# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 97487029-9a19-5433-ba20-0591c31a95f1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 24.11.2010 14.2010.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2010-83_2010-11-24.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2010.83

  	
  Lugano

  24 novembre
  2010

  LS/fp/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  Walser e Epiney-Colombo

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(EF.2008.196 della Pretura __________) promossa con opposizione 2 giugno 2008 da

 

 

	
   

  	
   AP 1 

  (patrocinato dall'  PA 2 ) 

  

 

 

e con opposizione 1° luglio 2008 da

 

	
   

  	
   AP 2 

  (patrocinata
  dall'  PA 2 ) 

   

                                                                                           

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

 

il sequestro 29
maggio 2008 richiesto nei confronti dell'opponente  AP 1 da

 

	
   

  	
  AO 1   

  AO 2 

  (patrocinati dall' 
  PA 1 ) 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

in cui il Pretore __________, con decisione 9
settembre 2010, ha respinto l'opposizione di AP 1 e dichiarato irricevibile
quella di AP 2, confermando di conseguenza il sequestro, e ha revocato l'ordine
a seguito del quale AO 1 e AO 2 hanno prestato una garanzia ex art. 273 LEF di
fr. 1'000'000.–;

 

appellanti AP 1 e AP 2 con allegato 29 settembre 2010, in cui postulano la riforma del giudizio impugnato nel senso di dichiararlo nullo e accogliere quindi
le loro opposizioni, in via subordinata di annullarlo mantenendo il sequestro limitatamente
alla somma capitale di US$ 840'404'59 e confermando per il resto le opposizioni;

 

lette le osservazioni 2 novembre 2010 con cui le
società sequestranti AO 1 e AO 2 chiedono la reiezione dell'appello;

 

esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con istanza 28 maggio 2008 diretta contro AP 1, debitore sequestrato,
AO 1 e AO 2 hanno chiesto al Pretore __________, in base all'art. 271 cpv. 1 n.
4 LEF di porre sotto sequestro “ogni avere patrimoniale depositato su conti o
in cassette di sicurezza, nonché crediti riferiti a relazioni bancarie intestate
o cointestate a AP 1”, “ogni avere patrimoniale depositato su conti o in
cassette di sicurezza, nonché crediti riferiti a relazioni bancarie intestate o
cointestate alla E__________, __________, segnatamente, ma non solo, la
relazione n. __________, siccome dagli atti risultanti averi in realtà di AP 1” e “ogni avere patrimoniale depositato su conti o in cassette di sicurezza, nonché crediti riferiti
a relazioni bancarie intestate o cointestate a __________ Trust, siccome dagli
atti risultanti averi in realtà di AP 1”, presso __________, __________, __________. Il tutto fino a concorrenza di fr. 6'631'164.– (controvalore di US$
6'459'345.– al tasso di conversione di CHF/US$ valido il 28 maggio 2008) oltre
interessi del 5% a partire dal 7 giugno 2003.

 

 

                                  B.   AO 1,
azienda leader nel settore dell'energia, e AO 2, società controllata da AO 1 e
responsabile per la parte impiantistica, strutture e costruzioni
ingegneristiche, identificano il loro credito nei confronti di AP 1 quale pretesa
in via di restituzione per indebita appropriazione, risarcimento danno per atti
illeciti -fra cui, sotto il profilo penale, associazione a delinquere,
corruzione aggravata, riciclaggio, ricettazione, falso in bilancio e emissione
di fatture false- e risarcimento danni per inadempimento contrattuale. Nell'ambito
del procedimento penale in corso dal 2003 in Italia in particolare, la Procura di __________ aveva spiccato una richiesta di rinvio a giudizio 27 luglio 2007 a carico di AP 1 e di altri, rimproverando loro di essersi -in sostanza- fatti “capi, promotori,
organizzatori dell'associazione a delinquere” e, in tal modo, “appropriarsi
indebitamente di fondi della società AO 2 stipulando una serie di contratti per
prestazioni in tutto o in parte inesistenti con le società italiane ed estere (…)
e accordandosi per la retrocessione di una percentuale del fatturato fittizio,
avvenuta sia su conti bancari esteri sia con consegne di denaro contante in
Italia” (doc. L, capo A, pag. 10 seg.) il tutto per una somma stimabile in
almeno US$ 6'459'345.– (doc. L, capo B pag. 11, capo C pag. 11 e capo D pag.
12). In questo contesto, previa richiesta formulata in via di rogatoria dall'Italia,
l'autorità svizzera ha concesso la propria assistenza giudiziaria procedendo
quindi ad assumere le prove così richieste e ad eseguire il sequestro di beni patrimoniali
(doc. BB, CC). Parallelamente, nel corso del 2003, anche il Ministero pubblico
della Confederazione Svizzera ha aperto un'indagine preliminare per titolo di
riciclaggio di denaro (doc. D) nei confronti -fra altri- di AP 1 e della di lui
moglie AP 2, cui ha fatto seguito l'apertura dell'istruzione probatoria (doc.
C, E). Le società sequestranti reputano inoltre che, avendo AP 1 commesso atti
illeciti allorquando rivestiva il ruolo di vicepresidente di AO 2, egli si era
reso altresì colpevole di violazione degli obblighi contrattuali di diligenza e
fedeltà che lo legavano all'azienda, sua datrice di lavoro.         

 

 

                                  C.   Il 29
maggio 2008, e per l'importo di fr. 6'631'164.– (ossia US$ 6'459'345.– al tasso
di conversione valido il 28 maggio 2008) e interessi al 5% dal 7 giugno 2003,
il Pretore __________, ha decretato il sequestro a carico di AP 1, così come
richiesto. Nel contempo egli ha fatto obbligo alle società sequestranti di
prestare una garanzia ai sensi dell'art. 273 LEF di fr. 1'000'000.–. 

 

 

                                  D.   Il 2
giugno 2008 AP 1 ha formulato opposizione al decreto di sequestro citato. 

                                         Al
contraddittorio del 1° luglio 2008, l'opponente ha evidenziato come l'unica
sentenza emessa fino a quel momento a suo carico fosse la decisione 9 novembre
2005/22 febbraio 2006 della Corte dei Conti, __________ -autorità competente in
tema di responsabilità contabile di amministratori di enti pubblici economici- la
quale aveva escluso l'esistenza di un danno erariale stabilendo per il resto un
obbligo di pagamento a carico di AP 1 di Euro 410'256.– (US$ 800'000.–) corrispondente
all'esborso che egli aveva illecitamente omesso di giustificare (doc. 1). E,
nella misura in cui accertava un considerevole danno d'immagine a suo carico,
la sentenza era stata appellata. Pertanto, il sequestro avrebbe semmai potuto
trovare conferma per questa cifra. Di fatto, AP 1 non era né proprietario né
avente diritto economico dei beni oggetto del sequestro, in quanto gli stessi
appartenevano alla moglie AP 2 e al figlio __________ quali unici beneficiari
di __________ Trust. In effetti i soldi che costituivano questo trust provenivano
da conti bancari “E__________”, “O__________” e “G__________” aperti presso __________,
a loro volta precedentemente depositati presso __________ di __________ sin dal
1997, anno in cui egli nemmeno lavorava per AO 2. La moglie peraltro era
contitolare e avente diritto economico di quei beni in quanto, fino al 1°
aprile 2003, i coniugi vivevano in regime di comunione dei beni (doc. 2). Il
trasferimento di denaro al trust costituito nel 2003 era da ricondurre a fini
fiscali e successori, e non certo per le indagini penali in corso in Italia di
cui a quel momento nessuno sapeva. In proposito, neppure vi era sentore di una possibile
azione revocatoria rispetto al quel trust. Ciò posto, visto che per metà i beni
di famiglia erano della moglie, il sequestro poteva al limite essere confermato
per il restante 50% di spettanza di AP 1. E, a tutela dei 50% rimanenti, AP 2 ha prodotto una sua procura e ha sollevato  opposizione (doc. 5). Sia come sia, l'istanza di sequestro
costituiva un abuso di diritto in quanto i beni da sequestrare erano già bloccati
dal sequestro penale richiesto dalle autorità italiane e da quello che era stato
decretato dalle autorità svizzere, fermo restando che in entrambi i
procedimenti penali le società sequestranti si erano costituite parte civile. Ritenuto
che l'art. 271 n. 4 LEF era una norma sussidiaria a ogni altra causa di
sequestro, un ulteriore provvedimento a carico dei medesimi beni e fondato
sugli stessi fatti violava pertanto il principio ne bis in idem.         

 

                                         Le
società sequestranti reputano il loro credito sufficientemente verosimile in
quanto fondato su due procedimenti penali distinti e autonomi fra loro. La
richiesta intesa al rinvio a giudizio in Italia comprendeva anche il reato di appropriazione
indebita per un corrispondente importo di US$ 6'459'345.–, cifra per cui si erano
costituite parte civile. La richiesta di assistenza giudiziaria delle autorità
italiane era stata accolta in Svizzera e aveva condotto al sequestro del conto
intestato a E__________ presso il __________ di __________. Anche le autorità
svizzere avevano di moto proprio avviato gli accertamenti penali del caso e, conseguentemente
proceduto al sequestro di quei medesimi conti. Per il resto, spettava alla causa
di merito determinare il danno effettivo. Modalità e tempistica riferite all'apertura
del conto intestato a E__________ e alla costituzione del __________ Trust
-quest'ultimo al solo scopo di evitare un eventuale sequestro- erano la prova
del fatto che quanto depositatovi proveniva da atti illeciti imputabili a AP 1.
Sul conto “O__________”, il cui saldo finale una volta chiuso era stato integralmente
trasferito quale patrimonio al __________ Trust, egli aveva accreditato le
retrocessioni pagategli da AO 2 oggetto dell'inchiesta penale in Italia e su
cui -in sede di interrogatorio- egli aveva rifiutato di esprimersi. Dal canto
suo poi, la moglie AP 2 non aveva sollevato tempestiva opposizione al sequestro
fermo restando che, ad ogni modo, nell'ambito degli interrogatori penali cui
aveva dovuto far fronte si era sempre detta estranea a quel conto gestito dal solo
marito e che di quei beni non aveva reso più verosimile l'appartenenza a sé rispetto
a quella del marito. La causa di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF era
sussidiaria solo alle altre cause previste al cpv. 1, e quindi indipendente da
sequestri penali. Il legame sufficiente con il nostro territorio era dato dall'accoglimento
della richiesta di assistenza giudiziaria proveniente dall'Italia e dal
procedimento penale in corso per i medesimi fatti in Svizzera. Infine, un danno
per sequestro infondato era a priori escluso proprio perché i beni erano di
fatto già bloccati. Di qui, la richiesta di revocare l'obbligo di garanzia ex
art. 273 LEF o quantomeno ridurlo a fr. 66'000.–, stima di un'eventuale indennità
per ripetibili.    

                                         

                                         In
replica gli opponenti hanno evidenziato l'assenza di sentenze penali a loro carico,
l'assistenza giudiziaria non costituendo certo un accertamento in tal senso.
Per il resto, la decisione della Corte dei Conti escludeva l'esistenza di un
danno pecuniario proveniente da attività illecita. Non essendole stato
notificato, AP 2 aveva saputo del decreto di sequestro poco prima dell'udienza
e, conferita procura il 30 giugno 2008 al legale del marito, aveva potuto
opporvisi solo in quella sede. Quanto depositato sui conti “O__________” e “G__________”,
di cui __________ e moglie erano aventi diritto economici, era precedente ai fatti
oggetto dei procedimenti penali. La metà poi spettava a AP 2. L'idea di costituire il __________ Trust era stata oggetto di discussione sin dall'autunno 2002, con
l'intento di evitare di sottostare all'obbligo di rientro dei beni in Italia sancito
dallo “scudo Tremonti”. Gli interessi delle società sequestranti erano tutelati
a sufficienza dai sequestri penali, fermo restando che in caso di assoluzione decadevano
pure eventuali pretese risarcitorie. Un altro sequestro era pertanto abusivo. Circa
la cauzione, gli opponenti si sono rimessi al giudizio del Pretore.  

 

                                         Le
società sequestranti hanno precisato che a differenza della procedura di
convalida del sequestro finalizzata ad accertare in modo definitivo i loro
crediti, quella di sequestro era retta dalla verosimiglianza. E, al riguardo, i
procedimenti penali in corso in Italia e in Svizzera davano sufficiente
riscontro. L'opposizione di AP 1 era stata introdotta il 2 giugno 2008. La stessa
non era invece stata formalizzata da AP 2, benché non sia credibile che non
sapesse del sequestro. I conti erano già sottoposti a sequestro penale e, in
quel contesto, era stata sentita a più riprese. Ciò posto, sollevata solo al
contraddittorio, era comunque da ritenere tardiva. Per ben due autorità penali distinte
erano dati sufficienti elementi per ritenere che i beni trasferiti a __________
Trust appartenevano a AP 1. Infine, l'istanza di sequestro civile ex art. 271
cpv. 1 n. 4 LEF prescindeva da misure penali già decretate, e doveva pure garantire
i danni per l'inadempienza contrattuale di cui AP 1 si era reso responsabile.     

                                      

                                         Il 24
luglio 2008, le società sequestranti hanno inviato al Pretore l'atto di
fideiussione solidale emesso da un istituto bancario per l'ammontare di fr.
1'000'000.–.

 

 

                                  E.   Con
decreto 29 aprile 2010 il Pretore __________ ha respinto l'istanza di
assunzione suppletoria di prove 30 marzo 2010 con cui AP 1 chiedeva di acquisire
agli atti il dispositivo della sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale
penale federale, ritenendola una nuova circostanza emersa fuori dalle
risultanze di causa. D'altra parte, quale restituzione in intero, la richiesta
era invece inammissibile nell'ambito del sequestro, retto dalla procedura
sommaria. In considerazione del fatto che l'udienza era stata diretta dal
Segretario assessore, alla luce della sentenza 13 maggio 2008 del Tribunale
federale (STF 4A_ 512/2007) il Pretore ha citato le parti ad un nuovo
contraddittorio dando così modo alle parti di ribadire la rispettive posizioni
esclusa tuttavia la possibilità di nuovi allegazioni o mezzi di prova. Il 17
giugno 2010, esse hanno confermato le tesi di cui all'udienza di discussione 1°
luglio 2008.     

 

 

                                  F.   Con
sentenza del 9 settembre 2010 il Pretore __________ ha respinto l'opposizione
di AP 1 e dichiarato irricevibile quella di AP 2, confermando il sequestro.
Egli ha inoltre revocato l'ordine di prestazione della garanzia di fr.
1'000'000.– cui le società sequestranti avevano dato seguito.       

 

                                         Il Pretore
non ha ritenuto verosimile che AP 2 avesse saputo del sequestro poco prima
dell'udienza 1° luglio 2008, a riprova di cui la stessa aveva prodotto la
procura 30 giugno 2008 conferita al legale del marito. Quest'ultimo, cui il
decreto era stato notificato, patrocinava già il marito nella causa penale ed
esecutiva. E, anche la moglie si era avvalsa della sua assistenza in occasione
dell'interrogatorio penale del 20 febbraio 2008. Non era quindi ipotizzabile -e
del resto lei nemmeno lo pretendeva- che quell'avvocato non l'avesse informata al
riguardo. Neppure realistico poi che, dopo quel 20 febbraio 2008, lei gli avesse
revocato il mandato per conferirgliene uno nuovo il 30 giugno 2008 con
l'incarico di “rappresentare e tutelare gli interessi della scrivente presso
le competenti autorità giudiziarie della Confederazione Elvetica” (doc. 5).
Poco credibile inoltre che non fosse stata informata dal marito, il quale a sua
difesa sosteneva che proprietaria dei beni sequestrati era -per metà almeno- la
moglie. Pertanto, a fronte dell'opposizione 2 giugno 2008 di AP 1, quella 1°
luglio 2008 -sollevata oltre il termine di 10 giorni- era manifestamente
tardiva e irricevibile.   

 

                                         Il
credito di fr. 6'631'164.– (controvalore di US$ 6'459'345.–) trovava riscontro nella
richiesta di rinvio a giudizio 27 luglio 2007 emessa in Italia, e comprendeva retrocessioni
riconducibili all'agire di AP 1 per US$ 1'000'000.– di contratti di prestazione
fittizi, per US$ 5'359'345.– di contratti di sponsorship legati al coimputato H__________
e per US$ 100'000.– di consulenza inesistente (doc. L, pag. 11 seg.). L'ordinanza
di custodia cautelare 5 giugno 2003 che l'aveva preceduta e che aveva condotto
all'arresto di AP 1, dava ulteriori e significativi riscontri in merito (doc.
F, pag. 7). H__________ era stato condannato con sentenza 4 ottobre 2006 previo
patteggiamento della pena (doc. U). Del versamento di US$ 100'000 sul conto “O__________”
davano altresì atto gli accertamenti nel procedimento penale svizzero (doc. D,
pag. 37 e 38). Di fatto, il danno subìto dalle sequestranti era ben superiore alla
cifra per cui esse procedevano in giudizio (doc. L, capo E pag. 12; F, punto 1
pag. 19). Ciò posto, tutti questi elementi erano concreti e oggettivi, tant'è
che, ritenuti validi nel 2003, erano stati ribaditi nella richiesta di rinvio a
giudizio del 2007. La sentenza della Corte dei Conti stabiliva in Euro
410'256.– il danno erariale a carico di AP 1, senza tuttavia escludere ulteriori
responsabilità civili, disciplinari e penali. Aggiungendo poi la condanna al
risarcimento di Euro 3'166'750.17 -seppur non direttamente riconducibile alle
malversazioni- si arrivava a Euro 3'577'006.17 (fr. 5'800'000.–). Motivo per
cui, una limitazione del sequestro a Euro 410'256.– era da respingere.    

     

                                         Il primo
giudice ha ritenuto infondata l'inapplicabilità dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF
eccepita con riferimento al fatto che il provvedimento traeva origine da circostanze
identiche a quelle che avevano condotto ai sequestri penali. Verosimili per
contro le ipotesi di reato e di attività illecite legate ad operazioni su conti
presso __________ di __________ imputabili a AP 1, e quindi anche il legame
sufficiente con la Svizzera.

 

                                         Circa il
presupposto dell'appartenenza dei beni da sequestrare il Pretore ha anzitutto
appurato che AP 1, in veste di vicepresidente di AO 2, aveva utilizzato il
conto “O__________” intestato a lui e alla moglie quale conto di passaggio e su
cui faceva transitare denaro proveniente da attività illecite. La chiusura di
quel conto era contestuale al versamento del relativo saldo di fr. 5'711'568.55
su una nuova relazione intestata a E__________, di cui beneficiava __________
Trust, e per esso la moglie AP 2 e il figlio __________. Questo provava che AP
1, nell'intento di sottrarsi a indagini penali, ostacolare gli accertamenti in
corso e evitare possibili provvedimenti sequestrativi, aveva volutamente
occultato beni di sua proprietà, intestandoli a membri della sua famiglia, ciò
che prescindeva dai motivi fiscali e successori da lui invocati. Lui solo si
era attivato con l'opposizione, indice questo del fatto che egli soltanto si
considerava colpito in prima persona. Peraltro, laddove sosteneva che i beni in
realtà appartenevano alla sua moglie, la sua opposizione era priva di interesse
giuridico e quindi irricevibile.  

 

                                         Il
Pretore, ritenendo che il provvedimento era sufficientemente verosimile e non
avendo AP 1 provato un danno per sequestro ingiustificato, a fronte di due
sequestri penali non ha ravvisato che gli interessi di quest'ultimo potessero
essere lesi ulteriormente. Di modo che, la richiesta di svincolo dalla garanzia
era senz'altro da accogliere.    

 

 

                                  G.   Con
il presente appello, AP 2 e AP 1 chiedono di accogliere le loro opposizioni e,
in via subordinata, di confermare il sequestro solo per US$ 840'404.59.

 

                                         La
sentenza impugnata, notificata soltanto al patrocinatore di AP 1, era nulla in
quanto pur esprimendosi in merito all'opposizione di AP 2, il Pretore non aveva
emesso due giudizi separati e distinti o, quantomeno, non ne aveva redatto uno,
rivolto e notificato ad entrambi. L'opposizione di AP 2 era tempestiva. L'avv.
M__________ l'aveva patrocinata solo nella procedura civile di sequestro di
primo grado, su espressa delega del suo attuale rappresentante legale che già la
seguiva nella vertenza penale e che si era attivato non appena saputo che i
beni della sua assistita erano stati bloccati. Di modo che, anche la sua
posizione doveva essere esaminata nel merito.

 

                                         AP 1 non aveva
commesso atti illeciti ai danni delle sequestranti. Nella misura in cui non era
impugnato davanti al Tribunale federale, il giudizio 22 febbraio/18 marzo 2010 del
Tribunale penale federale -non considerato dal Pretore poiché successivo all'opposizione-
lo assolveva dalle accuse più gravi e accertava l'origine lecita dei beni di
cui ordinava il dissequestro. In particolare, non gli veniva riconosciuta una
responsabilità penale riguardo alle retrocessioni per contratti di sponsorship
conclusi con H__________ e ai reati per un importo pari a US$ 5'359'345.–. Nemmeno
la sentenza di patteggiamento di H__________ costituiva un riconoscimento di
colpa. D'altra parte la sentenza del Tribunale penale federale scagionava
integralmente AP 2 da ogni addebito, ordinando altresì il dissequestro dei suoi
beni. Dal canto suo, il procedimento penale in Italia non aveva prodotto effetti
e, nel frattempo, i reati erano persino prescritti da cui il logico proscioglimento
di tutti i coinvolti. Ciò posto, in assenza di un reato penale, la sentenza penale
svizzera escludeva a priori che il credito da atto illecito fosse verosimile.       

 

                                         Alla luce
della medesima sentenza anche il verosimile legame sufficiente del credito con
la Svizzera diventava caduco, in quanto negava (quantomeno per l'importo di US$
5'300'000.–) che dei crimini potessero essere ascritti a AP 1. Anche AP 2 era
stata assolta da ogni capo d'accusa, oltretutto non era oggetto di cause penali
in Italia o di procedimenti civili. Infondato pure l'utilizzo illecito di conti
presso __________. Del resto, i pretesi reati neanche avevano un collegamento
con la Svizzera, visto che né per la LDIP né per la Convenzione di Lugano tornava
applicabile il diritto svizzero o era riconoscibile un foro svizzero: quale luogo
del risultato valeva quello in cui si era consumata per prima l'illecita
lesione del bene giuridico protetto dalla norma penale e, nel caso specifico, l'Italia
o __________. L'assistenza giudiziaria concessa dalla Svizzera all'Italia inoltre
non costituiva sufficiente legame ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, come già stabilito
dall'Obergericht del Canton Zurigo.

 

                                         AP 2 risultava
quale avente diritto economico di quanto depositato sul conto E__________, averi
che già erano suoi nel 1999 in quanto contitolare del conto “O__________”. Peraltro,
allora, il marito AP 1 non lavorava nemmeno per le sequestranti. Nessun tribunale
aveva inoltre riconosciuto AP 2 quale prestanome del marito, e quindi neanche che
la stessa aveva occultato proventi di reato a lui riconducibili. Anzi,
assolvendola, la sentenza penale stabiliva l'esatto contrario.    

 

 

                                  H.   Delle
osservazioni delle sequestranti si dirà, se necessario, nel seguito.

 

 

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La decisione del giudice del sequestro -sia essa di
annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad
art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF)
interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere
impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art.
278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22
lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr.
8'000.–. L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e
dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al
realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dai creditori -e contestate
dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il
mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà
la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro,
rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni
intermedie (Amonn/ Walther, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la
procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).

 

 

                                   2.   Le
decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla
procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono
tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio
attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (Piégai, La protection du débiteur et des
tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 seg. con
rif.; Artho von Gunten, Die Arresteinsprache,
tesi Zurigo 2001, pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce
d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base
alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante,
salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla
controparte non contumace (Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).

 

                                         Il giudice può
accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare
sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di
celerità (Hohl, La réalisation du
droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., pag. 212; Artho von Gunten, op. cit., pag. 85
segg.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove
(art. 20 cpv. 5 LALEF).

 

                                         Inoltre, i principi di
celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze
di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare
le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che
considerano determinanti.

 

 

                                   3.   In
virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso
contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la
giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5e;
30 ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti, prove ed
eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo
grado, sia quelli verificatisi prima. La possibilità di
addurre fatti nuovi comprende logicamente quella di produrre nuovi mezzi di
prova (Vogel/Spühler, op. cit., n.
42 ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe frustrata, poiché i fatti
nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter avere un influsso sulla
decisione. Per evidenti ragioni
pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni
nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli
allegati in sede di appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3). Le
limitazioni di cui all'art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono applicabili in materia
di sequestro (art. 22 cpv. 4 LALEF). 

 

                                         Sono
così ammissibili tanto i documenti allegati all'appello (doc. 1 a 3) e fra essi la sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale (doc. 2) che gli
opponenti producono davanti a questa Camera, quanto il plico di documenti che
accompagna le osservazioni formulate dalle società sequestranti (doc. I/1 a
20/II).       

 

 

                                   4.   Gli
appellanti eccepiscono anzitutto la nullità della sentenza impugnata per grave
vizio di forma. Rimproverano al Pretore, che nella sua motivazione aveva
esaminato anche l'opposizione di AP 2 e in tal senso nel dispositivo l'aveva
dichiarata irricevibile (appello, pag. 3 in alto), di essersi nondimeno limitato a spiccare una decisione nei confronti del solo marito AP 1 cui sarebbe poi
stata di fatto notificata (appello, pag. 2 in basso). A ben vedere però, il Pretore ha indicato di “giudicare nella causa di opposizione interposta in data
2 giugno 2008 dalla convenuta, avverso il decreto di sequestro 29 maggio 2008
concesso a seguito dell'istanza 28 maggio 2008 promossa da…” (sentenza
impugnata, pag. 1). In tal senso, il fatto che egli si sia limitato a
specificare -in quel contesto- le generalità delle due società sequestranti da
una parte e di quelle del debitore sequestrato dall'altra, come prescritto
nell'istanza di sequestro, non può certo costituire vizio di forma (cfr.
istanza di sequestro, pag. 1). Sotto questo profilo quindi, la censura sarebbe addirittura
pretestuosa. Sia come sia è in effetti vero che le sentenze devono, a pena di
nullità, fra l'altro contenere l'esatta indicazione delle parti e dei loro
patrocinatori, nonché del loro domicilio (art. 285 cpv. 1 e cpv. 2 lett. c
CPC). Tuttavia, l'insanabile nullità del giudizio presuppone che il vizio sia
tale da pregiudicare alle parti e all'istanza superiore la possibilità di
verificarlo, discuterlo e giudicarlo: e, questo non è il caso per manchevolezze
puramente formali o a cui si trova rimedio nella lettura degli atti e, in
particolare, in caso di carenza nell'esatta indicazione delle parti giusta
l'art. 285 cpv. 2 lett. c CPC (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 285). In
concreto, il dispositivo della sentenza impugnata distingue appunto fra
l'opposizione 2 giugno 2008 di AP 1 che respinge, e l'opposizione 1° luglio
2008 di AP 2 che dichiara irricevibile (sentenza impugnata, pag. 12, n. 1). Ciò
posto, intimata il 10 settembre 2010 (doc. 1 in appello: sentenza impugnata, pag. 12 sul retro) all'avv. M__________, __________, che all'udienza del 1° luglio
2008 si era costituito anche quale suo difensore (verbale, pag. 1) e notificatagli
il successivo giorno 20 (doc. 1 in appello: busta d'intimazione originale, sul
retro), AP 2 ha interposto appello con memoriale 29/30 settembre 2010 entro il
termine legale di 10 giorni. Di modo che, il preteso vizio di forma invocato dagli
appellanti non ha di fatto comportato alcun pregiudizio. Questo esclude la
nullità della sentenza di primo grado.       

 

 

                                   5.   Per
il Pretore, l'opposizione di AP 2 non è ricevibile in quanto sollevata solo l'8
[recte: 1°] luglio 2008 ossia allorquando il termine di 10 giorni di cui all'art.
278 cpv. 1 LEF, cominciato quantomeno a decorrere dal 2 giugno 2008, giorno in
cui il marito AP 1 per il tramite del suo legale avv. M__________, aveva sollevato
opposizione (sentenza impugnata, pag. 6 n. 3), era oramai già trascorso. Egli ha
respinto la tesi secondo cui AP 2 aveva saputo del sequestro poco prima
dell'udienza conferendo il 30 giugno 2008 mandato allo stesso patrocinatore del
marito, avv. M__________, che per suo conto aveva provveduto a sollevare opposizione
al contraddittorio del giorno successivo, in quanto quel legale l'aveva già
assistita in ambito penale e in particolare agli interrogatori del 20 febbraio
2008 (doc. R e P). Peraltro, AP 2 neppure pretendeva che in quel contesto quell'avvocato
non l'avesse informata circa il sequestro civile riferito a quei beni già
oggetto di sequestro penale. Ciò posto, notificato a lui il decreto di
sequestro, lo stesso era da valere come tale tanto riguardo al marito -che
appunto aveva sollevato tempestiva opposizione- quanto alla moglie (sentenza
impugnata, pag. 5 seg. n. 3).   

 

                                         Al
Pretore, gli appellanti rimproverano di confondere gravemente le posizioni dei
rispettivi patrocinatori di AP 1 e di AP 2. Di fatto, solo l'PA 2 -in origine
già legale di entrambe i coniugi- era stato incaricato da AP 2 di
rappresentarla in ambito penale e civile. Solo per motivi di economicità
processuale quest'ultimo aveva poi subdelegato per la sola procedura di
opposizione al sequestro il mandato al collega avv. M__________, diventato nel
frattempo pure rappresentante del marito per le cause penali e civili (appello,
pag. 3). Ciò non toglie che non vi è prova né del fatto che l'PA 2 -attuale
patrocinatore- fosse “originariamente patrocinatore di entrambe i
ricorrenti” (appello, pag. 2), né del fatto che in ambito civile egli
patrocinasse già AP 2, ritenuto che la sola procura rilasciata a suo favore e prodotta
agli atti è quella allegata all'appello e datata 8 settembre 2010 (doc. 3 in appello). E, non v'è neppure traccia della pretesa subdelega che l'PA 2 avrebbe conferito all'avv.
M__________. Anzi, con la procura 30 giugno 2008 esibita in sede pretorile
personalmente sottoscritta da AP 2, la stessa dichiara di conferire “ogni e
più ampia delega all'Avv. M__________ di rappresentare e tutelare gli interessi
della scrivente presso le competenti autorità giudiziarie della Confederazione
Elvetica” (doc. 5). Di modo che nemmeno la tesi secondo cui quel patrocinio
fosse limitato alla sola procedura di opposizione appare a ben vedere
verosimile. Per il resto, l'interessata non spiega dove la puntuale motivazione
del Pretore, provvista di chiari riferimenti nei documenti agli atti, è errata.
Né peraltro ha avuto premura di descrivere le circostanze in cui sarebbe venuta
a conoscenza del sequestro -che invero sembra volutamente sottacere- scegliendo
invece di limitare i suoi argomenti di difesa a disquisire circa le modalità
con cui i due legali si sarebbero ripartiti la tutela di suoi interessi. Oltretutto
l'interessata, che si considera lesa in quanto beneficiaria economica dei beni
che costituiscono __________ Trust, depositati sul conto intestato a E__________,
non ha mai preteso che, come tale, il decreto di sequestro non era stato
notificato né a quest'ultima società né alle persone preposte a rappresentare e
amministrare il trust, ossia il __________, __________ (doc. R, pag.22). E, di
fatto, non risulta che le stesse abbiano interposto opposizione. Ciò posto, a fronte
di argomenti ricorsuali rimasti delle mere allegazioni di parte che non trovano
un riscontro oggettivo nel fascicolo processuale, la conclusione del Pretore
che nell'esito ha considerato irricevibile, poiché tardiva, l'opposizione di AP
2, resiste alla critica e merita quindi conferma.          

 

 

                                   6.   AP 1 contesta la tesi del Pretore che ha considerato che i beni da
sequestrare erano, in realtà, a lui riconducibili in quanto proventi di atti
illeciti che egli aveva tentato di occultare (sentenza impugnata, pag. 10 n.
6.5). Davanti a questa Camera, l'appellante ribadisce che sua moglie già nel
1999 era contitolare del conto “O__________” da cui quei beni provenivano e che
erano poi stati depositati sul conto intestato a E__________, di cui era avente
diritto economico (appello, pag. 11). In prima sede, aveva specificato che la
moglie era proprietaria perlomeno della metà di quegli averi, posto come fino
al 1° aprile 2003 i coniugi vivessero sotto il regime matrimoniale della
comunione dei beni (verbale, pag. 10 seg.).

 

                                         La
legittimazione per ricorrere e quindi l'interesse a ricorrere, costituiscono un
presupposto processuale che il giudice deve esaminare d'ufficio (Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna
2001, n. 2974 seg. e 2993). E l'esigenza di un interesse vale anche per
l'opposizione al sequestro -l'art. 278 cpv. 1 precisa che l'opponente deve
essere “toccato nei suoi diritti”- e per il ricorso contro la decisione su
opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 3 LEF (Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen
nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, pag. 603 ad 3a; Reiser, op. cit., n. 20 ad art. 278; Artho von Gunten, op. cit., pag. 21 seg. e pag. 148 seg. ad
1.3). Se il debitore è destinatario del sequestro, la
legittimazione ad interporre opposizione e ad impugnare la decisione su
opposizione deve essergli riconosciuta (Gasser,
op. cit., pag. 604 ad c e 615 ad c; Amonn/Walther,
op. cit., n. 65 e 77 ad § 51; Jaeger/Walder/Kull/
Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1999, n. 6 e 25 ad art. 278; Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana
CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 287 ad
B.1 e 291 ad 4; Reiser, op. cit.,
n. 21 e 44 ad art. 278; Dallèves,
Le séquestre, FJS n. 740, Ginevra 1999, p. 22 ad 2). Ciò non toglie che non è
legittimato a interporre opposizione al decreto di sequestro, l'escusso che non
rende perlomeno verosimile di essere pregiudicato nei propri interessi
allorquando il provvedimento colpisce diritti patrimoniali di un terzo (Gilliéron, op. cit., n. 54 ad art. 278
con riferimenti a DTF 114 Ia 383, consid. 2c; CEF 12 settembre 2007
[14.2007.33], consid. 4; 12 settembre 2007 [14.2007.32], consid. 4; 26 gennaio
2005 [14.2004.109], consid. 3; 17 dicembre 2004 [14.2004.17], consid. 4.3; 9
gennaio 2004 [14.2003.80/81], consid. 5.2 e 5.3; 10 ottobre 2003 [14.2003.64],
consid. 1.5).

 

                                         Ciò
posto, nella misura in cui AP 1 esclude a priori di essere titolare dei beni sequestrati
in quanto depositati sul conto E__________ che costituivano al 100% il
patrimonio di __________ Trust di cui non solo la moglie ma anche il figlio
erano beneficiari economici (doc. R, pag. 22; doc. T), egli non può dolersi di
pregiudizio ai propri interessi. Analogamente, laddove egli sostiene che il 50%
dei beni sono di spettanza della moglie poiché provenienti da un conto bancario
di cui i due coniugi erano contitolari. Sotto questo profilo, come peraltro già
evidenziato dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 10 n. 6.6), sia l'opposizione
sia l'appello di AP 1 sono quindi irricevibili per carenza di interesse
giuridico. 

 

 

                                   7.   Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il
creditore renda verosimile l'esistenza:

                                         1. del credito;

                                         2. di una causa di sequestro;

                                         3. di beni appartenenti al
debitore.

 

                                         Litigiosa
in concreto è la verosimile esistenza del credito, di una valida causa di
sequestro -che le società sequestranti hanno fondato sull'art. 271 cpv. 1 n. 4
LEF, precisamente sull'esistenza di un legame sufficiente tra il credito e la
Svizzera- e infine l'appartenenza dei beni da sequestrare al debitore
sequestrato AP 1.

                                         

 

                                         Esistenza
del credito

 

                                   8.   Per
il Pretore (sentenza impugnata, pag. 6 segg. n. 4), del credito in restituzione
e in risarcimento cifrato dalle sequestranti in US$ 6'459'345.– (fr.
6'631'164.–) dava riscontro la richiesta di rinvio a giudizio 27 luglio 2007 della
Procura presso il Tribunale ordinario __________ (doc. L, pag. 129). A titolo
di appropriazione indebita, il patrimonio sottratto poteva essere quantificato
in: US$ 1'000'000.– di retrocessioni conseguite grazie a contratti di
prestazione in parte o del tutto inesistenti conclusi tra AO 2 -e per essa anche
dallo stesso debitore sequestrato- e società estere di comodo, US$ 5'359'345.– di
quelle pervenute anche su conti bancari svizzeri di AP 1 grazie alla fatturazione
di contratti di sponsorship (valore complessivo di US$ 22'119'431.–) conclusi tra
AO 2 e la società __________ appartenente al coimputato H__________, e infine
US$ 100'000.– di quelle pattuite -insieme ad altri- da AP 1 e pervenute sul
conto svizzero di quest'ultimo in base a un contratto di consulenza in parte o
tutto fittizio concluso tra AO 2 e __________ (doc. L, pag. 11 seg. capo B, C e
D). Sufficienti elementi sussistevano già contestualmente all'ordinanza di
custodia cautelare 5 giugno 2003 che aveva portato all'arresto del debitore
sequestrato (doc. F, pag. 7 e 31). Alle cifre appena indicate era poi da
aggiungere quanto percepito tramite la retrocessione di fatturazioni in eccesso
(fino al 50%) su contratti conclusi con società appartenenti a __________ (doc.
L, pag. 12 capo E; doc. F, pag. 19). Certo, la sentenza 9 novembre 2005 della
Corte dei Conti non aveva riconosciuto nella contrattazione con H__________ un
danno erariale. Nondimeno, non escludeva nemmeno elementi che avrebbero potuto
concretizzare una responsabilità civile, disciplinare o penale (doc. 1, pag.
98). Per le retrocessioni di US$ 1'000'000.–, la Corte dei Conti aveva invece
accertato in Euro 410'256.– (US$ 800'000.–) il danno erariale a carico di AP 1,
non escludendo -anche in questo caso- che le irregolarità contabili avrebbero
potuto condurre a ulteriori responsabilità civili, disciplinari o penali (doc.
1, pag. 103). Il giudizio della Corte dei Conti aveva peraltro condannato AP 1 a pagare un ulteriore importo di Euro 3'577'006.17, ossia fr. 5'800'000.–, di cui: Euro 66'750.17 quale
danno causato da un compenso pattuito fuori contratto (doc. 1, pag. 104 a 105), Euro 2'100'000.– quale danno da disservizio (doc. 1, pag. 106 a 110) e Euro 1'000'000.– quale danno d'immagine (doc. 1, pag. 111 a 114). Di modo che, la decisione della Corte dei Conti consolidava persino il credito preteso dalle
sequestranti, a prescindere dal fatto che lo avessero indicato riferendosi alle
sole sospette malversazioni. Infondata quindi la richiesta con cui l'opponente chiedeva
di limitare il sequestro a Euro 410'256.–.   

 

 

                                   9.   AP
1 nega di avere commesso atti illeciti a danno delle società sequestranti. Il
procedimento in Svizzera si era concluso con la sentenza 22 febbraio/18 marzo
2010 emessa dal Tribunale penale federale e prodotta in appello (doc. 2) che lo
aveva assolto da ogni responsabilità riguardo a retrocessioni legate a
contratti fittizi di sponsorship e dai reati di cui al danno di US$ 5'359'345.–.
Mentre che, per il resto, la decisione era stata impugnata davanti al Tribunale
federale. Il procedimento in Italia non aveva per contro concluso alcunché, ritenuto
che la prescrizione dei reati invocati avrebbe condotto a prosciogliere tutti i
coinvolti da ogni capo d'accusa. Ma invano.  

 

                                         a)  Nell'ambito del
procedimento in Svizzera, la sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale
penale federale ha sì riconosciuto AP 1 colpevole di riciclaggio limitatamente
a US$ 1'643'949.18 (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 123 in relazione con pag. 16 seg.) e pronunciato la confisca di beni presenti sul conto intestato
alla società E__________ presso il __________ di __________ fino a concorrenza
di US$ 840'404.59 (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 125 n. IX.1.1). Sulle pretese
civili tuttavia, ritenuto che le società sequestranti già in precedenza avevano
sottoposto analoghe richieste al giudice italiano, il tribunale svizzero si è
dichiarato incompetente (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 114 seg.). Non da
ultimo poi, come evidenziano le sequestranti (osservazioni, pag. 7 n. 17),
questo giudizio non è affatto definitivo -circostanza invero che l'appellante
sottace- visto che è stato impugnato davanti al Tribunale federale. E, a tale
rimedio è stato concesso effetto sospensivo in relazione al dispositivo
concernente la confisca dei beni (doc. 5/II e 6/II).                                         

                                         b)  Per quanto
attiene al procedimento in Italia poi, la richiesta di rinvio a giudizio del 27
luglio 2007 -considerata dal Pretore (sopra, consid. 8)- ha trovato
accoglimento nel decreto 27 aprile 2009 (doc. 7/II, pag. 146) con cui AP 1 -insieme
ad altri- era appunto stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale ordinario __________,
__________, per il reato di associazione a delinquere (doc. 7/II, pag. 10 capo
A) e per appropriazione indebita (doc. 7/II, pag. 11 segg. capo B, C, D e E).
E, in relazione a questo decreto, parte dei coimputati sono per finire giunti
ad un patteggiamento della pena ex art. 444 CPPit (doc. U, doc. 8/II). Vero è
che, con riferimento ai reati di appropriazione indebita addebitati a AP 1
(capi di accusa B, C, D ed E di cui al citato rinvio a giudizio), con decisione
20 aprile 2010 quel medesimo tribunale ne ha accertato l'intervenuta
prescrizione (doc. 11/II, pag. 12 seg.). A suo carico, nondimeno, resta aperta la
questione legata al capo d'accusa relativo al reato di associazione a
delinquere, segnatamente per essersi -insieme ad altri- “appropriati
indebitamente di fondi della società AO 2 stipulando una serie di contratti per
prestazioni in tutto od in parte inesistenti con le società italiane …ed
accordandosi per la retrocessione di una percentuale del fatturato fittizio,
avvenuta sia su conti bancari esteri sia con consegne di denaro contante in
Italia” e per avere “richiesto illecite erogazioni di denaro ai
fornitori per l'aggiudicazione di contratti di fornitura per le commesse di AO 2” (doc. 11/II, pag. 2 capo A), nei termini di cui ai reati che -pur oramai prescritti-
quantificavano appunto in US$ 6'459'345.– (fr. 6'631'164.–) il danno
patrimoniale ascritto pure a lui (doc. 11/II, pag. 3 segg, capo B, C, D e E). Pertanto,
nemmeno da questo punto di vista, la verosimile responsabilità di AP 1 può
ritenersi decaduta.                         

 

                                         c)  Non da ultimo, a
carico del debitore sequestrato le società sequestranti hanno dato avvio in
Italia ad un procedimento per responsabilità extracontrattuale per danni
patrimoniali e non quantificati in almeno Euro 10'596'591.13 (doc. 16/II, pag.
61) -importo rettificato in data 15 ottobre 2010 in almeno Euro 15'008'445.63 a titolo di danno patrimoniale e in almeno Euro 1'000'000.– per danno
d'immagine di natura “risarcitoria” (doc. 17/II, pag. 1 e 139 seg.)- posti “in
relazione ai fatti di corruzione e appropriazione indebita oggetto di
accertamento nell'ambito dei citati procedimento penale e contabile” (doc.
16/II, pag. 13 e rinvio pag. 2 rispettivamente 11). La causa risulta iscritta
in giudizio dal 10 marzo 2010, come certificato dall'Ufficio ruolo generale
affari civili del Tribunale ordinario __________ (doc. 16/II, pag. 1). Tale
causa va ad inserirsi in quella che era stata la vertenza di cui si era
occupata la Corte dei Conti e di cui il Pretore aveva appunto considerato la
decisione 9 novembre 2005/22 febbraio 2006 emessa in prima istanza (doc. 1). In
effetti, in secondo grado la stessa era stata riformata con giudizio del 19-21
febbraio/3 dicembre 2008 della __________ della Corte dei Conti condannando AP
1 -fra l'altro- al pagamento di un danno patrimoniale di Euro 8'496'591.13
(doc. 19/II, pag. 114). Con sentenza 27 ottobre 2009 della Corte suprema di
cassazione italiana, era poi stato accertato il difetto di giurisdizione della
Corte dei Conti riguardo al danno causato al patrimonio delle società sequestranti
(doc. 20/II, pag. 20 segg. e 29; doc. 16/II, pag. 11 seg.).  

 

                                         d)  Per finire,
basti per il resto rammentare che le sequestranti procedono con il
provvedimento qui in esame a tutela di un credito che consta di pretese in via
di restituzione di averi patrimoniali di cui AP 1 si sarebbe indebitamente
appropriato, di pretese in via di risarcimento danni per atti illeciti (fattispecie
prevista in Svizzera dall'art. 41 segg. CO), e di pretese in via di
risarcimento danni per inadempienza contrattuale (istanza di sequestro, pag. 5
n. 4). Ciò posto, per i suesposti motivi, nella misura in cui è da ricondurre ad
atti illeciti -penali o non- l'esistenza del credito di US$ 6'459'345.– (fr.
6'631'164.–), è senz'altro verosimile. Le censure sollevate dall'appellante, che
nell'esito sono prive di fondamento e non inficiano quindi il giudizio del
Pretore, vanno così respinte.     

 

 

                                         Causa
del sequestro

 

                                10.   Fra
le cause di sequestro, la legge riconosce la circostanza in cui il debitore non
dimori in Svizzera e il credito abbia un legame sufficiente con la Svizzera o
si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ai sensi
dell'art. 82 cpv. 1 LEF (art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF). In concreto, le società
sequestranti hanno fondato la loro richiesta proprio su tale presupposto, la
pretesa invocata avendo -a loro dire- un legame sufficiente con il territorio
elvetico in forza della commissione di atti illeciti da parte di AP 1 di cui
davano riscontro il procedimento penale e i relativi interrogatori in Italia, il
procedimento penale in Svizzera, la richiesta di assistenza giudiziaria dalla
Svizzera all'Italia e le dichiarazioni che lo stesso AP 1 aveva rilasciato alle
autorità inquirenti svizzere: evidente risultava in particolare l'utilizzo
abusivo di conti bancari aperti anche dal debitore sequestrato in territorio
svizzero -presso istituti di __________, __________ e altre località- tra il
1997 e il 2002 con il voluto intento di dissimulare le somme così indebitamente
percepite (istanza di sequestro, pag. 9 seg. n.15 segg.).

 

                                         Il
Pretore ha seguito questa tesi e riconosciuto la verosimiglianza dei reati e
delle attività illecite attribuite al debitore sequestrato -secondo le modalità
già precedentemente descritte (sopra, consid. 8)- concretizzatesi appunto anche
con l'utilizzo di conti bancari presso il __________ di __________, come
specificato nel rapporto preliminare della polizia giudiziaria federale agli
atti quale doc. D (sentenza impugnata, pag. 9 n. 5.3). 

 

                           11.   Per l'appellante, la
sentenza 22 febbraio/18 marzo 2010 del Tribunale penale federale (doc. 2 in appello) sovverte in modo inequivocabile la conclusione del Pretore: a suo carico per “5.3
milioni di dollari su 6.4” non era stato riconosciuto alcun crimine, di
modo che in assenza di illiceità veniva meno anche il legame di cui all'art.
271 cpv. 1 n. 4 LEF (appello, pag. 7). Se non che, come già detto (sopra,
consid. 9a), quella decisione non è ancora un giudizio definitivo. Pertanto, quantomeno
a questo stadio, nella misura in cui a AP 1 si rimproverano atti di riciclaggio
ex art. 305bis n. 2 CP, l'esistenza del legame giusta
l'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (contra: Artho
Von Gunten, op. cit., pag. 136) potrebbe trovare riscontro per il solo fatto
che sarebbe applicabile il diritto svizzero e che bisognerebbe ammettere
l'esistenza di un foro in Svizzera (cfr. Pedrotti,
Le séquestre international, Zurigo 2001, pag. 217; Jeanneret/De Both, Séquestre
International, for du séquestre en matière bancaire et séquestre de biens
détenus par des tiers, in: SJ 2006 pag. 169 segg., 173 seg.; Cometta, Il sequestro nella prassi
giudiziaria ticinese, in: Rep. 2000 pag.9; Reeb,
Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II
pag. 440). A un esame di verosimiglianza, la censura sarebbe quindi da
respingere.  

                                      

                                12.   Sia
come sia, l'appellante contesta altresì che l'utilizzo di conti bancari in
territorio elvetico, segnatamente presso il __________ di __________, sia
costitutivo di un legame sufficiente ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF
(appello, pag. 7). Egli, sembra nondimeno omettere di considerare (appello,
pag. 8) che nel caso specifico non era l'esistenza fine a sé stessa dei conti
bancari a fondare il legame con la Svizzera. Il rapporto preliminare menzionato
e ritenuto dal Pretore (sopra, consid. 10) individua la relazione bancaria __________
“O__________” presso il __________ di __________ -aperta il 10 marzo 1999 ed
estinta a maggio 2003- intestata a AP 1 e alla di lui moglie, quale conto
adibito tra il 9 gennaio 2001 e l'5 maggio 2002 al versamento di somme di
denaro provenienti da atti di riciclaggio a lui riconducibili e, a loro volta,
alle attività illecite messe in atto in Italia. Beni questi che alla sua
chiusura sono stati interamente trasferiti sul conto __________ presso __________
di __________ intestato a E__________, e che costituivano il __________ Trust,
di cui moglie e figlio erano gli unici aventi diritto economici (doc. D, pag.
30 seg.). E, questo rapporto costituisce appunto il substrato del procedimento
penale svizzero (doc. C, pag. 9 segg.). Entrambi i conti, peraltro, sono in
relazione ai capi d'accusa per cui la tanto invocata sentenza 22 febbraio/18
marzo 2010 del Tribunale penale federale -di cui già si è detto (sopra, consid.
11)- ha finanche riconosciuto AP 1 colpevole per riciclaggio (doc. 2 in appello e 4/II, pag. 123 in rapporto con pag. 16 seg.). 

 

                                13.   Ma,
il legame sufficiente ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF è riconoscibile anche nella
circostanza di voler trasferire beni in Svizzera nel tentativo -ad esempio- di evitarne
o comunque renderne più difficoltoso il ricupero alla parte creditrice: ciò posto,
l'esistenza medesima di questa particolarità, accompagnandosi al luogo di
situazione di quegli averi, è costitutiva di quel legame (Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG,
vol. III, Basilea/ Ginevra/Monaco 1998, n. 87 ad art. 271; Obergericht des
Kantons Zürich, sentenza 8 maggio 2002 [NN020033/U] consid. 4, in: www.arrestpraxis.ch; Obergericht
des Kantons Zürich, sentenza 23 gennaio 2008, consid. 4.2,
prodotta agli atti: doc. 18/II). Nel caso concreto, l'appellante non tenta nemmeno
di considerare la questione da questo punto di vista. Con riferimento al
procedimento penale italiano risulta pacifica la relazione del conto __________
“O__________” presso il __________ di __________ (sopra, consid. 12) sia con il
reato di appropriazione indebita -oramai prescritto- sia con il reato di
associazione a delinquere -ancora pendente- contestuale appunto a quegli atti
di appropriazioni indebite (sopra, consid. 9b; doc. 7/II, pag. 10 segg. capo B,
C, D e E che rinviano al capo A). Dal fascicolo processuale emerge altresì che
quanto era depositato su quel conto, di fatto era stato trasferito sul conto
intestato a E__________, costituente il __________ Trust sempre presso il __________
di __________ (sopra consid. 12). E, come già detto, per questi beni AP 1 è
oggetto del procedimento penale per titolo di riciclaggio in Svizzera. Peraltro,
nella misura in cui sono formalmente intestati a E__________ e __________ Trust,
vige il reale rischio che in assenza di un blocco quei beni siano a loro volta
di nuovo trasferiti a terzi. A conforto del legame tra gli atti illeciti
commessi in Italia e l'utilizzo a questo proposito dei conti bancari svizzeri c'è
peraltro la richiesta di assistenza giudiziaria che l'Italia ha inviato alla
Svizzera (doc. BB e CC) e che, come conferma lo stesso appellante (appello,
pag. 10 in alto), è appunto stata accolta. A un giudizio limitato alla
verosimiglianza, oltre all'esistenza di conti bancari svizzeri, sussistono così
elementi che lasciano intravedere una chiara volontà intesa a dissimulare
proventi di reato che vi erano o che vi sono depositati, a scapito delle
società sequestranti. Trova così riscontro, la tesi secondo cui il credito da
loro rivendicato ha un legame sufficiente con la Svizzera, così come ritenuto
dal Pretore. 

 

                                14.   Invero,
a comprova della pretesa mancanza di legame sufficiente con la Svizzera ai
sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, l'appellante accenna al diritto
internazionale, in particolare all'art. 133 cpv. 2 LDIP (appello, pag. 8 nel
mezzo e seg.). Tuttavia, premessa all'applicazione di questa norma è che “danneggiatore
e danneggiato non hanno la dimora abituale nel medesimo Stato”. E, nel caso
concreto, è pacifico che luogo di domicilio del debitore sequestrato e luogo
della sede delle sequestranti sono entrambi in Italia. Da questo punto di vista
pertanto, l'appello è senza pertinenza. Per i motivi di cui si è già detto poi
(sopra, consid. 13) risulta altresì vano il tentativo di rinviare alla prassi
dell'Obergericht des Kantons Zürich che risale al 1999 (citata in: Pedrotti, op.
cit., pag. 216 nota 273 e 274) a dimostrazione del fatto che l'esistenza della
richiesta di assistenza giudiziaria inviata dall'Italia alla Svizzera e
concessa da quest'ultima, non era circostanza sufficiente per ammettere il
legame di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (appello, pag. 10). Anche al
riguardo, la censura va quindi respinta.    

 

 

 

 

                                         Appartenenza
dei beni al debitore sequestrato

 

                                15.   Il
sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente
crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112),
atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale
determinante è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica
(DTF 107 III 104 consid. 1; Amonn/Walther, op. cit., n. 7 ad §51): sono
quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli
che secondo le regole del diritto civile appartengono ad una persona fisica o
giuridica diversa dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112).
Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell'identità economica fra il
debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 segg.). Pertanto,
nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso
di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve
rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato
(cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio
concernente la revisione della LEF dell'8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 1
19; Stoffel, op. cit., n. 61 segg.
ad art. 271 e n. 25 e 26 ad art. 272; CEF del 18 ottobre 2005 [14.2005.67],
consid. 3).

 

                                16.   In
sé, sotto il profilo civile, non v'è dubbio che il conto __________ presso __________
di __________ intestato a E__________, per il 100% di __________ Trust, di cui sono
beneficiari economici moglie e figlio del debitore sequestrato (doc. R, pag. 22;
doc. T), non appartiene a quest'ultimo. Il Pretore ha nondimeno ritenuto che dagli
accertamenti condotti dalle autorità penali inquirenti, emergeva con evidenza
che quei beni erano tutti da ricondurre a AP 1, il quale “nell'intento di
sottrarsi alle indagini aperte a suo carico e di sottrarre i proventi illeciti
alle misure conservative/confiscatorie disposte da diverse autorità” si era
“in maniera del tutto abusiva adoperato per ostacolare l'accertamento
dell'origine e il ritrovamento dei valori patrimoniali frutto delle verosimili
attività criminose in seno a AO 2, disponendo operazioni bancarie e frapponendo
degli schermi che rendessero difficile il collegamento tra la sua persona ed il
denaro pur permettendogli di mantenere la titolarità dello stesso” (sentenza
impugnata, pag. 10 n. 6.5). E, di fatto l'appellante non contesta che i beni di
cui è costituito __________ Trust, depositati sul conto intestato a E__________,
provengono (per un controvalore di fr. 5'711'568.55) dal conto “O__________” (sopra,
consid. 12) aperto presso la medesima banca di __________ e chiuso il 6 maggio
2003 contestualmente all'avvio delle indagini in Italia come ritenuto dal
Pretore (sentenza impugnata, pag. 10 n. 6.4), e meglio alla luce dell'ordine 27
dicembre 2005 di apertura dell'istruzione preparatoria del Ministero pubblico
della Confederazione (doc. C, pag. 11 seg.).     

 

                                17.   Ciò
posto, nella misura in cui AP 1 davanti a questa Camera ripropone la tesi
secondo cui i beni oggetto di sequestro sono in realtà di proprietà della
moglie, quantomeno nella misura del 50% (appello, pag. 11), la censura è votata
all’insuccesso, e, del resto, andrebbe finanche dichiarata irricevibile per
assenza di interesse, come rilevato dal primo giudice (al consid. 6.5 della
sentenza impugnata (v. anche sopra, consid. 6).  

 

                                18.   Per
quanto attiene la restante metà dei beni, il debitore sequestrante afferma che
nessun tribunale ha mai stabilito che sua moglie aveva consciamente o
inconsciamente agito da schermo e da prestanome nell'ambito degli illeciti
ascritti al marito, e meglio come appurato dalla sentenza 22 febbraio/18 marzo
2010 del Tribunale penale federale (appello, pag. 11). Ma invano. Si volesse
anche prescindere dal fatto che quella decisione -come già spiegato (sopra,
consid. 9a)- non è ancora definitiva, giovi rammentare all'appellante che quello
stesso tribunale in quel medesimo giudizio ha ritenuto che “il fatto di far
confluire detti valori patrimoniali, di cui una parte di provenienza criminale
[…], in un conto bancario di recente apertura, intestato a una società __________,
controllata a sua volta da un trust di __________, con un contestuale mutamento
degli aventi diritto economici […], e la conseguente scomparsa di qualsiasi
riferimento documentale a AP 1, fosse un atto idoneo a vanificare
l'accertamento dell'origine, il ritrovamento rispettivamente la confisca degli
averi patrimoniali oggetto della dinamica operazionale descritta, […]” (doc.
 2 in appello e 4/II, pag. 83 consid. 10.4.4). E, questo, indipendentemente dal
fatto che quella decisione abbia nel contempo assolto la moglie. In tali circostanze,
la verosimile appartenenza al debitore sequestrato dei beni oggetto di
sequestro ritenuta dal Pretore, merita quindi conferma. La censura al riguardo,
va così disattesa.      

 

 

                                19.   In
conclusione, la sentenza impugnata va di conseguenza confermata, mentre l'appello
deve essere respinto. Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza degli
appellanti AP 2 e AP 1 (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

                                    

 

 

Motivi per i quali

richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv.
1 e 62 cpv. 1 OTLEF,

 

 

 

pronuncia:              1.   L'appello di AP 2 è irricevibile.

 

 

                                   2.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello di AP 1 è respinto.

 

 

                                   3.   La
tassa di giustizia di fr. 3'000.–, già anticipata da AP 2, __________, e da AP
1, __________, resta a loro carico con l'obbligo di rifondere, con vincolo di
solidarietà, a AO 1, __________ e a AO 2, __________ un'indennità di fr. 15'000.–.
         

 

 

                                   4.   Intimazione:

                                         –  PA 2 ;

–  PA
1 .  

 

                                         Comunicazione
alla Pretura __________.

 

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                             La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il
valore litigioso della vertenza può essere stabilito in almeno fr. 6'631'164.–,
contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia
civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione (art. 72 e segg. LTF), con la limitazione di cui all'art. 98
LTF.