# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 41bbb9b9-bf8d-5a0b-a32b-3cbe950f5593
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-18
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 18.06.2013 S 2013 10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2013-10_2013-06-18.pdf

## Full Text

S 13 10

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 18 giugno 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. In data 26 luglio 2012 mentre stava spostando da un ripiano alto circa 1.70 m 

un pacco di legno, …, 1968, di professione falegname, sottovalutava il peso 

della tavola e questa gli scivolava in mano. In quel momento il lavoratore 

risentiva un colpo a livello della spalla destra. Il medico curante consultato 

subito dopo lo inviava all’Ospedale regionale di …, dove veniva inizialmente 

sospettata una rottura della cuffia dei rotatori (relazione dell’8 agosto 2012) e in 

seguito una lussazione acromio-clavicolare Tossy I (relazione dell’11 settembre 

2012). L’esame radiologico eseguito il 26 luglio 2012 non presentava segni di 

lussazione o di fratture mentre la susseguente artroscopia eseguita il 21 agosto 

2012 presso lo stesso ospedale evidenziava una leggera artrosi acromio-

clavicolare e una leggera tendinopatia del sopraspinato. Nessun segno per 

contro di un’avvenuta lussazione. Nell’annuncio d’infortunio del 31 agosto 2012 

il medico riferiva di una distorsione alla spalla destra. Dopo aver preso visione 

delle diagnosi mediche e aver nuovamente sentito l’interessato sul decorso del 

presunto infortunio, con decisione 5 ottobre 2012, l’Istituto nazionale svizzero di 

assicurazione contro gli infortuni (qui di seguito semplicemente assicuratore 

infortuni), presso il quale il citato falegname era obbligatoriamente assicurato 

contro le conseguenze di malattie e infortuni professionali e non, rifiutava 

l’erogazione di qualsiasi prestazione assicurativa non ritenendo che 

l’avvenimento del 26 luglio 2012 potesse essere classificato come infortunio e 

non presentando l’assicurato neppure una lesione corporale parificabile a 

infortunio. La tempestiva opposizione, mediante la quale l’assicurato insisteva 

sul carattere infortunistico dell’avvenimento del 26 luglio 2012, veniva respinta 

con decisione 29 novembre 2012.

2. In data 20 dicembre 2012, l’assicurato insorgeva contro detto provvedimento 

davanti all’assicuratore infortuni, che faceva poi proseguire la pratica al 

Tribunale amministrativo dei Grigioni. In sostanza, nel proprio ricorso l’istante 

ribadisce il carattere infortunistico dell’avvenimento, come del resto 

confermerebbe la lesione riportata e il previsto intervento chirurgico del 15 

gennaio 2013. In ogni caso, tutti i medici che sinora l’avrebbero visto 

concorderebbero nel ritenere di carattere infortunistico la lesione subita.  

3. Nella risposta di causa del 1. marzo 2013, l’assicuratore infortuni confermava il 

ben fondato della decisione di rifiuto e postulava la completa reiezione del 

ricorso. Dalla descrizione dell’accaduto fatta inizialmente, non sarebbero 

ravvisabili gli estremi di un avvenimento infortunistico e la dinamica 

dell’accaduto non permetterebbe neppure di concludere alla presenza di una 

lesione corporale parificabile a infortunio. 

4. Replicando, l’assicurato forniva una nuova versione dei fatti, poiché la prima 

esposizione sarebbe stata riportata da un collega che non avrebbe capito o che 

avrebbe capito poco la lingua portoghese. Giusta la nuova descrizione della 

fattispecie, il pannello che il lavoratore avrebbe inteso spostare avrebbe 

nascosto alla vista, essendo collocato in alto sul ripiano, un secondo pannello 

posto sopra il primo. Spostando quindi la tavola sottostante, l’assicurato si 

sarebbe veduto cadere addosso due pannelli, che avrebbe fermato, l’uno con la 

mano sinistra e l’altro con la destra, onde evitare che gli arrivassero in testa. 

Nell’operazione di arresto, la mano destra sarebbe stata tesa e quindi l’impatto 

sulla mano avrebbe provocato un contraccolpo alla spalla dove si sarebbe 

sentito un crac, seguito da immediato dolore e paresi al braccio. 

5. Nella duplica, veniva dall’assicuratore ribadita l’irrilevanza della nuova versione, 

non essendo neppure da questa deducibile il verificarsi di un avvenimento 

infortunistico in senso legale. 

Considerando in diritto:

1. a) E’ controversa in primo luogo l’esistenza di un avvenimento infortunistico. 

Secondo l’art. 6 cpv. 1 della legge federale su l’assicurazione contro gli infortuni 

(LAINF; RS: 832.20), per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le 

prestazioni assicurative sono concesse in caso d’infortunio professionale, 

d’infortunio non professionale e di malattie professionali. L’art. 4 della legge 

sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS: 830.1) 

definisce infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario, 

apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta 

la salute fisica, mentale o psichica o provochi la morte. Gli elementi costitutivi 

dell'infortunio - i quali sono l'involontarietà, la repentinità, il danno alla salute 

(fisica o psichica), un fattore causale esterno e la straordinarietà di tale fattore - 

devono essere realizzati cumulativamente. Discende dalla definizione stessa di 

infortunio che il carattere straordinario del danno non concerne gli effetti del 

fattore esterno, ma unicamente il fattore esterno in quanto tale, il quale deve 

eccedere il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono, 

oggettivamente, considerare quotidiani o usuali (DTF 129 V 404 cons. 2.1, 122 

V 233 cons. 1, 121 V 38 cons. 1a e riferimenti). Irrilevante risulta pertanto che il 

fattore esterno abbia provocato, se del caso, gravi ed inaspettate conseguenze 

(DTF 134 V 79 cons. 4.3.1, 129 V 404 cons. 2.1, 122 V 233 cons. 1, 121 V 38 

cons. 1a, 118 V 61 cons. 2b e 283 cons. 2a). Dottrina e giurisprudenza 

ammettono l'esistenza di un fattore (esterno) straordinario anche se una lesione 

- tenuto conto della costituzione fisica e delle abitudini, professionali o extra-

professionali, dell'interessato - si verifica in seguito ad un movimento 

scoordinato oppure ad uno sforzo eccessivo, segnatamente ad uno 

spostamento o al sollevamento di un peso. La giurisprudenza esige, perché si 

possa ammettere il fattore causale di sforzi eccessivi, che essi superino in 

modo evidente le sollecitazioni cui la vittima è normalmente esposta e alle quali, 

per costituzione, consuetudine o addestramento, essa è abitualmente in grado 

di resistere. Da un altro lato, per poter ritenere che lesioni corporali siano state 

causate da movimenti scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti 

in circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma. 

Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la 

conseguenza che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate 

(DTF 122 V 232 cons. 1, 121 V 38 cons. 1a, 118 V 61 cons. 2b, 283 cons. 2, 

116 V 138 cons. 3a e b nonché 147 cons. 2a).

b) In termini di prova, va ricordato che tocca all'assicurato - rispettivamente a chi 

intende dedurre diritti da tale circostanza - rendere verosimile, in un caso di 

specie, l'esistenza di tutti gli elementi costitutivi dell'infortunio (DTF 116 V 139 

cons. 4a e b, 114 V 306 cons. 5d e 111 V 201 cons. 6b). Gli stessi principi 

sono, ovviamente, applicabili alla prova dell’esistenza di una lesione corporale 

parificabile ai postumi di un infortunio (DTF 116 V 141 cons. 4b e 114 V 306 

cons. 5b). 

2. a) In base all’iniziale descrizione dell’evento, spostando da un ripiano alto circa 

1.70 m un pacco di legno di circa 10 kg l’assicurato sottovalutava il peso della 

tavola e questa gli scivolava in mano. In seguito veniva fornita la versione 

stando alla quale sul primo pacco di legno ve ne fosse un secondo, pure 

scivolato con la prima tavola e che avrebbe parimenti richiesto di essere 

bruscamente fermato per non finire in testa all’assicurato. In ogni caso in 

nessuna versione viene preteso che la tavola o una della due tavole fosse finita 

direttamente a ferire la spalla destra, in tutte le versioni fornite si tratta sempre e 

solo dell’arresto di una tavola e del risentire un colpo alla spalla. Da quanto 

appena esposto si evince che non vi é stato l’intervento di un fattore causale 

esterno: il danno alla salute si é, infatti, manifestato senza che vi sia stato 

impatto né con altre persone né con oggetti. Entra pertanto in considerazione 

solo una lesione corporale causata da movimenti scombinati o incongrui poiché 

va scartata a priori l'ipotesi di uno sforzo manifestamente eccessivo. 

b) Infatti, giusta la giurisprudenza del Tribunale federale, per uomini esercitanti 

attività manuali sollevare, trasportare o spostare pesi inferiori ai 100 kg non 

viene considerato sforzo eccessivo (sentenze del Tribunale federale U 252/06 

del 4 maggio 2007, U 144/06 del 23 maggio 2006, cons. 2.2, U 222/05 del 21 

marzo 2006, cons. 3.2 e U 110/99 del 12 aprile 2000, cons. 3). In DTF 116 V 

136, l’Alta Corte federale negava l’esistenza di uno sforzo eccessivo in 

relazione alle dorsalgie immediatamente lamentate da un infermiere 36enne 

dopo che lo stesso aveva, da solo, trasferito, da un tavolo operatorio a un letto, 

un paziente del peso di 100-120 kg. Allo stesso modo è stato giudicato il caso 

di un’infermiera di 53 anni, la quale, intenta a sistemare una degente del peso 

di circa 80 kg che giaceva a letto in posizione anomala, accusava un blocco 

lombare in quanto la collega, impegnata con lei nell’operazione, non aveva 

coordinato l’azione lasciando gravare su di lei tutto il peso della paziente 

(sentenza inedita del 17 dicembre 1993 in re M., U 123/93). In una successiva 

vertenza, pubblicata in RAMI 1994 no. U 185 pag. 70 cons. 2b, veniva per 

contro ammessa l’esistenza di un fattore esterno straordinario nel caso di 

un’altra infermiera 32enne, la quale, impegnata a trasferire dal letto alla sedia a 

rotelle un degente molto pesante, si procurava un trauma da sollevamento nel 

tentativo - riuscito grazie a uno sforzo eccessivo e repentino - di evitare 

l’improvvisa caduta del paziente che si era inaspettatamente afflosciato. 

L’esistenza di un fattore straordinario è ugualmente stata negata per 

un’infermiera 39enne di 62 kg di peso che si era ritrovata a dover sostenere da 

sola un paziente di 66 kg onde evitarne la caduta. Per contro è stato ammesso 

il carattere straordinario di uno sforzo compiuto da un’infermiera 49enne che, 

occupata a spostare insieme a una collega una pensionata andicappata, aveva 

dovuto improvvisamente sostenere tutto il peso in quanto la collega aveva 

mancato la presa. Il carattere infortunistico era stato ammesso poiché 

l’assicurata non aveva avuto altra scelta se non quella d’intervenire con uno 

sforzo violento e repentino onde evitare una caduta della paziente (STF del 15 

ottobre 2004 U 9/04). 

c) Questi esempi dimostrano chiaramente che nell’evenienza non è dato parlare di 

sforzo eccessivo. In base alle prime indicazioni in termini di peso contenute 

nella relazione ospedaliera dell’8 agosto 2012, il pacchetto in oggetto pesava 

ca. 10 kg e lo scaffale era alto 1.70 m. Giusta la versione fornita 

telefonicamente il data 18 settembre 2012, l’assicurato avrebbe risentito lo 

strappo a livello della spalla sollevando un peso di 30 kg da un’altezza di un 

metro. Questa versione veniva poi corretta allorquando all’interessato veniva 

richiesto di sottoscrivere la deposizione ed il peso indicato con 30 kg veniva 

aumentato a 30 – 50 kg. Infine, in sede di ricorso l’istante si sarebbe infortunato 

volendo evitare la caduta di due pannelli, per i quali non veniva data più alcuna 

indicazione in termini di peso. Nell'ambito assicurativo si considera che la prima 

versione dei fatti sia solitamente più imparziale e attendibile delle versioni 

fornite nel corso del procedimento e che possono essere consciamente o 

inconsciamente influenzate da considerazioni fatte in un secondo tempo, 

magari a giudizio conosciuto sulla valutazione alla quale le prime affermazioni 

hanno dato adito. Per questo, il valore probatorio della prima versione è 

solitamente più elevato di quelle successive (DTF 121 V 47, 115 V 143 cons. 

8c; STA S 04 97 e 00 166). Anche partendo dal presupposto che la tavola di 

legno non pesasse i ca. 10 kg dichiarati inizialmente, ma che fosse più pesante, 

è indubbio che un falegname che toglie da un ripiano situato ad un’altezza 

superiore alla sua una tavola di legno e debba fermare repentinamente la 

stessa per non lasciarla cadere (il fatto che la tavola sia stata fermata con la 

mano tesa esclude che la stessa sia stata in caduta libera) non adempie le 

condizioni dello sforzo eccessivo neppure se l’oggetto dovesse pesare 

effettivamente i 30 o i 50 kg pretesi nelle successive versioni. 

d) Perché una lesione corporale dovuta ad un movimento scombinato sia 

attribuibile ad infortunio ai sensi della LAINF, è necessario che tale movimento 

si sia prodotto in circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste, fuori 

programma. In una sentenza U 277/99 del 30 agosto 2001, il Tribunale federale 

ha negato la presenza di un infortunio nel caso di un assicurato che aveva 

compiuto un movimento molto veloce e brusco con il braccio destro, allo scopo 

di trattenere una paletta che stava per scivolare da un sollevatore, ritenendo 

non vi fosse alcuna eccezionalità nell’accaduto e che la presenza di un fattore 

esterno straordinario non potesse essere ammessa già dopo il prodursi di un 

movimento di riflesso ad una determinata situazione. Nella sentenza U 1/02 del 

12 luglio 2002, il Tribunale federale confermava l’assenza di un infortunio nel 

caso di una segretaria, la quale, nel tentativo di evitare la caduta a terra di un 

grosso classificatore, che si trovava in alto ad uno scaffale, ha compiuto un 

movimento rotatorio verso l'esterno con la spalla sinistra procurandosi una 

rottura trasmurale della porzione distale del tendine del sopraspinato (vedi 

anche la sentenza U 236/04 del 10 gennaio 2005). 

e) Anche in considerazione dei principi sanciti nella giurisprudenza appena 

illustrata, quanto accaduto all’istante il 26 luglio 2012 non può essere 

considerato un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA. Il semplice fatto di bloccare 

un pacco di legno con la mano tesa perché non cada da uno scaffale, anche se 

il lavoratore ne dovesse aver effettivamente sottovalutato il peso non soddisfa i 

requisiti richiesti per ammettere l’esistenza di un infortunio ai sensi di legge. 

Essendo il concetto di infortunio una nozione giuridica, quanto affermato dai 

medici che hanno visitato e curato il paziente è a questo riguardo ininfluente.

3. a) L’art. 9 cpv. 2 dell’ordinanza sull’assicurazione contro gli infortuni (OAINF; RS 

832.202) prevede che se non attribuibili indubbiamente a una malattia o a 

fenomeni degenerativi, le seguenti lesioni corporali, il cui elenco è esaustivo, 

sono equiparate all’infortunio, anche se non dovute a un fattore esterno 

straordinario:

a. fratture;

b. lussazioni di articolazioni;

c. lacerazioni del menisco;

d. lacerazioni muscolari;

e. stiramenti muscolari

f. lacerazioni dei tendini;

g. lesioni dei legamenti;

h. lesioni del timpano. 

La lista delle lesioni corporali parificate giusta l’art. 9 cpv. 2 OAINF non può 

essere estesa attraverso un’interpretazione per analogia (DTF 114 V 302 cons. 

3e). A proposito delle rotture parziali dei tendini, il TF ha espresso le seguenti 

considerazioni: si parla di stiramento dei tendini quando vi è una distrazione o 

una tensione sproporzionata del tendine. Si parla di una lacerazione quando il 

tendine viene completamente reciso. Poiché la SUVA riconosceva come lesioni 

corporali parificabili ad infortuni anche le lacerazioni parziali del tendine per 

quanto comprovate chiaramente, questa prassi veniva ripresa anche dal 

Tribunale federale, a condizione però che tali lesioni potessero essere provate 

in modo inequivocabile mediante esami con mezzi di contrasto oppure 

intervento operatorio. Nella sentenza del 28 agosto 2000 U 441/99, l’Alta Corte 

federale riteneva che una “lesione” parziale della parte inferiore del tendine del 

sopraspinato, che non presentava i segni di una “lacerazione” del tendine 

stesso, non potesse configurare una lesione corporale parificabile ai postumi di 

un infortunio. Nello stesso senso si esprime anche la sentenza inedita dell'11 

settembre 1998 U 64/97, nel cui contesto la qualifica di lesione parificabile ai 

postumi d'infortunio è stata negata a una "semplice" lesione della cuffia dei 

rotatori non mostrante segni di lacerazione (vedi sentenza del 15 febbraio 2007 

del Presidente del Tribunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, rif. no. 

35.2006.70 e DTF 123 V 43). 

b) Nell’evenienza in parola, l’esame radiografico eseguito il 26 luglio 2012, ovvero 

il giorno stesso del preteso infortunio, non mostrava segni di lussazione o di 

frattura, ma l’articolazione della spalla destra presentava un quadro normale. Il 

21 agosto 2012 veniva eseguito un esame di risonanza magnetica mediante 

artroscopia alla spalla destra per sospetta lussazione e/o rottura della cuffia dei 

rotatori. L’esame evidenziava una leggera artrosi dell’articolazione acromio-

clavicolare e una leggera tendinopatia del sopraspinato. Per il resto 

l’articolazione della spalla presentava un quadro nella norma, senza alcun 

indizio di avvenuta lussazione. Nella certificazione fatta dal medico il 31 agosto 

2012 veniva pertanto posta la diagnosi di distorsione della spalla destra. Infatti, 

sulla base delle due indagini mediche sopra descritte, una lussazione o una 

lacerazione dei tendini va esclusa. Ciò malgrado, l’11 settembre 2012, il dott. 

med. … poneva la diagnosi di lussazione acromio-clavicolare Tossy I. Per 

questo Giudice, in base alle risultanze delle indagini condotte, la prova della 

presenza di una lussazione non può in queste condizioni essere ammessa, 

tanto più che il medico non adduce motivi oggettivi a sostegno della diagnosi 

posta, in palese contraddizione con le indagini radiologiche eseguite in 

precedenza. In ogni caso, anche ammettendo l’esistenza di una simile lesione il 

risultato del caso concreto non cambierebbe. 

c) Le lesioni corporali di cui all’art. 9 cpv. 2 OAINF sono parificate ad infortunio 

solo se presentano tutti gli elementi caratteristici dell’infortunio, eccezion fatta 

per la straordinarietà del fattore esterno (DTF 116 V 148 cons. 2b; RAMI 1988 

U 57, p. 372). Il fattore scatenante può quindi essere quotidiano e discreto. 

Basta un gesto brusco: non è necessario che esso sia stato scomposto o 

anomalo. In principio, il riconoscimento di un fattore esterno suscettibile di agire 

in maniera pregiudizievole sul corpo umano è subordinato all’esistenza di un 

evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi alla 

presenza di un’attività intrapresa nell’ambito di una tale situazione oppure di 

uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione del corpo 

che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e psicologicamente 

controllabile (DTF 129 V 470 cons. 2.2.2). Per il resto, conformemente a quanto 

già statuito in precedenza, l’intervento di un fattore esterno può anche essere 

ammesso in caso di cambiamenti di posizione che, secondo l’esperienza 

medico-infortunistica, sono sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppati 

all’interno del corpo (come ad es. il rialzarsi improvvisamente da posizione 

accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il cambiamento di 

posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V 470 cons. 4.2.3). 

Richiesto è però il verificarsi di una situazione che implica un accresciuto 

potenziale in termini di pericolosità (sentenza del Tribunale amministrativo S 12 

102). 

d) Nella fattispecie in oggetto, come del resto giustamente rilevato dall’istanza 

precedente, nella propria attività di falegname, l’assicurato è certamente 

abituato a maneggiare tavole di legno di un certo peso, a lavorare anche sopra 

l’orizzontale o ad eseguire comunque movimenti con le braccia alzate. In 

questo contesto, l’evento verificatosi il 26 luglio 2012 va considerato un’azione 

motoria consueta nell’ambito dell’attività normalmente svolta dall’assicurato e 

quindi essa configura un atto ordinario che non presenta il necessario 

potenziale di pericolo accresciuto. Pertanto anche l’art. 9 cpv. 2 OAINF non 

trova applicazione.

e) Il ricorrente considera comprovata l’esistenza di un infortunio anche perché nel 

corso del mese di gennaio 2013 si sarebbe resa necessaria la “resezione 

clavicola laterale spalla destra” presso l’Ospedale …. Nella relazione stesa dai 

medici di detto nosocomio in data 17 gennaio 2012 risulta che essi ritenevano 

la diagnosi di “strappo muscolare” e, relativamente alla fattispecie, che “il 

carpentiere riferisce di aver preso un colpo di un carico cadendo al suo lavoro 

un paio di mesi fa”. Contrariamente però a quanto pretende l’istante, la 

necessità dell’intervento eseguito non ha alcuna pertinenza con la questione 

qui controversa. Da quanto risulta dall’artroscopia eseguita il 21 agosto 2012, 

l’istante presenta un’artrosi medio-leggera in sede acromio-clavicolare e 

l’intervento di resezione eseguito è la risposta terapeutica ad una simile 

patologia. Non vi è pertanto alcuna conferma del carattere infortunistico della 

lesione in base al trattamento eseguito. 

4. In conclusione, il rifiuto di prestazioni da parte dell’assicurazione infortuni per 

assenza d’infortunio o di lesione corporale parificabile ad infortunio è 

confermato e il ricorso deve essere respinto. Giusta l’art. 61 LPGA la procedura 

è gratuita (lett. a) e l’assicurazione infortuni non ha diritto al rimborso delle 

ripetibili (lett. f e contrario).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.