# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b145696e-bc0d-5cef-97b0-9778c3590cf2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-07-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.07.2021 D-3068/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3068-2021_2021-07-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3068/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  l u g l i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Gabriela Freihofer, Walter Lang, 

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Roberta Condemi,  

Protezione giuridica della Regione  

Ticino e Svizzera centrale,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed 

allontanamento; decisione della SEM del 22 giugno 2021 / N 

(…). 

 

 

 

D-3068/2021 

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Visto: 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 31 maggio 

2021 (cfr. atto SEM 1/2), 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 15 giugno 2021 (cfr. 

atto SEM 15/3), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 7/3 e 24/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 22 giugno 2021, notificata il 24 giugno 2021 (cfr. atto SEM 25/1), 

mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Germania, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 2 luglio 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha 

postulato il limine la sospensione dell’allontanamento in via supercautelare 

e la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della 

precitata decisione ed il rinvio degli atti alla SEM per nuovo esame; 

contestualmente di essere esentato dal versamento di un anticipo a 

copertura delle presunte spese processuali, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

 

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che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di 

un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e 

allontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che nel colloquio Dublino l’insorgente, dopo aver precisato di avere 

problemi di memoria ma non altri problemi di salute, ha dichiarato di non 

essere stato aiutato dalle autorità tedesche, le quali non avrebbero 

accettato la sua domanda d’asilo tenendolo lontano dal fratello residente 

in Svizzera,  

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’espressa ammissione di competenza da parte della Germania e 

l’ininfluenza della presenza in Svizzera del fratello, ha escluso che nello 

Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 

2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU 

o di violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo 

nella propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano 

l’applicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e  

17 par. 1 Regolamento Dublino III; che in particolare, le problematiche 

mediche di cui soffrirebbe l’interessato, completamente acclarate e non 

meritevoli di ulteriori accertamenti, sarebbero trattabili in Germania alla 

luce della sufficiente infrastruttura medica esistente in tale Paese, 

che nel proprio gravame il ricorrente avversa su vari aspetti 

l’argomentazione di cui al provvedimento sindacato; che in primo luogo, 

egli presenterebbe un quadro clinico delicato; che nell’ambito della visita 

medica svoltasi il 7 giugno 2021, l’insorgente avrebbe contestualizzato 

alcune problematiche con gli stupefacenti e manifestato sintomi depressivi 

e ansiosi; che in esito al precitato consulto gli sarebbe stata diagnosticata 

una sindrome post traumatica da stress ed una sindrome ansioso-

depressiva reattiva con prescrizione di Trittico e Relaxane e consigliata una 

presa a carico psichiatrica; che in occasione dei colloqui di consulenza e 

di notifica della decisione tenutisi presso la protezione giuridica, il ricorrente 

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avrebbe avuto modo di esternare tutto il suo profondo malessere psichico; 

che all’arrivo in Germania, iI ricorrente sarebbe stato “tenuto” a 

formalizzare una domanda d’asilo; che il respingimento della medesima 

avrebbe aggravato la sua situazione psichica; che nel provvedimento 

querelato la SEM avrebbe utilizzato una formulazione ipotetica quo 

all’eventualità di una sua presa a carico nel Paese di destinazione e ciò 

nonostante il parere del medico e conto tenuto del fatto che le tempistiche 

per la fissazione di un primo consulto per richiedenti asilo residenti al CFA 

di Glaubenberg richiederebbero un attesa minima di tre/quattro mesi; che 

in assenza di un rapporto medico dettagliato in grado di definire 

l’estensione e la gravità delle patologie, il trattamento necessario e rischi 

ingenerati da un’eventuale sospensione, l’autorità intimata avrebbe così 

violato il principio inquisitorio; che l’autorità resistente avrebbe pure dovuto 

segnalare la vulnerabilità del ricorrente alle autorità tedesche; che la SEM 

nemmeno avrebbe considerato le pregresse esperienze traumatiche 

vissute dall’interessato, né tantomeno la sua vulnerabilità individuale in 

ragione delle sue attuali condizioni di salute psichica ed alla luce del 

supporto che il fratello residente in Svizzera avrebbe potuto fornirgli,  

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico 

del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

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domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello stato membro competente secondo il capo III 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in 

ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un 

paese terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova in altro Stato 

membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento 

Dublino III), 

che nondimeno, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia 

impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente 

designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere 

che sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente, 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha 

permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo 

in Germania il 6 novembre 2015 (cfr. atto SEM 10/1), 

che il ricorrente ha espressamente confermato tale riscontro (cfr. atto SEM 

15/3), 

che su questi presupposti, il 17 giugno 2021, la SEM ha presentato alle 

autorità tedesche competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 

Regolamento Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 

18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III, 

che il 22 giugno 2021 le autorità teutoniche hanno espressamente 

accettato la predetta, 

che la competenza della Germania è dunque di principio data,  

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che l’eventualità in cui la domanda d’asilo fosse effettivamente stata 

respinta in Germania non mette in dubbio la competenza delle autorità di 

tale Paese per l’eventuale esecuzione del suo trasferimento, 

rispettivamente per la regolamentazione delle condizioni di soggiorno se 

un rinvio non fosse eseguibile verso il luogo d’origine (cfr. sentenza del 

Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019),  

che a medesima conclusione si giunge anche considerando la circostanza 

della presenza in Svizzera del fratello dell’insorgente; che come rettamente 

ritenuto nella decisione avverso la quale l’insorgente si è aggravato, tale 

grado di parentela non rientra nella nozione di “familiari” ai sensi dell’art. 2 

lett. g Regolamento Dublino III e non giustifica così l’applicazione degli  

art. 9 e 10 del medesimo Regolamento; che d’altro canto, trattandosi in 

concreto di una procedura di ripresa in carico, non va di norma effettuato 

un nuovo esame dello Stato membro competente secondo il capo III, di cui 

tali disposizioni sono parte integrante (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 

8.2; DTAF 2012/4 consid. 3.2; sentenza del Tribunale D-2954/2019 del 18 

luglio 2019 consid. 5), 

che del resto il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. 

rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione 

(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva 

procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti 

protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è però assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 

7.5), 

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che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni 

sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi 

seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 

sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 

2011, 30696/09, R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 

segg.; sentenza della CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 

[Grande Sezione]), 

che in maniera del tutto generale ad oggi non risulta però che la 

legislazione in materia d’asilo in Germania non venga applicata, né che la 

procedura sia caratterizzata da carenze strutturali tali da concludere che le 

domande non vengano trattate seriamente dalle autorità preposte, né che 

non vi siano effettive vie di ricorso, né che i richiedenti non siano protetti 

contro rinvii abusivi verso i paesi d’origine (cfr. sentenza del Tribunale D-

45/21 del 14 gennaio 2021), 

che ad ogni modo, la Germania è uno Stato di diritto e ci si può oltremodo 

attendere che il ricorrente si rivolga alle autorità sovranazionali qualora 

abbia a sollevare doglianze rispetto allo svolgimento della pratica che lo 

riguarda, 

che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si 

giustifica nel caso di specie, 

che nondimeno, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 − disposizione che 

concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità − se “motivi 

umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda 

anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe 

competente per il trattamento della domanda, 

che l’autorità inferiore, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone 

di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al 

contrario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione 

contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, 

essa è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel 

merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che l’insorgente non ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di 

dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del 

divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi 

internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale 

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o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere 

respinto in un tale Paese, 

che su tali presupposti, anche ammettendo che le autorità tedesche 

abbiano effettivamente pronunciato l’allontanamento del richiedente verso 

l’Afghanistan, nulla permette di ritenere in casu che lo abbiano fatto 

venendo meno al diritto cogente,  

che così, anche un’eventuale decisione definitiva assortita da un rinvio nel 

paese d’origine non costituirebbe di per sé una violazione del principio del 

non respingimento (cfr. sentenza del Tribunale E-1983/2019 consid. 5.5 e 

rif. citati), 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di 

problematiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU 

unicamente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso 

segnatamente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal 

punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del 

trasferimento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. 

sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro 

Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato 

dall’autorità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato 

o meno esaustivo e corretto, e dall’altra, se le stesse rientrino o meno nelle 

casistiche testé enucleate, 

che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità 

competente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e 

completo dei fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che sulla base della documentazione medica agli atti al momento 

dell’emissione della decisione sindacata, risultava nondimeno chiaro che 

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la situazione medica dell’insorgente, che soffre di una sindrome post 

traumatica da stress e di una sindrome ansioso-depressiva reattiva con 

prescrizione di Trittico e Relaxane, non si iscrivesse nella restrittiva 

giurisprudenza convenzionale, 

che l’eventualità di svolgere un consulto psichiatrico è da relazionarsi ai 

trattamenti prescritti per la suddetta diagnosi e non alla necessità di 

individuare ulteriori patologie, di modo che, risulta pretestuoso appellarvisi 

censurando un presunto accertamento incompleto della fattispecie (cfr. 

sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3), 

che le autorità svizzere non sono d’altro canto tenute a prendere in 

considerazione l’eventuale insorgere di ulteriori affezioni non ancora 

indagate, essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della 

decisione (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6), 

che nemmeno ciò che risulta dal consulto del 23 giugno 2021, successivo 

all’emissione del provvedimento impugnato, lascia trasparire elementi 

potenzialmente ostativi al rinvio, atteso che si limita a precisare che il 

ricorrente sarebbe stato invitato a fare regolare uso dei precitati 

medicamenti (cfr. atto SEM 24/2), 

che in siffatta disamina non si deve dipoi tralasciare il fatto che la Germania 

dispone notoriamente di infrastrutture mediche del tutto equiparabili a 

quelle elvetiche ed in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, 

deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la 

necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di 

assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che pertanto la situazione medica dell’insorgente, sufficientemente chiara 

conto tenuto della situazione nel Paese di destinazione e dei presupposti 

giurisprudenziali al trasferimento, non implicano la necessità di un’entrata 

nel merito discrezionale da parte delle autorità elvetiche, 

che per il resto, il ricorrente non ha fornito ulteriori indizi seri suscettibili di 

comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale 

sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU, 

all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania, 

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che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che nel diritto cogente rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 2013/24 

consid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita 

privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza e il cui 

scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni famigliari (cfr. DTF 

137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribunale 

D-2393/2019 del 22 maggio 2019), 

che sono protetti, principalmente, i rapporti tra i coniugi nonché quelli tra 

genitori e figli minorenni che vivono in comunione (cfr. sentenza CorteEDU 

Van der Heijden c. Paesi Bassi [Grande Camera], n. 42857/05, 3 aprile 

2012, § 50), 

che le relazioni tra genitori e figli maggiorenni possono essere considerate 

solo eccezionalmente, ossia quando sussiste un particolare rapporto di 

dipendenza, come in caso di necessità di prodigare cure speciali per un 

handicap o una malattia grave (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 e 120 Ib 257 

consid. 1e; sentenza CorteEDU – Moretti e Benedetti c. Italia, n. 16318/07, 

27 aprile 2010, § 46); che a medesima soluzione si giunge anche 

considerando l’altra clausola discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 

Regolamento Dublino III, che pure il ricorrente non censura e secondo il 

cui tenore “laddove a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia 

grave, grave disabilità o età avanzata un richiedente sia dipendente 

dall’assistenza del figlio, del fratello o del genitore legalmente residente in 

uno degli Stati membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore 

legalmente residente in uno degli Stati membri sia dipendente 

dall’assistenza del richiedente, gli Stati membri lasciano insieme o ri-

congiungono il richiedente con tale figlio, fratello o genitore, a condizione 

che i legami familiari esistessero nel paese d’origine, che il figlio, il fratello, 

il genitore o il richiedente siano in grado di fornire assistenza alla persona 

a carico e che gli interessati abbiano espresso tale desiderio per iscritto”, 

che da questa formulazione si evince peraltro che la situazione di di-

pendenza presuppone l’esistenza di problemi di salute di una gravità tale 

da implicare un’assistenza significativa nella vita quotidiana, nel senso di 

una presenza, di una sorveglianza o anche di un’assistenza e di 

un’attenzione permanente che solo un parente stretto è in grado di fornire 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5),  

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che la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psicologico non 

è invece tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.3.5), 

che nel caso de quo, a prescindere dal fatto che non siamo in presenza di 

un rapporto figlio genitore, risultava già palese che la situazione 

valetudinaria dell’insorgente non fosse tale da necessitare un’assistenza 

continuativa ai sensi della casistica citata,  

che pertanto, dal momento che il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione delle norme topiche era sufficientemente delineato, non vi era 

necessità di istruire ulteriormente nemmeno tale punto di questione (cfr. 

sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7), 

che nella fattispecie, dagli atti non appaiono nemmeno elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento, 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle succitate norme 

da parte della Svizzera, la Germania rimane competente per il seguito della 

domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del 

Regolamento Dublino III ed è tenuta a riprenderli in carico in conformità 

alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente 

all’art. 44 LAsi (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che essi risultano indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che rifiuta 

l’entrata nel merito della domanda di asilo confermata, 

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che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di 

concessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un 

anticipo equivalente alle presumibili spese processuali sono senza 

oggetto, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-3068/2021 

Pagina 13 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli