# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f297b298-434e-5b3c-8dd9-2a2f070d89ac
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-06-02
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 02.06.2016 RR.2015.302
**Docket/Reference:** RR.2015.302
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2015-302_2016-06-02

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP).

Sentenza del 2 giugno 2016 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Giorgio Bomio e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Olivier Corda,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Consegna a scopo di confisca (art. 74a AIMP) 

 

Assistenza giudiziaria gratuita (art. 65 PA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2015.302 + RP.2015.74 

- 2 - 
 
 

Fatti: 

A. Nell'ambito di un procedimento penale n. 53682 condotto dalla Procura della 

Repubblica presso il Tribunale di Roma, Direzione distrettuale antimafia, nei 

confronti, tra gli altri, di A. per titolo di traffico illecito di sostanze stupefacenti, 

associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (art. 73 e 74 

D.P.R. 309/90 – Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefa-

centi e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati 

di tossicodipendenza), l'autorità inquirente italiana trasmetteva alla Svizzera, 

in data 23 maggio 2002, una domanda di assistenza giudiziaria internazio-

nale in materia penale volta al sequestro, e contestuale acquisizione della 

relativa documentazione, di qualsiasi relazione bancaria in essere presso la 

banca B. di pertinenza del soggetto indagato. 

 

 

B. Il Ministero pubblico della Confederazione (di seguito: MPC), cui in data 

24 giugno 2002 l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG) delegava l'e-

secuzione della predetta richiesta di assistenza, emanava, in data 16 lu-

glio 2002, un'ordinanza di entrata in materia, mediante la quale veniva ordi-

nato alla banca B. il sequestro di ogni e qualsiasi relazione di pertinenza del 

qui ricorrente e produzione della relativa documentazione. 

 

 

C. Con decisione di chiusura del 29 agosto 2002, il MPC, ad evasione della 

commissione rogatoria, trasmetteva all'autorità rogante la documentazione 

bancaria richiesta, mantenendo il sequestro sulla relazione n. 1 presso la 

banca B. intestata a A., nonché sulla relazione n. 2 intestata al di lui padre, 

C. 

 

 

D. Il 20 dicembre 2012 la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

ha respinto il ricorso interposto da A. avverso la decisione di rifiuto di disse-

questro del 27 luglio 2012 emanata dal MPC riguardante il conto  

n. 1 presso la banca B. di cui sopra (v. sentenza del Tribunale penale fede-

rale RR.2012.210 del 20 dicembre 2012). Nell'ambito di tale procedura, la 

Procura della Repubblica presso la Corte d'appello di Roma informava le 

autorità richieste che "con sentenza di condanna nei confronti di A. per i reati 

di cui all'art. 74 e 73 d.P.R 309/90, in data 18 febbraio 2003, il Giudice per 

l'udienza preliminare presso il Tribunale di Roma disponeva la confisca ai 

sensi dell'art. 240 C.p. e 12 sexies L. 356/92 di quanto soggetto a sequestro 

preventivo nel citato procedimento penale", dunque anche delle somme gia-

centi nelle relazioni cifrate n. 1, intestate a A. (v. classificatore RH.12.0080, 

rubrica 5, incarto MPC). Sulla scorta di tale informazione, questa Corte co-

statava in sostanza, ai fini della reiezione del ricorso, che, contrariamente 

- 3 - 
 
 

all'argomentazione del ricorrente, l'autorità richiedente non si era disinteres-

sata delle sorti degli averi sequestrati in Svizzera nello stesso procedimento 

(v. sentenza RR.2012.210, consid. 3.3). 

 

 

E. Con rogatoria del 14 aprile 2015, corredata da vari atti procedurali adottati 

nell'ambito dell'inchiesta contro A., la Procura Generale della Repubblica 

presso la Corte d'Appello di Roma ha chiesto alla Svizzera la confisca dei 

valori depositati sulla relazione di cui sopra intestata a A. (v. classificatore 

RH.15.0029, rubrica 1, incarto MPC). Il saldo netto al 7 luglio 2014 del patri-

monio sequestrato presso la banca B., ultima posizione conosciuta del conto, 

era di CHF 1'185'989.-- (v. classificatore RH.12.0114, rubrica 7, incarto 

MPC). Nella rogatoria del 14 aprile 2015, l'autorità richiedente richiamava la 

sentenza divenuta irrevocabile dell'11 gennaio 2005 che confermava la con-

danna di A. e la confisca in virtù degli art. 240 del Codice penale italiano 

(CP/I) e 12 sexies L. 356/192 di quanto soggetto a sequestro preventivo. 

L'autorità rogante chiedeva quindi la confisca delle somme depositate sulla 

relazione n. 1 in essere presso la banca B. di Lugano in quanto la stessa è 

detenuta da A. ed è stata sequestrata nell'ottobre 2002 dalle autorità elveti-

che previa richiesta di assistenza italiana. Sempre nella rogatoria precitata, 

l'autorità richiedente informava dell'incidente procedurale sorto a fronte della 

genericità del dispositivo della sentenza di condanna, tendente a verificare 

e ad assicurare i diritti del condannato a seguito dell'integrazione proposta 

dal giudice dell'esecuzione atta a comprendere nella decisione di confisca 

anche quanto sequestrato in Svizzera. La confisca predetta è stata ordinata 

mediante ordinanza del 26 novembre 2012 della Corte d'appello di Roma 

(act. 1.9). Nel rispetto del contraddittorio, previa opposizione di A., la prece-

dente ordinanza è stata confermata, in primo grado, mediante sentenza della 

Corte d'appello del 30 gennaio 2014 (act. 1.9) e in secondo grado mediante 

sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 16 gennaio 2015 (act. 

1.10).  

 

 

F. Si evince dagli allegati alla rogatoria del 14 aprile 2015 che A. è stato con-

dannato ad una pena detentiva di 9 anni e 4 mesi di reclusione ed Euro 

100'000 di multa. Pur diminuendo la pena detentiva da 12 a 9 anni e 4 mesi, 

nella sentenza dell'11 gennaio 2005 la Corte Suprema di Cassazione  

(act. 1.7), in ultima istanza, ha confermato la sentenza emessa dalla Corte 

di appello di Roma il 27 novembre 2003 (act. 1.5) che condannava il predetto 

per avere in concorso segnatamente con D., E., F., G., H. ed altre persone 

non identificate, senza essere autorizzato, acquistato importato nel territorio 

italiano e ivi illecitamente detenuto 246 chilogrammi di cocaina cloridrato 

pura (act. 1.6). A. è stato arrestato in flagranza di reato insieme al F. mentre 

il 21 gennaio 2002 deteneva e trasportava lo stupefacente all'interno della 

- 4 - 
 
 

vettura di marca Fiat, modello Ulisse, che conduceva percorrendo l'auto-

strada da Milano verso Roma, accompagnato da un'altra vettura che faceva 

da battistrada (act. 1.5). Lo stupefacente era stato caricato nella provincia di 

Varese dove era stato depositato presso il D., pure arrestato (act. 1.5). La 

sostanza proveniva dalla Colombia ed era transitata da Santo Domingo, 

Paese dove D. conobbe A., quest'ultimo spesso in visita dal padre ivi resi-

dente (act. 1.5). 

 

 

G. Con decisione del 23 ottobre 2015, il MPC ha accolto la richiesta di cui sopra, 

decidendo di trasmettere a scopo di confisca i valori depositati sulla relazione 

bancaria n. 1, presso la banca B. di Lugano, all'autorità rogante (act. 1.1). 

 

 

H. Avverso tale decisione A. si aggrava con ricorso del 26 novembre 2015, po-

stulando l'annullamento della stessa, con liberazione dei beni sequestrati. 

Egli chiede inoltre, da una parte, di essere posto al beneficio del gratuito 

patrocinio, con designazione dell'avv. Olivier Corda quale suo patrocinatore 

e, dall'altra, che gli venga riconosciuto un indennizzo pari a complessivi 

fr.17'433.30 a carico della Confederazione (act. 1). 

 

 

I. Nelle sue osservazioni del 14 dicembre 2015, l'UFG ha postulato la reiezione 

del gravame (act. 5). Con scritto del 23 dicembre 2015, il MPC ha chiesto la 

reiezione del ricorso, nella misura della sua ammissibilità (act. 6). 

 

 

J. Con replica del 10 febbraio 2016, il ricorrente si è sostanzialmente riconfer-

mato nelle sue conclusioni ricorsuali, aumentando però l'importo dell'inden-

nizzo richiesto a fr. 20'730.-- (act. 9). 

 

 

K. Con scritto del 16 febbraio 2016 il MPC ha rinunciato a duplicare (act. 11). 

Nella sua duplica del 23 febbraio 2015 l'UFG ha ribadito la sua posizione 

(act. 12). Entrambi gli scritti sono stati trasmessi al ricorrente per cono-

scenza. 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione delle 

autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami 

penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale. 

 

- 5 - 
 
 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana 

e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea 

di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vi-

gore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa 

e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore 

mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (di seguito: l'Accordo italo-sviz-

zero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Con-

venzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 

(CAS; testo non pubblicato nella RS ma consultabile nel fascicolo "Assi-

stenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di ri-

lievo nella fattispecie sono anche la Convenzione delle Nazioni Unite contro 

il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, conclusa a Vienna 

il 20 dicembre 1988, entrata in vigore il 13 dicembre 2005 per la Svizzera e 

il 31 marzo 1991 per l'Italia (Convenzione delle Nazioni Unite del 1988; RS 

0.812.121.03) e la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la 

confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, en-

trata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per 

l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazio-

nale contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, 

come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto 

a quello convenzionale (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge 

federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 

(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. 

art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 

2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 

122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle 

pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, art. 10 n. 3 

Convenzione delle Nazioni Unite, art. 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-

svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 

consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione dell’autorità fe-

derale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 

80e cpv. 1 e 80k AIMP. Il ricorrente è titolare della relazione bancaria oggetto 

della decisione impugnata ed è di conseguenza legittimato a ricorrere  

(v. art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 

consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 

 

2. 

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- 6 - 
 
 

2.1 La cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale può essere con-

cessa, per definizione, ai fini del perseguimento di reati penali la cui repres-

sione compete alle autorità giudiziarie dello Stato richiedente (art. 1 cpv. 3 

AIMP; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en ma-

tière pénale, 4a ediz., Berna 2014, n. 560). Ciò implica l'apertura di una pro-

cedura penale nello Stato richiedente (DTF 132 II 178 consid. 2.2 e giuri-

sprudenza citata). L'assistenza giudiziaria consistente in una misura coerci-

tiva è concessa solo se il fatto che ha dato luogo alla commissione rogatoria 

è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale principio è 

espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza non deve proce-

dere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di 

assistenza, ma semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, 

se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – 

sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità 

secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari 

forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 

consid. 4b/cc pag. 188). L'assistenza può essere fornita anche allo scopo di 

confisca o di restituzione agli aventi diritto, di massima, dopo la chiusura 

della procedura d'assistenza (art. 74a cpv.1 AIMP). La consegna a scopo di 

confisca può avvenire di regola su decisione passata in giudicato ed esecu-

tiva dello Stato richiedente. In virtù dell'art. 74a cpv. 2 AIMP, gli oggetti o i 

beni che possono essere restituiti a scopo di confisca comprendono: a) og-

getti con i quali è stato commesso un reato; b) il prodotto o il ricavo di un 

reato, il valore di rimpiazzo e l'indebito profitto; c) i doni o altre liberalità che 

sono serviti o erano destinati a determinare o a ricompensare l'autore di un 

reato e il valore di rimpiazzo. 

Nei rapporti con l'Italia, la restituzione a scopo di confisca è prevista dall'art. 

VIII dell'Accordo italo-svizzero. 

In materia di restituzione di valori confiscati va inoltre rilevato il rapporto esi-

stente tra l'art. 74a AIMP e l'art. 72 CP. L'adozione di quest'ultima disposi-

zione persegue anche lo scopo di facilitare l'assistenza e l'esecuzione di sen-

tenze confiscatorie straniere che concernono valori di pertinenza di organiz-

zazioni criminali (Messaggio concernente la modifica del Codice penale sviz-

zero del 30 giugno 1993, FF 1993 III pag. 226 e segg.). Ciò significa che i 

fondi riconducibili ad un'organizzazione criminale sono presunti di origine il-

lecita, a meno che il detentore non fornisca la prova del contrario. In assenza 

di tale prova, i fondi vengono consegnati allo Stato richiedente sulla base 

dell’art. 74a cpv. 3 AIMP, senza ulteriore disamina riguardante la loro prove-

nienza (DTF 131 II 169 consid. 9.1 [Abacha]; v. anche GEORGIOS PAVLIS, 

Confiscation internationale: instruments internationaux, droit de l’Union eu-

ropéenne, droit suisse, tesi ginevrina, Ginevra/Zurigo/Basilea 2012, pag. 

283). 

 

- 7 - 
 
 

2.2 La questione di sapere se la procedura estera ha un carattere penale ai sensi 

degli art. 1 cpv. 3 e 63 AIMP deve essere risolta secondo le concezioni di 

diritto svizzero. In questo ambito, la denominazione della procedura estera 

non risulta determinante (DTF 132 II 178 consid. 3). 

 

2.3 Chinatosi sulla procedura statunitense della confisca civile del prodotto del 

reato, il Tribunale federale ha rilevato che la Svizzera, ratificando la CRic, ha 

considerato le esigenze particolari del diritto anglosassone (DTF 132 II 178 

consid. 4.2). Con tale convenzione, si è in particolare tenuto conto delle pe-

culiarità dei diversi tipi di procedura di confisca segnatamente delle cosid-

dette procedure in rem. A proposito dell'art. 13 CRic, nel rapporto esplicativo 

gli esperti rilevano che "any type of proceedings, independently of their rela-

tionship with criminal proceedings and of applicable procedural rules, might 

qualify in so far as they may result in a confiscation order, provided that they 

are carried out by judicial authorities and that they are criminal in nature, that 

is, that they concern instrumentalities or proceeds. Such types of proceed-

ings (which include, for instance, the so called «in rem proceedings») are, 

as indicated under «General considerations» above, referred to in the text 

of the Convention as «proceedings for the purpose of confiscation»" (Ex-

planatory Report to the Convention on Laundering, Search, Seizure and 

Confiscation of the Proceeds from Crime Strasbourg, 8.XI.1990, pag. 13).  

 

2.4 In diritto svizzero, la confisca fa parte delle "altre misure" previste agli art. 66 

e segg. CP. Secondo l'art. 70 cpv. 1 CP, il giudice ordina la confisca dei valori 

patrimoniali che costituiscono il prodotto di un reato o erano destinati a de-

terminare o a ricompensare l'autore di un reato, a meno che debbano essere 

restituiti alla persona lesa allo scopo di ripristinare la situazione legale. Come 

per la confisca di oggetti pericolosi (art. 69 CP), la confisca di valori patrimo-

niali è possibile senza che una persona determinata sia punibile, ossia 

quando l'autore dell'infrazione non può essere identificato, è deceduto, ri-

sulta irresponsabile o non può essere perseguito in Svizzera per altre ragioni, 

ad esempio perché scappato all'estero e non può essere estradato (DTF 128 

IV 145 consid. 2c). In tutti i casi, la confisca presuppone che siano dati tutti 

gli elementi oggetti e soggettivi costitutivi del reato – anche se la colpevo-

lezza dell'autore non è esaminata – e un legame tra questo e gli oggetti da 

confiscare. La confisca non costituisce una sanzione in personam, bensì una 

misura in rem. Essa ha ugualmente un carattere repressivo, in quanto tende 

ad impedire all'autore di beneficiare del prodotto dell'infrazione (MADELEINE 

VOUILLOZ, La confiscation en droit pénal – art. 58 e segg. CP, in AJP/PJA 

12/2001 pag. 1388 e segg.). Nel caso previsto all'art. 72 CP (confisca di va-

lori patrimoniali di un'organizzazione criminale) la confisca ha ugualmente 

uno scopo preventivo (DTF 131 II 169 consid. 9). La procedura di confisca 

può essere condotta in maniera accessoria, nel quadro di un procedimento 

penale aperto in Svizzera; essa fa allora parte della sentenza penale. 

- 8 - 
 
 

Quando nessuna procedura penale è aperta (ad esempio in caso di assenza 

di una querela, per le infrazioni punibili solo a querela di parte [DTF 129 IV 

305] o in caso di rinuncia al perseguimento penale per motivi d'opportunità) 

o quando essa non sfocia in una sentenza, una procedura indipendente può 

essere aperta dall'autorità del luogo dove si trova l'oggetto da confiscare  

(v. art. 37 cpv. 1 e 376 e segg. CPP). 

 

 

3. Il ricorrente contesta la consegna a scopo di confisca all'autorità rogante dei 

valori sequestrati sul suo conto presso la banca B. Egli afferma innanzitutto 

che la misura coercitiva pronunciata in Italia è basata sull'art. 12 sexies d.l. 

306/92, convertito nella L. 356/1992, modalità di confisca non riconosciuta 

ed eseguibile dalle autorità elvetiche. Inoltre, la Corte Suprema di Cassa-

zione avrebbe constatato come le sentenze emesse nei suoi confronti si rap-

porterebbero esplicitamente, per quanto riguarda le confische pronunciate, 

al decreto di sequestro preventivo del 29 marzo 2002 del Giudice per le in-

dagini preliminari del Tribunale di Roma, il quale non comprenderebbe i beni 

oggetto del sequestro rogatoriale. Egli aggiunge altresì di essere stato pro-

sciolto dal reato di riciclaggio di denaro sia in Italia che in Svizzera. Nel pro-

cedimento elvetico a suo carico, il Ministero pubblico ticinese sarebbe giunto 

alla conclusione che le indagini esperite non avrebbero permesso di stabilire 

l'origine illecita dei fondi qui oggetto di disamina, non essendo stato dimo-

strato un legame tra tali averi e la fattispecie penale per la quale l'imputato è 

stato giudicato in Italia.  

 

3.1 

3.1.1 L'art. 12 sexies comma 1 L. 356/92 della legislazione italiana prevede che 

"nei casi di condanna o di applicazione della pena su richiesta a norma 

dell'art. 444 del codice di procedura penale, per taluno dei delitti previsti dagli 

articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 320, 322, 322-bis, 

325, 416, sesto comma, 416, realizzato allo scopo di commettere delitti pre-

visti dagli articoli 473, 474, 517-ter e 517-quater, 416-bis, 600, 601, 602, 629, 

630, 644, 648, esclusa la fattispecie di cui al secondo comma, 648-bis, 648-

ter del codice penale, nonché dall'art. 12-quinquies, comma 1, del D.L. 8 

giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 1992,  

n. 356, ovvero per taluno dei delitti previsti dagli articoli 73, esclusa la fatti-

specie di cui al comma 5, e 74 del testo unico delle leggi in materia di disci-

plina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilita-

zione dei relativi stati di tossicodipendenza, approvato con D.P.R. 9 ottobre 

1990, n. 309, è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre 

utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche 

per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la di-

sponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichia-

- 9 - 
 
 

rato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica. Le di-

sposizioni indicate nel periodo precedente si applicano anche in caso di con-

danna e di applicazione della pena su richiesta, a norma dell'art. 444 del 

codice di procedura penale, per taluno dei delitti commessi per finalità di ter-

rorismo o di eversione dell'ordine costituzionale".  

 

3.1.2 La presente autorità ha già avuto modo di esprimersi sull'istituto della cosid-

detta "confisca allargata" previsto alla summenzionata disposizione, affer-

mando, comunque nel contesto di reati di natura assai diversa da quelli qui 

in esame (v. infra consid. 3.2.1) e in assenza di una specifica condanna, che 

nella misura in cui non presuppone né l'esistenza di un'infrazione penale né 

un legame tra questa infrazione e gli oggetti e valori da confiscare, l'istituto 

in esame non presenta nessuna affinità con le procedure di confisca penale 

previste o riconosciute dal diritto svizzero. Non potendo, in tali circostanze, 

la modalità di confisca in questione essere assimilata ad una causa penale 

ai sensi degli art. 1 cpv. 3 e 63 AIMP, la cooperazione in questo ambito sa-

rebbe esclusa (v. sentenze del Tribunale penale federale RR.2013.192 e 

RR.2013.193-196 entrambi del 6 dicembre 2013, consid. 3.3). In merito alla 

fattispecie di cui alla giurisprudenza appena citata, il Tribunale federale, ac-

cogliendo un ricorso dell’UFG avverso le sentenze in questione, pur non en-

trando direttamente nel merito di tale istituto, ha dichiarato che una possibile 

confisca di averi che non avrebbero manifestamente alcun rapporto con i 

reati perseguiti in Italia o con una sentenza di condanna pronunciata dalle 

autorità estere ma fondata unicamente su una sproporzione dei beni rispetto 

al reddito o all'attività economica svolta e pertanto senza alcun rapporto con 

i reati perseguiti, appare come problematica (sentenza 1C_464/2014 del  

18 agosto 2015, consid. 3.2). Ora, l’analisi della presente fattispecie richiede 

ulteriori considerazioni concernenti l’istituto in questione, anche in rapporto 

alla procedura di prevenzione patrimoniale, parimenti presente nell’ordina-

mento giuridico italiano. 

 

3.1.3 Come nell'ambito del procedimento italiano di prevenzione patrimoniale di 

cui al Decreto legislativo del 6 settembre 2011, n. 159 (di seguito: decreto 

legislativo n. 159/11) – a proposito del quale questa Corte ha già avuto modo 

di pronunciarsi, ritenendo la richiesta di assistenza italiana fondata su tale 

procedimento ammissibile (v. TPF 2010 158 nonché sentenze del Tribunale 

penale federale RR.2015.223 del 16 febbraio 2016 e RR.2010.237 del  

21 gennaio 2011) – l'istituto dell'art. 12 sexies L. 356/92 si propone di con-

trastare efficacemente la criminalità grave che trae profitti illeciti andando ad 

aggredire il provento di tali attività mediante procedure di confisca in rem  

(v. A. BALSAMO/V. CONTRAFATTO/G. NICASTRO, Le misure patrimoniali contro 

la criminalità organizzata, Milano 2010, pag. 273 e 302). Nell'ambito della 

confisca di prevenzione di cui al decreto legislativo n. 159/11 il tribunale di-

spone la confisca dei beni della persona nei confronti della quale è istaurato 

- 10 - 
 
 

il procedimento di prevenzione qualora quest'ultima non possa giustificare la 

legittima provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, 

risulti essere titolare o avere la disponibilità. Pur potendo essere ordinata 

indipendentemente dall'esistenza o dall'esito di un procedimento penale, la 

confisca di prevenzione richiede un rapporto di connessione tra il bene e 

l'attività illecita. Tale rapporto deve essere oggetto di una prova completa e 

rigorosa non essendo idonea la mera sussistenza di sufficienti indizi. Per 

quanto concerne la confisca di cui all'art. 12 sexies L. 356/92, essa segue la 

disciplina del processo penale con la conseguenza che in questo tipo di pro-

cedura la confisca può essere adottata solo nel caso di condanna  

(v. FRANCESCO MENDITTO, La confisca allargata o per sproporzione di cui 

all'art. 12 sexies d.l. n. 306/92, conv. dalla l.n. 356/92, Profili sostanziali e 

procedimentali (cenni), con particolare riferimento agli orientamenti giuri-

sprudenziali aggiornati al novembre 2014, pag. 5, pubblicato il 16 dicembre 

2014 in www.questionegiustizia.it; v. anche A. BALSAMO/V. CONTRAFATTO/G. 

NICASTRO, op. cit., pag. 302). La confisca di cui all'art. 12 sexies L. 356/92, 

detta anche confisca allargata o per sproporzione, ha come presupposto non 

la derivazione dei beni dall'episodio criminoso per cui la condanna è interve-

nuta ma la sola condanna del soggetto che di quei beni dispone, senza che 

necessitino ulteriori accertamenti sull'attitudine criminale (MENDITTO, ibi-

dem). Involgendo anche beni che non hanno alcun legame con il reato per 

cui si procede, tale misura viene appunto chiamata “confisca allargata”  

(v. DAVIDE PADRONE, Il regime intertemporale della confisca prevista  

dall’art. 12-sexies D.L. n. 306/1992, in Cassazione penale, n. 11/2013,  

pag. 4107). Come nel caso della confisca per prevenzione, la procedura di 

confisca allargata individua autori di infrazioni particolarmente allarmanti ido-

nee a permettere l'accumulazione economica che, di per sé, costituisce pos-

sibile strumento di ulteriori delitti. Si trae dunque una presunzione dell’origine 

illecita del patrimonio "sproporzionato" a disposizione del condannato per tali 

delitti. Con la condanna, la confisca va sempre ordinata quando, come nel 

caso della confisca per prevenzione patrimoniale, sia provata l'esistenza di 

una sproporzione tra il valore economico dei beni di cui il condannato ha la 

disponibilità e il reddito da lui dichiarato o i proventi della sua attività econo-

mica e non risulti una giustificazione credibile circa la provenienza dei valori 

sequestrati. La persona condannata e sottoposta alla procedura di confisca 

allargata ex art. 12 sexies L 356/92 può far valere le sue tesi difensive in una 

procedura in contraddittorio. La confisca allargata non risulta quindi essere 

"il frutto di una cultura del sospetto", in contrasto con la garanzia costituzio-

nale del diritto della proprietà nonché con il diritto inviolabile della difesa, ma 

trova fondamento nella volontà legislativa di contrastare crimini, quali segna-

tamente l'associazione per delinquere di stampo mafioso, la riduzione in 

schiavitù e la tratta e il commercio di schiavi, l'estorsione e il sequestro di 

persona a scopo di estorsione, l'usura, la ricettazione, il riciclaggio o il traffico 

http://www.questionegiustizia.it/

- 11 - 
 
 

di stupefacenti, crimini tendenti ad essere perpetrati in forma quasi profes-

sionale e a porsi quali fonti di illecita ricchezza (v. MENDITTO, op. cit., pag. 5; 

v. anche PADRONE, op. cit., pag. 4107). Come si è visto, la misura in que-

stione richiede comunque una condanna penale e il giudice è autorizzato a 

confiscare il patrimonio del condannato solamente dopo aver accertato, in 

contraddittorio, la sproporzione rispetto ai redditi ed alle attività economiche 

del condannato. La sua ratio si rinviene nella presunzione iuris tantum del 

legislatore che un soggetto abitualmente dedito a traffici delittuosi di grande 

allarme sociale, abbia potuto investire i proventi illeciti accumulati nell’acqui-

sto a titolo oneroso di beni rientranti nella sua disponibilità e, dunque, su-

scettibili di confisca. In ordine al riparto dell’onere della prova, grava all’ac-

cusa dimostrare la sproporzione del valore economico dei beni da confiscare 

rispetto alla capacità reddituale del soggetto, ma una volta fornita tale prova 

sussiste una presunzione relativa di illecita accumulazione patrimoniale che 

può essere superata solo con allegazioni di elementi specifici da parte dell’in-

teressato idonei a vincere tale presunzione (v. PADRONE, op. cit., pag. 4108). 

La giurisprudenza italiana assegna alla confisca allargata la natura di misura 

di sicurezza patrimoniale atipica con funzione anche dissuasiva, parallela 

all'affine misura di prevenzione. In tal senso, la "confisca di prevenzione pa-

trimoniale" e la "confisca allargata" costituiscono schemi di ablazione dai 

contorni sempre più similari (MARIA FRANCESCA CORTESI, Confisca di pre-

venzione "antimafia" e confisca "allargata": rapporti e interferenze proces-

suali, Archivio Penale 2014, n° 3, pp. 7 e 12; PADRONE, op. cit., pag. 4108). 

 

3.1.4 Pur non essendosi ancora pronunciata direttamente in merito all'art. 12 

sexies L. 356/92, la Corte europea ha tuttavia già avuto modo di ritenere 

compatibili con la CEDU ipotesi di confisca allargata previste da altri ordina-

menti (vedasi per tutte la sentenza Abouffada c. Francia del 4 novembre 

2014, n. 28457/10).  

 

Nella sentenza Abouffada, la Corte d'appello di Colmar aveva confermato la 

sentenza precedente ordinando la confisca dell'immobile dei coniugi Ahmed 

e Fatima Aboufadda. La sentenza francese si fonda essenzialmente sulle 

seguenti disposizioni del Codice penale francese: l'art. 321-6, il quale pre-

vede che "le fait de ne pas pouvoir justifier de ressources correspondant à 

son train de vie ou de ne pas pouvoir justifier de l'origine d'un bien détenu, 

tout en étant en relations habituelles avec une ou plusieurs personnes qui 

soit se livrent à la commission de crimes ou de délits punis d'au moins cinq 

ans d'emprisonnement et procurent à celles-ci un profit direct ou indirect, 

[…], est puni d'une peine de trois ans d'emprisonnement et de 75'000 euros 

d'amande"; l'art. 321-6-1, secondo il quale "[…] les peines prévues par  

l'art. 321-6 sont portées à sept ans d'emprisonnement et 200'000 euros 

d'amende lorsque les infractions commises constituent des crimes ou délits 

de traite des êtres humains, d'extorsion ou d'association de malfaiteurs, ou 

- 12 - 
 
 

qu'elles constituent les crimes ou délits de trafic de stupéfiants, y compris en 

cas de relations habituelles avec une ou plusieurs personnes faisant usage 

de stupéfiants"; e l'art. 321-10-1, il quale prevede che "les personnes phy-

siques coupables des délits prévus aux articles 321-6 et 321-6-1 encourent 

la peine complémentaire de confiscation de tout ou partie de leurs biens, 

qu'elle qu'en soit la nature, meuble ou immeuble, divis ou indivis, dont elles 

n'ont pu justifier l'origine". 

 

La Corte europea ha confermato la sentenza impugnata essenzialmente per 

le seguenti ragioni: 

- la legislazione francese tende a combattere il traffico di stupefacenti e a 

prevenirlo dissuadendo il riciclaggio; essa persegue, senza dubbio, uno 

scopo d'interesse generale che giustifica la privazione della proprietà (sen-

tenza Grifhorst c. Francia del 26 febbraio 2009, n. 28336/02); 

- i coniugi Abouffada hanno avuto un tenore di vita sproporzionato rispetto ai 

loro introiti e il figlio, condannato per importanti traffici di stupefacenti, li ha 

sostenuti economicamente finanziando l'acquisto ed i lavori di ristruttura-

zione dell'immobile; 

- la presunzione d'illiceità previsto dal diritto francese non è irrefutabile. I co-

niugi hanno beneficiato di due gradi di giudizio nell'ambito dei quali hanno 

avuto la possibilità di far valere le loro pretese e di dimostrare l'origine lecita 

del loro bene; 

- pur essendo dimostrato che non tutto il finanziamento dell'acquisto dell'im-

mobile provenisse dai traffici del figlio, la confisca di tutto l'immobile, sia pure 

trattandosi di una misura severa, era giustificata dalla volontà legittima di 

sanzionare efficacemente il traffico di stupefacenti; 

- dopo aver constatato che l'applicazione della presunzione e l'esecuzione 

della confisca hanno conseguenze importanti sul patrimonio dei predetti co-

niugi, viene tuttavia rilevato, rinviando alla propria giurisprudenza (sentenza 

Arcuri e altri c. Italia del 5 luglio 2001, n. 54024/99), che anche nel contesto 

dell'applicazione dell'art. 1 del Protocollo n° 1 alla CEDU, "la Convention ne 

fait pas obstacle par principe aux présomptions de fait ou de droit. Elle a par 

ailleurs relevé que la confiscation de patrimoines criminels a acquis une 

place importante, tant dans l'ordre juridique de plusieurs Etats contractants 

que sur le plan international (donnant pour exemple la Convention du Conseil 

de l'Europe relative au blanchiment, au dépistage, à la saisie et à la confis-

cation des produits du crime, du 8 novembre 1990), et qu'elle est aujourd'hui 

utilisée non seulement comme moyen de preuve, mais aussi en tant que 

sanction indépendante d'un délit". 

 

 La giurisprudenza Aboufadda è, per certi versi, una conseguenza logica di 

quanto già formulato dalla Corte nella sentenza n. 30810/03 del 1° marzo 

2007 nella causa Geerings contro Paesi Bassi, la quale aveva osservato che 

"dans un certain nombre d'affaires la Cour s'est dite prête à considérer les 

- 13 - 
 
 

procédures de confiscation consécutives à des condamnations comme fai-

sant partie intégrante du processus d'infliction de la peine et comme échap-

pant dès lors au champ d'application de l'art. 6 § 2 (voir en particulier Phillips 

c. Royaume-Uni, n. 41087/98, CEDH 2001-VIII, Van Offeren c. Pays-Bas, 

n. 19581/04, 5 juillet 2005). Ces affaires avaient pour caractéristiques com-

munes que les intéressés avaient été condamnés pour des infractions à la 

législation sur les stupéfiants, qu'ils continuaient à être soupçonnés d'autres 

infractions du même type, qu'il apparaissait qu'ils possédaient des biens dont 

la provenance ne pouvait être établie, que l'on pouvait raisonnablement pré-

sumer que ces biens avaient été obtenus grâce à l'exercice d'une activité 

illicite, et que les intéressés étaient en défaut de fournir une explication sa-

tisfaisante à cet égard". 

 

3.1.5 Il Tribunale federale ha già avuto modo di pronunciarsi positivamente in me-

rito ad una restituzione ai Paesi Bassi ai fini di confisca di valori confiscati 

posteriormente alla condanna penale di un trafficante di stupefacenti. La sen-

tenza confiscatoria delle autorità penali olandesi era fondata sull'articolo 36e 

cpv. 3 CP/NL che prevede la confisca, in una procedura separata dal pro-

cesso di merito, dei beni della persona condannata qualora quest'ultima non 

abbia reso verosimile la provenienza lecita degli stessi (sentenza del Tribu-

nale federale 1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 5.3). Costatata la 

conformità con la giurisprudenza della Corte europea, nello specifico con le 

sentenze Geerings e Phillips precitate, l'Alta corte concludeva alla reiezione 

del ricorso e alla restituzione a scopo di confisca ai Paesi Bassi degli averi 

confiscati, restituzione possibile in virtù dell'art. 74a AIMP, la procedura di 

assistenza non essendo contraria all'art. 2 lett. a AIMP. 

 

3.2  

3.2.1 Occorre innanzitutto rilevare che i fatti e le circostanze alla base delle sen-

tenze RR.2013.192 e 193-196 sono diversi dal caso qui in esame. In 

quell’occasione questa Corte si è espressa sull’art. 12 sexies L. 356/92 in 

relazione ad un differente contesto delittuoso presentato dall’autorità ro-

gante, basato su un procedimento penale avviato nei confronti di persone 

legate ad un noto gruppo multimediale italiano, indagate per i reati di corru-

zione, falso in bilancio, appropriazione indebita, frode fiscale, ricettazione e 

riciclaggio. L’autorità rogante asseriva che il gruppo in questione avrebbe, 

mediante complesse operazioni di acquisti fittizi di diritti televisivi, costituito 

ingenti disponibilità finanziarie depositate anche su conti bancari svizzeri, 

conti di cui il gruppo sarebbe stato il beneficiario economico. In tale contesto 

le autorità richiedenti non avevano ancora pronunciato sentenze di con-

danna. Nella presente fattispecie, invece, il contesto delittuoso è di altra na-

tura e la procedura si è conclusa con condanna definitiva. Il presente caso 

si riferisce in effetti ad un traffico internazionale organizzato di stupefacenti. 

- 14 - 
 
 

In tale contesto, il ricorrente è stato riconosciuto colpevole del reato di con-

corso in importazione, trasporto e illecita detenzione di ingente quantitativo 

di sostanza stupefacente, del tipo cocaina e condannato a nove anni e quat-

tro mesi di reclusione e a EUR 100'000.-- di multa (v. classificatore MPC 

RH.15.0029, rubrica 5). Dalla sentenza di condanna italiana emerge che l'ar-

resto di A. e il contestuale sequestro dello stupefacente non sono avvenuti 

casualmente bensì a fronte di complesse indagini, consistite in attività d'in-

tercettazione telefonica ed ambientale e di pedinamenti. Tali indagini hanno 

permesso inoltre di evidenziare l'esistenza di contatti tra A. e H. (cittadino 

colombiano, trafficante di stupefacenti) almeno già da due anni prima dei 

fatti. Da intercettazioni telefoniche e da indagini collegate si sono delineati 

fatti che mostrano chiaramente sia la circostanza che in precedenza erano 

stati compiuti, dagli stessi correi, altri traffici di stupefacenti e sia che in futuro 

se ne progettavano ulteriori (v. informativa DIA del 10 aprile 2002, citata in 

act. 1.5). È inoltre stato appurato che A. il 16 gennaio 2001 ha ospitato H. a 

Roma presso la sua abitazione. In quell'occasione, i due hanno conversato 

sulle modalità d'importazione di stupefacenti nonché su una valigia conte-

nente presumibilmente del danaro che A. doveva andare a portare da qual-

che parte. È emerso che A., subito dopo la partenza di H., in data 24 gennaio 

2001, si è recato in Svizzera. In data 8 marzo 2001, nel corso di una conver-

sazione telefonica intercettata tra A. e H., quest'ultimo chiedeva a A. di pre-

parare 40 milioni di lire italiane da consegnare a un suo emissario colom-

biano. A seguito di ciò, si legge nella sentenza del 18 febbraio 2003 del Tri-

bunale di Roma (act. 1.5) e nella sentenza del 20 novembre 2003 della Corte 

d'Appello (act. 1.6) che A. si è recato in Svizzera nello stesso mese di marzo 

2001 per prelevare, da una relazione bancaria da lui detenuta presso la 

banca B. di Lugano, la somma di USD 20'000 equivalente a 40 milioni di lire, 

prelievo del resto riscontrabile dalla documentazione bancaria acquisita agli 

atti in rogatoria dalle autorità Svizzere (v. pezza giustificativa del  

20 marzo 2001 relativa al prelievo di USD 20'000 dal conto n. 1 presso la 

banca B., inviata in data 23 luglio 2012 dal MPC, con altra documentazione 

bancaria, alla Procura Generale di Roma [v. classificatore RH.12.0080-RA, 

rubrica 5]). Sempre da intercettazioni effettuate tra maggio e agosto 2001, è 

risultato che A. e H. hanno conversato in merito a laboriose attività prepara-

torie di traffici internazionali di stupefacente nelle quali facevano riferimento 

all'organizzazione di un traffico internazionale di stupefacenti e a un canale 

di trasporto precedentemente utilizzato che non poteva più essere utilizzato. 

Vi è inoltre una conversazione del 3 maggio 2001 tra A. e E. nel corso della 

quale i due fanno riferimento esplicito al prossimo lavoro (act. 1.5), quello 

che ha portato al loro arresto. Dai fatti assodati in regolare processo dall'au-

torità richiedente, fatti che vincolano il giudice dell'assistenza, risulta in modo 

chiaro che il conto bancario litigioso era destinato a finanziare il traffico di 

stupefacenti in generale e quello per il quale A. è stato condannato in parti-

colare. Ciò emerge dal contenuto delle numerose conversazioni avute tra 

- 15 - 
 
 

quest'ultimo e gli altri numerosi protagonisti del traffico nonché, in special 

modo, dal suo prelievo di USD 20'000 per il pagamento di un emissario co-

lombiano come richiesto da H.  

 

3.2.2 Orbene, i fatti appena descritti possono, prima facie, essere sussunti al reato 

di partecipazione o sostegno ad un’organizzazione criminale giusta  

l’art. 260ter CP. Conformemente a questa disposizione, si rende colpevole 

del reato di partecipazione ad un’organizzazione criminale, ai sensi 

dell'art. 260ter n. 1 cpv. 1 CP, chiunque partecipa a un'organizzazione che 

tiene segreti la struttura e i suoi componenti e che ha lo scopo di commettere 

atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali. Commette il reato 

nella forma del sostegno, giusta l’art. 260ter n. 1 cpv. 2 CP, chiunque sostiene 

una tale organizzazione nella sua attività criminale. Riservato l’art. 3 cpv. 2 

CP, è punibile anche chi commette il reato all’estero, se l’organizzazione 

esercita o intende esercitare l’attività criminale in tutto o in parte in Svizzera 

(art. 260ter n. 3 CP). In sunto, un’organizzazione criminale ai sensi  

dell'art. 260ter CP è caratterizzata da quattro elementi: il numero di parteci-

panti, la struttura organizzativa, la legge dell’omertà e lo scopo criminale 

(BERNARD CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. II, 3a ediz., Berna 

2010, n. 1 a 5 ad art. 260ter CP). 

 

Secondo giurisprudenza e dottrina, corrispondono in particolare alla nozione 

di organizzazione criminale sia le associazioni di stampo mafioso che quelle 

finalizzate al terrorismo (DTF 132 IV 132 consid. 4.1.2; TPF 2008 80 consid. 

4.2.1). Anche un gruppo di trafficanti di droga dedito a smerciare importanti 

quantitativi di stupefacenti può corrispondere a tale definizione (ATF 129 IV 

271 consid. 2.3.1 e 2.3.2; sentenza del Tribunale federale 6S.463/1996 del 

27 agosto 1996, consid. 4, pubblicato in SJ 1997 pag. 1 e segg. e riassunto 

in RStrS/BJP 2000 n. 799; TPF 2010 29 consid. 2.3 e 3.1 pag. 34). 

 

In concreto, dalla richiesta di assistenza scaturisce che più persone erano 

attive con ruoli diversi nell'ambito di traffici internazionali di stupefacenti. H. 

e A. si occupavano dell'acquisto dello stupefacente in Colombia, E., D. e il 

ricorrente del trasporto, A. era inoltre attivo anche nel finanziamento usando 

i fondi depositati sul suo conto in Svizzera per remunerare, su istruzione di 

H., gli emissari colombiani. In merito alla segretezza dell'organizzazione non 

vi sono dubbi visto il dispendio di energie e di mezzi investigativi che si sono 

resi necessari per infiltrare e contrastare il traffico di stupefacenti in atto in 

Italia. In conclusione, essendo in presenza di un gruppo di trafficanti di droga 

dedito a smerciare importanti quantitativi di stupefacente, la fattispecie 

adempie astrattamente, le condizioni di cui all'art. 260ter CP. Ne consegue 

che, in virtù dell'art. 72 CP nonché della giurisprudenza precitata, gli averi di 

disponibilità di A., membro dell'organizzazione di trafficanti di stupefacente, 

potrebbero, in quanto sottoposti alla facoltà di disporre dell’organizzazione 

- 16 - 
 
 

in parola, essere sequestrati e confiscati anche giusta il diritto svizzero, pre-

cisato inoltre che A. non è stato in grado di provare l'origine legale dei suoi 

averi detenuti in Italia e in Svizzera.  

 

Va a tal proposito rilevato che il capovolgimento dell'onere della prova di cui 

all'art. 72 CP e della procedura di confisca allargata italiana, costituiscono 

uno strumento di lotta alla criminalità teso a contrastare l'illecito profitto, af-

finché il crimine non paghi. Si tratta in entrambi i casi di procedure di carat-

tere reale, nel quadro delle quali la colpevolezza dell'autore dell'infrazione 

non viene esaminata (cfr. DTF 132 II 178 consid. 4.1). Nell'ambito del con-

trasto al traffico di stupefacenti, tali soluzioni sono del resto espressamente 

contemplate all'art. 5 cpv. 7 della Convenzione delle Nazioni Unite del 1988 

(v. Messaggio del 29 novembre 1995 concernente la ratificazione da parte 

della Svizzera della Convenzione del 1988 contro il traffico illecito di stupe-

facenti e di sostanze psicotrope, FF 1996 I pag. 535). 

 

3.3 Tuttavia la confisca dei beni del ricorrente non si giustifica unicamente in 

base a quanto appena evidenziato. La sentenza Aboufadda (v. consid. 3.1.4 

supra) e la sentenza del Tribunale federale 1C_513/2010 (v. consid. 3.1.5 

supra) hanno infatti confermato la possibilità per le autorità penali nazionali 

di confiscare valori patrimoniali di origine sospetta senza dimostrarne l’ori-

gine illecita, ma unicamente apportando indizi concreti in tal senso. Tale al-

leggerimento dell’onere probatorio è dovuto alla necessità di contrastare in 

maniera sempre più efficace fenomeni criminali pericolosi, generanti ingenti 

capitali segnatamente a disposizione di organizzazioni criminali (v. PAVLIDIS, 

op, cit., pag. 19, 42 e seg., 283). Proprio sulla base di tali considerazioni 

occorre precisare la giurisprudenza di questa Corte per quanto concerne 

l’art. 12 sexies L. 356/92, nel senso che, se l’Italia procede alla confisca di 

beni in applicazione di tale disposizione, la Svizzera deve poter fornire assi-

stenza giudiziaria allorquando, indipendentemente dalla denominazione in 

astratto della procedura estera, è concretamente evidenziabile un nesso tra 

i valori in questione ed un reato constatato mediante decisione cresciuta in 

giudicato. Diverso il discorso in assenza di una simile situazione come ap-

punto sembra rilevare il Tribunale federale quando afferma nella giurispru-

denza sopraccitata che “una possibile confisca di averi che non avrebbero 

manifestamente alcun rapporto con i reati perseguiti in Italia o con una sen-

tenza di condanna pronunciata dalle autorità estere ma fondata unicamente 

su una sproporzione dei beni rispetto al reddito o all'attività economica svolta 

e pertanto senza alcun rapporto con i reati perseguiti, appare come proble-

matica” (v. sentenza 1C_464/2014 consid. 3.2). La questione non merita co-

munque ulteriore disamina perché nella fattispecie, come già evidenziato in 

precedenza (v. consid. 3.2.1 supra), tale nesso esiste. Il ricorrente è stato 

condannato definitivamente per traffico di stupefacenti. È alla luce di tale 

condanna che l'autorità italiana ha proceduto alla confisca dei beni litigiosi 

- 17 - 
 
 

conformemente all'art. 12 sexies L. 356/92, dopo aver costatato, in contrad-

dittorio, che la situazione economica del condannato non permetteva di spie-

gare la sua agiatezza economica e che la giustificazione addotta sulla pro-

venienza dei valori depositati sul suo conto svizzero, ossia come derivanti 

dalla vendita di immobili in Costa Rica, non era stata ritenuta credibile in 

assenza di un ben che minimo riscontro probatorio (act. 1.9 e 1.10), e ciò 

anche alla luce delle risultanze di intercettazioni telefoniche dalle quali sono 

emerse indicazioni che il predetto aveva prelevato soldi dal suo conto su 

istruzioni di H. per consegnarli a un emissario colombiano. 

 

3.4 In merito alle condizioni poste dall'art. 74a AIMP v'è da rilevare che i valori 

di cui è chiesta la restituzione a scopo di confisca sono stati, come stabilito 

dalla predetta disposizione, precedentemente sequestrati a seguito della for-

male richiesta di assistenza italiana del 23 maggio 2002 (v. lett. A), proce-

dura che si è conclusa con la trasmissione della documentazione bancaria 

all'autorità richiedente (v. lett. C). È pure assodato che le sentenze italiane 

di condanna e di confisca del conto del ricorrente in Svizzera sono cresciute 

in giudicato, realizzando in tal senso anche la condizione posta dall'art. 74a 

cpv. 3 AIMP (v. lett. E). Esse hanno permesso di evidenziare – e il prelievo 

di USD 20'000.-- ne è l’indizio più evidente – che i valori litigiosi erano desti-

nati al finanziamento di traffici di droga, per cui oltre ad essere beni a dispo-

sizione di un’organizzazione criminale ex art. 72 CP, essi erano anche chia-

ramente destinati a finanziare ulteriori reati ex art. 74a cpv. 2 lett. c AIMP 

richiamato l’art. 19 cpv. 1 lett. e LStup. (v. consid. 3.2.2 supra). 

 

3.5 Nel caso in esame è pacifico che il procedimento condotto in Italia nei con-

fronti del ricorrente ha un carattere penale ai sensi degli art. 1 cpv. 3 e 63 

AIMP. È pure pacifico, e il predetto non lo contesta, che la procedura in Italia 

ha rispettato i principi dell'equo processo e pertanto è conforme alla giuri-

sprudenza della CEDU. V'è inoltre da rilevare, come si è visto (v. supra con-

sid. 2.3) che l'assistenza può comunque essere concessa qualora la richie-

sta si inserisce in una procedura estera tendente alla c.d. confisca in rem o 

confisca autonoma. Indipendentemente dalla qualifica della procedura 

estera, in effetti, come affermato nel già citato rapporto relativo all'art. 13 

CRic, di rilievo ai fini dell'assistenza è che l'inchiesta sia condotta da autorità 

giudiziarie e che abbia un carattere penale. Ciò che è il caso nella fattispecie.  

 

3.6 La tesi difensiva del ricorrente consistente nell'affermare che la procedura 

italiana non comprendeva il sequestro dei suoi valori in Svizzera, è da re-

spingere. Come si è visto, l'autorità richiedente ha chiesto, sin dal 23 maggio 

2002, il sequestro degli averi da lui eventualmente detenuti in Svizzera  

(v. lett. A). Le autorità estere erano giunte a formulare tale eventualità sulla 

scorta delle intercettazioni telefoniche effettuate sin dal 2000, segnatamente 

sulle utenze in uso a A. e altri correi poste in atto sin dall'inizio della loro 

- 18 - 
 
 

inchiesta (v. supra consid. 3.2.1). Il fatto che vi sia stato un incidente proce-

durale in Italia (v. lett. E) non muta nulla alla validità della richiesta di seque-

stro e alla possibilità di restituzione dei fondi a scopo di confisca. L'incidente 

probatorio italiano di cui si è visto, è un'ulteriore conferma che la richiesta 

iniziale formulata dalle autorità italiane andava esplicitamente a colpire even-

tuali averi illeciti detenuti da A. in Svizzera, averi appunto potenzialmente 

confiscabili alla fine dell'inchiesta nei suoi confronti. Ciò che è effettivamente 

avvenuto. 

 

3.7 L'abbandono del procedimento svizzero avviato per riciclaggio deciso dal 

magistrato elvetico non ha nessuna influenza sulla procedura di assistenza 

trattandosi di procedure indipendenti. Il giudice dell'assistenza non è, di prin-

cipio, vincolato dalle procedure penali avviate dalle autorità nazionali. Nella 

fattispecie l'abbandono della procedura per riciclaggio tanto in Svizzera 

quanto in Italia non costituiscono impedimento alcuno alla concessione 

dell'assistenza. Il ricorrente, come si è visto, è comunque stato condannato 

e i suoi beni confiscati per reati pacificamente coperti dal requisito della dop-

pia punibilità.  

 

 

4. Visto quanto precede il ricorso è da respingere. 

 

 

5. Il ricorrente sollecita la concessione del beneficio dell'assistenza e del gra-

tuito patrocinio nella persona dell'avv. Olivier Corda (RP.2015.74). 

 

5.1 La persona perseguita può designare un patrocinatore. Se vi prescinde o 

non è in grado di farlo e la tutela dei suoi interessi lo richiede, le è nominato 

un patrocinatore d'ufficio (art. 21 cpv. 1 AIMP). Se una parte non dispone dei 

mezzi necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità di 

successo, l'autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istruzione la 

dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle 

spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). Il Tribunale federale ha affermato che 

prive di probabilità di successo sono conclusioni le cui prospettive di suc-

cesso sono sensibilmente inferiori a quelle di insuccesso, e che di conse-

guenza non possono essere definite serie. Decisivo è sapere se una parte 

che dispone dei mezzi finanziari necessari affronterebbe ragionevolmente 

un processo: chi non è disposto ad affrontare a proprie spese un processo 

non deve poterlo fare soltanto perché la procedura è gratuita. L'esistenza di 

sufficienti probabilità di successo va giudicata sommariamente in base alle 

condizioni al momento dell'introduzione della domanda (v. DTF 138 III 217 

consid. 2.2.4; 133 III 614 consid. 5; sentenze del Tribunale federale 

5A_264/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 4.1; 5A_711/2011 del 21 dicem-

bre 2011, consid. 3.1).  

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5.2 Dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che la parte che richiede 

l'assistenza giudiziaria abbia il dovere di fornire ragguagli completi e, per 

quanto possibile, comprovati, sul proprio reddito, patrimonio e sull'insieme 

dei propri oneri finanziari. Le informazioni e i relativi mezzi di prova devono 

fornire un'immagine fedele, completa e coerente della situazione finanziaria 

del richiedente. In caso contrario l'istanza deve essere respinta, non essendo 

sufficientemente sostanziato o dimostrato lo stato di indigenza (DTF 125 IV 

161 consid. 4a; sentenze del Tribunale penale federale RP.2014.62 del  

26 agosto 2014, consid. 2.1; BH.2006.6 del 18 aprile 2006, consid. 6.1.) 

 

5.3 Nella fattispecie, il ricorrente risulta essere in detenzione (act. 1.11). Con 

l'atto di ricorso, a corredo della richiesta di gratuito patrocinio, egli ha prodotto 

copia del formulario intitolato "Dichiarazione sulla situazione della persona 

richiedente la difesa d'ufficio", firmato il 31 ottobre 2015 e presentato al MPC. 

Da tale dichiarazione risulta che il ricorrente percepisce un reddito di  

EUR 250.-- al mese, che non detiene patrimonio fuorché una Moto Honda 

600 cc del 2005 (act. 1.12). Egli produce inoltre copia di una certificazione 

fiscale del 18 maggio 2015 rilasciata dalla Direzione provinciale I di Roma 

per il periodo dal 2009 al 29 aprile 2015 (act. 1.13). Dalla dichiarazione fi-

scale risulta che per l'anno fiscale 2009 ha percepito EUR 3'704.-- e per 

l'anno fiscale 2011 EUR 1'220.--. Non sono segnalati altri redditi. Il formulario 

relativo alla domanda di assistenza giudiziaria inviato al ricorrente, e da que-

sto compilato, concernente la presente procedura non fornisce ulteriori ele-

menti, nonostante l'invito chiaro a produrre documenti giustificativi (v. incarto 

RP.2015.74, act. 4). Le informazioni fornite dal ricorrente appaiono incom-

plete e scarne. Egli si trova certo in detenzione, ma con l'aiuto del suo difen-

sore avrebbe potuto raccogliere un minimo di dati o di documentazione per 

rendere possibile un esame esaustivo della sua situazione finanziaria anche 

tenuto conto dei suoi precedenti soggiorni all'estero. Vista la lacunosità delle 

informazioni fornite dal ricorrente, questo Tribunale si trova impossibilitato a 

valutare la richiesta presentata, la quale va quindi respinta per difetto dei 

requisiti legali.  

 

5.4 Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8  

cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le 

ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 

173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.--.  

 

  

- 20 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La richiesta di assistenza giudiziaria e patrocinio gratuito è respinta. 

3. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del ricorrente. 

 
 
Bellinzona, 2 giugno 2016  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Olivier Corda 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).