# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e62586a6-c178-552f-ad49-e3a9038e3361
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-10-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.10.2009 32.2009.134
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-134_2009-10-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.134

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  21 ottobre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 giugno 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 28 maggio 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1969, da ultimo attivo quale muratore presso la __________ di __________
(doc. AI 8/1-3 e 16/11), nel mese settembre 2006 ha inoltrato una richiesta di
prestazioni AI per adulti domandando di essere posto al beneficio di provvedimenti
d’integrazione (doc. AI 1/1-8).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti del caso, con decisione 28 maggio 2009 (doc. AI 53/1-3),
preavvisata con progetto 16 aprile 2008 (doc. AI 30/1-2), l’Ufficio AI ha
negato all’assicurato il diritto a prestazioni adducendo:

 

" 
(...)

Nel caso in cui, in un'attività esigibile, la perdita
di guadagno a causa dell'invalidità non raggiunga in modo durevole il 20%
almeno, non c'è diritto ad una riformazione.

 

Secondo le nostre verifiche questo grado non è
raggiunto e pertanto non sussiste il diritto ad una riformazione.

 

Dalla documentazione medica acquisita agli atti risulta
che in data 21.06.2006 ha subito un infortunio, tutelato dalla __________.

 

La stessa ha riconosciuto le seguenti inabilità
lavorative:

 

100 % dal 21.06.2006

  50 % dal 23.08.2006

    0 % dal 11.09.2006

  50 % dal 13.09.2006

100 % dal 21.09.2006

    0 % dal 26.02.2007

 

La perizia medica effettuata presso il Centro __________
di __________, effettuata in data 30.09.2007, ha permesso di stabilire che dal
punto di vista psichico lei è sempre stato abile al lavoro in misura completa
per attività a lei idonee.

 

Alla stessa conclusione è giunto anche il Dr. __________,
il quale ha effettuato una perizia psichiatrica per conto della __________.

 

Anche dal lato reumatologico, visita del 19.06.2007
sempre per la __________, il perito Dr. __________ conclude che lei è abile in
forma normale (100 %) sia per il rendimento che per la presenza.

 

Considerato che non siamo in presenza di una malattia
di lunga durata non sussiste alcun diritto alla rendita.

 

A seguito delle osservazioni presentate contro il
progetto di decisione del 16.04.2008, la pratica è stata sottoposta ad esame
del nostro Servizio Medico Regionale (SMR), il quale ha ordinato una perizia
medica pluridisciplinare.

 

La stessa è avvenuta nel corso del mese di
febbraio/marzo 2009 presso il Servizio Accertamento Medico AI di Bellinzona
(SAM).

 

I periti concludono che dal profilo psichiatrico il
Signor RI 1 è abile al lavoro nella misura del 100% in qualsivoglia attività
lucrativa.

 

Dal lato reumatologico il perito valuta una capacità
lavorativa dell'80% nell'attività da ultimo esercitata (muratore) e nella
misura del 100% in altre attività adeguate, a decorrere dal febbraio 2007.

 

Per concludere, il Signor RI 1 è stato ripetutamente
valutato sia a livello reumatologico che psichiatrico. Si conferma la presenza
d'una problematica di tipo somatoforme. L'attività precedente di muratore
risulta tutt'ora esigibile anche se con una lieve riduzione del rendimento.

 

Il progetto di decisione viene quindi riconfermato. (…)"

(doc. AI 53/1-2)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurato, tramite l’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione medica e economica con
argomentazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito – ha chiesto:

 

" 
(…)

1.  Il ricorso è accolto. Di conseguenza:

 

          §  la decisione 28.05.2009
dell’Ufficio dell’assicurazione invalidità è annullata e al Signor RI 1 è
assegnata una rendita intera d’invalidità;

 

              subordinatamente

 

          §  la decisione 28.05.2009
dell’Ufficio dell’assicurazione invalidità è annullata e l’incarto è retrocesso
all’UAI affinché proceda agli accertamenti pluridisciplinari dal punto di vista
psichiatrico, reumatologico e neurologico;

 

2.  Protestate tasse, spese e ripetibili;

 

3.  Il Signor RI 1 è posto al beneficio
dell’assistenza giudiziaria integrale, con il gratuito patrocinio dell’Avv. RA
1, __________.

(…)." (doc. AI 62/8-9)

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI – evidenziato che nelle annotazioni 10
luglio 2009 il medico SMR ha espresso la seguente valutazione: “(…) “l’attuale
rapporto presentato documenta unicamente l’insorgenza d’un blocco lombare acuto,
problematica che di regola si risolve in pochi giorni. Non sono state
riscontrate altre patologie. Prive di fondamento sono in particolare le
critiche del rappresentante legale circa la mancanza d’un accertamento
neurologico. Faccio presente che l’assicurato presenta uno stato neurologico
normale (vedi perizia SAM e precedente valutazione dr. __________, dr. __________
e __________) ed in nessun momento è stata sospettata una problematica neurologica
presso l’assicurato. In questa situazione una valutazione peritale neurologica
è assolutamente non indicata” (…)” (IV, pag. 2) – ha chiesto di respingere
il ricorso.

 

                               1.5.   Con
scritto 30 luglio 2009 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA la convocazione 17
luglio 2009 presso la __________ concernente il suo assistito, riservandosi di
trasmettere il rapporto del consulto fissato per 1. settembre 2009.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D.
SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 28 maggio 2009, con la quale l’Ufficio
AI ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni, è conforme o meno alla
legislazione federale.

                                         L’assicurato,
contestata la valutazione medica ed economica, ha postulato, in via principale,
il diritto ad una rendita intera e, in via subordinata, il rinvio degli atti
all’amministrazione per ulteriori accertamenti medici pluridisciplinari.

 

                               2.3.   L’art.
8 cpv. 1 LAI stabilisce che:

 

" 
Gli assicurati invalidi o
minacciati da un’invalidità (art. 8 LPGA) hanno diritto ai provvedimenti
d’integrazione per quanto:

 

a.  essi siano necessari e idonei per ripristinare,
conservare o migliorare la loro capacità al guadagno o la loro capacità di
svolgere le mansioni consuete; e 

b.  le condizioni per il diritto ai diversi
provvedimenti siano adempiute."

 

                                         Al
riguardo, nel Messaggio (pubblicato sul FF N. 30 del 2 agosto 2005, pag.
3989-4130) concernente la modifica della legge federale sull’assicurazione per
l’invalidità (5a revisione
dell’AI) si legge che:

 

" 
Capoverso 1: il presente capoverso stabilisce le condizioni generali
d’assegna-zione per i provvedimenti d’integrazione. Le condizioni applicabili
rimangono essenzialmente le stesse, ma in futuro basterà che vi sia una
minaccia di invalidità e non più una minaccia diretta di invalidità. La legge
precisa ora espressamente che i provvedimenti d’integrazione possono essere
assegnati solo se sono adempiute sia le condizioni d’assegnazione generali sia
le condizioni specifiche applicabili ai diversi provvedimenti d’integrazione."

 

                                         Fra
i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i
provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono
l'orientamento (art. 15 LAI), la prima formazione professionale (art. 16 LAI),
la riformazione professionale (art. 17 LAI), il collocamento (art. 18 cpv. 1
LAI) e l’aiuto in capitale (art. 18b LAI).

 

                               2.4.   L’art.
17 LAI prevede in particolare che l’assicurato ha
diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità
esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno
possa essere presumibilmente conservata o migliorata.

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale,
una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 108, consid. 2b, pag,
110-111; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti
di formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al
termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa
senza previa formazione professionale a causa dell’in-validità.

 

                                         Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in
particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a
procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente
equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti
atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno
(Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 108, consid. 2a, pag. 109-110;
DTF 122 V 77, consid. 3b/bb, pag. 79-80; RCC pag. 495 consid. 2a).

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid.
2b).

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a
carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di
conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza
invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti
completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di
guadagno del 20%: DTF 124 V 108, consid. 2b, pag. 110-111) richiesta per aver
diritto ai provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio
2002 nella causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000, pag. 31-32, consid. 2 e 3b,
RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un
ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA
inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003
nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9
agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13
giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I
166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49 e nella STF del 29 luglio 2008 nella causa M., 9_C830/2007),
l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata
oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità
di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente l’insuccesso e
la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto
primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") ed,
infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi
alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli
sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA
inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re
P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155
consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensver-gleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser / Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine, va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria
giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65;
STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., [I 873/05]).

 

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, nelle annotazioni 27 ottobre 2008, il dr. __________, medico SMR, ha posto
la seguente valutazione: “(…) a distanza da più di un anno dalle perizie reumatologiche
(Dr. __________, 19.06.2007) e psichiatriche (Centro __________ 30.08.2007 –
Dr. __________, 12.09.2007), in mancanza di una nuova documentazione
sufficiente per valutare oggettivamente il caso allo stato attuale, si rende necessaria
una valutazione pluridisciplinare presso il SAM, che prenderà in considerazione
i lati reumatologico, neurologico e psichiatrico, alfine di stabilire il grado
di CL in attività abituale come anche in attività adeguate. (…)” (doc. AI 45/1).

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del SAM (doc. AI 46/1-2).

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare 13 maggio 2009 (doc. AI 50/1-28) risulta che i periti,
dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive,
hanno fatto capo a due consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica
(dr.ssa __________) e reumatologica (dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno del ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente
diagnosi:

 

" 
5.1      Diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa:

 

Alterazioni degenerative del rachide cervicale
(condrosi C5-C6 con spondilosi anteriore, osteocondrosi C6/7 con spondilosi)

 

Alterazioni degenerative del rachide lombare
(discopatia D12-L1, L3-L4 e L4-L5)

 

Decondizionamento muscolare

 

 

5.2      Diagnosi senza influenza sulla
capacità lavorativa:

 

Sindrome algica generalizzata aspecifica.

 

Tendenza allo sviluppo di un reumatismo
delle parti molli.

 

Disturbo somatoforme da dolore persistente.

 

Obesità con BMI 34 kg/m2."
(doc. AI 50/11)

 

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione, i periti,
posta la seguente valutazione medico-teorica globale dell’attuale capacità
lavorativa: “(…) l’attuale grado di capacità lavorativa medico-teorico globale
dell’A., nell’attività da ultimo esercitata di muratore è considerata nella
misura dell’80%, inteso come riduzione del rendimento sull’arco di un intera
giornata lavorativa. (…)” (doc. AI 33/11), hanno concluso:

 

" 
(...)

8      CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Le conseguenze sulla capacità lavorativa derivano dalla
patologia reumatologica, mentre invece, come descritto al capitolo 6, dal punto
di vista psichiatrico non vi sono limitazioni della capacità lavorativa.

 

Dal punto di vista reumatologico, il nostro consulente,
anche dopo l'attuale visita reumatologica peritale, ribadisce quanto già
osservato dai medici che avevano visitato l'A. in precedenza, ossia la presenza
di una notevole discrepanza tra il vissuto algico dell'A. e le patologie
strutturati evidenziate; infatti, le alterazioni degenerative al rachide
cervicale e lombare sono in grado, soltanto in minima parte, di spiegare il
quadro algico riferitoci dall'assicurato; come tali, costituiscono comunque una
diminuita caricabilità del rachide cervicale e lombare, caricabilità che può
essere comunque compensata con un adeguato programma di ricondizionamento, dopo
normalizzazione del peso corporeo; di fatti l'eccesso ponderale di per sé
costituisce un sovraccarico della colonna lombare dolorante. Sulla base degli
atti, dell'anamnesi richiesta e dell'esame clinico, vengono poste le diagnosi
di sindrome algica generalizzata aspecifica, alterazioni degenerative del
rachide cervicale (condrosi C5/C6 con spondilosi anteriore, osteocondrosi C617
con spondilosi), alterazioni degenerative del rachide lombare (discopatia
D12/L1, L3/4 e L4/5), tendenza allo sviluppo di un reumatismo delle parti
molli, decondizionamento muscolare, obesità. Sulla base di ciò vi sono delle
limitazioni nel sollevamento e trasporto di pesi sino all'altezza dei fianchi,
nel sollevamento di pesi sopra l'altezza del petto, nel maneggiare attrezzi
(soprattutto pesanti), nell'effettuare lavori al di sopra della testa, nella
rotazione del tronco, nell'assunzione di certe posizioni e nel salire su scale
a pioli. In qualità di muratore, attività che in parte non soddisfa i limiti
funzionali e di carico menzionati sopra, il nostro consulente giudica l'A.
abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale, ma con una
riduzione del rendimento del 20%.

 

Riassumendo, sulla base di quanto descritto sopra, dal
punto di vista fisico e psichico, valutiamo l'attuale grado di capacità
lavorativa globale nell'attività da ultimo esercitata come muratore nella misura
dell'80%. Tale valutazione vale a decorrere dal 16.01.2008, quindi a conclusione
del trattamento infiltrativo al rachide lombare presso l'Ospedale regionale di __________,
come previsto dal servizio di neurochirurgia dell'Ospedale regionale di __________
il 28.11.2007 (vedasi atto 30.11.2007). Precedentemente riconosciamo la decisione
della __________ (atto del 26.02.2007) che, in base alla visita eseguita il
19.02.2007 dal medico di __________, osservava che i disturbi presenti non
erano più causati dall'infortunio ma erano da attribuire esclusivamente ad una
malattia, chiudendo il caso dal 26.02.2007 (una successiva opposizione era poi
stata respinta, vedasi atti 26.02.2007 e 14.04.2007). L'assicurazione malattia __________
aveva poi fatto eseguire due perizie (vedasi atto 20.06.2007, 18.09.2007)
giungendo alla conclusione che pure dal punto di vista dell'assicurazione
malattia l'A. era da dichiarare completamente abile al lavoro e capace al
guadagno con effetto dall'1.08.2007 (vedasi atto 10.10.2007). Pure una perizia
psichiatrica effettuata presso il centro __________ per conto dell'UAI
effettuata in agosto 2007 giungeva alla conclusione che l'A. era da ritenere
abile all'attività lavorativa dal punto di vista psichiatrico in misura
completa (vedasi atto 26.09.2007).

 

 

 

9      CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

L'A. è ritenuto in grado di poter esercitare altre
attività. Per quanto riguarda la capacità funzionale e di carico attuale, l'A.
può molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all'altezza dei
fianchi, molto spesso tra 5-10 kg fino all'altezza dei fianchi, talvolta tra
10-25 kg fino all'altezza dei fianchi, mai pesi oltre i 25 kg fino all'altezza
dei fianchi; l'A. può molto spesso sollevare pesi fino a 5 kg sopra l'altezza
del petto, talvolta pesi oltrepassanti i 5 kg sopra l'altezza del petto. L'A,
può molto spesso maneggiare attrezzi di precisione, molto spesso maneggiare
attrezzi di media entità, talvolta attrezzi pesanti, talvolta maneggiare attrezzi
molto pesanti. La rotazione manuale è normale. L'A. può talvolta effettuare lavori
al di sopra della testa, talvolta effettuare la rotazione del tronco, spesso assumere
la posizione seduta ed inclinata in avanti, talvolta la posizione in piedi ed
inclinata in avanti, spesso assumere la posizione inginocchiata, molto spesso effettuare
la flessione delle ginocchia. L'A. può assumere spesso la posizione seduta di
lunga durata, spesso la posizione in piedi di lunga durata. L'A. può molto
spesso camminare fino a 50 metri, molto spesso oltre 50 metri, molto spesso camminare
per lunghi tragitti, come pure molto spesso camminare su terreno accidentato,
può molto spesso salire le scale, talvolta salire su scale a pioli. In un
lavoro adatto allo stato di salute, l'A. globalmente è ritenuto abile al lavoro
nella misura del 100% con un rendimento massimo del 100% a decorrere da
febbraio 2007 (come già descritto al capitolo 8).

 

La nostra consulente psichiatra non ritiene nè utili nè
proponibili al momento dei provvedimenti d'integrazione professionali, anche se
non esistono elementi d'interesse psichiatrico che li controindichino.

 

Per quanto riguarda le possibilità terapeutiche, dal
punto di vista reumatologico è proponibile un calo ponderale onde ridurre il
carico sul passaggio lombosacrale, parallelamente l'A. va indirizzato verso un
intenso programma di ricondizionamento della muscolatura. La nostra consulente
psichiatra non ritiene apportabili ulteriori provvedimenti alla gestione del
caso.

 

 

10   OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su
un'esauriente discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.

 

Lasciamo al servizio medico regionale, rispettivamente
all'Ufficio Al, la decisione di inviare copia della nostra perizia al medico
curante, affinché sia informato sulle conclusioni peritali.

(…)" (doc. AI 50/14-16)

 

                                         L’Ufficio
AI – viste le risultanze
peritali e ritenuto il rapporto medico 19 maggio 2009 del dr. __________ (doc.
AI 52/1-3) –, con decisione 28
maggio 2009 (doc. AI 53/1-3), ha confermato il rifiuto del diritto a
prestazioni.

 

                               2.8.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se
un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né
la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23
aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25
febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer Blaser,
Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A proposito delle perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che,
nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti,
hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducono a ritenerle  inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161,
DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986
pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungs-rechts, Berna 1994, pag.
332).

 

                                         In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI
2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero
apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta
senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è
quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e
di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri
rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid.
3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Il
TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a
admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de
l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)"

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/05,
consid. 3.2)

 

                                         Per quel che riguarda i rapporti del medico
curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
qui evidenziato che in una sentenza del 14 luglio 2009, 9C_332/2009 destinata
alla pubblicazione, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali
e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" 
(…)

4.2 Sinn und Zweck des im Rahmen der 5. IV-Revision
(Bundesgesetz vom 6. Oktober 2006; AS 2007 5129 ff.) neu geschaffenen, seit 1.
Januar 2008 in Kraft stehenden und vorliegend anwendbaren Art. 59 Abs. 2bis IVG
sowie des neu gefassten Art. 49 IVV liegen darin, dass die IV-Stellen zur Beurteilung
der medizinischen Anspruchsvoraussetzungen auf eigene Ärzte und Ärztinnen
zurückgreifen können. Diese sollen aufgrund ihrer speziellen
versicherungsmedizinischen Kenntnisse für die Bestimmung der für die
Invalidenversicherung massgebenden funktionellen Leistungsfähigkeit der
Versicherten verantwortlich sein. Damit soll eine konsequente Trennung der
Zuständigkeiten zwischen behandelnden Ärzten (Heilbehandlung) und
Sozialversicherung (Bestimmung der Auswirkungen des Gesundheitsschadens)
geschaffen werden. Die RAD bezeichnen die zumutbaren Tätigkeiten und die unzumutbaren
Funktionen unter Angabe einer allfälligen medizinisch begründeten zeitlichen
Schonung. Damit soll im Hinblick auf eine erfolgreiche Eingliederung eine
objektivere Festlegung der massgebenden funktionellen Leistungsfähigkeit der
Versicherten ermöglicht werden. Gestützt auf die Angaben des RAD hat die
IV-Stelle zu beurteilen, was einer versicherten Person aus objektiver Sicht
noch zumutbar ist und was nicht (Botschaft vom 23. Juni 2005 zur Änderung des
Bundesgesetzes über die Invalidenversicherung [5. Revision], BBl 2005 4572 zu
Absatz 2 und 4577 Ziff. 2.2.1 zu Art. 7 Absatz 2; vgl. auch Protokolle der
Sitzungen der nationalrätlichen und ständerätlichen Kommissionen für soziale
Sicherheit und Gesundheit vom 11.-13. Januar 2006, S. 98 ff., resp. vom 29./30.
Mai 2006, S. 62 f.; Beatrice Breitenmoser, Die Antworten des Gesetzgebers in
der 4. und 5. IVG-Revision: Die zentralen Punkte der beiden Revisionen, in: Die
5. IVG-Revision: Kann sie die Rentenexplosion stoppen?, 2004, S. 108 f.; Ralf
Kocher, Ausblick auf die 5. IV-Revision, in: Invalidität im Wandel, 2005, S.
45; Ueli Kieser, Entwicklungen im Rahmen der 5. IV-Revision, HILL 2007 Fachartikel
Nr. 7, S. 5; ebenso, wenn auch rechtspolitisch kritisch, Hardy Landolt,
Auswirkungen der 5. IVG-Revision auf die Schadenminderungspflicht,
Personen-Schaden-Forum 2007, S. 239 ff., und Thomas Locher, Stellung und
Funktion der Regionalen Ärztlichen Dienste [RAD] in der Invalidenversicherung
[IV], in: Medizinische Gutachten, 2005, S. 65 f.).

 

4.3

4.3.1 Auch auf Stellungnahmen der RAD kann indessen nur
abgestellt werden, wenn sie den allgemeinen beweisrechtlichen Anforderungen an
einen ärztlichen Bericht genügen (Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I
694/05 vom 15. Dezember 2006 E. 2). Sie müssen insbesondere in Kenntnis der
Vorakten (Anamnese) abgegeben worden sein und in der Beschreibung der
medizinischen Situation und Zusammenhänge einleuchten; die Schlussfolgerungen
sind zu begründen (BGE 125 V 351 E. 3a S. 352). Die RAD-Ärzte müssen sodann
über die im Einzelfall gefragten persönlichen und fachlichen Qualifikationen
verfügen (Urteile I 142/07 vom 20. November 2007 E. 3.2.3 und I 362/06 vom 10.
April 2007 E. 3.2.1). Bezüglich dieser materiellen und formellen Anforderungen
sind sie im Beschwerdefall gerichtlich überprüfbar (vgl. hiezu Protokoll der
Sitzung der Kommission für soziale Sicherheit und Gesundheit des Nationalrates
vom 11.-13. Januar 2006, S. 101).

 

Nicht zwingend erforderlich ist, dass die versicherte
Person untersucht wird. Nach Art. 49 Abs. 2 IVV führt der RAD für die
Beurteilung der medizinischen Voraussetzungen des Leistungsanspruchs nur «bei
Bedarf» selber ärztliche Untersuchungen durch. In den übrigen Fällen stützt er
seine Beurteilung auf die vorhandenen ärztlichen Unterlagen ab (BBl 2005 4572
zu Absatz 2). Das Absehen von eigenen Untersuchungen ist somit nicht an sich
ein Grund, um einen RAD-Bericht in Frage zu stellen. Dies gilt insbesondere,
wenn es im Wesentlichen um die Beurteilung eines feststehenden medizinischen
Sachverhalts geht und die direkte ärztliche Befassung mit der versicherten
Person in den Hintergrund rückt (Urteil I 1094/06 vom 14. November 2007 E.
3.1.1 in fine mit Hinweisen; vgl. auch BGE 127 I 54 E. 2e und f S. 57 f.).

 

4.3.2 Im Übrigen hat die Rechtsprechung bereits unter
der bis 31. Dezember 2007 geltenden Rechtslage erkannt, dass Berichte
regionaler ärztlicher Dienste materiell Gutachtensqualität haben können (vgl.
etwa Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I 694/05 vom 15. Dezember 2006 E.
2; vgl. auch SVR 2008 IV Nr. 13, I 211/06 E. 5.2). Trifft dies zu, haben sie
beweisrechtlich keinen geringeren Rang als etwa ein MEDAS-Gutachten (Urteil
9C_773/2007 vom 23. Juni 2008 E. 5.3; Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I
827/05 vom 18. Oktober 2006 E. 3.2; vgl. auch Urteil 9C_657/2007 vom 12. Juni
2008 E. 3.2). Nach dem soeben ergangenen Urteil 9C_204/2009 vom 6. Juli 2009
haben RAD-Untersuchungs-berichte, sofern sie den erwähnten materiellen und
formellen Anforderungen (E. 4.3.1 hievor) genügen, einen vergleichbaren
Beweiswert wie ein anderes Gutachten (BGE 9C_204/2009 vom 6. Juli 2009 E. 3.3.2
mit weiteren Hinweisen).

 

Nach der kraft Art. 55 ATSG sinngemäss anwendbaren
Rechtsprechung zu Art. 12 lit. e VwVG wird mit Gutachten von Sachverständigen
gestützt auf besondere Sachkenntnis Bericht über die Sachverhaltsprüfung und
-würdigung erstattet (BGE 132 II 257 E. 4.4.1 S. 269). Wann eine solche medizinische
Expertise vorliegt, beurteilt sich im Einzelfall aufgrund der
verfahrensmässigen Bedeutung und des Inhalts der ärztlichen Meinungsäusserung.
Eine generelle, schematische, formalen Gesichtspunkten folgende Abgrenzung ist
nicht möglich (BGE 122 V 157 E. 1b S. 160). Immerhin handelt es sich in der
Regel da um ein Sachverständigengutachten, wo ein Arzt im Hinblick auf den
Abschluss eines Versicherungsfalles beauftragt wird, einen auf den gesamten
medizinischen Akten und allenfalls eigenen Untersuchungen beruhenden
zusammenfassenden Bericht zu erstatten (Urteil U 65/06 vom 14. Februar 2007 E.
2.2 mit Hinweisen; Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts U 91/95 vom 9. März 1998 E. 3c).

(…)" (STF del 14 luglio 2009 nella causa Z.,
9C_323/2009, consid. 4.2 e 4.3)

 

                                         Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso
deve adempiere diverse condizioni.

                                         In
DTF 127 V 294 l'Alta Corte ha infatti fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurispru-denza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM, i
quali hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurato
è portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in
merito alla sua capacità lavorativa dell’80% nell’attività da ultimo svolta
quale muratore e totale in un’attività adeguata, da febbraio 2007.

 

                                         Innanzitutto
il TCA rileva che la dettagliata ed approfondita valutazione pluridisciplinare
non é stata validamente smentita da altri certificati da parte di medici
specialisti attestanti nuove patologie.

 

                                         Va
qui ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle
parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto
che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di
prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Nemmeno
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo al rapporto 22
giugno 2009 del Servizio di pronto soccorso, indirizzato al dr. __________ e
sottoscritto dall’assistente di medicina dr.ssa __________, prodotto sub doc.
B.

                                         Infatti
in detto reperto, posta, in particolare, la diagnosi di lombalgia cronica con
attuale esacerbazione acuta paravertebrale bilaterale, viene certificata un’incapacità
lavorativa del 100% solo fino al 23 giugno 2009. Al riguardo il dr. __________,
nelle annotazioni 10 luglio 2009, ha concluso che “(…) l’attuale rapporto
presentato documenta unicamente l’insorgenza  di un blocco acuto lombare, problematica
che di regola si risolve in pochi giorni. Non sono state riscontrate altre
patologie. (…)” (IV/bis).

 

                                         Quanto
all’asserita necessità di un consulto neurologico – a prescindere dal fatto
che dagli atti non risulta che alcun specialista l’abbia indicata: il dr. __________,
primario della Clinica di __________ di __________, nel rapporto 18 gennaio
2007 (doc. 3/46-48 dell’incarto lainf) aveva osservato che “(…) a livello
neurologico cursorio i ROT sono tutti presenti bilateralmente e la manovra di
Lasègue risulta negativa da ambo i lati. (…)” (doc. 3/47 dell’incarto lainf); il
dr. __________, FMH in malattie reumatiche, fisiatria e riabilitazione, nella perizia
20 giugno 2007 (doc. 1/3-10 dell’incarto cassa malati), riguardo allo stato
neurologico periferico, si era così espresso: “(…) riflessi muscolo-tendinei
simmetrici e normali; tibiale posteriore presente bilateralmente. Sensibilità
al tatto s. p. Segni piramidali assenti. Forza bruta degli arti simmetrica; ridotta
la presa delle mani (collaborazione?). (…)” (doc. 1/8 dell’incarto cassa malati);
il dr. __________, viceprimario di neurochirurgia, nel rapporto 30 novembre
2007 aveva, tra l’altro, evidenziato che “(…) sotto il profilo clinico
neurologico non ho riscontrato deficits neurologici focali. La forza muscolare
è conservata e la sensibilità è normale. (…)” (doc. AI 36/2) e il dr. __________,
nel rapporto 15 gennaio 2008 aveva concluso che “(…) il risultato del test ha
comportato una diminuzione del dolore tuttavia solo temporanea e non sufficiente
a giustificare una origine articolare. Questo permette di escludere le
articolazioni posteriori come generatori del dolore. La procedura si è
svolta senza complicazione e lo stato neurologico non ha subito mutamenti. (…)”
(doc. AI 47/1) – il dr. __________, nelle annotazioni 10 luglio 2009, ha concluso
che “(…) prive di fondamento sono in particolare le critiche del rappresentante
legale circa la mancanza d’un accertamento neurologico. Faccio presente che
l’assicurato presenta uno stato neurologico normale (vedi perizia SAM e precedente
valutazione dr. __________, dr. __________ e __________) ed in nessun momento è
stata sospettata una problematica neurologica presso l’assicurato. In questa
situazione una valutazione neurologica è assolutamente non indicata. (…)” (doc.
IV/bis).

 

                                         Riguardo
alla componente extra-somatica il TCA si limita qui a sottolineare che la
dr.ssa __________, nel consulto 27 marzo 2009 (doc. AI 50/24-27), ha concluso
che: “(…) ritengo che il soggetto di fatto non presenti elementi di interesse
psichiatrico che motivino alcuna percentuale di IL: capace al 100% per quanto attiene
gli aspetti di interesse psichiatrico. (…)” (doc. AI 50/26). Alla medesima
conclusione erano giunti anche i periti del Centro __________, dr.ssa __________
e Dr.ssa __________, nella perizia 26 settembre 2007 (doc. AI 21/1-7): “(…) dal
punto di vista psichico l’A. è sempre stato abile al lavoro in misura completa
per attività a lui idonee e tenendo conto dei limiti fisici. (…)” (doc. AI
21/6) e il dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, che nella perizia
18 settembre 2007 (doc. 2/6-14 dell’incarto cassa malati), aveva concluso che
“(…) da un punto di vista psichiatrico, non sussiste alcuna incapacità lavorativa.
Al contrario, la ripresa di un’attività regolare, è terapeuticamente indicata.
(…)” (doc. 2/14 dell’incarto cassa malati). Dal canto suo l’assicura-to non ha
prodotto la benché minima documentazione medica specialistica dalla quale si
possa concludere che le risultanze sopra menzionate siano errate.

 

                                         Rispecchiando
la perizia del SAM tutti i criteri di affidabilità e completezza richiesti
dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.8), alla stessa può dunque esser fatto
riferimento ai fini del presente giudizio. Inoltre, non essendo l’interessato affetto
da altre patologie invalidanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente indagate,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurato sino
all'emanazione del querelato provvedimento. Pertanto, richiamato l'obbligo che
incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare
alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF
123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere siccome dimostrato con
il grado della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali (DTF 126 V 360; 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115
V 142 consid. 8b, DTF 113 V
323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b), che sino
al momento dell'emanazione della decisione impugnata l'assicurato presentava
una capacità lavorativa dell’80% nella sua attività abituale e del 100% in
un’attività adeguata.

 

                                         Ciononostante
va fatto presente all’assicurato che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, egli potrà in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni.
Infatti il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei
confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca
successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il
potere cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                                         La
domanda di una perizia pluridisciplinare giudiziaria per determinare le conseguenze
invalidanti delle patologie del ricorrente, in particolare per le componenti
psichiatrica, reumatologica e neurologica, va disattesa. Va qui ricordato che,
quando l'istruttoria da effettuare
d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero più modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre
prove (valutazione anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrchts-pflege des Bundes, pag. 47 n. 63,
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II
consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                             2.10.   Appurata
una capacità lavorativa dell’80% nell’attività da ultimo svolta quale muratore
e totale in un’attività adeguata, è a giusto titolo e conformemente alla giurisprudenza
federale (cfr. consid. 2.3 e 2.4), che l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il
diritto ad una riformazione professionale.

 

                                         Parimenti,
visto l’inizio dell’incapacità lavorativa dal giugno 2006 e ritenute le capacità,
dell’80% nella sua attività abituale e del 100% in un’attività adeguata, dal
febbraio 2007, pure a ragione l’amministrazione ha negato il diritto ad una
rendita (non risulta infatti assolto il criterio dell’incapacità lavorativa ai
sensi dell’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI).

 

                                         A
titolo abbondanziale il TCA rileva che anche se per pura ipotesi si volesse ritenere
adempiuto il presupposto di cui all’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI – dalla lettera
10 ottobre 2007 risulta che la __________, quale assicuratore malattia, ha confermato
la totale capacità di lavoro e di guadagno con effetto dal 1. agosto 2007 (cfr.
doc. 2/2-3 dell’incarto cassa malati) –, in ogni caso l’assicurato
non avrebbe diritto ad una rendita d’invalidità.

                                         Infatti,
constatato che l’insorgente conserva una capacità lavorativa residua
dell’80% nella sua attività di muratore, nella quale è in grado di conseguire
un reddito corrispondente all’80% del reddito realizzabile senza il danno alla
salute, l’incapacità lucrativa del ricorrente ammonterebbe al
massimo al 20% (cfr. al riguardo DTF 114 V 310 consid. 3a pag. 313 con
riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008), ciò che giustifica il rifiuto
del diritto ad una rendita essendo il grado d’invalidità non pensionabile (cfr.
consid. 2.5).

                                         Va qui rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza
9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata,
inabile al lavoro al massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in
altre attività, presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima
soluzione l'Alta Corte è arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009
per un assicurato inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

 

                             2.11.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza e il rifiuto dell’assistenza giudiziaria (come si vedrà
al prossimo considerando), le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a
carico del ricorrente.

 

                             2.12.   L’insorgente
ha tuttavia chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1.

 

                                         Ai
sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale
deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA mantiene il
principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza
giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione
della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser,
op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 della Legge sul patrocinio d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria del 3
giugno 2002 [Lag]), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno
indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente
privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).

                                         Il
diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal pagamento
delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro – nella misura in cui necessario
– il diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a con riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed., art. 13 Lag;
Müller, Grundrechte in der Schweiz, 1999, pag. 544).

 

                                         Il TCA, chiamato ora a pronunciarsi, ritiene che nella presente
fattispecie non sia soddisfatto il requisito della probabilità di esito
favorevole (STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA dell'8
febbraio 2001 nella causa B., I 446/00; STFA del 26 settembre 2000 nella causa
D.N., U 220/99; STFA del 17 ottobre 2001 nella causa X, 1P.569/2001; STFA del 6
marzo 2001 nella causa E. e E., 5P.426/2000; STFA del 17 maggio 2000 nella
causa B., 1P 281/2000; DTF 119 Ia 253 consid. 3b).

                                         Tale
presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue
che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe
al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STFA del 26
settembre 2000 nella causa D.N.; RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b;
DTF 119 Ia 251; B. Cocchi/F. Trezzini, Codice di procedura civile ticinese
massimato e commentato, Lugano 2000, ad art. 157, pag. 491-492, n. 1).

                                         Per
valutare, in sede ricorsuale, la probabilità di esito favorevole è infatti sufficiente
che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di
essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA del 9
agosto 2005 nella causa M., K 75/05; STFA del 10 agosto 2005 nella causa M., I
173/04; STFA del 29 agosto 2005 nella causa H., I 422/04; STFA non pubbl. del
29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c).

                                         Inoltre,
quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano
o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande
non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF
124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; B. Cocchi/F. Trezzini, op.
cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).

 

                                         Nel
caso concreto, alla luce della giurisprudenza federale, la presente vertenza
doveva apparire, dopo un esame forzatamente sommario, destinata all'insuccesso
già al momento della presentazione del ricorso, in quanto le prospettive di
esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa.
In effetti, come esposto ai considerandi precedenti, dagli elementi fattuali
emerge in modo chiaro l’impossibilità di riconoscere al ricorrente il diritto a
prestazioni ritenuto che egli è stato riconosciuto dai periti del SAM abile al
lavoro nelle misura dell’80% nella sua attività abituale di muratore e del 100%
in un’attività adeguata. La conclusione secondo cui la lite era già di primo
acchito destituita di esito favorevole si giustifica tanto più se si considera
che in sede ricorsuale l’interessato non ha apportato la benché minima
documentazione medica che contestasse e/o facesse apparire erronea la perizia
del SAM, limitandosi a contestare, in modo del tutto generico la valutazione
dei periti.

 

                                         In
simili condizioni, non essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti
cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere respinta.

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   La
domanda volta all’ottenimento dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
è respinta.

 

                                   3.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia
di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti