# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 74761b55-676a-5ca3-857e-56ac596d4ac5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.05.2017 32.2016.66
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-66_2017-05-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.66

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  18 maggio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1° luglio 2016 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 giugno 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI
1, nata nel 1958, di professione ausiliaria di economia domestica, nell’agosto
2014, adducendo dolori lombari, alla schiena e alle gambe, ha presentato una
domanda di prestazioni per adulti (doc. AI 1). Eseguiti i necessari
accertamenti medici ed economici, segnatamente una perizia reumatologica, con
decisione del 2 giugno 2016, confermativa di un progetto di decisione del 10
marzo 2016, l’Ufficio AI ha accolto la domanda e assegnato all’assicurata una
rendita intera di invalidità dal 1. marzo 2015 sino al 30 aprile 2016, e in
seguito un quarto di rendita, avendo stabilito un’inabilità lavorativa completa
in ogni attività dal 14 marzo 2014 al 21 gennaio 2016 e in seguito del 30% in attività
leggere adeguate (del 50% nell’abituale attività quale addetta delle pulizie) e,
quindi, un conseguente grado di invalidità del 45.65% successivamente al 22
gennaio 2016 (data della visita peritale) (doc. AI 65).

                                         

                               1.2.   Con
ricorso al TCA l'assicurata, patrocinata da RA 1, ha contestato le conclusioni
dell’amministrazione, censurando gli accertamenti medici effettuati, sostenendo
in sintesi di essere completamente inabile al lavoro e chiedendo quindi il
rinvio dell’incarto per ulteriori esami medici (doc. I). Ha pure allegato una
certificazione del curante dr. __________ e preannunciato l’invio di ulteriore
documentazione medica. 

                                     

                               1.3.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, sulla base dell’allegata annotazione del SMR
(doc. IV/bis), ha chiesto la reiezione del gravame, confermando la valutazione
medica posta alla base del provvedimento impugnato, suggerendo tuttavia di attendere
l’esito dei previsti chiarimenti medici (doc. IV). 

 

                               1.4.   In
data 8 settembre, 19 ottobre e 14 novembre 2016 l’assicu-rata, tramite il suo
rappresentante, ha prodotto nuovi atti medici (doc. VI, VIII, XII, XX).
Chiamato a esprimersi, l’Ufficio AI, il 3 e 29 novembre e 7 dicembre 2016 ha in
sostanza confermato la richiesta di reiezione del ricorso, sulla base di prese
di posizione del SMR e del perito reumatologo (doc. X, XIV, XVI). Con scritti
del 28 e 30 dicembre 2016 l’assicurata, tramite il suo rappresentante, ha
ulteriormente prodotto attestazioni relative ad consulto specialistico presso
la __________ e, quindi, alla fissazione di un intervento chirurgico (doc.
XVIII, XX). L’11 aprile 2017 la ricorrente ha fatto pervenire il rapporto
operatorio relativo all’intervento di revisione eseguito il 31 marzo 2017 (doc.
XXII e doc. H). Sentito il SMR, con scritto 2 maggio 2017 l’amministrazione ha chiesto
l’annullamento della decisione contestata e il rinvio degli atti per espletare
ulteriori accertamenti medici.

                                         Con
scritto 8 maggio 2017 la ricorrente, tramite il suo rappresentante, ha dato il
suo accordo all’annullamento della decisione e al rinvio degli atti per
accertamenti, ribadendo tuttavia sostanzialmente che l’inabilità completa era
presente anche prima dell’intervento chirurgico del 31 marzo 2017 (doc. XXVI). 

 

 

 

considerato                    in diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31
agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio
2011).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita intera anche
dopo il 30 aprile 2016, in luogo del quarto di prestazione concesso
dall’amministrazione.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht,
Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art.
28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli
ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a piè pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143). 

 

                                         A
sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità
del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il
futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio
o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA.

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole.
L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88 a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita,
ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata
nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                               2.5.   Un
danno alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità
tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua
capacità lavorativa sul mercato del lavoro (DTF 127 V 298 consid. 4c).

                                         Al
riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. 

Non sono considerati effetti di uno stato psichico
morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per
l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).

 

                                         In
particolare, secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme da
dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale disturbo
può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista
psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa
lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Nella
DTF 130 V 352 (confermata in DTF 136 V 281 consid. 3.2.1 e 131 V 49 e nelle STF
9_C 830/2007 del 29 luglio 2008 e 9C_959/2009, 9C_995/2009 del 19 febbraio
2010), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso
la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità,
intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali
criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza
possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti
ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata
(DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03
consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P.,  I 870/02, consid. 3.3.2;
Pratique VSI 2000 p. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in:
Schaffhauser/Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo
2003, p. 76 segg. e 80 segg.).

                                         L’Alta
Corte, nella DTF 131 V 49, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità. Pertanto, se
le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

                                         Questa
giurisprudenza è stata estesa anche al caso della fibromialgia (STFA I 873/05
del 19 maggio 2006) e, nella DTF 137 V 64, oltre ad estenderla anche
all’ipersonnia (sonnolenza diurna), patologia che rientra nel quadro dei
disturbi privi di sostrato organico oggettivabile non chiari dal profilo patogenetico
ed eziologico, l’Alta si è così espressa:

 

" 
(…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen Schmerzstörungen
entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des
invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70),
dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S.
150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)" (DTF 137 V 64, consid.
4.2, pag. 68)

 

                                         Va
qui evidenziato che il TF, nella STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata
in DTF 141 V 281, ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle
affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr.
comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch) stabilendo in sostanza
che la capacità di lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in
cui i fatti sono stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze
del caso particolare e senza risultati predefiniti. L’Alta Corte ha in
particolare stabilito che la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile è stata abbandonata.

                                         Infine,
val la pena ancora precisare che per la giurisprudenza affinché un esame medico
in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse
condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su
diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto
(STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

                               2.6.
  Ricevuta la domanda di prestazioni, l’amministrazione ha dapprima
interpellato il curante dell’assicurata, dr. __________ l’11 settembre 2014, in
relazione ai dolori lombari, ha attestato un’inabilità lavorativa totale, precisando
che dopo l’intervento chirurgico previsto presso la __________ sarebbe stato
possibile recuperare la capacità lavorativa (doc. AI 14). Agli atti è in
seguito stata prodotta documentazione relativa al drenaggio di una mastite al
seno subito dall’assicu-rata con conseguente inabilità lavorativa attestata dal
14 marzo 2014 (doc. AI 27). In un ulteriore certificato del 14 maggio 2015 il
dr. __________ ha confermato l’inabilità lavorativa dal marzo 2014 rinviando ad
un certificato 30 aprile 2015 dei sanitari della __________ che avevano operato
l’assicurata il 30 aprile 2015 per un intervento neurochirurgico di
stabilizzazione vertebrale (doc. AI 37). Considerata la necessità di valutare
un periodo post operatorio di qualche mese, sentito il SMR, l’amministrazione
ha invitato l’assicurata ad aggiornare la documentazione dopo tale periodo. Nel
certificato del 3 settembre 2015 il dr __________, riferendo dell’evoluzione
dello stato di salute, poste le diagnosi di “stato dopo intervento
neurochirurgico di decompressione interspinosa L4/L5, decompressione e
spondilodesi L5-S1 (30 aprile 2015) su sindrome lombospondilogena per canale
spinale stretto ed ED L4/L5” ha confermato un’inabilità lavorativa completa
per dolori lombari e impossibilità a lavorare “per algie” (doc. AI 44).
Su indicazione del medico SMR (doc. AI 48), l’amministrazione ha quindi dato
mandato al dr. __________, reumatologo, di effettuare una perizia reumatologica
che lo specialista ha quindi reso in data 25 gennaio 2016. Nel suo referto lo
specialista ha quindi posto le diagnosi di:

 

" 
5.1.Diagnosi reumatologiche con
ripercussioni sulla capacità di lavoro

1.  Sindrome cervico-vertebrale cronica su discopatie
multisegmentali, particolar-

     mente accentuata a livello C5-C6.

2.  Sindrome lombovertebrale/-spondilogena cronica.

     -  DD: radicolopatia irritativa (?).

     -  Discopatie multisegmentali con restringimento
di origine mista del canale spinale soprattutto
a livello L4-L5.

     -  Stato dopo decompressione interspinosa a
livello L4-L5, nonché decompressione e spondilodesi con PLIF L5-S1 il
30.04.20'l5 (intervento eseguito presso la __________ di __________).

     -  Evidente cronicizzazione con probabile
componente funzionale-somatofor-me.”

 

                                         e
concluso:

 

“(…) 

Per quanto concerne la valutazione della sua capacità lavorativa,
ritengo che sotto I'aspetto puramente ortopedico-reumatologico per lo
svolgimento dì una professione fisicamente medio-pesante come quella da lei
sempre svolta quale ausiliaria di pulizia vi sia attualmente un'incapacità
lavorativa valutabile almeno al 50% (mezza giornata Iavorativa), incapacità da
considerare ormai definitiva. Difficilmente infatti si potrà ottenere un miglioramento
della sua capacità lavorativa per questa professione.

Per lo svolgimento di lavori fisicamente molto pesanti,
che richiedano il sollevamento ripetuto di pesi superiori ai 15kg, movimenti
ripetitivi di flessione ed estensione del tronco, nonché lavori prolungati in
posizioni inergonomiche, l'assicurata è invece da considerare in misura definitiva almeno l'80% inabile al lavoro.

Per lo svolgimento di una professione fisicamente
leggera, che le permetta di cambiare frequentemente
di posizione almeno ogni 10-15 minuti e che non richieda particolari sollecitazioni per la schiena (vedi sopra), ritengo
invece che la signora RI 1, per lo meno sotto l'aspetto
ortopedico-reumatologico, debba essere considerata ancora 70% abile al lavoro
(lavoro durante l'intero arco della giornata ma con una leggera limitazione qualitativa e quantitativa della sua capacità
lavorativa per permetterle di interporre delle pause più prolungate ed evitarle
le mansioni più pesanti). Difficile però proporre a quest’assicurata 57enne, senza alcuna particolare formazione
professionale, un'attività adeguata che possa effettivamente svolgere per i
prossimi 7-8 anni prima di venire pensionata.
Un lavoro amministrativo d'ufficio non è verosimilmente esigibile, in considerazione dell'assenza di una qualsiasi formazione
specifica .In qualità di casalinga vi è a mio parere pure una residua capacità
lavorativa di circa il 70º/o, 'potendo
meglio gestire le varie attività domestiche durante l'intero arco della giornata.

La prognosi valetudinaria è a mio parere assai
sfavorevole, in considerazione dell'ormai subentrata
cronicizzazione dei dolori, dell'assenza di un'adeguata risposta alle
molteplici terapie già svolte nel corso
degli ultimi anni, di una certa tendenza alla somatizzazione dei dolori e di un
approccio assolutamente sfavorevole verso le dorsalgie croniche, non vedendo
l'importanza di iniziare a cambiare stile di vita, intraprendendo delle attività
fisiche regolari per perdere di peso e per
migliorare la generale tonicità muscolare sia a Iivello del tronco che delle estremità. In considerazione dell'età raggiunta
e della scarsa scolarizzazione sarà inoltre assai difficile poterle trovare,
nell'attuale difficile mercato del Iavoro, una nuova professione idonea alle
sue problematiche di salute.

Non mi sembra d'altronde di avere riscontrato delle
patologie psichiatriche tali da poter influenzare la sua capacità lavorativa.” 

 

                                         Nel
rapporto finale del 3 febbraio 2016 il dr. __________ del SMR ha avallato le
diagnosi poste dal dr. __________ e ha riassunto i periodi di inabilità nel
senso che se l’assicurata era da considerare totalmente inabile in ogni attività
lavorativa dal 14 marzo 2014, dal 22 gennaio 2016 (data della visita del dr. __________)
era da ammettere un’abilità del 50% (come riduzione della presenza) nella sua
attività lavorativa e del 70% in un’attività leggera adeguata (limitazione da
intendere come riduzione del rendimento; doc. AI 53). 

                                         Dopo
aver interpellato il consulente IP (doc. AI 54), che ha proceduto al confronto
dei redditi determinando una perdita di guadagno del 45.6% (cfr. rapporti 23
febbraio e 8 marzo 2016, doc. AI 54, 56), mediante decisione del 2 giugno 2016,
confermativa di una progetto del 10 marzo 2016, l’Ufficio AI ha concluso:

 

" 
Esito degli accertamenti:

Esaminati gli atti acquisiti in sede d'istruttoria,
segnatamente sotto il profilo medico-teorico, il nostro Servizio Medico
Regionale (SMR), con particolare riferimento alla perizia reumatologica del Dr. __________ del 22.01 .2016, ha riconosciuto che
il danno alla salute di cui l'assicurata è
portatrice le ha comportato, e tuttora le comporta, i seguenti periodi
incapacità lucrativa:

nell'abituale attività quale addetta alle pulizie

100% dal 14.03.2014

50% dal 22.01 .2016 (data della visita peritale),
percentuale da intendere quale riduzione del tempo di lavoro e continua.

in attività adeguate all'attuale stato di salute

100% dal 14.03.2014

30% dal 22.01.2016 (data della visita peritale),
percentuale da intendere quale riduzione di rendimento
e continua.

Su tali presupposti medici abbiamo provveduto alla
definizione del suo grado d'invalidità.

Dal profilo salariale, la più recente giurisprudenza
imposta dall'Alta Corte federale indica che sono esclusivamente applicabili, in
difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TAI
dell'inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla
tabella TA13, che riferisce dei valori in
relazione alle grandi regioni (STFA 12 ottobre 2006 nella causa s., U 75/03, e
del 5 settembre 2006 nella causa p,, l 222/04).

Sempre in base alla giurisprudenza federale, tali
redditi possono ancora essere diminuiti nella misura massima del 25%, e ciò al
fine di considerare quei fattori che nel caso di specie sono suscettibili di
influenzare il reddito che l'assicurato potrebbe percepire, quali ad esempio le
limitazioni addebitabili al danno alla salute, l'età, la nazionalità, il grado
di occupazione (cfr. DTF 126 V 75).

Salario da valida

nel caso concreto, se avesse continuato la sua abituale
attività lucrativa presso __________, avrebbe potuto percepire un reddito annuo
di CHF 60'540.-.

Salari da invalida

malgrado il danno alla salute e con una capacità
lavorativa ridotta del 30% in attività adeguate, avrebbe invece potuto conseguire
CHF 32'901.- (tabelle RSS, valori federali, settore femminile, riduzione
complessiva del 10%).

Calcolo della capacità di guadagno residua (CGR)

Reddito annuale esigibile:

senza invalidità                      CHF 60'540.00

con invalidità                          CHF 32'901.00

Perdita di guadagno              CHF 27'639.00 = Grado d'invalidità 45.65%

 

Considerata l'anamnesi professionale, così come la sua
età, non si ritiene opportuno attuare provvedimenti atti ad incrementare la
capacità di guadagno residua.

Su esplicita richiesta scritta si resta a disposizione
per valutare la possibilità di attivare il nostro servizio di aiuto al collocamento.

Osservazioni:

Il 24.03.2015 il rappresentante, Signor RA 1, ci ha
comunicato che entro i termini legali indicati nel progetto di decisione ci
avrebbe fatto pervenire le osservazioni al progetto correlate di ulteriore documentazione medica.

Visto e considerato che a tuttora non abbiamo ricevuto
nuovi elementi concreti né a livello medico
né sotto il profilo economico atti a riconsiderare quanto appurato in fase
d'istruttoria, il progetto di decisione viene confermato

 

Decidiamo pertanto:

Dal 01 .03.2015, ossia dopo un anno d'attesa giusta
l'art. 28 cpv. 1 lett. b LAI, insorge il diritto a una rendita intera d'invalidità
con un grado Al del 100%.

Dal 01.05.2016, ossia tre mesi dal miglioramento dello
stato di salute (88a cpv. 1 0AI), insorge il diritto ad un quarto di rendita
con un grado Al del 46%.” (doc. AI 66)

 

                                         Di
fronte al TCA l’assicurata ha prodotto nuova documentazione medica,
segnatamente un certificato 16 giugno 2016 con il quale il medico curante dr. __________
segnala la persistenza di importanti dolori lombari e il fatto che dall’ultimo
esame radiologico era emerso una posizione non corretta di una vite alla
colonna lombare in attesa di chiarimento presso la __________ (doc. C). Ha
quindi prodotto uno scritto 29 giugno 2016 dei sanitari di questa clinica (doc.
D), così come i referti di una scintigrafia ossea del 14 ottobre 2016 -
attestante “i rilievi descritti a livello del soma di S1 appaiono sospetti
per mobilizzazione dei mezzi di stabilizzazione lombo sacrale (DD processo di
tardivo consolidamento)”(doc. E2) - e di una MRI del rachide lombare
eseguita il 6 ottobre 2016 - concludente per “denervazione muscolare
simmetrica bilaterale delle masse muscolari paraspinali posteriormente al corpo
vertebrale di L5-S1, conosciuta protusione di circa un centimetro della vite di
stabilizzazione all’altezza di S1 a sinistra” (doc. E1). In proposito il
dr. __________, in data 27 ottobre 2016, ha affermato: 

 

“(…)

l colleghi della __________ di __________, dopo aver
eseguito una TAC lombare, non hanno evidenziato segni per una chiara
pseudoartrosi, sospettando comunque un possibile scollamento delle viti
sacrali. Per questo motivo hanno consigliato l'esecuzione di un'infiltrazione
delle faccette articolari L5-S1 per valutare se gli intensi dolori lamentati
dalla paziente possano effettivamente essere ricondotti a questa problematica.
Nel frattempo è stata eseguita una MRI della colonna lombare (referto del dr. __________),
che ha evidenziato un'importante atrofia della muscolatura paravertebrale; a
causa degli artefatti non è stato possibile confermare un evtl. scollamento del
materiale di osteosintesi. La scintigrafia ossea poi eseguita il 14.10.2016
(referto della dr.ssa __________) ha mostrato segni compatibili con una
mobilizzazione dei mezzi di stabilizzazione a livello lombosacrale.

Difficile ora valutare se i dolori lamentati
dall'assicurata siano effettivamente dovuti ad un parziale scollamento delle
viti a livello lombosacrale, ciò che non può però essere del tutto escluso.
Ritengo assolutamente giustificata e sensata la proposta terapeutica dei
colleghi di __________ di eseguire un'infiltrazione mirata delle faccette
articolari per poter confermare l'evtl. origine dei dolori (non sono a conoscenza
se questa infiltrazione sia eseguita ed in caso affermativo, se abbia avuto un
effetto positivo sui dolori). Personalmente ho il forte sospetto che i dolori lamentati
dall'assicurata siano riconducibili ad una sindrome del dolore cronico, come
avevo d'altronde ipotizzato nella mia perizia. È chiaro che se si dovesse
confermare un'instabilità del materiale dì osteosintesi bisognerà attentamente
rivalutare con i neurochirurghi la necessità di reintervenire. Ciò avrebbe però
a mio parere ben poche possibilità di migliorare sia i suoi cronici dolori che
ancora più la sua capacità lavorativa (ho appena peritato una paziente che a
causa del medesimo problema è già stata operata ben quattro volte e sta ora
aspettando il quinto intervento con spondilodesi dell'intera colonna lombare,
paziente che soffre di cronici dolori fibromialgici e che mai trarrà beneficio
anche dall'ennesimo intervento previsto).

In ogni caso non sono in grado di esprimermi con
certezza sull'influenza che un evtl. parziale scollamento del materiale di
osteosintesi a livello lombosacrale possa avere sugli intensi dolori lamentati
dall'assicurata. Desidero sottolineare come la TAC eseguita nel mese di aprile
non aveva evidenziato alcuno sviluppo di una pseudoartrosi. Bisognerà ora
attendere l'ulteriore valutazione neurochirurgica per potersi meglio esprimere
sull'influsso della descritta problematica sui suoi dolori e sull'evtl
conseguenza sia da un punto di vista terapeutico che (valutazione della sua
residua capacità lavorativa).” (doc. X/1)

 

                                         L’assicurata
ha quindi prodotto un ulteriore rapporto della __________ datato 8 novembre
2016 che ha riferito che radiologicamente non era stato possibile dimostrare la
presenza di una pseudoartrosi, ma alterazioni di tipo degenerativo a livello
dei segmenti adiacenti (doc. F). In proposito, il dr. __________ in data 1
dicembre 2016 ha osservato:

 

" 
(…)

Gli esami recentemente fatti eseguire a __________
(SPECT-CT e nuova MRI della colonna lombare) non hanno potuto evidenziare
chiari segni per lo sviluppo di una pseudoartrosi. Vengono comunque confermate
delle alterazioni degenerative, già precedentemente descritte. Come avevo già
riferito nella mia precedente lettera del 27.10.2016 ritengo sensato il
tentativo terapeutico di eseguire delle infiltrazioni delle faccette articolari
al fine di poter nel limite del possibile, confermare l'origine dei dolori. Da
quanto risulta nella lettera del signor RA 1 del 14.11.2016 queste
infiltrazioni sono state eseguite il 23.11.2016 presso I'OCL. Non sono a
conoscenza dell'esito di queste infiltrazioni. Per poterne valutare l'effetto e
riconsiderare il procedere terapeutico aspetterei il controllo previsto presso
la __________.” (doc. XVI)

 

                                         La
ricorrente ha quindi ulteriormente prodotto una lettera di fissazione di un
consulto presso la __________ per il 25 gennaio 2017 e in seguito la convocazione
degli stessi sanitari ad un intervento chirurgico (“Revisionsoperation L5/S1
bei Pseudoartrose”) previsto per il 30 marzo 2017 con l’obiettivo di “Entlastung
der Nerven/Erweiterung Nervenkanal, Stabilisation (Versteifung)” (doc. G).
Infine ha versato agli atti il rapporto operatorio dei sanitari della __________
in relazione all’intervento di spondilodesi di revisione L5/S1 effettuato il 31
marzo 2017 per la diagnosi di “Pseudoarthrose bei St. n interspinòser Dekompression
L4/5 sowie Dekompression Spondylodese Tlif L5/Sl (30.04.2015)” e avente per
oggetto “Revisionsspondylodese L5/Sl sowie Anlagerung von autologen Knochen
und Knochenspanentnahme rechts”. Detti sanitari hanno ricordato come
l’indicazione all’intervento fosse stata posta a seguito del progressivo
aumento dei dolori lombari con irradiazioni alla gamba destra dopo l’operazione
del 30 aprile 2015. 

                                         L’amministrazione,
sulla base del parere del SMR, ha chiesto il rinvio degli atti, in accoglimento
del ricorso, considerata la necessità di procedere ad ulteriori accertamenti
(doc. XXIV). 

 

                               2.7.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto
(DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede
d’istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                         

                                         In
una sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56,
pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici
regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un
rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è
stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicurato.

                                         Tuttavia,
nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla
concludenza dei pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile
fondarsi su tali rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 con
riferimenti (in particolare alla DTF 139 V 225 e 135 V 465)

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo
di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola
fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009; STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001
pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer Reichmuth, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung,
in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2014, ad
art. 28a, pag. 398-399) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall’ammini-strazione e a imporre nuovi
accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29
settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

 

                               2.8.   Nella
fattispecie, l’Ufficio AI, nell’evadere la domanda di prestazioni presentata
dalla richiedente nell’agosto 2014, si è sostanzialmente basata sulla
documentazione medica agli atti, e in particolare sulle certificazioni del curante
dr. __________, internista, per il quale, in relazione ai dolori lombari
andava ammessa un’inabilità lavorativa totale dal marzo 2014 per le diagnosi di
“stato dopo intervento neurochirurgico di decompressione interspinosa L4/L5,
decompressione e spondilodesi L5-S1 (30 aprile 2015) su sindrome
lombospondilogena per canale spinale stretto ed ED L4/L5” (doc. AI 14 e
44). È quindi stata eseguita una perizia reumatologica dal dr. __________,
reumatologo. Nel referto peritale del 25 gennaio 2016 lo specialista, ammessa
la presenza di una Sindrome cervico-vertebrale cronica su discopatie
multisegmentali e di una Sindrome lombovertebrale/spondilogena cronica, ha
rilevato che all’esame clinico effettuato era rilevabile una colonna vertebrale
in asse, con movimenti dell'intera colonna ben conservati, leggermente dolenti
in ogni direzione a livello lombare senza comunque evocare alcun dolore irradiante
nelle braccia. Tutto ben considerato e ricordato come l’assicurata lamentasse già
da molti anni dolori alla colonna vertebrale, sia a livello cervicale che
lombare, che erano stati trattati ambulatorialmente e a livello stazionario (da
ultimo con un intervento chirurgico nell’aprile 2015, senza tuttavia benefici
concreti), il perito ha concluso per un’inabilità lavorativa almeno del 50% in professioni
fisicamente medio-pesanti come quella da lei svolta quale ausiliaria di pulizia
(mezza giornata Iavorativa) e del 80% in lavori fisicamente molto pesanti. Tuttavia,
in professioni fisicamente leggere (tali da consentirle di cambiare frequentemente
di posizione almeno ogni 10-15 minuti e che non richiedano particolari sollecitazioni
per la schiena) l’assicurata era da considerare ancora abile al lavoro nella
misura del 70%. Considerato come dette conclusioni siano state avallate e
confermate anche dal medico SMR (cfr. rapporto finale del 3 febbraio 2016, doc.
AI 53) l’amministrazione ha quindi concluso che dal 14 marzo 2014 doveva essere
ammessa un’inabilità totale in ogni attività; per contro, dal gennaio 2016
andava ammessa una capacità del 50% nella precedente attività e del 70% in un
lavoro leggero compatibile. 

 

                                         Tali
conclusioni sono contestate dalla ricorrente, la quale sostiene
in sintesi di essere inabile al lavoro in misura superiore anche dopo il 21
gennaio 2016. 

 

                                         Ora,
ricordato come per costante giurisprudenza il giudice delle
assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione deferitagli sulla base
della situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata emanata - in
concreto il 2 giugno 2016 - quando si ritenga che fatti verificatisi
ulteriormente possano imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo
della situazione anteriore alla decisione (DTF 132 V 220 consid. 3; 129 V 4
consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b), i rapporti medici
prodotti in sede di ricorso possono essere presi in considerazione poiché
quanto descritto si riferisce (anche) alla situazione valetudinaria antecedente
all’emissione del provvedimento contestato.

 

                                         Al riguardo, viste le certificazioni 16 giugno 2016 del dr. __________ -
che segnalava tra l’altro la presenza di una vite sulla colonna lombare
debordante e presumibile causa dei forti dolori lombari (doc. C) -, le
valutazioni dei sanitari della __________ del 29 giugno 2016 (doc. D), il
referto relativo alla scintigrafia ossea eseguita il 14 ottobre 2016 (doc. E2)
e quello della TAC del 6 ottobre 2016 (doc. E1), la presa di posizione della __________
del 8 novembre 2016 preannunciante una rivalutazione del caso (doc. F), così
come infine lo scritto della medesima clinica del 27 gennaio 2017 (che
comunicava la decisione di eseguire un nuovo intervento chirurgico, doc. G) e, soprattutto,
il rapporto operatorio relativo all’intervento alla schiena eseguito alla __________
il 31 marzo 2017, certificante una totale inabilità lavorativa (doc. H; cfr.
sopra consid. 2.6), appare in particolare verosimile che ancora prima
dell’emissione del provvedimento contestato l’interessata fosse portatrice di
problemi alla schiena, oltre eventualmente di natura psichica, potenzialmente
idonei a limitare la sua capacità lavorativa in misura superiore a quanto
concluso dall’amministrazione con la decisione censurata. Detta evoluzione
appare verosimilmente antecedente alla decisione in esame e avrebbe pertanto
dovuto essere convenientemente indagata prima dell’emissione del provvedimento
oggetto di ricorso.

                                         Si
deve quindi presumere che al momento della resa dell’atto amministrativo
litigioso lo stato di salute dell’assicurata e gli effetti invalidanti ad esso
riconducibili fossero tali da giustificare l’esperimento di ulteriori indagini
mediche. 

                                         Del
resto, esaminate le certificazioni prodotte in sede ricorsuale, anche
l’amministrazione, sentito il preavviso del medico SMR, nello scritto del 2
maggio 2017 (XXIV) ha dichiarato di ritenere necessario procedere a nuovi
accertamenti medici, posto come dall’inserto non fosse possibile desumere la
natura esatta e le effettive ripercussioni sulla capacità lavorativa delle affezioni
lamentate dall’assicurata.

 

                                         In
proposito il medico SMR dr. __________ ha in effetti affermato il 24 aprile
2017 “in considerazione dell'avvenuto nuovo intervento l'assicurata presenta
sicuramente una IL del 100% per qualsiasi attività dal 31.3.2017 fino a
convalescenza terminata (almeno 6 mesi). In seguito sarà rivalutazione peritale
in ambito MEDAP con valutazione reumatologica, neurologica e psichiatrica
(problematica somatoforme) per definire l'esigibilità lavorativa residua. In
occasione della perizia verrà pure chiarita l'evoluzione della CL residua dal
momento della perizia dr. __________ fino all'intervento del 31.3.2017”
(doc. 239). 

 

                                         A prescindere dalla valutazione delle questioni ortopediche/ reumatologiche
o neurologiche, richiamata la giurisprudenza menzionata sopra in materia di
affezioni somatoformi (cfr. consid. 2.5), va detto che in concreto appare
imprescindibile anche una valutazione di natura psichiatrica, ove altresì si
osservi che già in occasione della perizia eseguita il 25 gennaio 2016 il dr. __________
avesse segnalato la presenza di “un’evidente cronicizzazione con probabile
componente funzionale-somatoforme” (doc. AI 52). La necessità di indagare
anche tale aspetto è del resto chiaramente stata indicata anche dal dr. __________
del SMR nella già menzionata Annotazione del 24 aprile 2017 (doc. AI 239). 

                                         Di
conseguenza, a ragione con la risposta di causa l’Ufficio AI ha proposto la
retrocessione degli atti al fine di espletare i necessari accertamenti medici
(VI).

                                         

                                         Per
quanto riguarda il periodo oggetto di riesame, con pertinenza l’assicurata fa
valere che la stessa non potrà rigorosamente limitarsi al periodo successivo
alla perizia del dr. __________, cfr. doc. C). Ricordato nuovamente come anche
il dr. __________ avesse in sede peritale evidenziato la presenza di una
tendenza somatoforme e, quindi, sintomi con rilevanza psichiatrica, da un lato,
il fatto che la TAC del rachide lombare eseguita il 15 aprile 2016 (vale a dire
solo 4 mesi dopo la perizia del dr. __________) avesse già rilevato la presenza
di una vite sulla colonna lombare debordante - circostanza questa che in
definitiva ha causato la necessità della revisione chirurgica eseguita il 31
marzo 2017 -, dall’altro, ritenuto inoltre come la ricorrente abbia sempre
sostenuto di soffrire di un’importante sintomatologia dolorosa (verosimilmente
ascrivibile anche all’anomalia della vite sulla colonna lombare; cfr.
certificato del dr. __________ del 16 giugno 2016, doc. C) già prima e quindi
ancora successivamente alla perizia del 25 gennaio 2016, e comunque in epoca
precedente alla decisione qui contestata postulando chiarimenti al riguardo, sarà compito degli accertamenti che verranno
predisposti stabilire l’evo-luzione della capacità lavorativa successivamente
al marzo 2014, momento a partire dal quale incontestatamente la capacità
lavorativa dell’assicurata ha subito un’ importante compromissione.

 

                                         Questa
Corte ritiene quindi necessario esperire un accertamento pluridisciplinare,
comprendente valutazioni di natura psichiatrica, reumatologica, e neurologica,
eventualmente ortopedica, che valuti approfonditamente la
situazione dell’assi-curata e la sua evoluzione nel corso degli anni, tenendo
conto delle diverse diagnosi poste, ritenuto come la documentazione all’inserto non consenta di addivenire ad un
chiaro e attendibile giudizio sullo stato di salute e sulle sue effettive ripercussioni
invalidanti sino al momento determinante della pronuncia del
provvedimento querelato (DTF 132 V 215 e 121 V 362). 

                                         In
effetti, la documentazione agli atti appare lacunosa e anche le certificazioni del
dr. __________ e dei sanitari della __________ non sono esaustive. Le stesse
non si espri-mono in effetti con sufficiente chiarezza sul grado di inabilità
lavorativa e sull’evoluzione della stessa nel tempo e del resto neppure
chiaramente sui motivi della certificata inabilità lavorativa e sono quindi
bisognose di ulteriore approfondimento. Non è peraltro superfluo sottolineare
che per quel che riguar-da i rapporti del medico
curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 p. 109 consid.
3a)cc).

                                         D’altro
canto, sia altresì ricordato che secondo l’Alta Corte, per determinare
il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse
patologie, non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si
deve far capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione
plenaria fra tutti gli esperti interessati. In effetti, la questione di sapere
se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se del caso, in quale misura,
è una problematica squisitamente medica, che di principio il giudice non
rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4 settembre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 n. 72, p. 485). Nella STF I 606/03 del 19 agosto 2005, lo stesso
TFA ha inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità
lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare,
ritenuto che una semplice
addizione di diverse inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in
considerazione in occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a
seconda delle peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente
oppure troppo esiguo (STF I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, p.
43-45). 

 

                               2.9.   Nella
STF 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale ha
precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una
perizia giudiziaria e in quali può invece rinviare gli atti all'assicuratore
per un complemento istruttorio. Lo scrivente Tribunale in precedenti vertenze ha già avuto modo di rinviare l’incarto all’Ufficio AI o perché ha
ritenuto che vi erano accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che
necessitavano di un complemento (“Ergänzung von gutachtlichen
Ausführungen”; cfr STCA 32.2011.107 del 27 ottobre 2011), o perché vi erano delle carenze negli accertamenti svolti dall’amministrazione
(“Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein
in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage
begründet ist. Ausserdem bleibt es dem
kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine
Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder
Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist”; cfr. STCA 32.2011.115 del 27 ottobre 2011).

                                         

                                         In
concreto, ci troviamo di fronte ad un accertamento dei fatti che, come detto,
si rileva lacunoso. Considerate le patologie di cui è portatrice l’assicurata, si giustifica il rinvio degli atti all’amministrazione, affinché
metta in atto un approfondimento pluridisciplinare a livello psichiatrico,
reumatologico e neurologico, eventualmente ortopedico, ritenuto
come la documentazione all’inserto non consenta di addivenire ad un chiaro
e attendibile giudizio sulle condizioni dell’assicurata ed ad una valutazione
globale della residua capacità lavorativa che tenga conto delle varie patologie
di cui soffre, nell’originaria professione di ausiliaria di economia domestica
ed in attività adeguate, sino al momento determinante della pronuncia
del provvedimento amministrativo querelato (DTF 132 V 215 e 121 V 362). Una
volta effettuata la perizia, l’Ufficio AI si determinerà nuovamente, mediante
la resa di una nuova decisione, sull’eventuale diritto alla rendita. 

                                         

                             2.10.   Per
quanto precede, il ricorso va accolto, la decisione impugnata annullata e gli
atti rinviati all’amministrazione affinché, effettuati gli accertamenti sopra
enunciati, si pronunci nuovamente sul diritto a prestazioni.

                                         

                                         Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7
aprile 2009; 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'Ufficio AI.

 

                                         Inoltre,
visto l’esito favorevole del
ricorso, l'assicurata, patrocinata da un consulente, ha diritto al versamento
da parte dell’Ufficio AI di un importo di fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (art.
61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § 
 La decisione è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’Ufficio AI affinché proceda agli accertamenti di cui ai
consid. 2.8 e 2.9 e renda una nuova decisione.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà
inoltre all’assicurata fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti