# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3a2edcf1-0a24-52ea-a773-b5d057450b99
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-03-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.03.2004 35.2003.80
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2003-80_2004-03-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2003.80

   

  mm/sc

  	
  Lugano

  23 marzo 2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 novembre 2003
di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 agosto 2003 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 19
agosto 1997, __________ - dipendente dell'Istituto __________ in qualità di
ausiliaria di pulizie e, perciò, assicurata d'obbligo contro gli infortuni presso
__________ - nel pulire le scale è scivolata, procurandosi una distorsione alla
caviglia destra (cfr. doc. _).

                                         Accertamenti
successivamente posti in atto hanno permesso di diagnosticare una parziale
lesione dei legamenti fibulotalare e fibulocalcaneare della caviglia destra.

 

                                         L'assicuratore
LAINF ha riconosciuto la propria responsabilità in merito ed ha regolarmente
corrisposto le prestazioni di legge.

                                         L'assicurata
è stata in grado di riprendere la propria attività lavorativa a decorrere dal
1° novembre 1997 (cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di maggio 1998 a __________ è stata annunciata una ricaduta
dell'evento assicurato, con inabilità lavorativa totale a far tempo dal 13
maggio 1998, giorno in cui __________ è stata sottoposta ad un intervento di
plastica legamentare presso l'Ospedale __________ (cfr. doc. _ e _). 

 

                                         La
ricaduta è stata assunta dall'assicuratore infortuni. 

 

                                         Nel
prosieguo, l'assicurata ha alternato periodi di totale incapacità lavorativa a
periodi in cui essa ha lavorato a tempo parziale, continuando comunque sempre a
lamentare dei disturbi, segnatamente, a livello della caviglia destra (cfr.
doc. _). 

 

                               1.3.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale del 20 giugno 2003, la __________ ha
riconosciuto all'assicurata una rendita di invalidità del 10% a decorrere dal
1° luglio 2003, nonché un'indennità per menomazione all'integrità del 5% (cfr.
doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurata, la
__________, in data 27 agosto 2003, ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. _). 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 26 novembre 2003, __________, sempre patrocinata
dall'avv. __________, chiede che l'assicuratore LAINF venga condannato a
riconoscerle una rendita di invalidità del 40% ed un'IMI del 10%, argomentando:

 

" 
(…).

 

Con la decisione impugnata la __________ ha
confermato la risoluzione del 20 giugno 2003 e ha respinto l'opposizione
dell'assicurata.

 

Contro questa decisione su opposizione si aggrava
quindi la ricorrente dinanzi a codesto lodevole Tribunale delle assicurazioni
per i seguenti motivi:

 

a.                                                                            La __________ fonda la propria decisione unicamente sulla perizia
allestita dal suo medico di fiducia dr.med. __________ che ha ritenuto il danno
alla salute della signora __________ solo in parte imputabile all'infortunio
del 19 agosto 1997. Egli infatti ha concluso il proprio referto peritale
stabilendo che il nesso causale fra l'attuale situazione di salute della
ricorrente e l'evento infortunistico è in misura del 10/15%.

 

                                                                         La
ricorrente contesta le conclusioni del medico della __________, conclusioni in
contrasto con il suo reale stato di salute dipendente dall'evento assicurato e
soprattutto in contrasto con le valutazioni degli altri medici e in particolare
dei medici chiamati in causa dall'Istituto delle assicurazioni sociali.

 

 

b.                                                                           La problematica della signora __________ è di natura ortopedica,
reumatologica e psichiatrica.

                                                                         Il
dr. med. __________ ha stabilito che la problematica lombare e psichica non sono
da mettere in relazione di causalità naturale con l'evento in causa.

                                                                         Solo
la problematica ortopedica, "pur con reperto locale oggettivo
scarso", per contro va messa in relazione con l'infortunio del 19 agosto
1997. Secondo questo perito i problemi di salute della paziente sono quindi
solo parzialmente da ricondurre all'evento infortunistico essendo la sindrome
lombo-vertebrale cronica una malattia e il sovraccarico psichico da ricondurre
alla personalità della ricorrente. L'incapacità lavorativa del 40% stabilita
dall'AI secondo il dr. med. __________ va suddivisa in un 50% dovuta al
sovraccarico psichico della paziente, il 25% alla lombalgia cronica e l'altro
25% all'infortunio al piede destro.

      Queste conclusioni vengono evidentemente
contestate.

 

 

c.                                                                            L'Ufficio AI ha effettuato la propria valutazione sulla base di una
perizia pluridisciplinare attuata dal servizio di accertamento medico
dell'Assicurazione invalidità (perizia SAM) che prende in considerazione la
valutazione di diversi altri specialisti.

 

                                                                         Vi
è stato quindi un consulto psichiatrico, ortopedico e reumatologico.

                                                                         Lo
psichiatra, dr. __________ ha stabilito che l'assicurata ha una
"sindrome somatoforme da dolori persistenti" e ha indicato
l'incapacità di guadagno nella misura del 15/20%.

                                                                         L'ortopedico
ha indicato nel 60 % l'incapacità lavorativa della signora __________ derivante
dal problema alla caviglia mentre il reumatologo ha stabilito
un'inabilità del 25/30% sia per i disturbi alla caviglia sia per i disturbi
alla colonna vertebrale.

      E meglio:

 

      1.

La parte
psicologica, che nella perizia SAM viene presa in considerazione in misura
notevolmente inferiore rispetto a quanto indicato dal dr. med. __________
(15/20 %), è da considerarsi totalmente derivante da quanto verificatosi
nell'agosto 1997.

      

Vi è infatti un
chiaro nesso causale fra i disturbi riscontrati dalla signora __________ e
quanto accadutole alla caviglia.

Se l'infortunio non
si fosse verificato essa non avrebbe problemi psicologici che contrariamente a
quanto stabilito dal medico della __________ non sono una componente importante
della sua incapacità lavorativa (vedi parte ortopedica).

Nella perizia SAM
viene chiaramente indicato che la signora __________ è "una donna molto
equilibrata" e che la patologia psichiatrica è assai limitata.

 

L'evento assicurato
è da classificarsi fra quelli di categoria media (vedi giurisprudenza
TF) per cui va effettuato un ampio apprezzamento di tutte le circostanze: e in
particolare si deve tenere conto dei dolori somatici persistenti, della durata
eccezionalmente lunga della cura medica, del decorso sfavorevole e delle
complicazioni rilevanti, del grado e della durata dell'incapacità lavorativa.

 

Nel caso di specie
va detto che dopo meno di un anno la signora __________ ha dovuto subire un
intervento chirurgico, che la terapia di riabilitazione è stata molto lunga e
che all'età di 34 anni si è trovata con una menomazione all'integrità fisica
che la costringe a dover utilizzare delle scarpe ortopediche la cui spese per
decisione 17 ottobre 2003 (doc. _) le viene riconosciuta dall'Assicurazione
invalidità. È inevitabile pertanto che in una situazione simile insorga una
incapacità lavorativa pure per problemi di natura psicologica, anche se di
lieve entità. E questo indipendentemente dalla personalità dell'assicurato.

 

      2.

Anche la parte
reumatologica deve essere considerata totalmente in relazione a quanto
verificatosi nell'agosto 1997 sia per ciò che concerne i dolori alla caviglia
sia per ciò che concerne la colonna vertebrale.

Va detto che lo specialista
dell'AI dr.med. __________ non è stato pienamente in grado di valutare con
certezza se il danno alla salute concernente la parte reumatologica è da
ricondurre al citato infortunio. È tuttavia evidente che senza l'infortunio del
19 agosto 1997 la signora __________ non avrebbe riscontrato alcuna
problematica alla caviglia destra e neppure alla schiena. Nella perizia SAM si
fa infatti riferimento a una discopatia lombare senza instabilità per la
colonna vertebrale. Questa discopatia lombare è da porre in relazione con
l'evento assicurato.

 

      3.

La parte
ortopedica è incontestabilmente interamente da ricondurre all'infortunio
del 19 agosto 1997 ed è da considerare in misura chiaramente maggiore rispetto
a quanto riferito dal dr. med. __________ tenuto conto anche del fatto che la
paziente necessita di scarpe speciali.

Se solo si considera
la percentuale di danno alla salute indicata dal medico AI in relazione alla
componente ortopedica, ossia il 60%, tralasciando la componente psicologica e
reumatologica, il grado di inabilità lavorativa derivante dall'infortunio è
pari ad almeno il 25%.

 

 

d.                                                                           Non corrisponde al vero che le diverse problematiche della signora
__________ sono dissociabili. Occorre tenere in considerazione l'insieme del
danno alla salute provocato all'assicurata dall'evento infortunistico, sia
quello ortopedico che quello psichico e reumatologico.

                                                                         Se
è pur vero che il tasso di invalidità riconosciuto dell'AI non ha carattere
obbligatorio per l'assicurazione LAINF poiché l'AI non fa distinzioni fra la
causalità dovuta a infortunio e/o a malattia e non considera solo l'aspetto
professionale, è altrettanto vero che le conclusioni mediche degli specialisti
incaricati dall'Istituto delle assicurazioni sociali e quindi da un ente
imparziale vanno prese nella debita considerazione.

 

 

e.                                                                           Il dr. med. __________, in modo particolarmente superficiale, ha
fissato nella misura del 5% la percentuale di menomazione all'integrità fisica
sulla base della tabella della __________ paragonando la problematica della
signora __________ ad uno stato dove esiste una "modica artrosi
dell'articolazione tibio-tarsica". Anche questa conclusione, ripresa dalla
__________, presta fianco a critica.

                                                                         Oltre
alla tipologia della menomazione fisica vanno prese in considerazione tutte le
circostanze oggettive riguardanti l'evento infortunistico e le relative
conseguenze, oltre all'aspetto soggettivo, considerato che tale indennità è
paragonabile a un'indennità per torto morale.

Tenuto conto
dell'aggravarsi del danno alla salute nel corso degli anni, delle sofferenze
fisiche della signora __________, del tipo di menomazione, dell'età e della
professione deve essere pertanto considerata una percentuale perlomeno del 10%.
Anche volendo considerare unicamente l'aspetto oggettivo riguardo alla gravità
della menomazione in funzione di accertamenti medici, in considerazione delle
conclusioni degli altri specialisti, non può essere accettata l'interpretazione
data dal dr. med. __________ e il paragone da egli operato per fissare l'indennità.
La signora __________ accusa una menomazione importante e durevole della sua
integrità fisica. Essa non ha possibilità di miglioramento tant'è che è già
previsto che dovrà portare scarpe ortopediche almeno fino al 2013 (vedi
decisione 17 ottobre 2003).

Si ribadisce
pertanto che oggettivamente le va riconosciuta almeno una percentuale del
10%." (I)

 

 

                               1.5.   La
__________, in risposta, postula un'integrale reiezione dell'impugnativa con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
III).

 

                               1.6.   In corso di
causa, il TCA ha interpellato il dott. __________, autore di una perizia per
conto dell'Ufficio AI, al quale è stato chiesto di precisare il grado
dell'incapacità lavorativa presentata dalla ricorrente prendendo in considerazione
esclusivamente i disturbi oggettivabili interessanti l'estremità inferiore
destra (cfr. V).

 

                                         La
risposta del dott. __________ è pervenuta il 29 gennaio 2004 (VI).

 

                                         Le parti
hanno potuto prendere posizione al riguardo (cfr. VIII e IX). 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. 

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Al
riguardo va, tuttavia, segnalato che unicamente le norme di procedura, in via
di principio (cfr. art. 82 cpv. 2 LPGA), entrano immediatamente in vigore (cfr.
SVR 2003 IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa
K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa J., K 55/03; STFA del 20
marzo 2003 nella causa E., I 238/02; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360
consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 pag. 316 consid. 3b). Tali disposizioni pertanto
si applicano a tutte le decisioni emesse dopo il 1° gennaio 2003. 

                                         Per
quanto concerne invece le norme di diritto materiale, nel diritto delle
assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui
si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1
consid. 1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR
2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.).

                                         Di
conseguenza nel caso in esame - visto che il diritto alla rendita di invalidità
e quello all'IMI sono sorti posteriormente al 31 dicembre 2002 - sono
applicabili le disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1°
gennaio 2003.

 

                               2.3.   Oggetto
della lite é l'entità della rendita di invalidità e dell'IMI spettanti a
__________. 

                                         In tale
contesto, il TCA deve preliminarmente esaminare se i disturbi alla schiena, da
un lato, ed i disturbi psichici, dall'altro, costituiscono o meno una
conseguenza, naturale ed adeguata, dell'infortunio del 19 agosto 1997.

 

                               2.4.   Disturbi
alla schiena:

 

                            2.4.1.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate). 

 

                            2.4.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                            2.4.3.   Dalle tavole
processuali si evince che i disturbi a livello del rachide lombare sono apparsi
con un certo tempo di latenza rispetto all'evento traumatico in discussione.

                                         In
effetti, a tali disturbi si fa riferimento, per la prima volta, nel rapporto 22
settembre 1999 del dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica (cfr.
doc. _, p. 1:"Attualmente la paziente lamenta principalmente dolori a
livello della colonna lombare con dolori cronici della caviglia").

                                         Dalla perizia
17 maggio 2002 allestita dal SAM di Bellinzona risulta tuttavia che, già nel
mese di giugno 1999, __________ era stata sottoposta ad un esame TAC lombare
che aveva mostrato alterazioni degenerative plurisegmentali (cfr. doc. _, p.
2). 

                                         In
occasione della visita fiduciaria di controllo del 24 gennaio 2000, il dott.
__________, spec. in chirurgia, ha sottolineato che, nel frattempo, era pure
insorta, citiamo: "… una sintomatologia lombare per cui la paziente è
stata sottoposta a tomografia assiale computerizzata (TAC) lombare che ha
documentato alterazioni degenerative e artrosiche a livello L4-L5, L5-S1".

                                         Il
fiduciario de __________ ne ha negato l'eziologia traumatica (cfr. doc. _, p. 3
in fine). 

                                         Nel
quadro degli accertamenti pluridisciplinari predisposti dall'assicurazione per
l'invalidità, l'assicurata è stata esaminata, segnatamente, dal dott.
__________, spec. FMH in reumatologia e riabilitazione, il quale ha
diagnosticato una sindrome lombovertebrale su alterazioni statiche con un
appiattimento della lordosi fisiologica, nonché uno stato dopo Scheuermann
lombare, con leggere deformazioni a cuneo, soprattutto del corpo vertebrale di
L3, nonché ernia di Schmorl, discopatie a livello L3-L4 ed in particolar modo
L5-S1 con un leggero restringimento del forame intervertebrale L5-S1 a destra
relazionato alla problematica discale e ad un'iniziale spondilartrosi.

                                         D'altro
canto, egli ha negato l'esistenza di una sindrome irritativa radicolare nonché
di un'instabilità della colonna lombare (cfr. doc. _, p. 8). 

                                         In data
14 aprile 2003, __________ è finalmente stata periziata dal dott. __________,
spec. FMH in chirurgia, il quale - posta la diagnosi di sindrome
lombo-vertebrale sulla base di discopatia L3 fino a S1 e sulla base di uno
stato di Scheuermann lombare - ha negato che i disturbi in sede lombare
costituiscano una naturale conseguenza dell'infortunio assicurato (cfr. doc. _,
p. 6, risposta al quesito n. H.4). 

 

                            2.4.4.   Tutto ben
considerato, questo Tribunale, chiamato a pronunciarsi su una questione di
carattere medico, non ha valide ragioni per scostarsi dall'apprezzamento dei
dott. __________ e __________, se si considera che, per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8
luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

                                         Il TFA,
nella DTF 122 V 157ss., ha ancora precisato che, nell'ambito del libero
apprezzamento delle prove, è, in linea di principio, consentito che l'amministrazione
ed il giudice delle assicurazioni sociali fondino la loro decisione
esclusivamente su basi di giudizio interne dell'istituto assicuratore: in
questo caso, devono, però, essere poste esigenze severe per quanto riguarda
l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove.

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV10, p. 33ss. e RAMI 1999 U356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA
del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb). 

                                         In una
recente sentenza dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, l'Alta Corte ha
infine precisato che il fatto che un medico venga interpellato con regolarità
da un istituto assicuratore per esprimere valutazioni specialistiche non è di
per sé sufficiente per dubitare della sua obiettività e imparzialità.

 

                                         Trattandosi
del valore probante di un rapporto medico determinante è che esso sia completo
sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto
delle censure dell'assicurato, che sia stato redatto in piena conoscenza della
pregressa vicenda valetudinaria (anamnesi), che sia chiaro nella presentazione
del contesto medico e che le conclusioni siano chiare, motivate e condivisibili
(cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI
1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid.
1c e riferimenti). 

                                         Determinante
dal profilo probatorio non è, dunque, di principio, l'origine del mezzo di
prova o la sua designazione quale rapporto o perizia, bensì il suo contenuto
(cfr. STFA del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02; STFA dell'8 ottobre
2002 nella causa C., I 673/00; DTF 125 V 352; DTF 122 V 160 in fine).

 

                                         Questa
Corte ritiene che la valutazione dell'eziologia dei disturbi lombari espressa
dai medici consultati da __________ - entrambi specialisti in chirurgia, con
alle spalle un'ampia esperienza professionale nel campo della medicina
infortunistica - sia corretta e che adempia i presupposti stabiliti dalla
giurisprudenza federale per riconoscere forza probante a un rapporto medico. 

                                         Del
resto, con il proprio ricorso, __________ si è limitata a pretendere il
contrario, senza fornire una valida motivazione (cfr. I, p. 5: "È tuttavia
evidente che senza l'infortunio del 19 agosto 1997 la signora __________ non
avrebbe riscontrato alcuna problematica alla caviglia destra e neppure alla
schiena. Nella perizia SAM si fa infatti riferimento a una discopatia lombare
senza instabilità per la colonna vertebrale. Questa discopatia lombare è da
porre in relazione con l'evento assicurato").

 

                                         Il TCA
osserva, in primo luogo, che dalla documentazione agli atti non risulta affatto
che l'assicurata, in occasione dell'evento infortunistico del 19 agosto 1997,
sarebbe rimasta vittima, oltre che della nota distorsione della caviglia
destra, anche di un trauma alla colonna vertebrale (circostanza che, del resto,
__________ non ha mai neppure preteso).

 

                                         In
secondo luogo, così come già sottolineato al considerando 2.4.3., i disturbi
alla regione lombare sono verosimilmente apparsi con un tempo di latenza
piuttosto lungo, in ogni caso superiore all'anno (dagli atti di causa emerge
che il primo atto medico riguardante la schiena è stata la TAC lombare eseguita
nel mese di giugno 1999, cfr. doc. _, p. 2). 

                                         Ora, la
giurisprudenza del TFA insegna che, più
il tempo trascorso fra l'infortunio e la manifestazione dell'affezione é lungo,
e più le esigenze riguardanti la prova del nesso di causalità naturale devono
essere severe (cfr. RAMI 1997 U 275, p. 188ss.; RJJ
1994, p. 46 consid. 1b).

 

                                         In terzo
luogo - pur ammettendo che __________ abbia effettivamente riportato un trauma
vertebrale - va comunque tenuto conto che, secondo la dottrina medica
dominante, dopo traumi quali contusioni o distorsioni al dorso, lo stato
anteriore del rachide può, di regola, considerarsi ristabilito al più tardi
6 mesi (status quo ante), rispettivamente un anno (in presenza di
patologie degenerative), a contare dall'evento traumatico, come se l'infortunio
non fosse mai sopraggiunto (status quo sine) (cfr. Bär/Kiener,
Traumatismes vertébraux, in Informations médicales N. 67/décembre 1994,
p. 45ss., contributo in cui viene illustrata, con dovizia di riferimenti, la
posizione della dottrina medica dominante in materia appunto di traumi
vertebrali). 

                                         La tesi
dottrinale appena esposta è stata fatta propria dalla giurisprudenza federale (cfr. RAMI 2000 U 363,
p. 45ss.; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.2, del 31
dicembre 1997 nella causa L. consid. 4c, U 125/97, del 4 settembre 1995 nella
causa M. consid. 4a; cfr., inoltre, STFA del 6 giugno 1997 nella causa C., U
131/96, in cui il TFA, riferendosi alla sentenza non pubblicata del 3 aprile
1995 nella causa O., U 194/94, ha esplicitamente ribadito che il genere di
trauma riportato dall'assicurato - si trattava di una contusione/distorsione
del rachide lombare causata da una caduta, in presenza di lesioni degenerative
al passaggio lombo-sacrale - cessa di produrre i propri effetti trascorsi
alcuni mesi dal giorno dell'infortunio; cfr., pure, E. Morscher, Schäden
des Stütz- und Bewegungsapparates nach Unfällen: Wirbelsäule, in
Versicherungsmedizin, Hrsg. E. Baur, U. Nigst, Berna 1973; 3. Auflage 1985).

                                         Un
aggravamento significativo e, pertanto, durevole di un’affezione degenerativa
preesistente al rachide vertebrale (peggioramento direzionale) causato da un
infortunio, é da ritenere dimostrato unicamente qualora gli accertamenti
radiologici abbiano permesso di mettere in evidenza una compressione improvvisa
delle vertebre, così come l’apparizione oppure l’ingrandimento di lesioni dopo
trauma (cfr. RAMI 2000 succitata,
consid. 3a; conferma della giurisprudenza). 

 

                                         In
casu, risulta sufficientemente dimostrato che quelle poste in luce dalla
TAC del rachide lombare del giugno 1999, rispettivamente, dalla risonanza
magnetica eseguita il 18 marzo 2002 (esame quest'ultimo che ha evidenziato
alterazioni degenerative interessanti i dischi intervertebrali da L2-L3 fino a
L5-S1, cfr. doc. _, p. 7), sono delle anomalie preesistenti all'evento
traumatico dell'agosto 1997. 

 

                                         In esito
ai considerandi che precedono, la __________ ha dunque correttamente valutato
la residua capacità lavorativa, rispettivamente, la menomazione all'integrità
di cui è portatrice l'assicurata, facendo astrazione dalla problematica
dorsale.

 

                               2.5.   Disturbi
psichici

 

                            2.5.1.   Dalla perizia
17 maggio 2002 del SAM di Bellinzona si evince che, in data 29 marzo 2002,
l'assicurata è stata periziata dal dott. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, il quale ha posto la diagnosi di sindrome somatoforme da dolore
persistente, patologia responsabile di una incapacità lavorativa valutabile
attorno al 15/20% (a causa di difficoltà di concentrazione e della persistente
preoccupazione per l'aggravarsi dei suoi disturbi soggettivi, cfr. doc. _, p.
7).

                                         Non
risulta invece che il succitato psichiatra si sia pronunciato in merito alla
natura, morbosa oppure traumatica, della diagnosticata affezione psichica. 

 

                                         Questa
Corte può esimersi dall'approfondire la questione a sapere se i problemi che
__________ presenta a livello psichico costituiscano o meno una naturale
conseguenza dell'evento traumatico del 19 agosto 1997.

                                         Infatti,
anche nell'affermativa, la responsabilità de __________ non potrebbe comunque
essere impegnata, facendo difetto l'adeguatezza del nesso di causalità, aspetto
che deve essere valutato alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115 V
133ss. (cfr. STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02, consid. 4.1 e
giurisprudenza ivi citata). 

                                         In questo
ordine di idee - essendo l'esame della causalità adeguata una mera questione giuridica
- é inutile che il TCA ordini una perizia psichiatrica.

 

                            2.5.2.   Per accertare
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi psichici e
infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri oggettivi (DTF 123 V
104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid. 4-6). Il TFA ha in
particolare classificato gli infortuni, a seconda della dinamica, nella
categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e
in quella di grado medio.

 

                            2.5.3.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.5.4.   Se l'assicurato
è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di causalità
adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a disturbi
psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario delle
cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in effetti idonei a
provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.5.5.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. La questione a sapere se tra simile
infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un
rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento
all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte
le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano
essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono
servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di
origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità
dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

 

                            2.5.6.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, DTF 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss.
consid. 4a). 

 

                            2.5.7.   Come indicato
al considerando 2.5.3., comuni cadute e scivolate vanno considerate come infortuni
leggeri (cfr. DTF 115 V 139 consid. 6a; cfr., pure, RAMI 1992 U 154, p.
246, riguardante una caduta durante una partita di calcio e STFA del 9 gennaio
2003 nella causa C., U 347/01, concernente un'assicurata vittima di due
scivolate, la prima su fondo ghiacciato, la seconda durante la pulizia di una
doccia). 

                                         Eccezionalmente,
la questione della causalità adeguata va esaminata anche in quest'ambito
secondo i criteri applicabili agli infortuni di media gravità (al limite degli
infortuni leggeri), qualora le circostanze da considerare si cumulino e
rivestano un'importanza particolare (cfr. RAMI 1998 U 297, p. 243ss.; STFA
dell'8 aprile 2002 nella causa S., U 357/01, consid. 3b/bb). 

 

                            2.5.8.   Nel caso
concreto, in ossequio alla suevocata giurisprudenza federale, l'evento occorso
alla ricorrente - la quale è semplicemente scivolata sulle scale che stava
pulendo, riportando un trauma distorsivo alla caviglia destra - deve essere
classificato fra gli infortuni leggeri e, pertanto, il nesso di causalità
adeguata va negato a priori. 

                                         Gli atti
di causa non evidenziano inoltre circostanze concomitanti tali ha permettere di
qualificare l'infortunio assicurato di una gravità che va oltre quella
indicata.

                                         Comunque,
i presupposti per riconoscere il nesso di causalità adeguata non sarebbero
realizzati neppure se si volesse ammettere l'esistenza di un infortunio di
grado medio al limite della categoria degli infortuni leggeri. Infatti,
nell'apprezzamento dell’adeguatezza in materia di turbe psichiche, si devono
considerare esclusivamente i disturbi di natura organica che si trovano
in una relazione di causalità naturale (ed adeguata) con l'infortunio assicurato
(cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e 1993 U 166 p. 94 consid. 2c e riferimenti). 

                                         Ora,
nella presente fattispecie, oltre a non esservi circostanze concomitanti
drammatiche, il danno riportato, una lesione legamentare parziale, non è grave
né idoneo, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici. 

                                         Inoltre,
i disturbi che l'assicurata risente alla caviglia destra correlano soltanto
parzialmente con lo status oggettivabile a tale livello, come lo
attestano le univoche certificazioni dei dottori __________ (cfr. doc. _:
"Nel mio studio deambulava con una zoppia importante, ma quando se ne è
andata, l'ho seguita fino all'ascensore, ho potuto constatare un miglioramento
progressivo fino alla sparizione quasi totale di questa zoppia. (…). D'accordo
con te, dopo il colloquio avuto con la paziente, penso che ci sia una
componente psichica importante"), __________ (cfr. doc. _, p. 8: "La
valutazione di questo caso è difficile in ragione della discrepanza tra
l'anamnesi, l'esame clinico ed i referti radiologici. A livello della caviglia
ds. l'esame clinico odierno, malgrado le difficoltà riscontrate, non mostra
segni di lassità legamentare, la mobilità è discretamente diminuita. L'origine
dei dolori lamentati dalla paziente non è chiara, l'unico elemento che si trova
è un segno di Tinnel a livello della cicatrice laterale che può lasciar
sospettare un neuroma, (…)"), __________ (doc. _, p. 8: "L'esame
clinico permette di escludere una problematica di sinovite a livello della
caviglia ds., nonché di instabilità. Vi è un disturbo della sensibilità a
livello del calcagno non di chiara origine e una diminuzione della forza
nell'estensione dorsale ed alla flessione plantare del piede, determinati,
secondo me, da una mancanza di innervazione per paura del dolore. L'origine ben
determinata di questi disturbi non é quindi eruibile dal punto di vista
clinico. Neanche gli esami radiologici eseguiti e soprattutto la MRI della
caviglia ds. del 23.07.1999, non hanno mostrato patologie rilevanti" e VI:
"L'esame clinico di allora era comunque piuttosto blando, non evidenziando
io alla visita né sinoviti né gonfiori articolari né limitazioni particolari
della mobilità a livello dell'articolazione tibiotarsica. Vi era unicamente una
dolenzia alla palpazione del malleolo laterale nonché lungo il dorso del piede
fino ai metatarsi da I fino a V, nonché al calcagno di destra. Dolente anche la
palpazione del tendine di achille e del polpaccio di destra. Gli esami
radiologici eseguiti, in particolar modo le radiografie dell'articolazione
tibiotarsica eseguita presso l'Ospedale __________ del 20.03.2002 non dava
reperti sostanzialmente patologici") e __________ (doc. _, p. 5s.:
"Oggettivamente, esistono disturbi funzionali alla caviglia destra, senza
evidente instabilità della caviglia stessa con unicamente una minima
diminuzione della mobilità. Non segni significativi di risparmio della gamba
destra. Piedi piatti. Importante sovraccarico psichico. Come già constatato dai
medici ortopedici, dal dr. __________ in occasione della visita del 21.09.99 e
dal dr. __________ in occasione dell'esame del 7.05.02, il reperto locale del
piede destro è molto scarso. Non vi è instabilità legamentare e quando si
osserva la paziente in diversi momenti non c'è evidente diminuzione della
mobilità tibio-tarsica. Non possiamo confermare la diagnosi di CRPS (Complex
Regional Pain Syndrome), rispettivamente, di algodistrofia di riflesso che ha
espresso il dr. med. __________, ortopedico, come diagnosi differenziale
possibile. Le radiografie dell'articolazione tibio-tarsica AP e laterale del
20.03.02, rispettivamente del 14.04.03, non evidenziano fratture, artrosi o
demineralizzazione"). 

                                         Non vi è
stata una cura medica errata che ha aggravato gli esiti dell'infortunio, né
sono insorte delle complicazioni rilevanti.

                                         La durata
della cura medica e dell'incapacità lavorativa non possono essere infine
giustificate attraverso le sole conseguenze organiche dell'infortunio. 

 

                               2.6.   Rendita
di invalidità

 

                            2.6.1.   Giusta l'art.
18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità la guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico). 

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso
causale (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni
deve esserci per giunta un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno
alla salute e l'infortunio.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

                                         Il grado
d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Ciò
nondimeno, se il danno alla salute non é tale da imporre un cambiamento di
professione, di regola, il giudizio sull’incapacità lavorativa non esprimerà
valori superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché
si suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la restante
capacità lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato
esprima una capacità di guadagno della medesima proporzione (cfr. RAMI 1993 U
168, p. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b; STCA del 21 marzo 1995 nella causa S.
F., 31 maggio 1995 nella causa E. D., 7 giugno 1995 nella causa M. Z., 26
febbraio 1996 nella causa G. P.).

 

                            2.6.2.   A far tempo
dal 1° marzo 2002, l'assicurata è stata posta al beneficio di ¼ di rendita AI,
determinata da un grado di invalidità del 40%. 

                                         La
relativa decisione del 14 agosto 2003 è cresciuta in giudicato, così come il
TCA ha accertato direttamente presso il competente Ufficio (cfr. nota
manoscritta agli atti del vicecancelliere __________). 

 

                                         La
questione che si pone è quindi quella a sapere se, in ossequio alla
giurisprudenza relativa al coordinamento fra l'assicurazione per l'invalidità e
l'assicurazione contro gli infortuni, l'assicuratore LAINF convenuto è o meno
vincolato alla valutazione dell'invalidità effettuata dall'UAI.

 

                                         È vero
che la nozione di invalidità utilizzata nell'AI corrisponde, di principio, a
quella considerata nell'assicurazione contro gli infortuni (e
nell'assicurazione militare), per cui la valutazione dell'invalidità deve
normalmente condurre allo stesso risultato, quando il danno alla salute è il
medesimo (DTF 126 V 291 consid. 2a = Pratique VSI 2001, p. 79ss.; DTF 119 V 470
consid. 2b e riferimenti ivi menzionati; cfr., pure, DTF 123 V 271 consid. 2a).
Nondimeno, secondo la giurisprudenza del TFA, delle divergenze non possono
essere escluse a priori (cfr. DTF 119 V 471 consid. 2b). In effetti, la
valutazione dell'invalidità operata da un assicuratore sociale non deve essere
ritenuta determinante, se basata su un errore di diritto oppure sull'esercizio
insostenibile di un potere d'apprezzamento (cfr. DTF 126 V 292, consid. 2b).

                                         Nella
suevocata DTF 126 V 288, il TFA ha inoltre precisato quanto segue:

 

" 
Die Einräumung solcher Prioritäten birgt die
Gefahr in sich, dem Verwaltungshandeln eines Versicherers weit über dessen
Interessenbereich hinaus reichende Auswirkungen zu verleihen, was zu einem
Missverhältnis zwischen der diesem zustehenden Entscheidungsbefugnis und den
von ihm ausgelösten Konsequenzen führen könnte. Dennoch ist danach zu trachten,
unterschiedliche Invaliditätsannahmen verschiedener mit demselben Fall
befasster Versicherer zu vermeiden. Die Einheitlichkeit des
Invaliditätsbegriffes entbindet die verschiedenen Sozialversicherungsträger
zwar nicht davon, die Invaliditätsbemessung in jedem einzelnen Fall
selbstständig durchzuführen. Keinesfalls dürfen sie sich ohne weitere eigene
Prüfung mit der blossen Übernahme des von einem andern Versicherer festgelegten
Invaliditätsgrades begnügen. Eine derart weitgehende Bindungswirkung wäre nicht
zu rechtfertigen. Es geht indessen auch nicht an, dass die Invalidität in den
einzelnen Sozialversicherungszweigen völlig unabhängig von allenfalls schon
getroffenen Entscheiden anderer Versicherer festgelegt wird. Zumindest
rechtskräftig abgeschlossene Invaliditätsschätzungen dürfen nicht einfach
unbeachtet bleiben. Vielmehr müssen sie als Indiz für eine zuverlässige
Beurteilung gewertet und als solches in den Entscheidungsprozess erst später
verfügender Versicherungsträger miteinbezogen werden. Dies verlangt auch nach
gewissen Mitwirkungsrechten des durch eine verfügungsmässige Festlegung der
Invalidität in einem Sozialversicherungsbereich tangierten andern Versicherers.
Im Unfallversicherungsrecht wird diesem Schutzbedürfnis ausdrücklich
entsprochen, indem Art. 129 Abs. 1 UVV vorsieht, dass die Verfügung eines
Versicherers oder einer andern Sozialversicherung, welche die Leistungspflicht
des andern Versicherers berührt, auch diesem andern Versicherer zu eröffnen ist
(Satz 1), und dieser die gleichen Rechtsmittel ergreifen kann wie die
versicherte Person (Satz 2). Macht er von der Möglichkeit, den Entscheid der
andern Versicherung anzufechten, obschon ihm dieser ordnungsgemäss eröffnet
worden ist, nicht Gebrauch, hat er diesen grundsätzlich gegen sich gelten zu
lassen (RKUV 1998 Nr. U 305 S. 432). Zumindest wird er sich die Vermutung der
Richtigkeit der bereits vorhandenen Invaliditätsbemessung entgegenhalten lassen
müssen. Eine abweichende Festlegung der Invalidität kann in solchen Fällen nur
noch ganz ausnahmsweise in Frage kommen, wobei gegebenenfalls an deren
Begründung strenge Anforderungen zu stellen sind. Nicht zulässig ist es, eine
an sich vertretbare Ermessensausübung durch den zuerst verfügenden Versicherer
ohne Vorliegen triftiger Argumente durch einen andern - unter Umständen
ebenfalls vertretbar erscheinenden - Ermessensentscheid zu ersetzen. Anlass für
ein Abweichen von einer bereits rechtskräftigen Invaliditätsschätzung eines
andern Versicherers könnten hingegen, nebst den bereits in Erw. 2b
aufgeführten, von der bisherigen Rechtsprechung anerkannten Gründen, äusserst
knappe und ungenaue Abklärungen sowie kaum überzeugende oder nicht sachgerechte
Schlussfolgerungen bieten."

                                         (DTF
succitata - la sottolineatura è del redattore). 

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 119 V 468, il TFA ha considerato insostenibile la
valutazione degli organi dell'assicurazione per invalidità, siccome essa si
scostava da quella ritenuta dall'assicuratore contro gli infortuni, fondata
quest'ultima su delle conclusioni mediche convincenti riguardanti la capacità
lavorativa e l'attività esigibile, nonché su un raffronto dei redditi
correttamente eseguito. 

 

                                         Nel caso
di specie, il tasso di invalidità stabilito dall'AI non può determinare
l'invalidità nell'ambito dell'assicurazione contro gli infortuni, nella misura
in cui, oltre alla problematica interessante l'estremità inferiore destra,
l'insorgente presenta pure dei disturbi psichici ed alla regione lombare, giudicati
invalidanti (cfr. doc. _, p. 10: "I limiti lavorativi sono dati dallo
stato dopo distorsione della caviglia ds., dalle lombalgie e dalla patologia
psichiatrica, peraltro assai modesta") ma comunque estranei all'infortunio
del 19 agosto 1997 (cfr. consid. 2.4.4. e 2.5.8.). 

 

                            2.6.3.   Nella
concreta evenienza, la __________ ha deciso di assegnare a __________ una
rendita di invalidità del 10%, fondandosi sulla valutazione espressa dal dott.
__________ in occasione della visita medica di controllo del 14 aprile 2003.

                                         Il citato
specialista ha infatti indicato che l'assicurata, nonostante i postumi
infortunistici residuali, è in grado di riprendere l'attività di ausiliaria di
pulizie nella stessa misura in cui essa veniva svolta prima dell'infortunio
occorso il 19 agosto 1997 (30 ore alla settimana), con uno scapito di
rendimento di circa il 10% da imputare ad un certo rallentamento
nell'esecuzione delle mansioni:

 

" 
Nell'attività di donna di pulizia (impiego che
la paziente aveva presso l'__________ quando è successo l'infortunio il
19.8.97) la paziente, per gli unici esiti dell'infortunio del 19.8.97,
potrebbe continuare a lavorare con una frequenza di 30 ore alla settimana.

Per gli unici esiti dell'infortunio del 19.8.97,
vediamo un abbassamento del rendimento come inserviente di pulizia intorno al
10%, dovuto ad un certo rallentamento nell'esecuzione dei lavori di pulizia.

Per quanto concerne la nuova attività di
ausiliaria di cura presso la __________ dove deve occuparsi della pulizia degli
anziani, di accompagnare gli anziani e dargli da mangiare, svolgere il lavoro
sul malato con un'altra ausiliaria, vediamo come unici esiti dell'infortunio
del 19.8.97 un abbassamento di rendimento attorno al 10-15%." (doc. _, p. 7, risposta al quesito
n. H 7) 

 

                                         Il dott. __________
ha peraltro ancora precisato che della percentuale di incapacità lavorativa (e
lucrativa) ritenuta dall'Ufficio AI (40%), il 50% è determinato dal
sovraccarico psichico, ¼ va a carico della lombalgia cronica e, infine, ¼ a
carico dell'infortunio al piede destro (cfr. doc. _, p. 7, risposta al quesito
n. H 10).

 

                                         In corso
di causa, questo Tribunale ha interpellato il dott. __________, spec. FMH in
fisiatria e riabilitazione, il quale, nel mese di aprile 2002, aveva periziato
__________ per conto dell'UAI. 

                                         Questo
specialista - secondo il quale l'assicurata, tenuto conto sia dei disturbi alla
caviglia destra sia di quelli in sede lombare, va giudicata inabile al lavoro
in misura massima del 25/30% nella sua abituale professione (cfr. doc. _, p. 8:
"Tenendo in considerazione quindi questi aspetti dal punto di vista sia
radiologico, sia clinico, ritengo che la paziente debba essere ritenuta al
massimo inabile al lavoro nella forma del 25-30% in attività lavorative
svolte attualmente. Se quest'attività lavorativa è per la paziente troppo
pesante, penso che vi siano senz'altro altre professioni che potrebbero essere
svolte in forma completa. (…)") - è stato invitato a precisare il grado
dell'incapacità lavorativa presentata dalla ricorrente prendendo in
considerazione esclusivamente i disturbi interessanti l'estremità
inferiore destra e per rapporto all'attività di ausiliaria di pulizie (cfr. V).

 

                                         Con
referto del 23 gennaio 2004, il dott. __________ ha affermato che, prendendo in
considerazione unicamente la problematica alla caviglia destra, la limitazione
della capacità lavorativa nell'attività svolta di donna di pulizie raggiunge al
massimo il 15%:

 

" 
(…).

 

Ho visto come sa per una valutazione peritale
nell'ambito di una valutazione presso il Servizio dell'Accertamento Medico
dell'assicurazione Invalidità, la sopramenzionata assicurata in data
21.03.2002. Al momento della mia visita, dal punto di vista soggettivo erano
prioritari i disturbi a livello della caviglia destra e nella zona pre-tibiale
nonché al polpaccio destro. In particolar modo, dopo l'attività svolta di donna
delle pulizie, la paziente risentiva di un importante esacerbazione dolorosa a
livello del polpaccio e della caviglia di destra, con anche dei gonfiori.
L'esame clinico di allora era comunque piuttosto blando, non evidenziando io
alla visita né sinoviti né gonfiori articolari né limitazioni particolari della
mobilità a livello dell'articolazione tibiotarsica. Vi era unicamente una
dolenzia alla palpazione del malleolo laterale nonché lungo il dorso del piede
fino ai metatarsi dal I fino a V, nonché al calcagno di destra. Dolente anche
la palpazione del tendine d'achille e del polpaccio di destra. Gli esami
radiologici eseguiti, in particolar modo le radiografie dell'articolazione tibiotarsica
eseguita presso l'ospedale __________ del 20.03.2002, non dava reperti
sostanzialmente patologici.

La paziente presentava inoltre una sindrome
lombovertebrale su delle alterazioni statiche, nonché uno stato dopo Morbo di
Scheuermann e delle alterazioni degenerative plurisegmentali, in particolar
modo a livello L3/L4, L4/L5 e L5/S1. Dalla mia valutazione di allora si deduce
che dal punto di vista soggettivo i reperti principali siano localizzati a
livello della caviglia destra e del polpaccio con una certa discrepanza
rispetto ai reperti oggettivabili dal punto di vista clinico e radiologico.

Per quanto riguarda la colonna vertebrale i
disturbi erano meno accentuati, mentre i reperti radiologici in particolar modo
quelli evidenziati dalla RM, lasciavano già evidenziare patologie di un certo
rilievo, in particolar modo uno stato dopo morbo di Scheuermann e delle
discopatie pluri-segmentali.

 

Tenendo quindi in considerazione questi aspetti, ritengo
che per quanto riguarda unicamente la caviglia destra, la limitazione della
capacità lavorativa nell'attività svolta di donna di pulizie, raggiunga al
massimo il 15%." (VI
- la sottolineatura è del redattore)

 

                                         La
valutazione della residua capacità lavorativa espressa dal fiduciario de
__________ è quindi stata sostanzialmente condivisa dal dott. __________,
motivo per cui questa Corte ritiene di poterla fare propria.

                                         È vero
che per quest'ultimo l'inabilità lavorativa di __________ è di circa il 15%,
contro il 10% indicato dal dott. __________. Nondimeno, in tal modo egli ha
voluto prendere in considerazione la peggiore delle ipotesi, come lo testimonia
l'espressione "al massimo il 15%" (cfr. VI, p. 2). 

                                         Del
resto, nel quantificare il grado dell'incapacità lavorativa di origine
infortunistica, bisogna tenere in debito conto il fatto che i disturbi accusati
alla ricorrente all'estremità inferiore destra sono solo scarsamente
oggettivabili (cfr. consid. 2.5.8.). 

                                         Ora, in
materia di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti
dall'assicurato vengono di principio presi in considerazione soltanto nella
misura in cui procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile
(un'eccezione a questa regola è prevista in materia di traumi d'accelerazione
alla colonna cervicale ed in materia di traumi cranio-cerebrali). 

 

                                         Quanto
sostenuto dall'assicurata con le proprie osservazioni del 3 febbraio 2004 (cfr.
IX) non può essere condiviso, poiché tanto la problematica psichica quanto
quella che riguarda la colonna lombare sono estranee all'evento dell'agosto
1997 e, pertanto, non se ne può neppure tenere conto nell'apprezzamento
dell'incapacità lavorativa e lucrativa (cfr. consid. 2.4.4. e 2.5.8.). 

 

                                         Tutto
ben considerato, nella misura in cui all'insorgente è stata riconosciuta una
rendita di invalidità del 10%, la decisione impugnata de __________ non presta
il fianco a critiche. 

 

                               2.7.   Indennità
per menomazione all'integrità

 

                            2.7.1.   Se al momento
dell'estinzione del diritto alle cure mediche l'assicurato è ai sensi dell'art.
24 LAINF portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità
fisica o mentale, egli ha diritto a un'indennità per menomazione all'integrità
(cfr. STFA del 28 giugno 2002 nella causa C., U 14/02).

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.7.2.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se vero­similmente
sussisterà tutta la vita al­meno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli artt. 24ss. LAINF è,
dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il pretium
doloris e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet,
Ritter, op. cit., p. 121).

 

                            2.7.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nel­l'Allegato
3 dell'OAINF. 

 

                                         Una
tabella elenca una serie di le­sioni indicando per cia­scuna il tasso normale
di indennizzazione, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo
del guadagno assicu­rato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a;
RAMI 1988 U 48 p. 235 consid. 2a e sentenze ivi cita­te). Deve essere intesa
come una norma valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1
dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate se­condo i tas­si previsti
tabellarmente per menoma­zioni di ana­loga gra­vità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nes­suna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende
in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso
in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per 

                                         menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

                            2.7.4.   L'INSAI ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA del 22 agosto 2000 nella causa C., I 102/00;
DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U
71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                            2.7.5.   Nel caso di
specie, l'assicuratore LAINF convenuto ha assegnato all'assicurata un'indennità
per menomazione all'integrità del 5%, facendo riferimento all'apprezzamento
enunciato dal dott. __________ in occasione della visita fiduciaria di
controllo del 14 aprile 2003, nella quale il citato sanitario si è così
espresso:

 

" 
Secondo l'articolo 36 annesso 3 OAINF il reperto
oggettivabile è funzionalmente da paragonare ad uno stato dove esiste
una modica artrosi dell'articolazione tibio-tarsica.

Secondo la tabella 5.2 per un'informazione medica
sulla menomazione d'integrità della SUVA, un tale danno comporta una
menomazione d'integrità del 5%"

                                         (doc. _,
p. 7, risposta al quesito n. H 11). 

 

                                         Il TCA
ritiene corretta la valutazione del medico fiduciario de __________. Infatti,
gli atti di causa dimostrano che, da un punto di vista oggettivo, l'assicurata
presenta, tutt'al più, una moderata diminuzione della mobilità
dell'articolazione tibio-tarsica. 

                                         Al
riguardo, è utile segnalare che la stessa tabella 5.2 prevede, per
un'articolazione tibio-tarsica completamente bloccata (artrodesi),
quindi per una menomazione decisamente più grave rispetto a quella presentata
dalla ricorrente, la corresponsione di un'IMI del 15%. 

 

                                         Con il
proprio ricorso, __________ pretende invece un'IMI di almeno il 10% (cfr. I, p.
6). 

                                         Da un
lato, l'assicurata asserisce di non poter condividere la valutazione espressa
dal dott. __________, in particolare "… in considerazione delle
conclusioni degli altri specialisti …".

                                         Dall'altro,
essa sostiene che, citiamo: "oltre alla tipologia della menomazione fisica
vanno prese in considerazione tutte le circostanze oggettive riguardanti
l'evento infortunistico e le relative conseguenze, oltre all'aspetto
soggettivo, considerato che tale indennità è paragonabile a un'indennità per
torto morale". 

 

                                         In primo
luogo, occorre ricordare che l'indennità per menomazione dell'integrità si
valuta sulla base di constatazioni mediche. Ciò significa che per tutti quegli
assicurati che presentano uno stesso status medico, la menomazione
all'integrità sarà la medesima; essa è, in effetti, stabilita in maniera
astratta, uguale per tutti. In altri termini, l'ammontare dell'IMI non dipende
dalle circostanze particolari del caso concreto, ma bensì da un apprezzamento
medico-teorico della menomazione fisica o psichica, a prescindere da fattori
soggettivi (DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V 121 consid. 4b e riferimenti ivi
menzionati; RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr., pure, STCA del 12 dicembre 2001 nella
causa C., inc. n. 35.2001.71, confermata dal TFA con pronunzia del 28 giugno
2002, U 14/02; cfr., altresì, Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art.
24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998,
p. 40s.).

                                         In questo
senso, fattori quali l'età, la professione e le sofferenze soggettive patite
dall'assicurata (cfr. I, p. 6), non possono essere presi in considerazione
nella valutazione dell'indennità per menomazione all'integrità. 

 

                                         In
secondo luogo, il TCA osserva che l'insorgente ha sì affermato di non potere
condividere la tesi del medico fiduciario de __________, tuttavia essa non ha
avanzato il benché minimo argomento suscettibile di far dubitare della
fondatezza dell'apprezzamento enunciato dal dott. __________. 

                                         Anche il
riferimento fatto alle "conclusioni degli altri specialisti" appare
fuori luogo, nella misura in cui il dott. __________ è stato l'unico ad essersi
pronunciato in merito all'entità della menomazione all'integrità di cui è
portatrice __________. 

                                         Rimane il
fatto che, nel caso di specie, riveste una particolare importanza la
circostanza che i disturbi soggettivamente risentiti dall'assicurata al piede
destro, non hanno trovato una sufficiente correlazione sul piano oggettivo. 

                                         Ora, se
si tenesse conto di disturbi (soltanto) soggettivamente risentiti da un
assicurato, non si giungerebbe più ad una valutazione astratta e egualitaria di
una menomazione all'integrità. 

 

                                         La
decisione su opposizione impugnata deve dunque essere confermata anche su
questo punto.

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti