# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6de3303b-b0c2-54a4-b71d-10ae1d042101
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-02-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.02.1999 50.1997.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_50-1997-35_1999-02-02.html

## Full Text

Incarto n.

  50.97.00035

   

  	
  Lugano

  2 febbraio 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  26 novembre 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato
  da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 28 ottobre 1997 (no. 19/96-98) del Tribunale di espropriazione
  della giurisdizione sottocenerina, prolata in merito alla domanda
  d'indennizzo che l'insorgente ha inoltrato il 17 giugno 1991 nei confronti
  del Comune di __________ relativamente a vincoli imposti sul suo mapp. no.
  __________ RFD di __________;

  

 

 

viste le risposte:

-    5 dicembre 1997 del Tribunale di
espropriazione;

-    23 dicembre 1997 del comune di
__________;

 

 

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________ è proprietario
del mapp. no. __________ di __________, di complessivi mq 7060, così censito a
RF:

 

A) abitazione                mq         93

B) magazzino               mq       234

C) autorimessa            mq       140

D) officina                     mq       268

E) magazzino               mq       201

F) sostra                       mq         37

G) sostra                       mq       113

h) piazzale                    mq     2151

i)  terreno costr.            mq     3823

 

Il fondo, pianeggiante e di forma somigliante ad un quarto di
cerchio, è situato in località __________, a N dello stabile della __________ e
e degli impianti del locale __________. Lungo il suo confine W corre il fiume
__________ e una strada in gran parte sterrata che snodandosi verso S lo
collega a via __________. Fino al 1995 la proprietà è stata locata alla __________,
un'impresa di costruzioni ora fallita.

 

 

                                  B.   In data 6 agosto 1974 il
Consiglio di Stato ha approvato il piano definitivo per la delimitazione delle
aree di protezione del pozzo di captazione dell'acquedotto comunale di
__________. A seguito di questo provvedimento l'angolo S-E del mapp. __________
(ca. 2400 mq) è stato incluso nella zona di protezione II, mentre il resto
della proprietà è venuto a trovarsi in zona di protezione III.

Con decisione 26 luglio 1978 il Governo ha dichiarato
irricevibile un ricorso inoltrato da __________ avverso le predette risultanze
del piano di protezione.

 

 

                                  C.   Il PR di __________ entrato
in vigore il 12 agosto 1980 ha collocato la parte settentrionale del fondo (mq
3237) in zona RAr4. Il sub. i di mq 3823 situato a S e privo di costruzioni è
stato invece inserito integralmente in una zona AP destinata a giochi per ragazzi.

Una successiva variante di PR approvata dal Consiglio di
Stato il 29 marzo 1994 ha tuttavia portato all'affrancazione dal vincolo: la
superficie già compresa nella zona di protezione II è stata così posta in zona
inedificabile (ma computabile nell'indice del settore ubicato in zona RAr4),
mentre quella residuante è stata aggregata alla zona RAr4.

 

 

                                  D.   Nel 1990 __________ ha
invitato il municipio di __________ ad espropriare integralmente il mapp.
__________.

Venuta meno la possibilità di un accordo bonale, con istanza
17 giugno 1991 il proprietario ha convenuto in giudizio l'ente pubblico
sollecitando in via principale un risarcimento di fr. 740.- il mq ed in via
subordinata un indennizzo di fr. 500.- il mq con interessi al 5% dal 1980 per
la parte colpita dal vincolo AP, oltre a fr. 200.- il mq a titolo di svalutazione
del terreno restante.

 

In data 17 luglio 1991 il comune di __________ ha risposto precisando
che il settore S del fondo __________ era stato incluso in zona AP di PR in
conseguenza del vincolo di inedificabilità imposto nel 1974 dalla zona II del
piano di protezione del pozzo di captazione dell'acquedotto. L'ente pubblico ha
quindi chiesto che l'indennità di esproprio fosse fissata in base ai valori del
1974 o, nella peggiore delle ipotesi, del 1980. 

 

All'udienza di conciliazione del 2 febbraio 1993 le parti si
sono essenzialmente riconfermate nelle rispettive posizioni avverse.

 

In quella successiva del 16 dicembre 1993 convocata in
seguito all'abbandono del vincolo AP deciso dal Consiglio comunale di
__________, __________ ha domandato in particolare il riconoscimento di
un'indennità per tutte le conseguenze del blocco del terreno intervenuto tra il
1980 ed il 1993.

 

 

                                  E.   Esaurite le formalità di
procedura, con sentenza 9 ottobre 1995 il Tribunale di espropriazione della
giurisdizione sottocenerina ha negato all'istante qualsiasi indennizzo.

Partendo dal presupposto che la ridotta edificabilità del
sub. i del mapp. __________ era stata determinata dal suo inserimento nella
zona di protezione II del pozzo e non dal susseguente vincolo AP di PR imposto
nel 1980, il primo giudice ha reputato in sostanza che le restrizioni dovute al
provvedimento di polizia entrato in vigore nel 1974 non potessero dar luogo a
pretese di risarcimento, vuoi perché erano prive di valenze pianificatorie,
vuoi perché non avevano cagionato un declassamento della proprietà né
pregiudicato l'attività esercitata sul fondo sino a quel momento.

 

 

                                  F.   Adito da __________, con
sentenza 25 luglio 1996 il Tribunale cantonale amministrativo ha annullato la
predetta pronunzia e disposto la retrocessione degli atti all'istanza inferiore
per un nuovo giudizio quo all'eventuale indennità dovuta all'espropriato.

Esperiti i dovuti accertamenti, questo Tribunale ha ritenuto
in pratica che le restrizioni sancite nel 1974 dal piano di protezione del
pozzo di captazione dell'acquedotto comunale di __________, segnatamente il
divieto di costruzione imposto dalla zona di protezione II sull'angolo S-E (ca.
2400 mq) della proprietà __________, avevano indubitabilmente mortificato le
pregresse potenzialità edificatorie di quella specifica porzione di terreno
ingenerando espropriazione materiale.

Donde il rinvio dell'incarto al primo giudice per fissare
l'eventuale indennizzo dovuto all'espropriato, con l'incarico di valutare in
particolare se l'espropriazione materiale non si era per caso estesa a tutta la
superficie della particella, se perdurava a dispetto della pianificazione
approvata nel 1994 all'evidente scopo di farla venir meno (tolto il vincolo AP,
l'angolo S-E del fondo è stato posto in zona inedificabile con la possibilità
però di computare i suoi indici in quelli del settore ubicato in zona RAr4) e,
caso contrario, se il proprietario non aveva comunque diritto ad un
risarcimento per il blocco del terreno intervenuto a far tempo dal 1974,
rispettivamente - per la frazione gravata dal vincolo AP inclusa in zona di
protezione III - a partire dal 1980.

 

 

                                  G.   Il Tribunale di
espropriazione si è pronunciato in merito il 28 ottobre 1997, giungendo a
conclusioni sfavorevoli al privato.

Il primo giudice ha stabilito innanzi tutto che nel 1974
l'edificabilità della parte settentrionale del fondo non era stata pregiudicata
dalla sua inclusione nella zona di protezione III del pozzo e quindi non vi era
stata alcuna espropriazione materiale a carico di quella porzione di terreno.
Tale evento si era però verificato nel 1980 a carico della superficie gravata
dal vincolo AP inclusa in zona SIII, atteso che prima dell'approvazione del PR
quella fascia triangolare di mq 1424 posta a ridosso della zona di protezione
II era autonomamente edificabile ed è solo con l'istituzione del vincolo che
essa ha perso le sue prerogative edilizie.

A mente del Tribunale di espropriazione, l'intera particella
ha tuttavia riacquistato la propria edificabilità a seguito della variante di
PR approvata nel 1994. Nessuna indennità sarebbe pertanto dovuta al
proprietario. Neppure per titolo di espropriazione materiale temporanea, poiché
__________ non solo non ha subito danni in relazione al valore della proprietà,
ma ha per di più beneficiato dell'aumento di quel valore sul locale mercato
immobiliare, conservando parimenti e nonostante l'esistenza del vincolo l'uso
ed il godimento del proprio fondo.

L'abbandono del vincolo e la rinuncia all'esproprio materiale
insita nel provvedimento ha nondimeno indotto il Tribunale di espropriazione ad
assegnare all'istante un indennizzo di fr. 4'000.- per inconvenienti ex art. 7
cpv. 3 Lespr.

 

 

                                  H.   Avverso questo secondo
giudicato __________ è insorto mediante ricorso 26 novembre 1997 innanzi al
Tribunale cantonale amministrativo, postulando il riconoscimento di
un'indennità di 

fr. 706'000.- in via principale e di fr. 382'400.- in via subordinata; in
entrambi in casi, con interessi al 5% dal 17 giugno 1991 e l'allocazione di
congrue ripetibili di prima e seconda istanza.

Evocati i fatti e le tappe salienti dell'iter procedurale che
l'ha condotto per la seconda volta davanti a questo Tribunale, il ricorrente ha
contestato il mancato esperimento di una perizia e le conclusioni cui è
pervenuto il primo giudice. A suo avviso, la variante entrata in vigore nel
1994 non avrebbe rimediato all'espropriazione materiale, né vi sarebbero
comunque ragioni per negargli una giusta indennità a dipendenza delle
restrizioni imposte sul suo fondo a partire dal 1974. L'insorgente ha sottolineato
in particolare il sacrificio gravoso ed esclusivo che gli è stato richiesto a
beneficio della collettività, il blocco del mappale negli anni migliori del
mercato immobiliare e le persistenti difficoltà nell'edificare o vendere la
proprietà stante la sagomatura della porzione sita in zona RAr4 e le
limitazioni imposte sulla medesima dalla zona SIII. Da cui una pretesa di
risarcimento di fr. 706'000.-, somma corrispondente al 25% del valore venale
del terreno nel 1974.

In tema di espropriazione materiale temporanea __________ ha
evidenziato la singolarità del suo caso e l'importanza - quanto a durata - dei
vincoli apposti sul mapp. __________. Ha ricordato di aver utilizzato
scientemente la parte meno pregiata del fondo come base operativa della propria
impresa di costruzioni, specificando che se non fosse intervenuto il vincolo di
protezione del 1974 avrebbe sicuramente venduto o edificato l'area rimasta libera
da costruzioni e tratto dal fondo un adeguato profitto; la perdita subita - ha
soggiunto - non può essere di certo liquidata con l'irrisoria indennità di
inconvenienti di fr. 4'000.- accordata dal Tribunale di espropriazione.

 

 

                                    I.   Il Tribunale di
espropriazione si è opposto all'accoglimento del ricorso, riconfermandosi nella
propria decisione e nelle motivazioni ivi contenute.

Ad identica conclusione è pervenuto il comune di __________,
il quale ha avversato le tesi dell'insorgente con argomentazioni che verranno
riprese - ove occorresse - in appresso.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo a statuire in merito ai ricorsi contro le decisioni
dei Tribunali di espropriazione, apprezzando liberamente il fatto ed il
diritto, si fonda sull'art. 50 cpv. 1 Lespr.

Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 50 cpv. 3 Lespr) e
correttamente formulato, è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso
sulla base degli atti - già completati in passato - senza procedere
all'assunzione delle prove (sopralluogo, testi, perizia) notificate
dall'insorgente, insuscettibili di procurare a questo Tribunale la conoscenza
di ulteriori elementi rilevanti per il giudizio (art. 18 cpv. 1 PAmm).

La situazione dei luoghi, ampiamente riportata sulle
fotografie agli atti, gli è infatti perfettamente nota.

I contenuti esatti delle scuse addotte dal municipio di
__________ per sottrarsi all'acquisizione del mapp. __________, ancorché
dimostrati, non influirebbero sull'esito del presente contenzioso; inutile
quindi ascoltare in merito gli ex municipali __________ e __________.

Quanto alle perizie, si può tranquillamente rinunciarvi,
atteso che l'accertamento dell'espropriazione materiale e la sua estensione,
così come l'estimo del valore del fondo espropriato competono al Tribunale e
non implicano la padronanza di nozioni specialistiche più estese di quelle in
possesso dei giudici delle espropriazioni.

 

 

                                   2.   Le problematiche rimaste
litigiose in questa sede sono ancora legate al tema dell'eventuale indennità
espropriativa dovuta al ricorrente, tema sul quale il primo giudice è tornato
ad esprimersi con la sentenza impugnata a seguito della retrocessione della
pratica disposta a suo tempo da questo Tribunale (cfr. STA 25 luglio 1996).

In sostanza, sono tuttora controversi i quesiti a sapere se
l'assetto pianificatorio entrato in vigore nel 1994 abbia rimediato all'espropriazione
materiale della parte meridionale del mapp. __________ e, all'occorrenza, se al
proprietario del fondo non debba comunque spettare un risarcimento per il
blocco del terreno avveratosi dal 1974 al 1994, rispettivamente - per i ca.
1400 mq gravati dal vincolo AP compresi in zona SIII - dal 1980 al 1994.

 

 

                                   3.   3.1. Questo Tribunale ha
già avuto modo di accertare che le restrizioni sancite nel 1974 dal piano di
protezione del pozzo di captazione dell'acquedotto comunale di __________,
segnatamente il divieto di costruzione imposto dalla zona di protezione II
sull'angolo S-E (ca. 2400 mq) della proprietà __________, hanno mortificato le
potenzialità edificatorie che quella porzione di terreno possedeva prima
dell'istituzione del provvedimento, ingenerando espropriazione materiale (cfr.
STA 25 luglio 1996, p. 9).

Nella sentenza impugnata il Tribunale di espropriazione ha stabilito
che nel 1980 l'espropriazione materiale si è estesa all'intero settore
meridionale della proprietà. In effetti il vincolo AP entrato in vigore il 12
agosto 1980 è stato apposto su tutto il sub. i del fondo ed è quindi andato a
gravare non solo 2400 mq compresi nella zona SII già espropriati materialmente
nel 1974, ma anche 1423 mq ca. inseriti in zona SIII, ancora edificabili e
sfruttabili in modo autonomo. Orbene, se si pon mente al fatto che l'inclusione
di un terreno edificabile in una zona per attrezzature pubbliche è, per
costante giurisprudenza, costitutiva di espropriazione materiale stante la
perdita della facoltà di edificare che colpisce il suo proprietario (Zimmerli,
Raumplanungsgesetz und Enteignung, in Das Bundesgesetz über die Raumplanung, p.
62/63; DTF 114 Ib 112, 112 Ib 485, 109 Ib 257, 108 Ib 337; RDAT II-1994 N. 64,
1983 N. 81), non v'è dubbio che le conclusioni cui è pervenuto il primo giudice
sono corrette: nell'agosto del 1980, con l'imposizione del vincolo AP sul sub.
i, la superficie del mapp. __________ espropriata in via materiale è passata da
mq 2400 ca. a mq 3823.

 

3.2. Nel 1994 questa situazione è però radicalmente mutata.
In data 29 marzo 1994 il Consiglio di Stato ha infatti approvato una variante
del PR di __________ volta ad abbandonare il vincolo in oggetto: la porzione
affrancata inclusa in zona SIII è stata così inglobata nella contigua zona
RAr4, mentre quella restante - compresa da tempo nella zona di protezione SII -
è stata inserita in zona inedificabile ma computabile nell'indice dello spazio
ubicato in zona RAr4.

Il ricorrente contesta l'opinione del primo giudice secondo
cui tale nuovo assetto pianificatorio avrebbe rimediato all'espropriazione
materiale verificatasi nel 1974 e nel 1980. A torto, tuttavia.

La variante del 1994 ha in pratica conferito al settore del
mapp. __________ incluso in zona RAr4 potenzialità edificatorie da zona R6/R7.
Consente al proprietario di (ri)edificare la parte settentrionale del fondo
(3237 mq) come se la superficie effettivamente edificabile - ai fini del
calcolo della SUL - fosse di 7060 mq. Su questa porzione di terreno si potrà
quindi realizzare una SUL di 4236 mq, invece dei 1942 mq altrimenti concessi
dalle normative vigenti nelle zone RAr4 ordinarie. La forma invero irregolare
dello spazio edificabile non osta all'erezione in loco di un edificio di oltre
4000 mq di SUL disposti su quattro piani (cfr. progetto di massima doc. 5 inc.
TE). Certo, ripartire liberamente 4236 mq di SUL su una distesa di 7060 mq
sarebbe ben più agevole che non concentrarla su un'area di soli 3237 mq. Un simile
condizionamento, per quanto pesante possa apparire agli occhi del ricorrente,
non integra gli estremi dell'espropriazione materiale, dato che non compromette
l'uso del fondo in misura tale da privare il proprietario di una della facoltà
discendenti dal suo diritto di proprietà; lo limita tutt'al più nell'esercizio
di detto diritto, ma non con una incidenza notevole ed insopportabile idonea a
far insorgere un'espropriazione materiale.

A ben guardare, la pianificazione attualmente in vigore
impone unicamente che le costruzioni vengano concentrate nella parte N del
mappale, ma non tange minimamente la componente edilizia dell'insieme della
proprietà, la cui perdita sarebbe stata senz'altro costitutiva di
espropriazione materiale. Rispetto al passato, il PR odierno pregiudica
l'utilizzazione della part. __________ in modo assai lieve. Né si può parlare
in casu di sacrificio particolarmente gravoso, dal momento che altri proprietari
di fondi siti nel comprensorio di __________ hanno dovuto sopportare limitazioni
dei loro diritti e l'intensità dell'aggravio in essere non è molto diversa da
quella di altre restrizioni previste dal PR.

 

 

                                   4.   Resta dunque da esaminare
se al ricorrente non debba essere corrisposta un'indennità per l'espropriazione
materiale di ca. 2400 mq dal 1974 al 1980 e di ca. 3820 mq dal 1980 al 1994.

 

4.1. La problematica rientra nel novero di quelle poco
esplorate. La rara dottrina e giurisprudenza che si è espressa sull'argomento
concorda tuttavia nel ritenere che, così come previsto dalla legge in caso di
rinuncia all'espropriazione formale (cfr. art. 7 cpv. 3 e 5 Lespr), anche in
caso di decadenza dell'espropriazione materiale l'espropriato ha diritto al
risarcimento del danno subito, segnatamente al rimborso delle spese di
patrocinio sopportate nel corso della procedura espropriativa. I proprietari
che recuperano la componente edilizia dei loro fondi e beneficiano nel contempo
dell'aumento del valore venale dei terreni sul mercato immobiliare possono
aspirare al riconoscimento di un indennizzo di maggior ampiezza solo se provano
che senza la restrizione avrebbero potuto trarre dal fondo un profitto
superiore, in particolare edificandolo o vendendolo. La semplice possibilità di
edificare o alienare il terreno non è però sufficiente. Soltanto la comprovata
vanificazione di un progetto concreto può entrare in linea di conto (Catenazzi,
Rinuncia ad un vincolo pianificatorio e retrocessione del bene espropriato in
Il Ticino e il diritto, p. 222 e rinvii; Scolari, Commentario, N. 104 ad art. 6
LALPT; DTF 120 Ib 465 consid. 5e; 109 Ib 20 consid. 4, 268 consid. 2; RDAT
I-1991 N. 53).

 

4.2. Le indagini esperite dal primo giudice in ordine all'andamento
nel tempo delle quotazioni commerciali dei terreni edificabili di __________
dimostrano inequivocabilmente come il valore venale dei fondi ubicati nella
stessa zona del mapp. __________ sia ampiamente e costantemente cresciuto tra i
primi anni del '70 ed il 1990/91 (prezzo medio anni '70: fr. 252.-/mq; anni
'80: fr. 330.-/mq, esclusa per inattendibilità la punta minima di fr. 44.-/mq
relativa al mapp. __________; anni '90: fr. 559.-/mq). La generale flessione
notoriamente registrata dal mercato nel 1990 non sembra aver influito sul
valore dei terreni di __________, atteso che il prezzo in assoluto più alto tra
quelli rinvenuti si riferisce alla compravendita di un particellare R4 (mapp.
__________) realizzata nel 1991.

Fatte le debite calcolazioni, il valore della componente
edilizia recuperata da __________ risulta di gran lunga superiore all'indennità
d'espropriazione materiale e relativi interessi che il proprietario avrebbe
potuto incassare in assenza della variante del 1994 sulla base dei valori in
uso nel 1974 e nel 1980. Sotto questo profilo, è evidente come egli non abbia
subito alcun pregiudizio dal blocco della parte meridionale del terreno che gli
è stato imposto per lunghi anni. Anzi.

 

4.3. Per quanto si sia sforzato di dimostrare che senza le
restrizioni avrebbe tratto dalla proprietà un maggior profitto, il ricorrente
non è riuscito nel suo intento.

Il mapp. __________, parzialmente edificato nel 1962 per fungere
nel suo complesso da base operativa ad un'impresa di costruzioni, è sempre
stato utilizzato conformemente alla specifica destinazione assegnatagli dal
proprietario, anche durante la vigenza dei vincoli generatori di espropriazione
materiale. Dagli atti non emerge che l'istituzione delle restrizioni ha
impedito la realizzazione di un progetto concreto di costruzione o di vendita.
Traspare tutt'al più che un paio di trattative intavolate nell'ottica di una
cessione totale o parziale del fondo durante il lasso di tempo interessato dai
vincoli sono naufragate a causa del prezzo verosimilmente esagerato preteso dal
proprietario. Queste circostanze non bastano tuttavia per ammettere la sussistenza
di un pregiudizio risarcibile e giustificare il riconoscimento delle indennità
rivendicate dall'insorgente.

 

4.4. Il primo giudice ha nondimeno accordato al ricorrente un
indennizzo di fr. 4'000.- per le spese affrontate nella procedura.

__________ contesta indirettamente tale importo definendolo
un "contentino", ma omette di sostanziare la propria censura e di
indicare in particolare l'ammontare effettivo degli oneri cagionatigli dal
procedimento espropriativo; nella parte conclusiva del proprio gravame insiste
infatti nel rivendicare la riparazione dei danni conseguenti alla temporanea
limitazione della facoltà di disporre, senza disquisire sul quantum dell'unica
indennità riconosciutagli dalla prima istanza.

Tale carenza non impedisce comunque a questo Tribunale di rivedere
la questione in base al principio dell'applicazione d'ufficio del diritto e
sulla scorta degli elementi di giudizio a sua disposizione. Orbene, se si
considera oggettivamente la complessità fattuale e giuridica della pratica, la
sua estensione, nonché la diligenza ed il tempo impiegati dal patrocinatore
dell'insorgente, l'indennità assegnata dal Tribunale di espropriazione appare effettivamente
inadeguata: viene dunque fissata in fr. 8'000.-, importo tutto sommato più
ossequioso dei criteri chi informano la quantificazione di questo particolare
risarcimento in ambito espropriativo e certamente rispondente al concetto di
equità ancorato all'art. 7 cpv. 3 Lespr.

 

 

                                   5.   Sulla scorta di quanto
precede il ricorso è parzialmente accolto.

La tassa di giudizio segue la soccombenza pressoché totale dell'insorgente
(art. 28 PAmm). Per le stesse ragioni non si assegnano ripetibili (art. 31
PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 22 ter Cost.; 5 LPT, 39 LALPT; 7, 9, 39, 50 Lespr; 18, 28 e 31 PAmm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

§.  Di conseguenza il dispositivo 2 della decisione 28 ottobre 1997
(no. 19/96-98) del Tribunale di espropriazione della giurisdizione
sottocenerina è annullato e riformato come segue:

"2.  All'istante
è riconosciuta un'indennità per inconvenienti di fr. 8'000.-."

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
950.- è posta a carico del ricorrente.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario