# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 12269665-0cd0-5113-9ede-47bb63ea7987
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-11-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.11.2021 38.2021.64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2021-64_2021-11-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  38.2021.64

   

  rs

  	
  Lugano

  8 novembre 2021       

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 settembre 2021 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 26 luglio 2021 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Il
15 aprile 2020 i RI 1 hanno inoltrato alla Sezione del lavoro un preannuncio di
lavoro ridotto per il periodo 15 aprile – 30 giugno 2020 (cfr. doc. 1).

 

                                         Dal
relativo Formulario di preannuncio si evince, da un lato, che la perdita di
lavoro probabile è del 100% e colpisce l’unico dipendente, il Maestro Direttore
__________ (cfr. doc. 1 pti. 2.1, 3; 3), dall’altro, che quale causa è stato
indicato che “la nostra corale ha interrotto le prove settimanali dal 1.03 a
causa dell’emergenza Covid-19 e non sappiamo quando potremo riprendere.
Precisiamo che la nostra attività non è a scopo di lucro e nell’impossibilità
di far fronte a ingaggi già previsti siamo confrontati con difficoltà
finanziarie.” (cfr. doc.1 p.to 3.3.).

 

                               1.2.   La Sezione del lavoro, il 28
aprile 2020, ha sollevato parziale opposizione, nel senso che il diritto
all’indennità per lavoro ridotto è stato riconosciuto per il periodo 15 aprile
– 14 ottobre 2020, ritenendo, sulla base della documentazione presentata, che i
presupposti relativi al diritto alle indennità per lavoro ridotto, per quanto
atteneva all’esame di sua competenza, fossero adempiuti (cfr. doc. 4).

 

                                         Il diritto all’ILR è stato
successivamente decurtato al 31 agosto 2020 a seguito dell’abrogazione del 12
agosto 2020, con effetto dal 1° settembre 2020, dell’art. 8c dell’Ordinanza COVID-19
assicurazione contro la disoccupazione del 20 marzo 2020 (cfr. doc. A pag. 1;
RU 2020 3569).

 

                               1.3.   Il 25 novembre 2020
l’amministrazione ha emesso una nuova decisione con la quale ha riconsiderato
il provvedimento del 28 aprile 2020, sollevando opposizione al versamento delle
indennità per lavoro ridotto in relazione al lasso di tempo dal 15 aprile al 31
agosto 2020 e rilevando:

 

" (…)

2.1 L'art. 53 LPGA regola l'istituto della riconsiderazione,
stabilendo che l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle
decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che
erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza
(cpv. 2).

Da un controllo effettuato dall'amministrazione è emerso che la
decisione 28 aprile 2020 è manifestamente errata e visto l'importante impatto
finanziario della medesima con l’erogazione delle indennità per lavoro ridotto,
la sua rettifica riveste una notevole importanza. (…)

Nel caso in esame, dalla documentazione prodotta dalla società RI
1 risulta il seguente scopo: “Nel 1932, sotto la denominazione “__________”,
si è costituita a __________ una società di __________, avente per scopo
l’insegnamento della musica corale e folcloristica (…)” (punto 1.1 dello
Statuto RI 1). Le sue fonti di entrata sono costituite dalle tasse sociali,
soci contribuenti, versate verosimilmente a prescindere da situazioni
contingenti che ne impediscono l’attività – da contributi comunali e sussidio
Federazione Cantonale costumi, quando invece in un’azienda la maggior fonte di
ricavo dovrebbe essere costituita dalla vendita di beni e/o servizi da essa
prodotti. Al riguardo dei sussidi pubblici e Federazione Cantonale costumi,
essi ammontavano a CHF 5'285.85 per l’esercizio 2019, a fronte di una massa
salariale pari a CHF 8'797.20 annuali.

Tenuto conto di quanto precede, non resta che constatare come la
ricorrente, pur essendo un datore di lavoro, non possa essere considerata alla
stregua di un’azienda. Essa non appare produrre beni o servizi a scopo
commerciale, bensì piuttosto garantire la (importante) soddisfazione di bisogni
secondari. Otre a ciò il rischio imminente e concreto di licenziamento non
appare realizzato, poiché la massa salariale appare coperta in modo importante
dai sussidi. (…)” (Doc. 7)

 

                               1.4.   Contro la decisione del 25
novembre 2020 i RI 1, tramite il proprio presidente, __________, il 30 novembre
2020, hanno interposto opposizione, asserendo in particolare, da un lato, che
le entrate fisse dell’associazione sono costituite dalla tassa sociale, dai
contributi volontari dei simpatizzanti e dal contributo della __________,
mentre i contributi variabili sono determinati dai “servizi” a pagamento,
eventuali lotterie ecc.

                                         Dall’altro, che la __________
in realtà non versa un sussidio, bensì un contributo a fronte delle spese
affrontate. L’importo di fr. 4'285.85 pagato nel 2019 dalla Federazione 2019
corrisponde alle spese sostenute dal coro per i costumi nel 2018.

                                         È stato altresì affermato:

 

" (…) Da
gennaio a tutt’ora la nostra attività si è praticamente fermata; impossibile
riunirsi per le prove settimanali salvo eccezioni, impossibile pianificare
eventi a breve-lunga scadenza come i festeggiamenti per il 90.mo del coro nel
2022 e per il quale è necessario attivarsi sin d’ora in quanto non siamo
professionisti ma dilettanti. Inoltre questa pausa prolungata ci impedisce di
proporci con esibizioni in pubblico e, di conseguenza, ci priva di eventuali
entrate supplementari. Considerato quanto sopra sarebbe impossibile pensare di
rimanere senza il nostro maestro, figura di importanza fondamentale per il
nostro __________ e con il quale il rapporto di lavoro è tuttora in vigore. (…)”
(Doc. 8)

 

                               1.5.   Con decisione su opposizione
del 26 luglio 2021 la Sezione del lavoro ha confermato la decisione del 25
novembre 2020 con la seguente motivazione:

 

" (…) Dall’esame
della documentazione agli atti risulta che la fonte principale d'entrata
dell'opponente in periodo pre-pandemia era costituita dalle tasse sociali e dai
contributi dei soci - versati verosimilmente a prescindere da situazioni
contingenti che ne impediscono l'attività - accompagnati dal contributo versato
dalla __________ (65%), mentre i ricavi da attività commerciale erano marginali
(35%) (cfr. conto economico 2019; scritto 23 novembre 2020 dell'opponente,
risposta Pt. 2). Anche durante il periodo pandemico, la fonte principale
d'entrata dell'opponente è costituita dalle tasse sociali, contributi dei soci,
contributo versato dalla __________ e contributo __________ (cfr. conto
economico 2020; scritto 23 novembre 2020 dell'opponente, risposta Pt. 2).
Peraltro nel conto economico 2020 allestito dall'opponente risultano alcune
voci di costo - segnatamente "Pranzo assemblea", "Uscita a __________"
- che avrebbero potuto essere ridotte (cfr. conto economico 2020). ln tal
senso, il fatto che l'associazione, nonostante l'anno di pandemia caratterizzato
da limitazioni ai contatti diretti e alle attività di gruppo, abbia deciso di
svolgere a sue spese eventi conviviali quali quelli sopra indicati (quando
invece avrebbe facilmente potuto rinviarli) lascia intendere l'assenza di una
reale preoccupazione dell'opponente per la sua situazione finanziaria.

Considerato quindi come la principale fonte di ricavo
dell'opponente non è la vendita di beni/servizi da essa prodotti in un rapporto
sinallagmatico, bensì i contributi pubblici, quote e contributi sociali, in
concreto non sussiste alcun rischio di chiusura dell'associazione. A conferma
di ciò, rilevasi come nonostante situazioni economiche
deficitarie durante il periodo pre-pandemico, l'attività dell'opponente -
associazione attiva dal 1932 (cfr. art. 1 .1 Statuto dei RI 1) - non si è mai
arrestata.

Inoltre, nel caso di specie non sussiste alcun rischio immediato e
concreto di licenziamento del Sig. A. __________, direttore artistico dei RI 1
(cfr. contratto di lavoro 1. luglio 2017 del Sig. __________). Infatti, non
solo il citato dipendente svolge un'attività essenziale per l'esistenza
dell'associazione (cfr. art. 5.11 Statuto dei RI 1, "Al Maestro
Direttore è affidata la direzione artistica del coro ed egli dipende dal
Comitato. La partecipazione del corista all'esecuzione è subordinata al parere
del Maestro"); ma anche l'opponente stessa ha dichiarato che qualora
l'indennità non fosse concessa lo "Stipendio mensile del Maestro
[sarebbe] da pagare in ogni caso" (cfr. scritto 23 novembre 2020
dell'opponente, risposta al Pt. 1 1). A conferma di ciò, l'UG constata che il
collaboratore è ancora alle dipendenze dell'opponente, malgrado la medesima ad
oggi non abbia più percepito le indennità per lavoro ridotto.

ln definitiva, non essendo l'esistenza della richiedente
compromessa e non sussistendo alcun rischio imminente e concreto di
licenziamento del dipendente annunciato, il diritto alle indennità per lavoro
ridotto non può essere riconosciuto. (…)” (Doc. A)

 

                               1.6.   Contro la decisione su
opposizione del 26 luglio 2021 i RI 1, sempre tramite il proprio presidente, hanno
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, facendo valere:

 

" (…)

1.    Perché è stato
accettato il preannuncio di lavoro ridotto del 15.04.2020 e solo il 25.11.2020,
dopo ben 7 mesi, l'UG ha riconsiderato la decisione? 

2.    Precisiamo che
gli eventi conviviali citati a pag. 3 e più precisamente a) "Pranzo
assemblea" e b) "Uscita a __________" si sono svolti a) il 18
gennaio 2020 quindi prima dell'emergenza Covid e b) il 4 luglio 2020,
all'aperto e con le dovute precauzioni, quando gli allentamenti erano già in vigore.

3.    Se il nostro
coro dovesse licenziare il Maestro __________, la nostra attività sarebbe
fortemente compromessa e il coro destinato a chiudere i battenti. Va da sé che
nessun contributo né pubblico e tantomeno privato sarebbe concesso. L'esistenza
del nostro coro è pertanto vincolata alla presenza di un Maestro Direttore.

4.    È vero che la
nostra associazione non può e non deve essere paragonata a un'azienda
fornitrice di beni o servizi, ma trattasi di un'associazione culturale che,
oltre all'insegnamento della musica e del canto, salvaguarda il patrimonio
canoro del nostro Cantone.

 

Con la presente esprimiamo la nostra profonda delusione per come è
stato trattato il nostro caso, illudendoci e praticamente screditando questo
settore culturale che, in altre parti della Svizzera, è molto considerato.

Chiediamo pertanto di riconsiderare la nostra richiesta di
indennità per lavoro ridotto e di annullare la restituzione dell'importo assegnatoci
ammontante a CHF 2'191.40.”

(Doc. I)

 

                               1.7.   Nella sua risposta del 27
settembre 2021 la Sezione del lavoro ha proposto di respingere il ricorso con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
doc. III).

 

                               1.8.   Il
28 settembre 2020 il presidente del TCA ha assegnato alle parti un termine di
10 giorni per presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. IV). Le
parti sono rimaste silenti.

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Va preliminarmente
evidenziato che la costante giurisprudenza federale ha stabilito che è
la decisione impugnata che costituisce il presupposto e il contenuto
della contestazione sottoposta all'esame giudiziale (cfr. STF 8C_787/2020 del
26 maggio 2021 consid. 2.3.; STF 8C_542/2019 del 4 dicembre 2019 consid. 4.1.;
STF 8C_784/2016 del 9 marzo 2017 consid. 3.1.; STF 8C_448/2016 del 6 dicembre
2016 consid. 2; STF 8C_360/2010 del 30 novembre 2010 consid. 1 e 2; DTF 134 V
418 consid. 5.2.1.; DTF 131 V 164; DTF 130 V 388; DTF 122 V 36 consid. 2a, DTF
110 V 51 consid. 3b e giurisprudenza ivi citata; SVR 1997 UV 81 pag. 294).          

 

                                         Nella presente fattispecie,
davanti al TCA, è stata contestata la decisione su opposizione emessa il 26
luglio 2021 dalla Sezione del lavoro, la quale concerne esclusivamente il
diniego del diritto all’indennità per lavoro ridotto dal 15 aprile al 31 agosto
2020 (cfr. doc. A)

 

                                         Ogni
altra questione, in particolare quella specifica alla restituzione di indennità
già percepite, esula dalla presente causa. 

 

                                         Di
conseguenza la richiesta “di annullare la restituzione dell’importo
assegnatoci ammontante a CHF 2'191.40” risulta irricevibile.

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è la questione di sapere se a ragione o meno la Sezione del
lavoro abbia negato ai RI 1 il diritto a indennità per lavoro ridotto per il
suo Maestro Direttore nel periodo dal 15 aprile al 31 agosto 2020.

                                         I
presupposti del diritto all'indennità per lavoro ridotto sono regolati all'art.
31 LADI.

                                         Questa
disposizione prevede esaustivamente (cfr. DTF 119 V 36) quattro condizioni
materiali, espresse positivamente, e tre condizioni personali, espresse
negativamente, per potere beneficiare dell'indennità per lavoro ridotto.

 

                                         Le
condizioni positive sono enumerate al cpv. 1 dell'art. 31 LADI secondo cui i
lavoratori, il cui tempo normale di lavoro è ridotto o il cui lavoro è
integralmente sospeso, hanno diritto a una indennità per lavoro ridotto se:

 

"
a.   sono soggetti
all'obbligo di contribuzione all'assicurazione 

      contro la disoccupazione e
non hanno ancora raggiunto l'età minima per l'obbligo di contribuzione
nell'AVS;

b.   la perdita di lavoro è computabile (art. 32);

  c.   il rapporto di lavoro non è stato
disdetto;

  d.   la perdita di lavoro è
probabilmente temporanea ed è presumibile che con la diminuzione del lavoro
potranno essere conservati i loro posti di lavoro."

 

                                         Secondo
il cpv. 1bis in vigore dal 1° luglio 2003 per verificare i
presupposti del diritto di cui al cpv. 1 lett. d, in casi eccezionali può
essere effettuata un'analisi aziendale a carico del fondo di compensazione.

                                         I
requisiti appena esposti devono essere adempiuti nella loro totalità.

 

                                         L’art.
32 cpv. 1 LADI prevede che:

 

"
Una perdita di lavoro è
computabile se:

a. è dovuta a
motivi economici ed è inevitabile e

b. per
ogni periodo di conteggio è di almeno il 10 per cento delle ore di lavoro
normalmente fornite in complesso dai lavoratori dell’azienda.”

 

                                         Il
cpv. 3 dell’art. 32 LADI stabilisce che;

 

"
Il Consiglio
federale disciplina per i casi di rigore la computabilità di perdite di lavoro
riconducibili a provvedimenti delle autorità, a perdite di clienti dovute alle
condizioni meteorologiche o ad altre circostanze non imputabili al datore di
lavoro. Esso può, per questi casi, prevedere termini di attesa più lunghi di
quelli di cui al capoverso 2 e stabilire che la perdita di lavoro è computabile
soltanto in caso di completa cessazione o considerevole limitazione
dell’esercizio.”

 

                                         Al
riguardo, l’art. 51 OADI precisa quanto segue:

 

"
1 Le perdite di lavoro dovute a provvedimenti
delle autorità o ad altre circostanze non imputabili al datore di lavoro sono
computabili se il datore di lavoro non può evitarle mediante provvedimenti
adeguati ed economicamente sopportabili o rende­re un terzo responsabile del
danno.

2 La
perdita di lavoro è segnatamente computabile se è stata cagionata da:

a. il divieto di
importare o di esportare materie prime o merci;

b. il
contingentamento delle materie prime o dei materiali d’esercizio, compresi i
combustibili;

c. restrizioni
di trasporto o chiusura delle vie d’accesso;

d. interruzioni
di lunga durata o restrizioni notevoli dell’approvvigionamento energetico;

e. danni causati
da forze naturali.

3 La
perdita di lavoro non è computabile se i provvedimenti delle autorità sono
dovuti a circostanze delle quali il datore di lavoro è responsabile.

4 La
perdita di lavoro dovuta a un danno non è computata nella misura in cui sia
coperta da un’assicurazione privata. Se il datore di lavoro non è assicurato
contro una tale perdita, ancorché l’assicurazione sia possibile, la perdita di
lavoro è com­putata il più presto dopo la fine del periodo di disdetta
applicabile al contratto di lavoro in­dividuale.”

 

                                         L’art.
33 LADI enuncia:

 

1 Una perdita di lavoro non è computabile:

a. se è dovuta a misure d’organizzazione
aziendale, come lavori di pulizia, di ripa­razione o di manutenzione, nonché ad
altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti, oppure a circostanze
rientranti nella sfera normale del rischio azien­dale del datore di lavoro;

b. se è usuale nel ramo, nella
professione o nell’azienda oppure se è causata da oscillazioni stagionali del
grado d’occupazione;

c. in quanto cada in giorni festivi, sia
cagionata da vacanze aziendali o sia fatta valere soltanto per singoli giorni
immediatamente prima o dopo giorni festivi o vacanze aziendali;

d. se il lavoratore non accetta il
lavoro ridotto e dev’essere pertanto rimunerato secondo il contratto di lavoro;

e. in quanto concerna persone vincolate
da un rapporto di lavoro di durata deter­minata o da un rapporto di tirocinio o
al servizio di un’organizzazione per la­voro temporaneo oppure;

f.  se è la conseguenza di un conflitto
collettivo di lavoro nell’azienda in cui lavo­ra l’assicurato.

 

2 Il
Consiglio federale, per evitare abusi, può prevedere altri casi in cui la
perdita di lavoro non è computabile.

 

3 Il
Consiglio federale definisce il concetto di oscillazioni stagionali del grado
d’occupazione.”

 

                                         Le
condizioni negative sono stabilite all'art. 31 cpv. 3 LADI, secondo cui non
hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto:

 

" a.   i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il 

      cui tempo di lavoro non è sufficientemente
controllabile;

b.   il coniuge del datore di lavoro
occupato nell'azienda di quest'ultimo;

  c.   le persone che, come soci, compartecipi
finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano
o possono influenzare risolutamente le decisioni del datore di lavoro, come
anche i loro coniugi occupati nell'azienda."

 

                               2.3.   Nella
Prassi LADI ILR, la Segretaria di Stato dell’economia (in seguito: SECO) ha
stabilito che:

 

"
(…)

D1    Una
perdita di lavoro non è computabile se: 

         · è dovuta ad
altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti, oppure a circostanze
rientranti nella sfera normale del rischio aziendale del datore di lavoro; 

· è usuale nel ramo, nella professione o nell’azienda; 

· è causata da oscillazioni stagionali del grado di occupazione; 

         · cade in
giorni festivi, è cagionata da vacanze aziendali o è fatta valere soltanto per
singoli giorni immediatamente prima o dopo giorni festivi o vacanze aziendali; 

· il lavoratore non accetta il lavoro ridotto; 

         · concerne
persone vincolate da un rapporto di lavoro di durata determinata; 

· concerne persone vincolate da un rapporto di tirocinio; 

         · concerne
persone al servizio di un’organizzazione per lavoro temporaneo; 

         · è la
conseguenza di un conflitto collettivo di lavoro nell’azienda in cui lavora
l’assicurato. 

 

La perdita di lavoro non è computabile in nessuno di
questi casi anche se è dovuta a provvedimenti delle autorità o ad altre
circostanze non imputabili al datore di lavoro (C7 segg.) 

 

ð Giurisprudenza 

DLA 1996/1997 pag. 54 (Un istituto che si occupa
essenzialmente di test di screening della tubercolosi presso i ragazzi in età
scolastica subisce una perdita di lavoro in seguito a una decisione
dell'autorità cantonale della sanità pubblica che ordina la soppressione di
questi test. Una simile perdita di lavoro è legata ai progressi compiuti nella
lotta contro la tubercolosi e rientra nei rischi normali di questo tipo di
istituto) 

 

DTF 121 V 371 (Una perdita di lavoro dovuta a una
diminuzione dei sussidi rientra nella sfera normale del rischio aziendale di
un'impresa di trasporto ferroviario, è usuale nel ramo e, con molta
probabilità, considerata la situazione finanziaria della Confederazione, non è
solo temporanea) 

 

DTF 119 V 498 (Per un’impresa specializzata nella
costruzione di gallerie, l’afflusso imprevedibile di acqua ad alto tenore
solforico e cloridrico malgrado le indagini preliminari non rientra nella sfera
normale del rischio aziendale) 

 

Sfera normale del rischio aziendale 

 

D2    Una perdita di lavoro non è computabile se è dovuta a misure
d’organizzazione aziendale, come lavori di pulizia, di riparazione o di
manutenzione, nonché ad altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti,
oppure a circostanze rientranti nella sfera normale del rischio aziendale.
Rientrano nella sfera normale del rischio aziendale le perdite di lavoro usuali
che si verificano regolarmente e che, pertanto, sono prevedibili e possono
essere calcolate in anticipo. 

 

D3    I rischi aziendali «normali» non possono, secondo la
giurisprudenza, essere determinati in base a un criterio applicabile a tutte le
aziende. Vanno invece determinati nei singoli casi in base all'attività
specifica dell'azienda e alla situazione che la caratterizza. Le perdite di
lavoro che possono intervenire in ogni azienda rientrano nella sfera normale
del rischio aziendale. Soltanto le perdite di lavoro straordinarie per
l'azienda sono computabili. 

 

(…)

 

D5    Il fatto che il datore di lavoro si concentri su un grande cliente
o su un cliente principale non è di per sé un motivo sufficiente per negargli
il diritto all’ILR adducendo che la diminuzione delle ordinazioni rientra nella
sfera normale del rischio aziendale. Il servizio cantonale si oppone al
versamento dell’indennità se l'azienda non dimostra in modo credibile che il
cliente effettuerà in tempi brevi nuove ordinazioni che le permetteranno di
ritornare a lavorare a pieno regime o che troverà nuovi sbocchi sul mercato.

 

D6    Rientrano nella sfera normale del rischio aziendale in particolare:
le fluttuazioni regolari delle ordinazioni e le perdite di lavoro dovute a
lavori di rinnovo o di revisione; le oscillazioni del grado di occupazione
causate da un aumento della concorrenza; le perdite di lavoro nel settore della
costruzione derivanti dal rinvio dei lavori per insolvibilità del committente o
dal ritardo di un progetto in seguito a una procedura di opposizione pendente;
le perdite di lavoro dovute a malattia, infortunio o ad altre assenze del
datore di lavoro o di un dirigente. (…)”

 

                                         Per
quanto concerne il lavoro ridotto nelle aziende pubbliche e
nell’amministrazione la Prassi LADI ILR prevede:

 

" (…)

  D36  In genere le aziende di diritto pubblico non
adempiono i 

         presupposti dell’indennità per
lavoro ridotto in quanto non presentano veri e propri rischi aziendali.
Considerato che esistono varie forme di aziende statali, non si può però
escludere a priori che in singoli casi i presupposti del diritto all’indennità
per lavoro ridotto siano soddisfatti (DTF 121 V 362).

 

 D37 Non sussiste alcun diritto all'indennità per lavoro
ridotto per le aziende di diritto pubblico che non presentano alcun rischio
aziendale, poiché esse devono adempiere i loro mandati legali indipendentemente
dalla situazione economica (mandati di prestazioni) e sono sostenute nei
periodi di difficoltà finanziarie in quanto le loro spese supplementari o le
loro perdite sono coperte dai fondi pubblici (DLA 1996/1997 pag. 122).

         è Giurisprudenza

         DLA 1995 pag. 176 (La
condizione secondo cui una perdita di lavoro è computabile soltanto se è dovuta
a motivi economici ed è inevitabile non è adempiuta se l’azienda non corre
alcun rischio, ossia se l'azienda non rischia di essere chiusa. L’ILR serve a
evitare i licenziamenti a breve termine)

         (…).

 G4   Il datore di lavoro deve motivare nel preannuncio la necessità del
lavoro ridotto e dimostrare che i presupposti del diritto all’indennità sono
adempiuti. A tal fine, è tenuto a rispondere a tutte le domande contenute nel
modulo di preannuncio (art. 28 LPGA). (…)”

 

                                         Nella
“Direttiva 2020/06: aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della
pandemia»” del 9 aprile 2020, la SECO ha in particolare previsto quanto segue:

 

"
(…)

Richieste dei datori di lavoro di diritto pubblico 

Il senso e lo scopo dell’ILR è preservare
l’occupazione nelle aziende in cui i posti di lavoro sono a rischio a seguito
delle condizioni economiche sfavorevoli. Un requisito fondamentale è dunque
l’esistenza di una minaccia per i posti di lavoro. Tuttavia su molti datori di
lavoro di diritto pubblico non grava alcun rischio aziendale o di fallimento,
perché devono assolvere i compiti affidati loro dalla legge indipendentemente
dalla situazione economica. Le difficoltà economiche (ad es. di liquidità), le maggiori
spese o addirittura le perdite connesse all’attività aziendale sono coperte con
fondi pubblici, come sovvenzioni o altri valori monetari. In questi casi i
posti di lavoro non sono a rischio. Considerate le peculiarità organizzative
dell’istituto di diritto pubblico (regolamento sulle sovvenzioni, garanzie
statali in mandati di prestazioni ecc.), se le eventuali conseguenze economiche
negative non generano un immediato taglio dei posti di lavoro, riconoscere il
diritto all’ILR contrasterebbe con le finalità della stessa. 

Queste riflessioni valgono sia per i datori di lavoro
di diritto pubblico (es. per i dipendenti della Confederazione, dei Cantoni e
dei Comuni) sia per i settori privatizzati che erogano servizi su mandato di un
ente pubblico sulla base di una convenzione. In tal caso è determinante che la
convenzione stabilisca l’entità con cui l’ente pubblico copre i costi (mediante
sovvenzioni ecc.) e che di conseguenza i posti di lavoro non sono a rischio
neppure in assenza di copertura dei costi. Questo può riguardare le grandi come
le piccole aziende (es. se la piscina di un Comune è gestita da privati o da
un’associazione ma sussiste una garanzia di disavanzo da parte del Comune).
L’unico elemento determinante è se, a seguito della situazione giuridica, vi è
il rischio di una perdita immediata di posti di lavoro.

I datori di lavoro di diritto pubblico e le
associazioni o i datori di lavoro privati che, su mandato pubblico, gestiscono
aziende o imprese o erogano servizi, devono dimostrare che i posti di lavoro
sono a rischio, nonostante le convenzioni in essere con gli enti pubblici
man-danti. In mancanza di una dimostrazione credibile, non sussiste alcun
diritto all’ILR. (…)”

 

                                         Nella
“Direttiva 2020/15: Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»”
del 30 ottobre 2020, che sostituisce la Direttiva 2020/12 del 27 agosto 2020,
la SECO ha precisato che:

 

 

"
(…)

2.1    Perdita di lavoro temporanea 

Anche ammesso che la pandemia si verifichi in varie
ondate, va notato che sia la pandemia stessa sia la perdita di lavoro ad essa
associata devono essere considerate temporanee. 

 

2.2    Perdite di lavoro per motivi economici 

A causa dell’insorgenza improvvisa, dell’entità e
della gravità, una pandemia non può essere considerata un normale rischio aziendale
a carico del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 33 capoverso 1 lettera a
LADI, anche se è probabile che colpisca qualsiasi datore di lavoro. Pertanto,
le perdite di lavoro dovute al calo della domanda di beni e servizi per questo
motivo sono computabili in applicazione dell’articolo 32 capoverso 1 lettera a
LADI. Il datore di lavoro deve tuttavia comprovare in modo verosimile che le
perdite di lavoro suscettibili di verificarsi nella sua impresa sono
riconducibili allo scoppio della pandemia. Un semplice richiamo alla pandemia è
una giustificazione insufficiente.

(…)

 

2.3    Perdite di lavoro dovute a
provvedimenti delle autorità o ad altre circostanze non imputabili al datore di
lavoro 

Anche i provvedimenti adottati dalle autorità in
relazione alla pandemia sono da considerarsi circostanze eccezionali, pertanto
le perdite di lavoro dovute a tali provvedimenti rientrano nella
regolamentazione speciale ai sensi dell’articolo 32 capoverso 3 LADI e
dell’articolo 51 OADI. Ciò vale anche per le misure che interessano solo
singoli settori o rami economici e per le misure disposte dalle autorità
cantonali o comunali. 

Sono computabili le perdite di lavoro non imputabili
al datore di lavoro, come quelle dovute all’impossibilità per i lavoratori di raggiungere
il luogo di lavoro.

Al contrario, non sono computabili le perdite di
lavoro riconducibili a una condotta scorretta del datore di lavoro (art. 51
cpv. 3 OADI). (…)”

(…)

 

2.6    Preannunci dei fornitori di prestazioni
pubbliche (datore di 

         lavoro pubblico, amministrazione pubblica
ecc.) 

 

Il senso e lo scopo dell’ILR è preservare i posti di
lavoro. Questa misura serve a evitare che si verifichino licenziamenti
immediati a causa di un calo temporaneo della domanda di beni e servizi e della
conseguente perdita di lavoro (cfr. anche DTF 121 V 362 consid. 3. a). Tale
rischio (diretto) di perdita di posti di lavoro sussiste fondamentalmente
soltanto per le aziende che finanziano la loro fornitura di servizi
esclusivamente con i redditi o il denaro generato da privati. 

Al contrario, sui fornitori di prestazioni pubbliche
non grava alcun rischio aziendale o di fallimento, poiché devono assolvere i
compiti affidati loro dalla legge indipendentemente dalla situazione economica.
Eventuali difficoltà economiche, le maggiori spese o addirittura le perdite
connesse all’attività aziendale sono coperte con fondi pubblici, come
sovvenzioni o altri valori monetari. Generalmente, in questi casi non vi è
nessuna minaccia immediata di perdere posti di lavoro. 

Sulla base del mandato dei fornitori di prestazioni
pubbliche e tenendo conto dello scopo dell’ILR, ne consegue che i fornitori di
prestazioni non hanno fondamentalmente diritto all’ILR per i loro
collaboratori. La concessione dell’ILR in caso di sospensione temporanea di
questa prestazione equivarrebbe a trasferire i costi salariali al fondo AD,
senza il rischio di licenziamenti immediati (che il legislatore deve
contrastare) in relazione a tali società di diritto pubblico.

Queste riflessioni valgono sia per i datori di lavoro
di diritto pubblico (es. per i dipendenti della Confederazione, dei Cantoni e
dei Comuni) sia per i settori privatizzati che erogano servizi su mandato di un
ente pubblico sulla base di una convenzione. 

La concessione dell’ILR per i collaboratori dei
fornitori di prestazioni pubbliche è consentita soltanto se i collaboratori
interessati sono esposti a un rischio immediato e concreto di licenziamento.
Ciò può riguardare anche solo ambiti parziali dei fornitori di prestazioni. Ad
esempio, un’azienda di trasporto può comprendere sia un reparto i cui
collaboratori hanno diritto all’ILR in caso di calo del fatturato (es. pullman
turistici) sia un reparto i cui collaboratori non ne hanno diritto (gestione
sovvenzionata di autobus locali).

Esiste un rischio diretto e concreto di perdere posti
di lavoro se non c’è alcuna garanzia/sicurezza che i costi operativi vengano
completamente coperti in caso di calo della domanda o di riduzione ordinata
dell’offerta da parte del cliente e se le aziende interessate hanno la
possibilità di licenziare direttamente i collaboratori al fine di ridurre i
costi operativi. Queste due condizioni devono essere soddisfatte
contemporaneamente. 

Il SC deve semplicemente verificare se esiste un
rischio immediato e concreto di perdere posti di lavoro e se il datore di
lavoro può dimostrarlo mediante un’adeguata documentazione. È quindi
responsabilità delle aziende che forniscono prestazioni pubbliche (Service
Public) fornire al SC tale documentazione adeguata (regolamenti del personale,
contratti di lavoro, mandati di prestazione, concessioni, accordi di
sovvenzione, CCL ecc.), al fine di dimostrare in maniera attendibile che esiste
un rischio diretto e concreto di licenziamento in caso di perdita del lavoro.
Non sono necessarie ulteriori verifiche. L’introduzione del lavoro ridotto va
respinta soltanto se i documenti presentati dal datore di lavoro non sono in
grado di provare il rischio di perdere posti di lavoro. 

Se sono soddisfatte tutte le condizioni per il diritto
all’indennità e l’ILR viene accordata, l’istituzione ha diritto all’ILR in
misura pari alle ore di lavoro perse e alla perdita computabile senza alcuna
differenza, proprio come ogni altra azienda che soddisfa le condizioni per il
diritto all’ILR. In particolare occorre osservare che, nel calcolo dell’ILR,
non sono dedotte né la parte sovvenzionata né la garanzia statale. Neppure
eventuali misure di sostegno decise a posteriori dal Parlamento o dal Consiglio
federale portano a una riduzione dell’ILR (ciò significa che questi pagamenti
non comporterebbero né il versamento di un importo inferiore dell’ILR né
rimborsi). Tali precisazioni entrano in vigore retroattivamente il 1° giugno
2020. 

In caso di decisione su opposizione, la presenza di
entrambe le suddette condizioni di diritto (rischio concreto di perdere posti
di lavoro e nessuna copertura completa dei costi operativi) deve emergere
chiaramente e inequivocabilmente dalla giustificazione, con precisi rimandi ai
documenti di riferimento.”

 

                                         In
quell’occasione è stato introdotto nella Direttiva un nuovo punto 2.6 a.
relativo al preannuncio di organizzazioni non commerciali:

 

" In
generale, i singoli e quindi le organizzazioni (indipendentemente dalla loro
forma giuridica) con cui sono impiegati non hanno diritto a ILR se non vi è una
perdita economica e il lavoro ridotto non serve a mantenere i posti di lavoro.

Un'organizzazione, ad esempio un'associazione o una cooperativa il
cui scopo è il benessere dei suoi membri e che è finanziata dalle quote
associative, non subisce alcuna perdita economica e i posti di lavoro non sono
in pericolo. Non vi è quindi alcun diritto a ILR, anche se il lavoro dei
dipendenti deve essere temporaneamente sospeso a causa di misure ufficiali.

Tuttavia, un'associazione che fornisce servizi e si finanzia con
le tasse che riceve in cambio (ad es. proventi delle vendite, biglietti
d'ingresso) può subire perdite economiche a causa di misure ufficiali e i posti
di lavoro possono essere messi in pericolo. Pertanto, il diritto all’ILR può
essere soddisfatto se le altre condizioni sono soddisfatte (assenza dal lavoro
inevitabile, non può essere evitata con misure economicamente sopportabili,
almeno il 10%, temporaneo, tipo di contratto di lavoro).

Nel caso di organizzazioni che rappresentano un misto di questi
due casi estremi, ad esempio che cofinanziano il personale dei dipendenti con
contratti o mandati più piccoli, occorre procedere ad una ponderazione degli
interessi caso per caso.

 

Caso di studio 1: Un'associazione
musicale locale che si esibisce occasionalmente in festival comunitari, ma il
cui reddito consiste principalmente in quote associative, donazioni, ecc. non
subisce alcuna perdita di lavoro a causa della cancellazione di un festival
comunitario, e il lavoro di un amministratore delegato impiegato su piccola
scala non è minacciato. In questo caso la richiesta all’ILR deve essere respinta.

Caso di studio 2: Un'orchestra
musicale, organizzata anche come associazione che paga gli stipendi dei
musicisti impiegati e di altro personale con il reddito delle sue esibizioni,
subisce la perdita di ore lavorative a causa dell'annullamento delle esibizioni
e del divieto di prove, e i posti di lavoro sono minacciati. In questo caso, il
diritto all’ILR deve essere accettato se le altre condizioni sono soddisfatte.

(…)”

 

                                         Nella
“Direttiva 2021/01: Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della
pandemia»” del 20 gennaio 2021, che ha sostituito la Direttiva 2020/15 del 30
ottobre 2020, la SECO ha mantenuto i citati p.ti 2.1, 2.2., 2.3, 2.6 ed ha così
modificato il punto 2.6 a:

 

"
2.6 a   Preannuncio di
organizzazioni non commerciali

 

L’art. 31 LADI disciplina le condizioni per il diritto
alla riscossione dell’ILR. Non si può escludere a priori che i lavoratori del
settore pubblico, delle aziende parastatali o di associazioni private non
abbiano alcun diritto all’indennità per lavoro ridotto. Lo status del datore di
lavoro (diritto pubblico, associazione, cooperativa, fondazione ecc.) è
irrilevante ai fini della questione, mentre al contrario è importante lo status
contributivo del lavoratore. Per ogni singolo caso è necessario verificare se
sussistono le condizioni per il diritto alla riscossione previste dall’articolo
31 LADI e se vi sia il rischio che il lavoratore interessato possa perdere il
posto di lavoro. Se un’azienda o un’attività commerciale è tenuta a garantire
lo svolgimento dell’attività a prescindere dalla situazione economica e dalle
difficoltà economiche, e se le maggiori spese sostenute o le perdite generate
sono coperte da fondi pubblici, di norma per i lavoratori interessati non
esiste alcun rischio di licenziamento immediato. In questi casi la richiesta
dell’ILR dovrebbe essere respinta. 

 

Þ  Vedi anche Prassi LADI ILR D38 nuovo”

 

                                         I
p.ti 2.1, 2.2., 2.3, 2.6 e 2.6 a sono rimasti invariati nella “Direttiva
2021/06: Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»” del 19
marzo 2021,che ha sostituito la Direttiva 2021/01 del 20 gennaio 2021, nella
Direttiva 2021/06 del 20 aprile 2021 che ha sostituito quella del 19 marzo 2021
e nella Direttiva 2021/13 del 30 giugno 2021 che sostituisce la Direttiva del
20 aprile 2021 (cfr. https://www.arbeit.swiss/secoalv/it/home/service
/publikationen/kreisschreiben---avig-praxis.html).

 

                                         Nella
“Direttiva 2021/16: Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della
pandemia»” del 1°ottobre 2021 che sostituisce la Direttiva 2021/13 del 30
giugno 2021 al posto del punto 2.6a è stato inserito il rinvio:

 

" Þ  Vedi Direttiva 2021/14 Prassi LADI ILR D38
nuovo”

 

                                         Quest’ultimo punto della
Prassi LADI ha integralmente ripreso il contenuto del punto 2.6a appena
riprodotto.

 

                               2.4.   Le
direttive amministrative - come la Prassi LADI emanata
dalla SECO - non costituiscono norme giuridiche e non sono
vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 9C_458/2020 del
27 settembre 2021 consid. 4.1.; DTF 147 V 79 consid. 7.3.2.; STF 8C_721/2020
del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF 9C_631/2019 del 19 giugno 2020
consid. 2.3.; STF 8C_331/2019 del 18 settembre 2019 consid. 4.3.;
STF 8C_902/2017 del 12 giugno 2018 consid. 4.2., pubblicata in DTF 144 V 195;
STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF
138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169
consid. 10.1 pag. 181).

 

                                         Quest’ultimo deve tenerne
conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. STF 8C_721/2020 del 15 giugno 2021
consid. 5.5.2.2.; STF 8C_214/2020 del 18 febbraio 2021 consid. 3.2; DTF 146 V
224; DTF 146 V 104; STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1; DTF 142 V 442 consid. 5.2 pag. 445 seg.; DTF 140 V 314
consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 133 V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag.
258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203
consid. 5.1.2; DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STF I 102/00
del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997
ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88
consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98
consid. 4a, pag. 300).

 

                                         Il giudice deve, invece,
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1.; DTF 130 V 229 consid. 2.1.;
STF H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid.
1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997
ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127,
SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V
65 consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220
consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233
consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4
consid. 3a; vedi inoltre Bois,
"Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag.
77ss; Duc-Greber: "La portée
de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale"
in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo,
"Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage",
Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul
Meno 1992, pag. 296-297).

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                               2.5.   Nella presente
evenienza dalle carte processuali, in particolare dallo Statuto, emerge che nel
1932, sotto la denominazione “RI 1”, è stata costituita una società - apolitica
e aconfessionale - di canto mista, avente per scopo l’insegnamento della musica
corale e folcloristica.

                                         Nel 1974 la
ragione sociale è stata modificata in “RI 1” (cfr. doc. 6: p.to 1 dello Statuto).

 

                                         I RI 1 - che non hanno
scopo di lucro (cfr. doc. 1; consid. 1.1.) - sono composti di soci attivi con
diritto di voto, soci onorari con diritto di voto e soci sostenitori senza
diritto di voto. 

                                         Socio attivo è colui che
frequenta regolarmente le lezioni e prende parte alle esecuzioni, socio
onorario è colui che si è particolarmente distinto a favore della Società e
sostenitore è colui che versa un contributo volontario. Ogni socio attivo è
tenuto a pagare la tassa sociale.

                                         L’ammissione al coro è
subordinata a un periodo di prova che viene deciso dal Comitato su proposta del
Maestro Direttore al quale è affidata la direzione artistica del coro e dipende
dal Comitato. La partecipazione dei coristi all’esecuzione è subordinata al
parere del Maestro (cfr. doc. 6: p.ti 2.1-2.6, 5.11 dello Statuto).

 

                                         Dal 1° maggio 2014
direttore artistico dei RI 1 è __________. Dal relativo contratto, nella
versione del 1° gennaio 2017, si evince che la retribuzione pattuita ammonta a
fr. 500.-- al mese ai quali vanno aggiunti fr. 100.-- a titolo di indennità di
trasferta. E’ inoltre stato precisato, da un lato, che “nel compenso sono
comprese le prove settimanali, il tempo di reperimento e la preparazione della
musica da proporre al coro, eventuali esibizioni pubbliche, ed eventuali
riunioni a carattere amministrativo/organizzativo”.

                                         Dall’altro, che “le
parti possono recedere dal presente contratto, comunicando la decisione con 90
giorni di preavviso” (cfr. doc. 3).

 

                                         Nella “Dichiarazione dei
salari e degli assegni familiari per l’anno 2018” agli atti è stato indicato che
il salario determinante AVS/AI/IPG per quell’anno da gennaio a dicembre era di
fr. 6'000.-- (fr. 500 x 12 mesi; cfr. doc. 3). 

                                         Dalla Chiusura conti per
il 2019 emerge quale “Onorario Maestro” l’importo di fr. 7'200.-- (fr. 600 x 12
mesi). Lo stesso ammontare è stato inserito nella Chiusura conti relativi al
2020 (cfr. doc. 8; 11).

 

                                         I
RI 1, il 15 aprile 2020, hanno inoltrato alla Sezione del lavoro un preannuncio
di lavoro ridotto per il periodo 15 aprile - 30 giugno 2020 per l’unico
dipendente, e meglio per il Maestro Direttore __________, con una perdita di
lavoro probabile del 100%. La richiesta è stata motivata facendo riferimento all’interruzione
delle prove settimanali dal 1° marzo 2020 a causa dell’emergenza Covid-19 e
all’impossibilità di rispettare gli ingaggi già previsti con conseguenti
difficoltà finanziarie (cfr. doc.1; consid. 1.1.).

 

                                         La Sezione del lavoro, il
28 aprile 2020, ha riconosciuto il diritto all’indennità per lavoro ridotto per
il periodo dal 15 aprile al 14 ottobre 2020 - poi decurtato al 31 agosto 2020
(cfr. doc. 4; consid. 1.2.).

                                         Il 12 novembre 2020
l’amministrazione ha posto ai RI 1 alcune domande al fine di completare le
informazioni a sua disposizione:

 

" 1.   Descrivere
in modo dettagliato le vostre attività;

 

2.   Fonti di
finanziamento delle vostre attività (tipologia di entrate);

 

3.   Eventuali
sussidi dal settore pubblico (Confederazione/Cantone/Comuni) e/o para-pubblico

      a. quanto
rappresentano i sussidi rispetto ai vostri ricavi annuali (in CHF e in
percentuale)?

      b. quanto
rappresentano i sussidi alla vostra massa salariale annuale (in CHF e in
percentuale)?

 

4.    Copia dei
contratti di prestazioni in vigore con il settore pubblico;

 

5.    Copia dei
contratti di prestazioni in vigore con altri enti pubblici/para-pubblici;

 

6.    Chi risponde
per/copre eventuali perdite d'esercizio. Ci sono garanzie di copertura del
deficit d'esercizio?

 

7.    Indicazione di
testi legislativi che disciplinano i finanziamenti alla vostra associazione;

 

8.    Inviare la copia
degli statuti dell'associazione

 

9.    Inviare la copia
dei conti annuali 2019 (conto economico, bilancio e, se esiste, rapporto di
revisione);

 

10.  Budget 2020; 

 

11.  Conseguenze immediate per il
personale dipendente nel caso le indennità per lavoro ridotto non vi fossero
concesse;

 

12.  Allestire una vostra tabella
e indicare la cifra d'affari mensile realizzata da gennaio 2016 ad ottobre
2020;

 

13.   Indicare la cifra d'affari
presumibile per i mesi di novembre e dicembre 2020, precisando com'è stata
calcolata.” (Doc. 5)

 

                                         Dallo scritto di risposta
del 23 novembre 2020 della parte ricorrente risulta quanto segue:

 

" 1.   Descrizione
attività.

      Coro misto in costume tradizionale. 

      Animazioni corali spontanee e non.

 

2.   Fonti di finanziamento

      - animazione
gratuita di pomeriggi nelle Case per Anziani, 2 volte l'anno;

      - su
chiamata per eventi privati (CHF 700.--/CHF 1'000.--), possibilmente 1 volta
l'anno;

      - su
chiamata da enti pubblici (__________ CHF 300.--/CHF 400.--, 2 volte l'anno);

      - per
eventi straordinari quali per es. partecipazioni in seno alla Federazione __________
(nessuna remunerazione);

      - tassa sociale (ca. CHF 500.--);

      - soci contribuenti (ca. CHF 2’000.--).

 

3.   Sussidi dal
settore pubblico (__________): CHF 1'000.—

 

4., 5., 6., 7. Nessuna documentazione

 

6.    Perdite
d'esercizio coperte dalla nostra associazione grazie agli accantonamenti.

 

7.    Testi
legislativi

 

8.    Statuto allegato

 

9.    Conti annuali
2019 allegati

 

10.  Budget 2020 allegato

 

11.  Conseguenze

      Stipendio mensile del Maestro da pagare in ogni caso.” (Doc.
6)

 

                                         Il 25 novembre 2020 la
Sezione del lavoro ha riconsiderato la decisione del 28 aprile 2020, sollevando
opposizione al versamento delle indennità per lavoro ridotto per il lasso di
tempo dal 15 aprile al 31 agosto 2020 (cfr. doc. 7; consid. 1.3.).

 

                                         I RI 1, il 30 novembre
2020, hanno interposto opposizione contro il provvedimento del 25 novembre 2020
(cfr. doc. 8) e il 1° giugno 2020, tramite messaggio di posta elettronica,
hanno sollecitato l’evasione della stessa con la seguente precisazione:

 

" (…) Il
nostro coro fa parte della Federazione __________ la quale è affiliata
all’Unione Svizzera dei Cori (USC) che è sostenuta dall’Ufficio federale della
cultura.

L’USC ha trasmesso a tutti i propri
affiliati un formulario per la richiesta di aiuti finanziari specificatamente
per lo stipendio dei Maestri Direttori.

Abbiamo in tal senso richiesto ulteriori
informazioni su come procedere tenuto conto che vi era una domanda cantonale
pendente.

L’USC ci ha risposto che, per poter
prendere una decisione in merito alla richiesta, è imperativo avere in mano una
decisione del Cantone di appartenenza del coro.

Pertanto, fintanto che non saremo in
possesso di tale decisone, positiva o negativa, l’USC non potrà darci nessun
aiuto. (…)” (Doc. 9)

 

                                         Il 15 giugno 2021
l’amministrazione ha chiesto alla parte ricorrente di produrre copia dei conti
annuali 2020 (conto economico, bilancio e, se esistente, rapporto di
revisione), copia del budget 2021, copia della dichiarazione dei salari AVS
2020. La Sezione del lavoro ha inoltre inviato la medesima a specificare (se
non figurante nei conti annuali 2020) se ha beneficiato di contributi speciali
COVID-19 per l’anno 2020 e di allestire una tabella con l’indicazione della
cifra d’affari effettiva realizzata da gennaio 2016 a maggio 2021 (cfr. doc.
10). 

 

                                         I RI 1 hanno dato seguito
alla richiesta il 24 giugno 2021 (cfr. doc. 11). 

                                      

                                         Con decisione su
opposizione del 26 luglio 2021 la Sezione del lavoro ha confermato il proprio
provvedimento del 25 novembre 2020, rilevando segnatamente che l’esistenza
della parte ricorrente non era compromessa, siccome la principale fonte di
ricavo è costituita da contributi pubblici, quote e contributi sociali,
rispettivamente che non sussisteva alcun rischio immediato e concreto di
licenziamento del Maestro Direttore (cfr. doc. A; III; consid. 1.5.).

 

                               2.6.   Chiamata a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, questa Corte rileva innanzitutto che Il Consiglio
federale, fondandosi sugli art. 185 cpv. 3 Cost, 6 e 7 LEp, ha emanato una
serie di ordinanze riguardanti provvedimenti per combattere il coronavirus.

 

                                         Con la prima ordinanza del
28 febbraio 2020 (Ordinanza 1 Covid-19; RU 2020 573) è stato vietato lo
svolgimento in Svizzera di manifestazioni pubbliche o private cui fossero
presenti oltre 1’000 persone contemporaneamente (cfr. art. 2).

 

                                         Il 13 marzo 2020 il
Consiglio federale ha emesso l’Ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il
coronavirus (Ordinanza 2 Covid-19; RU 2020 773) con la quale ha stabilito
ulteriori misure, in particolare nei confronti della popolazione, per ridurre
il rischio di trasmissione e per combattere il coronavirus. Le attività
presenziali in scuole, scuole universitarie e altri centri di formazione sono
state vietate; è stato vietato lo svolgimento di manifestazioni pubbliche o
private a cui siano presenti 100 o più persone contemporaneamente; ai
ristoranti e ai bar, nonché alle discoteche e ai locali notturni è stato
consentito accogliere non più di 50 persone contemporaneamente, incluso il
personale.

 

                                         Al riguardo è utile
rilevare che con sentenza 2C_280/2020 del 15 aprile 2020, pubblicata in SVR
2020 AHV Nr. 14 pag. 41, il Tribunale federale ha stabilito che il controllo
astratto della costituzionalità dell’Ordinanza 2 COVID-19 è escluso dalla legge
sul Tribunale federale (cfr. pure STF 2C_776/2020 del 23 settembre 2020).

 

                                         Nel Canton Ticino il
Consiglio di Stato, con risoluzione n. 1262
dell’11 marzo 2020, ha decretato lo stato di necessità sull’intero territorio
cantonale (art. 20 della Legge sulla protezione della popolazione - RL 500.100: “Si ha stato di necessità quando, a seguito di catastrofi,
conflitti armati o altre situazioni d’emergenza che comportano un pericolo
imminente per lo Stato, le persone o le cose, non sia più possibile garantire
con i mezzi ordinari l’attività amministrativa o i servizi d’interesse pubblico
e la protezione e l’assistenza delle persone e delle cose a livello cantonale,
regionale o locale.”).

 

                                         In seguito, iI 14 marzo
2020, il Consiglio di Stato, con risoluzione n. 1298, ha ordinato la chiusura di
tutti gli esercizi pubblici (ristoranti, bar, ecc.), dei negozi (tranne i punti
vendita di generi alimentari di prima necessità e di farmaci e le stazioni di
servizio) e di altre attività aperte al pubblico (quali parrucchieri ed
estetisti). Per le altre attività dell’economia privata il Governo ha indicato
di limitare le attività al minimo indispensabile e di rispettare le norme
igieniche accresciute e di distanza sociale.

 

                                         Il 16 marzo 2020 il
Consiglio federale ha decretato la situazione straordinaria ai sensi dell’art.
7 LEp.

 

                                         L’Ordinanza 2 COVID-19 è
stata modificata il 16 marzo 2020 con effetto dal 17 marzo 2020 (RU 2020 783).

                                         In particolare giusta l’art.
6 cpv. 1 e 2 concernente manifestazioni e strutture:

 

" 1 È vietato lo svolgimento di manifestazioni
pubbliche o private, incluse le manifestazioni sportive e le attività
societarie. 

 

2 Le strutture accessibili al pubblico sono chiuse,
segnatamente: 

a.   negozi e
mercati; 

b.   ristoranti;

c.   bar, nonché
discoteche, locali notturni ed erotici; 

d.   strutture
ricreative e per il tempo libero, segnatamente musei, biblioteche, sale
cinematografiche, sale per concerti, teatri, case da gioco, centri sportivi,
palestre, piscine, centri benessere, stazioni sciistiche, giardini botanici e
zoologici e parchi di animali; 

e.   strutture
che offrono servizi alla persona con contatto corporeo quali parrucchieri,
saloni di massaggio, studi di tatuaggio e centri estetici.”

 

                                         L’art. 12 cpv. 6 Ordinanza
2 COVID-19 contempla l’applicazione dell’art. 6 fino al 19 aprile 2020.

 

                                         Il 20 marzo 2020
nell’Ordinanza 2 COVID-19 è stato introdotto in particolare il nuovo art. 7c
relativo al divieto di assembramento di persone nello spazio pubblico (RU 2020
863), che ai cpv. 1 e 2 sancisce:

 

" 1 Sono
vietati gli assembramenti di più di 5 persone nello spazio pubblico,
segnatamente nei luoghi pubblici, sui sentieri e nei parchi. 

2 Negli assembramenti fino a 5 persone deve
essere mantenuta una distanza di almeno due metri dalle altre persone.”

 

                                         L’art. 7c cpv. 1, il 29
aprile 2020 con validità dall’11 maggio 2020 (cfr. RU 2020 1401) è stato così
modificato: 

 

" 1 Sono
vietati gli assembramenti di più di cinque persone nello spazio pubblico,
segnatamente nei luoghi pubblici, sui sentieri e nei parchi; fanno eccezione
gli assembramenti di bambini nelle aree per la ricreazione.”

 

                                         Dall’11
maggio 2020 il Consiglio federale ha di conseguenza stabilito la riapertura di
negozi, ristoranti, mercati, musei e delle biblioteche. Nelle scuole del
livello elementare e secondario è stato ripreso l’insegnamento presenziale e
nello sport di massa e di punta sono stati consentiti gli allenamenti (cfr. www.admin.ch
/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-78948.html).

 

                                         Dal 6 giugno 2020 sono
state vietate le manifestazioni con più di 300 persone (cfr. art. 6 cpv. 2
Ordinanza 2 Covid-19 modifica del 27 giugno 2020 in vigore dal 6 giugno 2020;
RU 2020 1815).

                                         Ai sensi dell’art. 6 cpv.
3 “alle manifestazioni e alle strutture in cui si svolgono, quali sale
cinematografiche, locali per concerti e teatri, si applica quanto segue: a.
deve essere elaborato e attuato un piano di protezione secondo l’articolo 6d;
b. in caso di contatto stretto tra presenti che non vivono nella stessa
economia domestica si applica l’articolo 6e sulla registrazione dei dati di
contatto; c. chi organizza la manifestazione deve designare una persona
responsabile di far rispettare il piano di protezione”.

 

                                         Inoltre l’art. 7c è stato
modificato come segue:

 

" Art. 7c
cpv. 1 e 2 1 Sono vietati gli assembramenti di più di 30 persone nello spazio
pubblico, segnatamente nei luoghi pubblici, sui sentieri e nei parchi; sono
fatti salvi gli assembramenti di allievi nelle aree per la ricreazione. 

2 Negli assembramenti fino a 30 persone
devono essere rispettate le raccomandazioni dell’UFSP concernenti l’igiene e il
distanziamento sociale; le raccomandazioni di distanziamento sociale non si
applicano nei casi in cui il loro rispetto non è opportuno, segnatamente per
gli allievi, i genitori e i loro figli o le persone che vivono comprovatamente
nella stessa economia domestica.”

 

                                         Il 19 giugno 2020 il Consiglio
federale ha poi adottato l’Ordinanza sui provvedimenti per combattere
l’epidemia di COVID-19 nella situazione particolare (Ordinanza COVID-19
situazione particolare) in vigore dal 20, rispettivamente 22 giugno 2020 (cfr.
RU 2020 2213).

 

                                         L’ordinanza 2 COVID-19 del
13 marzo 202019 è stata abrogata con effetto dal 22 giugno 2020 (cfr. art. 28
Ordinanza 3 Covid-19 del 19 giugno 2020; RU 2020 2195).

 

                                         L’art. 1 della citata
Ordinanza COVID-19 situazione particolare, relativo all’oggetto e allo scopo,
prevede che la medesima stabilisce provvedimenti nei confronti della
popolazione, delle organizzazioni, delle istituzioni e dei Cantoni per
combattere l’epidemia di COVID-19 (cpv. 1). I provvedimenti sono finalizzati a
impedire la diffusione del coronavirus (COVID19) e a interrompere le catene di
trasmissione (cpv. 2).

 

                                         Giusta
l’art. 6 cpv. 2 e 3:

 

" 2 Per le manifestazioni con oltre 300
visitatori, in caso di registrazione dei dati di contatto secondo l’articolo 4
capoverso 2 lettera b occorre prevedere una suddivisione in settori di posti in
piedi o a sedere con un massimo di 300 persone. 

3 Per le manifestazioni
private, segnatamente gli eventi familiari, che non si tengono in strutture
accessibili al pubblico o i cui partecipanti sono noti agli organizzatori, si
applica unicamente l’articolo 3. Se non è possibile rispettare il
distanziamento raccomandato né adottare misure di protezione, l’organizzatore è
tenuto a trasmettere i dati di contatto delle persone presenti secondo
l’articolo 5 capoverso 2.”

 

                                         L’Ordinanza COVID-19
situazione particolare è stata regolarmente adattata a seconda
della situazione epidemiologica (cfr. https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/2020/439/it/history).

 

                               2.7.   In relazione alla domanda di
indennità per lavoro ridotto inoltrata dai RI 1 il 15 aprile 2020 (cfr. doc. 1;
consid. 1.1.), la Sezione del lavoro ha dapprima, il 28 aprile 2020, emesso una
decisione con la quale ha riconosciuto il relativo diritto dal 15 aprile al 14
ottobre 2020 (in seguito decurtato al 31 agosto 2020; cfr. doc. 4; consid.
1.2.) che ha poi riconsiderato il 25 novembre 2020 negando il diritto.

                                         L’art. 53 LPGA concernente
la revisione e la riconsiderazione prevede:

 

" 1 Le decisioni e le decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a
revisione se l’assicurato o l’assicuratore scoprono successi­vamente nuovi
fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in
precedenza.

2 L’assicuratore
può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente
passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro
rettifica ha una notevole importanza.

3 L’assicuratore
può riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali
è stato inoltrato ricorso, fino all’invio del suo preavviso all’autorità di
ricorso.”

 

                                         L’art. 53 LPGA ha
codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore (cfr. DTF 133
V 50 consid. 4.1; STF U 408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio
2007; STF K 147/03 del 12 marzo 2004; STF U 149/03 del 22 marzo 2004; STF I
133/04 dell'8 febbraio 2005).

 

                                         L’amministrazione
può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata
oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza dubbio errata e la
correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2 LPGA, STF
9C_200/2021 del 1° luglio 2021; STF 8C_624/2018 dell’11 marzo 2019 consid.
2.2.; STF 8C_113/2012 del 21 dicembre 2012 consid. 5.1.; STF U 408/06 del 25
giugno 2007).

 

                                         Mediante
la riconsiderazione si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto,
rispettivamente un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei fatti,
e meglio “un accertamento errato dei fatti, nel senso di
una valutazione degli stessi” (cfr. STF 9C_452/2017 del 6
febbraio 2018 consid. 4). Un cambiamento di prassi oppure di giurisprudenza non
giustifica di principio una riconsiderazione (cfr. DTF 117 V 8 consid. 2c; 115
V 308 consid. 4a/cc). Una decisione è manifestamente errata, non soltanto
quando è stata presa sulla base di norme giuridiche sbagliate o inappropriate,
ma anche quando delle disposizioni fondamentali non sono state applicate oppure
lo sono state in modo inappropriato (cfr. STF 9C_181/2010 del 12 agosto 2010,
consid. 3 con riferimenti).

 

                                         Una decisione, per essere
considerata manifestamente errata ai sensi dei disposti di cui all’art. 53 cpv.
2 LPGA, non deve dare spazio ad alcun ragionevole dubbio, o, in altre parole “Zweifellosigkeit bedeutet, dass
kein vernünftiger Zweifel
daran möglich sein darf,
dass eine Unrichtigkeit vorliegt;
es ist ein einziger Schluss - eben derjenige auf
eine Unrichtigkeit – möglich” (cfr. DTF 126 V
401; DTF 125 V 393; STF 9C_307/2011 del 23 novembre 2011 consid. 3.2.;
STF U 288/05 del 14 dicembre 2005 consid. 2; STF U
378/05 del 10 maggio 2006 consid. 5.2.; STF U 127/05 del 16 agosto 2005 consid. 2.1.; STCA 38.2015.69 del
5 aprile 2016).

 

                                         Circa
l'ulteriore presupposto necessario per poter riconsiderare una decisione,
ovvero quello dell'importanza particolare che deve rivestire la rettifica, si
veda pure STF 9C_603/2016 del 30 marzo 2017; STF C 24/01 e C 137/01 del 28
aprile 2003; STF C 44/02 del 6 giugno 2002 e DLA 2000 N. 40, pag. 208. 

 

                               2.8.   In
concreto il TCA ricorda che l’art. 31 cpv. 1 lett. d LADI, prevede che i
lavoratori hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto se “la perdita di
lavoro è probabilmente temporanea ed è presumibile che con la diminuzione del
lavoro potranno essere conservati i posti di lavoro”. (cfr. consid. 2.2.)

 

                                         Per
costante giurisprudenza federale si presume che la perdita di lavoro sia
temporanea (cfr. DTF 111 V 379 consid. 2b pag. 384, B. Rubin, “Commentaire de la loi sur
l’assurance-chômage”. Ed. Schulthess 2014 pag. 345).

 

                                         Le
direttive della SECO (cfr. consid. 2.3.) stabiliscono peraltro chiaramente che “sia
la pandemia stessa, sia la perdita di lavoro ad essa associata devono essere
considerate temporanee”.

 

                                         In
casu la Sezione del lavoro ritiene, per contro, non ossequiata l’ultima parte
di questa condizione secondo cui “è presumibile che con la diminuzione del
lavoro potranno essere conservati i posti di lavoro”.

 

                                         Nel
caso di specie non si è confrontati con un’azienda privata commerciale nel vero
senso del termine.

                                         In effetti i RI 1 sono
un’associazione il cui scopo non è di lucro, bensì l’insegnamento della musica
corale e folcloristica tramite lezioni ed esecuzioni (cfr. doc. 6; consid.
2.5.).

 

                                         I lavoratori delle
organizzazioni non commerciali, quali le associazioni, non sono esclusi a
priori dal diritto alle indennità per lavoro ridotto, ma occorre verificare per
ogni singolo caso, in particolare, se vi sia il rischio che il lavoratore
interessato possa perdere il lavoro (cfr. consid. 2.3.).

 

                                         La
giurisprudenza federale ha peraltro stabilito che le aziende
pubbliche o che svolgono un servizio pubblico possono eccezionalmente
beneficiare delle indennità per lavoro ridotto in presenza di due condizioni
cumulative, da una parte, per quel che riguarda i lavoratori, il reale rischio
di licenziamento a breve termine, visto che si tratta di una misura preventiva
e temporanea (cfr. art. 31 cpv. 1 lett. d LADI), d’altra parte, per quel che
riguarda l’azienda, se essa corre un rischio proprio per la sua stessa
esistenza e cioè rischia di dover chiudere a seguito della perdita di lavoro
(in caso contrario la perdita di lavoro, non sarebbe dovuta a motivi economici
e inevitabile; cfr. art. 32 cpv. 1 lett. a LADI; DTF 121 V 362).

 

                                         Al riguardo Rubin (op.cit., pag. 343) sottolinea che
il diritto all’indennità per lavoro ridotto “est réservé aux
employés qui risquent de perdre leur place à brève échéance (ATF 121 V 362
consid. 3b p. 368). N'ont pas droit à indemnité en cas
de RHT les employés des services publics dont Ie statut ou les possibilités de
mutation au sein de l'administration leur assurent une protection contre un
licenciement à brève échéance.”.

 

                                         Il
Consiglio federale, il 26 agosto 2020, e il Consiglio nazionale, il 25
settembre 2020, hanno del resto proposto di respingere la mozione 20.3540 della
Consigliera nazionale Martina Bircher (Gruppo dell’unione democratica di Centro
Unione democratica di centro) “Indennità per lavoro ridotto. Esecuzione non
uniforme nei Comuni e nelle imprese a partecipazione comunale” dell’8 giugno
2020 con cui ha chiesto al Consiglio federale di adeguare la legge
sull'assicurazione contro la disoccupazione (LADI) al fine di garantire che si
dia esecuzione all'indennità per lavoro ridotto (art. 31 segg. LADI) in modo
uniforme e su un piano di parità di legge per le istituzioni e le imprese a
partecipazione comunale.

                                         Il Consiglio federale ha
osservato:

 

"
Lo scopo principale dell'ILR è salvaguardare i posti di lavoro,
ovvero evitare i licenziamenti a breve termine in caso di calo temporaneo della
domanda di beni e servizi e di conseguenti perdite di lavoro.

Anche i fornitori di servizi pubblici come i Comuni e le imprese a
partecipazione comunale sono stati colpiti dalla crisi del coronavirus.
Tuttavia, di solito non sono esposti a rischi aziendali o di fallimento perché
le prestazioni del servizio pubblico devono essere garantite a prescindere
dalla situazione economica. Di norma, non c'è un rischio immediato che queste
aziende taglino posti di lavoro perciò non hanno diritto all'ILR. In questi
casi, versare l'ILR significherebbe addossare i costi salariali al fondo
dell'assicurazione contro la disoccupazione (AD) anche se la questione non si
pone perché la volontà del legislatore è proprio quella di evitare i
licenziamenti a breve termine. Inoltre, è irrilevante che i dipendenti delle
aziende che erogano servizi pubblici versino contributi all'AD. Infatti, oltre
a tale obbligo, per avere diritto all'ILR devono essere soddisfatti tutti gli
altri requisiti. Tuttavia, i lavoratori delle aziende che forniscono
prestazioni del servizio pubblico non sono esclusi totalmente dal diritto
all'ILR; ne hanno infatti diritto qualora siano esposti a un rischio concreto e
immediato di disdetta del proprio contratto.

Come accennato nella mozione, gli enti pubblici (Confederazione,
Cantoni e Comuni) agiscono in molteplici forme. I Comuni, ad esempio, possono
erogare i servizi autonomamente, assegnare concessioni, accordare garanzie di
deficit o affidare incarichi a imprese di diritto privato. Questa lista non
esaustiva di possibilità può variare da un Comune all'altro.

Poiché gli enti pubblici agiscono in molti modi diversi non è
possibile stabilire per legge in maniera uguale per tutti quando un
collaboratore di un'azienda che eroga servizi pubblici rischia di perdere il
posto di lavoro. Ad esempio per gli impiegati delle piscine coperte il rischio
di essere licenziati non è lo stesso in tutta la Svizzera appunto perché le
collettività funzionano secondo modalità differenti, ragion per cui non si può
concedere o negare a priori il diritto all'ILR a questa categoria di persone.
Per rispettare il principio e l'idea di fondo dell'ILR gli organi d'esecuzione
dell'AD devono valutare il rischio caso per caso.

Per gli organi d'esecuzione queste valutazioni individuali non
rappresentano una novità e finora non hanno provocato problemi né incertezze
poiché la giurisprudenza del Tribunale federale in materia è sufficientemente
chiara. La SECO ha inoltre emanato istruzioni destinate agli organi
d'esecuzione che non si prestano a fraintendimenti. Infine, come è scritto
nella legge, sono i lavoratori ad avere diritto all'ILR, non i datori di
lavoro. Pertanto il tipo di azienda non è l'unico criterio per stabilire se
sussiste tale diritto, ma occorre piuttosto verificare se il singolo lavoratore
è esposto al rischio di perdere il posto di lavoro per motivi economici oppure
no.” (cfr. https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20203540)

 

                                         Questo Tribunale, in due
sentenze 38.2020.69 e 38.2020.70 del 12 aprile 2021 cresciute incontestate in
giudicato, trattandosi di due corporazioni di diritto pubblico ha concluso che
non esisteva il diritto ad indennità per lavoro ridotto in quanto i singoli
lavoratori non incorrevano un rischio di licenziamento visto che l’azienda era
tenuta a svolgere comunque i compiti fissati nella legge.

                                         È invece stata lasciata
aperta la questione di sapere se il diritto all’indennità doveva essere negato
anche perché eventuali deficit dell’azienda sarebbero stati comunque coperti
attraverso fondi pubblici.

 

                                         La medesima soluzione è
stata adottata da questa Corte in due sentenze 38.2021.31 e 38.2021.37 del 30
agosto 2021 relative ad un’altra corporazione di diritto pubblico.

 

                                         Il TCA è arrivato alla
medesima conclusione in una sentenza 38.2021.9 del 18 maggio 2021, pure
cresciuta incontestata in giudicato, a proposito di una società che non era
un’azienda privata nel vero senso del termine.

                                         Per l’unico dipendente non
esisteva un effettivo rischio di licenziamento a breve termine e la perdita di
lavoro faceva comunque parte del normale rischio aziendale.

 

                                         Nel Messaggio concernente
la Legge federale sulle basi legali delle ordinanze del Consiglio federale
volte a far fronte all’epidemia di COVID-19 (legge COVID 19) del 12 agosto 2020
il Consiglio federale al punto 2.3.8 ha sottolineato che:

 

" In quanto
strumento dell’assicurazione contro la disoccupazione lo scopo l’IRL non è
quello di garantire la sopravvivenza dell’esercizio o di coprire le perdite e
la diminuzione del fatturato, bensì quello di salvaguardare i posti di lavoro.
Di fatto s’intende evitare che il temporaneo calo della domanda dei prodotti e
servizi offerti e la conseguente perdita di lavoro provochi a breve termine
un’ondata di licenziamenti.” (FF 2020 5797 (5818)).

 

                                         Tale principio è stato ricordato
dal Tribunale federale in una sentenza 8C_17/2021 del 20 maggio 2021 consid.
4.6.3, di cui è prevista la pubblicazione nella Raccolta ufficiale.

 

                               2.9.   Nella presente fattispecie quale
dipendente della parte ricorrente risulta unicamente il Maestro Direttore, __________,
attivo dal maggio 2014 e al quale è affidata la direzione artistica del coro (cfr.
doc. 1; 6; consid. 2.5.).

 

                                         Come indicato nella
decisione su opposizione e nella risposta di causa (cfr. doc. A; III), il
medesimo svolge in seno al coro un’attività essenziale.

                                         In effetti i RI 1 stessi,
nell’opposizione del 30 novembre 2020, hanno affermato che “(…) sarebbe
impossibile pensare di rimanere senza il nostro Maestro, figura di importanza
fondamentale per il nostro coro e con il quale il rapporto di lavoro è tutt’ora
in vigore” (cfr. doc. 8).

                                         Nel ricorso gli stessi
hanno, altresì, dichiarato che “se il nostro coro dovesse licenziare
il Maestro __________, la nostra attività sarebbe fortemente compromessa e il
coro destinato a chiudere i battenti. Va da sé che nessun contributo né
pubblico e tantomeno privato sarebbe concesso. L'esistenza del nostro coro è
pertanto vincolata alla presenza di un Maestro Direttore” (cfr. doc. I;
consid. 1.6.).

                                         Al riguardo giova peraltro
evidenziare che alla domanda dell’amministrazione “Conseguenze
immediate per il personale dipendente nel caso le indennità per lavoro ridotto
non vi fossero concesse” la parte ricorrente, il 23 novembre 2020, aveva
risposto “Stipendio mensile del Maestro da pagare in ogni caso” (cfr.
doc. 6).

 

                                         Va poi considerato che a
fine primavera/inizio estate 2020 i cori amatoriali, a seguito degli
allentamenti intervenuti a maggio/giugno 2020, hanno potuto riprendere le
attività che sono in seguito state vietate dal 2
novembre 2020 (cfr. art. 6f cpv. 3 Ordinanza Covid-19 situazione
particolare modifica del 28 ottobre 2020 in vigore dal 2 novembre 2020, RU 2020
4503; https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-80882.html).

                                      

                                         Dalla Chiusura conti 2019
si evince, del resto, che a fronte di entrate pari a fr. 9'445.85 le uscite
ammontano a fr. 13'197.95 con una maggiore uscita di fr. 3'752.10 (cfr. doc.
6), mentre dalla Chiusura conti al 31 dicembre 2020 risultano entrate di
complessivi fr. 10'964.20 e uscite di fr. 13'021.80 con una maggiore uscita,
diminuita rispetto al 2019, di fr. 2'057.60 (cfr. doc. 11). In proposito si
rileva in particolare, da un lato, che le entrate relative ai soci contribuenti
sono aumentate da fr. 1'800.-- nel 2019 a fr. 1'950.-- nel 2020, dall’altro,
che nel 2020, oltre al contributo di fr. 1'000.-- da parte della __________
rimasto invariato rispetto al 2019, i RI 1 hanno beneficiato anche di un
contributo di fr. 500.-- da parte dell’__________ (cfr. doc. 11; 6).

 

                                         In
simili condizioni il TCA ritiene che, in concreto, non esisteva per il Maestro
Direttore, unico dipendente della parte ricorrente e figura fondamentale,
nonché di assoluto riferimento per i RI 1 - il cui contratto poteva comunque
essere disdetto soltanto con 90 giorni di preavviso (cfr. doc. 3) - un
effettivo rischio di licenziamento a breve termine (cfr. consid. 2.8.).

 

                                         Lo scopo dell’indennità
per lavoro ridotto non è d’altronde quello di garantire l’esistenza di un’azienda
o coprire la perdita di fatturato, bensì quello di evitare dei licenziamenti (cfr.
STF 8C_17/2021 del 20 maggio 2021 consid. 4.6.3, già citata al consid. 2.8.).

 

                                         Ne discende che
l’insorgente, nel lasso di tempo 15 aprile - 31 agosto 2020, non aveva diritto a
indennità per lavoro ridotto (cfr. art. 31 cpv. 1 lett. d LADI; consid. 2.2.).

 

                             2.10.   Alla luce di quanto sopra
occorre concludere che  la decisione emessa dalla parte resistente il 28 aprile
2020 di accordare le indennità per lavoro ridotto dal 15 aprile 2020 (cfr. doc.
4; consid. 1.2.) era manifestamente errata.

                                         Inoltre la rettifica del
provvedimento si rivelava, con riferimento all’attribuzione di ILR da metà
aprile ad agosto 2020 (giusta l’art. 34 cpv. 1 e 2 LADI l’indennità per lavoro
ridotto ammonta all’80 per cento della perdita di guadagno computabile.
Determinante, fino al limite massimo valido per il calcolo dei contributi (art.
3), è il salario, convenuto contrattualmente, dell’ultimo periodo salariale
prima dell’ini­zio del lavoro ridotto, in casu di fr. 500.-- mensili; cfr. doc.
3; consid. 2.5.), di notevole importanza. 

 

                                         La decisione del 28 aprile
2020 poteva, conseguentemente, essere riconsiderata tramite l’emanazione della
decisione del 25 novembre 2020 (cfr. doc. 7; consid. 1.3.).

 

                                         La nuova decisione
dell’amministrazione di negare le ILR per il periodo 15 aprile – 31 agosto 2020
non presta, dunque, il fianco a critiche.

 

                             2.11.   L’art. 61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020,
prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita
per le parti; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia
essere imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

 

In data 1° gennaio 2021 è
entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora
unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica.
Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA
secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è
soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

Secondo l’art. 82a
LPGA (Disposizione transitoria, cfr. RU 2021 358), ai
ricorsi pendenti dinanzi al tribunale di primo grado al momento dell’entrata in
vigore della modifica del 21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

 

In concreto, il ricorso è
del 3 settembre 2021, per cui torna applicabile la nuova disposizione legale.
Trattandosi di prestazioni LADI, il legislatore non ha previsto di prelevare le
spese (cfr. STCA 38.2021.11 del 7 giugno 2021 consid. 2.7.; STCA 38.2021.9 del
18 maggio 2021 consid. 2.14.; STCA 38.2021.8 dell’8 marzo 2021 consid. 2.8.). 

 

Sul tema cfr. anche la
sentenza 8C_265/2021 del 21 luglio 2021.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso, in quanto
ricevibile, è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta
in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti