# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc6bf72f-ef3a-5136-b3c2-0ee6fe653174
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-13
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 13.11.2023 RR.2023.121
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2023-121_2023-11-13.pdf

## Full Text

Sentenza del 13 novembre 2023 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Daniel Kipfer Fasciati e Nathalie Zufferey,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A. SA,  

 

rappresentata dall'avv. Jean-Marc Carnicé,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all’Ucraina 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2023.121 
 

 

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 Fatti: 

A. In data 23 dicembre 2021, il National Anti Corruption Bureau of Ukraine (in se-

guito: NABU), Ufficio Anticorruzione Ucraino, Kiev (UA), ha presentato alla Sviz-

zera una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale nell’ambito di un pro-

cedimento penale a carico di ignoti per i reati di cui agli art. 191 e 364 del Codice 

penale ucraino (peculato, appropriazione indebita o appropriazione di beni per 

abuso d’ufficio e abuso d’autorità). In sostanza, gli indagati sono sospettati di 

malversazioni all’origine della situazione di grave insolvenza della banca B., un 

istituto bancario d’importanza sistemica per l’economia nazionale. Lo Stato 

ucraino è intervenuto per palliare a tale insolvenza, con iniezione di somme 

equivalenti a USD 4,4 miliardi, importo corrispondente al danno subito dal me-

desimo (v. atto 01-00-0001 e segg. dell’incarto del Ministero pubblico della Con-

federazione [di seguito: MPC]). 

 

Con la rogatoria, l’autorità estera ha chiesto alle autorità elvetiche di procedere 

alla consegna di svariata documentazione relativa al conto bancario n. 1 inte-

stato alla società A. SA, aperto presso la banca C., già oggetto di trasmissione 

spontanea di informazioni da parte del MPC giusta l’art. 67a AIMP (v. atto 01-

00-0007 e seg. incarto MPC). Quest’ultimo sarebbe infatti identificato fra gli altri 

quale conto sul quale sarebbero confluiti valori patrimoniali originariamente di-

stratti a danno della banca B. 

 

 

B. Mediante decisione del 28 gennaio 2022, il MPC, al quale l’Ufficio federale di 

giustizia (di seguito: UFG) ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato 

nel merito della domanda formulata dall’autorità ucraina, precisando che le mi-

sure di esecuzione sarebbero state ordinate con decisioni separate (v. act. 1.4). 

 

 

C. Con decisioni del 12 luglio e 16 agosto 2022, l’autorità d’esecuzione ha ordinato 

la consegna della documentazione concernente, tra l’altro, il summenzionato 

conto presso la banca B. (v. act. 1.2 e 1.3).  

 

 

D. Con decisione di chiusura del 13 luglio 2023, il MPC ha accolto da domanda di 

assistenza ucraina, ordinando la trasmissione alle autorità estere di svariata 

documentazione concernente la relazione n. 1 presso la banca B. (v. act. 1.1). 

 

 

E. L’11 agosto 2023, A. SA ha impugnato la decisione di chiusura in questione 

congiuntamente alle decisioni del 28 gennaio, 12 luglio e 16 agosto 2022 di cui 

sopra dinanzi a questa Corte. Essa postula, principalmente, l’annullamento di 

tali decisioni, la reiezione della rogatoria nonché il rifiuto della trasmissione della 

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documentazione litigiosa; sussidiariamente, l’annullamento delle decisioni e il 

rinvio della causa al MPC per nuova decisione (v. act. 1, pag. 2 e seg.). 

 

 

F. Con risposta del 14 settembre 2023, l’UFG ha postulato la reiezione del ricorso 

nella misura della sua ammissibilità (v. act. 8). Con scritto del 29 settembre 

2023, il MPC ha chiesto che il gravame venga respinto (v. act. 9).  

 

 

G. Con replica del 23 ottobre 2023, la ricorrente si è riconfermata nelle proprie 

conclusioni ricorsuali (v. act. 15). 

 

 

Le argomentazioni di fatto e di diritto saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 Il ricorso è redatto, legittimamente, in lingua francese. Non vi è tuttavia motivo 

di scostarsi dalla regola secondo cui il procedimento si svolge nella lingua della 

decisione impugnata, in concreto quella italiana (v. art. 33a cpv. 2 PA).  

 

1.2 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità federali o cantonali in materia di assi-

stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 

cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; 

RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge sull’or-

ganizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; RS 173.71] del 

19 marzo 2010).  

 

1.3 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra Ucraina e Confedera-

zione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di assistenza giu-

diziaria in materia penale del 20 aprile 1959 (CEAG; RS 0.351.1), entrata in 

vigore il 9 giugno 1998 per l’Ucraina e il 20 marzo 1967 per la Svizzera, e dal 

Secondo Protocollo addizionale dell'8 novembre 2001 alla Convenzione euro-

pea di assistenza giudiziaria in materia penale (PAII CEAG; RS 0.351.12), en-

trato in vigore il 1° gennaio 2012 per l’Ucraina ed il 1° febbraio 2005 per la 

Svizzera. Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione delle Nazioni Unite 

contro la corruzione (RS 0.311.56), entrata in vigore il 1° gennaio 2010 per 

l’Ucraina e il 24 ottobre 2009 per la Svizzera. Alle questioni che il prevalente 

diritto internazionale non regola espressamente o implicitamente, come pure 

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quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello con-

venzionale (cosiddetto principio di favore) si applica la legge federale sull'assi-

stenza internazionale in materia penale unitamente alla relativa ordinanza 

(OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 

250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamen-

tali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2016 65 consid 

1.2.). 

 

1.4 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e 

segg. ad art. 12 AIMP), di cui ai precedenti considerandi. 

 

1.5 Le decisioni dell'autorità cantonale o federale d'esecuzione relative alla chiu-

sura della procedura d'assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura) 

possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, 

con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). Interposto 

tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ricorso è rice-

vibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Titolare della 

relazione bancaria n. 1 presso la banca C. la ricorrente è legittimata a ricorrere 

(v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 

5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 

pag. 82). 

 

 

2. La ricorrente sostiene che l’esposto dei fatti della rogatoria non sarebbe suffi-

cientemente preciso e non permetterebbe di verificare il requisito della doppia 

punibilità. 

 

2.1  

2.1.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG e 28 AIMP 

esigono in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui emana e 

all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, il suo oggetto, 

il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i dati, il più possibile precisi e com-

pleti, della persona contro cui è diretto il procedimento penale, presentando al-

tresì un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere allo Stato rogato 

di verificare che non sussistano condizioni ostative all'assistenza (DTF 129 II 

97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 

5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). Ciò non implica per lo Stato richiedente l'ob-

bligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di esporre in modo 

sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere allo 

Stato richiesto di escludere la sussistenza di un'inammissibile ricerca indiscri-

minata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 

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6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 2.2). L'autorità rogata non si scosta 

dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o 

altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 142 IV 250 con-

sid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 118 

Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 2011 194 consid. 2.1.). 

 

2.1.2 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all'esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l'appli-

cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva 

formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che ap-

prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 866). Nel diritto interno, 

tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza e prima 

di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un esame dei reati e 

delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza e verificare la loro 

corrispondenza con le norme del diritto svizzero, ma semplicemente vagliare, 

limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti nella domanda estera – 

effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero punibili anche secondo il diritto 

svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata 

senza tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da 

questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 

3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). 

I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legi-

slazioni toccate, dalla medesima qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 

4b/cc pag. 188). Diversamente dall'ambito estradizionale, le misure di coopera-

zione sono già ammesse se la condizione della doppia punibilità è ossequiata 

alla luce di una singola fattispecie (sentenza del Tribunale federale 

1C_138/2007 del 17 luglio 2007 consid. 2.3 e rinvii). La doppia punibilità deve 

essere esaminata secondo il diritto in vigore nello Stato richiesto nel momento 

in cui la decisione sulla cooperazione è presa, e non secondo il diritto in vigore 

al momento della conclusione di un trattato, della commissione di un'eventuale 

infrazione o della presentazione della domanda di assistenza (v. sentenza del 

Tribunale federale 1A.205/2006 del 7 dicembre 2006 consid. 3.2 e sentenza del 

Tribunale penale federale RR.2007.36 del 7 maggio 2007 consid. 1 con rinvii). 

 

2.2  

2.2.1 In concreto, la rogatoria ha ben illustrato l’oggetto del procedimento penale 

estero, ampiamente ripreso dal MPC nella decisione impugnata. In particolare, 

“l’attività di indagine condotta dall’autorità rogante ha […] permesso di appurare 

che dopo l’approvazione del programma di rifinanziamento da parte della banca 

D. ucraina avvenuta nel 2016, funzionari e azionisti della banca B. ossia E. e 

F., che dovevano garantire circa la tenuta della banca, erano obbligati a intra-

prendere misure volte all’aumento di capitale nell’ordine di (equivalenti) 

USD 3,6 miliardi, ciò che sarebbe dovuto avvenire modificando la struttura dei 

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prestiti sino ad allora messa in atto, in particolare trasferendo gli stessi a entità 

con sufficienti indici di rendimento e con il deposito di garanzie aggiuntive. No-

nostante queste chiare direttive contenute nel programma di risanamento e gli 

obblighi degli ex azionisti di maggioranza, nel corso del 2016 ben 193 prestiti 

erogati a entità sotto il controllo degli ex azionisti sono stati in seguito trasferiti 

verso trentasei società - la maggior parte delle quali di nuova creazione - che 

non disponevano di mezzi finanziari sufficienti per rimborsare i prestiti, non di-

sponendo in aggiunta nemmeno dei requisiti per ottenerli, data l’assenza di reali 

attività commerciali. Inoltre venivano applicati tassi di interesse sensibilmente 

inferiori ai tassi di mercato unitamente a dei termini di rimborso molto estesi. 

Tutte queste trentasei società alle quali sono stati trasferiti i vecchi prestiti sono 

collegate alla banca B. e non vi sono fonti chiare, certe e trasparenti in ordine 

alla loro capacità economica. In altre parole, l’indagine ha permesso di accla-

rare che la banca B. ha concesso prestiti a società senza procedere a una va-

lutazione della loro solvibilità e senza ottenere delle garanzie, come invece pre-

visto contrattualmente. Come conseguenza di tutto quanto appena descritto, 

l’elevata esposizione debitoria della banca B. ha minacciato il sistema finanzia-

rio dell’Ucraina a causa dell’importanza sistemica che questo istituto finanziario 

ricopriva” (act. 1.1, pag. 2). Da quanto emerso dalle indagini estere, nonché 

sulla base d’informazioni comunicate dal MPC all’autorità rogante, “emerge che 

il conto oggetto della presente decisione è stato alimentato, in data 7 aprile 

2016, da un bonifico di EUR 1'500'000.– in provenienza da un conto acceso 

presso la filiale cipriota della banca B., che l'autorità estera sospetta possa 

avere la propria origine nel sistema dei prestiti fraudolenti, e quindi di condotte 

distrattive, a danno della banca B. (ibidem, pag. 5 e seg.).  

 

 Quanto precede soddisfa le esigenze normative e giurisprudenziali poste in ma-

teria di esposto dei fatti. Sufficientemente chiaro risulta essere in ogni caso il 

motivo che ha indotto l’autorità rogante a chiedere di ottenere la documenta-

zione litigiosa, legato al bonifico di cui sopra. Per il resto, non spetta al giudice 

dell'assistenza approfondire ulteriormente la fattispecie oggetto d'inchiesta, tan-

tomeno ottenere le prove dei contestati reati. Sarà proprio la documentazione 

litigiosa a permettere all'autorità estera di progredire nella sua attività investiga-

tiva e di acclarare ulteriormente le condotte mosse a carico dei soggetti indagati. 

La censura va dunque respinta. 

 

2.2.2 Inoltre, se trasposti nel contesto giuridico elvetico, i fatti sopra descritti possono 

senz'altro essere sussunti ai reati di amministrazione infedele (art. 158 CP) e 

appropriazione indebita (art. 138 CP), per cui la condizione della doppia punibi-

lità è senz’altro ossequiata. 

 

 

3. L’insorgente afferma che la decisione impugnata violerebbe il principio della 

proporzionalità, costituendo la rogatoria estera una fishing expedition. 

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3.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 

136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 

367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se 

le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-

sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, 

all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sen-

tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-

sid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi 

sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo 

compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 

rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio 

della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 

pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare 

abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le 

indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 con-

sid. 3.1 e rinvii). 

 

 Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni 

per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di 

regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da identificare 

tutte le persone o entità giuridiche coinvolte e chiarire con sufficiente ampiezza 

diacronica l'origine e la destinazione dei flussi monetari sospetti (v. DTF 129 II 

462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sen-

tenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 

1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 

2005 in fine; sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 feb-

braio 2020 consid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio es-

sere informato di tutte le transazioni effettuate attraverso i conti utilizzati dalle 

soggettività in questione e che possano far parte del meccanismo delittuoso 

messo in atto (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 lu-

glio 2014 consid. 2.2.2). L'autorità d'esecuzione deve interpretare la richiesta 

secondo il senso che le può essere ragionevolmente attribuito. A tale proposito, 

nulla si oppone ad un'interpretazione estesa della richiesta, a condizione che 

tutti i requisiti per l'accoglimento della domanda siano adempiuti. Naturalmente 

è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati per ricevere 

proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità richiedente ha 

comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base di una docu-

mentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca è finalizzata 

non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico (sentenza del 

Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3; sentenza del 

Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 consid. 4.2). La 

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trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le autorità 

debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 

4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 

dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esi-

genze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza, 

l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell'assistenza va 

orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta 

l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di 

rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126 

II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 

consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale ha un ruolo cruciale nell'ambito 

dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello 

di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di 

cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di 

aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, ma di svelarne altri, se 

ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che 

giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente 

idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi 

delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale 

federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 

2 febbraio 2010 consid. 4.1). Vietata è per contro la cosiddetta fishing expedi-

tion, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale e indetermi-

nata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi 

elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 137 I 218 consid. 2.3.2; 125 II 

65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii; TPF 2007 57 consid. 6.1). Tale divieto si fonda 

semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta 

delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1). 

 

3.2 Nella fattispecie, alla luce di quanto già esposto in precedenza, l’utilità poten-

ziale della documentazione litigiosa è certamente data (v. supra consid. 2.2.1). 

Come indicato dalla giurisprudenza (v. supra consid. 3.1), vista la natura dei 

reati ipotizzati, tutta la documentazione bancaria va trasmessa alle autorità 

ucraine, affinché queste possano ricostruire tutti i flussi di denaro di potenziale 

origine criminale. Il fatto che il conto in questione sia stato alimentato, in data 

7 aprile 2016, da un bonifico di EUR 1'500'000.– proveniente proprio da un 

conto acceso presso la filiale cipriota della banca B., che l’autorità estera so-

spetta avere la propria origine nelle condotte distrattive a danno della stessa 

banca B., dimostra palesemente l’utilità potenziale della documentazione in 

questione, per altro giustamente limitata dal MPC al 2016, anno in cui è avve-

nuto l’accredito incriminato. Spetterà comunque al giudice estero del merito va-

lutare se dalla documentazione bancaria inoltrata emerge in concreto una con-

nessione penalmente rilevante fra i fatti oggetto della procedura penale in 

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Ucraina e la stessa documentazione. In definitiva, la trasmissione di quest’ul-

tima rispetta il principio della proporzionalità e non costituisce un’inammissibile 

fishing expedition. 

 

 

4. In conclusione, il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata. 

 

 

5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a complessivi fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è 

coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia è fissata a fr. 5'000.– a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 13 novembre 2023 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Jean-Marc Carnicé 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale 
oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera 
al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il 
rispetto di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha 
eseguito tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente 
importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi 
per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta 
gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).