# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f977647e-2872-5cb1-80ff-611d5b41262b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-10-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.10.2008 C-3026/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-3026-2007_2008-10-15.pdf

## Full Text

Corte II I
C-3026/2007
{T 0/2}

Sentenza del 15 ottobre 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Ruth Beutler, Blaise Vuille,
cancelliere Graziano Mordasini.

A._______, 
patrocinata dall'Avv. Marco Garbani,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Rifiuto di riesame di un divieto d'entrata.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-3026/2007

Fatti:

A.
Interrogata  il  14 dicembre  2005  dalla  Polizia  cantonale  ticinese, 
A._______,  cittadina  ucraina  nata  il...,  ha  dichiarato  di  risiedere  in 
Italia dall'8 aprile 2002 a beneficio di  un permesso di  soggiorno con 
scadenza al 9 dicembre 2005 di cui ha richiesto il rinnovo e di lavorare 
nella  vicina  Penisola  come  commerciante  ambulante  e  domestica. 
Essa  ha  poi  rilevato  di  voler  intraprendere  presso  le  competenti 
autorità  ticinesi  i  passi  necessari  al  fine  di  svolgere  l'attività  di 
prostituta  presso  il  bar  B._______  di  C._______.  L'interessata  ha 
infine  affermato  di  avere  lavorato  come  prostituta  nel  suddetto 
esercizio pubblico a tre riprese, e meglio: per circa una settimana nel 
maggio 2004 e per  circa due mesi,  a  due riprese,  dal  maggio 2005, 
rispettivamente dall'agosto dello stesso anno. 

B.
Con decisione del 16 gennaio 2006, notificata il 23 gennaio seguente, 
l'UFM ha pronunciato nei confronti  di  A._______ un divieto d'entrata 
valido  fino  al  15 gennaio  2009.  L'autorità  inferiore  ha  motivato  la 
decisione come segue:

"Gravi infrazioni alle prescrizioni di polizia degli  stranieri (soggiorno illegale, 

abusiva attività). Straniera il cui ritorno in Svizzera è indesiderato a motivo del 

suo comportamento (prostituzione)".

L'autorità  di  prima  istanza  ha  altresì  tolto  l'effetto  sospensivo  al 
ricorso.

L'interessata non ha interposto ricorso avverso la suddetta decisione, 
la quale è pertanto cresciuta in giudicato. 

C.
In  data  6 marzo  2007,  agendo  per  il  tramite  del  suo  patrocinatore, 
A._______  ha  inoltrato  presso  l'UFM  un'istanza  di  riesame  della 
decisione del 16 gennaio 2006. Essa ha in  particolare rilevato come 
l'autorità  penale  non  avesse  ravvisato  alcuna  attività  o  soggiorno 
abusivi  nel  suo  atteggiamento,  constatazione  rafforzata  dall'agente 
interrogante  che  le  aveva  assicurato  di  potere  continuare  a 
soggiornare in Ticino, purchè senza svolgere attività,  precisando poi 
come  l'autorità  amministrativa  fosse  vincolata  dai  fatti  appurati 

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dall'autorità  penale.  L'interessata  ha  inoltre  dichiarato  di  essere 
convolata a nozze nel settembre 2006 con un cittadino italiano titolare 
di  un permesso quale frontaliere in Svizzera, di  modo che essa può 
beneficiare delle libertà assicurate dagli accordi bilaterali. 

D.
Con  decisione  del  26 marzo  2007,  l'UFM  ha  respinto  la  suddetta 
domanda  di  riesame.  L'autorità  inferiore  ha  in  primo  luogo  rilevato 
come A._______ avesse confermato di avere lavorato quale prostituta 
presso il locale B._______ di C._______ a tre riprese tra il 18 maggio 
2004  e  il  29 agosto  2006  senza  autorizzazione,  commettendo  in  tal 
modo  gravi  infrazioni  alla  legge  del  26 marzo  1931  concernente  la 
dimora  e  il  domicilio  degli  stranieri  (LDDS  del  1931,  CS  1  117).  Il 
suddetto  Ufficio  ha  poi  affermato  che,  in  virtù  del  principio  della 
separazione  dei  poteri,  l'autorità  amministrativa  può  decidere 
indipendentemente  dalle  considerazioni  del  giudice  penale  e  che 
quindi,  sebbene  l'autorità  penale  non  ha  emesso  alcuna  sanzione 
inerente  il  comportamento  dell'interessata,  la  decisione in  oggetto  è 
pienamente giustificata quale provvedimento amministrativo preventivo 
e di controllo. Esso ha infine dichiarato che il fatto che A._______ è al 
beneficio di un valido permesso di soggiorno in Italia dall'aprile 2002 e 
che  essa  è  coniugata  dal  settembre 2006  con  un  cittadino  italiano 
titolare  di  un  permesso  di  frontaliere  non  costituiscono  motivi 
determinanti atti a modificarne la posizione.

E.
In  data  29 aprile  2007,  l'interessata  è  insorta  avverso  la  suddetta 
decisione.  Essa  ha  in  primo  luogo  affermato  che  la  decisione 
impugnata era stata emanata sulla  scorta  di  un'assunzione di  prove 
irregolare  non  essendo  stato  rispettato  il  diritto  dell'avvocato  a 
partecipare  agli  interrogatori  di  polizia,  prevalendosi  poi  di  una 
violazione del diritto di essere sentito in quanto l'UFM si è rifiutato di 
compiegare le notifiche che vengono citate nel verbale di polizia e che 
l'autorità  di  prime  cure  ritiene  essere  la  causa  dell'infrazione.  La 
ricorrente, moglie extraeuropea di un cittadino italiano, si è prevalsa di 
una violazione del principio della non-discriminazione garantito dall'art. 
2 dell'Accordo bilaterale del 21 giugno 1999 tra la Comunità Europea e 
i  suoi  Stati  membri  da  una  parte,  e  la  Confederazione  svizzera, 
dall'altra,  in  materia  di  libera  circolazione  delle  persone  (ALC,  RS 
0.142.112.681) in  rapporto a persone oggetto di  un divieto d'entrata 
che, sposate con cittadini svizzeri, ne ottengono la revoca, rilevando la 

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presenza di  una disuguaglianza anche nei  confronti  di  due cittadine 
dei  paesi  baltici  che,  oggetto  della  medesima  inchiesta,  hanno 
ottenuto  la  revoca del  provvedimento  pronunciato  nei  loro  confronti. 
Essa  ha  infine  rilevato  una  violazione  del  diritto  al  soggiorno  ed 
all'attività lucrativa dei famigliari  di cittadini  europei (art. 7 lett. d e e 
ALC), nonché di quello di assicurare ogni facilitazione all'ottenimento 
di tali autorizzazioni (art. 1 allegato I ALC).

F.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  suddetto ricorso,  con preavviso 
del  14 giugno  2007,  l'UFM  ha  postulato  la  reiezione  del  gravame. 
L'autorità di prime cure ha ripreso le argomentazioni sviluppate nella 
sua  decisione  del  26 marzo  2007,  precisando  che  la  situazione 
dell'interessata  non si  è  modificata  in  modo tale  da giustificare  una 
valutazione diversa della fattispecie.

G.
Invitata  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
intimata,  con replica del 3 luglio 2007 la ricorrente ha ribadito che il 
suo matrimonio con un cittadino italiano frontaliere in Ticino costituisce 
una  circostanza  modificata  rispetto  alla  situazione  iniziale  che 
giustifica l'annullamento del divieto d'entrata. Essa ha poi rilevato che 
la prostituzione costituisce un'attività tutelata dalla libertà economica, 
di  modo  che  il  provvedimento  in  oggetto,  il  quale  si  fonda  su  un 
controllo  per  un'attività  che  essa  potrebbe  esercitare  liberamente 
nell'ambito degli accordi bilaterali, risulta pertanto paradossale.

H.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta replica, con duplica del 
16 luglio 2007, l'UFM ha affermato che, nonostante il matrimonio con 
un  cittadino  europeo,  A._______  non  può  beneficiare  degli  accordi 
bilaterali,  in  quanto  l'art.  3  cpv.  1  dell'Allegato  I  ALC  prevede 
unicamente  che i  membri  della  famiglia  di  un cittadino di  una parte 
contraente avente diritto di  soggiorno hanno il  diritto di  stabilirsi  con 
esso, nella fattispecie quindi in Italia. L'autorità di prime cure ha inoltre 
sottolineato  che  l'attività  di  prostituta,  sebbene  tutelata  dalla  libertà 
economica, non dispensa il cittadino straniero che la svolge di farlo nel 
rispetto delle disposizioni legali che concernono l'entrata e il soggiorno 
degli stranieri.

I.
Con  scritto  del  15 maggio  2008,  la  ricorrente  ha  contestato 

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l'estensione al Liechtenstein del divieto d'entrata pronunciato nei suoi 
confronti, ritenendo che la Svizzera non ha la competenza o la facoltà 
di  limitare  la  libera  circolazione  nel  Principato  sancito  dalle  norme 
comunitarie a cui essa ha diritto di appellarsi, chiedendo nel contempo 
il ritiro a titolo provvisionale di questo limite posto dall'UFM.

J.
Chiamato ad esprimersi in merito alla suddetta missiva, con preavviso 
complementare  del  6 giugno  2008,  l'UFM  ha  affermato  che  l'ALC, 
concluso  tra  la  Svizzera  e  la  Comunità  europea  ed  i  suoi  Paesi 
membri, non può essere applicato al di fuori delle parti  contraenti, in 
casu al Liechtenstein. L'autorità di prime cure ha rilevato che, giusta 
l'art. 3 dell'Accordo tra la Svizzera e il Principato del Liechtenstein sul 
trattamento  dei  cittadini  di  un  terzo  Stato  nel  Principato  del 
Liechtenstein  per  quanto  concerne  la  polizia  degli  stranieri  e  sulla 
collaborazione  nell'ambito  di  quest'ultima  (RS  0.142.115.143),  gli 
effetti  del  divieto  d'entrata  in  oggetto  si  estendono al  territorio  della 
Confederazione  elvetica  come  pure  a  quello  del  Principato  del 
Liechtenstein.  Il  suddetto  Ufficio  ha  infine  ribadito  che  A._______, 
quale moglie di un cittadino di un Paese membro dell'UE che svolge 
un'attività  in  Svizzera  quale  frontaliere  non  può  beneficiare  delle 
disposizioni degli Accordi bilaterali.

K.
Invitata  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  complementare 
dell'autorità intimata, con replica del 27 giugno 2008 la ricorrente ha 
affermato  che  il  Principato  del  Liechtenstein  fa  parte  dell'Unione 
europea,  di  modo  che  il  divieto  d'entrata  in  oggetto  pronunciato  da 
un'autorità  amministrativa  svizzera  viola  il  principio  della  libera 
circolazione  sancito  tra  i  Paesi  dell'Unione  europea.  Essa  ha  poi 
rilevato che in data 2 novembre 1994 la Svizzera ha concluso con il 
Principato un aggiornamento del suddetto accordo al cui art. 2 let. e è 
previsto che  “in caso di divergenze tra la legislazione federale sull'entrata, 
l'uscita,  la  dimora  e  il  domicilio  degli  stranieri  e  il  diritto  dello  SEE,  per  il 

Principato del Liechtenstein si applica il  diritto dello SEE nei confronti  delle 

sue relazioni con le parti contraenti dell'accordo SEE”.

L.
Con duplica dell'11 luglio 2008, l'UFM ha sottolineato che il Principato 
del Liechtenstein non fa parte dell'Unione europea, rilevando poi che 
l'art. 2 lett. e dell'accordo del 6 novembre 1963 si applica unicamente 

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alle eventuali divergenze tra la legislazione svizzera e quella dello SEE 
ma  non  tratta  eventuali  divergenze  tra  il  diritto  SEE  e  le  relazioni 
bilaterali tra la Svizzera e il Liechtenstein.

Diritto:

1.
Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge  del  17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: TAF o il 
Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della 
legge  federale  del  20 dicembre 1968  sulla  procedura  amministrativa 
(PA,  RS 172.021)  prese  dalle  autorità  menzionate  agli  art.  33  e  34 
LTAF.

In particolare,  le  decisioni  in  materia  di  divieto  d'entrata in  Svizzera 
rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità  dell'amministrazione 
federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF  -  possono  essere 
impugnate, conformemente all'art. 20 cpv. 1 LDDS, dinanzi  al  TAF, il 
quale statuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con 
l'art.  83  let.  c  cifra  1  della  legge  del  17 giugno  2005  sul  Tribunale 
federale [LTF, RS 173.110]).

2.
L'entrata  in  vigore,  il  1°  gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16 dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione della LDDS conformemente all'art. 125 LStr (in relazione 
con  la  cifra  I  del  suo allegato),  e  di  alcune  ordinanze d'esecuzione 
quali,  in  particolare,  in  virtù  dell'art. 39 dell'ordinanza del  24 ottobre 
2007 concernente la procedura d'entrata e di rilascio del visto (OPEV, 
RS  142.204)  nonché  dell'art.  91  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007 
sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201), 
l'ordinanza  d'esecuzione  del  1°  marzo  1949  della  legge  federale 
concernente la dimora e il  domicilio degli  stranieri  (ODDS del  1949, 
RU 1949 I 233), l'ordinanza del 14 gennaio 1998 concernente l'entrata 
e la notificazione degli stranieri (OEnS, RU 1998 194) e l'ordinanza del 
6 ottobre  1986  che  limita  l'effettivo  degli  stranieri  (OLS,  RU  1986 
1791).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1° gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni di legge (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2). Ciò è il caso nella 

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presente fattispecie; il vecchio diritto (materiale) è quindi applicabile. 

Conformemente  all'art.  126  cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le 
domande presentate prima dell'entrata in  vigore,  il  1° gennaio 2008, 
della LStr è retta dal nuovo diritto.

Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF).

3.
A._______  ha  diritto  di  ricorrere  (art.  48  PA)  e  il  suo  ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

4.
La domanda di riesame, richiesta non sottoposta ad esigenze formali o 
di  termine,  presentata  ad  un'autorità  amministrativa  in  vista  di  una 
riconsiderazione di una decisione emanata da quest'ultima e che ha 
acquisito  forza di  cosa giudicata,  non è espressamente contemplata 
dalla PA (cfr. DTF 109 Ib 246 consid. 4a; Giurisprudenza delle autorità 
amministrative  della  Confederazione  [GAAC]  63.45  consid.  3a  e 
riferimenti  ivi  citati;  ANDRÉ GRISEL,  Traité  de droit  administratif,  vol.  II, 
Neuchâtel  1984,  p. 947),  ma è  stata  tuttavia  dedotta  dall'art. 66  PA, 
dagli  art. 8  e  29  cpv. 2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione  svizzera  del  18  aprile  1999  (Cst,  RS  101),  nonché 
dalla dottrina e dalla giurisprudenza.

Codesta  procedura,  la  quale  costituisce  un  rimedio  giuridico 
straordinario,  non  deve  comunque  essere  il  mezzo  per  aggirare  i 
termini di ricorso o continuare a rimettere in discussione una decisione 
cresciuta in giudicato (cfr. DTF 127 I 133 consid. 6, 120 Ib 42 consid. 
2b;  GAAC  67.109,  63.45  consid.  3a  in  fine;  sentenza  del  Tribunale 
federale 2A.20/2004 del 7 aprile 2004;  ANDRÉ GRISEL,  op. cit.,  p. 948). 
Essa non dovrebbe inoltre avere quale scopo quello di  eliminare un 
errore  di  diritto  (cfr.  DTF  111  Ib  209  consid.  1;  GAAC  55.2),  di 
beneficiare  di  una  nuova  interpretazione  o  di  una  nuova  prassi  o 
ancora di ottenere un nuovo apprezzamento di  fatti  già conosciuti  al 
momento  della  procedura  ordinaria  (cfr.  DTF  98  Ia  568  consid.  5b; 
GAAC 53.4 consid. 4 e 53.14 consid. 4;  BLAISE KNAPP,  Précis de droit 
administratif, Basilea e Francoforte sul Meno, 1991, p. 276).

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Nella  misura  in  cui  la  domanda  di  riesame  costituisce  un  rimedio 
giuridico  straordinario,  l'autorità  amministrativa  è  tenuta  ad 
occuparsene unicamente a certe condizioni.

In  assenza  di  una  decisione  su  ricorso  sul  merito  relativa  alla 
decisione  di  cui  è  chiesto  il  riesame,  le  condizioni  sono  adempiute 
allorquando  il  richiedente  invoca  uno  dei  motivi  di  revisione  di  cui 
all'art. 66 PA o una modifica rilevante delle circostanze dal momento in 
cui è stata emanata la prima decisione (cfr. DTF 124 II 1 consid. 3a, 
120 Ib 42 consid. 2b, 113 Ia 146 consid. 3a, 109 Ib 246 consid. 4a, 100 
Ib  368  consid.  3  e  riferimenti  ivi  citati;  GAAC  67.106  consid.  1  e 
riferimenti  ivi  citati;  cfr.  GRISEL,  op.  cit.,  vol.  II,  p.  947ss;  ALFRED 
KÖLZ/ISABELLE HÄNER, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege 
des  Bundes,  Zurigo  1998,  p. 156  segg.;  URSINA BEERLI-BONORAND,  Die 
ausserordentlichen  Rechtsmittel  in  der  Verwaltungsrechtspflege  des 
Bundes und der Kantone, Zurigo 1985, p. 171ss, in particolare p. 179 e 
185 e riferimenti ivi citati). 

La  domanda  di  riesame  presuppone  che  i  motivi  fatti  valere  a  suo 
sostegno siano importanti, vale a dire tali da influenzare - a seguito di 
un  apprezzamento  giuridico  corretto  -  l'esito  della  contestazione  e, 
quindi,  di  comportare  una  modifica  a  favore  dell'interessato  della 
decisione di cui ha chiesto il riesame. In altre parole, è necessario che 
i nuovi fatti o la modifica delle circostanze siano decisivi e che i mezzi 
di prova offerti siano propri ad accertarli (cfr. DTF 122 II 17 consid. 3, 
110 V 138 consid. 2 ; sentenza del Tribunale federale 2A.304/2002 del 
16 agosto 2002 consid. 4.3; GAAC 63.45 consid. 3a, 55.2 et 55.40 ; 
GRISEL,  op.  cit.,  p. 944;  KNAPP,  op.  cit.,  p.  276;  GYGI, 
Bundesverwaltungsrechtspflege,  Berna  1983,  p. 262s.;  JEAN-FRANÇOIS 
POUDRET, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. 
V, Berna 1992, p. 18 ch. 5.3, p. 27 ch. 2.2.2 et p. 32 ch. 2.3.2). 

5.
Nel corso della procedura inerente la presente fattispecie A._______ 
ha  affermato  che  la  decisione  dell'UFM  del  16 gennaio  2006 
sottoposta a riesame era stata emanata sulla scorta di un'assunzione 
di prove irregolare ed in violazione del suo diritto di essere sentita. La 
ricorrente, convolata a nozze con un cittadino italiano a beneficio di un 
permesso di frontaliere in Ticino, si è inoltre prevalsa di una violazione 
del  principio  della  non-discriminazione  garantito  dall'art.  2  ALC,  ha 
invocato l'esistenza di una disuguaglianza nei confronti di due cittadine 

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dei  paesi  baltici  che  hanno  ottenuto  la  revoca  del  provvedimento 
pronunciato  nei  loro  confronti  e  del  non  rispetto  del  suo  diritto  al 
soggiorno ed all'esercizio di un'attività lucrativa (art. 7 lett. d e e ALC), 
nonché di quello di assicurare ogni facilitazione all'ottenimento di tali 
autorizzazioni (art. 1 allegato I ALC). Essa ha infine sostenuto che la 
Svizzera non ha la competenza per limitare la libera circolazione nel 
Principato  del  Liechtenstein  sancito  dalle  norme  comunitarie  a  cui 
essa ha diritto di appellarsi.

5.1 Nella fattispecie la decisione del 16 gennaio 2006 dell'UFM di cui 
è  chiesto  il  riesame  non  è  stata  impugnata  e  non  ha  quindi  fatto 
oggetto di una decisione su ricorso. Le condizioni per un riesame sono 
pertanto adempiute se il richiedente invoca uno dei motivi di revisione 
di  cui  all'art.  66  PA  (cfr.  supra  4).  Il  Tribunale  rileva  che  le 
argomentazioni  di  A._______ inerenti  le  asserite  violazioni  di  natura 
procedurale nell'inchiesta che ha portato all'emanazione di un divieto 
d'entrata  nei  suoi  confronti,  nonché  l'estensione  di  questo 
provvedimento  al  territorio  del  Principato  del  Liechtenstein non 
costituiscono nuovi elementi suscettibili di modificare l'apprezzamento 
dei  fatti  della  causa. L'interessata  era al  corrente degli  stessi  già  al 
momento  dell'adozione  del  provvedimento  amministrativo,  ed  essa 
avrebbe dovuto quindi  prevalersi  delle  suesposte argomentazioni nel 
quadro  di  una  procedura  di  ricorso  avverso  la  decisione  di  divieto 
d'entrata pronunciata in data 16 gennaio 2006 (cfr. art. 66 cpv. 3 PA). 
Giova infatti  rammentare  che l'oggetto  della  procedura  di  riesame è 
limitato  ai  fatti  nuovi  intervenuti  posteriormente  alla  pronuncia  della 
decisione  contestata  e  che  hanno  comportato  una  modifica  della 
situazione  personale  della  richiedente.  Il  Tribunale  non  deve  quindi 
entrare nel merito delle suddette contestazioni.

5.2 Di contro, il matrimonio celebrato in data 18 settembre 2006 dalla 
ricorrente  con  un  cittadino  italiano,  quindi  posteriore  alla  data  di 
crescita  in  giudicato  dalla  decisione  di  divieto  d'entrata  in  oggetto, 
costituisce un fatto  nuovo tale  da modificare  in  maniera  rilevante  le 
circostanze. È pertanto a giusto titolo che l'autorità di  prime cure ha 
ritenuto la richiesta del 6 marzo 2006 come una domanda di riesame 
della  sua precedente  decisione di  divieto  d'entrata  in  Svizzera  ed è 
entrata in materia sulla stessa (per quanto attiene la delimitazione tra 
la  competenza dell'autorità  di  prima istanza in  materia  di  riesame e 
quella  dell'autorità  di  ricorso  in  materia  di  revisione:  cfr. 
Giurisprudenza e informazioni  della Commissione svizzera di  ricorso 

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in  materia  d'asilo  [GICRA]  1995  n°  21  consid. 1/b-c  p. 202  segg  e 
riferimenti ivi citati).

5.3 Giusta l'art. 3 cpv. 1 dell'Allegato I ALC, i membri della famiglia di 
un  cittadino  di  una  parte  contraente  avente  un  diritto  di  soggiorno 
hanno  diritto  di  stabilirsi  con  esso. Giusta  il  cpv. 2  lett.  a  di  questa 
norma,  il  coniuge,  qualunque  sia  la  sua  cittadinanza,  è  considerato 
membro della famiglia. Il diritto al ricongiungimento familiare, il quale 
garantisce poi  un diritto di  accedere ad un'attività  economica (art. 3 
cpv.  5  Allegato  I  ALC),  presuppone  sempre  un  diritto  di  residenza 
originario  di  un  cittadino  CE/AELS giusta  le  disposizioni  dell'ALC. Il 
diritto  di  residenza dei  familiari  costituisce quindi  un  diritto  derivato, 
valido  di  principio  solo  fino  a  che  sussiste  il  diritto  originario  (cfr. 
Istruzioni  dell'UFM  concernenti  l'introduzione  graduale  della  libera 
circolazione delle persone [versione 30 giugno 2008], pag. 87). Nella 
fattispecie A._______ ha contratto matrimonio con un cittadino italiano 
a beneficio di un permesso di frontaliere in Svizzera, vale a dire con 
una  persona  che  ha  la  sua  residenza  sul  territorio  della  parte 
contraente  e  che  esercita  un'attività  retribuita  sul  territorio  dell'altra 
parte contraente e ritorna al luogo del proprio domicilio di norma ogni 
giorno, o almeno una volta alla settimana (art. 7 cpv. 1 Allegato I ALC). 
Alla luce di quanto esposto, come rilevato a giusto titolo dell'autorità 
intimata nella sua duplica del 16 luglio 2007, la ricorrente, nonostante 
il  matrimonio  con  un  cittadino  di  un  Paese  dell'UE  attivo  quale 
frontaliere  in  Svizzera,  non  può  beneficiare  delle  disposizioni  degli 
Accordi  bilaterali.  L'interessata  non  può  pertanto  prevalersi  del 
principio della non discriminazione ancorato all'art. 2 ALC, norma che 
si applica unicamente ai cittadini di una parte contraente.

5.4 Nel suo ricorso del 29 aprile 2007, A._______ ha inoltre sostenuto 
che due cittadine dei paesi baltici, oggetto della medesima inchiesta, 
hanno  ottenuto  la  revoca  del  divieto  d'entrata  pronunciato  nei  loro 
confronti,  prevalendosi  quindi  implicitamente  di  una  violazione  del 
principio  dell'uguaglianza  garantito  dall'art.  8  Cst.  L'interessata  si  è 
prevalsa  di  questa  argomentazione  in  termini  generali,  senza 
referenze  e  motivazioni,  venendo  pertanto  meno  al  suo  dovere  di 
sostenere le proprie affermazioni e di fornire le indicazioni necessarie 
al  fine  di  permettere  le  verifiche  delle  sue  argomentazioni  (cfr.  in 
particolare  la  sentenza  del  Tribunale  federale  2A.449/1999  del 
10 gennaio  2000  consid.  4a/bb).  Inoltre  ogni  fattispecie  va  trattata 
singolarmente alla luce delle proprie particolarità, di modo che il fatto 

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che altre  persone,  peraltro  cittadine di  Stati  entrati  a  far  parte  della 
Comunità  europea,  abbiano  ottenuto  la  revoca  dei  provvedimenti 
amministrativi pronunciati nei loro confronti non è determinante.

6.
Alla  luce  di  quanto  esposto,  si  constata  che  la  ricorrente  non  ha 
apportato  alcun  fatto  o  mezzo  di  prova  rilevante  posteriore 
all'emanazione  della  decisione  del  16 gennaio  2006  cresciuta  in 
giudicato. Di conseguenza, è a giusto titolo che l'autorità di prime cure 
ha respinto la domanda di riesame dell'interessata.

7.
Ne  discende  che  l'UFM  con  decisione  del  26 marzo  2007  non  ha 
violato il diritto federale, nè abusato del suo potere di apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

8.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  vengono  poste  a 
carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1-3 del 
regolamento  del  21 febbraio 2008 sulle  tasse e  sulle  spese ripetibili 
nelle cause dinanzi al  Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 
173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto. 

2.
Le spese processuali, di Fr. 700.- , sono poste a carico della ricorrente 
e sono computate con l'anticipo dello stesso importo versato in data 
7 agosto 2007.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- autorità inferiore (incarto 6097790.2 di ritorno) 
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno)

La presidente del collegio: Il cancelliere:

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini

Data di spedizione: 

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