# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 08ba64e7-171f-5b35-9c51-c8307e3f298f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.03.2022 F-959/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-959-2022_2022-03-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-959/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 4  m a r z o  2 0 2 2   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gérald Bovier;  

cancelliere Dario Quirici. 

   

Parti 

 
A._______, nata il … 1983, 

Iran,   

B._______, nata il … 2017, 

Iran,   

entrambe patrocinate da SOS Ticino - Caritas Svizzera,  

Via 1° Agosto,  

casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrenti,  

 

  
contro 

  
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) e 

allontanamento; decisione della SEM del 16 febbraio 2022 / 

N .... 

 

 

 

F-959/2022 

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Visto che: 

il 19 novembre 2021, A._______ (la ricorrente), accompagnata da sua figlia 

B._______, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera,  

il 16 febbraio 2022, dopo aver istruito il caso, la Segreteria di Stato della 

migrazione (SEM) non è entrata nel merito della domanda d'asilo (cfr. 

art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo [LAsi, RS 142.31]), pronunciando 

il trasferimento della ricorrente e di sua figlia verso l’Italia,  

il 21 febbraio 2022, la SEM ha consegnato la decisione alla ricorrente, 

il 28 febbraio 2022, la ricorrente ha adito il Tribunale amministrativo 

federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo, che l’esecuzione della decisione sia 

sospesa in via supercautelare e che sia concesso l’effetto sospensivo al 

ricorso; sul piano sostanziale, la ricorrente chiede che la decisione 

impugnata sia annullata e che la SEM entri nel merito della sua domanda 

d’asilo oppure, subordinatamente, che gli atti di causa siano restituiti alla 

SEM per l’esame nazionale della domanda d’asilo o per un complemento 

istruttorio; all’impugnativa la ricorrente ha allegato il rapporto dell’OSAR, 

“Situation of Asylum Seekers and Beneficiaries of Protection with Mental 

Health Problems in Italy”, del febbraio 2022,    

il 1° marzo 2022, la SEM ha trasmesso il proprio incarto a questo Tribunale, 

il 4 marzo 2022, la ricorrente ha inoltrato due brevi referti medici del 1° e 

del 2 marzo, concernenti il suo stato di salute e quello di sua figlia, 

 

e considerato che: 

le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.110) e dalla legge sul Tribunale 

federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi),  

presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in 

materia d’asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi; artt. 31 a 33 LTAF), il ricorso 

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è in linea di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e 52 PA,  

i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi addotti di seguito, 

sono decisi in procedura semplificata dal giudice unico, con l'approvazione 

di un secondo giudice, senza scambio di scritti, e la decisione è motivata 

soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e nonché 111a cpv. 1 e 2 LAsi),   

secondo l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, la SEM non entra, di norma, nel merito 

di una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura d’asilo e dell’allontanamento, 

prima di applicare questa disposizione, la SEM esamina la competenza 

relativa al trattamento di una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal 

regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 (Regolamento Dublino III), che stabilisce i criteri e i 

meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide 

(rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.6.2013), 

se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione 

internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15), 

nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente, enumerato 

al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1, quello precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione 

nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri),  

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

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domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), non 

viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo esame relativo alla 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

in virtù dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente a causa di fondati motivi di ritenere che sussistano delle 

carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di 

accoglienza dei richiedenti, implicanti il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (CartaUE; GU C 364/1 del 18.12.2000), lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

in accordo con l’art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III, lo Stato 

membro competente è tenuto a prendere in carico, in ossequio alle 

condizioni poste agli artt. 21, 22 e 29, il richiedente che ha presentato la 

domanda in un altro Stato membro,   

l’art. 19 par. 2 Regolamento Dublino III prevede che gli obblighi di cui 

all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se l'interessato si è allontanato dal 

territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che l'interessato 

non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo 

Stato membro competente,  

conformemente all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), ciascuno Stato membro può decidere, in deroga all’art. 3 par. 

1, di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da 

un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non 

gli compete, 

in concreto, dall’incarto risulta che la ricorrente con sua figlia, prima di 

entrare in Svizzera il 19 novembre 2021, è giunta in Italia il 7 novembre 

2021 (cfr., in particolare, il foglio complementare d’ingresso, il verbale 

d’audizione sulle generalità e i dati Eurodac [incarto SEM, pagg. 11, 44 e 

49]), 

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il 23 dicembre 2021, in conformità all’art. 21 par. 1 Regolamento Dublino 

III, la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti una richiesta di 

presa in carico della ricorrente con sua figlia (cfr. incarto SEM, pagg. 30, 

32 e 102), 

il 31 gennaio 2022, le autorità italiane hanno espressamente accettato il 

trasferimento della ricorrente con sua figlia verso l’Italia (cfr. incarto SEM, 

pag. 108),  

di conseguenza, la competenza dell’Italia a trattare la domanda d’asilo 

della ricorrente con sua figlia è accertata;   

si tratta ora di esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che 

esistano, in Italia, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

a questo proposito è opportuno ricordare che l’Italia è vincolata dalla 

CartaUE, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 

0.101), dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), dalla Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo 

Protocollo aggiuntivo (RS 0.142.301), e che ne applica le disposizioni,  

pertanto, si deve presumere che l’Italia rispetti la sicurezza dei richiedenti 

l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione delle loro domande secondo 

una procedura giusta ed equa, garantendo una protezione conforme al 

diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai 

fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative 

all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [direttiva 

accoglienza]; cfr. sentenza TAF E-3182/2019 del 18 luglio 2019),  

nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non va d’ufficio 

ammessa se, nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare 

sistematicamente le norme minime dell’Unione europea, o se vi sono seri 

indizi che, nel caso concreto, le autorità dello Stato in questione non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/19 consid. 6 e 

2010/45 consid. 7.4 e 7.5),      

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ora, diversamente da quella che è la situazione in Grecia, ad oggi non 

risulta dalle concordi e ripetute posizioni dell'Alto Commissariato delle 

Nazioni unite per i rifugiati, del Commissario per i diritti umani del Consiglio 

d'Europa e delle numerose organizzazioni non governative internazionali, 

che la legislazione in materia d'asilo in Italia non venga applicata, che la 

procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze strutturali tali da concludere 

che le domande d’asilo non vengano trattate seriamente dalle autorità 

preposte, che non vi siano effettive vie di ricorso e che i richiedenti non 

siano protetti contro rinvii abusivi verso i paesi d'origine (cfr. la sentenza 

TAF D-1829/2017 del 12 aprile 2017 con riferimento anche alla decisione 

CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, n. 

30474/14, § 33; DTAF 2017 VI/5 consid. 8.4 segg.), 

in concreto, l'art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non è dunque 

applicabile,   

più specificatamente, in relazione alla questione delle garanzie in vista del 

trasferimento di famiglie in Italia, questo Tribunale si è pronunciato con 

sentenza di principio DTAF 2015/4, riprendendo quanto stabilito dalla 

CorteEDU nella sentenza Tarakhel contro Svizzera del 4 novembre 2014, 

n. 29271/2012, § 122, secondo cui la Svizzera non può procedere al 

trasferimento di famiglie qualora non ottenga garanzie individuali dall'Italia 

circa la presa in carico adeguata e conforme all'età dei fanciulli e alla 

preservazione dell'unità della famiglia; in assenza di tali garanzie individuali 

da parte dell'Italia, vi sarebbe un rischio di violazione dell’art. 3 CEDU, 

nella sentenza DTAF 2016/2, questo Tribunale ha constatato che le 

garanzie fornite dalle autorità italiane, quando i richiedenti l'asilo sono 

individuati con nome, età e come comunità familiare («nucleo familiare»), 

e che viene fatto riferimento (anche implicito) alle garanzie generali fornite 

dall'Italia su una sistemazione conforme alle esigenze della famiglia, come 

contemplate nella circolare dell'8 febbraio 2021, sono da considerarsi 

sufficientemente individualizzate e concrete, e ciò malgrado sia indicato 

unicamente l’aeroporto di destinazione e non l'alloggio (cfr. DTAF 2016/2 

consid. 5, confermata dalla decisione CorteEDU Jihana Ali, già citata, §§ 

34 e 35), 

in concreto, questo Tribunale rileva che le autorità italiane, nella loro 

comunicazione del 31 gennaio 2022, hanno riconosciuto la ricorrente con 

sua figlia come «nucleo familiare», hanno riportato le loro generalità esatte 

nonché il loro grado di parentela e le loro date di nascita, precisando 

esplicitamente che saranno alloggiate in conformità alla circolare 

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dell'8 febbraio 2021, e che, una volta giunte all'aeroporto Fiumicino (FCO) 

di Roma, dovranno presentarsi all’Ufficio di Polizia di Frontiera (cfr. la 

comunicazione del 31 gennaio 2022 [incarto SEM, pag. 108]),   

pertanto, sotto questo profilo, la critica della ricorrente che “[…] la SEM non 

ha richiesto né ottenuto dall’Italia garanzie specifiche su un alloggio 

adeguato – segnatamente almeno nome e indirizzo di una struttura 

preposta – affidandosi ad una comunicazione standardizzata […]” (ricorso, 

pag. 9), non è pertinente alla luce della giurisprudenza sopracitata (cfr. 

DTAF 2016/2 consid. 5 e decisione CorteEDU Jihana Ali, già citata, §§ 34 

e 35), 

di conseguenza, questo Tribunale considera che l'Italia abbia fornito 

sufficienti garanzie concrete ed individuali da poter escludere una 

violazione dell’art. 3 CEDU,  

peraltro, agli atti non figurano altri elementi che inducano a supporre che 

un trasferimento in Italia esporrebbe la ricorrente con sua figlia al rischio di 

essere privata del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegne non compatibili con la direttiva accoglienza, e in violazione degli 

artt. 4 CartaUE, 3 CEDU o 3 Conv. tortura,  

ad ogni modo, spetta alla ricorrente con sua figlia censurare l'eventuale 

violazione dei loro diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto 

messe a disposizione dall’ordinamento giuridico italiano (cfr. art. 26 

direttiva accoglienza);  

per opporsi al trasferimento in Italia la ricorrente mette avanti, in sostanza, 

il suo “stato di gravidanza avanzato (7° mese secondo l’ultimo F2 del 

24.02.2022), la contestuale presa a carico psichiatrica da poco intrapresa 

– e per questo in corso di assestamento – nonché la necessità di valutare 

lo stato di salute psichica [di sua figlia]”, chiedendo di meglio valutare la 

situazione sotto il profilo degli artt. 3 CEDU e 17 Regolamento Dublino 

(ricorso, pagg. 7 e 10),  

in concreto, il 2 dicembre 2021, un medico chirurgo ha diagnosticato alla 

ricorrente una sindrome ansioso depressiva, diagnosi confermata il 5 

gennaio 2022 da un medico generalista; il 2 febbraio 2022, un medico 

psichiatra ha formulato la diagnosi di “disturbo misto ansioso-depressivo”, 

la quale non ha più subito modifiche successivamente (cfr. incarto SEM, 

pagg. 94, 110, 116 e 128); riguardo alla gravidanza della ricorrente, 

l’Ospedale regionale di Mendrisio (ORM) l’ha qualificata, il 24 novembre 

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2021, come “fisiologica a 11+3 settimane gestazionali in paziente 

precesarizzata 2 volte” (cfr. incarto SEM, pagg. 51 e 52); il 3 dicembre 

2021, l’ORM ha definito la gravidanza come “fisiologica a 12+5 settimane 

gestazionali” (cfr. incarto SEM, pag. 71); il 14 gennaio 2022, dopo avere 

diagnosticato una crisi d’iperventilazione, l’ORM ha rilevato che “fino ad 

ora, tutte le visite ginecologiche sono riferite normali”, dimettendo la 

ricorrente in “condizioni generali buone” (cfr. incarto SEM, pagg. 95 e 96); 

il 21 gennaio 2022, l’ORM ha constatato una “gravidanza fisiologica a 19+1 

settimane gestazionali” (cfr. incarto SEM, pagg. 100 e 101); per quanto 

concerne la figlia della ricorrente non è stata posta alcuna diagnosi (cfr. 

incarto SEM, pagg. 117 a 120),   

secondo la giurisprudenza, il trasferimento forzato di una persona con 

problemi di salute può contravvenire all'art. 3 CEDU se esistono seri motivi 

di credere che la medesima, in assenza di trattamenti medici adeguati nello 

Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, 

rapido ed irreversibile peggioramento delle sue condizioni di salute, 

comportante delle intense sofferenze o una riduzione importante della 

speranza di vita (cfr. la sentenza CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 

dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 180 a 193), 

ora, né il disturbo misto ansioso-depressivo, rimasto invariato, né il decorso 

della gravidanza, definito espressamente come fisiologico, hanno dato 

luogo a complicanze particolari, suscettibili di costituire un ostacolo al 

trasferimento della ricorrente con sua figlia in Italia, il cui sistema sanitario 

dispone notoriamente delle infrastrutture mediche necessarie per curare 

disturbi misti ansioso-depressivi e per intervenire in caso di gravidanze 

problematiche; peraltro, la ricorrente non fa valere di non essere in grado 

di viaggiare a causa della sua gravidanza in stato avanzato; ne deriva che 

la ricorrente non può prevalersi della giurisprudenza citata al paragrafo 

precedente (cfr., mutatis mutandis, la sentenza TAF F-3561/2020 del15 

luglio 2020 pag. 10), 

ad ogni modo, nella misura in cui è vincolata dalla direttiva accoglienza, 

l’Italia è tenuta a provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria 

assistenza sanitaria che comprende quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali, 

nonché fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti 

con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, 

appropriate misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva 

accoglienza); appartengono a questa categoria le persone vulnerabili quali 

i minori e le donne in stato di gravidanza (art. 21 direttiva accoglienza), che 

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hanno dunque esigenze di accoglienza particolari e possono beneficiare 

del sostegno specifico previsto dalla direttiva (artt. 2 lett. k e 22 par. 3 

direttiva accoglienza),   

in concreto, non vi sono elementi che inducano a credere che la ricorrente 

con sua figlia, in quanto persone singole vulnerabili e nucleo familiare, non 

possano ottenere il sostegno specifico di cui necessitano in Italia; a questo 

proposito, la SEM ha informato le autorità italiane il 23 novembre e il 13 

dicembre 2021 sulle loro specificità (cfr. incarto SEM, pagg. 30, 32 e 74); 

in questo quadro, si deve ancora aggiungere che il rapporto dell’OSAR, 

trasmesso con il ricorso, si riferisce a persone “with severe psychological 

illness” (pag. 20), ciò che non corrisponde manifestamente alla situazione 

della ricorrente né, tantomeno, a quella di sua figlia, dimodoché il contenuto 

del medesimo, a prescindere dalla sua attendibilità, non è suscettibile di 

influire sull’esito della causa,  

è peraltro utile ricordare che il Regolamento Dublino III non conferisce ai 

richiedenti l’asilo il diritto di scegliere lo Stato membro che offre, ai loro 

occhi, le migliori condizioni d’accoglienza per l’esame della loro domanda 

d’asilo (cfr., per analogia, la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione 

europea del 10 dicembre 2013 C-394/12 Shamso Abdullahi c. Austria, §§ 

59 e 62; DTAF 201/45 consid. 8.3 e la sentenza TAF F-3561/2020, già 

citata, pag. 10),     

alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può quindi 

rimproverare alla SEM di aver ecceduto il proprio potere d’apprezzamento 

e nemmeno di averne abusato nel qualificare giuridicamente la fattispecie 

(cfr. art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi), dimodoché la richiesta di “rinunciare al 

trasferimento in Italia per motivi umanitari ai sensi dell’art. 17 Regolamento 

Dublino III” (ricorso, pag. 10), si palesa infondata e va perciò respinta (cfr., 

in quest’ottica, l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo [OAsi 1, RS 

142.311]; DTAF 2015/9 consid. 7),    

in conclusione, è a giusta ragione che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo della ricorrente con sua figlia, pronunciando il loro 

contestuale trasferimento in Italia (cfr. artt. 31a cpv. 1 lett. b e 44 LAsi), da 

cui il respingimento del ricorso e la conferma della decisione impugnata, 

essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di esito 

favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta, 

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visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, che seguono 

la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente con sua figlia (artt. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché l’art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

RS 173.320.2]), 

la decisione è definitiva e non può, in linea di principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico della ricorrente con 

sua figlia. Questo importo deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente con sua figlia, alla SEM e 

all'autorità cantonale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

 

Data di spedizione: 

  

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Comunicazione: 

– al rappresentante delle ricorrenti (per raccomandata; allegato: 

bollettino di versamento); 

– alla SEM, Divisione Dublino, con l'incarto N … (in copia); 

– all’Ufficio della migrazione del Canton Ticino, Sezione della 

popolazione (in copia).