# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ad696260-98c3-5cdf-94a2-fd3a60158005
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-05-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 09.05.2005 12.2004.41
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2004-41_2005-05-09.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2004.41

  	
  Lugano

  13 maggio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.1999.5
della Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud promossa con petizione 5
gennaio 1999 da

 

	
   

  	
  AO 1  

  rappr. da  RA 2 

   

  
	
   

  	
  Contro

  

 

	
   

  	
  AP 1  (I)

  rappr. da  RA 1 
  

   

  

con cui l'attrice ha chiesto la condanna della
convenuta al pagamento della somma di fr. 59'136.- oltre interessi a titolo di onorari
per l’esecuzione di un mandato di collaborazione;

 

domanda avversata dalla convenuta e che il Pretore con
sentenza 31 dicembre 2003 ha accolto;

 

appellante la convenuta che con appello 10 febbraio
2004 chiede la riforma della sentenza di primo grado nel senso di respingere la
petizione;

 

mentre l'attrice, con osservazioni 16 aprile 2004
postula la reiezione del gravame;

 

letti ed esaminati i documenti prodotti

 

 

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    1.   Il 24 aprile 1998 AO 1 – società attiva nel settore della cosmetica,
chimico farmaceutico e parafarmaceutico – stipulò, tramite la propria
succursale di Chiasso, un contratto di collaborazione con la società AP 1 AP 1).
Con tale contratto, sottoposto al diritto svizzero, la AO 1 si impegnava, nella
persona di V__________, a svolgere attività promozionale e di consulenza nel
settore del commercio del cacao e dei prodotti derivanti, e AP 1 a versare un
compenso fissato per il 1998 in Lire 28'800'000, pagabile in rate mensili
anticipate di Lire 3'200’000. Il contratto, il cui inizio era stabilito al 1
aprile 1998 era “rinnovabile annualmente con il preavviso di 12 mesi”, e
precisava che la prima disdetta non era possibile “prima del 31 marzo 1999 …
valevole per la scadenza contrattuale 31 marzo 2000”.

                                         Dopo aver
messo in mora la AP 1 per il versamento della mercede dei mesi di giugno,
luglio, agosto e settembre 1998, con scritto 14 dicembre 1998 la AO 1 ha
disdetto il contratto con effetto al 31 marzo 2000.

 

                                   2.   Con
petizione 5 gennaio 1999 la AO 1 ha chiesto la condanna dellaAP 1 al pagamento
della somma di fr. 59'136.- oltre accessori, corrispondente alle rate del
compenso impagate a tutto ottobre 1998 (Lire 16'000’000) e a quelle dovute fino
al 31 marzo 2000, data in cui il contratto sarebbe terminato (Lire 54'400'000).

 

                                   3.   Con
risposta 8 marzo 1999 la convenuta ha chiesto la reiezione integrale della
petizione, rilevando avantutto di aver versato il compenso fino ad agosto 1998
compreso, e di aver poi sospeso i pagamenti perché, V__________ nulla avendo
intrapreso nell’interesse della AP 1, controparte non avrebbe fatto fronte ai
propri impegni e quindi i rapporti tra le parti sarebbero terminati alla fine
di settembre 1998. Le pretese di parte attrice sarebbero quindi infondate,
ritenuto altresì che, il contratto a suo tempo stipulato essendo un mandato, la
disdetta sarebbe possibile in ogni momento e di conseguenza sarebbe nulla la
clausola che la escludeva fino al marzo 2000.  

                                      

                                   4.   Con
replica 26 aprile 1999 l’attrice, ribadite le proprie domande, ha rilevato che
in realtà il contratto in essere fra le parti costituisce un contratto
d’agenzia sicché le proprie pretese sarebbero comunque giustificate. 

                                         Con
l’allegato di duplica parte convenuta e con i memoriali conclusivi entrambe le
parti hanno confermato le rispettive domande.

 

                                   5.   Con
la decisione impugnata il Pretore, dopo aver qualificato il contratto in essere
fra le parti quale mandato, ha accolto la petizione rilevando che parte attrice
aveva disdetto il contratto per la fine di marzo del 2000 sicché, la convenuta
non avendo contestato la rescissione, essa era tenuta a versare il compenso
sino a quella scadenza. 

 

                                   6.   Con appello 10 febbraio 2004 la convenuta chiede la riforma del
giudizio di prima istanza nel senso di respingere integralmente la petizione.

 

                                         Con
osservazioni 16 aprile 2004 l'appellata propone la reiezione dei gravami.

 

Considerato

 

in diritto:                  7.   L’appellante lamenta che il Pretore non s’è chinato sul problema
della validità del contratto in essere fra le parti, che sarebbe in realtà
nullo perché stipulato con lo scopo di aggirare il divieto imposto da un
tribunale italiano alla società O__________ di fare versamenti a V__________. L’emanazione
di questo divieto avrebbe condotto alla sostituzione del contratto di
consulenza originariamente in essere tra AO 1 e O__________ con quello oggetto
della presente vertenza, stipulato con la società AP 1 appositamente costituita
per aggirare il divieto giudiziario.

 

                                         Con gli
allegati introduttivi la convenuta, invocando l’art. 404 CO, si era limitata a
sostenere la nullità della clausola di durata che escludeva la possibilità di
rescindere il contratto prima del 31 marzo 2000. Essa invece nulla aveva
eccepito in merito alla validità del contratto medesimo, tesi sostenuta per la
prima volta in sede di conclusioni. Benché la convenuta fosse sin dall’inizio a
conoscenza delle circostanze che invoca a sostegno della nullità, essa ha quindi
omesso di indicarle con gli allegati introduttivi, come invece imponeva l’art.
78 CPC. L’adduzione di tale fatto solo in sede di conclusioni è quindi
inammissibile, non da ultimo perché così facendo la questione è sottratta al
contraddittorio (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, ad art 78 m. 24). L’omessa allegazione neppure poteva essere sanata
facendo capo alle dichiarazioni di un teste, perché possono essere sottoposte a
prova unicamente le fattispecie debitamente allegate (Cocchi/Trezzini, CPC-TI App., ad art 78 m. 41). È quindi a
ragione che il Pretore non è entrato nel merito della questione. In quanto
fondato sui predetti fatti, il gravame è, pertanto, irricevibile.

 

                                   8.   L’art
404 CO dispone che il mandato può sempre essere revocato o disdetto da entrambe
le parti. Il diritto di rescissione previsto dal CO costituisce un diritto
formatore, esercitato mediante la dichiarazione unilaterale di volontà di porre
termine al contratto, che non necessita di forma particolare e può avvenire
anche per atti concludenti. Entrambe le dichiarazioni, di revoca o di disdetta,
sono negozi giuridici unilaterali ricettizi (Fellmann,
Berner Kommentar, no 20 seg. ad art. 404 CO). L’esercizio di questo diritto
formatore è possibile in ogni momento e senza dover osservare dei termini. Per
costante giurisprudenza del Tribunale federale, l’art 404 costituisce diritto
cogente. Di conseguenza la facoltà di rescindere il mandato non può essere
esclusa né limitata contrattualmente (per tutte: DTF 109 II 462, cons. 3e)
senza che con ciò la clausola diversa, come in concreto, sia nulla apparendo
invece inefficace a fronte di una revoca immediata. L’unico limite risiede nel
diritto al risarcimento del danno in caso di revoca o disdetta intempestiva. 

                                          Rescissione
e revoca pongono però termine al contratto solo per il futuro, lasciando
intatta la parte di contratto già scaduta, di modo che le pretese contrattuali
delle parti nate fino al momento della dichiarazione di volontà rimangono
intatte (Fellmann, op. cit., n 29
seg. ad art. 404 CO).

                                    

                                8.1   Il
Pretore ha rilevato che l’unica disdetta del contratto era quella data dall’attrice,
comunicata alla mandante con lettera 14 dicembre 1998 per la scadenza del 31
marzo 2000. L’appellante censura l’assunto pretorile, adducendo che la
rescissione sarebbe intervenuta per atti concludenti, tanto che la AO 1, e per
essa V__________ aveva sospeso la propria collaborazione, e la convenuta
cessato i pagamenti.

                                           

                                         Dagli
atti risulta che, con lettera 9 settembre 1998, la mandataria ha chiesto alla
convenuta il pagamento del compenso per i mesi da giugno a settembre 1998
compresi, rilevando che il mancato pagamento comportava per la AO 1 il diritto
di dare disdetta del contratto di consulenza (doc. I). Questo scritto con il
quale la convenuta è stata messa in mora non può però essere interpretato quale
rescissione del mandato, che è invece stata comunicata formalmente dalla
mandante con la successiva lettera del 14 dicembre (doc. L) per la scadenza del
31 marzo 2000.

                                          Per
quanto concerne invece l’inattività di V__________ dopo il mese di settembre
1998 – inattività che emerge dalle testimonianze di A__________ (verbale 6
giugno 2002 ad 16), S__________ (verbale 13 marzo 2000, pag. 3) e __________ P__________
(verbale 12 aprile 2000, pag. 3), così come dalla mancanza di riscontri positivi
in merito all’esecuzione del mandato - dalla quale l’appellante deduce la
rescissione del mandato per atti concludenti, si rileva che tale circostanza costituisce
tutt’al più un indizio della cessazione del contratto. Posta in relazione con
la pretesa mora imputata alla mandante per il ritardo nel pagamento della
mercede, la circostanza medesima non è però sufficiente per dedurne la chiara
volontà di porre termine al mandato, che avrebbe peraltro reso inutile la
successiva disdetta del 14 dicembre. 

 

                                8.2   Va
però ancora considerato che, con la propria risposta di causa dell’8 marzo
1999, la AP 1 ha chiaramente manifestato la propria volontà di non più
continuare nel contratto di collaborazione in considerazione dell’inadempienza
di controparte, seppure ritenendo - erroneamente - che lo stesso era venuto
meno già a ottobre 1998. Al più tardi con tale atto la mandataria ha conosciuto
la volontà della controparte, acquisendo la piena consapevolezza della
cessazione del mandato. Poiché, come già illustrato in precedenza, la facoltà
di disdire il mandato non può essere limitata, tale disdetta, quand’anche fosse
intempestiva, è senz’altro valida ed ha posto termine al contratto.

 

                                   9.   Già si è detto che rescissione e revoca pongono termine al
contratto solo per il futuro, lasciandone intatta la parte già scaduta. Di
conseguenza, fino al mese di marzo 1998, l’attrice ha di principio diritto al
pagamento del compenso per le proprie prestazioni, nei termini stabiliti dal
contratto di collaborazione stipulato dalle parti che, per il 1998, prevedeva
un compenso di Lire 28'800'000, pagabile in rate mensili anticipate di Lire
3'200’000. L’appellante contesta tuttavia il diritto della mandataria alla
mercede, sostenendo che essa sarebbe stata inadempiente, V__________ nulla
avendo intrapreso a favore della mandante.

 

                                         Stanti le
contestazioni in essere, l’onere di provare l’esistenza di un’attività della AO
1 a favore della AP 1 che giustifichi il compenso incombeva alla mandataria che
ne chiede il pagamento (art. 8 CC). Premesso che dalla documentazione in atti e
dalle testimonianze non risulta un’attività di V__________ a favore
dell’appellante, si rileva che l’appellata stessa afferma (appello pag. 7) che “l’attività
effettiva è stata svolta da V__________ in favore della O____________________.
Essa adduce invero che in origine v’era un solo contratto di consulenza tra AO
1 e la O__________, di cui la AP 1 si sarebbe assunta gli impegni in ragione di
metà stipulando il contratto di cui trattasi. Se non che, il contratto di
collaborazione doc. A non solo non rinvia né fa alcun riferimento al contratto
esistente tra AO 1 e O__________, ma neppure indica che il compenso era da
pagare per l’attività svolta a favore di quella. Inoltre, non è mai stato sostenuto
che l’attività di V__________ fosse riferita unicamente alla O__________. Anzi,
lo stesso O__________, sentito quale teste, ha affermato che egli doveva essere
attivo per entrambe le società (verbale 7 marzo 2002, pag. 2). 

                                         Ne
discende che non avendo l’appellata fornito a AP 1 le prestazioni contrattualmente
pattuite, essa neppure ha diritto al compenso. Per quanto concerne gli
emolumenti già pagati, essi non sono qui oggetto di contestazione, sicché la
questione non necessita di essere approfondita.

 

                                         Di
conseguenza l’appello va accolto e la sentenza del Pretore riformata nel senso
di respingere la petizione. Spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148
CPC).

 

Per questi motivi 

 

pronuncia:               I.
  L’appello 10 febbraio 2004 di AP 1 è accolto e di conseguenza la sentenza 31
dicembre 2003 del Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Sud è così
riformata:

 

                                    1.  La petizione 5 gennaio 1999 di AO 1 è respinta.

 

                                    2.  La
tassa di giustizia, in fr. 3'500.--, e le spese, da anticipare come di rito,
sono poste a carico AO 1, che rifonderà a AP 1 fr. 5'000.- a titolo di
ripetibili.

                                      

                                   II.   Gli
oneri processuali, consistenti in

                                         a)
tassa di giustizia      fr.  750.-

                                         b) spese                         fr.   
50.-

                                                                                 fr.  800.-   

                                         sono
posti a carico dell’appellante, la quale rifonderà a controparte fr. 2'500 .-
di ripetibili.

 

 

 

                                  III.   Intimazione:

	
   

  	
  -     

  -     Bioggio  

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario