# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9ca2a6c2-444b-5cc8-925d-91e14f2b2deb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-12-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 17.12.1998 52.1997.318
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1997-318_1998-12-17.html

## Full Text

Incarto n.

  52.97.00318

   

  	
  Lugano

  17 dicembre 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello
  Balerna, vice-presidente,

  Stefano Bernasconi e Alessandro Soldini, quest'ultimo in sostituzione del
  Giudice Lorenzo Anastasi, astenuto

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  3 novembre 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato
  da: Studio legale __________

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 15 ottobre 1997 (n. 5285) del Consiglio di Stato che ha respinto
  il ricorso 30 agosto 1995 dell'insorgente contro la decisione 30 maggio/12
  giugno 1995 con cui il municipio di __________ gli ha negato il rilascio di
  una licenza edilizia in variante relativa all'edificazione di uno stabile al
  mapp. __________ di quel comune;

  

 

 

viste le risposte:

-    12 novembre 1997 del Consiglio di
Stato;

-    19 novembre 1997 di  __________;

-    19 novembre 1997 del municipio di
__________;

-      2 dicembre 1997 di __________ e
__________;

-      3 dicembre 1997 del Dipartimento
del territorio, Bellinzona;

 

 

preso atto della replica 24 agosto 1998 di __________
e delle dupliche:

-    10 settembre 1998 del municipio di
__________;

-    21 settembre 1998 del Consiglio di
Stato;

-    29 settembre 1998 di __________ e
__________;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) __________ é promotore di
un complesso immobiliare, denominato parco girasole, composto di quattro
stabili: A, formato di due blocchi (n. 1 e 2), B, C e D. I progetti sono stati
approvati dal dipartimento delle pubbliche costruzioni il 2 dicembre 1974 e dal
municipio di __________ il 19 novembre 1975.

 

b) __________ ha sollecitato ed ottenuto l'approvazione di
alcune modifiche dei progetti originari. Per quanto interessa lo stabile A,
ubicato al mapp. __________, egli ha ottenuto licenze edilizie in variante alle
date 5 gennaio e 7 dicembre 1988 (entrambe limitate alle autorimesse
sotterranee), 11/21 aprile 1989 e 9 marzo 1992.

 

c) Sulla scorta dei permessi originari, integrati, laddove
necessario, di licenze in variante, __________ ha iniziato e portato a termine
la costruzione dei blocchi B, C e D. Per quanto concerne lo stabile A, al mapp.
__________, egli ha fino ad oggi realizzato, in particolare, la struttura
portante dell'edificio, l'autorimessa sotterranea, ed i muri di ancoraggio
dello stabile verso via __________. Secondo gli accertamenti svolti
dall'ufficio tecnico comunale i lavori di costruzione al mapp. __________ sono
tuttavia fermi alla soletta di copertura delle autorimesse sotterranee dall'inizio
del 1991.

 

 

                                  B.   a) Il 18 dicembre 1991
__________ ha inoltrato una domanda di licenza edilizia in variante rispetto ai
progetti approvati l'11/21 aprile 1989 relativa allo stabile A. Al rilascio del
permesso di costruzione si sono opposti, tra gli altri, __________ ed inoltre
__________, __________ e __________.

 

b) In data 3 agosto 1993 il dipartimento del territorio ha
rilasciato l'autorizzazione cantonale a costruire. Con lettera 31 agosto 1993
il municipio ha invece comunicato a __________ di sospendere la sua decisione
sino a quando il Tribunale federale non si fosse pronunciato sul suo ricorso 10
giugno 1992 concernente l'applicazione dell'art. 27 NAPR, che regolamenta le costruzioni
su grandi superfici, alla sopraelevazione dello stabile D, ubicato al confinante
mapp. __________.

 

c) Con risoluzione 30 maggio 1995, motivata il 12 giugno successivo,
il municipio ha negato il rilascio della licenza edilizia comunale.

 

In primo luogo esso si é richiamato alla sentenza 3 febbraio
1994 con cui il Tribunale federale aveva respinto il suo ricorso contro il
giudicato 4 maggio 1992 di questo Tribunale, ove l'alta Corte federale aveva
ritenuto non arbitrario il diniego della concessione di una deroga per
sopraelevare fino a 21 m di altezza l'adiacente stabile D. Il municipio ha
negato l'approvazione della variante in esame, poiché lo stabile A contemplato
dalla stessa denunciava un'altezza di m 21,28.

 

In secondo luogo il municipio ha rilevato che la distanza
dello stabile A invadeva la linea di arretramento rispetto a via __________
stabilita nel piano degli arretramenti, approvato con risoluzione governativa
18 dicembre 1990.

 

Da ultimo, il municipio ha considerato che mancava un accertamento
della superficie boschiva del mapp. __________, poiché l'ultima verifica in tal
senso, dalla quale risultava che il mapp. __________ era coperto di bosco per
70 mq, datava del 1977.

 

 

                                  C.   a) Con ricorso 30 agosto
1995 __________ é insorto contro la decisione municipale anzidetta innanzi al
Consiglio di Stato, al quale ha domandato di annullarla e di ordinare
all'Esecutivo di __________ di rilasciargli la sollecitata licenza edilizia in
variante.

 

b) Con risoluzione 15 ottobre 1997 il Governo ha respinto il
gravame, tutelando l'applicazione effettuata da parte del municipio della
normativa di PR relativa alla concessione di deroghe in altezza per costruzioni
su grandi superfici. Ha invece disatteso gli altri due motivi alla base del
diniego della licenza edilizia (violazione del piano degli arretramenti e
necessità di effettuare un accertamento della superficie boschiva del fondo).

 

 

                                  D.   Con ricorso 3 novembre 1997,
assistito da una replica del 24 agosto 1998, __________ si é aggravato contro
il giudicato governativo davanti a questo Tribunale, al quale ha chiesto di annullarlo
insieme alla risoluzione municipale che ha tutelato e di ordinare all'Esecutivo
di __________ di rilasciargli infine la sollecitata licenza edilizia.

 

Il ricorrente sostiene che il parco girasole costituisce un
piano di quartiere, che soddisfa ai requisiti di applicazione dell'art. 27
NAPR, per cui in applicazione del capoverso 4 di detta disposizione gli deve
essere concessa una deroga rispetto all'altezza massima consentita nella zona
R5, di m 16.50. Deroga che nello specifico contesto del piano di quartiere
costituisce in realtà un semplice abbuono, un'agevolazione. L'altezza effettiva
dello stabile A verrebbe del resto aumentata, in termini assoluti, di soli m
0,35, passando da 254,90 m.s.m. a 255,25 m.s.m.. Il suo vero incremento, che
conduce lo stabile a m 21, 28 di altezza, ha luogo tramite l'abbassamento del
terrapieno fronteggiante il lato interno dell'edificio (sud). Egli censura
pertanto, siccome illegali, le decisioni di rifiuto di rilascio della licenza
edilizia in variante emesse dalle istanze inferiori. A suo giudizio il
municipio avrebbe inoltre commesso un diniego formale di giustizia ponendo
semplicemente a fondamento della sua decisione quanto aveva stabilito il
Tribunale federale nella sentenza 3 febbraio 1994: sentenza che critica a più
riprese, ritenendola errata.

 

Il Consiglio di Stato, il municipio di __________, __________
e __________ hanno sollecitato la reiezione del gravame. __________, dopo aver
condiviso quest'ultima tesi in sede di risposta, ha informato il Tribunale di rinunciare
a continuare la lite.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
é data in applicazione dell'art. 49 cpv. 2 dell'or abrogata LE 19 febbraio 1973
(vLE), applicabile alla fattispecie in virtù dell'art. 52 cpv. 1 LE vigente: la
domanda di costruzione in esame é difatti stata pubblicata nel periodo 22
gennaio/5 febbraio 1992, quindi prima dell'entrata in vigore di quest'ultima.
Il ricorso é tempestivo (art. 59 vLE, 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione
dell'insorgente certa (art. 49 cpv. 3 vLE, 43 PAmm). Il gravame é pertanto
ricevibile in ordine. Può inoltre essere deciso sulla scorta degli atti, senza
istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. La domanda di licenza
edilizia in esame, riferita allo stabile A, é stata inoltrata quale variante
(più precisamente variante B) rispetto a quella approvata l'11/21 aprile 1989.
I resistenti __________ eccepiscono che quest'ultima variante, così come quella
approvata il 9 marzo 1992 (variante A rispetto alla stessa), siano decadute,
poiché i lavori sono oramai fermi da parecchi anni.

 

2.2. Giusta l'art. 47 cpv. 1 LE la licenza edilizia decade se
i lavori non vengono iniziati entro due anni dalla sua crescita in giudicato.
In precedenza l'art. 47 cpv. 1 vLE, applicabile ai permessi di cui si discute,
poiché rilasciati in vigenza della stessa (RDAT I-1995 N. 24 consid. 5.2.),
fissava a un solo anno la durata della validità della licenza edilizia. Si
considera che i lavori sono iniziati quando (art. 23 cpv. 3 RLE = art. 60 cpv.
5 vRLE): sono in corso d'esecuzione i lavori di demolizione necessari (lett.
a), sono state poste in cantiere le installazioni necessarie all'esecuzione
dell'opera (lett. b), é accertato che furono fatte spese ingenti per garantire
la protezione del cantiere e di opere vicine (lett. c), sono state gettate le
fondamenta dell'edificio o dell'impianto (lett. d). Trascorso il periodo di
validità senza che i lavori siano stati iniziati, il permesso di costruzione
non può più essere utilizzato prima dell'ottenimento del rinnovo (art. 23 cpv.
4 RLE; art. 60 cpv. 4 vRLE). Una volta iniziati i lavori, il permesso di costruzione
può essere revocato, previa diffida, se questi non vengono proseguiti nei modi
e nei termini usuali; l'autorità esige in tal caso il ripristino di una
situazione conforme al diritto, ordinando se del caso il riordino del fondo
(art. 24 cpv. 1 RLE; art. 60 cpv. 6 vRLE).

 

2.3. Nel concreto caso il ricorrente, sulla scorta dei
permessi originari, integrati, laddove necessario, di licenze in variante, ha
iniziato e portato a termine la costruzione dei blocchi B, C e D. Per quanto
concerne lo stabile A, progettato al mapp. 1688, il ricorrente ha fino ad oggi
realizzato, in particolare, la struttura portante dell'edificio, l'autorimessa
sotterranea ed i muri di ancoraggio dello stabile verso via __________. I
lavori di costruzione del parco girasole, che fanno capo ad un permesso di
costruzione unico a valere per tutti gli stabili, sono pertanto iniziati in applicazione
dell'art. 23 cpv. 3 RLE (= art. 60 cpv. 5 dell'or abrogato RLE 1974) anche per
quanto concerneva il mapp. __________ (cfr. inoltre Scolari, Commentario, ed.
1996, ad art. 14 LE N. 871). E' quanto ha accertato questo stesso Tribunale in
una recentissima sentenza del 28 ottobre 1998 relativa alla contestazione da
parte del qui insorgente dell'ordine del municipio di __________ di allontanare
l'impianto di cantiere e di sistemare il sedime al mapp. __________.

 

2.4. L'inizio dei lavori ha impedito la decadenza della
licenza originaria - integrata, se del caso, delle licenze in variante - sulla
cui scorta il ricorrente ha eseguito i lavori. Il diritto ticinese non prevede
difatti la decadenza ope legis della licenza edilizia una volta che i lavori di
costruzione sono iniziati (Scolari, op. cit., ad art. 14 N. 874). Ai fini del
presente giudizio non appare comunque necessario di accertare se, eventualmente,
come hanno asserito i resistenti __________, le licenze edilizie in variante
particolarmente riferite al mapp. __________, dell'11/21 aprile 1989 e 9 marzo
1992 rispettivamente, siano effettivamente decadute poiché l'insorgente non ha
mai iniziato i lavori dalle stesse contemplate. In effetti la domanda di
licenza edilizia in variante in esame deve essere respinta in forza dei motivi
che seguono. Sia comunque soggiunto e ribadito - a scanso di equivoci futuri -
che __________ é tutt'oggi sicuramente ancora almeno al beneficio, anche se si
dovesse accreditare l'ipotesi dei resistenti __________, del permesso di
costruzione originario, integrato delle licenze edilizie in variante (tra cui
vanno sicuramente annoverate quelle concernenti le autorimesse sotterranee), in
forza dei quali egli ha realizzato la costruzione esistente. Per questo motivo,
nell'ipotesi più sfavorevole per l'insorgente, l'avversata domanda di costruzione
in esame deve essere considerata come variante riferita ai permessi di
costruzione originari.

 

 

                                   3.   La stabile A, ubicato a
monte del parco girasole, parallelamente a via __________, é stato approvato
originariamente su 6 piani fuori terra (pianterreno, quattro piani e piano
attico) oltre ad un piano interrato con, a fianco e sotto la quota dello
stesso, delle autorimesse sotterranee. Il piano interrato era destinato a deposito,
cantine, lavanderia, stenditoio e rifugio. La licenza edilizia in variante
conseguita dal ricorrente l'11/21 aprile 1989 manteneva questa struttura
edilizia. A tal punto che non erano nemmeno stati inoltrati dei piani relativi
al piano interrato. Mediante la domanda di costruzione in esame, inoltrata il
18 dicembre 1991, il ricorrente si propone principalmente di trasformare il
piano interrato, rinominato 1° piano interrato, in un piano destinato all'abitazione
e al lavoro, ospitante svariati uffici, un negozio e una piscina. Lavanderia,
stenditoi e cantine vengono spostati ad un nuovo piano sottostante, nominato 2°
piano interrato, ove troverebbero posto anche locali fitness, sauna, spogliatoi
e zona di riposo annessi alla piscina. L'incremento di altezza dell'edificio rispetto
ai progetti precedentemente approvati (cfr. sub 4.1.), oggetto di lite, si concretizza,
in misura preponderante, proprio in corrispondenza di questo piano, in relazione
al quale i progetti prevedono l'abbassamento di m 1,90 del terrapieno previsto
nei progetti precedenti lungo il lato sud dell'edificio, sopra le autorimesse
sotterranee, che ostruisce l'illuminazione naturale dello stesso. Per il
rimanente la quota assoluta dello stabile viene incrementata di soli m 0,35,
passando da 254,90 m.s.m. (progetti originari e approvati con variante 11
aprile 1989) a 255,25 m.s.m. a seguito - soprattutto - dell'aumento
dell'altezza del pianterreno. Mediante la controversa variante il ricorrente si
propone di ricavare 591 mq di SUL al 1° piano interrato. I progetti prevedono
inoltre un incremento della SUL, consistente a pianterreno, ove viene eliminata
la piscina, e contenuto al piano attico, per addivenire ad un aumento
complessivo della stessa di circa 1'099 mq, rettificato in sede di verifica da
parte del municipio in 994 mq, rispetto a quella approvata l'11/21 aprile 1989.
Lo stabile A, se venisse approvata la variante in esame, presenterebbe dunque
una SUL di mq 5'247 rispetto ad una SUL di mq 4'253 approvata l'11/21 aprile
1989, sostanzialmente analoga a quella risultante dai progetti originari.
L'indice di sfruttamento dell'intero complesso edilizio passerebbe in tal modo
da 0,992 a 1,088.

 

 

                                   4.   4.1. Il mapp. __________ é
posto, come gli altri tre adiacenti fondi componenti il parco girasole, nella
zona R5, retta dall'art. 36 NAPR. Secondo questa disposizione l'altezza massima
degli edifici é di m 16,50, senza possibilità di deroga. Lo stabile A, come del
resto tutti gli altri edifici già costruiti del parco girasole, é però stato approvato
oltre quell'altezza. La licenza originaria, rilasciata in vigenza del regolamento
edilizio dell'8 aprile 1940 e successive modifiche, si riferiva a un'altezza di
m 19,30, quella in variante 11/21 aprile 1989, quando già era in vigore il PR
11 gennaio 1984, ad una quota di m 19,25 (v. i relativi progetti approvati). Ai
fini dell'approvazione della variante in esame, volta ad incrementare
ulteriormente l'altezza massima dello stabile A a m 21,28, é pertanto
necessario che il ricorrente possa beneficiare di una deroga al limite posto
dall'art. 36 NAPR in applicazione dell'art. 27 NAPR, concernente le costruzioni
su grandi superfici. Per completezza sia aggiunto che, sebbene la circostanza,
rilevante, sia stata passata sotto silenzio innanzi alle istanze inferiori,
l'approvazione della variante in parola presuppone anche la concessione di
un'ulteriore deroga - sempre via l'art. 27 NAPR - quo all'indice di
sfruttamento, che per la zona R5 é di 0,9 (art. 36 NAPR).

 

 

4.2. L'art. 27 NAPR regolamenta l'edificazione su grandi
superfici. Il capoverso 1 stabilisce che il municipio autorizza l'edificazione
secondo un piano per costruzioni su grandi superfici in ossequio ai requisiti e
alle condizioni posti dalla disposizione medesima. Per le zone in cui simile
edificazione è permessa (RCA, R5, R4, R3, R2a, R2b, Rp2), la superficie del
fondo o dei fondi deve essere di almeno mq 6'000 (cpv. 2). Giusta il capoverso
3 il piano deve essere l'esecuzione completa, attuata con criteri unitari, di
un complesso edilizio differenziato, tale da inserirsi in maniera conveniente
nell'ambito del quadro urbanistico generale e a questo scopo deve rispettare le
seguenti condizioni: la realizzazione di un rapporto armonico tra il complesso
costruttivo del quartiere, gli edifici già esistenti nella zona e il paesaggio
circostante (lett. a), una distribuzione delle abitazioni che soddisfi le
esigenze in materia di igiene, di comodità e di sicurezza (lett. b), l'ossequio
delle distanze verso i fondi confinanti, ritenuto tuttavia che gli edifici di
altezza superiore a quella di zona devono ossequiare una distanza pari ad
almeno 2/3 dell'altezza (lett. c), il rispetto degli indici di zona (lett. d),
l'organizzazione razionale dei parcheggi, segnatamente la loro realizzazione in
autorimesse sotterranee nella misura dell'80% almeno ed inoltre la messa a
disposizione di adeguati posteggi per visitatori e fornitori (lett. e), la
separazione nella misura massima possibile del traffico pedonale da quello veicolare
(lett. f), la creazione di aree per lo svago per una superficie pari ad almeno
il 20% della superficie utile lorda del quartiere e la loro distribuzione in
posizione soleggiata e a distanza dal traffico (lett. g), in aggiunta all'area
di svago di cui si è appena detto la sistemazione a verde di una superficie
pari ad almeno il 35% di quella complessiva del fondo (lett. h), una concezione
ottimale del fabbisogno, della distribuzione e delle perdite delle quantità
energetiche (lett. i). Il capoverso 4 stabilisce infine che allo scopo di
ottenere un miglioramento delle caratteristiche degli edifici, sia per le
qualità abitative, sia per la sistemazione ambientale, sia per l'aumento delle
attrezzature esterne (posteggi, aree di svago, aree verdi), il municipio - con
l'accordo delle autorità cantonali - può concedere deroghe riferite all'indice
di sfruttamento, alle altezze e alle distanze tra edifici all'interno
dell'edificazione. Le distanze dai confini devono invece ossequiare quelle di
zona, ritenuto che per edifici di altezza superiore all'altezza di zona la
distanza dai confini deve essere pari a 2/3 dell'altezza. Sia detto, per
completezza, che la possibilità per il municipio di concedere deroghe circa
l'altezza degli edifici senza che sia posto un limite a una tale facoltà è
stata introdotta solo tramite variante di PR approvata dal Governo - e quindi
entrata in vigore (art. 25 cpv. 1 LE, ora abrogato, corrispondente all'attuale
art. 39 cpv. 1 LALPT) - il 28 novembre 1989. Il PR originario, approvato dal
Governo l'11 gennaio 1984, prevedeva infatti per le costruzioni su grandi
superfici la possibilità di concedere deroghe in altezza limitatamente a un
solo piano e oltretutto per le sole zone R3, R4, R5 e RCA (art. 26 NAPR testo
in vigore fino al 28 novembre 1989).

 

4.3. Il piano di edificazione su grandi superfici può essere
considerato, in una certa misura, il precursore del piano di quartiere ai sensi
dell'art. 56 LALPT, del quale ha anticipato i contenuti, ancorché in modo
parziale ed inorganico e con finalità talora divergenti (privilegio
dell'aspetto quantitativo rispetto a quello qualitativo; cfr. dettagliatamente
Matea Pessina, Il piano di quartiere nel diritto delle pianificazione del
territorio ticinese, RDAT II-1997 pag. 285 segg., con rinvii). A tal punto che
in sede di adozione della LALPT la Commissione speciale per la pianificazione
del territorio del Gran Consiglio osservò che il piano di quartiere, che veniva
regolamentato a quel momento per la prima volta a livello cantonale, fosse in
realtà già conosciuto da numerosi comuni, nella sua forma facoltativa, proprio
sotto quella denominazione (cfr. il relativo rapporto del 27 marzo 1990, RVGC,
sessione ordinaria primaverile 1990, pag. 882 segg., pag. 920, 922, 924.).
L'identificazione del piano di costruzione su grandi superfici con il piano di
quartiere facoltativo da parte delle autorità preposte all'attuazione del
diritto pianificatorio costituisce anzi uno tra i vari motivi alla base dello
scarso successo incontrato sino ad oggi da quest'ultimo strumento pianificatorio
(cfr. M. Pessina, op. cit., pag. 289 seg. e 297).

 

 

                                   5.   5.1. L'applicabilità
dell'art. 27 NAPR al parco girasole, negata da parte di questo Tribunale con
sentenza 4 maggio 1992, é stata definitivamente ammessa da parte del Tribunale
federale nella sentenza 3 febbraio 1994 concernente la domanda di costruzione
volta a permettere la sopraelevazione del finitimo stabile D (cfr. consid. 4,
pagina 8 in fine della stessa). Trattasi, a questo punto, di verificare se
sussistono gli estremi per concedere una deroga in applicazione del capoverso 4
di questa disposizione legale: sussistenza che tanto il municipio quanto il
Governo hanno negato.

 

5.2. Il ricorrente eccepisce anzitutto che il municipio ha commesso
un diniego formale di giustizia per aver acriticamente posto alla base del suo
rifiuto della licenza edilizia in discussione quanto avevano stabilito le
autorità superiori, ma in particolare il Tribunale federale nella testé
ricordata sentenza 3 febbraio 1994, relativamente all'altezza dello stabile D.
A torto, tuttavia. In effetti, quantunque la lettura della stringata
motivazione della decisione municipale 30 maggio/12 giugno 1995, giusta la
quale "con la citata sentenza 3 febbraio 1994 il Tribunale federale ha
stabilito che una deroga concessa in precedenza per un'altezza di facciata di m
21 é inammissibile", potrebbe suscitare questa impressione, il
municipio ha invece convincentemente dimostrato, in sede di osservazioni
innanzi al Consiglio di Stato, di avere debitamente valutato a titolo
indipendente la presente, diversa fattispecie (cfr. risposta 28 settembre 1995,
ad 6, pag. 4 seg.; duplica 19 febbraio 1996, ad 6, pag. 3). Il fatto di aver
ritenuto, alla fine, di ispirarsi alla soluzione impostagli da Consiglio di
Stato, Tribunale amministrativo e Tribunale federale nel caso della
sopraelevazione del confinante stabile D costituisce un motivo di contestazione
del merito - non di ordine - della decisione municipale.

 

5.3. Nel diritto amministrativo con il termine di deroga si
intende, correntemente, un'autorizzazione volta a contenere nel singolo caso la
durezza e le soluzioni manifestamente inopportune della regolamentazione
legale. Di natura discrezionale, la deroga é legittima solo se poggia su di una
base legale, é giustificata da un interesse pubblico o privato molto importante
e speciale ed ossequia infine gli altri principi generali del diritto
amministrativo, segnatamente quello della proporzionalità. Una norma che istituisce
una deroga non deve essere interpretata, in principio, né restrittivamente né
estensivamente, bensì secondo il suo senso e scopo (cfr., riassuntivamente,
RDAT I-1998 N. 8 consid. 3.2.).

 

5.4. Le deroghe previste all'art. 27 cpv. 4 NAPR sono intese
a permettere un miglioramento delle caratteristiche degli edifici sotto varie
forme: qualità abitativa, sistemazione ambientale, aumento delle attrezzature
esterne. La loro concessione riveste pertanto carattere positivo, di
promozione, di incentivo. Non é invece finalizzata all'attenuazione di
possibili gravosi effetti che lo stretto ossequio della regolamentazione legale
comporterebbe per il proprietario. E' d'altra parte veramente difficile
immaginare che chi dispone di una superficie necessaria per realizzare
un'edificazione su grandi superfici venga a trovarsi in una situazione di
rigore sotto l'aspetto delle possibilità di sfruttamento del fondo: é semmai il
caso di chi dispone di aree minuscole. Bisogna pertanto concedere al ricorrente
che il termine di deroga impiegato all'art. 27 cpv. 4 NAPR sia improprio.
L'estensione delle possibilità di sfruttamento del fondo prevista da questa
disposizione legale costituisce piuttosto, come per il piano di quartiere, un
abbuono (bonus), ovvero un'agevolazione accordata al proprietario con lo scopo
di promuovere la realizzazione di un insediamento qualificato sotto il profilo
architettonico ed urbanistico (cfr. il Rapporto della Commissione speciale per
la pianificazione del territorio citato sub 4.3., RVGC cit., pag. 920 seg.; STA
inedita 10 giugno 1997 in re C.C. d. F. SA, consid. 3.1., prodotta dal
ricorrente quale doc. BB, con rinvio a Scolari, op. cit., N. 1146 ad art. 38
LE; M. Pessina, op. cit., pag. 293). La sua concessione riveste in ogni caso
carattere discrezionale. Una decisione in merito spetta in primo luogo al
municipio, che fruisce all'uopo di un certo potere d'apprezzamento: il potere
cognitivo, ovvero di intervento, del Tribunale viene limitato, di riflesso, ai
soli casi di abuso od eccesso nel suo impiego (art. 61 PAmm; RDAT I-1997 N. 21
consid. 3.3.). Analogamente a quanto prevede l'art. 56 cpv. 2 lett. c LALPT per
il piano di quartiere, i limiti degli abbuoni istituiti dai piani di
costruzione su grandi superfici, come ad esempio - per quanto qui interessa -
quelli relativi all'altezza delle costruzioni, che possono essere concessi in
un singolo caso da parte del municipio, devono però essere preventivamente ed
espressamente fissati dal PR, ovvero dallo strumento pianificatorio preposto
alla definizione delle regole generali e particolari sull'utilizzazione nonché
dei parametri edilizi delle differenti zone edificabili (art. 29 cpv. 1 lett. a
e b LALPT; per il diritto precedente art. 16 cpv. 2 lett. a e b vLE). Ai fini
del presente giudizio non appare necessario di determinare se l'art. 56 cpv. 2
lett. c LALPT, entrato in vigore il 31 dicembre 1990, ritorni applicabile
all'approvazione della controversa variante, che si fonda sull'applicazione di
una disposizione di PR già in vigore a quella data. In effetti i vincoli
istituiti dalla menzionata disposizione legale, nella misura in cui non
discendono già direttamente dall'applicazione del diritto federale sulla
pianificazione del territorio, costituiscono la codificazione nell'ordinamento
cantonale dei principi della democraticità della pianificazione, della
separazione dei poteri, della certezza del diritto e, da ultimo, dell'esigenza
di concedere ai terzi interessati una effettiva possibilità di contestare i progetti
(cfr. nello stesso senso RDAT I-1996 N. 32 consid. 6; Efrem Beretta, La sfida
alla complessità: scommessa del diritto postmoderno [visto dall'osservatorio
della pianificazione del territorio], in Il Ticino e il diritto, Lugano 1997,
pag. 26, con rinvii; Benoît Bovay, De nouveaux instruments d'aménagement du territoire?,
in RDAF 1998, pag. 325 segg., pagg. 336-342 relativamente al "plan de
quartier de compétence municipale" di recentissima introduzione nel
diritto vodese, con rinvii anche alla giurisprudenza del Tribunale federale a
pag. 339 seg.; inoltre M. Pessina, op. cit. pag. 292 seg.). Concretamente
l'art. 27 cpv. 4 NAPR fissa l'abbuono massimo consentito relativo all'indice di
sfruttamento, non invece quello concernente le altezze e le distanze tra
edifici all'interno dell'edificazione. Per quanto riguarda la altezze, come già
é stato specificato al consid 4.2. che precede, l'art. 26 cpv. 4 NAPR, nella
sua versione originaria approvata dal Governo l'11 gennaio 1984 ed in vigore
sino al 28 novembre 1989, prevedeva invece per le costruzioni su grandi
superfici la possibilità di concedere delle deroghe limitatamente a un solo
piano e oltretutto per le sole zone R3, R4, R5 e RCA. Anche prescindendo da
questo fondamentale vizio di cui soffre l'art. 27 cpv. 4 NAPR, il cui
accertamento appare già in quanto tale bastevole per mortificare le richieste
dell'insorgente, il gravame non potrebbe comunque essere accolto in virtù delle
motivazioni che seguono.

 

5.5. La controversa variante é volta a permettere al
ricorrente di incrementare lo sfruttamento del quartiere ricavando un ulteriore
piano abitabile (il settimo) presso lo stabile A. L'innalzamento di
quest'ultimo edificio fino a m 21,28, provocato sostanzialmente da un'importante
abbassamento del terrapieno antistante il lato sud dello stesso, persegue solo
e soltanto quello scopo, di natura meramente quantitativa. Come bene ha
evidenziato il Consiglio di Stato nel giudizio impugnato, esso non appare
invece sorretto dalla una qualsiasi (altra) legittimazione a carattere urbanistico.
In particolare essa non permette di attuare un miglioramento delle
caratteristiche degli edifici sotto gli aspetti della qualità abitativa, della
sistemazione ambientale e dell'incremento delle attrezzature esterne: finalità
enumerate dall'art. 27 cpv. 4 NAPR per giustificare la concessione di deroghe
ai parametri edilizi. Ben al contrario, a seguito del diniego di approvazione
della variante scalare del confinante stabile D, ove l'attico - realizzato
senza licenza edilizia - é colpito da ordine di demolizione in attesa di
esecuzione, la necessità di perseguire un rapporto coerente ed armonico tra
l'altezza dei vari corpi si oppone ad un ulteriore innalzamento dello stabile A
rispetto a quanto già approvato a suo tempo, e semmai ne suggerirebbe l'abbassamento
(cfr. il piano 1:1000 livelli case e i prospetti ovest 1:500, prodotto quale
doc. V dal ricorrente; inoltre la fotografia n. 6 del doc. Z, sempre prodotto
dal ricorrente). La decisione del municipio di non voler concedere una
ulteriore deroga in altezza rispetto a quelle già accordate nella licenza
edilizia originaria e in quella in variante 11/21 aprile 1989 appare dunque
pienamente legittima, dovesse anche essere verificata con pieno potere cognitivo.
Essa non discende in ogni caso da un esercizio abusivo od eccessivo del potere
d'apprezzamento conferito al municipio dall'art. 27 cpv. 4 NAPR. Il ricorrente
parte invece dal principio, errato, secondo cui la modifica 28 novembre 1989
dell'art. 27 cpv. 4 NAPR gli conferisca automaticamente il diritto di conseguire
l'autorizzazione a sopraelevare di più di un piano gli edifici facenti parte
del parco girasole. Il fatto poi che il maggior superamento delle altezze sia sostanzialmente
circoscritto ad un solo lato dell'edificio non permette di mutare la conclusione
cui sono addivenute le istanze inferiori: si tenga infatti presente che già i
progetti sui quali si innesta la variante in rassegna beneficiano della
concessione di una consistente deroga in altezza su ciascun lato dell'edificio.
Del pari, alla luce dei piani presentati, come ben dimostra lo stesso doc. DD
prodotto dal ricorrente, non entra di tutta evidenza in linea di conto
l'applicazione dell'art. 21 cpv. 3 NAPR, che permette di escludere gli attici
dal computo dell'altezza degli edifici. Invano l'insorgente si appella infine all'approvazione
di altri stabili, addirittura fuori comune, per comunque spuntare la
controversa licenza: non dimostra né sostiene però che detti stabili siano stati
approvati, da parte del municipio di __________, in applicazione dell'art. 27
cpv. 4 NAPR ed in condizioni simili alla presente.

 

 

                                   6.   Il ricorso deve pertanto
essere respinto. La tassa di giudizio deve essere posta a carico del ricorrente
(art. 28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 49, 59 vLE, 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61 PAmm

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso é respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di giudizio, di fr.
2'000.--, é posta a carico del ricorrente.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vice-presidente                                                     Il
segretario