# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1d21da21-90b7-5afb-b9b6-153ace4558cd
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.07.2020 B-5181/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-5181-2018_2020-07-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-5181/2018 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 °  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Pascal Richard, Daniel Willisegger,  

cancelliere Corrado Bergomi. 
 

 
 

Parti 

 
X. _______ SAGL,  

patrocinata  

dagli avv.ti Massimo Vanotti e Matthias Bizzarro, 

ricorrente,  

 
 

 
Contro 

 

 
Segreteria di Stato dell'economia SECO,  

Libera circolazione delle persone e Relazioni di lavoro PA, 

Collocamento e Personale a prestito PAVV, 

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Ricorso contro la decisione di accertamento della SECO 

dell'11 luglio 2018 (collocamento in relazione con l’estero). 

 

 

 

B-5181/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

La X. _______ SA (…) con sede a (...) è iscritta dal (…) nel registro di 

commercio e a far tempo dal (…) è stata trasformata in società a garanzia 

limitata (SAGL). 

B.  

In data 9 luglio 2015 la X. _______ SAGL (in seguito: la ricorrente) ha 

inoltrato all’autorità cantonale una domanda di autorizzazione per il 

collocamento privato in Svizzera e il collocamento privato transfrontaliero, 

poi completata con gli aggiornamenti del 26 settembre 2016.  

C.  

C.a Il 30 settembre 2016 l’autorità cantonale ha trasmesso la domanda 

completa alla Segreteria di Stato dell’economia SECO (in seguito: SECO, 

autorità inferiore) per una valutazione preliminare. Ne è seguito un fitto 

scambio di comunicazioni, prevalentemente via e-mail e in parte per 

telefono, tra la SECO, la ricorrente e l’autorità cantonale (cfr. allegati 3-8 

alla risposta al ricorso e le sezioni 3 e 4 degli atti preliminari).  

C.b A fronte della corrispondenza intercorsa, la ricorrente ha modificato più 

volte il contratto di collocamento, inoltrando la versione finalizzata del 

10 agosto 2017.  

C.c Con e-mail del 13 settembre 2017 la SECO ha espresso le proprie 

osservazioni in merito agli adattamenti apportati circa il termine di disdetta 

(punto 4 del contratto), la provvigione (punto 8 del contratto) e il 

trasferimento dei dati personali all’estero (punto 11.6 del contratto). 

Mediante e-mail del 27 settembre 2017 la ricorrente ha in sostanza 

comunicato di mantenere invariate le modifiche proposte.  

C.d In seguito all’ulteriore avviso della SECO mediante e-mail del 

1° novembre 2017 e allo svolgimento di una conferenza telefonica, non 

essendo possibile giungere ad un comune consenso, in data 16 marzo 

2018 la ricorrente ha chiesto alla SECO di emettere una formale decisione 

impugnabile in vista della possibilità di autorizzare il contratto.  

  

B-5181/2018 

Pagina 3 

D.  

In data 11 luglio 2018 la SECO ha emanato nei confronti della ricorrente 

una “decisione di accertamento” con il dispositivo seguente:  

“1. L’attività svolta dalla ditta X. _______ SA è considerata attività soggetta ad 
autorizzazione ai sensi della LC. 

2. La ditta X. _______ SA, se desidera collocare modelle e modelli, è tenuta a 
adattare il contratto di collocamento come richiesto dalla SECO. Dovrà 

– rendere esplicitamente attento/a il/la modello/a al riguardo del suo diritto a poter 
disdire in qualsiasi momento senza termini e senza riserve il mandato e di 
conseguenza precisare il punto 4 dell’attuale contratto di collocamento. 

– assicurarsi che in collaborazione con agenzie estere nel quadro del 
collocamento di un/a modello/a all’estero sia rispettata la norma secondo la quale 
la provvigione può essere maggiorata al massimo della metà (articolo 4 capoverso 
4 OEm-LC) e di conseguenza precisare in tal senso il punto 8 del contratto di 
collocamento. 

– prevedere che in merito al trasferimento dei dati personali al di fuori dalla 
Svizzera e dell’Unione europea, la/il modella/o esprimerà il suo consenso esplicito 
scritto firmando un apposito documento e di precisare in tal senso il punto 11.6 del 
contratto di collocamento.” 

E.  

Mediante ricorso dell’11 settembre 2018 la ricorrente ha impugnato il punto 

n. 2 del dispositivo della decisione summenzionata dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale, chiedendo di annullarlo e di riformarlo nel senso 

di autorizzare la ricorrente “a collocare modelle e modelli ai sensi dell’art. 2 

cpv. 3 LC” (la LC è citata per esteso al consid. 1), rispettivamente di 

accertare che il contratto di agenzia madre nella sua versione del 

10 agosto 2017 è conforme al diritto svizzero e in particolare alla 

legislazione in materia di collocamento. Protestate tasse, spese e ripetibili. 

A titolo introduttivo la ricorrente tiene presente di essere attiva come 

agenzia madre nel settore del modelling e che questo tipo di attività non 

può essere integralmente assimilato a quello di un’agenzia di collocamento 

classica. La ricorrente dà altresì informazioni generali sul funzionamento 

del modelling, sulle rispettive attività delle agenzie di booking e delle 

agenzie madri e sulle differenti maniere di remunerazione, in particolare in 

materia di provvigione a livello del cliente e a livello della modella. In qualità 

di agenzia madre la ricorrente spiega di occuparsi anche di attività di 

booking e che nel settore del modelling le retribuzioni sono altamente 

standardizzate a livello globale e fedelmente applicate da tutti gli operatori 

di mercato. Tali pratiche non sarebbero state censurate dalle commissioni 

antitrust di Italia, Francia e Regno Unito. 

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Pagina 4 

Per quanto attiene al punto 8 del contratto, la ricorrente si oppone alla 

modifica imposta dalla SECO, considerandola un ingiustificato tentativo di 

imposizione indiretta della legislazione svizzera in materia di collocamento 

nei confronti di soggetti (le agenzie di booking estere) che non vi sono in 

realtà sottoposti. Oltre a ciò, la richiesta della SECO presupporrebbe una 

deviazione dal principio della territorialità e allo stesso tempo una 

restrizione della libertà economica e contrattuale della ricorrente per le 

quali non esisterebbe alcuna base legale all’interno della LC. La ricorrente 

è dell’avviso che non esiste alcuna responsabilità nei suoi confronti per le 

pattuizioni delle modelle con collocatori esteri e che le agenzie di booking 

straniere con cui collabora non rientrano nel campo di applicazione della 

LC e non possono essere costrette a rispettare le disposizioni di legge 

corrispondenti. La ricorrente censura in particolare la costituzionalità e 

l’applicabilità dell’art. 5 OEm-LC (l’OEm-LC è citata per esteso al 

consid. 4.3.1), nella misura in cui le percentuali delle provvigioni in esso 

statuite si discostano fortemente dalla prassi internazionale relativa alle 

provvigioni dal lato della modella, andando a penalizzare le modelle di 

minor successo che necessitano di più del lavoro di intermediazione. Già 

solo per questo motivo, il ricorso dovrebbe essere accolto. 

Per quanto riguarda il punto 4 del contratto, la ricorrente rileva che la 

richiesta della SECO non è supportata dalla legge e limita illecitamente le 

libertà costituzionali. Una simile restrizione spetterebbe solo ed 

esclusivamente al legislatore, dimodoché l’atteggiamento della SECO 

andrebbe a violare anche i principi della separazione dei poteri e della 

legalità. Inoltre, un’interpretazione corretta dell’art. 8 cpv. 2 LC 

dimostrerebbe come detta norma non possa dirsi violata dalla clausola 

contrattuale. 

Per quanto concerne infine il punto 11.6 del contratto, la ricorrente sostiene 

che la richiesta di modifica della SECO è infondata ed ingiustificata, in 

quanto mira, a suo dire, ad imporre alla ricorrente di farsi carico di un 

obbligo anche nei casi in cui quest’ultimo non è previsto dalla legge, 

segnatamente nell’ambito del trasferimento dei dati fuori dagli Stati 

dell’Unione europea, precludendole così la possibilità di avvalersi dei mezzi 

messi a disposizione dalla legge per assicurare un’adeguata protezione dei 

dati anche in mancanza della relativa legislazione. 

F.  

Con risposta del 15 novembre 2018, comprensiva di 8 allegati e dell’incarto 

ed inoltrata entro il termine prorogato con l’ordinanza del 28 settembre 

2018, la SECO propone la reiezione del gravame. 

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Pagina 5 

In sostanza la SECO mantiene le richieste di modifiche contrattuali imposte 

nella decisione impugnata riguardo ai punti 4, 8 e 11.6 del contratto di 

collocamento. A titolo aggiuntivo, la SECO spiega di non essersi ancora 

pronunciata sull’ammissibilità della persona responsabile nominata dalla 

ricorrente, concludendo che la richiesta della ricorrente volta ad 

autorizzarla a collocare modelle e modelli debba essere respinta.  

G.  

Con scritto del 17 dicembre 2018 la ricorrente prende atto che l’aspetto 

della persona responsabile della gestione ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LC non 

è ancora stato analizzato dalla SECO, specificando che il primo dei due 

sottopunti del petitum deve essere inteso come su riserva della verifica di 

adempimento dei requisiti corrispondenti. 

H.  

Con ordinanza del 21 dicembre 2018 il Tribunale ha comunicato tra l’altro 

che un ulteriore scambio di scritti non era previsto e trasmesso lo scritto 

della ricorrente del 17 dicembre 2018, allegati compresi, alla SECO. 

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti nella documentazione scritta 

verranno ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della 

vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Il Tribunale amministrativo federale è competente a statuire sul presente 

ricorso (cfr. artt. 31 seg. e 33 lett. d della legge del 17 giugno 2005 sul 

Tribunale amministrativo federale [LTAF, RS 173.32] e l’art. 38 cpv. 2 lett. b 

della legge federale del 6 ottobre 1989 sul collocamento e il personale a 

prestito [Legge sul collocamento, LC, RS 823.11]). Nel caso di specie, la 

SECO ha denominato l’atto impugnato espressamente come decisione di 

accertamento. Si tratta di una decisione parziale finale ai sensi dell’art. 5 

cpv. 1 lett. b PA con cui l’autorità inferiore stabilisce in via definitiva 

l’assoggettamento dell’attività della ricorrente ad autorizzazione secondo 

la LC, nonché gli adattamenti che la ricorrente deve apportare al contratto 

di collocamento affinché esso sia conforme al diritto in vista del rilascio di 

un’eventuale autorizzazione. In qualità di richiedente e destinataria la 

ricorrente è toccata dalla decisione impugnata ed ha un interesse degno di 

protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa. Essa ha 

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dunque diritto a ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) Gli ulteriori presupposti 

processuali risultano parimenti adempiuti (cfr. artt. 11, 50, 52 cpv. 1 e 63 

cpv. 4 PA).  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso su riserva del considerando 

seguente. 

2.  

La decisione qui impugnata è stata resa su espressa richiesta della 

ricorrente nell’ambito della procedura d’esame di una concreta domanda 

di autorizzazione per il collocamento privato in Svizzera e all’estero. Scopo 

di tale domanda era l’approvazione del contratto in vista del rilascio di 

un'eventuale autorizzazione.  

La ricorrente non insorge contro il punto 1 del dispositivo della decisione 

impugnata, non mettendo in principio in discussione l'assoggettamento 

all'obbligo di autorizzazione in virtù di quella parte di attività consistente 

nell'intermediazione tra modelle e agenzie di booking (ricorso, n. 43 e 

conclusioni). Il punto 1 del dispositivo della decisione impugnata ha 

pertanto assunto forza di cosa giudicata.  

Oggetto del litigio resta soltanto la questione di sapere se l'ordine di 

adattare il contratto di collocamento ai punti 4, 8 e 11.6 secondo il punto 2 

del dispositivo della decisione impugnata concorda con il diritto. Nella 

misura in cui la ricorrente chiede di riformare il punto menzionato nel senso 

che “è accertato che il Contratto di agenzia madre nella sua versione del 

10 agosto 2017 è conforme al diritto svizzero e in particolare alla 

legislazione svizzera in materia di collocamento”, la domanda di 

accertamento si rivela ammissibile nella misura in cui la ricorrente ha un 

interesse legittimo a far stabilire definitivamente dal Tribunale la conformità 

del contratto di collocamento alla LC in modo che la questione non dovrà 

più essere esaminata nel proseguimento della procedura di autorizzazione. 

La conclusione tendente ad autorizzare la ricorrente “a collocare modelle 

e modelli ai sensi dell’art. 2 cpv. 3 LC” è invece inammissibile, in quanto 

prematura. Infatti, come puntualizzato dalla SECO e del resto confermato 

dalla ricorrente nello scritto del 17 dicembre 2018, la parte della domanda 

di autorizzazione riguardante la persona responsabile ai sensi dell’art. 3 

cpv. 2 LC non è stata ancora esaminata, cosicché anche un eventuale 

accoglimento del ricorso non potrebbe condurre direttamente al rilascio 

dell’autorizzazione, senza contare che lo scrivente Tribunale non è 

l’autorità competente per farlo. Alla ricorrente non giova nemmeno 

precisare che il petitum in questione deve essere inteso come su riserva 

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della verifica di adempimento dei requisiti di cui all’art. 3 cpv. 2 seg. LC, in 

quanto le conclusioni sono da formulare senza riserve e non è ammissibile 

voler inoltrare un ricorso soltanto a determinate condizioni (cfr. FRANK 

SEETHALER/FABIA PORTMANN, in Waldmann/Weissenberger, 

Praxiskommentar VwVG, 2016, n. 37 ad art. 52 PA). 

3.  

Prima di chinarsi sulla conformità giuridica dell'ordine della SECO di 

adattare il contratto di collocamento ai punti 8, 4 e 11 (cfr. consid. 4 segg.) 

è opportuno soffermarsi sulla questione della liceità del controllo dei 

contratti di collocamento nell'ambito di una procedura di autorizzazione. 

3.1 Secondo l’art. 1 LC lo scopo della legge sul collocamento è di 

(a.)  disciplinare il collocamento privato e la fornitura di personale a prestito, 

(b.) assicurare un servizio pubblico di collocamento, che contribuisca a 

creare e a mantenere un mercato del lavoro equilibrato e (c.) di proteggere 

i lavoratori che ricorrono al collocamento privato o pubblico o alla fornitura 

di personale a prestito. La LC assoggetta l’esercizio di un’attività di 

collocamento e di fornitura di personale a prestito all’obbligo di 

autorizzazione (art. 2 e art. 12 LC).  

3.2 L’autorizzazione per l’esercizio di un’attività di collocamento è rilasciata 

se l’impresa (a.) è iscritta nel Registro svizzero di commercio, (b.) dispone 

di un locale d’affari adeguato, (c.) non esercita altra attività lucrativa che 

possa nuocere agli interessi delle persone in cerca d’impiego o dei datori 

di lavoro (art. 3 cpv. 1 LC). Le persone responsabili della gestione devono 

(a.) avere la nazionalità svizzera o, se stranieri, il permesso di domicilio, 

(b.) assicurare il servizio di collocamento conformemente alle regole della 

professione e (c.) godere di buona reputazione (art. 3 cpv. 2 LC). Per 

l’autorizzazione di esercitare un’attività di collocamento in relazione con 

l’estero è inoltre necessario che le persone responsabili della gestione 

assicurino che l’azienda dispone di conoscenze sufficienti sulle condizioni 

negli Stati interessati (art. 3 cpv. 3 LC). Il collocatore è tenuto, su domanda 

dell’autorità di rilascio, a fornire le informazioni richieste e a presentare i 

documenti necessari (art. 6 LC).  

La SECO è l’autorità federale preposta al mercato del lavoro (art. 31 cpv. 1 

LC). Sorveglia l’esecuzione della LC da parte dei Cantoni e promuove la 

coordinazione intercantonale del servizio pubblico di collocamento (art. 31 

cpv. 2 LC). Sorveglia il collocamento privato in relazione con l’estero e la 

fornitura all’estero di personale a prestito (art. 31 cpv. 2 LC). 

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3.3 Il Consiglio federale ha fatto uso della sua competenza di emanare 

disposizioni esecutive giusta l’art. 41 cpv. 1 LC, adottando l’ordinanza del 

16 gennaio 1991 sul collocamento e il personale a prestito (Ordinanza sul 

collocamento; OC, RS 823.111). Sulla base dell’art. 10a, introdotto dal n. I 

dell’Ordinanza del 29 novembre 2013, in vigore dal 1° gennaio 2014 (RU 

2013 5321), l’autorità di rilascio esamina il modello del contratto di 

collocamento delle imprese che esigono dalle persone in cerca d’impiego 

una tassa d’iscrizione o una provvigione di collocamento.  

In riguardo all’art. 10a OC il commento ufficiale ai disposti dell’ordinanza 

toccati dalla modifica del 29 novembre 2013 (SECO – Direzione del lavoro - 

PAVV, Commento alle singole delle disposizioni / Modifica dell’ordinanza 

sul collocamento (OC) e dell’ordinanza sugli emolumenti LC (OEm-LC) del 

23 ottobre 2013, disponibile all’indirizzo web 

https://www.arbeit.swiss/secoalv/it/home/menue/arbeitsvermittler.html, 

consultato l’ultima volta il 1° luglio 2020) contiene le seguenti spiegazioni: 

“[…] In passato il legislatore aveva rinunciato a sancire l’approvazione dei 

contratti da parte delle autorità come presupposto per l’ottenimento di 

un’autorizzazione di collocamento. Nella pratica questa condizione si è tuttavia 

rivelata necessaria. In molte imprese si è infatti constatato che i contratti di 

collocamento violavano prescrizioni imperative. Inoltre, in virtù dell’articolo 6 

LC le autorità hanno il diritto di esigere dai collocatori determinati documenti, 

tra cui i contratti con cui operano, e di esaminarli. 

Per questo motivo dal 1995 la prassi prevede che prima di rilasciare 

un’autorizzazione i modelli dei contratti delle imprese siano esaminati per 

valutare l’esistenza di un’eventuale violazione alle disposizioni vigenti. 

I richiedenti accettano questa prassi pluriennale. In generale i collocatori 

apprezzano il sostegno professionale dei Cantoni e della SECO nella 

redazione dei contratti e non considerano il controllo dei loro contratti un 

ostacolo bensì un aiuto giuridico prima dell’inizio della loro attività. Nella 

pratica i contratti approvati dalle autorità sono quindi considerati una 

condizione necessaria per ottenere un’autorizzazione. 

L’articolo 10a permetterebbe di sancire anche nel diritto scritto questa prassi 

pluriennale consolidata dalla giurisprudenza. 

Una modifica analoga è prevista per la fornitura di personale a prestito 

all’articolo 34a OC.” 

La prassi suesposta adottata dalla SECO ha raccolto i consensi della 

giurisprudenza (cfr. DTAF 2016/26 consid. 3.2 per quanto attiene all’esame 

dei contratti quadro dei fornitori di personale a prestito sulla base degli 

artt. 17 LC e 34a OC) e della dottrina, la quale ha ritenuto utile per i 

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lavoratori e i collocatori che si possa garantire già prima dell’esercizio 

dell’attività che i contratti impiegati ossequino i presupposti minimi di legge, 

in particolare se si considera che le contravvenzioni alla LC possono 

essere punite con una multa (STEFAN FIERZ, in: Michael Kull [ed.], Stämpflis 

Handkommentar, Arbeitsvermittlungsgesetz, di seguito: SHK AVG, 

Berna 2014, art. 3 n. 16). 

Da quanto precede si può concludere che l'art. 6 LC costituisce una base 

legale sufficiente per autorizzare la SECO a controllare i contratti di 

collocamento nel quadro della procedura di rilascio delle autorizzazioni e 

che l'art. 10a OC ha codificato questo controllo senza modificarne la natura 

o la portata. Da ultimo, le clausole contrattuali in questione sono riferite alla 

provvigione, alla protezione dei dati e alla disdetta del contratto di 

collocamento e trattano quindi tematiche inerenti alla LC (cfr. gli artt. 7 

cpv. 3, 8 e 9 LC). È pacifico che la SECO possa quindi pronunciarsi su 

questioni che rientrano di principio nella sfera delle sue competenze e della 

sua attività di sorveglianza (cfr. DTAF 2016/26 consid. 3.2, 3.3-3.5, in cui il 

Tribunale ha stabilito che il controllo dei contratti da parte della SECO non 

può essere esteso a questioni di pertinenza della giurisdizione civile). 

4.  

4.1  

4.1.1 La SECO ha indetto alla ricorrente l’adattamento del punto 8 del 

contratto di collocamento, imponendole l’obbligo di assicurarsi che in 

collaborazione con le agenzie estere nel quadro di un collocamento di un 

modello o di una modella all’estero sia rispettata la norma secondo la quale 

la provvigione può essere maggiorata al massimo della metà (art. 4 cpv. 4 

OEm-LC). 

A motivo di detta imposizione la SECO ha addotto in sostanza che la ditta 

ricorrente, richiedendo la relativa autorizzazione, risponde del 

collocamento dei modelli e delle modelle e perciò deve assicurarsi che non 

vengano messe in conto provvigioni superiori a quelle previste dalla LC. 

Secondo la SECO, la ricorrente non può dichiarare la non applicabilità della 

LC basandosi sul fatto che si tratta di modelle e modelli stranieri, nonché 

di agenzie di collocamento estere. 

4.1.2 Nell’ambito del procedimento preliminare la SECO ha criticato il 

sistema di indennizzo delle modelle previsto dalla prima versione del 

contratto per incompatibilità con la LC e l’OEm-LC in materia di provvigioni 

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(cfr. e-mail della SECO in lingua tedesca del 3 aprile 2017, allegato 4 alla 

risposta). A suo dire gli importi previsti dal contratto si sarebbero situati ben 

oltre a quelli previsti dall’art. 5 OEm-LC e la ricorrente avrebbe dovuto 

presentare un altro calcolo, rispettivamente richiedere un’indennità 

direttamente al cliente e non rivalersi nei confronti della modella. La SECO 

ha altresì rilevato che il rispetto delle norme in materia di provvigioni di 

collocamento vale anche nell’ambito della collaborazione tra la ricorrente e 

le agenzie di booking estere. 

In seguito alle osservazioni della SECO summenzionate la ricorrente ha 

provveduto ad adattare il sistema di provvigione, precisando, 

conformemente all’e-mail del 30 maggio 2017 (incarto SECO, sezione 3 

pag. 8) che la modella non pagherà alcun importo alla ricorrente per i 

servizi resi da quest’ultima e che X. _______ riceverà una commissione 

esclusivamente da parte delle agenzie di booking addebitata direttamente 

sull’importo dovuto da ciascun cliente. 

Mediante e-mail del 13 settembre 2017 (incarto SECO, sezione 3 pag. 5) 

la SECO ha comunicato di intendere la riformulata clausola del contratto 

nel senso che sia la ricorrente sia le agenzie di collocamento con cui 

collabora rivendicano le loro pretese nei confronti del cliente e non della 

modella, chiedendo alla ricorrente di confermare se questa fosse la giusta 

interpretazione.  

Con e-mail del 27 settembre 2017 (incarto SECO, sezione 3 pag. 3) la 

ricorrente ha confermato di non far valere le proprie pretese nei confronti 

della modella, ma in principio di non conoscere quanto pattuiscono le 

agenzie di collocamento che collaborano con lei, in quanto a suo avviso 

ciò sfugge al campo di applicazione della LC, trattandosi di modelle e 

agenzie di collocamento straniere. In simili casi, la ricorrente è dell’opinione 

che l’ordine giuridico locale dell’agenzia di collocamento estera disciplina i 

contratti di collocamento. 

Con e-mail del 1° novembre 2017 (pag. 2 dell’incarto SECO) la SECO non 

ha condiviso la posizione della ricorrente sull’inapplicabilità della LC alle 

modelle e alle agenzie di collocamento estere con la motivazione adottata 

nella decisione impugnata. 

4.1.3 Nell’atto di ricorso la ricorrente contesta l’ordine di adattamento del 

punto 8 del contratto di collocamento, riprendendo in sostanza 

l’argomentazione sviluppata dinanzi alla SECO, specialmente laddove 

ribadisce che le agenzie di booking straniere con cui lei collabora non 

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Pagina 11 

rientrano nel campo di applicazione della LC e perciò non sono costrette a 

rispettare le disposizioni di legge ivi incluse. In aggiunta a ciò, la ricorrente 

sostiene che l’atteggiamento della SECO di voler attribuire all’art. 4 cpv. 4 

OEm-LC una portata che va ben oltre gli obblighi fissati dalla norma 

legislativa che esso dovrebbe concretizzare, si trova in contrasto con la 

volontà del legislatore e si pone in grave disaccordo con la libertà 

economica e contrattuale della ricorrente. Da un lato, l’art. 4 cpv. 4 OEm-

LC sarebbe applicabile unicamente a dei collocatori diretti soggetti al diritto 

svizzero che sono in contatto con il cliente finale e che ricevono il 

versamento dell’onorario di ingaggio (…). Questo perché i collocatori diretti 

dovrebbero, se del caso, ristornare una parte della provvigione ad altre 

agenzie. L’art. 4 cpv. 4 OEm-LC non sarebbe però applicabile a quelle 

situazioni in cui i collocatori sottostanti alla LC non prelevano nessun tipo 

di provvigione dal lato modella, come nella fattispecie. In effetti, sarebbe 

l’agenzia estera ad avvalersi della collaborazione di X. _______ e a 

ristornare una parte della propria provvigione. L’ammissibilità di tale 

ristorno dovrebbe quindi essere valutata secondo il diritto dello Stato in cui 

opera l’agenzia estera. D’altro lato, l’interpretazione dell’art. 4 cpv. 4 OEm-

LC da parte della SECO vorrebbe utilizzare illecitamente la ricorrente quale 

mezzo per imporre il rispetto della legislazione in Svizzera in materia di 

collocamento anche al di fuori del suo raggio d’azione. A titolo generale, la 

ricorrente ritiene che le percentuali statuite dall’art. 5 OEm-LC in materia di 

provvigioni si discostano dalla prassi internazionale e violano l’art. 36 

cpv. 1 e 3 Cost.  

4.1.4 In sede di risposta la SECO respinge le contestazioni ricorsuali, 

sostenendo che con la decisione di stabilirsi in Svizzera la ricorrente ha 

accettato di essere sottoposta alle leggi vigenti in Svizzera, segnatamente 

in materia di collocamento. Con ciò, continua la SECO, la ricorrente 

risponde delle provvigioni messe a carico della modella e deve assicurarsi 

che nella collaborazione con agenzie estere non vengano messe in conto 

provvigioni superiori di quelle previste dalla LC e dall’art. 4 cpv. 4 OEm-LC. 

La regolamentazione in materia di provvigioni sarebbe conforme agli scopi 

perseguiti dalla LC.  

4.2 Preliminarmente va di nuovo rilevato che la ricorrente non ha 

contestato in questa sede la cifra 1 del dispositivo della decisione 

impugnata con cui la SECO ha constatato che l’attività svolta dalla 

ricorrente è soggetta ad autorizzazione ai sensi della LC (cfr. supra 

consid. 1). Ciò ritenuto, la ricorrente è sottoposta alla legislazione svizzera 

in materia di collocamento del personale e deve in particolare attenersi, in 

B-5181/2018 

Pagina 12 

linea di principio, anche alle disposizioni relative alle provvigioni (cfr. intero 

consid. 4.3).  

4.3  

4.3.1 Secondo l’art. 9 cpv. 1 LC il collocatore può esigere dalla persona in 

cerca d’impiego una tassa d’iscrizione e una provvigione di collocamento. 

Quanto a quest’ultima, essa è dovuta soltanto nel caso in cui il 

collocamento sfocia nella conclusione di un contratto di lavoro (art. 9 cpv. 2 

LC). Nel caso di collocamento in relazione con l’estero, la provvigione è 

dovuta soltanto quando il lavoratore ha ottenuto dalle autorità del Paese in 

cui è collocato il permesso di esercitare un’attività lucrativa (art. 9 cpv. 3 

prima frase LC). Il collocatore può però esigere, già dopo la firma del 

contratto di lavoro, un congruo indennizzo per le spese e gli oneri effettivi 

(art. 9 cpv. 3 seconda frase LC). L’art. 9 cpv. 4 LC autorizza il Consiglio 

federale a fissare le tasse d'iscrizione e le provvigioni di collocamento 

(Messaggio concernente la revisione della legge federale sul servizio di 

collocamento e la fornitura di servizi del 27 novembre 1985, di seguito: 

messaggio LC, FF 1985 III 503, pag. 543). La competenza di emanare 

prescrizioni tariffali è stata concretizzata agli artt. 20-23 OC e agli artt. 2-5 

dell’ordinanza del 16 gennaio 1991 concernente gli emolumenti, le 

provvigioni e le cauzioni nell’ambito della legge sul collocamento 

(Ordinanza sugli emolumenti LC, OEm-LC, RS 823.113).  

4.3.2 Per il collocamento di persone per rappresentazioni artistiche o 

manifestazioni analoghe sono state create delle norme specifiche in 

relazione al contratto e alla provvigione di collocamento (art. 22 seg. OC). 

Quanto all’ammontare delle provvigioni, l’art. 5 OEm-LC fissa il limite 

massimo della provvigione di collocamento a carico di fotomodelle ed 

indossatrici, mentre l’art. 4 cpv. 1 OEm-LC regola le aliquote massime della 

provvigione a carico di altre persone attive in altri ambiti artistici (gruppi, 

orchestre, ballerine di cabaret, musicisti solisti, animatori o artisti di varietà 

o arti classiche, nonché di attori). I cpv. 2-4 dell’art. 4 OEm-LC valgono per 

tutti i tipi di collocamento di artisti (RETO KRUMMENACHER/ANN WEIBEL, SHK 

AVG, op. cit., art. 9 n. 18). In particolare, secondo l’art. 4 cpv. 4 OEm-LC, 

se il collocatore è costretto a collaborare, per il collocamento all’estero, con 

uffici di collocamento esteri, la provvigione a carico della persona in cerca 

d’impiego può essere maggiorata al massimo della metà. In questi casi la 

provvigione è divisa tra il collocatore svizzero e il collocatore estero e non 

può superare l’importo massimo fissato per la medesima (cfr. il documento 

“FAQ Legge sul collocamento”, Domande frequenti, emanato il 1° marzo 

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Pagina 13 

2012 dalla SECO, risposta alla domanda 20, disponibile al sito web indicato 

al consid. 3.3). 

4.3.3 La Commissione di ricorso DFE, l’organizzazione precedente 

trasferita a far tempo dal 1° gennaio 2007 nel Tribunale amministrativo 

federale, ha già avuto modo di ritenere che le disposizioni relative alla 

provvigione a carico di artisti, in concreto l’art. 9 LC e l’art. 4 cpv. 1 e cpv. 4 

OEm-LC, sono conformi allo scopo della legge di assicurare la protezione 

dei lavoratori, lasciando intendere che formano una base legale sufficiente 

per restringere la libertà economica dei collocatori, da una parte 

determinando in maniera esaustiva gli elementi relativi alla retribuzione del 

richiedente d’impiego e dall’altra fissando l’importo massimo delle 

provvigioni a suo carico (cfr. sentenza del 19 marzo 2002 98/MC-001 

pubblicata in GAAC 2003 n° 96, consid. 3.2, menzionata da 

KRUMMENACHER/WEIBEL, op. cit., n. 2 e 24 ad art. 9 LC). Da ciò deriva che 

il collocatore non può prelevare altri tipi di contributi di quelli previsti dal 

diritto in materia di collocamento e che la legge rinuncia a qualsiasi 

determinazione della provvigione nei rapporti tra collocatore e datore di 

lavoro, dimodoché tra di loro vale la libertà tariffale secondo il Codice delle 

obbligazioni (idem).  

4.4  

4.4.1 Conformemente al testo originale inglese (ricorso n. 57, Doc. 7 

allegato al ricorso) e alla traduzione italiana della relativa clausola (ricorso 

n. a piè di pagina 55), il punto 8 del contratto, intitolato “…”, prevede al 

primo paragrafo che la modella non pagherà alcun importo alla ricorrente 

per i servizi resi da quest’ultima. In altre parole, a giudicare dalla 

formulazione di detta clausola contrattuale, la ricorrente non preleva e non 

deve condividere con le agenzie di booking alcuna provvigione nei 

confronti della modella. Certo, come si evince dal punto 8 del contratto al 

secondo paragrafo, la ricorrente riceve sì una commissione da parte delle 

agenzie di booking a cui ha affidato i servizi professionali relativi alla 

modella. Tuttavia, questa commissione è basata, secondo il testo chiaro 

del contratto, soltanto sulle provvigioni prelevate dalle agenzie di booking 

dal cliente finale e non è addebitata sul compenso dovuto alla modella. 

Mediante la riformulazione della clausola contrattuale rispetto alla versione 

originale la ricorrente ha peraltro dato seguito alle osservazioni della SECO 

in cui le veniva richiesto di non rivalersi nei confronti della modella. Orbene, 

non prevedendo il contratto alcuna provvigione a carico della modella, non 

è ravvisabile come la ricorrente possa violare le disposizioni che 

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Pagina 14 

disciplinano la provvigione di collocamento a carico della persona in cerca 

d’impiego ed il limite massimo del suo ammontare.  

4.4.2 Ma vi è di più. Secondo le Direttive e i commenti della SECO relativi 

alla LC, OC e OE-LC (di seguito: Direttive LC, 2003) che la SECO ha 

emanato nell’ambito della sua funzione di sorveglianza (art. 31 LC), 

qualora il collocatore non preleva una provvigione dalla persona in cerca 

di lavoro, dovrà darne la prova durante la procedura di autorizzazione 

allegando alla domanda il contratto normale che ha stipulato con il suo 

cliente dal quale risulta in modo chiaro che solo lui deve pagare una 

provvigione e allegare una dichiarazione che vada in tal senso (cfr. Direttive 

LC pag. 45, richiamabili al sito web www.seco.admin.ch/ SECO - 

Segreteria di Stato dell'economia  > Servizi e pubblicazioni > Pubblicazioni 

> Lavoro Libera circolazione delle persone e relazioni di lavoro > 

Promemoria). Le Direttive LC in questione rappresentano una cosiddetta 

ordinanza amministrativa ed esplicitano l'interpretazione che l’autorità 

federale intende dare alla legge ai fini di un’applicazione uniforme e 

rispettosa della parità di trattamento. Le istanze di ricorso possono tenere 

conto delle ordinanze amministrative, sebbene esse non abbiano forza di 

legge, nella misura in cui riflettano il senso reale del testo di legge e 

propongano un’interpretazione corretta e adeguata al caso specifico (cfr. 

DTF 136 V 295 consid. 5.7 pag. 308; sentenza 2C_105/2009 del 

18 settembre 2009 consid. 6.4.1), in concreto dei disposti della LC, OC e 

OEm-LC (sentenza del TAF B-6993/2013 del 17 dicembre 2015 consid. 3. 

e referenze citate).  

Nella misura in cui le Direttive LC esigono dal collocatore che non intende 

riscuotere una provvigione a carico della persona in cerca d’impiego la 

prova documentale del solo pagamento della provvigione da parte del 

cliente sotto forma del contratto stipulato con quest’ultimo o di una 

dichiarazione scritta, non si può concludere che esse siano incompatibili o 

manchino di conformità con le disposizioni relative alle provvigioni e allo 

scopo della legislazione in materia di collocamento. Va in ogni caso 

puntualizzato che le Direttive LC impongono al collocatore richiedente 

l’obbligo di fornire le prove documentali menzionate soltanto se egli non 

chiede una provvigione alla persona in cerca d’impiego. Ciò è giustificato 

dal fatto che soltanto in questo caso decade l’esigenza della forma scritta 

per il contratto di collocamento (cfr. KRUMMENACHER/WEIBEL, op. cit., n. 3 

segg. ad art. 8 LC; NATHALIE STOFFEL, Arbeitsmarkt: Private 

Arbeitsvermittlung und Personalverleih, in: Biaggini et al. [ed.], FHB 

Verwaltungsrecht 2015, pag. 731 segg., n. 18.25). Tale requisito di forma 

serve da un lato a scopo probatorio e, dall'altro, agevola l'attività di controllo 

http://www.seco.admin.ch/

B-5181/2018 

Pagina 15 

delle autorità (cfr. messaggio LC, FF 1985 542). Nella presente fattispecie, 

contrariamente al caso esposto nelle Direttive LC, sussiste un modello di 

contratto in forma scritta da cui emerge limpidamente che la ricorrente non 

preleva alcuna provvigione dalla modella e riceve dall’agenzia di 

collocamento estera una remunerazione basata soltanto sulla provvigione 

a carico del cliente. La clausola contrattuale in questione è quindi di per sé 

già suscettibile di assolvere lo scopo probatorio e non necessita di un 

complemento ai sensi delle Direttive LC.  

4.4.3 Atteso che, come si è visto, secondo il contratto in esame alla 

modella non vengono imposti obblighi finanziari in termini di provvigione, 

la clausola in parola soddisfa lo scopo della protezione dei lavoratori 

prefisso dalla LC. Non sono pertanto ravvisabili elementi atti ad affermare 

che l’autonomia decisionale della modella sia compromessa in modo tale 

da contrastare con le disposizioni in materia di collocamento. Considerato 

che la modella può disdire il contratto in ogni momento ai sensi dell’art. 404 

CO (cfr. punto 4.2 del contratto, cfr. anche infra intero consid. 5) e che, nei 

limiti di quanto sia ragionevolmente possibile, si impegna di accettare o 

rifiutare ogni collocamento specifico proposto dalla ricorrente (cfr. punto 5.1 

iv. del contratto), la sottoscrizione del contratto non la esporrebbe a vincoli 

o a rischi eccessivi.  

4.5 Tenuto conto di tutti i motivi suesposti, l’imposizione di precisare il punto 

8 del contratto di collocamento con l’aggiunta di un riferimento esplicito 

all’art. 4 cpv. 4 OEm-LC si rivela incomprensibile, ingiustificata e pure 

irrispettosa del principio della proporzionalità, poiché inidonea, non 

necessaria a raggiungere lo scopo d'interesse pubblico desiderato, né 

situata in un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito e gli interessi 

pubblici o privati se del caso compromessi. Di conseguenza, il ricorso si 

rivela fondato in questo punto. Alla luce di questo risultato intermedio e 

visto che nella clausola contrattuale qui discussa non viene riscossa alcuna 

provvigione dal lato modella, la questione sollevata dalla ricorrente 

secondo cui le percentuali statuite dall’art. 5 OEm-LC in materia di 

provvigioni sarebbero anticostituzionali può restare indecisa. 

5.  

5.1  

5.1.1 Conformemente alla decisione impugnata, la SECO ha ordinato alla 

ricorrente di precisare il punto 4 del contratto di collocamento nel senso di 

rendere esplicitamente attento/a il modello / la modella riguardo al suo 

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Pagina 16 

diritto di poter disdire il mandato in qualsiasi momento senza termini e 

senza riserve. La SECO ha fondato tale imposizione sull’obiettivo 

prefissato dall’art. 8 cpv. 2 lett. a LC, il quale consiste, a suo avviso, nel 

garantire alla persona in cerca di impiego la libertà di rivolgersi in qualsiasi 

momento a un altro collocatore. La SECO ha specificato che la menzione 

esplicita del diritto di poter disdire il contratto in qualsiasi momento senza 

termini né riserve è il frutto di una prassi costante e pluriennale ancorata 

nelle proprie direttive, rammentando che nell’ambito del collocamento di 

modelle e modelli si tratta di persone giovani ed inesperte che devono 

essere rese esplicitamente attente ai loro diritti. 

5.1.2 La ricorrente si oppone a modificare il contratto in conformità con 

l’ordine della SECO. Secondo lei, la clausola contrattuale che conferisce 

ad entrambe le parti di disdire il contratto ai sensi dell’art. 404 CO non è 

contraria all’interpretazione corretta dell’art. 8 cpv. 2 lett. a LC sotto 

l’aspetto grammaticale, teleologico-storico e sistematico-costituzionale. 

Per contro, la richiesta della SECO di esplicitare il diritto di disdetta della 

modella in ogni momento senza termini e riserve non sarebbe supportata 

dalla legge e non potrebbe essere utilizzata per giustificare il mancato 

rilascio dell’autorizzazione. La ricorrente ritiene che l’imposizione di un 

simile vincolo e un’ulteriore restrizione delle libertà costituzionali sarebbe 

semmai di competenza del legislatore cosicché l’atteggiamento della 

SECO violerebbe anche i principi della separazione dei poteri e della 

legalità.  

5.1.3 In sede di risposta la SECO ribadisce che il requisito di inserire nel 

contratto di collocamento una disposizione esplicita sul diritto di disdetta in 

ogni momento senza termini e senza riserve, come indicato nelle Direttive 

LC, corrisponde ad una prassi costante ed indiscussa. In questi casi si 

tratterebbe di collocare persone di giovane età che spesso non dispongono 

di nozioni giuridiche relative alle norme in materia di diritto del lavoro o di 

collocamento. La SECO puntualizza altresì di non aver sostenuto che la 

versione finale del contratto al punto 4.2 contravvenisse all’art. 8 cpv. 2 

lett. a CO, bensì di aver comunicato alla ricorrente di non considerare 

necessario il rinvio all’art. 404 CO in quanto l’esplicitazione del diritto di 

disdetta sarebbe molto più illustrativa. Nell’interesse delle persone che 

ricorrono al collocamento privato e godono della protezione della LC la 

SECO spiega di preferire l’adozione di un approccio pragmatico. 

5.1.4 Dagli atti risulta che la prima versione del contratto sottoposta dalla 

ricorrente alla SECO prevedeva al punto 4.1 una durata del contratto di tre 

anni, il rinnovo automatico del medesimo per ulteriori tre anni e un termine 

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Pagina 17 

di disdetta di sei mesi (cfr. versione del contratto con le modifiche 

nell’allegato 5 alla risposta). Con e-mail del 13 giugno 2017 in lingua 

tedesca (incarto SECO, sezione 3, pag. 7) l’autorità inferiore ha concluso 

che il contratto era concepito come contratto d’esclusiva e contravveniva 

all’art. 8 cpv. 2 lett. b (recte lett. a) LC, prospettando alla ricorrente di 

accettare un contratto d’esclusiva unicamente a condizione che alla 

modella venisse conferito un diritto di disdetta in qualsiasi momento senza 

termini e senza riserve. In seguito alle considerazioni della SECO la 

ricorrente ha rielaborato il contratto. Secondo il punto 4.1 del contratto nella 

versione finale in inglese (ricorso, n. 75) e nella traduzione in italiano 

(ricorso, nota a piè di pagina 65) la durata dello stesso decorrerà dalla data 

effettiva e continuerà per un periodo iniziale di dodici mesi (“Periodo 

iniziale”) e successivamente si rinnoverà automaticamente per periodi 

successivi di dodici mesi (ognuno “Periodo di rinnovo”) salvo disdetta di 

una delle parti con preavviso scritto prima della scadenza del Periodo 

iniziale o del Periodo di rinnovo in corso o ai sensi della clausola 4.2 del 

presente contratto. Il punto 4.2 del contratto regola che entrambe le parti 

hanno il diritto di disdire il contratto ai sensi dell’art. 404 CO.  

5.2  

5.2.1 Di principio, il contratto di collocamento privato sottostà 

generalmente alle regole del contratto di mediazione di cui all’art. 412 segg. 

del Codice delle obbligazioni (CO, RS 220), a meno che la LC o la rispettiva 

ordinanza dispongano altrimenti. Se la prassi e la dottrina dominante 

riconoscono la validità di clausole di esclusività nel contratto di mediazione 

ai sensi dell’art. 412 segg. CO (BSK OR I-CATERINA AMMANN, n. 13 ad 

art. 412 CO), l’art. 8 cpv. 2 lett. a LC vieta gli accordi conferenti esclusività 

in materia di collocamento e ne decreta esplicitamente la nullità (cfr. 

messaggio LC, FF 1985 542; cfr. sul tema della nullità di accordi 

d’esclusiva KRUMMENACHER/WEIBEL, op. cit., n. 7 ad art. 8 LC con ulteriori 

riferimenti). Detta norma persegue conseguentemente Io scopo di tutelare 

la libertà del lavoratore di rivolgersi in qualsiasi momento a un altro 

collocatore (cfr. messaggio LC, FF 1985 542), in altre parole la 

salvaguardia della mobilità della persona in cerca d’impiego (REHBINDER, 

AVG Arbeitsvermittlungsgesetz, 1992, pag. 40). Il suo inserimento nella LC 

si è rivelato necessario soprattutto nel caso del collocamento di musicisti, 

di orchestre e di artisti di varietà, dunque di persone che, a cagione dei 

brevi periodi d'occupazione, devono frequentemente ricorrere ai servizi di 

un'agenzia di collocamento (FF 1985 542). Secondo le Direttive della 

SECO relative alla LC, allo scopo di garantire alla persona in cerca 

d’impiego la libertà di rivolgersi in qualsiasi momento ad un altro 

B-5181/2018 

Pagina 18 

collocatore, i contratti di collocamento a durata determinata devono 

disporre testualmente che “le due parti godono in qualsiasi momento del 

diritto di disdetta senza termini e senza riserve” (Direttive LC, pag. 45).  

5.2.2 Non contenendo la legislazione in materia di collocamento una 

disposizione esplicita sul diritto di disdetta, il contratto di collocamento 

privato può essere sempre revocato e disdetto da entrambe le parti giusta 

l’art. 412 cpv. 2 in combinato disposto con l’art. 404 cpv. 1 CO (BSK OR I-

CATERINA AMMANN, n. 6 ad art. 412 CO, v. anche CLINT MAGG, in: 

Portmann/Stöckli [ed.], Das Spielervermitterreglement der FIFA, 2012, 

n. 473 segg.). Per prassi costante il libero diritto di disdetta e revoca del 

contratto secondo l’art. 404 OR è una norma di diritto imperativo a cui non 

si può rinunciare in quanto il mandato si evidenzia regolarmente per la 

particolare posizione di fiducia che rende inopportuno il proseguimento del 

medesimo nel caso subentri una mancanza di fiducia nel rapporto di lavoro 

(cfr. DTF 115 II 466). La giurisprudenza del Tribunale federale serve alla 

sicurezza giuridica e corrisponde al carattere aperto e indeterminato dei 

rapporti di mandato (BSK OR I-ROLF H. WEBER, n. 9 segg. ad art. 404 CO).  

5.2.3 Come già segnalato, le direttive della SECO in qualità di ordinanze 

amministrative non assumono che natura di interpretazione di una norma 

di legge; esse non creano nuove disposizioni legali e sono liberamente 

esaminate dal giudice, il quale ne controlla la costituzionalità e legalità 

nell'ambito del giudizio su un caso concreto (DTF 120 V 81 consid. 4b 

pag. 86; 116 V 16 consid. 3c pag. 19 e sentenze ivi citate). Esse non sono 

quindi di per sé vincolanti per il giudice, quest'ultimo dovendo tenerne conto 

solo nella misura in cui consentono una corretta interpretazione delle 

disposizioni di legge, mentre se ne deve scostare in quanto non siano con 

esse compatibili (DTF 132 V 121 consid. 4.4 pag. 125; 127 V 57 consid. 3a 

pag. 61; 126 V 64 consid. 4b pag. 68, 421 consid. 5a pag. 427; 125 V 377 

consid. 1c pag. 379 e sentenze ivi citate).  

La prassi della SECO di imporre al collocatore di inserire nel contratto di 

collocamento una clausola in cui si cita per esteso il diritto delle parti di 

disdire il contratto in qualsiasi momento senza termini e senza riserve 

potrebbe apparire in principio opportuna se il contratto sottoposto alla 

SECO fosse in palese contrasto con l’ordinamento giuridico in materia di 

collocamento. Ciò non è però il caso nella presente vertenza. Prima di tutto 

vale la pena precisare che la LC non impone, come sembrerebbe pensare 

la SECO, che i contratti debbano contenere determinate clausole, bensì si 

limita a vietarne alcune (cfr. art. 8 cpv. 2 LC). La ricorrente ha elaborato la 

versione del contratto contestata in un primo momento dalla SECO 

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Pagina 19 

introducendo una nuova clausola (punto 4.2) che permette alle parti di 

disdire il contratto sulla scorta dell’art. 404 CO. Sottoscrivendo il contratto 

le parti sono quindi di comune intesa che il diritto di disdetta è disciplinato 

dall’art. 404 CO. La valenza dell’art. 404 CO secondo l’accordo delle parti 

ha l’effetto di permettere alla persona in cerca d’impiego di potersi rivolgere 

in ogni momento ad altri collocatori, per cui è pienamente conciliabile con 

l’obiettivo della LC di proteggere i lavoratori e in particolare con l’art. 8 

cpv. 2 lett. a LC. Ciò a maggior ragione se si tiene conto del fatto che la 

stessa SECO ha ribadito di non aver sostenuto che la versione finale del 

contratto al punto 4.2 contravvenisse all’art. 8 cpv. 2 lett. a CO. Di 

conseguenza, l’obbligo di adattare il punto 4 del contratto nel senso di 

rendere esplicitamente attenta la modella riguardo al suo diritto di poter 

disdire il contratto in qualsiasi momento senza termini e senza riserve 

risulta ingiustificato ed anche avverso al principio della proporzionalità, 

visto che la soluzione adottata dalla ricorrente consente già di per sé di 

raggiungere lo scopo prefissato dalla legge. 

6.  

6.1  

6.1.1 Infine, la ricorrente ritiene infondata ed ingiustificata l’imposizione 

della SECO di precisare il punto 11.6 del contratto nel senso di prevedere 

che in merito al trasferimento dei dati personali al di fuori della Svizzera e 

dell’Unione europea il/la modello/a esprimerà il suo consenso esplicito 

scritto firmando un apposito documento. 

A detta della ricorrente l’obbligo imposto dall’autorità inferiore non è 

previsto dalla legge e inoltre le preclude la possibilità di avvalersi di altri 

mezzi messi a disposizione dalla legge, in particolare le alternative offerte 

dall’art. 6 cpv. 2 lett. a e g LPD (la LPD è citata per esteso al consid. 6.2). 

6.1.2 In sede di risposta la SECO, da un lato, prende atto e apprezza i 

complementi apportati dalla ricorrente nel contratto circa la sua intenzione 

di rispettare le norme vigenti in Svizzera in materia di protezione dei dati, 

rispettivamente in riguardo all’estensione della legge e alla 

puntualizzazione che il consenso viene dato solo nei casi permessi dalla 

legge. Dall’altro, la SECO motiva la sua richiesta di adattare il contratto con 

la sua intenzione di perseguire in questo ambito uno scopo pragmatico atto 

a proteggere la modella in qualità di parte più debole del contratto. 

Secondo la SECO non si può pretendere realisticamente da una modella 

giovane ed inesperta che legga e capisca in ogni dettaglio tutte le 

B-5181/2018 

Pagina 20 

sfumature del testo. Da ciò la SECO deduce l’utilità di rendere attenta la 

modella in modo esplicito del suo diritto di dare il consenso al trasferimento 

dei suoi dati personali al di fuori dalla Svizzera e dall’UE. 

6.2 Nell’ambito del collocamento privato il collocatore può elaborare i dati 

concernenti le persone in cerca d’impiego e i posti vacanti soltanto nella 

misura in cui e fintanto che siano necessari per il collocamento (art. 7 cpv. 3 

primo periodo LC) ed è tenuto a mantenerli segreti (art. 7 cpv. 3 secondo 

periodo LC). Il legislatore ha in questo modo imposto al collocatore l'obbligo 

particolarmente importante di trattare le indicazioni fornite dalla clientela in 

modo confidenziale (messaggio LC, FF 1985 542; cfr. sul tema 

KRUMMENACHER/WEIBEL, op. cit., n. 7-11 ad art. 7 LC; Guida dell’Incaricato 

federale della protezione dei dati e della trasparenza al trattamento dei dati 

personali nell’ambito del lavoro [IFPDT], trattamento da parte di persone 

private, ottobre 2014, cifra 3.1.8; Direttive LC, pag. 43). L’art. 19 cpv. 1 OC 

precisa l’art. 7 cpv. 3 LC e statuisce il principio secondo cui i dati 

concernenti le persone in cerca d’impiego e i posti vacanti che permettono 

di identificare dette persone sono trattati unicamente con il consenso degli 

interessati. L’art. 7 cpv. 3 LC e l’art. 19 OC in materia di protezione dei dati 

sono stati armonizzati con la legge federale del 19 giugno 1992 sulla 

protezione dei dati (LPD, RS 235.1). Per trattamento si intende qualsiasi 

operazione relativa ai dati, indipendentemente dai mezzi e dalle procedure 

impiegati, segnatamente la raccolta, la conservazione, l’utilizzazione, la 

modificazione, la comunicazione, l’archiviazione o la distruzione dei dati 

(art. 3 lett. e LPD). L’art. 19 cpv. 1 OC contiene un elenco meramente 

esemplificativo dei casi in cui il consenso degli interessati si rivela 

necessario, ossia in particolare quando i dati sono trasmessi ad altre 

succursali o a partner commerciali giuridicamente indipendenti, quando 

sono chiesti pareri e referenze o quando si trasmettono dati oltre le 

frontiere del nostro Paese. L’art. 19 cpv. 2 OC elenca invece in maniera 

esaustiva tutti i casi in cui il collocatore non ha bisogno del consenso degli 

interessati, ovvero nell’ambito della trasmissione dei dati a impiegati della 

propria succursale, a un cliente per concludere un contratto, nonché ad 

una più vasta cerchia di potenziali clienti, purché i dati non permettano di 

identificare la persona in cerca d’impiego o il datore di lavoro. Se ditte di 

collocamento e ditte prestatrici di lavoratori intendono elaborare 

ulteriormente dati che non sono in relazione diretta con un impiego, 

necessitano del consenso espresso o esplicito degli impiegati (Guida 

IFPDT, cifra 3.1.8, Direttive e commenti della SECO pag. 43). Gli interessati 

devono dare il loro consenso per scritto e possono revocarlo in qualsiasi 

momento (art. 19 cpv. 4 primo periodo OC). La persona interessata deve 

essere informata di questo diritto (art. 19 cpv. 4 secondo periodo OC).  

B-5181/2018 

Pagina 21 

6.3  

6.3.1 Dalla clausola contrattuale 11.6 (cfr. ricorso n. a margine 91 e la 

relativa traduzione alla nota a piè di pagina 73) si evince in sostanza che 

la ricorrente attira dapprima esplicitamente l’attenzione delle modelle sul 

fatto che i loro dati personali saranno trattati per scopi connessi con il 

contratto, rispettivamente che tali dati potrebbero venire trasmessi anche 

al di fuori dalla Svizzera e dello Spazio economico europeo, dove le norme 

sulla protezione dei dati potrebbero non offrire la stessa protezione di 

quelle applicate in Svizzera e nello Spazio economico europeo. In questo 

senso la ricorrente chiede nel contratto il consenso degli interessati, 

tuttavia con la specificazione che tale consenso avrà valore soltanto nella 

misura permessa dalla legge. Allo stesso modo la ricorrente garantisce 

nella predetta clausola che i dati personali in suo possesso siano custoditi 

il più accuratamente possibile e si impegna a rispettare le norme della 

legislazione svizzera in materia di protezione dei dati che regolano il 

trattamento dei dati personali della modella.  

In considerazione del contenuto della clausola si può affermare che la 

modella in qualità di persona in cerca d’impiego è informata in maniera 

adeguata non solo sul tipo, sulla portata e sullo scopo del trattamento dei 

dati, ma anche sul suo diritto di dare il proprio consenso al trattamento e al 

trasferimento di simili dati, come pure sull’impegno della ricorrente di 

ossequiare le norme di diritto svizzero in materia di protezione dei dati. In 

questa misura la clausola contrattuale si lascia conciliare con l’art. 7 cpv. 3 

LC e ampiamente anche con l’art. 19 OC. 

Pertanto, l’imposizione della SECO di prevedere nel contratto la 

precisazione che la modella esprime il suo consenso firmando un apposito 

documento non può essere condivisa e va censurata. Essa entra in 

contraddizione non solo con le Direttive LC della stessa SECO secondo 

cui il consenso esplicito degli interessati può già essere incluso, a titolo 

generale, nel contratto di collocamento (Direttive LC, pag. 43), ma anche 

con l’interpretazione della nozione di “consenso esplicito” di cui all’art. 4 

cpv. 5 LPD. In effetti, una dichiarazione di consenso non deve 

necessariamente essere fornita in forma separata, ma può parimenti 

avvenire nell’ambito dell’accettazione di un accordo tra le parti che include, 

oltre alle disposizioni contrattuali, anche una clausola inerente al consenso 

secondo il diritto della protezione dei dati; un consenso esplicito può del 

resto essere previsto anche nelle cosiddette clausole generali di contratto 

e nei contratti-tipo (cfr. DAVID ROSENTHAL/YVONNE JÖHRI, Handkommentar 

zum Datenschutzgesetz sowie weiteren, ausgewählten Bestimmungen, 

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2008, n. 78 e 90 ad art. 4 LPD). Nella presente fattispecie la clausola 

contrattuale è concepita in modo tale che il consenso esplicito è dato con 

la sottoscrizione dell’accordo. Come risulta dai considerandi suesposti, il 

modo di procedere della ricorrente in questo punto non è criticabile alla 

luce delle disposizioni in materia di protezione dei dati e la precisazione 

imposta dalla SECO ai sensi di esigere il consenso esplicito in forma 

separata firmando un apposito formulario non si rivela più necessaria. 

Laddove la SECO, per giustificare l’ordine di adattamento del contratto, 

avanza l’argomento secondo cui non è realistico che una modella giovane 

ed inesperta afferri il senso e la portata della clausola contrattuale 

composta da una ventina di righe, ella misconosce due aspetti. Per prima 

cosa, nulla impedisce alle modelle in cerca d’impiego di farsi assistere da 

un genitore o da altri rappresentanti legali. Per seconda cosa, la protezione 

della parte più debole del contratto quo al diritto di esprimere il consenso 

scritto è sufficientemente tutelata mediante la clausola contrattuale qui 

esaminata e, come si vedrà al considerando seguente, con l’ordine, da 

pronunciare in questa sede, di completare il punto 11.6 del contratto. 

6.3.2 Tuttavia, benché la SECO non l’abbia notato nella decisione 

impugnata, salta all’occhio che la cifra 11.6 del contratto non informa la 

persona in cerca d’impiego del suo diritto di poter revocare il proprio 

consenso in qualsiasi momento. In questo punto la ricorrente è chiamata a 

completare la clausola contrattuale per conformarsi all’art. 19 cpv. 4 OC. 

6.3.3 Riassumendo, in questo punto il ricorso si rivela parzialmente 

fondato, nella misura in cui l’ordine di adattare il contratto nel senso che la 

modella dovrà esprimere il proprio consenso servendosi di un apposito 

formulario non appare giustificato. Infine, la decisione impugnata va per 

contro riformata nel senso di impartire alla ricorrente l’ordine di precisare 

la clausola contrattuale 11.6 con l’indicazione esplicita che la modella ha il 

diritto di revocare il proprio consenso in ogni momento. 

7.  

Da quel che precede discende che, per quanto ammissibile, il ricorso è 

parzialmente accolto. La cifra 2 del dispositivo della decisione impugnata 

va annullata e riformata nella misura in cui la ricorrente, se desidera 

collocare modelle e modelli e conformarsi al diritto svizzero e in particolare 

alla legislazione svizzera in materia di collocamento, è tenuta ad adattare 

il punto 11.6 del Contratto di agenzia madre nella sua versione del 

10 agosto 2017 con l’esplicita indicazione che la modella ha il diritto di 

revocare il proprio consenso in ogni momento.  

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8.  

8.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 

cpv. 1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 

del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

RS 173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (art. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF). 

Nella presente fattispecie, siccome, per quanto il ricorso sia ammissibile, 

le censure della ricorrente sono state completamente accolte in relazione 

all’ordine di adattare il contratto ai punti 4 e 8, ma solo parzialmente per 

quanto attiene all’ordine di adattare il contratto al punto 11.6, è giustificato 

di porre a suo carico, a titolo di spese processuali ridotte, fr. 600.– da 

prelevare sull'anticipo di fr. 2'000.– da lei già versato. Di conseguenza, 

fr. 1'400.- saranno restituiti alla ricorrente una volta che la presente 

sentenza sarà cresciuta in giudicato. 

8.2 Nella fattispecie la ricorrente, assistita da due legali, ha dovuto 

sostenere spese indispensabili e relativamente elevate. Non avendo i 

patrocinatori inoltrato alcuna nota d'onorario, è giustificato di assegnare, in 

base agli atti di causa, un’indennità per spese ripetibili di fr. 3'000.– (IVA 

inclusa) a carico dell’autorità inferiore (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con gli 

artt. 7 cpv. 1 e 2 e 8 TS-TAF). 

  

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Pagina 24 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

1.1  

Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è parzialmente accolto.  

1.2  

La cifra 2 del dispositivo della decisione impugnata dell’11 luglio 2018 va 

annullata e riformata nella misura in cui la ricorrente, se desidera collocare 

modelle e modelli e conformarsi al diritto svizzero e in particolare alla 

legislazione svizzera in materia di collocamento, è tenuta ad adattare il 

punto 11.6 del Contratto di agenzia madre nella sua versione del 10 agosto 

2017 con l’esplicita indicazione che la modella ha il diritto di revocare il 

proprio consenso in ogni momento. 

2.  

Le spese processuali ridotte di fr. 600.– sono messe a carico della 

ricorrente e dedotte dall’anticipo di fr. 2'000.– da lei già versato. Alla 

ricorrente saranno restituiti fr. 1’400.– dopo la crescita in giudicato della 

presente sentenza. 

3.  

Alla ricorrente è riconosciuta un'indennità per spese ripetibili ridotta pari ad 

un importo di fr. 3'000.– (IVA inclusa) a carico dell'autorità inferiore. 

  

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4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario; allegato: formulario "Indirizzo di 

pagamento"); 

– autorità inferiore (n. di rif. 330.18; atto giudiziario); 

– Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca 

DEFR (atto giudiziario); 

– Dipartimento delle finanze e dell’economia della Repubblica e 

Cantone Ticino, Divisione dell’economia, Sezione del lavoro, Ufficio 

giuridico (raccomandata). 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Pietro Angeli-Busi Corrado Bergomi 

 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: 7 luglio 2020