# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 469754e8-c4fa-5b18-9587-3fa265f21983
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 04.09.2014 17.2014.140
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2014-140_2014-09-04.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2014.140

  	
  Locarno

  4 settembre 2014/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Damiano Stefani, giudice presidente,

  Attilio Rampini e Stefano Manetti

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sara Lavizzari, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 21 maggio 2014 da

 

	
   

  	
  AP 1

  rappr. dall’avv. DI 1, 6901 Lugano

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi confronti il 12 maggio
  2014 dalla Corte delle assise correzionali di Bellinzona (motivazione scritta
  intimata il 24 giugno 2014)

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 14 luglio 2014;

 

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che:                 con AA 43/2014 del 4 aprile
2014 il Procuratore pubblico __________ ha promosso l’accusa nei confronti
dell’appellante per le seguenti imputazioni:

 

 

                                   1.   lesioni semplici
(ripetute)

                                         per
avere, intenzionalmente, ripetutamente cagionato un danno in altro modo al corpo
e alla salute di più persone,

                                         e meglio,

 

                               1.1.   a __________

             in data 12/13 aprile
2013,

             dopo
un alterco verbale e avere afferrato al collo ACPR 2 presso un esercizio
pubblico di __________,

             e
dopo essere rincasati al domicilio di ACPR 2, continuando a litigare,

             colpendola
nuovamente con una testata al viso,

             cagionandole
una tumefazione locale in regione frontale come attestato dal certificato
medico di data 13 aprile 2013 dell'Ospedale regionale di Bellinzona e Valli;

 

                               1.2.   a __________,

             in data 8 giugno
2013,

             dopo
un alterco verbale colpito ACPR 2 con uno schiaffo,

             cagionandole
la rottura traumatica del timpano dell'orecchio sinistro, e una contusione
bulbo-palpebrale occhio sinistro con attuale ecchimosi palpebrale canto esterno
senza attuale compromissione visiva come attestato dal certificato medico di
data 9 giugno 2013 dell'Ospedale regionale di Bellinzona e Valli;

 

                               1.3.   a __________,

             in
data 2 luglio 2013,

             colpito
con calci e pugni ACPR 1

 

             e
ancora

 

             in
data 3 luglio 2013, colpendo ancora ACPR 1 con un ombrello,

             cagionatogli
una frattura da strappamento trapezio mano destra, una frattura intra-articolare
falange distale 5° dito mano sinistra e escoriazioni multiple come attestato
dal certificato medico di data 3 luglio 2013 dell'Ospedale regionale di
Bellinzona e Valli;

 

                               1.4.   a __________,

             in
data 28 gennaio 2014,

             dopo
un alterco verbale, immobilizzando sul letto ACPR 2 ponendosi sopra di lei con
le ginocchia vicino al viso, nel mentre la stessa tentava di liberarsi dalla
presa, urtatola con una ginocchiata alla testa cagionandole una tumefazione
come si evidenzia dalla fotografia in atti;

 

                               1.5.   a __________,

             in data 1. febbraio
2014,

             lanciando
una bottiglia che frantumò il finestrino lato passeggero della vettura Volvo
V70 targata, dove ACPR 2 era seduta,

             con
la conseguenza che un frammento (scaglia) colpì ed entrò nell'occhio destro di ACPR
2 cosi come attestato nei certificati medici di data 01 febbraio 2014
dell'Ospedale regionale di Bellinzona e Valli e di data 02 febbraio 2014
dell'Ospedale Regionale italiano;

 

             fatti
avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate; reato previsto: art.
123 cifra 1 CPS;

 

                                   2.   minaccia (ripetuta)

             per
avere, usando grave minaccia, incusso timore a più persone e meglio:

 

                               2.1.   a __________,

             in
data 2 luglio 2013,

             mostrando
a ACPR 1 un coltello e dicendogli che lo avrebbe tagliato;

 

                               2.2.   a __________,

             in
data 29 novembre 2013, mostrando un coltello a ACPR 1;

 

                               2.3.   a __________,

             in
data 28 gennaio 2014,

             dicendo
a ACPR 1 "ti spacco la testa";

 

                               2.4.   a __________,

             in
data 7 marzo 2013,

             rivolgendosi
con le seguenti parole a ACPR 2 "non c'è nessun problema se devo andare in
prigione ma prima di andare devo farti del male".

 

             fatti
avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate; reato previsto: art.
180 cifra 1 CPS;

 

                                   3.   danneggiamento
(ripetuto)

             per
avere, ripetutamente e intenzionalmente danneggiato cose di proprietà altrui,

             e
meglio:

 

                               3.1.   a __________,

             in
data 11 giugno 2013,

             a
mano di un coltello tagliato il copertone di un pneumatico della vettura Volvo
V70 targata di proprietà di ACPR 1;

 

                               3.2.   a __________,

             in
data 2 luglio 2013,

             a
mano di un coltello, tagliato i 4 copertoni della vettura Volvo V70 targata di
proprietà di ACPR 1;

 

                               3.3.   a __________,

             in
data 1. febbraio 2014,

             lanciando
una bottiglia in vetro contro il finestrino lato passeggero,

             danneggiato
la vettura Volvo V70 targata di proprietà di ACPR 1;

 

                               3.4.   a __________,

             in
data 7 marzo 2014,

             tirando
calci danneggiato la porta dell'abitazione di ACPR 2;

 

                                         fatti
avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate; reato previsto: art.
144 cpv. 1 CPS;

 

                                   4.   contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti

             per
avere,

             senza
essere autorizzato, a __________ ed in altre imprecisate località del Canton
Ticino,

             nel
periodo compreso tra gennaio 2012 ed il 9 maggio 2012, consumato personalmente
un imprecisato quantitativo di cocaina e di marijuana;

 

             fatti
avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate; reato previsto: art.
19a LStup;

 

                                   5.   infrazione alla LF sugli
stupefacenti 

             per
avere senza essere autorizzato, a __________,

             nel
periodo ottobre 2011/febbraio 2012,

             venduto/offerto
un imprecisato quantitativo di cocaina, ma almeno 4 o 5 grammi.

 

             fatti
avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate; reato previsto: art.
19 cpv. 1 LStup;

 

e che:                             con DA 3345/2012 del
23 luglio 2012 emanato dal Procuratore Pubblico __________, considerato
come atto d'accusa (art. 356 cpv. 1 CPP), egli è stato ritenuto autore
colpevole di:

 

                                   1.   furto

             per
avere, nella notte fra l'8 ed il 9 maggio 2012, a __________, presso l'esercizio pubblico Bar __________, per procacciare a sé un indebito
profitto, sottratto, al fine di appropriarsene, cose mobili altrui,

             segnatamente
per avere asportato, contro la volontà dell'avente diritto, 1 cassaforte di
colore grigio, 1 cassetta di sicurezza di metallo color lilla, 15 chiavi
diverse, 1 borsello di colore nero, 1 tessera ricarica giochi internet di
colore bianco, 31 bottiglie di liquori vari (valore complessivo d'acquisto fr.
620.-), nonché fr. 2'700.- circa (contestato) ed Euro 18.22 (refurtiva
parzialmente restituita all'accusatore privato __________, __________);

 

                                   2.   danneggiamento

             per
avere, il 9 maggio 2012, a __________, presso l'esercizio pubblico __________,
nella camera da lui occupata, in correità con __________, intenzionalmente
danneggiato la cassaforte e la cassetta di sicurezza sottratte nelle
circostanze di tempo e di luogo di cui al sub. 1, al fine di forzarle per
appropriarsi del contenuto (danno non quantificato dall'accusatore privato);

 

                                   3.   violazione di domicilio

             per
essere indebitamente rimasto, nelle circostanze di tempo e di luogo di cui ai
sub. 1, nell'esercizio pubblico, contro la volontà dell'avente diritto, e
meglio per essersi trattenuto all'interno dello stesso dopo l'orario di
chiusura e quindi, dopo averne preso le chiavi, essersi introdotto
nell'adiacente cantina dell'esercizio pubblico;

 

                                   4.   infrazione alla LF sugli
stupefacenti (ripetuta)

             per
avere, a __________, nel periodo compreso tra novembre 2011 ed il 9 maggio
2012, senza essere autorizzato, alienato gratuitamente a __________ 1 grammo di cocaina ed un imprecisato quantitativo di marijuana;

 

                                   5.   contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti (ripetuta)

             per
avere, a __________ ed in altre imprecisate località del Canton Ticino, nel
periodo compreso tra gennaio 2012 ed il 9 maggio 2012, senza essere
autorizzato, consumato personalmente un imprecisato quantitativo di cocaina e
di marijuana;

 

             fatti
avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e luogo;

             reati
previsti: dagli artt. 139 cifra 1, 144 cpv. 1, 186 CPS, 19 cifra 1 e 19a LF
sugli Stupefacenti;

             richiamati:
gli artt. 41 e 42 CPS;

 

ricordato che               con sentenza 12 maggio 2014 la Corte delle assise correzionali ha parzialmente confermato le accuse, dichiarando il
prevenuto autore colpevole di:

                               1.1.   vie di fatto per avere,

                                         a __________, nel periodo
12 aprile 2013 / 2 luglio 2013,

                                         in
due occasioni, una ai danni di ACPR 2 l'altra ai danni di ACPR 1, commesso vie
di fatto, descritte al punto 1.1. e in parte 1.3., limitatamente ad un calcio,
dell'atto di accusa;

 

                               1.2.   lesioni semplici, ripetute

                                         per avere, a __________,

                                         l'8 giugno 2013, il
3 luglio 2013 ed il 1. febbraio 2014,

                                         in
tre occasioni, due ai danni di ACPR 2 e uno ai danni di ACPR 1,

                                         intenzionalmente
cagionato loro un danno al corpo e alla salute, come accertato nei certificati
medici agli atti;

 

                               1.3.   minaccia, ripetuta

per
avere, a __________,

nel
periodo 2 luglio 2013 / 7 marzo 2014,

in tre occasioni a ACPR 1 e in un'occasione a ACPR 2,
usando grave minaccia, incusso loro timore;

 

                               1.4.   danneggiamento, ripetuto

per
avere, a __________ e a __________,

nel
periodo 12 aprile 2013 / 7 marzo 2014,

in
cinque occasioni,

ripetutamente ed intenzionalmente
danneggiato cose mobili altrui;

 

                               1.5.   contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti 

             per avere, a __________ ed in altre imprecisate località
del Cantone Ticino, 

         nel periodo compreso tra gennaio 2012 ed
il 9 maggio 2012, senza essere autorizzato, consumato personalmente un
quantitativo imprecisato di cocaina e un quantitativo imprecisato di marijuana;

 

                               1.6.   infrazione alla LF sugli
stupefacenti, ripetuta

per
avere, a __________,

nel
periodo compreso tra ottobre 2011 ed il 9 maggio 2012, senza essere
autorizzato, alienato gratuitamente a __________ un quantitativo di gr. 6 di
cocaina e un quantitativo imprecisato di marijuana;

 

                               1.7.   furto

per avere,
a __________, presso l'esercizio pubblico Bar __________, 

fra l'8
ed il 9 maggio 2012,

sottratto,
al fine di appropriarsene, cose mobili altrui per un valore complessivo
accertato di almeno fr. 250.--;

 

                               1.8.   violazione di domicilio

per
essere,

a __________,

fra l'8
e il 9 marzo (recte: maggio) 2012 indebitamente rimasto nell'esercizio pubblico
Bar __________, contro la volontà dell'avente diritto;

 

e
meglio come descritto nell'atto di accusa 43/2014 del 4.4.2014 e nel decreto di
accusa 3345/2012 del 23.7.2012 e precisato nei considerandi.

 

                                         I
primi giudici hanno prosciolto AP 1 dalle imputazioni di cui ai punti n. 1.1.,
in parte 1.3. e 1.4. dell’atto d’accusa.

In base all’esito della procedura, l’imputato è stato condannato
alla pena detentiva di 10 (dieci) mesi, da dedursi il carcere preventivo
sofferto, e ad una multa di fr. 100.-. Inoltre gli è stata revocata la
sospensione condizionale della pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere da
fr. 80.- cadauna, per complessivi fr. 9'600.-, inflittagli con decreto 28
febbraio 2011 dal Ministero pubblico del Canton Ticino, nonché della pena
pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 80.- ciascuna, inflittagli con
decisione 29 ottobre 2010 dal Tribunale militare 8 di Berna.

L’appellante è stato parimenti condannato a versare all’accusatore
privato ACPR 1 fr. 1'480.- a titolo di risarcimento danni e fr. 10'127.- quale
risarcimento delle spese legali, nonché fr. 200.- a titolo di torto morale. Per
le restanti pretese è stato riconosciuto nel principio il risarcimento del
danno, per la cui quantificazione è stato ordinato il rinvio al competente foro
civile.

AP 1 è stato infine condannato al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 500.- e dei disborsi.

 

 

precisato che               il proscioglimento
dall’imputazione di cui al punto n. 1.1. AA è da intendersi nel senso che tali
fatti sono stati ritenuti costitutivi di vie di fatto e non del reato di
lesioni semplici;

 

 

preso atto che             contro la sentenza della Corte
delle assise correzionali il condannato ha tempestivamente annunciato di voler
interporre appello. 

Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con
dichiarazione di appello 14 luglio 2014, egli ha precisato di impugnare i dispositivi
n. 1.1., 1.2., 1.3., 1.4., 1.5., 1.6., 3.1. (commisurazione della pena), 3.2.,
3.3., 3.4 (pretese civili) e 3.6. della sentenza di prime cure, postulando inoltre,
previo riconoscimento della scemata imputabilità, una riduzione della pena e la
sua ammissione al beneficio della sospensione condizionale. In sintonia con
queste rivendicazioni, egli ha parimenti chiesto che non sia revocata la sospensione
condizionale delle pene di cui al decreto del 28 febbraio 2011 del Ministero
pubblico e del 29 ottobre 2010 del Tribunale militare 8 di Berna, nonché la
reiezione delle pretese di parte civile e, in subordine, il rinvio delle stesse
al foro civile. 

Esprimendosi sui fatti, egli ha poi ulteriormente circoscritto il
proprio appello chiedendo che l’imputato sia prosciolto:

·        
dai fatti di cui al punto 1.1.
dell’atto d’accusa (aver preso per il collo e tirato una testata a ACPR 2 il
12/13 aprile 2013) in quanto non commessi;

·        
dai fatti di cui al punto 1.2.
dell’atto d’accusa (aver tirato uno schiaffo a ACPR 2 l’8 giugno 2013) in
quanto commesso per legittima difesa;

·        
dal fatto di cui al punto 2.1.
dell’atto d’accusa (aver mostrato un coltello a ACPR 1 il 2 luglio 2013) in
quanto non commesso;

·        
dal fatto di cui al punto 2.2.
dell’atto d’accusa (aver mostrato un coltello a ACPR 1) in quanto commesso per
legittima difesa

·        
dal fatto di cui al punto 2.4.
dell’atto d’accusa (aver detto a ACPR 2 “non c’è nessun problema se devo andare
in prigione ma prima di andare devo farti del male”) in quanto non commesso

·        
dal fatto di cui al punto 3.4.
dell’atto d’accusa (danneggiamento in data 7 marzo 2014 della porta
dell’abitazione di ACPR 2) in quanto non commesso

·        
dal fatto di cui al punto 1.6.
della sentenza impugnata e 4 del decreto d’accusa (aver alienato a __________
un quantitativo di 6 g di cocaina e un quantitativo imprecisato di marijuana)
in quanto non commesso;

·        
dal fatto di cui al punto 5 del
decreto d’accusa (aver consumato tra gennaio 2012 e maggio 2012 un imprecisato
quantitativo di cocaina e marijuana) in quanto non commesso.

(doc.
CARP III). 

                                         Con decreto 15 luglio 2014
la scrivente Corte ha respinto l’istanza probatoria introdotta dall’appellante
contestualmente al suo allegato 14 luglio 2014, tendente all’assunzione di una
perizia giudiziaria volta a stabilire se al momento dei fatti egli si trovava
in stato di incapacità o scemata imputabilità. 

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento il
4 settembre 2014 durante il quale:

 

-  il procuratore
pubblico ha chiesto la conferma integrale della sentenza di primo grado,
rilevando come nonostante siano innegabili anche errori da parte di ACPR 2 (ha
esacerbato la situazione con il marito) e ACPR 1 (è sempre corso in aiuto della
moglie), le colpe del prevenuto sono incontrovertibili. Passando in rassegna
tutti i capi d’imputazione, il magistrato ha evidenziato come la valutazione
delle prove effettuata in prima sede sia corretta e debba essere ratificata
anche in appello, così come lo deve essere la commisurazione della pena;

 

-  RAAP 1,
patrocinatrice di ACPR 1, dopo aver posto l’accento sulla maggior credibilità
degli accusatori privati rispetto all’imputato, ha postulato la reiezione
dell’appello e il riconoscimento di una indennità per la procedura di secondo
grado come da nota prodotta;

 

-  l’avv. RAAP 2,
patrocinatrice di ACPR 2, che, come la collega, ha rivendicato la conferma
della sentenza di primo grado, dichiarando che dieci mesi di detenzione sono
troppo pochi e che vi sono fondati timori per cosa accadrà dopo la
scarcerazione del prevenuto; 

 

-  l’avv. DI 1 ha
chiesto il proscioglimento dai reati indicati nella sua dichiarazione
d’appello, per i motivi ivi succintamente esposti, ripresi in maniera
approfondita e dettagliata uno per uno. Egli ha inoltre tenuto a porre
l’accento sul fatto che una parte non irrilevante delle colpe di quanto
accaduto debba essere accollata agli accusatori privati. Il suo cliente ha
commesso degli errori ma non deve pagare anche per quelli altrui.

    Con
riferimento al consumo di stupefacenti, il difensore ha rilevato che sussiste
un’incongruenza relativa al periodo di commissione dell’infrazione, ritenuto
come il suo assistito, il 17 maggio 2012, ha dichiarato agli inquirenti di aver consumato marijuana fino al febbraio 2012.

    Dopo aver
chiesto il riconoscimento di una scemata imputabilità di grado lieve, egli ha
rivendicato una sensibile riduzione della pena (da contenere in 6 mesi di
detenzione al massimo), tenuto conto della colpa minima del suo assistito,
delle circostanze e del comportamento degli accusatori privati.

 

Le parti hanno in seguito replicato e duplicato.

 

Ne discende che, in assenza di impugnazione, i dispositivi n. 1.7,
1.8., 2. e 5. della sentenza 12 maggio 2014 della Corte delle assise
correzionali sono passati in giudicato.

ritenuto

                                         Potere cognitivo della
Corte d’appello penale 

 

                                   1.   Giusta l’art. 398
cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di
primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In
particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del
diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata
o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto
dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello
esamina per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende
Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo
grado ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti
controversi della sentenza di prime cure.

Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il
TF ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame
di tutte le questioni contestate e ha spiegato che la giurisdizione di seconda
istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a
criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una
nuova decisione - che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il
proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle
risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12
luglio 2012 consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Eugster, in Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766; cfr anche STF
6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.2).

L'appellante può limitare il suo appello ad alcuni punti del
dispositivo del giudizio di prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi
casi, giusta l’art. 404 cpv. 1 CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà
soltanto i punti impugnati. Il principio soffre ad ogni modo di un’importante
eccezione, secondo cui, a favore dell’imputato, il potere di esame della Corte
di appello si estende anche ai punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini,
Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).

 

                                   2.   Per quel che
riguarda il potere cognitivo in tema di commisurazione della pena, sotto
l’egida del previgente ordinamento processuale la Corte di cassazione e di revisione penale - come il Tribunale federale - interveniva con
estremo riserbo, unicamente laddove la sanzione si poneva al di fuori del
quadro edittale, si fondava su criteri estranei all’art. 47 CP, disattendeva
elementi di valutazione prescritti da quest’ultima norma oppure appariva
esageratamente severa o esageratamente mite, al punto da denotare eccesso o
abuso del potere di apprezzamento (DTF 135 IV 191 consid. 3.1; DTF 134 IV 17
consid. 2.1; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 e riferimenti; DTF 128 IV 73 consid. 3b,
DTF 127 IV 10 consid. 2; STF 6B_78, 81, 90/2008 del 14 ottobre 2008 consid.
3.3; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.3).

Il nuovo CPP federale permette invece di censurare, mediante
l’appello, non solo l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento (art. 398
cpv. 3 lett. a CPP), ma anche l’inadeguatezza (art. 398 cpv. 3 lett. c CPP).

Secondo la dottrina maggioritaria, quest’ultimo motivo di ricorso
- non previsto nel disegno di legge, ma introdotto dalle Camere federali e
definito privo di portata giuridica da Schmid nella misura in cui l’appello è,
comunque, un rimedio giuridico completo e la sentenza dell’autorità di secondo
grado si sostituisce a quella resa dall’autorità inferiore (Schmid, Handbuch
des Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 91, n. 1512, pag. 695
con riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP; Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 9, pag. 767)
- estende (o, nell’opinione di Schmid condivisa da questa Corte, semplicemente,
conferma) la competenza della giurisdizione di appello anche all’errato
apprezzamento, non solo all’eccesso o all’abuso dello stesso.

Esso conferisce, dunque, alla giurisdizione d’appello la facoltà
di rivedere liberamente anche le questioni suscettibili di apprezzamento,
verificando che la decisione adottata in primo grado sia effettivamente la
migliore possibile, senza che il controllo sia più limitato alla conformità
della stessa con l’ordinamento giuridico (cfr., in particolare, Schmid,
Praxiskommentar, ad art. 398, n. 9, pag. 767 e ad art. 393, n. 17, pag. 759;
Eugster, op. cit., ad art. 398, n. 1, pag. 2642: “Auch reine Ermessensfragen
[…] unterliegen der freien Überprüfung”; Stephenson/Thiriet, in Basler
Kommentar, StPO, ad art. 393, n. 17, pag. 2622-2623; Mini, Commentario CPP, ad
art. 393, n. 37, pag. 732).

Alcuni autori, pur concordando con la dottrina citata sul principio secondo cui
la giurisdizione d’appello deve procedere ad una commisurazione autonoma della
pena (così come, in generale, ad una libera valutazione di tutte le altre
questioni sottoposte ad apprezzamento), senza limitarsi a controllare che il
giudizio di prima istanza rientri nei limiti di apprezzamento conferiti dal
legislatore, ritengono opportuno che, in questi ambiti, la Corte di appello dimostri un certo riserbo (Hug, in Kommentar zum StPO, Zurigo 2010, ad art.
398, n. 20, pag. 1920 seg.; Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de
procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 21, pag. 1776; contra,
nella stessa opera ma con riferimento all’identico motivo di reclamo, Rémy, in
Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 393,
n. 18, pag. 1760, che non fa cenno al riserbo che la seconda istanza dovrebbe
imporsi e cita una definizione di Moor [Droit administratif, les actes
administratifs et leur contrôle, Vol. II, Berna 2002, pag. 667]
del controllo dell’opportunità delle decisioni: “contrôler l’opportunité,
c’est intervenir à l’intérieur même du cadre légal dans lequel l’autorité dont
l’acte est attaqué exerce sa libre appréciation”).

L’opinione secondo cui nel suo libero apprezzamento l’autorità di
secondo grado deve dar prova di un certo riserbo rimane, comunque, minoritaria.
Ad essa si oppone (fra gli altri) recisamente Schmid che - ricordando che
l’autorità chiamata a pronunciarsi sull’appello deve, in ogni caso, operare un
apprezzamento proprio che si sostituisce a quello dell’istanza di primo grado -
ha, in particolare, precisato che la Corte di appello, se si autolimitasse nel
suo potere di verificare il primo giudizio, commetterebbe addirittura una
violazione del diritto di essere sentito dell’imputato (Schmid, op. cit.,
Zurigo 2009, § 91, n. 1512, pag. 695 con riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett.
c CPP).

Il TF, commentando gli art. 399 e 404 cpv. 1 CPP, ha sposato la
tesi della dottrina maggioritaria precisando che l’appello produce, di
principio, un effetto devolutivo completo e conferisce, perciò, alla
giurisdizione d’appello un pieno potere d’esame che le permette di rivedere la
causa liberamente sia in fatto, che in diritto, che in opportunità (STF
6B_548/2011 del 14 maggio 2012 consid. 3).

 

                                         Principi applicabili
all’accertamento dei fatti

 

                                   3.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

Questo disposto - che concretizza il principio della verità
materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP - conferma il principio secondo cui gli
strumenti per l’accertamento della verità non sono soltanto quelli indicati
agli art. 142 e segg. - e, cioè, gli interrogatori dell’imputato (art. 157 e
segg.), dei testi (art. 162 e segg.), delle persone informate sui fatti (art.
178 e segg.), le perizie (art. 182 e segg.) e i mezzi di prova materiali (art.
192 e segg.) - ma sono anche tutti quelli che, secondo l’evoluzione tecnica e
scientifica, sono idonei a provarla.

Pertanto, così come indicato dai commentatori, anche mezzi di
prova non disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti e purché il
loro valore probante sia riconosciuto dalla scienza e/o dall’esperienza (Galliani/Marcellini,
Commentario CPP, ad art. 139, n. 1, pag. 297; Bernasconi, Commentario CPP, ad
art. 10, n. 24, pag. 49; Bénédict/Treccani, in Commentaire romand, CPP, Basilea
2011, ad art. 139, n. 2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5,
pag. 23; Hofer, in Basler Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47,
pag. 170 e segg.).

L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti irrilevanti,
manifesti, noti all’autorità penale oppure già comprovati sotto il profilo
giuridico non sono oggetto di prova.

 

                                   4.   In mancanza di prove
dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, cioè su indizi (STF
6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003
consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag. 253; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con richiami; Rep. 1980 pag. 405 consid.
4b). 

                                         L’indizio, per consolidata
dottrina e giurisprudenza, è una circostanza di fatto certa dalla quale si può
trarre, dopo un processo di induzione condotto
con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base di una valutazione
d’insieme, una conclusione circa la sussistenza o
meno del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches
Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 59, n. 12-15 con richiami, pag. 277;
Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956,
pag. 416 e segg.).

                                         Non può essere attribuito valore d’indizio a un fatto non certo,
equivoco, non univoco o contingente (Rep. 1980 pag. 192 consid. 3; Rep. 1980
pag. 147 consid. 4).

In
assenza di prove tranquillanti e sicure si può, dunque, emanare un giudizio di
condanna soltanto se vi sono più indizi - cioè fatti certi - che, correlati logicamente nel loro insieme,
consentono deduzioni precise e rigorose così da far concludere che l’esistenza dei fatti
ritenuti nell’atto di accusa non può essere ragionevolmente posta in dubbio
(cfr. Hans Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag.
309 cit. in part. in STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2 ed in
6P.37/2003 del 7 maggio 2003 consid. 2.2; cfr. anche STF 6P.218/2006 del 30
marzo 2007 consid. 3.9; cfr. pure sentenze CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011
consid. 11; 17.2011.42 del 2 settembre 2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8
aprile 2011 consid. 2.5; 17.2010.69 dell’8 aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza
CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.b, confermata dal TF).  

 

                                   5.   Giusta l’art. 10
cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove secondo il convincimento che
trae dall’intero procedimento. 

Così come precisato dai commentatori, il principio della libera
valutazione delle prove non significa che i fatti possano venire accertati
secondo il “buon volere del giudice” o secondo sue soggettive convinzioni. Esso
significa, invece, che chi giudica non è vincolato a regole scritte o non
scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente sulla
scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di
tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le circostanze a carico e a
scarico senza essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei
diversi mezzi di prova (DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c/bb;
Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, Praxiskommentar,
ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23; Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, ad art.
10, n. 35-41, pag. 70-72). Semplicemente, dunque, il principio della libera
valutazione delle prove significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di
prova: per esempio, la deposizione di un teste non ha, di principio, maggior
valore probante di quella di una persona informata sui fatti o di quella dello
stesso imputato o di quella della parte lesa (STF 6B_936/2010 del 28 giugno
2011; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010; 6B_1028/2009 del 23 aprile 2010; Piquerez,
Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, § 100, n. 744,
pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea
2005, § 54, n. 3, pag. 245). Il giudice deve sempre formare
il proprio convincimento unicamente sulla concreta forza persuasiva - valutata
in modo approfondito e oggettivo - di un determinato mezzo di prova
(Bernasconi, Commentario CPP, ad art. 10, n. 23, pag. 49; Schmid,
Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler Kommentar, StPO, ad
art. 10, n. 58, pag. 173).

                                         Nell’accertamento dei
fatti e nella valutazione delle prove - di cui deve dare conto in sentenza con
una congrua motivazione (STF 6B_10/2010 del 10 maggio 2010) - il giudice
continua, dunque, come sotto l’egida del diritto procedurale precedente, a
disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1; 118 Ia
28 consid. 1b; STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007), nel senso sopra indicato. 

 

                                   6.   Il principio della
presunzione d’innocenza - garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost., 6 par. 2 CEDU e
14 cpv. 2 patto ONU II e ricordato nell’art. 10 cpv. 1 CPP - oltre a comportare
l’attribuzione dell’onere della prova alla pubblica accusa, disciplina la
valutazione delle prove nel senso che il giudice penale non può dirsi convinto
di una fattispecie più sfavorevole all'imputato quando, dopo una valutazione
del materiale probatorio conforme ai principi suindicati, permangono dubbi
insormontabili sul modo in cui si è verificata la fattispecie medesima (fra le
altre, STF 6B_230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.20/2002 del 19 aprile
2002 consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid. 2a pag. 41; 124 IV 86 consid. 2a pag.
88; 120 Ia 31 consid. 4b pag. 40). In questi casi - così come ricordato dall’art.
10 cpv. 3 CPP - il giudice deve fondarsi sulla situazione più favorevole
all’imputato.

Il precetto non impone, tuttavia, che l'assunzione delle prove
conduca ad un assoluto convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici -
sempre possibili poiché ogni fatto collegato a vicende umane lascia
inevitabilmente spazio alle incertezze - non sono sufficienti ad imporre
l’applicazione del principio in dubio pro reo. 

Il ragionevole dubbio, quindi, non deve essere confuso con il
semplice dubbio. Esso è piuttosto quel dubbio che, dopo un’attenta e scrupolosa
valutazione delle prove a disposizione, lascia la mente di chi è chiamato al
giudizio in una condizione tale per cui non può sostenere di provare una
convinzione interiore, prossima alla certezza, della fondatezza delle accuse.
Proprio il concetto di convinzione interiore - intesa come persuasione
schiacciante - costituisce la linea di demarcazione tra il dubbio ragionevole e
il dubbio immaginario, fantasioso o, comunque, ininfluente per il giudizio.

                                         Il
principio in dubio pro reo è così disatteso soltanto quando il giudice
penale avrebbe dovuto nutrire, dopo un'analisi globale e oggettiva delle prove,
rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell'imputato (DTF 127 I 38
consid. 2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 2c; STF 6B_369/2011 del 29
luglio 2011 consid. 1.1; 6B_253/2009 del 26 ottobre 2009 consid. 6.1;
6B_579/2009 del 9 ottobre 2009 consid. 1.3; 6B_235/2007 del 13 giugno 2008
consid. 2.2; 6B.230/2008 del 13 maggio 2008 consid. 2.1; 1P.121/2007 del 5
marzo 2008 consid. 2.1; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.8.1; 1P.20/2002
del 19 aprile 2002 consid. 3.2; sentenze CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011
consid. 10.3.e nonché 17.2011.3 del 24 maggio 2011 consid. 3.3; Schmid,
Praxiskommentar, ad art. 10, n. 10, pag. 24; Schmid, Handbuch des
schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo/San Gallo 2009, § 13, n. 233-235,
pag. 90-91; Tophinke, Basler Kommentar, StPO, ad art. 10, n. 82-83, pag. 182;
Wohlers, Kommentar zur StPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, ad art. 10, n. 11-13,
pag. 80-81; Riklin, StPO, Kommentar, Zurigo 2010, ad art. 10, n. 9, pag. 97;
Verniory, Commentaire romand, CPP, ad art. 10, n. 19, pag. 66 e n. 47, pag.
73).

 

                                   7.   Secondo i principi
sviluppati nei giudizi per reati sessuali ma applicabili anche a quelli che,
come in concreto, si consumano all’interno delle mura domestiche (o in
situazioni ad essi assimilabili) e che sono, per loro natura, intrinsecamente
caratterizzati da difficoltà probatorie, decisive diventano le dichiarazioni
delle persone direttamente coinvolte. Pertanto - trattandosi non di rado della
parola di una parte contro quella dell'altra - la credibilità dell'autore e
della vittima assurgono a punto centrale della valutazione delle prove (STF del 2 dicembre 2010 6B_705/2010; STF del 30 luglio 2002 1P.19/2002,
consid. 3.3; STF del 23 aprile 2010 6B_1028/2009;
Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., n. 22 ad § 39 et n. 4 ad § 62; Philippe
Maier, Beweisprobleme im Zusammenhang mit sexuellen Gewaltdelikten, in
AJP4/1997 pag. 503 e 506).

                                         Il giudice deve
procedere all’esame dell’attendibilità delle dichiarazioni con estremo rigore
sulla base di convincenti basi metodologiche (DTF 129 I 49; STF del 30 marzo
2007 6P.218/2006 consid. 3.4.2.2; STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006 consid.
3.4.3).

Rilevanti, per la valutazione delle opposte versioni, sono la linearità e la
costanza nel tempo delle versioni date, la loro logica intrinseca e la loro
verosimiglianza. A questo proposito va rilevato che le dichiarazioni rese dalle
parti vanno lette nel loro insieme, tenuto conto dello stato d’animo in cui
versavano le parti al momento in cui esse sono state rese, evitando, in
particolare, di estrapolare dal loro contesto singole parole od espressioni e
di dare loro semplici interpretazioni letterali, spesso illusorie o fallaci. La
credibilità di una dichiarazione va, inoltre, valutata sulla base della sua univocità,
costanza, linearità e coerenza interna. Importante e rivelatore, di principio,
di un racconto veritiero è, anche, la presenza di dettagli che inseriscono i
fatti denunciati in situazioni in sé verosimili. Rilevante è, pure, la coerenza
comportamentale della vittima: coerenza che va valutata sia durante che dopo i
fatti (cfr. STF del 28 maggio 2001 in re A.B. e C. e STF 17 gennaio 2005 in re A. c. B.; STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006). Da considerare nell’esame di credibilità
sono anche le modalità in cui i fatti sono venuti alla luce e l’assenza di
motivi per denunciare falsamente (STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006 consid.
3.8.1.; anche STF del 12 agosto 2005 1P.57/2005 consid. 3.7; STF del 28
dicembre 2004 1P.380/2004 consid. 4.2 e segg).

Il TF ha, già, avuto modo di stabilire che imprecisioni su questioni non
determinanti che possono essere giustificate dal lungo tempo trascorso dai
fatti così come contraddizioni che, rispetto allo svolgimento dei fatti nella
loro integralità, si rivelano essere relative ad aspetti minori o secondari e
possono essere messe in conto all’emozione o allo spavento non sono, da sole,
sufficienti ad inficiare una valutazione di credibilità delle dichiarazioni di
una vittima (STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006 consid. 3.8.1.; STF del 25
novembre 2010 in 6B_1012/2009; STF del 15 febbraio 2010 in 6B_626/2010; STF del 18 gennaio 2002 1P.719/2001 consid. 3.2.; cfr. anche STF del 16 aprile
2009 6B.23/2009 consid. 2.2.; STF del 28 dicembre 2004 1P.380/2004 consid.
5.2).

 

                                         L’accusato 

 

                                   8.   Sulla persona di AP
1 si riprende, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, quanto è stato
compiutamente illustrato in primo grado (sentenza impugnata, consid. 1, pag. 8
segg.):

 

“ AP 1, nato il __________, attinente di __________, di origine portoghese,
risiede in Ticino dal 1989, attualmente é senza dimora ed é disoccupato. Sulla
sua vita, in sede d'inchiesta, ha reso ampie dichiarazioni (verbale 25 marzo
2014, pag. 2, Al 90):

"Sulla mia situazione personale

Mi viene
data lettura delle dichiarazioni da me rilasciate nel corso del verbale MP di
data 5 dicembre 2013:

...Il PP mi chiede
preliminarmente di fornire un mio breve curriculum vitae.

Ho un attestato federale come metal-costruttore. Ho
lavorato fino al febbraio 2.012 a __________,
da allora sono disoccupato e percepisco tra i fr. 3'000/3'200.00 al
mese, ma in ragione del pignoramento, mi rimangono fr. 2'500.00 al mese. Ho
sempre abitato a __________, ma dopo aver
conosciuto la signora ACPR 2, mese di gennaio /febbraio mi sono
trasferito a __________ presso il __________, pagando inizialmente fr. 40.00 al
giorno. Ora ho una camera più piccola e pago fr. 500.00 al mese.

Sono stato sposato, ma
il matrimonio é poi stato annullato. Non ho figli..."

Nonché verbale di data
19 febbraio 2014:

"... Sono nato in
Portogallo e poi ho raggiunto mia mamma quando avevo 5 anni che soggiornava in Ticino e lavorava
come cameriera. ln Portogallo vivevo con i nonni, non ho mai conosciuto mio padre.

 

ADR che i nonni materni
sarà circa quindici anni che non li vedo.
Ho conosciuto l'anno
scorso i nonni paterni, ma non mio padre in quanto nel 1989 ha avuto problemi con l'attuale marito di mia madre, __________,
motivo per cui era stato anche arrestato, da quanto mi hanno riferito i miei nonni. Mio padre si chiama
__________, da quanto so mio padre ha avuto problemi anche con i nonni, non sono
in buoni rapporti, e quando sono andato in Portogallo l'anno scorso, sono
partito circa a fine agosto 2013 con il mio amico __________ per una settimana.

Quando sono arrivato in
Ticino ho vissuto con mia mamma a __________ dove ho frequentato le scuole
elementari. Non ho ripetuto classi alle elementari. Ho frequentato poi le medie
a __________ senza bocciature. Vi erano dei problemi di comportamento ma non
nelle note. Quando dico che avevo problemi di comportamento intendo dire che
parlavo durante le lezioni e procuravo i petardi durante il periodo di
Carnevale. Ho poi iniziato l'apprendistato come metal costruttore che ho
terminato con una buona media del 5.2. preciso che quando ho finito
l'apprendistato abitavo da solo perché ero andato via di casa perché avevo
problemi con il mio patrigno. Purtroppo nonostante avessi il diploma, la
circostanza che avevo dei soldi in banca e vivevo da solo invece di cercare un
lavoro ho iniziato purtroppo ad immischiarmi in affari di droga che aveva
(recte: avevano) portato alla mia condanna nel 2007.

 

ADR che dopo l'arresto,
uscito di prigione, ho poi trovato lavoro a __________ presso il Comune, un
programma di inserimento. Avevo poi trovato un lavoro firmando un contratto di
4 anni presso __________ di __________. Lavoro che ho tenuto sino a febbraio
2012. Sono poi stato licenziato in tronco perché avevo iniziato ad avere dei
problemi personali, era caduto in depressione e quindi non rendevo più. I problemi
di depressione derivano dal fatto che avevo conosciuto __________, ragazza
croata, lavorava al __________. Ragazza che ho frequentato per un periodo e di
cui mi sono innamorato, pensavo fosse innamorata anche lei. Poi vi sono stati
dei problemi in quanto non aveva il permesso di soggiorno e io l'avevo
ospitata. Circostanza che ha portato al suo allontanamento dalla svizzera e io
avevo ricevuto un decreto d'accusa. Visto che mi trovavo bene con lei ho deciso
di sposarla e ottenendo l'apposito permesso lei é tornata in Ticino e ci siamo
sposati l'11 luglio 2011. Purtroppo dopo una settimana mi sono ritrovato la sua
fede sul tavolo e lei era sparita. L'ho cercata dappertutto per poi scoprire
che era tornata in Croazia credo dall'ex marito e da li non ho più avuto
notizie. Avevo parlato con i genitori di lei e anche mia mamma aveva parlato
con loro ma non vi era stato nulla da fare. Tramite l'avv. __________ ero
riuscito a fare annullare il matrimonio, la pratica é durata circa 2 settimane.
Questo fatto ha comportato che io sono caduto in depressione.

 

ADR che non sono andato
da uno psicologo, mi sono semplicemente chiuso in casa. Dopo questo periodo ne
ha risentito anche il lavoro per cui sono stato licenziato, come detto, nel
febbraio del 2012. Sono poi andato in disoccupazione con una penalità di due
mesi, indennità che ho ricevuto sino al 10 gennaio di quest'anno. In questo
periodo non ho fatto programmi occupazionali. In questo periodo di
disoccupazione non ho fatto nulla, andavo in discoteca, mi divertivo. Ho
cercato qualche lavoro come barista ma non ne ho trovato. Attualmente ho
inoltrato domanda di assistenza di cui devo ancora ricevere risposta, oggi ho
un appuntamento allo sportello Laps di Bellinzona alle 15.00.

 

Verso circa metà
settembre 2013 mi é stato diagnosticato un tumore "angioma temporale
bipolare parte destra" asportatomi l'11 novembre 2013 a Lugano. Attualmente sono seguito dal primario di chirurgia dott. __________. Il mio medico
curante é invece il dott. __________ di __________. L'avv. __________ si
impegna a produrre l'attestazione medica attestante il mio stato di salute.

 

ADR che a tutt'oggi non
sono seguito da uno psicologo. Mi era stato proposto prima di operarmi e dopo
ma non ho voluto perché non ho ritenuto di averne necessità.

 

ADR che con i miei
famigliari ho chiuso i rapporti a partire dal 2011. Da parte mia li ritengo un
po' responsabili del fatto che __________ fosse scappata, almeno era stata la
prima impressione. Ad ogni buon conto non ho mantenuto i contatti con i miei famigliari
perché ritengo di non aver mai trovato in mia madre l'appoggio di cui ha
bisogno un figlio. Non è neanche venuta a trovarmi in ospedale quando sono
stato operato, le avevo mandato un messaggio per dirglielo. E altresì vero che
era da due anni che non la contattavo...".

 

Nonché dichiarazioni
precisate poi anche alla dottoressa __________ (cfr. Al 56), in particolare
pag. 3, di cui mi viene data lettura.

 

Mi viene chiesto se ho
qualcosa da aggiungere.

 

R. non ho sempre
abitato a __________, sino al momento del licenziamento io abitavo a __________
in via __________, poi mi sono trasferito a __________ e poi sono tornato a __________
presso il __________.

 

Preciso che il viaggio
di fine agosto 2013 in Portogallo ho visto solo i miei nonni e una cugina con
la quale ho conosciuto i nonni paterni. Avevo anche conosciuto i miei zii che
abitano in __________, vicino a __________.

 

ADR che per quanto
attiene al servizio militare preciso che due settimane prima che finissi il
servizio militare all'esame delle urine ero risultato positivo alla cannabis.
Mi sembra che ho fatto due corsi di ripetizione e poi sono stato esonerato.

ADR che per la
rimanenza è tutto corretto quanto scritto, non ho nulla da aggiungere.

 

A domanda dell'avv. __________
a sapere se ho subito maltrattamenti (picchiato) da bambino rispondo che può
darsi. Sono scappato di casa a 8 anni, sono poi scappato definitivamente a 17
anni. Le mie fughe erano dovute al fatto che a __________ tutti sapevano quello
che succedeva ma nessuno faceva nulla. Diverse volte la mia maestra mi ha
portato dal suo medico privato perché venivo preso a cinghiate e venivo anche
preso a bastonate. Questo era successo quando avevo 16 anni e mia mamma mi
aveva portato all'ospedale San Giovanni dove però io avevo detto che della
legna mi era caduta addosso aiutando a fare la legna.

ADR che alla maestra
non avevo detto le cose perché le sapeva. Non so cosa avessi detto alla
maestra.

 

ADR che il mio patrigno
mi percuoteva non perché io fossi ribelle ma semplicemente perché vedeva che
non avevo fatto la polvere e mi dava le botte.

 

ADR che dopo l'episodio
di quando avevo 16 anni avevo pensato che me ne andassi via. Mi aveva poi
aiutato la signora __________ dei servizi sociali di Bellinzona, alla signora
avevo raccontato qualcosa ma, non saprei dire cosa.

 

Voglio aggiungere che
se avessi parlato all'epoca avrei rovinato il mio patrigno che aveva una
posizione importante. Ritengo che forse lui mi ha trattato così perché dopo
l'incontro con mia mamma e il mio arrivo non ha più potuto condurre la vita che
faceva.

 

ADR che con io ho
concluso il diploma dopo questi fatti, abitavo da solo.

 

ADR che ho buttato via
la borsa di studio perché mi sono trovato libero".

 

Al dibattimento, AP 1 è
apparso in buone condizioni di salute, avendo tra l'altro ben risposto in
regime di carcerazione al trattamento terapeutico (AI 82).

Sulla sua vita ha
precisato quanto segue (verbale dibattimentale, pag. 1):

 

"D:quando sua
madre si è sposata?

R:si è sposata dopo che
mi sono trasferito in Svizzera ed ha avuto altri due figli che sono nati il
primo nel 1991 (__________) ed il secondo nel 1996 (__________).

D:quando ha iniziato a
fare uso di sostanze stupefacenti?

R: ho iniziato a
consumare sostanze stupefacenti, in particolare marijuana, dopo l'apprendistato,
mentre la cocaina verso i 21 anni. Dopo l'apprendistato, nel 2007, sono stato
condannato dalle assise correzionali per infrazione alla LF sugli stupefacenti.
Uscito di prigione ho fatto un programma reintegrativo per il comune di
Bellinzona per un paio di mesi. Poi ho cominciato a lavorare per delle agenzie
di collocamento fino al momento in cui ho trovato un lavoro presso la __________
di __________.

D: ha attualmente
contatti con i suoi famigliari?

R: confermo che non ho
nessun contatto con i miei famigliari".

 

Sulle condizioni
finanziarie dell’imputato risultano a suo carico 36 procedure esecutive in
corso per un totale di fr. 44’343,20, mentre 22 attestati carenza beni per
complessivi fr. 19’570,40 (doc. TPC 16).”.

 

Al processo di secondo grado, egli ha precisato alcuni aspetti che
val la pena riprendere:

 

“ Nella mia
gioventù, quando ho avuto dei problemi famigliari, sono stato seguito dalla
signora __________ del Servizio sociale di Bellinzona. Preciso di essere stato
seguito solo quando sono scappato di casa a 17 anni ed è stata proprio la
signora __________ ad avermi trovato un appartamento. In precedenza ero
scappato già una volta all’età di 8 anni e ricordo di essere stato ritrovato da
un guardiacaccia nei boschi sopra Sant’Antonino. A quel tempo nessun Servizio
sociale era intervenuto perché avevo dichiarato di essermi perso nel bosco. 

Per quanto concerne i rapporti con la mia famiglia posso affermare
che vi era stato un riavvicinamento al momento in cui avevo deciso di sposarmi
poi purtroppo, fallito il matrimonio, ci siamo riallontanati. Osservo che in
quell’occasione loro mi avevano avvertito del rischio che la ragazza mi volesse
sposare solo per il permesso, anche perché lei era già stata sposata con un
cittadino svizzero e aveva poi perso il diritto di restare nel nostro paese. Il
fatto che i loro avvertimenti si sono poi rivelati fondati ha comportato un
ulteriore motivo di distacco tra di noi. 

In seguito ho scritto a mia madre vari messaggi quando ero in
procinto di essere operato per il tumore. I miei messaggi non erano tutti
concilianti, nel senso che io avevo anche rimproverato a mia madre il fatto che
avesse lasciato il mio padre naturale, che la maltrattava, per scappare in
Svizzera e lasciarmi per cinque anni con i nonni in Portogallo. In quei cinque
anni non ho più visto mia madre. Le ho pure rimproverato di aver scelto un
nuovo compagno che invece di maltrattare lei maltrattava me. Per risposta ho
ottenuto un sms nel quale lei mi ha scritto che ognuno ha quello che si merita.
A questo sms si è aggiunto quello del mio patrigno con il quale mi avvertiva
che se avessi continuato a scrivere a mia madre mi avrebbe denunciato per
stalking. 

A domanda della PP rispondo che effettivamente prima di questi due
ultimi sms i miei genitori mi avevano scritto che avrebbero voluto mettere una
pietra sopra a quanto accaduto e quindi che erano disposti a un
riavvicinamento. Purtroppo per me le ultime risposte hanno cancellato tutto
quanto di buono era stato scritto in precedenza. 

(…) I miei fratelli non li vedo mai, ma quando abitavo a casa
andavo d’accordo con loro.”

(verb. dib. d’appello, pag. 2 seg.). 

 

                                   9.   Anche sui precedenti
penali dell’accusato appare sufficiente richiamare i considerandi della
sentenza del 12 maggio 2014:

 

“ L'imputato ha iniziato ad avere i primi problemi con la giustizia
all'età di 20 anni, quando ha iniziato a spacciare e consumare cocaina e
marijuana. Dall'estratto del casellario giudiziale risultano diversi precedenti
penali. Il primo, il più significativo, è dinnanzi ad una Corte delle Assise
correzionali, mentre le altre condanne hanno interessato la Pretura penale,
ancorché per precedenti specifici con riferimento al reato di lesioni semplici,
furto, danneggiamento, violazione di domicilio, infrazione e contravvenzione alla
LStup. E meglio (AI 30):

-    con sentenza della Corte delle assise correzionali di Bellinzona, 4
settembre 2007, l'imputato è stato condannato ad una pena di 16 mesi di
detenzione, sospesi per un periodo di prova di due anni, per infrazione
aggravata e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, ripetuto furto,
danneggiamento, violazione di domicilio, guida senza assicurazione RC,
contravvenzione alla LStup, contravvenzione alla LF sul trasporto pubblico;

-   con
sentenza della Pretura penale 13 luglio 2010, è stato condannato per infrazione
alla legge federale sugli stranieri, lesioni semplici poco gravi,
contravvenzione alla LStup ad una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di
fr. 80.- cadauna, al pagamento di una multa di fr. 200.-;

-   con
decisione 29 ottobre 2010 del Tribunale militare 8, Berna, è stato condannato
per omissione del servizio militare ed assenza ingiustificata ad una pena
pecuniaria di 30 aliquote giornaliere a fr. 80.- cadauna, sospesa con un
periodo di prova di due anni ed una multa di fr. 200.-;

-   con
decreto d'accusa 28 febbraio 2011, è stato condannato per incitazione
all'entrata, alla partenza o al soggiorno di stranieri, ad una pena pecuniaria
di 120 aliquote giornaliere a fr. 80.- cadauna, sospesa condizionalmente con un
periodo di prova di 3 anni ed al pagamento di una multa di fr. 1000.-. È stata
inoltre revocata la sospensione condizionale della pena stabilita con sentenza
13.07.2010, ed è stato prolungato di 6 mesi il periodo di prova della
sospensione condizionale della pena inflittagli con sentenza 4.09.2007 e di 1
anno il periodo di prova della sospensione condizionale della pena erogatagli
con decisione 29.10.2010.

 

Vi è ancora, non iscritta a casellario, una
contravvenzione sanzionata con decreto d'accusa (DAC 3144/2010) per contravvenzione
alla LStup, ad una multa di fr. 300.- (all. Al 30).

Al dibattimento, AP 1, interrogato sul precedente
specifico di lesioni semplici, ha dichiarato che si è trattata di un'ingiusta
condanna, e meglio (verbale dibattimentale, pag. 2):

"ADR:che in merito al mio precedente penale di
cui alla sentenza 13.07.2010, in relazione all'imputazione di lesioni semplici,
poco gravi, di non avere commesso nulla in danno della signora __________. Si
tratta di un'ingiusta condanna, ma comunque non mi sono neanche interessato di
quello che mi hanno detto gli inquirenti".”.

(sentenza impugnata, consid. 3, pag. 12 seg.).

 

A queste considerazioni va semplicemente aggiunto che per i fatti
di cui alla condanna del 4 settembre 2007, egli ha trascorso 21 giorni in detenzione
preventiva (AI 30).

 

                                         I rapporti tra
l’imputato e gli accusatori privati

 

                                10.   In estrema sintesi -
rinviando per maggiori dettagli ai consid. 6 e 7 della sentenza impugnata (pag.
14 seg.) - AP 1 ha conosciuto per primo ACPR 1 a fine 2011, poiché quest’ultimo
si era rivolto a lui per acquistare della cocaina. Droga che nel periodo fino a
gennaio 2012 questi gli ha poi effettivamente venduto per un quantitativo
complessivo di g. 5 (punto n. 4 AA, confermato in prima sede al consid. 14. 2.,
ma del quale non si trova traccia nel dispositivo della sentenza, che parla
solo di quella fornita a __________).

                                         In seguito, nell’ottobre
2012, il prevenuto, in un bar di __________, ha pure conosciuto la moglie di ACPR
1, ACPR 2 (detta __________), con la quale ha ben presto iniziato una relazione
sentimentale (la prima relazione dopo il fallimento del matrimonio nel luglio
2011), favorita dal fatto che il rapporto tra i coniugi __________ era ormai
alle battute d’arresto (MP 18 febbraio 2014, AI 25, pag. 2).

                                         Saputo
ciò, ACPR 1 ha cercato di ostacolare l’avvicinamento dell’imputato alla moglie,
non tanto perché volesse rimanere con lei, quanto piuttosto perché voleva
evitare che la donna frequentasse un pregiudicato. Questo ha avuto quale
conseguenza inevitabile il deterioramento dei rapporti, fino a quel momento
amichevoli, tra i due uomini.

 

                                         Sull’altro
fronte, la relazione tra AP 1 e ACPR 2 - che nel frattempo, a gennaio 2013,
aveva dato avvio alle pratiche per la separazione con una procedura di adozione
di misure a protezione dell’unione coniugale – ha funzionato bene solo sino al
Carnevale del 2013, quanto per motivi di gelosia reciproca sono iniziate le
prime discussioni e le prime zuffe, tanto che a partire dal mese di aprile 2013
la donna ha deciso di querelare a più riprese il giovane per vari reati.

                                         

                                         Dopo
ogni alterco, seguito da denuncia, ACPR 2 ritornava per un breve periodo dal
marito, gesto che provocava sistematicamente la reazione dell’accusato che, in
un modo o nell’altro, aggrediva quest’ultimo.

                                         Una
volta calmate le acque, la donna, mantenendo un comportamento ambivalente, da
un lato si riavvicinava a AP 1, mentre dall’altro, nel timore di perdere il
sostegno di ACPR 1, chiedeva che le procedure penali da lei avviate
continuassero il loro corso (MP 18 febbraio 2014, AI 25, pag. 4). 

 

                                         Tra
alti e bassi, comportamenti contraddittori, avvicinamenti e allontanamenti, la
relazione tra ACPR 2 e AP 1 è continuata sino al 28 gennaio 2014, quando ha
avuto luogo una violenta lite, passando addirittura attraverso un periodo (1.
agosto-11 settembre 2013) nel quale la signora è stata collocata presso una
casa protetta per essere messa al riparo proprio da lui e durante il quale,
ciononostante, i due hanno continuato a vedersi.

                                         Dal
28 gennaio 2014 al 7 marzo 2014 prevenuto e accusatrice privata si sono sentiti
solo telefonicamente (AI 25).

 

                                         Gli
eventi oggetto d’impugnazione: apprezzamento di fatto e di diritto

 

                                         Vie di fatto del
12/13 aprile 2013

 

                                11.   Con la sentenza
impugnata AP 1 è stato ritenuto autore colpevole di vie di fatto per avere
afferrato al collo, dopo un alterco, ACPR 2 presso un esercizio pubblico di __________
e poi, una volta rientrati al domicilio, per averle sferrato una testata al
viso, causandole una tumefazione locale in regione frontale.

 

                                         L’accusato ha
chiesto di essere prosciolto da questa accusa, sostenendo di non aver mai
commesso tali atti.

 

                                12.   In data 11 giugno 2013
ACPR 2 ha sporto denuncia (ricevuta il giorno seguente dal Ministero pubblico)
nei confronti di AP 1 per i titoli di “aggressione, violenza, minacce
permanente” (inc. 2013.5162 allegato RPG del 12 luglio 2013).

 

                                         Di quanto avvenuto
la sera del 12/13 aprile 2013 ha scritto:

                                         

“ Zuerst wollte AP 1 mir helfen mich von meinem Mann zu trennen
(Herbst 2012-Winter 2013).

Dann wollte ich keinen Kontakt mehr mit ihm.

Als Folge hat er mich immer bedroht und 2 Mal
geschlagen: 13.4.13 und 8.5.13. Auch jetzt bedroht er mich, dass er mich
spitalreif schlagen wird, wenn er mich sieht auf der Strasse.“.

 

Il certificato medico allestito dal Pronto soccorso
dell’Ospedale regionale di Bellinzona e Valli il 13 aprile 2013 dà atto della
presenza di una tumefazione locale in regione frontale.

                                         Esso riporta, sotto il
capitolo “Anamnesi” anche le dichiarazioni della vittima, che in quell’occasione
ha riferito ai medici di aver avuto un “diverbio con una coppia di colleghi”
in discoteca e che, rientrata con loro a casa, “il suo collega gli avrebbe
dato una craniata” sulla fronte (all. A alla denuncia 11 giugno 2013, inc.
2013.5162 allegato RPG del 12 luglio 2013).

 

                                         Il
rapporto giornaliero della Polizia comunale di Bellinzona (AI 42) riferisce che
gli agenti intervenuti quella mattina presso l’abitazione della signora ACPR 2
hanno constatato, tra le altre cose, la presenza di un arrossamento sul collo
della donna che ella ha riferito essere riconducibile alla presa fattale da AP
1 la sera prima in discoteca.

 

                                         Sentita
il 17 luglio 2013, ACPR 2 ha ammesso agli inquirenti che a colpirla era stato
l’imputato e non un collega (temine tra l’altro che potrebbe essere stato mal
tradotto da quello “Kollege” che in tedesco significa anche “amico”):

 

“ R: io mi
trovavo presso la discoteca __________ di __________ con altre persone tra cui
anche AP 1. Stavamo ballando e, per motivi di gelosia, AP 1 mi ha afferrato al
collo e dopo quello che è successo volevo andare a casa. (…) Una volta giunti
dove abitavo prima in via __________, abbiamo ancora avuto una discussione e AP
1 mi colpiva con una testata sulla fronte.”

(PG 17 luglio 2013, pag. 4, inc. 2013.5162 allegato RPG del 12
luglio 2013). 

 

                                         Queste dichiarazioni sono
state confermate dalla donna anche di fronte al PP il 18 febbraio 2014 (MP 18
febbraio 2014, pag. 3, AI 25). In quell’occasione ella ha fatto anche i nomi di
due persone che erano presenti al momento dei fatti. 

                                         La prima di queste, __________
non ha visto esattamente cosa è accaduto ma ha saputo comunque sia dare qualche
ragguaglio interessante:

 

“ Ad un certo punto ho visto due donne che hanno separato AP 1 e ACPR 2
ma io non ho visto cosa è successo prima. Poi dopo ACPR 2 mi ha detto, sempre
la stessa sera, che lui l’aveva messa contro il muro. Mi ricordo che aveva
indicato la mano sopra il petto, vicino al collo. Questo io però non l’ho
visto, me lo ha detto ACPR 2. Loro due poi continuavano a discutere, a litigare
e io e il mio ragazzo li volevamo portare a casa, cosa che abbiamo fatto. (…)
Dopo in casa AP 1 e ACPR 2 litigavano, parlavano in tedesco e non ho capito
cosa si dicevano. 

(…) Poi ho visto che AP 1 le ha preso la testa e ha
sbattuto la sua testa contro quella di ACPR 2. Loro continuavano a litigare e
poi io volevo andare via da li. Il mio ragazzo dell’epoca era presente, anche
lui era li e li ha separati.”

(MP 19 febbraio 2014, Ai 32, pag. 3).

 

                                         L’altro teste, __________, ha
riferito le stesse cose, dicendo di non aver visto quanto accaduto alla
discoteca di __________ ma di aver assistito alla testata:

                                         

“ Mi ricordo che io ero andato a fumare una sigaretta all’esterno e
quando sono rientrato ho visto che c’erano delle ragazze che tentavano di
separare questo ragazzo che apprendo chiamarsi AP 1, e la sua ragazza che mi si
ricorda chiamarsi ACPR 2. Le ragazze che li avevano separati mi avevano
riferito che lui aveva preso per il collo ACPR 2 e l’aveva alzata contro il
muro.

(…) e poi alla fine siamo andati ad accompagnare a
casa di ACPR 2 lei e AP 1. 

(…) Preciso che mi ero preoccupato perché durante il
tragitto AP 1 era molto aggressivo nei confronti di ACPR 2, non so più dire le
espressioni che le diceva ma il tono era aggressivo.

(…) Una volta a casa ricordo che ACPR 2 mi aveva
chiesto di dormire a casa mia perché aveva paura di essere picchiata da AP 1.
(…) Quando siamo entrati nell’appartamento AP 1 urlava e anche ACPR 2 urlava.
Per due o tre volte abbiamo cercato di andarcene nel senso che avevo detto a ACPR
2 che se voleva venire da me a dormire poteva ma AP 1 si frapponeva. Ricordo ad
un certo punto che AP 1 è passato alle mani con questa donna, non so dire
esattamente cosa sia successo, o le ha dato uno schiaffo o l’ha presa per il
collo.

La verbalizzante mi chiede se prendendola per il
collo può essere che gli ha dato una testata e rispondo che ho un ricordo
confuso e quindi non me la sento di dire né si né no.

(…) ADR che quella sera nell’appartamento AP 1 era
molto aggressivo.

(…) A domanda dell’avv. DI 1 a sapere cosa facesse ACPR
2 per difendersi rispondo che ACPR 2 non aveva possibilità di difendersi anche
perché era molto più piccola di AP 1.”

(MP 14 marzo 2014, AI 78, pag. 2 seg.).

 

AP 1 ha sempre negato di avere preso l’AP per il collo
quando si trovavano in discoteca, confermando al dibattimento di primo grado
che “quando l’ho appoggiata contro il muro l’ho fatto prendendola vicino al
collo, sul petto” (verb. dib. TPC, pag. 2).

                                         Per contro, in merito alla
testata, egli ha ammesso a due riprese di averla sferrata alla donna, per poi
negare che ciò sia mai avvenuto sostenendo di aver semplicemente appoggiato la
sua testa contro quella della donna, versione confermata al processo di prime
cure:

 

“ (…) ammetto di averle dato un colpo alla testa quando ci trovavamo a __________
ma assolutamente per i fatti accaduti ad __________ non l’ho mai afferrata al
collo.”

(PG 19 luglio 2013, pag. 4, inc. 2013.5162
allegato RPG del 12 luglio 2013).

 

“ Confermo questo episodio. Le ho dato una testata perché abbiamo avuto
una discussione. Lei diventa molto aggressiva quando beve. Una volta mi ha
quasi rotto una costola. Non volevo comunque farle male.”

(MP 5 dicembre 2013, AI 17, pag. 9).

 

“ Una volta a casa è ripresa la discussione sempre su questa mia amica e
su altre mie amiche, mi diceva di andare dall’una o dall’altra. Ci siamo
espressi entrambi in maniera pesante ma dopo non è successo niente. Non le ho
tirato una testata.

(…) dico che io non gli ho dato una testata, non
volevo farle male, non le ho preso la testa con la mano però è vero che sono
andato con la mia testa contro la sua, ed ero quindi arrabbiato ma non pensavo
e nemmeno ritengo di averle fatto male.”

(MP 19 febbraio 2014, AI 32, pag. 7 e pag. 20).

“ Contesto di averle tirato una testata, e rispettivamente non è vero che
l’ho presa al collo ma è vero che l’ho messa al muro.”

(MP 25 marzo 2014, AI 90, pag. 10).

 

                                13.   Tutto ben ponderato,
la versione accusatoria appare sufficientemente sostanziata, mentre le
negazioni dell’imputato devono essere interpretate come un tentativo di
sfuggire alle proprie responsabilità. Responsabilità che invece inizialmente si
era assunto.

                                         In
effetti da quanto dichiarato dai testi, si può ritenere provato che la vittima
è stata colpita con una testata violenta da AP 1 quando i due sono rientrati al
loro domicilio.

                                         Pure
dimostrato, sulla scorta delle loro dichiarazioni, è che il prevenuto e la
donna hanno litigato per tutta la sera, al punto che questa, di corporatura
molto più minuta, aveva paura di restare in casa da sola con lui.

 

                                         Anche
l’atto violento avvenuto in discoteca deve essere considerato come accertato.
In effetti le dichiarazioni dell’accusatrice privata sono suffragate da indizi
che le rendono credibili: il riscontro da parte degli agenti della polizia
cantonale di un arrossamento in corrispondenza del collo e le dichiarazioni dei
due testi che, seppur non hanno visto personalmente cosa sia avvenuto,
sostengono di avere notato due donne separare i litiganti e che queste hanno
loro riferito che l’accusato aveva preso al collo la donna. Inoltre le
affermazioni dei due testi, affidabili, consentono di appurare che vi era un
clima di estrema tensione tra la vittima e il prevenuto, caratterizzato da
aggressioni verbali reciproche, nel quale ad avere un ruolo attivo, anche
fisicamente, è stato soprattutto AP 1.

 

                                         Su
entrambi gli episodi, le dichiarazioni di ACPR 2 sono state costanti, coerenti
e prive di orpelli, mentre quelle dell’accusato sono risultate essere
incostanti, contraddittorie e poco credibili. D’altronde, per quanto concerne
la testata, non si vede assolutamente per quale motivo egli dovesse mentire
autoaccusandosi di atti che in seguito ha dichiarato non aver mai commesso. Ben
comprensibile è invece questo cambio di versione, giustificabile come detto con
il tentativo di sfuggire alla condanna.

 

                                         Non
essendo stata messa in discussione la qualifica giuridica di vie di fatto, non
si può far altro che confermare la sentenza di primo grado e respingere
l’appello su questo punto.

                                         

 

                                         Lesioni semplici
ripetute 

 

                                14.   I primi giudici hanno
poi ritenuto AP 1 autore colpevole di ripetute lesioni semplici perpetrate in
due occasioni nei confronti di ACPR 2 ed in una ai danni di ACPR 1 (dispositivo
n. 1.2. della sentenza).

 

                                         Contestato
con l’appello è solo il primo di questi episodi, e meglio quello avvenuto l’8
giugno 2013 quando, nel corso di un battibecco, l’imputato ha colpito la donna
con uno schiaffo, causandole la “rottura traumatica del timpano
dell’orecchio sinistro” e una “contusione bulbo-palpebrale all’occhio sinistro
con attuale ecchimosi palpebrale canto esterno, senza attuale compromissione
visiva” (cfr. lettera di dimissione dell’Ospedale regionale di Bellinzona e
Valli, Bellinzona, del 9 giugno 2013, inc. 2013.5162 allegato RPG del 12 luglio
2013).

 

                                         L’accusato, nella
sua impugnativa, non contesta d’aver tirato lo schiaffo, ma eccepisce
unicamente di aver agito per legittima difesa, così come aveva già fatto in
prima sede, senza successo.

 

                                15.   Su quanto avvenuto l’8
giugno 2013, AP 1 ha inizialmente solo ammesso di aver tirato una sberla alla
compagna e di avere visto delle foto dopo una settimana nelle quali appariva un
livido blu sotto l’occhio, ipotizzando che questo fosse stato cagionato
dall’anello che portava sul pollice della mano destra (PG 19 luglio 2017, pag.
4, inc. 2013.5162 allegato RPG del 12 luglio 2013). Solo in un secondo tempo ha
avanzato la tesi secondo la quale la sberla sarebbe stata una reazione ad un
atto violento da parte di ACPR 2, dichiarando:

 

“ E’ vero che le
ho tirato uno schiaffo ed è vero che ho sbagliato. Mi ricordo che le avevo
tirato una sberla forte, mi aveva tirato fuori dai gangheri, stavamo parlando
faccia a faccia. Io le dicevo che non era giusto che non potessi andare alla
festa a quel punto lei mi ha tirato un calcio alle costole. Dovrei avere il
referto medico. A quel momento le ho dato una sberla. Io poi sono andato in
bagno e lei è scappata da suo marito a piangere.

(…) Da parte mia ho alzato la voce, mi sono avvicinato al divano,
dove lei era seduta, fronte contro fronte e lei mi ha tirato un calcio e io le
ho tirato una sberla forse.

(…) Ribadisco che il calcio me lo ha tirato prima dello schiaffo.”

(MP 19 febbraio 2014, AI 31, pag. 10 e pag. 16).

 

In seguito, egli ha connotato il suo gesto come legittima difesa:

 

“ R: contesto di
aver intenzionalmente ferito ACPR 2, io l’ho fatto per legittima difesa dopo
che mi aveva picchiato lei come da fotografie prodotte in data odierna.” (MP 25
marzo 2014, AI 90, pag. 10).

ACPR 2, presente all’interrogatorio di confronto del 19 febbraio 2014, ha precisato di aver effettivamente dato un calcio al prevenuto, ma solo dopo che questi
l’aveva schiaffeggiata e stava nuovamente avvicinandosi a lei. Per impedirgli
nuovi gesti violenti, quindi:

 

“ E’ stato così
che lui ha urlato e mi ha tirato uno schiaffo. Dopo è vero che gli ho tirato un
calcio ma perché lui stava venendo verso di me e avevo paura. Mi sono difesa.”

(MP 19 febbraio 2014, AI 31, pag. 16).

 

Al dibattimento di primo grado l’imputato ha confermato di aver
dato lo schiaffo quale reazione al calcio della donna:

“ ADR: sull'episodio
di cui al punto 1.2 dell'atto d'accusa dichiaro che al momento della
discussione con la ACPR 2 lei si era seduta sul divano mentre io gli stavo
davanti in piedi ricurvo, tanto che stavamo faccia a faccia. La ACPR 2 mi ha
tirato d'un tratto un calcio, può darsi perché era intimorita (era una reazione
istintiva perché si spaventava per le botte che aveva ricevuto in passato dal
marito, come lei mi aveva raccontato). ll calcio lo (recte: mi) ha colpito al
costato, in basso. La mia reazione è stata quella di tirarle uno schiaffo.

ADR: non ho fatto denuncia contro la ACPR 2 perché non volevo che
avesse problemi con l'affidamento della bambina.

La Presidente gli fa notare che la bambina era già stata affidata
al padre e che per questo era contenta.

ADR: Ie discrepanze per quanto riguarda i certificati medici
8.07.2013 e quello del dr. __________ sono spiegabili perché ho riportato due
contusioni costali.

ADR: ho prodotto la documentazione fotografica riguardo a questo
episodio solo in sede di verbale finale perché "crede che non sia bello
essere picchiato da una donna di 45 anni". Mi vergognavo perché non era
neppure la prima volta."

(verbale dib. primo grado, pag. 3).

 

La documentazione prodotta da AP 1 a sostegno della sua tesi (AI
93), oltre ad essere stata messa agli atti solo in dirittura d’arrivo del
procedimento, consente di prendere atto che egli presentava delle lesioni al
momento in cui le fotografie sono state scattate. Da una semplice verifica sotto
“proprietà” dei file, si può solo concludere che sono stati creati il 12 giugno
2013, ma non è possibile stabilire quanto le immagini siano state scattate,
sicché possono essere anteriori o posteriori ai fatti. 

                                         Di
certo non danno atto di segni al basso costato che dovrebbero coincidere con il
calcio dato dalla donna.

Agli atti egli ha pure prodotto un certificato dell’Ospedale
regionale di Bellinzona e Valli dell’8 luglio 2013, che attesta che il paziente
avrebbe subito un trauma sul torace, nella stessa sede dove 3 settimane prima
aveva ricevuto un calcio e che lamentava forti dolori alla pressione e respiro
dipendenti (AI 46).

                                         Il
certificato medico del dr. med. __________, Bellinzona, del 24 febbraio 2014,
anch’esso consegnato dall’imputato agli inquirenti, dà notizia di una visita
medica avvenuta il 16 luglio 2013 nella quale il paziente ha affermato di
essere stato aggredito il 2 luglio 2013 alle ore 11:30 e che dalla radiografia
al torace è emersa un’incrinatura della V costola a sinistra (AI 46).

 

                                16.   Nemmeno in questo
caso, la qualifica di lesioni semplici intenzionali data ai fatti da accusa e
tribunale è stata contestata, sicché non appare necessario chinarsi
sull’adempimento dei presupposti oggettivi e soggettivi della fattispecie
contemplata all’art. 123 cpv. 1 CP. 

                                         Da
approfondire è per contro l’esistenza di una situazione di legittima difesa.

 

                                         Giusta l’art. 15 CP,
ognuno ha il diritto di respingere in modo adeguato alle circostanze
un’aggressione ingiusta o la minaccia ingiusta di un’aggressione imminente
fatta a sé o ad altri (legittima difesa esimente).

Secondo dottrina, è ingiusta ai sensi della predetta disposizione
l’aggressione o la minaccia di un’aggressione lesiva di un bene giuridicamente
protetto, ovvero la minaccia che violi oggettivamente l’ordinamento giuridico. 

La situazione di legittima difesa presuppone un attacco incombente
o già in corso, ma non concluso (STF del 12 maggio 2005 6S.29/2005 consid. 3.1; STF del 12 agosto 2003 6S.154/2003 consid. 2.1; Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, ad art.
15, n. 7, pag. 93-94). Questa condizione non è
realizzata se l’attacco è cessato o se non sono dati ancora i presupposti
perché si realizzi. C’è minaccia imminente di un’aggressione quando segni
concreti di pericolo incitano alla difesa. La sola prospettiva che una contesa
verbale possa finire in vie di fatto non basta (DTF 93 IV 81; STF
6S.384/2004/pai). Colui che si pretende minacciato deve provare l’esistenza di
circostanze proprie a fargli credere che si trovava in uno stato di legittima
difesa. È il caso quando l’aggressore adotta un comportamento minaccioso, si
prepara allo scontro o gesticola in modo da far pensare che egli passerà
all’atto, metterà, cioè, in pratica la sua minaccia (STF del 7 febbraio 2005
6S.384/2004 consid. 3.1 e rinvii; Trechsel, op. cit., ad art. 15,
n. 6, pag. 93). 

Per verificare se la difesa è stata proporzionata, occorre
valutare l’insieme delle circostanze del caso concreto. In particolare, va
valutata la gravità dell’attacco, il bene giuridico protetto o minacciato, i
mezzi di difesa utilizzati e il modo in cui questi mezzi sono stati utilizzati
(DTF 107 IV 12 consid. 3°; Seelmann, in Basler
Kommentar, Strafrecht I, 2.edizione, Basilea 2007 ad art. 15, n. 9-13.,
pag. 339-340). La difesa è da considerarsi eccessiva quando è diretta, non
tanto o non solamente a proteggere il bene giuridico minacciato o attaccato,
quanto piuttosto a punire l’autore dell’attacco (DTF 109 IV 5 consid. 3).

Se chi respinge un’aggressione eccede i limiti della legittima
difesa secondo l’articolo 15 CP, il giudice attenua la pena (legittima difesa
discolpante, art. 16 cpv. 1 CP; art. 33 cpv. 2 prima frase vCP).

Chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile
eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole (art. 16 cpv. 2 CP). 

                                         L’autore
dell’eccesso va dichiarato non colpevole (cfr. 16 cpv. 2 CP) solo se
l’aggressione di cui è vittima costituisce l’unica causa o, almeno, la causa
preponderante dell’eccitazione o dello sbigottimento che le modalità e le
circostanze dell’aggressione fanno apparire scusabile. Come nel caso di
omicidio passionale, è lo stato di eccitazione o di sbigottimento che deve
essere scusabile, non l’atto con cui l’aggressione è respinta. La legge non
precisa oltre l’intensità dello stato in cui si deve trovare l’autore. Non è
necessario che raggiunga quella della violenta commozione dell’animo richiesta
dall’art. 113 CP, ma deve nondimeno assumere una certa importanza. Spetta al
giudice valutare di caso in caso se l’eccitazione o lo sbigottimento erano tali
da giustificare l’esenzione da pena nonché determinare se le modalità e le circostanze
dell’aggressione facevano apparire scusabile lo stato in cui si trovava
l’autore. Il giudice dovrà mostrarsi tanto più severo quanto più dannoso o
pericoloso appaia l’atto difensivo. Non è, comunque, necessario che la reazione
difensiva non sia imputabile a colpa: è sufficiente che una pena non si
imponga. Malgrado la formulazione assoluta della legge, il giudice fruisce di
un certo potere d’apprezzamento (STF del 3 settembre 2007 6B_222/2007 consid.
2.3; DTF 102 IV 1 consid.
3d pag. 7; sentenza del Tribunale federale del 14 aprile 1987 pubblicata in SJ
1988 pag. 121 consid. 4).

 

                                17.   In primo luogo, si
rileva che a fronte delle versioni discordanti di AP e accusato, quella fornita
dalla prima appare decisamente credibile, mentre le dichiarazioni del secondo,
per i motivi già esposti, non lo sono assolutamente. In modo particolare, a
minare l’affidabilità delle dichiarazioni di AP 1, contribuiscono il fatto che
egli non è assolutamente stato lineare, avendo all’inizio ammesso i fatti senza
cercare scusanti, per poi tentare di addossare le colpe alla vittima, non
essendo i certificati medici da lui presentati, così come la documentazione
fotografica, assolutamente concludenti.

 

                                         In
secondo luogo, anche volendo, per ipotesi, prendere per buono lo svolgimento
dei fatti così come illustrato dall’accusato, non si può accogliere la sua
eccezione poiché non sono assolutamente dati i presupposti per il
riconoscimento della legittima difesa. Almeno a suo favore. In effetti, egli
stesso ha ammesso di aver posto la sua testa contro quella della donna,
evidentemente non con intenzioni pacifiche ma con scopi d’aggressione, sicché
il calcio, sulla cui potenza non ha fornito alcun dato (ma verosimilmente non
forte, vista la stazza della signora ACPR 2), sarebbe stato dato per
allontanarlo, quindi per una forma di difesa da lui. Al momento in cui, sempre
seguendo la sua tesi, egli ha sferrato il forte schiaffo, l’aggressione della
donna, che non potrebbe essere considerata ingiusta, era già terminata e non vi
erano segnali di nuovi possibili attacchi. Egli non sarebbe pertanto stato
legittimato ad alcun tipo di “difesa”. Il suo, anche secondo questa tesi, deve
essere considerato quindi un contro-attacco e, dunque, in quanto tale,
penalmente punibile.

 

                                         L’appello
deve di conseguenza essere respinto anche su questo punto e la sentenza di
prime cure confermata.

 

                                         Minaccia
(ripetuta)

 

                                18.   AP 1 ha impugnato le
condanne per minaccia di cui ai punti n. 2.1., 2.2. e 2.4. dell’AA, sostenendo
che il primo e l’ultimo non sono stati da lui commessi, mentre nel caso del
punto n. 2.2., si è trattato di legittima difesa.

 

                                         Con
riferimento a quanto contemplato al punto n. 2.1. dell’AA, la Corte di prime
cure si è così espressa:

 

“ Sui fatti del 2
luglio 2013, agli atti vi sono le dichiarazioni dell'imputato e dei __________.
Per quanto riguarda la minaccia con il coltello, l'imputato, in sede
d'inchiesta, ha ammesso che, poiché adirato in quanto la ACPR 2 si era recata
all'ufficio di collocamento con il marito per trovare un lavoro,
rispettivamente percepire delle indennità di disoccupazione, lo ha dapprima
minacciato con un coltello, dicendogli "ti apro come un maiale",
tenendo però in tasca l'arma. (verbale 26 febbraio 2014, pag. 9, Al 45, verbale
dibattimentale, pag. 3). ACPR 1 e ACPR 2 hanno invece entrambi dichiarato che
l'imputato ha mostrato loro il coltello (verbale 26 febbraio 2014, pag. 9, Al
45, verbale 18 febbraio 2014, pag. 5, Al 25). La Corte, a fronte delle versioni
costanti e convergenti dei __________, ha confermato, così come imputato, il
punto 2.1 dell'atto d'accusa.”. (sentenza impugnata, consid. 9.4., pag. 20).

 

                                19.   L’art. 180 cpv. 1 CP
commina una pena detentiva sino a tre anni o una pena pecuniaria a chi, usando
grave minaccia, incute spavento o timore a una persona. La condanna per
minaccia dipende dal verificarsi di due condizioni cumulative: da un lato, l’autore
deve avere usato grave minaccia, dall’altro, il destinatario deve esserne stato
spaventato o intimorito (DTF 99 IV 212 consid. 1a; STF del 6 ottobre 2011, inc.
6B_435/2011 consid. 3.1). È grave la minaccia oggettivamente idonea a suscitare
nel destinatario il timore di un pregiudizio rilevante per sé o per persone a
lui vicine. La gravità dell’intimidazione deve essere valutata, non con
riferimento alla sensibilità soggettiva della vittima, ma sulla scorta di
criteri oggettivi (DTF 99 IV 211 consid. 1a; STF del 3 giugno 2005, inc.
6S.251/2004 consid. 3.1; Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume I, 3a
edizione, Berna 2010, ad art. 180, n. 6). È, pertanto, considerata grave la
minaccia che, nelle medesime circostanze, sarebbe percepita come tale da una
persona ragionevole e di media sensibilità (Delnon/Rüdy, in Basler Kommentar,
Strafrecht II, 2a edizione, Basilea 2007 ad art. 180, n. 19 con richiami;
sentenza CARP del 7 dicembre 2012, inc. 17.2012.120-121 (136) consid. 10.1).

Per l’applicazione dell’art. 180 CP occorre poi che la messa in atto della
minaccia dipenda dalla volontà dell’autore. Non è, invece, necessario né che
l’autore abbia l’intenzione di mettere in atto la sua minaccia né che egli sia
effettivamente in grado di concretizzarla (DTF 106 IV 128 consid. 2a; Corboz,
op. cit., ad art. 180 CP, n. 4; Donatsch, Strafrecht III, 9a edizione, Zurigo
2008, pag. 401).

Perché sia realizzato il reato di minaccia, non basta che il suo destinatario
abbia compreso di essere stato minacciato. È ancora necessario che egli sia
stato turbato dalla minaccia. Secondo alcuni autori, è necessario che il
turbamento generato dalla minaccia sia tale da limitare la volontà del
minacciato (Corboz, op. cit., ad art. 180 n. 12). Secondo altri, invece, è
sufficiente che il turbamento comprometta il senso di sicurezza della vittima
senza che sia necessaria un’effettiva coartazione della sua volontà (Delnon/Rüdy,
in Basler Kommentar, op. cit., ad art. 180 n. 10 e 11).

                                         Dal
punto di vista soggettivo la minaccia presuppone dolo, anche solo eventuale.
Ciò significa che l’autore deve avere voluto incutere spavento o timore alla
vittima ed essere stato consapevole che la sua minaccia avrebbe comportato tale
effetto, o perlomeno avere accettato il verificarsi di tale effetto (Delnon/Rüdy,
in Basler Kommentar, op. cit, ad art. 180 n. 32; Corboz, op. cit., ad art. 180
n. 16).

 

                                20.   I ragionamenti e le
conclusioni dei primi giudici sono condivisibili. Le dichiarazioni univoche e
combacianti dei due accusatori privati, consentono di confermare la tesi
accusatoria e accertare che i fatti si sono svolti così come riportato nell’AA.

                                         D’altronde
anche l’imputato stesso ha ammesso d’aver avuto con sé un coltello e di aver
minacciato ACPR 1 proprio con l'intento di intimorirlo:

 

“ E’ corretto che
ero arrabbiato. E’ vero che avevo il coltello in tasca, si trattava di un
coltellino svizzero.

ADR che io avevo preso con me il coltello perché era mia
intenzione di bucare le gomme dell’auto.

ADR che volevo intimidirlo. Quindi è corretto dire che tenevo il
coltello nella tasca per fare in maniera che capisse di non avvicinarsi a me.
Glielo avevo anche detto che avevo un coltello. Effettivamente gli ho anche
detto che lo avrei aperto.”

(MP 26 febbraio 2014, AI 45, pag. 10).

 

Tenuto conto di queste inequivocabili dichiarazioni, nonché dei
summenzionati presupposti del reato, mal si comprende la base su cui si fonda
l’appello in relazione a questi fatti, considerato che la minaccia si è
inequivocabilmente consumata sia nell’ipotesi, qui ritenuta veritiera, che
l’imputato abbia estratto dalla tasca il coltello mostrandolo alla vittima, sia
che lo abbia mostrato indirettamente, facendone intravvedere la forma sotto i
vestiti e dichiarandole di averlo su di sé.

 

                                         Simili
gesti sono sicuramente atti a incutere timore in chiunque: il fatto che un
antagonista abbia su di sé un coltello è di per sé atto a creare timore in
chiunque, anche in colui che poi decide, per un motivo o per l’altro, di
affrontarlo. 

                                         Nel
caso specifico, l’accusato aveva senza ombra di dubbio creato un clima tale da
non consentire all’accusatore privato di stare tranquillo, al punto da esserne
spaventato, come si può leggere chiaramente dalle sue dichiarazioni:

 

“ Il PP mi chiede
se il comportamento di AP 1 è per me fonte di timore.

Si, il suo comportamento mi preoccupa moltissimo, anche perché mia
moglie mi ha detto che AP 1 non ha nulla da perdere. Secondo me è capace di
fare di tutto per mantenere il controllo su mia moglie. Questo AP 1 lo avrebbe
anche detto esplicitamente a mia moglie.

ADR che le minacce che mi proferisce le prendo sul serio e sono
fonte di timore. Dopo aver visto la violenza delle sue aggressioni, la sua
espressione, il modo in cui ha tentato di colpirmi con un ombrello pesante. Ho
paura e prendo sul serio le sue minacce. Credo che si tratta di un criminale
malato. Ovviamente ricordo la sua minaccia di procurarsi una pistola.”

(MP 3 ottobre 2013, AI 11, pag. 6).

                                         La
relativa condanna è da confermare e l’appello deve essere respinto di
conseguenza.

 

                                21.   Al punto n. 2.2. dell’AA
è stata prevista la condanna - confermata integralmente in prima sede - di AP 1
per aver minacciato, in data 29 novembre 2013, ACPR 1 mostrandogli un coltello.

 

                                         Il prevenuto sostiene di
non essere punibile poiché ha agito per legittima difesa, chedendosi pure se
gli aspetti oggettivi del reato sono adempiuti in concreto.

 

                                         In
sintesi quella sera, verso le 18:00 ACPR 1 e la moglie si trovavano al
ristorante __________ a __________, in un tavolo vicino alla finestra. Ad un
certo momento è giunto l’accusato che, da fuori, ha battuto forti colpi contro
la finestra per attirare l’attenzione della donna e dirle qualcosa, mostrandole
il telefono cellulare. Sentite le botte, ACPR 1, che si trovava di spalle, si è
alzato con l’intenzione, avendo capito che era AP 1, di uscire fuori verso di
lui. A quel punto ha visto che il prevenuto aveva estratto un coltello a
farfalla e glielo stava mostrando. Arrivato all’ingresso dell’esercizio
pubblico, l’accusatore privato non ha tuttavia più potuto discutere con il ragazzo,
che si era già allontanato (MP 18 febbraio 2014, AI 28, pag. 14).

 

                                         AP
1 ha sostenuto:

 

“ (…)  io ho si
picchiato il vetro in maniera forte e mostravo il telefono per dire “cosa mi
scrivi se poi stai ancora con lui”. Il coltello l’ho tirato fuori quando lui è
uscito e io gli ho detto di stare lontano perché era meglio che non veniva. Poi
sono rimasto sino all’arrivo della polizia a cui ho consegnato coltello e spray
ed ho chiarito quello che è successo.”

(MP 26 febbraio 2014, AI 45, pag. 15).

 

                                         Al
processo di prime cure egli ha poi precisato di aver estratto l’arma non per
intimorire ACPR 2 ma perché temeva lo scontro, per sua difesa perché aveva “i
punti in testa” (verbale d’interrogatorio dibattimentale, pag. 4).

 

                                         I
due testi sentiti, __________ e __________, hanno confermato che l’accusato ha
estratto il coltello e, da dietro il vetro, lo ha mostrato agli accusatori
privati quando ancora ACPR 1 era seduto, ma dandogli le spalle (MP 13 marzo
2014, AI 75 e, in particolar modo, AI 76, pag. 2: “ADR che quando il ragazzo
aveva mostrato il coltello ACPR 1 era ancora seduto ma si è alzato subito”).

                                         L’adempimento
oggettivo del reato è dato. Fatto riferimento a quanto scritto al considerando
qui sopra (n. 20), deve potersi dare per assodato che il gesto ha incusso
timore all’accusatore privato. In effetti, pur essendosi alzato per uscire -
atto che potrebbe essere interpretato come una volontà di affrontare AP 1 - ed
avendo visto che il prevenuto si stava già allontanando di qualche metro, dopo
aver chiamato la polizia (MP 13 marzo 2014, AI 75, pag. 2), ACPR 1 non si è
avvicinato in alcun modo all’antagonista, cosa che in altre situazioni sempre
aveva fatto, dimostrando così con i fatti di aver avuto paura di prendere una
coltellata.

                                         Soggettivamente,
l’accusato ha agito con l’intenzione di spaventare ACPR 1, come da lui
riconosciuto.

                                         

                                         Richiamate
le considerazioni sull’art. 15 CP, considerato che non vi sono prove agli atti,
e nemmeno indizi, che vi fosse il rischio oggettivo di un attacco imminente da
parte della vittima, non vi sono spazi per l’accoglimento della tesi difensiva.
AP 1 non ha agito per legittima difesa.

                                         Non
va poi dimenticato che, una volta di più, è stato lui all’origine dei problemi
e che non è assolutamente inusuale che una persona la cui accompagnatrice viene
importunata in quella maniera in un luogo pubblico, davanti a tutti, si alzi
per andare a discutere con il molestatore o chiami la polizia. In altri
termini: AP 1 ha dapprima provocato e poi, ottenuta una reazione, ha
minacciato. 

 

                               22.   Infine, l’appellante
contesta di aver detto, il 7 marzo 2013, a ACPR 2 “non c’è nessun problema se devo andare in prigione ma prima di andare devo farti del male”.

 

                                         Su
questi fatti, i primi giudici, confermando l’accusa, hanno scritto:

 

“ Venendo all'episodio
che ha condotto all'arresto di AP 1, come indicato al punto 2.4 e 3.4 dell'atto
d'accusa, il 7 marzo 2014, AP 1, ha tirato dei calci alla porta d'entrata
dell'appartamento della ACPR 2, danneggiandola e l'ha minacciata dicendole
"non c'è nessun problema se devo andare in prigione ma prima di andare
devo farti del male".

Come accertamenti agli atti vi sono: le dichiarazioni della ACPR 2,
ribadite a confronto con l'imputato (verbale 7 marzo 2014, Al 53, 17 marzo
2014, Al 81), un tentativo di contatto telefonico mancato della ACPR 2 al suo
legale (AI 81), la documentazione fotografica della porta danneggiata, nonché
la testimonianza di __________, segretaria presso lo studio di fisioterapia al
un piano inferiore dell'edificio dove risiede la ACPR 2. La teste ha dichiarato
di avere sentito al piano superiore all'interno dell'appartamento due persone
che litigavano, sbattevano le porte e gridavano, e poi dall'esterno dello
stabile il ragazzo che gridava dicendo "per colpa tua rischio di andare in
galera" (verbale 10 marzo 2014, AI 73).

AP 1, interrogato dagli inquirenti, ha dichiarato che quel giorno
era adirato perché aveva letto i verbali d'interrogatorio della ACPR 2, ha
ammesso di averle detto la seguente frase "non c'è nessun problema se devo
andare in prigione", negando di averla minacciata di farle del male e ha
negato d'aver danneggiato la porta (verbale 8 marzo 2014, Al 54, pag. 3).
Davanti al GPC, ha cambiato versione (AI 61), per poi dichiarare alla fine che
le avrebbe detto in tedesco che se doveva andare in prigione ci sarebbe andato
per un buon motivo (verbale finale 25 marzo 2014, pag. 13 e 14, Al 90).

Al dibattimento ha confermato di non essere mai entrato nel
palazzo dove abita la ACPR 2 (verbale d'interrogatorio dibattimentale, pag. 5):

"ADR:in merito al punto 2.4 e 3.4 dell'atto d'accusa contesto
le dichiarazioni della teste __________ e dichiaro che io all'interno del
palazzo non sono mai entrato, contrariamente a quanto affermato dalla teste che
mi ha individuato prima all'interno poi all'esterno del palazzo.

ADR: che non so chi possa essere stato il 7 marzo 2014 a danneggiare la porta dell'appartamento della ACPR 2."

La Corte, poggiandosi sulle dichiarazioni della ACPR 2, che hanno
trovato conferma nella versione della teste __________, in particolare sulla
presenza dell'accusato all'interno dell'edificio, ritenuto come nessuno,
fuorché l'imputato potesse in quel momento agire in quel modo, non ha avuto
dubbi a confermare così come ascritti anche i punti 2.4 e 3.4 dell'atto
d'accusa.” (sentenza impugnata, consid. 13, pag. 25 e seg).

 

Sull’accertamento relativo alla minaccia, le conclusioni di prima
sede non possono essere condivise. In effetti, pur essendo dimostrato che il
prevenuto era presente in quei frangenti nell’abitazione della donna e che egli
ha tentato di entrare rompendo la porta, non è provato cosa esattamente egli
abbia urlato alla donna. La teste ha detto di aver sentito chiaramente il
ragazzo pronunciare la frase “per colpa tua rischio di andare in galera” (PG 10
marzo 2014, AI 73, pag. 3), frase che tendenzialmente esclude quella indicata
dall’AP. Inoltre non risulta che sia stata proferita in tedesco, per cui non è
da escludere che la vittima - che non capisce perfettamente l’italiano -
l’abbia potuta comprendere male.

                                         Nonostante
l’accusato non sia credibile, in questo caso non si può dare per accertato che
la minaccia, così come indicato da accusa e ritenuto da primi giudici, sia
stata realmente formulata.

                                         L’appello
su questo punto può essere accolto e l’accusato prosciolto dalla relativa
accusa.

                                         

                                         Danneggiamento
del 7 marzo 2014

 

                                23.   Appellata è pure la
condanna per i fatti di cui al punto n. 3.4. AA, cioè per il danneggiamento,
con pedate, della porta d’entrata dell’appartamento locato da ACPR 2, avvenuto
il 7 marzo 2014.

 

                                         La
prima Corte si è espressa in merito al reato con il considerando testé
riportato.

 

                                         L’accusato
sostiene di non aver commesso il fatto.

 

                                24.   La teste __________,
sicuramente disinteressata e oggettiva, ha permesso di accertare la presenza
del prevenuto all’interno dello stabile al momento dei fatti, nonostante questi
abbia asserito di non essere entrato, e di provare che i due stavano litigando
animatamente, nonché che si sentivano dei colpi alle porte:

 

“ In data 7 marzo
2014, verso le ore 16:00, mentre lavoravo ho sentito in un appartamento al
piano superiore due persone che litigavano, sbattevano le porte e gridavano
tutti e due.

La ragazza gridava “aiuto” e inoltre gli diceva di andarsene. Il
ragazzo gridava insultandola, anche volgarmente, gli diceva troia, puttana, vai
da quell’altro.

Sentivo che discutevano in parte in lingua tedesca.

Questo accadeva all’interno dell’appartamento.

Poco dopo ho sentito ancora il ragazzo gridare dall’esterno dello
stabile in direzione della ragazza che era rimasta nell’appartamento.

Mi sono affacciata alla finestra e ho sentito chiaramente lui che
diceva “per colpa tua rischio la galera”.

(…) Era un ragazzo magro, capelli scuri, credo aveva un po’ di
barba (di due o tre giorni), indossava pantaloni jeans scuri, non ricordo altri
particolari.”

(PG 10 marzo 2014, AI 73, pag. 2 seg.). 

 

Il danno riscontrato alla porta (cfr. fotografie allegate all’AI
53) è compatibile con uno causato da violenti colpi come quelli addebitati a AP
1.

                                         

                                         Sulla
scorta di questi accertamenti, ritenuto che non vi è nemmeno un vago indizio
che possa permettere di ipotizzare il coinvolgimento di una terza persona,
considerato che può pure darsi per assodato che simili atti sono perfettamente
in linea con l’atteggiamento assunto dal prevenuto nei rapporti con la vittima
e che la teste __________ ha chiaramente identificato nel ragazzo che strillava
dall'esterno del palazzo quello che poco prima aveva sentito litigare
all'interno dell'appartamento, si può confermare la conclusione dei primi
giudic