# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4664b969-2ec4-5c97-88dd-51bb84d6de15
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-02-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.02.2023 D-379/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-379-2023_2023-02-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-379/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  f e b b r a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Lorenz Noli, Chiara Piras,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato dalla signora Cristina Tosone,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 12 gennaio 2023 / N (…). 

 

 

 

D-379/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) agosto 2022, dichiarandosi minorenne, nato il (…). Dalle investigazioni 

effettuate dalla SEM nell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, in 

data (…) settembre 2022, è emerso che era stata registrata la sua entrata 

illegale in Italia il (…) e che gli erano state rilevate le impronte dattiloscopi-

che nel precitato Paese il giorno successivo. 

A.b Il 31 ottobre 2022, l’autorità elvetica competente – dubitando della ve-

ridicità della minore età asserita – ha presentato alla sua omologa italiana, 

una domanda di presa in carico del richiedente fondata sull’art. 13 par. 1 

del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). Nella medesima ha 

tra l’altro richiesto alle autorità italiane di indicare l’identità da loro registrata 

dell’interessato. 

A.c In data (…) novembre 2022, il richiedente è stato sentito nell’ambito di 

una prima audizione per richiedenti minorenni non accompagnati (RMNA).  

A.d Il 23 novembre 2022, le autorità italiane hanno rifiutato la domanda di 

presa in carico dell’insorgente, in quanto minore non accompagnato, da 

loro registrato con la data di nascita del (…). 

A.e Con rapporto peritale datato (…) novembre 2022, il (…) (…), ha pre-

sentato – su mandato della SEM del (…) novembre 2022 – i risultati e le 

conclusioni relativi agli esami medici esperiti il (…) novembre 2022 e tesi 

alla determinazione dell’età del richiedente l’asilo. 

A.f Per il tramite dello scritto del 2 dicembre 2022, l’autorità inferiore ha 

concesso all’interessato il diritto di essere sentito in merito alla conclusione 

di ritenere la sua minore età inverosimile, tenuto conto delle sue allegazioni 

rese nell’ambito dell’audizione RMNA, come pure dei risultati della perizia 

e della mancata presentazione di un documento d’identità. Conseguente-

mente la SEM ha espresso l’intenzione di ritenerlo maggiorenne e di voler 

modificare la sua data di nascita nel Sistema d’informazione centrale sulla 

migrazione (SIMIC) al (…). Il richiedente ha preso posizione in merito a tali 

conclusioni, con osservazioni del 6 dicembre 2022. 

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A.g Sulla scorta degli accertamenti effettuati, in particolare della perizia 

medico-legale svolta, la SEM, in data 13 dicembre 2022, ha chiesto alle 

autorità italiane preposte di riesaminare il loro rifiuto di presa in carico del 

richiedente ex art. 5 par. 2 del regolamento (CE) n. 1560/2003 della Com-

missione delle comunità europee del 2 settembre 2003 recante modalità di 

applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce 

i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo (GU L 222/3 del 05.09.2003; modificato 

parzialmente dal regolamento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Com-

missione del 30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]; di seguito: Re-

golamento CE). Il giorno successivo, l’Italia ha accettato la presa in carico 

dell’interessato sulla base dell’art. 13 par. 1 RD III. 

A.h Il 15 dicembre 2022 è seguita la mutazione dei dati SIMIC del richie-

dente, così come anticipato all’interessato da parte della SEM, in data 2 di-

cembre 2022. 

A.i Agli atti è presente diversa documentazione medica, circa lo stato di 

salute dell’insorgente, della quale si dirà, per quanto necessario, nei con-

siderandi. 

B.  

Con decisione del 12 gennaio 2023, notificata il 16 gennaio 2023 (cfr. atto 

della SEM n. [{…}]-45/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della 

succitata domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il trasferimento dell’interessato 

dalla Svizzera verso l’Italia, nonché l’esecuzione dello stesso provvedi-

mento, osservando altresì come un eventuale ricorso contro la decisione 

non ha effetto sospensivo. 

C.  

Il 23 gennaio 2023 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con 

ricorso dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) contro la precitata decisione dell’autorità inferiore, chiedendo, in li-

mine, la sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata in via su-

percautelare e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito, 

ed a titolo principale, egli ha concluso all’annullamento della decisione av-

versata e all’esame della domanda d’asilo in Svizzera nel quadro di una 

procedura nazionale. A titolo subordinato ha invece chiesto la restituzione 

degli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria. Contestualmente 

ha inoltre formulato istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel 

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senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, anche considerata la sua minore età. 

Al ricorso, ha annesso quale nuova documentazione, copia della sua sup-

posta taskara con la relativa traduzione. 

D.  

Il Tribunale, in data 25 gennaio 2023, ha ordinato la sospensione dell’ese-

cuzione dell’allontanamento dell’insorgente quale misura supercautelare. 

E.  

Con scritto del 31 gennaio 2023 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

1° febbraio 2023), il ricorrente ha inoltrato il presunto originale della copia 

della taskara di cui ne aveva già trasmessa copia con il ricorso, riconfer-

mandosi per il resto nelle sue conclusioni ricorsuali. 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

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(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1 Appare innanzitutto opportuno esaminare le censure formali sollevate 

dal ricorrente nel suo gravame in ordine ad un accertamento inesatto ed 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

con conseguente violazione del principio inquisitorio, nonché del suo diritto 

di essere sentito (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e giurisprudenza ivi citata; 

DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; DTAF 2019 VII/6 consid. 4.1; ed a titolo 

esemplificativo la sentenza del Tribunale E-1684/2022 dell’11 gen-

naio 2023 consid. 3.1). In particolare, l’insorgente lamenta che l’autorità in-

feriore non avrebbe effettuato una valutazione della verosimiglianza della 

sua minore età tenendo conto nel loro complesso delle allegazioni da lui 

rese, ma una mera valutazione della sua capacità espositiva e delle sue 

conoscenze matematiche. Non avrebbe quindi preso in considerazione il 

suo livello di alfabetizzazione come pure il contesto socio-culturale dal 

quale egli proviene. Altresì, nella valutazione dello stato di salute dell’insor-

gente, la SEM non avrebbe tenuto conto del miglioramento dello stesso da 

quando egli avrebbe potuto rincontrare il fratello presente in Svizzera. Inol-

tre, l’autorità resistente avrebbe fondato il suo apprezzamento sulla minore 

età, anche basandosi sulla data registrata in Italia, elemento però al quale 

l’interessato non sarebbe stato confrontato, in violazione del suo diritto di 

essere sentito (cfr. p.to 4, pag. 7 del ricorso). 

4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

4.3 Il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie procedurali generali 

previste dalla Costituzione; esso è consacrato all’art. 29 cpv. 2 Cost., e 

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comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere conoscenza 

dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una 

decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle prove pertinenti, 

di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di partecipare 

all’amministrazione delle prove essenziali o almeno di poter esprimersi sul 

suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da emanare (cfr. sentenze 

del Tribunale D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 consid. 3.1; D-2144/2022 del 

24 maggio 2022 consid. 4.2). Presupposto per l’esercizio del diritto di es-

sere sentito risulta l’avere sufficienti conoscenze sullo svolgimento della 

procedura, ovvero il diritto di essere orientato adeguatamente in modo pre-

ventivo circa i processi decisionali ed i suoi fondamenti (cfr. DTF 141 I 60 

consid. 3.3; DTF 140 I 99 consid. 3.4). Fin dove tale diritto si spinga, non 

può essere valutato in modo generale, ma soltanto prendendo in conside-

razione le circostanze concrete. Decisivo risulta tuttavia se all’interessato 

è stato reso possibile di presentare efficacemente il proprio punto di vista 

(cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 con riferimenti ivi citati). 

4.4  

4.4.1 Tornando al caso in parola, il Tribunale ritiene a titolo preliminare che 

le censure sollevate dal ricorrente circa la valutazione adempiuta dall’au-

torità inferiore della sua minore età, come pure in relazione al suo stato di 

salute, si confondano in realtà con il merito della vertenza, ovvero sono 

rivolte contro l’apprezzamento svolto dalla SEM in specie. In quanto tali, 

verranno quindi trattate nei considerandi seguenti. Ciò nondimeno, occorre 

sottolineare che, al contrario di quanto proposto dal ricorrente nel gravame, 

dai considerandi in diritto del provvedimento impugnato si evince chiara-

mente che gli elementi portanti sulla minore età dell’insorgente, sono stati 

integrati e presi in considerazione dall’autorità inferiore (cfr. p.to II, pag. 3 

segg.). La SEM ha correttamente esposto le ragioni che l’hanno condotta 

a considerare il richiedente maggiorenne, determinandosi sugli elementi 

essenziali deducibili dall’incarto. Inoltre appare che del livello di alfabetiz-

zazione dell’insorgente e del contesto socio-culturale dal quale egli pro-

viene, la SEM ne abbia pure tenuto conto nella decisione avversata (cfr. 

p.to II, pag. 4). Non appare inoltre corretto che l’autorità inferiore non abbia 

preso in esame quanto risultante da un certificato medico per la sua valu-

tazione, ovvero che la possibilità di incontrare il fratello gli avrebbe giovato 

dal profilo del suo stato psicologico. Invero, tali circostanze si evincono 

chiaramente dalla decisione impugnata, laddove viene analizzato lo stato 

di salute dell’insorgente (cfr. p.to II, pag. 7 della decisione avversata). Pe-

raltro, appare come la SEM abbia correttamente preso in considerazione 

la presenza del fratello dell’insorgente su suolo svizzero, esplicando per 

quali motivi un rapporto di dipendenza tra il ricorrente e quest’ultimo non 

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sia ravvisabile in casu ai sensi degli art. 2 lett. g RD III, nonché art. 8 CEDU 

rispettivamente art. 16 par. 1 RD III (cfr. p.to II, pag. 5 seg. della decisione 

impugnata). La questione poi di sapere se tale valutazione è effettivamente 

corretta, rileva del merito, ma non della forma.  

4.4.2 Concernente poi la circostanza che l’insorgente non sarebbe stato 

confrontato – prima della decisione avversata – anche con la data di na-

scita con la quale egli sarebbe stato registrato da parte delle autorità ita-

liane, si osserva quanto segue. Seppure sia corretto che nello scritto del 

2 dicembre 2022, l’autorità inferiore non abbia presentato anche tale ele-

mento a sostegno dell’inverosimiglianza della minore età dell’insorgente; 

tuttavia la data del (…), quale data di nascita divergente da quella fornita 

dal richiedente del (…), risultava comparire già nell’oggetto di tale scritto 

(quale “alias”). Peraltro la SEM, nel medesimo, ha esposto all’insorgente 

gli elementi essenziali a fondamento dell’apprezzamento della verosimi-

glianza della presunta minore età, che si ritrovano anche nella decisione 

impugnata. Su tali presupposti, non si ravvisa quindi alcuna violazione del 

diritto di essere sentito del ricorrente da parte dell’autorità inferiore. Il ricor-

rente, nell’ambito del suo gravame, ha peraltro avuto piena possibilità di 

esprimersi anche su tale elemento aggiuntivo presentato dall’autorità infe-

riore esplicitamente nell’ambito della decisione impugnata. Pertanto, anche 

se una violazione del diritto di essere sentito da parte dell’autorità inferiore 

fosse ritenuta – circostanza non avvenuta in specie – la stessa sarebbe 

comunque stata completamente sanata in questa sede, essendo rammen-

tato che il Tribunale ha in materia pieno potere d’esame nell’ambito dei fatti 

giuridicamente rilevanti (cfr. per la sanatoria in procedura ricorsuale 

DTF 129 I 129 consid. 2.2.3; 126 I 68 consid. 2; 124 II 132 consid. 2d). 

4.4.3 Le doglianze formali vanno così respinte e nulla osta all’esame del 

merito della vertenza. 

5.  

5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato 

quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia 

la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in 

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Pagina 8 

carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

6.  

6.1 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato 

sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3 

LAsi) sia nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per 

l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 RD III). La valutazione operata 

dalla SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente 

nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito. Qualora 

la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e 

riprendere la procedura in circostanze idonee all’età del richiedente l’asilo 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3 con riferimenti citati). 

6.2  

6.2.1 Nel caso in parola, nella sua decisione, l’autorità inferiore ha reputato 

inverosimile l’asserita minore età dell’insorgente. Dapprima ha rilevato 

come il ricorrente non abbia prodotto alcun documento suscettibile di atte-

stare la sua identità. Successivamente ha ritenuto come diverse dichiara-

zioni dell’insorgente sia sul suo contesto e percorso personale, sia sulla 

sua cerchia famigliare nonché sul suo espatrio, siano state vaghe, impre-

cise e non sostanziate. Inoltre, dalla risposta ricevuta da parte italiana del 

23 novembre 2022, risulterebbe che egli abbia indicato in Italia di essere 

nato il (…), ovvero una data di nascita che differirebbe da quella allegata 

in Svizzera. Da ultimo, anche le conclusioni della perizia medico-legale 

esperita, escluderebbero in maniera chiara che egli sia minorenne. Sulla 

base dell’apprezzamento globale di tali elementi, l’autorità inferiore ha 

quindi ritenuta l’età del ricorrente superiore ai 18 anni per il seguito della 

sua procedura, modificando conseguentemente la data di nascita presente 

in SIMIC in (…). 

6.2.2 Dal canto suo, l’insorgente nel proprio memoriale ricorsuale, contesta 

la succitata valutazione dell’autorità inferiore. A tal proposito, in primo 

luogo, l’interessato ricorda come sia molto difficile ottenere dei documenti 

in Afghanistan, vista l’attuale situazione. Tuttavia, anche se egli avrebbe 

perso la sua taskara originale durante il suo viaggio d’espatrio, sarebbe 

riuscito a produrre soltanto con il ricorso la copia della sua taskara, che si 

sarebbe procurato tramite la madre. La stessa proverebbe come egli at-

tualmente avrebbe (…) anni, così come da lui asserito in corso di proce-

dura. In secondo luogo, egli avrebbe rilasciato delle allegazioni coerenti e 

congruenti con l’età dichiarata e con il contesto socio-culturale dal quale 

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egli proviene. Circa poi la data di nascita registrata dalle autorità italiane, 

la stessa invero differirebbe unicamente per il mese da quella invece di-

chiarata in Svizzera, e ciò potrebbe essere ascrivibile ad un errore di con-

versione, di scrittura o di lettura. Tale registrazione sarebbe difatti avvenuta 

al termine di un viaggio in mare molto difficoltoso e le circostanze della 

stessa non sarebbero state chiarite in sede di prima audizione RMNA. Ri-

guardo poi ai risultati della perizia medico-legale esperita, sottolinea che i 

medesimi sarebbero soltanto una stima, e presenterebbero diversi aspetti 

problematici riguardo ai campioni esemplificativi che verrebbero utilizzati 

per effettuare tale perizia. Inoltre, quest’ultima, rappresenterebbe uno degli 

elementi fra altri che devono essere presi in considerazione dalla SEM 

nella valutazione dell’età dell’insorgente. 

6.3  

6.3.1 Appare d’uopo ricordare all’insorgente che, per quanto concerne la 

minore età, è al richiedente l’asilo che incombe l’onere della prova al ri-

guardo. In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la 

valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’inte-

ressato la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le 

conseguenze, venendo pertanto considerato maggiorenne (cfr.  

DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e rif. ivi citati). 

6.3.2 Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pre-

giudiziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo, 

l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così 

come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell’in-

teressato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-

lum scolastico. Se necessario, ordina una perizia medica volta alla deter-

minazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione all’art. 26 cpv. 2 LAsi; 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 e rif. cit.). Una volta espe-

rita l’istruttoria, la SEM procede ad un apprezzamento globale degli ele-

menti in presenza in ossequio ai principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.4 e rif. cit.). 

6.3.3 Nella fattispecie, dalle conclusioni peritali, si evince che l’età media 

dell’insorgente sia situata tra i 20 ed i 24 anni, mentre che l’età minima del 

medesimo sarebbe di 19 anni. Di conseguenza risulterebbe impossibile 

che egli sia minore di 18 anni, ovverossia la data di nascita dichiarata 

dall’insorgente al momento della visita, che supporrebbe che egli abbia (…) 

anni (…) mesi e (…) giorni, non sarebbe verosimile (cfr. n. 28/11 e 30/11, 

pag. 11). Esaminando più in dettaglio tale perizia, le conclusioni della valu-

tazione odontostomatologica danno unicamente atto della media dell’età 

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(ovvero di 20,5 anni, fondata sui denti del giudizio 18, 28, 38 e 48). Tuttavia, 

dai risultati della tabella inerenti ai diversi metodi utilizzati per la stima 

dell’età precedente (cfr. n. 28/11 e 30/11, pag. 6), si possono estrapolare 

anche le conclusioni riguardo alle età minime per l’insorgente (di cui l’età 

inferiore minima è di 18,11 secondo il metodo Mincer e coll. per i denti n. 18 

e n. 28), nonché le età massime (di cui l’età superiore massima è di 26,4 

anni secondo il metodo Kahl e Schwarze per il dente n. 38). Per quanto 

attiene invece ai risultati dell’esame della tomografia sterno-clavicolare, 

essi danno atto di un’età minima di 19 anni ed un’età media di 23,6 anni. 

Anche se l’esame delle articolazioni sterno-clavicolari non riporta l’età mas-

sima, tuttavia anche considerando le sole età minime e medie del predetto 

esame e di quello odontostomatologico, risulta come in entrambi gli esami 

le età minime rilevate siano superiori ai 18 anni. Di conseguenza, a diffe-

renza di quello che parrebbe indirettamente allegare l’insorgente nel suo 

gravame (cfr. p.to 5, pag. 7 del ricorso), la perizia in questione costituisce 

un indizio molto forte di maggiore età dell’interessato, per il che risulta es-

sere tanto meno necessario procedere ad un apprezzamento generale 

delle prove (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2). Tale valutazione non viene 

minimamente scalfita dalle considerazioni addotte dal ricorrente. Come già 

più volte rimarcato dallo scrivente Tribunale difatti, il fatto che il campione 

utilizzato non fosse riferibile alla popolazione afghana o ancora alle possi-

bili differenze di sviluppo che il ricorrente potrebbe presentare rispetto alla 

campionatura di riferimento utilizzata per l’esame odontostomatologico, ri-

sultano essere delle circostanze ininfluenti (cfr. tra le altre le sentenze del 

Tribunale D-4494/2022 del 14 ottobre 2022 consid. 6.3.3; D-3045/2022 del 

20 luglio 2022 consid. 7.3.3 e ulteriori rif. cit.). Altresì, dagli atti non traspare 

come le esigenze formali prescritte dalla giurisprudenza non siano state 

nella fattispecie rispettate. Il rapporto non risulta difatti essere contraddit-

torio e si riferisce direttamente alla persona dell’insorgente. Risulta inoltre 

essere sufficientemente motivato e tiene in debita considerazione l’anam-

nesi dell’interessato. 

6.3.4 Alla luce di quanto sopra, resta quindi soltanto un ridotto margine di 

apprezzamento delle ulteriori prove presenti agli atti, essendo l’esito degli 

accertamenti medici, in casu, particolarmente concludente. 

6.3.4.1 In rapporto alla copia (originale) della taskara, prodotta in fase ri-

corsuale dall’insorgente, si rileva come l’età e l’anno apposti nella taskara 

presentata, divergono da quanto egli ha riferito essere presente sull’unica 

taskara che avrebbe perso, ovvero “(…) anni nel (…)” rispettivamente “(…) 

anni nel (…)” (cfr. n. 20/10, p.to 1.06, pag. 3 e p.to 9.02, pag. 9). Risulta 

pertanto poco credibile che egli si sarebbe potuto procurare una copia del 

D-379/2023 

Pagina 11 

medesimo documento perso per il tramite della madre, così come allegato 

nel suo ricorso e ribadito nel suo scritto del 31 gennaio 2023. Peraltro, mal-

grado ne avesse avuto la possibilità sia in ambito di audizione RMNA che 

nel suo parere al diritto di essere sentito, il richiedente non ha mai fatto 

accenno all’evenienza che tramite la madre stesse adempiendo degli sforzi 

per procurarsi la copia della sua taskara, lasciando invece sempre inten-

dere che la sua data di nascita non potesse essere provata con un docu-

mento, essendo che l’unico di tale tipo lo avrebbe perduto (cfr. n. 20/10, 

p.to 1.06, pag. 3; p.to 4.03, pag. 7). Sulla base di queste considerazioni, il 

Tribunale ritiene che il predetto sia ascrivibile ad un mezzo di prova di com-

piacenza, ovvero inoltrato ai soli fini della causa, al quale non può essere 

riconosciuto alcun valore probatorio. 

6.3.4.2 Proseguendo nell’analisi, anche volendo parzialmente relativizzare 

a favore dell’insorgente le asserzioni da lui rilasciate nel corso del verbale 

d’audizione RMNA circa i suoi dati personali, il suo percorso di vita o ancora 

in relazione ai suoi famigliari, tenendo conto del contesto dal quale egli 

proviene come pure del suo grado di scolarizzazione, così come proposto 

nel gravame dall’insorgente, vi sono tuttavia degli elementi che risultano 

inficiare la credibilità delle allegazioni dell’insorgente circa la verosimi-

glianza dell’età allegata. Invero, il ricorrente non è riuscito a spiegare in 

modo convincente come egli avrebbe avuto conoscenza della sua data 

esatta di nascita. Dapprima egli infatti l’ha riportata alla data sulla taskara, 

per poi invece asserire che in realtà sulla stessa vi era scritto che aveva 

“(…) anni nel (…) ([…])”, e che egli invece la conosceva dapprima, in 

quanto il giorno del suo compleanno i famigliari gli regalavano qualcosa 

(cfr. n. 20/10, p.to 1.06, pag. 3). Senonché, successivamente il ricorrente 

ha modificato tale sua affermazione, sostenendo come sulla taskara vi 

fosse scritto che “aveva (…) anni nel (…)” (cfr. n. 20/10, p.to 9.02, pag. 9). 

Circostanza che però risulta ancora differire dalla copia (originale) della ta-

skara presentata in fase ricorsuale dall’insorgente come sopra visto. Inol-

tre, non si segue l’affermazione della rappresentante legale, laddove ella 

ritiene come il ricorrente abbia dimostrato di non avere capacità di calcolo 

(cfr. p.to 3, pag. 5 del ricorso), per scusare il fatto che egli non avrebbe 

saputo indicare quanti anni e quanti mesi avrebbe avuto il giorno dell’audi-

zione RMNA. Invero, allorché egli ha raccontato del suo viaggio d’espatrio, 

è stato molto preciso circa ad esempio per quanto tempo avrebbe soggior-

nato in B._______ o in C._______, o ancora in D._______ ed in Italia e 

quanto tempo avrebbe trascorso in carcere in D._______ (cfr. n. 20/10, p.to 

5.02, pag. 7 seg.). Pertanto, non risulta verosimile che egli non sapesse 

indicare anche quanti mesi avesse al momento dell’audizione RMNA. Inol-

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Pagina 12 

tre, visto che per il suo compleanno gli avrebbero regalato qualcosa, ap-

pare per lo meno dubbio che egli non conosca anche le date di nascita dei 

fratelli e della sorella che vivevano con lui in Afghanistan (cfr. n. 20/10, p.to 

3.01, pag. 6), dato che ci si può attendere un trattamento analogo per que-

sti ultimi il giorno del loro compleanno. A differenza poi di quanto riportato 

nel memoriale ricorsuale (cfr. p.to 4, pag. 7 del ricorso), la data di nascita 

registrata dalle autorità italiane non differisce soltanto nel mese, ma anche 

nell’anno ([…] invece che […] secondo quello da lui dichiarato), rispetto a 

quanto dall’insorgente asserito in Svizzera. Il fatto poi che l’insorgente, an-

che nell’ambito del ricorso, non abbia colto l’occasione per spiegare in quali 

circostanze tale registrazione sarebbe a parer suo intervenuta, emettendo 

soltanto delle ipotesi riguardo alla divergenza di date (“[…] ciò potrebbe 

essere dovuto ad un errore di conversione, di scrittura o di lettura”), agli 

occhi del Tribunale risulta essere un ulteriore indizio che l’interessato abbia 

in realtà dichiarato delle date di nascita divergenti – senza in alcun modo 

spiegarle – per poter beneficiare della regolamentazione più favorevole ap-

plicabile ai minorenni.  

6.3.4.3 Nelle surriferite circostanze, anche il Tribunale, in un’attenta valu-

tazione globale di tutti gli elementi presenti all’incarto ed in presenza di una 

fattispecie giuridica sufficientemente completa e corretta, ritiene che l’in-

sorgente – al quale incombeva l’onere della prova in merito (cfr. supra con-

sid. 6.3.1) – non è stato in grado di rendere verosimile la sua supposta 

minore età al momento dell’inoltro della sua domanda d’asilo in Svizzera. 

Conseguentemente, egli deve assumersene le conseguenze, ovvero che 

venga considerato maggiorenne in conformità con la giurisprudenza succi-

tata (cfr. supra consid. 6.3.1), e come rettamente concluso dall’autorità in-

feriore nella decisione avversata che le disposizioni normative relative ai 

minorenni non gli siano applicabili ed egli non possa a ragione avvalersene.  

7.  

7.1 Proseguendo nell’analisi, ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda 

di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15). Altresì, 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) – come è il caso di spe-

cie – ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente – 

enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elen-

cati all’art. 7 par. 1 RD III, quello precedente previsto dal RD III non trova 

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Pagina 13 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri; cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con rif. cit.). 

7.2 Secondo l’art. 13 par. 1 RD III, quando è accertato, sulla base degli 

elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due elenchi men-

zionati all’art. 22 par. 3 del presente regolamento, inclusi i dati di cui al re-

golamento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha varcato illegalmente, per 

via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la fron-

tiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per 

l’esame della domanda di protezione. Altresì, ai sensi dell’art. 18 par. 1 

lett. a RD III, lo Stato membro competente in forza del presente regola-

mento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli 

art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato una domanda in un altro 

Stato membro. 

8.  

8.1 Nel caso in narrativa, dagli atti risulta che l’insorgente è entrato illegal-

mente in Italia il (…) e gli sono state ivi rilevate le impronte dattiloscopiche 

il giorno seguente (cfr. n. 8/1 e 9/1). In tale Paese egli avrebbe soggiornato 

per (…) o (…) giorni, prima di giungere in Svizzera (cfr. n. 20/10, p.to 5.02, 

pag. 8). Su tali presupposti, il 31 ottobre 2022, l’autorità inferiore ha pre-

sentato all’autorità competente italiana, entro i termini fissati all’art. 21 

par. 1 RD III, una richiesta di presa in carico fondata sull’art. 13 par. 1 RD 

III (cfr. n. 16/7). Successivamente alla richiesta di riesame da parte della 

Svizzera del 13 dicembre 2022 (cfr. n. 35/2), seguita ad un primo rifiuto da 

parte dell’Italia in data 23 novembre 2022 (cfr. n. 26/1), l’Italia ha esplicita-

mente accolto la stessa il 14 dicembre 2022 fondandosi pure sull’art. 13 

par. 1 RD III (cfr. n. 38/1). Tale procedura di riesame, rispetta i termini pre-

scritti all’art. 5 par. 2 del Regolamento CE. Di conseguenza, è a giusto titolo 

che l’autorità inferiore ha ritenuto la competenza dell’Italia di principio data.  

8.2 D’un canto l’evenienza riportata soltanto con il ricorso dall’insorgente 

che le autorità italiane gli avrebbero prelevato le impronte con la forza (cfr. 

pag. 3 del ricorso), non è atta in alcun modo a mutare la predetta conclu-

sione, essendo osservato in merito che quo all’obbligo di fornire le impronte 

digitali, tutti gli Stati membri Dublino sono obbligati a rilevare le impronte 

digitali di cittadini di Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. 

art. 14 par. 1 del Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce l’«Eurodac» per il confronto 

delle impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]). D’altro canto, te-

nuto conto della maggiore età del ricorrente, la presenza in Svizzera di un 

fratello, non è atta a rimettere in discussione detta competenza (cfr. art. 2 

D-379/2023 

Pagina 14 

lett. g RD III), come ritenuto a ragione anche dalla SEM nella decisione 

impugnata.  

9.  

9.1 Giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente. 

9.2 L’insorgente, nel suo gravame, considera che la situazione d’acco-

glienza in Italia sia del tutto cambiata e peggiorata – sia a causa dell’ele-

vato arrivo di richiedenti l’asilo nel Paese che poiché sarebbe praticamente 

impossibile presentare nuove domande d’asilo – rispetto a quanto descritto 

dal Tribunale nella sua sentenza di riferimento D-4235/2022 del 

19 aprile 2022. Pertanto, a differenza di quanto concluderebbe la SEM 

nella decisione avversata, non vi sarebbe alcuna garanzia che al ricorrente 

verrebbero fornite assistenza sanitaria e materiale. 

9.3 Il Tribunale, in merito all’accoglienza in Italia, ritiene per costante giuri-

sprudenza che, malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’acco-

glienza e di assistenza sociale nel suddetto Paese siano in parte deficitarie, 

non vi siano fondati motivi per ritenere che sussistano carenze sistemiche 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell’art. 4 CartaUE (cfr. le sentenze di riferimento del Tribunale  

D-4235/2022 del 19 aprile 2022 consid. 10.2 e F-6330/2020 del 18 otto-

bre 2021 consid. 9; cfr. anche nello stesso senso tra le altre le sentenze 

del Tribunale E-287/2023 del 25 gennaio 2023 consid. 4.4; D-5898/2022 

del 12 gennaio 2023 consid. 9.2). Peraltro, l’Italia è legata alla CartaUE e 

firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tor-

tura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifu-

giati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) oltre che del relativo Protocollo aggiun-

tivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le di-

sposizioni. Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, 

in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

D-379/2023 

Pagina 15 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazio-

nale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante 

procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di 

protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]).  

9.4 In proposito, anche prendendo in considerazione quanto espresso nel 

ricorso, il Tribunale non ritiene vi siano motivi per modificare la predetta 

giurisprudenza in merito al sistema d’accoglienza e di procedura d’asilo 

vigenti in Italia.  

9.5 Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

10.  

10.1 Tuttavia, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in de-

roga ai criteri di competenza fissati nel RD III, ciascuno Stato membro può 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame 

non gli compete. Come ritenuto dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata 

ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda 

d’asilo, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione con-

travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale. Può inoltre 

ammettere tale responsabilità per dei “motivi umanitari”, ai sensi 

dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione che concretizza in 

diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III; cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8). 

10.2 Nella presente disamina, va innanzitutto rilevato come il ricorrente, 

non avendo formalmente sollecitato l’asilo allorché soggiornava in Italia, 

spetterà innanzitutto a lui, al momento del suo ritorno nel predetto Paese, 

di presentare al più presto una domanda d’asilo alle autorità italiane com-

petenti e di rispettare le loro istruzioni, ciò che gli permetterà pure di bene-

ficiare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza (cfr. sentenza del Tribu-

nale D-3135/2022 del 21 luglio 2022) e delle prestazioni presenti su suolo 

italiano per i richiedenti l’asilo. Con le allegazioni generiche ricorsuali sul 

sistema d’accoglienza d’asilo italiano e la presunzione che se egli ritor-

nasse in Italia, non gli verrebbero fornite assistenza materiale e sanitaria, 

D-379/2023 

Pagina 16 

il ricorrente non è in grado di apportare degli indizi seri e concreti suscettibili 

di dimostrare che lo Stato di destinazione rifiuterebbe di prenderlo in carico 

e di esaminare la sua domanda di protezione internazionale, una volta che 

l’avrà depositata, o ancora che non rispetterebbe il divieto di respingimento 

e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un 

Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese.  

Proseguendo nell’analisi, dalla documentazione all’incarto, non si evincono 

neppure degli elementi tali da concludere che un suo trasferimento nello 

Stato in questione lo esporrebbe al rischio di essere privato del sostenta-

mento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della 

direttiva accoglienza. I suoi asserti resi durante la prima audizione RMNA, 

allorché questionato su come avrebbe trascorso il periodo passato in Italia 

dalla sua rappresentante legale, ha riportato di aver dovuto dormire per 

terra, al freddo e quando pioveva si sarebbe bagnato, nonché non avreb-

bero dato loro vestiti sufficienti e allorché qualcuno era malato non lo avreb-

bero curato; inoltre sarebbero stati messi tutti assieme, sani e malati, non-

ché bambini ed adulti (cfr. n. 20/10, p.to 9.01, pag. 9), non muta la predetta 

conclusione. Difatti, anche se determinati diritti fossero stati limitati per un 

breve periodo da parte delle autorità italiane – il ricorrente ha invero alle-

gato di essere rimasto su suolo italiano per (…) o (…) giorni (cfr. n. 20/10, 

p.to 5.02, pag. 8) – egli non ha asserito di essersi rivolto alle autorità ita-

liane preposte per far valere i medesimi, ciò che gli compete nel caso rite-

nesse che in qualche modo gli stessi venissero lesi anche in futuro (cfr. 

art. 26 della direttiva accoglienza). Inoltre si rammenta all’insorgente che, 

non avendo presentato una domanda d’asilo in Italia, egli non ha potuto 

beneficiare delle prestazioni materiali del sistema d’accoglienza italiano, 

possibilità che invece gli si presenterà dal momento in cui depositerà una 

domanda d’asilo (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale D-5893/2022 del 

12 gennaio 2023 consid. 9.3). Si rammenta altresì in merito come secondo 

giurisprudenza della CorteEDU, l’art. 3 CEDU non è interpretabile nel 

senso di obbligare gli Stati contraenti a garantire un diritto all’alloggio ad 

ogni persona che rileva della loro giurisdizione, né a fondare un dovere 

generale di fornire ai rifugiati un’assistenza finanziaria perché questi ultimi 

possano mantenere un certo livello di vita. Inoltre, il semplice allontana-

mento di una persona verso un paese ove la sua situazione economica 

risulta peggiore che non nello Stato contraente che lo espelle, non è suffi-

ciente per raggiungere la soglia dei trattamenti inumani o degradanti proi-

biti dall’art. 3 CEDU, in quanto le persone che non sono cittadini di tale 

Stato ed ai quali è imposto un obbligo di lasciare il paese non possono, in 

principio, rivendicare il diritto di restare sul territorio di uno Stato contraente 

D-379/2023 

Pagina 17 

alfine di continuare a beneficiare dell’assistenza e dei servizi medici, sociali 

o altri che sono forniti loro da tale Stato (cfr. le sentenze della CorteEDU, 

Naima Mohammed Hassan contro Paesi Bassi e Italia del 27 agosto 2013, 

40524/10, par. 180; Mohammed Hussein e altri contro Paesi Bassi e Italia 

del 2 aprile 2013, 27725/10, par. 65-73; N. contro Regno Unito del 27 mag-

gio 2008, 26565/05, par. 42; Müslim contro Turchia del 26 aprile 2005, 

53566/99, par. 85). Occorre infine evidenziare come, la comunicazione da 

parte delle autorità italiane del blocco dei trasferimenti Dublino, risulti es-

sere un ostacolo all’allontanamento di carattere temporaneo, il quale verrà 

preso in debita considerazione nell’ambito delle modalità di allontanamento 

(cfr. tra le tante la sentenza del Tribunale E-287/2023 del 25 gennaio 2023 

consid. 5.3 con ulteriore rif. cit.). 

10.3  

10.3.1 In merito allo stato di salute del ricorrente, si osserva dapprima 

come il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, 

costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze ec-

cezionali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito: 

CorteEDU] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;  

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1).  

10.3.2 Dagli atti all’incarto risulta che all’insorgente siano state poste le dia-

gnosi di lesione cutanea con lieve prurito, stato ansioso, insonnia (cfr. 

n. 13/2 e 14/2), nonché una sindrome da disadattamento (cfr. n. 22/2), per 

il quale egli ha beneficiato dei relativi trattamenti. Dal profilo psichiatrico, 

dopo due colloqui con lo specialista (cfr. n. 15/2 e 22/2), il richiedente ha 

riferito di sentirsi meglio e di non voler proseguire con un ulteriore colloquio 

psicologico (cfr. n. 22/2). Altresì il ricorrente ha beneficiato di un consulto 

medico per un problema odontoiatrico (cfr. n. 29/3), nonché di una visita 

presso il (…) dell’(…) per una transitoria riduzione dello stato di coscienza 

di origine iatrogena, dovuta probabilmente dall’azione farmacologica dei 

diversi farmaci ansiolitici ed ipnoinducenti assunti dall’insorgente (cfr. 

n. 33/3). Le predette problematiche, risultano state nel frattempo total-

mente curate e superate. Alla luce di tali referti, pur non volendo sminuire 

lo stato valetudinario dell’insorgente, non sono evincibili degli elementi con-

creti e circostanziati, che inducano a ritenere come il suo stato di salute sia 

di una gravità tale da comportare una violazione dell’art. 3 CEDU ai sensi 

della giurisprudenza testé referenziata nel caso di un suo rinvio in Italia. A 

tal proposito, non si segue poi l’insorgente, laddove nel gravame ravvisa 

una possibile violazione del predetto disposto, in quanto egli, se rinviato in 

Italia, verrebbe separato dal fratello, la quale vicinanza gli avrebbe arrecato 

D-379/2023 

Pagina 18 

dei significativi benefici dal profilo psicologico (cfr. p.to 7, pag. 8 seg. del 

ricorso). Difatti, seppure il medico psichiatra che lo ha incontrato ha rilevato 

come ciò che lo “aiuta maggiormente sembra essere la possibilità di incon-

trare regolarmente il fratello maggiore residente a E._______ da diversi 

anni, che lo sostiene e lo incoraggia, così come la possibilità di tenersi oc-

cupato durante la giornata. […] il giovane mostra di possedere delle buone 

risorse, che riesce ad attivare con l’incoraggiamento del fratello, sostenuto 

dal desiderio/progetto di poterlo raggiungere nel prossimo futuro” (cfr. 

n. 22/2). Tuttavia, da tali considerazioni, non si desume in alcun modo 

come lo stato di salute valetudinario del ricorrente – il quale avrebbe recu-

perato nel frattempo un buono stato di salute anche dal profilo psicologico 

(cfr. n. 20/10, p.to 8.02, pag. 9; 22/2) – nel caso di un suo rientro in Italia, 

peggiorerebbe talmente da rappresentare per lui un pericolo di vita se-

condo la giurisprudenza succitata. Nel predetto Paese risulta peraltro no-

torio che vi siano delle strutture mediche sufficienti e comparabili a quelle 

presenti su suolo svizzero, e che dunque l’insorgente vi potrà ottenere – 

una volta depositata regolare domanda d’asilo – i trattamenti medici ade-

guati che ancora dovesse necessitare dal suo arrivo in Italia (cfr. sentenza 

di riferimento D-4235/2021 consid. 10.5). 

10.4  

10.4.1 Tra le norme imperative che possono condurre all’applicazione delle 

clausole discrezionali rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 2013/24 con-

sid. 5). Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare protetto 

dalla disposizione precitata, lo straniero non soltanto deve provare la pre-

senza di una relazione stretta ed effettiva con una persona della sua fami-

glia, ma pure che quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato o 

duraturo in Svizzera (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi 

citata), nonché che all’interessato non è possibile, rispettivamente non sa-

rebbe ragionevolmente possibile, proseguire la sua vita famigliare altrove 

(cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1 seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferimenti). 

Secondo la giurisprudenza, le relazioni famigliari protette dall’art. 8 par. 1 

CEDU, sono anzitutto i rapporti tra coniugi e tra genitori e figli minori che 

coabitano. In una tale evenienza una relazione stretta ed effettiva è pre-

sunta (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Non di meno, 

le relazioni tra maggiorenni (in particolare genitori e figli) possono essere 

eccezionalmente considerate quando tra i famigliari esiste un particolare 

rapporto di dipendenza, come in caso di necessità di prodigare cure spe-

ciali per un handicap o una malattia grave (cfr. sentenze del Tribunale  

E-3704/2022 del 27 ottobre 2022 consid. 6.3; D-1968/2022 del 5 mag-

gio 2022 consid. 8.5.1). A medesima soluzione si giunge anche conside-

rando l’altra clausola discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 Regolamento 

D-379/2023 

Pagina 19 

Dublino III. Dalla formulazione di quest’ultima norma si evince peraltro che 

la situazione di dipendenza presuppone l’esistenza di problemi di salute di 

una gravità che richiede un’assistenza significativa nella vita quotidiana, 

nel senso di una presenza, di una sorveglianza o anche di un’assistenza e 

di un’attenzione permanente che solo un parente stretto è in grado di for-

nire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). Pertanto, la mera necessità 

di un sostegno emotivo o addirittura psicologico non è tale da stabilire un 

rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.5; sentenza del 

Tribunale D-242/2022 del 26 gennaio 2022 consid. 11.4). 

10.4.2 Ora, nel caso che ci occupa, trattandosi di una relazione tra familiari 

maggiorenni, essa non rientra di principio nel campo d’applicazione 

dell’art. 8 CEDU. Inoltre, non si può a giusto titolo ritenere, come corretta-

mente già osservato dalla SEM nella decisione avversata, che “sia stata 

dimostrata l’esistenza di elementi supplementari di dipendenza che vadano 

oltre i legami affettivi normali” (cfr. sentenza CorteEDU, A.W. Khan c.  

Regno Unito, n. 47486/06, 12 gennaio 2010, § 32). In buona sostanza, ed 

a prescindere dalla questione del diritto di presenza garantito o duraturo in 

Svizzera, il ricorrente non ha presentato alcuna prova concreta né alcun 

mezzo di prova atto a dimostrare che il suo trasferimento pregiudichi dal 

beneficiarlo, da parte del fratello soggiornante in Svizzera, di un’assistenza 

quotidiana indispensabile che vada al di là del sostegno morale o psicolo-

gico. 

10.5 Sulla scorta dei surriferiti presupposti, non si ravvisano indicatori per 

concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è 

quindi alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 

par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da parte 

della Svizzera, l’Italia è competente per la presa in carico dell’insorgente in 

ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

11.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-

mente all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’autorizzazione 

di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In conclusione, con il 

provvedimento impugnato l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale 

né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in 

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modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità in-

feriore confermata. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda tendente 

alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, sia quella relativa 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, risultano essere senza oggetto. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA). 

14.  

Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 25 gennaio 2023 deca-

dono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in:  

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

15.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 21 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari