# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d47b2202-9a43-5317-9958-369b8bd1172a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 24.09.2008 52.2008.155
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2008-155_2008-09-24.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2008.155

   

  	
  Lugano

  24 settembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Gabriele Fossati, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 21 aprile 2008 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 2 aprile 2008 del Consiglio di Stato
  (n. 1681), che respinge l'impugnativa del ricorrente avverso il rilascio
  della licenza edilizia al comune di Lumino per la costruzione di un centro
  per la raccolta dei rifiuti sulla particella n. 716;

  

 

 

viste le risposte:

-    30 aprile 2008 del
Consiglio di Stato;

-      6 maggio 2008 del
municipio di Lumino;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a. Il 27
settembre 2006, il comune di Lumino ha chiesto al suo municipio il permesso di
costruire un nuovo centro per la raccolta dei rifiuti su un terreno (part. n.
716) ubicato in località Tiro, nella zona per attrezzature e costruzioni di interesse
pubblico (zona AP/CP) riservata alla realizzazione di un centro per la raccolta
dei rifiuti riciclabili (B), situata tra la vecchia linea della ferrovia
Bellinzona-Mesocco e l'autostrada A13. 

Il progetto contemplava la formazione di un
piazzale (m 34 x 20) piano ed asfaltato, destinato ad ospitare contenitori all'aperto
per la raccolta di carta, legno, ferro, vetro, tessili, plastica, scatolame in
alluminio, scatolame in ferro e rifiuti misti. Erano inoltre previste un'area
per i rifiuti riutilizzabili ed una costruzione munita di tettoia, adibita a
deposito per i rifiuti speciali (contenitori per batterie, oli minerali e
vegetali, polistirolo e PET riparati dalla tettoia;
contenitori per colla, solventi, vernici ed elettrodomestici nello spazio chiuso).

 

b. Al rilascio della licenza edilizia si è
opposto RI 1, proprietario di uno stabile d'appartamenti (part. n. 242) situato
ad un paio di decine di metri dal centro, che ha contestato il progetto per l'assenza
di una perizia fonica e per il mancato rispetto delle distanze minime dai
confini, tra edifici e dal bosco.

Ricevuto il preavviso favorevole dei Servizi
generali del Dipartimento del territorio, il municipio ha rilasciato la licenza
edilizia, sottoponendola alle condizioni particolari (fra cui l'apertura del
centro unicamente nei giorni feriali, dalle ore 07.00 alle ore 19.00) imposte
dalle autorità cantonali.

 

 

                                  B.   Dopo
vicissitudini procedurali note alle parti, che non occorre esporre in quanto
irrilevanti, il 2 aprile 2008 il Consiglio di Stato ha confermato la licenza,
respingendo l'impugnativa contro di essa inoltrata dall'opponente. 

Disattese le censure di natura ambientale e
quella riferita alle distanze dal bosco, il Governo ha in sostanza rilevato che
l'art. 45 NAPR, disciplinante l'edificazione nella zona (AP/CP), si limita a
stabilire la destinazione della zona. Il municipio sarebbe dunque libero di
fissare i parametri edificatori più appropriati. Le norme delle altre zone non
sarebbero applicabili, poiché l'art. 45 delle norme di attuazione del piano
regolatore (NAPR) non vi rinvia. 

 

 

                                  C.   Contro tale
giudizio RI 1 si aggrava davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo, in via principale, che sia annullato assieme alla controversa
licenza edilizia. In subordine, postula che siano fissate limitazioni d'orario
più incisive. 

Secondo l'insorgente, l'ordinamento delle
distanze fissate dalle norme generali sarebbe applicabile anche all'interno
della zona AP/CP. 

 

 

D.  Il ricorso è avversato
sia dal Consiglio di Stato, che non formula osservazioni, sia dal municipio,
che contesta le tesi dell'insorgente, negando in particolare che le norme
generali sulle distanze possano applicarsi anche alla zona AP/CP. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo risulta dall'art. 21 cpv. 1
della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). Certa è la
legittimazione attiva del ricorrente, già opponente e proprietario di un
terreno situato ad una decina di metri dal fondo dedotto in edificazione (art.
43 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966,
LPamm; RL 3.3.1.1). Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1 LPamm), è pertanto
ricevibile in ordine. 

 

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla
base degli atti (art. 18 cpv. 1 LPamm). Le prove sollecitate dal ricorrente
(sopralluogo e perizia fonica) non appaiono indispensabili. La situazione dei
luoghi emerge chiaramente dalle tavole processuali ed è nota a questo Tribunale
dal precedente giudizio. La perizia fonica non è invece necessaria perché la
valutazione delle immissioni foniche ingenerate dall'impianto effettuata
dall'ufficio prevenzione dei rumori (UPR) del Dipartimento del territorio appare
del tutto attendibile. 

 

2.   Distanze dai confini e
tra edifici

 

2.1. A Lumino, le distanze minime da
confine e tra edifici sono definite da due norme di carattere generale (art. 18
e 13 NAPR) e da norme specifiche per le singole zone. 

L'art. 18 cpv. 2 NAPR prevede che la
distanza minima di un edificio dal confine del fondo è stabilita in funzione
dell'ingombro, ossia dell'altezza e della lunghezza dell'edificio stesso. Le distanze
minime da confine per edifici lunghi sino a 15.00 m sono di 4.00 m per edifici
alti sino a m 10.50, 6.0 m per edifici alti sino a m 13.50 e 7.00 m per edifici
alti sino a m 16.50. L'art. 13 cpv. 1 NAPR stabilisce dal canto suo che la
distanza tra edifici su fondi contigui è la somma delle distanze dallo stesso
confine. 

In quanto norma di carattere generale, l'art.
18 NAPR si applica per principio a tutto il territorio comunale. Fanno
eccezione i casi in cui le norme specifiche di zona dispongano diversamente (lex
specialis derogat legi generali). L'ordinamento delle distanze previsto
dall'art. 18 NAPR non si applica pertanto nella zona del nucleo del villaggio
principale (NV) perché l'art. 41 cpv. 7 NAPR prevede una diversa disciplina,
che si ispira alle distanze fissate dagli art. 120 e 124 della legge di
applicazione e complemento del codice civile svizzero del 18 aprile 1911 (LAC;
RL 4.1.1.1). L'art. 18 cpv. 2 NAPR non si applica nemmeno alla zona artigianale
(Ar), perché l'art. 44 cpv. 7 NAPR prevede una distanza (m 5.00) superiore a
quella (m 4.00) fissata dalla norma generale per edifici alti fino a m 10.50. 

Per la zona per attrezzature ed edifici
pubblici (AP/CP) n. 8, qui in discussione, l'art. 45 NAPR non fissa alcuna
distanza particolare. Disattendendo l'art. 29 cpv. 1 lett. b della legge
cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio
del 23 maggio 1990 (LALPT; RL 7.1.1.1), che impone di definire i parametri edilizi per ogni singola zona
comprese quelle destinate ad edifici e attrezzature pubbliche, la norma in esame
si limita a stabilire che la zona è destinata soprattutto ad accogliere edifici
per il servizio della comunità. Essa definisce soltanto la funzione
(alambicco/magazzino comunale e punto B di raccolta dei rifiuti riciclabili),
senza fissare alcun parametro edilizio specifico, concepito in base alle finalità
della zona. 

In assenza di una disposizione particolare,
che deroghi all'ordinamento generale, alla zona AP/CP tornano dunque
applicabili le distanze minime da confine fissate dall'art. 18 NAPR. 

 

2.2. Nella fattispecie, il controverso
progetto prevede di costruire nell'angolo sud-ovest del fondo un piccolo
edificio di m 5.70 x 7.20, destinato al deposito di rifiuti speciali. Questo
edificio, coperto da un tetto ad una falda inclinata, che verso est sporge per
m 2.40 dalla facciata, si situa a m 0.80 dal confine ovest del fondo, rispettivamente
a m 3.50 dalla facciata est del piccolo fabbricato, ad uso distilleria, che
sorge sul fondo confinante (part. 714). 

Il magazzino dei rifiuti speciali non può
essere autorizzato perché non rispetta né la distanza minima dal confine (m
4.00), prescritta dall'art. 18 cpv. 2 NAPR, né la distanza tra edifici (m
8.00), prescritta dalla stessa norma in combinazione con l'art. 13 NAPR. 

A torto reputa il Consiglio di Stato che
queste distanze non siano applicabili perché l'art. 45 NAPR non rinvia agli
art. 13 e 18 NAPR. Le distanze fissate da queste due disposizioni di carattere
generale sono applicabili perché l'art. 45 NAPR non prevede alcuna disciplina
speciale che deroghi all'ordinamento generale. 

Irrilevante, da questo profilo, è il fatto
che la zona AP/CP si situi all'esterno della zona edificabile. L'ubicazione del
centro per la raccolta dei rifiuti in un comparto speciale situato all'esterno
del perimetro edificabile non rende inattuali le finalità perseguite dalle
norme sulle distanze. In mancanza di una norma che permetta di concedere
deroghe alla distanza minima tra edifici, nemmeno il consenso del consorzio
proprietario dell'alambicco permette di edificare ad una distanza inferiore a
quella prescritta dalle succitate disposizioni di piano regolatore. I proprietari
di fondi contigui possono accordarsi soltanto per suddividere tra loro la
distanza minima tra edifici in modo diverso da quello risultante dalle distanze
da confine. 

In quanto riferita al deposito per rifiuti
speciali, la licenza in contestazione viola dunque il diritto. Non trattandosi
di un difetto facilmente emendabile, entro questi limiti non può dunque essere
confermata. 

Parimenti lesiva del diritto appare la
licenza anche nella misura in cui autorizza la posa di voluminosi contenitori
per la raccolta dei rifiuti (vetro, plastica, ferro ecc.) ad una distanza dal
confine inferiore a 4.00 m. In quanto alti più di m 1.50 da terra (cfr. art. 42
cpv. 1 del regolamento di applicazione della legge edilizia del 9 dicembre
1992; RLE; RL 7.1.2.1.1), anche questi contenitori devono di principio
rispettare la distanza minima (m 4.00) dal confine prescritta dall'art. 18 cpv.
2 NAPR. Potendo essere spostati senza eccessive difficoltà, il difetto può
comunque essere facilmente corretto, assoggettando la licenza alla condizione
di allontanarli a 4.00 m dal confine. Resta ovviamente riservata al municipio
la facoltà di accordarsi con i proprietari di fondi contermini (part. 715 e
717) per collocarli più vicino al confine addossando a quest'ultimi la distanza
mancante. 

 

 

3.   Distanza dal bosco

 

3.1. Secondo l'art. 6 della legge cantonale
sulle foreste del 21 aprile 1998 (LCFo; RL 8.4.1.1), il piano regolatore fissa
la distanza degli edifici dal bosco (cpv. 1). Edifici ed impianti devono in
ogni caso rispettare una distanza di 10 m dal bosco (cpv. 2); in casi
eccezionali e con il consenso dell'autorità cantonale il municipio può concedere
deroghe sino a 6 m dal limite del bosco (cpv. 3). Identica disciplina è prevista
dall'art. 15 NAPR. 

 

3.2. Dal piano del paesaggio risulta che la
nuova costruzione rispetta chiaramente la distanza di 10 m dal limite del bosco
(part. n. 573), circostanza pure confermata dalla Sezione forestale. La
sommaria censura del ricorrente va dunque respinta.

 

 

4.   Compatibilità ambientale

 

4.1. Giusta l'art. 11 della legge federale
sulla protezione dell'am-biente del 7 ottobre 1983 (LPAmb; RS 814.01), gli inquinamenti
atmosferici, il rumore, le vibrazioni e le radiazioni sono limitate da misure
applicate alla fonte (cpv. 1). Indipendentemente dal carico inquinante
esistente, le emissioni, nell'ambito della prevenzione, devono essere limitate
nella misura massima consentita dal progresso tecnico, dalle condizioni di
esercizio e dalle possibilità economiche (cpv. 2). Le limitazioni delle emissioni
sono inasprite se è certo o probabile che gli effetti, tenuto conto del carico
inquinante esistente, divengano dannosi o molesti (cpv. 3).

L'art. 12 cpv. 1 LPAmb precisa che le
emissioni sono limitate da valori limite (lett. a), da prescrizioni di costruzione
e attrezzatura (lett. b), di traffico o d'esercizio (lett. c), sull'isolazione
termica degli edifici (lett. d) e, infine, su combustibili e carburanti (lett.
e). Tali provvedimenti devono essere previsti da ordinanze o, per i casi che
non vi sono contemplati, da decisioni fondate direttamente sulla LPAmb (art. 12
cpv. 2 LPAmb). Le norme delle ordinanze sulla limitazione preventiva delle
emissioni concretizzano il principio enunciato dall'art. 11 LPAmb, stabilendo
in maniera vincolante quali provvedimenti vanno considerati tecnicamente ed
economicamente sostenibili e pertanto proporzionati.

In materia di inquinamento fonico, l'art. 7
cpv. 1 dell'ordinanza del 15 dicembre 1986 contro l'inquinamento fonico (OIF;
RS 814.41) prescrive che le emissioni di un impianto fisso nuovo devono essere
limitate secondo le disposizioni dell'autorità esecutiva nella maggior misura
possibile dal punto di vista tecnico e sopportabile sotto il profilo economico
(lett. a), rispettivamente in modo che le immissioni prodotte da detto impianto
non superino i valori di pianificazione (VP; lett. b). La costruzione di
impianti fissi nuovi è autorizzata solo se le immissioni foniche da essi
prodotte non superano, da sole, i valori di pianificazione delle vicinanze
(art. 25 cpv. 1 LPAmb). L'art. 9 OIF soggiunge che l'esercizio di un impianto
fisso nuovo o modificato sostanzialmente non deve né comportare il superamento
dei valori limite d'immissione (VLI) a causa della maggiore sollecitazione di
un impianto per il traffico (lett. a), né provocare, a causa della maggiore sollecitazione
di un impianto per il traffico che deve essere risanato, immissioni foniche
percettibilmente più elevate (lett. b).

I VP e i VLI sono fissati dagli allegati
all'OIF a seconda del tipo di impianto ed in funzione del grado di sensibilità
(GdS) assegnato alle singole zone di utilizzazione.

 

4.2. Concretamente, alla zona AP/CP è stato
attribuito il GdS II (art. 21 NAPR), che secondo l'allegato 6 all'OIF comporta
VP di 55 dB(A) di giorno e 45 dB(A) di notte, rispettivamente VLI di 60 dB(A)
di giorno e 50 dB(A) di notte. 

Sulla base dei quantitativi di rifiuti
raccolti nel 2005, della capacità dei contenitori e del numero delle vuotature,
l'UPR del Dipartimento del territorio ha calcolato in 48.0 dB(A) il livello
sonoro complessivo (Lr ) prodotto dall'esercizio dell'impianto sul
fondo dell'insorgente. L'incremento del livello sonoro derivante dal traffico
indotto dall'impianto è stato calcolato in 1.6 dB(A), che aggiunto al livello
sonoro dello scarso traffico transitante sulla strada d'accesso rimane
ampiamente contenuto nei VLI [60 dB(A)] della zona. 

I calcoli dell'UPR attestano la conformità
dell'impianto per rapporto alle disposizioni della legislazione ambientale
concretamente applicabile. Essi appaiono sostanzialmente corretti ed attendibili.
Non v'è motivo di dubitare della loro affidabilità. Nemmeno il ricorrente
solleva particolari contestazioni al riguardo, limitandosi a chiedere
genericamente l'allestimento di una perizia fonica. Richiesta, questa, che può
essere senz'altro respinta siccome palesemente ingiustificata. 

 

 

5.   In esito alle
considerazioni che precedono, il ricorso va dunque parzialmente accolto, annullando
la decisione governativa e confermando la licenza edilizia alle condizioni
illustrate in precedenza. 

La tassa di giustizia, commisurata al
lavoro occasionato, è suddivisa tra le parti proporzionalmente al rispettivo
grado di soccombenza (art. 28 LPamm). Il comune rifonderà al ricorrente,
assistito da un legale, un'indennità per ripetibili commisurata secondo lo
stesso criterio (art. 31 LPamm).

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21 LE; 11-12, 25 LPAmb; 7, 9 OIF; 29
LALPT; 42 RLE; 6 LCFo; 13, 18, 45 NAPR di Lumino; 3, 18, 28, 31, 43, 46, 60,
61, 65 LPAmm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

§.  Di conseguenza:

1.1.          
la decisione 2 aprile
2008 del Consiglio di Stato (n. 1681) è annullata; 

1.2.          
la licenza edilizia 14
febbraio 2007 rilasciata dal municipio di Lumino al comune è confermata alle
seguenti condizioni: 

-      
soppressione del
magazzino rifiuti speciali; 

-      
allontanamento dei
contenitori per rifiuti a 4.00 m dal confine.

 

 

                                   2.   La tassa
di giustizia di fr. 1'000.- è suddivisa in parti uguali fra il ricorrente ed il
comune di Lumino, che rifonderà al ricorrente fr. 1'000.- a titolo di
ripetibili. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla
sua notificazione (art. 82 segg. LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso
in materia di diritto pubblico, entro il medesimo termine è ammesso il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale (art. 113 segg.
LTF).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  1. Municipio
  di Lumino, 6533 Lumino, 

  2. Dipartimento
  del territorio, Servizi generali, UDC, 6500 Bellinzona, 

  3. Consiglio
  di Stato, 6500 Bellinzona, 

   

   

  
				

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario