# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7dda0c50-6428-5d11-9a45-01cabc67b161
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-04-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 29.04.1999 11.1998.181
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-181_1999-04-29.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.98.00181

  	
  Lugano

  16 febbraio 1999/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Zali

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa ___.____/_.___-___.____ (privazione dell'autorità parentale) della Divisione degli interni, Sezione degli enti
locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, promossa con istanza del 10 dicembre 1997 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti
i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolto l’appello del 2 novembre 1998
presentato da __________ __________ contro la decisione emessa il 12 ottobre
1998 della Divisione degli interni;

 

                                         2.
  Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata dal
ricorrente con l’appello;

 

                                         3.   Se
deve essere accolta la domanda di provvedimenti cautelari contestuale
all’appello;

 

                                         4.
  Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata il 27
novembre 1998 da __________ __________ __________;

 

                                         5.
  Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:

                                  A.   __________ __________
(1992) è figlia di __________ __________ __________s, cittadina dominicana, e
di __________ __________. Il 14 settembre 1994 la Delegazione tutoria di
__________ ha disposto il collocamento della bambina presso la __________
__________ __________ di __________ e con decisione del 16 maggio 1995 ha
istituito una curatela a norma dell’art. 308 CC con lo scopo di disciplinare il
diritto di visita del padre e di vegliare sull’evoluzione della figlia.

 

                                  B.   Nel frattempo, con
istanza del 9 agosto 1994, Bruno __________ ha chiesto di privare __________
__________ __________ dell’autorità parentale, adducendo che essa, dedita alla
prostituzione, non è idonea a curare ed educare la bambina. L’istanza è stata
respinta il 30 maggio 1996 dal Dipartimento delle istituzioni, Divisione degli
interni, che ha nondimeno privato la madre della custodia parentale, ha
collocato __________ presso __________ __________ __________ di __________, ha
regolamentato il diritto di visita dei genitori e ha confermato la curatela
giusta l’art. 308 CC. Un appello interposto contro tale decisione da __________
__________ il 2 luglio 1996 è stato respinto da questa Camera il 28 agosto 1996
(inc. __________.__________.__________). 

 

                                  C.   La Delegazione
tutoria di __________ ha risolto il 24 novembre 1997 di trasferire __________
__________ __________ __________ al __________ __________ di __________ per verificare
la situazione e ha revocato fino a nuovo avviso il diritto alle relazioni
personali di entrambi i genitori. __________ __________, __________ __________
__________ e la __________ __________ __________ __________ di __________ hanno
ricorso alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità
di vigilanza sulle tutele, chiedendo l’annullamento della risoluzione. Nel
frattempo __________ __________ ha riproposto il 10 dicembre 1997 istanza di
privazione dell’autorità parentale nei confronti della madre, ribadendo che
questa si prostituisce ed espone la bambina a frequentazioni inidonee. 

 

                                  D.   Con decisione del 12
ottobre 1998 la Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale
autorità di vigilanza sulle tutele, ha accolto parzialmente i ricorsi, nel
senso che ha confermato il collocamento della bambina all’__________ __________
__________, mentre ha respinto l’istanza di privazione dell’autorità parentale.
Essa ha regolato inoltre il diritto dei genitori alle relazioni personali,
attribuendo alla madre un diritto di visita da esercitare – a precise
condizioni – un fine settimana ogni due, dal sabato alle ore 9.30 alla domenica
alle 17.30, e una volta la settimana presso __________ __________ __________;
al padre essa ha attribuito un diritto di visita da esercitare un sabato ogni
due dalle ore 9.00 alle 18.00, con possibilità di estenderlo a un fine
settimana intero dal mese di novembre. 

 

                                  E.   __________ __________
è insorto contro la citata decisione con un appello del 2 novembre 1998 nel
quale chiede l’autorità parentale e la custodia di __________, subordinatamente
il rinvio degli atti all’auto-rità di vigilanza per accertare l’influenza
dell’attività della madre sullo sviluppo della figlia, asseritamente mancante
nell’incarto, e l’idoneità del padre all’affidamento. In via ancora più
subordinata l’istante postula l’estensione del suo diritto di visita a un fine
settimana ogni due, dal venerdì sera alle ore 17.00 alla domenica sera alle
20.00, oltre un pomeriggio la settimana dalle ore 13.30 alle 20.00, una
settimana alternativamente a Natale e a Pasqua e due settimane in estate,
chiedendo l’estensione del diritto di visita già in via cautelare. Con osservazioni
del 27 novembre 1998 __________ propone di respingere il gravame, si oppone
alle domande cautelari e chiede da parte sua che in pendenza di ricorso siano
abolite le limitazioni poste al suo diritto di visita, instando per
l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria.

 

                                  F.   Le domande cautelari
delle parti sono state discusse davanti a questa Camera all’udienza dell’11
gennaio 1999. L’appellante ha confermato la propria istanza, alla quale si è
opposta l’appellata. Quest’ultima per finire ha ritirato l’istanza cautelare
presentata con le osservazioni. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Giusta l’art. 301 cpv. 1
CC i genitori, in considerazione del bene del figlio, ne dirigono le cure e
l’educazione e, riservata la sua capacità, prendono le decisioni necessarie.
L’autorità parentale è il potere legale dei genitori di prendere tutte le
decisioni necessarie per il figlio; essa costituisce la base giuridica dei
genitori per l’educazione, la rappresentanza e l’amministrazione dei beni del
figlio stesso (Hegnauer, Droit suisse
de la filiation, 4a edizione, Berna 1998, pag. 163 n. 25.02). Per
l’art. 311 CC se altre misure di protezione del figlio (art. 307 segg. CC)
rimangono infruttuose o sembrano a priori insufficienti, l’autorità di vigilanza
sulle tutele priva i genitori della loro autorità quando per inesperienza,
malattia, infermità, assenza o analoghi motivi non sono in grado di esercitarla
debitamente (cpv. 1 n. 1). Inoltre la privazione dell’autorità parentale può
essere pronunciata quando i genitori non si sono curati seriamente del figlio o
hanno violato gravemente i loro doveri nei suoi confronti (cpv. 1 n. 2).
L’applicazione di tale norma presuppone un rigoroso apprezzamento delle
circostanze, poiché la revoca dell’autorità parentale configura la perdita di
un diritto della personalità, ed è ammissibile solo se altre misure per la
protezione del figlio appaiono già a prima vista insufficienti: il principio
della proporzionalità dell’intervento impone in tutti i casi cautela
particolare (DTF 119 II 11 consid. 4a con riferimenti di dottrina).

 

                                   2.   Sono legittimati a
chiedere la privazione dell’autorità parentale i più prossimi parenti, la
delegazione tutoria, il procuratore pubblico, il magistrato dei minorenni, il
servizio cantonale dell’assistenza sociale e i genitori medesimi, nei casi
previsti dall’art. 312 CC (art. 39 LAC). L’autorità di vigilanza sulle tutele e
le curatele è competente per pronunciare, se ne ricorrono i presupposti, la
privazione dell’autorità parentale (art. 39a LAC) e per emanare nel corso del
procedimento le misure provvisionali richieste dalle circostanze (art. 39b cpv.
1 LAC). Contro le risoluzioni dell’autorità di vigilanza in materia di
privazione e di ripristino dell’autorità parentale e contro le decisioni in
materia di misure provvisionali è dato appello alla Camera civile del Tribunale
di appello (art. 39d cpv. 1, 54a LAC). L’appellante, padre della minorenne, è
pertanto abilitato a impugnare la decisione 12 ottobre 1998. 

 

                                   3.   Nel caso concreto la
madre è già stata privata della custodia parentale, tant’è che la bambina si
trova presso __________ __________ __________ dal settembre 1995. Nell’ambito
di una nuova istanza del padre intesa a privare la madre dell’autorità
parentale, l’autorità di vigilanza ha esperito una valutazione dagli specialisti
__________ -__________ __________ __________ __________ di __________
(__________). Sulla base dell’istrut-toria, essa ha rilevato che la madre non
dava sufficienti garanzie per l’educazione e la cura della bambina, rifiutava
l’assistenza e il consiglio del Servizio sociale e presentava un quadro
relazionale e affettivo instabile. Ne ha concluso che la privazione della
custodia parentale doveva essere confermata, ma che non erano dati i
presupposti per una privazione dell’autorità parentale, dal momento che la madre
non ostacolava il lavoro di sostegno dei servizi sociali alla bambina e che il
diritto di visita poteva essere limitato e sorvegliato. 

 

                                   4.   L’appellante
contesta le conclusioni cui è giunta l’autorità di vigilanza e ribadisce che
l’autorità parentale della madre non può essere mantenuta. Sostiene che
l’interessata non è in grado di occuparsi convenientemente della figlia, per i
suoi limiti personali (semianalfabetismo), per il comportamento poco chiaro e
l’esercizio della prostituzione, che mette in serio pericolo la bambina. Adduce
di avere segnalato a più riprese, in modo circostanziato, episodi di violenza
ai quali avrebbe assistito la bambina e si duole del fatto che ciò nonostante
l’autorità di vigilanza non avrebbe indagato a sufficienza sulle attività della
madre, con la conseguenza che la minorenne sarebbe “lasciata in balia di chi
non ne comprende i bisogni” (appello, pag. 13).  

 

                                   5.   L’art. 310 CC
(“privazione della custodia parentale”) stabilisce che quando il figlio non
possa essere sottratto al pericolo, l’auto-rità tutoria deve toglierlo alla
custodia dei genitori, o dei terzi presso cui egli si trova, e ricoverarlo
convenientemente (cpv. 1). Il provvedimento è applicabile anche quando le
relazioni tra genitori e figli siano così gravemente turbate che non si possa
più esigere ragionevolmente la convivenza ulteriore e, secondo le circostanze,
non si possa rimediare altrimenti (cpv. 2). Se la privazione della custodia
parentale non è sufficiente, l’art. 311 CC prevede una misura estrema: la privazione
dell’autorità parentale (sopra, consid. 2). Per rapporto al genitore
privato dell’ autorità parentale, che si vede sostituire o dall’altro genitore
o da un tutore (art. 311 cpv. 2 CC), il genitore privato della custodia
può ancora esercitare le prerogative connesse all’esercizio dell’autorità
parentale, ma non scegliere la residenza del figlio (Hegnauer, op. cit., pag. 196). In qualità di rappresentante
legale egli può ancora prendere misure a favore del figlio, sia in materia di cure
(per esempio in caso di intervento medico), sia in materia di scelte
scolastiche e professionali – tant’è che gli incombe di collaborare con i
docenti, con le istituzioni pubbliche e con quelle di aiuto alla gioventù (art.
302 cpv. 3 CC) – sia in materia di educazione religiosa, sia promuovendo le
relazioni con i terzi (Stettler
in: Traité de droit privé suisse, vol. III, tomo II/1, pag. 404 segg.), sia
amministrando i beni del figlio (art. 318 segg. CC).

 

                                   6.   La questione è di
sapere, ciò premesso, se nella fattispecie siano dati i presupposti dell’art.
311 CC oppure se – quanto meno allo stato attuale delle cose – basti mantenere
la situazione attuale. La soluzione dipende dal quesito di sapere se lasciando
alla madre l’autorità parentale (senza custodia), il bene della figlia appaia
ancora minacciato.

 

                                         Come si è già spiegato
nella precedente sentenza tra le parti (del 28 agosto 1996, inc.
__________.__________.__________), la privazione dell’autorità parentale deve
fondarsi su elementi oggettivi, che comprovino l’incapacità del detentore di
esercitarla in modo corretto. Determinante in tale esame risultano le
circostanze esistenti al momento della decisione (Hegnauer, op. cit., pag. 197 n. 27.46). L’appellante ripete
che la madre è inidonea a occuparsi convenientemente della figlia e che la
espone alle influenze negative dell’ambiente in cui essa eserciterebbe la
prostituzione. Se non che, il comportamento instabile della madre, invero accentuatosi
nel 1997 (doc. 15), il fatto che quest’ultima frequentasse con la bambina esercizi
pubblici fino a notte tarda e non da ultimo la sospetta prostituzione erano già
stati considerati per la privazione della custodia parentale, tuttora in
vigore, e per il collocamento della bambina presso terzi (sentenza del 28
agosto 1996). Né gli episodi di violenza fisica avvenuti in presenza della
bambina, che quest’ultima ha riferito allo psicologo __________ __________
(certificato del 20 febbraio 1998, doc. 26) sono recenti. La bambina ha
menzionato uno scontro fisico della madre con il precedente convivente
(__________) e un analogo episodio con un vicino di casa 15 giorni dopo. Ora,
la relazione con l’amico menzionato dalla bambina è terminata nel febbraio 1997
(rapporto del 3 luglio 1998, doc. 7, pag. 2), di modo che gli episodi – per altro
isolati – su cui insiste l’appellante non sono più atti a valutare lo stato
delle cose nell’ottobre 1998. La situazione della madre, per quanto risulta
dall’istruttoria, è invero peggiorata dopo il 1996. Essa non ha più una
relazione stabile, ha perso il posto di lavoro e nel gennaio 1999, come ha
comunicato la curatrice a questa Camera, non aveva più nemmeno un appartamento
adeguato alle esigenze della bambina (rapporto 8 gennaio 1999 della curatrice).
I nuovi sviluppi della situazione confermano tuttavia l’opportunità di
mantenere la privazione della custodia e di vigilare sulle relazioni personali,
ma ancora non bastano per privare la madre dell’autorità parentale.

 

                                         La decisione impugnata
sottopone a rigorose condizioni il diritto di visita della madre proprio per
tenere conto degli elementi negativi emersi dall’istruttoria (decisione
impugnata, pag. 7, dispositivo n. 3.1.a), ripetutamente menzionati
dall’appellante. Da quanto risulta dagli atti, inoltre, la madre si attiene
alle indicazioni della curatrice e degli educatori (rapporto 8 gennaio 1999, valutazione
3 luglio 1998, doc. 7, pag. 5). Constatato che essa non dava sufficienti
garanzie per quel che concerne l’alloggio, per di più, la curatrice ha
ulteriormente limitato il diritto di visita escludendo i pernottamenti presso
la madre (rapporto 8 gennaio 1999). In definitiva, la madre non si disinteressa
della figlia, non delega costantemente a terzi le cure dovute ed esercita regolarmente
il diritto di visita, rispettando le indicazioni degli educatori e della
curatrice. È vero, come adduce l’appellante, che essa rifiuta ogni aiuto del Servizio
sociale di __________ (perizia, doc. 7, pag. 2), ma tale atteggiamento non riguarda
il rapporto con la bambina, bensì i suoi problemi personali (disbrigo di pratiche
amministrative, necessità di un aiuto integrativo all’assi-stenza: perizia doc.
7, pag. 2). Non si può quindi affermare che le sia indifferente la sorte della
figlia (art. 311 cpv. 1 n. 2 CC). Ciò posto, non soccorrono gli estremi per
privarla dell’autorità parentale, tanto meno se si pensa che per il momento la
bambina dispone di adeguati strumenti di protezione. L’appellante ribadisce
argomenti noti, invoca genericamente l’insufficienza delle misure di protezione
adottate e riafferma di poter offrire alla figlia migliori condizioni e
opportunità, ma simili allegazioni non bastano – come si è visto (consid. 4) –
perché si adotti un provvedimento estremo come la privazione dell’autorità
parentale. Nel rispetto del principio di proporzionalità, le misure di protezione
instaurate a favore della bambina (privazione della custodia, collocamento
presso terzi, curatela educativa e rigorosa regolamentazione del diritto di
visita) sono per ora sufficienti a tutelarne gli interessi. L’appello deve
dunque essere respinto per quel che concerne la privazione dell’autorità parentale.

 

                                   7.   L’appellante
rivendica la custodia sulla figlia, adducendo di potersi occupare adeguatamente
della bambina. La situazione economica e logistica del padre è in effetti
migliorata dopo il 1996: egli beneficia ora di una rendita di invalidità al 50%
e di prestazioni complementari (verbale d’udienza dell’11 gennaio 1999) che gli
consentono di provvedere al suo fabbisogno minimo e dispone dal gennaio 1998 di
un alloggio confortevole, adeguato di per sé alle esigenze della bambina
(valutazione del 3 luglio 1998, doc. 7). Contrariamente a quanto egli sostiene,
tuttavia, la rivalutazione della sua figura che emergerebbe dagli aggiornamenti
peritali non consente ancora di affidargli la custodia della figlia, perlomeno
nell’attuale situazione. I responsabili dell’__________ __________ __________
__________ di __________, su esplicita richiesta dell’autorità di vigilanza, hanno
precisato che entrambi i genitori, pur avendo buone relazioni con la piccola,
non hanno la capacità di occuparsene a tempo pieno e di averne la custodia
(complemento alla valutazione del 24 luglio 1998, doc. 8, con riferimento alle
domande poste il 20 luglio 1998). Non vi è quindi motivo, nelle circostanze
attuali, di modificare il collocamento della bambina presso __________
__________ __________ di __________, ritenuto adeguato dagli esperti. L’appello
deve di conseguenza essere respinto anche su questo punto.  

 

                                   8.   L’appellante
postula, in via subordinata, un ampliamento del suo diritto di visita, che
l’autorità di vigilanza ha fissato in un sabato ogni due dalle ore 9.00 alle
18.00, con possibilità di estenderlo a un fine settimana intero, dopo una prova
da eseguire in novembre. Egli fa valere che nel frattempo la sua situazione
logistica è  migliorata e che può offrire alla figlia, oltre a un ambiente di
vita dignitoso, anche buoni rapporti con la propria famiglia. La censura non è
sprovvista di buon diritto. Dall’istruttoria è emerso invero che in passato il
comportamento dell’appellante durante l’esercizio dei diritti di visita non è
andato esente da rimproveri, in particolare per le sue interferenze nella vita
privata dell’ex convivente e i suoi commenti intesi a screditare la madre e gli
operatori sociali davanti alla bambina (rapporto 11 ottobre 1997, doc. 10, pag.
3 e 4; notizie atti - curatela, doc. 13, pag. 2). Non sono neppure mancati episodi
in cui l’appellante è trasceso, giungendo a vie di fatto verso un responsabile
del __________ __________ __________ __________ -__________ e inveendo contro
la curatrice (doc. 13, pag. 3). Nel 1996 il perito aveva consigliato prudenza
nel disciplinare le relazioni personali tra il padre e la figlia, suggerendo di
valutare con l’esperienza diretta “sul campo” le ripercussioni sulla bambina
(perizia 22 gennaio 1996, doc. 4, pag. 25). Una valutazione eseguita
dall’__________ __________ __________ __________ del __________ il 3 luglio
1998 (doc. 7) mette in risalto il persistere di rapporti conflittuali tra i
genitori (pag. 4) e sottolinea la necessità del collocamento presso __________
__________ __________, della curatela educativa, della verifica periodica delle
modalità e dell’estensione del diritto di visita con i genitori (pag. 5).

 

                                         L’estensione del diritto
di visita a un fine settimana completo, esplicitamente prevista dalla decisione
impugnata, è comunque avvenuta nel novembre 1998. Un ulteriore diritto di
visita prolungato ha avuto luogo dal 1° al 3 gennaio 1999 e si è svolto regolarmente
(rapporto 8 gennaio 1999 della curatrice). Si possono quindi ritenere date,
vista la positiva evoluzione, le premesse per un’estensione regolare del
diritto di visita. Contrariamente a quanto ritiene l’appellante, tuttavia, le
relazioni personali dei genitori con la bambina devono continuare a essere
oggetto di attenta verifica e valutazione, non essendo ancora risolti i
problemi relazionali che a detta degli esperti consigliano prudenza (complemento,
doc. 8). Per quel che attiene alle modalità concrete del diritto di visita,
appare ragionevole riconoscere al padre un fine settimana completo ogni due,
dal venerdì sera alle ore 17.00 alla domenica sera alle 20.00, come pure un
diritto di visita infrasettimanale, un mercoledì pomeriggio ogni due, dalle ore
13.30 alle 20.00. L’ampliamento del diritto di visita a settimane intere di
vacanza riesce invece prematuro, alla luce delle indicazioni dei periti, e
potrà avvenire se le valutazioni successive confermeranno il buon andamento
delle cose e il consolidamento dei progressi riscontrati nella bambina.
L’appello deve così essere accolto relativamente all’estensione del diritto di
visita ai fine settimana. La attuale decisione di merito rende per altro senza
oggetto la domanda di provvedimenti cautelari contestuale all’appello, intesa
all’estensione del diritto di visita già pendente causa.

 

                                   9.   Gli oneri
processuali seguirebbero la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). Vista
la natura e la particolarità della fattispecie, tuttavia, si giustifica di
rinunciare al prelievo di tasse e spese e di compensare le ripetibili.
__________ __________ e __________ __________ __________ hanno postulato il beneficio
dell’assistenza giudiziaria (art. 155 CPC). Entrambi sono da considerare
indigenti, non essendo in grado di far fronte alle spese legali con il proprio
reddito, come del resto ha già constatato l’autorità di vigilanza. Né le
rispettive posizioni procedurali apparivano sprovviste di esito favorevole
(art. 157 CPC). Ambedue possono quindi essere ammessi al beneficio
dell’assistenza giudiziaria.

 

Per
questi motivi,

 

vista
sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è parzialmente
accolto, nel senso che il dispositivo n. 3.2 della decisione impugnata è così
riformato:

                                         

                                         __________
__________ potrà esercitare il suo diritto di visita un fine settimana completo
ogni due, dal venerdì sera alle ore 17.00 fino alla domenica sera alle 20.00,
come pure un diritto di visita infrasettimanale, un mercoledì pomeriggio ogni
due, dalle ore 13.30 alle 20.00.

 

                                         Per
il resto la decisione impugnata rimane invariata.

 

                                   2.   La domanda di misure
cautelari presentata con l’appello è dichiarata priva di oggetto.

 

                                   3.   Non si riscuotono tasse né
spese. Le ripetibili sono compensate.

 

                                   4.   __________ __________ è
posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio
dell’avv. __________ __________. 

 

                                   5.   __________ __________
__________ è posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell’avv. __________ __________ __________.

 

                                   6.   Intimazione a:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________ __________, __________;

                                         

                                         Comunicazione a:

                                         – Divisione degli interni,
Bellinzona;

                                         – Delegazione tutoria di
__________;

                                         – __________ __________,
servizio sociale, __________.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria