# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** df364bdf-b43a-5bd3-bcf5-d1204864f476
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 12.09.2006 ZF 2006 19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZF-2006-19_2006-09-12.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Tribunale cantonale dei Grigioni
Dretgira chantunala dal Grischun

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 12 settembre 2006 Comunicata per iscritto il: 
ZF 06 19

Sentenza
Camera civile

Presidenza Presidente Brunner
Giudici Heinz-Bommer, Riesen-Bienz, Giger e Zinsli 
Attuario Crameri

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Visto l' appello civile

di B., attore e appellante, rappresentato dall’avv. lic. iur. Ilario Bondolfi, casella 
postale 74, Poststrasse 43, 7002 Coira,

contro

la sentenza del Tribunale distrettuale Bernina del 27 ottobre 2005, comunicata l’8 
febbraio 2006, in re dell’attore e appellante contro E., convenuta e appellata, rap-
presentata dall’avv. dott. iur. Bernardo Lardi, casella postale 474, Reichsgasse 65, 
7002 Coira, 

concernente diritto di acquisto,

è risultato:

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A. Con contratto del 23 luglio 1993 A. ha ceduto a titolo di futura eredità 
a suo figlio B. la sua azienda agricola, sita a C. in località D.. Contemporaneamente 
sua moglie E. ha costituito, a favore di quest’ultimo, un diritto di prelazione e di 
compera a carico delle particelle agricole ni. F., G., H., I., J. e K. dello stato vecchio 
del Consorzio bonifica fondiaria di C., divenute la parcella no. L. del nuovo stato, 
ubicata in località M., pure su territorio del Comune di C.. Nelle disposizioni di questo 
contratto è contenuto che il diritto di prelazione e di compera può esser esercitato 
dal beneficiario solamente se al momento dell’esercizio conduce ancora 
personalmente l’azienda agricola. In data 17 marzo 2003 il figlio ha comunicato alla 
sua madre di voler comprare l’anzidetto fondo al prezzo di fr. 125'400.--, pertanto al 
doppio valore di reddito. Ritenuto che la condizione per l’esercizio del diritto 
d’acquisto non era data, segnatamente che l’azienda non era più quella condotta al 
momento della stipula del contratto di costituzione del diritto di prelazione e di 
compera, alla vendita la madre s’è opposta.

B. Con istanza del 27 febbraio 2003 al Presidente del Circolo di C. B. ha 
promosso azione d’adempimento del suddetto contratto contro E.. Fallito il tentativo 
di conciliazione, il 6 maggio 2004, è stato rilasciato il libello coi seguenti petiti:

Di parte attrice:

“1. Venga fatto ordine all’Ufficiale del registro fondiario del Comune di C. di 
iscrivere, su notifica dell’attore, il signor B., D., N. C., quale proprietario 
della particella no. L., non appena egli avrà comprovato l’avvenuto 
pagamento del prezzo di compravendita secondo le condizioni stabilite 
nel contratto di costituzione di un diritto di prelazione e di compera del 
23 luglio 1993.

2. Con protesta di spese, tasse e ripetibili.”

Di parte convenuta:

“1. L’azione sia respinta.

2. Spese e ripetibili, comprensivi di IVA, a carico della controparte.

3. Azione riconvenzionale

a. L’attore e il convenuto in riconvenzione sia condannato al paga-
mento di fr. 25'000.--.

b. Spese e ripetibili, comprensivi di IVA, a carico della controparte.”

C. Con istanza processuale del 27 maggio 2004 l’attore ha proseguito la 
causa al Tribunale del Distretto Bernina. Oltre alle richieste di libello ha proposto 
che l’azione riconvenzionale sia dichiarata irricevibile, in via subordinata che essa 
sia respinta. Con risposta del 7 luglio 2004 la convenuta ha postulato, con protesta 

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di spese e ripetibili, comprensivi di IVA, che in quanto ricevibile l’azione sia respinta. 
Dalle parti questi petiti sono stati confermati col secondo scambio di scritti.

D. Con sentenza del 27 ottobre 2005, comunicata l’8 febbraio 2006, il 
Tribunale distrettuale Bernina ha giudicato:

“1. L’azione è respinta.

2. L’azione riconvenzionale è stralciata dai ruoli in seguito a ritiro della 
stessa.

3. Il decreto di misure provvisionali del 27 maggio 2004 è revocato. 
L’ordine fattovi all’Ufficiale del registro fondiario del Comune di C. 
diviene pertanto caduco.

4. Le spese di conciliazione nonché le spese giudiziarie di fr. 9'915.40 
(tassa di giustizia fr. 6'000.--, spese di scritturazione fr. 1'255. 40, spese 
in contanti fr. 160.--, supplemento sul valore litigioso fr. 2'500.--) vanno 
a carico dell’attore. Da questo importo viene dedotto l’anticipo di fr. 
2'500.--, la rimanenza di fr. 7'915.40 deve essere versata al Tribunale 
del Distretto Bernina entro 30 giorni dalla presente comunicazione, 
tramite il bollettino di versamento allegato. Il deposito di fr. 2'500.-- 
pagato dalla convenuta le viene restituito. Le spese di conciliazione di 
fr. 200.-- sono già state anticipate dall’attore.

5. L’attore rifonde alla convenuta l’importo di fr. 18'403.30 oltre IVA 7,6%, 
in totale fr. 19'801.95, a titolo di ripetibili.

6. (Comunicazione a).”

E. Con appello del 20 febbraio 2006 al Tribunale cantonale dei Grigioni 
l’appellante postula, con protesta di spese, tasse e ripetibili di prima e seconda 
istanza, che esso sia accolto e l’impugnata sentenza sia integralmente annullata.

Il Tribunale di distretto ha rinunciato ad una presa di posizione. L’appellata 
propone, protestando spese, tasse e ripetibili, che l’appello sia respinto e che la 
querelata pronuncia sia integralmente confermata.

La Camera civile considera :

1. Dichiarato con formulate proposte il 20 febbraio 2006 contro la 
sentenza del Tribunale distrettuale Bernina del 27 ottobre 2005, comunicata l’8 
febbraio 2006, e debitamente motivato con memoria del 26 maggio 2006, l’appello 
adempie i requisiti formali giusta gli artt. 218, 219 e 224 cpv. 2 CPC. Di conseguenza 
è ricevibile in ordine.

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2. In sunto l’istanza precedente ha ritenuto che il diritto di compera della 
particella no. L. è stato condizionato alla conduzione dell’azienda agricola paterna 
da parte del figlio B. alla stessa stregua del padre al momento della cessione, a 
titolo di futura eredità, della fattoria. A suo dire l’attuale gestione dell’azienda in 
collaborazione con quella di O. e di conseguenza lo stallaggio di tutto il bestiame a 
P. nonché l’uso della stalla, delle rimesse, delle macchine agricole come pure la 
coltivazione di fondi da parte di terzi stanno in contrasto colla pattuita conduzione 
personale della fattoria. I primi giudici hanno perciò inferito che la manifestazione di 
volontà della madre E. e del figlio non era univoca nel suo significato e lasciava 
spazio a dubbi di sorta; i contraenti non avevano pensato alla nuova forma di 
collaborazione tra le aziende, questa circostanza non era quindi data per certa. Se 
la mamma fosse stata al corrente della comunità aziendale non avrebbe stipulato il 
contratto di costituzione del diritto d’acquisto a carico della sua particella. Sempre a 
loro dire la condizione di gestione personale non può essere interpretata nel senso 
che il figlio avrebbe potuto esercitare il diritto di compera anche se avesse condotto 
la sua fattoria in comunità con un’altra.

3. a) L’appellante fa valere che l’esercizio del diritto d’acquisto della 
parcella della madre non era condizionato al modo di gestire l’azienda paterna a lui 
ceduta. Nel 1993, al momento della stipula del contratto di costituzione del diritto di 
compera, la conduzione della fattoria in comunità aziendale era una fattispecie 
futura, che essi non hanno considerato e che quindi non è stata oggetto della 
volontà contrattuale. Come condizione della compera hanno posto unicamente la 
gestione dell’azienda paterna da parte del figlio; ulteriori più drastiche condizioni 
non sono state messe. Questa era la vera e concorde volontà dei contraenti. 
Sempre a mente dell’appellante l’esito a cui è giunta la prima istanza è insostenibile 
ed arbitrario. 

b) Secondo dottrina e prassi del Tribunale federale se la questione 
litigiosa volge attorno al significato di un accordo è il testo di questo contratto che è 
oggetto d’interpretazione. Di regola trattasi di contratti scritti. Possibile è pertanto 
anche che le parti sono del parere d’essersi intese a voce e dopo sorgono dei dubbi 
quanto al contenuto dell’intesa presa. Da un più attento esame risulta però che in 
tutti i casi va fatto riferimento alla dichiarazione di ogni singolo contraente. Dato che 
il consenso tra le parti si manifesta nello scambio di due manifestazioni di volontà, 
è da accertare cos’era la vera volontà della rispettiva parte al momento della 
dichiarazione. V’è un comune testo contrattuale, la situazione è solo 
apparentemente diversa, poiché in tal caso dev’essere eruito se la dichiarazione 

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d’approvazione dell’altra parte concorda col testo (Wolfgang Wiegand, Basler 
Kommentar, Obligationenrecht I, 3. Aufl. 2003, art. 18 n. 10). Nell’ambito dell’ac-
certamento della vera volontà si distingue tra l’interpretazione empirica (soggettiva) 
e quella normativa (oggettivata rispettivamente oggettivanda). Questa distinzione 
basa sull’idea che l’obiettivo primario dell’interpretazione è la constatazione della 
vera volontà delle parti, ma che ci sono anche dei casi in cui ciò non è possibile. In 
tal caso la presunta volontà delle parti dev’essere accertata interpretando il contratto 
secondo i canoni della buona fede. Quanto all’interpretazione soggettiva è da 
rilevare che la volontà è un così detto fatto interno, che direttamente non può essere 
documentato. Piuttosto l’esistenza della volontà può essere dedotta unicamente da 
determinati indizi. A questo riguardo accertata può essere di conseguenza una 
presunta volontà in senso lato. Si ha quindi un’interpretazione empirica, se vi sono 
sufficienti motivi che permettono di concludere alla volontà della parte al momento 
della sua manifestazione. Per contro nell’ambito dell’interpreta-zione normativa ci si 
basa su ciò che contraenti ragionevoli nelle circostanze date secondo il testo del 
contratto rispettivamente le dichiarazioni fatte avrebbero compreso. Di rilievo non è 
quindi l’espressione delle parti, ma la percezione della stessa da parte di persone 
ragionevoli (Wolfgang Wiegand, op. cit., art. 18 n. 11 - 13).

c) Stando alla convenuta lo scopo della condizione del contratto di 
costituzione del diritto di prelazione e di compera era quello che i terreni fossero 
tenuti tutti insieme e che l’azienda paterna, che a suo dire aveva una bella stalla, 
fosse condotta personalmente dal figlio (atto III. 8). Q., la cui consulenza agricola 
per la stipulazione di quest’accordo era stata richiesta dalle parti, ha testimoniato 
che la clausola contrattuale, secondo il senso, corrispondeva a quella da lui 
proposta. L’intenzione dei contraenti era che il tutto rimanesse assieme e che 
appartenesse al gestore dell’azienda paterna. In primo luogo le parti volevano che 
il figlio facesse il contadino, inoltre che egli continuasse a condurre la fattoria del 
padre. Nel 1993 il figlio era ancora R. e - pur non essendo completamente sicuro - 
lui (Bandli) e la madre non erano certi che fosse rimasto agricoltore. Questo era il 
motivo della condizione posta. Sempre secondo questo teste i contraenti non 
avevano manifestato in che modo dovesse esser gestita l’azienda paterna (atto VII. 
D. 6).

Da queste deposizioni va dedotto che la convenuta ha promesso all’attore di 
vendergli il maggese a M. se al momento dell’esercizio del diritto di compera questi 
avesse fatto il contadino e condotto personalmente la fattoria paterna. Siffatta 
manifestazione di volontà non era ambigua nel suo significato e non lasciava spazio 

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a dubbi: nulla faceva supporre, in particolare, che il figlio avrebbe dovuto coltivare 
ed utilizzare personalmente tutti i terreni a lui ceduti dal padre. Alla dichiarazione 
“se al momento dell’esercizio egli conduce ancora personalmente l’azienda agricola” non 
può oggettivamente esser dato altro significato che quello espresso dal suo tenore. 
Condurre personalmente una fattoria significa gestirla o dirigerla da solo, non anche 
coltivare ed utilizzare di persona tutti i fondi della stessa. Importante era che 
l’azienda fosse condotta o gestita esclusivamente da parte dell’attore. Questa era 
la volontà della madre, che non escludeva delle modificazioni per motivi aziendali. 
L’evenienza che la convenuta non abbia sottoposto il diritto di compera a condizioni 
più drastiche non deve ripercuotersi sul figlio. Essa non poteva seriamente aspet-
tarsi che costui, di fronte ad una chiara promessa, esercitasse il diritto di compera 
solo a patto di rinunciare a modifiche di coltivazione ed utilizzazione della fattoria. 
Che modificazioni aziendali non erano permesse avrebbe dovuto essere esplicita-
mente menzionato nel contratto.

L’azienda paterna era composta dei fondi edificati ni. S. e T., della particella 
stradale no. U. (vecchio stato) rispettivamente V. (nuovo stato) e delle parcelle 
prative ni. W. nonché X. (vecchio stato) rispettivamente ni. Y., Z. e AA. (nuovo stato). 
Nel nuovo stato la parcella no. X. è stata divisa in due. Tutti questi fondi di proprietà 
del padre ad eccezione di due terzi della casa d’abitazione (particella no. T.) sono 
stati ceduti al figlio a titolo di futura eredità (atto IV. 9). Questi ne è quindi divenuto 
unico proprietario e lui stesso dispone degli stessi. Del fondo no. S. egli ha affittato 
la stalla ed il fienile a AB. per il ricovero delle sue pecore nonchè i pollai e gli orti ai 
genitori, mentre che le rimesse, l’officina, il deposito delle semenze e la vasca del 
colaticcio sono utilizzati da lui, O., AB. e AC.. Quanto all’uso delle rimesse è da 
rilevare che dei veicoli e delle macchine agricoli sono in comproprietà delle quattro 
anzidette persone e sono da loro utilizzati, sicchè non può esser preteso che delle 
rimesse si servono esclusivamente terzi. Lo stalletto è coutilizzato dal proprietario 
per lo stallaggio degli asini che ha in comproprietà con AC. (atti VII. D. 2 – 4). La 
particella no. Y. è coltivata unicamente dal figlio (atto IV. 10). Le parcelle ni. Z. e AA. 
sono invece coltivate da lui insieme a AC. e AB. nel senso che la prima è pascolata 
dagli asini, la seconda in primavera dalle pecore e in seguito dagli asini (atto VII. D. 
3). Oltre a questi fondi di proprietà del ricorrente che egli coltiva, rispettivamente in 
parte utilizza e coltiva, da lui sono coltivate 18 delle 29 particelle prative che il padre 
aveva in affitto da terzi nel 1993 (atto IV. 15). Anche se il ricorrente non utilizza e 
coltiva da solo tutti i fondi dell’azienda paterna, ciò nulla muta alla conduzione 
personale della stessa. L’esercizio del diritto di compera della particella no. L. è 
stato condizionato alla gestione e non anche all’utilizzazione e coltivazione di tutti i 

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terreni della fattoria del padre unicamente da parte del figlio. Le circostanze che egli 
ha dato in affitto la stalla ed il fienile a AB. nonché i pollai e gli orti ai genitori e che 
utilizza il resto della parcella no. S. nonchè coltiva le particelle ni. Z. e AA. assieme 
a O., AC. e AB. non tangono la conduzione dell’azienda. L’appellante è unico 
proprietario della stessa ed in qualità d’agricoltore la gestisce, anche se tre fondi 
sono utilizzati e coltivati collettivamente. Della fattoria è solo lui che dispone, le 
decisioni inerenti la gestione della stessa non sono prese in comune con terzi. 

Come l’utilizzazione e la coltivazione collettiva delle testè citate particelle 
pure la collaborazione dell’appellante nella comunità aziendale AD., fondata nel 
1998, non ha nessun influsso sulla conduzione della sua fattoria. Gestore della 
stessa è l’appellante, non anche O.. Comunità aziendale è reputata la 
collaborazione di parecchie fattorie se esse tengono assieme animali da reddito, se 
direttamente prima della cooperazione le aziende sono state condotte 
autonomamente per almeno tre anni, se le fattorie o i centri delle stesse si trovano 
ad una distanza di al massimo 15 km, se i membri della comunità lavorano nelle 
proprie aziende e per la comunità, se la collaborazione e la spartizione delle 
superfici agricole e/o del bestiame sono regolarizzate in un contratto scritto, se per 
le fattorie è tenuto un conto separato e se la comunità ha designato un membro, 
che la rappresenta (art. 12 dell’Ordinanza sulla terminologia agricola e sul 
riconoscimento delle forme di azienda [Ordinanza sulla terminologia agricola, 
OTerm], RS 910.91). Nel concreto caso l’appellante e O. collaborano, ossia 
cooperano nel senso che tengono e governano insieme gli animali da reddito nella 
stalla a P., che utilizzano ed impiegano in comune la particella no. S. nonché i veicoli 
e le macchine agricoli e che coltivano i fondi in massima parte collettivamente. Ma 
il bestiame non è di proprietà di AD. e nemmeno in comproprietà dei suoi due 
membri, bensì di proprietà dell’appellante (69 capi) e dell’altro collaboratore. Del 
pari dicasi delle superfici agricole. I fondi, in quanto non affittati da terzi, non 
appartengono alla comunità e neppure in comune ai soci, ma all’appellante (163 a) 
ed all’altro cooperatore. I terreni affittati non sono presi in affitto dalla comunità o 
collettivamente dai membri, ma dall’appellante (2’712 a) e dall’altro socio (atto IV. 
10). Il contingente del latte poi è stato assegnato separatamente ai membri della 
comunità; nel 1998 46'126 kg all’appellante, 75'883 kg all’altro collaboratore, non 
globalmente alla comunità o ai due associati (atto VI. 4). Infine anche i contributi 
diretti generali (di superficie, di declività e per l’allevamento d’animali che 
consumano foraggio grezzo come pure per l’allevamento in condizioni di produzione 
difficili) nonché ecologici (di compensazione ecologica, d’agricoltura biologica, 
d’uscita regolare all’aperto e di stabulazione particolarmente rispettosa del 

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bestiame) sono pagati separatamente all’appellante e all’altro cooperatore, non 
complessivamente alla comunità o agli associati (atto VI. 3). Ne viene che 
l’appellante collabora con O.. I capi di bestiame tenuti e governati assieme e i terreni 
coltivati in comune sono però spartiti, per cui la fattoria dell’appellante e quella del 
socio giuridicamente sono reputate aziende indipendenti. Sotto questo aspetto la 
fattoria paterna a D. non ha subito delle modificazioni. Nel 1993 il padre gestiva e 
coltivava un’azienda di 34 fondi. Oggi il figlio gestisce una fattoria di 90 particelle. 
L’azienda del babbo è stata modificata nel senso che parecchi fondi che aveva in 
affitto il padre sono stati sostituiti con altri e che sono state affittate 56 particelle in 
più. Inoltre dei fondi non sono coltivati esclusivamente dal figlio, ma anche dal suo 
associato. Certo, le fattorie - del padre e del figlio - non sono le stesse, ma l’azienda 
paterna è parte di quella dell’appellante che lui come contadino gestisce 
personalmente. Stando così le cose l’appellante adempie la condizione posta 
all’esercizio del diritto di compera del maggese a M.. Determinante è solo che egli 
è agricoltore e che unicamente lui conduce la fattoria. Per contro è irrilevante che 
l’azienda del padre sia stata ampliata e che dei fondi siano utilizzati e coltivati 
collettivamente, non essendo dalla madre state esplicitamente escluse modifiche di 
queste specie.

4. a) L’appellata eccepisce innanzi tutto che il senso della clausola del con-
tratto di costituzione del diritto di prelazione e di compera non può essere che quello 
letterale, ma che l’appellante non la interpreta letteralmente. A suo dire egli non è 
però in grado di rendere verosimile in modo anche solo approssimativo che va con-
siderata un’interpretazione che si discosta dal testo della condizione contrattuale e 
tanto meno gli riesce di portare la prova del suo parere. Sennonchè quest’eccezione 
è di primo acchito infondata.

Come è stato esposto (cons. 3. b), oggetto d’interpretazione è il testo 
dell’accordo, se attorno al significato dello stesso volge la questione litigiosa. La 
vera volontà di una parte, che direttamente non può essere documentata, è 
accertata soggettivamente, se è deducibile da indizi. Se ciò non è il caso, essa va 
costatata oggettivamente, pertanto secondo il significato che parti ragionevoli 
avrebbero dato alla dichiarazione nelle circostanze date. Se non vi sono dei dubbi 
che la volontà concorda col testo contrattuale, è questo che va interpretato. 
Nell’evenienza concreta la testimonianza di Q. è indizio che lascia concludere alla 
vera volontà della madre e questa collima col testo della condizione posta. Volontà 
e manifestazione della stessa sono concordi. In tal caso la clausola contrattuale è 

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da interpretare alla lettera, come è stato fatto dall’appellante. Per altre 
interpretazioni non v’è spazio.

b) La parte appellata fonda poi la sua proposta di reiezione dell’appello 
sugli artt. 23 e 24 CO, ritenendo il contratto di costituzione del diritto di prelazione e 
di compera viziato da errore essenziale in quanto l’immutata conduzione 
dell’azienda paterna da parte del figlio ed il suo comportamento rispettoso nei con-
fronti dei genitori, dei fratelli e delle sorelle rappresentavano due condizioni indi-
spensabili per la conclusione dell’accordo stesso; non essendosi verificate, a mente 
dell’appellata, non è obbligata ad effettuare la prestazione concordata.

Per poter legittimamente invocare le surriferite norme, l’appellata deve 
dapprima comprovare che la gestione della fattoria del padre senza modificazioni 
per motivi aziendali da parte dell’appellante ed il suo rispettoso comportamento 
sono state condizioni essenziali per la stipulazione del relativo atto pubblico. Detto 
altrimenti incombe ad essa documentare che non avrebbe mai venduto il fondo a 
M. se non pienamente convinta che il figlio avesse condotto l’azienda esattamente 
come il padre, vale a dire non avesse collaborato con terzi e avesse utilizzato e 
coltivato solo di persona i fondi, inoltre si fosse comportato rispettosamente. 
Pertanto queste prove non sono fornite. Dall’istruttoria di causa non emerge che le 
parti hanno discusso di queste condizioni e che l’appellata le ha poste alla vendita 
del maggese. Di conseguenza già per questo motivo essa non può legittimamente 
invocare gli artt. 23 e 24 CO. A ciò s’aggiunge che per dottrina e giurisprudenza 
l’errore sugli elementi necessari del contratto può riferirsi ad una situazione passata, 
presente e unicamente a determinate condizioni anche futura. Infatti è possibile 
invocare le anzidette disposizioni anche quando l’errore riguarda fatti futuri, pertanto 
non ancora esistenti al momento della conclusione del contratto, purchè l’errore si 
riferisca a fatti determinati, la cui sopravvenienza era ritenuta certa dalle parti in 
occasione della stipula del contratto. Certezza di una fattispecie futura v’è solo se 
consapevolmente è oggetto della formazione della volontà. Di essa le parti devono 
essersi fatte concrete prospettive. Se ciò non è il caso, non possono 
consapevolmente anticiparla. Eventi futuri a cui le parti non potevano pensare e che 
sopravvengono inaspettatamente non hanno nessun influsso sulla formazione della 
volontà contrattuale (Schmidlin, Berner Kommentar, Das Obligationenrecht, 
Bd.VI/1/2/1 b, 1995, art. 23/24 n. 200 seg.; DTF 118 II 297, 109 II 105, 98 II 15). 

Nella concreta fattispecie si può manifestamente negare che le parti abbiano 
dato per certi in futuro la comunità aziendale, l’affitto e l’utilizzazione dei fondi a D. 

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a rispettivamente da parte di AB. e AC. nonché il comportamento irrispettoso del 
figlio, dal momento che queste fattispecie non sono state considerate quando è 
stato stipulato il contratto. Il teste Q. ha deposto che nel 1993 a C. la comunità 
aziendale non era conosciuta e che una simile collaborazione tra le due fattorie non 
era allora argomento delle discussioni contrattuali (atto VII. D. 6). Nell’ambito del 
libero interrogatorio le parti hanno messo a verbale che i loro rapporti sono 
peggiorati dopo (a dire dell’appellata) rispettivamente un bel po’ dopo (a dire 
dell’appellante) la conclusione del contratto e che motivi del peggioramento erano 
l’affitto e l’utilizzazione delle particelle a D. a rispettivamente da parte di terzi nonché 
il comportamento irrispettoso dell’appellante (atto III. 8). È quindi lecito inferire che 
in occasione della stipula dell’accordo a queste circostanze le parti non hanno 
pensato e di conseguenza delle stesse non hanno tenuto conto. Esse non hanno 
perciò avuto influsso sulla formazione della volontà, segnatamente dell’appellata.

c) Da ultimo l’appellata invoca la clausula rebus sic stantibus, tuttavia 
senza pretendere che la situazione è straordinariamente cambiata, sicchè il 
persistere ad adempiere il contratto è un palese abuso di diritto.

Se l’accordo è a lunga scadenza le parti devono considerare che la 
situazione esistente al momento della stipulazione dello stesso più tardi può 
cambiarsi. Omettono esse esplicitamente d’escludere l’influsso di questi mutamenti, 
il contratto dev’essere adempito come è stato concluso. Di massima ogni parte deve 
portare i rischi che derivano dai cambiamenti della situazione. Essa non ha il diritto 
di chiedere che l’accordo sia dichiarato non vincolante, se le sue aspettative o 
speculazioni non si adempiono. L’intervento del giudice su richiesta del debitore è 
ai sensi dell’art. 2 cpv. 2 CC ammissibile p. es. se il rapporto tra la prestazione e la 
controprestazione è così turbato che il persistere del creditore nel suo diritto 
costituisce uno sfruttamento usurario dello squilibrio e di conseguenza un manifesto 
abuso di diritto, che non è protetto.

Che nell’evenienza concreta queste premesse siano adempite non è stato 
preteso e manifestamente dev’essere escluso. Dalla conclusione del contratto la 
situazione non è talmente mutata che secondo la buona fede dall’appellata non può 
esser preteso l’adempimento dell’accordo.

5. Da quanto precede discende che il risultato a cui è pervenuta l’istanza 
precedente non può essere condiviso. Di conseguenza l’appello va accolto e l’im-
pugnata sentenza annullata. In accoglimento dell’azione all’Ufficiale del registro fon-

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diario di C. è ordinato d’iscrivere l’appellante quale proprietario della particella no. 
L., dietro prova dell’avvenuto pagamento del prezzo di compera di fr. 125'400.--. - 
Gli oneri processuali e le indennità a titolo di ripetibili seguono la soccombenza (art. 
122 cpv. 1 e 2 CPC).

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La Camera civile giudica:

1. L’appello è accolto e l’impugnata sentenza è annullata. In accoglimento 
dell’azione all’Ufficiale del registro fondiario di C. è ordinato d’iscrivere B. 
quale proprietario della particella no. L., dietro prova dell’avvenuto paga-
mento del prezzo di compera di fr. 125'400.--. 

2. I costi della procedura di conciliazione di fr. 200.-- e del Tribunale del Distretto 
Bernina di fr. 9'915.40 vanno a carico della convenuta, che rifonde all’attore 
un’indennità a titolo di ripetibili di fr. 17'205.-- (IVA inclusa) della sede distret-
tuale.

Le spese della procedura d’appello, consistenti nella tassa di giustizia di fr. 
4'500.-- (inclusi fr. 600.-- di supplemento sul valore litigioso) ed in quella di 
scritturazione di fr. 180.--, quindi dell’importo totale di fr. 4'680.--, sono ad-
dossate all’appellata, che paga all’appellante ripetibili di fr. 3'000.-- della sede 
cantonale.

3. Comunicazione a:

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Per la Camera civile del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Presidente L'Attuario