# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8e53d978-b262-56b5-af06-e8b5fa8e0810
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-09-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.09.2020 D-4471/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4471-2020_2020-09-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4471/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 5  s e t t e m b r e  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Fulvio Haefeli,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…),  

Iraq,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 1 settembre 2020 / N (…) 

 

 

 

D-4471/2020 

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Visto: 

la domanda d’asilo presentata in Svizzera dall’interessato il 17 luglio 2020, 

il rilevamento dei dati personali del 24 luglio 2020, 

il verbale relativo al colloquio Dublino svoltosi il 3 agosto 2020, con conte-

stuale concessione del diritto di essere sentito in merito ad un’eventuale 

competenza della Bulgaria, dei Paesi Bassi, della Germania o del Belgio 

per la trattazione della domanda d’asilo, 

il confronto dattiloscopico che ha rivelato il deposito, da parte dell’interes-

sato, di una domanda d’asilo nei Paesi Bassi il 2 novembre 2015, 

la domanda di ripresa in carico inoltrata il 14 agosto 2020 all’attenzione 

delle autorità olandesi sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato 

membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-

nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo 

o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 

180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), 

l’accettazione della predetta da parte delle autorità olandesi, avvenuta il 26 

agosto 2020 in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. d del Regolamento Du-

blino III, 

la decisione del 1° settembre 2020 (notificata il 3 settembre 2020), me-

diante la quale la Segreteria di stato della migrazione (di seguito: SEM) non 

è entrata nel merito della domanda d’asilo in applicazione dell’art. 31a 

cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato verso i 

Paesi Bassi, 

la cessazione del mandato di rappresentanza con la Protezione giuridica, 

il ricorso del 9 settembre 2020 (recte: 10 settembre 2020; cfr. timbro del 

plico raccomandato) inoltrato in lingua inglese dinanzi al Tribunale ammi-

nistrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione 

e per il cui tramite l’insorgente ha illustrato di aver ricevuto già tre decisioni 

negative nei Paesi Bassi e di non disporre di nessun appoggio in tale 

Paese, essendo tra le altre cose stato alloggiato con dei somali, di modo 

che preferirebbe morire piuttosto che farvi ritorno, 

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l’incarto digitale dell’autorità inferiore, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, quand’anche non redatto in una lingua ufficiale ma in inglese 

(cfr. sentenza del Tribunale E-6024/2017 del 26 ottobre 2017 consid. 1.2),  

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

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che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno rispettivamente del quale è stata respinta la domanda 

e che ha presentato domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. 

b e art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURO-

DAC», che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo nei 

Paesi Bassi il 24 settembre 2015, 

che nell’ambito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento 

Dublino III, l’insorgente ha confermato tale riscontro,  

che sulla base di tali elementi, e conto tenuto dell’espressa accettazione, 

da parte delle autorità olandesi, della richiesta di ripresa presentata nei ter-

mini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. supra), la compe-

tenza dei Paesi Bassi risulta di principio data, 

che inoltre, non vi sono fondati motivi di ritenere che in tale Stato sussi-

stano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di ac-

coglienza dei richiedenti che implichino il rischio di un trattamento inuma-

no o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2°  frase 

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Regolamento Dublino III; cfr. tra le tante sentenza del Tribunale F-

4186/2020 del 26 agosto 2020), 

che ciò non di meno, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clau-

sola di sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, cia-

scuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di prote-

zione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide, anche se tale esame non gli compete, 

che tale eccezione è concretizzata in diritto interno dall’art. 29a cpv. 3 

OAsi 1, secondo il quale, se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può 

entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Du-

blino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della do-

manda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, allor-

quando il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contrav-

venga alla CEDU o ad altri impegni di diritto internazionale pubblico della 

Svizzera, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità 

e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1), 

che va a tal riguardo rammentato come i Paesi Bassi sono legati alla Car-

taUE e firmatari della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 con-

tro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-

collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale 

titolo, le disposizioni, 

che tale paese è coì presunto rispettare la sicurezza dei richiedenti, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della domanda secondo una procedura giu-

sta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consi-

glio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-

mento e della revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: 

direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei ri-

chiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

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che nel caso in disamina, il ricorrente non è stato in grado di fornire ele-

menti tali da rimettere in discussione le sopracitate presunzioni (cfr. DTAF 

2011/9 consid. 6) né tantomeno di addurre qualsivoglia indizio serio e con-

creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetti il 

principio del divieto di respingimento (cfr. sentenza del Tribunale E-

1983/2019 consid. 5.5 che rammenta come l’esistenza di una decisione 

definitiva assortita da un rinvio nel paese d’origine non costituisca di per sé 

una violazione del principio del non respingimento) o di essere esposto, in 

caso di trasferimento, a condizioni di sussistenza tali da contravvenire 

all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, 

che dipoi, si osservi come il respingimento forzato di persone che soffrono 

di problemi medici costituisca una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente 

in casi eccezionali, e meglio allorquando la malattia si trovi in uno stadio a 

tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che a seguito del 

trasferimento la morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-

tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferimenti), circostanza che ma-

nifestamente non ricorre nella presente fattispecie,  

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere 

che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di 

apprezzamento nell’applicazione della clausola di sovranità per motivi 

umanitari, 

che, pertanto, non vi è motivo di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, 

che, di conseguenza, i Paesi Bassi rimangono competenti per il seguito 

della domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Rego-

lamento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle con-

dizioni poste dal medesimo, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso i Paesi Bassi conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

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che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che, alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la deci-

sione della SEM confermata, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: