# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8e9d8b3e-17ff-5cf7-bb9f-c88806d1fa7d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 11.12.2003 INC.2003.59303
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-59303_2003-12-11.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.59303

  	
  Lugano

  11.12.2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

  Visto il reclamo del 24/25 novembre 2003, presentato da

  
						

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dall’avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 11 novembre 2003 della Procuratrice pubblica
  __________ 

  di diniego di sottoporre il reclamante a perizia
  psichiatrica;

  

 

viste le osservazioni 26 novembre
2003 del magistrato inquirente, che postula la reiezione del reclamo;

 

visto, per quanto necessario,
l’inc. MP __________/2003;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto

 

in fatto

 

A.

 

Il 16 settembre 2003 __________ è stato
arrestato con l’accusa di amministrazione infedele e falsità in documenti “per
avere, a __________, da aprile 2002 a oggi, nella sua funzione di procuratore
della Banca __________, danneggiato il patrimonio di quest’ultima tramite
operazioni di cambio divise speculative e non autorizzate dalla banca – e
all’insaputa dei suoi superiori – realizzando un danno netto per la banca di frs.
98'000'000.-- dichiarati, occultando tale ammanco tramite la falsificazione
della contabilità della Banca __________ ” (v. inc. Giar __________, doc _, p.
1).

Il 17 settembre 2003 questo
giudice ha confermato l’arresto, considerata l’esistenza a carico dell’accusato
di gravi e concreti indizi di colpevolezza come alla promozione dell’accusa,
rilevabili dalle ammissioni dell’accusato stesso, che si è personalmente
costituito e per i bisogni dell’istruzione (v. inc. Giar __________1, doc _).

Finora l’inchiesta condotta dalla
Procuratrice pubblica __________ ha accertato che gli illeciti compiuti ai
danni della Banca __________ dal reclamante eseguendo operazioni su divise (forex)
e metalli preziosi tra aprile 2002 e settembre 2003 ammontano a circa 

fr. 92'000'000.--.

B.

 

Il 7 novembre 2003, la difesa ha
formalmente chiesto alla Procuratrice pubblica l’erezione di una perizia
psichiatrica sulla persona di __________ “atta a determinare la responsabilità
del medesimo a’ sensi degli art. 10 e 11 Codice Penale” (v. AI 58) e ciò in
considerazione “di quanto emerso nel corso dell’interrogatorio del 05
novembre”.

Con decisione 11 novembre 2003
(v. AI __________) la Procuratrice pubblica ha respinto la richiesta in
oggetto, motivando che non vi sono elementi che potrebbero far supporre che
__________ soffrisse, al momento dei fatti, di malattia, debolezza di mente o
grave alterazione della coscienza, come pure che il suo sviluppo mentale fosse
incompleto. Il magistrato inquirente osserva inoltre, a proposito
dell’interrogatorio del 5 novembre 2003, che il fatto che l’accusato risenta
dello stato di carcerazione e non possa o non voglia ricordare alcuni fatti,
circostanze o dettagli relativi a quanto da lui commesso, è piuttosto comune.

Contro la suddetta decisione del
magistrato inquirente, la difesa insorge ora con il reclamo in oggetto (v. inc.
GIAR __________doc. _); chiede che la decisione impugnata venga annullata e che
venga “ordinata una perizia psichiatrica relativa alla responsabilità di __________
”.

Ricordato che il magistrato
inquirente, con osservazioni 26 novembre 2003, chiede la reiezione integrale
del gravame, si osserva che delle opposte argomentazioni delle parti si terrà
conto più innanzi e ciò per evitare inutili ripetizioni.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

 

1.

 

1.1

Per meritare di venire assunte, le prove proposte
dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP) o in altro momento
dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP) devono rispettare tre
concorrenti ordini di considerazioni: esse devono essere motivate per quanto
attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta connessione con la
fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i requisiti della
novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive conclusioni di
competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per decidere se promuovere
l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi eventualmente - dopo
definitiva conclusione dell’istruzione formale - se decretare messa in stato di
accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del giudice di merito; per quest’ultima
evenienza, le stesse prove devono essere di difficile produzione al
dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra
l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio
1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR
135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in
re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).

 

 

1.2

Tra le prove a disposizione delle
autorità penali inquirenti e giudicanti vi è la perizia ossia il ricorso
all'esperto specifico ogniqualvolta occorre stabilire fatti e circostanze
all'accertamento dei quali siano indispensabili speciali cognizioni (art. 142
cpv. 1 CPP, nella sostanza ripreso dagli art. 96 cpv. 1 CPP/1942 e 96 cpv. 1
CPP/1993, per cui vale la giurisprudenza anteriore: v. REP 1997 n. 97,
confermata dalla massima in REP 1998 n. 113): nelle cennate prospettive, al
magistrato penale è allora riservata ampia facoltà nella scelta delle prove e
quindi anche in tema di referto peritale, ritenuta comunque e sempre perlomeno
apparenza di utilità e pertinenza in connessione con la fattispecie inquisita,
secondo le imputazioni ed in vista delle conclusioni di competenza del giudice
penale, ed ancora congiuntamente (per riprendere con altre parole il testo di
legge) che determinati fatti non siano ancora chiariti o sufficientemente
chiariti o chiaribili attraverso altri mezzi di prova e che il magistrato non
abbia le specifiche conoscenze professionali per giungere a tali accertamenti
(v. decisione 19 aprile 1995 in re C.J., GIAR 695.94.2, e riferimenti).

 

 

1.3

Ribadite in entrata la libertà di
principio e l’autonomia del magistrato inquirente nell’assunzione delle prove e
nella valutazione della completezza dell’istruttoria predibattimentale, va
precisato che in tema di perizia psichiatrica il codice di rito si limita a
prevedere la possibilità di tale accertamento, le condizioni sostanziali per
procedere in tal senso essendo circoscritte all’art. 13 CPS (così in decisione
5 gennaio 2000 in re R., inc. Giar 531.99.3 p. 3). Quest’ultima norma impone
(v. Stefan Trechsel, Kurzkommentar StGB, 2. Aufl. Zürich 1997, nota 1 ad
art. 13 CPS; Favre/Pellet/Stoudmann, Code pénal annoté, Lausanne 1997,
nota 1.2 ad art. 13 CPS) di procedere alla perizia qualora il magistrato “si
trovi in dubbio” circa la responsabilità dell’imputato (art. 13 cpv. 1
CPS). Deve tuttavia sussistere un motivo sufficiente per dubitare (DTF 116 IV
274; Trechsel, loc. cit., nota 2 ad art. 13 CPS): ad esempio un
comportamento del tutto inusuale o in contraddizione con la personalità
dell’autore, pregresso trattamento psichiatrico oppure evidenza agli atti di
disturbi connessi, una scemata responsabilità già riconosciuta in precedenza
(v. Trechsel, loc. cit., note 2 e 10 ad art. 13 CPS, con rinvii; Favre/Pellet/Stoudmann,
ibid.).

 

 

1.4

L’art. 13 CPS dispone che il
principio “in dubio pro reo” non si applica per determinare la
responsabilità dell’accusato. La piena responsabilità è presunta e
l’irresponsabilità o la responsabilità scemata possono essere ammesse solo se
il giudice è convinto che le condizioni legali sono adempiute (BJP 1987 n. 251,
JT 1981 III 148). A norma del cpv 2 dell’art. 13 CPS, se sussiste un serio dubbio
sulla responsabilità dell’accusato al momento dei fatti, il giudice deve di
principio ordinare una perizia psichiatrica, che dovrà ugualmente analizzare il
grado di diminuzione della responsabilità (DTF 106 IV 241 cons. 1b). Secondo la
giurisprudenza, sono varie le circostanze che debbono condurre al dubbio: una
malattia della pelle grave, di natura allergica o psicosomatica, che è apparsa
al momento in cui furono commessi i fatti (DTF 118 IV 6), l'esistenza di un
precedente rapporto peritale che solleva dubbi sullo sviluppo psichico futuro
dell’accusato (DTF 116 IV 273), il fatto di avere una figlia affetta da
schizofrenia evolutiva (DTF 98 IV 156), la dipendenza da droghe (ATF 116 IV
273, 106 IV 241) o l'essere colpiti da una grave depressione (BJP 1990 n. 682).
Queste situazioni, di regola, impongono il dubbio sulla responsabilità al
momento dei fatti, se sono presenti prima degli stessi (sentenza 26 febbraio
2003 in re R., GIAR 235.2002.3).

 

 

2.

 

Come indicato nei considerandi
che precedono, con il reclamo in oggetto, la difesa chiede l’annullamento della
decisione impugnata e l’erezione una perizia psichiatrica sulla persona di
__________, in quanto dal verbale d’interrogatorio 5 novembre 2003 emergerebbe
manifestamente quel “serio dubbio” circa la responsabilità dell’accusato, che a
norma dell’art. 13 cpv. 1 CPS obbliga il magistrato ad ordinare una perizia
psichiatrica.

In merito a detta censura, questo
giudice evidenzia che, analizzando il menzionato verbale d’interrogatorio (v. classatore
verbali di interrogatorio PP, AI A4) e le dichiarazioni rilasciate da
__________ in tale circostanza, non può essere ravvisato il preteso serio
dubbio circa la responsabilità dell’accusato. Al contrario, vi si constata
piuttosto un atteggiamento sfuggente e impreciso di __________ in relazione
all’operazione dell’aprile 2002, che avrebbe determinato l’inizio delle perdite
e dell’agire illegale dell’accusato. Ciò contrasta certo con la precisione e la
dovizia di particolari dimostrata su altri oggetti di quello stesso
interrogatorio ed in altri interrogatori; ma questo contrasto, da solo, non è
sufficiente per giustificare, l’erezione di una perizia psichiatrica.

 

 

3.

 

La difesa, nel reclamo, sostiene
poi che il magistrato inquirente avrebbe comunque dovuto ordinare una perizia
psichiatrica, in base alle dichiarazioni della moglie dell’accusato, che
avrebbe, a suo dire, descritto lo stato “paranoico e schizofrenico del medesimo
con proprietà suicide, in particolare al riguardo delle operazioni intraprese”.

Questo giudice evidenzia che
dagli atti istruttori risulta che la moglie di __________, interrogata dalla
magistrata inquirente in data 17 ottobre 2003, ha affermato che il marito “da
un po’ di tempo, probabilmente da circa un anno, era assente con il pensiero e
sembrava tirato, un po’ smorto e anche un po’ trascurato nel vestire” e si è
mostrata preoccupata in quanto intuiva che vi fossero dei problemi (v. classatore
verbali di interrogatorio PP, AI B5). Tuttavia, da queste dichiarazioni di una
moglie comprensibilmente preoccupata, non emerge alcun elemento probatorio atto
a dimostrare che __________ soffriva in quel periodo, di paranoia, di
schizofrenia o di una grave depressione; né tantomeno i sintomi descritti
rivestono la particolare gravità richiesta dalla giurisprudenza. Se è ben vero
che, al momento dell’arresto, __________ ha dichiarato di essere in cura da una
psichiatra (v. classatore verbali d'interrogatorio PP, AI A1, p. 4) dall’inizio
del 2003 o dalla fine del 2002, è altrettanto vero che la medesima psichiatra,
dopo averlo visitato il giorno dell’arresto, non ha sollevato obiezioni circa
la sua carcerabilità, così come non ha nel seguito allestito certificati medici
evidenzianti precedenti episodi di depressione o di altre turbe psichiche del
reclamante. Agli atti non vi sono dunque attestati medici o altri elementi
concreti che testimoniano una patologia psichiatrica di cui avrebbe sofferto
__________ in passato (soprattutto negli ultimi anni). D’altronde il magistrato
inquirente, a ragione, nelle proprie osservazioni rileva che è stata la difesa
ad emettere la diagnosi di “paranoia e schizofrenia”, ciò senza un qualsivoglia
supporto scientifico. Infine ed abbondanzialmente, in merito agli istinti
suicidali di cui soffrirebbe il reclamante, va rilevato che non risulta da
alcun atto istruttorio che __________ abbia avuto intenzioni suicide quando
effettuava malversazioni. Di timori di suicidio parla invece indirettamente la
moglie del reclamante, là dove dichiara alla magistrata inquirente che quando
ha intuito che suo marito aveva dei problemi (probabilmente sul lavoro), gli ha
chiesto di non farle passare un’altra volta una simile prova (la signora
__________ ha avuto tre casi di suicidio in famiglia), ottenendo dal marito
l’assicurazione che non avrebbe compiuto gesti sconsiderati.

Va infine rilevato che le
malversazioni addebitate a __________ risalgono all’aprile 2002. Dalle
dichiarazioni da lui stesso rese, risulta che egli si è recato per la prima
volta “dalla dr. __________ a fine gennaio 2003” o “forse a fine dicembre”
quando doveva chiudere le operazioni ed era sotto stress (v. classatore verbali
d'interrogatorio PP, AI A6 p. 5). Quando è iniziato il trattamento psichiatrico
il danno patrimoniale era dunque quasi interamente perfezionato (il buco sul
conto __________ della Banca __________, a fine dicembre 2002, ammontava
infatti a fr. 84'000'000.--; v. classatore d'interrogatorio PP, AI A1 pag. 3).
La problematica psichiatrica è quindi la conseguenza e non la causa delle
malversazioni.

 

 

 

 

 

 

4.

 

Riassumendo, non vi è nulla che
faccia pensare ad un’incapacità di __________ di valutare il carattere illecito
dei suoi atti o di determinarsi secondo tale valutazione e soprattutto non vi
sono elementi che portino a pensare ad una connessione tra i reati commessi (di
natura prettamente patrimoniale) e una sua patologia psichiatrica. Nulla muta
il fatto che __________ si sia deciso successivamente a rivolgersi ad uno
psichiatra (v. sentenza 11 agosto 1998 in re V., GIAR __________ e sentenza 26
febbraio 2003 in re R., GIAR __________).

 

Alla luce dei considerandi di cui sopra, il reclamo
va dunque respinto con la presente decisione definitiva (art. 284 cpv. 1 lett.
a CPPT e contrario) e con carico delle spese giudiziarie al reclamante
soccombente (art. 39 lett. f TG). 

 

 

Per questi motivi,

 

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide

 

 

 

1.      Il
reclamo è respinto.

 

 

2.     
La tassa di giustizia, di fr. 200.-- e le spese 50.-- sono a carico del
reclamante.

 

 

3.     
La presente decisione è definitiva.

 

 

4.     
Intimazione:

-      
Procuratore pubblico __________ (con l’inc. __________/2003 di
ritorno);

-      
Avv. __________ (con le osservazioni 26 novembre 2003 della PP)
per sé e per il reclamante. 

 

 

 

 

 

giudice
__________