# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a78fbc1c-68c3-5f82-85da-98224d2f9b39
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-04-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 14.04.2005 10.2003.26
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2003-26_2005-04-14.html

## Full Text

Incarto
  n.

  10.2003.26/CEG

  DAC
  897/2002

  	
  Bellinzona

  14 aprile 2005

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  

  In nome della Repubblica e Cantone Ticino

  	 

	
  Il Giudice della Pretura penale

  
	
  Giovanni Celio

  
	
   

  
						

sedente con Flavio
Biaggi in qualità di Segretario, per giudicare

 

	
   

  	
  ACCU 1 

  difesa da: DI 1 

   

  

prevenuta 

colpevole di:               1.     circolazione in stato di ebrietà,

                                        per aver condotto l’autovettura
Mercedes targata __________ essendo in stato di ubriachezza così come risulta
dagli indizi concludenti in tal senso (vedi: bevande alcoliche sorbite; alcolemia
min. 0.47 - max. 1.72 grammi per mille; suo comportamento successivo; dinamica
degli incidenti sotto riportati; ecc.) malgrado fosse già stata condannata nel
1995 per analogo reato (alcolemia: 1.70 grammi per mille);

 

                                        fatti avvenuti avvenuti ad __________
il 21.08.2002;

 

                                        reato previsto dall’art. 91
cpv. 1 LCS;

 

                                  2 .    ripetute infrazioni alle
norme della circolazione,

                                        per avere, circolando nello
stato psico-fisico surriferito, negligentemente:

                                    

                               2.1     perso la padronanza di guida
sbandando così sulla sua destra cozzando conseguentemente contro dei paletti di
delimitazione del campo stradale;

                               2.2     nell’eseguire una manovra di
retromarcia urtato e danneggiato tre autovetture ivi regolarmente posteggiate;

                               2.3     continuando la corsa, perso la
padronanza di guida sbandando così sulla sua sinistra cozzando dapprima contro
un muretto di delimitazione per posteggi e contro una siepe ivi esistenti;

 

                                        fatti avvenuti ad __________ il
21.08.2002;

 

                                        reato previsto dall’art. 90
cifra 1 LCS in relazione con gli art. 26 cpv. 1, 27 cpv. 1, 31 cpv. 1 e 2, 34
cpv. 1 e 4, 36 cpv. 4 LCS, art. 2 cpv. 1 e 2. 3 cpv. 1, 7 cpv. 1 e 2, 17 cpv. 1
ONC;

 

                                 3.     inosservanza dei doveri in
caso d’infortunio,

                                        per aver abbandonato il luogo
degli incidenti surriferiti senza osservare i doveri impostigli dalla legge, in
specie senza avvisare immediatamente i danneggiati o avvertire senza indugio la
polizia;

 

                                        fatti avvenuti ad __________ il
21.08.2002;

                                    

                                        reato previsto dall’art. 92
cpv. 1 LCS in relazione con l’art. 51 cpv. 1 e 3 LCS;

 

perseguita                         con decreto d’accusa del 02.12.2002 no.
DAC 897/2002 del AINQ 1 che propone la condanna: 

                                    1.  Alla pena di 75 giorni di
detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 4 anni.

                                    2.  Alla multa di fr. 2'000.-- con
l'avvertenza che la stessa deve essere pagata entro 3 mesi ritenuto che in caso
di mancato pagamento sarà commutata in arresto.

                                    3.  Al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 200.-- e delle spese giudiziarie di fr. 300.--.

                                    4.  La condanna verrà iscritta a
casellario giudiziale e sarà cancellata trascorso il periodo fissato dall'art.
80 CPS, rispettivamente dall'art. 41 cifra 4 CPS;

                                    

vista                                  l'opposizione interposta
tempestivamente in data 6 dicembre 2002 dall'accusata;

 

proceduto                          ad un primo pubblico dibattimento in
data 23 maggio 2003, al termine del quale il Giudice della Pretura Penale
Claudio Rotanzi ha condannato ACCU 1 per circolazione in stato di ebrietà,
ripetute infrazioni alle norme della circolazione e inosservanza dei doveri in
caso d’infortunio alla pena di 75 giorni di detenzione sospesi condizionalmente
per un periodo di prova di 4 anni, oltre ad una multa di fr. 1'000.-- e alla
tassa di giustizia e alle spese giudiziarie di totali fr. 1'120.--;

 

interposto                          tempestivo ricorso dall’accusata,
limitatamente alla condanna per circolazione in stato di ebrietà;

 

richiamata                         la sentenza 7/20 luglio 2004 della
Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d’appello (inc.
17.2003.26) con cui è stato annullato “il dispositivo della sentenza
impugnata che condanna l’imputata per circolazione in stato di ebrietà”,
con contestuale rinvio degli atti “a un altro giudice della Pretura penale
per nuovo giudizio ai sensi dei considerandi”;

 

dato atto                            che la sentenza 23 maggio 2003 per
quanto afferente la condanna per ripetute infrazioni alle norme della
circolazione (art. 90 cifra 1 LCS) e per inosservanza dei doveri in caso
d’infortunio (92 cpv.1 LCS) è regolarmente cresciuta in giudicato;

 

notificata                           con decisione 25 ottobre 2004 una
nuova imputazione per il reato di sottrazione alla prova del sangue (art. 91
cpv. 3 LCS), per essersi l’accusata, ad __________ il 21.08.2002, abbandonando
il luogo dell’incidente senza ossequiare l’obbligo che le incombeva per legge
di avvisare la polizia, sottratta intenzionalmente alla prova del sangue per la
determinazione dell’alcolemia, che nelle circostanze concrete sarebbe stata
assai verosimilmente ordinata;        

 

indetto                               il nuovo dibattimento in data 14
aprile 2005, al quale sono intervenuti:

                                        - l’accusata ACCU 1,

                                        - il difensore DI 1,

                                        - il Procuratore Pubblico AINQ
1;

 

accertate                           le generalità dell’accusata;

 

data                                  lettura del decreto d’accusa

 

proceduto                          all'interrogatorio dell'accusat;

 

prospettata                        all’accusata, come da decisione 25
ottobre 2004, la nuova imputazione di sottrazione alla prova del sangue (art.
91 cpv. 3 LCS)

 

sentiti:                               i testi __________ (marito
dell’accusata), e __________ ;

 

                                        il Procuratore Pubblico AINQ 1,
il quale postula la conferma del decreto d’accusa, sia con riguardo alle
imputazioni, sia con riguardo alla pena, richiedendo inoltre la condanna
dell’accusata per il reato di sottrazione alla prova del sangue;

 

                                        il difensore DI 1, il quale
chiede il proscioglimento da ogni accusa, fatta eccezione per i reati cresciuti
in giudicato; in via subordinata postula una massiccia riduzione della pena
proposta dall’accusa;

 

                                        l’accusa in replica e la difesa
in duplica;

 

                                        per ultimo l’accusata;

 

posti                                 a giudizio i seguenti quesiti:

 

                                 1.     E’ ACCU 1 autrice colpevole di:

 

                               1.1     circolazione in
stato di ebrietà, per avere, ad __________ il 21.08.2002, condotto
l’autovettura Mercedes targata TI __________ essendo in stato di ubriachezza
così come risulta dagli indizi concludenti in tal senso (vedi: bevande
alcoliche sorbite; alcolemia min. 0.47 - max. 1.72 grammi per mille; suo
comportamento successivo; dinamica degli incidenti sotto riportati; ecc.)
malgrado fosse già stata condannata nel 1995 per analogo reato (alcolemia: 1.70
grammi per mille)?

 

                               1.2     sottrazione alla
prova del sangue, per essersi l’accusata, ad __________ il 21.08.2002,
abbandonando il luogo dell’incidente senza ossequiare l’obbligo che le
incombeva per legge di avvisare la polizia, sottratta intenzionalmente alla
prova del sangue per la determinazione dell’alcolemia, che nelle circostanze
concrete sarebbe stata assai verosimilmente ordinata?

 

                                 2.     In caso di risposta
affermativa, quale pena deve essere comminata, tenuto conto altresì della
commissione dei reati di infrazione alle norme della circolazione e
inosservanza dei doveri in caso d’infortunio, già cresciuti in giudicato?

 

                                 3.     Può beneficiare della
sospensione condizionale della pena e, se sì, per quale periodo di prova?

 

                                 4.     L'eventuale condanna va
iscritta a casellario giudiziale e, se sì, quando e a quali condizioni potrà
avvenire la cancellazione?

 

                                 5.     A chi vanno caricate le tasse e
le spese?

 

letti ed esaminati                gli atti;

 

ritenuto                            in fatto:

 

                                A.     L’accusata, nata nel __________
a __________ (Serbia-Montenegro), dopo le scuole dell’obbligo ed il liceo si è iscritta
all’Università, frequentando per due anni la facoltà di diritto. Nel __________
si è trasferita in Ticino dove, l’anno successivo, ha conosciuto __________ che
le darà una figlia nel __________ e che sposerà nel __________. I coniugi __________
vivono con la figlia ad __________, ove l’accusata svolge l’attività di
casalinga.

 

                                B.     Per quanto attiene ai suoi precedenti,
il casellario giudiziale fa stato di una condanna del 7 dicembre 1995 alla pena
di venti giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova
di tre anni ed al pagamento di una multa di fr. 1'500.--, per titolo di
contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, infrazione alle norme
della circolazione e circolazione in stato di ebrietà. A seguito di tali eventi,
sul piano amministrativo il 13 settembre 1995 l’Ufficio giuridico della
circolazione aveva privato l’accusata del diritto di condurre autoveicoli per
tempo indeterminato. Un’istanza di riesame veniva respinta con decisione 6
agosto 1998, preso atto del rapporto negativo della STCA. Ella doveva quindi
attendere sino al 18 novembre 1999 per essere ammessa al beneficio della
licenza di allievo conducente e sino al 20 novembre 2000 per (ri)ottenere la
licenza di condurre, dopo superamento dell’esame il 17 novembre 2000.

 

                                C.     I fatti dedotti in giudizio,
così come diffusamente esposti nelle sentenze 23 maggio 2003 del giudice Rotanzi
della Pretura penale e 7 luglio 2004 della Corte di cassazione e revisione penale
del Tribunale d’appello (in seguito: CCRP), hanno trovato sostanziale conferma
al dibattimento. Per ragioni pratiche saranno pertanto ripresi qui di seguito, pressoché
testualmente, i rilievi fattuali contenuti nella sentenza 7 luglio 2004 della
CCRP, con l’aggiunta delle annotazioni dello scrivente giudice, laddove si
rendessero necessarie delle precisazioni derivanti dalle emergenze
dibattimentali.

 

                                D.     La sera del 20 agosto 2002
l’accusata ha cenato con il marito alla pizzeria “__________” di __________,
accompagnando il pasto con due bicchieri di vino rosato. Durante la cena tra i
coniugi è sorto un diverbio per una sospetta relazione extraconiugale del
marito, diverbio che ha ripreso vigore una volta rientrati a casa, verso le ore
23:00, quando il marito ha ricevuto una telefonata che la moglie ha ritenuto
essere la prova del tradimento. La lite è poi continuata fino al primo mattino
ed è trascesa in un violento alterco. L’accusata ha dichiarato di non aver
sorbito bevande alcoliche durante tutto il corso del litigio, ciò che il marito
ha tenuto a confermare al dibattimento. Durante il litigio il marito è uscito
più volte di casa, rientrando dopo breve tempo. Egli pensava che così facendo
la moglie si sarebbe calmata. L’effetto ottenuto non è stato però tale: infatti
l’accusata, all’ennesima uscita del marito, dubitando che egli intendesse
raggiungere la presunta amante, verso le 03:45, agitata e sconvolta (“fuori
di testa per la gelosia”, secondo le parole del consorte), si è messa al
volante della vettura Mercedes S420 targata TI __________, a piedi nudi,
lanciandosi al suo inseguimento. Il marito in effetti non ha escluso di essersi
allontanato con la propria vettura in quel frangente. 

 

                                E.     L’accusata ha dapprima infilato viale
__________, dove ha urtato vari paletti sulla sua destra e ha abbattuto i
blocchi di cemento che li sostenevano, cagionando la rottura della coppa
dell’olio. In seguito essa ha proseguito lungo via __________ immettendosi poi
su via __________. A causa di lavori in corso, però, essa ha dovuto fare
retromarcia, manovra durante la quale ha danneggiato tre automobili
parcheggiate. Dopo aver imboccato vicolo __________, a fondo cieco, essa è
tornata indietro per discendere nuovamente la via __________, svoltare a
sinistra fino a raggiungere la Via __________ e risalire, svoltando ancora a
sinistra su via __________, in direzione di via __________ (da dove era
partita). In via __________ essa ha superato il limite sinistro della careggiata,
scontrandosi con un muretto. La corsa è terminata poco oltre, contro la siepe
di un’abitazione. Distrutta la vettura, l’accusata ha percorso a piedi i 200 m.
che la separavano da casa e si è nascosta in giardino, aspettando che il marito
partisse, come previsto verso le ore 05:00, per un viaggio d’affari a __________.
A precisa domanda del giudice, essa ha risposto di essersi nascosta in giardino
e di aver atteso che il marito lasciasse l’abitazione  per paura della sua
reazione, specie di fronte ai danni causati.

 

                                 F.     Una volta allontanatosi il coniuge,
ACCU 1 è rientrata in casa e ha bevuto - a suo dire - tre bicchierini da 4,5
cl. di cognac, per poi addormentarsi. Nel corso della mattinata, preoccupato, __________
ha telefonato a __________, un’amica della moglie, chiedendole di recarsi al
suo domicilio per verificarne lo stato. __________ ha dichiarato al
dibattimento di aver raggiunto l’accusata a casa sua verso le ore 10:00 e di
averla trovata “in camicia da notte, a piedi nudi, un po’ stravolta, molto
agitata, mentre fumava una sigaretta”. L’amica si è trattenuta per circa un’ora
in compagnia di ACCU 1, discutendo con lei sia del litigio avvenuto la notte
precedente, sia dell’incidente d’auto. Durante la sua visita __________ ha
visto l’accusata sorbire 2-3-4 bicchierini di cognac e fumare sigarette mentre,
stravolta, piangeva. Nel primo pomeriggio l’accusata ha telefonato alla figlia
di primo letto di suo marito chiedendole di accompagnarla al posto di polizia
di __________ per denunciare l’accaduto. Presentatasi alle 14:15, è stata
verbalizzata e quindi sottoposta all’esame del sangue, dal quale è risultato un
valore di alcolemia, tenuto conto dell’alcol assorbito “tra il momento
critico e il prelievo”, compreso tra 0.47 g/kg e 1.72 g/kg.

 

                                G.     Al dibattimento l’accusata ha
confermato la versione resa dinanzi agli organi di polizia e ribadita davanti
al giudice Rotanzi, ossia di essersi limitata durante la cena a bere due
bicchieri di vino rosato e di non aver ingerito altre bevande alcoliche prima
di mettersi al volante della Mercedes. Ha dichiarato inoltre che il litigio con
il marito l’aveva turbata, scossa ed irretita al punto di farla cadere in uno
stato di choc protrattosi dall’incidente (o per meglio dire i vari incidenti) sino
al pomeriggio allorquando si è rivolta alla polizia per denunciare l’accaduto. A
precisa domanda del giudice ha infine risposto con fermezza di non aver mai
sofferto di depressioni o di altre patologie psichiche, né di fare uso di
sedativi o psicofarmaci.

 

                                H.     Con decreto d’accusa del 2
dicembre 2002 il Procuratore Pubblico ha dichiarato ACCU 1 autrice colpevole di
circolazione in stato di ebrietà, ripetuta infrazione alle norme della
circolazione e inosservanza dei doveri in caso di infortunio. In applicazione
della pena, egli ne ha proposto la condanna a 75 giorni di detenzione sospesi condizionalmente
per 4 anni e a una multa di fr. 2'000.--. Statuendo su opposizione, con
sentenza del 23 maggio 2003 il giudice della Pretura penale ha confermato le
imputazioni e la pena detentiva, riducendo nondimeno la multa a fr. 1'000.--.
Contro il predetto giudizio __________ ha interposto ricorso per cassazione
chiedendo di essere prosciolta dall’accusa di circolazione in stato di ebrietà,
riducendo la multa a fr. 1'000.-- per i reati - riconosciuti - di ripetuta
infrazione alle norme della circolazione e inosservanza dei doveri in caso di
infortunio.

 

                                  I.     Con sentenza 7 luglio 2004 la
CCRP ha accolto parzialmente il ricorso, annullando il dispositivo di condanna
per guida in stato di ebrietà e rinviando gli atti ad altro giudice della
Pretura penale per un nuovo giudizio. Nel contempo, reputando che ACCU 1, a
seguito dei fatti, avrebbe dovuto attendersi un esame dell’alcolemia, la CCRP
ha “invitato” il nuovo giudice della Pretura penale, al quale ha rinviato gli
atti, a prospettare all’accusata, in applicazione dell’art. 250 cpv. 4 CPP, il
reato di sottrazione alla prova del sangue. Con decisione 25 ottobre 2004 lo
scrivente giudice ha quindi notificato all’accusata una nuova imputazione per
il reato di circolazione in stato di ebrietà, per essersi, ad __________, il
21.08.2002, abbandonando il luogo dell’incidente senza ossequiare l’obbligo che
le incombeva per legge di avvisare la polizia, sottratta intenzionalmente alla
prova del sangue per la determinazione dell’alcolemia, che nelle circostanze
concrete sarebbe stata assai verosimilmente ordinata.

 

Considerato                       in diritto:

 

                                 1.     Come rilevato nella sentenza 7
luglio 2004 della CCRP, i dispositivi con i quali il primo giudice ha
condannato ACCU 1 per i reati di ripetuta infrazione alle norme della
circolazione e inosservanza dei doveri in caso di infortunio non hanno formato
oggetto di impugnativa. Essi sono cresciuti in giudicato e sfuggono quindi a
ulteriori disamine, fatta eccezione per quanto attiene alla commisurazione
della pena.

 

                                 2.     Con riguardo all’imputazione di
guida in stato di ebrietà, il primo giudice aveva premesso che in concreto
l’analisi del sangue non poteva sorreggere una condanna per questo reato, sia
perché il prelievo era avvenuto troppe ore dopo i fatti, sia perché le
dichiarazioni dell’accusata sulla quantità di cognac ingerito erano
inaffidabili, __________ avendo dichiarato che nel solo intervallo tra le ore
10:00 e le 11:15 costei aveva bevuto molto di più di quanto il perito aveva
avuto modo di computare nella determinazione del tasso alcolemico al momento
critico. Egli aveva nondimeno riconosciuto ACCU 1 autrice colpevole di
circolazione in stato di ebrietà fondando il suo convincimento su indizi,
segnatamente l’incredibile sequela di urti in cui era incorsa la Mercedes nel
breve volgere di un chilometro, la “vacillante” credibilità
dell’accusata, la fuga dopo lo scontro finale contro la siepe di un’abitazione
e la circostanza che costei non si sia fatta trovare dalla polizia (recatasi
più volte in mattinata presso l’abitazione dell’accusata). Di diverso avviso,
la CCRP ha considerato che, pur correlati tra loro, gli indizi predetti non
bastano per trarre senza arbitrio la conclusione logica e rigorosa, secondo la
comune esperienza e il normale andamento delle cose, che l’accusata fosse ebbra
alle ore 03:45 di quel 21 agosto 2002. Sempre stando alla CCRP, che essa si
trovasse in uno stato d’animo gravemente alterato è fuori dubbio; tuttavia che
ciò si riconducesse a ebbrezza etilica anziché a furente e cieca gelosia o a un
rabbioso sconvolgimento interiore non può dirsi senza interpretare
unilateralmente o soggettivamente le risultanze istruttorie. In questa sede non
sussistono ragioni specifiche per discostarsi dalle conlcusioni della CCRP, non
essendo emersi nel corso del (secondo) dibattimento nuovi indizi di
colpevolezza, né elementi atti a conferire agli indizi esistenti quel carattere
di circostanza certa dalla quale, attraverso una massima di esperienza, si può
dedurre logicamente una conclusione circa la sussistenza di un atto oggetto di
accertamento processuale, in particolare l’accertamento, o meno, del fatto da
provarsi, concretamente l’ebrietà di ACCU 1 al momento critico. Al dibattimento
anche l’accusa, del resto, ha tralasciato ogni commento sul tema della
circolazione in stato di ebrietà, fatto salvo un timido accenno contestualmente
alla richiesta di conferma del decreto d’accusa. L’accusata deve quindi essere
prosciolta da questo capo d’imputazione.

 

                                 3.     Occorre stabilire ora se ACCU 1
si sia resa colpevole di sottrazione alla prova del sangue. Al riguardo è bene
premettere che sino al 31 dicembre 2004 il reato di sottrazione alla prova del
sangue era contemplato all’art. 91 cpv. 3 LCStr con marginale “conducenti
ebbri”. Detta norma puniva, al cpv. 1, con la detenzione o la multa
chiunque avesse condotto un veicolo a motore in stato di ebrietà, riservando la
stessa pena, al cpv. 3, a “chiunque intenzionalmente si oppone o si sottrae
alla prova del sangue, che è stata ordinata o che egli deve presumere che lo
sia, o a un esame sanitario completivo oppure ne elude lo scopo”. Con la
revisione della LCStr del 14 dicembre 2001, in vigore dal 1. gennaio 2005, il
reato di sottrazione alla prova del sangue è ora contemplato all’art. 91a cpv.
1 LCStr con marginale “elusione di provvedimenti per accertare l’incapacità
alla guida”. Per quanto attiene in modo specifico all’opposizione o alla
sottrazione alla prova del sangue (a differenza ad esempio dell’esame
dell’alito) nulla è mutato con il 1. gennaio 2005, né sotto l’aspetto degli
elementi oggettivi e soggettivi del reato, né dal profilo della pena
(detenzione o multa). Non v’è luogo quindi di addentrarsi in un esame di “lex
mitior” in applicazione dei principi derivanti dall’art. 2 cpv. 2 CP.
Parimenti, per quanto attiene all’indicazione della disposizione violata (art.
91 cpv. 3 LCStr), rispettivamente alla terminologia usata per la definizione
del reato (“sottrazione alla prova del sangue”) si farà capo alla legge
in vigore al momento dei fatti, conformemente al principio di non retroattività
sancito all’art. 2 cpv. 1 CP.

 

                                 4.     Secondo la giurisprudenza il
fatto di non annunciare immediatamente un incidente alla polizia adempie i
requisiti oggettivi del reato di sottrazione alla prova del sangue quando (1)
il conducente aveva l’obbligo in base all’art. 51 LCStr di avvertire senza
indugio la polizia, (2) l’avvertimento in questione era possibile e, (3) tenuto
conto delle circostanze concrete del caso, la polizia avrebbe molto
verosimilmente ordinato una prova del sangue al momento dell’avvertimento. Fra
le circostanze concrete da esaminare figurano da un lato l’incidente in quanto
tale (genere, gravità, dinamica) e dall’altro lo stato ed il comportamento del
conducente prima e dopo l’incidente fino al momento entro il quale avrebbe
potuto avvertire la polizia. Sul piano soggettivo è sufficiente il dolo
eventuale, che è da considerarsi dato quando il conducente conosceva i fatti da
cui scaturiva l’obbligo di avvertire la polizia nonché l’alta verosimiglianza
dell’ordine di prova del sangue. Richiesto è altresì che l’omissione
dell’avvertimento prescritto in base all’art. 51 LCStr non possa
ragionevolmente spiegarsi se non con il fatto che il conducente abbia preso in
considerazione una sottrazione alla prova del sangue (Sentenze del Tribunale
federale 6S.346/2003 del 27 novembre 2003, consid. 5.3 e 6S.58/2004 del 22
dicembre 2004, consid 2.2; DTF 114 IV 156-157).

 

                                 5.     II conducente che abbandona il
luogo dell’incidente prima dell’arrivo della polizia, in effetti, si sottrae
alla prova del sangue se viola l’obbligo di avvisare le forze dell’ordine (art.
91 cpv. 3 LCStr). E tale obbligo sussiste allorché si verifichi un sinistro con
danni materiali o corporali e la prova del sangue o un esame sanitario completivo
appaiano molto verosimili alla luce delle circostanze concrete. Ora, per
valutare se il conducente sarebbe stato sottoposto alla prova del sangue o a un
esame sanitario completivo occorre apprezzare l’insieme delle circostanze
suscettibili di indurre un agente di polizia coscienzioso a sospettare un caso
di ebrietà. Indizi in tal senso possono risultare dalle circostanze del
sinistro. Più esse appaiono insolite, più vi è motivo per sospettare uno stato
di inidoneità alla guida (Sentenza 7 luglio 2004 CCRP nel caso che ci occupa, consid.
6 e riferimenti)

 

                                 6.     L’accusa ritiene che siamo in
presenza di una chiara e perfezionata sottrazione alla prova del sangue. ACCU 1
doveva attendersi che nelle concrete circostanze sarebbe stata sottoposta alla
prova del sangue, o perlomeno che questa possibilità era altamente verosimile.
L’aver causato ben cinque incidenti, uno ogni 200 m, sull’arco un chilometro
percorso, costituisce infatti un indizio evidente di inabilità alla guida, tale
da indurre un qualsiasi agente della polizia coscienzioso a prendere in
considerazione l’esame del sangue. ACCU 1 era comunque in grado di comprendere
quanto accaduto: ha pensato al marito, alle conseguenze e per di più era già
stata oggetto di una condanna simile. Per l’accusa, quindi, ella si è
allontanata scientemente dal luogo dell’incidente, nascondendosi dapprima in
giardino, quindi nella propria abitazione, rimanendovi dalle 04:00 sino alle
14:30, allo scopo di sottrarsi alla prova del sangue ed alle possibili
conseguenze che aveva già avuto modo di patire in passato.

 

                                 7.     Per la difesa ACCU 1, quella
notte, a seguito del litigio con il marito si trovava in uno stato di furente
agitazione; irretita e sconvolta, ella non era in grado di comprendere e
valutare i suoi obblighi derivanti dall’art. 51 cpv. 3 LCStr. Quanto poi alla
possibilità oggettiva di avvertire la polizia, la difesa distingue due fasi:
quella immediatamente successiva all’incidente (o meglio incidenti) e quella
dopo il rientro a casa, una volta lasciata l’abitazione il marito. Nella prima
fase, ACCU 1 non aveva la possibilità di avvisare la polizia: ella si trovava
nel giardino dell’abitazione, senza telefonino e terrorizzata al pensiero di
entrare in casa. Nella seconda fase, invece, partito il marito e rientrata in
casa ella si è messa a bere. E questo non già per crearsi il cosiddetto “cognac
alibi”, bensì per sedare il suo sconvolgimento. Allo choc si è aggiunto
quindi l’alcol, aggravando il suo stato di alterazione al punto di renderla
incapace di avvedersi dei danni commessi e, di riflesso, dell’obbligo di
avvertire la polizia. Date queste circostanze, nel comportamento dell’accusata
non sarebbe ravvisabile alcuna intenzionalità ma al più una negligenza, in ispecie
non punibile per effetto dei combinati art. 18 cpv. 1 CP e 91 cpv. 3 LCStr. A
mente della difesa, infine, la condanna di ACCU 1 per sottrazione alla prova
del sangue si porrebbe in conflitto con l’art. 14 cifra 2 lett. g del Patto-ONU
del 16 dicembre 1966 relativo ai diritti civici e politici, ovvero alla
garanzia, per ogni individuo accusato di un reato, di “non essere costretto
a deporre contro se stesso od a confessarsi colpevole”, nonché con le
garanzie di equo processo sancite all’art. 6 cifra 1 e 2 CEDU ed il principio
della presunzione di innocenza (art. 32 cpv. 1 Cost): norme, queste, che
concretizzano il principio “nemo tenetur se ipse accusare”.

 

                                 8.     In concreto non occorre
spendere troppe parole per dare siccome chiaramente assodato l’obbligo dell’accusata
di avvisare immediatamente la polizia, obbligo che le incombeva in virtù dell’ art.
51 cpv. 3 LCStr: nottetempo, ella infatti ha divelto diversi paletti che
delimitavano la careggiata sradicando i blocchi di cemento che li sostenevano,
ha in seguito cozzato contro tre vetture parcheggiate, urtato contro un muro,
danneggiato una siepe ed infine resa inutilizzabile la Mercedes da lei condotta
e intestata alla ditta LESA 4 di __________. Allo stesso modo non può esservi
dubbio che, proprio alla luce di simile comportamento alla guida di un veicolo
a motore, la polizia avrebbe, con una verosimiglianza che in realtà è certezza,
ordinato la prova del sangue o un’esame sanitario completivo. Contrariamente
all’opinione della difesa, poi, la possibilità di avvisare la polizia era
certamente data nella circostanza: l’accusata ha terminato la sua corsa in un
quartiere residenziale a lei perfettamente noto; nonostante l’ora tarda ed il
fatto che fosse scalza, era per lei oggettivamente possibile interrompere il
sonno di qualche abitante della zona per accedere ad un telefono o raggiungere
un telefono pubblico e formare il numero gratuito 117, oppure ancora, una volta
raggiunta la propria abitazione, vincere la paura del marito, entrarvi ed
avvertire la polizia. Questo per la prima fase; ma non ne va diversamente per
la seconda, e meglio a partire dal momento in cui, lasciata l’abitazione il
marito, ACCU 1 è entrata in casa. Da qui poteva immediatamente quanto
agevolmente avvertire la polizia. La tesi dell’impedimento dovuto allo stato di
choc ed all’ingestione di alcol non è credibile, se solo si pensa che ancora
verso le 10:00 ella ha avuto modo di discutere con __________ (che l’ha vista stravolta
e molto agitata ma non ubriaca) del litigio con il marito e dell’incidente. Sebbene
sconvolta ed irretita, ha invece bevuto e fumato, attendendo fino alle 14:30
per rivolgersi alla polizia, rendendo vano, o quanto meno inefficace, l’accertamento
dell’ebrietà al momento critico.

 

                                9.     E neppure può essere seguita la
tesi difensiva, secondo cui la forte alterazione dello stato dell’accusata non
le avrebbe permesso di rendersi conto dei danni causati e dell’obbligo di
avvertire la polizia. Al termine del suo rocambolesco “inseguimento” terminato
contro una siepe, con la Mercedes malridotta e non più funzionante, ella non ha
chiamato soccorso, non si è premurata di avvertire la polizia, affrettandosi
bensì ad abbandonare i luoghi e a raggiungere a piedi la sua abitazione, consapevole
delle conseguenze in cui sarebbe potuta incorrere diversamente. Una volta
raggiunto il giardino di casa, ella vi si è nascosta in attesa che il marito
partisse alla 05:00 per un viaggio d’affari. L’accusata giustifica questa
attesa con la paura del marito, sia per il litigio, sia a seguito dei guai che
aveva combinato con e alla Mercedes, come dichiarato al dibattimento. Ella era
dunque consapevole dei danni cagionati e questa consapevolezza era intatta
anche alle 10:00 quando si è intrattenuta con __________ spiegandole cosa era
successo. Su questo aspetto non ha buon gioco la difesa richiamandosi al primo
verbale di polizia rilasciato dall’accusata nel tentativo di dimostrare
l’inconsapevolezza della portata dell’accaduto. Infatti, proprio nel verbale
del 21 agosto 2002 (ore 14:29), a pag. 1, ACCU 1 ha avuto modo di ricordare nel
dettaglio, con tanto di indicazione delle vie percorse, il tragitto effettuato
con la Mercedes, la fuoriuscita di strada finale, soggiungendo inoltre: “mi
sembra di aver picchiato contro una macchina posteggiata ed inoltre, su via __________,
ho urtato dei paletti stradali”. Non si può quindi credere che ella, subito
dopo l’accaduto, senza l’effetto dell’alcol sorbito successivamente, non si
fosse resa conto di aver cagionato dei danni.

 

                            10.     In concreto non può inoltre essere
dimenticato che l’accusata, condannata nel 1995 per infrazione alle norme della
circolazione, guida in stato di ebrietà e infrazione alla legge federale sugli
stupefacenti, conosceva i pericoli cui sarebbe andata incontro, a livello
penale e amministrativo, ove avesse recidivato. Anche questo elemento, che viene
ad aggiungersi agli altri già menzionati, contribuisce a formare il
convincimento che l’accusata conoscesse i fatti da cui scaturiva l’obbligo di
avvertire la polizia, nonché l’alta verosimiglianza dell’ordine di prova del
sangue. Per finire, ACCU 1 ha tentato di giustificare l’omissione
dell’avvertimento prescritto in base all’art. 51 LCStr con argomenti che non
reggono ad un esame di credibilità. La paura della reazione del marito, ad
esempio, non può essere presa sul serio, se solo si pensa che ACCU 1 (come
dichiarato a verbale 21 agosto 2002, pag. 1), era avvezza ai litigi con il con
il coniuge (“ieri … ho nuovamente litigato con mio marito”), il quale a
sua volta non era nuovo a confrontarsi con infrazioni alle norme della
circolazione - anche gravi - commesse dalla moglie. Una paura, inoltre, che se
fosse stata veramente tale, avrebbe in un qualche modo trattenuto ACCU 1 dal
lanciarsi rocambolescamente all’inseguimento del “temuto” consorte.

 

                         11.       Vi è un’altra contraddizione:
l’accusata non ha impugnato la decisione di condanna per inosservanza dei
doveri in caso di infortunio, la quale è pertanto divenuta definitiva. Essa
contesta ora la commissione del reato di sottrazione alla prova del sangue, non
avvedendosi, però, che il substrato fattuale così come l’elemento soggettivo
che connotano l’uno e l’altro reato sono praticamente identici.

 

                         12.       Infine, nemmeno può essere ritenuta
la prospettata violazione delle garanzie in materia di equo processo (“fair
trial”) nel senso dell’art. 6 CEDU, invocata dalla difesa. In
effetti il Tribunale federale si è già espresso negativamente al riguardo con
sentenza 6S.58/2004 del 22 dicembre 2004, ove ha ribadito il principio secondo
cui un contravventore non è obbligato a mettersi a disposizione dell’autorità,
anche se dovesse attendersi un controllo di polizia. Tuttavia, nel caso
dell’art. 51 LCStr l’interesse pubblico all’accertamento dei fatti deve
prevalere sull’interesse del conducente a sottrarsi ad un procedimento a suo
carico (consid. 3.1 e 3.2). Inoltre, proprio con riferimento all’art. 91 cpv. 3
LCStr, l’Alta Corte ha ritenuto che trattasi di una norma connessa con un
obbligo di mettersi a disposizione e non di autodenuncia.

 

                            13.     Per tutti i motivi suesposti, ACCU
1 dev’essere dichiarata autrice colpevole di sottrazione alla prova del sangue
e condannata per questo reato in concorso con i reati, frattanto cresciuti in
giudicato, di ripetuta infrazione alle norme della circolazione e inosservanza
dei doveri in caso di infortunio; prosciolta per contro dall’accusa di
circolazione in stato di ebrietà.

 

                            14.     Giusta l’art. 63 CP il giudice
commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere,
della vita anteriore e delle condizioni personali di lui. Nel caso di specie la
pena proposta dall’accusa appare indubbiamente eccessiva, se si pon conto al
fatto che il reato principale, o per meglio dire più grave (circolazione in stato
di ebrietà), è venuto a cadere. Pur comminando l’art. 91 cpv. 3 LCStr
(sottrazione alla prova del sangue) la stessa pena, le due fattispecie non
meritano ugual trattamento, dovendo beneficiare di un’attenuazione chi si
sottrae alla prova del sangue rispetto a chi, conducendo in stato di ebrietà,
ha messo in pericolo la propria vita e soprattutto quella altrui. Ciò premesso
si ritiene che una pena di 20 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per
3 anni sia congruamente commisurata alle colpe dell’accusata. Per contro non
sussistono ragioni specifiche per ridurre la multa di fr. 2'000.-- proposta
dall’accusa. ACCU 1 è si casalinga, ma in concreto difetta ogni elemento per
concludere che ella non goda di una situazione economica tale da non
consentirle il pagamento di una multa di tale entità.

 

visti                             gli art. 91 cpv. 3 LCS; 9 e segg.,
273 e segg. CPP; 39 LTG;

 

rispondendo                affermativamente ai quesiti posti sub 1.2.,
3 e 4; negativamente al quesito posto sub 1.1., come segue al quesito
posto sub 2;

 

dichiara                    ACCU 1 

                                 autrice colpevole di sottrazione
alla prova del sangue (art. 91 cpv. 3 LCS) per essersi, ad __________ il
21.08.2002, abbandonando il luogo dell’incidente senza ossequiare l’obbligo che
le incombeva per legge di avvisare la polizia, sottratta intenzionalmente alla
prova del sangue per la determinazione dell’alcolemia, che nelle circostanze
concrete sarebbe stata assai verosimilmente ordinata;

 

dà atto                      che la condanna per ripetute
infrazioni alle norme della circolazione (art. 90 cifra 1 LCS) e per inosservanza
dei doveri in caso d’infortunio (92 cpv.1 LCS) è regolarmente cresciuta in
giudicato;

 

 

condanna                 ACCU 1 

 

                                 1.    alla pena di 20 (venti) giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 3 (tre) anni;

 

                                 2.    alla multa di fr. 2'000.—
(duemila);

 

                                 3.    al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 700.--  e delle spese giudiziarie di fr. 420.--  per
complessivi fr. 1’120.-- ;

 

 

ordina                       l'iscrizione della condanna a
casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il periodo fissato dagli
art. 80 e 41 cifra 4 CP;

 

 

assegna                    alla condannata il termine di tre
mesi per il pagamento della multa e la avverte che in caso di mancato pagamento
entro il termine la pena sarà commutata in arresto;

 

 

proscioglie                ACCU 1 dall’accusa di
circolazione in stato di ebrietà;

 

 

le parti                       sono state avvertite del diritto
di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di
cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto
di richiedere entro lo stesso termine la motivazione dela sentenza (art. 276
cpv. 2 CPP).

                                 La motivazione del ricorso per
cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20
giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione
dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP);

 

osserva                     che l’accusata ha formulato
dichiarazione di ricorso il 15 aprile 2005; da qui le presenti motivazioni
scritte (art. 260 cpv. 5 e 276 CPP).

 

 

	
  Intimazione a:

  	
   

   

   

   Ministero
  pubblico della Confederazione, Berna

  

 

e,                                      alla crescita in giudicato
della sentenza,

 

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,

                                        Sezione esecuzione pene e
misure, Torricella,

                                        Servizio di coordinamento
cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

                                        Ufficio del Giudice dell'istruzione
e dell'arresto, Lugano,

                                        Ufficio giuridico della
circolazione, Camorino.

 

 

 

 

 

 

 

Distinta spese                    a carico di ACCU 1 

 

                                        fr.                     2000.00       multa

                                        fr.                       700.00       tassa
di giustizia

                                        fr.                       350.00       spese
giudiziarie

                                        fr.                         70.00       testi                                                                    

                                        fr.                     3120.00       totale

 

 

 

 

 

 

Il giudice                                                                            
Il segretario