# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a5d9d62d-b231-539b-a2b9-4686f1318d25
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 23.09.2011 52.2011.228
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2011-228_2011-09-23.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2011.228

   

  	
  Lugano

  23 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Stefano Bernasconi, vicepresidente,

  Matteo
  Cassina, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 24 maggio 2011 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 3 maggio 2011 (n. 2600) del Consiglio
  di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
  decisione 21 gennaio 2011 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione della
  popolazione, in materia di revoca di un permesso di domicilio CE/AELS;

  

 

 

viste le risposte:

-    14 giugno 2011 del
Consiglio di Stato;

-    22 giugno 2011 della
Sezione della popolazione;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
cittadino portoghese RI 1 (1970), già al beneficio in Svizzera di permessi per stagionali
dall'aprile 1988, ha ottenuto il 30 gennaio 1992 un permesso di dimora e, il 21
gennaio 1994, di domicilio. Nel settembre 1995, egli è rientrato in Portogallo.

A partire dal 1° giugno 1999 il ricorrente -
nel 1998 diventato padre di __________, rimasta a vivere in Portogallo presso
la madre - ha lavorato nuovamente in Svizzera come stagionale.

 

 

                                  B.   a. Il 31 ottobre
 2002 a RI 1 è stato accordato un permesso di dimora CE/AELS. Il 1° novembre
2007, egli ha ottenuto un'autorizzazione di domicilio CE/AELS, valida fino al
31 ottobre 2012.

Il 27 maggio 2008, il nominato si è sposato
a __________ con la cittadina romena V__________ (1988). Dalla loro unione è
nato il __________ il figlio C__________, titolare della nazionalità portoghese
e di un permesso di domicilio CE/AELS, di identica durata di quello del padre.
Con sentenza 13 gennaio 2011, il Pretore __________ ha autorizzato i coniugi __________
a vivere separati ed ha affidato il figlio al padre, la madre essendo di ignota
dimora dall'agosto 2010.

 

b. Durante il suo soggiorno in Svizzera, RI
1 ha interessato diverse volte le nostre autorità giudiziarie penali.

Con decreto d'accusa 1° dicembre 2008 (DA __________),
egli è stato condannato alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da fr.
60.– ciascuna, corrispondenti a complessivi fr. 900.–, sospesa condizionalmente
con un periodo di prova di 3 anni, e alla multa di fr. 1'100.–, per grave
infrazione alle norme della circolazione.

Il 13 gennaio 2010, egli è stato arrestato e
detenuto fino al 7 giugno successivo. Con sentenza 15 settembre 2010, la Corte
delle assise criminali ha condannato - tra gli altri - RI 1, alla pena detentiva
di 3 anni - a valere come pena unica ex art. 46 CP e senza che fosse revocata
la sospensione condizionale della pena pecuniaria inflittagli con DA __________
dell'1.12.2008 -, di cui 2 anni e 6 mesi sospesi
condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni, per
ripetuta infrazione, in parte aggravata, alla legge
federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope del 3 ottobre 1951
(LStup; RS 812.121). Il ricorrente ha scontato il residuo
di pena di 38 giorni a partire dal 26 aprile 2011.

 

 

                                  C.   Tenuto
conto di quest'ultima condanna penale, il 21 gennaio 2011 la Sezione della
popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di revocare il
permesso di domicilio CE/AELS a RI 1 per motivi di ordine pubblico, fissandogli
un termine con scadenza il 28 febbraio successivo per lasciare il territorio
svizzero. Il provvedimento è stato reso sulla base degli art. 63 e 66 della
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20) nonché 80
dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre
2007 (OASA; RS 142.201).

 

 

                                  D.   Con
giudizio 3 maggio 2011, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

In sostanza, il Governo ha ritenuto che vi
fossero gli estremi per revocargli il permesso di domicilio CE/AELS in virtù
dei motivi addotti dal dipartimento e ha considerato la decisione impugnata
conforme al principio della proporzionalità.

 

 

                                  E.   Contro la
predetta pronunzia governativa, il soccombente si aggrava ora davanti al
Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento.

Il ricorrente contesta di essere una
minaccia attuale per l'ordine pubblico elvetico, sostenendo di non essere stato
una persona di spicco nel traffico degli stupefacenti e che il reato da egli commesso
è un caso isolato. Ritiene la decisione impugnata in ogni caso contraria al
principio della proporzionalità. Afferma di essere ben integrato nel tessuto
sociale elvetico, ritenuto che parla la lingua italiana e svolge attualmente un'attività
lucrativa. Considera il suo rientro in Portogallo inesigibile perché avrà
difficoltà a trovare lavoro, tenuto conto dell'alto tasso di disoccupazione. Inoltre
in Svizzera vive suo figlio, di cui ha l'affidamento. Chiede di concedere
l'effetto sospensivo al ricorso.

 

 

                                  F.   All'accoglimento del gravame si oppongono sia la Sezione della
popolazione che il Consiglio di Stato, quest'ultimo con argomenti di cui si
dirà eventualmente in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della
presente vertenza è data dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla
legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS;
RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 46 cpv. 1 della
legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; RL
3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art.
43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli
atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm). Non è infatti necessario
procedere all'assunzione delle prove offerte - peraltro genericamente - dall'insorgente
(documenti, testi), in quanto non apporterebbero a questo Tribunale ulteriori
elementi determinanti per il giudizio che è chiamato a rendere.

 

 

                                   2.   2.1.
L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone del 21
giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), si rivolge ai cittadini elvetici e a
quelli degli Stati facenti parte della Comunità europea e disciplina il loro
diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività economiche e offrire
la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme
che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno. In
concreto, in quanto cittadino portoghese e titolare di un documento di legittimazione
valido, l'insorgente può prevalersi del menzionato accordo bilaterale.

L'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I all'ALC
prevede, quale regola generale, che i diritti conferiti dalle disposizioni
dell'Accordo in parola possono essere limitati soltanto da misure giustificate
da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità. La
direttiva 64/221/CEE, nonché la prassi elaborata in materia dalla Corte di
giustizia delle Comunità europee (CGCE) antecedentemente alla data della firma
dell'accordo contribuiscono poi a definire la portata di questa disposizione
(cfr. art. 16 cpv. 2 ALC e art. 5 cpv. 2 Allegato I ALC). Secondo la
giurisprudenza della CGCE, le deroghe alla libera circolazione devono essere comunque
interpretate in modo restrittivo. In questo senso, il ricorso da parte di un'autorità
nazionale alla nozione di ordine pubblico per restringere questa libertà
presuppone una minaccia effettiva e abbastanza grave a uno degli interessi
fondamentali della società (DTF 130 II 176 consid. 3.4.1; 129 II 215 consid.
7.3; sentenze CGCE del 27 ottobre 1977 nella causa 30-77, Bouchereau, Racc.
1977, 1999, n. 33-35, e del 19 gennaio 1999 nella causa C-348/96, Calfa, Racc.
1999, I-11, n. 23 e 25). La sola esistenza di condanne penali, tuttavia, non
può automaticamente legittimare l'adozione di provvedimenti che limitano la
libera circolazione (art. 3 cpv. 2 della direttiva 64/221/CEE). Una tale
condanna può essere presa in considerazione soltanto nella misura in cui, dalle
circostanze che l'hanno determinata, emerga un comportamento personale costituente
una minaccia attuale per l'ordine pubblico (sentenze CGCE cit. in re Bouchereau,
n. 27-29, e in re Calfa, n. 24). Non è comunque necessario stabilire con
certezza che lo straniero commetterà altre infrazioni in futuro per poter
adottare misure per ragioni di ordine pubblico. D'altro canto, non si deve
esigere che il rischio di recidiva sia nullo per rinunciare a simili misure. Inoltre,
l'esame deve essere effettuato tenuto conto delle garanzie derivanti dalla convenzione
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4
novembre 1950 (CEDU; RS 0.101), nel caso in cui fosse applicabile nella
fattispecie, e del rispetto del principio di proporzionalità (DTF 131 II 352
consid. 3.3; 130 II 493 consid. 3.3., 176 consid. 3.4.2; 129 II 215 consid.
6.2).

 

2.2. Giusta l'art. 63 cpv. 1 LStr, il
permesso di domicilio può essere revocato - tra l'altro - se sono adempiute le
condizioni di cui all'art. 62 lett. b LStr, cioè se lo straniero è stato
condannato a una pena detentiva di lunga durata (lett. a) oppure se ha violato
gravemente o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o
all'estero o costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della
Svizzera (lett. b). Per giurisprudenza, una pena detentiva - sospesa o da
espiare - è di lunga durata se è stata pronunciata per più di un anno (DTF 135
II 377 consid. 4.2 pag. 379 segg.; STF 2C_515/2009 del 27 gennaio 2010 consid.
2.1). Una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici è per contro data, in
caso di mancato rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità
(art. 80 cpv. 1 lett. a OASA). Vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine
pubblici a pericolo, se sussistono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera
dello straniero in questione porti con notevole probabilità a una violazione
della sicurezza e dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA).

 

2.3. La legge federale sugli stranieri (LStr)
si applica ai cittadini comunitari soltanto se l'ALC non contiene disposizioni
derogatorie o se non prevede disposizioni più favorevoli (art. 2 cpv. 2 LStr).
Ora, l'Accordo in parola non contiene disposizioni relative alle autorizzazioni
di domicilio. L'art. 5 dell'ordinanza sull'introduzione della libera
circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203) dispone
infatti che ai cittadini della CE e dell'AELS e ai loro familiari è rilasciato
un permesso di domicilio CE/AELS illimitato, in virtù degli art. 34 LStr e 60 a 63 OASA nonché in conformità degli accordi di domicilio conclusi dalla Svizzera. In questo
senso, l'art. 23 cpv. 2 OLCP sancisce che il permesso di domicilio CE/AELS è
disciplinato dall'art. 63 LStr. Benché sia silente in merito al rilascio del
permesso di domicilio CE/AELS - così come ad una revoca del medesimo, che come
visto è pure regolata della LStr -, l'ALC non può tuttavia essere trascurato,
considerato il tenore dell'art. 5 del suo Allegato I.

Dato che quest'ultima disposizione non può
legittimare misure più incisive di quelle previste dal diritto svizzero (cfr.
art. 2 ALC nonché art. 2 cpv. 2 LStr), occorre, di principio, verificare se la decisione di revoca si
giustifichi tanto dal profilo del diritto interno che nell'ottica del trattato
bilaterale.

 

 

                                   3.   3.1. Come
accennato in narrativa, durante il suo soggiorno in Svizzera RI 1 ha interessato
le nostre autorità giudiziarie penali.

Innanzitutto, con decreto d'accusa 1°
dicembre 2008 (DA __________) egli è stato condannato alla pena pecuniaria di
15 aliquote giornaliere da fr. 60.– ciascuna, corrispondenti a complessivi fr.
900.–, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e alla multa
di fr. 1'100.–, per grave infrazione alle norme della circolazione commessa il
27 agosto 2008. Egli aveva cagionato un serio pericolo per la sicurezza altrui
per avere circolato alla velocità di 102 km/h (dedotto il margine di tolleranza), accertata dalla polizia mediante apparecchio radar, malgrado il limite vigente
di 60 km/h.

Ancora più gravi, e di molto, sono i fatti
che hanno portato all'arresto, il 13 gennaio 2010, di RI 1. Infatti, con
sentenza 15 settembre 2010, la Corte delle assise criminali lo ha condannato alla
pena detentiva di 3 anni - a valere come pena unica ex art. 46 CP e senza che
fosse revocata la sospensione condizionale della pena pecuniaria inflittagli
con DA __________ dell'1.12.2008 -, di cui 2 anni e 6
mesi sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni, per ripetuta infrazione, in parte aggravata, alla LStup. Aggravata, siccome riferita a un quantitativo di cocaina che
sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di
parecchie persone, in particolare per avere, nel periodo febbraio 2008/13
gennaio 2010 in diverse località, venduto a terzi all'incirca 600 gr di cocaina
e detenutone ai fini di vendita 90,55 gr, nonché nel periodo 2006/2007, venduto
8/9 gr di marijuana nonché detenutone, il 13 gennaio 2010, a scopo di vendita, altri 30,63 gr.

 

3.2. Da quando precede, risulta quindi che
dal 2006 la presenza del ricorrente nel nostro Paese è stata caratterizzata da ripetute
azioni delittuose, segnatamente quelle in materia di stupefacenti, commesse in diversi
periodi e protrattesi nel tempo. Facendo riferimento alla condanna del 15
settembre 2010, bisogna quindi effettivamente ammettere che egli si è reso colpevole
di infrazioni estremamente gravi. Giova infatti ricordare che i reati in materia
di stupefacenti non vanno sottovalutati, dal momento che toccano un settore
particolarmente sensibile dell'ordine pubblico. Rappresentano infatti un
pericolo serio e concreto per un interesse fondamentale della società, come la
lotta al traffico di droga e al diffondersi del suo consumo, nonché per un bene
giuridico essenziale quale la salute pubblica. La protezione della collettività
di fronte allo sviluppo del mercato della droga costituisce quindi un interesse
pubblico preponderante che giustifica di principio l'allontanamento dalla Svizzera
degli stranieri coinvolti in tali traffici, i quali devono pertanto attendersi
provvedimenti di questo tipo (DTF 125 II 521 consid. 4a/aa; 122 II 433 consid.
2c; STF 2A.7/2004 del 2 agosto 2004, consid. 5.1). Ciò che è il caso nella presente fattispecie, dal momento che il ricorrente è stato
condannato per aver venduto un quantitativo di cocaina che sapeva o doveva
presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di parecchie persone.

La Corte delle assise criminali ha
considerato estremamente grave la colpa commessa dall'insorgente. Essa ha rilevato come il ricorrente, pur
non essendo consumatore di stupefacenti, sia passato "in età più che
adulta a spacciare cocaina per puro scopo di lucro" peraltro non
curante e dimentico "delle importanti responsabilità derivanti dal
fatto di essere padre di un figlioletto in tenera età" (consid. 9,
pag. 40). In effetti, né il matrimonio né la nascita di suo figlio lo hanno
dissuaso dal continuare a delinquere. Grave è stato considerato pure il fatto
che egli deteneva la sostanza stupefacente presso l'abitazione familiare, dove
viveva il figlio C__________ (consid. 4 pag. 24; consid. 7 pag. 37).

 

3.3. Con il suo
modus operandi, l'insorgente ha quindi dimostrato di non volere o di non essere
in grado di adattarsi all'ordinamento vigente nel paese che lo ospita e di
essere un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica. Ritenuto inoltre che i
reati più gravi da lui commessi non sono lontani nel tempo, non si può nemmeno
escludere una sua ulteriore recidiva. La circostanza secondo cui la pena sia
stata sospesa condizionalmente, non impedisce la revoca del permesso. A
prescindere dal fatto che soltanto una parte della pena in parola è stata
sospesa condizionalmente con un periodo di prova di ben 4 anni, il provvedimento
rivela come il rischio di recidiva sia ancora presente. Giova peraltro
ricordare che nemmeno l'atteggiamento tenuto durante la detenzione o il
fatto che una persona venga rilasciata condizionalmente, permette di concludere
che il soggetto in questione non costituisca più un pericolo per la società (DTF
130 II 176 consid. 4.3.3; STF 2C_542/2009 del 15 dicembre 2009 consid. 3.3 con rinvii).
Il giudice penale considera in effetti primariamente la situazione personale
del condannato e le sue possibilità di risocializzazione, mentre l'autorità
amministrativa si prefigge di proteggere la sicurezza e l'ordine pubblici (DTF
129 II 215 consid. 3.2; STF 2C_475/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 4.2.2 e
2A.582/2006 del 26 febbraio 2007 consid. 3.6). Va peraltro osservato
che la sua azione delittuosa è cessata soltanto a seguito del suo arresto. A
quel momento infatti egli deteneva ancora 90,66 gr netti di cocaina destinati
al commercio ("già confezionata in minigrip del peso medio di gr 1,3
pronti per la vendita. (...) A mano della pesola, lui stesso
confezionava le bolas" (sentenza penale, consid. 4 pag. 24).

Inoltre la sua collaborazione con gli inquirenti, il ruolo
avuto nella vicenda che lo ha visto coinvolto, così come il comportamento
tenuto durante l'incarcerazione e il suo sostenuto pentimento, non vanno
nuovamente considerati nel presente giudizio, poiché di tale aspetto si è già
tenuto conto nella commisurazione della pena (3 anni) inflittagli il 15
settembre 2010 (STF 2A.468/2000 del 16 marzo 2001, consid. 4a).

 

3.4. Alla luce di quanto precede, si deve
sostanzialmente convenire con il Consiglio di Stato che l'insorgente
rappresenta attualmente una minaccia effettiva e sufficientemente grave per la
società ai sensi della giurisprudenza sgorgante dall'art. 5 dell'Allegato I
all'ALC, tale da legittimare un provvedimento di revoca del permesso di
domicilio sulla base dell'art. 63 cpv. 1 lett. b LStr.
Ritenuto inoltre che il ricorrente è stato condannato a una pena privativa
della libertà ampiamente superiore a un anno, ovvero di lunga durata ai sensi
della menzionata giurisprudenza, egli adempie pure i requisiti per la revoca
del suo permesso di domicilio sulla base dell'art. 63 cpv. 1 lett. a in
relazione con l'art. 62 lett. b LStr.

 

 

                                   4.   A questo
punto occorre verificare la proporzionalità della misura pronunciata dalla Sezione
della popolazione.

 

4.1. Sotto questo aspetto occorre tener conto della gravità
della colpa, del tempo trascorso dal compimento di eventuali reati, della
durata del soggiorno in Svizzera e degli svantaggi incombenti sullo straniero e
sulla sua famiglia in caso di allontanamento (DTF 129 II 215 consid. 3.3 pag.
217; STF 2C_825/2008 del 7 maggio 2009 consid. 2). Se un permesso di domicilio è
revocato perché è stato commesso un reato, il primo criterio per valutare la
gravità della colpa e per procedere alla ponderazione degli interessi è
costituito dalla condanna inflitta in sede penale. Conformemente alla
giurisprudenza sviluppata in base al diritto previgente, per ammettere la
revoca di un permesso di domicilio devono essere poste esigenze tanto più
elevate quanto più lungo è il tempo vissuto in Svizzera (DTF 130 II 176 consid.
4.4.2 pag. 190 segg.; 125 II 521 consid. 2b). Nel caso in cui
il provvedimento preso abbia ripercussioni sulla vita privata e familiare ai
sensi dell'art. 8 CEDU, che a determinate condizioni consente a un cittadino
straniero di opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia, occorre inoltre
procedere ad un esame della proporzionalità anche nell'ottica di questa norma.

Se un provvedimento si giustifica ma risulta
inadeguato alle circostanze, alla persona interessata può essere rivolto un ammonimento
con la comminazione di tale provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStr).

 

4.2. RI 1 risiede stabilmente in Svizzera
dal 2002, quando ha ottenuto un permesso di dimora, e non dal 1988, come egli
pretende. Dopo avere lavorato nel nostro Paese come stagionale e dopo avere ottenuto
un permesso di dimora nel 1992 e di domicilio nel 1994, l'anno seguente egli aveva infatti lasciato la Svizzera, mentre dal 1999 al 2002, egli ha
lavorato nel nostro paese unicamente come stagionale. Nonostante ciò, il suo
soggiorno in Svizzera va comunque considerato di media durata.

Ora, se da una parte questa circostanza ha
un sicuro peso nell'ambito della ponderazione degli interessi in gioco,
dall'altra bisogna tenere conto che, durante il suo soggiorno nel nostro paese,
egli ha commesso dei reati talmente gravi da renderlo una persona indesiderata.
Nemmeno il suo matrimonio contratto con V__________ e la nascita del figlio C__________
lo hanno fatto desistere dal continuare a delinquere. Ritenuto che, durante
tutti questi anni, l'insorgente ha ampiamente dimostrato la sua incapacità di
adattarsi alle leggi del nostro paese, non si può certo ritenere che sotto
questo profilo egli sia integrato in Svizzera.

Per quanto riguarda invece il lato
professionale, dagli atti risulta che da quando risiede stabilmente in Svizzera
dal 2002, il ricorrente non sempre per contro ha avuto un'attività lavorativa
stabile (v. anche sentenza penale, consid. pag. 21). Dopo avere lavorato come
cameriere, dall'agosto 2003 egli non ha svolto alcuna attività fino al gennaio
2006, quando è stato impiegato come distributore di giornali. Dopo essere stato
disoccupato, dal settembre 2007 al febbraio 2009 egli ha svolto l'attività di autista.
Dopo un ulteriore periodo di disoccupazione, dal marzo 2009 è stato assunto a
metà tempo come autista/magazziniere. Attività che ha svolto fino al suo
arresto avvenuto il 13 gennaio 2010.

Non si può quindi ritenere che egli si sia
perfettamente integrato nel tessuto sociale elvetico, nemmeno dal profilo
lavorativo. Tenuto conto della sua instabilità professionale, il fatto che il
24 settembre 2010 egli abbia sottoscritto un contratto di lavoro con una ditta
in qualità di autista a tempo pieno, non permette ancora di sovvertire quanto
precede (doc. D contratto, prodotto dinnanzi al Consiglio di Stato).

Bisogna anche considerare che il ricorrente ha
vissuto in Portogallo per oltre 25 anni, dove ha frequentato tutte le scuole dell'obbligo
e svolto l'apprendistato di falegname (sentenza penale, consid. 3 pag. 20). Del
resto, nel suo Paese d'origine egli ha ancora molti famigliari materni e
paterni, tra i quali i genitori, i fratelli e la figlia di primo letto __________
(1998). Un suo rientro in Portogallo, di cui conosce la lingua, così come la
cultura, gli usi e i costumi, appare quindi tutto sommato esigibile. Del
resto, le paventate difficoltà a procacciarsi un lavoro e di adattamento che egli
dovrà affrontare una volta giunto in patria sono aspetti del tutto normali, che
toccano la maggior parte dei cittadini stranieri costretti a rientrare nel
proprio Paese d'origine dopo un prolungato soggiorno all'estero. Va osservato che anche le sue diverse esperienze lavorative maturate
in Svizzera potranno senz'altro essergli utili per potersi reinserire
professionalmente.

Per quanto riguarda i suoi rapporti
familiari, va rilevato che con sentenza 13 gennaio 2011, il Pretore __________
ha accolto la domanda di misure a tutela dell'unione coniugale inoltrata da RI
1 ed ha autorizzato i coniugi a vivere separati affidando C__________ (2008) al
padre per la cura e l'educazione, non essendovi alternative. La madre ha infatti
lasciato l'abitazione coniugale nell'agosto 2010 e da allora la sua dimora è ignota.
Ritenuto che C__________ gli è stato affidato ed è ancora piccolo e dipendente
dal padre, il problema di un suo eventuale sradicamento dalla realtà elvetica
non si pone e si può pertanto pretendere che segua l'insorgente in Portogallo.

 

4.3. In conclusione, un'attenta ponderazione
di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere proporzionato il
provvedimento adottato dall'autorità inferiore anche sotto il profilo dell'art.
8 CEDU, che garantisce il rispetto della vita privata e familiare. L'interesse
pubblico a revocare il permesso di domicilio al ricorrente è infatti preponderante
rispetto ai suoi motivi di ordine privato di rimanere nel nostro paese.

 

 

                                   5.   Revocando
il permesso di domicilio CE/AELS al ricorrente, la Sezione della popolazione
non ha pertanto disatteso le disposizioni legali applicabili. Inoltre la decisione
censurata non procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che
la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione
dell'adeguatezza della misura adottata, per cui la medesima dev'essere
confermata.

 

Va inoltre rilevato per completezza che,
avendo violato gravemente l'ordine pubblico, RI 1 non potrebbe chiedere un
nuovo permesso invocando l'art. 8 CEDU (ricongiungimento familiare alla
rovescia) o l'ALC per poter vivere in Svizzera presso suo figlio, titolare di
un permesso di domicilio CE/AELS.

 

 

                                   6.   Stante
quanto precede, il ricorso va dunque respinto. Con l'emanazione del presente
giudizio, la domanda di concessione dell'effetto sospensivo al gravame diviene
priva di oggetto (art. 47 LPamm). La tassa di giustizia e le spese seguono la
soccombenza (art. 28 LPamm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti l'ALC e il suo Allegato I, nonché gli art. 8
CEDU; 13 Cost.; 23 OLCP; 2, 34, 62, 63, 96 LStr; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60, 61 LPamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa e
le spese di giustizia, per complessivi fr. 800.–, già anticipate nella misura
di fr. 500.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il vicepresidente                                                      Il
segretario