# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c4809d47-d6ab-5597-bf6f-4c3e65c8082e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-11-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 13.11.1998 52.1998.287
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-287_1998-11-13.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00287

   

  	
  Lugano

  13 novembre 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Stefano Bernasconi ed Efrem Beretta, quest'ultimo in sostituzione del Giudice
  Raffaello Balerna, astenuto

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  12 ottobre 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 30 settembre 1998 (n. 4484) del Consiglio di Stato, che ha
  respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 27
  agosto 1998 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, in
  materia di decadenza del permesso di domicilio;

  

 

 

viste le risposte:

-    28 ottobre 1998 del Consiglio di
Stato,

-    29 ottobre 1998 della Sezione degli
stranieri;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________ (1943), cittadino
italiano, ha lavorato in Svizzera dal 1963 in qualità di stagionale (muratore).
Nel 1971 ha ottenuto un permesso di dimora, in seguito regolarmente rinnovato.
Il 25 gennaio 1973 si è sposato a __________ (__________) con la connazionale
__________ (1951). La moglie si è in seguito trasferita in Svizzera, ottenendo
un permesso di dimora per vivere con il marito. Durante il matrimonio sono nati
__________ (1973), __________ (1974) e __________ (1976). Nel 1977 la
__________ ha ottenuto il domicilio in Svizzera, con ultimo termine di controllo
fissato al 1° maggio 1998. Il 14 dicembre 1990 il Pretore del Distretto di
Bellinzona ha pronunciato tra i coniugi __________ la separazione personale per
tempo indeterminato; il 13 gennaio 1995 ha sciolto per divorzio il loro
matrimonio. Dopo aver frequentato vari corsi di riformazione professionale
(giardiniere presso  il relativo centro __________ a partire dalla fine degli
anni 80; cuoco presso la Federazione esercenti e albergatori nel 1992) e
beneficiato delle indennità di disoccupazione, il ricorrente è passato
stabilmente a carico dell'assistenza pubblica dal 1994.

 

 

                                  B.   Il 27 agosto 1998 la Sezione
degli stranieri - fondandosi sugli art. 9 cpv. 3, 10 cpv. 1 lett. b/d, 11 cpv.
3, 12 LDDS; 16 ODDS - ha dichiarato decaduto il permesso di domicilio di
__________ decidendone il rimpatrio invece dell'espulsione a seguito del lungo
soggiorno in Svizzera.

L'autorità amministrativa ha dato rilievo alla condotta in
generale dell'interessato. Ha pure sottolineato che malgrado fosse stato
ammonito il 16 luglio 1993 per mancato pagamento dei contributi alimentari ai
figli, egli aveva continuato ad ottenere dall'allora Ufficio cantonale
dell'assistenza sociale (UCAS) sussidi per complessivi fr. 111'000.–  e
contratto un debito di fr. 18'264.05 presso l'Ufficio recuperi dell'assistenza
sociale per mancato pagamento degli alimenti ai figli. La Sezione degli stranieri
ha pure indicato che il ricorrente può risiedere in un Paese dell'Unione Europea,
segnatamente nella fascia di confine italiana dove esiste un tenore di vita
analogo a quello ticinese, avendo sempre la possibilità di entrare in futuro in
Svizzera in qualità di turista a condizione di un comportamento ineccepibile.
Ha infine fissato allo straniero il 13 novembre 1998 quale ultimo termine per lasciare
il territorio cantonale.

 

 

                                  C.   Adito da __________, il
Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame il 30 settembre 1998. Secondo
l'Esecutivo cantonale, il ricorrente è caduto nell'indigenza e ha interessato
in maniera continua e rilevante l'assistenza sociale senza dimostrare di poter
uscire da tale situazione. Con il suo comportamento in generale egli avrebbe pure
dimostrato di non potersi adattare alla realtà elvetica. Il Governo cantonale
ha quindi reputato la decisione di rimpatrio legittima, adeguata alle
circostanze, nonché ossequiosa del principio di proporzionalità. Ha infine
respinto la domanda del ricorrente di essere posto al beneficio dell'assistenza
giudiziaria.

 

 

                                  D.   a) Contro la predetta
pronuncia governativa, __________ è insorto davanti al Tribunale federale
chiedendone l'annullamento.

In sostanza egli sottolinea di non essere mai stato sentito
né convocato prima dell'emanazione della decisione governativa. Sostiene che
l'autorità giudicante non sarebbe competente a decidere sul proprio permesso.
Censura le considerazioni addotte dal Consiglio di Stato a fondamento della
risoluzione impugnata, non escludendo denuncie penali. Chiede che gli venga
concessa l'assistenza giudiziaria.

 

b) Il 21 ottobre 1998 il Presidente della II Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale ha trasmesso al Tribunale cantonale amministrativo
il ricorso di __________ per motivi di competenza.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del ricorso
si oppone la Sezione degli stranieri, adducendo delle argomentazioni di cui si
dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del gravame,
riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato
quale autorità amministrativa (art. 55 cpv. 3 PAmm) è data soltanto nella misura
in cui quest'ultime sono suscettibili di essere impugnate con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di
polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento
la legislazione federale non conferisce un diritto.

Sennonché, indipendentemente dalla sussistenza o meno di un
diritto al rilascio di un permesso, per costante prassi dell'alta Corte
federale il ricorso di diritto amministrativo è ammissibile contro decisioni
concernenti la decadenza del permesso di domicilio o di dimora, trattandosi di
questioni che vertono sostanzialmente sulla validità attuale di un permesso di
cui lo straniero già beneficia (cfr. STF inedita del 6 marzo 1997 in re D. consid.
1b con riferimenti; per quanto concerne l'espulsione v. art. 100 cpv. 1 lett. b
n. 4 OG a contrario).

Come del resto è stato già indicato dal Presidente della II
Corte di diritto pubblico del Tribunale federale, la competenza del Tribunale
cantonale amministrativo a statuire sull'impugnativa inoltrata da __________ è
pertanto data.

 

1.3. Va nondimeno rilevato che il Tribunale cantonale amministrativo
non è competente a dirimere le questioni di carattere penale esposte nel
gravame. Le relative denuncie dovranno  - se del caso - essere sporte presso le
competenti autorità e sono pertanto irricevibili in questa sede.

 

1.4. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e
presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile
in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18
cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   L'insorgente rimprovera al
Consiglio di Stato di aver ignorato la sua richiesta di esprimersi prima
dell'adozione della decisione di rimpatrio. Egli in sostanza si duole di una
violazione del diritto di essere sentito.

Va osservato che la natura ed i limiti del diritto di essere
sentito sono determinati innanzi tutto dalla normativa procedurale cantonale (art.
18 cpv. 1 PAmm). Se questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime
dedotte dagli art. 4 Cost. e 6 CEDU, norme che assicurano all'interessato il
diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che
sia emanata una decisione e che gli garantiscono anche il diritto di partecipare
all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di
determinarsi a riguardo e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia
17; STF inedita 7 giugno 1996 in re M.). Orbene, non risulta dall'incarto che
le autorità inferiori abbiano violato il diritto del ricorrente di essere
sentito. Del resto, un'eventuale violazione di tale diritto è in tutti i casi
stata sanata con il presente gravame grazie al quale l'interessato ha avuto la
possibilità di esprimersi davanti alla scrivente autorità giudiziaria munita di
piena cognizione.

Di conseguenza la violazione di essere sentito risulta infondata.

 

 

                                   3.   Il permesso di domicilio,
di durata illimitata (art. 6 cpv. 1 prima frase LDDS), perde ogni validità in
seguito ad espulsione o rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b LDDS).

Se si verificano più cause di espulsione di cui nessuna singolarmente,
in virtù del principio della proporzionalità, autorizza tale misura, si
procederà ad un apprezzamento generale; Il provvedimento adottato sarà dunque
considerato adeguato solo dopo aver esaminato nel complesso tutti i fatti
emergenti suscettibili di giustificare l'allontanamento dello straniero (cfr. Wurzburger,
La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers,
in: RDAF 53/1997 308).

 

 

                                   4.   L'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS
dispone che lo straniero non può essere espulso dalla Svizzera o da un Cantone
se non quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cada in modo
continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica; tale provvedimento può
essere pronunciato solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo Paese
d'origine è possibile e può essere ragionevolmente richiesto (cpv. 2). Secondo l'art.
11 cpv. 3 LDDS, per evitare rigori inutili, potrà essere ordinato solo il
rimpatrio. Per rimpatrio s'intende il trasferimento dello straniero indigente
dall'assistenza pubblica del Paese ospitante a quella del Paese d'origine (DTF
119 Ib 4 consid. 2b). Tale misura di allontanamento non impedisce,
contrariamente all'espulsione, l'entrata in Svizzera; lo straniero può difatti
nuovamente recarsi nel nostro Paese allorquando è accertato che non è più a
carico dell'assistenza. Nei casi in cui manca l'accordo del Paese d'origine per
mettere a carico dell'assistenza pubblica il proprio cittadino, il rimpatrio
può essere paragonato, nel suo risultato, ad un'espulsione senza interdizione
di entrata in Svizzera.

 

 

                                   5.   Nell'evenienza concreta,
l'insorgente è stato ammonito il 16 luglio 1993 dall'allora Dipartimento di
Polizia, provvedimento confermato su ricorso dal Consiglio di Stato il 4 agosto
successivo, siccome non procedeva al regolare versamento dei contributi
alimentari ai figli stabiliti dal Pretore nella sentenza di separazione, i
quali hanno dovuto ricorrere all'assistenza pubblica per una somma complessiva
a quel momento di oltre fr. 10'000.–. In tale occasione egli è stato reso
attento che in caso di sua recidiva o di comportamento scorretto, sarebbe stata
presa in esame la possibilità di sanzionarlo con un'espulsione amministrativa.

 

A titolo abbondanziale, va osservato che egli si era già
fatto ammonire, il 22 marzo 1976, a seguito della condanna del 3 febbraio 1976
della Corte delle Assise correzionali di Bellinzona alla pena di 4 mesi di
detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, siccome
ritenuto autore colpevole di atti di libidine su minore di oltre 16 anni.

 

L'insorgente, che aveva già fatto capo a prestazioni
assistenziali nel periodo luglio-dicembre 1988, ha nuovamente fatto capo a tali
sussidi a partire dal luglio 1994 ininterrottamente sino ad oggi. Gli arretrati
sono ora lievitati a complessivi fr. 120'138.95, oltre al debito di fr.
18'263.05 per gli alimenti anticipati dallo Stato ai figli (v. scritti 29
aprile e 22 settembre 1998 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento).
Inoltre, il 18 giugno 1998 gli sono stati accordati ulteriori sussidi mensili
di complessivi fr. 2'185.– per il periodo 1° luglio-31 dicembre 1998 e meglio
fr. 850.– a titolo di pagamento della pigione direttamente al locatore e fr.
1'335.- per sostentamento, spillatico, radio TV, telefono, cablecom, indumenti,
elettricità, cassa malati e AVS. Il debito è quindi destinato ad incrementarsi
ulteriormente. Ne risulta che l'interessato è da almeno 4 anni in maniera
continua e rilevante a carico della pubblica assistenza. Egli non rende nemmeno
verosimile di volersi affrancare definitivamente in futuro dall'attuale
situazione di grave indigenza. Non risulta neppure, contrariamente a quanto
indicato nel suo attuale permesso di domicilio, che egli sia effettivamente
pensionato AI. Del resto egli ben difficilmente potrebbe, tramite tali
prestazioni di invalidità, iniziare a rimborsare ed estinguere il forte debito
accumulato. Infatti sino ad oggi egli non ha nemmeno mai tentato di ridurne
l'importo.

 

 

                                   6.   Dalle circostanze
summenzionate, risulta pertanto che i requisiti di cui all'art. 10 cpv. 1 lett.
d LDDS per pronunciare l'espulsione sono adempiuti.

Va notato che la Sezione degli stranieri si è limitata a
pronunciare una decisione di rimpatrio, come previsto in caso di persone cadute
in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica.

Ora, è vero che l'autorità dipartimentale non ha provveduto a
collaborare con le autorità italiane onde verificare la possibilità di porre
quest'ultimo al beneficio dell'assistenza pubblica italiana con la conseguente
sicurezza di essere colà assistito (cfr. DTF 119 Ib 4 consid. 2c). Del resto,
anche in mancanza di tale accordo il rimpatrio resta possibile, ma sarà
paragonato nel suo risultato ad un'espulsione senza interdizione di entrata in
Svizzera. In tale evenienza però, le condizioni relative all'espulsione -
segnatamente il rispetto del principio della proporzionalità - dovranno essere
scrupolosamente verificate (Wisard, Les renvois et leur exécution droit des étrangers
et en droit d'asile, pag. 112 nel mezzo). Va pure osservato che l'Italia ha
sottoscritto la riaccettazione dei propri cittadini (v. Dichiarazione tra la
Svizzera e l'Italia per la reciproca riaccettazione dei cittadini ed attinenti
di ciascuno degli Stati contraenti in caso di espulsione dei medesimi dal
territorio dell'altra Parte, del 2/11 maggio 1890; RS 0.142.114.541.4).

 

 

                                   7.   7.1. L'art. 11 cpv. 3 LDDS
prima frase precisa che un'espulsione può essere pronunciata solo se
dall'insieme delle circostanze sembra adeguata. A tale proposito, l'art. 16
cpv. 3 ODDS dispone che per valutare se tale presupposto sia adempiuto, occorre
tenere conto, segnatamente, della gravità della colpa dell'interessato, della
durata del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua
famiglia subirebbero in caso di espulsione.

 

7.2. In concreto, il comportamento tenuto dall'insorgente
durante la sua residenza in Svizzera non è dei più esemplari.

Egli ha beneficiato dei sussidi dall'assistenza pubblica. In
più di quattro anni egli ha accumulato un debito, rilevante, di oltre fr.
138'000.– non dimostrando minimamente di voler provvedere ad evitare nel futuro
di rimanere in qualche modo in tale situazione, tanto che durante la presente
procedura ricorsuale continua ad essere a carico dell'assistenza pubblica.

Come ha correttamente considerato il Consiglio di Stato, il
comportamento assunto dall'insorgente durante tutti questi anni è più che
censurabile, ritenuto che quest'ultimo non ha dimostrato o reso oggettivamente
verosimile di voler cambiare stile di vita.

Va sottolineato che l'insorgente è divorziato dal 1995 e che
i suoi figli sono oramai tutti maggiorenni. Tenuto conto della sua permanenza
in Svizzera dal 1971, limitandosi a deciderne il rimpatrio, l'autorità di prime
cure ha adottato un provvedimento tutto sommato proporzionato al caso specifico.

Il ricorrente non rende nemmeno verosimile la sua
impossibilità di ritornare in Italia dove è nato e cresciuto e dove il tenore e
lo stile di vita, in particolare nella fascia di confine, è analogo a quello
esistente nel Cantone Ticino. In tal modo egli non interromperà le proprie
relazioni sociali, segnatamente con i figli maggiorenni potendo render loro
visita in futuro in qualità di turista a condizione di tenere un comportamento
ineccepibile.

 

 

                                   8.   Giusta l'art. 8 CEDU, a
dipendenza delle circostanze, lo straniero può prevalersi del diritto al
rispetto della vita privata e famigliare tutelato dalla norma in oggetto per
opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia ed ottenere il mantenimento
del proprio permesso di dimora. Per appellarsi alle garanzie sancite dall'art.
8 CEDU, lo straniero deve dimostrare che tra lui e la persona che beneficia del
diritto di risiedere in Svizzera esiste una relazione stretta, intatta ed
effettivamente vissuta (DTF 122 II 1, 118 Ib 145). In concreto non occorre
accertare se il ricorrente abbia il diritto di richiamarsi a tale trattato e se
esista perlomeno con i figli domiciliati in Svizzera (DTF 118 Ib 167 consid. c)
un legame familiare intatto ed effettivamente vissuto, dal momento che quest'ultimi
sono maggiorenni ed il padre non apporta nemmeno argomenti sull'esistenza di un
rapporto di dipendenza da essi a causa di un suo handicap fisico o psichico
oppure di malattia grave (STF 29 ottobre 1997 inedita in re E. consid. 2c).

 

 

                                   9.   Contrariamente a quanto
sostenuto dall'insorgente, la decisione impugnata risulta legittima, adeguata
alle circostanze e rispettosa del principio della proporzionalità. Tutto ben
ponderato, la Sezione degli stranieri non ha disatteso le disposizioni legali invocate.
Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere
di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri
in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata. Ancorché
severa, le decisione non appare insostenibile.

 

 

                                10.   La richiesta di assistenza
giudiziaria non può essere accolta dal momento che il ricorso era infondato sin
dall'inizio (art. 30 PAmm). Tuttavia, dato che il ricorrente soccombente
risulta totalmente a carico dell'assistenza pubblica, si prescinde dal prelevare
tassa e spese di giustizia (art. 28 PAmm).

 

Per questi motivi,

visti
gli art. 1, 4, 6, 9 cpv. 3,10 cpv. 1, 11 LDDS; 16 ODDS; 8 CEDU; 100 cpv. 1
lett. b n. 3 e 4 OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 30, 43, 46, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Nella misura in cui è ricevibile,
il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza __________ (4 dicembre 1943), cittadino italiano,
è tenuto a lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 15 dicembre 1998
notificandone la partenza al competente Ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   L'istanza di ammissione al
beneficio dell'assistenza giudiziaria è respinta.

 

 

                                   3.   Non si prelevano né spese né
tassa di giustizia.

 

 

                                   4.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      5.   Intimazione
  a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario