# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8a7919b0-a670-5b1e-bbe4-938579d532c3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.07.2017 32.2017.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-18_2017-07-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.18

   

  TB

  	
  Lugano

  27 luglio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretaria:

  	
  Stefania Cagni

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 febbraio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell’11 gennaio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Il 30 ottobre 2015 (doc. 6) RI
1, nato nel 1953, ha chiesto prestazioni AI per adulti a causa della rottura
del legamento della spalla sinistra che l’ha colpito il 24 marzo 2015 e che da
allora l’ha reso inabile al lavoro di specialista RCP (manovratore di treni).

L’Ufficio assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti
medici e, sentiti il medico del Servizio Medico Regionale il 12 aprile 2016
(doc. 27) e il consulente in integrazione l’11 novembre 2016 (doc. 32), con
decisione dell’11 gennaio 2017 (doc. A), preavvisata dal progetto del 14
novembre 2016 (doc. 35), l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato una rendita intera
temporanea d’invalidità dal 1° aprile al 30 settembre 2016, stante un grado AI dell’83%
alla scadenza dell’anno d’attesa (nel gennaio 2016) rispettivamente inferiore
al 40% (37%) trascorsi tre mesi dall’oggettivato miglioramento dello stato di
salute.

 

                               1.2.   Con ricorso del 3 febbraio
2017 (doc. I) RI 1, rappresentato da RA 1, ha chiesto di annullare la decisione
dell’Ufficio AI e di concedergli una rendita di invalidità del 100% dal 1° aprile
2016. Il ricorrente ha evidenziato che malgrado sia stato stabilito dal perito
che dal 1° giugno 2016 esiste una totale capacità lavorativa in attività
adeguate, tuttavia la realtà si presenta differentemente. Egli non ha alcuna
formazione professionale e dal __________ svolge l’attività nel servizio
manovra, eseguendo solitamente lavori fisici da moderati a pesanti. Al limite,
quindi, il ricorrente potrebbe essere impiegato in lavori di ufficio, di
controllo e di sorveglianza come indicato dal perito, ma ciò risulterebbe poco
probabile, avendo svolto per __________ anni il lavoro di manovratore e quindi non
avendo conoscenze in campo amministrativo vista anche la sua formazione
scolastica. Stanti queste limitazioni, sarebbe altamente improbabile che
l’assicurato trovi un altro datore di lavoro che lo assuma per svolgere
un’attività sostitutiva leggera ed adeguata alle sue condizioni di salute.
Oltre a ciò, il fatto di avere 63 anni e quindi di essere prossimo al
pensionamento scoraggerebbe qualsiasi datore di lavoro ad assumerlo. In
conclusione, la capacità di lavoro residua dell’insorgente realisticamente non
è più richiesta su un mercato del lavoro equilibrato, perciò sussiste
un’invalidità completa ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 LPGA.

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 2
marzo 2017 (doc. IV) l’Ufficio AI ha proposto di respingere il ricorso,
evidenziando che dal profilo medico non sono emersi elementi tali da modificare
la precedente valutazione di una capacità lavorativa residua intera in attività
adeguate leggere. Per il lato economico, l’Ufficio AI ha osservato che anche
aggiornando i dati disponibili al 2015 con un reddito da valido di Fr.
85'177,25 e raffrontandolo al reddito da invalido TA1 2014 aggiornato al 2015
di Fr. 66'945.-, ridotto del 20% per attività leggere, attività da tempo svolta
in un settore e l’età, risulta sempre un grado di invalidità del 37%.

Quanto alla non reintegrabilità dell’assicurato, l’amministrazione
ha rinviato al parere del 2 gennaio 2017 (doc. 44) del consulente in
integrazione professionale, il quale ha elencato numerose attività considerate
leggere che potrebbero essere esercitate dall’assicurato, a conferma della sua reintegrabilità
sul mercato libero del lavoro in attività ancora concretamente ammissibili.

 

                               1.4.   Il 9 marzo 2017 (doc. VI) il
ricorrente ha ribadito la richiesta di attribuzione di una rendita intera di
invalidità permanente dal 1° aprile 2016, riproponendo le medesime
argomentazioni.

 

L’amministrazione si è riconfermata il 28 marzo 2017 (doc. VIII)
nella risposta di causa, evidenziando che con STF 9C_847/2015 del 30 dicembre
2015 il Tribunale federale ha negato il diritto alla rendita a un assicurato
con età determinante di 63 anni e mezzo, osservate le circostanze del caso.

 

L’assicurato non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. IX).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se è a giusta ragione che l’Ufficio assicurazione invalidità ha
riconosciuto all’assicurato una rendita intera di invalidità limitata nel tempo
dal 1° aprile 2016 al 30 settembre 2016, poiché dal 1° giugno 2016 egli sarebbe
abile al lavoro al 100% in attività adeguate e dal calcolo del grado della
perdita di guadagno risulterebbe una percentuale inferiore al grado minimo
pensionabile (37%).

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

 

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato,
in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di
difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente
un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007:
TF] con sentenza U 156/05 del 14
luglio 2006, consid. 5).

 

                               2.3.   Trattandosi in concreto
dell’attribuzione di una rendita limitata nel tempo, per costante
giurisprudenza, quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una
rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per
un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla
revisione di decisioni amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V
120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04
del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005;
I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).

 

L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del
beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la
rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta.

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di
rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a
proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in
caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento
determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi
senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a
cpv. 2 OAI).

 

Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una
prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e
STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L’art. 88a cpv. 2 OAI
è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il
diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).

 

Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa
dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente
periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di
far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa
origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo
d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

 

Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato
ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005
pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64-65).

 

                               2.4.   Nel caso di specie, dopo
avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti e sottoposto
l’assicurato a una perizia medica, preso poi atto del rapporto finale del 12
aprile 2016 del Servizio Medico Regionale che confermava il parere del dr. med.
__________, specialista FMH in medicina generale, l’Ufficio AI ha considerato
l’interessato inabile al lavoro in ragione del 100% dal 5 gennaio 2015 nella
sua precedente attività di manovratore, mentre totalmente abile in altre
attività adeguate al suo stato di salute dal 1° giugno 2016.

Il TCA osserva che l’amministrazione ha stabilito il momento
dell’inizio dell’incapacità lavorativa dell’assicurato sulla scorta di un’annotazione
interna del 14 novembre 2016 (doc. 36), che differisce a gennaio 2015 l’inizio
della malattia di lunga durata stabilito dal perito e dal medico SMR dall’ottobre
2014. Non occorre qui esaminare oltre la correttezza di questo posticipo, giacché
esso, come tale, non pregiudica la situazione del ricorrente, siccome la sua
domanda, tardiva, in virtù dell’art. 29 cpv. 1 LAI fa comunque decorrere
l’eventuale diritto alla rendita sei mesi dopo l’inoltro della richiesta AI (da
ottobre 2015 a aprile 2016), in luogo e vece di un anno dopo l’inizio della
durevole incapacità lavorativa (gennaio 2016).

 

Non contestato il valore invalidante delle affezioni ortopediche
di cui soffre il ricorrente così come stabilito dal perito e confermato dal
medico SMR, occorre ora verificare, dal profilo economico, le conseguenze del
danno alla salute che l’assicurato ha subìto.

 

Nel ricorso l'assicurato ha evidenziato come le sue scarse risorse intellettuali e la
totale mancanza di conoscenze per lavori di carattere amministrativo,
unitamente al fatto che per __________ anni ha svolto sempre la stessa attività
lavorativa di manovratore, e quindi di tipo pesante e prettamente fisica,
rendano molto difficile l’esercizio di un’attività lavorativa concretamente
praticabile. Il ricorrente ha perciò chiesto che gli si conceda una rendita
intera di invalidità non limitata nel tempo, bensì permanente e quindi che
perduri anche dopo il 30 settembre 2016, dato che anche alla luce delle limitazioni
individuate dal perito la sua capacità lavorativa residua non è realisticamente
più richiesta e possibile in un mercato del lavoro equilibrato.

 

                               2.5.   L'obbligo
dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in altri
ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA. In relazione alle conseguenze
economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio secondo cui
l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative
del danno alla salute.

 

In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto
quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle
conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a profitto la sua
residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V
22 consid. 4a pag. 28; Landolt,
Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi
Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto ad una
rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale da
escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).

 

Dalla persona assicurata possono tuttavia essere
pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze
oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa
residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione
professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro
equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22 consid.
4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

Occorre anche ricordare che il concetto d'invalidità
è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica
ed astratta implicante da una parte un certo equilibrio tra offerta e domanda
di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da
offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si
dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue
residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il
diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà
essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una
forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale
o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità
occupazionali appaiono sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (DTF
110 V 273 consid. 4b pag. 276; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid.
4a; Plädoyer 1995 n. 1 pag. 67 consid. 5c).

 

Secondo la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato
costretto ad abbandonare la sua originaria professione, si può pretendere
soltanto l’esercizio di quelle attività lucrative che - tenuto conto della sua
formazione professionale così come delle sue attitudini fisiche ed
intellettuali - gli sono effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione per lui (Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung,
Zurigo 2003, p. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; Omlin, Die Invalidität in
der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 205s., secondo cui:
“Bei einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart
des Versicherten angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen
Fähigkeiten sowie den Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; Doudin,
La rente d’invalidité dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990, p 255s.).

 

In questo ordine d’idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di
lavoratori non qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività
manuale - entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di
manovalanza oppure altre attività fisiche (Omlin, op. cit., p. 206; RCC 1989,
p. 331 consid. 4a).

L’Alta Corte ha tuttavia anche precisato che il mercato del lavoro
accessibile a questi assicurati non è limitato a tali attività.

Nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti
vengono eseguite sempre più spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano
le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC
1991, p. 332 consid. 3b, STFA del 20 aprile 2004, U 871/02, consid. 3; STFA del
25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.5).

Anche in questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro
per lavoratori ausiliari, così come è il caso per il settore delle prestazioni
di servizio.

 

Non va poi dimenticato di rilevare che la giurisprudenza ha
ammesso in maniera restrittiva come l’età, benché sia un elemento estraneo
all’invalidità, possa condurre – cumulata a circostanze personali e
professionali – a rendere inesigibile, ricordato che il concetto di mercato
equilibrato del lavoro è teorico e astratto (DTF 134 V 64 consid. 4.2.1), la
ricerca di un nuovo impiego (STF 9C_318/2014 del 10 settembre 2014 consid 5.2;
STF 9C_918/2008 del 28 maggio 2009 consid. 4.2.2).

 

Infatti, in un caso ticinese il Tribunale federale ha confermato
la conclusione dei giudici cantonali secondo cui la realizzazione della
capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro equilibrato è stata
considerata, inoltre, ammissibile, malgrado l'assicurato avesse compiuto
sessant'anni (STF 9C_916/2009 del 30 agosto 2010 consid. 7.1; STF 9C_918/2008
del 28 maggio 2009 consid. 4.2.1 e 4.2.2).

 

Al riguardo va rilevato che sebbene l'età avanzata
venga considerata un fattore estraneo all'invalidità, la giurisprudenza
riconosce che essa, insieme ad altri fattori di carattere personale o
professionale, può ostare alla realizzazione della capacità lavorativa residua
sul mercato del lavoro equilibrato per mancanza di richiesta di tale forza
lavoro (sentenza citata 9C_918/2008 consid. 4.2.2, anche DTF 132 V 393 consid. 3.2). In che misura l'età influisca sulla possibilità di
realizzare la capacità lavorativa residua non si valuta alla luce di un
principio generale, bensì tenuto conto delle esigenze delle attività di
riferimento (sentenza citata 9C_918/2008 consid. 4.2.2 con riferimenti).

 

L’Alta Corte ha infatti stabilito, nella DTF 138 V 457, che la
capacità lavorativa residua dipende dalle condizioni del singolo
caso. Determinanti possono essere la natura e lo stato dei danni della salute e
le sue conseguenze, il prevedibile dispendio per l’adattamento e l’introduzione
e in questo contesto anche la personalità, i talenti esistenti e le abilità, la
formazione, la carriera professionale o l’applicabilità dell’esperienza
professionale dal tradizionale campo lavorativo (cfr. consid. 3.1). Di
conseguenza, la reintegrabilità dipende non da ultimo dal periodo durante il
quale l’assicurato è ancora disponibile per un’attività
lavorativa e soprattutto anche per un eventuale cambiamento di attività (DTF
138 V 457 consid. 3.2).

Inoltre, l’Alta Corte ha precisato che la questione della messa in
atto della capacità di lavoro rispettivamente della capacità residua di lavoro,
in caso di età avanzata, si esamina al momento in cui l'esigibilità medica di
una capacità di lavoro totale o parziale è constatata (DTF 138 V 457 consid.
3.3). In altre parole, occorre basarsi sull’età dell’assicurato al momento in
cui viene valutata, dal profilo medico, la sua capacità lavorativa (STF 9C_88/
2013 del 4 settembre 2013 consid. 4.3).

 

A proposito dell’esigibilità, da parte di un assicurato di età
avanzata, di reinserirsi professionalmente su un mercato equilibrato del
lavoro, con STF 9C_847/2015 del 30 dicembre 2015, citata dall’Ufficio AI, la
nostra Massima Istanza si è occupata di un ricorrente, nato nel 1949 ed attivo
all’80% nel servizio tecnico di macchine per uffici, che nel 2013 ha ottenuto
un quarto di rendita. Adito su ricorso, il Tribunale cantonale ha effettuato
una reformatio in pejus annullando la decisione amministrativa e rifiutando le
prestazioni. L’assicurato ha interposto ricorso chiedendo una rendita intera di
invalidità.

Dopo avere esposto i principi stabiliti dalla citata DTF 138 V 457
sulla reintegrabilità degli assicurati in età avanzata (cfr. consid. 4.1.1), il
Tribunale federale ha evidenziato al considerando 4.1.2 di avere ritenuto
reintegrabili un assicurato di 62 anni e 9 mesi (STF 8C_345/2013 del 10
settembre 2013 consid. 4.3.3) e un altro di 61 anni (STF 8C_330/2015 del 19
agosto 2015 consid. 3.2), tenendo conto che i loro limiti funzionali non
pregiudicavano la possibilità di trovare un impiego. Per contro, l’Alta Corte
ha negato a un 64enne la capacità residua di reintegrarsi nel mondo del lavoro
a causa dei suoi limiti funzionali (STF 9C_979/2009 del 10 febbraio 2010
consid. 4 e 5). Anche un’assicurata di 64 anni appena
compiuti avente una capacità lavorativa residua del 50% a causa di diverse
limitazioni è stata ritenuta non reintegrabile (STF I 401/01 del 4 aprile 2002
consid. 4c e 4d), così come un’altra persona assicurata di 64 anni e 10 mesi avente
una capacità lavorativa del 50% prima del raggiungimento dell’età pensionabile
(STF 9C_153/2011 del 22 marzo 2012 consid. 3.3). A un assicurato avente il medesimo
anno di età, 8 mesi prima del pensionamento, che non lavorava da 9 anni e che
da più di 5 anni riceveva una rendita parziale ed era abile al lavoro in
ragione del 50%, il Tribunale federale non ha riconosciuto la reintegrabilità
della capacità lavorativa residua (STF 9C_145/2011 del 30 maggio 2011 consid.
3.4).

Nel caso esaminato dalla nostra Massima Istanza a fine 2015, i
primi giudici hanno accertato che il ricorrente aveva 63 anni e mezzo nel
momento determinante. Inoltre, in un’attività adeguata era abile al 100%, fermo
restando una minima limitazione consistente nell’evitare pesi superiori a 10kg
e nel dovere eseguire lavori in posizione seduta. Il ricorrente si esprimeva in
italiano e in tedesco e nella sua attività di tecnico di macchine per ufficio
ha lavorato anche nel servizio esterno, in cui oltre ad avere nozioni tecniche
ha appreso anche a relazionarsi con i clienti. L’assicurato era inoltre attivo
al 20% nelle mansioni consuete e quindi non era mai lontano dal mercato del
lavoro. Sulla base di questi elementi il Tribunale cantonale delle
assicurazioni ha concluso che il ricorrente potesse reintegrare da solo la sua
capacità lavorativa residua (cfr. consid. 4.3).

 

È corretto, ha concluso il Tribunale federale, che il ricorrente
non era facilmente collocabile e che gli restava ancora, al momento in cui è
stata stabilita medicalmente la sua capacità lavorativa residua, soltanto un
anno e mezzo prima del raggiungimento dell’età di pensionamento. Tuttavia, si
deve considerare che l’assicurato era completamente abile in attività adatta e
aveva solo alcune leggere limitazioni (non alzare pesi superiori a 10kg e prevalentemente
lavorare da seduto). In particolare, egli non era pregiudicato nei movimenti
fini. Inoltre, in considerazione del diploma commerciale ottenuto, delle sue
conoscenze linguistiche così come dell’esperienza lavorativa, l’assicurato
avrebbe potuto svolgere, oltre a dei compiti di controllo e di sorveglianza,
anche delle facili attività di carattere amministrativo. Sulla scorta della
giurisprudenza esposta e considerate le esigenze relativamente alte per
ammettere la non sfruttabilità della capacità di lavoro residua di persone di
età avanzata, il Tribunale federale ha concluso che l’autorità di prima istanza
non aveva violato il diritto federale quando ha negato che l’accesso del
ricorrente nel mercato del lavoro fosse reso considerevolmente più difficile.
Il ricorso è stato quindi respinto (cfr. consid. 4.2).

 

Il TCA rileva da ultimo che nella STF 8C_910/2015 del 19 maggio
2016, pubblicata in SVR 2016 IV Nr. 58, il Tribunale federale si è pronunciato
sul caso di un assicurato, nato nel 1952, che nel maggio 2011 ha chiesto
prestazioni dall’assicurazione invalidità per problemi cardiaci. Sulla base
dell’esito di una perizia medica del 5 agosto 2013, con decisione del 12
settembre 2014 l’Ufficio AI ha negato una rendita per assenza di un grado AI
pensionabile.

Al considerando 4.2 l’Alta Corte ha esposto la nozione di mercato
equilibrato del lavoro, evidenziando che è caratterizzato da un certo
equilibrio tra domanda e offerta di forza lavoro. Non si può parlare di
un’opportunità di lavoro se l’attività esigibile è possibile in una forma
talmente limitata che non esiste praticamente sul mercato equilibrato del
lavoro (cfr. consid. 4.2.1). Il Tribunale federale ha inoltre ricordato che l’età
avanzata è certamente un fattore estraneo all’invalidità, essa viene però presa
in considerazione allorquando si tratta di rispondere alla questione di sapere
se la capacità lavorativa residua può essere realisticamente sfruttata sul
mercato equilibrato del lavoro (cfr. consid. 4.2.2).

Infine, la nostra Massima Istanza ha posto delle esigenze
relativamente alte per ammettere la non sfruttabilità della capacità di lavoro
residua di persone di età avanzata (cfr. consid. 4.3.4).

Occorre infine rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero
che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti
sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera
attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il TFA ha in
particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale
e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e
sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 consid. 8.2; Pratique VSI 1998
p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

Per determinare il reddito ipotetico conseguibile
dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido),
occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente
all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il
grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid.
4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito deve essere determinato il più
concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la
persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguato
al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid.
4.3.1 pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere conseguito in un
posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile. Nel caso
in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si farà
riferimento a valori empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per
il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi
concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe
di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente
svolta senza invalidità (RAMI 2000 U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale contesto
la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata. Tuttavia gli
indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e percepito un salario
più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168
pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto
sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi
concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi, ecc. (VSI 2002 pag. 161
consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).

 

Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze
particolari che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I
salari medi pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari
fissati in base a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid.
3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal
presupposto che, senza il danno alla salute, l'assicurato avrebbe continuato ad
esercitare la precedente attività lucrativa, devono essere considerati
eventuali adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 U 168 pag. 100 consid.
3b, ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

 

                               2.6.   Nell’evenienza concreta, per
la determinazione della perdita di guadagno l’Ufficio AI si è basato sul rapporto
finale dell’SMR secondo cui l’assicurato, malgrado il danno alla salute, era
comunque in grado di svolgere altre attività lucrative al 100% fermo restando
alcune limitazioni funzionali, come l’esercizio di lavori leggeri che non
implichino l’uso dell’arto superiore sinistro con forza, ripetutamente e sopra
l’orizzontale, lavori a capo chino, lavori non pericolosi come salire su scale,
ponteggi e tetti.

 

L’amministrazione ha quindi utilizzato il consueto metodo
ordinario mettendo a confronto il reddito di Fr. 84'577.-
che l'assicurato avrebbe conseguito nel 2014 senza il danno alla salute nella
professione precedente di manovratore al 100% (reddito da valido), con quello
di Fr. 52'936.- risultante da un’ipotetica attività
leggera e ripetitiva svolta al 100% nel 2014 malgrado determinate
limitazioni funzionali, tenuto inoltre conto di una riduzione personale del 20%
per la limitazione nello svolgere lavori leggeri e per altri fattori di
riduzione (reddito da invalido), per ottenere una perdita di guadagno (grado di invalidità) del
37%.

 

Più specificatamente, l’Ufficio AI si è fondato su un reddito da
valido stabilito in base al salario annuo lordo di Fr. 84'576,70 comunicatogli il
27 aprile 2016 (doc. 29) dal datore di lavoro per il 2014 (al momento della richiesta
di prestazioni, il 28 ottobre 2015 (doc. 1), il datore di lavoro aveva
dichiarato un guadagno annuo di Fr. 84'744,05) e quindi antecedente il danno
alla salute e su un reddito da invalido realizzabile nel 2014 secondo la
Tabella TA1 2012 che, riportato su 41,7 ore settimanali, ammonta a Fr. 66'169,72.
Considerando un’attività al 100% ed effettuando una riduzione dal reddito da
invalido dell’8% per attività leggere e del 12% per altri fattori di riduzione,
ne è derivato un reddito da invalido di Fr. 52'936.- (doc. 30).

Sentito il consulente in integrazione professionale, l’Ufficio
assicurazione invalidità ha riconosciuto al ricorrente il diritto
a una rendita intera d'invalidità
(grado AI 83%) dal 1° aprile 2016 stante l’inoltro tardivo della domanda di
prestazioni (nel mese di ottobre 2015, a partire dal quale decorrono i sei mesi
di attesa in virtù dell’art. 29 LAI), ma limitatamente fino al 30 settembre
2016, ossia trascorsi tre mesi dall’intervenuto miglioramento dello stato di
salute stabilito nel giugno 2016 dal perito dr. med. __________.

 

Con la risposta di causa l’Ufficio AI ha osservato che anche
aggiornando i dati disponibili al 2015 con un reddito da valido di Fr.
85'177,25 e raffrontandolo al reddito da invalido di Fr. 66'945.- ricavato dal
reddito statistico della TA1 2014 aggiornato al 2015, ridotto del 20% per
attività leggere, attività da tempo svolta in un settore e l’età, risulta
sempre un grado di invalidità del 37%.

 

                               2.7.   Nel caso di
specie, il ricorrente ha contestato che, a 63 anni, egli sia ancora
reinseribile nel mondo del lavoro, soprattutto tenuto conto che per __________
anni ha effettuato il medesimo lavoro, pesante, di manovratore ciò che,
unitamente alla sua scarsa formazione scolastica, gli rende difficile
cimentarsi con lavori amministrativi.

 

Il TCA deve respingere la lamentela del ricorrente
alla luce della giurisprudenza esposta al considerando 2.5.

 

In primo luogo va rilevato che, al momento
determinante, ossia quando la sua capacità lavorativa residua è stata valutata
medicalmente (DTF 138 V 457 consid. 3.3), l’età dell’assicurato era di 62 anni
e 10 mesi.

 

Oltre a ciò, le limitazioni stabilite dal perito e
confermate dal medico del Servizio Medico Regionale il 12 aprile 2016 (doc. 27)
concernono in sostanza (soltanto) il carico massimo (5kg) e i lavori
pericolosi. Nel dettaglio, a causa della patologia alla spalla sinistra sono
stati raccomandati lavori di tipo leggero che non implichino l’uso dell’arto
superiore sinistro con forza, ripetutamente e sopra l’orizzontale. Inoltre, a
fronte dei disturbi alla colonna cervicale è stato suggerito all’assicurato di
evitare attività lavorative con il capo reclinato. Infine, stante la sindrome
vertiginosa, l’assicurato doveva evitare di salire su scale, ponteggi e tetti,
sindrome che limita anche l’eventuale uso di apparecchi e macchinari
potenzialmente pericolosi per sé stesso e per terzi.

D’avviso di questo Tribunale, il lungo elenco di
attività leggere, semplici e ripetitive, che il 2 gennaio 2017 (doc. 44) il
consulente in integrazione professionale ha stilato in risposta alle
osservazioni dell’assicurato al progetto di decisione, va ritenuto, alla luce
delle condizioni di salute del ricorrente e meglio della sua capacità
lavorativa residua, come sostenibile.

In altre parole, le succitate limitazioni funzionali
non sono di alcun ostacolo alla sua reintegrabilità nel mondo equilibrato del
lavoro.

 

Così pure la sua età avanzata non gli è pregiudizievole.

 

Va infatti considerato che sebbene abbia svolto sostanzialmente la
medesima attività pesante per __________ anni e che le conoscenze
dell’assicurato in lavori d’ufficio siano praticamente nulle anche sulla base
della breve istruzione scolastica ricevuta, tuttavia si può comunque ritenere,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante valida nelle assicurazioni
sociali (DTF 129 V 56 consid. 2.4; DTF 138 V 218 consid. 6) che il ricorrente
sia in grado di svolgere almeno una delle numerose attività leggere, semplici e
ripetitive, che il consulente in integrazione professionale ha appositamente
elencato. Infatti, questi lavori non contrastano né con le sue condizioni di
salute né tanto meno con la sua età avanzata.

 

Non va poi dimenticato di osservare che l’assicurato è stato
ritenuto abile in altre attività adeguate in ragione del 100%, essendo la sua
capacità lavorativa residua totale.

 

In virtù delle considerazioni esposte, tenuto conto che sì l’età avanzata
viene presa in considerazione allorquando si tratta di sapere se la capacità
lavorativa residua può essere realisticamente sfruttata sul mercato equilibrato
del lavoro (SVR 2016 IV Nr. 58 consid. 4.2.2), ma che il Tribunale federale ha
posto delle esigenze relativamente alte per ammettere la non sfruttabilità
della capacità di lavoro residua di persone di età avanzata (SVR 2016 IV Nr. 58
consid. 4.3.4), va dunque qui concluso che la capacità lavorativa residua del
100% del ricorrente è reintegrabile in un mercato equilibrato del lavoro.

 

Da quanto precede discende che è a giusta ragione che l’Ufficio AI
ha quindi proceduto al calcolo della perdita di guadagno dell’assicurato e
quindi alla determinazione del suo grado AI, peraltro non contestato come tale dal
ricorrente.

 

 

Sulla scorta del calcolo effettuato dall’amministrazione secondo
il metodo ordinario del confronto dei redditi, aggiornato con la risposta di
causa ai valori del 2015, ma comunque ribadito nel suo risultato, il grado del
37% stabilito dall’amministrazione non permette all’assicurato di continuare a
ricevere una rendita di invalidità (art. 28 LAI) trascorsi tre mesi
dall’intervenuto miglioramento del suo stato di salute (art. 88a cpv. 1 OAI).

 

In queste circostanze, questo Tribunale non può dunque che
confermare la decisione dell’Ufficio AI di attribuzione al ricorrente di una
rendita temporanea di invalidità per il periodo dal 1° aprile al 30 settembre
2016.

 

                               2.8.   Secondo l'art. 29 cpv. 2
LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

 

L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).

 

Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr.
500.-vanno poste a carico dell'insorgente.

 

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese di Fr. 500.- sono
poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è
chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          La
segretaria

 

Daniele Cattaneo                                                 Stefania
Cagni