# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8bb4439b-36c8-57c7-a712-db38dbc820c5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.05.2013 32.2012.206
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2012-206_2013-05-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2012.206

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  3 maggio 2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesca
  Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 agosto 2012 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 15 giugno 2012 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, nato nel 1952, di formazione fiduciario, nel mese di agosto 2011 ha presentato una domanda di prestazioni AI lamentando di essere affetto da diabete e
cardiopatia (doc. AI 1). Esperiti gli accertamenti del caso, con decisione del 15
giugno 2012, confermativa di un progetto di decisione del 23 febbraio 2012
(doc. AI 29-1 e 38), l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato una rendita
intera (grado di invalidità del 70%) limitatamente al periodo compreso dal 1. gennaio
2012 al 31 maggio 2012, ossia tre mesi dopo l’accertato miglioramento delle
condizioni di salute da situare a fine febbraio 2012, ma versata unicamente dal
1. febbraio 2012 essendo la domanda stata presentata tardivamente ai sensi
dell’art. 29 LAI (doc. AI 38). 

 

                               1.2.   Con
tempestivo ricorso al TCA l'assicurato, tramite l’avv. __________, allegando
una perizia resa il 10 luglio 2012 dal dr. __________, psichiatra, ha contestato
le conclusioni dell’amministrazione e postulato in sostanza
l’attribu-zione di una rendita intera dal 1° gennaio 2012 e la messa a carico
dell’Ufficio AI della nota d’onorario della perizia. 

 

                               1.3.   Nella
sua risposta 19 settembre 2012 l’amministrazione, riferendosi all’allegata
annotazione del SMR, ha postulato l’an-nullamento della decisione impugnata e
il rinvio degli atti per espletare ulteriori accertamenti di natura medica;
chiede per contro la reiezione dell’istanza di assunzione dei costi scaturiti dall’accertamento
privato tramite il dr. __________  (IV). 

                                                                                

                               1.4.   Il
4 ottobre 2012 il ricorrente, tramite il suo patrocinatore, ha dichiarato di opporsi
alla proposta di rinvio, la situazione essendo già sufficientemente chiarita mediante
la perizia del dr. __________ - del quale ha altresì prodotto un ulteriore scritto
(doc. A/13) -, confermandosi nelle domande ricorsuali (VI). 

                                         Con
osservazioni del 14 novembre 2012 l’Ufficio AI, sulla base del parere del
medico SMR, ha ribadito di postulare il rinvio degli atti per esperire una
perizia psichiatrica e aggiornare gli atti mediante l’incarto dell’assicuratore
malattia, ribadendosi nella richiesta di reiezione dell’istanza di rifusione
dei costi peritali (XI). Dal canto suo, il 29 novembre 2012 il ricorrente ha
confermato la sua presa di posizione, allegando un nuovo scritto del dr. __________
(XII). Anche l’Ufficio AI, in data 17 dicembre 2012, si è sostanzialmente riconfermato
nelle sue precedenti prese di posizione (XV).  

 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011;
STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008).

 

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’amministra-zione ha concesso
all’assicurato una rendita intera di invalidità limitatamente al periodo dal 1.
febbraio al 31 maggio 2012, e se, quindi, a giusto titolo ha soppresso la
prestazione dal 1. giugno 2012. Litigiosa è altresì l’assunzione dei costi
della perizia psichiatrica privata prodotta dal ricorrente. 

                                         

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.),
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
2007, p. 1411, n. 46). Secondo l’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI
l’assicurato ha diritto ad una rendita se ha avuto un’incapacità al lavoro
(art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione
(e, per la lett. c, se al termine di questo anno è invalido [art. 8 LPGA]
almeno al 40%). Secondo il cpv. 2 del medesimo art.  28 LAI gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile
da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il
reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla
nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe
potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). 

                                         Per l’art. 29 cpv. 1 LAI il diritto alla rendita nasce al più
presto dopo sei mesi dalla data in cui l’assicurato ha rivendicato il diritto
alle prestazioni conformemente all’art. 29 cpv. 1 LPGA.

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 133 V 545, 131 V 164, 131 V 120 e
125 V 143). I principi giurisprudenziali sviluppati in materia
di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343. consid. 3.5 p.
349-352).

                                         Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita
subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa
sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’uffi-cio
o su richiesta. Qualsiasi cambiamento importante delle circostante suscettibile
di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può
fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito
una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
DTF 112 V 372 e 390).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente
invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). 

                                         Queste
norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STF 8C_886/2009 del 13 aprile 2010 consid. 2.2 che rinvia alla DTF 121 V
264 consid. 6b/dd p. 275 con riferimenti).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977
p. 169; Pratique VSI 1996 p. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht,
Berna 2003, p. 128).

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati
- oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche
parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico
morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per
l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA I 148/98 del 29
settembre 1998)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacoma-nia, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre
1999; I 148/98 del 29 settembre 1998; RCC 1992 p. 182 consid. 2a con
riferimenti). 

                                         

                               2.6.   Nell’evenienza concreta, ricevuta la domanda di prestazioni, l’amministrazione
ha richiamato gli atti dell’assicurazione malattia __________, ed esaminato il certificato
del medico curante dr. __________ del 6 settembre 2011, attestante una completa
inabilità lavorativa a dipendenza delle problematiche cardiache dal mese di gennaio
2011 (doc. AI 9). In un rapporto del 27 settembre 2011, la dr.ssa __________
del servizio di cardiologia dell’Ospedale __________, esprimendosi al termine
della riabilitazione cardiovascolare seguita dall’assicurato successivamente ad
un infarto e all’intervento di rivascolarizzazione miocardica del  28 marzo 2011, ha concluso per una ritrovata piena capacità lavorativa come fiduciario (doc. 11-7). Dall’incarto
richiamato dall’__________ risulta che l’assicuratore ha riconosciuto
all’interessato un’inabilità totale dal 3 gennaio 2011, del 50% dal 28 gennaio
2011, nuovamente totale dal 19 marzo 2011, del 75% dal 1. luglio 2011 e del 70%
dal 3 ottobre 2011 (doc. AI 19). 

                                         Sentito
il medico SMR (doc. AI 21), l’amministrazione ha nuovamente interpellato il dr.
__________, il quale, per le diagnosi di “coronopatia su malattia trivasale
con infarto miocardico” (oltre a diabete mellito tipo II), ha confermato le
inabilità quale fiduciario certificate all’attenzione dell’assicuratore malattia
e il perdurare di un’inabilità del 70% (attestato del 17 gennaio 2012, doc. AI
22). Il dr. __________, cardiologo, in data 6 febbraio 2012 ha per contro certificato che dal punto di vista cardiaco l’assicurato era da considerare
nuovamente abile pienamente (doc. AI 25).

                                         Nel
rapporto finale del 21 febbraio 2012 il medico SMR dr. __________, ha posto le
diagnosi di “Lesioni significative al tronco comune del ramo circonflesso e
della coronarica dx”, oltre alle diagnosi senza influsso sulla capacità
lavorativa di “Diabete, pregresso tabagismo, gastropatia cronica, ernia iatale”,
concludendo per un’inabilità lavorativa quale fiduciario dal 3 gennaio 2011,
del 50% dal 28 gennaio 2011, nuovamente totale dal 19 marzo 2011, del 75% dal
1. luglio 2011 e del 70% dal 3 ottobre 2011 e nulla dal 21 febbraio 2012 (doc.
AI 27).

                                         Dopo
aver interpellato il consulente professionale (doc. AI 28), l’Ufficio AI, mediante
progetto di decisione del 23 febbraio 2012 ha quindi concluso per il riconoscimento di una rendita intera limitatamente al periodo dal 1. gennaio al 31 maggio
2012 (3 mesi dal miglioramento situato al 21.02.2012,
art. 88 cpv. 1 OAI) con un grado del 70%, ritenuto tuttavia che, essendo la
domanda stata presentata tardivamente, il versamento decorreva unicamente dal
01.02.2012 (ossia sei mesi dopo l'inoltro della richiesta – 26.08.2011 – art.
29 cpv. 1 LAI) (doc. AI 29/2-3). Secondo
l’amministrazione gli accertamenti avevano permesso di stabilire che l'attività
abituale quale esperto fiscale/programmatore era quella più adatta al suo stato
di salute ed era proponibile in misura nulla dal 03.01.2011, del 50% dal
28.01.2011, nulla dal 19.03.2011, del 25% dal 01.07.2011, del 30% dal
03.10.2011 e del 100% dal 21.02.2012. Una capacità lavorativa piena dal 21.02.
2012 andava ammessa pure in una professione adeguata rispettosa delle limitazioni
funzionali (carico massimo senza limitazioni sino a kg 10,
alternanza della postura al bisogno, lavori leggeri per evitare sovraccarichi
cardiaci) (doc. AI 29/2-3).

                                         L’assicurato
si è opposto a tale progetto e ha prodotto ulteriore documentazione attestante le
inabilità riconosciute dall’__________ e un certificato del dr. __________ del
22 marzo 2012 del seguente tenore:

 

" 
Con il presente
certifico che il mio paziente sopraccitato è affetto da diabete mellito tipo
II, cardiopatia ischemica con stato dopo infarto miocardico acuto inferiore
(28.03.2011), stato ansioso-depressivo, iperlipidemia e ipertensione arteriosa.

Dopo l'evento ischemico acuto di marzo 2011, lo stato
generale del paziente è peggiorato, in particolare presenta importante ansia
associata a sudorazioni notturne frequenti, epigastralgie ricorrenti, disturbi
di concentrazione e della memoria. Tenuto conto dell'attuale stato generale del
paziente e della possibilità di peggioramento ulteriore del quadro clinico,
ritengo indicata una rivalutazione medico-peritale nell'ottica di esaminare nel
miglior modo possibile l'attuale capacità lavorativa residua del
paziente." (doc. AI 31/12)

 

                                         L’assicurato
ha inoltre preannunciato un rapporto relativo ad una prevista risonanza
magnetica e ha segnalato che nell’ambito degli accertamenti eseguiti dall’__________
il dr. __________ aveva attestato un’incapacità lavorativa del 70%, chiedendo
di richiamare tale certificato (doc. AI 35). 

                                         L’Ufficio
AI, non ritenendo comprovati elementi clinici oggettivanti un peggioramento
dello stato di salute né atti a determinare una rivalutazione clinica della
capacità lavorativa, ha confermato il progetto di decisione con provvedimento
del 15 giugno 2012 (doc. AI 43).

                                         Di
fronte al TCA, il ricorrente ha prodotto il referto 20 aprile 2012 del dr. __________,
internista, attestante: 

 

" 
(…)

Paziente assente dal lavoro dal 03.01.2011 in misura
del 100% con successive inabilità  lavorative parziali o totali fino al 03.10.2011
giorno in cui Il paziente è stato considerato inabile al lavoro in misura del
70% fino al giorno d'oggi. 

Causa dell'incapacità lavorativa la presenza di una
cardiopatia ischemica con stato da infarto miocardico subacuto inferiore e
stato da by-pass aorta-coronarico il 28.03.2011. Dopo la fase di riabilitazione
priva di importanti complicazioni il paziente è stato seguito con controlli 
regolari specialistici dal collega Dr. __________. Attualmente il paziente
lamenta dolori a livello epigastrico che migliorano con il cibo presenti
soprattutto in posizione supina. La sintomatologia dolorosa è accompagnata da
sudorazioni notturne che non sono state correlate con episodi ipoglicemici.
Sconosciuta un'ernia iatale ma di recente non è stata eseguita una gastroscopia.

Il signor RI 1 non lamenta dolori pectanginosi sotto
sforzo, nessuna dispnea, ortopnea, sincope o edemi.

A causa di una discrepanza tra il referto
ecocardiografico attuale e il risultato della coronarografia eseguita nel 2011
il collega cardiologo ha previsto un esame di RM cardiaca al fine di escludere un'ischemia
residua.

Si segnalano inoltre valori glicemici non ben
compensati malgrado la terapia medicamentosa instaurata di recente dal collega
diabetologo Dr. __________. Anamnesticamente non crisi ipoglicemiche,

Il paziente ha già inoltrato richiesta per una rendita
Al con decisione di inabilità in misura del 70% fino al 31.05.2012 e proposta
dl reintegrazione professionale. Il paziente tuttavia ha interposto ricorso.

(…)

DIAGNOSI:    -  malattia coronarica trivasale con stato da:

                                        .  IMA
inferiore subacuto.                     •

                                        .  stato
da BPAC UMA-PLA1-Pla 2 e RIMA-RIVA, vena RIPV (28.03.2011).

                        -  diabete mellito attualmente
non insulinodipendente.

                        -  FRCV: famigliarità,
tabagismo, diabete, ipertensione.

                        -  stato da emorragia esofagea
(1980) e conosciuta ernia fatale. 

                        -  stato da ustione mano dx
(1980). 

                        -  stato da trombosi occhio
sin.

                        -  stato da rottura spalla sin.
su incidente motociclistico.

                        -  scalo da frattura metacarpo
dx su incidente automobilistico.

 

CONCLUSIONI:

L'inabilità lavorativa parziale del paziente risulta
per il momento giustificata. Determinante per la valutazione sarà l'esito della
RM cardiaca prevista in un prossimo futuro. A mio giudizio sarebbe auspicabile
anche l'esecuzione di una gastroscopia. Considerati i valori elevati pressori e
glicemici da me registrati malgrado la terapia medicamentosa sarebbe utile
verificare la compliance del paziente riguardo alla terapia medicamentosa. 

Ricordo le decisioni Al alle quali  il paziente ha
interposto ricorso.

Situazione da rivalutare alla luce del referto RM
cardiaco e eventualmente della gastroscopica.

INABILITÀ LAVORATIVA: in misura del 70% vedi sopra. (…)"
(doc. A7)

 

                                         L’assicurato
ha inoltre prodotto una perizia (di 14 pagine) del dr. __________, psichiatra,
il quale si è, fra l’altro, così espresso:

 

" 
(…)

SINTESI E VALUTAZIONE:

(…)

Il peritando, nella vita quotidiana, ha
"funzionato bene", all'interno dei binari da lui scelti (vita privata
e professione). Ma è strutturato in modo rigido, coartato,  "alessitimico";
è predisposto a somatizzazioni (come forse sono l'ipofonesi e i disturbi
gastrici notturni, e anche i due svenimenti degli anni scorsi, rimasti inesplicati;
le informazioni e il tempo a mia disposizione non consentono né di confermare
né di smentire questa ipotesi) e forse a vere e proprie malattie psicosomatiche.
Non è escluso che anche l'infarto miocardico sia collegato a questa struttura
di personalità, la quale si situa - come il test di Rorschach ha dimostrato -
non al livello "nevrotico", il più differenziato e "sano",
bensì al livello immediatamente inferiore, lo "stato limite
superiore", che può mostrarsi bene adattato e funzionante ma che, per
dirla in parole semplici, è meno solido di quello che appare, tanto che - in circostanze
sfavorevoli - può scompensare in modo anche grave, seppur (di regola)
transitorio.

 

Questo è quanto - con ogni probabilità - è successo al
peritando: l'infarto miocardico, o forse ancor più l'intervento cardochirurgico
che ne è seguito e la riabilitazione, hanno evocato nel peritando una forte
paura di morte (comprensibile in chiunque, ma ingigantita nel suo caso dalla
storia famigliare e dalla scomparsa, in pochi mesi, di quattro colleghi
all'incirca coetanei per problemi analoghi). Ritroviamo questa paura
nell'Esperimento di Associazione verbale, in cui emerge addirittura il quadro
di un vero e proprio Disturbo da Stress Postraumatico (ICD-10 F43.1). 

Tuttavia, l'inquadramento nosologico è di importanza
secondaria: che si tratti di un Disturbo da Stress Postraumatico (di cui
probabilmente non sono soddisfatti appieno i criteri diagnostici, mancando p.e.
i sogni intrusivi o l' "iperarousal", mentre che invece è presente
l'evitamento di una situazione - il lavoro - che, perlomeno nell'inconscio del
peritando - è "responsabile" del disturbo) oppure "solo" (e
più probabilmente) di una "Sindrome da Disadattamento, reazione depressiva
prolungata", ICD-10 F43.21, risulta dai test cognitivi (Rey e WAIS) ma
anche dall'Esperimento di Associazione verbale che memoria e, soprattutto,
concentrazione sono seriamente compromesse (disturbate da fattori emotivi),
tanto che il dottor __________, pur all'oscuro della problematica del
peritando, esclude che egli possa ancora "svolgere adeguatamente un
qualsiasi compito" - perlomeno nel suo ambito lavorativo.

La struttura di personalità purtroppo non favorisce un
recupero, proprio per la già citata tendenza all'opposizione, che preclude
l'elaborazione del problema e la disponibilità a un percorso terapeutico (che
il peritando, interrogato in proposito durante l'ultimo colloquio, ha
rifiutato; si ricordi che egli ha parimenti rifiutato un consulto con
l'otorinolaringoiatra per l'ipofonesi e rinviato la RM cardiaca). Un'evoluzione
spontanea favorevole non è esclusa ma, anche in considerazione dell'età del
peritando, non in tempi brevi.

 

In conclusione, ritengo il peritando inabile al lavoro
di fiduciario in misura completa; egli può ancora "fare presenza" o
"rivestire ruoli di rappresentanza" in ufficio o presso i clienti, ma
- per lo meno per il futuro prevedibile - non è in grado di svolgere i suoi
compiti precedenti che (come da dichiarazione del datore di lavoro) esigono
"concentrazione, attenzione, capacità di resistenza e precisione, rilevanti".
Nei compiti "minori" appena descritti, la sua capacità di lavoro non
supera il 30%.

Al momento (e per un periodo prolungato) il peritando
non sarà abile nemmeno ad altri lavori o attività lucrative in misura superiore
a quanto appena indicato; la struttura di personalità e di carattere che è
stata evidenziata in modo chiaro soprattutto nei test proiettivi è tale che
l'esigere anzitempo una ripresa del lavoro provocherebbe ed esaspererebbe le
tendenze oppositive, finendo per essere controproducente.

La prognosi non è ottimistica. Un'evoluzione favorevole
spontanea, come detto, è possibile ma improbabile; l'accesso a una psicoterapia
è difficoltoso e non gradito, almeno attualmente, al peritando. Una
rivalutazione della capacità lavorativa non ha senso, a mio avviso, prima che
sia trascorso almeno un anno." 

(doc. A9)

                                          

                                        In proposito i medici SMR dr.
__________ e __________, quest’ultima psichiatra, hanno affermato il 5 settembre
2012:

 

" 
per quanto riguarda lo
stato di salute, fino al marzo 2012 la documentazione agli atti faceva riferimento
solo alla problematica cardiologica, problematica compatibile con una completa
abilità lavorativa a partire dal settembre 2011. Per quanto la problematica
psichiatrica viene citata la presenta di sintomatologia ansiosa ma senza porre
una diagnosi secondo classificazione ICD 10 e DSMIVTR solo dal dr. __________
nel suo certificato del 22 marzo 2012. Nessuna indicazione viene inoltre data
su eventuali cure specialistiche e/o psicofarmacologiche intraprese.

La perizia del Dr. __________ non  chiarisce a livello
diagnostico la patologia presente, riportando che probabilmente si tratta di
una sindrome da disadattamento, reazione depressiva/prolungata, lo status non
appare di intensità così grave da giustificare una IL così importante a fronte
di una probabile diagnosi psichiatrica” (doc. IV/bis)  

 

                                        Il 28 settembre 2012 il dr. __________
ha precisato:

 

" 
(…)

Ritengo anche di avere spiegato perché una terapia, al
momento attuale, non possa essere praticata, se non nella blandissima misura
consistente nell'assunzione occasionale di un ansiolitico. Il peritando ha
esplicitamente rifiutato una psicoterapia; il quadro depressivo (a prima vista
piuttosto moderato) potrebbe forse trarre beneficio da una farmacoterapia con
un medicamento ansiolitico­antidepressivo come potrebbe essere un inibitore
selettivo della ricattura della serotonina, ma questo quesito non mi è stato
posto in perizia e non è compito del perito prescrivere o monitorare una cura.

A mio avviso, come già detto in perizia, l'aspetto
"struttura di personalità" costituisce il fattore prognostico più
importante (e, nella fattispecie, meno favorevole). Se, sinora, la struttura di
personalità ha favorito il successo personale e professionale del peritando,
ora invece esso rischia di rivoltarsi contro di lui e ciò non soltanto per la
sua patologia "psicosomatica" ma anche per le paure di morte generate
in lui (e osservate anche nell'esperimento associativo) dalla scomparsa di
quattro colleghi. Mantengo perciò integralmente la mia valutazione." 

(doc. A13)

 

                                         In
merito i medici SMR hanno ribadito:

" 
(…)

Per i seguenti punti riteniamo la perizia del dr. __________
non conclusiva ai fini d'una valutazione conclusiva AI:

Nella perizia di parte del dr. __________ manca la data
d'inizio della inabilità lavorativa dovuta alla patologia psichiatrica.

A pagina 13 della perizia il perito stesso indica che
non sono soddisfatti i criteri di un vero e proprio disturbo da stress postraumatico
F 43.1. Più probabile viene posta la diagnosi di sindrome da disadattamento, reazione
depressiva prolungata F 43.21 (secondo ICD il disturbo da disadattamento non
raggiunge i criteri d'intensità per un disturbo affettivo F30, F39). Si tratta
poi di uno stato depressivo lieve.

Nessun trattamento è poi stato tentato. L'assicurato in
tutto questo tempo non ha mai dovuto aumentare il dosaggio dell'ansiolitico con
funzione ipnotica assunto occasionalmente e già da prima dell'infarto ad una dose
bassa.

Non vengono descritte le motivazioni mediche per le
quali l'assicurato non possa sottoporsi a psicoterapia. Semplicemente il
paziente rifiuta. Il perito si esprime sulla possibilità che una terapia con
SSRI potrebbe portare a beneficio, questo non affrontato dal perito non
essendogli stato chiesto ma punto di interesse per una valutazione da parte
dell'UAI (obbligo dell'assicurato di ridurre il danno).

Si ritiene quindi tuttora necessaria l'esecuzione d'una
perizia psichiatrica che valuti l'inizio esatto d'una eventuale IL dal punto di
vista psichiatrico, la possibilità di cura specialistica e se questa possa
influenzare la prognosi e la CL." (doc. XI/bis)

 

                                         Il
26 novembre 2012 il dr. __________ ha ulteriormente confermato la sua posizione
(doc. A/15). 

                               2.7.   Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; I 462/05 del 25 aprile 2007, U 329/01 e U
330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c;
Meyer Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 p. 31), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                         In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354). Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Per quel
che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a/cc);
Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3a/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, p. 230).

                                         Va inoltre ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007 del 25 aprile 2008, I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                         

                                         Infine, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT 2003-II p. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate
alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124
del 27 settembre 2001; DTF 130 V 352). 

                                                                                

                               2.8.   Nella
fattispecie, l’Ufficio AI ha sostanzialmente ritenuto di dover riconoscere un’abilità lavorativa quale esperto fiscale/programmatore nulla dal
3 gennaio 2011, del 50% dal 28 gennaio 2011, nuovamente nulla dal 19 marzo
2011, del 25% dal 1. luglio 2011 e del 30% dal 3 ottobre 2011 al 21 febbraio
2012 e del 100% in seguito, a dipendenza delle patologie cardiache
diagnosticate (“Lesioni significative al tronco comune del ramo circonflesso
e della coronarica dx). L’amministrazione si
è basata essenzialmente sulle certificazioni acquisite agli atti e sul rapporto
finale del 21 febbraio 2012 del medico SMR dr. __________
(doc. AI 27).

Tale tesi è
stata contestata dal ricorrente, il quale, sulla base dei certificati del dr. __________
e del dr. __________, sostiene in sintesi di essere inabile al lavoro in misura
superiore e anche successivamente al mese di febbraio 2012. 

 

                                         Ora,
ricordato come per costante giurisprudenza il giudice delle
assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione deferitagli sulla base
della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne emanata – in
concreto il 15 giugno 2012 (doc. A) - quando si ritenga che fatti verificatisi
ulteriormente possano imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo
della situazione anteriore alla decisione (DTF 132 V 220 consid. 3; 129 V 4
consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b), i rapporti medici
prodotti con il ricorso possono essere presi in considerazione poiché quanto
descritto si riferisce anche alla situazione (psichiatrica e internistica)
antecedente all’emissione del provvedimento contestato.

 

Al riguardo, vista
la perizia del 10 luglio 2012 del dr. __________ (doc. A/9  e sopra consid. 2.6),
appare in particolare verosimile che ancora prima dell’emissione del provvedimento
contestato l’interessato abbia sviluppato una patologia psichiatrica,
segnatamente una “sindrome di disadattamento, reazione depressiva
prolungata” o alternativamente un “disturbo post traumatico da stress” (doc.
A13), idonea a limitare la sua capacità lavorativa in misura non trascurabile.
Ora, la componente psichiatrica potenzialmente invalidante non è tuttavia stata
indagata prima dell’emissione della decisione oggetto di ricorso. 

Si deve quindi
presumere che al momento della resa dell’atto amministrativo litigioso lo stato
di salute dell’assicurato e gli effetti invalidanti ad esso riconducibili
fossero tali da giustificare l’esperimento di ulteriori indagini mediche. 

                                         Del
resto, esaminate le certificazioni prodotte in sede ricorsuale, anche
l’amministrazione, sentito il preavviso dei medici SMR, nella risposta di causa
del 19 settembre 2012 (IV) ha dichiarato di ritenere necessario procedere a nuovi
accertamenti psichici, posto come dall’inserto non fosse possibile desumere la
natura esatta e le effettive ripercussioni sulla capacità lavorativa delle
problematiche psichiche.  

                                         

Anche per quanto
riguarda la situazione cardiologica e internistica del ricorrente, secondo
questo Tribunale la situazione non appare sufficientemente chiarita, ove si
consideri che contrariamente a quanto concluso dall’amministrazione sulla base
della certificazione del dr. __________, cardiologo (doc. AI 25-1), e del medico
SMR (doc. AI 27) - che avevano concluso per una ripresa della capacità lavorativa
dal mese di febbraio 2012 -, il dr. __________, internista, nel suo certificato
steso il 20 aprile 2012 all’attenzione dell’Helsana, ha concluso per un’inabilità
lavorativa del 70% a dipendenza delle affezioni cardiache (doc. A7). Del resto
il persistere di un’inabilità lavorativa non trascurabile a causa della patologia
cardiaca è sempre stato ribadito anche dal curante dr. __________, da ultimo nei
certificati del 17 gennaio e 22 marzo 2012 (doc. AI 22, 31-12). Inoltre,
tuttora non chiarito resta il problema dell’abbassamento della voce (ricorso p.
12).   

 

Questa Corte ritiene
quindi necessario esperire ulteriori chiarimenti di natura innanzitutto psichiatrica
e, quindi, a dipendenza dell’esito degli stessi, eventualmente anche internistica/cardiologica,
mediante non solo l’aggiornamento degli atti presso l’assicuratore malattia __________,
ma anche tramite una perizia pluridisciplinare, ritenuto come la documentazione
all’inserto non consenta di addivenire ad un chiaro e attendibile
giudizio sullo stato di salute e sulle sue effettive ripercussioni invalidanti
sino al momento determinante della pronuncia del provvedimento querelato
(DTF 132 V 215 e 121 V 362). 

 

                                         Contrariamente
infatti a quanto sostenuto dal ricorrente, il quale reputa sostanzialmente che le
sue condizioni psichiatriche siano già sufficientemente chiarite mediante la
perizia del dr. __________, questo Tribunale ritiene imprescindibile procedere
a nuovi accertamenti. 

                                         Con
pertinenza infatti i medici SMR, nelle loro osservazioni del 5 settembre, 13
novembre e 14 dicembre 2012, hanno fatto rilevare che la perizia del dr. __________
non è esaustiva (cfr. IV/bis, XI/bis, XV/bis). In effetti, la perizia non solo
non giunge ad una diagnosi precisa (il perito ritiene non soddisfatti i criteri
di un disturbo da stress postraumatico - ICD-10 F 43.1 - ritenendo “più probabile” la diagnosi di sindrome da disadattamento, reazione
depressiva prolungata – ICD F 42.21 -; cfr. anche nello scritto del 28
settembre 2012; doc. A/9 e A/13),
ma nemmeno si esprime con sufficiente chiarezza sul momento in cui è
subentrata l’incapacità lavorativa e sull’evoluzione della stessa nel tempo. 

                                         La
stessa lascia inoltre parzialmente irrisolta la questione dell’efficacia di eventuali
trattamenti terapeutici, le argomentazioni addotte dallo specialista negli
scritti 28 settembre e 26 novembre 2012 (doc. A/13 e 15) essendo in proposito
bisognose di ulteriore approfondimento. Non è in effetti superfluo sottolineare
a quest’ultimo proposito che l’osservanza di eventuali proposte
terapeutiche intese a migliorare la situazione può di regola essere richiesta
all’assicurato nell’ottica del rispetto dell’obbligo che gli incombe di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c,
117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die
Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, p. 61; con particolare riferimento a disturbi psichici cfr. anche DTF 134
V 189). Nel caso concreto, il dr. __________ ha in effetti ammesso la
possibilità di intraprendere una farmacoterapia con un
medicamento ansiolitico/­antidepressivo come potrebbe essere un inibitore
selettivo della ricattura della serotonina (doc. A/13). Deve pure essere
rivalutata la possibilità dell’esigibilità di una psicoterapia. 

                                          

                                         A
dipendenza dell’esito dell’accertamento psichiatrico, l’Ufficio AI valuterà
l’opportunità di procedere ad un complemento pluridisciplinare
che valuti approfonditamente la situazione dell’assicurato tenendo conto delle
diverse diagnosi di natura cardiologica (malattia coronarica trivasale),
internistica (diabete mellito, ipertensione e tabagismo) e appunto psichiatrica,
senza trascurare il chiarimento del problema alla voce. 

                                         In
proposito deve in effetti essere ricordato che secondo l’Alta
Corte, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che
soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente sommare le singole
valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo
ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati. In effetti,
la questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio
il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4 settembre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485). Nella STF I 606/03 del 19 agosto
2005, lo stesso TFA ha inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo
dell’incapacità lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia
pluridisciplinare, ritenuto che una
semplice addizione di diverse inabilità lavorative parziali, eventualmente
presa in considerazione in occasione di una perizia pluridisciplinare, può
produrre, a seconda delle peculiarità concrete del caso, un risultato troppo
consistente oppure troppo esiguo (STF I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV
nr. 15, p. 43-45). 

 

                               2.9.   Nella
STF 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale ha
precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una
perizia giudiziaria e in quali può invece rinviare gli atti all'assicuratore
per un complemento istruttorio. Lo scrivente Tribunale in precedenti vertenze ha
già avuto modo di rinviare l’incarto all’Ufficio AI o perché ha
ritenuto che vi erano accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che
necessitavano di un complemento (“Ergänzung von gutachtlichen
Ausführungen”; cfr STCA 32.2011.107 del 27 ottobre 2011),
o perché vi erano delle carenze negli accertamenti svolti
dall’amministrazione (“Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich,
wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten
Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen
Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen,
wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen
Ausführungen erforderlich ist”; cfr. STCA
32.2011.115 del 27 ottobre 2011).

                                         

In concreto, ci troviamo di fronte ad un accertamento dei fatti che,
come detto, si rileva lacunoso. Considerate le diverse patologie di cui è
portatore l’assicurato, si giustifica il rinvio degli atti
all’amministrazione, affinché metta in atto un approfondimento
a livello psichiatrico, ed eventualmente, a dipendenza dell’esito dello stesso,
cardiologico e internistico, ritenuto come la documentazione all’inserto
non consenta di addivenire ad un chiaro e attendibile giudizio
sulle condizioni  dell’assicurato ed ad una valutazione globale della residua
capacità lavorativa che tenga conto delle varie patologie (anche psichiche) di
cui soffre, nell’originaria professione di esperto fiscale/programmatore ed in
attività adeguate, sino al momento determinante della pronuncia del
provvedimento amministrativo querelato (DTF 132 V 215 e 121 V 362). Una volta effettuata la perizia, l’Ufficio AI si determinerà nuovamente,
mediante la resa di una nuova decisione, sull’eventuale diritto alla rendita,
se necessario mediante il consueto raffronto dei redditi, e questo nel rispetto
dei principi legali e giurisprudenziali applicabili (cfr. in  proposito il
consid. 2.3).  

                                         

                                         Per
quanto concerne le perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, val la pena infine di
ricordare che il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; 122 V 161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS
1988 p. 329 e 332). Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 segg.). La Corte federale ha ribadito altresì che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento. Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 p. 95).

                                         D’altra
parte, le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati,
in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi
specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini
approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria
piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro
credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008; I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                         Inoltre,
va osservato che secondo la giurisprudenza in un procedimento assicurativo
sociale, l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003,
consid. 2.1.1; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).

 

                             2.10.   Visto l’esito della presente procedura, può restare aperta la questione
della decorrenza della prestazione eventualmente dovuta, sulla quale dovrà
nuovamente determinarsi l’amministrazione alla luce delle risultanze del
complemento istruttorio. Questo Tribunale si limita tuttavia a precisare che ai
sensi dell'art. 29 cpv. 1 LAI,  il
diritto alla rendita nasce al più presto dopo sei mesi dalla data in cui
l’assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente
all’articolo 29 capoverso 1 LPGA. Avendo in concreto l’assicurato presentato la
propria richiesta di prestazioni nel mese di agosto 2011 (doc. AI 1), a norma
del precitato art. 29 cpv. 1 LAI potrebbe eventualmente aver diritto ad una
rendita al più presto a partire dal 1° febbraio 2012 (ossia sei mesi dopo
l’inoltro della richiesta di prestazioni), e questo anche nell’eventualità in
cui l’anno di attesa di inabilità lavorativa di almeno il 40% in media secondo
l’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI (cfr. sopra al consid. 2.3) sia trascorso
precedentemente,  come correttamente sostenuto dall’Ufficio AI nella risposta
di causa (cfr. doc. IV). 

                                         

                             2.11.   Il ricorrente ha chiesto che l’Ufficio AI sia
tenuto ad assumere i costi della perizia privata del dr. __________, essendo
stata decisiva per l’esito (favorevole) del ricorso.

                                         

                                         In
proposito va detto che giusta l’art. 43 cpv. 1 LPGA l’assicuratore esamina le
domande, intraprende d’ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni
di cui ha bisogno. Secondo l ’art. 45 cpv. 1 LPGA, l’assicuratore sociale
assume le spese per l’accertamento, sempre che abbia ordinato i provvedimenti. Se
non ha ordinato alcun provvedimento, ne assume ugualmente le spese se i
provvedimenti erano indispensabili per la valutazione del caso oppure se fanno
parte di prestazioni accordate successivamente. L’art. 78 cpv. 3 OAI precisa inoltre
che le spese dei provvedimenti d’accertamento sono assunte dall’assicurazione
se questi sono stati ordinati dall’ufficio AI o, altrimenti, se erano indispensabili
all’erogazione delle prestazioni, oppure erano inerenti ai provvedimenti
integrativi concessi in seguito. D’altra parte, per l'art. 61 lett. g
LPGA, il ricorrente che vince la causa ha diritto al rimborso delle ripetibili
secondo quanto stabilito dal tribunale delle assicurazioni. L'importo è
determinato senza tener conto del valore litigioso, ma secondo l'importanza
della lite e la complessità del procedimento. Fanno parte delle spese
“ripetibili” ai sensi dell’art. 61 lett. g LPGA non solo i costi di patrocinio,
ma anche particolari esborsi insorti per misure di accertamento (per esempio
medico) che avrebbero dovuto essere ordinate dall’amministrazione, o, rispettivamente,
dal Tribunale cantonale, ma che sono stati invece predisposti dall’assicurato
parte della procedura (cfr. Ueli Kieser,
ATSG-Kommentar, 2. ed., 2009, all’art. 61 n. 13). In proposito, nella
sentenza pubblicata in DTF 115 V 62 l’allora Tribunale federale delle
assicurazioni ha statuito che nell'ambito dell'indennità di parte ripetibili ex art. 61 lett. g LPGA la parte vincente che si è
prevalsa di una perizia di parte ha diritto al rimborso della spese del perito
(onorario e altre spese) a titolo di ripetibili, nella misura in cui la perizia
si sia rilevata necessaria per la decisione, nel senso che la
stessa abbia permesso di accertare in maniera convincente e decisiva ai fini
del giudizio l’effettiva situazione medica, evitando quindi di dover ricorrere
ad una perizia giudiziaria, ("Umtriebsentschädigung";
confermato nelle STF 8C_388/2010 del 7 dicembre 2010 consid. 10.2, 8C_673/2009
del 22 marzo 2010 consid. 8.3.1; cfr. anche STF I 1008/2006 del 24
aprile 2007; I 591/06 del 15 dicembre 2006; K 142/02 del 28 dicembre 2004; cfr. anche Kieser, ATSG Kommentar, 2010, ad art. 61 n. 113, p.
791; Leuzinger-Naef, Bundesrechtliche Verfahrensanforderungen betreffend
Verfahrenskosten, Parteientschädigung und unentgeltlichen Rechtsbeistand in
Sozialversicherungsrecht, in: SZS 1991 pp. 176ss; Blanc, La procédure administrative
en assurance-invalidité, 1999, p. 131). 

                                         Inoltre,
secondo la giurisprudenza, l’assicurato ha diritto alla rifusione dei costi
della perizia privata anche nel caso in cui la stessa sia stata determinante
per il rinvio degli atti per l’espletamento di ulteriori accertamenti. La
perizia privata ha infatti influito in misura determinante sulla conclusione
della procedura (STF 8C_388/2010 del 7 dicembre 2010 consid. 10; 8C_673/2009
consid. 8.3 con riferimento alla STFA I 1008/2006 del 14 aprile 2007 consid.
3). La rifusione dei costi peritali presuppone altresì ovviamente che il
ricorso ad una perizia privata
fosse da considerare necessario, nell’ottica di un’adeguata difesa dei propri interessi
(cfr. la precitata STF 8C-388/2010 del 7 dicembre 2010 consid. 10.2). 

                                         

                                         Nella fattispecie, per le ragioni che seguono,
questo Tribunale ritiene che l'Ufficio AI non debba essere tenuto ad assumersi
i costi della perizia del 10 luglio 2012 del dr. __________. 

 

                                         Innanzitutto la
stessa non ha completamente delucidato le condizioni dell’assicurato e,
inoltre, non si è rivelata determinante ai fini della presente pronuncia che
stabilisce l’esigenza di procedere al rinvio degli atti all’amministrazione per
effettuare ulteriori accertamenti di natura anche psichiatrica, considerato
come una simile esigenza sarebbe dovuta risultare evidente già prima della resa
del provvedimento contestato.  

                                         In effetti, si
ricordi come per la giurisprudenza l’Ufficio AI deve procedere ad ulteriori
accertamenti ogni qualvolta essi appaiano sufficientemente indicati sulla base
degli atti o delle allegazioni delle parti. In particolare, se il medico di
famiglia diagnostica, oltre ad una sindrome lombovertebrale cronica, anche una
depressione, l’Ufficio AI non deve accertare soltanto le affezioni somatiche,
ma anche la salute psichica dell’assicurato, essendo anche questa rilevante
(DTF 117 V 283; cfr. Urs Müller, Das Verwaltungsverfahren in der Invalidenversicherung,
Berna 2010, § 21 n. 964).

                                         Nella fattispecie,
quantomeno in fase di opposizione al progetto di decisione sarebbe stato
indispensabile procedere ad un accertamento psichiatrico per una corretta valutazione
del caso, considerando il chiaro riferimento alla problematica psichica fatto
dall’assicurato, in ossequio del dovere, correlato al principio inquisitorio, che
incombe alla parti di collaborare all’istruzione della causa (su tale obbligo
cfr. Urs Müller, Das Verwaltungsverfahren in der Invalidenversicherung, Berna
2010, § 21 n. 1102ss; cfr. anche DTF 110 V 47). 

                                         In effetti,
contestualmente all’opposizione presentata al progetto di decisione del 23
febbraio 2012, l’assicurato ha prodotto un certificato del dr. __________ del
22 marzo 2012 attestante, fra l’altro, la presenza di uno “stato
ansioso-depressivo” e ha chiesto all’amministrazione se “la salute psichica
del paziente e i suoi stati d’ansia” fossero stati “considerati da uno
specialista” (doc. AI 31-3). Con due ulteriori scritti all’Ufficio AI
datati 28 marzo 2012 il legale del ricorrente ha ulteriormente rinnovato la
richiesta intesa a, tra l'altro, sapere se accertamenti psichici fossero stati
effettuati (doc. AI 34 e 35-1). Con lettera 18 aprile 2012 l’Ufficio AI si è
limitato a rispondere che “si ritiene che dal punto di vista medico la situazione
sia stata sufficientemente indagata e ben valutata” (doc. AI 36). 

                                         L’amministrazione,
in opportuno e corretto rispetto dell’obbligo che le compete di istruire d’ufficio
la pratica, avrebbe quindi dovuto quantomeno sottoporre la questione al SMR e
quindi, se del caso, predisporre ulteriori accertamenti di natura psichiatrica
(cfr. Müller, op. cit., n. 964, 978). 

                                         Visto il mancato
approfondimento della componente psichiatrica da parte dell’amministrazione, e
questo, come detto, anche successivamente alla richiesta di accertamenti
ulteriori formulata dall’assicurato in sede di opposizione alla proposta di decisione
(doc. AI 31-3), il ricorso ad una perizia privata del tipo e del costo di
quella allestita dal dr. Calanchini non può essere considerato necessario e indispensabile per la valutazione del caso (cfr. l’art. 45 cpv. 1
LPGA), nell’ottica di un’adeguata
difesa dei propri interessi. Sarebbe in effetti stato sufficiente ricorrere
contro il provvedimento amministrativo, sollevando la censura del mancato corretto
adempimento, da parte dell’amministrazione, dell’obbligo inquisitorio, con richiesta
di accertamenti ulteriori e/o  produzione di un certificato del medico curante
confermante la pregressa diagnosi psichica.

                                         Va da sé infatti
che, stante questa evidente violazione del dovere di procedere ad un’adeguata
istruzione della causa e, quindi, del principio inquisitorio, la decisione
impugnata non avrebbe potuto comunque essere confermata da questo Tribunale, il
quale avrebbe dovuto ordinare il rinvio atti per accertamenti ulteriori anche
in assenza della perizia del dr. Calanchini. Sia peraltro sottolineato ancora
in questa sede che  prima della resa del provvedimento contestato il medico curante
del ricorrente non si era limitato a evocare la possibile eventualità di un
problema psichico (come ad esempio nel caso esaminato dal TF nella STF
9C-913/2012 consid. 4.1), ma aveva espressamente posto una diagnosi psichiatrica
precisa (segnatamente quella di “stato ansioso depressivo”, doc. AI
31+2), ciò che, per quanto detto, rendeva imprescindibile un accertamento specialistico.

                                         

                                         In questo senso, contrariamente
a quanto sostenuto dal ricorrente, non si può ragionevolmente ammettere che  sia
stata la perizia del dr. Calanchini a rendere manifesta, in questa sede, la
possibile esistenza, già in epoca precedente alla resa della decisione
contestata, di problematiche psichiche invalidanti. Né alla stessa può essere
attribuito un significato decisivo al fine del convincimento della necessità di
procedere ad ulteriori accertamenti, i quali peraltro dovranno riguardare anche
la problematica squisitamente somatica.  

                                         Non potendo quindi
essere riconosciuta alla perizia di parte un’importanza determinante per
l’esito della procedura ricorsuale, i relativi costi non appartengono ai costi
peritali necessari ai sensi della DTF 115 V 62 e devono quindi restare a carico
della parte che li ha occasionati.  

 

                                         

                             2.12.   L’assicurato ha chiesto l’audizione “in
contradditorio” del dr. __________ e, eventualmente, l’audizione dei medici che
hanno redatto i certificati prodotti dall’assicurato qualora gli stessi non
dovessero venir considerato esaustivi (XIII).  

                                         Al
proposito va ribadito che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti
deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid.
469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente
all'art. 29 cpv. 2 Cost.
(DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, segnatamente della necessità
di procedere ad accertamenti ulteriori, non occorre procedere ad altre misure
probatorie in questa sede.

                                          

                             2.13.   Per
quanto precede, il ricorso va parzialmente accolto, la decisione impugnata
annullata e gli atti rinviati all’amministrazio-ne affinché, effettuati gli
accertamenti sopra enunciati, si pronunci nuovamente sul diritto a prestazioni
(incluso il diritto a provvedimenti professionali).

                                         Vincente
in causa, il ricorrente, patrocinato da un legale, ha diritto ad un’indennità
per ripetibili (spese di patrocinio) di     fr. 1'500.-- (art. 61 cpv. 1 lett.
g LPGA). 

                                      

                                         Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'Ufficio AI.

                  

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso é parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § 
  La decisione è annullata.

                                         §§ Gli atti sono rinviati
all’Ufficio AI affinché proceda agli accertamenti di cui ai consid. 2.8 e 2.9 e
renda una nuova decisione.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà
all’assicurato fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

       

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                           Fabio
Zocchetti