# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b16af7e8-9dce-5712-8c20-4d541fbbf1f5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.03.2010 D-1635/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1635-2010_2010-03-23.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1635/2010/cac
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 3  m a r z o  2 0 1 0

Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Regula Schenker Senn; 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, nato il (...), alias 
B._______, nato il (...), Eritrea, 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento;
decisione dell'UFM dell'8 marzo 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1635/2010

Visti:

la prima domanda d'asilo che l'interessato, dichiaratosi cittadino dell'E-
ritrea, ha presentato in data 2 giugno 2009 in Svizzera; che, in tale oc-
casione, ha allegato  di essere espatriato il 12 maggio 2006 e di aver 
raggiunto l'Italia il 19 ottobre 2008 dove sarebbe rimasto fino al 2 giu-
gno 2009;

il  confronto  dattiloscopico,  effettuato  dall'UFM  con  il  registro 
EURODAC in data 3 giugno 2009, che ha dimostrato che l'interessato 
era già stato controllato in Italia in data 21 ottobre 2008 e 31 dicem-
bre 2008 (cfr. atto A8, pag. 5);

il diritto di essere sentito concessogli e consegnato nell'ambito dell'au-
dizione dell'8 giugno 2009 sui fatti sopraccitati ed in merito ad un'even-
tuale evasione della sua domanda d'asilo tramite decisione di non en-
trata nel  merito  ai  sensi  dell'art. 34 cpv. 2 lett. d legge sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) e nel quale ambito, il ricorrente non 
ha negato alcunché, affermando pure di non essere contrario ad un al-
lontanamento verso l'Italia, non di meno di non volere tornare a dormi-
re in un parco e restare senza un luogo dove poter ottenere del cibo 
(cfr. verbale d'audizione dell'8 giugno 2009, pag. 9);

la richiesta di riammissione dell'interessato del 16 giugno 2009 inoltra-
ta  alle  autorità  italiane  dall'UFM giusta  l'art.  16  par.  1  cpv.  e  del 
Regolamento  (CE)  n.  343/2003  del  18 febbraio 2003  (GU  L 50  del 
25.2.2003,  di seguito: Regolamento Dublino) considerando che l'Italia 
aveva  respinto  una  domanda  d'asilo  del  richiedente  in  data 
11 marzo 2009  e  la  mancata  risposta  delle  autorità  italiane  entro  i 
termini per il che l'Italia è stata ritenuta competente dall'UFM per l'esa-
me della procedura d'asilo nella fattispecie;

la  decisione  dell'UFM del  7  agosto  2009  (notificata  all'interessato  il 
4 settembre 2009; cfr. risultanze processuali) di non entrata nel merito 
della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi nella quale 
ha  pronunciato  l'allontanamento  del  ricorrente  in  Italia,  ordinandone 
l'esecuzione  immediata,  e  constatato  che  un  eventuale  ricorso  non 
avrebbe avuto effetto sospensivo in applicazione dell'art. 107a LAsi;

la comunicazione dell'UFM del 21 settembre 2009 della crescita in giu-
dicato di suddetta decisione avvenuta il 12 settembre 2009 ed a segui-

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to  della  quale  il  richiedente  è  stato  accompagnato  all'aeroporto  di 
C._______ da dove è stato allontanato verso l'Italia a bordo di un ae-
reo con destinazione D._______ in data 7 settembre 2009;

la seconda domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizze-
ra il 24 settembre 2009, dopo un soggiorno dall'8 al 22 settembre 2009 
a E._______ (Italia);

il verbale d'audizione dell'interessato del 19 ottobre 2009;

la riutilizzazione dei dati rilevati durante la prima procedura d'asilo dal 
registro  EURODAC  dopo  l'infruttuoso  secondo  rilevamento  in  data 
5 ottobre 2009 a causa delle linee papillari danneggiate del richieden-
te;

il  diritto di essere sentito concessogli durante l'audizione del 19 otto-
bre 2009 sui  fatti  sopraccitati  ed  in  merito  ad un'eventuale  evasione 
della sua domanda d'asilo tramite decisione di non entrata nel merito 
ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi; e durante il quale il richiedente 
ha affermato di non aver alloggio in Italia essendo quindi costretto a 
dormire per strada e di non essere in grado di lavorare, in quanto non 
avrebbe  alcun  documento  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
19 ottobre 2009, pag. 7);

la richiesta di  riammissione dell'interessato del 30 ottobre 2009  inol-
trata  alle  autorità  italiane  dall'UFM giusta  l'art.  16  par. 1  cpv. e  del 
Regolamento  (CE)  n.  343/2003  del  18 febbraio 2003  (GU  L 50  del 
25.2.2003,  di seguito: Regolamento Dublino) considerando che l'Italia 
aveva  respinto  una  domanda  d'asilo  del  richiedente  in  data 
11 marzo 2009 nonché la mancata risposta delle autorità italiane entro 
i termini stabiliti per il che l'Italia è stata ritenuta competente dall'UFM 
per l'esame della procedura d'asilo nella fattispecie;

la  decisione  dell'UFM  dell'8  marzo  2010  (notificata  all'interessato  il 
9 marzo 2010; cfr. risultanze processuali) di non entrata nel merito del-
la domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi nella quale ha 
pronunciato l'allontanamento del ricorrente in Italia, ordinandone l'ese-
cuzione immediata e constatato che un eventuale ricorso non avrebbe 
avuto effetto sospensivo in applicazione dell'art. 107a LAsi;

la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato l'esecuzione 
del  rinvio  in  Italia  come lecita,  possibile  e ragionevolmente  esigibile 

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posto che da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del divieto di re-
spingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altro lato, non sussi-
sterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dei diritti garantiti 
dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liber-
tà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che, inoltre, 
la  situazione sul  mercato di  lavoro in  loco non rappresenterebbe un 
ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento;

il ricorso del 16 marzo 2010 inoltrato dinanzi al Tribunale amministrati-
vo federale (TAF) contro la menzionata decisione dell'UFM (cfr. timbro 
del plico raccomandato, data d'entrata 17 marzo 2010) con il quale il 
ricorrente conclude, in via principale, all'annullamento della decisione 
impugnata e la trasmissione degli atti all'UFM per una nuova decisione 
nel merito della sua domanda d'asilo congiuntamente ad una domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle presumibi-
li spese processuali;

la richiesta immediata del TAF dell'incarto dell'UFM relativo alla proce-
dura di prima istanza (cfr. risultanze processuali);

l'ordinanza  di  sospensione  in  via  supercautelare  dell'allontanamento 
del ricorrente fino a ricezione degli atti dell'autorità inferiore;

gli atti dell'UFM trasmessi al TAF in data 17 marzo 2010;

gli ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verran-
no  ripresi  nei  considerandi  qualora  risultino  decisivi  per  l'esito  della 
vertenza;

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dal-
la  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giu-
gno 2005 (LTF, RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giu-
gno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);

che fatta eccezione delle decisioni  previste all'art. 32 LTAF, il  TAF, in 
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi del-
l'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF;

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che l'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi);

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA;

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un inte-
resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 
stessa (art. 48 PA) e che è pertanto legittimato ad aggravarsi contro di 
essa;

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 50 PA e art. 108 LAsi), 
alla forma ed al  contenuto dell'atto di  ricorso (art. 52 PA) sono sod-
disfatti e che gli altri presupposti processuali sono parimenti adempiu-
ti;

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso;

che la competenza d'esame dell'istanza ricorsuale si  limita alla  que-
stione se l'autorità  inferiore  ha rettamente  deciso la  non entrata nel 
merito di una domanda d'asilo;

che, ritenuta illegittima la decisione di non entrata nel merito, il TAF si 
esime dall'entrare in merito, annulla la decisione impugnata e rimanda 
l'affare per nuova decisione all'autorità  inferiore (GICRA 2004 n. 34, 
consid. 2.1);

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti  su ricorso è determinante la lin-
gua della decisione impugnata e che, se le parti utilizzano un'altra lin-
gua ufficiale, il procedimento può svolgersi in tale lingua;

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in tedesco, 
ma il ricorso è stato presentato in italiano, per il che, per una questio-
ne d'economia processuale legata alla celerità del caso, potendosi al-
tresì presumere che l'UFM, quale autorità statale, comprenda l'italiano 
quale lingua ufficiale, la presente sentenza può essere redatta in italia-
no;

che, in applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio 
di scritti;

che, giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, di norma non si entra nel merito 
di una domanda d'asilo se il  richiedente può partire alla volta di uno 

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Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecu-
zione della procedura d'asilo e d'allontanamento;

che nel Regolamento Dublino - al quale la Svizzera ha aderito il 12 di-
cembre 2008 (cfr. Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazione 
Svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che 
permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una do-
manda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, 
RS 0.142.392.68) - sono contenute le norme legali applicabili in rela-
zione all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi;

che, giusta l'art. 10 cpv. 1 del Regolamento Dublino, quando è accerta-
to, sulla base degli elementi di prova e delle prove indiziarie di cui ai 
due elenchi menzionati all'art. 18 cpv. 3, inclusi i dati di cui al capo III 
del Regolamento CE n. 2725/2000, che il richiedente asilo ha varcato 
illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un 
paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in que-
stione è competente per l'esame della domanda d'asilo; che questa re-
sponsabilità cessa 12 mesi dopo la data di attraversamento clandesti-
no della frontiera;

che,  giusta l'art. 16 par. 1  cpv. e del  Regolamento Dublino,  lo  Stato 
membro competente per l’esame di una domanda d’asilo è tenuto a ri-
prendere in carico, alle condizioni di cui all’articolo 20, il cittadino di un 
paese terzo del quale ha respinto la domanda e che si trova nel territo-
rio di un altro Stato membro senza esserne stato autorizzato;

che, secondo l'art. 17 cpv. 1 del Regolamento Dublino, lo Stato mem-
bro che ha ricevuto una domanda di asilo e ritiene che un altro Stato 
membro sia competente per l'esame della stessa può interpellare tale 
Stato membro affinché prenda in carico il richiedente l'asilo quanto pri-
ma e, al più tardi, entro tre mesi dopo la presentazione della domanda 
d'asilo ai sensi dell'art. 4 cpv. 2; che, se la richiesta di prendere in cari-
co il richiedente asilo non è formulata entro tre mesi, la competenza 
dell'esame della domanda d'asilo spetta allo Stato membro al quale la 
domanda è stata presentata;

che, giusta l'art. 20 cpv. 1 del Regolamento Dublino, la ripresa in carico 
di un richiedente l'asilo in conformità dell'art. 16 cpv. 1 lett. c-e, è effet-
tuata con le seguenti modalità:

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• che lo Stato membro richiesto è tenuto a procedere alle verifiche 
necessarie e rispondere a tale richiesta quanto prima e senza co-
munque superare il termine di un mese dalla data in cui è investito 
della questione; che, quando la richiesta è basata su dati  ottenuti 
dal sistema Eurodac, tale termine è ridotto a due settimane (art. 20 
cpv. 1 lett. b del Regolamento Dublino);

• che, se lo Stato membro richiesto non comunica la propria decisio-
ne entro il termine di un mese o di due settimane di cui alla lettera 
b, si ritiene che abbia accettato di riprendere in carico il richiedente 
l'asilo (art. 20 cpv. 1 lett. c del Regolamento Dublino);

che, ai sensi dell'art. 29a cpv. 1 dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 1999 
sull'asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311), l'UFM 
esamina la competenza per il trattamento della domanda d’asilo giusta 
i criteri previsti dal Regolamento Dublino; 

che, se da tale esame risulta che il trattamento della domanda d’asilo 
compete ad un altro Stato, l’UFM emana una decisione di non entrata 
nel merito, dopo che lo Stato richiesto ha accettato la presa o ripresa 
in carico del richiedente l’asilo (art. 29a cpv. 2 OAsi 1); 

che, se motivi umanitari lo giustificano, l’UFM può decidere di entrare 
nel merito della domanda anche qualora dall’esame risulti che il tratta-
mento della domanda d’asilo compete a un altro Stato (art. 29a cpv. 3 
OAsi 1);

che il Regolamento Dublino stabilisce criteri oggettivi per determinare 
quale Stato è competente per l’esame della domanda di asilo; che gli 
altri  suoi scopi sono: fissare termini  ragionevoli  per ogni stadio della 
procedura  di  determinazione  dello  Stato  membro  responsabile  e  la 
prevenzione degli abusi attraverso le domande multiple; che, in manie-
ra generale, vale il principio che un solo Stato è responsabile per l’e-
same di  una domanda di  asilo; che ogni  Stato partecipante può tut-
tavia far valere prerogative sovrane ed esaminare una domanda di asi-
lo anche se in base ai criteri del Regolamento non ne avrebbe la com-
petenza  (cfr.  Messaggio  del  Consiglio  Federale  del  1° ottobre 2004 
concernente  l’approvazione  degli  Accordi  bilaterali  fra  la  Svizzera  e 
l’Unione europea, inclusi gli atti legislativi relativi alla trasposizione de-
gli Accordi [«Accordi bilaterali II»] [di seguito: Messaggio sugli accordi 
bilaterali II], FF 2004 5273 segg., nello specifico: pag. 5414);

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che, nella fattispecie, l'UFM, non ha intravisto motivi per dover trattare 
direttamente  la  domanda  d'asilo  dell'interessato  ai  sensi 
dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, bensì ha reso una decisione di non entrata 
nel merito della citata domanda ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi;

che il TAF osserva che l'Italia ha aderito - come la Svizzera - al Rego-
lamento Dublino; 

che la prova dell'entrata illegale nonché di una procedura d'asilo del-
l'interessato con esito negativo sul territorio italiano - prima del suo ar-
rivo in Svizzera - è data; 

che, inoltre, l'UFM ha interpellato l'Italia, affinché prenda in carico il ri-
chiedente l'asilo, secondo le modalità ed i termini  previsti  dall'art. 17 
del Regolamento Dublino; 

che,  infine,  nonostante l'Italia  non abbia espressamente accettato la 
presa in  carico del richiedente,  si  ritiene che la stessa sia stata ac-
cettata,  conformemente  all'art. 20 cpv. 1  lett. c  del  suddetto  Regola-
mento;

che, nel ricorso, l'insorgente ha fatto valere, in sostanza e per quanto 
qui  di  rilievo,  che  l'UFM  avrebbe  dovuto  entrare  in  merito  della 
domanda  d'asilo,  in  quanto  sarebbe  applicabile  l'eccezione  prevista 
dall'art. 34 cpv. 3 lett. d LAsi, visto che il ricorrente avrebbe - giusta la 
Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 
in materia d'asilo (GICRA) 2006 n. 3 - la qualità di rifugiato;

che, nel caso concreto, va rilevato che la suddetta eccezione sollevata 
dal ricorrente non è applicabile nei casi di cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d 
LAsi (cfr. art. 34 cpv. 3 1ª frase LAsi e contrario);

che, inoltre, l'insorgente non ha contestato le risultanze EURODAC e 
vista segnatamente l'entrata illegale del ricorrente in  Italia  il  19 otto-
bre 2008  (cfr. verbale  d'audizione dell'8 giugno 2009,  pag. 8),  sia  le 
condizioni dell'art. 10 cpv. 1 che quelle dell'art. 16 par. 1 cpv. e del Re-
golamento Dublino sono realizzate;

che, premesso ciò, l'UFM ha rettamente ritenuto competente l'Italia per 
l'esame della domanda d'asilo del ricorrente;

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che dalle carte processuali non emergono elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento  del ricorrente in Italia possa vio-
lare l'art. 25 cpv. 2 Cost., l'art. 33 della  Convenzione sullo statuto dei 
rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di 
respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre il ricorrente in pa-
tria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari all'art. 3 della 
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fon-
damentali  del  4 novembre  1950  (CEDU,  RS 0.101)  o  all'art. 3  della 
Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-
mani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105);

che, inoltre, codesto Tribunale sottolinea che tutti i Paesi vincolati dal-
l’Accordo d’associazione alla normativa di Dublino sono firmatari della 
Conv. e della CEDU e ne applicano le disposizioni. Nell’ambito della 
cooperazione prevista da Dublino, lo Stato membro responsabile del-
l’esame di una domanda d’asilo è determinato sulla base dei criteri e 
delle procedure definiti nel Regolamento Dublino; che lo Stato così de-
signato è tenuto a condurre la procedura d’asilo nel rispetto delle  di-
sposizioni della Conv. e della CEDU (cfr. Messaggio sugli accordi bila-
terali II, FF 2004 5331; cfr. ugualmente i considerandi introduttivi n. 2, 
12 e 15 del Regolamento Dublino);

che, in caso di allontanamento verso uno di questi Stati, le autorità el-
vetiche possono partire dal principio che le regole imperative imposte 
dalle  precitate convenzioni  (in particolare il  principio di  divieto di  re-
spingimento, così come il  divieto di  trattamenti  inumani  ai  sensi  del-
l'art. 3 CEDU), sono rispettate; che incombe di conseguenza al richie-
dente  l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla 
sua situazione personale;

che, nel caso concreto, non soccorrono il ricorrente le succitate allega-
zioni  presentate  in  sede d'audizione nell'ambito  del  diritto  di  essere 
sentito sull'evasione di una decisione di non entrata nel merito ai sensi 
dell'art.  34  cpv.  2  lett.  d  LAsi  (cfr.  verbali  d'audizione  dell'8 giu-
gno 2009, pag. 9 e del 19 ottobre 2009, pag. 7);

che,  inoltre,  i  richiedenti  l'asilo  allontanati  verso  l'Italia  da  Paesi 
firmatari  dell’Accordo  d’associazione  alla  normativa  di  Dublino 
vengono trattati in modo privilegiato dalle autorità italiane per quanto 
riguarda  l'alloggio;  che,  oltre  alle  strutture  statali,  vi  sono  altresì 
numerose  organizzazioni  caritative  che  si  occupano  dei  richiedenti 

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l'asilo  e  dei  rifugiati  (cfr.  tra  le  altre,  la  decisione  del  Tribunale 
amministrativo federale D-721/2010 del 15 febbraio 2010);

che dal 1° gennaio 2009 l'organizzazione “Arciconfraternita del SS. Sa-
cramento e di S. Trifone” si prende cura dei rifugiati presso l'aeroporto 
di D._______ ed offre una consulenza giuridica gratuita ai richiedenti 
l'asilo;

che, in siffatta evenienza, non sussistono indizi per ritenere che le au-
torità  italiane  violeranno  gli  obblighi  di  diritto  internazionale  assunti, 
qualora il ricorrente dovesse allegare e dimostrare l'esistenza di timori 
oggettivamente fondati d'esposizione, in caso di rimpatrio o d'allonta-
namento in  un Paese terzo, a seri  pregiudizi  ai  sensi della  Conv.,  a 
trattamenti  vietati  secondo la CEDU o la Conv. Tortura (cfr. decisioni 
del Tribunale amministrativo federale D-721/2010 del 15 febbraio 2010; 
E-6195/2009 del 30 ottobre 2009; E-4109/2009 del 17 agosto 2009);

che,  in  considerazione  di  quanto  suesposto,  ne  discende  che  retta-
mente l'UFM è non entrato nel merito della domanda d'asilo del richie-
dente ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi; 

che, di conseguenza, in materia di non entrata nel merito, il ricorso de-
stituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la de-
cisione impugnata va confermata;

che la  non entrata nel  merito  di  una domanda d'asilo  ha,  di  norma, 
come  conseguenza  la  pronuncia  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 1 
LAsi); che, in casu, il Cantone d'attribuzione non ha rilasciato un per-
messo di dimora ed il ricorrente non ha neppure un diritto al rilascio di 
tale permesso, ragione per cui l'UFM ha rettamente pronunciato l'al-
lontanamento;

che, nel quadro di una procedura Dublino, la quale costituisce una pro-
cedura di  trasferimento verso lo  Stato competente per l'esame della 
domanda d'asilo, non v'è spazio per i provvedimenti sostitutivi ai sensi 
dell'art. 44 cpv. 2 LAsi in combinazione con l'art. 83 cpv. 1 della legge 
federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20);

che un tale esame - nella misura in cui è necessario - dev'essere  ef-
fettuato già nell'ambito della procedura Dublino (cfr. considerandi pre-
cedenti);

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che, in tal senso, l'UFM ha rettamente ritenuto l'esecuzione dell'allon-
tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile;

che il ricorrente non è riuscito ad esporre in che modo la decisione im-
pugnata violi il diritto federale, accerti in modo inesatto o incompleto i 
fatti giuridicamente rilevanti, oppure sia inadeguata (art. 106 LAsi);

che, di conseguenza, il ricorso va respinto;

che, il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura sem-
plificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un se-
condo giudice (art. 111 lett. e LAsi);

che, avendo il TAF statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese 
processuali è divenuta senza oggetto;

che, visto l'esito della procedura le spese processuali,  di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fe-
derale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);

che la  presente decisione non può essere impugnata con ricorso in 
materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d 
LTF);

che, di conseguenza, la pronuncia è quindi definitiva.

(dispositivo alla pagina seguente)

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D-1635/2010

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
La decisione supercautelare del Tribunale amministrativo federale del 
17 marzo 2010 è revocata.

2.
Il ricorso è respinto.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del TAF, entro un termi-
ne di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza.

4.
Comunicazione a:

- rappresentante del ricorrente (anticipata via fax e  Raccomandata; 
allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Divisione soggiorno, con allegato N (...) (per corriere interno; 
in copia)

- F._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Daniele Cattaneo Carlo Monti

Data di spedizione:

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