# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ded7d75-8522-51a2-adf5-d1a351b2f736
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-01-08
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 08.01.2007 12.2006.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2006-3_2007-01-08.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2006.3

  	
  Lugano

  8 gennaio
  2007/rgc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Lardelli

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. DI.2005.51 (mercede
e salari) della Pretura di Locarno-Città promossa con istanza 15 marzo 2005 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  rappr. dall’RA 2,
  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1  

  rappr. dall’  RA
  1  

   

  

con la quale l'istante ha chiesto la condanna della convenuta al
pagamento dell'importo lordo di fr. 22'388.80 oltre interessi a titolo di
pretese salariali e il rigetto dell'opposizione interposta al PE n. __________,
domande avversate dalla convenuta nel senso di ammettere le pretese salariali
dell'istante limitatamente a fr. 1'598.80;

 

domande che il Segretario assessore ha evaso con sentenza 12
dicembre 2005 accogliendo l'istanza per fr. 22'144.30 oltre interessi al 5% dal
15 marzo 2005, rigettando per tale importo l'opposizione al precetto esecutivo
e condannando la convenuta a rifondere all'istante fr. 700.– a titolo di
indennità;

 

appellante la convenuta che, con atto d'appello 23 dicembre 2005,
chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere l'istanza e di
condannare l'istante a versarle fr. 700.– a titolo di indennità;

 

mentre con osservazioni del 30 gennaio 2006 l'istante propone la
reiezione dell'appello;

 

letti ed esaminati gli
atti ed i documenti di causa; 

 

considerato

 

in fatto e in diritto:   

 

                                     1.    La società AP 1 ha
assunto, con decorrenza dal 1° settembre 2003, AO 1 in qualità di cuoco. Il
contratto di lavoro, concluso a tempo indeterminato, prevedeva la
corresponsione di un salario lordo mensile di fr. 4'000.–, comprensivo di tredicesima
mensilità (doc. A).

 

                                     2.    Con raccomandata a
mano del 29 aprile 2004 AP 1 ha disdetto il rapporto di lavoro con AO 1
per il 31 maggio 2004 (doc. B). Quest'ultimo ha dipoi presentato alla datrice
di lavoro un certificato medico della dott.ssa __________, datato 17 maggio
2004, attestante la sua inabilità lavorativa al 100% a partire dal 10 maggio
2004 (doc. 1). Con scritto 27 giugno 2004 AO 1 ha confermato alla AP 1 la
propria inabilità lavorativa, già dichiarata “verbalmente consegnando il
certificato medico”, ha invocato la sospensione della disdetta “fino al termine
dell'inabilità lavorativa” e ha chiesto il versamento dell'indennità per
perdita di salario “dal 16 maggio 2004” (doc. C). 

 

                                     3.    Con lettera 27
luglio 2004, RA 2, cui nel frattempo il lavoratore si era rivolto, ha invitato
la datrice di lavoro ad indicare “l'indirizzo dell'ente assicuratore” al fine
“di poter in seguito effettuare il passaggio” dall'assicurazione “collettiva
Cassa malati per perdita di guadagno” a quella individuale (doc. D). Con
scritto 31 agosto 2004 l'OCST, constatata la mancata risposta alla precedente
lettera, ha chiesto alla AP 1 il versamento delle indennità giornaliere per il
lavoratore e ha rilevato che essa sarebbe stata ritenuta “responsabile di ogni
danno che il dipendente” avesse subito (doc. E).

                                            Con missiva 7 gennaio
2005, la __________ ha informato la datrice di lavoro – inviando copia anche al
lavoratore – che le era impossibile versare le indennità per malattia, non
rientrando il caso nell'assicurazione collettiva e non essendo attuabile (per
scadenza dei termini) il passaggio all'assicurazione individuale (doc. G). Di
conseguenza, il 14 gennaio 2005 l'OCST, rilevando che dallo scritto della __________
si evincevano “gravi negligenze” della datrice di lavoro in merito
all'“annuncio dell'evento” e all'“informazione di diritto al passaggio al
gruppo individuale”, ha chiesto alla AP 1 il versamento delle prestazioni
sostitutive pari all'80% del salario a partire dal 1° luglio 2004 e fino al 31
gennaio 2005 (doc. F).

 

                                     4.    Con istanza del 15
marzo 2005 AO 1 si è rivolto alla Pretura di Locarno-Città per chiedere la
condanna della AP 1 al pagamento di fr. 22'388.80 oltre interessi a titolo di
pretese salariali e il rigetto dell'opposizione interposta al PE n. __________.
All'udienza del 2 giugno 2005 AO 1 ha confermato la propria istanza. Alla
medesima si è opposta la convenuta nel senso di ammettere le pretese salariali
dell'istante limitatamente a fr. 1'598.80. Esperita l'istruttoria, le parti
hanno rinunciato a comparire alla discussione finale, confermandosi nei
rispettivi memoriali conclusivi.

 

                                     5.    Con sentenza 12
dicembre 2005 il Segretario assessore, statuendo in luogo e vece del Pretore,
ha accertato che al contratto di lavoro in oggetto torna applicabile il
Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'industria alberghiera e della
ristorazione (CCNL) e in particolare l'art. 23 CCNL, secondo il quale il datore
di lavoro è tenuto a stipulare un'assicurazione per perdita di guadagno in caso
di malattia a favore del lavoratore. Assicurazione che deve coprire per 720
giorni, su un periodo di 900 giorni consecutivi, l'80% del salario lordo;
mentre durante il periodo di carenza, ma al massimo “60 giorni per anno
lavorativo di lavoro” il datore di lavoro è tenuto a pagare l'88% del salario
lordo; prestazioni, queste, da fornirsi anche se il rapporto di lavoro viene
sciolto prima della fine della malattia (art. 23 cpv. 1 CCNL). In base alla
predetta normativa, il primo giudice ha calcolato in fr. 20'532.30 netti l'importo
che avrebbe dovuto essere corrisposto all'istante dall'assicurazione per
perdita di guadagno in caso di malattia e in fr. 1'612.– il salario da
corrispondere dal datore di lavoro. Per quanto concerne il mancato versamento
del primo importo da parte dell'assicurazione, il Segretario assessore ha
ritenuto sussistere una responsabilità della convenuta. Quest'ultima non
avrebbe infatti, a suo dire, “convenientemente e sufficientemente informato AO
1 in merito alle modalità di passaggio dall'assicurazione collettiva a quella
individuale”. Il primo giudice ha pertanto accolto l'istanza per fr. 22'144.30
oltre interessi al 5% dal 15 marzo 2005 (rigettando per tale importo
l'opposizione al precetto esecutivo) e condannato pure la convenuta a
“rifondere all'istante fr. 700.– a titolo di indennità”.

 

                                     6.    Con appello 23
dicembre 2005 la AP 1 chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di
respingere l'istanza e condannare l'istante a versarle fr. 700.– a titolo di
indennità. A mente dell'appellante, la __________ avrebbe arbitrariamente
negato le prestazioni dovute a AO 1. Quest'ultimo, in applicazione delle
normative della Legge federale sul contratto di assicurazione (art. 87 LCA),
avrebbe dovuto far valere le proprie pretese – arbitrariamente negate – direttamente
nei confronti dell'assicurazione. Il non averlo fatto escluderebbe a priori una
responsabilità del datore di lavoro. L'appellante sostiene inoltre che,
comunque, AO 1 sarebbe stato informato in merito alla possibilità di passaggio
dall'assicurazione collettiva all'assicurazione individuale e alle relative
modalità, avendo egli confermato per iscritto di esserne al corrente al momento
della sottoscrizione del contratto di lavoro. La tardiva notifica
all'assicurazione sarebbe inoltre semmai da imputare al lavoratore medesimo,
che non avrebbe “mai manifestato la propria volontà di trasferirsi
all'assicurazione individuale, motivo per il quale [essa] non annunciò
il caso all'assicurazione fino a circa metà agosto 2004”. Non sarebbero dunque
dati i presupposti per una sua responsabilità.

                                            Con
tardive osservazioni 30 gennaio
2006, l’appellato postula la reiezione del gravame, dichiarando di associarsi
alle conclusioni della sentenza di prima sede.

 

                                     7.    L'appellante si
aggrava in primo luogo per il fatto che la __________
avrebbe arbitrariamente negato le prestazioni dovute a AO 1; il caso
dell'appellato rientrerebbe infatti, a suo dire, ancora nell'assicurazione
collettiva e AO 1 apparterrebbe pertanto “alla cerchia delle persone
assicurate” (appello, punto 2, pag. 4 e 5). L'argomentazione, sostenuta per la
prima volta in appello, è tuttavia irricevibile. L'art.
321 cpv. 1 lett. b CPC esclude infatti, anche nelle procedure per mercedi e
salari (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 7 ad art. 321 CPC), la facoltà
di addurre in sede di appello fatti nuovi, prove ed eccezioni e quindi di
avvalersi di argomenti non sollevati in prima istanza e non rilevabili
d'ufficio dal giudice. Secondo l'appellante, AO 1, in
applicazione delle normative della Legge federale sul contratto di
assicurazione (art. 87 LCA), avrebbe dipoi dovuto far valere le proprie pretese
– arbitrariamente negate – direttamente nei confronti dell'assicurazione
(appello, punto 3, pag. 5 verso il mezzo). Il non averlo fatto escluderebbe, a
suo dire, a priori una responsabilità del datore di lavoro (appello, punto 7,
pag. 6 in fondo e pag. 7 in alto). Anche queste argomentazioni, conseguenza
della precedente, sostenute per la prima volta in appello, si rivelano
irricevibili per il medesimo motivo testè indicato.

 

                                     8.    Il Segretario
assessore ha calcolato in fr. 1'612.– il salario che la AP 1 deve corrispondere
a AO 1 per la seconda quindicina del mese di giugno 2004 (sentenza impugnata,
consid. 9 verso il basso). Chiedendo l'integrale reiezione dell' istanza (appello,
pag. 1, in fondo) l'appellante non riconosce di dovere a AO 1 neppure il
predetto importo, per altro da lei stessa ammesso in prima sede, come dovuto
all'istante, quantomeno per la somma di fr. 1'598.80 (act. IV, pag. 6).
L'appellante non adduce tuttavia alcun motivo di fatto e di diritto per il
quale il computo operato dal primo giudice sarebbe errato e l'importo in
oggetto non dovuto, sicché anche su questo punto l'appello si palesa
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC, con rinvio al cpv. 5).

 

                                     9.    Il Segretario
assessore ha pure calcolato in fr. 20'532.30 netti l'importo che avrebbe dovuto
essere corrisposto all'istante dalla __________, per i mesi da luglio 2004 a
gennaio 2005, qualora la copertura assicurativa fosse sussistita (sentenza
impugnata, consid. 9 nel mezzo). Il predetto computo non è contestato. La
ricorrente si aggrava invece sul fatto – ritenuto dal primo giudice – che un
suo errore abbia causato la decadenza della copertura assicurativa e quindi che
essa debba essere ritenuta responsabile del mancato pagamento di prestazioni
assicurative per perdita di guadagno. A torto.

 

                                            Allorquando il datore di
lavoro non rispetta gli obblighi contrattuali o convenzionali in materia di
assicurazione perdita di guadagno in caso di malattia (per mancata conclusione
di un'assicurazione, ritardo o non versamento delle quote dovute o annuncio
tardivo) non entra in considerazione l'art. 324a CO, quanto piuttosto si
applicano le norme generali in materia di inesecuzione del contratto (Brunner, Bühler, Wäber, Bruchez,
Kommentar zum Arbeitsvertragsrecht, Basilea 2005, ad art. 324a, pag. 123 n.
23). Il datore di lavoro risponde in tal caso, in applicazione dell'art. 97 CO,
per il mancato adempimento dell'obbligazione e deve riparare il danno che ne
deriva per il lavoratore; deve dunque versare al medesimo gli importi che
sarebbero stati pagati dall'assicurazione (DTF 127 III 318 consid. 5; 124 III
126 consid. 4; 115 II 251 consid. 4b; decisione non pubblicata n. 4C.50/2002
del 25 aprile 2002). Ciò è il caso in particolare quando il datore di lavoro
omette di rendere attento il lavoratore del suo diritto di passare – al termine
del contratto di lavoro – dalla copertura assicurativa collettiva a quella
individuale (Vischer, Der
Arbeitsvertrag, Basilea 2005, n. 4 pag. 131; Geiser,
Lohnfortzahlungspflicht bei Krankheit, in AJP 3/2003, pag. 332 n. 2.59).

 

                                     10.  Per quanto qui
concerne, l'appellante ha stipulato con la __________ un'assicurazione
collettiva d'indennità giornaliera in caso di malattia, ciò in adempimento di
quanto stabilito dall'art. 23 CCNL. Alla predetta assicurazione tornano
applicabili le condizioni generali, edizione 2000 (di seguito: CGA della __________).
Anche l'art. E7 CGA della __________ prevede esplicitamente che il contraente
(in concreto, la AP 1) è tenuto ad informare gli assicurati sui loro diritti e
obblighi derivanti dall'assicurazione, in particolare sulle possibilità di
proseguimento dell'assicurazione in caso di uscita dalla cerchia di persone
assicurate o in caso di estinzione del contratto. Sono fatti acquisiti (cfr.
sopra, consid. 3 e 7) le circostanze secondo cui AO 1 non appartiene più alla
cerchia delle persone coperte dall'assicurazione collettiva della __________ e
il passaggio all'assicurazione individuale non è stato possibile, essendo la
relativa richiesta giunta a termini scaduti. L'appellante sostiene di aver
informato AO 1 in merito alla possibilità di passaggio dall'assicurazione
collettiva all'assicurazione individuale e alle relative modalità. Quest'ultimo
avrebbe confermato per iscritto di esserne al corrente al momento della
sottoscrizione del contratto di lavoro. La cifra 6 del contratto di lavoro
(doc. A), a cui l'appellante fa riferimento, appare invero poco chiara ed
equivoca. Dalla medesima, benché sottoscritta dal lavoratore al momento della
firma del contratto, non si ricava di certo che AO 1 fosse informato sulle
modalità e sui termini per passare dall'assicurazione collettiva a quella
individuale. Dalla formulazione secondo cui “il lavoratore è ha conoscenza […] del cambio in un'assicurazione individuale per quanto riguarda
l'assicurazione indennità giornaliera in caso di malattia” si può del resto più
facilmente ricavare che a AO 1 sia stato prospettato un passaggio automatico –
o su iniziativa dello stesso datore di lavoro – da una categoria di
assicurazione all'altra. Dagli atti non emergono, d'altro canto, elementi
attestanti che il lavoratore sia stato adeguatamente e convenientemente
informato dalla datrice di lavoro; quanto piuttosto che l'appellante non ha
dato seguito tempestivamente neppure alle richieste di informazione che per
altro gli erano pervenute dall'OCST (cfr. consid. 3, con riferimento ai doc. D
e E). L'appello su questo punto cade dunque nel vuoto.

 

                                     11.  Pure priva di
consistenza è l'argomentazione dell' appellante secondo cui la tardiva notifica
all'assicurazione – da lei stessa eseguita – sarebbe semmai da imputare al
lavoratore medesimo, che non avrebbe “mai manifestato la propria volontà di
trasferirsi all'assicurazione individuale, motivo per il quale [essa] non annunciò il caso all'assicurazione fino a circa metà agosto
2004” (appello, punto 5, pag. 5 in basso e pag. 6 in alto). Non sarebbero
dunque, a suo dire, dati i presupposti per una sua responsabilità. Già s'è
detto (sopra, consid. 10) che AO 1 non risulta essere stato adeguatamente
informato dall'appellante sul suo diritto di mantenere la copertura
assicurativa passando ad un assicurazione individuale, né tantomeno sulle
modalità e sui termini per passare dall'assicurazione collettiva a quella
individuale. Non può dunque essergli imputata alcuna responsabilità, o
corresponsabilità, nel far valere – entro termini e secondo modalità che non è
accertato fossero a lui noti – diritti, che non è provato che egli conoscesse.
Anche su questo punto l'appello è pertanto privo di fondamento.

 

                                     12.  In conclusione, ne
discende che l'appello in oggetto, infondato su ogni punto, deve essere
respinto e la decisione del Segretario assessore confermata. Non si prelevano
tasse né spese trattandosi di una causa fondata sul diritto del lavoro di
valore non superiore a fr. 30'000.–. La tardività delle osservazioni
all'appello non consente di attribuire all'istante ripetibili di seconda sede,
per altro neppure richieste.

 

 

Per questi motivi,

richiamati per le spese gli art. 148 CPC e la TOA,

 

pronuncia:              1.   L’appello 23 dicembre 2005 della AP 1 è
respinto.

 

                                   2.
  Non si prelevano tasse né spese di appello. Non si assegnano ripetibili di
appello.

 

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -     ;

  - 

     ;

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura di Locarno-Città.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Contro la presente sentenza è dato ricorso in materia
civile al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notificazione del testo
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere
pecuniario il ricorso è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr.
15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr.
30'000.- negli altri casi. Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la
controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se
una legge federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF).
Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli
stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117
LTF).