# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 35adacf5-baaa-51b3-96f4-a7101f5d335b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.04.2021 D-5977/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5977-2019_2021-04-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5977/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

David R. Wenger, Simon Thurnheer,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

B._______, nato il (…), 

C._______, nato il (…), 

D._______, nato il (…), 

E._______, nata il (…), 

Iraq,   

tutti patrocinati dalla Mlaw Elisabetta Luda,  

Consultorio giuridico di SOS Ticino,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 11 ottobre 2019 / N (…). 

 

 

 

D-5977/2019 

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Fatti: 

A.  

Gli interessati, cittadini iracheni di etnia araba e confessione sunnita, hanno 

depositato una domanda d’asilo in Svizzera 10 aprile 2019 (cfr. atto A7/12). 

B.  

B.a  Sentiti a due riprese sui loro motivi di fuga, essi hanno asserito di 

essere originari di Baghdad, luogo nel quale avrebbero vissuto sino 

all’espatrio assieme ai tre figli ed al fratello di B._______, co-gestore della 

pasticceria di famiglia. Sennonché, il 23 agosto 2018, proprio tale fami-

gliare sarebbe scomparso dopo essersi allontanato dal posto di lavoro. Il 

medesimo giorno B._______ avrebbe ricevuto una chiamata dal numero 

di telefono del fratello in cui gli sarebbe stato comunicato del rapimento 

del precitato e richiesto un riscatto. L’interessato avrebbe quindi sporto 

denuncia presso le forze dell’ordine e discusso dell’accaduto con un capo 

tribù. Quest’ultimo avrebbe così preso contatto con i rapitori onde imba-

stire una trattativa per il rilascio che avrebbe poi condotto il richiedente 

l’asilo a corrispondere la somma di 40’000 dollari quale riscatto. Dopo un 

mese dal suo rapimento, il fratello sarebbe quindi stato liberato. Successi-

vamente, l’interessato avrebbe appreso che i rapitori appartenevano alla 

milizia sciita F._______. Il 20 settembre 2018, un gruppo di persone con il 

volto dissimulato e sfoggianti il vessillo del predetto gruppo islamista 

avrebbe fatto irruzione nell’abitazione degli interessati. A._______ sa-

rebbe stata presente assieme alla figlia E._______. Queste persone 

avrebbero chiesto informazioni alla richiedente l’asilo sul il marito ed il co-

gnato, minacciandola e perquisendo la casa. Essa sarebbe stata spinto-

nata. La traversia si sarebbe risolta in dieci, quindici minuti. Dopo la par-

tenza dei miliziani, i coniugi si sarebbero raggiunti telefonicamente. Una 

volta appresso dell’accaduto, B._______ si sarebbe rivolto nuovamente 

alla polizia. Egli avrebbe quindi fatto ritorno a casa accompagnato da al-

cuni agenti, i quali avrebbero perquisito l’immobile e posto alcune do-

mande ad A._______ redigendo contestualmente un verbale. Il giorno 

seguente B._______ si sarebbe recato da un giudice, che lo avrebbe 

ugualmente interrogato su quanto decaduto. Temendo persecuzioni per 

mano di F._______, i ricorrenti si sarebbero diretti in Turchia dopo aver 

liquidato l’attività commerciale ed essersi procurati i documenti necessari 

all’espatrio (cfr. atti SEM 72/21, 75/17, 87/19, 88/11). 

B.b A sostegno della loro domanda d’asilo gli interessati hanno versato agli 

atti la denuncia e il verbale di interrogatorio giudiziario in merito all’irruzione 

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domiciliare, nonché l’esposto alle autorità sul rapimento del fratello di 

B._______ oltre a diversi documenti di legittimazione. 

C.  

II 28 agosto 2019 è stato svolto un colloquio LINGUA come misura di istru-

zione circa l’identità dei richiedenti, il quale ha confermato la provenienza 

e la socializzazione a Baghdad. 

D.  

Con decisione dell’11 ottobre 2019, notificata il 14 ottobre 2019 (cfr. atto 

SEM 126/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) non 

ha riconosciuto la qualità di rifugiato ai richiedenti ed ha respinto la loro 

domanda d’asilo, pronunciandone nel contempo l’allontanamento. L’auto-

rità di prima istanza ha tuttavia ritenuto inesigibile l’esecuzione di detto 

provvedimento, da cui la contestuale ammissione provvisoria. 

E.  

Il 12 novembre 2019, gli interessati sono insorti contro suddetta decisione 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), richie-

dendo di essere riconosciuti come rifugiati e posti al beneficio dell’asilo in 

Svizzera; in subordine la restituzione all’autorità inferiore per istruzione 

complementare; contestualmente e con protesta di spese e ripetibili, di es-

sere esentati dal versamento delle spese processuali compreso il relativo 

anticipo (domanda di assistenza giudiziaria). 

F.  

Con decisione incidentale del 26 novembre 2019, il Tribunale ha accolto la 

domanda di assistenza giudiziaria invitando nel contempo l’autorità inti-

mata a presentare una risposta al gravame. 

G.  

Con osservazioni del 6 dicembre 2019, la SEM si è riconfermata nelle pro-

prie conclusioni. 

H.  

Sollecitati a prendere posizione al riguardo, gli insorgenti, con replica del 

22 gennaio 2020, hanno a loro volta ribadito le argomentazioni ricorsuali. 

Il Tribunale ne ha dipoi trasmesso copia per conoscenza all’autorità infe-

riore 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi).  

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’au-

torità inferiore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e 

vantano un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifica-

zione della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggra-

varsi contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 

LAsi), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddi-

sfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-siderazioni giuridiche della decisione im-

pugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente, il Tribunale osserva che, essendo stati i ricorrenti posti al 

beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento e non avendo essi censurato la pronuncia dell’allonta-

namento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere esclusivamente 

la mancata concessione dell’asilo ed il non riconoscimento della qualità di 

rifugiato. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

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Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere 

conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in 

fine LAsi). 

5.  

5.1 Nella querelata decisione, la SEM ha ritenuto inverosimili, poiché va-

ghe e stereotipate, le allegazioni degli insorgenti quo alle presunte vicissi-

tudini intercorse con la milizia sciita F._______. In primo luogo, la correla-

zione tra il rapimento ed il gruppo in questione si fonderebbe su mere spe-

culazioni di B._______ed e su informazioni riportate da terzi. La pretesa 

irruzione domiciliare descritta da A._______ sarebbe dipoi inconsistente, 

atteso che quest’ultima non sarebbe stata in grado di menzionare con la 

debita precisione ciò che i rapitori le avrebbero detto, di quante persone si 

sarebbe trattato né tantomeno la durata dell’episodio in parola. Oltre a ciò, 

l’insieme delle dichiarazioni a proposito del rapimento del fratello, rispetti-

vamente cognato, risulterebbero insufficientemente sostanziate per essere 

considerate verosimili. I ricorrenti non sarebbero invero stati in misura di 

circostanziare e situare temporalmente gli avvenimenti inerenti la giornata 

in cui avrebbe avuto luogo il sequestro. Nemmeno il resoconto relativo al 

periodo situato tra tale vicissitudine ed il rilascio sarebbe stato descritto con 

la debita accuratezza, visto che i ricorrenti avrebbero menzionato unica-

mente una seconda telefonata dei rapitori senza addurre dialoghi conclu-

denti e la precisa collocazione temporale dell’evento. Ancora, i mezzi di 

prova prodotti attesterebbero unicamente che gli insorgenti si siano rivolti 

alle autorità, senza asseverare la loro versione dei fatti. 

5.2 Con ricorso l’insorgente avversa la lettura dell’autorità resistente. La 

ragione per cui i rapitori avrebbero fatto riferimento alla confessione sun-

nita sarebbe da ricondurre proprio alla necessità di sottolineare l’apparte-

nenza ad una milizia sciita. Contrariamente alla tesi dell’autorità inferiore, 

B._______ avrebbe riportato gli avvenimenti relativi alla giornata del se-

questro in un chiaro ordine. D’altro canto, il fatto di non essere quasi stato 

in grado di comunicare con i sequestratori rientrerebbe nei comportamenti 

normali di fronte ad una notizia scioccante. La stessa A._______ avrebbe 

peraltro asserito di aver ricevuto detta chiamata e di non essere riuscita a 

proferire verbo. Il periodo successivo sarebbe stato gestito dal capo tribù, 

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cosa che renderebbe verosimile che l’interessato abbia saputo riferire uni-

camente di una seconda telefonata. A._______ avrebbe pure raccontato 

l’esatta dinamica dell’intrusione nell’abitazione in entrambe le audizioni 

convalidando la sua versione dei fatti. Essa avrebbe altresì precisato di 

aver riconosciuto le persone in questione quali appartenenti ad F._______ 

sulla base della loro divisa ed affermato che i miliziani urlavano, cercavano 

il marito e le chiedevano dove fosse, di modo che, la conclusione dell’au-

torità intimata al soggetto sarebbe scorretta. Non si potrebbe dipoi rimpro-

verare a quest’ultima di non aver saputo circostanziare la durata dell’irru-

zione, atteso che a precisa domanda ella avrebbe risposto “non molto, 

forse dieci, quindici minuti”. Lo stesso varrebbe per il numero di persone 

componenti la milizia. I mezzi di prova contribuirebbero inoltre a confer-

mare la verosimiglianza, atteso che se i fatti non avrebbero avuto luogo 

nemmeno sarebbe stato sensato rivolgersi alla polizia. Circa la pertinenza 

degli eventi in materia d’asilo, andrebbe in primo luogo ravvisato che le 

fonti internazionali sarebbero concordi nell’imputare sequestri a scopo 

estorsivo alla milizia F._______. In assenza di protezione statale efficace e 

conto tenuto che i ricorrenti avrebbero dimostrato di essere un obbiettivo 

specifico del gruppo in parola i ricorrenti potrebbero così avvalersi di un 

fondato timore di essere esposti e a persecuzioni. 

5.3 Nei successivi allegati le parti non hanno addotto ulteriori argomenta-

zioni degne di nota, riconfermandosi sostanzialmente nelle rispettive posi-

zione.  

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). La definizione dello statuto di 

rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso 

che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona a la-

sciare il proprio paese di origine o di residenza. 

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6.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditorie 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

 

6.3 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Occorre altresì che il richiedente stesso appaia 

come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qua-

lità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li 

espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta 

dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardi-

vamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega 

la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni 

del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è suf-

ficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa 

alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione 

dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non 

deve infatti ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni 

singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli 

elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque de-

terminare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino prepon-

deranti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi 

citata). 

7.  

Nel caso in narrativa, il resoconto fornito dagli insorgenti lascia effettiva-

mente legittimi dubbi quanto alla sua verosimiglianza. Se è pur vero che 

B._______ abbia più volte sottolineato di aver problemi nel ricordare le date 

precise, mal si comprende come egli possa non aver avuto alcuna idea del 

tempo trascorso tra il rapimento del fratello ed il secondo contatto telefo-

nico con i rapitori rispettivamente tra le due chiamate dei sequestratori (cfr. 

atto SEM 72/21, D72, D73). Egli ha peraltro inspiegabilmente affermato di 

non ricordare se nell’ambito del primo colloquio telefonico avesse o meno 

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parlato con altre persone (cfr. atto SEM 87/19, D55), la durata del mede-

simo (cfr. atto SEM 87/19, D58), così come l’orario e il tempo indicativa-

mente trascorso tra tale vicissitudine e la denuncia da lui sporta (cfr. atto 

SEM 87/19, D63). Sorprende pure il fatto che l’insorgente abbia affermato 

di aver concluso entrambe le telefonate nel medesimo modo, comunicando 

ai sequestratori “mi arrangerò” (cfr. atto SEM 87/19, D51 e D72) come pure 

la sua incapacità a riferire dove si trovasse nel momento in cui avrebbe 

ricevuto la seconda chiamata (cfr. atto SEM 87/19, D85). Per non parlare 

della laconica descrizione del rilascio del famigliare rapito secondo la quale 

quest’ultimo “è venuto a Baghdad, ha fatto la doccia ed è andato via” (cfr. 

atto SEM 72/21, D84) ed al cui soggetto l’insorgente nemmeno è stato in 

grado di contestualizzare cosa avesse fatto nel mentre il fratello si lavava 

(cfr. atto SEM 72/21, D98), chi fossero i famigliari presenti (cfr. atto SEM 

87/19, D120) quali siano state le prime parole scambiate con il sequestrato 

(cfr. atto SEM 87/19, D122) e se quest’ultimo avesse o meno partecipato 

al pranzo celebrativo (cfr. atto SEM 87/19, D127). Del resto, anche quo alla 

successiva irruzione, egli non ha saputo contestualizzare in modo conclu-

dente lo svolgersi dell’interrogatorio di polizia e ciò nonostante egli fosse a 

sua volta presente nel momento in cui gli inquirenti avrebbero posto le que-

stioni di rito alla moglie (cfr. atto SEM 72/21, D146 e seg.). Venendo alle 

dichiarazioni di quest’ultima, salta in particolare agli occhi la sua incapacità 

a quantificare l’esatto numero di persone penetrate nell’abitazione (cfr. atto 

SEM 75/17, D38) ed il tempo trascorso tra la telefonata al marito ed il suo 

rientro a casa con la polizia (cfr. atto SEM 75/17, D81). Ne deriva un reso-

conto a tratti depersonalizzato e privo di riferimenti verificabili che non può 

essere relativizzato sulla sola base della pretesa situazione di stress. In 

questo senso, i mezzi di prova prodotti, anche laddove ritenuti autentici, 

confermano tuttalpiù che i ricorrenti abbiano sporto delle denunce ma non 

avvalorano la loro tesi sull’effettivo svolgimento degli eventi.   

8.  

8.1 D’altro canto, la giurisprudenza ha già avuto modo di rilevare che 

nell’Iraq centrale ed in particolare a Baghdad vige attualmente una 

situazione di violenza interconfessionale generalizzata. Ciò non riguarda 

tuttavia solamente i sunniti ma anche gli sciiti, a seconda del luogo di 

provenienza e della composizione confessionale della popolazione. Non si 

può dunque parlare di una persecuzione mirata nei confronti dei soli sunniti 

(cfr. DTAF 2008/12 e sentenza E-5271/2014 consid. 5). Il Tribunale si è 

anche determinato in merito al rischio corso dai precedenti sostenitori del 

regime di Saddam Hussein. In effetti, il processo di de-bathizzazione” della 

società irachena, ad oggi tutt’ora in atto, è risultato a tratti violento. Ne 

consegue che i partigiani baathisti, perlopiù appartenenti alla minoranza 

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Pagina 9 

sunnita dominante durante il regime, possano incorrere il rischio di essere 

esposti ad atti violenti per via del loro passato politico. Una persecuzione 

collettiva di tale gruppo è stata però chiaramente esclusa (cfr. DTAF 

2008/12 consid. 6.4.5; sentenza D-1400/2017 del 25 marzo 2018). In 

questo contesto, le nefandezze compiute dalle milizie sciite rientrano 

nell’ambito del clima di insicurezza e di violenza generalizzata regnante 

nell’Iraq centrale e come tali non risultano pertinenti ai fini della 

concessione dell’asilo (cfr. DTAF 2008/12 consid. 6 e sentenze del 

Tribunale E-3169/2017 del 3 luglio 2017 ed E-5271 del 15 aprile 2015). 

8.2 Poste queste premesse, v’è così da chiedersi se le vicissitudini addotte 

dagli insorgenti, a prescindere dalla loro verosimiglianza, siano tali da giu-

stificare il riconoscimento dello statuto di rifugiato. In effetti, sebbene non 

si possa escludere che nella scelta degli obbiettivi siano entrate in linea di 

conto anche considerazioni di ordine settario, già solo sulla base delle di-

chiarazioni di B._______ sorge il dubbio che le azioni in parola, quand’an-

che abbiano effettivamente avuto luogo, non fossero riconducibili a motivi 

di cui all’art. 3 LAsi ma bensì poste in essere con mero scopo estorsivo (cfr. 

atto SEM 72/21, D15: “il gruppo ha saputo tutto di me […] la mia situazione 

economica […] che sono di ceto medio”; atto SEM 72/21, D69 “volevano 

sbrigarsi per avere i soldi”). Tale tesi è implicitamente ammessa anche in 

sede ricorsuale dagli insorgenti, secondo i quali la milizia F._______ sa-

rebbe solita compiere sequestri onde assicurarsi un riscatto (cfr. ricorso, 

pag. 5). Conto tenuto della situazione securitaria descritta, è altresì legit-

timo partire dal presupposto che le traversie intercorse siano espressione 

del grave clima di violenza generalizzata in essere nella regione e non di 

una persecuzione indirizzata nei confronti degli insorgenti nell’accezione 

usualmente ritenuta nel diritto d’asilo (cfr. in questo senso la sentenza E-

5271/2014 consid. 5.4). Tale tipologia di problematiche è così decisiva 

nell’ambito della valutazione dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontana-

mento e non ha di principio influsso sullo statuto di rifugiato (cfr. sentenza 

del Tribunale D-2202/2017 del 14 novembre 2017 consid. 6.10). 

8.3 Per il resto, la sola appartenenza alla confessione sunnita non permette 

di concludere quanto ad un rischio di una discriminazione rilevante in 

materia d’asilo. Allo stesso tempo né il ricorrente né la sua famiglia 

possono avvalersi di una precedente posizione sensibile quali sostenitori 

del regime di Saddam Hussein. Sebbene il ricorrente adduca aver lavorato 

per lo Stato, non vi sono indicatori quando ad una sua particolare 

esposizione. Pertanto, non vi è nemmeno da riconoscere la persistenza di 

un rischio particolare derivante da un pregresso sostegno al partito Baath. 

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Pagina 10 

Su tali presupposti, anche l’estrazione tribale dei ricorrenti non è 

significativa (cfr. DTAF 2008/12 consid. 7.2.1-7.2.3). 

9.  

Di conseguenza, in virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di 

concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione impugnata va con-

fermata. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha vio-

lato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre 

non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto.  

10.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto la domanda di assi-

stenza giudiziaria con decisione incidentale del 26 novembre 2019, non 

sono riscosse spese. 

11.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

D-5977/2019 

Pagina 11 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli