# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec4da74a-b1a0-5d9d-b177-d3f107575d14
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-02-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 03.02.2000 INC.1999.80003
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-80003_2000-02-03.html

## Full Text

N. 800.99.3 M                                                             Lugano,
3 febbraio 2000

N. 801.99.2 M

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sul reclamo congiuntamente inoltrato
in data 14/16 dicembre 1999 da

__________,                                    __________

e

__________,                                    __________

(entrambi difesi di fiducia dall’avv. __________)

avverso la
decisione 30 novembre 1999, con la quale il Procuratore Pubblico avv.
__________ ha disposto il sequestro del negozio __________ e dell’importo di
fr. 27'500.— nell’ambito del procedimento penale condotto nei confronti dei due
reclamanti per titolo di infrazione aggravata, sub. semplice, e contravvenzione
alla LFStup.;

viste le
osservazioni 21 dicembre 1999 del magistrato inquirente, che postula la
reiezione dei gravami;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP 7378/99/PE;

 

ritenuto e considerato

in fatto e in
diritto:

che

-       
gli accusati reclamanti, conviventi e cointeressati nella
gestione del canapaio __________ – lui quale titolare, lei quale venditrice – ,
sono stati arrestati in data 30 novembre 1999 in quanto sospetti autori dei
reati menzionati in ingresso (v. rapporto d’arresto 30 novembre 1999, inc. GIAR
800.99.1 doc. _).Il giorno successivo, questo giudice ha confermato l’arresto,
con contestuale intimazione della promozione dell’accusa (v. inc. GIAR cit.,
doc. _; inc. GIAR 801.99.1 doc. _ per __________);

-       
l’accusa nei loro confronti è di avere venduto canapa, fra
l’altro anche a minorenni, nella consapevolezza che era destinata ad essere
fumata – accusa che i reclamanti hanno subito ammesso essere fondata (v.
verbale GIAR 1° dicembre 1999, cit., p. 2);

-       
contestualmente all’arresto dei due reclamanti, il magistrato
inquirente ha disposto la perquisizione dei locali a loro disposizione ed il
conseguente sequestro dell’ingente quantitativo di sostanza stupefacente
rinvenuta, nonché del ragguardevole importo di denaro parimenti trovato nella
disponibilità primariamente di __________ (v. rapporto d’arresto 30 novembre
1999, inc. GIAR 800.99.1 doc. _, p. 2-3);

-       
con il reclamo qui in discussione, gli accusati, ricordata la
loro collaborazione, evidenziano l’assenza di esigenze d’inchiesta tali da
giustificare il mantenimento del sequestro (v. reclamo, cit., pti. 3 a 6, p.
3-4). Definiscono “timori di recidiva del tutto destituiti di fondamento”
(loc. cit., pto. 6 p. 4), e sottolineano come il protrarsi della chiusura del
negozio peggiori non solo la loro situazione economica, ma anche quella
psicofisica (loc. cit., pti. 7 e 8, p. 4-5). Ne deducono il carattere vessatorio
del mantenimento del sequestro (loc. cit., pto. 9 p. 5-6);

-       
dal canto suo il Procuratore Pubblico, nelle proprie osservazioni
(inc. GIAR 800.99.3 doc. _), giustifica l’avvenuto sequestro del negozio con il
carattere di strumento di reato del medesimo, e motiva il perdurare del
sequestro con l’evidente pericolo di recidiva, desumibile dalla richiesta di
riprendere la propria attività commerciale reiteratamente formulata dai
reclamanti, richiesta che va valutata nella consapevolezza che “in questo
ramo d’attività non si campa con la vendita di vestiti, corde, cosmetici ed
alimentari (tra l’altro mercanzia in gran parte inesistente nell’assortimento
del negozio!)” (loc. cit., p. 1). Pacifico sarebbe il sequestro del denaro,
riconosciutamente per la maggior parte provento dell’attività illecita
contestata agli accusati, ed ingiustificata sarebbe la richiesta di
dissequestrarne almeno fr. 5'000.— (loc. cit., p. 2);

-       
pur nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme
sulla confisca penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di
ogni e qualsiasi vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la
definizione dei valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS
riprende le previgenti dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das
neue Einziehungsrecht nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss.,
pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45, con rinvii). Sottostanno a tale tipo di confisca
ai sensi dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi
(“Surrogate”, v. Schmid, cit., pto. 4.3.2, p. 334 ss.). Completamente
rivisto è l’istituto della confisca risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2
cpv. 1 CPS: essa permette al giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in
favore dello Stato (con eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in
applicazione dell’art. 60 CPS), se - pur essendo dati i presupposti per una
confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS - i valori patrimoniali di cui all’art.
59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più reperibili (v. Schmid, cit., pto.
4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti
direttamente alla parte lesa in applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima
frase CPS (v. Schmid, cit., pto. 4.4.1, p. 339). Infine, la misura può
essere ordinata non solo nei confronti dell’autore, bensì anche di terzi che
abbiano beneficiato dei proventi del reato, a meno che non trovino applicazione
le eccezioni contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (art. 59 cfr. 2 cpv. 1
ultima frase CPS; v. Schmid, cit., pto. 4.3.3, p. 336 ss.). Per non
vanificare la portata di questa norma, il magistrato inquirente può ordinare il
sequestro di tali beni a titolo probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2
lit. b CPP; v. Schmid, cit., pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio (art.
59 cfr. 2 cpv. 3 CPS);

-       
un ordine di perquisizione e sequestro bancario può rappresentare
un attentato ai diritti personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura
d’inchiesta, pertanto, deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve
poggiare sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire
necessario per il giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con
l’oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio,
v. decisione 17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid. 2), infine
deve essere rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez,
Précis de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e
1469, con rinvii). La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il
doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve essere costante
negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta
esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire
dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.);

-       
va preliminarmente rilevato, in ordine, come il reclamo sia
manifestamente irricevibile: in quanto rivolto contro l’ordine di perquisizione
e sequestro eseguito il 30 novembre 1999, esso – inoltrato in data 14 dicembre
1999 – è evidentemente tardivo (art. 281 cpv. 1 CPP); in quanto rivolto contro
la pretesa omissione di revoca del sequestro, non solo esso è del tutto privo
di motivazione, ma addirittura trae spunto da due scritti 7 e 9 dicembre 1999,
con i quali viene lapidariamente (e senza esauriente motivazione) postulata la
riapertura del negozio (inc. MP doc. _), tanto da apparire dubbia la loro
ricevibilità quali istanze di dissequestro;

-       
abbondanzialmente, il reclamo dovrebbe comunque essere respinto,
almeno parzialmente, nel merito. Il denaro confiscato è quasi tutto (“per
almeno il 90%”, verbale di polizia 30 novembre 1999 ore 16.48 dell’accusato
__________, allegato al rapporto d’arresto, cit., p. 3) manifestamente provento
di reato, e come tale passibile di definitiva confisca ai sensi dell’art. 59
cpv. 1 CPS. Eventuali ristrettezze economiche in cui venissero a trovarsi gli
accusati reclamanti non sono da annoverarsi fra i motivi che impediscono per
principio la confisca; e per evitare che venga vanificata la possibilità per la
corte di eventualmente decidere diversamente (rinunciando, eventualmente in
parte, alla confisca, v. art. 59 cfr. 1 cpv. 2 ultima frase CPS), il
mantenimento del sequestro deve essere garantito fino al giudizio di merito;

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quanto alla liberazione del negozio, va detto che già in sede di
osservazioni al reclamo (cit., p. 2) il Procuratore Pubblico anticipava la
possibilità di accogliere la richiesta dei reclamanti, come già fatto in altri
casi. Ed a verbale MP 3 dicembre 1999 (inc. MP doc. _ per __________, p. 5;
doc. _ per __________, p. 6) erano state anticipate le condizione per una
ripresa dell’attività del negozio. Ora, premesso che al momento dell’inoltro
del reclamo la perentoria richiesta degli accusati reclamanti appariva
affrettata, ribadito che – in quanto fondato sulla censura di ritardata
giustizia – il presente gravame non è sufficientemente motivato, ciò che ne
impedisce l’accoglimento su questo punto, va pur ammesso che nulla sembra ormai
ostare alla restituzione del negozio agli accusati: il magistrato inquirente
non fa segnatamente valere precise necessità istruttorie. E se il suo timore che
i reclamanti possano ricadere nei reati già inquisiti, poiché il commercio dei
soli prodotti leciti non garantirebbe loro sufficienti entrate (v.
osservazioni, cit., p. 1 in fine), non appare del tutto infondato, va pur detto
che tale timore non giustifica ancora che nei confronti di __________ e
__________ – persone, lo si ricorda, incensurate (inc. MP, doc. _) e che hanno
effettivamente collaborato durante l’inchiesta – venga ritenuto un pericolo di
recidiva tale da giustificare il mantenimento della chiusura del negozio;

-       
nonostante la reiezione in ordine del presente gravame, allora,
il Procuratore Pubblico è invitato ad evadere la richiesta di liberazione del
negozio con la dovuta sollecitudine, dandovi seguito favorevole salvo
sussistenza di ulteriori necessità istruttorie;

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in conclusione, il reclamo deve essere respinto in ordine, con la
presente decisione impugnabile alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di
appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione; l’esito sostanziale del
reclamo giustifica che si prescinda dal prelevare tassa e spese di giudizio,
comunque senza attribuzione di ripetibili.

*   *   *

Per i quali motivi

richiamati i
citati articoli di legge e gli artt. 280 ss. CPP

decide:

1.   Il reclamo 14/16
dicembre 1999 di __________ e __________ contro gli ordini di perquisizione e
sequestro 30 novembre 1999 è irricevibile.

2.   Non si prelevano tassa
né spese di giustizia. Non si attribuiscono ripetibili.

3.   Contro la presente
decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.   Intimazione:

-      avv.
__________, per sé e per i reclamanti, con copia delle osservazioni del
magistrato inquirente;

-      Procuratore Pubblico avv. __________, con l’inc. MP 7378/99/PE
di ritorno.

giudice __________