# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 75ecd368-16b5-5fb3-8c7b-675620345990
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-02-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 01.02.2022 80.2021.271
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2021-271_2022-02-01.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2021.271

  80.2021.272

  	
  Lugano

  1 febbraio 2022         

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabina
  Ghidossi, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
   RI
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 9 dicembre 2021 contro le decisioni dell’8 dicembre 2021 in materia di IC
  e IFD 2020.

  

 

 

 

	
  Fatti

  	
   

  

 

 

 

                                  A.   L’8 marzo 2021, il
signor RI 1 presentava la propria dichiarazione d’imposta per il periodo
fiscale 2020, dichiarando un reddito imponibile pari a fr. 76'559.- ed una
sostanza imponibile di fr. 0.-. In particolare, il contribuente indicava di
percepire fr. 14'000.- a titolo di attività accessoria, quale “gestione
alpeggio”. Inoltre, il signor RI 1, per quanto qui di interesse, dichiarava fr.
1'100.- quali “liberalità ad enti di pubblica utilità” (fr. 1'000.- alla __________,
__________ e fr. 100.- a __________i “in memoria di __________”).

 

 

                                  B.   Il 27 maggio 2021, l’RS
1 (di seguito: UT) emetteva le decisioni di tassazione IC/IFD 2020, accertando
un reddito imponibile complessivo, per l’IC, pari a fr. 81'100.- e per l’IFD,
di fr. 83'800.-. La sostanza imponibile complessiva ammontava invece a fr.
50'000.-. 

                                         In particolare, l’UT
aumentava il reddito da attività accessoria del contribuente da fr. 14'000.- a
fr. 18'000.- ed ammetteva una deduzione per “liberalità a enti di pubblica
utilità” unicamente di fr. 1'000.- (rispetto a quella dichiarata di fr.
1'100.-), con la seguente motivazione:

                                         “2.2.
Valori stabiliti per apprezzamento in mancanza di documentazione precisa e
completa

                                         […]

                                         24
Sono deducibili unicamente le devoluzioni effettuate alle persone giuridiche
con sede in Svizzera che figurano nella lista degli enti di pubblica utilità

                                         […]”.

 

 

                                  C.   Il 3 giugno 2021, il
contribuente presentava reclamo contro le decisioni di tassazione IC/IFD 2020. 

                                         L’insorgente dichiarava
che l’attività svolta a titolo accessorio equivaleva alla gestione di un
alpeggio e che negli ultimi anni la produttività dell’alpeggio era diminuita.
Il contribuente indicava inoltre di percepire unicamente un compenso in natura
(“mascarpini e alcune forme di formaggio”) per circa fr. 1'500.- annui
ed affermava di aver intrapreso l’attività accessoria “per riguardo di chi
mi ha preceduto, per la cura e valorizzazione del territorio […] e per
consentire al responsabile operativo dell’alpe […] di continuare il suo impiego”.
Pertanto, il reclamante chiedeva il riconoscimento di fr. 9'000.- quale reddito
da attività accessoria, “secondo quanto […] notificato nelle dichiarazioni
d’imposta riguardanti gli anni 2018 e 2019”.

                                         Il contribuente, in merito
alla deduzione per “liberalità a enti di pubblica utilità”, ne chiedeva l’integrale
riconoscimento, indicando che il versamento di fr. 100.- era stato effettuato a
favore dell’Associazione “__________”, “ente che […] opera a favore delle
persone, per lo più anziani soli, che hanno bisogno di un aiuto”.

 

 

                                  D.   Il 9 giugno 2021,
l’UT formulava una richiesta di documentazione all’attenzione del contribuente.
In particolare, lo invitava a voler trasmettere entro il 30 giugno 2021, i
seguenti documenti:

·        
“Rendiconto dettagliato
(entrate-uscite) dell’attività indipendente;

·        
Giustificare il motivo per il
quale nella dichiarazione d’imposta inoltrata in data 12.03.2021 veniva
dichiarato un reddito da attività indipendente di Fr. 14'000.- mentre nella
lettera di reclamo si chiede che il reddito sia rivisto in Fr. 9'000.-“.

 

 

                                  E.   Con scritto del 14
giugno 2021, il contribuente indicava di non aver allestito alcuna contabilità.
Lo stesso affermava tuttavia di essersi occupato personalmente del pagamento di
alcune fatture attingendo ad un conto presso la __________. La parte restante
delle spese veniva gestita dal “responsabile operativo”, che grazie al ricavo
della vendita dei prodotti dell’alpe poteva far fronte a questi costi. 

                                         In merito alla diminuzione
del reddito, il reclamante indicava che la dichiarazione di imposta era stata
allestita dal figlio e che quest’ultimo aveva dichiarato quanto figurava sulle
decisioni di tassazione degli anni precedenti. Tuttavia, il contribuente
dichiarava che tali importi erano stati stabiliti d’ufficio.

 

 

                                  F.   Il 16 giugno 2021,
l’autorità fiscale formulava un’ulteriore richiesta di documentazione,
chiedendo al signor RI 1 di voler produrre, entro il 6 luglio 2021, “l’estratto
conto 31.12 per gli anni 2018, 2019 e 2020 del conto detenuto presso la __________”.
Documentazione che l’UT riceveva il 21 giugno 2021.

 

 

                                  G.   Con decisioni di
tassazione dopo reclamo dell’8 dicembre 2021, l’UT respingeva il ricorso con la
seguente motivazione:

                                         “[…]
nel merito, constatiamo come il contribuente per il 2020 abbia beneficiato di
Fr. 33'953.- quali sussidi agricoli, mentre non è possibile determinare con
esattezza le spese sostenute per l’attività unicamente con l’estratto conto
presentato. Nonostante il contribuente non sia tenuto a redigere una
contabilità, si poteva esigere che dopo la nostra richiesta del 09.06.2021,
venisse perlomeno presentato un conteggio entrate-uscite relativo al 2020.

                                         Inoltre,
facciamo notare che al punto 29.1 è stato esposto in aggiunta il saldo al
31.12.2020 del conto __________”.

 

                                         Il reddito imponibile
accertato dall’UT rimaneva pertanto invariato rispetto alle decisioni di
tassazione del 27 maggio 2021, mentre la sostanza imponibile veniva aumentata a
fr. 85'000.-.

 

 

                                  H.   Con tempestivo
ricorso del 10 dicembre 2021 alla Camera di diritto tributario, il contribuente
insorge contro le decisioni di tassazione dopo reclamo dell’8 dicembre 2021,
chiedendo che il reddito da attività indipendente accessoria venga accertato in
fr. 9'000.- ed in via subordinata in fr. 14'000.- e che venga riconosciuta la
deduzione per “liberalità a enti di pubblica utilità” di fr. 1'100.-, così come
esposto nella dichiarazione d’imposta.

                                         In particolare, il
ricorrente ritiene l’aumento del reddito ingiustificato ed arbitrario, alla
luce della riduzione “del carico dell’alpe” a seguito della diminuzione
del “numero di animali lattiferi” che hanno comportato un calo delle
entrate “consistenti nei contributi diretti e nei sussidi per il sostegno
del prezzo del latte”.

 

 

                                    I.   Il 16 dicembre
2021, l’UT presenta le proprie osservazioni al ricorso del signor RI 1.
L’autorità fiscale afferma che la mera presentazione di un estratto conto
annuale non sarebbe sufficiente per poter determinare con esattezza le uscite
dell’attività indipendente e ciò “considerato anche come dagli stessi
estratti vi siano addebiti per circa Fr. 16'000.- per i quali non è chiara la
destinazione data”. L’autorità sottolinea poi che il contribuente avrebbe
incassato circa fr. 34'000.- a titolo di sussidi agricoli. Pertanto, l’UT
chiede di respingere il ricorso e di porre le tassa di giustizia e le spese
processuali a carico del ricorrente.

                                         

 

	
  Diritto

  	
   

  

 

 

                                   I. Reddito da
attività accessoria

 

                                   1.   1.1.

                                         Secondo gli artt. 16 LIFD
e 15 cpv. 1 LT, sottostà all’imposta sul reddito la totalità dei proventi,
periodici ed unici. Analoga formulazione è prevista dall’art. 7 cpv. 1 della
Legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni e dei
comuni (LAID).

                                         Come ha ripetutamente
sottolineato il Tribunale federale, il legislatore ha in tal modo fatto proprio
il principio dell’imposizione del reddito netto globale (“Grundsatz der
Gesamteinkommensbesteuerung”). L’art. 16 cpv. 1 LIFD (e di riflesso, l’art.
15 cpv. 1 LT) contiene dunque una clausola generale, che è completata, agli
articoli da 17 a 23 LIFD (da 16 a 22 LT), da una lista esemplificativa di
diverse componenti reddituali e da un elenco tassativo di redditi esenti
dall’imposta (DTF 125 II 123 = ASA
67 p. 644 = RDAF 1999 II 385 consid. 4a). Ne consegue che ogni reddito che non
sia esplicitamente dichiarato esente è assoggettato all’imposta.

 

                                         1.2.

                                         Anche
i proventi di un’attività occasionale o di un hobby costituiscono reddito
imponibile, in virtù della clausola generale (Reich/Weidmann,
in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum DBG, 3a ediz., Basilea
2017, n. 27 ad art. 16 LIFD; Noël,
in: Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire romand de la LIFD, 2a
ediz., Basilea 2017, n. 25 ad art. 16 LIFD; Richner/Frei/Kaufmann/Meuter, Handkommentar zum DBG, 3a
ediz., Zurigo 2016, n. 36 ad art. 16 LIFD).

 

                                         1.3.

                                         Il
reddito conseguito dal contribuente derivante dalla gestione di un alpeggio è
quindi imponibile. Oggetto del gravame tuttavia, non è determinare se tale
reddito sia o meno imponibile, bensì il suo ammontare.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Secondo l’art. 204 cpv. 2
LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD, l’autorità di tassazione esegue
la tassazione d’ufficio, in base ad una valutazione coscienziosa, se il
contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure
se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per
mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di coefficienti
sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del
contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il
motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e
indicare eventuali mezzi di prova (artt. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD), per
cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità dimostrare
la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato provare che la
stessa è manifestamente inesatta.

 

                                         2.2.

                                         Giurisprudenza e dottrina
tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo
laddove il contribuente, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi
procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua
situazione finanziaria non possa essergli imputata (sentenza del TF n. 2A.426/2004
del 23 novembre 2004; Zweifel/Hunziker,
in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, 3ª
ediz. Basilea 2017, n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD; Richner/Frei/ Kaufmann/Meuter, op.cit.,
n. 26 ad art. 130 LIFD).

                                         L’autorità
fiscale deve agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo coscienza
professionale, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono
sempre essere tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo
scopo di evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti,
il contribuente deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito
valutato il più vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (Zweifel, in: Zweifel/Beusch [a cura di],
Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, 3ª ediz. Basilea 2017, n. 46 ad
art. 130 LIFD).

 

                                         2.3.

                                         Nella
fattispecie, come visto, l’UT si è discostato dalla dichiarazione presentata
dal ricorrente ed ha rivalutato il reddito da attività accessoria, stimando un
importo maggiore rispetto a quello dichiarato.

Pur ritenendo che la dichiarazione presentata dal contribuente non fosse
corretta, l’autorità ha rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio,
che avrebbe presupposto dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il
diritto di reclamo (obbligo di motivazione, artt. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3
LIFD).

Con decisioni del 27 maggio 2021 rispettivamente dell’8 dicembre 2021, ha
infatti notificato al ricorrente una tassazione ordinaria, con la conseguenza
che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio, nell’intento di ricostruire la
verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha stabilito la giurisprudenza
del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione d’ufficio non impedisce
tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli elementi imponibili in
base ad una valutazione, rispettando le regole relative all’onere della prova
(sentenza del TF n. 2A.561/2005 del 22 febbraio 2006, consid. 3).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Nella procedura fiscale
vigono la massima ufficiale e il principio inquisitorio.
L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti
fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte
le indagini necessarie (artt. 204 cpv. 1 LT e 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in
particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai
contribuenti (sentenza del TF n. 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; Berger, Voraussetzungen und Anfechtung
der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185 e p. 190).

 

                                         3.2.

                                         La procedura fiscale è
inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT
sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione determinano con
il contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per
un’imposizione completa ed esatta. Al contribuente è perciò imposto l’obbligo
di fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta
(artt. 200 LT e 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la
situazione in maniera esaustiva e trasparente (cfr. ad esempio sentenza del TF n.
2A.502/2005 del 2 febbraio 2006, in: StR 61 p. 442).

 

                                         3.3.

                                         Di
principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8
CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che
l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o
aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei
fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133
II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).

                                         La descritta regola
sull’onere probatorio non è però assoluta, in quanto non lascia alcuno spazio a
considerazioni inerenti le effettive possibilità probatorie o comportamenti
ostruzionistici (Schär,
Normentheorie und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p.
435). Una prima eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in
maniera colpevole ed in violazione dei propri obblighi, la collaborazione,
possibile ed esigibile, nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo
fiscale. Una seconda eccezione si verifica invece quando il contribuente, per
motivi a lui estranei, non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il
suo debito d’imposta oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non
può essere pretesa (Zweifel, op.
cit., n. 29 ad art. 130 LIFD con riferimenti).

                                         In definitiva, la massima
ufficiale ed il principio inquisitorio trovano i loro limiti nel
dovere di collaborazione del contribuente, indipendentemente dalla ripartizione
oggettiva dell’onere probatorio (Zweifel,
op. cit., n. 3 ad art. 123 LIFD; Althaus-Houriet,
in: Yersin/Noël [a cura di], Impôt fédéral direct, 2a ediz., Basilea
2017, n. 4 ad art. 123 LIFD).

 

 

                                   4.   4.1.

                                         4.1.1.

                                         Giusta l’art. 199 cpv. 2
LT, nella versione in vigore per il periodo fiscale 2020, le persone fisiche
con reddito da attività lucrativa indipendente devono allegare alla
dichiarazione d’imposta, in particolare: i conti annuali firmati (conto
economico, bilancio e, per le società anonime, l’allegato), per il periodo
fiscale in questione; in mancanza di una contabilità conforme all’uso
commerciale, le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e delle
uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti privati (lett. a) e
gli elenchi completi dei titoli, crediti e debiti (lett. b).

 

                                         4.1.2.

                                         Secondo l’art. 125 cpv. 2
LIFD nella versione in vigore dal 1° gennaio 2016, le persone fisiche con
reddito da attività lucrativa indipendente e le persone giuridiche devono
allegare alla dichiarazione:

a)     i
conti annuali firmati (bilanci e conti profitti e perdite) del periodo fiscale;
o

b)     in
caso di tenuta di una contabilità semplificata secondo l’articolo 957 capoverso
2 CO, le distinte relative alle entrate e alle uscite, alla situazione
patrimoniale e ai prelevamenti e apporti privati del periodo fiscale.

 

                                         4.2.

                                         Giusta l’art. 957 CO, le
imprese individuali che realizzano una cifra d’affari di almeno fr. 500'000.- devono
tenere la contabilità e presentare i conti. Le imprese individuali che non
realizzano una cifra d’affari annua di almeno fr. 500'000.- devono per contro
tenere la contabilità delle entrate e delle uscite e la contabilità del
patrimonio (cosiddetta contabilità semplificata). Come le prime, anche le
seconde devono rispettare i principi della tenuta regolare dei conti,
conformemente all’art. 958c CO. La presentazione dei conti è retta in
particolare dai principi di chiarezza e comprensibilità, di completezza, di
affidabilità, di essenzialità, di prudenza, di continuità nella presentazione e
nei criteri di valutazione e di divieto di compensare attivi e passivi come
pure costi e ricavi (art. 958c cpv. 1 CO). La presentazione dei conti è
adeguata alle particolarità dell’impresa e del ramo in cui essa opera, nel
rispetto del contenuto minimo prescritto dalla legge (art. 958c cpv. 3 CO). 

                                         Se
tali principi non sono rispettati ed il conto economico non corrisponde
all’utile reale, il risultato deve essere corretto sia a favore sia a sfavore
del contribuente (sentenza del TF n. 2C_618/2015 del 29 febbraio 2016 consid.
4.1).

 

                                         4.3.

                                         L’art.
125 cpv. 2 LIFD non precisa però ciò che bisogna intendere per “distinte
relative alle entrate e alle uscite, alla situazione patrimoniale e ai
prelevamenti e apporti privati del periodo fiscale”.

                                         Le
esigenze a cui devono rispondere queste distinte, dipendono dal caso di specie,
in particolare dal tipo di attività e dall’ampiezza di quest’ultima. In ogni
caso, esse devono essere allestite in maniera tale da far risultare in modo
completo ed affidabile il reddito e la sostanza legati all’attività lucrativa
indipendente e poter essere controllate in condizioni ragionevoli da parte
delle autorità fiscali. Ad ogni modo, non spetta alle autorità di tassazione
ristabilire la contabilità manchevole allestita dal contribuente (cfr. ad
esempio sentenza del TF n. 2C_618/2015 del 29 febbraio 2016, consid. 4.1.).

 

                                         4.4.

                                         4.4.1.

                                         Nel caso che qui ci occupa, il
ricorrente, che per il periodo fiscale 2020 ha esercitato un’attività
accessoria indipendente, si è limitato a compilare la dichiarazione di imposta,
indicando un reddito di fr. 14'000.-, poi modificato in sede di reclamo in fr.
9'000.-. Il contribuente in corso di procedura – anche a seguito delle
richieste formulate dall’UT – ha poi evidenziato i motivi alla base della
mancanza di una contabilità dell’attività. Per giustificare la diminuzione del
reddito rispetto a quanto dichiarato/accertato negli anni precedenti ha prodotto
i “formulari alpeggio” del 2019 e del 2020, dai quali si può evincere il numero
e il genere di animali presenti sull’alpeggio, gli estratti conto al 31.12 del
conto presso la __________ per gli anni 2018, 2019 e 2020, i conteggi “dei
supplementi per il sostegno del prezzo del latte” per i periodi 12.06.2020 –
16.09.2020 e 16.06.2018 – 15.09.2018, i conteggi relativi a “contributi diretti
e sussidi” per l’anno 2019 e per l’anno 2020

 

                                         4.4.2

                                         Dalla documentazione prodotta
dal ricorrente, si evince che il conto presso la __________ presentava un
saldo, al 31.12.2018, di fr. 22'814.44, al 31.12.2019, di fr. 30'248.38 e al
31.12.2020 di fr. 34'918.53. Di conseguenza, si può constatare che la sostanza
presente sul conto è aumentata di circa fr. 8'000.- dal 2018 al 2019 e
solamente di fr. 4'000.- dal 2019 al 2020. Pertanto, si potrebbe condividere la
tesi del ricorrente secondo cui l’attività accessoria sarebbe calata nel corso
degli anni, generando così meno reddito. Tuttavia, gli estratti conto non
permettono di stabilire con certezza l’ammontare dei costi sostenuti dal
ricorrente per la sua attività (e di conseguenza definire il reddito
imponibile) e ciò, tenuto conto anche che nello scritto del 14 giugno 2021 il
signor RI 1 afferma che alcune spese sono state sostenute anche dal suo
collaboratore.

                                         Anche da un’analisi tra il
formulario “alpeggio” del 2019 e quello del 2020 sembrerebbe che l’attività
dell’alpeggio sia calata. Infatti, gli animali presenti al pascolo nel 2019
erano 190, mentre nel 2020 erano 170. Tuttavia, anche questi documenti non permettono
di stabilire con certezza il reddito conseguito dal signor RI 1, bensì
rappresentano unicamente un indizio a favore del calo dell’attività. 

                                         Alla medesima conclusione porta
l’analisi dei “conteggi dei supplementi per il sostegno del prezzo del latte”,
che permette di appurare che nel 2018 sono stati prodotti complessivi 102'000
kg di latte, mentre nel 2020 unicamente 93'000 kg.

                                         Infine si evidenzia che anche i
sussidi agricoli percepiti sono diminuiti da fr. 34'251.75 a fr. 33'953.- nel
2020.

 

                                         4.4.3.

                                         Tuttavia, appare perlomeno
curioso che seppur il ricorrente, nel reclamo del 3 giugno 2021, affermi di
percepire “unicamente un compenso in natura (mascarpini e alcune forme di
formaggio) quantificabile in circa 1'500.- franchi annui”, nella dichiarazione
di imposta abbia indicato quale reddito fr. 14'000.- (poi ulteriormente ridotto
in fr. 9'000.-).

 

                                         4.5.

                                         Alla
luce dei considerandi che precedono, nonostante il ricorrente abbia prodotto
della documentazione che sembrerebbe comprovare un calo dell’attività
accessoria, lo stesso – non avendo fornito documenti precisi comprovanti le sue
entrate ed uscite – ha tralasciato, in maniera colpevole ed in violazione dei
propri obblighi, la collaborazione possibile ed esigibile. D’altronde, è anche
lo stesso ricorrente ad ammettere – nel reclamo – di non aver tenuto alcuna
contabilità dell’attività accessoria.

                                         Orbene,
ai sensi dei considerandi che precedono, è evidente che l’UT, in mancanza di documentazione
precisa atta a comprovare la consistenza dei redditi percepiti dal contribuente
e dei costi da lui sostenuti, si sia dovuto basare sulle informazioni ed atti
in suo possesso.

                                        Tuttavia, come già
sottolineato, l’autorità di tassazione ha rinunciato ad una tassazione
d’ufficio in senso stretto. Di conseguenza, non si è verificata l’inversione
dell’onere della prova, che si accompagna ad una tassazione di questa natura.
L’onere della prova è pertanto rimasto a carico dell’Ufficio di tassazione,
anche nella procedura di reclamo.

                                         Ora, dalla decisione di
tassazione non emergono indicazioni in merito alle modalità di calcolo del
reddito dell’attività lucrativa indipendente del contribuente. 

                                         In seguito al reclamo,
l’autorità ha richiesto all’insorgente di produrre dapprima un “rendiconto
dettagliato (entrate-uscite) dell’attività indipendente” e di seguito “l’estratto
conto al 31.12. per gli anni 2018, 2019 e 2020 del conto detenuto presso la __________”,
avvertendolo che, se non avesse inviato la documentazione richiesta, avrebbe
deciso il reclamo “sulla base della documentazione già a disposizione
dell’autorità”. Con questa affermazione, tuttavia, ha sostanzialmente posto
a carico del contribuente l’onere della prova, che invece era a suo carico.
Respingendo il reclamo, l’Ufficio di tassazione ha confermato l’ammontare del
reddito litigioso, limitandosi a constatare che il reclamante non aveva dato
seguito alla richiesta di documentazione e che il contribuente aveva
beneficiato di fr. 33'953.- quali sussidi agricoli, ma che non era dato sapere
l’ammontare dei costi sostenuti.

                                         Ne consegue che, con la
motivazione della decisione impugnata, l’autorità di tassazione non ha
rispettato le esigenze legali. Ha infatti omesso di illustrare i criteri in base
ai quali aveva stabilito il reddito in discussione.

                                         Si giustifica pertanto il
rinvio degli atti all’autorità di tassazione per una nuova decisione. Da parte sua,
il ricorrente dovrà produrre documentazione precisa che consenta di
quantificare correttamente le spese sostenute e conseguentemente il reddito da
attività lucrativa accessoria indipendente. Se gli elementi imponibili
continuassero a non poter essere accertati esattamente per mancanza di documentazione
attendibile, dopo averlo diffidato, l’UT potrà eseguire una tassazione
d’ufficio, in base ad una valutazione coscienziosa ai sensi degli artt. 204
cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD.

 

 

                                   II. Deduzione per
“liberalità a enti di pubblica utilità”

 

                                   5.   5.1.

                                         Secondo gli artt. 33a LIFD e 32c
cpv. 1 LT dai proventi sono dedotte le prestazioni volontarie in contanti e in
altri beni a persone giuridiche con sede in Svizzera che sono esentate
dall’imposta in virtù del loro scopo pubblico o di utilità pubblica (artt. 56
lett. g LIFD e 65 lett. f LT), sempre che tali prestazioni,
durante l’anno fiscale, siano di almeno 100 franchi e non superino
complessivamente il 20 per cento dei proventi, dopo le deduzioni di cui agli
articoli 26 a 33 LIFD, per l’imposta federale diretta, e da 25 a 32b LT,
per l’imposta cantonale. Le prestazioni volontarie in contanti e in altri beni
alla Confederazione, ai Cantoni, ai Comuni e ai loro stabilimenti (artt. 56
lett. a-c LIFD e 65 lett. a-c LT) sono deducibili nella medesima
misura.

 

                                         5.2.

                                         Come
si evince dalla lettera delle norme applicabili, per potere beneficiare della
deduzione in discussione, occorre in primo luogo che l’ente interessato goda
dell’esenzione dall’imposta delle persone giuridiche e, in secondo luogo, che tale
esenzione sia data per il fatto che tale persona giuridica persegue fini
pubblici o di pubblica utilità e non per esempio fini di culto (Noël, op. cit., n. 3 e 7 ad art.
33a LIFD). A tal fine, ogni cantone ha allestito un’apposita lista degli enti
esenti ex artt. 56 lett. g LIFD 65 lett. f LT, la quale
non ha tuttavia carattere esaustivo, in quanto l’iscrizione è subordinata - ad
esempio - al consenso dell’ente stesso. Di conseguenza, vi sono degli enti che,
pur non appartenendo ad alcun elenco di istituzioni esenti, beneficiano
dell’esenzione dall’imposta delle persone giuridiche per il fatto di perseguire
scopi pubblici o di pubblica utilità. Prestazioni volontarie - in denaro o in
altri beni - a tali istituzioni vanno conseguentemente ammesse in deduzione ai
sensi degli art. 33a LIFD e 32c cpv. 1 LT (Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
op. cit., n. 10 ad art. 33a LIFD).

                                         A
tal proposito, come già detto, giusta l’art. 200 LT, il contribuente deve fare
tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta. Secondo
il Tribunale federale, il ricorrente che vuole ottenere una deduzione non può
accontentarsi di affermare genericamente che ha avuto altre spese, ma deve
comprovare tale affermazione: se la legge impone al contribuente di documentare
in determinati modi le sue allegazioni, egli non può sottrarsi a questo obbligo
(cfr. ad esempio DTF 107 Ib 218). Si ricorda nuovamente che nella procedura
fiscale l’onere della prova è ripartito, nel senso che l’autorità fiscale è
tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano od aumentano l’onere
fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che
concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (cfr. ad esempio
DTF 133 II 153).

 

                                         5.3.                               

                                         L’UT
ha negato il riconoscimento della deduzione della devoluzione effettuata
all’Associazione/Ente “__________” poiché non
figurante nella lista degli enti di pubblica utilità allestita per il periodo
fiscale 2020.

                                         Tuttavia,
come si è detto, affinché la devoluzione venga riconosciuta, non è necessario
che l’ente sia iscritto nella lista. Tuttavia, il ricorrente avrebbe dovuto
dimostrare che, nonostante la mancata iscrizione nell’elenco, l’ente in
questione beneficia dell’esenzione ai sensi degli artt. 56 lett. g LIFD
e 65 lett. f LT, con la conseguenza che la sua devoluzione avrebbe
potuto essere dedotta quale liberalità ad enti di pubblica utilità. Dagli atti emerge
unicamente che il contribuente si è limitato ad affermare che l’ente “opera
a favore degli anziani e delle persone sole e bisognose” senza tuttavia
portare alcuna prova che l’ente goda dell’esenzione dall’imposta delle persone
giuridiche, né che un’eventuale esenzione sia data per il fatto che vengano
perseguiti fini pubblici o di pubblica utilità. Pertanto, la decisione dell’UT
di non concedere la deduzione di fr. 100.- in favore dell’Associazione “__________”
è corretta. Di conseguenza, la decisione dell’autorità fiscale merita, su
questo punto, piena tutela e quindi, il ricorso dell’insorgente è respinto.

 

 

                                   6.   Il ricorso è
respinto limitatamente alla deduzione della pretesa liberalità di 100 franchi.
Per il resto, gli atti sono rinviati all’autorità di tassazione. Il ricorrente
è pertanto soccombente solo in minima parte. Sebbene egli stesso abbia prestato
una collaborazione insufficiente nelle procedure di tassazione e di reclamo, si
giustifica tuttavia di rinunciare a porre a suo carico la tassa di giustizia e
le spese processuali. 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli artt. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   1.1.    Nella
misura in cui il ricorso concerne il reddito dell’attività indipendente
accessoria, le decisioni su reclamo dell’8 dicembre 2021 sono annullate e gli
atti sono trasmessi all’Ufficio di tassazione, perché adotti – in
collaborazione con il ricorrente – delle nuove decisioni.

                                         1.2.    Nella
misura in cui concerne la deduzione per liberalità, il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si prelevano né tassa
di giustizia né spese processuali.

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di __________.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: