# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5ad3d8bb-b897-5a38-8f8b-8df3e96e0447
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.06.2017 32.2016.149
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-149_2017-06-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.149

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  22 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 dicembre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 17 novembre 2016 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato il __________
1964, divorziato, da ultimo attivo quale "giardiniere indipendente" e
a beneficio di prestazioni assistenziali dal 1° gennaio 2008, il 28 luglio 2013
ha presentato domanda di prestazioni AI per adulti (orientamento professionale
e rendita) indicando “danni al midollo spinale, prossimo intervento di
ripristino del canale midollare c/o Osp. __________, __________ "
(pag. 1-9, 12 e 103-117 incarto AI). Esperiti gli accertamenti medici,
amministrativi ed economici del caso (pag. 20-118, 123-135 e 138 incarto AI) e
dopo aver raccolto il rapporto finale del 4 aprile 2014 del medico SMR, __________,
giusta il quale l'assicurato - che si era sottoposto ad un "intervento
chirurgico di discectomia C5/C6 e C6/C7 con posizionamento di cage C5/C6 e
C6/C7, placca da C5-C7 con approccio anteriore destro il 02.09.2013 per
mielopatia stenosi cervicale C5/C6 e C6/C7" rispettivamente ad un
"intervento neurochirurgico (19.02.2014) di rimozione di placca anteriore
C5-C7 e di cages C5/C6 e C6/C7, corpectomia C 5 e C 6, posizionamento di
cage C5-C6 (Trabis, coLigne) e posizionamento di placca anteriore C4 a C7
(Venture, Medtronic)" - era totalmente inabile al lavoro in qualsiasi
attività (abituale e adeguata) dal febbraio 2013 e continua (pag. 119-121
incarto AI) e l'annotazione del 27 maggio 2014 del medico SMR, __________, che
confermava il precedente rapporto del 4 aprile 2014 (incapacità lavorativa al
100% da febbraio 2013 e continua in qualsiasi attività) segnalando come
indicato l'avvio di una revisione d'ufficio ad ottobre 2014 (pag. 136 incarto
AI), con decisione del 20 agosto 2014, preavvisata con progetto del 30 maggio
2014 (pag. 141-143 incarto AI), l’UAI ha riconosciuto all'assicurato il diritto
alla rendita intera dal 1° febbraio 2014 (pag. 144-154 incarto AI).

                               1.2.   Avviata una revisione
d'ufficio nell'ottobre 2014, esperiti gli accertamenti medici, amministrativi
ed economici del caso (pag. 155-196 e 207-209 incarto AI) - in particolare, la
perizia neurologica dell'8 luglio 2015 del dr. med. __________, specialista FMH
in neurologia (pag. 184-188 incarto AI), il rapporto finale del 21 luglio 2015
del medico SMR (pag. 189-191 incarto AI), giusta i quali l'assicurato
continuava ad essere totalmente inabile al lavoro nell'attività abituale mentre
in un'attività adeguata presentava una capacità lavorativa residua del 40% dal
6 marzo 2015 (data della visita neurologica), le valutazioni economiche del CIP
(pag. 192-196 e 207-209) - l’UAI con decisione del 17 novembre 2016 -
preavvisata con progetto del 7 settembre 2015 (pag. 210-215 incarto AI) e dopo
aver esperito ulteriori accertamenti medici, amministrativi ed economici (pag.
220-252, 257-298 e 300-310 incarto AI; in particolare: la perizia psichiatrica
del 29 gennaio 2016 della dr.ssa med. __________, specialista FMH in
psichiatria e psicoterapia, del CPAS, giusta la quale l'assicurato presentava
una piena capacità lavorativa dal profilo psichiatrico, pag. 241-249; le
annotazioni del 19 febbraio 2016 del medico SMR, __________, pag. 251 incarto
AI; il complemento peritale del 24 ottobre 2016 del dr. med. __________, pag.
297 e 298 incarto AI; le valutazioni economiche e professionali del CIP, pag.
302-305 e 310; il rapporto finale dell'8 novembre 2016 del medico SMR, __________,
pag. 306-309 incarto AI) - ha soppresso la rendita di RI 1 essendo il grado
d’invalidità nullo (a fronte di un reddito annuo "da valido" di fr.
5'442.65 e "da invalido" di fr. 22'497.70; pag. 311-317 incarto AI). 

 

                               1.3.   Contro questa decisione RI 1,
patrocinato dallo studio legale RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al
TCA, postulandone l'annullamento, previa concessione dell'effetto sospensivo al
gravame, e sollecitando l’attribuzione di una rendita intera di invalidità a
far tempo dal 30 maggio 2014 (doc. I).

 

                                         Il rappresentante
dell'insorgente contesta innanzitutto l'operato dell'amministrazione per
essersi fondata, da un profilo medico, unicamente sulla valutazione -
superficiale e non sufficiente-mente approfondita - del perito neurologo, dr.
med. __________, che ha attestato una capacità lavorativa residua del 40% in
attività adeguate, laddove il suo cliente continua ad essere totalmente inabile
in qualsiasi attività lavorativa a causa della malattia cronica degenerativa di
cui è affetto. Tant'è che ha pure dovuto trascorrere tre settimane in regime di
ricovero stazionario presso la Clinica __________ di __________.

 

                                         A suffragio delle proprie
asserzioni, il patrocinatore dell'assicurato produce la lettera ambulatoriale
dell'8 marzo 2016 del servizio di Neurochirurgia dell'Ospedale __________ di __________
(doc. E), il certificato medico del 9 marzo 2016 del dr. med. __________,
specialista FMH in medicina generale (doc. F), le lettere ambulatoriali del 14
aprile e del 19 maggio 2016 del servizio di Neurochirurgia dell'Ospedale __________
di __________ (doc. G e H), la lettera del 19 luglio 2016 del dr. med. __________,
, capo servizio fisiatria del centro di riabilitazione della Clinica __________
di __________ (doc. I), la lettera del 17 agosto 2016 dell'amministrazione
pazienti del precitato Istituto (doc. L), il certificato medico del 25 novembre
2016 del dr. med. __________ (doc. M).

 

                                         Il patrocinatore del
ricorrente osserva pure che "il fatto che la documentazione prodotta
non sia stata considerata nella presta di decisione dell’UAI, risulta essere in
contrasto con il diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 2 Cst. Fed). Si
contesta inoltre come la perizia psichiatrica, richiesta dall'UAI, sia
rilevante al fine di determinare le capacità lavorative del signor RI 1,
essendo il suo male di natura fisica e non psichica".

                                         Il legale dell'assicurato
ritiene inoltre non fossero adempiute le condizioni per avviare una revisione
(d'ufficio) della rendita, a soli pochi mesi dalla sua concessione, visto che
"la fattispecie del ricorrente alla base della decisione impugnata
dell'UAI è identica allo stato fattuale alla base della decisione del 30 maggio
2014. L'UAI non poteva pertanto prevalersi dell'istituto della revisione della
rendita (art. 17 LPGA) per ritornare sulla decisione del 30 maggio 2014 (cfr.
STF 9C_1033/2008). Tale maniera di operare viola, oltre le normative nonché la
giurisprudenza vigente in materia, il principio giuridico di res giudicata".

Il patrocinatore del ricorrente critica pure il "reddito da valido"
annuo di fr. 5'442.65, risultante dalla media dei redditi percepiti dal suo
cliente dal 1998 al 2013, stabilito dall'UAI, in quanto assolutamente inferiore
al salario potenziale che il suo assistito, quale giardiniere non diplomato
poteva ottenere. Il salario da valido deve essere pertanto fissato sulla base
di uno stipendio annuale potenziale di fr. 48'113.00 (CCL giardinieri,
stipendio minimo di aiuto giardiniere, CHF 3'701.00 con tredicesima).
L'amministrazione non ha neppure tenuto conto della parte percentuale superiore
del 5% nel parallelismo dei redditi.

Il rappresentante dell'insorgente contesta pure il "reddito da
invalido" stabilito dall'UAI in fr. 22'497.70 annui, in quanto un salario
mensile di fr. 1'874.80 è insufficiente ad una persona per sopperire ai propri
bisogni. In ogni caso, trattasi di un reddito non ragionevolmente esigibile ai
sensi dell'art. 16 LPGA visto che il suo cliente non ha una capacità lavorativa
residua del 40%, non ha alcuna formazione, ha 52 anni ed è portatore di una
particolarmente patologia dolorosa.   

Da ultimo, il legale dell'assicurato chiede che venga eseguita una "perizia
neurologica/riabilitativa" "che potrà chiarire le reali e
residue capacità lavorative del signor RI 1" e la restituzione
dell'effetto sospensivo al gravame ex art. 55 cpv. 3 PA. Contesta pure il
rifiuto del gratuito patrocinio in ambito amministrativo, postulando nel
contempo il beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio in
sede ricorsuale. 

                               1.4.   Il 2 gennaio 2017 il
patrocinatore del ricorrente ha informato il TCA che il suo assistito, a causa
dello stress e dello stato di disagio economico causato dalla soppressione
della rendita, ha avuto, nel corso del mese di dicembre, una crisi cardiaca che
aveva necessitato di due ricoveri ospedalieri. Il legale dell'insorgente ha
quindi ribadito la richiesta di ripristino dell'effetto sospensivo al gravame
(doc. IV). A suffragio delle proprie asserzioni, egli ha prodotto la lettera di
trasferimento del 15 dicembre 2016 dal __________ al reparto di medicina
dell'Ospedale __________ di __________ (doc. P1), la lettera d'uscita provvisoria
del 20 dicembre 2016 del servizio di medicina interna dell'Ospedale __________
al medico curante, dr. med __________ (doc. P2), il certificato medico del 2
gennaio 2017 del dr. __________ (doc. P3) e la lettera d'uscita provvisoria del
28 dicembre 2016 del servizio di medicina interna dell'Ospedale __________ al
dr. med __________ (doc. P4).      

Il 4 gennaio 2017 il TCA ha trasmesso il doc. IV e allegati P1-4 all'UAI ai
fini della risposta di causa (doc. V). 

 

                               1.5.   Con risposta di causa del 26
gennaio 2017 (doc. VI), l’UAI propone la reiezione sia dell'istanza di
ripristino dell'effetto sospensivo sia del gravame con argomentazioni che,
laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione, confermando la
correttezza della decisione del 17 novembre 2016, in particolare puntualizzando
che prendeva atto della "sindrome coronarica acuta avvenuta il 15
dicembre 2016. Trattandosi di una nuova problematica alla salute insorta successivamente
all'emissione del provvedimento impugnato in data 17 novembre 2016, il quale
delimita il potere cognitivo del giudice, la medesima dovrà essere oggetto di
una nuova domanda". L'amministrazione ha prodotto, oltre all'incarto
completo concernente l'assicurato, l'estratto del conto individuale (doc. VI 1).

 

                               1.6.   In data 30 gennaio 2017 il
TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali
altri mezzi di prova ed identico termine al patrocinatore dell'insorgente per
presentare pure osservazioni scritte in merito al doc. VI 1 che riceveva in
allegato (doc. VII).

                               1.7.   Con osservazioni pervenute al
TCA il 13 febbraio 2017, il legale del ricorrente si è riconfermato,
soffermandosi su alcuni punti [in particolare, puntualizzando, per un verso,
che il reddito inferiore alla media percepito dal suo cliente "è dovuto
sicuramente ad una formazione carente, con competenze linguistiche inesistenti
nonché nessuna competenza informatica" come pure alla sua "salute
cagionevole" e, quindi, a motivi esterni e, per altro verso, che non
poteva ritenersi che il suo cliente si fosse accontentato di tali salari, visto
che "ha sempre inoltrato le numerose ricerche di lavoro richieste
dall'assistenza sociale. In alcuni periodi l'assistenza sociale chiedeva fino a
32 ricerche mensili che il signor RI 1 effettuava regolarmente. La sua volontà
di lavorare è sempre stata pertanto cristallina"] nelle proprie tesi e
domande, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (doc. VIII). A suffragio delle proprie
asserzioni, il patrocinatore dell'insorgente ha prodotto il CV del suo cliente
(doc. P) e la lettera di dimissione del 6 febbraio 2017 del Pronto Soccorso
dell'Ospedale __________ di __________ (doc. Q).

                               1.8.   Il doc. VIII ed i relativi
allegati P-Q sono stati trasmessi all'UAI il 13 febbraio 2017, per conoscenza,
con facoltà di presentare eventuali osservazioni scritte entro 10 giorni (doc.
IX).

 

                               1.9.   In data 14 febbraio 2017 il
vicepresidente del TCA ha respinto la domanda di ripristino dell'effetto
sospensivo (doc. X). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’UAI era legittimato oppure no a sopprimere, in via di revisione, la
rendita intera di invalidità, di cui era beneficiario RI 1.

Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con
invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di
rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). 

 

                                         Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

 

                                         Nel confronto dei redditi
la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA
i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Secondo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V
222).

 

                               2.2.   Va poi ricordato che, secondo
la giurisprudenza del TFA, nei casi in cui il calcolo dei
redditi risulti particolarmente difficile, occorre che la graduazione
dell’invalidità avvenga, ispirandosi al metodo specifico applicabile alla
persone non esercitanti un’attività lucrativa (art. 27 OAI), eccezionalmente
secondo il metodo straordinario.

                                         Capita
in particolare nel caso di indipendenti, dove un calcolo sufficientemente
preciso dei redditi da porre a confronto sia escluso (Pratique VSI 1998 p. 121;
pag. 255; SVR 1996 IV Nr. 74 p. 213ss. consid. 2b; RAMI 1996 p. 36 consid. 3b e
3c; DTF 104 V 137 consid. 2c; DTF 97 V 57; DTF 104 V 139;
DTF 105 V 154ss consid. 2a; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Losanna
1995, p. 456).

 

                                         L’invalidità è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento
nella situazione concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 pag.
121s; Valterio, op. cit., p. 199). Perciò l’invalidità
sarà valutata considerando le ripercussioni economiche dovute alla riduzione
del rendimento sulla situazione concreta dove si svolge l’attività
dell’assicurato divenuto invalido (DTF 105 V 151). 

 

                                         In
tal caso si procede a paragonare le attività svolte prima e dopo la
sopravvenienza del danno alla salute, riferendosi al metodo specifico applicato
a coloro i quali non svolgono attività lucrativa (art. 27 OAI; Pratique VSI
1998 p. 122 consid. 1a). La differenza sostanziale tuttavia con quest’ultimo
metodo consiste nel fatto che il grado di invalidità non viene stabilito
direttamente sulla base del raffronto tra le attività. Dapprima, infatti, sulla
base di tale raffronto, si constata l’impedimento dovuto al danno, poi si
valutano gli effetti di tale impedimento sull’incapacità di guadagno (metodo
straordinario; Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a; SVR 1996
IV Nr. 74 p. 213ss consid. 2b; DTF 105 V 151, 104 V 138). Una
determinata limitazione della capacità produttiva funzionale può, non deve tuttavia
forzatamente, produrre una perdita di guadagno della medesima entità (Pratique
VSI 1998 pag. 123 consid. 1a).

 

                                         Se si volesse, nel caso di
persone attive, fondarsi esclusivamente sul risultato ottenuto dal confronto
delle attività, si violerebbe il principio legale secondo cui per questa
categoria di assicurati l'invalidità deve essere stabilita in base
all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2; VSI
1998 pag. 122 consid. 1a e pag. 257 consid. 2b; cfr. in particolare STFA
inedite del 27 agosto 2004 in re I, I 543/03 e del 12 maggio 2004 nella causa
T., I 540/02).

 

                                         Secondo giurisprudenza
infine, il metodo straordinario è spesso applicato alle persone con attività
lucrativa indipendente o comunque nei casi in cui anche solo uno dei redditi
determinanti per il raffronto non può essere accertato o stimato in maniera
affidabile (STFA I 543/03 del 27 agosto 2004 in re I, consid. 4.3 e STFA I 224/01 del 22 ottobre 2001, consid. 2b; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 205).

 

                                         Nel caso di un indipendente, il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale
federale) ha precisato che il solo raffronto tra l’utile realizzato prima e
quello conseguito dopo l’incidente, non conduce a conclusioni affidabili per
quel che riguarda la perdita di guadagno che dipende dall’invalidità. In
effetti, troppi fattori influenzano gli utili di un’azienda, come ad esempio la
situazione congiunturale e la situazione concorrenziale, di conseguenza le
oscillazioni sono dovute anche ad aspetti estranei all’invalidità.

                                         Di
conseguenza il TFA ha stabilito che i soli documenti contabili non sono dei
mezzi idonei a stabilire in maniera affidabile i redditi ipotetici (RAMI 1996
p. 34, p. 36 consid. 3b; DTF 104 V 137 consid. 2c).

 

                               2.3.   Per quanto attiene l’esame
delle conseguenze del danno alla salute dal profilo economico e, quindi, la
determinazione del grado di inabilità, richiamato l’art. 16 LPGA e quanto già
esposto ai consid. 2.3. e 2.4. che precedono, va ricordato che l'invalidità nell'ambito delle
assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico
e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). 

                                         I
dati economici risultano pertanto determinanti. 

                                         Al
medico compete la valutazione dello stato di salute del peritando, della misura
e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace al lavoro. Il medico
stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute limita l’interessato
nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita in particolare alle
funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo la sua esperienza di
vita entrano in linea di conto nel caso concreto (Meyer-Blaser, op. cit., p.
227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143 consid. 2, 114 V 314 consid.
3c).

                                         D’altro canto compito
dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base alle informazioni
del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività lavorative
ancora concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, op. cit., p.
228, Omlin, Die Invalidità in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo
1995, p. 201).

                                         In particolare, al fine di
determinare l'incapacità al guadagno mediante il metodo ordinario di cui
all’art. 16 LPGA, occorre porre in confronto il reddito che l'assicurato
avrebbe conseguito senza il danno (reddito da valido) con quello risultante
dalle attività esigibili nonostante il danno alla salute (reddito da invalido).
Determinante per il raffronto dei redditi ipotetici è il momento dell'inizio
dell’eventuale diritto alla rendita, tenuto conto che l'amministrazione deve considerare
inoltre eventuali rilevanti modifiche dei redditi di riferimento intervenute
sino all'emanazione della decisione contestata (cfr. consid. 2.2.).

                                         In ogni modo, ai fini dell'accertamento dell'invalidità ci si
deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci
dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e
un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità professionali,
intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto
(DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, op cit. p. 212). Un assicurato non può
pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di
lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

                                      

                                         Va
ancora la pena di rilevare che, secondo la giurisprudenza federale, per
accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità (reddito
da valido) è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza
preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del
diritto alla rendita, se fosse sano (STFA I 782/03 del 24 maggio
2006; STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio
2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con
riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere
fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che
l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze
professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato
avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi
ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96
V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid.
3b). Considerato come di regola bisogna presumere che senza il danno alla
salute l’assicurato avrebbe continuato la precedente attività, decisivo risulta
di regola l’ultimo guadagno conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente
all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000 n. U 400 p. 381 e riferimenti). 

                                         Per quel che concerne la
determinazione del reddito di un indipendente, si deve tener conto in
particolare delle attitudini professionali e personali e del genere di attività
della persona assicurata, come pure della situazione economica e dell'andamento
della sua azienda (RCC 1961 pag. 338) prima dell'insorgere dell'invalidità. In
mancanza di dati affidabili, il reddito medio o il risultato d'esercizio di
aziende simili possono fungere da base per valutare il reddito ipotetico (RCC
1962 pag. 125). Il reddito di tali aziende non può tuttavia essere equiparato
direttamente al reddito ipotetico senza invalidità (RCC 1981 pag. 40). In tutti
i casi deve essere fatta astrazione del reddito che non proviene dall'attività
personale dell'assicurato, come il good-will, l'interesse derivante dal capitale
investito o la parte di reddito attribuibile alla collaborazione di famigliari
(RCC 1971 pag. 432; cfr. Valterio op. cit., pag. 206; Peter, Die Koordination
von Invalidenrenten, Zurigo 1997 pag. 65 e il marginale 3030 della Circolare
sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI) edita dall’UFAS, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2000; cfr. al
riguardo anche STCA del 29 ottobre 2003, inc. 32.2002.154, STCA del 27 ottobre
2003, inc. 32.2003.15).

 

                                         Per quel che concerne
invece il reddito da invalido, lo stesso deve essere determinato sulla base della situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (cfr. DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché come nel caso in esame l'assicurato non ha
intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da
contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità,
può essere ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro  (Pratique VSI 2002 pag. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc, recentemente confermato in Pratique VSI 2002 pag. 64).

 

                               2.4.   L’art. 17 cpv. 1 LPGA
stabilisce che:

 

" Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole
modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente
o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I principi
giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime
del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA
(DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                                         In una sentenza del 12
ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65,
il TFA ha esposto i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione
di decisioni amministrative ed ha ribadito che  

                                         una diversa valutazione di
uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente
esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di
riconsiderazione.

 

                                         Per quanto concerne le conseguenze della giurisprudenza in materia di disturbi da dolore
somatoforme (cfr. DTF 130 V 352) sulle rendite correnti,
l’Alta Corte nella DTF 135 V 201 ha stabilito che una decisione cresciuta in
giudicato riguardante una prestazione durevole solo eccezionalmente deve essere
adattata, a sfavore dell'assicurato, a una modificata prassi giudiziaria.
Un'eccezione richiede in primo luogo un'ampia diffusione della nuova
giurisprudenza. È inoltre necessario che la giurisprudenza precedente sia
ancora applicabile solo a poche persone, privilegiandole in modo urtante,
oppure che l'assegnazione iniziale della prestazione appaia assolutamente
insostenibile nell'ottica della nuova prassi (consid. 6, in particolare consid. 6.4). La giurisprudenza sviluppata in DTF 130 V 352 non giustifica la riduzione o
la soppressione di una rendita corrente a titolo di adattamento a basi
giuridiche modificate (consid. 7). 

 

                                         In un’altra sentenza
9C_1009/2008 del 1° maggio 2009 pubblicata in DTF 135 V 215 il TF ha confermato
che la giurisprudenza esposta in DTF 130 V 352 non costituisce un
motivo sufficiente per revocare, a titolo di adattamento a basi giuridiche
modificate, delle rendite d'invalidità correnti (consid. 6). Nemmeno l'art. 7
cpv. 2 LPGA, che non modifica la nozione di incapacità al guadagno, costituisce
un titolo giuridico sufficiente per fare ciò (consid. 7). 

                               2.5.   Dal punto di vista medico,
nell’ambito della richiesta di prestazioni del 28 luglio 2013, il 4 aprile 2014
il medico SMR, __________, ha posto la diagnosi con influsso sulla
capacità lavorativa di "intervento chirurgico di discectomia C5/C6 e
C6/C7 con posizionamento di cage C5/C6 e C6/C7, placca da C5-C7 con approccio
anteriore destro il 02.09.2013 per mielopatia stenosi cervicale C5/C6 e
C6/C7"; St. d. intervento neurochirurgico (19.02.2014) di rimozione
di placca anteriore C5-C7 e di cages C5/C6 e C6/C7, corpectomia C 5 e C 6,
posizionamento di cage C5-C6 (Trabis, coLigne) e posizionamento di placca antereiore
C4 a C7 (Venture, Medtronic)" e la diagnosi senza influsso
"Lombalgia ed ipoestenia gamba sinistra in pregresse fratture tibia,
fibula biamalleolare a sinistra (1996-1997) non operate; pregressa bronchiolite
polmonare". Il medico SMR ha concluso che l'assicurato era totalmente
inabile al lavoro in qualsiasi attività (abituale e adeguata) dal febbraio 2013
continua, segnalando come indicato l'avvio di una revisione d'ufficio "tra
tre mesi" come pure la necessità di proseguire le "cure riabilitative
in corso" (pag. 119-121 incarto AI). Nell'annotazione del 27 maggio 2014 il
dr. med. __________ confermava il precedente rapporto del 4 aprile 2014
(incapacità lavorativa al 100% da febbraio 2013 e continua in qualsiasi
attività) segnalando come indicato l'avvio di una revisione d'ufficio ad
ottobre 2014 (pag. 136 incarto AI).

Sulla base di tali indicazioni, con decisione del 20 agosto 2014, preavvisata
con progetto del 30 maggio 2014 (pag. 141-143 incarto AI), l’UAI ha quindi
riconosciuto all'assicurato il diritto alla rendita intera dal 1° febbraio 2014
(pag. 144-154 incarto AI).

                               2.6.   Nel mese di ottobre 2014
l’UAI ha avviato una procedura di revisione della rendita (pag. 155 incarto
AI).

In tale occasione l’UAI ha raccolto la perizia dell'8 luglio 2015 del dr. med. __________,
specialista FMH in neurologia, (pag. 184-188 incarto AI), che ha visitato
l'assicurato in data 6 marzo 2015 e - dopo aver puntualizzato di essersi basato
sul dossier messo a disposizione dall'amministrazione, sull'autoanamnesi datagli
dall'assicurato e l'esame clinico, in particolare neurologico, da lui eseguito
in data 6 marzo 2015, ed aver riportato l'anamnesi competa, le constatazioni
oggettive - ha posto le diagnosi di "- esiti
di mielopatia cervicale cervicale su stenosi cervicale C5-C6, C6-07, stato dopo
discectomia C5-C6, 06-07 rimossa in secondo tempo con nuovo posizionamento di
gabbia C5-C6 e di una placca anteriore da 04 a 07 (settembre 2013 e febbraio
2014) persiste sindrome parapiramidale ai membri inferiori e vaghi disturbi
sensitivi dissociati ai membri inferiori,

- esiti di pregresse fratture tibio-fibulari e bi-malleolare sinistra
(1996-1997) con deformazione vara del membro inferiore sinistro,

- broncopatia cronica ostruttiva con pregresse broncopolmoniti recidivanti,

- insufficienza surrenalica transitoria su trattamento con steroidei prolungato
(novembre 2013)",
puntualizzando che sono tutte con conseguenza sulla capacità lavorativa,
eccetto l'ultima (pag. 187 incarto AI).  

Il perito neurologo ha rilevato che si trattava di una persona operata fra il
2013 e il 2014 per una stenosi del canale cervicale multifattoriale,
soprattutto ossea e discale, con spondilodesi complessa, con persistenti
sintomi parapiramidali ai membri inferiori, un'iperriflessia e cutanei planted in
estensione, gli esiti di una possibile sofferenza radicolare C6 destra con
ariflessia bidpitale e disturbi della marcia legati in parte alla problematica
midollare cervicale, in parte anche a pregresse fratture della gamba sinistre.
Lavorava come giardiniere nel 2013, in seguito non ha più potuto lavorare, tra
l'altro con una ditta in proprio. A quel momento la situazione sembra
stabilizzata, i deficit erano minori, presenza anche di una problematica
polmonare, con facilità a contrarre infezioni a questo livello, persistevano
modici disturbi della marcia, una dispnea da sforzo.

Dal punto di vista capacità lavorativa, a quel momento l'assicurato presentava
un'incapacità nella sua attività di giardiniere nella misura del 100%, sia per
la problematica neurologica che anche polmonare. In un'attività tranquille, in
ufficio, come custode, magazziniere, non soggetto ad attività pesanti, avrebbe
potuto senz'altro lavorare nella misura del 40% in quel momento. Lo specialista
ha ritenuto possibile un ulteriore miglioramento in futuro, consigliando
eventualmente una rivalutazione dopo due anni, non vedendo altre possibilità
per migliorare la capacità lavorativa e precisando che, a domicilio,
l'assicurato riusciva a fare tutto. Non aveva riscontrato alcun segno di aggravazione
o simulazione. Il perito ha quindi posto le seguenti conclusioni: "capacità di lavoro come Giardiniere: incapacità del
100%. In un'attività leggera potrebbe lavorare nella misura del 40%, prevedere
una revisione fra due anni, se la problematica polmonare peggiorasse
bisognerebbe richiedere una Perizia Specialistica a questo livello".

Nel rapporto finale del 21 luglio 2015 il medico SMR (dr. med. __________) -
dopo aver ripreso le diagnosi "con" e "senza" influsso
sulla capacità lavorativa poste dal perito neurologo (pag. 189 incarto AI) - ha
sottolineato come lo stato di salute (neurologico) dell'assicurato in sede di
revisione fosse migliorato (pag. 191 incarto AI). Chiamato a definire la
capacità lavorativa globale, il medico SMR ha quindi concluso che l’assicurato
era inabile al 100% nell'attività abituale dal febbraio 2013 mentre in
un'attività adeguata presentava un'incapacità lavorativa del 100% dal febbraio
2013 al 5 marzo 2015 rispettivamente del 60% dal 6 marzo 2015 (data della
visita peritale neurologica)in poi (pag. 190 incarto AI). Il medico SMR ha
considerato altresì i seguenti limiti funzionali: 5-10 kg quali carico massimo;
alternanza della postura al bisogno (inclusa), difficoltà nello svolgere lavori
di precisione e necessità di pause supplementari. Quali "ulteriori
limitazioni funzionali necessarie per l'integrazione professionale" ha osservato
quanto segue "Può svolgere parzialmente
un'attività adeguata tranquilla, in ufficio, come custode, non soggetto ad
attività medio-pesanti. Facilità a contrarre infezioni polmonari, con lieve
dispnea da sforzo. Lievi difficoltà alla marcia, soprattutto nel scendere le
scale. Cammina con un bastone in parte anche per la problematica a livello
della gamba sinistra, dopo fratture multiple" (pag. 190 incarto
AI). Da ultimo, il medico SMR ha concluso che andavano continuate le cure
riabilitative in corso per 24 mesi, ma che non era quantificabile con
precisione di quanto sarebbe migliorata la capacità lavorativa (pag. 191
incarto AI).

L'8 ottobre 2015 il medico curante, dr. med. __________, specialista FMH in
medicina generale, in relazione alla perizia neurologica, ha osservato quanto
segue: "confermo l'incapacità lavorativa
al 100% come giardiniere ma anche un'incapacità lavorativa al 100% per lavori
leggeri causa dolori ingravescenti che si accentuano alla minima mobilizzazione
del capo nel contesto della nota mielopatia cervicale e stato da decompressione
e discectomia a più livelli (2003). Da segnalare anche un quadro depressivo con
componente psicotica in paziente in terapia sostitutiva con metadone. Visto il
quadro psichico e fisico instabile ritengo che non possa essere integrato in
nessun ambito professionale" (pag. 220 incarto AI).

  

Il 16 ottobre 2015 il medico SMR, __________, ha quindi ravvisato la
necessità di esperire una perizia psichiatrica (pag. 203 incarto AI), che è
stata eseguita il 29 gennaio 2016 dalla dr.ssa med. __________, specialista FMH
in psichiatria e psicoterapia, per conto del CPAS, sulla base di due colloqui
effettuati nel suo studio medico il 21 ed il 29 gennaio 2016 per una durata complessiva
pari a 125 minuti. La perita psichiatrica - che ha unicamente posto le diagnosi
senza ripercussioni sulla capacità di lavoro di "Sindrome di
dipendenza da oppioidi, attualmente in un regime di mantenimento sostitutivo
(ICD10:F11.22); Sindrome di dipendenza da cannabinoidi, uso continua
(ICD10:F12.25)" - ha osservato di essere confrontata con un uomo di mezza
età che aveva sempre vissuto in maniera tendenzialmente deviante, pur senza che
questo rappresentasse un reale problema a livello delle relazioni sociali, del
contesto scolastico e successivamente professionale. L'assicurato aveva
terminato l'apprendistato senza essere mai bocciato, era stato incarcerato (per
essersi opposto ad un ordine, nell'ambito del proprio sentimento
anti-militarista) durante il servizio militare riuscendo comunque a portarlo a
termine, aveva successivamente avuto un matrimonio tendenzialmente stabile
della durata di circa 10 anni dal quale erano nati 3 figli, aveva portato
avanti per anni la professione di operaio giardiniere in maniera indipendente,
con contratti a chiamata da parte dei Comuni della __________, e in parallelo
aveva arrotondato suonando il flauto traverso davanti alle stazioni. In
occasione del divorzio conflittuale, dopo qualche tempo che gli venivano
boicottati i diritti di visita, aveva deciso di lasciare alla madre la cura
totale delle figlie rinunciando a vederle; aveva subito il ritiro della patente
circa 5 anni prima poiché consumava THC; aveva vissuto negli ultimi anni grazie
all'aiuto dell'assistenza sociale, dal momento che non guadagnava una cifra
tale da riuscire totalmente a mantenersi. In ottemperanza alle proprie idee
politiche e alla propria visione della vita aveva vissuto per lungo tempo
presso il Centro __________ e anche per strada (salvo poi cercare di reperire
un'abitazione .per non diventare un motivo di vergogna per le proprie figlie),
era stato in Centro __________ per un certo periodo prestando il proprio
servizio nei Campi __________, aveva manifestato a __________ contro la
globalizzazione rilasciando poi delle interviste a televisione e radio. Non
aveva a mai avuto altri problemi con la giustizia, non mostrava negligenza e
intolleranza globale nel confronti delle regole e dell'autorità, non presentava
una tendenza a stabilire relazioni intense e instabili, non presentava aspetti
di natura paranoide né di natura anancastica né di natura narcisistica né di
natura schizoide. Sebbene la descrizione dell'assicurato non rientrasse negli
esatti canoni di quello che prevedeva una vita regolare, tuttavia essa non
giustificava di inquadrare tali particolarità e devianze dalle modalità tipiche
del vivere all'interno di un disturbo di personalità o di un'eventuale altra
categoria diagnostica psichiatrica. In particolare la perita psichiatrica ha
ritenuto che nessuna delle modalità e delle caratteristiche presentate
dall'assicurato lo avessero permanentemente danneggiato sul piano della
funzionalità relazionale, sociale e lavorativa. Egli aveva sempre lavorato in
maniera ridotta, senza che questo per lui costituisse un grave problema, né una
necessità di reperire un impiego più stabile e/o più remunerativo. La
specialista ha inoltre sottolineato come l'assicurato, pur avendo mostrato una
traiettoria di vita sempre un po' deviante, ai margini della società, tuttavia
avesse sempre trovato il modo di lavorare in maniera limitata e di mantenersi,
mostrando anche ridotti bisogni e necessità in questo senso. Aveva una rete
amicale che faceva riferimento al Centro __________, in grado eventualmente di
venirgli in soccorso in caso di bisogno. A completezza di quanto spiegato, la
perita ha sottolineato inoltre come l'assicurato non avesse mai incontrato la
figura di uno psicologo o di uno psichiatra nel corso della propria vita, né in
urgenza né a livello ambulatoriale e come durante gli incontri allestiti avesse
a più riprese affermato di non ritenere di essere affetto da un disturbo
psichico. A mente della specialista, anche la generica diagnosi di depressione
posta da parte del medico curante non veniva rispecchiata dall'obiettività
clinica: egli mostrava un umore in asse, non aveva nè aveva mai presentato
ideazione suicidale, non aveva un disturbo del ritmo sonno-veglia, non era
rallentato, non presentava pensieri di natura depressiva. A proposito della
sindrome di dipendenza da oppiacei, allora di recente insorgenza, la perita ha
sottolineato come durante i colloqui l'assicurato aveva specificato di aver
utilizzato la sostanza per trovare rifugio dai dolori che sperimentava in
relazione alla propria situazione somatica. Anche in questo caso, non appena
accortosi di aver iniziato ad accusare dipendenza nei confronti della droga, si
era immediatamente rivolto al medico curante nel tentativo di assumere una
terapia sostitutiva che lo tenesse lontano dall'eroina stessa, mostrando la
correttezza del proprio esame di realtà, di tenere alla propria persona e di
rispettare le regole della vita comunitaria, diversamente da quanto sarebbe
accaduto nel caso di un individuo con tratti antisociali. L'utilizzo di
sostanze stupefacenti che egli metteva in atto non aveva alcuna ripercussione
sul piano lavorativo. La specialista - per quanto poc'anzi  argomentato, per
quanto emerso dall'esame della documentazione messale a disposizione,
dall'anamnesi, dalla descrizione della giornata, dall'esame clinico effettuato
secondo vocabolario AMDP-System, dalla descrizione dal limiti e delle risorse
effettuata secondo schema MINI-ICE-APP e dalle dichiarazioni soggettive -  ha
giudicato la capacità lavorativa dell'assicurato, per qualsiasi attività
confacente e anche come casalingo, come piena dal punto di vista psichiatrico.
Da ultimo, ha rilevato di essere di fronte ad un assicurato che si presentava
inizialmente come rivendicativo nei confronti di quello che gli sembrava un suo
diritto a causa del danno alla salute di origine somatica. Nonostante la
spiegazione da parte del perito delle motivazioni economiche e mediche alla
base della decisione di soppressione della rendita, tuttavia egli faticava a
comprendere come un'indennità gli era stata dapprima concessa e poi ritirata,
nonostante le sue condizioni somatiche non fossero grandemente variate (pag. 247-249
incarto AI).

Nell'annotazione del 19 febbraio 2016 (pag. 251 incarto AI) il medico SMR, dr.
med. __________, a fronte di una piena capacità lavorativa dal profilo
psichiatrico dell'assicurato attestata dalla precitata perizia del CPAS, ha
confermato il rapporto finale del 21 luglio 2015 (pag. 189-191 incarto AI).

Il 17 marzo 2016 il patrocinatore dell'assicurato ha versato agli atti (pag.
253-256 incarto AI) la lettera ambulatoriale dell'8 marzo 2016 del servizio di
Neurochirurgia dell'Ospedale __________ di __________ (pag. 257-258 incarto
AI), il certificato medico di incapacità lavorativa la 100% (dal 3 marzo al 3
aprile 2016) del suo cliente rilasciato dal precitato servizio dell'__________
(pag. 259 incarto AI), il certificato medico del 9 marzo 2016 del dr. med. __________,
specialista FMH in medicina generale (pag. 260 incarto AI) e la convocazione
del 3 marzo 2016 per la visita ambulatoriale del 31 marzo 2016 presso il
precitato servizio dell'EOC (pag. 261). Successivamente il legale
dell'assicurato ha versato agli atti le lettere ambulatoriali del 14 aprile e del
19 maggio 2016 del servizio di Neurochirurgia dell'Ospedale __________ di __________
(pag. 270-273) la lettera del 19 luglio 2016 del dr. med. __________, capo
servizio fisiatria del centro di riabilitazione della Clinica __________ di __________
(pag. 288-289).     

Nel complemento peritale del 24 ottobre 2016 (pag. 297-298 incarto AI), il
neurologo __________, con espresso riferimento alla precitata lettera del 19
luglio 2016 del dr. med. __________, ha osservato quanto segue:

 

" il
rapporto del 19.7.2016 del Servizio di Neurochirurgia parla di mielopatia
cervicale residua in seguito a corpectomia C5-C6 e placca C4-C7: dopo
esecuzione di una nuova MRI cervicale che conferma un quadro di discopatia
progressiva a livello C3-C4, con un bulging discale con impronta sul sacco
durale, ma senza presentare, né un conflitto radicolare, né nuovi segni di
iperintensità midollare sospetta per peggioramento della mielopatia. Non vi
sono ulteriori alterazioni a livello midollare di recente insorgenza, mentre si
evidenzia un progressivo riassorbimento del quadro edemigeno a livello C5-C6
con persistenza di un minimo aspetto di mielomalacia centromidollare; coerente
con i sintomi residui. Dal punto di vista clinico i neurochirurghi non avevano
osservato un peggioramento della situazione. Il rapporto del Dottor __________,
Fisiatra, del 19.7.2016, non porta nessun altro fattore clinico. Nel mio
rapporto peritale dell'8.7.2015, mettevo in evidenza la persistenza di sintomi
parapiramidali ai membri inferiori, un'iperriflessia e cutanei plantari in
estensione, gli esiti di una possibile sofferenza radicolare C6 destra, con
ariflessia bicipitale e disturbi della marcia legati n parte alla problematica
midollare cervicale, in parte anche alle pregresse fratture della gamba sinistra.
Avevo dichiarato l'Assicurato inabile al lavoro come Giardiniere nella misura
del 100%, mentre avrebbe potuto lavorare, teoricamente, in un'attività leggera,
in una misura del 40%. Avevo anche proposto una revisione dopo 2 anni e
eventualmente un controllo internistico per la problematica polmonare. In base
al risultato della nuova MRI cervicale e alle conclusioni dei neurochirurghi
non vedo nessuna discrepanza fra le mie conclusioni e quanto proposto dal
dottor __________. In effetti dell'intensa fisioterapia in quadro stazionario può
sicuramente giovare ulteriormente all'Assicurato." (pag. 297-298 incarto
AI)

 

                                         Nel rapporto finale dell'8
novembre 2016 il medico SMR (dr. med. __________) - dopo aver ripreso le
diagnosi "con" influsso sulla capacità lavorativa di "Esiti di mielopatia cervicale su stenosi cervicale
C5/C6, C6/C7, stato dopo discectomia C5/C6, C6/C7, rimossa in secondo tempo con
nuovo posizionamento di gabbia C5/C6 e di una placca anteriore da C4 a C7
(settembre 2013 e febbraio 2014) persiste sindrome parapiramidale ai membri
inferiori e vaghi disturbi sensitivi dissociati ai membri inferiori",
l'ulteriore diagnosi "con" influsso sulla capacità lavorativa di
"Broncopatia cronica ostruttiva, con
pregresse broncopolmoniti recidivanti" e "senza"
influsso sulla capacità lavorativa di "Insufficienza surrenalica
transitoria su trattamento con steroidei prolungato (novembre 2013)" (pag.
306 incarto AI) - ha sottolineato come lo stato di salute (neurologico)
dell'assicurato in sede di revisione fosse migliorato (pag. 308 incarto AI). Chiamato
a definire la capacità lavorativa globale, il medico SMR ha quindi
concluso che l’assicurato era inabile al 100% nell'attività abituale dal
febbraio 2013 mentre in un'attività adeguata presentava un'incapacità lavorativa
del 100% dal febbraio 2013 al 5 marzo 2015 rispettivamente del 60% dal 6 marzo
2015 (data della visita peritale neurologica) in poi (pag. 307 incarto AI). Il
medico SMR ha considerato altresì i seguenti limiti funzionali: 5-10 kg quali
carico massimo; alternanza della postura al bisogno (inclusa), difficoltà nello
svolgere lavori di precisione e necessità di pause supplementari. Quali
"ulteriori limitazioni funzionali necessarie per l'integrazione
professionale" ha osservato quanto segue "Può svolgere parzialmente un'attività adeguata tranquilla, in ufficio,
come custode, non soggetto ad attività medio-pesanti. Facilità a contrarre
infezioni polmonari, con lieve dispnea da sforzo. Lievi difficoltà alla marcia,
soprattutto nel scendere le scale. Cammina con un bastone in parte anche per la
problematica a livello della gamba sinistra, dopo fratture multiple"
(pag. 307 incarto AI). Il medico SMR ha inoltre osservato che non erano
applicabili terapie che avrebbero migliorato o mantenuto verosimilmente la
capacità lavorativa (pag. 308 incarto AI). Da ultimo, il medico SMR ha riportato
le seguenti "osservazioni conclusive":

 

" Dr.
med. __________

Precisazioni neurologiche del 24.10.2016

In base al risultato della nuova MRI cervicale e alle conclusioni
dei neurochirurghi non vedo nessuna discrepanza fra le mie conclusioni e quanto
proposto dal dottor __________. In effetti dell'intensa fisioterapia in quadro
stazionario può sicuramente giovare ulteriormente all'Assicurato.

Perizia neurologica dell'8.7.2015

In conclusioni: capacità di lavoro come Giardiniere: incapacità
del 100%. In un'attività leggera potrebbe lavorare nella misura del 40%,
prevedere una revisione fra due anni, se la problematica polmonare peggiorasse
bisognerebbe richiedere una Perizia Specialistica a questo livello.

Dr.ssa med. __________ (perizia psichiatrica del 29.01.2016)

Per quanto finora argomentato, per quanto emerso dall'esame della
documentazione messa a disposizione, dall'anamnesi, dalla descrizione della
giornata, dall'esame clinico effettuato secondo vocabolario AMDP-System, dalla
descrizione dal limiti e delle risorse effettuata secondo schema MINI-ICE-APP e
dalle dichiarazioni soggettive si giudica la capacità lavorativa
dell'assicurato, per qualsiasi attività confacente e anche come casalingo, come
piena dal punto di vista psichiatrico.”

(pag. 308 incarto AI; n.d.r. solo il corsivo è della redattrice).

 

                                         Da notare che, stante
quanto precede, tutta la documentazione medica prodotta dal patrocinatore
dell'assicurato in sede amministrativa (e nuovamente allegata al gravame in
disamina) è stata vagliata dal perito neurologo dell'amministrazione e/o dal
medico SMR. In siffatte circostanze non può essere quindi  condivisala critica
ricorsuale, giusta la quale "il fatto che la documentazione prodotta
non sia stata considerata nella presta di decisione dellUAI, risulta essere in
contrasto con il diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 2 Cst. Fed)".

 

                               2.7.   Per poter graduare
l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre
di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti.

                                         Il compito del medico
consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale
misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel
fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo
2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2
pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).
Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228
seg.).

 

                                         Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; MEYER-BLASER, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05
del 25 aprile 2007).

                                         In una sentenza di
principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il
Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza
federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di
accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità
alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr.
iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11
febbraio 2010. L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che
l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso
perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità
svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie è di per sé
conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte
il Tribunale federale ha riconosciuto il principio giusta il quale, in caso di
divergenze, l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione
incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al
Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della
giurisprudenza secondo DTF 132 V 93), precisando nel contempo che alla persona
assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura
(ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446). L'Alta Corte ha
inoltre puntualizzato che, in caso di accertata necessità di ulteriori
chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo
devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e
4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C
85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid.
3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid.
4.4.2). Questi principi sono stati confermati da TFA anche nella sentenza
9C_120/2011 del 25 luglio 2011 al consid. 4.1).

 

                                         Va poi evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer,
Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e
che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata
dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05
del 25 aprile 2007).

Infine va ricordato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. DTF 127 V
294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta (cfr. in questo senso anche la STF 9C_815/2012 del
12 dicembre 2012 consid. 3 e le citate DTF 131 V 49 e 130 V 396) e pronunciarsi
sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della
ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve
tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione
psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,
la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e
l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La
prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati
criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della
persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi
su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

                               2.8.   Nella concreta fattispecie,
chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui
impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questo
TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale (segnatamente
la perizia dell'8 luglio 2015 ed il relativo complemento del 24 ottobre 2016)
effettuata dal dr. med. __________, specialista FMH in neurologia e la perizia
psichiatrica eseguita il 29 gennaio 2016 dalla dr.ssa med. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, da considerare dettagliate,
approfondite e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati, e fatte proprie.

 

                            2.8.1.   Dal punto di vista psichiatrico,
l’assicurato è stata sottoposto a una valutazione specialistica da parte della
precitata perita del CPAS, che ha posto le diagnosi senza ripercussioni
sulla capacità di lavoro di "Sindrome di dipendenza da oppioidi,
attualmente in un regime di mantenimento sostitutivo (ICD10:F11.22); Sindrome
di dipendenza da cannabinoidi, uso continua (ICD10:F12.25)" ed ha
giudicato - per quanto emerso dai due colloqui svoltisi nel suo studio medico
il 21 ed il 29 gennaio 2016 per una durata complessiva pari a 125 minuti, dall'esame
della documentazione messale a disposizione, dall'anamnesi, dalla descrizione
della giornata, dall'esame clinico effettuato secondo vocabolario AMDP-System,
dalla descrizione dal limiti e delle risorse effettuata secondo schema
MINI-ICE-APP e dalle dichiarazioni soggettive - la capacità lavorativa
dell'assicurato, per qualsiasi attività confacente e anche come casalingo, come
piena dal punto di vista psichiatrico. 

Il TCA non ha ragioni per scostarsi da questa valutazione. 

Tanto più che neppure il rappresentante del ricorrente pretende il contrario.

 

                           2.8.2. Dal profilo della patologia
neurologica il dr. med. __________, specialista FMH in neurologia, ha posto
le diagnosi di "- esiti di mielopatia
cervicale cervicale su stenosi cervicale C5-C6, C6-07, stato dopo discectomia
C5-C6, 06-07 rimossa in secondo tempo con nuovo posizionamento di gabbia C5-C6
e di una placca anteriore da 04 a 07 (settembre 2013 e febbraio 2014) persiste
sindrome parapiramidale ai membri inferiori e vaghi disturbi sensitivi
dissociati ai membri inferiori,

- esiti di pregresse fratture tibio-fibulari e bi-malleolare sinistra
(1996-1997) con deformazione vara del membro inferiore sinistro,

- broncopatia cronica ostruttiva con pregresse broncopolmoniti recidivanti, -
insufficienza surrenalica transitoria su trattamento con steroidei prolungato
(novembre 2013)",
puntualizzando che sono tutte con conseguenza sulla capacità lavorativa,
eccetto l'ultima, ed ha giudicato - per quanto emerso dalla documentazione
medica messagli a disposizione dall'amministrazione, dall'autoanamnesi datagli
dall'assicurato e dall'esame clinico, in particolare neurologico, da lui
eseguito in data 6 marzo 2015, e dall'anamnesi competa e dalle constatazioni
oggettive - il ricorrente inabile al 100% nella sua attività di giardiniere sia
per la problematica neurologica che anche polmonare rispettivamente abile al
40% in un'attività tranquille, in ufficio, come custode, magazziniere, non
soggetto ad attività pesanti, con prognosi favorevole.

 

                          2.8.3. Il perito neurologo, nel motivato
e approfondito complemento peritale del 24 ottobre 2016 di cui si è già
ampiamente detto al consid. 2.6, con espresso riferimento alla lettera del 19
luglio 2016 del dr. med. __________, capo servizio fisiatria del centro di
riabilitazione della Clinica __________ di __________, ha spiegato nel dettaglio
i motivi per cui, per un verso, tale rapporto medico non porta nessun altro
fattore clinico rispetto alla valutazione peritale dell'8 luglio 2015 e, per
altro verso, non vede alcuna discrepanza fra le sue conclusioni e quanto
proposto dal precitato dottore di fiducia dell'assicurato.

 

                                         Il TCA non ha quindi
motivo di scostarsi dalle convincenti considerazioni espresse dal perito
neurologo dell'amministrazione. Tanto più che le stesse sono state fatte
proprie anche dal medico SMR nel rapporto finale del dell'8 novembre 2016 di
cui si è pure già ampiamente detto al consid. 2.6.

 

                                         A proposito del medico SMR
non va del resto dimenticato che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i
servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le
condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità
funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA -
di esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

                                         Scopo e
senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurati-ve, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in
SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                         In esito alle
considerazioni che precedono, rispecchiando la valutazione del neurologo
(segnatamente la perizia dell'8 luglio 2015 ed il relativo complemento del 24
ottobre 2016) e quella della psichiatra del CPAS (segnatamente la perizia
psichiatrica del 29 gennaio 2016) i criteri di affidabilità e completezza
richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7), ad esse va dunque attribuita
piena forza probante. 

                                         Questa Corte ritiene
pertanto che lo stato di salute dell’assicurato sia stato dettagliatamente ed
approfonditamente vagliato dall'amministrazione, segnatamente dagli specialisti
dell'amministrazione e dal medico SMR, prima dell'emanazione della decisione
qui impugnata, data questa (in casu, il 17 novembre 2016) che segna il
limite temporale del potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali
(DTF 132 V 215 consid. 3.1.1; 130 V 140 e 129 V 4; cfr. pure STF 9C_863/2014 del 23 marzo 2015 consid. 3.2.2 e 8C_792/2014
del 23 marzo 2015 consid. 3.3). 

Per quanto concerne i successivi documenti medici prodotti dal patrocinatore
dell'insorgente [segnatamente: la lettera di trasferimento del 15 dicembre 2016
dal __________ al reparto di medicina dell'Ospedale __________ di __________ (doc.
P1), la lettera d'uscita provvisoria del 20 dicembre 2016 del servizio di
medicina interna dell'Ospedale __________ al medico curante, dr. med __________
(doc. P2), il certificato medico del 2 gennaio 2017 del dr. __________ (doc.
P3) e la lettera d'uscita provvisoria del 28 dicembre 2016 del servizio di
medicina interna dell'Ospedale __________ al dr. med __________ (doc. P4) e la
lettera di dimissione del 6 febbraio 2017 del Pronto Soccorso dell'Ospedale __________
di __________ (doc. Q)], che certifica una sindrome coronarica acuta avvenuta
il 15 dicembre 2016, attestando quindi una problematica cardiaca di nuova
insorgenza, essa non porta alcun nuovo elemento
clinico per una diversa valutazione della fattispecie, così come del resto
rettamente rilevato dall'UAI sede di risposta del 26 gennaio 2017 (doc. VI,
pag. 4). Giova difatti ribadire che per costante giurisprudenza il giudice
delle assicurazioni sociali esamina la legalità delle decisioni in base alla
situazione di fatto esistente al momento in cui la decisione impugnata è stata
resa, in casu il 17 novembre 2016. I fatti accaduti posteriormente e che
hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo
atto amministrativo (fra le tante cfr. DTF 130 V 138). Tale documentazione
medica viene quindi trasmessa all’UAI affinché
la tratti alla stregua di una nuova domanda di
prestazioni e renda nel merito, dopo aver proceduto ai necessari accertamenti,
una nuova decisione. 

Va qui pure ricordato che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o
il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla
convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata
predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare
il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata
delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag.
274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119
V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il
diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V
162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti).

Il TCA rinuncia quindi all'assunzione di ulteriori prove (in particolare, alla
"perizia neurologica/riabilitativa" "che potrà
chiarire le reali e residue capacità lavorative del signor RI 1"
chiesta dal legale dell'assicurato: cfr. doc. I), ritenendo la situazione
sufficientemente chiarita.

In conclusione, stante quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che
incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare
alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF
123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer
Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è
da ritenere dimostrato, secondo il grado
della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle
assicurazioni sociali (DTF 138 V 218 consid. 6
pag. 221 con riferimenti), che
RI 1 nell'attività abituale di giardiniere, presenta un'incapacità
lavorativa del 100% dal febbraio 2012 e continua mentre in
un'attività adeguata (ovvero rispettosa dei limiti funzionali indicati dal
perito neurologo e confermati dal medico SMR) presenta un'incapacità lavorativa
del 100% dal febbraio 2012 al 5 marzo 2015 e del 60% dal 6 marzo 2015 (data
della visita del perito neurologo dell'amministrazione).

 

                                         È peraltro utile segnalare
che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di
lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste
esigenze eccessive. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti
permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In
proposito, va rilevato che il Tribunale federale ha in particolare già ritenuto
corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto
di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr.
Pratique VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003,
consid. 4.7).

D'altra parte se è vero che il mercato del lavoro accessibile agli assicurati
esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale è in generale
limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche (cfr. RCC 1989,
p. 331 consid. 4a)), è altrettanto vero che nell'industria e nell'artigianato le
attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite
macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e sorveglianza
(cfr. SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid. 3b, STFA del
20 aprile 2004 nella causa K., U 871/02, consid. 3). Anche in questo ambito, vi
sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori ausiliari, così come è
il caso per il settore delle prestazioni di servizio.

Va poi segnalato che, con scritto del 16 novembre 2016, la CIP, ha indicato che
l'assicurato, "in considerazione delle passate esperienze lavorative,
della formazione appresa e grazie a eventuali corsi brevi di formazione o
aggiornamento nonché una eventuale consulenza di un ergoterapista sul luogo di
lavoro" è in grado di svolgere l'attività di aiuto ufficio, aiuto
custode o custode a seconda della grandezza dell'immobile, venditore o aiuto
venditore e venditore o aiuto venditore di articoli pensanti (pag. 310 incarto
AI). Questa Corte non ha motivo di scostarsi da tali considerazioni.     

 

                         
2.8.4. Stante quanto precede si deve quindi concludere che, rispetto alle
valutazioni del 4 aprile e del 27 maggio 2014 del medico SMR, dr. med. __________,
sulla base delle quali l'UAI con decisione del 20 agosto 2014, preavvisata con
progetto del 30 maggio 2014, l’UAI ha riconosciuto all'assicurato (totalmente
inabile al lavoro in qualsiasi attività (abituale e adeguata) dal febbraio 2013
continua) il diritto alla rendita intera dal 1° febbraio 2014, a partire dal 6
marzo 2015 vi è stato un miglioramento della patologia neurologica (che ha
comportato un aumento al 40% della capacità lavorativa globale residua
dell'assicurato).

 

                               2.9.   Occorre ora esaminare se la
capacità di guadagno dell'assicurato ha subito un miglioramento tale da
giustificare la soppressione della rendita intera di invalidità di cui beneficia
dal 1° febbraio 2014.

 

                                         Questo Tribunale osserva innanzitutto
che, conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, se
i fatti determinanti per il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto
da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve essere stabilito
nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e completa, senza
rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 141 V 9 consid. 6.1 pag.
13 con riferimenti menzionati; cfr. anche sentenza 9C_718/2016 del 14 febbraio
2017 consid. 6.2). 

Ne consegue che il "reddito da valido" ed il "reddito da
invalido" del ricorrente devono essere stabiliti senza riferimento al calcolo
effettuato in precedenza dall'amministrazione (STF 9C_710/2016 del 18 aprile
2017, consid. 4.1).

Vengono considerati i dati del 2015, visto che il miglioramento dello stato di
salute - e, di conseguenza, della capacità lavorativa residua - risale al 6
marzo 2015.

 

                             2.10.   Per determinare
il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla
salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa,
nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla
rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante,
quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale
reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si
fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del
danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei
salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul
salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella
stessa azienda o in un'azienda simile. Nel caso in cui non fosse possibile
quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si farà riferimento a valori
empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). In circostanze
particolari, si può infatti ricorrere ai dati statistici risultanti
dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) edita
dall'Ufficio federale di statistica (cfr. DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con
riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora non fosse possibile
quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico, segnatamente qualora
dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale
dell'assicurato o se l'ultimo salario percepito non corrispondesse
manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni
verosimiglianza in qualità di persona valida; ad esempio se l'assicurato, prima
di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro, si trovava in
disoccupazione o percepiva una remunerazione inferiore alle usuali norme salariali.
Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui il posto di lavoro
della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno alla salute non esiste
più al momento determinante della valutazione dell'invalidità (cfr. sentenza
9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2 con riferimenti; sentenza 9C_348/2016
del 7 dicembre 2016 consid. 3.2.3; Su questo tema vedi
anche D. Cattaneo, "Rassegna di sentenze
recenti nel diritto delle assicurazioni sociali",
in: Rivista ticinese di diritto, I-2017, pag. 342).
Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo
cui - in assenza di indizi concreti che impongano una diversa valutazione - la
persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente all'esperienza generale,
continuato l'attività precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U
400 pag. 381 consid. 2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale
va senz'altro considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe
intrapreso una carriera e percepito un salario più elevato devono essere
concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La
mera dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti
che tale intenzione sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la
partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002 pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina
citata).

                                         Un
salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che
lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi
pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base
a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

                          2.10.1.   Per quanto concerne
il reddito da valido, l'UAI ha ritenuto che, se non fosse subentrato il danno
alla salute (nel 2013) e avesse continuato a svolgere la sua abituale attività
lavorativa (giardiniere indipendente), l'assicurato avrebbe potuto percepire un
salario annuo lordo di fr. 5'442.65 per l'anno 2013, visto  quanto effettivamente
guadagnato negli ultimi 16 anni sulla base dei dati del conto individuale
(1998-2013: cfr. pag. 196 incarto AI). L'amministrazione ha tenuto conto del
fatto che per vari decenni l'assicurato aveva svolto attività sporadiche senza
percepire un salario regolare o percependo un minimo salario e che tali
irregolarità nello svolgimento di attività lucrative con conseguimento di un
salario minimo non risultava essere motivata da problematiche alla salute (doc.
VI, pag 5).

Dal canto suo, il patrocinatore del ricorrente critica il "reddito
da valido" stabilito dall'UAI, in quanto assolutamente inferiore al
salario potenziale che il suo assistito, quale giardiniere non diplomato poteva
ottenere. Ritiene quindi che il salario da valido del suo cliente debba essere
fissato sulla base di uno stipendio annuale potenziale di fr. 48'113.00 (CCL
giardinieri, stipendio minimo di aiuto giardiniere, CHF 3'701.00 con
tredicesima). Tanto più che l'amministrazione non avrebbe neppure tenuto conto della
parte percentuale superiore del 5% nel parallelismo dei redditi (cfr. doc. I).
Il legale dell'insorgente puntualizza inoltre che, per un verso, il reddito
inferiore alla media percepito dal suo cliente "è dovuto sicuramente ad
una formazione carente, con competenze linguistiche inesistenti nonché nessuna
competenza informatica" come pure alla sua "salute cagionevole"
e, quindi, a motivi esterni e, per altro verso, che non poteva ritenersi che il
suo cliente si fosse accontentato di tali salari, visto che "ha sempre
inoltrato le numerose ricerche di lavoro richieste dall'assistenza sociale. In
alcuni periodi l'assistenza sociale chiedeva fino a 32 ricerche mensili che il
signor RI 1 effettuava regolarmente. La sua volontà di lavorare è sempre stata
pertanto cristallina" (doc. VIII).

Chiamato ora a pronunciarsi questo Tribunale osserva
che dagli atti (cfr. perizia psichiatrica del 26 gennaio 2016 del CPAS, di cui
si è già ampiamente detto al consid. 2.6) emerge che l'assicurato è un
uomo di mezza età che ha sempre vissuto in maniera tendenzialmente deviante,
pur senza che questo rappresentasse un reale problema a livello delle relazioni
sociali, del contesto scolastico e successivamente professionale. Dopo aver iniziato
(obbligato dal padre) e terminato senza essere mai bocciato l'apprendistato
come impiegato di commercio nel 1980, diplomandosi nel 1983, non ha mai svolto
realmente quel lavoro (cfr. pag. 243 incarto AI), ma ha portato avanti per anni
la professione di operaio giardiniere in maniera indipendente, con contratti su
chiamata, e in parallelo ha arrotondato suonando il flauto traverso davanti
alle stazioni. Non guadagnando una cifra tale da riuscire totalmente a
mantenersi, ha vissuto a far tempo dal 2008 grazie all'aiuto dell'assistenza sociale.
La perita psichiatrica ha ritenuto che "sebbene la descrizione
dell'assicurato non rientrasse negli esatti canoni di quello che prevedeva una
vita regolare, tuttavia essa non giustificava di inquadrare tali particolarità
e devianze dalle modalità tipiche del vivere all'interno di un disturbo di
personalità o di un'eventuale altra categoria diagnostica psichiatrica"
e che "nessuna delle modalità e delle caratteristiche presentate
dall'assicurato lo avessero permanentemente danneggiato sul piano della funzionalità
relazionale, sociale e lavorativa". La perita psichiatrica ha pure
puntualizzato che l'assicurato "aveva sempre lavorato in maniera
ridotta, senza che questo per lui costituisse un grave problema, né una
necessità di reperire un impiego più stabile e/o più remunerativo" e
che "pur avendo mostrato una traiettoria di vita sempre un po'
deviante, ai margini della società,' tuttavia avesse sempre trovato il modo di
lavorare in maniera limitata e di mantenersi, mostrando anche ridotti bisogni e
necessità in questo senso". In siffatte circostanze, è inverosimile
che il reddito inferiore alla media percepito dall'assicurato fosse dovuto,
come sostenuto dal suo legale, "ad una formazione carente, con
competenze linguistiche inesistenti nonché nessuna competenza informatica"
come pure alla sua "salute cagionevole" (tanto più che il
danno alla salute risale al 2013). 

                                         Quella dell'insorgente è
stata, per contro, una vera e propria scelta di vita. In simili evenienze, non
permettono di giungere ad altra conclusione neppure eventuali ricerche di
lavoro che l'assicurato era tenuto ad effettuare regolarmente per l'assistenza
sociale. 

                                         Parimenti dicasi per lo
scritto del 10 marzo 2014 con cui l'assicurato comunicava all'UAI di aver
"effettuato tutte le ricerche di lavoro, anche secondo le direttive
dell'ufficio di assistenza che obbliga la ricerca di un lavoro" e che, in
assenza del danno alla salute (2013), avrebbe lavorato "da subito"
come "aiuto giardiniere, operaio in genere" "dal 50% al
100%" (pag. 117 e 188 incarto AI). Da notare che nel medesimo scritto
l'assicurato indicava di aver effettuato delle ricerche (di cui alcune erano già
in possesso dell'amministrazione), di non sapere presso quale datore di lavoro
avrebbe presumibilmente lavorato (ma, comunque, "secondo le richieste del
mercato di lavoro") e di non essere iscritto ad una cassa di
disoccupazione o ad un ufficio regionale di collocamento (pag. 117 e 188
incarto AI). Secondo la giurisprudenza, generalmente i redditi da
attività dipendente ed indipendente iscritti nel conto individuale possono
costituire la base di determinazione del reddito da valido (anche da invalido:
DTF 117 V 8 consid. 2c/aa). Spetta all’assicurato dimostrare che tali dati si
discostano in maniera rilevante dall’effettive entrate (art. 25 OAI; STF
9C_111/2009 del 21 luglio 2009 con riferimento a SVR 1999 IVG nr. 24; STFA I
705/05 del 29 gennaio 2003 consid. 2.2.1.), ciò che non è stato il caso.

Nella fattispecie, il TCA ritiene quindi giustificato prendere in
considerazione, come correttamente effettuato dall'UAI, una media dell'importo
percepito dall'assicurato tra il 1998 ed il 2013

(1998: fr. 10'931.-; 1999: fr. 4'650.-; 2000: fr. 3'861.-; 2001: fr. 8'113.-;
2002: fr. 3'867.-; 2003: fr. 170.-; 2004: fr. 2'288.-; 2005: fr. 556.-; 2006:
fr. 652.-; 2007: fr. 16'435.-; 2008: fr. 12'560.-; 2009: fr. 4'554.-; 2010: fr.
4'554.-; 2011: fr. 4'612.-; 2012: fr. 4'612.- e 2013: fr. 4'667.-; pag. 196
incarto AI e doc. VI 1) ovvero fr. 5'442.65 (pari a fr. 87'082.-:16). Da notare
che tale importo è superiore di fr. 843.65 rispetto a quanto mediamente
percepito dall'assicurato annualmente nei 5 anni (2009-2013) precedenti
l'insorgere del danno alla salute, ovvero fr. 4'599.- (fr. 22'999.-:5). Ne
consegue che l'UAI ha preso in considerazione l'ipotesi maggiormente favorevole
al ricorrente. Si giunge così ad una retribuzione annua di fr. 5'442.65 per il
2014. Ora, aggiornando al 2015 tale importo, si ottiene un reddito da valido di
fr. 5'464.40 (2015: + 0,4%).

                             2.11.   Per quanto riguarda il reddito
da invalido, va ricordato
che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).

                                         In
una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore
al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione di sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella
sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha
ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).

 

                                         La questione è stata
definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima
Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito
diverge di almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso
è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4
p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni -, un
parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però
soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le
condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze
personali e professionali sono interdipendenti, nel senso che i medesimi
fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contemporaneamente
una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per circostanze
personali e professionali.

 

                                         Questa giurisprudenza è
stata confermata anche recentemente dal TF, segnatamente in DTF 141 V 1 consid.
5.

 

                          2.11.1.   Circa il reddito da invalido,
con la decisione impugnata l’UAI ha preso in considerazione un importo di fr.
66'169.70 estrapolato dalla tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di
statistica, attività semplici e ripetitive, valore mediano, uomini per il 2014,
ridotto del 60% per tenere conto dell'esigibilità lavorativa al 40%, e
decurtato di un ulteriore 15% per attività leggere e per svantaggi salariali
derivanti da contingenze particolari, giungendo così ad un reddito da invalido
di fr. 22'497.70 per il 2014 (pag. 313 incarto AI).

                                         Il rappresentante
dell'insorgente contesta il "reddito da invalido" stabilito dall'UAI,
in quanto un salario mensile di fr. 1'874.80 (pari a fr. 22'497.70 annui), è
insufficiente ad una persona per sopperire ai propri bisogni e, comunque, non è
neppure non ragionevolmente esigibile ai sensi dell'art. 16 LPGA, visto che il
suo cliente non ha una capacità lavorativa residua del 40%, non ha alcuna
formazione, ha 52 anni ed è portatore di una particolarmente patologia dolorosa
(cfr. doc. I).   

 

                          2.11.2.   Nel caso in esame, ritenuto che
l'insorgente non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile (al 40%:
cfr. consid. 2.8.4), per il calcolo del reddito da invalido vanno applicati i
dati statistici.

Dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2012, edita dall'Ufficio
federale di statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2012 skill level
(NOGA08), risulta che il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dagli
uomini per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di
competenze) di 40 ore settimanali nel settore privato (circa la rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347 segg. e
SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad un importo di fr. 62'520.--
(5'210.-- x 12 mesi). Adattando all'evoluzione dei salari nominali questo dato
fino al 2014 (DTF 126 V 81 consid.
7a; STF U 8/07 del 20 febbraio 2008; STCA 36.2008.148 del 12 dicembre
2008; STCA del 13 febbraio 2006,
36.2005.55), si ottiene un salario di fr. 63'442,12 (Fr. 62'520.- : 101,7 x 103,2; cfr. Tabella
B10.4 pubblicata in: La Vie économique, 3/4-2015, pag. 90 e Tabella T1.1.10
Indice dei salari nominali, Uomini, 2011-2014, pubblicata dall'Ufficio federale
di statistica; cfr. la sentenza 8C_671/2013 del 20 febbraio 2014,
consid. 4.2). Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo
di 40 ore alla settimana. Riportando queste cifre su un orario medio di lavoro
settimanale nelle aziende di 41,7 ore computabili nel 2014 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21
luglio 2003, consid. 4.4; cfr. anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio
2008 e la
tabella B9.2 pubblicata in: La Vie économique, 3/4-2015, pag. 88 e la
Tabella sulla durata normale del lavoro nelle aziende secondo la divisione
economica, in ore per settimana, pubblicata dall'Ufficio federale di statistica), il salario lordo medio ipotetico nazionale da
invalido per un uomo ammonta a fr. 66'138,41 (fr. 63'442,12 : 40 x 41,7), ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98
del 18 febbraio 1999, consid. 3a; cfr. STCA 32.2015.175 del 28 aprile
2016). Tale salario adeguato al rincaro ammonta pertanto a fr. 66'402.96
(fr. 66’138.41 + 0,4%) nel 2015.

                                         Nel caso in esame, a
fronte della scelta di vita operata dall'assicurato (cfr. consid. 2.10), non
sono realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido in
applicazione della giurisprudenza citata al consid. 2.11.  

Di conseguenza, considerata un'esigibilità lavorativa del 40% (cfr. consid.
2.8.4), il reddito da invalido corrisponde a fr. 26'561.18
(fr. 66'402.96:100x40).

 

                          2.11.3.   Secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati
che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il TFA ha
precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla
deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve
succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il
suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).

Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013 al consid. 5.4 il TF ha confermato
il principio posto dal TCA secondo cui la riduzione del salario statistico deve
avvenire tramite l’utilizzo di multipli di 5, ritenuto come l’applicazione di
tassi più frazionati si rivelerebbe problematica poiché siffatte riduzioni
sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente
verificabili in sede giudiziaria. Questa giurisprudenza è stata confermata
anche recentemente dal TF, segnatamente nella sentenza 9C_767/2015 del 19
aprile 2016 al consid. 4.6.

 

                                         Con sentenza 8C_80/2013
del 17 gennaio 2014 al consid. 4.2 il TF ha rammentato che non è necessario
procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione
come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la
categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso d’occupazione. Occorre
piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei limiti del potere di
apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto
conto dell’insieme delle circostanze concrete.

 

                          2.11.4.   Nel caso di specie l’UAI ha
riconosciuto una deduzione sociale del
15% (per attività leggere e svantaggi particolari derivanti da
contingenze particolari). 

 

                                         Il rappresentante dell'insorgente
ha puntualizzato che il suo cliente non ha alcuna formazione, ha 52 anni ed è
portatore di una particolarmente patologia dolorosa (cfr. doc. I).

 

                                         Questo Tribunale rileva
innanzitutto che con la STF 8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 il TF ha rammentato
che non è necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante
in considerazione come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la
nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso
d’occupazione. Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei
limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito
da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete (cfr. consid.
4.2: “[…] Or, il sied de rappeler qu'il n'y a pas lieu de
procéder à des déductions distinctes pour chacun des facteurs entrant en
considération comme les limitations liées au handicap, l'âge, les années de
service, la nationalité ou la catégorie de permis de séjour, ou encore le taux
d'occupation. Il faut bien plutôt procéder à une évaluation globale, dans les
limites du pouvoir d'appréciation, des effets de ces facteurs sur le revenu
d'invalide, compte tenu de l'ensemble des circonstances du cas concret (ATF 126
V 75 consid. 5b/bb p. 80; arrêt 9C_751/2011 du 30
avril 2012 consid. 4.2.1). […]”). Non è dunque
possibile procedere separatamente, in maniera schematica, sommando i singoli
fattori di deduzione, ma la deduzione va fatta complessivamente tenendo conto
di tutte le circostanze del singolo caso, ma non può superare il 25% (STF
9C_211/2016 del 18 ottobre 2016 consid. 6.2.1).

 

                                         Val qui la pena di
ribadire che la riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che
consente "… di tener conto delle varie particolarità che possono influire
sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc). A questo
proposito giova inoltre ricordare che, a detta della nostra Massima Istanza, è
soltanto il pieno adempimento di tutte le condizioni del caso (limitazione
addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado d'occupazione), che giustifica una riduzione pari al
25% (cfr. STF 9C_655/2012 del 29 novembre 2012, consid. 3; Meyer Ulrich/Riechmuth Marco, in:
Stauffer Hans-Ulrich/Cardinaux Basile, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung (IVG), Commentario, 3 Ed., Zurigo 2014, ad art. 28a n.
100 e segg.).

Ferme queste premesse, tenuto
conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali
nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF
137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3), questa Corte ritiene che, operando una
decurtazione del 15%, l’amministrazione non abbia abusato del proprio potere di
apprezzamento. In particolare il TCA, ritiene che, mediante la riduzione in
questione, l'UAI abbia debitamente conto degli effetti legati al danno
alla salute di cui è affetto l'assicurato.

Val comunque la pena di puntualizzare che il Tribunale
federale ha più volte negato la rilevanza del fattore "età" in relazion