# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2b8c649d-e181-5dbc-b616-ea56f1d70e86
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-11-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 03.11.2015 12.2014.164
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2014-164_2015-11-03.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2014.164

  	
  Lugano

  3 novembre 2015/fb

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Verda
  Chiocchetti

  

 

 

sedente
per statuire nella causa – inc. n. OR.2012.17 della
Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna – promossa con petizione 12
luglio 2012 da

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. dall’ RA 1, 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui ha chiesto la
condanna della convenuta al versamento di fr. 106'162.73 netti oltre interessi
al 5% dal 29 luglio 2011 e i contributi di legge alle rispettive autorità e
istituti previdenziali, nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione
interposta al PE n. __________ dell’UEF di Locarno;

 

domande avversate dalla
convenuta che con risposta 1° ottobre 2012 ne ha postulato la reiezione e che
con domanda riconvenzionale di medesima data ha chiesto di ordinare alla
controparte il pagamento in suo favore di fr. 2'000'000.- oltre interessi al 5%
dal 1° ottobre 2012 e di impartire all’attore il divieto assoluto di ledere i
suoi obblighi contrattuali di segretezza nonché il divieto di concorrenza
direttamente o tramite terzi in qualsiasi forma e misura;

 

che con decisione 30
ottobre 2012 il primo giudice ha disgiunto la domanda riconvenzionale dalla
presente causa per essere istruita nell’inc. OR 2012.27 e che il 21 dicembre
2012 la stessa è stata stralciata dai ruoli per mancato versamento
dell’anticipo;

 

mentre
con replica e risposta riconvenzionale 2 novembre 2012 l’attore ha ribadito il
proprio punto di vista e si è opposto alla domanda avversaria, in via
subordinata limitando l’importo dovuto alla controparte ad al massimo fr.
10'000.-;

 

petizione sulla quale il
Pretore aggiunto ha statuito con decisione 28 agosto 2014, con cui ha accolto
parzialmente la petizione, nel senso che ha condannato la convenuta al
versamento di fr. 60'839.55 netti oltre interessi al 5% dal 29 luglio 2011 e i
relativi contributi di legge alle autorità e istituti interessati, nonché fr. 4'939.45
oltre interessi al 5% dal 31 gennaio 2012, e ha ordinato il rigetto in via
definitiva, limitatamente a tali importi, dell’opposizione interposta al PE n. __________
del 26 ottobre 2011 dell’UEF di Locarno;

 

appellante la convenuta
che con appello 6 ottobre 2014 chiede la riforma del giudizio querelato nel
senso: I) in via principale di respingere integralmente la petizione per
assenza del credito, II) in via subordinata di respingere integralmente la petizione
per compensazione del credito dell’attore, di un importo da definire, con il
credito di fr. 1'000'000.- della convenuta nei confronti della controparte, con
precisazione che il credito residuo sarà fatto valere se del caso in separata
sede, III) in via ancor più subordinata  di respingere integralmente la
petizione per compensazione del credito dell’attore con il credito che la
convenuta vanta nei suoi confronti, di fr. 66'150.-, sempre con precisazione
che il credito residuo sarà fatto valere se del caso in separata sede, IV) in
via ancor più subordinata di respingere la petizione parzialmente per parziale
compensazione del credito dell’attore, calcolato in fr. 61'719.-, con il credito
della convenuta di fr. 35'280.-, il tutto con protesta delle spese giudiziarie
di entrambe le sedi;

 

mentre con risposta 28
novembre 2014 l’attore ha postulato l’irricevibilità del gravame avversario, in
via subordinata la sua reiezione, pure con protesta di spese processuali e
ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti e i documenti di causa,

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Il 12 agosto 2009 AO 1 è stato
assunto da AP 1 con lo scopo di eseguire la ricerca e lo sviluppo dei prodotti
e dei brevetti appartenenti alla datrice di lavoro. Le parti hanno pattuito
l’inizio di tale attività retroattivamente per il 1° luglio 2009, con sede a __________,
uno stipendio lordo di fr. 84'000.- annui e il rimborso delle spese lavorative
effettive e documentate. Esse hanno altresì previsto che il rapporto di lavoro
era a tempo indeterminato con possibilità di disdetta con preavviso di tre mesi
per la fine di un mese e hanno previsto una clausola di divieto di concorrenza
e obbligo di segretezza (doc. E). AO 1 deteneva, inoltre, il 43% delle azioni
della datrice di lavoro (doc. D, lett. A). Egli faceva anche parte del
consiglio di amministrazione della società in questione (doc. D, clausola 5). A
partire da luglio 2010 il lavoratore ha percepito un salario superiore a quello
previsto dal contratto summenzionato, ossia fr. 11'410.- lordi mensili.

 

                            B.  Per far fronte alle
difficoltà economiche dell’azienda dal mese di dicembre 2010 il lavoratore ha
acconsentito a differire parzialmente il pagamento dello stipendio, ricevendo
degli acconti mensili (decisione impugnata, pag. 2, lett. B). Con scritto 28
luglio 2011 egli ha disdetto con effetto immediato il contratto di lavoro,
dimettendosi al contempo dal consiglio di amministrazione. AO 1 ha motivato la
propria decisione adducendo “insanabili divergenze e la mancanza di fiducia”
con gli altri azionisti della società (doc. N).

 

                            C.  Il 18 agosto 2011 il
lavoratore si è annunciato alla Cassa __________ di __________, ricevendo
indennità di disoccupazione per il periodo dal 24 agosto al 31 ottobre 2011. La
cassa di compensazione, surrogata nel diritto al salario del dipendente
limitatamente alle indennità da essa anticipate, ha postulato nella causa inc.
SE.2012.21 la condanna della datrice di lavoro alla rifusione di fr. 15'534.50
netti (decisione impugnata, pag. 3, lett. D).

 

                            D.  Con petizione 12 luglio 2012
AO 1 ha adito la Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna chiedendo la
condanna di AP 1 al versamento di fr. 106'162.73 netti (così composti: fr. 54'321.53
netti come da conteggio salario datato 25 luglio 2011 – doc. I, ultimo foglio;
fr. 21'474.75 netti per ferie non godute; fr. 30'027.- come risarcimento danni
per risoluzione giustificata) oltre interessi al 5% dal 29 luglio 2011 e i
contributi di legge alle rispettive autorità e istituti previdenziali, nonché
il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al PE n. __________
dell’UEF di Locarno (doc. O). Con risposta 1° ottobre 2012 la convenuta ha
postulato la reiezione della petizione e con domanda riconvenzionale di
medesima data ha domandato di ordinare alla controparte il pagamento in suo
favore di fr. 2'000'000.- (così composti: fr. 1'000'000.- per violazione del
divieto di concorrenza e fr. 1'000'000.- per violazione dell’obbligo di
segretezza) oltre interessi al 5% dal 1° ottobre 2012 nonché di impartire
all’attore il divieto assoluto di ledere i suoi obblighi contrattuali di
segretezza nonché il divieto di concorrenza direttamente o tramite terzi in
qualsiasi forma e misura. Il 30 ottobre 2012 il primo giudice ha disgiunto la
domanda riconvenzionale dalla presente causa per essere istruita nell’inc. OR
2012.27. La stessa è stata stralciata dai ruoli il 21 dicembre 2012 per mancato
versamento dell’anticipo. Con replica 2 novembre 2012 l’attore ha ribadito il
proprio punto di vista e con risposta riconvenzionale di medesima data si è opposto
alla domanda avversaria, in via subordinata limitando l’importo dovuto alla
controparte ad al massimo fr. 10'000.-. Con duplica 3 gennaio 2013 la convenuta
ha ribadito la propria posizione. Esperita l’istruttoria le parti hanno
rinunciato al dibattimento finale e hanno confermato le loro antitetiche
richieste con memoriali scritti. Statuendo il 28 agosto 2014 il Pretore
aggiunto ha accolto parzialmente la petizione, nel senso che ha condannato la
convenuta al versamento di fr. 60'839.55 netti oltre interessi al 5% dal 29
luglio 2011 e i relativi contributi di legge alle autorità e istituti
interessati, nonché fr. 4'939.45 oltre interessi al 5% dal 31 gennaio 2012, e
ha ordinato il rigetto in via definitiva, limitatamente a tali importi,
dell’opposizione interposta al PE n. __________ del 26 ottobre 2011 dell’UEF di
Locarno.

 

                            E.  Con appello 6 ottobre 2013
la convenuta è insorta contro il giudizio testé menzionato, chiedendone la
riforma nel senso: I) in via principale di respingere integralmente la petizione
per assenza del credito, II) in via subordinata di respingere integralmente la
petizione per compensazione del credito dell’attore, di un importo da definire,
con il credito di fr. 1'000'000.- della convenuta nei confronti della
controparte, con precisazione che il credito residuo sarà fatto valere se del
caso in separata sede, III) in via ancor più subordinata  di respingere
integralmente la petizione per compensazione del credito dell’attore con il
credito che la convenuta vanta nei suoi confronti, di fr. 66'150.-, sempre con
precisazione che il credito residuo sarà fatto valere se del caso in separata
sede, IV) in via ancor più subordinata di respingere la petizione parzialmente
per parziale compensazione del credito dell’attore, calcolato in fr. 61'719.-,
con il credito della convenuta di fr. 35'280.-. Con risposta 28 novembre 2014
l’attore ha postulato invece l’irricevibilità del gravame avversario, in via
subordinata la sua reiezione.

 

considerato

 

in diritto:              1.  Il 1° gennaio 2011 è entrato in
vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero che trova
applicazione in entrambe le sedi, siccome la procedura innanzi al Pretore
aggiunto è stata avviata dopo tale data (art. 404 e 405 CPC). Giusta l’art. 308
cpv. 1 CPC sono impugnabili mediante appello le decisioni finali e incidentali
di prima istanza (lett. a) e quelle di prima istanza in materia di
provvedimenti cautelari (lett. b). Trattandosi di decisioni pronunciate in
controversie patrimoniali, l’appello presuppone che il valore litigioso secondo
l’ultima conclusione riconosciuta nella decisione raggiunga almeno fr. 10'000.-
(art. 308 cpv. 2 CPC). Ciò è il caso in concreto, ove il valore di causa supera
ampiamente tale soglia.

 

                             2.  Dall’aprile 2014  l’avv. __________
__________ è iscritto a Registro di Commercio quale presidente con firma
individuale di AP 1. Egli ha quindi validamente sottoscritto il gravame in
questione.

 

                             3.  L’appellante produce tutta
una serie di documenti, per sua stessa ammissione (gravame, pag. 2 in alto) per
la prima volta in appello, o meglio la notifica 10 luglio 2013 dell’Ufficio
europeo dei brevetti e il “deed of assignment of inventions, patent and
patent applications” (doc. A4/1), l’estratto dal Registro europeo dei
brevetti (doc. A4/2), la cessione 22 luglio 2010 tra AO 1 e __________ __________
__________ (doc. A/5), la fattura n. __________ del Tribunale federale dei
brevetti (doc. A/6) e la copia del precetto esecutivo n. __________ del 2
agosto 2013 dell’UEF di Locarno (doc. A/7). Le parti possono chiedere
all’autorità di appello di assumere nuove prove in due determinati casi: da una
parte si tratta dei nuovi mezzi di prova ex art. 317 cpv. 1 CPC, che
contemplano tanto quelli venuti in essere dopo la decisione (cosiddetti
“nova”), quanto quelli preesistenti se, facendo uso della diligenza
ragionevolmente esigibile nelle circostanze concrete, non li si poteva già
produrre in primo grado (ossia “pseudo nova”; Trezzini
in: Cocchi/Trezzini/Bernasconi, Commentario al Codice di diritto processuale
civile svizzero, Lugano 2011, pag. 1393); dall’altra, giusta l’art. 316 cpv. 3
CPC è pure data la possibilità di riassumere prove già acquisite dal Pretore,
nonché di assumere prove ritualmente offerte ma da questi respinte (Trezzini, op. cit., pag. 1389; Reetz/Hilber in: Sutter-Somm/Hasenböhler
/Leuenberger, ZPO Kommentar, n. 47 ad art. 316 e n. 32 ad art. 317; II CCA,
inc. 12.2012.95 dell’11 febbraio 2013 con riferimenti). In ogni caso è però
necessario che i nuovi mezzi di prova offerti possano essere considerati
rilevanti. L’apprezzamento anticipato delle prove, ammesso anche dalla nuova
procedura civile federale (Messaggio concernente il Codice di diritto
processuale civile svizzero (CPC), in: FF 2006 pag. 6684; Vouilloz, La preuve dans le Code de
procédure civile suisse (art. 150 à 193 CPC), in: AJP 2009 pag. 832; Passadelis, Stämpflis Handkommentar ZPO,
n. 8 ad art. 152; KuKo ZPO-Schmid, n. 14 ad art. 157; Hasenböhler in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, ZPO
Kommentar, n. 35 ad art. 152), permette al giudice di rifiutare l’assunzione di
determinati mezzi di prova se quelli precedentemente assunti gli hanno già
consentito di fondare il proprio convincimento o se non ritiene pertinenti,
senza cadere nell’arbitrio, i mezzi di prova offerti (cfr. Messaggio, op. cit.,
ibidem; II CCA, sentenza inc. 12.2012.95 dell’11 febbraio 2013).
L’apprezzamento anticipato delle prove costituisce il contrappeso necessario
per rimediare – ai fini di uno snellimento del procedimento – a un esercizio
sproporzionato del diritto alla prova (Messaggio concernente il Codice di
diritto processuale civile svizzero: FF 2006, pag. 6684 e 6685). Nel presente
caso, i doc. A4/1, A4/2 e A/5 sono irricevibili per i motivi illustrati al consid.
10. Inammissibile è anche la produzione del doc. A6, dato che l’appellante non
spende una parola per motivarne la rilevanza per il giudizio. Infine, come
summenzionato il doc. A7 è la copia del precetto esecutivo n. __________ fatto
spiccare dalla convenuta nei confronti della controparte il 2 agosto 2013 per
un importo di fr. 2'300.- oltre interessi quale “crediti da violazioni
rapporto di lavoro; danni causati dal dipendente e/o amministratore della
società”. L’appellante si limita ad affermare, al riguardo, che esso
concerne parte dell’asserito “credito rimanente” oltre alla
compensazione da essa invocata in questa procedura (memoriale, pag. 16 in
basso). Oltre a non spiegare, quindi, il motivo per cui non lo ha già prodotto
dinanzi al primo giudice, esso è irrilevante ai fini di causa. Da qui la sua
inammissibilità in questa sede.

 

                             4.  Il Pretore aggiunto ha
accertato, anzitutto, che l’aumento salariale occorso da aprile 2010 era stato
concordato dalle parti e non sottoposto ad alcuna condizione. Egli ha poi
esaminato la questione di sapere se il licenziamento da parte del lavoratore
fosse giustificato. Il primo giudice ha precisato, al riguardo, che al
contrario di quanto indicato nella disdetta con la petizione l’attore aveva
asserito che essa era stata data per insolvenza della datrice di lavoro giusta l’art.
337a CO. Rilevato che il lavoratore aveva disdetto il rapporto di lavoro senza
chiedere preliminarmente alla controparte una garanzia per le sue pretese
salariali, il Pretore aggiunto ha ritenuto quindi ingiustificato il
licenziamento in questione. Egli ha poi riconosciuto al lavoratore lo stipendio
arretrato fino alla data della disdetta, per un importo totale di fr. 49'721.55
netti, mentre ha negato il versamento di quello relativo al periodo ordinario
di disdetta. Il primo giudice ha infine riconosciuto all’attore fr. 11'118.- a
titolo di vacanze non godute e fr. 4'939.45 quale rimborso di un mutuo concesso
dal lavoratore alla controparte. Il Pretore aggiunto ha invece respinto
integralmente la domanda riconvenzionale.

 

                             5.  A pag. 2 in mezzo e 16 in
basso del proprio memoriale l’appellante rinvia agli allegati di prima istanza
per tutto quanto eventualmente non riportato e delucidato nel gravame. Da pag.
17 a 35 la datrice di lavoro illustra “ulteriori considerazioni in fatto e
in diritto”, affermando che “a ulteriore suffragio e a più dettagliata
esposizione delle tesi in fatto e in diritto della convenuta (…) riporta (…)
quanto esposto nelle conclusioni di causa”. In effetti, essa esegue la
testuale trascrizione delle conclusioni. In base alla giurisprudenza (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000, n.
21 ad art. 309; Cocchi/Trezzini,
CPC-TI App. 2000/2004, Lugano 2005, n. 36 ad art. 309; II CCA, sentenza inc. n.
12.2005.144 del 24 febbraio 2006, inc. 12.2004.214 del 13 dicembre 2005 e inc.
12.2001.179 del 28 gennaio 2002), valida anche sotto l’egida del CPC (sentenza
del Tribunale federale 5A_438/2012 del 27 agosto 2012 consid. 2.2 con rif.; da
ultimo: II CCA, sentenza inc. 12.2012.191 del 6 febbraio 2014, consid. 1; Cocchi/Trezzini/Bernasconi, op. cit.,
pag. 1367), l’appello che si limita a richiamare le allegazioni espresse in
altri allegati di causa (o a rinviarvi) è proceduralmente nullo, per cui,
limitatamente ai passaggi riportati sopra, il gravame è irricevibile (art. 311
cpv. 1 CPC). Lo stesso vale per la contestazione generica della decisione
impugnata (appello, pag. 3 in alto). La motivazione dell’appello deve infatti
essere sufficientemente esplicita affinché il tribunale di seconda istanza
possa comprenderla agevolmente, ciò che presuppone l’indicazione precisa dei
passaggi della decisione che l’appellante critica e delle risultanze sulle
quali tale lamentela si fonda (DTF 138 III 374 consid. 4.3.1, cfr. anche
sentenza del Tribunale federale inc. 4A_252/2012 del 27 settembre 2012, consid.
9.2.1). 

 

                             6.  L’appellante afferma, poi,
che il progetto che essa intendeva promuovere era stato ideato dalla
controparte, sicché, a suo dire, la “forma giuridico/organizzativa”
aziendale ruotava attorno al medesimo e alla persona dell’attore. Secondo la
datrice di lavoro tale circostanza sarebbe particolarmente importante poiché
nella fattispecie occorrerebbe “andare al di là della forma e verificare la
vera volontà delle parti e giudicare in base alla medesima”, o meglio, dove
essa non è concorde, appurare l’esistenza di un “dissenso, con conseguente
nullità di quanto l’attore volle formalmente costituire senza il reale consenso
di controparte”. L’appellante soggiunge che laddove è necessaria
un’interpretazione dev’essere seguita quella da essa proposta, affermando che
agì in buona fede e che questa fu invece manifestamente disattesa dalla
controparte (memoriale, pag. 3 e  4 in alto). Al riguardo, la datrice di lavoro
spiega che il contratto di lavoro era stato sottoscritto per garantire
un’entrata economica all’attore, per definire i suoi compiti principali e per
imporgli un obbligo di segretezza e il divieto di concorrenza. Siccome,
tuttavia, egli era anche comproprietario di maggioranza della datrice di lavoro
e suo co-amministratore (e aveva quindi un ruolo centrale nella gestione
dell’azienda), la fattispecie non potrebbe essere giudicata in base alla
normativa che regge il rapporto di lavoro senza “andare al di là della
forma, effettuando quello che nella dottrina è conosciuto in lingua tedesca
come “Durchgriff”’ (appello, pag. 4 in alto e in mezzo e 5 in mezzo). Secondo
la datrice di lavoro la normativa sul contratto di lavoro non esplicherebbe
quindi alcun effetto e l’attore non avrebbe pertanto diritto ad alcun compenso
a tale titolo, bensì si sarebbe indebitamente arricchito (appello, pag. 6 in
fondo). Il Pretore ha spiegato che la circostanza che le parti siano state
legate da un contratto di lavoro è pacifica e risulta dagli atti, più
precisamente dal contratto 12 agosto 2009 (doc. E). Egli ha poi escluso che tra
le parti sussistesse un contratto di mandato poiché, da un lato, esse non lo
hanno preteso, dall’altro hanno invocato esplicitamente gli art. 319 segg. CO
per fondare le loro contrapposte richieste di giudizio (decisione querelata,
pag. 5, consid. 1). Con la propria censura l’appellante non si confronta
compiutamente con la motivazione pretorile, nel senso che non contesta quanto
da rilevato dal primo giudice. Al riguardo il gravame è quindi irricevibile
(art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). 

 

                             7.  Con riferimento ai fatti
indicati nel giudizio impugnato e più precisamente alla lett. B, la datrice di
lavoro contesta l’esistenza di un mutuo concessole dall’attore (appello, pag. 4
in mezzo). Il Pretore ha indicato che “l’attore sostiene di aver
concesso nel novembre 2010 un mutuo a AP 1 (…)”  (pag. 2). La  censura è quindi
inconsistente. L’appellante sostiene, altresì, che la disdetta del lavoratore
fu data quando questi si rese conto “degli sperperi da lui creati,
dell’arretratezza dello sviluppo del progetto rispetto a quanto aveva sempre
predicato e della conseguente difficoltà a reperire ulteriori investitori
(nella ditta erano già stati immessi più di 1.5 milioni di franchi in un solo
anno e mezzo di vita!), non v’era più nulla da spolpare e il suo tentativo di
andarsene con la parte buona dell’azienda (intendasi proprietà intellettuale)
era fallita. Per forza erano nati dei dissidi! Per forza non si poteva più
versare un salario, oltretutto del tutto immeritato” (pag. 4). Sulla
questione della disdetta con effetto  immediato il primo giudice ha precisato,
anzitutto, che con la petizione l’attore aveva indicato che essa era motivata
da insolvenza della datrice di lavoro. Egli ha poi spiegato, in sintesi, che la
disdetta non riuniva tuttavia i presupposti alla base dell’art. 337a CO e,
quindi, era ingiustificata (decisione querelata, pag. 7 seg.). La censura summenzionata
è quindi irrilevante ai fini del giudizio circa la validità o meno del
licenziamento immediato. Quanto, poi, agli stipendi arretrati, dal giudizio
impugnato emerge che l’unica contestazione, al riguardo, formulata dalla
datrice di lavoro in prima sede è quella secondo cui i conteggi dei salari
erano allestiti e validati unicamente dall’attore (pag. 9). La censura summenzionata
è pertanto nuova e, di conseguenza, irricevibile. D’altra parte, l’appellante
nemmeno sostiene di aver già rilevato tale aspetto dinanzi al primo giudice. Nemmeno
si giustifica di vagliare la stessa dal profilo dell’applicazione d’ufficio del
diritto. Invero, tale possibilità presuppone che i fatti alla base della nuova
censura giuridica siano stati interamente accertati dall’autorità inferiore
(cfr., sotto l’egida del CPC-TI, II CCA, sentenza inc. 12.2007.209 del 17
dicembre 2008, consid. 14). L’appellante, invece, nemmeno indica dove risiederebbe
tale accertamento, una volta di nuovo in spregio dei dettami di motivazione
dell’appello di cui agli art. 310 e 311 cpv. 1 CPC.

 

                             8.  Con riferimento alla lett.
D del giudizio querelato l’appellante afferma, altresì, che a seguito delle
dimissioni con effetto immediato al lavoratore non può essere concessa
indennità alcuna per il periodo dal 24 agosto al 31 ottobre 2011. A suo dire,
dalla pretesa salariale dell’attore vanno pertanto in ogni caso dedotti fr. 15'534.60
quali indennità di disoccupazione, che il lavoratore non avrebbe dimostrato
aver restituito alla Cassa __________ (appello, pag. 4 in fondo e 5 in alto). Come
rilevato dalla datrice di lavoro medesima e come indicato dal Pretore proprio
alla lett. D della decisione, __________ – surrogata nel diritto al salario del
lavoratore a concorrenza delle indennità versate – ha intentato causa contro AP
1 chiedendo la rifusione di tale importo. L’oggetto di tale lite non è quindi
pertinente alla presente procedura e nemmeno l’asserito rimborso del lavoratore
nei confronti della cassa compensazione. Su questo punto l’appello è quindi
respinto.

 

                             9.  La datrice di lavoro
reputa, inoltre, che “viste le proprie dimissioni e quanto percepito
ingiustamente da __________” la domanda di risarcimento danni per
licenziamento giustificato, pari a fr. 30'027.-, “dimostra la perversità del
ragionamento sempre tenuto dall’attore verso la ditta, considerata solo un
limone da spremere senza considerazione né per l’azienda medesima, né per i
coazionisti, né per le buone regole di conduzione di un’azienda” (appello,
pag. 5 in alto). La censura si esaurisce in una mera allegazione di parte
sprovvista di fondamento probatorio. Anche su questo punto il gravame è
pertanto respinto.

 

                           10.  L’appellante afferma che la
prova della violazione, da parte del lavoratore, del suo obbligo di segretezza
risiede già nel fatto che vi sarebbe stato un tentativo di cessione del
brevetto alla __________ (appello, pag. 5 in mezzo), per poi affermare nel prosieguo
del gravame che esso è stato effettivamente ceduto in maniera indebita (memoriale,
pag. 14 in fondo). Il Pretore ha spiegato che non è stato dimostrato quale sia
il prodotto di packaging autoriscaldante sviluppato da AP 1 e meglio
secondo quale meccanismo esso funzioni. Di conseguenza, egli ha reputato
impossibile determinare se vi è stata una violazione, da parte del lavoratore,
dell’obbligo di segretezza (decisione querelata, pag. 17). Sebbene non
espressamente indicato su questo punto nel proprio memoriale, a sostegno della
propria tesi la datrice di lavoro produce la notifica 10 luglio 2013
dell’Ufficio europeo dei brevetti dalla quale emerge che l’attore è “inventor/co-inventor”,
__________ “the Applicant/Propietor” e quale “Title” un “flexible
container having a built-in auto-heating or auto-refrigerating element”,
il “deed of assignment of inventions, patent and patent applications”
tra tali parti (doc. A4/1), nonché  l’estratto dal Registro europeo dei
brevetti inerente al medesimo “Title”, ove quale “Inventor” è
indicato AO 1, come “Applicant” __________, la “filing date” 26
settembre 2009 e la pubblicazione il 29 marzo 2012(doc. A4/2). Sennonché,
l’appellante non spiega il motivo per cui non ha prodotto già dinanzi al primo
giudice tale documentazione e, pertanto, che nella fattispecie siano riuniti i
presupposti dell’art. 317 cpv. 1 CPC illustrati sopra (consid. 3). I documenti
in questione sono pertanto inammissibili. Per quanto concerne il doc. A4/2
giova precisare che sebbene dal medesimo risulta che l’evento più recente è
occorso il 19 settembre 2014 –  ossia dopo l’emanazione del giudizio querelato
– l’appellante non spende una parola per giustificare la produzione in appello
di tale documento, men che meno menzionando tale circostanza a sostegno della sua
richiesta. L’appellante critica, poi, il Pretore per aver apprezzato in maniera
erronea la testimonianza di __________ __________, amministratore unico di __________.
Il primo giudice ha spiegato, al riguardo, che su questo punto essa era l’unica
risultanza agli atti e che smentiva la tesi della convenuta, dato che il teste
aveva riferito che il prodotto autoriscaldante sviluppato dalla sua società era
solo uno dei suoi prodotti o meglio un possibile futuro prodotto, in ogni caso
diverso da quello concepito dalla convenuta (decisione querelata, pag. 17,
consid. 6.2c). Secondo l’appellante, invece, egli avrebbe dichiarato che i
progetti sui quali la sua società sta lavorando sono nettamente differenti da
quelli sviluppati da AO 1 in seno alla convenuta e di aver fatto verificare
tale circostanza da una ditta esterna. Secondo la datrice di lavoro ciò
dimostra che l’attore, già solo per detta presunta verifica, deve forzatamente
aver fornito a __________ dati approfonditi e, quindi, aver leso il suo obbligo
di segretezza (appello, pag. 9 in mezzo e 16 in mezzo). Il teste in questione
ha affermato che “a  un certo punto sono entrato in contatto con il signor __________
__________, con il quale, se ben ricordo si è parlato del possibile ritiro di
un brevetto che riguardava un imballaggio autoriscaldante, nel quale presumo si
potesse mettere qualsiasi sostanza da riscaldare (…). Attualmente non è stato
ancora prodotto un imballaggio autoriscaldante che possa essere venduto. Per
quanto riguarda questo tipo di prodotto si è ancora in fase di test. Ciò è
riconducibile anche al fatto che il processo autoriscaldante degli imballaggi
della __________ è molto diverso da quello che aveva inventato inizialmente il
signor AO 1 all’interno della AP 1, brevetto che è stato all’epoca oggetto
della discussione di cui ho detto con il signor __________. Il signor AO 1 non
è azionista della __________. È solo dipendente di questa società. Il signor AO
1 è legato da un contratto di lavoro che non prevede una partecipazione agli
utili. C’è pure un contratto di royalties, che nascono dalla cessione di un
brevetto da parte del signor AO 1 alla __________. Si tratta di un brevetto
nell’ambito del riscaldamento di imballaggi, ovvero del riscaldamento di cui ho
detto prima diverso da quello sviluppato da AO 1 per la AP 1. Per quanto
riguarda questo brevetto, si è allo stadio del deposito della domanda di
brevetto. Io non conosco il prodotto autoriscadante “AP 1”. Ho detto che il
prodotto che sta sviluppando la __________ è molto diverso da quello della AP 1
sulla base di un’analisi che abbiamo fatto fare dei due brevetti, analisi dalla
quale è risultato che i due processi di funzionamento sono molto diversi (…).
Con riferimento al contratto di royalties di cui ho detto, si tratta della
cessione di un brevetto a __________ da parte del signor AO 1. Ribadisco che
non si tratta del brevetto di cui avevo discusso a suo tempo con il signor __________
(…). Con riferimento all’analisi dei brevetti di cui ho detto, si tratta di
un’analisi dei due brevetti che è stata commissionata al fine di sincerarsi che
il prodotto che __________ sta testando non è in conflitto con il brevetto di
cui avevo parlato a suo tempo con __________ __________. Non sono al corrente
se il brevetto di cui ho parlato con il signor __________ sia ancora in vigore”
(verbale di audizione testimoniale 7 ottobre 2013). Dalla testimonianza testé
citata risulta che l’esame di confronto al quale l’appellante fa riferimento è
stato eseguito sulla scorta della documentazione registrata a livello di
Ufficio brevetti e, quindi, l’allegazione della datrice di lavoro secondo la
quale __________ si è forzatamente basata su dati approfonditi che solo
l’attore poteva fornirle non trova riscontro agli atti. A pag. 15 del proprio
gravame l’appellante afferma che “è comunque incomprensibile il motivo per
il quale (come dimostra il doc. A5) la __________, amministrata dal signor __________,
abbia assunto ingenti spese per l’assunzione e il trapasso della titolarità dei
brevetti (il costo è di almeno fr. 1'000.- per ogni nazione coinvolta),
senza che ci sia volontà di sfruttare un brevetto sul quale oltretutto il
cedente attore non poteva più vantare alcun diritto”. A suo dire tale
circostanza fa “apparire del tutto verosimile” la volontà del lavoratore
di violare il divieto di concorrenza. L’appellante fonda il proprio
ragionamento sul documento summenzionato, prodotto per la prima volta in questa
sede. Come per quanto concerne i doc. A4/1 e A4/2 citati sopra, la convenuta
non spiega, tuttavia, il motivo per cui il doc. A5, datato 22 luglio 2010 e
quindi precedente al giudizio querelato, non sia già stato prodotto dinanzi al
primo giudice. Esso è pertanto già per questo motivo irricevibile. Si aggiunga,
peraltro, che dal medesimo emerge che la cessione in questione concerne la
società __________ __________ __________ e non __________. In definitiva, ne
consegue che anche su questo punto l’appello è respinto nella misura in cui è
ricevibile.

 

                           11.  L’appellante reputa che la
controparte abbia sempre e unicamente perseguito scopi propri, a svantaggio
invece di quelli aziendali. Essa sostiene che il “disegno” del
lavoratore era chiaro, ossia quello di prelevare soldi dalla società e nel
contempo sviluppare a spese di quest’ultima un suo progetto che, contrariamente
a quanto asserito all’inizio della relazione, non era ancora maturo ma
necessitava di molta ricerca. Secondo la convenuta, poi, l’attore impediva ai
terzi di portare il proprio apporto nella società, sicché ha illuso gli altri
soci, sulla scorta di business plans allestiti dal lavoratore medesimo.
In particolare, il salario era stato fissato “al di sopra del normale al di
là di quanto da lui svolto e dai relativi risultati” e l’aumento dello
stesso senza cambiamento di mansioni non poteva, già solo a semplice logica,
giustificarsi, senza risultati economici e senza risultati tecnici. A dire
della datrice di lavoro ci si troverebbe quindi dinanzi a un manifesto abuso di
diritto da parte dell’attore (memoriale, pag. 6 seg. e 14). Per quanto concerne
la qualifica giuridica del rapporto che esisteva tra le parti si rinvia a
quanto già illustrato (sopra, consid. 6). Sulla questione dei salari il Pretore
ha precisato che dall’istruttoria, o meglio dalla testimonianza di __________ __________,
è emerso che le liste degli stipendi erano validate sempre in doppia firma dall’attore
e dall’avv. __________ __________ (membro del consiglio di amministrazione
della datrice di lavoro e sottoscrittore del presente gravame) (decisione
impugnata, pag. 9, consid. 4.1). Tale motivazione, che come indicato trova
riscontro nel carteggio processuale, implica che non può essere seguita la tesi
della convenuta circa il fatto che il lavoratore agiva in piena autonomia e
senza alcun controllo. A nulla muta la precisazione dell’appellante secondo la
quale il legale citato sarebbe stato ingannato dall’attore (memoriale, pag. 8
in basso e 9 in alto). La censura si esaurisce, infatti, in un mero asserto di
parte per nulla dimostrato. Il primo giudice ha, poi, diffusamente spiegato che
la datrice di lavoro non ha dimostrato una mancanza di diligenza e fedeltà
della controparte (decisione querelata, pag. 14 segg.). Su questo punto
l’appellante ribadisce, per lo più, quanto asserito con le proprie conclusioni
(pag. 6 segg.), sicché al riguardo l’appello è irricevibile (art. 310 e 311
cpv. 1 CPC). Per il resto, essa evidenzia che il compito dell’attore – per il
quale a suo dire percepiva il salario – era quello di portare il prodotto alla
maturità per poterne procedere all’industrializzazione e, quindi, alla
commercializzazione. La datrice di lavoro sostiene che i risultati prospettati non
sono stati raggiunti e rinvia, al riguardo, alla testimonianza di __________ __________
e __________ __________. Tale situazione avrebbe peraltro portato, come
asseritamente evidenziato dai medesimi testi e da __________ __________, ai
dissidi con l’attore (appello, pag. 8 in mezzo e 9 in mezzo). L’appellante
rinvia in maniera generica alle testimonianze in questione, senza indicare i
passaggi delle medesime sui quali fonderebbe la sua tesi, in chiaro spregio con
le esigenze di motivazione previste agli art. 310 e 311 cpv. 1 CPC (cfr. sotto
l’egida del CPC-TI: II CCA, sentenza inc. 12.2007.209 consid. 9; v. per la
normativa prevista con il CPC sentenze del Tribunale federale inc. 4A_195/2014
e 4A_197/2014 del 27 novembre 2014, consid. 7.3.3 pubblicato in SZZP 2/2015
pag. 116). Sia come sia, anche nell’ipotesi che vi sia stata una violazione, in
tal senso, del dovere di diligenza del lavoratore, come rilevato dal Pretore la
convenuta non ha dimostrato l’esistenza del danno e del nesso causale adeguato
di cui all’art. 321e CO (decisione querelata, pag. 15 in mezzo). Qualora, poi,
l’appellante intenda asserire la totale inadempienza contrattuale da parte del
lavoratore (cfr. anche appello, pag. 14 in mezzo) e, quindi, l’infondatezza
della sua pretesa inerente ai salari, va detto che la datrice di lavoro non ha
dimostrato che l’eventuale ritardo nello sviluppo e nella ricerca del prodotto
sia da attribuire all’inadempienza in tal senso da parte del lavoratore e non a
fattori esterni. Anche su questo punto l’appello è quindi respinto.

 

                           12.  L’appellante critica,
inoltre, il Pretore aggiunto per aver riconosciuto all’attore un aumento
salariale dall’aprile 2010 (appello, pag. 10 segg.). Il primo giudice ha
spiegato che dagli atti non risulta che l’aumento in questione fosse dipeso
dall’andamento degli affari dell’azienda, già solo per il fatto che l’attore ne
ha beneficiato immediatamente, ossia da aprile 2010 quando ancora la datrice di
lavoro non aveva ottenuto i risultati prospettati. Inoltre, gli ordini di
pagamento a favore del lavoratore erano firmati anche dall’avv. __________ __________,
membro del consiglio di amministrazione della società. Durante il rapporto contrattuale
i versamenti in questione non erano peraltro mai stati contestati dalla datrice
di lavoro (decisione querelata, pag. 6, consid. 2.2). Secondo la convenuta tale
aumento non è invece mai stato concordato tra le parti. La datrice di lavoro
precisa, al riguardo, che esso era stato legato ai business plans (piani
commerciali) allestiti dall’attore, che però non si sono realizzati. Essa
rinvia, al riguardo, all’istruttoria, tuttavia unicamente per quanto concerne
la realizzazione dei piani summenzionati. Per il resto, la convenuta sostiene
che sia assodato come lo stipendio di fr. 7'000.- mensili, ossia prima
dell’aumento controverso, fosse già “molto consistente per il tipo di
attività, in considerazione del carattere di start up dell’azienda e in considerazione
dei finanziamenti esterni al progetto, sicché non vi sarebbe alcuna “logica
commerciale, societaria o industriale” che possa giustificare tale aumento.
L’appellante si diffonde, infine, su allegate assicurazioni che l’attore
avrebbe fornito alla datrice di lavoro e inerenti alla situazione finanziaria
della società, rivelatesi poi non corrispondenti alla realtà, e reputa che
l’avv. __________ __________ sia stato quindi tratto in inganno. L’appellante
si limita, quindi, a ribadire apoditticamente il proprio punto di vista senza confrontarsi
compiutamente con la motivazione pretorile, sicché al riguardo l’appello è
irricevibile (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). Su questo punto la convenuta
soggiunge che sulla base dell’art. 16 CO l’aumento controverso sarebbe comunque
nullo per difetto di pattuizione scritta del medesimo. A dire dell’appellante,
siccome il contratto di lavoro era stato allestito secondo la forma scritta,
allora tutte le sue modifiche dovevano rispettare tale requisito, pena la loro
nullità (memoriale, pag. 10 in basso). La sua tesi non può essere seguita. Come
già spiegato da questa Camera, la fissazione dello stipendio può avvenire anche
oralmente o per atti concludenti, tranne nel caso in cui un contratto normale
di lavoro prescriva la forma scritta  (II CCA, sentenza inc. 12.2008.127 del 25
giugno 2009, consid. 2.7; cfr. anche ). Ciò vale anche quando le parti hanno
concluso un contratto di lavoro in forma scritta (cfr. Streiff/Von Kaenel/Rudolph, Arbeitsvertrag, Praxiskommentar
zu Art. 319-362 OR, 7ͣ ediz., pag. 135 seg., ove gli autori indicano
tuttavia particolare riserbo nell’ammettere una modifica tacita per quanto
concerne una diminuzione dello stipendio). Si aggiunga che se esse hanno
riservato la forma scritta per qualsiasi modifica contrattuale, tale riserva
può essere in ogni momento soppressa anche in maniera tacita, posto che ciò
risulti in maniera inequivocabile dalle circostanze, segnatamente mediante
l’esecuzione senza contestazione alcuna della modifica non pattuita per iscritto
(Streiff/Von Kaenel/Rudolph, op.
cit., pag. 135). Per tacere del fatto che in una simile evenienza l’avvalersi
del non rispetto della forma pattuita dalle parti per la modifica contrattuale
potrebbe equivalere a un abuso di diritto (cfr. Wyler,
Droit du travail, 2ͣ ediz., pag. 80).

 

                           13.  L’appellante sostiene che a
ragione il primo giudice non ha riconosciuto alla controparte fr. 30'027.- a
titolo di salari durante il periodo di disdetta. Essa afferma che tale importo
deve quindi essere ulteriormente dedotto dalla pretesa di causa (memoriale,
pag. 11 in fondo). La censura non può tuttavia essere seguita. Invero, l’attore
ha chiesto il versamento della cifra in questione quale risarcimento del danno
giusta l’art. 337b CO. Tale richiesta è stata negata dal Pretore aggiunto. Non
vi è pertanto alcun motivo di detrarre, come invece auspicato dalla datrice di
lavoro, tale importo da quanto riconosciuto come salari dal primo giudice. Ne
consegue che anche su questo punto l’appello è respinto.

 

                           14.  La convenuta critica,
inoltre, il primo giudice per aver riconosciuto all’attore fr. 11'118.- quale
indennità per vacanze non godute (appello, pag. 12 seg.). Il Pretore aggiunto
ha spiegato che la datrice di lavoro non ha apportato la prova di quanti giorni
di vacanza ha beneficiato il lavoratore e nemmeno che egli abbia, durante
l’impiego, esercitato attività extralavorative (decisione querelata, pag. 10,
consid. 4.2.2). L’appellante sostiene, al riguardo, che come emerge “chiaramente”
dall’incarto, fra le parti vigevano rapporti di buona fede e amicizia, per cui
regnava la massima fiducia e non si allestivano conteggi delle vacanze. A dire
della convenuta questi ultimi non sarebbero stati predisposti anche perché
l’attore aveva beneficiato di vacanze e tempo libero in esubero rispetto a
quanto contrattualmente stabilito. Essa afferma, poi, che la teste __________ __________
“ne era ben cosciente, ma purtroppo in sede di testimonianze non se ne
sovvenne”. La datrice di lavoro soggiunge che “è stato assodato in corso
di causa che non esisteva più lavoro da svolgere almeno a partire dal mese di
aprile 2011” e che l’attore svolgeva pure lavori di modellismo a titolo
privato durante l’orario di lavoro. La convenuta conclude affermando che la
pretesa “inserita nel chiaro disegno finanziario da lui astutamente promosso
a suo favore” sarebbe manifestamente pretestuosa. L’appellante si limita,
tuttavia, a ribadire il proprio punta di vista senza suffragare con materiale
probatorio le proprie affermazioni e, in definitiva, senza confrontarsi con la
motivazione pretorile. Anche su questo punto il gravame è quindi irricevibile
(art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante afferma, altresì, che il lavoratore
avrebbe dovuto, semmai, “prendersi il periodo di vacanze” in costanza di
rapporto di lavoro e che la controparte non ha argomentato che la datrice di
lavoro lo abbia impedito in tal senso. La datrice di lavoro reputa che vi sia
pertanto un “chiaro caso di mora”. La censura non può essere condivisa.
Invero, questa Camera ha già spiegato che di regola il datore di lavoro non può
invocare il trascorrere del tempo per opporsi alle pretese del lavoratore che
tarda a farle valere, per esempio attendendo la fine del rapporto di lavoro,
fatto salvo che sia intervenuta nel frattempo la prescrizione delle stesse (II
CCA, sentenza inc. 12.2008.127 del 25 giugno 2009, consid. 2.7 con
riferimenti).

 

                           15.  L’appellante afferma che
nell’ipotesi che questa Camera confermi il principio del rimborso delle vacanze
non godute dal lavoratore, allora a quest’ultimo potrebbero essere assegnati a
tale titolo unicamente fr. 6'144.91. Essa sostiene, infatti, che la base di
calcolo dovrebbe essere il salario di fr. 7'000.- lordi (memoriale, pag. 13 in
alto). Il Pretore aggiunto ha correttamente spiegato che l’indennità per vacanze
giusta l’art. 329d cpv. 1 CO corrisponde al salario che il lavoratore avrebbe
percepito se avesse lavorato durante le ferie. Il primo giudice ha calcolato
tale indennità sulla base dello stipendio di fr. 10'009.- lordi mensili (oltre
la tredicesima) inerente al periodo ove le vacanze non erano state godute,
ossia da agosto 2010 a fine luglio 2011 (decisione impugnata, pag. 12, consid.
4.2.4). Come illustrato (sopra, consid. 12), la motivazione pretorile inerente
al riconoscimento di tale aumento è stata confermata da questa Camera, sicché
su questo punto l’appello è respinto.

 

                           16.  La convenuta contesta, poi,
che la controparte le abbia concesso un mutuo di fr. 4'600.- (appello, pag. 11
in fondo e 13 in mezzo). Dopo aver rilevato che la datrice di lavoro non ha
contestato di aver ricevuto tale importo dal lavoratore, bensì ha dichiarato
che esso era stato versato a titolo di compensazione per le spese personali
effettuate dall’attore tramite la società, il Pretore aggiunto ha rilevato che
la convenuta non ha indicato di quali spese si tratti e nemmeno ha dimostrato
il suo asserto (decisione querelata, pag. 12, consid. 5). L’appellante sostiene
che è stato l’attore medesimo a confermare di aver effettuato acquisti per la
sua attività di modellismo “tramite l’azienda”, sicché il versamento di
fr. 4'600.- è senz’altro dovuto al rimborso di tali costi. Come rilevato dal
primo giudice, l’attore ha affermato: “Mi occupo di modellismo. Corrisponde
al vero che mi sono fatto spedire dei pezzi per questo mio hobby in ufficio.
Può anche essere capitato che comandassi questi pezzi dall’ufficio. Se è
capitato è stata un’eccezione non ritengo di aver perso tempo lavorativo per
eventuali comande” (verbale di interrogatorio 20 gennaio 2014, pag. 5). La
convenuta confonde, quindi, l’ammissione inerente all’ordinazione di tali pezzi
con quella, da essa ventilata, sull’utilizzo di mezzi dell’azienda per
finanziare tali acquisti. L’appellante reputa, al riguardo, che “nell’incertezza
sulla volontà delle parti non può comunque essere privilegiata quella
dell’attore, a maggior ragione per il fatto che egli vanta stipendi arretrati e
non si vede per quale motivo egli abbia voluto mettere a diposizione soldi
dell’azienda che lui considerava sua debitrice” (memoriale, pag. 13 in
mezzo). Circa quest’ultima considerazione, va detto che l’attore ha motivato la
concessione del mutuo contestato con l’esigenza di mettere a disposizione della
società il massimo di liquidità possibile date le difficoltà finanziare
dell’azienda (pag. 5 seg.). Al contrario di quanto reputato dall’appellante la
volontà di sostenere la datrice di lavoro in un momento di difficoltà, al fine
di garantirne l’esistenza, risulta un motivo senz’altro sostenibile. La censura
non può quindi essere condivisa. La convenuta critica, infine, il primo giudice
per averle addossato, a suo dire, l’onere della prova dell’inesistenza del
mutuo (appello, pag. 13 in mezzo). L’attore ha dimostrato l’esistenza del
versamento in questione, che peraltro l’appellante non contesta. Nella risposta
di prima sede essa ha rilevato che tale importo è una “compensazione per
spese da lui effettuate per ordinazioni, tramite la convenuta di materiale di
suo interesse” (pag. 7 in fondo). Posta l’esistenza del versamento da parte
del lavoratore sul conto corrente della datrice di lavoro, competeva pertanto a
quest’ultima dimostrare che esso era da ricondurre alla compensazione
summenzionata mediante la produzione, se del caso, del giustificativo contabile
inerente ai pagamenti asseriti. Dopo aver postulato l’integrale reiezione della
pretesa in questione, l’appellante conclude, su questo punto, affermando che “nessun
interesse moratorio è dunque dovuto sulla medesima”. Essa sembra quindi far
dipendere quest’ultima censura dall’integrale reiezione, al riguardo, della
richiesta attorea. Sia come sia, per quanto concerne l’assegnazione di
interessi la datrice di lavoro non si confronta in tal modo con la motivazione
pretorile, che ha fissato i medesimi al 5% dal 31 gennaio 2012 (decisione
querelata, pag. 13, consid. 5). Su questo punto la decisione pretorile
dev’essere quindi confermata.

 

                           17.  L’appellante critica, poi,
il Pretore aggiunto per aver reputato che non vi fossero gli estremi di una
violazione del dovere di diligenza giusta l’art. 321e CO e, quindi, di un
risarcimento del danno. Al riguardo essa sostiene di “ribadire le lacune
sull’operato dell’attore in seno all’azienda”, “riassunte” nella
decisione querelata “e meglio in sede di causa” (memoriale, pag. 13 in
fondo). Come illustrato (sopra, consid. 5), l’appello che si limita a
richiamare le allegazioni espresse in altri allegati di causa (o a rinviarvi) è
proceduralmente nullo, per cui la censura è inammissibile per carenza di
motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC). La datrice di lavoro sostiene che le
testimonianze di __________ __________, __________ __________ e __________ __________
siano concordi al proposito. Sennonché, essa rinvia in maniera generica alle
testimonianze, senza sostanziare i passaggi che suffragherebbero la propria
tesi, in chiaro dispregio di quanto previsto all’art. 310 e 311 cpv. 1 CPC. La
convenuta reputa, altresì, che anche i risultati aziendali lo dimostrano “pure
ampiamente” e che la negligenza del lavoratore è “macroscopica”
(appello, pag. 13 in fondo e 14 in basso). La censura non può essere seguita
già per il motivo che qualora la situazione asserita dall’appellante dovesse
risultare dalla contabilità della società, occorrerebbe ancora dimostrare che
essa sia da attribuire alla mancanza di diligenza giusta l’art. 321e CO.
L’appellante critica, inoltre, il primo giudice per non aver seguito la sua
tesi circa le inutili assunzioni effettuate dalla controparte. Sulla scorta
delle testimonianze di __________ __________, __________ __________ e __________
__________ __________, il Pretore aggiunto ha spiegato che tali assunzioni non
erano decise unicamente dall’attore, bensì sempre discusse e approvate
dall’avv. __________ __________. L’appellante si limita in primo luogo ad
affermare che l’assunzione di personale in esubero “è incontestabile (vedasi
pure testimonianze)” e soggiunge che si poteva in particolare “fare a
meno dell’impiego del signor __________, della signora __________ e della
signora __________”, dato che le loro funzioni non si sono mai rese
necessarie (memoriale, pag. 13 in fondo e 14 in alto). Essa precisa, poi, che
tali assunzioni hanno comportato dei costi anche dopo l’“uscita dalla
società” di tale personale (appello, pag. 14 in alto). Sennonché, una volta
di nuovo la convenuta ribadisce apoditticamente il suo punto di vista, senza
confrontarsi compiutamente con il giudizio pretorile, peraltro rinviando in
maniera generica alle testimonianze, in chiaro spregio delle esigenze di
motivazione dell’appello poste dagli art. 310 e 311 cpv. 1 CPC. La datrice di
lavoro sostiene che le assunzioni sono state effettuate sulla scorta dei piani
finanziari e delle “dichiarazioni di necessità” espresse dall’attore e
che l’avv. __________ __________ “fu messo di fronte al fatto compiuto”
(memoriale pag. 13 in fondo e 14 in mezzo). L’appellante precisa, poi, che il
fatto che il legale “sia stato tratto in inganno dai piani e dalle
spiegazioni dell’attore, ne dimostra la capacità persuasiva e il fatto che la
volontà della società ne sia pertanto risultata distorta a danno della medesima”
(appello, pag. 15 in alto). Tuttavia, anche su questo punto essa non si
confronta con la motivazione pretorile. Il primo giudice ha infatti precisato
che la circostanza che le assunzioni controverse siano state proposte
dall’attore e che la società riponesse in lui una particolare fiducia non
dimostra ancora che egli abbia violato il suo dovere di diligenza. La convenuta
avrebbe potuto opporsi a tali assunzioni e, in ogni caso, non è stato provato
che le spese di personale fossero eccessive (decisione querelata, pag. 15 in
mezzo). Su questo punto l’appellante insiste asserendo che la causalità del
comportamento del lavoratore sull’asserito danno di cui essa rivendica il
risarcimento in applicazione dell’art. 321e CO è “evidente e incontestabile
(si vedano le testimonianze)”. Una volta di nuovo l’appellante non rispetta
i dettami degli art. 310 e 311 cpv. 1 CPC e, di conseguenza, anche al riguardo
il gravame è irricevibile. Quanto alla censura della convenuta secondo la quale
al Pretore aggiunto sarebbero note le sue difficoltà finanziarie, sia sulla
base della presente procedura sia perché convenuta in altre, la stessa è
inconsistente già per il motivo che anche volendo condividere, per ipotesi,
tale tesi occorrerebbe ancora dimostrare che tali difficoltà siano da
ricondurre al lavoratore e che, quindi, siano riuniti i presupposti dell’art.
321e CO, cosa che difetta nella fattispecie. Sulla questione della diligenza
l’appellante conclude affermando che è provato che il lavoratore tramasse con terzi,
sia per aver ceduto indebitamente un suo brevetto, sia perché ciò emerge dalla
testimonianza di __________ __________, che avrebbe riferito dei contatti
dell’attore con __________ __________, poi costitutore di __________
(memoriale, pag. 14 in fondo). Per quanto concerne l’asserita cessione, la
censura non può essere seguita per i motivi illustrati (sopra, consid. 10). Per
il resto, il primo giudice ha evidenziato che non è stato provato che il
lavoratore si fosse alleato con terzi, più precisamente con l’unica cliente
della società, ossia __________. Al riguardo egli ha rinviato alla
testimonianza di __________ __________, dalla quale emerge che durante gli
incontri con tale società l’attore avrebbe unicamente perpetrato gli interessi
della datrice di lavoro (decisione querelata, pag. 15 seg., consid. 6.1c).
L’appellante non si confronta quindi in maniera esauriente con tale
motivazione, sicché al riguardo il gravame è irricevibile (art. 310 e 311 cpv.
1 CPC).  

 

                           18.  In definitiva, nella misura
in cui è ricevibile l’appello è respinto. Le spese processuali di appello sono
stabilite in base ai criteri degli art. 2, 7 e 13 LTG (nella versione in vigore
dal 10 febbraio 2015, Bollettino ufficiale delle leggi e degli atti esecutivi,
pag. 38 seg.), mentre le ripetibili in funzione dell’art. 11 Rtar. Il valore di
causa è di fr. 65'779.-, valido anche per un eventuale ricorso in materia
civile al Tribunale federale (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF). 

 

Per questi motivi,

 

richiamati gli art. 95 e 106 cpv. 1 CPC,

 

decide:                 1.  L’appello 6 ottobre 2014 di AP 1
è respinto nella misura in cui è ricevibile.

 

                             2.  Le spese processuali di fr.
6'000.- sono poste a carico dell’appellante, con l’obbligo di rifondere alla
controparte fr. 3'000.- quali ripetibili di appello.

 

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
  -;

  -.

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura della
giurisdizione di Locarno-Campagna.

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).