# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5f7c0350-c5a8-5629-bd80-a2e3b31573e3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-11-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 16.11.2018 16.2016.38
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2016-38_2018-11-16.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2016.38

  	
  Lugano

  16 novembre 2018/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Bozzini

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo del 9 giugno 2016 presentato dalla

 

	
   

  	
  RE
  1 

  (patrocinata dagli avvocati  e  PA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 9 maggio 2016 dal Pretore del Distretto di Lugano,
  sezione 1, nella causa SE.2015.251 (contratto di lavoro) promossa con petizione
  del 30 giugno 2015 da

  	 

 

	
   

  	
   CO
  1  (VA)

  (rappresentata dall'RA 1 ),

   

  

 

esaminati gli atti

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   Il 12 dicembre 2012
la RE 1, società attiva nel settore della messa a disposizione temporanea di personale,
ha assunto CO 1 come “consulente del personale tecnico a tempo pieno” per uno
stipendio lordo mensile di fr. 2800.– più provvigioni. Il contratto, previsto
inizialmente per una durata determinata, è stato esteso dal 1° marzo 2013 a tempo
indeterminato. Dall'11 dicembre 2014 la lavoratrice è stata impedita di lavorare
per malattia. Il 6 febbraio 2015 la V__________,
compagnia assicurativa presso cui la datrice di lavoro aveva stipulato un'assicurazione
collettiva di indennità giornaliere per malattia (LCA), ha comunicato a
entrambe le parti, sulla scorta del referto del proprio perito medico quanto
segue:

 

                                         “[…] la sua [di CO 1] inabilità lavorativa è medicalmente giusti­fi­ca­ta
nella misura del 100% e rimarrà tale fino al 06.04.2015. A partire dal 07.04.2015
lei sarebbe in grado di svolgere la sua attività lavorativa abituale come “consulente del personale” (in un altro
ambito lavorativo), nonché un'altra attività lavorativa. Pertanto la V__________
verserà le prestazioni d'indennità giornaliera al massimo fino al 06.04.2015.”

 

                                         Terminato
il periodo di protezione di 90 giorni previsto dall'art. 336c cpv. 1 lett.
b CO, il 13 marzo 2015 la datrice di lavoro ha disdetto il contratto di lavoro
con effetto al 31 maggio 2015 e ha invitato la dipendente a riconsegnarle le
chiavi degli uffici di __________ e __________ in suo possesso entro il 27
marzo 2015. Il 31 marzo 2015 la lavoratrice ha trasmesso alla compagnia assicurativa
e alla datrice di lavoro la scheda di controllo dell'incapacità lavorativa sottoscritta
dal suo medico che ne attesta la capacità lavorativa al 100% dal 1° aprile
2015.

 

                                  B.   Ottenuta
l'autorizzazione ad agire, con petizione del 30 giugno 2015 CO 1 ha convenuto
la RE 1 davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1 per ottenere il
pagamento di fr. 5600.– lordi oltre interessi al 5% dal 1° giugno 2015,
corrispondenti agli stipendi dei mesi di aprile 2015 e maggio 2015 (fr. 2800.–
x 2). Nelle sue osservazioni del 2 settembre 2015 la convenuta ha proposto di
respingere la petizione. All'udienza del 21 settembre 2015, indetta per il
dibattimento, le parti hanno sostanzialmente riconfermato le loro posizioni. L'istruttoria
è terminata il 4 novembre 2015 e alle arringhe finali le parti hanno
rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nei loro rispettivi memoriali
del 7 dicembre 2015 le parti hanno mantenuto le loro posizioni.

 

                                  C.   Statuendo
il 9 maggio 2016 il Pretore ha accolto la petizione obbligando la convenuta a versare
all'attrice fr. 5600.– lordi oltre interessi al 5% dal 1° giugno 2016. Non sono
state prelevate spese processuali, ma la convenuta è stata tenuta a rifondere
all'attrice un'indennità di fr. 400.–.

 

                                  D.   Contro
la decisione appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del
9 giugno 2016 in cui chiede – previo conferimento dell'effetto sospensivo – l'annullamento
della decisione impugnata e sua riforma nel senso di respingere la petizione. Con
decisione del 20 giugno 2016 il presidente di questa Camera ha accordato al
reclamo l'effetto sospensivo. Nel­le sue osservazioni dell'8 luglio 2016
CO 1 ha con­cluso per la reiezione del reclamo.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   Le
decisioni emanate nella procedura semplificata in controversie patrimoniali con
un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.– sono impugnabili con reclamo entro
trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie, la
decisione impugnata è pervenuta ai patrocinatori della convenuta l'11 maggio
2016. Il reclamo, introdotto il 10 giugno 2016 (cfr. tracciamento degli invii,
numero dell'invio __________), è pertanto tempestivo.

 

                                   2.   Secondo
l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del
diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b).
L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure
concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero –
da parte della giurisdizione inferiore. Spetta al reclamante, pena l'irricevibilità
del suo reclamo, spiegare in modo conciso in cosa consista la violazione del
diritto e su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (DTF 140 III 88
consid. 2.2 con rinvii). Per quanto concerne invece i fatti, l'autorità di
reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti soltanto
se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato. Anche in tal caso
occorre in particolare esporre le critiche in maniera chiara e circostanziata,
accompagnandole da un'argomentazione esaustiva. La definizione di
“manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio (art. 9 Cost.) nell'apprezzamento
delle prove o nell'accertamento dei fatti. Per motivare l'arbitrio non basta
criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole una versione
propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la
valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, in aperto
contrasto con la situazione reale, gravemente lesivi di una norma o di un
principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il
sentimento di giustizia e d'equità (DTF 140 III 19 consid. 2.1 con rinvii).

 

                                   3.   Il
Pretore, dopo avere accertato che la V__________ aveva confermato alle parti il
versamento delle indennità giornaliere alla lavoratrice fino al 6 aprile 2015,
ultimo giorno d'inabilità lavorativa, ha stabilito che il 13 marzo 2015, quando
il rapporto di lavoro è stato disdetto, la convenuta era al corrente del fatto
che dal 6 aprile successivo la dipendente avrebbe riacquistato la capacità
lavorativa. A suo avviso, mal si comprende il rimprovero mosso dalla convenuta
all'attrice di non avere offerto il suo lavoro, poiché quando la convenuta ha
disdetto il rapporto di lavoro e le ha chiesto la restituzione delle chiavi, l'attrice
era inabile al lavoro. Per il primo giudice, l'argomento della
convenuta secondo cui non intendeva esonerare l'attrice dall'obbligo di prestare servizio non è convincente già
solo perché senza le chiavi d'accesso agli uffici essa non avrebbe potuto lavorare.
Inoltre, la questione di sapere se la datrice di lavoro abbia o meno esonerato
dall'obbligo di lavorare la
dipendente con la sua lettera del 13 mar­zo 2015 è superata dall'audizione di M__________ __________, il quale ha
dichiarato di avere telefonato nel marzo 2015 alla direttrice del­la convenuta,
C__________ __________, di averla informata della data a partire da quando la
lavoratrice sarebbe stata nuovamente abile al lavoro salvo sentirsi rispondere
che essa “non voleva più vedere la
dipendente”. Ciò che era stato
peraltro confermato dall'ex dipendente K__________, quantunque la sua testimonianza
fosse stata contestata dalla convenuta. Il primo giudice ha altresì considerato
che la tesi di quest'ultima di non essere sta­ta informata dello sviluppo dello
stato di salute dell'attrice è stata sconfessata,
oltre che da M__________, dalla corrispon­denza e-mail agli atti (doc. G, H, J)
e dal fatto che le indennità di malattia destinate
all'attrice erano versate alla stessa convenuta. Infine, secondo
il Pretore, considerate la lettera del 13 marzo 2015 della V__________ e la telefonata di aggiornamento dello stato di salute dell'attrice, mal si comprende “sia come la convenuta possa sostenere che per lei l'attrice ha
continuato a essere inabile al lavoro anche dopo il 6 aprile 2015 e sia come la
lavoratrice potesse comprendere, se non quale esenzione dall'ob­bligo di lavorare, l'affermazione della
datrice di lavoro di non volerla più vedere”. Donde, in definitiva, l'accoglimento della petizione.

 

                                   4.   La
reclamante rimprovera al Pretore di avere accertato che dal 7 aprile 2015 CO 1 aveva
recuperato la capacità lavorativa e che lei l'aveva esonerata dal prestare la
sua attività, anziché stabilire che anche dopo il 6 aprile 2015 la lavoratrice,
avendo sofferto di una sindrome ansioso-depressiva reattiva ai cambiamenti
insorti sul posto di lavoro, non poteva riprendere a lavorare per lei e che
essendo stata inabile al lavoro fino al 31 maggio 2015, essa non aveva diritto
a percepire gli stipendi dei mesi di aprile e maggio 2015. A suo avviso, il
primo giudice non ha considerato che, conformemente alla valutazione espressa
dal dottor W__________ nella perizia del 17 gennaio 2015, il 6 febbraio 2015 la
V__________ aveva attestato che CO 1 sarebbe stata in grado di svolgere dal 7
aprile 2015 la sua attività lavorativa abituale unicamente “in un altro ambito
lavorativo”. Essa contesta inoltre la valenza probatoria della deposizione di M__________,
così come quella di K__________, che non bastano a smentire le attestazioni
mediche. 

 

                                   5.   Il
rapporto di lavoro di durata indeterminata può essere disdetto da ciascuna
delle parti (art. 335 cpv. 1 CO) per la fine di un mese, dal secondo al nono
anno di servizio incluso con preavviso di due mesi (art. 335c cpv. 1
CO). Il datore di lavoro non può tuttavia disdire il rapporto di lavoro
allorquando il lavoratore è impedito di lavorare, in tutto o in parte, a causa
di malattia o infortunio non imputabili a sua colpa per 90 giorni dal secondo
anno di servizio al quinto compreso (art. 336c cpv. 1 lett. b CO). L'obbligo
di versare lo stipendio durante la malattia è regolato dagli art. 324a e
324b CO. 

 

                                   6.   In
concreto, è pacifico che l'inabilità lavorativa di CO 1 è iniziata l'11
dicembre 2014. È altresì incontestato che quando il 13 marzo 2015 la RE 1 ha
disdetto il contratto di lavoro, con preavviso di due mesi, per il 31 maggio
2015 (art. 335c cpv. 1 CO), il periodo di protezione di 90
giorni di cui beneficiava la lavoratrice (art. 336c cpv. 1 lett. b CO)
era terminato. Litigiosa è invece la questione di sapere se la conclusione
del Pretore, se­condo cui dal 7 aprile 2015 la lavoratrice poteva riprendere a
lavorare, sia o meno corretta.

 

                                         Ora,
come si è visto, il 6 febbraio 2015 la V__________, com­pagnia assicurativa
presso cui la datrice di lavoro aveva stipulato un'assicurazione collettiva di indennità
giornaliere per malattia (LCA), ha comunicato alle parti che secondo il referto
del proprio medico fiduciario l'inabilità lavorativa di CO 1 era medicalmente
giustificata nella misura del 100% fino al 6 aprile 2015, ma che dal giorno
successivo essa “sarebbe in grado di svolgere la sua attività lavorativa
abituale come ʻconsulente del personaleʼ (in un altro ambito
lavorativo), nonché un'altra attività lavorativa” sicché essa avrebbe versato
le prestazioni d'indennità giornaliera al massimo fino al 6 aprile 2015 (doc.
C). Per la reclamante la compagnia d'assicurazione considerava la lavoratrice “abile
a partire dal 7 aprile 2015 ma in un altro ambito lavorativo, ovvero al di
fuori del rapporto di lavoro presso RE 1”. 

 

                                         Se
non che, così argomentando, la reclamante si limita a fornire una sua
interpretazione soggettiva alla comunicazione della com­pagnia d'assicurazione senza
dimostrare che quella del Pretore sia errata. Considerati i problemi sul posto
di lavoro vissuti della lavoratrice dopo il suo trasferimento dalla sede di __________
a quella di __________ (cfr. perizia del 17 gennaio 2015 del dott. W__________
V__________, pag. 3), non appare insostenibile ritenere che tale indicazione si
potesse riferire a un possibile ricollocamento della lavoratrice in un altro
ambito lavorativo all'interno della medesima ditta. Al riguardo, a fronte di
una comunicazione non del tutto chiara, non sarebbe stato fuori luogo esigere
chiarimenti. In realtà la lavoratrice non poteva definirsi inabile al lavoro,
come sostiene la reclamante, ma sussisteva tutt'al più un problema di incompatibilità
ambientale. Ciò non avrebbe giustificato il versamento di indennità di malattia
ma lasciava immutato l'obbligo per la datrice di lavoro di versare il salario
durante il periodo di disdetta tanto più che essa non contesta di avere
ricevuto dalla lavoratrice, il 31 marzo 2015, il certificato medico di chiusura
della malattia che attestava il completo ricupero dal 1° aprile 2015 della
capacità lavorativa (doc. J). Il fatto che la convenuta abbia chie­sto alla
lavoratrice di riconsegnare le chiavi poteva per altro essere interpretato, in
buona fede, come un esonero dal prestare l'attività lavorativa. Ciò, oltre a non
sollevare la datrice di lavoro dall'obbligo di versare il salario, non imponeva
alla lavoratrice di presentarsi sul posto di lavoro. Ne segue che, la decisione
del Pretore resiste alle critiche. Il reclamo, che non ha evidenziato alcun
errore manifesto nell'accertamento dei fatti e nessun errore nell'applicazione
del diritto, dev'essere respinto.

 

                                   7.   La
procedura nelle azioni derivanti da contratto di lavoro è gratuita (art. 114
lett. c CPC), salvo in caso di temerarietà processuali, circostanze non
realizzate nella fattispecie (art. 115 CPC). L'attrice, che ha presentato
osservazioni per il tramite di un sindacato, ha diritto a un'adeguata indennità
(DTF 142 IV 42 consid. 2-3 con rinvio a DTF 117 Ia 295).

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                     1.   Il reclamo è respinto.

 

                                   2.   Non si prelevano spese
processuali. La reclamante rifonderà alla controparte
un'indennità di fr. 300.–.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –
    e   ;

  –  .

  
	
   

  	
   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.