# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0af71aaa-33ed-5b8f-b290-222846209145
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 08.04.2013 80.2012.239
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2012-239_2013-04-08.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2012.239

  80.2012.240

  	
  Lugano

  8 aprile 2013

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Antonio Saredo-Parodi

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS 1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso del 16 novembre 2012 contro la decisione del
  17 ottobre 2012 in materia di IC e IFD 2010.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1,
divorziato, è padre di 5 figli e nel periodo fiscale 2010 lavorava alle
dipendenze della fondazione __________ in qualità di formatore per adulti.

                                         Nella dichiarazione fiscale 2010, il contribuente chiedeva la deduzione
di un importo di fr. 18'000.– a titolo di alimenti versati al coniuge
divorziato, oltre alle deduzioni di fr. 9'000.– per oneri permanenti, di fr.
21'800.- per figli a carico e di fr. 19'500.– per figli agli studi. 

 

 

                                  B.   Notificando al contribuente la tassazione IC/IFD 2010, con decisione
del 15 febbraio 2012, l’Ufficio di tassazione di Lugano Città ammetteva in
deduzione gli alimenti versati al coniuge divorziato mentre negava le deduzioni
per oneri permanenti, figli a carico e figli agli studi, argomentando che la
prima deduzione non era stata concessa, difettandone i requisiti di legge, mentre
per le altre era stata presa in considerazione la situazione al 31 dicembre
2010.           

 

 

                                  C.   Il contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 2
marzo 2012, ritenendo che le deduzioni per oneri permanenti, figli a carico e
figli agli studi erano state concordate durante un colloquio con l’autorità
fiscale di Lugano Città e ammesse nella decisione di tassazione 2008.
L’insorgente puntualizzava inoltre che, essendo tuttora la situazione
invariata, non vi sarebbe stato motivo per adottare una diversa decisione per
il periodo fiscale 2010.  

 

 

                                  D.   L’Ufficio
di tassazione ammetteva parzialmente il reclamo con decisione del 17 ottobre
2012, ammettendo in deduzione l’importo di fr. 9'047.– per l’IC e di fr.
9'028.– per l’IFD. Nella motivazione, sosteneva che, vista la documentazione
richiesta al reclamante e all’autorità fiscale vodese per quanto concerne la
decisione di tassazione per l’anno 2010 dell’ex moglie (__________), e
considerando che le figlie __________ e __________ erano attualmente
maggiorenni, ammetteva “in deduzione ‘i figli a carico’ limitatamente agli
alimenti versati, indicati erroneamente nella dichiarazione d’imposta alla
posizione 15.3 (oneri permanenti) per fr. 9'000.–“.

                                      

 

                                  E.   Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 contesta la
decisione dell’Ufficio di tassazione, ritenendo scorretto che nel calcolo
dell’imponibile per l’anno 2010 le deduzioni per i figli a carico siano state
ridotte e quelle per figli agli studi siano state negate. Il ricorrente postula
nuovamente il confronto con le tassazioni degli anni precedenti, in particolare
quella del periodo fiscale 2009, nell’ambito della quale ha beneficiato di
deduzioni per figli a carico pari a fr. 16'330.– e di deduzioni per figli agli
studi di fr. 6'300.–; a suo avviso, non essendo subentrato nei periodi fiscali
2009 e 2010 un cambiamento rilevante della sua situazione finanziaria, essendo
le figlie __________ e __________ ancora in formazione e vivendo il figlio __________,
senza reddito, al suo domicilio, non vi sarebbero ragioni atte a giustificare
una diminuzione delle deduzioni sociali per figli a carico e l’annullamento di
quelle per figli agli studi. 

                                 F.   Nelle
sue osservazioni, l’Ufficio di tassazione esclude dapprima di essere vincolato da
eventuali decisioni adottate precedentemente su questioni analoghe. Per quanto
concerne le deduzioni per gli alimenti versati al coniuge divorziato o separato,
l’autorità fiscale rileva che in sede di tassazione e di reclamo sarebbe stato
confermato l’importo dichiarato dal contribuente di fr. 18'000.–. Essa aggiunge
che tuttavia dalla documentazione allegata all’incarto risulterebbero
versamenti a favore di __________ pari a fr. 22'600.–, importo che potrebbe
essere dedotto se corrispondesse ai versamenti per gli alimenti destinati
unicamente al coniuge divorziato; se invece i versamenti mensili all’ex coniuge
comprendessero anche gli importi destinati ai figli maggiorenni, questi non
dovrebbero essere ammessi in deduzione. L’Ufficio di tassazione ribadisce
inoltre la non deducibilità dei versamenti (fr. 4'400.–) alla figlia __________
ed esclude la possibilità di ulteriori deduzioni per versamenti ai figli, alla
posizione di tassazione “oneri permanenti”. Al riguardo delle deduzioni per
figli a carico, l’autorità fiscale ritiene che una deduzione riguardante il
figlio __________ non sarebbe ammissibile, poiché quest’ultimo ha beneficiato
nel 2010 di prestazioni assistenziali, non imponibili, per l’ammontare di fr.
19'645.90. Invece per le figlie __________ e __________ l’Ufficio di tassazione
reputa corretta una ripartizione del 50% della deduzione tra il contribuente e
l’ex moglie, pari all’ammontare complessivo di fr. 10'900.–, ma unicamente
nella misura in cui le figlie nel periodo fiscale rilevante si trovassero agli
studi ed il contribuente abbia provveduto in maniera importante al loro
sostentamento. Inoltre per l’IFD l’Ufficio di tassazione non si opporrebbe alla
concessione di una deduzione intera per ogni persona a carico (2 x fr. 6'100.–)
se si verificassero le condizioni della prassi adottata dall’AFC nel caso di
genitori divorziati, in cui il genitore, che perde il diritto alla deduzione degli
alimenti perché il figlio è diventato maggiorenne, può rivendicare la deduzione
per persone bisognose a carico. Infine per quanto concerne la deduzione
cantonale per figli agli studi, l’autorità fiscale si riconferma nella propria
decisione di tassazione su reclamo, poiché, essendo le figlie domiciliate fuori
Cantone, non si sarebbe a conoscenza dell’eventuale ricezione di assegni o
borse di studio e di conseguenza non sarebbe riscontrabile se il contribuente
abbia partecipato ai costi. L’Ufficio di tassazione sottolinea in aggiunta che,
se dovesse emergere che le figlie erano ancora agli studi al 31 dicembre 2010
senza beneficiare di assegni o borse di studio e che il contribuente ha effettivamente
dovuto partecipare ai costi, sarebbe d’accordo con la concessione di una quota
di deduzione per la frequenza di scuole postobbligatorie (50% = fr. 950.–) per
la figlia __________ e per la frequenza di studi accademici (50% = fr. 6'300.–),
per la figlia __________, ai sensi della disposizione della circolare DdC
4/2008, pagina 6/7.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Per
l’art. 34 cpv. 1 lett. a LT, sono dedotti dal reddito netto, per ogni
figlio minorenne, a tirocinio o agli studi fino al 28.mo anno di età, al cui
sostentamento il contribuente provvede, 10'900.– franchi.

                                         Un’analoga
deduzione è prevista pure in materia di IFD, per la quale però l’ammontare è
limitato a fr. 6'100.– (cfr. art. 213 cpv. 1 lett. a LIFD).

                                         Inoltre
la legge tributaria cantonale prevede che per ogni figlio fino al 28.mo anno di
età, al cui sostentamento il contribuente provvede e che, senza beneficiare di
assegni o borse di studio frequenta una scuola o corsi di formazione oltre al
periodo dell’obbligo, una deduzione dal reddito netto di massimo 13'200.–
franchi secondo le modalità e nei limiti fissati dal Consiglio di Stato tenuto
conto dei costi supplementari sopportati (cfr. art. 34 cpv. 1 lett. c
LT).

 

                                         1.2.

                                         I presupposti
per il riconoscimento delle deduzioni citate sono enunciati, oltre che nella legge,
in apposite circolari dell’Amministrazione federale della contribuzioni (AFC) e
della Divisione delle contribuzioni (DdC). Si vedano in particolare, le circolari
n. 18 del luglio 2009 e n. 4 del gennaio 2009 della DdC, da cui emerge che il requisito
fondamentale, per la concessione delle deduzioni sociali in questione, è che i
genitori che fanno valere il loro diritto alle detrazioni contribuiscano
effettivamente alle spese di sostentamento e di studio del figlio. 

                                         D’altronde,
la funzione delle deduzioni sociali è proprio di tener conto della situazione
economica personale del contribuente, al fine di avvicinarsi il più possibile
alla capacità contributiva soggettiva (Blumenstein/Locher,
System des Steuerrechts, 6a ediz., Zurigo 1995, p. 264). La dottrina parla
anche, con riferimento alle deduzioni sociali, di “progressione indiretta”. In
altri termini, il fine di una imposizione proporzionale può essere perseguito,
oltre che applicando un’aliquota sempre crescente con l’accrescersi del valore
dell’oggetto (“progressione diretta”), anche con questo ulteriore strumento che
consente di ridimensionare le basi di computo.

                                         Per
queste ragioni, le deduzioni in questione possono essere concesse solo nella
misura in cui la capacità economica del contribuente che le fa valere sia
effettivamente diminuita dalle spese sostenute per i figli.

                                         

                                         1.3.

                                         Per le
circolari n. 18/2009 e 4/2008 della Divisione delle contribuzioni, nel caso di
genitori divorziati, separati legalmente o di fatto, celibi o nubili, che
mantengono però figli maggiorenni a tirocinio o agli studi fino al 28.mo anno
di età, una sola persona ha diritto alla deduzione per figli a carico: quella
che provvede al sostentamento. Se però entrambi i genitori provvedono in modo
importante al mantenimento dei figli, la deduzione può essere ripartita fra i
genitori.

 

                                         1.4.

                                         Può
essere lasciata aperta, in questa sede, la questione di sempre se le circolari
della Divisione delle contribuzioni, nella misura in cui ammettono una
ripartizione delle deduzioni sociali fra genitori, siano ancora conformi con la
più recente giurisprudenza del Tribunale federale. In effetti, l’Alta Corte
federale ha anche precisato che, per non penalizzare le coppie sposate, la
deduzione per figlio a carico non può essere concessa due volte, ovvero sia al
genitore che versa sia a quello che riceve gli alimenti. Inoltre, dal momento
che gli alimenti pagati sono deducibili dai proventi, il reddito fiscale del
contribuente che li versa risulta di per sé al netto di oneri per il figlio;
questo genitore non è pertanto considerato come contribuente che provvede al
sostentamento ai fini del riconoscimento della deduzione per figli a carico,
mentre è solo il genitore che riceve il contributo che, sul piano fiscale,
provvede al sostentamento, rispettivamente alla parte essenziale del sostentamento,
e ha diritto alla deduzione per figlio (cfr. sentenza del Tribunale federale
del 4 settembre 2007 n. 2A.683/2006 consid. 5.3).

                                         La
questione evocata può essere lasciata aperta, in primo luogo, perché le deduzioni
sociali non sono soggette all’obbligo di armonizzazione intercantonale e non
sono quindi disciplinate dalla legge federale (art. 9 cpv. 4 LAID).

                                         Inoltre,
la giurisprudenza citata si riferisce chiaramente alle ipotesi in cui i figli
per cui viene chiesta la deduzione sociale sono minorenni, poiché è solo in
tali casi che gli alimenti sono dedotti dal reddito del genitore che li versa e
aggiunti ai redditi di quello che li riceve per i figli che vivono con lui.

                                         Quando
invece i figli sono maggiorenni e cade pertanto la deduzione degli alimenti,
può essere giustificata una divisione delle deduzioni sociali (cfr. sentenza
CDT n. 80.2009.23 del 15 aprile 2009, in RtiD II-2009 n. 6t).

 

                                         1.5.

                                         Per
l’imposta federale diretta, la Circolare n. 14 del 29 luglio 1994
dell’Amministrazione federale delle contribuzioni prevede che, quando il figlio
raggiunge la maggiore età, gli alimenti pervengono direttamente allo stesso
figlio maggiorenne per cui il debitore degli alimenti non li può più dedurre.
In questo caso, la dottrina ritiene peraltro che quest’ultimo possa far valere
la deduzione per figli prevista dall’art. 213 cpv. 1 lett. a LIFD (Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum
Gesetz über die direkte Bundessteuer, n. 2 all’art. 35 LIFD, p. 149 e n. 9 ad
art. 33 LIFD, p. 130; Zigerlig/Jud,
in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht,
Basilea/Francoforte 2000, vol. I, tomo 2a, n. 21 all’art. 33 LIFD, pag. 406).

                                         In
seguito, la prassi dell’AFC si è modificata: se il genitore perde il diritto
alla deduzione degli alimenti, perché il figlio è diventato maggiorenne, può
tuttavia rivendicare la deduzione per persona bisognosa a carico, prevista dall’art.
213 cpv. 1 lett. b LIFD. Se, poi, il figlio divenuto maggiorenne, ma
tuttora bisognoso di mantenimento, vive presso l’altro genitore, quest’ultimo
continua ad avere diritto alla deduzione per figli a carico (cfr. ora anche la Circolare dell’AFC n.
30 del 21 dicembre 2010, in vigore dal 1° gennaio 2011; inoltre: Agner/Digeronimo/Neuhaus/Steinmann, Kommentar
zum Gesetz über die direkte Bundessteuer – Ergänzungsband, Zurigo 2000, n. 9a
ad art. 33 LIFD, p. 122).

                                         La
poc’anzi menzionata prassi dell’AFC è sottoposta a critiche severe della
dottrina (cfr. a questo riguardo CDT n. 80.2000.00166 del 7 novembre 2000, in RDAT I-2001 n. 7t, p. 362).

                                         Il
Tribunale federale l’ha tuttavia ritenuta legittima, affermando che, sebbene un
contribuente non debba dichiarare quale reddito imponibile i contributi di
mantenimento che riceve in seguito al divorzio per i propri figli maggiorenni,
tuttavia può chiedere la deduzione per figli a carico, sebbene il genitore che
paga gli alimenti (che non può chiedere in deduzione gli alimenti versati ai figli
maggiorenni) possa a sua volta far valere la deduzione per persona bisognosa a carico.
La legge esclude solo che lo stesso genitore possa cumulare la deduzione per figli
a carico e quella per persone bisognose (sentenza del Tribunale federale del 23
gennaio 2002 n. 2A.406/2001, in ZStP 2002 p. 147 = StE 2002 B 29.3 n. 18).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Nella
fattispecie, il ricorrente richiede di rivedere la decisione di tassazione su reclamo
sia in materia di IC sia in materia di IFD. L’insorgente ritiene scorretto che,
mentre nella tassazione per il periodo fiscale 2009 gli sono state concesse le
deduzioni per figli a carico e figli agli studi, ora senza nessuna ragione
apparente, essendo le circostanze immutate da allora, le deduzioni per figli
sono state ridotte e quelle per figli agli studi gli sono state negate.  

 

                                         2.2.   

                                         È
opportuno sottolineare dapprima che la circostanza che l’autorità fiscale abbia
riconosciuto le deduzioni litigiose nei periodi fiscali precedenti non impone
automaticamente la stessa soluzione per la tassazione qui in esame. 

                                         A
quest’ultimo riguardo, la costante giurisprudenza del Tribunale federale ha
escluso che un ricorrente possa pretendere di ottenere un trattamento più
favorevole appellandosi al principio della buona fede (art. 9 Cost.). In
effetti il diritto tributario è particolarmente marcato dal principio della
legalità, di modo che le regole della buona fede hanno solo una portata
limitata, soprattutto se si trovano in conflitto proprio con l'esigenza di
legalità (DTF 131 II 627 consid. 6.1; 118 Ib 312 consid. 3b). In virtù di tale
esigenza, l'autorità di tassazione è tenuta ad apprezzare gli elementi
imponibili di ogni periodo fiscale conformemente alla legge e senza essere vincolata
da sue eventuali decisioni adottate precedentemente su questioni analoghe. Le decisioni
di tassazione non implicano pertanto di principio alcuna assicurazione per notifiche
ulteriori (cfr. sentenza del 2C_260/2008 6 agosto 2008, in RtiD I-2009 n. 20t, consid. 4.2; sentenza 2P.250/2004 del 13 giugno 2005, in RtiD II-2005 n. 10t, consid. 6.3; sentenza 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003, in RDAT II-2003 n. 15t, consid. 5.3; sentenza 2A.62/1997 del 3 maggio 1999, in: ASA 69 pag.
793, consid. 2).       

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Per quanto attiene al merito del ricorso, come già precedentemente
sottolineato, secondo la giurisprudenza si deve tener conto dell’effettivo
onere di mantenimento dei figli (cfr. RDAT I-2008 p. 893).

                                         In una sentenza del 2000, questa Camera aveva stabilito che né
l’importo di fr. 900.− al mese né di quello di fr. 717.− al mese,
versati a titolo di contributo di mantenimento dal padre ai figli affidati alla
madre, si potevano considerare sufficienti a garantire il mantenimento di un
figlio maggiorenne ancora in formazione, non raggiungendo neppure il minimo
vitale secondo i parametri adottati dall’Ufficio esecuzioni e fallimenti. Si è
pertanto ritenuto che la madre, nonostante l’esiguità dei redditi di cui disponeva,
contribuisse comunque, in una certa misura, al mantenimento del figlio. È stata
dunque considerata equa la decisione dell’Ufficio di tassazione di suddividere
a metà fra i genitori le deduzioni per figli e per figli
agli studi (RDAT I-2001 n. 7t).

                                         In un
altro caso, questa Camera ha concesso al padre che pagava gli alimenti solo un
quarto delle deduzioni sociali (per figli a carico e figli agli studi), in
considerazione del fatto che i figli erano diventati maggiorenni nel corso del
periodo fiscale e che pertanto il padre aveva ottenuto una deduzione degli
alimenti per metà dell’anno, mentre la madre aveva pagato le imposte sullo
stesso importo (cfr. sentenza CDT n. 80.2007.15 del 27 dicembre 2007).

 

                                         3.2.

                                         Nel
caso in esame si tratta innanzitutto di analizzare in che misura effettiva il
ricorrente contribuisce al sostentamento delle figlie __________ e __________. 

                                         L’Ufficio
di tassazione nella sua decisione su reclamo del 17 ottobre 2012 ha ammesso parzialmente quest’ultimo, ammettendo deduzioni sociali per figli a carico/persone a
carico nella limitata misura di fr. 9’047.- per l’IC e fr. 9'028 per l’IFD,
corrispondenti agli alimenti versati dal contribuente alle figlie. Nelle
proprie osservazioni a seguito del ricorso, l’autorità fiscale, come esposto in
precedenza, propone di riconoscere una deduzione per alimenti di fr. 22'600 al
posto degli attuali fr. 18'000 se questi corrispondessero unicamente agli
alimenti versati al coniuge divorziato. Se invece l’importo dovesse comprendere
versamenti a favore delle figlie maggiorenni, l’Ufficio di tassazione ritiene
che questi valori non dovrebbero essere ammessi in deduzione. In aggiunta l’autorità
di tassazione propone per l’IC una deduzione per figli a carico ripartita tra i
genitori nella misura del 50%, tenuto conto del fatto che la madre, domiciliata
con le figlie fuori cantone, parteciperebbe al loro sostentamento. Mentre per
l’IFD l’autorità fiscale non si opporrebbe a una deduzione per persone
bisognose di fr. 12'200.-, se dovesse emergere che il contribuente abbia
partecipato in maniera importante al sostentamento delle figlie e se
quest’ultime risultassero ancora agli studi. Infine l’Ufficio di tassazione,
concorderebbe sulla concessione di una quota pari al 50% di deduzioni cantonali
per figli agli studi per l’ammontare di fr. 7'250.-, nella misura in cui le
figlie __________ e __________ risultassero agli studi al 31 dicembre 2010, non
avessero beneficiato di borse di studio o assegni e il contribuente avesse
dovuto effettivamente partecipare ai costi di formazione.  

                                         3.3.

                                         A tale
proposito dagli atti di causa emerge unicamente che per l’anno 2010 il ricorrente
ha effettuato versamenti a favore della signora __________ per complessivi fr.
22'600.–. Da una nota manoscritta del funzionario incaricato si rileva che, secondo
le informazioni fornite dallo stesso ricorrente, quest’ultimo avrebbe versato fr.
1500.– a titolo di alimenti per il coniuge divorziato e fr. 350.– per la figlia
__________. Per quanto concerne la figlia __________, dagli estratti bancari si
accerta che sono stati effettuati esborsi a suo favore per l’ammontare di fr.
4'400.–. Inoltre dagli atti si evince che la figlia __________ durante l’anno
2010 frequentava il liceo a __________ mentre __________ era iscritta alla
“Hochschule für Musik und Theater __________”. Altro non si sa. 

                                         Non si
conosce in particolare l’ammontare esatto degli alimenti versati all’ex moglie
e di conseguenza non è chiarito in che misura il contribuente abbia provveduto
al mantenimento delle figlie; mancano inoltre le attestazioni ufficiali degli
istituti presso i quali le figlie studiavano, sicché non è chiaro se esse al 31
dicembre 2010 fossero agli studi; né infine risulta dagli atti se esse abbiano
effettivamente beneficiato di assegni o borse di studio.   

                                         Per
procedere agli accertamenti in questione si giustifica il rinvio degli atti
all’Ufficio di tassazione.                

 

 

                      4.  4.1.

                                         Per quanto
riguarda le deduzioni sociali per il figlio __________, nella motivazione
allegata alla decisione qui impugnata, l’Ufficio di tassazione si è rifiutato
di ammettere delle deduzioni per quest’ultimo, poiché egli ha beneficiato nel
corso del 2010 di prestazioni assistenziali non imponibili per fr. 19'645.90.

 

                                         4.2.

                                         Per
l’imposta cantonale, l’art. 34 cpv. 1 lett. b LT prevede una deduzione
per sostentamento di un importo da 5'600.- a 10'900.- franchi al massimo, dal
reddito netto, per ogni persona residente in Svizzera, totalmente o parzialmente
incapace di esercitare un’attività lucrativa, al cui sostentamento il
contribuente provvede, comprovatamente, per un importo di almeno 5'600.-
franchi; questa deduzione non è ammessa per il coniuge e per i figli per i
quali è già accordata la deduzione giusta la lettera a.

                                         Analogamente,
per l’imposta federale diretta, l’art. 213 cpv. 1 lett. b LIFD prevede la
deducibilità dal reddito netto di un importo di 6'100.- franchi per ogni
persona totalmente o parzialmente incapace di esercitare un’attività lucrativa,
al cui sostentamento il contribuente provvede, sempre che l’aiuto uguagli
almeno l’importo della deduzione; questa deduzione non è ammessa per il coniuge
e per i figli per i quali è già accordata la deduzione giusta la lettera a.

 

                                         4.3.

                                         Secondo la
lettera sia della norma cantonale che di quella federale, non basta che la
persona assistita sia bisognosa, ma occorre che sia totalmente o parzialmente incapace
di esercitare un’attività lucrativa (“erwerbsunfähige oder beschränkt erwerbsfähige
Person”). La nozione di incapacità lucrativa, totale o parziale, allude alla
definizione della nozione di invalidità mutuata dal diritto delle assicurazioni
sociali e comune a diverse leggi: LAI, LAINF, LAM, LAMal, LPP. Essa sta
sostanzialmente a significare che la persona bisognosa d’aiuto deve essere
limitata nella sua capacità di guadagno a seguito di infermità congenita,
malattia, infortunio (cfr. ad es. art. 4 LAI) o comunque, più in generale, di
impedimenti di ordine fisico o psichico.

                                         La
dottrina e la giurisprudenza più recente è invero più generosa al riguardo. Una
capacità di guadagno limitata è stata, per esempio, riconosciuta come obiettivamente
fondata nel caso di una madre sola che deve accudire i propri figli in tenera
età (Bosshard/Bosshard/Lüdin, op. cit., p. 195; decisione CDT n. 80.2003.24 del
10 aprile 2003) oppure di una persona adulta che si trova ancora in formazione.
Per contro, l’assenza di lavoro in quanto tale non giustifica da sola la
necessità di aiuto. Essa deve essere dovuta all’età avanzata, a infermità o a
incapacità di guadagno per altri motivi oggettivi e duraturi (cfr. p. es. la sentenza
CDT n. 80.97.8 del 20 febbraio 1997, in: RDAT II-1997 n. 8t).

 

                                         4.4.

                                         Oltre al
requisito della parziale o totale incapacità di esercitare un’attività
lucrativa, la legge subordina, in sintonia con la precedente prassi, la
concessione della deduzione all’ulteriore condizione che la persona assistita
non disponga di un reddito e di una sostanza sufficienti a provvedere al
proprio mantenimento e che abbisogni perciò di un aiuto economico che raggiunga
almeno l’entità della deduzione (Agner/Jung/Steinmann,
op. cit., p. 149; inoltre decisione CDT n. 80.95.122 del 15 settembre 1995, in:
RDAT I-1996 n. 11t).

                                         Per stabilire
se una persona si trovi in tale stato, ovvero non sia più in grado di mantenersi,
occorre riferirsi, secondo la vecchia giurisprudenza di questa Camera, alla
tabella del minimo d’esistenza stabilita dalla Camera esecuzioni e fallimenti
del Tribunale d’appello (decisione CDT n. 80.95.122 del 15 settembre 1995, in:
RDAT I-1996 n. 11t; inoltre RF 1983 p. 491).

                                         In altre
parole, la quantificazione del bisogno va valutata secondo criteri obiettivi e
non da un punto di vista soggettivo. La dottrina più recente si domanda
nondimeno se all’applicazione del minimo esistenziale in materia esecutiva, che
richiede calcoli talvolta problematici, non siano da preferire criteri più
schematici, come per esempio la fissazione dei limiti di reddito imponibile o
di sostanza imponibile al di sopra dei quali il bisogno deve essere negato. Il
Canton Berna pone questo limite a fr. 16'000.– di reddito netto o a fr.
50'000.– di sostanza netta. Il Canton Zurigo, dal canto suo, a fr. 13'000.– di
reddito netto e a fr. 46'000.– di sostanza imponibile per le persone sole e a
fr. 19'000.– di reddito netto e a fr. 92'000.– di sostanza imponibile per le
persone coniugate (Locher,
Kommentar zum DBG, Therwil/Basel 2001, p. 883).

 

                                         4.5.

                                         Per
quanto concerne il figlio __________, dal fascicolo processuale  non è chiaro
se il presupposto oggettivo dell’incapacità totale o parziale all’esercizio di
un’attività lucrativa sia adempiuto o meno. Dagli atti emerge unicamente che
per l’anno 2010 __________ è stato messo a beneficio di prestazioni assistenziali
per l’ammontare complessivo di fr. 19'645.90.   

                                         Ora, anche se questa
Camera, vista la carenza di materiale probatorio, non
può prendere posizione sulla totale o parziale incapacità di esercitare
un’attività lucrativa, risulta tuttavia rilevante il fatto che, nonostante un
reddito ed una sostanza imponibile nullo, il figlio Santhosh ha potuto
usufruire di prestazioni assistenziali pari a fr. 19'645.90.  

 

                                         4.6.

                                         L’intervento della
pubblica assistenza è regolato nel Cantone Ticino dalla Legge sull’assistenza
sociale dell’8 marzo 1971 (Las; RL 6.4.11.1).

                                         L’art. 1 Las stabilisce
che lo Stato provvede, nel rispetto della dignità e dei diritti della persona,
all’attribuzione delle prestazioni sociali stabilite dalla legislazione federale
o cantonale e, in particolare, all’assistenza di quanti stanno per cadere o
siano caduti nel bisogno (cpv. 1). Le prestazioni sociali hanno lo scopo di favorire
l’inserimento sociale e professionale dei beneficiari (cpv. 2). L’art. 2 Las
fissa il principio della sussidiarietà dell’assistenza e prevede al cpv. 1 che
le prestazioni assistenziali sono complementari o suppletorie a quelle della
previdenza, delle assicurazioni sociali e delle misure contro la disoccupazione
previste da altre leggi cantonali. Le prestazioni assistenziali costituiscono
l’ultimo intervento sociale (Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo
all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali, punto 8). L’art. 2 cpv. 2 Las precisa che le
prestazioni assistenziali propriamente dette di tipo finanziario vengono
concesse solo una volta esaurite le altre prestazioni sociali previste dalla
Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno
2000 (Laps; RL 6.4.1.2).

                                         In deroga alla soglia di
intervento stabilita dalla Laps (art. 10 Laps), che fa riferimento ai limiti minimi
previsti dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, la
soglia Las è definita annualmente dal Dipartimento della sanità e della
socialità, tenuto conto delle direttive emanate dalla Conferenza svizzera delle
istituzioni dell’azione sociale (COSAS), a cui il Cantone Ticino si adegua da
molti anni. Tale soglia è inferiore al minimo delle PC e può configurarsi con
il concetto di minimo vitale garantito dalla Costituzione federale e dalla
Costituzione cantonale (Rapporto del 5 novembre 2002 della Commissione di
gestione sul messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, p. 3). 

 

                                         4.7.

                                         Tornando al caso in esame,
è quindi evidente che a chi viene posto al beneficio dell’assistenza sociale
viene garantito il minimo vitale d’esistenza. Pertanto appare chiaro che da
quel momento il beneficiario risulta in grado di mantenersi, perlomeno da un
punto di vista obiettivo. 

                                         In ogni caso si rileva che
nel ricorso il contribuente non fa alcun accenno alle spese sostenute per il
figlio __________ ma si limita a dichiarare genericamente che quest’ultimo è
senza reddito e vive al suo domicilio. 

                                         In queste circostanze non
si può far altro che confermare la decisione di negare le deduzioni sociali per
il figlio __________ __________. 

 

 

                                   5.   Alla
luce di tutte le argomentazioni esposte, a questa Camera non resta quindi che
annullare la decisione impugnata e rinviare gli atti all’Ufficio di tassazione,
perché proceda agli accertamenti sopra descritti (cfr. punto 3.3.), intraprendendo
in particolare una verifica incrociata delle dichiarazioni fiscali del
ricorrente e della ex moglie __________. 

                                         Visto
l’esito del gravame, non si prelevano tassa di giustizia e spese processuali.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   La
decisione su reclamo del 17 ottobre 2012 è annullata e gli atti sono
rinviati all’Ufficio di tassazione di Lugano Città, perché emetta una nuova
decisione dopo avere proceduto agli accertamenti indicati.

 

                                   2.   Non si
prelevano né tassa di giustizia né spese processuali.

 

                                   3.   Contro il
presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss.
LTF).

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  __________ 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per
conoscenza:

                                         - municipio
di.

 

 

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: