# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f9aaf19-8de5-5367-9aef-2404a3d77837
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-06-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.06.2000 35.2000.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2000-11_2000-06-20.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2000.00011

   

  mm/nh

  	
  Lugano

  20 giugno 2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Giovanna Roggero-Will

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 29 novembre 1996
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 agosto 1996 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________,
  

  rappr. da: avv. __________, 

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 5
luglio 1995, __________, contitolare e direttrice __________, è stata arrestata
dalla Polizia __________, presso il parcheggio sito innanzi __________ a
__________. Circa i motivi che hanno portato ad un suo arresto si dirà meglio
nei considerandi di diritto. 

                                         All'occasione,
l'interessata ha riportato un trauma al polso destro. Un'artro-RM del polso
destro, effettuata in data 2 agosto 1995 presso la Clinica __________, ha posto
in luce una contusione dei tessuti molli in prossimità dell'estremità distale
dell'ulna, un'insufficienza legamentare tra piriforme
e piramidale con passaggio di MdC distalmente e, infine, una degenerazione e
probabile fissurazione del versante posteriore della cartilagine triangolare
del carpo (cfr. doc._). 

 

                                         Il caso è
stato assunto dalla __________.

 

                               1.2.   Con
decisione formale 24 giugno 1996, l'assicuratore infortuni ha comunicato
all'assicurata che le prestazioni in contanti sarebbero state ridotte della
metà, in applicazione dell'art. 37 cpv. 3 LAINF (doc. _). Ad __________ è, in
sostanza, stato rimproverato d'essersi procurata il danno all'arto superiore
destro, commettendo un atto di rilevanza penale. 

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurata
(cfr. doc._), __________, in data 27 agosto 1996, ha essenzialmente
confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc._). 

 

                               1.3.   __________
ha adito, con atto 29 novembre 1996, il Tribunale delle assicurazioni del
Canton __________, chiedendo che l'assicuratore LAINF convenuto venisse
condannato a corrisponderle prestazioni non decurtate. A mente dell'insorgente,
farebbe, in effetti, difetto un nesso di causalità fra le lesioni lamentate e
la pretesa commissione di un reato penale (doc. _).

 

                               1.4.   Con
decisione 21 gennaio 1997, il Tribunale di Zurigo ha dichiarato il gravame
irricevibile, negando la propria competenza territoriale. Gli atti sono così
stati trasmessi, per competenza, allo scrivente TCA (doc. _).

 

                               1.5.   L'__________,
in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del ricorso, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. VII). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella
causa D.C.). 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L'oggetto
della vertenza è circoscritto alla questione di sapere se l'assicuratore LAINF
era o meno legittimato a decurtare le prestazioni in contanti corrisposte alla
ricorrente, in applicazione del cpv. 3 dell'art. 37 LAINF.

 

                               2.3.   All'art. 37
LAINF vengono distinte, nei tre capoversi di cui si compone, diverse ipotesi di
riduzione, rispettivamente, di diniego delle prestazioni assicurative.

                                         Fra
queste, il capoverso 3 prima frase dell'art. 37 LAINF prevede che le
prestazioni in contanti possono essere ridotte, o rifiutate in casi
particolarmente gravi, se l'assicurato ha provocato l'infortunio com­mettendo
un crimine o un delitto.

 

                                         Sono
ritenuti atti delittuosi, quegli atti punibili secondo il diritto penale,
giusta l'art. 9 cpv. 1 e 2 CP. 

                                         Di
regola, l'atto delittuoso presuppone quindi che l'autore abbia agito con intenzione
o per negligenza (art. 18, 102, 333 CP). Se per contro l'atto illecito è stato
commesso in condizioni d'irresponsabilità non è punibile (art. 10 CP), tranne
quando, a norma dell'art. 12 CP, il responsabile si è posto intenzionalmente o
per negligenza in stato di grave alterazione o di turbamento della coscienza al
fine di commettere il reato (DTF 85 IV 2, 93 IV 42). Va aggiunto che è punibile
ai sensi dell'art. 263 CP chiunque, essendo in stato d'irresponsabilità a
cagione di ebbrezza colposa, prodotta da alcool o da altra intossicazione,
commetta un fatto represso come crimine o delitto (DTF 117 IV 295 consid. 3b,
106 V 113 consid. 1). 

                                         I
descritti principi di diritto penale sono pure applicabili, trattandosi di atti
delittuosi, nell'ambito dell'art. 37 cpv. 3 LAINF.

 

                               2.4.   In concreto, dalle tavole processuali, in particolare
dal verbale d'interrogatorio 6 luglio 1995 della qui ricorrente, emergono quali
furono le circostanze all'origine del suo arresto, premesso che i marchi da
consegnare al "console" erano, in realtà, dei soldi falsi: 

 

" 
… In questi ultimi tempi, precisamente la
settimana l'altra, dopo un lungo periodo di silenzio, il console si è rifatto
vivo dicendomi che in questi giorni si sarebbe recato a __________ per affari e
che ci si poteva incontrare in quella località.

Dal momento che pure io dovevo andare proprio a
__________ a consegnare un natel a una mia amica, ho contattato mio cognato e
gli ho riferito che si poteva concludere l'affare. Lui però mi ha detto di
attendere dal momento che aveva trovato degli acquirenti qui da noi e poteva
concludere lui direttamente potendo parlare in italiano.

Di conseguenza non ho fissato l'appuntamento con
il console dicendogli che non riuscivo a rintracciare gli italiani.

Come già detto gli italiani non sono altro che
mio cognato.

Venerdì scorso, purtroppo per me, __________ mi
ha riferito di non aver combinato l'affare. Domenica scorsa il console mi ha
chiamato nuovamente per sapere se avevo rintracciato gli italiani. Gli ho
risposto affermativamente comunicandogli nel contempo che sarei andata a Zurigo
mercoledì e che ci si poteva incontrare.

Ricordo ora che all'eventuale primo incontro
prospettato, ci si sarebbe limitati alle presentazioni senza mettere in
discussione i soldi. Viceversa per questo secondo incontro, il console ha
preteso di portargli la merce (inteso i soldi).

Già al telefono io gli ho riferito che avrei
raggiunto __________ con gli italiani e con due auto e che non mi sarei
intromessa fra loro nella conclusione dell'affare limitandomi a fare da
traduttrice dal momento che mio cognato non parla una sola parola di tedesco.

All'entrata di __________ mi ha chiamato mio
cognato sul natel dicendomi che aveva timore di qualcosa e che vi era una
__________ di colore rosso bordeaux con targhe __________ che lo seguiva da
lungo tempo. L'ho tranquillizzato dicendogli che sovente capita che vi siano
delle auto sempre dietro e di non insospettirsi più di quel tanto. Detto
questo, ha accettato di andare all'appuntamento. Unica condizione era di andare
io perché lui, come detto, non parla tedesco. L'ho fatto parcheggiare in un
posteggio sotto l'ospedale __________. Premetto che io non sapevo nemmeno dove
teneva la merce. Prima, da sola, sono andata all'Albergo __________, dove,
nell'atrio, come agli accordi telefonici, mi sono incontrata con il console.
Non avevo la merce e mi sono limitata a chiedergli dove teneva i soldi. Mi ha
accompagnata fino al posteggio fuori all'EP dove ha raggiunto una __________,
di color rosso, con targhe tedesche. Non ho rilevato questa targa. Sono tornata
fino alla __________ dove mi sono fatta consegnare i soldi dal __________.
Presa questa borsa, che è quella che mi viene ora mostrata e, senza nemmeno
guardare all'interno, l'ho introdotta nella mia borsa dandogli addirittura un
calcio per farla entrare posandola sul sedile laterale della __________.

Il __________ doveva aspettarmi perché gli avrei
consegnato i 90 mila franchi svizzeri che avrei ricevuto in cambio dei marchi
dal console. Questo perché io dovevo fermarmi ancora a Zurigo e non volevo
girare con tutti quei soldi.

Giunta dal console, questi ha dato un'occhiata
dentro la mia borsa e dopo aver visto che vi erano le mazzette ha detto
"OK" e mi ha invitata a scendere per vedere e prendere in consegna la
sua parte che si trovava nel baule della __________. Ho visto che all'interno
del baule vi era un borsetto contenente diverse banconote da mille franchi
svizzeri. Dopo di ciò, mentre mi giravo, notavo il
sopraggiungere di tre o quattro persone che, dopo essersi legittimati come
agenti di Polizia mi hanno bloccata e ammanettata. In seguito sono stata
trasferita alla Polizia criminale di __________. Durante le fasi dell'arresto e
precisamente al momento che sono stata ammanettata ho subito delle forti
contusioni al polso destro e ne porto tutt'ora i segni".

 

                                         Alla luce
di quanto precede, non possono sussistere dubbi circa il fatto che __________
ha avuto un ruolo attivo nel tentativo di messa in
circolazione di denaro contraffatto, infrazione punita dall'art. 242 cpv. 1 CP
con la reclusione sino a tre anni o con la detenzione. 

                                         A norma
dell'art. 9 cpv. 1 CP, ci si trova, quindi, confrontati ad un crimine,
donde l'applicabilità di principio dell'art. 37 cpv. 3 LAINF. 

 

                               2.5.   Con il
proprio gravame 29 novembre 1996, __________ ha fatto valere che il danno alla
salute non sarebbe affatto insorto nel commettere un crimine o un delitto, così
come esatto dal cpv. 3 dell'art. 37 LAINF, ma sarebbe piuttosto stato cagionato, intenzionalmente o per negligenza, da un agente di
polizia in occasione del suo arresto. 

                                         L'insorgente
contesta, in sintesi, l'esistenza di un nesso di causalità fra il reato
eventualmente commesso e la lesione al polso destro. 

 

                                         La
problematica del nesso di causalità fra il
comportamento colpevole ed il danno alla salute ha fatto oggetto di
un'approfondita analisi nella tesi di A. Rumo-Jungo "Die Leistungskürzung
oder -verweigerung gemäss Art. 37-39 UVG": 

 

" 
Der Unfall muss zwar nicht durch die
Verbrechens‑ oder Vergehenshandlung selbst herbeigeführt werden,
sondern nur, aber immerhin, bei (anlässlich, im Zusammenhang mit) der
Ausübung  des Verbrechens oder Vergehens . Damit wird der Kreis der
zurechenbaren Folgen etwas erweitert, ohne dass das Adäquanz­prinzip aufgegeben
würde. Das Ereignis, welches als adäquate Ursache eines Erfolges gilt, ist
nicht nur die Verbrechens‑ oder VergehenshandIung selbst, sondern eine,
nicht notwendigerweise schuldhafte, Handlung bei der Ausübung des Verbrechens
oder Vergehens.

Ein Diebstahl ist somit nicht nur adäquate Ursache
der Schnittwunden, die sich der Einbrecher bei der Entwendung einer Vase
zuzieht, weil sie in sei­nen Händen zerbricht, sondern auch der Verletzungen
infolge eines Miss­trittes auf der Flucht. Die Schnittwunden erleidet der
Einbrecher durch das Verbrechen selbst, nämlich durch den Diebstahl der Vase;
die Verletzungen infolge Misstritts hingegen erleidet er nicht durch das Verbrechen
(die Flucht an sich, unter Zurücklassung der Diebesbeute, stellt nicht eine
deliktische Handlung dar), jedoch noch bei dessen Ausübung bzw. infolge
des Verbrechens.

Das erwähnte Beispiel zeigt, dass der
Gefahrenbereich, welcher von Art. 37 Abs. 3 erfasst wird, nicht einzig in der
strafrechtlichen Handlung liegt, son­dern weiter geht. Dieser Bereich muss aber
anhand objektiver Kriterien konkretisiert und näher umschrieben werden. Dabei
bietet sich die Normzwecktheorie zur Lösung des Problems an.

 

(…)

 

Erforderlich ist nach meinem Dafürhalten jeweils
ein sachlicher und zeitlicher Zusammenhang mit dem Vergehen oder
Verbrechen. Ein solcher be­steht z.B. beim Aufstellen von Wachposten, bei der
Überwachung eines zukünftigen Opfers, also allgemein bei unmittelbar auf die
Tat gerichteten Vorbereitungshandlungen, welche eine starke sachliche und
zeitliche Nähe zur TathandIung aufweisen und unmissverständlich auf die
konkrete Tat ausgerichtet sind. Die zeitliche Nähe fehlt beim Kauf eines
Messers zwei Wochen vor dem geplanten Tötungsdelikt. Umgekehrt fehlt die sachliche Nähe, wenn ein
Dieb eine Stunde nach der Tat vom Eigentümer der ge­stohlenen Ware (der den
Diebstahl noch nicht entdeckt hat) wegen angeblicher Missachtung dessen
Vortrittsrechts auf der Strasse geohrfeigt wird.

Ein sachlicher und zeitlicher Zusammenhang mit
der TathandIung besteht auch während der Flucht, während der Spurenverwischung,
beim Ver­stecken der Beute, allenfalls auch beim Verteilen oder beim Absetzen
der Beute. Aber auch hier muss die Handlung unmittelbar mit der Tat
zusammenhängen. Bei einem Ausflug mit dem gestohlenen Auto einen Tag nach dem
Diebstahl wirkt sich die spezifische Gefahr, die mit der Ausübung des
Verbrechens verbunden ist, nicht mehr aus. Der Diebstahl ist abgeschlossen, und
der Ausflug stellt eine neue Handlung dar. Anders wäre zu entscheiden, wenn
sich der Täter am anderen Tag mit dem gestohlenen Fahrzeug nochmals zum Tatort
begeben würde, um seine vergessene Jacke zu holen oder eine Spur zu verwischen.

Das Vorhandensein des sachlichen und zeitlichen
Zusammenhanges ist jeweils im konkreten Fall zu bestimmen. Verallgemeinerte
Aussagen dienen nur als Anhaltspunkte.

Während das EVG die Frage des
Kausalzusammenhanges zwischen Verge­hen oder Verbrechen und dem Unfall in
jüngeren Entscheiden vernachlässigt oder (scheinbar) stillschweigend bejaht,
hat es in älteren Entscheiden dazu Stellung genommen. So bejahte es die
Adäquanz zwischen der Ge­walt oder Drohung gegen Behörden und Beamte (Art. 285
StGB) und dem Tod des Versicherten durch einen Schuss aus der Waffe des
angegriffenen Polizisten. Der adäquate Kausalzusammenhang wurde auch bejaht zwi­schen
dem Hausfriedensbruch (Art. 186 StGB) und der Drohung (Art. 180 StGB)
einerseits und der Abgabe eines Schreckschusses durch einen zu

Hilfe geeilten Nachbarn andererseits, welcher den
Eindringling verletzte.

In einem weiteren Urteil äusserte es sich
implizit zur Frage der Adäquanz: Der Versicherte demontierte mit zwei Komplizen
auf einem Autofriedhof eine Zierleiste von einem Abbruchwagen. Dabei wurde er
vom Besitzer des Autofriedhofes erwischt, und schliesslich entwickelte sich
eine Schlägerei. Der Versicherte konnte mit dem Auto fliehen und verursachte
einen Selbstunfall. Das EVG betrachtete die drei Handlungsphasen als eine
Tatbestandseinheit und verweigerte die Leistungen gestützt auf Art. 67 Abs. 3
aKUVG. Obwohl der Täter sich "grob verkehrswidrig" verhalten hatte,
prüfte es nicht das Vorliegen von Grobfahrlässigkeit, sondern rechnete den

Verkehrsunfall den vorangehenden
aussergewöhnlichen Gefahren zu

(nämlich dem Diebstahl als
"Vergehenshandlung" und der Schlägerei). Da­mit betrachtete das EVG
das Verbrechen oder Vergehen (sowie in casu zugleich die Schlägerei) einerseits
und die Flucht andererseits als Hand­lungseinheit. Der Unfall auf der Flucht
war somit eine adäquate Folge des Diebstahls. … " 

 

                                         (cfr. A.
Rumo-Jungo, Die Leistungskürzung oder -verweigerung gemäss Art. 37-39 UVG,
Friborgo 1993, p. 191ss.). 

 

 

 

                                         Secondo
la dottrina, quindi, l'infortunio non deve essere
stato necessariamente provocato dall'atto delittuoso stesso ma soltanto in
occasione della commissione del crimine o del delitto. In altri termini,
l'evento che costituisce la causa adeguata di un determinato risultato, non è
unicamente l'azione penalmente rilevante, ma un atto - non necessariamente
colpevole - che si trova in relazione con la perpetrazione del reato. 

                                         L'esempio
del furto del vaso è, al proposito, particolarmente adatto a dimostrare che la
zona di pericolo, compresa dall'art. 37 cpv. 3 LAINF, non è circoscritta
all'azione delittuosa, ma va ben al di là: il furto non è considerato soltanto
la causa adeguata delle ferite da taglio che lo scassinatore si è procurato
infrangendo il vaso sottratto, ma pure delle lesioni riportate durante la fuga.

                                         A.
Rumo-Jungo ha poi manifestato l'opinione secondo la quale è necessario che vi
sia un nesso di causalità materiale e temporale con il crimine od
il delitto, sottolineando che la sua presenza deve essere determinata, di volta
in volta, nel caso di specie. 

 

                                         Ritornando
al caso concreto - seguendo gli insegnamenti dottrinali poc'anzi evocati -
questa Corte non può certamente fare propria la tesi difesa dall'insorgente. 

                                         Alla
lettura della documentazione presente all'inserto (cfr. doc._), appare, con un
sufficiente grado di verosimiglianza, che il danno alla salute é insorto in
occasione dell'arresto di __________ da parte degli agenti della Polizia
__________, intervenuti proprio nel momento in cui essa stava per consegnare al
"console" le banconote false, così come, del resto, esplicitamente
preteso in sede di ricorso (cfr. V, p. 2: "… la ricorrente non ha causato
l'incidente mentre eseguiva un crimine od un delitto, ma che è stata ferita in
modo intenzionale o perlomeno per negligenza da un funzionario della polizia mentre
questo l'arrestava" - la sottolineatura è del redattore). 

                                         Ora, se è
vero, da un lato, che la lesione al polso destro non è stata cagionata
dall'atto delittuoso stesso, dall'altro, non può essere seriamente contestato
che l'arresto dell'insorgente da parte delle forze dell'ordine, probabilmente
all'origine della lesione, si trova in una stretta relazione di causalità,
tanto materiale quanto temporale, con la perpetrazione del reato. __________ è,
difatti, stata ammanettata e tratta in arresto proprio in ragione dell'infrazione penale che ha tentato di commettere. 

                                         Ciò è
senz'altro sufficiente per giustificare l'applicazione dell'art. 37 cpv. 3
LAINF e, quindi, procedere ad una decurtazione delle prestazioni in contanti
nella misura del 50%.

 

                                         In
siffatte circostanze, l'impugnata decisione su opposizione __________ si appalesa
come scevra da censure, di modo che essa merita piena tutela. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

La
vicepresidente                                                 Il segretario

 

Giovanna Roggero-Will                                        Fabio
Zocchetti