# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 045d8abf-421a-51e0-8dab-e34625737004
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 09.03.2010 (publiziert) 10.2006.134
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2006-134_2010-03-09.html

## Full Text

CIVI 1 

  patr. da: PR 1 

   

  	 

	
  Incarto
  n.

  10.2006.134/CEG

  DA
  1008/2006

  	
  Bellinzona

  3 ottobre 2006

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Giudice della Pretura penale

  
	
  Giovanni Celio

  
	
   

  
						

sedente con Flavio
Biaggi in qualità di segretario, per giudicare

 

	
   

  	
  ACCU 1 

   

  

prevenuto colpevole di         ingiuria,

                                        per avere offeso l’onore di CIVI
1, rivolgendole le parole “rompicoglioni” e “zoccola” e gesti
offensivi (dito medio alzato);

 

fatti avvenuti                       il 28 agosto 2005  a L__________;

 

reato previsto                     dall' art. 177 CP;

 

perseguito                         con decreto d’accusa di data 13
marzo 2006 del AINQ 1 che propone
la condanna dell'accusato:

 

                                        1. Alla multa di fr.
200.--.

2. Al pagamento della tassa di giustizia di fr. 50.-- e delle spese giudiziarie
di

                                            fr. 50.--.

 

viste                                  - l'opposizione interposta
tempestivamente in data 16 marzo 2006

                                          dall'accusato;

                                        - l’opposizione interposta
tempestivamente il 21 marzo 2006 dalla parte civile

                                          CIVI 1;

 

indetto                               il dibattimento il 3 ottobre 2006,
al quale sono comparsi l’accusato personalmente, nonché l’avv. PR 1,
patrocinatrice della parte civile CIVI 1, mentre il Sost. Procuratore pubblico
con lettera 21 agosto 2006 ha rinunciato ad intervenire, postulando nel
contempo la conferma del decreto d’accusa;

 

accertate                           le generalità dell'accusato, data
lettura del decreto d'accusa;

 

proceduto                          all'interrogatorio dell'accusato, il
quale ha chiesto il suo proscioglimento, argomentando di aver reagito con
ingiuria ad una ingiusta provocazione di CIVI 1;

 

sentita                               la patrocinatrice di parte
civile, la quale ha chiesto, oltre alla conferma del decreto impugnato, che
l’accusa fosse estesa d’ufficio ai reati di minaccia, diffamazione,
subordinatamente calunnia, mentre che per quanto attiene alle pretese della sua
assistita ha postulato il riconoscimento di un importo a titolo di ripetibili,
come pure la condanna dell’accusato al pagamento di fr. 1'750.-- a titolo di
risarcimento (pari al 20% di sette mesi di pigione a fr. 1'250.-- al mese) e di
ulteriori fr. 2'800.-- a titolo di torto morale relativamente al reato di
ingiuria, aumentati di fr. 2'800.-- per ogni altro reato che il giudice dovesse
individuare in caso di estensione dell’accusa;

 

respinta                             la domanda di estensione (d’ufficio)
dell’accusa ai reati di minaccia, diffamazione e/o calunnia con breve
motivazione a verbale, non essendo emersi dal dibattimento elementi nuovi tali
da far ritenere che i fatti rivestono un carattere giuridico più grave di
quello contemplato nel decreto d’accusa (art. 250 cpv. 2 CPP);

 

sentito                               da ultimo l'accusato;

 

posti                                 a giudizio i seguenti quesiti:

 

                                 1.     E’ ACCU 1 colpevole di ingiuria
per avere, a L__________ il 28 agosto 2005, offeso l’onore di CIVI 1,
rivolgendole le parole “rompicoglioni” e “zoccola” e gesti
offensivi (dito medio alzato)?

 

                                 2.     In caso di risposta
affermativa, deve, e se sì, in quale misura essere ridotta la pena proposta?

 

                               2.1     Può trovare applicazione l’art.
177 cpv. 2 CP?

 

                                 3.     Può beneficiare della
sospensione condizionale della pena e, se sì, per quale periodo di prova?

 

                                 4.     L'eventuale condanna va
iscritta a casellario giudiziale e, se sì, quando e a quali condizioni potrà
avvenire la cancellazione?

 

                                 5.     Devono essere riconosciute le
pretese della parte civile e, se sì, in quale misura o deve esservi rinvio al
competente foro civile?

 

                               5.1     Devono essere assegnate
ripetibili alla parte civile e se sì in quale misura?

 

                                 6.     A chi vanno caricate le tasse e
le spese?

 

letti ed esaminati                atti e documenti;

 

considerato                        in fatto ed in diritto

 

                                 1.     Nato a N__________ nel
197__________, l’accusato ha seguito la via del nord con i genitori ed è
cresciuto a P__________. Di formazione modesta (il suo iter scolastico si
chiude con la prima media) egli ha iniziato presto a lavorare come manovale,
dapprima in Italia, quindi Ticino dove si era trasferito nel 1998. Nel nostro Cantone
ha lavorato 3-4 anni, per poi chiedere - e ottenere - una rendita intera AI a
causa di problemi alla schiena. Nel 1998 si è sposato e l’anno successivo  è nata
la figlia A__________, seguita nel 2005 dalla secondogenita __________. La
famiglia ha vissuto per qualche anno a S__________, trasferendosi poi nel 2002
a L__________, e precisamente al primo piano di una palazzina sita in Via C__________.

 

                                 2.     La parte civile CIVI 1, , vive
al 4°piano di uno stabile sito in Via C__________. Il balcone del suo soggiorno
dà direttamente su Via C__________, rispettivamente sul retro dell’immobile
dove vive l’accusato. Da osservare che agli appartamenti di Via C__________ si
accede tramite un ballatoio, di modo che dal balcone dell’abitazione di CIVI 1
è ben visibile la porta d’ingresso dell’appartamento dell’accusato.

 

                                 3.     Nelle inserzioni della
fiduciaria che ne cura l’amministrazione, l’immobile in cui risiede la parte
civile viene pubblicizzato come “un angolo di tranquillità nel centro
cittadino”. Dagli atti esce per la verità un quadro ben diverso,
caratterizzato da un clima di convivenza pesante instauratosi tra alcuni
abitanti del quartiere. Da tempo la parte civile CIVI 1 ed altri residenti si
lamentano per il disturbo alla quiete provocato dai bambini che hanno trasformato
Via C__________ in “skatepark” e parco giochi. La situazione è talvolta
degenerata, al punto di rendere necessario l’intervento della polizia. Nei suoi
scritti indirizzati all’amministrazione dell’immobile dove abita l’accusato, così
come in querela, CIVI 1 si duole del comportamento in particolare della figlia
di quest’ultimo A__________, ovvero “il bambino o la bambina (non si capisce
bene a distanza se è maschio o femmina) piuttosto in sovrappeso con gli
occhiali”  e di un’altra bambina, abitante al piano terra di Via C__________,
ovvero “la ragazzina con le grandi orecchie a sventola (non sapendo il nome
mi permetto di descrivere il dettaglio più evidente alla vista)”. A suo
dire gli schiamazzi e le urla di queste bambine, aggiunti a quelli degli altri
bambini che giocano in strada, hanno reso invivibile Via C__________, specie
per le persone che rientrate a casa dal lavoro abbisognano del giusto riposo. 

 

                                 4.     Nel primo pomeriggio di domenica
28 agosto 2005 tra l’accusato e la parte civile CIVI 1 è scoppiato un alterco,
a seguito di che il giorno successivo la seconda ha querelato il primo per
titolo di diffamazione, calunnia, ingiuria e minaccia. Stando alla querela i
fatti si sarebbero svolti come segue: la parte civile si trovava sul balcone di
casa sua in compagnia di un’amica, la signora G__________. All’esterno dello
stabile di Via C__________, le due persone potevano scorgere le due bambine di
cui si è detto sopra. Sempre stando alla querelante, la ragazzina “sovrappeso”,
figlia dell’accusato, si era diretta verso l’ingresso del suo appartamento, dal
quale usciva il padre che inveiva contro CIVI 1 tacciandola di “rompicoglioni”
e di “zoccola” (ripetutamente). Inoltre con fare minaccioso
l’accusato avrebbe mostrato il dito medio urlando: “te lo metto nel culo”,
e ancora: “ti aspetto giù”.

                                        Contemporaneamente CIVI
1 ha sporto denuncia - questa volta per titolo di discrimazione razziale (art.
261bis CP) - anche nei confronti di T__________, persona sotto tutela che
trovandosi a transitare su Via C__________ al momento dei fatti aveva modo di
inveire anch’egli nei confronti della querelante, tacciandola di “vecchia
somala”. CIVI 1 recedeva in seguito dalla denuncia, preso atto delle argomentazioni
del querelato e del suo tutore.

 

                                 5.     La parte civile ha confermato i
fatti di querela in sede di interrogatorio di polizia (verbale 13 gennaio
2006), ove ha tenuto a soggiungere che né lei né la sua amica G__________
avevano in un qualche modo provocato l’accusato: “non avevamo fatto né detto
nulla. Il suo scatto d’ira deve essere dovuto al fatto di essere a conoscenza
dei ripetuti reclami per urla e schiamazzi (...)”.

                                        G__________, sentita
dalla polizia il 24 gennaio 2006, ha confermato sostanzialmente la versione
della querelante. Alla domanda: “lei o la signora CIVI 1 avevate detto frasi
offensive o fatto gesti particolari contro i due querelanti o contro i bambini
che stavano urlando in strada prima che i due signori iniziassero a gridare contro
di voi”, ella ha risposto: “no, assolutamente” (verbale di polizia
24 gennaio 2006, pag. 2).

 

                                 6.     Ben diversa la versione
dell’accusato. Egli ha dichiarato alla polizia che nei giorni precedenti il 28
agosto 2005 sua figlia A__________ gli aveva riferito che CIVI 1, dal balcone,
irritata per il rumore provocato dai bambini che giocavano in strada, le aveva
gridato “cicciona” e “pezzente”, mostrandole inoltre il dito
medio alzato in segno di offesa. L’accusato racconta poi, che il giorno 28 agostro
2005, uscendo dall’appartamento si avvedeva che la parte civile stava nuovamente
prendendosela con i bambini, urlando “maleducati”, “scemi”, “grassona”,
“smettetela” e rivolgendosi a loro, tra cui la figlia A__________, con il
dito medio alzato (verbale di polizia 3 febbraio 2006, pag. 1). Egli ha allora
reagito gridando a CIVI 1 “quel dito se lo metta in quel posto, vada a
ricoverarsi in una casa per anziani se non sopporta i bambini”, aggiungendo
“rompicoglioni” e  “zoccola”. Nega per contro di averla minacciata
con le parole ”ti aspetto giù” (verbale di polizia 3 febbraio 2006, pag.
1).

                                   

                                7.     Al dibattimento l’accusato è
rimasto coerente con la sua precedente versione, apportando nondimeno alcune
precisazioni: anzitutto riferisce che il (o qualche) giorno prima dei fatti,
mentre raccontava a suo padre delle offese ricevute da CIVI 1 (“grassona”,
“pezzente”, dito medio alzato), A__________ era turbata e piangeva. Ricorda
di avere reagito quindi mosso da impeto d’ira il 28 agosto 2005, allorquando
mentre usciva di casa, poteva sentire e chiaramente vedere CIVI 1 che dal
balcone apostrofava nuovamente la figlia con le parole “cicciona”, “scema,
“beduina” e con il dito medio alzato. Da qui, appunto, la sua reazione
verbale: “rompicoglioni” e  “zoccola”  all’indirizzo della parte
civile. Ancora al dibattimento l’accusato ha negato comunque di aver detto a quest’ultima
“ti aspetto giù”, mentre che non ha escluso di avere, a sua volta,
mostrato il dito medio alzato.

 

                                8.     Il 3 febbraio 2006  la polizia
ha interrogato F__________, moglie dell’accusato, la quale ha raccontato che il
28 agosto 2005 la figlia A__________ era rientrata a casa piangendo poiché CIVI
1 “le aveva detto per l’ennesima volta che era una “cicciona” e che
più volte le aveva mostrato il dito medio”. F__________ conferma altresì
che, prima che la figlia rientrasse in casa, aveva visto e sentito CIVI 1
pronunciare le parole “cicciona”, “maleducata” e “vattene a casa
tua”, con il dito medio alzato. Ha inoltre ammesso senza alcuna
reticenza di aver sentito il marito rivolgersi alla parte civile con delle “parolacce”,
senza però essere in grado di ricordarne il tenore.

 

                                9.     La polizia ha pure proceduto
all’audizione del signor V__________, custode dell’immobile di Via C__________
4, il quale nulla ha saputo riferire sui fatti, limitandosi a confermare le
ripetute lamentele della parte civile CIVI 1 per il rumore causato dai bambini
(verbale 6 febbraio 2006).

                                       Il 25 febbraio 2006 è stato
verbalizzato T__________, co-denunciato per essersi rivolto a CIVI 1 con
l’espressione “vecchia somala”. Il T__________, che pure abita in Via C__________
e che nella circostanza stava transitando a piedi, ha confermato di aver detto
queste parole alla CIVI 1 “perché la stessa aveva esagerato nel reclamare
con i bambini per gli schiamazzi da loro provocati”. Ricorda pure di aver
sentito l’accusato dire alla parte civile “zoccola” e “torna al tuo
paese”, ma di non aver sentito la signora ingiuriare l’accusato (verbale 25
febbraio 2006).

 

                               10.     Il Sost. Procuratore pubblico ha
ritenuto sussistere, nell’agire di ACCU 1, gli estremi del reato di ingiuria e
con decreto di accusa __________ del 13 marzo 2006 lo ha quindi posto in stato
d’accusa dinanzi alla Pretura penale per avere offeso l’onore di CIVI 1,
rivolgendole le parole “rompicoglioni” e “zoccola” e gesti
offensivi (dito medio alzato). Sia l’accusato che la parte civile hanno
sollevato tempestiva opposizione al decreto di accusa, per cui gli atti sono
stati trasmessi alla Pretura penale per il dibattimento ed il giudizio.

 

                               11.     Giusta l’art. 177
cpv. 1 CP “chiunque offende in altro modo con parole, scritti, immagini,
gesti o vie di fatto l’onore di una persona, è punito, a querela di parte, con
la detenzione fino a tre mesi o con la multa”. Oggetto della protezione di
cui alla citata norma, non diversamente che degli articoli relativi alla
diffamazione (art. 173 CP) e alla calunnia (art. 174 CP) è l’onore di una
persona. In tal senso letteralmente l’articolo stesso (“…offende… l’onore di
una persona”) nonché la marginale riferentesi agli articoli indicati (“1. Delitti
contro l’onore”) ed il Titolo III del CP nel quale essi sono inseriti. Per
giudicare se un’allegazione è lesiva dell’onore bisogna basarsi sul senso che
deve attribuire l’ascoltatore imparziale; oggettivamente l’espressione deve
poter essere considerata lesiva dell’onore dal punto di vista di una persona
comune. Il bene protetto è il sentimento soggettivo che un individuo ha della
propria reputazione e dignità, vale a dire di essere persona meritevole di
rispetto e di comportarsi come lo impone la convenienza (Rep. 1974, 447; 1992,
428). L’art. 177 CP è applicabile in particolare quando l’autore si rivolge
alla vittima con un atto, un’espressione o un giudizio di valore, atti a ledere
l’onore del destinatario (G. Stratenwerth,
Schweizerisches Strafrecht, BT I, Berna, 1993, pag. 211, n. 68). In questo caso
può essere violato solo il sentimento dell’onore dignitoso della persona lesa (Rep.
1974, 449; RJJ 1993, pag. 363). Compete al giudice decidere tenendo conto delle
circostanze del caso, della personalità delle parti e dei costumi locali.
L’ingiuria sarà ritenuta solo laddove l’espressione o il comportamento adottati
dall’autore sono atti a ferire la vittima nel sentimento che ella ha della
propria dignità e solo se l’autore se ne è reso conto ed ha voluto questo
risultato. Al giudice è comunque fatto monito di astenersi dall’esagerare la
repressione penale in questo campo (RJJ, 1993, pag. 361 e 363; Logoz. Commentaire du Code pénal suisse,
Partie spéciale, pag. 255).

 

12.   Dal
profilo soggettivo l’ingiuria presuppone l’intenzione: l’autore deve aver

        voluto
ledere l’onore della vittima con il suo messaggio e deve aver voluto 

        comunicare
il messaggio ad altrui (la vittima o un terzo). Poco importa che 

        l’espressione
usata, ad es. “puttana”, non trovi riscontro nei comportamenti 

        della
vittima o che un giudizio di valore sia stato emesso senza giustificazione 

        alcuna (Stratenwerth,
op. cit. pag. 213 n. 74; Corboz, Les
principales infractions, Vol. I., pag. 214, n. 24 e 25; S. Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar,
2a ed., Zurigo, 1997, n. 6 ad art. 177 CPS).  

                                   

13.   Non vi è dubbio che i termini “rompicoglioni”
e “zoccola”, così come il gesto di alzare il dito medio a mano chiusa
all’indirizzo di qualcuno, siano di per sé lesivi dell’onore di una persona. Va
da sé, né giova soffermarsi ulteriormente su tale aspetto. Così come non giova
all’accusato ricordare che in dialetto napoletano, e secondo il significato che
lui intendeva dare alla parola, “zoccola” è sinonimo di “topo di
fogna” (l’accusato ha detto che la CIVI 1, che esce sul balcone, insulta i
bambini e rientra immediatamente in casa, gli ricorda il topo di fogna che esce
dalla tana, compie le sue malefatte per poi subito rintanarsi). Intanto perché,
come visto al considerando no. 11, la connotazione giuridica dell’ingiuria
viene ritenuta dal giudice tenendo conto delle circostanze del caso, della
personalità delle parti e dei costumi locali, per cui nel caso di specie nulla
lascia inferire che la vittima fosse tenuta a recepire il termine “zoccola” secondo
il significato dialettale napoletano (che poi tale significato di dialettale non
ha proprio nulla, figurando in ogni buon dizionario della lingua italiana), anziché
secondo il senso più comune dato all’espressione dalle nostre parti. Inoltre
perché, recepito nell’uno o nell’altro modo, l’appellativo di “zoccola”
connota un senso spregiativo tale da assurgere indubbiamente a ingiuria formale
ai sensi dell’art. 177 cpv. 1 CP.

 

 14.   E proprio con riguardo all’ingiuria, ovvero la sola
imputazione contemplata nel decreto d’accusa, l’accusato è reo confesso. Lo è
stato sin dall’inizio, allorquando è stato sentito dalla polizia, e lo è stato
nuovamente al dibattimento, ove ha negato, come del resto già dinanzi alla
polizia, unicamente di avere in un qualche modo minacciato la parte civile.

                                                  Il reato
di ingiuria, la cui esistenza emerge anche chiaramente dalle testimonianze agli
atti, non da ultimo da quella della moglie, è pertanto da ritenersi realizzato
sia dal profilo oggettivo che da quello soggettivo.

 

 15.   L’accusato intravede nel proprio comportamento la
reazione che umanamente può avere chi subisce una ingiusta provocazione. Ribadisce
in particolare di essersi risentito per aver visto la figlia A__________
piangere il (qualche) giorno prima dei fatti poiché tacciata dalla CIVI 1 di “cicciona”
e “pezzente” con tanto di dito medio alzato. Dito medio alzato che
l’accusato dice di aver visto bene lui stesso il (qualche) giorno più tardi, e
meglio domenica 28 agosto 2005, mentre vedeva e sentiva la CIVI 1 nuovamente
rivolgersi alla figlia con queste e altre parole (“grassona”, “pezzente”, “beduina”,
ecc.). Da qui, appunto, la reazione.

 

                               16.     L’art. 177 cpv. 2 CP dispone che
“se l’ingiuria è stata provocata direttamente dall’ingiuriato con un
contegno sconveniente, il giudice può mandare esente da pena il colpevole”.
Per costante giurisprudenza, l’art. 177 cpv. 2 CP trova applicazione purché
l’ingiuria rappresenti una reazione immediata a un comportamento
reprensibile (DTF 117 IV 270 consid. 2c), laddove la nozione di immediatezza
dev’essere intesa nel senso che l’autore deve aver agito d’impeto e sotto
l’influsso di un’emozione violenta provocata dal contegno sconveniente della
vittima (Favre/Pellet/Stoudmann,
Code pénal annoté, Losanna 1997,., n. 2.1. ad art. 177 CP, pag. 360). Sulla
base delle informazioni preliminari e delle risultanze dibattimentali occorre
pertanto stabilire se l’art. 177 cpv. 2 CP trovi applicazione in concreto.

 

                               17.     Non necessita spendere molte
parole per ritenere che, indipendentemente dai motivi che lo hanno provocato,
dal punto di vista oggettivo il comportamento di una persona adulta che
inveisce contro dei bambini, fra cui una bambina di 6 anni, mostrando il dito
medio alzato e urlando espressioni del tipo “scemi”, “grassona”, ”beduina”, ecc.,
assurga a contegno sconveniente nel senso dell’art. 177 cpv. 2 CP, specie
agli occhi di un genitore. 

                                        Non si dimentichi, in
proposito, che proprio nel caso concreto il comportamento tenuto da CIVI 1 con
i bambini ha provocato non solo la reazione dell’accusato ma anche quella di T__________,
persona estranea da ogni rapporto di parentela o affettività con questi
bambini. 

 

                               18.     Al dibattimento la
patrocinatrice della parte civile, fondandosi sull’assioma, tutto suo, secondo
cui ciò che dicono l’accusato e sua moglie è falso, mentre che ciò che dicono
la parte civile e l’amica G__________ è vero, si è prodigata nel tentativo di
screditare l’immagine dell’accusato e di metterne in luce l’inattendibilità. 

                                        Dall’esame degli atti e dalle
risultanze del dibattimento lo scrivente giudice ritiene, per contro, che la
versione resa dall’accusato al dibattimento convince e merita protezione. L’accusato
è persona semplice, dal comportamento (almeno quello processuale) poco incline a
forme e galateo; i suoi atteggiamenti ed il suo modo di esprimersi mostrano i
limiti di un’educazione che egli sembrerebbe voler compensare con un carattere
piuttosto sanguigno e aggressivo.

                                        Nella circostanza, tuttavia,
egli si è dimostrato conseguente e coerente. Non vi è un punto ove egli si sia
contraddetto, ed a lui vanno riconosciute in ogni caso franchezza e spontaneità
nell’ammettere i fatti dall’inizio alla fine, salvo quelli contestati,
anch’essi sin dall’inizio.

 

                               19.     A mente del proprio legale, che
ha dichiarato di conoscerla da oltre vent’anni, la vittima e parte civile CIVI
1 è persona dalla serietà indubitabile (funzionaria statale), gentile, educata
e per nulla avvezza all’uso di espressioni come quelle che l’accusato vorrebbe
metterle in bocca, tantomeno a mostrare il dito medio in segno di sprezzo a
chicchessia. Sempre a detta del legale di parte civile, la testimonianza G__________
attesta che CIVI 1 nella circostanza non ha per nulla provocato né l’accusato
né i bambini.

                                        Orbene, la parte civile CIVI 1
- la quale ha ritenuto di non dover comparire personalmente al dibattimento -
riferisce in querela che quel pomeriggio si trovava sul balcone unitamente
all’amica G__________ “senza dire nulla”. Questo concetto di “senza
dire nulla” non risulta però esplicitato e ribadito nella successiva
testimonianza resa alla polizia il 13 gennaio 2006, previo ammonimento sulle
conseguenze penali in caso di falsa testimonianza. Non risulta infatti che CIVI
1 neghi di aver inveito contro i bambini. La testimonianza di T__________
attesta semmai il contrario, avendo anch’egli reagito contro CIVI 1 proprio
perché la stessa “aveva esagerato nel reclamare con i bambini per gli
schiamazzi da loro provocati”, al punto di beccarsi pure lui una denuncia.
Il fatto poi che lo stesso T__________ abbia affermato di non aver sentito la CIVI
1 ingiuriare l’accusato (verbale di polizia 25 febbraio 2006, pag. 2) nulla
prova a sostegno della tesi di parte civile, in primo luogo poiché egli non ha
assistito alla scena dal principio alla fine, in secondo luogo poiché non sono
in questione qui eventuali ingiurie della CIVI 1 nei confronti dell’accusato,
bensì nei confronti dei bambini.

 

                               20.     A mente della parte civile la
testimonianza della moglie dell’accusato sarebbe farcita di falsità. Non ne
spiega però il perché, se non con il legame famigliare: come dire che qualsiasi
testimonianza di un coniuge debba essere considerata falsa semplicemente per
l’esistenza di un rapporto coniugale. Ma tant’è. La signora __________, se da
un lato dichiara di aver visto e sentito almeno in due occasioni CIVI 1
ingiuriare pesantemente sua figlia, dall’altro lato non mostra però remore nel
confermare ciò che il marito effettivamente ha fatto e detto (“di sicuro le
parolacce le aveva dette”); e questo non certo con il risultato di favorirne
la posizione processuale.

                               21.     Vi è poi una circostanza sulla
quale le versioni dell’accusato, della moglie, della parte civile e della sua
amica G__________ sono univoche: le ingiurie dell’accusato sono state proferite
in concomitanza o perlomeno immediatamente dopo che la figlia A__________ aveva
fatto rientro, correndo, a casa. Lo confermano l’accusato (al dibattimento), la
moglie (verbale di polizia 3 febbraio 2006, pag. 1), la stessa parte civile
(querela 29 agosto 2005, pag. 2) e infine G__________ (“ad un certo momento
una bambina, che dovrebbe essere la figlia del signor ACCU 1 si allontanava
entrando in casa”, cfr. verbale di polizia 24 gennaio 2006, pag. 1).
Ragionevolmente non si comprende quale meccanismo potrebbe spiegare simile
dinamica (rientro a casa della bambina seguito dall’immediata uscita del padre
e dalle sue ingiurie nei confronti della parte civile), se non quello facente
capo al comportamento della parte civile descritto dall’accusato e da sua
moglie.

 

                               22.     In considerazione di tutto
quanto precede, fermo restando che l’accusato deve essere dichiarato autore
colpevole di ingiuria, occorre concludere che l’infrazione è stata provocata
dal comportamento sconveniente della vittima, per cui ben si giustifica di
mandarlo esente da pena in applicazione dell’art. 177 cpv. 2 CP.

                               23.     La parte civile fa valere le
seguenti pretese: 

                                         -      fr. 1'750.-- a titolo
di risarcimento (pari al 20% di sette mesi di pigione di fr. 1'250.-- al mese)

                                        -      fr. 2'800.-- a titolo di
riparazione del morale subito relativamente al reato di ingiuria, aumentati di
fr. 2'800.-- per ogni altro reato che il giudice dovesse individuare in caso di
estensione dell’accusa.

 

                             23.1     La parte civile, attraverso la
sua patrocinatrice, ravvede un danno economico, e ne chiede la rifusione da
parte dell’accusato, nella diminuita godibilità dell’appartamento da lei
locato, da ascrivere al disturbo recato dagli schiamazzi dei bambini. Ella
calcola il danno applicando una percentuale del 20% sul canone di locazione,
moltiplicata per sette mesi (di disturbo). Detto altrimenti, la parte civile
utilizza in via di analogia i criteri dedotti dal diritto della locazione per
chiedere la riduzione della pigione a causa dei difetti dell’ente locato.
Sennonché ella dimentica che tale richiesta andava semmai rivolta al locatore,
ma soprattutto dimentica che, come da lei stesso ammesso, il disturbo della
quiete di Via C__________ non è riconducibile alla sola __________ figlia
dell’accusato, ma a tutti i bambini che giocano su detta strada. Quindi, anche se
si dovesse ammettere un danno in tal senso, esso andrebbe fatto valere nella
opportuna sede civile contro tutti i responsabili e non solo contro uno di
essi. Ma vi è di più: la parte civile chiede il risarcimento di un danno che
non si trova in alcun rapporto di causalità con il reato giudicato. Per sua
stessa ammissione, infatti, il danno è l’equivalente (in denaro) di una
sommatoria di sette mesi di disagi provocati dai bambini. Ebbene, non si vede
che relazione abbia ciò con le ingiurie proferite dall’accusato il 28 agosto
2005. Ci troviamo pertanto nella situazione prevista dall’art. 267 CPP, con la
conseguenza che CIVI 1 deve essere rinviata al competente foro civile per fare
valere il danno patrimoniale.

 

                             23.2     Non ne va diversamente per quanto
attiene alla richiesta di indennità per torto morale. Anzitutto va detto che
omettendo di fare atto di comparsa al dibattimento, la parte civile non è stata
ingrado di riferire di persona, in termini  e secondo i principi di oralità e
di immediatezza, sulle sofferenze morali patite a seguito dell’episodio del 28
agosto 2005. Il giudice non è pertanto in grado di valutare se vi sia stato un
torto morale e, nell’affermativa, se siffatto torto morale sia perdurante e di
intensità tale da giustificarne la riparazione (Deschenaux/Tercier, La responsabilité civile, pag. 91). Non
si vede, poi, sulla base di quali criteri (dottrinali, giurispudenziali?) la
parte civile valuti il torto morale per l’ingiuria in fr. 2'800.--. Sia
concesso di dire, infine, che la quantificazione ottenuta dalla moltiplicazione
di fr. 2'800.-- per il numero dei reati ritenuti dal giudice appare perlomeno
semplicistica, per non dire poco seria. Anche in questo caso, dunque, si impone
il rinvio al foro civile.

 

                               24.     La parte civile chiede infine
che le venga riconosciuta una congrua indennità per titolo di ripetibili. A
norma dell'art. 9 cpv. 6 CPP, con la decisione sulle spese, l'autorità
giudicante decide anche se e in che misura debbano essere attribuite
ripetibili. Debbono intendersi qui le ripetibili secondo il concetto civile
espresso all'art. 150 CPC, segnatamente le spese indispensabili causate dal
processo e una adeguata indennità per gli onorari di patrocinio, fissata nei
limiti della Tariffa dell'ordine degli avvocati, comprese le spese di
patrocinio preprocessuali. Come in materia di spese giudiziarie, l’assegnazione
delle ripetibili segue la soccombenza (art. 148 cpv. 1 e 2 CPC).

                                        Danno quindi diritto a
risarcimento, nella forma di ripetibili, le spese di patrocinio generate a
partire dall'assunzione del mandato sino al dibattimento, purché necessarie ed
adeguatamente commisurate all'entità del procedimento. CIVI 1 è funzionaria,
attiva nel settore __________. Sulle sue conoscenze, anche in tema di diritto
penale, la dice lunga la querela, che menziona puntualmente fatti, reati ed
articoli di legge. Ne è un altro esempio l’opposizione al decreto di accusa,
ove la stessa contesta la mancata considerazione delle sue pretese e formula
chiaramente una richiesta di indennizzo. Le sue competenze e conoscenze, a
fronte di un caso penale semplice come quello in esame, bastavano ed
avanzavano, senza che si rendesse necessario l’intervento di un legale. Del resto,
sentita proprio a questo proposito, la patrocinatrice di parte civile ha ricordato
di essersi messa a disposizione spontaneamente di CIVI 1 per rappresentarla al
dibattimento, in virtù dei rapporti di amicizia che la legano a lei. Non vi
sono ragioni quindi per assegnare ripetibili, tanto più che l’accusato non può
essere considerato soccombente nei confronti della parte civile.

 

                               25.     Le presenti motivazioni scritte
intervengono a seguito della dichiarazione di ricorso - con richiesta di
motivazione - inoltrata tempestivamente il 5 ottobre 2006 dalla patrocinatrice
di parte civile, nonostante il chiaro tenore dell’art. 287 cpv. 2 CPP.

 

 

P.Q.M.                              visti gli art. 177 cpv. 1 e 2 CP; 9
e segg., 273 e segg CPP; 12 lett. a dell’Ordinanza sul casellario giudiziale informatizzato;
39 LTG;

 

rispondendo                       affermativamente ai quesiti posti sub
1 e 2.1.; negativamente ai quesiti posti sub 4. e 5.1., come segue ai
quesiti posti sub 2 e 5; decaduto il quesito posto sub 3;

 

 

dichiara                           ACCU 1 

                                        autore colpevole di ingiuria
(art. 177 CP) per i fatti compiuti nelle circostanze descritte nel decreto di
accusa n. DA 1008/2006 del 13 marzo 2006;

 

 

manda                             ACCU 1 esente da pena in
applicazione dell’art. 177 cpv. 2 CP; 

 

                                    

condanna                         ACCU 1 al pagamento della tassa
di giustizia di fr. 100.-- e delle spese giudiziarie di fr. 100.-- per
complessivi fr. 200.--;

 

 

rinvia                               la parte civile per ogni
pretesa al competente foro civile; non vengono assegnate ripetibili;

 

 

dispone                            che la condanna non venga
iscritta a casellario giudiziale (art. 12 lett. a dell’Ordinanza sul casellario
giudiziale informatizzato); 

 

 

le parti                             sono state avvertite del
diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte
di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del
diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza
(art. 276 cpv. 2 CPP).

                                        La motivazione del ricorso per
cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20
giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione
dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

 

	
  Intimazione a:

  	
   

   

   

   

   Ministero
  pubblico della Confederazione, Berna, 

  

 

e,                                      alla crescita in giudicato
della sentenza,

 

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,

                                        Sezione esecuzione pene e
misure, Torricella,

                                        Servizio di coordinamento
cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

                                        

                                        Ufficio del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

 

 

Distinta spese                    a carico di ACCU 1 

 

                                        fr.                       100.--         tassa di giustizia

                                        fr.                       100.--         spese giudiziarie

                                        fr.                           -.--         testi                                                                    

                                        fr.                      200.--         totale

 

 

 

 

Il giudice:                                                                                 Il
segretario: