# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4222efc-9012-5711-9885-b68604bd94cb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-09-10
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 10.09.2019 16.2018.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2018-27_2019-09-10.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2018.27

  	
  Lugano

  10 settembre 2019/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo del 23 maggio 2018 presentato dal

 

	
   

  	
    RE
  1  

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 17 aprile 2018 dal Giudice di pace del circolo di
  Lugano Ovest, nella causa 26/C/15/PE (contratto di lavoro) promossa con petizione
  del 5 marzo 2015 da

  	 

 

	
   

  	
   CO
  1  

  (rappresentata
  dal RA 1 ),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   Il
1° febbraio 2009 CO 1 è stata assunta come assisten­te di studio medico dal dottor
RE 1. Il contratto, di durata indeterminata, prevedeva un salario lordo di fr. 3534.50
per tredici mensilità, 42 ore di lavoro alla settimana, così come 4 settimane
di vacanza l'anno fino al 10° anno di servizio. Nel me­se di marzo 2013 la
lavoratrice si è licenziata con effetto immediato e il 13 maggio successivo
essa ha chiesto al datore di lavoro il pagamento della tredicesima mensilità
per gli anni 2012 e 2013, un'indennità per 7 giorni di vacanze maturate
non godute, un'indennità per 80 ore supplementari e fr. 1812.– per le spese di
trasferta dal suo domicilio di __________ alla sede dello studio medico di __________.
Il 18 giugno 2013 il datore di lavoro ha riconosciuto unicamente di dovere pagare
la tredicesima dal 1° febbraio 2012 al 31 marzo 2013. Il 20 dicembre 2013 CO 1
ha fatto no­ti­ficare il precetto esecutivo n. __________ dell'Uffi­cio
ese­cuzione di Lugano a RE 1 per ottenere fr. 4754.– oltre interessi al 5% dal
1° aprile 2013, indicando quale causa dell'obbligazione “7 giorni di vacanze 2012/2013;
80 ore supplementari; 3020 km viaggi tra __________ e __________”, al quale
l'escusso ha interposto opposizione.

 

                                  B.   Decaduto infruttuoso il tentativo di
conciliazione, con petizione del 5 marzo 2015 CO 1si è rivolta al Giudice
di pace del circolo di Lugano Ovest per ottenere da RE 1 il paga­mento di fr. 4754.–
oltre interessi al 5% dal 1° aprile 2013, così come il rigetto definitivo
dell'oppo­sizione al citato precetto esecutivo. Nelle sue osservazioni del 20
aprile 2015 il convenuto ha proposto di respingere la petizione. Replicando il 3
giugno 2015 l'attrice ha confermato la sua domanda. All'udienza del 20
gennaio 2016, indetta per le prime arringhe, il Giudice di pace ha invitato
l'attrice a produrre “tutti i conteggi relativi alle sue pretese”. Il 25
febbraio 2016 CO 1 ha dato seguito alla richiesta aumentando la sua pretesa a fr.
4991.– (fr. 1144.– per 7 giorni di vacanze maturate non godute, fr. 1687.– per
80 ore supplementari e fr. 2160.– per le spese di trasferta). Il 5 aprile 2016
il convenuto ha postulato una volta di più il rigetto della petizione. Alle
arringhe finali le parti hanno per finire rinunciato. 

 

                                  C.   Statuendo con decisione del 17 aprile 2018 il Giudice
di pace ha parzialmente accolto la petizione condannando il convenuto a versare
all'attrice fr. 2831.– più interessi al 5% dal 1° aprile 2013 e rigettando in
via definitiva limitatamente a tale importo l'opposizione interposta al citato PE.
Le spese processuali di complessivi fr. 400.– sono state poste a carico dello Stato.
Il convenuto è stato tenuto a rifondere all'attrice un'indennità di fr. 300.–.

 

                                  D.   Contro la decisione
appena citata, RE 1 è insorto a que­sta Camera con un reclamo del 23 maggio
2018 in cui chiede sostanzialmente di respingere la petizione. Nelle sue
osservazioni del 6 luglio 2018 CO 1 conclude per la reiezione del reclamo. In
una replica spontanea del 17 luglio 2018 il reclamante ha mantenuto
il suo punto di vista.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   Le decisioni emanate nella procedura semplificata sono
impugna­bili, trattandosi di controversie patrimoniali con un valore litigioso
inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione
(art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie, la de­cisione è stata notificata al
convenuto al più presto il 28 aprile 2018. Introdotto il 23 maggio 2018 il
reclamo è tempestivo.

 

                                   2.   Secondo
l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'er­rata applicazione del
diritto (lett. a) e/o l'accertamento manife­stamente errato dei fatti (lett.
b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure
concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero –
da parte del giudice di prime cure. Per quanto concerne invece i fatti,
l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i
fatti soltanto se essi sono stati accertati in modo ma­nifestamente errato (DTF
142 III 367 consid. 2.4 con rinvii).

 

                                   3.   Il
reclamante propone l'assunzione di determinate prove (testi e documenti), ma
disconosce che in sede di reclamo non sono ammessi nuovi mezzi di prova (art.
326 cpv. 1 CPC). L'offerta andava presentata al primo giudice. Al riguardo non
occorre dilungarsi.

 

                                   4.   Il
Giudice di pace ha riconosciuto la pretesa di fr. 1144.– dell'attrice per sette
giorni di vacanze maturate non godute, rilevando che il datore di lavoro, cui
spettava l'onere della prova dell'esecuzione delle vacanze da parte della
dipendente, si era limitato a sostenere che l'attrice aveva usufruito di un
giorno di vacanza in più rispetto al dovuto senza però dimostrare tale allegazione.
Il reclamante ribadisce che secondo i suoi conteggi l'attrice ha usufruito di
un giorno di vacanza in più del dovuto. 

 

                                         Ora,
come correttamente ricordato dal Giudice di pace, l'onere di provare l'esecuzione
o meno dei giorni di vacanza da parte del dipendente incombe al datore di
lavoro che meglio di ogni altro può esserne al corrente, disponendo, o
almeno dovendo disporre, di tutta una serie di mezzi di controllo (DTF
128 III 273 consid. 2a; sentenze del Tribunale federale 4A_398/2014 del 21
novembre 2014 consid, 4.2 e 4A_419/2011 del 23 novembre 2011 consid. 5.2; v.
anche CCR sentenza 16.2015.1 del 6 dicembre 2016 consid. 5a con riferimenti).
In concreto, il convenuto davanti al primo giudice non ha però apportato alcuna
prova al riguardo e l'offerta di produrre in questa sede l'agenda dello studio
è, come si è detto, inammissibile (sopra consid. 2). Ne segue che su questo
punto il reclamo si rivela infondato.

 

                                   5.   Il
Giudice di pace ha altresì ammesso la pretesa di fr. 1687.– per 80 ore di
lavoro supplementare svolte in ufficio o a casa di una paziente del medico
rilevando che “benché dalle allegazioni e dalla documentazione della
richiedente non è chiara la situazione delle ore supplementari svolte”,
considerato che l'attrice era l'unica dipendente, le 80 ore di lavoro
supplementari “nei circa 50 mesi di collaborazione appaiono verosimilmente
veritiere e accettabili soprattutto se si pensa che in pratica l'assistente era
quotidianamente e costantemente a contatto fisico e visivo del suo datore di
lavoro al quale evidentemente ora fa comodo far finta di non rendersi conto che
tale impegno [dell'attrice] era impeccabile, dimostrando responsabilità e una
rara disponibilità”. A RE 1 “non risultano siano state fatte ore al di fuori dell'orario
di lavoro dello studio medico”. Quanto alle prestazioni svolte dalla dipendente
a casa di una sua paziente, egli sostiene che queste sono avvenute durante gli
abituali orari lavorativi, mentre eventuali ore supplementari sarebbero tutt'al
più a carico dei familiari della paziente.

 

                                         a)  Secondo
l'art. 321c CO le ore svolte oltre il regolare orario di lavoro sono di
principio soggette a remunerazione: se le ore supplementari sono ordinate dal
datore di lavoro, o se egli è a conoscenza della loro esecuzione, queste devono,
infatti, essere sempre remunerate con un congedo di durata almeno equivalente
(art. 321c cpv. 2 CO) o in denaro (art. 321c cpv. 3 CO). Incombe
al lavoratore l'onere di provare di aver svolto delle ore di lavoro supplementare
su ordine del datore di lavoro rispettivamente nel suo interesse, perché le
circostanze esigevano un tempo di lavoro maggiore di quello pattuito (art. 8
CC; DTF 129 III 176 consid. 2.4; v. anche Trezzini,
Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, Vol. 1,
2ª edizione, n. 88 ad art. 152). L'onere a carico del lavoratore è più arduo
qualora egli abbia svolto il lavoro straordinario di sua spontanea iniziativa,
all'insaputa del datore di lavoro. In una simile evenienza egli deve provare di
averne tempestivamente dato comunicazione al datore di lavoro onde ottenere la
sua approvazione (esplicita o per atti concludenti). In caso contrario si
espone al rischio che l'attività da lui svolta non venga riconosciuta come
lavoro straordinario. 

 

                                              Ove
non sia possibile stabilire l'effettiva prestazione delle ore di lavoro
straordinario, così come il numero esatto di ore effettuate, il giudice può
stimarle applicando, per analogia, l'art. 42 cpv. 2 CO. L'alleggerimento
dell'onere probatorio non conduce al rovesciamento dell'onere della prova: nella misura del possibile il lavoratore deve allegare
e provare tutte le circostanze che permettono di valutare il numero di ore
supplementari eseguite, poiché la conclusione per cui le ore supplementari sono
state eseguite nella misura asserita deve imporsi al giudice con una certa
forza (sentenza del Tribunale federale 4A_28/2018 del 12 settembre 2018
consid. 3).

 

                                         b)  Nella fattispecie, l'attrice ha dapprima sostenuto che
le 80 ore supplementari erano state svolte a casa di una paziente del medico a __________
(cfr. doc. C, lettera del sindacato VPOD del 13 maggio 2013), salvo poi addurre
di avere sempre lavorato 9 ore al giorno anziché 8.24 come previsto
contrattualmente e di non avere chiesto il pagamento di “tutte le ore
supplementari e/o straordinarie da lei svolte” per non superare l'ammontare
delle sue precedenti richieste (cfr. memoriale del 25 febbraio 2016 pag. 1 e 2).
A sostegno della propria allegazione, su richiesta del primo giudice, essa ha
prodotto copia dei calendari dal 2009 al 2012 (cfr. doc. A-D). Se non che, da
tale documentazione, allestita a fini di causa, non si può ragionevolmente
dedurre l'esecuzione di ore supplementari. Quanto all'indicazione manoscritta apposta
dall'attrice sul calendario 2009 “orari 2009, 8.15 - 17.15 continuato senza
uscire dallo studio = 9 ore al giorno tutto l'anno 2009” (doc. A), essa non ha
valenza probatoria ma costituisce un'allegazione di parte insufficiente a
suffragare la sua tesi. Che poi dal luglio del 2012 l'interessata si sia recata
a casa di una paziente non è contestato dal medico, ma che ciò sia avvenuto oltre
l'orario di lavoro è lungi dall'essere dimostrato. Né risulta né, a ben vedere,
la lavoratrice pretende che il datore di lavoro fosse al corrente delle ore
supplementari da lei svolte o che, ove fossero state svolte a sua insaputa, vi
sia stata una tempestiva comunicazione allo stesso. Non si può pertanto
ritenere che l'attrice abbia addotto e dimostrato circostanze sufficientemente
precise da cui poter dedurre l'esecuzione di ore supplementari. Ne segue che il
convincimento del Giudice di pace, fondato su proprie supposizioni senza alcun
riscontro negli atti, si rivela arbitrario. 

 

                                   6.   Relativamente alla pretesa di fr. 2160.– per le spese di
trasferta dal suo domicilio di __________ alla sede dello studio medico di __________,
il Giudice di pace l'ha respinta considerando che tale spesa non poteva essere
considerata straordinaria “visto che dall'inizio del contratto, ogni mercoledì
l'attrice non lavorava nello studio medico del convenuto a __________ ma in
quello di __________”. Il reclamante riafferma l'infondatezza della pretesa ma
pare dimenticare che la stessa è già stata respinta dal primo giudice. Al riguardo il reclamo si rivela senza interesse.

 

                                   7.   Visto quanto precede,
dandosi una parziale errata applicazione del diritto da parte del primo giudice,
il reclamo si rivela parzialmente fondato. Soccorrendo le premesse dell'art. 327
cpv. 3 lett. b CPC, questa Camera può statuire essa medesima sulla lite. La decisione impugnata
deve essere riformata nel senso che la petizione è accolta limitatamente a fr. 1144.– oltre interessi al 5% dal 1° aprile 2013, data di per sé non contestata dal reclamante, e in tale
misura deve essere rigettata in via definitiva l'opposizione al precetto
esecutivo. 

 

                                   8.   La procedura per le azioni derivanti da
contratto di lavoro è gra­tuita (art. 114 lett. c CPC),
salvo in caso di malafede o di temerarietà proces­suali, circostanze non
realizzate nella fattispecie (art. 115 CPC). Non si pone problema di indennità
di inconvenienza (art. 95 cpv. 3 lett. c CPC) il reclamante non avendola
richiesta, né in primo grado né in questa sede.

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                      I.   Il reclamo è parzialmente
accolto nel senso che la decisione impugnata è così riformata:

                                         1.   La petizione è
parzialmente accolta nel senso che RE 1 è condannato a pagare a CO 1 fr. 1144.–
più interessi al 5% dal 1° aprile 2013.

                                         2.   L'opposizione al precetto esecutivo n. __________
dell'Uffi­cio esecuzione di Lugano è respinta in via definitiva limitatamente a
tale importo.

                                         3.   Le spese
processuali di fr. 400.– sono poste a carico dello Stato del Cantone Ticino.
Non si assegnano indennità.

                                             

                                   II.   Non si prelevano spese
processuali. 

 

                                  III.   Notificazione a:

	
   

  	
  –    ; 

  –  .

   

  

 

                                         Comunicazione alla
Giudicatura di pace del circolo di Lugano Ovest.

 

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.