# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4667af00-a7f5-5004-a412-75a87b741693
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-09-28
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 28.09.2023 9.2023.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2023-25_2023-09-28.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2023.25

  	
  Lugano

  28 settembre 2023

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Damiano
  Bozzini

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Perucconi-Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  
	
   

  	
   

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda l’istituzione di una curatela di rappresentanza con
  amministrazione del reddito e del patrimonio

  

 

 

 

giudicando
sul reclamo del 11 febbraio 2023 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 12 gennaio 2023 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   La situazione di RE 1
(1993) è stata segnalata dalla curatrice della madre con scritto 14 febbraio
2022 allegato al rendiconto per il 2021. Essa in particolare ha precisato di
ritenere necessaria una misura di protezione a suo favore, informando che egli
viveva con la madre da circa due anni, in un contesto di isolamento, senza
lavorare, senza percepire rendite e senza contribuire alle spese quotidiane.

 

                                  B.   Dopo aver verificato
la situazione debitoria di RE 1 e constatato esecuzioni per fr. 23'808.69 e
attestati di carenza beni per fr. 24'895.75, l’Autorità regionale di protezione
__________ (di seguito: Autorità di protezione) ha tenuto un’udienza il 22
febbraio 2022 alla presenza del membro permanente e dell’interessato a cui sono
state spiegate le possibili misure di protezione ed è stato chiesto di
eventualmente indicare una persona di sua fiducia. Egli si è opposto
all’istituzione di qualsiasi misura, precisando di non avere persone di fiducia
da designare e chiarendo di non essere in cura da nessun medico. Si è pure
impegnato a produrre un certificato medico che attesti di non necessitare alcuna
misura di protezione.

 

                                  C.   Il 29 marzo 2022
l’Autorità di protezione ha presentato CURA 1 a RE 1, disposto ad assumere il
mandato di curatore. L’interessato ha ribadito il suo disaccordo nei confronti
dell’istituzione di una misura di protezione “estesa” ma di accettare la
scelta dell’Autorità, come pure di non avere obiezioni relative alla persona
del curatore.

 

                                  D.   Con scritto 7 aprile
2022 l’Autorità di protezione ha chiesto a RE 1 l’autorizzazione ad assumere
informazioni presso i suoi medici curanti. Nel formulario prestampato
l’interessato ha indicato di non svincolare i medici dal segreto medico e di
non conferire il consenso all’istituzione della misura, che ritiene “ingiusta
e illegale”.

 

                                  E.   Con decisione
cautelare del 23 maggio 2022 l’Autorità di protezione ha istituito una curatela
di rappresentanza con amministrazione del reddito e del patrimonio a favore di RE
1, nominando quale curatore CURA 1. Contestualmente ha conferito mandato al Servizio psico-sociale di __________ per una
perizia psichiatrica.

 

                                  F.   Il servizio
psico-sociale ha trasmesso la sua relazione peritale il 23 agosto 2022,
concludendo di ritenere necessaria l’istituzione di una curatela di
rappresentanza a favore di RE 1, che soffre di un disturbo della personalità
misto con tratti schizoidi, suscettibile di scarsi cambiamenti. Il 21 settembre
2022 l’interessato ha preso posizione sulla perizia, ritenendola errata e
incompleta.

 

                                  G.   RE 1 è stato
nuovamente sentito in un’udienza avvenuta il 3 novembre 2022, nella quale ha
ribadito di non ritenere opportuna l’istituzione di una curatela. CURA 1 ha
osservato di considerare necessaria una curatela di rappresentanza ma non
amministrativa, nel caso in cui l’assistenza si occupasse direttamente di
saldare il canone di locazione e il premio della cassa malati, in quanto la
rimanenza corrisponderebbe allo spillatico. L’Autorità di protezione ha pertanto
proposto di mantenere per un periodo limitato nel tempo la misura in essere ed
eventualmente in seguito sostituirla con una curatela di rappresentanza. RE 1
ha chiesto di istituire una curatela di sostegno, chiarendo che in tal caso
sarebbe stato d’accordo che il curatore non fosse sostituito. In caso contrario
desiderava invece cambiare curatore.

 

                                  H.   Con decisione 12
gennaio 2023 l’Autorità di protezione ha confermato la decisione cautelare del
23 maggio 2022 e di conseguenza l’istituzione di una curatela di rappresentanza
con gestione del reddito e del patrimonio ai sensi dei combinati disposti degli
art. 394 cpv. 1 e 395 cpv. 1 CC, affidando compiti precisi al curatore,
riconfermando il mandato a CURA 1. Nella medesima decisione l’Autorità di
protezione ha chiesto all’Autorità regionale di protezione __________ di
assumere al più presto la misura, alla crescita in giudicato, in ragione del
cambio di domicilio dell’interessato.

 

                                    I.   Contro la suddetta
decisione è insorto RE 1 con reclamo 13 febbraio 2023, chiedendo che sia
annullata e sostituita dall’istituzione di una curatela di sostegno. Egli nega
di necessitare della misura emanata a suo favore e contesta il contenuto della
perizia psichiatrica, ritenendo di avere semmai bisogno di assistenza in un
eventuale procedimento giudiziario nei confronti del suo precedente datore di
lavoro.

 

                                   J.   Il 1 marzo 2023 il
curatore CURA 1 ha presentato le proprie osservazioni al reclamo, chiarendo che
RE 1 dispone ora di una propria abitazione, beneficia del sostegno sociale ed è
coinvolto in un progetto dell’Ufficio Inserimento. Il curatore riferisce di
aver notato un “grande e positivo cambiamento nel suo approccio alla vita e
al suo futuro”, indicando che condividerà con l’Autorità di protezione una
proposta di cambiamento della misura di protezione con una curatela di sostegno
“non appena si concretizzerà un percorso professionale funzionale e duraturo”.

 

                                  K.   Con osservazioni 6
marzo 2023 l’Autorità di protezione ha chiesto la reiezione del reclamo,
precisando di ritenere adeguata la curatela istituita, in considerazione della
delicata situazione in cui si trova RE 1. In virtù della perizia psichiatrica
eseguita, risulta necessario un aiuto di tipo personale e gestionale e appare
difficile esprimersi sulla possibile evoluzione. L’Autorità di prima istanza
conclude quindi specificando di avere in ogni caso il compito di riesaminare
periodicamente la situazione per eventualmente adeguare la misura di protezione
e che procederà in tal senso, rivalutando i bisogni dell’interessato.

 

                                  L.   RE 1 ha inoltrato la
replica il 16 marzo 2023. Egli ribadisce quanto sostenuto nel reclamo,
ritenendo che l’istituzione della curatela non sarebbe a suo favore ma avrebbe
causato un peggioramento delle sue condizioni. Afferma di essere vittima di
pregiudizi, che la perizia eseguita sarebbe “sbagliata o almeno molto
parziale”, di aver sempre lavorato e che a torto ha pensato che l’Autorità di
protezione avrebbe potuto aiutarlo a risolvere una vertenza con il suo ex
datore di lavoro. Chiede infine, nel caso in cui non si possa istituire una
curatela di sostegno, di “annullare l’intera procedura”.

 

                                  M.   L’Autorità di
protezione il 3 aprile 2023 in duplica ha confermato le precedenti osservazioni
e sostenuto che le rimostranze di RE 1, che ritiene ingiustificate,
dimostrerebbero che egli “non ha completa critica della propria situazione”,
“essendo incline ad addossare a terzi -siano essi autorità o altri- la
responsabilità”.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale
di appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC; art. 2 cpv. 2
della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del
minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del
Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut,
pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale
civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   Con la decisione 12
gennaio 2023 l’Autorità di protezione ha confermato la decisione cautelare 23
maggio 2022 e istituito a favore di RE 1 una curatela di rappresentanza con
amministrazione del reddito e del patrimonio (art. 394 e 395 CC), con le
seguenti sfere di compiti (disp. 1):

a.  
se del caso, provvedere a una
situazione abitativa o a un alloggio adeguati e rappresentare l’interessato in
tutti gli atti necessari a questo proposito;

b.  
se del caso, occuparsi dello stato
di salute dell’interessato e assicurargli una sufficiente assistenza medica,
anche rappresentandolo in tutti i provvedimenti necessari a questo scopo;

c.  
promuovere il suo benessere
sociale e rappresentarlo in tutti i provvedimenti necessari a questo scopo;

d.  
rappresentarlo nel disbrigo degli
affari amministrativi, in particolare anche nelle relazioni con le autorità,
uffici, banche, Posta, assicurazioni (sociali), altri istituti privati;

e.  
rappresentarlo nel disbrigo degli
affari finanziari, in particolare amministrare con diligenza il suo reddito e
il suo patrimonio.

 

                                         Quale curatore è stato
designato CURA 1 (disp. 2), con il compito di:

f.   
allestire l’inventario dei beni
(art. 405 cpv. 2 CC);

g.  
chiedere un addatamento della
misura in caso della modifica delle circostanze (art. 414 CC);

h.  
consegnare il rendiconto
finanziario ed il rapporto annuali entro la fine di febbraio di ogni anno (art.
24 ROPMA);

i.   
chiedere i consensi di cui all’art.
416 CC, se necessario.

 

                                   3.   Con il
proprio reclamo RE 1 si oppone alla misura di protezione istituita a suo favore
e confermata con la decisione impugnata, contestando l’opportunità e la
necessità della stessa. Egli specifica di aver svolto il servizio militare e di
aver lavorato molti anni e critica le risultanze della valutazione peritale,
che a suo dire si basa su atti dell’Autorità di protezione e non tiene conto di
una perizia eseguita a 19 anni al reclutamento, dalla quale non è emerso nessun
disturbo della personalità. In sede di replica precisa di non avere fiducia nel
curatore, che attribuirebbe a torto all’intervento dell’Autorità di protezione
presunti miglioramenti della situazione.

 

                                   4.   L’art. 390 CC elenca
i presupposti per l’istituzione di una curatela. In particolare, l’Autorità di
protezione degli adulti istituisce una curatela se una persona maggiorenne non
è in grado di provvedere ai propri interessi, o lo è solo in parte, a causa di
una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di
debolezza inerente alla sua persona (art. 390 cpv. 1 n. 1 CC).

                                         Cause della
curatela, ai sensi dell’art. 390 CC, possono dunque essere tre alternativi
stati di debolezza, ovvero una disabilità mentale, una turba psichica o un
analogo stato di debolezza; l’elenco è esaustivo (Sentenza CDP del 12 ottobre
2018, inc. 9.2018.108, consid. 4.1; Sentenza CDP del 31 marzo 2017, inc. 9.2017.118
consid. 4.1-4.3; CommFam Protection de l’adulte, Meier, ad art. 390 CC n. 25; Meier,
Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, in: Guillod/Bohnet, Le nouveau droit de la
protection de l’adulte, Neuchâtel 2012, n. 26-27, pag. 106-107).

                                         Conformemente
al principio della sussidiarietà, le misure ufficiali vanno ordinate soltanto
se l’assistenza alla persona bisognosa d’aiuto non può essere adeguatamente
garantita altrimenti (art. 389 cpv. 1 n. 1 CC; Messaggio del 28 giugno
2006, pag. 6432; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide
pratique, n. 5.11 pag. 138). Ogni misura ufficiale deve inoltre essere
necessaria e idonea (art. 389 cpv. 2 CC), in ossequio del principio della
proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.; COPMA, Droit de la protection de
l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138).

 

                                         Per quanto riguarda l’ampia nozione di analogo stato di debolezza, la dottrina
sottolinea come essa vada interpretata restrittivamente (CommFam
Protection de l’adulte, Meier,
art. 390 CC n. 17; Meier/Lukic,
Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, n.
386, pag. 184; Meier, Les
nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111).
Secondo gli esempi citati dal Messaggio del Consiglio federale, tale nozione
consente di proteggere, ad esempio, le persone anziane affette da deficienze
analoghe a quelle delle persone afflitte da una disabilità mentale o da una turba
psichica; compresi sono anche i casi estremi di inesperienza o di cattiva
gestione, nonché rari casi di disabilità fisiche, per esempio i casi di
paralisi grave o quelli di persone nel contempo cieche e sorde (Messaggio
concernente la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone
e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391 e segg.; vedi
in particolare pag. 6432; v. anche BSK Erw.Schutz, Henkel, ad art. 390 CC n. 13; Schmid, Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010,
ad art. 390 CC n. 6; CommFam Protection de l’adulte, Meier, art. 390 CC n. 17).

 

                                         L’esistenza di uno stato
di debolezza non è ancora sufficiente per giustificare l’adozione di una
misura: occorre inoltre che l’interessato non sia in grado di provvedere
ai propri affari né di designare rappresentanti che possano farlo (Messaggio,
pag. 6432). Lo stato di debolezza (causa della curatela) deve dunque avere come
conseguenza un bisogno di protezione e di assistenza dell’interessato
(presupposto “sociale” della curatela) (Schmid,
Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 1; BSK Erw.Schutz, Henkel, art. 390 CC n. 17; Meier/Lukic,
Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 405, pag. 193;
COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.10 pag. 138; Sentenza
CDP del 12 ottobre 2018, inc. 9.2018.108, consid. 4.1).
L’incapacità è una nozione relativa, da interpretare in funzione del genere di
affari che l’interessato è chiamato a gestire; la loro importanza non è determinante
in sé per l’istituzione di una curatela, ma avrà un ruolo nella scelta del tipo
di curatela e nel determinare le sfere di compiti affidate al curatore (CommFam.
Protection de l’adulte, Meier,
art. 390 CC n. 20).

 

                               4.1.   In
generale, le condizioni previste all’art. 390 CC devono essere adempiute per
l’istituzione di qualsiasi tipo di curatela; secondo la dottrina, è ad ogni
modo innegabile che il tipo di curatela che si intende adottare influenzerà “a
ritroso” l’esame delle condizioni, l’Autorità potendosi mostrare meno
esigente nel verificare l’adempimento delle condizioni nel caso in cui scelga
una curatela di sostegno, rispetto ad esempio ad una curatela generale (cfr. Meier, Les nouvelles curatelles, op.
cit., n. 23, pag. 105; v. anche Meier/Lukic,
op. cit., n. 403, pag. 192; cfr. sentenza CDP dell’11 marzo 2014, inc.
9.2013.175).

                                         Giusta l’art. 391 cpv. 1 CC l’Autorità di protezione definisce le sfere
di compiti della curatela secondo i bisogni dell’interessato. Le sfere di
compiti riguardano la cura della persona, gli interessi patrimoniali o le
relazioni giuridiche (cpv. 2).

 

                               4.2.   Conformemente
al principio della sussidiarietà, le misure ufficiali vanno ordinate soltanto
se l’assistenza alla persona bisognosa d’aiuto non può essere adeguatamente
garantita altrimenti (art. 389 cpv. 1 n. 1 CC; Messaggio, pag. 6432; COPMA,
Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Ogni
misura ufficiale deve inoltre essere necessaria e idonea (art. 389 cpv. 2 CC),
in ossequio del principio della proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.; COPMA,
Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Infine,
l’autorità deve prendere in considerazione l’onere che sopportano i congiunti e
i terzi, e la loro protezione, anche se tale aspetto non può giustificare, da
solo, l’istituzione di una curatela (390 cpv. 2 CC; Messaggio, pag. 6432; BSK
Erw. Schutz, Henkel,
ad art. 390 CC n. 27; CommFam, Meier,
ad art. 390 CC n. 27; COPMA, op. cit., 5.12 pag. 138).

 

                               4.3.   Ai
sensi dell'art. 394 CC, se la persona bisognosa di aiuto non può provvedere a
determinati affari e deve pertanto essere rappresentata, è istituita una
curatela di rappresentanza (cpv. 1); l'Autorità di protezione può limitare di
conseguenza l'esercizio dei diritti civili dell'interessato (cpv. 2); anche se
non sono posti limiti al suo esercizio dei diritti civili, l'interessato è
obbligato dagli atti del curatore (cpv. 3). In virtù dell'art. 395 cpv. 1 CC,
se istituisce una curatela di rappresentanza per l'amministrazione dei beni,
l'Autorità di protezione designa i beni che devono essere amministrati dal
curatore; può porre sotto amministrazione del curatore determinati elementi del
reddito o del patrimonio, l'intero reddito o l'intero patrimonio o l'insieme di
reddito e patrimonio.

                                   5.   L’art. 446 CC definisce i principi procedurali applicabili nell’ambito
della protezione degli adulti. Ai sensi della norma, l’Autorità di protezione
esamina d’ufficio i fatti (cpv. 1). Essa raccoglie le informazioni occorrenti e
assume le prove necessarie; può incaricare degli accertamenti una persona o un
servizio idonei e, se necessario, ordina che uno specialista effettui una
perizia (cpv. 2). L’Autorità di protezione non è vincolata dalle conclusioni
delle persone che partecipano al procedimento (cpv. 3) e applica d’ufficio il
diritto (cpv. 4).

                                         La norma
sancisce il principio inquisitorio illimitato, secondo il quale l’autorità è
perfettamente libera nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle
prove: secondo consolidata giurisprudenza, in base a tale principio l’Autorità
può assumere e ricercare delle prove – secondo il suo apprezzamento – anche
secondo delle modalità inabituali e procurarsi d’ufficio dei rapporti allestiti
da terzi (v. DTF 128 III 413 consid. 3.2.1; v. anche STF del 13 gennaio 2014,
inc. 5A_843/2013, consid. 4.1 e 4.2, e Messaggio, pag. 6465-6466).

 

                                   6.   L’esistenza di uno
stato di debolezza non è ancora sufficiente per giustificare l’adozione di una
misura: occorre inoltre che l’interessato non sia in grado di provvedere
ai propri affari né di designare rappresentanti che possano farlo.

                                         Nel caso concreto,
la misura di protezione è scaturita dalla segnalazione della curatrice della
madre di RE 1 e dopo un accertamento della situazione e averlo sentito.
Considerato in particolare che egli abitava con la madre senza esercitare
nessuna attività, senza alcun guadagno, senza partecipare alle spese e in una
situazione di isolamento e di indebitamento (esecuzioni e ACB), l’Autorità di
prima istanza ha ritenuto dapprima necessaria l’istituzione in via cautelare,
con decisione 23 maggio 2022, di una curatela di rappresentanza con gestione
del reddito e del patrimonio, conferendo nel contempo mandato al Servizio
psico-sociale di __________ per una perizia psichiatrica. Preso atto delle
risultanze della perizia 23 agosto 2022, l’Autorità di protezione ha quindi
confermato la misura con la decisione del 12 gennaio 2023, qui contestata.
Dalla valutazione peritale agli atti emerge che RE 1 è affetto da un “disturbo
di personalità misto con tratti schizoidi (ICD-10 GM F61)”, che è tale da
non consentirgli di provvedere ai propri interessi dal punto di vista sia
personale che gestionale e che “la prognosi è scarsa trattandosi di un
disturbo durevole nel tempo, suscettibile di limitati cambiamenti”. In sede
di osservazioni al reclamo, l’Autorità di prime cure ha ribadito la necessità
di mantenere la misura, anche solo per un periodo limitato nel tempo, per
permettere all’interessato di ristabilire e stabilizzare la propria situazione,
già migliorata almeno dal punto di vista abitativo. Quanto alla perizia, l’Autorità
di protezione ha osservato che dalla stessa risulta una difficoltà per la
perita di esprimersi sulla possibile evoluzione in quanto essa specifica che “potrebbe
accadere che il paziente riesce ad attivarsi, trovare un lavoro, andare a
vivere da solo se possibile e recuperare quindi una buona funzionalità o
potrebbe avere bisogno di un sostegno e tutela costanti nel futuro”. Secondo
la perita la situazione “sarebbe da rivalutare nei prossimi anni in base
all’evoluzione”, mentre anche l’Autorità di protezione ha precisato un
riesame periodico dell’idoneità della misura istituita rientra nei suoi compiti.
In sede di duplica l’Autorità di prime cure ha pure evidenziato che RE 1 “non
ha completa critica della propria situazione, essendo incline ad addossare a
terzi -siano essi autorità o altri- la responsabilità”.

                                         Il curatore, pur
descrivendo nelle proprie osservazioni al reclamo un miglioramento della situazione
sia personale che gestionale, ha confermato l’esigenza della misura di
protezione. In particolare ha illustrato alcuni risultati ottenuti in quanto RE
1 ha potuto disporre di una propria abitazione e beneficiare del sostegno sociale,
oltre ad essere coinvolto in un programma dell’Ufficio Inserimento. Osservando
pertanto un “grande e positivo cambiamento nel suo approccio alla vita e al
suo futuro” CURA 1 ha affermato che se successivamente si concretizzerà un
progetto professionale duraturo, proporrà lui stesso un cambiamento della
misura di protezione con una curatela di sostegno.

                                         Secondo questo giudice,
sulla scorta degli elementi agli atti, la misura di protezione confermata nella
decisione impugnata è appropriata a tutelare gli interessi di RE 1, la cui necessità
di aiuto emerge con evidenza ed è pure avvalorata dai risultati positivi già ottenuti.
Dal canto suo RE 1 non ha mai dimostrato (né nella procedura di primo grado né
nella presente) la fondatezza delle proprie critiche, che appaiono generiche e
ingiustificate. Il tenore dei suoi numerosi scritti attesta invece una
problematica che nemmeno l’interessato nega. In alcuni dei
numerosi messaggi di posta elettronica agli atti egli ammette pure di aver
beneficiato dell’intervento dell’Autorità di protezione e del curatore (ad
esempio nello scritto del 30 dicembre 2022, ore 14:54, indirizzato all’Autorità
di protezione, in cui afferma: “… riconosco che ho sbagliato molto, che
probabilmente mi serve aiuto per davvero e arp potrebbe aiutarmi. Non mi servono
ricoveri ho farmaci ma solo psicoterapia. La soluzione che ho pensato io è
questa, vado psicologo e firmo la rinuncia al segreto medico, ricomincio a
lavorare poi vedo come va. La curatela al momento può restare così e vedremo in
futuro quando e come sarà un buon momento per toglierla”).

 

                                         Nelle circostanze
concrete, l’istituzione della curatela di rappresentanza con amministrazione
del reddito e del patrimonio resiste pertanto alle critiche del reclamante e va
confermata, in quanto idonea a proteggere i suoi interessi, necessaria e
proporzionata. Ciò che in ogni caso non esclude una rivalutazione regolare
(anche attraverso i rapporti del curatore) tesa a consentire all’Autorità di
protezione eventuali modifiche, come da lei stessa precisato in più occasioni.

                                         A titolo abbondanziale si
rileva infine che una misura di amministrazione di sostegno (art. 393 CC), che RE
1 chiede di istituire, può essere presa in considerazione esclusivamente con il
consenso dell’interessato. Di conseguenza, oltre a non rivelarsi idonea per i
motivi che precedono, non emerge palesemente nemmeno dal reclamo un accordo
dell’interessato, che da sempre nega l’esigenza di qualsiasi misura di
protezione e non sembra nemmeno averne capito la funzione (“chiedo che venga
annullata questa decisione e sostituita con un curatore di sostegno, figura che
comunque non mi serve ma magari può assistermi nell’ottenere giustizia con la
posta” -ex datore di lavoro, ndr-).

 

                                   7.   Alla luce di quanto
precede il reclamo di RE 1 è respinto. In ragione della sua soccombenza tasse e
spese di giustizia andrebbero poste a suo carico, tuttavia, in considerazione
della particolare situazione, si prescinde dal loro prelievo.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il reclamo è respinto.

 

                                   2.   Non si prelevano
tasse e spese di giustizia.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

                                         -

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.