# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a8957848-18f9-55d8-bba1-0299254abf76
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-03-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 05.03.2024 33.2023.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2023-32_2024-03-05.html

## Full Text

11Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  33.2023.32

   

  TB

  	
  Lugano

  5 marzo 2024    

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Andrea Pedroli (in
  sostituzione di Ivano Ranzanici, astenuto)

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, cancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 ottobre 2023 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12 settembre 2023 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione - Servizio prestazioni
  complementari, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di prestazioni complementari

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Dal 1° maggio 2013 (doc. 8) RI 1,
nato nel 1936, ha beneficiato per sé e la moglie __________, nata nel 1935, di
prestazioni complementari all'AVS nella misura del pagamento del solo premio di
cassa malati (docc. 10, 12, 14 e 16).

 

                          1.2.  Per il tramite di __________, il 25
luglio 2017 (doc. 20) l'assicurato ha chiesto alla Cassa cantonale di
compensazione di computare fra le sue spese il costo della badante per la
moglie.

Con decisione del 2 agosto 2017 (doc. 21) l'amministrazione ha
riconosciuto dal 1° luglio 2017 una prestazione complementare di Fr. 2'084.- al
mese per "spese di malattia ricorrenti" stanti i costi di cure
a domicilio di Fr. 25'008.- annui, oltre al pagamento del premio di cassa
malati per i coniugi, così come risulta in calce al foglio di calcolo allegato.

 

                          1.3.  Queste prestazioni sono state
riconosciute nella medesima misura anche il 21 dicembre 2017 (doc. 29) per
l'anno 2018, il 17 dicembre 2018 (doc. 33) per il 2019, il 16 dicembre 2019
(doc. 36) per l'anno 2020 e il 18 dicembre 2020 (doc. 39) per il 2021.

 

                          1.4.  Il 13 ottobre 2021 (doc. 43) la
Cassa di compensazione ha scoperto che la moglie dell'assicurato era deceduta e
il 20 dicembre 2021 (doc. 49) ha emesso una decisione provvisoria valida dal 1°
gennaio 2022 che stabiliva un diritto alle PC per il marito di Fr. 2'702.- al
mese, oltre al pagamento del premio di cassa malati, pari a una prestazione
complementare di Fr. 618.- e alle spese di malattia ricorrenti di Fr. 2'084.-.

 

                          1.5.  Il 3 gennaio 2022 (doc. 52) la
Cassa, considerando entrambi i coniugi e ancora i costi di cure a domicilio di
Fr. 25'008.- annui, ha riconosciuto per l'anno 2022 al solo marito una
prestazione complementare di Fr. 2'084.- e il pagamento del premio LAMal.

 

                          1.6.  Con decisione del 2 febbraio 2022
(doc. 55) l'amministrazione ha emesso una decisione provvisoria a seguito della
scomparsa della moglie avvenuta __________ ottobre 2021, con cui ha ricalcolato
il diritto alle PC per il solo marito a far data dal 1° novembre 2021
fissandolo in Fr. 2'702.- al mese (Fr. 618 + Fr. 2'084).

 

                          1.7.  Il 2 marzo 2022 (doc. 62) la Cassa
di compensazione ha emesso una decisione a seguito dell'adeguamento dei saldi
dei conti bancari e dei costi per la pigione, attribuendo dal 1° aprile 2022 all'assicurato
una prestazione complementare di Fr. 2'711.- al mese (Fr. 627 [PC] + Fr. 2'084
[spese di malattia ricorrenti]).

 

                          1.8.  Con la modifica della rendita
pensionistica estera, il 18 marzo 2022 (doc. 66) l'amministrazione ha ricalcolato
il diritto alle PC dal 1° aprile 2022, stabilendolo in Fr. 2'706.- al mese (Fr.
622 + Fr. 2'084), oltre, sempre, al pagamento del premio LAMal.

 

                          1.9.  Il 12 dicembre 2022 (doc. 69) la
Cassa di compensazione ha fissato in Fr. 2'703.- mensili per il 2023 il diritto
alle prestazioni complementari, pari a Fr. 619.- di PC al mese e a Fr. 2'084.-
di spese di malattia ricorrenti al mese.

                        1.10.  Il 20 dicembre 2022 (doc. 72)
l'amministrazione si è accorta che con il decesso della moglie non è stata
stralciata la spesa per la badante dal 1° ottobre 2021, perciò ha emesso una
decisione che ha annullato e sostituito la precedente del 12 dicembre 2022 e con
cui ha chiesto in restituzione le prestazioni complementari indebitamente
ricevute dal marito, calcolate in Fr. 29'212.- dal 1° novembre 2021 al 31
dicembre 2022. Inoltre, ha fissato il diritto alle PC dell'assicurato dal 1°
gennaio 2023 in Fr. 619.- al mese.

 

                        1.11.  Con istanza del 27 gennaio 2023
(doc. 85) RI 1 ha chiesto il condono dell'importo di Fr. 29'212.- da restituire
e, semmai, la possibilità di pagamento rateale di Fr. 100.- al mese.

L'istante ha rilevato che credeva che la morte della moglie fosse
stata notificata d'ufficio alla Cassa di compensazione e quindi non ha ritenuto
di dover fare una particolare comunicazione, visto che l'assegno per grandi
invalidi e la rendita di vecchiaia si erano bloccati automaticamente. Nei mesi
successivi l'assicurato non ha fatto particolare caso che continuava ad
essergli versato l'importo per la badante, data la sua età molto avanzata (87
anni) e per lo sfinimento dovuto alle pesanti traversie vissute negli ultimi
mesi di vita della moglie e nei mesi seguenti il decesso. Poi, nel 2022 ha
effettuato una convalescenza di oltre sei mesi dovuta a un infortunio con
ricovero d'urgenza in ospedale.

Non avendo poi risparmi, ma vivendo della sola rendita AVS, gli è
impossibile rimborsare la somma richiesta se non con un pagamento rateale di al
massimo 100 franchi al mese.

 

                        1.12.  La Cassa cantonale di compensazione
ha respinto la domanda di condono con decisione del 18 aprile 2023 (doc. 88).

L'amministrazione ha rilevato di avere emesso il 2 febbraio 2022
una decisione di PC valida dal 1° novembre 2021 a seguito del decesso della
moglie dell'assicurato, calcolata considerando i costi di cure a domicilio di
Fr. 25'008.- riconosciuti in precedenza stante la necessità, per il coniuge, di
questo aiuto. Durante i controlli di fine anno 2022, è però emerso che il
calcolo delle PC in favore dell'assicurato era errato, siccome considerava
ancora i costi di cure a domicilio di Fr. 25'008.-, che invece dovevano essere
stralciati con la scomparsa della moglie.

L'errore in cui è incorsa è continuato fino al 12 dicembre 2022 e
doveva far sorgere all'assicurato il dubbio che beneficiava di un'illecita
prestazione e pertanto egli doveva segnalarlo alla Cassa. Con la ricezione
della decisione del 2 febbraio 2022 l'errore di calcolo poteva e doveva essere
facilmente identificabile. Pertanto, la violazione commessa configura una
negligenza grave e la buona fede non va perciò ammessa.

 

                        1.13.  L'opposizione del 17 maggio 2023
(doc. 89) dell'assicurato è stata respinta dalla decisione su opposizione del
12 settembre 2023 (doc. A) con cui la Cassa cantonale di compensazione, dopo
avere esposto le norme legali e la giurisprudenza sulla buona fede, ha ritenuto
che l'opponente non ha controllato con la dovuta diligenza il foglio di calcolo
delle PC e quindi non le ha segnalato un errore di cui avrebbe potuto
facilmente accorgersi.

Per l'amministrazione, l'affermazione secondo cui, a causa della
età e della scolarizzazione, l'assicurato non ha fatto particolare caso al
versamento che continuava erroneamente a ricevere per la badante della moglie,
non è comprovabile. Inoltre, su tutte le decisioni e le comunicazioni che egli
ha ricevuto è indicato l'obbligo di informare la Cassa, così come avvenuto nel
2017 quando, tramite __________, l'assicurato ha comunicato di avere assunto
una badante per aiutare la moglie. 

La Cassa ha quindi osservato che non si tratta di conoscere nel
dettaglio tutte le particolarità riguardanti le prestazioni complementari, ma di
essere semplicemente consapevoli di doverle segnalare un errore che poteva e
doveva essere di semplice comprensione anche per una persona di 87 anni.
Pertanto, l'assicurato ha controllato in maniera insufficiente il foglio di
calcolo, ciò che non gli ha permesso di individuare l'evidente mento dei costi
di cure a domicilio per la badante, di cui egli era a conoscenza. La
comprensione del computo ingiustificato di un costo come quello delle cure a
domicilio in favore della moglie, deceduta __________ ottobre 2021, che era
espressamente indicato nei fogli di calcolo, senza dubbio poteva e doveva
ragionevolmente essere pretesa da una persona capace di discernimento in una
situazione identica e nelle medesime circostanze. L'assicurato ha perciò
commesso una negligenza grave, per cui la Cassa non ha ammesso la buona fede e
di conseguenza non ha esaminato il presupposto, cumulativo, dell'onere grave.

 

                        1.14.  Con ricorso del 13 ottobre 2023
(doc. I) RI 1, sempre assistito dall'avv. RA 1, ha chiesto di non essere tenuto
a restituire l'importo di Fr. 29'212.-. Il ricorrente ha riproposto le
motivazioni addotte con l'istanza di condono e l'opposizione, evidenziando che
le sue patologie (doc. B) gli impongono di essere assistito giornalmente
dall'aiuto a domicilio e che non gli si può chiedere di comprendere, a 87 anni
e con un deficit cognitivo lieve, che c'era un errore di calcolo, che doveva
essere evidente quando ha ricevuto la decisione del 2 febbraio 2022, ma di cui la
Cassa stessa si è accorta dopo un anno. Ad ogni modo, non riuscire a
comprendere un errore di calcolo della Cassa non significa ancora necessitare
di una curatela.

Per l'insorgente, non si può imporre a una persona nella sua
situazione (lutto, infortunio, ricovero, depressione post-traumatica) l'oneroso
obbligo di attivarsi prontamente per informare la Cassa di un suo errore e
qualificare una mera dimenticanza di un anziano 87enne come dettata da malafede
e costituente una grave negligenza. L'errore che ha commesso la Cassa -
rilevato dopo un anno da funzionari in età lavorativa e con formazione
specifica - era invece difficilmente comprensibile per l'assicurato, che ha
lavorato come autista, che ha un'età molto avanzata ed è in condizioni di
salute precarie.

Sia il presupposto della buona fede sia quello della grave
difficoltà sono dunque dati e il condono va perciò concesso.

 

                        1.15.  Nella risposta del 27 ottobre 2023
(doc. III) la Cassa cantonale di compensazione ha chiesto al TCA di respingere
il ricorso, rinviando alle motivazioni addotte nella decisione impugnata, visto
che il ricorso ripropone le argomentazioni dell'opposizione.

 

                        1.16.  Il 13 novembre 2023 (doc. V) il
ricorrente ha osservato di avere invece approfondito le ragioni che escludono
che una mera dimenticanza di un anziano 87enne, malato e turbato dal grave
lutto per la scomparsa della moglie, possa essere qualificata come dettata da
malafede e costituire una grave negligenza. Per questo motivo, il rinvio al N.
4652.03 DPC non giova alla Cassa, dovendo proprio considerare le capacità e il
livello di istruzione di una persona anche nel concretizzare il concetto di
errore di cui egli avrebbe potuto facilmente accorgersi.

 

                        1.17.  Riassunta la fattispecie, la Cassa cantonale
di compensazione si è riconfermata il 22 novembre 2023 (doc. VII) nella
decisione su opposizione.

 

                        1.18.  Il 4 dicembre 2023 (doc. IX)
l'insorgente ha rilevato che la Cassa non ha minimamente contestato quanto da
egli rilevato riguardo alla sua età molto avanzata, all'infermità e alle
condizioni di depressione e prostrazione presenti dopo la perdita della moglie,
come pure alla sua formazione e alle capacità legate al lavoro semplice che ha
svolto per una vita (autista), tutte circostanze che gli hanno impedito in
buona fede di rendersi conto dell'errore commesso dalla Cassa.

 

                        1.19.  L'amministrazione non ha
ulteriormente replicato (doc. X).

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Oggetto del contendere è stabilire
se, a ragione, la Cassa cantonale di compensazione ha respinto la domanda di
condono dell'assicurato del 27 gennaio 2023 nei confronti della richiesta del 20
dicembre 2022 di restituire l'importo di Fr. 29'212.- per le prestazioni complementari
di cui egli ha indebitamente beneficiato dal 1° novembre 2021 al 31 dicembre
2022.

 

                          2.2.  L'art. 25 cpv.
1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere
restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in
buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

 

Per l'art. 4 cpv. 1 OPGA, se il beneficiario era in buona fede e
si trova in gravi difficoltà, l'assicuratore rinuncia completamente o in parte
alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse.

Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il
momento in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (art. 4 cpv. 2
OPGA).

Il condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e
corredata dei necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni
dal momento in cui la decisione (di restituzione) è passata in giudicato (art.
4 cpv. 4 OPGA).

Giusta l'art. 4 cpv. 5 OPGA, sul condono è pronunciata una decisione.

 

Affinché sia concesso il condono, è dunque necessario che siano
cumulativamente adempiuti i seguenti presupposti (SVR 1996 AHV Nr. 102; SVR
1995 AHV Nr. 61 consid. 4; Kieser,
ATSG-Kommentar, 4a ed. 2020, pag. 523 n. 59 ad art. 25):

 

-  l'interessato o
il suo rappresentante legale ha percepito la prestazione indebita in buona
fede, e

                                  -  la
restituzione lo metterebbe in gravi difficoltà economiche, nel senso che
costituirebbe un onere troppo grave (DTF 122 V 140 consid. 3b).

 

                          2.3.  Per quanto concerne
la nozione di buona fede (STF 8C_617/ 2009 del 5 novembre 2009; STF
8C_865/2008 del 27 gennaio 2009; STF 8C_383/2007 del 15 luglio 2008), giova
ricordare che la giurisprudenza sviluppata a proposito del vecchio art. 47 cpv.
1 LAVS (abrogato con l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della LPGA) vale
per analogia anche in materia di prestazioni complementari (DTF 133 V 579 consid.
4.1).

Di conseguenza, il solo fatto che l'assicurato
ignorasse di non avere diritto alle prestazioni versate non basta per ammettere
l'esistenza della buona fede. La buona fede, in quanto condizione necessaria
per il condono, è infatti esclusa a priori se i fatti che danno luogo all'obbligo
di restituzione (per esempio la violazione dell'obbligo di annunciare o di
informare) sono imputabili a un comportamento doloso oppure a una grave
negligenza.

Per contro, l'assicurato può invocare la propria
buona fede se l'azione o l'omissione in questione costituiscono una lieve
negligenza (per esempio una lieve violazione dell'obbligo di annunciare o di
informare; cfr. DLA 1998 n. 14 pag. 73 consid. 4a; 1992 n. 7 pag. 103 consid.
2b; v. pure DTF 112 V 97 consid. 2c pag. 103; 110 V 176 consid. 3c pag. 180).

 

In questo ordine di idee, occorre differenziare tra
la buona fede intesa come mancata consapevolezza dell'illiceità ("Unrechtsbewusstsein")
e la questione di sapere se l'interessato poteva invocare la buona fede in
determinate circostanze o, facendo uso dell'attenzione che le circostanze
permettevano ragionevolmente di esigere da lui, avrebbe potuto riconoscere il
vizio giuridico esistente (DTF 122 V 221 consid. 3; SVR 2007 EL Nr. 8
consid. 2.2; STF 8C_391/2008 del 14 luglio 2008).

 

La condizione della buona fede deve essere realizzata nel periodo
in cui l'assicurato ha ricevuto le prestazioni indebite di cui è chiesta la
restituzione (STF P 64/06 del 30 ottobre 2007).

 

Giusta l'art. 5 cpv. 1 OPGA, la grave difficoltà ai sensi dell'art.
25 cpv. 1 LPGA è data quando le spese riconosciute in virtù della LPC e le
spese supplementari dell'art. 5 cpv. 4 OPGA superano i redditi determinanti
secondo la LPC.

Il capoverso 2 dell'art. 5 OPGA specifica quali fattori debbano
essere computati per il calcolo delle spese riconosciute: il fabbisogno vitale,
la pigione di un appartamento, le spese personali e l'assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie e dà le indicazioni sulla
determinazione dell'importo massimo ascrivibile ad ognuna di queste voci.

L'art. 5
cpv. 3 OPGA definisce i criteri di computo della sostanza.

L'art. 5 cpv. 4 OPGA quantifica
le spese supplementari da computare in virtù del capoverso 1, indicando Fr. 8'000 per le persone sole, Fr. 12'000 per i coniugi e Fr. 4'000 per gli orfani e i figli che danno diritto ad una rendita per figli
dell'AVS o dell'AI.

 

Nel caso in cui l'istanza di condono abbia fatto oggetto di
ricorso, il Tribunale delle assicurazioni può prendere in considerazione come
la situazione finanziaria della persona tenuta a restituzione si sia modificata
dopo l'emanazione della decisione su opposizione (Kieser, op. cit., pag. 528 n. 75 ad art. 25). Il giudice,
dunque, non è tenuto ad esaminare direttamente ed in modo definitivo se e in
quale misura la situazione economica del debitore si è modificata dopo la
notifica della decisione impugnata. Tuttavia, ciò non gli impedisce di fondare
il suo giudizio, per ragioni di economia procedurale, in ossequio del diritto
di essere sentito, sulla nuova situazione (DTF 116 V 293 consid. 2c; DTF 107 V 80 consid. 3b; Meyer-Blaser,
Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in: RSJB 1995, pag. 488).

 

                          2.4.  Va ricordato qui come, in base all'art. 31 cpv. 1 LPGA, l'avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono
tenuti a notificare all'assicuratore o, secondo i casi, al competente organo
esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni
determinanti per l'erogazione di una prestazione. Per l'art. 31 cpv. 2 LPGA, qualsiasi
persona o servizio che partecipa all'esecuzione delle assicurazioni sociali ha
l'obbligo di informare l'assicuratore se apprende che le condizioni
determinanti per l'erogazione di prestazioni hanno subìto modifiche.

 

L'art. 24 OPC-AVS/AI, concernente l'obbligo di
informare nelle PC, prevede che la persona che ha diritto o il suo
rappresentante legale o, nel caso, il terzo o l'autorità a cui è versata la
prestazione complementare, deve comunicare senza ritardo all'organo
cantonale competente per le prestazioni complementari ogni mutamento delle
condizioni personali ed ogni variazione importante della situazione materiale
del beneficiario delle prestazioni. Questo obbligo di informare vale anche per
le modifiche che riguardano i membri della famiglia dell'avente diritto.

 

Proprio la sistematica della norma suggerisce quindi
che l'obbligo (o dovere) di notificare di cui all'art. 24 OPC-AVS/AI debba
essere inteso nel senso che l'avente diritto è tenuto a segnalare
tempestivamente, in quanto tale, un prevedibile cambiamento dei fatti rilevanti
per il diritto (STF 9C_365/2022 dell'11 novembre 2022, consid. 2.2.1).

 

In merito all'obbligo di comunicare ogni cambiamento nelle
assicurazioni sociali secondo la norma generale dell'art. 31 LPGA, Ueli Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz
über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a ed. 2020, n.
21 pag. 633 ad art. 31, ha affermato che, di principio, la comunicazione del
cambiamento deve avvenire quando se ne viene a conoscenza e comunque immediatamente
dopo la sua realizzazione e consiste in una dichiarazione una tantum dell'interessato
all'assicuratore (DTF 118 V 214 consid. 2b). Se, in un caso concreto, si può
ipotizzare un miglioramento dello stato di salute al più tardi a partire da un determinato
momento e, inoltre, è un miglioramento costante e stabile, non si deve attendere
un periodo di tre mesi, che è determinante nel caso di miglioramenti instabili
(STF 8C_232/2016 consid. 4.4).

 

Nella STFA P 27/05 del 14 marzo 2006, la Corte federale ha
ritenuto che l'avere annunciato alla Cassa di compensazione nel gennaio 2001
che il 7 novembre 1998 aveva ereditato della sostanza non rispettava la
condizione dell'art. 24 OPC-AVS/AI di comunicare senza ritardo le
modifiche personali o economiche. Infatti, la corrispondente notifica era stata
effettuata sette mesi dopo la divisione ereditaria e tre mesi dopo l'iscrizione
nel registro fondiario del trapasso della proprietà ereditata.

 

Nemmeno un ritardo di alcune settimane è stato considerato
giustificato dall'Alta Corte (STF P 64/06 del 30 ottobre 2007).

L'assicurata ha informato il 16 marzo 2006 la Cassa cantonale di
compensazione che il 23 gennaio 2006 l'istituto di previdenza presso cui era
affiliata le aveva riconosciuto il diritto a delle prestazioni d'invalidità. Le
era dunque stata versata una rendita mensile di Fr. 395.- dal mese di marzo 2006
e un importo di Fr. 14'931.- per le rendite retroattive per il periodo dal 6
gennaio 2003 al 28 febbraio 2006. Il Tribunale cantonale ha negato la buona
fede dell'assicurata avendo avvertito la Cassa del versamento retroattivo delle
prestazioni della previdenza professionale soltanto un mese e mezzo dopo avere
ricevuto e speso l'ammontare dell'istituto di previdenza (cfr. consid. 2).

Il Tribunale federale ha ammesso la buona fede della ricorrente
per il periodo dal 1° gennaio 2003 al 31 gennaio 2006. Durante questo periodo,
l'assicurata effettivamente riceveva solo la sua rendita AI e non aveva ancora
ricevuto nessun importo dalla previdenza professionale, cosicché le prestazioni
complementari le erano state versate a buon diritto (cfr. consid. 7.1).

La situazione era invece differente per le prestazioni
complementari concesse per i mesi di febbraio e marzo 2006, visto che
l'assicurata si è vista attribuire da allora un reddito supplementare di cui
poteva facilmente rendersi conto che era di natura tale da influenzare il suo
diritto alle prestazioni. Le incombeva, perciò, di comunicare immediatamente
questo cambiamento di situazione alla Cassa invece di attendere diverse
settimane prima di segnalarlo (art. 24 OPC-AVS/AI).

Questo comportamento, ha concluso l'Alta Corte, costituisce una colpa
grave, che esclude la sua buona fede e, quindi, anche il condono dell'obbligo
di restituzione dei due importi per febbraio (Fr. 188.-) e marzo (Fr. 188.-)
(cfr. consid. 7.2).

 

                          2.5.  È pacifico che il
ricorrente non ha informato la Cassa cantonale di compensazione che la moglie
era deceduta.

Lo stesso assicurato l'ha ammesso.

In un primo momento, con l'istanza di condono egli
ha infatti affermato che "ho
pensato che la dipartita della mia compianta moglie vi sarebbe stata notificata
d'ufficio e quindi non ho ritenuto di dovere fare una comunicazione particolare
visto che l'assegno grandi invalidi e la sua rendita si erano bloccate
automaticamente." (doc. 85-1/3). E che "non ho fatto particolare caso alla circostanza
che continuava ad essermi versato l'importo per la badante data la mia età
molto avanzata (faccio quest'anno 87 anni!) e per lo sfinimento per le pesanti
traversie che ho attraversato sia negli ultimi mesi di vita di __________ sia
subito dopo il suo decesso. Nel corso del 2022 ho dovuto subire oltretutto una
convalescenza di oltre sei mesi per un infortunio con ricovero d'urgenza
all'Ospedale __________ che mi ha fatto temere un ricovero definitivo in un
istituto" (doc. 85-2/3).

 

Con l'opposizione, il ricorso e i suoi successivi scritti
l'assicurato ha posto l'accento sulle sue condizioni di salute per giustificare
che gli era "difficilmente comprensibile ed
individuabile" (doc. 89-3/15) l'errore commesso dalla Cassa di
compensazione nel continuare a riconoscergli il rimborso dei costi di cura a
domicilio a favore della moglie, anche se deceduta nell'ottobre 2021. A suo
dire, "non si può richiedere di comprendere
che vi era un errore di calcolo ad un 87enne con deficit cognitivo (per fortuna
ancora lieve), ma appena rimasto vedovo con conseguente stato depressivo ancora
pesante oggi a 2 anni della morte della compagna di vita __________ e reduce da
un grave infortunio che gli impone, anche quando è a casa, di essere
giornalmente assistito dai servizi di __________ a). Men che meno imputargli
una negligenza grave o persino malafede!" (doc. I pag. 4).
D'altronde, "la medesima Cassa cantonale di
compensazione AVS/AI/IPG ha scoperto quello stesso errore (a suo dire così
evidente persino anche per una persona in età estremamente avanzata) soltanto
dopo un anno." (doc. I pag. 4).

Pertanto, per il ricorrente non si può "imporre ad una persona nella situazione e nelle
circostanze (lutto, infortunio, ricovero, depressione post-traumatica) del sig.
RI 1 l'oneroso obbligo di attivarsi prontamente per informare la Cassa di un
suo errore o espresso più precisamente non si possa qualificare una mera
dimenticanza al riguardo di un anziano 87enne come dettata da malafede e
costituente una grave negligenza. Lo sbaglio della Cassa era invece
difficilmente comprensibile e individuabile per una persona senza formazione
specifica (il sig. RI 1 era l'autista (…)), in età molto avanzata e in
condizioni di salute precarie." (doc. I pag. 4).

 

                          2.6.  È indubbio che la
Cassa cantonale di compensazione ha commesso un grossolano errore a continuare
a riconoscere al ricorrente i costi di cure a domicilio cifrati in Fr. 25'008.-
all'anno, corrispondenti a Fr. 2'084.- al mese, a titolo di spese di malattie ricorrenti
a favore della moglie, anche dopo che quest'ultima era venuta a mancare.

Infatti, sebbene l'amministrazione abbia appreso a
metà ottobre 2021, in maniera autonoma, e meglio dopo un paio di giorni che il
coniuge dell'assicurato era deceduto, e ne abbia poi informato l'assicurato il
20 dicembre 2021 con "La
presente decisione viene emessa provvisoriamente a seguito del decesso della
moglie" (doc. 49), tuttavia in quella occasione ha
fissato il diritto alle prestazioni complementari dell'assicurato per l'anno
2022 stralciando sì correttamente la moglie dal nuovo calcolo, ma continuando a
riconoscere al superstite il rimborso delle spese di malattia per la badante che,
però, erano venute meno.

 

Anche il 2 febbraio 2022, con la "Decisione
PROVVISORIA emessa in seguito alla presa di conoscenza della partita di sua
moglie in data __________.10.2021" (doc. 55), la Cassa ha rivisto il
diritto alle PC dal 1° novembre 2021 con questi stessi criteri.

 

La Cassa di compensazione ha poi scoperto soltanto
oltre un anno dopo che era incorsa in un errore considerando ancora i costi per
la badante della moglie dell'assicurato. Pertanto, essa ha rivisto il diritto alle prestazioni complementari
e il 20 dicembre 2022 ha emanato una decisione di restituzione delle prestazioni che sono così risultate indebitamente versate al
beneficiario dal 1° novembre 2021 al 31 dicembre
2022. Infatti, secondo i nuovi fogli di calcolo allestiti
quel giorno secondo il vecchio e il nuovo diritto (docc.
74-79) giusta le disposizioni transitorie della modifica del 22
marzo 2019 della LPC (Riforma delle PC), è emerso
che la Cassa gli ha erroneamente corrisposto delle prestazioni complementari di
Fr. 2'084.- al mese.

Ciò ha avuto quale conseguenza, per l'interessato, un indubbio
errato riconoscimento delle prestazioni complementari. Ogni nuova spesa
riconosciuta, o variazione di spesa già riconosciuta, così come ogni nuova
entrata, rappresenta un cambiamento rilevante della situazione materiale (STF
8C_954/2008 del 29 maggio 2009, consid. 7.3) e quindi deve essere notificata
alla Cassa di compensazione (STF 9C_720/2013 del 9 aprile 2014, consid. 4.3; STF
9C_834/2010 del 2 ottobre 2010, consid. 2.2) senza ritardo (STF P 64/06 del 30
ottobre 2007; STFA P 27/05 del 14 marzo 2006).

 

                          2.7.  A questo
proposito va osservato che se prima della scomparsa della moglie
il ricorrente percepiva una prestazione complementare che comprendeva il
rimborso dei costi di cure a domicilio (Fr. 2'084.-) e il pagamento del premio
di cassa malati per entrambi gli assicurati, con il decesso del coniuge la
Cassa ha ricalcolato il diritto del solo marito sulla base dei suoi redditi e
delle sue spese, giungendo ad attribuirgli una prestazione complementare di Fr.
618.- al mese oltre, per l'appunto, a queste spese di malattia di Fr. 2'084.-
al mese, a cui va aggiunto il pagamento del premio di cassa malati.

Pertanto, complessivamente l'insorgente ha incassato
delle prestazioni complementari maggiori rispetto a quando il calcolo veniva
effettuato su entrambi i coniugi. Ciò avrebbe dovuto attirare ulteriormente la
sua attenzione sul foglio di calcolo annesso, da cui avrebbe dovuto notare, in
calce allo stesso, le esplicite e chiare indicazioni "Costi di cure a domicilio 25'008" e "spese di
malattia ricorrenti al mese 2'084", già presenti dal
luglio 2017. Questi importi, riconosciuti dalla Cassa a titolo di rimborso
spese di malattia, erano infatti destinati a coprire i costi della badante
assunta per occuparsi della moglie, quando era in vita.

 

Il ricorrente ha ritenuto di essere stato in buona fede poiché, in
sostanza, la sua età avanzata, il suo precario stato di salute, l'assenza di
formazione specifica nella materia e le particolari circostanze psicofisiche in
cui si è trovato dopo la perdita della moglie, non potevano imporgli di prontamente
attivarsi per informare l'amministrazione dell'errore in cui essa era incorsa.

 

                          2.8.  Secondo consolidata giurisprudenza
federale, la buona fede come presupposto per il condono non è già data con l'ignoranza
del vizio giuridico. Piuttosto, il beneficiario delle prestazioni non solo non
deve essere colpevole di dolo, ma anche di grave negligenza.

Pertanto, da un lato, la buona fede decade sin dall'inizio quando
la prestazione che è stata concessa a torto può essere ricondotta a una
violazione dolosa o gravemente negligente dell'obbligo di annunciare o di
fornire informazioni. D'altro lato, la persona che è tenuta a rimborsare può
invocare la buona fede se il suo comportamento scorretto è stato solo
lievemente negligente. Il questo caso, il grado di diligenza richiesto viene
valutato secondo un parametro oggettivo, anche se non si deve ignorare ciò che
è soggettivamente possibile e ragionevole per la persona interessata, ovvero capacità
di giudizio, stato di salute, livello di istruzione, ecc. (DTF 138 V 218
consid. 4; STF 9C_585/ 2022 del 5 giugno 2023, consid. 5.1; STF 8C_34/2022 del
4 agosto 2022, consid. 4.2; STF 9C_267/2021 del 1° febbraio 2022, consid. 5.1; STF
9C_455/2021 del 1° dicembre 2021, consid. 4.2.2; STF 9C_318/2021 del 21
settembre 2021, consid. 3.1 in SVR 2022 EL Nr. 7; STF 8C_353/2018 del 26 luglio
2018, consid. 3.1 in SVR 2019 IV Nr. 6). Il comportamento che esclude la buona
fede non deve necessariamente consistere in una violazione dell'obbligo di segnalare
o informare. Viene presa in considerazione anche la mancata richiesta di
informazioni all'amministrazione (STF 9C_318/2021 del 21 settembre 2021,
consid. 3.1 in SVR 2022 EL Nr. 7; STF 8C_535/2018 del 29 ottobre 2018, consid.
5.1; STF 9C_184/2015 dell'8 maggio 2015, consid. 2).

La giurisprudenza ha già avuto modo di specificare che la buona
fede è generalmente negata in caso di calcoli errati di prestazioni
complementari se la persona assicurata non controlla il foglio di calcolo PC o
lo verifica in modo poco coscienzioso e quindi non segnala un errore grave
facilmente riconoscibile (DTF 138 V 218 consid. 4; STF
9C_585/2022 del 5 giugno 2023, consid. 5.1; STF 8C_557/2021 del 17 febbraio
2022, consid. 4; STF 9C_267/2021 del 1° febbraio 2022, consid. 5.1; STF
9C_455/2021 del 1° dicembre 2021, consid. 4.2.1; STF
9C_318/2021 del 21 settembre 2021, consid. 3.2 in SVR 2022 EL Nr. 7; STFA
P 62/04 del 6 luglio 2005, consid. 4.3).

 

Nella STFA P 32/04 del 4 ottobre 2004, la nostra Massima Istanza ha
confermato il rifiuto del condono della restituzione di PC percepite a torto,
in quanto non ha ammesso la buona fede dell'assicurato il quale, anche nel caso
in cui avesse avvisato effettivamente tempestivamente l'autorità competente
della morte della madre - beneficiaria delle PC -, avrebbe dovuto riconoscere
che anche dopo il suo decesso le PC continuavano a essere versate, senza titolo
giuridico, sul conto postale della madre, di cui egli poteva disporre.

 

L'Alta Corte, con giudizio 9C_453/2011 del 15 settembre 2011,
 ha pure confermato il diniego del condono della restituzione di prestazioni
complementari, rilevando che l'assicurato, benché avesse avvisato la
 Cassa dell'avvenuto matrimonio, non aveva poi prestato la necessaria
attenzione al conteggio delle PC, il cui esame avrebbe permesso, anche a una
persona senza conoscenze specifiche del settore, di constatare che nonostante
il matrimonio nel calcolo non era intervenuta alcuna modifica. All'assicurato è
stato contestato il fatto di non avere chiesto delucidazioni in merito all'autorità
competente.

 

Nella citata DTF 138 V 218 (= SVR 2012 AHV Nr. 12), nel 2012 il
Tribunale federale ha negato la buona fede quale condizione del
condono anche nel caso di adempimento dell'obbligo di informare sulla modifica
dello stato civile. Un vedovo aveva annunciato il passaggio a nuove
nozze ma, ciò malgrado, ha continuato a percepire per anni la rendita per
vedovo.

Il Tribunale federale ha stabilito che nel caso di una domanda di
condono dell'obbligo di restituire delle rendite per vedovo percepite
indebitamente a seguito di un secondo matrimonio, la buona fede doveva essere
negata, anche qualora il dovere di informare in merito alla modificazione dello
stato civile fosse stato adempiuto da parte dell'assicurato.

Colui che si risposa non può in buona fede continuare a percepire
per anni una rendita per vedovo, senza mai essersi informato presso la cassa di
compensazione se l'annuncio del passaggio a nuove nozze sia pervenuto e se l'ulteriore
pagamento della rendita sia effettivamente corretto. Ognuno comprende infatti
che il nuovo stato civile sostituisce quello vecchio, al quale l'ottenimento
della rendita per vedovo, già solo a causa del nome, era legato.

 

Va infine ricordata la summenzionata STF 9C_318/2021 del 21
settembre 2021 (pubblicata in SVR 2022 EL Nr. 7). In quel caso, delle
prestazioni complementari alla rendita per i figli di un padre al beneficio di
una rendita d'invalidità erano state versate alla madre, che viveva con i
bambini.

L'amministrazione, in maniera errata, nel calcolo annuale delle
prestazioni complementari ha preso in considerazione gli assegni per i figli
nella misura di Fr. 500.- invece di Fr. 6'000.- (Fr. 500.- al mese per 12 mesi),
e questo per più anni. L'errore di calcolo ha comportato il versamento di
prestazioni complementari superiori a quelle dovute. L'amministrazione ha
chiesto la restituzione della differenza pagata in troppo e ha negato il
condono.

Il Tribunale federale ha confermato la sentenza del Tribunale
delle assicurazioni del Canton Zurigo che ha annullato la decisione di rifiuto
del condono, riconoscendo la buona fede dell'assicurata e rinviando gli atti
all'amministrazione per l'esame della condizione dell'onere gravoso.

Infatti, secondo l'Alta Corte, nel caso di specie era stata
commessa solo una negligenza lieve. La nostra Massima Istanza ha esaminato
minuziosamente il foglio di calcolo delle prestazioni complementari e ha
accertato che esso non indicava, per le differenti poste, se si trattava di
importi annuali o mensili. Sebbene in un altro punto del foglio di calcolo le
rendite AVS/AI e del secondo pilastro, senza tuttavia alcuna indicazione, erano
state manifestamente fissate sulla base di un importo annuale, il Tribunale
federale ha negato che la beneficiaria di PC, nel preciso caso di specie, fosse
tenuta a rendersene conto, poiché non era evidente che anche per gli assegni
per i figli il calcolo andava effettuato su base annua.

D’altro canto la stessa amministrazione, che aveva più familiarità
con il proprio foglio di calcolo, non aveva rilevato, in più occasioni, di aver
commesso un errore:

 

" 5.4. Aufgrund des wie dargelegt nicht
sehr übersichtlichen Aufbaus des Berechnungsblattes, insbesondere des Fehlens
eines klaren und an der richtigen Stelle angebrachten textlichen Hinweises auf
die Massgeblichkeit der Jahresbetreffnisse, und mit Blick darauf, dass ihr kein
mit den Kinderzulagen im Zusammenhang stehendes, entsprechende Rückschlüsse
zulassendes Erwerbseinkommen anzurechnen war, konnte die Beschwerdegegnerin
nicht ohne weiteres erkennen, dass die Kinderzulagen irrtümlich mit dem Monats-
statt mit dem Jahresbetreffnis (d.h. mit Fr. 500.- statt mit Fr. 6000.-) in die
EL-Berechnung einbezogen worden waren. Daran vermag auch nichts zu ändern, dass
die betragliche Abweichung mit Fr. 5500.- pro Jahr nicht unerheblich war. Anders
dürfte es sich wohl verhalten, wenn bei der Beschwerdegegnerin eine
Einkommens-position von mehreren tausend Franken überhaupt nicht angerechnet
worden wäre, weil das vollständige Fehlen einer Einkommensquelle bei der
Durchsicht des EL-Berechnungsblattes in der Regel sofort auffallen müsste (vgl.
beispielsweise Urteil 9C_385/2013 vom 19. September 2013 E. 4.4 [betreffend
eine Altersrente der beruflichen Vorsorge von Fr. 7128.- pro Jahr]). Dass es
sich hier nicht um einen gravierenden, leicht erkennbaren Fehler handelte, gilt
umso mehr, als das Versehen nicht einmal von der - mit ihrem eigenen Formular
bestens vertrauten - Ausgleichskasse selbst bemerkt wurde: Obwohl sie von
Anfang an wusste (anders als die Beschwerdegegnerin, der sich dieser Umstand
zuerst erschliessen musste), dass nur Jahresausgaben und -einnahmen in die
Tabelle Eingang finden können, entging der Kasse auch im Rahmen der beiden
folgenden Neuberechnungen vom 14. Dezember 2017 und 20. Dezember 2018, dass der
Betrag von Fr. 500.- bei den Kinder-/Familienzulagen nicht stimmen konnte,
hätte dies doch einer Zulage von rund Fr. 21.- pro Kind und Monat entsprochen.
Bei dieser Sachlage überzeugt in keiner Weise, dass die Ausgleichskasse von
einem offensichtlichen Fehler ausgeht, welcher der Beschwerdegegnerin hätte
auffallen müssen, entdeckte sie doch den Fehler selber erst im November 2019
(vgl. Berechnungsblatt vom 4. November 2019), nachdem sie ihn zweimal
wiederholt hatte.".

 

                          2.9.  Le Direttive sulle prestazioni
complementari all'AVS e all'AI, edite dall'UFAS, valide dal 1° aprile 2011,
stato al 1° gennaio 2022, hanno concretizzato come segue la giurisprudenza
sulla nozione di buona fede.

Secondo il N. 4652.01 DPC, in caso di versamento indebito delle
PC, la buona fede del beneficiario di PC è ammessa, se questi non poteva
riconoscere l'illecito pur prestando l'attenzione ragionevolmente esigibile da
lui secondo le circostanze del caso.

Il N. 4652.02 DPC prevede che la condizione della buona fede non è
invece adempiuta se il pagamento indebito delle PC è dovuto a un comportamento
doloso o a una negligenza grave della persona tenuta alla restituzione. È il
caso se questa, dolosamente o per negligenza grave, ha taciuto determinati
fatti o fornito indicazioni inesatte al momento della richiesta o
dell'accertamento della sua situazione, ha violato o non ha adempiuto
tempestivamente l'obbligo d'informare oppure ha percepito le PC pur essendo
consapevole che erano versate indebitamente.

Per il N. 4652.03 DPC, agisce in modo gravemente negligente chi al
momento della richiesta, dell'accertamento della sua situazione o della
percezione delle PC indebitamente versate non agisce con la diligenza minima
esigibile da lui, considerate le sue capacità e il suo livello di istruzione. È
gravemente negligente, per esempio, chi non comunica un cambiamento dell'importo
della rendita o del reddito da lavoro oppure non controlla con la dovuta
diligenza il foglio di calcolo delle PC e per questa ragione non segnala un
errore di cui avrebbe potuto facilmente accorgersi.

 

                        2.10.  In concreto,
l'amministrazione ha fatto leva su quest'ultima direttiva per sostanziare il
rifiuto del condono, osservando che nelle decisioni che l'assicurato aveva
ricevuto negli anni era ben indicato l'obbligo di informarla in caso di errori.
Pertanto, egli era consapevole di dovere fare presente alla Cassa l'evidente errore
che essa ha commesso e che poteva e doveva essere di semplice comprensione
anche per una persona di 87 anni. La scarsa verifica dei fogli di calcolo non
gli ha permesso di individuare il manifesto errore e la buona fede va perciò
negata.

Per l'insorgente, invece, la sua età e le sue
precarie condizioni di salute non permettono l'applicazione del N. 4652.03
DPC.

 

                        2.11.  Giusta l'art. 16 CC, è capace di
discernimento, nel senso di questa legge, qualunque persona che non sia priva
della capacità di agire ragionevolmente per effetto della sua età infantile o
di disabilità mentale, turba psichica, ebbrezza o stato consimile.

 

La nozione di capacità di discernimento consiste da un lato in una
componente intellettuale, ossia la capacità di riconoscere il significato, lo
scopo e le conseguenze di una determinata azione; dall'altro lato, in una
componente di volontà o carattere, ovvero la capacità di agire secondo la
propria volontà in base a una ragionevole conoscenza e di opporsi a qualsiasi
influenza esterna sulla propria volontà. La capacità di discernimento è
relativa, non va determinata in astratto, ma piuttosto va valutata in relazione
alla complessità dell'atto che dev'essere compiuto e della sua portata (DTF 124 III 5 consid.
4c/bb pag. 16 seg.). Si può pertanto concepire che una persona che dispone di
una capacità di discernimento genericamente ridotta possa comunque svolgere
compiti attinenti alla quotidianità e sia dunque da considerare capace di
discernimento per gli atti ivi relativi, mentre si potrà negare tale capacità
per atti più complessi (DTF 124 III 5 consid.
1a; STF 5A_647/2011 del 31 maggio 2012, consid. 3.2).

 

Nel caso di adulti, in base all'esperienza generale della vita, la
capacità di discernimento è di regola presunta (art. 16 CC), motivo per cui
spetta alla parte che ne pretende l'inesistenza di provare tale affermazione (STF
5A_914/2019 del 15 aprile 2021, consid. 3.2; STF 5A_647/2011 del 31 maggio
2012, consid. 3.3).

Quando l'esperienza generale della vita fa invece presumere con
verosimiglianza preponderante il contrario, e cioè l'assenza della capacità di
discernimento, come nel caso di persona colpita da infermità mentale dovuta
all'età, la presunzione legale dell'art. 16 CC è annullata e spetta alla controparte
portare la controprova, pure con verosimiglianza preponderante, che
l'interessato ha agito in un momento di lucidità (DTF 124 III 5 consid.
1b; STF 5A_914/2019 del 15 aprile 2021, consid. 3.2).

 

Nella STF 9C_934/2009 del 28 aprile 2010, l'Alta
Corte si è pronunciata sul caso di un giovane beneficiario di rendita di
invalidità a cui la Cassa di compensazione ha concesso le prestazioni
complementari computando una rinuncia di sostanza di Fr. 129'000.-, mentre nel
giudizio cantonale questa sostanza non è stata conteggiata e la Cassa l'ha perciò
impugnato.

Il Tribunale federale ha quindi definito la nozione
di capacità di discernimento giusta l'art. 16 CC e quali siano i due elementi
che la compongono, ricordando che essa è la regola e che in base all'esperienza
di vita è presunta, purché non vi siano indicazioni che la persona interessata,
a causa delle sue condizioni generali - ad esempio nel caso di alcune malattie
mentali o dell'età avanzata - di norma e con grande probabilità debba essere
considerata incapace di discernimento (cfr. consid. 5.3).

Il Tribunale cantonale ha negato la capacità di
discernimento dell'assicurato riguardo ai beni che ha alienato tra agosto 2006
e agosto 2007 sulla base del certificato del servizio psichiatrico
ambulatoriale, mentre per la Cassa di compensazione egli non era incapace di
discernimento, avendo firmato una convenzione di divorzio, sottoscritto un
contratto di locazione, viaggiato all'estero e l'autorità tutoria non l'aveva
interdetto, ma aveva disposto soltanto una curatela (cfr. consid. 5.4).

Nell'esaminare la capacità di discernimento del
resistente, l'Alta Corte si è distanziata dalle conclusioni della ricorrente,
secondo cui era manifestamente errato che l'assicurato non avesse la
consapevolezza delle sue azioni e che non avrebbe tenuto un comportamento così
spendaccione senza il disturbo schizo-affettivo diagnosticatogli. Il fatto che
l'interessato abbia firmato un accordo di divorzio nel 2007 e che il divorzio
potesse essere pronunciato nello stesso anno, per il Tribunale federale consente
al massimo di trarre conclusioni sull'esistenza della sua capacità
intellettiva, ma dice poco sulla capacità, che è di particolare interesse in
questo caso, di agire liberamente secondo una ragionevole conoscenza. Analogamente,
va rilevato che, sebbene il convenuto abbia consumato un notevole patrimonio
nel più breve tempo possibile, in seguito non si è manifestamente indebitato
ulteriormente. Il quadro della sua malattia mentale comprendeva,
tra l'altro, allegria spensierata, idee di grandezza ed eccessivo ottimismo.
In tali condizioni può rientrare spendere i soldi esistenti in modo dispendioso.
D'altra parte, spendere denaro inesistente diventa molto più difficile e può
avere conseguenze spiacevoli che possono compromettere il piacere di farlo. Il
convenuto avrebbe dovuto esserne consapevole, date le sue presunte capacità
intellettuali. Neanche il riferimento all'istituzione di una curatela
anziché di una tutela era convincente, essendo prassi delle autorità tutorie
ordinare la misura più mite di una curatela anziché di una tutela nel caso in
cui non vi sia più sostanza disponibile. Infine, neppure il viaggio e
l'annuncio della partenza per l'estero costituiscono indizi fondati per ammettere
la capacità di discernimento nei confronti del problema, completamente diverso,
della gestione dei propri affari. Pertanto, per la Massima Istanza, la
supposizione dei giudici cantonali secondo cui il resistente fosse incapace di
discernimento non risultava dunque manifestamente errata (cfr. consid. 5.6).

Il Tribunale federale ha poi esaminato se il Tribunale
cantonale sia partito da un concetto corretto di capacità di discernimento.

La presunzione della capacità di discernimento può
essere annullata dimostrando l'esistenza di una malattia mentale che influisce
sulla capacità di discernimento. Il rapporto del servizio psichiatrico
ambulatoriale ha diagnosticato un disturbo schizo-affettivo (ICD-10; F25), che
ha portato a due ricoveri in clinica psichiatrica nel periodo tra agosto 2006 e
agosto 2007. Si è presunto che il comportamento dissoluto dell'assicurato sia
stato "innescato" dalla sua malattia, che "non avrebbe agito in
questo modo se non fosse affetto da un disturbo schizoaffettivo". Riconoscendo,
sulla base di queste constatazioni e valutazioni mediche, l'esistenza di una
rilevante incapacità di discernimento, il Tribunale cantonale ha correttamente
applicato la nozione di capacità di discernimento (cfr. consid. 5.7.1).

Il Tribunale cantonale ha inoltre correttamente
riconosciuto che la nozione di capacità di discernimento deve essere relativizzata
nella misura in cui deve essere valutata per un atto giuridico concreto. I
requisiti della ragione, della consapevolezza e della determinazione variano a
seconda della difficoltà e della portata dell'atto. Il consumo dell'intera
prestazione di libero passaggio e la conseguente ampia perdita della copertura
contro le conseguenze finanziarie dell'invalidità e della vecchiaia sono di
grande importanza. In queste circostanze, è giustificato applicare un criterio rigoroso
per la valutazione dell'esistenza della capacità di discernimento di tali atti
di rinuncia. Pertanto, non è criticabile che i primi giudici abbiano negato la
capacità di discernimento nei confronti delle azioni di rinuncia, sebbene l'assicurato
abbia concluso apparentemente validi negozi giuridici nello stesso periodo di
tempo (cfr. consid. 5.7.2).

Il ricorso è stato perciò respinto.

 

Nel giudizio del 2 giugno 2022 (745 21 322 / 127),
citato al considerando 2.15 della STCA 33.2023.9 del 26 giugno 2023 concernente
un'assicurata affetta da shopping compulsivo che ha scialacquato i suoi averi
previdenziali in acquisti lussuosi, il Tribunale cantonale di Basilea Campagna,
sezione di diritto delle assicurazioni sociali, si è basato sulla summenzionata
sentenza federale e ha accolto il ricorso di un assicurato, affetto da disturbo
affettivo bipolare, rinviando alla Cassa gli atti per ulteriori accertamenti e
per l'emanazione di una nuova decisione.

I giudici basilesi hanno rilevato che l'atto
di rinuncia presuppone che la riduzione avvenga con consapevolezza e con
volontà del richiedente le prestazioni, per cui è necessario che quest'ultimo fosse
capace di discernimento riguardo alla riduzione della sua sostanza. La Cassa di
compensazione non si era pronunciata su questo punto nella decisione impugnata
e non poteva essere sostenuta la sua tesi secondo cui non esistevano documenti
o rapporti che compromettessero la capacità di decidere e di agire
dell'interessato. Piuttosto, le osservazioni contenute nel rapporto della
clinica del marzo 2021 sollevavano dubbi sulla capacità di agire del
ricorrente. L'assicurato soffriva da anni di una grave malattia mentale (disturbo
bipolare affettivo) che negli ultimi otto anni l'ha portato a tredici
ospedalizzazioni in clinica. È stato inoltre indicato che durante le fasi
maniacali il ricorrente valutava in modo completamente errato le situazioni
legate alla malattia e perdeva il contatto con la realtà.

I giudici cantonali hanno quindi affermato che in tali condizioni
è ammissibile che si spendano i soldi a disposizione in modo dispendioso.
Pertanto, nell'ambito dell'obbligo che le incombeva di accertare d'ufficio i
fatti, la Cassa di compensazione avrebbe dovuto chiarire ulteriormente la
capacità di discernimento rispettivamente di agire dell'assicurato. Questo
aspetto è rilevante, poiché incide sul diritto alle prestazioni del ricorrente.
Poiché la Cassa, nonostante i gravi indizi di una compromissione della capacità
di discernimento e di agire dell'assicurato dovuta alla malattia, ha omesso di
esaminare la fattispecie in modo giuridicamente corretto, e per il fatto che
non era compito del Tribunale cantonale recuperare gli accertamenti omessi
nella procedura amministrativa, già per questo motivo i giudici basilesi hanno
annullato la decisione impugnata e rinviato gli atti alla Cassa per chiarire
ulteriormente i fatti (cfr. consid. 6.1).

 

La recente STF 9C_493/2023 del 28 settembre 2023
concerne un'assicurata nata nel 1941, a cui nel luglio 2021 era stata istituita
una curatela di rappresentanza per l'amministrazione dei beni e che
nell'ottobre 2021 ha richiesto le prestazioni complementari, che le sono state
negate per avere prestato, senza garanzie, la quasi totalità del suo patrimonio
a una persona domiciliata in Spagna. Per il Servizio di prestazioni
complementari, tenuto conto della somma di Fr. 585'000.- che ha prestato, la
sostanza netta dell'assicurata era di Fr. 600'000.-. Adita dalla richiedente, l'Alta
Corte si è dunque chinata sulla questione a sapere se i prestiti che essa ha
accordato a terzi dovevano essere presi in considerazione nel calcolo delle sue
prestazioni a titolo di rinuncia di sostanza.

La ricorrente ha lamentato la violazione dell'art.
16 CC, perché l'istanza precedente ha ritenuto che gli elementi agli atti non consentivano
di rimettere in discussione la sua capacità di discernimento in relazione ai
prestiti concessi tra il 2017 e il 2019 (cfr. consid. 4.1).

Sulla nozione di capacità di discernimento il
Tribunale federale si è così espresso:

 

" 4.2. A la suite de la juridiction
cantonale, on rappellera que la capacité de discernement doit être présumée et
que celui qui en allègue l'absence doit prouver l'incapacité de discernement au
degré de la vraisemblance prépondérante (cf. art. 16 CC; ATF 124 III
5 consid. 1b; arrêts 9C_28/2021 du 4 novembre 2021 consid. 5.2;
5A_914/2019 du 15 avril 2021 consid. 3.2). En revanche, lorsque l'expérience de
la vie conduit à présumer (par exemple pour les jeunes enfants, en présence de
certaines affections psychiques ou pour les personnes affaiblies par l'âge) que
la personne en cause, en fonction de sa constitution, ne doit pas être jugée
capable de discernement, la preuve est considérée comme suffisamment rapportée
et la présomption renversée. L'autre partie peut alors tenter de prouver un
intervalle de lucidité (cf. ATF 124 III 5 consid. 1b; arrêt 6B_869/2010 du 16 septembre 2011 consid.
4.2).

La présomption d'incapacité de discernement
concerne, selon la jurisprudence, les cas dans lesquels la personne en cause se
trouve, au moment d'agir, diminuée psychiquement de manière durable en raison
de l'âge ou de la maladie, comme cela est notoirement le cas en présence de
démences séniles (syndrome psycho-organique avec pour cause une artériosclérose
sénile, trouble délirant persistant ou démence sénile de type Alzheimer, p.
ex.; cf. arrêt 5A_951/2016 du 14 septembre 2017 consid. 3.1.3.1 et les arrêts
cités; arrêt 5A_926/2021 du 19 mai 2021 consid. 3.1.1.1). L'incapacité de
discernement n'est, en revanche, pas présumée et doit, partant, être prouvée,
par exemple chez une personne d'un âge avancé qui n'est que faible, atteinte
dans sa santé et confuse par moment, chez une personne qui ne souffre que
d'absences sporadiques ensuite d'une apoplexie ou encore qui ne souffre que de
trous de mémoire liés à l'âge (arrêt 5A_951/2016 cité consid. 3.1.3.1 et les
références). Un simple doute sur l'état mental ne suffit pas à renverser la
présomption de capacité de discernement (arrêt 6B_869/2010 précité consid. 4.5).".

 

Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, i
giudici cantonali non hanno dedotto una presunta assenza di disturbi dal
semplice fatto che il medico curante non aveva osservato, durante le consultazioni
avvenute nel periodo dei prestiti, alcuna incapacità della sua paziente a
gestire i propri affari. Pertanto, seguendo l'opinione dell'autorità
giudiziaria cantonale l'Alta Corte ha ammesso che il medico curante non aveva individuato
alcun elemento oggettivo che permetteva di rimettere in discussione la capacità
di discernimento della ricorrente durante gli anni dal 2017 al 2019, anche se
aveva indicato che non si poteva pronunciare sulla capacità della paziente di provvedere
ai propri affari (cfr. consid. 4.3).

Nemmeno le testimonianze di due persone sono state
sufficienti, per il Tribunale federale, per ammettere, al momento in cui i
prestiti sono stati concessi, uno stato duraturo di alterazione mentale legato
all'età o alla malattia, in presenza del quale si presume, di principio, che la
persona in questione non abbia la capacità di agire ragionevolmente. Le
considerazioni di queste persone non prevalevano sulle risultanze mediche del
curante, che non ha menzionato né uno stato permanente di alterazione mentale
né una incapacità di discernimento per il periodo precedente al 2021 (cfr.
consid. 4.4).

Infine, in merito agli atti compiuti dall'80enne il
TF ha affermato:

 

" 4.5. C'est également en vain que la
recourante affirme que "la remise des fonds en elle-même est déjà un signe
évident d'incapacité de discernement". Elle allègue à ce propos que tout
simplement personne, à part quelqu'un qui n'a plus sa faculté d'agir
raisonnablement, "aurait remis l'entier de sa fortune, soit plus de
500'000 fr., à une brève connaissance, pour des activités en Espagne, sans
aucune garantie". Cette argumentation est mal fondée, dès lors qu'une
personne peut agir de manière déraisonnable sans être dépourvue de la capacité
de discernement. Une personne n'est en effet privée de discernement au sens de
la loi que si sa faculté d'agir raisonnablement est altérée, en partie du
moins, par l'une des causes énumérées à l'art. 16 CC (ATF 117 II 231 consid. 2a; cf. aussi arrêt 8C_916/2011 du 8 janvier 2013
consid. 2.2). Or une telle cause n'est pas établie à l'époque déterminante à laquelle
les prêts ont été accordés, au vu des indications médicales au dossier (consid.
4.3 supra). (…) Si un acte déraisonnable peut dans certaines circonstances
constituer un indice d'un défaut de discernement (arrêt 5A_910/2021 du 8 mars
2023 consid. 6.2.3 et les arrêts cités), en l'occurrence, cet indice est
insuffisant à lui seul. (…).".

 

                        2.12.  Giova qui rammentare che secondo
l'art. 43 cpv. 1 LPGA, l'assicuratore esamina le domande, intraprende d'ufficio
i necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di cui ha bisogno. Le
informazioni date oralmente devono essere messe per scritto. Per l'art. 43 cpv.
1bis LPGA, l'assicuratore determina la natura e l’entità dei necessari
accertamenti.

 

Inoltre, nel diritto delle assicurazioni sociali, e quindi dinanzi
al Tribunale delle assicurazioni sociali, l'obbligo di
accertamento d'ufficio dei fatti, correlato dal dovere di collaborazione delle
parti, dispensa le parti dall'obbligo di provare, ma non le libera comunque dall'onere della prova, ossia non rende privo
d'efficacia il principio secondo cui l'onere della prova incombe alla
parte che da un fatto deriva un suo diritto e del conseguente fardello in caso
di mancata prova. L'art. 8 CC prevede infatti che, ove la legge non
disponga altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di
fatto da lui asserita deve fornirne la prova. Pertanto, in caso di mancanza di
prove, tocca alla parte che voleva dedurre un diritto sopportarne le
conseguenze (DTF 117 V 264 consid. 3), a meno che l'impossibilità di provare un
fatto possa essere imputata alla controparte (STFA K 207/00 del 26 settembre
2001, consid. 3c; STFA K 202/00 del 18 settembre 2001, consid. 3b; DTF 124 V
375 consid. 3).

 

                        2.13.  A sostegno della tesi secondo cui
l'età avanzata e i disturbi di salute l'avrebbero impedito di comprendere
l'errore commesso dalla Cassa, sin da subito l'insorgente ha chiesto il
richiamo degli atti medici relativi all'infortunio occorsogli nel 2022.

Poi, con l'opposizione alla decisione di rifiuto del condono e con
il ricorso ha prodotto il rapporto di dimissione del 23 marzo 2023 (doc. B)
reso dalla Clinica di riabilitazione di __________.

 

Malgrado l'assicurato le abbia inviato un certificato medico attestante
numerose patologie, si rileva che nella decisione impugnata la Cassa di
compensazione non si è pronunciata a sapere se la mancata segnalazione
dell'errore di computo dei costi di cura a domicilio dal 1° novembre 2021 sia comunque
avvenuta con consapevolezza e volontà dell'assicurato (STF
9C_934/2009 del 28 aprile 2010, consid. 5.4; sentenza del Tribunale cantonale
di Basilea Campagna 745 21 322 / 127 del 2 giugno 2022, consid. 3.4). Certo,
questi disturbi erano presenti nel marzo 2023 e non è dato a sapere se lo
fossero anche nell'inverno 2021/2022, quando avrebbe dovuto segnalarle l'errore
di computo intervenuto nelle decisioni del 20 dicembre 2021 e del 2 febbraio
2022, visto che facevano espressamente ancora riferimento alle spese di
malattia ricorrenti di cui aveva beneficiato il coniuge, ma che da metà ottobre
2021 non erano manifestamente più giustificate.

 

Nonostante il suo obbligo di intraprendere d'ufficio
i necessari accertamenti (art. 43 cpv. 1 LPGA), la Cassa non ha dunque
approfondito lo stato di salute del ricorrente a fine 2021/inizio 2022. Non si
può perciò ora affermare che egli fosse capace di discernimento e che quindi la
sua mancata comunicazione alla Cassa del continuo riconoscimento di Fr. 2'084.-
al mese per spese di cui un tempo usufruiva la moglie costituisca una
negligenza grave, che porta a non tutelare la sua buona fede.

 

Stanti, in particolare, le
diagnosi di insufficienza valvolare aortica di grado moderato e di declino
cognitivo lieve di tipo vascolare poste nel citato referto del 23 marzo 2023, è
necessario sapere se, al momento (in cui avrebbe dovuto) di agire, sulla base
della chiara giurisprudenza esposta che definisce la (in)capacità di
discernimento, in presenza di queste e/o di altre patologie, unitamente all'età
avanzata, l'assicurato si era ritrovato dal profilo psichico menomato in
maniera permanente.

 

                        2.14.  Da quanto
precede discende che senza prima avere acclarato la capacità di discernimento
del ricorrente nel periodo successivo al decesso della moglie, e meglio al
ricevimento delle decisioni "provvisorie" del 20 dicembre 2021 e del
2 febbraio 2022, non è possibile affermare che era ragionevole pretendere che egli
si accorgesse con facilità che nei fogli di calcolo continuavano ad essere
inserite le spese di malattia ricorrenti per il coniuge. È infatti solo se
l'assicurato verifica in modo poco coscienzioso il foglio di calcolo e quindi
non segnala alla Cassa un errore facilmente riconoscibile che,
contravvenendo a questo suo obbligo, commette una grave negligenza e la buona
fede va poi negata (citate STF 9C_585/2022 del 5 giugno 2023, consid.
5.1; STF 8C_557/2021 del 17 febbraio 2022, consid. 4).

 

A questo stadio della procedura, in assenza di accertamenti topici
agli atti sulla sua capacità di discernimento tenuto conto dell'età avanzata e
il suo stato di salute, non è perciò possibile concludere con verosimiglianza
preponderante che l'assicurato sia stato gravemente negligente per non avere
segnalato alla Cassa di compensazione l'errore di avergli ancora riconosciuto
il rimborso del costo per la badante, benché la beneficiaria delle cure a
domicilio fosse deceduta.

 

Gli atti vanno di conseguenza
rinviati alla Cassa cantonale di compensazione per approfondire la
capacità di discernimento e di agire del ricorrente nell'inverno 2021/2022, e
meglio quando ha ricevuto le due decisioni provvisorie emanate a seguito della
morte del coniuge (STF 9C_493/2022 del 28 settembre 2023, consid.
4.3 e 4.4; STF 9C_934/2009 del 28 aprile 2010, consid. 5.4; sentenza del Tribunale
cantonale di Basilea Campagna 745 21 322 / 127 del 2 giugno 2022, consid. 6.1).

 

Visto l'esito favorevole
del ricorso (il rinvio con esito aperto equivale a piena vittoria: DTF
141 V 281 consid. 11.1; STF 8C_323/2023 del 17 ottobre 2023, consid. 10; STF
8C_717/2022 del 7 giugno 2023, consid. 12; STF 9C_659/2021 del 5 settembre
2022, consid. 6; STF 9C_613/2019 del 7 maggio 2021; STF 8C_859/2018 del 26
novembre 2018, consid. 5 con rinvio a DTF 137 V 210 consid. 7.1) l'assicurato, patrocinato da un legale, ha
diritto al versamento di ripetibili da parte della Cassa cantonale di
compensazione (art. 61 lett. g LPGA).

 

Inoltre, la procedura non è soggetta a spese poiché la LPC non le
prevede (art. 61 lett. fbis LPGA).

 

Sul tema cfr. anche STF 9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF
9C_368/2021 del 2 giugno 2022; SVR 2022 KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16
febbraio 2022); STF 9C_394/2021 del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21
luglio 2021 (al riguardo cfr. Ares
Bernasconi, Actualités du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais
judiciaires pour les tribunaux cantonaux des assurances selon la révision de la
LPGA du 21 juin 2019, in SZS/RSAS 2/2022 pag. 107).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è accolto.

 

                              §  La
decisione su opposizione è annullata e gli atti sono rinviati alla Cassa
cantonale di compensazione affinché, in base alle considerazioni esposte,
svolga nuovi accertamenti sulla capacità di discernimento del ricorrente e si
determini nuovamente sulla sua domanda di condono.

 

                             2.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Cassa cantonale di compensazione verserà al ricorrente l'importo
di Fr. 1'800.- (IVA inclusa, se dovuta) a titolo di indennità per ripetibili.

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3 esemplari,
deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere
una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

                                  Al ricorso dovrà essere allegata
la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti