# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f690f7d6-4b2f-54a9-b9a4-a573f5dd43c2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-05-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.05.2017 D-5715/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5715-2016_2017-05-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5715/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  4  m a g g i o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Markus König, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Eritrea,   

patrocinata dall'avv. Donato Del Duca,  

Advokatur und Notariat An der Aare,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 19 agosto 2016 / N (…). 

 

 

 

D-5715/2016 

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Fatti: 

A.  

L’interessata, cittadina eritrea di etnia tygrinia, ha depositato una domanda 

d’asilo in Svizzera il 7 luglio del 2016. Sentita sui motivi ella ha dichiarato 

essere espatriata per poter studiare e onde evitare di doversi recare a 

Sawa per svolgere il servizio militare, laddove temeva di subire violenze 

(cfr. atto A10, pag. 7; atto A17, pagg. 3 e segg.) 

B.  

Con decisione del 19 agosto 2016 la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) ha respinto la domanda d’asilo dell’interessata, ammet-

tendola tuttavia provvisoriamente in Svizzera per inesigibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento. 

C.  

Tale decisione le è stata notificata il giorno stesso presso il Centro di regi-

strazione e procedura di Chiasso alla presenza della persona di fiducia e 

dell’interprete (cfr. atto A22 e A23). 

D.  

Nella stessa occasione l’interessata, la persona di fiducia e l’interprete 

hanno sottoscritto uno scritto intitolato “dichiarazione” e il cui tenore era il 

seguente: 

“Io con la presente dichiaro di ricevere la mia decisione in materia di asilo 

in presenza della persona di fiducia l’avvocato Iglio Rezzonico, di averla 

compresa nella mia lingua e di dichiarare di mia spontanea volontà, di ri-

nunciare a depositare un ricorso contro la decisione della Segreteria di 

Stato della migrazione SEM del 19.8.2016”. 

E.  

In seguito, con ricorso del 19 settembre 2016 (cfr. timbro del plico racco-

mandato: data d’entrata 20 settembre 2016) la richiedente è insorta dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo 

all’annullamento dei punti 1 a 3 del dispositivo della decisione impugnata 

ed al conseguente riconoscimento della qualità di rifugiato.  

F.  

Preso atto dell’assenza di una determinazione al proposito nell’atto ricor-

suale e considerata un’eventuale possibilità di non entrare nel merito, il 

Tribunale, con decisione incidentale del 6 dicembre 2016, ha richiesto alla 

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ricorrente di voler prendere posizione in merito alla succitata dichiarazione 

di rinuncia. 

G.  

Con scritto del 14 dicembre 2016, il patrocinatore dell’insorgente ha richie-

sto di poter visionare gli atti della procedura di prima istanza, onde potersi 

esprimere in merito alla rinuncia. La SEM, su indicazione del Tribunale, ha 

trattato senza indugio detta domanda, concedendo la visione degli atti alla 

ricorrente. Il Tribunale ha quindi concesso un nuovo termine all’insorgente 

per la presentazione delle sue osservazioni. 

H.  

Dette osservazioni sono giunte al Tribunale con missiva del 4 gennaio 

2017. A mente del patrocinatore dell’insorgente, dagli atti si dedurrebbe 

che la decisione impugnata sarebbe stata consegnata e tradotta all’inte-

ressata e che quest’ultima avrebbe rinunciato a ricorrere. A suo dire si por-

rebbe dunque la questione della validità di una tale rinuncia ed in partico-

lare del senso stesso di quest’ultima, ferma considerata la minore età della 

richiedente e la sua scarsa conoscenza della lingua tedesca (ndr. recte: 

italiana). Un primo indizio del fatto che l’interessata non avrebbe compreso 

il tenore dell’atto da lei sottoscritto sarebbe da relazionare proprio alla cir-

costanza stessa del successivo deposito del ricorso. Se infatti l’interessata 

fosse stata a conoscenza dello stesso, ella avrebbe senz’altro omesso di 

ricorrere, così da evitare di vedersi porre a carico le spese del procedi-

mento. Dal documento non sarebbe inoltre evidenziabile se la ricorrente 

sia o meno stata edotta circa le differenze, specialmente in ambito di assi-

stenza sociale e ricongiungimento familiare, tra l’ammissione provvisoria e 

il riconoscimento della qualità di rifugiato. Oltracciò, essendo la rinuncia 

stata sottoscritta lo stesso giorno in cui all’interessata era stata consegnata 

la decisione, si porrebbe la questione della reale presa di coscienza del 

contenuto della stessa e della portata della rinuncia. Alla luce di tale vici-

nanza temporale, andrebbe infatti ritenuto che la minorenne sia stata obe-

rata dai vari passi procedurali e che, conseguentemente, non abbia avuto 

idea alcuna di quanto si apprestava a sottoscrivere. La fattispecie avrebbe 

infatti visto l’interessata, minore e senza esperienza, posta di fronte a tre 

adulti che la avrebbero spinta a sottoscrivere il documento sottopostole. 

Parimenti ed in ultimo, occorrerebbe anche rilevare che la persona di fidu-

cia, considerata l’importanza della decisione, avrebbe dovuto concedere 

alla ricorrente un congruo termine di riflessione, di modo che vi sia luogo 

di dubitare che quest’ultima figura abbia realmente agito nell’interesse 

della minore.  

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Il termine legale concederebbe infatti 30 giorni di tempo per ricorrere contro 

le decisioni materiali, tempo che permetterebbe tra le altre cose alla per-

sona toccata di rivolgersi ad altri onde ottenere un ulteriore parere e deci-

dere così, solo in seguito, se rinunciare o meno all’impugnativa. Ciò sa-

rebbe la ratio legis stessa del disposto. Le persone interessate non otter-

rebbero peraltro alcun vantaggio dalla sottoscrizione di una tale rinuncia, 

per il che quest’ultima risulterebbe del tutto inutile. 

I.  

Esprimendosi circa le osservazioni della ricorrente, la SEM, con scritto del 

12 gennaio 2017, rileva anzitutto che l’interessata è una persona mino-

renne non accompagnata che ha depositato una domanda d’asilo in Sviz-

zera e che dispone appieno della capacità di discernimento. Oltre a questo 

sarebbe risaputo che una persona può ma non deve necessariamente no-

minare un rappresentante legale. In virtù del fatto che ella non avrebbe di 

sua spontanea volontà nominato detta figura la SEM avrebbe dunque pro-

ceduto, per tutela stessa della minore, ad istituire un’assistenza, garantita 

da una stimata e affidabile persona di fiducia. La persona di fiducia sarebbe 

chiamata ad assicurarsi che gli interessi della minore siano garantiti e tu-

telati; avrebbe il compito di stabilire un rapporto di fiducia e di confrontarsi 

con l’assistita in merito a dettami di procedura d’asilo, nonché di generiche 

questioni. Alla luce di ciò l’autorità di prime cure si dice quindi basita del 

fatto che nel ricorso si sia potuto anche solo lontanamente pensare che 

detti compiti non sarebbero stati adempiuti dalla persona di fiducia, in ma-

niera professionale e con le dovizie riguardanti la tutela della minore. Par-

rebbe inoltre quantomeno assurdo che si arrivi a mettere in dubbio il sano 

operato di persone che lavorano a favore dei richiedenti l’asilo e che nulla 

hanno a che fare con la SEM dimostrando inoltre una comprovata compe-

tenza in tal senso.  

Sempre secondo l’autorità di prima istanza, nell’ottica di una seriosa e mi-

nuziosa consulenza, andrebbe inoltre notato che una persona di fiducia, 

volontariamente, si recherebbe settimanalmente negli alloggi dei richie-

denti l’asilo minorenni per consulenze specifiche e per rispondere alle mol-

teplici questioni che un minore può avere, creando di per sé un rapporto di 

fiducia libero dalla presenza di funzionari della SEM. Oltre a questo, nel 

momento della notificazione della decisione d’asilo, i collaboratori speciali-

sti lascerebbero ragionare i richiedenti e la persona di fiducia, in separata 

sede, in merito al contenuto della decisione, alle implicazioni che questa 

ha e alla possibilità di depositare o meno un ricorso. Questo avverrebbe 

secondo le tempistiche dettate dagli stessi richiedenti l’asilo, in base alle 

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loro necessità. Le stesse persone di fiducia, procederebbero poi negli inte-

ressi del minore inoltrando, quando ciò corrisponda alla volontà del minore, 

ricorsi contro le decisioni della SEM, essendo anche questo un loro preciso 

compito stabilito. Non da ultimo, qualora la richiedente o la persona di fidu-

cia necessitassero di più tempo oppure di ulteriori incontri, come già avve-

nuto, per valutare l’opportunità o meno di un ricorso, la SEM si sarebbe 

attenuta alle tempistiche dovute.  

La Segreteria di stato conclude quindi ritenendo che nel caso specifico la 

ricorrente avrebbe fatto chiaramente valere di sua spontanea volontà l’in-

tenzione di rinunciare al ricorso, accedendo così quanto prima alla possi-

bilità di integrazione e partendo verso un Cantone di attribuzione, anche 

per poter iniziare la scuola. 

J.  

Chiamata a prendere posizione in merito, la ricorrente, con osservazioni 

del 24 gennaio 2017, ha precisato come non si trattasse di criticare l’ope-

rato della persona di fiducia. Del resto, il fatto stesso che la ricorrente si 

sarebbe in seguito rivolta ad un legale andrebbe interpretato nel senso di 

una sua ignoranza quanto alla sottoscrizione della rinuncia litigiosa. L’in-

sorgente rammenta poi che quest’ultima le è infatti stata sottoposta il giorno 

stesso della consegna della decisione e che pertanto, essendo oberata, 

non avrebbe compreso quanto andava firmando. La persona di fiducia 

avrebbe dovuto quantomeno concedere un periodo di riflessione, o, nel 

dubbio, astenersi dalla sottoscrizione. Per il resto, ella riprende le argo-

mentazioni addotte in occasione dello scritto del 4 gennaio 2017. 

Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi che seguono, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tri-

bunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

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1.2 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Ella è pertanto legittimata ad aggravarsi 

contro di essa. 

1.3 I requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 

cpv. 1 PA) sono parimenti soddisfatti. 

1.4 Resta ora da determinare quale sia la valenza della dichiarazione di 

rinuncia unilaterale a depositare un ricorso sottoscritta dalla ricorrente e 

dalla persona di fiducia ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 LAsi in data 19 agosto 

2016 (cfr. atto A24). 

1.4.1 Vista la minore età della ricorrente al momento della sottoscrizione di 

tale atto, pare opportuno apprezzare in via preliminare se ella abbia o meno 

potuto impegnarsi in tal senso ossequiando ai disposti applicabili in ambito 

di capacità civile e processuale.  

1.4.1.1 Si noti infatti che in ragione della presunta assenza di maturità il 

minore non dispone del diritto all’esercizio dei diritti civili. Ciò nonostante 

quest’ultimo può, a determinate condizioni, agire da solo, a patto che di-

sponga della capacità di discernimento. Tale nozione consiste da un lato 

nella capacità di valutare il senso, l'opportunità e le conseguenze di una 

determinata azione; dall'altro lato, in una componente volitiva, legata al ca-

rattere, ovvero nella capacità di agire conformemente alla razionale valu-

tazione delle circostanze secondo la propria volontà e di opporsi ad even-

tuali tentativi di influenze esterne (cfr. DTF 124 III 5 consid. 1a). Proprio in 

ragione di tali specificità, il codice civile non prevede un età a partire dalla 

quale un minore debba essere considerato capace di discernimento. In tal 

senso, è invece necessario apprezzare nel caso concreto se quest’ultimo 

abbia o meno un età sufficiente perché si possa ammettere che la sua fa-

coltà di agire ragionevolmente sia data e ciò tenendo in debita considera-

zione il tenore dell’atto in questione (cfr. DTF 134 II 235 consid. 4.3.2). Nel 

caso di adulti, in base all'esperienza generale della vita, la capacità di di-

scernimento è di regola presunta (art. 16 CC). Quando invece l'esperienza 

generale di vita fa presumere con verosimiglianza preponderante il contra-

rio, e cioè l'assenza della capacità di discernimento, la presunzione legale 

dell'art. 16 CC è sovvertita (cfr. sentenze del TF 5A_204/2007 del 16 otto-

bre 2007 consid. 5.2 e 5C.32/2004 del 6 ottobre 2004 consid. 3.2.2). 

Quanto ai minori, per analogia e su richiamo della giurisprudenza adottata 

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in ambito di trattamenti medici, si può partire dal presupposto che la capa-

cità di discernimento potrà essere presunta per un adolescente, tanto più 

egli sia prossimo alla maggiore età, allorché dovrà essere ritenuta presu-

mibilmente assente per un fanciullo in tenera età (cfr. DTF 134 II 235 con-

sid. 4.3.3). 

1.4.1.2 Giusta l’art. 19c cpv. 1 CC, le persone capaci di discernimento che 

non hanno l'esercizio dei diritti civili esercitano in piena autonomia i diritti 

strettamente personali. Ciò significa che in una pari eventualità, il minore, 

quandanche sprovvisto dell’esercizio dei diritti civili, potrà agire in determi-

nati ambiti senza che sia necessario l’intervento di un rappresentante le-

gale (cfr. DTF 114 Ia 350). Ciò è valido, mutatis mutandis, anche in ambito 

procedurale, laddove la capacità processuale è il prolungamento dell’eser-

cizio dei diritti civili (cfr. STEINAUER/FOUNTOULAKIS, Droit des personnes 

physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, n. 170). 

1.4.1.3 La giurisprudenza ha già avuto modo di affrontare la questione in 

ambito di diritto d’asilo, giungendo alla conclusione che, alla luce del fatto 

che una tale procedura tende a proteggere dei diritti a tal punto fondamen-

tali da toccare la sfera intima e l’identità stessa del richiedente, è necessa-

rio riconoscerne senza riserve il carattere strettamente personale (cfr. Rac-

colta ufficiale della giurisprudenza ed informazioni della Commissione sviz-

zera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1996 n. 3 consid. 2c). Ne conse-

gue dunque che il minore capace di discernimento è legittimato a parteci-

pare alla procedura d’asilo che lo riguarda e ciò senza che sia necessario 

ricorrere ad un rappresentante legale, così come a compiere personal-

mente tutti gli atti necessari (deposito di una domanda, diritto di essere 

sentito, diritto di ricorrere contro la decisione) (cfr. GICRA 1996 n. 3 pag. 

20-21 e riferimenti citati). In tal senso, la nomina di una persona di fiducia 

ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi non ha influsso sulla questione, dal 

momento che questa figura assiste l’interessato ma non agisce in qualità 

di suo rappresentante (cfr. SYLVIE COSSY, Le statut du réquerant d’asile 

mineur non accompagné dans la procédure d’asile, tesi Losanna 2000, n. 

530-531).  

1.4.1.4 Nel caso in disamina, vista l’età della ricorrente, l’esistenza della 

capacità di discernimento non può essere posta in discussione. Alla luce di 

quanto esposto sin qui, se ne può dunque a ragione concludere che l’inte-

ressata sia stata legittimata a sottoscrivere sola la rinuncia la cui validità è 

dunque sotto tale aspetto da considerarsi pacifica. In tal senso, la contem-

poranea sottoscrizione di tale atto da parte della persona di fiducia nulla 

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toglie e nulla aggiunge a tale rigore ma attesta semmai la contemporanea 

presenza di tale figura al momento della firma. 

1.4.2 Giunti a questa conclusione, si pone ora la questione della validità 

stricto sensu della rinuncia litigiosa. 

1.4.2.1 Genericamente, in diritto amministrativo, una rinuncia ad un diritto 

procedurale è di principio possibile purché si riferisca ad una facoltà con-

creta ed in libera disposizione delle parti (cfr. PETER SALADIN, Das Verwal-

tungsverfahren des Bundes, Basilea 1979, n. 13.5 e 18.212). Ciò è valido 

in regola generale anche in ambito di PA, laddove una rinuncia a ricorrere 

ha quale conseguenza la crescita in giudicato della decisione (cfr. DTAF 

2009/11 consid. 2.1.2; JAAG/HÄGGI FURRER, in: Waldmann/Weissenberger 

[ed.], Praxiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed. 2016, art. 39 

n. 12, OLIVER ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16). A norma di dottrina, la rinun-

cia ad un'impugnativa coincide infatti con l’entrata in forza di cosa giudicata 

formale ed espleta effetti comparabili ad un ritiro del ricorso (cfr. 

KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-

pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 664, pag. 229). Perché sia possibile 

ritenerla valida, occorre tuttavia che la stessa intervenga posteriormente 

ed in piena cognizione della decisione per la quale la parte interessata in-

tenda astenersi dal ricorrere (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 del 16 

gennaio 2014 consid. 1.4.2 e DTF 86 I 153 consid. 2). Da quanto precede 

può altresì essere dedotto che per ritornare sui suoi passi, la parte rinun-

ciante deve invocare un vizio della volontà che permetta di inficiare la vali-

dità della rinuncia da lei sottoscritta (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 

consid. 1.4.2; ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16 e rinvii). In altri termini, la 

rinuncia è da considerarsi inefficace, quando la stessa è stata posta in es-

sere in presenza di un tale vizio (ad esempio in seguito all’ottenimento di 

informazioni fuorvianti dall’autorità stessa, cfr. sentenze del TF 

1B_307/2012 del 4 giugno 2012 consid. 2, U 139/02 del 20 novembre 2002 

consid. 2.3 e MOOR/POLTIER, Droit administratif, Vol. II, 3a ed. 2011, pag. 

823). Non vi è inoltre luogo di considerare che quanto precede non sia 

valido anche in ambito di diritto d’asilo (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 

consid. 1.4.2). 

1.4.2.2 Considerato quanto precede, la dichiarazione di rinuncia presente 

agli atti deve di principio essere ritenuta valida. Essa si riferisce infatti ad 

un concreto diritto processuale (o post-processuale) in libera disposizione 

dell’interessata e meglio, alla facoltà di interporre ricorso contro la deci-

sione dell’autorità di prima istanza. In tal senso, occorre considerare che la 

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decisione qui impugnata sia cresciuta in giudicato al momento della sotto-

scrizione di tale rinuncia. 

1.4.2.3  A questo punto, è dunque d’uopo determinare, alla luce delle argo-

mentazioni delle parti, se sia in specie identificabile un vizio della volontà 

atto ad inficiarne l’effettività. Una tale manifestazione di volontà non sa-

rebbe infatti da ritenersi vincolante qualora sia stata avallata sotto l’egida 

di un errore causato dalla condotta dall’autorità e in particolare quando 

quest’ultima abbia fornito informazioni fuorvianti o incomplete in merito alla 

facoltà ed ai termini per inoltrare un’impugnativa. Oltracciò, è parimenti pre-

supposto per la validità della rinuncia che l’interessato non sia giunto a tale 

decisione in base a pressioni, coercizioni o minacce da parte dell’autorità. 

Non da ultimo, pare opportuno ammettere che l’eventuale esistenza di un 

vizio della volontà vada apprezzata indipendentemente dagli scopi, motivi 

o ragioni che hanno portato la parte a rinunciare al ricorso.  

1.4.2.4 Tornando ora al caso che ci occupa ed in particolare alla doglianza 

della ricorrente circa il fatto che un primo indizio della mancata compren-

sione del tenore della rinuncia a ricorrere da lei sottoscritta sarebbe da re-

lazionare proprio alla circostanza stessa del successivo deposito del ri-

corso, va anzitutto rilevato che tale argomentazione non può essere se-

guita. Ammettere infatti che il solo fatto di aver inoltrato un ricorso succes-

sivamente alla rinuncia sia sufficiente a rendere quest’ultima inefficace 

equivarrebbe de facto a considerare un tale atto liberamente revocabile, 

cosa che non corrisponde ed anzi risulta contrario a quanto esposto sin 

qui. A pari apprezzamento si giunge anche relativamente alle altre argo-

mentazioni addotte da parte ricorrente. È infatti pacifico che, non essendo 

i motivi fondanti una tale decisione decisivi, il solo fatto che dal documento 

non sia evidenziabile se la ricorrente sia o meno stata edotta circa le diffe-

renze tra l’ammissione provvisoria e il riconoscimento della qualità di rifu-

giato non basta a concludere all’esistenza di un vizio della volontà. Pure il 

fatto che la sottoscrizione della rinuncia litigiosa sia avvenuta lo stesso 

giorno della notifica della decisione impugnata non è sufficiente indizio di 

volontà viziata. Come si evince infatti dalle delucidazioni dell’autorità di 

prime cure (peraltro incontestate su tale punto di questione), non si è trat-

tato di una procedura sbrigativa ed atta ad assicurarsi l’assenza di una 

futura impugnativa quanto più di una prassi con ottica di celerità messa in 

pratica a seguito della necessità di procedere, viste le particolari circo-

stanze, ad una consegna brevi manu della decisione in presenza dell’inter-

prete e della persona di fiducia. In tale occasione, la ricorrente ha inoltre 

beneficiato di un momento di riflessione laddove ella ha potuto discutere 

con la persona di fiducia, al fine di maturare la propria decisione in merito 

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(anche tale aspetto non è stato contestato). In tal senso, non vi è nemmeno 

luogo di considerare che l’interessata non abbia compreso quanto ella si 

apprestava a sottoscrivere a causa della presenza di difficoltà linguistiche, 

dal momento che sul punto della notifica della decisione impugnata e del 

successivo avallo dell’atto di rinuncia a ricorrere è regolarmente interve-

nuto un interprete della lingua tigrigna. Infine, l’argomentazione della ricor-

rente secondo cui mal si capirebbe la necessità di un tale agire, ferma con-

siderata la ratio legis della disposizione che prevede un termine di 30 giorni 

per inoltrare il ricorso ed il fatto ch’ella non avrebbe ottenuto alcun vantag-

gio dalla sottoscrizione della rinuncia è a sua volta priva di rilevanza. Anzi-

tutto, occorre a tal proposito rilevare che ritenere un tale argomento equi-

varrebbe a considerare la rinuncia inefficace in quanto tale, dal momento 

che la legge prevede sempre un termine per ricorrere e che quest’ultima, 

per sua stessa natura, interverrebbe in ogni caso prima della scadenza 

dello stesso. Infine, il fatto di non avere avuto alcun vantaggio, oltre a non 

essere in alcun modo decisivo va inoltre relativizzato dal fatto che nel caso 

in esame tale agire è sfociato nella celere attribuzione della ricorrente ad 

un cantone, cosa che ha avuto in concreto il risultato di accelerarne il pro-

cesso di integrazione (seppur va ricordato che nulla vieti alla SEM di pro-

cedere già prima ad una tale ripartizione; cfr. art. 27 LAsi).  

1.4.2.5 Si può dunque partire dal presupposto che in specie non siano rav-

visabili gli estremi per considerare che la rinuncia a ricorrere sia stata posta 

in essere in presenza di un vizio della volontà. Pertanto, vi è luogo di con-

fermarne la validità di principio.  

1.4.2.6 Quo ai dubbi sollevati dalla ricorrente circa l’agire della persona di 

fiducia in particolare relativamente al fatto che la minore avrebbe dovuto 

disporre di un periodo di riflessione più lungo, occorre anzitutto ricordare 

che tale figura è incaricata di guidare e sostenere il richiedente asilo minore 

non accompagnato e per il quale non è stata ordinata una misura di prote-

zione ai sensi del codice civile, aiutandolo in particolare a prendere le de-

cisioni nell’ambito della procedura d’asilo e sostenendolo in modo valido e 

mirato. Essa, pur non rappresentandolo, contribuisce dunque de facto alla 

formazione della volontà del minore relativamente agli atti da lui compiuti 

in corso di procedura, così da poter relativizzare le eventuali lacune dovute 

all’inesperienza. In altri termini, grazie alle sue conoscenze della materia, 

la presenza della persona di fiducia fa sì che il minore non accompagnato 

dotato di capacità di discernimento sia posto in una situazione comparabile 

(se non migliore) a quelle di un giovane adulto che ha già raggiunto la mag-

giore età (cfr. GICRA 2003 n. 1 consid. 3, relativamente alle conoscenze di 

cui deve disporre la persona di fiducia ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 lett. b 

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LAsi). Ora, nel caso esame non vi sono agli atti elementi concreti che per-

mettano di mettere in discussione le conoscenze e l’agire della persona 

chiamata a svolgere tale ruolo. In specie, il profilo scelto dispone infatti, alla 

luce della sua formazione, delle qualifiche necessarie ai sensi della giuri-

sprudenza e ha inoltre agito in piena indipendenza dall’autorità di prime 

cure. Il Tribunale non può inoltre in questa sede dedurre alcunché da valu-

tazioni di opportunità circa il fatto che tale figura avrebbe in specie dovuto 

“concedere” maggior tempo alla ricorrente o astenersi dalla sottoscrizione. 

Come detto, la questione qui oggetto di disamina è la validità della rinuncia 

a ricorrere presente agli atti, validità che va apprezzata al momento della 

sottoscrizione della stessa per mezzo di un esame circa l’esistenza di 

eventuali vizi della volontà e non fornendo una presa di posizione perso-

nale sullo svolgersi degli eventi precedenti e susseguenti. Quanto alle va-

lutazioni circa l’opportunità o meno di ricorrere, va ricordato come non stia 

al Tribunale sostituirsi a quanto ritenuto in tale sede dalla persona di fiducia 

incaricata. Si può infatti partire dal presupposto che fino a prova contraria, 

quest’ultima, forte dell’esperienza nella materia e sulla base di valutazioni 

di varia natura, non quindi solo di merito, abbia in quel momento ritenuto 

opportuno consigliare alla minore di procedere alla sottoscrizione. Quan-

danche si possa infatti giungere a conclusione che nel caso in esame l’in-

teressata avrebbe avuto concrete possibilità di successo in sede ricor-

suale, ciò non sarebbe ad esso solo elemento per ritenere che la persona 

incaricata abbia agito senza la dovuta perizia, non potendo il Tribunale ap-

prezzare le valutazioni che hanno portato alla sottoscrizione della rinuncia, 

ed essendo peraltro le stesse a loro volta ininfluenti. 

1.4.3 Occorre dunque concludere che la rinuncia a ricorrere del 19 agosto 

2016 sia stata validamente sottoscritta dall’interessata. In ragione di ciò, il 

presente ricorso va dichiarato inammissibile. 

2.  

Giusta l'art. 111 lett. b LAsi, l'art. 23 cpv. 1 lett. b LTAF, il giudice dell'istru-

zione decide in qualità di giudice unico in caso di non entrata nel merito su 

ricorsi manifestamente irricevibili. Si tratta segnatamente dei casi di man-

cato pagamento dell’anticipo spese e di ricorso inoltrato troppo tardi 

(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, n. 3.51 e Messaggio concernente la revisione totale dell’or-

ganizzazione giudiziaria federale, FF 2001 3937). A contrario, laddove, 

come nel caso di specie, risulti necessaria un’analisi giuridica circa la rice-

vibilità del gravame, si necessita di giudicare la questione nella composi-

zione ordinaria di 3 giudici (cfr. mutatis mutandis Basler Kommentar, Bun-

desgerichtsgesetz, [BSK BGG], 2a ed. 2011, n. 15 segg. ad art. 108 LTF). 

D-5715/2016 

Pagina 12 

3.  

Ai sensi dell’art. 65 cpv. 1 PA, l’assistenza giudiziaria viene concessa qua-

lora una parte non disponga dei mezzi necessari e le sue conclusioni non 

sembrino prive di probabilità di successo. Ora, l’assenza di probabilità di 

successo può dedursi tanto da questioni attinenti alla ricevibilità del ricorso 

quanto da elementi giuridici di merito (cfr. mutatis mutandis BERNARD COR-

BOZ et al. [ed.], Commentaire de la LTF, 2a ed.  2014, n. 39 ad art. 64 LTF). 

In specie, l'istanza di assistenza giudiziaria non può pertanto essere ac-

colta, atteso che le conclusioni della ricorrente erano sin dall'inizio prive di 

probabilità di successo.  

Venendo meno le condizioni per la concessione dell’assistenza giudiziaria, 

la richiesta di gratuito patrocinio va a sua volta respinta (cfr. art. 110a cpv. 

1 lett. a LAsi). 

4.  

A norma dell’art. 6 lett. b del Regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 (TS-TAF, RS 173.320.2), le spese processuali possono essere con-

donate totalmente o parzialmente qualora per motivi inerenti al litigio o alla 

parte in causa, non risulti equo addossarle alla parte.  

In specie, vista la particolarità del caso, il Tribunale si esime dal prelevare 

spese processuali. 

5.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF). La pronuncia è dunque definitiva. 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

D-5715/2016 

Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è inammissibile. 

2.  

Le domande di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio sono respinte.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli