.

 

 

2.

 

Con atto del 23 dicembre 1999 la
difesa di __________ si è aggravata a questo giudice impugnando, con un unico
atto, tutte e quattro le decisioni del PP. Per la patrocinatrice l'accesso
integrale agli atti appare di massima importanza per una corretta difesa.
L'avv. __________ lamenta inoltre il fatto di avere potuto consultare gli atti
poco prima della verbalizzazione a conferma da parte del magistrato d'accusa e
limitatamente ai verbali dell'accusato stesso. Anche per quanto attiene alla
possibilità di avere liberi colloqui tra accusato e difensore l'avv. __________
lamenta la restrizione come inammissibile soprattutto laddove non venga
concesso integrale accesso agli atti. I diritti della difesa verrebbero quindi
eccessivamente limitati. Anche in merito al trasferimento al PCT la difesa
contesta la decisione del magistrato d'accusa ritenuto come "altre"
persone coinvolte nelle indagini già si troverebbero presso questa struttura.
Per quanto attiene al colloquio con lo zio la difesa si rimette al prudente
giudizio del Giar con l'invito alla necessaria verifica delle restrizioni poste
in atto dal PP.

 

Dal canto suo il magistrato
d'accusa si oppone all'accoglimento del gravame con motivazioni che, se del
caso, verranno qui di seguito riprese. Il PP evidenzia come l'istruttoria
coinvolga diverse persone, anche recentemente arrestate, ciò che impone - visto
anche l'atteggiamento processuale assunto dall'accusato - particolare prudenza
sia per quanto attiene ai contatti con l'esterno sia per quanto riguarda
trasferimento presso il PCT.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3.

 

Il gravame in discussione, che si
giustifica di evadere con un’unica decisione per ragioni di economia, pone
quattro distinte questioni valutate dal PP con la sua misura del 20 dicembre
scorso, riferite alla problematica della mancata concessione di colloquio
libero con lo zio, della mancata concessione di colloqui liberi con la patrocinatrice
ed accesso agli atti e del mancato trasferimento dell'accusato presso il PCT.
Si giustifica analizzare distintamente le questioni.

 

 

4. Accesso
agli atti

 

4.1.

 

Come rammentato recentemente nella
decisione GIAR __________ in re RS del 16 giugno 1999, gli artt. 58 cpv. 1 e 60
cpv. 2 CPP (corrispondenti agli artt. 61a cpv. 1 e 61c cpv. 2 CPP/1993, per cui
mantiene validità la giurisprudenza da questi ultimi dedotta) evidenziano, tra
altri, il diritto dell'accusato e del suo difensore di prendere conoscenza
degli atti e dei documenti e di riceverne copia, con le eccezioni limitative
riferite allo statuto del primo (arrestato o a piede libero) ed in ogni caso a
contrarie esigenze d'inchiesta.

Nel rispetto della
giurisprudenza del Tribunale Federale, di cui ha doverosamente tenuto conto il
legislatore, e come poi confermato in decisioni di questo Ufficio (v. ad
esempio la decisione 10 dicembre 1994 in re F.Z., inc. GIAR 803.94.1, con
riferimenti; decisione 31 ottobre 1997 in re C.R.G., inc. GIAR 543.97.2‑3)
ed in sentenze della Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello (v.
sentenze 30 dicembre 1993 in re A.P., inc. CRP 213/93; 21 settembre 1994 in re
M.P., CRP 293/94), il diritto di prendere conoscenza degli atti del
procedimento penale è primieramente garantito dall'art. 4 Cost. fed. siccome
corollario del diritto di essere sentito e di poter convenientemente esercitare
l'azione difensiva (DTF 115 Ia 302 ss., consid. 5; 112 Ia 380 consid. 2a).
Tuttavia questo diritto dell'accusato non è assoluto:

 

“per
costante e nota giurisprudenza (basta qui rinviare alle sentenze in Rep. 129
[1996], nr. 104 a 106, con ulteriori rinvii) il suo preteso diritto di accesso
agli atti non è assoluto né in senso temporale (ovvero: indiscriminato accesso
agli atti d'inchiesta sin dall'inizio) né in senso materiale: lo dice
chiaramente l'art. 60 cpv. 2 ultima frase CPP, che riserva “contrarie
esigenze d'inchiesta” ravvisabili segnatamente nella necessità di ovviare a
pericolo di collusione e d'impedire che l'accusato, ottenuta preventiva
conoscenza delle deposizioni altrui, abbia il tempo di preparare (ed
eventualmente concordare con il difensore) una propria linea difensiva (v. Rep.
129 [1996], nr. 104 p. 325)” (decisione 11 settembre 1998 in re B.E., inc. GIAR
582.98.3, p. 2‑3.).

 

Tali restrizioni sono di principio
(fatte salve le eccezioni dovute all’ampiezza temporale dei fatti sottoposti ad
inchiesta rispettivamente riservate le fattispecie che coinvolgono numerose
persone) sempre meno giustificate quanto più sia avanzata l'inchiesta in
ossequio del principio di proporzionalità. A prescindere 

 

 

 

dai motivi istruttori discussi, il
diritto di accesso agli atti può essere limitato anche in virtù di
considerazioni di tutt'altro genere. È il caso, segnatamente, quando la vittima,
per la natura dei reati in discussione, gode dell'accresciuta protezione
conferitale dalla LAV (RS 312.5), situazione questa qui non in discussione.

 

4.2.

 

Nel caso concreto la limitazione
posta dal magistrato d'accusa all'integrale accesso agli atti appare
giustificata da prioritarie esigenze istruttorie. In effetti __________ risulta
decisamente reticente nell'ammettere i fatti, anche circostanze di fatto
apparentemente non importanti vengono negate sistematicamente dall'accusato. Ne
fa fede la verbalizzazione del magistrato d'accusa del 17 dicembre scorso
relativa già alla conoscenza delle persone, dei loro soprannomi, relativa allo
svolgimento dei fatti avvenuti presso il bar __________ dove elementi fattuali
decisamente accertati nel corso dell'istruttoria (quali la posizione
dell'accusato stesso al momento dell'accoltellamento) vengono revocati in
dubbio. La reticenza di __________, di per sé legittima siccome l'accusato ha
il pieno diritto di tacere e financo di mentire in corso d'istruttoria, impone
al magistrato d'accusa una particolare attenzione nell'ammettere la difesa al
completo accesso agli atti. All'accusato vanno infatti contestati gli
accertamenti svolti dagli inquirenti e, prima ancora, debbono essere raccolte
le sue versioni circa la conoscenza delle persone ed i contatti avuti in
particolare con suoi connazionali oltre che su specifici fatti oggetto
d'istruzione. La natura delle imputazioni, in particolare la violazione della
LF sugli Stupefacenti, impone delicate indagini dove poco basterebbe per
inquinare o comunque frenare chiamanti in causa nel riferire fatti noti a
carico dell'accusato reticente.

 

Per evitare che __________ possa
precostruire una sua versione dei fatti e possa così predisporre una sua tesi
difensiva appare giustificato - per il momento almeno - limitare all'accusato
stesso ed alla sua difesa un integrale accesso ai documenti ed ai verbali resi
dagli altri coaccusati e deponenti. Man mano che precise e puntuali
contestazioni saranno mosse a __________ il magistrato d'accusa dovrà disporre
l'accesso agli atti per la difesa la quale deve comunque disporre dei verbali
del suo assistito senza particolari limitazioni (fatte salve le nuove
emergenze).

 

Su questo specifico punto il
reclamo va respinto. La decisione va protetta - anche alla luce di quello che
verrà indicato per i colloqui liberi tra difesa ed accusato - ritenuto comunque
il rispetto del principio di proporzionalità. In altri termini, come riferito
più oltre in sede di motivazioni, alla difesa viene concesso contatto libero
con il patrocinato. Ciò, in uno con la sistematica liberazione degli atti una
volta operate le precise contestazioni all'accusato (e dopo gli eventuali
confronti che si rendessero necessari), appare ossequiare sufficientemente i
diritti della difesa e le necessità della pubblica accusa di condurre
serenamente - e senza rischio di inquinamento probatorio - l'istruttoria che si
presenta come complessa.

 

 

 

5. Trasferimento al PCT

 

5.1.

 

Come evocato in recente decisione
di questo Ufficio (GIAR 582.98.7 del 22 marzo 1999, pag. 8, vedi anche GIAR
991.98.5/6 del 6 maggio 1999) il codice di procedura penale ticinese non
definisce il luogo di esecuzione della carcerazione preventiva dell’accusato.
L’art. 104 CPP (Esecuzione dell’arresto) precisa unicamente che l’arrestato è
di regola separato dai detenuti in espiazione di pena (cpv. 2), mentre l’art. 4
della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza
per gli adulti (LEPMS) dispone segnatamente che i prevenuti “sono assegnati
al penitenziario: nella sezione denominata carcere giudiziario cantonale”.
Le carceri pretorili - che sono delle sezioni dell’istituto principale (art. 4
cpv. 1 lit. a LEPMS) - “accolgono [...] i prevenuti nella misura dettata
dalle esigenze dell’inchiesta e del procedimento di istruzione” (art. 43
cpv. 1 REPMS; così, verbatim, sentenza della Camera dei ricorsi penali
15 febbraio 1999 in re A.J.W., inc. CRP 60.99.00017, consid. 2 p. 3; v. inoltre
sentenza CRP 1 settembre 1988 in re A.B., inc. CRP 196/88, consid. 2 p. 4).
L’art. 104 cpv. 3 CPP precisa poi che il prevenuto è sottoposto unicamente alle
restrizioni della libertà che sono indispensabili per assicurare lo scopo
dell’arresto e per mantenere la disciplina nelle carceri, mentre l’art. 176
cpv. 2 CPP sancisce espressamente il principio della proporzionalità
nell’esecuzione del carcere preventivo (sentenza CRP, loc. cit.). Competente
per ordinare le condizioni di detenzione durante il carcere preventivo è il
Procuratore Pubblico (art. 40 cpv. 1 REPMS; sentenza CRP 15 febbraio 1999,
cit., consid. 4 p. 5). Si ricordano ancora qui le decisioni del 21 dicembre
1993 e 24 febbraio 1994 (con successiva conferma della CRP con sentenza del 21
marzo 1994) incarti GIAR 977.93.2 e 977.93.3 in re W. laddove, oltre ad evocare
i principi più sopra espressi, si ricordava come l’apprezzamento del principio
di proporzionalità che regola la materia e quindi la valutazione delle esigenze
d’inchiesta, dipende da caso in caso. Nella decisione GIAR 20 gennaio 1995 in
re IB inc. 1066.95.5 il Giudice dell’arresto aveva giustificato il mancato
trasferimento di un accusato presso il PCT nell’ambito di una complessa
inchiesta, stante pericolo di collusione, nonostante IB avesse trascorso – dei
suoi 13 mesi di detenzione preventiva – 11 mesi e 3 settimane presso carceri
pretorili (con trasferimenti nelle varie strutture).

 

5.2.

 

Nel caso di specie già si è detto
che l'istruttoria vede coinvolte numerose persone; il Procuratore Pubblico
rammenta numerosi arresti (più di dieci) con fatti complessi e con accusati
reticenti spesso con legami tra loro. __________ è accusato sia di reati contro
l'integrità della persona che di violazione della LF sugli stupefacenti (oltre
che di violazione della LF concernente la dimora ed il domicilio degli
stranieri). Si tratta di imputazioni gravi che vedono coinvolto un recidivo (si
richiama la condanna inflitta dal competente pretore e rammentata 

 

 

 

nelle verbalizzazioni del PP) che
appare particolarmente omertoso. Spontaneamente __________ non ha ammesso
nulla, egli ha invece tentato di costruire i fatti in maniera tale da
giustificare il suo comportamento oggettivamente comprovato nell'ambito
dell'accoltellamento. L'accusato è stato estremamente reticente a fronte delle
richieste di informazioni circa la conoscenza di persone e numeri di telefono
ed è stato, soprattutto, minaccioso quando è stato sostanzialmente posto a
confronto con __________ che ha minacciato di morte ricusando poi l'invito
della patrocinatrice a scusarsi per il suo dire.

 

In questo specifico contesto, a
fronte di inchiesta che vede coinvolte 12 persone, di cui buona parte private
della loro libertà, osservato come il nominativo dell'accusato è emerso in
altre indagini di droga condotte dagli inquirenti ticinesi ben si comprende come
sia ancora necessario trattenere __________ presso le celle pretoriali dove si
trova ristretto, ciò per permetterne veloce verbalizzazione e per impedire -
soprattutto - che direttamente od indirettamente egli possa inquinare le prove.
Nella sua verbalizzazione a confronto __________ ha indicato di essere stato
posto in celle a poca distanza dall'accusato e di avere avuto con lo stesso
contatto verbale. Si tratta di episodio che non deve più verificarsi. La
presenza di altri accusati presso il PCT, coinvolti nell'istruttoria di cui si
tratta o comunque in contatto con persone dell'ambiente cui l'accusato
appartiene, appare elemento decisivo per impedire il trasferimento auspicato
dalla difesa. Va poi rammentato come __________ si trovi presso celle pretoriali
dal giorno dell'arresto, ossia da poco più di un mese, ciò che costituisce un
periodo di tempo ancora del tutto normale a fronte dell'ampiezza
dell'istruttoria condotta, ciò avuto presente anche le esigenze istruttorie
ancora in essere ed i futuri eventuali necessari confronti. Va quindi ammesso
un grave e concreto rischio collusivo (l'atteggiamento omertoso dell'accusato e
le sue minacce a __________ ne sono la dimostrazione lampante) tale da impedire
un trasferimento presso il PCT.

 

 

6.  Colloqui liberi tra
accusato e patrocinatrice rispettivamente tra accusato e lo zio

 

6.1.

 

La procedura penale sancisce il
principio della libertà dei colloqui tra accusato e difensore, si tratta di
libertà che non è assoluta, ma soggetta a restrizioni che trovano il loro
fondamento in ragioni di inchiesta. La dottrina rammenta come la sorveglianza
od il divieto stesso di colloqui deve costituire l'eccezione (Rusca, Salmina e
Verda: Commento del Codice di procedura penale ticinese, Ed. Casagrande 1997,
pag. 172 e segg.) mentre la regola appare quella della libertà di contatto tra
patrocinatore ed accusato privato della sua libertà e ciò al fine di permettere
una efficace difesa. Limitazioni debbono trovare fondamento in concreti e
comprovati motivi d'inchiesta o di sicurezza che debbono essere esplicitamente
indicati, fatte salve eccezioni, al patrocinatore non bastando generico rinvio
ad esigenze istruttorie. La limitazione deve poi essere rispettosa 

 

 

 

del principio di proporzionalità e
deve, per quanto possibile, essere tolta rispettivamente ridotta
progressivamente con l'avanzare della fase istruttoria semmai dopo i
chiarimenti intervenuti e le precise contestazioni.

La possibilità di avere colloqui
liberi con l'accusato compete unicamente al suo difensore mentre il contatto
tra l'accusato e terze persone è disciplinato dall'art. 104 cpv. 4 CPP. Il PP
può limitare, a questo stadio della procedura, i contatti dell'accusato -
privato della sua libertà - con l'esterno. La limitazione deve permettere di
assicurare lo scopo dell'arresto e deve permettere il mantenimento della
disciplina nelle carceri (Rusca, Salmina e Verda, op. cit. pag. 407). La
restrizione deve essere rispettosa del principio di proporzionalità.

 

6.2.

 

Per quanto riguarda i colloqui
liberi con la patrocinatrice gli stessi sono stati limitati dal PP con
l'argomentazione che l'istruttoria è agli inizi e vede implicati diversi
detenuti. Pur essendo generica la motivazione appare di per sé sufficiente. La
decisione é del 20 dicembre 1999. Dopo tale data il PP ha proceduto a due
verbali di confronto tra l'accusato e __________ rispettivamente con
__________. Se le necessità istruttorie limitative di colloqui liberi tra
accusato e difensore potevano apparire sufficienti e giustificate alla data
della decisione gli ulteriori verbali a confronto, in uno con la limitazione
all'accesso integrale agli atti per la difesa, sono oggi sufficiente garanzia
per il PP di raccolta serena delle prove. La limitazione non appare più
rispettosa del principio di proporzionalità e, con il negato integrale accesso
agli atti, risulta eccessivamente ostativa per un attivo esercizio dei diritti
della difesa.

 

Su questo specifico punto il
gravame va quindi accolto ed all'avv. __________ dovranno quindi essere
concessi colloqui non sorvegliati con l'accusato (fatte salve nuove emergenze e
motivi di sicurezza che potrebbero insorgere).

 

6.3.

 

Per quanto concerne il desiderato
colloquio libero tra l'accusato e suo zio __________ va osservato come il
magistrato d'accusa non abbia negato il colloquio ma lo abbia ammesso
sorvegliato. __________ ha già delinquito con l'accusato suo nipote (come alla
condanna del Pretore di Lugano agli atti) e presso lo stesso zio l'accusato
aveva trovato albergo (tanto che le autorità competenti in materia di asilo
avevano inizialmente stralciato la domanda d'asilo di __________ ritenendolo
irreperibile). Si tratta quindi di un contatto stretto con il congiunto già
implicato in un illecito e ciò da parte di un accusato estremamente reticente
ed anzi fortemente minaccioso nei confronti di un chiamante in causa. A ragione
quindi il PP, ritenuto anche la particolare omertà dell'ambiente in cui
l'accusato si è mosso, ha limitato il colloquio (che a ben vedere poteva anche
non essere concesso).

 

La limitazione appare del tutto
rispettosa del principio di proporzionalità ed è adeguata allo scopo che
l'arresto si prefigge.

 

 

 

7.

 

Sulla scorta di quanto precede il
gravame va quindi respinto nella misura in cui è rivolto contro la decisione
che nega il trasferimento presso il PCT di __________, contro la decisione di
diniego di totale accesso agli atti e di libero colloquio con lo zio
__________. Il gravame contro la mancata concessione di colloqui liberi tra
accusato e difesa è invece accolto.

 

Avverso la decisione di reiezione
dell’impugnativa riferita al trasferimento dell'accusato presso il PCT è data
facoltà di ricorso alla Camera dei Ricorsi Penali del Tribunale di Appello come
ammesso da questo giudice nella decisione 977.93.3 pag. 6 con riferimento ai
lavori preparatori (Rapporto della commissione speciale del 22 luglio 1992 pag.
79) e come confermato dalla CRP nella decisione 79/94 in cui si rammenta come
“… la CRP è competente … a statuire sui ricorsi contro decisioni del GIAR che
riguardano il regime carcerario, rispettivamente il luogo di detenzione
preventiva, allorquando il ricorrente censura il carattere vessatorio della
misura, oppure il fatto che la medesima sarebbe” posta “in atto allo scopo di
estorcere una confessione al detenuto” (con richiamo della sentenza CRP 7
gennaio 1988 in re RP).

 

Per il resto la decisione di
questo Giar è definitiva.

 

 

8.

 

Visto l’esito del gravame e la
particolare situazione economica dell'accusato non si percepisce tassa di
giustizia e non si prelevano spese. Non vengono inoltre attribuite ripetibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pqm, visti le norme procedurali
citate e gli artt. 280 e segg. CPP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

decide:

 

 

1.    Il reclamo 23 dicembre 1999 di
__________ contro la decisione del PP avv. __________ 20 dicembre 1999 in
materia di mancata concessione di un permesso di visita libero allo zio
dell'accusato __________ è respinto.

 

 

2.    Il
reclamo 23 dicembre 1999 di __________ contro la decisione del PP avv.
__________ 20 dicembre 1999 in materia di mancata concessione di accesso
integrale agli atti del procedimento penale è respinto.

 

 

3.    Il reclamo 23 dicembre 1999 di __________ contro la decisione
del PP avv. __________ 20 dicembre 1999 in materia di mancati colloqui
liberi tra accusa e difesa è accolto.

 

3.1.          Di conseguenza alla difesa di __________ vengono
concessi colloqui liberi con l'accusato.

 

 

4.    Il
reclamo 23 dicembre 1999 di __________ contro la decisione del PP avv.
__________ 20 dicembre 1999 in materia di mancato trasferimento
dell’accusato presso il PCT è respinto.

 

 

5.    Non
si percepiscono tasse di giustizia e spese e non si allocano ripetibili.

 

 

6.    Avverso il dispositivo no. 4 è
data facoltà di ricorso alla Camera dei Ricorsi Penali del Tribunale di Appello
nel termine di 10 (dieci) giorni dall’intimazione della presente. Per il resto
la decisione è definitiva.

 

 

7.    Intimazione:

       -    all'avv. __________, per sé e per l'accusato, con copia
delle osservazioni del PP;

       -    al Procuratore Pubblico avv. __________.

 

 

 

 

 

 

                                                                            giudice
Ivano Ranzanici