# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f559c179-2ca5-52cc-981b-2c586886db41
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-06-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.06.2009 D-2927/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2927-2009_2009-06-22.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2927/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 2  g i u g n o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice 
Nina Spälti Giannakitsas;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato l'(...),
Mongolia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 29 aprile 2009 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2927/2009

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessato ha inoltrato il  17 agosto 2008 in 
Svizzera,

i  verbali  d'audizione  dell'interessato  del  25  settembre  2008  e 
31 marzo 2009,

la  decisione dell'UFM del  29  aprile  2009,  notificata  all'interessato  in 
data 4 maggio 2009 (cfr. avviso di notifica e di ricevuta sottoscritto dal 
ricorrente),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  il 
6 maggio 2009 contro la precitata decisione dell'UFM,

la domanda di esenzione dal pagamento dell'anticipo a copertura delle 
spese processuali,

la  decisione incidentale del 13 maggio 2009,  con la  quale il  TAF ha 
considerato  il  gravame privo  di  probabilità  di  esito  favorevole  ed  ha 
respinto  la  summenzionata  domanda  di  esenzione  dal  pagamento 
dell'anticipo,  invitando  quindi  il  ricorrente  a  versare  un  anticipo  a 
copertura  delle  presumibili  spese  processuali  di  CHF  600.-  entro  il 
25 maggio  2009,  con  comminatoria  d'inammissibilità  del  ricorso  in 
caso di mancato versamento,

il pagamento dell'anticipo richiesto, avvenuto tempestivamente in data 
14 maggio 2009,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

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che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito nei 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie le condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e dell'art. 
52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il 
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni  sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere  cittadino  mongolo  di  etnia  (...)  e  di  essere  vissuto,  prima 
dell'espatrio, ad B._______ (Mongolia), 

che egli ha dichiarato di avere lasciato il suo Paese d'origine in data 
(...) per sottrarsi ad una condanna infondata per omicidio e quindi ad 
una pena carceraria di quindici-vent'anni rispettivamente alla pena di 
morte,

che l'interessato ha affermato di essere espatriato senza documenti in 
direzione della C._______, dove avrebbe trascorso in totale poco più 
di  cinque  mesi,  prima  di  lasciare  D._______  su  di  un  camion  e 
raggiungere, dopo quattro giorni di viaggio, E._______; che da qui egli 
si sarebbe spostato in treno fino a F._______, 

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che  il  ricorrente  ha  dichiarato  di  avere  sempre  viaggiato  senza 
documenti e di non avere mai subito controlli; che egli non è stato in 
grado di indicare da quali paesi sarebbe transitato per raggiungere la 
Svizzera,

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  da  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che, nella decisione del 29 aprile 2009, l'UFM ha considerato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 
materia  d'asilo  nessun documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai 
sensi dell'art. 1 lett. b e c dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni 
pregiudiziali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311], e dall'altro lato, 
detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni  previste  all' 
art. 32 al. 3 LAsi è realizzata nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Mongolia  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  contesta  che  nella  fattispecie  non 
sussistano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi: egli 
sottolinea di non avere potuto consegnare alcun documento, non per 
mancanza  di  volontà,  bensì  perchè  non  avrebbe  mai  posseduto  un 
passaporto  di  viaggio,  e  che il  suo passaporto  interno come la sua 
carta d'identità sarebbero rimasti in Mongolia, forse al suo domicilio,

che, oltre all'obiezione di cui sopra, il ricorrente contesta che nel caso 
concreto non ricorrano i presupposti dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi circa 
la necessità di ulteriori  chiarimenti per l'accertamento della qualità di 
rifugiato  o  dell'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione 
dell'allontanamento; che egli rinvia ai motivi del suo espatrio addotti in 
fase  di  audizione  e  definisce  le  sue  dichiarazioni  come  precise  e 
dettagliate; che,  infine,  egli  sostiene  –  allegando  al  gravame diversi 
documenti – di soffrire di (...) ed (...), ragione per cui dovrebbe recarsi 
quasi  giornalmente  da  un  medico,  e  di  volere  inviare  a  codesto 
Tribunale  un  certificato  medico  non  appena  ne  sarebbe  stato  in 
possesso,

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che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 
dell'ammissione  provvisoria;  che  egli  ha  altresì  presentato  una 
domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali, 

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che,  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine degli studi (Decisioni del Tribunale amministrativo federale [DTAF] 
2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che  per  quel  che  riguarda  il  possesso  di  un  passaporto,  egli  ha 
sostenuto  in  sede  di  prima  audizione  di  non  avere  mai  avuto  né 
richiesto un passaporto (cfr. verbale audizione del 25 settembre 2008 
pag. 3),  mentre che,  in seguito, egli  ha sostenuto di  avere avuto un 
passaporto da viaggio (cfr. verbale audizione del 31 marzo 2009 pag. 
3/D7),  per nuovamente smentirsi  qualche minuto  dopo negando tale 
fatto  ed  asserendo  di  avere  sempre  unicamente  posseduto  un 

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passaporto  interno  (cfr.  ibidem  pag.  3/D8);  che  anche  in  merito  al 
possesso  di  una  carta  d'identità  l'interessato  si  è  più  volte 
contraddetto, adducendo dapprima che un tale documento gli sarebbe 
stato  confiscato  dalla  polizia  mongola  al  momento  dell'arresto  (cfr. 
verbale audizione del 25 settembre 2008 pag. 3), ed allegando poi che 
il documento di cui parola sarebbe invece presso il suo domicilio (cfr. 
verbale  audizione  del  31  marzo  2009  pag.  3/D11),  dichiarazione, 
quest'ultima, pure in contrasto con le allegazioni secondo cui la polizia 
non gli avrebbe mai restituito il documento (cfr. verbale audizione del 
25 settembre 2008 pag. 4) rispettivamente secondo cui egli stesso non 
avrebbe  più  rivisto  il  documento  dal  momento  del  sequestro  (cfr. 
verbale audizione del 31 marzo 2009 pag. 3/D16); che l'insorgente ha 
dichiarato  di  avere  viaggiato  dalla  Mongolia  alla  Svizzera  passando 
per  la  B._______  senza  documenti  e  senza  subire  controlli  (cfr. 
verbale audizione del 25 settembre 2008 pag. 6); che egli non è stato 
in grado di indicare da quali Paesi sarebbe transitato per giungere in 
Svizzera (cfr. ibidem),

che  le  palesi  contraddizioni  in  merito  al  possesso,  in  Patria,  di 
passaporto e carta d'identità portano lo scrivente Tribunale a dubitare 
della verosimiglianza delle allegazioni del ricorrente in merito,

che, per di più, varcare  il confine di Schengen senza subire controlli, 
come il ricorrente ha dichiarato di avere fatto, costituisce al momento 
attuale  un'impresa  pressoché  impossibile,  ragione  per  cui  vi  è  da 
ritenere che il ricorrente non possa avere viaggiato nelle circostanze 
descritte,

che in sede d'audizione l'insorgente ha dichiarato di non avere potuto 
presentare  documenti  perchè  non  li  avrebbe  con  sé  (cfr.  verbale 
audizione  del  25  settembre  2008  pag.4),  rispettivamente  perchè  gli 
sarebbe  impossibile,  essendo  fuggito  dal  suo  Paese,  di  farseli 
pervenire  (cfr.  verbale  audizione  del  31  marzo  2009  pag.  3/D5), 
tantopiù che egli non avrebbe, in Patria, nessuna persona a cui potersi 
rivolgere  (cfr.  ibidem  pag.  4/D20-23);  che,  stando  alle  sue  stesse 
dichiarazioni, il ricorrente – per la vicenda dell'arresto – avrebbe fatto 
capo  ad  un  avvocato  (cfr.  verbale  audizione  del  25 settembre 2008 
pag.4 e verbale d'audizione del 31 marzo 2009 pag. 13/D130), ragione 
per cui  non si capisce come mai egli  non lo possa contattare anche 
per la causa di specie,

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che, d'altronde, non soccorrono l'insorgente le stereotipate allegazioni 
ricorsuali secondo cui i suoi documenti sarebbero – dubitandone egli 
stesso – presso il suo domicilio (cfr. ricorso pag. 2), 

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti, 
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che,  vista  l'inverosimiglianza  delle  circostanze del  viaggio  intrapreso 
nonché l'inattendibilità delle suddette dichiarazioni del ricorrente circa 
il  possesso  di  documenti  d'identità,  v'è  ragione  di  concludere  che 
l'insorgente  dissimuli  i  suoi  documenti  d'identità  per  i  bisogni  della 
causa, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

che  l'insorgente  ha  dichiarato  sostanzialmente  di  essere  stato 
incarcerato dopo aver colpito il suo superiore con un'arma da fuoco ed 
averlo  così  involontariamente  ucciso  durante  una  lite  sfociata 
nell'ambito  di  un  tentativo di  quest'ultimo di  comprare  il  silenzio  del 
ricorrente  circa  il  sequestro  di  una  grande  quantità  di  superalcolici 

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messo in atto da conoscenti del superiore deceduto; che egli avrebbe 
lasciato  la  Mongolia  durante  un  congedo  carcerario  grazie  ad  un 
conoscente della moglie,

che il  ricorrente ha altresì affermato di  temere di essere condannato 
ad  ingiusto  titolo  alla  pena  di  morte,  rispettivamente  ad  una  pena 
carceraria  di  quindici-vent'anni  per  omicidio (cfr. ad esempio verbale 
audizione del 31 marzo 2009 pag. 13/D135), 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi), 

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che,  oltre  ai  punti  già  rilevati  dall'UFM,  il  ricorrente  ha  reso 
dichiarazioni  contrastanti  anche  riguardo  alla  sua  attività  presso  il 
corpo militare  (cfr. verbale  audizione del  25 settembre 2008 pag. 2: 
"Dal  1990  fino  al   9 gennaio  2007",  verbale  audizione  del 
31 marzo 2009 pag. 4/D27: "Von 1982 bis 2007 [...]") ed alla data del 
fermo  del  camion,  rispettivamente  del  suo  arresto  (cfr.  verbale 
audizione del  25 settembre 2008 pag. 4: "Il 9 gennaio 2007" e pag. 5: 
"[...]  Rettifico,  [...]  il  10  gennaio  2007",  verbale  audizione  del 
31 marzo 2009 pag. 6/D49: "[...]  am 10. Januar 2007 [...]"); che egli, 
durante la prima audizione, ha sostenuto che il suo processo sarebbe 
stato celebrato nell'(...) tramite due udienze davanti al tribunale della 
provincia di G._______ (cfr. verbale audizione del   25 settembre 2008 
pag. 5), mentre che in fase di seconda audizione egli ha poi sostenuto 
di non essere mai dovuto apparire davanti ad un tribunale (cfr. verbale 
audizione  del  31  marzo  2009  pag.  11/D102);  che  il  ricorrente  ha 
sostenuto, nella seconda audizione, di avere lasciato la C._______ e 
raggiunto la Svizzera unicamente perchè a detta di E. – che l'avrebbe 
raggiunto a H._______ – la polizia l'avrebbe potuto ricercare anche lì 
(ibidem pag. 7/D49), mentre che tale aspetto centrale della vicenda del 
ricorrente  (centrale  perchè  da  esso  sarebbe  dipesa  la  decisione  di 
partire in direzione della Svizzera) non è stato per nulla accennato dal 
ricorrente durante il racconto libero sui motivi in prima audizione (cfr. 
verbale audizione del 25 settembre 2008 pag. 5-6); che il fatto che B. – 

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la persona con cui,  oltre al suo superiore, avrebbe fatto a botte (cfr. 
verbale audizione del 31 marzo 2009 pag. 6/D49) – abbia garantito per 
lui  per  il  congedo  dal  carcere  (cfr.  ibidem  pag.  12/D114-116)  è 
inattendibile, come lo è pure il fatto che il ricorrente abbia optato per la 
soluzione  estrema  dell'espatrio  unicamente  sulla  base  dei  già 
menzionati ammonimenti da parte di E., senza intraprendere alcunché 
per  accertarne  la  fondatezza  rispettivamente  senza  informarsi  (ad 
esempio tramite il suo avvocato) sullo stato della procedura di ricorso 
messa in atto da lui medesimo e tuttora pendente (cfr. ibidem pag. 11/
D96-97);  che,  alla  luce  di  quanto  appena  esposto,  vi  è  ragione  di 
concludere  all'inverosimiglianza  del  racconto  reso  dal  ricorrente  a 
sostegno dei suoi motivi,

che d'altronde delle ricerche di polizia o una condanna, secondo leggi 
nazionali, per reati commessi o presunti tali, sono delle misure statali 
del  tutto  legittime  che  non  possono  essere  qualificate  quali 
persecuzioni  pertinenti  nell'ottica  dell'art.  3  LAsi;  che,  peraltro,  un 
eventuale errore giudiziario ai danni dell'insorgente non costituisce di 
per sé un motivo rilevante in materia d'asilo,

che,  considerata  l'evocata  inverosimiglianza  ed  irrilevanza  delle 
dichiarazioni rese dal ricorrente a sostegno della sua domanda d'asilo, 
non v'è  motivo di  ritenere  che egli  non possa ottenere  in  Patria,  se 
opportunamente  sollecitata,  un'appropriata  protezione  contro 
l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  di  terzi  nei  suoi  confronti, 
rispettivamente non possa beneficiare di un eqo processo in relazione 
ad eventuali accuse mosse nei suoi confronti, tanto più che dagli atti 
processuali non traspare che egli abbia mai avuto alcun problema con 
le autorità nel suo Paese d'origine,

che, per sovrabbondanza, nel gravame il ricorrente non si esprime in 
alcun modo circa le contraddizioni sollevate dall'istanza inferiore, bensì 
si limita a rimandare ai motivi addotti in fase di audizione e a definire 
le sue allegazioni precise e dettagliate,

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

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che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo, 

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente 
(art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi), 

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. 
a LAsi, 

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata, 

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi 
1), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere  possibile  (art. 83 cpv. 2 LStr),  ammissibile  (art. 83 cpv. 3 LStr) 
e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Mongolia possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione sullo statuto dei  rifugiati  del  28 luglio 1951 (Conv.,  RS 
0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre il  ricorrente in patria al rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

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che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo 
Paese d'origine è ammissibile,

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Mongolia  –  che  non  è, 
notoriamente,  caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nell'integralità 
del territorio nazionale – non sembra ostare di per sé alla pronuncia 
dell'esecuzione dell'allontanamento verso detto Paese,

che, per quanto attiene alla situazione personale dell'insorgente,  egli 
dispone di una solida formazione scolastica come pure professionale; 
che non v'è ragione di dubitare che in Patria egli disponga di una rete 
sociale,

che,  d'altronde,  il  ricorrente  non ha  fatto  valere  dei  problemi  medici 
suscettibili d'ostare alla pronuncia dell'esecuzione dell'allontanamento 
(v. GICRA 2003 n. 24),  senza che ad un esame d'ufficio degli  atti  di 
causa  emerga  la  necessità  di  una  permanenza  dell'insorgente  in 
Svizzera per motivi  medici; che, infatti,  non soccorrono il  ricorrente i 
problemi di salute fatti valere in sede di ricorso ([...] ed [...]): gli allegati 
al  gravame,  infatti,  riportano  diversi  valori  senza  che  traspaia 
chiaramente a cosa esattamente essi si riferiscano, rispettivamente in 
che chiave sarebbero da leggere, ragione per cui sono da considerarsi 
inadatti  a  comprovare  alcunché;  che  il  ricorrente,  contrariamente 
all'intenzione espressa nel gravame, fino ad oggi non ha versato alcun 
certificato medico che comprovi la gravità dei problemi di  cui  parola, 
rispettivamente la necessità, per il  ricorrente, di recarsi giornalmente 
da  un  medico;  che,  a  titolo  abbondanziale,  il  ricorrente  avrebbe 
accesso  semplice,  in  Mongolia,  a  cure  mediche  appropriate  ai 
problemi di cui soffrirebbe,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che 
il  ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi  ogni 
documento indispensabile al rimpatrio; che l'esecuzione dell'allontana-
mento è dunque pure possibile, 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata, 

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D-2927/2009

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che esse sono 
computate con l'anticipo spese di CHF 600.- versato dall'insorgente in 
data 14 maggio 2009,

(dispositivo alla pagina seguente)

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D-2927/2009

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Esse sono computate con l'anticipo spese di CHF 600.- versato in data 
14 maggio 2009.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...] allegato: incarto 

UFM)
- I._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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