# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27bb1403-b68c-5d6c-8146-e8a65d8b8a30
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-10-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.10.2003 31.2002.46
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2002-46_2003-10-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2002.46

   

  ZA/tf

  	
  Lugano

  8 ottobre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 3 ottobre
2002 ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  ____________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

	
   

  	
   

  	 

	
   

  	
  ____________, 

   

   

   

  	 

In relazione alla fallita    __________

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La ditta
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di
__________ il 26 settembre __________ (doc. _. estratto RC informatizzato; FUSC
dell'8 ottobre __________).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nell'esercizio di un'impresa generale di
costruzioni, progettazione e consulenza immobiliare.

 

                                         __________
è stato designato amministratore unico della __________ dalla costituzione
della società sino alla dichiarazione di fallimento.

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione (di seguito
la Cassa) in qualità di datrice di lavoro a partire dal 1° ottobre 1997 al 30
aprile 2000.

 

                                         La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette
sistematicamente diffidare la società dal mese di maggio 1998 e precettarla dal
mese di giugno 1999 (cfr. doc. _).

                                         Con
decreto pretorile del 7 agosto 2001 è stata concessa alla __________ una
moratoria concordataria di sei mesi (FUSC del 31 agosto __________).

                                         Con
decreto 25 febbraio 2002 il Pretore di __________ ha revocato il concordato
proposto ai creditori della __________ (FUSC del 15 marzo __________).

                                         Con
decreto 8 maggio 2002 il Pretore di __________ ha pronunciato il fallimento
della __________, mentre con decreto 6 agosto 2002 ne ha decretata la
liquidazione in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del 16 agosto
__________).

                                         La Cassa
ha pertanto insinuato all'Ufficio fallimenti di __________ il proprio credito
di fr. 13'015.15 per contributi paritetici impagati per gli anni dal 1999 al
2000, per quest'ultimo anno sino al mese di aprile (cfr. doc. _).

                                         

                               1.2.   Costatato di
aver subito un danno, il 7 agosto 2002 la Cassa ha emesso nei confronti di
__________ una decisione di risarcimento danni per l'importo di fr.13'015.15
(cfr. doc. _).

 

                               1.3.   Con
opposizione 12 settembre 2002, __________, di professione __________, ha
respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, sostenendo:

 

"  1.
La __________ ha ceduto la sua attività alla __________ con 

valuta marzo 2000. Di
conseguenza i salari da quel mese sono stati pagati dalla cessionaria.

 

2. La cessione è avvenuta per interessamento
dell'amministratore 

unico, che è
intervenuto subito appena ha avuto conoscenza che l'azionista, unitamente ad un
responsabile bancario di filiale, avevano commesso degli illeciti (per i quali
sono stati arrestati).

 

3. Negli anni la __________ ha sempre pagato i
contributi sociali, a 

dimostrazione che da
parte dell'amministratore non vi è stata indiligenza. Solo quelli della fine
1999 – inizio 2000 sono rimasti leggermente scoperti, proprio per quanto appena
detto.

 

4. Con la procedura di fallimento della ditta, la
Cassa (che è l'unico 

creditore
privilegiato) dovrebbe ricuperare tutto lo scoperto, sia perché l'UF dispone di
una liquidità di poco inferiore a Fr. 10'000, sia perché tra gli attivi che
andranno all'incanto vi sono pure dei crediti verso terzi." (doc. _)

                               1.4.   Con
petizione 3 ottobre 2002, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
versamento di fr.13'015.15, motivando:

 

" 
(…)

Il convenuto sostiene che la società avrebbe sempre pagato i
contributi sociali. Lo scoperto contributivo si sarebbe quindi limitato agli
oneri sociali relativi a fine 1999 - inizio 2000.

L'attrice prende atto che la società, negli anni 1999 e 2000, si è
prodigata nel versamento di un considerevole ammontare di contributi paritetici
(Doc. _).

Tuttavia, dagli atti risulta che la Cassa dal mese di maggio 1998
ha iniziato a diffidare la società e dal mese di giugno 1999 ha promosso nei
confronti della medesima delle procedure esecutive (Doc. _).

 

Pertanto, contrariamente a quanto affermato dalla controparte,
l'attrice rende quindi più che verosimile che la società ha costantemente
procrastinato e differito il pagamento dei contributi, ciò che fa sorgere la
responsabilità degli amministratori, ai quali incombe la massima vigilanza
nella conduzione e nel controllo della società.

Nell'evenienza concreta sono rimasti ancora scoperti i contributi
paritetici AVS relativi al conguaglio gennaio-aprile 2000 di fr. 4'972.70,
rispettivamente il conteggio supplementare per l'anno 1999 di fr. 5'610.35 e
l'acconto per il III. trimestre 1999 di 2'432.10, per complessivi fr. 13'015.15
(Doc. _).

Siffatta situazione evidenzia come il mancato pagamento dei
contributi della società, seppure parziale, si è manifestato dal luglio
1999 ad aprile 2000, per cui non torna applicabile, quale motivo di
giustificazione, la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni,
secondo cui é ritenuto giustificato il mancato versamento dei contributi della
durata di tre mesi se tuttavia precedentemente i contributi erano versati
regolarmente (STFA del 27 giugno 1994 in re M.).

Al convenuto, proprio in ragione della specifica formazione di
_____________, non potevano essergli sconosciute sia le conseguenze del mancato
pagamento dei contributi sia gli strumenti legali per evitare una sua
responsabilità personale.

Ne discende quindi che il convenuto deve assumersi le conseguenze
del mancato pagamento dei contributi alla Cassa.

Prove: c.s.

3.2

Riguardo all'asserzione di controparte secondo cui l'attività
della __________ sarebbe stata ceduta - grazie al tempestivo interessamento del
convenuto, originato da particolari circostanze interne alla società medesima -
alla __________, con valuta marzo 2000, l'attrice rileva che quanto segue.

Dapprima si osserva che, secondo constante giurisprudenza, la
responsabilità del datore di lavoro, ai sensi dell'art. 52 LAVS, non dipende né
dalla gestione della società per sé stessa né da eventuali cause di un
fallimento, bensì dal mancato pagamento dei contributi (STCA del 14 giugno 1995
in re C.).

Inoltre, l'essersi prodigato per salvare la società ed aver
profuso ogni sforzo per evitare il fallimento, non sono stati riconosciuti
argomenti sufficientemente validi per escludere la responsabilità dell'organo
formale (STCA del 18 gennaio 1996 in re M. e M. B.).

Segnatamente alla cessione dell'attività della __________,
l'attrice rileva che proprio il convenuto, a nome e per conto della società, ha
comunicato alla Cassa, con lettera raccomandata del 24 novembre 2000, la
cessazione dell'attività della stessa nell'aprile 2000 (Doc. _).

Tuttavia, la Cassa ha proceduto allo stralcio della società, quale
datore di lavoro e all'affiliazione della stessa nella categoria ente senza
salari, erroneamente con effetto al 28 febbraio 2000, ed in seguito rettificato
al 30 aprile 2000.

Inoltre, l'accertamento del Servizio ispettorato della Cassa, in
sede di moratoria concordataria della società, effettuato in data 11 febbraio
2002 (Doc. _), ha confermato l'erogazione della massa salariale della
__________, per l'anno 2000, sino al mese di aprile, per un ammontare di fr.
83'867.- (Doc. _).

Di conseguenza, l'asserzione sostenuta dalla controparte relativa
alla contestazione, parziale, del danno per l'anno 2000 non trova fondamento.

Prove: c.s.

3.3

Infine, anche l'asserzione di controparte secondo cui
sussisterebbero, a procedura fallimentare conclusa, concrete aspettative per la
tacitazione integrale del nostro credito, non trova riscontro.

Infatti, malgrado il fatto che la graduatoria non è ancora stata
depositata, da una situazione - al 1 ottobre 2002 - delle notifiche di credito
pervenute all'Ufficio fallimenti del Distretto di __________, a fronte di
creditori privilegiati di I.a classe per un importo di fr. 78'264.35 e Il.a
classe per fr. 32'871.40 inclusivo del credito della Cassa, gli attivi a
disposizione si attestano in complessivi fr. 9'954.70 (Doc. _)." (doc. _)

 

                               1.5.   Con risposta
27 gennaio 2003 il convenuto, riconfermandosi nell'opposizione, ha respinto
l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, precisando:

 

" 
(…)

ad 2. Parzialmente contestato

É possibile che formalmente la ditta fallita sia rimasta iscritta
sino ad aprile 2000 alla cassa. Tuttavia l'amministratore, che (come diremo più
avanti) ha fatto di tutto per salvare una società che è stata vittima di
malversazioni, ha fatto assumere dalla ditta che ha rilevato tutti i cantieri
non solo il pagamento dei salari arretrati della __________ già da aprile, ma
anche quelli dell'altra società del medesimo titolare (__________), che contava
addirittura una quarantina di operai. Infatti l'accordo di cessione dei
cantieri recitava (citiamo):

La __________ si impegna ad assumere, con relativo periodo di
prova, i dipendenti dell'__________ e gli operai della __________ e di
garantire il pagamento degli stipendi arretrati del mese di aprile e del
corrente mese di maggio con modalità e tempi da definire.

La cessione è avvenuta per interessamento dell'amministratore
unico, che è intervenuto subito appena ha avuto conoscenza che l'azionista,
unitamente ad un responsabile bancario di filiale, avevano commesso degli
illeciti (per i quali sono stati arrestati).

Questo dovrebbe essere tenuto in debita considerazione.

Prove: doc., testi.

 

ad 3. Parzialmente contestato

Da notare che, come può essere verificato presso l'Ufficio
Esecuzioni, sino al novembre 1999 la società era in regola con tutti i
debitori. Le esecuzioni sono poi fioccate nel corso del 2000, ma purtroppo a
causa delle sottrazioni effettuate dal titolare e dal bancario cui la ditta si
appoggiava, non vi era più liquidità.

Inoltre all'amministratore non sono mai state inviati dalla Cassa
né richiami né precetti.

Prove: doc., testi, ispezione UE/UF.

 

ad 4. Ad acta

Si aggiunge che l'amministratore qui convenuto ha fatto tutto il
possibile per salvare la ditta e favorire i creditori. Precisa che la revoca
della moratoria è avvenuta necessariamente per mancata fornitura di una
garanzia del 10% dei crediti contestati, compresi purtroppo anche quelli
insinuati ad arte per affossare il concordato. Basti pensare che un legale,
rappresentante 5 proprietari che hanno commissionato la direzione lavori alla
__________ per altrettante casette con un valore d'appalto di ca. 350/380'000
franchi cadauna, ha presentato una (definita prudenziale) insinuazione per
difetti di 4 milioni di franchi !

Anche qui gli sforzi dell'AU devono venir presi in considerazione.
Non è infatti automatica la condanna al risarcimento della Cassa.

Prove: doc., testi.

 

ad 5. Parzialmente contestato

Alla luce di quanto sopra, si contesta l'ammontare del credito,
almeno per quanto concerne il mese di aprile assunto e pagato dalla __________.

Prove: doc., testi.

 

ad 6. Agli atti

 

ad 7. Agli atti

Si ribadisce che, a mente del convenuto, presso I'UF vi è
sufficiente liquidità per coprire almeno la metà dell'importo dovuto dalla
fallita. Gli altri crediti privilegiati sono infatti contestati.

Prove: doc., testi.

 

IN DIRITTO

ad l.

Si conferma che occorre la volontà o la negligenza grave. Si
aggiunge che, nonostante una giurisprudenza severa, non vi è automatismo tra
danno e risarcimento a carico di un membro del CdA. In casu la mancanza della
necessaria liquidità è dovuta solo a malversazioni di terzi e non a negligenza
dell'amministratore. Anzi, lo stesso, ignaro dei gravi problemi, aveva
addirittura prestato una garanzia personale, che è poi stato chiamato a
coprire.

Prove: doc., testi.

 

ad 2.

Si contesta la sussunzione effettuata da controparte. Si veda
quanto esposto al punto seguente.

Prove: doc., testi.

 

ad 3.

La cassa osserva da un lato che negli anni 1999 e 2000 sono stati
effettuati considerevoli versamenti e dall'altro sostiene che nel 1998 ha
notificato delle diffide (non all'attenzione dell'AU !!!) e nel maggio 1999 ha
promosso procedure esecutive. I testi potranno confermare che tutto ciò è
avvenuto proprio per interessamento dell'amministratore. Anche agli inizi del
2000 il convenuto ha tentato di salvare la società, ma - come detto - vi erano
state delle malversazioni che hanno privato la società della necessaria
liquidità. Addirittura, quando ha visto che non vi era possibilità di
continuare nell'attività si è prodigato per una cessione ad un'altra ditta,
sempre nel tentativo di ricuperare dei mezzi per salvare il salvabile. Nella
valutazione dei cantieri ripresi, i responsabili della ditta __________ sono
però stati categorici: non vi era alcuna plusvalenza. La cessione è avvenuta
comunque, di modo da salvare 40/45 posti di lavoro.

Tutto questo non deve andare a scapito dell'amministratore unico
ma a suo merito. Sarebbe stato più facile rassegnare immediate dimissioni e
infischiarsene. Non si può oggi punirlo per aver tentato di tutto per rimettere
a posto la situazione.

E questo non vale solo per i conteggi del III trimestre e per i
mesi di gennaio - marzo 2000 (circa quello di aprile già si è detto che è stato
fatto assumere dalla cessionaria __________), dove le dimissioni dell'AU lo
avrebbero tolto dai problemi con la Cassa, ma anche per il conteggio
supplementare del 1999. Infatti va osservato che gli importanti pagamenti
citati sono stati effettuati sulla base di una precisa richiesta alla Cassa. Di
conseguenza non può essere imputata a negligenza dell'AU il fatto che a posteriori
vi sia un nuovo calcolo.

Va pure ribadito, e l'istruttoria lo confermerà, che è proprio
grazie all'amministratore unico che le rare procedure esecutive sono state
immediatamente eliminate con il pagamento degli scoperti. Questo fino alla fine
del 1999 / inizio del 2000, dove la situazione si è rivelata grave, proprio a
seguito delle già citate malversazioni (oltre un milione di franchi) che hanno
privato la società non solo dei mezzi per evitare un fallimento, ma di
liquidità tale che le permetterebbe oggi di operare in una situazione
tranquilla.

Prove: doc., testi, edizione dalla Cassa a AVS degli
originali dei cedolini di pagamento." (doc. _)

 

                               1.6.   Con scritto
13 febbraio 2003 il convenuto ha notificato i seguenti mezzi di prova:

 

" 
in riferimento alla vertenza indicata, riservata
la richiesta di edizione dell'incarto penale relativo all'azionista della
società e all'assunzione di altre prove che risultassero atte a dimostrare
quanto allegato con la risposta, con la presente notifico i seguenti testi:

 

- __________, Via __________,

- __________, Via __________,

- __________, c/o __________."  (doc. _)

 

                               1.7.   Con scritto
3 marzo 2003, la Cassa ha osservato:

 

" 
Con riferimento alla risposta di causa inoltrata
dal convenuto in data 27 gennaio 2003 intimata alla Cassa con comunicazione
pervenuta i 3 febbraio 2003, nel termine di 10 giorni fissato, che giunge a
scadenza il 5 marzo 2003 – ritenuta la richiesta di proroga, concessa da
codesto lodevole Tribunale con comunicazione del 7 febbraio 2003, la Cassa produce
agli atti sub. doc. _, la documentazione relativa all'esecuzione no. 734260
promossa dalla Cassa nei confronti del datore di lavoro. A tale proposito si fa
in particolare rilevare come il precetto esecutivo sia stato notificato presso
gli uffici dell'amministratore unico, _____________, contrariamente a quanto
invece assume la controparte.

 

Si ribadisce inoltre che, la società è stata
affiliata quale datore di lavoro dal 1.10.1997 al 30.04.2000. Nel periodo di
affiliazione risulta che sin dal mese di maggio 1998 la Cassa ha iniziato a
diffidare la società e dal mese di giugno 1999 a precettarla.

Il mancato pagamento dei contributi si è comunque
manifestato dal luglio 1999 all'aprile 2000, dunque per un lasso di tempo che
non può essere considerato quale breve periodo secondo la giurisprudenza in
materia, nonché in considerazione della durata di attività della società
stessa." (doc. _)

 

                               1.8.   Con scritto
24 marzo 2003 il convenuto ha osservato:

 

1. Benché il precetto
indichi __________ c/o ____________, esso è stato notificato alla sede
operativa della ditta. In effetti la persona che l'ha ricevuto e che ha
formulato opposizione (e che potrà confermarlo in istruttoria) è la signorina
____________, segretaria della ____________ e non del sottoscritto. Si chiede
che venga assunta quale ulteriore teste la signorina _____________, __________.

 

2. Mai al sottoscritto venne
inviata alcuna diffida o precetto da parte 

della Cassa AVS. Anzi,
nel giugno del 2000 l'AU chiese lo scoperto alla Cassa e fece eseguire il pagamento
(27'603.- e 8'758.25).

 

3. Sino al 24 novembre 1999 (data del primo
precetto) la ditta non 

aveva mai dato segni di
dissesto. L'amministratore interveniva subito non appena vi era un problema. Ad
esempio fece cancellare immediatamente un'ipoteca legale annotata addirittura
prima dell'esigibilità del credito (e con il termine trimestrale ancora
abbondantemente aperto), facendo eseguire il pagamento delle pretese (ditta
____________).

Si allega l'estratto UE
da cui risulta che i problemi sono iniziati timidamente solo nel novembre 1999.
Sono poi esplosi nella primavera del 2000 e culminati con l'arresto del
titolare e del funzionario di banca che lo aveva assecondato. È solo grazie
all'amministratore che – tranne due – tutte le case in costruzione (una
quarantina) sono state terminate da un'altra ditta, che pure ha ripreso tutto
il personale dell'____________ e  dell'impresa di costruzioni di ___________ ed
ha pagato anche due mesi di salario di ca 45 persone.

 

4. Purtroppo, come già detto, l'azionista e il
funzionario di banca 

    riuscirono in ca. 3 mesi a creare un buco
milionario.

 

5. Ora è ingiusto pretendere che in queste
circostanze (buco creato 

da altri in ca. tre
mesi, salvataggio di 45 posti di lavoro, impegno a far terminare le case in
corso, richiesta e pagamento nel giugno 2000 del debito AVS) venga ritenuto
responsabile l'amministratore." (doc. _)

 

 

 

 

                               1.9.   Con scritto
2 aprile 2003, la Cassa ha osservato:

 

" 
con riferimento alla lettera del 24 marzo 2003
del convenuto, __________, la Cassa tiene a precisare che dall'estratto
conforme dell'Ufficio del registro di commercio della società risulta che la
stessa ha avuto il proprio recapito in __________, casella postale _______,
presso lo studio del convenuto ______________.

A tale indirizzo sono state inviate diffide da
parte della Cassa (cfr. doc. _), nonché le procedure esecutive.

 

A complemento si producono ancora il questionario
per l'affiliazione delle persone giuridiche compilato dalla società in data 24
ottobre 1996 (doc. _), nonché il formulario di notifica per l'assunzione di
manodopera del 17 dicembre 1997 (doc. _), dai quali risulta l'esatto recapito
della società, in ___________, casella postale ________, presso
l'amministratore unico e qui convenuto." (doc. _)

 

                                         Con
scritto 10 aprile 2003, il convenuto ha osservato:

 

" 
in riferimento alla lettera 2.4.2003 della Cassa
Cantonale, osservo che i documenti prodotti non portano la firma del
sottoscritto.

 

Per quanto riguarda il recapito in __________, si
ribadisce l'audizione dei testi già citati ed in particolare della signora
___________, la quale ci dovrà spiegare come mai la corrispondenza diretta all'____________,
così come il precetto esecutivo agli atti venivano ritirati dalla segretaria
(__________) della sede di __________ e non venivano recapitati al
sottoscritto. Questo è importante non solo per una questione di curiosità, ma
anche per capire se qualcuno abbia dato qualche disposizione che ha impedito
all'amministratore di ricevere la corrispondenza importante relativa alla
società." (doc. _)

 

                             1.10.   A seguito di
un accertamento effettuato dal TCA, con scritto 29 settembre 2003, la Cassa ha
osservato:

 

" 
Con riferimento alla procedura menzionata a
margine ed in particolare alla vostra richiesta del 24 c.m., in allegato vi
trasmettiamo copia della conferma di affiliazione alla Cassa della fallita
società citata a margine, quale datore di lavoro, a decorrere dal 1° ottobre
1997, a seguito della comunicazione 28 ottobre 1997 della stessa di assunzione
di un dipendente dal mese di ottobre (doc. _), ritenuto che in precedenza,
segnatamente dal 1° settembre 1996 la ditta era affiliata quale ente senza
salari (doc. _).

A complemento si rinvia anche al questionario per
l'affiliazione delle persone giuridiche, già prodotto agli atti quale doc. _.

Per contro, la società è stata stralciata quale
datore di lavoro, a seguito della comunicazione 24 novembre 2000 dello studio
legale ____________, sottoscritta dal convenuto ____________ (doc. _) con
effetto al 30 aprile 2000." (doc. _)

 

                             1.11.   Con scritto 6
ottobre 2003, ___________ si è riconfermato nelle proprie posizioni (cfr. doc.
_).

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Va
innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che
tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle
assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi
dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo, in
casu il 7 agosto 2002 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa B., H 27/02, consid.
1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag.
4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e STFA
del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3; DTF 127 V 467
consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b). 

                                         Per cui
ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2002.

 

                              2.3.   In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3; STFA del 16
aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.3).
Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del
fallimento della società datrice di lavoro (cfr. Thomas Nussbaumer, Die Haftung
des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163). 

                                         Il
rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato
adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di
lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS
agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137
consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non
iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente
responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135
consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers
in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).

 

                                       Il TFA ha recentemente
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse
indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata.

 

                               2.4.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno
corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella
causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi
moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive
(cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento
danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa
giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel
campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di
compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag.
519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).

 

                               2.5.   ___________
ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS,
in quanto a suo modo di vedere non sarebbe compreso il mese di aprile 2000.

 

                                         Per quel
che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare
la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc.
(cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le
prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è
corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).

                                         Del
resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla
cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una
decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,
l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso
può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei
contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei
contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate
in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr.
Trisconi-Rossetti,  op. cit.,  RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).

                                         Infatti,
la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati
protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto
insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento
ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H
234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95). 

 

                                         Nella
fattispecie in esame, occorre tuttavia rammentare che la società versava
acconti trimestrali secondo il sistema forfetario.

Ai sensi dell’art. 34 cpv. 1 let. a OAVS, infatti, la cassa di compensazione
può consentire al datore di lavoro di versare, invece dell'importo esatto dei
contributi dovuti per un periodo di pagamento, una somma approssimativamente
corrispondente. In tale caso, il conguaglio sarà fatto alla fine dell'anno
civile.

                                         Questa
procedura forfetaria permette al datore di lavoro di versare degli acconti,
secondo le istruzioni della cassa di compensazione, sino alla fine dell’anno
civile. Gli acconti sono stabiliti sull’ammontare dei salari soggetti all’AVS
dell’anno precedente (Pratique VSI 1993 pag. 174 consid. 4b). 

                                         Alla fine
dell’anno civile la cassa di compensazione, sulla base dei dati definitivi
forniti dal datore di lavoro (distinta salari), allestirà il conteggio finale,
dal quale risulterà se sono stati determinati contributi in eccesso o in
difetto (conguaglio) (cfr. N. 2030 delle Direttive sulla riscossione dei
contributi, edite dall'UFAS). 

 

                                         Nel caso
di specie la ditta ____________ è rimasta affiliata alla Cassa sino alla fine
del mese di aprile 2000 (cfr. doc. _).

                                         Tale dato
di fatto lo si deduce anche dalla dichiarazione dei salari del 2000 dove due
operai della società sono stati stipendiati anche nel mese di aprile 2000. Del
resto l'_________ non ha prodotto nulla a sostegno delle proprie affermazioni,
ossia che dal mese di aprile lo stipendio sarebbe stato versato dalla
____________. 

                                         

                                         Dagli
estratti concernenti l'evoluzione del debito (cfr. doc. _), dagli estratti dei
contributi paritetici e dai quaderni dei salari (cfr. doc. _), risulta
chiaramente l'importo dei contributi non saldati, che ammonta a fr.13'015.15.

 

                               2.6.   Per definizione,
il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da
un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di
lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994
pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono
innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di
esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i
contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.7.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione
e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per
negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in
base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.8.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)

 

                               2.9.   __________ è
stato designato amministratore unico della __________ dalla costituzione della
società sino alla dichiarazione di fallimento.

 

                                         Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. 

 

                            2.9.1.   Il convenuto
sostiene di non potere essere reso responsabile del pagamento del danno subito
dalla Cassa, in quanto non sarebbe ravvisabile nel proprio comportamento
nessuna violazione intenzionale o per grave negligenza delle prescrizioni. 

                                         Egli
sostiene infatti di essersi sempre adoperato per il buon andamento della
società, intervenendo ogni volta che si presentavano delle difficoltà.

                                         La ditta
avrebbe sempre pagato i contributi, il buco contributivo riguarderebbe solo un
corto periodo. Sino al 1999 la società sarebbe inoltre sempre stata in regola
con il pagamento dei contributi.

                                         Egli
sostiene di non aver comunque nulla a che fare con le malversazioni
dell'azionista della società e non avrebbe inoltre mai ricevuto i precetti esecutivi.

 

                                         In
concreto va analizzato se i motivi invocati dal convenuto sono idonei ad
escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni
conformemente a quanto stabilito dalla giurisprudenza federale (cfr. consid.
2.7). 

 

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la ditta che attraversa
una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere
delle misure drastiche e immediate (STFA del 23 luglio 2002 nella causa
U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 4.6. e riferimenti; STFA
del 7 maggio 1997 nella causa V., H 336/95, consid. 3d).

                                         In
un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto che
la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 31 agosto 2001 nella
causa B., H 446/00, consid. 4a; STFA del 16 aprile 1998 nella causa G., p. 6 e
giurisprudenza ivi citata).

                                         Il TFA ha
peraltro già avuto modo di ricordare che, poiché quella del settore immobiliare
è una crisi notoria, l'amministratore deve sapere che possono sorgere delle
complicanze al momento dell'incasso dei crediti (STFA non pubblicata del 16
aprile 1998 nella causa O. G, H 193/96, consid. 3c) e quindi deve trarre le dovute
conseguenze. 

 

                                         Va al
riguardo ricordato che il TFA ha considerato cronico il mancato pagamento dei
contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G; cfr.
anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., in cui il mancato pagamento è
durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto
giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia
precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (cfr. DTF 121 V
243; STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e
3.2.; STFA del 20 agosto 2002 nella causa A. e B., H 295/01, consid. 5; STFA
del 29 aprile 2002 nella causa H., M. e S., H 209/01, consid. 4b).

Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27
giugno 1994 in re M.). 

                                         Recentemente
il TFA, in una sentenza del 16 maggio 2002 nella causa A. e B., H 61/01,
consid. 3b, parzialmente pubblicata in SVR 2002 AHV Nr. 18, ha sentenziato che
se, per diversi anni, non sono stati fatti versamenti, decade la possibilità di
discolparsi:

 

" 
(…)

b) Die Sozialversicherungsbeiträge wurden unbestrittenermassen
während Jahren zum weit überwiegenden Teil nicht bezahlt, und dies bei ununterbrochen
fortgesetzter Unternehmenstätigkeit. Aus der Einstellungsverfügung der Bezirksanwaltschaft
vom 21. Mai 1996 geht klar hervor, dass die Beschwerdeführenden die Nichtbezahlung
der Sozialversicherungsbeiträge bewusst in Kauf nahmen. Bei jahrelangen Beitragsausständen,
wie sie hier vorliegen, kommen Rechtfertigungs- und Exkulpationsgründe von vornherein
nicht in Betracht, weil die Zurückhaltung von Sozialversicherungs- beiträgen nur
dann gerechtfertigt werden kann, wenn sie dazu dient, einen kurzfristigen Liquiditätsengpass
zu überwinden (ZAK 1992 S. 248 Erw. 4b mit Hinweisen). Abgesehen davon lassen sich
aus dem Sanierungskonzept der Treuhand Y.________ AG vom 25. Oktober 1995 keineswegs
Umstände erkennen, welche die Beschwerdeführenden zur Annahme berechtigt hätten,
es würde ihnen durch die Zurückbehaltung der Sozialversicherungsbeiträge gelingen,
das Überleben der Firma zu sichern (BGE 108 V 187 Erw. 2). Die Zukunft der
Garage X.________ AG hing von ganz anderen Faktoren ab als dem Zurückbehalten
der Sozialversicherungsbeiträge, nämlich insbesondere vom unabdingbaren Einschiessen
beträchtlicher zusätzlicher Mittel in der Grössenordnung von mehreren Hunderttausend
Franken. Im Zeitpunkt der Erstattung des Sanierungskonzeptes wie auch in der Zeit
danach blieb je- doch völlig unbestimmt, ob sich überhaupt ein Interessent oder
Investor finden würde, welcher der tief in finanziellen Schwierigkeiten steckenden
Firma das Überleben ermöglicht hätte (…)"

 

                                         Inoltre,
secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il
procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari criteri
di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA del 4 maggio 1995 nelle
cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).

                                         Nell'evenienza
concreta, dagli atti risulta che sin dal 1998 (cfr. doc. _) la società è stata
in mora col pagamento dei contributi, ciò che ha costretto la Cassa a
diffidarla dal mese di maggio 1998 ed a precettarla a partire dal mese di
giugno 1999 (cfr. doc. _). 

                                         I
contributi non versati sono relativi al periodo 1999-2000 (più precisamente dal
luglio 1999 all'aprile 2000, cfr. doc. _).

 

                                         A mente
del convenuto, la crisi del settore, oltre ad altri fattori specifici (tra cui
le malversazioni del "titolare e del bancario cui la ditta si
appoggiava"), avrebbe seriamente inciso sulla liquidità della ditta e
sulla sua situazione finanziaria.

                                         Il TCA
constata che l'eluso versamento non può dirsi dovuto a difficoltà momentanee.
Infatti la Cassa ha dovuto inviare diffide alla società e anche intraprendere
procedure esecutive per l'incasso dei contributi sin dal 1998 (cfr. per un caso
simile SVR 2002 AHV Nr. 9 consid.3). Finché, alla fine, vi è stato lo scoperto
già indicato, risultato irrecuperabile. 

                                         Non siamo
dunque in presenza di un valido motivo di giustificazione previsto
eccezionalmente dalla giurisprudenza del TFA (cfr. DTF 121 V 243, principi
ancora confermati recentemente in STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P.,
H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P.
e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.4.3).

                                         D'altra
parte nella citata sentenza del TFA (cfr. DTF 121 V 243)  la ditta, oltre a non
versare i contributi per soli tre mesi, aveva cessato immediatamente la propria
attività senza tentare la via del concordato, dando prova della volontà di
limitare al massimo i danni causati alla Cassa. 

                                         Anche se
nella presente fattispecie la ditta ha cercato di limitare i danni e ha tentato
di salvarsi soprattutto grazie all'intervento del convenuto, ciò non è
sufficiente per esonerare ___________ dalla sua responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         È vero
che la crisi del settore ha probabilmente giocato un ruolo decisivo. Comunque a
persona cognita nel settore edile come ___________, non poteva sfuggire che la
situazione finanziaria della ditta era tale da compromettere il versamento dei
contributi (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c;
STFA dell'8 marzo 2001 nella causa R., P. e F., H 115/00 e H 132/ 00, consid.
8b).

                                         Il TFA ha
peraltro già avuto modo di ricordare che, poiché quella del settore immobiliare
è una crisi notoria, l'amministratore deve sapere che possono sorgere delle
complicanze al momento dell'incasso dei crediti e nel reperire nuovi mandati
(cfr. STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA non
pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O. G, H 193/96, consid. 3c) e quindi
deve trarre le dovute conseguenze. A nulla giovano le affermazioni secondo le
quali i precetti esecutivi non sarebbero stati portati a sua conoscenza. Egli
sapeva, per sua stessa ammissione, delle difficoltà che la ditta ha avuto nel periodo
in questione. 

                                         Ricordato
che tutte le comunicazioni della Cassa, come pure l'intimazione di diffide e
precetti esecutivi, sono sempre state recapitate presso lo studio legale del
convenuto (cfr. doc. _), anche volendo ammettere che egli stesso non sia venuto
a conoscenza dei citati precetti, la sua responsabilità per il danno causato
alla Cassa è comunque data, in quanto egli avrebbe dovuto informarsi
regolarmente e puntualmente sulla situazione finanziaria della società (ad
esempio pretendendo di prendere visione di tutta la corrispondenza della
società, soprattutto al fine di verificare se alla ditta fossero state intimate
diffide e precetti esecutivi; cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M.,
H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H
153/00, consid. 8b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid.
5a), e ciò visto soprattutto che le difficoltà della società nel pagare i
contributi si sono palesate già dal mese di maggio del 1998 (cfr. doc. _). Non
è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio
2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). 

                                         Riguardo
alla circostanza secondo la quale ____________ non avrebbe ricevuto nessun PE,
il TCA rileva inoltre che egli stesso ha dichiarato "che è
proprio grazie all'amministratore unico che le rare procedure esecutive sono
state immediatamente eliminate con il pagamento degli scoperti" (cfr.
doc. _) e che "nel giugno del 2000 l'AU chiese
lo scoperto alla Cassa e fece eseguire il pagamento" (cfr. doc. _). 

                                         Ora,
visto che ____________ era al corrente della situazione difficile della
società, avrebbe potuto interpellare la Cassa ben prima del giugno 2000, o
comunque farlo in modo regolare, interpellando anche ad esempio l'ufficio di
revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che
vi erano oneri sociali scoperti e che, quindi, presto o tardi si sarebbe dovuto
aspettare la notifica di diffide e precetti esecutivi.

                                         Gli
sforzi del convenuto e della società non modificano dunque la situazione
secondo cui la ditta era in difficoltà da ormai troppo tempo per ammettere un
qualsiasi motivo di discolpa (cfr. consid. 2.7.). 

 

                                         In una
sentenza dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c, il TFA si è
espresso in questi termini:

 

" 
(…) I dati dimostrano con palmare evidenza che i
problemi finanziari dell'________ erano tutt'altro che temporanei, la stessa
attraversando da anni una grave crisi di liquidità. 

L'aver, a queste
condizioni, deliberatamente procrastinato il pagamento dei contributi per più
anni - quando invece un differimento è tollerabile in via eccezionale solo per
un periodo di breve durata - nella vana speranza di un risanamento aziendale
che doveva apparire ragionevolmente improbabile, tanto più a persona cognita
per professione e formazione, esclude che possa darsi esimente di qualsivoglia
natura a favore dell'interessato (…)"

 

                                         Lo stesso
concetto è stato ribadito nella sentenza del 23 luglio 2002 nella causa
U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 4.4.:

 

" 
(…)

4.4 Gli argomenti addotti dai ricorrenti per il
mancato pagamento dei contributi sociali non sono sufficienti quale motivo di
giustificazione e di discolpa nel senso della giurisprudenza. Dalla
documentazione agli atti risulta che la Cassa a partire dal 1992/1993 ha sempre
dovuto richiamare al pagamento la E.________SA, adire le vie esecutive e
rammentare agli amministratori le responsabilità gravanti su di loro in qualità
di organi della società. Dagli atti si evince pure che la E.________ SA al 31
dicembre 1997 aveva accumulato un debito per oneri sociali di fr. 750'573.70
nei confronti della Cassa e che - malgrado le promesse fatte - non aveva prestato
la dovuta collaborazione alla Commissione di vigilanza LEPIC in vista di una
soluzione del problema, obbligando così quest'ultima a decretare la radiazione
della società dall'albo delle imprese di costruzione. È vero che i ricorrenti
affermano di aver "finanziato in prima persona l'operazione di risanamento
della società, accollandosi personalmente un debito di fr. 1'200'000.-
contratto dalla E. ________ SA con la Banca X.________". Va però ricordato
che dal profilo processuale non basta sostenere un fatto rilevante, se esso non
viene anche comprovato. Ora, a sostegno della loro tesi liberatoria i
ricorrenti non indicano qualsivoglia documento tra quelli prodotti e nemmeno
risultano espressamente richiamati specifici mezzi di prova atti a dimostrare
che l'importo sopra indicato sia stato concesso ed utilizzato nell'interesse
della ditta. L'asserzione dei ricorrenti è rimasta allo stadio di puro parlato
senza supporto probatorio alcuno. Dovendosi ritenere secondo la comune
esperienza della vita che documenti bancari rilevanti vengano custoditi e
comunque richiesti tempestivamente, l'ipotesi del finanziamento di fr.
1'200'000.-, in quanto circostanza non provata e non direttamente desumibile,
non può essere considerata. Medesimo discorso vale per l'affermazione secondo
cui il differimento del pagamento dei contributi sarebbe servito per pagare le
ditte fornitrici - tra cui: F.________ SA, 

G.________ SA, H.________ SA, I..________ SA e
L..________ SA -, per consentire di "portare a termine i lavori
assunti" e di conseguenza poter saldare i debiti nei confronti della
Cassa. Anche in merito a tale questione, che avrebbe potuto essere di pregio,
gli insorgenti non indicano i documenti a sostegno della loro tesi e nemmeno
citano testi in grado di provare i pagamenti intervenuti e i lavori realmente
conclusi. Per quanto precede, non risulta comprovato che la scelta di differire
il pagamento dei contributi paritetici - sull'arco di un periodo peraltro molto
lungo, da maggio 1996 a maggio 1998 - fosse obiettivamente indispensabile per
la sopravvivenza della società e ad ogni modo appare poco verosimile che il
datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve
termine - nel senso di pochi mesi e non di anni, come nel caso di specie - la
Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid.
4b), considerato che già a partire dal settembre 1992 la società aveva non
indifferenti problemi di liquidità, acuitisi negli anni 1995-1997, per poi dare
luogo nel 1998 a una moratoria concordataria non sfociata in un decreto di
omologazione. L'eluso versamento dei contributi non può quindi essere
riconducibile a una situazione di momentanea illiquidità (…)"

 

                                         In una
STFA del 29 agosto 2002 nella causa A., B., C., D., E., H 277/01, consid. 3.3.,
l'Alta Corte ha sancito che:

 

" 
(…)

Le critère déterminant pour qualifier le comportement
des recourants, au sens de l'art. 52 LAVS, réside dans le fait que les retards dans
le paiement des cotisations sociales se sont étendus de l'année 1992 jusqu'à l'ouverture
de la faillite en 1997. En effet, en pareilles circonstances, les recourants ne
peuvent être considérés comme ayant eu des raisons sérieuses et objectives de penser
que le retard dans le règlement des cotisations aux assurances sociales n'était
que passager, au sens de la jurisprudence rappelée ci-dessus au consid. 2 in
fine (a contrario, voir aussi ATF 121 V 243). Ils n'étaient donc pas autorisés,
aux conditions posées par la jurisprudence et sur une aussi longue période, à différer
le paiement des cotisations qu'ils avaient retenues sur les salaires payés, sous
peine de commettre une négligence grave sanctionnée par l'art. 52 LAVS
(…)"

 

                                         Il TFA in
una sentenza del 12 dicembre 2002 nella causa B., H 279/01,consid. 3.2., ha
ribadito inoltre che non è ammissibile sospendere il pagamento dei contributi
per un lungo lasso di tempo. Ciò per contro è possibile, a determinate
condizioni, per un breve periodo (pochi mesi):

 

"  3.2 Nel caso di specie va rilevato che
la L. SA ha operato quale

datrice di lavoro dal 1. aprile 1993 al 31 dicembre 1998. Già a
partire dall'aprile 1994 la società ha evidenziato seri problemi di liquidità,
obbligando la Cassa, alfine di ottenere il pagamento dei contributi sociali, ad
adire le vie esecutive sino al rilascio, nell'aprile e nell'agosto 1999, di
diversi attestati di carenza di beni. II modo di operare del ricorrente
dimostra chiaramente come egli abbia disatteso il dovere di diligenza
impostogli dalla giurisprudenza suesposta.

 

Neppure la circostanza, asserita ma non provata, che M. B. abbia
cercato di trovare soluzioni per ripristinare la situazione finanziaria della
società, non è sufficiente a sanare la grave negligenza da lui commessa. Non è
infatti accertato che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici
fosse obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della ditta e neppure
è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di
soddisfare entro breve termine - nel senso di pochi mesi (vedi anche DTF 123 V
244 consid. 4b) e non di anni - la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108 V
188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b), ritenuto che il ritardo della L. SA nel
pagamento dei contributi è da ricondurre già al 1994 - pur dando atto che essi,
anche se a fatica e di regola a seguito di procedure esecutive, sono stati
pagati fino al terzo trimestre del 1996 compreso - e perdurato poi dal 1996 in
avanti e quindi da considerare cronico. Poiché il mancato pagamento dei
contributi non può essere riconducibile ad una situazione momentanea di
illiquidità, si deve concludere che l'amministratore ha violato il dovere di
diligenza che si deve esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro
della stessa categoria a cui appartiene (DTF 112 V 159 consid. 4 e sentenze ivi
citate). In proposito non va infatti dimenticato che egli avrebbe dovuto
sapere, perché fatto notorio e comunque noto al ricorrente, che negli anni
novanta - caratterizzati da una grave crisi nel settore immobiliare e quindi
anche delle imprese di costruzione - potevano insorgere difficoltà sia per
quanto riguarda l'incasso dei crediti sia nel reperire nuovi mandati. Ciò è
ancor più vero nel caso concreto se si considera la struttura aziendale ridotta
della società, che disponeva di soli due/tre dipendenti."

 

                                         Nella
citata sentenza del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1.
e 3.2., il TFA ha ancora chiaramente riaffermato il concetto secondo cui è
possibile imputare agli amministratori solo una negligenza lieve se il buco
contributivo è corto (pochi mesi), se precedentemente la ditta ha sempre pagato
regolarmente i contributi e se la società non ha l'abitudine di sospendere il
pagamento dei contributi sociali per pagare altri debiti più pressanti,
finanziando in questo modo illecitamente la propria impresa:

 

" 
(…)

Tout manquement de l'employeur aux obligations
qui lui incombent en matière d'AVS ne doit pas nécessairement être assimilé à
une faute qualifiée au sens de l'art. 52 LAVS. C'est ainsi que l'inobservation
de prescriptions peut ne pas constituer un cas de négligence grave, notamment, lorsque
la durée pendant laquelle les cotisations sont restées en souffrance est relativement
courte (cf. ATF 121 V 244 consid. 4b; arrêt T. du 20 août 2002, H 295/01,
consid. 5; arrêt H. du 29 avril 2002, H 209/01, consid. 4b). Un autre élément dont
il faut tenir compte pour apprécier la responsabilité de l'employeur réside dans
l'habitude qu'il pourrait avoir prise de laisser en souffrance les créances de
la caisse de compensation tout en s'acquittant d'autres dettes plus pressantes,
afin de bénéficier d'un financement illicite de son entreprise par les deniers publics
(cf. ATF 108 V 196 consid. 4). 

 

3.2 En l'occurrence, il ne ressort pas des faits que
la société S.________ SA, constituée en 1980, aurait à un moment ou à un autre
de son existence connu des retards significatifs dans le versement des
cotisations paritaires prélevées sur les salaires. En particulier, il n'est pas
établi que durant les deux derniers mois de l'année 1990, les administrateurs auraient
laissé en souffrance les créances de la caisse de compensation tout en s'acquittant
d'autres dettes plus pressantes dans le but de continuer leur activité. On ne peut
donc faire grief aux recourants d'avoir fait supporter durablement à l'assurance
sociale le risque inhérent au financement de l'entreprise (ATF 108 V 196
consid. 4), car les cotisations perdues ne sont afférentes qu'aux salaires payés
durant la réalisation du film «N.________», en novembre et en décembre 1990. Dans
le cas d'espèce, et contrairement à l'opinion des premiers juges, il faut considérer
que la société faillie ne disposait pas de moyens pour payer les cotisations
sociales au moment où celles-ci lui ont été notifiées (ce qui ne constitue en
principe pas un motif suffisant pour disculper l'employeur ou justifier son comportement
: cf. RCC 1985 p. 646). Il en va de même ultérieurement et jusqu'à sa faillite,
dès lors que les deux versements provenant des recettes et droits du film avaient
précisément fait l'objet de cession par la convention du 5 juin 1991. En réalité,
avant de céder les droits dans la perspective d'un crédit supplémentaire,
S.________ SA n'a pas encaissé de recettes pour le film qu'elle avait produit,
si bien qu'elle n'a jamais été en mesure de payer ses dettes. En tablant sur les
recettes hypothétiques du film pour être en mesure de désintéresser les créanciers
de la société, au rang desquels figurait l'AVS, les recourant ont manqué à leur
devoir de saine gestion des cotisations paritaires prélevées sur les salaires, dans
l'attente de leur versement à la caisse de compensation. S'il constitue assurément
un cas de négligence, leur comportement ne se situe toutefois qu'à la limite du
degré de gravité sanctionné par l'art. 52 LAVS, compte tenu notamment du bref laps
de temps pendant lequel la négligence a été commise et du fait qu'ils n'ont pas
privilégié certains créanciers au détriment de l'AVS. Comme les conditions permettant
de retenir une responsabilité à raison d'une négligence grave des administrateurs
ne sont en l'espèce pas réunies, la demande en réparation du 21 octobre 1993 était
mal fondée. Il s'ensuit que le jugement du 17 janvier 2002 doit être annulé
(…)".

 

                                         Ora,
l'avere procrastinato costantemente il pagamento dei contributi paritetici dal
maggio 1998 e averlo irrimediabilmente interrotto dalla seconda metà del 1999,
è segno di una negligenza non indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la
responsabilità dell'amministratore unico, cui incombeva per legge la massima
vigilanza nella conduzione e nel controllo della società. Questa omissione
costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992,
pag. 269). ___________, di
professione __________, doveva sapere che fare parte di un CdA comporta
dei doveri e dei rischi (cfr. STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00,
consid. 3b, pubblicata in RDAT I 2001, pag 611 segg.; STFA non pubblicata del
24 gennaio 2000 nella causa P-A. B., consid. 5b), doveri che risultano accresciuti quando si tratti, come in concreto, di
un amministratore unico (cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02, consid. 5.3; STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 31
279/01, consid. 3.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid.
3b; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). 

                                         Il mancato pagamento dei premi era dunque da considerare cronico. 

                                         In
concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il pagamento dei
contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole,
obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è
assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare
entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito
(cfr. STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; DTF 123 V 244
consid. 4b; DTF 108 V 188).

                                         Viste le
circostanze rilevate era pensabile il contrario.

                                         Ne
consegue che ___________ dovrà risarcire il danno subito dalla Cassa per il
mancato versamento dei contributi da parte della ___________ e questo anche se
egli ha tentato di salvare la società. 

                                         

                            2.9.2.   Anche la
cessione della ditta alla ___________, non può valere come valido motivo di
discolpa. La crisi della società era cronica, a tal punto che costrinse la
Cassa a diffidarla sin dal 1998 e precettarla dal 1999.

 

                                         A
proposito di cessione di pacchetti azionari e società, il TFA in una sentenza
non pubblicata del 16 dicembre 1996 nella causa M. D., consid. 5, H 169/95, ha
stabilito che:

 

" 
(…)

Il ricorrente stesso ammette - né poteva essere diversamente - i
ritardi, che fa risalire nel 1990. Egli afferma invero che i responsabili-
della società si erano sforzati di superare le difficoltà e richiama le
trattative con una ditta di ___________ per cederle
l'azienda. Tutta­via, la grave situazione debitoria della R. SA non era tale da
permettere una soluzione facile, rapida e van­taggiosa, su cui i responsabili
della società potessero ra­gionevolmente contare. E in effetti, la cessione non
poté andare in porto. Né l'intervento della banca creditrice, all'inizio del
1992, è stato tale, per la sua drasticità, 

da valere come scusante per il ricorrente. Le grosse diffi­coltà
della R. SA erano piuttosto la causa che la conseguenza di quell'intervento. Il
mancato pagamento dei contributi paritetici, che oltretutto risaliva agli anni
addietro, era il frutto, come s'è
ampiamente visto, di una situazione cronica di disagi economici e finanziari rile­vanti, che non, potevano
lasciare indifferenti i responsa­bili della società.

Viste le circostanze rilevate, non era pensabile un risanamento,
che non sarebbe stato immediato, e che non era, e di gran lunga, sicuro.
(…)"

 

                                         In
un'altra sentenza non pubblicata del 2 novembre 1998 nella causa F.M, consid 8,
H 236+240/97, il TFA ha ribadito:

 

" 
(…)

7.- Gli insorgenti sono dell'avviso che l'aver ritar­dato il
versamento degli oneri sociali nelle concrete cir­costanze non solo si
giustificava, ma anzi si imponeva, perché l'incasso del debito libico o la
vendita del pac­chetto azionario a un gruppo libico - transazioni ritenute
imminenti - avrebbero consentito di solvere lo scoperto. Asseriscono inoltre
che il recupero dei crediti sarebbe stato ulteriormente pregiudicato dalla
malattia che colpi E. C. nel novembre 1991, atteso come le sue cono­scenze
personali fossero decisive per le trattative.

Ora, come già rettamente concluso dal primo Tribunale, simili
giustificazioni non possono essere ritenute quali validi motivi di discolpa,
posto come gli interessati di­sattendano che la situazione finanziaria della T.
SA era già da lungo tempo gravemente compromessa e tale da non consentire
ragionevoli affidamenti. (…)"

 

                                         Nella
STFA del 30 luglio 2002 nella causa G.C., N. B, D. B e F. C., H 192/01, consid.
4.1.2, il TFA ha sancito:

 

" 
(…)

Per quanto attiene invece alla tesi ricorsuale,
non ammessa dal 

Tribunale cantonale, secondo cui vi sarebbero
state serie possibilità di reperire, mediante l'apporto di nuovi azionisti,
finanziamenti in grado di risanare la società, si osserva quanto segue. È vero
che prima facie gli insorgenti avrebbero potuto ritenere che le trattative
intercorse con F. a partire dal 16 aprile 1997, finalizzate alla vendita
dell'intero pacchetto azionario della T. SA ad un gruppo internazionale,
potessero condurre con ragionevole probabilità al conseguimento di tale
obiettivo, ove si consideri che il 9 luglio 1997 si era proceduto alla
sottoscrizione del "contratto d'acquisto" tra lo stesso F.
(negoziante per conto terzi) e A. (detentore fiduciario dell'intero pacchetto
azionario della T. SA). È però altrettanto doveroso precisare che l'intera
vicenda era sin dall'inizio connotata da notevoli incertezze, riconducibili al
fatto che il menzionato contratto d'acquisto era condizionato al consenso di
terzi mai indicati in termini comprensibili o comunque giuridicamente
vincolanti, per i quali F. asseriva di agire. Così, già il 16 luglio 1997
l'ing. G. - di cui non è dato a dividere per chi agisse e nemmeno se fosse
legittimato a impegnare H. o I. SA, i cui riferimenti risultano dalla carta
intestata utilizzata - comunicava a A. che vi sarebbe stato "un lieve ed
imprevisto ritardo". Benché vi fosse particolare urgenza e il termine
prospettato fosse decorso infruttuoso, agli atti non figurano sollecitatorie
tempestive. È solo il 15 settembre 1997, ben due mesi dopo il noto
"contratto d'acquisto", che A., B. e C., qualificandosi come
"Responsabili T. SA", hanno finalmente sollecitato G. a rendere
esecutivo l'accordo nel senso di pagare quanto pattuito e costituire il nuovo
consiglio d'amministrazione. Quest'ultimo, per contro, ebbe a chiedere, in
occasione di un incontro svoltosi il 29 settembre 1997 nello studio dell'avv.
X., una proroga che gli venne concessa fino al 20 ottobre 1997 "al fine di
perfezionare e concludere il contratto d'acquisto della Società a margine,
sottoscritto il 09.07.1997". Ma vi è di più. Il 10 ottobre 1997 G.
precisava a C. e B. che solo entro il 31 ottobre 1997 gli sarebbe stato
possibile adempiere il contratto d'acquisto, e questo dopo lo svolgimento
dell'Assemblea generale del Gruppo che si sarebbe tenuta a Lussemburgo il 14/15
ottobre di quell'anno. Ora, ai membri del consiglio di amministrazione della T.
SA, composto di persone cognite del settore commerciale e giuridico, non poteva
né doveva sfuggire - già solo in considerazione dei gravosi impegni finanziari,
cui la società doveva far fronte entro breve, segnatamente nei confronti delle
assicurazioni sociali (cfr. il conteggio allegato al contratto di acquisto 9
luglio 1997 indicante un debito di fr. 213'152.25 nei confronti dell'AVS, di
fr. 58'588.50 nei confronti dell'INSAI, di fr. 33'626.05 verso l'assicurazione
malattia e di fr. 60'351.95 a titolo di LPP) - l'inaccettabile e ingiustificata
lungaggine delle trattative. Già solo il fatto di portare avanti - per mesi e
nella (vana) speranza di aver trovato un finanziatore esterno che per la
seconda volta salvasse la società - trattative di esito incerto sulla base di
un rapporto fiduciario che non indicava i fiducianti, la cui reale identità
nonché effettiva disponibilità finanziaria continuavano ad essere ignote, non
poteva legittimare ragionevoli prospettive di buon esito dell'operazione.
Sostenendo il contrario, i ricorrenti mettono in evidenza un'attitudine del
tutto inidonea a sostanziare un valido motivo di giustificazione o di discolpa.
Non solo - come risulta peraltro pure dalla situazione gestionale e finanziaria
descritta alla V. in data 18 dicembre 1996, dalla quale emerge come la società,
in quel periodo, stesse procedendo allo smobilizzo, per il momento parziale,
sia delle proprie strutture fisse che del proprio personale - sussistevano ben
poche prospettive di risanamento per la T. SA. Quand'anche si fosse giunti
all'esecuzione del contratto, mancherebbe comunque la prova che i contributi
alle assicurazioni sociali sarebbero stati onorati. I dati numerici disponibili
non consentono infatti di avere certezze sul punto topico. In conclusione,
avendo omesso il pagamento di contributi di notevole importo e avendo
confidato, tergiversando da luglio a novembre 1997, nel buon esito di
trattative condotte in termini dilettanteschi, i ricorrenti non possono ora
appellarsi a validi motivi di giustificazione o di discolpa, tanto più che dal
1996 la mora nel pagamento degli oneri sociali è stata cronica e non dovuta a
difficoltà finanziarie o di liquidità momentanee. La scelta di differire o di
lasciar differire il pagamento dei contributi paritetici non può pertanto
considerarsi, secondo una valutazione ragionevole, obiettivamente
indispensabile per la sopravvivenza della ditta, e nemmeno è assodato che il
datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve
termine la Cassa (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; cfr. pure DTF
116 II 541 consid. 5a). 

                                      

                                         Ancora
recentemente il TFA, in una sentenza del 3 luglio 2003 nella causa V., H
265/02, consid. 4.3, ha deciso:

 

" 
(…)

4.3 Selon les constatations des premiers juges,
la société a subi une perte importante en 1994, sans que la situation ne s'améliore
par la suite. En ce qui concerne les cotisations d'assurances sociales, la société
accusait des arriérés depuis juillet 1996, qui se montaient à plus de 25'000
fr. dès décembre 1996 déjà, croissant encore en 1997. Il ressort en outre des décomptes
produits par l'intimée que la société n'a effectué aucun versement en vue de payer
les cotisations courantes ou de réduire son découvert depuis septembre 1996.

 

Les premiers juges ont déduit de ce qui précède qu'au
vu de la situation financière très difficile de la société depuis 1994 déjà, le
recourant ne pouvait pas sérieusement croire qu'elle allait s'améliorer d'une manière
décisive. Par ailleurs, sachant que la société allait cesser toute activité - les
administrateurs cherchant un repreneur pour la brasserie depuis 1995 -, le recourant
ne s'est pas davantage soucié du paiement des cotisations sociales et n'a pris aucune
mesure particulière pour tenter de diminuer le dommage causé à l'intimée. Dès lors,
sa responsabilité est engagée au sens de l'art. 52 LAVS. 

 

On ne peut qu'adhérer à cette appréciation. On ne
saurait en effet qualifier de simple passe délicate dans la trésorerie au sens
de la jurisprudence citée, la situation de X.________SA, puis de Y.________ SA,
dans la mesure où le non-paiement des cotisations d'assurances sociales s'est prolongé
sur plus de deux ans de manière récurrente. A cela, la tentative de vente de la
société qui semblait se concrétiser en février 1998 par la signature d'un «agrément
de coopération» avec un potentiel repreneur ne change rien. Comme le relève à juste
titre l'autorité cantonale de recours, le règlement du passif de la société, et
en particulier des charges sociales, selon l'agrément signé le 9 février 1998
est peu clair. Ainsi, s'il est fait mention de «créanciers prioritaires», rien
ne permet de croire que l'intimée en faisait partie et que les administrateurs
de la société envisageaient effectivement de la désintéresser en priorité. Par ailleurs,
on ne voit pas en quoi le fait qu'un acompte de 500'000 fr., sous la forme d'un
chèque, aurait été remis par le potentiel repreneur à la société bailleresse de
la brasserie, selon les allégations du recourant, aurait permis d'améliorer la situation
de la société, dès lors que ces liquidités auraient bénéficié en premier lieu, semble-t-il,
à la bailleresse. Enfin, cette démarche ne saurait en aucun cas justifier le
non-paiement des cotisations d'assurances sociales dès juillet 1996 (…)"

 

                                         Riassumendo
quindi, il fatto di essersi prodigato per la cessione della ditta, non può
assurgere a valido motivo di discolpa. La restrittiva giurisprudenza del TFA
non lo permette.

 

                             2.10.   Infine,
per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dal convenuto,
corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve,
tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa
i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b;
DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi
citate). 

                                         È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).

                                         Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16
settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del
5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28,
consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata). 

 

                                         Nel caso in esame, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove. 

 

                                         In particolare non è
necessario procedere al richiamo "dell'incarto penale relativo
all'azionista della società", peraltro formulata in modo generico e
senza indicare il nome del predetto azionista e il reato da esso commesso, in
quanto la documentazione agli atti è sufficiente per definire la responsabilità
di ___________. Inoltre, il TFA non ammette una richiesta in
termini generici di edizione di documentazione, atteso che è preciso dovere
dell'interessato indicare con esattezza i documenti utili a dimostrare il
fondamento delle tesi formulate, potendosi da lui esigere che proceda in modo
selettivo e mirato all'offerta e produzione dei mezzi di prova rilevanti per il
giudizio e non incombendo ai giudici cantonali il compito di supplire ad
eventuali carenze in tal senso (cfr. STFA del 31
gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.3; STFA del 16 settembre 2002
nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2; STFA del 23
luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3.; STFA del 25
giugno 2002 nella causa L, H 444/00, consid. 4d; STFA del 5
novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4c.) 

                                         I membri
del CdA devono procedere in modo selettivo e mirato all'offerta e alla
produzione dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio, indicandone
partitamente gli elementi che li individuano e caratterizzano nonché
l'obiettivo probatorio perseguito con la richiesta. Scopo evidente di siffatto
rigore formale è di consentire l'autorità giudicante di valutare la rilevanza
di ogni mezzo di prova ritualmente offerto (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella
causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.2; STFA del 31 gennaio 2003
nella causa V., H 5/02, consid. 4.3; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R.,
H 177/01, consid. 2.3.2.; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e
J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2.; STFA del 23 luglio 2002 nella causa
U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3). 

                                         Inoltre
secondo costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali non è
vincolato dalle constatazioni e dall'apprezzamento del giudice penale, né per
quello che concerne le prescrizioni violate, né per quel che attiene la
valutazione della colpa commessa (cfr. STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H
411/01, consid. 5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid.
2a).

 

                                         Per
quanto attiene all'audizione dei testi proposti con scritto 13 febbraio 2003
(cfr. doc. _), il TCA ritiene la loro testimonianza superflua, in quanto i
contorni del dissesto economico della società sono noti e ben circostanziati.
Anche un'ulteriore conferma dell'impegno del convenuto per salvare la società
non avrebbe nessuna influenza sull'esito della causa (cfr. consid. 2.9.1). Per
quanto attiene la richiesta di audizione di ___________ che dovrebbe riferire
sulla questione dei precetti esecutivi, la stessa, per i motivi indicati al
consid. 2.9.1, appare irrilevante ai fini del presente giudizio (cfr. STFA del
5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2; STFA
del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.2).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione é accolta.

                                         Di
conseguenza ____________ è condannato a versare alla Cassa cantonale di
compensazione l'importo di fr. 13'015.15

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario    

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti