# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4f5f8c11-1931-5e0d-a280-7b6cbecc9e9e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-09-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 13.09.2001 12.2001.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2001-93_2001-09-13.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2001.00093

  	
  Lugano

  13 settembre
  2001/fb

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente 

  Chiesa e Rusca

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. DI.2001.0043  della Pretura del Distretto di Bellinzona
promossa con istanze 20/27 febbraio 2001 da

 

	
   

  	
  1.
  __________

  rappr. dall'avv. __________ 

  2.
  __________ 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'avv. __________ 

   

  

in materia
di contratto di lavoro, con le quali è chiesta la condanna del convenuto al pagamento
della somma di almeno fr. 18'825.-- oltre interessi;

 

domanda
avversata dal convenuto e che il pretore, con sentenza 19 giugno 2001, ha
parzialmente accolto condannando il convenuto a versare fr. 2011.-- oltre
interessi a __________, mentre ha respinto l'istanza della Cassa
disoccupazione;

 

appellante
__________ che, con allegato 2 luglio 2001, chiede la riforma del primo giudizio
nel senso che il convenuto venga condannato a pagarle la somma di fr. 18'825.--
più interessi;

 

l'appellato
non ha presentato tempestive osservazioni; 

 

letti
ed esaminati gli atti e i documenti prodotti

considerato

 

 

in
fatto ed in diritto:

 

                                          1.   __________
ha lavorato quale infermiera odontoiatrica presso il convenuto dal 1° marzo
1997. La mattina del 14 ottobre 1999 è insorta una discussione tra le parti
circa la mancata annotazione di acconti ricevuti da pazienti, nel corso della
quale il convenuto ha dato un colpo con le nocche della mano sulla testa dell'istante.
Il giorno stesso quest'ultima ha lasciato il posto di lavoro ed ha inviato una
lettera con la quale informava il convenuto della propria decisione di recedere
dal contratto con effetto immediato (doc. C). 

                                               Ritenendo
adempiute le condizioni poste dall'art. 337 CO, l'istante ha chiesto che il
convenuto venga condannato a versarle il salario da ottobre a dicembre 1999,
oltre interessi ed accessori, nonché un'indennità di fr. 5'000.-- per il danno
subito e di fr. 1'500.-- per spese legali, per un totale di fr. 18'825.--. 

 

 

                                          2.   Il convenuto si è opposto alle pretese dell'istante ritenendo che
gli estremi per una rescissione del contratto con effetto immediato non erano
dati. Il suo fu infatti un gesto istintivo volto a rendere attenta l'istante su
di un errore ripetutamente commesso: già in precedenza aveva omesso di annotare
acconti di pazienti, creando così situazioni imbarazzanti al momento del
richiamo di pagamento. Nonostante il dr. __________ si sia scusato ed abbia cercato di chiarire la situazione bonalmente,
l'istante ha mantenuto la propria decisione; in via riconvenzionale il
convenuto ha pertanto richiesto il riconoscimento di un'indennità di fr.
6'600.-- per il danno causato dall'inopinata partenza della dipendente.

 

 

                                          3.   Con la sentenza qui impugnata il pretore non ha ritenuto che il
gesto commesso dal datore di lavoro raggiungesse il grado di gravità necessario
per giustificare una disdetta immediata da parte della dipendente, ritenuto che
si è trattato di un episodio isolato quale reazione a ripetuti errori della
dipendente. Le ha pertanto riconosciuto unicamente il salario al quale la
stessa aveva diritto fino al momento in cui ha abbandonato il posto di lavoro,
oltre un'indennità per i giorni di vacanza non goduti e per la quota parte di
tredicesima mensilità, per un totale di fr. 2'861.--.

                                               D'altra
parte, ha accertato che la partenza ingiustificata dell'istante ha provocato
disagi al datore di lavoro, assegnando di conseguenza a quest'ultimo un'indennità
pari ad un quarto del salario mensile, ossia fr. 850.--, giusta l'art. 337 d
cpv. 1 CO.

 

 

                                          4.   Con
l'appello qui in esame l'istante ribadisce la propria posizione circa l'inesigibilità
della continuazione del rapporto di lavoro, ritenuto che l'episodio citato si
inserisce in un contesto lavorativo particolarmente stressante così da rappresentare
un punto di non ritorno. Chiede pertanto che la propria domanda venga accolta
integralmente. 

 

 

                                          5.   Il
convenuto ha presentato osservazioni 27 agosto 2001, non intimate a controparte
in quanto tardive. In effetti l'appello gli è stato notificato il 4 luglio 2001
e nelle procedure per azioni derivanti dal contratto di lavoro il termine per
la risposta è di 10 giorni, termine non interrotto dalle ferie giudiziarie (art.
418 CPC, che rinvia agli art. 398 e 398 bis CPC). 

 

 

                                          6.   L'art.
337 CO dispone che il datore di lavoro e il lavoratore possono disdire con
effetto immediato il rapporto di lavoro per cause gravi, segnatamente quando la
continuazione del contratto non è più pretendibile in buona fede. Ciò è il caso
quando il rapporto di fiducia tra le parti è così compromesso da non permettere
una collaborazione costruttiva, di modo che la disdetta immediata sembra essere
l'unica soluzione praticabile. 

                                               Manchevolezze
minori possono giustificare una disdetta immediata solo se si verificano
ripetutamente, malgrado espliciti avvertimenti circa l'eventualità di una
disdetta. Il giudice valuta secondo libero apprezzamento se la violazione dei doveri
contrattuali raggiunge la necessaria gravità, considerando le circostanze
concrete del caso, in applicazione dei principi di diritto e di equità (DTF
127 III 313, consid. 3).

 

 

                                          7.   Dall'istruttoria
di causa è emerso che il convenuto, al momento dei fatti, stava effettivamente
rimproverando la dipendente per un errore commesso, dimenticanza già
riscontrata in due precedenti occasioni (verbali pag. 4 e pag. 7). Il primo
giudice ha poi accertato che l'intensità dei colpi dati con le nocche sulla
testa dell'istante risulta essere stata lieve (sentenza pag. 5), ciò che
l'appellante non contesta sottolineando invece la sofferenza morale creatale da
tale gesto (seguito da un secondo colpo, evitato). 

                                               Non
vi è dubbio che il comportamento del datore di lavoro appare scorretto, non
essendo ammissibile redarguire un dipendente con vie di fatto. La gravità del
gesto va tuttavia relativizzata, sia per la sua scarsa forza, sia perché si
tratta di un episodio isolato, connesso a manchevolezze di controparte. Benché
l'appellante possa avere vissuto quella situazione in maniera estremamente
negativa, una valutazione oggettiva porta a ritenere che non si è trattato di
un comportamento così gravemente violento o ingiurioso da porre fine
all'indispensabile rapporto di fiducia tra le parti, al punto da non permettere
che la collaborazione potesse essere continuata sino al prossimo termine
ordinario di disdetta (DTF 104 II 29).

                                               In
questo contesto, di scarso rilievo sono poi le considerazioni dell'appellante
circa il clima di lavoro particolarmente stressante in cui si inserisce
l'episodio in oggetto. I ritmi di lavoro particolarmente serrati di quello
studio odontoiatrico possono forse spiegare la reazione emotiva della
dipendente (e forse anche il gesto inconsulto del datore di lavoro), ma non possono
giustificare in maniera oggettiva l'impossibilità di continuare il rapporto di
lavoro perlomeno fino al prossimo termine utile. D'altro canto, quand'anche si
volesse addebitare al convenuto un clima di lavoro spiacevole, non risulta che
ciò gli sia stato in precedenza rimproverato dalla dipendente con minaccia di
dimissioni.

                                               L'appellante
non può peraltro essere seguito là dove ritiene che la disdetta immediata era
giustificata dall'eventualità che il datore di lavoro le mettesse nuovamente le
mani addosso, magari in modo più pesante e più grave. Nessun indizio concreto
avvalora infatti la tesi appellatoria, costruita su pure ipotesi: al contrario
risulta dagli atti che già il successivo giorno lavorativo il convenuto abbia
cercato al telefono la convenuta, che si è negata, per scusarsi e trovare una
soluzione bonale. 

 

 

 

per i
quali motivi,

 

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                          I.    L'appello
2 luglio 2001 di __________ è respinto.

 

 

                                          II.   Non
si prelevano né spese né tassa di giudizio e non si accordano ripetibili.

 

 

                                          III.  Intimazione
a:     - __________

                                          

                                               Comunicazione
alla Pretura del distretto di Bellinzona.

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
segretario