# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 45a02897-506b-5ebf-8bee-463e05c7d80a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-01-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.01.2021 D-6552/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6552-2020_2021-01-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6552/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  5  g e n n a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Regula Schenker Senn;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dal signor Massimiliano Minì, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed 

allontanamento; 

decisione della SEM del 16 dicembre 2020 / N (…). 

 

 

 

D-6552/2020 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 13 agosto 

2020, 

la richiesta di informazioni presentata dalla Segreteria di Stato della 

migrazione (di seguito: SEM) il 17 agosto 2020 alle competenti autorità 

austriache in merito all'identità del richiedente (cfr. atto 1072211-13/3) in 

conformità all'art. 34 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i 

meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide 

(rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), 

il verbale della prima audizione RMNA del 26 agosto 2020 (cfr. atto 17/11 

[di seguito: verbale]) nel corso della quale è stato inoltre concesso al 

richiedente il diritto di essere sentito in merito ad un'eventuale competenza 

dell’Austria nella trattazione della sua domanda d'asilo,  

il mandato dell’8 settembre 2020, per il tramite del quale la SEM ha 

incaricato il Centro universitario romando di medicina legale dello 

svolgimento di una perizia per determinare l’età del richiedente asilo; le 

risultanze della medesima, inoltrate all’autorità di prima istanza il 16 

settembre 2020 e basate su di un esame clinico e su referti radiologici 

(panoramica dentaria, radiografia standard della mano sinistra e 

tomografia delle articolazioni sterno clavicolari) svolti il 10 settembre 2020 

ed ai sensi dei quali l’età minima di A._______ sarebbe di 18.75 anni (età 

probabile tra i 20 e i 24 anni) (cfr. atto 22/11, pag. 11)  

lo scritto del 21 settembre 2020, con cui la SEM ha reso partecipe il 

richiedente circa le risultanze della perizia medica, consegnandogliene una 

copia anonimizzata e concedendogli il diritto di essere sentito al riguardo 

(cfr. atto 26/3), 

la comparsa scritta del 25 settembre 2020, per mezzo della quale 

l’interessato ha esercitato tale facoltà (cfr. atto 30/2),  

la domanda di ripresa in carico dell’interessato del 7 ottobre 2020, 

sottoposta dall’autorità inferiore alle preposte autorità austriache in 

applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto 

35/5),  

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l’accettazione del trasferimento da parte delle autorità austriache avvenuta 

in data 15 ottobre 2020 (cfr. atto 37/2),  

gli atti medici F2 del 17 novembre 2020 e del 19 novembre 2020 (cfr. atto 

39/2 e 42/2), nonché il certificato medico del 19 novembre 2020 (cfr. atto 

41/3), attestanti la diagnosi di infezione da Covid-19 patita dall’insorgente,  

l’ulteriore atto medico F2 del 15 settembre 2020 (cfr. atto 44/3),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 16 dicembre 2020, notificata il 18 dicembre 2020 (cfr. atto 47/1), 

mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo 

ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il 

trasferimento dell'interessato verso l’Austria, 

il ricorso del 28 dicembre 2020 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data 

d’entrata: 29 dicembre 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM 

e con il quale il ricorrente ha postulato in limine la sospensione 

dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare e la restituzione 

dell’effetto sospensivo al gravame; a titolo principale egli ha demandato 

l’annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti alla 

SEM per la trattazione nazionale della domanda d’asilo; in subordine, egli 

ha concluso alla restituzione degli atti alla SEM per una nuova istruttoria; 

contestualmente, egli ha proposto istanza di concessione dell’assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio 

e del relativo anticipo, con protesta di tasse e spese,  

la copia della takzira del ricorrente, acclusa al gravame, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

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il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione 

è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che ai sensi dei motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi,  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata 

nel merito di una domanda di asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di 

tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 

consid. 5); che pertanto, nella presente fattispecie, occorre determinare se 

la SEM poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico 

del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che in tale contesto, qualora la questione della minore età dell'interessato 

sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo lo stesso determinante sia a livello procedurale che nell'ambito 

della determinazione dello Stato responsabile per l'esame della domanda 

di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III); che la valutazione operata 

dalla SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente 

nell'ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito; che 

qualora la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all'autorità 

inferiore e riprendere la procedura in circostanze idonee all'età del 

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richiedente l'asilo (cfr. tra le tante sentenze del Tribunale F-6783/2018 del 

10 dicembre 2018 e D-2739/2020 del 4 giugno 2020), 

che nel caso che ci occupa, l'autorità inferiore non ha creduto alla pretesa 

minore età dell'insorgente; che in particolare, le dichiarazioni 

dell’interessato – e mente della stessa, confuse, incongruenti e prive dei 

necessari riferimenti temporali – non comproverebbero l’asserita data di 

nascita; che a titolo esemplificativo, la SEM ha osservato ch’egli avrebbe 

inizialmente sostenuto di essere nato nell’anno (…) del calendario 

persiano, ciò che avrebbe significato che la sua età avrebbe dovuto essere 

di poco superiore ai (…) anni, evenienza che non si sposerebbe però con 

la precedente dichiarazione dell’interessato, secondo la quale egli avrebbe 

avuto già compiuto (…) anni al momento dell’audizione; che sul punto 

l’interessato non sarebbe stato in grado di fornire una valida giustificazione, 

che inoltre, la perizia del 10 settembre 2020 avrebbe stabilito che l’età 

probabile del medesimo si situerebbe tra i 20 e i 24 anni, che la sua età 

minima sarebbe di 18.75 anni e che, di conseguenza, sarebbe possibile 

escludere formalmente ch’egli abbia meno di 18 anni; che pertanto – posto 

che entrambe le investigazioni intraprese con la perizia indicherebbero 

un’età minima superiore ai 18 anni d’età, sinonimo d’indizio molto forte di 

maggiore età − la data di nascita dichiarata, ossia il (…), andrebbe 

categoricamente esclusa,  

che con il proprio gravame il ricorrente confuta tali valutazioni, 

che in primo luogo, la natura e il grado delle incongruenze gravanti il 

racconto dell’interessato, parrebbero essere riconducibili al suo 

analfabetismo, alla mancata scolarizzazione, così come al contesto sociale 

vigente in Afghanistan (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4, punto 5); che 

d’altro canto, l’asserita minore età sarebbe comprovata dalla tazkira 

prodotta in sede ricorsuale,  

che infine, la decisione impugnata sarebbe contraddistinta da aspetti poco 

chiari; ch’essa fisserebbe arbitrariamente il (…) quale data di nascita del 

ricorrente, a mente di quest’ultimo completamente estranea agli atti di 

causa e finanche contraria alla prassi in essere (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 5, punto 5),  

che parimenti, dal provvedimento querelato emergerebbero ulteriori 

elementi di incertezza giacché nella richiesta di ripresa in carico, la SEM 

avrebbe indicato la data di nascita del (…) 2002 oltre a quella riconducibile 

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alla nascita in data (…) 2004, ciò che non collimerebbe con il testo riportato 

nella medesima, ove l’autorità inferiore avrebbe indicato la data del (…) 

2005; che del resto, l’accettazione da parte delle autorità austriache non 

apporterebbe maggiore chiarezza nella misura in cui queste – indicando 

quale data di nascita principale il (…) 2004 – non avrebbero negato la 

minore età di A._______, il quale non saprebbe quindi se in tale Paese 

sarà considerato maggiorenne o meno, 

che nel caso di specie, occorre anzitutto rammentare che l’onere della 

prova circa la determinazione della minore età incombe al richiedente asilo 

(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 

in materia d’asilo [GICRA] 2004 n. 30 consid. 5.1 pag. 208, 2001 n. 22 

consid. 3 pag. 180 e seg., GICRA 2000 n. 19 consid. 8b pag. 188, sentenze 

del Tribunale D-3567/2019 5.4, E-4768/2017 del 4 luglio 2019, consid. 3.1 

MATTHIEU CORBAZ, La détermination de l’âge du requérant d’asile, in : 

Actualité du droit des étrangers, Jurisprudence et analyses, vol. II, 2015, 

pag. 31 e seg.); che in presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e 

corretto, se la valutazione globale degli atti di causa non permette di 

ritenere che l’interessato l’abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad 

assumersene le conseguenze, venendo conseguentemente considerato 

maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.3 con riferimenti ivi citati),  

che salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo 

pregiudiziale sulla questione (cfr. DTAF 2011/23 consid. 5, DTAF 2009/54 

consid. 4.1, GICRA 2004 n. 30 consid. 5.3 pag. 109, sentenze del Tribunale 

D-3567/2019 consid. 5.5, E-5386/2019 del 31 ottobre 2019 consid. 4.3.1); 

che per giungere ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui 

documenti d’identità autentici depositati agli atti così come sui risultati delle 

audizioni relativamente al quadro personale dell’interessato nel paese 

d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico 

(cfr. sentenze del Tribunale E-5386/2019 precitata, D-858/2019 del 26 

febbraio 2019, E-7324/2018 del 15 gennaio 2019); che se necessario 

ordina una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. art. 17 

cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi; DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2; 

sentenza del Tribunale F-5354/2018 del 27 settembre 2018); che una volta 

esperita l’istruttoria, la Segreteria di stato procede ad un apprezzamento 

globale degli elementi in presenza in ossequio ai principi sopra citati 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4),  

che i metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età 

forniscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per 

stabilire se una persona è maggiorenne; che gli accertamenti fondati 

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sull’approccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una 

radiografia della mano seguiti da una tomografia sterno clavicolare e da un 

esame dello sviluppo dentale; che l’esame clinico e la radiografia della 

mano non permettono di determinare in modo attendibile se una persona 

ha raggiunto o meno la maggiore età; che la radiografia della mano viene 

però tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere 

con la tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale; 

che la consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad 

un’anamnesi dell’interessato, di riscontrare eventuali anomalie nello 

sviluppo corporeo influenti sulla stima dell’età; che la tomografia sterno 

clavicolare e l’esame dello sviluppo dentale, possono invece, a seconda 

del risultato, condurre ad indizi più o meno concreti sulla maggiore età del 

richiedente l’asilo; che qualora entrambe le investigazioni indichino un’età 

minima superiore a 18 anni, v’è da ritenere un indizio molto forte di 

maggiore età (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2 

e riferimenti citati; sentenza del Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 

2019 consid. 5.6),  

che la valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità 

preposte si effettua in applicazione delle norme processuali usuali 

(cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.3); che l’elemento determinate per 

giudicare del valore probatorio di un mezzo di prova non è né la sua origine 

né la sua designazione come rapporto o come perizia (GICRA 2002 n. 18 

consid. 4); che gli accertamenti medici volti a determinare l’età rientrano 

nelle informazioni scritte ai sensi dell’art. 49 della Legge di procedura civile 

federale (PCF; RS 283), applicabile su rimando dell’art. 19 PA. Tali referti 

soggiacciono al libero apprezzamento delle prove (art. 40 PCF e 19 PA); 

che tuttavia, dal momento che i riscontri in essi contenuti sono resi da una 

persona con conoscenze specifiche, ci si può scostare dai medesimi solo 

in presenza di indizi concreti atti a metterne in dubbio l’affidabilità 

(cfr. sentenza del Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 

consid. 5.7; per maggiori sviluppi GICRA 2004 n. 31 consid. 5-6; DTF 122 

V 157), 

che orbene, nella presente fattispecie sia la tomografia sterno clavicolare 

che l’esame dello sviluppo dentale hanno indicato un’età minima superiore 

a 18 anni; che quindi, già solo per queste ragioni v’è da annoverare un 

indizio molto importante di maggiore età, indizio del resto nemmeno messo 

direttamente in discussione nell’allegato ricorsuale, 

che d’altro canto, dagli atti all’inserto non traspare che le esigenze formali 

minime prescritte dalla giurisprudenza non siano in casu state rispettate; 

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che su questi presupposti, vi è dunque solo un ridotto margine di 

apprezzamento delle ulteriori prove versate agli atti, essendo l’esito degli 

accertamenti medici, che attestano la sua età inequivocabilmente oltre i 18 

anni, in concreto particolarmente concludente,  

che la tazkira rimessa dall’insorgente non permette una diversa 

valutazione; che del resto, come già doviziosamente osservato dallo 

scrivente Tribunale, a tale documento va di norma riconosciuto un valore 

probatorio ridotto (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6.2 con riferimenti ivi citati), 

in specie peraltro ulteriormente minato dal fatto che essa sia stata prodotta 

solamente in copia,  

che le aggiuntive argomentazioni ricorsuali nulla mutano al riguardo; che 

la data di nascita del (…) 2002 è stata determinata in corso di procedura di 

prima istanza senza mai essere contestata dall’interessato (cfr. atto 30/2); 

che la domanda di ripresa in carico sottoposta dalla SEM alle autorità 

austriache non appare pervasa da vizi sostanziali nella misura in cui 

contiene sia le date di nascita riferite dal richiedente, così come quella 

determinata d’ufficio dall’autorità inferiore;  che da ultimo, la data di nascita 

del (…) 2004 indicata nell’accettazione dalle autorità austriache non è atta, 

ad essa sola, a sovvertire il tenore delle considerazioni che precedono e, 

in particolare, delle perizie di cui sopra, 

che in definitiva, ed indipendentemente dagli ulteriori indicatori di 

inverosimiglianza evidenziati dalla SEM, v’è da partire dall’assunto che il 

ricorrente non sia riuscito a rendere verosimile la propria minore età,  

che proseguendo nell’analisi, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento 

Dublino III, la domanda di protezione internazionale è esaminata da un solo 

Stato membro, ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo 

III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

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domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello stato membro competente secondo il capo III 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in 

ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III),  

che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente, 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo 

«EURODAC», che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo 

in Austria il 25 luglio 2020 (cfr. atto 7/1), 

che nell’ambito dell’audizione RMNA l’insorgente ha confermato tale 

riscontro; che in medesima sede, l’insorgente si è opposto ad un ritorno in 

Austria in ragione di scontri ivi intercorsi con non meglio precisati individui 

(cfr. verbale, pag. 11, punto 8.01); che altresì, questionato sul suo stato di 

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salute, il richiedente ha dichiarato di non soffrire di patologie di sorta (cfr. 

verbale, pag. 11, punto 8.02),  

che sulla base di tali elementi, il 7 ottobre 2020 la SEM ha presentato alle 

autorità austriache, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino 

III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III (cfr. atto 35/5); che queste hanno espressamente 

accettato di riprendere in carico il ricorrente (cfr. atto 37/2),  

che la competenza dell’Austria risulta dunque, di principio, data, 

che in proposito, non vi sono fondati motivi di ritenere che in Austria 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III); che, peraltro, il Paese in questione è 

legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU, della Convenzione del 

10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 

28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre 

che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) 

e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione 

(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva 

procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti 

protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad 

oggi non risulta che la legislazione in materia d'asilo in Austria non venga 

applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze 

strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate 

seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di 

ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i 

paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011, 30696/09), 

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che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che nel prosieguo della disamina, ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 − 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di 

sovranità − se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, 

qualora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione 

contravvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, 

l'autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e 

ad entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 

consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato, né 

invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a 

riprenderlo in carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua 

domanda di protezione in violazione della direttiva procedura, 

che egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare 

che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di 

respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi obblighi 

internazionali, rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale 

o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere 

respinto in un tale Paese, 

che con la sua impugnativa, l’insorgente allega tuttavia un quadro clinico 

contraddistinto dalla comparsa di ideazioni suicidali; che invero, a mente 

del suo patrocinatore, nella fattispecie concreta vi sarebbero sufficienti 

indizi per ritenere che le sofferenze psicologiche lamentate da A._______ 

sarebbero preesistenti rispetto alla comunicazione della decisione negativa 

da parte della SEM (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 6, punto 6),   

che conseguentemente, non si disporrebbe di un quadro clinico 

sufficientemente chiaro per valutare oculatamente un eventuale rischio di 

violazione dell’art. 3 CEDU per il caso in cui il ricorrente venisse trasferito 

in Austria,  

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Pagina 12 

che quo alle succitate doglianze ricorsuali, v’è da osservare che il 

respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche 

valetudinarie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in 

casi eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la 

malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o 

terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua 

morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della 

CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 

2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro 

Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che orbene, dagli atti all’inserto non è possibile desumere delle condizioni 

di salute cagionevoli a tal punto da comportare una violazione della 

precitata giurisprudenza per il caso in cui il richiedente fosse allontanato in 

Austria,  

che in tal senso, l’allegato sconforto psicologico non permette diversa 

ponderazione; che invero, v’è anzitutto da rimarcare che lo stesso parrebbe 

essere una reazione alla decisione dell’autorità inferiore, siccome apparso 

unicamente a seguito della comunicazione della stessa; che del resto egli 

non ne ha fatto menzione alcuna nel corso del procedimento di prima 

istanza, 

che ad ogni modo, giova rammentare che per quanto riguarda il rischio 

della messa in atto di tentativi suicidali, il Tribunale federale ha stabilito che 

il rischio di suicido non costituisce un ostacolo all'esecuzione 

dell'allontanamento (cfr. sentenza del TF 2C_856/2015 del 10 ottobre 2015 

consid. 3.2.1); che ciò corrisponde anche alla prassi dello scrivente 

Tribunale (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale D-505/2020 del 4 

febbraio 2020, F-5933/2019 del 23 gennaio 2020 consid. 7.6, F-5900/2019 

del 18 novembre 2019, E-1997/2019 del 2 maggio 2019, F-4514/2018 del 

20 agosto 2018), 

che su tali presupposti, nel caso in disamina non v’è ragione di chiarire 

ulteriormente lo stato psicologico dell’insorgente,  

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Pagina 13 

che per il resto il Tribunale osserva che l’Austria dispone notoriamente di 

infrastrutture mediche sufficienti ed in quanto Stato firmatario della direttiva 

accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria 

assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e 

fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con 

esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate 

misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che da ultimo, le schermaglie che lo avrebbero contrapposto il richiedente 

a non meglio precisati individui, non hanno alcun influsso nel caso 

concreto; che l’Austria è uno Stato di diritto con un'autorità di polizia 

funzionante, disposta ed in grado di offrire la protezione adeguata, 

ch’egli può dunque rivolgersi alle autorità di polizia e denunciare eventuali 

violenze,  

che pertanto, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Austria, 

che comunque, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei 

suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere 

che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di 

apprezzamento nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi 

umanitari, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l’Austria è competente per la ripresa in carico del ricorrente 

in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 Regolamento 

Dublino III,  

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo del richiedente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conformemente 

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Pagina 14 

all’art. 44 LAsi, posto che egli non possiede un’autorizzazione di soggiorno 

in Svizzera (art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1),  

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2),  

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Austria, confermata,  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,  

che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è 

divenuta senza oggetto,  

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta,  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 

febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard