# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e798c517-f4ea-5827-a5f6-91f439815501
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-03-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 27.03.2013 17.2012.193
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2012-193_2013-03-27.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2012.193

  17.2013.8+26

  	
  Locarno

  27 marzo 2013/nh

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Ugo Peer, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio 26 novembre 2012 e confermata con dichiarazione
di appello 14 gennaio 2013 da

 

	
   

  	
  AP 1 

   

  rappr. dall' DI 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 19 novembre 2012 dalla Corte delle assise criminali 

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

e sugli appelli incidentali proposti 

 

	
   

  	
  IM 1 rappr.
  dall' RAAP 1 

  

 

 

 

 

ritenuto che              -   con atto di accusa 27 settembre 2012, il procuratore pubblico ha
imputato a AP 1 il reato di coazione sessuale 

per avere, a __________, presso l’abitazione di IM
 1, in data 7/8 agosto 2012, usando minaccia e violenza, rendendola così inetta
a resistere, costretto IM 1 a subire un atto sessuale,

e meglio 

ottenendo ospitalità presso l’abitazione della
donna per due giorni dicendole di non avere un posto dove dormire e di non
avere soldi, dimostrandosi quindi dapprima gentile, verso la donna che lo
ospitava, mutando poi il suo atteggiamento nel corso della seconda e ultima
notte, avvicinandosi al letto, dove lei era già distesa, parlandole in maniera
concitata, cercando di convincerla a lasciarsi massaggiare, impostando quindi
un tono della voce sempre più aggressivo, stringendola forte ed impedendole di
muoversi, impedendole di scappare, minacciando di percuoterla, costretto IM 1 a lasciarsi toccare ripetutamente la vagina e il sedere e infine a masturbarlo, cercando di
ottenere il suo silenzio dicendole “vado in giro nei bar dai miei compaesani
e vado a raccontare che ti ho scopato, così tutti sapranno che sei una troia
quindi stai zitta che è meglio per te”.

 

                                     -   con
sentenza 19 novembre 2012 la Corte delle assise criminali ha dichiarato AP 1
autore colpevole di coazione sessuale per i fatti descritti nell’atto di accusa
e lo ha condannato

                                         °
   alla pena detentiva di 24 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto e 

                                         °
   a versare all’AP IM 1 fr. 7'500.- a titolo di torto morale e fr. 8'804.20 a titolo di spese legali, rinviando l’AP al foro civile per la rimanenza delle sue pretese.

 

La Corte, disposto il dissequestro e la
restituzione a AP 1 di tutti gli oggetti posti sotto sequestro nell’AA, ha
accollato a quest’ultimo la tassa di giustizia di fr. 3'000.- e le spese
procedurali.

 

 

preso atto che         -   contro la sentenza della Corte delle assise criminali tutte le
parti, dopo aver ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, hanno
tempestivamente annunciato di voler interporre appello.

 

AP 1, con dichiarazione di appello 14 gennaio 2013, ha precisato di impugnare l’intera sentenza e di chiedere il proscioglimento da ogni accusa.

Il procuratore pubblico, con dichiarazione di
appello 17 gennaio 2013, ha precisato di appellare, in via adesiva, il
dispositivo 2.1 della sentenza relativo alla commisurazione della pena,
postulando la condanna dell’imputato alla pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, da
dedursi il carcere preventivo sofferto.

IM 1, con dichiarazione d’appello 1. febbraio 2013, ha specificato di impugnare il dispositivo 2.2 della sentenza limitatamente all’indennità
assegnata quale risarcimento per torto morale: accettato l’importo riconosciuto
quale copertura delle spese legali, l’accusatore privato chiede che, per le
soffernze subite, le venga riconosciuto un risarcimento di fr. 15.000.-.

 

Nessuno degli appellanti ha presentato istanze
probatorie.

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento il 26 e 27 marzo 2013, durante il quale:

-
 il procuratore ha postulato la condanna dell’imputato alla pena detentiva di 3
anni e 6 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto;

-
 l’AP IM 1 ha domandato che l’imputato sia condannato a risarcirle fr. 15'000.-
a titolo di torto morale e a versare allo Stato, visto il patrocinio d’ufficio,
fr. 8'804.20 per le spese legali sostenute per il dibattimento di primo grado e
fr. 3049.80 per costi di patrocinio nel procedimento d’appello;

-  AP
 1 ha chiesto, in via principale, l’assoluzione da ogni accusa, e in via
subordinata, una riduzione della pena. In ogni caso, ha postulato la reiezione
delle richieste dell’accusatrice privata.

 

 

ritenuto

 

Potere cognitivo della Corte d’appello penale
e principi applicabili all’accertamento dei fatti

 

                                   1.   Giusta
l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei
tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al
procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le
violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

Giusta l’art.
398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein
pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i
punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in
fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime
cure.

Sulla
questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo
di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le
questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non
può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne
il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione
- che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.
2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766). 

L'appellante
può limitare il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di
prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1
CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il
principio soffre ad ogni modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore
dell’imputato, il potere di esame della Corte di appello si estende anche ai
punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San
Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

Il TF ha
recentemente precisato che, nell’ambito dei singoli punti impugnati (enumerati
esaustivamente alle lettere a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il controllo della
giurisdizione di appello è nuovo e completo: l’appello parziale non permette,
infatti, alle parti di sottoporre al controllo del tribunale di secondo grado
soltanto alcuni fatti, sottraendone altri al suo esame. Secondo l’Alta Corte,
un appello parziale formulato in tal senso non va dichiarato irricevibile ma
interpretato in maniera estensiva, in modo da soddisfare le esigenze dell’art.
399 cpv. 4 CPP, conformemente alla volontà del legislatore che ha voluto
permettere alla giurisdizione di appello di esercitare un ampio controllo sulla
causa che gli viene sottoposta (STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid.
2.2).

 

                                   2.   Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il
giudice - così come le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di
prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

Questo disposto - che concretizza la nozione di
verità materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP - conferma il principio secondo
cui gli strumenti per l’accertamento della verità non sono soltanto quelli
indicati nel titolo quarto del CPP - e, cioè, gli interrogatori dell’imputato
(art. 157 e segg.), dei testi (art. 162 e segg.) e delle persone informate sui
fatti (art. 178 e segg.), le perizie (art. 182 e segg.) ed i mezzi di prova
materiali (art. 192 e segg.) - ma sono anche tutti quelli che, secondo
l’evoluzione tecnica e scientifica, sono idonei a provarla.

Pertanto, così come indicato dai commentatori,
anche mezzi di prova non disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti
e purché il loro valore probante sia riconosciuto dalla scienza e/o
dall’esperienza (Bernasconi e altri, Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad
art. 10, n. 24, pag. 49, ad art. 139, n. 1, pag. 297; Bénédict/Treccani, in
Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2, pag. 603; Schmid,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, in Basler Kommentar, StPO, Basilea
2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e segg.).

L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti
irrilevanti, manifesti, noti all’autorità penale oppure già comprovati sotto il
profilo giuridico non sono oggetto di prova.

 

                                   3.   In mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su
prove indirette, cioè su indizi (STF 30.3.2007 inc. 6P.218/2006 consid. 3.9;
STF 12.2.2003 inc. 1P.333/2002 consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag.
253; STF 19.4.2002 inc. 1P.20/2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con
richiami, Rep. 1980 pag. 405 consid. 4b).

L’indizio, per consolidata dottrina e
giurisprudenza, è una circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre, dopo un processo
di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso, una conclusione circa la sussistenza o
meno del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann,
Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 59, n. 12 a 15 con richiami, pag. 277; Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo,
1956, pag. 416 e segg.).

Non può essere attribuito valore d’indizio a un fatto non certo,
equivoco, non univoco o contingente (Rep. 1980 pag. 192 consid. 3; Rep. 1980
pag. 147 consid. 4).

In assenza di prove
tranquillanti e sicure si può, dunque, fondare un giudizio di condanna soltanto
se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che, correlati
logicamente nel loro insieme, consentano deduzioni precise e rigorose così da
far concludere che
l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa non può essere
ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans
Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit. in
part. in STF 28.6.2004 inc. 6P.72/2004 consid. 1.2 e 7.5.2003 inc. 6P.37/2003
consid. 2.2; cfr. anche STF 30.3.2007 inc. 6P.218/2006 consid. 3.9; cfr. pure
sentenze CARP 26.10.2011 inc. 17.2011.55 consid. 11; 2.9.2011 inc. 17.2011.42
consid. 6.3; 8.4.2011 inc. 17.2011.1 consid. 2.5; 8.4.2011 inc. 17.2010.69
consid. 3.3.1 e sentenza CCRP 9.6.2010 inc. 17.2009.59 consid. 4.3.b,
confermata dal TF).

 

                                   4.   Giusta l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove
secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento.

Così come precisato dai commentatori, il
principio della libera valutazione delle prove non significa che i fatti
possano venire accertati secondo il “buon volere del giudice” o secondo sue
soggettive convinzioni. Esso significa, invece, che chi giudica non è vincolato
a regole scritte o non scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce
esclusivamente sulla scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su
criteri oggettivi di tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le
circostanze a carico e a scarico senza essere vincolato da norme sul valore
probante astratto dei diversi mezzi di prova (DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia
401 consid. 1c.bb; Bernasconi, in Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad
art. 10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23;
Verniory, in Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, pag.
70-72). Semplicemente, dunque, il principio della libera valutazione delle
prove significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di prova: per esempio, la
deposizione di un teste non ha, di principio, maggior valore probante di quella
di una persona informata sui fatti o di quella dello
stesso imputato o di quella della parte lesa (STF 23.4.2010 inc. 6B_1028/2009;
STF del 10.5.2010 inc. 6B_10/2010; STF 28.6.2011 inc. 6B_936/2010; Piquerez,
Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, 2a ed., § 100,
n. 744, pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht,
Basilea/Ginevra/Monaco 2005, 6a ed., § 54, n. 3, pag. 245). Il giudice deve
sempre formare il proprio convincimento unicamente sulla concreta forza
persuasiva - valutata in modo approfondito e oggettivo - di un determinato
mezzo di prova (Bernasconi, in op. cit., ad art. 10, n. 23, pag. 49; Schmid,
Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, in Basler
Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 58, pag. 173).

Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione
delle prove - di cui deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione
(STF 10.5.2010 inc. 6B_10/2010) - il giudice continua, dunque, come sotto
l’egida del diritto procedurale precedente, a disporre di un ampio potere di
apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1.; 118 Ia 28 consid. 1b; STF 30.3.2007
inc. 6P.218/2006), nel senso sopra indicato.

                                   5.   Il principio della presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32
cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10
cpv. 1 CPP - oltre a comportare l’attribuzione dell’onere della prova alla
pubblica accusa, disciplina la valutazione delle prove nel senso che il giudice
penale non può dirsi convinto di una fattispecie più sfavorevole all'imputato
quando, dopo una valutazione del materiale probatorio conforme ai principi
suindicati, permangono dubbi insormontabili sul modo in cui si è verificata la
fattispecie medesima (fra le altre, DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid.
2a; 120 Ia 31 consid. 4b; STF 13.5.2008 inc. 6B_230/2008 consid. 2.1; 19.4.2002
inc. 1P.20/2002 consid. 3.2). In questi casi - così come ricordato dall’art. 10
cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione più favorevole
all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che
l'assunzione delle prove conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi
astratti e teorici - sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende
umane lascia inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad
imporre l’applicazione del principio in dubio pro reo.

Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere
confuso con il semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo
un’attenta e scrupolosa valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente
di chi è chiamato al giudizio in una condizione tale per cui non può sostenere
di provare una convinzione interiore, prossima alla certezza, della fondatezza
delle accuse. Proprio il concetto di convinzione interiore - intesa come
persuasione schiacciante - costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio
ragionevole e il dubbio immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il
giudizio.

Il principio in dubio pro reo è così
disatteso soltanto quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo
un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi
sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38 consid. 2a; 124 IV 86 consid.
2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF 29.7.2011 inc. 6B_369/2011 consid. 1.1;
26.10.2009 inc. 6B_253/2009 consid. 6.1; 9.10.2009 inc. 6B_579/2009 consid.
1.3; 13.6.2008 inc. 6B_235/2007 consid. 2.2; 13.5.2008
inc. 6B.230/2008 consid. 2.1; 5.3.2008 inc. 1P.121/2007 consid. 2.1; 30.3.2007
inc. 6P.218/2006 consid. 3.8.1; 19.4.2002 inc. 1P.20/2002 consid. 3.2; sentenze
CARP 1.9.2011 inc. 17.2011.16 consid. 10.3.e nonché 24.5.2011 inc. 17.2011.3
consid. 3.3; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 10, pag. 24;
Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009,
§ 13, n. 233-235, pag. 90-91; Tophinke, in Basler Kommentar, StPO, Basilea
2011, ad art. 10, n. 82-83, pag. 182; Wohlers, Kommentar zur StPO,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13, pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar,
Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97; Verniory, Commentaire romand, CPP,
Basilea 2011, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag. 73).

 

 

L’imputato: vita e precedenti penali

 

                                   6.   AP 1, cittadino __________ nato il __________, è alto __________ e pesa __________
(scritto 25.10.2012 del servizio medico Carcere penale “La Stampa” allegato al
TPC 13).

Sulla sua vita, ha dichiarato al procuratore
pubblico quanto segue:

 

“
Sono nato a __________ in __________ il __________
dove ho frequentato le scuole dell’obbligo. Ho dovuto ripetere delle classi
quindi ho finito le medie a 17 anni. Dopo ho cominciato a lavorare con mio papà
e mio zio nell’edilizia. Ho sempre vissuto con i miei genitori fino all’età di
27 anni in __________. Dopodiché mi sono trasferito in __________ dove tuttora
risiedo. In __________ ho sempre lavorato nell’ambito della ristorazione come
aiuto cuoco, ho cambiato diversi datori di lavoro e questo perché a volte non
si andava d’accordo con il capo cucina o il gerente o per altri motivi. Non lavoro
più in __________ da circa 2 mesi.

ADR che non ho figli e, a parte la relazione con __________
che è durata un anno, non ho più avuto rapporti fissi. Non sono mai stato
sposato.

ADR che in famiglia siamo in 5, i miei genitori
vivono ancora insieme in __________. Mia mamma lavora in Ospedale e mio papà
nell’edilizia.”

(verbale PP AP 1
16.08.2012, pag. 12-13, AI 11; cfr., inoltre, verb. dib. d’appello, pag. 2)

 

                                   7.   L’appellante non ha precedenti penali in __________ (attestazione
11.09.2012 __________, allegato a AI 56).

E’ incensurato anche in Svizzera (dall’estratto
del casellario giudiziale svizzero 04.09.2012, AI 38, risulta che a suo carico,
oltre al presente procedimento, è pendente un’inchiesta per ricettazione
avviata dal Ministero pubblico del Canton Berna).

L’appellante non è, invece, incensurato in __________.

Risulta, infatti, dall’estratto del casellario
giudiziale __________ prodotto in questo procedimento dal procuratore pubblico,
che AP 1 ha alle spalle tre condanne:

 

-
 la prima per rapina, inflittagli dal Tribunale distrettuale di __________ che,
con sentenza 01.04.1998 (passata in giudicato il 15.04.1998), lo ha condannato
alla pena privativa della libertà di 1 anno, sospesa condizionalmente per 3
anni per fatti avvenuti il 02.02.1995 a __________;

-
 la seconda per furto, inflittagli dal Tribunale distrettuale di __________
che, con sentenza 14.04.1999 (passata in giudicato il 14.05.1999), lo ha
condannato alla pena privativa della libertà di 6 mesi, sospesa
condizionalmente per 2 anni, per fatti avvenuti il 17.08.1994 a __________; 

-
 l’ultima per violenza carnale inflittagli dal Tribunale distrettuale di __________
che, con sentenza 11.12.2004 (passata in giudicato l’01.07.2005), lo ha
condannato alla pena privativa della libertà di 4 anni, con computo del carcere
preventivo sofferto dal 22.08.2002 all’08.04.2004, per fatti avvenuti il
10.8.2002 a __________;

(allegati al foglio accompagnatorio 16.11.2012
Ministero Pubblico, doc. TPC 28; cfr. anche act. VIII con allegati doc. 1 e 2 in inc. CARP 17.2012.193).

 

Al dibattimento di primo grado del 07.11.2012
(poi rinviato per consentire di acquisire agli atti l’estratto del casellario
giudiziale __________ dell’imputato), AP 1, sui suoi precedenti penali in __________
(allora indicati genericamente come “registrations policières et judiciaires
pour viol, brigandage et vol” nella comunicazione Interpol __________ del
06.11.2012 doc. TPC 23), ha dichiarato quanto segue:

 

“
L’unica accusa che accetto è una condanna per
furto avvenuto 10 anni fa, non posso essere più preciso sulla data. Mio padre
aveva dato ad un vicino di casa un accumulatore per una macchina che questi non
ha restituito quando sono andato a richiederlo e quindi l’ho ripreso. Mi
ricordo che la condanna è stata una multa di 25 Lev di allora (ca. Euro 12.50).
La multa l’ho pagata e l’accumulatore ho dovuto restituirlo al vicino per
decisione del giudice.

Per le altre due imputazioni nulla so, nel senso
che non sono mai stato inchiestato in polizia e quindi mai giudicato. Non so
spiegarmi perché vi siano queste indicazioni sotto il mio nome. Dichiaro che
comunque il documento sottopostomi non è ufficiale. Preciso di non avere una
carta d’identità __________, ho solo un passaporto.”

(verbale del
dibattimento di primo grado 07.11.2012, pag. 3).

Il 19.11.2012, alla ripresa del dibattimento, invitato
dal presidente ad esprimersi nuovamente sulla questione dei suoi precedenti, AP
 1 ha modificato le sue precedenti dichiarazioni affermando:

 

“
R: Dichiaro di riconoscere le prime due
imputazioni, cioè quella di rapina e furto, ma non quella di violenza carnale
di cui nulla so. Dichiaro di non aver mai fatto giorni di carcere in __________
anche perché nel 2002, in giugno, già mi trovavo in __________.

D: Il Presidente mi chiede come mai nel verbale
16.8.2012 ho dichiarato di essere andato in __________ solo nel 2005,
modificando ora la mia versione.

R: Perché dal 2002 al 2005 ho risieduto in __________
illegalmente.”

(verbale
d’interrogatorio 19.11.2012 AP 1 all. 2 al verbale del dibattimento di primo
grado 19.11.2012, pag. 2).

 

Sempre al dibattimento di primo grado del
19.11.2012, rispondendo alla PP che gli faceva notare che dal curriculum vitae
rinvenuto fra i suoi effetti personali risulta che nel giugno 2004 egli aveva
seguito un corso di veterinaria in __________ - ciò che contraddice la sua
affermazione di essere andato in __________ nel 2002 - ha dichiarato:

 

“
R: non è vero, questo foglio non è mio, non so
da dove viene. Dichiaro che è stato scritto dalla presunta vittima” 

(verbale d’interrogatorio
19.11.2012 AP 1 all. 2 al verbale del dibattimento di primo grado 19.11.2012,
pag. 3).

 

Alla PP che gli replicava che, durante
l’interrogatorio del 04.09.2012, egli aveva invece riconosciuto di averlo
scritto personalmente (“La verbalizzante mi mostra l’allegato B [n.d.r.
testo scritto a macchina in francese], confermo che si tratta di quello del
CV che avevo redatto io.”), l’imputato si è corretto sostenendo che “in
quella sede aveva capito male la domanda e lui si riferiva a quello scritto a
mano” (verbale d’interrogatorio 19.11.2012 AP 1 all. 2 al verbale del
dibattimento di primo grado 19.11.2012, pag. 3).

 

Ancora in riferimento ai suoi trascorsi penali, AP
1 durante l’inchiesta ha dichiarato:

 

“
ADR ho procedimento ancora aperto in __________
moneta falsa, mi accusano di aver fabbricato 3'000'000 milioni di Euro, non è
vero niente, sono stato arrestato per 72 ore un anno fa circa. Questa è l’unica
pendenza con la giustizia.”

(verbale PP 16.08.2012 AP
1, pag. 13, AI 11).

 

Al dibattimento d’appello, preso atto che, nel
frattempo, era giunta dalla __________ la sentenza con cui egli è stato
condannato, per una violenza carnale commessa nel 2002, alla pena detentiva di
quattro anni, AP 1 si è deciso ad ammettere che, effettivamente, egli è stato
condannato per tale reato e che ha scontato i 4 anni di prigione che gli sono
stati inflitti. Tuttavia, egli ha voluto precisare di essere stato condannato benché
innocente poiché il tutto era riconducibile alla falsa denuncia inoltrata dalla
fidanzata gelosa:

 

“
Sono stato condannato per violenza carnale in __________
a 4 anni di prigione che ho scontato integralmente. Voglio però dire che si è
trattato di una condanna ingiusta. 

Io avevo circa 18 / 19 anni e, all’epoca, vivevo
da circa 1 anno e mezzo con la mia fidanzata. L’ho però tradita e quando lei
l’ha saputo mi ha denunciato per violenza carnale. Che non era però avvenuta.
Mi aveva denunciato per vendetta. (…) L’avv. __________ mi fa notare che dalla
documentazione acquisita agli atti risulta che la mia condanna per violenza
carnale si riferisce ad un episodio avvenuto il 10 agosto 2002 e ai danni di
una sconosciuta incontrata in un bar - e non nel 1996 / 1997 e ai danni della
mia fidanzata come risulta da quanto io ho appena detto - e mi chiede se io
sono stato condannato 2 volte per violenza carnale. 

Rispondo che, probabilmente, c’è un errore nei
documenti arrivati dalla __________.

Sono stato condannato solo una volta per violenza
carnale. Ribadisco che si trattava della mia fidanzata. Sicuramente c’è stato
un errore nelle date. 

A domanda del mio avvocato rispondo che ho
commesso i due furti per cui sono stato condannato (in un solo processo) quando
ero ancora minorenne. Il processo è avvenuto subito dopo aver compiuto 18 anni.

Tra questo processo e l’episodio per cui sono
stato condannato per violenza carnale è passato circa 1 anno e mezzo / due
anni. Prima del processo per violenza carnale sono stato in prigione per circa
2 anni. Sono poi stato rilasciato sotto cauzione. Sono stato libero 1 anno e
poi è iniziato il processo alla cui conclusione sono stato condannato a 4 anni
di carcere.

Al mio avvocato, che mi legge l’ultimo paragrafo
della pagina 3 della traduzione della sentenza 11.12.2004, rispondo di non
avere mai mostrato, come invece è scritto in sentenza, la mia carta d’identità.
In realtà ero andato con la mia fidanzata all’internet caffè.

Il procuratore pubblico mi fa notare che, a pag.
3 della traduzione già citata, si legge che “l’imputato in ultima istanza
dichiara di non considerarsi colpevole, che ciò che è accaduto era in modo
consenziente e in cambio di pagamento di una somma di leva 200 (circa 100 euro)
ma in quanto aveva dato soltanto leva 50 (circa 25 euro) alla teste __________,
la stessa non è rimasta contenta” e mi fa notare come quanto ho detto non si
attagli con questioni di gelosia.

Rispondo che quanto è scritto è una bugia. Non
c’è stato mai scambio di soldi.

Il procuratore pubblico mi fa notare che a pag. 5
della stessa traduzione risulta che la perizia medica allestita durante il procedimento
in __________ ha accertato la presenza sulla vittima di “lividi arcuati sul
collo che appaiono quando si presenta uno strangolamento con le mani”.

Rispondo che non è vero. È facile scrivere.
Dovrebbero spedire tutte le altre cose.” (verb. dib d’appello, pag. 3-4).

 

                                   8.   Sembra che AP 1 sia giunto a __________ nella seconda metà del mese
di maggio 2012 (verbale PP AP 1 16.08.2012, pag. 2, AI 11).

E’ certo che, per alcuni giorni, lavorò presso
l’esercizio pubblico __________ ma quel rapporto di lavoro si concluse -
apparentemente a causa di problemi con i colleghi - il 4 giugno 2012 in modo talmente burrascoso da richiedere l’intervento della polizia.

Al riguardo, si riproduce la testimonianza di __________,
gerente del citato esercizio pubblico, riprodotta - poiché ritenuta, a giusta
ragione, significativa - dai primi giudici al consid. 9.f) della sentenza impugnata:

 

“
la mia assistente...mi aveva telefonato indicandomi che AP 1
stava litigando con tutti ed inoltre aveva minacciato tutti di morte. lo non
ero presente a questa fattispecie ma i miei dipendenti mi avevano riferito che AP
1 non voleva ubbidire ad alcun ordine impartito dal cuoco __________...lnfatti AP
1 avrebbe risposto che avrebbe preso unicamente ordini dal
sottoscritto...Rammento che quel pomeriggio
AP 1 non si era presentato al lavoro. ll giorno seguente AP 1 si era
ripresentato al posto di lavoro ed io gli avevo chiesto per quale motivo il
giorno precedente si fosse assentato dal lavoro e lui mi diceva che era troppo
incazzato...AP 1 mi riferiva che __________ era un puerco, bastardo, puta ed altri epiteti che non ricordo,
che non voleva sottostare ai suoi ordini perché il capo ero io...dopo
due giorni è accaduto un nuovo episodio, e meglio AP 1 aveva nuovamente
litigato con __________, ma in particolare con __________. A questo punto ho
deciso di allontanare AP 1... AP 1 non ha per nulla gradito il fatto di avergli
dato il benservito, pertanto mi diceva che ero un puerco, un bastardo...
Ricordo pure che AP 1 aveva detto testualmente la pagherete cara. Per farlo
allontanare gli ho consegnato la sua retribuzione...se non erro più di CHF
800.-, somma ben superiore a quella da lui lavorata...Purtroppo AP 1, non contento del circo che aveva istaurato al bar,
ha continuato ad inveire contro tutti,
in particolare contro il sottoscritto e __________. Per distogliere la
sua attenzione sono uscito dal bar __________ con l'intenzione di raggiungere
la polizia. Infatti avevo detto a AP 1 che se non si fosse allontanato mi sarei
diretto alla polizia e lo stesso mi rispondeva con fare arrogante di chiamarla
pure. Allora io mi sono incamminato e AP 1 mi seguiva tacciandomi continuamente di insulti e altre cose. AP 1 urlava come un matto, era fuori di testa....lo ho
fatto, diciamo, il giro dell'isolato ma AP 1 non mollava la presa, pertanto
sono tornato al bar __________ con lui alle costole. A questo punto però, devo
dire che ho preso paura, perché AP 1 si è
parato dinnanzi a me e guardandomi negli occhi mi ha detto io arrivo a __________ entro al __________ e
ti sparo mimando con le mani il segno della pistola nella mia direzione.
A questo punto ho chiamato la pattuglia della polizia cantonale che è giunta
sul posto...dopo due - tre giorni dall'assunzione del AP 1, lo stesso si era
rivelato essere prepotente con il mio personale e con il sottoscritto...Lo
stesso aveva unicamente assunto degli atteggiamenti minacciosi, arroganti,
dall'arrabbiatura facile nei confronti di tutti e questo non poteva essere
accettato” (PS __________ 5.9.2012
pag. 3, 4 e 5)”
(sentenza impugnata, consid. 9.f), pag. 18).

                                   9.   Altrettanto illuminante e indicativo del carattere e delle abitudini
comportamentali di AP 1 è stato ritenuto - sempre a giusta ragione - dai primi
giudici uno scritto del suo primo difensore. Al riguardo, si cita, di seguito,
il consid. 9.g) della sentenza:

 

“ che
AP 1 abbia un carattere irascibile, tipico
di chi, solitamente poco sincero, vuole sempre aver ragione, traspare, per la
Corte, anche dallo scritto del 13.9.2012 del precedente suo difensore avvocato (di seguito solo avv.) __________ (di
seguito solo __________) , laddove,
aldilà del descritto inaccettabile agire dell'imputato (art. 111 cpv. 1 CPP),
la tacciò come “una bugiarda”
solo perché gli aveva giustamente
ricordato che i suoi parenti non avevano soldi a sufficienza per pagargli un
difensore di fiducia (AI 55)”

(sentenza impugnata,
consid. 9.g), pag. 18).

 

                                10.   Analoga prova di sé ha dato AP 1 nei rapporti con il secondo
patrocinatore. Al riguardo, si cita uno stralcio dello scritto 14 gennaio 2013 inviato
a questa Corte dall’avv. __________:

 

“
La settimana scorsa mi sono personalmente recata in penitenziario
a rendere visita al mio assistito. In tale occasione erano pure presenti un
interprete __________ e l'assistente sociale del signor AP 1, signora __________.
Scopo di tale incontro era discutere i contenuti della sentenza motivata e
valutare l'opportunità di presentare dichiarazione d'appello.

In tale occasione, dopo aver scrupolosamente e coscienziosamente
esaminato a fondo la sentenza di primo grado, ho sconsigliato al mio assistito
di presentare appello, anche in funzione dei rischi di un eventuale appello incidentale formulato dalla
Pubblica Accusa, che in primo grado
aveva chiesto la condanna a 36 mesi di detenzione da espiare.

Dopo un'ora di discussione il signor AP 1 si è detto d'accordo di
rinunciare a formulare appello, dichiarandosi consapevole che la sentenza
sarebbe così cresciuta in giudicato.

In data odierna, ho ricevuto una telefonata da parte del signor AP
1, il quale con toni sprezzanti nei miei confronti ha dichiarato di voler
presentare appello e che solo un avvocato corrotto dinanzi all'innocenza non lo
farebbe.

Tra i vari insulti proferiti alla mia persona, il signor AP 1 ha testualmente detto che io "lo avrei inculato" con un accordo ottenuto con la Corte di primo grado e il pubblico Ministero, accettando e postulando la sua condanna a due
anni. Che sono un avvocato che pensa solo ai soldi e che i 7'000 CHF (recte 6'021) che avrei guadagnato
in primo grado sono un furto, poiché io non avrei fatto nulla in sua difesa.

Al contrario, seppur non sempre è stato facile, ritengo di aver
difeso il signor AP 1 con grande impegno e professionalità fino ad oggi, ciò
che ho chiaramente detto allo stesso. In risposta mi sono sentita dire, senza
fronzoli e tatto che non si fida di me.

Viene quindi meno il presupposto dell'art. 134 CPP.

Il rapporto di fiducia che già aveva cominciato a deteriorarsi
qualche giorno prima del processo è da oggi irrimediabilmente compromesso,
ragione per la quale postulo in suo nome e per suo conto, la nomina di un nuovo
difensore d'ufficio in suo favore (possibilmente, di sesso maschile).

D'altra parte, dopo essere stata minacciata telefonicamente (quando uscirò dal carcere vedrai cosa farò anche
a te) e insultata pesantemente,
al punto da essere costretta ad interrompere la telefonata, riagganciando la
cornetta, non posso più assicurare una difesa efficace al signor AP
1, ciò che mi obbliga in rispetto ai principi deontologici ad associarmi
alla richiesta di sostituzione postulata dal signor AP 1.” (act. IV in
inc. CARP 17.2012.193).

 

 

L’accusatore privato

 

                                11.   AP 1 è cittadina __________. E’ nata a __________ il __________.

Vive in Svizzera, dove è arrivata con la famiglia
come asilante, dall’età di 14 anni.

Vive sola dall’età di 21 anni ed è sotto
curatela.

Soffre di problematiche di natura psichica per
cui è in costante terapia medica.

All’epoca dei fatti che qui interessano, non
lavorava e viveva grazie a indennità assistenziali.

La donna è di costituzione minuta: è alta __________
cm e pesa __________ kg.

Ha, alle spalle, un vissuto difficile,
caratterizzato da profondi dissidi con la famiglia d’origine, problemi
psicologici e di adattamento sociale (cfr. rapporti di dimissione dalla Clinica
__________ del 18.6.2010 e del 13.4.2012 (AI 24).

Riguardo la sua personalità, si riporta, di
seguito, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, quanto annotato al consid. 6.
pag. 9 e 10 della sentenza impugnata:

 

“
Dalla lettura
degli atti che la concernono si evince chiaramente come sia caratterialmente
fragile anche se di buon cuore (PP __________, di seguito
solo __________, 30.8.2012 pag. 3) e che nel suo non facile tentativo di
prendere in mano la propria vita da un punto di vista personale, ma anche formativo e nei rapporti non sempre idilliaci con la
sua famiglia d'origine, ha dovuto ricorrere, oltre che all'ausilio di un curatore
volontario dal 22.1.2010 (AI 24), ad un continuo supporto sociale e psicologico da parte del servizio
psicosociale di __________ (di seguito solo SPS e Al 24). Oltre alle
sopraccitate due degenze, il giorno prima di un confronto con AP 1 fissato per
il 29.8.2012 (AI 22 e 23) IM 1 è stata nuovamente ricoverata in clinica per
rimanervi sino al 12.9.2012 (doc. TPC 19 e doc. DIB. 4) a seguito di "una progressiva destabilizzazione del
suo stato psicofisico" (AI 32), per la Corte riconducibile, almeno in
parte, con quanto successole (AI 32, doc. TPC 19 e doc. DIB. 4).”

 

Per completare il quadro della personalità di IM
1 - costituitasi AP al momento del suo primo interrogatorio in polizia, l’8
giugno 2012 - si riportano anche i seguenti accertamenti:

 

“ aldilà del non
sempre facile vissuto dell'AP (art. 118 segg. CPP e AI 24) la dottoressa __________
(di seguito solo __________) e la psicologa psicoterapeuta __________ (di
seguito solo __________) del SPS, nei
rispettivi loro VI al MP, hanno dichiarato che IM 1 può sì essere
confusionale ed inconcludente nell'organizzare e nel gestire la sua vita ma non
é persona che "si immagina gli eventi' (PP __________ 29.8.2012 pag.
5) rispettivamente "non ha mai avuto deliri a sfondo
persecutorio fisico. Non si é mai inventata di essere vittima di cose che non erano successe" (PP __________ 29.8.2012 pag. 6)
ritenuto che il suo diagnosticato "disturbo bipolare" nel
rapporto di dimissione dalla clinica del 13.4.2012 (Al 24) è da intendersi solo
come un disturbo dell'umore che, a dipendenza, può virare tra il versante
depressivo e quello maniacale ma con tratti persecutori paranoidi solo verso le
istituzioni o la sua famiglia d'origine (PP __________ 4.9.2012 pag. 4)” 

(sentenza impugnata, consid.
9.c) pag. 16)

 

A queste considerazioni, ci si limita ad
aggiungere che, sempre dalle dichiarazioni della psicoterapeuta __________, si
può desumere che l’accusatore privato non è una persona vendicativa:

 

“
Mi viene chiesto se IM 1 può essere definita
come una persona vendicativa.

R: IM 1 è stata molto arrabbiata e ferita, ad
esempio dalla sua famiglia d’origine, ma nemmeno con loro ha mai manifestato un
sentimento o un desiderio di vendetta” (verbale PP 29.08.2012, pag. 7, AI 28).

 

 

Incontro fra l’AP e l’appellante

 

                                12.   Sulle circostanze del loro incontro, le dichiarazioni dei due sono
sostanzialmente concordi. Al riguardo, si rinvia alla lettura dei rispettivi
verbali e a quello di confronto del 4.9.2012.

Qui ci si limita a brevemente annotare che i due
si conobbero nei pressi di un esercizio pubblico di __________ nella tarda
serata del 5 giugno 2012 (verso le 22.00), che
cominciarono a chiacchierare, l’uomo apparendo alla donna come un turista
squattrinato e un po’ perso in una città che non conosceva e che trascorsero,
insieme, alcune ore sino a quando la donna lo lasciò in compagnia di
compatrioti che avevano incontrato per caso, per le vie della città.

Il pomeriggio successivo i due si rividero in un
altro esercizio pubblico locarnese, passarono nuovamente del tempo insieme e,
alla fine, la donna accettò di ospitare l’uomo nel suo monolocale.

 

                                13.   La donna ha sempre detto agli inquirenti di avere accettato di
ospitarlo nel suo monolocale (facendolo dormire su un lettino di fortuna),
cedendo alle insistenze di AP 1, perché questi le era parso disperato:

 

“ Ho chiesto a AP 1 dove
aveva alloggiato e lui mi ha detto che non era stato da
nessuna parte, non sapeva dove andare.

Poi mi ha chiesto se poteva venire da me. lo ho detto di no, che
avevo solo un monolocale
e non c'era posto. Lui mi ha detto che dovevo fidarmi, che era un bravo ragazzo
e questo lo ha giurato più volte baciando il crocifisso di legno che teneva in
mano. Mi ha detto che non aveva soldi e che aveva bisogno di qualcuno che lo
ospitasse.

Era insistente e diceva di essere disperato perché non sapeva dove andare. lo ho ceduto e quindi siamo
andati a casa mia. Ci siamo arrivati verso le 14.30.” (PS 15.8.2012, pag. 4, AI 7);

 

“
lui mi disse che non aveva soldi, che gli ultimi
li aveva usati per pagarci da bere. Mi disse che i suoi compaesani non lo
aiutavano, mi disse che aveva dormito nei pressi del lago, al freddo, dove
avrebbero provato a rubargli anche il telefonino e questo quando una persona
gli aveva chiesto una sigaretta e lui aveva detto di non averne. Che aveva
fame, insomma era disperato.

Lui mi ha quindi chiesto se poteva venire da me,
ha anche insistito, in maniera gentile, dicendomi che dovevo fidarmi. Ricordo
che aveva un braccialetto in legno, con delle palline ed un crocifisso e
baciandolo mi diceva che io dovevo fidarmi perché lui era una brava persona.
Lui così facendo mi ha convinto ed io ho accettato di ospitarlo.” 

(verbale di confronto
PP 4.9.2012, pag. 4, AI 37).

 

AP 1 non ha negato di avere insistito con la
donna per ottenere ospitalità. Si è limitato a negare di avere baciato il
crocifisso e di averle detto che poteva fidarsi di lui. Ha, tuttavia, ammesso
di avere detto alla donna di essere un “bravo ragazzo” (verbale di confronto PP
4.9.2012, pag. 5, AI 37). 

Ciò che equivale, in sostanza, a confermare che
egli tranquillizzò la donna sulle sue intenzioni.

 

Vero è che, in sede d’appello, AP 1 ha modificato la propria versione sull’incontro al bar __________ sostenendo, con enfasi, che lui,
intenzionato a lasciare __________, era andato al bar solo per salutare le due
sorelle che vi lavoravano, che vi trovò IM 1 che, con insistenza, gli propose
ospitalità e aiuto che lui, diffidente, accettò quando lei riuscì a convincerlo
della bontà delle sue intenzioni:

 

“
Lasciato l’albergo, di mattina sono andato al
bar __________ per salutare due sorelle __________ che lavorano in quel bar. Lì
c’era IM 1, che era seduta ad un tavolo con un suo amico. (…) Lì ho visto appunto
IM 1 con l’amico. La ragazza mi ha salutato e ha cominciato a chiedermi cosa io
avevo fatto. Io le ho risposto e quando, dopo aver bevuto il mio caffè, io
stavo per lasciare il bar, lei mi ha trattenuto dicendomi di aspettarla: lei
doveva parlare un po’ con il suo amico, ma poi avremmo potuto parlare noi.
Partito il suo amico, IM 1 è venuta a sedersi al mio tavolo e mi ha detto che,
durante la notte, lei aveva pensato e ha deciso che poteva aiutarmi,
ospitandomi in casa sua per qualche settimana fino al momento in cui io avessi
trovato un lavoro e avessi la possibilità di prendermi una mia stanza.
Ribadisco che è la ragazza che mi ha offerto ospitalità nei termini di cui ho
indicato. Io ero indeciso: non sapevo se andarmene o accettare l’invito della
ragazza. Prima di decidere, mi sono alzato dal tavolo e sono andato a chiedere
alla ragazza __________ se lei conosceva IM 1 perché io non avevo molta
fiducia, non mi fidavo tanto perché non la conoscevo. Ero un po’ diffidente,
proprio in considerazione di quello che mi era successo in __________.

A domanda della PP preciso che, visto che la
donna con cui avevo vissuto più di un anno mi aveva colpito alle spalle con una
denuncia falsa, io ero diventato molto prudente e diffidente nei confronti di
quasi tutte le donne.

(…) Riguardo la diffidenza di cui ho detto prima,
preciso che non mi fidavo delle conoscenze di breve durata.

Tornando al bar, rispondo che la ragazza __________
non mi diede particolari informazioni ma si limitò a dirmi che ero io a dover
decidere. Tuttavia mi disse “a mio parere non andare”. Non mi spiegò però il
motivo del consiglio.

Tornato al tavolo, ho parlato a lungo con IM 1 e
mi sono convinto delle sue buone intenzioni, anche perché lei mi ha assicurato
che non voleva soldi da me. Io gliel’avevo chiesto espressamente dicendole che
non ne avevo molti di soldi, e meglio che non ne avevo abbastanza per pagare
una camera di albergo.”

(verb. dib. d’appello pag.
4-5).

 

E’ evidente che la Corte non ha creduto a questa
versione. 

Non solo perché si tratta di una nuova dichiarazione,
in contrasto con quelle precedenti, in particolare con quanto ammesso durante
il confronto quando ha dichiarato di confermare il racconto della ragazza sul
loro incontro al bar __________ (sopra riportato).

 

“
AP 1: ADR che confermo nella sostanza il
racconto di IM 1 (…)” (verbale
di confronto PP 4.9.2012, pag. 5, AI 37).

 

Non vi ha creduto, anche perché non ha da essere
dimostrata l’inverosimiglianza della tesi secondo cui un giovanottone quale è AP
1 non si fidasse di una ragazza (ritenuto come è assodato che la storia della
condanna ingiusta causata dalla fidanzata tradita è falsa) così come non ha da
essere dimostrata l’inverosimiglianza della situazione in cui una ragazza
insiste e insiste per offrire ospitalità ad un uomo appena conosciuto e che
declina ripetutamente le sue offerte.

 

                                14.   Come detto, i due trascorsero insieme il pomeriggio del giorno
successivo al loro incontro. Dopo avere fatto la spesa in un supermercato della
città, i due cenarono nell’appartamento della donna e prepararono un lettino di
fortuna dove l’uomo avrebbe dormito. Quindi, “sul tardi” (PS IM 1,
15.8.2012, pag. 5, AI 7), i due uscirono insieme per un giro in città.
Entrarono, anche, nel casinò (dove i loro documenti di identità vennero
fotocopiati) e dove la ragazza giocò e perse una ventina di franchi.
Rientrarono verso le 02.30 del mattino e rimasero a lungo svegli, scambiandosi
confidenze (cfr., al riguardo, in particolare, PS 15.8.2012 appena citato).

Fra i due non accadde null’altro, se non - a
detta della donna - un massaggio ai piedi che l’uomo (che le aveva detto di
avere seguito un corso di massaggi) praticò alla sua ospite.

 

AP 1 ha negato di averle praticato quel
massaggio.

Al riguardo, tuttavia, egli non è credibile. Vi
è, infatti, un riscontro in atti, pur se indiretto poiché __________, un amico
della donna, sentito come teste il 30.8.2012, ha riferito che l’AP gli aveva
raccontato, non solo che AP 1 era insistente ed aveva allungato le mani, ma
anche che lo faceva proprio con la scusa dei massaggi.

Questa testimonianza sostiene le dichiarazioni
dell’AP nella misura in cui non ci si spiega perché, se non fosse stato vero,
la donna ne avrebbe riferito all’amico, e questo perché il dettaglio dei
massaggi è, in sé, neutro e non necessario nell’ipotesi di un racconto
menzognero. Anzi, a ben vedere, l’accettazione del massaggio potrebbe essere
interpretata come l’accettazione di un’intimità che potrebbe generare equivoci,
così da rendere meno limpida la situazione. Non ha da essere spiegato come, chi
intende denunciare falsamente, si guarda bene dal riferire elementi atti a
gettare ombre sulla sua credibilità.

 

                                15.   Il giovedì 7 giugno 2012 i due si svegliarono nel pomeriggio.
Mangiarono qualcosa in casa e poi uscirono per un giro in città. Rientrarono
per la cena. Verso le 21.00, la donna uscì: aveva un appuntamento con un amico
con cui aveva previsto di partecipare ad una serata karaoke in un esercizio
pubblico di __________.

L’uomo rimase, invece, in casa.

 

                                16.   IM 1 rientrò verso mezzanotte.

Su quanto successe dopo, le dichiarazioni dei due
- sin qui sostanzialmente sovrapponibili (con la sola riserva del massaggio ai
piedi della prima sera) - divergono.

Secondo la donna, AP 1, dopo una lunga
chiacchierata, la costrinse a subire dei toccamenti e a praticargli una
masturbazione.

La donna è stata interrogata tre volte. Una prima
volta, l’8 giugno 2012, una seconda volta il 15.8.2012 ed un’ultima volta, il 4
settembre 2012, in confronto con l’appellante.

Così come già rilevato dai primi giudici, il
secondo verbale è quello in cui IM 1 meglio dettaglia la sua versione. 

Queste le dichiarazioni sui fatti poi ripresi
nell’AA:

 

“
Al mio rientro a casa AP 1 dormiva o meglio,
faceva finta.

Ha iniziato a parlare, ha cominciato a farmi
complimenti uno dopo l'altro ricordo io che mi ha detto che sono una bella
persona, una bella ragazza, che non ero una troietta come tutte le altre, mi ha detto
che voleva aiutarmi perché ero malata e mi ha detto che mi potevo fidare di
lui.

Facendo questo discorso mi ha pure detto che
voleva fare un matrimonio finto, che mi dava CHF
10'000.- o qualcosa del genere. Sapendo, perché glieli avevo
riferiti, i problemi che ho con i miei famigliari mi ha chiesto di sposarmi con
lui che avrei potuto cambiare il cognome.

Poi mi ha detto che arrivava anche a darmi CHF
100'000.- e che me li avrebbe versati
su di un conto in Spagna.

A precisa domanda rispondo che lui mi ha detto
che voleva sposarsi con me perché
voleva il passaporto svizzero. lo gli ho riferito che non avevo il passaporto svizzero e che avevo solo il permesso
"C" e lui ha detto che gli andava bene lo stesso.

Poi ha cominciato a provarci, è venuto verso il
mio letto e mi ha chiesto un abbraccio forte. Era mattina presto, prima aveva
parlato per ore e ore.

Io ho pensato avesse bisogno d'affetto e ho
accettato. Il mio era un abbraccio d'amicizia.

Dopo avermi abbracciata mi ha detto che mi voleva
massaggiare. lo pensavo volesse fare come la sera prima e quindi non ho detto nulla. 

Poi ha detto che voleva farmi un massaggio alla
schiena, io ho detto che non volevo togliere i vestiti ma lui insisteva.

Io indossavo ileggins lunghi sino alle caviglie e
indossavo una maglietta di colore nero piuttosto larga, non ero vestita in modo
provocante.

Io ho detto che non volevo togliere i vestiti.
Lui continuava a toccarmi e diceva che doveva massaggiarmi perché ero troppo
teso.

Ha iniziato a sfilarmi i vestiti, nel fare questo
mi teneva sul letto con le mani. Non mi mollava. lo non mi sono ribellata,
avevo paura e cercavo un momento opportuno per riuscire a sfuggire.

L'ho visto fisicamente prestante e ho capito che
non potevo averla vinta.

Aggiungo che avevo chiesto a __________ di chiamarmi
ma lui non lo ha fatto.

A precisa domanda rispondo che mi ha tolto i
pantaloni, la maglietta, reggiseno e le mutande che portavo. Mi ha tolto tutti gli indumenti.

A precisa domanda rispondo che AP 1 indossava del
pantaloni tre/quarti di jeans e una maglietta.

Sono rimasta nuda sul letto, ero sdraiata sulla
pancia.

Lui voleva massaggiarmi e io avevo paura che mi
volesse violentare.

Mi ha stretta forte poi mi ha massaggiata sui
piedi, sulle gambe, sulle natiche e sulla schiena. Nel fare il massaggio mi ha
toccata, con le mani, nelle parti intime, sulla vagina e sul seno. La prima
volta che mi ha toccata sulla vagina ancora indossavo le mutande che poi mi ha
sfilato.

A precisa domanda rispondo che il tocco sul seno
non è durato molto, me lo ha toccato di striscio.

Mi viene chiesto di spiegare il tocco sulla
vagina e io rispondo che non me la sento di spiegare a lei che cosa è successo.
E' un mese che non mangio, che sto male e mi sono tagliata pure i capelli.

Mi viene chiesto se preferisco parlare unicamente
con una femmina e io rispondo di si.

Ore 21.57 L'isp. __________ lascia il verbale. Viene sostituito dalla collega app. __________ che si aggiunge alla Stagiaire.

Quando indossavo ancora le mutande mi ha toccato
da dietro la vagina, non ha inserito il dito, me la sfiorava, me la
palpava. lo cercavo di liberarmi. Non ricordo bene, so che a un certo punto si è
tirato indietro. lo sono scappata verso il balcone e cercavo di aprire le
tapparelle per scappare, lui é venuto verso di me e mi ha stretta forte, noi mi
lasciava andare, continuava a dire "Sei una mentirosa",

intendeva una che mente.

Non ricordo bene il susseguirsi temporale dei
fatti.

Lui ha ritirato giù le tapparelle.

Poi mi ha riportata verso il letto,
abbracciandomi forte.

Preciso che in quel momento stavo piangendo.

Mi abbracciava forte, gli abbracci erano
lunghissimi. Eravamo sdraiati a letto su un fianco. Ha continuato con i suoi
massaggi.

In questo frangente mi ha permesso di rivestirmi.

Poi sono riuscita a scappare verso la porta, ma
lui mi ha fermata, mi ha riportata a letto e ha ricominciato con i suoi
massaggi, mi ha tolto nuovamente tutti i
vestiti, io cercavo di scappare, urlavo fortissimo "Ahhhh", ma lui mi
tratteneva a lungo abbracciandomi e stringendomi, impedendomi di muovere le
braccia e insisteva per massaggiarmi e io l'ho lasciato fare, perché sapevo di
non avere altra scelta. In certi momenti aveva degli atteggiamenti aggressivi:
digrignava i denti, e li teneva stretti, la sua postura era minacciosa con le
braccia tese lungo i fianchi come se volesse picchiarmi, ma poi si tratteneva.

Sapevo che anche se avessi provato a difendermi
non ne sarei stata in grado, vista la sua corporatura robusta. Mi guardavo in
giro in cerca di oggetti con cui difendermi, ma non vedevo nulla da utilizzare.

Ad un certo punto mi sono voltata e I'ho visto
che si masturbava, era inginocchiato sul letto, con una mano mi tratteneva a
letto e con l'altra si masturbava.

A precisa domanda
rispondo che io mi trovavo sdraiata sulla pancia, lui era dietro intento a massaggiarmi. E' stato in questo momento che mi sono
girata.

lo cercavo di urlare, ma lui mi tappava la bocca
con la mano.

A precisa domanda rispondo che poteva essere la
sua mano sinistra, ma non ricordo bene, ho urlato diverse volte.

Non ricordo molto bene lo svolgersi dei fatti
perché ho cercato di rimuoverla dalla mia testa.

Vedendo che non ero consenziente lui diventava sempre più aggressivo, non mi
lasciava scappare, mi tratteneva con forza a letto mettendosi a cavalcioni
sopra di me: mi abbracciava e stringeva per bloccarmi le braccia e con le sue
gambe stringeva le mie impedendomi di muoverle. Ero sdraiata sulla pancia, lui
con la mano da dietro ha iniziato a toccarmi nelle parti intime: il fondo
schiena e la vagina. Mi sfiorava, mi palpava con la mano, ma senza penetrare.
Nel frattempo continuava a masturbarsi.

Ad un certo punto ho sentito delle voci sul pianerottolo e ho pensato
fosse il momento giusto per scappare visto che c'erano delle persone. Sono
scappata verso la porta, ma lui mi ha nuovamente trattenuta. Lui mi ha detto
che non voleva fare niente, che non aveva I'AIDS, mi ha anche chiesto se ero
stata violentata da mio padre visto che non ero consenziente e io gli ho fatto
credere di sì nella speranza che smettesse, cercavo di giocare con la sua mente
assecondandolo per farlo smettere.

Lui mi ha chiesto di masturbarlo, ed io l'ho
assecondato perché non volevo che mi penetrasse. Mentre lo masturbavo mi ha
anche obbligata con la forza a toccarlo sul petto e a baciarlo. Aveva tutto il
tempo un tono di voce minaccioso.

Ore 22.35 il verbale viene sospeso per una pausa.

Ore 22:55 il verbale viene ripreso.

Gli interroganti mi chiedono che cosa diceva con
questo tono minaccioso e io rispondo che mi diceva: "Sei una
mentirosa!!", "cosa fai?!? Sei pazza?!?" e diverse volte
"Sei una troia!!"

Masturbandolo lui ha raggiunto la eiaculazione,
si é ripulito con un pezzo di carta da cucina, che poi ha in seguito gettato
nel WC e tirato lo sciacquone.

In seguito ci siamo rivestiti e lui mi ha
minacciata dicendo che sarebbe andato in giro a dire che ero una puttana, ai
suoi amici del bar __________ e alla gente che io conosco, mi sembra che abbia
usato le parole: “Vado in giro, nei bar dei miei compaesani e vado a raccontare
che ti ho scopato così tutti sapranno che sei una troia” e ha aggiunto “quindi
stai zitta che è meglio per te!!”. Mi ha anche detto che potevo chiamare la
polizia, e che visto che non mi aveva penetrata non c'erano prove.

Poi ha preso tutti i suoi documenti, come già detto in precedenza, e ha
marcato sul suo telefono i miei dati, copiandoli dal mio documento che era sul
tavolo. 

(…)

A precisa domanda rispondo che mi ha baciata con
la lingua.

A precisa domanda rispondo che mi ha toccata con
le dita e il palmo della mano sulla vagina, senza penetrarmi.

A precisa domanda rispondo che lui non mi ha mai picchiata, ma mi
minacciava accennando ai gesti, per esempio: alzando il braccio come per
tirarmi un pugno, ma senza farlo veramente. Con il suo tono di voce e il suo
atteggiamento mi ha spaventato al punto che non sono riuscita a reagire e ho
dovuto lasciarlo fare, essendo io fisicamente. molto più debole e
quindi non sarei mai riuscita a competere con lui.

A precisa domanda rispondo che lui ha usato la
sua forza solo per tenermi ferma sul letto rispettivamente per
riportarmi al letto quando io cercavo di scappare.

A precisa domanda rispondo che i fatti sono
accaduti sul mio letto e non su quello che avevo portato all'appartamento per
lui.

Gli interroganti mi chiedono quali parole
ingiuriose AP 1 ha usato nei miei confronti e io rispondo che mi ha dato
diverse volte della puttana, ha detto "sei una puttana!!", e della
"mentirosa" intendendo una persona che mente.

Gli interroganti mi chiedono di spiegare se AP 1 ha usato parole minacciose nei miei confronti e io rispondo che non mi ha mai minacciata di morte, ma la sua aggressività, il suo
modo di trattenermi, e il suo tono di voce minaccioso, mi davano
quest'impressione.

(…) 

A precisa domanda rispondo che ad una sua domanda
gli ho risposto che ero fidanzata e lui
mi ha detto "fa niente". Inoltre,
gli ho detto "no, no, no" tantissime volte,
mi sono anche messa a piangere, ma lui non ascoltava. Ho cercato anche con
la forza di liberarmi,e di allontanarlo per fargli capire che non volevo,
ma senza riuscirci. Non osavo parlare troppo per paura di peggiorare la
situazione, inoltre lui faceva kick-boxing dunque
avevo molta paura.”

(PS 15.8.2012, pag. 6-9
e 10, AI 7)

 

Come vedremo in seguito, AP 1 ha sempre negato di avere fatto quanto sostenuto dalla donna.

 

                                17.   Poi, insieme, i due sono usciti dall’appartamento, sono andati in
lavanderia (dove hanno incontrato la portinaia) per prendere i vestiti
dell’uomo che la donna aveva lavato il giorno prima e, sempre insieme, hanno
lasciato il palazzo. AP 1 voleva andare ad Ascona e la donna lo ha accompagnato
alla fermata del bus:

 

“
l’ho accompagnato per avere l’occasione di uscire
di casa e poter scappare” (PS
15.8.2012, pag. 9, AI 7).

 

                                18.   Raggiunta la fermata del bus di __________, la donna si è
allontanata correndo dal suo accompagnatore: sua intenzione era rifugiarsi nei
vicini uffici della FART dove aveva visto alcuni dipendenti della società di
trasporti:

 

“
subito dietro la fermata del bus ho visto che
c’era la stazione degli autobus FART e ho visto che c’erano fuori dallo
stabilimento dei dipendenti e sono corsa verso di loro per mettermi al sicuro,
cercando anche di entrare nella struttura per essere ancora più al sicuro.
Pensavo che lui mi avrebbe corso dietro, ma non l’ha fatto. Lui ha attraversato
la strada e si è incamminato verso __________ urlandomi “sei una mentirosa”.
Loro mi hanno fermata” (PS 15
8.2010 pag. 9, AI 7).

 

Da lì - erano le 9.29 dell’8 giugno 2012 - IM 1
telefonò alla polizia denunciando, in modo agitato e confuso, di essere stata
“quasi violentata” in casa sua. Questa la trascrizione della telefonata:

 

“
Si; scusi io devo denunciare una persona Mi ha qua … Mi ha quasi violentato a casa mia, mi ha rinchiuso. Adesso sta andando verso... (…)

Eh praticamente questo qua l’ho visto … un giorno stavo andando …
stavo facendo un giro e ho visto questo qua e c’era anche un mio amico, no e mi
ha chiesto qualcosa per andare … per … e fa “mi dici dove è la stazione di __________”
e io l’ho accompagnato: E poi l’altro giorno stavo passeggiando da sola e lo
vedo.. l’ho visto in giro no, così no. E mi fa “ e non so dove andare, posso
rimanere da te due giorni” e io ho fatto fatica faccio “no…io non.. non”.
C’erano i suoi paesani __________ che quelli li hanno detto “no, non..”. Nessuno
ha voluto prenderlo a casa. Fa “guarda , e non so, non ho soldi, due giorni
qua, solo due giorni, così e cosà , mi .. arrivano soldi .. da __________ …
tutte ste cose qua. E quando è arrivato a casa questa persona qua primo giorno
si è comportato bene, prima notte (…)

E dopo, e dopo il primo giorno comincia … è cambiato totalmente
quasi mi ha … mi ha rinchiusa a casa da ieri sera (…) da ieri sera alle undici
che lui continuava a parlare, ma anche il giorno prima continuava a parlare…
(…) e ieri sera mi ha detto e non lo so, vuoi sposarmi, ti do quarantamila franchi per il permesso B, dopo io apro l'azienda
e qua e là ed io ho detto guarda no, no grazie non voglio sposarmi con
te per permesso B. Dopo ha cominciato, insisteva e insisteva qua e là e così: Poi ad un certo punto ha cominciato proprio a
essere violento verso di me no...

Essere proprio violento nel
senso...io non facevo una cosa e...poi mi fa ti faccio un massaggio, ti
faccio un massaggio e io ho cercato di correre verso la ca… verso la porta aprire la
porta, ho anche gridato...

Però lui
diventava ancora più nervoso allora cercavo di fare il suo gioco e
ha cominciato…cominciato a farmi massaggio con l'olio di Nivea... E io non ho detto niente perché avevo paura e lui é uno che...tutto
muscoloso avevo paura che mi faceva male e... aveva chiuso le finestre” 

(doc. TPC 13, sentenza
impugnata, consid. 6, pag. 13).

Visto che la polizia tardava ad arrivare, la
donna, che aveva visto passare due volanti, alle 9.48 telefonò nuovamente alla
polizia per sollecitarne l’arrivo (cfr. CD con registrazioni 117, AI 20).

 

                                19.   Poco dopo che la donna si allontanò da lui correndo - e, per la
precisione, alle ore 9.31 - AP 1 telefonò alla polizia raccontando di essere
stato ospitato da una donna che, poi, gli fece delle storie perché voleva
essere pagata. Questa la trascrizione della telefonata (registrata sul CD in
atti sub doc. AI 20 e trascritta a cura di questa Corte, act. XIIIa in inc.
CARP 17.2012.193):

 

“
AP 1 : Ho
conosciuto da due giorni una ragazza che mi ha ospitato a casa sua. Io sono
venuto a __________ per trovare un lavoro. Lei mi ha detto che dovevo pagarla
per l’ospitalità. Ho dormito a casa sua, mi ha fatto pranzare, mi ha lavato la
biancheria ed io ho risposto che in quel momento non avevo soldi.

Agente: Ma questo
non è un problema di polizia. È un problema di polizia? Non mi sembra.

AP 1: Sì, perché
lei mi ha detto che se non le do i soldi, c’è un problema.

Agente: Ma io non
vedo nessun reato. La polizia interviene se ci sono reati, caro signore. Io qui
non vedo nessun reato. È un accordo fra di voi. Noi non possiamo fare da
paciere fra di voi. Dire no è giusto, no è sbagliato. Noi interveniamo se ci
sono dei reati. In questo caso non ci sono i presupposti per l’intervento della
polizia, capisce?

AP 1: Tu sei della
polizia?

Agente: Noi siamo
la polizia cantonale

AP 1: Polizia
cantonale di __________?

Agente: No, noi
siamo la polizia cantonale. Sta parlando con la centrale operativa

AP 1: Ah, con la
centrale operativa.

Agente: Vuole
parlare con la polizia comunale di __________?

AP 1: Sì, di __________.

Agente: Va bene,
gliela passo. (…)

Agente: Polizia di
__________ buongiorno!

AP 1 Buongiorno
signore.

Agente: Mi dica.

AP 1: Questo
giorno ho avuto un problema con una ragazza.

Agente: Sì.

AP 1: Io mi chiamo
AP 1.

Agente: Dove abita
lei?

AP 1: Io abito qua
a __________ per trovare un lavoro. Capisce?

Agente: Sì.

AP 1: Due giorni
ho conosciuto una ragazza e lei mi ha detto che mi avrebbe potuto aiutare per
una settimana per dormire, per mangiare, in quanto cercavo un lavoro. Quando tu
starai bene, mi darai pochi soldi. (…) Questo giorno della mattina, alle 8
della mattina, per scherzare, mi dice mi dai i soldi o vai via. Bene, mi dai i
vestiti. Lei mi ha lavato i vestiti, da mangiare per due giorni, da dormire e
dopo stava arrabbiata con me perché le devo dare dei soldi. Io ho detto che non
ho soldi e allora questa persona fa dei problemi. E io sono andato via e ho
detto tu vuoi chiamare la polizia. Io ho trentaquattro anni, capisci.

Agente: Adesso lei
dove si trova? Tu dove sei?

AP 1: Io sto
andando per il centro.

Agente: Ma dove?

AP 1: Io sto in
strada e sto andando per il centro di __________.

Agente: Sì, ma
dove? Così mando una pattuglia a vedere

AP 1: Io sono in __________,
qua.

Agente: Ho capito,
ma __________ è grande. Mi devi dire dove, che mando qualcuno a vedere.

AP 1: Io sono 8
giorni qua a __________.

Agente: Ma tu cosa
vuoi dalla Polizia?

AP 1: Per parlare
con questa persona che tiene problema con me.

Agente: Ma tu sei
uscito di casa. Quale è il problema?

AP 1: Perché lei
mi ha detto che fa soldi.

Agente: Ma la polizia che cosa centra. Non centra
niente.

AP 1: Ma non lo so
signore, perché questa signora chiede soldi perché io ho dormito due giorni, mi
ha dato da mangiare e mi ha lavato i vestiti.

Agente: Ti ha
fatto andare via.

AP 1: Sì, lei mi
ha mandato via. E io le ho detto, bene.

Agente: Ecco tu
sei fuori.

AP 1: Sono fuori
e, sto andando per il centro.

Agente: Hai preso
i tuoi vestiti?

AP 1: Sì io ce li
ho i miei vestiti, ho tutte le cose e la valigia.

Agente: Allora, va
bene così. Qual è il problema?

AP 1: E non lo so,
perché lei ha detto tu … allora io ti faccio un problema.

E dico … bene, io chiamo la polizia. Se tu mi fai
un problema, io chiamo la polizia.

Agente: Lei non
può fare nessun problema. Perché ti ha mandato via di casa e il problema è
risolto.

AP 1: Non lo so
signore, perché le ragazze sono molto “peligrose” (n.d.r. infide, pericolose).
In questa vita allora tu lo sai, tu sei “hombre” della polizia, io sono
”hombre” di 34 anni.

Agente: E va bene,
adesso la polizia non fa niente perché non c’è stata violenza, non c’è stato
furto, non c’è stato niente.

AP 1: Non, no, no,
no.

Agente: Sei uscito
di casa e basta. Va bene così.

AP 1: Bene signor,
io mi chiamo AP 1. Annota il mio nome. Questo è il mio numero. 

Signora come posso andare per il centro.

Passante: Sempre
dritto

Agente: Cosa vuoi
che facciamo noi!

AP 1: Perché, lei
vuole soldi da me.

Agente: Lei vuole
soldi da te?

AP 1: Sì lei vuole
CHF 100.- per due giorni perché mi ha lavato i vestiti.

Agente: È suo
diritto, no?

AP 1: Questa
persona non è svizzera. È di un altro paese, ma ha i documenti della Svizzera 

Agente: Come si chiama?

AP 1: Si chiama IM
1. Aspetta perché io ho segnato il suo nome. Si chiama … ho solo segnato IM 1.

Agente: Sì, ma ce
ne sono 20'000 di IM 1. Lei ti ha chiesto i soldi, tu non gliel’hai dati e sei
andato via.

AP 1: Ma io non ce
li ho i soldi, io sono in una mala posizione. Io ho lavorato 5 giorni al
ristorante __________ e lui non mi ha pagato, mi ha pagato solamente CHF 300.-,
io ho finito questi CHF 300.- in 3 / 4 giorni e dopo ho conosciuto una ragazza.
Ero in strada, capisci. Due notti …

Agente: Ho capito
adesso il problema è risolto: tu sei andato via di casa, con le tue cose.
Basta, non so cosa vuoi dalla polizia.

AP 1: Non lo so.
Perché se lei fa un problema con me, io chiamare la polizia.

Agente: Tu sei
stato ospitato a casa sua, quindi lei ha diritto di chiederti i soldi. Se lei
non ha chiamato la polizia, noi non interveniamo.

AP 1: Grazie, tu
segnati il mio nome. Io mi chiamo AP 1.

Agente: So io cosa
devo fare. Tu non hai bisogno della polizia, perché non è successo niente. Va
bene?

AP 1: Va bene.
Grazie. Ok, grazie.

Agente: Ok?

AP 1: Grazie
mille. Va bene signore.

Agente: Ok.”

 

                                20.   Sempre dalla stazione FART, mentre aspettava l’arrivo della polizia,
IM 1 telefonò all’amico __________ che, alcuni mesi dopo, ha riferito di quel
colloquio nei seguenti termini:

 

“
quando mi chiamò piangendo IM 1 mi disse che quella persona che aveva ospitato...le aveva fatto delle richieste a sfondo sessuale,
non lasciandola uscire di casa fino a quando non lo avesse masturbato. IM 1 mi disse espressamente che “aveva dovuto fargli una sega” per poter uscire di casa. Lei mi disse
che il tutto si era svolto sotto minacce. Lei mi disse che lui la stringeva e
che si era anche intromesso fra lei e la porta…Lei avrebbe provato ad uscire in
diverse occasioni ma lui non gliel'avrebbe permesso...lei mi disse che lui le
aveva chiesto un rapporto completo, che le
aveva toccato le parti intime e che aveva appunto voluto che gli facesse
una sega...che mi disse che AP 1 le aveva toccato le parti intime con la/le
mano/i, ma non andò più nel dettaglio” (PP __________ 6.9.2012 pag. 3)

(sentenza impugnata, consid. 9.e, pag. 17).

 

                                21.   IM 1 è stata sentita negli uffici della polizia dalle ore 11.45 sino
alle 13.25 (cfr. PS 8.6.2012 all. ad AI 3).

Subito dopo la sua audizione, la polizia scientifica
ha proceduto ad accertamenti nel monolocale abitato dalla donna. Sono state
riscontrate, su una bottiglia in PET, tre frammenti di impronte papillari
dell’appellante. Non sono, invece, state rinvenute tracce di suo sperma (AI 39).

                                22.   Verso le 16.30 di quello stesso giorno, IM 1 ha chiamato __________ (con cui intratteneva una relazione sentimentale) chiedendogli di
raggiungerla. Lo attese “nascosta nelle piante dietro una pompa di benzina”.
Quando l’uomo l’arrivò, trovò l’amica “sconvolta” ed “agitata”. Sui dettagli,
si riporta quanto indicato dai primi giudici:

 

“
Così di seguito questo testimone: "io le chiedevo cosa era successo ma
lei non riusciva ad esprimersi e continuava imperterrita a ripetermi di
portarla via da __________ e quindi assieme in auto ci siamo diretti verso __________
" (PP __________ 30.8.2012 pag. 3) per poi precisargli
durante una sosta del viaggio "che era stata sequestrata in casa e
che aveva subito delle molestie sessuali" da "quella persona che le aveva chiesto ospitalità"
(PP __________ 30.8.2012 pag. 3) e quindi, durante la
sera, oltre a disegnare l'identikit di AP 1 (PP __________ 30.8.2012 pag. 5 e
Al 3), raccontargli che questi "si
era completamente trasformato e che dalla
persona tranquilla che era aveva iniziato a farle delle proposte
incomprensibili come, ad esempio, di sposarlo. Vista l'attitudine assunta da
questa persona IM 1 mi disse che avrebbe voluto andarsene di casa, ma il
momento in cui provò a farlo lui le avrebbe anche bloccato l'uscita, tolto la
chiave e sequestrato il telefono cellulare...quest'uomo le avrebbe fatto delle
avances sessuali, ad esempio le chiedeva di fargli
un pompino o di avere un rapporto sessuale e questo mentre la teneva
bloccata sul letto. Lei mi precisò che lo faceva senza particolare forza, ma
piuttosto minacciandola psicologicamente. IM 1 mi disse di aver interpretato la mancanza di ulteriore forza quale volontà di non lasciare
ulteriori lividi sul suo corpo... Lei mi ha anche
raccontato che per difendersi gli disse pure di avere l’AIDS" (PP __________
30.8.2012 pag. 4) anche se, in verità, __________ nulla le chiese in merito a
quanto avrebbe dovuto fare o subire già solo perché preferì non "indagare
a fondo su quanto era successo e questo
perché mi rendevo conto di quanto stesse male IM 1 a parlarne" (PP __________ 30.8.2012 pag. 4).
Significativo comunque come dopo aver passato la notte presso di lui con "un'ulteriore
crisi di pianto molto forte.. per la durata di circa due ore"
(PP __________ 30.8.2012 pag. 5), IM 1
non ha voluto ritornare a __________ "perché temeva di incontrare" AP
1 e si trasferì per due settimane da un'amica (PP __________ 30.8.2012 pag. 5)”

(sentenza impugnata, consid. 9.d. pag. 16 e 17).

 

                                23.   Dopo i fatti, IM 1 non tornò a casa sua per un mese per paura che AP
1 potesse tornare:

 

“
sono preoccupata, dopo i fatti sono stata per un
mese circa da una mia amica a dormire. La mia amica (..) abita a __________,
nei pressi del bar __________. Aggiungo che a lei non me la sono sentita di
dire quanto mi è successo, semplicemente ho cercato un luogo dove andare a
dormire perché avevo paura di restare sola a casa, avevo paura che AP 1
ritornasse da me” (PS
15.8.2012, pag. 2, AI 7).

 

                                24.   Nonostante gli inquirenti fossero in possesso di un fotogramma della
prima pagina del passaporto di AP 1 (quello scattato al casinò di __________),
in data 25 luglio 2012 il primo PP titolare dell’inchiesta ha -
inspiegabilmente, come sottolineato dai primi giudici - emanato un decreto di
sospensione rilevando come l’autore fosse “ignoto (per dati insufficienti per
una ricerca mirata a livello nazionale ed internazionale” e “in attesa di nuovi
sviluppi” (decreto di sospensione 25.07.2012 Ministero pubblico, AI 4).

 

                                25.   Come visto sopra, IM 1 è stata nuovamente sentita dalla polizia il 15.8.2012.

Intervenuto a seguito di questa seconda
audizione, un nuovo PP ha diramato un mandato di arresto sulla cui base AP 1 -
che già era in stato di fermo a __________ dal 14 agosto per il furto di un
cosmetico in un supermercato e per accertamenti in relazione ad un IPhone di
cui era in possesso e che risultava essere rubato - è stato arrestato
provvisoriamente e trasferito in Ticino.

Sentito dal PP e dal GPC il 16 agosto 2012, AP 1
è stato posto in carcerazione preventiva (AI 16) poi prolungata (AI 54). Dopo
l’emissione dell’AA a suo carico, egli è stato posto in carcerazione di
sicurezza (doc. TPC 4) che è stata mantenuta anche dopo il primo giudizio
(dispositivo 3 della sentenza impugnata; decisione 27 marzo 2013 della
presidente di questa Corte, act. XIX in inc. CARP 17.2012.193).

Sin dall’inizio dei suoi interrogatori, AP 1 ha negato di avere fatto sesso con la donna. 

 

                                26.   Su quanto successo la notte fra il 7 e l’8 giugno 2012, al rientro
di IM 1, ha detto:

 

“
ho sempre dormito da solo nel mio letto e non ho
mai molestato nessuno. Neppure mi ha mai visto nudo, non ho neppure visto lei.
Voglio subito precisare che non vi è stato nessun tipo di intimità fra noi,
nemmeno un bacio” (PP
16.8.2012 pag. 3, AI 11).

 

“
quando lei è tornata io ero a letto. Io mi sono
svegliato quando lei è rientrata, lei è andata in bagno a farsi una doccia,
quando lei è uscita io le ho detto buona notte e basta.” (PP 4.9.2012, pag. 13, AI 37) 

 

Proseguendo, AP 1 ha spiegato di essersi arrabbiato e di essersene andato poiché la donna, che in un primo tempo gli
aveva offerto ospitalità, poi pretendeva di essere pagata ed ha aggiunto che
lei, poi, lo minacciò “e questo per soldi”:

 

 

“
me ne sono andato in quanto lei mi ha detto
dapprima che voleva aiutarmi ma poi in seguito mi aveva chiesto i soldi per
dormire. Mi aveva chiesto 300 CHF per queste 3 o 4 notti. Io mi sono quindi
arrabbiato e le ho detto che me ne andavo via immediatamente, e che ho chiamato
la Polizia (...) Io ho chiamato la polizia che sono molto arrabbiato che c’era
una persona che voleva che le pagassi l’ospitalità che mi aveva prestato. La Polizia
mi ha chiesto dove fossi e di andarmene via da quella casa. Sono quindi uscito
e sono andato in stazione. (…) lei gridava dicendomi “vedrai quello che ti
succede” (…) è lei che mi ha minacciato e questo per soldi” (PP 16.8.2012, pag. 3; 12, AI 11).

 

Durante il confronto, ribadita la questione del
prezzo richiesto, AP 1 ha precisato che è per vendicarsi del mancato pagamento
che la donna lo ha denunciato:

 

“ AI mattino,
quando ci siamo svegliati, lei ha iniziato a parlarmi di questi CHF 300 per l’alloggio, io mi sono
arrabbiato e le ho detto che volevo andarmene ma prima volevo scendere in
lavanderia a recuperare i vestiti. Siamo scesi assieme in lavanderia, lì c'era
una signora che raccoglieva il bucato. Ho quindi messo tutti i miei vestiti
nella borsa e ci siamo diretti verso la fermata del bus perché volevo recarmi
ad __________. Andando verso la fermata del bus, sempre lungo il tragitto, continuava a chiedermi questi CHF 300, io le ho ribadito che non le davo nulla e
lei mi ha poi minacciato dicendomi vedrai cosa succede. Una volta arrivati alla fermata del bus lei ha ribadito di volere
i soldi ed io ho ribadito di no, poi lei ha attraversato la strada ed è entrata
in un palazzo. È a quel punto che ho chiamato la Polizia.” (PP 4.9.2012, pag. 13, AI 37) 

 

                                27.   Deferito davanti ad una Corte delle assise criminali, AP 1 è stato
dichiarato, per quanto successo nella notte fra il 7 e l’8 giugno 2012, autore
colpevole di coazione sessuale e condannato alla pena detentiva di 2 anni da
scontare.

In questa sede, così come già in primo grado,
egli ribadisce la sua innocenza e chiede, pertanto, il suo integrale
proscioglimento.

A suo dire, l’AP non può essere creduta perché,
in estrema sintesi, la patologia di cui soffre rende del tutto inattendibili le
sue dichiarazioni.

 

                                28.   Come il TF ha avuto modo più volte di stabilire, le difficoltà
probatorie che generalmente si riscontrano nell’ambito di reati contro
l’integrità sessuale rendono sovente decisive le dichiarazioni delle persone
direttamente coinvolte, cosicché - trattandosi non di rado della parola di una
parte contro quella dell’altra - la credibilità dell’autore e della vittima
assurgono a punto centrale della valutazione delle prove (cfr. Philippe Maier,
Beweisprobleme im Zusammenhang mit sexuellen Gewaltdelikten, in AJP 4/1997 p.
503 e 506 cit in STF 30.7.2002 in re C. c. dott. X).

Rilevanti, per la valutazione delle opposte
versioni, sono la linearità e la costanza nel tempo delle versioni date, la
loro logica intrinseca, la loro verosimiglianza e la presenza o meno di indizi
che ne supportino la verosimiglianza (cfr., fra gli altri, STF 15.2.2010 in 6B_1012/2009).

 

A questo proposito va rilevato che le
dichiarazioni rese dalle parti vanno lette nel loro insieme, tenuto conto del
momento e dello stato d’animo in cui versavano le parti al momento in cui esse
sono state rese, evitando di estrapolare singole parole od espressioni dal loro
contesto e di dare loro delle semplici interpretazioni letterali, spesso
illusorie o fallaci.

Va, poi, in quest’analisi, tenuto conto del fatto
che quanto contenuto in un verbale è già il frutto della mediazione
interpretativa - fatta certamente in buona fede ma che mediazione rimane - fra
quanto dichiarato dalla persona sentita e quanto recepito e tradotto in forma
scritta dal verbalizzante.

Di questi limiti bisogna tener conto, nell’attesa
di una modifica legislativa che renda obbligatoria - almeno nei casi di
presunti abusi sessuali - la videoregistrazione delle audizioni.

Va, qui, sottolineato che il TF ha già avuto modo
e a più riprese di stabilire che non tolgono credibilità ad una vittima delle
contraddizioni che, rispetto allo svolgimento dei fatti nella loro integralità,
si rivelano essere aspetti minori o secondari poiché esse vanno messe in conto
all’emozione e allo spavento dovuto ad una simile prova (cfr., ad es., STF
18.1.2002 in re A. c. B.; STF 2.12.2010 in 6B_705/2010).

 

                             29.a.   Valutando le dichiarazioni dell’accusatrice privata, va in primo
luogo rilevato come non ci siano elementi nell’incarto atti a suffragare la
tesi sostenuta dall’appellante di una denuncia menzognera fatta dalla donna per
vendicarsi del suo rifiuto di pagare fr. 300.- quale contropartita
dell’ospitalità ricevuta.

Anzi, tale tesi è smentita da quanto in atti. 

Dapprima, la tesi dell’appellante è smentita
dalle seguenti considerazioni.

Sulla scorta delle dichiarazioni della donna ma
anche di quelle di AP 1 che ha ammesso di avere passato (o meglio, avere detto
alla donna di avere passato) all’addiaccio la notte del 5 giugno ed ha dovuto
ammettere di avere rassicurato IM 1 sulle sue buone intenzioni (ciò che
significa che ella non ha ceduto alla prima richiesta), ben si può considerare
accertato che la donna ha accettato di ospitare AP 1 soltanto dietro sue
insistenze e soltanto per buon cuore, visto che egli le era parso sperduto in
una città che non conosceva. Sintomatico e indicativo, prima, della prudenza e,
poi, delle buone intenzioni della donna è il fatto che, il primo giorno, lei
non gli ha dato ospitalità - nonostante lui gliel’avesse già chiesta -
dicendogli di farsi ospitare dai compaesani incontrati per caso e che fu
soltanto il giorno successivo, quando AP 1 le disse di avere passato la notte
all’aperto e di non avere più soldi avendo speso gli ultimi franchi per pagare
le bevande a lei e all’amico, che la ragazza accettò di ospitarlo.

E’ evidente che chi si decide, dopo reticenze, ad
ospitare qualcuno in queste condizioni, lo fa per buon cuore. Ed è altrettanto evidente
che chi ospita per buon cuore, non si fa pagare.

Del resto, fosse stata guidata da volontà di
guadagno, la donna lo avrebbe ospitato già sin dalla prima sera (il prezzo
richiesto sarebbe stato superiore). E, infine, è evidente che chi è spinto da una
volontà di guadagno, non si rivolge, certo, a persone che sa essere
squattrinate come AP 1 (PP AP 1 16.8.2012, pag. 4 e 5, AI 11; PP confronto
4.9.2012, pag. 3 e 4, AI 37).

Del resto, la totale inconsistenza della tesi di AP
1 è, così come rilevato anche dai primi giudici, dimostrata anche:

-  dalla
più che bizzarra telefonata fatta da AP 1 agli agenti l’8 giugno 2012 con
l’ancor più bizzarra reiterata richiesta di annotare il nome del denunciante.
Nessuno, men che meno una persona che risiede nel nostro paese senza alcun
permesso, chiede aiuto alla polizia per una questione banale (e sostanzialmente
risolta, così come più volte rilevato dagli agenti di polizia, visto che l’uomo
aveva tranquillamente lasciato l’appartamento con tutte le sue cose) come quella
raccontata. E, inoltre, nessuno - che non abbia un secondo fine - si preoccupa
che il suo nome venga ben registrato con un’insistenza tale da indurre l’agente
a rispondergli che lui sapeva quel che doveva fare.

    Al
riguardo, non si può che ritenere, in accordo con i primi giudici, che essa
altro non fu che “una storiella inventata sui due piedi da AP 1 per
procacciarsi un inconsistente alibi” poiché “solo chi sa di avere fatto
qualcosa di penalmente rilevante, resosi conto che sarebbe stato denunciato, non
può che mettersi subito a ricercare una, ai suoi occhi, possibile valida
giustificazione sin anche ad arrivare a chiamare la polizia per una questione
che al massimo poteva essere di carattere civile” (sentenza impugnata, consid. 12,
pag. 27);

-  dal
fatto che nessuno si sottoporrebbe ad una procedura giudiziaria notoriamente
pesante dal profilo psicologico per una banalità quale il mancato pagamento di
una somma irrisoria.

 

Concorre, infine, a togliere credibilità alla
tesi di AP 1 - la ragazza mi ha denunciato per “farmela pagare” - il giudizio espresso
dalla psicoterapeuta che esclude che la ragazza sia “vendicativa”.

                                    Da
quanto sopra emerge, dunque, che:

-  AP 1 ha mentito e che 

-
 IM 1 non aveva alcun interesse né alcun motivo per denunciare falsamente AP 1.

 

                                  b.   Le dichiarazioni rese dalla donna nei suoi tre interrogatori sono
sostanzialmente costanti. 

I primi giudici hanno ritenuto di dover trovare,
tra esse, una divergenza rilevando come nel secondo verbale e in quello di
confronto, IM 1 abbia detto di avere masturbato l’uomo sino all’eiaculazione
mentre, nel primo, abbia, invece, detto che “mentre stava per venire mi ha
detto di fermarmi e lui ha continuato sino all’eiaculazione, facendo andare lo
sperma su di un tovagliolo di carta, che poi ha gettato” (PS 8.6.2012, pag.
3 all. ad AI 3). In realtà, non si tratta di una reale divergenza di
versioni: anche nella versione data l’8.6.2012, infatti, la donna ha masturbato
l’uomo sino a quando “stava per venire”, quindi sino, praticamente,
all’eiaculazione. Quella che è stata ritenuta una divergenza è, in realtà,
piuttosto un dettaglio fornito la prima volta e non più ripreso in seguito.

Quel che conta nell’ottica della costanza delle
dichiarazioni è che la sostanza di tutte e tre le sue deposizioni è la stessa.

 

Nulla muta e non inficia il giudizio di costanza
delle sue dichiarazioni, il fatto che, solo nel verbale di confronto, IM 1
abbia dichiarato che l’uomo le diceva “che gli
facevano male le palle perché non aveva scaricato e che era dal primo giorno
che mi aveva visto che mi voleva” (PP 4.9.2012, pag.
12 e 13, AI 37). In effetti, è ben possibile che la donna non abbia ritenuto,
nelle due precedenti occasioni, di dover riferire di quel dettaglio della lunga
conversazione avuta con AP 1. Altrettanto possibile è che la donna abbia
ricordato la frase soltanto nell’occasione del confronto. Si tratta, infatti,
non di una contraddizione fra diverse versioni, ma di un’aggiunta che si
inserisce, senza stridere, nel contesto delle dichiarazioni rilasciate in
precedenza.

 

                                   c.   Le
dichiarazioni di IM 1 sono sostanzialmente pacate, nella misura in cui ella non
carica di particolare violenza fisica il suo racconto. Infatti, pur raccontando
che AP 1 le impedì di lasciare l’appartamento e di chiedere aiuto e che ebbe
nei suoi confronti un atteggiamento prevaricatore (tenendola ferma o
trattenendola in una sorta di abbraccio violento) ha sempre precisato,
rispondendo a domande in tal senso degli inquirenti, che AP 1 non la picchiò né
la minacciò mai di morte e che lei si decise a sottostare alle sue voglie per
evitare il peggio:

 

“
A precisa domanda rispondo che lui non mi ha mai picchiata, ma mi
minacciava accennando ai gesti, per esempio: alzando il braccio come per
tirarmi un pugno, ma senza farlo veramente. Con il suo tono di voce e il suo
atteggiamento mi ha spaventato al punto che non sono riuscita a reagire e ho
dovuto lasciarlo fare, essendo io fisicamente. molto più debole e
quindi non sarei mai riuscita a competere con lui.

A precisa domanda rispondo che lui ha usato la
sua forza solo per tenermi ferma sul letto rispettivamente per
riportarmi al letto quando io cercavo di scappare.

(…) Gli interroganti mi chiedono di spiegare se AP
 1 ha usato parole minacciose nei miei confronti e io rispondo che non mi ha mai minacciata di morte, ma la sua
aggressività, il suo modo di trattenermi, e il suo tono di voce minaccioso, mi
davano quest'impressione.” (PS
15.8.2012, pag. 9, AI 7).

 

“
mi ricordo anche che lui in tutto questo periodo
si avvicinava a me con il pugno alzato, mimava il gesto come a volermi colpire,
poi come se si trattenesse si fermava e mi dava dei baci sul corpo. Sembrava un
malato” (PP 4.9.2012 pag. 12,
AI 37).

 

Non ha da essere spiegato che, invece, una
persona in malafede che denuncia un sopruso sessuale non avvenuto tende a
caricare ed enfatizzare l’aspetto coattivo. Di norma, una persona che denuncia
falsamente non si limita a dire, come ha fatto in concreto l’AP, di avere 

 

“
assecondato (n.d.r: il suo abusatore)
perché non volevo che mi penetrasse” (PS 15.8.2012, pag. 8, AI 7).

 

“
sapevo che se avessi provato a difendermi non ne
sarei stata in grado, vista la sua corporatura robusta” (PS 15.8.2012, pag. 8, AI 7).

 

Una persona che mente non dice di avere ceduto al
suo aggressore perché aveva capito di non potergli resistere. Sostiene, semmai,
di essere stata costretta con la forza e la violenza fisica, perché è
l’effettivo utilizzo della forza bruta che caratterizza, nell’immaginario, il
reato sessuale.

 

In questo senso, dunque, l’ammissione di IM 1 di
avere ceduto poiché aveva capito di non poter resistere a AP 1 e non perché
questi l’avrebbe picchiata è un indizio - importante - di veridicità delle sue
dichiarazioni. 

 

                                  d.   Parimenti ne va della seguente dichiarazione:

 

“
Poi ha cominciato a provarci, è venuto verso il
mio letto e ha mi ha chiesto un abbraccio forte. Era mattina presto, prima
aveva parlato per ore e ore.

Io ho pensato avesse bisogno d'affetto e ho
accettato. Il mio era un abbraccio d'amicizia.

Dopo avermi abbracciata mi ha detto che mi voleva
massaggiare. lo pensavo volesse fare come la sera prima e quindi non ho detto nulla.” (PS 15.8.2012, pag. 6, AI 7).

 

Una persona intenzionata a denunciare falsamente
di essere vittima di un reato sessuale non farebbe mai una simile dichiarazione
ritenuto come un tale comportamento (l’accettazione di un abbraccio nel proprio
letto) è un atteggiamento non propriamente congruente con l’ipotesi denunciata
e, quindi, atto a mettere in dubbio l’esistenza stessa della costrizione.

 

                                   e.   Le dichiarazioni della donna appaiono credibili nella misura in cui
da esse non traspare un tentativo di enfatizzare quanto patito. Ne sono prova
le dichiarazioni relative ai toccamenti subiti, ritenuto che ella, pur
parlandone, ne ha relativizzato la portata:

 

“
Nel fare il massaggio mi ha toccata, con le
mani, nelle parti intime, sulla vagina e sul seno. La prima volta che mi ha
toccata sulla vagina ancora indossavo le mutande che poi mi ha sfilato.

A precisa domanda rispondo che il tocco sul seno
non è durato molto, me lo ha toccato di striscio.

Mi viene chiesto di spiegare il tocco sulla
vagina e io rispondo che non me la sento di spiegare a lei che cosa è successo.
E' un mese che non mangio, che sto male e mi sono tagliata pure i capelli.

Mi viene chiesto se preferisco parlare unicamente
con una femmina e io rispondo di sì.

Ore 21.57 L'isp. __________ lascia il verbale. Viene sostituito dalla collega app. __________ che si aggiunge alla Stagiaire.

Quando indossavo ancora le mutande mi ha toccato
da dietro la vagina, non ha inserito il dito, me la sfiorava, me la
palpava. lo cercavo di liberarmi. Non ricordo bene, so che a un certo punto si
è tirato indietro (…) Ero sdraiata sulla pancia, lui con la mano da dietro ha
iniziato a toccarmi nelle parti intime: il fondo schiena e la vagina. Mi sfiorava,
mi palpava con la mano, ma senza penetrare. Nel frattempo continuava a
masturbarsi. (…)

A precisa domanda rispondo che mi ha baciata con
la lingua.

A precisa domanda rispondo che mi ha toccata con
le dita e il palmo della mano sulla vagina, senza penetrarmi.” (PS 15.8.2012, pag. 7-9, AI 7).

 

Queste precisazioni sull’intensità dei toccamenti
sono - proprio per il fatto che, con esse, la donna ne ridimensiona la gravità -
anch’esse, indizio di veridicità del racconto.

Infatti, chi denuncia falsamente tende ad
esasperare le situazioni d’abuso, nel tentativo di renderle evidenti. Soltanto
chi descrive situazioni realmente vissute, invece, descrive le diverse
sfumature della realtà.

Ma non solo.

Le relativizzazioni dell’intensità dei toccamenti
dimostrano come, nel raccontare quanto subito, la donna non sia stata guidata
dal desiderio di vendicarsi: esse provano come IM 1, pur spaventata, non si sia
lasciata prendere, nelle sue dichiarazioni, da animosità o rancore.

 

                                    f.   Anche le dichiarazioni relative al suo tentativo di “stare al gioco”
di AP 1 sperando, così, di evitare il peggio sono un indicatore di veridicità
delle dichiarazioni della donna. E’, infatti, cosa nota che, effettivamente, le
donne aggredite sessualmente cercano di costruire un contatto personale con il
loro aggressore sperando, così, di suscitare in lui empatia e, con essa,
l’abbandono dei propositi coattivi.

Al riguardo, significativi sono i seguenti
passaggi:

 

“
…piangevo e mi diceva se avevo paura degli
uomini e se ero stata abusata da mio padre. Io gli rispondevo di sì, pensando
che questo fatto lo avrebbe calmato” (PS 8.6.2012, pag. 3, all. ad AI 3);

 

“
mi diceva anche che io ero una brava ragazza e
che non ero come quelle troiette che aveva frequentato prima. Io ho capito che
le sue attenzioni stavano diventando a sfondo sessuale anche perché si stava
avvicinando sempre di più e anche perché continuava a parlarmi di matrimonio.
Io a quel punto ho avvertito che lui era intenzionato a violentarmi e sono
quindi entrata in un gioco psicologico con lui per evitare il peggio. Con gioco
psicologico intendo dire che, visto com’era cambiato e che era diventato
aggressivo e che voleva qualcosa di sessuale da me, io cercavo di assecondarlo
nel senso che dicevo sì alle cose che mi diceva e quindi gli dicevo che ero
d’accordo di fare un matrimonio finto. Gli dicevo (…) lui diventava sempre più
entusiasta ma anche questo mio assecondarlo però non lo fermava e non lo
accontentava, nel senso che non si fermava, continuava a parlare ed iniziava ad
accarezzarmi (…) lui ha visto che io piangevo e mi ha chiesto qualcosa del tipo
“cos’è, tuo papà ti ha fatto del male?” ed io per assecondarlo gli dicevo di sì…”

(PP 4.9.2012, pag. 11,
AI 37).

 

“
voglio precisare che io all’inizio, quando mi
chiedeva se il mio papà mi aveva fatto qualcosa, dicendogli di si pensavo che
si sarebbe fermato. Come pure avevo creduto che si potesse fermare quando aveva
visto che avevo un anello al dito e mi ha chiesto se ero fidanzata. Tutto
questo non è servito a niente” (PP
4.9.2012, pag. 12, AI 37).

 

                                  g.   Pure indicativo di un racconto veritiero è l’inserimento, nelle
dichiarazioni, di dettagli non direttamente attinenti all’atto denunciato. In concreto,
il racconto di IM 1 è denso di dettagli, in particolare riguardo il colloquio che
ha preceduto i fatti di cui all’atto di accusa:

 

“
Al mio rientro a casa AP 1 dormiva o meglio,
faceva finta.

Ha iniziato a parlare, ha cominciato a farmi
complimenti uno dopo l'altro ricordo io che mi ha detto che sono una bella
persona, una bella ragazza, che non ero una troietta come tutte le altre, mi ha detto
che voleva aiutarmi perché ero malata e mi ha detto che mi potevo fidare di
lui.

Facendo questo discorso mi ha pure detto che
voleva fare un matrimonio finto, che mi dava CHF
10'000.- o qualcosa del genere. Sapendo, perché glieli avevo
riferiti, i problemi che ho con i miei famigliari mi ha chiesto di sposarmi con
lui che avrei potuto cambiare il cognome.

Poi mi ha detto che arrivava anche a darmi CHF
100'000.- e che me li avrebbe versati
su di un conto in __________.

A precisa domanda rispondo che lui mi ha detto
che voleva sposarsi con me perché
voleva il passaporto svizzero. lo gli ho riferito che non avevo il passaporto svizzero e che avevo solo il permesso
"C" e lui ha detto che gli andava bene lo stesso.” (PS 15.8.2012, pag. 6, AI 7);

 

“
… e mi ha iniziato a proporre un matrimonio
finto, mi ha detto che mi avrebbe dato CHF 10.000.- e che così avrei potuto
avere un nuovo nome, infatti io gli avevo detto che io ho paura della mia
famiglia (…) mi ripeteva che mi avrebbe dato tanti soldi. Io per sdrammatizzare
e per farlo smettere ho cercato di mettere il tutto sul ridere, gli dissi anche
che avrebbe dovuto dichiararli questi soldi. Preciso che lui mi aveva detto che
quei 10.000.- fr. me li avrebbe versati in __________” 

(PP 4.9.2012 pag. 11, A 37).

 

                                  h.   Un ulteriore elemento che suffraga la veridicità del racconto
dell’AP è il fatto che ella ha ripetutamente dichiarato di non ricordare bene
l’esatto svolgersi dei fatti:

 

“
Non ricordo bene il susseguirsi temporale dei
fatti.

(…) Non ricordo molto bene lo svolgersi dei fatti
perché ho cercato di rimuoverla dalla mia testa.” (PS 15.8.2012, pag. 7-8, AI 7).

 

“
Non riesco oggi a ricordare le sequenze in maniera
cronologicamente corretta.” (PP
4.9.2012, pag. 12, AI 37).

 

Infatti, il non saper ricostruire la successione
temporale di quanto accaduto è tipico di chi ha vissuto una situazione
particolarmente critica, con intenso coinvolgimento emotivo quale è, appunto,
una situazione di coercizione sessuale.

 

                                    i.   Ad ulteriore sostegno della veridicità del racconto vi è
l’inserimento dell’atto sessuale coartato in un contesto situazionale credibile
in sé e nella sua evoluzione: in effetti, secondo il racconto dell’AP, dal
colloquio si è passati all’abbraccio apparentemente amichevole, poi ai
massaggi, poi al togliere i vestiti, ai toccamenti di lei con l’eccitazione di
lui e, infine, alla masturbazione.

Depone, inoltre, per la credibilità del racconto
di IM 1 il dettaglio delle “palle piene”:

 

“
ricordo che lui mi diceva che gli facevano male
le palle perché non “aveva scaricato” …lui mi diceva che doveva scaricare mi ha
chiesto di aiutare a farlo. Io continuavo a piangere e lui continuava a dire
che gli facevano male le palle e le indicava” (PP 4.9.2012, pag. 12 e 13, AI 37).

 

Chi mente inventa situazioni attinenti alla
propria esperienza. Ora, l’argomentazione delle “palle
doloranti perché piene” difficilmente può essere farina
del sacco di una donna. Certo, l’AP potrebbe riferire di cose a lei dette da
altri uomini. Ma, in questo contesto, avuto riguardo alla somma delle
argomentazioni sin qui esposte, quella è l’ipotesi meno probabile. La più
verosimile è, invece, che IM 1 abbia riferito di una frase effettivamente
pronunciata dall’appellante.

Al dibattimento d’appello, la difesa ha sostenuto
che è molto probabile che IM 1 abbia appreso il dettaglio (delle “palle
doloranti perché piene”) da un cliente, ritenuto come ella abbia anche fatto la
prostituta.

La scrivente Corte non può condividere tale
argomentazione poiché non è in alcun modo provato che la ragazza abbia,
davvero, esercitato tale professione, non essendo per ciò sufficiente l’annotazione,
nella cartella clinica, dell’opinione espressa dalla di lei sorella, peraltro
verosimilmente influenzata dai dissidi familiari (“secondo lei, IM 1 faceva
abituale uso di droghe e si prostituiva incoraggiata dai suoi amici”, cfr. AI
24, decorso assistente sociale, pag. 3).

 

                                    l.   Infine, sostiene la veridicità del racconto della donna il suo
comportamento dopo i fatti. In particolare, la paura da lei provata nei
confronti di AP 1. Questo suo sentimento è provato, inequivocabilmente, dalla
sua fuga appena è stata nelle vicinanze di un luogo in cui sperava di trovare
rifugio (l’ufficio della ditta di trasporti), dall’immediata denuncia dei fatti
alla polizia, dal suo nascondersi dietro le piante in attesa dell’arrivo
dell’amico, dalla sua lunga crisi di pianto nella notte successiva e, infine,
del suo mancato ritorno a casa per circa 1 mese dopo i fatti e l’avere chiesto
ospitalità ad un’amica.

Depone, infine, per la veridicità del suo
racconto la sofferenza patita (grave al punto da richiedere
un’ospedalizzazione).

 

                                 m.   Non
va poi, dimenticato che IM 1 ha reso dichiarazioni sostanzialmente
sovrapponibili, prima, l’8.06.12 e, poi - dopo che già le era stato comunicato
l’abbandono del procedimento per “autore ignoto” -, più di due mesi dopo, il
15.08.12, quando, chiamata senza preavviso, si è presentata senza indugio in
polizia per dare nuovamente la propria versione dei fatti.

La concordanza di due dichiarazioni rese in
simili circostanze acquista un valore qualificato poiché soltanto chi ha
davvero vissuto le situazioni di cui parla, può riferirne in termini analoghi e
sovrapponibili dopo più di due mesi e senza possibilità alcuna di preparazione.

 

                                  n.   Da ultimo, il comportamento di AP 1 descritto dall’accusatrice
privata ben si inserisce nel quadro di personalità che emerge dalla
testimonianza del datore di lavoro e da quanto rilevato dai due precedenti
patrocinatori dell’appellante.

Anche questo è un elemento che concorre, con
tutti quelli sin qui elencati, a sostenere il giudizio di generale credibilità
delle dichiarazioni rese da IM 1.

 

                                  o.   Colpisce,
poi, l’analogia fra alcune situazioni descritte nella sentenza __________ e
alcune descritte da IM 1. In __________, la vittima fu trattata da “sporca
troia” così come è successo all’AP nell’episodio ora sub judice. In __________,
la vittima gli parlò del pericolo di contagio con l’AIDS. Qui, l’AP ha riferito
che AP 1 le disse “guarda che non ho mica l’AIDS”. In __________, AP 1 ha cercato di carpire la fiducia della