# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0573c0e3-c0ac-545b-91f4-79f8e50648fc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-06-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.06.2002 35.2001.46
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2001-46_2002-06-14.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2001.00046

   

  rs/cd

  	
  Lugano

  14 giugno 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 agosto 2001 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 9 maggio 2001 emanata da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 17
gennaio 2000, __________ - all'epoca iscritta all'assicurazione contro la
disoccupazione e precedentemente attiva quale cameriera presso __________ - è
stata aggredita da tergo da un cane, pastore maremmano, mentre stava camminando
verso la fermata dell'autopostale in zona __________.

                                         Essa ha
riportato una ferita da morsicatura a livello lombo-sacrale nella regione della
natica destra, diverse escoriazioni a livello del gomito destro e del braccio
sinistro.

 

                                         L'Istituto
assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità ed ha regolarmente
versato le prestazioni assicurative.

 

                               1.2.   L'assicurata,
il 26 ottobre 2000, è stata visitata dal Dr. med. __________, specialista FMH
in psichiatria e psicoterapia (cfr. doc. _). Nel corso del mese di febbraio
2001 ha poi iniziato una terapia presso lo studio del citato medico (cfr. doc.
_).

 

                               1.3.   Con
decisione formale del 22 marzo 2001, l'Istituto assicuratore ha stabilito che
la cura relativa ai disturbi psicogeni sorti dopo l'infortunio del 17 gennaio
2000 era terminata, in quanto essi non sembravano suscettibili di notevole
miglioramento. Di conseguenza ha riconosciuto all'assicurata il diritto a una
indennità unica in contanti di fr. 53'064.-- che avrebbe permesso alla medesima
di reinserirsi nel mondo del lavoro senza problemi finanziari.

                                         Inoltre l'__________
ha deciso che secondo apprezzamento medico non erano più presenti conseguenze
organiche dell'infortunio che avrebbero potuto diminuire in misura apprezzabile
la capacità lucrativa (cfr. doc. _).

 

                               1.4.   Avverso il
summenzionato provvedimento l'assicurata, per il tramite dell'avv. __________,
ha interposto opposizione, sottolineando che all'interessata deve essere
riconosciuta una rendita di invalidità al 100% a tempo indeterminato (cfr. doc.
_).

 

                                         L'__________,
il 9 maggio 2001, ha sostanzialmente ribadito il contenuto della sua prima decisione,
precisando tuttavia che nel caso di specie non è dato il nesso di causalità
adeguato tra l'infortunio del 17 gennaio 2000 e i disturbi psichici presentati
dall'assicurata. Tenuto conto del tipo di prestazione riconosciuta, ha in ogni
caso rinunciato a operare una reformatio in pejus della decisione impugnata con
opposizione (cfr. doc. _).

 

                               1.5.   Con
tempestivo ricorso del 5 agosto 2001, __________, sempre patrocinata dall'avv.
__________, ha chiesto in via principale che l'__________ venga condannato a
versarle una rendita di invalidità al 100% a tempo indeterminato e in via
subordinata che le venga riconosciuta un'indennità unica in capitale del 100%
per tre anni giusta l'art. 23 LAINF.

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno del proprio
gravame:

 

" 
(…)

A      II 17
gennaio 2001 la ricorrente è stata aggredita da un grosso cane da tergo. Ella
ha descritto minuziosamente l'incidente: riferisce che è stata una aggressione
da tergo, inaspettata, violenta con una colluttazione durata all'incirca venti
minuti e con numerose persone accanto che non sono intervenute. Solo alla fine
un signore ha immobilizzato l'animale.

         La
signora __________ è stata in seguito curata ambulatorialmente all'Ospedale
__________ per una ferita lacero-contusa alla schiena. In questa occasione non
è stata vista da uno psichiatra. Dopo alcuni giorni è quindi stata riconosciuta
abile al lavoro dal medico curante il 26 gennaio 2000.

 

B      Per vari
mesi la paziente lamenta dolori toracici, una dispea non da sforzo ed una
insonnia grave.II dr. __________ ha effettuato tutti i controlli a livello
somatico presso i vari specialisti per escludere una patologia somatica dovuta
alla caduta in seguito all'aggressione o all'insorgere di una patologia
concomitante all'incidente. Tutti i controlli risultarono negativi.

         II 28
giugno il dr. med. __________ redige il proprio rapporto dal quale, oltre alle
cure proposte alla signora, risulta che la stessa accusa ancora dolori
persistenti all'emitorace basale sinistro e laterale al torace (vedasi anche
visita medica del 23 giugno 2000 del dr. __________ agli atti).

         Con
questo rapporto si richiedeva che venissero continuati i trattamenti
chiropratici che sembravano i soli ad alleviare le sofferenze dell'assicurata.
Il 26 giugno 2000 il dr. __________ redige il suo certificato sulla base del
quale consiglia un trattamento chiropratico di 12 a 15 sedute.

 

         II 23
agosto 2000 il dr. __________ sulla base di un esame TAC, malgrado i dolori
ancora accusati dall'assicurata, senza dare alcuna spiegazione agli stessi ,
suggerisce di limitare l'inabilità lavorativa della sua paziente al 50 %.

 

         Il 20
settembre 2000 l'assicurata viene visitata di nuovo dal dr. __________ che
formula la seguente diagnosi: "sospetta nevralgia intercostale a livello V
a sinistra con una componente psichica sovrapposta. Stato dopo contusione all'emitorace
sinistro, in seguito ad un grave attacco di un cane, con livello lombo-sacrale,
braccio superiore sinistro, gomito destro e avambraccio bilaterale. Nella sua
valutazione dice: " I disturbi

         attuali
lasciano pensare ad un problema attuale della psiche. Una valutazione da questo
lato è senz'altro indicata".

         Malgrado
detta conclusione dichiara l'assicurata abile al lavoro nella misura del 50%
dall'11.9.2000 e del 100% dal 2.10.2000.

 

         II 28
settembre la sottoscritta legale scrive alla __________ chiedendo che la sua
cliente sia riconosciuta inabile al lavoro al 100% sino alla definizione del
suo caso a livello psichiatrico. II 6 novembre la legale riscrive alla
__________ chiedendo una decisione formale; la __________ non sembra infatti
voler tener conto dei disturbi psicologici causati dall'incidente. Nella sua
risposta del 14 novembre 2000 la __________ nella persona del suo responsabile
di sede, signor __________, richiede un referto
psichiatrico sulla base del quale poter emanare il proprio giudizio. In
particolare si afferma: "A nostro giudizio è comunque solo sotto il
profilo psichiatrico che potrebbe giustificarsi una ulteriore inabilità
lavorativa".

 

         II 20
dicembre 2000 la __________ trasmette alla legale dell'assicurata il rapporto
dello psichiatra, dr. __________, e formula una proposta
di indennità unica in capitale, confermando di voler tener conto dei disturbi psicogeni
causati dall'infortunio assicurato. Durante tutto il decorso dei postumi
dell'infortunio la qui ricorrente non è stata in grado di intraprendere alcuna
attività lavorativa.

 

C      Con
decisione del 22 marzo 2001 la __________ ha assegnato all'assicurata, per tener
conto della situazione psichica, un'indennità unica in capitale del 50% per tre
anni.

 

D      Contro
tale decisione l'assicurata è insorta tempestivamente chiedendo, sulla base
dell'unico referto medico-psichiatrico allora disponibile, una rendita al 100%
a tempo indeterminato.

         II 5
maggio 2001 la __________ ha respinto l'opposizione della signora _________.

 

IN DIRITTO

 

l.-      Con
l'odierno gravame la ricorrente riconferma la propria domanda. Dal momento
dell'opposizione il quadro clinico della paziente è ulteriormente peggiorato. La
signora è inoltre stata vista da più psichiatri, si è sottoposta ad un Debriefing,
è stata seguita in psicoterapia. Vi è inoltre stata una ospedalizzazione di
numerose settimane presso la Clinica __________.

         I dati
in nostro possesso permettono una interpretazione ben diversa della situazione
di quella che è stata data dalla __________ sulla sola base del rapporto medico
del Dr. __________ del 26 ottobre 2000.

 

         Una
interpretazione delle ripercussioni dell'incidente quale quella esposta nella
decisione su opposizione non si giustifica sotto alcun punto di vista.

 

2.-    La
decisione impugnata si avvale della giurisprudenza del Tribunale federale per
fondare il proprio giudizio. Ora, indubbiamente queste sono applicabili al caso
che ci riguarda, ma devono essere interpretate in tutt'altro modo.

         II caso
deve pertanto essere ripreso punto per punto, soprattutto in base alla
decisione 115 V 133 segg. Dopo aver preso conoscenza del rapporto del dr.
__________ e del dr. __________.

 

         2.1  Inabilità lavorativa.

 

             Dai
certificati medici annessi risulta chiaramente che la signora __________ è
inabile al lavoro al 100 % dal mese di marzo 2001. Precedentemente, malgrado
l'abilità lavorativa dichiarata dai medici ella non aveva potuto lavorare.

             In
base al rapporto del dr. __________, psichiatra,
l'inabilità lavorativa dell'assicurata avrebbe indubbiamente cause psichiche,
causate da sindrome post-traumatica da stress.

 

         2.2  II nesso naturale tra questi gravi disturbi e
l'incidente è 

         indubbio.
La qui ricorrente non aveva mai avuto alcun disturbo di questo tipo prima
dell'aggressione. I presupposti giurisprudenziali a questo livello non sono
restrittivi (DTF 112 V 32 consid. 1 A).

 

         2.3  Tra
l'incidente e l'incapacità lucrativa e lavorativa deve sussistere anche un
nesso causale adeguato. Come citato nell'impugnata decisione il Tribunale
federale, per stabilire l'esistenza del nesso causale in caso di disturbi
psichici ha stabilito tre gruppi. La __________ ha ritenuto di dover
classificare l'incidente della qui ricorrente nel terzo gruppo ed applicare
pertanto nella sua analisi i criteri restrittivi di detta categoria.(vedi DTF
115 V pag. 138 ad 5b)

 

         a     Detta classificazione è contestata nella
fattispecie per i 

         motivi
che verranno esposti. Infatti si ritiene che l'incidente subito possa anche
essere classificato nel secondo gruppo con le conseguenze del caso.

       AI punto 2
della decisione impugnata la __________ riprende la descrizione dell'incidente
che risulta dal rapporto del 28.6.2000 e lo classifica, senza alcuna motivazione
e perentoriamente, nella categoria intermedia (terzo gruppo).

         Prima di
arrivare a tale classificazione, è giusto riflettere sulla particolarità
dell'incidente.

         Non si è
infatti trattato né di una semplice caduta con conseguenze fisiche, né di un
piccolo morso, bensì di una grave aggressione, durata una ventina di minuti,
con tentativi di fuga che sono risultati inutili e di un tentativo di
intervento pure fallito. Si sa che alla scena hanno assistito molte persone
ammutolite e impossibilitate ad intervenire, perché paralizzate dalla paura. Si
sa anche che l'unico uomo che abbia cercato di aiutare la signora sia stato
morsicato. Anche il dr. __________ ha qualificato l'aggressione come grave.

         Ora, va
perlomeno valutato, viste le gravi conseguenze psichiche subite
dall'assicurata, se una tale aggressione da parte di un grosso animale, non sia
da qualificare nel primo gruppo. Un cane è in grado di uccidere. Inoltre la
signora è stata aggredita dal retro, ciò che le ha causato un terribile spavento!

 

         Rilevante
sottolineare che sia a livello familiare, sia nella persona stessa non si
sono riscontrati elementi premorbosi o una particolare labilità (vedi
rapporto dr. __________ del 30 luglio 2001 pag. 2); anzi dal vissuto della qui
ricorrente ella ha sempre dimostrato una indubbia capacità nel superare le
difficoltà della vita e a provvedere al proprio sostentamento.

         I
sintomi di una sindrome post-traumatica da stress si sono manifestati sotto
forma ansiosa e di una somatizzazione sia subito dopo l'incidente, sia numerosi
mesi dopo; si veda ad esempio il certificato medico LAINF del dr. __________
del 4 luglio 2000. I medici hanno indubbiamente sottovalutato l'impatto
psichico che un evento del genere è in grado di causare.

 

         b     Subordinatamente
si ritiene che se l'incidente dovesse essere catalogato nel terzo gruppo, sia
da classificare nella prima sottocategoria, segnatamente come un infortunio che
si avvicina alla categoria superiore.

         Un solo
fattore di quelli annoverati nella DTF 15 V pag. 140 ad c) è allora sufficiente
ad ammettere il nesso causale adeguato tra l'evento ed i danni alla salute
lamentati. Ora, è indubbio che nel nostro caso sono dati vari fattori oltre a
quello della particolare spettacolarità dell'infortunio, ammesso e esplicitamente
riconosciuto dalla __________ stessa.

 

         c     Ancor
più subordinatamente: nella denegata ipotesi che la classificazione operata
dalla __________ sia condivisa da questo lodevole Tribunale, si postula che
questa istanza riconosca che molti dei fattori annoverati dalla giurisprudenza
per l'ammissione di una causalità adeguata, così come la loro intensità siano
largamente presenti e che quindi venga riconosciuto il nesso di causalità
adeguata tra l'incidente e i danni alla sua salute implicanti una duratura
incapacità lavorativa dell'assicurata.

 

                Visti
i rapporti medici e l'insieme delle circostanze sono indubbiamente dati:

         ·      la particolare spettacolarità
dell'infortunio

     ·      l'esistenza di una sindrome post-traumatica
da stress intervenuta dopo l'infortunio dovuta a grave shock

         ·      la durata
eccezionalmente lunga della cura medica 

         ·      i dolori
somatici persistenti

         ·      la presumibile cura errata dei medici
che non hanno saputo determinare con chiarezza le cause delle gravi sofferenze
fisiche e psichiche della signora __________

 

II nesso di
causalità adeguata deve pertanto essere riconosciuto,

 

3.-    La
__________ ha riconosciuto all'assicurata una indennità unica per tre anni
corrispondente al 50% del proprio salario.

         Dal 4
ottobre 2000 la signora __________ non ha più potuto lavorare e non ha ricevuto
alcun compenso. Dal marzo 2001 è stata dichiarata inabile al lavoro dal medico
e non certo per motivi di tipo tattico, come sembra insinuare la __________,
visto il decorso psichico. Non è dato di sapere per quanto tempo ancora tale
incapacità lavorativa sussisterà e se vi saranno ricadute, nel caso in cui la
signora dovesse tentare di reinserirsi nel mondo del lavoro.

 

         La
devoluzione di una somma in denaro non dovrebbe, a mente del medico psichiatra
curante, avere alcun effetto terapeutico sulla paziente e permetterle una
guarigione. Una cosa è certa comunque. Visto il decorso della malattia è
altamente verosimile che la somma versata non coprirà il danno subito
dall'assicurata: basti pensare che ella ha già praticamente usufruito di 10
mesi al 100% corrispondenti a 20 mesi al 50% sui 36 accordatile e che ancora
soffre moltissimo dei postumi dell'incidente e della sindrome sviluppata, o
meglio come risulta dal certificato del dr. __________.

         La
signora lamenta dolori fisici oltre che psichici. Da ormai un anno e mezzo la
ricorrente lamenta gravi dolori fisici (sintomi toracici con forti dolori e
difficoltà nel respiro in particolare) che non le permettono di dormire, di
vivere una vita privata decorosa, di raggiungere una certa serenità e neppure
di lavorare, tanto meno come cameriera. Si veda a questo proposito anche il
rapporto del dr. __________ del 23 luglio 2001 sotto decorso e proposte).

 

         Si
chiede pertanto, eventualmente sulla base di una ulteriore perizia psichiatrica
se i dati forniti non dovessero bastare a questo lodevole Tribunale, di
rivalutare la situazione, contemplando la possibilità di una rendita al 100%,
ritenuto che verosimilmente il grado di inabilità lavorativa si aggiri ancora
oggi oltre il 70%.

 

         Nel
caso infine che una rendita fosse negata, malgrado l'insieme delle circostanze,
si postula che l'indennità versata in base all'art. 23 LAINF sia aumentata
considerevolmente, raggiungendo se possibile il massimo consentito,
corrispondente, nella fattispecie al doppio della somma versata.

 

4.-    E' molto
difficile stabilire il danno effettivo ed è certo che la decisione della
__________ è stata prematura. Ciò che risulta evidente è che non è attualmente
possibile conoscere il decorso della situazione. Anche nel caso dell'ipotesi di
una ripresa del lavoro al 50% non è dato di conoscere se lo stato di salute
permetterà all'assicurata di poterlo sostenere, mentre una ripresa al 100%
risulta indubbiamente impensabile.

         Alla
luce delle attuali circostanze, in particolare il grave stato psichico della
signora, l'ospedalizzazione, la scomparsa di qualsiasi sintomo rivendicativo
nonché l'inabilità lavorativa perdurante, si chiede che venga operato un quadro
pertinente della situazione atto a stabilire la rendita o l'indennità la più
adeguata al caso, fermo restando che una "reformatio in pejus" deve
essere esclusa." (Doc. _)

 

                               1.6.   L'__________,
in risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame e in via principale
che venga operata una reformatio in pejus della decisione su opposizione 9
maggio 2001, rifiutando il diritto a un'indennità unica in capitale. In via
subordinata ha chiesto che la decisione su opposizione sia confermata. Degli
argomenti addotti si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(cfr. doc. _).

 

                               1.7.   Pendente
causa il TCA ha sottoposto i seguenti quesiti al Dr. med. __________:

 

" 
(…)

1.      Diagnosi psichiatrica in base all'ICD-10 o DSM IV?

 

2.      I
disturbi diagnosticati sono con certezza, o almeno con probabilità preponderante,
conseguenza naturale dell'infortunio del 17 gennaio 2000? Voglia, in ogni caso,
motivare puntualmente la sua risposta.

3.      Come
spiega il fatto che, nel rapporto del 26.10.2000, lei ha fatto stato
dell'esistenza di una componente rivendicativa sul piano assicurativo, mentre
che, nel referto del 30.7.2001, non se ne fa più accenno?

 

4.      Nel
rapporto del 30.7.2001, lei ha dichiarato che, citiamo: "Non penso che
ora il versamento di un indennizzo da parte dell'Ente assicurativo possa avere
un valore terapeutico". AI proposito, la invitiamo ad illustrare le
ragioni per cui, a suo avviso, il versamento di un'indennità in capitale non
permetterebbe probabilmente d'ottenere un miglioramento della capacità
lucrativa dell'assicurata, e ciò contrariamente all'esperienza generale."
(Doc. _)

 

                                         Il Dr. med.
__________, il 12 ottobre 2001, ha risposto:

 

" 
(…)

1.      Diagnosi psichiatrica in base all'ICD-10 o DSM N?

 

Sindrome post-traumatica da stress F43.1 ICD-10.

 

2.      I
disturbi diagnosticati, sono con certezza, o almeno con probabilità
preponderante, conseguenza naturale dell'infortunio del 17 gennaio 2000?
Voglia, in ogni caso, motivare puntualmente la sua risposta.

 

Si, poiché la paziente non manifesta nessuna sintomatologia
preesistente.

Dopo il trauma, si è confrontata con sintomi di somatizzazione e
cambiamenti anche a livello di carattere con aumento delle pulsioni aggressive
ed una certa facilità di passaggio all'atto.

 

3.      Come
spiega il fatto che, nel rapporto del 26.10.2000, lei ha fatto stato di una
componente rivendicativa sul piano assicurativo, mentre che, nel referto del
30.07.2001, non se ne fa più cenno?

 

La reazione stenica di questa paziente, il suo carattere (forte),
il suo modo di atteggiarsi, che poteva apparire rivendicativo, il risultato
negativo del "debriefing", inducevano a pensare all'esistenza anche
di una componente assicurativo-rivendicativa.

 

L'evoluzione della paziente in trattamenti stazionari e semistazionari,
la sua sempre maggior presa di coscienza sul fatto che i suoi sintomi potevano
essere legati a problemi di natura psichica, i contenuti di un vissuto anamnestico
non sempre facile, mi hanno in effetti fatto cambiare opinione, per cui nel mio
rapporto del 30.07.2001 non ho più accennato alla componente rivendicativa.

 

4.      Nel rapporto del 30.07.2001, lei ha dichiarato che,
citiamo: "Non penso che ora il versamento di un indennizzo da parte
dell'Ente assicurativo possa avere un valore terapeutico".

         Al
proposito, la invitiamo ad illustrare le ragioni per cui, a suo avviso, il
versamento di un'indennità in capitale non permetterebbe probabilmente
d'ottenere un miglioramento della capacità lucrativa dell'assicurata, e ciò
contrariamente all'esperienza generale

Il versamento di un'indennità di capitale non può aiutare questa
paziente a migliorare la sua capacità lucrativa.

Come detto nel punto precedente la paziente ha preso gradualmente
coscienza anche di una certa "fragilità" anamnestico-costituzionale,
mascherata forse da una struttura dall'apparenza stenica.

Ritengo quindi dunque che ci vorrà del tempo affinché ella possa
elaborare psicologicamente il suo vissuto in correlazione con la sua biografia.

Un indennizzo in capitale chiuderebbe semplicemente "il
caso", ma a mio modo di vedere non sarebbe d'alcun aiuto per la paziente
stessa." (Doc. _)

 

                               1.8.   Il 22
ottobre 2001 l'__________ ha rilevato:

 

" 
ci riferiamo alle conclusioni 12.10.2001
del dott. __________.

 

L'__________ non può che dimostrare il proprio scetticismo in
merito al cambiamento di opinione del dott. __________. A
mente dell'__________ i motivi addotti non sono suffi­cienti per ammettere che,
in concreto, l'indennità unica in capitale non sia atta a raggiungere il suo
scopo. Come già indicato in sede di opposizione è possibile operare
un'eccezione alla regola di principio enunciata all'art. 23 LAINF solo in base
ad una valutazione chiara e categoria e corrispondente alla dottrina dominante.
Fra l'altro non può essere ignorato che il dott. __________ è il curante
dell'assicurata. Ora, secondo la giurisprudenza, né l'amministrazione né il
giudice devono attenersi ai certificati dei curanti in quanto quest'ultimi,
tenuto conto delle relazioni di fiducia che instaurano con i loro pazienti,
tendono generalmente a rilasciare pareri a loro favorevoli (DTF 125 V 353).

 

Indipendentemente da queste considerazioni l'__________ non può
che ribadire la pro­pria richiesta tendente ad una reformatio in pejus dell'impugnata
decisione su opposizione in quanto la causalità adeguata, quesito giuridico,
non è data." (Doc. _)

 

                               1.9.   L'avv.
__________, il 26 ottobre 2001, ha osservato:

 

" 
(…)

con riferimento alla vostra missiva del 17 ottobre scorso e ai
documenti allegati alla stessa vi comunico di non avere particolari
osservazioni da fare al contenuto degli stessi.

Ricordo che lo stato di salute della paziente non può ancora
essere definito e che pure la sua abilità lavorativa non raggiunge il 50%. Vi
sono grossi problemi a livello psichico e sarebbe pertanto opportuno richiedere
ulteriori informazioni al Dr. __________. Nel dubbio
rimane aperta la possibilità di una ulteriore perizia psichiatrica." (Doc.
_)

 

                                         Inoltre
la patrocinatrice dell'assicurata, il 20 dicembre 2001, il 30 gennaio 2002 e il
26 febbraio 2002, ha inviato a questa Corte dei certificati medici del Dr.
__________ che attestano l'inabilità lavorativa dell'insorgente al 100%,
complessivamente dal 10 dicembre 2001 al 31 marzo 2002 (cfr. doc. _).

 

                              1.10.   L'______,
l'11 marzo 2002, ha puntualizzato:

 

" 
(…)

 prendiamo
nota che il dott. __________ attesta ora un'inabilità lavorativa per malat­tia
per cui non si può nemmeno parlare di disturbi in relazione causale natura­le
con l'infortunio." (Doc. _)

 

                             1.11.   Il 18 marzo
2001, la patrocinatrice dell'assicurata ha indicato:

 

"La __________ in data 22 ottobre 2001 ha inoltrato un commento
alle conclusioni del 12 ottobre 2001 del Dr. med. __________. La
__________ ritiene che il parere espresso dall'esperto non possa essere preso
in considerazione in quanto egli è il medico curante della signora. La
__________ critica tuttavia unicamente l'affermazione del medico con la quale
egli afferma che una indennità unica in capitale nella fattispecie non sia atta
a raggiungere il suo scopo.

A questo proposito va rilevato che la __________ ha preso una
decisione in un momento alquanto inopportuno. Infatti, considerato che proprio
il suo medico aveva consigliato di ricercare una causa psichiatrica all'origine
dei disturbi e dei dolori dell'assicurata, sarebbe stato meglio attendere il
decorso della malattia e/o far esperire una perizia da uno specialista del ramo.
Non si giustificava però la scelta di non pagare più alcunché all'assicurata
malgrado che il Dr. __________ avesse detto nella sua valutazione "I
disturbi attuali lasciano pensare ad un problema attuale della psiche. Una
valutazione da questo lato è senz'altro indicata". La paziente aveva
d'altronde accettato di consultare il Dr. __________, che
gli era stato indicato dalla __________, con un atteggiamento malfidente. La
signora __________ faceva fatica ad accettare che i suoi disturbi fossero di
origine psichiatrica.

 

II 14 novembre 2000 il signor __________, responsabile
della sede __________, ha richiesto un referto psichiatrico sulla base del
quale poter emanare un proprio giudizio. Egli afferma in quell'ambito: " A
nostro giudizio è comunque solo sotto il profilo psichiatrico che potrebbe
giustificarsi una ulteriore inabilità lavorativa.

 

Nel nostro caso non si può quindi considerare che il parere del
Dr. __________, in una prima fase medico perito della
__________ e non il medico curante della signora, debba rimanere ininfluente ai
fini del giudizio. Infatti è del Dr. __________ che la
__________ ha desiderato avvalersi per le sue valutazioni. E' d'altronde
per questo motivo che la signora ha consultato lui e non un altro medico.

Sostenere ora che il Dr. __________ è il medico curante e che
pertanto ciò che aveva valore peritale ieri non abbia più alcun valore
probatorio oggi è contrario alla buona fede e offensivo anche per il Dr.
__________, al quale sinora la __________ aveva dato tutta
la sua fiducia. Non si dimentichi che varie perizie vengono curate da questo
medico, il quale non si può certo permettere di scrivere pareri compiacenti,
tanto meno riguardo ad una paziente che gli è stata inviata dalla __________.

 

II decorso della malattia ha portato il Dr. __________ a
rilasciare le conclusioni versate agli atti. La signora è inoltre tuttora
inabile al lavoro e soffre delle conseguenze di una sindrome posttraumatica da
stress, o meglio come diagnosticato dal Dr. __________.

Ne discende che il parere del Dr. __________ deve essere
considerato in modo completo proprio perché egli è stato chiamato dalla
__________ stessa a dare un parere e che la sua conoscenza del decorso della
malattia non può che fornire elementi utili per la risoluzione del caso.

Se questo lodevole Tribunale ritenesse tuttavia insufficienti i
dati in suo possesso, può ordinare una perizia, atta a diagnosticare il male di
cui soffre la signora e la possibile causalità. Tale perizia è richiesta ai
fini del giudizio.

 

La __________ nega l'esistenza di una causalità adeguata. I fatti
(i disturbi si sono manifestati dopo l'incidente, la signora non ha alcuna
personalità premorbosa), il parere del Dr. __________ e le considerazioni
esposte nel ricorso depongono per un nesso di causalità adeguato tra
l'incidente e il danno.

 

Si rileva infine che la domanda di "reformatio in pejus"
è infondata in quanto non giustificata da alcuna valida motivazione. La signora
__________ è ormai inabile al lavoro dal momento dell'incidente, cioè da oltre
due anni. La maggior parte dei periodi di inattività è attestato da certificati
medici agli atti. L'indennità versata si dimostra pertanto già oggi
insufficiente a coprire il danno subito." (Doc. _)

 

                             1.12.   L'Istituto
assicuratore convenuto, con scritto del 27 marzo 2002, ha precisato:

 

" 
(…)

L'__________ ha motivato la propria domanda di reformatio in pejus
sostenendo che la causalità adeguata fra l'infortunio e i disturbi psichici non
è adempiuta. La ricorrente non si è mai addentrata sull'analisi dei criteri
giurisprudenziali. Si ricorda che l'adequanza è un quesito prettamente
giuridico per cui il parere del medico, anche di uno specialista, è
irrilevante.

 

Per quanto riguarda il dott. __________ è innegabile che egli,
occupandosi della te­rapia della ricorrente e senza nulla voler togliere alla
sua persona, non può essere considerato quale perito ai sensi della
giurisprudenza. Sintomatico è poi il fatto che negli ultimi certificati detto
medico ha attestato un'inabilità lavorativa per malattia.

 

Le indennità uniche in capitale ex art. 23 LAINF vengono versate
in base ad un pronostico per cui la decisione dell'__________ non può essere
definita intempestiva.

 

In sostanza l'__________ si conferma nella sua richiesta
principale (reformatio in pejus non essendo data, in ogni caso almeno, la
causalità adeguata) e subordi­nata (indennità unica in capitale)."

(Doc. _)

 

                             1.13.   L'avv.
__________, il 15 aprile 2002, ha osservato:

 

" 
(…)

prendo posizione alla lettera della __________ dell' 11 marzo 2002
con la quale si faceva rilevare che il dr. med. __________, psichiatra,
usava il termine di malattia nei propri certificati medici e che pertanto non
si  potrebbe riconoscere alla signora un'incapacità lavorativa dovuta ali'
incidente del 17 gennaio 2000.

Allego pertanto alla presente la presa di posizione del dr.
__________, il quale ribadisce che la situazione
patologica della signora ___________ è chiaramente e direttamente correlata con
I'incidente sopracitato.

La designazione scelta dal medico per definire lo stato di salute
della signora non è certo rilevante nella fattispecie, nella misura in cui I'
incidente ha causato un trauma gravissimo che ha fatto insorgere i gravi
disturbi di cui soffre da tempo e ancora la signora __________.

Il dr. __________ ha anche fatto rilevare che prima dell'incidente
non vi era uno stato premorboso, che la signora _________ era sempre stata
abile al lavoro." (Doc. _)

 

                             1.14.   Il 19 aprile
2002 l'__________ ha infine comunicato:

 

" 
(…)

L'__________ ci tiene ancora a precisare alla luce dello scritto
10.4.2002 del dott. __________ al legale dell'assicurata che:

 

-     il fatto
che prima dell'infortunio non sussistevano dei disturbi clinici né un'inabilità
al lavoro è ininfluente in quanto il principio "post hoc, ergo propter
ho" non è un mezzo di prova (DTF 119 V 341);

-     determinanti
sono i fatti esistenti al momento del rilascio della
decisione su opposizione." (Doc. _)

 

                             1.15.   I doc. _ e _
sono stati sottoposti all'assicurata, tramite la sua rappresentante, con la
facoltà di presentare eventuali osservazioni scritte (cfr. doc. _ e _).
L'interessata è rimasta silente.

 

                                         L'8
maggio 2002 la patrocinatrice dell'insorgente ha tuttavia inviato al TCA un
ulteriore certificato medico del Dr. __________ del 3 maggio 2002, il quale
attesta che l'assicurata è inabile al lavoro al 100% dal 1° al 31 maggio 2002
(cfr. doc. _).

                                         Questi
documenti sono stati trasmessi per conoscenza all'__________ (cfr. doc. _).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il TCA è
chiamato preliminarmente a stabilire se i disturbi psichici di cui soffre __________
si trovano in una relazione di causalità naturale e adeguata con l'evento
traumatico del 17 gennaio 2000 e dunque se l'Istituto assicuratore convenuto è
tenuto a un obbligo contributivo.

                                         Nell'affermativa
questa Corte è chiamata a valutare se l'assicurata ha diritto a un'indennità
unica in capitale o a una rendita di invalidità ordinaria.

                                         Non è
invece oggetto di contestazione il fatto che l'assicurata non presenti più
conseguenze organiche dell'infortunio, circostanza accertata grazie a una TAC del
torace, ad una scintigrafia e a un'infiltrazione con anestesia locale (cfr.
doc. _).

 

                                  A)   Disturbi
psichici: causalità naturale e adeguata con l'infortunio del 17 gennaio 2000?

 

                               2.2.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le
sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.3.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361 consid.
5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale
fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli
infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un
ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio,
dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari
e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF
127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.4.   Diversa
invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere
psichico, dove la nozione di causalità adeguata assume un'importanza
fondamentale. 

                                         In merito
all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura
psichica manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi
ripetutamente e la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde trasformazioni.

                                         Di questa
evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è
riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante
nell'insieme delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe psicogene
non si misura più per rapporto alle reazioni di una persona
"normale"); in DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può
essere negata se alla luce della personalità pretraumatica dell'assicurato
l'infortunio non è, con le circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza);
in RAMI 1988 U47 pag. 225 in cui il TFA ha ribaltato la precedente formulazione
negativa esigendo che l'infortunio rivesta "una certa importanza" per
rapporto a tutto il complesso delle circostanze; e, infine, in DTF 115 V 133,
in cui la somma Istanza ha ritenuto utile procedere ad una classificazione
degli infortuni sulla base di criteri oggettivi anziché fondarsi
direttamente sul modo in cui la vittima ha vissuto ed elaborato il trauma. 

                                    Il TFA conferisce
valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio ma all'evento
infortunistico come tale, valutato oggettivamente in funzione del modo in cui é
avvenuto l'infortunio propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid. 5; RAMI
1992 U154 p. 246ss).

 

"  A
seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre
categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio".

 

                                         Di regola
l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi
("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli
infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla
salute psichica").

                                    Per contro,
nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha
leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad
esempio, caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a
priori (RAMI 1992 U154, 246ss). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la causa
fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da ricercare in
fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione costituzionale.
"E' noto per esperienza che gli infortuni della presente categoria, data
la loro minima importanza, non possono influire sulla salute psichica
dell'infortunato".

                                         Per
quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli
"eventi che non possono essere classificati nelle due predette
categorie" - l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente
riferimento all'evento infortunistico:

 

"  Occorre
piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che
sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto
diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di
apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e
l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio,
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica".

 

                                         I criteri
di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

 

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

 

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

 

                                         -  i
dolori somatici persistenti;

 

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

 

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

 

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Il TFA
opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.

 

                                         Gli
infortuni medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro
relativa gravità:

 

                                         -  infortuni
la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina
addirittura agli infortuni della categoria superiore;

 

                                         -  infortuni
di media gravità all'interno della categoria medio-        grave;

 

                                         -  infortuni
di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni
insignificanti o leggeri).

 

                                         Nel primo
caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.

 

                                         Nel
secondo bisogna nuovamente distinguere:

 

                                         -  se
un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga
dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura),
l'adeguatezza è ammessa; 

                                         -  in
caso contrario occorre l'intervento di più fattori.

 

                                         Nel terzo
sottogruppo è richiesta alternativamente:

 

                                         -  la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o

                                         -  la
particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Solo a
queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.

                                         Se
però queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano
altre cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla
predisposizione costituzionale della vittima.

                                         Può
essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono
particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche
se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta, l'infortunio
avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa gli altri
fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega all'irrilevanza la sua
eventuale particolare vulnerabilità. 

                                         Non
importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in
ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri
traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.

                                         In RAMI
1995 U215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va
effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto
dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.

 

                               2.5.   Nell'evenienza
concreta l'__________, con la decisione impugnata, ha lasciato aperta la
questione a sapere se le turbe psichiche lamentate dall'assicurata
costituiscano una naturale conseguenza dell'evento traumatico del 17 gennaio
2000, siccome, in ogni caso, farebbe difetto il nesso di causalità adeguata.
Tale infortunio deve essere infatti classificato nella categoria intermedia
propriamente detta. Il solo criterio poi che potrebbe entrare in considerazione
è la spettacolarità dell'infortunio, ma esso non è dato in modo particolarmente
intenso (cfr. doc. _). 

                                         Per
questo motivo l'Istituto assicuratore convenuto, nella risposta di causa,
chiede che venga operata una reformatio in pejus della decisione su opposizione
del 9 maggio 2001 e che dunque sia rifiutato il diritto a un'indennità unica in
capitale, visto che la sua responsabilità non è data (cfr. doc. _).

 

                                         Questa
tesi è avversata dalla ricorrente, la quale ritiene che l'aggressione da parte
del cane, avvenuta il 17 gennaio 2000, costituisca un infortunio grave, o
perlomeno di grado medio ma che si avvicina a quelli di grado superiore, e che
più fattori, oltre a quello della spettacolarità, siano dati. Pertanto il nesso
di causalità adeguato deve essere riconosciuto (cfr. consid. 1.5.).

 

                                         Questa
Corte, il 12 ottobre 2001, ha interpellato il Dr. med. __________, specialista
FMH in psichiatria e psicoterapia, che ha in cura l'assicurata, chiedendogli
espressamente se i disturbi diagnosticati sono con certezza, o almeno con
probabilità preponderante, conseguenza naturale dell'infortunio del 17 gennaio
2000 (cfr. consid. 1.7.).

                                         Il Dr.
__________ ha risposto:

 

" 
Sì, poiché la paziente non manifesta nessuna
sintomatologia preesistente. Dopo il trauma, si è confrontata con sintomi di
somatizzazione e cambiamenti anche a livello di carattere con aumento delle
pulsioni aggressive ed una certa facilità di passaggio all'atto." (cfr.
doc. _)

 

In siffatte condizioni il TCA non scorge alcun
motivo per non fare propria la valutazione espressa dal Dr. __________, il cui
apprezzamento risulta essere senz'altro completo sul punto litigioso, chiaro
nell'esposizione degli elementi sanitari e nella valutazione della situazione (cfr.RJJ
1995 pag. 44; RAMI 1991 U 133 pag. 312 consid. 1b), ragione per cui deve
esserle riconosciuta piena forza probante. 

                                         Pur
considerando infatti che alle certificazioni del medico curante - anche se
specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M, U 202/01, consid.
2b/bb) - va riconosciuto un valore di prova limitato, e ciò in ragione del
rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid.
3b/cc), resta il fatto che l'opinione espressa dal Dr. __________, al quale
questa Corte ha peraltro chiesto delle ulteriori precisazioni in corso di causa
(cfr. consid. 1.7.), risulta essere convincente e priva di ogni contraddizione.

 

                                         Del resto
va segnalato che lo specialista, prima di seguire regolarmente la ricorrente,
era stato indicato a quest'ultima proprio dall'assicuratore infortuni convenuto
per una valutazione del suo stato psichiatrico (cfr. consid. 1.11.). Questa
circostanza non è stata d'altronde contestata dall'__________.

                                         Pertanto
può senz'altro venire ammesso che i disturbi psichici lamentati dalla
ricorrente sono una naturale conseguenza dell'evento traumatico del 17 gennaio
2000

 

                               2.6.   Esaminando
l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto procedere alla
classificazione dell'infortunio occorso alla ricorrente.

 

                                         La
dinamica dell'evento traumatico del 17 gennaio 2000 risulta chiaramente dal
Rapporto del 28 giugno 2000 redatto dall'__________ e, d'altronde, non è mai
stata oggetto di discussione tra le parti:

 

" 
(…)

In data 17.1.2000 verso le ore 13.20 si stava
recando alla fermata dell'autopostale sita presso il __________. Nei pressi
della __________, in zona __________, è stata aggredita da tergo da un grosso
cane (un pastore maremmano). Nell'atto di girarsi su se stessa, da sinistra
verso destra, il cane ha afferrato la  borsetta che teneva sulla spalla
sinistra. Ha cercato di liberarsi, ma il cane, di grossa taglia, ha iniziato a
strattonarla verso di sé prima di saltarle addosso e farla cadere all'indietro sull'emicorpo
laterale sinistro, urtato sul terreno gelato del campo di mais adiacente il
bordo stradale.

Intervenuto per liberarla il signor __________,
che per malasorte ha subito la sua stessa sorte.

Da parte sua ha cercato una prima volta di
rialzarsi, cercando rifugio in un'autovettura, ma veniva nuovamente aggredita e
fatta cadere a terra dal cane. Nella fattispecie picchiava le ginocchia ed il
torace a terra. Il cane è nuovamente stato distratto da altre persone
intervenute sul posto. Le riusciva  così di mettersi al riparo all'interno di
un'autovettura." (Doc. _)

 

                                         Dal
certificato medico del 1° febbraio 2000 dell'Ospedale regionale di __________,
che si è occupato in prima battuta dello stato di salute dell'assicurata,
risulta che essa, a causa del sinistro, ha riportato una piccola ferita alla
natica destra e delle escoriazioni-echimosi al braccio destro. Dal profilo
terapeutico i medici hanno proceduto alla disinfezione della ferita e a
effettuare il richiamo dell'antitetanica (cfr. doc. _).

                                         La cura
della ricorrente è poi continuata presso il suo medico curante, Dr. med.
__________, medico generico FMH, il quale il 9 febbraio 2000 ha indicato quale
diagnosi una ferita da morsicatura di cane a livello lombo-sacrale, braccio
superiore sinistro, gomito destro e avambraccio bilaterale. Nessuna cura
particolare è stata prescritta all'insorgente (cfr. doc. _).

 

                                         In una
sentenza del 16 luglio 2001 nella causa J., (U 146/01), il Tribunale federale
delle assicurazioni si è chinato su di una fattispecie analoga alla presente e
ha stabilito che tra un'aggressione da parte di due cani dobermann nei
confronti di un'assicurata e i disturbi psichici lamentati dalla medesima
intercorreva un nesso di causalità adeguata. Vista la drammaticità dello svolgimento
dell'evento, il sinistro è stato infatti considerato un infortunio grave
all'interno della categoria medio-grave. Occorreva pertanto la presenza di uno
solo dei fattori menzionati dalla giurisprudenza per riconoscere il nesso di
causalità adeguata. Nel caso di specie è stato ritenuto adempiuto il criterio
della spettacolarità.

                                         Al
riguardo l'alta Corte federale ha rilevato:

 

" 
(…)

           3.- a) Streitig und zu prüfen ist, ob der
für die Leistungspflicht des Unfallversicherers zusätzlich erfor­derliche adäquate
Kausalzusammenhang besteht.

           Im vorliegenden Fall wurde die
Beschwerdeführerin von zwei Hunden der Rasse Dobermann angegriffen und zu Fall
ge­bracht. Es handelt sich bei diesen Tieren um scharfe Wach­

und Schutzhunde mit einer Widerristhöhe bis 72 cm
und einem Gewicht bis 45 kg (Esther J.J. Verhoef-Verhallen, lHundel­Enzyklopädie,
Karl Müller Verlag, 5. Aufl., S. 59; Brock­haus-Enzyklopädie 19. Aufl., Bd. 5
S. 572). Die Beschwer­deführerin erlitt eine Rissquetschwunde, mehrere zum Teil
klaffende Fleischwunden, ausgedehnte Hämatome sowie Schürf­wunden. Es handelt
sich hiebei um einen Unfall, der erfah­rungsgemäss als geeignet betrachtet
werden kann, zu schwe­ren Verletzungen zu führen und massive Ängste auszulösen
(vgl. auch BGE 102 II 237 f. Erw. 2).

 

           b) Angesichts des augenfälligen und
dramatischen Geschehensablaufs sowie der erlittenen Verletzungen ist der zu
beurteilende Unfall vom 3. März 1997 dem mittleren Be­reich aber - entgegen der
Ansicht von Vorinstanz und Be­schwerdegegnerin - darin den schwereren Fällen
zuzuordnen. Für die Bejahung des adäquaten Kausalzusammenhangs zwischen dem Unfallgeschehen und dem (psychisch bedingten) Gesund­heitsschaden
genügt es daher, wenn ein einziges unfallbezogenes Kriterium erfüllt ist (3-GE
115 V 140 Erw. 6c/bb).

 

           c) Nach dem Dargelegten ist das Kriterium
der besonde­ren Eindrücklichkeit des Unfalls erfüllt, weshalb die Adä­quanz des
Kausalzusammenhangs zwischen dem Ereignis vom

3. März 1997 und den psychischen Beschwerden (posttrauma­tische
Belastungsstörung, somatoforme Schmerzstörung), zu bejahen ist. Daran ändert
nichts, dass die Beschwerde­führerin wissen musste, dass sich die Hunde im
fraglichen Zimmer aufhielten, deren Türe sie öffnete." (cfr. STFA del 16 luglio
2001 nella causa J, U 146/01 consid. 3)

 

                                         Nell'evenienza
concreta, alla luce della giurisprudenza appena citata, della dinamica
dell'evento, delle lesioni riportate e considerato che l'assicurata è stata
aggredita da un cane di razza pastore maremmano - di regola di altezza al
garrese dai 58 ai 65 cm (cfr. Enciclopedia universale Garzanti, voce
"maremmano"), il TCA deve concludere che il sinistro subito
dall'assicurata è di grado medio-grave al limite della categoria degli
infortuni gravi.

 

                                         Il
giudice è quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.4. Per ammettere
l'adeguatezza fra l'evento del 17 gennaio 2000 ed il danno alla salute psichica
è, pertanto, necessaria la presenza di uno solo dei fattori.

 

                                         Al riguardo
va innanzitutto ricordato che, nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di
causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i postumi
di natura organica (cfr. RAMI 1999 U341 p. 409 e RAMI 1993 U166, p. 94 consid.
2c e riferimenti).

 

                                         Nella
presenta fattispecie l'assicurata è stata aggredita da tergo da un cane di
grossa taglia, la colluttazione è durata un certo lasso di tempo. L'animale
infatti, benché si sia distratto per qualche momento, ha ripreso più volte
l'attacco contro la ricorrente. Anche un uomo che ha tentato di soccorrere
l'assicurata è rimasto ferito. 

                                         In simili
condizioni, richiamata la giurisprudenza federale citata, questo Tribunale
ritiene che il criterio della particolare spettacolarità dell'infortunio è soddisfatto.

 

                                         Occorre
dunque concludere che l'infortunio assicurato ha avuto, secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, un significato
decisivo per l'instaurazione dei disturbi psichici di cui __________ soffre:
l'adeguatezza del nesso di causalità deve pertanto essere ammessa.

                                         Va
peraltro rilevato che il nesso di causalità adeguata era già stato riconosciuto
dall'Istituto assicuratore convenuto nella decisione formale del 22 marzo 2001
(cfr. consid. 1.3.; doc. _).

 

                               2.7.   Sulla base
di quanto esposto, a differenza di quanto preteso dall'__________ nella
risposta di causa (cfr. consid. 1.6., doc. _), nel caso in esame non risultano
gli estremi per procedere a una "reformatio in pejus" ai sensi dell'art.
108 cpv. 1 lett. d LAINF.

 

 

                                  B)   Indennità
unica in capitale o rendita di invalidità ordinaria?

 

                               2.8.   Chiarito
l'aspetto eziologico dei disturbi psichici di cui soffre l'assicurata ed
ammesso il nesso di causalità adeguata con l'infortunio, questa Corte deve
verificare se la ricorrente ha diritto a un'indennità unica in capitale, come
asserito dall'Istituto assicuratore convenuto (cfr. consid. 1.3.; 1.4.; 1.6.;
doc. _; _; _), o a una rendita di invalidità ordinaria come per contro
richiesto dall'assicurata (cfr. consid. 1.5.).

 

                               2.9.   Giusta l'art.
23 LAINF se dalla natura dell'infortunio e dal contegno dell'assicurato si può
arguire che egli riacquisterà la capacità di guadagno mercé l'assegnazione di
un'indennità unica, cessano le prestazioni effettuate fino allora e
l'assicurato riceve tale indennità, pari al massimo a tre volte il guadagno
annuo assicurato (cpv. 1).

                                         Eccezionalmente
può essere erogata un'indennità unica oltre alla rendita ridotta (cpv. 2).

 

                                         L'art. 35
OAINF prevede che l'ammontare dell'indennità unica corrisponde alla somma delle
rate di una rendita, il cui importo e la cui durata sono determinati giusta la
gravità e l'evoluzione del danno e lo stato di salute dell'assicurato all'epoca
in cui detta indennità viene concessa e in previsione del ristabilimento della
capacità lucrativa (cpv. 1).

                                         L'indennità
unica può essere assegnata anche in caso di revisione della rendita (cpv. 2).

 

                                         Ghélew, Ramelet
et Ritter in Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna
1992, pag. 118-119, a proposito dell'indennità unica in capitale osservano
quanto segue:

 

"Contrairement à la
teneur trop restrictive de l'art. 23 al. 1 in initio
LAA, la décision d'accorder une
indemnité en capital
doit étre fondée sur toutes les circonstances,
qui permettent de poser un pronostic quant à l'efficacité de la mesure (Maurer, UVR p. 404). En font partie notamment
les problèmes conjugaux de l'assuré, ses difficultés financières,
l'existence d'un conflit par exemple avec l'Al quant à
l'octroi d'une rente d'invalidité, la pathogenèse de la névrose, etc. L'assuré ne recevra l'indemnité unique qu'autant que l'examen de toutes ces cir­constances permet de conclure que la mesure sortira ses
effets. Mais, il n'empéche que le principe général est
que l'indemnité en capital est
considérée selon l'expé­rience
comme le moyen approprié pour liquider
les cas de névrose; une
exception ne peut être faite que dans la mesure où il ressort de l'opinion claire et catégorique d'un psychiatre que le règlement par le versement d'un capital ne permettrait pro­bablement pas d'obtenir une amélioration de la capacité de gain (ATF 104 V 27, 107 V 241; FJS 524,
p. 17). Maurer (UVR p. 405 ss) et Bruttin (Névroses et assurances sociales, Thèse Lausanne 1985, p. 124 ss) critiquent cette conception, arguant qu'on ne peut parler de pratique efficace sans savoir si les assurés, après la liquida­tion de leurs prétentions par indemnisation en capital, reprennent effectivement le travail. Nous sommes d'avis que plus tôt le lien qui unit l'assuré névrosé à l'assurance sera coupé, plus tôt celui-ci sera placé devant ses
responsabilités et pourra faire le réapprentissage du travail. La mise en oeuvre
systématique d'une expertise psychiatrique, comme le suggèrent ces auteurs, nous semble aller à fin contraire.

 

      L'assureur-accidents n'a pourtant pas à répondre de toutes les névroses que peut développer l'assuré à la suite d'un accident. Ne
sont ainsi pas assurées les névroses de rente ou de revendication (Begehrungsneurosen),
dites aussi d'appé­tence ou d'assurance, ou encore sinistroses. Elles procèdent
d'une carence de la volonté ou d'une anomalie mentale de l'intéressé, auxquelles l'événement assuré donne le prétexte de se manifester. Dans ce sens, elles sont bien une conséquence de l'accident
ou de la maladie, mais elles n'y sont pas liées par un rapport de causa­lité adéquate:
trop de facteurs étrangers à l'événement interviennent, qui le relèguent à un rôle secondaire.
L'assuré atteint de ce type de névrose justifie son invalidité par une infirmité inexistante ou dont il exagère les effets. Les motifs inconscients qui
le poussent à la névrose
peuvent résider dans le désir maladif de retirer de l'événement des avantages
financiers, de nuire à la société ou à l'auteur de l'accident,
de mener une vie oisive, etc. Contrairement au simulateur, qui se fait une juste représentation de la réalité, il croit à ses maux imaginaires
et les ressent véritablement. Il s'agit donc bien d'une névrose, mais l'assurance sociale n'a pas à en couvrir les
conséquences, sous peine de provoquer
des abus insupportables (ATF 104 V 27, cons. 2b; 112 V
37, cons. 3c; 115 V 413, cons. 12b; FJS 524, p. 16/17)." (Doc. Ghélew Ramelet, Ritter, pg. 118-119).

 

                                         In una
recente sentenza del 17 dicembre 2001 nella causa M. (246/01), il Tribunale
federale delle assicurazioni, sempre a proposito dell'indennità unica in
capitale, ha rilevato:

 

" 
(…) Nach der Rechtsprechung
ist bei Neurosen davon auszugehen, dass die Abfindung nach Art. 23 UVG in der
Regel das geeignete therapeutische Mittel darstellt, um dem Versicherten zur
Wiedererlangung der Erwerbsfähigkeit zu verhelfen. Aufgrund dieser (auf immer
wieder bestätigte ärztliche und unfalladministrative Erkenntnisse abgestützten)
Erfahrungsregel braucht nicht in jedem Einzelfall näher geprüft zu werden, ob
die Abfindung tatsächlich geeignet ist, den gesetzlich vorausgesetzten Zweck zu
erreichen. Ob eine Ausnahme von der Erfahrungsregel vorliegt, ist nur dann
durch eine psychiatrische Begutachtung näher abzuklären, wenn erhebliche
Zweifel darüber bestehen, ob die Erledigung der Versicherungsansprüche
tatsächlich zu einer Wiedererlangung der Erwerbsfähigkeit zu führen vermag.
Eine Ausnahme von der Erfahrungsregel ist dann anzunehmen, wenn im Einzelfall
durch eine ganz eindeutige, allgemein geltender Lehrmeinung entsprechende
Beurteilung eines Psychiaters bestätigt wird, dass die Abfindung den erwähnten
therapeutischen Zweck nicht erreichen wird (BGE 107 V 241, RKUV 1995 Nr. U 221
S. 114, unveröffentlichte Erwägung 2B des Entscheides vom 31. März 1994)."
(STFA del 17 dicembre 2001 nella causa M., U 246/01)

 

                             2.10.   L'art. 18
cpv. 1 LAINF stabilisce che l'assicurato invalido a seguito d'infortunio ha
diritto alla rendita d'invalidità.

 

                                         L'invalidità
è la diminuzione della capacità di guadagno, presunta permanente o di rilevante
durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio.

                                         Così l'art.
4 cpv. 1 LAI definisce l'invalidità nella versione in vigore dal 1.1.1988, ma
il medesimo concetto vale negli altri settori delle assicurazioni sociali. 

                                         In questo
senso va letto l'art. 18 cpv. 1 LAINF: "E' considerato invalido chi è
presumibilmente alterato nella sua capacità di guadagno in modo permanente o
per un periodo rilevante". 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico). 

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso
causale adeguato (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni dev'esserci per giunta un nesso causale adeguato tra il danno alla
salute e l'infortunio.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti. 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (art. 28 LAI e 18 cpv. 2 ultima frase LAINF).

                                         Il grado
d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

 

                                         Ciò
nondimeno, se il danno alla salute non è tale da imporre un cambiamento di
professione, di regola, il giudizio sull’incapacità lavorativa non esprimerà
valori superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché
si suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la restante
capacità lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato
esprime una capacità di guadagno della medesima proporzione (RAMI 1993, U168 p.
100; DTF 114 V 313, consid. 3b; STCA 21.3.1995 in re S. F., 31.5.1995 in re E.
D., 7.6.1995 in re M. Z., 26.2.1996 in re G. P.).

 

                             2.11.   Nel caso di
specie l'__________, nella decisione formale del 22 marzo 2001, ha riconosciuto
all'assicurata un'indennità unica in capitale di fr. 53'064.--, calcolata
considerando una perdita di guadagno del 50% su tre anni (doc. _).

                                         Sulla
base del rapporto del Dr. __________ del 26 ottobre 2000 (cfr. doc. _),
l'Istituto assicuratore ritiene del resto che non può essere ammesso che
l'indennità unica in capitale non raggiungerà lo scopo prefissato dalla legge,
né che l'assicurata sia incapace al lavoro oltre al 50% (cfr. doc. _). A mente dell'__________
infatti in nessun modo sono stati messi in luce fatti che permettono di operare
un'eccezione al principio generale dell'indennità unica in capitale (cfr. doc.
_).

 

                                         L'assicurata,
dal canto suo, sostiene di avere diritto a una rendita di invalidità ordinaria
al 100% a tempo indeterminato, visto che è inabile al lavoro e non può essere
stabilito fino a quando lo sarà e se vi saranno ricadute. Inoltre ha asserito,
che secondo il medico psichiatra che la segue, la devoluzione di una somma in
denaro non dovrebbe avere alcun effetto terapeutico e permetterle una
guarigione (cfr. consid. 1.5.).

 

                                         Il Dr.
__________, nel suo rapporto del 24 ottobre 2000, ha indicato:

 

" 
(…)

DIAGNOSI

 

Dato l'episodio occorsole, la paziente presenta verosimilmente un
disturbo post-traumatico da stress che mi appare però notevolmente aggravato da
una componente rivendicativa sul piano assicurativo.

 

CONCLUSIONE

 

Ho proposto alla paziente un trattamento specifico (come sopra
indicato) che non è però da lei stato accettato.

 

Ritengo comunque che questo tipo di trattamento vada preso in
considerazione unicamente dopo una ripresa lavorativa per lo meno a tempo
parziale e questo perché mi sembra che nella paziente vi sia un'eccessiva
rivendicazione medico assicurativa." (Doc. _)

 

                                         Tuttavia
nel referto del 30 luglio 2001 lo psichiatra ha rilevato:

 

" 
(…)

Non penso che ora il
versamento di un indennizzo da parte dell'Ente assicurativo possa avere un
valore terapeutico." (Doc. _)

 

                                         Di
conseguenza il TCA, il 27 settembre 2001, ha invitato il medico a illustrare le
ragioni per cui, a suo avviso, il versamento di un'indennità in capitale
probabilmente non permetterebbe d'ottenere un miglioramento della capacità
lucrativa dell'assicurata, e ciò contrariamente all'esperienza generale (cfr. consid.
1.7.).

                                         Il 12
ottobre 2001 il Dr. __________ ha risposto:

 

" 
Il versamento di un'indennità in capitale non
può aiutare questa paziente a migliorare la sua capacità lucrativa.

Come detto nel punto
precedente la paziente ha preso gradualmente coscienza anche di una certa
"fragilità" anamnestico-costituzionale, mascherata forse da una
struttura dall'apparenza stenica.

Ritengo quindi dunque che
ci vorrà del tempo affinché ella possa elaborare psicologicamente il suo
vissuto in correlazione con la sua biografia.

Un indennizzo in capitale
chiuderebbe semplicemente "il caso", ma a mio modo di vedere non
sarebbe d'alcun aiuto per la paziente stessa." (Doc. _)

 

                                         Nell'evenienza
concreta il Dr. __________, medico psichiatra, ha indicato in modo chiaro e
categorico che un'indennità in capitale non permetterebbe all'assicurata di
migliorare la sua capacità di guadagno, bensì costituirebbe unicamente una
soluzione per chiudere il caso assicurativo.

 

                                         L'__________
contesta quanto affermato dallo psichiatra, sottolineando che il Dr. __________
è il medico curante dell'assicurata e che né l'amministrazione, né il giudice
devono attenersi ai certificati dei curanti in quanto questi ultimi tendono
generalmente a rilasciare pareri favorevoli ai loro pazienti (cfr. consid.1.8.;
1.12.).

 

                                         Al
riguardo va tuttavia osservato che ciò vale allorché il medico è confrontato
con un caso di dubbio (cfr. STFA del 27 dicembre 2001 nella causa P., I 603/01;
DTF 125 V 353 consid. 3b/cc).

                                         In
concreto, da quanto dichiarato dal Dr._______, anche su esplicita domanda di
questa Corte, non risulta che egli fosse dubbioso al proposito dell'inefficacia
del versamento di un'indennità unica in capitale.

                                         Inoltre
in una sentenza dell'11 giugno 2001 nella causa H., (K 158/00), il TFA ha
ricordato che gli attestati dei sanitari curanti hanno comunque un valore
probatorio. Esso è da considerare nel contesto delle altre risultanze. Spetta
in particolare al medico fiduciario dell'assicuratore eccepire i rapporti dei
sanitari curanti, rilevarne gli eventuali errori e motivare di conseguenza la
propria opinione divergente.

                                         Nel caso
di specie l'__________ si è limitato a mostrare il proprio scetticismo in
merito al cambiamento di opinione del Dr. __________ e a rilevare che i motivi addottti
non sono sufficienti per ammettere che in concreto l'indennità unica in
capitale non sia atta a raggiungere il suo scopo (cfr. consid. 1.8.). 

 

                                         Questo
Tribunale rileva comunque che l'Istituto assicuratore convenuto non ha tuttavia
specificato in cosa consisterebbero gli errori di apprezzamento del medico
curante, né ha motivato in modo preciso e circostanziato la sua differente
opinione.

 

                                         D'altra
parte il TCA constata che il parere del Dr. __________ è estremamente succinto.
Ora, visto che il fatto di scostarsi dal principio dell'indennità unica in
capitale costituisce un'eccezione, le motivazioni di ordine medico devono
essere più dettagliate e approfondite.

 

                                         In simili
condizioni, pur considerando adeguatamente la valutazione del Dr. __________,
questa Corte ritiene che sia opportuno che l'assicuratore infortuni esamini più
a fondo questa questione (cfr. STFA del 17 dicembre 2001 nella causa M., U
246/01, consid. 3a; consid. 2.9.), interpellando nuovamente lo specialista e,
se del caso, anche altri medici.

                                         La causa
va dunque rinviata all'__________, affinché accerti se, nel caso di specie,
un'indennità unica in capitale non permetterebbe all'assicurata di riacquistare
la capacità di guadagno.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § Di
conseguenza, l'impugnata decisione su opposizione è annullata e l'incarto è
rinviato all'__________ per ulteriori accertamenti.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         L'__________
verserà all'assicurata l'importo di fr. 2'500.-- a titolo di ripetibili.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti