# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ffbafaf3-0441-5d61-9c55-f96c9680204a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-08-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.08.2025 D-4579/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4579-2025_2025-08-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4579/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  a g o s t o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Daniele Cattaneo, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Somalia,   

patrocinato da Pietro Gerundino,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (paese 

terzo sicuro - art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi);  

decisione della SEM del 16 giugno 2025 / N (…). 

 

 

 

D-4579/2025 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il 13 marzo 2025, l’interessato ha presentato una domanda d’asilo in 

Svizzera.  

A.b Il 25 marzo successivo, egli ha sostenuto dinanzi alla Segreteria di 

Stato della migrazione (di seguito: SEM) un colloquio Dublino, nell’ambito 

del quale ha indicato di aver depositato diverse domande d’asilo in Europa 

e di aver ottenuto la protezione sussidiaria in Italia, unitamente ad un per-

messo di soggiorno scaduto nel 2024. Il richiedente si è poi espresso sulla 

responsabilità di tale Paese per lo svolgimento della procedura d’asilo e di 

allontanamento in virtù del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (rifusione; Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III), non-

ché sulla prospettata decisione di non entrata nel merito ai sensi dell’art. 

31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31).  

A.c Dalle informazioni contenute nella banca dati europea di rilevamento 

delle impronte digitali (Eurodac) è risultato che, il 24 novembre 2015 e il 18 

febbraio 2020, egli aveva depositato una domanda d’asilo in Germania, poi 

in Francia il 28 dicembre 2021, nei Paesi Bassi il 14 maggio 2023 e in 

Islanda in data 9 ottobre 2023. Il 25 marzo 2025, la SEM ha quindi inoltrato 

alle autorità islandesi una domanda di ammissione dell’interessato in virtù 

dell’art. 18 cpv. 1 lett. b RD III, la quale è stata respinta con l’indicazione 

che le autorità italiane avrebbero già accordato al richiedente la protezione 

sussidiaria e un permesso di soggiorno valido fino all’(…)2024.  

A.d Lo stesso giorno l’autorità inferiore ha poi concesso all’interessato il 

diritto di essere sentito in merito all’intenzione di non entrare nel merito 

della sua domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, unita-

mente alla pronuncia del suo allontanamento verso l’Italia.  

A.e In risposta, con scritto del 28 marzo 2025, la rappresentanza legale ha 

riferito il profondo timore del ricorrente per un eventuale allontanamento in 

Italia, ritenendo che vi rivivrebbe condizioni di precarietà e indigenza già 

sperimentate in passato. Dopo il riconoscimento della protezione sussidia-

ria nel 2014, sarebbe stato costretto a lasciare il centro di accoglienza 

senza alcuna indicazione su strutture di supporto, restando per sei mesi 

senza alloggio, assistenza medica, accesso a corsi di lingua e formazione. 

Anche durante i brevi soggiorni successivi nel 2017 (di due mesi) e nel 

2024 (di 15-20 giorni), le condizioni sarebbero state analogamente degra-

danti. Inoltre, i documenti rilasciati dallo Stato italiano sarebbero scaduti 

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nel 2024 e, nonostante i ripetuti tentativi, non sarebbe stato possibile rin-

novarli. L’interessato ha quindi chiesto alla SEM di entrare nel merito della 

sua domanda d’asilo, concedendogli segnatamente l’ammissione provvi-

soria in Svizzera. In subordine, ha chiesto di acquisire delle garanzie indi-

vidualizzate dalle autorità italiane, in particolare riguardo all’accesso imme-

diato ad un alloggio (cfr. atto SEM n. […]-25/2). 

A.f Il 26 marzo 2025, la SEM ha trasmesso alle autorità italiane una richie-

sta di informazioni ai sensi dell’art. 34 RD III, al fine di verificare l’effettivo 

rilascio di un permesso di soggiorno al richiedente e conoscere l’esito della 

domanda d’asilo presentata in Italia nel 2014. Con comunicazione del 28 

aprile 2025, l’Unità Dublino della Direzione Centrale dei Servizi Civili per 

l’Immigrazione e l’Asilo (di seguito: Unità Dublino) ha confermato che il ri-

chiedente aveva ottenuto la protezione sussidiaria nonché un permesso di 

soggiorno scaduto l’(…)2024 (cfr. atto SEM n. 27/1: “[…] With regard to 

your request for information pursuant to Art. 34 of the EU Reg. 604/2013, 

concerning the above-named person, according to the information availa-

ble, we inform you as follows: The foreign national concerned ha a resi-

dence permit released for subsidiary protection by the police department in 

Rieti. The permit expired on […].”).  

A.g Il 16 giugno 2025, la rappresentanza legale ha infine espresso le pro-

prie osservazioni in merito al progetto di decisione della SEM. Ha rilevato, 

in sostanza, che una decisione di non entrata nel merito della domanda 

d’asilo accompagnata da un ordine di allontanamento verso l’Italia, in as-

senza di un’esplicita accettazione da parte di quest’ultima, costituirebbe un 

vizio formale in grado di invalidare l’intero dispositivo. Le autorità italiane 

non avrebbero in alcun modo acconsentito alla riammissione del richie-

dente sul proprio territorio, né risulterebbe che la SEM avesse presentato 

una formale richiesta in tal senso, avendo unicamente trasmesso una do-

manda di informazioni ai sensi dell’art. 34 RD III (cfr. atto SEM n. 29/3). 

B.  

Con decisione del 12 giugno 2025, notificata il 17 giugno successivo, la 

SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo e ha pronunciato l'al-

lontanamento dell’interessato dalla Svizzera, disponendo la consegna de-

gli atti procedurali non soggetti a diniego d’esame e indicando al richie-

dente l’obbligo di lasciare la Svizzera il giorno successivo alla crescita in 

giudicato della decisione.  

 

 

 

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Pagina 4 

C.  

Con ricorso del 24 giugno 2025, l’interessato avversa la decisione succitata 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o TAF) 

concludendo all’annullamento della stessa nonché alla trattazione nel me-

rito della sua domanda d’asilo. In subordine, postula l’ammissione provvi-

soria in Svizzera e, in ulteriore subordine, la restituzione degli atti alla SEM 

per il completamento dell’istruttoria. Sul piano procedurale, chiede la con-

cessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, con protesta di tasse e spese. Al gravame 

non sono stati acclusi nuovi mezzi di prova.  

 
 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Il ricorso è tempestivo e ricevibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c nonché 52 cpv. 1 PA.  

1.3 Nello specifico, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti in virtù 

dell’art. 111a cpv. 1 LAsi.  

2.  

In materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammis-

sibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (art. 62 cpv. 4 PA; cfr. DTAF 

2014/1 consid. 2; 2014/26 consid. 5 secondo cui, in materia di diritto degli 

stranieri, resta censurabile l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA). Adito 

su ricorso contro una decisione di non entrata nel merito di una domanda 

d’asilo, il Tribunale si limita ad esaminare la fondatezza di tale decisione 

(cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).  

 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata, la SEM richiama anzitutto la sentenza del 

TAF D-980/2025 del 27 febbraio 2025 e sostiene che l’assenza di un’ac-

cettazione esplicita da parte delle autorità italiane non comprometta l’ap-

plicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, atteso che le stesse hanno con-

fermato di aver accordato nel 2014 la protezione sussidiaria al ricorrente. 

Il fatto che il permesso di soggiorno sia nel frattempo scaduto non modifi-

cherebbe la situazione giuridica poiché, in base all’art. 16 della Direttiva 

2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante 

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norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di 

beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifu-

giati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, 

nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 

del 20.12.2011 [di seguito: direttiva qualificazione]), la protezione sussidia-

ria permarrebbe fino ad una formale revoca da parte delle autorità compe-

tenti. Non risultando quest’ultima, la protezione resterebbe quindi valida. 

Inoltre, il Consiglio federale avrebbe designato l’Italia come Stato terzo si-

curo ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. Tali circostanze imporrebbero 

quindi di non entrare nel merito della domanda d’asilo in oggetto in virtù 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi. Infine, considerate le dichiarazioni relative 

allo stato valetudinario nonché alle vicende occorse durante il precedente 

soggiorno in Italia, la SEM ritiene che il ricorrente potrebbe rientrare nello 

Stato in parola senza temere trattamenti contrari agli impegni di diritto in-

ternazionale della Svizzera o un allontanamento in violazione del divieto di 

respingimento. Egli potrebbe rivolgersi alle competenti autorità italiane per 

far valere i diritti derivanti dalla sua protezione sussidiaria, segnatamente 

per cercare un lavoro e un alloggio, nonché per ottenere la necessaria as-

sistenza medica. In questo senso, l’esecuzione del suo allontanamento sa-

rebbe ammissibile, possibile e ragionevolmente esigibile. 

 

3.2 L’insorgente contesta tuttavia la decisione della SEM, censurando la 

violazione del diritto federale e un accertamento inesatto ed incompleto dei 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). In particolare, la SEM 

avrebbe erroneamente rinunciato ad applicare i meccanismi previsti dalla 

Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante le 

norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cit-

tadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24 dicem-

bre 2008; di seguito: Direttiva ritorno) e dall’Accordo tra la Confederazione 

svizzera e la Repubblica italiana sulla riammissione delle persone in situa-

zione irregolare del 10 settembre 1998 (RS 0.142.114.549; cfr. ricorso, 

pagg. 5-7). Egli sostiene che, conformemente alle citate normative e all’in-

valsa giurisprudenza del Tribunale (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5.2.2), l’au-

torità inferiore avrebbe dovuto compiere ulteriori accertamenti ed ottenere 

dalle autorità italiane una dichiarazione di riammissione sul proprio territo-

rio prima di pronunciare la non entrata in materia della sua domanda 

d’asilo. In assenza di una tale garanzia preventiva, non si potrebbe “consi-

derare come adempiute le condizioni per l’applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. a LAsi” (cfr. ricorso, pag. 7).  

 

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4.  

4.1 La censura formale relativa al preteso accertamento inesatto ed incom-

pleto dei fatti giuridicamente rilevanti va analizzata preliminarmente poiché 

suscettibile di condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. 

DTF 144 I 11 consid. 5.3; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1; 2016/2 consid. 4.2). 

Al riguardo, va osservato che nelle procedure d’asilo, così come nelle altre 

procedure di natura amministrativa, si applica il principio inquisitorio. Ciò 

significa che l’autorità competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi cum 

art. 12 PA). Essa deve quindi procurarsi la documentazione necessaria alla 

trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche e amministrare a tal 

fine le opportune prove (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2). Tale principio non 

dispensa comunque le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei 

fatti e, in modo particolare, dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà 

e quanto l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con 

mezzi propri (artt. 13 PA e 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

 

4.2 L’accertamento dei fatti è incompleto quando tutte le circostanze fat-

tuali e i mezzi di prova determinanti per la decisione non sono stati presi in 

considerazione dall'autorità inferiore. L’accertamento è invece inesatto al-

lorquando quest’ultima ha segnatamente omesso di amministrare la prova 

di un fatto rilevante, ha apprezzato in maniera erronea il risultato dell'am-

ministrazione di un mezzo di prova, oppure ha fondato la propria decisione 

su fatti erronei, in contraddizione con gli atti dell'incarto (cfr. DTAF 2014/2 

consid. 5.1; 2012/21 consid. 5.1; 2007/37 consid. 2.3). Se in sede di ricorso 

vengono identificate delle carenze nell'accertamento dei fatti, il caso va di 

principio retrocesso all'autorità di prima istanza, di modo che questa possa 

procedere ad una nuova e completa istruttoria (cfr. MOSER/BEUSCH/ 

KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

3a ed. 2022, n. 2.191; DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).  

 

4.3  

4.3.1 In virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, non si entra nel merito della 

domanda d’asilo se la persona richiedente d’asilo può ritornare in uno Stato 

terzo sicuro secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato 

precedentemente. Nell’applicazione di questo articolo rientrano i Paesi nei 

quali il Consiglio federale ritiene che vi sia un effettivo rispetto del principio 

di “non-refoulement” ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, tra i quali figura anche 

l’Italia (cfr. art. 2 cpv. 2 OAsi 1 unitamente al relativo allegato 2). 

 

4.3.2 Per invalsa giurisprudenza, è tuttavia necessario che lo Stato sicuro 

interessato abbia espressamente garantito alle autorità svizzere preposte 

all’asilo la riammissione della persona richiedente. In assenza di tale 

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garanzia, l’allontanamento non può essere eseguito, con la conseguenza 

che una decisione ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risulterebbe priva 

di fondamento (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5.2.2; sentenze del TAF 

D-7483/2024 del 13 dicembre 2024 consid. 6; D-788/2021 del 25 novem-

bre 2024 consid. 5.2, E-4427/2021 del 28 novembre 2023 consid. 4.2; CON-

STANTIN HRUSCHKA in: Spescha et al. [edit.], Kommentar zum Migrationsre-

cht, 5a ed. 2019, n. 3 ad art. 31a AsylG; cfr. anche FF 2002 6087, 6125). 

In quest’ambito, non v’è inoltre luogo di entrare nel merito della domanda 

d’asilo se la persona interessata, anche avendo manifestamente la qualità 

di rifugiata (art. 31a cpv. 4 LAsi), ha già ottenuto l’asilo o una protezione 

effettiva comparabile in uno Stato terzo designato come sicuro dal Consi-

glio federale, sempreché vi abbia soggiornato precedentemente e possa 

farvi ritorno (DTAF 2010/56 consid. 5 e 5.4). In altri termini, affinché si 

possa pronunciare una decisione di non entrata nel merito occorre deter-

minare preliminarmente – attraverso una garanzia di riammissione – la 

possibilità dell’esecuzione ai sensi dell’art. 83 cpv. 1 e 2 della legge sugli 

stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20; cfr. 

sentenza del TAF D-1950/2025 del 2 aprile 2025 consid. 4.2; FRANCESCO 

MAIANI in: Amarelle Cesla/Nguyen Minh Son [edit.], Code annoté de droit 

des migrations - Volume IV, Loi sur l'asile [LAsi], Berna 2015, n. 4 ad art. 

31a LAsi). Di riflesso, il fatto che la persona interessata possa ritornare 

autonomamente o volontariamente nello Stato terzo interessato non è de-

terminante ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi. Per rinunciare all’esame 

nel merito di una domanda d’asilo depositata in Svizzera e garantire l’ese-

cuzione dell’allontanamento verso lo Stato terzo conformemente alla di-

sposizione succitata, occorre quindi assicurarsi che la persona possa ef-

fettivamente farvi ingresso (cfr. sentenza D-1950/2025 consid. 4.2). 

 

4.4  

4.4.1 Nel caso in esame, si osserva anzitutto che, il 26 marzo 2025, l’auto-

rità inferiore ha unicamente trasmesso alle autorità italiane una richiesta 

d’informazioni fondata sull’art. 34 RD III – norma non direttamente applica-

bile alla fattispecie, come peraltro riconosciuto nel suo scritto del 25 marzo 

precedente (cfr. atto SEM n. 20/2). In risposta, l’Unità Dublino ha confer-

mato che il richiedente aveva ottenuto in Italia la protezione sussidiaria, 

accompagnata da un permesso di soggiorno scaduto l’(…) 2024 (cfr. atto 

SEM n. 27/1). Alla luce dell’invalsa giurisprudenza succitata (cfr. consid. 

4.2.2 supra), tale scambio d’informazioni non è tuttavia sufficiente per giu-

stificare una decisione di non entrata nel merito secondo l’art. 31a cpv. 1 

lett. a LAsi. A tal fine, era necessario accertare se le competenti autorità 

italiane incaricate dell’applicazione della Direttiva ritorno e dell’Accordo di 

riammissione tra la Svizzera e l’Italia – e non l’Unità Dublino con cui la SEM 

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Pagina 8 

ha intrattenuto i contatti – fossero disposte a riammettere il richiedente sul 

proprio territorio. Soltanto in caso affermativo, la scelta compiuta dalla SEM 

avrebbe potuto rivelarsi conforme al diritto federale.  

 

4.4.2 In secondo luogo, il Tribunale giudica che la decisione impugnata non 

può fondarsi in modo convincente sulla sentenza del TAF D-980/2025 del 

27 febbraio 2025, in quanto quest’ultima riguarda una fattispecie sensibil-

mente diversa da quella in esame. In quel caso, il richiedente era titolare 

di un permesso di soggiorno per rifugiato ancora valido (fino al 2027) e 

aveva soggiornato stabilmente in Italia per diversi anni. Diversamente, il 

qui ricorrente ha beneficiato unicamente della protezione sussidiaria, con 

un permesso di soggiorno scaduto l’(…) 2024, senza aver mai risieduto in 

modo stabile nel territorio italiano. La sentenza invocata, inoltre, non segna 

un cambiamento coordinato della giurisprudenza del Tribunale instaurata 

con la DTAF 2010/56 (cfr. consid. 4.2.2 supra). In tale contesto, il regime 

eccezionale applicato in quell’occasione non può essere esteso al pre-

sente giudizio. 

 

4.4.3 In terzo luogo, va osservato che, nella propria decisione, la SEM ha 

ordinato l’allontanamento del ricorrente dalla Svizzera, senza tuttavia ordi-

narne l’esecuzione (cfr. punto n. 2 del dispositivo). Tuttavia, la possibilità 

per il ricorrente di rientrare autonomamente in Italia non la esonerava 

dall’obbligo di ottenere una garanzia di riammissione da parte dell’Italia, 

atto che si riveste una particolare importanza nell’eventualità di un’esecu-

zione coattiva dell’allontanamento (in questo senso, cfr. sentenza 

D-1950/2025 consid. 4.2).  

4.4.4 Pertanto, nella misura in cui la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo senza disporre ulteriori misure istruttorie, in particolare 

omettendo di richiedere una garanzia di riammissione alle autorità italiane 

competenti, l’accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti risulta incom-

pleto in relazione ai presupposti di cui all’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, rispet-

tivamente alla possibilità effettiva di un allontanamento verso l’Italia (cfr. 

sentenze D-1950/2025 consid. 4.2; D-1722/2025 del 19 marzo 2025 con-

sid. 6.3). Posta la carenza istruttoria sui punti sopra evidenziati, il Tribunale 

conclude quindi che la SEM non poteva rinunciare all’esame della do-

manda d’asilo dell’interessato e ordinare, nel contempo, l’allontanamento 

di quest’ultimo dalla Svizzera.  

4.4.5 Ciò posto, non v’è motivo di esaminare le ulteriori censure proposte 

nel gravame, in particolare quelle riguardanti l’esecuzione dell’allontana-

mento ai sensi dell’art. 83 LStrI (cfr. ricorso, pagg. 8-10).  

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Pagina 9 

5.  

In esito, l’autorità inferiore è incorsa in un accertamento incompleto ed ine-

satto dei fatti giuridicamente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi. 

Di riflesso, il ricorso va accolto, la decisione avversata annullata e la causa 

rinviata alla SEM affinché completi l’istruttoria e pronunci una nuova deci-

sione rispettosa delle valutazioni giuridiche contenute nella presente sen-

tenza (art. 61 cpv. 1 PA; cfr. DTAF 2012/21 consid. 5).  

 

6.  

6.1 Visto l’esito della procedura, non si prelevano spese processuali (cfr. 

art. 63 cpv. 1 PA).  

 

6.2 Ai sensi dell’art. 111ater LAsi, non sono inoltre attribuite indennità ripeti-

bili, nella misura in cui il ricorrente è assistito dalla rappresentanza legale 

designata dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi.  

 

7.  

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata mediante un ri-

corso di diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d cifra 1 LTF).  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 10 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. 

2.  

La decisione della SEM del 16 giugno 2025 è annullata. Gli atti di causa 

sono trasmessi all’autorità inferiore per nuova istruttoria e decisione ai 

sensi dei considerandi. 

 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Non si attribuiscono indennità ripetibili.  

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: