# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a50694fe-76ac-59e0-8fb0-5bed04c9291d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-08-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 25.08.2017 52.2016.253
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2016-253_2017-08-25.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2016.253

   

  	
  Lugano

  25 agosto 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Giovan
  Maria Tattarletti, vicepresidente,

  Marco
  Lucchini, Matea Pessina

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Mariano
  Morgani

  

 

 

statuendo
sul ricorso 11 maggio 2016 di

 

 

	
   

  	
   RI
  1   

  patrocinato
  da:   PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 3 maggio 2016 (n. 14) del Presidente del Consiglio di Stato che
  accoglie parzialmente la domanda di concessione dell'effetto sospensivo al ricorso 19 aprile 2016 presentato dal ricorrente
  avverso la risoluzione 8 aprile 2016 con cui il municipio di Sorengo gli ha imposto
  di adeguare alle vigenti disposizioni in materia di emissioni il forno di
  cottura pizze installato nei locali di
  cui al foglio PPP 29436 del fondo base n. __________ di quel comune e gli ha vietato di farne uso nel
  frattempo, negando al contempo l'effetto sospensivo ad un'eventuale impugnativa;

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

                            A.  a. Preso atto dell'avviso
favorevole (n. 92764) dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con
decisione 19 giugno 2015 il municipio di Sorengo ha rilasciato ad RI 1, qui ricorrente,
la licenza edilizia per l'introduzione di un servizio di pizzeria d'asporto
(take away) all'interno della panetteria presente nei locali di cui al foglio
PPP 29436 del fondo base n. __________ di Sorengo. Al contempo, ha respinto l'opposizione
sollevata da CO 1, proprietario della PPP 29438. 

 

                                  b. Di seguito, il vicino
soccombente ha segnalato al municipio che il forno installato era fonte di
odori molesti all'interno del condominio. Ne è seguito uno scambio di
corrispondenza con i servizi cantonali.

                                  Su invito della Sezione per la
protezione dell'aria, dell'acqua e del suolo (SPAAS), che rilevava in
particolare come con l'uso intensivo (spropositato) dell'impianto il sistema
di abbattimento non funziona nel tempo e di conseguenza le emissioni odorose ed
oleose prodotte nei locali della produzione si propagano all'intero del/degli
edificio/i circostante/i (…),  in data 8 aprile 2016 il municipio ha quindi
ordinato ad RI 1, quale proprietario, ed al gestore della panetteria/pizzeria d'asporto
di procedere all'adeguamento dell'impianto in modo da far cessare le emissioni
moleste, facendo loro divieto di usarlo finché non sarebbe stato messo a norma.
Inoltre, l'esecutivo comunale ha tolto l'effetto sospensivo ad un'eventuale
ricorso.

 

                                  c. Con gravame 19 aprile 2016, RI
1 ha impugnato il provvedimento municipale davanti al Governo, chiedendo di annullarlo.
In via provvisionale ha postulato che al gravame venisse conferito effetto
sospensivo, di modo che l'attività svolta potesse continuare.

 

 

                            B.  Con giudizio 3 maggio 2016, il
Presidente del Consiglio di Stato ha accolto parzialmente la richiesta di
conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso,
concedendolo per quanto concerne l'ordine di adeguamento e negandolo per quanto
riguarda il divieto d'uso del forno.

                                  In
sostanza, per quanto qui interessa, il Presidente del Governo ha ritenuto che
se l'ordine di adeguamento non può all'evidenza essere posto in esecuzione
prima della crescita in giudicato della decisione ivi riferita,
sarebbe fuori luogo autorizzare la continuazione dell'attività legata ad un
impianto che va adeguato alla legislazione sulla protezione contro l'inquinamento
atmosferico, in quanto, a dipendenza del suo utilizzo, non riuscirebbe a
neutralizzare le emissioni moleste.

 

 

                            C.  Avverso il predetto giudizio
presidenziale, RI 1 si è aggravato davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendo che sia annullato nel senso che al suo gravame 19
aprile 2016 venga conferito l'effetto sospensivo anche per quanto concerne il
divieto d'uso (dispositivo n. 3 della decisione municipale).

                                  Il ricorrente censura
essenzialmente l'assenza di qualsiasi accertamento attestante la presenza d'immissioni
tali da giustificare l'adeguamento di un impianto autorizzato da poco tempo. In
assenza di riscontri oggettivi e di un interesse pubblico, la vertenza avendo
semmai soltanto carattere civilistico, l'effetto sospensivo dovrebbe essere
concesso anche nei confronti dell'ordine di cessare l'uso del forno. A questo
riguardo la decisione impugnata sarebbe addirittura contraddittoria.

 

 

                            D.  All'accoglimento
dell'impugnativa si oppone il Presidente del Consiglio di Stato, senza
formulare particolari osservazioni.

Ad identica conclusione perviene CO 1, qui resistente, con argomenti
che, in quanto necessario, saranno ripresi in appresso.

Il municipio si riconferma nella
propria presa di posizione davanti al Governo, dove aveva aderito alla
richiesta di concessione dell'effetto sospensivo, rimettendosi per il resto al
giudizio dell'autorità ricorsuale.

L'Ufficio delle domande di
costruzione (UDC) si rimette al giudizio del Tribunale, mentre la SPAAS,
richiamata la propria risposta davanti al Governo, formula alcune precisazioni
di cui si dirà, se del caso, nel prosieguo.

 

 

E.  Con
giudizio 16 maggio 2017, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso 19 aprile
2016 di RI 1, annullando integralmente l'ordine municipale 8 aprile 2016.

                                  Rilevato come nei locali in
questione fosse stato installato l'impianto autorizzato con licenza passata in
giudicato e come dagli atti non risultasse alcun accertamento in merito alle
asserite emissioni odorose e oleose, il Governo ha ritenuto di non poter tutelare
la controversa decisione, anche perché formulata in modo generico, senza
indicare quali provvedimenti adottare.

     La decisione
governativa è passata in giudicato incontestata.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

                              1.  1.1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 25 cpv. 2
della legge cantonale di applicazione della legge federale sulla protezione
dell'ambiente del 24 marzo 2004 (LALPAmb; RL 9.2.1.1). La legittimazione attiva
dell'insorgente è certa (art. 65 cpv.
1 legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm;
RL 3.3.1.1). Il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 2 LPAmm), è dunque ricevibile
in ordine.

 

                                  1.2. Il giudizio può essere
emanato sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). In
effetti, nell'ambito di ricorsi interposti
contro decisioni emanate in ambito
provvisionale, il Tribunale non procede di regola all'assunzione di prove (cfr.
STA 52.2009.277 del 7 settembre 2009 consid. 1.2. confermata da STF 1C.442/2009
del 16 ottobre 2009 pubbl. in RtiD
I-2010 n. 9; Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di
procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, ad art. 21 LPamm n. 1c). Neppure
le parti pretendono, comunque, l'assunzione di particolari mezzi probatori.

 

 

                             2.  Con
l'impugnativa in esame il ricorrente contesta la decisione 3 maggio 2016 (n.
14) del Presidente del Consiglio di Stato, nella misura in cui ha respinto la
domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso 19 aprile 2016 in quanto rivolto (anche) contro il
divieto di far uso del forno fintanto che lo stesso non sarà stato adeguato
alla legislazione sulla protezione contro l'inquinamen-to atmosferico.

Con l'emanazione in
data 16 maggio 2017 (ris. gov. n. 2209) del giudizio di merito, con cui il
Governo ha accolto il citato gravame, annullando integralmente la decisione
municipale 8 aprile 2016, la portata della decisione provvisionale presidenziale,
segnatamente del suo dispositivo n. 1, è venuta meno. L'impugnativa in esame va
dunque stralciata dai ruoli, in quanto divenuta priva di oggetto. Da questo
profilo, resta soltanto da verificare, in base ad un esame sommario, il verosimile
esito dell'impugnativa, ai fini della fissazione della tassa di giudizio e
dell'assegnazione delle ripetibili (RDAT II-2002 n. 52 consid. 4.2; II-1996 n.
11 consid. 4; 1984 n. 27 consid. 2; STA 52.2010.316
del 31 maggio 2012). Il ricorso 11 maggio 2016 mantiene invece la sua
ragione d'essere in quanto rivolto anche contro
il dispositivo n. 2 della decisione presidenziale impugnata, che impone
al ricorrente il pagamento di una tassa di giustizia di fr. 150.-, rinviando
invece al giudizio di merito la decisione sulle ripetibili. Qualora dall'esame
sommario dovesse risultare che l'impugnativa 11 maggio 2016 sarebbe stata
accolta, tale dispositivo non sarebbe infatti più giustificato ed andrebbe di
conseguenza annullato.

 

 

                              3.  3.1.
La legge federale sulla protezione dell'ambiente del 7 ottobre 1983 (LPAmb; RS
814.01) si ripropone di proteggere l'uomo, la fauna e la flora dagli effetti
dannosi e molesti, limitando tempestivamente, a scopo di prevenzione, gli
effetti che potrebbero divenire dannosi o molesti (art. 1 LPAmb). Per effetti s'intendono,
fra l'altro, gli inquinamenti atmosferici, prodotti dalla costruzione o dall'esercizio
di impianti, dall'utilizzazione di sostanze, organismi o rifiuti oppure dalla
coltivazione del suolo (art. 7 cpv. 1 LPAmb). Sono considerati inquinamenti
atmosferici le alterazioni delle condizioni naturali dell'aria dovute,
segnatamente, a fumo, fuliggine, polvere, gas, aerosol, vapori, odore e calore
disperso (art. 7 cpv. 3 LPAmb). Secondo la strategia
a due tempi posta alla base dell'art. 11 LPAmb, gli inquinamenti atmosferici
sono anzitutto da contenere con misure di limitazione delle emissioni applicate
alla fonte (primo grado; art. 11 cpv. 1 LPAmb). Tali provvedimenti, elencati
all'art. 12 cpv. 1 LPAmb, devono essere previsti da ordinanze o, per i casi che
non vi siano contemplati, da decisioni fondate direttamente sulla LPAmb stessa
(art. 12 cpv. 2 LPAmb). Nell'ambito della prevenzione questa limitazione delle
emissioni deve spingersi sino al limite massimo consentito dal progresso tecnico,
dalle condizioni di esercizio e dalle possibilità economiche: e questo indipendentemente
dal carico inquinante esistente (art. 11 cpv. 2 LPAmb). Fanno di principio
eccezione le situazioni ove le emissioni provenienti
dall'impianto progettato appaiono già di prim'acchito insignificanti (cosiddette Bagatellemissionen;
DTF 133 II 169 consid. 3.2; 117 Ib 28 consid. 6c). Se, tuttavia, considerate queste misure, sia certo o
probabile che gli effetti, tenuto conto del carico inquinante esistente, divengano
dannosi o molesti, le limitazioni alla fonte devono essere inasprite (secondo
grado; art. 11 cpv. 3 LPAmb). Per la valutazione prognostica di tali effetti
dannosi o molesti, suscettibili di esigere un inasprimento delle misure alla
fonte, sono determinanti in primo luogo i valori limite delle immissioni (VLI),
fissati dal Consiglio federale per ordinanza (art. 13 cpv. 1 LPAmb), che, per
gli inquinamenti atmosferici, sono stabiliti in modo che, secondo la scienza o
l'esperienza, le immissioni inferiori a tali valori, tra l'altro, non molestino
considerevolmente la popolazione (art. 14 lett. b LPAmb). Quanto agli impianti
esistenti (cfr. su quest'ultima nozione, André
Schrade/Heidi Wiestner, Kommentar
zum Umweltschutzgesetz, Zurigo 2001, ad art. 16 LPAmb n. 16 segg.) che non
soddisfano le prescrizioni, essi devono essere risanati (art. 16 cpv. 1 LPAmb).
Prima di ordinare considerevoli misure di risanamento, l'autorità chiede
tuttavia al titolare dell'impianto di presentarle proposte in merito (art. 16
cpv. 3 LPAmb). In casi urgenti, ordina il risanamento a titolo preventivo e, se
necessario, può decidere la chiusura dell'impianto (art. 16 cpv. 4 LPAmb).

 

                                  3.2.
Il 16 dicembre 1985 è stata promulgata l'ordinanza contro l'inquinamento
atmosferico (OIAt; RS 814.318.142.1), il cui scopo è quello di proteggere l'uomo,
la fauna, la flora, le loro biocenosi e i loro biotopi nonché il suolo da
inquinamenti dell'aria dannosi e molesti. L'OIAt regola, tra l'altro, la limitazione
preventiva delle emissioni provenienti da impianti secondo l'art. 7 OIAt, che
inquinano l'aria, il carico inquinante massimo ammissibile per l'aria (VLI) e
la procedura nel caso in cui le immissioni siano eccessive (art. 1 cpv. 2 lett.
a, c e d OIAt). Eccessive sono le immissioni che superano uno o più VLI ai
sensi dell'allegato 7 dell'ordinanza (art. 2 cpv. 5 prima proposizione OIAt).
Se per una sostanza inquinante non è fissato un VLI, le immissioni sono
nondimeno considerate eccessive quando, in particolare, sulla base di un'inchiesta
è stabilito che esse disturbano considerevolmente il benessere fisico di una
parte importante della popolazione (art. 2 cpv. 5 lett. b OIAt). Decisiva da
questo punto di vista non è la percezione di taluni vicini ipersensibili, bensì
quella della popolazione nel suo complesso, tenuto conto anche di quelle categorie
di persone particolarmente sensibili, come i bambini, i malati, gli anziani e
le donne incinte (cfr. art. 13 cpv. 2 LPAmb; André
Schrade/Theo Loretan, Kommentar zum Umweltschutzgesetz, Zurigo 1998, ad
art. 13 LPAmb n. 3, 15 e 17).

                                   Riallacciandosi
alla strategia a due tempi posta alla base dell'art.
11 LPAmb, l'art. 3 cpv. 1 OIAt stabilisce anzitutto che gli impianti
stazionari nuovi devono essere equipaggiati ed esercitati in modo da rispettare
le limitazioni d'emissione fissate nell'allegato 1 OIAt e, se del caso (cfr.
art. 3 cpv. 2 OIAt), negli allegati 2-4 OIAt. Le emissioni per le quali l'OIAt
non prevede dei valori limite o per le quali la medesima ordinanza ne
stabilisce l'inapplicabilità devono essere preventivamente limitate
dall'autorità fino al limite massimo consentito dal progresso tecnico, dalle
condizioni di esercizio e dalle possibilità economiche (art. 4 cpv. 1 OIAt). In
base all'art. 6 cpv. 1 OIAt, le emissioni devono essere captate nel modo più
completo possibile, il più vicino possibile al luogo della loro origine ed
evacuate in modo tale che non ne derivino immissioni eccessive. Di regola,
precisa la norma (cpv. 2), le emissioni devono essere espulse al di sopra del
tetto mediante camini o condotte di scarico (cfr. pure art. 13 cpv. 2
regolamento di applicazione dell'ordinanza federale contro l'inquinamento atmosferico
del 6 maggio 2015; ROIAt; RL 9.2.1.1.4). Conformemente all'art. 7 OIAt, queste
disposizioni sulla limitazione preventiva delle emissioni degli impianti
stazionari nuovi (art. 3, 4 e 6 OIAT) valgono anche per gli impianti stazionari
esistenti. Per questi ultimi, l'art. 8 cpv. 1 OIAt sancisce inoltre che quelli
che non soddisfano le esigenze dell'ordinanza vanno risanati. A questo
proposito, l'autorità fissa il termine di risanamento conformemente all'art. 10
OIAT, e, se necessario, decide per la durata dello stesso la riduzione dell'attività
o la disattivazione dell'impianto (art. 8 cpv. 2 OIAt). Se, poi, c'è da
aspettarsi che un impianto (previsto o esistente) provochi immissioni
eccessive, anche se la limitazione preventiva delle emissioni è rispettata, l'autorità
decide inoltre limitazioni completive o più severe delle emissioni (art. 5 cpv.
1 e 9 cpv. 1 OIAt).

 

                                   3.3.
Di regola, l'autorità esamina la conformità di un impianto fisso con le norme
ambientali nel quadro della procedura di rilascio dell'autorizzazione a costruire.
In tale ambito, l'autorità procede ad una valutazione preventiva. A tal fine,
ha facoltà di richiedere all'istante delle informazioni sull'impianto (art. 12
cpv. 1 OIAt e art. 46 cpv. 1 LPAmb, secondo cui ognuno è tenuto a fornire alle
autorità le informazioni necessarie all'esecuzione della LPAmb e, se
necessario, a svolgere o a tollerare indagini; cfr. pure art. 4 lett. a ROIAt).
Nel caso di impianti stazionari suscettibili di produrre emissioni
considerevoli, può inoltre esigere una previsione delle immissioni (art. 28
cpv. 1 OIAt). In Ticino, spetta all'Ufficio dell'aria, del clima e delle
energie rinnovabili (UACER) il compito di esaminare la conformità con le norme
della LPAmb, dell'OIAt e del ROIAt degli impianti stazionari nuovi, come pure
di quelli esistenti, e di rilasciare il relativo avviso all'attenzione del
municipio (art. 4 lett. a e g ROIAt). Trattandosi di valutare le
ripercussioni future di un impianto che deve ancora essere installato, a questo
stadio la determinazione non può che essere teorica, ossia definita mediante
modelli di calcolo, di regola in funzione del tipo d'impianto e dei suoi dati
tecnici riferiti alle emissioni prodotte, della sua ubicazione e, laddove
mancano valori di riferimento, dell'esperienza.

Dopo il rilascio della licenza edilizia, l'autorità ha il dovere di controllare,
di principio entro tre mesi ma al più tardi entro un anno dopo l'entrata in
funzione dell'impianto, che le limitazioni delle emissioni siano rispettate
(art. 13 cpv. 1 e 2 OIAt). A questo stadio, la definizione delle
emissioni/immissioni di regola non è più teorica, ma concreta, ovvero basata su
accertamenti diretti, in particolare su misurazioni dell'impianto effettivamente
installato. Anche questi compiti di controllo spettano di norma all'UACER,
con facoltà di richiedere al titolare dell'impianto la presentazione di
misurazioni, rapporti o perizie (art. 4 lett. c ROIAt), mentre al municipio è
attribuita la competenza di ordinare eventuali limitazioni delle emissioni o
risanamenti per gli impianti non conformi (art. 5 cpv. 2 lett. c ROIAt).

 

                                   3.4.
Il rilascio della licenza edilizia per il controverso impianto non osta ad
eventuali successivi provvedimenti, volti a limitarne ulteriormente le
emissioni. Al proposito, basti pensare che tutti gli impianti, come testé
visto, sono soggetti al collaudo dopo la loro messa in esercizio (art. 13 OIAt). Se, dopo la crescita in giudicato dell'autorizzazione,
risulta che un impianto stazionario nuovo, conforme ai piani autorizzati e
rispettoso delle eventuali condizioni di licenza, causa emissioni inammissibili,
di principio esso non può essere rimosso, salvo che siano dati i presupposti
per la revoca del permesso (cfr. art. 18 LE). Può però fare oggetto di ulteriori
provvedimenti di limitazione delle emissioni, nella misura in cui, dal profilo
della proporzionalità, ciò sia tecnicamente e economicamente ragionevole (cfr. Robert Wolf, Kommentar zum
Umweltschutzgesetz, Zurigo 2000, ad art. 25 LPAmb n. 44). In effetti, la
validità della licenza dipende dal rispetto della legislazione in materia d'inquinamento
atmosferico. Il permesso, di per sé, non conferisce alcun diritto acquisito e,
se contrasta con il diritto materiale, può di principio essere almeno
modificato. In concreto, non si tratta quindi tanto di procedere al risanamento
dell'impianto, poiché gli art. 16 LPAmb e 8 OIAt concernono per principio
soltanto impianti precedenti l'entrata in vigore di tali normative, quanto
piuttosto di riverificarne la conformità con il diritto applicabile dopo la sua
entrata in funzione, procedendo se del caso ai necessari adattamenti per
renderlo conforme dal punto di vista atmosferico (cfr. STF 1C_283/2007 del 20
febbraio 2008 consid. 2.2). In un simile contesto, va infatti tenuto conto che
le ripercussioni future di un impianto, come anche l'efficacia delle misure
eventualmente adottate per limitarne le emissioni, non possono sempre essere
determinate con precisione in anticipo. Sovente la successiva constatazione di
un contrasto con la normativa ambientale dipende dalla circostanza che una valutazione prognostica di tali effetti non poteva essere
effettuata con la necessaria affidabilità. In questi casi, si deve ritenere
che l'autorizzazione rilasciata è soggetta alla condizione - implicita o
esplicita - di successive limitazioni delle emissioni (cfr. Wolf, op. cit., ad art. 25 n. 44 in fine; STA 52.2009.504 del 28 maggio 2010 consid. 3).

 

 

                              4.  4.1.
Giusta l'art. 71 LPAmm, il ricorso ha
effetto sospensivo a meno che la legge o la decisione impugnata non dispongano
altrimenti. In questo caso, soggiunge la norma, il ricorrente può chiedere al
presidente dell'autorità di ricorso o al giudice delegato la sospensione della
decisione. Di regola, le decisioni dell'autorità amministrativa crescono in
giudicato formale e diventano esecutive soltanto al momento in cui scadono
inutilizzati i termini di ricorso previsti dal diritto cantonale. La legge
stessa o l'autorità decidente possono tuttavia eccezionalmente disporre che la
decisione sia immediatamente esecutiva e che un eventuale ricorso non esplichi
effetto sospensivo. È il caso delle misure provvisionali: l'art. 37 cpv. 4 LPAmm
stabilisce in effetti espressamente che esse sono immediatamente esecutive.

4.2. Come accennato, oggetto dell'impugnativa qui in esame è la
decisione del Presidente del Consiglio di Stato di respingere la domanda di
provvedimenti cautelari (conferimento dell'effetto sospensivo) nella misura in
cui il ricorso inoltrato dal ricorrente all'Esecutivo cantonale era rivolto
contro il divieto fattogli dal municipio di usare il controverso forno fintanto
che quest'ultimo non sarà adeguato alla legislazione sulla protezione contro l'inquinamento
atmosferico. Ora, tale divieto, assimilabile ad un ordine di cessare
immediatamente l'utilizzazione dell'impianto, configurava un provvedimento di
natura cautelare, che, contrariamente a quanto ritenuto dal Presidente
del Governo, non era tuttavia volto ad inibire l'utilizzazione di un'opera
non conforme alla destinazione autorizzata fintanto che non verrà semmai stabilito,
nell'ambito di un procedimento di rilascio del permesso in sanatoria, se tale
uso sia conforme al diritto materiale concretamente applicabile, ma era
teso ad impedire l'utilizzo di un impianto indicato come fonte di immissioni
moleste per il periodo necessario a renderlo conforme dal punto di vista
atmosferico. In quanto tale, esso era, come
visto, immediatamente esecutivo per legge (art. 37 cpv. 4 LPAmm). Su questo
punto, la decisione municipale di togliere preventivamente l'effetto sospensivo
ad un eventuale impugnativa aveva quindi, tuttalpiù, una mera portata declaratoria.

4.3. La revoca preventiva dell'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso da
parte dell'autorità decidente, rispettivamente la concessione di tale effetto a
un ricorso proposto contro una decisione dichiarata immediatamente esecutiva
dalla legge, dipendono dal confronto degli interessi contrapposti.
L'esecutività immediata si giustifica quando l'interesse pubblico ad una
sollecita attuazione della decisione prevale su quello dell'amministrato a che
la decisione non esplichi effetti prima della sua crescita in giudicato formale
(Borghi/Corti,
ad art. 47 LPamm n. 2). 

La prevalenza dell'interesse all'immediata esecutività di una misura
provvisionale sul contrapposto interesse di chi ne è gravato, è presunta per
legge. Quest'ultimo, come visto, può semmai chiedere al presidente
dell'autorità di ricorso o al giudice delegato
di concedere l'effetto sospensivo. La concessione dell'effetto
sospensivo a un ricorso contro una misura provvisionale entra tuttavia in
considerazione soltanto in casi eccezionali, poiché, privando di qualsiasi
efficacia il provvedimento cautelare, esplica lo stesso effetto di una decisione
di accoglimento dell'impugnativa nel merito (STA 52.2010.475/483 del 10 maggio
2011 consid. 3.3; 52.2008.277 del 22 agosto 2008 consid. 2.2.).

 

                                  4.4. Al pari del giudizio sulla
revoca dell'effetto sospensivo, quello sulla concessione di un tal effetto
all'impugnativa interposta contro una decisione dichiarata immediatamente
esecutiva è un giudizio d'apparenza, frutto dell'esercizio del potere d'apprezzamento
dell'autorità decidente, tenuta a soppesare nel concreto caso i contrapposti
interessi pubblici e privati (DTF 129 II 286 consid. 3). Chiamato a statuire su
un ricorso proposto contro una decisione mediante la quale il Presidente del
Consiglio di Stato respinge la domanda di concessione dell'effetto sospensivo
al gravame inoltrato contro una decisione (dichiarata) immediatamente
esecutiva, il Tribunale cantonale amministrativo deve limitarsi a verificare
che il diniego non integri gli estremi di una violazione del diritto,
segnatamente dal profilo dell'eccesso o dell'abuso di potere (art. 69 cpv. 1
lett. a LPAmm), in quanto fondato su una ponderazione degli interessi
contrapposti insostenibile, perché derivante da considerazioni estranee alla
materia, sprovvisto di giustificazioni oggettive o altrimenti lesivo dei
principi fondamentali del diritto amministrativo, in particolare di quello di
proporzionalità (cfr. RtiD I-2009 n. 6 consid. 2.3; RDAT II-2000 n. 18 consid.
2.2; I-1999 n. 47 consid. 2b; STA citate).

 

                                   4.5.
Nel caso concreto, il Presidente del Consiglio di Stato ha parzialmente accolto
la richiesta di conferimento dell'effetto sospensivo
al ricorso 19 aprile 2016 formulata dal ricorrente, concedendolo per quanto
concerne l'ordine di adeguamento, ma negandolo per quanto riguarda il divieto d'uso
del forno. Al riguardo, ponderando gli interessi in gioco - quello pubblico al
rispetto della legge e quello economico del ricorrente - ha ritenuto che se l'ordine
di adeguamento non può all'evidenza essere posto in esecuzione prima della
crescita in giudicato della decisione ivi riferita, sarebbe fuori
luogo autorizzare la continuazione dell'attività legata ad un impianto che va
adeguato alla legislazione sulla protezione contro l'inquinamento atmosferico,
in quanto, a dipendenza del suo utilizzo, non riuscirebbe a neutralizzare le
emissioni moleste. Sennonché, la sussistenza e l'intensità di queste ultime
non era minimamente comprovata, tant'è che con la successiva decisione
di merito, rimasta incontestata, il Consiglio di Stato ha dato atto dell'assenza
negli atti di qualsiasi accertamento oggettivo al riguardo. Mancanza, questa,
che trovava conferma (già) anche nella risposta presentata al Governo dal
municipio (cfr. ad 5), che evidenziava altresì di non aver ricevuto altri
reclami o segnalazioni all'infuori di quelli del resistente (cfr. ad 6). In
tali circostanze, secondo un giudizio prima facie il Presidente del Governo
avrebbe dovuto considerare che non vi fosse un preponderante interesse pubblico,
tale da giustificare la conferma dell'immediata
esecutività dell'ordine impartito, che sovvertiva radicalmente la
valenza della licenza edilizia rilasciata meno di un anno prima e nel frattempo
passata in giudicato. Prima facie, questa conclusione si giustificava a
maggior ragione tenuto conto che, secondo la stessa SPAAS (cfr. risposta 25
aprile 2016), altrove il medesimo modello di forno non ha causato inconvenienti
di sorta, per cui il problema starebbe nella diversa intensità di utilizzazione
e nella conseguente saturazione dell'impianto di abbattimento delle emissioni. Eventualità,
questa, anch'essa invero ancora tutta da verificare, ma che, se comprovata, avrebbe
tutt'al più giustificato l'imposizione di condizioni d'esercizio, quale ad
esempio una limitazione degli orari di utilizzo del controverso impianto,
facendo invece apparire sproporzionato il divieto d'uso. Ferme queste premesse,
secondo un giudizio sommario, si deve ritenere che la decisione del Presidente
del Consiglio di Stato di negare l'effetto sospensivo al ricorso in quanto
rivolto contro il divieto d'uso travalicasse i limiti del suo potere di
apprezzamento e fosse di conseguenza lesiva del diritto, per cui non sarebbe
stata verosimilmente confermata.

                                   Va
da sé che le segnalazioni da parte del condomino proprietario della PPP 29438 dovranno
essere approfondite dall'autorità competente, che, se del caso, procederà ad ordinare
i necessari provvedimenti atti a rendere l'impianto in discussione conforme dal
punto di vista atmosferico (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo del
Canton Zugo del 14 luglio 2006, in GVP 2006 pag. 97 segg.).

 

 

                             5.  5.1. Sulla scorta delle
considerazioni che precedono, nella misura in cui non va stralciato dai ruoli,
siccome privo di oggetto, il ricorso va accolto. Di conseguenza, il dispositivo
n. 2 della decisione presidenziale 3 maggio 2016 va annullato.

 

                                  5.2.
La tassa di giustizia è posta a carico del resistente, secondo soccombenza (art.
47 cpv. 1 LPAmm). Egli rifonderà inoltre all'insorgente, assistito da un
legale, adeguate ripetibili per entrambe le sedi cautelari (art. 49 cpv.
1 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

1.Nella misura in
cui non va stralciato dai ruoli, il ricorso è accolto.

§.  Di conseguenza,
è annullato il dispositivo n. 2 della decisione
3 maggio 2016 (n. 14) del Presidente del Consiglio di Stato.

 

 

                             2.  La tassa di giustizia di fr.
1'200.- è posta a carico di CO 1, il quale verserà inoltre al ricorrente un identico
importo a titolo di ripetibili. Ad RI 1 va restituito l'importo di fr. 800.-
versato a titolo di anticipo delle presumibili spese processuali. 

 

 

3.  Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

	
  4.  Intimazione
  a:

  	
      

     
  ;

     ;

   
  ;

   
  ;

   
  ;

  .

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                            Il vicecancelliere