# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b3a2be6-2c67-5fb9-8ac5-b0a471c38aa6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.07.2020 B-6685/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-6685-2018_2020-07-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-6685/2018 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 8  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Jean-Luc Baechler, Martin Kayser,  

cancelliere Corrado Bergomi. 
 

 
 

Parti 

 
X.________,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale delle assicurazioni sociali UFAS,  

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Aiuti finanziari per la custodia di bambini  

complementare alla famiglia. 

 

 

 

B-6685/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

La X.________ (di seguito: la ricorrente), iscritta dal (…) nel registro di 

commercio, gestisce (…) il nido d’infanzia (...).  

B.  

Con decisione del 20 agosto 2012 la Divisione dell’azione sociale e delle 

famiglie del Dipartimento della sanità e della socialità della Repubblica e 

Cantone Ticino (di seguito: Divisione) ha autorizzato l’esercizio della 

struttura menzionata per ospitare un numero massimo di 23 bambini. Con 

decisione del 20 novembre 2012 l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali 

(di seguito: UFAS, autorità inferiore) ha riconosciuto alla ricorrente il diritto 

all’aiuto finanziario a partire dal 3 settembre 2012 per una durata di due 

anni per l’apertura della struttura diurna “(...)”, prendendo in considerazione 

10 posti in luogo dei 23 richiesti (…). 

C.  

Con decisione del 17 febbraio 2014 la Divisione ha autorizzato l’esercizio 

dell’asilo nido in parola per ospitare un numero massimo di 33 bambini. In 

data 14 luglio 2015 l’autorità inferiore ha respinto una seconda richiesta 

della ricorrente, inoltrata il 2 febbraio 2015, volta all’ampiamento dell’offerta 

da 10 a 30 posti. 

D.  

D.a Il 13 novembre 2017 la ricorrente ha inoltrato all’autorità inferiore una 

nuova domanda di aiuti finanziari volta all’ampliamento dell’offerta da 24 a 

36 posti, prendendo in considerazione tutti i bambini (indistintamente se 

residenti in Svizzera o meno), rispettivamente da 18 a 30 posti nel caso 

fossero considerati solo i bambini residenti, spiegando di aver nel frattempo 

chiesto alla Divisione un ampliamento per ospitare fino a 50 bambini. 

Nel corso della procedura la ricorrente ha fatto pervenire all’autorità 

inferiore, tra le altre cose, la copia della decisione della Divisione del 

1° marzo 2018 concernente la concessione dell’aumento dell’offerta ad un 

massimo di 50 bambini, nonché le liste di controllo delle presenze dei 

bambini custoditi per il periodo da marzo a giugno 2018 (cfr. e-mail del 14 

maggio 2018) e per il periodo da marzo 2018 a febbraio 2019 (cfr. e-mail 

del 13 settembre 2018), distinguendo ogni volta tra bambini frequentanti 

residenti in Svizzera e tutti i bambini residenti in Svizzera e non.  

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Pagina 3 

D.b Con decisione del 24 ottobre 2018 l’autorità inferiore ha respinto la 

richiesta di aiuti finanziari della ricorrente per l’ampiamento della struttura. 

Per prima cosa, l’autorità inferiore ha rilevato che l’aumento dell’offerta 

richiesto si riferisce da 33 a 50 posti in considerazione dei posti autorizzati 

dalla Divisione nelle rispettive decisioni del 17 febbraio 2014 e del 1° marzo 

2018. In secondo luogo, sulla scorta dei dati sull’occupazione della 

struttura inoltrati dalla ricorrente, l’autorità inferiore ha ritenuto che da 

marzo a giugno 2018 i posti occupati erano in media 34, che tra luglio e 

ottobre 2018 erano scesi a 29 per poi nuovamente aumentare a 34 tra 

novembre 2018 e febbraio 2019. Da ciò l’autorità inferiore ha desunto che 

anche sette mesi dopo l’ampliamento dell’offerta risulta evidente che il 

bisogno di nuovi posti è di al massimo tre-quattro unità e non di almeno 11, 

concludendo che i requisiti minimi per l’aumento dell’offerta non sono 

adempiuti. A fronte di una simile risultanza l’autorità inferiore non ha più 

reputato necessario chinarsi sulla questione a sapere se i posti 

esplicitamente riservati per famiglie che vivono all’estero possano essere 

presi in considerazione secondo l’ordinamento giuridico specifico.  

E.  

La ricorrente è insorta tramite ricorso del 22 novembre 2018 al Tribunale 

amministrativo federale. In via principale conclude di accogliere il gravame, 

di annullare la decisione dell’UFAS del 24 ottobre 2018, nonché di 

accogliere la richiesta del 13 novembre 2017 nel senso che l’UFAS è tenuto 

a versare (alla struttura) dal 1° marzo 2018 aiuti finanziari per almeno 36 

posti, in via subordinata per almeno 30 posti. Protestate tasse, spese e 

ripetibili. 

La ricorrente spiega di aver fondato la propria richiesta di aiuti finanziari 

per 36 posti partendo dalla media arrotondata di 24 posti risultante dalle 

medie dei mesi di settembre e ottobre 2017 antecedenti l’inoltro della 

domanda, nonché di aver considerato verosimile che in almeno due anni 

la struttura potesse occupare più di un terzo di 24 posti. La ricorrente si 

duole altresì che l’autorità inferiore le abbia concesso fino ad oggi aiuti 

finanziari soltanto per la creazione di 10 posti nel triennio 2012-2014, 

malgrado gli ampliamenti abbiano reso possibile l’accoglienza di una 

media di 34 posti, come ritenuto anche nella decisione impugnata. Per la 

ricorrente non è comprensibile che invece di tenere conto di un dato certo 

come il numero massimo dei posti autorizzato dal Cantone, l’autorità 

inferiore si fondi sul numero di contratti firmati fra le famiglie e la struttura 

prima dell’ampliamento autorizzato, essendo estremamente difficile 

confermare a priori gli impegni contrattuali per maternità non ancora 

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avvenute o ancora in essere. In aggiunta la ricorrente sottolinea di aver 

considerato nei propri conteggi tutti i bambini residenti e non residenti sul 

territorio svizzero (…), in quanto, secondo lei, la legislazione in materia di 

aiuti finanziari per la custodia di bambini complementare alla famiglia non 

ritiene il domicilio dei bambini custoditi quale condizione per l’ottenimento 

dei sussidi. Nell’evenienza in cui siano da considerare i soli bambini 

domiciliati in Svizzera, la ricorrente chiede la concessione degli aiuti 

finanziari per almeno 30 posti, ciò sulla base delle medie fornite all’autorità 

inferiore per i mesi di settembre e ottobre 2017, giungendo ad un valore 

arrotondato di 18 posti. 

F.  

Con presa di posizione del 21 febbraio 2019 l’autorità inferiore conclude 

alla reiezione del gravame, riprendendo in sostanza la motivazione addotta 

nella decisione impugnata. A titolo completivo ella reputa che, 

contrariamente a quanto ritenuto dalla ricorrente, non sussiste un diritto 

agli aiuti finanziari per ogni posto di custodia creato in quanto detti sussidi 

sono concessi solo nei limiti stanziati, sottolineando che il legislatore ha 

previsto sì la possibilità di un sostegno nei confronti delle strutture esistenti 

che aumentano la loro offerta, tuttavia a condizione che l’aumento del 

numero dei posti sia significativo. L’autorità inferiore ribadisce che per la 

richiesta in oggetto si deve presupporre un’offerta esistente di 33 posti 

poiché al momento dell’inoltro della domanda l’offerta della struttura era di 

33 posti in conformità con l’autorizzazione d’esercizio della Divisione datata 

17 febbraio 2014. A suo avviso, il fatto che a suo tempo la Confederazione 

abbia partecipato al finanziamento di soli 10 posti e abbia respinto la 

richiesta per la creazione degli ulteriori posti è ininfluente. Conformemente 

alla sentenza del TAF B-4145/2016 del 3 marzo 2017 sarebbe poi 

irrilevante per la valutazione dell’offerta esistente se sia stata sfruttata o 

meno l’intera offerta approvata con l’autorizzazione d’esercizio.  

G.  

Con replica del 26 marzo 2019 la ricorrente mantiene in sostanza le sue 

tesi e conclusioni. In complemento a ciò, la ricorrente trova inaccettabile 

che il concetto di posto cambi a seconda dell’interpretazione adottata 

dall’autorità cantonale (1 posto = 1 frequenza di minimo 4 ore giornaliere) 

o federale (1 posto = 1 frequenza di 11 ore giornaliere). Secondo lei è 

contraddittorio che l’autorità inferiore prenda per valido il dato di 33 posti 

riconosciuti dal Cantone come base di partenza per procedere al suo 

calcolo, ma non ritenga valido l’altro dato riconosciuto ed autorizzato dal 

Cantone di 50 posti a partire dal 1° marzo 2018. 

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Pagina 5 

H.  

Con duplica del 23 aprile 2019 l’autorità inferiore si è essenzialmente 

riconfermata nella propria decisione e nella presa di posizione del 

21 febbraio 2019. A suo dire, per la valutazione della richiesta in oggetto 

non ci si può fondare sulle prescrizioni cantonali, ma sono esclusivamente 

determinanti le prescrizioni del diritto federale. L’autorità inferiore respinge 

infine la censura della ricorrente circa la diversa interpretazione della 

nozione di posto da parte delle autorità cantonali e federali. 

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti nella documentazione scritta 

verranno ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della 

vertenza.  

Diritto: 

1.  

Il Tribunale amministrativo federale esamina d'ufficio e liberamente 

l'ammissibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti (DTAF 2007/16 

consid. 1). 

1.1 Su riserva delle eccezioni - non realizzate nel caso di specie - previste 

dall’art. 32 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo 

federale (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale 

del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021) 

emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. In particolare, le 

decisioni rese dall’UFAS nell’ambito delle domande di aiuti finanziari 

possono essere impugnate dinanzi a questo Tribunale conformemente 

all’art. 33 lett. d LTAF in combinato disposto con l’art. 7 cpv. 1 della legge 

federale del 4 ottobre 2002 sugli aiuti finanziari per la custodia di bambini 

complementare alla famiglia (LACust, RS 861). È dunque pacifica la 

competenza dello scrivente Tribunale a giudicare il presente ricorso. 

1.2 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità 

inferiore e in qualità di richiedente e destinataria è particolarmente toccata 

dalla decisione impugnata e ha un interesse degno di protezione 

all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA in 

combinato disposto con l’art. 37 LTAF). Le disposizioni relative al termine 

per presentare ricorso, alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso sono 

ossequiate (art. 50 cpv. 1 e art. 52 cpv. 1 PA), come risultano parimenti 

adempiuti gli ulteriori presupposti processuali (art. 44 segg. e art. 63 cpv. 4 

PA). 

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1.3 Ne discende che il ricorso è ammissibile. 

2.  

2.1 In assenza di disposizioni contrarie nella LACust la procedura per la 

concessione degli aiuti finanziari per la custodia di bambini complementare 

alla famiglia è regolata dall’art. 35 cpv. 1 della legge del 5 ottobre 1990 

sugli aiuti finanziari e le indennità (legge sui sussidi, LSu, RS 616.1). 

Conformemente a detta norma, la protezione giuridica è retta dalle 

disposizioni generali sull’amministrazione della giustizia federale. Non è 

prevista alcuna eccezione (cfr. sentenze del TAF B-5932/2018 del 

18 marzo 2019 consid. 2.1, B-3091/2016 dell’8 febbraio 2018 consid. 2  

e B-3819/2017 del 3 maggio 2018 consid. 2.1). 

2.2 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l'accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b PA), nonché 

l'inadeguatezza (art. 49 lett. c PA). Il Tribunale applica il diritto d’ufficio e 

non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA). 

2.3 In linea di principio lo scrivente Tribunale dispone di un pieno potere 

d’esame (sentenze del TAF B-5932/2018 del 18 marzo 2019 consid. 2.3, 

B-6282/2016 del 26 settembre 2018 consid. 2.1, B-3091/2016 

dell’8  febbraio 2018 consid. 2). Per prassi costante, esso si impone tuttavia 

un certo riserbo nei casi in cui la legge attribuisce al Consiglio federale – in 

qualità di promulgatore di ordinanze di esecuzione – ed all’UFAS – in 

qualità di autorità specialistica – un potere d’apprezzamento per decidere 

nel singolo caso, soprattutto quando, come nella presente fattispecie, si 

tratta di sussidi al cui ottenimento la legislazione non conferisce alcun 

diritto (“nei limiti dei crediti stanziati”, cfr. art. 1 cpv. 1 e art. 4 cpv. 3 LACust) 

e le autorità hanno in parte il compito di definire i criteri comuni e uniformi 

per la loro concessione (sentenze del TAF B-5932/2018 del 18 marzo 2019 

consid. 2.3, B-198/2018 del 30 gennaio 2019 consid. 2, B-6282/2016 del 

26 settembre 2018 consid. 2.1 seg. e 3.2, con ulteriori riferimenti). 

2.4 Tuttavia, nella misura in cui siano contestate l’interpretazione e 

l’applicazione delle disposizioni legali o vengano fatti valere vizi 

procedurali, lo scrivente Tribunale esamina le censure sollevate con piena 

cognizione (sentenze del TAF B-5932/2018 del 18 marzo 2019 consid. 2.3 

seg., B-198/2018 del 30 gennaio 2019 consid. 2, con ulteriori riferimenti).  

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3.  

3.1 Con effetto dal 1° luglio 2018, la legge federale del 4 ottobre 2002 sugli 

aiuti finanziari per la custodia di bambini complementare alla famiglia 

(RS 861) è stata modificata, diventando la LACust (RU 2018 2247, 

FF  2016 5753). Un’ulteriore modifica è entrata in vigore il 1° febbraio 2019 

(RU 2019 349). In tale occasione la gran parte delle disposizioni specifiche 

applicabili non ha subito modifiche.  

3.2 Sempre con effetto dal 1° luglio 2018 l’ordinanza del 9 dicembre 2002 

sugli aiuti finanziari per la custodia di bambini complementare alla famiglia 

(RU 2003 258, 2011 189, 2015 25, di seguito la vecchia ordinanza) è stata 

sostituita dall’omonima ordinanza del 25 aprile 2018 (OACust, RS 861.1). 

Le ulteriori modifiche del 7 dicembre 2018 sono entrate in vigore dal 

1° febbraio 2019 (RU 2019 339). 

Secondo l’art. 36 LSu le domande d’aiuti finanziari o di indennità sono 

giudicate: (a.) secondo il diritto vigente al momento della presentazione, se 

la prestazione è decisa prima dell’adempimento del compito, (b.) secondo 

il diritto vigente all’inizio dell’adempimento del compito, se la prestazione è 

assegnata dopo. Nella presente fattispecie trova applicazione l’art. 36 

lett. b LSu. Nella misura in cui la ricorrente ha inoltrato la rispettiva 

domanda di aiuti finanziari il 13 novembre 2017 e la Divisione ha concesso 

un primo aumento dei posti il 17 febbraio 2014 e un secondo aumento il 

1° marzo 2018, la presente fattispecie risulta essersi avverata allorquando 

era ancora in vigore la vecchia ordinanza, per cui restano applicabili le 

disposizioni della medesima nella versione in vigore fino al 1° luglio 2018 

(cfr. sentenze del TAF B-5932/2018 del 18 marzo 2019 consid. 3, 

B-7188/2018 del 30 agosto 2019 consid. 3.1 seg.). Le norme in vigore dal 

1° febbraio 2019 della LACust e OACust (RU 2019 349 e 2019 339) non 

sono per il momento applicabili alla fattispecie. Come si avrà modo di 

vedere per quanto attiene alle norme applicabili alla presente fattispecie, 

non sussistono differenze di particolare rilievo tra il vecchio e il nuovo 

diritto. 

4.  

4.1 La Confederazione concede, nei limiti dei crediti stanziati, aiuti 

finanziari per l’istituzione di strutture di custodia per l’infanzia 

complementare alla famiglia allo scopo di aiutare i genitori a conciliare 

meglio famiglia e lavoro o formazione (art. 1 cpv. 1 vLACust). Gli aiuti 

finanziari possono essere concessi tra l’altro alle strutture di custodia 

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collettiva diurna (art. 2 cpv. 1 lett. a vLACust). Sono considerate strutture 

di custodia collettiva diurna le istituzioni che custodiscono bambini in età 

prescolastica (art. 4 cpv. 1 OACust, art. 2 cpv. 1 vOACust). Gli aiuti 

finanziari sono destinati prioritariamente alle nuove strutture, ma possono 

essere concessi anche alle strutture esistenti che aumentano la loro offerta 

in maniera significativa (art. 2 cpv. 2 vLACust e nLACust).  

4.2 Le condizioni per la concessione degli aiuti finanziari sono disciplinate 

all’art. 3 LACust e vLACust. Gli aiuti finanziari possono essere concessi 

alle strutture di custodia collettiva diurna e di custodia parascolastica: 

(a.) che sono gestite da persone fisiche, Cantoni, Comuni o da altre 

persone giuridiche, (b.) il cui finanziamento a lungo termine sembra 

garantito per sei anni al minimo e (c.) che rispondono a esigenze qualitative 

cantonali (art. 3 cpv. 1 LACust e vLACust).  

4.3 Gli aiuti finanziari alle strutture di custodia collettiva diurna e di custodia 

parascolastica coprono al massimo un terzo delle spese d’investimento e 

di gestione. Non possono eccedere fr. 5'000.– per anno (art. 5 cpv. 1 

LACust e vLACust). Gli aiuti finanziari sono concessi per tre anni al 

massimo (art. 5 cpv. 4 LACust e vLACust). 

4.4 Le norme di cui agli artt. 2 e 3 LACust (vLACust) sono cosiddette 

disposizioni potestative (“Kann”-Bestimmungen). Come già stabilito al 

consid. 2.3, nel caso di aiuti finanziari non si tratta di sussidi a cui il 

richiedente ha diritto (“Anspruchssubventionen”). La decisione sulla 

concessione degli aiuti finanziari ad una struttura di custodia collettiva 

diurna che adempie alle condizioni secondo l’art. 3 LACust è invece 

rimessa all’apprezzamento dell’autorità (“Ermessenssubventionen”, 

sentenze del TAF B-5932/2018 del 18 marzo 2019 consid. 4.3, 

B-3091/2016 dell’8 febbraio 2018 consid. 2, B-3819/2017 del 3 maggio 

2018 consid. 3.3; sentenza del TF 2A.95/2004 del 18 febbraio 2004 

consid. 2.4). L’autorità preposta per l’erogazione degli aiuti finanziari è 

tenuta tuttavia ad esercitare il proprio apprezzamento in maniera corretta, 

ossia in conformità con la costituzione e le leggi applicabili, nonché a 

rivolgere particolarmente la sua attenzione al senso e allo scopo 

dell’ordinamento giuridico (cfr. sentenze del TAF B-5932/2018 del 

18 marzo 2019 consid. 4.3, B-1311/2017 dell’11 luglio 2018 consid. 3.2, 

B-3819/2017 del 3 maggio 2018 consid. 3.3; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, 

Allgemeines Verwaltungsrecht, 7a ed. 2016, n. 409 segg.; 

TSCHANNEN/ZIMMERLI/MÜLLER, Allgemeines Verwaltungsrecht, 4a ed. 2014, 

§ 26 n. 11).  

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Pagina 9 

5.  

5.1 La ricorrente ritiene che il rigetto della domanda di aiuti finanziari per 

l’ampliamento dell’offerta sia scorretto ed arbitrario. In primo luogo, la 

ricorrente parte da un’offerta esistente di 24 rispettivamente 18 posti 

(qualora fosse presa in considerazione unicamente l’offerta per i bambini 

domiciliati in Svizzera), basandosi per il calcolo corrispondente sulla media 

arrotondata dell’offerta esistente nei mesi di settembre e ottobre 2017 

prima dell’inoltro della domanda all’UFAS. Ella motiva la sua richiesta di 

aiuti finanziari per 36 posti (rispettivamente 30 posti), considerando 

verosimile che in almeno due anni la struttura possa occupare più di un 

terzo di 24 posti (rispettivamente 18 posti). In secondo luogo, la ricorrente 

fa valere che finora ha ricevuto aiuti finanziari della Confederazione 

soltanto per la creazione di 10 posti nel triennio 2012-2014, nonostante dal 

1° marzo 2018 disponga di un’autorizzazione cantonale per ospitare 

50 posti e malgrado gli ampiamenti della struttura abbiano reso possibile 

l’accoglienza di una media di 34 posti, come ritenuto nella decisione 

impugnata. La ricorrente censura in modo particolare che nell’ambito 

dell’esame del bisogno l’autorità inferiore si fonda sulle previsioni sui posti 

prima della concessione dell’ampliamento, quindi su dati prevedibili, ma 

non certi come lo sono i posti riconosciuti ed autorizzati dal Cantone. A suo 

dire, è contraddittorio che da un lato l’autorità inferiore prenda per buono il 

dato di 33 posti secondo l’autorizzazione cantonale come base di partenza 

per procedere al suo calcolo, ma da un altro non ritenga validi i 50 posti 

autorizzati con decisione cantonale del 1° marzo 2018. Per la ricorrente è 

altrettanto inaccettabile che il concetto di posto cambi a seconda 

dell’autorità cantonale (1 posto = 4 ore di frequenza) e federale (1 posto = 

11 ore di frequenza giornaliera). 

5.2 L’autorità inferiore reputa che la ricorrente non ha dimostrato il bisogno 

di un aumento significativo dell’offerta poiché sulla base delle informazioni 

da lei inoltrate risulterebbe evidente che il bisogno di nuovi posti è di al 

massimo tre-quattro unità e non di almeno 11. In sede di duplica, l’autorità 

inferiore rileva che la ricorrente non fa valere la mancata correttezza della 

documentazione sull’occupazione dei posti su cui si basa la decisione 

impugnata, né porta nuovi dati concernenti l’evoluzione della menzionata 

occupazione suscettibili di determinare una nuova valutazione del bisogno. 

5.3 In primo luogo occorre esaminare se la ricorrente ha aumentato la 

propria offerta in misura significativa ai sensi dell’art. 2 cpv. 2 LACust 

(vLACust) in combinato disposto con l’art. 4 cpv. 3 OACust (rispettivamente 

art. 2 cpv. 3 vOACust). 

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Pagina 10 

5.3.1 L’art. 4 cpv. 3 OACust e l’art. 2 cpv. 3 vOACust intendono per 

aumento significativo dell’offerta un aumento di almeno un terzo del 

numero dei posti, ma di almeno 10 posti (lett. a) o un’estensione di un terzo 

delle ore di apertura, ma di almeno 375 ore all’anno (lett. b).   

5.3.2 Siccome la ricorrente e l’autorità inferiore hanno opinioni divergenti 

circa le modalità per il calcolo dell’offerta esistente, occorre fare da subito 

chiarezza su questo punto (cfr. infra consid. 5.3.2.1) prima di determinarsi 

sulla sussistenza di un aumento significativo dei posti (cfr. infra 

consid. 5.3.2.2). 

5.3.2.1 Dall’incarto risulta che la ricorrente determina l’offerta esistente 

basandosi sulle medie dei posti occupati nei due mesi precedenti il 

deposito della domanda di aiuti finanziari, ossia 24 posti in tutto o 18 posti 

se si considerano solo i residenti. Per contro, l’autorità inferiore ha ritenuto 

che ci si deve basare su un’offerta esistente di 33 posti, considerato che, 

in base all’allora rilevante autorizzazione d’esercizio emanata dalla 

Divisione in data 17 febbraio 2014, l’offerta della struttura gestita dalla 

ricorrente era di 33 posti e il 1° marzo 2018 la Divisione aveva rilasciato 

una nuova autorizzazione di servizio per accogliere al massimo un numero 

di 50 bambini.  

Lo scrivente Tribunale ha già avuto modo di riconoscere che per stabilire 

l’offerta esistente può essere determinante unicamente il momento 

dell’inizio effettivo dell’esercizio, indipendentemente dal fatto che sia stata 

sfruttata o meno l’intera offerta approvata con la rispettiva autorizzazione 

(cfr. sentenza del TAF B-4145/2016 del 3 marzo 2017 consid. 4.4 con 

ulteriori riferimenti). In altre parole, sono di particolare influenza il momento 

a partire da quando l’offerta (ampliata) del servizio di custodia viene fornita 

per la prima volta e il fatto che l’offerta sia stata effettivamente aumentata 

prima dell’inoltro della domanda. Così facendo, l’autorità inferiore 

garantisce che vengano sovvenzionati soltanto i nuovi posti creati e non 

più quelli preesistenti.  

Giusta l’art. 6 cpv. 1 e 2 LACust e vLACust le strutture di custodia collettiva 

diurna e di custodia parascolastica devono presentare la loro domanda di 

aiuti finanziari all’UFAS prima dell’apertura della struttura o dell’aumento 

dell’offerta. Per le strutture esistenti che aumentano significativamente la 

loro offerta, solo i nuovi posti e le ore di apertura supplementari sono 

determinanti (art. 6 cpv. 1 secondo periodo nOACust, art. 4 cpv. 1 primo 

periodo vOACust). Al momento dell’inoltro della domanda la ricorrente 

disponeva già dell’autorizzazione d’esercizio della Divisione del 

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17 febbraio 2014 valida per ospitare 33 posti. In base ai dati prodotti dalla 

ricorrente relativi ai mesi di settembre e ottobre 2017 emerge che la sua 

struttura è arrivata ad ospitare in alcuni giorni fino a 29 bambini. 

Considerato che l’autorizzazione d’esercizio del 20 agosto 2012 dava 

facoltà alla ricorrente di ospitare fino a 23 posti, si può affermare che la 

ricorrente, al momento del deposito della sua domanda, aveva già fatto uso 

dell’ampliamento dell’offerta fino a 33 posti in conformità con quanto 

disposto nella rispettiva autorizzazione d’esercizio del 17 febbraio 2014. 

Ne discende che nella misura in cui l’autorità inferiore si sia basata 

sull’autorizzazione di esercizio del 17 febbraio 2014 per determinare 

l’offerta esistente di 33 posti, ella ha fatto un uso corretto del proprio potere 

di apprezzamento e non ha violato il diritto federale. 

5.3.2.2 La domanda della ricorrente è stata inoltrata in vista dell’imminente 

rilascio dell’autorizzazione di esercizio della Divisione per ospitare un 

massimo di 50 posti. Prima dell’emanazione di quest’ultima il 1° marzo 

2018 faceva stato l’autorizzazione d’esercizio della Divisione del 

17 febbraio 2014 volta ad ospitare un massimo di 33 posti. Ne segue che 

l’autorità inferiore ha a giusto titolo ritenuto che entra in linea di conto un 

aumento da 33 a 50 posti. Risulta quindi che l’offerta viene aumentata di 

17 posti (= 50 - 33), vale a dire di più di un terzo dell’offerta esistente (33:3 

= 11) e di più di 10 posti, il che equivale ad un aumento significativo 

dell’offerta ai sensi dell’art. 2 cpv. 2 LACust in combinato disposto con 

l’art. 2 cpv. 3 lett. a della vecchia ordinanza (rispettivamente art. 4 cpv. 3 

lett. a OACust). Tutt’altra questione è invece quella di accertare la 

sussistenza di un bisogno per l’aumento dell’offerta, la quale deve essere 

esaminata separatamente in una seconda fase (cfr. infra consid. 5.4; 

sentenza del TAF B-5932/2018 del 18 marzo 2019 consid. 5.3.2 seg.). 

5.4 In secondo luogo occorre quindi stabilire se per l’aumento significativo 

dell’offerta esiste un bisogno rilevante dal punto di vista giuridico. L’autorità 

inferiore ha ritenuto di dover rispondere negativamente a tale quesito, 

concludendo che secondo i dati sull’occupazione della struttura forniti dalla 

ricorrente era dimostrato un bisogno di nuovi posti di al massimo tre-quattro 

unità e non di almeno 11 posti.  

5.4.1 La nozione di bisogno non è definita più da vicino nella LACust e/o 

nella relativa ordinanza. L’art. 10 cpv. 1 lett. a della vecchia ordinanza 

(rispettivamente l’art. 12 cpv. 1 lett. a nOACust) si limita a prevedere che 

la domanda di aiuti finanziari deve essere corredata di una descrizione 

dettagliata del progetto da sostenere, segnatamente le informazioni sullo 

scopo e il bisogno, nonché tutte le indicazioni necessarie sulle persone che 

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partecipano al progetto. Dal canto suo, l’art. 11 cpv. 2 lett. b della vecchia 

ordinanza (rispettivamente l’art. 13 cpv. 1 lett. b nOACust) dispone che 

l’Ufficio sottopone per parere la domanda di aiuto finanziario all’autorità 

competente del Cantone nel quale la custodia deve essere offerta o il 

provvedimento eseguito. L’autorità cantonale deve in particolare 

esprimersi sulla questione se, dal suo punto di vista, il progetto corrisponde 

ad un bisogno. L’avvalersi della nozione di bisogno è reso necessario dallo 

scopo stesso della legge federale. Sarebbe contrario al disegno espresso 

dal legislatore di concedere degli aiuti finanziari a delle strutture di custodia 

che non hanno ragione d’essere o di promuovere la creazione di posti di 

custodia che non saranno occupati (sentenze del TAF B-198/2018 del 

30 gennaio 2019 consid. 10.1, B-6282/2016 del 26 settembre 2018 

consid. 5.3.1 con ulteriori riferimenti). Dal rapporto della Commissione 

della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale del 

22 febbraio 2002 risulta che l’autorità inferiore per esaminare se un 

progetto ha buone possibilità di essere finanziato a lungo termine può 

chiedere un’analisi del bisogno dei posti di custodia (FF 2002 3765, 3778). 

Da detto rapporto emerge parimenti che il progetto di legge proposto vuole 

essere un vero e proprio programma d’impulso per l’istituzione di strutture 

di custodia per l’infanzia. La realizzazione di molti posti di custodia da sola 

non basta. I posti istituiti devono in particolare essere duraturi e perdurare 

anche una volta che l’aiuto federale è terminato (FF 2002 3765, 3775 seg.). 

5.4.2 La prova del bisogno configura una condizione indispensabile 

all’ottenimento dell’aiuto finanziario per la custodia di bambini 

complementare alla famiglia (cfr. sentenze del TAF B-5932/2018 del 

18 marzo 2019 consid. 5.4.3, B-198/2018 del 30 gennaio 2019 

consid. 10.1, B-6282/2016 del 26 settembre 2018 consid. 5.3.1 con ulteriori 

riferimenti). La prova del bisogno avviene a monte, al momento dell’inoltro 

della richiesta, e contribuisce a stabilire se una struttura può vedersi 

assegnare un aiuto finanziario e, se sì, per quanti posti (sentenze del TAF 

B-198/2018 del 30 gennaio 2019 consid. 10.1, B-6282/2016 del 

26 settembre 2018 consid. 5.3.1 con ulteriori riferimenti). In principio, 

l’accertamento del bisogno da parte dell’autorità inferiore non può risultare 

da un calcolo esatto, ma piuttosto da una valutazione adeguata delle 

circostanze particolari del singolo caso. In tale contesto l’autorità inferiore 

dispone di un importante margine di apprezzamento ch’ella deve esercitare 

in maniera conforme alla costituzione e alla legge (sentenze del TAF 

B-5932/2018 del 18 marzo 2019 consid. 5.4.3, B-198/2018 del 30 gennaio 

2019 consid. 10.1 con ulteriori riferimenti). 

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5.4.3 Lo scrivente Tribunale ha già avuto modo di ritenere che 

l’occupazione effettiva della struttura nel senso dei posti effettivamente 

occupati può essere un elemento determinante per calcolare il bisogno 

(sentenza del TAF B-6282/2016 del 26 settembre 2018 consid. 5.3.2 con 

ulteriori riferimenti alla propria prassi). Per contro, il numero totale dei 

bambini iscritti, il numero dei posti offerti, la superficie dei locali oppure il 

personale impiegato all’interno della struttura non costituiscono dei criteri 

validi per valutare il bisogno (sentenza del TAF B-6282/2016 del 

26 settembre 2018 consid. 5.3.2 con ulteriori riferimenti). Il Tribunale 

rammenta in effetti che l’offerta non può servire a determinare la domanda 

(idem; sentenza del TAF C-6288/2008 del 15 giugno 2009 consid. 5.3). 

5.4.4 È nella natura delle cose che il momento del giudizio sulla domanda 

di aiuti finanziari è rilevante per la questione a sapere se per la valutazione 

del bisogno ci si può basare soltanto su indizi, in particolare su liste delle 

presenze e sui contratti con i genitori, oppure se ci si può fondare già su 

cifre più attendibili in base all’occupazione effettiva dell’offerta ampliata 

(sentenze del TAF B-5932/2018 del 18 marzo 2019 consid. 5.4.4 e 

B-3091/2016 dell’8 febbraio 2018 consid. 4.5). Se al momento della 

decisione sulla richiesta di aiuti finanziari sussistono già dei dati numerici 

sull’occupazione effettiva dopo l’ampliamento dell’offerta, allora essi sono 

suscettibili di riflettere il bisogno relativo a quel periodo in maniera più 

credibile di quanto possano farlo le precedenti valutazioni in base alla lista 

delle presenze e ai contratti con i genitori (idem). Dopo l’ampliamento di 

un’offerta già esistente il numero effettivo dei posti occupati corrisponderà 

tendenzialmente di più al bisogno esistente rispetto al caso della creazione 

di una nuova struttura, per cui l’ulteriore bisogno può essere valutato in 

maniera più prudente (idem). Le strutture di custodia diurne già collaudate 

dovrebbero essere nella condizione di esaurire il bisogno esistente più in 

fretta di quelle nuove, poiché a differenza di queste ultime non devono più 

dapprima guadagnarsi la fiducia dei genitori (idem). 

5.4.5 Nel caso di specie, al fine di valutare il bisogno l’autorità inferiore si è 

basata sulle liste di controllo delle presenze per il periodo dal marzo 2018 

fino al febbraio 2019 fornite dalla ricorrente mediante e-mail del 

13 settembre 2018 (incarto UFAS A 26; cfr. presa di posizione del 

21 febbraio 2019). Sulla scorta di questi dati riferiti a tutti i bambini 

(residenti e non) l’autorità inferiore ha potuto ritenere che l’occupazione 

media della struttura tra marzo e giugno 2018 corrispondeva a 34 posti, tra 

luglio e ottobre 2018 era scesa a 29 posti e poi era risalita a 34 posti tra 

novembre 2018 e febbraio 2019. Viste queste risultanze l’autorità inferiore 

ha stimato il bisogno di nuovi posti a lungo termine ad un massimo di tre-

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quattro posti e non di almeno 11, giungendo alla conclusione che non 

sussiste alcun bisogno per un aumento significativo dell’offerta e che i 

requisiti minimi per tale aumento non sono adempiuti. Nel complesso lo 

scrivente Tribunale è dell’avviso che la valutazione dell’autorità inferiore 

risulta comprensibile e convincente e non vi sono indizi suscettibili di 

affermare che l’UFAS abbia esercitato il proprio potere d’apprezzamento in 

modo scorretto o addirittura abusivo. 

5.4.6 Per contro, gli argomenti sollevati dalla ricorrente non riescono a 

convincere per i seguenti motivi.  

Prima di tutto, è immanente al sistema degli aiuti finanziari che per 

esaminare il bisogno dell’ampliamento dell’offerta ci si fonda su un’analisi 

dei dati previsionali (cfr. la prassi menzionata al consid. 5.4.4). Nel caso di 

specie, l’autorità inferiore ha in effetti stimato il bisogno effettivo sulla base 

della prevista occupazione della struttura durante i primi dodici mesi 

successivi all’aumento dell’offerta, conformemente alle liste di controllo 

inoltrate dalla ricorrente. In sostanza, la medesima non contesta di per sé 

i dati secondo le liste di controllo delle presenze, tant’è che ha allegato al 

ricorso le stesse liste su cui l’autorità inferiore ha fondato il giudizio qui 

impugnato (cfr. doc. I; si tratta delle liste per i bambini residenti in Svizzera 

e all’estero). Malgrado abbia avuto occasione di farlo, la ricorrente ha 

invece omesso, in sede di ricorso, di inoltrare nuovi dati più attendibili 

relativi all’occupazione della struttura (cfr. sentenze del TAF B-5932/2018 

del 18 marzo 2019 consid. 5.4.5, B-1311/2017 dell’11 luglio 2018 

consid. 5.6.1 con ulteriori riferimenti).  

In secondo luogo, la ricorrente non può trarre nulla a suo vantaggio dal 

fatto che la Divisione le abbia rilasciato l’autorizzazione d’esercizio per 

ospitare fino a 50 bambini. Questo perché la presente controversia va 

esaminata unicamente alla luce della legislazione federale (sentenza 

B-6282/2016 del 26 settembre 2018 consid. 5.4.3 con ulteriori riferimenti) 

e conformemente alla prassi non ci si può semplicemente basare sul solo 

numero dei nuovi posti creati per stabilire il bisogno dell’aumento 

dell’offerta (sentenze del TAF B-5932/2018 del 18 marzo 2019 consid. 

5.4.9 e B-1311/2017 dell’11 luglio 2018 consid. 5.3 con ulteriori riferimenti). 

In questo senso la ricorrente sbaglia laddove vorrebbe far dipendere la 

concessione del diritto all’aiuto finanziario dalla sola creazione di nuovi 

posti e dal solo ampliamento della struttura. Una simile posizione 

misconosce che la promozione di (nuovi) posti di custodia che non 

verranno verosimilmente occupati non corrisponde alla volontà 

inequivocabile del legislatore (cfr. supra consid. 5.4.1). 

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Inoltre, nella misura in cui la ricorrente insinua che l’autorità cantonale e 

quella federale comprendano in modo diverso la nozione di posto, si fatica 

a seguire il suo ragionamento. Invero, come si evince dalle rispettive 

autorizzazioni d’esercizio del 17 febbraio 2014 e del 1° marzo 2018 anche 

l’autorità cantonale prende come riferimento un orario di apertura di 11 ore.  

Da quanto precede discende che i rimproveri della ricorrente all’autorità 

inferiore per aver respinto la sua domanda di aiuto finanziario sono 

infondati. Di fronte a queste risultanze non è più necessario chinarsi sulla 

questione a sapere se per gli aiuti finanziari per la custodia di bambini 

complementare alla famiglia secondo la legislazione federale possono 

essere considerati anche i posti per i bambini di famiglie con domicilio 

all’estero o unicamente i posti per bambini di famiglie residenti in Svizzera. 

6.  

In conclusione, la decisione impugnata non viola il diritto federale e da essa 

non emergono indizi suscettibili di affermare che l’autorità inferiore abbia 

abusato del suo potere d'apprezzamento e/o accertato in modo inesatto o 

incompleto i fatti giuridicamente rilevanti, rispettivamente di concludere 

all’inadeguatezza (art. 49 PA). Pertanto, detta decisione deve essere 

confermata e il ricorso va respinto. 

7.  

Le spese processuali seguono la soccombenza (art. 63 cpv. 1 PA e art. 1 

cpv. 1 del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

RS 173.320.2]) e vanno quindi poste a carico della ricorrente. Esse 

vengono fissate in fr. 5’500.– e computate con l'anticipo di pari importo già 

versato. In virtù dell'art. 63 cpv. 2 PA, nessuna spesa processuale è messa 

a carico dell'autorità inferiore. Alla stessa stregua, alla ricorrente non va 

assegnata un'indennità per ripetibili e lo stesso vale per l’autorità inferiore 

(art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l'art. 7 cpv. 1, 2 e 3 TS-TAF). 

8.  

Giusta l’art. 83 lett. k della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale 

(LTF, RS 173.110) il ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale 

federale è inammissibile contro le decisioni concernenti i sussidi al cui 

ottenimento la legislazione non conferisce alcun diritto. Gli aiuti finanziari 

per la custodia di bambini complementare alla famiglia ricadono in questa 

categoria (cfr. supra consid. 2.3 e 4.4). La presente sentenza è quindi 

definitiva. 

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Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 5’500.–  sono poste a carico della ricorrente e 

computate con l'anticipo di pari importo già versato. 

3.  

Non si assegnano indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata; allegati: atti di ritorno);  

– autorità inferiore (n. di rif. 4630; raccomandata; allegato: incarto). 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Pietro Angeli-Busi Corrado Bergomi 

 

 

 

Data di spedizione: 31 luglio 2020