# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ac56f029-8160-58c3-82ea-bcead6a252f9
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2005-06-24
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 24.06.2005 BB.2005.31
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2005-31_2005-06-24.pdf

## Full Text

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

  

N. incar to BB.2005.31 

  
  Sentenza del 24 giugno 2005 

Corte dei reclami penali  

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, presi-
dente, Andrea J. Keller e Tito Ponti, 
Cancelliere Giampiero Vacalli 

Parti  A.______,  
rappresentato dall’avv. John Noseda,  

reclamante 
 
contro 
 
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE,  

controparte 
 

Oggetto  Sequestro di conto bancario (65 PP) 

 

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Fatti: 

A. Nell’ambito di una procedura di indagine preliminare di polizia giudiziaria 
aperta contro B.______ e altri per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi 
dell’art. 305bis CP, il 23 novembre 2004 il Ministero pubblico della Confe-
derazione (in seguito: MPC) ha ordinato la perquisizione del conto bancario 
n. 402’003 presso la banca R.______ con sede a Ginevra. Il MPC ha de-
cretato nel contempo il blocco dei saldi attivi depositati sul conto in questio-
ne a concorrenza di EUR 1'456'689.--, nonché il sequestro di tutta la do-
cumentazione relativa dall’apertura dello stesso in poi. Per esigenze 
d’inchiesta, alla banca è stato fatto divieto di comunicare alle persone inte-
ressate o a chiunque il contenuto dell’ordine in questione sino a revoca 
scritta del Procuratore federale.  

 
 All’origine del provvedimento vi è una segnalazione dell’Ufficio federale di 

comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) ai sensi dell’art. 
9 della legge federale sul riciclaggio di denaro (LRD; RS 955.0). Tale se-
gnalazione faceva stato del possibile transito e/o deposito sulla relazione 
bancaria summenzionata di averi di provenienza illecita. 

 
 La revoca da parte dell’autorità inquirente del divieto d’informare previsto 

nell’ordine di edizione e sequestro è intervenuta il 12 aprile 2005. 
 

 
B. Informato sul provvedimento dalla banca R.______ con scritto del 2 maggio 

2005, A.______, titolare del conto sequestrato, in data 3 maggio 2005, ha 
interposto reclamo al Tribunale penale federale, chiedendo l’annullamento 
del provvedimento impugnato, protestando spese e ripetibili. Egli ritiene, in 
sostanza, che l’ordine di edizione e sequestro contestato, non essendo suf-
ficientemente motivato, violerebbe il diritto di essere sentito. 

 
 
C. Con risposta del 1° giugno 2005, il MPC ha chiesto di respingere il reclamo 

nella misura della sua ammissibilità. L’autorità inquirente rileva anzitutto 
che un ordine provvisionale di sequestro emesso nella fase di un’inchiesta 
preliminare non deve rispettare le medesime esigenze di motivazione di 
una sentenza finale, questo soprattutto per preservare il segreto istruttorio. 
Per quanto attiene al fondamento della misura, il reclamante, già interroga-
to dalle autorità italiane su commissione rogatoria svizzera, avrebbe fornito 
una versione non credibile in relazione alla provenienza sul suo conto ban-
cario bloccato di fondi fortemente sospettati essere legati al dissesto finan-

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ziario della società S.______. In definitiva, l’ordine contestato, nella sua 
forma e contenuto, sarebbe rispettoso del principio della proporzionalità. 

 
 
D. Nella sua replica del 16 giugno 2005 il reclamante afferma che le informa-

zioni contenute nella risposta del 1° giugno 2005 del MPC, nonché l’ampia 
documentazione prodotta, hanno di fatto sanato la violazione del suo diritto 
di essere sentito. Pur non condividendo il provvedimento impugnato, egli 
dichiara, tenuto conto della natura provvisionale della misura, di ritirare il 
proprio reclamo, al fine di chiarire celermente con l’autorità inquirente la 
sua posizione. Tenuto conto della violazione dell’obbligo di motivazione ini-
ziale, egli chiede che si prescinda dal prelievo di spese giudiziarie a suo ca-
rico e che vengano fissate congrue ripetibili a suo favore.  

 
 
 

Diritto: 

1. 
1.1 Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP, nella versione in vigore dal 1° aprile 2004, gli 

atti e le omissioni del procuratore generale della Confederazione possono 
essere impugnati con reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale 
penale federale, seguendo le prescrizioni procedurali degli art. 214-219 PP. 
La legittimazione attiva è in concreto data, essendo il reclamante il titolare 
della relazione bancaria oggetto del contestato ordine di edizione e seque-
stro (art. 214 cpv. 2 PP). 

 
1.2 Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del 

procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal 
giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per analo-
gia). In concreto, l’ordine di edizione e sequestro impugnato è datato 23 
novembre 2004, ma il reclamante, dato il divieto di comunicazione imposto 
inizialmente dall’autorità inquirente, ne ha preso conoscenza, al più presto, 
il 3 maggio 2005, conseguentemente allo scritto del 2 maggio 2005 della 
banca R.______; interposto il 3 maggio 2005, il rimedio è pertanto tempe-
stivo. 

 
 
2. Nella sua replica del 16 giugno 2005 il reclamante, preso atto della motiva-

zione a suo dire esaustiva alla base del provvedimento coercitivo contesta-
to, ha ritirato il proprio reclamo. Pertanto, la presente procedura è divenuta 
priva d’oggetto, ciò che la Corte dei reclami penali si limita a costatare. 

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3. Secondo l’art. 72 PCF, la cui applicazione analogica si giustifica in virtù del 
rinvio previsto agli art. 245 PP e 40 OG, quando una lite diventa 
senz’oggetto o priva d’interesse giuridico per le parti, il tribunale, udite le 
parti, ma senz’ulteriore dibattimento, dichiara il processo terminato e statui-
sce, con motivazione sommaria, sulle spese, tenendo conto dello stato del-
le cose prima del verificarsi del motivo che termina la lite. Non è dunque 
necessario esaminare in dettaglio quale sarebbe stato l’esito della procedu-
ra, l’autorità giudicante dovendo unicamente procedere, sulla base 
dell’incarto, a una valutazione sommaria della situazione antecedente il fat-
to che ha messo fine al litigio. Se l’esito probabile può essere determinato, 
in un caso concreto, unicamente mediante un esame più approfondito della 
situazione, le spese giudiziarie e le indennità ripetibili sono allora in primo 
luogo messe a carico della parte che ha provocato la procedura divenuta 
priva d’oggetto o presso la quale sono intervenute le cause che hanno 
condotto a tale situazione, analogicamente ai criteri valevoli nella procedu-
ra civile (ATF 118 Ia 488 consid. 4a, pag. 494; sentenza del Tribunale fede-
rale 2A.573/2003 del 30 luglio 2004, consid. 2.7). 

 
 Nella fattispecie, il reclamo è divenuto privo d’oggetto in seguito al suo ritiro 

da parte del reclamante, il quale, durante la presente procedura, ha ritenuto 
sanata la violazione del suo diritto di essere sentito legata, a suo dire, 
all’insufficiente motivazione dell’ordine di edizione e sequestro del 23 no-
vembre 2004. In questo ambito vi è da rilevare che le esigenze poste dal 
Tribunale federale per quanto attiene alla motivazione dell’ordine di seque-
stro non sono severe. Infatti, il diritto di essere sentito è rispettato quando, 
nell’ordinare un sequestro, all’interessato è comunicato in che ambito e sul-
la base di quali reati avviene tale misura (sentenza del Tribunale federale 
del 9 febbraio 1994, consid. 2b). La concretizzazione di tale principio non è 
sempre evidente: da una parte, se la motivazione è troppo succinta vi è il 
rischio, per la persona toccata dalla misura, di non disporre degli elementi 
indispensabili per avvalersi di un rimedio di diritto. D’altra parte, una moti-
vazione dettagliata rischia di ledere il segreto istruttorio (cfr. L. MARAZZI, 
Sull’ordine di perquisizione e sequestro bancario, in Il Ticino e il diritto, Lu-
gano 1997, p. 521). In concreto, l’ordine impugnato sembra soddisfare i re-
quisiti minimi evocati dal Tribunale federale, ragione per la quale vi è da 
supporre che il gravame interposto dal reclamante, con ogni probabilità, sa-
rebbe stato respinto (cfr. ugualmente in questo ambito la sentenza del Tri-
bunale penale federale BE.2004.10 del 22 aprile 2005, consid. 3.1).  

 

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 In virtù di quanto precede, le spese processuali sono poste a carico del re-
clamante; queste sono calcolate giusta l’art. 3 del Regolamento sulle tasse 
di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) e ammontano 
nella fattispecie a fr. 500.--, importo già versato dal reclamante sotto forma 
di anticipo spese.  

 Non vengono assegnate indennità per spese ripetibili. 
 

 
 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è divenuto privo d’oggetto e la causa è di conseguenza stralciata 
dai ruoli. 

2. La tassa di giustizia di fr. 500.—è posta a carico del reclamante, importo 
già versato dal medesimo sotto forma di anticipo spese. 

3. Non vengono assegnate indennità per spese ripetibili. 

 

Bellinzona, 27 giugno 2005  

In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 

Il Presidente:    Il Cancelliere:  

 

 

 

 

Comunicazione a : 

- A.______, rappresentato dall’avv. John Noseda  

- Ministero pubblico della Confederazione 

 

Informazione sui rimedi giuridici : 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili 
mediante ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto 
federale. La procedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 
giugno 1934 sulla procedura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui 
l’autorità di ricorso o il suo presidente lo ordini.